Seduta n.161 del 08/02/2006
CLXI SEDUTA
(POMERIDIANA)
Mercoledì 8 Febbraio 2006
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente Paolo FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 16 e 42.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 21 dicembre 2005, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Vincenzo Floris ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana dell'8 febbraio 2006.
Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, le sarei grato se volesse concedere una breve sospensione per consentire un incontro dei Capigruppo con una delegazione degli agricoltori.
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, con tutto il rispetto per gli agricoltori, vorrei precisare che stiamo iniziando i lavori dell'Aula con venti minuti di ritardo, sono previsti dodici interventi, per cui finiremo alle ore 21 circa. Se interrompiamo naturalmente potremo finire alle 21 e 30 o alle 22. Fra l'altro lei avrebbe potuto rappresentare questa esigenza nella Conferenza dei Capigruppo, che si è appena conclusa.
ARTIZZU (A.N.). L'ho saputo adesso, Presidente.
PRESIDENTE. Chiederò agli altri Capigruppo. Non so che esigenza ci sia di incontrare adesso degli agricoltori, ma vi pregherei di non diventare una specie di bancomat, per cui chiunque venga nel palazzo può interrompere le sedute del Consiglio. Non è una buona cosa.
Chiedo scusa ai colleghi Capigruppo, l'onorevole Artizzu propone di sospendere la seduta per consentire un incontro con una delegazione di agricoltori, non so bene di che genere. Mi devo rimettere all'Aula. Chiedo scusa ai Capigruppo, per lo meno a quelli che sono in aula, vorrei sapere se la richiesta dell'onorevole Artizzu è accolta o se invece si possono individuare altri modi per incontrare questa delegazione durante lo svolgimento dei lavori.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Capisco la richiesta dell'onorevole Artizzu e anche l'opportunità di incontrare gli agricoltori, però, poiché siamo nella fase della discussione generale in cui intervengono i Capigruppo, non avrei niente in contrario se partecipasse a questo incontro una rappresentanza dei diversi Gruppi che fanno parte della Commissione agricoltura. Sarei cioè dell'avviso di ricevere comunque gli agricoltori, ma senza sospendere i lavori dell'Aula.
Eventualmente, se questa proposta non fosse condivisa, si potrebbero ricevere gli agricoltori domani mattina, intorno alle 10, non essendo previsti lavori d'Aula, conciliando così i lavori dell'Aula di questo pomeriggio con l'esigenza di ricevere gli agricoltori, che mi risulta debbano continuare la loro manifestazione anche nella giornata di domani.
PRESIDENTE. Mi pare che l'orientamento sia quello di proseguire i lavori con gli interventi previsti. I Gruppi decidano se far incontrare alcuni componenti della Commissione agricoltura con la delegazione di agricoltori questo pomeriggio o se rinviare l'incontro con i Capigruppo alla mattinata di domani, in cui non sono previsti lavori d'Aula. Nel primo caso naturalmente ci impegniamo tutti a proseguire i lavori senza avanzare richieste di verifica del numero legale.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale abbinata dei disegni di legge numero 199/S/A e 200/A e del programma numero 13/A.
E' iscritto a parlare il consigliere Silvestro Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signor Assessore, colleghe e colleghi, nella manovra finanziaria e di bilancio oggi in discussione trovano purtroppo conferma tutti i timori e le preoccupazioni già espressi nella precedente manovra e in questi ultimi mesi.
Bisogna subito dire che questo bilancio, oltre ad essere ragionieristico e senza strategia, è stato condizionato e falsato da una politica delle entrate che, pur partendo da una premessa giusta, non risponde alla realtà. Non farò certo l'elenco di tutte le presunte entrate in merito alle quote IVA e IRPEF, perché credo che le conosciamo tutti abbastanza bene, però siamo altrettanto consapevoli del fatto che quelle entrate sicuramente non arriveranno entro il 2006. Quindi possiamo dire che questo bilancio non si basa su risorse certe, e questo è il primo dato che va evidenziato, ed è al limite della legittimità. Ai tagli non corrisponde un contenimento serio dei debiti, i quali rischiano di aumentare una volta che si capirà che le entrate sono sovrastimate. Che farà allora la Giunta regionale? Accenderà nuovi mutui? Ho sentito il Presidente della Commissione far balenare anche questa ipotesi, qualora, come sicuramente accadrà, non arrivassero queste risorse, altrimenti si ridurranno i capitoli di bilancio. Non so che cosa deciderà questa Giunta regionale, certo è che bisognerà mettere mano al bilancio che stiamo approvando oggi, che non rimarrà sicuramente invariato per tutto l'arco dell'anno. Ma il fatto più grave è che se anche queste risorse fossero reali, non c'è un solo settore produttivo che si sia rafforzato e che abbia una prospettiva di rilancio.
Questa manovra è stata concepita nelle segrete stanze della Regione ed è figlia di una cultura centralista che fa a pugni con la storia autonomistica della Regione sarda. Non c'è stata concertazione con le parti sociali e imprenditoriali, ma è mancata soprattutto la concertazione anche all'interno della maggioranza, non solo con l'opposizione. Basti vedere l'esiguo numero degli emendamenti accolti. Questa manovra è nata blindata e relega il Consiglio regionale a un ruolo marginale, quasi da passacarte.
E' ovvio che la modifica che a questa manovra è stata apportata in Commissione bilancio è servita veramente a poco, quindi mi auguro che almeno durante questo passaggio in Consiglio si possano fare delle modifiche serie e concrete, anche alla luce di alcune emergenze che stanno sorgendo proprio in questi giorni e che non c'erano quando abbiamo discusso la finanziaria in Commissione. Noi comunque non accetteremo la logica con cui è stata predisposta questa manovra e la respingeremo con tutti i mezzi democratici di cui disponiamo. Non è però solo il Consiglio che si ribella: da ogni parte si levano voci di dissenso e già si preannunciano le prime ondate di scioperi, che sono il segnale inequivocabile di un malessere che ha raggiunto livelli di guardia difficilmente controllabili. Sono già scesi in piazza il mondo del volontariato e della formazione professionale, i lavoratori dell'ERSAT, dell'ex ESAF, dell'industria, in particolare di Montefibre e Legher, il personale regionale, gli LSU, gli agricoltori, eccetera, quindi mi pare che ci sia una grande movimentazione, una grande presa di posizione da parte di tutti i settori produttivi della Sardegna. E non basteranno certamente dei piccoli accorgimenti per risolvere questi problemi; è l'impronta, la filosofia stessa della manovra che va cambiata.
Io credo che dobbiamo entrare in una logica diversa, se vogliamo che ci sia un vero cambiamento in questa manovra finanziaria. Quella che in pompa magna era stata presentata come la manovra finanziaria che avrebbe dovuto dettare la svolta, dato che la precedente ha miseramente fallito tutti gli obiettivi, si presenta invece come una manovra rabberciata alla meglio, dopo l'esclusione di una congerie di norme intruse, quelle che adesso si vuole far entrare dalla finestra, con un collegato alla finanziaria, dopo che sono state fatte uscire dalla porta. Si tratta di un vero e proprio oltraggio al parlamento sardo. Noi diciamo sin da oggi che le norme intruse, surrettiziamente confermate nel collegato, devono subire la stessa sorte delle precedenti, devono cioè essere eliminate e rimandate alle Commissioni competenti, perché concernono argomenti di estrema importanza e debbono pertanto seguire l'iter dei disegni di legge. Riteniamo che non sia possibile, in questa fase, approvare disegni di legge molto articolati e complessi, che necessitano sicuramente di un coinvolgimento forte del Consiglio, ma anche e soprattutto delle Commissioni competenti.
Non è vero, contrariamente a quanto sostiene il Presidente della Commissione, che ci sia soddisfazione da parte degli enti locali per un aumento del 5 per cento delle risorse loro assegnate. Volevo sapere da dove il Presidente ha desunto queste stime, perché a me non risulta questo aumento. Forse si riferisce al 2005, anno in cui vi è stata una vera ecatombe nei confronti dei comuni e non certamente agli anni precedenti, quando le risorse sia per la legge numero 25 sia per la legge numero 37 erano molto più consistenti. A me, ripeto, non risulta che ci sia questo aumento, quindi le dichiarazioni che vengono fatte in merito non credo possano essere considerate giuste.
Il collega Secci deve allora spiegare perché i Comuni stanno pensando di risolvere il contenzioso nelle aule dei tribunali, cosa mai successa in passato. E le nuove Province sono forse contente del trattamento che sta riservando loro questa Giunta regionale? Hanno forse una prospettiva queste Province? Di questo passo saranno destinate a morire d'inerzia e soprattutto di inedia. Sui fondi alle nuove Province - lo devo dire - noi abbiamo presentato, a suo tempo, un'interpellanza, anche perché ritenevamo che il problema lo si sarebbe dovuto affrontare tempo fa, visto che, oggi come oggi, per come stanno funzionando questi nuovi enti è come se non ci fossero. Di questo ne dobbiamo assolutamente prendere atto. Allora, se il Consiglio regionale fa una riforma e istituisce nuove province, deve essere conseguente e mettere i nuovi enti in condizioni di funzionare, altrimenti davvero tutto questo non servirà assolutamente a nulla.
La situazione sta diventando sempre più drammatica e non si intravedono possibilità di ripresa: c'è uno smantellamento del sistema industriale a tutto campo; il tasso di disoccupazione è in aumento, a differenza di quanto succede nel resto d'Italia; l'elenco dei lavoratori in mobilità si sta ingrossando di giorno in giorno; è ripresa l'emigrazione, un'emigrazione diversa da quella degli anni '60 e '70 e degli inizi del secolo scorso. Oggi stanno emigrando i diplomati e i laureati, che qui non riescono a trovare una giusta collocazione. E questo fatto credo debba preoccupare molto questo Consiglio regionale; è un fatto nuovo e soprattutto grave, in quanto le forze migliori, quelle che dovrebbero garantire un processo di crescita e di sviluppo in questa regione praticamente non ci saranno più continuando di questo passo, e quindi avremo una regione di vecchi e bambini, se ne nasceranno.
E degli agricoltori, che hanno occupato l'Assessorato dell'agricoltura, strangolati da una crisi senza precedenti, che cosa vogliamo dire? So che questo pomeriggio una delegazione di agricoltori ha chiesto di incontrare i Capigruppo, ma gli agricoltori stanno stazionando da giorni presso l'Assessorato chiedendo risposte. Infatti, abbiamo visto tutti come si è conclusa la vertenza sul prezzo del latte: quasi ventimila imprese ovicaprine, quelle che stanno resistendo, perché molte hanno abbandonato, sono lasciate al loro destino. I danni causati dagli eventi alluvionali in questi ultimi anni sono certamente molto inferiori a quelli a cui ha dovuto far fronte la precedente coalizione all'inizio del suo mandato, cioè nel 1999. Il Consiglio regionale deliberò uno stanziamento di 280 miliardi di vecchie lire per pagare i danni dell'alluvione di quell'anno. Mi pare che questa Giunta stia impegnando veramente poche risorse per risarcire chi ha subito danni dalle ultime alluvioni.
Nella passata legislatura vi sono state anche altre calamità, per esempio la lingua blu, che ha causato la morte di circa un milione di capi ovini in Sardegna, e per la quale la Regione ha dovuto stanziare circa 500 miliardi di vecchie lire prima ancora che fossero assegnati i fondi statali. Oggi c'è una sensibilità diversa da quella dimostrata nella passata legislatura, quando le emergenze venivano affrontate impegnando le risorse prontamente utilizzabili senza ricorrere, come si sta facendo oggi, ai fondi POR e senza intaccare il bilancio regionale, al contrario di quanto si sta facendo oggi, a testimonianza di uno scarso interesse nei confronti del settore agricolo e di altri settori portanti della nostra economia.
Questa manovra non fa crescere i settori produttivi, che sono tutti in crisi, e fa tornare indietro nostra regione. E' una manovra che non ha nulla di rivoluzionario, né nei contenuti né nelle finalità. Dobbiamo accontentarci di una finanziaria adulterata da un'invasione di norme intruse, affrettata e priva di una visione strategica per il futuro. E' vero che un cambiamento c'è stato, ma purtroppo è stato un cambiamento in peggio.
Quale finalità dovrebbe perseguire questa legge finanziaria? I tagli indurrebbero a pensare che si voglia recuperare il disavanzo. Ebbene, da una lettura attenta non solo il disavanzo non viene colmato, ma resta in tutta la sua drammatica attualità. Non ci sono, alla luce dei dati forniti, entrate certe per garantire gli impegni finanziari; siamo di fronte a una manovra che solleva molti dubbi di legittimità, che meritano ben altre considerazioni. Si è preferito, anziché dare risposte ai tanti problemi dovuti alla crisi economica sempre più allarmante, fare demagogia su tutti i campi. Abbiamo amplificato i contenziosi con lo Stato non solo in materia di entrate fiscali, ma soprattutto sulle servitù militari, sul federalismo, sul trasporto, guardando più all'apparenza che alla sostanza. Io credo che questa Giunta regionale e questa maggioranza avrebbero senz'altro conseguito risultati migliori se avessero affrontato, nelle sedi opportune e con le giuste maniere, il confronto con lo Stato, perché i problemi esistono e sono seri, lo sappiamo molto bene. Il problema delle servitù militari c'è, va rivisto, va superato perché oggi come oggi, a distanza di decenni dall'accordo di "Mutua sicurezza", molte cose possono essere cambiate a vantaggio della Sardegna. Il problema è che l'approccio è stato probabilmente completamente sbagliato, perché evidentemente si voleva dare risalto alle azioni piuttosto che guardare ai contenuti che si potevano avere affrontando in modo equilibrato il confronto. Non che queste problematiche non sussistano, ma stranamente, ogni qualvolta la Giunta regionale e la sua maggioranza sono in difficoltà nascono, come dicevo, contenziosi di comodo.
Anche sulle servitù militari sono emerse delle posizioni ideologiche più che la volontà di affrontare in modo razionale il problema, e soprattutto non si è mai parlato della fine che faranno le circa ottomila unità lavorative che operano in quel settore. Io credo che se avessimo affrontato congiuntamente i problemi, sia per quanto riguarda il personale sia per quanto riguarda la nuova situazione delle servitù militari, avremmo dato un contributo importante alla soluzione del problema servitù militari, prendendo in considerazione anche quella importante realtà che garantisce occupazione e che al momento non ha alternative in Sardegna.
In materia di trasporti si chiede allo Stato di fare il proprio dovere per poi scoprire che la Regione è la prima ad essere inadempiente, che sta razionalizzando, se questo è il termine giusto, eliminando tratte, in modo ragionieristico, in alcune zone, che a causa di questa politica si stanno sempre più spopolando e finiscono per essere sempre più emarginate. Ma vi sembra giusto quello che è successo per quanto riguarda i trasporti? Adesso, se non c'è un numero congruo di utenti, le tratte dei pullman vengono eliminate, anche se interessano le zone più periferiche del territorio, creando così danni ancora peggiori!
Queste cose, a mio avviso, non si debbano fare guardando soltanto all'aspetto economico. Noi dobbiamo guardare all'aspetto sociale di un servizio, quello a cui non ha mai guardato questa Giunta, ed è impensabile che si continui di questo passo. Pensate che a Nuoro non c'è più il collegamento tra la città e l'aeroporto, questo perché anche quella tratta non è riuscita a raggiungere i parametri stabiliti dalla Regione. Allora bisogna dire che le cose che noi abbiamo contestato allo Stato negli anni scorsi, accusandolo di non prendere in considerazione la realtà della Sardegna, per cui il divario fra la Sardegna e il continente e fra le zone intensamente popolate e quelle meno popolate era sempre lo stesso, la Regione le sta riproponendo allo stesso identico modo in Sardegna! Mentre si rivendica dallo Stato maggiore autonomia impositiva e concorrenziale su diverse materie, si scopre che la prima ad essere accentratrice e centralistica è proprio la Regione. Mi riferisco in particolare al Piano paesaggistico, con il quale i comuni sono stati clamorosamente estromessi da una materia di loro diretta competenza.
Si rivendica una propria politica sui parchi e poi scopriamo l'esigua destinazione di risorse per il finanziamento degli stessi. Anche qui la Regione, passando sulla testa degli amministratori locali, si è arrogata il diritto di nominare i responsabili della gestione, che prima erano nominati dai sindaci. Non si capisce perché la gestione dei precedenti parchi regionali, istituiti dal Consiglio regionale, era in capo ai comuni mentre d'ora in avanti non sarà più così, perché sarà la Regione a decidere chi deve gestire i parchi. In merito al parco del Gennargentu, poi, si sta consumando un'intollerabile ambigua operazione, mai verificatasi con i Governi precedenti! Le disposizioni dettate dalla legge numero 394... Ho finito.
PRESIDENTE. Sì, ha proprio finito, onorevole Ladu, avendo già parlato per venti minuti. Stiamo facendo così con tutti. Le chiedo scusa, bisogna fare uno sforzo per contenere gli interventi in venti minuti, che sono un tempo congruo.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi del Consiglio, rispetto all'anno scorso, quando, intervenendo sulla legge finanziaria, i Riformatori parlarono di luci e ombre di una legge abbastanza complessa e controversa, mi trovo davanti a un compito assai più facile, nel senso che forse possiamo solo fare alcune considerazioni dal punto di vista notarile e affidarle all'assessore Pigliaru e alla Giunta perché, in sede di replica, se lo ritengono opportuno, ci facciano sapere che cosa ne pensano.
La prima considerazione notarile riguarda il ritardo con cui il disegno di legge finanziaria è stato presentato. L'anno scorso ci fu detto: "Sarà l'ultimo anno che questa maggioranza porterà in Consiglio in ritardo la legge finanziaria". I termini per la presentazione della finanziaria sono noti a tutti: entro il 30 settembre la finanziaria va presentata ed entro il 31 dicembre deve essere approvata. Evidentemente non è facile muovere da questi banchi una contestazione di questo genere, in quanto anche il centrodestra si è reso responsabile, nella scorsa legislatura, di ritardi nella presentazione della legge finanziaria, però, colleghi, dalla scorsa legislatura ad oggi in questo Consiglio regionale è cambiato il mondo! Ci troviamo di fronte a una situazione completamente differente: la maggioranza dispone di 51 consiglieri su 84, quindi è una maggioranza assolutamente schiacciante. Se il centrodestra, nella scorsa legislatura arrivava in ritardo perché la debolezza politica e la scarsa coesione, che voi rinfacciavate a quella maggioranza, impedivano di rispettare i termini del Regolamento, ci dovete una spiegazione sul motivo per cui questa legge finanziaria arriva in Aula con tre mesi di ritardo rispetto ai termini fissati dal Regolamento e nonostante gli impegni e le promesse della Giunta regionale. Una spiegazione ci sarà, non vorremmo che fosse la stessa, quella cioè della debolezza, della mancanza di coesione interna della maggioranza, di cui nella scorsa legislatura ci volevate fare carico.
La seconda considerazione è anch'essa di tipo notarile: sappiamo perfettamente che è cambiato il Regolamento, cioè tutti gli 85, anzi 84 consiglieri di quest'Aula sanno che è stato licenziato un nuovo Regolamento interno, che dal 1° gennaio 2006 è vigente a tutti gli effetti. Stavo dicendo tutti gli 85 consiglieri, poi mi sono corretto, perché evidentemente c'è un consigliere che non sa del nuovo Regolamento! Ed è il presidente Soru, il quale non sa che il Regolamento è stato modificato, non ha un buon rapporto col Presidente del Consiglio e quindi non gli sottopone preventivamente la legge finanziaria licenziata dalla Giunta. E cosa succede? Succede che per quindici giorni noi discutiamo di una legge che non c'è! Vi ricordate le tasse sugli yacht, le tasse sulle seconde case, "Sardegna speaks English", "Sardegna fatti bella", il ritornare a casa, tutte quelle cose di cui abbiamo discusso per quindici giorni sui giornali? Bene, nella finanziaria non ci sono! C'erano nella finanziaria che è stata licenziata dalla Giunta, ma col nuovo Regolamento, di cui noi pensavamo che avessero conoscenza anche la Giunta e il suo Presidente, il Presidente del Consiglio è stato costretto a dichiarare quali norme erano intruse, e quindi le norme relative a quegli argomenti nel testo che abbiamo in discussione non esistono, non ci sono più. Se ne discutessimo in quest'Aula faremmo un esercizio lezioso, come se parlassimo di qualsiasi altro argomento che in questo momento ci passa per la testa.
A me sembra che di entrambe queste due considerazioni voi dobbiate tenere conto perlomeno l'anno venturo, cioè dobbiate tener conto dell'impegno di presentare la finanziaria entro il 30 settembre. E dovete darci delle giustificazioni sul motivo per cui questo termine non è stato rispettato quest'anno, dovete dirci se avete intenzione di comportarvi nello stesso modo l'anno venturo e se anche allora presenterete uno zibaldone finanziario incompatibile con il Regolamento del Consiglio, anzi con la ragionevolezza, perché chiunque di voi abbia assistito - cioè tutti - alla discussione di almeno un'altra legge finanziaria sa perfettamente che il motivo per cui in passato le finanziarie si impantanavano per mesi nelle sabbie del Consiglio, dando una pessima immagine di questa istituzione all'esterno e creando grosse difficoltà nella produzione legislativa, è che erano appunto degli zibaldoni. Quindi si tenevano interminabili riunioni per capire quali parti dovevano essere espunte, quali potevano essere mantenute, quali potevano essere messe in votazione col consenso della minoranza e su quali si doveva invece aprire un ragionamento. Erano leggi che restavano in discussione in Consiglio per tre o quattro mesi, ed era anche fisiologico che si cercasse di appiccare l'ombrello a quel "treno", essendo l'unico che passava con certezza e anche lentamente sulle rotaie, al punto che si riusciva ad appiccare gli ombrelli ai finestrini. Le cose sono però cambiate, quindi, colleghi del centrosinistra, signori Assessori, garantiteci che l'anno venturo, quando presenterete la vostra finanziaria ci sarà un raccordo tra la Giunta e la Presidenza del Consiglio che non ci farà arrivare alla farsa di quest'anno. Farsa che poi ha prodotto il famoso testo del disegno di legge concernente "disposizioni varie", una specie di mosaico composito che giace, per il momento, fra i disegni di legge licenziati dalla Giunta, composto di 23 articoli e di 132 commi, alcuni dei quali sono una vera e propria legge a sé stante.
Questa mancanza di comunicazione tra Presidenza del Consiglio e Presidenza della Giunta non è stata gratis, ci è costata la presenza agli atti del Consiglio di questo pacchetto rappresentato dal disegno di legge contenente disposizioni varie, di cui non conosciamo il destino, la sorte, il percorso e quant'altro. Ci è costata anche una situazione direi kafkiana in terza Commissione, dove abbiamo fatto delle audizioni di tuttologia, perché le parti sociali che sono venute per darci il loro contributo hanno parlato di ciò che più desideravano. Qualcuna ha parlato della finanziaria, che era in effetti il testo di legge in discussione, ma qualcun'altra ha discettato di tasse sulle barche, di "Sardegna speaks English" o di altri argomenti contenuti nella primitiva stesura della finanziaria, consegnata alle parti sociali, ma non nel testo in discussione. Eravamo in fase di sperimentazione, nella quale quasi tutto è tollerato, però vi garantisco che l'attività e il lavoro della terza Commissione non sono stati gratificanti durante l'esame di una manovra finanziaria all'interno della quale, come ha detto il Presidente, era ricompreso sostanzialmente tutto.
Vengo a parlare specificatamente del merito. Assessore Pigliaru, noi le abbiamo detto, e lo ribadiamo in Aula, che per quanto riguarda i 500 milioni di euro che lei ha inserito tra le entrate come recupero dei sette decimi del gettito IVA, noi Riformatori vorremmo condividere il suo ottimismo, non perché crediamo che lei abbia fatto un salto in avanti sconsiderato, ma perché riteniamo che abbia posto un'esigenza di carattere politico, sulla quale tutte le forze di questo Consiglio si sono dichiarate d'accordo e noi Riformatori intendiamo assumerci sino in fondo e per intero le nostre responsabilità. Quindi la battaglia che si sta aprendo con lo Stato sull'IVA, e che ha portato la sua Giunta a quantificare in sette decimi, come da Statuto, ciò che deve arrivare nelle casse della Regione Sardegna, noi la sposiamo e vogliamo combatterla fino in fondo, anche se ci rendiamo conto che inserire quei 500 milioni di euro nel bilancio può essere un modo per stravolgere il bilancio stesso e che ci costringerà, se non vinceremo la battaglia, a fare un assestamento al ribasso che riveda le previsioni di spesa o, come lei ha detto in Commissione, aumenti l'indebitamento.
Però, Assessore, mi permetto di farle notare che, insieme all'aleatorietà di quella posta, c'è l'aleatorietà di un'altra posta, quella dei 1.850 milioni di euro che sono stoccati e "sterilizzati" per ripianare il debito, il cui mancato introito determinerà, anche in questo caso, l'accensione di un mutuo. Voglio aggiungere un altro elemento di sofferenza di questo bilancio, quindi un altro numero sul quale le chiedo, assessore Pigliaru, di fare una riflessione, eventualmente discutendone con l'Assessore dell'igiene e sanità, competente per materia. La cifra che voi avete stanziato per la sanità è sicuramente gravemente insufficiente in maniera grave rispetto alle esigenze, nel senso che avete previsto uno stanziamento pari al 29 per cento della quota del Fondo sanitario nazionale assegnata alla Sardegna, come la legge vi impone. Questo significa che prevedete che, per il 2006, la spesa sanitaria si aggiri sui 2.400 milioni di euro. Bene, soltanto il preconsuntivo del 2005 dice che in Sardegna per la sanità si è spesa una cifra compresa fra i 2.650 e i 2.700 milioni di euro, cioè 250 o 300 milioni di euro in più di quanto voi state mettendo per l'anno in corso. Quindi voi state già sottodimensionando la spesa sanitaria, rispetto al 2005, di 250 o 300 milioni di euro. Se, come noi riteniamo, come io ritengo, questo rispondesse al vero, alle sofferenze che comunque in questo bilancio si intravedono se ne aggiungerebbe un'altra grave e clamorosa, che oltretutto comporterebbe inevitabilmente o l'accensione di nuovi mutui o la riduzione di servizi in sanità. e devo dire che alcune delle delibere che sono all'ordine del giorno della Giunta, riguardanti il settore sanitario, mi creda, Assessore, fanno venire un po' di inquietudine in chi si occupa di sanità.
Un'altra considerazione che vorrei fare, sempre in tema di bilancio, l'ha già fatta il mio collega Sergio Pisano, in maniera articolata, io la ripeterò a volo d'uccello. C'è l'impegno della Regione, contenuto nelle finanziarie che si sono succedute nel corso degli anni, e presente anche nella finanziaria dell'anno scorso, sulla trasformazione in forma economico-patrimoniale del bilancio della Regione. Vorremmo sapere quali passi avanti in questa direzione, assai importanti dal punto di vista della chiarezza di lettura del bilancio e della sua corrispondenza alla realtà, sono stati fatti.
Ciò detto è evidente che la parte più innovativa, cioè quella che ci ha fatto discutere animatamente per quindici giorni prima di conoscere il testo vero della finanziaria, che ha comportato ulteriori discussioni nella terza Commissione, è quella ricompresa all'interno di un disegno di legge che, in maniera molto appropriata e devo dire anche un po' malinconica, reca come titolo "disposizioni varie", a sottolineare quanto questo disegno assomigli più a un pot-pourri che non a un vero e organico indirizzo di sviluppo della Regione. Però la parte più innovativa è senz'altro là. Altrettanto innovativo e causa di discussioni è il nuovo sistema di tassazione che si è pensato di introdurre nella finanziaria, che è ancora compreso tra le disposizioni varie. Non voglio esagerare con ulteriori riflessioni su questo argomento, però devo ricordarle, Assessore, che la prima domanda che è stata posta immediatamente dopo l'uscita delle disposizioni riguardava la legittimità costituzionale di tutte le disposizioni. Lei è uomo di legge, oltre che di economia, quindi spero che abbia accertato che questo requisito fosse presente.
La seconda domanda atteneva all'impatto legislativo, cosa che è riecheggiata tante volte a proposito dei suoi DPEF. Lei mi ha spiegato, per quanto riguarda le tasse, che non si creano impatti economici; essendo tasse di scopo più che una motivazione economica hanno una motivazione "educazionale". Insomma, vorremmo avere una valutazione di impatto educazionale, cioè vorremmo capire, dal punto di vista dello scopo, su quale studio ci si è basati per dire che la notizia di queste tasse o l'eventuale loro applicazione avrà un effetto traino, sarà un volano per l'economia della Sardegna.
Ultime due considerazioni, la prima sul programma "Sardegna speaks English". Anche qui reitero una considerazione già fatta in Commissione: non solo condividiamo lo spirito di "Sardegna speaks English", ma abbiamo sottolineato come assai raramente in politica si trovi qualcuno che con fair play sia disponibile a chiamare un intervento nello stesso identico modo in cui la parte politica avversa lo aveva chiamato nel momento in cui lo aveva proposto. Quindi vale la considerazione che "Sardegna speaks English" è progettualità e non più quotidianità; è veramente strategia e non soltanto tattica. Detto questo, Assessore, 25 milioni di euro sono una cifra significativa. Noi proponevamo 50 milioni di euro per un anno, cioè il doppio, ma ci mettevamo sopra una proposta di legge, cioè dieci articoli che stabilivano chi doveva spendere e come, qual era l'authority e quali erano le direttive. Si trattava di un lavoro costato anni, che aveva richiesto la collaborazione di prestigiosi istituti internazionali, come il British Council, e che aveva veramente una finalità strategica ora riportata, per quanto riguarda il programma "Sardegna speaks English", in cinque righe in cui si dice: "Insegnanti di madrelingua, corsi serali anche da parte di enti locali e corsi nei mass media per supportare e conoscere, con delega alla Giunta di decidere come spendere". Insomma, noi abbiamo una grande fiducia nell'azione salvifica della Giunta e nelle azioni salvifiche in genere, però francamente su questo argomento, sul quale avrete il nostro appoggio, al fine di raggiungere lo scopo, perché ci sarà la preoccupazione che non si riesca a raggiungere lo scopo, una riflessione in più forse è utile.
L'ultimissima considerazione riguarda il progetto sperimentale interdisciplinare e interculturale "Fabbrica della creatività". Signori, capisco che l'espressione "centro di incontro e di lavoro delle arti contemporanee" riempia la bocca, ma lei, Assessore, sa benissimo che la Manifattura Tabacchi non è nostra, quindi decidere che cosa farne, mettere 3 milioni di euro per una cosa non nostra non va bene! Intanto acquisiamola e dopo che l'avremo acquisita ricordiamoci che è una scommessa: 2[s1] 5 mila metri quadri, 80 mila metri cubi a cento metri dal porto di Cagliari.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Vargiu.
VARGIU (Riformatori Sardi). Assessore, non ci saranno tante altre scommesse di questo genere. Cerchiamo di agire insieme col Comune di Cagliari e con la Provincia, tutti insieme per non sprecare un'occasione irripetibile per la città di Cagliari e per la Sardegna.
PRESIDENTE. Invito i colleghi a contenere gli interventi entro il tempo stabilito. Il microfono si disattiva automaticamente allo scadere del tempo.
E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intanto vorrei cominciare da una considerazione, relativa alla finanziaria, che è frutto del nuovo Regolamento. Il nuovo Regolamento ha prodotto un effetto certo, quello di "asciugare" completamente il testo della finanziaria, naturalmente in ossequio a quelle che sono le norme di contabilità e presumibilmente in una forma così accentuata da rasentare quasi l'esasperazione e da indurre, infatti, la prima Commissione a sostenere, nella sua relazione, l'esigenza di una rivisitazione delle norme sulla contabilità.
E' vero che c'è l'esigenza di stendere una finanziaria asciutta, ma è anche vero che quando questo effetto è così radicale si arriva alla stesura di una finanziaria non dico scontata, ma perlomeno "indirizzata", laddove poco viene lasciato alle fantasie e alla capacità di dispiegare progettualità diverse.
A me pare che questa finanziaria intanto incentri la propria attenzione su due scelte strategiche di fondo: la prima, fortemente voluta e che viene spesso richiamata, è quella di addivenire nel più breve tempo possibile al risanamento del bilancio regionale, contenendo l'indebitamento nella misura del 2,7 per cento. E mi pare che questo obiettivo in qualche modo stia per essere raggiunto; la seconda è relativa alla politica delle entrate e il fatto che quell'incremento delle entrate sia considerato dall'opposizione in maniera assolutamente negativa, messo lì a casaccio per coprire il deficit. Io credo invece che rappresenti uno degli elementi fortemente positivi e caratterizzanti della manovra finanziaria, che riapre, evidentemente, con l'inserimento di quelle poste nel bilancio regionale, una vertenza con lo Stato mai chiusa, vertenza che, voglio ricordarlo nuovamente, ha visto l'opposizione condividere le stesse posizioni della maggioranza per un lungo periodo di tempo. Non solo, nella riapertura di quella vertenza mi pare che si intraveda un forte elemento di caratterizzazione della volontà politica della Giunta regionale. E cioè la Giunta regionale, nel riaprire la vertenza con lo Stato, non ha inteso riproporre in maniera generica, occasionale, una legittima richiesta; nel riconfermare quella volontà all'interno della finanziaria ha assunto un atteggiamento che ha valenza politica indipendentemente da chi starà al governo dopo le prossime elezioni nazionali. La Giunta regionale, in buona sostanza, ha voluto rimarcare l'esigenza di riaprire un confronto con lo Stato sulla materia delle entrate, oggi affidata molto spesso alla discrezionalità e alla buona volontà, al di là di ciò che recita lo Statuto e degli accordi che sono stati sanciti e però regolarmente disattesi. La Giunta ha voluto riaffermare la volontà di riaprire quella vertenza e di sostenerla, indipendentemente, ripeto, dalle forze politiche che saranno al governo dopo le prossime elezioni. In questo senso la Giunta non solo merita credito e fiducia, ma diciamo che è fortemente legittimata ad andare avanti.
Per quanto riguarda le modalità con cui la spesa viene indirizzata dicevo all'inizio che si lascia poco spazio alla fantasia, proprio perché la spesa è obbligatoriamente contenuta, visto il modo in cui è stata "asciugata" la finanziaria, vi sono però sicuramente degli elementi innovativi rispetto ai quali dobbiamo esprimere un giudizio assolutamente positivo. E gli elementi innovativi sono dati dall'indirizzo della spesa verso alcuni settori che sino a questo momento erano considerati negletti, poveri, da trascurare; settori che, sì, meritavano, ma venivano solitamente trascurati perché emergevano richieste da settori considerati più importanti e prioritari. Intendo riferirmi alle voci relative alla ricerca, all'università e all'istruzione, che caratterizzano l'attività della Giunta regionale, ma rimarcano anche una volontà politica della quale questa maggioranza si è fatta carico da tempo.
Assessore Pigliaru, io sono uno di quelli che credono, ciò nonostante, che all'interno della finanziaria e del bilancio alcune poste meritino una particolare attenzione. Intanto parto da un problema, quello del credito, a cui ha accennato ripetutamente la collega Caligaris. Credo che un dibattito sul credito in Consiglio regionale, nel momento in cui si parla di cessione delle quote che la Regione detiene presso il Credito industriale sardo e - parrebbe - di possibile cessione della SFIRS, sia assolutamente necessario e opportuno e che sia altrettanto necessario e opportuno raccogliere, relativamente a questo aspetto, le idee di tutti i consiglieri regionali. Non sto quindi esprimendo un giudizio di negatività su eventuali indirizzi scelti dalla Giunta regionale; sto rappresentando l'esigenza di avere delle informazioni che allo stato attuale al Consiglio regionale mancano. Bisognerà arrivare a questa benedetta Conferenza sul credito, essendo trascorsi numerosi anni dalla precedente, per comprendere se la massima istituzione sarda può incidere a livello di indirizzi, di proposte e di accordi in maniera più forte e più decisa di quanto, sino a questo momento, non abbia saputo fare.
Voglio rimarcare una delle domande che ho posto in occasione del question time, che in me, ma credo in tutti i consiglieri regionali, desta profonda preoccupazione e che attiene alla cessione, che parrebbe quasi con certezza essere avvenuta, di crediti inesigibili da parte del CIS a società finanziarie esterne a questa regione. Vorrei sapere se questa cessione è davvero avvenuta senza la prescritta autorizzazione della Regione e, nello specifico, dell'Assessorato della programmazione, e se ha prodotto effetti che abbiano comportato la messa in liquidazione di aziende che erano finanziate in base a leggi regionali sull'artigianato, il turismo e quant'altro. Mi domando se gli effetti di quella operazione, che è stata avviata senza l'elemento prioritario che l'avrebbe resa legittima, cioè l'autorizzazione regionale, producano davvero dei risultati. In altri termini, ci sono davvero delle aziende sarde che hanno fallito e i cui patrimoni, in funzione di quella decisione, sono stati escussi? Se così fosse, se, come pare, mancava l'autorizzazione della Regione, quelle aziende che sono fallite hanno la possibilità di rifarsi su qualcosa? E il fallimento allora dichiarato ha prodotto effetti giuridici legittimi o è un fallimento che, anche a posteriori, può in qualche modo essere inficiato? E vi sono rispetto a questo delle responsabilità? Credo che queste domande siano legittime e che siano assolutamente necessari una maggiore attenzione, un maggiore controllo, un maggiore coinvolgimento, ma anche una maggiore sinergia fra la Regione e gli amministratori, che dalla Regione stessa sono stati nominati.
Venendo invece, onorevole Pigliaru, ad altri problemi che meritano maggiore attenzione, credo che ve ne siano fondamentalmente due: uno riguarda la tematica del lavoro, comprese, naturalmente, alcune leggi di incentivazione, su cui mi soffermerò fra un attimo, l'altro è relativo alle nuove povertà. Le nuove povertà in Sardegna hanno raggiunto livelli tali per cui non possiamo più chiudere gli occhi e fingere che non esistano. Abbiamo già ripetuto in altre occasioni che 325 mila sardi vivono con 300 euro al mese! Siamo al di sotto delle possibilità di mera sopravvivenza! Una Regione che voglia essere poco poco equanime non può trascurare questi problemi! Se ne può occupare attraverso la legge finanziaria o leggi ad hoc, ma in ogni caso di questo aspetto se ne deve occupare. Naturalmente le nuove povertà non possono che essere collegate alla tematica lavoro, e allora, in tema di lavoro, mi risulta che alcuni colleghi in sede di esame della finanziaria da parte della Commissione abbiano presentato alcuni emendamenti, di cui era primo firmatario l'onorevole Silvio Cherchi, relativi, mi pare, alla legge numero 20. Questi emendamenti sono stati respinti dalla Commissione, ma io credo che meritino un'attenta valutazione da parte dell'Aula, dell'assessore Pigliaru e della Giunta regionale nel suo insieme, perché mi pare che vadano in una giusta direzione. Si tratta di un incremento dei fondi regionali per i diversamente abili, di un programma sperimentale di formazione, ricerca e inserimento di inoccupati e disoccupati e di interventi per incrementare i capitoli relativi alle politiche attive del lavoro nel settore degli investimenti. Quindi, assessore Pigliaru, io credo che relativamente a questi aspetti la Giunta regionale, pur nelle dinamiche di difficoltà che sono davanti a tutti noi, e nella consapevolezza dei limiti di bilancio, debba dimostrare una forte sensibilità.
Così come ritengo che le risorse per la legge 37, ossia per il piano straordinario per il lavoro, debbano anch'esse essere ulteriormente incrementate. E' vero che i trasferimenti agli enti locali, quelli previsti dalla legge numero 25, rispetto all'anno passato hanno avuto un incremento, mi pare anche abbastanza consistente, intorno ai 10 milioni di euro, ma è anche vero che attraverso i finanziamenti della legge 37 i comuni sono chiamati a programmare e pianificare il proprio sviluppo. E questo elemento non solo incrementa le occasioni di lavoro, ma concorre a fare formazione culturale presso i nostri amministratori locali; una formazione culturale più ampia, più adeguata, più rispondente ai tempi, proprio perché sono chiamati anch'essi a programmare i livelli di spesa.
Infine, la legge numero 51, così come è stata rimodulata, devo dire anche attraverso una sufficiente opera di concertazione, che ha visto le associazioni di categoria convenire, in un confronto dialettico con l'Assessore, sull'opportunità di alcune modifiche relative ai bandi, è diventata più selettiva, perché una parte delle risorse ad essa destinate verranno spese non più a sportello ma secondo la procedura dei bandi. Però gli effetti di questa normativa sono fermi dal mese di settembre del 2004, perché sono sostanzialmente finite le risorse. Nel frattempo si sono accumulate ulteriori 900 pratiche per un'ipotetica spesa di 48 milioni di euro. Le previsioni attuali, assessore Pigliaru, mi pare che si aggirino sui 56 milioni di euro, sufficienti per soddisfare le richieste pregresse, ma con un avanzo di appena 8 milioni di euro, insufficienti per procedere a un bando accettabile o alla definizione di ulteriori pratiche attraverso la presentazione a sportello. Bisogna, anche in questo caso, incrementare le risorse dell'apposito capitolo di bilancio in modo da rendere compatibile la possibilità del bando. Stiamo parlando quindi di un aumento di almeno 20 o 25 milioni di euro.
Queste tematiche comportano, mi rendo conto, un impegno finanziario abbastanza importante ed esoso, e bisognerà anche vedere da dove dovranno essere prelevate le risorse e come potranno essere distribuite, ma credo che questa sia un'operazione ineludibile, che deve essere portata a compimento non nel futuro, ma all'interno di questa manovra finanziaria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei anche dire signor Presidente della Regione o della Giunta regionale, come egli preferisce farsi chiamare, ma non posso interpellarlo, non posso rivolgermi a lui perché, spinto e distratto da importantissimi impegni istituzionali, non è in aula. In realtà, colleghi, non sarà mai sufficiente il numero delle volte in cui lamenteremo l'assenza del Presidente della Regione. Proprio nel momento in cui si discute la sua legge finanziaria, il suo documento di programmazione economica e finanziaria, col quale ci sta illuminando su come governare la Sardegna nei prossimi tre anni, il Presidente non viene in Consiglio regionale! Credo che un simile atteggiamento non si sia mai visto in quest'aula di parlamento regionale e men che meno nelle aule parlamentari nazionali.
Sarebbe gravissimo, e costituirebbe oggetto di riflessioni, di dibattiti televisivi e di interventi sui giornali, se il Presidente del Consiglio dei ministri fosse assente alla Camera o al Senato quando si discute la finanziaria. Ed è veramente deprimente vedere nei banchi della Giunta soltanto uno o al massimo due Assessori - dico al massimo, non riferendomi in particolare a lei, Assessore -, perché è l'ennesima dimostrazione di quanto poco il Presidente della Regione abbia in considerazione il Consiglio regionale. Sarebbe per certi versi più facile accettarlo come consigliere di opposizione, ma mi domando come voi, colleghi della maggioranza, possiate accettarlo col sorriso sulle labbra, come in questo momento. Al posto vostro mi sentirei veramente umiliato e offeso.
Comunque, non perché non possa riadattare questi appunti non rivolgendomi più direttamente al Presidente della Regione, perché credo che potrei anche farlo, ma proprio per rimarcare l'assenza del Presidente della Regione continuerò a rivolgermi a quella sedia come se fosse occupata. Del resto anche Berlusconi ha detto che farebbe il confronto anche davanti a una sedia vuota, e mi trovo io ad avere la fortuna di fare il mio intervento davanti a una sedia vuota.
Memore delle parole auree del Beato Giovanni XXIII, colui che diceva: "Cercate più quello che vi unisce piuttosto che quello che vi divide", ho cercato, veramente con spirito costruttivo, di trovare in questa manovra finanziaria qualcosa che potesse essere stimato, approvato, ben considerato. Purtroppo il mio lavoro è stato vano. Questa finanziaria, colleghi, è lo specchio della Giunta e del suo capo, e cioè il niente, l'assenza; assenza non solo fisica ma anche progettuale, assenza di una qualunque idea che possa fare bene alla Sardegna. Per quanto uno ci voglia scorgere qualcosa di positivo resta deluso: non c'è un indirizzo preciso, non c'è una linea guida, non vengono evidenziati problemi, non vengono offerte soluzioni. Si tratta di un generico documento finanziario, senza capo né coda, striminzito per di più, dopo lo stralcio di quelle norme intruse che non erano certamente accessorie, non erano certamente un qualcosa di complementare, ma erano parte fondante della finanziaria. Credo che l'assessore Pigliaru, che è l'artefice di questa gaffe, diciamo così, tecnico-istituzionale, sia d'accordo con me visto che le norme intruse le aveva scritte e presentate lui in Giunta. E l'eliminazione dalla finanziaria delle norme intruse, una volta dichiarate tali, avrebbe dovuto comportare una modifica anche della legge di bilancio, perché, se non ho calcolato male, quelle norme comportavano impegni di spesa per circa 80 milioni di euro. Erano quindi un qualcosa di sostanziale, che avrebbe dovuto indurre il Presidente della Regione a riportare in Giunta una manovra finanziaria che è completamente diversa da quella originariamente varata dall'Esecutivo regionale. Di questo, assessore Pigliaru, lei, insieme al suo Presidente, deve rispondere davanti ai sardi.
Non basta minacciare di cambiare in profondità la Sardegna se non si hanno le idee, le capacità e, perfino, ma ci tornerò dopo, la credibilità necessarie per farlo. Non basta, assessore Pigliaru, utilizzare l'aplomb professorale per ingannare i sardi; resterà nella memoria il suo disinvolto tentativo di eludere il Regolamento consiliare recentemente modificato e che non lascia spazio alle sue norme intruse. Di questo voglio dare atto al Presidente del Consiglio regionale e per questo mi sento di rivolgerle una domanda: "Lei come avrebbe giudicato un suo studente che si fosse reso responsabile di un tale grossolano errore in un esame scritto o in un esame orale?" Non gli avrebbe dato il 18, l'avrebbe rimandato a casa, ed è quello che sarebbe bene che anche lei facesse, per dare il buon esempio.
Lei ha cercato di avvolgere la finanziaria nel cachemire, perché il vostro è un atteggiamento snobistico, lontano dalle persone, profondamente antisociale. Mentre la Sardegna brucia, continuate a promettere riforme che nemmeno realizzate, perché la vostra azione di governo è incapace e inconcludente e dietro il paravento delle riforme nascondete la vostra incapacità a governare. Basterebbe leggere i giornali di questi giorni, e non solo di questi giorni, per rendersene conto: malumore, malessere, in alcuni casi disperazione. Migliaia di cittadini soffrono per il proprio lavoro, a voi sembra che nulla importi. I poveri in Sardegna aumentano, gli indicatori macroeconomici sottolineano stagnazione economica e produttiva, il tasso di disoccupazione è combattuto solo dal Governo nazionale e dalla legge che porta il nome del professor Biagi. Più ancora dell'opposizione, presidente Soru, l'accusano i numeri. Accade che quando nessuno parla l'evidenza sia talmente eloquente da rendere superflue persino le parole.
La disoccupazione nel terzo trimestre del 2005 è in aumento di 0,7 punti rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; calano invece gli occupati e aumentano i poveri; gli occupati calano di oltre un punto percentuale. Ma per voi, per lei, presidente Soru, questo non conta; lei è fermo ai suoi affari e alle sue favolette, e prima o poi i sardi le spiegheranno bene cosa significa ribellarsi all'arroganza. Dicevo che ci sono circa 325 mila sardi in condizioni di povertà relativa, lo diceva il collega Balia poco fa e lei, presidente Soru, come combatte il malessere? Innanzitutto senza ascoltare le parti sociali. A più riprese, per esempio, la CISL ha segnalato, ma l'ha fatto anche l'opposizione, il dramma della formazione professionale: lei sta distruggendo dissennatamente un intero settore. Lei, presidente Soru, parla dei giovani, ma è nemico dei nostri giovani. Il blocco totale del sistema della formazione ha infatti pesantissime ripercussioni per chi è in cerca del primo impiego, per chi vuole concorrere a un sistema globalizzato come il nostro. Soru getta nel panico le famiglie e poi si chiude nel suo mutismo. Almeno parlasse inglese, visto che sta spendendo 50 miliardi dei cittadini sardi per fare corsi di inglese! Una volta si diceva che il vero sardo è quello che parla poco, ma mantiene la parola e sa essere concreto. Lei del sardo mantiene le pause, per il resto sta rapidamente diventando come uno di quei consulenti continentali che, alla faccia dei panini sardi, le piace tanto nominare per soddisfare sinistri referenti romani.
Le misure che voi prevedete in questo settore, quello della formazione professionale, sono poche e contraddittorie. L'Unione Europea indica, infatti, nella parità tra istruzione e formazione la strada da seguire. Soru si mette fuori, mette fuori la Sardegna e discrimina la formazione e i suoi enti, che in questi anni hanno svolto un'azione importante e ineludibile per i giovani sardi, svolgendo anche un'importante funzione sociale. Però, mi sono detto nell'affrontare e nel leggere la vostra proposta economica, Soru e Pigliaru vorranno puntare allo sviluppo. E' chiaro: "Taglio, faccio a pezzi alcuni settori per puntare tutto sul sistema produttivo, sull'impresa". Così ragiona un imprenditore valido, di valore, qual è Soru. Sono stato un inguaribile ottimista; in questi settori non c'è nulla, è una vergogna, colleghi, come e quanto il mondo dell'impresa sia trascurato e penalizzato da questa legge finanziaria. E' una vergogna!
Lei, presidente Soru, non si occupa dello sviluppo della Sardegna, non ha a cuore le imprese, pardon, le altre imprese! Lei non conosce alcuna legge di incentivazione, la sua mannaia compie scempi anche nei settori che tradizionalmente hanno necessità di aiuto. Ma non mi sorprende più di tanto, già in campagna elettorale fece capire che, per esempio, dell'industria poco le interessava, solo intralci, tute blu fastidiose, mondi incomprensibili. Ricordo che in una fabbrica di Ottana il presidente Soru non permise al famoso operaio di dargli del tu, volle rimarcare la distanza. Basterebbe questo per qualificare Soru, però apprendiamo che lui punta tutto sul programma "Sardegna fatti bella". Lei ci sta buttando in un incubo, Presidente, altro che bellezza! Lei persegue una politica di comunicazione che è come ognuna delle sue bugie, e con le gambe corte non si va da nessuna parte, anche perché lei ha il vizio di umiliare le persone. Ascolti ciò che dicono gli artigiani sardi, che sono stati derisi da lei: le hanno chiesto qual è la politica che intende perseguire. Gli artigiani - come voi, colleghi, sapete - si sono riuniti, hanno formato un comitato di tutela, hanno scritto al Presidente della Regione. Che risposta hanno ottenuto? Un delirio! "Eravate diventati folclore", questo è stato detto agli artigiani. Il presidente Soru disprezza il lavoro dei sardi. E' davvero incredibile: la sorte che è toccata agli artigiani sta toccando, anzi è già toccata agli agricoltori, questi che sono qua sotto e che avrebbero meritato maggiore disponibilità, tra l'altro, anche dal Consiglio regionale, ai pescatori, non parliamo degli operatori turistici. In Sardegna, oggi, si vive in un clima di paura, di terrore, non in un clima di dialogo tra le parti. Altro che difesa della sardità! Lei, presidente Soru, attenta alle nostre tradizioni e, badi bene, questo non lo dico solo io, queste parole provengono da quel comitato di tutela che è nato evidentemente per difendersi da questa Giunta scriteriata.
Ritorniamo allo sviluppo: i fondi sono pochissimi, chiusa l'esperienza della legge numero 28 sull'occupazione giovanile, abbiamo la legge numero 1, è una buona legge, ma non viene attivata. Come possono fare impresa i giovani? Con quali incentivi? Con un sistema bancario che non presta soldi se non si offrono adeguate garanzie? Forse sarebbe necessario che il Presidente, che con il sistema bancario e con questo giro ha notevoli frequentazioni, ci mettesse una buona parola. Comunque, lei ha bloccato tutto in questo settore; lei, con la complicità di una Giunta che tace: nessun intervento per i bandi de minimis emanati dai Comuni, poco o nulla sulla legge numero 51, che ha sempre ben funzionato, per nuovi progetti c'è il deserto. Vi illudete di fare sviluppo tagliando le risorse, non conoscete la gradualità, il vostro atteggiamento evidentemente nasce da un profondo disprezzo per la Sardegna. Avete il plauso di quel mondo radical chic che vive bene, ha i soldi e le opportunità, ma non certo il plauso delle persone più umili. Altro che sinistra, colleghi D.S., colleghi comunisti, che rispetto profondamente! Delle vostre vecchie idee rimangono brandelli! Altro che comunisti di lotta e di governo! La lotta non si può fare, il governo nemmeno, al massimo vi resta un po' di sottogoverno! Oggi comanda un gruppetto di professori e di ultrà che, arrivati al potere, ci giocano come se fossero seduti su una terrazza a bere il tè. Oggi, intruse non sono solo le norme di Pigliaru, ma è la stessa Sardegna a sentirsi intrusa. Intanto il Presidente della Regione fa i propri affari e utilizza, lui, paladino della moralità, i soldi pubblici. Afferma di essere disgustato per il legittimo controllo che svolge l'opposizione, ma io credo che disgustati lo siano i sardi. I sardi capiscono che lei ha preso dimestichezza con il potere, che il potere le piace, che lo usa. Il conflitto di interessi non è solo tra lei e la politica, ma tra lei e i sardi. Voglio in questo momento dirlo con forza: la destra, Alleanza Nazionale, solleva ancora una volta oggi la questione morale e la questione del conflitto di interessi, in attesa che se ne discuta almeno a proposito di una legge del Presidente che è stata annunciata e mai portata avanti.
C'è un'enorme questione morale e al centro c'è lei, presidente Soru. Lei e non altri. Aveva iniziato male e sta proseguendo peggio. Lei che si fa le passeggiate in SFIRS come se fosse cosa sua, lei che arriva nei corridoi minaccioso con due dirigenti di Banca Intesa. Ma vi sembra normale, colleghi? Presidente, lei non è a Tiscali, lei è a casa nostra, la Sardegna è dei sardi, non è sua. Vuole vendere la SFIRS a Banca Intesa? La domanda è più che legittima, visti anche gli sviluppi di oggi, ma io vorrei domandare: cosa ci facevano con il Presidente della Regione due dirigenti della Banca? Avranno parlato anche dei debiti di Tiscali? Chissà.
E' una disinvoltura sconvolgente quella del Presidente della Regione: non solo non si occupa di sviluppo, ma abbandona le leggi di incentivazione, lascia nell'incertezza i lavoratori. Lei, Presidente, si occupa dei propri fatti personali e danneggia la Sardegna, ed è riuscito anche a varcare i confini isolani finendo sulla grande stampa. C'era già riuscito in occasione della legge contro le coste e contro lo sviluppo, poi con l'ossessione di tassare i turisti mettendoci dentro anche quelli, mi riferisco ai sardi, che si sono fatti con sacrificio una seconda casa, con poche possibilità di pagare le tasse.
Sorridevo amaramente due sere fa, guardando Rutelli in televisione che diceva che nel programma del centrosinistra c'è la detassazione delle imprese turistiche. Io dicevo: "Ma spiegalo tu al presidente Soru, che invece vuole creare nuove tasse, gravosissime, proprio sul turismo". Bisognerebbe che ogni tanto si sentissero anche su questi aspetti programmatici, non solo per mandare qui assessori o manager. Adesso si è generosamente regalato mezzo milione per finanziare SHARDNA, della quale è socio all'82 per cento. SHARDNA., come riferisce il Corriere della Sera, si vanta di essere la prima società italiana nel settore della ricerca. Niente da dire, ma io credo che lei, presidente Soru, avrebbe dovuto vendere la società prima e non lamentarsi adesso che l'abbiamo presa con le mani nel barattolo della marmellata. Doveva almeno dire ai sardi: "Sto per prendere i vostri soldi per finanziare una mia società. Avete qualcosa da obiettare?". Evidentemente il presidente Soru non è diverso da tanti altri spregiudicati politici con la passione degli affari. Costruisce una rete di amici, induce al silenzio Assessori e consiglieri di maggioranza, crede di cavarsela a buon mercato. La paura che abbiamo è una: passi che sciolga gli enti, poi cosa farà? Costruirà altri baracconi per i suoi amici, per la gente da sistemare? Anche il presidente Soru, ormai l'abbiamo capito, tiene famiglia, altrimenti non si spiega la leggerezza con la quale affida incarichi di consulenza a suoi dipendenti. Lui, che non spende nemmeno il 20 per cento dei soldi che ha a disposizione per la Sardegna, lui che fa il no global a Roma davanti a Palazzo Chigi per chiedere che vengano restituiti i soldi della Sardegna, poi si dimentica che il debito l'ha fatto il Governo di sinistra. Però lui dà incarichi di consulenza ai suoi dipendenti! Vi ricordo il nome di Antonio Pascalis: è stata fatta una convenzione a questo signore che è un dipendente di Tiscali. E' uno scandalo indecente!
Avrei voluto dire altre cose, credo che un qualche interesse l'avrebbero potuto suscitare, mi riservo di dirle nei prossimi interventi. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, la legge finanziaria presentata dalla Giunta regionale ed esitata dalla terza Commissione consiliare riflette le linee tracciate dal DPEF 2006/2008. Già in esso la maggioranza aveva affermato di voler realizzare una manovra finanziaria che sapesse coniugare l'obiettivo della diminuzione del deficit della Regione con quello dello sviluppo, attraverso un duro confronto con lo Stato, volto a verificare la corretta applicazione dell'articolo 8 dello Statuto, in rapporto al riconoscimento, in materia di ripartizione, delle quote IVA e IRPEF.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA
(Segue LICHERI.) Sempre nel DPEF noi indicammo anche la necessità di sollecitare un'interpretazione della più recente normativa nazionale, in particolare in materia di disavanzo sanitario e di imposte sostitutive meno svantaggiose per la Regione Sardegna. La levata di scudi e le reazioni scomposte da parte del centrodestra sui contenuti dell'attuale manovra finanziaria, come quelle mostrate nel suo intervento dal collega Artizzu, che mi ha preceduto, sono per noi una conferma ulteriore della sua bontà e del fatto che essa, grazie ai provvedimenti contenuti nel maxicollegato, segna una netta discontinuità con le politiche economiche perseguite in passato e con le concezioni liberiste proprie del centrodestra. E' proprio questa discontinuità, questa diversa idea sul modello di sviluppo che ci indusse a suo tempo a votare favorevolmente il DPEF, pur individuando alcuni elementi di criticità. La manovra, nel suo complesso, risponde a questa esigenza. Per recepire i fondi necessari a favorire lo sviluppo della nostra Isola era necessaria una scelta di campo: o far pesare il carico sui soggetti che da sempre pagano o far pagare quei soggetti che non hanno mai pagato, pur usufruendo delle bellezze e dei servizi che la nostra Isola ha da offrire. Non sarà certo la costituzione dell'Agenzia regionale per le entrate a far scappare i miliardari che in Sardegna dispongono di beni con valori immobiliari da capogiro, spesso comprati con una manciata di lenticchie. La creazione di un fondo per il riequilibrio territoriale delle risorse, in grado di combattere lo spopolamento e la desertificazione economico-sociale delle zone interne, gli stanziamenti in favore dell'edilizia popolare, la lotta alla dispersione scolastica e il sostegno alla formazione universitaria sono tutti segnali di giustizia ed equità sociale rispetto ai quali c'è tutto il nostro sostegno.
Mi sorprendono le affermazioni del centrodestra, durante la discussione generale, quando sostengono che tale manovra finanziaria sia anticostituzionale solo per il fatto che introduce nella parte delle entrate quanto previsto delle quote reali dovuteci dallo Stato. E' questa una battaglia che va perseguita fino in fondo, consapevoli che attraverso un risultato positivo si può avviare una fase di sviluppo e di crescita in Sardegna.
Siamo di fronte a un documento nuovo rispetto a quello presentato dalla Giunta, che ha subito modifiche sostanziali a causa delle norme cosiddette intruse, ritenute non compatibili con la legge di contabilità regionale. Questo fatto costringe la maggioranza a presentare un collegato che contenga tutte le norme stralciate, nel rispetto dei tempi e dei modi dettati dal Regolamento consiliare. Nessuna fuga in avanti o stravolgimento delle regole, come affermato più volte dai colleghi del centrodestra. Il problema delle norme intruse è di natura tecnica ed è determinato dalla inadeguatezza degli strumenti legislativi con cui ordinariamente vengono affrontate le questioni di bilancio, che impediscono di predisporre interventi incisivi e di ampio respiro. Su tutto questo si imporrà la necessità di una profonda riforma di sistema sulla legge di contabilità. Detto questo, però, va ribadito che i provvedimenti previsti nelle cosiddette norme intruse non solo non fanno parte di questa finanziaria, ma ne costituiscono l'anima. Senza gli interventi previsti in materia di politiche sociali, lavoro, formazione, conoscenza e tutela ambientale, senza la creazione dell'Agenzia regionale delle entrate questa finanziaria perderebbe tutto il suo significato più innovativo. L'Agenzia regionale per le entrate può porsi come un efficace strumento specialistico, a supporto dell'Amministrazione regionale, in grado di rafforzarne le rivendicazioni autonomistiche al rispetto del dettato statutario anche in materia fiscale.
Come abbiamo già avuto modo di affermare le ragioni sostanziali che hanno portato ai provvedimenti per la tassazione del turismo di lusso e la creazione di un fondo per il riequilibrio territoriale delle risorse sono ben più importanti di qualsiasi considerazione meramente formale. Per tutte queste ragioni condividiamo la scelta di rendere operativi già in questa manovra quegli interventi previsti. Tra la manovra e il DPEF approvato dalla maggioranza c'è piena sintonia, in ragione della quale la manovra si pone come sviluppo organico e creativo delle previsioni contenute nel DPEF. Così, ad esempio, se nel DPEF si riaffermava, in controtendenza rispetto alla controriforma Moratti, la centralità della scuola pubblica e l'obiettivo di elevare i livelli di scolarità e competenza della nostra Regione, ora la manovra finanziaria interviene concretamente con provvedimenti tesi ad agevolare le famiglie disagiate e combattere la dispersione scolastica, attraverso la fornitura di libri di testo in comodato d'uso, l'abbattimento dei costi di trasporto, l'istituzione di borse di studio per gli studenti delle scuole pubbliche medie inferiori e superiori, per un totale di 5 milioni di euro, la creazione del prestito d'onore a favore degli studenti universitari per le lauree triennali e quelle specialistiche. Nella stessa direzione vanno poi gli interventi in favore dell'interscambio culturale o quelli a sostegno della ricerca scientifica.
Lo stesso ragionamento vale in rapporto a quanto previsto in materia di lavoro, sviluppo, assistenza sociale, agricoltura, opere pubbliche. Per quanto riguarda il lavoro già nel DPEF erano presenti elementi innovativi su cooperazione sociale e imprenditoria giovanile, imprenditoria femminile, immigrazione ed emigrazione, così come erano previsti interventi per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, una riorganizzazione dei servizi per l'impiego che limitasse gli effetti negativi della precarizzazione indotti dalla legge numero 30 e infine misure integrate volte al recupero del diritto di cittadinanza contro l'emarginazione e l'esclusione sociale provocate dalla povertà.
Su molteplici aspetti queste previsioni d'impegno prese nel DPEF sono state rispettate. Ciò vale per l'approvazione di un'avanzata e innovativa legge sui servizi all'impiego che ci soddisfa appieno e vale anche per il programma di risanamento, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio ecologico ambientale, denominato "Sardegna fatti bella", che, oltre a indicare un modo nuovo di concepire il rapporto tra sviluppo e ambiente, reperisce le risorse e individua gli strumenti per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili.
Non siamo, invece, per niente soddisfatti della convergenza, forse casuale, tra centrosinistra e centrodestra che ha rovesciato gli accordi presi in Giunta e in Commissione consiliare, portando allo stralcio delle norme sul reddito di cittadinanza dalla legge sui servizi alla persona; accordi che prevedevano questa norma e in ragione dei quali noi votammo a favore del DPEF. Le norme sul reddito di cittadinanza, previste nella legge sui servizi alla persona, se approvate, avrebbero avuto il triplice vantaggio di essere certe, immediate e dotate di copertura finanziaria, cose tutte non trascurabili per chi vive in condizioni di miseria. I recenti dati dell'ISTAT sull'innalzamento della soglia di povertà dovrebbero dirci qualcosa sul disagio sociale vissuto da una parte importante del popolo sardo. Ma oltre a questo, la bontà di quegli articoli consisteva nel predisporre un percorso che non si riduceva all'obolo assistenziale con cui certi ceti politici si preoccupano di garantire le proprie clientele elettorali più che di intervenire realmente sulla povertà, ma prevedeva un percorso complessivo, finalizzato all'inserimento sociale, scolastico, formativo e lavorativo, attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti pubblici capaci di intervenire concretamente nei diversi territori. Stralciare queste norme ha significato svuotare di senso il testo di legge stesso. Dire che si rinvia l'approvazione di una legge specifica in materia a un prossimo periodo di novanta giorni, quando presumibilmente ci troveremo di fronte al problema del rastrellamento di risorse per il bilancio, significa barattare un intervento immediato e certo con parole di principio aleatorie che rischiano di scontrarsi con i tempi della politica e la mancanza di una copertura finanziaria.
Ora, però, dobbiamo rimediare a questo grave errore. Possiamo farlo attraverso il maxicollegato, inserendo proprio i commi attuativi che sono stati stralciati dalla legge, finanziando e avviando un percorso di sperimentazione del reddito di cittadinanza in stretto legame con gli enti locali, che dovranno divenirne i reali protagonisti. A vecchie e nuove povertà non si risponde con le norme sul reddito di cittadinanza, però quanto meno si dà un segnale importante attraverso le politiche per la casa, che, invertendo la tendenza verso il progressivo disimpegno pubblico, dispongono uno stanziamento complessivo di 61 milioni di euro rivolto all'edilizia popolare e alla riqualificazione urbanistica, edilizia e ambientale nelle aree urbane a maggior presenza di edilizia residenziale pubblica.
Anche sul versante della politica energetica le critiche del centrodestra ci paiono del tutto strumentali e di retroguardia. Esse rispondono a un'idea malsana, "sviluppista" e arretrata di sistema economico. La produzione dell'energia in Sardegna deve essere funzionale a tre obiettivi: soddisfare le esigenze dello sviluppo economico della nostra Regione, strutturarsi in rapporto alle esigenze di compatibilità ambientale sia in termini di impatto visivo che di emissioni, relazionarsi con le specificità produttive dell'Isola. A queste necessità non risponde minimamente chi pensa di utilizzare il ricatto dei posti di lavoro potenziali per perorare la colonizzazione della Sardegna da parte delle multinazionali, finalizzata al soddisfacimento di esigenze energetiche e di profitto esterne alla nostra regione.
Questa maggioranza, invece, sin dal suo insediamento sta lavorando per favorire un diverso modello di sviluppo, rispettoso dei protocolli internazionali sulle emissioni nocive, che possa basarsi sull'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, come l'energia solare termica convenzionale, quella solare fotovoltaica, le biomasse derivabili da attività agricole e di allevamento, come dall'attività forestale e dalla raccolta differenziata di frazioni organiche. In tale direzione si inserisce il blocco alla devastazione ambientale, che avrebbe prodotto la realizzazione anarchica dei cosiddetti parchi eolici e la proposta avanzata di concentrare il suo utilizzo nei siti industriali già esistenti, specie quelli dismessi. In tal senso sono orientati anche molti provvedimenti della manovra finanziaria attualmente in discussione.
Certo, ora è necessario un ulteriore salto di qualità, un piano energetico regionale da attuare attraverso il coordinamento degli enti e soggetti regionali impegnati sul nostro territorio, ma questa manovra finanziaria già segna una strada per noi corretta. Così come ci siamo opposti all'idea del cemento selvaggio per fini turistici, così come combattiamo contro chi vuole fare della Sardegna una piattaforma militare o una pattumiera per lo stoccaggio delle scorie altrui, così oggi ci opponiamo a chi vuole rendere la nostra Isola ostaggio delle grandi multinazionali dell'energia.
Anche le questioni energetiche, di tutela ambientale, pongono con forza il tema della sovranità, dell'autogoverno e dell'autonomia delle nostre istituzioni regionali. Abbiamo l'opportunità di fare della Sardegna un laboratorio all'avanguardia per ricerca, sperimentazione e produzione di energie da fonti rinnovabili. Questa è l'ulteriore sfida di questa maggioranza, questo è un ulteriore terreno su cui il nostro partito si misurerà con le altre forze dando il proprio contributo. E' necessario, come abbiamo fatto con questa manovra finanziaria, risanare la nostra regione in profondità. Abbiamo la possibilità di avviare una nuova stagione di sviluppo e di riforme, consapevoli che si tratta di un percorso duro, tortuoso, ma indispensabile per il futuro della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io esordisco subito, perché fare la politica a soffietto non serve, dicendo all'amico Licheri - che stimo - che non ho capito cosa voglia dire "battaglie di retroguardia sull'energia". Evidentemente lui ha una scarsa conoscenza delle posizioni assunte dai partiti in questo consesso. Forse non sa che negli anni che vanno dal 1993, quando era in carica una Giunta di intesa autonomistica, presieduta dall'onorevole Cabras, al periodo successivo, con una Giunta di centrosinistra, c'è stata la volontà politica di fare un gassificatore e sono state stanziate migliaia di miliardi delle vecchie lire per realizzarlo. Era Presidente della Commissione competente per materia lo stesso presidente Cabras e noi, come partiti, siamo stati sempre favorevoli all'utilizzo del carbone per produrre energia, questo lo sanno tutti, e siamo anche, senza presunzione, coloro i quali, attraverso i propri parlamentari a Roma, hanno fatto delle battaglie in tal senso. Gli altri hanno portato la Shell, le grandi società, le multinazionali, hanno girato il mondo e hanno fallito, nel senso che poi non c'è stata la copertura finanziaria, non c'è stato chi abbia voluto investire. Quindi eravamo su una posizione ieri e siamo nella stessa posizione oggi. Non ci sono differenze, né posizioni di retroguardia, né meriti specifici di nessuno. Allora, siccome noi siamo la minoranza abbiamo il diritto di esercitare il nostro ruolo di opposizione. Non è che sia consentito al collega Silvio Cherchi dire che questa è una manovra squilibrata o alla collega Caligaris dire che noi, di fatto, non abbiamo approvato leggi nella passata legislatura. Non le abbiamo approvate perché voi ci avete impedito di approvarle. Decine di leggi molto qualificanti, più di quanto voi non immaginiate, approvate in sede di Commissione, non sono state discusse dal Consiglio regionale perché vi era un trasversalismo anomalo che impediva di fare leggi. Quindi non ci si vanti di essere i primi della classe mentre gli altri sarebbero degli incapaci, perché oltretutto è offensivo.
Io penso che poche parole bastino a condensare la nostra posizione su una manovra finanziaria e di bilancio arrivata con oltre due mesi di ritardo, approssimativa e semplicistica. Potremmo non parlarne oltre, perché a parte la ritualità dei discorsi, intervenire in quest'Aula non serve a niente, posto che i contributi delle opposizioni non servono a far cambiare neppure le virgole.
La vostra maggioranza ha fatto della propaganda il pane quotidiano e dei proclami un'abitudine in questo Consiglio, costretto con le orecchie ad ascoltare le moralizzazioni a senso unico e con gli occhi a vedere realizzarsi un disegno confuso, ambiguo, arrogante. Questo bilancio, in ritardo di due mesi, nonostante tutti i buoni propositi, è stato addirittura censurato dagli Uffici del Consiglio regionale, non certo presieduti dal centrodestra, né da personalità troppo super partes, per l'introduzione di tante norme intruse apposte, com'è nelle abitudini di questa maggioranza, per ridurre i consiglieri regionali a insignificanti apponitori di timbri su scelte di altri. I disegni di legge collegati sono ridicoli, sì ridicoli, per la loro stessa definizione, non essendo in nessuna misura collegati a niente ed essendo un libro bianco di belle intenzioni che non potranno avere alcuna concretezza. Ma questo lo vedremo nel dettaglio.
Come dicevo questa è soprattutto una legge bugiarda, come prima di me hanno detto assai bene i colleghi che mi hanno preceduto; bugiarda e compromissoria, perché del bilancio non ha per l'appunto il bilanciamento, posto che si basa su entrate che non entreranno e su previsioni che sono smentite già da oggi. La relazione di minoranza ha evidenziato in maniera dettagliata, precisa ed esaustiva, quante e quali imprecisioni contabili siano presenti nell'illegittimo documento che è sottoposto all'esame dell'Aula: 500 milioni ci compartecipazione IVA, 1 miliardo e 850 milioni di risorse non trasferite dallo Stato, per un totale di 2 miliardi e 350 milioni di risorse farlocche - per usare un termine di moda, usato spessissimo da Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, diventato ormai un famoso presentatore -, che non arriveranno e che rendono questo bilancio velleitario. La Costituzione, di cui la sinistra si erge a paladina, è stata disattesa dai funzionari regionali, che hanno inopinatamente dichiarato legittima la legge, ridotti a strumento del potere politico e della sua arroganza.
Rimando alla relazione di minoranza, che sottoscriviamo pienamente, per i dettagli tecnici e le cifre, cito soltanto il finale degli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto per il riferimento all'immane mole di residui che ingessano il bilancio. Insomma, un conteggio fatto alla carlona, ma non è il solo dato che rende triste questa finanziaria. Il dato politico che emerge, oltre a quello già evidenziato dall'arroganza usata anche con le cifre, è la miopia politica. Se anche i conti tornassero, il che invece non succede, si tratterebbe di una finanziaria evidentemente fatta non da politici, ma da qualche tecnocrate. Si inseguono il pareggio di bilancio e la riduzione dell'indebitamento con una contrazione delle spese, ma in luogo di tagliare le spese inutili si tagliano gli stanziamenti destinati a settori strategici, come la cultura, le scuole, gli asili, si privano le categorie produttive di risorse e sbocchi e si paralizza il turismo sottoponendolo alla spada di Damocle di iniziative di stampo terroristico.
Di tutti questi settori, sui quali converrà tornare in maniera dettagliata nel corso dell'esame dell'articolato, uno soprattutto mi preme, quello della sanità. Mi dispiace che non ci sia l'assessore Dirindin, ma siccome lei spara a tradimento, sparo a tradimento anch'io, perché è proprio in questo settore che si addensa il peggiore concentrato di propaganda e mala gestione. E' proprio negli interventi in materia di sanità che assistiamo alla sistematica aggressione alle competenze del Consiglio regionale, privato del suo ruolo di indirizzo e di ogni spazio di discussione. Il ruolo del Consiglio viene snaturato e non viene neppure rispettato il potere di sindacato ispettivo. L'assessore Dirindin sa bene che in quest'Aula e fuori di qui, in termini istituzionali così come colloquialmente, le abbiamo chiesto e le chiediamo ancora (l'abbiamo chiesto anche all'assessore Pigliaru) di fornire al Consiglio il quadro di tutte le consulenze attivate, direttamente o indirettamente, attraverso i due o tre direttori generali che sono alle sue dipendenze - difensori d'ufficio molte volte in modo maldestro -, e per le quali ha speso eccessive risorse pubbliche, anzi in un anno e pochi mesi ha speso quanto il centrodestra in cinque anni. Ma metta due soldi per le ambulanze, visto che le ha fatte scomparire!
E quando parlo di convenzioni non basta citare le 8 del 2004, le 5 del 2006, le 26 persone in posizione di comando o distacco o assegnate a progetti obiettivo (situazioni illegittime, perché contravvengono la legge numero 31), di cui 3 a tempo pieno, quindi in posizione di comando, 14 in posizione di parziale distacco e 9 utilizzate per varie ore settimanali, sino a un massimo di 30, nei così detti progetti obiettivo, perché ne voleva altre 24, secondo quanto previsto in una norma che ovviamente è stata considerata intrusa, oltre alle decine di consulenti già previsti. Di questo tratta l'articolo 19 del disegno di legge numero 202, sul riordino del sevizio sanitario, collegato alla finanziaria, che abroga la legge numero 5 del 1995.
Noi siamo stanchi, questo lo vogliamo sottolineare, di ricevere le informazioni a spizzichi e bocconi. Il Consiglio regionale deve essere informato, com'è suo diritto, invece noi chiediamo le documentazioni e sistematicamente non ci vengono consegnate. La sanità viene gestita con proclami, diktat, imposizioni e comandamenti che poco hanno a che vedere con la politica, ancora meno con gli interventi in un settore tanto delicato. Come i colleghi sanno bene, negli scorsi giorni la Federazione italiana dei medici di famiglia, che riunisce oltre l'80 per cento degli appartenenti alla categoria, ha reso pubblico un documento di inaudita durezza e gravità. Ne cito alcuni passaggi perché è importante sottolineare le parole testuali: "Non appare tollerabile" - dicono i medici di base - "una politica di tagli a tutti i costi, su patologie gravi e importanti, di cui si registra la più grande incidenza nazionale". E proseguono: "Non è tollerabile un atteggiamento programmatorio che strozza l'assistenza ad anziani e disabili fisici e psichici, per perseguire il miraggio di un rientro a casa dei ricoverati, senza aver predisposto alcun adeguamento strutturale", e con qualche illegittimità, avremo occasione di evidenziarlo. Ancora: "Nella nostra regione, un Assessore ostile alla medicina di famiglia pensa di poter governare un processo di trasformazione inevitabile con imposizioni e diktat, somministrando decaloghi e comandamenti, ammannendo spettacolari quanto fumosi benefici ai cittadini". Ancora: "L'Assessore dimentica liste di attesta intollerabili, ospedali inadeguati, assistenza domiciliare inesistente". Ma non era il vostro cavallo di battaglia?
(Interruzione del consigliere Frau)
OPPI (U.D.C.). Era il vostro cavallo di battaglia! Noi avevamo stanziato 32 miliardi di vecchie lire e invece voi non avete messo neanche una lira. Tu non fare il difensore d'ufficio perché tanto non rende!
Insomma, un quadro devastato e devastante che è reso, lo ripeto, non dalle opposizioni, ma dai medici di famiglia. D'altronde a parlare del diktat dell'assessore Dirindin e della sua voglia di ridurre al silenzio il prossimo non è solo l'opposizione, non sono solo i medici di famiglia, ma anche gli stessi colleghi di maggioranza. Tutt'al più chiederò ai colleghi dell'UDEUR che siano un po' meno oscuri. Per non parlare poi della vocazione al terrorismo dell'assessore Dirindin: un esempio trionfa su tutti, la triste vicenda dell'ospedale di Olbia e la notizia, fasulla e strumentale, che noi avessimo l'intenzione di eliminare il finanziamento. Al contrario, come l'assessore Dirindin sa fin troppo bene, in Commissione sanità la parte relativa al finanziamento, 66 miliardi, è stata votata all'unanimità e addirittura l'espressione "completamento del secondo lotto dell'ospedale di Olbia" è stata inserita su mia richiesta, come è agli atti della Commissione competente.
Il nostro emendamento valeva e vale per mettere in evidenza proprio la strana ambiguità dell'Assessore su questa questione, prova ne siano le curiose procedure utilizzate, che noi non abbiamo voluto evidenziare fino ad oggi, per il completamento del primo lotto. Il direttore generale ha affidato l'incarico di progettazione e direzione dei lavori di completamento del primo lotto con una lettera - sottolineo una lettera - in base alla quale lo stesso incarico doveva considerarsi incluso nella convenzione di incarico del 3 aprile 1977. Mi vuole spiegare, Assessore, come si fa ad affidare un incarico di oltre 11 milioni di euro con una semplice lettera e non con un atto deliberativo?
Oltre a ciò, l'Assessore dovrebbe spiegare come possa trascurare i profili di illegittimità di una clausola che si aggancia a una convenzione di oltre otto anni e mezzo fa. Dov'è finita la legge che prevede espressamente la licitazione privata o il pubblico incanto? Inoltre, l'anomalo conferimento di incarico non è stato sottoposto al necessario controllo di merito e legittimità, come previsto dall'articolo 54 della legge regionale numero 5 del 1995. Ovviamente, Assessore, è una legge regionale sarda, non piemontese. E taccio su altre anomalie, come per esempio il fatto che solo tre giorni dopo - dico tre giorni dopo l'affidamento dell'incarico -, la ASL di Olbia ha proceduto all'approvazione del progetto esecutivo in assenza del progetto preliminare e di quello definitivo, eccetera, eccetera.
Noi non facciamo cause, avremmo potuto dire che quello delle convenzioni è un metodo. Non più tardi di qualche giorno fa, sono state condannate per illegittimità cinque persone della ASL numero 7; condannate non dalla Corte dei Conti, ma da un Tribunale. Noi non ci appelliamo a queste cose, ma non possiamo neanche consentire che qualcuno faccia il primo della classe.
Ancora, Assessore: la spesa sanitaria cresce nell'Isola, ha detto bene il mio collega, più che nel resto d'Italia. Secondo i dati forniti puntualmente da una società di Mestre e pubblicati l'altro giorno su un quotidiano, la Sardegna è indietro rispetto alle altre Regioni, e ha parlato di una crescita della spesa sanitaria pari a 225 milioni di euro, ma questo dato non è esatto. Veda, se qualcuno cerca di fare il furbo ritenendo che il contratto che non si sta pagando possa essere traslato ha sbagliato tutto. L'abbiamo pagato noi e deve continuare ad essere pagato. Praticamente doveva essere pagato entro il 2005, per gli impegni presi negli incontri Stato-Regione. Si sono stanziate le risorse, però molti non hanno ancora pagato, ed è un deficit, così come lo è stato nel 2000 per noi.
Cresce anche la spesa farmaceutica, nonostante lo sconto del 7,70 per cento sui farmaci praticato dall'industria dei medicinali. Come mai succede tutto questo e l'Assessore invece prosegue imperterrita nell'affidare consulenze e fare proclami? Basta che ci diate le informazioni che chiediamo. Le Aziende sanitarie locali sono fuori controllo; i manager continuano a rilasciare dichiarazioni alla stampa su dati contabili di un altro pianeta, come ha fatto il dottor Zanaroli, che siede sulla poltrona della A.S.L. di Sassari. Al riguardo qual è il tentativo, Assessore? E' quello di stornare questi fondi, come ho detto prima.
Per non parlare dei titoli che mancano a molti dei manager che sono stati nominati. Noi abbiamo fatto un'interrogazione in merito e ci è stato risposto che, siccome non ci sono persone intelligenti in Sardegna, siccome non si conosce il diritto, è stata inviata una lettera - di cui ci è stata data copia - al Ministero, tramite il quale si pone il quesito al Consiglio di Stato. E' vergognoso, questa è soltanto una perdita di tempo, ma tanto non li maturano lo stesso gli anni che sono necessari per conseguire il titolo richiesto per stare dove stanno. Eppure non ci vuole un'arca di scienza giuridica per queste cose.
Potrei dire altre cose, potrei parlare per esempio della peste suina. Qualcuno, tra l'altro, porta anche scarogna, perché c'erano mediamente dieci focolai all'anno nei dieci anni pregressi e improvvisamente, da giugno a dicembre del 2004, se ne sono sviluppati 400; nel 2005 se ne sono contati 200. Ma pensate voi che si possa risolvere il problema con un'ordinanza repressiva, in cui si dice che un soggetto deve abbattere i capi malati, ma non si sa se sia l'esercito o la forestale o chissà chi? E poi chi è che deve sanzionare? Il sindaco! Beati voi, beato, per esempio, il sindaco di Orune o quello di Mamoiada o di Orgosolo, che avrà il coraggio di sanzionare un suo cittadino! Ma qualcuno pensa veramente che ci siano gli allocchi o i farlocchi, come ho detto prima citando il buon Pupo?
Non voglio parlare solo di sanità, la questione riguarda tutta l'impostazione della politica di questa maggioranza, che sta riuscendo a scontentare contemporaneamente tutti e per la quale non vale ricorrere alla consueta scusa che la colpa è del Governo nazionale. Questa scusa non attacca e se valesse per voi accusare il Governo varrebbe anche per noi accusare voi. Siete stati attaccati dalle parti sociali, cui è stata decisamente negata la concertazione, da alcuni sindacati, che giudicano negativamente questa finanziaria, finanche dai dipendenti dell'ERSAT e delle scuole professionali - che oggi sono venuti qui -, prossimi a una totale scomparsa, dai dipendenti regionali e così via dicendo per tutte le categorie produttive ridotte al silenzio e all'asfissia.
Fra tutti, però, quello che fa più impressione è il colpo inferto alla stessa democrazia: chiusura totale al contributo consiliare, rifiuto costante degli emendamenti delle opposizioni, atteggiamento simile a quello di chi si chiude in un fortino sotto assedio. Forse avete dimenticato che ci sono stati periodi in cui voi chiedevate compensazioni? Cioè il buon Presidente della Commissione - che sorride -, tanti autorevoli amici e il sottoscritto ci riunivamo in una stanza e voi ci dicevate: "Per andare avanti abbiamo bisogno di queste quattro o cinque cose". E ottenevate quelle quattro o cinque cose - che erano centinaia di miliardi, non noccioline americane, tanto per essere chiari -, perché c'era il rispetto delle opposizioni. Dicevate che c'era un fortino e una cassaforte nascosta e ci invitavate a togliere i soldi dalla cassaforte. Poi sostenevate di non riuscire a controllare Cogodi, e praticamente si riapriva la discussione per giorni, per mesi, in un modo sistematico. Ora invece state esagerando, non date nemmeno i soldi per le ambulanze, non una "virgola" proposta dalle opposizioni è stata rispettata! Volete prevaricarci e noi, ovviamente, faremo quel che possiamo per crearvi qualche piccolo problema, pur nel rispetto reciproco e pur mantenendo la sensibilità che abbiamo sempre dimostrato mettendovi in condizioni di esitare i provvedimenti. E questo lo sanno i Presidenti delle diverse Commissioni.
Noi non entriamo nel balletto delle cifre, perché siamo rispettosi, sapete che il bilancio è stato approvato in due ore, quindi non abbiamo creato tanti problemi, ma ci consentirete almeno di fare le valutazioni che competono all'opposizione. Se avete la presunzione che qualcuno di voi possa svolgere il ruolo di maggioranza e di opposizione sbagliate totalmente, perché noi sappiamo fare la parte della maggioranza, ma siamo stati eletti all'opposizione. E chi vi parla, per tanti anni, non certamente per un giorno, è sempre stato all'opposizione…
SECCI (La Margherita-D.L.). Per tanti, no!
OPPI (U.D.C.). Per quindici o vent'anni sono stato all'opposizione e voi mi avete insegnato a fare l'opposizione. Voi, insieme ai socialisti, costituivate il 70 per cento voi, questa è la verità! Tu, Eliseo, eri assieme me e quindi devi stare zitto, perché eri all'opposizione nel territorio di cui sai, quindi, al di là dei diversi ruoli che ricopriamo oggi, sai quali erano le responsabilità mie e quali le vostre. Però, nel fare la nostra parte, non possiamo non evidenziare le carenze e non possiamo lasciare questo spazio a esponenti della maggioranza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, dopo che l'onorevole Oppi ci ha allietato, rallegrando una serata che tendeva ad essere un po' smorta, vorrei riprendere alcune delle considerazioni sue e di qualche collega del centrodestra. Innanzitutto ringrazio il Capogruppo dei Riformatori, l'onorevole Vargiu, che almeno sul tema dell'IVA e della veridicità degli atti di bilancio si è voluto differenziare dai colleghi della minoranza, dimostrando di apprezzare il progetto innovativo "Sardegna speaks English", che non è oggetto di questo dibattito, ma lo sarà di dibattiti futuri, e ha riconosciuto con fair play che questa maggioranza sa cogliere le idee quando sono buone e non strumentali.
Il problema dell'onorevole Vargiu e dei suoi colleghi Riformatori è quello di avere spesso tante buone idee, ma di non applicarle, come sta accadendo anche stasera. I Riformatori sono stati tra i promotori di una modifica del Regolamento che ha introdotto la possibilità che sia chiesta la verifica del numero legale anche durante la discussione generale, perché ritenevano importante che alla discussione generale partecipassero tutti. Io avrei avuto il piacere di essere ascoltato dal collega Vargiu, che purtroppo in questo momento non è in aula. Ma i colleghi Riformatori hanno avuto tante altre buone idee: per esempio, hanno presentato una proposta di legge sulle elezioni primarie. Il fatto è che le primarie le ha fatte il centrosinistra, il 16 ottobre, mentre i Riformatori hanno soltanto proposto una buona legge.
Al tema della veridicità dei dati di bilancio ha accennato in apertura del suo intervento anche l'onorevole Oppi, definendo questi dati farlocchi. In queste giornate si sono sentiti, e ancora ne sentiremo, tanti neologismi coniati dal centrodestra, come per esempio "zerbinaggio" per descrivere l'attività della maggioranza. Non esito a dire all'onorevole Oppi che noi riteniamo i dati di bilancio non solo veritieri, ma semplicemente corrispondenti a diritti scritti sulla pietra miliare più importante, che è il nostro Statuto. Infatti l'onorevole Oppi sa bene che l'iscrizione in bilancio dei sette decimi dell'IVA riscossa in Sardegna, a fronte dei tre decimi abituali, che generano una maggiore disponibilità di 400 milioni di euro, è assolutamente poca cosa se raffrontata all'incremento di 1.200 milioni delle spese per il normale funzionamento della Regione rispetto al 1991. Mi sembra che su questo punto siano molto chiari lo Statuto e alcune autorevoli sentenze della Corte Costituzionale, come quella del 1956, che attribuisce al gettito IVA la funzione di coprire l'incremento delle spese per il normale funzionamento della Regione.
Se consideriamo la differenza tra i 400 milioni aggiuntivi e i 1.200 milioni di spese per il normale funzionamento, si può dire tranquillamente che non solo avremmo titolo per iscrivere i sette decimi, ma potremmo tranquillamente iscrivere in bilancio i dieci decimi del gettito IVA. Non averlo fatto prima può essere uno dei motivi che ci ha portato alla situazione odierna, perché non credendoci noi stessi fino in fondo non siamo neanche capaci di esigere i nostri diritti. Noi non abbiamo iscritto i dieci decimi nel bilancio, badate bene, non perché non ritenevamo che fosse plausibile, ma perché siamo convinti che dobbiamo operare in un sistema di federalismo solidale, per cui una quota dei gettiti riscossi va destinata alla solidarietà nazionale. Una devoluzione, questa, ben diversa da quella che è stata attuata dal centrodestra e che è oggetto, in questo momento, di richiesta di referendum da parte di quindici Regioni, comprese quelle amministrate dal centrodestra.
Credo che le osservazioni fatte dai colleghi della minoranza siano contraddittorie non solo sul piano tecnico, ma anche su quello politico. Infatti, il 20 luglio 2005, abbiamo approvato all'unanimità un ordine del giorno che richiamava il Governo al rispetto degli accordi statutari e abbiamo organizzato, grazie anche al vostro sostegno, delle manifestazioni unitarie che si sono tenute a Roma l'8 novembre e il 1° dicembre. Questi per noi non sono stati i viaggi della speranza, come li ha definiti l'onorevole Mario Floris, ma i viaggi dei diritti, i viaggi della nostra autonomia, esercitata nei fatti e non nelle parole. Credo che si possa auspicare che il clima elettorale che, capisco riscaldi un po' gli animi e ci richiama forse alle distinzioni più che in altri periodi, non faccia venir meno quella condivisione bipartisan che ci ha consentito, fino ad oggi, di dare forza e concreta prospettiva di successo a una battaglia che non combattiamo contro il Governo nazionale e per l'attuale Governo regionale di centrosinistra, ma per le prospettive di sviluppo dell'intera comunità regionale.
Fatte queste considerazioni su un tema che è stato più volte toccato da altri colleghi, vorrei ricollegarmi ad altri aspetti del dibattito in Aula. Il collega Artizzu, per esempio, ha parlato di una finanziaria del nulla, qualcun altro ha parlato di incomprensibilità dell'azione dell'Esecutivo o di mancanza di concertazione. Con tutta la buona volontà, io non riesco a cogliere il merito, il filo conduttore di queste critiche. Nell'ascoltare alcuni discorsi ho avuto l'impressione che si stesse riproducendo un disco rotto, perché si ripeteva all'infinito lo stesso concetto senza mai entrare nel merito dei contenuti. Ho riascoltato un disco sentito in Aula altre volte: da un lato ho sentito parlare di dominus assoluto, di deriva democratica, di disegno scellerato, di governo tecnocratico, dall'altro ho sentito rivolgere a chi non si oppone a questa deriva l'accusa di servilismo o "zerbinaggio", un interessante neologismo del collega Diana. Il collega Artizzu ha parlato anche di ultrà, dunque ci dipingeremo la faccia e grideremo il nostro sostegno a questo programma. Lo zerbinaggio è forse quello a cui è stata costretta la Sardegna per tanti anni, senza avere una guida, un programma, quando i cittadini erano considerati solo elettori o clientela a cui bisognava in qualche modo fare favori per essere premiati e sopravvivere a sé stessi politicamente. Credo che invece ci sia una strategia di fondo molto netta che lega questa finanziaria al DPEF e alla manovra finanziaria precedente, che era legata al programma che è stato premiato dagli elettori.
Più che su questo tema, che hanno toccato anche molti colleghi che sono intervenuti, vorrei soffermarmi brevemente sulle problematiche della concertazione o della presunta mancanza di concertazione, di cui si è parlato anche nel corso delle audizioni. Innanzitutto vorrei dire che mi auguro che concertazione non significhi portare in Aula bilanci che prevedono deficit di 1.200 milioni di euro, così come è stato fatto con la sofferta finanziaria del 2004 presentata dal centrodestra. Oggi parliamo di un bilancio che non è elettorale, collega La Spisa, ma che prevede un deficit dieci volte inferiore a quello del bilancio, quello sì elettorale, del 2004. Spero anche che concertazione non voglia dire aumentare il numero degli LSU, dei dipendenti dell'Ente foreste, dei cantieri forestali, o far "esplodere" senza controllo la formazione professionale, sganciandola dal sistema della formazione pubblica. Spero che non voglia nemmeno dire far sopravvivere a oltranza aziende del settore chimico o estrattivo, sottraendo risorse a quegli stessi dipendenti per altre azioni di sviluppo duraturo e sostenibile, perché questo tipo di concertazione servirebbe solo per raggiungere una finta pace sociale e per far sopravvivere la classe politica attuale.
Noi crediamo in una concertazione diversa, crediamo nella democrazia partecipata, ma anche nella democrazia decidente, e da questo punto di vista proponiamo un dialogo che va anche al di là di alcuni strumenti tradizionali. Noi abbiamo cominciato a farlo in maniera importante, per esempio, con uno strumento nuovo, i laboratori territoriali, che sono stati adottati per la nuova pianificazione del POR, attraverso i quali si sono potute contattare nei territori le comunità locali, per essere certi che la nuova stagione dei bandi POR rispondesse alle loro esigenze e non fosse frutto di concertazioni pure legittime, ma ristrette solo ad alcuni gruppi sociali.
E c'è anche una capacità d'osservazione di fenomeni esterni alla nostra regione, come quello dei tre milioni di ingegneri che ogni anno l'India sforna non per il mercato del lavoro indiano ma per il mercato del lavoro globale, o come quello dei graniti cinesi che "minacciano" di adornare Piazza Italia a Sassari. Sono testimonianze di un mercato globale che non è più lontano, ma è interconnesso e si presenta tutti i giorni a casa nostra. Quindi la concertazione deve essere un qualcosa di più, un qualcosa che si aggiunge, che arricchisce, deve diventare un ascolto multilivello per arrivare a decidere strategie in grado di consegnarci una competitività sostenibile e duratura. Credo che la diversità tra noi e il centrodestra si misuri anche sulla capacità di innovazione degli strumenti di partecipazione e di ascolto tradizionali, accanto ai quali se ne possono prevedere anche di nuovi.
Un'altra differenza fondamentale che è emersa nel corso del dibattito - e mi dispiace che anche i colleghi che hanno sollevato questi temi non siano presenti, come Sanciu e Murgioni - riguarda l'attenzione per l'ambiente, un'attenzione che il collega Sanciu ha definito patologica, perché evidentemente ritiene che stanziare risorse per l'ambiente e per i parchi sia un qualcosa di patologico. Il collega Murgioni ha invece parlato di fondamentalismo vetero-ambientalista. Noi abbiamo una concezione radicalmente diversa e lo possiamo dire tranquillamente; noi crediamo che di patologico ci sia il sacco delle coste avvenuto in Sardegna negli ultimi vent'anni, che non si è richiamato a una concezione sostenibile dello sviluppo, ma che ha prodotto deficit e consumato territorio senza rendere in alcun modo la Sardegna più competitiva o maggiormente competitiva rispetto al mercato globale. L'ambiente è ricchezza anche economica e un ambiente di qualità è il presupposto per essere attrattivi rispetto al mercato turistico, diventato anche questo globale, che non è fatto più di volumi, di posti letto, ma è fatto di servizi e di esperienze, perché non ci sono più i turisti di una volta, ma viaggiatori alla ricerca di una dimensione unica che trova nell'ambiente il suo presupposto. Credo che il miglior spot per rilanciare l'immagine della Sardegna e per certificare il nostro impegno verso la qualità dell'ambiente sia la volontà di concepire i turisti non come presenze slegate dalla nostra economia, ma appunto come viaggiatori alla ricerca di esperienze e di prodotti unici, sia stata proprio la legge salvacoste. E oggi quell'impegno prosegue col Piano paesaggistico; è un impegno difficile ma necessario e strategico. La Sardegna è la prima Regione che di fatto recepirà il Codice Urbani, una delle poche norme scritte dal centrodestra, non per pochi questa volta, ma per le generazioni future.
E il collega Murgioni che si lamentava di questo fondamentalismo ambientalista in realtà dovrebbe ringraziare questa maggioranza e questa Giunta perché oggi lui, sindaco di Castiadas, stretto nella morsa immobiliarista tra Muravera e Villasimius, che ha spesso consumato territori in maniera impropria, si ritrova ad avere un luogo, Castiadas appunto, unico in quel tratto di costa, e come tale anche un luogo privilegiato dal punto di vista dell'attrazione turistica e quindi dello sviluppo della sua economia. Oggi, in qualche modo, ci stiamo adoperando per salvaguardare le coste e proprio pensando anche al collega Murgioni - vedo che non c'è né lui né nessun altro del suo Gruppo, probabilmente sono presi da altre vicende - riteniamo che il Piano paesaggistico possa dare delle risposte ai diversi territori.
Per quanto riguarda in maniera più specifica la manovra finanziaria non mi dilungherò sulle linee guida che partono dal DPEF, sulla necessità di un equilibrio finanziario, che è il presupposto per lo sviluppo, sulla modernizzazione, sulle politiche per la coesione e per la competitività. Vorrei toccare soltanto il tema della innovazione e modernizzazione dell'amministrazione pubblica, perché è un tema chiave, fortemente collegato con l'oggetto di questa manovra. Qualcuno in quest'Aula, ma anche le parti sociali, parlando di residui hanno fatto notare che non basta che le risorse siano messe a disposizione, occorre anche spenderle, immetterle nel sistema, distribuirle affinché l'economia e i vari soggetti sociali ne possano beneficiare. La difficoltà nella spendita delle risorse è sotto gli occhi di tutti, sarebbe ingenuo e scorretto da parte mia dire che da questo punto di vista si è riusciti a intaccare in maniera significativa questa massa di residui e a utilizzarli nel tessuto economico e sociale. A fine 2005 questi residui passivi ammonteranno a circa 9 miliardi di euro, la metà dei quali provenienti da fondi regionali, quindi risorse per un'altra finanziaria! Alcuni residui risalgono addirittura al 1996. Ogni anno spendiamo soltanto il 50 di quello che stanziamo.
Credo che per cambiare questa capacità di spesa occorra del tempo e occorra, appunto, modernizzare la pubblica amministrazione. Per accelerare la spesa servono norme, ma serve anche, ripeto, un'azione di modernizzazione, in particolare di informatizzazione della pubblica amministrazione. Nei collegati è previsto, l'ha richiamato anche il presidente della Commissione, l'onorevole Secci, il controllo di legittimità sugli impegni di spesa, che dovrebbe favorire l'accelerazione della spesa, ma soprattutto credo che questa amministrazione regionale sia stata protagonista di due interventi fondamentali per dare risposte alla nostra economia e al nostro tessuto sociale: il primo è relativo a un rinnovo generazionale del personale, con l'assunzione di cento laureati in diritto comunitario, in informatica o in organizzazione, che stanno arricchendo i ranghi della pubblica amministrazione; il secondo riguarda gli investimenti per l'informatizzazione, per i quali la Regione sarda oggi è prima in Italia. Abbiamo messo a bando 148 milioni di risorse, 100 dei quali sono stati in qualche modo già concretamente utilizzati. Quest'opera di informatizzazione toccherà settori importanti, a cominciare dal livello degli enti locali, come la gestione del territorio e la sanità, sulla quale abbiamo trovato spesso progetti inconsistenti lasciati dal centrodestra o spese gonfiate a dismisura. Potrei fare l'esempio del progetto Sibar, per la cui realizzazione era stato preventivato dall'amministrazione di centrodestra un costo pari a 48 milioni di euro. Oggi noi lo realizziamo con 8 milioni di euro, restituendone 40 per altri progetti.
(Interruzione del consigliere Capelli)
Potrei citarne degli altri, onorevole Capelli, come il sito Internet Visit Sardinia, per il quale sono stati stanziati 5 milioni di euro, che giacciono inutilizzati.
Credo quindi che noi possiamo essere orgogliosi non soltanto di questa finanziaria, ma anche di quanto questa maggioranza e questa Giunta insieme sono riuscite a fare fino ad oggi. Nel 2004 la Sardegna è stata apripista dell'ondata popolare che ha detto basta al Governo nazionale della devoluzione non solidale, delle leggi ad personam. Ed è curioso che qualche collega del centrodestra, come il collega Artizzu, richiami il conflitto di interessi, dimenticando l'anomalia di un Presidente del Consiglio dei ministri che non solo ha fatto approvare leggi ad personam, basti ricordare le leggi sul falso in bilancio e sull'emittenza televisiva, ma ha anche risolto il conflitto di interessi in maniera molto pacifica, rimandando la disquisizione all'Antitrust, raddoppiando in tre anni, grazie a questa semplificazione, il proprio patrimonio personale! Da noi, invece, la Giunta ha presentato un disegno di legge serio sul conflitto di interessi, che si rifà al blind management agreement e che sarà discusso quanto prima in Commissione.
Credo che anche per questi motivi la Sardegna abbia dato inizio a un'onda lunga, che ha riportato il centrosinistra alla guida di diciotto regioni su ventuno. Siamo anche molto fiduciosi che la buona prova data da questa maggioranza in Sardegna sia il viatico per riportare il centrosinistra alla guida dell'Italia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori Assessori, signori consiglieri, grazie due volte per essere stato sottratto alle acuminate armi in possesso del collega che ha appena concluso il suo intervento, il quale ha dispensato giudizi non tanto generosi nei confronti di chi comunque ha dato un contributo, denotando uno scarso galateo istituzionale. Però un errore è stato commesso: non si è accorto, il collega che mi ha preceduto, che la ricreazione è terminata. Io ricordo quel freddo e meccanico rumore della campanella che avvertiva gli studenti che, famelici, addentavano il panzerotto farcito di crema. Pregherei il collega che mi ha preceduto di eliminare quegli imbarazzanti residui di crema e zuccheri sulla faccia, perché purtroppo la ricreazione è finita.
Questa Giunta e questa maggioranza dovevano inaugurare la stagione della discontinuità. Il 14 luglio 2004, giorno del nostro insediamento, questa Giunta e questa maggioranza hanno attualizzato la storia, la presa della Bastiglia e il furore rivoluzionario, con principi roboanti - siamo ancora in campagna elettorale -, facendo passare sottotraccia i veri nodi politici. Tuttavia, retrospettivamente, ricordando l'imbarazzo che questa Giunta ha trovato, come macerie e disastro finanziario, le abbiamo concesso l'attenuante della Giunta neofita. La finanziaria del 2005 aveva fatto registrare un disavanzo di 2 miliardi 811 milioni e rotti, quindi un disastro del genere autorizzava la Giunta a effettuare, nella sua prima finanziaria, espianti, amputazioni, tagli, a far versare lacrime e sangue, e tutto questo ci stava.
Continuo a leggere dei dati numerici che, essendo forniti da voi, mi sento autorizzato a ripetere per dare un contributo, senza attirarmi le ire di nessuno. La finanziaria 2006 registra un disavanzo di 3 miliardi 166 milioni, per cui la posologia somministrata al popolo sardo evidentemente non ha funzionato. Chiedo, quindi, all'Assessore di spiegarci che cosa è successo, perché il disavanzo è aumentato, stando ai dati forniti.
Questa Giunta - e qui si nota la discrasia tra le citazioni mirabolanti e le concrete misure della politica - ha impostato la sua filosofia su competitività, coesione e occupazione. Purtroppo a me risulta che si stia attraversando un periodo di grande sofferenza, tant'è vero che un giorno sì e l'altro pure siamo accerchiati da persone che manifestano il loro disagio sociale causato dai tagli che questo conteggio ossessivo per il pareggio del bilancio costringe a praticare. Questo, però, non può essere considerato dal centrosinistra, e mi rivolgo a chi fa politica da tanto tempo e ha la cultura dello Stato sociale, uno sviluppo; questo tipo di sviluppo non passa attraverso l'occupazione. Lo sviluppo e l'occupazione, per il popolo del centrosinistra, e io per cultura mi riconosco nei suoi valori, vanno di pari passo, non sono scindibili. Chi ha la cultura dello Stato sociale, e non dell'assistenzialismo, deve connettere sviluppo e occupazione. Questo non sta avvenendo, ecco perché siamo tutti i giorni tribolati.
Ricordo velocemente il dramma di quei dipendenti che raccattano 500 euro al mese. Mi riferisco ai dipendenti delle imprese di pulizie, che assicurano igienicità e salubrità agli uffici della pubblica amministrazione, dove c'è promiscuità e pendolarismo. All'insegna di quella ossessione ragionieristica e aziendalistica, bisogna ridurre le ore di lavoro di questi dipendenti per costringerli a portare a casa 300 euro al mese! Voglio ricordare a tutti i Capigruppo, che l'hanno sentito con una certa commozione, lo sfogo di quei padri di famiglia. Ma i sardi che hanno avuto fiducia nella gente che hanno eletto, mai e poi mai avrebbero immaginato che fosse questa la filosofia alla quale si ispirava il Presidente, che tra l'altro dimostra insensibilità politica di fronte a un appuntamento così importante e fondamentale. Alla luce del nuovo Regolamento, che ha contingentato i tempi, ha blindato, ha snellito, ha scremato, non ci sono giustificazioni di sorta; il Presidente è veramente di una insensibilità indifendibile anche dai falangisti, che con lo zainetto vengono qui e lo difendono di fronte a un evidente continuo smacco nei confronti del Consiglio e delle Commissioni.
Ma questa Giunta, che non ha creato la discontinuità, e ha tutto il mio rispetto e la mia comprensione, è ricorsa anche ad artifici contabili. Come si può, colleghi del Consiglio, difendere una Giunta che con questi artifici ipotizza di incamerare 1 miliardo e 850 milioni dalle spettanze che lo Stato deve alla Regione Sardegna da diversi anni. Battaglie sardiste, di tutti i consiglieri presenti, non vogliamo la primogenitura. Certamente lo Stato, l'ho detto diverse volte, truffaldino e inaffidabile, ci ha sottratto risorse importanti per lo sviluppo, ma noi non abbiamo certezze, la Giunta non ha aperto neanche una transazione, ecco perché sono artifici contabili. E il disavanzo, che è aumentato, a distanza di un anno lo si intende risanare con questo artificio e poi con un'operazione routinaria, grigia, dozzinale, che faceva il centrodestra, cioè con l'accensione di mutui. Ma dove sta la discontinuità? Io lo voglio dire senza accanimento, perché il centrosinistra deve porre rimedio e vigilare: manca una politica di sviluppo, ecco perché il risanamento avviene così.
La vertenza con lo Stato è stata aperta, ma noi sardisti un anno fa avevamo presentato un emendamento, che riproponiamo oggi, per raggiungere in parte quella autonomia impositiva. Abbiamo presentato anche una proposta di legge che prevedeva l'istituzione dell'ufficio tributario regionale. Voi avete deciso di cambiarlo, ma in buona sostanza si tratta dell'agenzia regionale sarda delle entrate, che si convenziona con coloro che sono in grado di avere una banca dati, di censire, di quantificare in tempo reale le spettanze della Sardegna in materia di IVA e IRPEF. Per ora non c'è questo ufficio, abbiamo perso un anno, noi abbiamo fatto una quantificazione statistica, ma ancora oggi non siamo in grado di chiedere allo Stato il dovuto. La contraddizione, parlavo prima di discrasia, è questa: nel bilancio, per questo strategico e vitale ufficio, sono previsti zero euro!
Su un altro punto qualificante di questa Giunta, la tutela dell'ambiente, anche in campagna elettorale sentivo dire cose ovvie, banali, scontate. Chi non è favorevole alla tutela dell'ambiente? Però il Piano paesaggistico, che ha succhiato le migliori energie, ancora adesso è visto in modo museale, chiuso; l'ambiente non viene valorizzato, non c'è un disegno di sviluppo in cui si intravedano nuovi posti di lavoro, occupazione innovativa. In modo rancoroso, viene chiuso dentro una teca. Non è questo che vogliono i sardi, tant'è che un'altra evidente contraddizione è quella per cui per la Conservatoria delle coste, strumento importantissimo in Inghilterra cent'anni fa e in Francia trent'anni fa - e noi abbiamo mutuato questa bella cultura francese - ancora oggi sono previsti zero euro! Signori, siamo di fronte a contraddizioni indifendibili. Mi dispiace per i falangisti, per chi magari è innamorato e vuole manipolare la realtà dei numeri, ma la realtà è che ci sono queste contraddizioni.
I residui: si è cercato di mettere un pannicello troppo corto e logoro, ma siamo arrivati a 9 miliardi e 557 milioni, quasi 10 miliardi di euro, una somma immensa! Se poi entriamo nell'analisi delle UPB e dei capitoli, vediamo che per le politiche attive del lavoro, per la realizzazione di infrastrutture e strutture di viabilità, idriche e così via, è stato intaccato un decimo dei residui giacenti ignobilmente in queste casse definite anemiche, asfittiche, e invece abbiamo immense ricchezze. Tutto questo perché manca la progettazione, perché non c'è sinergia tra un Assessorato e l'altro; sono come monadi scollegate che viaggiano su binari paralleli, l'ambiente con l'agricoltura, l'industria con il turismo, e non si intersecano mai. C'è tristezza, purtroppo manca la cosa più bella, cioè la gioia di collaborare, di programmare, di avere un progetto unico, perché prevale chi si sostituisce alla politica e toglie anche il sorriso, che tra l'altro, mi diceva il collega Giommaria Uggias, funziona da analgesico perché sorridere fa bene alla vita. Anche la politica è fatta di scambi e di gioia, e quando i dipendenti pubblici finiscono anch'essi nel mirino di questo "boscaiolo" cosa succede? I dipendenti vengono considerati delle protesi parassitarie, insignificanti, e i dirigenti si ritrovano ad essere demotivati. E' un errore strategico! Chi ha fatto l'amministratore conosce l'importanza della professionalità dei dipendenti che devono supportare lealmente il cammino travagliato dei politici, anche questi mortificati a loro volta.
Purtroppo devo dire queste cose fotografando l'esistente e senza dare sfogo alla mia fantasia, che può essere anche fertile. Siamo veramente mal presi, abbiamo intaccato il 40 per cento del tempo a nostra disposizione. E' proibito sbagliare, ecco perché questa campanella ci sta stimolando e la ricreazione è finita, assessore Pigliaru. Quindi noi la invitiamo, in fase di discussione del bilancio e dei relativi emendamenti, ad accogliere il più possibile dei correttivi che possano incidere sui mali endemici di questa terra. Non c'è uno straccio di politica energetica, non c'è uno straccio di piano del lavoro, non c'è uno straccio di piano industriale, l'unico sforzo è stato quello di partorire il Piano paesaggistico, che però non ci fa vivere un reale piano di sviluppo. E' ben poca cosa, ecco perché c'è bisogno di un'accelerazione, e gli ingredienti sono la democrazia, la sana abitudine alla concertazione e al confronto, perché nessuno ha la verità in tasca o è un tuttologo, e la mediazione. Ed è strano che anche i sindacati, al di là delle loro caratterizzazioni e venature pseudoideologiche, siano totalmente scontenti. Anche oggi per quanto riguarda la formazione professionale, un comparto che spesso in questa specialità e in questa terra funge da ammortizzatore sociale, abbiamo sentito il disperato lamento dei sindacati per il fatto che si è desertificato un comparto senza creare responsabilmente un'alternativa.
Finisco ricordandovi un altro dramma, per il quale spero ci sia un correttivo, quello del personale ex ESAF. Le riforme, assessore Pigliaru, come lei ben sa, per onestà culturale, non si fanno sulla pelle dei poveracci; le riforme si devono fare a costo zero per i lavoratori. Se questa merce, come l'acqua, sarà alla mercé dei privati essendo questi talmente assetati ce la faranno pagare cara. Non è una minaccia per nessuno, ma sta avvenendo questo, cioè noi stiamo facendo una riforma che ci farà correre il rischio di canalizzare l'acqua verso le bramosie dei privati. La chiamano industrializzazione, ma è meglio chiamarla privatizzazione. Questo elemento indispensabile lo pagheremo salato, e i dipendenti pubblici saranno retrocessi da uno stato giuridico pubblico a uno stato giuridico privato, con tutti i rischi che questo comporta.
Qualsiasi cosa è stata affrontata in modo approssimativo e sbagliato. Va bene che per quanto riguarda un bene prezioso come l'acqua la Sardegna registrava un vuoto normativo e ha recepito i cardini della famosa Legge Galli, cioè l'unicità del gestore, l'ambito territoriale unico regionale e così via, però la ricchezza ambientale della Sardegna ci deve indurre a fare una riflessione ulteriore, perché poi non dimentichiamoci che gli attori principali di tutto questo, che spero non sia un dramma, sono i comuni, i quali hanno sempre meno risorse anche a causa della politica neocentralistica e ragionieristica della Regione. Quindi noi attuiamo il federalismo al contrario: scarichiamo le rogne e le incombenze gravose sui comuni. Come faranno questi a gestire le strutture, le infrastrutture se non hanno risorse umane adeguate?
Ecco perché sono critico e spero che ciò possa servire per cambiare il tiro, siamo ancora in tempo. Non si può lasciare da solo il presidente Soru a guidare questa complessa macchina. Il Presidente dovrebbe avere la pazienza di confrontarsi, dovrebbe fare un corso di formazione democratica, ascoltare i consigli che vengono dai partiti che hanno nel loro seno sindaci, amministratori, uomini di cultura, una ricchezza democratica. Si faccia trasfondere sangue tipizzato, non incorrerà in patologie perniciose, ma gli farà bene e sorriderà di più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori, la finanziaria che la Giunta e la maggioranza di centrosinistra propongono alla discussione del Consiglio regionale prosegue l'azione di risanamento intrapresa con la finanziaria del 2005 e, allo stesso tempo, traduce in concreto le priorità contenute nel DPEF, che, vorrei ricordare, appunto si sintetizzano in competitività, coesione e occupazione.
L'onorevole Atzeri diceva, molto simpaticamente - è sempre molto piacevole ascoltarlo per la sua simpatia -, che ci si aspettava un'azione improntata alla discontinuità da parte della Giunta e di questa maggioranza. Vorrei elencare soltanto tre elementi: il contenimento del disavanzo, la riqualificazione della spesa e le riforme. Credo che siano tre elementi sui quali questa maggioranza sta dando e ha dato reali segni di discontinuità.
Relativamente al disavanzo vorrei citare gli ultimi tre dati, relativi agli esercizi 2004, 2005 e 2006. Nell'ultima manovra finanziaria approvata dal centrodestra, quella del 2004, prevaleva un disavanzo di esercizio di 1 milione e 200 mila euro; il disavanzo del 2005 è sceso a 568 mila euro, quello del 2006 a 166 mila euro. Credo che sia un dato inequivocabile, un segno di quella operazione tesa al contenimento del disavanzo, alla riqualificazione della spesa, di cui cercherò di parlare più avanti, e alla realizzazione delle riforme che in buona parte sono state avviate. Credo che solo questi elementi siano sufficienti per dire che quella discontinuità che chiedeva il collega Atzeri è del tutto evidente.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue BIANCU.) Diversi colleghi si sono soffermati sulle iscrizioni relative alle entrate. Le previsioni relative alle compartecipazioni IVA e IRPEF, che sono presenti nel bilancio e quindi concorrono a formare la parte entrata del bilancio e incidono anche sulla parte relativa alla spesa, ammontano a 1.850.000 euro. Per altro, com'è stato sufficientemente e opportunamente ribadito dal collega Secci nella sua relazione, è evidente che questa previsione viene accantonata in modo prudenziale per la copertura del disavanzo di amministrazione, quindi è un dato che non incide assolutamente sul bilancio e sulla finanziaria del 2006. Nonostante la politica di risanamento avviata nel 2005, il disavanzo continua ad ammontare complessivamente a 3 milioni e 166 mila euro, che non è il risultato delle politiche del centrosinistra, ma, come dicevo prima, è l'eredità del precedente governo di centrodestra.
La scelta delle previsioni delle entrate operate dalla Giunta e condivise dalla maggioranza risulta coerente con la vertenza sulle entrate; vertenza che ha visto questo Consiglio, maggioranza e opposizione, e le forze sociali tutte sostenere con determinazione e unitariamente il confronto con lo Stato. Collega La Spisa, non si tratta di un'operazione elettorale, ma di una scelta corretta sul piano politico, la scelta cioè di portare avanti la vertenza anche attraverso lo strumento della finanziaria. E' una scelta coerente e legittima sul piano tecnico-giuridico,, in applicazione del Titolo III dello Statuto, sia per quanto riguarda le entrate relative all'IRPEF sia per quelle relative all'IVA; scelta che vuole rappresentare allo Stato la determinazione della Sardegna nel farsi riconoscere i diritti previsti nello Statuto di autonomia. Questa scelta è diffusamente condivisa dai sardi, così come abbiamo avuto modo di verificare anche nelle audizioni fatte dalla terza Commissione.
A me sembra, invece, che la scelta elettoralistica sia il nuovo modello di opposizione che volete introdurre in questa finanziaria. Il confronto, anziché sul contenuto della manovra lo abbiamo quasi sempre registrato sui temi più svariati, quali la presunta provocazione del presidente Soru in merito alle norme intruse, questo lo diceva l'onorevole Mario Floris, o l'attitudine del Presidente a non rispettare le regole, così sosteneva il collega Diana. Questa finanziaria, relativamente alle norme cosiddette intruse, è stata impostata nello stesso modo in cui sono state impostate le finanziarie presentate da lei, collega Floris - che non vedo adesso in aula -, e dai presidenti Pili e Masala, che l'onorevole Diana sosteneva nella passata legislatura. E' un'impostazione che si scontra con l'articolo 13 della legge di contabilità, che necessita di una rivisitazione affinché la finanziaria non risulti del tutto inutile, nel qual caso sarebbe sufficiente approvare unicamente il bilancio.
A nostro avviso il merito della finanziaria è quello di contenere la strategia per la prosecuzione del risanamento finanziario e per il rilancio dell'economia della nostra regione. Diverse norme sono state stralciate, ma di fatto sono confermate essendo incluse nelle tabelle allegate, ancorché le stesse verranno approvate con successivo provvedimento. La manovra complessiva ha il merito anche di aver messo in evidenza l'urgenza della modifica della legge 11/83 sulla contabilità regionale. L'onorevole Diana, in Commissione bilancio, parlava di una manovra finanziaria che attira simpatie; in Aula, invece, nel suo intervento, ha detto che si tratta di una manovra che ha deluso le aspettative dei sardi. Onorevole Diana, in merito alla valutazione dei sardi su questa finanziaria aveva intuito bene prima dell'avvio della seconda fase comportamentale sua e della minoranza, una fase che sembra essere, questa sì, tutta improntata a fini elettoralistici.
Ritengo, onorevoli colleghi, che questa finanziaria sia vista con simpatia e sia condivisa dai sardi per diversi motivi: prosegue la politica di risanamento finanziario; riesce nell'impresa dell'ulteriore diminuzione dell'indebitamento autorizzato per il 2006 dal DPEF, passando dal 5 per cento previsto nel DPEF al 2,7 per cento previsto della finanziaria; continua l'opera avviata dalla finanziaria 2005 nella direzione della riqualificazione della spesa; destina maggiori risorse a importanti settori, come lo sviluppo, il lavoro, più 2 per cento, l'istruzione e la ricerca, più 8 per cento, le politiche sociali, più 18 per cento, gli enti locali, più 5 per cento, l'agricoltura, più 47 per cento, la sanità, più 2 per cento. Inoltre, la contestuale determinazione di azzerare il deficit della sanità nel corrente esercizio finanziario è, a mio avviso, anche questa una scelta estremamente positiva, importante e coraggiosa operata dalla Giunta, e il conseguimento di questo risultato potrà dare un positivo contributo sia alle politiche di risanamento finanziario sia alle politiche per lo sviluppo.
La finanziaria e il maxicollegato, ancorché approvati in momenti separati, sono visti dai sardi con simpatia e condivisione anche per le importanti innovazioni che essi contengono, come l'istituzione dell'Agenzia per le entrate, strumento indispensabile per evitare che possa ripetersi il mancato rispetto da parte dello Stato dei patti stabiliti nella legge statutaria e strumento indispensabile, inoltre, per governare le entrate proprie e in particolar modo le nuove entrate che questo Consiglio regionale deciderà di istituire. Nuove entrate con le quali verrà costituito il fondo regionale per lo sviluppo e la coesione territoriale. Dopo tanto parlare di zone interne, finalmente possiamo dire che si realizza uno strumento concreto a favore delle zone più povere della nostra regione.
La finanziaria contiene, inoltre, altre importanti scelte innovative, quali l'Agenzia regionale "Sardegna promozione" e la determinazione di importanti risorse per parchi e riserve naturali. Dopo cinque anni di assenza di una qualsiasi politica sui parchi regionali, si afferma la volontà di riprendere il ragionamento riguardo alle politiche sull'ambiente e sulle aree naturali, di cui devono essere attrici principali le popolazioni dei singoli territori. I parchi, infatti, si realizzano solamente con il consenso delle popolazioni e il governo degli stessi deve necessariamente essere in capo alle comunità locali.
Altre scelte importanti e significative sono: il programma straordinario per l'edilizia abitativa, per il quale sono previsti 61 milioni di euro; il programma "Sardegna fatti bella", a cui sono destinati 30 milioni di euro, una scelta significativa sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista occupazionale; i cantieri comunali per l'occupazione, 55 milioni di euro; la Fabbrica della creatività; i finanziamenti per l'energia solare e il programma sperimentale "Ritornare a casa".
Il programma sperimentale di deistituzionalizzazione delle strutture residenziali per anziani è sicuramente positivo, ma non si può sottacere la preoccupazione che il venir meno improvviso del sostegno finanziario da parte della Regione possa compromettere il funzionamento delle strutture residenziali che riuscivano a reggersi finanziariamente solamente attraverso i progetti obiettivo finanziati dalla Regione. Allo stesso tempo, risulta incomprensibile il fatto che venga confermato il sostegno finanziario unicamente alle tre strutture residenziali per anziani di Alghero, Iglesias e Sassari.
Altre importanti scelte vengono operate per garantire il diritto allo studio e combattere la dispersione scolastica, per la concessione di borse di studio nelle scuole medie superiori, per la fornitura gratuita di libri, per l'abbattimento dei costi per il trasporto e il potenziamento delle corse per studenti delle scuole superiori, per i prestiti d'onore per gli iscritti ai corsi di laurea triennale, per il programma "Sardegna speaks English".
Non ritiene, onorevole Diana, che il Presidente della Regione, la Giunta e la maggioranza abbiano, con tutti questi interventi, indicato sufficientemente in quale direzione vogliono andare? Non voler riconoscere che tutti questi interventi o incidono direttamente o sono propedeutici allo sviluppo della nostra Isola, mi sembra ingeneroso e frutto di una valutazione preconcetta e strumentale che voi dell'opposizione avete portato in quest'Aula. Certo, non ci sfugge che gli interventi presenti nella finanziaria non sono in grado di risolvere tutti i problemi delle nostre comunità, ma sono sicuramente interventi utili per preparare il terreno per la ripresa economica della nostra regione.
Onorevoli colleghi, la maggioranza, nel condividere la manovra finanziaria, intende sostenere e accompagnare l'azione della Giunta regionale, impegnandosi affinché la sua azione di governo sia sempre fondata sul consenso, sulla partecipazione, su un nuovo patto con i cittadini sardi e su una solida alleanza con i soggetti che partecipano al governo concreto e quotidiano della vita della nostra regione: i sindacati, le associazioni di categorie, gli enti locali. Sono questi gli obiettivi di questa legge finanziaria, ma in definitiva sono anche gli obiettivi fondamentali per l'intera legislatura in corso. Sono gli obiettivi contenuti nel programma della coalizione, che sentiamo il dovere di realizzare, e che in parte abbiamo già avviato, per rispettare il mandato che i sardi ci hanno affidato col compito di rinnovare le istituzioni e garantire il progresso sociale e lo sviluppo economico della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, signori della Giunta, onorevoli consiglieri, dai colleghi ho ricevuto l'invito a farla breve, a tagliare corto, segno di malessere dovuto alla situazione che si sta vivendo e di stanchezza. Tanti colleghi sono assenti, anche quelli che hanno contestato l'assenza del Presidente della Regione - assenza che anch'io non apprezzo nel momento in cui si discute la manovra finanziaria - e che, dopo essere intervenuti, sono usciti dall'aula. I banchi vuoti danno il segno di un dibattito stanco, di una maratona oratoria, di una competizione dialettica che non è un vero confronto politico tra la maggioranza e l'opposizione e non lo è neanche tra il Consiglio e la Giunta. Forse incide troppo il momento preelettorale, magari siamo un po' tutti più attenti a cosa sta avvenendo nella costituzione delle liste o forse c'è il tentativo da parte di qualche collega, che ieri ho sentito intervenire sulle questioni in discussione quasi alla maniera di Antonio Cornacchione, di recuperare in extremis una situazione politica, così come sta avvenendo a livello nazionale, che potrebbe determinare, tra qualche settimana, una sconfitta elettorale. C'è un clima, insomma, che ha lasciato magari troppo allo scontro dialettico, alla propaganda, alla demagogia e poco invece al confronto vero, serio ed equilibrato sulla situazione regionale, sullo stato della Sardegna e sulle risposte che la politica deve dare.
Ritengo alcuni interventi veramente incomprensibili. Il quadro è negativo e come si può contestare che ci sia un diffuso senso di malessere e anche di incertezza? Ma pensate voi che questo possa essere addebitabile a questa Giunta regionale, che da poco più di un anno e mezzo governa la Regione? Non pensate che le responsabilità andrebbero forse cercate anche in una politica nazionale verso il Sud che ha determinato questa situazione di difficoltà e disagio? Se a causa dei tagli continui dei trasferimenti agli enti locali operati dallo Stato vengono meno anche le risorse per gli interventi sociali che spesso i comuni riescono ad attuare nell'ambito delle loro politiche, non pensate che questo investa responsabilità che sono anche vostre dal momento che sostenete questo Governo? Se in Sardegna si vive una situazione così difficile, pensate che le responsabilità non vadano cercate anche al vostro interno, avendo voi governato questa regione sino a poco meno di un anno e mezzo fa? Pensate che questa situazione possa essere affrontata così, in polemica dialettica col centrosinistra, addebitando le responsabilità a questo "tiranno" che è stato scelto dai sardi per farsi governare e che tirannicamente fa la politica del "boscaiolo", come diceva simpaticamente il collega Atzeri?
Ancora oggi, però, non ho visto da parte vostra nessuna proposta alternativa. Nel bilancio 2003 il centrodestra scriveva: "Le politiche di risanamento fortemente volute dalla maggioranza cominciano così a dare i primi benefici risultati per la finanza regionale, ponendo in risalto una riduzione dell'indebitamento". Lo scrivevate nel 2003. Qual è stato il risultato di questo risanamento? Una situazione debitoria, un disavanzo che non consente più di ricorrere né all'indebitamento né a politiche di disavanzo. Questo bilancio prosegue una politica di risanamento iniziata nel 2005, e noi siamo coscienti del fatto che una politica di questo genere sollevi problemi e scontri sociali, come quelli che abbiamo incontrato stamattina quando parlavamo di formazione professionale. E' chiaro che nessuno di noi è disposto ad accettare, per esempio, che si smantelli la formazione professionale in Sardegna; nessuno di noi è disposto ad accettare che insieme all'acqua sporca, a tanta acqua sporca versata in questi anni attraverso la formazione professionale e strumentalizzando la formazione professionale, si butti via anche il bambino. Quanta gente si è inserita in questo settore solo ed esclusivamente con finalità affaristiche? E quanto inquinamento c'è stato nella formazione professionale? E' ovvio che poi, quando vuole diventare bue, la rana scoppia! Siamo in quella situazione, cioè attraverso l'obbligo formativo si è inquinata la formazione in Sardegna, ma nessuno di noi, ripeto, vuole buttare insieme all'acqua sporca, che è pure tanta, anche il bambino! Si è creata questa situazione per una responsabilità forse neppure attribuibile soltanto a voi o, come dico spesso, agli ultimi cinque anni di governo. Forse è una responsabilità collettiva di questa classe dirigente che ha determinato questa situazione.
Ma si può pensare a una politica diversa, alternativa? Persino per quanto riguarda le entrate voi avete contestato maggiormente il fatto che si prevede di ottenere dallo Stato quello che la Sardegna in parte, tra l'altro limitata e indicata nel bilancio, ritiene di dover rivendicare dallo Stato. E avete detto: "Non avete ottenuto nulla, avete organizzato la marcia e la rivolta del popolo sardo a Roma per rivendicare un diritto che è stato negato". Avete parlato di viaggio della speranza, come se fossimo andati a Lourdes. Anche il collega Oppi diceva: "Non si otterrà nulla". Cioè, siamo in presenza di una situazione così drammatica dell'economia sarda, di un bilancio che non ha quasi più risorse, se non per le spese correnti, di uno Stato che ha sottratto in questi anni risorse dovute ai sardi per diritto costituzionale, e invece di fare una battaglia comune e casomai utilizzare questo argomento per inchiodarci tra cinque o sei mesi, quando a governare saremo noi, dicendo: "Le risorse sono poche, lo Stato ce ne deve dare di più, perché è in carica un Governo amico del Governo regionale", e sicuramente lo sarà, voi ci dite che non abbiamo ottenuto nulla! Anziché sottolineare il fatto che non c'è stata nessuna risposta da parte dello Stato e che anzi gli impegni assunti anche con voi, davanti ai vostri dirigenti nazionali, dai ministri venuti in Sardegna sono stati totalmente disattesi, ci dite, con le parole del collega La Spisa: "Non avete ottenuto nulla". Qualcun altro dirà: "Non otterrete nulla, è un viaggio della speranza". Questo è l'elemento che ci differenzia in questo tipo di battaglie, ma anche su altre questioni.
Si è montata una polemica anche per quanto riguarda il Piano paesaggistico: sinceramente, però, le vostre proposte alternative io ancora non le conosco. I D.S. hanno presentato una proposta di legge urbanistica; è in atto un confronto, si discute e si presentano proposte diverse rispetto al disegno di legge approvato dalla Giunta. Il confronto continuerà, la discussione coinvolgerà l'intera maggioranza. Non abbiamo difficoltà a dire che quel disegno di legge va rivisto, soprattutto in relazione ai ruoli e alle funzioni che sono demandate ai Comuni e alle Province e che devono essere in capo a questi enti mantenute. Non abbiamo difficoltà a segnalare cinque o sei punti sui quali si manifesta il dissenso da parte nostra, ma il confronto è aperto. La vostra proposta, invece, lo ripeto, io non la conosco ancora.
Ma voi pensate realmente che la legge numero 8 abbia determinato un blocco dello sviluppo turistico in Sardegna? Io distinguo l'industria turistica vera dalle operazioni affaristiche, che vogliono la speculazione e non incrementano il turismo. Mi riferisco alle operazioni immobiliari, che nascono acquistando terreni da poveri cittadini indotti a vendere attraverso incentivi economici o stimolando i sindaci ad approvare certi progetti perché magari hanno una ricaduta occupazionale. Sul piano dello sviluppo turistico, però, queste operazioni non producono nulla. Perché ci sia sviluppo turistico è necessario salvaguardare l'unico elemento che rende la Sardegna concorrenziale nel mondo, e cioè le sue bellezze naturali. Di questo ha bisogno il turismo di qualità, ma anche su questo, sinceramente, proposte alternative del centrodestra non ne ho viste.
Voi avanzate critiche anche per quanto riguarda la politica sugli enti agricoli, ma, anche su questo argomento, ditemi se il centrodestra ha presentato una proposta che sia frutto del confronto con le forze sociali - quelle forze sociali che voi dichiarate dimenticate e anzi oltraggiate dal centrosinistra e dalla Giunta regionale - su uno degli elementi di riforma che sono stati qui discussi. Qual è la vostra proposta alternativa sulla riforma degli enti agricoli? Se ci sia bisogno di riformare questi enti basta chiederlo a uno qualunque degli agricoltori che hanno occupato l'Assessorato dell'agricoltura. Che la Sardegna abbia sprecato le immense risorse sottratte allo sviluppo da una burocrazia cuscinetto, che continua a limitare l'arrivo delle risorse all'agricoltura vera, non c'è un sardo che non lo sappia. Su questo esiste comunque una proposta della Giunta, condivisibile o no. Il nostro Gruppo, insieme a tanti altri colleghi del centrosinistra, sta discutendo quella proposta e ha anche predisposto una sua proposta, che sarà confrontata con quella, anche se per il momento non è stata presentata, ma la vostra proposta io non la conosco, non c'è, non esiste, non l'avete presentata. Noi abbiamo attivato un confronto con le forze sociali, con i sindacati, con le organizzazioni di categoria. Abbiamo fatto delle riunioni, degli incontri sul territorio. Sentiamo anche noi il fiato sul collo da parte degli agricoltori, subiamo le loro lamentele e proteste, ma ci stiamo confrontando con loro. Le vostre proposte non le conosco.
E questo vale su tutto: proposte alternative a questa finanziaria da parte vostra non ce ne sono, così come non ce ne sono state sul DPEF o su qualsiasi proposta di riforma. Certamente per quanto riguarda la formazione professionale e la pubblica istruzione c'è una proposta della Giunta. Noi abbiamo anche elaborato una nostra proposta che si differenzia da quella della Giunta. Si aprirà quindi su questo argomento una discussione, un confronto nella maggioranza, un confronto che uscirà dal Consiglio per coinvolgere le forze sociali, con le quali ci vogliamo confrontare, così come ci siamo confrontati stamattina. Sinceramente non conosco le vostre proposte neanche su questo. In effetti la vostra contestazione non è sulle questioni, sui problemi e le soluzioni, sulla diagnosi della situazione sarda o sulle terapie che il centrosinistra o la Giunta propongono. Tutto si concentra sul "tiranno", sul modo in cui il Presidente approccia i problemi. Tutto, insomma, si concentra sul presidente Soru, tutto il male del centrosinistra è rappresentato dal presidente Soru! Tutto è concentrato su di lui, non sulle questioni che vengono poste. Un collega ha invitato i Capigruppo della maggioranza a dire qual è la funzione, il ruolo di ognuno di noi. Può essere solo quello di esecutore materiale di decisioni assunte altrove, dall'Esecutivo, dal Presidente? Io vorrei dedicare due minuti, tenendo fede all'impegno di farla corta, a questo aspetto. Vedete, sono convinto che il presidente Soru sia stato votato dai sardi per via del fallimento della politica degli ultimi dieci anni. Noi abbiamo fallito con la legislatura Palomba, caratterizzata dalla litigiosità del centrosinistra, dalle divisioni interne ai singoli partiti e nella coalizione, dall'alternarsi delle crisi politiche. Si dava l'immagine di una coalizione inesistente, del prevalere degli interessi di parte rispetto agli interessi generali. Poi è arrivata la vostra legislatura. Il collega Mario Floris si domandava: "Dov'è la democrazia?" Forse che la legislatura scorsa poteva dare lezioni di democrazia? Una legislatura in cui è stato chiamato a presiedere un consigliere che aveva ottenuto poco meno di duemila voti! Se quello era un esempio di democrazia! Una legislatura nata col tradimento iniziale di un gruppo di consiglieri eletti nel centrosinistra che sono passati al centrodestra, che si è retta sui franchi tiratori e che ha registrato per cinque anni la mancanza di una maggioranza vera che potesse supportare quel Governo che comunque stava seduto sui banchi della Giunta a rappresentare gli interessi dei sardi.
Il fallimento di questi dieci anni ha portato i sardi ad essere diffidenti della politica, dei partiti, della classe dirigente che ha rappresentato la Sardegna. Io credo, sinceramente, che uno degli ostacoli che il presidente Soru deve superare sia proprio questa diffidenza, che forse è anche uno degli elementi che ha determinato la sua elezione e che vedo troppo presente anche in lui. Nei comuni viene sempre chiamato a decidere il sindaco, perché non c'è collegialità, cioè la voglia di fare spesso porta a non capire che non solo è importante ciò che si fa, come e perché lo si fa, ma è anche importante fare modo che ciò che si fa sia condiviso, sia partecipato, coinvolga tutti. Non ho difficoltà a dirlo anche qui, dopo averlo detto spesso in riunioni ristrette di maggioranza: non credo che ci sia interesse neppure da parte del Presidente - mi avrebbe fatto piacere che fosse stato presente oggi - a fare in modo che gli Assessori non siano effettivamente responsabilizzati. Dopo aver ricevuto la delega gli Assessori operano attraverso il mandato politico che gli è stato conferito e secondo gli indirizzi dati dal Presidente. Avocare a sé le soluzioni dei problemi non è qualcosa che si possa accettare e credo che sarebbe un danno anche per il Presidente, pur essendo convinto che un atteggiamento di questo genere nasca dalla volontà di rispondere al mandato del popolo che chiede il cambiamento. Pur essendo convinto, cioè, che questa frenesia, questa voglia di fare, questo tentativo di accelerare i tempi, talvolta saltando percorsi democratici necessari e obbligati, nasca dalla voglia di rispondere all'istanza popolare, alla fiducia che i cittadini hanno riposto nel Presidente, a cui hanno chiesto di dare forti segnali di cambiamento, ritengo che il presidente Soru abbia autorevolezza, intelligenza, capacità e voglia di cambiare. Se però si comprende che c'è bisogno di una squadra, che questa squadra la si costruisce mettendo insieme il Presidente, la Giunta, la maggioranza, i partiti, le forze sociali, che c'è bisogno di politiche che non guardino solo all'oggi e non siano interessate soltanto all'applauso di chi viene qui a protestare, per poi lasciare comunque le cose come stanno, che le politiche vere tendenti a dare una svolta in Sardegna pagano anche dei prezzi, allora ci deve essere la partecipazione di tutti.
Per rispondere a quel collega che mi ha chiesto che cosa si deve fare, io credo che il ruolo del consigliere si esalti col confronto, così come ha fatto il collega Silvio Cherchi quando ha aperto un confronto sul disegno di legge concernente il centro commerciale naturale, che sarà discusso in Aula, o come hanno fatto quei consiglieri che hanno aperto un dibattito con le forze sociali sulla legge concernente i servizi per l'impiego, di cui il collega Cherchi era relatore. Ciò che non è possibile pensare è che la soluzione di questi problemi passi attraverso il tentativo di avere visibilità uscendo dal coro, perché si torna al motivo che ha determinato il fallimento del centrosinistra con la Giunta Palomba, proprio la ricerca di elementi di visibilità individuale. In quel caso si stecca, così com'è avvenuto nell'unico, e spero ultimo, episodio che ha riguardato questa maggioranza. Mi riferisco alla discussione della legge sul cinema, quando pensando di mandare dei messaggi al Presidente - messaggi che invece vanno dati alla luce del sole e col metodo che abbiamo più volte segnalato - si è fatta pagare a una legge, nonché alla collega che l'aveva presentata, una responsabilità non sua. Ecco il metodo giusto, secondo me, è quello della discussione, del confronto e anche della polemica, ma per fare questo, scusate il termine, bisogna mettere il sedere sulla sedia!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Questa è una manovra finanziaria che, dopo venti mesi circa di governo del centrosinistra, può essere considerata ormai come lo specchio dell'azione...
CUGINI (D.S.). Giorgio, se anche noi avessimo fatto come quelli che di solito siedono alla tua destra, adesso a chi parleresti?
LA SPISA (F.I.). Dicevo che, a parte la cortesia dei colleghi del centrosinistra che sono qui ad ascoltare, devo rilevare un'altra cosa, di cui però parlerò dopo, collega Cugini, perché non è il caso di accennarla in questo momento. La verità è che questa manovra finanziaria, dopo quasi due anni, ormai, di governo del centrosinistra, può essere considerata realisticamente, da chiunque, come lo specchio dell'azione della coalizione di centrosinistra e anche della sua reale capacità di realizzare il programma con cui si è presentata agli elettori sardi.
Voi state dicendo, soprattutto quelli che hanno deciso di fare i difensori d'ufficio della manovra finanziaria in discussione, che questa azione sta ottenendo buoni risultati per la Sardegna. Sembra davvero che si parli in un'Aula consiliare assolutamente lontana dalla realtà, o quanto meno tenendo volutamente gli occhi sulle carte, sui dati o sui colloqui che avvengono in queste nostre stanze e non su quello che accade per le strade, nelle case, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università, nelle campagne, negli studi professionali, negli studi dei consulenti aziendali, dove si misura quotidianamente, momento per momento, un'effettiva diminuzione della capacità di spesa del nostro sistema economico, una diminuzione della capacità di spesa delle nostre famiglie, un'oggettiva crescita della disoccupazione e della povertà.
Qualcuno di voi ha tentato di esercitare la propria intelligenza e la propria capacità di parola in quest'Aula spingendosi a dire che questa è una manovra squilibrata, che dobbiamo far marciare tutto il treno e non soltanto una parte di esso, che questa maggioranza di centrosinistra e il suo Governo hanno scelto un tipo di politica economica e sociale innovativo. A parte le considerazioni su quello che Silvio Cherchi ha elegantemente definito, con un eufemismo, "pensiero unico", al quale dice di non credere, di non volersi allineare, e io gli auguro di avere sempre questa capacità, o almeno di dichiararlo in quest'Aula, voi stessi avete riconosciuto che questa è la politica finanziaria ed economica di un Governo di centrosinistra che punta esplicitamente all'innovazione. Avete sottolineato voi, e anche altri fuori di quest'Aula, che forse le parti più significative di questi venti mesi di governo sono gli investimenti o le misure prese nel settore dell'innovazione: da un lato i trasferimenti per la ricerca, dall'altro i massicci investimenti nel settore dell'Information communication technology, con un imponente investimento nella infrastrutturazione delle fibre ottiche, che credo arriveranno ormai anche negli ultimi stazzi delle nostre campagne, e questo è giusto, per carità. Ma se questo è giusto, anche perché l'infrastrutturazione basata sulle nuove tecnologie della comunicazione è stata avviata, ben prima di questa legislatura, dal precedente Governo, dalla precedente maggioranza, con investimenti importanti in questo stesso settore, e voi la state semplicemente completando e razionalizzando, è anche vero che non è in questo modo che si esaurisce la capacità di una Governo regionale e di un Consiglio regionale di aggredire le reali esigenze ed emergenze del nostro sistema economico e sociale.
Questa manovra finanziaria si differenzia dalla precedente, che era unicamente volta a enfatizzare l'espressione "risanamento finanziario, lotta al disavanzo e all'indebitamento". Così come avrebbe fatto qualunque coalizione che avesse vinto le elezioni, con quell'autorevolezza che i dati elettorali avrebbero dato a qualunque maggioranza, avete impostato la finanziaria in modo da mettere un necessario alt a una deriva demagogica e populista, che voi, dal lato della opposizione, avete invece alimentato continuamente. Vedremo poi dai resoconti chi produceva disavanzo e indebitamento negli anni precedenti. Con la precedente manovra finanziaria avete operato dei tagli significativi alla spesa sociale e avete inferto al tessuto sociale ed economico della Sardegna alcune ferite. Queste ferite hanno fatto male nei primi mesi della legislatura, e quindi in occasione della prima manovra finanziaria. Ora l'organismo si è in qualche modo quasi abituato a queste ferite, a parte i lavoratori di alcuni settori che si muovono non tanto perché si toccano le politiche sociali, ma perché sono in gioco posti di lavoro, e sistematicamente si riuniscono sotto questo palazzo e sotto il palazzo di viale Trento per rivendicare le proprie ragioni. Ma alcuni di quei settori della società civile ed economica che hanno subito dei colpi e delle obiettive riduzioni di spesa, non si lamentano più, accettano passivamente, in maniera quasi rassegnata, le decurtazioni di spesa. Penso in particolare al settore dello sport e della cultura: non c'è più nessun segno di protesta, ormai si è capito che la politica in materia di sport, di cultura, di spettacolo, di iniziative culturali varie è questa e si accetta passivamente, in maniera rassegnata, che questo ormai sia il destino di quel settore.
Però, oggi, voi, con questa manovra finanziaria, oltre a mantenere la linea, almeno formalmente, del risanamento finanziario, mantenete sostanzialmente anche gli stessi tagli. Che siano gli stessi tagli non lo dico io, lo dicono i colleghi della maggioranza, che, per esempio, nella seconda Commissione hanno chiesto una maggiore dotazione di risorse per le politiche giovanili, una maggiore attenzione per le politiche di genere, un maggiore sostegno finanziario per il mondo dell'emigrazione, un maggiore sostegno della legge numero 22 sull'editoria, per favorire il pluralismo dell'informazione. La quarta Commissione, nella relazione, stigmatizza i minori stanziamenti per i centri storici e sottolinea il persistere del rilevantissimo ammontare dei residui passivi accumulatisi. Eravamo noi quelli lenti nella spesa! Questi residui sono in gran parte ascrivibili - lo dicono sempre i colleghi della maggioranza, non noi - a finanziamenti statali molto cospicui. Caspita, questo Stato, così arrogante, perfido e avaro nei confronti della Sardegna, ha stanziato finanziamenti molto cospicui per le opere pubbliche, che hanno determinato addirittura dei residui! Lo state dicendo voi! Sottolineate anche il fatto che per la portualità regionale sono arrivati, dal CIPE, 17 milioni di euro che consentiranno di far fronte al comparto, e apprezzate la previsione di un ulteriore stanziamento di 10 milioni di euro, provenienti anch'essi dai fondi CIPE, cioè non da fondi regionali. Cioè voi stessi sottolineate la generosità dello Stato per quanto riguarda le opere infrastrutturali, che noi d'altra parte conosciamo e che abbiamo sottolineato anche in altre sedi.
E ancora, i colleghi della sesta Commissione sottolineano che la legge 51 sull'artigianato è sottofinanziata. E' prevista in questi giorni una manifestazione della Confartigianato, non organizzata da amici di centrodestra. Nella stessa Commissione avete sottolineato che la legge numero 17 sull'industria delle zone interne non ha praticamente alcuna dotazione finanziaria. In diverse sede, non solo nella sesta Commissione, ma anche sulla stampa - lo ha detto anche il collega Cherchi -, avete sottolineato che i servizi per l'impiego previsti in una legge appena approvata in realtà non hanno una dotazione adeguata per cogliere le opportunità contenute nella legge stessa. Contemporaneamente, però, si fanno altre scelte, come dirò.
Nella Commissione ottava, poi, un florilegio di lamentele ormai, tutti si sono distinti, intervenendo singolarmente, anche facendo mettere le osservazioni a verbale. Per esempio, per quanto riguarda il contributo per la gestione degli impianti sportivi e per l'acquisto di attrezzature sportive, si stigmatizza la decurtazione di 400 mila euro, così come non si condivide l'insufficiente stanziamento di 26 milioni di euro per l'edilizia scolastica. L'onorevole Cucca dichiara che esprimerà voto favorevole esclusivamente per disciplina di partito e di coalizione, perché la manovra finanziaria penalizza fortemente la provincia di Nuoro, assessore Dadea.
(Interruzione)
L'onorevole Cerina manifesta forti perplessità sul taglio di 2 milioni e 23 mila euro del contributo per la Fondazione Teatro Lirico di Cagliari, una questione che in Commissione era stata affrontata solo in parte positivamente. E' un taglio che va ad aggiungersi a quello di 2 milioni di euro del Fondo unico per lo spettacolo…
SECCI (La Margherita-D.L.). Poi ne discutiamo.
LA SPISA (F.I.). I vostri colleghi, che in Aula non si sono fatti sentire molto, stanno confermando che i tagli ci sono. Oggi stesso voi, davanti ai sindacati naturalmente, avete detto che i tagli sulla formazione professionale sono inaccettabili. Naturalmente, poiché siete forti con i deboli e deboli con i forti, lo dite davanti ai sindacati, alle manifestazioni, ma poi davanti a chi vi dice che i cordoni della borsa vanno tenuti rigorosamente chiusi, siete pronti a rivestire i panni dei difensori d'ufficio o basta che qualcuno compaia tra il pubblico in quest'aula per vedere finalmente una maggiore attività o quanto meno espressività, anche solo nel muoversi per dare qualche ordine ai propri colleghi di Gruppo. Queste cose sono veramente interessanti!
Colleghi Capigruppo de La Margherita e dei D.S., voi dite che noi attacchiamo solo il Presidente. E chi potremmo attaccare se non solo il Presidente? Esiste qualcun altro che abbia una sua linea politica in questa Regione, in questo centrosinistra? Ma chi dovremmo attaccare in quest'Aula? Non c'è nessuna possibilità, oltre che nessuna voglia, non c'è niente a cui ci si possa appigliare per contestare qualche cosa, per contrapporre la linea dell'opposizione a quella della maggioranza. Non esiste, in realtà, una linea della maggioranza, esiste semplicemente una linea del Governo regionale che è chiara in tutto e per tutto e per tutti. E' la linea di un Governo che sceglie su ogni cosa.
La politica del territorio viene contestata, in Commissione, dal Presidente della Commissione, che invece in Aula borbotta cercando in qualche modo di confondere il collega dell'opposizione che interviene. Borbotta nei corridoi e qualche volta in Commissione, poi in realtà sulla politica del territorio il Presidente della Commissione si allinea molto disciplinatamente, così come hanno fatto tutti gli altri, che l'hanno testimoniato a più riprese e in più occasioni. Non esiste una politica della maggioranza, esiste una politica della Giunta e del suo Presidente, e noi non possiamo che prenderne atto. Possiamo parlare con voi di politica del credito? Forse ne parliamo col collega Cherchi, che almeno nel suo intervento ha fatto qualche cenno al credito, ma voi avete qualche indicazione, qualche proposta, qualche idea su che cosa farne della SFIRS? Non avete nessuna idea di che cosa farne della SFIRS! Voi semplicemente difendete in qualche comunicato stampa, in qualche intervento, la scelta del Presidente, una scelta che per altro non conoscete, perché voi come noi avete appreso dalla stampa che oggi il Presidente è andato alla SFIRS e ha parlato in maniera chiara al Consiglio di amministrazione, e non all'assemblea. Non sappiamo che cosa abbia detto durante l'incursione mattutina di qualche giorno fa nei locali della SFIRS, davanti al direttore generale, e non al Presidente della società o al consiglio di amministrazione, e tanto meno davanti agli altri azionisti. Avrete sicuramente appreso anche voi le cose dalla stampa, adesso finalmente sappiamo, i sardi sanno che l'intenzione della Giunta e del Presidente non è vendere le azioni SFIRS, ma acquistarle. Veramente un'interessante scoperta questa, ci interessa capire qual è la posizione ci ciascuno di voi. Sarei curioso di sapere se qualcuno di voi, interrogato su questo punto, saprebbe dire una sua opinione personale. Ne dubito, e non perché non abbiate le idee, ma perché per manifestare le idee occorre che il cervello sia in funzione, ma il cervello non rimane in funzione se non viene esercitato. Vi raccomando di allenarvi, qualche volta tra di voi discutetene, se proprio non volete manifestare esternamente il vostro pensiero, almeno tra di voi parlate, perché così vi potete tenere allenati a dire qualche cosa di interessante e intelligente. Ora questa è una manovra che mantiene i tagli, è una manovra...
(Interruzione dei consiglieri Marrocu e Secci)
Neanche la maggioranza deve esagerare! Neanche la maggioranza, Presidente, deve esagerare!
(Interruzione del consigliere Secci)
PRESIDENTE. Onorevole Secci!
LA SPISA (F.I.). Credo che neanche la maggioranza possa oggi esagerare nel sottovalutare l'intelligenza di tutti noi, nel sottovalutare l'importanza di quest'Aula, allineandosi continuamente, in maniera veramente impressionante e sconvolgente - non voglio usare altri aggettivi - e senza nessun cenno di critica a qualunque decisione, salvo contrordini, come quelli che ogni tanto arrivano su questo o quell'altro argomento.
Per arrivare al dunque della questione, che dovrà essere affrontata anche nella discussione dell'articolato, devo dire che questa manovra presenta dei punti fondamentali. Per esempio, per quanto riguarda il risanamento finanziario - e per questo abbiamo detto che è una manovra elettoralistica -, si dice che questa manovra mantiene la politica del risanamento finanziario, del contenimento dell'indebitamento. Questo non è vero! Un vostro collega di maggioranza, che dovrebbe usare la calcolatrice qualche volta, ha citato semplicemente i dati formali del disavanzo dei due esercizi precedenti, senza fare alcun cenno al fatto che la sovrastima dell'IVA, realisticamente, anche se fosse possibile avere un riconoscimento - il che sarebbe già molto generoso da parte di qualunque Governo nazionale e di qualunque Parlamento - della compartecipazione IVA di 4 decimi, anziché degli attuali 2,2, otterremmo soltanto 400 milioni di euro! Mancherebbero comunque, nel conto, 300 milioni di euro, che sommati a quelli che oggi vengono indicati nel disavanzo coprirebbero interamente la quota e ci porterebbero allo stesso livello di disavanzo previsto per l'anno scorso.
Questa non è una manovra che risana, è una manovra che getta fumo negli occhi a tutti i sardi. Le entrate sono gonfiate, sono falsificate. Colleghi, c'è l'obbligo di valutare le entrate sulla base di dati certi; non è pensabile, non è neanche dichiarabile da nessuno che i bilanci possano essere fatti senza alcuna documentazione certa.
PIRISI (D.S.). Siamo assolti: è falso in bilancio!
LA SPISA (F.I.). La sovrastima delle entrate è reale. Dopo questa sovrastima voi sarete costretti a fare delle manovre di assestamento che porteranno il livello del disavanzo sicuramente più in alto.
PRESIDENTE. Ha qualche secondo di recupero, onorevole La Spisa.
LA SPISA (F.I.). Entrate sovrastimate, per permettere tagli inferiori a quelli che avreste voluto fare, pur con quelli che mantenete, e poi - e questo è il secondo punto fondamentale della manovra - un'operazione di immagine veramente interessante, ossia la stampa di qualche brochure da spedire qua e là, come fanno i tour operator: "Sardegna fatti bella", "Sardegna speaks English" e una serie di cose che sapete perfettamente tutti che nell'esercizio 2006 non saranno realizzate! Le somme stanziate per questi progetti non saranno spese in questo esercizio finanziario, così come non saranno spese le somme stanziate per l'industria, perciò voi farete un'operazione di immagine egregia, permettendo al Presidente di comparire alla BBC, per parlare di tasse e soprattutto di tax on luxury, ma contemporaneamente, in qualche modo, manterrete nei confronti dell'elettorato un'immagine che cercherete di sfruttare in questi mesi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, è un po' difficile parlare dopo una giornata così lunga, perché siamo tutti certamente stanchi. Non ripeterò, quindi, cose che i consiglieri della maggioranza hanno spesso detto molto bene, in momenti in cui forse eravamo tutti più freschi, ma mi limiterò a parlare di un aspetto che mi sembra sia stato fortemente al centro degli interventi dell'opposizione, e che credo sia il punto di cui vale la pena parlare dopo una giornata come quella di oggi.
Non voglio rispondere, non ce n'è il tempo, ma l'abbiamo già fatto tante altre volte, in Commissione e in altre occasioni, alle argomentazioni strumentali, ovviamente e inevitabilmente strumentali, come quella secondo cui in questa manovra finanziaria non si intravede un modello di sviluppo. Io credo che il modello di sviluppo sia sotto gli occhi di tutti; è un modello che può piacere o no, ma questa Giunta e questa maggioranza fanno delle scelte con molta chiarezza. Citerò di sfuggita qualcuna di queste scelte, ma non utilizzerò altro tempo per rispondere a un'accusa così strumentale, forse ormai anche inutile.
(Interruzione)
Non importa se lei ha perso quello che ho detto sinora, adesso parlo dei punti importanti, e cioè, prima di tutto, delle entrate previste in questo bilancio. Credo che qualcuno, oggi, abbia detto che questo Governo regionale avrebbe nascosto nelle pieghe del bilancio alcune previsioni di entrata "discutibili". Delle tante accuse che si possono fare questa non sta né in cielo né in terra! Abbiamo parlato della nostra assunzione di responsabilità di fronte al problema della vertenza sulle entrate nei confronti dello Stato e abbiamo parlato con la chiarezza massima possibile. Ne abbiamo parlato durante la fase di concertazione, lunga o breve che sia stata, molto tempo è stato dedicato a descrivere con chiarezza e trasparenza la proposta della Giunta, quella di iscrivere in bilancio una previsione, documentata e attenta, di compartecipazione IVA al 70 per cento e una previsione per arretrati di compartecipazione IRPEF pari a 1.500 milioni di euro. Ne abbiamo discusso e forse qualcuno dell'opposizione si è dimenticato di dire quanto sostegno abbiamo trovato su questo punto in tutti i tavoli di concertazione.
Quindi non c'è proprio niente di nascosto e credo che chi ha partecipato ai lavori della Commissione bilancio darà atto a questo Assessore della trasparenza della discussione su questo punto, così come l'Assessore dà atto del fatto che in Commissione la discussione è stata corretta e attenta, forse più di quanto non possa mai succedere in Aula a campagna elettorale già iniziata. Però questo è un punto importante. Credo, tuttavia, che sia assolutamente doveroso da parte del rappresentante della Giunta spiegare di nuovo, con la massima chiarezza possibile, i motivi tecnici di queste iscrizioni in bilancio. Prima di farlo, mi spingo a dire che penso che sia veramente sbagliato da parte di alcuni partiti della minoranza concentrare il fuoco e la critica su questo punto. Nella loro idea noi stiamo facendo una mera operazione elettorale. Dimostrerò che non è assolutamente così, dimostrerò che, forse discutibilmente, le iscrizioni in bilancio hanno l'unica motivazione di rappresentare con forza la coerenza delle nostre rivendicazioni. Nostre, non mie o della maggioranza, ma dell'intera Sardegna. Questa è l'unica motivazione, i numeri lo dimostrano facilmente, onorevole La Spisa e onorevoli consiglieri dell'opposizione, ma lasciatemi ricordare perché noi riteniamo la previsione del 70 per cento della compartecipazione IVA tecnicamente ragionevole. Non voglio essere noioso, cito soltanto cinque punti, anche se potrei citarne degli altri : il primo è che le previsioni normalmente si fanno sul passato, su dati che si sono accumulati nel passato, su una serie storica di dati. Le previsioni si fanno così. Nel caso dell'IVA, in presenza dell'articolo 8 dello Statuto sardo, non ha alcun senso usare la serie storica del gettito IVA corrisposto alla Sardegna. Non ha nessun senso innanzitutto per un motivo di interpretazione seria e vera dello Statuto. Abbiamo citato mille volte una sentenza della Corte Costituzionale del 1956 che parla dell'IVA e della quota variabile IVA come di un volano che può aumentare molto o diminuire molto, a seconda dello stato generale delle entrate. E se c'è una cosa che noi abbiamo dimostrato e che lo Stato ha riconosciuto è il fatto che lo stato generale delle entrate in Sardegna, non da oggi, ma da quindici anni, è in condizioni impresentabili, disastrose.
Abbiamo dimostrato in tutti i modi che è diminuita dell'11 per cento la quota IVA corrisposta alla Sardegna dal 1991 ad oggi. Abbiamo dimostrato che, a fronte di questa diminuzione, le spese per il normale funzionamento della Regione sono aumentate del 114 per cento. Io capisco che qui, tra i rappresentanti del popolo sardo, possa balenare il dubbio che in quella crescita dei costi di funzionamento della Regione ci siano anche elementi di inefficienza. Certamente, può essere così, ma non è inefficienza della Regione avere iscritto nei nuovi costi della Regione 650 milioni di euro di spesa sanitaria trasferitaci dallo Stato italiano a fronte di nessuna copertura finanziaria. Quindi di quel 114 per cento di incremento, circa il 50 per cento dipende da una decisione non nostra e certamente non da una nostra inefficienza. E' un incremento di oltre il 50 per cento a fronte di una diminuzione della quota IVA pari all'11 per cento.
Non possiamo usare la serie storica, quindi, per fare una previsione, ma dobbiamo usare un'interpretazione corretta della norma statutaria, e lo stiamo facendo. Vorrei aggiungere che, per la prima volta nella recente storia di questa vicenda dell'IVA, lo Stato italiano ha trasferito, sì, il 22 per cento, cioè i 2,2 decimi dell'IVA, l'ha fatto però non come proposta di chiusura di un accordo, ma come mera anticipazione. Lo Stato italiano, per la prima volta, ha riconosciuto che quel 22 per cento è insufficiente e ha, più che implicitamente, direi esplicitamente ammesso che dovrà mettere altre risorse nella partita dell'IVA. Certo, non necessariamente il 70 per cento, stanno facendo i loro calcoli, noi abbiamo già concluso i nostri, ma questa è una novità estremamente importante.
Fatemi dire ancora che mentre noi proponiamo di iscrivere il 70 per cento, sulla base dei nostri calcoli, e facciamo le iscrizioni in bilancio basate sulle motivazioni che ho appena detto, lo Stato italiano ha presumibilmente iscritto il 22 per cento nel suo bilancio, nonostante abbia con chiarezza ammesso che quel 22 per cento non è, con tutta probabilità, la percentuale che sarà poi effettivamente assegnata alla Sardegna, alla quale dovranno essere date altre risorse.
Che si può fare, dunque, in una situazione come questa, con una vertenza aperta? La previsione è basata sull'interpretazione di una norma costituzionale e sui numeri che noi attentamente abbiamo ricostruito, quindi noi iscriviamo quello che abbiamo formalmente chiesto allo Stato, documentandolo con la massima attenzione, in presenza dell'ammissione dello Stato che il 22 per cento non è la percentuale definitiva della compartecipazione IVA che ci deve essere trasferita e di una lettera della Ragioneria dello Stato che riconosce l'avvenuto svilimento del cespite IVA per la Sardegna nel periodo di quindici anni che questa Regione e il Governo hanno analizzato con attenzione.
Infine, ricordo che nella recente finanziaria le Regioni a Statuto ordinario prendono il 40 per cento dell'IVA, come stimata dalla Ragioneria generale dello Stato. Non voglio annoiare nessuno, ma questo 40 per cento rappresenta molto più del 40 per cento che dovessimo calcolare adesso sulla base del nostro riscosso IVA; semplicemente è un 40 per cento calcolato su una base enormemente più alta, corrisponderebbe, credo, circa al 70 per cento di cui stiamo parlando adesso. Quel che conta è che non ha particolarmente senso che una Regione a Statuto speciale, nella quale la compartecipazione IVA gioca un ruolo statutariamente così importante, il cespite IVA sia circa la metà o, io credo, molto meno della metà di quello che già oggi ricevono tutte le Regioni a statuto ordinario.
Per quanto riguarda l'IRPEF, abbiamo iscritto 1.500 milioni; abbiamo fatto i nostri calcoli e, come abbiamo detto in varie occasioni, la Ragioneria dello Stato ha riconosciuto un'anomalia importante, precisamente misurata. La nostra compartecipazione IVA è rimasta costante per quindici anni, cosa mai vista e del tutto inspiegabile, mentre il gettito IVA è aumentato del 40 per cento. Si fa in fretta a fare i calcoli, noi li abbiamo fatti e siamo stati estremamente prudenti in questa iscrizione in bilancio. Abbiamo messo 100 milioni per ognuno degli anni di cui abbiamo i dati.
Al di là dell'opinione su questa iscrizione, nel dibattito ho avuto qua e là l'impressione che bisogna fare chiarezza almeno su un punto ed è questo: cancellare, per caso, o per decisione, la norma che iscrive i 1.500 milioni di IRPEF sarebbe un errore, ma non modificherebbe di un solo euro gli stanziamenti del bilancio 2006, di cui stiamo parlando. Non di un solo euro! Lo dico per la massima chiarezza. Quindi quando noi diciamo che questa iscrizione è sterilizzata, è resa inattiva all'interno del bilancio, stiamo dicendo una cosa tecnicamente chiara per il bilancio 2006.
Non stiamo dunque facendo un bilancio elettorale; quei 1.500 milioni non stanno finanziando un solo euro di spesa. Certo, il 70 per cento dell'IVA invece finanzia spese, ma questa non è proprio una manovra elettorale, perché se lo fosse avremmo fatto una cosa molto semplice, avremmo cioè iscritto il 70 per cento dell'IVA e in cima avremmo messo una bella fetta di debito, usando tutta la capacità di indebitamento che in questi anni di lavoro - se permettete - anche faticoso abbiamo reso disponibile.
Stiamo iscrivendo un deficit di 166 milioni di euro, non di 350 o 360 milioni; stiamo iscrivendo un deficit che è pari - qualcuno l'ha ricordato oggi - al 2,7 per cento delle entrate della Regione sarda. In assenza di un'imposizione da parte dell'Europa di un vincolo come quello di Maastricht, che ha costretto il Governo italiano a limitarsi a deficit di questo tipo, noi stiamo facendo questo per scelta, per atto di responsabilità, per una politica di risanamento che ci stiamo autoimponendo. Non è particolarmente elettorale, questo, come bilancio.
E se per caso, onorevole La Spisa, o per disgrazia - ma è una cosa che comunque non succederà - lo Stato ci desse, invece del 70 per cento, qualcosa più di quello che dà alle Regioni ordinarie, poniamo il 50 per cento, avremmo un problema da affrontare: reperire 198 milioni di euro. Ma è un problema che affronteremmo molto facilmente, portando l'indebitamento a poco più di 300 milioni, cioè se le cose andassero come credo nemmeno lei auspichi vi sarebbe un deficit del 5 per cento sulle entrate. E' questa una manovra elettorale, anche negli scenari più negativi? Mi dispiace riaprire un pezzo di polemica con il passato, ma credo davvero che una manovra elettorale sia stata quella fatta un paio di anni fa, con un deficit che superava il 22 per cento delle entrate.
Questo è l'ordine di grandezza del nostro approccio al problema del bilancio e questa è la sottolineatura che voglio fare: quelle iscrizioni sono coerenti con la nostra vertenza con lo Stato, con tutto ciò che abbiamo sostenuto con piena convinzione tecnica nei confronti dello Stato. Sono coerenti perché il bilancio riflette quella nostra convinzione tecnica e perché non hanno altri fini, tanto meno elettoralistici. Se noi avessimo presentato un bilancio con un debito molto maggiore avremmo fatto un bilancio elettoralistico. Non l'abbiamo fatto e credo che questo dovrebbe essere riconosciuto, pur nella differenza delle opinioni.
Si è parlato di alternative possibili, di una gestione dei residui diversa da quella che abbiamo previsto noi. Non credo che ci sia uno strettissimo legame tra le iscrizioni in bilancio legate a profonde convinzioni basate su buoni numeri e il lavoro sui residui, che deve essere comunque fatto e che noi abbiamo fatto. Quando avremo occasione di parlare in dettaglio dei residui, sottolineeremo il lavoro che abbiamo fatto con la finanziaria dell'anno scorso per limitare la formazione di residui, eliminando automatiche cancellazioni del meccanismo delle economie e altre iniziative che hanno permesso di controllare la formazione dei residui. Nel maxicollegato - e questo dice qualcosa sulla definizione di norma intrusa, che accettiamo formalmente, ma che certo non condividiamo - esiste un'importante norma che ripristina interamente il controllo della Ragioneria sulla definizione degli impegni. In realtà non fa solo questo, perché gli annunci non servono a nulla, ma implica un vero controllo, anche a campione, sullo stato degli impegni che vengono dichiarati dai vari Assessorati. Quindi facciamo una cosa nel profondo, con la massima attenzione e con la convinzione che dobbiamo tenere sotto controllo l'andamento del disavanzo, così come quello del debito. A proposito, il debito finanziario è di 3.000 milioni di euro; il debito, non il disavanzo. Lo abbiamo preso più basso, abbiamo dovuto attivare ulteriore indebitamento per non rallentare la spesa, per non indebolire l'economia. Alla fine dell'anno scorso abbiamo dovuto indebitarci per ulteriori 500 milioni di euro, ma l'andamento del debito è sotto controllo, perché l'anno scorso abbiamo fatto una manovra con soli 500 milioni di euro di deficit e quest'anno con 166 milioni di euro di deficit. Se anche dovessimo arrivare a 300 o 320 milioni di euro di deficit, l'andamento del debito sarebbe fortemente sotto controllo, nel senso che questo indebitamento non farebbe crescere ulteriormente il debito. La situazione quindi sta rapidamente rientrando sotto controllo.
PRESIDENTE. La seduta termina qui. Il Consiglio è convocato per domani pomeriggio, alle ore 16 e 30. Ricordo che eventuali emendamenti devono essere presentati entro le ore 16. I lavori inizieranno con la votazione del passaggio all'esame degli articoli. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo è invece convocata per le ore 16 nella saletta attigua all'aula consiliare.
La seduta è tolta alle ore 20 e 49.
[s1]In realtà sono 20000 mq e circa 90 mc. PS
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