Seduta n.122 del 21/09/2005
CXXII SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 21 settembre 2005
Presidenza del Presidente Spissu
indi
della Vicepresidente Lombardo
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 42.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 8 settembre 2005 (117), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Frau ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 21 settembre 2005; i consiglieri regionali Cappai e Sanna Matteo hanno chiesto un giorno di congedo a far data dal 21 settembre 2005.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del documento numero 9/A. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Federalista Autonomista Sardo). Signor Presidente, quando alcuni mesi fa ho saputo che si voleva modificare il Regolamento del Consiglio regionale ho detto subito a me stesso (era opinione condivisa anche da altri colleghi) che finalmente si interveniva nel merito delle regole che guidano l'Assemblea: ne sentivamo tutti, infatti, un forte bisogno. .
E' necessario correggere il Regolamento, adeguarlo, migliorarlo anche in ragione delle nuove situazioni che stiamo vivendo, ed è altrettanto necessario farlo all'inizio della legislatura. Ricordo anche di aver condiviso la richiesta di chi intendeva partecipare alla formulazione delle proposte di modifica del Regolamento; e, in quella occasione, con diversi colleghi si parlò dei temi fondamentali da toccare nella rivisitazione sottolineando che, quando si devono modificare regole che attengono al vivere comune, sono necessari l'approvazione e il coinvolgimento di tutti.
Io dissi allora, ma lo ripeto anche oggi, che i temi che sentivo e sento fortemente sono due. Il primo è relativo alle funzioni dei consiglieri e al ruolo che gli stessi devono svolgere nel Consiglio e nella nostra Regione. Recuperare il prestigio dell'istituzione, il valore e il ruolo del Parlamento dei sardi, ricreare un equilibrio tra il potere legislativo e quello esecutivo, credo siano gli argomenti maggiormente sentiti e discussi in quest'ultimo anno, ma anche negli anni precedenti,.
Io ricordo d'altronde, anche a chi ne ha fatto parte con me, che nella precedente legislatura, tante volte venne chiesto al Consiglio di sciogliersi ed andare tutti a casa: avevamo perso credibilità e rapporto con i sardi. Non ci fu allora chi reagì, non ci fu forse perché non aveva la credibilità necessaria, ma il danno naturalmente a questo Consiglio arrivò e fu grande.
Il secondo tema riguarda l'efficienza e la produttività, requisiti non meno importanti ma di sicuro meno difficili da ottenere; anzi, di sicuro si possono ottenere condividendo alcune nuove regole. Darsi delle regole credo sia il principio fondamentale della democrazia, e quando le regole di cui ci si è dotati non sono chiare e non rispondono alle esigenze e ai bisogni di coloro che operano nel rispetto di quelle stesse regole è giusto che vadano modificate, che vengano riviste e adeguate, ma devono essere riviste ed adeguate con la necessaria consapevolezza.
Nessuno può negare d'altronde quanto questo Consiglio, nelle precedenti legislature e anche all'inizio di questa, abbia pagato in termini di credibilità, di efficienza e produzione di leggi. Più volte la mancata programmazione dei lavori ha comportato un irregolare funzionamento delle Commissioni del Consiglio in particolare proprio l'incertezza dei tempi, l'incertezza dei lavori del Consiglio, l'incertezza e l'impossibilità per le Commissioni di lavorare, ha rallentato e spesso non ha consentito l'approvazione di leggi pure importanti.
Molte leggi approvate dalle Commissioni nella precedente legislatura anche all'unanimità, ognuno di noi ne potrebbe citare diverse, non sono arrivate in Consiglio ed oggi stanno tutte ripercorrendo l'iter di approvazione. Molte si sono perse però, molte risposte non si sono potute dare a coloro che ci hanno eletti, tanto lavoro è stato vanificato. Non dimentichiamo, poi, che tutto ciò è anche spesso motivo di disimpegno da parte di diversi colleghi che nel loro ruolo fondamentale si sentono frustrati, a volte anche inutili.
Inoltre, a causa di un Regolamento troppo vulnerabile da parte di chi ne fa un uso ostruzionistico e a volte anche ricattatorio, perché no?, sull'altare della democrazia e del rispetto delle opportunità date ai consiglieri abbiamo visto leggi totalmente stravolte nella struttura, nei contenuti per cui esse erano state esitate dalle Commissioni; ricordo leggi finanziarie e bilanci spesso totalmente vanificati, ricordo come erano defatiganti quelle riunioni che erano le uniche, spesso, che potevano essere svolte con regolarità all'interno di questo Consiglio.
Però io dico a me stesso, proprio quando sto modificando le regole, che il Consiglio è sovrano, che è il Consiglio che deve approvare le leggi e che ogni consigliere in questo si deve sentire fortemente coinvolto, oggi più che mai. Oggi più che mai perché è cambiata la legge elettorale che definisce in maniera più ampia i poteri del Presidente della Regione eletto direttamente dai sardi e viene messa in gioco la credibilità del Consiglio.
Sentir dire, come da più parti si sta dicendo, che i consiglieri sono appiattiti sulle posizioni del Presidente, in questo caso del presidente Soru ma non credo che cambierebbe qualcosa con un altro al suo posto, credo che non piaccia a nessuno di noi; anche noi siamo stati eletti e dai nostri territori siamo chiamati a dare costantemente delle risposte. Certo, queste risposte le dobbiamo dare con le leggi, ma ritengo sia una prerogativa dei consiglieri quella di incidere sulle scelte e sulle decisioni della Giunta regionale, che applica quelle stesse leggi.; E' una prerogativa che c'è sempre stata e alla quale nessuno di noi credo sia disponibile a rinunciare.
Oggi quindi non possiamo negare di essere giunti ad un appuntamento importante; un appuntamento che non può essere vissuto con lo stesso spirito con il quale si affronta un normale iter legislativo, stiamo trattando del Regolamento: si entra in merito alle regole che ci governano. Ma vi chiedo , e lo chiedo anche a me stesso, quando ci potrà essere una prossima volta. E' un'occasione importante, ma ho avuto la sensazione, non solo io, che questa modifica scaturisca dalla semplice esigenza di determinare maggiore produttività in questo Consiglio, quasi a voler rispondere positivamente, qualcuno sentendosi forse in colpa, a chi costantemente attacca il ruolo dei consiglieri, la loro presunta inefficienza, la loro immeritata indennità.
La modifica di cui si parla oggi in Consiglio presta fortemente il fianco a queste valutazioni e, senza niente togliere al valore e al lavoro fatto dai componenti della Giunta per il Regolamento, ritengo però che sia mancata la volontà di contenere queste modifiche, pure necessarie, all'interno di una più ampia rivisitazione del Regolamento medesimo; una maggiore larghezza di vedute avrebbe potuto indirizzare la modifica del Regolamento verso il riequilibro tra il ruolo del Consiglio e quello della Giunta in questa nuova situazione.
L'onorevole Orrù, nella relazione di maggioranza, nell'evidenziare gli aspetti delle modifiche al Regolamento che attengono alla programmazione dei lavori, alle procedure per la discussione ed approvazione dei provvedimenti, ai tempi, alla sessione di bilancio e all'inopportunità all'interno di questo di inserire norme intruse, ammette che non si sono affrontati altri argomenti, e sottolinea che le modifiche sono rivolte ad aumentare la produttività del Consiglio, dando ragione quindi alle affermazioni che ho appena fatto. Ammette, in ultima analisi, che si sta perdendo una importante occasione.
La collega Caligaris ha affrontato alcuni di questi aspetti e, per sottolineare le sue posizioni, pur ribadendo la sua appartenenza a questa maggioranza, ha dovuto assumere l'incarico di relatrice di minoranza. A questo punto io chiedo all'opposizione quale ruolo ha svolto nella Giunta per il Regolamento. In questa sede ho sentito affermazioni forti relative agli stessi aspetti che io sto sottolineando, ma che non hanno avuto ricadute nell'elaborazione delle modifiche al Regolamento. Un Regolamento d'altronde che, a parte il voto della consigliera socialista, è stato esitato all'unanimità.
La relatrice di minoranza afferma, da sola all'interno della Giunta per il Regolamento, ma qui in Aula a me pare che la sua opinione sia condivisa da molti, che il risultato delle modifiche al Regolamento non incide sul ruolo del Consiglio, non entra assolutamente in merito al rapporto con il potere esecutivo ma a suo dire, è anche il mio punto di vista, è rivolto a ridurre sempre di più l'esercizio della pratica democratica. Credo che su questo noi tutti dovremmo riflettere anche perché sono affermazioni pesanti che sicuramente incideranno nel prossimo futuro.
I problemi, a cui noi in questa fase dovremmo dedicare le nostre attenzioni, sono anche di altra natura. Sta emergendo in questa fase di avvio di legislatura la sottile differenza che esiste tra l'interpretazione e l'applicazione del Regolamento, qualcuno però ha evidenziato che esistono i modi per poterla superare. Tutto ciò, colleghi, crea situazioni che spesso, abbiamo potuto constatarlo, sono difficili da recuperare; è il caso del mancato riconoscimento del Gruppo socialista, è il caso della necessaria gestione equilibrata e super partes dell'Aula, è il caso della inesistente difesa dei diritti dei consiglieri e del loro ruolo istituzionale, è il caso dell'immagine del Consiglio che deve essere costantemente salvaguardata e difesa da chi tende ad intaccare la sua credibilità. Aggiungerei, anche questo è emerso qui in Aula, che è il caso della rivendicazione legittima del rispetto dovuto all'Aula da coloro che in Giunta, a tutti i livelli, a volte non sentono il dovere di essere presenti alla discussione di argomenti strettamente legati alla propria delega e funzione.
Oggi, colleghi, si discute, a me pare, di un argomento che tocca tutti da vicino, eppure mi pare che di questo ancora non ci sia la giusta consapevolezza.
Per concludere, volutamente non voglio discutere, perché non sarei coerente, del rapporto fra i consiglieri all'interno dei partiti e di ogni singolo Gruppo, non è il caso perché non voglio svilire il dibattito, ed anche se sollecitato e provocato da alcune pesanti affermazioni di colleghi di partito, ritengo (è un consiglio anche per loro) che ci sono altri luoghi e ci saranno sicuramente altri momenti, non ritengo giusto scaricare sull'Aula le tensioni interne, e se è un problema di visibilità, vivaddio, per qualcuno di loro ci sono di sicuro altri notevoli strumenti.
Voglio sottolineare però, onorevoli colleghi, che la conflittualità all'interno dei Gruppi e dei partiti anche se è sempre esistita oggi è arrivata a livelli insostenibili e non vi è, secondo il mio modesto parere, chi è senza responsabilità proprio qui dentro, intendo; a questi allora voglio ricordare che interferire nella vita dei partiti, scavalcare i ruoli che gli stessi hanno definito, scegliere i riferimenti istituzionali diversi da quelli decisi da un congresso, in un momento difficile in cui questo Consiglio, questa maggioranza si propone un'importante stagione di riforme, non aiuta, divide, non si chiama tutti alla stessa causa.
Per concludere, questo Regolamento non mi soddisfa, questa modifica al Regolamento non mi soddisfa; è davvero piccola cosa, è un'opportunità perduta, è l'elefante che ha partorito il topolino. E' vero, anche il topolino vive, come vivono gli invertebrati d'altronde, ma questo risultato poteva essere più grande, poteva essere più rispondente alle nostre aspettative in termini di recupero di credibilità, di consenso, nell'ottica di un miglior rapporto all'interno dell'Aula e del Consiglio, un migliore rapporto fra noi e coloro che ci hanno chiesto di rappresentarli qui dentro, in ogni luogo ed in ogni occasione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi, questo è un argomento che senz'altro meritava, chiaramente secondo me, più meditazione da parte del Consiglio, ma credo anche molta più attenzione da parte di coloro che hanno redatto le modifiche al nostro Regolamento. Perché dico questo? Perché è fuor di dubbio che la stesura del nuovo Regolamento sia avvenuta non dico frettolosamente, ma comunque non con le doverose riflessioni e senz'altro senza coinvolgere nella preparazione del medesimo non dico tutta l'Aula, ma se non altro i Capigruppo che, su un documento così importante, avrebbero espresso le opinioni delle varie componenti politiche del Consiglio. Non mi risulta che questo sia avvenuto.
Ma, come componente dell'opposizione, sento comunque ancora più disagio per il fatto che il Regolamento sia stato approvato all'unanimità, senza scindere i due aspetti fondamentali dello stesso, e cioè l'aspetto tecnico e funzionale inerente il funzionamento dell'Aula ad esempio, e l'aspetto politico che attiene al rapporto tra l'Aula e il Governo, al ruolo dei consiglieri regionali, al ruolo dell'Aula.
Da parte dell'opposizione mi sarei aspettato un'astensione in fase di votazione, pur condividendo l'impianto tecnico dello strumento regolamentare, è chiaro che non può essere condiviso l'aspetto politico proprio di determinate parti e gli interventi che si sono susseguiti, da parte dell'opposizione ma qualcuno anche da parte della maggioranza, lo dimostrano.
Anche a me ha meravigliato che un consigliere della maggioranza, la collega Caligaris, abbia svolto la relazione di minoranza, come se nella Giunta per il Regolamento la minoranza non fosse presente. Dal punto di vista politico questa è una bestemmia, perché o l'opposizione non era presente, non intendo fisicamente ma dal punto di vista politico alla stesura del Regolamento, oppure se era presente una sua astensione le avrebbe dato, giustamente, la possibilità di dire che in Aula c'è anche l'opposizione. Il disagio è reso ancora più evidente dal fatto che, pur avendo approvato all'unanimità questo Regolamento, di fatto sono stati presentati decine e decine di emendamenti sia da parte della maggioranza che da parte dell'opposizione.
E' giustificata quindi la mia critica ad un Regolamento esitato frettolosamente, sul quale non si è riflettuto abbastanza, come dimostrano gli emendamenti. E' comunque importante che il Regolamento sia nato in questo periodo perché, e sotto questo aspetto può essere giustificata la fretta, era ed è necessario rendere più veloce la discussione della legge finanziaria, ma questo non giustifica comunque le limitazioni che, in determinate parti del Regolamento, sono state evidentemente imposte al ruolo del consigliere regionale, come sono evidenti anche le limitazioni imposte al ruolo dell'intera Aula principalmente nei confronti dell'Esecutivo. Questo Regolamento, quindi che sarebbe dovuto essere figlio della legge costituzionale di riforma dello Statuto della Regione, è stato modellato ancora prima che il "padre" lo generasse.
Questo Regolamento, a causa di questi limiti iniziali, subito dopo l'approvazione del nuovo Statuto regionale, della nuova legge elettorale, dovrà essere rivisto e integrato. Dovranno essere riviste soprattutto quelle norme che appiattiscono, se non schiacciano addirittura, il potere legislativo. Bisogna stare attenti poiché oggi c'è una maggioranza, domani ce ne sarà un'altra, il Regolamento non riguarda le maggioranze e le minoranze di turno, riguarda l'Aula, è un elemento fondante per il funzionamento dell'Aula e per salvaguardare la dignità parlamentare dell'Aula stessa.
Ognuno di noi, ha detto bene il collega Masia, è "un'espressione elettorale", ognuno di noi rappresenta una parte di cittadini e quindi la voce stessa di quella parte di popolo dal quale siamo stati democraticamente eletti; oggi come oggi, però, poiché l'Aula è già schiacciata, trascurata, quasi messa da parte da chi ha una visione, mutuo un'espressione del collega Maninchedda, (estremizzata al massimo) thatcheriana della società, e quindi non avendo in mano strumenti atti a tutelare e difendere oltre che le prerogative singole dei consiglieri, anche la dignità e il ruolo stesso dell'Aula, noi più che espressione del popolo, siamo dei passa-carte e degli esecutori automatizzati della volontà dell'Esecutivo. Un Esecutivo che, putacaso, è un Esecutivo tecnico e non eletto dal popolo. Siamo quindi degli esecutori consenzienti, colpevolmente o no, della volontà del Governo senza potere, in alcuni casi, giustamente intervenire.
Ecco quindi l'importanza delle modifiche al Regolamento proprio in questa fase, una fase in cui stiamo assistendo, e questo non lo dice l'opposizione, ma lo dice la maggioranza, lo dice tutto il popolo in Sardegna, o ad un uso spregiudicato dei poteri da parte del Governatore e dell'Esecutivo nei confronti dell'Aula, che si esplicita in una noncuranza dell'Aula stessa. L'indebolimento del Regolamento contribuisce, non a migliorare, ma a peggiorare non solo i rapporti tra l'Assemblea legislativa e il Governo ma anche quelli all'interno della stessa Aula.
Dal punto di vista tecnico, a mio parere, ci sarebbe ancora tanto da dire. Nella scorsa legislatura, per esempio, i colleghi dell'allora opposizione ci rimproveravano, e lo ribadivano nelle interviste rilasciate ai mass media, di non garantire la presenza in Aula. Il messaggio che si dava all'elettorato era che i consiglieri non erano presenti in Aula. Perché poteva succedere questo? Perché l'articolo del Regolamento consente, così come lo consente alla Camera e al Senato, di non pigiare il "famoso" tasto della votazione elettronica, quindi pur essendo fisicamente presenti in Aula si figura assenti Questo è un assurdo. . Se si è fuori dall'Aula si è assenti, se si è dentro l'Aula si è presenti, la presenza o l'assenza non può essere determinata dal pigiare o meno quel "famoso"bottone. Per me questo era un articolo da rivedere. Questo è il mio umile parere. .
. Riferendomi al periodo che stiamo vivendo, alle vicissitudini e agli eventi che stanno caratterizzando la vita politica di quest'Aula, ai rapporti che stanno caratterizzando l'Aula al suo interno e con il Governo regionale, credo che le nuove norme del Regolamento debbano ancor più incisivamente tutelare la dignità dell'Aula e del singolo consigliere, non indebolendo ma anzi rafforzando il ruolo di quest'ultimo.
Così non facendo vengono indebolite le istituzioni, viene indebolita l'Aula, a favore di chi? A vantaggio del singolo, e stiamo purtroppo sperimentando che cosa vuol dire "il singolo", che cosa vuol dire porre il potere esecutivo in mano ad una singola persona, per quanto legittimata dalla legge, e il potere schiacciante che, grazie a questa legge, ha il Governo regionale.
. Il punto dolente di questo Regolamento è proprio il suo consentire di indebolire l'istituzione consiliare che io credo sia da imputare alla fretta, imposta principalmente dall'imminente discussione della finanziaria, con la quale il testo è giunto in Aula. Oltretutto, il fatto di essere nato prima della legge costituzionale statutaria lo rende un Regolamento non completo, un Regolamento monco, un Regolamento da rivedere.
Un Regolamento sul quale, sempre per la fretta, chi ha lavorato alla redazione dello stesso, non si è sentito in dovere di interpellare per lo meno i Capigruppo affinché i Gruppi politici potessero dare un loro contributo. Un Regolamento che dovrebbe essere norma di garanzia, norma di tutela della dignità e delle prerogative dei consiglieri, norma di garanzia dell'azione politica dell'Aula, finisce per essere un'arma in mano a chi di queste garanzie fino ad oggi ne ha fatto a meno.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, i giudizi e le valutazioni espresse in questa prima fase di discussione generale confortano e, a mio modesto parere, in qualche misura rafforzano la convinzione di aver svolto unitariamente - lo sottolineo - e collegialmente un lavoro positivo; un lavoro che certamente necessita di ulteriori interventi, che può essere migliorato in questo passaggio consiliare, ma che credo abbia dato la possibilità di far fare un passo avanti su questa materia facendo in modo che non fosse l'ennesima occasione persa.
Questa convinzione, a mio avviso, viene rafforzata anche da alcuni rilievi, pur molto critici, che sono stati espressi nel corso degli interventi. Ne riporto uno in particolare, che sintetizzo cercando di non alterarne il significato, relativo al fatto che le modifiche proposte avrebbero avuto un senso se fossimo di fronte, o se ci trovassimo di fronte, all'ultimo segmento di un disegno organico di riforma di innovazione istituzionale che vede appunto, in ordine, la rivisitazione della nostra Carta Costituzionale, quindi lo Statuto, le leggi fondamentali, la legge elettorale e, infine, la norma regolamentare interna al Consiglio regionale.
Credo si tratti di una posizione comprensibile, rispettabilissima. Non si toccano cioè gli equilibri fra e all'interno degli organismi istituzionali se non è definito sostanzialmente il quadro delle rispettive attribuzioni e delle garanzie che assicura il libero confronto di idee, di proposte nell'esercizio della funzione legislativa. È una delle motivazioni che per altro hanno indotto la Giunta per il Regolamento a procedere ad un adeguamento parziale e non a una riscrittura o a una rivisitazione totale. Quindi, a non modificare, per esempio, le modalità del ricorso al voto segreto proprio per non intaccare quel sistema di garanzie; a lasciare inalterato il numero e la composizione stessa delle Commissioni, perché è del tutto evidente che la modifica di questo discende da una rivisitazione del modo in cui la funzione di governo si esplica; a non modificare le norme che disciplinano la formazione dei Gruppi; a procedere al contingentamento dei tempi non sempre e comunque ma solo quando si registra una larga condivisione. Da parte di chi? Da parte di tre quarti dei consiglieri. Tre quarti dei consiglieri significa non la maggioranza politica che è uscita dalle urne ma una maggioranza molto più ampia, per garantire sempre e comunque il diritto al dissenso dei singoli consiglieri.
La Giunta per il Regolamento ha ragionato sui problemi che sono stati messi in risalto da tutti, non solo in questo primo scorcio di legislatura ma, come io ricordo nella mia breve esperienza, ripetutamente anche nella passata legislatura, con maggioranze diverse, evitando di mettere in discussione il sistema di garanzie, i capisaldi di un funzionamento,il più garantista possibile, della nostra Assemblea legislativa.
Un'altra considerazione critica che viene avanzata (anche qui mi scuso se la sintetizzo) è che le modifiche nascono fondamentalmente dall'insofferenza dell'Esecutivo verso le lungaggini del processo legislativo, per cui. le modifiche apportate sono volte a consolidare il potere del Presidente della Regione a discapito dell'Assemblea legislativa, con tutto ciò che ne consegue. Ora, poichè si tratta di considerazioni, non marginali, non credo che sia giusto banalizzare dicendo che c'è anche un aspetto opposto: una insofferenza presente in quest'Aula tra le forze politiche nei confronti del Presidente, della funzione di Governo, da parte di un Consiglio quindi che mal tollera le accelerazioni, i tentativi di tradurre i programmi in atti di governo compiuti.
E devo riconoscere che questa insofferenza si respirava molto di più in alcune fasi della passata legislatura che non in questa. Forse la mia però è una - come dire - sensazione un po' partigiana. Comunque, se il buongiorno si vede dal mattino, è chiaro che questa insofferenza crescerà sino a diventare un ostacolo serio per il normale, ordinario funzionamento del nostro sistema istituzionale nel suo complesso.
Ora il sistema è cambiato, è cambiato per l'irruzione di un soggetto forte, autorevole - come è stato da tutti riconosciuto - che in virtù dell'elezione diretta, del potere dissuasivo, è sostanzialmente l'unico depositario della funzione di governo, l'eclissi della funzione della Giunta è sotto gli occhi di tutti, ma non la riabilitiamo per vie regolamentari. Questa è una riforma vera, statutaria, che va avanti a prescindere dall'articolo 15 dello Statuto. Io credo che vada riconosciuto, innanzitutto, che questa grande innovazione è stata il frutto non di una imposizione statale, ma di una scelta politica sostanzialmente, o se volete di un rinuncia consapevole ad esercitare un potere legislativo proprio. Ma noi non dobbiamo neppure far finta che questo sia il frutto del caso, perché sul piano più propriamente politico è anche la risultante di una fase politica, direi storica, caratterizzata dall'ingovernabilità di un pezzo del sistema istituzionale del nostro Paese. Anche con maggioranze diverse, il problema non è la maggioranza politica. Noi abbiamo avuto l'esempio da un lato di un unico Presidente ma a capo di sei giunte regionali diverse; dall'altro di tre, quattro Presidenti e cinque giunte diverse! Che cosa hanno prodotto? Chi ha avuto la possibilità di programmare, non dico sul lungo periodo ma sul medio periodo? Le decisioni, assunte sulla base dei bisogni e delle necessità contingenti, sono interpretate dalla società come i bisogni contingenti di un apparato politico, di un ceto politico! Allora - badate - il blocco, il discredito, il venir meno della dignità e dell'autorevolezza derivano da questo. L'innovazione non si è prodotta per caso, è una risposta a quel tipo di realtà. Quindi, io penso che il sistema è cambiato anche perché non ha retto quello precedente, non ha retto di fronte ai bisogni e alle aspirazioni della società sarda. Questa è la realtà.
Una realtà che ha portato alla scelta del presidenzialismo, all'elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e poi anche all'elezione diretta dei presidenti delle regioni, anche in Sardegna, nonostante che la nostra specialità non sia effettivamente tale, ma sia invece molto conformista rispetto al resto del panorama nazionale delle Regioni a statuto ordinario. Noi possiamo far finta che questa novità istituzionale non sia intervenuta e procedere come prima, oppure possiamo ritenerla - come ho sentito - una quasi aberrazione nonostante il fatto che sia stata condivisa, oltre che dalla maggioranza delle forze politiche, anche dalla maggioranza dei cittadini: elettori ed elettrici sarde. Possiamo far finta di nulla? Io credo - l'hanno sostenuto tanti di noi in questa prima fase della discussione - che si tratti di una riforma parziale che vada completata, che vada riequilibrata attraverso l'introduzione di altri strumenti. Il presidenzialismo è il portato non di una scelta assolutista, ma di una scelta democratica, quale si è prodotta storicamente e politicamente in questa fase. Si dà al presidente un potere eccessivo? Può essere valutato. Io non credo che vada diminuito quel potere, quella capacità di assumere decisioni tempestive o atti di governo di cui rispondere responsabilmente ai cittadini e agli elettori. Io credo che vadano rafforzati gli altri poteri, ma non indebolendo quello del presidente!
Questo percorso deve seguire non la via regolamentare, ma la via dritta, la strada non obliqua delle riforme, del processo virtuoso delle riforme istituzionali. Io penso che se rendiamo più efficace il nostro lavoro, si rafforzano il prestigio e la dignità di quest'Aula. La strada, secondo me, della contrapposizione istituzionale pregiudiziale, prima silenziosa, poi il muro di gomma attraverso le procedure, poi sempre più evidente e generalizzata non produce effetti positivi, non ci fa fare un passo in avanti. Per questa via, anzi, si rafforza ulteriormente quel tipo di potere, che ha un legittimazione popolare, come ce l'ha d'altra parte il Consiglio nel suo insieme, che viene individuato come la soluzione ai problemi. A questo noi non possiamo rispondere con l'immobilismo, facendo finta di nulla, né pensando di fare tutto! Dobbiamo fare prima le riforme istituzionali e poi modifichiamo il Regolamento? Quando? L'esito è l'immobilismo, l'inerzia!
Naturalmente serve equilibrio anche sull'altro versante, quello del potere esecutivo che non può essere affidato, come dire, alla buona volontà soggettiva, individuale (io mi fido poco della buona volontà dei singoli), ma va disciplinato all'interno di un quadro di regole condivise.
Io ritengo, per esempio - e concludo - che il ricorso alla scorciatoia della legge finanziaria, una sorta, insomma, di maxi decreto d'urgenza (perché in questo si è trasformato), non è l'espressione di una volontà prevaricatrice del presidente Soru; se torniamo indietro negli anni, infatti, possiamo verificare che tutti i governi, qualcuno con maggiore tatto politico, hanno ritenuto che quella della finanziaria fosse una via breve per tradurre i programmi di governo, di innovazione o di adeguamento legislativo alle esigenze della società, in atti di governo operativi. Io credo che questa sia una forzatura; in un contesto come quello c'erano altri equilibri, in un contesto come questo non ci sono altri equilibri. allora quegli equilibri vanno fatti valere. Io penso che quella forzatura sarebbe un venire meno a quell'esercizio equilibrato del potere, della funzione di governo.
La Giunta e il Presidente hanno il diritto, direi il dovere di iniziativa legislativa, ma poi devono seguire il percorso ordinario, quello che segue qualunque consigliere regionale nel suo potere di iniziativa legislativa, con ben altri strumenti, è ovvio; tutelando quindi, e rendendo più funzionale l'Assemblea legislativa, noi tuteliamo quell'equilibrio, rafforziamo quell'equilibrio non indebolendo il potere esecutivo, ma costringendolo a seguire un percorso ordinato, regolato e condiviso.
Per concludere, io penso che questo sia l'approccio virtuoso con cui noi dobbiamo guardare a questo piccolo passo. Chiedo scusa se nella mia introduzione ho mostrato enfasi di qualsiasi genere, non era mia intenzione. Io ritengo che tra i diversi poteri vi debba essere non competizione ma collaborazione; questo deve essere l'approccio con il quale guardare anche i successivi appuntamenti, che sono quelli forse più decisivi, più importanti, che riguardano la riforma statutaria a cui appunto tutti noi facciamo riferimento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori sardi). Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti della Giunta, io sono un componente della Giunta per il Regolamento, organo che ha esaminato le proposte pervenute dall'Ufficio di Presidenza, e ho partecipato in maniera leale e corretta ai lavori della stessa, come ciascun di noi deve fare nelle diverse sedi istituzionali. Ma all'onorevole Masia, che chiede dov'era la minoranza, debbo rispondere che la minoranza era assolutamente presente nella Giunta per il Regolamento. Era tanto presente che ha fatto il proprio dovere, che ha cercato di apportare correzioni al testo, che ha dato delle indicazioni ritenendo che il Regolamento non sia frutto di una sola parte né possa essere per una sola parte, ma debba riguardare maggioranza e opposizione in eguale misura, costituendo, il Regolamento interno, la tutela del lavoro consiliare.
Certo, l'opposizione fatta da chi vi parla non ha trovato spazio sulla stampa; poiché io sono abituato più a "essere" che non ad apparire, ne consegue che negli articoli dei giornali viene presentata una opposizione che non apre bocca. Io non credo però di dover cambiare me stesso; credo di dover continuare ad apportare correttamente, con lealtà, con umiltà, quel piccolo contributo che la mia intelligenza può consentirmi, all'interno dell'Assemblea e delle Commissioni.
Ho fatto questo preambolo perché molte delle osservazioni che sono state poste all'attenzione di quest'Aula io le avevo già avanzate durante i lavori della Commissione. La prima osservazione, e mi fa piacere che ormai sembri quasi patrimonio di tutto il Consiglio, attiene al fatto che la discussione odierna si sarebbe dovuta svolgere dopo la realizzazione della vera riforma di cui sente la necessità e l'urgenza la nostra Isola, per la gravità della crisi che vive, per il fatto che qualche volta può sentirsi non degnamente rappresentata!
Il dibattito è stato carente anche per la mancata istituzione dell'Assemblea Costituente, che noi abbiamo da sempre proposto all'attenzione del Consiglio e che forze politiche governative nazionali non hanno consentito di istituire. L'istituzione della Costituente avrebbe consentito al popolo sardo di partecipare attivamente e in modo convinto alla definizione delle regole statutarie. La Costituzione della Sardegna, così elaborata, avrebbe consentito certamente di ragionare in termini più appropriati, con linearità anche sulla forma di governo, sulla tipologia di legge elettorale, argomenti che invece mancano in questa discussione. E non sono argomenti lontani. L'Italia ha avuto l'opportunità di una maturazione democratica con la scelta di un bipolarismo chiaro che identifica chi deve governare e chi deve fare opposizione.
Si ragiona anche sul presidenzialismo, ma il presidenzialismo va bilanciato, certamente, con la previsione seria, ponderata, di contropoteri, di una forza espressa all'interno delle Aule consiliari. L'onorevole Floris ha espresso le sue paure sull'esistenza di una combine tra presidenti per un "decollo leggero" della riforma del Regolamento interno per consentire così un approccio diverso al prossimo dibattito consiliare; se questo fosse vero sarebbe un fatto enormemente grave, ma io non credo che possa esserci un accordo del genere: do per scontata la buona fede di ciascuno. Mi rendo conto, invece, che chi ricopre un ruolo spesso lo vive in maniera totalizzante per cui c'è un eccesso magari di presidenzialismo, c'è un eccesso di presenza delle attività di governo, forse soverchiando le potestà, le capacità e il dovere di difesa di tutte le componenti rappresentate all'interno dell'Aula consiliare.
Ma questo ha un significato solo se riferito alla mancata istituzione della Costituente. La riforma statutaria che sarebbe scaturita dal dibattito all'interno della Costituente avrebbe costituito la cornice al cui interno inserire un discorso sul presidenzialismo e sul parlamentarismo come poteri bilanciati, così che non si bloccassero l'un l'altro; il controllo parlamentare non avrebbe impedito le iniziative e le attività del Governo della Regione.
Ma se le paure che paventava l'onorevole Floris fossero vere, allora da parte del Presidente, dell'Ufficio di Presidenza e della Giunta per il Regolamento sarebbe venuta meno la loro funzione di tutela nel proporre all'Aula la discussione odierna, discussione che allontanerebbe riforme importanti per velocizzarne altre, magari come quelle di cui si legge oggi sui giornali relativamente alla composizione della Giunta.
Questo Consiglio vuole indubbiamente che la Giunta e l'amministrazione regionale nel suo complesso camminino il più speditamente possibile, ma questo deve avvenire senza prevaricare l'istituzione nella quale viene rappresentato il patrimonio ideale di valori del popolo sardo. Spesso, quando si parla di riforme si dice che le riforme non danno il pane; forse è vero, ma offrono le opportunità perché il pane vi sia. Ribadisco quindi che se ci fosse stata la cornice iniziale forse oggi avremmo potuto dibattere per esempio della riforma dei servizi per l'impiego. Abbiamo già denunciato i problemi derivanti dall'istituzione delle nuove quattro province in merito ai trasferimenti di personale e di beni, e di conseguenza le difficoltà di far incrociare la domanda con l'offerta nel mercato del lavoro.
Vi è la necessità di procedere a riforme più urgenti e forse la più urgente sarebbe quella che invece "giace" ormai da un anno e mezzo in quest'Aula; vi ricordo che abbiamo votato una risoluzione in merito alla necessità di discutere e approvare velocemente, con un carattere di grande sacralità lo Statuto della Regione sarda. Ma questo non è avvenuto ed è passato un anno e mezzo!
Mi si dice che forse sto uscendo dal seminato: io non credo se poi tutti i nodi vengono al pettine e dalla Costituente alla legge elettorale, alla modifica della legge numero 1, di cui oggi leggiamo sul giornale, alla modifica della legge numero 31, diverse volte richiamata dalla stessa maggioranza, non si può dire che non ci sia un blocco effettivo delle attività di governo e quindi della possibilità di dare risposte alle esigenze e alle attese del popolo sardo.
Certo, il Regolamento consiliare va modificato, ma coinvolgendo l'Aula nella sua totalità, così che ciascun consigliere lo accetti veramente , perché il Regolamento deve indubbiamente tutelare i Gruppi consiliari, ma deve anche tutelare il singolo consigliere, dandogli la possibilità di svolgere al meglio il suo mandato.
E' vero, forse è necessaria una riduzione dei tempi di lavoro, ma senza comprimere totalmente il dibattito consiliare che è una espressione della democrazia. Attenzione, un certo signore in una certa epoca definì il Parlamento "un' Aula sorda e grigia"; e monsieur de Tocqueville parlò di dittatura della maggioranza. Un richiamo serio, partecipato ai valori della democrazia rappresentativa, trova la sua espressione più alta in quest'Aula consiliare. Quindi anche la programmazione dei lavori non deve essere lasciata nelle mani di una sola persona, chiunque essa sia, seduta su quello scranno oggi o domani, ma si deve tenere in grande considerazione la voce della opposizione in un dibattito parlamentare, perché l'opposizione non ha i numeri, ha solo la voce per richiedere l'attenzione sulle aspettative dei propri rappresentati.
In un primo momento io ero tra coloro che proponevano di rinnovare, alla scadenza di metà legislatura, anche la carica di Presidente. Anzi,, avevo proposto addirittura che il Presidente fosse espressione della minoranza, per essere effettivamente un Presidente di garanzia. Ma, poi, ragionandoci su, e adesso ne sono fermamente convinto, ritengo che abbia una forte valenza che il Presidente resti in carica per il quinquennio, purché venga eletto con il voto dei due terzi dei componenti l'Assemblea. Non vorrei vedere infatti un Presidente che per garantirsi la rielezione, allo scadere dei due anni e mezzo, faccia "coccole e carezze" e conceda benefit a una parte del Consiglio o a gruppi di consiglieri o addirittura a singoli consiglieri. Io credo che l'alta posizione di governo dell'Aula richieda un'espressione ampia di suffragi all'interno dell'Aula stessa, una garanzia che chi ha avuto il mandato permanga per cinque anni al governo dell'Aula.
Si dice che bisogna migliorare l'efficienza e la produttività dell'Aula; ma questo richiamo è valido anche per i lavori in Commissione, occorre far capire che in Commissione si lavora per l'Aula. Cosa che, purtroppo, in tutte le Commissioni che ho frequentato fino ad oggi non sempre si è recepita.
Questa mia osservazione dovrebbe portarci a suggerire qualche modifica sostanziale anche nella attività delle Commissioni, perché la produzione legislativa è legata alla produttività e all'attività di ciascuno! Sono d'accordo con chi dice che non è giusto porre in modo demagogico il problema delle indennità dei consiglieri. Una seria opera di moralizzazione si può portare avanti se ciascuno dei consiglieri crede profondamente che si viene qui a lavorare nell'interesse del popolo sardo, se si produce, se si da l'opportunità di verificare chi lavora, se si trovano gli strumenti per mettere al bando chi non lavora, che spesso è proprio chi fa demagogia. Se le Commissioni lavorassero a pieno ritmo sicuramente avremmo esitato un numero di leggi ben maggiore e sarebbe stata data una lettura positiva delle attività consiliari volte a tutelare gli interessi del popolo sardo.
E' importante, quindi, che ci sia una presenza diversamente motivata in Aula e anche la richiesta di verifica, caro Presidente, del numero legale non è un modo arrogante di far interrompere le sedute, è un modo di valutare chi ha voglia di lavorare ed essere presente in Aula e dare il proprio apporto e chi invece pensa di fare altro. Abbiamo tutti attività diverse, ma dobbiamo scegliere e scegliere per forza il lavoro dell'Aula e delle Commissioni. Su questo cose bisogna essere intransigenti, su queste cose bisogna "essere morali", non moralisti, non demagogici! Nell'esprimere giudizi sull'etica dei comportamenti credo che si debba essere tutti più seri; perché possiamo chiedere ad altri di essere seri se siamo capaci di esserlo noi per primi . E chi legifera per chiedere moralità e serietà ad altre istituzioni, ad altri istituti, ad altri uffici, ad altre amministrazioni presenti sul territorio, deve essere espressione totale di serietà, di competenza, di lealtà, di lavoro proficuo nell'interesse del popolo sardo.
Allora, se queste problematiche sono all'attenzione di ciascuno di noi nell'interesse di tutti i sardi, è certo che noi saremo disponibili a un confronto serio e leale anche in Aula per riformare parti di un Regolamento che obbligatoriamente sarà riveduto e dovrà essere riveduto nella sua totalità, onorevole Caligaris, sono d'accordo con lei e lo dissi anche nelle prime sedute della Giunta per il Regolamento. Ma allora sono io che chiedo dov'è la maggioranza, quella che dovrebbe fare le riforme vere: lo Statuto, per noi la Costituente? Dov'è la maggioranza che dovrebbe fare la riforma delle leggi elettorali? Dov'è la maggioranza che dovrebbe risolvere i gravi problemi che oggi attanagliano la Sardegna nell'industria, nel commercio, nella formazione professionale, settori in crisi e su cui non ci sono proposte definite? Sulla formazione professionale, in particolare, avremmo ancora da dire, soprattutto sui 50 miliardi che, forse, dovranno essere resi all'Unione Europea perché non utilizzati, perché si è voluto attaccare con forza il sistema della formazione professionale, per eliminare chissà quali poteri occulti! E invece occorrevano riforme serie per garantire sviluppo e occupazione ai sardi; riforme che fino a oggi non ci sono state, mentre verifichiamo ogni giorno di più le difficoltà che le famiglie incontrano a vivere in questa nostra Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà. UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori della Giunta, è in discussione la modifica del Regolamento interno del Consiglio, cioè lo strumento che disciplina le procedure attraverso cui si svolgono i lavori dell'Aula e, più in generale, quelli degli organi istituzionali. In qualche modo possiamo dire che stiamo discutendo della regola delle regole, ciò in quanto non può sfuggire a nessuno che non stiamo discutendo di un semplice libretto delle istruzioni per l'uso. E' un insieme di regole che disciplina i nostri comportamenti, dei singoli e degli organi nel loro complesso, e non può sfuggire a nessuno che gli interventi che si sono succeduti, pacati sicuramente, non eccessivamente enfatici, appaiono chiaramente consapevoli delle fondamentali conseguenze sulla qualità e sulla quantità del lavoro, ma anche sui rapporti - e su questo tornerò successivamente - che in maniera nuova si profilano tra l'organo legislativo e il potere esecutivo.
Sul versante interno il provvedimento oggi in discussione rappresenta, Presidente, un segnale di maturità istituzionale, in cui maggioranza e minoranza hanno manifestato e manifestano consapevolezza della necessità di superare la farraginosità del sistema. E pubblicamente va riconosciuto il merito a tutte le componenti consiliari, prima ancora ai componenti della Giunta per il Regolamento e poi complessivamente a tutte le componenti istituzionali, di avere testimoniato una propria maturità e una correttezza istituzionale degna di chi intende onorare al meglio il mandato popolare ricevuto, al di là dei litigi, al di là delle prese di posizione e al di là delle distinzioni che in campagna elettorale possono rappresentare le diverse componenti politiche. Ciò non significa però che le preoccupazioni emerse in diversi interventi, in alcune proposte migliorative, siano da considerare infondate o non degne di giusta considerazione.
In termini assoluti va sicuramente in primo luogo evidenziato che la Giunta per il Regolamento e il Consiglio hanno voluto e vogliono fortemente dare un segnale riformista verso la valorizzazione del proprio lavoro e soprattutto, colleghi, cosa ben più difficile, un segnale di riforma dei propri comportamenti. Si discute spesso delle riforme degli altri, dei comportamenti degli altri, ma incidere sui propri comportamenti e sulle proprie regole credo sia il segnale di una testimonianza più matura e più consapevole.
E' sicuramente un provvedimento super partes, cioè al di fuori della contingenza, è per l'oggi, sarà per il domani, per coloro che amministreranno in maggioranza o in minoranza la Regione, è sicuramente un provvedimento perfettibile. In questo senso credo che alcune preoccupazioni che stanno emergendo o che sono emerse possano dare luogo a una discussione che potrà essere ripresa prima della fine della legislatura per rimettere mano ad alcune parti di questo Regolamento, ma credo che in tutti emerga la consapevolezza, anche avendo presente l'immagine agostiniana del bambino che con il secchiello pensa di svuotare il mare, che da qualche parte occorreva iniziare. E' vero che il nostro Regolamento è un mare magnum di intrighi, talvolta di trabocchetti, talvolta di accelerazioni brusche e di frenate altrettanto brusche, però da qualche parte dovevamo iniziare e in questo senso credo che si debba valorizzare questo lavoro.
. Questo provvedimento, Presidente, rappresenta un significativo e determinante strumento di valorizzazione del lavoro del Consiglio. Non può sfuggire a nessuno che attraverso queste modifiche del Regolamento i tempi saranno più rapidi, ci saranno meno perdite di tempo, ci sarà la possibilità di incidere maggiormente attraverso i provvedimenti che quest'Aula può licenziare. Si creano quindi le condizioni per la valorizzazione del lavoro in generale e in particolare del lavoro in Aula. Però i tempi ce li stiamo dando noi, non stiamo aspettando nessuno che ci dia i tempi da fuori e in questo momento dobbiamo avere tutti la consapevolezza, Presidente, lei per primo, l'Ufficio di Presidenza, tutti i componenti dei Gruppi, che questo deve essere lo strumento attraverso il quale non si consente a chicchessia di poter dare tempi e tanto meno giorni.
Noi siamo in condizioni oggi, adottando questo strumento, di dire che abbiamo nelle mani i tempi dell'Aula, i tempi delle Commissioni e che sicuramente, poiché non mancano gli argomenti in discussione, è nelle nostre mani l'impegno a trasformare in frutto il consenso elettorale che abbiamo ricevuto. E' un'apertura di credito anche nei confronti dell'Esecutivo. Tante volte è stato detto che l'Aula rappresentava un imbuto rispetto alle proposte che venivano formulate o che sono state formulate; però occorre tenere presente, cari colleghi, la distinzione tra un provvedimento, una proposta, un disegno elaborato da un funzionario e un disegno, una proposta elaborati da un organismo consiliare. Quest'ultimo sottopone al confronto della società, al confronto dei suoi rappresentanti, al confronto delle sue istituzioni, di tutte le sue articolazioni, una proposta che poi sarà chiamata a incidere sulla realtà sociale, economica e istituzionale a tutti i livelli.
Ecco perché dicevo che si pone anche la necessità di fare attenzione al fatto che ci sono degli equilibri tra organo legislativo ed esecutivo che vanno riaffrontati, che vanno ridiscussi, sui quali va trovata una sincronia, va trovato un giusto procedere armonico, perché non ci possano essere fughe in avanti, perché non ci possano essere distorsioni, perché siamo stati tutti eletti per onorare al meglio il mandato, per portare avanti un programma, ma per portarlo avanti tutti insieme con quella sintonia alla quale facevo riferimento prima.
Allora, concludo, Presidente, credo che non possiamo non essere consapevoli che la razionalità, parafrasando sant'Agostino, veramente non possa non avere necessità della fede. Abbiamo necessità di affidarci reciprocamente, e questo è un segnale di disponibilità e di affidamento che il Consiglio vuole dare all'Esecutivo. Io mi auguro che con questo segnale si avvii una stagione nel corso della quale tutti saremo consapevoli che non possiamo procedere a spintoni, che non possiamo procedere per richiami, che non possiamo procedere tirando i freni a mano, che non possiamo procedere sulla base di malumori, che siano di opposizione o di maggioranza, che non possiamo procedere attraverso meccanismi che non siano quelli della valorizzazione reciproca dei diversi organi.
Io credo che il segnale che stiamo dando significhi che la maggioranza fa la maggioranza senza voler schiacciare la minoranza, quest'ultima fa l'opposizione senza pensare di essere relegata da un numero di voti inferiore rispetto a quello che ha avuto in una tornata elettorale, ma ritenendo di essere certamente in condizioni di dare, come ha dato, un importante contributo al miglioramento delle regole e che tutti insieme stiamo migliorando un sistema..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, signori della Giunta, onorevoli colleghi e colleghe, la Giunta per il Regolamento dopo un attento e produttivo lavoro ha varato la proposta di modifica del Regolamento consiliare. "Lavoro produttivo e serio" hanno detto tanti colleghi che mi hanno preceduto, portato avanti con cura e serietà in un clima di fattiva collaborazione, come ha affermato il relatore onorevole Orrù, come ha ribadito la Vicepresidente del Consiglio, onorevole Lombardo, e tanti altri colleghi. E' stato anche detto, così come certificato, che la proposta di modifica del Regolamento ha avuto il voto favorevole della quasi totalità dei componenti, sia di maggioranza che di opposizione, con un solo voto di astensione sul complesso delle modifiche proposte da parte di un rappresentante non dell'opposizione ma della maggioranza, l'onorevole Caligaris, ed un altro voto di astensione sul comma 10 bis dell'articolo 23 bis dell'onorevole Dedoni. Non c'è stata quindi l'unanimità, ha tuonato qualcuno.
Cari colleghi, se non è l'unanimità è qualcosa che le assomiglia molto Nessuno ha votato contro, non dico sul complesso del provvedimento, non dico su un articolo intero, ma neppure su un solo comma. Mi pare che sia giusto quindi domandarsi come mai, cari colleghi, vi sia tanta enfasi intorno a queste modifiche regolamentari. Come mai vi sia tanto accanimento, da parte di qualche collega, tanto calore su un provvedimento esitato anche con il voto favorevole di tutti i componenti che siedono nei banchi dell'opposizione in Consiglio, tutti i componenti dell'opposizione, ripeto, salvo l'onorevole Dedoni che si è astenuto su un singolo comma.
C'è qualcosa che non capisco, qualcosa che mi sfugge, però io credo che sia giusto dire che c'è e c'è stato una sorta di tentativo incrociato di delegittimazione di tutti verso tutti, avendo in testa, mi pare, un unico obiettivo; quello di delegittimare in modo particolare una figura istituzionale.
Io non ho la vocazione dell'avvocato difensore, signor Presidente e colleghi, ma il ruolo di Pubblico Ministero ad alcuni non si addice proprio. In una fase come questa, caratterizzata da un disinvolto cambio di casacca, da un gioioso salto di barricata, sempre correndo verso il vincitore, da un frenetico rimescolio di Gruppi, forse potrebbe apparire fuori luogo invocare un minimo di coerenza. No, non mi pare fuori luogo, colleghi, chiedere un profilo minimo di coerenza, unito ad un richiamo della memoria storica non molto lontana nel tempo.
Si è parlato di "unione di fatto", colleghi, io non ho una lunghissima anzianità in questo Consiglio ma ero presente nella passata legislatura quando ci fu, non una unione di fatto ma, diciamo, una cosa contro natura, e non mi riferisco all'unione tra generi anche dello stesso sesso, contro natura nel senso che ci sono stati degli accoppiamenti bestiali. Io non dimentico, signor Presidente, che un voto dell'arbitro ha consentito, in quest'Aula, che fosse varata una prima Giunta presieduta da un collega del centrodestra. Una legislatura, quella passata, caratterizzata non da un cambio di casacca ma dalla compravendita dei voti e oggi ne stiamo ancora pagando le conseguenze. . Un profilo di coerenza, Presidente, credo che non guasti. Perché se qualche errore fosse stato evitato nella passata legislatura oggi forse non ci troveremmo a varare delle manovre politiche molto, molto severe, che stanno pagando i sardi. Quanto è avvenuto nella passata legislatura è stato determinato da una bramosia di potere, da una volontà di modificare e violentare quello che fu il verdetto allora dell'elettorato. Cambio di casacca, l'arbitro che scende in campo, ed è avvenuto con il beneplacito e l'applauso di chi oggi a volte invoca invece una azione di terzietà, giustamente, da parte del Presidente del Consiglio, da parte di tutti gli organi della Regione. Centralità del Consiglio è stato detto, salvaguardia del ruolo dei consiglieri è stato ribadito da tanti, noi l'abbiamo chiesto, lo chiediamo e daremo prova come Gruppo, come partito e come singoli consiglieri di essere conseguenti a questo enunciato.
Abbiamo una storia lunga e una tradizione, non siamo militanti di un partito arrivati avantieri attraverso percorsi tortuosi, abbiamo seguito un profilo di coerenza lineare. Oggi cambi di casacca e di gruppi e quant'altro vengono invocati in nome della coerenza. Ma questo richiamo alla coerenza mi pare che qualche volta sia veramente fuori luogo; per quanto qualche cambio di casacca lo dobbiamo salutare con piacere perché ha ingrossato le file di coloro i quali invocano il rispetto, la salvaguardia del Consiglio regionale. Ma non è passato tanto tempo da quando per esempio si rimproverava ai Democratici di Sinistra, nella figura del proprio segretario, che non avevano condiviso il metodo con il quale era stato sostituito l'Assessore dell'agricoltura, il solito atteggiamento egemonico.
Oggi, in quest'Aula, con voce impostata, con certi toni più o meno enfatici, si cita piuttosto Gramsci che Don Giussani. Io credo che questo non possa oscurare il caleidoscopio di posizioni che sono state assunte nel passato, in quello recente e anche in quello un tantino più distante. La coerenza si misura in quest'Aula perché in quest'Aula si deve parlare lo stesso linguaggio, con la stessa tonalità e le stesse inflessioni, che si usa a Cagliari come per esempio a Macomer.,
Signor Presidente, noi oggi stiamo discutendo delle regole che devono sovrintendere alla vita di quest'Aula. Noi stiamo discutendo del Regolamento consiliare le cui norme ci devono dare la possibilità e l'opportunità di essere più produttivi. Ma forse qualcuno si è dimenticato che questa era un'esigenza anche della passata legislatura, di quella ancora precedente, che tutti quanti in quest'Aula si è invocato questo. Però quando si parla di Regolamento, qualcuno dice: "Io voglio parlare di democrazia". Certo si parla sempre di qualcosa di diverso rispetto all'oggetto in discussione. Cioè, si deve parlare di nocciole e si parla di pere, qualcuno parla pure di pere cotte, io credo che sarebbe il caso forse di evitare che i sardi continuino a dire che in quest'Aula ci sono tanti "perecottari", credo che questo non giovi a nessuno, tanto meno alla dignità di questa Aula.
Ci sono problemi fondamentali, importanti, che attengono al rapporto tra Giunta e Consiglio, tra Presidente e Assessori, tra Giunta,Assemblea e ruolo dei singoli consiglieri. Sono questioni importanti. Ma perché, carissimi colleghi, vogliamo ridurre tutto a questa manovra, a questa riforma, della quale nell'ultimo intervento l'onorevole Orrù ha tratteggiato con precisione gli obiettivi e le finalità. Ci saranno altri momenti, non ne dubito, e noi saremo qui, Presidente, e non ad intermittenza, col semaforo che si accende di volta in volta;e a seconda del colore del semaforo assumiamo una posizione in quest'Aula, a seconda della posizione che ricopriamo nella società o all'interno di quest'Aula diciamo di essere per l'Assemblea costituente, piuttosto che per altri istituti, al fine della modifica dello Statuto regionale. Io credo che questo Consiglio con grande serenità e pacatezza debba esitare questo Regolamento. Onorevole Floris mi permetta la battuta...
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Ma ha parlato di Regolamento? Ha accusato gli altri, ma lei ha parlato di Regolamento?
PIRISI (D.S.). Onorevole Floris, capisco lei che abbia un po' la coda di paglia, che si senta in qualche misura toccato, però guardi che non c'è soltanto lei in cima ai miei pensieri, stia tranquillo. Io la ascolto sempre con il rispetto che merita, perché giustamente lei è un autorevole esponente.
(Interruzione del consigliere Floris Mario)
(Segue Pirisi). Io penso al lavoro che hanno fatto i commissari, che sono stati delegati, anche Forza Italia aveva un autorevole rappresentante nella Giunta per il Regolamento, e al fatto che oggi c'è invece, un tentativo di delegittimazione: tutti che delegittimano tutti. L'onorevole Oppi si sarebbe prestato, cioè, a coprire un "inciucio" tra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Giunta per varare un Regolamento che in qualche misura imbrigli l'Assemblea? Be', non esageriamo, c'è un limite a tutto. Perché avrebbero dato il voto e l'assenso l'onorevole Oppi, come l'onorevole Dedoni (salvo sul comma dieci bis dell'articolo 23 bis), come pure altri colleghi dell'opposizione? Non credo vogliano mettersi il bavaglio in bocca, non credo fosse questa la loro massima aspirazione.
Quindi, diciamo che il problema oggi è di rimanere all'interno della questione della quale si sta dibattendo e non c'è ombra di dubbio che tra qualche giorno, così come viene preannunciato dai giornali, saremo chiamati a discutere, lì sì, del ruolo del Consiglio, del rapporto tra Consiglio ed Esecutivo, del ruolo importante , lo ribadisco, che deve ricoprire l'Assemblea legislativa della Sardegna.
Quindi io, signor Presidente, concordo con il lavoro svolto dai componenti della Giunta per il Regolamento, perché non credo che questi nostri colleghi, che assieme hanno varato queste modifiche che servono a dare maggiore produttività al Consiglio, abbiano fatto un "inciucio" con l'obiettivo di mettere il bavaglio a tutti, non ci credo. Ritengo che, invece, sia stato fatto un lavoro coscienzioso, i dettagli tecnici sono stati illustrati e per quanto riguarda le prediche che qualcuno ci ha fatto, ritengo che forse sarebbe bene ricordare anche le cose che venivano dette dagli stessi un mese fa, tre mesi fa, cinque mesi fa, quando il presidente Soru non veniva considerato una volta Pinochet e un'altra volta più benevolmente la Thachter, ma veniva considerato come un principe illuminato che dispensava ed elargiva cose ottime; e per qualcuno è stato anche un viatico che gli ha consentito di essere oggi presente in Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, purtroppo l'età ha accentuato qualche mia deficienza, per esempio quella dell'udito. Avrei voluto usare i toni alti del collega Uras per far valere le mie ragioni, ma non è nel mio carattere, per cui parlerò come comunemente mi esprimo. Avrei anche la tentazione di parlare di tutto fuorché del Regolamento, perché almeno l'ottanta per cento degli interventi che ho sentito fra ieri e oggi hanno esulato dall'argomento odierno. Però vorrei attenermi più che altro all'argomento che è all'ordine del giorno e, signor Presidente, premetto che sarò breve.
Devo dire che l'opposizione, votando a favore delle modifiche al Regolamento del Consiglio regionale, perché in effetti questo provvedimento è passato - come sapete - quasi alla unanimità, ha dato prova di possedere un alto senso delle istituzioni, principio che deve guidare i componenti delle assemblee legislative nel momento in cui si scrivono le regole, ma soprattutto ha visto riconosciuta la qualità del proprio lavoro con l'approvazione di alcuni emendamenti migliorativi che toccano i punti qualificanti del testo.
Come ha sottolineato lo stesso relatore di maggioranza, questa non è la riforma del Regolamento del Consiglio regionale, ma è un primo passo verso la riforma. Io la chiamo riforma (il collega Uras ha disquisito invece sul fatto che questo provvedimento non rappresenti effettivamente una riforma) anche se gli articoli oggetto di revisione rappresentano solo una parte dell'impianto regolamentare complessivo, articoli il cui funzionamento - ed è questo un passaggio importante di cui tutti i Gruppi hanno ccondiviso la necessità - verrà verificato tra un anno, in modo da poter correggere eventuali errori. Penso sia stata una prova di maturità questa di darci una scadenza perché effettivamente questa nuova proposta di Regolamento non sappiamo, fino a prova contraria, se funzionerà oppure non funzionerà.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue MORO.) Ecco che è giusto pensare di rivedersi fra un anno per controllare quali punti non funzionano in questo nuovo Regolamento.
Tra le modifiche che, a nostro giudizio, sarebbero da osservare con particolare attenzione, proprio in sede della programmata verifica, c'è quella sulla durata degli interventi dei consiglieri. Il testo del Regolamento alla nostra attenzione privilegia senza dubbio l'esigenza di accelerare l'iter di approvazione delle leggi, ma lo fa a scapito della possibilità dei consiglieri di esprimere compiutamente la loro opinione, anche su argomenti di grandissima rilevanza. Si tratta di un'anomalia che avremo modo di correggere, mi auguro, ma che si sarebbe potuta evitare. Se si dovrà verificare quello che molti relatori hanno auspicato, cioè che in Aula si devono adottare tutti quegli accorgimenti necessari per poter dare ai sardi le regole della convivenza civile, io sono convinto che i tempi che oggi vogliamo stabilire per la durata degli interventi non siano sufficienti; ciascuno di noi ha la necessità infatti di poter argomentare per cercare di convincere i propri interlocutori che le proposte avanzate da una parte possono essere accolte anche dall'altra. Con i tre minuti previsti dal Regolamento penso sia difficile che questo possa accadere, per cui i provvedimenti portati all'attenzione dell'Aula verranno pedissequamente approvati senza che si possa apportare il benché minimo cambiamento.
E non basta dire, infatti, come ha fatto il relatore di maggioranza, che è stato rispettato il principio di libertà di parola dei consiglieri; ci mancherebbe che in un Parlamento non si possa parlare liberamente di ogni argomento che viene proposto nell'Aula! Il punto che è che in questo caso la semplice trasposizione del testo del Regolamento della Camera dei Deputati non si adatta al nostro Consiglio regionale, direi a nessun Consiglio regionale, non fosse altro perché la Camera ha ben altra consistenza numerica sia nella composizione complessiva che in quella dei singoli Gruppi consiliari.
Il rischio con questo testo è, quindi, quello di appiattire il dibattito e di impoverirlo di contenuti alti, posto che in soli tre minuti gli interventi tenderanno a scivolare più sul terreno della propaganda con frasi ad effetto buone per i mass media, che su quello della concretezza. Penso che i sardi non abbiano bisogno di questo quanto che ai consiglieri che loro hanno eletto venga effettivamente consentito di parlare e di proporre soluzioni concrete ai problemi che interessano l'isola. Su questo punto abbiamo detto che avremo modo di tornare.
Un'altra modifica che ci preme sottolineare, e che è stata inserita in questo testo grazie al contributo positivo dell'opposizione, riguarda il divieto di inserire le famigerate norme intruse all'interno della finanziaria; una possibilità, possiamo definirla una finestra lasciata aperta, consentita dal precedente Regolamento, piuttosto vetusto, era del 1988, di cui la maggioranza ha largamente abusato anche in questa fase iniziale della legislatura. Ciò ha portato ad una pesante distorsione del ruolo dell'Assemblea, di cui a suo tempo ci siamo lamentati, per la verità quasi in solitudine, Assemblea che viene assolutamente schiacciata dai diktat del Presidente. Comunque l'eliminazione di questa inammissibile scorciatoia parlamentare consentirà certamente al Consiglio un esame attento, anche se contingentato nei tempi, dei singoli provvedimenti e ristabilirà il principio troppo volte violato che le leggi le esamina e le approva il Consiglio regionale da qualunque fonte normativa provengano.
Detta così potrebbe sembrare una cosa da poco, ma in realtà è l'esatta applicazione di un altro grande principio, quello dell'equilibrio fra i poteri, che rappresenta la base sostanziale e formale del nostro ordinamento democratico. Su questo argomento ci si è cimentati più volte, anche nel corso della attuale discussione. Molto spesso viene portata come argomento giustificativo dello strapotere del Presidente della Giunta, che tiene sotto scacco questo Consiglio, la stabilità amministrativa. .
In merito alla stabilità amministrativa noi stessi stiamo denunciando, la stessa maggioranza in qualche occasione lo denuncia, che qui si sta amministrando con il freno tirato; credo sia sufficiente verificare quanto ha prodotto questo Consiglio regionale, questa Giunta regionale in quest'anno di tempo per capire che non vi è grande sintonia fra il Presidente e il Consiglio. Quindi, forse sarebbe opportuno pensare anche ad una legge elettorale che non metta in questa posizione di privilegio il Presidente della Giunta regionale, perché governare all'insegna del "tutti i casa se vado via io", non mi sembra il modo di garantire ai sardi delle buone leggi.
Un terzo aspetto, infine, è la previsione della garanzia per l'opposizione di poter presentare le proprie proposte nelle diverse forme previste e di vederle discusse ed esaminate in tempi certi ed accettabili, brevi. Verificheremo con cura come funzionerà anche questo nuovo istituto, che discende dalle esperienze delle grandi democrazie occidentali a partire da quelle anglosassoni, che è stato oggetto di ampio confronto politico anche a livello nazionale per iniziativa del centrodestra.
Anche in questo caso la garanzia vale non per l'opposizione di oggi ma per le istituzioni che naturalmente sopravvivono, si spera nel miglior modo possibile, all'alternarsi dei governi e delle maggioranze. In questo modo, inoltre, viene rispettato il principio costituzionale della trasparenza nei confronti dei cittadini elettori, consentendo a tutti i rappresentanti del corpo elettorale di render conto del proprio operato.
Mi consenta il collega Pirisi il richiamo ad un passaggio del suo intervento, quando ha detto che se nella precedente legislatura la maggioranza di allora avesse evitato qualche errore, oggi i sardi avrebbero una situazione diversa. Certo, loro non sarebbero stati in maggioranza, questo bisogna dirlo perché effettivamente per quel sistema elettorale che ha consentito di poter anche far scendere in campo il Presidente del Consiglio di allora per votare, per far varare una Giunta, se questo non fosse avvenuto forse avremmo raggiunto un diverso risultato. Quindi forse dovrebbe ringraziare, anche, il Presidente di allora!
Per concludere, questa prima riforma - e sottolineo ancora che il lavoro è appena iniziato - consente di affermare che si sta andando nella direzione giusta, ma nello stesso tempo è doveroso precisare che per una compiuta valutazione occorrerà attendere la verifica dell'anno prossimo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, nel corso di questo dibattito sono emersi numerosi spunti e, prima di entrare nel merito del dispositivo oggi in discussione, vorrei richiamarne due in particolare. Un primo argomento attiene allo squilibrio di poteri. Un secondo argomento attiene, invece, più correttamente alla discussione odierna e riguarda il ruolo della Presidenza del Consiglio, il suo carattere di terzietà.
Io credo che sia utile, almeno lo è per me, soffermarsi brevemente sul primo punto, anche perché alcune riflessioni discendono da un ragionamento che ha guidato una scelta: dare una disponibilità ad un progetto politico. Si è parlato di disegno assolutista, di deriva antidemocratica in corso nella nostra Regione, della necessità di controbilanciare un potere assoluto della Giunta, del pericolo di un duopolio. Credo che queste affermazioni, al di là dell'enfasi retorica, meritino di non essere fatte scivolare come l'acqua fresca.
Forse è opportuno ricordare, come ha fatto il collega Pirisi, che nella scorsa legislatura non solo non c'era una separazione di poteri, ma c'era anzi una tale concentrazione di poteri che quel ponte di comando, che qualcuno oggi ritiene sia diventato troppo forte, era in realtà semplicemente una estensione, una propaggine di questo Consiglio. Eravamo in presenza di un unico potere: il potere legislativo, e di un organo, l'Esecutivo, che di quel potere era una semplice propaggine.
Abbiamo assistito ad otto crisi di Giunta in dieci anni, con una durata media dei governi di quindici mesi, negli assetti di maggioranza la Giunta e la Presidenza della Giunta erano terreno di scontro, di contrattazione, alla pari di tante cariche riguardanti il Consiglio. Qui non stiamo parlando di qualche ministro in un'Assemblea di seicento persone, stiamo parlando di dodici consiglieri che diventano assessori, del Presidente anch'esso consigliere e poi le presidenze di Commissione, i segretari d'Aula, in qualche modo anche quelle cariche erano parte di un patto. Di un patto di maggioranza, di un patto che derivava direttamente dal Consiglio.
Quelle esperienze, non solo nella nostra Regione ma anche in altre parti d'Italia, hanno portato, per esempio all'inizio degli anni Novanta, alla nascita del movimento referendario, ad una richiesta di separazione dei poteri che nasce proprio dalle degenerazioni di quelle esperienze, dall'incapacità dei sistemi assembleari di generare dei governi stabili. Io personalmente di quel sistema non ho alcuna nostalgia. Non ho alcuna nostalgia per il ruolo esercitato dal Consiglio, non ho alcuna nostalgia per quel tipo di equilibri di potere; credo sia opportuno quando intoniamo questo ritornello dello squilibro dei poteri, far capire a quale tipo di mondo ideale ci riferiamo. Siamo tutti d'accordo infatti che questo in cui siamo oggi possa essere suscettibile di miglioramenti, ma invece siamo fortemente in disaccordo che possa essere un riferimento quello che abbiamo sperimentato nel recente passato,.
Progetto Sardegna nasce proprio da quelle esperienze, nasce proprio da una necessità di riconquistare i cittadini delusi dalla politica e di offrire una possibilità concreta di cambiamento. In qualche modo credo che siamo orgogliosi di aver avviato una riflessione profonda sul futuro di questa Regione, proprio a partire da quel dibattito sulla forma di governo che aveva coinvolto anche questo Consiglio nel 2003.
Qualcun altro ha detto che questa legge elettorale non l'ha voluta nessuno; anche questo è un paradosso; nel 1999 si è svolto un referendum in Sardegna, valido, che ha visto gli elettori esprimere una forte preferenza per un sistema maggioritario e presidenziale. Tanti cittadini sono andati a votare nel 2004, circa il 6 per cento in più rispetto alla consultazione precedente. I nostri parlamentari, con lungimiranza, nel 2001 hanno presentato un emendamento che ha consentito di estendere alla Sardegna, il sistema elettorale delle Regioni a statuto ordinario; credo poi che il Consiglio regionale abbia scelto di non contrapporre a quel sistema un qualcosa di diverso, pur avendone pienamente le facoltà.
Quindi, di tutto si può discutere ma bisogna fare riferimento a quelle esperienze, ai loro limiti e alle loro degenerazioni, per proporre quelle che riteniamo essere soluzioni migliori di quelle attuate fino ad oggi.
Il secondo argomento, e quindi ritorno più propriamente al tema del dibattito, attiene al ruolo della Presidenza del Consiglio. Sono emerse due opinioni, sostanzialmente, c'è chi propende per ampliare i poteri di garanzia del Presidente ma chiede con forza, io credo anche legittimamente, di qualificarne l'elezione in modo che non derivi da una maggioranza o magari da una porzione della maggioranza; c'è invece chi vuole limitare questi poteri e sottoporre anche il ruolo del Presidente ad una verifica di metà mandato.
Io ritengo, ne riparleremo quando affronteremo gli emendamenti, che sia da accogliere il suggerimento di qualificare ulteriormente il ruolo della Presidenza del Consiglio. Sulla possibilità, invece, di prevedere una verifica a metà mandato anche per la Presidenza ,non essendoci esperienze simili in altri parlamenti, credo sia più difficile ragionare su che cosa potrebbe succedere in caso di vacatio nel corso della legislatura della massima carica dell'Assemblea.
In entrambi i casi è stata richiamata la garanzia di terzietà della istituzione, e qualcuno ha voluto ricordare che recentemente questa terzietà della Presidenza del Consiglio sarebbe venuta meno (qualcuno presume che sia venuta meno), a fronte della rimozione, che noi riteniamo presunta, dall'incarico di Presidente della prima Commissione. Su questa questione ci siamo espressi nelle scorse settimane, credo con chiarezza e con pacatezza, ritengo che sia importante farlo di nuovo oggi. A nostro avviso non è stata messa in atto alcuna rimozione, ma siamo soltanto in presenza di una decadenza oggettiva sul piano politico e sul piano regolamentare.
Sul piano politico è opportuno ricordare che è prassi di questo Consiglio che una carica ottenuta in seguito all'appartenenza ad un Gruppo venga rimessa al Gruppo, che è l'organo che ha designato e grazie al quale si è ottenuta questa carica. Questo però non è un aspetto regolamentare, è un aspetto che è lasciato alla sensibilità personale alla quale ognuno di noi può scegliere o meno di attenersi. Sul piano, invece, più strettamente regolamentare vale la pena di ricordare che il nostro Regolamento prevede che le designazioni nelle Commissioni vengano fatte dai Gruppi con la supervisione della Presidenza del Consiglio che cerca di garantire, che deve garantire, meglio, il principio della proporzionalità e delle rappresentanze.
Quindi, questo rende ancora più forte il fatto che se viene meno la designazione di un Gruppo il consigliere decade dalla Commissione prima ancora che da qualsiasi carica ottenuta nella Commissione stessa. Altrimenti saremmo al paradosso che un segretario d'Aula designato da un Gruppo potrebbe rimanere segretario d'Aula anche nel momento in cui il Gruppo stabilisce o ritiene che non debba più farlo. Saremmo al paradosso, saremmo al blocco di questa istituzione, saremmo alla messa in discussione dell'unità fondamentale di base dell'organizzazione del nostro Consiglio.
Su questo credo che dobbiamo richiamare l'attenzione di tutti i colleghi. Quindi, successive ridesignazioni da parte di altri Gruppi possono ripristinare l'appartenenza di un consigliere alla Commissione, ma non rimuovono in alcun modo la decadenza dello stesso dalla carica, in quanto è venuto meno l'atto presupposto che ne ha determinato l'elezione. Quindi, noi accreditiamo, con fermezza, la Presidenza del Consiglio di aver preso atto, forse in maniera tardiva, perché il nostro provvedimento risale al 28 luglio, di questa decadenza. E di averne preso atto, credo, proprio nel rispetto di quei principi che sono contenuti nel nostro Regolamento.
Entro adesso più propriamente nel merito del dibattito sul Regolamento, ma vorrei evitare di ripetere concetti richiamati da altri colleghi, dal relatore di maggioranza, ma anche dalla collega Lombardo che ha sottolineato, per esempio, il ruolo della minoranza che attraverso questa proposta di modifica vede riconosciuti nuovi e più incisivi poteri per l'esercizio del suo fondamentale ruolo di controllo e di monitoraggio dell'Esecutivo. Diamo poi al nostro Consiglio, e l'ha richiamato anche il relatore di maggioranza Orrù nel suo secondo intervento, il potere di fare meglio quello che può già fare, di equilibrare il rapporto tra gli organi della Regione in una competizione virtuosa che possa dare risposte più incisive ai bisogni dei nostri cittadini.
Un altro aspetto, che a volte si richiama strumentalmente, è quello relativo ai tempi; cioè ci si chiede se questa proposta di modifica al Regolamento andava fatta oggi o dopo l'insieme delle riforme quadro sulla forma di governo e sulla legge elettorale. Io credo che non si possa rimandare in eterno, oggi abbiamo un sistema, un sistema che non è piovuto dall'alto, un sistema che abbiamo contribuito a scegliere, un sistema forse perfettibile ma sulla base del quale abbiamo il dovere di cominciare ad operare per non rimandare continuamente le risposte, per non rinunciare a fare almeno quello che oggi siamo già nella condizione di fare. Quindi, credo che oggi doverosamente il Consiglio, partendo dal quadro istituzionale esistente, deve e può operare una modifica al Regolamento per renderne più incisiva l'azione. La collega Caligaris, forse per un richiamo freudiano, parlava di ansia da prestazione o, meglio, di timore di ansia da prestazione che ci renderebbe così ansiosi da far degenerare le nostre attività. Io non credo che noi consiglieri siamo in preda ad un'ansia da prestazione, credo che noi consiglieri abbiamo la preoccupazione di dare ai nostri concittadini, che ci chiedono di colmare rapidamente i tanti vuoti che la Sardegna ha accumulato sul piano normativo, una risposta positiva, concreta ai loro bisogni,. Non parlo solo delle grandi riforme, ma penso alla sanità, alla scuola, al commercio, all'urbanistica, ai trasporti, a tutte le leggi di settore che noi non abbiamo ancora recepito, interpretando la nostra autonomia nel senso non della innovazione, dell'acquisizione di poteri più incisivi, ma di un rallentamento delle opportunità che ci venivano offerte.
Oggi stiamo cominciando a creare i presupposti che consentiranno di porre in essere i comportamenti concreti atti a dare risposte a bisogni sempre più urgenti. Questo avviene senza rinunciare ad alcun apporto; non viene messo il bavaglio ad alcun consigliere, anzi, credo che si esaltino la funzione legislativa e la centralità del Consiglio regionale e si renda possibile una partecipazione più attiva, una programmazione più efficace, una maggiore possibilità di interlocuzione e di approfondimento a tutti i livelli.
Qualcuno ha richiamato il metodo seguito nell'estensione di questa proposta di Regolamento. Io ritengo si sia adottato un metodo corretto; è stata effettuata una ricerca paziente, laboriosa, cominciata nel mese di aprile, si è cercato il fondamentale consenso di tutte le forze politiche. A mio avviso, quindi, questo Regolamento non è frutto del lavoro della maggioranza ma è frutto del lavoro costruttivo di ognuno di noi. Diventa quindi preoccupante, come ha richiamato anche l'onorevole Pirisi, l'affermazione dell'onorevole Floris che questa proposta di modifica sarebbe opera dello staff del Presidente al quale noi, consiglieri della Giunta per il Regolamento avremmo in qualche modo fatto da copertura, saremmo stati dei replicanti azionati a piacimento da una mano esterna; non soggetti mossi dalla consapevolezza di dover operare rinunciando a qualcosa del nostro punto di vista nell'interesse generale dell'istituzione, ma piegati al volere di qualcuno.
Io spero di aver capito male, anzi, sicuramente ho capito male, per cui spero che il significato di questa affermazione ci possa essere chiarito meglio in seguito. Credo che vada dato atto a tutti i componenti della Giunta, al Presidente, ma anche alla vicepresidente Claudia Lombardo, in generale a tutta la minoranza, di aver svolto veramente un ruolo costruttivo e propositivo, e alla maggioranza di aver anche rinunciato a esercitare delle proprie prerogative per cercare un'intesa ampia.
Io credo che questa esperienza dimostri come maggioranza e minoranza abbiano la capacità di condividere percorsi e metodi nell'interesse generale su temi fondamentali al fine di rafforzare l'autorevolezza di questa istituzione consiliare.
Io credo che questo possa essere di buon auspicio anche per il lavoro ulteriore che dovremo intraprendere in tema di riforme; riforme che non possono essere solo di una parte ma devono e possono essere le riforme di tutti.
Non richiamo in tema di Regolamento le questioni dell'efficacia e dell'efficienza dell'attività del Consiglio. Io vorrei invece ricordare, per esempio, che in questo Regolamento viene finalmente esaltato il ruolo delle Commissioni che lavoreranno sulla base di tempi certi e programmati perché così lavorerà l'Aula; le Commissioni sapranno finalmente quando e su che cosa riunirsi, anche grazie ad una programmazione bimestrale, e potranno anche avere in maniera più semplice che in passato, all'interno della Commissione, grazie ad un'intesa tra i Capigruppo, un effettivo potere redigente che potrà assicurare, ad alcuni provvedimenti più tecnici, una più rapida approvazione degli stessi in Aula.
Un altro tema che mi sta molto a cuore è quello della trasparenza; noi dobbiamo continuamente rendere conto a chi ci ha eletto, ai cittadini, all'opinione pubblica, ai media della nostra attività politica. Il Consiglio con questa riforma del Regolamento diventa finalmente un organo più trasparente che comunicherà all'esterno, in maniera chiara, i suoi programmi, i suoi obiettivi per i prossimi due mesi; chi ci osserva dall'esterno avrà quindi una migliore possibilità di controllo e di comprensione delle nostre attività.
Ci sono altri argomenti che avrebbero meritato di essere affrontati in questa proposta di Regolamento, ma non essendosi create le condizioni politiche si è preferito rimandare per poterli risolvere in maniera condivisa, cito il caso delle regole sulla formazione dei Gruppi.
Io, però, vorrei ricordare soprattutto il problema del voto segreto. Noi, come Progetto Sardegna, siamo contrari al voto segreto, con l'eccezione del voto sulle persone, sulle Commissioni consiliari d'inchiesta e sulle leggi che derivano direttamente dall'articolo 15 del nostro Statuto. Abbiamo voluto evitare di riproporre il problema in Aula per non contribuire a far sì che la discussione su questo tema diventasse strumento per battaglie politiche strumentali, ma il nostro Gruppo ribadisce la propria contrarietà al voto segreto e si darà una disciplina o cercherà di darsi una disciplina di autoregolamentazione limitando appunto le richieste del voto segreto alle sole materie che ho elencato.
C'è un altro tema che è stato sollevato da più parti e che il Regolamento può affrontare solo in parte, quello dei costi del Consiglio; un tema che non riguarda solo le indennità dei consiglieri ma il funzionamento dell'istituzione nel suo complesso. Come sappiamo tra poco si procederà a delle assunzioni; queste assunzioni faranno lievitare i costi di funzionamento del Consiglio regionale, quindi questo problema si riproporrà anche nel prossimo bilancio.
Noi da questo punto di vista concordiamo con la riflessione fatta dal Presidente della Commissione bilancio che il risultato migliore per la Sardegna lo otteniamo innanzitutto migliorando la produttività del Consiglio regionale.
Credo che questo Regolamento vada proprio in quella direzione. Ci aiuterà a legiferare di più e meglio, a dare le risposte che i sardi attendono. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, come qualcuno ha già avuto modo di far notare, la proposta di modifica del Regolamento interno del Consiglio non è un mero atto procedurale ma assume una valenza molto più elevata. Abbiamo detto che riscrivendo le norme che regolano la vita di questo Consiglio noi ristabiliamo, anche la democrazia e i rapporti democratici all'interno del nostro Parlamento regionale. Allora, il punto dal quale tutti noi dobbiamo partire per procedere ad una modifica migliorativa del Regolamento interno è quello di chiederci quale ruolo deve avere questo Consiglio regionale, sia oggi riguardo alla normativa vigente in materia di leggi elettorali e di forma di governo, quella sì va riformata, sia domani quando finalmente ci appresteremo, come mi auguro, a modificare lo Statuto speciale di autonomia della nostra Regione.
Sulla legge elettorale noi abbiamo avanzato una specifica proposta tendente a porre fine alle incongruenze contenute nell'attuale legge alle quali nella passata legislatura non si è potuto, in qualche caso non si è voluto per piccoli calcoli di parte, rimediare. Stessa cosa dicasi per la forma di governo, oggi sbilanciata dall'eccessivo potere conferito al Presidente della Giunta regionale, potere che gli è stato conferito proprio da una legge che non siamo riusciti a modificare nella passata legislatura. Poichè il nostro Gruppo non è rappresentato all'interno della Giunta per il Regolamento non posso esimermi (a maggior ragione per questo motivo ed in questo momento particolare) dall'effettuare alcune riflessioni sui recenti avvenimenti in merito alle iniziative assunte dal Presidente del Consiglio che hanno sollevato più di una perplessità. Un Presidente che non è apparso esattamente super partes e a volte è sembrato troppo accondiscendente verso le invasioni di campo della Giunta regionale e del suo Presidente a scapito del Consiglio stesso. Questo ha determinato la prima vera anomalia di questo Consiglio regionale, colleghi, l'accoppiata fra questi due Presidenti che hanno prevaricato i loro ruoli specifici, uno di garante del Consiglio regionale, l'altro di rappresentante delle istanze di tutti i sardi. Quanto avvenuto dall'inizio della legislatura ad oggi, ad esempio il rifiuto di prestare giuramento in Aula, le comunicazioni telegrafiche in merito al dimissionamento di un Assessore dalla Giunta regionale, l'esautoramento di un Presidente di Commissione senza uno straccio di dibattito preventivo, senza aver perlomeno fatto delle comunicazioni informali, per citare alcuni casi più clamorosi, inducono a pensare che il ruolo del Consiglio si stia riducendo progressivamente con una conseguente perdita di credibilità e di autorevolezza.
Voglio sottolineare il fatto che l'emarginazione di un esponente di questo Consiglio, in ragione di opinioni espresse, che non avvenga attraverso un confronto interno di carattere politico e regolamentare ma con decisioni palesemente calate dall'alto, è un affronto alla dignità di quest'Aula e costituisce un pericoloso precedente per i rapporti futuri di questa Assemblea regionale; ed è questo un argomento del quale tutti dobbiamo farci carico, senza cedere ai piccoli interessi di parte.
Noi siamo figli di una legge elettorale che oramai tutti definiscono "liberticida", un termine che non mi piace molto per dire la verità, ma che rende il senso esatto delle cose che stiamo dicendo, in quanto consegna un potere smisurato nelle mani di un singolo che tiene in ostaggio una intera Assemblea sotto la minaccia dello scioglimento. Una legge che invece di ridurre aumenta il numero dei consiglieri regionali, portandolo da ottanta a ottantacinque, una legge che prevede dodici assessori esterni privi di legittimazione popolare e che si aggiungono ai consiglieri; infine, dulcis in fundo, leggo questa mattina sui giornali che la proposta del Presidente della Giunta regionale prevede di ridurre il numero degli Assessori che dovrebbero far parte della Giunta a pieno titolo, non più dodici ma sei, gli altri non si capisce che ruolo debbano avere, probabilmente bisogna accontentare qualche piccolo partito che sta chiedendo a tutti i costi di entrare in Giunta. A mio avviso sei Assessori sono troppi, ne basta solo uno e così risolve tutti i problemi. Ma se dodici Assessori non riescono a dare tutte le risposte che sono assolutamente necessarie per risolvere i problemi della Sardegna, non capisco perché sei dovrebbero riuscirci. È vero, questa legislatura è iniziata all'insegna di grandi novità, ma qui mi pare che si stia superando il limite. D'altra parte non possiamo neanche rischiare di concentrare altro potere nelle mani, questa volta, del Presidente del Consiglio regionale. Questa è una evidente patologia del sistema che andrà al più presto sanata, anche partendo da questo Regolamento. Io mi auguro che quando inizieremo ad esaminare gli articoli ci sia la possibilità di approfondire anche questo aspetto.
Io mi sarei quindi aspettato dei provvedimenti tesi a riequilibrare i rapporti istituzionali, conferendo al Consiglio regionale, più che al suo Presidente, in materia di Regolamento quei poteri di indirizzo e di controllo che oggi sono venuti a mancare.
Francamente sotto questo aspetto provo delusione e preoccupazione. Certo, costituisce già un passo avanti, se alcune delle proposte verranno accolte così come sono state presentate, che sia prevista una maggioranza forte di due terzi per eleggere il Presidente del Consiglio, questo naturalmente per dare maggiori garanzie al Consiglio regionale stesso, non perché l'opposizione abbia la pretesa di eleggere un Presidente del Consiglio; anche se in altre occasioni questo si è verificato, ci rendiamo conto che questo non è più il tempo, non è il momento giusto, non lo è neanche dal nostro punto di vista. Però l'adozione di questa maggioranza di due terzi servirebbe per coinvolgere maggiormente il Consiglio in modo che il Presidente si senta il rappresentante, come è successo fino adesso, di tutto il Consiglio e non soltanto della maggioranza.
Un argomento importante affrontato in questo Regolamento riguarda i tempi di discussione per l'approvazione dei progetti di legge. È giusto che la durata degli interventi sia regolamentata, però senza che il dibattito sia mortificato dal ricorso eccessivo al contingentamento dei tempi; un contingentamento che rischia di essere una tagliola per la libera espressione del confronto in quest'Aula. Un altro punto importante è che finalmente si vietino all'interno della finanziaria le norme cosiddette intruse. Però, cari colleghi, dobbiamo chiederci se tutto questo è davvero sufficiente per restituire al Parlamento dei sardi quel prestigio che sembra avere perduto, relegato com'è oggi a un ruolo subalterno.
Io voglio semplicemente sottolineare che anche all'interno della stessa compagine di governo, a fronte di una maggioranza schiacciante, che spesso si dimostra proterva e sorda nei confronti dell'opposizione, stanno esplodendo in maniera eclatante divisioni e malumori che ormai trasversalmente colpiscono quasi tutti i partiti. C'è da chiedersi il perché di tutto questo. Non si tratta forse del fatto che i consiglieri regionali si sentono sempre più marginali e ininfluenti e che vorrebbero reagire a questo stato di cose? Vi sono altre patologie nascoste? Ma allora perché si vuole rafforzare, modificando in un certo modo il Regolamento, e anche mortificandolo, una maggioranza che è già "bulgara", come mai si è verificato in passato? C'è bisogno di questo ulteriore rafforzamento?
Si è creato in questi tempi un evidente scollamento nei rapporti fra la maggioranza e l'opposizione che sempre nel passato hanno trovato forme di collaborazione al fine di garantire un corretto esercizio dei propri ruoli nell'interesse della comunità, ma lo scollamento e le divaricazioni maggiori si trovano oggi all'interno della stessa maggioranza. Io ho seguito con attenzione l'intervento critico dell'onorevole Orrù, che è presente in Aula, che credo si tradurrà in qualche voto di astensione o, addirittura, in un voto favorevole, ma Rifondazione Comunista non può limitarsi a questo. Se è vero come è vero che Soru con i voti della sinistra sta portando avanti una politica di destra (tagliare i fondi per il Piano straordinario per il lavoro, lo stato sociale, lo sport, la formazione professionale, è fare una politica di destra), Rifondazione Comunista deve uscire dalla maggioranza, non si deve limitare a un'astensione, è questo il punto principale. Non si può pensare di fare una opposizione all'interno della maggioranza e poi, comunque, votare la maggioranza stessa! Allora io credo che questo partito debba assumere delle posizioni chiare.
URAS (R.C.). Ognuno faccia la sua parte. Parla della vostra opposizione!
PRESIDENTE. Onorevole Uras, per cortesia, consenta all'onorevole Ladu di svolgere il suo intervento.
LADU (Fortza Paris). Io non ti ho interrotto e non voglio essere interrotto. Va bene?
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, si rivolga all'Aula e alla Presidenza, grazie.
LADU (Fortza Paris). Presidente, io voglio rispetto.
PRESIDENTE. Ho già richiamato l'onorevole Uras. Prosegua col suo intervento onorevole Ladu, grazie.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, non può tenervi uniti un barboso e vecchio antiamericanismo col silenzio strano e accondiscendente di una parte specifica della maggioranza, cioè di quella componente cattolica che fino a ieri giurava che mai sarebbe diventata socialdemocratica e che invece oggi esulta di fronte alla rimonta, non alla vittoria, socialdemocratica tedesca di questi giorni. Allora questi sono i fatti politici che si stanno verificando in questo momento e che noi dobbiamo saper interpretare. Una legge elettorale che costringe a fare alleanze irrazionali non è una buona legge; quindi bisogna avere il coraggio di fare scelte che rispondano ai principi e non alle convenienze.
Certo, nella logica dei rapporti tra maggioranza e opposizione contano i numeri, ed è giusto che sia così, nessuno scandalo, la democrazia ha le sue regole, ma quando non si prendono in considerazione specifiche proposte provenienti dalla opposizione solo per una pregiudiziale opzione di parte vengono a mancare quel confronto e quel dialogo democratico che sono alla base di qualsiasi democrazia parlamentare.
Io, oltretutto, non vedo nelle proposte di modifica una specifica tutela delle minoranze al fine di garantire la massima partecipazione e il coinvolgimento di tutti, anche se una modifica del Regolamento è giusta e opportuna. Tutti siamo consapevoli che il Regolamento ormai andava rivisto. Ma se noi oggi commettessimo l'errore di non collocare queste modifiche al Regolamento interno del Consiglio in una cornice istituzionale più ampia correremmo il rischio di produrre una mostruosità regolamentare, utile sì a contingentare i tempi degli interventi dei consiglieri, magari limitando ulteriormente gli spazi già esigui concessi all'opposizione, ma di nessun effetto e ricaduta per conferire al Consiglio regionale della Sardegna quel ruolo autorevole che nel passato ha sempre esercitato e che lo Statuto di autonomia gli riconosce dandogli una dimensione di vero e proprio Parlamento regionale. Vorrei soffermarmi proprio su questo punto perché in questi giorni si è riacceso il dibattito sulla nuova Carta fondamentale da dare alla Sardegna per meglio tutelare gli interessi della nostra terra. Stante l'attuale situazione mi chiedo se questo Consiglio sia davvero in grado di discutere e approvare, attraverso gli strumenti che si riterranno più necessari, le leggi fondamentali per procedere a una seria azione di riforma che apra quella stagione di cambiamenti da tutti auspicata, anche se noi di Fortza Paris continuiamo a sostenere che solo il coinvolgimento del popolo sardo nelle forme previste dalla proposta di Assemblea costituente sia in grado di dare alla Sardegna uno Statuto adeguato, moderno e in linea con i propri interessi regionali. Ma sino ad oggi è mancato purtroppo il coraggio di andare oltre una visione limitata per adottare una Carta statutaria capace di disegnare un percorso politico, economico e sociale per i prossimi cinquant'anni. Questa è la vera realtà.
Ma dove sono i cambiamenti auspicati da questa coalizione che tante attese ha creato - io questo lo vorrei chiedere all'onorevole Porcu -, molte delle quali sono state abbondantemente deluse? Se questa maggioranza e la Giunta da essa sostenuta ritengono che si possa procedere alle riforme senza che ciò avvenga attraverso il massimo coinvolgimento delle istituzioni regionali e dei partiti in esse rappresentati stanno commettendo un macroscopico e grossolano errore. Per attuare le riforme, colleghi, è necessario il coinvolgimento attivo di tutte le componenti politiche, sociali, culturali ed economiche della Sardegna. Se non si procede in questa opera riformatrice avendo ben chiari i percorsi istituzionali futuri, anche alla luce di modifiche costituzionali che interverranno nel Parlamento nazionale, mi chiedo e vi chiedo che senso abbiano queste modifiche regolamentari, Inoltre perché si è iniziato proprio con le modifiche al Regolamento e non invece con la legge elettorale, lo Statuto, la riforma degli enti locali? C'è, per caso, dietro tutto questo una strategia precisa tesa a non disturbare il manovratore? Perché la sensazione che si ha effettivamente oggi è che si sia voluto blindare un Regolamento per far passare poi tutto quello che si vuole all'interno di questo Consiglio. Sia chiaro, noi non permetteremo tutto questo, noi difenderemo l'istituzione del Consiglio regionale fino alla fine, anche contro ogni tentativo da parte della maggioranza di annullare il ruolo dell'opposizione.
Io non credo, cari colleghi, che per quanto dettate da una volontà di miglioramento queste proposte di modifica del Regolamento interno del Consiglio siano in grado di garantire quel salto di qualità necessario ad assicurare che i lavori di quest'Aula procedano più speditamente nel migliore interesse dei sardi. Spesso, in quest'Aula, sono echeggiati richiami da parte di alcuni autorevoli esponenti della maggioranza alla creazione di uno spirito unitario, ma debbo dire che, purtroppo, ogni qualvolta l'opposizione ha aderito a queste richieste, avanzando precise e specifiche proposte, si è trovata di fronte alla più totale e più assoluta incomunicabilità.
Quali sono, ad esempio, le garanzie qualora ci sia una palese violazione delle norme, come è già successo in quest'Aula? Questi sono i veri problemi che ci dobbiamo porre. Di fronte a un atto che è dichiaratamente illegittimo come si può difendere quest'Aula? E' su questi aspetti che dobbiamo riflettere, perché la ruota gira e quindi le garanzie scritte, quelle vere, devono valere per tutti: per la maggioranza e per l'opposizione di oggi e di domani. Permangono infatti irrisolti i nodi riguardanti i rapporti fra la Giunta e il Consiglio; rapporti che sino ad oggi si sono caratterizzati più per una strisciante sudditanza nei confronti del Presidente della Giunta che non per una fattiva e partecipe collaborazione. Possiamo tollerare che la minaccia di scioglimento del Consiglio penda come una spada di Damocle per l'intera legislatura? Io credo proprio di no. Il nostro Gruppo, per quanto possibile, ha partecipato all'estensione di alcuni emendamenti pur nella consapevolezza che, visti i rapporti interni fra maggioranza e opposizione, essi potrebbero non trovare il giusto accoglimento. Peccato, perché si tratterebbe dell'ennesima occasione perduta..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, molti colleghi, intervenendo in questo dibattito sul Regolamento, hanno sottolineato la crisi profonda che sta attraversando la società sarda. Naturalmente, non è solo una crisi economica, non c'è solo fame di lavoro, semmai da questa discende o viene amplificato l'affievolimento dei valori sia morali che ideali. Nasce la domanda (ha anche una risposta scontata) se questa è una responsabilità della società o se è invece responsabilità forte e primaria anche e soprattutto della politica; Se sono i cittadini lontani, avulsi dalla politica o i politici avulsi e lontani dalla gente e dai suoi bisogni. Purtroppo è in atto la crisi di un mondo, di un "piccolo mondo antico" che non ha generato ancora quello nuovo. Non dobbiamo neanche impegnarci in false e sofisticate rivoluzioni, alle false rivoluzioni spesso segue un autentico Termidoro. Un giornalista sardo, che scrive su un quotidiano sardo, ha svolto da poco un'inchiesta dalla quale emerge, ed è opinione condivisa, che la Sardegna ha livelli di consumo pari a quelli del Nord, nel senso che in ogni caso i cittadini sentono gli stessi bisogni, hanno le stesse esigenze, ma la Sardegna non ha, avverte, un sistema economico produttivo adeguato. Vive un'economia di mercato generalizzata dove le istituzioni, le diverse realtà economiche e sociali, la politica vivono spesso gli stessi problemi.
Noi, noi come classe politica, ma il concetto è sempre del giornalista, è necessario che concorriamo a costruire una Regione che allevi la fatica di essere sardi. In questo concetto naturalmente c'è da un lato tutto l'orgoglio dell'appartenere a quest'Isola, dell'essere sardi, ma dall'altro lato ne emerge con forza anche tutta la sofferenza.
Queste mie considerazioni probabilmente sono scontate in questa fase in cui discutiamo del Regolamento. Il Regolamento, entro nel merito, non dovrebbe essere pensato e non va pensato solo per oggi, perché non viene cambiato con frequenza. Deve essere pensato per l'oggi e anche per il domani; e non va pensato, ovviamente, solo per una parte politica, quella che governa al momento, ma in un sistema che prevede l'alternanza (è un rischio che noi speriamo non si verifichi, ma la decisione spetta al popolo sovrano) deve essere pensato anche per chi potrà governare domani.
E' sicuramente, lo hanno detto tutti e in primo luogo i relatori, un provvedimento parziale. Il baricentro delle modifiche produce un equilibrio che se da un lato persegue l'obiettivo di accelerare i lavori dell'Aula, evitando al massimo possibili azioni ostruzionistiche, dall'altro contempera anche l'esigenza - bisogna dirlo, onorevole Ladu - di chi svolge il ruolo di opposizione prevedendo alcuni principi di salvaguardia. Ci sono dei limiti? Grossissimi! Intanto un primo limite, che io in modo particolare tengo a sottolineare, è costituito dal fatto che non viene neanche affrontata la problematica relativa alla metodica di costituzione dei Gruppi consiliari. In passato, signor presidente Spissu, abbiamo rispettato una sua interpretazione del Regolamento abbastanza rigorosa, che a noi è apparsa e appare impropria e restrittiva laddove si è confuso, per quei Gruppi che hanno eletto meno di cinque consiglieri, l'aspetto relativo alla partecipazione alla campagna elettorale con l'aspetto relativo invece alla presentazione delle liste in tutti i collegi elettorali. Per noi quella interpretazione era restrittiva e impropria e tale rimane, e anche in questo Regolamento non c'è alcunché nel testo esitato dalla Giunta che vi ponga riparo.
L'altro limite, è stato osservato da tutti, è che le modifiche del Regolamento precedono la risoluzione del problema relativo all'impianto istituzionale, un nuovo assetto regolamentare dovrà in ogni caso essere armonizzato con le riforme di valore costituzionale. Questo significa che stiamo sbagliando a modificare il Regolamento sia pure con la consapevolezza di questa parzialità? Credo di no. La maggioranza, è vero, potrà accelerare i lavori, ma questo è un elemento di "convenienza" soprattutto per i cittadini, quelle salvaguardie e quelle maggiori garanzie che sono contenute a favore della opposizione non possono essere negate. Diversamente non comprendo perché nella Giunta per il Regolamento si sia arrivati, così come deve essere, badate, e così come è sempre stato nella storia passata di questa istituzione, a un vuoto più o meno unanime.
Non si pone, però, solo un problema di aggiornamento del Regolamento. Io non posso esimermi dal rilevare che, mentre parliamo di modifiche del Regolamento, non può sfuggire un altro elemento che non è collaterale ma è fondamentale, e cioè il problema relativo all'interpretazione del Regolamento medesimo.
Signor Presidente, onorevole presidente Spissu, è a lei che mi rivolgo, lei è l'interprete naturale ed autentico del Regolamento, e la sua autorevolezza che nessuno vuole mettere in discussione è tanto più garantita, più rispettata, meglio esaltata, quanto più lei assume nell'interpretare il Regolamento e nella conduzione dell'Aula una posizione di arbitro imparziale. Una posizione equa ed equanime rispetto a qualunque Gruppo, rispetto a qualunque consigliere, al di là dell'appartenenza degli stessi alla maggioranza o all'opposizione.
Arbitro, onorevole presidente Spissu, relativamente all'interpretazione e non giocatore. Lei deve costituire una certezza, lei deve essere una garanzia a tutela dell'imparzialità, senza vincoli e senza suggeritori che rappresentano una parte. Il rischio, se non vengono rispettati questi principi, soprattutto il principio di una totale autonomia, è quello di una eclisse della democrazia parlamentare. Solo nel rispetto di questi principi c'è una naturale esaltazione del ruolo dell'Aula e dell'intera istituzione. Signor Presidente, lei deve essere imparziale guardiano delle leggi.
Onorevole presidente Spissu, una sua decisione, le chiedo scusa di questo richiamo, cioè quella che ha decretato l'automatica decadenza di un consigliere, l'onorevole Maninchedda, dalla Presidenza della Commissione autonomia ha invaso l'Aula consiliare e il mondo della politica come un ciclone. Presidente, considerate le numerose coincidenze, l'abnorme e anomala interpretazione che lei ha dato del Regolamento, anziché promuovere le opportune intese come il Regolamento recita, la determinazione che ha assunto, peraltro alla prima occasione di ripresa dei lavori dopo la pausa di agosto, mese nel corso del quale nulla si poteva produrre, sorge il dubbio - le chiedo ulteriormente scusa per ciò che lei qui rappresenta - che nell'assumere quella determinazione, che personalmente valuto oltre che inopportuna anche dannosa ed illegittima, lei abbia avuto il conforto non di uno, ma di più pifferai di Hamelin in grado di trascinare dietro il suono del loro strumento ed ansiosi di rendere servizi. Perché non restino dubbi all'interno di quest'Aula, perché i dubbi creano inutili sospetti, dico che non mi sto riferendo al presidente Soru: i pifferai di Hamelin non sono rappresentati in questo caso dal presidente Soru.
Signor Presidente, sui diritti non si tratta, non possono costituire uno strumento da usare a seconda delle circostanze e degli interessi, nessun consigliere può essere esposto alle decisioni più imprevedibili ed arbitrarie, il punto centrale è: siamo liberi quando obbediamo alle leggi? Oggi sviluppi degenerativi nascono da interpretazioni capziose, si è creato un vulnus e va rimosso. Chi ha la funzione di interprete autentico deve garantire completa imparzialità, per esercitare la funzione è stato scelto, non è stato estratto a sorte, se mancano queste certezze, imparzialità del Presidente, le regole sono scritte nell'acqua e nel vento, non hanno solidità o hanno la solidità delle parole d'amore di Lesbia per Catullo. Non ci possono essere tecniche elusive, va ricomposto nel Consiglio quel codice genetico e morale alto, perché come scriveva Cicerone: legum servi sumus ut liberi esse possimus, siamo servi delle leggi al fine di essere liberi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà. Comunico ai colleghi che l'intervento dell'onorevole Biancu è l'ultimo della mattinata.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente per confermare la piena condivisione del Gruppo della Margherita della proposta di modifica al Regolamento interno di questo Consiglio regionale. Esiste d'altra parte una condivisione molto ampia su questa proposta; una proposta che appare capace di dare più efficienza ai lavori delle Commissioni e dell'Assemblea attraverso una serie di modifiche e correttivi dell'attuale Regolamento. Alcuni aspetti della proposta definiscono procedure e metodi delle diverse attività istituzionali, innanzitutto la programmazione dei lavori che, insieme alla loro calendarizzazione, al relativo contingentamento dei tempi di discussione conducono anche il Consiglio regionale della Sardegna ad allinearsi rispetto alle modalità e ai tempi di lavoro di una moderna assemblea elettiva.
Altri aspetti, come le nuove responsabilità attribuite ai Presidenti dei Gruppi consiliari assumono valenza più politica, stabiliscono infatti che l'efficienza del Consiglio non deve essere interpretata come un fatto esclusivamente tecnico regolamentare, ma richiede sempre il protagonismo della politica attraverso il ruolo trasparente e istituzionalizzato dei rappresentanti dei diversi Gruppi politici presenti in Consiglio. In altri casi la proposta entra anche nel vivo dei contenuti dell'attività legislativa, per esempio quando garantisce la coerenza interna e l'omogeneità del disegno della legge finanziaria rispetto a possibili disposizioni estranee al suo oggetto.
Soltanto un breve accenno a questi punti ci consente di riconoscere ancora una volta quale rilevanza politica possa assumere uno strumento apparentemente tecnico come il Regolamento interno del Consiglio. Proprio per questo non intendo dilungarmi oltre sul merito tecnico della proposta, su cui altri colleghi hanno sviluppato ragionamenti approfonditi ed esaurienti a partire dal collega relatore di maggioranza che l'ha illustrata, dal collega Cucca, dal collega Uggias e quanti altri, vorrei invece spendere qualche parola sulla cornice di contesto e sulle finalità che, a mio avviso, devono condurci ad approvare subito questa proposta.
Innanzitutto il contesto; la presente legislatura segue una lunga fase durata tutta la precedente e forse anche più, in cui il Consiglio regionale ha svolto un'attività spesso insufficiente sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo; soprattutto dal 1999 al 2004, lo cito come dato, senza intento polemico, sono state approvate meno della metà delle leggi approvate nella legislatura dal 1994 al 1999 e ben poche di quelle sono leggi fondamentali, di grande respiro o importanza per la Sardegna. L'urgenza con cui l'attuale maggioranza e la Giunta sono talvolta intervenute, penso ad esempio alla materia urbanistica, è derivata anche dai vuoti normativi che nel recente passato il Consiglio non ha saputo colmare. Più in generale oggi l'istituzione regionale si trova a fare i conti con un quadro di emergenze e di domande pressanti che vengono da tutti i più importanti settori della società e dell'economia della nostra Regione; e noi siamo chiamati a dare risposte a queste domande facendo affidamento su risorse limitate e sul difficilissimo quadro finanziario regionale che tutti ben conosciamo.
A fronte di questo stato di cose risulta evidente che questa legislatura deve dare subito risposte alla domanda di cambiamento espressa dai cittadini sardi con il voto attribuito a questa maggioranza e al suo Presidente. E' in questo quadro, colleghi, che abbiamo voluto individuare nella produttività uno dei parametri rispetto ai quali ridisegnare gli obiettivi e la valutazione dell'attività delle istituzioni regionali. Vorrei però che ci intendessimo sul significato e sul valore che attribuiamo a questa parola. Parlare di produttività non deve infatti diventare un modo per spostare l'attenzione dal cuore dei problemi, e tanto meno introdurre un approccio alla politica tecnicistico e magari falsamente aziendalista. Sarebbe inadeguato alla dimensione e alla complessità dei problemi che la politica e le istituzioni sono chiamati a risolvere.
Allora, che cosa intendiamo quando parliamo di produttività? Definire la produttività delle istituzioni come un valore, significa oggi semplicemente ridurre lo scollamento che talvolta si genera tra la società e la politica e introdurre nell'orizzonte del nostro lavoro istituzionale i tempi, le priorità, l'intensità che caratterizzano la vita quotidiana dei nostri concittadini. I sardi oggi, ogni giorno, lavorano, studiano, fanno progetti, e in molti casi vivono relazionandosi con realtà che non soltanto stanno fuori dal palazzo del Consiglio regionale, ma che magari si trovano al di fuori della nostra isola, in Europa e in un altro continente. La politica e le nostre istituzioni corrono il rischio di perdere sintonia con tutto questo. Parlare di produttività del nostro lavoro significa allora cercare di porci sulla stessa lunghezza d'onda della società che rappresentiamo, ricordarci che al centro del nostro impegno deve sempre e comunque rimanere la realtà concreta della vita dei cittadini e delle comunità della nostra Regione. Se questo è il contesto in cui si colloca la nostra discussione, è in relazione ad esso che dobbiamo sforzarci di valutare l'adeguatezza della modifica del Regolamento che stiamo discutendo.
Molte delle osservazioni fatte dai colleghi e anche alcune di quelle contenute nella relazione di minoranza sono certamente corrette e centrate. E' infatti evidente a tutti che un nuovo disegno del Regolamento interno incide sul sistema dei rapporti tra i vari attori istituzionali e politici presenti all'interno del Consiglio regionale. Mi sto riferendo ai rapporti tra maggioranza ed opposizione innanzitutto, ma anche ai rapporti tra Presidente della Regione e Assemblea elettiva, nonché all'articolato sistema di competenze, funzioni e relazioni nell'ambito delle quali si colloca l'attività delle Commissioni permanenti, dei Capigruppo e ovviamente del Presidente del Consiglio regionale.
Si tratta di un sistema complesso regolando il quale si affrontano diversi nodi della vita dell'istituzione: i diritti delle minoranze, la garanzia di rappresentatività delle diverse posizioni, la distinzione di ruoli tra potere esecutivo e legislativo, le funzioni e la valorizzazione dell'attività di ogni singolo consigliere eletto. Sulla efficace soluzione di tutti questi nodi è opportuno e necessario mantenere un'attenzione vigile e costante; credo infatti che il nuovo sistema regolamentare debba essere monitorato in modo da verificare l'effettivo dispiegamento dei benefici attesi ed eventualmente affinarli ulteriormente. Modifiche ed adeguamenti potranno anche venire, se sarà necessario, per armonizzare i contenuti con l'architettura del nuovo Statuto di autonomia quando si arriverà a definirlo. Certamente tutto questo è importante e contribuisce in larga parte a perimetrare l'area degli obiettivi della modifica del Regolamento, penso però che se limitassimo a questo il quadro degli obiettivi commetteremmo un errore di sottovalutazione del tema. Non dobbiamo infatti limitarci a riferire ad un quadro tutto interno alle sfere politico istituzionali le nostre riflessioni e le nostre proposte, al contrario dobbiamo corroborare le riflessioni più tecniche sul funzionamento della macchina del Consiglio regionale con robuste iniezioni di quel sapere comune con il quale i nostri concittadini misurano la qualità e la quantità del lavoro prodotto dalle istituzioni, quindi da tutti noi.
La domanda che spesso io sento rivolgermi dai cittadini è questa: "Che cosa state facendo?" C'è chi lo chiede così in generale e c'è chi si informa rispetto ad un tema, un settore, un problema specifico. Che cosa state facendo? E' una domanda semplice ma profonda, che riassume l'attesa che sempre circonda l'operato della pubblica amministrazione e che ci dovrebbe caricare della responsabilità, anche questa semplice ma al tempo stesso così complessa, di riuscire a dare le risposte giuste nei tempi giusti e nei modi giusti. Credo che in fondo in questo consista la vera sostanza del compito di chi governa un'istituzione: dare risposte, risposte corrette ai problemi di tutti e di ciascuno, sapendo che il tempo impiegato a dare una risposta non è una variabile indipendente, ma ne costituisce requisito essenziale per qualificarla come giusta o sbagliata, efficace o inutile.
Allora credo che sia importante preoccuparsi degli equilibri interni dell'istituzione, ma credo sia altrettanto importante mettere a fuoco il fatto che in Sardegna e in Italia si è definitivamente consumato il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia governante in cui i cittadini attribuiscono con il mandato elettorale non tanto e non soltanto il compito di rappresentare problemi, culture, posizioni politiche, ma soprattutto quello di realizzare soluzioni. Soluzioni, possibilmente proprio quelle proposte prima delle elezioni nel programma elettorale di coalizione, rispettando quindi gli impegni assunti nella campagna elettorale. Gli impegni che abbiamo assunto nei confronti dei sardi sono importanti e numerosi, perché grandi e numerosi sono i problemi della Sardegna; e non abbiamo tutta la vita per mantenere quegli impegni, ma solamente il tempo limitato di una legislatura. Ecco perché parliamo di produttività e perché crediamo che il Regolamento del Consiglio regionale sia "interno" solo di nome ma non di fatto; la sua natura e la sua applicazione contribuiscono ad influenzare infatti la vita concreta di tutti i cittadini sardi.
Per questi motivi ci sentiamo impegnati per definire nel migliore dei modi e con il massimo consenso possibile questa proposta di modifica che oggi coerentemente intendiamo sostenere affinché venga approvata, speriamo con il consenso di tutti.
PRESIDENTE.. I lavori sono terminati. Il Consiglio è riconvocato alle ore 17., Il primo iscritto a parlare è il consigliere Vargiu.
La seduta è tolta alle ore 13 e 38.
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