Seduta n.344 del 02/12/1998 

CCCXLIV SEDUTA

Mercoledì 2 Dicembre 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 10 e 20.

Piras, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di venerdì 6 novembre 1998 (340) che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il collega consigliere regionale Pasquale Onida ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 2 dicembre. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Continuazione della discussione generale del disegno di legge: "Norme concernenti interventi finalizzati all'occupazione e allo sviluppo del sistema produttivo regionale e di assestamento e rimodulazione del bilancio" (447)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la prosecuzione della discussione generale sul disegno di legge numero 447.

E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente e pochi colleghi che mi ascoltate, il piano del lavoro è stato presentato dalla sesta Giunta Palomba come l'elemento essenziale del suo programma, e credo infatti che vi si riconosca in questa proposta tutto il male che la Giunta Palomba sta facendo alla Sardegna, perché questo piano è l'esplicazione più completa del rifiuto di una moderna economia e società. Leggendo questo piano, non avendo partecipato ai lavori in Commissione, resto veramente allibito, e richiamo, tanto per iniziare, tutto il Consiglio ad un esame della struttura per esempio di un articolo, l'articolo 27, che credo rifiuti non solo Adam Smith, non solo Keynes, ma rifiuti anche Marx, perché Marx affermava che tra i modi di produzione vi è il modo di produzione orientale. Ebbene, il comma uno dell'articolo 27 dice che ai Consorzi di bonifica verranno rimborsati, per la realizzazione degli interventi di manutenzione straordinaria, la totale copertura degli oneri diretti e riflessi derivanti dall'impiego di manodopera. Che cosa è avvenuto? E' avvenuto che fino a qualche anno fa i Consorzi di bonifica impegnavano grandi masse di braccianti per lavori di manutenzione come la pulizia di canali, ma siccome la tecnologia è avanzata questi lavori oggi si possono fare molto meglio con le macchine, quindi con una riduzione di costi e soprattutto con una ancora maggior riduzione della manodopera, la conseguenza è che braccianti che venivano assunti saltuariamente e stagionalmente non trovano più lavoro. E` una situazione che chiaramente, dal punto di vista del bracciante, non è ottimale, ma è ottimale per lo stato delle finanze dei consorziati che ricordiamo sono quegli agricoltori che sono in estrema difficoltà economica. Con l'introduzione di questa norma, che non dà contributi ai Consorzi per fare le opere di manutenzione straordinaria, ma dà i contributi ai consorzi se e per l'impiego di manodopera nelle opere di manutenzione straordinaria avremo la conseguenza che il Consorzio, per non far gravare la spesa sui consorziati, ritornerà alla vecchia tecnologia della zappa, e quindi vedremo lungo i canali decine e decine di braccianti, centinaia magari, che puliscono i canali come fanno ancora nella Cina comunista, o come facevano nell'Egitto di quattro mila anni fa. Quindi, si è veramente all'approvazione da parte della Giunta, e spero non del Consiglio, di un ritorno al cosiddetto modo di produzione orientale, con una certa reminiscenza anche del luddismo dell'inizio dell'ottocento, quando gli operai per non perdere il posto di lavoro sfasciavano le macchine. Anche qua si ritorna alla zappa, si abbandona la macchina, si darà qualche posto di lavoro in più, ma per l'erario la spesa è inutile perché era una spesa che si poteva risparmiare. Credo che se ci si muove su norme, come queste dell'articolo 27, dove il piano del lavoro si risolve in uno spreco di pubblico denaro, perché è vero che i consorziati vengono sollevati di un onere, ma l'onere ricade sulla Regione, cioè su tutti, ivi compresi quegli agricoltori che vengono sollevati di un onere, perché i miliardi utilizzati per pulire in modo antiquato i Consorzi di bonifica, saranno miliardi che vengono tolti all'agricoltura che è sempre la prima a pagare, perché chiaramente vi sono categorie più forti, vi è l'eterno Sulcis che pompa con tutti i pretesti denari; qua il sistema delle aree programma è completamente saltato, perché gli interventi fuori dalla programmazione delle aree programma sono molti di più di quelli programmati col criterio delle aree programma. E lo stesso per le categorie, perché questa legge non fa altro che continuare la questione dei lavori socialmente utili o altri mezzi. Lo stesso passaggio a società miste appare una prosecuzione di quella attività, anche se l'intenzione è di liberare la Regione e le amministrazioni locali da oneri diretti. Però, si crea il principio che vi sono disoccupati di serie A e disoccupati di serie B, perché anziché misure rivolte all'intera categoria dei disoccupati, ci si rivolge a chi già ha trovato una sistemazione e si continua in questa sistemazione scarsamente produttiva per la società.

Il piano del lavoro non poteva che essere invece un piano per le attività produttive, ma in questo senso c'è molto poco. Effettivamente c'è anche un tentativo di utilizzare per le attività produttive e per promuovere attività produttive strumenti dirigistici. Anche quelle norme a favore dei mutui e degli enti locali sono viste come la possibilità del potere politico di continuare ad incidere sui processi produttivi con una posizione prevalente. Non c'è una liberalizzazione, non c'è una promozione della libera imprenditoria, non vi è alcun cenno ad attività come l'informatica o la telematica che, effettivamente, possono muovere in Sardegna processi produttivi non essendo handicappati dal costo del trasporto. E` un piano vecchio, un piano dirigistico, un piano di chi non conosce l'economia moderna, un piano che ci taglia fuori da una realtà economica che anche in Italia, fra mille incertezze, si va affermando, cioè quella della liberalizzazione delle attività economiche da riservare ai poteri pubblici soltanto con poteri di indirizzo e di controllo. Qua invece si continua con un intervento diretto, si continua con interventi assistenzialistici, non solo direttamente nei confronti dei lavoratori, ma anche nei confronti delle imprese, perché qua non vi è nessuna norma per facilitare le imprese nelle loro iniziative libere, vi è soltanto una forma di incentivazione a pioggia che finisce per premiare le imprese che vivono di incentivazione, e sono tutti benefici che prima o poi si scontreranno con le norme della libera concorrenza dell'Unione europea per cui, in effetti, si tratta anche di rimedi provvisori; avremo un'altra serie di industrie che nasceranno e poi moriranno nel momento in cui verranno meno gli incentivi. Ma vi è nel piano scarsissima attenzione a quei settori veramente produttivi dell'economia sarda come l'artigianato a cui vengono negate provvidenze, di cui non viene fatta nessuna riforma che consenta di avere un artigianato moderno e non la vecchia concezione del ciabattino che se non si sporcava le mani con la colla non era artigiano. Oggi l'artigianato è una piccola impresa in cui il titolare chiaramente ha la direzione e partecipa al lavoro, ma si svolge con modalità completamente diverse, almeno per certe categorie di artigiani, da quelle che erano al di fuori dello schema tipico, e di questo hanno preso atto altre regioni, ha preso atto la legislazione statale, che autorizza le regioni a individuare gli artigiani con criteri diversi da quelli della legge quadro nazionale, ma la Sardegna nulla fa in questo senso.

Credo che questo piano sia l'occasione per il Consiglio, e ne discuteremo articolo per articolo, di vedere quali sono le prospettive per un'economia e una società nuova. Ma così come è scritto è soltanto il segno di una concezione vecchia, di una concezione antiquata che non dà lavoro, ma dà assistenza che poi sparisce e lascia il deserto, e la Sardegna purtroppo sta diventando un deserto in molte zone.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, signori assessori, colleghe e colleghi. Nel mese di novembre, esattamente il 17 novembre del corrente anno, la Presidenza del Consiglio regionale inviava una nota agli organi centrali dello Stato denunciando lo stato di grave crisi nella quale si trova la Sardegna, proprio con riferimento alle questioni di sviluppo e di occupazione.

Innanzitutto debbo notare che se le cifre riportate in questo documento le avesse citate, come qualche volta è accaduto che sia stato fatto, poniamo l'onorevole Emilio Floris, o l'onorevole Cadoni o l'onorevole Locci, la Giunta e soprattutto il Presidente del Consiglio avrebbe immediatamente reagito dicendo che si voleva, o che si sarebbe voluto fare strumentalizzazioni, che i dati effettivi non sono quelli che i predetti avrebbero eventualmente enunciato, ma quelli che soltanto lui conosce, e cioè che bisogna sempre e comunque correre ai dati ISTAT. Intanto però nei documenti ufficiali si legge che due terzi dei giovani della Sardegna, per un totale di circa 131 mila, risultano inoccupati e comunque in cerca di occupazione quindi disoccupati, e che ben 335 mila unità sono iscritti alle liste di collocamento perché, evidentemente, non hanno un'occupazione stabile. Nel documento medesimo si enuncia una teoria che, in un certo qual modo, a me pare possa essere sottoscritta, perché individua la causa principale del dissesto economico e finanziario della Sardegna nella assenza totale di quelle che sono le precondizioni dello sviluppo. Si dice che nelle regioni sviluppate indubbiamente si può affrontare il problema della crescente disoccupazione con la razionalizzazione dell'economia medesima, dei fattori dell'economia, ma che nelle regioni ad economia debole evidentemente il problema può essere affrontato e risolto positivamente soltanto se si prende di petto quello che è il problema che noi abbiamo di fronte, delle precondizioni dello sviluppo, in poche parole le infrastrutture, e c'è l'elencazione delle cose che avrebbero dovuto farsi e che invece non si fanno. Ma ahimè non abbiamo perso e non perdiamo la vecchia abitudine. Siamo tanti bravi nell'enunciare le teorie, tanto bravi nell'individuare i problemi, nell'individuare le soluzioni, ma poi, conclusivamente, diciamo che questi problemi non li deve risolvere la Regione, ma li deve risolvere lo Stato e il Governo centrale. E` molto comodo fare questi ragionamenti, giungere a queste conclusioni e poi operare in senso diametralmente opposto. Allora dico che se questo ragionamento è valido, se effettivamente per creare le condizioni dello sviluppo in Sardegna occorre affrontare i temi strutturali, non ci si può limitare a dire che questi problemi li deve risolvere soltanto lo Stato; intanto cominciamo a fare anche noi la nostra parte, vediamo in che cosa noi su questi problemi possiamo concretamente incidere. Ed allora, se incominciamo a utilizzare delle risorse proprio per la realizzazione di un cosiddetto piano che pomposamente viene chiamato straordinario, poi su questo punto bisogna dire qualcosa, sul carattere della straordinarietà, soprattutto quando questo piano straordinario per l'occupazione viene fatto alla chiusura di una legislatura, tant'è vero che c'è da chiedersi: ma perché non è stato fatto prima un piano straordinario per l'occupazione, cioè all'inizio della legislatura? E cosa ha fatto il Governo regionale per evitare che in questi quattro anni e mezzo si incancrenisse una situazione che già era pesante all'inizio della legislatura? Quindi, lasciamo perdere la pomposità dei termini, perché poi la straordinarietà non si evince dal titolo ma si evince, caso mai, dai contenuti della riforma e della proposta medesima. Ma intanto si diceva che se comunque si destinano delle risorse a questo tipo di interventi, occorre verificare se siano in linea con quelli che, attraverso le enunciazioni ufficiale, vengono fatti.

Nell'articolo 19 della legge finanziaria dello scorso anno, tra le altre cose è citata una frase, cioè viene affermato un principio che è quello che si vuole procedere ad una serie di interventi, ci si propone di intervenire in economia al fine di allargare la base produttiva, e questo è un principio che noi non dobbiamo assolutamente dimenticare (sull'articolo 19 poi tornerò anche per un altro aspetto della questione).

Cosa significa allargare la base produttiva? Allargare la base produttiva significa incentivare i fattori della produzione, incentivare cioè le categorie produttive, aiutare le categorie produttive a produrre di più in modo che si abbia un aumento della produzione e, conseguentemente, si creino dei posti di lavoro duraturi, perché il problema dell'economia sarda è tutto lì. Noi potremmo anche, in via d'ipotesi, facendo uno sforzo finanziario e rinunciando a qualunque altro tipo di intervento, destinare tutte le risorse disponibili della Regione ed utilizzarle per creare i cosiddetti posti socialmente utili, che sono in realtà degli stipendi che vengono erogati per non far niente. E` bene che qualche volta incominciamo a dirci la verità. I lavori socialmente utili intanto devono avere sempre quel carattere di produttività, diversamente diventa pura e semplice assistenza, tanto vale dare la cassa integrazione, questo è il punto. Se noi vogliamo dare degli stipendi alle persone glieli possiamo anche dare, però non chiamiamoli lavoro, non chiamiamoli interventi sul lavoro perché quelli finiscono lo stesso giorno in cui finiscono i soldi, però non hanno creato nessun posto di lavoro stabile. Noi per risolvere il problema dell'economia abbiamo necessità di creare posti di lavoro stabile, e cioè che provengono dal tessuto economico della Regione e non dall'ente pubblico, e questa è la prima considerazione.

La seconda considerazione è che per le attività produttive in questo progetto non c'è niente oppure ci sono degli interventi assolutamente trascurabili. La novità di questo progetto praticamente si risolve, leggendo attentamente il 447, esclusivamente nell'incremento e nella destinazione di risorse a favore degli enti locali per la creazione delle cosiddette società miste. Che cosa sono le società miste? Sono una recente invenzione dei governanti di questi anni, i quali, dopo aver occupato larghi spazi dell'economia con le partecipazioni statali prima e con le partecipazioni regionali per quanto ci riguarda contemporaneamente, ma mentre le prime sono state eliminate in gran parte, quelle regionali non si riesce proprio ad eliminarle. Anche qui si dice continuamente che bisogna restituire alla Regione le funzioni istituzionali che le sono proprie e che l'economia deve essere lasciata ai privati, invece la Regione continua ancora ad essere uno dei massimi imprenditori economici della Sardegna, e non potendo o non volendo privatizzare tutti i fattori dell'economia detenuti dal potere pubblico, si è inventata una sorta di privatizzazione surrettizia, cioè si sono inventate le società miste, le quali generalmente sono a capitale quasi interamente pubblico, ed anche quando vengono per definizione imposte delle quote alla partecipazione privata in realtà si trova il sistema per lasciarle comunque pubbliche. In ogni caso, indipendentemente dalle quote di partecipazione, rimane sempre il fatto che la quota di maggioranza è sempre dell'ente pubblico, e quindi l'ente pubblico in questo modo cosa fa? In primo luogo diventa un imprenditore economico; in secondo luogo si sottrae ai rigori che la legge pubblica e i principi del diritto amministrativo impongono per quanto riguarda l'affidamento degli incarichi (nomina del personale e tutte le regole che devono vigere in materia) e si dà ingresso esclusivamente a quelle che sono le regole del diritto privato, quindi consigli di amministrazione, assunzioni di comodo, in poche parole la creazione di clientele. Ma se la creazione di queste clientele portasse anche dei vantaggi di natura economica, cioè se fosse idonea a creare dei posti di lavoro, di fronte alla situazione di disastro nella quale ci troviamo, si potrebbe anche far finta di credere a questa possibilità. Ma la realtà è che le società cosiddette miste in realtà nient'altro fanno che affossare le attività artigianali, perché si crea una concorrenza e si apre una guerra tra poveri, perché i cosiddetti lavori socialmente utili nient'altro sono che lavori di manutenzione degli stabili, lavori di pulizia delle strade, tutti lavori che sono affidabili e che rientrano nelle competenze istituzionali degli artigiani. Quindi le categorie artigiane attraverso questo sistema vengono destinate ad essere emarginate ed affossate. Questo è il risultato pratico che si realizza attraverso la creazione di queste società, a meno che non si abbia il coraggio di dire che effettivamente si vuole ricreare una rete clientelare esclusivamente per le funzioni e per gli interessi personali e politici di chi ci governa. Questa è la realtà. A Sassari, il presidente della provincia Soddu ha creato una miriade di società miste insieme al Comune di Sorso, finalizzate esclusivamente ai loro tornaconti economici e clientelari, questa è la realtà, però posti di lavoro: zero. Quindi, non mi si venga a dire che dando ulteriori fondi ai comuni per la creazione di queste società miste si creano posti di lavoro, perché è una bugia. Non è assolutamente vero, si creano soltanto dei posti nei consigli di amministrazione e quindi dei posti a favore di chi i soldi già li ha, che avrà i quattrini sotto forma di gettone di presenza, quindi è un costo politico che noi non ci possiamo assolutamente permettere di sostenere.

Bisogna avere il coraggio di dire la verità fino in fondo. Allora bisogna che i posti di lavoro vengano creati veramente, però devono essere creati da chi crea ricchezza e non da chi spreca esclusivamente risorse, perché quelli non sono posti di lavoro.

Ho detto che avrei ripreso l'articolo 19 della legge finanziaria. Ebbene, nell'articolo 19 della legge finanziaria dell'anno in corso si disse che per l'allargamento della base produttiva si sarebbero adottati provvedimenti di sostegno a favore delle categorie produttive: agricoltura, artigianato, industria, turismo, commercio e pesca. Ho cercato affannosamente, sia pure frettolosamente, i provvedimenti relativi in questo disegno di legge 447 e, ahimè, non li ho trovati. Ma perché cito questo articolo 19 con riferimento al disegno di legge 447 e non, magari domani o dopo, con riferimento alla legge finanziaria? Forse lo dovrò fare anche con riferimento alla legge finanziaria, ma lo faccio in questo momento con riferimento al disegno di legge 447 perché esso consta di due parti: la prima parte reca "Norme concernenti interventi finalizzati all'occupazione e allo sviluppo del sistema produttivo regionale"; la seconda parte contiene "Norme di assestamento e di rimodulazione del bilancio". Poiché questo contiene norme di rimodulazione del bilancio, siccome l'articolo 19 della legge finanziaria del '98 fu approvato da questo Consiglio con l'intesa che in sede di rimodulazione del bilancio si sarebbero adottati i provvedimenti di cui all'articolo 19, e siccome di quello che c'è nell'articolo 19 del provvedimento 447, che ripeto contiene anche la rimodulazione del bilancio '98, non c'è niente, e se c'è qualcosa non c'è quello che c'è scritto qui, debbo dire che le cose che erano state deliberate da questo Consiglio nel febbraio o marzo del 1998 non valgono più nel dicembre 1998. Il che non va bene, perché se l'analisi fatta all'epoca che ci portava a concludere che per creare sviluppo e occupazione occorreva allargare la base produttiva, bisogna essere conseguenti e quindi adottare provvedimenti che consentano l'allargamento della base produttiva e solo di conseguenza la creazione di posti di lavoro, a meno che non si tratti esclusivamente e quello che ricordava l'onorevole Bonesu poc'anzi sembrerebbe dimostrare che in effetti è proprio così in realtà questo nient'altro è che il pagamento del prezzo politico che è stato fatto dalla stragrande parte della maggioranza nei confronti del Gruppo di Rifondazione Comunista per l'ingresso in maggioranza. Quello che ha detto l'onorevole Bonesu sembrerebbe dimostrare che in effetti questo è il prezzo politico che il presidente Palomba ha dovuto pagare al Gruppo di Rifondazione, poi tra l'altro non saprei più a chi questo prezzo politico debba essere pagato, al Gruppo di Rifondazione, ai comunisti italiani, non si capisce esattamente chi concorra a formare maggioranza insieme alla quota precedente, ma intanto è un prezzo politico che viene pagato a Rifondazione Comunista.

Questa è solo demagogia, non creerà un posto di lavoro, si tratta di spreco di pubblico denaro che non porterà a nessun risultato concreto. Quindi chiedo che la Giunta, ritornando sui suoi passi, concorra insieme a noi a ripristinare quella che è la strada a suo tempo tracciata e quindi che se risorse esistano che queste vengano destinate, come dice l'articolo 19 della legge finanziaria vigente, quella relativa a quest'anno, per l'aumento della base produttiva.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

Cugini(Progr. Fed). Signor Presidente, io ho un'opinione molto diversa da quella del collega Masala, anche se alcuni temi che ha introdotto nel suo intervento andranno senz'altro ripresi perché trattano argomenti veri ed anche proposti dalla legge numero 447. Credo che questa mattina, stasera e domani, insomma in questi giorni in cui discuteremo i diversi articoli, avremmo la possibilità di verificare la corrispondenza tra le dichiarazioni generali che sono state fatte nell'illustrazione del provvedimento, i contenuti degli articoli stessi e la corrispondenza degli articoli stessi. Noi come maggioranza vogliamo proporci in questo dibattito, lo dico per chi ha già preso la parola come Capogruppo e per chi lo dovrà fare dopo di me, vogliamo proporci come forze politiche ancora disponibili alla costruzione di una risposta possibilmente convergente sul tema del lavoro perché rimaniamo fermi allo spirito che ha caratterizzato la Conferenza per il Lavoro, alle indicazioni che in quella sede sono state date dalle diverse forze politiche, e all'esigenza che allora era presente e che ancora oggi è presente, di utilizzare le risorse disponibili della Regione per rispondere positivamente alla domanda di lavoro, ed aggiungo, collega Masala, alla domanda di impresa. Comprendo che si possano usare anche termini forti quando si trattano questi argomenti, però comprendo anche che le forze di opposizione sulla questione del lavoro si propongono, cercando su diversi articoli, di scavalcare i rappresentanti delle associazioni datoriali. E` bene procedere all'esame del provvedimento tenendo presente quello che il testo dice e propone e quello che le associazioni nei diversi incontri hanno richiesto ed anche sottoscritto. Perché dico questo? Lo dico per procedere in Aula ad un esame possibilmente convergente sui temi che le associazioni imprenditoriali hanno proposto all'attenzione di tutti i Gruppi consiliari, sapendo e comprendendo da subito che ci sono alcuni aspetti di impostazione strategica nel "447" che trovano le forze dell'opposizione contrarie al testo. Questo non ci sorprende, lo comprendiamo, la cosa che invece potrebbe sorprenderci è il fatto che sulle parti del piano per il lavoro dove c'è il consenso delle associazioni, anche delle associazioni datoriali, i colleghi dell'opposizione si possono opporre al testo.

Questo effettivamente diventa, su un tema così delicato come il sostegno all'impresa, abbastanza incomprensibile dal punto di vista politico. Perché l'articolo 1 del piano per il lavoro prevedeva un sostegno alle imprese per 130 miliardi, sostegno che era stato richiesto per rifinanziare, anche attraverso il piano per il lavoro, la legge numero 15; l'articolo 1 è stato proposto con un emendamento in Aula ed approvato dall'Aula, approvato dall'Aula con il voto delle forze di opposizione. E` stato l'articolo licenziato positivamente dall'Aula ed era presente nel piano per il lavoro. Come si fa oggi, dopo che c'è stato il voto favorevole, collega Masala, delle opposizioni al sostegno all'impresa con il rifinanziamento della legge numero 15 dire che non c'è attenzione da parte della maggioranza su questo tema. E` una palese contraddizione! Si poteva dire che i 130 miliardi sono insufficienti e ci sarebbero argomenti per dire che altri provvedimenti sulla stessa legge vengono proposti, e con la "402" e con la finanziaria che discuteremo, ma dire che non c'è attenzione mi sembra negare il consenso che voi avete espresso in quest'Aula.

Questo vale per quell'articolo che viene richiamato immediatamente dopo con l'articolo 2 che dice che quel provvedimento o quel sostegno all'impresa industriale deve essere esteso anche alla piccola impresa e all'impresa artigianale. Collega Pittalis, devi parlare dopo di me, io ti chiedo se da parte vostra c'è l'accordo per estendere i contenuti della legge numero 15 alla piccola impresa e all'impresa artigiana, avendo voi già votato l'articolo 1 che prevede l'intervento a favore dell'impresa industriale. Se c'è l'intesa, e io penso che ci possa essere l'intesa, per quale motivo su questo tema dobbiamo scatenare in Aula una guerra essendo in presenza di una disponibilità, di una richiesta delle imprese, del testo che lo tratta. Io comprendo anche il gioco delle parti, ma mi pare che su questa impostazione si debba concordare, nella distinzione dei ruoli quello che vogliamo, ma si deve concordare. Come si fa a non concordare sull'articolo 3, sull'emendamento che la maggioranza propone all'articolo 3 che dice: "Occorre dotare i distretti industriali di tecnologie, di strutture e di tecnologie capaci di collegare l'attività sarda con quella nazionale e quella europea attraverso l'informatizzazione dei distretti", come si fa a dire che non si è d'accordo su questo progetto. Penso di sì, ecco perché io sarei prudente nel dire che è tutto negativo ed attento a cogliere quelle parti del piano che ci trovano nelle discussioni, che facciamo anche in Commissione, convergenti. Perché io mi soffermo su questi aspetti e perché richiedo ai colleghi delle opposizioni una riflessione più puntuale su questi temi? Perché so che all'esterno del Consiglio regionale c'è una attesa positiva su questi provvedimenti. Comprendo anche che si possa non essere d'accordo sullo sforzo che la maggioranza fa per mettere a disposizione del mondo del lavoro e dell'impresa risorse, comprendo che ci possano essere valutazioni diverse per quanto riguarda l'attivazione degli enti locali per rispondere in modo serio, organizzato ed aggiungo, Masala, in termini produttivi all'attività che svolgono i lavoratori impiegati nei lavori socialmente utili.

Allora, distinguiamo le diverse fasi, c'è in Sardegna una attesa per quanto riguarda la realizzazione di infrastrutture primarie a sostegno dello sviluppo locale. L'articolo 19 che mette in capo ai Comuni la possibilità di realizzare mutui per costruire infrastrutture primarie ed agevolare l'insediamento produttivo, anche su questo perché dobbiamo dire che non si è d'accordo all'uso della risorsa pubblica per la realizzazione di infrastrutture che permettono l'insediamento produttivo.

E` nella logica di una scelta economica di tipo liberista e partecipato per evitare che gli enti locali utilizzino le risorse soltanto per la spesa storica e ordinaria, così come viene fatta oggi. Allora ci sono aspetti del piano per il lavoro che esaminati con puntualità ci possono trovare senz'altro consenzienti, senz'altro d'accordo. E tratto il tema, per concludere il mio intervento, che è di maggiore divergenza, che è quello riferito a come si crea lo sviluppo nel meridione d'Italia, facendo una brevissima premessa. In Sardegna c'è stato nel tempo lo sviluppo attraverso i poli industriali. Il polo industriale di Sassari era un polo industriale chimico interamente gestito e di proprietà dei privati, il polo del centro Sardegna prevalentemente pubblico e il polo di Cagliari privato e pubblico.

Lo sviluppo per poli, lo sviluppo in quel settore che era quello chimico, è fallito. Non è fallito in Sardegna, è fallito in Italia e nella realtà dove erano stati localizzati, nel meridione d'Italia. Molti colleghi del Consiglio hanno anche una responsabilità nazionale nelle forze politiche alle quali appartengono. Li invito a riflettere e a fare un paragone tra la Regione sarda che propone un provvedimento straordinario ed anche ordinario a sostegno del lavoro con la verifica con quello che avviene nelle altre regioni meridionali governate sino a qualche giorno fa prevalentemente dal Polo. In quelle realtà le difficoltà allo sviluppo locale o le difficoltà allo sviluppo, o le difficoltà a trovare occasioni di lavoro è uguale, simile, identica a quella che abbiamo in Sardegna. La differenza tra le scelte che vengono fatte nel meridione d'Italia e quelle che noi stiamo proponendo in Sardegna, è che dalla parte della maggioranza c'è una attenzione particolare a sostegno del lavoro, e a sostegno dell'impresa. In altre realtà questo non è avvenuto. A me è capitato, mentre discutevamo con il collega Casu che poi ha svolto la relazione di minoranza in quest'aula, di sottoporre al collega Casu un documento preciso riferito alla situazione economica, occupazionale della Sicilia. Un documento che non era di fonte partitica ma di fonte giornalistica, del "Corriere della Sera" prima, de "La Stampa" poi ed anche de "La Repubblica" e veniva evidenziato come si utilizzano le risorse pubbliche in quella regione governata dal Polo. Il collega Casu che è una persona seria, una persona anche competente per quanto riguarda i temi dell'economia, ha dovuto ammettere che si trattava, almeno per quello che noi abbiamo letto chiaramente in quei documenti, di un uso delle risorse non funzionale ai temi del buon governo. Noi questo confronto lo dobbiamo fare, lo dico al collega Pittalis, perché con la "447" stiamo mettendo a disposizione delle imprese, degli enti locali, delle imprese artigiane risorse a sostegno delle imprese e dello sviluppo. Anche quella parte più contestata, quella riferita alle società miste, noi non stiamo inventando leggi, stiamo applicando leggi nazionali e stiamo disciplinando una prestazione d'opera di lavoratori espulsi dai cicli produttivi, con nessuna responsabilità diretta per la situazione nella quale si trovano. Stiamo disciplinando un rapporto corretto tra quegli enti locali che oggi hanno i lavoratori che svolgono lavori socialmente utili e quei lavoratori con l'obiettivo in legge, nell'articolo, di far diventare quei lavoratori soggetti autonomi produttori di ricchezza, ma non va bene l'articolo, non va bene il fine, la finalità, se non va bene la finalità discutiamo della finalità. Ma l'esigenza di togliere quei lavoratori dal mercato nero del lavoro, di organizzarli e farli diventare soggetti produttivi è una indicazione che le forze politiche responsabili di questo Consiglio devono dare. Se siamo d'accordo con la filosofia, e si contesta la scrittura del testo, operiamo sul testo, ma il fine mi sembra nobile, alto e positivo. Lo scontro, Masala, con le imprese artigiane o con le piccole imprese, avviene quando i lavoratori espulsi dal circuito produttivo vengono lasciati liberi nel mercato del lavoro ed allora si determina lo scontro, perché c'è il lavoro nero e fanno il lavoro che altri dovrebbero fare; toglierli dalla piazza del mercato nero mi sembra una intuizione giusta e da apprezzare, ed è apprezzata dalle associazioni artigiane che hanno sottoscritto l'intesa con la Giunta regionale.

Concludendo, io voglio brevemente riassumere il pensiero della maggioranza. Sappiamo perfettamente che con la "447" non si risolvono i problemi dell'occupazione in Sardegna. Lo sappiamo, non l'abbiamo mai detto che con questo provvedimento avremmo risolto il problema del lavoro. Ma noi abbiamo assunto e vogliamo assumere, vi proponiamo un provvedimento che candidi naturalmente la Regione sarda all'impiego delle risorse nazionali che vengono destinate al sud d'Italia per creare lavoro. Non va dimenticato che il piano per il lavoro non è frutto soltanto degli accordi della maggioranza, ma è il frutto del confronto che c'è stato nella conferenza e con la conferenza sul lavoro ed è un tassello messo in capo al Consiglio regionale per rivendicare allo Stato l'intesa sulla risorsa e l'infrastruttura che noi consideriamo essere e possa essere strategica per l'economia della Sardegna che è la metanizzazione dell'isola.

Noi vogliamo concorrere dall'interno del sud, dall'interno della Sardegna al riscatto del popolo sardo e di quello meridionale o e lo facciamo con un sacrificio che viene messo in capo alle risorse della Regione sarda per avere titolo maggiore per rivendicare nei confronti dello Stato un'attenzione particolare che non è solo riferita alle risorse, ma che è riferita al sistema produttivo nazionale. Si possono dare ingenti risorse o si possono assegnare ingenti risorse alle regioni meridionali e alla Sardegna, ma se insieme le nostre produzioni non vengono inserite nel circuito mondiale dei consumi, e se insieme l'impresa non viene sostenuta e se insieme l'impresa, come soggetto nazionale e anche come soggetto europeo, non viene localizzato in accordo nel meridione d'Italia, è chiaro che la risposta alla domanda di lavoro è difficile che possa essere data dai provvedimenti degli enti locali o anche dal provvedimento della Regione. Allora dobbiamo valutare politicamente, tecnicamente, ma anche economicamente se la scelta che noi vi stiamo proponendo, che stiamo proponendo al Consiglio sostenuta dal mondo delle imprese e dal mondo del lavoro sta dentro questa linea, e se sta dentro questa linea se non sia il caso di sostenerla o di sostenere le parti che si condividono, per fare sì che ci sia una maggiore forza contrattuale nei confronti di questo governo.

Siamo vicini alla scadenza elettorale, buona parte di questi provvedimenti, anzi tutti i provvedimenti si attueranno nel '99 o si inizierà l'attuazione nel '99, il confronto elettorale ci vedrà, misurarci sulle prospettive di sviluppo. Vogliamo mettere a disposizione del futuro Governo della Regione uno strumento come quello previsto con la 447 che permetta a chi governerà la Regione sarda di avere le carte in regola per rivendicare nei confronti dello Stato attenzione, domanda di impresa e per concorrere assieme alle scelte nazionali alla risposta che ci viene richiesta di creare occupazione. Questo è lo spirito con il quale noi ci siamo presentati con il 447 ed aggiungo, ci sono diversi emendamenti predisposti dalla maggioranza che correggono, lo devo dire senza nessuna difficoltà, lo dico per i colleghi dell'opposizione che sono già intervenuti e lo dico per Pittalis che deve ancora intervenire, che accolgono molte delle considerazioni che sono state fatte, che migliorano il testo, che lo avvicinano di più alle istanze che sono state proposte nelle audizioni e nei confronti con le associazioni di categoria. Io penso, ognuno poi è libero di pensare e di agire come meglio ritiene, che una opposizione precostituita sia un errore, e che invece ci siano ancora le condizioni per migliorare il testo, per confrontarci ancora più da vicino e per accogliere le indicazioni che vengono proposte. Se stabiliamo il muro contro muro, prima di esaminare gli articoli, è chiaro che non facciamo un buon servizio alla causa che vogliamo rappresentare, al di là della nostra collocazione. Allora ci sono parti riscritte del testo originale, licenziate dalla Commissione e riverificate con emendamenti, penso che ci debba essere da parte vostra una attenzione politica, puntuale, perché le distanze non sono incolmabili, almeno sulle parti riferite al sostegno all'impresa, all'impresa artigiana, ai progetti speciali ed anche alla destinazione delle risorse a favore dei comuni per stipulare mutui che dovranno essere utilizzati per la realizzazione di infrastrutture primarie. Su questo io so che ci possono convergenze, come so che ci sono divergenze sulle società miste. Allora trattiamo quelle parti della divergenza confrontandoci in modo serrato ma lavoriamo, lo dico per tutti e per il Consiglio regionale, per licenziare il testo rapidamente, perché buona parte degli argomenti che sono stati proposti dalle opposizioni e riferite al sostegno allo sviluppo sono sì presenti nella 447 ma vengono ripresi nella 363 e vengono chiusi, concretizzati nella finanziaria che discuteremo nei prossimi giorni, e quindi l'insieme delle indicazioni, il pacchetto unico che viene proposto può trovare, a mio giudizio, anche il sostegno di colleghi, o dei colleghi dell'opposizione che sono più attenti al sostegno all'impresa, al lavoro e allo sviluppo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Grazie Presidente, trovo innanzitutto davvero singolare, se non anche inquietante, che su un dibattito che riguarda il problema delle lavoro e dello sviluppo in Sardegna sia assente dai banchi della Giunta il Presidente della Giunta regionale. E` un fatto davvero inquietante anche perché troppa demagogia, consentitemi colleghi, mi rivolgo non solo ai gruppi della minoranza ma anche ai gruppi della maggioranza, troppe parole anche fini a se stesse sono state parole in libertà dallo stesso presidente Palomba su un tema che ha caratterizzato il dibattito politico di questi ultimi 8 mesi.

Ritengo inquietante l'assenza del presidente Palomba al quale avrei voluto rivolgere una domanda, anzi una sollecitazione, che nulla ha a che vedere con il problema del lavoro, ma che ha certamente a che vedere con il sistema della burocrazia regionale che influenza sì, poi le dinamiche anche di spesa e quindi dello sviluppo e del lavoro, perché riferisse urgentemente in Aula quanto si è appreso dagli organi di informazione in relazione a vicende che hanno coinvolto e stanno coinvolgendo i vertici della burocrazia regionale intorno a questioni che penso non lascino tranquilli né gli interessati, non possono lasciare tranquillo il presidente Palomba come se nulla fosse accaduto, non possono lasciare sereni certamente i consiglieri regionali.

Il Gruppo di Forza Italia preannuncia anche su questo tema una iniziativa nell'esercizio delle funzioni di ispezione e di controllo per avere tutti gli elementi conoscitivi sulla vicenda che riguarda, per altro, il vertice della burocrazia di un assessorato importante come quello del turismo, del commercio e dell'artigianato. Perché non vorremmo poi che, per esempio, gli artigiani, i commercianti, coloro che hanno impostato qualunque tipo di pratica, di domanda, chi fa il ricorso al credito alberghiero possa avere avuto ritardata la propria pratica, la propria domanda di contributo, la propria richiesta, qualunque essa sia, solo perché è in atto una guerra tra funzionari con la copertura di alcuni vertici istituzionali regionali e con quello che di sicuramente non lecito mi pare avere colto in alcune prese di posizione, in alcuni atti e comportamenti quali quelli riferiti dalla stampa.

Siccome io della stampa però non mi fido, è chiaro che ci rivolgeremo direttamente al Presidente ed agli assessori interessati per avere lumi sulla vicenda. E` un fatto inquietante che oggi non sia qui il presidente Palomba, anche per smentire fatti di una gravità, e non sono stati ad oggi smentiti, quelli che abbiamo appreso dagli organi di informazione. Ma oramai questo è il livello di scarsa considerazione, di scarsa sensibilità, anche sul piano istituzionale, che si ha di questo Consiglio da parte del Presidente della Giunta regionale che non si avverte nemmeno l'opportunità di riferire in aula.

Veniamo al testo oggi in discussione: il Gruppo di Forza Italia ha già reso all'Aula le sue considerazioni sul piano tecnico e sul piano economico. Le riflessioni degli economisti del nostro Gruppo, di Desiderio Casu, di Giorgio Balletto ma direi degli amici che ieri si sono avvicendati e per la verità è stata molta intensa la partecipazione del Gruppo di Forza Italia al dibattito su questo tema, hanno già chiarito quella che è la posizione di Forza Italia, posizione che qui oggi io confermo appieno. Ma residuano alcune brevi considerazioni di ordine politico che riteniamo importante non far mancare a un dibattito che per altro l'Aula, mi pare, ha già voluto rendere spoglio e ininfluente.

La prima è che la conferenza madre di tutte le riforme è del 21 aprile, se male non ricordo, oggi è il 2 dicembre. Dovevano essere approntate misure straordinarie, di qui lo stesso titolo inutilmente pomposo imposto al piano, e sono invece poste dopo quasi otto mesi delle misure che hanno un solo nomen tecnico come recita la stesso testo, e cioè assestamento e rimodulazione del bilancio. Si tratta di quell'ordinario strumento di assestamento che perviene in questo caso addirittura con un notevolissimo ritardo, e questo sicuramente non era nelle intenzioni dell'assessore Scano, che con la sua nota serietà che gli riconosciamo, aveva però, forse confidando troppo nella efficienza di una Giunta che si è caratterizzata per scarso impegno e immobilismo, che la misura di assestamento sarebbe pervenuta all'Aula nel maggio di quest'anno. Oggi noi stiamo parlando di assestamento del bilancio, e quindi questo sia chiaro, innanzitutto sia chiaro al signor Valentini, non perché meriti di essere ricordato in quest'aula, ma per tutto il can can che ha fatto sul piano straordinario del lavoro, sappia che stiamo discutendo oggi di una misurina, quella appunto di assestamento e rimodulazione del bilancio.

La si può chiamare piano straordinario per il lavoro, allo stesso modo con cui la si può chiamare misura per il riordino idrico, per toccare un tema ancora molto caro al presidente Palomba, posto che egli è anche il commissario governativo per l'emergenza idrica, che come al solito deve confidare nelle preghiere che nelle nostre comunità si elevano al Signore.

Ma voglio ricordare che il 21 aprile venne l'allora vicepremier Veltroni, oggi segretario del maggior partito di Governo e della maggioranza, e ricordo bene che in quella occasione promise terre e mari. Niente è stato mantenuto, e riconosciamolo, ma riconosciamolo come sardi, non come esponenti della opposizione per contrapporci ai colleghi della maggioranza. Su questo Cugini ha ragione, perché non serve fare battaglie muro contro muro su temi come questi, però riconosciamo fino in fondo anche gli errori, le manchevolezze, le omissioni gravi e cioè che da quella venuta di Veltroni in Sardegna, del Ministro del lavoro, Treu, noi abbiamo raccolto solo un fallimento.

E da quelle visite sarde fallimentari, alle quali poi ne sono seguite anche altre, anche dei Ministri dell'interno, per porre rimedio all'emergenza dell'ordine pubblico, eppure l'ordine pubblico, soprattutto nel nuorese, sappiamo che ormai ha superato anche i livelli della stessa emergenza. Quindi parate che sono servite forse a rianimare in quel periodo un Ulivo che stava morendo e che in Sardegna non è mai nato, che sono forse servite a sostenere qualche candidato nelle competizioni amministrative che si svolgevano in quel periodo, ma che per i sardi, per i disoccupati sardi hanno rappresentato un indubbio fallimento.

Voglio ricordare che la disoccupazione in Sardegna ha un tasso che fa rabbrividire, e questa è una cosa nota, è una cosa notissima. Sappiamo anche che non si tratta di un problema sardo: è un problema nazionale, è un problema del Meridione, in particolare, della nostra nazione. Ma in Sardegna il tasso di disoccupazione si avvicina al 30 per cento, cifra in più, cifra in meno, ma possiamo portarlo anche al 20 per cento. Non discutiamo ora e non litighiamo sulla misura, come spesso fa il presidente Palomba accreditando e ingenerando -ma su chi? sui sardi disoccupati? - che la disoccupazione in Sardegna non esista? Egli sa bene che dal 1994, da quando egli ha assunto la responsabilità di governo, in Sardegna il tasso di disoccupazione è aumentato di oltre sei punti percentuali, e questo significa che in Sardegna una persona su tre non ha lavoro, cioè significa che una persona su tre non ha libertà di azione e di movimento; significa che una persona su tre non gode di diritti civili e di diritti politici.

E' dunque un dato che va oltre il puro dato economicistico e che rivela la sua natura tutta politica, perché la mancanza di occupazione è mancanza effettiva di accesso alla cittadinanza. Non v'è dubbio che l'esercizio dei diritti civili dipenda dalla indipendenza dal bisogno e da una collocazione umana in un sistema di produzione e di scambio.

E allora, cari colleghi, dal 21 aprile otto mesi non sono serviti che a presentare all'Aula una manovrina di assestamento, ed è a nostro avviso un ritardo che ormai non sorprende più nessuno, un ritardo cronico, l'ennesimo ritardo collezionato da questa come dalle altre giunte Palomba.

Raccolgo positivamente l'invito che viene dai banchi della maggioranza, proprio perché ci rendiamo conto della gravità del problema occupazionale, del problema lavoro e del problema sviluppo. Noi su questo tema non facciamo e non faremo muro contro muro, però tenendo ben presenti le responsabilità che sono delle forze politiche che sono al governo, e cioè il centrosinistra, rispetto a chi non ha gli strumenti del potere, e cioè le minoranze, le opposizioni che hanno soltanto in questa aula il compito, il diritto e il dovere di stimolare l'azione di governo, di approntare misure, soluzioni, suggerire ogni ulteriore strumento che emendi, modifichi in senso migliorativo le misure proposte dalla maggioranza.

Ed è certo però che non si può pensare che alla questione disoccupazione e lavoro si possa dedicare uno spazio residuo e marginale dell'attività del governo, quale appunto l'occasione dell'assestamento del bilancio, o che -come invece succede in Sardegna, dicevo all'inizio del mio intervento - ci si dedichi con grande attenzione propagandistica al problema, ma non si dispongano le risorse per affrontare la questione, che come tutti abbiamo presente, è davvero drammatica.

Intendiamo dire che per risolvere, o per affrontare il problema lavoro, devono essere innanzitutto reperite le risorse. Devono essere reperite e trovate con sollecitudine ed attenzione, e siccome ancora la Sardegna non stampa carta moneta e purtroppo la Sardegna non produce ricchezza, né possiamo fare ricorso - come hanno detto ieri i colleghi Casu e Balletto - a una scriteriata campagna di mutui, che sta ingessando il bilancio della Regione per i prossimi dieci anni, portandolo a una situazione di vera e propria bancarotta, allora sarà necessario, per dedicarsi seriamente alla questione lavoro, innanzitutto liberare le risorse, quelle che già abbiamo, che sono disponibili.

E da dove? Ma la risposta è naturale, ovviamente dalle spese improduttive. Si parla sempre di tagliare enti decotti, società fallimentari, si invita la Regione a privatizzare con sollecitudine, si invita la Regione a fare un passo indietro rispetto alla gestione di attività economiche, si invitano gli Assessori ad evitare consulenze costosissime sul sesso degli angeli, ad evitare gli inutili sprechi, ed allora sicuramente questo sarà il segnale per reperire se non tutte, almeno parte consistente delle risorse che possiamo naturalmente destinare per allargare la base produttiva e quindi ricreare quel circolo virtuoso che consenta di superare i limiti allo sviluppo, e quindi anche la grave crisi occupazionale in Sardegna.

Il collega Cugini ha posto alcuni problemi, io voglio a lui rispondere con altrettanta chiarezza. Qui non si tratta di riconoscere il fallimento di un'azione politica, questo lo giudicheranno i sardi, però è vero che in questi otto mesi si è davvero perso tanto di quel tempo su un problema che probabilmente con meno condizionamenti, anche politici contingenti, con qualche condizionamento in meno del segretario Valentini, che lo ha posto come condizione per il suo ingresso in Giunta, cioè il problema lavoro è stato trattato non per quello che è e per quello che doveva essere, ma è stato trattato sul peso - noi diciamo - del ricatto politico. E senza tutto ciò penso che anche in Aula, probabilmente, io su questo accetto la sfida perché siamo ancora in tempo, per consentire di approvare un testo, ma che sia un testo serio, che sia un testo che non crei nuova disoccupazione, perché vedete noi siamo contrari al lavoro assistito, siamo contrari perché non dà nessuna prospettiva ai lavoratori ed ai disoccupati, però siamo convinti che questo testo non può accrescere la disoccupazione eliminando - per esempio, a proposito dei progetti obiettivo - alcune categorie, immotivatamente. Ed allora, proprio perché riteniamo che il piano non deve creare nuovi disoccupati, almeno in questa fase, posto che non è un piano per il lavoro, ma è una manovra di assestamento, recuperiamo quei progetti obiettivo che possano dare prospettiva di stabilità e di occupazione ai lavoratori.

E mi riferisco, per esempio, a quelli che sono interessati dalla misura per i litorali. Siamo d'accordo ad estendere i benefici della legge numero 15 agli artigiani, perché è incomprensibile che una categoria come quella degli artigiani, che rappresenta il substrato della nostra economia, escludere immotivatamente gli artigiani. Siamo perfettamente d'accordo per recuperare in questa manovra di assestamento del bilancio, e abbiamo predisposto in questo senso proprio degli emendamenti per riproporre ciò che già esisteva nel testo originario, con riferimento ai distretti industriali. Siamo in totale disaccordo, invece, per quanto riguarda la misura prevista dall'articolo 19. Rimangono tutte le nostre perplessità, perché nell'articolo 19 si parla genericamente di progetti predisposti dai Comuni, di iniziative locali per l'occupazione e lo sviluppo, e noi sappiamo che non basta affermarlo perché si realizzi, occorre che l'obiettivo sia considerato fattibile e l'intera manovra debba essere, dunque, considerata credibile. Questo lo abbiamo già detto in Commissione, lo hanno detto ieri in Aula i colleghi di Forza Italia, ciò non è assolutamente credibile.

Noi ci chiediamo, ma perché le attività stabili, cioè le attività che sono in grado di reggersi da sole nel mercato sia sotto forma di società mista, di cooperativa o di imprese individuali dovrebbero essere promosse dai Comuni, con quali strumenti, perché non basta fare un piano per far sorgere le nuove iniziative, come l'esperienza della pianificazione regionale, dei comprensori e delle Comunità Montane e da ultimo i programmi integrati d'area hanno dimostrato.

L'ente pubblico, ricordiamocelo, non è un imprenditore, quindi non è in grado di promuovere alcuna iniziativa di tipo imprenditoriale e laddove l'ha fatto ha miseramente fallito, ha creato una voragine di debiti, e ha creato poi problemi gravissimi per i lavoratori, per il problema del collocamento di quei lavoratori. Quindi per noi è semplicemente folle pensare che le nuove attività produttive possano essere il frutto della burocrazia comunale, sia pure aiutata in questo suo impegno dalla burocrazia regionale.E altre due misure, a proposito di burocrazia regionale, sono urgenti e immediate, e qui rilancio la sfida al collega Cugini e ai colleghi della maggioranza, sei mesi non sono tanti, però rappresentano un tempo sufficiente per realizzare due condizioni minime che sono la riforma vera della burocrazia, la riforma della legge numero 1 e la riforma di quel sistema normativo che rappresenta il vero limite, l'imbrigliamento alla iniziativa di impresa.

Oggi i sardi, gli imprenditori sardi sono dipendenti dal potere politico, c'è un sistema normativo che rende assolutamente impossibile creare imprese in Sardegna. Chi si avventura, per esempio, per chiedere un finanziamento ai sensi della legge numero 28/84 deve sottostare, così mi dicono gli esperti, ad almeno quarantacinque richieste di autorizzazioni, certificazioni e documenti di vario genere.

La legge numero 33, che prevede i contributi in conto occupazione, che sono nella gestione di uno strumento che doveva essere agile, strumento da porsi proprio per monitorare e soprattutto creare anche le occasioni di lavoro, come l'Agenzia regionale del lavoro, che è stato un autentico fallimento, che è un fallimento e con esso hanno fallito quelle leggi, giuste come la legge numero 33, che non riesce a trovare assolutamente attuazione, sia perché non è possibile dar corso alle istruttorie, mi dicono che siano bloccate dal 1992 - 1993 e soprattutto perché mancano le risorse.

Ed allora questa, che è una legge di rimodulazione di bilancio e di assestamento, si ponga anche un obiettivo, che è quello di rifinanziare in misura congrua le attuali leggi di incentivazione che già esistono, non c'era bisogno di sbandierare un piano del lavoro. La legge 15, con l'estensione appunto agli artigiani, la legge 33/88, la legge 268 per la quale gli imprenditori, mi dicono, hanno crediti verso la Regione per oltre quattrocento miliardi ed infine, appunto, la richiamata legge 28, sulle quali pendono situazioni pregresse che richiedono il pagamento dei contributi arretrati dovuti sulle pratiche di finanziamento già approvate.

Ed allora concludo questo breve intervento sollecitando, anche, i colleghi della maggioranza e i rappresentanti del Governo, perché su questo provvedimento se vogliamo recuperarlo, porci un obiettivo serio, sereno ma serio, chiaro, senza demagogia e senza infingimenti, bene, valutiamo cosa possiamo e cosa dobbiamo fare nelle prossime ore, altrimenti noi non ci sentiremo corresponsabili di approvare un qualcosa che non ha alcuna ricaduta per lo sviluppo della Sardegna e soprattutto per l'occupazione dei sardi.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'assessore Scano.

SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. La Giunta è presente a pieno titolo. Il Presidente della Giunta ha dovuto esercitare, anche stamane, dei compiti istituzionali non rinviabili, debbo dire però, poiché la critica che ho sentito al Presidente mi è sembrata ingenerosa, che la mia esperienza politica ed anche istituzionale mi consente di dire - senza timore di essere smentito - che il presidente Palomba è tra i Presidenti di Giunta che si sono succeduti in questa Regione uno sicuramente dei più presenti in Aula.

Ho sentito due critiche provenienti legittimamente dalle opposizioni. Il "447", cioè il programma per lo sviluppo e per il lavoro, secondo la prima critica sarebbe una piccola cosa, una manovrina, un ordinario assestamento, secondo la seconda critica sarebbe invece una mostruosa operazione, sotto il profilo del volume delle risorse impiegate ed anche dell'indebitamento.

Dalle due l'una però, o è giusta la prima o è giusta la seconda, perché queste due critiche sono in contraddizione tra di loro. In questo caso - se mi si consente di esprimermi in questo modo - terzium datur, cioè può essere che siano infondate ambedue. E` ciò che il Governo regionale pensa e mi pare anche la maggioranza, anzi senza dubbio anche la maggioranza, naturalmente nel pieno rispetto delle opinioni diverse, legittime, espresse in quest'Aula dalle opposizioni.

La prima considerazione che desidero svolgere riguarda il carattere d'insieme della manovra, questo mi sembra un dato obiettivo. Cioè, c'è una unitarietà politica, tecnica e finanziaria che lega, in un quadro unico, il "447" che stiamo esaminando, cioè il programma per lo sviluppo e per l'occupazione, il "387", che nella nuova classificazione mi pare abbia assunto la numerazione "363", se non sbaglio, con questi numeri ci si può confondere, la legge approvata dal Consiglio sui centotrenta miliardi per il rifinanziamento della legge 15, la legge finanziaria, il bilancio ed aggiungo il disegno di legge - molto importante anche se se ne parla poco - "415"A che consente l'utilizzo di risorse provenienti dalle contabilità speciali, leggi di rinascita, 588 e 268. Stiamo rimettendo nel circuito della programmazione e della spesa risorse che erano ormai ingiustificatamente e per certi versi anche inspiegabilmente su un binario morto.

Quindi è un'operazione unica che il Consiglio regionale non può che considerare e valutare nella sua interezza, nell'insieme, al di là dell'autonomia dei singoli momenti assembleari di esame, di discussione e di voto.

Il significato e la filosofia di bilancio che ispira tutto questo insieme possono essere riassunti in due punti. Primo punto, rilancio dello sviluppo; secondo punto, governo dei conti regionali per consentire una nuova programmazione.

Sul primo punto credo che sia difficile non convenire, e mi pare che anche dalle opposizioni venga questa sottolineatura, sulla necessità e l'urgenza di forti investimenti pubblici, nazionali e regionali, si è aperta tra l'altro anche nazionalmente e in Europa una nuova riflessione sulla interpretazione di Maastricht, del patto di stabilità e sulla necessità che l'Unione Europea metta sullo stesso piano Euro e coesione, concorrenza e sviluppo.

Perché siamo, credo, tutti d'accordo sulla necessità di una scelta di forti investimenti produttivi? Perché tutti ragioniamo, maggioranza ed opposizione, partiti politici, forze sociali, cittadini, sugli indicatori sociali ed economici ed anche sui dati di tendenza, quindi tutti sappiamo, tutti conosciamo, sono stati richiamati negli interventi, il differenziale di crescita negativo che emerge se raffrontiamo i dati sul prodotto interno lordo '92 - '97 della Sardegna del centro - nord, in Sardegna c'è una crescita, questo dice il dato cumulato, di due punti, quindi un progresso, ma nello stesso periodo di tempo, ripeto '92 - '97, il centro nord vede progredire il prodotto interno lordo dell'8,5 per cento, quindi con un incremento del differenziale negativo; è un dato, non è un'opinione.

Così come i dati di tendenza sul tasso di disoccupazione per il medio periodo dicono che in assenza di forti politiche e di investimenti pubblici e privati il tasso di disoccupazione rischierebbe fortemente - questa è la previsione - di non schiodarsi dai tassi attuali, che sono superiori, insostenibilmente superiori al venti per cento, nel nostro caso il ventidue per cento circa.

E quindi non possiamo non ragionare di uno sforzo davvero formidabile, io non dico straordinario perché il termine straordinario mi fa pensare alle politiche straordinarie, qui invece si tratta di scelte che devono incidere sia sull'ordinarietà, oltre che utilizzando anche la leva della straordinarietà, e questo stiamo facendo. E l'operazione si colloca, voglio dire questo con puntualità, non polemicamente, perché non avverto l'esigenza di polemizzare, al Capogruppo Italo Masala, che questa operazione si colloca in una linea di continuità e di sviluppo dell'articolo 19 della legge finanziaria del '98. Non voglio sostenere che c'è tutto dell'articolo 19, voglio dire che c'è molto, che c'è tantissimo. Comunque su questo naturalmente è aperta una discussione e c'è la disponibilità, nei limiti del possibile, della Giunta regionale a recepire le proposte di integrazione e di completamento che assicurino la piena coerenza rispetto a quell'articolo che non fu una furberia, fu una cosa seria e dunque ci riteniamo impegnati.

Il secondo punto, oltre alla scelta di un forte volume di investimenti pubblici, è quello del governo dei Conti, per disporre un governo reale dei conti della Regione, per disporre delle risorse per una nuova programmazione. Governo dei Conti vuol dire innanzitutto trasparenza e consapevolezza della effettiva situazione. Il documento di programmazione economica e finanziaria, i documenti consuntivi, il conto del patrimonio che in questo arco di tempo sono stati prodotti e che ci consentono di dire, da questo punto di vista, di avere le carte in regola( consuntivi, conto del patrimonio) abbiamo avuto questo riconoscimento, e non può che farci piacere, da parte della Corte dei Conti, ciò che si può dire è che a questo punto, dopo il D.P.E.F. e dopo i documenti a cui ho fatto riferimento i dati sono chiari, disponibili, aperti, trasparenti, e questo intanto è un fatto positivo, poi arriverò alla questione dell'indebitamento. Governo dei Conti vuol dire che dobbiamo essere consapevoli dei vincoli esterni che si pongono alla finanza regionale, mi riferisco alla legge finanziaria dello Stato, cioè al patto di stabilità interno che vincola (mi pare che sia l'articolo 21 della legge finanziaria dello Stato 1999) tutto il sistema pubblico, tutto il sistema delle autonomie locali al rispetto dei parametri di Maastricht e chiama tutti a concorrere al contenimento della spesa e al piano di rientro dal debito. Governo dei Conti significa compatibilità, attenzione alle compatibilità di bilancio, e preciso che vuol dire dunque governare l'indebitamento, non possiamo purtroppo, ma questo emergeva in modo limpido dal D.P.E.F., non ricorrere all'indebitamento. C'è un'analisi nel D.P.E.F precisa sull'entità delle risorse disponibili nel breve e nel medio periodo, sull'insufficienza delle risorse, sulla necessità e sulla misura del debito, purtroppo indispensabile. Governare tuttavia l'indebitamento e, nella stessa direzione, ristrutturare la spesa. Ristrutturare la spesa è e sarà per i prossimi anni una sfida dura, al di là del colore politico di chi ha o avrà la responsabilità di governo. Alcune scelte sono contenute in questa finanziaria, scelte di rimodulazione della spesa, scelte di collocazione di alcune delle risorse per alcuni comparti di spesa non nei capitoli operativi del bilancio, ma nella tabella nuovi oneri legislativi, dei passi quindi importanti si stanno facendo. Penso che la ristrutturazione e riqualificazione della spesa sia una delle grandi sfide di governo che stanno di fronte alla classe dirigente sarda. Governo del Conti per la nuova programmazione, dobbiamo costruire la nuova programmazione, completando il superamento dei vecchi strumenti, delle vecchie norme e delle vecchie procedure, varando dopo il primo, con qualche mese di anticipo spero e credo rispetto alla scadenza prevista dalla legge, il secondo documento di programmazione economica e finanziaria al quale la Giunta regionale attribuisce una grande importanza, varando subito dopo la finanziaria il disegno di legge di riforma della struttura del bilancio, lasciando così una grande riforma alla prossima legislatura, cioè la nuova struttura del bilancio, il bilancio organizzato per unità previsionali di spesa e non più per centinaia e centinaia di capitoli, e costruire la nuova programmazione significa realizzare (c'è un importante progetto in corso di attuazione) un effettivo sistema di monitoraggio e di valutazione della spesa, e raccordando tutto ciò con uno sforzo che deve essere davvero molto intenso per il miglioramento quantitativo e qualitativo nell'utilizzo dei fondi nazionali, ho fatto prima un riferimento al riutilizzo delle risorse prevenienti dai piani di rinascita, credo che i consiglieri capiscano bene che cosa sto dicendo, e dei fondi comunitari.

E' positivo il miglioramento nell'utilizzo del quadro comunitario di sostegno, parlo del POP 1994-99, ma non è ancora soddisfacente, e dobbiamo predisporci, attrezzarci per quanto riguarda il quadro comunitario di sostegno 2000-2006, a disporre del piano programma, quindi delle linee progettuali in tempo utile affinché si abbiano prima i programmi e poi le risorse, secondo una sequenza corretta ma inconsueta, e non prima le risorse e poi i programmi.

Per quanto riguarda questo obiettivo la Giunta regionale proprio ieri ha approvato un documento di indirizzi sul prossimo quadro comunitario di sostegno, che quindi verrà immediatamente trasmesso al Consiglio, in modo che tale che possiamo, dopo che il Consiglio l'avrà esaminato e varato con le necessarie integrazioni e modifiche, disporre della piattaforma da cui estrarre in poche settimane, io dico in due mesi, per dare una dimensione temporale, il piano programma per il prossimo quadro comunitario di sostegno.

Nella questione dell'indebitamento: io ritengo sia importante la convergenza che si è realizzata tra Governo, maggioranza, opposizioni, nel mettere in primo piano la questione delle risorse e anche la questione dell'indebitamento, e quindi la Giunta intende misurarsi con serietà con gli argomenti posti dall'opposizione. Colgo anche l'occasione per ringraziare Giorgio Balletto per le parole cortesi che ha avuto nei miei confronti, desidero però anche precisare che non mi considero un tutore del rigore sconfitto dalla sua maggioranza, mi considero invece una persona che con altri si sforza di coniugare sviluppo e risanamento, che è una sfida molto difficile e sarebbe difficile per chiunque sedesse in questi banchi e chiunque esercitasse la carica di Assessore del bilancio e della programmazione.

Desiderio Casu ha fatto un ragionamento penetrante e compiuto sulla questione dell'indebitamento, tuttavia i dati esposti non identificano - chiedo scusa a Desiderio, il quale oltre che un'amabile persona è un esperto conoscitore di questa materia -con precisione l'indebitamento effettivo della Regione, perché per ottenere questo risultato, cioè identificare con precisione l'indebitamento deve essere indicata non la somma di tutti i proventi dei mutui contratti, sia che siano a carico della Regione che a carico dello Stato, ma naturalmente solo i primi, cioè quelli che comportano oneri da fronteggiare con le risorse proprie del bilancio regionale; così come sono estranei all'indebitamento della Regione anche i mutui che, sebbene previsti nel bilancio regionale, siano stati contratti a seguito di disposizioni statali che abbiano previsto che gli oneri di ammortamento siano a carico esclusivo dello Stato. Quindi, se calcoliamo, è ovvio, allora la somma è diversa. Se ragioniamo sui mutui a carico delle risorse regionali il totale, per quanto riguarda questa voce, cioè i mutui contratti al 31/12/1997, ci permette di identificare la cifra di 1.102.330.000.000 (?).

Aggiungo anche qualche considerazione sui residui perenti. Anche qui occorre osservare che si tratta di un importo che è sicuramente contraibile, in quanto considera tutte le somme che contabilmente sono qualificate come impegnate senza che risulti operata una revisione di detti impegni finalizzata all'eliminazione formale di quelli insussistenti, sia per esaurimento della necessità di pagamento, sia per sopravvenuta decadenza o prescrizione dei diritti o del diritto dei terzi. Il decreto di impegno è una prassi ordinaria della nostra amministrazione, dovrebbe esserlo anche il decreto di revoca, ove ne sussistano i presupposti, ma pare che questa prassi sia un tantino inconsueta. La stima che noi facciamo (è una stima tutta da verificare) è che dobbiamo ragionare sul 50 per cento della somma indicata correttamente nei documenti contabili. Ci sono poi gli altri debiti patrimoniali quantificati in lire 57.226.000.000 e quindi, fatte queste precisazioni, possiamo avere il quadro dell'indebitamento conclusivo, che sommando i mutui contratti, i residui perenti -sto sommando i residui perenti nell'insieme, nonostante il ragionamento che ho fatto sulla stima del 50 per cento per quanto riguarda la contraibilità delle cifre indicate -, sommando ancora gli altri debiti patrimoniali, il piano di rientro dal disavanzo finanziario previsto nell'articolo 2 della legge finanziaria, e l'indebitamento della presente legge, abbiamo la cifra di 5.758.000.000.000 anziché 7.615.898.000.000, cioè i nostri calcoli differiscono per 2 mila miliardi. In ogni caso l'onere che il bilancio sostiene è desumibile con molta chiarezza dagli articoli 1 e 2 della legge finanziaria (mi rendo conto che questa è un parte un po' ostica del mio intervento, ma credo che sia una parte piuttosto interessante dal punto di vista della sostanza, le cifre sono aride, ma è un punto molto delicato) e in termini di rata annua l'indebitamento è il seguente: nel 1999 è di 440 miliardi (parliamo della rata, quindi dell'onere a carico del bilancio per anno); nel 2000 di 496, nel 2001 di 544 e, a partire dal 2002 sino al 2007 di 795. Lo scenario prospettato nel D.P.E.F. quindi risulta nelle sue linee essenziali confermato, naturalmente non avevamo previsto con precisione, né potevamo, l'onere per il piano per il lavoro, ma il quadro e il ragionamento, l'impianto del D.P.E.F. risulta confermato dalla cose che noi stiamo dicendo e decidendo. Nel D.P.E.F. si esprimeva in mille miliardi il limite di rata di indebitamento e, attualmente, senza la copertura dell'onere derivante dalle necessarie integrazioni ai bilanci successivi al 1999, gli oneri annui per gli anni dal 2002 al 2007 sono previsti in 800 miliardi; 800 miliardi all'anno senza gli oneri prevedibili per le integrazioni ai bilanci successivi al 1999. Credo di aver dato un quadro piuttosto preciso della questione dell'indebitamento.

La conclusione è che il ritmo, più che lo stato, la dinamica è assolutamente seria, e che dunque sia da una parte indispensabile per i motivi detti disporre forti interventi regionali per l'economia e per il lavoro, e lo stiamo facendo, e dall'altra spendere meglio per quanto riguarda le finalità, le procedure, la ristrutturazione della spesa di cui prima parlavo, con l'obiettivo di liberare risorse dalle spese improduttive o scarsamente produttive per orientarle verso il lavoro e verso lo sviluppo.

Non è né possibile e né utile, riprendo argomenti della discussione, attardarci nella vecchia ricetta dell'economia pubblica, cioè prolungare - credo di potermi esprimere in questo modo - la logica dell'intervento straordinario finanziandola con il debito regionale. La politica di lotta alla disoccupazione (è stato detto da oratori della maggioranza e da oratori dell'opposizione, io sono d'accordo con chi l'ha detto, con gli uni e con gli altri) richiede una parte ragionevole di sostegno al reddito e al lavoro non in grado di autosostenersi, e richiede insieme la scelta di puntare con determinazione sull'aumento dell'occupazione stabile e produttiva. Il lavoro sicuramente lo creano le imprese non la pubblica amministrazione, il pubblico deve creare le condizioni per cui sorgano imprese capaci di competere e stare sul mercato. La spesa facile non è a noi consentita dal patto di stabilità, non è e non ci sarà consentita dal patto di stabilità, e del resto avrebbe effetti effimeri e illusori. Stiamo facendo in questo quadro, penso al volume delle risorse spendibili, cioè guardando da una parte allo sviluppo e al lavoro e dall'altra al governo dei conti, un enorme sforzo. Ribelle Montis ha detto delle cose che ho molto apprezzato, condivido tutto del suo intervento salvo le critiche alla Giunta naturalmente, vorrei dire però, Ribelle, che stiamo andando nella direzione di cercare di mobilitare un volume di risorse davvero consistente per il lavoro e per lo sviluppo, non è confrontabile, non c'è pari, non c'è raffronto con lo sforzo pure importante che sta facendo il Governo nazionale se guardiamo, in percentuale rispetto alle risorse regionali disponibili e prevedibili, alle molte risorse che stiamo, con l'operazione complessiva "447", "387", riutilizzo delle risorse provenienti dalle contabilità speciali, legge finanziaria e bilancio e legge sui 130 miliardi di rifinanziamento della "15" mettendo in movimento, è uno sforzo davvero grande. Sottolineo questo anche per dire che quantitativamente non si può andare oltre. Per evitare poi di doverlo dire in tutti gli emendamenti sul "447" e sulla legge finanziaria non c'è spazio salvo piccole operazioni per variazioni in aumento, la legge finanziaria andrà approvata quindi a saldo zero. Per il "447" disponiamo di un piccolo margine dato dai risparmi effettuati nel passaggio in Commissione terza, questo è il quadro.

Voglio però dire un'altra cosa: c'è invece uno spazio enorme per recuperare risorse (naturalmente lo dico innanzitutto a me stesso, alla Giunta, alla maggioranza, ma all'amministrazione nel suo complesso) non aumentando gli stanziamenti di questa e delle prossime leggi finanziarie, ma riducendo la forbice tra gli stanziamenti e gli impegni, e riducendo la forbice tra gli impegni e i pagamenti. Dentro queste due forbici c'è la storia stratificata dell'inefficienza della pubblica amministrazione e della Regione Autonoma Sarda; lì bisogna incidere, avvicinando gli impegni agli stanziamenti e i pagamenti agli impegni. E` troppo facile, di fronte ad un'esigenza reale, dire: "aumentiamo lo stanziamento". Poi voglio capire qual è la capacità di programmazione e qual è la capacità di spesa, altrimenti, l'aumento dello stanziamento crea residui, non crea sviluppo e non crea lavoro, e nell'utilizzo quantitativo e qualitativo delle risorse statali e comunitarie ci sono effettivamente, lo dico sobriamente ma lo dico, situazioni indifendibili.

Si sta aprendo in Sardegna una discussione utile sulle politiche di incentivazione, è venuto un contributo importante dalla cultura economica e anche dal dibattito consiliare sta venendo un apporto importante in questa direzione. Vedo la freccetta, chiedo se posso disporre di qualche minuto ancora, il ragionamento sull'indebitamento al quale sono stato costretto però dal collega Casu mi ha fatto allungare i tempi e sballare la previsione sui tempi di intervento, costretto in senso positivamente , naturalmente, una costrizione di cui lo ringrazio. Qui il punto è che bisogna aprire (è stato detto qui da tutti, da molti, da destra, dal centro e da sinistra) il sistema sardo a meccanismi di mercato, avere il coraggio di aprire al mercato. Sono sempre più numerosi coloro che rilevano che l'economia sarda è frenata dall'assistenzialismo, noi rischiamo di selezionare una strana tipologia di imprenditore la cui specializzazione produttiva sia di intercettare incentivi, è stato detto da molti qui e io lo ripeto, penalizzando la fatica di chi produce e conquista una fetta di mercato, non è certo questa la via dello sviluppo, così come non lo è l'espansione della pubblica amministrazione più o meno esplicita, cioè l'occupazione precaria finanziata su debito regionale. La via è invece lo sviluppo diffuso, come è stato detto, dell'impresa. C'è un pacchetto forte di investimenti produttivi, questo è il penultimo concetto che esprimo, nel "447" e nel "387", cito solo per rapidità, la 15, l'estensione all'artigianato, gli sgravi contributivi che sono una scelta unitaria della sesta Commissione, una scelta della Giunta, una scelta dell'opposizione e della maggioranza e che dobbiamo varare in questa sessione finanziaria complessiva. La Giunta raccoglie le proposte a reperire con un ulteriore sforzo risorse per potenziare la 28, poi vediamo quando arriviamo al punto, ripristiniamo i distretti, gli investimenti per le tecnologie avanzate; sulla legge finanziaria le risorse per il riordino fondiario, gli incentivi all'impresa, lo sviluppo locale, ne parleremo quando arriveremo agli articoli 19 e 20, il consolidamento per 10 anni delle risorse per lo sviluppo locale per i centri storici, le scelte forti, insufficienti ma forti, per la formazione e per la ricerca.

Per quanto riguarda gli emendamenti noi abbiamo fatto un ragionamento complessivo sia per il lato occorrenze, sia per lato disponibilità, sul "447", sul "387", sulla legge finanziaria e sul bilancio, poi è chiaro che avranno momenti diversi di esame, di discussione e di voto, ma è un quadro che necessariamente ed utilmente abbiamo dovuto tenere insieme, e gli emendamenti che la Giunta ha già presentato (ancora un paio d'ore e avremo completato e non ne presenteremo più secondo una prassi che abbiamo già avviato l'anno scorso, salvo eccezioni ragionevolmente motivate) raccolgono il dibattito e le proposte, non tutto, ma gran parte, avvenuto nelle Commissioni del Consiglio regionale con le forze sociali e con gli enti locali.

Sul "447" c'è un pacchetto di emendamenti tecnici (lo illustrerò nel giusto momento ma voglio anticiparlo) che risistemano la copertura finanziaria che per le annualità '99 - 2000 non è giudicata da noi dopo l'esame più ponderato che abbiamo avuto modo di eseguire del tutto perfetta sotto il profilo tecnico, perché potrebbe non assicurare il rispetto della norma statutaria dell'articolo 11, cioè la condizione che i mutui siano destinati ad opere di carattere permanente. La soluzione, ripeto, tecnica ma che non altera la sostanza, anzi alleggerisce probabilmente l'indebitamente complessivo, è spostare una quota di indebitamento dal '99 - 2000 al '98 naturalmente con una norma di conservazione degli stanziamenti per il '99, ci pare una soluzione tecnicamente obbligata.

Ho concluso, chiedo scusa e ringrazio per la pazienza per questo supplemento con il quale ho superato il tempo a disposizione della Giunta. Coerenza e coraggio sono richiesti sicuramente in primo luogo a chi governa, ma riguardano tutti e sono richiesti a tutti, anche perché nessuno oggi può sapere chi sarà poi chiamato dagli elettori a governare.

Per quanto riguarda i tempi il Polo nazionalmente ha assunto una posizione molto chiara, critica radicale ma disponibilità a concordare i tempi nell'esame della manovra. La Camera dei deputati, mi permetto di ricordarlo, in una settimana ha esitato il bilancio dello Stato, è importante varare il "447" nei tempi proposti, ed è importante, importantissimo evitare l'esercizio provvisorio che è tuttora evitabile.

Chiedo alla maggioranza di continuare come è stato in Commissione ad essere coerente e di non appesantire la manovra con gli emendamenti, sono certo che lo farà, e chiedo a nome della Giunta all'opposizione di avere a Cagliari lo stesso atteggiamento tenuto a Roma nell'interesse generale dei sardi.

PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Capigruppo. Prego i colleghi di non allontanarsi dall'Aula perché chiedo solo cinque minuti.

(La seduta sospesa alle ore 12 e 21 viene ripresa alle ore 12 e 46.)

PRESIDENTE. Per consentire il completamento della presentazione degli emendamenti, che vanno presentati prima della votazione al passaggio agli articoli, aggiorno l'Assemblea alle 13 e 30, quindi chiedendo ai colleghi che devono presentare emendamenti di farlo entro le 13 e 30. Gli emendamenti possono essere presentati solo prima del passaggio alla votazione degli articoli, la votazione per il passaggio agli articoli si farà alle ore 13 e 30; poi la Commissione, per esaminare questi emendamenti che sono una quantità notevole, si riunisce alle ore 16, lavora tutta la sera e il Consiglio riprende per l'esame e la votazione del provvedimento domani alle ore 9 e 30. La seduta è aggiornata alle ore 13 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 48, viene ripresa alle ore 13 e 30.)

Presidenza del Vicepresidente Zucca

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori dal punto in cui erano stati interrotti.

Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30, mentre la Commissione Bilancio è convocata per le ore 16.

La seduta è tolta alle ore 13 e32.