Seduta n.123 del 01/03/2001
SEDUTA CxXiii
(Pomeridiana)
Giovedì 1 marzo 2001
Presidenza del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 16 e 28.
Randazzo, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 22 febbraio 2001 (118) che è approvato.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 29 dicembre 2000, 11, 18, 25 e 30 gennaio 2001, 1 e 8 febbraio 2001.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta dei disegni di legge numero 141/A e 142/A. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Amadu il quale, essendo assente, decade dal diritto di intervenire.
E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
Chiedo scusa, onorevole Sanna, invito i colleghi a prendere posto.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). C'è una ressa qua dietro; se manda due Questori per consentire l'ingresso in modo ordinato dei colleghi, che si spingono, forse entrando due per volte riusciremo a riempire l'Aula.
Se i colleghi mi scusano, io porto un esempio che credo possa essere utile un po' a tutti: in due momenti diversi, in Aula e in Commissione, pare che si reciti un copione in modo completamente differente. Voglio dire che in Commissione (non so, probabilmente è una sensazione) si ha forse anche la libertà di esprimere il proprio pensiero, la propria idea, di effettuare un'analisi compiuta sull'argomento in discussione, negli atti resta questo tipo di passaggi che abbiamo anche la possibilità di leggere nei verbali; poi si entra in Aula e lo stesso copione viene recitato, dalla maggior parte dei soggetti, in modo completamente diverso, come se l'argomento trattato non fosse lo stesso, come se ciò che è detto in Commissione e riportato nei verbali non possa essere letto allo stesso modo anche dopo in quest'Aula. Verifichiamo cioè un atteggiamento completamente differente che mi lascia perplesso.
Questo vuole testimoniare il clima che questa maggioranza sta vivendo nel vuoto assoluto di idee, di progettualità, ma soprattutto di identità, identità che venendo meno porta a tenere questo tipo di comportamento; fra gli stessi Assessori, alcuni, mentre prima approvano la finanziaria in Giunta, poi arrivano in Commissione, e in modo ritengo anche non corretto hanno cercato di far apparire l'assessore Pittalis come il padre cattivo della circostanza, e loro quali figli illegittimi trattati piuttosto male, tanto male che qualche Assessore addirittura invece di proporre le proprie idee porta la corrispondenza tra lui e il collega della programmazione, distribuendola ai commissari.
Io non ho capito cosa avrei dovuto fare di quelle lettere indirizzate a Pittalis e distribuite a me; non so se l'Assessore del quale mi sfugge il nome, non lo ricordo quasi mai, ma non perdo niente, abbia un atteggiamento di un'insofferenza vera, di un'insofferenza che si riscontra nei fatti, e questo atteggiamento ci fa venire forti dubbi. Ho già tenuto la relazione di minoranza, ripeterla sarebbe servito a qualcosa, ma preferisco invece proporre degli esempi che credo possano aiutare tutti noi. Tra i colleghi che hanno parlato, alcuni hanno dimostrato, nelle proprie idee, una certa serietà, correttezza, quella onestà intellettuale e politica che non guasta mai; l'ha fatto la collega Noemi Sanna stamattina, in parte l'ha fatto ieri il collega Corda, come qualche altro, ma poi negli interventi complessivi della maggioranza tutto viene insabbiato dimenticandosi che i verbali restano; allora vorrei scorrerli molto velocemente per far capire che non si può dire una cosa nelle Commissioni e farne un'altra qua in Aula sullo stesso argomento.
Per esempio, la Commissione Prima, con parere approvato all'unanimità, fa dei riscontri del tipo: "Si evidenzia che quanto previsto dall'articolo 4, comma 6, dove è contenuta la riserva della destinazione di una parte del fondo di nuovi oneri contrattuali alla copertura assicurativa dei dirigenti dell'amministrazione degli enti regionali, contrasta con un principio fondamentale del nuovo ordinamento del personale regionale secondo cui il Consiglio determina soltanto l'ammontare globale dei nuovi oneri contrattuali".
"L'argomento è di grande attualità", questo è detto in Commissione, ma in Aula si ritiene che sia meglio non parlarne, non si sa mai che qualcuno possa ascoltare; e se non fosse ancora sufficiente, si richiama l'attenzione sul fatto che alcune norme contenute nella finanziaria hanno un significativo impatto sul delicato equilibrio dei poteri tra Consiglio e Giunta, articolo 4, comma 8, lettera c). E' un "rosario", il divertimento di leggerlo tutto mi stimola, ma non ho il tempo materiale per farlo.
Commissione seconda: parere approvato a maggioranza. In alcuni passaggi della discussione si parla ad esempio della cooperazione internazionale, si lamenta una diminuzione rispetto ai fondi stanziati negli ultimi anni dalla legge regionale numero 19 del 1996, tutto recepito e modificato poi nella finanziaria. Qualcuno vada a cercarselo. Però c'è un passaggio che, se non fosse così serio e delicato, si potrebbe utilizzare come elemento di dimostrazione pratica, che riguarda molti di voi, non tutti per l'esattezza. Si propone un incremento di seicento milioni per i contributi alle imprese radiotelevisive, uno stanziamento di cento milioni per notiziari regionali e locali con linguaggio mimico e gestuale dei sordi, non c'è gente più sorda di chi non voglia ascoltare, e voi avete tenuto fino adesso questo atteggiamento; la Commissione intende finanziare anche questa parte il che, essendo una parte seria visto che l'esempio che ho portato ne dimostra l'utilizzo, lascia anche me stesso in grande difficoltà.
Quarta Commissione: trasporti, lavori pubblici. Per i trasporti si ribadisce l'assoluta esiguità degli stanziamenti previsti nello stato di previsione, in particolare si evidenzia l'esiguità di quelli relativi alle spese di investimento. Se ne sono accorti in Commissione tutti quanti. E` un "rosario" continuo di realtà vera che abbiamo discusso, valutato, condiviso, ma solo in Commissione. Quando poi si entra qua dentro, si cancella il lavoro svolto nelle Commissioni e si riprende normalmente per il bene di una maggioranza che continua per qualcuno ad aver ragione di esistere.
La Quinta. Si evidenzia la necessità che venga modificato il contenuto dell'articolo 21 del disegno di legge di bilancio che attribuisce una delega eccessiva all'Assessore della programmazione e sottolinea l'opportunità di prevedere l'acquisizione dei pareri delle competenti Commissioni consiliari. Si evidenzia anche la necessità di assicurare la massima velocizzazione della spesa regionale, portando come esempio pratico l'ultimo bilancio appena trascorso, dove la velocità, che stavate assumendo nella spesa, era però così tanta che in alcune circostanze l'autovelox vi ha bloccato e vi hanno ritirato anche la patente.
La Sesta. Si sottolinea che il turismo come settore trainante avrebbe meritato maggiori risorse. Auguri! Si esprime perplessità sull'effettiva possibilità che tutti i collegati alla manovra finanziaria possano essere approvati nei tempi previsti dal Regolamento. Una fantasia sui diciotto collegati che ci ha lasciato tutti dubbiosi. Credo sia rimasta perplessa per prima la Giunta, vista la velocità che avete dimostrato sino ad oggi nelle Commissioni, e ciò che diceva ieri il collega Corda al riguardo di quindici disegni di legge fatti dall'assessore Masala, di una riforma gridata ai quattro venti, tanto gridata che poi questa maggioranza quando entra nelle Commissioni non ha più la forza, la voglia e né la volontà di ritenersi maggioranza e quindi di portare avanti disegni di legge di riforma. Ciò significa che questa Giunta è composta da una maggioranza diversa da quella che ha portato a comporre le otto Commissioni, sono due cose differenti, due cose completamente diverse; la mano destra non sa quello che fa la sinistra e viceversa.
Per quanto riguarda la responsabilità del fatto che non si riesca in Commissione, in qualsiasi Commissione, a portare avanti nessun disegno di legge, nessuna proposta di legge, in tempi ragionevolmente brevi, tanto è il danno che lo si vuole dividere anche con l'opposizione; opposizione che dovrebbe garantire il numero legale nelle Commissioni, opposizione che dovrebbe lavorare al posto di chi della maggioranza non va in Commissione a lavorare, opposizione che dovrebbe svolgere il ruolo della maggioranza; alla fine qualcuno potrebbe anche chiedere questo.
La Settima. Siccome non ne ha parlato nessuno; si evidenziano le difficoltà riscontrate in ragione di alcune imperfezioni documentali, in particolare le gravi lacune riscontrate nella stesura delle note di programma, denunciando il grave rischio che il ruolo di indirizzo e controllo del Consiglio possa essere sottoposto ad un inaccettabile depotenziamento. Le note di programma hanno avuto una vicenda lunghissima in questa finanziaria. Gli ottanta giorni di ritardo, i tre mesi di esercizio provvisorio, non vi hanno dato la possibilità, data la ristrettezza dei tempi, di presentare delle note di programma serie sin dall'inizio, appropriate per settore, quindi per Assessorato.
Abbiamo assistito a degli eventi eccezionali; evento eccezionale è stato quello che è successo quando l'Assessore sentito non aveva note di programma, il giorno dopo, naturalmente in seguito alle perplessità manifestate dalla Commissione, sono arrivate talmente tante note di programma da aver necessità del carro attrezzi per essere portate in Commissione, cioè durante la notte c'è stata un'impennata e hanno consumato le penne a disposizione. A proposito di impennata, hanno predisposto note di programma in un volume così consistente che credo che nessun componente della Commissione abbia potuto leggerle attentamente, anche perché solo il titolo - redatto dai funzionari della Commissione - apparteneva alle note di programma, poi l'interno conteneva un po' di tutto, dalla rassegna stampa agli itinerari turistici dell'Assessore di turno.
L'Ottava. Il parere della maggioranza, sempre la parola d'ordine: "Si evidenzia che le imprecisioni e gli errori anche materiali presenti in più parti nella complessa documentazione ne hanno reso difficoltosa l'interpretazione". Io mi risparmio di leggere altro, perchénon è cosa di poco conto, considerato il fatto in modo più complessivo, che vi siano state delle persone che hanno almeno avuto l'onestà, ripeto, politica di venire qua e manifestare altrettanta perplessità uguale e identica a quella esternata all'interno della stessa Commissione.
Allora, siccome il copione è lo stesso, se in Commissione ci diciamo certe cose, se facciamo un'analisi su questo benedetto documento, sui settori interessati alla Commissione di competenza, io mi chiedo: cosa cambia nel momento in cui tutto ciò arriva in Aula? Cosa modifica l'impostazione dal confronto avuto in Commissione, dalle idee che ognuno di noi si è fatto a prescindere dal ruolo poi di essere maggioranza e opposizione? Questi verbali sono votati dalle maggioranze. Addirittura molte volte in alcune Commissioni sono votati da entrambe le parti, perché condivisi sia dalla maggioranza stessa che dall'opposizione, in seguito ad un'analisi seria, approfondita, reale, quasi fotografica della realtà alla quale si fa riferimento.Invece qua dentro ci si spoglia, nessuno può parlare, nessuno ha più titolo e ruolo per poterlo fare; l'importante è restare uniti, non si sa mai, in previsione di tutto ciò che potrebbe accadere, ma guardate che non accade niente. Io credo proprio che sullo scenario attuale non possa accadere più niente.
Il mercato ha avuto una sua parabola e, come tutti i mercati, ha un orario di chiusura, dopodichè quel mercato non è più aperto. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, non può modificarsi niente. Quindi non ci sono più aspetti numerici che mi devono preoccupare; ci sono solo aspetti politici, programmatici, che seriamente mi devono preoccupare. E' su questo che stiamo cercando di aprire il confronto con voi seriamente. Ma la verità di tutto questo discorso è quella che dicevo poc'anzi, e cioè che non ci sono idee, non c'èun progetto, non lo chiamo strategico perché se no peggiorerei la situazione, non c'è più identità, c'è soltanto un conto matematico che resta ancora in piedi; la preoccupazione che quel conto matematico possa venir meno vi crea grande imbarazzo e grande preoccupazione. Io vi sto dicendo che non dovete avere grande imbarazzo e grande preoccupazione per il conto numerico, dovete avere invece imbarazzo e preoccupazione per una mancanza di identità, per un vuoto di idee che vi sta accompagnando e vi accompagnerà sino alla fine di questa legislatura, momento in cui trarremo le conclusioni per valutare se ciò che avete ipotizzato inizialmente, e cioè quell'itinerario e quel percorso, sia stato, alla fine, l'itinerario migliore e il percorso più giusto. Io ho detto dall'inizio che era l'itinerario sbagliato, il percorso più inadatto; i fatti alla fine credo che mi daranno ragione. Mi daranno ragione perché molti di voi condividono da tempo quello che vado dicendo, purtroppo lo possono solo condividere ma non lo possono manifestare, lo capisco benissimo. Però un giorno o l'altro si dovrà manifestare in quest'Aula, dovrà venir fuori la verità di un'aggregazione che deve, se vuol continuare a governare quest'Isola, trovare altri motivi, altri elementi, certamente più nobili di quelli iniziali.
Vedo che sforzo ce n'è poco, quindi tarderete ancora a fare questo tipo di ragionamento pubblicamente, e cioè qua dentro, però abbiamo anche la pazienza di aspettare, perché siamo sicuri che alcuni di voi prima o poi cichiederanno questo confronto, noi siamo qua, e ci resteremo, in attesa di aprire finalmente un confronto serio, costruttivo, che possa dare un'immagine, diversa da quella attuale, di una Regione capace, quindi di un Governo regionale talmente forte da portare fuori dal sottosviluppo quest'Isola.
Non c'è molto tempo. Non si potrà aspettare fino alla fine legislatura; allora avrete speso tutto, anche la credibilità di ognuno, e quella credibilità non si ricompra facilmente. Non c'è mercato che tenga, non ci sono neanche i saldi di fine stagione che ve la possano far comprare a prezzi piuttosto bassi. Il richiamo che ho fatto stasera alla coerenza che molti hanno dimostrato, e altrettanti no, deve ritornare a imperare, dev'essere l'argomento vero della libertà che ognuno di noi può avere nel manifestare le proprie idee, i propri principi e, perché no?, anche i propri progetti, se li ha.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi, al pari del collega Giacomo Sanna, nella fase preliminare a questo dibattito, ho avuto modo di esprimere alcune valutazioni di ordine generale, essendo anche io relatore di minoranza. Verrebbe quindi da dire: "Perché ripetersi?". Purtroppo c'è la necessità di ripetersi, perché la discussione generale che si è svolta in quest'Aula sulla manovra finanziaria ancora una volta, ma più delle altre volte, non ha visto emergere minimamente elementi e neppure cenni di confronto politico vero.
L'opposizione ha fatto la sua parte, è entrata nel merito, ha approfondito diversi aspetti; da parte della maggioranza e da parte della Giunta si attendevano, ed ancora si attendono elementi di confronto, cenni di risposte, ancorché parziali, che siano modificative di un impianto che voi avete pensato di dare a questa manovra finanziaria il quale però, come poc'anzi, in modo documentato, ha richiamato il collega Giacomo Sanna, è un impianto che non è condiviso fondamentalmente dal Consiglio regionale.
Può essere che le opportunità - o se volete anche gli opportunismi - della maggioranza, delle singole componenti che tengono insieme ed aggregano questa maggioranza numerica, anche dei singoli consiglieri regionali di maggioranza portino a negare in Aula, e cioè in sede pubblica, quello che è stato affermato e certificato nel lavoro istruttorio delle Commissioni. Quelli che ha letto poc'anzi Giacomo Sanna erano stralci dei verbali delle Commissioni, anzi delle risoluzioni ufficiali delle Commissioni, nelle quali articolazioni del Consiglio ovviamente voi avete la maggioranza e anche le Presidenze.
Voi sapete che il Consiglio regionale fondamentalmente non condivide l'orientamento e l'impostazione. Vi sono cose da modificare necessariamente e voi non rispondete. Voi fate finta di andare avanti o di poter andare avanti così come avete iniziato. Il vostro unico richiamo è all'ordine, l'ordine vostro, interno. Siamo maggioranza, facciamo valere i vincoli interni di maggioranza; zitti tutti, perché tu, Tizio, se vuoi dire qualcosa sul merito della manovra di bilancio non puoi dire perché hai avuto l'ente delle acque; tu, Caio, se non sei d'accordo su questa impostazione, zitto perché hai avuto l'ente del turismo, e così via elencando. Signor Presidente della Giunta - mi rivolgo principalmente a lei, che comprende queste sfumature, che poi tanto sfumature non sono - questo non è governare, questo è comandare, o meglio avere la presunzione di comandare, perché poi in buona sostanza bisognerebbe andare a vedere e scoprire chi davvero comanda, chi davvero cioè detiene il potere, chi lo esercita e nell'interesse di chi.
Governare è un'altra cosa, non è solo far valere la forza, non è solo fare quello che si vuole; governare dovrebbe voler dire avere una capacità di sintesi,anche una capacità di rapporto dialettico, farsi carico dei problemi che vengono posti, e soprattutto di quelli che prepotentemente vengono alla luce nelle diverse articolazioni della società sarda e di cui la maggioranza è una delle espressioni, la più qualificata, quando essa sia legittima, ma nel caso nostro pende anche un sospetto grande di non legittimità nella sua formazione; comunque, in ogni caso, una parte di questi interessi è legittimamente ugualmente rappresentata dalla opposizione, soprattutto quando quest'ultima costituisce all'incirca mezzo Consiglio regionale.
Non si può non ascoltare, non si può non tener conto di nulla, non si può continuare a dire: "Noi comandiamo e noi disponiamo di poter non tenere minimamente conto delle proposte diverse, alternative, modificative che voi avanzate."; non potete! E siccome non c'è nessuna ombra di trattativa collaterale e non c'è nessuna idea di inciucio trasversale, noi invitiamo la Giunta regionale e il suo Presidente a esprimere elementi democratici, di valore significativo autonomistico, a rispondere alle istanze che la opposizione ha rappresentato, e a dire qui, in sede pubblica, quali e quante delle grandi questioni che noi vi abbiamo rappresentato siano state da voi ascoltate, condivise e in parte raccolte.
Diversamente voi, prima o poi, certo, "sbarcherete", con un voto numericamente considerato, la manovra di bilancio. Non so quando, ma di sicuro prima o poi accadrà. Avete premeditato i ritardi, li avete programmati, avete voluto che la manovra finanziaria arrivasse in Consiglio a fine dicembre e non secondo i termini previsti dalla legge, avete cincischiato altri due mesi in Commissione, siamo ormai giunti alla fine di febbraio, cioè ad anno finanziario inoltrato e voi state utilizzando le risorse regionali sempre in tutta fretta, sempre allentando il controllo democratico del Consiglio, sempre in modo convulso, sempre in modo dispersivo, sempre in modo aleatorio, e - perché no? - sempre in modo arbitrario. Avete fatto una programmazione dei tempi che vi consenta di essere più autoritari e più clientelari però, pur in questo ritardo e in questa programmazione negativa e dannosa, da noi più volte rappresentata, e pur all'interno di queste difficoltà, voi non potete far finta che non vi siano state presentate delle istanze da parte nostra.
E se gli apparati dell'informazione riescono a far trapelare poco e faticosamente di quello che succede qui in quest'Aula, e se del dibattito in Aula il popolo nulla sa, e se questa Regione soffre anche di un problema serio, grande di informazione su quello che accade davvero nelle istituzioni, perchè non è vero che sono tutte interamente applicate a ricercare i candidati o a inseguire i bisticci dei candidati alle prossime elezioni, in quest'Aula in questi giorni si è discusso e si è...
Chiedo di sapere quanti minuti e secondi sono trascorsi dall'inizio del mio intervento, perché con questo terrorismo meccanico...
PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). No, mi dica, perché poi non voglio contestazioni.
PRESIDENTE. Ha utilizzato otto minuti. L'interruzione era dovuta ad un disguido tecnico. Prosegua.
COGODI (R.C.). Ma insomma, qui non funziona niente, riuscite a far funzionare almeno i microfoni?
Dicevo, quindi, che vi è un dovere di interlocuzione, vi è un obbligo di risposta alle istanze che vi sono state presentate. Voi avete ipotizzato, attraverso norme inserite in Finanziaria, un sostanziale esproprio dei diritti e dei doveri di indirizzo del Consiglio regionale. Io cerco sempre inutilmente e affannosamente Fantola, in quest'aula, per chiedergli sempre: "Fantola, Fantola, dov'è la riforma?". Per chiedergli sempre: "Fantola, Fantola, Massimo, dov'è il nuovo Statuto? Dov'è la Costituente? Perché, in quest'Aula costituita, tu non ci sei mai a difendere queste ragioni?". Quelle ragioni per le quali, pensando a nuovi poteri di questo Consiglio, non si vuole riconoscere che esso deve intanto esercitare i poteri che ha, almeno i poteri di indirizzo che voi volete togliere al Consiglio, perché avete scritto una norma (rispetto alla quale voi maggioranza dovete pure ad uno ad uno rispondere, essendo anche voi seduti in questo Consiglio) per cui approvate inizialmente il fondo globale di spesa, non più i capitoli di bilancio. Bella grande riforma questa! Se il fondo globale si traducesse in un arbitrio successivo, le modifiche e l'istituzione dei nuovi fondi, secondo voi, non apparterrebbero più al Consiglio, ma apparterrebbero alla Giunta. Il Consiglio verrebbe espropriato del suo potere-dovere di indirizzo, che è sancito nello Statuto. Questo è scritto nella Finanziaria e voi pubblicamente non rispondete neppure a questo.
Nei minuti che mi restano voglio toccare un altro punto, che per noi è il più delicato ed è il più incisivo, che è quello che più ci sta a cuore, e che, anche se a voi non sta a cuore, prima o poi noi faremo in modo che non lo possiate più trascurare. E'possibile che voi e noi tutti continuiamo a dire che il bilancio della Regione è il patrimonio del popolo sardo, il tesoro del popolo sardo, la cassaforte del popolo sardo, il portafoglio del popolo sardo, ma di questo popolo sardo fanno parte tutti oppure no? Di questo popolo sardo, il cui patrimonio noi stiamo decidendo in questi giorni, sono o no compresi tutti coloro che di questi 13 mila miliardi non hanno avuto, non hanno e non avranno manco una lira? O quel terzo - circa - di popolo sardo, che è del tutto escluso, deve continuare ad assistere passivo, impotente, domato, secondo voi, ad un esproprio di diritti sociali, com'è accaduto e come ancora sta accadendo? Perché un terzo di popolo sardo, non parlo di quell'altro terzo di popolo che è emigrato all'estero, parlo del terzo di popolo che è rimasto in questa terra, e che è disoccupato, senza lavoro, precarizzato, flessibilizzato, escluso, portato alla disperazione.
Chi non ha lavoro e non ha un servizio minimo non ha niente in questa Regione e da questa Regione, e se questo è il bilancio di tutti non è possibile che una parte del popolo continui a non avere niente! E in un bilancio di 13 mila miliardi, vi abbiamo detto, per le politiche attive al lavoro, quelle politiche dirette a creare, a inventare occupazione, occupazione buona, seria, produttiva, vi è meno del 4 per cento; ma un terzo fa più del 30 per cento, non fa meno del 4 per cento, e anche quel meno del 4 per cento è utilizzato male, perché voi consentite, invogliate e aiutate a che anche i fondi stanziati per il lavoro vengano finalizzati ad altro.
Costruire ponti, programmare funivie e palaghiacci, comprare palazzi per uffici con i fondi per il lavoro non è rispettare le leggi per il lavoro, e voi state consentendo tutto questo. Disperdere l'8 per cento di mille miliardi in consulenze a privati, significa dare 80 miliardi per consulenze a gente che fotocopia progetti fasulli e li smista, e voi lasciate fare! Sono 80 miliardi regalati, distribuiti inutilmente, rubati ai disoccupati per i quali quegli 80 miliardi sono iscritti nel bilancio della Regione!
E allora vi abbiamo detto: riordiniamo queste politiche, costituiamo un fondo unico trasparente dove sia evidente a chi vengono dati i danari destinati al lavoro. Costituiamo un organo tecnico qualificato, un'agenzia che sia capace di aiutare i soggetti istituzionali a predisporre i progetti per il lavoro, con questo spirito pubblico di servizio, non attraverso gli artigli di quei rapaci che continuano a portar via i danari dei disoccupati attraverso le false e inutili consulenze.
Vi abbiamo detto: ordiniamo questa materia, costituiamo un'agenzia operativa, attiviamo un'agenzia che c'è già, che è l'Agenzia del lavoro, istituita con legge regionale, la quale ha poteri, competenze, professionalità, e comunque ha finalità. Perché non lo volete fare e neppure rispondete?
Per concludere, voglio richiamare un fatto che, badate, non è un fatto di cronaca, nessuno di voi o di noi può archiviarlo oggi come un fatto di cronaca nera, come una disgrazia: un lavoratore ieri si è ucciso. Ancora un altro lavoratore si è ucciso: è morto. Questo lavoratore si chiamava Antonio Pisano, aveva cinquantotto anni, era di Carbonia, lavorava in una fabbrica, dalla quale era stato escluso, era stato messo in mobilità, come si dice, cioè in mobilità verso la disperazione e verso la morte. Era sposato, aveva moglie, aveva figli, come la gran parte di noi, come tutti normalmente. Era disperato, si è ucciso nella sede del suo sindacato, non credo per protesta nei confronti del suo sindacato, ma per amore e per affetto verso il suo sindacato.
Quel lavoratore è in questo momento, io credo, un lavoratore morto sul lavoro; sì, è morto per non lavoro, come altri tanti muoiono per non lavoro; come tanti altri sono feriti nel fisico e nell'animo per il non lavoro. Ma voi perché non volete rendervi conto che quella gente che bivacca qui giù, quei ragazzi, quei padri di famiglia che stanno lì giorno e notte, in quella tenda, anche in questi giorni di freddo, è gente che lavorava, è gente che ha professione, è gente che ha dignità, è gente che ha anima e famiglia. Nei giorni scorsi, uno di loro mi ha detto: "Io sono qui e non so fino a quando, perché non me la sento di tornare a casa". L'avete capito che c'è una persona che non se la sente di tornare a casa perché da quando non ha il lavoro non sente più quella dignità di poter tornare nella sua famiglia, e sono trascorsi già mesi, allora perché non si pensa ad una risposta possibile? Ma in un bilancio di 13 mila miliardi, in un bilancio nel quale già più di cinquecento miliardi invece di essere distratti fossero destinati alle politiche del lavoro, non si trova soluzione per cinquemila persone in questa nostra Regione, i cosiddetti "lavoratori socialmente utili", lavoratori - questi - disperati che sono in strada da mesi? Vi abbiamo fatto una proposta. Dite sì a questa proposta!
Io vorrei dirvi dialetticamente "dite sì o dite no", però non ve lo dico dialetticamente, io vi sfido. Io vi dico, noi vi diciamo, che dai banchi dell'opposizione, ma io credo che, dai banchi del Consiglio nel suo insieme, debba venire una domanda a voi. Non potete dire "no", dovete rispondere "sì", perché nei confronti di questo pezzo di umanità sofferente, che sono principalmente quei lavoratori chiamati "socialmente utili", per i quali qualche volta addirittura si ride, si sente dire: Non è vero che sono socialmente utili; quale utilità hanno?". Ma diamo loro un lavoro utile, diamo un lavoro produttivo in questa Regione dove ci sono immensi patrimoni da tutelare, da salvaguardare, in questa Regione grandemente avvelenata, dove c'è da risanare il territorio, dove ci sono i boschi da custodire e da curare (magari per risparmiare centinaia di miliardi in fasulle o improduttive campagne dell'antincendio), o i litorali da sorvegliare, tutti valori ambientali di cui occuparsi; un patrimonio culturale che tutto il mondo, se lo conoscesse, ci invidierebbe perché farebbe la ricchezza di tanti popoli e di tanti stati e di tante nazioni.
Ma è possibile che un progetto che noi chiamiamo "lavoro verde", cioè di lavoro pulito e produttivo, non possa occupare, in questa Regione, davvero utilmente e produttivamente, anche in termini economici, attorno ai beni ambientali, culturali, al patrimonio enorme di questa Regione e dei comuni, ad un patrimonio che è incustodito, che va in malora, ripeto, è possibile che non possa occupare venti, trenta, cinquantamila persone? Con quali danari? Con i danari che abbiamo, con quei danari che anche l'Unione Europea in parte ha messo a disposizione perché si superi un divario, perché si recuperi un ritardo nello sviluppo. Ma voi continuate a dare tutti questi danari sempre e solo a chi vi pare, cioè alle imprese; voi dovete comprendere, e ho concluso, che le imprese non sono l'insieme della società organizzata; le imprese sono una parte della società organizzata e insieme, oltre alle imprese alle quali si danno i danari perché poi loro diano lavoro agli altri e non lo danno, c'è la società organizzata delle assemblee elettive, degli enti locali eccetera.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi.
E' iscritto a parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.
COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, forse è inevitabile la ritualità del dibattito sulla manovra finanziaria; molte cose sono state ormai dette e sentite. Tuttavia, come già precedentemente ha fatto qualche collega, anche io farò qualche sforzo per cercare di sottrarmi agli aspetti più rituali, per mettere in evidenza quelli che, ad avviso mio e del Gruppo che rappresento, sono gli aspetti maggiormente innovativi della manovra finanziaria che oggi ci troviamo a discutere. Non nutriamo dubbi che questa sia una manovra finanziaria di grande importanza; d'altra parte lo stesso gradimento espresso dalle forze sociali, dalle forze di quella società civile appena richiamate dal collega Cogodi, depongono in questo senso.E' un fatto del tutto inusuale rispetto a quanto è sempre accaduto quando, sia pure con diverse sfumature, sia pure con diversi accenti, superiori e molto forti erano le critiche, i rilievi fatti, le richieste avanzate e perlopiù insoddisfatte; non c'è dubbio che questo ha posto la minoranza di centrosinistra in una posizione di oggettiva difficoltà.
La manovra è stata definita, forse anche giustamente, una manovra da periodo di vacche grasse. Se la Bibbia dice il vero questo potrebbe anche essere il primo di sette anni; perlomeno noi ci speriamo. Ci sono 3.500 miliardi in più e credo che vada a merito della Giunta, in particolare dell'Assessore della programmazione, aver recuperato ben 700 miliardi di residui passivi, tutti destinati agli investimenti, a cui se ne aggiungono…
(Interruzione del consigliere Cugini)
Con i residui passivi della Regione, credo che Amato c'entri poco.
A cui se ne aggiungono, dicevo, anche altri cinquanta derivanti dalla chiusura di circa 24 mila conti correnti fermi da oltre tre anni, ciò che comporterà, oltre tutto, un risparmio annuo di sole spese di circa tre o quattro miliardi.
Uno dei punti sui quali maggiormente si sono incentrate le critiche dei colleghi dell'opposizione è stato quello che viene ritenuto un massiccio ricorso all'indebitamento. Ora, a parte la considerazione che l'indebitamento rientra perfettamente nei limiti fissati dal D.P.E.F., ad esso si è fatto ricorso per far fronte ad alcune emergenze, da tutti in quest'Aula considerate tali, sulle quali si è riscontrata un'ampia convergenza da parte delle forze politiche: imprenditorialità giovanile, rafforzamento delle politiche attive del lavoro, edilizia scolastica, altri interventi a sostegno dell'istruzione e dell'università.
Edilizia scolastica. Si sta andando a varare un piano di cinquecento miliardi complessivi, che permetterà di dare una sistemazione definitiva a tutto il patrimonio scolastico della Sardegna, gran parte del quale è fatiscente, come è stato evidenziato nei mesi scorsi.
In quindici anni si prevedono stanziamenti per trecento miliardi da destinare ai comuni ed agli IACP che abbiano sofferenze finanziarie in conseguenza di arbitrati o transazioni relative ad investimenti i cui oneri non siano sostenibili con le ordinarie disponibilità finanziarie dell'ente, ciò consentirà di sistemare tutta una serie di situazioni derivanti in particolare da maggiori oneri di esproprio; si interviene sui mutui casa prolungando di un anno il periodo di agevolazione con l'intervento della Regione si passerà cioè da diciotto semestralità a venti, ed è inutile sottolineare il beneficio che deriverà alle molte famiglie sarde, di sicuro con reddito medio-basso, che nel corso della vigenza della legge sulla casa hanno potuto realizzare la casa solo grazie all'intervento regionale.
Si interviene per oltre 500 miliardi, nel triennio, sui centri storici; sono previsti consistenti interventi a sostegno delle imprese; 236 miliardi per l'artigianato; si interviene sul commercio, sull'industria alberghiera, con circa 170 miliardi sulla cooperazione, e vengono ripristinati (frutto questo degli incontri, avvenuti nel corso delle audizioni, dai quali erano scaturite delle critiche, anche se non molte devo dire) integralmente i fondi per gli stanziamenti a favore del fondo per il funzionamento degli enti locali ai sensi della legge numero 25 del 1993.
Questa è una manovra che rafforza in modo deciso una politica degli investimenti, da parte della Regione, per rimuovere - come efficacemente ha evidenziato il collega Balletto - quel gap infrastrutturale che oggi relega la nostra Regione in una posizione tale da renderle estremamente difficile entrare in quella competizione che si sta sviluppando in modo sempre più marcato tra le Regioni italiane, e che forse è un'appendice ineliminabile del processo federalista.
Per quanto ci riguarda abbiamo più volte rimarcato come, tuttavia, a una oculata politica di bilancio (e ripeto che questa manovra finanziaria soddisfa pienamente questa esigenza) vada affiancata una decisa azione di innovazione strutturale e istituzionale della nostra Regione. Le risorse, anche se consistenti, anche se correttamente indirizzate, rischiano di produrre un effetto limitato se la macchina regionale resta quella che è.
Dobbiamo rilevare che vi è la necessità di uno sforzo superiore a quello fatto sinora da parte del Consiglio e della maggioranza, alla quale spetta l'onere di dare impulso e scansione temporale a questi processi. Dobbiamo colmare il ritardo che la Sardegna ha su diversi fronti che d'altra parte riteniamo essere il fondamento di quel patto di stabilità che, in modo assolutamente condivisibile, il Presidente Floris ha chiesto ai partiti della coalizione di governo. Vale a dire noi riteniamo che il fondamento del patto di stabilità sia un assetto istituzionale presidenzialista che rappresenti il presupposto di quella modernizzazione strutturale della Regione che è ormai ineluttabile, se la Sardegna vuole essere in grado di partecipare a una corsa che vede molte Regioni d'Italia e del bacino del Mediterraneo già con molte lunghezze di vantaggio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.D.S.). Grazie Presidente. Con una Giunta che aveva inneggiato, originariamente, al rispetto dei tempi, alla puntualità, alla capacità di programmazione, all'attenzione verso la gente di Sardegna, ho la sensazione che assistiamo invece al rinnovarsi di una specie di rituale, che non è quello della discussione della finanziaria, che si ripete regolarmente, ma che si spera rituale non sia, proprio perché contiene le linee essenziali sia di politica economica che di sviluppo.
Il rituale è quello della consapevolezza, della certezza, della ripetitività dei ritardi. Questa Giunta l'anno scorso era partita dicendo "Ahimè, al di fuori della nostra volontà, al di fuori della nostra discrezionalità, arriviamo, per un naturale impedimento nella composizione della Giunta stessa, a presentare la manovra finanziaria in Aula con ritardo. Naturalmente assumiamo l'impegno formale, lo assumiamo in Consiglio regionale, perché d'ora innanzi le manovre finanziarie che presenteremo siano rigorosamente ancorate al dettato del legislatore, in tema di rispetto dei tempi...", e cioè ancorate alla data del 30 settembre.
Al pari di altre, invece, questa finanziaria è arrivata in Consiglio regionale qualche giorno prima delle festività natalizie, ma vi è arrivata senza anima, senza corpo, senza sostanza. Vi è arrivata incompleta, ma non per piccole parti, per piccole trascuratezze, non soltanto perché da una norma vecchia, antica e superata si passava all'ancoraggio, invece, rispettoso, al dettato di una nuova norma. No, l'ancoraggio alla nuova norma vi era, ma di rispetto ne aveva e ne ha poco, proprio perché carente, proprio perché soltanto a fine gennaio, in alcuni casi a febbraio inoltrato, sono pervenuti quegli elementi di completezza, a partire dai residui, che originariamente erano calcolati al 30 giugno, e che impedivano obiettivamente ai consiglieri regionali di inserirsi con argomentazioni, che impedivano all'Aula consiliare di produrre e di presentare i giusti emendamenti; non si era nella condizione di giusta conoscenza. Mancavano parzialmente gli elementi sul monitoraggio, mancavano gli elementi sul piano del lavoro, mancavano gli elementi sulle note di programma; con il passaggio dagli articoli vecchi alle unità previsionali di base, non si metteva il consigliere regionale nella piena, totale, certa, decisa consapevolezza di valutare, di poter avanzare delle critiche, di esprimersi con la giusta consapevolezza sul merito delle cose.
Non lo dico, assessore Pittalis, per fare inutile polemica, non lo dico come parte di opposizione, ma perché così di fatto era; agendo in quel modo si introducevano meccanismi e metodiche che impedivano una chiara lettura della manovra finanziaria. Si trattava di metodiche di oscuramento; e l'oscuramento, badate, onorevoli colleghi, valeva per noi, ma valeva anche per voi della maggioranza. Probabilmente valeva allora e vale ancora oggi perché con la discrezionalità che la Giunta ha per quanto riguarda lo spostamento di finanziamenti da un settore all'altro, se non vi è la possibilità di espressione, se non vi è una certezza di partecipazione da parte del Consiglio, noi saremo espulsi, non solo dalle decisioni, ma anche dal controllo. State attenti, colleghi del centrodestra, da quelle decisioni e da quel controllo non saremo espulsi da soli, sarete espulsi anche voi! Chi ne soffrirà, in modo pieno, in modo totale, sarà la massima istituzione della Sardegna, il Consiglio Regionale, che verrà relegato a recitare un ruolo formale, poco partecipato, un ruolo che non gli è congeniale perché non è messo nella condizione di conoscere, e chi non è nella condizione di conoscere e controllare, è incapace di produrre proposte credibili.
Onorevole Cossa, lei diceva poc'anzi che le forze sociali hanno dato il loro assenso, hanno inneggiato; invece alcune hanno dato il loro assenso, non tutte, alcune hanno inneggiato, non tutte, e fra quelle che hanno inneggiato, alcune inneggiavano sulla stampa, alcune inneggiavano negli incontri con il centrodestra, ma contemporaneamente mandavano i lavoratori ad occupare il Consiglio regionale. Non le pare questa una discrasia di poco conto? Le pare questa la normalità? Che da un lato si dia il proprio assenso a una finanziaria, esprimendo un parere di generale congruità ed accettazione, e contemporaneamente dall'altro lato si mandino, quelli sì, i lavoratori, i senzalavoro, chi patisce continuamente e quotidianamente, ad occupare il Consiglio regionale, perché nella finanziaria vi sono carenze e incertezze, perché la finanziaria è canalizzata in una certa direzione, e non consente, invece, le possibilità di sviluppo?
E` stata definita "Finanziaria rivoluzionaria", il primo a chiamarla così è stato l'Assessore, chiedo scusa se lo richiamo, ma mi riferisco ad articoli apparsi sulla stampa. Assessore Pittalis, se qualcosa c'è di rivoluzionario, di innovativo, o comunque di forte cambiamento, e c'è, non sta nella finanziaria così come è stata proposta, ma sta nelle disposizioni legislative, che sono anteriori ed ancorate ad altre volontà politiche, che sono anteriori ed ancorate al vecchio governo del centrosinistra, e prodotte da quel vecchio governo. Di innovativo c'era quello.
L'avete preso ma non l'avete tradotto in una Finanziaria innovativa; è una finanziaria oscurata e non rivoluzionaria, è una finanziaria incoerente e di conservazione. Ciclo unico, donde esta? Ma donde esta il ciclo unico, quando le discrasie, le disfunzioni, le incoerenze tra ciò che si afferma all'interno del D.P.E.F. e la manovra finanziaria sono del tutto palesi ed evidenti, a partire - non c'è bisogno di citare tante incoerenze, ne cito una che è sintomatica per tutte - da quella della volontà manifesta ed espressa in quest'Aula, attraverso il D.P.E.F. ed altri documenti, di contenere l' indebitamento. Invece, a quella volontà, a quell'espressione, a quella certezza allora manifestata si contrappongono, attraverso la Finanziaria, procedure, metodi, ricerche, volontà diametralmente opposte tese ad allargarlo in maniera anche decisamente consistente e decisamente importante. Finanziaria vecchio stile, sotto questo profilo, ma vecchio stile con maggiori preoccupazioni che in passato perché allora le possibilità di controllo, da parte del Consiglio regionale, esistevano e erano garantite; oggi invece queste possibilità di controllo e di intervento vengono oscurate e parzialmente rimosse.
Di innovativo la Finanziaria ha un grande, sovrabbondante, enorme quantitativo di risorse finanziarie; è vero come non mai. La domanda che ci si deve porre, però, è una sola: la maggiorazione di risorse che in questo bilancio vi è, è frutto, è merito, è ascrivibile all'attivismo, alla capacità politica, alla volontà, alla decisione, alla determinazione di questo Governo regionale, oppure è frutto di politiche del passato, o è frutto di ricadute per le politiche del Governo nazionale, e quindi, per certi versi, subite, sia pure positivamente, ma subite dall'attuale Governo regionale? E' per quello che manca una strategia, è per quello che manca un'anima. Quando poi si è parlato di Finanziaria snella, e si è proposta questa tematica come un fatto altamente innovativo, se andiamo a vedere, così come gli articoli sono formulati, e il numero di commi conseguenti, la Finanziaria, anziché poter essere definita snella, può certamente essere definita incomprensibile, illeggibile e terribilmente appesantita.
Verrà presentata una serie di emendamenti, tra di essi, alcuni, Assessore, tornano sulle vecchie tematiche, che però sono le tematiche di oggi, quelle inserite all'interno della Finanziaria, tematiche attraverso le quali vogliamo ridare dignità, capacità e voce al Consiglio regionale, che prevedono il controllo e la territorializzazione della spesa.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue BALIA). Ed allora, per esempio, in tema di PIT, che noi abbiamo voluto, che voi avete concordato con i sindacati, sui quali voi dite di credere, che voi dite di voler assumere quale strumento ed elemento di riequilibrio territoriale, noi vi chiediamo, in un confronto serio, in un confronto dignitoso, in un confronto che non è frutto della volontà di confusione, di recitare i due ruoli; vogliamo recitare il nostro ruolo, vogliamo recitare il ruolo di opposizione, ma in quel confronto vorremmo che i PIT fossero, all'interno della Finanziaria, meglio definiti ed ancorati, per quella politica di riequilibrio territoriale a cui facevamo riferimento. Ed allora perché non destinare per esempio il 40 per cento dei finanziarimenti previsti per i PIT in maniera fissa, a quei territori marginali, a quei territori i cui indicatori socio-econometrici consentono di essere ascritti come territori di povertà, che sono gli stessi che hanno consentito la permanenza della Sardegna nell'Obiettivo 1 a livello europeo? Perché non prevedere che il 40 per cento degli stanziamenti previsti per i PIT siano espressamente destinati a territori ben definiti (sono facilmente individuabili le province che ricomprendono i territori di cui dicevo prima, come sono facilmente individuabili altri territori, quali quelli dell'Anglona, della Marmilla, del Gerrei, che stanno al di fuori di quelle province), e che l'altro 60 per cento, assessore Pittalis, venga speso, venga territorializzato attraverso il riferimento alle zone omogenee così che non possa essere speso in maniera discrezionale e sulla base degli impulsi che salgono solo dal basso, ma in maniera più definita, più certa, con la Giunta regionale che crea un impulso, che si attiva, che crea una sollecitazione negli enti locali?.
Questo sì, assessore Pittalis, consentirebbe di poter dire che stiamo indirizzando le risorse nel giusto modo, questo sì consentirebbe una ulteriore rivalutazione e un ulteriore modo di dar voce al Consiglio regionale e non quello di riservare alla totale discrezionalità della Giunta regionale ogni e qualunque modalità di spesa, senza controllo, in una maniera che non so come potrà estrinsecarsi in futuro.
Si è parlato di centri storici. Abbiamo leggi sui centri storici, abbiamo territori, che lei ben conosce, assessore Pittalis, a partire da quelli della valle del Pardu, laddove esistono esempi di centri storici che, se recuperati, potrebbero essere fonte di nuovo sistema economico, fonte di nuove energie, fonte di nuove sinergie. E allora perché non prevedere, in maniera specifica, in maniera definita, un cumulo di risorse finanziarie in grado di farli recuperare e di farli riemergere, di farli uscire dalla condizione di totale arretratezza e abbandono nella quale, invece, si trovano allo stato attuale?
Per quanto riguarda il problema del lavoro: io non sono per sottrarre risorse finanziarie alle imprese, in quanto le imprese creano lavoro e creando lavoro creano reddito, anche per se stesse, e questo è l'unico modo per reggere all'interno del mercato. Però, perché non ipotizzare politiche del lavoro che nel passato hanno avuto una loro sperimentazione e che dai risultati del monitoraggio consentono l'espressione di un positivo parere? Perché non potenziare ulteriormente quelle occasioni e non inserire, all'interno della Finanziaria, delle norme, attraverso la presentazione di emendamenti che - a mio avviso - la Giunta regionale ha il dovere di presentare e di promuovere, che consentano che la qualità del lavoro migliori, che il lavoro da lavoro poco stabile, precario e incerto, attraverso i criteri che volete diventi lavoro stabile e certo, lavoro che a sua volta crea, genera altra ricchezza, e quindi si autoalimenta, non chiede di attingere permanentemente alle risorse pubbliche, ma chiede un ulteriore contributo, un ulteriore aiuto, un ulteriore sostegno, da parte del pubblico, per poi rigenerarsi, autoalimentarsi e consentire di restare, di reggere, sul mercato, anche con le proprie risorse.
Avete presentato un numero incredibile di leggi collegate; si chiamano collegate in quanto sono strettamente attinenti e connesse con la manovra finanziaria e in quanto poi trovano anch'esse immediata approvazione, entro termini ristretti, mi pare si tratti di quaranta giorni dal momento dell'approvazione della manovra finanziaria in Aula. Alcune sono anche utili...
PRESIDENTE. Onorevole Balia, il suo microfono è disattivato, quindi non la sente più nessuno.
BALIA (F.S.D.). Non funziona nulla qui.
PRESIDENTE. No, funziona molto bene, si spegne quando è finito il tempo.
E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (C.C.D.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, con la manovra economico finanziaria del 2001 è entrata a regime la riforma della contabilità regionale. Infatti ora il bilancio regionale si suddivide, sia nelle entrate che nelle spese, in unità previsionali di base, e ciò comporta sicuramente una maggiore flessibilità e discrezionalità nella gestione dell'esercizio da parte della Giunta regionale. L'attuazione della riforma ha determinato, è vero, qualche ritardo nella presentazione della manovra da parte della Giunta, ritardo, però, ampiamente giustificato dalle profonde modificazioni apportate dalla legge regionale numero 23 del 1999, che sono sotto gli occhi di tutti.
La Giunta regionale e i Gruppi di maggioranza che la sostengono hanno inteso indirizzare le proprie scelte prioritarie al rafforzamento dell'imprenditoria sarda, nei vari settori produttivi, destinando una rilevante parte delle risorse finanziarie disponibili per cercare, attraverso le leggi di incentivazione del settore, di rivitalizzare l'economia dell'Isola, al fine di poter creare le basi e le condizioni per un successivo processo di sviluppo. Colleghi, questa Giunta e questa maggioranza hanno l'ambizione di creare le condizioni perché anche nella nostra Isola si avvii finalmente quel circolo virtuoso dell'economia.
Entrando nel merito della manovra, desidero esprimere il mio apprezzamento per il rilevante incremento delle risorse destinate all'agricoltura, al turismo, all'artigianato, all'industria. Ritengo, però, che una maggiore attenzione, in termini di risorse, avrebbe meritato il settore dell'assistenza. Spero che questa esigenza che sto manifestando, in sede di assestamento di bilancio, ove non sia possibile ora, trovi una giusta risposta. Colleghi consiglieri, non potevo far passare sotto silenzio questo argomento forse, e soprattutto, perchè io sono sindaco di un piccolo comune, e quindi ho un rapporto continuo e costante con i concittadini, sento i loro bisogni e le loro più profonde ragioni.
Altro dato che emerge in tutta evidenza, da un'attenta lettura della manovra finanziaria proposta, è l'incremento delle risorse finanziarie trasferite alle autonomie locali; degna di nota particolare è la previsione di un accantonamento di 10 miliardi per il 2001 e di 20 miliardi per gli anni successivi, finalizzato al risanamento finanziario degli stessi enti locali.
Non voglio fare polemiche e non entro in merito a tante cose che sono state dette qui sulla manovra finanziaria. Ritengo che la manovra finanziaria proposta dal Governo regionale, e integrata dalle modifiche apportate dalla terza Commissione, possa rappresentare, in virtù della qualità degli interventi previsti, oltre che un'inversione di tendenza rispetto al passato, soprattutto una svolta per rendere finalmente dinamica l'economia della nostra Isola, al fine di poter garantire una crescita della società sarda nel suo complesso.
Alla luce di queste considerazioni preannuncio sin da ora che il Gruppo del C.C.D. voterà favorevolmente questa manovra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.
FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, prima di entrare nel merito del d.l., mi corre l'obbligo di ricordare che da circa tre mesi un nostro collega, l'onorevole Giampiero Pinna, ha occupato una miniera con alcuni minatori. Io vorrei capire come mai, a tutt'oggi, noi non riusciamo ad avere un quadro chiaro del perché questo nostro collega non sia stato messo nelle condizioni ideali per venir fuori da quella miniera. Io sono certo che non lo ha fatto per strumentalizzare la propria posizione, però io credo che quest'Aula debba essere messa a conoscenza dei motivi, non per capire di chi sono le colpe, ma almeno per avere chiarezza sui tempi necessari per arrivare a una definizione, perché di questa storia bisognerà vederne una fine. Io approfitto di questa occasione per rendere noto che la data fissata per la firma di un accordo sulla questione è ancora slittata, probabilmente sarà martedì . Comunque sia, non mi pare il caso di sottacere al fatto così importante di un collega che per tre mesi non viene in Aula, mentre noi viviamo questa questione come se nulla fosse.
Per quanto riguarda il provvedimento all'esame, io credo che sia evidente che il ciclo unico di programmazione nasce da una concertazione forte, con i rappresentanti di categoria e i sindacati. Una concertazione che nasce dal basso, che è in linea perfettamente con i punti di riferimento contenuti nel ciclo unico di programmazione: partire dal basso per sfruttare poi al meglio tutte le risorse, per arrivare a quelle comunitarie, passando, di volta in volta, da quelle regionali, a quelle centrali, in funzione delle esigenze e delle prerogative di ogni territorio.
Io credo che questa sia una manovra coraggiosa che non possa, in un così breve tempo, chiarire un quadro complesso, perché riformare completamente il modo di programmare è una cosa difficilissima. Credo che non vedremo i frutti nemmeno il prossimo anno, perché si cambia completamente linguaggio, impostazione e mentalità. Cambia mentalità chi programma, ma devono cambiare mentalità gli uffici, il modo di rapportarsi fra essi, quindi un'ulteriore complicazione perché tutto questo si metta in moto perfettamente. Credo che sia sotto gli occhi di tutti - e nessuno può sottacerlo - che, pur avendo enormi quantità di risorse, è difficile metterle in moto prima di trovare un unico linguaggio fra i diversi enti che le mettono a disposizione.
Un'altra cosa estremamente complessa è il rapporto che si ha con gli enti strumentali e gli enti locali. A me sembra comunque che, a cascata, pian pianino, si inizi a vedere dove sono le risorse, chi ne può usufruire, e in che tempi, soprattutto; io credo che, a cascata, si veda bene un quadro che fino ad oggi non c'era.
Ritengo che le attenzioni, delle quali i territori hanno necessità, non debbano necessariamente essere garantite dall'opposizione, non le debba necessariamente garantire l'onorevole Balia che è una persona attenta, ma sarà la maggioranza, composta dai consiglieri, espressi da quei territori, a prestare attenzione perché i PIT e quindi le aree interessate, non abbiano chi più chi meno, soprattutto quelle aree che fino ad oggi, come giustamente diceva l'onorevole Balia, hanno sofferto maggiormente e che purtroppo, grazie, fra virgolette, alla loro sofferenza, ci permettono di rimanere ancora in quell'obiettivo che ci consente di avere molte risorse in più in questo sessennio, e quindi avere la possibilità di rilanciarci con ben altra forza.
Importante anche il recupero delle risorse nei conti e nei residui che, con i conti bancari che vedevano circa 50 miliardi di risorse inattive, ci consentono di accendere nuovi mutui, volti soprattutto, e questo lo voglio dire all'onorevole Sanna Alberto, alle infrastrutture che fino ad oggi non hanno avuto risposte, senza dimenticarci, però, con un conto riservato, di garantire la definizione e il completamento di tutte quelle infrastrutture che, fino ad oggi, hanno iniziato il loro corso.. Secondo me, è importante seguire la logica che non prevede di iniziare nuove infrastrutture, che possono diventare l'ennesime incompiute, ma quella di individuare le infrastrutture già iniziate, che servono nei territori, e cercare di portarle a compimento. In particolare, un segnale importante lo darà il servizio di tesoreria che con il sistema telematico metterà in condizioni gli enti locali e gli enti strumentali della Regione di perdere molto meno tempo, di non rischiare che gli incartamenti vengano persi, o che non si sappia mai dove le risorse siano finite. Con questo sistema, credo che ci sia grande trasparenza e grande garanzia sia per chi eroga che per chi deve ricevere le risorse.
Esprimo una nota di soddisfazione per l'attenzione che è stata data al sistema della protezione civile e sociale, e soprattutto alla nuova disciplina dell'IRAP, che, rispetto al vecchio sistema di incentivazione, mette in piedi un nuovo meccanismo sicuramente ben visto dall'imprenditoria.
Mi pare che i collegati, che pian pianino vedremo definirsi, danno al sistema della scuola e alla cultura l'importanza che meritano, che meritano tutti i cittadini di una Regione come la nostra che della cultura e delle proprie radici vogliono fare il vero e nuovo motivo di rilancio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, colleghe e colleghi, possiamo dire che il giorno tanto atteso è arrivato (non è solo Quaresima per la destra, ma penso che lo sia anche per questa nostra Regione che aspetta con ansia i frutti del lavoro di questa maggioranza), il giorno che questa maggioranza ha minacciato, tra virgolette, con tanta enfasi nel passato, come momento-evento per la Sardegna. Colleghi, se fate attenzione vi ricordo in maniera sintetica la carta dei valori di questa maggioranza: lo shock burocratico auspicato dal Presidente Floris; la profonda discontinuità politica ed amministrativa pensata dai colleghi di Alleanza Nazionale; le riforme fondamentali e la rivoluzione liberale, per sottrarre i sardi dai colpevoli governi di centrosinistra, di Massimo Fantola; le promesse del nuovo "eden", targate Lombardia, di Mauro Pili; l'intrigante avvicinamento all'impostazione dello sviluppo irlandese o catalano del Presidente Serrenti; la moralizzazione nelle nomine degli enti, qui non faccio nomi per non offendere la suscettibilità di qualcuno qualora non lo menzionassi. Ma, ahimè, i tanto attesi "sfracelli" positivi annunciati, che credo abbiano incuriosito perfino i più distratti oltre Tirreno, sono drammaticamente sotto gli occhi di tutti in senso negativo.
Non mi riferisco solo al fatto che questa Assemblea, che continua con molta indifferenza questo confronto, abbia un'aula del suo palazzo occupata ormai da diversi giorni da lavoratori socialmente utili e il suo porticato presidiato da oltre due mesi da lavoratori del settore della telefonia. Mi riferisco al complesso agire dell'istituzione regionale che, mi pare, stia registrando il momento più fragile della storia autonomistica della Sardegna, proprio quando, per i Sardi, sarebbe stato più utile avere una marcia diversa, una rappresentanza delle istituzioni alla ricerca degli interessi generali, e quindi più coesa in questo senso, meno preoccupata dei propri individuali interessi o di quelli di gruppo, beceri e clientelari.
La stagione degli 80 mila miliardi in capo alla programmazione nei prossimi 5 anni è occasione irripetibile, ma se il buongiorno, o il buongoverno, si vede dal mattino c'è da essere molto preoccupati. Ho intervistato numerosi colleghi, consiglieri di maggioranza, per comprendere il loro grado di soddisfazione su questa manovra di bilancio, e non solo; le risposte, molto sincere, sono state di tiepida, ma reale insoddisfazione. Assessore Pittalis, lei è soddisfatto del lavoro fin qui svolto? Il ritardo con cui arriveremo al traguardo, gravissimo, per le ripercussioni in tutto il sistema, enti locali compresi, non può determinare il rilancio di iniziative economiche o l'inversione del trend negativo sulle condizioni di sviluppo della Sardegna.
Che cosa dire dei molti punti di questo provvedimento di legge in palese contrasto con il D.P.E.F.? Dal risanamento del bilancio, che in quest'occasione registra un arretramento rispetto alla sbandierata iniziativa del centrodestra di voler porre fine a questo cancro dell'indebitamento che mina in maniera subdola i legittimi interessi dei sardi, al ritardo dello stato di attuazione, ormai non più sostenibile, della voce che interessa il controllo di gestione. Controllo di gestione che è strumento fondamentale, insostituibile, per garantire alla programmazione il valore di scientificità, e pertanto superare l'improvvisazione con cui, ancora oggi, nel 2001, si operano le scelte. Per non parlare del bluff del ciclo unico di programmazione al quale ritengo sia follia rinunziare, sul quale si deve ritornare, affinché le risorse nel loro complesso possano essere utilizzate con il massimo livello di sinergia possibile.
Tuttavia, trovo ancora molto grave, Assessore, l'elemento che riguarda la filosofia generale che anima questa manovra finanziaria; filosofia che trovo in netto contrasto con quanto, da molto tempo, riteniamo sia già patrimonio di tutte le forze politiche. Mi riferisco al principio di sussidiarietà che mal si coniuga con un'impostazione neo-centralista che questa maggioranza sta mettendo in atto. Non solo programmazione dal basso quindi, ma scarso impegno per il decentramento, riscontrabile con la contrazione delle risorse messe a disposizione degli enti locali.
Queste possono essere alcune delle ragioni di insoddisfazione anche sua, assessore Pittalis; io credo che lei, nel suo intimo, nutra questa insoddisfazione anche per il fatto che abbiamo partorito un documento vecchio prima di nascere, perché guarda al futuro con la testa rivolta all'indietro.
Che fare a questo punto se non licenziare con rapidità questo "mostro", in modo da mettersi immediatamente a lavorare per costruire un quadro politico fuori dagli schemi, ma all'altezza dei problemi che oggi affliggono la nostra isola? Non c'è altra via di scelta, l'abbiamo detto dall'inizio di questa legislatura.
Ma possiamo accontentarci di operare qualche intervento di recupero per vedere qualche prospettiva possibile, quando l'impostazione, sappiamo, è complessivamente carente fin dall'inizio, quando neanche gli Assessori avevano capito, presi com'erano da chissà quali problemi, come andava costruito il bilancio di previsione? Ma possiamo essere fieri di aver semplificato la manovra in quattro articoli, ricchi di 112 commi, partorendo uno strumento illeggibile? Possiamo forse essere fieri di aver semplificato la manovra presentando 20 disegni di legge collegati, che sappiamo non avranno esito alcuno? Quand'è che possiamo ribellarci, colleghe e colleghi, a questo modo, e ribellarci così ai tanti anni di illusoria e inafferrabile rinascita, di siccità e di rinunzie, prima di far perdere ai sardi la loro orgogliosa speranza?
Oggi l'orologio segna l'ora della consapevolezza e, con essa, quella del desiderio di voler essere tutti fortemente sardi di Sardegna, ricchi della nostra identità, fieri di realizzare anche noi il sogno di una regione modello in Europa, perché questo lo abbiamo a portata di mano! Occorre recuperare la giusta fermezza per affrontare con competitività il futuro, acquisire maggiore sicurezza in noi stessi, per affermare le qualità vincenti delle nostre risorse.
Badate, cari colleghi, il programma è già scritto, è scritto dai nostri padri, e lo si può enunciare con facilità, perché riguarda il nostro ambiente, il millenario buon governo dello spazio rurale, le nostre coste, le nostre montagne, i nostri colori, con i profumi, i frutti e i nostri sapori, la nostra identità, e la nostra gente. Perché guardare o ricorrere a modelli estranei al nostro sentire, come se volessimo tradire la nostra memoria, e svalutare la spontanea consapevolezza di essere a pieno titolo, come sempre siamo stati, cittadini europei?
Quanto devono e quanto dobbiamo aspettare, ancora, per recuperare passione ed ottimismo, per realizzare un progetto di sviluppo di qualità, senza consentire approdo facile e piratesche e devastanti incursioni a nessuno? Che cosa deve succedere in Sardegna perché questo avvenga? La rivoluzione dei comportamenti comincia dal riconoscimento della Sardegna che crea, che produce, che testimonia a chiunque il proprio valore e, in questo senso, anche la propria unicità. I Democratici desiderano ricominciare da qui e mandano un messaggio.
La lunga battaglia per nuove strategie di sviluppo locale ha prodotto tangibili risultati ed ancora continuerà a produrli. Noi vogliamo avanzare il nostro progetto futuro mirato ad offrire il nostro pensiero a questa rivoluzione; in questa dimensione è possibile anche recuperare la capacità di entusiasmarsi affrontando nuovi progetti individuali e collettivi guardando a sempre nuovi traguardi e nuove speranze. Dobbiamo vincere il sovraccarico depressivo che ancora ci imprigiona e non dobbiamo dimenticare che solo chi ama il proprio passato e il proprio presente riesce a fare i conti con il futuro.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, il dibattito di questi due giorni mi pare sia stato caratterizzato da due leitmotiv, uno dei quali riguarda i ritardi nella presentazione della legge finanziaria da parte della Giunta e i ritardi nell'ingresso della stessa legge finanziaria in Aula. Per quel che attiene la presentazione, è stato sottolineato anche da parte dei colleghi dell'opposizione. La diversità della struttura della legge finanziaria ha sicuramente comportato tempi più lunghi per quanto riguarda l'elaborazione e la redazione della stessa. Quella legge che la prevedeva (varata, se non mi sbaglio, nell'aprile del 1999, forse con troppa fretta, con troppa precipitazione, senza che venissero valutate con attenzione le conseguenze eventuali che poi si sono, ahimè, manifestate) ha comportato dubbi interpretativi non solo da parte della maggioranza ma anche da parte dell'opposizione. Credo che questo problema non riguardi esclusivamente la Giunta del centrodestra, ma avrebbe interessato probabilmente anche una Giunta di centrosinistra con Assessori di maggior peso e di maggior caratura.
Ritardo nell'ingresso in Aula. Effettivamente la legge finanziaria è rimasta per due mesi circa all'interno della Commissione, ma in questi due mesi - bisogna dire "pane al pane e vino al vino", come dice il mio amico Felicetto Contu - l'opposizione ha avuto un ruolo importante nel porre in essere tutti gli strumenti che il Regolamento prevedeva a sua disposizione, Regolamento che deve essere rivisto al più presto in quanto vecchio.
Insomma, non mi pare che i ritardi nella presentazione della legge finanziaria siano una invenzione della Giunta del centrodestra, ma invece una lunga consuetudine; qualche collega ieri ricordava che, nella passata legislatura, soltanto un anno non si è ricorsi all'esercizio provvisorio. Devo dire la verità, è una mia opinione, quindi come tale deve essere presa, non mi è piaciuto il tono e le voci allarmistiche, riportate anche dalla stampa di oggi, secondo cui la Regione sarebbe in bancarotta, sarebbero a rischio gli stipendi dei dipendenti della Regione e delle A.S.L..
Io, modestamente, devo chiedere alla maggioranza una maggiore presenza ed assiduità in Aula, particolarmente quando si devono affrontare provvedimenti quale la legge finanziaria; chiedo questo impegno alla maggioranza perché ciò si verifichi. Però non c'è da fare tutto questo terrorismo, tutto quell'allarmismo. Il fatto che non sia stata votata l'urgenza, non comporta assolutamente - questo è opportuno che lo sappiano gli amici della stampa - nessuna bancarotta, nessuno sfascio, nessuna cosa che possa in qualche modo inficiare né la vita del Consiglio regionale, né la vita della Giunta regionale né, tanto per essere prosaici, gli stipendi dei dipendenti regionali e delle A.S.L.. E' soltanto differita di qualche giorno probabilmente l'approvazione dell'esercizio provvisorio.
L'altro leitmotiv che è emerso, ripetuto da tutti, è che si tratta di una manovra ricca. Effettivamente ricca è, perché vi è un incremento di 3500 o 4000 miliardi in più rispetto al bilancio del 2000. Di questa circostanza, che - secondo la mia opinione, l'opinione di un sardo - è una circostanza positiva, le opposizioni, lungi dal gioire per un fatto che è decisamente importante per tutta la Sardegna, quasi accusano il centrodestra di aver avuto questa fortuna, questo privilegio, questa opportunità. E' vero che le risorse sono molto più consistenti rispetto al passato, ma è anche vero che nel passato risorse equivalenti o quasi, rispetto a quelle che ci sono adesso, sono state utilizzate da coloro i quali oggi urlano contro il destino cinico e baro per essere stati mandati all'opposizione, coloro i quali hanno governato per decenni senza porre mano a nessuno dei nodi strutturali che attanagliano la Sardegna come la disoccupazione, il sottosviluppo, l'emigrazione, le professionalità che vanno fuori dalla Sardegna, tal volta in Continente, tal altra addirittura all'estero. Allora, a questo disastro, perché davanti ad un disastro noi ci troviamo o ci siamo trovati, sta cercando di porre un argine il centrodestra che oggi governa la Regione, e speriamo che governi ancora per molti anni, così come a questo disastro porrà, ne sono certo, un argine il Governo nazionale se la Casa delle libertà vincerà le prossime elezioni politiche.
Allora, come utilizzare questa grande massa di denaro, queste grandi risorse finanziarie? Certo, si poteva continuare lungo la strada che era stata tracciata negli anni passati, ma non sarebbe stata una scelta opportuna né una scelta del centrodestra. Si sarebbe potuto continuare a finanziare la spesa parassitaria o clientelare, questa sì, quella degli anni passati, a pioggia. Quella spesa, cari colleghi, che a livello nazionale è servita a far ingrassare i grandi capitalisti, che è servita alla FIAT per costruire le fabbriche coi denari dello Stato, che è servita alla FIAT per le leggi sulla rottamazione, che è servita comunque a creare, anche in quel caso, un'ipotesi fallace di sviluppo. Ed a livello regionale? A livello regionale questa spesa ha riempito la Sardegna di fabbriche assolutamente inutili, di cattedrali nel deserto, anche se è un luogo comune bisogna ricordarlo sempre, ha creato migliaia di persone disperate che, nell'ottica e nella speranza di aver trovato un posto di lavoro tranquillo e sicuro, oggi si trovano, a quaranta o cinquant'anni, in mezzo ad una strada senza avere speranze e possibilità di riscatto.
Allora questa maggioranza e questa Giunta hanno deciso di cambiare registro, di voltare pagina anche in presenza di una situazione difficile qui in Sardegna, di una situazione che deriva da una cultura dell'assistenzialismo e del clientelismo; si è deciso di valorizzare l'imprenditorialità dei sardi, di finanziare - con una ragguardevole quantità di risorse - le leggi di incentivazione che esistono,ne cito soltanto alcune tra quelle elencate dal Presidente La Spisa nella sua relazione: per l'agricoltura, 250 miliardi in più; per l'industria, 130 miliardi; per l'artigianato, 45 miliardi; per il commercio da 10 miliardi a 46; più gli oltre mille miliardi per quello che riguarda i trasferimenti agli enti locali, l'edilizia scolastica, l'imprenditorialità giovanile, e in questo momento non sottolineo niente altro.
CUGINI (D.S.). La sanità privata?
USAI (A.N.). Per quanto riguarda la sanità privata il nostro principio è quello della libertà.
CUGINI (D.S.). Coi soldi propri!
USAI (A.N.). Certo, coi soldi propri e con l'aiuto che normalmente deve...
Dicevo che la maggioranza e la Giunta hanno predisposto un documento che presta attenzione a coloro i quali tradizionalmente vengono chiamati i meno garantiti, ma presta altrettanta grande attenzione a coloro i quali nel corso degli anni non hanno avuto garanzia alcuna, a quelli del popolo delle partite IVA, per esempio; caro collega Cugini, so che lei è molto affezionato a questo tipo di categoria. Quel popolo delle partite IVA che non ha i protettori forti, importanti, che non ha i grandi sindacati, che non ha i grandi gruppi che lo sostengono, che in silenzio corre il rischio di impresa, che vuole essere posto nelle condizioni di lavorare, che non vuole essere strangolato da un fisco rapace e da banche altrettanto rapaci, che vuole avere una burocrazia agile ed efficiente: la piccola e la media impresa, gli artigiani, gli agricoltori, gli operatori del turismo, i commercianti, quelli strangolati da una folle politica della grande distribuzione, ormai quasi totalmente in mani straniere, grande distribuzione che drena risorse della Sardegna e non crea né sviluppo né occupazione stabile.
Questo è il segno innovativo di questa finanziaria, questo è il segnale forte che questa maggioranza di centrodestra intende mandare alla società sarda. Una finanziaria tesa al sostegno dello sviluppo e dell'occupazione, che nasce con il consenso delle forze sociali ed è indirizzata alle forze vive della produzione e del lavoro, con attenzione a coloro i quali, l'ho detto anche precedentemente, vengono chiamati i meno garantiti.
Signor Presidente e colleghi del Consiglio, ne abbiamo fatto, però molto cammino ci aspetta ancora. Ci aspettano le riforme della burocrazia, quelle delle quali parliamo sempre e alle quali è opportuno mettere mano; dobbiamo vedere, ne parlava la collega Sanna Nivoli questa mattina, quello che potrà essere il punto di equilibrio fra il potere esecutivo e il potere legislativo; dobbiamo intervenire, anche per le ragioni che ho detto in precedenza, sulla politica del credito, la Regione deve assumere un ruolo nella politica del credito. Il cammino, cari colleghi, è comunque intrapreso.
Alleanza Nazionale, che è stata ed è la più leale e convinta sostenitrice di questa Giunta, stimolerà i processi riformatori, sorveglierà con attenzione sull'attuazione della legge finanziaria, svolgerà quel ruolo che le è stato conferito dagli elettori, non un ruolo di mera rappresentanza, non un ruolo di testimonianza, ma di autentica partecipazione al Governo della Sardegna come protagonista. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio per avermi dato la parola, Presidente Serrenti, se no, come sappiamo, si offende perché è sensibile alla funzione.
Noi siamo quasi alla conclusione della discussione, adesso il collega Usai, quasi con inno patriottico, ci ha richiamato alla nostra funzione, e quindi dovremmo tutti noi, come Capigruppo, avendolo già fatto i colleghi che hanno preso la parola ieri e oggi, cercare di portare a conclusione una parte del lavoro che abbiamo iniziato nelle settimane passate e che ha visto le due finanziarie, quella presentata dalla Giunta, più gli emendamenti, e quella presentata dalle opposizioni, trovarsi a confronto; al momento in cui stiamo parlando, poi verificheremo meglio nei prossimi giorni, le due finanziarie, nella parte sostanziale chiaramente, non trovano punti d'incontro. Può essere che poi il collega Floris sarà più preciso dei colleghi della maggioranza, però speravo che una parte delle considerazioni che noi abbiamo svolto nel corso dei lavori delle Commissioni, non solo della Commissione programmazione, trovasse qualche risposta. Al momento non è stato così, però siccome so che le indicazioni che noi abbiamo proposto all'attenzione del Consiglio rispondono positivamente alle attese del sistema produttivo regionale, sia per la parte del lavoro manuale, sia per il sistema delle imprese e anche per la parte del lavoro intellettuale, sono fiducioso che nelle prossime ore si possa trovare un punto d'incontro, anche se al momento effettivamente non è così.
Le due finanziarie, seppure con l'obiettivo di rispondere alle domande che sono state proposte nelle audizioni dai diversi settori economici del nostro sistema, parlano un linguaggio diverso. Tecnicamente si dice, ed è stato detto, che le due filosofie del buon governo non si incontrano perché gli strumenti nuovi della finanziaria rendono difficile la costruzione di soluzioni. Noi facciamo delle considerazioni che ritengo possano essere considerate semplici, dal mio punto di vista le potrebbe capire anche Corona che è, mi hanno detto, un nuovo apprendista per la sostituzione del collega Pittalis, quando sarà, speriamo più avanti perché la soluzione non mi sembra migliore di quella presente, però noi abbiamo proposto, non in occasione dei lavori della Commissione, ma anche prima dei lavori della Commissione, una valutazione che forse può trovare risposta da parte dell'Esecutivo, spero che sia così, anzi penso che possa essere così, perchè la nostra finanziaria, nella logica, nella filosofia che la sostiene, guarda a quello che avviene in Europa.
Noi facciamo uno sforzo di analisi e di proposta che vuole collocare la Regione sarda in modo dialettico rispetto ai momenti più alti delle decisioni economiche che si assumono anche nel nostro Paese. Un ragionamento da noi elaborato prevede che le risorse a disposizione della Regione, oltre che tra di loro, debbono essere coordinate con gli sforzi economici che vengono proposti all'attenzione delle parti più deboli dell'Europa, e quindi anche la nostra Regione.
Presidente Floris, dalla finanziaria non emerge che siamo dentro il ciclo delle risorse impiegate secondo i criteri dell'Unione Europa; noi aggiungiamo che il criterio invece della partecipazione alla spesa di quelle risorse è oggi proposto dal Governo nazionale, e quella partecipazione del Governo nazionale, l'uso di quelle risorse, in questa fase, in questo contesto, ha determinato - poi i numeri possono essere letti come si vuole, ma sono comunque numeri - in Italia risultati positivi per quanto riguarda il volume degli investimenti produttivi.
La risposta alla domanda di occupazione è il trasferimento di risorse al Meridione d'Italia. Quindi, i risultati positivi sul fronte dell'occupazione, anche in Sardegna, derivano da questo riferimento europeo e nazionale e noi, "noi" sta per la "vecchia maggioranza", abbiamo partecipato alla definizione di quei risultati con le politiche che abbiamo proposto nei cinque anni precedenti e la giustezza delle nostre indicazioni è confermata dal fatto che voi, come maggioranza attuale, non avete proposto o comunque realizzato nessuna modificazione sostanziale delle leggi che noi abbiamo votato con il vostro voto contrario prevalentemente e che avete, in questa occasione, solo rifinanziato. Il fatto che le avete rifinanziate, senza nessuna modifica, conferma che gli strumenti erano giusti, ma il limite della vostra iniziativa è che il finanziamento di parte di quelle leggi non è un'attività che indica delle priorità, avete solo utilizzato le molte risorse per rispondere a pioggia, noi diciamo, alle aspettative più disparate che vengono proposte alla vostra attenzione.
Duemila miliardi in più di risorse trasferite fanno a pugni con il fatto che nessun incremento delle risorse deriva dall'attività di governo di questa maggioranza, io comprendo che è difficile con la strumentazione che voi avete ereditato anche dal centrosinistra; però voi non avete fatto uno sforzo significativo per incrementare le risorse per attività autonoma della Giunta e quindi voi state dentro una logica che noi conosciamo bene perché l'abbiamo proposta, ma con il limite che ho richiamato prima.
Per quanto riguarda le maggiori entrate, diceva adesso Usai: "Voi non le apprezzate"; no, noi le apprezziamo, non ne apprezziamo l'uso perché duemila miliardi in più da programmare fanno a pugni con quanto avete detto l'anno scorso quando si discuteva l'altra finanziaria, quando avete sviluppato una giusta teoria per uscire dall'indebitamento, che è stata contraddetta dopo nove mesi. Avete proposto, tra finanziaria ed emendamenti ad essa presentati, circa 1800 miliardi di nuovo indebitamento, questo è il dato. Allora, noi diciamo che occorre essere coerenti con il quadro e il riferimento europeo e coerenti con quanto stabilito per la Sardegna che rimane nell'Obiettivo 1 e per rispondere, come hanno detto i colleghi nelle Commissioni ed anche nel dibattito, alle aspettative delle zone interne e dei territori marginali del sistema produttivo regionale.
Questo non c'è nella filosofia e non c'è negli assi che voi proponete in questa finanziaria. Quindi, privi di obiettivi duraturi, le risorse, notevolmente incrementate dai trasferimenti, vengono sprecate con investimenti - noi diciamo - "a pioggia" e per noi , questo vostro comportamento non è una novità, ripete la vostra posizione di chiusura quando nei mesi passati, in occasione della questione dei P.O.R. e delle risorse comunitarie, noi abbiamo detto che occorreva definire una volontà politica, riferita al ciclo unico della programmazione, e verificarne l'impostazione, poi abbiamo anche detto che, ai primi dell'anno, dopo la finanziaria ci si sarebbe dovuti ritrovare per operare una verifica sul risultato determinato da quell'orientamento, da quelle scelte, da quelle decisioni e da quegli investimenti, introducendo se è il caso qualche correzione.. Voi avete respinto quell'impostazione e quindi è chiaro che, avendo proposto qualche mese fa un meccanismo, una finanziaria o una gestione delle risorse con una filosofia che ha il solo obiettivo di contrapporsi alla minoranza, come ci chiamate voi, senza nuovi strumenti ma utilizzando le leggi che noi avevamo votato ed approvato ed utilizzato per partecipare alla risposta positiva che il paese stava costruendo negli anni passati, da tutto ciò deriva una chiusura nel dialogo con noi e soprattutto una dispersione delle risorse per quanto riguarda il sostegno allo sviluppo.
Nei mesi passati avete sostenuto la tesi che il turismo doveva essere uno degli assi portanti della ripresa economica della Sardegna. Abbiamo letto i primi documenti che l'assessore tecnico Frongia ha proposto all'attenzione del Consiglio, per il tramite della Commissione, i quali, non si offenderà l'assessore Frongia, facevano ridere.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Meno male che non facevano piangere.
CUGINI (D.S.). Esatto, perché si trattava di Carnevale e quindi anticipavano la festa. Però l'assessore Frongia, quando è stato invitato dal collega Sanna a riscrivere il testo, ci ha presentato un pacco di documentazione che non serviva a correggere quello che aveva scritto, ma voleva dimostrare che di questo Consiglio regionale, in particolare della maggioranza, si può anche non avere rispetto perché - il collega Biggio se lo ricorderà - in sede di Commissione programmazione il tecnico Frongia ha proposto, come documento a corredo, perfino il modulo di domanda per richiedere i contributi per il Carnevale, per la Sartiglia, per le feste patronali più importanti della Sardegna. Questo può essere un modo per tenere alto il confronto, ma può anche essere, come penso che sia invece, che il tecnico di valore Frongia non abbia nessun rispetto del Consiglio regionale della Sardegna. Voi, prima siete stati zitti, poi avete detto: "E' un ragazzo, deve imparare, è un riformista, quindi si farà."; ma non si faccia a spese dei sardi, lo faccia a spese di Fantola che magari lo può anche sostenere.
Quando poi abbiamo parlato di agricoltura, sempre un altro tecnico (anche questo di valore, perché è amico mio non perché abbia la competenza) ha proposto un malloppo simile a quello del collega Frongia, il che conferma che la capacità di direzione politica della Giunta, lo dico per il Presidente Floris, è interamente nelle mani della burocrazia regionale e quindi questi due fatti smentiscono quanto detto, nelle dichiarazioni programmatiche, sullo shock burocratico. Qui si è tolto il burocratico ed è rimasto lo shock, vedi Frongia ed Usai che hanno presentato quella documentazione. Allora io penso che noi dobbiamo essere seri su queste questioni e dire che se per il turismo, Presidente Floris, pensiamo che sia maturato il momento (e lei è stato a pranzo con l'Aga Khan diverse volte nell'anno scorso) per fare il salto da settore a sistema, noi pretendiamo che sia proposto un insieme di iniziative di riforma degli enti che sostengono il turismo, in modo tale che il passaggio tra settore e sistema preveda chiaramente incentivi superiori a sostegno del sistema e per la riforma del settore. Però diceva Cogodi e io concordo: "Gli amici di Fantola sono esperti di riforme nel parlarne e sono conservatori dell'attuale situazione nella attività quotidiana".
Il collega Luridiana non vuole che io parli male di lui, però confidenzialmente mi ha detto: "Noi non siamo all'altezza di proporre una soluzione, così come voi la richiamate, perché nella maggioranza c'è una forte resistenza a scardinare il sistema di clientele che nel tempo si è messo in moto". Allora, Presidente Floris, vogliamo trovare un punto d'incontro anche per quanto riguarda il settore lavoro e quello agropastorale? Vogliamo passare da un investimento nel settore alla costruzione di un sistema?
Beh, nel settore agroalimentare, così lo chiamiamo, siamo di fronte all'esigenza di un completamento; noi siamo, come Regione autonoma, grandi produttori e grandi esportatori di alcuni segmenti di produzione nel settore alimentare. In Sardegna, in questi mesi, sono stati redatti, firmati e sottoscritti dei patti con il Governo nazionale, ma questa maggioranza intende mettere a disposizione dei territori, e quindi delle imprese, risorse per concorrere alla costruzione del passaggio tra settore e sistema; noi, noi minoranza si dice, abbiamo presentato degli emendamenti per rispondere non al soviet supremo della provincia di Sassari, ma all'ex socialdemocratico Masala, passato recentemente a Forza Italia e eletto Presidente della Giunta di Sassari, il quale chiede ai consiglieri regionali eletti nella provincia di Sassari di sostenere un emendamento per trasferire risorse. Noi abbiamo detto: "Siamo d'accordo, però devi chiedere anche alla maggioranza, in modo da verificare se il concetto non si limiti a Sassari, ma si estenda a tutti i territori della Sardegna interessati a questo processo".
Il tempo assegnatomi è trascorso quindi concludo solo con una battuta. I pareri nelle Commissioni sono stati richiamati dall'intervento della collega Noemi Sanna, che io condivido, dalle dichiarazioni del Presidente della Prima Commissione, Nuvoli, che io condivido, ma avete presentato molti collegati.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Floris Emilio. Ne ha facoltà.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghe, colleghi, inizio il mio intervento citando due massime, la prima del noto Karl Popper: "Facciamo progressi perché, e soltanto se, siamo disposti a imparare dai nostri sbagli e ad utilizzarli con giudizio critico invece di insistere in essi come se fossero un dogma"; la seconda nota recita invece: "C'è un solo modo sicuro per evitare gli errori: non fare niente, o almeno, evitare di fare qualcosa di nuovo".
La querelle che sta caratterizzando il dibattito sulla manovra finanziaria sta tutta in queste due massime; la prima bene si adatta a chi pretende di interpretarla prendendo come riferimento le politiche nazionali di tipo centralista, e quelle regionali a sfondo assistenzialista. La seconda massima, invece, descrive bene l'esperienza della passata legislatura: molte crisi, poche azioni positive, e nessuna novità, per non irritare ora questa, ora quella componente della coalizione. Cinque anni persi nel nulla!
I risultati di questo modo di governare, d'altra parte, sono noti a tutti, compresa la dismissione - resa nota - della grande industria, l'Enichem, l'industria chimica che è sotto gli occhi di tutti, e la crisi mineraria, con l'annoso problema della Carbosulcis e della sua annunciata, per cinque anni, cessione all'Ati, cessione che, nel corso della finanziaria, vedremo portarci a privare il nostro documento finanziario di 75 miliardi circa per assicurare lo stipendio a lavoratori che sono ancora in attesa della trasformazione di questo famoso Consorzio Ati che io, in cinque anni, non ho capito cosa fosse; è un fantasma che, comunque, costa circa 70 miliardi l'anno alla nostra Regione. Dicevo, comunque, industria chimica, industria mineraria, entrambi i casi suggellano il definitivo fallimento di un modello di sviluppo che ha fatto il suo tempo e i suoi danni.
Ma torniamo alla manovra finanziaria. Noi della maggioranza, caro Assessore, siamo veramente responsabili, siamo responsabili di aver dato scarsa visibilità ad un atto politico programmatico di così grande portata, mi riferisco puntualmente al documento di programmazione economica e finanziaria; perciò ritengo utile richiamare, di questo documento, il percorso, i principi ispiratori, i punti qualificanti, proprio per sottolinearne la valenza strategica e la forte spinta innovativa che credo non sia stata colta appieno, neppure dagli addetti ai lavori.
La manovra finanziaria, infatti, rappresenta un passaggio cruciale nel ciclo unico di programmazione regionale segnata, appunto, dal D.P.E.F. con le sue priorità e le sue linee di indirizzo della politica economica del governo, dal complemento di programmazione, dai collegati che declinano l'azione annunciata nel D.P.E.F.; un tutt'uno, pertanto, che mira a creare le condizioni per esaltare nuove spinte e nuove capacità manageriali nel privato e nella pubblica amministrazione. La nuova politica di sviluppo indicata nel D.P.E.F. trae vigore da quattro elementi fondamentali: la liberalizzazione, la delegiferazione, la defiscalizzazione e la flessibilità.
Il primo, sul quale tanto ha insistito il nostro Assessore, quando ci spiegava il documento di programmazione economica e finanziaria, è la liberalizzazione. Liberalizzazione per restituire alle imprese il compito di produrre beni e servizi, offrendo risposte al problema occupazionale. Liberalizzazione per riservare alla Regione il compito di programmare e realizzare servizi pubblici collettivi a sostegno dello sviluppo economico. Le imprese devono, pertanto, essere liberate da costrizioni burocratiche e vessazioni specie nelle aree oggetto di riconversione industriale, e in quelle affette da ritardi di sviluppo.
Il secondo principio è la delegiferazione, in questo campo mi pare molto abbia fatto l'Assessore dell'industria, molto deve fare la Giunta. Delegiferare per eliminare sia i vincoli burocratici, che frenano le iniziative di sviluppo economico, che le lunghe incertezze incontrate per la realizzazione di grandi progetti di sviluppo turistico, cito quello di Is Arenas come esempio per tutti. Naturalmente la riduzione dei vincoli non può implicare il mancato rispetto delle compatibilità ambientali, ma deve assicurare chiarezza delle procedure e certezza dei tempi.
Sulle normative nazionali la Regione può esercitare un'azione politica, mentre per i vincoli imposti dalle normative regionali occorre una seria riforma. So che l'Assessore l'ha annunciata, mi pare che ci vedremo il 10 in un incontro di maggioranza; Assessore, speriamo che si trattino tutte queste questioni. Stratificandosi negli anni, infatti, le normative regionali hanno prodotto incongruenze giuridiche, come nel caso dei piani territoriali paesistici; anche su questo ci sono le proposte concrete.
Il terzo principio è quello della defiscalizzazione, che ha la doppia valenza di aumentare il reddito a disposizione delle famiglie per incrementare i consumi e modificare le convenienze di investimento delle imprese. E` la rilettura attualizzata della zona franca doganale-fiscale, della quale sentiremo parlare a breve, se è vero, come pare, che il Presidente del Consiglio, Amato, abbia firmato appunto la concessione della zona franca, o stia comunque esaminando il nostro documento; zona franca che rappresenta per noi uno dei momenti importanti dell'impegno programmatico che intendiamo rafforzare intensificando il negoziato con la Commissione europea, naturalmente a partire con quello in atto con il Governo nazionale, che mi sembrerebbe già cosa fatta.
Oggi si vuole discutere di una manovra finanziaria che dobbiamo ancora attuare, mentre dobbiamo discutere, a mio avviso, più che altro sui punti del documento di programmazione economica e finanziaria che realmente abbiamo tutti condiviso.
Il quarto punto è quello della flessibilità da applicare al mercato del lavoro in termini di maggiore dinamicità salariale e contrattuale; l'obiettivo è quello di offrire soluzione al problema della disoccupazione e del clima diffuso di disperazione, testimoniato anche oggi, come diceva il collega Cogodi, da episodi drammatici di cronaca. Nella contrattazione decentrata a livello regionale, il fattore lavoro deve essere raccordato alle esigenze produttive e alla competitività dell'impresa; in questo quadro la formazione professionale, sulla quale non mi soffermo, gioca un ruolo centrale per la sua valenza strategica. Allo stesso modo assumono particolare rilevanza le politiche di sviluppo settoriale.
Allora, davanti a questa mole di impegni concreti mi meravigliano interventi come quelli sentiti ieri, ma soprattutto oggi, anche dai responsabili massimi dei Gruppi, dai Capigruppo, che sembrano fare della dimenticanza un abito mentale: in pochi mesi di governo, una maggioranza pur abile e motivata non può colmare le distorsioni prodotte dalle impostazioni scelte e dalle incrostazioni che ci derivano da anni di malgoverno. Nel tempo, infatti, la situazione occupazionale e produttiva della Sardegna si è ulteriormente aggravata; i consistenti trasferimenti di risorse degli interventi straordinari e dei piani di rinascita non sono serviti a potenziare i settori di specializzazione su cui centrare un processo di sviluppo endogeno e autopropulsivo della nostra economia. Anzi, su questo contesto di crisi si sono abbattute le misure restrittive, fiscali e monetarie, decise dal Governo nazionale, per favorire l'ingresso dell'Italia nell'Unione monetaria europea; restrizioni che il Governo nazionale non ha saputo lenire con opportune misure di rilancio dell'occupazione e dello sviluppo; perciò la struttura economica della Sardegna continua a restare debole.
In questo panorama poco confortante, le forze della maggioranza, oggi al Governo della Regione, rivendicano con determinazione le responsabilità delle nuove scelte, consapevoli e forti di avere avviato un processo e un percorso inedito per la nostra Isola, che consentirà di creare le condizioni indispensabili allo sviluppo della nostra Regione. E' essenziale recuperare il gap strutturale per migliorare il contesto, attrarre capitali, produrre lavoro specializzato, formare nuova imprenditoria. Al centro di tutto questo processo c'è la valorizzazione delle nostre risorse e la qualità della nostra vita. Ma l'impegno della Regione non basta: serve quello di tutti i soggetti in campo, pubblici e privati, per potenziare competitività delle imprese, rendere efficiente il mercato del lavoro, ammodernare la Pubblica Amministrazione e dare respiro internazionale all'economia e alla cultura.
Per questo motivo, nella manovra finanziaria, nella nostra manovra, ci siamo sforzati di concentrare le risorse sui comparti strategici; siamo stati attenti agli investimenti per il futuro che riguardano specialmente le risorse umane e materiali; importanti interventi sono previsti a sostegno dell'innovazione tecnologica, della ricerca, della formazione e dell'istruzione; importantissime sono le nuove risorse destinate dalla finanziaria del 2001 agli incentivi e alle agevolazioni a sostegno della dinamica del mercato.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue FLORIS EMILIO). L'insieme di questi strumenti darà risposte non assistenziali - come finora abbiamo assistito con le vecchie Giunte - ma tali da servire a creare nuovi posti di lavoro, posti di lavoro stabili. Un aumento stabile dell'occupazione avverrà come conseguenza di un processo di sviluppo endogeno, caratterizzato dall'allargamento della base produttiva, privilegiando i settori leggeri che rappresentano i punti di forza della nostra economia.
Sul piano strumentale, la manovra restituisce all'impresa un ruolo centrale, introducendo forme di incentivazione automatica, presenti nel collegato sull'irap, e mantenendo le esenzioni sugli oneri previdenziali per ridurre il costo del lavoro; inoltre prevede procedure più snelle e veloci per l'accesso alle incentivazioni e rilancia le esenzioni fiscali automatiche tipiche delle zone franche di produzione.
E` un modello che attribuisce particolare rilevanza alla programmazione dal basso, con l'introduzione di un fondo unico per accorpare le risorse finanziarie disponibili in sede regionale e ricondurre ad un unico contesto organico gli strumenti della programmazione negoziata e dei programmi integrati d'area, nonché dei programmi integrati territoriali.
L'insieme degli strumenti reali e finanziari, focalizzati nel D.P.E.F. e nella finanziaria, sarà integrato e valorizzato nella contrattazione con lo Stato nazionale per ridefinire il Piano di rinascita. Secondo l'articolo 13, questo è ciò che stanno facendo il nostro Presidente della Giunta e la nostra Giunta. Su questi aspetti assumiamo l'impegno di confrontarci e monitorare la nostra azione di governo.
Presidente, mi avvio a concludere affermando, in estrema sintesi, che la nuova manovra finanziaria assegna un ruolo centrale alla gestione programmata delle risorse e degli interventi regionali e delinea un ciclo unico della programmazione, in virtù del quale si unifica il patrimonio finanziario, a prescindere dalla sua provenienza nazionale, regionale o comunitaria, con l'obiettivo di evitare duplicazioni e dispersioni, esaltare il principio di integralità degli interventi, realizzare tutte le sinergie possibili. Una finanziaria che ha ottenuto, per questo motivo, il plauso delle forze sindacali, in testa la CISL, associazioni di categoria, Confindustria e più. Io sono sicuro che questa finanziaria otterrà il plauso della gente sarda. Siamo consapevoli che ci attende un compito difficile ed impegnativo: riequilibrare la Sardegna a livello di sviluppo nazionale ed europeo e riagganciare le aree deboli dell'Isola a quelle più dinamiche.
Nell'affrontare questa impresa vogliamo essere equi, avendo chiaro il monte delle risorse, i bisogni da soddisfare, le vocazioni produttive da tener presenti e soprattutto quale ruolo ridisegnare per una Regione più versata ad indirizzare che a gestire. Una nuova Regione, disposta ad abbandonare le tentazioni dirigistiche, che sappia instaurare rapporti sinergici con il sistema delle autonomie locali, inteso come elemento indispensabile per il rilancio dello sviluppo, ganglio insostituibile dell'azione amministrativa perché il più sensibile e il più vicino a quelle istanze popolari alle quali vogliamo dare risposte.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che fra qualche minuto, alle ore 19, scade il termine per la presentazione degli emendamenti; quindi, chi non l'avesse ancora fatto, si deve affrettare perché, oltre questo termine, non è previsto che si possano accettare gli emendamenti.
Diamo adesso la parola all'Assessore della programmazione. Chiedo scusa, onorevole Selis. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). L'Assemblea non avrebbe perso nulla, ma giusto per dovere di firma anch'io recito la mia parte, spero meglio possibile.
Quando sento l'amico Emilio Floris che parla così dei tempi grami dell'opposizione, mi sembra di vederlo negli anni e nei decenni scorsi mentre faceva le lotte popolari per cercare di andare al governo. E' sempre stato all'opposizione, finalmente adesso, una volta tanto, va al potere e tira un sospiro di sollievo.
USAI (A.N.). Al governo, non al potere.
SELIS (Popolari-P.S.). L'onorevole Usai, che di queste cose, stando vicino a Emilio, se ne intende, mi corregge.
Emilio Floris ed io, al di là della battuta, insomma diciamo molti di noi, per antica tradizione, per quello che mi riguarda, parlo per me, io sono convinto, per formazione politica, che la democrazia ancor prima che scontro politico e conta di voti sia ascolto, confronto, dialogo e tentativo di trovare, comunque, valutazioni comuni sui problemi e sugli interessi collettivi. Perciò, anche nei conflitti più tesi - e la finanziaria è un momento di tensione, è evidente che è così - credo sia opportuno tenere aperto il confronto e il dialogo e cercare di capire quali sono i punti di convergenza che possono far fare dei passi avanti alla Sardegna, non alla Giunta o all'opposizione.
Devo dire molto sinceramente che mi pare che questa cultura politica, o quanto meno questo atteggiamento non sia sempre condiviso....
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Non è usuale, onorevole Dettori, che si interrompa un collega che parla.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Presidente, è proprio per questo; mentre il collega parla c'è tutto un via vai legato alla scadenza delle ore 19 per la presentazione degli emendamenti. Questo chiaramente mette a disagio l'Aula. Spostiamo tale scadenza alle ore 20.
PRESIDENTE. Onorevole Dettori, lasciamo proseguire il collega Selis.
SELIS (Popolari-P.S.). Ringrazio Bruno, poi i colleghi che vogliono seguire mi seguono, gli altri…
Ho la preoccupazione, lo dico a tutti noi, parlo davvero seriamente, che stiamo perdendo, ognuno per parte sua, il senso di questa sorta di cultura politica, il senso di questa concezione della politica, che vede nel confronto, nel dialogo, anche nei momenti più difficili, l'anima della democrazia. Ho la sensazione che anche in quest'Aula spesso ognuno reciti la sua parte con la difficoltà ad ascoltarci. Io faccio uno sforzo per ascoltare tutti. Non lo dico perché voglio essere ascoltato, è il contrario, lo dico perché, al di là del fatto che si ascolti, cari colleghi, mi pare che questa legislatura perderà un senso se, anche al di là dei conflitti che ci sono, non riusciamo a trovarci, a darci delle regole non scritte, ma importanti, di confronto, di dialogo, di ascolto reciproco.
Dopo l'intervento del collega Pittalis sulla finanziaria e sui problemi politici, credo che il Presidente Floris debba dire qualcosa, me lo auguro, perché se non salviamo questa cultura politica, come faremo, durante la legislatura, ad affrontare i grandi temi delle riforme? E' stato approvato ieri il federalismo che per me è un grande passo avanti, ma poi bisogna attuarlo, ne parlavamo con il Presidente nei giorni scorsi durante un confronto; bisogna redigere la legge elettorale; bisogna compiere la riforma sulla forma di governo; bisogna esercitare un'attività di legiferazione; bisogna affrontare il problema degli enti, il ruolo degli enti locali, così come anche alcune riforme che riguardano la programmazione e quant'altro.
Se non riusciamo a mettere su basi serie questa cultura politica, questo confronto, poi sarà difficile. Se prevale in quest'Aula il senso del conflitto o il senso del non ascoltarsi, il senso e la logica del muro contro muro, allora non è che perderanno le colombe o i falchi o cose di questo genere, ma la nostra generazione perderà la capacità e l'occasione, la nostra generazione, quella che è qui, ognuno per la parte che può fare, di dare un senso alla sua presenza. Rischiamo in questo modo, alla fine dei cinque anni, di doverci chiedere cosa ci siamo stati a fare.
Quando insistiamo per arrivare a confrontarci su tutti questi temi e a farlo con più pacatezza (siccome io mi appassiono, ogni tanto vengo invitato a farlo con più pacatezza possibile), credo che questo discorso del confronto vada portato in Aula e al massimo livello. Non mi pare che il dibattito che si è sviluppato sinora sulla finanziaria abbia avuto questa caratteristica e mi irrito quando sento dire: "Fate un sacco di interventi". Io ringrazio i colleghi della maggioranza e dell'opposizione che sono intervenuti perché se non parliamo (l'ho detto stamattina a Noemi), se non ci ascoltiamo, se non facciamo uno sforzo neppure per capire su cosa concordiamo, che strada faremo noi?
Da questo punto di vista, le nostre critiche alla finanziaria vorrebbero essere asciugate perché si ragioni su questo e non per il gusto di provocare il collega Pittalis, il quale se ne "frega" altamente di queste provocazioni. Quando parliamo del ritardo, mi dite che la legge è nuova e allora io ne prendo atto, ma com'è possibile che il Governo nazionale e lo Stato, con un sistema bicamerale, riesca a fare in tempo reale la finanziaria e noi, ogni volta, dobbiamo "splafonare"? Mi potete dire: "Ma questo avveniva anche prima". Stiamo dicendo: "Cerchiamo di capire perché avviene, in modo che non avvenga in futuro".
USAI (A.N.). E' un regolamento.
SELIS (Popolari-P.S.). No, non è un regolamento. Se la legge fosse arrivata, come dice la legge di contabilità, il 30 settembre, noi, prima di Natale, avremmo avuto... ma su questo non voglio aprire una polemica, voglio dire: "Proviamo a capire insieme che cosa succede oggi, in modo che l'anno prossimo non succeda". Sarebbe un grande passo avanti.
Per quanto riguarda la completezza della documentazione, Pier Sandro Scano ha detto di non essere d'accordo per il piano generale. Ma se deve rimanere, fatelo, altrimenti eliminiamolo. Noi abbiamo chiesto che le note di programma venissero portate tutte insieme, non siamo entrati nel merito, ma era necessario che fossero complete.
Terzo punto: abbiamo detto che il ruolo del Consiglio, se non stiamo attenti, rischia di essere squilibrato di fronte alla Giunta. Non l'abbiamo detto solo noi dell'opposizione, l'hanno detto anche le Commissioni.
Quarto punto: il ruolo degli enti locali. C'è stata una mortificazione nei trasferimenti e mi pare di capire che la Giunta possa, in questo momento, reintervenire.
Dico al collega Balletto, che è sempre presente ed attento, che per quanto riguarda i debiti, non mi metto a polemizzare se mancano cento lire o duecento lire, ma vi chiedo se siete davvero convinti che la strada che avete seguito è quella che ci fa rientrare dal debito. Io ho qualche perplessità.
Se dico che mancano il monitoraggio, lo stato di attuazione, il sistema informatico, sto dicendo una cosa vera o sto dicendo una cosa falsa? Se dico che la legge prevedeva che ci fosse un rapporto sulla condizione giovanile, ditemi "non abbiamo fatto in tempo", ma non si può presentare una pagina e dire: "Questo è il rapporto sulla condizione giovanile".
L'efficienza amministrativa: quando portiamo i dati, i dati sono quelli che ci sono stati forniti, se ce ne sono altri dateceli. I dati sull'efficienza amministrativa, per quello che io leggo dai documenti formali consegnati in Consiglio, erano: le competenze, 12.500 miliardi; gli impegni, 8.500; la spesa, 6.100, tra somme non spese e somme non impegnate, si arriva a 6.000 miliardi. E' una lettura normale. Allora, questa sequenza non vuole essere una polemica. Quando diciamo che cerchiamo di capire come succede e facciamo un rapporto sullo stato di attuazione per rimuovere le cause, stiamo dando un contributo positivo al discorso e al lavoro, dal punto di vista dell'opposizione, ma senza neanche esasperarlo perché, in questa vicenda, siamo stati tranquilli, dialoganti, costruttivi; credo che ci dobbiate dare atto di questo.
Le risorse. Noi gioiamo, siamo d'accordo sul fatto che le risorse siano aumentate e speriamo che aumentino. Ha detto giustamente Renato: "Il problema che ci rende perplessi è l'utilizzo". Queste considerazioni critiche le ritrovate non solo nei nostri discorsi ma in gran parte dei pareri delle Commissioni. Chiedo a voi tutti, al collega Floris, perché, quando parlate della concertazione, non parlate mai dei pareri delle Commissioni, dei pareri all'unanimità delle Commissioni? Quando parlate della concertazione, che pure è un fatto importante, perchè non ci chiediamo come mai il crel non è ancora attivato? Quando parliamo della concertazione, perchè non ricordiamo che il documento di bilancio, nella sua completezza, non è mai stato consegnato?
Sento dire ogni volta, vari colleghi l'hanno fatto, che il bilancio si caratterizza per duecento miliardi di qua, trecento miliardi di là, quattrocento eccetera eccetera, noi prendiamo atto con soddisfazione che le risorse sono cresciute, non per merito della Giunta, ma tutt'al più dei Governi e della Giunta di centrosinistra,. ma non eravate voi, la scorsa legislatura, a dire che la politica non può essere solo un fatto di stanziamenti? Ma per stanziare queste risorse non state mettendo i fondi sulle leggi già esistenti, che erano le leggi approvate dal centrosinistra? Cosa c'è di nuovo nella vostra legislazione che possa dire: "Questo è l'elemento caratterizzante."?. Non avevate annunciato lo sportello unico, e non c'è, e la sburocratizzazione? Poi voi venite tutti a dire: "La colpa è della burocrazia". I testi unici, che non ci sono, la fusione delle finanziarie e la semplificazione degli enti, che non ci sono; la fine dei monopoli; l'avvio delle privatizzazioni. Tutte queste cose che fine hanno fatto? Possiamo saperlo?
(Interruzione del consigliere Floris Emilio)
Come? Si stanno facendo. Ne prendo atto.
Allora dalle nostre critiche, per quello che mi riguarda, noi passiamo alle proposte. In base alle cose che abbiamo detto, abbiamo proposto in Commissione e alla Giunta una selezione di emendamenti, molto più asciutti di quelli che normalmente si presentano e che abbiamo presentato in Aula, sui quali abbiamo chiesto una riflessione. Primo, tutela del ruolo del Consiglio; secondo, valorizzazione degli enti locali; terzo, riequilibrio territoriale, perchè se non si fa la territorializzazione del bilancio, tutti i discorsi del riequilibrio territoriale diventano discorsi inutili. Non sappiamo dove vanno le risorse. Questa è una provocazione. Quarto, elementi di accelerazione della spesa, e noi abbiamo fatto delle proposte; quinto, norme antimonopolio, lo dico davvero chiaramente: "Ma non siete voi i liberisti, quelli che dicono che il mercato non può essere gestito né dallo Stato né dai monopoli?". Allora io dico: "Cominci la Regione a dare il buon esempio." Se ci sono imprese, di qualunque natura, che nel rapporto settoriale con la Regione hanno quote superiore al 30, al 40, se volete, al 50 per cento, mettiamo un limite perchè altrimenti la Regione alimenta i monopoli e, se alimenta i monopoli, mortifica il mercato e, se mortifica il mercato, siete quantomeno in contraddizione.
E così tutte le norme di trasparenza sulle azioni della Giunta, sugli incarichi professionali, sono cose su cui credo discuteremo e concorderemo. Ecco su tutte queste cose, come anche il monitoraggio e il sistema informatico, sono stati presentati emendamenti senza spesa. C'era un altro emendamento senza spesa, l'abbiamo citato così, poi non ne abbiamo più parlato; lo dico a voce bassa e sommessa perchè sembra una parolaccia: il conflitto d'interessi è un problema reale.
COGODI (R.C.). Voce!
SELIS (Popolari-P.S.) Noi non vogliamo che questo venga strumentalizzato, né da noi, né da voi. Affrontiamolo insieme, con moltissima serenità; mi avete detto che si farà dopo le elezioni così non ci sono turbative. Dopo le elezioni. Vediamo un attimo di varare norme di trasparenza più complete e poi facciamo una Commissione paritetica che lo affronti con la massima tranquillità. Queste sono norme che non costano nulla, sono norme di buona volontà.
Per quanto riguarda le politiche di sviluppo e il sostegno alle imprese, siccome non abbiamo fatto in tempo a redigere testi unici, si può almeno iniziare un'attività a sostegno delle nuove imprese, con riserve legislative (ne abbiamo già parlato), con finalizzazioni di infrastrutture, ma soprattutto - non che sia una cosa che voglio targare io, l'assessore Pittalis o chiunque - comprendendo insieme che la competitività, sia del sistema economico che del sistema sociale, si gioca sul sistema formativo, culturale, universitario della ricerca. Su questo terreno, io credo che bisognerà fare forse le leggi collegate o altri leggi, ma già in questo bilancio vi proponiamo di assegnare uno stanziamento significativo all'Università perchè affronti il problema dell'autonomia, dello sviluppo dei vari settori universitari, finalizzati alla nuova economia, perchè affronti il problema della competitività del nostro sistema formativo a livello nazionale. Questo per quanto riguarda la ricerca e le infrastrutture.
Infine una parola davvero sul lavoro: il lavoro deriva dallo sviluppo e lo sviluppo dalle imprese, ma in una situazione di sottosviluppo, di crescita o di ritardo dello sviluppo, c'è una frizione fra la dinamica delle imprese e le dinamiche del mercato del lavoro. Politiche del lavoro che creino questo squilibro e che alimentino la domanda interna, per usare un termine keynesiano che piace all'assessore Pittalis, rendono ed attivano un volano di consumi che possono alimentare la stessa. Su questo, siccome spendiamo già tanti soldi, troviamo il modo di rivedere la legislazione, il coordinamento dei fondi, le politiche di crescita ed affrontiamo da subito l'emergenza lavoro, a cominciare da quella dei lavoratori socialmente utili.
Infine, la qualità della vita, su questo argomento non dico nulla perchè credo che siamo d'accordo che nessuno sviluppo può prescindere dal miglioramento della qualità della vita che è cultura, che è assistenza, che è sanità.
Su tutti questi temi è possibile, nei prossimi giorni, evitare un confronto muro contro muro? E` possibile porre le basi di una cultura politica, democratica e seria che ci consenta, pur nel momento difficile che stiamo vivendo per le elezioni e non solo, di porre le basi di una programmazione dei lavori di quest'Aula che affronti il terreno delle riforme, della trasparenza, del conflitto d'interessi, dell'efficienza amministrativa e che dia il senso di una presenza di una classe dirigente, di generazioni di classe dirigente che noi rappresentiamo e dia davvero una giustificazione al fatto che i Sardi hanno avuto fiducia in noi e speriamo che non debbano pentirsene?
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, colleghi, cercherò di contenere il mio intervento in pochi minuti, anche perché voglio lasciare al Presidente della Regione alcune considerazioni di ordine politico-generale che mi pare possano essere un utile contributo al dibattito che si sta svolgendo sulla manovra di bilancio. Prendo lo spunto da un passaggio dell'intervento dell'onorevole Cugini che più volte si richiamava all'ipotesi da lui formulata che sarebbero in competizione due finanziarie: una dell'opposizione e una della maggioranza.
Da ciò rilevo che, se allude a quel corpus di emendamenti presentati, anche per la quantità di risorse aggiuntive necessarie che ci porterebbero ad un ulteriore indebitamento di circa 2.000 miliardi, sono d'accordo per un confronto, dicendo subito che la nostra finanziaria non crea nuovi debiti, attualizza ad oggi una quantità di risorse immobilizzate dal 1977, dico 1977, al 1995 che noi abbiamo liberato per destinarle alle politiche di sviluppo e agli investimenti.
Se l'onorevole Cugini intende che quegli emendamenti costituiscono il corpus di una finanziaria del centrosinistra, allora noi siamo d'accordo per un confronto con noi perché ne rileviamo, per molti versi, gli aspetti localistici, gli aspetti di campanile, gli aspetti settoriali che si vogliono così soddisfare, ipotesi che noi invece non abbiamo minimamente considerato nella proposta da noi formulata.
Se ancora si vuole ritenere quella un'ipotesi legittima peraltro, poi tornerò anche su alcune proposte che sono avanzate, be' l'ipotesi presentata dal Governo regionale è sostanzialmente concertata con le parti economiche e sociali della nostra Isola che hanno seguito passo dopo passo la formazione della legge finanziaria e contribuito in maniera determinante alla formazione dell'impalcatura macroeconomica di riferimento.
Allora io ritengo che questa maggioranza che governa l'Isola ha voluto essenzialmente scommettere, come era suo programma, come era e rimane suo intendimento, proprio sulle categorie produttive, sugli imprenditori, sugli investimenti e sul rilancio in grande stile dello sviluppo dell'economia della nostra Isola.
Vedete, cari colleghi, soprattutto del centrosinistra, alcune osservazioni fatte sulla necessità di riformare il sistema burocratico regionale, i meccanismi di spesa, di riformare il sistema delle competenze assessoriali, bene, è più che mai indefettibile, è una posizione che non può che trovare d'accordo anche noi che siamo al governo da un anno e due mesi, ma con un ulteriore elemento che, purtroppo, guardando al passato oggi noi ci troviamo, perché il nostro sforzo innanzitutto è stato quello di sanare i debiti che abbiamo ereditato, e ne abbiamo ereditato tanti. Vedete, i duemila miliardi che noi abbiamo individuato come risorse aggiuntive in questa finanziaria, in gran parte, a che cosa servono? Servono a sanare partite che si fondano sì su leggi fatte dal centrosinistra, come la legge numero 28 del 1984, ma per la quale dal 1995 al 1999 ci siamo portati qualcosa come oltre 1.200 miliardi di debiti della Regione…
COGODI (R.C.). Di domande!
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Di debiti della Regione, perché quando un giovane sulla base di una legge regionale presenta la...
MASIA (F.S.D.). Il sostegno alle imprese non è mai un debito.
COGODI (R.C.). La domanda non può essere un debito!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lasci proseguire l'onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Dicevo che quando esiste una legge, e il senso del mio ragionamento è questo, onorevole Cogodi, bisogna anche preoccuparsi non di farle solo belle, ma anche di dotarle delle risorse adeguate, altrimenti si creano aspettative; e soprattutto, onorevole Cogodi, quei lavoratori che lei richiamava, che sono fuori di questo Palazzo...
COGODI (R.C.). Stanno aspettando un diritto!
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Onorevole Cogodi, io voglio fare un intervento e portarlo a termine anche apprezzando quanto di utile è scaturito da alcuni interventi, anche dai banchi dell'opposizione, perché su questo piano sarebbe facile per me dire, onorevole Cogodi, che quei lavoratori disoccupati sono il frutto del fallimento del Piano straordinario del lavoro, per il quale abbiamo impiegato 1.000 miliardi senza aver ottenuto alcun utile risultato. Allora, onorevole Cogodi, non voglio portare il mio intervento su questo piano, voglio proseguire con assoluta serenità dicendo quali sono le difficoltà che questo Governo regionale ha dovuto...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. E` possibile lasciar proseguire l'intervento, onorevole Cogodi? Ha tutto il tempo che vuole a disposizione nel prosieguo della discussione per riprendere gli argomenti dell'onorevole Pittalis, la prego di lasciar proseguire.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, voi potete capire che un problema come quello, che è stato richiamato da molti colleghi, dell'edilizia scolastica non è un problema di oggi, è un problema che è esistito anche nel passato, noi abbiamo scelto di dare una risposta al sistema degli enti locali per risolverlo; i problemi non si risolvono con la chiacchiera, che venga da destra, da sinistra o dal centro, ma mettendo a disposizione le necessarie risorse; ecco quindi anche ulteriori 400-500 miliardi nella proposta che abbiamo formulato per consentire di chiudere questa importantissima partita e uscire, finalmente, dalle condizioni approssimative dei plessi scolastici nell'intera Isola.
Dico questo anche con riferimento ad un altro settore, la sanità, per il quale sono state sollevate legittime critiche. Penso che questo Governo regionale, sul tema della sanità, si presenti invece con le carte in regola, perché sta chiudendo le partite del pregresso;signori, si tratta di qualcosa come circa 400 miliardi, non per il futuro, ma per chiudere la quota di cofinanziamento di spettanza della Regione per le annualità pregresse. Se questo Governo regionale avesse avuto tutte queste risorse disponibili per programmare per il futuro, voi comprendete bene quante altre cose avremmo potuto ipotizzare.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
FADDA (Popolari-P.S.). I 400 miliardi servono perché dal Governo arrivano i soldi.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, la prego di non interrompere.
(Interruzione del consigliere Fadda)
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, lei ha avuto l'opportunità di parlare e l'avrà ancora, la prego di non interrompere.
<(Interruzione dei consiglieri Fadda e Corona)
PRESIDENTE. Onorevole Corona, stia comodo per favore. Onorevole Fadda, per cortesia, consenta all'Assessore di portare a termine il suo intervento.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Dico, perché qualcuno si interroga, dove stanno le novità in questa manovra finanziaria. Proprio una novità riguarda le aziende sanitarie, preoccupati come siamo noi, e come sicuramente lo è l'opposizione che ha avuto anche esperienza di governo nella sanità nella precedente legislatura, vi è la necessità di iniziare a mettere mano ed effettuare il controllo sulla spesa sanitaria, perché non basta fare come ha fatto il Governo nazionale, consentitemelo, cioè abolire i ticket e trasferire sulle Regioni l'onere della esenzione sui ticket. Giustamente è stata proposta la centralizzazione della spesa, la standardizzazione che sicuramente, secondo le stime dell'assessore Oppi, porterà a notevoli economie per circa 200 miliardi.
Ecco quindi che tutto questo è stato fatto, insieme ad un'azione in favore del sistema degli enti locali ai quali, badate, con questa manovra non solo non è stato tolto nulla di quanto già era nella loro disponibilità, ma abbiamo incrementato le dotazioni prevedendo altri 310 miliardi, un piano decennale proprio per consentire loro il risanamento finanziario, la stessa norma mira proprio a dare un forte sostegno per le politiche relative alla programmazione negoziata. E` il richiamo che ha fatto l'onorevole Cugini, mi pare, al problema di emendamenti presentati per un contratto di programma di una certa area, che è sicuramente importante, ma non è questo il metodo di programmazione che noi vorremmo avallare. La programmazione va ricondotta ad un quadro unitario omogeneo altrimenti non si realizza quello che l'onorevole Selis dice, sul quale mi trova d'accordo, cioè la necessità di territorializzare la spesa, di procedere ad un suo riequilibrio; siamo d'accordo su questo, l'abbiamo già scritto nel D.E.P.F. ed è un caposaldo delle politiche programmatorie di questa maggioranza.
Concludo perché, ripeto, voglio lasciare al Presidente lo svolgimento di una parte prettamente politica, però con un invito che dobbiamo fare a noi stessi. Noi, onorevole Selis, non siamo come quella maggioranza che ieri al Parlamento nazionale ha votato una modifica della legge costituzionale a colpi appunto di maggioranza, approvandola per soli cinque voti. Sulle regole, sulla riforma della Regione, sulle questioni che riguardano la trasparenza, sul come far funzionare il sistema degli Assessorati e della burocrazia, noi siamo pronti al confronto e non ci sottraiamo, proprio perché abbiamo sotto questo profilo una sensibilità istituzionale che non è quella che ieri ha avuto l'Ulivo al Governo nazionale.
Quindi io mi auguro che, in seguito, ci siano poi altre occasioni per entrare nel vivo dei problemi che avete posto e che certamente meritano, da parte della maggioranza e di questo Governo, un'attenzione, proprio quando sono richiami alla questione delle regole e soprattutto dei rapporti tra Giunta e Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Ringrazio i colleghi della cortesia, credo di non dire nulla di nuovo se affermo che il bilancio, che il Consiglio è chiamato ad approvare, rappresenta lo strumento primario politico dell'azione di governo. A nessuno può sfuggire il ruolo strategico nel tracciare i binari e le direttrici su cui incanalare non soltanto le scelte di carattere economico, ma anche le scelte di carattere istituzionale, sociale e culturale della nostra Isola. Questa Assemblea, anche se deve - come diceva il collega Gian Mario Selis - progredire molto nella cultura del confronto, ha la forza per guidare il processo di cambiamento del nostro popolo, sia nell'ambito economico che istituzionale.
Noi sappiamo che si è chiuso un secolo, uno dei più drammatici ma anche dei più esaltanti dell'era moderna, che ha segnato in maniera indelebile tutti i processi politici e economici; c'è stato lo scontro tra blocchi e stati, è diventata competizione ormai economica, istituzionale, in un mondo che, diciamo tutti, è globalizzato. E` un processo che attraversa tutti i Paesi. La nostra Isola è obbligata a inserirsi in questa competizione, creando un sistema innovativo e moderno, lo voglia o non lo voglia.
La Sardegna è chiamata oggi a confrontarsi in campo aperto con il sistema globale dell'economia; nuovi orientamenti vanno affermandosi a livello nazionale, la tendenza dello sviluppo - pur conservando il dualismo Nord-Sud - presenta variabili che vedono la Sardegna emarginata dai trends di processi di crescita accelerata. Negli ultimi anni è venuta emergendo una estensione del processo di crescita del Nord-Est verso l'area orientale del Sud; questa tendenza fa sì che la fascia adriatica, dal Nord al Sud, abbia degli impulsi di sviluppo diversi rispetto alla fascia tirrenica del Paese. Il confronto politico sul primo bilancio regionale del nuovo secolo non può non tener conto di questa evoluzione.
La Sardegna attraversa da tempo una grave crisi produttiva ed occupazionale: dal 1994 al 1999, il gap, tra prodotto interno lordo sardo e quello nazionale, è aumentato di tre punti percentuale; la disoccupazione ha toccato le punte allarmanti che conosciamo; i dati relativi al 2000, rilevati dall'Università sarda, dal Crenos, dalla Banca d'Italia, dall'Istat e dal Censis, hanno messo in evidenza un'evoluzione in positivo dell'economia sarda. Il 2000 si è infatti caratterizzato per una crescita della domanda interna e per un recupero della domanda estera; è stato registrato un miglioramento e siamo in presenza quindi di elementi che spingono alla fiducia, che ci consentono di esprimere una valutazione positiva sulla capacità dell'intero sistema Sardegna.
Il vero nodo politico di questo inizio di secolo è l'abbattimento di una disoccupazione troppo alta. Le politiche del lavoro, svincolate dallo sviluppo, non garantiscono l'occupazione; è evidente che sono necessarie politiche coraggiose e dinamiche, le sole che possono creare le condizioni per cambiare il sistema e mettere le aziende in grado di produrre e di creare occupazione. La Giunta si è mossa su questa linea e ha privilegiato gli investimenti; in questo bilancio, infatti, abbiamo destinato risorse ingenti verso questa direzione, con un incremento degli investimenti del 70 per cento nonostante le emergenze.
Il bilancio inoltre è fondato sulle nuove tecniche di modernizzazione, di snellezza e di trasparenza secondo le innovazioni introdotte da questa Assemblea nella trascorsa legislatura; la concertazione, la richiamava Gian Mario Selis prima, posta in essere dalla Giunta con i sindacati e con le varie associazioni imprenditoriali, non è settoriale e corporativa, ma correlata al progetto di sviluppo. Non mira ad elargire provvidenze a pioggia ai vari settori economici, ma persegue una sua visione strategica finalizzata ad un grande obiettivo. Lo sviluppo e l'occupazione superano le contingenze elettorali e vanno oltre i colori della maggioranza.
La sfida del futuro e l'avvio di una stagione di cambiamento non possono essere perseguiti con un neocorporativismo fuori tempo, con una distribuzione settoriale delle risorse. Io ribadisco la mia profonda convinzione, lo dico sempre, lo ribadisco, non sono i prossimi 4 o 5 anni, ma i prossimi 10 anni a rappresentare lo spazio temporale necessario per affermare questo grande disegno strategico. Le nostre politiche economiche e sociali debbono avere questo ampio respiro, senza alimentare alcun assistenzialismo, ma senza ignorare quel tessuto tradizionale, diffuso in tutto il nostro territorio, di artigiani, commercianti, agricoltori e piccoli operatori turistici che hanno bisogno di essere ammodernati per competere con gli avanzati sistemi socioeconomici.
In una fase di transizione verso il nuovo sviluppo, occorre trovare una politica di equilibrio tra i tradizionali settori e la nuova economia. Io sono d'accordissimo con Gian Mario Selis che diceva: "Non ci può essere risanamento senza sviluppo e non ci può essere risanamento senza investimenti". Gli obiettivi di risanamento, sia come riduzione dell'indebitamento che la riqualificazione della spesa, credo che rimangano i punti fermi dell'azione del Consiglio regionale e della Giunta regionale. Occorre tuttavia trovare questo equilibrio tra risanamento e investimenti. Le scelte compiute nel quadro strategico di un forte incremento della produttività e dell'occupazione impongono la necessità di destinare il massimo delle risorse verso gli investimenti; gli orientamenti della finanziaria, volti a incrementare i settori dell'industria, dell'agricoltura, del turismo, dell'artigianato, del commercio, della cooperazione, hanno soprattutto questo obiettivo. Anche gli accantonamenti per attuare una politica attiva del lavoro, mi riferisco al Fondo nuovi oneri legislativi, sono finalizzati alla stessa logica, a dare respiro alla nuova legge sull'imprenditoria giovanile, alla nuova legge sull'apprendistato, all'articolo 19 della legge numero 37; persino, ne stiamo discutendo in questi giorni, la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili va in questa direzione.
Le risorse disponibili, questo è un dato oggettivo, pur notevoli, perché potevano essere anche di più di quelle che sono, da sole non sono sufficienti per avviare un processo accelerato dello sviluppo e dell'occupazione. Finora abbiamo beneficiato di ingenti risorse dell'Unione Europea, che si tende a mettere in discussione ipotizzando, nel 2001, l'uscita dall'Obiettivo 1. Perché? Perché c'è l'ingresso di altri paesi cosiddetti sottosviluppati. La Giunta intende rafforzare le relazioni della Sardegna con l'Unione Europea attraverso l'intensificazione dei rapporti istituzionali con gli organi preposti alla predisposizione delle risoluzioni del Consiglio dei Ministri e degli emendamenti nel Parlamento europeo, affinché la nostra Isola partecipi attivamente alle fasi del processo decisionale, evitando l'emarginazione dalle scelte fondamentali per il suo sviluppo.
Pertanto, una presenza più costante e organica nella rappresentanza permanente italiana presso l'Unione Europea, per la Sardegna, è di vitale importanza in modo da poter concorrere - sin dall'inizio - alla formazione degli orientamenti comunitari che incombono e incidono sul nostro futuro. Noi abbiamo posto in essere tutte le iniziative a livello comunitario, almeno di questo si voglia dare atto, per affermare il principio dell'insularità previsto dall'articolo 158 del Trattato di Amsterdam che, al vertice di Nizza, nel dicembre scorso, è stato sancito in maniera incontrovertibile. La recente Conferenza delle Isole dell'Europa, tenutasi a Cagliari nei giorni scorsi, a cui scarsamente il Consiglio ha partecipato, si è conclusa con un documento unitario unanime, che va nella direzione di portare l'Unione Europea a riconoscere alle Isole un sistema di regole permanenti, non di deroghe, che statuisca la condizione strutturale di svantaggio delle Isole.
In questa fase costituente è indispensabile affermare una via sarda al federalismo, che riconosca alla nostra insularità una diversa specificità rispetto al rapporto Stato-Regioni ordinarie. Dobbiamo individuare un sistema che consenta l'accelerazione di processi produttivi attuativi, come le grandi infrastrutture fino ad oggi paralizzate dai veti delle varie strutture burocratiche istituzionali. Faccio un esempio: l'obbligo dei pareri unanimi nelle Conferenze di servizi deve essere sostituito, l'ha sostituito perfino l'Unione Europea, dall'applicazione della semplice maggioranza, così come è avvenuto nella legge finanziaria di quest'anno. Il sistema territoriale deve essere giustamente coinvolto, ma va garantita la rapidità delle decisioni. Per ogni provvedimento adottato in sede di Conferenza di servizi va individuato un tutor, ecco perché i nuclei di valutazione vanno visti come devono essere visti: un responsabile del progetto, che può essere la Regione, la Provincia, i Comuni, un consorzio o un ente territoriale. In questo sistema dovrà essere assicurata la perentorietà dei termini di risposta da parte delle istituzioni tra loro e nei confronti dei privati.
La Sardegna, per competere, deve diventare polo di attrazione e di convenienza insediativa. I nodi, voi li sapete, sono quelli già citati: trasporti, continuità territoriale, acqua, energia, innovazione, ricerca e risorse umane. Credo, onorevole Selis, che su alcuni di questi temi, che anche lei ha citato, potremmo rivedere o vedere alcune posizioni.
La battaglia sulla continuità territoriale è molto avanzata per quanto attiene l'imposizione degli oneri di servizio pubblico sulle linee aeree. Allo stesso modo è in fase avanzata la questione del metano, con la previsione del metanodotto Algeria-Sardegna-Corsica-Europa, sul quale abbiamo registrato la disponibilità del Governo e dell'Unione Europea.
Grandi aspettative sono riposte nella ricerca scientifica e tecnologica e nella telematica, in cui la Sardegna sta assumendo una posizione di rilievo. Le imprese sarde ovviamente vanno aiutate a competere, a internazionalizzarsi, a ricercare sinergie con il mondo delle imprese esterne, così come il sistema sardo deve interagire con i Paesi del Mediterraneo e dell'Asia Minore, anche in vista della liberalizzazione dei mercati entro il 2010, con l'istituzione della zona di libero scambio che può consentire, al mondo del lavoro e dell'imprenditoria sarda, di aprirsi a nuovi orizzonti e a nuove opportunità.
Però queste, signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, sono le linee di guida di bilancio e della manovra economico-finanziaria per il 2001 e per il biennio 2001-2003. Un'azione che risulterebbe tuttavia limitata e incompleta se non accompagnata, come è stato sottolineato da Massimo, da Gian Mario e da altri, dalla stagione delle riforme.
Ci attende, infatti, un'altra sfida, quella più importante della costruzione della Sardegna futura. E' una sfida che riguarda tutti, maggioranza e opposizione, è una sfida che coinvolge questa Assemblea regionale nella sua unità e unicità culturale e morale, in cui le sensibilità politiche e umane dei singoli si fondono per esaltare la sardità, la specificità del nostro popolo e della nostra terra, che costituiscono l'humus nel quale far crescere, sviluppare la nuova Regione e presentare al mondo una Sardegna in grado di competere a tutti i livelli e in tutti i campi. Quindi la sfida che ci attende, onorevole Selis, è quella delle regole, dei nuovi strumenti giuridici e organizzativi che ci vengono sollecitati dai cambiamenti in atto dalla società civile, strumenti dei quali ci dobbiamo dotare velocemente se non vogliamo rimanere in panne in mezzo al tumultuoso circuito della competizione globale nella quale ci troviamo.
La recente legge costituzionale del 31 gennaio 2001, pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 1° febbraio scorso, modifica in maniera sostanziale il nostro Statuto di autonomia nei punti nodali delle regole di garanzie della democrazia regionale e autonomistica. In previsione del rafforzamento del ruolo del Presidente della Regione e dei poteri della Giunta, il Consiglio regionale, a mia opinione, dovrà conservare il suo ruolo centrale di massima espressione del popolo sardo, di proposta politica e di controllo dell'amministrazione. L'elezione diretta del Presidente non può cancellare la nostra storia autonomistica fatta di comuni battaglie per la rinascita della Sardegna. Non sono tanto le regole elettorali importanti che ci preoccupano in questa delicatissima fase della nostra vita autonomistica, quanto le regole dei poteri e degli strumenti attraverso i quali si dovrà governare la Regione. Non facciamo finta che non esistano queste cose, ci sono.
Siamo dunque a una svolta epocale nella storia della Sardegna. Questa Assemblea è chiamata, signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, a raccogliere questa sfida, a misurarsi a tutto campo, a confrontarsi con la nostra comunità per costruire insieme quelle regole e quegli strumenti di cui la Regione e la Sardegna hanno assoluto e immediato bisogno. Questo è il tempo delle riforme, questo è il tempo della nuova Regione, della nuova autonomia e della nuova e più robusta specialità.
Incombe su di noi, su questa Assemblea regionale, il dovere civile, politico e morale di onorare questo compito, il mandato che il Popolo sardo ci ha affidato. La legge costituzionale numero 2 del 2001 ci indica il cammino che dobbiamo percorrere e pone i presupposti per una riforma storica per costruire la nuova autonomia. Questa legge introduce anche per la Sardegna il sistema presidenziale: il Presidente della Regione non è più eletto dal Consiglio regionale, ma dal popolo, a suffragio universale e diretto, contestualmente al Consiglio regionale. La Giunta regionale è nominata da parte dello stesso Presidente e non più da parte del Consiglio. Emerge con chiarezza l'esigenza di procedere immediatamente a una tempestiva modifica di tutta la normativa che attiene all'assetto organizzativo delle più alte istituzioni regionali e del suo apparato amministrativo.
Appare evidente che una Regione a connotazione presidenzialista non può essere governata con leggi regionali funzionali ad un sistema che prevede procedure complesse nell'attività degli Assessorati, soprattutto nell'approvazione dei programmi secondo un superato meccanismo. Si impongono quindi alcune prioritarie riforme, che sono state richiamate stasera, mi fa piacere, anche dall'onorevole Selis, non solo da parte della Giunta ma anche del Consiglio. La prima di queste riforme attiene alla modifica della legge elettorale regionale che deve accomunare al principio della rappresentatività quello della stabilità. Altra riforma è quella riservata alla legge regionale numero 1 per garantire il rafforzamento dei poteri trasversali del Presidente. Queste due prioritarie riforme non sono ovviamente sufficienti per rendere realmente operativa la Regione nella logica presidenziale se non si procede nel contempo al decentramento delle funzioni amministrative agli enti locali territoriali ed agli enti strumentali della Regione con la contestuale riforma degli stessi. Per ciò che attiene agli enti regionali si dovrà procedere ad una loro razionalizzazione attraverso accorpamenti, eventuali soppressioni o modifiche profonde per puntare al loro potenziamento attraverso forme di gestione mutuate dal sistema privatistico.
Un'altra riforma importante riguarda lo snellimento delle procedure amministrative sia attraverso l'eliminazione dei concerti, pareri, intese che hanno spesso creato confusione di ruoli tra Esecutivo ed Assemblea. Infine c'è il problema della Costituente, per il quale bisognerà pure trovare una via d'uscita; c'è una proposta di Assemblea costituente, ma non mi pare che ci sia dall'altra parte ancora un'adesione a questa proposta. Si veda qual è l'equilibrio che si può trovare tra l'Assemblea costituente e il ruolo del Consiglio, perchè credo che la riforma dello Statuto sia una cosa che deve camminare e camminare velocemente.
Ho voluto dire queste cose per ribadire che questa è una legislatura di transizione che comporta grandi trasformazioni istituzionali che richiedono responsabilmente il prevalere di momenti di convergenza sulle ragioni dell'appartenenza di partito o di schieramento. Ciò è indispensabile, pena la nostra scomparsa e pena il fatto che il Popolo sardo dica che questa Assemblea non è in condizioni di funzionare; se noi aprissimo oggi una crisi regionale e andassimo ad eleggere un Presidente, direttamente dal popolo, mantenendo ferme tutte queste leggi, sapremmo a quali situazioni e a quale giudizio andremmo incontro.
E` indispensabile...
SANNA SALVATORE (D.S.). Andrete! State governando voi!
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Ma smettila!
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, la prego. Abbia pazienza!
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Io non avrei approvato la riforma della Costituzione con quattro voti, ti assicuro! Quindi dillo ad altri, non dirlo a me. Se non vuoi ascoltare, non ascoltare.
Quindi è indispensabile che il Consiglio prenda coscienza di questo momento epocale.
SANNA SALVATORE (D.S.). Presentatele voi le riforme!
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Se vuoi che ci facciamo le riforme, ci facciamo pure le riforme. Io sto facendo un altro tipo di ragionamento.
SANNA SALVATORE (D.S.). Fatele! Presentate almeno i disegni di legge!
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, la prego di non interrompere il Presidente Floris!
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. E` indispensabile, credo, che il Consiglio prenda coscienza del momento epocale della nostra Regione che è paragonabile a quello del dopoguerra che sancì il riconoscimento della nostra specialità autonomistica. Come allora, noi dobbiamo affrontare una scelta difficilissima.
Questo Consiglio è perciò chiamato nei prossimi tre anni ad operare quasi fosse una permanente assemblea e, in questa stagione di doveri e della generosità verso la Sardegna, la nostra autonomia potrà riuscire finalmente a dispiegare tutto il suo potenziale se riusciremo a essere uniti e a non soccombere alle nuove e più subdole forme di centralismo dello Stato e dei grandi interessi sovranazionali.
Credo che il Consiglio regionale, nel suo insieme, ed ogni singolo consigliere abbiano davanti questa grande missione che è dare una testimonianza morale e politica di un impegno senza limiti, di barriere ideologiche e schemi vecchi, di parte, per costruire una Sardegna moderna. A noi viene data una grande responsabilità; credo che dobbiamo sentire l'orgoglio, come rappresentanti del popolo sardo, di questo oneroso privilegio. Il Consiglio regionale, in tutte le sue espressioni, di fronte alle sfide di questa difficile fase dell'autonomia, non può non esprimere la sua adesione.
Allora, onorevole Selis, scendo dal vago, possiamo percorrere insieme il cammino di questo grande processo riformatore e di cambiamento? Io credo di sì.
PRESIDENTE. Grazie Presidente Floris.
SELIS (Popolari-P.S.). Mi consente solo una battuta?
PRESIDENTE. Non possiamo riaprire la discussione. Posso consentire una battuta all'onorevole Selis? Siamo d'accordo?
FADDA (Popolari-P.S.). Dopo la mezz'ora data al Presidente della Giunta!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Noi abbiamo ascoltato con l'attenzione che il Presidente della Giunta, chiunque fosse, merita; non poniamo problemi di tempo, lo dico per dimostrare il tipo di cultura parlamentare. Ribadiamo che il discorso sulle riforme dipende dall'atteggiamento che questa maggioranza saprà avere in tutti i momenti della vita politica, non solo sulle riforme, dalla capacità di essere in quest'Aula, di fare il proprio dovere, di essere attenta alle proposte che arrivano anche dalle opposizioni, di trovare questo clima e di essere loro, come lo siamo stati noi, altrettanto attenti e rispettosi della vita dell'Assemblea e dei ruoli che anche l'opposizione ha e deve avere.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Selis. Onorevole Cogodi, io non posso consentire la riapertura del dibattito, c'era un'interlocuzione con l'onorevole Selis, che è il leader della Coalizione.
I lavori dell'Assemblea si concludono qui, riprenderanno domani, venerdì 2 marzo, alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 19 e 52.
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