Seduta n.269 del 03/08/1993
CCLXIX SEDUTA
(POMERIDIANA)
MARTEDI' 3 AGOSTO 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
del Vicepresidente SERRENTI
indi
del Presidente FLORIS
indi
del Vicepresidente SERRENTI
indi
del Presidente FLORIS
INDICE
Proposta di legge Deiana - Tamponi - Manca - Mannoni - Ortu - Pusceddu - Merella - Cogodi - Fantola - Serra - Cocco - Mulas Maria Giovanna - Salis - Atzeni - Degortes - Casu - Giagu: "Sulla disciplina della lingua e della cultura della Sardegna" (410). (Continuazione e fine della discussione dell'articolato, presentazione e approvazione di o.d.g.):
USAI EDOARDO …………
PUBUSA ………….
BAROSCHI …………….
PORCU ……………
COGODI …………….
DETTORI ……………..
MANNONI ………………
PUSCEDDU …………….
DADEA ……………….
DEIANA, relatore …………….
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport …
COCCO ……………….
USAI SANDRO ………………
MANCA ………………
SALIS ………………….
SERRA PINTUS ………….
ORTU …………
MULAS MARIA GIOVANNA ……………
TAMPONI ……………
MORITTU …………….
COLLU,Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione ……….
(Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 15) ………………….
(Risultato della votazione) ……………
(Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 17) ………….
(Risultato della votazione) …………….
(Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 20) …………
(Risultato della votazione) …………..
(Votazione per appello nominale) …………
(Risultato della votazione) …………..
La seduta è aperta alle ore 16 e 03.
URRACI, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 29 luglio 1993, che è approvato.
Continuazione della discussione dell'articolato e approvazione della proposta di legge Deiana - Tamponi - Manca - Mannoni - Ortu - Pusceddu - Merella - Cogodi - Fantola - Serra - Cocco - Mulas Maria Giovanna - Salis - Atzeni - Degortes - Casu - Giagu: "Sulla disciplina della lingua e della cultura della Sardegna" (410)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della proposta di legge numero 410.
Ha domandato di parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà.
USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Io ritengo che l'argomento in discussione che da tutti i colleghi è stato definito di grande importanza, meriti l'attenzione degli stessi, per cui, constatato che sono presenti in Aula otto consiglieri, ricorrendone le condizioni regolamentari, il Gruppo del M.S.I.-D.N. chiederà la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 5.
URRACI,Segretaria:
Art. 5
Comitato tecnico-scientifico per la cultura e la lingua dei sardi
1. Per il conseguimento delle finalità di cui alla presente legge, è costituito presso l'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport il Comitato tecnico-scientifico per la cultura e la lingua dei sardi.
2. Il Comitato è organo consultivo dell'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e propone indirizzi generali per il perseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 1 della presente legge, esprimendo il parere previsto al comma 1 dell'articolo 16 nonché, annualmente, proprie valutazioni sull'attività svolta per il perseguimento dei suindicati obiettivi.
3. Il Comitato è presieduto dall'Assessore regionale della pubblica istruzione o da un suo delegato, ed è composto da:
a) cinque studiosi delle discipline indicate agli articoli 4 e 10, di riconosciuto e comprovato prestigio nella vita culturale sarda, eletti dal Consiglio regionale con voto limitato a tre;
b) due rappresentanti per ciascuna delle Università della Sardegna designati dai rispettivi Senati accademici fra studiosi delle discipline indicate agli articoli 4 e 10, di riconosciuto e comprovato prestigio;
c) il Sovrintendente scolastico per la Sardegna;
d) i provveditori agli studi delle province sarde;
e) il Presidente dell'I.R.R.S.A.E.;
f) un rappresentante della Pontificia Facoltà teologica designato dal collegio dei docenti;
g) il coordinatore generale dell'Assessorato regionale della pubblica istruzione;
h) il Direttore dell'Osservatorio regionale della cultura e della lingua sarda.
4. Le funzioni di segretario del Comitato sono svolte da un funzionario dell'Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, di qualifica non inferiore alla VIII.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, per dire che, nel corso della discussione sull'articolo 4, si sono sentite in questo Consiglio delle vere e proprie amenità. Taluni dei consiglieri, ammesso che abbiano mai conosciuto talune definizioni negli anni in cui erano studenti, hanno dimostrato di averle sicuramente dimenticate. Altri hanno sorvolato sulle questioni, da me e da altri colleghi sollevate in modo abbastanza puntuale, per richiamarsi a generici obblighi di natura politica o di natura morale, che naturalmente lasciano assolutamente il tempo che trovano, anche perché in questo caso in particolare sarebbero rivolti a un Consiglio che avrà una composizione diversa da questo Consiglio regionale, che sicuramente non è quello chiamato a eventualmente deliberare sulle leggi di cui si parla nell'articolo 4, quindi anche da questo punto di vista non può neppure dirsi che si tratta di un vincolo di natura morale che l'Assemblea pone a se stessa. Per l'Assessore alla pubblica istruzione certo non si può dire che non conosca talune definizioni, né si può dire, come può dirsi invece per l'onorevole Cogodi che, ammesso che le abbia mai conosciute, certamente le ha dimenticate. Tuttavia le argomentazioni che l'Assessore alla pubblica istruzione portava stamattina, lungi da indebolire le argomentazioni che avevo modestamente portato contro l'approvazione dell'articolo 4, le rafforzano. Io non avevo ricordato le parole di Mortati che richiamava Azzena, né mi sembrava opportuno ricordare per altro i saggi e le pagine bellissime scritte da Crisafulli sulle norme costituzionali di principio e sul loro carattere vincolante o meno, ma non l'ho fatto proprio perché mi sembrava oltre che un modo per entrare in un dibattito specifico che certo non interessa queste aule, un'argomentazione che poteva essere, come dire, portata in parte contro le mie argomentazioni. Ma quando l'Assessore dice che neppure una norma di rango superiore dispiega una efficacia vincolante nei confronti del legislatore, il quale ha sempre la possibilità di svincolarsi, a me sembra che stia rafforzando la mia argomentazione, poiché se neppure una disposizione di rango superiore vincola il legislatore ordinario è del tutto evidente che, a maggior ragione, non vincola il legislatore ordinario una norma di pari rango. Ma, ripeto, io non ho ricordato questo perché come l'Assessore sa, ci ha insegnato e ci insegna, esiste un abbondante filone dottrinale di giuristi al quale io mi onoro di aderire, che sostiene una tesi contraria, cioè sostiene una priorità logico-giuridica della norma superiore rispetto a quella inferiore e ritiene che quella vincoli in qualche modo non solo il legislatore, ma vincoli anche il giudice e l'interprete. Tuttavia, ripeto, quella argomentazione rafforzava la mia tesi, tanto è che lo stesso Assessore ha dovuto ammettere che l'articolo 4 non è niente di più di una norma morale, ma dicendo questo si è del tutto confermato quanto io dicevo, poiché nei manuali alle prime pagine, quando si fa la distinzione tra la norma giuridica e altre norme, si cita proprio la norma morale per dire: ecco questa, proprio perché non è precettiva, non è una norma giuridica.
Ma qui noi non stiamo discutendo di queste cose che, secondo me, sono anche troppo nobili rispetto alle questioni più terrene di cui invece dobbiamo parlare. Io non ho nessuna difficoltà a dire che i primi quattro articoli che abbiamo approvato, quindi non solo l'articolo 4 ma anche i precedenti, non sono norme giuridiche, cioè sono norme che non hanno nessuna rilevanza dal punto di vista giuridico. Posso anche dire, senza paura di essere smentito, che esiste una critica piuttosto serrata dal punto di vista della tecnica legislativa proprio nei confronti della legislazione regionale che ha introdotto le cosiddette norme manifesto che non hanno alcuna rilevanza giuridica. Per esempio, all'articolo 1 si parla di finalità della legge, ma le finalità di una legge non si indicano in un articolo, si desumono dall'intero articolato. Le finalità e la ratio di una legge si desumono dalle disposizioni precettive che la norma stessa contiene. Porre un articolo 1 in cui si dice che le finalità della legge sono queste è porre un manifesto, che può essere confermato può essere smentito dall'articolato della legge medesima e quindi non ha alcun valore né per l'interprete, né per il giudice, né per chi deve applicare la norma medesima. Al più può essere inteso come una disposizione che in qualche modo esplicita meglio la ratio della legge medesima.
L'articolo 2 è rubricato "oggetto", ma l'oggetto di una legge non si ricava da un apposito articolo, ma dalle norme precettive che la legge stessa contiene. L'interprete, nel leggere le norme giuridiche contenute in un testo legislativo, apprende qual è l'oggetto della legge medesima, per cui l'oggetto che enfaticamente viene indicato nell'articolo 2, al pari di quanto detto dall'articolo 1, come direbbe il mio vecchio professore di procedura penale, è ultroneo, è inutile, è superfluo, potrebbe addirittura essere in contraddizione con quanto la legge stessa contiene. Discorso analogo vale per i compiti della Regione; enunciare enfaticamente quali sono i compiti della Regione non ha alcuna utilità, dal punto di vista giuridico è una disposizione inutile, superflua, perché i compiti effettivi della Regione in questa materia si desumono dall'articolato della legge medesima. Sull'articolo 4 non mi soffermo ulteriormente perché già ho detto prima. D'altra parte è un orientamento che cerco sempre di seguire in prima Commissione, anche nella legge sui controlli, l'articolo 1 è stato soppresso perché in Commissione, anche nella legge sui controlli, l'articolo 1 è stato soppresso perché in Commissione abbiamo fatto una osservazione di questo genere, cioè che enunciare le finalità o l'oggetto, come solitamente si fa nella legislazione regionale, è seguire un orientamento di tecnica legislativa criticato e praticamente del tutto inutile.
Quindi, tirando le fila di queste mie semplici osservazioni, ciò che voglio dire all'Assemblea è che noi abbiamo votato quattro articoli che praticamente sono superflui, non hanno alcun valore precettivo, è come se non esistessero. Noi stiamo iniziando con l'articolo 5 a entrare nel merito della materia che vogliamo disciplinare e, badate, ci entriamo non dicendo cosa la Regione intende fare o come intende disciplinare la materia lingua, cultura, ma ci entriamo disciplinando un apparato. Noi avremmo potuto benissimo eliminare i primi quattro articoli e iniziare con l'articolo 5, che sarebbe stato l'articolo 1, dicendo non "per il conseguimento delle finalità di cui alla presente legge", perché è del tutto ovvio e quindi superfluo, ma dicendo: "è costituito presso l'Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali eccetera, il Comitato tecnico-scientifico per la cultura e la lingua dei sardi". Alcuni hanno obiettato che le mie osservazioni sono eccessive, io ritengo sempre, quando faccio osservazioni di questa natura, di dire il 50 per cento di quello che effettivamente penso, però è fuori di dubbio che questa legge, proprio perché esordisce disciplinando una struttura e non disciplinando invece la materia, mentre la struttura dovrebbe essere disciplinata dopo, si avvale, caro onorevole Cocco, dei primi quattro articoli che non sono articoli giuridici, non sono articoli che dispongono nulla, esclusivamente al fine di giustificare la vera parte precettiva finora di questa legge, che è quella costituita appunto dalla costituzione di un primo apparato. Può essere più o meno giustificato, lo si può condividere o meno però questo è, e io credo che un'Assemblea legislativa come la nostra dovrebbe avere il coraggio, nel momento in cui affronta una legge di questa delicatezza e di questa importanza, di non seguire esclusivamente le opportunità del momento ma di fare discorsi di verità. Comunque questo è il primo articolo di questa legge che ha un qualche senso giuridico che non è superfluo ed esordisce introducendo un primo apparato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Trattandosi di una particolare legge, che si rivolge, è vero, a tutti i cittadini, come è di ogni legge, però che tratta una materia di particolare delicatezza mi chiedo che cosa è - e mi rivolgo in particolare al collega Cocco, al quale riconosco ovviamente una migliore capacità della mia in questa materia - cosa è un "prestigio comprovato" perché se il prestigio di una persona, di uno studioso, è tale, è riconosciuto, questo è vero, ma cosa vuole dire che deve essere comprovato?
(Interruzioni)
Il termine lo conosco, collega Cogodi. Mi chiedo se debba esserci un certificato, un curriculum, che cosa i proponenti intendevano con questo "prestigio comprovato" che a me da fastidio, perché se è riconosciuto allora è universalmente o per lo meno regionalmente riconosciuto e non c'è problema. Mi chiedo anche, unendo all'articolo 5 l'emendamento numero 1 aggiuntivo, che dopo la lettera h) prescrive una lettera i) - i presidi delle Facoltà di lettere e di magistero della Sardegna - se non ci sia contrasto tra la lettera b), due rappresentanti delle Università della Sardegna designati tra studiosi di comprovato prestigio - come se non bastasse il loro titolo accademico - e questa indicazione. Mi chiedo se non convenga, a questo punto, riconoscere come istituzioni che partecipano e grandemente al prestigio stesso della cultura in Sardegna l'università, quindi le Facoltà, e se non siano sufficienti a questo punto per rappresentarle i presidi, chiunque essi siano, se nel comitato tecnico-scientifico devono essere rappresentate le università Mi pare che i presidi, quanto a rappresentanza, abbiano più titolo, pur avendo talvolta minore prestigio, di altri rappresentanti. C'è un'altra cosa per cui provo un certo fastidio. Non sono contrario all'indicazione di un rappresentante della Pontificia Facoltà teologica designato dal collegio dei docenti, ma io ricordo con un vecchio detto che supera abbondantemente i secoli, mens sana in corpore sano, che nella nostra cultura dovrebbe cominciare ad avere dignità di rappresentanza, anche un'altra disciplina, oltre quelle teologiche, che qui vengono richiamate, cioè l'educazione fisica, perché la gioventù si forma anche così, e noi sappiamo molto bene quanto sia importante. Per questo, probabilmente accanto al designato della Pontificia Facoltà teologica io vedrei anche un rappresentante dell'Isef. Non lo dico a mo' di battuta perché ho un sacro rispetto del lavoro che fanno i colleghi, così come lo chiedo anche io quando lavoro in Commissione su particolari leggi, ma a me sembra una dimenticanza...
(Interruzioni)
Sì, ma rispetto alla teologia, io la considero molto di più, ecco perché forse la mia natura profondamente laica mi induce a pensare che forse l'atletica leggera in riferimento alla cultura è qualche cosa che non va certamente dimenticata. Non dico che va dimenticata l'una e non l'altra. Questo è un suggerimento e io come tale lo propongo.
Faccio mie le considerazioni sul fatto che questa legge incomincia adesso ad entrare nel merito di una struttura che io giudico in linea generale assai sovrabbondante, ma non è l'unica volta che lo facciamo. Dovremmo cominciare piuttosto a limitarci, questo è vero, ma se è così in un comitato consultivo, non capisco perché queste figure che ho appena accennato manchino e non sia il caso di porvi rimedio, adesso che siamo ancora in tempo, senza aspettare le leggi di settore, voglio dire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Presidente, l'articolo 5 è uno degli articoli, secondo noi, simbolo di una certa tendenza che ha guidato in maniera esplicita i preparatori della legge in discussione, nel senso che hanno teso ad appesantire oltre misura le strutture burocratiche che in qualche modo questa legge dovranno poi mettere in esecuzione, per non farla restare nel limbo delle tante leggi della Regione Sardegna che non hanno nessuna utilità pratica nel campo delle relazioni sociali e di quelle politiche. Devo dire che in realtà il fatto di questa struttura, che viene calata improvvisamente, che non si sa bene che ruolo abbia con l'osservatorio di cui pareremo tra poco, mi sembra che sia indice di una certa superficialità nell'affrontare l'argomento. Lo stesso si dica per quanto riguarda la scelta degli studiosi che di questo famoso comitato dovrebbero essere la spina dorsale. Noi in particolare sottolineiamo che il fatto che cinque studiosi delle discipline indicate negli articoli 4 e 10 di riconosciuto e comprovato prestigio nella vita culturale sarda siano eletti dal Consiglio regionale con voto limitato a tre, apre la strada a una serie pericolosissima per questo campo di lottizzazioni partitiche e correntizie. Questa Assemblea che ha voluto gli Assessori tecnici, che ha voluto dare dimostrazioni più o meno demagogiche di voler depurare la politica da certe incrostazioni, si riappropria del potere di nominare esponenti del mondo scientifico in organismi che dovrebbero essere esclusivamente scientifici. Ahimè onorevoli colleghi, qua il discorso diventa importante perché, ogni qualvolta ne abbiamo occasione, noi politici, non dimentichiamo l'antico vizio di mettere le mani su queste cose. Ecco perché, onorevoli colleghi, al di là di quello che si dice, al di là della riforma della politica, in un campo che apparirebbe neutro e lontano da queste logiche, appare invece improvvisamente, come un lampo, la volontà di ricorrere a logiche vecchissime, che tutti a parole condannano ma che in realtà poi si guardano bene dall'abbandonare. Io dico anche che, probabilmente, l'elezione da parte del Consiglio di esponenti del mondo scientifico, non dispiace neanche molto, per dire la verità, a certi ambienti cosiddetti scientifici i quali qualche volta non si dolgono molto di avere appoggi e padrini nelle stanze che noi abitualmente frequentiamo. Diciamo che avere una conoscenza giusta al momento giusto può favorire determinate carriere e qualche merito accademico, che viene elargito per virtù correntizia o altro potrebbe anche rendere meno faticoso il salire le scale di molti atenei. Devo dire che quindi il nostro parere distaccato, ma non rassegnato su questo punto è di netta opposizione a questo tipo di questioni. E intelligente ci appare la trovata di accontentare il sacro e il profano con l'inserimento di un monsignore - prevedo che sia un monsignore - dell'istituto teologico designato dal collegio dei docenti. Una volta tanto la separazione tra i poteri dello Stato e i poteri della Chiesa qua è sancita perché è competenza dell'organismo scientifico accademico teologico quello di nominarci il suo rappresentante. Onorevoli colleghi, non avreste messo a repentaglio la vostra anima se aveste deciso che anche questo monsignore dovesse essere nominato da noi, ma il fatto che, bontà nostra, lasciamo questa scelta all'accademia, ci procurerà qualche merito ulteriore anche presso il Padreterno, quando saremo tutti quanti alla sua presenza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Per dire, a scanso di equivoci, che come per altri articoli che prevedono questo e altri istituti, questo mio breve intervento con qualche osservazione critica non significa contrarietà, ma puramente e semplicemente una riflessione e un richiamo perché credo che abbiamo già dato un giudizio globale su questa legge. Ne condividiamo l'ispirazione e l'utilità, ciò non vuol dire che non debbano essere in qualche modo evidenziati i punti di debolezza che servono almeno a indicare come le leggi possono essere, compresa questa, migliorate. E comunque i giudizi e le osservazioni formulate, se verranno opportunamente raccolte, potranno essere utili nella fase di gestione della legge perché poi ogni legge non è mai univoca, non funziona mai in modo automatico e meccanico. E' importante il senso, e quindi anche in relazione a questo senso, la gestione concreta che chi sarà chiamato a una responsabilità di governo dovrà operare.
Io trovo abbastanza proprio e opportuno questo articolo che istituisce il comitato tecnico scientifico, anche come organo consultivo dell'Assessore della pubblica istruzione e della cultura. Un organo di consultazione, quindi di sostegno, di arricchimento e di qualificazione dell'attività di governo, che è propria dell'autorità politica che è impersonata dall'Assessore. Quindi non do in senso restrittivo e negativo la patente di apparato a un comitato tecnico-scientifico, non scandalizzandomi e neppure rifuggendo dall'idea di considerare anche gli apparati come strutture serventi rispetto a fini nobili, cose egualmente nobili. L'apparato è uno strumento, è quello che ordina le cose in ragione di un fine, mi pare di poter dire concettualmente, per cui non c'è mezzo che di per sé sia né di per sé buono né di per sé cattivo, l'unica cosa non buona è non avere apparato, non avere mezzo per conseguire un fine, cioè non avere nulla. Una sedia è un mezzo, è anche in qualche modo un apparato, formato da diverse assi connesse in un certo modo, che è utile se uno la usa per sedersi, può essere disutile se la usa per darla in testa ad un altro, quando l'altro non lo merita, perché se lo merita è utile ugualmente. Quindi l'apparato in sé e per sé è una cosa indispensabile; è un organo di consultazione tecnico-scientifica, è quello che arricchisce e irrobustisce la capacità di governo di chi avrà questa responsabilità.
D'altronde come possiamo noi consiglieri regionali che abbiamo una qualche responsabilità, almeno in senso oggettivo, prendercela con apparati nuovi, di questa natura, finalizzati, qualificati, come la legge dice che devono essere, e non ci siamo posti e non siamo capaci di porci, chi più chi meno, il problema del mega apparato, del grande elefante regionale. Cioè noi siamo i custodi di una legislazione regionale, che istituisce apparati mostruosi, abbiamo una Regione con 7-8 mila dipendenti, distribuiti in ogni dove, che fanno capo a cento, duecento, settecentocinquanta leggi, senza procedure unificate, più l'apparato di sostegno che porta a circa 13 mila il numero dei dipendenti pubblici in questa Regione. Il Consiglio regionale per impiegare 180 divulgatori agricoli in attività utili per l'agricoltura, non li assume a contratto, ma li inserisce e li irrigidisce negli organici pubblici, e questo è accaduto tre giorni fa. Come si fa a dire che per la cultura otto, nove consulenti o venti, venticinque, trenta esperti sarebbero un apparato che distrugge? Ci vorrebbe un briciolo, non dico di coerenza, ma di sensibilità e di buon senso. Ma poi torneremo sull'altro apparato elefantiaco, che sarebbe il Minculpop di salsa sarda di cui qualche altro parla, ma adesso qui, detto dell'utilità, detto quindi della validità anche di questo strumento, voglio anch'io portare una riflessione di carattere critico, per dire che anche i buoni propositi, le buone intenzioni, i buoni strumenti possono essere, se si vuole, quando ci sarà l'opportunità, migliorati. Per esempio, condivido anche la composizione di questo comitato; il collega Baroschi si chiedeva a proposito del punto a) cosa vuol dire "di riconosciuto e comprovato prestigio". Riconosciuto vuole dire riconosciuto, cioè che chi fa le nomine deve riconoscerlo, e quindi assume la responsabilità di questo riconoscimento. Chi ha la responsabilità di nominare deve riconoscere, assumendosi la responsabilità, se poi non è capace di riconoscere peggio per lui! Peggio anche per gli altri, però, e dunque non si faccia fare l'Assessore a chi non sa fare il suo mestiere. Comprovato vuol dire con-provato, provato con, cioè deve essere un prestigio provato insieme al riconoscimento. Non è che non esistano in questa società, in questa nostra organizzazione sociale, personalità di primo livello scientificamente e culturalmente qualificate, di fronte alle quali non basta togliersi il cappello quando le si incontra in strada. Il professor Lilliu, accademico dei licei, voglio vedere chi è che dice che in materia di cultura sarda non è personalità di riconosciuto e riconoscibile e comprovato prestigio. Si parla di cinque studiosi; esisteranno, insieme al professor Lilliu, di sicuro altre quattro, speriamo altre quaranta, personalità della cultura che abbiano questo requisito vero di riconosciuto e quindi riconoscibile e comprovato prestigio. Questa dizione è motivata dal fatto che sotto la forma generica del così detto esperto, da altre parti, ogni asino esperto nel tirare un carro è diventato esperto di cose che non hanno niente a che fare col carro. La dizione generica di esperto ha nascosto e continua a nascondere tante porcherie anche nel nostro sistema istituzionale in tema di incarichi, di studi, di progettazioni. Altri ne sanno più di me che parlo. Quindi questa dizione ha un senso. Piuttosto non comprendo perché questa nomina la debba fare esclusivamente l'Assessore. Questo sì che lo comprendo, che l'Assessore debba avere un potere, di iniziativa, di individuazione, di coordinamento lo capisco, ma in base al nostro ordinamento vigente, esiste una responsabilità collegiale che è della Giunta regionale. Non solo, ma esiste anche una linea di tendenza di riordino e di riforma istituzionale, che non è che si afferma il giorno in cui discutiamo di leggi istituzionali e si dimentica il giorno dopo, quando discutiamo di leggi attraverso cui le istituzioni si sostanziano. La linea di tendenza, che non è solo una linea di tendenza, è anche una strada che si sta percorrendo, parla di maggiore collegialità e parla anche di capo dell'amministrazione che è il Presidente della Regione, tant'è, che sulla base di criteri, sulla base di canoni e di regole generali, oggi si prevede questo tipo di semplificazione istituzionale e di imputazione di carattere generale, essendo l'Assessore, nel disegno istituzionale che si prevede, anche nei provvedimenti già approvati dal Consiglio, essendo l'Assessore in pratica di indicazione e di fiducia del Presidente che lo indica. Invece qui si istituisce una figura monocratica a latere, che è quella dell'Assessore che nomina il comitato tecnico-scientifico, in una materia che abbiamo detto tutti non essere affatto secondaria, ma primaria per le funzioni di governo.
(Interruzioni)
Se sbaglio chiedo scusa. Il comitato è nominato con il decreto dell'Assessore della pubblica istruzione.
(Interruzioni)
Chiedo scusa, se è solo una nomina, chiedo scusa veramente. Il mio era un ragionamento che ha una sua validità ma va oltre il testo.
L'ultima osservazione che voglio fare riguarda la diversità dei criteri attraverso cui si attingono queste figure. Mentre gli studiosi che già hanno una qualifica di studiosi devono essere di riconosciuto e comprovato prestigio, e altrettanto si dice per i due rappresentanti dell'università individuati dal senato accademico, altre figure - e questo secondo me è un punto debole - sono individuate in quanto tali e, guarda caso, queste figure in quanto tali sono proprio i rappresentanti degli uffici statali. Il sovrintendente scolastico e i provveditori agli studi delle quattro province, o quante saranno le prossime province (se fossero sette sarebbero anche preponderanti) questi sono individuati in quanto tali; cioè le figure che lo Stato prepone ai suoi uffici non sono soggetti a nessuna caratterizzazione; questo è secondo me un punto debole. Mi sembra anche esagerato dire tutti i provveditori agli studi di tutte le province, che un domani potrebbero essere anche sette od otto, e quindi sarebbero preponderanti in questo comitato tecnico-scientifico. Un provveditore agli studi è un impiegato in carriera dello Stato e neppure dei massimi livelli e non vedo perché automaticamente debbano essere inseriti insieme all'accademico dei Licei - sperando di averne non uno ma molti in un prossimo futuro - insieme alle figure più prestigiose della cultura sarda, i provveditori degli studi, che oggi sono quattro, ma che domani potrebbero essere anche di più, assieme al sovrintendente scolastico. Potrebbero essere, io spero che non lo siano - saranno certamente tutte persone di altissimo livello culturale - ma potrebbero essere calabresi che pensano all'Albania e che non si curano della cultura sarda. E' un eccesso di presenza burocratica che potrebbe squilibrare di sicuro l'armonia del disegno.
Concludo dicendo che questa è l'annotazione critica che faccio. Certo, ora non è correggibile la cosa, ma mi pare che una migliore riflessione, non necessariamente oggi, potrebbe essere fatta attorno a questa questione.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'articolo 5. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
URRACI,Segretaria:
Art. 6
Nomina e durata
1. Il Comitato è nominato con decreto dell'Assessore regionale della pubblica istruzione all'inizio della legislatura regionale e resta in carica fino alla conclusione della legislatura stessa. La carica di consigliere regionale o di componente del Parlamento è incompatibile con quella di membro del Comitato.
2. I membri del Comitato possono essere riconfermati una sola volta se non sono nominati in relazione alla carica ricoperta.
3. Se taluno dei membri di nomina elettiva viene a mancare per qualsiasi causa, ovvero si dimetta o risulti assente, senza giustificato motivo, per più di tre sedute consecutive, viene dichiarato decaduto e l'Assessore regionale della pubblica istruzione promuove gli atti per la sostituzione, secondo la procedura prevista per la nomina. Il sostituto dura in carica sino alla scadenza della legislatura.
4. Qualora i rappresentanti di cui alle lettere b) ed e) del precedente articolo 5 non vengano designati entro 60 giorni dalla richiesta, l'Assessore regionale della pubblica istruzione procede comunque alla nomina del Comitato e ne stabilisce l'insediamento.
5. Ai membri del comitato per la partecipazione alle riunioni spetta un gettone di presenza nella misura prevista all'articolo 1, comma 2, lettera a) della legge regionale 22 giugno 1987, n. 27.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'articolo 6. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 7.
URRACI,Segretaria:
Art. 7
Osservatorio regionale della cultura e della lingua sarda
1. Per l'attuazione delle finalità della presente legge presso l'Assessorato della pubblica istruzione è istituito l'Osservatorio regionale della cultura e della lingua sarda, di seguito denominato "Osservatorio".
2. L'Osservatorio opera, con piena autonomia scientifica - sulla base di indirizzi formulati dall'Assessore della pubblica istruzione - per l'orientamento delle scelte e la formazione delle decisioni in materia di cultura e quale strumento di promozione delle iniziative riguardanti l'ambito di pertinenza della legge, garantendo il coordinamento e il raccordo tra i sistemi ed i servizi di cui all'articolo 4, anche al fine di assicurare, da parte di ciascuno di essi e secondo le specifiche competenze, la ricognizione, a catalogazione, la salvaguardia e la fruizione del patrimonio culturale e linguistico sardo.
3. A tale scopo l'Osservatorio elabora studi, indagini statistiche, di monitoraggio e di valutazione funzionali all'attività dell'Assessore della pubblica istruzione.
4. Sono compiti dell'Osservatorio:
a) l'elaborazione di proposte in merito agli atti di programmazione regionale di cui al successivo articolo 16, nonché all'individuazione dei criteri di verifica dello stato di attuazione dei programmi;
b) la promozione dell'elaborazione di progetti educativi volti alla valorizzazione della cultura e della lingua sarda nelle scuole di ogni ordine e grado, comprese le istituzioni per l'educazione degli adulti, ai fini dell'attuazione di quanto disposto dall'articolo 5 della L.C. 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale della Sardegna); la predisposizione di proposte di orientamento scolastico e di integrazione dei programmi ministeriali di insegnamento;
c) la promozione dell'incontro tra domanda ed offerta di attività culturali, sia mediante l'elaborazione di un progetto per la realizzazione - con inizio entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge - di una banca dati sulle attività culturali esistenti nella Regione, sia con l'assistenza tecnica e operativa per l'utilizzazione degli strumenti legislativi ed amministrativi regionali, statali e comunitari di incentivazione dell'attività culturale;
d) il raccordo con i Centri interdipartimentali di sperimentazione didattica o analoghe strutture delle università per l'attuazione dei servizi didattici integrativi previsti dall'articolo 6 della legge 19 novembre 1990, n. 341 (Riforma degli ordinamenti didattici universitari);
e) la promozione, il coordinamento, l'indirizzo e la programmazione delle attività di catalogazione, di conservazione e di predisposizione di appositi repertori regionali del patrimonio culturale regionale, scritto e orale, nelle sue diverse articolazioni e nelle sue manifestazioni artistiche, musicali e di cultura materiale, da parte dei sistemi ed organismi culturali previsti al precedente articolo 4;
5. L'Osservatorio ha, altresì, facoltà di proposta, nelle seguenti materie:
a) l'attivazione e il raccordo delle iniziative volte alla sensibilizzazione, all'informazione, alla formazione e all'aggiornamento degli insegnanti e degli operatori scolastici, da parte degli istituti, centri o agenzie operanti nel campo formativo, anche ai fini del conseguimento degli obiettivi di cui alla lettera precedente;
b) il supporto alla programmazione culturale degli enti locali, per l'attuazione delle finalità previste dalla presente legge ed il collegamento tra iniziative regionali e di enti locali, con quelle autonome di privati, singoli o associati;
c) la periodica analisi delle spese regionali nei diversi settori previsti dalla presente legge, anche con specifiche e sistematiche valutazioni comparative fra costi e benefici degli interventi e delle attività.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Dettori - Lorettu - Tidu - Pusceddu - Marteddu - Sanna
Art. 7
Al comma 2 dopo le parole "di indirizzi" aggiungere le parole "e direttive". (6)
Emendamento soppressivo totale Usai Edoardo - Cadoni - Porcu
Art. 7
L'articolo 7 è soppresso. (15)
Emendamento aggiuntivo Deiana - Manca - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu
Art. 7
Al comma 2, dopo le parole " strumento di promozione" sono aggiunte le parole: "e sostegno ". (25)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo 7 e sugli emendamenti.
Ha domandato di parlare l'onorevole Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (P.D.S.). Soltanto per chiedere come mai l'emendamento numero 1 all'articolo 5 non è stato posto in votazione.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 1 è stato ritirato.
Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Io non voglio, signor Presidente, onorevoli colleghi, fare un lungo intervento per ripetere cose che ho già detto; credo che sia bene che su questo testo, per quanto possibile, si vada avanti speditamente, perché ritengo che un'eccessiva discussione si traduca soltanto in una perdita di tempo, almeno per quanto mi riguarda. Volevo però far osservare ai colleghi che mi hanno preceduto nella discussione sui primi quattro articoli, e che hanno fatto delle obiezioni alle mie osservazioni, che questo articolo 7, al di là delle critiche generali che sono state mosse e che io stesso ho mosso a questa struttura, presenta una bizzarria. Si è detto da parte di tutti che l'articolo 4 è un norma programmatica; l'Assessore ha detto che è una norma di carattere morale; il collega Cocco e gli altri hanno detto che un impegno che dovrà in qualche modo vincolareil Consiglio, sempre da un punto di vista meramente politico ovviamente. Ora all'articolo 7, tra i compiti principali dell'Osservatorio, noi troviamo che opera con piena autonomia, eccetera eccetera, "garantendo il coordinamento ed il raccordo tra i sistemi e i servizi di cui all'articolo 4".
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI
(Segue PUBUSA.) Quindi sostanzialmente noi ci troviamo in presenza di un Osservatorio la cui funzione principale (perché viene indicata nella parte iniziale dell'articolo e tutti sanno che l'ordine degli articoli e dei commi non è neutro; e i compiti che vengono indicati per primi sono quelli che vengono ritenuti più importanti) la funzione principale, che quindi ne giustifica in qualche modo l'immediata istituzione, è quella di operare con piena autonomia scientifica, garantendo il coordinamento e il raccordo tra i sistemi e i servizi di cui all'articolo 4, che quindi non esistono, e che potrebbero esistere soltanto laddove il prossimo Consiglio regionale, che verrà eletto nelle imminenti elezioni regionali, ritenesse di doversi in qualche modo raccordare a questo impegno morale che noi gli abbiamo in qualche modo lasciato approvando questo inutile articolo 4. Quindi, io credo che siamo in presenza di una bizzarria che dimostra quanto prima io ho detto; e cioè che quei primi articoli, che non hanno alcun valore giuridico e sono soltanto l'espressione di una enfatica ed anche pessima tecnica legislativa, servono a suffragare l'istituzione di un qualcosa che si vuole istituire e pertanto si deve individuare una funzione. E la funzione è quella di coordinare un qualcosa che non esiste e che, per quanto gli stessi colleghi hanno detto e ammesso, potrà non esistere mai. Ma, complessivamente, anche esaminando gli altri compiti di questo Osservatorio emergono da un lato delle funzioni scarsamente comprensibili. Questa, è stato detto da molti che sono intervenuti, dovrebbe essere una legge semplice, una legge che il sardo comune, onorevole Ortu, il contadino, il pastore può leggere per capire quali sono i propri diritti e quale notevole passo in avanti ha compiuto con l'approvazione di questa legge nell'esercizio dei suoi diritti. Ebbene, questo uomo del popolo, a cui noi dovremmo soprattutto rivolgere queste leggi, viene ad apprendere che questo Osservatorio oltre che coordinare, come compito principale, un qualcosa che non esiste e che potrebbe non esistere mai, deve promuovere l'incontro tra domanda ad offerta di attività culturali mediante elaborazione, cioè deve fare un qualcosa che, onestamente, è scarsamente comprensibile a me, presumo che sia ancor più scarsamente comprensibile da altri. Deve, per esempio, promuovere il raccordo con i centri interdipartimentali di sperimentazione didattica o analoghe strutture delle università per l'attuazione dei servizi, eccetera. Ma, scusate un attimo, il promovimento di questo raccordo presuppone in qualche misura che questi centri interdipartimentali di sperimentazione e didattica e analoghe strutture delle università siano in qualche modo legate da un vincolo verso questo Osservatorio, cioè voglio dire che il direttore del dipartimento di una università o di una istituzione universitaria convocato a una riunione dal direttore dell'Osservatorio debba in qualche misura rispondere alla chiamata. Ora, io credo che sia a tutti noto che questo dovere non esiste; credo che una forma di coordinamento di questo genere non possa essere conseguenza di una disposizione giuridica, che non può disporre nulla in materia, ma possa essere, invece, il frutto di una attività di alto livello su questa materia che acquisisce una tale autorevolezza e utilità per cui induce i soggetti volontariamente a partecipare a queste attività. Quindi, mentre il punto c) è più o meno incomprensibile, il punto d) dispone addirittura un qualcosa su cui, a mio avviso, non si può disporre. In linea generale, ciò che emerge da questo articolo 9 è che questo Osservatorio dovrebbe svolgere una funzione di direzione di un qualcosa che in effetti non può dirigere, perché l'attività culturale, in larga misura, è svolta da istituzioni che, per garanzia anche costituzionale, svolgono la loro attività in perfetta o comunque in grande autonomia Quindi, anche la pretesa di istituire questo Gran Consiglio, io l'ho richiamato così, enfaticamente, ovviamente, perché non credo che chi ha creato questo Osservatorio pensasse a queste cose, proprio perché c'è questa ispirazione di fondo di un qualche dirigismo in una materia dove, secondo me, l'unico dirigismo che può essere in qualche modo giustificato è quello che nasce da un prestigio, da una autorevolezza dell'attività che si svolge. Laddove non vi sia questo, le convocazioni del direttore di questo Osservatorio presumo che abbiano un esito del tutto negativo. Vi è poi un ultimo compito che forse è quello più serio ma che, ahimè, se effettivamente svolto, rappresenterebbe un suicidio per l'Osservatorio, che è quello indicato al comma 5, lettera c) dove si dice: "la periodica analisi delle spese regionali nei diversi settori previsti dalla presente legge, anche con specifiche e sistematiche valutazioni comparative tra costi e benefici degli interventi e delle attività". Credo che se questo Osservatorio svolgesse con rigore la funzione indicata in questa lettera c), come primo atto dovrebbe proporre la soppressione di sé stesso perché sicuramente il rapporto tra costo e beneficio di questa struttura sarebbe largamente perdente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Brevemente, Presidente, per parlare sull'emendamento numero 15. L'emendamento non ha bisogno di essere illustrato; è chiaro quello che noi vogliamo: la soppressione dell'articolo 7 di questa legge. Raccomandiamo caldamente al Consiglio l'approvazione di questo emendamento soppressivo perché riteniamo che l'articolo 7 della legge rappresenti uno degli elementi più pericolosi che portano già in sé i germi di una pericolosa involuzione dell'intero sistema che con questa legge viene messo su. Qualcuno ha evocato il Minculpop, Ministero della cultura popolare; io direi che anche gli enti della cultura dei Paesi del socialismo reale non avevano niente da invidiare a strutture di questo genere e devo dire che l'aspetto preoccupante è questa tendenza alla burocratizzazione, alla codificazione e al preventivo filtraggio attraverso meccanismi strani delle attività culturali che attorno a questa legge si possono individuare.
Riteniamo pertanto che l'articolo 7 vada soppresso anche perché indubbiamente, se venisse soppresso, la legge stessa ne trarrebbe un grande giovamento; diventerebbe molto più gestibile, molto più leggera e in grado di dare delle risposte che non siano pesanti e lontane dalle esigenze di cultura che pure vengono prepotenti dalla società sarda e che noi di certo non disconosciamo. Voi pensate, onorevoli colleghi, a cosa succederebbe di questa legge, vi prego di riflettere, se venisse soppresso l'articolo 7 e di conseguenza gli articoli 8, 9 e così via che mettono su questa struttura elefantiaca Non sarebbe una cosa enormemente meritevole di essere presa in considerazione? Sarebbe un servizio proprio al popolo sardo e alle sue esigenze di cultura. Il popolo sardo ci sarebbe veramente grato se lo liberassimo da questo impaccio e da queste strutture elefantiache che gli vogliamo assolutamente appioppare addosso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (D.C.). Signor Presidente, io ho avuto modo e occasione di esprimere, in sede di discussione generale, la mia contrarietà all'istituzione dell'Osservatorio perché ritengo che sia non solo un apparato inutile ma addirittura dannoso, e per la funzionalità della legge come tale e anche per la cultura in generale, anche perché esso precostituisce una situazione di coabitazione difficilissima tra Assessorato e Osservatorio stesso. A parte le inesattezze giuridiche contenute in vari punti nel testo di legge, mi basta richiamare solo la prima riga del primo comma dell'articolo 7, dove si dice "per l'attuazione delle finalità della presente legge", il che significa che la Regione - e l'ho già detto nella discussione generale - riconosce in linea di principio la propria incapacità di gestire queste finalità. E' un riconoscimento evidentissimo che secondo me è inaccettabile di per sé. Non può essere accettato in linea di principio un concetto del genere. Inoltre preconizza una convivenza tra separati in casa, perché da un lato esiste l'Assessorato che dovrebbe gestire in teoria quello che l'Osservatorio dovrebbe riuscire a programmare, per cui l'Assessorato nella costruzione della legge dovrebbe avere funzioni gestionali, esecutive, rispetto a quello che l'Osservatorio rappresenta in termini di programmazione generale, perché l'Osservatorio fa i programmi e l'Assessorato li attua, con una confusione e una sovrapposizione di competenze a mio avviso davvero preoccupanti. Pongo solo una domanda: che cosa accadrebbe se, per esempio, si verificasse una divergenza di vedute e di posizioni tra Assessorato e Osservatorio, tra Assessore e direttore dell'Osservatorio? Queste differenze di posizioni, per chi sa di amministrazione, sono cose che accadono tutti i giorni. Che cosa accadrebbe, chi dovrebbe prevalere in questo caso? Chi dovrebbe avere ragione? O l'Assessore deve aspettare tre anni per vedere scaduto il contratto che lega il direttore all'amministrazione regionale? Che cosa deve fare un Assessore che si trovasse non d'accordo con il direttore? La legge magari è costruita bene, per carità, ma è costruita bene in termini teorici e non tiene conto di quelli che sono i problemi e le difficoltà pratiche di tutti i giorni e queste sono cose che davvero rischiano di vanificare la legge stessa e l'attuazione della legge stessa. Io questo l'ho detto, l'ho raccomandato in tutti i modi, amichevoli, informali, ma ci si è innamorati di questo corpo estraneo all'amministrazione e su questo si vuole andare avanti. Io, per dovere di coscienza e per il compito che ritengo di dover assolvere in questa sede, faccio presenti queste cose. Se poi non se ne vuole tenere conto, non se ne tenga conto. Il direttore dell'Osservatorio viene addirittura elevato quasi al rango di organo dell'amministrazione regionale, di organo del quale siamo obbligati a sentire il parere, cioè quando si tratterà di programmare qualcosa sulla cultura dovremo sentire il parere del direttore. E' come noi dicessimo che tutti gli Assessori sono obbligati a sentire il parere del loro coordinatore generale o il parere dei loro coordinatori di servizio, a parte i problemi che nascono, fondamentali a mio avviso, Presidente, da questa contrattazione privatistica portata avanti in più circostanze, in più occasioni, con 6-7 persone che non si sa come dovranno essere anche se qui si ipotizza un sistema di selezione, ma è un sistema di selezione a così larghe maglie che può far filtrare tutto quello che si riterrà opportuno di far filtrare. Ricadiamo nei carrozzoni soliti che, secondo me, sarebbe ora di rifuggire una volta per tutte perché di carrozzoni ne abbiamo troppi.
(Interruzione)
Perciò non dobbiamo aggiungerne. Io dico che non ne dobbiamo aggiungere, io preconizzo questo pericolo. Se voi ritenete che stia sbagliando, tenetevi pure la vostra opinione ma io vi dimostrerò, se Dio ci darà vita a tutti, che state sbagliando perché, un volto costruito l'Osservatorio, una volta costituito, nessuno più lo cancellerà e resterà a non far nulla, ad appesantire la struttura, ad appesantire l'operatività della legge e ad appesantire tutto quello che riguarda la cultura perché così non faremo cultura ma faremo tutt'altra cosa, diversa dalla cultura e, se sarà il caso, ritorneremo in altra occasione a verificare quello che sto dicendo, prescindendo anche da un aspetto fondamentale sul quale io non sono voluto intervenire quando abbiamo dibattuto l'articolo 4. La Regione in una parte della legge si propone compiti e programmi amplissimi, mentre in un'altra parte della legge si propone di richiedere al Governo certe competenze. Questa è una contraddizione in termini a mio avviso gravissima. O si fa un discorso lineare e si dice: la Regione ha già queste competenze e queste vuole esercitare perché queste…
MANCA (P.D.S.). Ce le ha da vent'anni e non le ha esercitate.
PRESIDENTE. Onorevole Manca, la prego di non interrompere.
DETTORI (D.C.). Perché queste sono comprese nello Statuto oppure non si dice…
(Interruzione dell'onorevole Cogodi)
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia, la prego di non interrompere. Se lei vuol prendere la parola la chieda e le verrà data.
DETTORI (D.C.). Non si può dire che la Regione eserciterà queste competenze e che nel frattempo proporrà se entro sei mesi o entro tre mesi, non ricordo, al comitato paritetico il confronto con lo Stato per ottenere queste competenze che già vogliamo esercitare con questa legge. Ma cosa stiamo dicendo? Queste competenze se le abbiamo le gestiamo e le esercitiamo con questa legge; se non le abbiamo diciamo che non le abbiamo, ma non facciamo le leggi oppure se facciamo le leggi tacciamo sul fatto che le competenze non le abbiamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Signor Presidente, i colleghi che hanno dato il loro contributo al dibattito nella discussione generale e nei vari interventi sugli articoli hanno secondo me a sufficienza e ampiamente motivato l'introduzione di uno strumento come quello dell'Osservatorio. La legge che noi spero ci avviamo ad approvare, al di là del grande valore politico e autonomistico che riveste e al di là anche della necessità di instaurare un sistema di coerenze fra principi affermati nella formulazione di una legge e l'insieme delle politiche regionali, al di là di tutto questo, e se avremo modo di intervenire per dichiarazioni di voto spero di accennare a questo, la scelta da parte del Consiglio regionale di dotarsi di una legge - chiamiamola così perché anche il titolo è stato criticato, i titoli non rendono forse merito al contenuto -, una legge per la cultura e per la lingua implica, di per sé, una svolta anche di orientamenti politici e programmatici della Regione. In quest'Aula consiliare tempo fa si è discusso appassionatamente e produttivamente, credo di poter dire, sul problema dei piani paesistici e della tutela dell'ambiente; è facile che riusciamo, mi auguro che si possa nell'autunno, potare in discussione una legislazione per la protezione, la tutela e la difesa dei centri storici e potremmo diffonderci nell'elencazione di una serie di agganci che con un orientamento del tipo di quello che noi vogliamo esprimere con questa legge possono essere operati. Questo è stato detto e questa deve essere la linea ispiratrice di tutti gli articoli di questa legge, e l'articolo 4 enuncia principi e orientamenti. Qualcuno dice che non serve a niente enunciarli, che ciò che scrive il Consiglio in una legge è carta straccia, e può essere che sia così; ne abbiamo fatta tanta di certa straccia rispetto a uno Statuto che è stato solo parzialmente attuato e non è stato reso operativo, potrebbe essere fatta carta straccia anche di questo, però non è senza significato una affermazione in legge del Consiglio che assume alcuni valori e indirizzi come centrali della propria politica. Però questa affermazione di principi è poca cosa se non dotiamo la legge di strumenti operativi. Dettori, con una frase che è volutamente semplificatoria, ha detto: "dobbiamo fare o non dobbiamo fare cultura". Noi non dobbiamo fare nessuna cultura, non voglio per carità sottolineare nessuna carenza, voglio solo richiamarmi a questa frase per dire che la Regione deve predisporre un sistema di servizi che rendano possibile ai singoli, alle organizzazioni, alle Università, alle scuole, di avviare questi processi di difesa forse tardiva del nostro patrimonio linguistico e culturale, e allo stesso tempo siano strumenti di allargamento degli orizzonti e di approfondimento. L'Osservatorio, da questo punto di vista, può essere strumento più o meno perfetto, certamente perfettibile, però mi pare che sia una struttura necessaria. Certo qualcuno osserva che l'Osservatorio viene chiamato a coordinare gli strumenti che l'articolo 4 demanda a una successiva legge. Osservazione fondata, ma non è solo questo, perché l'arco dell'attività dell'Osservatorio è più vasto. Per esempio, se noi riuscissimo ad avere presto, e me lo augurerei, l'Osservatorio, potrebbe svolgere attività preparatoria rispetto alle nuove leggi e operativa rispetto alla parte della legge che già operativa può essere.
Ultima osservazione: perché ci scandalizziamo tanto e perché piangiamo sul latte versato dell'Osservatorio come se in Regione non avessimo esperienze e anche positive, non sempre negative, di organizzazione di strutture che, collocate nell'ambito dell'amministrazione regionale, tuttavia contenevano una ampia dose di autonomia? Io ho svolto la funzione di Assessore della programmazione per diversi anni, e ho sperimentato, in alcune fasi della mia esperienza, il ruolo importante che il Centro di programmazione ha svolto, essendo una struttura a cui davano il loro apporto esperienze esterne attraverso lo strumento della convenzione. La legge numero 7 che è ancora operante nella nostra Regione prevede questo. Se poi ci sono delle fasi più o meno lucide e brillanti nel Centro di programmazione non dipende dalla legge, ma lo strumento, come è stato detto, può essere buono o cattivo a seconda di come lo si usa. Non si può da un lato di questa Regione dire che dobbiamo chiamare dall'esterno i coordinatori, perché ci interessano le energie vitali della società, però se facciamo una chiamata dall'esterno, dalle Università, dal mondo della cultura, perché non tutti gli esperti sono universitari, non va più bene, diventa carrozzone, diventa struttura parassitaria. Io questo sillogismo non lo condivido e non lo capisco neppure.
(Interruzioni)
Saremo in molti a non capirlo, saremo in molti a non essere convinti di queste affermazioni, perché l'Osservatorio con questi compiti esiste in diverse Regioni, di quelle che vengono chiamate spesso ad esempio nel nostro Paese, che hanno promosso attività rilevanti, viene citato, da chi più di me è versato in questa materia, l'Osservatorio di Grenoble, che opera in questa materia con strutture che sono simili a queste e nessuno mena scandalo; andiamo a Grenoble a visitare i centri di promozione industriale di Grenoble, che sono legati all'Università, che fa una cultura moderna e avanzata che però attinge anche alle radici antiche di quella cultura. Allora perché meniamo scandalo di questo strumento? Non c'è per caso una preoccupazione non confessata neppure a se stessi da parte di alcuni colleghi di salvaguardare una specie di controllo della burocrazia regionale? Questa struttura regionale, di cui si dice bene o male a seconda delle convenienze, dovrebbe mantenere un'attività, quella dei servizi culturali, che non rientra nei compiti specifici di una amministrazione, di una burocrazia. Non può essere. Dunque, io credo che dobbiamo dare a questa approvazione il senso di un atto di fiducia; speriamo di campare abbastanza per verificarne la portata e anche eventualmente, se sarà necessario, per aggiustarne il tiro o potenziarne la strumentazione, però non credo che possa esserci una discriminante qui dentro tra chi è favorevole alla legge perché ama l'Osservatorio e chi invece è contrario perché lo avversa. Credo che nel contesto della legge l'Osservatorio abbia una funzione che va difesa e che vada sostenuta l'introduzione di questo strumento, ma che non sia questo il nucleo della legge che invece è nella parte programmatica iniziale e nella parte riguardante la sperimentazione e l'attivazione delle iniziative culturali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (P.S.D.I.). Signor Presidente, per dire che sono d'accordo sulla formulazione dell'articolo 7, anche perché la scelta che è stata operata tiene conto di un ben preciso modello organizzativo. Ormai le soluzioni consolidate, sperimentate in questa Regione, andavano da una parte verso l'ipotesi di un ente regionale strumentale per realizzare determinate politiche, e dall'altra invece verso l'individuazione, all'interno della struttura burocratica dell'amministrazione regionale, del soggetto privilegiato per l'attuazione di determinate scelte politiche. Si è voluto invece ipotizzare una terza via, prevedendo l'istituzione di un Osservatorio, che significa dire no al pericolo, sottolineato anche dall'onorevole Dettori, di creare ulteriori carrozzoni, anche perché abbiamo notato, nella nostra riflessione politica sulla necessità di rivedere la riforma degli enti regionali, che questi hanno via via perso l'impostazione originaria, assumendo sempre più, principalmente, funzioni di automantenimento della struttura. Ogni ente, anziché realizzare determinate politiche, si è via via dotato di apparati interni funzionali soprattutto all'automantenimento. Per cui si è ritenuto opportuno scartare l'ipotesi dell'istituzione di un ente strumentale. Allo stesso modo si è deciso di scartare l'ipotesi della realizzazione di questi compiti previsti in legge, attraverso la struttura interna dell'Assessorato perché in un settore così delicato come quello della cultura, non si voleva ripetere un'esperienza nefasta del passato, quella del Minculpop, in versione sarda, perché la Regione non è la depositarla della cultura, ma ha il compito di creare le condizioni per uno sviluppo libero della cultura nella nostra Regione. La soluzione che è stata ipotizzata è, quindi, quella di una struttura agile, snella, con compiti limitati, che sono compiti di supporto tecnico - scientifico, che deve essere esercitato in condizioni di massima autonomia. Uno strumento, questo dell'Osservatorio, che serve ed è utile all'Assessore, come è stato specificato nell'articolo 7, come elemento di valutazione per le scelte che devono essere operate in campo culturale, e proprio sulla base di queste affermazioni ritengo che l'articolo 7 possa essere accolto con gli emendamenti che sono stati illustrati, il 6 e il 25, mentre mi dichiaro nettamente contrario all'emendamento numero 15 soppressivo dell'articolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, come si evince dal dibattito che si è sviluppato nella discussione generale, il Gruppo del P.D.S. ha contribuito con impegno alla definizione di questo importante strumento di legge. Penso che il Gruppo del P.D.S. abbia anche contributo a dare al confronto uno spessore di carattere culturale ma anche politico abbastanza importante su un tema di così grande e rilevante importanza. Abbiamo anche detto però che la legge che è pervenuta all'attenzione dell'Aula - lo abbiamo detto con molta chiarezza - non è la legge che il Partito Democratico della Sinistra avrebbe interamente auspicato, avremmo auspicato una legge più snella tesa a suscitare e promuovere la ricchezza e la complessità della lingua e della cultura sarda, una legge meno appesantita da una bardatura di carattere burocratico che indubbiamente influisce sul provvedimento stesso. Siamo però consapevoli che il lavoro svolto in Commissione e il lavoro che si sta svolgendo anche qui in Aula rappresenti il massimo della mediazione possibile, così come siamo sicuri che il lavoro della Commissione e il lavoro dell'Aula, attraverso l'approvazione degli emendamenti che sono stati predisposti dalla Commissione, hanno profondamente migliorato e snellito il progetto di legge originario e hanno limitato sicuramente quell'appesantimento di carattere burocratico, che è stato più volte rimarcato dai diversi interventi. Noi siamo però profondamente convinti che lo strumento che è stato individuato, l'Osservatorio regionale della cultura e della lingua sarda, rappresenti appunto uno strumento nuovo, uno strumento di supporto tecnico e scientifico, uno strumento che è stato utilizzato e di cui si è fatta esperienza oltre che in Italia anche all'estero. E' uno strumento che può diventare veramente decisivo, perché nella fase di attuazione di questo importante strumento legislativo si possano concretizzare le finalità importanti che questo provvedimento si pone. Siamo altresì convinti del carattere processuale di sperimentazione che è insito all'interno della proposta di legge e che questo carattere processuale di sperimentazione potrà consentire, sulla base dell'esperienza maturata sul campo, di introdurre quegli aggiustamenti che sulla base della esperienza si riterranno opportuni.
Per queste ragioni noi riteniamo che l'Osservatorio possa essere uno strumento condivisibile e che, soprattutto sulla base dei miglioramenti e delle integrazioni apportate attraverso gli emendamenti attualmente in discussione, possa diventare uno strumento efficace in grado di concretizzare le finalità della legge.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana, relatore.
DEIANA (D.C.), relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento numero 6 e contrario al numero 15. Naturalmente è favorevole al numero 25 perché presentato dalla Commissione stessa.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Mi sembra che qualche parola vada spesa su questo articolo anche per il tono che ha assunto questo dibattito e perché mi sembra che siano emerse delle preoccupazioni che richiedono un intervento tranquillizzante. Francamente non vorrei rischiare di fare il filosofo però, soprattutto sugli interventi dell'onorevole Pubusa e dell'onorevole Dettori, vedo un'impronta pessimistica, come se entrambi non si fossero domandati se allo scenario da loro delineato non potesse esistere in alternativa uno scenario, come dire, probo, virtuoso, un circuito virtuoso dell'Osservatorio. Sembra che si tratti di una struttura perversa in sé. Condivido pienamente l'impostazione dell'intervento dell'onorevole Pusceddu che ha parlato di strumento, cioè si ha un'articolazione, vari strumenti a disposizione, vari strumenti a disposizione per dare gambe alle finalità della legge, per far sì che le strutture organizzative della legge siano tali da poter far concretizzare quelli che sono gli obiettivi e le finalità della legge. Uno di questi strumenti è l'Osservatorio e mi sembra che trattandosi di materia cultura, materia nel senso dell'articolo 117 della Costituzione, questo tipo di raccordo tra le istituzioni di tipo più tradizionale e la variegata realtà culturale in questo particolare caso della Sardegna sia particolarmente felice, sostanzialmente, quindi sia una situazione tale che richiede un tipo di strumento adeguato e diverso.
Io non voglio qui sostenere che questo strumento sia riproponibile per qualsiasi altro settore, per esempio che all'ERSAT dobbiamo sostituire un Osservatorio dell'agricoltura. Ogni campo di intervento ha le sue specificità. Mi sembra che nel settore della cultura, anche per la limitata esperienza che ho potuto acquisire in questi mesi, ho potuto vedere che l'Assessorato per certi aspetti, l'ho già detto in Commissione, risulta poco attrezzato a farsi carico dell'emersione di certe esigenze, a cogliere l'emersione di certe esigenze e questo strumento può essere utile all'Assessorato. Non abbiamo necessariamente prefigurare una conflittualità, quasi si trattasse di due strutture contrapposte; io credo che anche all'interno dell'Assessorato, come attualmente è strutturato, ci sia una disponibilità, invece, ad avvalersi di questo strumento in senso positivo. Francamente non riesco nemmeno a vedere nell'articolato - scusate anche qui il bisticcio - quell'Assessorato che è balzato da alcuni interventi, perché quando l'onorevole Dettori dice che è una sorta di riconoscimento dell'incapacità delle strutture attuali a gestire queste problematiche e soprattutto che il potere dell'Osservatorio, quale risulta dal complesso della norma, è un potere di programmazione, per cui il ruolo dell'Assessorato non potrebbe che essere servente, un ruolo meramente esecutivo, io mi vado a vedere le norme relative e vedo che l'Osservatorio elabora studi, indagini statistiche, di monitoraggio e di valutazione funzionali all'attività dell'Assessore della pubblica istruzione e della cultura se verrà approvato l'emendamento che verrà esaminato successivamente. Sono compiti dell'Osservatorio "l'elaborazione di proposte, la promozione dell'elaborazione di progetti educativi, la promozione dell'incontro tra domanda e offerta di attività culturale, il raccordo, eccetera… l'Osservatorio ha altresì facoltà di proposta nelle seguenti materie". Io questa invasione della sfera burocratica di competenza e più specificatamente dei compiti dei singoli dipendenti di un Assessorato francamente non riesco a vederla; riesco invece a vedere il ruolo dell'Osservatorio che è soprattutto quello di recettore, di ganglio, di terminale che affonda le sue radici nella, chiamiamola così, società culturale sarda e nella cultura sarda. Quindi francamente queste preoccupazioni mi sembrano eccessive e rispondo anche alla preoccupazione dell'onorevole Pubusa quando legge - e questa effettivamente è una annotazione che mi ha un tantino allarmato perché le leggi, specie quando sono nuove, capita che non abbiano una coerenza al cento per cento - quando legge nell'articolo 7 un coordinamento di sistemi e servizi inesistenti perché si farebbe riferimento a servizi e sistemi di cui all'articolo 4 che, come abbiamo detto, è una norma come dire programmatica, e ci intendiamo su quello che si voleva dire, e non una norma morale, onorevole Pubusa, una norma giuridica, perché le norme giuridiche possono anche non essere propositive, almeno per i giuristi formalisti. Dicevo, questo coordinamento, se andiamo a leggere il secondo comma che preoccupa appunto il collega Pubusa, opera con piena autonomia scientifica per l'orientamento delle scelte e la formazione delle decisioni in materia di cultura, e quale strumento di promozione delle iniziative riguardanti l'ambito di pertinenza della legge. "Garantendo" nel contesto dell'articolo non è limitato esclusivamente alla parte successiva, ma è esattamente l'inverso della lettura che ne da l'onorevole Pubusa. Cioè l'aspetto specifico dei compiti è quello che ho letto, dopo di che l'Osservatorio garantisce il coordinamento tra i sistemi e i servizi di cui all'articolo 4, certamente quando ci saranno, ma non dimentichiamo che in assenza - questa è una cosa che andava detta anche a proposito dell'articolo 4 e faccio ammenda di non essermene ricordato - i sistemi e i servizi di cui all'articolo 4 non riguardano il sesso degli angeli, riguardano una realtà ben precisa che esiste anche indipendentemente dal suo coordinamento in servizi e sistemi. Quelle problematiche museali, archeologiche, di audiovisivi e così via, esistono indipendentemente dal loro coordinamento in sistema, quindi, anche se non dovesse mai avvenire il coordinamento in sistema, quelle realtà meriteranno l'attenzione dell'Osservatorio perché esistono in re ipsa. Questo volevo dire e per questo resto convinto che ovviamente l'Osservatorio sia il necessario complemento di un organismo tecnico ed elevato come è il Comitato, perché praticamente io vedo l'Osservatorio come elemento di acquisizione di materiali e di svolgimento di tutta l'attività di supporto di cui un organo come il Comitato ha bisogno, che è estremamente sofisticata e che può essere svolta attraverso l'Osservatorio che, come del resto dice anche la norma limitativa, non ha una struttura così elefantiaca.
PRESIDENTE. Assessore Azzena, non abbiamo inteso il suo parere sugli emendamenti numero 6, 15 e 25.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Concludo conformandomi a quanto è stato detto dal Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 15.
Ha domandato di parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà.
USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Il Gruppo del Movimento Sociale Italiano chiede la votazione a scrutinio segreto sull'emendamento numero 15.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 15. Prego i Segretari di procedere alla chiama.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 64
astenuti 2
maggioranza 33
favorevoli 22
contrari 42
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Atzeni - Baroschi - Cadoni - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Fadda Antonio - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Merella - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Murgia - Onida - Oppi - Ortu - Pau - Pes - Piras - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Sechi - Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca
Si sono astenuti i consiglieri: Scano e Selis.)
PRESIDENTE. Metto ora in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 25. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 8.
URRACI,Segretaria:
Art.8
Personale dell'Osservatorio
1. Al personale necessario per il funzionamento dell'Osservatorio si provvede:
a) mediante soggetti esterni all'amministrazione regionale nominati secondo le procedure di cui agli articoli 9, comma 1, e 10, comma 4;
b) mediante il ricorso alla mobilità interna di personale appartenente al ruolo unico regionale;
c) mediante il comando, ai sensi delle disposizioni vigenti, di personale statale, in particolare del settore scuola e dei beni culturali, secondo modalità da concordarsi con i Ministeri competenti;
d) mediante il comando di personale appartenente agli enti regionali non compreso nel ruolo unico regionale ed agli enti locali, secondo modalità da concordarsi con gli enti medesimi.
2. Il contingente numerico ed i profili professionali del personale dell'Osservatorio di cui al precedente comma sono individuati con deliberazione della Giunta regionale entro il limite di 30 unità, su proposta dell'Assessore della pubblica istruzione, sentito il parere della competente Commissione consiliare.
3. Entro il termine di un anno, l'Assessorato regionale della pubblica istruzione dovrà essere riorganizzato in rapporto agli obiettivi indicati dalla presente legge.
4. Le funzioni amministrative, operative e gestionali dell'Osservatorio sono garantite dall'Assessorato regionale della pubblica istruzione, anche nel periodo in cui si realizza la riorganizzazione di cui al comma precedente, attraverso l'individuazione di appositi uffici di riferimento.
5. Per l'attuazione di progetti ed attività comuni tra le amministrazioni statale e regionale potranno essere promosse dall'amministrazione regionale le necessarie intese per l'utilizzo e il coordinamento del personale.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati quattro emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento soppressivo parziale Dettori - Lorettu - Tidu - Marteddu - Sanna
Art. 8
Al primo comma, la lettera a) è soppressa. (7)
Emendamento aggiuntivo Dettori - Deiana - Marteddu - Lorettu - Fadda Paolo - Pusceddu - Tidu
Art. 8
Al 3° comma, dopo le parole "della presente legge" aggiungere "assumendo la denominazione di Assessorato della cultura, pubblica istruzione…". (8)
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 8
Al comma 2 sostituire il numero "30" con il numero "25". (26)
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Mulas Maria Giovanna - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 8
Il comma 4 è così sostituito:
"4. Le operazioni interne alle attività dell'Osservatorio sono garantite dallo stesso in forma autonoma. Le funzioni amministrative e gestionali dello stesso sono assicurate dall'Assessorato regionale della pubblica istruzione anche nel periodo in cui si realizza la riorganizzazione di cui al comma precedente attraverso apposite direttive dell'Assessore competente e con l'individuazione degli uffici di riferimento". (27)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, molto brevemente su questo articolo 8, per dire che il sistema per provvedere al personale tramite comandi, previsto alle lettere c) e d), è un sistema che si presta a una osservazione che ho già fatto in sede discussione generale ma che ripeto, osservazione che è avvalorata da una prassi quasi costante, direi costante di questa Assemblea. Vorrei ricordare all'Assemblea qual è stato l'esito dei comandi del personale degli organi di controllo regionali, qual è stato l'esito dei comandi, almeno dei primi, poi sui secondi c'è una proposta di legge in discussione in prima Commissione, dei comandi attinenti alle UU.SS.LL., personale comandato dagli enti locali alle UU.SS.LL, e qual è stata la sorte del personale dei cosiddetti enti soppressi, che invero non era comandato ma doveva transitare agli enti locali. In tutte queste situazioni, ma credo se ne potrebbero ricordare e vedere delle altre, l'esito dei comandi o comunque di queste situazioni di utilizzo di personale di altri enti per lo svolgimento di funzioni regionali, si è sempre tradotto in un arco di tempo più o meno lungo, nella presentazione e nella approvazione da parte di questo Consiglio di una legge che ha immesso questo personale nei ruoli regionali. Si tratta di leggi che sostanzialmente violano o comunque si pongono in contraddizione con la regola dell'immissione nei ruoli regionali tramite concorso, regola invero scarsamente applicata. In effetti, in questo caso la regola è diventata eccezione. Credo, quindi, che nell'arco di uno o due anni, con le motivazioni che sono state sempre usate - è un personale del tutto necessario, come facciamo a rimandarlo negli enti di provenienza dopo che ha acquisito una esperienza specifica? Dovremmo sostituirlo con persone che non hanno specifica esperienza e quindi comporterebbe un rallentamento dell'attività, è nell'interesse della stessa amministrazione - si arriverebbe a una legge per l'immissione dei ruoli regionali. Credo che questa ratio possa valere anche per il personale di cui al punto a) che, se non ho capito male, viene direttamente nominato dall'Assessore. Io faccio una semplice constatazione: io ho già avvisato molte persone che operano nella scuola e in altri settori e che sono stanche di svolgere questa loro attività a contatto con gli studenti perché faticosa, che possono essere interessate al transito nei ruoli regionali, dell'opportunità di cercare le aderenze necessarie per fruire di questa legge. So anche che ci sono già persone che si sono autocandidate. Io direi, se riteniamo che questo Osservatorio debba essere dotato di persone che abbiano questi requisiti, che tanto varrebbe alleggerire la futura attività del Consiglio regionale, che tanto varrebbe alleggerire la futura attività del Consiglio regionale ed essere, non vorrei usare una parola pesante, meno ipocriti e direttamente dire che il personale necessario al funzionamento dell'Osservatorio viene tratto, attraverso una selezione, in vario modo, ma in via definitiva, dalle categorie che vengono qui indicate. Io credo che chi ha votato favorevolmente all'esistenza dell'Osservatorio, e quindi intende dotarlo di personale, farebbe cosa più utile e più chiara se adottasse un sistema, per provvedere questo Osservatorio di personale, più lineare di questo modo contorto che ha un'unica conclusione. So che l'Assessore, il collega Azzena, mi dirà che sono pessimista, ma io non mi sto limitando a fare delle previsioni, ho fatto degli esempi che nascono dalla mia esperienza quasi decennale in prima Commissione, in cui ci siamo sempre dovuti occupare di leggi di questa natura, talvolta con successo, respingendo o comunque bloccandole, come avviene adesso per una legge per l'ulteriore immissione dei comandati nelle UU.SS.LL, che siamo riusciti in qualche modo a stoppare. Devo dire che, spesso, soprattutto nella passata legislatura, si è aggirato l'ostacolo dando alle leggine di questo tipo dei titoli diversi o inserendo queste disposizioni nel contesto di progetti di legge di competenza di altre Commissioni. Così, ad esempio, un gruppo di amici e compagni sindacalisti, che svolgevano in passato un'utile funzione nell'Enaoli o in altri enti soppressi, sono passati nei ruoli regionali aprendo un varco in cui sono passate poi tantissime altre persone - perché a quel punto la disparità non aveva più giustificazione - pervenendo a sopprimere una utilissima funzione sociale. Perché molto spesso questi transiti hanno come conseguenza che, quando questo personale viene chiamato a svolgere funzioni talvolta utili, talvolta meno, spesso la funzione che svolgeva prima viene sostanzialmente soppressa. E' quanto è avvenuto ad esempio per gli enti soppressi: svolgevano delle importanti finizioni sul territorio, o almeno avrebbero dovuto svolgerle, e in realtà la disciplina della funzione demandata dal DPR 348 alla Regione si è tradotta in una mera disciplina sul transito del personale nei ruoli regionali e non in una disciplina della funzione, ma in una soppressione della funzione stessa e, ripeto, di funzioni di carattere sociale talvolta fortemente di grande rilievo. Quindi la mia posizione è molto semplice e lineare; siccome la norma sull'Osservatorio è passata a larga maggioranza, così come a larga maggioranza passerà questo testo di legge, io inviterei coloro che ne sono promotori a usare una disciplina più lineare per quanto riguarda il personale, evitando che poi la Regione debba intervenire con un'altra legge, con le solite argomentazioni trite e ritrite che conosciamo, immettendo questo personale nei ruoli regionali. Vediamo se si può fare direttamente senza questi ulteriori appesantimenti. Naturalmente io non sono favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cocco. Ne ha facoltà.
COCCO (P.D.S.) Le osservazioni del collega Pubusa non sono osservazioni prive di significato, nel senso che denunciano un pericolo e non sarò io a sottovalutare questo pericolo. Pur condividendo l'articolo dico che esiste un pericolo e intervengo brevemente per dire che questo pericolo dobbiamo tenerlo presente, e deve essere tenuto presente per il futuro. Ma non possiamo autocondannarci alla paralisi della nostra azione perché ci sono i pericoli: dobbiamo evidenziarli e dobbiamo avvertire la necessità che il salto di qualità che fa questa legge, del passaggio dalla mera discrezionalità nell'azione culturale ad una prima legislazione di diritti, di affermazione del diritto, si esplichi pienamente. Quindi io dico che per taluni versi bisogna passare - abusando della parola "cultura" di cui tanto si abusa, si parla anche della "cultura delle tangenti" - da una sorta di cultura del sì pregiudiziale, per cui a tutte le peggiori richieste si dice sì, ad una cultura del no, di un no pregiudiziale, cioè dire no quando riteniamo che le richieste settoriali e corporative contrastino con gli interessi generali della comunità. E all'interno di questa logica, avvertendo questi pericoli, io dico che dobbiamo certamente dire un sì all'articolo e alle finalità di questo articolo, che sono le finalità che egregiamente metteva in evidenza l'Assessore, di interrelazione tra le strutture amministrative della Regione e la società.
Due parole ancora per quanto riguarda gli emendamenti numero 26 e 27. Io voglio dire che questi emendamenti, che realizzano la finalità di garantire maggiormente l'Osservatorio, di non paralizzarlo in quella che è attività interna di funzionamento, per altro verso ne limitano la struttura burocratica. Cioè, quando noi parliamo di venticinque unità sia chiaro che non sono venticinque unità che formano l'équipe di impulso; come chiaramente si evince dall'emendamento numero 27, nel numero di venticinque è compresa cioè tutta la dotazione di personale dell'Osservatorio che deve avere garantita la capacità di funzionamento interno.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS
(Segue COCCO.) Una delle osservazioni ricorrenti anche nella discussione generale è quella sull'eccesso di struttura burocratica; è chiaro che in questo numero di venticinque è compresa tutta la dotazione possibile perché è il tetto massimo. Quindi nulla impedisce e noi auspichiamo che specie nella fase di avvio, nei primi anni, possa essere limitata questa dotazione di personale, limitandolo essenzialmente alle unità strettamente necessarie. Ho fatto queste considerazioni, ho voluto farle proprio perché venissero tenute presenti non solo all'Aula in questa sede, ma soprattutto nella fase successiva di applicazione, cioè sia chiaro che non sono venticinque unità più le successive unità di supporto, ma il numero di venticinque deve comprendere tutti. Norma di garanzia anche dell'Osservatorio per i meccanismi di funzionamento interno dell'Osservatorio.
(Interruzioni)
C'è un passaggio, in quanto prima era stabilito che fosse la Giunta; e io dico che così come era formulata quella norma era pericolosa. Poiché c'era il pericolo, in base alle cose che diceva testé il collega Lello Mereu, che si arrivasse ad una struttura burocratica di centinaia di persone. Quello sì che era un pericolo reale. Ecco perché dobbiamo limitarla in legge e la legge dovrà essere rispettata; poi ci proporranno naturalmente con legge di aumentare il numero, ma questo pericolo dovrà essere tenuto presente e scongiurato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Un'osservazione che vale in relazione a questo articolo e in relazione all'andamento complessivo della discussione e anche delle votazioni a scrutinio segreto e ai loro risultati. Ormai appare di tutta evidenza che questa legge questo Consiglio regionale la sta discutendo, la sta in parte difendendo e noi speriamo che il Consiglio regionale sia in grado di approvarla migliorandola il più possibile. E' una legge che viene da una elaborazione abbastanza di largo concorso, chiamiamola così, oltre la maggioranza in Commissione, e però è anche una legge sulla quale la maggioranza di governo di questa Regione ha detto di concordare, si è spesa. Ora io credo che non possa più proseguire - io penso così, poi so che proseguirà - una situazione per cui in questa Regione c'è una maggioranza numerica che in un giorno decide di fare una Giunta, una maggioranza che acquisisce tutti i titoli per gestire le cose importanti, i mezzi pubblici attraverso cui si fa la politica e poi, di fronte ai provvedimenti importanti, invece, non funzioni per niente un qualche riferimento di carattere generale, che non parli chiaramente di maggioranza chiusa ma che veda partecipe la maggioranza in modo appena appena più solidale. E' chiaro ed evidente che questa legge, per come si sta protraendo la discussione, è una legge che vede il concorso di una maggioranza che è del tutto diversa da quella che è la maggioranza di governo. Per cui l'opposizione di sinistra - io mi reputo, insieme ad altri colleghi e compagni, di sinistra - autonomistica, democratica, l'opposizione diventa, rispetto a questa maggioranza che pure pareva numericamente talmente sovrabbondante da non correre nessunissimo rischio mai, questa opposizione diventa determinante se si vorrà approvare questa legge. Io credo che questo rilievo politico debba essere fatto perché in politica nulla accade inutilmente, da cosa nasce cosa e deve nascere cosa, se non altro una migliore riflessione sul modo come questa Regione politicamente si dispone e come politicamente vorrà rispondere ai tanti bisogni della società sarda. In riferimento al punto specifico io voglio aggiungere ancora una considerazione: io mi domando ogni tanto che cosa significano più le parole, se le parole sono più i modi attraverso cui si esprimono dei concetti e se i concetti hanno o no una configurazione che sia, non dico univoca, ma in qualche modo riconosciuta. Adesso qui si criminalizza l'istituto del comando e si attribuisce all'istituto del comando una valenza negativa diabolica, perversa, quasi che l'istituto del comando fosse di per sé fonte di chissà quali mali. Noi siamo legislatori, io non voglio dire che dobbiamo essere tecnici del diritto, chi è tecnico del diritto sia tecnico del diritto, però noi siamo legislatori e dobbiamo sapere quello che discutiamo per sapere quello che decidiamo. Nell'istituto del comando non c'è nulla in sé di negativo; il comando è un istituto in base al quale un dipendente pubblico - che, quindi, si suppone, ha già fatto un concorso - è messo nella condizione, su doppia decisione dell'ente che lo richiede e lo riceve, e dell'ente che lo ha in carico e ne decide la disponibilità, di adempiere una funzione ugualmente pubblica in un altro settore dalle pubblica amministrazione. Cosa c'è di negativo e di diabolico in questo? Io reputo che l'istituto del comando sia una cosa positiva che consente a molti dipendenti pubblici di trovare il posto giusto, perché molti dipendenti pubblici hanno concorso e hanno vinto i concorsi adattandosi spesso a lavorare in un settore dell'amministrazione anche quando la loro propensione, la loro cultura, la loro professionalità avrebbe consentito loro di lavorare in un altro settore della pubblica amministrazione in modo migliore. E allora, perché non deve essere consentito che un dipendente pubblico possa essere messo nella condizione, su doppio conforme parere e deliberazione, di essere utile nel modo migliore? Si cita l'esempio dei comitati di controllo. Io su questa materia ho una responsabilità che è una responsabilità di cui mi vanto, insieme a quanti hanno concorso a istituire in questa Regione i comitati di controllo consentendo il controllo giuridico in questa Regione, sottraendolo alla mediazione politica. Fino a quando non si sono istituiti i comitati di controllo, con otto anni di ritardo rispetto alla legge istitutiva - dal 1978 al 1986 - il controllo era non giuridico ma politico, perché il Presidente dei comitati di controllo era un fiduciario dell'Assessore. L'Assessore di allora si rifiutò di nominare per un anno e mezzo i fiduciari e lasciò quelli che erano in carica, per la continuità istituzionale, quindi, gente nominata da altri Assessori di altro partito, di altro segno, al fine di arrivare alla creazione dei nuovi comitati di controllo di nomina consiliare. Per attivare gli uffici non essendoci in Regione le figure professionali necessarie si attivò l'istituto del comando, con ottimi risultati, perché dipendenti pubblici dello Stato, dei Comuni, delle Province, che avevano titoli e professionalità, hanno arricchito questa funzione e l'hanno svolta bene. Infine questo personale, su conforme parare, ancora una volta, e decisione della Regione e dell'ente di provenienza che ha dato parere positivo perché l'esperienza acquisita dal dipendente non fosse sprecata, ma si esprimesse in un altro livello di amministrazione, è passato nei ruoli regionali.
Quindi non si è espropriato niente, non si è favorito nessuno e non c'è nulla di male se si dà, come si deve dare dopo una sperimentazione, migliore soluzione professionale ai professionisti, alle professionalità. Non c'è nulla di male perché non si sta compiendo nessuna operazione né illecita né illogica, e non riesco a capire neppure perché va e torna questa cosa dei comandi che poi diventano ingressi in Regione. Ma che cosa è l'ingresso nella Regione? L'ingresso nella bolgia dell'infermo? E se fosse questo ingresso nella Regione un ingresso nei gironi infernali, ma perché mai allora si adottano ingressi, senza concorso, con leggine, quelle sì leggere, per deliberazione del Consiglio e indicazione delle Commissioni, anche quelle istituzionali a partire dalla prima Commissione? Perché l'ho detto e lo ripeto: i 170 ingressi nei ruoli regionali, senza concorso, della settimana scorsa, su proposta della Commissione, il Consiglio li ha approvati, non i 12 o i 15 comandi di gente che è già dipendente pubblico. E chi parla in questa materia - se qualcuno vuole proprio prove di coerenza - è chi ha votato in tempi non sospetti contro l'ingresso nei ruoli regionali anche dei soci delle cooperative 285, da solo; chi parla è chi si è opposto frontalmente all'ingresso nei ruoli pubblici dei dipendenti dell'ARST, e ancora l'altro ieri degli stessi divulgatori agricoli. Non basta dire: ne conosco tre, sette dodici e vogliono l'ingresso nei ruoli pubblici. Se una cosa non è giusta non si fa lo stesso. Altrettanto dicasi per il personale degli enti disciolti. E qualcuno dovrebbe rendere conto dell'assunzione, con delibera di Giunta, quindi con atto amministrativo, senza legge - la famosa delibera di dicembre - di trenta o trentadue esperti amministrativi, col solo titolo di un concorso al Formez che vengono chiamati dalla Giunta regionale, nei ruoli regionali a temine per tre o sei anni, ben sapendo che si tratta di una immissione, una nomina, una ricerca ad personam aggirando le leggi. Di questo però nessuno dice, nessuno protesta. Se siamo anime candide così sensibili, trattandosi di atti di una Giunta, che non è figlia di nessuno ma è figlia di partiti e coalizioni di partiti e di visioni politiche, per favore, un minimo di decenza. Io sono d'accordo su questo articolo perché sono d'accordo sull'utilità e sono d'accordo anche sull'utilizzazione dell'istituto del comando, che è un istituto antico che rivisitato oggi può consentire soluzioni moderne, duttili, che non fa in sé torto a nessuno ma anzi garantisce la pubblica amministrazione perché non è ingresso gratuito ma è sperimentazione di capacità e di professionalità che hanno diritto di essere sperimentate nel modo migliore, per rendere meglio con la loro capacità alla pubblica amministrazione, cioè in definitiva ai cittadini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Io considero quasi superflue le lettere c) e d) perché l'istituto del comando è regolamentato per legge, se non ricordo male, anche per legge nazionale, quindi è sempre applicabile. Qui è prevista una possibilità di cui, in effetti, coloro che saranno responsabili, politici e non, dell'Osservatorio potranno sempre e comunque avvalersi. Invece è la lettera a) quella che dà maggior senso all'articolo e qui c'è un emendamento, il numero 7 in particolare, che ne chiede la sospensione; se dovesse passare questo emendamento, il comma 1 diventerebbe praticamente la riscrizione di leggi già esistenti. Io sono abbastanza d'accordo che l'amministrazione si possa servire per i suoi vari uffici, compresi anche questi, che non sono incardinati nella struttura, di personale esterno, ma questa deve essere una possibilità che a mio parere va in qualche modo raccordata con gli uffici, perché i proponenti, e ormai è anche legge in quanto abbiamo già votato l'articolo 7, devono pur rendersi conto che questa struttura dell'Osservatorio è quanto meno ambigua, perché non si capisce bene cosa sia. Ha funzioni gestionali, funzioni di vero e proprio Osservatorio e quant'altro, tant'è che poi si è sentita l'esigenza all'articolo 9 bis, di quasi regolamentare il rapporto tra questa struttura e l'Assessorato. E' una esigenza che nasceva proprio da come, al di là del nome, sono state costruite le funzioni di questo Osservatorio. Io peraltro confido che, nell'affrontare questo problema, la Giunta nella sua collegialità tratti questo argomento con la delicatezza che gli appartiene. E' da tempo che parliamo di norme di accesso, è da tempo che parliamo dell'uso scorretto di uno strumento giusto come è quello del comando, perché non ci siano deviazioni rispetto alla norma che, se non ricordo male, è temporanea e tale deve rimanere, e soprattutto per non travasare nella struttura regionale problemi e problematiche, come se non ce ne fossero già abbastanza, che finiscono per rendere ancora più intricata tutta la materia del personale, che già di per sé è una selva quanto meno inestricabile. Mi riferisco anche agli articoli successivi, relativi al direttore dell'Osservatorio e al personale, cioè a tutta questa materia che, così come è stata regolamentata, a me pare in palese contrasto non diciamo con le norme di legge esistenti ma quanto meno con gli orientamenti che si vanno assumendo in questo Consiglio in riferimento ai problemi del personale. Quindi mi appello alla Giunta perché nel gestire questa questione abbia particolare riguardo al problema.
C'è poi l'emendamento numero 8; io non so se abbiamo ben presente che c'è una legge un po' vecchiotta a dire la verità, che è la legge numero 1, la quale definisce che cosa sono gli Assessorati e fino ad oggi a me non risulta, sarà per mia ignoranza, per mia carenza, che si siano mai denominati gli Assessorati; gli Assessorati sono competenti "in materia di:" ed esiste oggi l'Assessorato competente in materia di cultura, pubblica istruzione e quant'altro. Cosa vuol dire denominare un Assessorato in questo caso? Io faccio appello ai presentatori perché ritirino l'emendamento che non serve veramente a nulla; questa è materia che va affrontata collegialmente e non è che ora possiamo così dare un'etichetta. Forse arriveremo anche a denominare ciascun Assessorato, ma a tutt'oggi sono sempre Assessorati competenti "in materia di:". Quindi pregherei i presentatori dell'emendamento numero 8, visto che proprio non aggiunge niente, se non delle mostrine, che poco hanno di contestuale ai nostri tempi, di ritirarlo. Quello che però mi lascia un po' perplesso è il comma 3: "entro il termine di un anno l'Assessorato regionale della pubblica istruzione dovrà essere riorganizzato in rapporto agli obiettivi indicati in questa legge".
Io ho sempre sentito, almeno in questi ultimi tempi, che era intenzione della Giunta provvedere complessivamente alla materia in maniera tale da affrontare i problemi della riorganizzazione interna dell'amministrazione in maniera complessiva, così come deve essere e come non si può non fare. E' vero che il comma 3 non dice nulla, come molti commi di questa legge, dice solo che dovrà essere riorganizzato entro un anno, poi non si sa bene che cosa e come si riorganizza, qui si dice che si vuole fare. Io amo credere che la Giunta voglia provvedere a questa problematica nel suo complesso, anche perché nel comma 4, se non leggo male, c'è un ritorno di fiamma perché si prescrive che le funzioni operative e gestionali dell'Osservatorio siano garantite dall'Assessorato regionale della pubblica istruzione. Poi si dice che si realizza la riorganizzazione di cui al comma precedente attraverso l'individuazione di appositi uffici di riferimento. E' vero che non dice nulla, nel senso che non si precisano quali uffici, però anche qui mi sembra un modo, come dire, di prendere il problema dalla coda invece che dalla testa. Cosa significa, che in rapporto all'Osservatorio noi riorganizziamo l'Assessorato? A me pare che ci sia una contraddittorietà, almeno nelle intenzioni, rispetto a quello che è necessario fare. Indubbiamente questo Assessorato va riorganizzato in rapporto alla nuova legge, ma anche la sua riorganizzazione interna deve però trovare precisi punti di riferimento con le altre strutture che pure esistono nell'amministrazione, quanto meno negli altri Assessorati e quant'altro. Cioè voglio dire in definitiva, e ho finito, che in questa materia, se è vero che non fanno male a nessuno, i pronunciamenti, al di là dei programmi che si vogliono enunciare attraverso queste piccole cose, in definitiva non servono esattamente a niente, salvo che la Giunta non voglia appigliarsi a queste cose per fare stravolgimenti di una linea che io considero molto più giusta e molto più coerente che è quella, ripeto, di affrontare la materia in maniera complessiva.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana, relatore.
DEIANA (D.C.), relatore. Signor Presidente, la Commissione non ritiene di accettare l'emendamento numero 7, mentre dà un parere positivo per l'emendamento numero 8 pur rimettendosi al Consiglio. Gli emendamenti numero 26 e 27 sono della Commissione quindi è chiaro che sono accettati.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta condivide l'impostazione e per quanto riguarda l'emendamento numero 8 nomina sunt consequentia rerum.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento soppressivo parziale numero 7. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 26. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 27. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 8. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 8. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9.
URRACI,Segretaria:
Art. 9
Direttore dell'Osservatorio
1. La direzione dell'Osservatorio è affidata a un Direttore, nominato con decreto del Presidente della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della pubblica istruzione, a seguito di motivata scelta tra soggetti esterni all'Amministrazione regionale in possesso di qualificazione culturale e di provata esperienza professionale nel campo dell'organizzazione di attività culturali, che abbiano presentato, in base a pubblico avviso, apposita domanda, documentata con i titoli e le esperienze di lavoro effettuate.
2. Il Direttore cura il funzionamento dell'Osservatorio, coordina l'attività delle sezioni.
3. Il rapporto di lavoro del Direttore è regolato mediante convenzione triennale, eventualmente rinnovabile per una sola volta. La convenzione dovrà indicare, tra l'altro, le modalità ed i motivi di risoluzione anticipata.
4. Al Direttore dell'Osservatorio spetta il trattamento economico goduto dal personale regionale con qualifica funzionale dirigenziale, maggiorato nella misura corrispondente a 20 anni di anzianità di servizio, nonché della indennità di Coordinatore Generale.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Manca - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu
Art. 9
Al comma 1, la frase "nel campo dell'organizzazione di attività culturali" è sostituita con "in rapporto agli obiettivi della presente legge". (28)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (P.S.D.I.). Vorrei far notare che al primo comma dell'articolo 9, a seguito di un refuso, è stato omesso, dopo le parole "Presidente della Giunta regionale" l'inciso "previa conforme deliberazione della Giunta regionale". Pertanto ne chiedo il ripristino.
PRESIDENTE. Bene, in sede di coordinamento inserirò l'inciso "previa conforme deliberazione della Giunta", anche se il decreto del Presidente della Giunta non può che essere fatto sulla base della delibera della Giunta.
Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 28. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9 bis.
URRACI,Segretaria:
Art. 9 bis
Coordinamento fra Assessorato della pubblica istruzione e Direttore dell'Osservatorio
1. Il Direttore dell'Osservatorio garantisce l'autonomia scientifica dello stesso, rispondendo di questa e delle attività svolte direttamente all'Assessore regionale della pubblica istruzione tenendone informato il Coordinatore generale dell'Assessorato.
2. Il Coordinatore generale dell'Assessorato regionale della pubblica istruzione cura il raccordo fra i Servizi dell'Assessorato e l'Osservatorio, al fine di assicurare la realizzazione degli obiettivi della presente legge.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 9 e 29. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Dettori - Lorettu - Tidu - Pusceddu - Marteddu - Sanna
Art. 9 bis
Al primo comma, dopo le parole "dell'Assessorato" aggiungere "con relazioni trimestrali sull'attività stessa". (9)
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 9 bis
Il comma 1 è così sostituito:
"1. Il Direttore dell'Osservatorio garantisce l'autonomia scientifica dello stesso, rispondendo di questa e delle attività svolte direttamente all'Assessore regionale della pubblica istruzione, anche con la redazione di una relazione quadrimestrale". (29)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (D.C.). L'emendamento numero 9 è ritirato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 29. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 9 bis. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 10.
URRACI,Segretaria:
Art. 10
Struttura dell'Osservatorio
1. L'Osservatorio articola la propria attività nelle seguenti sezioni:
a) Sezione didattica interdisciplinare;
b) Sezione della lingua sarda e della sua letteratura;
c) Sezione di storia, archivistica e della organizzazione bibliotecaria;
d) Sezione delle comunicazioni di massa: cinema, radio-televisione, editoria, nuove tecnologie;
e) Sezione dei beni ambientali e paesaggistici, archeologici, storico-artistici, nonché dell'architettura e dell'urbanistica tradizionale;
f) Sezione di musica, teatro, pittura ed altre arti;
g) Sezione delle tradizioni popolari, della comunicazione orale e della cultura materiale;
h) Sezione degli studi sociali sui processi psicodinamici di trasformazione della società sarda.
2. L'articolazione in sezioni può essere modificata con deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della pubblica istruzione, sentito il Comitato tecnico-scientifico, in relazione a esigenze di mutamento delle finalità e degli obiettivi, acquisito il parere della competente Commissione consiliare.
3. Le sezioni operano secondo criteri di interdisciplinarietà. Ciascuna di esse cura, in relazione alle materie di sua competenza, l'attuazione dei compiti di cui al precedente articolo 7, predisponendo a tal fine appositi progetti.
4. Il personale dell'Osservatorio opera nelle diverse Sezioni, cioè senza un rapporto esclusivo con ciascuna di esse, secondo la metodologia del lavoro di gruppo ed utilizzando comunque l'apporto delle singole competenze specialistiche.
5. Ad ogni Sezione è proposto un responsabile, nominato con decreto dell'Assessore della pubblica istruzione, previa deliberazione della Giunta regionale, sentito il comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 5 della presente legge, attraverso una scelta motivata, tra soggetti esterni all'amministrazione regionale che abbiano presentato, a seguito di pubblico avviso, apposita domanda corredata di titoli di qualificazione professionale adeguati alle diverse competenze delle sezioni.
6. Il rapporto di lavoro del responsabile della Sezione è regolato mediante convenzione triennale rinnovabile eventualmente per un massimo di due volte. La convenzione dovrà indicare, tra l'altro, le modalità ed i motivi di risoluzione anticipata.
7. Ai responsabili delle Sezioni spetta il trattamento economico previsto per la IX qualifica professionale del ruolo unico regionale, maggiorato nella misura corrispondente a 12 anni di anzianità di servizio.
8. Per sopperire a particolari ed eccezionali esigenze connesse alla promozione dell'indirizzo scientifico ed operativo delle Sezioni, l'Assessore della pubblica istruzione, previa deliberazione della Giunta regionale, sentito il comitato tecnico-scientifico, può stipulare, in via straordinaria, convenzioni con soggetti pubblici e privati particolarmente esperti e di riconosciuta competenza, prescelti motivatamente sulla base dei titoli prodotti e delle esperienza maturate.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 2, 10, 30, 31, 32, 33 e 34. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Satta Antonio - Manchinu - Desini - Marteddu - Dettori - Satta Gabriele - Planetta - Murgia - Tidu
Art. 10
Dopo la lettera "h" dell'art. 10 è aggiunta la lettera "i": sezione di storia della cartografia, geocartografia storica e cartografia". (2)
Emendamento soppressivo parziale Dettori - Lorettu - Tidu - Sanna - Marteddu
Art. 10
I commi 5, 6, 7 e 8 sono soppressi. (10)
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Manca - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu
Art.10
Il primo comma è così sostituito:
"1. L'Osservatorio articola la propria attività nelle seguenti Sezioni:
a) Sezione didattica interdisciplinare;
b) Sezione della lingua sarda, della sua letteratura e della comunicazione orale;
c) Sezione di storia, archivistica e organizzazione bibliotecaria e documentaria;
d) Sezione delle comunicazioni di massa e degli studi sociali sui processi psicodinamici di trasformazione della società sarda;
e) Sezione dei beni ambientali e paesaggistici, archeologici, storico-artistici, nonché dell'architettura e dell'urbanistica tradizionali;
f) Sezione delle tradizioni popolari e della cultura materiale, della musica, del teatro, della pittura e delle altre arti". (30)
Emendamento aggiuntivo Deiana - Manca - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu
Art.10
Al comma 2, dopo "L'articolazione in sezioni", viene aggiunta l'espressione: "non può essere ricondotta all'istituzione dei servizi e dei settori previsti dalla L.R. n. 51/1978". (31)
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Manca - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu
Art. 10
Il comma 4 è così sostituito:
"Il personale dell'Osservatorio opera nelle diverse sezioni senza un rapporto esclusivo con alcuna di esse e secondo la metodologia del lavoro di gruppo". (32)
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 10
Al sesto comma sostituire le parole "un massimo di due volte" con "una sola volta". (33)
Emendamento aggiuntivo Deiana - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra Antonio - Pusceddu - Manca
Art. 10
Al comma 8 dopo le parole "tecnico-scientifico" aggiungere: "secondo le obiettive necessità poste dai programmi dell'Osservatorio". (34)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (D.C.). L'emendamento numero 10 è collegato al numero 7 quindi decade.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana, relatore.
DIANA (D.C.), relatore. La Commissione ha fatto delle osservazioni sull'emendamento numero 2, Signor Presidente, ma si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Sull'emendamento numero 2 la Giunta si rimette al Consiglio. Accoglie invece gli emendamenti numero 30, 31, 32, 33 e 34.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 30. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 32. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 33. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 31. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 34. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 11.
URRACI,Segretaria:
Art. 11
Coordinamento con organi statali
1. L'Assessore regionale della pubblica istruzione garantisce costantemente la coerenza fra le attività dell'amministrazione regionale e quelle svolte in Sardegna dalle amministrazioni statali nei rispettivi ambiti di competenza
2. A tal fine, ogni semestre, l'Assessore della pubblica istruzione promuove una Conferenza dei servizi, alla quale vengono inviati i responsabili delle amministrazioni statali nella Regione interessate dalle competenze oggetto della presente legge.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 12.
URRACI,Segretaria:
Art. 12
Consulte locali per la cultura e la lingua dei sardi.
1. I comuni, anche associati, possono costituire consulte locali per la cultura e la lingua dei sardi, formate da persone competenti in materia, con il compito di assumere iniziative tese a favorire la conoscenza e la valorizzazione della cultura e della lingua locale e regionale, nonché di formulare osservazioni e proposte all'Osservatorio.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Deiana - Manca - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu
Art. 12
Alla fine dell'articolo e dopo la parola "Osservatorio", aggiungere: "e presentare appositi programmi di attività". (35)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 12. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 35. Chi lo approva alzi la mano.
Si dia lettura dell'articolo 13.
URRACI,Segretaria:
TITOLO III
AZIONI E INTERVENTI
Art. 13
Catalogo generale della cultura sarda
1. L'Osservatorio provvede ad istituire il Catalogo generale della cultura sarda, che raccoglie e documenta il complesso della produzione artistico-culturale della regione, passata e presente, organizzato secondo modalità che ne favoriscano la consultazione e l'utilizzazione decentrata.
2. A tal fine l'Osservatorio propone - entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge - un progetto per la raccolta ed il coordinamento dei cataloghi e degli archivi, elaborati dai servizi e dagli organismi di cui al precedente articolo 4 e dagli istituti, enti o soggetti comunque autonomamente operanti nei diversi ambiti di riferimento della presente legge.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento sostitutivo parziale Dettori - Lorettu - Tidu - Marteddu - Sanna
Art. 13
Al primo comma, la parola "Osservatorio" è sostituita dalla parola "Assessorato". (11)
Emendamento sostitutivo parziale Dettori - Lorettu - Tidu - Marteddu - Sanna
Art. 13
La prima riga del 2° comma è sostituita dalla seguente: "A tal fine l'Assessorato propone -avvalendosi dell'Osservatorio ed...". (12)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana, relatore.
DEIANA (D.C.), relatore. La Commissione accoglie l'emendamento numero 11, non accoglie il 12.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta accoglie l'emendamento numero 11. Per il numero 12 si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 11. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 12.
Ha domandato di parlare l'onorevole Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (D.C.). Forse non è stato inteso a fondo il senso dei due emendamenti che sono fra loro collegati. Se si accoglie uno non si può non accogliere l'altro, perché gli emendamenti sono finalizzati esclusivamente a sostituire nella iniziativa della predisposizione di questo catalogo generale l'Assessorato all'Osservatorio. Invece che dire che è l'Osservatorio che predispone, si intendeva dire che è l'Assessorato che predispone, avvalendosi dell'Osservatorio. Quindi i due emendamenti sono collegati perché nel primo comma dell'articolo 13 è detto: l'Osservatorio provvede a istituire. Io intendevo dire: l'Assessorato provvede ad istituire. E nel secondo comma si dice che a tal fine è l'Assessorato che provvede ad istituire, provvede avvalendosi dell'Osservatorio. Cioè l'Osservatorio diventa strumento dell'Assessorato nella istituzione del catalogo generale. I due emendamenti sono connessi.
PRESIDENTE. D'accordo. La Giunta e il relatore si sono rimessi all'Aula.
Metto in votazione l'emendamento numero 12. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 13. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 14.
URRACI,Segretaria:
Art. 14
Censimento del repertorio linguistico dei sardi
1. L'Amministrazione regionale finanzia il censimento del repertorio linguistico dei sardi secondo un progetto che sarà presentato dalla Sezione lingua e letteratura sarde dell'Osservatorio entro un anno dalla sua costituzione.
2. Il progetto dovrà prevedere:
a) la ricerca e la rilevazione in ciascuna comunità sarda di tutto il lessico ivi usato secondo il criteri definiti dalla Sezione lingua e letteratura sarde;
b) la informatizzazione;
c) la pubblicazione dei risultati della ricerca, con particolare attenzione alla elaborazione di un dizionario generale della lingua sarda e dell'atlante linguistico;
d) i criteri per la collaborazione con le consulte locali per la cultura e la lingua dei sardi;
e) le forme di eventuali convenzioni con enti o singoli esperti.
PRESIDENTE. All'articolo 14 è stato presentato un emendamento poi ritirato.
Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 15.
URRACI, Segretaria:
Art. 15
Conferenze annuali
1. L'Assessorato della pubblica istruzione promuove conferenze annuali a livello provinciale sulla cultura e sulla lingua sarda alle quali partecipano gli enti locali, le Università, le istituzioni scolastiche, le Sovrintendenze e gli operatori culturali e scolastici.
2. Le conferenze sono finalizzate a garantire il raccordo tra la Regione e i soggetti operanti nel settore culturale, in fase di elaborazione degli interventi regionali e in sede di attuazione e verifica, e a raccogliere osservazioni e proposte all'Osservatorio.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 16.
URRACI,Segretaria:
Art. 16
Programmazione
1. Per il perseguimento delle finalità della presente legge la Regione, sentito il comitato tecnico scientifico di cui all'articolo 5, adotta un piano triennale di interventi.
2. Il Piano triennale, elaborato dall'Osservatorio, è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della pubblica istruzione, previo parere della Commissione consiliare competente, entro il 30 giugno dell'anno che precede la sua decorrenza.
3. Il piano può essere aggiornato e modificato annualmente, secondo le procedure ed il termine previsti al precedente comma per far fronte a nuove, eventuali esigenze.
4. Il piano tende a realizzare una equilibrata diffusione nel territorio regionale delle iniziative a favore della cultura e della lingua sarda; stimola l'elaborazione e l'attuazione di progetti e programmi di sperimentazione, finalizzati agli obiettivi della presente legge; persegue l'armonizzazione degli interventi di politica culturale previsti dalla vigente legislazione.
5. Il piano individua le diverse aree d'intervento e articola in progetti-obiettivo le iniziative per l'attuazione di quanto disposto dall'articolo 3 della presente legge. Esso contiene:
a) gli indirizzi programmatici generali delle aree di intervento e i progetti-obiettivo in cui queste si articolano:
b) la tipologia, le modalità di attuazione e gli strumenti di verifica di ogni progetto-obiettivo;
c) l'entità del finanziamento complessivo e la sua ripartizione per progetti-obiettivo e per anno di finanziamento;
d) i criteri e le modalità di coordinamento degli interventi programmati con le altre attività regionali in materia di iniziative culturali, beni culturali, pubblica istruzione, spettacolo, editoria, nonché con le altre iniziative promosse dai diversi Assessorati regionali che abbiano attinenza con le finalità della presente legge;
e) i criteri di ammissibilità delle spese relative alle attività per le quali si richiede il finanziamento regionale;
f) le modalità di erogazione dei contributi, dei finanziamenti e degli incentivi previsti dai successivi articoli 17 e 18.
6. Entro se mesi dalla data di approvazione del Piano triennale e degli eventuali aggiornamenti annuali, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della pubblica istruzione, sentito il Direttore dell'Osservatorio, previo parere della competente Commissione consiliare, approva il piano di riparto dei finanziamenti riferiti al triennio.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento soppressivo parziale Dettori - Lorettu - Tidu - Pusceddu - Marteddu - Sanna
Art. 16
Al comma 6 le parole: "sentito il Direttore dell'Osservatorio" sono soppresse. (13)
Emendamento aggiuntivo Deiana - Manca - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu
Art. 16
Alla fine del comma 5 aggiungere la seguente lettera g):
"g) i criteri, le modalità e l'entità dei finanziamenti a favore di organismi e/o di premi culturali che godono di contributi della amministrazione regionale". (36)
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Mulas Maria Giovanna - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 16
Al comma 6 sostituire alle parole "6 mesi" le parole "3 mesi". (37)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (D.C.). Presidente, nel mio precedente intervento avevo evidenziato le perplessità in ordine all'Osservatorio e alle competenze ad esso attribuite. In particolare mi preoccupava la competenza della elaborazione del piano triennale, perché stiamo demandando all'Osservatorio la competenza di predisporre un piano triennale che riguarda praticamente tutta l'attività e l'esplicarsi delle attività culturali della nostra Isola. Quindi è inutile ripetersi su questo secondo comma nel quale appunto si riconosce all'Osservatorio questa facoltà. Ho presentato in sostanza solo questo emendamento al sesto comma perché mi sembra eccessivo, in una legge regionale, inserire questo obbligo di sentire il direttore dell'osservatorio, quasi che il direttore fosse un organo regionale che obbligatoriamente l'Assessorato e il Consiglio devono sentire su un atto di programmazione qualunque esso sia. Io capisco che si possa sentire la Commissione consiliare, ma mi parrebbe pleonastico sentire anche il direttore che è poi un funzionario; anche se assunto pro tempore, anche se assunto con contratto privato, è comunque uno che ha il compito di eseguire le direttive e gli indirizzi che vorrà fornirgli l'Assessorato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cocco. Ne ha facoltà.
COCCO (P.D.S.). Per quanto riguarda l'emendamento numero 36, che può sembrare un aspetto marginale, in realtà mi sembra rientri nella logica degli aspetti salienti di questa legge ricondurre a programmazione complessiva l'attività, per superare certa frammentarietà dell'azione culturale, alla quale sempre dobbiamo guardare con favore. In particolare dobbiamo guardare con favore al sorgere di organismi culturali, di associazioni, di attività, di fondazioni, di premi culturali di varia natura. Sono segni di vitalità, però spesso, all'interno di questi strumenti che esprimono la vitalità del popolo sardo e sono strumenti di presa di coscienza complessiva della propria identità, è presente una forte spinta localistica per cui finiscono per tradursi molte volte in blasoni per la città che li istituisce, per la realtà locale che li istituisce, anziché farsi strumento di circuitazione culturale complessiva. Ecco perché avvertiamo l'esigenza che fondazioni, associazioni, strutture, organismi culturali, spesso istituiti con leggi regionali, vengano in qualche modo liberati da questo limite che li rende angusti, che è la spinta localistica, e ricondotti ad una programmazione complessiva perché essi non servano semplicemente ad un ambito territoriale ristretto, ma diventino strumenti complessivi di governo della cultura in Sardegna e servizio complessivo per la comunità sarda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.
USAI SANDRO (D.C.). Solo per porre un problema all'Assessore e alla Commissione. Il secondo comma di questo articolo 16 recita: "Il piano triennale elaborato dall'Osservatorio è approvato dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore della pubblica istruzione, previo parere della Commissione consiliare competente". Ora, poiché questo programma stabilisce anche criteri, modalità e entità dei finanziamenti, con l'emendamento numero 36, io ritengo che questo piano triennale debba, in base alle norme sulla programmazione, essere approvato dal Consiglio e non dalla Commissione consiliare competente e dalla Giunta. Quindi io credo che il Presidente della Giunta e tutti noi dobbiamo fare su questo una riflessione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana, relatore.
DEIANA (D.C.), relatore. Signor Presidente, la Commissione non ritiene di accogliere l'emendamento numero 13, anche perché le osservazioni fatte testé dal collega Dettori si riferivano al parere della Commissione. Se si legge attentamente l'articolo 16 questo è detto, cioè che la Commissione sui piani pluriennali deve esprimere il proprio parere.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta è contraria all'emendamento numero 13, e favorevole agli emendamenti numero 36 e 37. Per quanto riguarda la preoccupazione dell'onorevole Usai, mi sembra che l'entità dei finanziamenti sia relativa a finanziamenti già predeterminati con legge finanziaria, quindi non sia necessario l'intervento consiliare, però francamente non ho modo adesso di confermarlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.
USAI SANDRO (D.C.). Io pongo un problema tecnico che mi sembra che esista, perché un programma di questo genere deve per forza passare in Aula in base alla legge sulla programmazione regionale, non ci si può assolutamente limitare a un "sentito il parere della Commissione consiliare competente", per cui credo che si possa fare un emendamento tecnico al secondo comma su questo punto.
PRESIDENTE. Onorevole Usai, vuole specificare meglio? Non si capisce.
USAI SANDRO (D.C.). A me sembra che non possa essere accolto questo articolo così come è formulato, perché nella quarta e quinta riga del secondo comma contiene una norma in contrasto con le disposizioni legislative vigenti, in quanto il programma non deve essere approvato dalla Giunta regionale sentita la Commissione consiliare competente, ma deve essere approvato dal Consiglio.
PRESIDENTE. Quindi la proposta dell'onorevole Usai è che si modifichi il secondo comma "il piano triennale elaborato dall'Osservatorio e approvato dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore della pubblica istruzione previo parere della Commissione consiliare competente entro il 30 dell'anno che precede la sua decorrenza" e si dica che deve essere approvato dal Consiglio. E' così?
USAI SANDRO (D.C.). Previo parere del Consiglio regionale, non della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (D.C.). Presidente, solo per esprimere una perplessità per una cosa che a mio avviso appare incomprensibile. Se noi leggiamo il secondo comma dell'articolo 16 - e pongo questo problema alla sua attenzione - vediamo che recita che il piano triennale deve essere predisposto entro il 30 giugno dell'anno che precede la sua decorrenza. Al sesto comma si dice che entro sei mesi dalla predisposizione di questo piano, cioè entro il 31 dicembre, deve essere praticamente approvato il piano di riparto dei finanziamenti riferiti al triennio, cioè c'è uno iato, un vuoto che a me sembra davvero incomprensibile, nel senso che mi sembrerebbe più logico e più opportuno che ogni piano, e quindi anche questo, venisse accompagnato contestualmente da un piano di riparto dei finanziamenti perché non capisco come queste due cose possano essere divise e possano andare differenziate l'una rispetto all'altra.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Devo confessare che non sono riuscito a chiarirmi le idee perché a me sembra che se si tratta di piani...
(Interruzioni)
Vorrei sentire il parere dei funzionari perché non riesco a capire bene quale sia il problema. In realtà si tratta di due aspetti dello stesso problema che vanno risolti unitariamente.
PRESIDENTE. Onorevole Assessore, quanto ha detto il collega Usai credo sia chiaro. Lui vuole sostituire le parole "il parere della Commissione consiliare competente" con le parole "il parere del Consiglio regionale".
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ma per una ragione squisitamente tecnica...
USAI SANDRO (D.C.). Si potrebbe risolvere il problema ritirando l'emendamento numero 36, lasciando invariato il secondo comma.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Questo però mi sembra stravolga l'articolo, perché nel comma successivo si parla ancora della Commissione consiliare; allora se il piano di riparto dei finanziamenti riferiti al triennio può essere approvato dalla Commissione consiliare non si comprende.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (P.D.S.). Presidente, per dire che di fatto il piano triennale di cui si parla in questo articolo fa logicamente riferimento al piano triennale generale di sviluppo della Regione sarda. Quindi questo piano discende da questo strumento che è già stato sottoposto all'attenzione del Consiglio. Riteniamo poi che invece il rimando non a sei mesi ma a tre mesi, perché corretto dall'emendamento numero 37, riguardi l'applicazione dei criteri generali che sono indicati in questo piano e che attengono, invece, al riparto dei finanziamenti decisi sulla base dei criteri che sono contenuti nel piano triennale. Noi quindi leggiamo sia nel secondo comma dell'articolo sia nell'emendamento una consequenzialità logica che ci fa propendere per il mantenimento sia dell'uno che dell'altro.
PRESIDENTE. (P.S.D.I.). Io ritengo che si possa mantenere, per il secondo comma dell'articolo 16, il testo approvato dalla Commissione. Infatti questo comma è stato oggetto di una riflessione in Commissione. Non è vero che tutti i piani vengono approvati dal Consiglio regionale. Proprio l'esperienza del fatto che alcuni piani sottoposti all'esame del Consiglio non sempre riescono a superare indenni i limiti temporali previsti - mi riferisco ad esempio al piano dei trasporti - ha consigliato di adottare una procedura per l'approvazione del piano analoga a quella che si segue per il piano di formazione professionale che non viene approvato dal Consiglio regionale, ma dalla Giunta, previo parere della Commissione permanente competente. Anche per quanto riguarda il piano stralcio degli interventi dell'Agenzia del lavoro, che in un primo tempo era previsto che dovesse essere approvato con legge, viste le difficoltà a dare immediato avvio al piano stesso, si è deciso di modificare la previsione della "33" e prevedere l'approvazione della Giunta. Lo stesso piano commerciale non è stato approvato in Consiglio per cui nell'esperienza dell'approvazione dei piani, abbiamo notato che è molto più veloce e funzionale l'approvazione della Giunta, sentito il parere della Commissione permanente, anziché l'approvazione per legge. Per quanto riguarda il sesto comma mi rifaccio alle osservazioni formulate dal collega Manca, per quanto riguarda la contrazione da sei mesi a tre dei tempi per l'approvazione del piano triennale e degli aggiornamenti annuali.
PRESIDENTE. Gli uffici mi dicono, onorevole Manca, che non si tratta di piani legati alla programmazione della "33", quindi possono passare direttamente col parere della Commissione.
Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 13. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 37. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 16. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 36. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 17.
URRACI,Segretaria:
Art. 17
Interventi finanziari
1. L'Amministrazione regionale concede, a soggetti operanti nel settore culturale, sulla base del piano triennale di interventi, contributi finanziari secondo le seguenti misure e modalità:
a) per le Università, le istituzioni scolastiche e gli enti locali associati sino alla concorrenza del 90 per cento delle spese previste, ammesse e documentate;
b) per gli enti locali singoli, gli enti pubblici e morali senza scopo di lucro e per i soggetti privati senza scopo di lucro singoli o comunque organizzati nelle forme di legge, fino alla concorrenza dell'80 per cento di detta spesa;
c) per le imprese e le società con scopo di lucro l'Amministrazione regionale concorre al pagamento degli interessi bancari secondo le misure e le modalità stabilite con il piano triennale di cui all'articolo 16.
2. Sono finanziabili le attività di detti soggetti volte a perseguire, sulla base di precisi indirizzi di programmazione attiva, le seguenti finalità:
a) la raccolta, l'ordinamento e l'analisi dei vari aspetti della realtà culturale della Sardegna;
b) il reperimento e la raccolta del patrimonio di cultura popolare e di tradizione orale, in lingua sarda, esistente in Sardegna;
c) la conservazione e l'acquisizione di oggetti ed elaborati riguardanti la cultura sarda ed in particolare quella materiale, quali: reperti naturalistici, beni bibliografici, raccolte di oggetti d'arte e di artigianato, raccolte di oggetti e di strumenti inerenti alle tradizioni di vita e di lavoro del popolo sardo. Per poter beneficiare dei contributi di cui al presente capoverso deve essere garantita la pubblica fruibilità delle raccolte;
d) l'organizzazione di concorsi e premi per elaborati in prosa, poesia e per canti in lingua sarda, per la musica, la saggistica e la ricerca scientifica in Sardegna, specificamente indirizzati all'approfondimento dei valori culturali del popolo sardo;
e) l'organizzazione di manifestazioni che abbiano per scopo la diffusione della conoscenza dell'isola e della civiltà sarda, in tutte le sue espressioni materiali e spirituali;
f) la pubblicazione di testi e audiovisivi in lingua sarda, o comunque relativi alla cultura dell'Isola, preordinati alla integrazione dei programmi ministeriali di insegnamento compresi libri di lettura e di consultazione utili a fini didattici;
g) l'attuazione di progetti di interventi socio-educativi coerenti con le finalità della presente legge, concernenti situazioni particolari di deprivazione sociale e culturale;
h) l'attuazione di esperienze educative extrascolastiche coerenti con le finalità della presente legge, inerenti al rapporto scuola-territorio;
i) l'ideazione e l'attuazione dei progetti di ricerca e di sperimentazione nei settori della musica, del teatro e delle arti visive finalizzati al raccordo e al dialogo tra cultura sarda e altre culture;
l) ogni altra attività che rientri nelle finalità della programmazione culturale previste dal piano triennale di cui all'articolo 16.
3. Il cumulo fra i contributi regionali e quelli eventualmente concessi da altri soggetti per la medesima iniziativa non può superare il limite massimo fissato, per le diverse categorie di interventi, dal precedente comma 1.
4. I contributi sono concessi, su domanda da presentarsi all'Assessorato della pubblica istruzione entro sessanta giorni dalla pubblicazione del piano triennale o degli eventuali aggiornamenti annuali. Alla domanda devono essere allegati:
a) atto costitutivo e Statuto, nel caso di enti o soggetti collettivi;
b) composizione aggiornata degli organi sociali;
c) indicazione dei beni strumentali e dell'eventuale personale disponibile e di quello occupato in base a rapporto di lavoro dipendente;
d) certificato di vigenza, per le società;
e) relazione illustrativa dei programmi di attività;
f) piano economico e bilancio di previsione. A partire dal secondo anno di attività, la liquidazione dei contributi assegnati è subordinata alla presentazione di regolare rendiconto delle spese ammesse, relativo all'annualità precedente.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati quattro emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento soppressivo parziale Dettori - Lorettu - Tidu - Marteddu - Sanna
Art. 17
Al primo comma, lett. a), le parole "previste" e "ammesse" sono soppresse. (14)
Emendamento soppressivo totale Usai Edoardo - Cadoni - Porcu
Art. 17
L'articolo 17 è soppresso. (16)
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 17
Il primo comma è sostituito dai seguenti commi 1 e 1 bis:
"1. L'Amministrazione regionale concede, a soggetti operanti nel settore culturale sulla base del piano triennale di interventi, contributi finanziari secondo le seguenti misure e modalità:
a) per le istituzioni scolastiche e gli enti locali associati sino alla concorrenza del 90% delle spese previste, ammesse e documentate;
b) per gli enti locali singoli, gli enti pubblici e morali e l'Università fino alla concorrenza dell'80% delle spese previste, ammesse e documentate;
c) per i soggetti privati, singoli o comunque organizzati nelle forme di legge e senza scopo di lucro fino alla concorrenza del 60% delle spese previste, ammesse e documentate;
d) per i soggetti privati anche con scopo di lucro l'Amministrazione regionale può concorrere al pagamento degli interessi bancari per i mutui contratti per le spese di investimento e di attività secondo le misure e le modalità stabilite con il piano triennale di cui all'art. 16.
1 bis. Nell'ambito del piano triennale e degli aggiornamenti annuali, tenuto conto del tetto contributivo fissato ai precedenti punti a), b), c), d), il sostegno finanziario può essere ulteriormente graduato all'interno delle singole categorie dei richiedenti allo scopo di promuovere la qualità e la massima diffusione territoriale delle attività anche in considerazione delle eventuali risorse integrative dei singoli soggetti". (38)
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 17
Al comma 4 unificare le lettere a) e b) adottando la seguente formulazione: "atto costitutivo, statuto e composizione aggiornata degli organi sociali, nel caso di enti o soggetti collettivi". (39)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Salis. Ne ha facoltà.
SALIS (Rinascita e Sardismo). Brevissimamente, Presidente, per specificare meglio quanto previsto nell'emendamento numero 38. Al punto d) dove si dice "per i soggetti privati, anche con scopo di lucro" in fase di coordinamento per maggior chiarezza in luogo della parola "anche", si può inserire l'inciso "ivi compresi quelli con scopo di lucro", in modo che si capisca che sono compresi anche i soggetti indicati al punto c), cioè quelli senza scopo di lucro, che godono della concorrenza fino al 60 per cento delle spese previste anche del concorso al pagamento degli interessi bancari.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana, relatore.
DEIANA (D.C.), relatore. La Commissione non accoglie questi due emendamenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta, conformandosi al parere della Commissione, non accoglie gli emendamenti numero 14 e 16, mentre accoglie il 38 e il 39.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 16. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto ora in votazione l'emendamento numero 14. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 38. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 39. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 17. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 18.
URRACI,Segretaria:
Art. 18
Interventi a favore del settore dei mezzi di comunicazione di massa
1. La Regione, nell'ambito di apposita legge di settore che, entro un anno dall'entrata in vigore delle presenti norme, dovrà disciplinare, oltre al merito delle attività, la misura e le modalità delle sovvenzioni, contribuisce finanziariamente, anche eventualmente attraverso convenzioni e partecipazioni societarie, alla produzione e alla diffusione di programmi radiofonici e televisivi, nonché a pubblicazioni su testate giornalistiche in lingua sarda.
2. Tali programmi e pubblicazioni dovranno essere la traduzione operativa di specifici progetti culturali presentati da soggetti pubblici o privati, purché rispondenti agli obiettivi indicati dal piano triennale di cui all'articolo 16.
3. Sino all'approvazione della legge di settore di cui al precedente comma 1, l'amministrazione regionale, con deliberazione della Giunta, su proposta dell'Assessore della pubblica istruzione, sentito il comitato tecnico scientifico di cui all'articolo 5 e previo parere della competente Commissione consiliare, potrà finanziare progetti concernenti programmi e pubblicazioni indicati al precedente comma 1 che rientrino nelle finalità della presente legge.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento soppressivo totale Usai Edoardo - Cadoni - Porcu
Art.18
L'articolo 18 è soppresso. (17)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 17 ha facoltà di parlare l'onorevole Porcu.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signori Assessori, stavo per dire colleghi della Giunta ma è prematura la mia partecipazione alla Giunta. All'articolo 18 abbiamo presentato l'emendamento soppressivo numero 17, infatti noi riteniamo che questo sia uno di quegli altri articoli meritevoli di essere cassati dalla volontà del Consiglio regionale. Gli interventi a favore dei mezzi di comunicazione di massa, ossia dei giornali e delle televisioni, in Sardegna sono sempre un nervo scoperto dell'amministrazione pubblica. Tutti quanti noi sappiamo benissimo come avviene il finanziamento da parte della Regione, soprattutto dei grandi mezzi televisivi di questa Regione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI
(Segue PORCU.) Esistono aspetti non trascurabili, in pratica c'è un monopolio dell'informazione in Sardegna, in pratica non esiste nessuna normativa che favorisca veramente fino in fondo la diffusione di poli di informazione alternativi a quelli oggi assolutamente dominanti in Sardegna. L'immettere un articolo di questo genere in questa situazione significa continuare a finanziare le solite emittenti televisive per dirla in modo chiaro, onorevoli colleghi, significa continuare a dare soldi, a utilizzare un altro fiume di soldi verso quelli che già di soldi della Regione ne hanno tanti, centinaia di milioni, miliardi, onorevoli colleghi. Se noi guardiamo le delibere fatte dalla Giunta regionale, anche recentemente, troviamo che soldi a queste televisioni private ne danno tutti gli Assessori. Sembra che tutti, quando arrivano ad occupare la poltrona di Assessore, vengano folgorati sulla strada delle televisioni private, tutti, nessuno escluso, a qualunque forza politica essi appartengano. Si fanno entusiastici promotori delle esigenze dei gruppi editoriali che dominano l'editoria in Sardegna. Noi siamo preoccupati per quanto previsto in questo articolo 18.
Presidente, il comma 1 e il comma 2 prevedono un rinvio a una legge - e a questo proposito vale il discorso che abbiamo fatto per l'articolo 4 e per gli altri articoli di questo genere -, mentre il comma 3 dà già da adesso potere all'Assessore e agli organi che abbiamo appena costituito, di avere la disponibilità immediata di grosse somme da dare a questi enti che già ne hanno tanti dalla Regione. E' una cosa che non bisogna assolutamente permettere; bisogna assolutamente aspettare che si faccia la legge di settore. Non è possibile che noi continuiamo a dare soldi a chi già ne ha molti dalla Regione. Facendo questo, dando cioè ulteriori contributi a chi questi contributi ce li ha già, noi faremmo anche una operazione che qualifica questa legge come una legge di carattere clientelare, come una legge che servirà per fare le campagne elettorali più o meno coperte a personaggi e politici che saranno in grado di versare questi contributi alle televisioni e agli altri mass media. Io sto usando un linguaggio estremamente chiaro e duro perché mi sembra che esista la volontà unanime di tutti i consiglieri, di mettere mano finalmente a questo settore, di far finire questa illegalità, questa immoralità diffusa, ma non si riesce mai a venirne a capo. Anzi, anche questa legge sulla cultura è l'occasione per accrescere ancora di più la nostra dipendenza da questi poteri forti, che sono, questi sì, al di fuori da ogni controllo. Per questo invito caldamente il Consiglio a votare contro questo articolo che, tra l'altro, è calato in maniera del tutto autonoma nel contesto della legge. Se bocciamo quest'articolo non viene intaccata la legge, rinviamo soltanto di qualche mese per fare un'operazione di pulizia e di moralità altamente meritoria che forse servirà a riscattare, almeno in parte, quelle altre cose secondo noi non congrue che il Consiglio ha fatto sino ad adesso nella discussione di questa legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C.). Anch'io, onorevole Presidente, colleghi, desidero esprimere la mia perplessità su questo articolo, su questo tipo di interventi. Lo stesso titolo dell'articolo effettivamente fa sorridere; non dice "interventi a sostegno della lingua e della cultura, eccetera eccetera", ma dice "interventi a favore del settore dei mezzi di comunicazione di massa". Sembra proprio fatto ad arte per sostenere il settore dei mezzi di comunicazione di massa. Come diceva il collega Porcu, effettivamente, abbiamo un'esperienza negativa in questo settore nel senso che troppe volte si sono spesi i quattrini di tutti, facendo appunto degli interventi con i mezzi di comunicazione di massa che a poco o a niente servono se non a ingrassare i mezzi di comunicazione di massa stessi. Io credo che nella prima fase, proprio nel tentativo di ridurre le spese di questo provvedimento che ha una norma finanziaria che spaventa, io credo che sarebbe opportuno eliminare questo articolo; in seguito si potrà sempre provvedere anche ad un intervento di questo tipo, anche se io sono sempre molto critica verso questo tipo di interventi. Dicevo prima che hanno dato dei risultati poco utili; qui non si parla soltanto di programmi radiofonici, quindi di televisioni private, eccetera, ma anche di pubblicazioni su testate giornalistiche. A questo proposito, colleghi, permettetemi di dire che sto preparando un dossier che darò poi alla stampa, che è nutritissimo e sta raggiungendo una dimensione notevolissima, di tutti gli interventi pubblicitari che vengono fatti su riviste più o meno lette dal popolo sardo, dico più o meno lette perché hanno una tiratura modestissima talvolta. Si tratta di riviste di tutti i colori, di tutti i sapori, diciamo pure così, a spese del contribuente e finanziate dalla Regione o dagli enti strumentali. Non si fa altro che vedere pubblicità sull'Ersat, sull'Emsa, su tutti gli enti strumentali, sui diversi Assessorati, sullo stesso Consiglio regionale. Io credo che la mia indagine si concluderà con l'importo che si spende su queste testate giornalistiche. Non vorrei che questo intervento creasse ulteriore spesa, spesa che non ha un ritorno, se non un ritorno di immagine per l'Assessorato che propone appunto l'intervento. Perciò ritengo di chiedere ai colleghi, soprattutto ai colleghi della Commissione, di rivedere la loro posizione e di cercare di intervenire su questo articolo, chiedendo che sia eliminato e non venga quindi messo neppure in discussione, né approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è risaputo che una grande quantità di messaggi si ribalta alla fine in rumore, perché i riceventi non hanno una conoscenza abbastanza forte, dei codici con i quali ci si confronta. In Sardegna, in modo particolare, l'uomo troppo spesso è una vivente incarnazione dei conflitti tra i codici che se lo contendono e lo dilaniano, costringendolo a dubitare della stessa sua propria identità. Il primo e fondamentale conflitto da registrare è quello derivante dalla presenza dell'isola di due lingue, quella sarda e quella italiana. Il bilinguismo, che è non è un problema da sottovalutare, ma che ritengo sia il problema più importante della linguistica, per i sardi è il problema più importante del loro comunicare quotidiano. Perché in una determinata regione si abbia bilinguismo non basta che vi siano numerose persone bilingue, bensì è necessario che siano bilingue intere masse parlanti. E qui in Sardegna noi abbiamo masse parlanti due lingue o una sola lingua. Il bilinguismo in Sardegna cioè c'è, è qui. Dire che i sardi parlano indifferentemente l'italiano e il sardo è un grosso errore. I sardi sono continuamente costretti ad operare una scelta, che è obbligata, tra una lingua e l'altra. Qui in Consiglio regionale parlo italiano; anche in Consiglio regionale infatti si è costretti a parlare italiano nonostante l'ipocrita norma che consente l'uso del sardo. Perché il consigliere regionale possa parlare in sardo è necessario che consegni prima il suo intervento con il testo in sardo. Un diritto che si esercita a condizione che. Il problema non è del singolo consigliere, ma dell'istituzione Consiglio che dovrebbe pur provvedere a risolverlo per affermare di aver garantito uguaglianza di diritti. Altrimenti si dovrebbe chiedere a chi parla in italiano di depositare il testo in sardo e sarebbe ben più che giusto che nell'assemblea rappresentativa del popolo sardo ciò avvenisse. Qui, ripeto, parlo in italiano ma se torno al mio paese; se tu, caro Carmelo, vai a Orune, mi ritrovo e ti ritrovi nella necessità opposta, che è quella di parlare l'altra lingua, quella usata dalla massa parlante locale. Perché solo in quella lingua tu ed io riusciamo a metterci in comunicazione diretta con chi ci ascolta. La scelta dunque non è tra le due lingue, ma tra la partecipazione e la rinuncia alla comunicazione, perché nei fatti di lingua la massa parlante conta sempre più del singolo locutore. Se dall'interlocuzione si passa al medium, si passa alla televisione, alla radio, alla stampa, la situazione si presenta ancora più inquietante: qui c'è un'esclusione totale della possibilità che il messaggio sia formulato in sardo, il che significa esclusione di intere masse di cittadini dalla comunicazione non solo come emittenti, come soggetti parlanti, ma anche come riceventi. Anche quei sardi che conoscono bene l'una e l'altra lingua devono rinunciare a vedere rappresentata sulla stampa metà della loro coscienza, quella attraversata dai messaggi scambiati in lingua sarda. Noi abbiamo uomini, donne, sardi dimezzati per quanto riguarda la televisione e la stampa. Siamo talmente abituati a questa condizione di uomini dimezzati che non ci facciamo più caso; ma di fatto la grave mutilazione resta e si riflette sull'equilibrio individuale e sociale, negando dalle fondamenta la possibilità e forse persino l'aspirazione all'autonomia perché l'uomo erroneamente si sente costruito e perfetto in una sola lingua, e invece non è cosi.
La conclusione, in relazione al rapporto della stampa con la Sardegna, è che i sardi in quanto sardi non hanno giornali, non parlano attraverso i giornali in quanto sardi, ma vi parlano nella misura in cui negano la propria identità di sardi. Se, nella dimensione del comunicare tipografico, vivere significa vivere sulla carta stampata, noi dobbiamo riconoscere che la maggior parte dei sardi non solo non comunica, ma non vive; nella dimensione orale e scritta le possibilità di comunicazione individuale non devono incontrare limitazioni di alcun genere, né di codice né di contenuto; nella dimensione tipografica la selezione sia delle emittenti sia dei messaggi è connaturata al medium, ma non lo è quella delle lingue. Quando e dove un canale di comunicazione ha come codice una sola lingua, ha una sola emittente, il risultato è un monologo non un dialogo, è il padrone che parla, è il sardo che ascolta. E noi da questo stato di sudditanza della grande massa del popolo sardo dobbiamo pur uscire. Allora, questo articolo io penso che sia uno degli articoli più importanti della legge che va difeso e va votato e approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Maria Giovanna Mulas. Ne ha facoltà.
MULAS MARIA GIOVANNA (P.S.I.). Signor Presidente, l'obiettivo che la legge si propone, che è quello di far sì che la Sardegna finalmente diventi, o sia riconosciuta come regione bilingue, biculturale, che è un obiettivo democratico, che è quello di garantire in Sardegna una comunicazione, una società plurilingue, multietnica, multiculturale, questo obiettivo viene raggiunto attraverso strumenti diversi che la legge propone, che qui sono stati oggetto di dibattito e di critica. E non vi è chi non avverta il pericolo che qualunque legge, anche la più perfetta, possa essere applicata male, distorta, vanificata. Lo diceva il collega Cocco. Noi siamo avvertiti di questo pericolo. Abbiamo discusso molto anche in Commissione dei vari strumenti e anche delle critiche che avrebbero potuto suscitare; per esempio che l'Osservatorio, che è stato pensato come uno strumento flessibile, innovativo e moderno, di forte rottura, di forte discontinuità con il passato, possa diventare una sorta di carrozzone o uno strumento addirittura appesantito e burocratizzato. Si teme che questo strumento, che richiede una gestione agile, innovativa, fuori dalle logiche tradizionali, delle convenzioni, dei progetti, dei comandi garantiti per appartenenza politica più che per competenza, possa invece essere gestito ancora una volta secondo le vecchie logiche politiche. Allo stesso modo si teme che un problema così importante, quale quello degli interventi nel settore della comunicazione di massa, possa diventare un intervento a favore degli stessi e non per la finalità che la legge intende perseguire. Allora, io direi che prima di tutto, proprio perché ne abbiamo discusso in Commissione, probabilmente questo è un refuso, è qualcosa che è sfuggito nelle diverse stesure e versioni che della legge noi abbiamo fatto; se naturalmente l'Aula è d'accordo, in sede di coordinamento lo stesso titolo dell'articolo 18 "interventi a favore dei mezzi di comunicazione di massa", che, come così ben rilevava la collega Pintus, può dare adito a questa interpretazione distorta cui facevo cenno, possa essere sostituito con "progetti culturali attraverso i mezzi di comunicazione di massa". Questo richiamerebbe anche il comma 2 dell'articolo 18, laddove si dice che non si daranno dei finanziamenti ai giornali o alle televisioni perché le TV private o la TV di Stato, i giornali, li richiedono, ma si interverrà, sulla base di specifici progetti culturali presentati da soggetti pubblici e privati, e ancora con un'ulteriore regolamentazione, che rispondano agli obiettivi che il Piano triennale si prefigge. Quindi, non interventi a pioggia comunque, ma evidentemente l'obiettivo di favorire attraverso i mass media, che sono uno strumento moderno e potentissimo di comunicazione, indispensabile, quella finalità prevista dall'articolo 3 laddove affermiamo che si vuole rimuovere, appunto, la disuguaglianza sostanziale tra lingua italiana e lingua sarda, e favorire l'uso partitario delle due lingue in tutti i luoghi della comunicazione sociale. E noi riteniamo che i mass media siano appunto un elemento importante della comunicazione sociale. Da questo punto di vista credo che spetterà a noi la capacità di controllo, spetterà a noi la possibilità di modificare quella prassi che ha connotato negativamente comportamenti della stessa Regione, per quanto riguarda il settore dei finanziamenti agli strumenti di comunicazione stessi, nel settore della pubblicità, come diceva la collega Serra Pintus, per andare invece a favorire quella progettualità positiva che è elemento indispensabile perché la legge possa conseguire i risultati che tutti auspichiamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Signor Presidente, io seguo con la dovuta attenzione l'itinerario di questa proposta di legge, sollecitato da una domanda che riguarda la tempestività e l'efficacia dello strumento che noi oggi stiamo predisponendo. La mia non è che voglia essere solo una domanda retorica, lo è in parte perché poi tento di dare a questo interrogativo una risposta, ed è una risposta positiva, però mi rimane un timore, un dubbio di fondo. Io ritengo che il Consiglio stia compiendo oggi, lo ripeto ancora una volta, una scelta di grande valore democratico e autonomistico, e una scelta di adesione leale al proprio mandato popolare e alle proprie ispirazioni, però il mio interrogativo nasce dalle diverse considerazioni esposte dai colleghi intervenuti in relazione a questo articolo della legge. La correzione sul titolo è una correzione emblematica, bisogna evitare che attraverso questo provvedimento e attraverso le misure finanziarie che lo accompagnano si crei un nuovo canale ibrido, spurio, di contatto col sistema dei mass media per conquistarvi spazi dove fare riecheggiare messaggi classici. E mi pare che i colleghi che sono intervenuti abbiano ragionato per fare giustizia rispetto a questo pericolo, però il problema che pongo io è questo: noi possiamo fare la più bella legge prevedendo strumenti di sostegno alle attività culturali e documentarie, però il sistema dei mezzi di comunicazione di massa è esterno a questa legge. Televisioni di Stato o non di Stato, le cosiddette televisioni locali che sono poi mezzi universali in Sardegna perché coprono l'intera area regionale, trasmettono messaggi, caro Ortu, che a me pare siano messaggi unificanti in senso negativo, cioè omogeneizzanti, quindi soppressori dell'identità culturale. Ecco una questione grande che in questo Consiglio regionale si è agitata all'inizio della legislatura, dando luogo ad un dibattito appassionato e serio, concluso con ordini del giorno che affidavano mandati che sono stati regolarmente ignorati e disattesi in ordine al tentativo di porre rimedio e di attivare strumenti attraverso i quali l'autonomia regionale ottenesse dai mezzi di diffusione più ampiamente presenti, e in particolare da quelli radiofonici e televisivi, spazi di dibattito, spazi di accesso, chiamiamoli così, anche per i settori del dissenso, per chi non è rappresentato anche nelle istituzioni, che consentissero quella circolazione, quella dialettica sociale di cui questa legge e questo sistema di norme ha bisogno. Dunque rimane sospesa questa grande questione, la questione di garantire l'uso di questi strumenti dentro le finalità che questa legge si propone. Questo implica una politica e la politica non è facile codificarla in un articolo di legge, e io ritorno ancora la discorso che ritengo emblematico sul fatto che uno strumento può essere buono o cattivo, giusto o protervo, a seconda dell'uso che se ne fa. Vi sono tanti modi legittimi e palesi, chiari, attraverso i quali la Regione, regolamentando l'uso delle risorse destinate all'accesso ai mass media, come si è detto in questo Consiglio, attraverso l'uso di questi strumenti, può garantire una presenza meno umiliante dei mass media sulla realtà sarda. Io la chiamo una presenza umiliante, soppressiva, e mi riferisco certo a Canale 5, ai canali nazionali, ma peggio alle televisioni cosiddette locali, che sono uno scimmiottamento in peggio dei canali nazionali; è una diffusione di messaggi acritici, di messaggi terrificanti. Popper, un filosofo che spesso viene citato, nella non recentissima - mi pare sia di un anno e mezzo fa o due anni fa - "Intervista di fine millennio", esprime una preoccupazione profonda e lancinante quasi sul rapporto fra la televisione e i bambini. Molti colleghi avranno avuto modo di leggerla, e oggi mi ritornano in mente queste valutazioni, questo timore, questo angoscioso interrogativo proprio nel momento in cui noi assumiamo come fine primario dell'autonomia quello del mettere in evidenza la nostra storia, la nostra cultura e farne addirittura strumento di sviluppo, di crescita. A questo punto dobbiamo cercare di non illuderci, quindi di fare gli osservatori, di fare le catalogazioni, di predisporre strumenti e programmi, ma anche di riuscire ad esprimere autogoverno in relazione all'uso di strumenti che hanno una potenza deflagrante nei confronti dell'educazione dei cittadini della Sardegna. Questo è il grande interrogativo al quale io oggi nella discussione di questo articolo non riesco da solo a dare una risposta Mi pare che sia un problema fondamentale connesso all'approvazione di questa legge, per cui l'articolo in questione va approvato, come andrà approvata la legge così come la stiamo costruendo nel suo complesso; va approvato come un articolo che assume una linea programmatica, quella di fare una legge ad hoc, ma anche come un articolo che comincia ad aprire qualche spazio. Sarà necessario acquistare addirittura degli spazi, spazi che devono essere messi a disposizione, non gestiti, dimenticando trasmissioni come "Teleregione" o "Regione oggi", che mi pare sia terminata senza lasciare né rimpianti né nostalgie, senza ripetere episodi del genere che sono umilianti per la dignità delle persone, non solo dei governanti, ma acquistando e garantendo degli spazi attraverso i quali, con una strumentazione garantista adeguata, sia consentito l'accesso alle diverse espressioni culturali e anche all'espressione linguistica, anche all'espressione letteraria, musicale, e quanto attraverso le comunicazioni di massa si può governare. E qui si porrà anche il problema dell'uso degli strumenti come la televisione, per la formazione a distanza proprio di quegli insegnanti che devono introdurre nella scuola la conoscenza, lo studio e l'uso della lingua sarda e che non hanno oggi, per carenze professionali, la strumentazione pedagogica, psicologica e didattica necessaria per fare questo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 17 ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana, relatore.
DEIANA (D.C.), relatore. La Commissione non lo accetta.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta è contraria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà.
USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Presidente, a nome del Gruppo M.S.I.-D.N., chiedo la votazione a scrutinio segreto sull'emendamento numero 17.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 17.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 62
votanti 62
maggioranza 32
favorevoli 18
contrari 43
nulli 1
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Atzeni - Cabras - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Fadda Antonio - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Marteddu - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Maria Giovanna - Murgia - Onida - Oppi - Ortu - Pau - Pes - Pili - Piras - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca.)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 18 con la modifica del titolo proposta dall'onorevole Maria Giovanna Mulas. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 19.
URRACI,Segretaria:
Art. 19
Borse di studio
1. In relazione alle finalità previste dal precedente articolo 1, l'Amministrazione regionale, su proposta dell'Assessore della pubblica istruzione, bandisce borse di studio nelle materie oggetto della presente legge.
2. Le aree di ricerca oggetto delle borse di studio sono proposte dall'Osservatorio sulla base delle esigenze della propria attività istituzionale.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 20.
URRACI,Segretaria:
Art. 20
Convenzioni con strutture esterne
1. Per le finalità stabilite dalla presente legge, l'Amministrazione regionale è autorizzata a stipulare con istituzioni universitarie, soggetti pubblici e privati ed esperti di comprovata competenza ed esperienza in materia di attività culturali, convenzioni aventi a oggetto sia forme di collaborazione e consulenza tecnico-scientifica, sia lo scambio di materiale documentario con l'Osservatorio.
2. In sede di aggiornamento e verifica annuale del Piano triennale di cui all'articolo 16, dovrà darsi atto delle convenzioni stipulate nell'anno precedente e di quelle previste per gli anni successivi.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento soppressivo totale. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento soppressivo totale Usai Edoardo - Cadoni - Porcu
Art.20
L'articolo 20 è soppresso. (18)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 18. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 20. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 21.
URRACI, Segretaria:
TITOLO IV
ATTIVITÀ' DELLA REGIONE NELLA INTEGRAZIONE DEI PROGRAMMI SCOLASTICI E NELLA SPERIMENTAZIONE
Capo I
Integrazione
Art. 21
L'intervento della Regione nella scuola sarda
1. Per le finalità previste dall'articolo 1 della presente legge ed, in modo specifico, allo scopo di favorire la maturazione culturale e l'esercizio del diritto allo studio, di arginare e superare il grave fenomeno della dispersione scolastica, di arricchire il livello delle competenze linguistiche e della formazione culturale dei cittadini, l'Amministrazione regionale interviene nell'ambito della formazione scolastica degli allievi e dell'aggiornamento del personale docente e direttivo, nelle scuole di ogni ordine e grado, anche con risorse proprie.
2. A tal fine, ai sensi dell'articolo 5 dello Statuto speciale per la Sardegna, la Regione promuove progetti volti alla valorizzazione e alla diffusione della cultura e della lingua sarda, anche attraverso la normativa prevista dal D.P.R. 31 maggio 1974, n. 419.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 22.
URRACI, Segretaria:
Art. 22
Programma delle integrazioni e dei corsi di cultura e della lingua sarda
1. Per il conseguimento dei fini di cui al precedente articolo 21, l'Assessore regionale della pubblica istruzione su deliberazione della Giunta regionale, sentito il parere della competente Commissione consiliare e sulla base di una proposta - presentata dalle Sezioni didattica interdisciplinare e della lingua sarda e della sua letteratura dell'Osservatorio - tesa all'attivazione e al coordinamento delle iniziative concernenti la valorizzazione della cultura e della lingua sarda nelle scuole e alla formazione degli insegnanti e degli operatori scolastici, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge stabilisce, per ogni disciplina indicata all'articolo 23 e per ogni ordine e grado di scuola, i programmi relativi alle integrazioni e ai corsi di cultura e lingua sarda, che entreranno in vigore nell'anno scolastico successivo a quello di approvazione.
2. I programmi di cui al comma precedente sono adottati, nella loro prima stesura, al fine di attivare la fase didattica sperimentare triennale prevista al comma 2 del successivo articolo 25. I programmi stessi saranno quindi ridefiniti in forma organica, dopo detto triennio iniziale, secondo quanto previsto al successivo comma 2 dell'articolo 26 e, con la stessa procedura ivi indicata, potranno essere ulteriormente aggiornati alla fine di ogni triennio.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 23.
URRACI,Segretaria:
Art. 23
Programmi di integrazione
1. Ai sensi dell'articolo 5, lettera c), dello Statuto speciale per la Sardegna, nei programmi della scuola dell'obbligo ed in quelli delle scuole secondarie superiori è introdotto, nelle forme di cui al precedente articolo 22, l'insegnamento delle seguenti discipline:
a) lingua e letteratura sarda;
b) storia della Sardegna;
c) storia dell'arte della Sardegna;
d) musica sarda;
e) geografia ed ecologia della Sardegna.
2. L'insegnamento delle citate materie è di competenza dei maestri elementari e, nelle scuole secondarie, dei professori di materie letterarie, di storia, di educazione artistica, di educazione musicale, di storia dell'arte, di geografia e di scienze naturali. Esso va inserito nei rispettivi programmi generali di insegnamento gradualmente svolto in lingua sarda, nelle sue varianti locali.
3. Ove si verifichi, tra il personale della scuola, carenza di docenti idonei agli scopi di cui al comma 1, la Regione può provvedere con risorse proprie, mediante pubblico bando.
4. Nella scuola materna dovrà essere comunemente usata, accanto a quella italiana, la lingua sarda, prevalentemente nella parlata locale.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Satta Antonio - Manchinu - Desini - Marteddu - Dettori - Satta Gabriele - Planetta - Murgia - Tidu
Art. 23
Dopo la parola "geografia" alla lettera "e" del comma 1 dell'art. 23 è aggiunta la parola "cartografia". (4)
Emendamento aggiuntivo Deiana - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 23
Aggiungere al terzo comma dell'art. 23 dopo la parola "bando" le seguenti parole: "che garantisca una valutazione dei candidati per titoli ed esami, comprendendo fra i primi il possesso dei titoli di studio previsti dalla legislazione statale per il reclutamento del personale della scuola, nonché di eventuali altri titoli attinenti in modo specifico ai contenuti dell'insegnamento previsto". (40)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 4 è stato ritirato. Rimane l'emendamento numero 40.
Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, colleghi, molto semplicemente sul comma primo dell'articolo 23, dove si legge che "nei programmi della scuola dell'obbligo e in quelli della scuola secondaria superiore è introdotto, nelle forme di cui al precedente articolo, l'insegnamento delle seguenti discipline", vedo alla lettera d) che si parla di musica sarda, e visto che ci sono cultori anche della materia in Aula, volevo precisare che credo che sia opportuno in sede di coordinamento interpretare che quando si parla di musica sarda si intende anche danza, perché credo che sia un settore che deve essere tenuto nella considerazione dovuta anche per quanto attiene l'insegnamento.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sulla modifica e sull'emendamento, ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana, relatore.
DEIANA (D.C.), relatore. Esprimo parere favorevole sulla modifica e sull'emendamento.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C.). Non riesco a capire qualcosa che riguarda il comma 3. Il comma 3 dice che nel caso che nel personale della scuola non si trovino docenti idonei agli scopi di cui al comma 1, cioè ad insegnare le diverse discipline in lingua sarda, provvede la Regione con risorse proprie. Ecco, io credo che non si sia previsto il caso che credo che si verificherà, che pochissimi insegnanti avranno la voglia, la volontà di insegnare queste materie in lingua sarda, di approfondirle, di studiarle, anche perché non credo venga data loro nessuna retribuzione in più oltre alla normale. Io credo che ci sarà una carenza notevolissima di docenti disposti ad affrontare queste materie. Quindi io credo che sia da studiare l'ipotesi, che non è tanto remota, che la Regione debba provvedere in toto, con risorse proprie, all'insegnamento di queste discipline, assumendo mediante pubblico concorso altri insegnanti più o meno dotati e capaci. Non so se è stata prevista dalla Commissione questa ipotesi di carenza totale di docenti e quindi questa spesa ulteriore per la Regione sarda. Vorrei che i colleghi della Commissione che hanno lavorato tanto su questo testo mi dessero una risposta. Grazie.
PRESIDENTE. Per le precisazioni richieste, ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana, relatore.
DEIANA (D.C.), relatore. Signor Presidente, c'è l'emendamento numero 40 ad integrazione del comma al quale si riferiva la collega Kikita Serra.
SERRA PINTUS (D.C.). Io penso che il Presidente non abbia capito quello che ho detto. La mia preoccupazione è un'altra. Non so se devo ripetere, o se c'è qualche altro collega della Commissione che vuole darmi delle spiegazioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ne ha facoltà.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Mi limiterei a far notare all'onorevole Serra che nel comma terzo si parla di carenza di docenti idonei, non di docenti disponibili. La sua preoccupazione mi sembra che nasca dal fatto che ritenga si tratti di disponibilità o indisponibilità a titolo personale e soggettivo. Non è che ai docenti si lasci la possibilità di rifiutare. L'idoneità è una qualificazione oggettiva, e questo rende più contenuta la possibilità che si rendano necessarie integrazioni. Confermo che per quanto riguarda l'emendamento numero 40 la Giunta è favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C.). Mi pare che valga la pena di approfondire questo problema, signor Assessore, perché è chiaro che io docente, anche se conosco limitatamente il sardo, ma non ho voglia di prendermi l'onere di insegnare anche questa materia, dirò di non essere idonea. Chi è che dice uno è idoneo o no? Se io dico che non so parlare il sardo, chiaramente non potrà essere dichiarata idonea, e se tutti diranno di non saper parlare il sardo nessuno sarà idoneo e mamma Regione dovrà pagare altri insegnanti in tutte queste discipline.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (P.D.S.). Per dire molto brevemente che noi stiamo discutendo nell'articolo 23 non di programmi di sperimentazione, ma di programmi di integrazione scolastica, quindi l'ipotesi ventilata dalla collega Serra non esiste, nel senso che con i programmi di integrazione vige comunque l'obbligo per gli insegnanti di seguire e di svolgere i programmi che sono stati, attraverso le procedure che la legge prevede, regolarmente approvati. In questo senso quindi, come diceva l'Assessore, esiste l'obbligo. L'unico caso che può porsi non è quello di un insegnante che si dichiara non disponibile, ma quello dell'insegnante che appunto, come dice il terzo comma, non è idoneo. L'emendamento risponde quindi a questa situazione dicendo che in tal caso si opera una sostituzione dell'insegnante attraverso una procedura che l'emendamento illustra in tutte le sue partì.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 23.
Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C.). Io non sono convinta di quanto dicono i colleghi, quindi chiedo la votazione per parti dell'articolo, perché ritengo che il secondo e il terzo comma debbano essere votati separatamente.
PRESIDENTE. Questo è possibile.
Metto in votazione il primo comma dell'articolo 23. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il secondo e il terzo comma dell'articolo 23. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano.
(Sono approvati)
Metto in votazione il quarto comma. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo 40. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 24.
URRACI,Segretaria:
Art. 24
Finanziamento di corsi universitari
1. La Regione ha la facoltà di finanziare l'attivazione, presso le Università della Sardegna, di corsi integrativi da realizzare mediante contratti di diritto privato, volti all'approfondimento scientifico delle conoscenze relative alla Sardegna prioritariamente nelle seguenti aree:
a) linguistico-letteraria;
b) storica e archeologica;
c) geografico-ambientale;
d) socio-antropologica e socio-economica;
e) giuridico-istituzionale;
f) paesistica e architettonica;
g) artistica.
PRESIDENTE. A questo articolo era stato presentato l'emendamento 5 poi ritirato.
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 25.
URRACI,Segretaria:
CAPO II
SPERIMENTAZIONE
Art. 25
Sperimentazione in ambito regionale
1. In attuazione dei compiti di tutela, valorizzazione, diffusione culturale e linguistica, previsti dagli articoli 6 e 9 della Costituzione, ad integrazione - ai sensi dell'articolo 5 dello Statuto speciale per la Sardegna - delle ipotesi di sperimentazione educativa previste dal D.P.R. 31 maggio 1974, n. 419, il sistema scolastico regionale viene considerato, in tutta la sua estensione, sede di sperimentazione culturale e linguistica.
2. Nelle scuole materne, elementari e secondarie della Sardegna ha luogo, per un triennio, a partire dal primo anno scolastico successivo all'entrata in vigore della presente legge, una fase didattica sperimentale, fondata sui seguenti principi:
a) lo studio comparato della lingua italiana con quella sarda nelle diverse varianti in uso nella Regione, a partire dalla parlata della comunità di appartenenza;
b) lo studio sistematico dei vari aspetti del patrimonio storico-archeologico, giuridico, geografico-ambientale, tecnologico, scientifico, artistico e culturale della Sardegna;
c) l'impiego della lingua sarda come strumento veicolare in tutte le aree formative, in tutti gli ambiti disciplinari;
d) la formulazione di programmi educativi biculturali e bilingui che prevedano percorsi intermedi fra le esperienze degli allievi e le attività scolastiche.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato l'emendamento numero 41. Se ne dia lettura
URRACI,Segretaria:
Emendamento modificativo Deiana - Mulas Maria Giovanna - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 25
Al comma 2 sopprimere le parole "per un triennio" ed aggiungere il seguente comma 3:
"3. La fase didattica sperimentale di cui al precedente comma avrà la seguente durata:
- 3 anni per la scuola materna e per la scuola media inferiore;
- 5 anni per la scuola elementare e per la scuola media superiore". (41)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 41. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 25. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 26.
URRACI, Segretaria:
Art. 26
Verifica ed esiti della sperimentazione
1. Le relazioni sugli esiti del triennio di sperimentazione di cui al comma 2 dell'articolo 25, valutati ai sensi dell'articolo 3 del D.P.R. 31 maggio 1974, n. 419 dagli organi collegiali della Scuola e dagli ispettori tecnici della Sovrintendenza scolastica e dall'IRRSAE, saranno inviate anche all'Osservatorio, che provvederà a una rielaborazione di sintesi delle esperienze, in riferimento alle finalità previste dalla presente legge, da presentare all'Assessore della pubblica istruzione.
2. A conclusione della sperimentazione triennale e sulla base dei suoi risultati, con decreto dell'Assessore regionale della pubblica istruzione, su conforme deliberazione della Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente, i programmi ministeriali nel sistema delle scuole di ogni ordine e grado vengono integrati con una disciplina organica ai sensi dell'articolo 5 della L.C. 26 febbraio 1948, n. 3 - Statuto speciale per la Sardegna.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Mulas Maria Giovanna - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 26
Al primo comma sostituire le parole "del triennio" con l'espressione "della fase". (42)
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Mulas Maria Giovanna - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 26
Al secondo comma sostituire le parole "della sperimentazione triennale" con l'espressione "della fase di sperimentazione". (43)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta li accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 42. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 43. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 26. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 27.
URRACI,Segretaria:
Art. 27
Piani di sperimentazione educativa
1. I piani per l'attuazione della sperimentazione triennale di cui all'articolo 25 e quelli per le eventuali successive iniziative di sperimentazione, basati sull'integrazione dei programmi ministeriali con quelli di cultura e lingua sarda, si realizzano attraverso programmi distinti per i diversi ordini di studi.
2. I piani, adottati secondo quanto previsto dagli articoli 2 e 3 del D.P.R. n. 419/1974 sono definiti d'intesa con la Regione.
3. Le proposte relative ai programmi delle Università dovranno essere espresse ai sensi degli articoli 9 e 11 della legge 19 novembre 1990, n. 341 (Riforma degli ordinamenti didattici universitari).
4. A tal fine e nelle more dell'adozione di apposita legge regionale che dovrà definirne compiti e forme organizzative, l'Amministrazione regionale si avvale delle strutture e del personale dei Centri di servizi culturali di cui alla legge regionale 15 giugno 1978, n. 37, integrata dall'articolo 58 della legge regionale 22 gennaio 1990, n. 1.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento sostitutivo parziale Deiana - Mulas Maria Giovanna - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 27
Al primo comma sostituire le parole "sperimentazione triennale" con l'espressione "fase di sperimentazione". (44)
Emendamento modificativo Deiana - Manca - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu Mulas Maria Giovanna - Ortu - Serra - Pusceddu
Art. 27
Il comma 4 dell'art. 27 è sostituito dal seguente art. 27 bis:
"L'amministrazione regionale per favorire l'attività di educazione degli adulti finalizzate alla promozione e allo sviluppo delle conoscenze, particolarmente in materia di lingua, cultura e storia della Sardegna, nelle more dell'adozione di apposita legge regionale che dovrà definirne compiti e forme amministrative, si avvale anche delle strutture e del personale dei Centri di servizi culturali di cui alla legge regionale 15 giugno 1978, n. 37, integrata dall'art. 58 della L.R. 22 gennaio 1990, n. 1". (45)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, esclusivamente per chiedere ai presentatori dell'emendamento numero 45 di chiarire quali sono le strutture e il personale dei centri dei servizi culturali, di cui alla legge 15 giugno 1978, e cosa significa sul piano tecnico giuridico il termine "si avvale" e ciò al fine di capire se si tratta di una immissione nei ruoli regionali di questo personale e di una acquisizione di queste strutture oppure se queste strutture e questo personale, rimanendo nello stato giuridico in cui si trovano, vengono esclusivamente utilizzati dalla Regione. La mia personale impressione - ma può darsi che il chiarimento fughi i miei dettati, come dice l'assessore Azzena, da pessimismo - è che attraverso questo emendamento e attraverso il comma quarto dell'articolo 27 si voglia in modo surrettizio dare soluzione, con l'immissione nei ruoli regionali, ad un problema che in realtà merita di essere analizzato senza preconcetti ovviamente, ma in una sede separata e distinta. Ho la sensazione che, come è avvenuto altre volte, questa sia una disposizione che, immettendo nei ruoli regionali strutture e personale di Centri di servizio culturale, elimina dal territorio un'importante funzione. Credo che molti di noi abbiano avuto modo di sperimentare, soprattutto in gioventù, l'utilità di Centri di servizio culturale diffusi nel territorio. Personalmente ho avuto modo di formarmi, nella prima parte della mia giovinezza, partecipando spesso ad attività di questa natura che rappresentavano, e credo possano ancora rappresentare in una certa misura, ma allora rappresentavano in misura preminente, gli unici momenti di incontro e di promozione culturale a livello periferico. Io ho sempre inteso questa legge sulla cultura come una legge che in qualche misura dovesse essere volta al rafforzamento di queste funzioni. In presenza di una disgregazione sociale galoppante, di una grossa difficoltà soprattutto dei giovani di trovare momenti di aggregazione e di discussione in centri periferici, io ho sempre pensato e continuo a pensare che questi centri culturali non solo non andassero soppressi, ma dovessero essere in quella loro importante funzione rafforzati, razionalizzati e diffusi. Ho la preoccupazione che questa disposizione rappresenti, così come altre disposizioni di questa legge, un dettato volto a risolvere problemi peraltro anche legittimi di coloro che operano in questi Centri di servizi culturali, ma rappresenti un danno notevole difficilmente recuperabile in relazione a una funzione che io giudico, dal punto di vista culturale, ma anche più in generale da quello sociale, una funzione molto importante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (P.D.S.). Molto brevemente, in risposta alla richiesta di chiarimento dell'onorevole Pubusa. I Centri di servizio culturali sono delle strutture aperte in tutte le regioni del Mezzogiorno dalla legge istitutiva della Cassa per il Mezzogiorno. Queste strutture sono state praticamente passate dalla competenza della Cassa alla competenza regionale da una delibera del CIPE del dicembre 1972. Dal 1972 al 1978 la Regione ha legiferato in merito, omettendo di recepire anche la semplice convenzione che era in atto tra gli enti gestori dei Centri di servizi culturali e la Cassa per il Mezzogiorno. Nel 1978 fu varata dal Consiglio regionale la legge regionale numero 37 che al primo articolo dice, appunto, che in attesa di legge organica sulla cultura si provvede ad acquisire le competenze dei centri e a programmare la loro attività sul territorio. In realtà non essendo seguito all'approvazione di quella legge, il recepimento della vecchia convenzione CASMEZ, i Centri di servizi culturali hanno operato in una prima fase dal 1972 al 1978 e in una seconda fase dal 1978 ad oggi senza che sui programmi annuali presentati la Regione abbia avuto modo, per carenza legislativa, di esprimere un suo parere o di entrare comunque nel merito. Quindi la programmazione viene fatta dagli enti gestori dei Centri di servizi culturali al di fuori di qualsiasi programmazione regionale. L'emendamento che si propone, che riprende il testo dell'articolo, intende non introdurre il personale nell'organico regionale, ma dire semplicemente che i programmi di questi centri debbano essere concordati con l'amministrazione regionale. In questo senso viene usato il termine "avvalersi" da parte dell'Assessorato e quindi della Regione delle strutture dei Centri di servizi culturali che, sul piano delle indicazioni programmatiche, si dice in questo emendamento, devono riferirsi al contenuto della legge che stiamo discutendo.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. L'emendamento numero 45 può essere accolto. Condivido l'impostazione dell'onorevole Manca. Avvalersi significa semplicemente giovarsi. Anche l'emendamento numero 44 è accolto.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 44. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 45. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 27. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 28.
URRACI,Segretaria:
Art. 28
Previsioni dei piani
1. I piani di sperimentazione triennale dovranno prevedere le determinazioni indicate al terzo comma dell'articolo 3 del D.P.R. n. 419/1974, nonché adeguate forme di aggiornamento professionale e culturale del personale ispettivo, direttivo e docente.
2. Dovranno essere garantiti, con il concorso delle università sarde, ai sensi del comma c) dell'articolo 6 della legge 19 novembre 1990, n. 341, della Sovrintendenza scolastica regionale e dell'IRRSAE e di specialisti d'altra provenienza, organici programmi di formazione, specializzazione e aggiornamento per tutto il personale delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di rendere efficaci le previsioni dei piani.
3. I piani dovranno comunque prevedere che i programmi di sperimentazione si attuino anche attraverso un sistematico rapporto fra gli ambiti istituzionali, scolastici, culturali, sociali e produttivi di riferimento, al fine di garantire una conoscenza attualizzata del patrimonio culturale e linguistico locale.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Deiana - Mulas Maria Giovanna - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 28
Aggiungere dopo il secondo comma dell'art. 28 i seguenti commi 3 e 4:
"3. Nei programmi di aggiornamento e formazione per il personale della scuola, previsti dall'art. 10 del D.P.R. 10 aprile 1987, n. 209, saranno garantiti, con intese amministrative Stato-Regione, regolari interventi per promuovere l'educazione plurilingue secondo le finalità della presente legge.
4. Vengono inoltre assicurate, attraverso le intese di cui al comma precedente, le dotazioni organiche aggiuntive previste dalla legge 20 maggio 1982, n. 270, nonché le estensioni di orario scolastico e le altre misure previste dalla legislazione nazionale tese a stabilire attività scolastiche integrative, allo scopo di concorrere al perseguimento delle finalità della presente legge". (46)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.La Giunta accoglie l'emendamento.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 28. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 46. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 29.
URRACI,Segretaria:
Art. 29
Concorso della Regione per l'acquisizione di metodologie didattiche
1. La Regione concorre agli oneri per l'acquisizione di materiale didattico e scientifico per lo svolgimento delle attività derivanti dalle disposizioni di cui agli articoli del presente titolo IV.
2. Il concorso regionale può essere esteso a programmi di sperimentazione deliberati dai collegi dei docenti ai sensi dell'articolo 2 del decreto 31 maggio 1974, n. 419, purché tali programmi siano finalizzati all'insegnamento delle materie previste dal comma 1 del precedente articolo 23.
3. I contributi previsti nei commi precedenti sono erogati nell'ambito dei programmi di intervento di cui agli articoli 14 e 15 della legge regionale 27 giugno 1984, n. 31.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 30.
URRACI, Segretaria:
TITOLO V
USO DELLA LINGUA SARDA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Art. 30
Collegi e rapporti con le amministrazioni
1. Nei collegi deliberativi regionali e locali potrà essere liberamente usata, nella fase della discussione, la lingua sarda.
2. Ove previsto nei rispettivi Regolamenti e Statuti, degli interventi così svolti dovrà essere garantita la verbalizzazione. Sulla base dei citati ordinamenti, nella successiva fase deliberativa e nei conseguenti documenti, potrà essere usata la lingua sarda accanto a quella italiana.
3. Nella corrispondenza e nelle comunicazioni orali dei cittadini dirette all'Amministrazione regionale e a quelle locali è possibile usare la lingua sarda.
4. Entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge tali amministrazioni adeguano alle esigenze pratiche poste dalle suindicate finalità le relative strutture. A tal fine l'Amministrazione regionale predisporrà, entro 3 mesi dalla stessa data, un piano di aggiornamento e qualificazione del personale regionale e locale.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati l'emendamento numero 19 successivamente ritirato e gli emendamenti numero 21, 47, 48, 49, 50 e 51. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento aggiuntivo della Giunta regionale
Art. 30
Dopo l'art. 30 è aggiunto il seguente art. 30 bis:
Art. 30 bis
1. Nell'ambito della finalità della presente legge, per la realizzazione degli "interventi a favore della frequenza scolastica" previsti nel programma triennale di cui alla legge 24 giugno 1974, n. 268, approvato dal Consiglio regionale nella seduta del 20 dicembre 1990 e dal CIPE nella seduta del 12 marzo 1991, ed a valere sullo stanziamento di cui al titolo di spesa 11.3.04/I del programma medesimo, l'Amministratore regionale, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, in via straordinaria e per la fase di primo avvio, indice un appalto concorso per la presentazione di progetti esecutivi finalizzati alla formazione degli insegnanti, alla sperimentazione didattica e alla produzione di materiale multimediale. Al concorso possono partecipare soggetti pubblici e privati, anche tra loro consorziati.
2. La commissione giudicatrice è composta dal Sovrintendente regionale scolastico della Sardegna, dai provveditori agli studi della Sardegna, da un rappresentante dell'IRRSAE, da un docente del l'Università di Cagliari e da un docente dell'Università di Sassari scelti dall'Assessore della pubblica istruzione che, tra i componenti predetti, nomina il presidente; svolge le funzioni di segretario un impiegato di ruolo unico regionale di qualifica funzionale non inferiore alla VII.
3. I progetti prescelti saranno seguiti e coordinati per competenza dall'Osservatorio che, in fase ordinaria, ne curerà l'eventuale aggiornamento e la distribuzione sul territorio". (21)
Emendamento aggiuntivo Deiana - Mulas Maria Giovanna - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 30
All'art. 30 è aggiunto il seguente 5° comma: "5. Gli oneri derivanti dal disposto del precedente comma fanno carico sugli stanziamenti iscritti in conto dei capitoli 02093, relativamente al personale dell'Amministrazione regionale, e 11061-01 relativamente al personale degli enti locali, del bilancio della Regione dell'anno 1995 e dei corrispondenti capitoli degli anni successivi".
Conseguentemente all'art. 31 sono apportate le seguenti modifiche:
In aumento
Cap. 11061-01
1995 50 milioni
In diminuzione
Cap. 11061-05
1995 50 milioni. (47)
Emendamento aggiuntivo Deiana - Mulas Maria Giovanna - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 30
Dopo l'art. 30 è aggiunto il seguente art. 30 ter:
Art. 30 ter
Utilizzo degli studi completati o in fase di completamento
1. Nelle attività dell'Osservatorio dovranno essere utilizzati e valorizzati gli studi e le attività, attinenti alle materie regolate dalla presente legge, che siano stati svolti o siano in corso di esecuzione, da parte di soggetti pubblici e privati, su incarico e con il finanziamento dell'amministrazione regionale". (48)
Emendamento aggiuntivo Deiana - Mulas Maria Giovanna - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Ortu - Serra Antonio - Pusceddu - Manca
Art.30
Dopo l'art. 30 è aggiunto il seguente art 30 quater:
Art. 30 quater
Interventi per il ripristino dei toponimi in lingua sarda
1. L'amministrazione regionale agevola, attraverso contributi agli enti locali, le ricerche sui toponimi in lingua sarda e il ripristino degli stessi, anche mediante l'installazione di cartelli stradali che contengano i nomi originali delle località, delle vie, degli edifici e di tutto quanto è significativo nella memoria storica dei Comuni".
Di conseguenza nell'art. 31 sono apportate le seguenti modifiche:
In aumento
Cap. 11061-01 - Aggiungere nella denominazione "e contributi per le ricerche e il ripristino dei toponimi"
1993
1994 100 milioni
1995 100 milioni
In diminuzione
Cap. 11061-04
1993
1994 100 milioni
1995 100 milioni. (49)
Emendamento aggiuntivo Deiana - Mulas Maria Giovanna - Salis - Casu - Cocco - Atzeni - Degortes - Giagu - Ortu - Serra - Pusceddu - Manca
Art. 30
Dopo l'art. 30 aggiungere il seguente art 30 quinques:
Art. 30 quinques
Norma transitoria
1. In deroga ai limiti temporali per la vigenza in carica posti dalla prima proposizione del comma 1 dell'alt. 6, il decreto di prima nomina dei componenti del Comitato è emanato entro 90 giorni dalla pubblicazione della presente legge e la scadenza è fissata per la fine della legislatura regionale successiva a quella della nomina". (50)
Emendamento aggiuntivo Ladu Giorgio - Ortu - Puligheddu - Demontis
Art. 30
Il comma 3 dell'art. 30 dopo le parole "la lingua sarda" si integra con: "La risposta dell'amministrazione va data nella lingua usata dal cittadino". (51)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io voglio e brevemente intervenire per far notare ai colleghi che mi hanno preceduto e che hanno, con parole talora cariche di cultura, altre volte con parole toccanti, messo in evidenza il rilievo che questo testo di legge ha per la disciplina della lingua della Sardegna, come in effetti l'uso della lingua sarda sia prevalentemente, se non esclusivamente, disciplinato in un Titolo V, formato di un solo articolo, e cioè sia disciplinato nella parte finale, nell'ultimo articolo sostanziale della legge, con poche e sbrigative disposizioni, quasi a voler giustificare il titolo enfatico del testo medesimo: "Norme sulla disciplina della lingua della Sardegna". Io non voglio sprecare molte parole, però chiedo a questi colleghi, in particolare ai colleghi sardisti, ma a tutti quei colleghi che professano in forme diverse e articolate il sardismo e l'intendimento di difendere la lingua della Sardegna, se può essere considerato un test sulla disciplina della lingua sarda un articolato che per circa venti articoli, se non anche di più, si occupa in modo quasi esclusivo e minuzioso, come giustamente qualche collega nel dibattito generale ha detto, di disposizioni attinenti al personale, che più che disposizioni legislative sono dei provvedimenti amministrativi tanto sono puntuali e concrete, mentre sull'oggetto principale della legge noi ci troviamo di fronte a un articolo che, fra l'altro, diciamocelo chiaramente, onorevole Ortu, non dice più o meno niente, perché che nei collegi deliberativi regionali, anche in Consiglio regionale, si possa utilizzare liberamente la lingua sarda è del tutto acquisito. Lo ha fatto l'altro giorno, in modo piuttosto simpatico, anche il collega Zucca. Certo, questo articolo 30 rimuove un atteggiamento un po' ottuso di taluni comitati di controllo, che hanno in modo errato cassato alcune disposizioni statutarie dei Comuni che introducevano questa facoltà anche nell'ambito dei consigli comunali. Peraltro dobbiamo dire che nei consigli comunali, dei paesi, per quanto mi consta, si è sempre parlato o si parla in sardo; chi vuole parla in sardo, senza che abbia necessità di questo secondo comma dell'articolo 30. Certo, il fatto che un articolo di legge lo prevede trasforma questa facoltà in una sorta di diritto, però diciamo che non aggiunge gran che. Il comma terzo mi sembra addirittura risibile: che nella corrispondenza e nelle comunicazioni dei cittadini dirette all'amministrazione regionale sia possibile usare la lingua sarda. Credo che nessuno abbia mai controllato o sindacato o abbia mai avuto alcunché da dire se un cittadino nel rivolgersi alla pubblica amministrazione ha fatto questo in sardo. Nei paesi si fa sempre così, ma anche in città, se una persona si rivolge a un funzionario in sardo, nessuno gli dice che non può farlo. Sarebbe una pura sciocchezza. Quindi anche da questo punto di vista, questo comma terzo, in sostanza, non è che dica gran che. Naturalmente vi è poi il comma quarto, che è molto importante, perché stabilisce le solite cose, cioè in sostanza non dispone niente ma dice che entro un anno si farà la grande rivoluzione linguistica in Sardegna.
Allora, cari colleghi e signori difensori della lingua sarda, io che, forse perché ho molto rispetto per questa lingua, che è anche la mia lingua madre, non ho mai assunto atteggiamenti di grandi enfasi su questa materia, io vi chiedo se in cuor vostro potete dire che un articolato di trentuno articoli, di cui venti si occupano minuziosamente dell'apparato e soltanto l'ultimo articolo, in modo così superficiale e quasi banale, tratta del problema della lingua sarda, io vi chiedo se potete andare sulle piazze della Sardegna, come sicuramente farete, a dire che avete approvato una legge che disciplina la lingua della Sardegna, e che su questa fondamentale materia dà ai sardi maggiori facoltà. Io credo che avrete nella vostra coscienza, probabilmente, il rimorso, la responsabilità, di avere utilizzato un titolo in modo enfatico per usarlo propagandisticamente, senza che a questo titolo corrisponda in alcun modo la sostanza. Soprattutto non avete fatto nessuno sforzo, né culturale né politico, per dare alla Sardegna e alla lingua sarda una disciplina di ben altra natura, che sicuramente merita.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti numero 21 e 51, ha facoltà di parlare l'onorevole Deiana, relatore.
DEIANA (D.C.), relatore. La Commissione si rimette per entrambi gli emendamenti all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti numero 47, 48, 49, 50 e 51 ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta accoglie gli emendamenti dal numero 47 al numero 50 e si rimette all'Aula per l'emendamento numero 51.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 30. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 21. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 47. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 48. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 49. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 50.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). L'emendamento numero 50 introduce un elemento che a mio avviso è abbastanza impegnativo, e che forse il Consiglio regionale farebbe bene a soppesare un pochino di più. Non mi pare giusto che una questione del genere venga introdotta sotto forma di emendamento. Gli emendamenti presentati sono tantissimi rispetto a una legge che non è pesantissima nella sua organizzazione, ed effettivamente hanno introdotto una serie di complicazioni. Qui c'è una complicazione che non è di carattere funzionale, ma ha una implicazione politica. Si prevede che il comitato debba essere nominato entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge e che nel caso della prima applicazione, questa nomina, che avverrebbe in questa legislatura, dovrebbe avere una proiezione nell'arco dei prossimi cinque anni. A me non pare questa una cosa molto propria sul piano politico, non mi pare corretta sul piano amministrativo, non mi pare neppure molto delicata sul piano dei rapporti, se abbiamo rispetto del Consiglio regionale. Questo Consiglio adesso fa questa legge; dopo il rinnovo - e in democrazia questo è importante - possono essere confermati anche tutti gli attuali consiglieri, ma saranno investiti di un nuovo mandato. Prevedere adesso in legge con questo emendamento che una nomina fatta adesso, in scadenza di questa legislatura, abbia una proiezione per i prossimi cinque anni, espropriando di un diritto la stessa Assemblea regionale, cioè la stessa istituzione autonomistica, a me non pare una cosa né corretta sul piano politico né opportuna sul piano della delicatezza, o se volte della opportunità. Per questa ragione io pregherei i presentatori dell'emendamento di volerlo ritirare, perché rispetto ad un'armonia complessiva in questa legge, che ha consentito di superare anche molti dubbi che molti di noi hanno, questa effettivamente è una nota stonata. E' una pretesa che secondo me non è giustificata. Perché questo Consiglio regionale, in materia così delicata, vuole assumersi una responsabilità che non è sua? Nomini in via provvisoria, poi se le sue scelte saranno le più oculate, come sicuramente saranno, le più valide, chi verrà dopo riconoscerà che le indicazioni fatte sono le più valide, che si è scelto le professionalità migliori e si avrà il conforto, nella prossima legislatura, di una decisione che confermerà quelle scelte. Però non mi pare opportuna questa proiezione di se stessi scavalcando praticamente una legislatura. Non è un problema di tempo, la questione è che l'Assemblea regionale deve essere istituita ex novo attraverso un rinnovo nella primavera prossima. Io non trovo legittimo questo fatto. Io non voglio dire che c'è chi si arroga oggi il diritto di fare nomine che valgano poi anche nella prossima legislatura. Voglio rifuggire da questa interpretazione e dico che è un fatto di correttezza, di equilibrio, di maggiore responsabilità. Insomma voglio metterla sul tono morbido per dire che forse sarebbe bene riflettere su questo aspetto e per chiedere ai presentatori di ritirare questo emendamento proprio per evitare che questo influisca sul giudizio complessivo che sulla legge si è dato da parte di molti colleghi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Semplicemente, signor Presidente, per unirmi alla richiesta che ora formulava il collega Cogodi. Mi pare che la Commissione più assorbita da un aspetto funzionale, quello di mettere in piedi un organismo che prepari il piano, tuttavia finisce per dargli una configurazione che forse sfugge alla sua intenzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
DEIANA (D.C.), relatore. Per dire che l'emendamento si intende ritirato.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 50 è ritirato.
Metto in votazione l'emendamento numero 51. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Si dia lettura dell'articolo 31.
URRACI,Segretaria:
TITOLO VI
DISPOSIZIONI FINANZIARIE
Art. 31
Norma finanziaria
1. Le spese per l'attuazione della presente legge sono valutate in lire 100.000.000 per l'anno 1993, in lire 10.000.000.000 per il 1994 e in lire 25.000.000.000 per il 1995.
2. Nel bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 e nel bilancio pluriennale per gli anni 1993-1994-1995 sono introdotte le seguenti variazioni:
In diminuzione
03 - ASSESSORATO DELLA PROGRAMMAZIONE, BILANCIO, CREDITO E ASSETTO DEL TERRITORIO
Cap. 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 della L.R. 20 aprile 1993, n. 17)
1993 L. 100.000.000
1994 L. 5.000.000.000
1995 L. 20.000.000.000
mediante riduzione delle seguenti riserve della Tabella A, allegata alla L.R. 20 aprile 1993, n. 17:
voce 9
1993
1994
1995 L. 19.000.000.000
voce 14
1993
1994 L. 5.000.000.000
1995 L. 1.000.000.000
voce 16
1993 L. 100.000.000
1994
1995
11 - ASSESSORATO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT
Cap. 11102-03 - Contributi per lo svolgimento di attività teatrali e musicali e di iniziativa culturali (L.R. 21 giugno 1950, n. 17, art. 76, L.R. 30 maggio 1988, n. 18 e art. 56, L.R. 22 gennaio 1990, n. 1 e artt. 15 e 16, terzo comma, L.R. 28 settembre 1990, n. 43, art. 83, L.R. 30 aprile 1991, n. 13, art. 25, sesto comma, L.R. 24 dicembre 1991, n. 39 e artt. 79, primo comma e 84, L.R. 28 aprile 1992, n. 6, art. 17, L.R. 6 novembre 1992, n. 20, artt. 4, terzo comma e 48, primo comma, della legge finanziaria)
1993
1994 L. 5.000.000.000
1995 L. 5.000.000.000
In aumento
02 - ASSESSORATO DEGLI AFFARI GENERALI, PERSONALE E RIFORMA DELLA REGIONE
Cap. 02102 - Medaglie fisse di presenza, indennità di trasferta, rimborsi di spese di viaggio e indennità per uso di auto proprie o di mezzi gratuiti ai componenti e ai segretari di commissioni, comitati e altri consessi istituiti degli organi dell'Amministrazione regionale (artt. 7 e 17 bis, LR. 11 giugno 1974, n. 15, L.R. 19 maggio 1993, n. 14, L.R. 27 aprile 1984, n. 13 e L.R. 22 giugno 1987, n. 27)
1993 L. 10.000.000
1994 L. 50.000.000
1995 L. 50.000.000
11 - ASSESSORATO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT
Categoria 2 bis - Interventi a tutela della cultura e della lingua della Sardegna
Cap. 11061 (N.I.) - Spese per l'istituzione e il funzionamento dell'Osservatorio regionale della cultura e della lingua sarda (artt. 7, 8, 9, 10 e 13 della presente legge)
1993 L. 90.000.000
1994 L. 1.500.000.000
1995 L. 1.500.000.000
Cap. 11061-01 (N.I.) - Finanziamento ai comuni per l'istituzione delle consulte locali per la cultura e la lingua dei sardi e per la qualificazione e aggiornamento del personale (artt. 12 e 30 della presente legge)
1993 p.m.
1994 p.m.
1995 p.m.
Cap. 11061-02 (N.I.) - Spese per l'effettuazione del censimento del repertorio linguistico dei sardi (art. 14 della presente legge)
1993 p.m.
1994 L. 500.000.000
1995 L. 1.000.000.000
Cap. 11061-03 - (N.I.) - Spese per l'effettuazione delle conferenze annuali sulla cultura e lingua sarda (art. 15 della presente legge)
1993 p.m.
1994 L. 80.000.000
1995 L. 100.000.000
Cap. 11061-04 (N.I.) - Contributi ad Università, istituzioni scolastiche, enti locali, imprese, società e soggetti privati operanti nel settore culturale per l'attuazione di interventi a tutela della cultura e della lingua sarda (art. 17 della presente legge)
1993 p.m.
1994 L. 2.770.000.000
1995 L. 10.000.000.000
Cap.11061-05 (N.I.) - Contributi al settore dei mass media che trattino argomenti in lingua sarda (art. 18 della presente legge)
1993 p.m.
1994 L. 600.000.000
1995 L. 850.000.000
Cap. 11061-06 (N.I.) - Borse di studio sulla lingua e cultura sarda (art. 19 della presente legge)
1993 p.m.
1994 L. 200.000.0001995
1995 L. 200.000.000
Cap. 11061-07 - (N.I.) - Spese per la stipula di convenzioni con istituzioni universitarie, enti e associazioni pubblici e privati e con esterni, operanti nell'ambito della cultura e lingua sarda (art. 20 della presente legge)
1993 p.m.
1994 L. 500.000.000
1995 L. 500.000.000
Cap. 11061-08 (N.I.) - Spese per progetti finalizzati alla valorizzazione e la diffusione della cultura e lingua sarda nell'ambito della formazione scolastica degli allievi e per l'aggiornamento del personale docente e direttivo (art. 21 della presente legge)
1993 p.m.
1994 L. 900.000.000
1995 L. 2.000.000.000
Cap. 11061-09 (N.I.) - Spese per l'integrazione dei programmi scolastici di ogni ordine e grado con corsi di cultura e lingua sarda (art. 23 della presente legge)
1993 p.m.
1994 L. 1.000.000.000
1995 L. 4.000.000.000
Cap. 11061-10 (N.I.) - Finanziamenti per corsi universitari integrativi tesi all'approfondimento scientifico delle conoscenze relative alla cultura e alla lingua sarda (art. 24 della presente legge)
1993 p.m.
1994 L. 400.000.000
1995 L. 800.000.000
Cap. 11061-11 (N.I.) - Spese per la sperimentazione nel sistema scolastico regionale di programmi scolastici a tutela della cultura e della lingua della Sardegna (artt. 25, 26, 27 e 28 della presente legge)
1993 p.m.
1994 L. 1.000.000.000
1995 L. 2.000.000.000
Cap. 11061-12 (N.I.) - Finanziamenti per l'acquisizione di materiale didattico e scientifico per lo svolgimento della sperimentazione e integrazione dei programmi scolastici (art. 29 della presente legge)
1993 p.m.
1994 L. 500.000.000
1995 L. 2.000.000.000
3. Alla spesa di lire 5.000.000.000 per gli anni successivi al 1995 si fa fronte con l'utilizzo del maggiore gettito dell'imposta sulle persone fisiche (IRPEF) derivante dal suo naturale incremento.
4. Le spese per l'attuazione della presente legge fanno carico ai sopraindicati capitoli del bilancio della Regione per il 1993 e sui corrispondenti capitoli dei bilanci per gli anni successivi.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura
URRACI, Segretaria:
Emendamento sostitutivo totale Usai Edoardo - Cadoni - Porcu
Art. 31
L'art 31 è così sostituito:
"1. Le spese per l'attuazione della presente legge sono valutate in lire 10 milioni per l'anno 1993, in lire 100 milioni per l'anno 1994 ed in lire 150 milioni per l'anno 1995.
2. Nel bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 e nel bilancio pluriennale 1993-1995 sono introdotte le seguenti variazioni:
In diminuzione
03 - ASSESSORATO DELLA PROGRAMMAZIONE, BILANCIO, CREDITO E ASSETTO DEL TERRITORIO
Cap. 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 L.R. 20 aprile 1993, n. 17)
1993 10.000.000
1994 100.000.000
1995 150.000.000
mediante riduzione delle seguenti riserve dalla Tabella A, allegata alla L.R. 20 aprile 1993, n. 17 voce 16
1993 10.000.000
1994
1995
voce 14
1993
1994 100.000.000
1995 150.000.000. (20)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà
USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Presidente, qualche brevissima considerazione per rimarcare quelle che sono state le ragioni della nostra contrarietà nel corso del dibattito, alla proposta di legge numero 410/A. Quei motivi di contrarietà sono stati rafforzati, nel corso di questo dibattito, proprio dalle dichiarazioni che molti colleghi hanno fatto in Aula nel momento in cui sono intervenuti per l'appunto sull'articolato. E' emersa nel corso di tutto questo dibattito una forma intollerabile di integralismo "sardista" e con accentuazioni anti-italiane che, devo dire la verità, mi hanno lasciato estremamente perplesso. Quindi oltre alla contrarietà nel merito a questa legge, che noi riteniamo sia una legge sbagliata, avvertiamo la viva e forte preoccupazione che questo sia, come dirò poi, il primo grimaldello verso la rottura di quella che noi chiamiamo l'unità nazionale. E' una legge sbagliata - lo ripeto ancora una volta - perché si è voluto trasformare una serie di dialetti incompatibili tra di loro in una lingua; perché si è voluto cercare di dare dignità di lingua a una serie di parlate locali differenti da paese a paese, se non da quartiere a quartiere. E mi fanno sorridere molto, cari colleghi e signor Presidente, quei grandi difensori della lingua sarda ai quali, io che sono uno che parla abbastanza bene il mio bel dialetto cagliaritano, io mi rivolgo nel dialetto sardo, ottenendo nel 99 per cento dei casi, risposte in italiano, talvolta con la voce anche impostata, in maniera tale da non denunciare le proprie origini sarde. I dialetti, dicevo prima, sono ormai delle parlate morte che contengono molto spesso una serie di termini arcaici non più attuali e che non si attagliano a quella che è la realtà. E vorrei sapere in questo trattato di sociologia che è stato fatto, come diceva il mio amico Carmelo Porcu, come si possono rendere concetti presenti in questa legge nel dialetto nella lingua, se preferite, sarda. E' una legge pericolosa, lo dicevo prima, perché è il grimaldello in un momento di gravissima crisi politica ed economica, in un momento di grande disgregazione di quello che è il tessuto politico e sociale del nostro Paese, è il primo passo o può essere il primo passo verso la rottura definitiva dell'unità nazionale con le spinte secessioniste che vengono un po' da tutte le parti. E' una legge costosa, cari colleghi e signor Presidente, è una legge costosa che costerà ai sardi nei prossimi tre anni 35 miliardi. E' opportuno che questi dati si ricordino bene, con attenzione, anche perché poi, se l'approvazione della legge sulla lingua sarà un cavallo di battaglia per certi settori, io voglio dirvi che noi faremo un cavallo di battaglia dell'opposizione che abbiamo condotto in questo Consiglio alla legge sulla lingua sarda, perché non è possibile, in un momento di crisi, come dicevo prima, sottrarre 35 miliardi di risorse alla Sardegna per dedicarle a una cosa inutile, a una cosa non sentita dai sardi, impiegare 35 miliardi nei tre anni per edificare una nuova burocrazia, un nuovo apparato che consentirà certamente la sistemazione di personaggi ma non va incontro a quelle che sono le esigenze della gente.
Legge costosa quindi; noi ci siamo permessi di riscrivere questo articolo 31 perché riteniamo, pur nella nostra opposizione nel merito a questa legge, che l'investimento di una cifra così alta non sia tollerabile per i sardi e quindi chiederemo al Consiglio regionale - fermo restando il corpus della legge che, ripeto, non condividiamo nel merito - di approvare il nostro emendamento che stabilisce una cifra molto più contenuta: 10 milioni per il 1993, 120 milioni per il 1994, 150 milioni per il 1995. Anche perché, colleghi, l'entusiasmo non ha prezzo, e non è che se si spendono 35 miliardi uno sia molto più entusiasta e se invece se ne spendono 260 sia meno entusiasta, perché le idee non vanno avanti coi denari, le idee vanno avanti con le cose giuste che si riesce a portare avanti, non vanno avanti se, invece, le cose non sono giuste. E, allora, quando ci sarà da votare ciascuno - lo diceva Pubusa prima - sarà di fronte alla propria coscienza. Io credo che se voi voterete questa legge non avrete reso un buon servizio né alla cultura sarda, né a tutta quanta la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (P.S.D.I.). Signor Presidente, nel corso della discussione generale e dell'approvazione dei singoli articoli, il Gruppo socialdemocratico ha avuto modo…
(Interruzioni)
Ma siamo alla dichiarazione di voto, Presidente? Io mi sono iscritto per dichiarazione di voto finale.
PRESIDENTE. No, non si è iscritto per dichiarazione di voto finale. Siamo all'ultimo articolo e stiamo facendo le dichiarazioni di voto.
PUSCEDDU (P.S.D.I.). Mi atterrò ai limiti regolamentari per le cose da dire. Voglio dire che abbiamo già avuto modo di esprimere un apprezzamento positivo per l'articolato che è stato sottoposto all'attenzione e all'approvazione del Consiglio. Non si tratta, come alcuni hanno sostenuto, di andare nelle piazze e neanche di ribadire esigenze di carattere propagandistico. Con la scelta che oggi ci operiamo a fare noi facciamo una precisa scelta di carattere culturale, vale a dire ribadiamo con forza la necessità di una valorizzazione della nostra identità culturale. Nel corso della discussione ho avuto modo di esprimere una forte preoccupazione che era suffragata anche da alcuni dati presentati da una ricerca sulla qualità della vita in Sardegna, che testimoniavano un andamento recessivo dell'uso della lingua sarda e, contemporaneamente, anche un venir meno da parte dei residenti in Sardegna delle potenzialità dell'esercizio del potere autonomistico regionale. E questa è una preoccupazione che noi dobbiamo tener presente, infatti è un'affermazione ammessa dai più che il linguaggio è il suo uso, per cui non ci può essere un linguaggio senza l'uso del linguaggio stesso. E, allora, occorreva da parte del Consiglio regionale, con una rivendicazione e l'esercizio di un diritto derivante da norme statutarie, di fare delle opzioni politiche ben precise in termini di intervento nei settori più importanti attraverso cui si esercita l'uso veicolare della lingua, vale a dire l'esercizio della funzione della scuola, del rapporto con la pubblica amministrazione e dell'influenza che hanno i mass media. E su questi settori la legge interviene portando avanti esigenze prima di sperimentazione e poi di integrazione dei programmi didattici. Dicevo che facciamo questa scelta come rivendicazione di un potere statutario, un potere che non sempre è stato esercitato nei migliori dei modi. Noi oggi diciamo che vogliamo esercitare una potestà concorrente andando a integrare i programmi dell'ordinamento scolastico formale. Però, dobbiamo anche riflettere su carenze che anche a livello regionale non abbiamo saputo colmare nel momento in cui, anche laddove avevamo la possibilità di esercitare un potere in forma primaria, non l'abbiamo esercitato appieno. Mi riferisco, per esempio, al potere derivante dalla legge di una competenza primaria in materia di contenuti didattici che attengono alla formazione professionale. Ebbene, anche in quel settore, sebbene, una legge dal 1978 dia alle Regioni una competenza primaria nella elaborazione dei contenuti didattici, non siamo stati in grado di mandare avanti la valorizzazione e l'uso della lingua neanche in quei settori dove prevalente e prioritaria sarebbe dovuta essere questa attività.
Per questo ribadisco che voteremo a favore della legge che è stata migliorata attraverso gli opportuni emendamenti che sono stati valutati e sottoposti dalla Commissione permanente. Riteniamo che questa legge quadro dia un segnale forte; un segnale forte nell'indicazione degli obiettivi che il Consiglio regionale vuol raggiungere, che non sono obiettivi di semplice tutela ma anche di valorizzazione delle diverse identità che sono presenti nel nostro territorio regionale. Noi oggi ci apprestiamo a dare vita a una legge quadro che, come è stato sottolineato, è una legge di processo che troverà una più compiuta attuazione attraverso la predisposizione di apposite leggi di settore. Se, io ritengo, ci sarà pari consapevolezza anche nel momento attuativo, noi avremo contribuito con questa legge e con la sua attuazione a dare un segnale importante nell'interesse superiore della Sardegna e dei suoi residenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (Rinascita e Sardismo). Su Presidente, cunsizeris, deo ponzo mente a Giorgio Ladu, chi custu manzanu s'est lamentadu chi nisciunu at chistionadu in sardu. No poto ponner mente a Carmelo, a cussu simpaticone 'e Carmelo, orunesu, chi però narat chi est italianu e no sardu, chi diat cherrer chi su chistionu meu lu deppa fagher in limba italiana.
Deo potho narrer chi custa legge, chi su Cunsizzu regionale de sa Sardigna devet votare custu sero, intrat a fagher parte de sas prendas de custa domo de su populu sardu e lu naro cun grande umiltade, ca custa battaglia, custa gherra est andende dae annos, dae cando, chi m'ammento deo, so intradu in d'unu partidu, su Partidu Sardu, chi at fatto de sa limba e de sa cultura de Sardigna una pedra fondamentale de su pensare sou. M'ammento puru dae chi andaimus in sas piattas a regoglier frimas po presentare una legge de su populu sardu e m'ammento puru chi tando no fimus cumpattos comente lu semus oe quasi totus, e sa cosa mi dispiaghet, ca innoghe…
(Interruzione)
Fiat nende chi fit istadu menzus si oe dae custu Cunsizzu o in custu Cunsizzu non c'aiat appidu peruna oghe contraria a custa legge, ca semus totus sardos e sa limba chi faeddamus, la faeddamus: chie no la faeddat no la cheret faeddare, la cheret mortificare, si la cheret costoire in s'intragna. Ecco poite custa legge, in custu momentu, in ritardu, in ritardu meda, podet cunsentire a sos sardos, una orta pro sempre, de dimostrare de esser sardos, de torrare a iscoberrere chi tenene una dignidade, chi sunu unu populu e chi no si cherene, faeddende sardu, costoire o separare, cheren vivere sa vida issoro paris cun sos ateros, in Bonorva comente in Orune, comente in Tathari e comente in Cagliari. Deo tenzo una preoccupazione de custa legge: custa legge no at esser probabilmente cumpresa…
(Interruzioni)
Presidente, io smetto, adesso parlo italiano, per far capire che non smetto, così mi capiscono tutti.
(Interruzione)
COGODI (Rinascita e Sardismo). No, perché? Sono tutti a fare l'analisi, a vedere se ci siano contaminazioni.
(Interruzione)
MORITTU (Rinascita e Sardismo). Vorrei sentire queste contaminazioni chi le tira fuori, poi, caro Luigi. Naraiat chi sa preoccupazione chi tenzo est ch'in sas grandes zittades de Sardigna custa legge non benzat cumpresa bene, propiu ca s'elementu deviante, s'elementu chi at contribuidu meda propiu a l'affogare, a che la ponnere in sutt'abba, sa limba sarda, sunt sas zittades. Deo, comente Carmelo, appo faeddadu italianu dae cando so andadu a iscola in prima elementare; fino a tando - e mi dispiachet, Carmelo, chi tue in custu momentu sias zegu comente una bozziga, mi dispiaghet meda - in bidda chie faeddaiat italianu, fit su farmacista, su duttore, su pretore. Sa limba de sa zente, sa limba de Gianmario Selis puru, fit su sardu: Gianmario faeddaiat in sardu - soe testimonzu - e oe cheret faeddare in italianu, chircat istrumentos, chircat iscusas, 'nde ogat chistiones giuridicas po narrer, però, chi forzis est bene a fagher o est mezus a non faghere e deo non diat cherrer chi tengat birgonza de faeddare in sardu, Gianmario.
Sa riscoperta de sa limba cheret narrer torrare a faeddare cun sa limba ch'est istada de sos nostros mazores, sa limba chi devimus dare e devimus insinzare a fizzos nostros, po l'arricchire, custa limba, po la torrare a faghere bia, po poder cumprendere e fagher cumprendere a sos sardos chi sa limba est unidade, chi sa limba cheret narrer a s'unire. Oe, cun s'istoria chi torrat a battire dannos a custa Sardigna, tenimos unu Guvernu romanu chi non faghet ateru che nos trampare, e nos trampat continuamente: che leau sos postos de traballu a sos trabagliantes, sos massayos et sos pastores non podene andare a trabagliare sa terra e mancu a pesare masones de erveghes, però custu Guvernu nos cheret ancora trampare, ca nos cheret cumbinchere chi ressessit a risuscitare sos mortos, faghindeli pagare una tassa po su duttore de famiglia. Custu est su Guvernu italianu.
E tando custa legge chi nois amus a votare, cun tota sa gana chi 'nde tenimus dae annos, la votamus e at esser su primu passu po poter narrer chi in custa Sardigna la deven finire, e la deven finire de la considerare e de la fagher una nazione proibida.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Presidente tenterò di parlare in italiano, tenterò, non è detto che ci riesca.
Signor Presidente, una breve dichiarazione per concludere, per quanto ci riguarda, come Gruppo socialista, la nostra partecipazione a questo dibattito intorno a questa legge, a cui crediamo di aver dato un contributo convinto, forte e leale in tutto il suo percorso. In questo dibattito si sono incrociati tanti pensieri e molte considerazioni e anche riserve, abbiamo sentito riecheggiare i vecchi motivi sulla quantità di cittadini sardi che utilizzano la lingua, abbiamo sentito discutere e avanzare le solite riserve su quale lingua sarda, una questione vecchia e da tempo risolta da chi si occupa specialisticamente di questi problemi. Non c'è da meravigliarsi che diversi colleghi abbiano constatato e sottolineato anche la crisi del parlare in sardo, sarebbe stato curioso che così non fosse in una società come quella sarda che è tutta nel suo complesso attraversata da tempo da una crisi profonda, e sarebbe stato curioso che non fosse così, se è vero, come tutti affermiamo, che esistono strumenti potenti di appiattimento delle diversità, strumenti potenti che tendono obiettivamente alla omologazione delle culture, all'azzeramento delle differenze. Eppure probabilmente il nostro modo di contribuire all'unità di questo Paese, all'unità nazionale di cui questo Paese ha bisogno è proprio nell'evitare lo schiacciamento della nostra identità. Con lo schiacciamento dell'identità non si costruisce nessuna unità. L'unità di cui il nostro Paese ha bisogno è quella delle differenze, quella dell'affermazione delle soggettività diverse. E' quella, che mi pare che anche in questo dibattito sia echeggiata con il contributo significativo di tanti colleghi intervenuti, di una consapevolezza della propria vicenda storica, dei propri bisogni, della propria autonomia e della propria autonoma capacità di espressione. Questa legge, che spero approveremo, da sola può riuscire a rilanciare questi concetti? Probabilmente da sola no, ma può riuscirvi un indirizzo che affermi i principi di cui abbiamo parlato in questo dibattito. Certo sarebbe curioso, improponibile e impensabile affermare la tutela della lingua, delle tradizioni, della cultura della Sardegna e consentire lo sperpero delle proprie risorse naturali. Sarebbe curioso e incomprensibile affermare, come dicevo, la tutela della lingua sarda e consentire lo sgretolamento di quelle aree della Sardegna in cui più che in altre sono stati conservati valori e non solo vestigia, ma strumenti di espressione popolare, come le zone interne di cui si parla sempre di meno e per le quali si fa ancora meno. Voglio dire che la legge da sola apre una strada, ma si devono affermare più ampiamente un indirizzo, una consapevolezza e una convinzione. Riprenderemo forse questo discorso in sede diversa. Nel momento in cui vengono avanzate ipotesi di nuovi modelli di sviluppo, una risposta che va nella direzione giusta può nascere anche da questa legge. Comunque la legge di per sé è strumento importante, innovativo, costruttivo, in particolare una parte che nella discussione non è stata molto curata, il dibattito si è spesso incentrato sulle strutture operative e si è approvata rapidamente, ma forse con poca concentrazione, la parte della legge che si pone l'obiettivo di rapportarsi al sistema scolastico, al sistema educativo, che direi è la parte forse più significativa della legge che oggi affrontiamo. Devo dire che la legge è stata costruita con pazienza, con tenacia e con intelligenza da tutto il Consiglio regionale, ma in particolare dalla Commissione che vi si è dedicata. Ha suscitato interesse, ha suscitato dibattito, ha raccolto contributi e apporti dai settori più attenti del mondo accademico e della cultura sarda, quindi non nasce con una operazione consiliare pura e semplice, ma nasce da esigenze reali, da apporti costruttivi, significativi e qualitativamente elevati, direi, che, pur nel tempo del perfettibile, che è quello in cui noi operiamo, questa è una buona legge e a questa legge noi daremo il nostro voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Il Consiglio regionale è oggi chiamato con l'approvazione di questo disegno di legge, approvazione che il Gruppo del Partito Democratico della Sinistra auspica fortemente, a colmare un ritardo lungo oltre quarant'anni, un ritardo che è sicuramente un ritardo legislativo ma che è anche soprattutto un colpevole ritardo politico e culturale insieme; una legge sulla cultura e sulla lingua sarda quindi per riempire un vuoto legislativo che pesa sulla coscienza autonomistica di tutti noi. In tutto questo tempo il nostro istituto autonomistico è cresciuto e si è irrobustito pur tra contraddizioni, insufficienze, difficoltà e ritardi, eppure non sono stati sufficienti tutti questi anni per dotare la nostra Regione non della legge sulla lingua e sulla cultura sarda ma neppure per attuare le striminzite competenze integrative e concorrenti previste dall'articolo 5 dello Statuto. Non possono certo costituire un alibi i limiti statutari poc'anzi richiamati, competenze integrative e concorrenti, e nemmeno i colpevoli ritardi del Parlamento nazionale per la mancata approvazione in tutti questi anni di una legge quadro sulle minoranze linguistiche. Per anni, infatti, la nostra autonomia è stata intesa e interpretata come un carattere transitorio della nostra specialità, una malintesa concezione della specialità che affondava le sue ragioni essenzialmente in due fattori: un fattore economico legato alla condizione di sottosviluppo della nostra Isola e un fattore legato alla condizione di insularità, di perifericità geografica. Da questa erronea interpretazione della nostra specialità sono derivate almeno due conseguenze: da un lato la concezione della rinascita intesa in termini di mero sviluppo economico, vista sotto forma di interventi tesi a colmare il solo divario economico rispetto alle regioni più sviluppate del nostro Paese, divario peraltro lungi dall'essere colmato, dall'altro una sottovalutazione e un accantonamento dei temi legati alla nostra peculiare identità storica e culturale. E' quindi anche da questa erronea interpretazione della nostra specialità che trova origine il ritardo della nostra legislazione in materia di lingua e cultura sarda. Oggi è diventata però coscienza diffusa la consapevolezza che la nostra specialità affonda le sue radici nel nostro specifico storico e culturale. Dobbiamo allora ripensare in termini nuovi il nostro istituto autonomistico non più come mera ingegneria istituzionale, ma come conquista di una più accentuata soggettività culturale e politica. Ripensare e rifondare la cultura dell'autonomia come condizione essenziale per uscire dalla marginalità e per entrare pienamente nella modernità, non modernità intesa come assunzione passiva di modelli esterni, di forme di acculturazione subalterna o di omologazione a culture altre, ma una rifondazione della nostra cultura autonomistica, capace di far vivere in modo originale i temi delle modernità, raccordandoli ai valori di fondo della nostra identità, il nesso cioè tra modernità e entità molto efficacemente sviluppato negli interventi dei colleghi Scano e Cocco.
Confrontarsi con questi temi come abbiamo fatto in questi giorni significa confrontarsi con la questione più vasta della ricerca della nostra identità, della nostra tradizione storica e culturale, ma anche con il tema di una moderna autonomia. I caratteri originali di questa ricerca saranno dati dalla nostra capacità di analisi e di rottura con un certo autonomismo di maniera, spesso massimalista a parole quanto tradizionalista e inconcludente nelle scelte sostanziali. Bisogna fare avanzare una concezione dell'identità che sia scevra da forme di sardità chiusa e protesa all'autocelebrazione e quindi ridotta a dimensione puramente folklorica.
Oggi siamo quindi chiamati a dare compiutezza ad una autonomia mutilata e incompiuta perché non è stata capace di esaltare la sua specialità più profonda, la nostra identità storica e culturale.
Con l'approvazione della legge sulla cultura e sulla lingua sarda potremmo considerare così conclusa la prima fase e avviare quella nuova fase costituente, quel nuovo inizio della nostra autonomia che ci consenta di partecipare, attraverso l'elaborazione di una nostra proposta di revisione dello Statuto, da protagonisti al processo di revisione costituzionale che vede da mesi impegnato il Parlamento; una nuova fase dell'autonomia che esalti la soggettività statuale della Regione nell'ambito di un rapporto federativo che unisca la Sardegna all'Italia e all'Europa.
Sarebbe imperdonabile se, per una sorta di coazione a ripetere, ripercorressimo oggi gli errori dei nostri costituenti quando, per eccesso di cautela e di prudenza, ma anche per evidenti limiti politici, l'autonomia speciale finì per essere data alla Sardegna per analogia con al Sicilia, una vicenda questa efficacemente rappresentata recentemente dallo storico delle istituzioni Ettore Rotelli, il quale dice che non si ottiene una piena, autentica autonomia se non si è nel chiederla in posizione preliminare di autonomia; per esempio per cominciare in posizione di autonomia politica, di autonomia nei partiti, di autonomia rispetto ai partiti che sono nazionali. Ed ancora - prosegue Rotelli - al Governo centrale non si strappa se non l'autonomia che si rivendica e, dell'autonomia che si rivendica, non si strappa se non quella che lo stesso Governo centrale ritiene strettamente necessario lasciarsi strappare. Sarebbe allora inaccettabile se per nostra responsabilità restassimo tagliati fuori, oggi come allora, dal confronto in atto nel Parlamento sul processo di revisione costituzionale. Infatti, mentre noi non riusciamo a far decollare la Commissione speciale del Consiglio regionale che dovrà elaborare la proposta di nuovo Statuto, la Commissione bicamerale ha già provveduto a deliberare proposte concrete sulla nuova forma dello Stato. E allora, signor Presidente e colleghi consiglieri, non possiamo perdere ulteriore tempo, dobbiamo attivare un'interlocuzione paritaria col Parlamento, attraverso la predisposizione di una nostra proposta di revisione dello Statuto di autonomia.
La proposta di legge che stiamo per approvare costituisce parte integrante di questo nuovo processo che è istituzionale, politico e culturale. Non saremmo però, cari colleghi, onesti fino in fondo se non dicessimo - lo dicevo già nell'intervento sull'articolo 8 - che questa legge non è interamente quella che il Gruppo del Partito Democratico della Sinistra avrebbe auspicato, una legge snella nella sua articolazione, diretta a rivitalizzare e suscitare potenzialità, a promuovere la ricchezza e la complessità della cultura e della lingua sarda, una legge che privilegiasse gli aspetti promozionali piuttosto che le armature burocratiche. Siamo però consapevoli che l'articolato rappresenta il massimo della mediazione possibile nella condizione data. La Commissione prima e l'Aula dopo hanno migliorato in profondità l'originaria proposta di legge attenuando le bardature burocratiche degli apparati. Ci convince però, e di questo siamo profondamente convincenti, il carattere processuale, di sperimentazione della legge, quindi la possibilità di introdurre modificazioni sulla base dell'esperienza. Ecco allora, colleghi consiglieri, perché, nell'annunciare il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico della Sinistra, vorrei richiamare l'esortazione di Umberto Cardia, uno degli uomini che insieme ai compagni del Partito Sardo d'Azione ha con più tenacia, determinazione e coerenza contribuito a superare i tanti pregiudizi e le troppe diffidenze che hanno per anni circondato queste tematiche e che hanno contribuito a creare quella sensibilità e quella consapevolezza che oggi rendono possibile l'approvazione di questa legge. Occorre dunque - ha esortato ancora di recente Umberto Cardia - accingersi, dopo quaranta anni di autonomia limitata e ad identità debole, affidata prevalentemente al sentimento e all'oralità della tradizione e del sapere folklorico, alla grande impresa consistente nel portare alla luce e alla diffusione e circolazione, dentro la scuola e nella società, il corpus organico della nostra cultura scritta plurilingue e nel fondare sopra queste fonti autentiche la ricomposizione unitaria della nostra coscienza storica di popolo distinto e della nostra personalità collettiva moderna. Per queste considerazioni, signor Presidente, colleghi consiglieri, il Gruppo del P.D.S. voterà a favore della lingua e della cultura sarda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche io avrei voluto fare come il collega Morittu, avrei voluto parlare in sardo, ma non posso, perché anche io sono uno dei tanti bambini sardi nati nel dopo guerra, a cui è stato sottratto un diritto, il diritto di potersi esprimere liberamente con la lingua dei propri genitori, con la lingua dei propri avi. Di questa condizione spesso mi sono sentito colpevole, non volendo colpevolizzare la famiglia e la società che, in un periodo marcato di assimilazione della cultura nazionale, tendeva a radicare nelle famiglie della Sardegna il concetto che parlare italiano era un processo di crescita. Io credo che oggi non stiamo facendo un'inversione di tendenza. Io poteri parlare bene in gallurese, male in logudorese, che sono le lingue autoctone dei mie genitori, ma non penso in queste lingue, come molti di noi non pensano in queste lingue madri, e credo che lo stesso Morittu, glielo dico amichevolmente, stasera abbia dimostrato nel suo intervento una lontananza da un lessico che non gli è familiare, non è parlato, non è consuetudine. Io credo che riappropriarci di un processo di rigenerazione della nostra cultura come sardi sia un fatto positivo. Quello che oggi stiamo concludendo, che è stato fatto in questi mesi di lavoro così duro, così proficuo da parte dei membri della Giunta, dei due Assessori, Azzena e Collu, dei membri della Commissione, dal Presidente a tutti gli altri membri della Commissione, credo che sia un fatto altamente positivo e qualificante per due ordini di motivi: primo, perché si è voluto affrontare questo argomento in termini unitari, tutti i Gruppi hanno rinunciato a una loro pretesa storica di primato, di primogenitura in questa materia per voler affrontare congiuntamente questo argomento, per dare una dimensione unitaria. In un momento in cui le istituzioni vengono messe all'indice, vengono criticate spesso frettolosamente da un'opinione pubblica distratta o influenzata da altri argomenti, credo che manifestare su questa materia l'unità di questa istituzione o di questo consesso, di questa assemblea, possa essere un motivo di vanto, un motivo di attenzione per l'attenzione stessa che noi siamo capaci di dare a un tema di questa valenza, di questa importanza. Non è, come dice qualcuno, rifugiarsi nella memoria storica, rifugiarsi nel passato o essere intimisti e trascurare alcune emergenze che la nostra società, e in particolare la società sarda, soffre in questo momento come l'emergenza economica, ma vuole dire ricercare proprio nella valorizzazione, nell'individuazione e nel ritrovamento della propria cultura una capacità dei sardi di impegnarsi anche su altri argomenti, su altre materia, di riprendere la via dell'autonomia e dello sviluppo con una carica rinnovata e unitaria.
Si colma, con l'approvazione di questa legge, un vuoto legislativo che ormai è storico, è più che quarantennale, ma è un vuoto legislativo che va colmato e si andrà a colmare non andando contro, collega Zucca, l'unità nazionale, perché ricordiamo che l'articolo 6 della Costituzione è posto proprio a tutela delle minoranze linguistiche, quindi è la Costituzione stessa che riconosce anche alla nostra Regione, e in particolare a Regioni come la nostra, la capacità di legiferare, di colmare un vuoto legislativo nella materia. Direi che questa difficoltà, che è stata propria di questo consesso in questi anni, è una difficoltà che affonda le radici nel tempo, direi nella storia. In particolare qualcuno di noi che è qui dalla scorsa legislatura, ricorda come, nella passata legislatura, alcuni progetti di legge, esattamente sei, naufragarono in questa Aula il 27 aprile dell'89, una proposta di legge portava la firma dell'allora Capogruppo del Gruppo democratico cristiano Giagu e altre proposte di legge degli altri Gruppi. Questo per dire che negli ultimi anni su questa materia c'è stata l'attenzione, ma non c'è stata la capacità di concludere e di predisporre un progetto di legge, un assetto normativo che traducesse in norma il pensiero comune, l'obiettivo comune. Certo, vanno ricordati i meriti storici di alcune forze politiche, in particolare il Partito Sardo d'Azione, che sulla materia hanno sempre battuto, hanno insistito, non si sono mai date per vinte nell'esigenza di ricercare in questa Aula un momento che servisse a dotare il popolo sardo di una norma di questo tipo. Direi che fa piacere, se questo non è strumentale, vedere che anche altre forze politiche, oltre quelle tradizionalmente autonomistiche come il Partito Sardo d'Azione e la Democrazia Cristiana, che oggi andrà a chiamarsi di nuovo Partito Popolare, per rivendicare ancora una volta una scelta che va verso la valorizzazione delle autonomie, sulla scia e sull'indirizzo e sulla tradizione sturziana, altre forze politiche, che hanno una minore tradizione autonomistica di queste, si avvicinano ai temi autonomistici e alla valorizzazione della cultura in questo modo. Io credo che questo sia un fatto positivo, che non ci dobbiamo sentire assolutamente minacciati nell'originalità della nostra proposta.
E' una legge di tutela della nostra identità etnica e culturale, di tutela perché questa identità ha bisogno prima di tutto di essere tutelata dagli attacchi, dal pressappochismo, dal qualunquismo, direi da una generalizzazione che spesso caratterizza i messaggi dei mass media, che tendono ad accomunare in una valutazione negativa delle microcolture, delle culture locali. Noi dobbiamo, invece, esaltare quanto c'è di positivo nella valorizzazione, nell'accettazione e nella tutela di queste culture; dobbiamo farne uno degli elementi fondamentali della nostra rinascita. Chi dice che c'è una contraddizione tra cultura e sviluppo, tra cultura ed economia, secondo me, non ha riflettuto abbastanza. Il collega Marteddu diceva l'altro giorno che la cultura non è una variabile indipendente dello sviluppo; io sono convinto che questa sia un'affermazione quanto mai appropriata, quanto mai opportuna. In un momento particolare come questo, in cui i sardi sono di fronte a una crisi, che mina proprio il tessuto produttivo, il tessuto occupazionale, che mina le prospettive di crescita alle quali abbiamo guardato in questi anni, credo che una riflessione come questa sia forse quanto di meglio potessimo immaginare per ritrovarci uniti magari anche su altri temi che sono i temi della valorizzazione dell'autonomia, sono i temi della valorizzazione del rapporto con lo Stato, che deve essere improntato su una logica diversa. Ciò che avviene a livello parlamentare con la bicamerale non ci deve sfuggire. Questa vicenda, anche se ancora non si è conclusa, ha fatto dire a qualcuno che spesso la richiesta di autonomia è inferiore all'offerta, cioè che lo Stato arriva ad offrire in particolare alle Regioni a Statuto speciale, quindi alla nostra, quanto noi avremmo dovuto chiedere con più facilità, che sembra quindi più difficile per noi trovare l'accordo sulle richieste che per il Parlamento trovare l'accordo sull'offerta. Io credo che non sia un rapporto mercantile di scambio quello che dobbiamo instaurare, ma un rapporto di pari dignità culturale; è questo che noi dobbiamo esaltare: la valorizzazione e l'individuazione di una cultura che ci appartiene, che non vogliamo rinnegare, ma che vogliamo rivitalizzare.
Quando parliamo di cultura, consideriamo l'interrelazione tra diversi elementi quali la lingua, la storia, le tradizioni, la letteratura, la musica, la danza e così via, che però sono un tutt'uno nel processo di crescita di un popolo e di una comunità che noi vogliamo che sia senza interruzioni. E' proprio per evitare questa interruzione che noi dobbiamo bloccare il processo di perdita di identità del popolo sardo.
Il collega Zucca ha messo in dubbio che in Sardegna si possa andare a ritrovare un idioma comune, e a farne un elemento unitario e di unità. Noi abbiamo il dovere non di fare un'azione che qualcuno ha definito di "musealizzazione", ma di impostare invece un processo di crescita, per promuovere un nuovo rapporto della Regione, del popolo sardo, con la comunità nazionale. Quindi non vogliamo interrompere una tradizione, una unità raggiunta, ma rinsaldarla in un'ottica diversa, dove a un neoregionalismo spinto si può affiancare non il neofederalismo egoista che appartiene a certa cultura che non è la nostra, ma un neofederalismo solidarista, che poggia le proprie basi sulla necessità di un rapporto solidale con le altre parti della nazione italiana. Ed è un rapporto che porta a specificare e esaltare la nostra originalità, e a fare della nostra originalità una proposta anche per quanti altri vorranno considerare la nostra cultura, rispettarla e permetterne lo sviluppo. Proprio per guardare avanti e per non chiuderci in noi stessi, credo che dovremmo fare di questa legge non perfetta, non così burocratizzata, come dice qualcuno, perché è stata molto migliorata nel rapporto tra Aula e Consiglio, un'occasione per riprendere a crescere, per riprendere un discorso di unità regionale che deve ripartire proprio da questo progetto a cui dobbiamo guardare come momento unificante. Dobbiamo guardare a questo progetto come sardi da sempre, come italiani di oggi, come europei di domani, ma soprattutto come sardi anche in un domani migliore per il popolo della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). La legge che andiamo a votare, onorevole Presidente, è scelta di grande valore democratico, di grande spessore politico, una scelta di civiltà, un segno evidente di una chiara presa di coscienza, un segno dei tempi che vanno maturando nel mondo. I sardi finalmente si mettono non più in solitudine ma in sintonia con i popoli fratelli. Abbiamo insieme intensamente vissuto due giorni di dibattito, a momenti appassionato, sempre alto. Abbiamo sentito in noi stessi presente e viva l'èthnos, la coscienza forte dell'identità della nostra gente. Arriva oggi risposta alla domanda e all'auspicio che fu del Madau, del Carboni e di tanti altri grandi che la lingua e la cultura sarda volevano non solo tutelare ma intendevano darle giusto riconoscimento con la sua valorizzazione. Lussu aveva capito che l'autogoverno di un popolo, l'autonomia, la libertà non possono che fondarsi su solide basi, sulle forti fondamenta di una coscienza forte e diffusa della propria identità culturale, e proponeva quindi l'insegnamento della lingua sarda. Un popolo che non conosce e vive fin nelle radici più profonde la sua cultura e la sua storia, perde la coscienza di popolo, muore come tale, e non c'è popolo senza storia. Gramsci non si preoccuperebbe più dell'equilibrio psicologico e del libero svilupparsi dell'intelligenza e della fantasia della nipotina Edmea; Simon Mossa, che negli anni '60 aveva levata alta nuovamente l'idea della libertà, dell'autonomia, dell'autodeterminazione poneva anche lui, a fondamento di queste rivendicazioni, la dignità della lingua, lo sviluppo della cultura autoctona. La facoltà di lettere e di filosofie e magistero dell'Università di Cagliari, sin dal febbraio del 1971 proponeva l'insegnamento della lingua e della cultura sarda nelle scuole. La legge è certamente un momento importante nel cammino della nostra storia, è il momento maggiormente significante della corrente legislatura, penso uno dei momenti più esaltanti, più rilevanti della storia dell'autonomia; segna una svolta per le istituzioni, per la generalità dei sardi. Giunge al voto dell'Assemblea del popolo sardo la lunga attesa di un popolo che vuole essere nuovamente se stesso, confrontarsi e dare il proprio originale contributo di idee, di cultura e di civiltà per la crescita e dell'Isola e dell'umanità. Una risorsa fondamentale è quella della lingua e della cultura, capace di aggregare e realizzare l'unità, quella vera, dei sardi. Il costo, che qualcuno giudica esorbitante, è certamente scarso, a fronte degli obiettivi che la legge intende perseguire. Questo Consiglio di recente ha votato una legge che investe ben 60 miliardi non per creare qualcosa di nuovo e dare nuove speranze alla Sardegna, ma per risanare i disavanzi delle società che effettuano trasporti in Sardegna. Un consigliere regionale, questo pomeriggio, ha avuto una toccante conversazione telefonica con la vecchia madre. La vecchia madre, che chiedeva al figlio, sgomenta: "Ma perché ti ostini così a combattere la lingua che hai appreso da me, dalla tua mamma, insieme al latte con cui ti ho alimentato?". Mi sovviene una bellissima poesia di Antioco Casula…
In s'istrada bianca e solitaria casi a s'imprvvisu l'hapu ida, lanzas de pulpas, trista, iscolorida che femina consunta 'e malaria. Sos ozios jughiat mannos e sas manos ca si limadas de su triballia, istancu e dolorosu fit s'andare che una femina 'e dolos sovramanos. Li dimandai: "Au ne andas tia, antiga e silenziosa in su caminu, da ne benis e cale fit su sinu chi t'allateit candu fis pittia. Benis dae su bassu Campidanu o falas dae sas roccas de s'altura; a ne andas cun bestes de tristura, abitas a vicinu o a luntanu?" " Gratzias, o fizu, de sa tua premura e se e già chi ses un'anima curtesa non t'hapo a lassare in su tesizu de ischire chie seo, a ne ande e cantu tempus eo bivat cun sa zente. Eo so betza e meda sufferente, ma non hat fine custa vida mia. Eo so sa tistura 'e Sardinnia, s'anima 'e sa zenti sardinniola chi dae seculos biso sola sola in chirca 'e una sorte pius dinnia".
La vecchia Sardegna con questa legge vuole riprendere vigore, sangue; riprendere con maggiore lena il suo cammino per raggiungere le nuove frontiere di cui tu parlavi, caro Marteddu, le nuove frontiere dell'autogoverno. La strada è ancora lunga, dura, faticosa, eppure noi la vogliamo percorrere tutta con chi nei valori dell'identità, dell'autodeterminazione e dell'autogoverno crede con noi, dimostrando tutto ciò non solo con le parole, ma soprattutto con i fatti. E voglio chiudere con un'altra breve citazione di un poeta che mi è tanto caro, sempre Montanaru, Antioco Casula; con una citazione brevissima di una poesia che ebbe l'onere di essere musicata da un altro grande sardo, da un cultore della musica sarda apprezzato e applaudito in America e a Parigi, ovunque nel mondo: Lao Silesu.
Sardos, sardos, a inoghe sa mami
Sardos, sardos, a inoghe su coro
Pro segare donzi tipu de cadena,
de subalternidate, de poberesa e de miseria.
PRESIDENTE. Per la replica della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Questo, signor Presidente, care consigliere e consiglieri, è un momento solenne anche per la Giunta, per il suo Presidente, per tutti gli Assessori, per la Giunta che ha posto la materia di questa legge nel cuore stesso delle sue dichiarazioni programmatiche. Sono stati due giorni di dibattito che hanno avuto punte e momenti di grande nobiltà e passione e, direi anche, in certi momenti, di grande godimento intellettuale. L'operazione che ci apprestiamo a compiere con la votazione e speriamo con l'approvazione di questa legge da qualcuno è stata paragonata alla rianimazione di un cadavere. Se così fosse sarebbe il caso di invocare pietà per i morti: parce sepultis. O più benevolmente, per qualcuno, sarebbe il tentativo disperato di rianimare l'agonizzante con un generoso bocca a bocca legislativo praticato con affanno e senza convinzione. La nostra, signor Presidente, cari consiglieri, è un'opera ben diversa; assomiglia piuttosto e più realisticamente all'atto amoroso dell'accompagnamento nella crescita, perché l'oggetto di questa legge, la lingua e la cultura, ha di sicuro i tratti del neonato o del bambino che un mondo di adulti può lasciare morire nell'indifferenza o può aiutare a svilupparsi in tutte le sue esplosive potenzialità. E paradossalmente quel bambino siamo noi, tutto il popolo sardo; giacché la lingua e la cultura non sono ciò che abbiamo ma più semplicemente ciò che siamo e cioè animali simbolici che pensano e operano, anche se non lo sanno, secondo i codici profondi della comunità cui appartengono, perché i miti e i simboli di appartenenza anche quando venissero negati o spezzati, operano per vie deviate o in modo patologico. La elencazione delle statistiche sul rifiuto da parte dei giovani della lingua e della cultura sarda, che è stata fatta qui, è letta meglio se si vede la violenza vittoriosa dei mass media e delle pressioni consumistiche che tendono a ridurre tutti in una immensa, passiva folla di clienti. Paradossalmente quel bambino siamo noi e, ancora paradossalmente, chi deve decidere chi dobbiamo essere siamo ancora noi. La personalità non si può dare dall'esterno, quando la si impone dall'esterno e la si accetta si cancella quella che sta dentro, quella vera. Così è per gli individui e così è per i popoli. Una società senza cultura e senza storia è perduta, pronta a tutti gli usi, pronta a tutti i giochi. Ecco, con questa legge si tende ad affermare, dentro il quadro della uguaglianza fra i popoli, quella differenza e quella unicità che fanno di ogni popolo un soggetto originale ed è l'unicità che dà dignità ad un popolo. Non siamo interscambiabili, ogni popolo ha un messaggio da consegnare agli altri popoli e solo questo lo rende degno di partecipare alla grande conversazione del pianeta. Dalla identità certamente dipende la sovranità, è stato detto in quest'Aula; dismettere la coscienza della propria unicità significa perdere il sé e sciogliersi in altro; significa perdere ogni possibilità di autodeterminazione.
Non siamo noi che portiamo la radice, è la radice che porta noi - diceva Kierkegaard - decidere di sviluppare la propria radice è voler essere se stessi, è voler contare; ma è anche un atto di igiene mentale, staccarsi dalla radice è fonte di grave patologia. Ci sono alienazioni collettive ben più tragiche di quelle individuali; alienazioni che hanno cancellato civiltà intere. La Sardegna, approvando questa legge, inizia un cammino di costruzione di sé faticoso ed esaltante; decide di farsi portare dalla radice e prende atto tuttavia che la radice non è ancora l'albero. Si apre quindi ai nutrimenti che alimentano il suo sé attingendo dal patrimonio di tutto il pianeta, senza farsi assimilare si dota di strumenti per assimilare l'umanità che è in tutti i popoli. Tra le malattie dello spirito contemporaneo, un filosofo rumeno, Costantin Noica, ne indica due che sembrano fare al caso nostro: la catolite, piegando la parola greca alla malattia, e la todetite. La prima è la mancanza di universalità, il non avere per una realtà concreta, vissuta, qualcosa che la faccia essere in generale; e la seconda è la mancanza di particolare, il non avere una realtà individuale per le determinazioni che si legano al generale. Il popolo sardo è stato finora lacerato tra queste due malattie, o chiudendosi in una identità riduttiva in contrapposizione alle altre identità o negando la sua identità per abbandonarsi remissivamente ad una identificazione generale: o Don Giovanni o Don Chisciotte, solo il particolare o solo l'universale. La verità è che nessuna di queste due posizioni regge più.
Oggi - scriveva Toynbee - l'uomo ha il dovere di appartenere a due patrie: essere cittadino del proprio villaggio e cittadino contemporaneamente di tutto il pianeta. E la cultura, per definizione, è eccedente rispetto a qualsiasi cultura particolare; va cioè oltre, indefinitamente oltre. Il professor Palladin, a Trieste, qualche giorno prima di diventare Ministro, affrontando la ricerca di una nuova specialità per le regioni autonome, ci diceva che la specialità bisogna meritarsela, costruendola come un metodo da seguire nell'evidenziare bisogni differenziati. E cioè la specialità non può consistere più nella elencazione delle rivendicazioni statutarie quasi che essa si debba ricavare dallo Statuto invece che porsi a giustificazione dello Statuto. La rincorsa delle regioni a Statuto ordinario schiaccia sempre più le regioni a Statuto speciale, fino a negarle dentro gli interessi nazionali. E noi stiamo assistendo all'annullamento di molte leggi che stiamo facendo, proprio nell'interesse nazionale.
La ripresa autentica dalla specialità può trovare spazio proprio in materia di politica culturale; in forte ritardo e quando ormai poche competenze ci distinguono nell'elenco dei poteri con le Regioni a Statuto ordinario. Ma anche quando tali Regioni avessero strappato le ultime materie di specialità, difficilmente si può ipotizzare che esse abbiano la vocazione per occuparsi di questo specialissimo tema. La politica culturale, quindi, può essere il motore della nostra specialità inespressa e l'ultima spiaggia per non perdere insieme a noi stessi anche la nostra voce. Alla base della debolezza della nostra autonomia e dell'insicuro esercizio dei suoi poteri c'è la debolezza della nostra identità culturale. Sia una legge senza spesa, è stato detto. La cultura è abituata solo ai tagli e alle sottrazioni, eppure tutti, nei momenti dell'ipocrisia pubblica, fuori delibera, affermiamo il carattere strategico degli investimenti culturali. Nella cultura, come nei lavori pubblici o nella pubblica amministrazione, bisogna vigilare perché non si istituiscano carrozzoni e si incoraggino parassitismi. Bisogna vigilare dappertutto perché non una lira venga sprecata. Ma una legge senza spesa è una legge inoperante, una legge che mette in legge la volontà di essere inoperante; una legge senza spesa è una legge ipocrita, soprattutto se esordisce affermando di assumere l'identità culturale del popolo sardo come bene primario da valorizzare e da promuovere. Negli anni '60 la Svezia patì una delle più gravi crisi economiche della sua storia. Investì la parte più consistente del suo bilancio nazionale sulla cultura: università, scuole, biblioteche. Aveva visto bene; ne è scaturito anche il benessere sociale diventando economicamente competitiva.
E, permettetemi, per chiudere, un ricordo personale: ho ancora viva l'impressione che provai qualche anno dopo aver attivato una biblioteca nel rione più difficile di Nuoro, a Su Nuraghe. Al bibliotecario bucavano le gomme della macchina una volta alla settimana e le finestre della biblioteca erano sistematicamente prese a sassate. Dopo due anni si era iscritto al prestito dei libri di 30 per cento della popolazione residente. La struttura era diventata insufficiente rispetto alle frequenze. Il bibliotecario era stato quasi costretto ad allenare la squadra di calcio del rione, oltre che a fare l'animatore culturale nelle varie occasioni di festa. Ma ci ciò che più mi commosse fu che il tasso di delinquenza - e qui ci sono nuoresi che sanno benissimo questo - altissimo e gli atti di teppismo calarono fino a scomparire del tutto. Oggi Su Nuraghe è ancora uno dei rioni più tranquilli.
Solo la cultura? Certo no, ma la cultura soprattutto ha portato responsabilità, consapevolezza e civiltà.
(Applausi)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 20, ha facoltà di parlare il relatore, l'onorevole Deiana.
DEIANA (D.C.), relatore. La Commissione non è favorevole all'emendamento numero 20.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informatone, spettacolo e sport. La Giunta non lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà.
USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). A nome del Gruppo del Movimento Sociale-Destra Nazionale chiedo la votazione a scrutinio segreto sull'emendamento numero 20.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 20.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 65
votanti 64
astenuti 1
maggioranza 33
favorevoli 18
contrari 46
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte atta votazione i consiglieri: Amadu - Atzeni - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Mereu Salvatore - Morittu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Murgia - Onida - Oppi - Ortu - Pau - Pes - Pili - Piras - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca.
Si è astenuto: il Presidente Floris.)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 31. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
URRACI,Segretaria:
Ordine del giorno Lorettu - Dettori - Selis - Soro - Onida sulla tutela e la valorizzazione delle lingue e delle culture minoritarie presenti in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
A conclusione della discussione della proposta di legge numero 410 sulla disciplina della lingua e della cultura della Sardegna,
CONSIDERATO che il provvedimento vuole garantire, tutelare e valorizzare la libera e multiforme espressione delle identità, dei bisogni del linguaggio e delle produzioni culturali della Sardegna;
CONSIDERATO che nell'ambito di tali finalità devono trovare garanzie, tutela e valorizzazione pari alla lingua sarda e alle sue varianti locali anche le lingue minoritarie diverse dalla lingua sarda, come l'algherese e il tabarchino, parlate in alcune località della Sardegna, e le relative espressioni culturali,
impegna la Giunta regionale
a garantire, in sede di attuazione della legge rispetto alla lingua sarda e alle sue varianti locali, pari dignità ed uguale trattamento alle lingue e alle culture minoritarie presenti in Sardegna. (1)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Per dire che questo ordine del giorno a me pare del tutto superfluo e per qualche verso anche pericoloso perché la finalità generale della legge all'articolo 1 - perché non dovrebbe essere contraddetta la legge appena appena applaudita - prevede al comma secondo che la Regione garantisce, tutela e valorizza la libera e multiforme espressione delle identità, dei bisogni, del linguaggio e delle produzioni culturali della Sardegna, cioè non considera una lingua maggioritaria rispetto ad altre lingue minoritarie, ma accetta e propone un concetto molto più ampio e molto più valido che è della identità e delle multiformi espressioni, che sono anche diverse varianti linguistiche, per cui porre il concetto in questo ambito e ribadire il concetto di lingue minoritarie riafferma anche quello di una eventuale lingua maggioritaria, che invece è qualche cosa di limitativo e di riduttivo rispetto al concetto, secondo me, sul piano politico e sul piano culturale molto più avanti, che la legge al suo articolo 1 nelle sue finalità generali, invece, intende affermare. Per questa ragione io penso che questo ordine del giorno non debba essere votato; in ogni caso io mi astengo perché non me la sento di dire no a una ipotesi di tutela di lingue minoritarie, però nello stesso tempo mi pare che non si renda un buon servizio alla legge nel suo insieme che ha quel senso generale che il dibattito ha evidenziato che si è detto di voler condividere.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della proposta di legge numero 410. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 58 corrispondente al nome del consigliere Puligheddu.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Puligheddu.
URRACI,Segretaria, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri:Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Urraci - Usai Sandro - Zucca - Amadu - Atzeni - Baroschi - Cabras - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Murgia - Onida - Oppi - Ortu - Pau - Pes - Piras - Planetta.
Rispondono no i consiglieri:Serra Pintus - Usai Edoardo - Cadoni - Porcu - Pubusa.
Si sono astenuti: il Presidente Floris e il consigliere Tarquini.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 65
votanti 63
astenuti 2
maggioranza 32
favorevoli 58
contrari 5
(Il Consiglio approva).
(Applausi)
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 22 e 15.
Allegati seduta
Traduzione dal sardo dell'intervento svolto dall'onorevole Morittu.
La proposta di legge sulla tutela della lingua e della cultura della Sardegna, che questo Consiglio regionale si appresta a votare, se approvata, come spero, può essere definita presuntuosamente una "perla" della legislazione sarda.
Senza presunzione, né iattanza, ma con grande umiltà anche se con orgoglio, vedo avverarsi, concrettizzarsi un fatto, una aspirazione che ha permeato la mia vita politica, e non solo essa, per tanti anni. Il mio essere sardo e sardista è l'essere pienamente convinto dei grandi valori che il popolo sardo ha in sé, valori culturali, sociali e morali, fondamento perché un popolo possa essere e sia un grande popolo (e i sardi lo sono, la storia lo sancisce in modo inequivocabile), grande non solo nei rari momenti di splendore e gioia, ma soprattutto in quelli di sofferenza e di dolore, grande nella sopportazione dignitosa e fiera, dei diversi invasori e dominatori, che nei secoli hanno imperversato in terra di Sardegna. E ancora oggi, imperversano e mortificano i sardi.
Un Governo romano che imperterrito, incurante delle tragedie umane, lancia continuamente strali feroci contro le prospettive di sviluppo, di autogoverno, di rinascita dei sardi.
Cosa ci possiamo aspettare da un Governo che ci vuol far credere che può resuscitare i morti ai quali fa pagare "la tassa per curarsi"?
Ed allora questa legge per la lingua e la cultura del popolo sardo è una pietra miliare che deve consentire ai sardi di ritrovare se stessi, come individui e come popolo. La lingua che racchiude ed esprime lo spirito del popolo sardo. E' dovere di tutti difendere e conservare la nostra parlata, la nostra lingua, quale prezioso patrimonio che ci viene dai nostri maggiori e che noi dobbiamo tramandare intatto ai nostri figli, creandone gli strumenti adeguati, quale questa legge è. Perché è la lingua della nostra infanzia, la lingua dei nostri affetti più sinceri e più puri, che esprime pienamente la verità della nostra anima, il nostro carattere, la forza delle nostre tradizioni, il nostro senso della vita: insomma noi stessi, ciò che fummo, che siamo, che saremo.
Perdere questo patrimonio significa perdere la nostra anima sarda.
E' perciò con convinzione, senza riserve né tentennamenti che il Gruppo Rinascita e Sardismo voterà a favore della proposta di legge per la tutela della lingua e della cultura della Sardegna.
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