Seduta n.384 del 24/03/1999
Seduta CCCLXXXIV
(Pomeridiana)
Mercoledì 24 Marzo 1999
Presidenza del Vicepresidente Milia
La seduta è aperta alle ore 16 e 09.
BOERO,Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 10 marzo 1999, che è approvato.
PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta fino alle ore 16 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 10, viene ripresa alle ore 16 e 41.)
Discussione del disegno di legge: "Istituzione del parco regionale del Monte Arci" (97)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge 97/A Giunta regionale: "Istituzione del parco regionale del Monte Arci", relatore il consigliere Diana.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana, relatore.
DIANA (Progr. Fed.), relatore. Presidente, colleghi, il disegno di legge 97/A prevede l'istituzione del parco di Monte Arci.
Il testo che la Commissione ha approvato era in qualche modo un testo tecnico che richiede alcune correzioni, anche per adeguare il contenuto della legge che andiamo ad approvare a quelle che sono le scelte già fatte da questo Consiglio in occasione dell'approvazione delle leggi per i parchi di Porto Conte e di Molentargius.
Per quanto mi riguarda, mi rimetto alla relazione scritta allegata alla legge. Ritengo però che sia necessario, visto il numero degli emendamenti, dare il tempo, quanto meno, perché io sono venuto a conoscenza in questo momento che c'è un numero di emendamenti elevatissimo, è richiesto un po' di tempo per poterli riorganizzare e per poter poi esprimere un parere in maniera compiuta. Per cui, rimettendomi alla relazione scritta, chiedo che sia dato il tempo per l'esame degli emendamenti. Grazie.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritenevo che dopo l'approvazione delle leggi sul parco del Molentargius e sul parco di Porto Conte, questa legge sul parco di Monte Arci sarebbe stata tutta in discesa.
Così non è. Vedo che è stata presentata una infinità di emendamenti che, chiaramente, tendono ad ostacolare l'iter della legge, perché praticamente si tratta, in gran parte, di emendamenti soppressivi, e quindi chiaramente un testo come quello che viene in discussione, se si iniziano a sopprimere gli articoli 1, 2, 3, 4 eccetera, chiaramente è un testo compromesso, perché basterebbe l'accoglimento parziale di questi emendamenti, siccome è un testo coordinato con norme che sono tutte o quasi abbastanza essenziali, comprometterebbe la funzionalità e la possibilità di avere il parco di Monte Arci.
Io in altre occasioni mi sono lamentato della parcomania, ritengo però che dopo l'approvazione delle leggi relative a Molentargius e a Porto Conte, vi fosse la possibilità di fare un parco a misura d'uomo che soddisfacesse le esigenze.
In questo senso chiaramente, siccome Monte Arci non è un parco cittadino come i due precedenti, probabilmente qualche problema aggiuntivo c'era, e probabilmente l'occasione per discutere su certe problematiche, come la caccia, sicuramente si presentava a questo Consiglio. Però io ritengo che una discussione seria non può essere turbata dalla presentazione di un centinaio di emendamenti che chiaramente non hanno il fine di focalizzare sui punti importanti della questione, ma semplicemente di fare fuoco di sbarramento.
Fra l'altro, lamento che siamo in una sessione estremamente delicata, perché è l'ultima sessione del Consiglio, e quindi il ricorso da parte di una parte politica a tattiche ostruzionistiche, non solo compromette questa legge, ma compromette tutte le leggi, per cui io dico: "Andiamo e discutiamo dei problemi", ma invito i proponenti di questa massa di emendamenti a rimeditarli e a ritirare tutti gli emendamenti che non sono essenziali per una corretta discussione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, inutilmente, dall'inizio della legislatura, ho cercato di far capire, in modo particolare di far capire ai rappresentanti in questo Consiglio, che la nascita di medio e macro parchi sotto l'ipoteca, la cappa dei vincoli della legge nazionale - qualche collega di qualche altro partito direbbe della legge italiana -, la 394, la nostra autonomia di sardi, lo sottolineo, di sardi, viene regolarmente vilipesa. E chi parla in nome dei sardi, e chiede al sottoscritto di ritirare gli emendamenti, è in contraddizione con il mandato, con gli ideali storici del partito e degli elettori che l'hanno votato.
BONESU (P.S.d'Az.). Non si preoccupi di questo.
BOERO (A.N.). Non sono preoccupato, non mi preoccupo, si deve preoccupare lei, non io.
E questo chiaramente nei modi che mi saranno possibili, come doverosa informazione di questa mancanza di senso di sardità, nella sostanzialità delle cose, verrà debitamente riportato nei confronti di quella opinione pubblica che comunque sarda è, e sarda si sente, al di là dell'appartenenza degli schieramenti e dei partiti, e che attende veramente un federalismo compiuto, e in quanto tale la nascita di qualsiasi legge che riguarda la gestione del nostro territorio, del nostro ambiente, quindi delle nostre tradizioni, della nostra cultura. La nascita di una qualsiasi legge, così come dicevo, che nasce sotto una ipoteca della legge dello Stato nazionale e centralista, e di sinistra, tra l'altro, ancora peggio.
Bene, questo è un fatto da contrastare fino in fondo con chiarezza e con certezza! E i responsabili che parlano in nome addirittura del popolo sardo, nel simbolo del loro schieramento, si rendono colpevoli di questa contraddizione!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Per cortesia l'Aula non interrompa l'onorevole Boero.
CUGINI (Progr. Fed.). Sia imparziale, Presidente, richiami anche l'onorevole Boero.
PRESIDENTE. Non sono parziale. Prego, onorevole Boero.
BOERO (A.N.). Mi fa piacere notare che il presidente del Gruppo del PDS è ben schierato, ed anche questo, in certi ambienti politici e di opinione pubblica, verrà riportato.
Va benissimo! Interrompete pure, tanto è vostro costume!
Dicevo, signor Presidente e cari colleghi, che la nostra sardità va difesa fino in fondo e con coerenza, e non deve esistere, in modo particolare in materia ambientale, nulla che oltraggi l'articolo 3 del nostro Statuto. Ciò esiste, ed esiste negli articoli 9 e 11 della legge nazionale numero 394!
Si può stare qui a discutere fino in fondo del sesso degli angeli, degli aggiustamenti politici, della volontà di certi sindaci, magari tutti, di un ambito territoriale che, politicamente, io osservo, hanno un preciso interesse. Qualcuno sarà anche senz'altro in buona fede, però hanno l'interesse che i sindaci, in quegli ambiti lì, nel carrozzone che si vuol far nascere, avranno la loro quota parte di clientelizzazione.
Queste cose vanno denunciate, e questo è uno dei tanti aspetti per cui si giustifica l'atteggiamento di un sardo che conosce ed ama la Sardegna, come il sottoscritto, e la vuole libera, libera da qualsiasi vincolo, libera per i propri cittadini, per i propri abitanti, perché continuino a conoscere le proprie campagne, il proprio ambiente, la propria montagna senza nessun tipo di passaggio a livello, senza nessuna sbarra, senza nessun ghetto all'interno di casa propria!
Oggi, per andare a visitare un territorio che è sempre stato patrimonio di tutti i sardi, bisogna pagare il ticket.
Oasi del WWF, oasi di Monte Arcosu, beneficiate da questo Consiglio regionale, dagli Assessorati all'ambiente via via succedutisi, di notevoli finanziamenti, in ordine di svariati, di centinaia di milioni, fino all'atto dell'acquisto di quel terreno. E i cittadini, per vedere casa propria, devono pagare un'organizzazione multinazionale che con la Sardegna e con i sardi non ha niente a che fare.
Ecco la fine che farà il territorio di Monte Arci una volta istituito come parco, perché questi sono i precisi, inequivocabili, indiscutibili vincoli della legge 394 nazionale, e della voglia di clientelizzazione di tutti i sindaci di quel posto lì. Come rappresentante del popolo sardo non ne posso tener conto, perché desidero tener conto del popolo sardo. E non da chi, con la burocrazia, con i vincoli, con i lacci e le tagliole di vario genere, intende gestire porzioni del nostro territorio e della nostra storia.
Ce n'è ben donde per essere fieri, seri, reali, consistenti oppositori di questo obbrobrio a fine legislatura, di questo oltraggio alla nostra storia e alla nostra cultura. E` inutile che si sostengano le stesse ragioni in altre passate riunioni contro la parcomania, quando si vuol far passare alla chetichella, con la vaselina.
(Interruzioni)
Non è una parolaccia "vaselina". Se poi qualcuno gli vuol dare dei significati sono affari suoi! Si vuol far passare con la vaselina, negli ultimi giorni di questa legislatura, questa sonora fregatura a danno dei sardi. E va ribadito costantemente e a chiare lettere, e lo faccio volentieri. E non è soltanto l'importante diritto all'esercizio dell'attività venatoria, che è tradizione particolare del nostro popolo, che viene colpito in modo definitivo e totale, perché nell'area parco non è ammessa nessuna forma di attività venatoria, così recitano i vincoli della legge nazionale e registro, questo giustamente, dal collega Cugini, che dice di essere cacciatore. Verrà informato un certo territorio di queste sue uscite.
Evidentemente in molti prevale l'interesse di bottega politica al di là del proprio stile e del proprio costume di vita, al di là di essere sardi nel momento del lavoro, della politica, dello sport e dello svago.
E allora, dicevo, non viene colpita dai vincoli solo l'attività venatoria nell'area parco. L'attività venatoria viene colpita in modo mortale e definitivo anche nelle aree preparco, e sfido qualunque collega qui presente a dimostrarmi il contrario. Perché la legge 394 nazionale è chiara anche in questo punto, dove, nelle aree preparco, viene consentita solo la caccia di selezione agli ungulati, nella fattispecie gli ungulati selezionabili in ipotesi sono solo i cinghiali.
La caccia di selezione ha un solo significato, che si possono abbattere un certo tipo di capi, classificati adulti, ammalati o improduttivi. Per chi conosce questo tipo di selvatico, per chi conosce, senza bisogno di essere cacciatore, questo tipo di attività venatoria, sa che questo tipo di attività di selezione, nella fattispecie dei cinghiali è praticamente impossibile, e comunque non è caccia. Quindi la caccia, anche nelle aree preparco, ed anche per la sola specie in ipotesi consentita, in pratica non è consentita.
Affermavo che la caccia non è il solo vincolo che viene posto in modo pesante, arrogante e irridente della nostra autonomia. Viene particolarmente colpita la pastorizia, perché vi sono dei vincoli chiari e inequivocabili, dove nelle aree parco non ci può essere più di un certo carico di bestiame per ettaro. Rivisti questi vincoli, in pratica parecchi allevatori, o devono emigrare, o devono ridurre al nulla il proprio gregge, e quanto meno non potranno mai pensare di migliorare, di ingrandire la propria azienda.
Questo è terrorismo nel nostro ambiente e nelle nostre campagne!
Altrettanto dicasi per l'agricoltura, dove esistono altrettanti vincoli di quantità, di estensione, di specie e di culture, e soprattutto dove non si può, per esempio, fare nessun tipo di attività agricola, dove il territorio supera la pendenza del trenta per cento. E per chi conosce anche il territorio di Monte Arci, in quanto monte, i siti ambientali che superano la pendenza del trenta per cento sono tanti, e lì, né oggi né domani potrà mai sorgere nessun genere di cultura, anche di tipo montano.
I vincoli impediscono la raccolta tradizionale del legnatico, dei frutti spontanei del bosco, che fanno parte altrettanto delle nostre tradizioni. E per quella vasta area di oltre tredicimila ettari, che se poi dimensionati, come in ipotesi si dice, da eventuali emendamenti, che non deciderà neanche quest'Aula, ma da aspettarsi dai sindaci, al massimo verrà ridotta a diecimila ettari. E diecimila ettari sono una enormità per tutta quella zona; gli agricoltori, gli allevatori, i cacciatori dovranno immigrare nelle zone limitrofe dando un carico insopportabile alle zone, alle aree limitrofe, entrando in conflitto con gli allevatori, gli agricoltori e i cacciatori delle zone limitrofe che, tra l'altro, trovavano, soprattutto per l'esercizio della caccia, naturale sfogo proprio nella zona del Monte Arci. I cacciatori, per esempio, di Villacidro, in parte amanti di varie forme di caccia, anche di migratoria che si ritrova nella zona di Monte Arci, non potranno più andare in quella zona, e i cacciatori di quella zona, quando ve ne è possibilità e presenza, andranno a sparare la migratoria negli oliveti del Villacidrese, e sorgeranno ulteriori conflitti.
Questo non lo dico a caso, ma lo dico per il Presidente della Commissione, che si deve far carico di questa precisa, chiara e inequivocabile responsabilità. Se vuole portare avanti questo testo, sappia che queste parole, con la documentazione appropriata, verranno diffuse anche presso i cacciatori, gli allevatori e gli agricoltori della sua zona, che è una zona prospiciente e limitrofa al parco di Monte Arci. Si guardano in linea d'area le montagne di Villacidro con le montagne di Monte Arci, sono a un tiro - come si suol dire - di schioppo. E se non si ha la conoscenza e la coscienza di queste problematiche che sorgeranno, è inutile fare come lo struzzo, mettere la testa sotto terra e pensare agli equilibri politici di fine legislatura, e far passare, come dicevo prima, con la vaselina, questo obbrobrio. Non passerà con la vaselina! Passerà, ma con la battaglia di chi, come il sottoscritto, civilmente tenta fino all'ultimo di difendere le tradizioni del popolo sardo.
Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, quando si vuole, quando c'è volontà politica, quando c'è convergenza e interesse si possono fare e si sono fatte alcune battaglie per difendere il diritto di noi sardi a essere tali. Questo si è ottenuto, seppure formalmente, sperando che il Parlamento ce ne dia risultato sostanzialmente, quando si è approvata la proposta di legge di variazione della legge nazionale 157, altra legge che con i suoi dettami e i suoi vincoli storpia la nostra libertà di essere sardi nell'esercizio dell'attività venatoria.
Io ho chiesto al Presidente della Commissione, ho chiesto ai colleghi della maggioranza nella Commissione, ho chiesto in vari incontri, quando si dibatteva e si informava il mondo venatorio di quella legge, che uguale percorso venisse fatto per richiedere in egual modo la semplice modifica degli articoli 9 e 11 della 394, liberando la Sardegna da quell'ipoteca. Non solo non ho avuto riscontro positivo, ma dall'intervento del rappresentante del Partito sardo dove sentirmi dire le parole che sono registrate, come se questa legge dovesse passare, tanto non fa male. Queste sono responsabilità che devono essere assunte fino in fondo e ognuno ne dovrà rispondere in coscienza politica con il proprio elettorato.
Quindi, le trattative sotto banco politico devono essere portate fuori; non vi può essere una corsia privilegiata per uno scippo alla volontà del proprio sardo di essere padrone a casa propria!
I miei emendamenti sono senz'altro migliorativi di una brutta legge e, se approvati, entrerebbero in diretta rotta di collisione con lo Stato padrone, come diceva qualche collega degli altri banchi dei partiti autonomistici di sempre, storici. E' un'occasione, ancora un'occasione per dimostrare la veridicità di ciò che si dice fuori da queste aule, nella pratica dei fatti, delle leggi bisogna opporsi contro uno Stato che continua regolarmente a scippare l'articolo 3 del nostro Statuto.
E siamo - ironia del caso - nel cinquantesimo anniversario della celebrazione del nostro Statuto speciale. Speciale di che? Speciale per aver prodotto fame, miseria e disperazione! Speciale per non aver mai prodotto la rinascita della Sardegna. Speciale per aver continuato ad umiliare i sardi di qualsiasi pensiero e colore, e via dicendo, ma in quanto tali hanno la dignità e il desiderio di essere finalmente padroni in assoluto delle proprie tradizioni, della propria cultura, del proprio modo di essere!
E dov'è, quindi - dicevo io - questa specialità? E` un cinquantesimo di celebrazioni-farsa! Non possiamo che celebrare costantemente un fallimento e anche nel tentativo di far passare questa legge qui vi è quel virus che inquina tutta una classe politica, di politici da 50 anni, che non gli impedisce di essere sardi fino in fondo!
Lo sanno tutti che esiste questo obbrobrio della legge nazionale 394, e si mette la testa sotto terra, si fa finta di non sentire, di non vedere e di non capire. Ma non è possibile che il sottoscritto lasci passare in modo silenzioso, indenne, questo tentativo di esproprio della nostra dignità di sardi, perché qualunque parco che nasce con l'ipoteca della legge 394 e che va a colpire territori liberi da vincoli, dai vincoli di sempre, capisco che si sia fatto nascere il parco di Molentargius, devo ricordare a tanti che Molentargius era già un parco in quanto inibito a forme di attività venatorie e quant'altro, per volontà dei sardi cacciatori, perché a chi se lo dimentica lo devo ricordare, che fu richiesta l'Oasi di Molentargius decine e decine di anni fa dal mondo venatorio! Non esistevano i WWF e compagnia cantante!
Proprio perché nel sistema dei due stagni che arricchiscono la nostra città, la perla del Mediterraneo, la Cagliari sarda, lo stagno di Molentargius era ed è il punto di riposo e di nidificazione di tutta una serie di acquatici, di anatidi, di specie cacciabili e no. Quindi, il cacciatore che vuole perpetuare la sua passione, il cacciatore aveva studiato il proprio ambiente e aveva deciso, chiesto ed ottenuto l'istituzione di quell'oasi, lasciando libero lo stagno di Santa Gilla che poi, a seguito di vicende che solo la politica e la piazza di certa politica, di certa politica di sinistra e radicalista, ha levato anche l'altra parte dello stagno di Santa Gilla all'attività venatoria.
Quindi, invito il collega Cugini a non dire fesserie, perché quando parla lui anche se le dice, io non gli dico che sta disturbando! Perché ho rispetto di tutti i colleghi e non chiedo il tempo di nessuno quando sfora, e in modo particolare il collega Cugini è uno di quelli che sfora il tempo, invece io rispetto il tempo e vado concludendo proprio per il rispetto della Presidenza e del tempo, invitando i colleghi a ripensare all'atto delittuoso, in senso politico, nei confronti della nostra isola che si vuole perpetrare con questo sciagurato testo di legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (Progr. Fed.). Ho assunto l'impegno con il collega Zucca di chiudere in tre o quattro minuti il mio intervento. La Commissione ha esitato il parco di Monte Arci, è in arrivo oggi in Aula, a seguito di un lungo lavoro di consultazione con le amministrazioni locali interessate. Credo che sia legittimo e corretto che chi ha da manifestare idee diverse e contrarie possa fare legittimamente la propria battaglia politica (come in questo caso il collega Boero), credo che però che non sia legittimo che si impedisca o si tenti di utilizzare strumenti (chiamiamoli così) ostruzionistici, per impedire al Consiglio di poter legittimamente deliberare ed approvare un progetto di legge, un disegno di legge che ha il consenso interamente delle popolazioni interessate.
Questo Consiglio approvò in occasione del dibattito sul parco del Gennargentu, un documento, una mozione polemica con il Governo nazionale e, in quell'occasione, si ritenne nella mozione di richiedere una modifica della "394" e della legge numero 157. La modifica principale che veniva richiesta era che nessun centimetro di territorio regionale poteva essere inserito nell'area parco, senza che ci fosse il consenso delle popolazioni interessate.
Ricordo che allora dissi che il parere delle popolazioni e dei loro rappresentanti, e degli amministratori, andava rispettato. E lo ripeto oggi: va rispettato, quando questo si manifesta come contrario, ma va rispettato anche quando questo si manifesta con assenso. Nel caso del Monte Arci, l'intera comunità, nessuna esclusa, ha deliberato e non a seguito di disinformazione, ma attraverso un approfondito confronto con i cittadini, con le popolazioni e con lo stesso mondo venatorio di cui il collega vanta di essere rappresentante, ha deliberato di aderire e si è costituito già il consorzio per la gestione del parco.
Con il sottoscritto in quella Commissione ci si è incontrati, si sono avuti incontri, si è esaminato il testo, ci hanno formulato una diversa perimetrazione che i colleghi presenteranno all'Aula come emendamento, ci hanno richiesto di poter emendare o di modificare la legge (e molti di quelli emendamenti quasi tutti sono stati presentati), quindi, credo che sia legittimo, corretto e giustificabile che uno possa svolgere la propria battaglia politica e manifestare la propria contrarietà, ma credo anche che sia corretto rispettare la volontà che quelle popolazioni, proprio nel momento in cui si parla di autonomia, hanno già manifestato.
I problemi che pone il collega Boero (lo dico a lui perché mi auguro che non sia una battaglia di dire "Comunque tolgo l'occasione, mi faccio 10 giorni di battaglia per apparire sul giornale come il difensore dei diritti del mondo venatorio) per recuperare un terreno che magari ultimamente si sente di aver perso in altre questioni. Se non è questo, se è una battaglia legittima, allora il problema che pone il collega Boero è stato ampiamente dibattuto con le popolazioni del Monte Arci, è stato ampiamente dibattuto in Commissione. E` vero che stante la 394, mentre siamo stati in grado di modificare la 394 di fatto con i progetti di Molentargius e Porto Conte, il Governo poi li ha approvati, la parte che riguarda i consorzi di gestione dove noi abbiamo fatto un'operazione che dà totalmente in mano la gestione delle aree parco alle popolazioni attraverso i loro rappresentanti, l'aspetto dell'attività venatoria, stante la 394 attuale, non è regolamentabile all'interno dell'area del parco, ma può interessare solo le aree contigue e le aree di connessione.
Questo motivo ha portato a richiedere da parte dei comuni interessati, una modifica dell'articolo 29, per il quale il sottoscritto si è impegnato a presentare un emendamento insieme ad alcuni colleghi dell'oristanese e alcuni colleghi della Commissione, che modificasse l'articolo 29; cioè, l'articolo 29 prevede di fatto che i vincoli e le norme di salvaguardia previsti con l'articolo 27, tra i quali vincoli e divieti c'è il divieto dell'attività venatoria, scattassero o entrassero in vigore solo dopo l'approvazione del piano del parco da parte del consorzio. Questo elemento non è un semplice stratagemma per rinviare a fra qualche anno magari l'introduzione di un vincolo che creerebbe difficoltà e tensioni tra quelle popolazioni, questo emendamento ha la finalità di consentire a quelle amministrazioni, a quel consorzio di verificare quella perimetrazione provvisoria che già oggi è modificata sulla base dell'indicazione dei comuni, e di inserire nell'area parco modificando attraverso il piano del parco la stessa perimetrazione, di inserire quelle aree che non creano quelle tensioni e quel problema di cui il collega Boero oggi poneva. Anch'io sono convinto che sottrarre eccessivamente il territorio all'attività venatoria sia un qualcosa che limita la possibilità di costituire in quell'area il parco. Anche io sono convinto, lo dico, che se non venisse accolto l'emendamento all'articolo 29, e scattassero immediatamente i divieti ed i vincoli in quel perimetro che noi indichiamo come provvisorio, di attività venatoria, la reazione di quelle popolazioni che sono legate comunque, tantissimi cittadini a quell'attività sportiva che appassiona quei cittadini, che appassiona chi la svolge, la tensione sarebbe tale da impedire di fatto la nascita del parco.
Ma, poiché sono convinto che oggi occorre comunque partire per fare nascere i parchi perché sono un'occasione di sviluppo, oltre che di tutela, dei nostri territori, ma anche di sviluppo e di occupazione, si è trovato un punto di accordo con quelle popolazioni, serio, discutendo la "394", la "157", la normativa regionale, e si è detto: noi diamo a voi l'opportunità di predisporre un piano parco che individui quelle aree nelle quali è necessario anche prevedere attività venatoria e quindi, saranno tolte dell'area parco, e quelle aree, invece, dove c'è bisogno di una tutela integrale, o dove comunque non c'è un interesse venatorio, che potranno essere inserite nell'area parco.
Quindi, il problema che veniva posto dal collega Boero, è un problema che ha trovato non disattenzione ma forte attenzione da parte della Commissione, forte attenzione da parte dei cittadini e dei comuni interessati. La risposta che viene data al problema posto da Boero, è quell'articolo che rinvia l'applicazione o l'entrata in vigore dei divieti, tra cui l'attività venatoria - perché dire il contrario sarebbe andare in contrasto con la legge 394 - li rinvia all'approvazione del parco.
Sappiamo anche - lo dico qui perché poi me lo dirà il collega - che anche quell'emendamento può mettere a rischio la legge, perché il fatto che si rinvia all'entrata in vigore dei vincoli, non al perimetro provvisorio, ma dopo che è fatta una perimetrazione definitiva e dopo che è stato definito il piano del parco, può essere motivo di rinvio al Governo. Però sinceramente lo dico al collega Diana, io non me la sentirei di far partire i vincoli ed i divieti attraverso una perimetrazione provvisoria e prima ancora che ci sia un piano del parco, cioè prima ancora che le popolazioni interessate attraverso il consorzio si siano messe a discutere sulle potenzialità, le possibilità e le opportunità che quell'area ha. Quindi, prima ancora che ci sia un piano del parco e una perimetrazione definitiva.
Quindi, il problema che noi abbiamo posto con l'emendamento all'articolo 29, dovrebbe risolvere - a nostro parere - il problema che pone il collega Boero, perché su quel punto c'è l'attenzione nostra e della Commissione, mia personale come presidente, ma c'è l'attenzione delle popolazioni interessate e degli amministratori che non sono degli incoscienti e dei kamikaze rispetto a questo punto, sapendo benissimo che l'argomento ha creato tensioni e scontri tra i cittadini.
Noi abbiamo trovato questa soluzione, per questo anche io dico al collega Boero, faccia la sua battaglia, la faccia con tutte le possibilità che il Regolamento fornisce, ma che non sia una posizione di ostruzionismo, che sia una posizione leale e valuti se l'approvazione di quell'emendamento, di cui ha appena parlato, possa invece essere questo il grimaldello per farle ritirare i cento e più emendamenti che, ripeto, suonano anche per me come per il collega Bonesu, come un tentativo di bloccare la possibilità che il Consiglio approvi la legge e dia a quelle popolazioni, quanto quelle popolazioni stanno richiedendo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà.
CARLONI (A.N.). Signor Presidente e colleghi, con la mia deformazione professionale non voglio entrare in tante questioni di merito di cui hanno già parlato i colleghi che mi hanno preceduto. Voglio fare piuttosto un'argomentazione di carattere giuridico generale. A questo punto, occorre ricordare che stiamo parlando, stiamo discutendo su una legge che dovrebbe regolamentare un parco, quando la Regione è già dotata di una legge regionale, la famosa numero 31, alla quale era succeduta nel tempo l'altrettanto nota legge 394 del 1991, che invitava le regioni ad adeguare la propria legislazione a determinate norme che fossero ritenute indispensabili dalla legge quadro nazionale. Perché dico questo?
Perché fino a prova contraria sono tuttora vigenti, nei limiti della loro operatività, sia la legge regionale 31, che la legge nazionale numero 394. Sembra un'affermazione lapalissiana, ma non lo è. Non lo è per il semplice fatto che c'era un disegno di legge nella cessata legislatura che voleva ridiscutere la legge regionale del 1931, e quando siamo subentrati noi con la legislatura del 1994, si è ridato corso, si è rivoluta prendere in mano la legislazione dei parchi. Cosa è successo? Che nel 1995 vi erano pendenti cinque o sei disegni di legge; oltre a quello del 1989, ce n'era uno del 1995, numero 95, 96, 97, 100, 104, 137. Allora, in Commissione si è detto: cosa dobbiamo fare? Abbiamo una legge regionale operante, la numero 31, scegliamo due strade, o adeguiamo la legge numero 31 secondo quello che diceva la legge nazionale 394, oppure facciamo una cosa completamente diversa, facciamo una nuova legge che compendi questi quattro o cinque disegni di legge e abroghi la legge numero 31 vigente.
Bisogna ricordare ai colleghi che di queste cose se n'è parlato per uno o due anni in Commissione. Si è discusso a lungo se operare con un criterio o con l'altro. Vedo qui l'Assessore Loddo che ricorda benissimo, perché lui era relatore, di un disegno unitario dei cinque disegni di legge congiunti, e che rappresentava la seconda via, la scelta, tanto che conseguentemente con quello, all'articolo 53 diceva: la legge regionale 7 giugno 1989 numero 31 è abrogata; ovvero, secondo questo schema che si stava proponendo e portando in Commissione saltava la legge numero 31 e veniva una nuova legge operante con questi cinque disegni di legge. E non se n'è fatto nulla, è morta anche questa.
Oppure c'era stato un altro percorso seguito dalla Commissione, e a lungo seguito dalla Commissione, ovvero confrontare la legge operante, la numero 31, e vedere di emendarla con questi nuovi cinque disegni di legge, e il risultato finale di questo era nella norma finale, che sono abrogati gli articoli 16 e 21 della legge regionale 7 giugno 1989 numero 31. Perché ho fatto questa premessa?
Perché oggi se noi andiamo ad approvare questa legge così come abbiamo intenzione di approvare, stiamo facendo un mostro giuridico perché non si tiene conto del fatto che sono operanti sia la legge regionale numero 31 che la legge nazionale numero 394. Ovvero, nel disegno di legge di cui ci stiamo occupando oggi, non c'è nessuna norma che dica che è abrogata, oppure, che non sono compatibili determinate norme della legge regionale numero 31, perché si evince completamente il contrario. Cioè, ad oggi la legge 31 è tuttora vigente e sarà vigente nonostante l'approvazione di questo disegno di legge di cui ci stiamo occupando, perché (giusto per ricordare ai colleghi che ascoltano) che il disegno di legge di cui ci stiamo occupando richiama espressamente per la procedura del regolamento del parco, l'articolo 14 della legge numero 31. Non solo, l'articolo 28 del disegno di legge di cui ci stiamo occupando, richiama espressamente gli articoli da 22 a 29 della legge numero 31. Allora, delle due l'una, se è operante, la legge numero 31 deve essere osservata, e se è operante la legge numero 394 con le sue limitazioni, deve ugualmente essere osservata.
Allora, la legge numero 31 detta dei principi cardine contro i quali si propone, in diverse sue articolazioni, ma contro il quale si propone il nuovo disegno di legge, che è espressamente o implicitamente in netto contrasto con alcuni principi basilari e informatori della legge numero 31 tuttora vigente.
Non sto parlando di lobbies o di tutela di interessi di sardi, non sardi, cacciatori o non cacciatori, sto richiamando un principio, e vorrei che i colleghi ne tenessero conto, perché altrimenti dico che preliminarmente questa legge così, non può essere affrontata e deve per forza ritornare dove volete voi, in Commissione o altrove, ma un disegno di legge di questa fatta non può passare. Non può passare perché è in contrasto aperto e manifesto con dei principi base fondamentali sia della legge 31 che della legge numero 394. Perché?
Perché la legge 31 che - ripeto - non è abrogata, dà determinati incarichi, funzioni e prerogative alla Giunta regionale che, con il disegno di legge di cui ci stiamo occupando, scompaiono completamente!
Allora delle due l'una, è ancora la Regione, gli organi esecutivi della Regione che sono titolari di determinate prerogative o è soltanto il consorzio come vuole questo disegno di legge che si occupa di prerogative che la legge 31 tuttora vigente delega all'Assessore o alla Giunta regionale. Se non si scioglie questa premessa stiamo andando incontro ad un disastro giuridico. Nel regolamento del parco ugualmente, la Giunta regionale propone, qui invece chi propone è l'organismo parco. E' obliterata completamente una premessa, secondo la quale noi avevamo detto di essere favorevoli alla discussione dei parchi, dei singoli parchi terrestri, sempre che ci fosse il presupposto. Siamo contrari al principio del parco assoluto. La Sardegna è già bloccata di per se da molti vincoli militari, naturali e di altra varia natura, quindi, prima di andare ulteriormente a limitare il territorio della Sardegna è giusto fare determinate valutazioni. Non per niente la legge 31 che torno a dire, è ancora operante ed operativa, voleva e pretendeva che insieme ai disegni, l'articolo 10, che è quello fondamentale, che dettava le norme istitutive, dice che all'articolo 10 comma due, a tal fine i parchi naturali sono istituiti con legge regionale. Ed è quello che stiamo facendo.
Ma se stiamo facendo una legge attuativa di questa, la legge attuativa non può andare in contrasto con i principi della legge quadro, perché quella legge regionale del 31, è una legge quadro. Ed allora, quando la legge quadro dice che a tal fine la Giunta regionale, sentiti i comuni interessati, elaborano proposte di normativa (che è questo di cui ci stiamo occupando), accompagnata da una relazione di massima indicativa dell'ipotesi di ricaduta economica nelle aree considerate. Quello che chiedevamo in Commissione e che l'Assessore non ha mai fatto pur se sollecitato, a vedere l'impatto non di natura ambientale che non mi interessa in questo momento, ma l'impatto di natura economica prima di procedere a dei vincoli che sono pesanti sul territorio della provincia, bisogna vedere se questa imposizione dei vincoli ha un suo ritorno economico, altrimenti stiamo accontentando determinate istanze e negandone altre, perché se si nega il diritto ad un ritorno economico, stiamo sperperando inutilmente denari pubblici.
Questo è il punto. E nel momento in cui non ci si presenta una relazione economica di massima, come dice la legge, ma per vedere se c'è un ritorno da questa legge, non è stato fatto, quindi, quel disegno di legge di cui ci occupiamo oggi è in contrasto con la legge quadro operante, quello che la legge successiva nazionale dice ugualmente, perché anche la legge nazionale, all'articolo 22, dice che si deve tenere conto nelle leggi attuative delle singole regioni, alla valutazione degli effetti dell'istituzione dell'area protetta sul territorio. Allora, quando manca uno dei presupposti fondamentali, che è quello dell'economicità e fattibilità dell'operazione, io dico che vigente la legge 31, non si può andare avanti su questa strada, secondo me è impercorribile perché la premessa sarebbe l'abolizione della premessa che deve essere economico il parco e non deve essere un fatto, così, perché viene da...(?) deve trovare un riscontro di natura economica, ed i cittadini e noi legislatori che ce ne stiamo occupando, dobbiamo sapere quale sarà la ricaduta, e qui in questo disegno di legge non si è detto niente a tale proposito.
L'altro punto fondamentale e negativo, è quello che riguarda gli enti interessati; anche qui si contraddice con quelle che sono le direttive della legge nazionale e della legge regionale numero 31. Perché l'articolo 13 della legge regionale attuale vigente, dice che la gestione dei parchi è affidata ai comuni interessati, alle comunità montane, alle provincie e all'Azienda foreste demaniali della Regione sarda per quanto riguarda i terreni di sua proprietà, ovvero a consorzi tra gli enti predetti. Nel caso di specie è stato fatto un consorzio, anche se c'è da criticare sul mondo in cui è stato fatto.
Ma dice ancora l'articolo 13 che può essere affidata all'Azienda foreste demaniali la gestione dei territori di proprietà degli enti locali qualora questi deliberino in tal senso. Cosa vuol dire questo? Che l'ente indicato naturalmente a gestire queste cose è l'ente foreste demaniali, del quale non si fa assolutamente parola in questo disegno di legge, quindi si esclude quella che, per natura, è l'istituzione più adatta a governare queste cose. Invece nel disegno di legge di cui ci stiamo occupando oggi si dice che il consorzio è costituito dai comuni A, B, C, D e tutti quanti e dalla provincia di Oristano. Ovvero, nel disegno di legge manca e si prescinde dalle comunità montane che sono impegnate sul territorio e che, ugualmente, sono degli enti istituiti ed indicati specificamente sia dalla normativa nazionale che dalla normativa regionale. Quindi, fra enti e istituzioni che devono far parte della gestione di questi parchi manca l'ente più qualificato di tutti, che è quello dell'Azienda foreste demaniali e la comunità montana. Inoltre sembra che qualche emendamento voglia far sparire dall'istituzione della gestione anche l'ente provincia.
Tutto questo in violazione, perché è vero che esistono dei deliberati dei dodici consigli o di quanti sono i consigli comunali che hanno aderito al parco, è vero; ma qui si dimentica la premessa, cioè la volontà dei comuni. Non dimentichiamoci che i comuni hanno deliberato su un disegno di legge presentato dall'allora Assessore Maria Ausilia Fadda, del 1995, e facendo delle delibere come questa che ho per le mani, del comune di Pau per esempio, ma che è standard per tutti perché è stata prestampata per tutti, nella quale si fa esplicitamente riferimento, nell'ultimo "ritenuto", "che l'esercizio dell'attività tradizionale delle popolazioni residenti, con particolare attenzione all'attività agrosilvopastorale e all'esercizio venatorio. Dopo un breve dibattito, tenuto conto delle indicazioni emerse nel corso delle assemblee, che si sono tenute con una partecipazione degli operatori agrosilvozootecnici, delle associazioni venatorie e delle altre organizzazioni sociali e culturali operanti sul territorio, etc. etc., delibera di....". Ovvero, se si è arrivati alla determinazione della volontà dei Consigli comunali che hanno recepito la volontà delle popolazioni e delle categorie interessate, facendo intendere loro che questo sarebbe stato il disegno di legge e che, come si dice nella coda della deliberazione, il Sindaco ha firmato lo schema di legge per il parco con riserva del presente deliberato, questo cosa vuol dire in termini giuridici? Che la volontà del comune è stata espressa soltanto su determinati presupposti, che sono quelli che abbiamo elencato, se mancano quelli la volontà è viziata e quest'atto è sospetto. Ecco perché avevamo detto di sospendere la discussione la volta precedente, perché si ottemperasse a quello che volevano i comuni, ovvero è stato fatto il passo della sospensione, ma gli atti successivi alla sospensione non sono venuti, ovvero non si è rifatto il percorso inverso di sentire in che punto doveva andare modificato, dal momento che il disegno di legge non parla più di aree contigue, dal momento che la volontà di regolamentare anche l'attività venatoria o le altre, quelle agrosilvopastorali, non è stata sentita. Ed allora dobbiamo deliberare e prenderla per buona, pur nella carenza, perché non ci sono tutti gli enti che dovevano deliberare su questo punto; l'iter inverso non è stato seguito, per cui stiamo facendo un inganno se diciamo che stiamo deliberando con il consenso dell'amministrazione. Il consenso dell'amministrazione era limitato da questi presupposti, che oggi non ci sono più. E` sintomatico di questo malessere il fatto che, per esempio, il comune di Villaurbana, che era il secondo comune come contribuzioni di terreno all'entità parco, ha cancellato i quattro quinti dell'area del comune di Villaurbana e l'ha sottratta all'area del parco. Il che significa che si sentono già i prodromi di quelle che potrebbero essere le conseguenze di un'istituzione violenta del parco contro la volontà di chi ci abita sopra, perché mi dicono che nei giorni scorsi è avvenuto anche un atto di violenza nei confronti di istituzioni che rappresenterebbero proprio coloro che dovrebbero essere i tutori o gestori del parco. Io non voglio essere un uccello del malaugurio, però anche questo è un sintomo di un malessere. Allora, se il malessere non viene levato o attenuato dalla volontà degli interessati io dico che, oltre che fare un'operazione giuridica poco corretta, stiamo andando anche contro la volontà dei deliberati delle popolazioni. Il che comporta, fra l'altro, anche una considerazione di natura giuridica. Perché, se è vero che i comuni sono rappresentati all'interno nella gestione del consorzio e nelle istituzioni del consorzio, in relazione e in proporzione all'entità del territorio che c'è, io dico che anche questo consorzio è mal costituito e mal rappresentato oggi, perché se il comune di Villaurbana aveva una rappresentazione e riceveva una contribuzione di natura finanziaria e economica in proporzione ai cinque quinti del territorio che aveva conferito, oggi mi dicono che ha percepito un miliardo e 400 milioni, fra l'altro anche impegnati e spesi. Allora questi quattro quinti di un miliardo e 400 milioni sono percepiti irregolarmente, perché la rappresentazione e l'introito economico deve essere in funzione e in rappresentanza di ciò che i singoli comuni conferiscono all'entità (?) del parco. E il tutto in conformità allo stesso articolo 25 richiamato dalla legge numero 142, che è una norma quadro anche questa e va rispettata, ovvero che l'assemblea del consorzio è composta dai rappresentanti degli enti associati nella persona del sindaco, del presidente o di un loro delegato, e ciascuno con responsabilità pari alla quota di partecipazione fissata dalla convenzione e (?)dallo statuto.
Allora io dico che oggi, se stiamo parlando a nome di un consorzio, non è più quello il consorzio, quindi se stiamo deliberando sul presupposto di un consorzio, il consorzio non è più quello. E ripeto che, se gli enti che devono gestire il parco sono quelli indicati dalle leggi vigenti, prima di andare avanti tutti dobbiamo avere la coscienza del fatto che stiamo andando a fare una legge - e non voglio annoiare perché dovrei fare un raffronto comparato - che confligge con la legge regionale numero 31, che è vigente in tutte le sue parti e che di sicuro verrà in contrasto e renderà inoperante o malagevole, o quanto meno giuridicamente scorretta l'approvazione, verso cui oggi stiamo andando, della legge.
Quindi il tutto per invitare i colleghi a una meditazione da un punto di vista puramente giuridico, a prescindere dagli interessi di chi, cacciatori o non cacciatori, il parco deve subirlo o, io mi auguro, non debba subirlo ma debba dire che è un ritorno economico. Ma se, effettivamente, non c'è neanche un disegno di massima per dire che c'è un ritorno economico io dico che stiamo facendo un atto di una certa natura impositoria che deve far meditare tutti, a prescindere dalle forzature di interpretazione della volontà dei comuni e di interpretazione di norme di legge operanti entrambi, sia nazionale che regionale.
Quindi io dico che prima di passare all'articolato occorrerà meditare su quanto sto dicendo; oppure preferirei che l'Assessore, o chi discuterà dopo di me, mi dicesse che questi ragionamenti sull'applicazione delle leggi non sono corretti e che sto solo facendo perdere tempo ai colleghi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Zucca. Ne ha facoltà.
ZUCCA (Progr. Fed.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io avevo in animo di tacere, anche perché con l'economia del tempo si favorisce l'approvazione della legge, stante quel numero esorbitante di emendamenti strumentalmente ostativi all'approvazione della legge.
Avevo in animo, quindi, di applicare il favete linguis di tibulliana (?) memoria, favorire con il silenzio l'accelerazione dell'iter di questa legge. Ma dopo l'intervento dell'onorevole Carloni voglio fare alcune osservazioni. L'onorevole Carloni, con grande passione, ha dissertato e discettato in termini giuridici, ed io non mi perito di fare osservazioni di grande profondità giuridica, non essendo il mio mestiere quello di avvocato. Però, sommessamente, faccio osservare all'onorevole Carloni che è sempre vigente il principio che una legge che viene dopo un'altra e che affronta lo stesso argomento di fatto abroga ciò che è contenuto nell'altro argomento. E se questo non bastasse abbiamo un esempio recentissimo: il parco di Molentargius e il parco di Porto Conte, successivi alla legge 31, sono stati approvati eppure contengono consigli di amministrazione e normative che, stando a quello che dice l'onorevole Carloni, dovrebbero essere illegittime e invece il Governo non le ha bocciate e non le boccerà. E quindi, al di là di tante dissertazioni e discettazioni questo taglia la testa al toro.
Faccio un altro esempio, più vicino all'oristanese: stando alla legge 31, che prevede il parco del Sinis-Montiferru con tutti i vincoli che tutti conosciamo, le nove buche del campo da golf di Is Arenas (?) non sarebbero state fatte, sono state realizzate invece ed altre nove stanno per essere realizzate, perché un P.T.P. è stato approvato successivamente alla legge 31, quindi l'argomento dell'onorevole Carloni mi pare che non sia del tutto cogente in rapporto alla validità o meno di ciò che andiamo ad approvare. Questa era la prima osservazione.
Seconda osservazione: tutte le modifiche sono in direzione del decentramento. Allora un'autonomia che viene sempre rivendicata da parte dello Stato e una Regione che non sussume questa autonomia anche per sé stessa nei confronti del comune è un'autonomia monca. Tutte queste norme sono nella direzione del decentramento, del rispetto della volontà delle popolazioni. Ricordo all'onorevole Carloni che nella scorsa legislatura io suggerivo quotidianamente all'allora assessore Emanuele Sanna di partire per l'approvazione e per la discussione (?)sui parchi da un parco che avesse la volontà unanime di tutte le popolazioni, e poi le altre popolazioni avrebbero visto i risultati. E citavo proprio come esempio il monte Arci, sul quale, diversamente da tante altre realtà territoriali, c'era l'assenso delle popolazioni, l'assenso degli amministratori, l'assenso di tutti. E quindi questo era un esempio già dalla scorsa legislatura e l'approfondimento dei problemi, l'infittirsi dei contatti tra la Regione e le popolazioni ha reso di tutta evidenza che quella visione era giusta.
Del resto anche l'altro punto di cui parla l'onorevole Carloni, l'unico punto che potrebbe davvero problematicamente confliggere con una norma della 394 è la norma che è prevista in uno degli emendamenti di cui io sono firmatario, e cioè quella del rinvio dei vincoli alla data in cui sia effettivamente operante il parco.
Ma anche su questo la legislazione di fatto ci dà ragione, nel senso che per quanto riguarda il parco del Gennargentu il principio secondo cui si può spostare e dilazionare l'inizio dell'applicabilità dei vincoli è passato per il parco del Gennargentu a livello di approvazione governativa. Non vedo perché non dovrebbe passare anche su questo.
Volevo fare solo queste osservazioni, dicendo che quindi queste perplessità non hanno, a mio parere, un valore talmente forte da rendere inutile il lavoro che andiamo a fare ed io mi dichiaro fin d'ora favorevole all'approvazione della legge.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non credo che io debba aggiungere molto a quello che hanno detto con passione i miei colleghi, onorevole Boero, che conosce sicuramente meglio di me il territorio, e onorevole Carloni, che è entrato nel merito dei problemi legali.
Io non faccio parte della Commissione agricoltura ambiente, che ha studiato anche questo disegno di legge, però voglio dire almeno due parole anche per quanto riguarda la costituzione di questo parco regionale. Prima di tutto voglio dire che il Gruppo di Alleanza Nazionale non è assolutamente contrario alla costituzione dei parchi in genere, siano essi nazionali che regionali, però vuole che le popolazioni diano l'O.K. al tutto, che le popolazioni siano informate nella realtà, non con sotterfugi. Stasera infatti abbiamo sentito dire "Si vedrà...", "Poi c'è quell'area..", "E` all'interno o all'esterno", "Se in quell'area si potrà cacciare, non si potrà cacciare, se si potranno fare le attività produttive, le attività agricole", perché altrimenti succederà che le popolazioni che in buona parte erano favorevoli all'istituzione del parco diventeranno del tutto contrarie e giustamente, quindi bisogna informarle con chiarezza. Quindi bisogna far chiarezza, perché non è più tempo di prendere in giro le nostre popolazioni.
Non abbiamo assolutamente niente in contrario, però siamo contrari a questa che è diventata ormai la parcomania, la parcomania che porta vincoli.) Io sono uno di quelli a cui piace la natura, non sono un cacciatore, sono uno di quelli che se passa un animale si ferma per farlo passare, quindi su questo non mi si può dire assolutamente niente. Però voglio avere anche la possibilità, da cittadino dello Stato, di potermi muovere con facilità, di poter andare, se fossi cacciatore, anche a cacciare all'interno del parco. Perché? Perché l'articolo 14 comma, due punto H, dice: "L'esercizio della caccia è comunque consentito soltanto nelle forme della caccia controllata mediante i prelievi faunistici necessari, riservato ai soli residenti dei comuni di Ales, Marrubiu, Masullas, Morgongiori, eccetera", cioè di quei comuni che fanno parte del parco. Cioè fra poco avremo la necessità del passaporto, tanto caro ad altri regimi in altre parti del mondo. Questo cose a noi non piacciono, siamo cittadini dello Stato, di uno stato unitario e tutti quanti dobbiamo avere, io la penso in questo modo, pari diritti e pari doveri. Quindi questo è, in primis, qualche cosa che in questa legge a noi non piace.
Parlavo delle popolazioni, dicevo che devono essere attivate e con chiarezza ad esse deve essere detto che cosa succede, perché non vogliamo che succeda quello che stava succedendo per il parco del Gennargentu, dove si stava nascondendo tutto, e dobbiamo ringraziare il Movimento di difesa del territorio se ha bloccato l'istituzione così come voleva qualche Ministro, e se anche questo Consiglio regionale ha chiesto di rivedere l'intesa, accorgendosi finalmente che sicuramente c'era qualcosa che non andava. Ringraziamo coloro i quali hanno fatto questo, perché si stavano prendendo in giro tutte quante quelle popolazioni, non solo, ma in quel caso erano all'interno del parco anche comuni e territori che avevano chiesto di non farne parte. Perché, per esempio, vi posso dire che noi abbiamo approvato il parco di Porto Conte, ultimamente, da questi banchi è stato detto: "Stiamo molto attenti, perché nel momento della delimitazione del piano del parco, probabilmente molte aree all'esterno del parco sarebbero state poi inglobate almeno in quella zona chiamata preparco, con tutti i problemi inerenti le attività produttive di quelle popolazioni". Io vi posso dire che dopo l'accettazione gloriosa da parte di tanti "Finalmente apriamo il parco di Porto Conte", molti di quei cittadini che abitano in quella zona che dovrebbe formare il preparco sono veramente preoccupati. Sono veramente preoccupati perché, come diceva l'onorevole Boero, succederà che molte di quelle attività che quei cittadini, attività agricole, pastorali e di allevamento, non potranno assolutamente più essere portate avanti. Purché noi, cari colleghi non vogliamo applicare quello che si diceva stamani, nel momento in cui si discuteva la risoluzione a proposito dei problemi dell'agricoltura del comparto ovicaprino, in cui si ipotizzava di diminuire le produzioni. In questo modo sicuramente le produzioni diminuiranno, se è vero come è vero, io vado così a controllare i vari articoli, che sempre l'articolo 14 al punto C) nel dividere il parco in tre zone, nella terza zona, quella meno interessata, dice che "forse saranno consentite attività produttive quali l'agricoltura, nonché attività legate alla fruizione scientifica", quindi anche l'agricoltura, probabilmente. Pertanto tutti coloro i quali esercitavano da millenni l'attività in quelle zone saranno costretti o ad interrompere o ad emigrare, riprendendo la transumanza di un tempo.
Quindi, cari amici, questa è la situazione. Oggi noi, fra le altre cose, andiamo come al solito, e l'ho denunciato durante la discussione del parco di Porto Conte, ad approvare qualcosa di molto generico e di molto provvisorio, qualcosa che potrà essere rivisto, cioè il Consiglio regionale approva una legge che non è, a mio avviso, una legge, almeno nell'ambito della delimitazione del parco, ma è qualcosa di provvisorio, qualcosa che potrà essere rivista dal consorzio del parco.
E noi siamo certi che il Consorzio del parco farà il bene di quelle popolazioni? Siamo certi di questo?
DIANA (Progr.Fed.). Una volta sei centralista, una volta sei federalista.
FRAU (A.N.). Io credo che sarebbe stato opportuno che da quest'Aula fossero uscite una legge e una cartografia chiara, affinché veramente le popolazioni sapessero già da questo momento di che morte devono morire. Questo invece non succede, il consorzio metterà sicuramente dei vincoli, ai sensi delle leggi vigenti, è inutile che ci si dica che i vincoli verranno messi domani, i vincoli ci saranno e quando questi vincoli inizieranno a prendere forma, inizieranno a bloccare buona parte di quella che è stata la libertà che i nostri cittadini attuali, i nostri antenati, i quali sicuramente usufruivano del territorio e difendevano il territorio, probabilmente quelle popolazioni che non so in che misura abbiano dato l'O.K. non saranno più d'accordo.
Io credo, per concludere, che al di là dello sviluppo e dell'occupazione che questi parchi, sia nazionali che regionali, daranno, io credo che servono e serviranno principalmente come luogo di organizzazione e di potere. Basterebbe vedere come è formato il consorzio del parco, non per la costruzione in se stessa ma per quanto questi consorzi costeranno alle casse pubbliche, perché credo che la battaglia, da parte di tanti, sia solamente per occupare questi posti.
E` vero, eliminiamo qualche ente, eliminiamo sottogoverno, snelliamo la composizione di tanti Consigli di amministrazione e poi andiamo a costituire altri organismi che sicuramente, come dicevo prima, costeranno molto alle casse pubbliche. Per questi motivi, l'ho detto prima io non sono entrato molto nel merito, le cose le hanno dette meglio di me altri colleghi, io ho molti dubbi sulla costituzione di questo parco, ho molti dubbi sulla costituzione, eventualmente, di altri parchi, perché non credo che sia con i vincoli che noi salvaguardiamo i nostri territori.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Tunis Marco. Ne ha facoltà.
TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, il mio intervento è breve e probabilmente intendo chiarire anche una mia posizione personale, in quanto in Commissione agricoltura ed ambiente sono stato nominato relatore sull'istituzione della riserva naturale di Chia Spartivento e quindi, una volta che uno viene nominato relatore sembrerebbe che abbia sposato per intero quella tematica. Oggi invece, ad esempio, vorrei esprimere delle critiche sul parco e si potrebbe dire: "Ma come mai?" Il problema è che per quanto riguarda il tema che oggi abbiamo in discussione, istituzione del parco del Monte Arci, è un problema che trattasi di un macroparco, cioè non si tratta di una riserva, circoscritta all'interno di un solo comune e per la quale ci si esprime favorevolmente e c'è stata una deliberazione del relativo Consiglio comunale e magari la popolazione stessa aspira a che sia istituito. Qui si tratta di un consorzio di più comuni, qui si tratta di territorio che passa oltre i confini di un solo comune, per cui ha le dimensioni di un macroparco, con tutti gli annessi e connessi, gli aspetti positivi per un verso, ma molto negativi dall'altro. Sul fatto che non è più a dimensione limitata e quindi disciplinata da uno stesso Consiglio comunale ed acquisisce degli aspetti di divieto che non sono contemplati in una riserva, perché se riserva deve essere, quanto meno sono volute dai rappresentanti di una popolazione, qui invece non abbiamo la popolazione che si è espressa, abbiamo soltanto dei sindaci che io ho visto confrontarsi in Commissione ambiente, li ho visti dilungarsi in chiacchiere, nelle prime riunioni hanno dimostrato di essere coerenti ad un progetto, poi nel momento in cui si doveva arrivare a trattare argomenti specifici e i ruoli all'interno del parco stesso, vi sono stati i distinguo. Ho avuto modo personalmente di notare che molte amministrazioni e molti sindaci avevano espresso delle riserve, perché vi era il confronto di più persone, e noi sappiamo che quando c'è il conflitto di più territori, di più sindaci per l'amministrazione del parco stesso, nascono dei contrasti. Questo ve lo voglio citare perché ho avuto modo di sperimentarlo di persona, ho avuto modo, in Commissione ambiente, di trovarmi di fronte anche a dei disagi espressi dai sindaci. Ma i sindaci, comunque sia, anche se alla fine hanno dato il loro parere, non è voler dire che esprimono la volontà di tutta una cittadinanza, la cittadinanza ha il diritto di esprimersi mediante un referendum, mediante una risposta a una domanda che devono fare per iscritto, che devono scrivere. Qui invece ci troviamo sempre di fronte a dei sindaci che sembra che abbiano il potere soprannaturale di agire in nome e per conto di tutta la popolazione. Questo può andare bene per quanto riguarda porto Conte, questo può andare bene quando si tratta di Chia, cioè di piccoli parchi che prendono il nome di riserve. Quindi noi, come prima osservazione, ci troviamo di fronte ad un macroparco che sottrae ampie porzioni di territorio all'agricoltura, alla pastorizia e all'attività venatoria. Non mi si dica che è qualche cosa di critica, è contenuto nelle norme, da una lettura attenta degli articoli si evince che vi è proprio una precisa limitazione, viene indicato che negli articoli in cui si disciplinano le restrizioni all'interno del parco si pongono subito dei precisi riferimenti al tema dell'agricoltura, al tema della pastorizia, al tema dell'attività venatoria. Noi sappiamo che, comunque sia, l'attività venatoria, pur non essendo io personalmente un cacciatore, è un esercizio libero e noi invece, per quanto riguarda questi parchi, troviamo il modo, anche in quelle zone in cui sia consentito, di porre delle limitazioni. Io sono stato assessore della provincia di Cagliari ed ero assessore allo sviluppo economico, ho dovuto partecipare a presentare ai cittadini le ipotesi di parco, mi sono accorto che i cittadini, contrariamente alle amministrazioni comunali, sono di diverso avviso, nel frattempo che noi a Burcei tenevamo una relazione alla gente, io mi sono ritrovato con la mia personale autovettura con le quattro ruote sgonfie. Cioè, già nel momento in cui discutevamo con la gente, questi, preoccupati di vedersi privati di un loro diritto, mi hanno sgonfiato le gomme, ed era un primo accenno. Sono stato poi insieme al responsabile della Regione a Santadi e lì sono incorso in una situazione ben diversa, nel frattempo che cercavo di poter esplicare gli aspetti eventualmente favorevoli di restituzione del parco hanno acceso il fuoco a 200 metri dalla casermetta forestale dove noi tenevamo questo incontro. Abbiamo sospeso la conferenza, il corpo forestale ha contribuito a spegnare il fuoco, sicuramente i piromani hanno detto "questi adesso la smettono", orbene, abbiamo ripreso il convegno e il fuoco si è sviluppato a 100 metri dalla casermetta della forestale, questo per dire che non sono storie, cioè ci sono delle situazioni che hanno bisogno di maturazione, probabilmente siamo tesi a portare una ipotesi di parco che deve essere contenuta con quelle che sono le compatibilità dei diritti dei cittadini, con la riduzione all'essenziale della difesa più precipua, mentre le altre parti devono consentire l'esercizio di quella attività. Se noi portassimo questo tipo di parco nelle zone laddove c'è la uccellagione anche se non legittimata, se noi potessimo portarne laddove c'è il taglio della legna per la gente più povera, se noi impedissimo di fare quelle attività che il cittadino sardo è abituato a fare in maniera democratica perché pensa che sia democrazia, noi stiamo facendo dei danni alle nostre popolazioni. Il mio giudizio non è una condanna definitiva a quello che è il progetto, probabilmente è una fuga in avanti. Noi avevamo una serie di progetti per l'istituzione dei parchi, avevamo quello dei Setti Fratelli, quello del Sulcis doveva arrivare con quello di Monte Linas, addirittura un progetto presentato a firma non dei consiglieri regionali della zona del Sulcis, ma guarda caso da consiglieri regionali che non erano neanche sardi. Orbene, in questa materia bisogna stare attenti, la gente valuta anche queste cose, cioè se privazioni ci devono essere, devono essere fatte con atto diplomatico, scientifico, deve essere una cosa consapevole e non deve essere fatto esclusivamente con il consenso di un sindaco o di un vice sindaco che viene a rappresentare quell'amministrazione comunale.
Noi vediamo che i vincoli della legge 394 nazionale esistono e non sono stati eliminati neppure dalla legge regionale perché questo non è possibile. Le norme contenute in questo progetto di legge sono in contrasto con la vigente legge 31, non prevedono nessun piano economico dove si possa ricavare la reale contropartita occupazionale, si dice, in cambio di un'adesione delle amministrazioni comunali, di accettare l'istituzione del parco perché questo determinerà sviluppo e determinerà quindi un serie di posti di lavoro. Orbene, nessuno ci ha dimostrato per questo parco quali sono gli aumenti effettivi occupazionali, nessuno ci ha dimostrato le ricadute di tipo economico che si avranno con l'istituzione di questo parco. Quindi, permettetemi di esprimere delle personali riserve, perché il portare questo progetto di legge senza che siano portati contemporaneamente tutti gli altri che riguardano l'istituzione dei parchi in tutto il territorio della Sardegna è sospetto. Probabilmente è spinta da alcuni consiglieri regionali di questa zona che vorrebbero dimostrare alla popolazione che vogliono il benessere della zona stessa, che possono creare dei posti di lavori, che così possono ottenere quel consenso che magari avrebbero in altro modo, ma che così creano artificiosamente in un periodo sospetto perché siamo a due mesi dalle elezioni. Noi vediamo che di tutta quella decina di progetti di legge soltanto questo è stato portato all'attenzione dei consiglieri, a me crea un'area di sospetto. Avrei gradito che venissero portati all'attenzione del Consiglio tutti assieme, perché se esigenza di parco c'è, questo non deve essere soltanto per quella zona, probabilmente se esiste deve essere anche per il Sulcis, deve essere per l'Ogliastra, deve essere per la Gallura e le altre zone. Questo, secondo me, è un modo di correre in avanti, di andare incontro a clientelismo, di andare incontro a precise aspettative personali, probabilmente alla caccia del consenso come hanno fatto per quarant'anni le amministrazioni regionali che si sono susseguite.
I limiti all'istituzione di questo parco sono al punto 2, pagina 14 di questo progetto di legge, non sto qui ad elencarveli, sono citati uno per uno; poi, se vogliamo andare ai divieti, sono contemplati all'articolo 27 e all'articolo 27 bis, nel momento che si tratteranno questi temi mi riservo di svilupparli, io per ora ho voluto manifestare il mio personale disagio, le mie perplessità e le mie esperienze personali, probabilmente questo progetto potrebbe essere restituito al Consiglio regionale ed essere trattato alla prossima legislatura insieme all'istituzione di tutti gli altri parchi. Chiedo una riflessione ai colleghi in questo senso.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente e colleghi, non è forte la voglia di intervenire questa sera su questo dibattito, primo perché mi pareva che l'avessimo iniziato e concluso in occasione dell'esame degli articolati che riguardavano Porto Conte e Molentargius e, in quell'occasione, dibattemmo le problematiche di ordine generale, ma ho il dovere di fare oggi qualche valutazione molto pesante, molto sofferta.
In questi anni abbiamo dibattuto sulle problematiche ambientali trattando argomenti di ordine generale gravi e seri, recuperando alcuni concetti come quelli che l'ambiente è la risorsa della Sardegna, il valore grande della Sardegna, la vera grande risorsa della Sardegna che andava tutelata perché rimanesse nel tempo capace di produrre esiti anche nella direzione dello sviluppo, nella direzione della crescita economica e della qualità della vita che riguarda non solo noi che sediamo oggi in quest'aula, ma anche le future generazioni, i nostri figli e i figli dei nostri figli, concetti che sono certamente incontestabili, ma che devono trovare poi, nei comportamenti, e per quanto ci riguarda come legislatori coerenza nella nostra attività legislativa e, come governanti, un'azione coerente come governanti, e come cittadini un'azione coerente di vita vissuta, in linea con questi principi e valori professati. Ci siamo ancorati soprattutto in ordine alla visione nuova, io sono estremamente fiero di aver portato nella coscienza del popolo sardo, in questi due anni, tematiche ambientali che sono diventate centrali nel confronto, centrali nel dibattito, centrali nella crescita, sia o non sia ciascuno di noi convinto delle cose il problema è diventato centrale; il problema ambientale è diventato il problema nodale dello sviluppo della nostra Isola. Al cuore, al centro di queste questioni, abbiamo posto, soprattutto quando abbiamo parlato di riserve, di parchi, di aree protette, un elemento, un obiettivo, quello del rispetto dell'autodeterminazione delle nostre comunità e della nostra gente. La cosa che fortissimamente - e di questo sono fiero - ha determinato la linea politica di questa Giunta, di questo Assessorato è il rispetto, compreso il Gennargentu - oggi non ne parlo, ne parleremo ancora abbondantemente dei problemi del Gennargentu - ma il rispetto del principio dell'autodeterminazione, della libera adesione delle comunità, dei sindaci alle decisioni che riguardavano la gestione del proprio territorio anche quando esso deve diventare area protetta, è diventato il cuore di un governo, il cuore di una gestione, il cuore di una sensibilità, di una Giunta che io mi auguro che la provvidenza ne cambi molti degli uomini, compreso me, di questa Giunta, e mi auguro anche che la provvidenza cambi molto della classe dirigente presente in quest'aula, lo dico con molta chiarezza, auguro che veramente avvenga un ricambio serio e di governanti, ma soprattutto mi auguro che i partiti cambino la classe dirigente, che arrivino a discutere di questi problemi in un'aula che deve essere un Parlamento fiero del proprio popolo, capace di rappresentarne le istanze non soltanto di oggi, demagogiche attorno ad elezioni ravvicinate, ma rappresentative di un futuro che deve essere assolutamente al centro dell'attenzione di ciascuno di noi. Oggi stiamo discutendo di un problema piccolo, forse il più piccolo problema che può riguardare gli aspetti ambientali della Sardegna: la decisione sul parco del Monte Arci, un'area povera della Sardegna dove senza forzature il principio dell'autodeterminazione è stato messo a prova dalla gente di quell'area. Le amministrazioni di quell'area non sono state costrette da nessuno, hanno deciso esse di organizzarsi in consorzio per fare un parco, e parco esso è qualunque sia l'esito del voto di quest'Aula, perché la consorziazione dei comuni che hanno sovranità del proprio territorio, a prescindere dalla nostra volontà rimarrà autodeterminazione, rimarrà volontà di decidere e di governare su quel territorio, anche in direzione del sistema ambientale e della prospettiva ambientale. Quell'area parco rimarrà qualunque sia l'esito del nostro voto però, se oggi noi siamo qui a chiedere che il Parlamento sardo si pronunci anche e faccia una legge. Caro collega Piero, hai portato argomenti che io riconosco seri, che certamente faranno anche parte della letteratura giuridica che riguarda le aree protette, che certamente pongono anche problemi di realismo, non posso non stare attento anche alle cose che hai detto, certo è che Molentargius il governo l'ha fatto diventare legge; certo è che Porto Conte il governo l'ha fatto diventare legge, certo è che questa legge che oggi noi dobbiamo approvare fondamentalmente recupera quei principi, quei valori e quelle condizioni che noi abbiamo posto in quelle altre (?), ma guarda caso, quando si tratta di Morgongiori, quando si tratta dei paeselli della Marmilla dimenticata dal mondo nascono anche i problemi del massimo rilievo giuridico.
Non mi soffermo sulle valutazioni di Achille perché, oggettivamente, sono il frutto di una passione esasperata per l'esercizio dell'attività venatoria. Io ho sempre detto che i cacciatori veri sono ambientalisti, e i cacciatori di quell'area non sono contro il parco, ma non è legittimo pensare che quel parco, quell'area, la Marmilla diventi la riserva indiana per te e i tuoi amici cagliaritani. Non è possibile che tu possa fare battaglie in aula di questo livello, individuare un'area che non ti appartiene, non è giusto!
BOERO (A.N.). I cacciatori dove li mandi?
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Lo hanno deciso loro.
BOERO (A.N.). E' una bugia!
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. E` vero, è un bugia, ti spiego, lo decideranno loro il giorno in cui faranno il piano del parco, e siccome noi alla caccia abbiamo pensato con serietà, alla caccia vera, alla caccia che sia un prelievo razionale, che non sia il frutto di un dissolvimento dell'attenzione ambientale, loro quando faranno il piano del parco decideranno dove e come consentire il prelievo venatorio. E da oggi si è pensato a quel prelievo necessario che riguarda i cinghiali, da oggi si è pensato a tutta una serie di problematiche che riguardano questo argomento, però ritorno al principio, l'autodeterminazione non la possiamo utilizzare un giorno che pesa dieci e un giorno che pesa zero. I nostri comuni, le nostre amministrazioni, i nostri sindaci vanno difesi dando loro il diritto di decidere sul proprio territorio, non vanno difesi con i telegrammi quando avvengono gli attentati, vanno difesi rispettandoli nell'autodeterminazione, nelle decisioni, l'unico modo perché cresca la nostra autonomia complessiva, il nostro federalismo è questo, non è quello di dire: "ma cosa conta un sindaco che non ha consultato la comunità". Ma chi ha il diritto di dire che un sindaco non ha consultato la comunità, un sindaco che vive dalla mattina alla sera dentro la propria comunità.
Per questi motivi di crescita generale e complessiva vi chiedo di rispettare i nostri comuni, di rispettare noi stessi, gli eletti, la legittimazione democratica che comincia a quel livello. Questo è un parco che è nato con loro non con noi, in un'area povera che ha già avuto risorse, che l'unico treno che avrà per avere risorse per il proprio sviluppo è il parco, che non toglierà nulla all'agricoltura che non esiste; è una popolazione che ha deciso di affidarsi alla Regione, all'azienda foresta demaniali per vivere, per non vedere i comuni spopolati.
Non so se sto sbagliando ad appassionarmi, la smetto subito perché le cose che vi ho dette le altre volte oggi ve le ripeto. Non c'è tensione politica, non ci sono, nell'azione di governo che vi sto rappresentando, interessi elettorali, anzi, probabilmente, sul piano personale ci saranno negativi riscontri e risvolti, ma il valore della nostra decisione è coraggiosa e ci deve accompagnare anche quando ci sono questi rischi.
La conclusione che voglio portare con più serenità è che recuperiamo tutti questo sforzo di comprensione del nostro valore autonomistico, della dignità di ogni livello istituzionale che riguarda il federalismo interno, in un rapporto di collaborazione tra comuni, province, regione perché tutti insieme abbiamo la possibilità di fare forza nei confronti dello Stato quando esso, lo Stato, si dimostra accentratore. E, cari amici di Alleanza Nazionale, la 394 non a caso ha avuto una revisione dopo che noi abbiamo iniziato le battaglie sul Gennargentu, dopo che questo Consiglio, voi, maggioranza ed opposizione, in eguale misura da diversa ottica, la 394 è stata modifica in maniera sostanziale; il Governo ha ritenuto giuste le nostre rivendicazioni, ha messo tutto sul versante delle autonomie locali, il ruolo di gestione delle aree protette e dei parchi. E non è cosa di poco conto, è una battaglia che abbiamo vinto noi, l'Italia della Regioni, ma l'Italia delle Regioni guidata da un'azione forte, seria e robusta di questo Consiglio Regionale.
Allora se è lecito rispettare il rapporto tra cose grandi e cose piccole, su un piccola cosa mettiamo un pensiero grande: cerchiamo di far sì che la vicenda di un piccolo parco viva la sua esperienza parlamentare serena senza pregiudiziali, ma anche senza un arroccarsi dietro opposizioni ideologiche rigide, perché quello che poi la gente ha deciso per se venga oggi in quest'Aula ritenuto positivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, siccome si sta verificando un fatto che ritengo increscioso, perché qui alcuni consiglieri garantiscono con la loro presenza anche il numero legale, ed è bene che la maggioranza si faccia innanzitutto carico del nutrito ordine del giorno, chiedo ma al solo fine di verificare l'esistenza del numero legale, il voto a scrutinio segreto sul passaggio agli articoli.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 53
Votanti 53
Maggioranza 27
Favorevoli 44
Contrari 9
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BONESU - BUSONERA - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - LADU - LA ROSA - LIPPI - LOCCI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PETRINI - PIRAS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1.
DEMONTIS, Segretario:
TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI
Art. 1
Istituzione e finalità del Parco
1. La Regione Autonoma della Sardegna istituisce il Parco Naturale Regionale "Monte Arci".
2. Il Parco assicura la gestione unitaria del complesso di ecosistemi delimitato ai sensi del successivo articolo 2 garantendo, anche in considerazione della loro rilevanza internazionale, la conservazione e la valorizzazione delle risorse naturali, ambientali, storiche e culturali, la loro fruizione sociale, la promozione della ricerca scientifica e della didattica ambientale, lo sviluppo delle attività economiche, in primo luogo quelle tradizionali, agricole, zootecniche, artigianali e turistiche e la riqualificazione ecologica degli insediamenti.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati sei emendamenti. Se ne dia lettura.
DEMONTIS, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Boero per illustrare i suoi emendamenti.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe, cortesi colleghi, purtroppo il senso di responsabilità richiesto non solo dal sottoscritto di evitare di esaminare questo testo di legge e, di rinviarlo responsabilmente alla prossima legislatura dopo aver fatto un percorso legislativo regionale nazionale di riacquisizione totale della nostra potestà reale effettiva di legiferare in materia ambientale non è avvenuto, e paventando questo fatto ho previsto una serie di emendamenti tra i quali questi che mi accingo a illustrare. Gli emendamenti hanno una loro funzione politica, tecnica legislativa, la funzione politica è implicita a ciò che ho espresso in sede di discussione generale, la funzione legislativa è un chiaro tentativo di modificare tutti quegli aspetti contenuti in questa legge che io chiamo "genuflettenti" alle leggi nazionali, e che impediscono di essere padroni a casa nostra, perché la via della tutela ambientale, anche attraverso la nascita di parchi, non è, lo ripeto ancora una volta, una via che vede il sottoscritto e il Gruppo di Alleanza Nazionale contrari, solo che le strade devono essere percorribili, dritte e chiare, e non piene di buche e trabocchetti. E allora gli emendamenti tendono a dare un indirizzo di quello che dovrebbe essere, e di quello che deve essere, la nostra reale potestà primaria di legiferare in materia.
Pertanto, è chiaro che il senso di soppressione del comma 1 dell'articolo 1 dell'emendamento numero 1 contiene quelle motivazioni di carattere politico alle quali mi richiamavo. Mentre, per quanto detta l'emendamento numero 2, è inerente alla variazione dell'articolo 1 comma 1, alla modificazione dell'articolo 1 comma 1, cioè a dire: la Regione Autonoma della Sardegna istituisce il parco naturale provinciale Monte Arci.
Attenti colleghi, il termine "provinciale" inserisce un totale elemento di novità, ancorché non contemplato in nessuna norma vigente, ma ha per l'appunto quel motivo di originalità che va nel senso del decentramento auspicato da tutti i Gruppi politici e, tra l'altro, dando carattere provinciale. Col termine "provinciale", si tenta di svincolare il parco Monte Arci in questo modo dalla ipoteca della legge nazionale 394, dei suoi vincoli, perché la legge 394 nazionale pone vincoli per i parchi a carattere regionale.
Se qua anche l'Assessore volesse prestare un attimo di attenzione, se l'Assessore all'ambiente, che con tanto calore ha difeso questo parco, volesse prestare un po' di attenzione a questo emendamento, cioè riportare il parco in quanto tale, non negarlo, ma dargli, con la parola "provinciale", quella dimensione che lo svincola dai vincoli (è un gioco di parole) della 394 nazionale. Se noi facciamo passare questo emendamento, e tutto ciò che ne consegue, svincoliamo da ciò che è l'ipoteca della legge 394 nazionale, che è solo sui parchi regionali, non sui parchi provinciali. Incominciamo a tentare questa strada di autonomia.
Mi sentano coloro che dell'autonomia ne hanno fatto una grande battaglia, una storia di vita.
E` una quisquilia diremo, è una cosa importante, perché se il parco nasce a natura, a dimensione, a dizione provinciale, per legge non dovrebbe essere sotto il vincolo della legge numero 394, se invece è un parco regionale, è sotto il vincolo della legge 394, che poi, alla fine dei conti, i vincoli sono stati, e sono, la polveriera, sono stati la molla, sono stati la causa di tutte le divisioni, di tutte le contestazioni del parco perché, torno a ripetere e dico, che il sottoscritto non è contro i parchi, ma questo tipo di parchi, sotto questo tipo di vincoli.
Non c'è una opposizione preconcetta e cieca, c'è solo la volontà di far ragionare i colleghi di quest'Aula su un tema centrale, che è quello di poter legiferare in modo veramente autonomo e dare a quegli enti comunali, caro Assessore, che lei ha difeso con tanto calore, quella possibilità reale di decidere con gli agricoltori, con gli allevatori, con i cacciatori il loro modo di andare a caccia perché se gli amministratori comunali, come si evince dall'accalorato discorso dell'Assessore, sono disposti a concedere qualunque tipo di forma di caccia, i vincoli della "394" fanno aria pulita, fanno piazza pulita, non aria pulita, piazza pulita di questa gazzosa. Questa sì che è gazzosa, veramente propagandistico - elettorale!
E allora l'emendamento numero 2 contiene questo pensiero, questa lampadina - perdonatemi il senso di autoincensamento - proprio di modificare il tiro, di riportare a dimensione provinciale un parco che se deve nascere a dimensione provinciale facciamolo nascere a dimensione provinciale e riacquisiamo la nostra autonomia in tutto e per tutto.
Come vede, Assessore, non è una contrapposizione cieca, ottusa e preconcetta. C'è, negli emendamenti, e man mano nella discussione lo scopriamo, la sostanza di reali motivi per dare pregio alla nostra tutela ambientale, ma che deve essere esclusivamente nostra ed unicamente nostra.
L'emendamento numero 3, chiaramente, quando detta che il comma 2 dell'articolo 1 è soppresso, contiene sempre quei motivi politici di cui io parlavo. L'emendamento numero 4 introduce un concetto che, proprio dagli estensori della legge, che si dicono conoscitori del nostro ambiente, hanno senz'altro dimenticato, evidentemente dimenticato; perché quando io dico, insieme ai colleghi che hanno controfirmato questo emendamento, quindi ne hanno gradito la sostanza, quando dico dopo le parole "la conservazione e la valorizzazione" aggiungere "la ricostituzione", ma vi siete resi conto che anche vaste aree del Monte Arci sono state regolarmente devastate dagli incendi, che vi sono ampi siti che devono essere ricostituiti, ma non ci ha mai pensato nessuno di questi Soloni dell'ambiente anche del nostro Consiglio regionale, che il nostro ambiente non va solo tutelato, ma va ricostituito! E allora, quando si viene a dire che i miei emendamenti sono solamente messi lì a perdere tempo, questa è la prova provata di chi ama, conosce, e cerca di ricostituire il proprio ambiente! Non è ostruzionismo! Questo è un emendamento studiato con amore e per amore della nostra Sardegna, della nostra isola! Ma è possibile che a nessuno gli sia venuto in mente di capire che c'è la necessità di ricostituire il nostro ambiente, non solo di tutelarlo. Ecco il senso dell'emendamento numero 4.
Cari colleghi, ovviamente l'emendamento 5 modifica in modo aggiuntivo, dopo le parole "ambientali, storiche e culturali", aggiungere "e venatorie", perché "venatorie" fa parte senz'altro delle nostre tradizioni, e di quei cacciatori, caro Assessore, che se il parco nasce così come lo volete far nascere, i cacciatori della zona, si ricordi che la caccia non è solo il cinghiale, ma sono le beccacce, sono le pernici, sono le lepri, e conseguentemente sono le quaglie, le lepri, e tutto ciò è il complesso della caccia, e se la si vuole negare ognuno, anche quelli che richiedono tempo, se ne assumano la responsabilità. Io, per il momento, ho concluso. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento numero 112.
DIANA (Progr. Fed.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Boero per illustrare gli emendamenti numero 4 e numero 5.
BOERO (A.N.). Signor Presidente dicevo, illustrando i primi emendamenti, che occorre dare contenuti, dare contenuti veri, reali, sostanziali a questa legge; questa legge che, purtroppo, passerà, ma vediamo di farla passare in modo appropriato. E allora l'emendamento numero 4, come osservavo a carattere generale, contiene un aspetto ambientale importante.
Vede, signor Presidente, cari colleghi, il nostro ambiente naturale, la nostra meravigliosa macchia mediterranea, che nella sua unica complessità, unica per numero di specie e qualità di specie fruttifere, tra l'altro, è stata terribilmente colpita sia da eventi calamitosi e da ricorrenti siccità, sia da eventi delittuosi che, in molti ambiti, per svariate centinaia, per non dire migliaia di ettari, non si trova più. E un indice del massimo degrado del territorio, per esempio, è quando cresce solo l'asfodelo, che è l'ultima essenza vegetale che persiste dopo che il territorio è stato degradato più volte nello stesso punto, da continui passaggi del fuoco e, conseguentemente, in quel territorio occorre reimpiantare, in modo tecnicamente giusto, tutte quelle essenze della nostra macchia mediterranea, che ricostituiscono l'ambiente, quel nostro ambiente, perché anche quelle fasce di territorio particolarmente ferite, vengano a rappresentare, nella realtà, un ambito naturale degno di essere chiamato "parco", perché per vegetazione, e in conseguenza della ricostituzione della vegetazione, possa dare quella degna ospitalità alla nostra fauna, e la ricostituzione della nostra fauna ha bisogno, non solo ovviamente della ricostituzione della cosiddetta "macchia mediterranea", ma ha anche altrettanto bisogno di un riambientamento e rilancio di tutte quelle specie che, a causa del fuoco e dell'assenza stessa della macchia mediterranea, non hanno più condizioni di vita.
Ecco il senso reale, fondamentale, compiuto di ciò che è contenuto nell'emendamento numero 4, e in questo senso io mi auguro che in sede di voto... perché vorrei vedere chi si assume la responsabilità di respingere questo emendamento, quando si reintroduce il termine fondamentale che ho spiegato, che sto spiegando, con una parte parziale degli aspetti della ricostituzione del nostro ecosistema, perché purtroppo il tempo tiranno non consente di fare una illustrazione completa, perché ho la presunzione di pensare che forse, non tutti, ma qualche collega certe cose più che non conoscerle le siano sfuggite in sede di costruzione del testo di legge.
L'emendamento numero 5, caro Presidente, colleghe e colleghi, è un emendamento che fa il paio con l'emendamento già illustrato che dicevo prima, cioè cambiare un po' le regole del gioco per far capire al Governo nazionale che deve approvare questa legge, che non siamo più disposti a mandare leggi ossequiose di dettami assurdi, di dettami che moncano il nostro diritto di fare i parchi a misura d'uomo, a misura d'uomo sardo - per uomo si intende maschio e femmina -, quindi a misura della nostre tradizioni e a misura della nostra cultura.
E allora, dicevo che tra le nostre tradizioni e la nostra cultura c'è l'attività venatoria, perché nella vicina e più indipendente isola della Sardegna, Corsica, i parchi ci sono, ma sono a misura delle tradizioni e delle possibilità ambientali e gestionali intime, interne della nostra consorella isola Corsica. Perché noi dobbiamo essere diversi? Perché noi dobbiamo dipendere in tutto e per tutto dai dettami dai vincoli della mammella della Patria amatissima, ma la Patria in certi siti, in certe cose di amministrazione ambientale deve darci tutta la nostra autonomia.
Mentre in Corsica, nei parchi della Corsica, la caccia, l'attività venatoria è consentita, non ho capito perché noi, isola maggiore, anche in questo aspetto dobbiamo essere isola minore, isola mutilata, isola teleguidata da Roma. Ecco il senso di questo emendamento.
Ricordo, per chi si meraviglia, che Alleanza Nazionale a Verona l'anno scorso, nel suo congresso programmatico, ha indicato e ha sposato la strada del federalismo; anche in questo non solo sto seguendo i miei convincimenti personali, ma sto seguendo i convincimenti di tutto il mio partito.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Diana, relatore.
DIANA(Progr.Fed.), relatore. Il parere del relatore è il seguente: non accoglie gli emendamenti numero 1, 3, 2, 4 e 5; accoglie l'emendamento numero 112.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, mi dichiaro profondamente contrario all'emendamento che parla di parco naturale provinciale. Questo deve essere un parco regionale, nel senso che la Regione sarda, che nella sua azione di tutela del territorio promuove questo parco con la volontà di quella parte del popolo sardo che risiede là. Le popolazioni di Morgongiori, Ales, Usellus, Santa Giusta, Palmas Arborea, Marrubiu e Pau (mi dispiace se ne ho dimenticato qualcuna) hanno dichiarato una loro volontà, una volontà che noi dobbiamo fare propria e dobbiamo istituire il parco, che è regionale.
Il discorso che andiamo contro la legge 31 è vero, ma siccome la legge 31 è una legge regionale, che ha la stessa valenza, noi, come abbiamo fatto per Porto Conte e Molentargius, andiamo in deroga alla legge 31, e andiamo in deroga alla 394 di cui siamo tenuti a rispettare i principi fondamentali e non le singole norme.
Il Governo, in sede di visto su quelle leggi, è stato su questa impostazione, per cui noi stiamo andando ad approvare una legge, se verrà approvata, in un testo che non snaturi la proposta che arriva in aula, stiamo andando ad approvare una legge che è espressione dei nostri poteri legislativi nella loro interezza, e così facendo noi stiamo facendo gli interessi di quelle popolazioni che si sono già espresse.
I comuni hanno il potere di fissare referendum comunali se hanno dubbi sulla volontà delle popolazioni. Noi abbiamo recepito un'indicazione unanime dei consigli comunali e non abbiamo nessun motivo di dubitare, anche per l'analisi e gli incontri che abbiamo svolto nel territorio, che la situazione sia quella. Non stiamo imponendo vincoli a popolazioni che non li vogliono. Stiamo semplicemente coordinando col sistema legislativo della Regione, e non solo della Regione, le aspirazioni di queste popolazioni che hanno già costituito il consorzio, hanno cercato di precederci, hanno cercato di andare più veloci della lentissima macchina legislativa regionale. Per cui io ritengo che emendamenti di questo genere, che tendono a ridimensionare l'impatto che il parco ha su quel territorio, un territorio povero in cui le attività economiche sono compresse dal disinteresse non certo dai vincoli, perché è una zona priva di vincoli, ma sono il disinteresse, l'inattività delle pubbliche amministrazioni, la non redditività di certe attività che la rendono povera e provocano lo spopolamento. Bene, il parco è un tentativo di invertire una situazione che sicuramente vede quelle popolazioni estremamente emarginate.
Negare la possibilità di un parco da loro gestito, secondo gli indirizzi di quelle popolazioni, significa negare a quelle popolazioni l'unica possibilità di sviluppo in un territorio che non ha altre risorse se non la valorizzazione delle risorse naturali, che sono in primo luogo ambientali, di quel territorio.
Per cui mi dichiaro contrario a tutti gli emendamenti che vogliono comprimere la valenza di questo parco, mentre voterò a favore degli emendamenti che rafforzano il potere decisionale di quelle popolazioni, espresso dai comuni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà.
CARLONI (A.N.). Signor Presidente, la discussione su questi emendamenti mi consente di fare una sorta di replica sia al collega Zucca che all'assessore Onida.
Come primo esame del primo articolo abbiamo la controprova che è vero quello che stavo dicendo io nella discussione generale, ovvero: considerato che è vigente la legge numero 31, considerato che ne stiamo facendo un'altra, e che il collega Zucca insegna che la nuova norma abroga la vecchia, però non ci sa dire in che modi e in che termini riesce ad abrogarla e se è compatibile l'abrogazione, allora, nel caso di specie possiamo dire, in discussione degli emendamenti, che è approvabile l'emendamento numero 3 e che il 4 è superato se si dà l'interpretazione che davo io nella discussione generale. Ovvero, il comma 2, come dice l'emendamento, è da abrogare, ma è da abrogare per il semplice motivo che ciò che dice in modo confuso il comma 2, nell'attuale disegno di legge, è detto in modo più inciso e chiaro nell'articolo 2 della legge abrogata numero 31. Il legislatore del 1989 ha dato una definizione dei parchi perfetta, chiara e intelligibile a chiunque. Qui, in un modo superfluo e inutile, si è fatta una elencazione che soddisfa soltanto la libidine di apparire ambientalisti in un modo ingiustificato, quando in modo conciso e corretto la stessa cosa ha detto l'articolo 2 della legge 31. Allora, collega Zucca qual è la norma vigente? L'articolo 2 della legge 31, oppure il 2 comma dell'attuale?
Voglio ricordare che non siamo venuti qui per amministrare una bottega, siamo e abbiamo il privilegio di essere i legislatori, e una delle prime cose che ci compete è quella di fare le leggi chiare e leggibili. Se diamo per superato quello che dicevo prima, se possiamo fare qualunque cosa dopo perché tanto l'altra è cancellata, allora no, io dico che deve essere soppresso perché esiste già nella legge 31 un qualcosa che era detto più chiaro e decisamente meglio rispetto al comma 2 della legge attuale. Ecco perché insisto perché debba essere abrogato, non sto entrando nel merito della discussione sui parchi, sto facendo soltanto una discussione di natura giuridica.
Secondo: è vero anche quello che dice Boero sull'emendamento numero 4, perché una finalità? Il cacciatore è un vero amante della natura e vedere la natura deturpata insiste e ci spinge a dire che deve essere anche ricostituita. Allora, sempre in questa argomentazione generale, il comma 2 dell'articolo 1 di questa legge non prevede, e giustamente il collega Boero ha chiesto l'integrazione, invece se accogliessimo la tesi che sto sostenendo io dall'inizio e cioè che si deve fare una scelta fra l'una e l'altra legge, allora è scultoreo, è chiaro l'articolo 2 della legge 31 nel quale, fra le altre funzioni della legge sui parchi, dice chiaramente che sono organizzate le aree - parla di aree - in modo unitario avendo riguardo alle esigenze di conservazione, ripristino. Allora perché dire di no a Boero che dice che deve anche ripristinato il parco? E perché opporsi ottusamente ad una modifica del genere quando è già scritto, quello che sta chiedendo lui è superfluo perché è già scritto in un testo scritto meglio di quello che oggi si vuole approvare.
Ecco perché non era per partito preso o per fare un'opposizione; è per ricordare a tutti e all'aula che stiamo discutendo una legge e che il nostro compito è di fare leggi chiare, e se già una legge chiara è inutile che andiamo a intorbidire le acque per illusioni ambientaliste che con le leggi hanno poco a che fare.
Quindi insisto perché il 2 comma venga abrogato, così come proposto, perché esiste già un articolo 2 vigente che lo supera in chiarezza e rende superfluo anche l'emendamento che proponeva il collega Boero, perché è già contenuto nell'articolo 2 della legge 31 che è vigente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, l'impressione che ho ricavato tante volte che una certa parte politica è in continua contraddizione con i propri dettami storici, è confermata dall'ultimo intervento del collega Bonesu quando si oppone al mio emendamento numero 2, dove chiaramente il termine provinciale viene inserito non per diminuire ma per aumentare la potestà di quei Comuni di agire e legiferare - legiferare è un termine improprio - gestire e amministrare il proprio territorio perché quei Comuni, al di là di tutti i percorsi, le fughe in avanti che ci hanno preceduto, che cosa hanno preceduto? Ci hanno preceduto a mettere la testa sotto la ghigliottina, o ci hanno preceduto magari perché quegli amministratori di quei Comuni, che comunque - va sottolineato - non hanno attivato una reale informazione popolare e comunque non hanno attivato, per esempio, quello che ha attivato il Comune di Maracalagonis, quello che ha attivato sotto protesta e richiesta popolare il Comune di Burcei, cioè un referendum popolare. E` chiaro che quando si toccano problemi di una vastità e di una importanza tale anche il demandato per legge, l'eletto, il sindaco che ha e deve mantenere, per carità Assessore, la possibilità autonoma di decidere, ma non sta decidendo dello scolatoio della fogna dell'angolo di casa, non sta decidendo dell'illuminazione di questa o di quella strada o di mettere una cabina telefonica là, o anche di un PUC comunale, sta decidendo su tutto il territorio del proprio Comune e sta decidendo sulle sorti e le consuetudini millenarie di lavoro e di attività di ricreazione dei propri cittadini, e di fronte a questo tipo di decisione il senso di responsabilità e di reale e vera democrazia è di attivare la consultazione popolare.
Questo non è stato fatto, ecco perché io contesto, contesto, contesto che sia la realtà vera di quei popoli che vogliono quei parchi, anche perché sono e continuano a rimanere disinformati di ciò che accadrà loro se vengono attuati con questo attuale sistema legislativo nazionale.
Quindi l'emendamento, riportando la legge a livello provinciale, introduceva quello che io dico un escamotage giuridico, cioè svincolare la nostra volontà di fare i parchi dalle pesanti ipoteche della legge "394" nazionale, affermare il contrario è continuare a non conoscere, a non vuol conoscere o a disconoscere le esigenze di casa propria, che per prima cosa, davanti ad ogni cosa bisogna, in modo assoluto, essere padroni di casa propria e non sottoposti a questi vincoli. Mi dimostri l'onorevole Bonesu, e quant'altri, come possiamo sfuggire a quei vincoli, il giorno in cui mi dimostreranno come e quando riusciamo a sfuggire realmente e costantemente quei vincoli... signor Presidente, il collega Secci è da troppo tempo che mi sta disturbando! Chi non gradisce la mia argomentazione, la mia voce, la mia presenza non è tenuto a mantenere la sua presenza qui in Aula. Ripeto ancora una volta, rispetto, se non particolarmente e direttamente provocato, il diritto sereno alla parola di qualsiasi collega, anche quando dicono cose che a me non calano o non garbano e chiedo rispettosamente questo, signor Presidente.
Quindi dicevo, mi dimostrino tutti coloro che amano la propria isola, che parlano mattina e sera nei comizi e nelle loro riunioni fuori da queste aule di autonomia, come riusciamo a riacquistare, nella fattispecie della legge che stiamo discutendo ed eventualmente approvando, come riusciamo a recuperare l'autonomia dai vincoli della legge "394" nazionale. Il giorno che riescono a dimostrarmi come, io non lo so, ho tentato e tento questa strada e nessuno me lo può negare, perché l'emendamento riportando il parco a dimensione provinciale è una strada che a mio parere chiaramente sgancia la legislazione sarda da quella nazionale, perché i vincoli sono chiaramente per i parchi regionali, per i parchi nazionali e non per i parchi provinciali.
Ecco la razza di questo emendamento, se c'è qualcosa di meglio, se qualcuno di voi, cari colleghi, riesce a dirmi: "Troviamo un'altra strada migliore della mia" per carità, sono disposto a rinunciare anche al mio emendamento; l'onorevole Bonesu che è molto bravo e capace, nel corso della legislatura ha proposto per vari motivi emendamenti orali, con buona fantasia, mi trovi la strada perché quei Comuni, al quale lei si richiama, siano liberi dalle ipoteche della legge "394" nazionale, se lei invece non mi trova nulla che vada in questa direzione e se lei si schiera contro questo tentativo, rimane una grossa contraddizione in termini ideologici della sua parte politica.
BONESU (P.S.d'Az.). Non si preoccupi della mia parte politica!
BOERO (A.N.). Ecco il senso dell'emendamento e il senso dell'emendamento numero 4, che è in fase di illustrazione o chiaramente illustrato.
DIANA (Progr.Fed.). Chiaramente no, confusamente.
BOERO (A.N.). Mi fa meraviglia il rappresentante riconosciuto, nel senso formale perché da quello che sto per dire nel senso sostanziale no, degli ambientalisti, con una certa rapidità, senza nessuna parola di argomentazione, boccia l'emendamento numero 4, ma questo diventa un manifesto da propaganda elettorale, bocciare la ricostituzione del nostro ambiente naturale! Ma scherziamo, caro collega, che so che sei veramente impegnato, come fai? Almeno dimmi perché, dimmi che cosa è che non va nella direzione della ricostituzione e nell'ambito dei nostri parchi di quei siti ambientali degradati e distrutti dagli incendi e da altre calamità naturali.
DIANA (Progr.Fed.). L'emendamento non la ricostituzione. La presunzione non ha limite!
BOERO (A.N.). Allora che cosa vogliamo preservare? La terra bruciata? Le rocce emerse perché dilavate dalle piogge dopo la terra bruciata? Quello è un modo di fare parchi! Questa è un'altra contraddizione tecnico-scientifica, reale e non politica in termini reali, ambientali, questo è non conoscere l'ambiente!
DIANA (Progr.Fed.). Non conosci la scienza.
BOERO (A.N.). L'ambiente quando va preservato, va anche ricostituito e negare il termine ricostituzione è gravissimo, non grave! Mi dimostrino il contrario, mi venga dimostrato il contrario, negare questo è assurdo!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. E` un'esigenza che credo che sia corretta, il chiarimento va nella direzione dell'ultimo ragionamento che facevano prima il collega Piero Carloni e adesso Boero.
Il problema del ripristino non è un problema che non è tenuto in conto, è certamente compreso, ma siccome tutti i paesi del parco hanno destinato le terre pubbliche per la gestione all'Azienda Foreste Demaniali, tutto il discorso della sistemazione idraulico - forestale, tutto il ragionamento sulla ricostituzione del bosco, la sua manutenzione e il suo seguito scientifico è dentro addirittura ad una scelta collaterale, contestuale e quindi è un problema di conoscenza - ho fatto male io a non dirlo prima - era giusta l'osservazione del consigliere Boero, ma gli do tutta la soddisfazione su questa questione che non è dimenticata, ma è addirittura nel cuore delle decisioni di governo e delle cose che si sono definite in via collaterale alla nascita del parco.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.). A nome del Gruppo di Forza Italia chiedo il voto segreto sugli emendamenti e sull'articolo.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1, soppressivo parziale all'articolo 1.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 48
Votanti 47
Astenuti 1
Maggioranza 24
Favorevoli 17
Contrari 30
Il Consiglio non approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FANTOLA - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PIRAS - PITTALIS - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto il consigliere: MANCHINU.)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento numero 3. Onorevole Carloni, per dichiarazione di voto?
CARLONI (A.N.). Chiedo la votazione per parti.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 3, soppressivo parziale.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione: Presenti 51
Votanti 51
Maggioranza 26
Favorevoli 19
Contrari 32
Il Consiglio non approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FANTOLA - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PIRAS - PITTALIS - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2, sostitutivo parziale.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 50
Votanti 50
Maggioranza 26
Favorevoli 18
Contrari 32
Il Consiglio non approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FANTOLA - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PIRAS - PITTALIS - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 112, sostitutivo parziale.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 50
Votanti 50
Maggioranza 26
Favorevoli 27
Contrari 22
Voti nulli 1
Il Consiglio approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FANTOLA - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PIRAS - PITTALIS - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 1.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 49
Votanti 49
Maggioranza 25
Favorevoli 28
Contrari 20
Voti nulli 1
Il Consiglio approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FANTOLA - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PIRAS - PITTALIS - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 4.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 48
Votanti 48
Maggioranza 25
Favorevoli 15
Contrari 30
Voti nulli 3
Il Consiglio non approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PIRAS - PITTALIS - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 5 aggiuntivo.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 48
Votanti 48
Maggioranza 25
Favorevoli 16
Contrari 32
Il Consiglio non approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GIAGU - GIORDO - LADU - LA ROSA - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PIRAS - PITTALIS - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
PRESIDENTE. La seduta è tolta. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina, alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 19 e 38.
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