Seduta n.250 del 20/06/2002 

CCL Seduta

Giovedì 20 giugno 2002

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Salvatore Sanna

La seduta è aperta alle ore 10 e 10.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 4 giugno 2002 (244), che è approvato.

Continuazione della discussione dell'articolato e approvazione del testo unificato delle proposte di legge Sanna Salvatore - Biancu - Demuru - Pirisi - Sanna Gian Valerio - Sanna Giacomo - Cogodi - Scano - Calledda - Orrù - Cugini - Falconi - Pusceddu - Spissu - Sanna Alberto - Morittu - Sanna Emanuele - Balia - Fadda - Vassallo - Ortu - Marrocu - Giagu: "Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province" (235/B) e Biancareddu - Giovannelli: "Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province" (237/B)

PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 235/B e 237/B. Sono stati approvati i primi quattro articoli. Si dia lettura dell'articolo 5.

LICANDRO, Segretario:

Art. 5

1. L'articolo 11 della legge regionale n. 4 del 1997 è sostituito dal seguente:

"Art. 11 - Rapporti patrimoniali e finanziari

1. Le province preesistenti e quelle ridelimitate devono garantire alle nuove, in proporzione al territorio e alla popolazione trasferiti, il personale, i beni, gli strumenti operativi e le risorse finanziarie adeguati. Fermo restando che i beni immobili situati nel territorio della nuova provincia sono assegnati di diritto alla medesima, può essere decisa anche la cessione alla nuova provincia dei beni immobili, situati nel residuo territorio della provincia preesistente, che non siano più necessari al suo funzionamento a seguito della riduzione delle sue dimensioni.

2. Entro il termine perentorio di quarantacinque giorni antecedenti la data delle elezioni degli organi delle nuove province, le province preesistenti, di concerto con i commissari nominati dalla Giunta regionale per curare gli adempimenti conseguenti all'istituzione delle nuove province, procedono alla ricognizione della propria dotazione organica del personale e accertano lo stato di consistenza del proprio patrimonio. Entro lo stesso termine le province preesistenti determinano la misura dell'anticipazione finanziaria da attribuire in via provvisoria alle nuove province e deliberano il distacco del personale occorrente ad assicurare l'ordinato avvio del funzionamento delle medesime. In caso di inadempienza, il comitato regionale di controllo sugli atti degli enti locali procede, senza alcun indugio, alla nomina di un commissario ad acta, previa fissazione alla provincia di un termine entro cui provvedere non superiore a sette giorni.

3. I rapporti patrimoniali e finanziari tra le province di nuova istituzione e quelle preesistenti sono definitivamente regolati, d'intesa fra le medesime, entro un anno dalle prime elezioni degli organi delle nuove province.

4. Decorso tale termine, qualora una delle province lo richieda, i rapporti patrimoniali e finanziari sono definiti con provvedimento dell'Assessore, sentite le province interessate.

5. Il comma 4 si applica anche, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai rapporti ancora non definiti fra la provincia di Oristano e le province di Cagliari e Nuoro.".

PRESIDENTE. All'articolo 5 sono stati presentati due emendamenti, uno dei quali è stato poi ritirato. Si dia lettura dell'emendamento numero 14.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento sostitutivo totale Vargiu - Murgia - Onida - Corona - Capelli

L'art. 5 è sostituito dal seguente:

  1. L'art. 11 della L.R. n. 4 del 1997 è sostituito dal seguente:

"Art. 11 - Rapporti patrimoniali e finanziari.

I. Le province preesistenti devono garantire alle nuove, in proporzione al territorio e alla popolazione trasferiti, il personale, i beni, gli strumenti operativi e le risorse finanziarie adeguati alla popolazione ricadente nel territorio, sempreché l'esborso di tali risorse non sia pregiudizievole per la sopravvivenza della Provincia preesistente e della Provincia neo costituita. In tale ultima ipotesi la Regione Sardegna dovrà provvedere, con propri finanziamenti, a ripristinare gli equilibri di bilancio occorrenti: la misura di tali finanziamenti verrà determinata a seguito delle procedure di cui al successivo comma di concerto tra le Province preesistenti ed i Commissari nominati dalla Giunta Regionale. I beni immobili situati nel territorio della nuova provincia sono assegnati di diritto alla medesima.

II. Entro il termine perentorio di 45 giorni antecedenti la data delle elezioni degli organi delle nuove province, le province preesistenti, di concerto con i commissari nominati dalla Giunta regionale per curare gli adempimenti conseguenti all'istituzione delle nuove province, procedono alla ricognizione della propria dotazione organica del personale e accertano lo stato di consistenza del proprio patrimonio. Entro lo stesso termine le province preesistenti determinano la misura dell'anticipazione finanziaria da attribuire in via provvisoria alle nuove province, nei limiti di salvaguardia degli equilibri di bilancio di cui al precedente comma 1, e deliberano il distacco del personale occorrente ad assicurare l'ordinato avvio del funzionamento delle medesime. In caso di inadempienza, l'assessorato competente procede, senza alcun indugio, alla nomina di un commissario ad acta, previa fissazione alla provincia di un termine entro cui provvedere non superiore a sette giorni. Qualora l'inadempienza delle province preesistenti sia causata dalla necessità di salvaguardia delle risorse di cui al comma I, il termine di sette giorni decorrerà dalla data di assegnazione alle Province preesistenti, da parte della Regione Sardegna, delle somme occorrenti per consentire la normale operatività degli enti.

III. I rapporti patrimoniali e finanziari tra le province di nuova istituzione e quelle preesistenti sono definitivamente regolati, d'intesa fra le medesime, entro il termine di novanta giorni decorrenti dal momento in cui la Regione Sardegna avrà trasferito le eventuali somme occorrenti al regolare funzionamento di tutte le province." (14)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.

CORONA (F.I.-Sardegna). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli, relatore.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna), relatore. Il relatore si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 14. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 6.

LICANDRO, Segretario:

Art. 6

1. Nel Capo II della legge regionale n. 4 del 1997, dopo l'articolo 20 è aggiunto il seguente articolo:

"Art. 20 bis - Collegi elettorali

1. In ogni provincia sono costituiti tanti collegi quanti sono i consiglieri provinciali ad essa assegnati.

2. A nessun comune possono essere assegnati più della metà dei collegi spettanti alla provincia.

3. Le tabelle delle circoscrizioni dei collegi per l'elezione dei consigli delle province della Sardegna sono stabilite dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali, ed emanate con decreto del Presidente della Regione, sulla base dei seguenti criteri:

a) deve essere prioritariamente garantita la coerenza del bacino territoriale di ciascun collegio, avuto riguardo alle caratteristiche economico-sociali e storico-culturali del territorio;

b) i collegi devono essere costituiti da un territorio continuo, salvo il caso in cui il territorio comprenda porzioni insulari, e per quanto possibile non devono dividere il territorio comunale, salvo il caso dei comuni che, per le loro dimensioni demografiche, comprendano al loro interno più collegi;

c) le dimensioni demografiche dei collegi devono essere il più possibile omogenee, per quanto consentito dal rispetto dei criteri di cui alle lettere a) e b).

4. La proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali è definita sulla base delle indicazioni formulate, entro due mesi dal suo insediamento, da una commissione per la verifica e la revisione dei collegi elettorali provinciali, nominata dall'Assessore e composta dal direttore regionale dell'Istituto nazionale di statistica, o da un suo delegato, che la presiede, e da due altri esperti in materie attinenti ai compiti che la commissione è chiamata a svolgere.

5. La proposta, prima della sua approvazione da parte della Giunta regionale, è trasmessa al Consiglio regionale, ai fini dell'espressione del parere da parte della Commissione permanente competente per materia; laddove la proposta si discosti dalle indicazioni della commissione di esperti, l'Assessore deve indicarne i motivi; il parere va espresso entro venti giorni dalla ricezione della proposta, decorsi i quali si prescinde da esso. Qualora il decreto non fosse conforme al parere consiliare, il Presidente della Regione, contemporaneamente alla pubblicazione del decreto, deve inviare al Consiglio regionale una relazione contenente adeguata motivazione.

6. La commissione per la verifica e la revisione dei collegi elettorali provinciali, composta a norma del comma 4, è nominata dopo ogni modifica delle circoscrizioni provinciali o del numero dei consiglieri assegnati alle province e dopo ogni censimento generale della popolazione.".

PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 7.

LICANDRO, Segretario:

Art. 7

1. In sede di prima applicazione, i commissari regionali di cui all'articolo 10 bis della legge regionale n. 4 del 1997 e la commissione per la verifica e la revisione dei collegi elettorali provinciali di cui all'articolo 20 bis della medesima legge sono nominati entro sette giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. Qualora alla data del 31 gennaio 2002 gli organi competenti non abbiano concluso il procedimento per la revisione dei collegi elettorali, la competenza è trasferita al Presidente della Regione, che emana improrogabilmente entro i sette giorni successivi il relativo decreto.

PRESIDENTE. All'articolo 7 sono stati presentati quattro emendamenti. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento sostitutivo parziale Vargiu - Murgia - Onida - Corona - Capelli

Il comma 2 dell'art. 7 è sostituito dal seguente:

2. Qualora entro due anni dall'entrata in vigore della presente legge - e comunque non oltre il dicembre 2004, gli organi competenti non abbiano concluso il procedimento per la revisione dei collegi elettorali, la competenza è trasferita al Presidente della Regione, che emana improrogabilmente entro i sette giorni successivi il relativo decreto. (17)

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio

Dopo l'articolo 7 è inserito il seguente:

"Art. 7 bis

1. Le funzioni di Presidente della Provincia o di Assessore provinciale sono incompatibili con qualsiasi carica istituzionale, salvo i casi già previsti dallo Statuto, nonché con qualsiasi incarico di consulenza e/o collaborazione con strutture istituzionali e strumentali della Regione." . (2)

Emendamento aggiuntivo Vargiu - Murgia - Onida - Corona - Capelli

All'art. 7, al comma 7 aggiungere dopo le ultime parole "in vigore della presente legge" la frase "sentite le province preesistenti interessate". (11)

Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Fadda

Nel comma 2 la parola "2000" è sostituita dalla parola "2003". (7)

PRESIDENTE. In merito all'emendamento numero 17, presentato dai colleghi Vargiu, Murgia, Onida, Corona e Capelli, voglio precisare che la data in esso contenuta contrasta con precedenti norme già approvate. Pertanto, chiedo ai sottoscrittori dell'emendamento numero 17 di indicare un'altra data. Nel frattempo uno dei presentatori dell'emendamento numero 17 può comunque illustrarlo.

MURGIA (A.N.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 7 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato in quanto la sua lettura è abbastanza semplice.

PRESIDENTE. In effetti è lo stesso argomento di prima, solo che la data in esso contenuta è corretta. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 2 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento numero 2 introduce un argomento già noto al Consiglio che io ritengo di dover presentare in maniera assolutamente spersonalizzata e senza nessun riferimento.

Io credo che sia opportuno che noi riflettiamo su un aspetto particolare ma altrettanto giusto e cogente anche il nostro ordinamento. Da circa 5 o 6 anni a questa parte, nella nostra Regione (per la quale ciascuno di noi spende fiato, enfasi ed argomentazioni diverse, alla ricerca della valorizzazione della propria autonomia e della specialità di questa autonomia), accade che, in carenza di legislazione propria, le decisioni che attengono i processi di incompatibilità sono affidate ai tribunali dello Stato. Credo che questo, tutto sommato, non vada nella direzione che noi abbiamo sempre auspicato anzi richiama l'esigenza di dare a noi una legislazione corretta e completa su questo tema.

Faccio solo alcune osservazioni sui fatti più recenti che riguardano questo tema. Noi ci troviamo di fronte a posizioni non solo pronunciate dai tribunali dello Stato che incidono pesantemente sull'autonomia della nostra Regione, ma per di più a decisioni contraddittorie tra di loro, tra sentenze e sentenze. Ne ho qui due; in una si afferma che, se non è applicabile ai Presidenti delle Giunte provinciali il disposto dell'articolo 4 della legge numero 154, che era stata impugnata in sede di Corte Costituzionale, secondo il quale le cariche di Presidente e di Assessore della Giunta provinciale sono incompatibili con le cariche di consigliere regionale, vale certamente per le province sarde il vincolo dell'applicazione di quanto è previsto nella legge dello Stato e nel testo unico sulle elezioni degli organi locali.

In un'altra si dice che non è possibile ritenere incompatibile la carica di Presidente della provincia con la carica di consigliere regionale, senza ritenere all'opposto che la carica di consigliere regionale sia compatibile con quella di Presidente della provincia. Questo per dimostrare come due entità, comunque estranee al contesto dell'autonomia della nostra Regione, si pronunciano in maniera discordante e contraddittoria tra loro.

Io credo che l'autonomia, colleghi, si valorizzi anche per la coerenza e la consequenzialità nei nostri comportamenti. In quest'Aula ci sono due persone che avrebbero potuto svolgere per almeno un anno e mezzo, due anni, in forza di questo assunto, la doppia carica e non l'hanno fatto per una scelta di coerenza rispetto a quello che, in tutta Italia, viene riconosciuto dalla legge, dalle sentenze più alte delle cariche giuridiche nazionali, come un fatto di conflitto. L'incompatibilità richiama il conflitto d'interessi tra la funzione legislativa e la funzione di programmazione e attuazione della programmazione. Ci sono altri consiglieri che invece si sono comportati in un altro modo.

Noi riteniamo che, nel momento in cui nasce il nuovo assetto delle province, questo dato debba essere risolto, perchè tutte le province devono essere messe in una condizioni di parità, prima di tutto perchè oggi ci troviamo nella nuova condizione, rispetto ad anni fa, in cui le province insieme ai comuni sono ritenute dalla Costituzione - quindi da leggi sovraordinate - paritarie rispetto alla nostra autonomia, entità identiche, equipotenziarie nell'ordinamento rispetto alle funzioni della Regione. Secondo, perché le province sono il primo luogo del decentramento della programmazione territoriale della Regione e quindi il legislatore ha la possibilità di incidere pesantemente, efficacemente, sulle politiche e sulle legislazioni che producono la ricaduta sulla programmazione territoriale.

In queste condizioni noi dobbiamo assicurare parità di opportunità e di trattamento al territorio della Regione. Quindi, noi riteniamo opportuno che, sulla base del principio di equiordinazione, ormai introdotto, e soprattutto fuori da una logica centralistica, che vedeva in maniera scarsamente sussidiaria i rapporti con gli enti locali, abbiamo un orizzonte nel quale la Regione tende sempre più a spogliarsi delle prerogative esecutive, mantenendo il livello della programmazione e dando agli enti locali e, quindi, anche alle province una funzione di protagonismo.

A coloro che sostengono l'esigenza di avvicinare i cittadini alle istituzioni, cercando di realizzare governi sempre più diffusi e sempre più distribuiti, noi rilanciamo l'atto di responsabilità giuridica di adempiere ad un dovere di comprensione di una carenza legislativa che noi abbiamo esercitato; presentiamo questo emendamento per il quale - trattandosi anche di argomento che incide nella sfera personale di qualche collega - anticipo la richiesta del voto segreto.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 11 ha facoltà di illustrarlo.

VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli, relatore.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna), relatore. Il relatore si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Questo articolo 7 ha la funzione di indicare e fissare date e momenti certi affinché si possa pervenire alla revisione dei collegi in maniera tale da poter garantire il turno di elezioni nella data che è stata prevista dall'articolo 1.

L'emendamento numero 11 e l'emendamento numero 17 hanno due funzioni essenziali. Prima di tutto l'emendamento numero 11 si propone di consentire alle province preesistenti di partecipare al processo per la verifica e la revisione dei collegi elettorali che coinvolge anche le province preesistenti in quanto non ne sono del tutto escluse, perché pur essendo sancita la decadenza di quei consigli provinciali è pur vero che dovranno essere rieletti in seguito a regolari elezioni. Questo emendamento quindi si propone di coinvolgere le province alla individuazione e alla formazione di quelle verifiche e di quella revisione, in maniera tale che il procedimento sia più completo. Mi sembra che sia una cosa doverosa, che deve essere senz'altro riservata alle province preesistenti, in maniera tale che anche le esigenze dei territori più ridotti, che scaturiscono dalla revisione delle intere circoscrizioni, possano vedere interessati i soggetti che ne hanno pienamente i diritti.

Per ciò che riguarda l'emendamento numero 17, con esso si vogliono assegnare date certe perché il processo si esaurisca in tempi congrui, indicando a tal fine il 31 dicembre 2004; su tale data ovviamente si può anche discutere in termini di raccorciamento perché, effettivamente, alla luce di quanto avvenuto con l'approvazione degli emendamenti sull'articolo 1, questo termine sembra eccessivamente lungo contrastando così con quanto già definito. Quindi, per quanto riguarda me e la maggioranza, credo che si possa aprire un confronto con l'opposizione per individuare una data che possa soddisfare quelle esigenze alle quali facevo riferimento in precedenza.

Per quanto riguarda l'emendamento che ha illustrato il collega Gian Valerio Sanna, il Consiglio ha avuto modo di pronunciarsi recentemente sulla vicenda, anche in occasione della legge finanziaria, in modo negativo. E allora sotto questo aspetto ci sarebbe da chiedersi, trattandosi di norma già bocciata, se questo emendamento sia tecnicamente riproponibile dal momento in cui non sono trascorsi i sei mesi indicati dal Regolamento per la proposizione di una norma identica ad altra già bocciata. Quindi, a questo riguardo, sollevo una questione di Regolamento, Presidente.

PRESIDENTE. E' ciò di cui parlavo prima, onorevole Balletto, lei ha perfettamente ragione, mi consenta di è rivolgere ai proponenti dell'emendamento numero 17, l'invito a ritirarlo e a votare invece l'emendamento numero 7, presentato dai colleghi Gian Valerio Sanna e Fadda, che mi pare proponga in termini corretti la questione.

Pertanto mi rivolgo agli onorevoli Vargiu, Murgia, Onida, Corona e Capelli perché ritirino l'emendamento numero 17.

VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). E' ritirato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

(L'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio interviene dai banchi del Consiglio)

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, io intervengo, sull'articolo 7 e sugli emendamenti allo stesso presentati, per riallacciarmi alle argomentazioni poc'anzi sollevate dall'onorevole Balletto in ordine alla procedibilità, in termini di ammissibilità da parte della Presidenza medesima, dell'emendamento numero 2, essendo nei contenuti lo stesso già respinto da quest'Aula circa due mesi fa. Quindi, probabilmente, non potrebbe essere neppure riproposto prima che siano decorsi i sei mesi.

Ma io non mi soffermo sulle questioni di ordine procedurale, perché l'emendamento deve essere respinto per ragioni diverse da quelle. L'articolo 78, al secondo comma, prevede la facoltà in capo al Presidente di aumentare il tempo previsto per l'intervento di ciascun consigliere, qualora la particolare complessità dell'articolo e degli emendamenti ad esso presentati lo richieda, allora chiedo già da questo momento al Presidente del Consiglio di volere, se è il caso, utilizzare i suoi poteri discrezionali per consentire uno sforamento eventuale, non so se ci sarà, dei tempi del mio intervento per poter confutare, nei limiti delle mie conoscenze, ciò che è stato portato a sostegno dell'emendamento medesimo.

Il primo rilievo è di natura costituzionale, in materia di ineleggibilità o di incompatibilità, per quanto attiene almeno i consiglieri regionali; esiste una riserva di legge costituzionale che non consente a questo Consiglio di poter legiferare in materia. Ora, quando noi rivendichiamo la nostra autonomia la dobbiamo reclamare giustamente e con priorità assoluta, garantendo l'integrale applicazione del nostro Statuto, quello che vige, ovviamente anche di quelle parti per le quali è consentito a questo Consiglio o ad altre istituzioni di assumere iniziative per modificarlo. Finché lo Statuto non viene modificato, ne deve essere garantita la sua integrale applicazione.

Noi sappiamo che tutti i cittadini sardi possono essere eletti consiglieri regionali, compresi i presidenti delle province e compresi gli assessori e i sindaci, però l'articolo 17, ferma restando l'eleggibilità assoluta di tutti i cittadini sardi alla carica di consigliere regionale, pone un limite in termini di compatibilità per quanto riguarda alcune figure particolari; il secondo comma dell'articolo 17 dello Statuto dice: "L'ufficio del consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere o di un altro Consiglio regionale, o di un sindaco di un comune con popolazione superiore a 10 mila abitanti…".

Fermiamoci per un momento a questo punto. Nessun altro caso di incompatibilità è previsto all'infuori di quelli indicati nella legge costituzionale numero 3 del 1948, che è lo Statuto regionale sardo; la Carta fondamentale di questa Regione, alla quale dobbiamo sempre ispirarci in ogni momento, stabilisce che non esistono altre cause di incompatibilità all'infuori di quella di essere sindaco di un comune con popolazione superiore a 10 mila abitanti, ovvero essere componenti del Parlamento nazionale o di un altro consiglio regionale. Io non posso essere consigliere regionale della Sardegna, né posso essere sindaco di Olbia. Infatti l'attuale sindaco di Olbia per diventare sindaco di Olbia ha dovuto rassegnare le dimissioni da consigliere regionale. Siccome non è scritto che l'assessore comunale è incompatibile, gli assessori comunali anche del comune di Cagliari, di Sassari, di Nuoro, di Olbia o di qualunque altro comune, se sono consiglieri regionali non sono tenuti a dimettersi, perché le due cariche sono perfettamente compatibili. Così pure i presidenti di provincia che siano consiglieri regionali sono legittimamente consiglieri regionali perché non esiste incompatibilità alcuna con la carica di presidente del consiglio provinciale.

Allora, onorevoli Presidenti, io in questo momento avevo intenzione di rivolgermi anche al Presidente della Commissione Autonomia, perché la Prima Commissione non è solo la Commissione che istruisce le leggi che vengono proposte dall'Assessore della riforma, ma istruisce anche le leggi che vengono proposte dall'Assessore degli enti locali, e in questa materia, onorevole Fadda, la competenza è dell'Assessore degli enti locali e non dell'Assessore della riforma, detto per inciso; la Commissione autonomia, oltre che istruire questo tipo di leggi, ha svolto e svolge sempre e brillantemente (lo debbo dire perché ci ho lavorato per cinque anni e quindi so come lavora la Commissione autonomia, un ruolo che può essere paragonato, sia pure con le dovute differenze, al lavoro che svolge la Commissione affari costituzionali presso la Camera dei Deputati o il Senato della Repubblica, tanto ciò è vero che di queste circostanze si è tenuto conto nella redazione del nuovo Statuto, perché la prima Commissione, unitamente alla seconda Commissione per le questioni di natura comunitaria, svolge un ruolo di valutazione preliminare anche con riferimento ai disegni di legge che rientrano nella competenza di altre Commissioni per le materie specifiche delle Commissioni Prima e Seconda.

Cosa voglio dire con questo? Voglio dire, onorevole Presidente Sanna, forse lei non può dire niente su questo perché la Commissione, forse, può darsi, non lo so, non ha esaminato gli emendamenti, in quanto essendo stati presentati in Aula è probabile che non ci sia stata una valutazione da parte della Commissione, lo deduco perché essendosi rimesso il relatore all'Aula, starebbe a dimostrare, secondo la nostra prassi, che non c'è stato un parere di merito da parte della Commissione, lo do per certo.

Io penso che, se la Commissione avesse esaminato l'emendamento numero 2, avrebbe sicuramente fatto in quella sede i rilievi di natura costituzionale, e forse l'emendamento sarebbe giunto in Aula con un parere negativo della medesima Commissione; il fatto che non si sia fatto riferimento in modo espresso alla formula "consigliere regionale", come è stato sentito del resto nell'illustrazione, manifesta che tra le cosiddette istituzioni non può non essere compresa l'istituzione corrispondente al Consiglio regionale, quindi si sta dicendo che noi non stiamo introducendo una norma che attiene alla legge sulle province, ma stiamo di fatto, e anche in termini di diritto, modificando l'articolo 17 dello Statuto. Il che evidentemente non è possibile, quindi l'emendamento, sotto questo profilo, è bene che venga ritirato o venga dichiarato inammissibile, in quanto in contrasto netto e palese con l'articolo 17 dello Statuto.

Relativamente a eventuali introduzioni di altre cause di incompatibilità…

PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per concludere.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Presidente, le debbo chiedere la cortesia, se vuole naturalmente, di utilizzare il potere che le deriva dell'articolo 78, secondo comma, perché essendo la materia, come ho detto in premessa, di particolare complessità, devo svolgere la seconda parte del mio intervento riguardante la riserva di legge, che pure il secondo comma dell'articolo 17 dello Statuto contiene, nel senso cioè che c'è una riserva di legge nazionale, per cui noi non siamo legittimati a disciplinare la materia dell'incompatibilità su questo campo.Ecco perché, a mio giudizio, sotto il profilo dell'ammissibilità costituzionale, questo emendamento dovrebbe essere visto dalla Commissione che può esprimere la sua valutazione anche durante i lavori. Io non chiedo alcuna sospensione dei lavori, per carità, niente di tutto questo, però sarebbe opportuno che questo Consiglio potesse votare secondo scienza e coscienza, alla luce di un parere autorevole espresso dalla Commissione competente. Diversamente noi, in modo surrettizio, approveremmo un criterio di incompatibilità che non è assolutamente possibile e, d'altra parte, renderemmo certamente illegittima in questa parte la legge stessa; ovviamente sarebbero legittimate tutte le iniziative che si dovessero a questo punto intraprendere per richiamare l'attenzione di chi di dovere, a sollevare le questioni di carattere costituzionale della norma, senza che con questo noi dovessimo eventualmente correre ai ripari.

Fatta questa richiesta preliminare, nel merito dico che oggi la questione è assolutamente al di fuori della competenza di quest'Aula, perché noi stiamo approvando una norma che va contro o perlomeno modifica l'articolo 17 dello Statuto. Se questo significa autonomia non lo so, lascio a voi la valutazione su questo argomento.

PRESIDENTE. Onorevole Masala, lei chiede anche un mio parere oltre a quello della Commissione, allora le devo dire che, a mio avviso, noi non stiamo assolutamente modificando la legge costituzionale numero 3, che è lo Statuto, in quanto lo Statuto prevede i casi di incompatibilità per l'elezione dei consiglieri regionali.

Noi non stiamo modificando la legge per eleggere i consiglieri regionali, quindi non stiamo intervenendo sulle incompatibilità per l'elezione di consigliere regionale. Stiamo redigendo, invece, la legge per l'elezione del presidente e del consiglio provinciale. In questa legge, in relazione alle province, noi possiamo stabilire i casi di incompatibilità che riteniamo, o meglio, che l'Aula ritiene. Il che significa, come conseguenza, che un consigliere regionale che si volesse candidare a fare il presidente del consiglio provinciale si può candidare ma in seguito deve optare, perché in base alla legge provinciale, la carica di presidente è incompatibile con il ruolo di consigliere regionale. Quindi non modifichiamo affatto lo Statuto. Noi stiamo, in questa legge per l'elezione dei consigli provinciali, prevedendo le incompatibilità che riguardano il Consiglio provinciale, salvo naturalmente i casi previsti dallo Statuto che sono richiamati nell'emendamento stesso.

Quindi, ritenendo superato questo ragionamento, direi che possiamo andare avanti. Onorevole Sanna, lei ha già illustrato l'emendamento, vuole intervenire nel dibattito?

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, non è che voglio aggiungere molto alle considerazioni...

COGODI (R.C.). Scusi, io non sono iscritto?

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, mi perdoni, però l'onorevole Cogodi mi fa osservare che lui si era iscritto a parlare prima. Ha ragione, pertanto le darò la parola dopo.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io non ho ancora capito perchè uno debba rivendicare le proprie ragioni solo perchè è iscritto in un foglio di carta e gli deve essere data la parola. Non ho capito. Io avevo già chiesto la parola precedentemente alla pronuncia che ha testè formulato il Presidente del Consiglio regionale. Debbo dire che la pronuncia del Presidente del Consiglio mi esime dallo svolgere o dal fare cenno almeno ad uno degli argomenti in materia, perchè non vi è dubbio che l'emendamento numero 2, in alcun modo interferisce sulle modalità di elezione o sulla compatibilità o meno della pronuncia, questa volta è la pronuncia, della funzione di consigliere regionale. Infatti, l'emendamento puramente dice: "La funzione di Presidente della Provincia è incompatibile con...".

Il Consiglio regionale sta normando l'istituzione e il funzionamento delle nuove province. Ora il collega avvocato Masala ha svolto un'appassionata difesa del suo "famiglio" inteso in senso di appartenenza politica, ha difeso un componente del suo Gruppo consiliare che versa nella condizione di essere Presidente attualmente di una provincia e consigliere regionale della Sardegna. L'emendamento mira, e ben si capisce al di là dei fatti personali e singolari, a definire un quadro di migliore funzionalità delle istituzioni; io penso che questa sia una cosa che riguarda tutti, che non ci sia nulla che attenga alle persone, in senso di mira rivolta a colpire, a impedire, a limitare l'esercizio delle funzioni politiche o istituzionali di chicchessia.

D'altronde, collega Masala, intanto lei la causa l'ha già persa perchè il Presidente del Consiglio si è già pronunciato, secondo me correttamente, chiarendo esattamente quello che era già chiaro, che l'emendamento non tratta di incompatibilità della funzione di consigliere regionale, ma puramente e semplicemente tratta di compatibilità della funzione di Presidente della provincia. Perchè noi stiamo normando in materia di provincia!

E nel momento nel quale questo Consiglio regionale, questa Assemblea legislativa, questa autonomia costituita in potere legislativo, ha, anche per la pronuncia della Corte Costituzionale, il potere di istituire le nuove province definendo quindi le modalità e gli organi, è chiaro ed evidente che ha altresì il potere di definire, in base ai principi generali del diritto ed ai principi costituzionali, non alle riserve costituzionali che riguardano altro, ogni aspetto che attenga alla migliore funzionalità dell'ente istituendo.

Quindi, sotto questo profilo formale, la questione è già risolta. Peraltro era già risolta anche dal fatto che lo stesso collega Masala ha fatto prima riferimento a una precedente pronuncia del Consiglio regionale, che era sostanzialmente formulata in modo diverso da questo emendamento, il che non impedisce l'ammissibilità e il procedere rispetto a questa proposta normativa ma riguardava la materia. Ragione per la quale non si può nello stesso tempo affermare che il Consiglio si è già pronunciato, e poi da Masala, pur Assessore, intervenuto però dai banchi del Consiglio, sentir dire: "Il Consiglio non si può pronunciare". Delle due, una: o non si poteva pronunciare prima o si può pronunciare anche adesso.

Lei sa che non c'entra nulla di niente tutto quello che è stato addotto in una perorazione che io riterrei meriti miglior causa, perchè non c'entra nulla la riserva di legge, non c'entra nulla lo Statuto, non c'entra nulla l'autonomia o meglio, se l'autonomia c'entra, c'entra per dire che i poteri autonomistici devono essere esercitati. Esercitare i poteri autonomistici non vuole dire fare i legulei, andare alla ricerca del formalismo esasperato per vedere che cosa deve essere sempre e comunque salvato in capo a chi di noi può usufruire di un qualche privilegio. Non è questa l'autonomia! L'autonomia dell'efficienza e l'autonomia dell'efficienza democratica è quella che mira ad esercitare i poteri per raggiungere i migliori risultati ed i migliori fini nell'interesse della comunità, della collettività.

Allora vorrei porre una domanda semplice innanzitutto, non al collega Masala che doveva svolgere la difesa e l'ha svolta, ma in modo molto amichevole al collega Diana, con molta amicizia, in serenità, per chiedergli il motivo per il quale non prende la parola per aiutarci, tutti noi e gli altri, a definire questa questione. Ma davvero riteniamo che, con la complessità dei compiti che impegnano o dovrebbero impegnare i consiglieri regionali e quelli che impegnano sicuramente i Presidenti di istituzioni importanti, non di piccoli comuni, come è una provincia, ma davvero riteniamo che la stessa persona, anche il più bravo di noi, e non sono certo io, possa compiutamente onorare l'impegno di essere, come noi dovremmo essere, a tempo pieno, legislatori in questa Regione, ed ugualmente a tempo pieno Presidenti di un ente, di un organismo istituzionale di rilevanza primaria qual è una provincia? Ma davvero riteniamo che sia possibile? E se è tempo pieno l'uno e tempo pieno l'altro, come fa a essere un tempo pieno due volte? Doppiamente pieno? Evidentemente nella migliore delle ipotesi delle sue energie, della sua intelligenza e della sua cultura, uno ne dedica metà a una cosa e metà a un'altra; nella migliore delle ipotesi!

Ma pensiamo poi che il personale politico in questa nostra Regione sia così scarso, difficile da reperire, per cui ognuno di noi deve assolvere necessariamente a due funzioni primarie? Dico di noi perché la cosa ci riguarda tutti. Allora l'invito è rivolto amichevolmente al collega Diana, perché ci aiuti a risolvere il caso, perché la norma è astratta, è generale, non riguarda una persona, ma siccome capita il fatto che un collega versa in questa condizione, potrebbe apparire che coinvolga una persona, il collega Diana ci può aiutare e dire: "Per me la cosa è risolta, normiamo in modo sereno perchè la cosa sia oggettivamente costituita con norma".

Aggiungo un'altra considerazione, può non essere di moda per molti, però lo dico al collega Masala e al collega Diana e lo dico a molti altri colleghi, in questa materia, oltre alle compatibilità formali, davvero non ritenete, non riteniamo che esistano necessariamente da far valere anche delle compatibilità sostanziali? Se volete, chiamatele compatibilità di tipo funzionale. In questo Consiglio regionale, quando si dice di riforme, di autogoverno, di autonomia nuova, si parla spesso di classi e gruppi dirigenti, di capacità dirigenti, è un'espressione che non è sempre appropriata ma, usiamola per capirci, noi - chi più e chi meno, in quanto a capacità certo, non ad impegno - ci applichiamo ad una funzione politica e istituzionale, davvero riteniamo che quello che è riconosciuto dal principio liberale da due secoli alla funzione parlamentare, cioè di essere per quanto possibile libera ed anche liberata in qualche modo da preoccupazioni economiche troppo pressanti, non è uno stipendio, non è il corrispettivo di un impiego, ma l'indennità parlamentare è la garanzia della libertà e della dedizione che una persona ritiene di dare per la comunità. Questo è!

Allora perché molti colleghi si attardano ancora, ed oltre che essere parlamentari, continuano a curare anche le loro professioni e le loro attività e, ancorché non ci sia nessuna incompatibilità formale, ma un'incompatibilità sostanziale, non solo non sospendono, ma spesso incrementano le proprie attività professionali ugualmente liberali? Quando il principio liberale appunto, oltre alle professioni liberali ha pure inventato e costituito...

PRESIDENTE. Qualche secondo, onorevole Cogodi, invitandola a concludere.

COGODI (R.C.). Come vedete, si possono fare in questa materia riflessioni non moralistiche, ma di valore politico, se volete anche etico, perchè non è che l'etica si applica alla politica solo nei convegni, si dovrebbe applicare alla politica nella condotta pratica. Quando diciamo riavviciniamo la politica alla gente, la gente alla politica, io credo che siano questi i gesti, i valori, i significati, i comportamenti che danno poco poco più di fiducia proprio alla gente che vuole avvicinarsi alla politica e ai suoi politici. Ecco perché io ritengo che l'emendamento numero 2 debba essere votato dal Consiglio regionale tranquillamente, serenamente e per queste ragioni ho rivolto anche quell'invito al collega Diana, perché egli ci dia quel contributo che ci dev'essere dato perchè non sembri, come non è, che vi sia nulla di personale come implicanza in questo tipo di convincimento e di proposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, brevemente, io concordo con la sua valutazione, ma intendo precisare ulteriormente. Io sono un po' sorpreso dalle affermazioni dell'onorevole Masala, da un certo punto di vista mi sento di rispettare lui e la sua integrità intellettuale, pensando che sia più in malafede che creda che quello che dice sia fondato e risponda a concreta verità giuridica.

La questione centrale di questo emendamento, al di là del merito, è una questione sostanziale che attiene alle potestà della Regione e della sua autonomia. Badate, quando la Corte costituzionale ha sancito l'inapplicabilità della legge 154 in materia di ordinamento e di compatibilità e di incompatibilità, l'ha fatto citando esattamente il riferimento che questa materia agiva nello spazio proprio della riserva dell'articolo 17 dello Statuto e che quindi quella materia doveva avere una sua collocazione sul versante del rango legislativo proprio che la Regione si doveva dare.

Questa è un'altra questione, riguarda le conseguenze dirette di quello che ieri correttamente il collega Floris ha portato qui in Aula, cioè il senso di una vittoria, di una conferma attraverso la sentenza che rigettava il ricorso del Governo rispetto alla legge regionale numero 9, sancendo in maniera ulteriormente definitiva la potestà regionale in materia di ordinamento degli enti locali.

Ora, se noi guardiamo l'articolo 1 del Testo unico 267 del 2000, dove si dice che le norme che danno un ordinamento agli enti locali non si applicano alle Regioni a Statuto speciale se incompatibili con le attribuzioni previste nei rispettivi Statuti, è del tutto chiaro che noi abbiamo una prerogativa da esercitare sul fronte di questa materia; rigettare questo tipo di argomentazione significa in parole povere che questa Regione autonoma rinuncia a una sua prerogativa specifica che fa di questo passaggio un passaggio politicamente elevato, al di là del merito dell'incompatibilità.

Può questa Regione avere un atteggiamento a fisarmonica, un giorno combatte per acquisire competenze e il giorno dopo si sottrae a prerogative che ha già? Questo è il nodo politico, al di là dei contenuti che mi sembra di condividere e che attengono al fatto che questa disciplina dev'essere ordinata e sottratta alla libera interpretazione dei Tribunali dello Stato che agiscono nel territorio regionale.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto ora in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 2. Ricordo che era stata richiesta la votazione a scrutinio segreto di questo emendamento.; chiedo che un Capogruppo confermi tale richiesta.

FADDA (Popolari-P.S.). Confermo la richiesta.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 73

votanti 72

astenuti 1

maggioranza 37

favorevoli 43

contrari 28

nulli 1

(Il Consiglio approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 11. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 8.

LICANDRO, Segretario:

Art. 8

1. Nei comuni della Sardegna il consiglio comunale è composto dal sindaco e:

a) da 40 membri nei comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti;

b) da 30 membri nei comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti;

c) da 20 membri nei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti;

d) da 16 membri nei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti;

e) da 12 membri negli altri comuni.

2. Nei comuni capoluogo di provincia con popolazione pari o inferiore a 100.000 abitanti il numero dei membri del consiglio comunale è pari a quello dei comuni appartenenti alla fascia demografica immediatamente superiore.

3. Per gli amministratori degli enti locali della Sardegna la misura delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza è determinata, senza maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato o della Regione, con decreto del Presidente della Regione, su conforme deliberazione della Giunta regionale, adottata su proposta dell'Assessore regionale degli enti locali, sentita la conferenza Regione-autonomie locali, qualora istituita, ovvero sentite le associazioni maggiormente rappresentative degli amministratori locali. Il decreto del Presidente della Regione è emanato e periodicamente aggiornato nel rispetto dei criteri indicati dal comma 8 dell'articolo 82 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) e delle altre norme in materia recate dal medesimo decreto legislativo.

4. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 3, nei comuni capoluoghi delle nuove province non si applicano le norme che incrementano le indennità degli amministratori in relazione alla qualità di capoluogo del comune.

PRESIDENTE. All'articolo 8 è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo

Dopo l'art. 8 è aggiunto il seguente:

Art. 8 bis

La Giunta regionale al fine di armonizzare i compiti e le funzioni degli enti intermedi territoriali e settoriali, sentite le associazioni delle autonomie locali, propone al Consiglio entro 60 giorni dall'approvazione della presente legge una apposita normativa di riordino istituzionale che disciplini le diverse funzioni del complessivo ordinamento autonomistico. (10)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrarlo.

COGODI (R.C.). Presidente, noi ci siamo limitati, come ben si vede, a presentare principalmente un emendamento, l'emendamento numero 10, che non attiene alle modalità, all'organizzazione, alla tempistica, alle indennità, alle sedi e ai capoluoghi ("capoluoghi", "capoluogo" o "capiluoghi" che dir si voglia).

E` un emendamento che noi abbiamo ritenuto di presentare, dopo aver parlato e trattato anche con diversi colleghi e Gruppi politici ottenendo anche una indicazione favorevole per la sua presentazione che ha un significato eminentemente politico.

Noi avevamo detto, in diverse circostanze, l'abbiamo confermato nella discussione generale intervenendo su questa legge importante, che l'obiettivo della Regione è per un verso quello di istituire le nuove quattro province ma insieme, possibilmente e contestualmente, costituire otto province nuove. Quattro nuove province ed otto province nuove, cioè rinnovate, perchè è un passo avanti, è sicuramente la migliore articolazione territoriale e sociale della rappresentanza, è sicuramente andare nella direzione giusta, però sarebbe insufficiente se la Regione, il Consiglio regionale e le forze politiche non cogliessero questa occasione, che è la più favorevole e la più propizia, per introdurre anche quegli elementi di innovazione e di riordino del sistema istituzionale regionale, uso l'espressione regionale, quindi dell'insieme dell'intero ordinamento autonomistico, che non può che tenere in conto tutte le istituzioni autonomistiche, sia il livello regionale, sia il livello intermedio, sia il livello di base comunale.

Si è detto peraltro, da parte di tutti, che anche le innovazioni introdotte con la modifica del Titolo V della Costituzione, i nuovi poteri attribuiti alla Regione, ivi compresa la nostra, ma in ogni caso l'aspirazione, la più antica e la più nobile che è quella dell'autonomia speciale, non possono indurre solo ai ragionamenti e alle petizioni di principio, ma dovrebbero indurre il legislatore ad una coerente, seria, concreta azione riformatrice. Mi aiutino i Riformatori, ivi compreso il collega amico Fantola, ci aiutino in questo ragionamento, ci aiutino in questa ricerca perchè non accada che sempre e comunque le riforme si invocano e mai si realizzano. Quindi una diversa articolazione del potere intermedio attraverso non quattro, ma otto province, cogliendo così l'occasione perché si faccia non un mezzo passo avanti, ma possibilmente un passo intero.

E` accaduto in passato, potrebbe accadere anche in questa circostanza o sarebbe potuto accadere che l'esigenza del riordino e della riforma più generale possa ritardare anche il passo iniziale. Per non correre questo rischio abbiamo detto: "Cominciamo a camminare!". Quindi ipotizziamo, il Consiglio elabori una legge, la discuta, la approvi, come sta facendo per approvare intanto la diversa articolazione territoriale del potere intermedio. Però diamoci un tempo, che non sia un tempo infinito, cioè quello che non coglieremo mai. Diamoci un tempo congruo perchè possibilmente ("possibilmente" vuol dire per quanto possibile, non sarà tutto, quel che si riesce a fare, posto che l'anno prossimo si dovrebbero rinnovare non solo i Consigli provinciali, ma anche l'assetto istituzionale intermedio di questa Regione) possa rinnovarsi questo assetto del potere intermedio attraverso le innovazioni necessarie, attraverso una migliore distribuzione dei poteri regionali, attraverso misure, anche di semplificazione del sistema intermedio dei poteri, senza esagerare. Lo dico io senza esagerare, lo diciamo noi, che invece dovremmo dire abbattendo, rovesciando, disboscando, tagliando, estirpando, spesso, enti non sempre utili, consorzi non sempre benefici, poteri duplicati e quant'altro. Però questo non è il momento di fare principalmente una critica. Si pongono allora alcune questioni, per esempio, la nuova provincia e le province nuove tutte dovranno fare i conti con l'esercizio più puntuale, più efficiente della loro funzione, e non dovranno necessariamente entrare in rotta di collisione con altri organi, ugualmente costituiti, della Regione, che possono essere titolari degli stessi poteri.

Io ho già fatto l'esempio di un potere importante, il coordinamento territoriale, l'assetto del territorio a livello sovracomunale e di coordinamento, a livello subregionale di partecipazione alla programmazione regionale e di assetto regionale del territorio. Se questo potere è delle province (perché è già in larga misura delle province, anche se noi non lo attribuiamo ex novo adesso con questa legge), tuttavia altre leggi della Regione attribuiscono funzioni consimili ad altri enti regionali intermedi, per esempio le comunità montane. Allora laddove la comunità montana risponde a una specifica esigenza di regolare il territorio e di dare un assetto al territorio montano in presenza di una prevalente economia montana, è chiaro che la comunità montana dovrà coesistere insieme alla nuova provincia. Ma laddove la comunità montana, in ipotesi, coincidesse interamente, in un caso c'è una coincidenza integrale con la nuova provincia, è chiaro che lo stesso potere, la stessa funzione non potrà essere esercitata da due soggetti costituiti, l'uno e l'altro legittimati. Per cui bisognerà giocoforza regolare, se non altro, la relazione e qualche volta evitare anche duplicazioni.

Ecco perché l'emendamento dice una cosa semplice: diamoci sessanta giorni di tempo, la Giunta, avendo già tanti elementi conoscitivi, come studi, ipotesi, indicazioni che sono state formulate negli anni, metta insieme questi elementi, ed entro sessanta giorni presenti al Consiglio regionale una proposta di riordino del potere intermedio perchè le nuove province possano nascere, non solo presto, ma possano nascere bene. E in Sardegna non nascono solo quattro nuove province...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Mi parrebbe, questa è la sostanza, è l'essenza di un ragionamento ancora una volta esposto in materia sintetica e semplice, perchè abbiamo per davvero non solo le nuove quattro province, ma le otto province nuove.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 10, ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli, relatore.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna), relatore. Il relatore si rimette dell'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare sull'articolo 8, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 10. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 9.

LICANDRO, Segretario:

Art. 9

1. La denominazione del Capo II della legge regionale n. 4 del 1997 è sostituita dalla seguente: "Istituzione di nuove province, fusione di province esistenti e modificazione delle circoscrizioni provinciali".

2. L'articolo 13 della legge regionale n. 4 del 1997 è sostituito dal seguente:

"Art. 13 - Modificazione delle circoscrizioni provinciali

1. I comuni esercitano l'iniziativa per la modificazione delle circoscrizioni provinciali, ai sensi dell'articolo 133 della Costituzione, approvando, a maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati, una deliberazione con la quale si richiede il passaggio ad altra provincia. Non possono esercitare l'iniziativa i comuni che abbiano mutato provincia nei dieci anni precedenti in applicazione del presente articolo.

2. Ad entrambe le circoscrizioni provinciali risultanti dalla richiesta non si applicano i requisiti di cui all'articolo 3, mentre è necessario il rispetto dei criteri indicati dall'articolo 2.

3. Non sono ammesse discontinuità territoriali nelle circoscrizioni provinciali risultanti dalla proposta, salvo che per i territori delle isole minori e delle eventuali isole amministrative di comuni facenti parte di altra provincia. Tuttavia il passaggio ad altra provincia può essere richiesto anche da comuni il cui territorio non si trova al confine fra due province, purché identiche deliberazioni siano adottate, in un arco di tempo non superiore a sei mesi, anche da altri comuni la cui adesione all'iniziativa garantisca la continuità territoriale delle province e purché le circoscrizioni provinciali risultanti dalle loro deliberazioni rispondano ai requisiti di cui all'articolo 2.

4. Le deliberazioni dei comuni, divenute esecutive, sono trasmesse all'Assessore, il quale accerta che le stesse rispondano ai requisiti di cui ai commi 1 e 3 e ne dà atto con proprio decreto da pubblicarsi sul Bollettino ufficiale della Regione.

5. Contestualmente all'emanazione del decreto di cui al comma 4, l'Assessore invita le province le cui circoscrizioni sono interessate dalla proposta ad esprimere il proprio parere con deliberazione consiliare entro e non oltre due mesi dalla data di pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione del decreto stesso.

6. Decorsi due mesi dalla data della pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione del decreto di cui al comma 4, la Giunta regionale, valutati i pareri delle province qualora pervenuti e verificato che il territorio delle province risultanti dalla proposta di variazione risponde ai criteri di cui all'articolo 2, presenta il disegno di legge concernente la modificazione delle circoscrizioni provinciali.

7. Alle province ridelimitate si applicano, in quanto compatibili, le norme di cui agli articoli 11 e 12.".

3. Gli articoli 14, 15, 16, 17 e 18 della legge regionale n. 4 del 1997 sono abrogati.

PRESIDENTE. All'articolo 9 sono stati presentati due emendamenti. Va fatta una precisazione, l'emendamento numero 22 è sostitutivo totale dell'emendamento numero 5 che è aggiuntivo. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento sostitutivo totale Sanna Gian Valerio - Orrù - Biancu - Sanna Salvatore - Spissu

L'emendamento n. 5 è sostituito dal seguente:

"In sede di prima applicazione, la procedura di modifica delle circoscrizioni provinciali di cui al presente articolo deve concludersi improrogabilmente entro i termini stabiliti dal comma 2 dell'articolo 7." (22)

Emendamento aggiuntivo Fadda - Sanna Gian Valerio - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore

Dopo il comma 2 è inserito il seguente:

"2 bis. In sede di prima applicazione i commi precedenti si applicano, una sola volta, nei termini di 90 gg. Dall'entrata in vigore della presente legge." (5)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori degli emendamenti ha facoltà di illustrarli.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, con gli emendamenti 5 e 22, sostanzialmente collegati per contenuto, noi abbiamo inteso affrontare un problema già sollevato nella giornata di ieri e che attiene alla tutela delle volontà e dell'autodeterminazione espresse da alcuni comuni che, nell'ambito della definizione dello schema generale di assetto delle circoscrizioni, sono state in qualche modo disattese rispetto al pronunciamento di queste comunità.

Noi riteniamo che, al di là di considerazioni di carattere più generale che non intendono assolutamente incidere sullo schema di assetto, siano sostanzialmente pochi i casi, come ho avuto modo di dire ieri, di comuni che sono stati in qualche modo esautorati rispetto a quella che era una destinazione naturale. Io vorrei ricordare che a questo proposito l'articolo 2 della legge regionale numero 4, che fissa i criteri generali di inquadramento del riassetto delle circoscrizioni provinciali, è un articolo molto chiaro e molto preciso che dovrebbe essere per noi sempre punto di riferimento centrale in queste determinazioni, cioè il rispetto delle comunità locali, della loro autodeterminazione con riferimento ai contesti dei rapporti sociali, economici, culturali della popolazione residente.

Io credo che proprio la funzione che noi intendiamo assegnare al nuovo contesto ed all'articolazione delle province in Sardegna ci porti alla considerazione fondamentale che le gravitazioni naturali, in materia di programmazione di relazioni socio-culturali di queste comunità, debbano essere rispettate proprio per le funzioni che queste comunità devono assolvere all'interno del contesto circoscrizionale provinciale.

In questo ambito noi avanziamo una proposta di contingentamento dei tempi previsti all'articolo 9 sulle modalità per addivenire alle modificazioni delle circoscrizioni provinciali, senza stravolgere la metodica che rimane quella, cioè un contingentamento dei tempi in sede di prima applicazione onde consentire a queste poche realtà - che chiaramente dovranno essere ascoltate e poi inserite in apposito disegno di legge, così come prevede l'articolazione dell'articolo 9 citato, che tra l'altro qui modifichiamo - di essere comprese in un disegno di legge in maniera tale da essere entro il 31 gennaio 2003 nelle medesime condizioni delle altre comunità già assegnate, secondo i loro voleri e le loro aspettative, a quella circoscrizione.

In questo modo non incidiamo sulla procedura, che è già segnata, ma in sede di prima applicazione proponiamo un contenimento delle tempistiche perchè alle elezioni si possa andare con il conforto oltre che con l'adesione, di queste comunità che diversamente si troverebbero in una condizione non solo di contrasto rispetto a questa assegnazione, ma anche di un contrasto che poi si manifesterebbe in maniera pregiudizievole nei confronti della stessa legge che stiamo andando ad approvare; quindi mi sembra di cogliere che l'intendimento centrale dell'articolo 2 della legge numero 4, al quale ci vogliamo tutti ispirare per questa nuova definizione, sia un'armonia più generale, in tal modo realizzeremo queste aspettative.

E` chiaro che il contenuto di questo emendamento presuppone un impegno dell'Assessore e della Giunta ad operare rapidamente di concerto con queste comunità, perchè si possa addivenire all'obiettivo che lo stesso emendamento si propone.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli, relatore.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna), relatore. Il relatore si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, colleghi, io credo che l'emendamento numero 22 sia un emendamento importante perché molte comunità, pur avendo applicato le procedure della legge numero 4, si sono trovate in qualche modo escluse rispetto alle richieste avanzate dalle loro amministrazioni a suo tempo. Io credo che questo emendamento, così come l'ha illustrato il collega Sanna, possa in qualche misura recuperare alcune situazioni consentendo allo stesso tempo di avere una legge chiara, esplicita e soprattutto che risponda alle esigenze delle comunità.

Il collega Sanna diceva "autodeterminazione". Io voglio ricordare in modo particolare una realtà che conosco sufficientemente, l'amministrazione comunale di Teulada, la quale già a suo tempo aveva espletato tutte le procedure di cui alla legge numero 4. Signor Presidente, io non so - non è un sospetto il mio - se le deliberazioni avvenute in quel comune siano state smarrite, oppure non ci sia stata la volontà di prenderne visione e atto, perché in altre realtà è accaduto l'esatto contrario, per esempio il Comune di Siliqua è stato inserito nello schema della provincia di Cagliari dopo aver espletato tutta la procedura di cui alla legge numero 4, così come ha fatto il Comune di Teulada. Allora credo che noi dobbiamo fare in modo che la volontà espressa da questi comuni venga recepita dalla legge, altrimenti potrebbe sorgere qualche difficoltà nell'ambito degli stessi, in quanto si potrebbero sentire in qualche misura esclusi vedendo disattese le loro aspettative e insoddisfatte le prerogative degli stessi consigli comunali.

La presentazione del disegno di legge che preveda, nel 2003, l'inserimento di tutti questi comuni nello schema al quale hanno fatto riferimento e richiesta, credo che possa essere considerato estremamente positivo per il fatto che in qualche modo riconosce a quei comuni la possibilità di scegliere e di autodeterminarsi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Signor Presidente, l'intento dell'emendamento numero 22, che è sostitutivo del "5", nasce da una valutazione sul disegno di legge numero 235, che ha già introdotto una procedura semplificata per le modifiche delle circoscrizioni provinciali rispetto alla procedura stabilita dalla legge 4, la quale pone dei tempi che debbono essere necessariamente rispettati; naturalmente sono dei tempi massimi, sessanta giorni, ma già sessanta giorni servono per la pubblicazione del bollettino. E' evidente che, entro novanta giorni, è difficile o meglio ci sono molte possibilità che l'iter non si concluda e che quindi la legge che modifica la circoscrizione non accolga quelle giuste volontà di autodeterminazione dei comuni. Quindi se tutti quanti siamo d'accordo nel verificare queste situazioni particolari e nel valutare che debbono essere tenute nella dovuta considerazione e quindi accolte, non dobbiamo predisporre degli strumenti che poi negano nei fatti, nella prima applicazione, questa volontà.

L'emendamento pone il termine limite al 31 gennaio 2003, termine già stabilito al comma 2 dell'articolo 7, oltre il quale non si può andare certamente. Entro quella data, la volontà esplicitata dai comuni deve essere fatta propria dal Consiglio regionale consentendo loro di poter esercitare nella provincia di cui hanno scelto di fare parte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Una considerazione molto rapida. Riteniamo anche noi che sia utile prevedere, entro limiti e tempi certi, questa fase di assestamento complessivo dello schema di assetto che il Consiglio regionale ha già varato, perché sia il più possibile, speriamo possa essere totalmente, rispondente ai due criteri che debbono comandare questa materia. Uno è la massima espressione e considerazione dell'autodeterminazione locale dell'autonomia comunale, il secondo è la funzionalità e l'ordine senza i quali non è possibile poi procedere al miglioramento dell'ordinamento autonomistico.

Credo che sia utile fare ad alta voce questa riflessione perché dovrebbero essere innanzitutto totalmente tranquillizzati i cittadini oltre che i rappresentanti dei cittadini, gli amministratori locali, i quali interpretando l'espressione di volontà o le propensioni delle popolazioni e delle comunità ritengono che la collocazione di queste comunità nell'una o nell'altra circoscrizione provinciale debba avere una sorte migliore. Abbiamo appreso dall'informazione che viene data a tutti, quindi anche a noi, che in diversi territori, in diverse amministrazioni locali, si manifestano delle apprensioni, delle preoccupazioni. Questa norma dovrebbe essere sufficiente perché quelle apprensioni, quelle preoccupazioni si dirigano a buon fine, nel senso che l'autonomia locale possa avere il suo riconoscimento nell'ambito appunto del componimento ordinato delle nuove circoscrizioni provinciali.

L'occasione è propizia anche per dire un'altra cosa: lo schema di assetto delle nuove province, che il Consiglio regionale ha approvato nell'aprile del '99, è stato approvato così come allora gli atti di cui la Regione disponeva consentivano di definire un primo schema. Se non si fosse fatto quel primo passo, con quella legge che prevedeva uno schema generale di riordino dell'assetto provinciale, noi oggi non saremmo qui a compiere l'atto conclusivo di questo lungo cammino.

Quello schema era tale, non era completo e soprattutto non era perfetto, perché ben si comprende che, in fase di avvio, la Regione dovette compiere un'operazione molto complessa, costituita da diversi elementi; infatti non doveva solo raccogliere le dichiarazioni di volontà dei comuni, che rappresentavano il primo elemento, non bisogna dimenticare che molti comuni, direi la maggioranza dei comuni della Sardegna, non si sono pronunciati in modo esplicito ritenendo che le ipotesi che si avanzavano fossero rispondenti alla loro condizione, ma anche tener conto del secondo elemento rappresentato dalle Conferenze di servizi che la legge rendeva obbligatorie, per cui in quella sede avvenivano anche i confronti e i componimenti delle diverse propensioni che si manifestavano a livello locale e territoriale. Il terzo elemento, che purtroppo rimane ancora troppo in ombra, per procedere alla proposizione dello schema che poi il Consiglio regionale ha approvato, era dato dall'indagine e dalla ricognizione sul campo della connessione dei servizi, cioè della funzionalità e dell'efficienza che, nel territorio, devono avere quelle competenze e quelle funzioni attribuite dalla legge al nuovo ente intermedio, cioè alla nuova provincia.

Componendo questi tre elementi, quindi la determinazione, la propensione, la volontà delle amministrazioni locali, si è potuto procedere al primo schema, che oggi è quello che consente di andare avanti. Uno schema che però deve essere necessariamente assestato, meglio definito, rispettando i tre criteri di legge. Quindi sono criteri concorrenti che debbono consentire il migliore risultato.

Ho voluto richiamare questi elementi, in questa circostanza, perché accade talvolta, è già accaduto anche nel corso di questa discussione, la quale in realtà mi pare che appassioni più l'opposizione - che in questa circostanza fortunatamente è maggioranza in quest'Aula - che non la presunta maggioranza che mi pare ormai, ed è un male questo, che stia buttando i remi in mare. Ma no, non buttate i remi in mare, cercate di remare ancora un pochino. Possiamo ancora fare meglio questa legge e anche altre leggi. Avete perso una battaglia importante, ma penso che non perderete tutte le guerre, io vorrei che le perdeste, però, per quanto è possibile, se ci prestiamo ancora un po' di attenzione e ci applichiamo ancora un po', questa, come altre leggi importanti della Regione, potrà divenire una buona legge e terminare il suo cammino in Aula più forte, più robusta, più efficiente di quanto non sia apparsa nel momento nel quale in Aula qualche giorno fa è entrata.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 22. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 5 è decaduto. Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 10.

BIANCU, Segretario:

Art. 10

1. L'articolo 19 della legge regionale n. 4 del 1997 è sostituito dal seguente:

"Art. 19 - Istituzione di nuove province e fusione di province esistenti

1. I comuni esercitano l'iniziativa per l'istituzione di nuove province e la fusione di province esistenti, ai sensi dell'articolo 133 della Costituzione, approvando, a maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati, una deliberazione che contiene l'elenco dei comuni compresi nell'ambito della provincia di cui si propone l'istituzione, ovvero l'indicazione della provincia con la quale si propone la fusione, e la denominazione della nuova provincia ovvero della provincia risultante dalla fusione. L'iniziativa deve essere assunta, in un arco di tempo non superiore a sei mesi, da almeno i due terzi dei comuni dell'area che si propone di costituire in nuova provincia o della provincia che si propone di fondere con altra già esistente, che rappresentino almeno i due terzi della popolazione della nuova provincia o di quella da fondere.

2. Sia la provincia della quale si chiede l'istituzione che le altre risultanti dall'accoglimento dell'iniziativa devono possedere i requisiti di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 3.

3. Le deliberazioni dei comuni, divenute esecutive, sono trasmesse all'Assessore, il quale accerta che le stesse rispondano ai requisiti di cui ai commi 1 e 2 e ne dà atto con proprio decreto da pubblicarsi sul Bollettino ufficiale della Regione.

4. Contestualmente all'emanazione del decreto di cui al comma 3, l'Assessore invita le province le cui circoscrizioni sono interessate dalla proposta ed i comuni compresi nell'ambito della provincia da istituire, ovvero di quelle da fondere, ma che non abbiano assunto l'iniziativa, ad esprimere il proprio parere, con deliberazione consiliare, entro e non oltre tre mesi dalla data di pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione del decreto stesso.

5. Decorsi tre mesi dalla data di pubblicazione del decreto di cui al comma 3, l'Assessore riferisce al Consiglio regionale sull'iniziativa per l'istituzione della nuova provincia ovvero per la fusione di province esistenti.

6. Il Consiglio regionale, qualora ritenga che le province risultanti dalla proposta rispondono ai criteri di cui all'articolo 2, delibera di dar luogo a referendum per la consultazione della popolazione delle province interessate.

7. Il quesito da sottoporre a referendum è espresso con la formula: "Volete voi che sia istituita una nuova provincia, denominata ......, comprendente i territori dei comuni di ...... ?", ovvero con la formula: "Volete voi che la provincia di … sia fusa con la provincia di …?".

8. Non appena avuta comunicazione della deliberazione adottata dal Consiglio regionale, il Presidente della Giunta regionale indice il referendum fissandolo per il giorno deliberato dalla Giunta stessa.

9. La proposta sottoposta a referendum è approvata se partecipa al voto un terzo degli aventi diritto e se ottiene la risposta affermativa della maggioranza dei voti validi. Altrimenti essa è respinta e non può essere riproposta prima che siano trascorsi cinque anni.

10. Si applicano, in quanto compatibili, le norme di cui alla legge regionale 17 maggio 1957, n. 20 (Referendum popolare in applicazione degli articoli 32, 43 e 54 dello Statuto speciale per la Sardegna) e successive modificazioni e integrazioni.

11. Entro un mese dalla proclamazione del risultato favorevole del referendum, e in conformità al suo esito, la Giunta regionale presenta il disegno di legge concernente la modificazione delle circoscrizioni provinciali.

12. Si applicano, in quanto compatibili, le norme di cui agli articoli 11 e 12.".

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati quattro emendamenti. Se ne dia lettura.

BIANCU, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Pinna - Spissu - Sanna Salvatore - Orrù - Dettori - Demuru

Dopo l'art. 10 è aggiunto il seguente:

Art. 11

Coperture finanziarie

1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono determinati in Euro 20.000.000 che vengono reperiti nel bilancio della Regione per l'anno 2003. (6)

Emendamento aggiuntivo Pinna - Sanna Salvatore - Orrù - Demuru - Dettori - Pacifico - Scano

Dopo l'articolo 10 è aggiunto il seguente:

Art. 11

Coperture finanziarie

1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono determinati in euro 25.000.000 per l'anno 2003.

2. Nel bilancio della Regione per l'anno 2003 sono apportate le seguenti variazioni:

In aumento

04 - ENTI LOCALI

UPB S04.016

Istituzione delle nuove province

2003 euro 25.000.000

In diminuzione

03 - PROGRAMMAZIONE

UPB S03.006 - FNOL parte corrente voce 1

2003 euro 15.000.000

04 - ENTI LOCALI

UPB S04.027

2003 euro 10.000.000

(9)

Emendamento aggiuntivo Vargiu - Murgia - Onida - Corona - Capelli

Dopo l'art. 10 è inserito il seguente:

Art. 10 bis

Con decorrenza dall'entrata in vigore della presente legge alle Province della Sardegna sono attribuite tutte le competenze non ancora trasferite di cui agli artt. 19 e 20 del T.U. 267/2000. (18)

Emendamento aggiuntivo Balletto - Corona

Dopo l'articolo 10 è aggiunto il seguente:

Art. 10 bis

1. Per il funzionamento delle Province derivante dal nuovo assetto è autorizzata per l'anno 2002 l'ulteriore spesa di euro 150.000.000; alla determinazione degli oneri per gli anni successivi si provvede con la legge finanziaria (UPB S04.016).

In aumento

04 - EE. LL.

UPB S04.016 - Trasferimenti agli Enti locali - Parte corrente

Anno 2002 euro 150.000.000

In diminuzione

03 - BILANCIO

UPB S03.006 - Fondo nuovi oneri legislativi - Parte corrente

Anno 2002 euro 86.887.000

Mediante riduzione delle seguenti voci della Tabella A allegata alla legge regionale 22 aprile 2002, n. 7:

voce 2 euro 77.727.000

voce 3 euro 2.500.000

voce 4 euro 5.160.000

voce 5 euro 1.500.000

(19)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 6 ha facoltà di illustrarlo.

PINNA (D.S.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 9 è sostitutivo del "6", quindi uno dei due va ritirato.

PINNA (D.S.). Ritiro l'emendamento numero 6.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 9 si dà per illustrato.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 18 ha facoltà di illustrarlo.

MURGIA (A.N.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 19 ha facoltà di illustrarlo.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli, relatore.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna), relatore. Mi rimetto all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io invito i proponenti degli emendamenti numero 9 e 19 al ritiro dei medesimi perché la legge finanziaria, legge numero 7, approvata di recente, al quinto comma dell'articolo 7 prevede già le somme necessarie per fronteggiare, nel corso del 2002, le spese occorrenti per le esigenze immediate, commissari, primo impianto, eccetera; per quanto riguarda il 2003, si vedrà che cosa sarà necessario inserire in finanziaria. Se invece dovessi esprimere il parere sugli emendamenti 9 e 19, sarei costretto a manifestare delle perplessità perché per esempio la parte relativa alla UPB S 04027 - mi riferisco all'emendamento numero 9 - riguarda opere degli enti locali relativamente ad immobili e quindi sono debiti di investimento che non si possono toccare. Per quanto riguarda l'altro, la Voce 1 del FNOL è quella relativa, quindi ci sarebbe il vincolo dell'articolo 30, comma 4, della legge 11 del '93 per la specifica destinazione, per cui io credo che non sia né corretto né utile avventurarci in questa questione.

Relativamente all'emendamento numero 19 lascio alla valutazione di chi ha proposto lo stanziamento di 150 milioni di euro per il 2002, io non credo che dobbiamo fare una cosa di questo genere. Quindi inviterei cortesemente i colleghi a ritirare gli emendamenti numero 9 e 19, in quanto la legge finanziaria ha già garantito la copertura della legge in discussione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S). Signor Presidente, l'emendamento numero 18, che condivido nella sostanza, a me pare, così come è formulato, molto poco chiaro e anche in grado di ingenerare grandissima confusione in una materia delicatissima e complessa come quella del trasferimento delle funzioni dalla Regione verso il sistema delle autonomie. Perché dico questo? Perché le funzioni previste dagli articoli 19 e 20 del Testo unico 267 del 2000 sono state già attribuite alle province e ai comuni, cioè le province e i comuni le hanno già, in quanto trasferite direttamente dallo Stato. Manca, è vero, la partita che riguarda ulteriori funzioni che la Regione, in un contesto di riassetto generale, ha e decide di trasferire alle province e ai comuni, decidendo però fondamentalmente anche che cosa trattenere presso il sistema regionale. E' del tutto evidente, quindi, che se noi non impostiamo questo argomento all'interno di quest'ottica complessiva, stiamo soltanto correndo il rischio di approvare una norma che accenderebbe ulteriori conflitti tra i comuni, le province e la Regione, anche perché in questo modo, e per quanto mi riguarda, lo dico in modo particolare al collega Vargiu, sarebbe un atto gravemente lesivo dell'autonomia delle province e dei comuni.

Questo provvedimento non è accompagnato da un altro parallelo che definisca il contestuale trasferimento di funzioni, risorse e personale; quindi noi sostanzialmente andremo a scaricare in questi contenitori istituzionali una serie di funzioni senza decidere a monte quelle che la Regione deve trattenere presso di sé per governarle nell'ambito dell'ottica regionale, senza definire le risorse che accompagnano queste funzioni e senza stabilire anche il contemporaneo trasferimento di personale, partita, questa, sicuramente importante, vista l'esperienza precedente, cito solo l'esempio del CRAAI, che ha già prodotto lesioni profonde in tutto il sistema sardo. Peraltro noi abbiamo appena approvato l'emendamento numero 10, Cogodi, Ortu, Vassallo, votato in qualche modo dal Consiglio all'unanimità cinque minuti fa, emendamento che sostanzialmente traccia le linee programmatiche all'interno delle quali noi dovremmo agire rapidamente, perchè se non ricordo male si fissano anche 60 giorni di tempo perchè il Consiglio regionale, la Giunta regionale, in accordo e in intesa, definiscano tutta la parte relativa al riassetto istituzionale e, io aggiungo, anche alla partita delicatissima ma importantissima del trasferimento di funzioni, risorse e personale. Approvare così questo emendamento, a mio avviso, significherebbe soltanto ingenerare ulteriore confusione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, al punto in cui siamo giunti, io accoglierò ovviamente l'invito dell'Assessore al ritiro dell'emendamento che prevede questa copertura, però l'emendamento aveva una sua funzione che era quella di dotare la legge degli strumenti e dei mezzi finanziari per operare. Oggi, francamente, se questa legge non dovesse avere la sua dotazione di risorse per funzionare, non capisco come le otto nuove province, una volta istituite, possano svolgere i propri compiti, tenendo anche presente che, nella legge istitutiva, al termine del contenzioso che si era instaurato, l'azione da parte dello Stato, in ordine al suo intervento per il finanziamento delle nuove province che si aggiungono a quelle preesistenti, non potrà che avvenire con le risorse regionali. Pare di poter affermare che queste risorse aggiuntive occorrenti non siano inferiori ai 250 o 300 miliardi all'anno; tenendo presente che è una pura invenzione, una raffigurazione puramente retorica che le nuove province possano funzionare con le dotazioni di personale che pervengono dalle province preesistenti, per quella parte di personale che non dovesse più essere occorrente, mi faceva osservare un collega ieri sera, è possibile che questo possa avvenire per i bidelli delle scuole che sono già distribuiti e svolgono la loro funzione nelle scuole esistenti nelle circoscrizioni territoriali che si creano, può avvenire in una certa misura per i cantonieri, ma, terminate queste due categorie, tutto il resto del personale rimarrà certamente nell'ambito delle province preesistenti. Faccio un esempio riguardante la vecchia provincia di Cagliari perché la conosco più a fondo, se si istituiscono le province del Medio Campidano e del Sulcis non è che l'amministrazione di Cagliari, per portare avanti i servizi di ragioneria, i servizi di amministrazione, i servizi interni e tecnici possa, perchè ha un territorio inferiore in termini numerici e di superficie, proporzionalmente ridurre le esigenze del proprio personale, il proprio personale rimarrà tale e quale.

Quindi, ci sarà un'esigenza di assunzione di nuovo personale, che dovrà essere posto a carico della finanza regionale perchè lo Stato ha già detto, come affermavo all'inizio dell'intervento, che l'istituzione di queste nuove province dovranno gravare sulle risorse regionali, a questo punto mi richiamo ancora al discorso tenuto qualche giorno fa o ieri, non ricordo bene, sulla condizione della finanza regionale, quest'ultima dovrà intervenire per finanziare il corretto funzionamento dei nuovi soggetti istituzionali, soprattutto in un momento in cui vive situazioni di preoccupazione in ordine all'indebitamento e soprattutto nei momenti in cui c'è, da parte della società civile, un conclamato crescente aumento dei bisogni. Noi dobbiamo assicurare le risorse.

Io ritiro l'emendamento, ho visto che ce n'è un altro presentato dai colleghi del centrosinistra con entità inferiori, però assicuro che queste risorse non saranno assolutamente sufficienti e sotto questo aspetto si dovrà valutare in maniera più attenta l'effettivo fabbisogno, anche perchè dobbiamo ricordarci che le amministrazioni provinciali hanno, come tutti i soggetti pubblici che amministrano, l'obbligo di chiusura dei propri bilanci in pareggio ed ovviamente i bilanci in pareggio non possono chiudersi quando un monte di uscite e di spese è necessario al minimo sostenimento, non per lo svolgimento di attività di intervento sul territorio, di coordinamento, di intervento per lo sviluppo e la crescita, ma solo per il mantenimento delle strutture. Quindi se noi Regione non mettiamo questi nuovi soggetti nelle condizioni di poter svolgere il loro lavoro, avremo fatto una cosa fatta male, così come tante altre, a mio modo di vedere, ne abbiamo fatto con le modifiche che sono state apportate alle proposte di legge unificate con l'introduzione dello scioglimento anticipato dei Consigli preesistenti che, ripeto, ritengo non essere potestà riservata a questo Consiglio, cose che certamente per i contenziosi ed i ricorsi che si instaureranno, porteranno all'immobilismo di questa legge, che sostanzialmente suonerà come una bocciatura definitiva.

Sono fermamente convinto che questo contenzioso si risolverà col rigetto della legge e quindi tutte le buone intenzioni che noi tutti, chi più o chi meno, abbiamo manifestato a sostegno della stessa si tradurrà in impegno vano, fatica nulla e sforzi veramente effimeri che avranno dato solo l'illusione di aver risposto e soddisfatto i territori di appartenenza, ma che invece certamente causeranno gravi ritardi ad un problema serio che doveva essere portato avanti. Comunque si è voluti andare avanti, anche nell'incertezza della norma e dei comportamenti;così facendo, non si sono date risposte, ma si sono causati danni e ritardi, soprattutto esponendo questa maggioranza - lo dico ai colleghi che hanno votato contro la maggioranza in quest'occasione - all'ennesima brutta figura. Ricordo ai colleghi che il vincolo di maggioranza è quello che ci tiene tutti insieme anche quando si è dissenzienti su determinate linee e scelte che emergono, perchè stare insieme significa avere, anche al proprio interno, delle volontà che si affermano democraticamente, ma non, a seconda delle circostanze, decidere che, se non mi sta bene, pur con valide argomentazioni si va per la propria strada; voglio ancora ricordare a tutti i colleghi che hanno avanzato, a giustificazione dei loro comportamenti, esigenze di carattere territoriale, che noi siamo consiglieri regionali della Sardegna, dobbiamo fare gli interessi della Sardegna e non solo di alcuni territori e questo soprattutto quando, a lato pratico, spero solo di sbagliarmi, risulterà che abbiamo fatto una legge che sarà assolutamente annullata.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Pinna, vorrei ricordare che l'onorevole Sanna Salvatore ha sollevato un problema che a me pare assolutamente fondato, in effetti l'emendamento numero 18 ripropone un tema che il Consiglio ha già superato col voto dell'emendamento numero 10, pertanto l'emendamento numero 18 deve essere ritirato, altrimenti lo devo dichiarare decaduto.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. sardi-U.D.R.). Sulla base delle considerazioni del consigliere Sanna Salvatore, l'emendamento numero 18 è ritirato.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. Gli emendamenti numero 18 e 19 sono ritirati. Il "19" è fatto proprio dall'onorevole Sanna Giacomo.

Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Sullo stesso argomento, io volevo esprimere il mio parere in relazione alle coperture finanziarie, precisando - per l'Assessore - che io sono ben al corrente che nel comma 5 dell'articolo 7 sono previsti tre miliardi per far fronte ai primi costi per l'avvio dei nuovi enti intermedi, delle nuove province; è una cifra contenuta, ma credo che possa essere sufficiente per le prime operazioni, per la nomina dei commissari eccetera eccetera, per questo io non avevo capito quanta necessità c'era di aggiungere non pochi soldi, ma 300 miliardi a partire dal 2002, come era nell'emendamento del collega Balletto poi giustamente ritirato.

Il nostro emendamento invece, Assessore, non è relativo all'esercizio 2002, ma all'esercizio 2003, tenendo presente che i grandi costi per le province deriveranno dalla loro istituzione effettiva e quindi dall'elezione dei diversi consigli provinciali.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE

(Segue Pinna.) Le coperture che sono state individuate, mi pare che siano tutte corrette, per esempio il FNOL, l'UPB S03.006, si sono rese disponibili anche le risorse relative all'IRAP, vista la sorte che proprio avant'ieri quella legge ha avuto. Tuttavia io ho posto questo problema e, tenendo conto del suo invito sarei del parere diritirare questo emendamento, però a fronte dell'impegno di approvare, a conclusione del dibattito, un ordine del giorno che impegni la Giunta e il Consiglio a inserire le risorse necessarie nella finanziaria per il 2003, risorse che potranno allora essere meglio valutate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà. SCANO (D.S.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, per dire che concordiamo sulla posizione dell'Assessore e quindi sull'esigenza che ci sia un atteggiamento coerente anche con quanto il Consiglio ha approvato poc'anzi. La copertura finanziaria si renderà necessaria e sarà un dato cognito e calibrato, qui ricordo che molto spesso le valutazioni di calibratura delle coperture finanziarie quasi sempre non sono un grande punto di forza del Consiglio, questo è dovuto a quella cultura famigerata dello stanziamento che dovremmo superare dandoci un po' più di rigore tutti, a prescindere dalla nostra collocazione.

E` vero che gli articoli che abbiamo approvato poc'anzi individuano una procedura che incide in maniera determinante su alcuni parametri che saranno utili per poter quantificare la portata dei trasferimenti necessari in ordine anche alle suddivisioni patrimoniali e finanziarie che sono chiamati ad attuare i commissari in sede di attuazione della divisione patrimoniale-finanziaria.

Per altro verso, la copertura finanziaria che utilmente è stata data in finanziaria credo che pensasse all'esigenza di remunerare la funzione dei commissari che, in questa fine d'anno, dovrebbe arrivare alla definizione dei collegi elettorali, alla scadenza del 31 gennaio 2003. Dunque io credo che sia opportuno aderire al suggerimento dell'Assessore, non per fare cadere l'esigenza di definire la copertura finanziaria, ma proprio per addivenire ad un ordine del giorno che ponga a valle di queste procedure l'impegno della Giunta a commisurare la copertura finanziaria e i risultati di queste operazioni e quindi in maniera tale che già nel bilancio del 2003, il giorno dopo le elezioni dei nuovi Consigli provinciali, essi siano dotati di trasferimenti puntuali, precisi, commisurati anche ai parametri della "25" che noi dovremmo tenere in considerazione proprio per dare la possibilità di funzionamento e di investimento a queste nuove entità.

Quindi credo che sia opportuno preparare un ordine del giorno in questo senso che ci accomuni nell'impegno di prevedere, in legge finanziaria 2003, le conseguenti dotazioni finanziarie per questi enti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Brevemente, signor Presidente, essendo stato in qualche modo chiamato in causa dall'intervento precedente del collega Balletto, ho pensato di intervenire a sostegno della proposta che è stata avanzata poco fa riguardo alla formazione di un ordine del giorno che impegni il Consiglio e la Giunta a destinare risorse a valere del bilancio del 2003, in quanto credo che sia la soluzione migliore per garantire comunque una copertura finanziaria per gli adempimenti connessi all'attuazione delle province.

Colgo quest'occasione per ribadire che per me ieri non è stato facile scegliere di dissociarmi o comunque di votare contro un orientamento della maggioranza, però non accetto nemmeno lezioni di comportamento o di coerenza da parte di chicchessia; ciascuno di noi credo che qui debba avere la propria dignità, quando soprattutto ci si comporta con trasparenza, con linearità e con correttezza. Io ho sempre cercato, da un anno a questa parte, di condividere il percorso della maggioranza perchè sono sempre stato d'accordo con tutto ciò che la maggioranza ha proposto; ma per quanto riguarda l'istituzione e l'attuazione delle province, non sono certamente stato io a venir meno all'impegno e alla coerenza.

Il tema delle province è stato dibattuto forse poco dalla stessa maggioranza, però non essendo abituato a fare promesse e a non mantenerle, credo di aver avuto un comportamento coerente rispetto a ciò che si poteva realizzare. Ho sostenuto in Commissione l'esigenza e l'opportunità di adottare la non contestualità, abbiamo approvato a maggioranza quell'ipotesi ed ora, essendo purtroppo essa venuta meno, per me è diventata prevalente, assolutamente prevalente, la necessità di non affossare la legge.

Per cui chiudo l'intervento ribadendo che questo mio atteggiamento non ha voluto assolutamente significare la benché minima frattura con la maggioranza alla quale mi sento di appartenere; però chiedo alla mia maggioranza, in questo caso, un atto di coerenza rispetto alla volontà espressa da questo Consiglio, licenziando questa legge senza inopportuni tentativi di affossarla, i quali, forse sì, potrebbero creare una vera spaccatura all'interno della maggioranza stessa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà. CUGINI (D.S.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Intervengo solo per richiamare l'attenzione dei proponenti l'emendamento numero 9, i quali forse non hanno detto in modo espresso che intendono ritirare l'emendamento; gradirei che venisse confermato il ritiro, tenendo presente che ovviamente la legge finanziaria conterrà le somme necessarie per il sostentamento delle province.

La finanziaria vigente contiene con sufficienza le risorse necessarie per consentire ai Commissari delle province di svolgere tutti gli atti preliminari fondamentali. Occorre tenere presente che i Commissari, così come è stato stabilito dalla legge, sono dirigenti regionali, quindi si avvalgono anche di altri strumenti finanziari che pure non sono in legge, perchè lo stipendio viene pagato comunque da fondi diversi da questo, quindi serve solo per missioni, eccetera; qualora occorressero somme ulteriori per lo svolgimento della loro attività, esistono i fondi di riserva dai quali poter attingere direttamente per sopperire a queste esigenze. Quindi diciamo che sarebbe opportuno che venisse ritirato; questo invito vale anche per l'onorevole Sanna che pregherei di voler ritirare l'emendamento che ha fatto proprio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, con questo chiarimento dato dall'assessore Masala, e con il preciso impegno di una presentazione di un ordine del giorno, annunciato dal collega Pinna, credo che ci siano tutti gli elementi necessari per dare certezza del proseguo di questa legge che stiamo per approvare, tenendo conto che le somme di quest'anno sono limitate perché - voglio ricordarlo - sono il frutto dell'approvazione di un emendamento sottoscritto da almeno tre terzi di quest'Aula e ammontano a soli 3 miliardi. E' vero che potrebbero essere sufficienti per i commissari, che sono funzionari della Regione, per gli adempimenti iniziali, ma è pur vero che non servirebbero per far partire - come si suol dire - la macchina.

Quindi credo che l'impegno per la presentazione di un ordine del giorno, ritengo da tutti condiviso, possa essere l'elemento di garanzia per il proseguo dell'esame di questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Presidente, volevo solo precisare ancora per l'Assessore che il nostro emendamento non è relativo all'esercizio 2002 ma all'esercizio 2003, quindi non si sovrapponeva alle disponibilità di…

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, per cortesia, non si sente, lei ha delle difficoltà di rapporto con il microfono e con la postazione. Parli con un tono di voce un po' più alto perché così si sente benissimo.

PINNA (D.S.). Tuttavia, tenendo presente che, dopo aver proposto di presentare un ordine del giorno, ho riscontrato il parere ampiamente favorevole dell'Aula, ritiro l'emendamento e spero che tutto il Consiglio sia d'accordo per approvare un ordine del giorno che impegni la Giunta a inserire, nella finanziaria 2003, le risorse necessarie che, a quel punto, saranno meglio quantificate di quanto non lo possano essere in questo momento.

PRESIDENTE. I due emendamenti sono stati ritirati, rimaniamo in attesa della presentazione di un ordine del giorno, così come è stato preannunciato.

Ha domandato di parlare il consigliere Scano per dichiarazione di voto.

SCANO (D.S.). Dichiaro naturalmente un voto favorevole all'articolo, come poi alla legge. Colgo l'occasione per svolgere una breve considerazione: l'introduzione di quattro nuove province nell'architettura istituzionale della Sardegna chiama in causa l'organizzazione dell'intero assetto pubblico sardo, cioè personale, poteri, risorse, come è stato già ricordato da consiglieri di opposizione e di maggioranza.

Anch'io penso, come altri colleghi, che l'intero processo avrebbe potuto e dovuto essere diverso e che bene si sarebbe fatto ad affrontare prima la questione dei poteri e delle funzioni e poi quella del numero. Per farla breve, io penso che nel '97 venne messo il carro avanti ai buoi. Le scelte compiute allora e l'inerzia poi dal '99 a oggi, hanno posto noi, il Consiglio, nella necessità di decidere positivamente, non sarebbe stato pensabile diluire, rinviare, non fare, perché altrimenti sarebbe stata colpita la credibilità dell'intera classe dirigente sarda; quindi dobbiamo chiudere positivamente la partita.

Detto questo, va aggiunto però che adesso si tratta di affrontare una grande questione, cioè deve essere chiaro a tutti noi che non si potrà mantenere tutto l'esistente ed aggiungere il nuovo; mantenere l'esistente (Regione, attuali province, comunità montane e quant'altro) ed aggiungere il nuovo porterebbe ad avere in Sardegna un elefante pubblico insostenibile sia dal punto di vista dell'economia che dell'efficienza.

Bisogna andare, bisogna avere la forza di andare a un'opera radicale di semplificazione, di razionalizzazione, di spostamento di poteri e di risorse e soprattutto bisogna, dato il tempo ridotto per una dichiarazione di voto lo dico con l'accetta, svuotare la Regione, procedendo a una riorganizzazione poderosa dei poteri e delle risorse, anche umane. Badate, sia detto con molta chiarezza, pensare che in Sardegna ci saranno sei mila regionali, o quanti sono, gli attuali dipendenti delle province, più non so quanti dipendenti delle nuove province, è una cosa che non sta né in cielo né in terra!

Tutta questa operazione, che è positiva, che va fatta, che può essere la leva per riscrivere l'insieme anche in base a principi veri di federalismo interno, di autonomia che non è solo decentramento e così via, però o rappresenta l'occasione per realizzare una grande riorganizzazione, ridistribuzione di potere, risorse finanziarie ed umane, o altrimenti in pochi anni il tutto si potrebbe tradurre in un disastro. Quindi bisogna essere chiari e limpidi tra di noi, questo è un tassello, sarà e potrà essere positivo - secondo me, lo è - se ci costringerà, non in vent'anni ma in un periodo di tempo ristretto, a ripensare all'intero sistema pubblico sardo in base a principi di efficienza, di semplicità, di economicità. Questa è la strada che abbiamo di fronte.

PRESIDENTE. Poichè nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, prima del voto finale vorrei chiedere una breve sospensione di un quarto d'ora.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Nulla da eccepire sulla richiesta fatta dal collega Corona, vorrei solo far notare che, con l'approvazione dell'emendamento numero 20 che modificava in modo parziale l'articolo 1, ci sono delle parole doppie che devono essere eliminate; chiedo che, in sede di coordinamento, si ponga rimedio alla cattiva formulazione dell'articolo.

PRESIDENTE. In attesa di ricevere l'ordine del giorno che mi dicono sia stato preparato, si stanno raccogliendo le firme, poiché l'onorevole Corona ha chiesto una breve sospensione della seduta dell'Aula, sospendo i lavori sino alle 12 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 19, viene ripresa alle ore 12 e 40.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.

BIANCU, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO PINNA - COGODI - SPISSU - FADDA - BALIA - DORE - VARGIU - SANNA GIACOMO - DEMURU - ORTU - SELIS - SANNA GIAN VALERIO - PUSCEDDU - MARROCU - CALLEDDA - CUGINI - MORITTU - VASSALLO - FANTOLA - LOCCI - CARLONI - MASIA - TUNIS MARCO - GIOVANNELLI - SATTA - LICANDRO - CAPELLI - PIRASTU - BIANCU - ONIDA sulla datazione finanziaria per l'istituzione delle nuove province.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione dei DD.LL. 235 e 237/B;

CONSIDERATO che per avviare le attività e rendere operative le nuove Province occorre disporre delle necessarie risorse finanziarie,

impegna la Giunta regionale

ad inserire nel D. di L. per la finanziaria regionale per il 2003 il fabbisogno finanziario occorrente. (1)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'ordine del giorno numero 1, ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli, relatore.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna), relatore. Favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo alla votazione finale della legge. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Satta. Ne ha facoltà.

SATTA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi e colleghe, durante la mia Presidenza della Prima Commissione consiliare mi sono battuto affinché questa proposta venisse approvata celermente e celermente portata in Aula. Nella discussione in Prima Commissione, la cui maggioranza era allora del centrodestra che aveva la Presidenza, mentre oggi il centrodestra è una mera maggioranza nella presidenza, mi battei allora - insieme ai colleghi del centrodestra - contro la proposta del centrosinistra per lo scioglimento dei consigli provinciali storici al momento dell'elezione dei consigli delle nuove province.

Avant'ieri sera, in occasione della discussione generale sui provvedimenti riguardanti l'istituzione delle nuove province, dichiarai in un'aula semideserta quanto segue: "Circa i modi e i tempi delle elezioni, contestualità o non contestualità, elezioni 2003, 2004, 2005, nessuna soluzione è perfetta, nessuna soluzione può soddisfare tutti; ognuna presenta delle positività o delle negatività. Se da una parte la contestualità delle azioni del 2003 appare la soluzione più semplice in quanto azzera tutto, non appare per contro esserlo sotto l'aspetto giuridico, a meno che la contestualità non avvenga nel 2005, ossia alla scadenza naturale degli attuali consigli provinciali. Così come la soluzione della non contestualità, con le elezioni limitate alle nuove province del 2003 e il mantenimento dei consigli provinciali attuali fino alla scadenza naturale del 2005, prevista nella legge unificata approvata dalla prima Commissione, forse non è perfetta sotto l'aspetto giuridico, ma consente di rispettare il voto popolare espresso appena due anni fa".

Conseguentemente la mia posizione al momento del voto è stata contraria all'emendamento dell'opposizione che proponeva lo scioglimento dei consigli provinciali storici. Venuta meno la maggioranza su questo emendamento, io cittadino sardo e gallurese, che da oltre vent'anni crede nella provincia della Gallura per un migliore e corretto sviluppo di essa nell'interesse anche del resto della Sardegna, non potevo votare contro il primo articolo anche se emendato. Ciò avrebbe significato infatti non soltanto votare contro un articolo, ma votare contro l'intera legge che attua le nuove province, e quindi tradire una causa. Pertanto, in coerenza con la posizione da me assunta in quella occasione, dichiaro di votare a favore della proposta di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, annuncio il nostro voto favorevole, accompagnato dalla considerazione che, come abbiamo detto ieri, crediamo che - attraverso quest'iniziativa - si sia rimosso il tappo al processo riformatore che per molti anni è stato usato come mero strumento di propaganda e che finalmente assume una connotazione concreta. Lo diciamo da questo punto di vista perché noi abbiamo sostenuto la legge, come si è evinto dal dibattito e dalle nostre osservazioni, non chiamati da motivazioni territoriali o locali o mossi da sensi di appartenenza che andavano comunque tutelati, ma in una visione generale di un principio attraverso il quale la Regione deve muoversi per dislocare poteri, funzioni e risorse che siano più vicine ai cittadini sulla base del principio di sussidiarietà e di parternariato. Siamo convinti altresì che questo atto ponga a tutti noi un impegno più alto e rinnovato sull'invocato, spesso anche inutilmente, terreno della complessiva riforma della Regione. Credo che l'agenda dei lavori delle Commissioni, che più di altre si interesseranno di questo argomento, subirà da domani una cadenza e un livello più appropriato a questo richiamo.

Siamo altresì soddisfatti di questo approdo anche perché sentiamo, e da questo punto di vista siamo convinti di essere stati sempre mossi da questo spirito, che dentro la volontà del Consiglio regionale e dei territori, che hanno invocato per lunghi anni questo approdo, viva e prevalga l'idea del cittadino arbitro, invocata spesso dal nostro compianto Roberto Ruffilli nella sua testimonianza di riforma dello Stato e delle istituzioni. Speriamo che quest'idea del cittadino arbitro, che si attua in quest'Aula anche attraverso la nostra rappresentanza popolare, sia uno stimolo pure per l'onorevole Presidente Pili perché, assumendosi le sue responsabilità, rinvenga nella volontà di questo Consiglio una volontà di rispetto della regola democratica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io ero fermamente convinto della utilità di questa legge che dava, nella sua proposizione, attuazione alla legge istituiva delle province votata all'unanimità nella scorsa legislatura e alla prima legge che è stata fatta anche nel corso di questa, perché penso che le istanze dei territori, quando sono nelle forme corrette avanzate e democraticamente sostenute, debbano trovare in questa massima Assemblea le valutazioni del caso per poi arrivare alle conseguenti determinazioni con i provvedimenti di legge. Una legge che era stata licenziata dalla Commissione dopo un ampio e approfondito dibattito, che peraltro faceva seguito a precedenti interlocuzioni della stessa Commissione approdate, anche in talune circostanze in Aula, a confronti, come dicevo, dopo i quali si era arrivati alla formulazione di un testo adeguatamente rappresentativo di quelle esigenze che si volevano soddisfare.

Gli emendamenti presentati dalla opposizione hanno modificato sostanzialmente l'impianto di quel provvedimento stravolgendolo, a mio modo di vedere, perché ha creato e creerà tutta una serie di complicazioni che purtroppo non andranno nella direzione voluta da tutti noi e soprattutto da coloro i quali si sono battuti estenuantemente per la sua approvazione anche così trasformato e modificato; secondo me, modificato in peggio perché i colleghi che hanno concorso a questa trasformazione non hanno certamente reso un servizio a quelle popolazioni, in quanto le nuove province - ne riparleremo a breve e mi dispiace dover e poter sostenere che avevo ragione - non vedranno nei tempi auspicati la luce, per via degli incidenti di natura procedurale e giudiziaria, ovviamente per giudiziaria mi riferisco al giudice delle leggi e quindi al responso che darà la Corte Costituzionale sugli inevitabili ricorsi che saranno proposti, non certamente da quest'Aula, ma da quei soggetti che, con la previsione della decadenza, hanno dovuto interrompere e dovranno interrompere anzitempo il loro mandato. Io ritengo legittime queste eventuali azioni che verranno poste in essere, perché saranno fatte per difendere esigenze proprie, così come farebbe questo Consiglio regionale se domani uno Stato distratto, per motivi non leciti o non legittimi, dovesse decidere di sciogliere l'Assemblea regionale della Sardegna, della Sicilia o di quant'altre Regioni.

Quindi, nell'esercizio della tutela dei diritti di quelle istituzioni sicuramente si instaurerà un contenzioso; di questo avremo modo di parlare, ma non certo per cantare facili vittorie, perché le vittorie personali dell'uno si tradurranno in una sconfitta dell'intera Aula, soprattutto delle popolazioni che a questo provvedimento guardano con estrema attenzione nella speranza di aver ottenuto un qualcosa che sicuramente non avranno in questa occasione e con questa legge.

Il vincolo di maggioranza al quale sono perfettamente legato mi porta ovviamente a non votare contro una legge che dalla maggioranza è voluta per cui, solo ed esclusivamente con le motivazioni e con le perplessità che ho avanzato nel corso di questa breve dichiarazione, il mio voto è di astensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Signor Presidente, io intervengo per dichiarare il mio voto favorevole a questa proposta di legge. La necessità dell'intervento è dettata anche dal fatto che in Prima Commissione, quando fu esitato il testo unificato, poi giunto in Aula, io votai contro, non perché non ritenessi che questa fosse una legge giusta e doverosa per dare attuazione alle già istituite nuove province, ma io e gli altri consiglieri dell'opposizione di allora votammo contro per difendere il principio della contestualità per noi posto come inderogabile.

Infatti, alla maggioranza allora proponemmo anche due emendamenti; con uno di questi, l'emendamento numero 1, che è stato riproposto in Aula e condiviso dal Consiglio, noi proponemmo allora - proprio per non fare una questione, come dire, di impossibilità di accordo - la soluzione della contestualità che poteva anche essere individuata nella naturale scadenza del mandato delle province preesistenti.

Questo fu il nostro spirito, quindi eravamo aperti anche ad una eventuale soluzione di questo tipo, purtroppo allora, ma non per nostra volontà, fu scelta una soluzione che derogava al principio della contestualità. E` stato da molti giustificato e spiegato il perché noi tenessimo fermo questo principio, pertanto non spendo ulteriori parole.

Gli articoli approvati oggi in questo Consiglio hanno migliorato notevolmente il testo, contrariamente a quello che sostiene l'onorevole Balletto, pertanto io voto a favore proprio perché il Consiglio l'ha migliorato, oltre che nel salvaguardare il principio della contestualità, anche in altre due questioni che in Commissione erano emerse, cioè la necessità e la possibilità di dare ai Comuni, che non si riconoscevano nelle circoscrizioni già stabilite dalla legge, di poter scegliiere. L'emendamento numero 5, approvato da questo Consiglio, soddisfa anche questa esigenza, rappresentando un altro motivo che mi conforta e mi indirizza a esprimere un voto favorevole convinto.

Ultima questione: la legge 4 all'articolo 2 prevedeva che le province di nuova istituzione, quindi tutte le province, divenissero l'unico ente intermedio tra Regione e Comuni, ambito razionale di programmazione e idonea circoscrizione di decentramento di funzioni regionali. Con l'emendamento presentato dall'onorevole Cogodi e dai suoi compagni si è in qualche maniera arrivati a soddisfare anche questa esigenza, noi speriamo che la Giunta e la maggioranza la traducano presto in norma da proporre al Consiglio.

Queste sono le motivazioni che mi convincono a votare a favore di questo provvedimento di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Grazie anche per la rinuncia onorevole Cugini.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Emanuele per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (D.S.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Anche lei... va bene.

Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Rinuncio, Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORRU` (D.S.). Vorrei dichiarare il mio voto favorevole e, se come mi auguro, il Consiglio approverà questo importante provvedimento, credo che esso costituirà il primo atto di avvio concreto del riordino istituzionale complessivo del nostro sistema delle autonomie locali. Come è stato già sottolineato, si tratta di un primo passo, cui dovranno seguirne molti altri, sarà indispensabile infatti porre mano al consiglio delle autonomie locali, alle comunità montane, ad una disciplina della nascita e delle unioni comunali; se questo non avverrà noi avremo dato una risposta parziale, una risposta formale ad un'esigenza reale di riforma, di innovazione del nostro sistema autonomistico.

Noi abbiamo la necessità di adeguare, innanzitutto a ciò che è mutato nel contesto istituzionale complessivo, sia da un punto di vista istituzionale, sia da un punto di vista normativo, perché molto è cambiato, la riforma del Titolo V, il testo unico, la "267", noi siamo ancora in larga misura indietro, persino rispetto alle Regioni non a statuto speciale. Però in tutto questo manca un passaggio decisivo, non secondario che ricade interamente e direttamente sulla nostra responsabilità, sulla responsabilità del Governo regionale, sulla responsabilità di questo Consiglio regionale. Se la Regione, cioè il nostro istituto autonomistico, non provvederà, non supererà le commistioni, le sovrapposizioni tra funzione legislativa, amministrativa e gestionale, il sistema delle autonomie locali da un lato morirà di asfissia perché ha già di per sé un gran numero di competenze a cui dovranno seguirne delle altre, a cui mancano pezzi, che sono distribuite tra i diversi livelli senza una razionalità, dall'altro lato però la Regione sarà incapace di rispondere a quelle funzioni alte cui invece dovrebbe rispondere, continuando a fare sostanzialmente, principalmente meglio dire, ciò che ha sempre fatto. Credo che a questo punto è davvero realistica, se ciò non avviene, la prospettiva anche di futuri scompensi e di future difficoltà e non solo di carattere finanziario.

Ora molti di noi - credo - erano combattuti, avevano dei dubbi, io personalmente avevo dubbi sulla vera contestualità, se dovesse cioè avvenire contestualmente il riordino istituzionale e la riforma complessiva del sistema delle autonomie locali e della riforma della Regione. Ora questo a ben vedere alla fine stava diventando un comodo alibi: "se non si fa tutto, non si fa niente". Ora l'alibi è stato rimosso, noi abbiamo deciso giustamente di non attendere, di fare un passo avanti, e ciò comporta dei rischi, come hanno già sottolineato molti colleghi prima di me, perché a questo devono seguire ulteriori passi in avanti…

PRESIDENTE. Onorevole Orrù, qualche secondo, per concludere. ORRU' (D.S.). Il rischio peggiore, io credo, era rappresentato dalla paralisi, dall'attesa, sostanzialmente dal venir meno a un nostro preciso dovere, ad una nostra precisa responsabilità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, intervengo a titolo del tutto personale, ringrazio il Gruppo di Alleanza Nazionale che mi dà questa possibilità, da gruppo pluralista infatti consente a ogni consigliere regionale di poter esprimere nella massima libertà la propria posizione; una posizione che io ho tenuto anche durante la legislatura scorsa, quando si è discusso proprio della legge istitutiva delle province, la legge 4 del 1997, e poi nel 2001 della legge 9. Ricorderete che, in quelle occasioni, il sottoscritto si astenne per tanti motivi, prima di tutto perché alcune leggi venivano fatte sotto pressione, per esempio in esse non si dava la possibilità a molti Comuni che chiedevano di entrare nelle nuove province di poter aderire, ad altri che invece non lo avevano chiesto di essere all'interno, ricordo il caso di Ozieri e Tempio, Ozieri voleva entrare nella provincia Gallura e non c'era niente da fare, Tempio invece - che era in una posizione di stand by perché non aveva ancora deciso che cosa fare - d'ufficio era all'interno della provincia, che poi ha preso il nome di Olbia-Tempio.

Noi avremmo dovuto, con questa legge, emanare le norme di attuazione delle nuove province, questo era il criterio, a mio avviso, invece che cosa sta succedendo? Allora spiego il motivo della mia posizione diversificata: in questo momento noi non stiamo facendo una legge per l'attuazione delle nuove province affinché possano essere eletti gli organi costitutivi, no, stiamo facendo qualcosa che va contro i quattro Consigli provinciali democraticamente eletti, questa è la verità vera.

Veramente non me la sento in questo momento di aderire in pratica ad uno scioglimento di organismi che, nel 2000, sono stati eletti, hanno presentato programmi, che i Presidenti, le Giunte e i Consigli vogliono portare avanti sino alla scadenza del 2005, per verificare allora se essi sono stati realizzati. Ma come si presenteranno eventualmente nel 2003? Cosa potranno dire? Abbiamo presentato qualcosa, ma non siamo riusciti a portarla avanti? Non possono dir niente, devono sperare solamente che gli elettori siano contenti di quel poco che hanno potuto fare, che si rendano conto di ciò che hanno potuto fare. Ma non basta questo, ogni mandato, se non ci sono altre cause importantissime, deve essere portato a termine, perché proprio in quel momento quegli organismi, i Consigli, le Giunte, i Presidenti eccetera, possono presentarsi all'elettorato; i quattro Consigli provinciali attualmente in carica non potranno farlo. Pertanto, cari amici, a mio avviso non stiamo facendo un passo avanti, ma un passo indietro, la partita non è chiusa, ma aperta; questa è la prima ragione del perché diversifico il mio voto.

Secondo, cari amici, l'emendamento numero 2, su cui ha parlato l'assessore Masala, che mi trova del tutto consenziente, al di là di tutte le cose che sono state dette, dice che il ruolo di Presidente di Provincia e di Assessore provinciale sono incompatibili con qualsiasi carica istituzionale. E` stato ricordato che, durante la discussione della finanziaria, un emendamento al contrario era stato respinto. Allora, cari amici, dire che un consigliere regionale non può fare il Presidente della Provincia o l'Assessore, o dire che un Presidente della Provincia o un Assessore provinciale non possa fare il consigliere regionale, credo che sia la stessa cosa. Cambiando l'ordine degli addendi, cari amici, credo che la somma non cambi assolutamente, pertanto in questo momento, a mio avviso, noi stiamo cambiando lo Statuto, cosa che non credo sia fattibile nell'ambito di una legge qualsiasi, ci vuole un qualcosa di più e molti di voi infatti hanno chiesto qualche altra cosa, avete chiesto una Costituente, avete chiesto un'Assemblea, eccetera.

Per concludere, cari colleghi, questi due fatti mi portano a non essere d'accordo su questo provvedimento di legge, riconoscendo che principalmente la Gallura, visto che sono eletto nel territorio della provincia di Sassari, ha necessità, urgenza di poter...

PRESIDENTE. Onorevole Frau, ancora qualche secondo.

FRAU (A.N.). Ripeto, in questo modo credo che non possiamo sicuramente andare avanti. Pertanto, onorevole Presidente, ho finito, dichiaro ancora una volta, anche in questa occasione, l'astensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, colleghi, mi corre l'obbligo prima di dichiarare il mio voto, di fronte alla confusione, alle spaccature, a dei rivoltafaccia che si sono ingenerati nei banchi della maggioranza, di ribadire il mio punto di vista, la mia opinione sulla legge che è in trattazione in quest'Aula. Ero e sono profondamente convinto che l'istituzione di quattro nuove province e la conseguente configurazione di otto nuove province sarde sia un fatto sbagliato e negativo per la Sardegna, e particolarmente negativo per alcuni territori, primo fra tutti la provincia di Nuoro che, da provincia con forti tratti di disagio e di arretratezza, verrà relegata al rango di una sorta di comunità montana allargata, di una comunità del malessere.

Sono anche convinto che, dalla costola da cui nascerà la provincia dell'Ogliastra, non verrà generato un organismo robusto ed una provincia forte, ma al contrario nascerà una provincia debole e la sommatoria di più debolezze non genera mai una forza. Nel quadro generale della nostra Isola, la parte centrale sarà caratterizzata dall'accentuarsi di localismi e di lotte particolaristiche oltre che da una moltiplicazione del terziario improduttivo; nessuno mi convincerà mai, salvo concrete verifiche sul campo, e mi auguro sinceramente di essere smentito in queste mie affermazioni, che lo spopolamento e la disoccupazione potranno essere arginate dalla moltiplicazione dei Presidenti di Provincia, o di Consigli provinciali o da qualche assunto nei nuovi enti.

Comunque devo affermare che nutro un grande rispetto verso i legislatori che nella passata legislatura hanno elaborato ed approvato la legge numero 4 del 1997,che ha una visione diametralmente opposta alla mia, le loro argomentazioni tuttavia non mi hanno convinto e non mi convincono. Sono sempre persuaso che il riequilibrio territoriale passi attraverso le politiche di sviluppo che il Governo della Regione sarà capace di mettere in campo per valorizzare le risorse dei diversi territori e le loro peculiarità, attraverso una politica di vera coesione regionale e di vera solidarietà tra territori e popolazioni; in una parola è necessaria una concreta attuazione del principio autentico del federalismo interno e solidale e di sussidiarietà sempre invocata ed evocata, mai autenticamente applicata. E voi, maggioranza di centrodestra, Governo di centrodestra, avete dato prova in questi tre anni della vostra incapacità di mettere in campo una politica che andasse in questa direzione, rischiate di sperperare totalmente una opportunità che vi si è presentata, quella di utilizzare le grandi risorse comunitarie ottenute a causa della debolezza economica dei territori dell'interno della Sardegna. Un'occasione disastrosamente sprecata, signori della Giunta!

Ho rispetto, dicevo, per chi ha concepito e varato la legge numero 4 del 1997, che ha pensato e disegnato un nuovo assetto istituzionale della Sardegna, come rispetto anche le aspirazioni di quei territori che anelano ad avere una nuova provincia; sono particolarmente legato all'istituzione Provincia, avendo avuto anche l'onore e il privilegio di ricoprirne la carica di Presidente. Credo anche di avere una sufficiente cognizione per comprenderne l'alta funzione e l'elevato ruolo che questa potrà ancora svolgere, ma che si è solo parzialmente dispiegata a causa dei gravi ritardi di questa Regione nel trasferire compiti e funzioni che devono essere in capo alle province ed ai comuni. Ma devo anche dire che non si può nutrire, parlo politicamente, altrettanto rispetto nei confronti di chi ieri, alla vigilia delle elezioni politiche, con toni quasi ultimativi e a volte, duole dirlo, anche insultanti, chiedeva l'istituzione immediata delle province e che, dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale con la sentenza numero 230 del 4 luglio 2001, oggi dice: "Aspettate, aspettate la fine del nostro mandato, non siate precipitosi, possiamo aspettare ancora qualche anno, state calmi".

Ma che serietà è questa, colleghi del centrodestra, che serietà è, dopo aver sentito le cose che abbiamo sentito? O che dire di chi ha battuto i territori con l'intento di accattivarsi simpatie e consensi e si proponeva come paladino della nascita delle nuove province, e di fronte alla promulgazione della legge numero 9 faceva ingloriosa, quanto grottesca inversione di marcia? Questo l'hanno fatto anche alcuni Presidenti di Provincia e, duole dirlo, è un fatto deplorevole in sé e direi stupidamente opportunistico e falso di fronte...

PRESIDENTE. Qualche secondo ancora per concludere.

PIRISI (D.S.). La ringrazio. Ma anche voi componenti di questa ectoplasmatica maggioranza, di questa inesistente compagine di governo, abbarbicata alla difesa del vostro potere, avete fatto questo, dimostrando anche di essere inconcludenti sul piano operativo e sempre più stupidamente eterodiretti. Domando a me stesso e a voi tutti, onorevoli colleghi, segnatamente a voi colleghi della maggioranza:non siete stati voi, Presidente Satta, e colleghi del centrodestra, che in Prima Commissione avete impresso una accelerazione inaudita perché, insieme ai tifosi del motto "fetti casinu", vi siete presentati in quest'Aula e fuori di quest'Aula invocando la velocizzazione della legge ed oggi ci dite che non eravate pronti, che non eravate a posto, che non eravate in grado di chiudere le cose con la pacatezza che il centrosinistra vi proponeva? Questa è la verità vera, noi non abbiamo chiesto lo scioglimento dei Consigli, abbiamo chiesto contestualità e questa si è ottenuta: contestualità.

Volevo dichiarare che la legge numero 9 esiste, io mi sono opposto ma le province sono state istituite, con questa legge si stanno proponendo gli adempimenti conseguenti, il mio voto dovrebbe essere coerentemente negativo, contrario così come feci a suo tempo, ma trattandosi di adempimenti, perché questa legge venga attuata, e noi consiglieri regionali abbiamo il dovere di far rispettare e attuare le leggi che vengono promulgate, il mio voto conseguentemente sarà un voto di astensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.).Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Intanto vorrei annunciare il nostro voto a favore su questa legge e chiarire alcuni passaggi degli interventi che i colleghi che mi hanno preceduto, quanto meno molti di essi, hanno fatto. Perché la legge di riordino non fu approvata all'unanimità, come si sta ancora dicendo, ci furono delle differenze, differenze reali, motivate in quest'Aula. E` pur vero però che non si può continuare, come abbiamo fatto, a garantire accelerazioni improvvise, e altrettante frenate forse ancora più improvvise, per arrivare a quello che oggi noi stiamo portando a compimento.

Credo che le difficoltà maggiori siano quelle divisioni personali, di interessi personali che si sono introdotte già dall'inizio della discussione, sia pur in Commissione prima di entrare in Aula, quando si è avuto modo di chiacchierarne fuori della stessa Aula; credo che questo non faccia bene a nessuno. Se tutti siamo d'accordo per il riordino - perché di riordino si tratta - delle province sarde, questo è il momento di dimostrarlo, dopo subentrano altri elementi che ognuno modella a proprio piacimento, c'è chi esterna la propria contrarietà al fatto che non si possono sciogliere gli attuali consigli provinciali, c'è chi parla di contestualità trattandosi di riordino, e c'è qualcuno che dovrebbe spiegare in quest'Aula perché è contro la contestualità e perché, ad esempio, nella provincia di Sassari si possa votare non con contestualità prima la provincia Gallura e poi a scadenza naturale la provincia di Sassari. In questo esempio, nel frattempo la provincia di Sassari si dovrebbe tenere i consiglieri provinciali eletti nell'intero territorio, cioè anche i consiglieri provinciali della Gallura, diciamo provincia di nuova istituzione, i quali dovranno garantire la loro presenza; esempio che vale per Nuoro, che si dovrà tenere i consiglieri ogliastrini, o per Cagliari che si dovrà tenere i consiglieri del Sulcis Iglesiente e del Medio Campidano, territori che in contemporanea avranno le loro nuove province.

Se questo è giusto, collega Frau, mi deve spiegare perché i consiglieri della Gallura potranno sedere sui banchi della nuova provincia della Gallura e contemporaneamente continuare a sedere sui banchi della provincia di Sassari, con quale diritto, visto che quella parte di territorio nel riordino si è collocata in seguito ad una precisa scelta e volontà; questo credo che non possa portare alcuna giustificazione contro la contestualità stessa.

Poi ineleggibilità o incompatibilità sono elementi che conosciamo benissimo, adesso presiede il collega Sanna, se avesse presieduto Serrenti avrei chiesto a Serrenti perché quando fu eletto per la prima volta in quest'Aula si dimise per incompatibilità da assessore provinciale, come è successo a Degortes quando rivestiva il doppio ruolo, come è successo a Desini quando rivestiva il doppio ruolo.

Sono situazioni reali, vissute, ma sì, Gian Valerio lo stesso, allora c'è anche Pirisi e devo dire perché io mi sono dimesso prima di candidarmi alle regionali; amici miei, ci comportiamo a seconda delle circostanze e della convenienza. Allora se ragioniamo in termini di correzione complessiva, di una impostazione che negli anni forse si è modificata anche erroneamente, mi sta bene, ma se le regole sono queste non possiamo usarle come un elastico a seconda della circostanza. Se qualcuno ha interesse a impugnare questa legge è libero di farlo, liberissimo di farlo, ma è liberissima anche la gente di poter dare altrettanta libera interpretazione a questo atteggiamento piuttosto duro e non motivato che si vuole continuare a portare avanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Il favore del nostro voto è già stato dichiarato in più circostanze, l'abbiamo dichiarato prendendo parte attiva all'ideazione, alla stesura, alla discussione e al miglioramento della legge che ci apprestiamo a votare, una legge che conclusivamente non risulta affatto stravolta e non risulta affatto snaturata; anzi migliorata nel contenuto, più democratica, più efficiente. L'unica cosa che è stata stravolta, questo bisogna rimarcarlo, è il calcolo abbastanza cinico, e per molti versi ingannevole, che diversi consiglieri regionali, soprattutto di parte destra hanno messo in campo per molti anni, per troppo tempo, impunemente, gridando perché si avessero le nuove province; noi abbiamo sempre detto e confermiamo che si tratta di nuove province e di province nuove, poi di fatto in via continuativa, insistita, subdola, sempre boicottando dall'interno e impedendo e ritardando che a quella conclusione si potesse arrivare prima.

Adesso è il momento in cui tutti devono mettere il cappello e dire, non più modestamente, come a noi pare di dover dire, "anche noi abbiamo preso parte", no, c'è chi pretende di dire: "Il merito è mio" e la cosa più strana, ed è questa l'unica riflessione che voglio proporvi, è che quelli che ancora insistono nel dire: "L'ho fatto io", sono quelli che visibilmente, quando nel confronto pubblico ci si deve per forza manifestare, hanno ostacolato e persino non hanno votato. Questa cosa la voglio dire non per elevare alcun rimprovero a nessuno, per carità, ognuno è libero ed è responsabile delle sue azioni, però qui si continua a usare un metodo di valutazione interno ed esterno che non aiuta la comprensione, la chiarezza e il rapporto istituzionale con il cittadino, non aiuta e non fa bene, neppure alla salute.

E' vero che il collega Enzo Satta ha presieduto la Commissione autonomia per diverso tempo e che in quella Commissione la destra aveva la maggioranza per diverso tempo, è anche vero che il collega Enzo Satta è persona notoriamente garbata, però il suo garbo è un garbo di destra, non che il garbo di destra non valga, il garbo di destra vale in quanto garbo ma vale anche la destra, tant'è vero che il collega Satta ieri non ha votato l'articolo 1, quello che istituisce le nuove province, è nei verbali del Consiglio. Se quei verbali sono sbagliati, invito il collega Satta a farli rettificare; nei verbali del Consiglio risulta che il collega Satta, e noi abbiamo potuto vedere una qualche incertezza, non ha votato, e se dichiarerà: "Avete visto male, io invece volevo votare", tanto meglio, di sicuro non c'era tutta quella forza, quell'impeto e quella decisione che rendesse manifesta la sua volontà, stretto come era fra la coerenza con quanto aveva più volte dichiarato e la disciplina o l'ordine di scuderia che gli diceva: "Noi non votiamo sull'articolo 1", istitutivo delle nuove province, tant'è che Pittalis diceva: "Abbassa la mano, abbassa la mano", abbassare la mano vuol dire non votare, cioè votare contro, qui oltre che la mano si abbassa anche la guardia, l'attenzione e anche qualche altra cosa.

C'è una minaccia che aleggia in quest'Aula: "Non avete vinto niente!". Badate, questo è il Consiglio regionale della Sardegna di cui tutti sono componenti, il voto del Consiglio è un voto di un Parlamento, è il voto dell'autonomia e del potere autonomistico, nessuno qui non dico che ha il dovere ma neppure il diritto di minacciare ricorsi, controversie, contenziosi, per mettere nel nulla i deliberati del Consiglio regionale; siamo in materia di autonomia, siamo in materia di legislazione libera, di un'assemblea eletta, non si è sciolto nessuno, si è chiamato il popolo sardo nelle sue articolazioni territoriali a rinnovare le istituzioni di livello intermedio e i suoi amministratori; chi è stato capace, verrà valutato positivamente, verrà rieletto a furor di popolo, anche chi ha fatto bene, chi per esempio ci ha regalato una bella spiaggia multicolore, al posto di quella di colore bianco, verrà ugualmente valutato.

Però il nostro voto è chiaro, è un voto convinto ed è un voto che il Consiglio regionale dovrebbe dare nella consapevolezza che per gli atti deliberativi e le leggi del Consiglio regionale non si tratta tanto di votare per salvare la faccia, quanto dir difendere i valori alti per cui tutti noi siamo qui. Tutti dovrebbero dichiarare lealtà al voto, ai provvedimenti e alle leggi del Consiglio regionale della Sardegna, così come inizialmente entrando qui ognuno ha giurato di essere leale e fedele.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Satta. Onorevole Satta, lei è già intervenuto.

SATTA (F.I.-Sardegna). Chiedo di intervenire per fatto personale, in quanto è stato tirato in ballo il mio nome.

PRESIDENTE. Lei sa, onorevole Satta, che il fatto personale dovrebbe essere trattato, una volta che lei ci ha spiegato i motivi, a fine seduta, perciò rinviamo.

SATTA (F.I.-Sardegna). E` stato citato un verbale, vorrei conoscerlo oltre che verificare il fatto che se qualcuno mi ha fatto abbassare la mano vuol dire che l'ho alzata, credo.

PRESIDENTE. Io non le sto contestando niente, sto dicendo soltanto che tratteremo questa questione a fine seduta.

Ha domandato di parlare il consigliere Dore per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Presidente, colleghi, i componenti del Gruppo dei Democratici voteranno favorevolmente. Ciò premesso, vorrei esprimere qualche considerazione a titolo personale. Come risulta dagli atti, non ero favorevole all'approvazione della legge numero 9 del 2000 soprattutto per il clima esistente precedentemente al passaggio in Aula del provvedimento tant'è che lasciai i lavori proprio in segno di protesta. Non ero favorevole perché ritenevo che fosse una legge demagogica, parzialmente giustificata o parzialmente ingiustificata, soprattutto che fosse demagogica perché approvata sotto la spinta di pressioni e comunque in maniera affrettata, niente da dire per alcune province, molto da dire su altre cose.

Da ricordare due passaggi: uno, quello deciso dal Consiglio regionale a stragrande maggioranza, e l'altro soprattutto quello davanti alla Corte Costituzionale. A questo punto c'erano due obblighi ineludibili:primo, rispettare la legge, completamente e quindi consentire che venisse attuata in tutte le sue implicazioni; secondo, rispettare anche gli impegni assunti nei confronti di qualificati esponenti delle autonomie locali, coi quali, ripeto, ancora una volta è maturo il momento di aprire un tavolo permanente sulla base della riforma costituzionale ormai in atto.

Venendo alla legge attuale tre erano i problemi:contestualità, immediatezza, incompatibilità. Sulla contestualità credo che ci sia poco da dire, perché come è stato evidenziato, non avrebbe avuto senso e sarebbe stato un enorme pasticcio non prevederla, mentre si poteva discutere il problema dell'immediatezza, su questo punto qualche dubbio sussiste.

Il problema dell'incompatibilità francamente mi sembra veramente pretestuoso e infondato; io capisco che quando ci sono interessi da difendere si cerchi di difenderli in tutti i modi, è inutile stare a ripetere le argomentazioni di chi mi ha preceduto, ma veramente si trattava di una questione infondata oltre che tra l'altro in qualche modo di cattivo gusto perché veramente chi è consigliere regionale dovrebbe avere così tanto da fare che non si capisce come potrebbe conciliare questo suo impegno con un altro impegno quasi altrettanto importante e comunque altrettanto assorbente, se non anche di più, come il presiedere un'amministrazione provinciale. Quindi veramente è un problema infondato giuridicamente, ma anche un problema di buon gusto.

Infine due parole su questa maggioranza. Ancora una volta è inutile che si dica che non si è trattato di voti politici, di questioni tecniche o di altre cose del genere, la maggioranza, che sappiamo spuria, che sappiamo gravemente abusiva, ancora una volta ha dimostrato di essere anche inesistente. Io non so fino a che punto si dovrà andare avanti con questa commedia degli inganni, si voleva il voto palese, il voto palese c'è stato; a questo punto mi domando cosa vuol fare il Presidente Pili, vuole ancora trascinare la Sardegna verso il disastro?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Pregherei i colleghi che ancora intendessero intervenire per dichiarazione di voto di iscriversi subito; al momento, dopo l'intervento dell'onorevole Corda, dovranno intervenire l'onorevole Balia, l'onorevole Murgia, l'onorevole Spissu e poi chiudiamo.

CORDA (A.N.). Credo che sia chiaro a tutti che il centrodestra, Alleanza Nazionale ed io personalmente siamo d'accordo perché vengano istituite le nuove province, che peraltro sono già istituite.

Debbo dire che, così come è stata ormai definitivamente congegnata, attraverso le modifiche proposte con gli emendamenti, non condivido la legge in alcune parti, non mi piace. Credo, l'ho già detto anche in discussione generale, che con un emendamento o con una legge non si possano annullare le decisioni degli elettori. Questo è quello che sta accadendo, di fatto è quello che accadrà, noi mandiamo a casa quattro consigli provinciali, quattro Presidenti regolarmente eletti, togliendo l'opportunità a quegli elettori che hanno votato perché ci fosse quel tipo di governo, di essere governati così come era stato loro promesso al momento del voto, ancora per tre anni, cioè fino al 2005.

Si parlò tanto di norme intruse in finanziaria, ebbene ce n'è qualcuna anche in questa legge, che nulla ha a che vedere con le province. Tutte queste cose rendono questo impianto non completamente apprezzabile, ma siccome, ripeto, sono assolutamente d'accordo per l'istituzione delle nuove province, spero che questa legge venga rivista, spero che venga impugnata perché ci sono forti dubbi sulla sua costituzionalità. Non sarò certo io a sottrarmi al dovere di un consigliere che ha sempre dichiarato di essere a favore delle province, allora il mio voto, con tutte le perplessità che ho avanzato, non può che essere favorevole; voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Intanto annuncio il voto naturalmente favorevole da parte del Gruppo S.D.I.-Socialisti Uniti, e poi vorrei fare qualche considerazione. Mentre ieri abbiamo assistito a reazioni talvolta scomposte dai banchi del centrodestra, qualche volta anche eccessivamente irate, forse quasi rabbiose, oggi l'onorevole Balletto manifesta in maniera assolutamente beata alcune certezze; oggi lo fa con tono un po' sconsolato, amico Balletto, ma in maniera beata, con troppa determinazione. La certezza è che la legge verrebbe impugnata: io credo che su questo lei, onorevole Balletto, potrà anche avere qualche elemento di cognizione di natura personale, per cui intende riferirsi a un fatto che presumibilmente potrebbe avvenire. Invece la sua posizione eccessivamente deterministica, rispetto ai risultati dell'impugnativa, lascia perplessi. Se ha elementi di certezza per il primo fatto, non può avere elementi di uguale certezza per determinazioni di natura giuridica che spettano in ogni caso ad altri organismi. Quindi può essere, anzi per parte nostra siamo certi, che questi effetti devastanti a cui lei fa riferimento non ci saranno.

Onorevole Balletto, beata certezza e starei per dire persino beata innocenza! Se non sapessimo però che lei non è o lei è sufficientemente smaliziato, che non è un naïf della politica e che si serve di fatto di questo artifizio dialettico per giustificare invece voti che ieri sono stati voti contrari ad alcune proposte e il suo voto finale, relativo alla volontà di astensione che ha espresso. Nel fatto che la legge prevede un voto unificato e anticipato per tutte e otto le province, si individuerebbe il pasticcio giuridico relativo al voto anticipato per le quattro province preesistenti. La domanda naturale, logica, conseguente che emerge è: perché coloro che erano convinti di questa posizione, a partire dall'onorevole Balletto, non si sono fatti promotori di un emendamento che viaggiasse ugualmente nella logica di unificare il voto, ma spostando la data in cui i cittadini sarebbero stati chiamati a votare, e cioè riportando la data alla scadenza naturale?

Perché invece vi siete avventurati su posizioni quali quella del voto anticipato solo per le nuove istituende quattro province, con la consapevolezza che, più dell'elemento da voi richiamato, se non altro per il disordine istituzionale che creava, questo sì, con quasi assoluta certezza in caso di ricorso, avrebbe potuto produrre quegli effetti devastanti che invece voi rinviate all'altro caso. Il pasticcio giuridico sarebbe sicuramente nato nell'ipotesi in cui avessimo previsto la votazione in due tempi separati e distinti. Noi prendiamo atto che la legge è stata perfezionata, corretta e migliorata grazie al voto responsabile di molti consiglieri del centrodestra.

Un'ultima domanda e chiudo: Presidente Pili, la spaccatura che si è verificata nella maggioranza è una spaccatura trascurabile, è una spaccatura come lei dice - a nostro avviso senza tener conto di quelle che sono le regole della democrazia - che non potrà produrre effetti politici alcuni? Vede, se i comportamenti non fossero stati improntati a forme di tutela e se, nell'esprimere il voto su molti articoli di questa legge, non vi fossero stati interessi confliggenti da un lato e convergenti dall'altro, sicuramente lei potrebbe anche avere ragione, ma vi erano interessi convergenti da un lato e confliggenti dall'altro, e allora il voto assume, Presidente Pili, sicuramente un significato politico, altamente politico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Signor Presidente, colleghi, pur con i distinguo del collega Frau, noi voteremo questa legge, benché un'incerta e difficile discussione abbia messo la maggioranza in difficoltà soprattutto con l'opinione pubblica. Ammettiamo ciò che è avvenuto e soffermiamoci sui fatti così come si sono svolti.

Il centrodestra è sempre stato favorevole all'istituzione delle nuove province; gli atti di questo Consiglio regionale lo dimostrano, come le decine di dichiarazioni comparse su tutti i mezzi di comunicazione. Il centrodestra ha cercato di difendere il diritto, stabilito dalla volontà popolare, che i Consigli provinciali regolarmente eletti potessero continuare a svolgere il proprio lavoro. In realtà, ne siamo così convinti che il risultato che gli esponenti del centrosinistra hanno salutato con applausi potrebbe trasformarsi in una loro cocente delusione. Magari la auspicherebbero pure.

Meglio di me, nella giornata di ieri, altri colleghi hanno argomentato i motivi per i quali queste province nascono deboli, senza un approfondito dibattito circa le risorse, le strutture, le città che andranno a rappresentare i capoluoghi.

FADDA (Popolari-P.S.). E lo dici a noi?

MURGIA (A.N.). Molta leggerezza, quindi, e la tentazione di usare questa legge così importante per altre finalità. Molti e numerosi tra gli esponenti della coalizione di sinistra avevano manifestato gli stessi dubbi, collega Fadda, vede che c'è anche un riferimento a lei! Ma tant'è...

FADDA (Popolari-P.S.). Guardi che al Governo ci siete voi!

PRESIDENTE. Collega Fadda, per cortesia, lei sa che poi dobbiamo proseguire con i lavori. Lasciamo concludere.

PIRISI (D.S.). Siete voi che avete pressato!

FADDA (Popolari-P.S.). Ci avete chiesto di ritirare gli emendamenti…

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!

MURGIA (A.N.). Le province e l'iter contorto di questa legge siano una lezione contro la cattiva politica anche vostra che spesso la fa da padrona. Noi, il centrodestra, ammettiamo pure una certa difficoltà di gestione degli eventi, tuttavia, sarebbe ingiusto...

FADDA (Popolari-P.S.). Piccolina, sì!

MURGIA (A.N.). Poi ti ricordi i risultati delle elezioni amministrative di due settimane fa, magari!

FADDA (Popolari-P.S.). Sì, ma la gente potete imbrogliarla!

PIRISI (D.S.). Anche con questi imbrogli!

MURGIA (A.N.). Stai calmo, Pirisi, stai calmo!

PRESIDENTE. Io non penso che dovremo stare qui fino alle ore 15, colleghi, per cortesia! Concluda, onorevole Murgia.

MURGIA (A.N.). Presidente, mi dispiace toccare il tasto delle elezioni, mi dispiace per i colleghi del centrosinistra.

Sarebbe ingiusto, Presidente, fare di questo passaggio la cartina di tornasole circa la salute della maggioranza, infatti che il provvedimento avesse una trasversalità, un filo che legava diverse componenti politiche del Consiglio, che vi fosse un forte desiderio di produrre un'accelerazione, questo è fuori dubbio: galluresi e sulcitani, ogliastrini e campidanesi sono i protagonisti veri della battaglia, molto più di qualcuno che si arroga il diritto di padre nobile, di qualcosa che ha radici lunghe e profonde, certamente nate fuori da quest'Aula, e che - comunque questo è vero - qui dentro hanno trovato concretezza.

Noi salutiamo con piacere queste nuove entità locali che sono portatrici di storia e di cultura. Speriamo che i nuovi confini rappresentino altro benessere e altro lavoro, ma oggi si evitino le strumentalizzazioni, poiché apparirà chiaro, a seconda di come si svolgeranno i contatti tra i partiti per formare le alleanze per le prossime elezioni provinciali, chi avrà giocato altre partite proprio in queste ore. Politicamente il centrodestra deve difendere con forza il diritto dei consigli provinciali in carica a rispettare il mandato popolare. Questa deve essere la nostra battaglia unitamente al fatto, colleghi del centrodestra, che si può vincere anche nelle nuove province, a patto che i segnali, che questa maggioranza darà immediatamente, siano inequivocabili.

Presidente Pili, noi non chiediamo verifiche o maxivertici o inutili e lunghissime riunioni; noi innanzitutto le confermiamo la nostra fiducia che è cosa seria e sentita. Con lei vorremo condividere ciò che ci attende nell'immediato futuro, e cioè modernizzare la Sardegna, farla uscire dalla palude, restituire dignità alla politica, evitare giochi, tranelli e qualche sorriso falso di troppo. Questo Gruppo, il Gruppo di Alleanza Nazionale, fa le cose alla luce del sole. Le nostre cose si vedono, i cittadini le vedono, non sono nascoste, sono chiare, forse anche troppo.

Presidente, perdoni un passaggio che potrà apparire polemico adesso, ma che non lo sarà più in generale, a lei chiediamo maggiore contatto e più collegialità, chiediamo di poter condividere ciò che ogni tanto ci capita di leggere sui giornali, come per esempio il piano di rinascita. Non possiamo apprendere del nuovo piano di rinascita dai giornali, perché sono queste le occasioni per cementare una maggioranza che a tutt'oggi è purtroppo solo un cartello elettorale. Non cerchi, Presidente, di assumere su di sé tutta la responsabilità anche mediatica del governo; un governo di coalizione è tale se tutti svolgono un ruolo e se vi è un perfetto equilibrio di fondo, un governo che sceglie è tale se decide di puntare su chi vuole cambiare piuttosto che su chi tentenna, ha paura o crea ostacoli. Lei fa bene a dire che non si dimetterà, ma utilizzi il suo ruolo, medi, apra, discuta, fatichi nell'agone della politica consiliare, sia leader soprattutto qui dentro e non solo fuori come tutti le riconoscono.

Con il voto palese, signor Presidente, nessuno fa mancare il proprio appoggio. Ripetiamolo, questo Regolamento è vecchio, è stantio ed è colluso con la palude. E se incontri debbono esserci, per lavorare a qualche formula, che siano per annunciare cose fatte o per mettere a punto il progetto culturale che necessariamente deve rifondare il centrodestra. Infatti, se apriamo un qualsiasi giornale, noi sappiamo che Storace, Formigoni, Ghigo o Galani e tutti gli altri Governatori rappresentano coalizioni chiaramente di centrodestra e la loro azione è conseguente.

Il prosieguo dei lavori dell'Aula ci dirà se è possibile ricucire questa maggioranza o se nulla sarà cambiato, al termine del solito immancabile vertice a Villa Devoto. Ma a quel punto, partiti radicati e figli di una storia, come A.N., come Forza Italia, gli stessi partiti di centro, che provengono dalla galassia democristiana, non potranno non porsi qualche serio problema che non è solo Pili, ma la coalizione, l'alleanza, la volontà di condividere qualche passione in più, progetti, piuttosto che sentirsi estranei e separati in casa, con qualcuno che vediamo come ospite persino sgradito. A quel punto siano la politica e i partiti forti e radicati sul territorio a essere di nuovo e finalmente protagonisti e a fare scelte definitive.

Il dato delle elezioni amministrative, a guardarlo bene, è così chiaro, così favorevole al centrodestra, all'alleanza forte tra il Polo e il centro nelle sue varie sfumature che basta guardare a quella conformazione elettorale per trovare le risposte che cerchiamo, con buona pace del centrosinistra.

PRESIDENTE. Per l'ultimo intervento, prima delle dichiarazioni del Presidente Pili, ha facoltà di parlare il consigliere Spissu.

SPISSU (D.S.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il nostro voto favorevole su questa legge, favorevole perché siamo sicuri di aver fatto un buon lavoro, siamo sicuri di approvare una legge che era attesa dalle comunità, una legge che conclude un impegno delle forze politiche e dei gruppi, di quelli che hanno lavorato soprattutto per costituire le nuove unità amministrative senza strumentalità e senza un utilizzo forzato delle questioni politiche, così come è avvenuto in questi mesi e in questi anni.

Siamo convinti che questo sia un pezzo del disegno riformatore, così come siamo convinti che occorra completare il disegno della riforma della nostra Regione, come impostoci dalla riforma del Titolo V, siamo convinti che ci sia imposto anche dalla sostanziale parità che è stata definita tra comuni, province e regione, una parità che afferma il rapporto di sussidiarietà tra livelli istituzionali locali di pari dignità.

Credo che il disegno riformatore debba andare avanti rapidamente, così come l'abbiamo detto, per esempio, riportando in Aula la legge sulle comunità montane, che era stata votata da questo Consiglio regionale e rinviata dal Governo, oggi non esistono più i controlli del Governo, la legge è pronta, era stata espressa una volontà del Consiglio regionale, credo che faremmo bene a riportarla rapidamente in Aula. Così come credo che rapidamente dobbiamo dar corso all'istituzione del Consiglio delle autonomie, al trasferimento delle competenze a comuni e province, completando, appunto, un disegno riformatore nel quale la Regione cede poteri e attua quei provvedimenti di federalismo interno cosiddetto.

Credo che faremmo bene a lavorare entro i prossimi sei mesi alle norme di indirizzo per le unioni comunali, favorendo e accelerando il processo verso l'unione fra comuni per servizi e per il governo del territorio più puntuale. Credo che il Consiglio regionale ieri abbia fatto bene a decidere la contestualità del voto nel 2003 su tutte le otto nuove province; lo ritengo un gesto di buon senso prima che un gesto di buona politica, se non avessimo fatto così, avremmo prodotto un mostro giuridico ed amministrativo. Credo che avremmo creato un pesante conflitto in quei territori, tra organismi eletti per amministrare l'intero territorio provinciale, che sarebbero rimasti in carica, e i nuovi che saremmo andati a costituire nel prossimo anno.

Non c'è in questo alcun calcolo politico se non un calcolo di buona amministrazione e di responsabilità verso le popolazioni della Sardegna che il legislatore dovrebbe sempre avere e mantenere. Per il resto, i calcoli politici sono affidati agli elettori che democraticamente e liberamente decideranno il prossimo anno chi saranno i nuovi amministratori locali. Appaiono onestamente esagerate, fuori contesto, fuori linea, le affermazioni che si sono fatte ieri un attimo dopo questo voto, si è parlato di blitz, si è parlato di attentato alla volontà popolare, si è parlato di vulnus verso i diritti degli eletti democraticamente; si invoca e si è invocato anche oggi qui, per ultimo dall'onorevole Murgia, l'intervento del Governo e della Corte Costituzionale dimenticando che finora invece abbiamo sempre rivendicato la nostra autonomia in questa materia a cominciare dalla legge numero 4 per finire con lo spostamento delle elezioni nel 1999.

Quindi, io invito i colleghi a prendere atto di questa situazione e ad essere coerenti non soltanto quando conviene.

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.

SPISSU (D.S.). Grazie Presidente, mi avvio a concludere. Credo che ieri si sia verificato un fatto politico importante e grave, non tanto il fatto che si sia approvata a voto segreto la contestualità delle elezioni delle province, ma quanto che ci sia stato in quest'Aula il tentativo palese, conclamato, di bocciatura dell'articolo 1 che avrebbe compromesso l'intero processo di costituzione delle province. Allora, siccome la politica viaggia per linee diritte e ha una sua coerenza, ciò che è emerso è che la maggioranza o gran parte di essa, ieri, non avendo avuto soddisfazione sull'elezione soltanto in quattro province, si è comportata come si fa giocando a poker, ossia cercando di rovesciare il tavolo, assumendosi così una grandissima responsabilità politica.

Io credo che di questo debba riflettere il Presidente Pili, perchè questo ieri ha certificato l'insussistenza e l'inesistenza politica, politica non numerica, della maggioranza che lo sostiene e questo dovrebbe portare il Presidente Pili ad assumere le decisioni conseguenti, conseguenti anche all'intervento dell'onorevole Murgia che, dopo aver proclamato un sostegno pieno e totale all'onorevole Pili, in realtà gli ha messo tali e tanti paletti, gli ha mosso tali e tante critiche all'operato fin qui svolto, che davvero dovrebbe riflettere se sia il caso di proseguire con questa maggioranza e con questi sostegni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Rispondi a Murgia, eh!

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Grazie Presidente. Prendo la parola, perchè mi pare che, a conclusione di questo iter parlamentare per l'approvazione di questa importante legge, sia importante comunque esprimere una posizione del Governo regionale, ben sapendo che tutto l'excursus legislativo di questa norma è avvenuto attraverso proposte di iniziativa...

SPISSU (D.S.). Per dichiarazione di voto, Presidente?

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Chiedo scusa, l'onorevole Pili è uno degli ottanta consiglieri...

FADDA (Popolari-P.S.). Hanno chiuso i Capigruppo, Presidente, ed erano chiuse le iscrizioni.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Rinuncio a parlare, Presidente.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Chiedo scusa…

(Interruzioni)

Chiedo scusa, colleghi…

LIORI (A.N.). Con la stessa logica delle province, bisogna sciogliere il Consiglio. E' una vergogna!

PRESIDENTE. Colleghi! Collega Liori, scusi un attimo. Prego il collega Pili di riprendere il suo intervento e di fare la sua dichiarazione di voto. Credo che in occasione di una discussione così importante, noi non possiamo davvero, cari colleghi, attenerci rigorosamente e scrupolosamente, contando le virgole alle procedure ed ai regolamenti. Siamo di fronte a un atto importantissimo, tutti lo abbiamo riconosciuto, siamo di fronte all'approvazione di una legge molto travagliata, credo che non vi siano grandi problemi se il Presidente della Giunta regionale svolge la sua dichiarazione di voto e per cinque minuti lo stiamo ad ascoltare tranquilli, rimanendo poi ognuno con la propria opinione, probabilmente.

Prego onorevole Pili.

SPISSU (D.S.). Ci rimettiamo alla decisione del Presidente.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. La ringrazio, Presidente, essendomi iscritto a parlare per dichiarazione di voto, ritenevo di dover svolgere alcune considerazioni preliminari nell'ambito dei cinque minuti che il Regolamento mi assegna, per ribadire che questo excursus legislativo ha fatto nascere nelle Commissioni, nella Commissione competente e nel Consiglio, un testo di legge. Un testo di legge che nasce da vent'anni, almeno tanti io ne ricordo, di profonde lacerazioni, non soltanto nel Consiglio regionale, ma nella classe politica regionale, e quello che più conta di lacerazioni nei nostri territori, nella Gallura, nel Sulcis, nel Medio Campidano, nell'Ogliastra, nel Nuorese, lacerazioni che la classe politica ha il compito di governare e di governare con la massima serenità. Da qui nasceva un testo compiuto, quello della Commissione consiliare, che voleva raggiungere questo obiettivo senza creare alcun tipo di tensioni nei territori.

Credo che la Commissione consiliare avesse raggiunto quell'obiettivo, perché ha creato una sorta di norma transitoria tale da consentire l'esistenza e il rispetto dei Consigli provinciali regolarmente eletti, legittima espressione del voto popolare, e l'elezione di nuovi consigli provinciali. Cioè si è tentato di evitare una contrapposizione che fa male a tutti, la contrapposizione che nasce è quella tra chi non difende il suo posto in Consiglio provinciale esistente e risponde ad un legittimo mandato popolare, e chi invece nei territori dal Sulcis al Medio Campidano, all'Ogliastra, alla Gallura, legittimamente e col consenso dell'intero Consiglio regionale, voleva accedere alla conquista di uno strumento di autogoverno del territorio. Durante l'excursus parlamentare, questo meccanismo di equilibrio con voti segreti è stato minato, è caduto cioè il punto di equilibrio che era assolutamente fondamentale. Credo che dovremmo tentare di recuperarlo, lo dico nell'interesse di questo Consiglio regionale che non può avere, se anche costituzionalmente lo avesse, il diritto di sciogliere un organismo che non è subordinato ma che il Titolo V ha messo a pari grado, a pari rango, delle Regioni, dei Comuni e dello stesso Stato. Non possiamo arrogarci il diritto di sciogliere qualsiasi organismo che è di pari rango al nostro.

Allora la mia considerazione è questa: oggi il voto nostro non può che essere a favore di questa legge, perché va ad accogliere una battaglia, io ricordo l'onorevole Gian Mario Selis, l'emendamento e l'ordine del giorno di qualche anno fa che puntava a raccogliere proprio questa istanza di equilibrio sui territori, ma oggi c'è necessità di raccogliere anche l'indicazione che è venuta da più colleghi, l'ultimo di questi Pier Sandro Scano, ossia la responsabilità politica nostra è anche quella di arrivare a una semplificazione del sistema istituzionale in Sardegna, altrimenti la bancarotta è ad un passo, sia per la Regione che per gli enti intermedi che andremo a costituire. Occorre rivedere le funzioni, i ruoli, le competenze sul territorio per non creare sovrapposizioni e confusione.

Non voglio aggiungere nient'altro sul piano politico, credo che ci saranno occasioni, per esempio la Giunta regionale ha annunciato di voler chiedere un dibattito anche sul piano di rinascita, e voglio ricordare al collega Murgia che il piano di rinascita è uno dei punti fondanti dell'accordo di programma della maggioranza, è scritto nel Dpef approvato qualche mese fa ed è uno dei punti centrali del suo programma all'esame in questi giorni nel Consiglio regionale.

Credo che su questo tema, il voto non possa che essere, a nome dell'Esecutivo, favorevole.

CUGINI (D.S.). Chieda a Murgia se è soddisfatto.

FADDA (Popolari-P.S.). Adesso riapriamo il dibattito.

PRESIDENTE. Adesso passiamo alla votazione finale, poi decideremo in Conferenza dei Capigruppo come procedere.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del testo unificato delle proposte di legge numero 235/B e 237/B.

(Interruzione del consigliere Pinna)

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, poiché ha delle difficoltà con la postazione, può dichiarare il suo voto.

PINNA (D.S.). Favorevole.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si sono astenuti i consiglieri: BALLETTO - DIANA - FRAU - PIRISI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 78

votanti 74

astenuti 4

maggioranza 38

favorevoli 74

(Il Consiglio approva)

Ha domandato di parlare il consigliere Satta per fatto personale. Ne ha facoltà.

SATTA (F.I.-Sardegna). Scusate. Una risposta sia pure garbata, sia pure di destra all'onorevole Cogodi. L'onorevole Cogodi ha affermato che io non avrei votato e che questo risulta dal verbale della votazione. Mi sono informato, in caso di votazione per alzata di mano, non risulta chi ha votato e come ha votato. In coscienza io riaffermo qui che ho votato a favore dell'articolo 1, lo riaffermo, come l'ho affermato anche ieri in occasione di certe interviste immediatamente dopo la votazione. Lo riaffermo ancora una volta, quindi si è sbagliato lei e non mi sono sbagliato io.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

(Interruzione del consigliere Cogodi)

Onorevole Cogodi, per cortesia, ha chiesto di intervenire il collega Fadda. Lo lasci intervenire!

CORDA (A.N.). A che titolo? Per fatto personale?

PRESIDENTE. No. Prego onorevole Fadda.

FADDA (Popolari-P.S.). L'onorevole Corda non perde mai l'occasione di stare zitto. Presidente, credo che si renda necessario come concordato…

PRESIDENTE. Onorevole Corda, per cortesia, abbiamo già votato.

FADDA (Popolari-P.S.). Come concordato, anche con il Capogruppo dell'onorevole Corda, chiedo una breve Conferenza dei Capigruppo per decidere l'organizzazione dei lavori.

PRESIDENTE. D'accordo. La seduta è sospesa per una breve Conferenza dei Capigruppo e pregherei i colleghi di stare nelle vicinanze nell'Aula perchè dovremo comunicare l'organizzazione dei lavori per il proseguo.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 12, viene ripresa alle ore 14 e 24.)

PRESIDENTE. Ai colleghi superstiti, grazie per aver aspettato naturalmente, comunico all'Aula che in Conferenza dei Capigruppo si è stabilito di rinviare i lavori dell'Aula alle ore 10 di mercoledì prossimo, 26 giugno. Si inizia naturalmente con la legge sul personale.

La seduta è tolta alle ore 14 e 25.