Seduta n.38 del 23/02/2000 

Seduta XXXVIII

(Antimeridiana)

Mercoledì 23 Febbraio 2000

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 26.

LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di venerdì 18 febbraio 2000 (34), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che il consigliere regionale Pier Sandro Scano ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 23 febbraio 2000. Se non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Continuazione e fine della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2000)" (21/A) e "Bilancio per l'anno finanziario 2000 e bilancio pluriennale per gli anni 2000-2002" (22/A)

PRESIDENTE. Ricordo all'Aula che è all'ordine del giorno la continuazione della discussione generale del disegno di legge 21/A della Giunta regionale "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - legge finanziaria 2000".

E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Onorevole Presidente e onorevoli colleghi: ci stiamo avviando ormai alla chiusura di questa discussione generale sulla manovra finanziaria e di bilancio per le annualità 2000-2002. Due documenti che dovrebbero agire in coerenza con il documento di programmazione economica, approvato non molto tempo fa da questo Consiglio regionale e, attraverso questi strumenti finanziari, sprigionare le proprie azioni operative.

E` vero che le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni ma che in un colpo solo si voglia non rispettare gli impegni solennemente assunti in questa Aula e contraddire quel poco di buono che vi era in alcune parti delle stesse dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris, è davvero troppo. Non è possibile e non è ammissibile che si possa dire tutto e fare l'incontrario di tutto!

Dichiaravate che la Regione ha il compito della programmazione generale, di controllo della programmazione dello sviluppo e che l'obiettivo del Governo è quello di muoversi su una linea di sviluppo al fine di realizzare tassi di crescita più elevati. Quale sviluppo? Siamo di fronte ad una manovra che, oltre a non contenere la spesa corrente, taglia drasticamente tutte le spese a sostegno degli investimenti, a partire dalla soppressione di quelli per lo sviluppo locale e delle azioni che attivano una nuova qualità dello sviluppo.

Una manovra, per dirla come pronunciata la settimana scorsa dall'onorevole Pilo, che manca di un progetto complessivo di sviluppo. La Giunta regionale ha solo virtualmente ottemperato ai dettami della legge "23" che prevede l'introduzione di disegni di legge allegati alla finanzia. Ritenevamo, nell'enunciazione del rispetto di tale procedimento, di trovarci di fronte ad una cosa seria. Così non è stato, i disegni di legge collegati, di sicuri quelli di competenza della Sesta commissione, precisamente quelli a favore dei settori del turismo, artigianato e commercio, così come quello per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale e degli interventi a favore dell'imprenditoria giovanile, appaiono abbozzati e non in grado di rispondere alle esigenze delle categorie sociali alle quali si vogliono rivolgere.

Sono risultati ampiamente insufficienti al fine di segnare una reale svolta nel processo di sviluppo necessario della nostra Regione; di sicuro se ne devono essere accorti gli stessi Assessori della nostra Regione, gli Assessori proponenti, se per più volte consecutivamente hanno evitato il confronto non presentandosi nella Commissione competente. Cose che capitano a chi sta facendo probabilmente apprendistato sulle spalle della Sardegna!

Di converso, sul fronte della finanziaria assistiamo alla mietitura di tutte le poste in bilancio che riguardano i settori da tutti considerati importanti, anzi fondamentali, per il sostegno che gli stessi attivano alla fragile economia isolana. Alla domanda" Risanamento e sviluppo sono incompatibili?", formulata dall'onorevole La Spisa, non si può che rispondere che di fronte a questa manovra emerge concretamente l'incompatibilità perchè, come ha sostenuto sempre l'onorevole La Spisa, la qualità della manovra, oltre che essere data dalla qualità delle risorse disponibili, è data dalla bontà del loro utilizzo che, come si dimostrerà, sono tutt'altro che ben impiegate e indirizzate rispetto all'obiettivo che si deve raggiungere del sostegno alle politiche per l'occupazione, dello sviluppo e dell'economia.

Ma quale bontà delle risorse! Lei, onorevole La Spisa, confermava un taglio di circa mille miliardi nell'annualità 2000, ometteva di analizzare compiutamente gli effetti di questo provvedimento, un provvedimento che per sua natura ha la caratteristica della triennalità, la programmazione è sempre pluriennale. Allora, onorevoli colleghi, vediamo come stanno realmente le cose, il taglio non è di mille miliardi, bensì di 2000 miliardi nel triennio di riferimento del bilancio che stiamo discutendo. Guardiamo po' come si articolano, abbiamo diviso la manovra in quattro dipartimenti: quello della presidenza, della programmazione, degli interventi produttivi e degli interventi sociali.

Analizzando tutti i dati di bilancio sulla triennalità vediamo che il primo dipartimento, quello della programmazione che, al suo interno contiene gli affari generali, la programmazione, gli enti locali e difesa dell'ambiente, passa ad una riduzione di 392 miliardi, passando da 8.837 miliardi a 8. 445 miliardi.

Il dipartimento degli interventi produttivi, quel dipartimento che dovrebbe sostenere concretamente la nostra crescita economica, passa dal triennio 1999 - 2001che era di 4.130 e passa, nel triennio 2000-2002, a 2.927 miliardi, con una riduzione di 1.204 miliardi.

Se poi guardiamo il dipartimento degli interventi sociali che al suo interno ha il lavoro, la pubblica istruzione, l'igiene, la sanità e i trasporti, vediamo che la riduzione è di ulteriori 293 miliardi.

Una sola eccezione si vede in tutte queste cifre, che il settore trasporti ha avuto un lieve incremento di 38 miliardi a fronte però di uno stanziamento che da sempre è stato considerato da tutti ampiamente insufficiente, essendo un po' la "Cenerentola" dei nostri Assessorati.

Da questi dati cosa emerge? Emerge concretamente che il dipartimento degli interventi produttivi, passando da 4.130 miliardi a 2.927 ha avuto una riduzione del ben 62 per cento; se a questo assommiamo il dipartimenti degli interventi sociali, vediamo che la riduzione complessivamente è di circa l'80 per cento.

Questi sono i dati incontrovertibili, caro onorevole La Spisa e caro onorevole Balletto, anche se la matematica non è per voi diventata una semplice opinione! Vi siete rallegrati di avere in pochi giorni recuperato ulteriori 237 miliardi e, badate bene che 237 miliardi sono conteggiati nei dati che poco fa citavo. Alcuni giorni fa ci avete fatto l'elenco della spesa: 46 miliardi per l'industria, la legge 15; 49 per i collegati al turismo, artigianato e commercio; 10 per la legge 32; 20 più 20 per i nuovi progetti per l'occupazione. Avete fatto questo elenco ed affermavate: "Abbiamo affidato tutto al sistema produttivo".

Ma è vera questa affermazione? A parte che alcuni recuperi di stanziamenti a favore della legge 15/94 sono stati recuperati attingendo da fondi che avevano lo scopo di dare risposte alla attesa di coloro che il lavoro l'hanno perso ormai da troppo tempo e che da questo Consiglio attendevano misure capaci di modificare la loro condizione sociale. Mi sto riferendo ai soggetti impiegati nei lavori socialmente utili.

Vorrei sapere che cosa ne pensa anche l'onorevole Cassano che in sede di discussione del documento di programmazione economica sull'argomento disse cose ampiamente condivisibili. Ha cambiato anche lei opinione a distanza di pochi giorni o si sente in dovere di intervenire nei confronti della Giunta, della sua maggioranza per chiedere di modificare il tiro?

Su questo argomento, in sede di audizione nella Commissione industria, l'Assessore ci spiegava ed argomentava che non era possibile per la Giunta e per l'Assessorato intervenire in quanto dovevamo attendere la normativa nazionale in materia, cioè la nuova normativa derivante dalla legge delega che il Parlamento ha dato al Governo alla fine del 1999. Ma è vera questa affermazione o forse non abbiamo il dovere civile e morale di prospettare un nostro progetto, un nostro modo di essere rispetto a questi gravi problemi, o aspettiamo le proposte del Governo? O invece di aspettare le proposte del Governo abbiamo il dovere di attivarci, anche autonomamente, attraverso un nostro progetto? Peraltro, la legge non ci impedisce questo anzi le normative fino ad oggi varate danno l'indicazione che le regioni, oggi oltre che ad agire in complementarietà con le azioni del Governo nazionale, possono agire in piena autonomia per dare risposte a questi grandi problemi che abbiamo di fronte. Il dato che rimane è che, allo stato attuale, il Governo di centrodestra toglie quel poco a chi un ha niente per darlo a chi ha già molto!

Si inventano nuovi interventi straordinari per il lavoro operando con la filosofia delle tre carte, con il risultato di ridurre lo stanziamento di 20 miliardi (erano cento, articolo 94 del 1988, ne togliamo 40, ne rimettiamo 20, risultato, meno 20). Qual è questo intervento? Qual è l'innovazione introdotta che risolverà le sorti dell'occupazione? Vediamola nel concreto: mi sto riferendo all'articolo 17 bis: "Intervento straordinario per il lavoro", così dice il titolo, "l'amministrazione regionale è autorizzata, nell'anno 2000 a promuovere un intervento straordinario per il lavoro articolato in tutti i comuni della Sardegna e rivolto al sostegno dei progetti per l'igiene ambientale e la salvaguardia del territorio; b) alla salvaguardia, alla valorizzazione e alla gestione ottimale dei beni culturali; c) al sostegno dei progetti produttivi itineranti; d) all'estensione e cura del verde pubblico.

Questa è l'innovazione! Chi ha un minimo di memoria ricorderà, e penso che parecchi di noi ricorderanno, che questo provvedimento, così com'è stato formulato, è esattamente la riproposizione del provvedimento che fu varato nell'aprile del 1995 in una manovra finanziaria che fu denominata articolo 37. Cosa diceva l'articolo 37?

"Progetti finalizzati all'occupazione" per cui, cambia intervento straordinario anche se poi dice: "l'amministrazione regionale promuove e coordina un intervento straordinario di lavoro articolato in tutti i comuni della Sardegna". Rivolto a chi? Esattamente riporta le stesse diciture previste nell'articolo 17 bis, peraltro riporta lo stesso metodo di ripartizione previsto nell'articolo 17 bis e precisamente: "le disposizioni di cui all'articolo 5 della legge regionale 1° giugno 93, numero 25, e successive modificazioni e integrazioni". In effetti, cosa si è fatto?

Si è riscoperto un articolo della finanziaria del 1995, si è messo nella finanziaria del 2000, si è modificata solamente una voce nel senso che viene sostituita la voce a) del 1995, con la voce a) del 2000, per cui "il sostegno a progetti per l'igiene ambientale a salvaguardia del territorio" ha preso il posto della "qualificazione dei servizi degli enti locali, esclusi quelli di natura ordinaria".

Ma il problema non è tanto quello della copiatura o riproposizione di un vecchio articolo della finanziaria del 1995, il problema è che filosofia c'è dietro a questa manovra, a questa logica? Rispetto a questi progetti speciali in questa Aula si discusse molto e molto si discusse anche con la partecipazione dell'opposizione (allora era il Polo, il centro destra). Voglio ricordare che proprio allora, proprio dai banchi del centrodestra, condivisi anche dalla stessa maggioranza allora del centrosinistra, si modificò quell'articolo attraverso un ulteriore articolo della finanziaria, che fu varato esattamente nel 1997, in cui si introdussero criteri per i quali i fondi per l'occupazione dovevano dare una risposta all'occupazione e per cui dovevano essere strettamente collegati ai risultati che questi fondi erogati dalla Regione a tale fine dovevano produrre. Nel 1997 venne introdotto, mantenendo lo stesso criterio di ripartizione, il meccanismo che almeno una parte di questi soldi dovessero servire per creare occupazione. Ma, mi chiedo: qual è questa filosofia che toglie tutti i vincoli di rapporto tra finanziamento ed effetto prodotto sull'occupazione? Proprio quei vincoli che avevamo introdotto nella finanziaria 1997?

Mi domando: "E' questo il modo serio di operare?" Mi sembra vi sia una grande contraddizione tra questa filosofia che fa a pugni con quanto dichiarato nell'articolo 19 del piano del lavoro, dove si deve monitorare, verificare e controllare la bontà dei progetti dei 377 comuni della Sardegna. Da una parte, si afferma la piena libertà di fare quello che ognuno meglio crede, dall'altra nessuna libertà di programmare il proprio sviluppo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

(Segue Vassallo) Mi rendo conto che ci sono aspetti che andrebbero ulteriormente precisati proprio per garantire l'obiettivo che ci poniamo, l'obiettivo della piena occupazione o comunque di un utilizzo razionale delle risorse che la Regione eroga per cui mi chiedo: "E' possibile che non vi poniate la necessità di indicare i metodi e i sistemi che permetterebbero una programmazione democratica del lavoro all'interno di linee politico - programmatiche precise, attivando quelle azioni a sostegno per i nostri comuni?" Le contraddizione sono palesi ed evidenti.

Sono convinto che da un ragionamento serio si può trarre non soltanto un insegnamento ma anche un utile giudizio per modificare profondamente quello che vi stavate accingendo a fare. Oltre a questo, vi sono altri settori produttivi che vanno considerati per quello che sono, per quello che abbiamo dichiarato rispetto alla valenza economica che riteniamo abbiano nella nostra Sardegna.

Da parte dell'onorevole La Spisa sentivo richiamare un problema che è stato sollevato anche alcuni giorni fa dalla stessa maggioranza ed anche dalla stessa minoranza, cioè quello dei settori su cui dobbiamo agire e dobbiamo in qualche modo sostenere perché crediamo siano settori che portino ricchezze e che possano rilanciare la nostra economia.

Non si può parlare di tutto in 20 minuti, mi rendo conto, ma voglio richiamarne uno, quello del settore pesca. L'onorevole La Spisa dichiarava che forse era necessario verificare gli effetti concreti che aveva il fermo biologico, l'utilità di questi stanziamenti per questo settore.

Io ammetto, onorevole La Spisa, che lei sia al primo mandato per cui alcune cose non le conosca appieno o non ha avuto la possibilità di approfondirle, ma su questa questione del fermo biologico vi sono studi e relazioni che accertano non soltanto la bontà del fermo in quanto tale (perché il fermo non dev'essere visto come l'unico elemento di sostegno alle marinerie che in quel periodo non vanno a pescare) ma gli effetti positivi che tale strumento attiva nell'economia isolana rispetto alla salvaguardia dei nostri mari, rispetto al ripopolamento ittico che devono avere i nostri mari, rispetto ad una norma che prevede un prelievo oculato di questa risorsa idrica per cui i soldi del fermo biologico non vanno soltanto visti come fatto di compensazione di un minore introito che gli operatori hanno o avuto in quel periodo. Peraltro, abbiamo adeguato la normativa a quello che prevedevano le stesso norme della Comunità economica europea.

Questo Consiglio, proprio alla fine della legislatura, tanto ha dibattuto su questo aspetto e adesso vediamo che nel bilancio del 2000 non solo non si ritorna alla triennalità, per cui a mettere questi soldi nella finanziaria così com'erano una volta e così come fece male il centrosinistra allora a toglierli e a metterli nella manovra di bilancio.

E` per questo che chiediamo di rimetterli nella finanziaria, proprio perché ci sia la certezza della continuità; non si può continuare ogni anno con l'aggiunta e l'aggiunta, senza dare certezze a nessuno e creando un livello di precarietà in un settore che ha una grande capacità di sviluppo nell'economia isolana. Questo è il problema!

Non incominciamo da capo a discutere, mettiamo a frutto il lavoro e le conoscenze che abbiamo acquisito negli anni passati; non gettiamo un colpo di spugna su tutto quello che è avvenuto. Finiamola con la teoria che siamo alla bancarotta: 6.000 miliardi di debito. Abbiate la compiacenza di affermare che siamo ampiamente al di sotto ed entro l'ormai famoso patto di stabilità, che l'azione di risanamento, di cui riconosciamo la necessità, può e deve avvenire senza sottrarre risorse all'economia isolana. Quale fiducia date all'imprenditoria che vorrebbe investire in Sardegna dando questa immagine della Regione: l'immagine di una Regione sfasciata, una Regione che è alla bancarotta, che non si sa bene come farle risalire la china?

Mi rendo conto che il tempo è molto stretto per cui salto tutta una serie di aspetti che erano fondamentali ma che avremo opportunità di richiamarci negli interventi sui singoli articoli. Volevo solo, in chiusura, introdurre un elemento che a qualcuno forse potrà sembrare non compatibile con la stessa discussione che stiamo facendo oggi: la questione ambientale, del risanamento ambientale e la questione della tutela del nostro territorio.

Noi abbiamo subito, non molto tempo fa, e abbiamo approvato un provvedimento di legge che impegna diverse centinaia di miliardi in favore degli alluvionati, non vorrei che dovessimo spenderne altrettanti a favore dei rischi ambientali che derivano dalla produzione di energia elettrica in questo caso.

Abbiamo corso un serio pericolo d'inquinamento ambientale per tutto il territorio del nord Sardegna, non sappiamo ancora quali sono gli effetti di quello che è avvenuto, ma penso che questo fatto non ci precluda la possibilità di dare, anche nella finanziaria, quelle risposte che dobbiamo dare ai territori, ai sindaci e alle popolazioni di tutta la Sardegna. E` per questo che come Rifondazione Comunista, consegneremo a lei, Presidente, ed anche ai singoli consiglieri di questo Consiglio regionale, un emendamento capace di porre freno....

PRESIDENTE. Sono costretto a toglierle la parola, onorevole Vassallo, il suo tempo è scaduto abbondantemente. La prego di chiudere.

VASSALLO (R.C.). Consegnerò alla Giunta e ad ogni singolo consigliere un emendamento che sappia porre freno a questo strapotere e all'arroganza di chi oggi pensa di poter inquinare impunemente il nostro territorio. Mi auguro che la Giunta e i singoli consiglieri sappiano far frutto di questo emendamento, eventualmente correggerlo e migliorarlo, però anche in questa manovra finanziaria ci può essere una norma che tutela la nostra Regione e faccia in modo di non far spendere soldi un domani quando i buoi ormai sono scappati.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cossa, che non è un Aula, quindi decade. L'onorevole Contu rinuncia a parlare, l'onorevole Bruno Dettori non è in Aula e quindi decade. E` iscritto a parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.

FOIS (P.P.S.). Signor Presidente del Consiglio, gentili colleghe e colleghi, signor Presidente della Giunta, sento il dovere, innanzitutto, di ringraziarla per aver incontrato i sindacati e per averci relazionato il risultato che ci ha permesso di capire meglio. E` un risultato che sicuramente ha fatto emergere i limiti, i grandi limiti che esulano, purtroppo, sempre su spesso, dalla volontà degli stessi sindacati ed anche della nostra Regione.

Abbiamo concordato tutti insieme quattro punti determinanti ma sempre più spesso siamo stritolati da meccanismi imposti dalla Comunità europea, i quali non ci consentono di recuperare i ritardi fino ad oggi accumulati. Il patto di stabilità e la legge 28 sono due chiari esempi.

La legge, infatti, non può essere interpretata come legge basata su concorrenza sleale perché, per quanto mi consta, la disoccupazione non fa concorrenza, infatti la legge è volta ai giovani senza lavoro. Essi sono disoccupati, entrano nel mercato e non già fanno parte del mercato. Questa è la lettura che noi speriamo la Comunità europea dia alla nostra legge regionale.

Prima di entrare nel merito degli argomenti che come Partito Popolare Sardo riteniamo salienti e primari per la stesura definitiva del bilancio, intendo sottoporre alla vostra attenzione una preoccupazione che deriva dalla necessità di dover ricorrere, probabilmente, al terzo mese di esercizio provvisorio. Come tutti sappiamo, era già stato perso tantissimo tempo nei mesi precedenti e per questo chiedo a tutti voi di sforzarvi affinché il tempo a disposizione sia utilizzato bene nel merito e nel dettaglio della manovra, ma soprattutto nel vero valore degli emendamenti, affinché la qualità delle proposte possa in qualche modo compensare la quantità e il tempo perso fino ad oggi, promuovendo cioè l'immediatezza della spesa per le risorse che il territorio e le nostre imprese attendono.

Le voci salienti del bilancio sulle quali riteniamo si debbano ricondurre le doverose attenzioni passano e partono dall'importanza strategica e dalla valorizzazione che noi, come Partito Popolare Sardo, diamo al ruolo degli enti locali. Non esiste più una politica calata dall'alto; esiste sicuramente una politica grande e generale, ma fatta dalle piccole cose dei nostri piccoli comuni che, in totale autonomia, con l'articolo 19 della legge 37, avevano riposto le speranze di ridisegnare il proprio futuro, riconoscendone le peculiarità e i punti nodali, per dare una svolta all'economia locale e alla disoccupazione.

Ebbene, quella speranza non gli va tolta; chiediamo che nessuno gliela tolga e invitiamo tutti affinché nei capitoli di competenza, pur vigilando - certamente di questo ne siamo convinti - sui risultati fino ad oggi ottenuti, vengano garantite le risorse sufficienti per poter finire le infrastrutture e i progetti già impostati. Ben vengano, caro assessore Pittalis, risorse aggiuntive come i 20 miliardi che sono stati destinati sulla legge 25 del '93, ma sono due cose completamente diverse. Anche Prodi, nell'ultima relazione presentata al Parlamento di Strasburgo, parla chiaramente della necessità di maggior decentramento dei poteri e delle risorse. "L'Unione Europea" - dice ancora Prodi - "ha bisogno di decentrare le responsabilità che riconducano la gestione e l'esecuzione alle autorità nazionali, regionali, ma soprattutto locali. L'unione è il più generoso donatore del mondo per l'assistenza allo sviluppo, ma i risultati in termini di rapidità e di efficienza sono disastrosi e non tutti certamente riconducibili alle Regioni". Anzi, credo che la Comunità Europea, in questo momento, stia facendo un forte esame di coscienza. Mi fa riflettere e mi preoccupa non poco un suo passaggio riguardante gli sforzi ingenti e massicci che la Comunità adotterà prossimamente nei confronti dei paesi dell'Africa, affinché essi possano raggiungere la stabilità politica legata allo sviluppo". Tutto ciò è molto importante, bello e segno di grande civiltà, ma ci saremmo aspettati un patto di stabilità molto più attento e vicino ai ritardi delle regioni del Mezzogiorno e, in particolare, della nostra. Attento il presidente Prodi, giustamente attento, ai paesi dell'Africa, ma stia anche attento, e il rischio c'è ed è incombente, che qualche regione del Mezzogiorno nel frattempo, come noi, non diventi a sua volta Africa o paese del terzo mondo.

Le piccole e medie industrie chiedono con forza il riordino degli investimenti affinché la politica possa essere capita dalle imprese e dall'economia, che, invece, purtroppo fanno sforzi enormi per districarsi in questa Babele di interventi, quale il bilancio regionale, il quadro comunitario di sostegno, intesa Stato-Regione, fondi CIPE e così via.

Noi del Partito Popolare Sardo leggiamo coerenza tra il DPEF e la legge finanziaria; leggiamo logica e continuità con radici forse non completamente nostre, ma anche di chi ci ha preceduto, ma non per questo non condivisibili. Rafforziamo il ruolo dei consorzi fidi e di garanzia collettiva che ultimamente hanno ricoperto un ruolo determinante per la competitività di centinaia di imprese sarde, sostituendosi quasi completamente al sistema bancario.

Per la legge numero 32, concernente i mutui per la prima casa, bisognerà certamente rivedere alcuni parametri, quali il costo del denaro ed altro, ma la legge è da tenere in vita visti i risultati degli anni precedenti e per la grande opportunità offerta a moltissime famiglie sarde. Le leggi numero 15 e 17, tutte le leggi sull'artigianato e turismo rappresentano per noi la vera svolta, certi come siamo di non sbagliarci nel riconoscerle portanti e determinanti per il nuovo sviluppo.

Si tratta, sostanzialmente, di una manovra di 8.600 miliardi, di cui apprezziamo la snellezza dei 32 articoli, l'imposizione al risanamento, ma anche l'attenzione agli investimenti di cui 49 miliardi per il sistema del turismo e commercio e 10 miliardi per il fondo tutela dei livelli occupazionali. Da rivedere, però, i 6 miliardi per le borse di studio ai giovani disoccupati.

L'attenzione alla cultura è ben lontana dalla percentuale di spesa dei paesi più moderni. La storia e la cultura nella nostra terra e nella nostra Sardegna sono passati lasciando tracce indelebili, che sono patrimonio da condurre fino ai posteri, facendo sforzi ben più consistenti nei capitoli di riferimento.

Nel suo complesso, signor Presidente, accogliamo favorevolmente la proposta, però nel passaggio agli articoli non trascureremo tutti gli emendamenti concreti e non strumentali che saranno utili per migliorarla.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (I Democratici). Signor Presidente, chiedo scusa, ma mi ero attardato presso il mio studio a rivedere alcuni dei miei appunti sapendo, perché così in Conferenza dei Capigruppo si era deciso, che sarei stato la quinta persona ad intervenire in aula, per cui dopo l'intervento dell'onorevole Vassallo ritenevo ci fosse il tempo per completare le mie riflessioni, quando dalla radio interna ho sentito che mi si chiamava, ma non sono stato così rapido nel precipitarmi e poter onorare.

Se possibile chiedo a lei e ai miei colleghi che mi possa essere data l'opportunità di fare il mio intervento.

PRESIDENTE. Io non ho nessuna difficoltà. L'ho chiamato e l'abbiamo considerato decaduto. Se l'Aula non ha obiezioni o opposizioni le darei la parola.

Prego, onorevole Dettori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (I Democratici). Signor Presidente, colleghe e colleghi, in questo dibattito molto è stato detto e credo che molto ancora si dovrà dire. Spesso sono state dette cose condivisibili, sia da parte della maggioranza che dell'opposizione, tuttavia noi Democratici intendiamo esprimere una nostra impressione di carattere generale su quanto sta accadendo.

Le democrazie nel mondo si stanno caratterizzando sempre più nell'interesse dei cittadini che rappresentano in democrazie governanti; maggioranze autorevoli pertanto, legittimate dal voto, e opposizioni altrettanto autorevoli che svolgono puntigliosamente il loro ruolo.

Quanto sta caratterizzando l'attuale momento politico regionale, però, dobbiamo riconoscere che si sta avviando a un grande pasticcio e lo dico senza polemizzare. Non si capisce più in quale direzione si stia andando, non sono chiari quali siano gli obiettivi di questa finanziaria, animata com'è da troppe anime.

Le ragioni di tutto questo sono legate dalla composizione ibrida dell'assetto di governo che non essendo di segno chiaro non poteva garantire una chiara linea di governo. Tutto questo, signor Presidente, lascia un'impressione non positiva, non determina certezze, si respira aria di grande precarietà e, purtroppo, questo si coniuga con un elevato tasso di scarsa credibilità soprattutto da parte del mondo produttivo e di molti cittadini.

Certo, Prodi in Europa sta cercando di traghettare questo vecchio continente verso traguardi più omogenei in tutti i suoi territori, ma non credo che possa essere lui il responsabile se, guardando alle coste africane che si affacciano sul Mediterraneo, in questo momento possa determinare qualche contraccolpo ai paesi meridionali. Noi dovremo fare la nostra parte e credo che Prodi ne sia ben lieto.

La dodicesima legislatura da molti era attesa come una legislatura caratterizzata da una forte tensione riformatrice e di rinnovamento; nasce con questa tensione, nasce con la voglia di poter assicurare, finalmente, la svolta decisiva verso la conquista di quella tanto attesa autonomia che possa consentire ai sardi di partecipare al processo di integrazione europea con spirito competitivo, che possa consentire ai sardi di svolgere un ruolo significativo nel contesto delle isole del Mediterraneo, tra l'Europa e le coste africane appunto.

Ma i fatti, si sa, non sempre sono conseguenti alle aspirazioni e alle buone intenzioni; la politica ha dovuto fare i conti con una realtà complessa e variegata e una legge elettorale mostro ne ha complicato l'espressione e la lettura pertanto l'avvio è stato molto difficile. Dopo mesi di estenuanti trattative, il varo della Giunta in carica è stato salutato da un sospiro di sollievo solo da quanti vedevano avvicinarsi il rischio di ritornare al voto. Le istituzioni sono salve, si è detto, ma il prezzo pagato è stato molto alto. Questa assemblea oggi registra il più basso indice di popolarità; i referendum hanno bocciato l'intera classe politica, siamo in piena emergenza credibilità. Non illudiamoci, tutto ciò non è legato solo ai trasformismi e al tasso di conflittualità che in questi anni hanno coinvolto vaste aree delle forze politiche. Le ragione sono ben altre: questa classe politica ha fallito, ancora una volta, prima di iniziare perché non ha voluto o non ha saputo interpretare le vere istanze dei sardi. E' una classe politica preoccupata, spenta e ripiegata su se stessa; è un classe politica che non sa sognare né per sé, né per conto di chi rappresenta, vittima di troppi personalismi, di logiche di parte, anche di fronte alle emergenze più serie, emergenze spesso frutto della disperazione delle persone che noi qui dovremmo rappresentare.

Signor Presidente, possiamo chiedere ai sardi di avere fiducia e pazienza nei confronti di questa istituzione? Possiamo pretendere serenità? Possiamo dare una speranza? Noi stiamo espropriando ai sardi il diritto di godere della libertà di costruire il loro futuro. Colleghi consiglieri, non credo che questo sia il nostro ruolo. Le grandi emergenze, le situazioni di grande disagio, i momenti della ricostruzione vanno vissuti con responsabilità di tutti, maggioranza ed opposizione. Questo attuale, per la Sardegna, è un momento estremamente difficilmente per i troppi giovani e meno giovani senza lavoro, per le difficoltà delle imprese a collocarsi sul mercato e portare avanti i loro programmi, per la difficoltà degli Enti Locali, spesso impreparati a far fronte alle istanze dei loro amministrati, per le difficoltà sempre più gravi dei comparti produttivi, sia l'agricoltura, la pesca, l'industria, il commercio e il turismo, difficoltà gravi a svolgere le proprie attività, per la difficoltà di una politica seria sulla gestione del territorio e infine, per la totale inadeguatezza delle politiche culturali e di formazione.

La finanziaria e il bilancio rappresentano il momento per rispondere a questi interrogativi. Ma come è possibile centrare questi obiettivi senza avere le idee chiare, senza definire le procedure per contenere l'indebitamento e, allo stesso tempo, promuovere sviluppo ed occupazione senza interrompere le attese scaturite dalle politiche finanziarie in atto? Troviamo pure il modo di elevare il livello del confronto, riflettiamo sulle filosofie e sui contenuti della finanziaria, andiamo pure allo scontro o a siglare accordi, ma la maggioranza sia maggioranza e faccia la sua parte, l'opposizione rimanga opposizione nella chiarezza.

Le questioni che i Democratici in questo momento vogliono porre sono un invito alla responsabilità che non riguarda unicamente gli aspetti ragionieristici della finanziaria, ma la sua impalcatura complessiva, attraverso l'individuazione delle sue ragione di fondo in relazione alle problematiche che i sardi e la Sardegna devono superare; finanziaria e bilancio sono innanzitutto uno strumento politico, in queste due leggi si fa la sintesi degli indirizzi di sviluppo e delle modalità con cui si aggrediscono le varie tematiche in stretta colleganza con il documento di programmazione economica e finanziaria.

Tutti sanno che oggi più di ieri su queste due leggi sui fondi strutturali, e più in generale sulle politiche di bilancio, vi è un'attenzione straordinaria; ma qui ancora si respira un'area demagogica, non si vuole lasciare il porto, non si vuole prendere il largo; si rischia di affondare all'ormeggio. Non si vogliono affrontare i veri nodi che impediscono alla Sardegna ed ai sardi di decollare.

Possono le forze politiche guardare con superficialità questo momento di così grande rilevanza per il futuro della nostra Regione? Mi pare che su questo possa intravedersi anche una questione morale, che investe tutta l'Assemblea, non si tratta delle nostre carriere, ma qui è in gioco il futuro dei nostri figli. E' vero, la parola d'ordine può essere anche quella di ridurre l'indebitamento, Assessore, e fare leva sul ciclo unico di programmazione delle risorse per un'autonomizzazione(?) delle stesse, nel rispetto del principio di sussidiarietà e attraverso il metodo della concertazione tra le forze politiche, sociali, sindacali e produttive.

Questa interazione però deve finalmente realizzare la concezione moderna e innovativa dello sviluppo sardo, per perseguire l'obiettivo di un salto di qualità da determinarsi nel medio periodo per quanto riguarda l'occupazione e la crescita economica. Si pongono in questo modo le basi per un sistema un incentrato sulla produttività e sulla competitività, in particolare per quanto riguarda quei settori nei quali la Sardegna può essere trainante e competitiva in Europa, quali l'ambiente, il turismo, l'agropastorizia, il commercio ed i servizi.

Sembrano solo ed unicamente parole vuote, solo le solite parole, forse anche le solite parole dette anche male; ma, la verità è che comunque rimaniamo al palo e non riusciamo ancora a decollare, non riusciamo a dare speranza alle nostre imprese, non riusciamo a dare speranza ai giovani che in Sardegna devono farsi largo.

Per far sì che uno sviluppo sia effettivo e non solo sulla carta, è necessario programmare gli investimenti per l'occupazione e lo sviluppo in continuità a quanto proposto nella manovra di bilancio dello scorso anno, tenuto conto del fatto che gli strumenti legislativi esistono già e non aspettano altro che essere applicati e realizzati. Mi riferisco in particolare modo alle politiche dell'occupazione, vedi piano del lavoro, alle politiche economiche che prevedono gli sgravi contributivi e perciò il sostegno alle imprese, alle politiche degli enti locali vedi i PIA, ai trasferimenti di competenze, la legge sui centri storici e sulla creazione di servizi, alle politiche della cultura e della formazione, istruzione, diritto allo studio, ricerca, formazione professionale e innovazione tecnologica. Alle politiche agricole ambientali, quale riordino fondiario, innovazione delle colture, sperimentazione eccetera.

Per la crescita di questi settori, come già è stato detto, gli strumenti esistono ed è fondamentale che la manovra di bilancio tenga conto di tali strumenti legislativi, li renda operativi, attuali ed aderenti all'esigenza di crescita che ormai è indispensabile per la nostra presenza in Europa.

Concludo rimarcando, signor Presidente, che per ottenere risultati positivi nell'applicazione della manovra di bilancio 2000, dobbiamo compiere tutti insieme uno sforzo, con umiltà, per perseguire l'indispensabile continuatività dell'azione amministrativa, non rifiutando in blocco quei progetti che non provengono dalla medesima parte politica, ma collaborando a far rendere al meglio i progetti esistenti ed a vararne degli altri nel senso indicato prima, con l'impegno e con la mobilitazione di tutte le risorse umane disponibili per far compiere alla nostra isola lo scatto tanto atteso verso il nuovo sviluppo. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Presidente, mi scuso con lei e con l'Aula per essere arrivato in ritardo, ma ho avuto un grave problema familiare, per cui chiedo, se è possibile, inserire comunque il mio intervento nella scaletta. Grazie.

PRESIDENTE. Possiamo adottare la procedura che abbiamo adottato per l'onorevole Dettori; se l'Aula non ha obiezioni, le darei la parola.

COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Grazie Presidente, ringrazio anche i colleghi.

Signor Presidente, signori consiglieri: il dibattito che si è svolto in questi giorni, ha presentato dei profili di grande interesse e particolarmente apprezzabile è stato il tono costruttivo che si è dato sia da parte dei colleghi della maggioranza, sia da parte dei colleghi dell'opposizione.

Sono stati individuati alcuni tratti portanti su cui in particolare i colleghi dell'opposizione hanno articolato gran parte dei loro interventi, ed io su alcuni di questi vorrei soffermarmi, partendo da quello che forse e stato il punto di maggiore scontro in questi mesi di dibattito sulla manovra finanziaria tra maggioranza ed opposizione, e cioè l'articolo 19 della legge 37, il cosiddetto piano per il lavoro.

Vorrei dire ai colleghi dell'opposizione, in particolare, che io non credo che ci si debba scandalizzare se su un problema di questo genere ci siano visioni contrapposte. La legge 37 nasce da una visione del mondo, dei rapporti sociali particolare, di una parte ben individuata da una filosofia politica ben precisa, la maggioranza di centrodestra che oggi governa la Regione ha una sua visione del mondo, una sua visione delle cose, che è profondamente diversa.

I nostri dubbi e le nostre perplessità nascono sostanzialmente dall'idea che nuovi posti di lavoro stabili possono nascere da un sistema economico debole ma sano, dove il potere pubblico, sulla base di una meditata programmazione esprima indirizzi, favorisca le imprese ed elimini tutti i fattori di freno alle imprese, di strangolamento che vengono determinati soprattutto dalla burocrazia.

Il collega Cogodi nel suo intervento ha fatto riferimento al fatto che verranno creati oltre 6 mila posta di lavoro stabili, citando le certificazioni dei comuni. Io esprimo la speranza che questo davvero accada, ma non posso non constatare che una cosa è quello che i comuni certificano a priori, un'altra cosa poi saranno i risultati che effettivamente si avranno e che noi non potremo che verificare ex post.

Con questo con sto dicendo, sia ben chiaro, che si sono dichiarate cose false. Dico semplicemente che ci troviamo per il momento a questo riguardo nell'ambito della speranza, ovvero i comuni (io non mi sorprendo di questo) hanno dimostrato una grande capacità programmatoria e d'intervento, nel senso che è incontestabile che la quasi totalità dei comuni ha tempestivamente programmato le risorse assegnate dalle legge 37, così come qualunque amministratore accorto avrebbe fatto. La valutazione poi della reale capacità di creare posti di lavoro è tutta da verificare.

Quindi, i dubbi nascono da questo, perché noi abbiamo la sensazione che spesso in Sardegna le cosiddette "politiche attive del lavoro" si siano articolate più attraverso slogan, più attraverso interventi annunciati, più attraverso panacee che volta per volta dovevano in qualche modo risolvere, e per lo più si sono risolte invece in un palliativo piuttosto che in un intervento risolutivo vero.

A distanza di anni, quando poi la politica degli slogan sarà tramontata, credo che potremo dire che invece ben difficilmente, quando l'ente pubblico, quale che esso sia, è intervento sull'economia, ben difficilmente ha prodotto risultati davvero concreti.

Su una cosa devo dare però ragione al collega Cogodi, quando dice che se si deve andare a valutare la bontà dei progetti, la effettiva capacità dei progetti delle amministrazioni comunali di produrre posti di lavoro, non si capisce perché analoghi canoni non si debbano applicare a tutti quei soggetti privati che ricevono miliardi e miliardi di sostegno da parte della Regione, senza che poi si vada a verificare qual è la ricaduta effettiva in termini di posti di lavoro.

Questo non vale soltanto, sia detto per inciso, per le risorse per il lavoro, ma per tutte le risorse regionali, perché una delle grandi questioni che la Giunta si appresta ad affrontare è quella dell'introduzione di meccanismi di controllo e di gestioni tali da consentire all'Esecutivo, ai direttori generali e al Consiglio regionale di avere una chiara idea di che cosa accade delle migliaia di miliardi che la Regione spende, se sono utili allo sviluppo, quanta parte di essi, invece, è improduttiva e fa parte di quelle spesse incrostazioni che è così difficile eliminare.

Pure, credo che sull'articolo 19 si sia avviato un confronto produttivo tra maggioranza ed opposizione, e credo che dell'articolo 19 si possano recuperare quegli aspetti positivi che possano consentire ai comuni di operare meglio, possano consentire ai comuni una messa a punto di quanto già hanno avviato e possano garantire così migliori risultati.

Il collega Balia ha affrontato nella sua relazione anche il tema del decentramento e del rapporto tra la Regione e gli enti locali, ne parlo per connessione rispetto all'articolo 19.

E` facile riconoscersi nelle tesi del collega Balia. Non posso naturalmente non rilevare che ci aspettiamo molta convinzione in questo, e molta determinazione posto che non riteniamo che si possano sostenere a seconda del posto in Aula in cui si è collocati le une e le altre tesi.

Un'altra cosa condividiamo di quanto è stato detto, circa la necessità - ed anche qui abbiamo trovato riscontri positivi da parte della Giunta - laddove è possibile recuperare le risorse per il sostegno alle imprese, perché riteniamo che la strada da percorrere per la creazione di posti di lavoro in Sardegna e di posti di lavoro stabili non possa che essere questa.

Abbiamo appreso positivamente la notizia che la Giunta ha avuto l'opportunità di reperire ulteriori risorse per la legge 9, che prevede interventi sul turismo che noi riteniamo uno (non noi come riformatori ma come maggioranza, posto che questa è un'idea condivisa ampiamente dalla maggioranza) dei settori strategici su cui articolare l'azione di governo, e uno dei settori strategici per una seria politica di sviluppo. Gli interventi che sull'articolo 3 anche della legge 37, tutti quegli interventi che possano sostenere le imprese.

Credo che su queste basi anche con i colleghi dell'opposizione si possa stabilire un rapporto produttivo, sempre che non si verifichino (e mi dispiace dover stigmatizzare questo) situazioni del tipo di quella che si è verificata in Aula venerdì scorso, allorché per quello che io ritengo un banale ritardo, una banale richiesta di spostare e differire l'avvio dei lavori in Aula di un'ora, poi si è creata una situazione di tensione in Aula che forse si poteva evitare.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Grazie Presidente. Occorre dire a questo punto dei lavori ( poi per la parte nostra lo riprenderà il collega Selis) che si può fare una prima valutazione del lavoro che è stato svolto, partendo però dal confronto che c'è stato in Commissione, e dalla prima proposta che l'assessore Pittalis per la Giunta ha presentato in Commissione, per valutare (così come richiamava il collega Balia nel suo intervento) le modifiche che sono state introdotte.

C'è già stata una prima correzione della finanziaria licenziata dalla Giunta, una prima correzione che quando noi abbiamo comunicato al collega Pittalis l'esigenza di farla, c'era stato risposto negativamente, e solo dopo alcuni giorni di confronto in Commissione, le modifiche che sono state introdotte hanno sensibilmente migliorato il testo che la Giunta aveva licenziato. Questo lo possiamo riconoscere.

Eravamo in presenza di una chiusura da parte della Giunta, sono state date delle indicazioni da parte della Coalizione autonomista, e queste indicazioni sono state parzialmente accolte. Cosa dobbiamo dire? Che non riconosciamo le parziali correzioni?

No. Noi siamo persone serie, lo affermiamo: c'è già una correzione in atto a seguito dell'iniziativa che noi abbiamo assunto in Commissione.

E se la Giunta, la maggioranza avesse accolto il metodo che noi abbiamo proposto in Commissione, dalla Commissione sarebbe stata licenziata una finanziaria diversa da quella che è arrivata Aula, e che ci costringe ancora a tenere alto il confronto perché, pur in presenza di correzioni, le risposte sono insufficienti, fortemente insufficienti.

Occorre procedere, se siamo d'accordo - lo dico ai colleghi della maggioranza - se siamo d'accordo (perché non è obbligatorio essere d'accordo), c'è un maggioranza con le idee chiare e precise, l'abbiamo potuto verificare anche attraverso l'intervento del collega Fois, nella chiarezza dell'impostazione e soprattutto del riferimento ai paesi sottosviluppati, all'esigenza di evitare che anche noi diventiamo come l'Africa (è una sensibilità che quando stava con noi in maggioranza non aveva mai dimostrato, ma vedo che questa frequentazione nuova sta determinando un miglioramento anche di tipo culturale da parte del collega Fois). La cosa che non condivido, ed è per questo che occorre - lo dico per i colleghi che devono ancora intervenire - la cosa che non condivido è quella parte dell'intervento di Fois che dice: "Badate, la finanziaria va bene perché riprende il lavoro che avevamo fatto noi ("noi" sta per lui) quando eravamo in maggioranza con Palomba".

FOIS (P.P.S.). "Anche".

CUGINI (D.S.-F.D.). Anche quello.

FOIS (P.P.S.). Le cose buone non sono tutte da buttare.

CUGINI (D.S.-F.D.). Per esempio le politiche ambientali...

FOIS (P.P.S.). Se vuoi fare sarcasmo fallo.

CUGINI. Non è sarcasmo! E` scritto nel tuo intervento! Tu hai detto che la finanziaria va bene perché viene ripreso il lavoro che è stato svolto della Giunta Palomba.

FOIS (P.P.S.). No, io di Palomba non ne ho parlato.

CUGINI (D.S.-F.D.). Dalla Giunta precedente, dall'esperienza che hai fatto tu al Governo.

FOIS (P.P.S.). Ed è stata positiva.

Quindi, la parte positiva della finanziaria è riferita…

FOIS (P.P.S.). Non tutta.

CUGINI (D.S.-F.D.).La parte, ho detto; la parte positiva della finanziaria è riferita al lavoro che hanno fatto i colleghi Fois, Onida quando erano nella Giunta Palomba e, quella parte della finanziaria, viene accolta da questi colleghi, quindi dal Partito Popolare Sardo, perché in continuità con gli atti amministrativi della vecchia maggioranza.

Allora mi chiedo: se questa è la lettura che la maggioranza a questo momento dà, perché è l'unico intervento che è stato svolto da parte della maggioranza, se questa è la lettura, collega Pittalis, perché ho visto che quando il collega Fois interveniva, lei faceva di testa dicendo "sì, sì,"; non so se il "sì, sì" era riferito a "parla, parla, tanto non ti ascolto", oppure se c'è disponibilità a procedere su questa linea.

Allora se è così, se siamo in continuità, allora abbiamo noi ancora di più ragione nel dire che occorre procedere nella correzione della proposta che voi avete licenziato nella Commissione, perché l'intervento della maggioranza sin qui svolto, dice che ci sono le volontà nella maggioranza per trovare le risorse per le politiche ambientali, per il sostegno all'impresa, per operare positivamente con la modifica della legge sui PIA, per trasferire agli enti locali la risorsa storica, per avviare i provvedimenti e i provvedimenti sui centri storici, per finanziare la ricerca, l'istruzione e il diritto allo studio, questi sono i punti che noi abbiamo sottoposto alla vostra attenzione.

Allora, se c'è questa volontà (che io non ho ancora colto appieno, lo dico per il collega Usai e per il collega Floris) se c'è questa volontà, perché non la comunicate attraverso un testo modificativo della finanziaria che è stata licenziata dalla Commissione? Ossia se la Giunta e la maggioranza hanno prodotto un'ulteriore modifica sulla linea che noi abbiamo indicato, perché il collega Balia, poi ripreso dagli degli altri colleghi, abbiamo sostenuto, hanno sostenuto e stiamo sostenendo che occorre andare al ripristino dei finanziamenti che erano presenti a sostegno del lavoro, dello sviluppo degli enti locali nel 1999. E` questa la linea.

Se la linea è questa possiamo trovare un punto d'incontro. Ma se la linea non è questa, è chiaro che ci stiamo allontanando da una possibile soluzione positiva. Ci stiamo allontanando da una possibile soluzione positiva sull'indicazione che noi abbiamo proposto alla vostra attenzione.

Al momento le disponibilità su quell'impostazione noi non le conosciamo, e quindi non possiamo, in modo definitivo, dire se c'è la possibilità di un confronto su una parte degli emendamenti che abbiamo preparato, o se invece non sia il caso (io invece penso che al momento sia il caso, lo dico per i colleghi della Coalizione autonomista) è il caso di confermare tutti gli emendamenti che abbiamo predisposto.

Perché abbiamo bisogno di una valutazione ancora più vicina per stabilire se effettivamente si accetta la linea che noi abbiamo indicato con la relazione di Balia e che vogliamo che venga confrontata con le scelte che state facendo voi.

Aggiungo, collega Pittalis: comprendo perfettamente che la nostra indicazione di lavoro, per una parte, ma non sono grado di quantificare, ma per una parte ha bisogno di un approfondimento ulteriore; ha bisogno forse di una verifica, come in Commissione abbiamo più volte ripetuto, una verifica da fare sui residui passivi, verifica de fare sugli investimenti effettivamente realizzati, e questa verifica può darsi che abbia bisogno di tempo, io hanno sono in grado di dirlo. Voi invece siete in grado di rispondere a questa nostra domanda: che tempo occorre?

Se occorre tempo, qual è il tempo da qui all'assestamento per cambiare la finanziaria che voi avete portato in Consiglio?

Se è così - lo dico per i colleghi della maggioranza - esplicitatelo chiaramente, perché questa è una strada che ci può portare, anche se in una fase successiva, ad un punto d'incontro.

Per adesso le cose non stanno così, allora è inutile - lo dico per tutti - è inutile dare all'esterno l'idea che siamo vicini a una conclusione unitaria per rasserenare gli animi e poi tendere il tranello del sostegno della finanziaria che è stata licenziata dalla Commissione per colpire, onorevole Pittalis, il sistema delle imprese.

Voi dovete leggervi le dichiarazioni che il sistema organizzato delle imprese sarde ha fatto in Commissione; leggerle e costruire una risposta. E se voi costruite quella riposta, anche non rispondendo a noi, rispondendo alle loro domande, le due finanziarie che sono in discussione, la nostra e la vostra possono diventare una, ma se si procede su questa strada.

Se invece, Pittalis, lo dico senza nessuna difficoltà, si vogliono accantonare le risorse per rispondere ad alcuni emendamenti che ho letto, che sono stati presentati, e pare che qualcuno sia diventato anche testo, e che accende, lo dico in termini chiari, il conflitto d'interessi in Sardegna e con questa finanziaria, se si vuole procedere su quella strada, ossia se il patto politico che ha preceduto la nascita della Giunta di Mario Floris ha come punto d'incontro l'uso delle risorse pubbliche per rispondere ad alcune famiglie della Sardegna, bene, su questa strada non ci può essere nessun accordo.

Nessun accordo, caro Edoardo Usai. So che tu sei contrario a quel tipo d'intervento, ma non potete chiedere che noi accettiamo l'idea del confronto sul conflitto d'interessi solo perché qualche consigliere regionale su quell'emendamento ha cambiato casacca!

L'intervento che ha fatto ieri il Presidente della Giunta, Mario Floris, per proporre un'intesa del Consiglio, un'intesa di alto livello, mettendo avanti gli ideali dell'autonomia per confrontarci con il Governo nazionale e per partecipare al governo dell'Europa, con una posizione attiva da parte della Regione, non può essere fatto in una situazione come questa.

Non può essere fatto in una situazione come questa. Non siamo più ai tempi delle intese autonomistiche, della grande Democrazia Cristiana e del grande Partito Comunista Italiano. Sono passati vent'anni e dopo vent'anni abbiamo una Regione che conosciamo, che ha bisogno di grandi riforme, non delle riforme di Fantola, ma delle riforme vere per cambiare la Regione.

Allora non si può fare un'operazione di convergenza se non c'è da parte dei più attenti del Consiglio regionale, se non c'è attenzione e se non ci sono risposte chiare per il sostegno del sistema produttivo. Bloccare il sostegno alle imprese, Pittalis, è un delitto, poco o molto che sia; però il sistema organizzato delle imprese ha valutato positivamente (poi degli studi specifici sulla lettura nella nostra situazione economica lo hanno confermato) gli aiuti che gli sono stati concessi negli anni precedenti.

Loro, nella loro autonomia hanno dichiarato che occorre ripristinare quella impostazione, che non c'entra niente con il richiamato indebitamento della Regione Sarda.

Il DPEF l'abbiamo votato noi e voi. Noi l'abbiamo votato perché avevamo partecipato alla costruzione; voi, dopo la dichiarazione in Commissione che non era un DPEF aderente alla realtà, che ne avreste fatto un altro voi aderente alla realtà, dopo quella dichiarazione lo abbiamo votato in aula tutti insieme. Noi siamo per il risanamento senza colpire il sistema produttivo, senza colpire gli enti locali, senza colpire la parte più debole della società sarda.

Noi abbiamo sempre detto che la risorsa pubblica e la pubblica amministrazione deve essere sempre attenta soprattutto per rispondere agli ultimi della società. Invece qui siamo di fronte a un'operazione che non risponde alle attese del sistema produttivo e introduce un elemento di grande turbativa.

Io voglio sapere prima di procedere a un ulteriore confronto, voglio e vogliamo sapere se verrà liberato il campo da quei provvedimenti che accendono il conflitto d'interessi.

Se non si fa chiarezza su questa parte, non si può chiedere alla Coalizione autonomista di costruire soluzioni. Non si può chiedere!

E' normale ne non si chieda, Pittalis. Capisco che uno debba difendere la propria azienda, è già capitato. E' capitato subito dopo l'elezione regionale che qualche consigliere regionale è passato da un partito all'altro perché aveva questioni sue dirette. Ma non si può procedere su quella linea. Non si può procedere adesso sulla linea della conferma di un'impostazione, che è quella di rispondere a situazioni aziendali rappresentate in questo Consiglio regionale direttamente da colleghi. No, su questo non c'è intesa.

Aggiungo e chiudo su questa parte: liberate il campo, togliete questo macigno dalla strada della finanziaria. Se non lo togliete non ci sarà accordo; se lo togliete ci sarà punto d'incontro, e voi sapete che da parte nostra c'è sempre disponibilità alla costruzione di soluzioni unitarie, e ho aggiunto anche per qualcuna spostata nel tempo per darvi la possibilità di operare positivamente.

Noi siamo qui a confermare l'indicazione che abbiamo dato in apertura dei lavori. Vogliamo conoscere gli emendamenti che trasferiscono il testo che avete sottoscritto con i sindacati nella finanziaria. E' compito vostro, non nostro. Il nostro compito è fare in modo che alla legge 37 venga rispettata in tutte le sue parti. L'accordo che avete firmato con i sindacati va su quella linea, le opinioni che ci siamo scambiate sul testo confermano che andiamo al ripristino totale della legge 37; ci dovete rispondere con gli emendamenti per quanto riguarda la legge 36 riferita agli sgravi contributivi, che fa parte anche quello della discussione che avete fatto con i sindacati; dovete rispondere alla domanda riferita al sostegno all'impresa, quindi, ripristinando i parametri del 1999. Lo dico anche per il collega Contu che mi diceva: "Precisate qual è la vostra posizione, in modo tale che si possa ragionare in modo più stringente su possibili soluzioni", e io sto ragionando senza nascondere nulla. C'è bisogno di fare una verifica sui PIA, sullo strumento legislativo che sappiamo tutti essere carente, e lo stiamo dicendo. Occorre, quindi, andare all'aggiornamento del testo, in modo tale che lo sviluppo locale risponda meglio all'esigenza che c'è da parte dell'impresa e degli enti locali di utilizzare le risorse finalizzate alla creazione di occupazione. E poi l'altro aspetto che è stato richiamato dagli interventi

(FT/9) che mi hanno preceduto: il trasferimento agli enti locali.

Assessore Milia, mancano 20 miliardi. Bisogna rimettere quei 20 miliardi perché quella è una spesa storica, ed è chiara anche questa posizione.

Occorre dire in replica e poi in finanziaria che cosa si intende fare sui centri storici; anche lì c'è un'aspettativa che si è messa in moto, ci sono le attese, non solo dei Comuni interessati che sono tutti, ma del sistema produttivo, perchè l'intervento nei centri storici è una risposta che viene data alla piccola impresa locale sarda. Questo è un altro aspetto degli emendamenti che devono essere predisposti.

Presidente Spissu, finisco, ci fosse stato Serrenti, avrei continuato per aiutarlo nella direzione dei lavori, però nel suo caso, no.

Quindi concludendo, voglio dire che questa è la linea, queste sono le condizioni, questo terreno di confronto ci dà la possibilità, almeno per la parte più attenta alla discussione politica, ci dà la possibilità di misurare le idee, poi verifichiamo sui contenuti se siamo vicini o lontani. Ma c'è quella premessa che ho fatto, e che non può essere elusa, senza la quale non si può senz'altro ipotizzare una soluzione unitaria della discussione sulla finanziaria e neanche dei provvedimenti che possono interessare il Consiglio nei prossimi mesi. Il conflitto di interessi è un argomento che trova chiusa la porta di qualunque possibile intesa.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.

USAI (A.N.). Signor Presidente, colleghi: io farò brevi considerazioni per dare atto del comportamento non ostruzionistico e corretto da parte dei colleghi della Coalizione Autonomista, nel corso dei lavori della Terza commissione; così come devo dare atto - e volentieri lo faccio - dell'elevatezza degli interventi, dello spirito costruttivo che sta emergendo in questo dibattito, della correttezza mostrata in Aula, anche in Aula, da parte di quasi tutti i componenti della Coalizione Autonomista, perché c'è stata effettivamente nel corso di questo dibattito, ne parlava il collega Cossa poco fa, ed anche qualche intervento avvenuto in Aula è stato, secondo la mia opinione, un pochino sopra le righe. E se l'intervento sopra le righe lo fa chi l'ha fatto per mestiere nel corso di questi trent'anni, cioè, chi è stato barricadiero sempre, questo è un conto, gli può essere anche perdonato, perché fa il suo mestiere; il tono barricadiero assume invece una caratterizzazione e un'accentuazione diversa, se fatta da componenti di questo Consiglio che dovrebbero rappresentare l'ala moderata, l'ala tranquilla, la cerniera fra il centrosinistra e il centro-destra.

Per parlare della legge finanziaria: la legge finanziaria, onorevoli colleghi, che è stata esitata da questa Giunta, era la finanziaria possibile, che è venuta dopo un travaglio di cinque mesi - questo lo ricordate tutti - che non consentiva di dare alla Sardegna una maggioranza e una Giunta; quindi, una situazione di gravissima emergenza nella quale si è trovata la Sardegna a cui questa maggioranza ha cercato di dare una soluzione presentando un documento, che è il documento che noi ci apprestiamo a votare e che noi sosteniamo.

La legge finanziaria è stata - ricordiamocelo - il frutto della consultazione che Commissione e la Giunta ha svolto a 360 gradi con le categorie produttive, ed è sfociata poi - ma ne parlerò successivamente - in quell'accordo con le associazioni sindacali, peccato che non ci sia il Presidente Floris perché vorrei ricordargli che le associazioni sindacali non sono soltanto la CGIL la CISL e la UIL, c'è la UGL (Unione Generale del Lavoro), ci sono i sindacati autonomi, c'è tutto un mondo sindacale che, ahimè, non ha avuto la possibilità di sottoscrivere questo accordo e credo che il Presidente Floris a questo nelle prossime occasioni riuscirà a porre rimedio.

Quindi, frutto della grande consultazione con le forze sociali, con i sindacati, con le associazione dei comuni. La legge finanziaria non è vero che non sia coerente con il documento di programmazione economica e finanziaria, perché il documento di programmazione economica e finanziaria poneva un limite all'indebitamento e intraprendeva la strada del risanamento, e il documento di programmazione economica e finanziaria, che è stato approvato all'unanimità, rispecchiava la filosofia del risanamento.

Ci siamo resi conto tutti, si è reso conto per primo l'ex assessore Pier Sandro Scano che ha avuto un ruolo importante nella passata legislatura e che ha avuto un ruolo per quello che attiene il documento di programmazione economica e finanziaria. cioè ci si è resi conto che la politica dell'indebitamento aveva gambe corte e fiato grosso, perché, parlo in generale, ma mi riferisco anche alla Sardegna, si è nutrito un sistema di governo alimentato da un consenso drogato, molto spesso ottenuto con uno spreco di risorse difficili da contenere.

Si è usata la finanza pubblica non solo in Sardegna, però questo è accaduto, per acquisire consenso, per alimentare - questo sì - clientele, per accontentare amici, per accontentare clienti, e quanti altri conflitti di interessi ci sono stati, caro collega Renato Cugini, e questo meccanismo ci ha portato ad una situazione che adesso è difficilmente gestibile effettivamente. Ora quel sistema è entrato in crisi, ce ne siamo resi conto tutti che è entrato crisi, perché la società civile, perché nel 1999 i sardi hanno chiesto un cambiamento, hanno chiesto un cambiamento di mano, hanno chiesto una discontinuità rispetto al passato chiedendo che fosse altra classe di governo con altra cultura di governo, a dover governare la Sardegna. Vedo che lei approva con ampi cenni del capo e sono lieto di questo.

Questo centrosinistra che ha governato nel corso di questi 20 anni e ci ha lasciato un Regione un po' fiacchetta, che ha mancato o rischia di perdere il treno della modernità, che ha speso tanto, molto di più rispetto a quanto riuscisse a produrre, con una crisi del sistema istituzionale che non sembra avere uguali nel sistema occidentale. Diceva saggiamente ieri un collega: siate oggettivi per il passato se volete che noi siamo oggettivi per il presente. E l'affermazione è saggia; però dalla oggettività che noi siamo disposti ad avere come canone, come metro di valutazione, ad una possibile beatificazione di quella che è stata la Giunta Palomba, mi pare che passi forte differenza!

Allora, il Governo della nostra Regione, con questa maggioranza che sorregge questo Governo, che è una maggioranza affidabile, che è una maggioranza che esiste, che è una maggioranza politica, che è una maggioranza - Dio voglia - che riesce ad andare avanti nonostante tutto, questa maggioranza vuole porsi come promotrice di una politica del bilancio che sia politicamente ed economicamente corretta.

Diceva il collega Balia: "Voi approverete questa vostra manovra disattendendo le promesse fatte in campagna elettorale". E` proprio tutto il contrario! Perché noi stiamo cercando di dare risposte al patto che abbiamo fatto con gli elettori e daremo ulteriori risposte al patto che abbiamo fatto con gli elettori quando sarà passato lo stato di necessità e l'emergenza.

I sardi hanno promosso, e sono d'accordo, il programma di risanamento della spesa pubblica, il programma di rendere produttiva la spesa e di risolvere le diseconomie che ci sono; noi difendiamo questo progetto, quel progetto che abbiamo proposto ai sardi e il progetto per il quale siamo in Aula.

Certo, abbiamo la voglia di fare meglio, l'ansia di fare meglio, attraverso un cammino che non è facile, un cammino che dev'essere lastricato di riforme per le quali riforme dovremo dare il meglio di noi stessi.

Riformare vuol dire non soltanto incidere sulle norme che presiedono ad un migliore incedere delle istituzioni; riformare è rivestire un abito mentale nuovo nella vita amministrativa della Regione; riformare è cercare di disincrostare mal costume e leggerezza nell'attuazione delle leggi; riformare non è cancellare in modo manicheo ciò che proviene da un passato che non ci piace; riformare è interpretare in modo intellettualmente onesto il mutamento, il mutamento della società, i meccanismi che a quel mutamento sono chiamati a presiedere.

Allora, scendiamo nello specifico dell'accordo siglato fra la Giunta e le associazioni sindacali. Non è vero che la Giunta Floris abbia detto che la legge 37 doveva essere cestinata. Non è vero! Ed è per questo che la Giunta prosegue nella attuazione della legge 37. C'è però una strada da percorrere, lo riconoscete anche voi: lo strumento della 37 dev'essere affinato per consentire il raggiungimento degli obiettivi.

Ho l'esempio di Cagliari; molti enti locali hanno effettivamente applicato adeguatamente la legge 37 che ha necessità, però, di quei controlli rigidi per verificare se i denari erogati dalla Regione vanno a creare lavoro stabile o servono a costruire ponti, ad asfaltare strade o a dare lavoro occasionale. A Cagliari le cose sono andate diversamente perché se la legge viene attentamente interpretata e verificata, esistono effettivamente le possibilità di creare nuovi posti di lavoro, di creare impresa e di arginare in questo modo la disoccupazione.

Parlavo prima di Cagliari che ha messo sul tappeto 36 progetti per un finanziamento complessivo di 23 miliardi, destinati interamente ad imprenditori privati. Certo, non sono progetti che riescono a mutare il volto di Cagliari, ma certamente ad abbellirlo, a rendere l'arredo urbano più vivibile e a fornire servizi che non sono attualmente disponibili con le risorse ordinarie.

Credo che questa fosse una richiesta forte della Coalizione Autonomistica, se io non erro. Così com'era ed è, credo, una richiesta forte della Coalizione Autonomistica la legge 25; e la legge 25 non è soltanto una rivendicazione della Coalizione Autonomistica, perché ricordo bene in maggioranza (e l'onorevole Cossa me ne può dare) che lo stesso onorevole Cossa ha insistito fortemente perché la legge 25 avesse possibilità di continuare a marciare. E la 28? La 28 crea occupazione e comunque viene in soccorso dell'imprenditoria giovanile. E la 36? Chi non la ricorda? Nella passata legislatura è stata una legge che è stata fortemente voluta da Alleanza Nazionale e dal Polo e voi sostenete di volere l'applicazione della 37, che avverrà, della 25, della 28 e della 36, tutte cose che dovrebbero trovare, forse, maggiore attenzione anche da parte della Coalizione Autonomistica.

Questo è stato il primo approccio ai problemi, un approccio dettato da una situazione di emergenza che conoscete e che conosciamo tutti quanti. La rifinitura, la rivisitazione, l'approfondimento dell'attenzione ai problemi che ci stanno a cuore, e che stanno a cuore a tutti - perché in fondo sono i problemi della Sardegna, di quella Sardegna che vota a destra, che vota al centro e che vota a sinistra - avverrà successivamente quando la Giunta esiterà l'assestamento e la nuova legge finanziaria.

Allora sarà finita l'emergenza, la fretta non sarà più consigliera e ci sarà la possibilità di confrontarsi, ma forse questa possibilità di confrontarsi fra maggioranza ed opposizione esiste già da adesso, su due linee politiche e di pensiero che sono diverse e divergenti, ma che non necessariamente su alcuni problemi devono divergere.

Non sto parlando, ovviamente, di pasticci, di consociativismo e di intese trasversali, sto parlando, nel rispetto dei ruoli, di una maggioranza che governa autonomamente e di un'opposizione che svolge responsabilmente il suo ruolo. In questo quadro di estrema chiarezza istituzionale è auspicabile non un clima di scontro, che non giova né alla Sardegna, né al Consiglio, né alla dignità delle istituzioni, ma quella serena e sana dialettica contrapposizione fra maggioranza ed opposizione che, in fin dei conti, consente lo sviluppo e il consolidarsi della democrazia e che è il seme fecondo di quel bipolarismo al quale guardano con speranza molte forze politiche presenti in Consiglio e moltissimi sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi; le azioni e le iniziative politiche, poste in essere all'indomani delle elezioni del giugno scorso per formare l'attuale maggioranza a sostegno della Giunta del centro destra, hanno innescato una serie di pericolosi meccanismi che è difficile arginare per ricondurre alla normalità il confronto democratico.

Neanche l'appello all'unità del Presidente Floris può essere accettato così, solo come primo ed unico richiamo; l'unità va costruita nella concretezza delle cose, nei metodi e negli atteggiamenti. La Giunta e l'attuale maggioranza, credo incomincino a verificare più concretamente quali siano le conseguenze che derivano dal mancato rispetto delle più elementari regole della politica e, in questo clima di vero e proprio scontro infinito, risulta difficile riuscire nell'impresa di dar vita ad un confronto alto, serrato e costruttivo.

Fra questi il bilancio rappresenta, senza ombra di dubbio, uno dei più importanti banchi di prova per misurare l'azione della Giunta, la sua capacità ed anche la tenuta della maggioranza di centro destra che la sostiene.

Con il bilancio vengono meno le attenuanti inerenti la tempistica ed aumentano le responsabilità politiche della Giunta, della maggioranza di centro destra, ed emergerà, finalmente, quale sia il senso della manovra e quanto alto il suo grado di efficacia e di innovazione.

L'esordio non è stato dei più brillanti; la Giunta ha proposto il bilancio, ha ipotizzato una serie di tagli indiscriminati a comuni e categorie produttive salvo poi, in tutta fretta e dopo il necessario confronto con le forze sociali e con li stessi sindaci, annunciarne praticamente la riscrittura, attraverso una serie di integrazioni, a beneficio prima per le categorie produttive e, a distanza di poche ore, anche per gli stessi comuni. E' di questi ultimi giorni un'ulteriore integrazione per il settore cooperativistico, sulla cui importanza il loro Presidente ha avuto modo, in un convegno apposito, fare le giuste rimostranze. Una serie di rattoppi ed aggiustamenti in attesa di una vera e propria manovra di aggiustamento e con la promessa di un nuovo DPEF entro il prossimo mese di maggio.

Tutto ciò che la Giunta ci propone assume carattere transitorio; tutto ciò che la Giunta non fa è legato alla ristrettezza dei tempi a disposizione. Se accettassimo simili giustificazioni dovremmo esimerci dall'esprimere un qualsiasi giudizio sulla finanzia, sul bilancio e avremmo dovuto esimerci dal giudicare il DPEF, chissà per quanto.

Nemmeno del succedersi delle varie giunte dell'era Palomba era presente una così marcata continuità politica, com'è quella che questa Giunta e questa maggioranza mostrano nei confronti dell'ultima edizione del Governo del centrosinistra. Questi ultimi, pianificano l'uscita di massa dallo stato di necessità con il piano del lavoro dei "fantasmatici" "mille miliardi" e i primi, dopo averlo aspramente combattuto dai banchi dell'opposizione, una volta diventati maggioranza, ne favoriscono le fasi di attuazione. Su questo ci ritorneremo. Entrambi continuano a negare il ricorso a politiche assistenzialistiche ed entrambi destinano risorse a fondi per l'occupazione senza che questa sia conseguenza di più dinamici processi produttivi e di sviluppo. E in questo circolo vizioso, che sembra non aver fine, continuano a scambiarsi il ruolo di maggioranza e di opposizione, tranne alcuni amici che stanno sempre in maggioranza nell'interesse del popolo sardo, e quindi lo approvano a sinistra, lo riapprovano a destra, cioè sono coerenti con le loro posizioni, perlomeno di carattere programmatico.

Ma la verità vera nasce dall'intesa di venerdì scorso con le organizzazioni sindacali: ed allora, il tutto porta a riscontrare che tanto quest'Aula non può essere considerata la "sagra dell'imbecillità politica" perché credo che nessuno di noi abbia interesse a continuare a subire un processo come quello che in questi giorni quest'Aula ha dovuto passivamente subire.

Mi spiego meglio: l'inizio di questa finanziaria parte con un discorso abbastanza semplice che è quello di ridurre la spesa, l'indebitamento, e quindi con una serie di tagli nei settori più disparati, che sono quelli per il piano per il lavoro, con gli enti locali, con le associazioni di categoria, e il tutto genera una protesta collettiva. Avviene il secondo round di incontri con tutti questi soggetti che questa volta entrano all'incontro con la Giunta, ritrovano il denaro perso la prima volta ed escono contenti.

Credo che questo non sia il modo migliore né di programmare una Regione come la nostra né, tanto meno, un modo corretto per posizionare una finanziaria dove l'intero Consiglio, quindi tutti i consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, non possono stare ad aspettare giorno per giorno che lo si costruisca o lo si ricostruisca in modo forse anche accettabile. Ci si è dimenticati dell'API Sarda come associazione di categoria, la protesta è venuta fuori ma questo non vuol dire che, in queste ultime ore, anche l'API Sarda non possa incontrare nuovamente (dico nuovamente perché l'ha già fatto la Giunta) e ritrovare pezzi di danaro e di finanziamenti perduti e non recuperati.

Del resto, l'hanno fatto gli industriali, l'ha fatto la CNA, l'hanno fatto in diversi. Credo che questo sia un modo furbesco per accreditarsi, per far sì che diversi soggetti interlocutori possano poi favorire maggior consenso verso chi, prima in modo negativo ma poi in modo positivo e definitivo, rimette finanziamenti nei capitoli di interesse dei soggetti che a quegli incontri hanno partecipato.

Non posso dimenticare che nelle dichiarazioni programmatiche (e poi il discorso credo diventi anche più interessante quando si parla, come ha fatto il Presidente, delle politiche delle entrate) ma le dichiarazioni programmatiche non le ha fatte cinque anni fa, le ha fatte pochi mesi fa e si contraddicono immediatamente in quell'intervento che ha fatto ieri il Presidente della Giunta; non può rilasciare dichiarazioni e scrivere nelle proprie dichiarazioni programmatiche che il progetto catalano è quanto di meglio questa maggioranza e questa Giunta si propongono, oppure che addirittura - la cosa mi fa piuttosto sorridere - è una Giunta non di destra, non di sinistra, ma è una Giunta sardista.

Sardisti lo si è nell'anima, in una cultura, in un processo che avviene nel tempo. Non credo che sulla via di Damasco nessuno di voi sia stato colpito e non credo che nessuno di voi sia mai stato sardista o lo sia diventato oggi, ora per accreditarsi chissà davanti a chi. Non c'è storia, non c'è passato che lo possa dimostrare; c'è una storia e un passato e quindi mi richiamo all'intervento dell'onorevole Usai quando dice che è il centrosinistra che ha governato in questi ultimi vent'anni.

Certo, il centrosinistra ha governato in questi ultimi vent'anni e fra quelli che hanno governato in questi ultimi vent'anni, quel centrosinistra, voi oggi avete lo stesso Presidente, che, per un certo periodo, ha governato da Presidente della Giunta; avete lo stesso Presidente che ha fatto anche l'assessore in quei vent'anni di centrosinistra.

Ed allora, non vi lamentate, è una vostra scelta, non si può guardare dietro e vedere tutto e solo come negativo e, poi, guardando il presente e il futuro, quello che è negativo per vent'anni diventa positivo dal giorno dopo. Credo che la coerenza in questo sia d'obbligo per chi rappresenta forze politiche autorevoli in quest'Aula. E quindi, ogni azione e ogni iniziativa diventa lecita una volta seduti sui banchi della maggioranza in nome dello spropositato indebitamento della Regione. In una simile situazione diventa compito arduo riuscire a trovare argomenti che possano avere elementi di concretezza per affrontare un dibattito importante come quello per l'approvazione del bilancio.

E allora, non solo nel fare la politica della lamentazione, possiamo verificare in quale altro modo ci si può adoperare per recuperare le risorse, in quale altro modo ci si deve disciplinare, in quale altro modo, pur copiando, ci si può adattare a cambiare un momento di grande difficoltà e di situazione amministrativa ormai insostenibile.

Mi chiedo, ad esempio, perché, a proposito dell'indebitamento, non si predispongano puntuali e tempestive verifiche sull'attuazione dei programmi di spesa. E' del tutto inutile continuare a enfatizzare cifre e debiti della Regione senza che si compia un'attenta verifica su ciò che è stato speso; avremo modo di constatare che la Regione sostiene costi per mutui senza che vi sia spendita di fondi a disposizione, e quando ciò si verifica avremo modo di discutere e procedere alla rimodulazione di quei fondi non spesi. Senza l'attivazione di tali verifiche continueremo ancora per tanto tempo a registrare l'ennesima denuncia sul livello spropositato raggiunto dall'indebitamente della Regione e, nel contempo, a sostenere costi per fondi che rimangono non spesi, utili soltanto a produrre interessi passivi.

Così come continua a preferirsi la politica dell'allarme sul debito regionale piuttosto che ricercare soluzioni per far sì che si riducano, ove è possibile, le cause per il ricorso all'indebitamento. Non si è valutata, ad esempio, la contrazione di quanti mutui la Regione avrebbe evitato per far fronte agli impegni assunti se i trasferimenti ordinari, quelli tributari, dallo Stato alla Regione fossero stati certi e costanti. Altre Regioni a Statuto speciale hanno non solo valutato e colto l'importanza di tale costanza e certezza nei trasferimenti, ma vi hanno da tempo posto rimedio dando attuazione alle specifiche norme statutarie.

E' il caso del Friuli Venezia Giulia che già dal '97 si assicura entrate certe e costanti anche nel modo in cui imprese individuali o società con dipendenti superiori a 100 unità trasferiscano la sede legale in altra regione o in altro stato; evitano così il verificarsi di quanto accade da tempo in Sardegna, e cioè che un numero sempre maggiore di aziende non sarde operino in Sardegna per il tempo necessario per rastrellare le agevolazioni di settore e una volta che queste sono cessate trasferiscono non solo la sede legale, ma anche l'attività produttiva al di fuori della nostra regione.

Nel Friuli si è da tempo proceduto alla vera e propria codificazione di un sistema che prevede la liquidazione mensile delle quote di proventi erariali spettanti alla Regione. A tal fine è stata istituita una commissione paritetica che verifica e controlla costantemente i trasferimenti erariali fra lo Stato Italiano e la regione Friuli.

Sono questi gli esempi di come responsabilmente dovremmo affrontare con concretezza argomenti vitali per la nostra Isola. Noi sappiamo che i trasferimenti avvengono sempre e comunque con molto ritardo, che nel frattempo quel denaro non in nostro possesso, quindi non utilizzabile, ci costringe alla contrazione di mutui e di ulteriore indebitamento; quando il denaro arriva, alla fin fine, credo che buona parte di esso sia necessario per pagare quella parte di mutui, di indebitamento che nel frattempo si è contratto.

Nell'attuale finanziaria è invece del tutto assente la proposta innovativa; non vi è traccia di un possibile percorso su cui confrontarci, vi è quasi la rinuncia all'impegno comune per definire un'appropriata strategia, così come - sempre in tema di tributi - non si è sottolineato il fatto che dal primo gennaio 2000 alla Regione sarda è consentito organizzarsi in proprio per la liquidazione, l'accertamento, la riscossione e il relativo contenzioso inerente all'IRAP, l'imposta regionale sulle attività produttive.

Il ritardo con cui la Regione sta procedendo su questo versante credo non possa avere giustificazioni; occorre agire al più presto per far sì che la Regione possa dotarsi di un proprio ufficio tributi (quello attivato da pochissimo tempo ha necessità vera di una dotazione sia di uomini che di strutture adatte alla circostanza) per restare al traino dell'amministrazione finanziaria dello Stato. Tale scelta si è resa necessaria per le amministrazioni comunali che hanno dovuto costruire un proprio ufficio tributi al fine di riscuotere le imposte sugli immobili. E' un segno di efficienza che la Regione non può esimersi dal tracciare e a ciò si aggiunga l'obbligo di scongiurare il pericolo di dover far fronte a eventuali danni erariali, qualora non si dovesse provvedere entro i termini previsti dall'accertamento dell'imposta evasa.

Se si raffronta la complessità per un'efficiente organizzazione del settore con i termini previsti per l'accertamento (ricordo che la scadenza per l'imposta relativa al '98 è fissata al 2004) si comprende che questo pericolo è più concreto di quanto oggi possa apparire.

E' evidente come la Regione sarda non possa permettersi in questa materia, che è fondamentale per la formazione della propria autonomia, di negare la propria specificità evitando di costituire un proprio ufficio. Le nostre giuste proteste nel vedere demandante alla Sardegna competenze nei più svariati settori, senza i necessari strumenti e la garanzia delle opportune risorse atte a garantire la proficua gestione, rischiano di perdere di significato se la Regione non sarà in grado di organizzarsi dotandosi di una struttura altamente specializzata in modo da controllare e verificare costantemente il flusso dei trasferimenti erariali fra Stato e Regione e poter assicurare maggiori entrate alla Sardegna attraverso l'attività di accertamenti della riscossione delle imposte.

Sono questi alcuni argomenti che meritano una maggiore attenzione da parte della Giunta regionale e che meritano un costruttivo confronto in un'Aula che attende di vedere ripristinare le condizioni che garantiscano una ritrovata agibilità politica.

Per ultimo, un'osservazione: si parla di una maggioranza politica, si parla di una maggioranza affidabile, ma io credo che questa maggioranza abbia necessità di ben altro. Abbia cioè necessità di trovare la valenza politica e il motivo per cui alcune forze hanno deciso di stare insieme, ma soprattutto devono trovare la forza di costruire un progetto serio, non attraverso la consultazione fra forze politiche e singoli consiglieri (si potrebbero chiamare in altro modo ma non vorrei appesantire troppo il mio discorso), quindi con una compravendita che non può portare a niente.

Voglio ricordare che nella passata legislatura, nell'ultima Giunta Palomba, utilizzarono in quella circostanza lo stesso sistema di una compravendita di alcuni soggetti che non hanno portato certamente qualcosa di positivo. Lungo il percorso, quell'atteggiamento e quella strategia, credo sia stata pagata abbondantemente. Oggi questa maggioranza sta percorrendo in modo ancora più intenso ed avvilente quello scenario, lo sta percorrendo, ritengo, nel modo più sbagliato; le forze politiche devono avere la capacità, l'intelligenza, la forza di affrontarsi e confrontarsi su tematiche e su una progettualità seria che veda, comunque, aprire un dialogo e il confronto stesso in modo produttivo. Se invece la strada che si vuole ancora percorrere (dico ancora perché è da tempo che la si sta percorrendo) dell'acquisto e di una campagna acquisti che svilisce il ruolo di maggioranza, come va a svilire il ruolo dell'opposizione per altri motivi, credo che non abbia interesse per nessuno.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Floris Emilio. Ne ha facoltà.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Prendo la parola dopo aver ascoltato molti interventi che mi hanno preceduto da parte della maggioranza e da parte dell'opposizione.

Tra l'altro, fra questi interventi si è inserito quello della Presidenza della Giunta. Su quelli dell'opposizione mi sento di poter dire che la discussione sulla manovra finanziaria è stata condotta omettendo di fare una doverosa premessa sul contesto economico nel quale si inserisce, mentre sulla relazione del Presidente non posso che esprimere parole di vivo apprezzamento per la lettura ad ampio respiro dei problemi e per il metodo individuato per portarli a soluzione.

Condivido in pieno questa interpretazione e ne condivido le preoccupazioni che nascono dalla prospettiva di essere estromessi dall'Obiettivo 1 a causa, naturalmente, di un utilizzo errato del principale indicatore della ricchezza, in buona sostanza, di quel prodotto interno lordo che ci assimila alle Regioni ricche del nord, perché non si tiene conto di indicatori, altrettanto importanti, quali quelli che lei ha annunciato, e che noi da tempo diciamo, dell'insularità e della perifericità.

Sono pienamente d'accordo su un'impostazione che inserisce in una cornice europea buona parte delle nostre chance di sviluppo perché è anzitutto in questo contesto che siamo chiamati a misurarci.

Anch'io però nutro serie preoccupazioni per i tagli che l'ammontare delle risorse a disposizione dei fondi strutturali europei dei prossimi sei anni rischiano di subire mentre noi siamo ancora alle prese con la revisione del programma operativo regionale per stabilire le strategie dello sviluppo e la spendita delle risorse.

E` evidente che si rende necessaria l'apertura di una trattativa nuova e diversa, sia con l'Unione Europea, sia con il Ministero del Tesoro affinché la nostra condizione di svantaggio valga a stabilire un nuovo quadro dei coefficienti. La prospettiva naturalmente è quella di ottenere risorse aggiuntive, come lei ha accennato, per circa 2000 miliardi.

Dobbiamo rivendicare il diritto alle precondizioni minime indispensabili per lo sviluppo, le quali si possono riassumere in sei chiodi, sono sempre questi, li dicevano cinque anni fa, sei anni fa, forse voi li dicevate anche prima, li ripeto adesso: energia, acqua, trasporti, ordine pubblico e piano telematico. Il sesto è quello del credito, con le implicazioni locali e nazionali, che finora ha condizionato negativamente l'economia piuttosto che fungere da sviluppo, da stimolo e da propulsore dell'iniziativa.

Dicevo all'inizio che in molti interventi non si è parlato del contesto economico in cui si colloca e va esaminata la nuova manovra finanziaria; il riferimento è ovvio, ed è rivolto al problema dell'indebitamento, problema che noi dell'attuale maggioranza abbiamo voluto affrontare trovando la strada per avviarci verso una soluzione, senza eluderlo, come sarebbe stato per altro facile e gratificante dal punto di vista politico.

L'indebitamento di circa 6.000 miliardi (dato discutibile ma che pesa sulle finanze regionali) non è stato capace di promuovere sviluppo e ci porta a prendere atto di una situazione economica, questa sì, depressa, onorevole Selis che non vedo in Aula, la pesante eredità dell'indebitamento è andata costantemente peggiorando proprio a partire dalla Giunta nella quale lei era in maggioranza, cioè a partire dal 1994, periodo nel quale si era a pareggio di bilancio e periodo dal quale si è creato l'indebitamento fino ad oggi, cinque anni, 6.000 miliardi circa.

Volevo rivolgere un invito all'onorevole Scano proprio quello riguardante il parallelismo tra l'indebitamento e l'occupazione. I dati che riporta sono ottimistici mentre i nostri dati sono estremamente pessimistici: 6.000 miliardi in cinque anni hanno portato la disoccupazione a crescere da 254.000 disoccupati, iscritti allora alle liste di disoccupazione, fino agli attuali 352.000, cioè 100.000 disoccupati in più a fronte di 6.000 miliardi di debito accumulato dalla Giunta uscente.

Cifre a parte, è chiaro a tutti, nella sua realistica evidenza, la crisi occupativa, collegata alla crisi dei settori produttivi, primi fra tutti quelli industriali ed agricoli. Il ricorso ai mutui, come lo stesso Scano dice nel DPEF, e nel DPEF approvato all'unanimità recentemente, rappresenta uno strumento oneroso e poco produttivo che, alla lunga, sottrae al bilancio risorse crescenti destinate ad ammortizzare il debito con il risultato di raggiungere limiti non più superabili che oggi ci impongono una rapida riprogrammazione per il rientro.

Se questo indebitamento fosse andato avanti, caro Assessore della programmazione, probabilmente, anziché chiedere (come farò) il tredicesimo Assessorato, quello delle Politiche Comunitarie, avrei chiesto la soppressione del suo Assessorato, in quanto inutile, in quanto i debiti sarebbero stati superiori alle entrate. Allora, quale programmazione, mi dica lei, sarebbe stata necessaria nella nostra Regione? Le do la risposta io: nessuna! Avrei chiesto la soppressione dell'Assessorato!

SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Dell'Assessore!

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Dell'Assessore non credo, perché sarebbe sempre consigliere. Accantonato il problema dell'indebitamento, mi pare opportuno il riferimento che ha fatto il Presidente nel suo intervento, il problema riguardante le entrate. Voi tutti della maggioranza dite che ci sono stati tagli agli investimenti - questo è il rilievo che fa più comunemente anche l'amico Selis - rispetto agli anni precedenti. Indebitamento a parte, Selis, lei che conosce bene la programmazione e il bilancio per lo meno la sua estrazione, dovrebbe sapere che quest'anno vengono a mancare alla nostra manovra finanziaria 333 miliardi derivanti all'ultima tranche che era presente l'anno scorso nella manovra finanziaria e vengono a mancare, come se non bastassero (le cifre non le posso riportare in assoluto), altri strumenti quali quello derivante dalla cessata attività della legge 402 per cui, è una manovra finanziaria che si colloca in una situazione economica che vede una voce di entrata inferiore per circa 600 miliardi alla precedente.

Ciò nonostante (ritengo di non dover più ricorrere alla lettura dei dati) questa maggioranza, questa neonata maggioranza che voi vedete fragile ma che fragile sicuramente non è - e ve ne renderete conto. Al limite deve mettere un po' di freno alle richieste da parte dell'opposizione a venire in maggioranza e, su questo, si potrebbe aprire una discussione. Qualcuno parla di conflitto di interessi, mentre io parlerei di caduta delle ideologie di alcuni partiti che favoriscono l'uscita di numerosi componenti da questi partiti. Certamente è caduta l'ideologia di una parte, se non si è rafforzata quella dalla dall'altra, e comunque hanno preso coscienza che con la vostra ideologia, con la vostra maniera di affrontare l'economia sarda non c'è nessuna soluzione e nessuna possibilità di sbocco.

Quindi, anziché preoccuparsi di questa maggioranza che, anche nella stampa si dice, non esiste, una maggioranza che non tiene, interpretando alcune riflessioni che faceva l'amico e collega Assessore al bilancio l'altro giorno, distorcendole e riportandole come forte preoccupazione e come motivo di quella che è stata per me una mirabile operazione politica, oltre che naturalmente necessaria - perché non siamo una maggioranza chiusa, che non si vuole confrontare - per avere nel contesto economico dei suggerimenti, operazione che è stata quella di avviare un patto di concertazione con i sindacati; e non solo con quelli che potrebbero essere referenti della nostra parte politica, ma con i sindacati in genere, CGIL compresa.

Concertazione che, a mio avviso, pur nell'inizio, darà luogo ad un grande risultato per la Sardegna, perché è una concertazione che nasce nei limiti del possibile, nei limiti di ciò che si può realizzare. Allora, non è stata certamente la debolezza della maggioranza a dover chiudere un patto con i sindacati, ma un'azione politica della quale all'interno della maggioranza già si parlava da tempo.

La Giunta ha chiuso quello che è stato un dibattito, quella che è stata una necessità affrontata precedentemente all'interno della maggioranza. Maggioranza che, ripeto, è molto coeva (contrariamente a quello che si può dire all'esterno) e che ha, purtroppo, l'abitudine di essere una maggioranza democratica, di avere la volontà di affrontare dibattiti interni fino allo scontro interno, ma per poi presentarsi (e ve ne accorgerete) in quest'Aula molto coeva, molto più di quanto ricordo negli scorsi cinque anni avvenne con altre maggioranze di colore politico differente.

Detto questo e per riprendere il discorso sulle aperture volute dalla maggioranza e siglate dalla Giunta con i sindacati, siamo disponibili, ancora oggi, per un confronto aperto con l'opposizione, ma non per timore o paura, ma perché siamo sicuri che noi, maggioranza ed opposizione in quest'Aula, ancora oggi possiamo migliorare la manovra e non ci chiudiamo su quelli che sono i numeri che possono portare avanti una manovra finanziaria, qualunque essa sia, buona o brutta. Dico che questa è la manovra finanziaria possibile, viste le condizioni e economiche, e non ci arrocchiamo su questo; ma siamo aperti ad un confronto che auspichiamo positivo, propositivo e costruttivo con l'opposizione, a viso aperto, con i dati che oggi abbiamo disponibili, con le risorse disponibili, sapendo anche che tutti gli Assessori stanno facendo delle ricognizioni per quello che è lo stato economico all'interno del proprio assessorato, ma che il tempo è veramente tiranno.

Ancora oggi non abbiamo l'esatta situazione economica, cioè quali siano le risorse effettivamente disponibili; sappiamo che ci sono delle risorse che si possono rendere disponibili oggi se trasferiamo alcune iniziative e alcuni impegni che ha preso la maggioranza precedente su alcune leggi che non possono essere, nel 2000, portate avanti salvo ulteriori passaggi che esse richiedono.

Nei limiti in cui l'opposizione voglia affrontare l'argomento della manovra finanziaria, misurandoci apertamente, siamo pronti ad accettare gli impulsi che dall'opposizione stessa possono arrivare. Impulsi che riguardano il mondo della cultura, l'informatizzazione, che riguardano i rapporti con gli Enti Locali. Si viene a dire che sottraiamo risorse agli Enti Locali, che abbiamo un pessimo rapporto con gli Enti Locali quando nel nostro programma (e mi dispiace che non ci sia l'onorevole Dore perché lui che è uno che ama leggere, evidentemente legge solo i suoi programmi) c'è scritto l'isola dei comuni.

Ed allora, chi più di noi può avere rispetto per gli Enti Locali? L'isola del tesoro speriamo di trasformarla a breve, cosa che non avete fatto voi, ma l'isola dei comuni sì, rispetto per le autonomie locali, per quella programmazione che deve arrivare.

Io non ho detto che questa è la migliore manovra in assoluto, ho detto che è la migliore manovra possibile, e siamo qui per renderla ancora migliore. Date voi un impulso a quello che può essere un reperimento di risorse, per poi investirle sui comuni, e noi siamo pronti!

Siamo pronti ad un confronto aperto, non abbiamo timore di confrontarci, siamo sicuri che la manovra finanziaria comunque la possiamo portare a casa, ci rendiamo disponibili ad anticipare ("a casa" nel senso come risultato positivo, qualsiasi sia il vostro atteggiamento), siamo comunque disposti ad anticipare ad oggi risorse da assegnare per quelli che sono anche i nostri programmi verso la destinazione negli enti locali, con risorse che avremmo reperito comunque in assestamento di bilancio.

Per questo motivo se dall'opposizione, in maniera non strumentale, non credo che questa sia la maniera per occupare il tempo o portarci comunque obbligatoriamente al terzo mese di esercizio provvisorio, sarebbe una meschinità della quale io non credo capace l'opposizione, voglio sperare che non sia questo l'obiettivo dell'opposizione. Non l'avevamo noi novelli, nuovi della politica e spero e non sia questo il vostro obiettivo; anzi, l'invito che formulo all'opposizione in quest'Aula è quello di procedere al più presto alla presentazione di questi emendamenti che potrebbero modificare la manovra finanziaria e procedere, quindi, all'esame rapido e alla manovra per cercare di evitare il terzo mese di esercizio provvisorio. Se questo lo volesse l'opposizione, ritirando anche gli emendamenti e lasciando quelli su cui credono maggiormente, credo che faremo un grande piacere alla Sardegna evitandogli il terzo mese di esercizio provvisorio. Altrimenti vuole dire che perderemo solamente 10-15 giorni ulteriori per portare avanti la manovra, saremo grazie a voi costretti ad andare al terzo mese di esercizio provvisorio, ma non sarà questa la fine del mondo, perché tanto in assestamento di bilancio quelle che sono le nostre politiche le vedrete comunque.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.) . Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, non si sente perché ho deciso di raccogliere l'invito pacatamente rivoltomi dall'onorevole Usai di essere altrettanto pacato, e quindi, prego i tecnici di sollevare un po' il volume, perché io non voglio sollevare la voce.

Dico subito per tranquillizzare l'onorevole Floris che noi siamo stati sempre contro il terzo mese dell'esercizio provvisorio e dico subito che di questo ci siamo fatti carico, non perdendo un minuto e un giorno di tempo, né facendone perdere a voi in Commissione e in questa Aula. Ce ne ha dato atto il presidente La Spisa con la solita correttezza, ma credo che sia sotto gli occhi di tutti.

Stiamo affrontando un momento difficile della storia ed anche della sessione di bilancio, e credo che coloro che hanno parlato in quest'Aula si siano resi conto che la difficoltà nasce dal fatto di una decadenza in quest'aula del Consiglio regionale, un'Aula spesso vuota, spesso distratta, con una Giunta spesso assente, con il collega Pittalis lasciato solo, e con altri interessi.

La sensazione che abbiamo avuto e che abbiamo, lo dico anche qua - è che forse la politica si è trasferita fuori da quest'Aula; forse i problemi della politica, dal problema degli enti che sta riempendo le pagine dei giornali, gli interessi e la dialettica, chiamiamola così, interna alla maggioranza, sono al di fuori di quest'Aula.

Forse gli interessi, quelli che contano e che generano anche conflitti d'interesse, sono al di fuori di questa Aula. Forse quest'Aula ha ormai solamente la funzione di ratifica di quanto altri al di fuori decidono. Allora, con tono molto pacato, vorrei soffermarmi su tre punti, e gli enuncio prima, in modo tale che siano per voi e per me chiari.

Il primo punto è: la manovra secondo noi è un pasticcio ed è un pasticcio pericoloso.

Il secondo punto è: che la Giunta, che è madre di questa manovra, è essa stessa un pasticcio pericoloso.

Il terzo punto, è che noi vogliamo, lo ribadiamo qua, essere opposizione di qualità, che non scommette la propria credibilità su un giorno in più o in meno passato in quest'Aula o in Commissione, ma sulla qualità di una proposta.

Ecco, su questi tre punti, siccome sono punti ed affermazioni, che mi rendo conto, pesanti, anche se dette con tono pacato, vanno motivate e io cercherò di spiegare che cosa intendo dire.

Ho detto che il bilancio è un pasticcio, un pasticcio pericoloso, perché sinteticamente e schematicamente ricordo, a me stesso e a voi, che per fare un bilancio è necessario conoscere le risorse. Floris Emilio ha detto appena adesso: "Non conosciamo ancora le risorse".

La Giunta non conosce il saldo dei fondi di rotazione, non conosce la situazione dei residui, non conosce la situazione di cassa e forse non conosce il quadro complessivo dell'entrata.

Per fare il bilancio, secondo punto, occorre avere un'idea precisa dei debiti da pagare. La Giunta ancora oggi non sa esattamente quanto deve al sistema delle imprese, per esempio.

Terzo punto: per fare un bilancio occorre conoscere lo stato di attuazione del bilancio. Abbiamo sollecitato la consegna di uno stato di attuazione del bilancio, dello scorso e degli scorsi bilanci, e non esiste uno stato di attuazione.

Ci chiediamo come faccia la Giunta a decidere cosa fare e cosa non fare se non sa cosa è stato fatto e non fatto nei bilanci degli anni scorsi.

Per fare un bilancio occorre conoscere esattamente l'integrazione tra bilancio, programmi europei e fondi straordinari. Abbiamo sollecitato che ci venissero consegnati i programmi straordinari e i programmi dei fondi europei e questi non li abbiamo, ma non li ha neanche la Giunta.

Per fare un bilancio occorre probabilmente esattamente conoscere quali leggi sono state notificate o non notificate a Bruxelles, e abbiamo la sensazione che neanche questo venga esattamente conosciuto.

Per fare un bilancio occorre rispettare le leggi, sia le leggi di spesa che le leggi di contabilità. Ed allora il piano del lavoro era già previsto su una legge di spesa, non ci pare che possa essere sbandierato come una conquista. Era già stata una conquista dei sindacati e della Giunta la volta scorsa, non vedo come possa essere sbandierato come un grande... E` solamente l'adempimento. Per fare un bilancio bisogna rispettare la spesa sui centri storici, gli incentivi alle imprese e così via. E bisogna rispettare la legge sulla contabilità che prevede, per esempio, che per il 2000 venisse almeno sperimentalmente presentato il bilancio di cassa e il bilancio per unità previsionale programmatiche. Occorre, cioè, per fare un bilancio, avere le informazioni di base e padroneggiare anche i concetti fondamentali. Non bisogna confondere tra debito e deficit e non bisogna confonderlo neanche nei momenti in cui artatamente viene confuso, per esempio in campagna elettorale, per sbandierare....

FLORIS EMILIO (Forza Italia-Sardegna). Occorre avere una situazione chiara di base; quello che avete lasciato è una confusione totale.

SELIS (Popolari-P.S.). Anche l'onorevole Floris ha avuto la soddisfazione di interrompere, perché siccome non lo fai mai, una volta tanto bisogna che te lo dica.

Allora, a quel punto bisogna avere e padroneggiare i concetti fondamentali. Se voi dite che il debito è di 6 mila miliardi, confondendo debito reale con deficit di bilancio con residui e quant'altro, rimanete prigionieri di questa sorta di demagogia che vi siete portati appresso dai mesi scorsi e questa demagogia produce la spinta a tagliare ed a risanare il bilancio in maniera artificiosa e non ne uscite più.

La realtà è che il debito sono i miliardi di mutuo, gli altri sono deficit di bilancio in gran parte residui che noi da mesi vi stiamo dicendo: "Andate a ripulirli".

Il risanamento, è questo il punto, posto che noi abbiamo un sistema delle entrate che deriva del prelievo fiscale e questo deriva dal prodotto, il nostro risanamento effettivo viene fatto stimolando la crescita di prodotto e quindi di gettito fiscale, ma se voi fate una manovra recessiva, che deprime il prodotto e il gettito, voi potete tagliare tutto quello che volete, e il deficit sarà sempre più grande.

Il problema del risanamento, allora, non si sa ha solamente con i tagli. Si ha con un taglio selettivo, possibilmente delle spese correnti, e con un taglio invece non selettivo, con un incremento degli investimenti.

Mi chiedo e vi chiedo se uno di voi, soprattutto chi ha imprese e sa che il denaro costa il 3 per cento, non sta facendo provvista finanziaria sul mercato al 2 o al 3 per cento perché ha capacità di renderlo, di farlo rendere nella propria impresa oltre il 2 o il 3 per cento.

Se la Regione non accetta questo principio, dice che noi Regione non siamo in grado di far rendere il denaro oltre il 2 o 3 per cento e quindi ci arrendiamo.

Io dico: ma almeno questo denaro si può trasferire al sistema degli imprese, abbiamo debiti verso il sistema delle imprese e l' imprenditoria giovanile, là le imprese sanno far rendere il denaro oltre il 3 per cento, se facciamo investimenti in quella direzione, cresce il prodotto e il gettito, e cresce anche il prelievo fiscale da parte nostra e qui là, in una prospettiva espansiva e non recessiva, viene salvato il bilancio.

Ecco perché dico che questo bilancio, oltre che un pasticcio, è pericoloso, perché quando si tagliano gli investimenti, ed è un dato di fatto che è stato tagliato l'investimento di un migliaio di miliardi mentre sono cresciute le spese correnti, si dà alle imprese, ai giovani, agli enti locali, alla società un segnale di recessione e di politica recessiva, che ha un effetto non solo economico reale, ma ha un effetto psicologico, dà il segnale di dire "Attenzione non rischiate, non intraprendete, non vi imbarcate in iniziative, perché poi non sappiamo se saremo in grado di sostenervi".

Si dà un segnale così chiaro che è uno stop alle iniziative e allo sviluppo, ed è un'inutile beffa, cari colleghi, rinviare a variazioni di bilancio o a programmi comunitari che verranno tra mesi, e nel frattempo in questi mesi c'è il vuoto dell'intervento politico regionale e c'è il vuoto del sostegno regionale.

Abbiamo bisogno oggi di segnali di politiche di sviluppo, perché se mancano oggi i segnali e le politiche di sviluppo potremo entrare di nuovo in una fase recessiva che poi non riusciamo più a governare in senso propulsivo.

Ecco perché dico che il bilancio è un pasticcio pericoloso ed anche perché dico anche che il bilancio è figlio di questa Giunta. Una Giunta, lo dico anche questo con molta pacatezza, è un mio, è un nostro parere, che non ci sembra molto lineare, che non è nata dal consenso elettorale, che sarà pure frutto, caro collega Floris, della crisi di ideologie, ma mi sembra che sia più che frutto della crisi delle ideologie e dei valori, frutto del trionfo di alcuni valori su altri valori. E date voi l'attributo a questi valori. Che valori sono quelli che prevalgono? Sono valori ideali o sono valori reali?

Non è frutto, cari colleghi, di un risultato elettorale; nasce da un condizionamento delle forze minori. Non l'ho detto io, l'ha detto Pili, in quest'aula; nasce dal trasformismo, dai ribaltoni; nasce dal Presidente del Consiglio (anche qua molto pacatamente, non è il tono della voce) che tradisce la storia, la prassi e la dignità di quel ruolo, e tradendo la prassi, la storia e la dignità di quel ruolo, impedisce l'avvio della legislatura e il varo di una giunta.

Nasce dall'impossibilità di ragionare in quest'aula su una seria dialettica politica, perché quello che sta prevalendo è il mercato della politica, e noi, cari amici, ha ragione l'onorevole Floris, sul mercato della politica siamo perdenti, perché abbiamo valori ideali e non valori reali.

I valori reali li manipolano i soggetti che hanno risorse, che hanno interessi, che hanno potentati, che alimentano le risorse, gli interessi e i potentati, anche di famiglia, anche utilizzando a questo fine la politica. Quando parliamo di conflitti d'interesse parliamo di questo.

Quando vediamo presentare in Aula e in Commissione un emendamento a firma di un collega che recentemente era stato fulminato sulla via di Damasco, e di altri colleghi che erano liberissimi (io non entro nel merito all'emendamento, che può essere l'emendamento migliore possibile), che però firmato come prima firma dal collega Randazzo, prevede interventi che possono andare a beneficio di qualche organizzazione che gli è congeniale…

RANDAZZO (Popolari-P.S.). Non solo, anche alle cooperative sociali!

SELIS (Popolari-P.S.). …io chiedo alla Presidenza del Consiglio di chiarire pacatamente se in questo non si configura un conflitto d'interessi.

Ma questo è un fatto incidentale, solo per dire che si fanno gli esempi, perché se non si fanno gli esempi i discorsi sembrano campati in aria, e i discorsi non sono campati in aria.

Credo che noi, in quest'aula, sul tema del conflitto d'interesse dobbiamo dedicare un sereno - ognuno di noi, io per primo posso essere in una posizione di conflitto d'interessi -, serio e approfondito dibattito. Per attivare il dibattito noi presenteremo una mozione, chiedendo alla Giunta e al Consiglio e a tutti noi di fare una verifica sui conflitti d'interessi di ciascuno, chiedendo su questa Giunta che ci sia una totale trasparenza, a cominciare da chi parla che non deve essere, nessuno è al di sopra di ogni sospetto, tutti siamo al di sotto di ogni sospetto, facciamo chiarezza.

Noi riteniamo che la Giunta in questo senso è un pasticcio pericoloso, perché non ci sembra che questa manovra sia fondata sulle idee, così come la Giunta non ci pare che sia fondata sulle idee. Non sono i programmi il collante. Come potrebbero essere il collante di questa Giunta i programmi, se poi ci sono assessori e colleghi che hanno fatto parte di una Giunta di centrosinistra e cinque minuti dopo di una Giunta di centro destra con programmi diametralmente, profondamente opposti.

Allora il collante non sono le idee e i programmi, è altro. Si è aggregata sul potere questa maggioranza, ha un bisogno famelico di potere per non disgregarsi.

Non ha idee, l'abbiamo detto. Il modello catalano pensavamo che prima o poi venisse fuori che cosa significasse, e il DPEF poteva essere la sede in cui questo modello venisse esplicitato; ma il modello catalano nel DPEF non è comparso, è comparso il modello Scano, che è altra cosa. Pensavamo che la task force fosse una strategia di riforma della Regione, ma abbiamo visto che invece è l'escamotage per gonfiare la schiera dei consulenti.

Allora perché dico questo cose? Perché mi pare che in quest'Aula, queste vicende, questo modello di fare politica stiano dettando un senso di inquinamento, una cupa decadenza e una scarsa trasparenza, a tratti rassegnata, assente e morta.

Ci chiediamo anche come facciano prestigiosi colleghi a non accorgersi e a tollerare e a sostenere questa situazione. Come si può pensare di fare assieme le riforme? Come si può pensare, presidente Floris, di lanciare appelli all'unità quando si sono ingenerati e diffusi in quest'Aula e nel sistema della politica i germi della dissoluzione? I conflitti, le tensioni, le lacerazioni, il mercato politico, come potete pensare pacatamente che noi siamo altrettanto sereni e pacati quando c'è una sorta di trasversalità, di mercato, di aggressione che non induce alla serenità?

Allora, è vero, io qualche volta ho perso anche la pazienza, ma non ho mai mancato di rispetto, lo dico ai colleghi e ringrazio il collega Usai di avermi richiamato a questa pacatezza, e lo stesso onorevole Floris, l'altro giorno, in una recente intervista ha fatto altrettanto, insinuando, però, con un tono un po' untuoso e arrogante, che io avrei problemi esistenziali. Forse questa allusione perché non sono in maggioranza e non sono al governo.

Ho sostenuto e sostengo, caro Presidente, che il mio dovere e il mio obiettivo non è stare in maggioranza o al governo, potete crederci o non crederci, ma è in primo luogo essere coerente con me stesso, con i valori che professo, con la testimonianza che sono chiamato a dare, con la militanza di tanti anni.

Credo che questo linguaggio non sia per tutti comprensibile; non è comprensibile per molti il gusto che si prova a fare fino in fondo il proprio dovere. La gioia che ti dà guardarti allo specchio senza timore e andare in giro a testa alta; guardare negli occhi, amici, familiari e quant'altro. Non tutti forse in quest'Aula possono capire e provare questa gioia, perché ci vuole stomaco per galleggiare in una maggioranza formata da ribaltoni, da trasformismo e da un mercato politico. Vogliamo essere - è il terzo punto e concludo - un'opposizione di qualità. Non vi daremo la soddisfazione di essere un'opposizione lacerata e sbracata.

Il nostro comportamento in Commissione è stato in questo senso lineare, abbiamo partecipato al dibattito per dare suggerimenti, che mi pare anche qualche volta accolti, ci è stato dato atto lealmente di questo. Abbiamo cercato il dialogo e ci siamo trovati di fronte a un muro che ci è sembrato sordo e ottuso. Abbiamo rilanciato la proposta in tutti questi giorni. Ci sembra di vedere qualche apertura. Noi siamo, soprattutto nel discorso del collega Emilio Floris, meno, devo dire, in quello atteso del Presidente Floris, ma può darsi che lo abbiamo inteso male, abbiamo percepito che c'è una disponibilità al dialogo. Su questa possibilità noi vogliamo lavorare e confrontarci, ma vogliamo farlo confrontandoci su alcuni punti concreti, essenziali. La qualità dell'opposizione, ve lo ripeto, non è stare un giorno in più in quest'aula, ma è dire che le politiche delle risorse devono essere la base del bilancio, e a noi sembra impossibile pensare che ancora oggi non abbiamo un quadro chiaro dei conti correnti, dei fondi di rotazione, della rimodulazione della spesa, dei programmi straordinari, dei residui e di quant'altro. Sembrava quasi, poco fa diceva il collega Emilio Floris: "Diteci dove prendiamo i soldi", mi suggeriva qualche amico che sembrava un po': "Dateci i soldi che noi li spendiamo". Insomma, i soldi, la cassa, la borsa, le entrate e le risorse le ha la Giunta, allora ci dica quali sono le disponibilità, ed allora da questo punto di vista i cinque punti che noi abbiamo enunciato e che brevissimamente richiamo sono i seguenti: le politiche del lavoro, noi diamo atto al sindacato, l'abbiamo fatto e lo facciamo con grande sincerità, dell'impegno che ha profuso per far cambiare opinione alla Giunta, perché la Giunta su questo tema ha cambiato opinione, perché quando noi abbiamo proposto gli emendamenti sul piano del lavoro in Commissione, li abbiamo discussi a lungo e li abbiamo discussi - vi ricordo solamente così per capire che l'onorevole Cogodi si è appassionato anche, ma tutti quanti noi - c'è stato un muro, vi siete bloccati, li avete bocciati. Non dico che avete fatto bene allora, no! Avete fatto bene quando avete cambiato idea, perchè solo gli stupidi non cambiano idea.

Io prendo atto che qua c'è stato un passo avanti, che il sindacato ha avuto successo in questa prospettiva, che la linea della maggioranza è cambiata, e la linea dell'opposizione e quella del sindacato hanno fatto cambiare la linea della maggioranza. Attendiamo naturalmente di vedere l'accordo presentato in emendamenti e poi vediamo di che cosa si tratta.

Secondo: le politiche delle imprese. Vediamo un momento che cosa c'è: non tutte le leggi che non sono state notificate sono sterilizzate o paralizzate. Ci sono leggi che sono operative, e ci sono debiti che la Regione ha nei confronti delle imprese. Vogliamo fare un po' i conti di questo debito e riversare in quel sistema delle imprese le risorse che possono stimolare la produzione e quindi il gettito fiscale, e quindi le nostre entrate e quindi contribuire, più dei tagli, al risanamento?

Questo in tutti i settori, dall'agricoltura, alla composizione fondiaria all'industria, al turismo, alla pesca, alle opere pubbliche e per dimostrare che per noi queste non sono mere rivendicazioni, che sarebbero facili, noi vi facciamo queste proposte e vi daremo gli emendamenti, e queste proposte e questi emendamenti li abbiamo accompagnati presentando i giorni scorsi senza grandi clamori, un testo unico sul sistema delle imprese di cui il primo firmatario è il collega Falconi, che sostiene quindi le proposte di politica d'impresa di bilancio con una norma, un sistema e un testo unico. E' un modo di fare l'opposizione.

PRESIDENTE. Onorevole Selis, la prego di concludere.

SELIS (Popolari-P.S.). Un minuto. La terza cosa riguarda gli enti locali. E` inutile parlare dell'isola dei comuni se poi si tagliano i fondi. La cultura, sapete di cosa parliamo, dell'informatizzazione, della formazione dei centri avanzati, delle borse, della ricerca, dell'università e dell'ambiente.

Signor Presidente, io concludo, il nostro interesse principale è l'interesse della Sardegna, è il lavoro e lo sviluppo, è la serenità delle famiglie e degli anziani, è la speranza dei giovani, è la crescita culturale e professionale, è l'orgoglio della nostra identità con la quale partecipiamo alla società globale.

Non dico che sono solo nostri, speriamo e mi auguro che siano di tutti e questo ci interessa più del conflitto con la Giunta; ci interessa per un dialogo con la Giunta, per un confronto. Perciò ripetiamo, noi siamo disposti, a patto che ci sia la disponibilità a correggere la manovra, ci sia il convincimento che una manovra recessiva è dannosa per la Sardegna, senza primogeniture, firmate voi, se concordiamo, fate voi gli emendamenti, fate voi e firmate voi gli emendamenti, cerchiamo però di dare alla Sardegna il segnale che c'è in quest'Aula una comune volontà di crescita, di sviluppo e di lavoro.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

Pittalis (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, a conclusione di questo dibattito e della prolusione, direi quasi accademica, dell'onorevole Selis che sicuramente gli deriva da una conoscenza degli strumenti della programmazione, per il ruolo che egli ha svolto nel corso di questi ultimi vent'anni, ho il dovere di precisare alcune questioni che sono emerse nel corso di questa discussione generale e di ribadire, sia pure con assoluta sintesi, quali sono i tratti essenziali della manovra economica che l'Aula sta esaminando.

Affrontando il giudizio sulla manovra è evidente che non sia possibile, come invece da più parti è stato fatto, trascurare il contesto storico e politico nel quale questa Giunta regionale e questa manovra si collocano. Non pare possibile infatti che si dia un giudizio della manovra, come ha ricordato bene il collega Edoardo Usai questa mattina, prescindendo dalla sua storia; non è assolutamente consentito, perlomeno da chi vi parla, proseguire a sciorinare opinioni su dati che non rispondono al vero.

Se giustamente e comprensibilmente è ammessa ogni opinione e ogni linea interpretativa - e noi compriamo comprendiamo(?) il ruolo che deve, di necessità, svolgere soprattutto l'opposizione - non è assolutamente tollerabile che si continuino a fornire giudizi che prescindono totalmente dai dati di fatto. E' una questione di serietà che dovrà essere affrontata con il dovuto rigore.

La Giunta regionale opera, com'è noto a ciascuno, dai primi giorni del dicembre 1999 e in poco più di 60 giorni il Governo regionale ha dovuto affrontare delle vere e proprie emergenze, ha dovuto innanzitutto definire gli impegni del piano operativo plurifondo 1994 -1999 facendo una corsa contro il tempo e su questo va dato apprezzamento e merito agli Assessori di questa Giunta e, in particolare, all'Assessore dell'agricoltura perché erano a forte rischio proprio i fondi FEOGA, perché siamo riusciti a definire, al 31/12/99, tutti gli impegni, salvando quindi qualcosa come 260 miliardi; abbiamo portato in Aula il DPEF, la manovra di assestamento di bilancio (giacché come tale si sono caratterizzati tecnicamente gli interventi di sostegno che sono seguiti all'alluvione del mese di novembre) e il complesso lavoro tecnico-politico della manovra finanziaria e di bilancio 2000.

E` chiaro che (lo sa bene l'onorevole Selis) la predisposizione dei documenti, l'interlocuzione con gli Assessorati e il confronto con le parti sociali normalmente inizia dal mese di settembre; in tempi normali si è sempre fatto così. Noi invece in quindici giorni abbiamo fatto tutto ciò che ho schematicamente sintetizzato ed è chiaro che, in luogo di procedere come sarebbe stato consigliato e come in tempi normali si sarebbe proceduto e cioè avviando il confronto con le categorie interessate, le organizzazioni sinndacali, si è dovuto invertire il procedimento perché altrimenti avremmo portato la manovra di bilancio in Aula, forse nel mese di marzo o aprile, cioè avremmo esitato questo fondamentale documento, bloccando la spesa soprattutto per quelle categorie produttive e quei tanti lavoratori che attendono risposte, non prima del mese di giugno.

Tant'è che oggi si parla del terzo mese di esercizio provvisorio e su questo sollecito ed invito le opposizioni - perché lo hanno dichiarato più volte - ad un atto collaborativo perché la Sardegna eviti. Quando parliamo della Sardegna, parliamo di tutti i settori produttivi, di tutti quei settori che attendono risposte in termini di attesa di risorse da parte della Regione. Fatto che rimane nell'ambito del rispetto delle forme, ma che sostanzialmente ha portato la Giunta regionale ad approntare uno schema da discutere, come poi è stato discusso, con le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria e le rappresentanze di quelle che un tempo si chiamava il padronato.

Nel fare questo, la Giunta regionale ha operato (lo diciamo chiaramente) andando a recuperare oltre 200 miliardi rispetto alla impostazione iniziale; 200 miliardi che erano, come ve ne sono tanti nei fondi di questa Regione, immobilizzati in leggi assolutamente inoperanti, in leggi che ormai non hanno più ragione d'essere o che comunque sono in contrasto con le norme comunitarie in materia di aiuti.

Pensate, solo per darvi un dato che ricordava già il Presidente della Giunta, che esistono 20.000 conti correnti aperti per i quali la Regione paga 140.000 - 150.000 lire per ogni conto corrente, pur non essendo assolutamente utile, perché si tratta di conti correnti per interventi che sono stati ormai esauriti.

Questo lo stiamo scoprendo oggi, onorevole Selis, ed oggi, nel momento in cui scopriamo queste nefandezze, perché di nefandezze di tratta, le stiamo eliminando, ma non abbiamo certamente la bacchetta magica perché in tre mesi non si può eliminare tutto ciò che in anni e decine di anni non funziona e non ha funzionato in questa Regione.

La Giunta regionale, dunque, aprendosi al confronto con le parti sociali, aprendosi al confronto anche qui, nei banchi del Consiglio, e prima ancora in Commissione, ha provveduto a rimodulare le proprie scelte senza intaccare assolutamente quella filosofia che fu alla base della politica dei Gruppi che oggi rappresentano questa maggioranza.

Anche quando sedevamo nei banchi dell'opposizione, anche quando abbiamo fatto la campagna elettorale nel giugno del 1999 che è stata alla base del programma che abbiamo presentato all'Aula e sul quale abbiamo ottenuto fiducia, cioè il dato fondamentale di questa manovra e il suo punto caratterizzante, finalmente, dopo anni di spesa incontrollata e spesso, se me lo consentite, di "finanza allegra", si pone un freno all'indebitamento della Regione.

Dopo il confronto con le singole parti sociali, dopo quel nobile accordo con le organizzazioni sindacali, dopo l'esame in Commissione la manovra prosegue assolutamente ferma nelle scelte di rigore; noi non abbiamo assunto un solo debito aggiuntivo. Non c'è contraddizione fra una proposta originaria e quello che poi si è rimodulato, perché non una sola lira di nuovi mutui è stata accesa e questo pare non sia un risultato politico trascurabile, questo logicamente pare a questa maggioranza.

Allora, primo punto che deve rimanere chiaro è che questa manovra, sicuramente perfettibile, perfettibilissima, non aumenta il tasso di indebitamento della Regione, tasso di indebitamento che aumenterebbe, onorevole Selis, e questo sì in contraddizione con quel Dpef di cui lei ha rivendicato la paternità, se solo dessimo corso agli oltre 400 emendamenti presentati dalle opposizioni, alcuni dei quali vanno sicuramente nella direzione giusta, ma una gran quantità di quegli emendamenti ripropone logiche che con lo sviluppo e con le politiche del lavoro nulla hanno a che fare.

Ed allora, per il proseguo della discussione, avrei piacere, onorevole Selis, che anche lei ricordasse che le spese correnti sono non aumentate, ma addirittura diminuite di ben 184 miliardi, mentre le spese in conto capitale sono aumentate. E` vero, sono aumentate di una decina di miliardi, ma con che coraggio si voglia parlare di una finanziaria depressiva non mi è ancora sufficientemente chiaro. Le spese correnti passano da 4.660 miliardi a 4.476 miliardi; gli investimenti invece sono aumentati, leggermente, ma sono aumentati.

Quindi, credo che si possa definitivamente superare questo punto perché di depressivo sinora sono rimaste solo considerazioni ed analisi che non si basano sui fatti ma che sposano tesi anacronistiche, non confutate e non verificate sulla base dei documenti che la Giunta ha prodotto.

L'Assessore del Bilancio sa bene che - come è stato ricordato anche da autorevoli esponenti di questa maggioranza - questa finanziaria non è la migliore che fosse possibile scrivere. Da un lato le condizioni politiche che le hanno dato vita, la fretta (per le ragioni che ho detto) con la quale si è approntata questa manovra e soprattutto (e su questo le do ragione, onorevole Selis) l'inadeguatezza degli elementi contabili a disposizione non hanno consentito, nel corso di questo esercizio, di avere una manovra articolata con strumenti revisionali di base, perché gli strumenti non consentono di monitorare la territorializzazione della spesa e non permettono, ciò che è particolarmente grave, di avere una valutazione costante delle ricadute che negli esercizi precedenti la spesa ha avuto.

Così come questa maggioranza ha chiaro che sarà necessario rivedere completamente il sistema delle entrate (lo ha richiamato opportunamente il collega Giacomo Sanna a proposito dell'imposta IRAP); stiamo già predisponendo, anche in termini organizzativi perché su questo dovremo anche articolare un confronto che posso già annunciare che è intenzione della Giunta operare sul prelievo fiscale non aumentando ma riducendo la quota di imposizione. Ma è necessario impostare una politica nei confronti dello Stato centrale che consenta di avere un prelievo diretto, sul quale poter influire attuando politiche mirate al perseguimento dei fini che ciascuna maggioranza (non oggi o domani ma negli anni a venire) vorrà conseguire.

E` chiaro che tutto quello che è stato possibile fare, con gli strumenti attualmente a disposizione, è stato fatto; prova ne sia l'attenzione verso gli enti locali. Noi abbiamo stanziato 20 miliardi che abbiamo deciso di spostare dalla legge regionale 11 per porli direttamente e immediatamente nella disponibilità dei comuni. Alle autonomie locali abbiamo voluto significare che questo non è certamente tutto ma è un primo passo significativo verso la creazione di un sistema che, insieme alle competenze, decentri anche le risorse.

Bisogna smetterla con quest'ottica centralista della Regione che tutto gestisce; ma questo va nell'ottica auspicata, e questo deve avvenire davvero, signori della sinistra, e non più solo a parole, con gli slogan che qualcuno prima di noi aveva simpaticamente inventato, come il cosiddetto "federalismo interno" ma ai quali non è seguito assolutamente niente.

Molti passi dovranno essere fatti, non solo in materia di entrate nei confronti dello Stato; l'intesa istituzionale dovrà cominciare a funzionare non solo come contenitore di allodole preelettorali, ma richiediamo che in essa siano poste risorse certe e non consentiremo che si realizzino bidoni vuoti come quelli della metanizzazione. Dobbiamo opporci a qualsiasi forma di accordo con i ministri di turno se ci accorgiamo, come ci accordiamo, che le intese sono prive di risorse concrete.

Ma di questo ritengo opportuno che il Consiglio sia reso edotto, con dovizia di particolari, in un'apposita sessione. E` evidente che il dibattito in Consiglio regionale, in luogo di incentrarsi su aspetti del tutto inutili in questa sede, come il problema di conflitto di interessi che ha posto l'onorevole Cugini, lo si dovrà pure affrontare, ma non lo si può affrontare solo quando vi è la decisione di consiglieri di abbandonare qualche Gruppo, perché se si ricollega il problema del conflitto di interessi alla decisione libera di un consigliere di lasciare il Gruppo, il rischio è che il problema sia influenzato da aspetti che con il conflitto di interessi nulla hanno a che vedere.

A mio avviso bisogna incentrarsi su alcuni aspetti importanti e, soprattutto, sull'inadeguatezza oggi del nostro Statuto di autonomia che non consente alla nostra Regione, nei confronti dello Stato, di avere quelle prerogative che da tanti anni invano si reclamano.

La cronaca politica recente offre fulgidi esempi di quanto vado dicendo: la vicenda di Is Arenas, per citarne il primo, è a dir poco inquietante. L'ha sollevato bene ed opportunamente il collega ed assessore Onida, e sono questioni queste sulle quali, un convintissimo assertore della differenziazione tra le proposte politiche in campo come me, prosegue nel dire che non devono esistere differenziazioni destra - sinistra.

Noi tutti non possiamo consentirci di dividerci su aspetti capitali della nostra vita pubblica; siamo o non siamo noi sardi in grado di autodeterminarci? Siamo o non siamo dotati dei poteri di decidere? Bisogna che da questo Consiglio regionale si alzi chiara e forte la voce dell'autonomia, che dica e ricordi al pur potente direttore generale del Ministero dei beni culturali, che siamo in grado di amministrarci da soli e che non vogliamo avere alcuna interlocuzione, né tecnica, né tanto meno politica, con boiardi di Stato.

Secondo esempio è rappresentato dalla polemica, spesso malintesa, che è nata sul misterioso statuto della fondazione Banco di Sardegna. Dico "malintesa e surrettizia" perché non riesco, e non riuscirò mai a comprendere, quale azione perversa e curiosa potrebbe celarsi dietro la più importante istituzione rappresentativa dei sardi, appunto la Regione che chiede di poter avere lumi sul futuro di una azienda di credito che condiziona comunque le scelte di politica economica dell'Isola e la vita quotidiana dei sardi. Qui forse, a proposito di conflitto di interessi, la questione sarebbe stato opportuno porla sull'influenza che non parti della società, ma gruppi, se non famiglie, potenti nella nostra Isola, hanno svolto anche nel recente passato e hanno appunto condizionato le sorti del Banco di Sardegna.

Questo Consiglio regionale dovrà essere chiamato ad esprimersi e chiaramente su un punto tanto importante, colleghi. Quando andavamo a dire che nessun soggetto imprenditoriale, tanto meno un gruppo bancario, accetta di comprare il 20 per cento di una società se non ha la prospettiva concreta di acquisirne il controllo, sembrava che dai gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della maggioranza attuale, dicessimo eresia. Quando poi un importante ammanigliato gruppo bancario nazionale ha dichiarato di voler procedere ad acquisire controllo del Banco, nessuno si è messo a rivendicare quelle che sono competenze che il nostro vecchio e malandato Statuto fissa.

E infine cito l'esempio sollevato da molti che molto autorevolmente conoscono la materia del parco nazionale del Gennargentu, ed anche in questo caso desidero cominciare correggendo una bugia, onorevole Pirisi: non si perderà una sola lira di finanziamenti pubblici destinati alle aree del parco se riusciremo ad annullare un decreto nato male e vissuto peggio. Non una sola lira, a meno che non si vogliano contare anche i denari che sono stati buttati, buttati per delle progettazioni costose ed inutili, inutili ovviamente per tutti colori i quali non le abbiano progettate.

La Regione autonoma della Sardegna non ha niente da farsi insegnare in materia di tutela ambientale, e questa maggioranza tutelerà e proteggerà il territorio dell'Isola, ma lo tutelerà con le decisioni delle comunità e della Regione e con l'azione dei rappresentanti liberamente eletti dalle comunità.

Avrei voluto che nel dibattito venissero evidenziate alcune valutazioni sull'azione che la Regione ha avviato nei confronti delle banche, per esempio per la rinegoziazione dei tassi di interessi sui mutui che spesso paghiamo con tassi assai prossimi a quelli che la legge stabilisce come usurai. Non ho sentito parlare di fondi di rotazione, dell'opportunità di agire su essi con politiche che ne riducano il numero e ne facilitino la controllabilità e le possibilità di un loro controllo pubblico. Né ho sentito incentrarsi il dibattito sulla legge regionale 28 e sullo scandalo, perché di vero e proprio scandalo si tratta, che uno strumento normativo di tale e tanta importanza che ha qualificato negli anni l'azione politica della Regione Sardegna venga costantemente e sistematicamente disatteso anche dal sistema bancario, i quali hanno, così come è previsto in legge, un termine di 60 giorni entro il quale provvedere a completare l'istruttoria.

Sono queste le battaglie che ritengo possano qualificare l'azione del Consiglio e mi pare che queste battaglie non abbiano colorazioni politiche. Su queste battaglie il Governo regionale chiede il sostegno attivo, il sostegno concreto delle forze politiche di ogni segno.

Concludo su un aspetto finale, sul piano del lavoro. Sul piano del lavoro la Giunta regionale ha assunto impegno di dare attuazione a tutte le leggi, a tutte le norme contenute nelle leggi 36 e 37, quindi il problema vero è che sull'articolo 19 noi, Giunta regionale, noi maggioranza, abbiamo chiesto una riflessione, una verifica, perché ci siamo resi conto, purtroppo, che lo strumento, così come è stato avviato, non dava quelle ricadute sul piano occupazionale che è l'obiettivo della legge stessa. Su questo abbiamo chiesto una verifica, non su tagli o ammanco di risorse che sono invece, lo annuncio, a disposizione come lo erano sin dal primo momento solo che chiedevamo, e su questo abbiamo raggiunto grazie alla interlocuzione con le forze sociali, ad un lavoro approfondito che hanno fatto anche i Gruppi di maggioranza, e debbo dire anche dalle osservazioni appropriate che dai banchi di opposizione sono pervenute, oggi consente di poter dare attuazione alla seconda annualità, ponendo però alcuni paletti, ponendo alcune giuste indicazioni che possano consentire di aver ricadute sui piani occupativi nei nostri comuni.

Per fatto personale

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per fatto personale Ne ha facoltà. Indichi preliminarmente qual è il fatto.

PIRISI (D.S.-F.D.). Il fatto è che l'assessore Pittalis abbia insinuato che io avrei qualcosa a che vedere con i soldi buttati in progettazioni relative al parco del Gennargentu.

Siccome l'assessore Pittalis ormai, da questo punto di vista, sta abilmente e continuamente facendo insinuazioni sotto questo profilo, ritengo che stia ledendo quella che è la mia onorabilità sotto questo profilo. Allora credo che sia doveroso che io dica una parola.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, siccome l'assessore Pittalis teme di essere stato frainteso…

PIRISI (D.S.-F.D.). Siccome sta giocando troppo sui fraintendimenti l'assessore Pittalis, credo che sia opportuno chiarire i termini del problema. Io, signor Presidente, lo dico all'Assessore e a tutta l'Assemblea, con le progettazioni e gli incarichi per il parco del Gennargentu, cosa alla quale ha alluso anche il presidente Floris, evidentemente mal consigliato dall'assessore Pittalis, non c'entro proprio nulla. Io, da Presidente della Provincia di Nuoro, non ho dato nessun incarico di progettazione per il parco del Gennargentu. E' un'eredità che io ho trovato, c'era un'ottantina di incaricati, un orticello ben coltivato, quindi sotto questo profilo è destituita di ogni fondamento l'insinuazione che possono fare in tal senso. Né io e né l'amministrazione che presiedevo abbiamo buttato nessuna lira, ma l'osservazione che fa l'assessore Pittalis sotto questo profilo credo che sia il caso che proprio la sgombri. Le osservazioni che faccio nel merito è che veramente si sono profuse, sono state sparse bugie di vario genere sotto questo profilo e l'Assessore, gliel'ho detto la volta scorsa, ha qualche cambiale che deve mandare all'incasso, e in questo senso la prego, Assessore, di evitare di coinvolgermi, anche in maniera verbale, su questioni che lei sa bene, perché lei lo sa, che io non c'entro nulla.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Vorrei subito chiarire un equivoco. Io ho richiamato lei onorevole Pirisi, e mi consenta anche amico Pirisi, solo perché citavo il problema delle politiche ambientali. Nel momento in cui io ho posto in rilievo che purtroppo si è dato solo un grande rilievo alla spendita di risorse verso le progettazioni lei non c'entra assolutamente niente. Su questo anzi posso certificare, per la conoscenza che ho dell'onorevole Pirisi, anche perché - lo possiamo rivelare - a lui mi hanno legato nel passato anche impegni professionali, quindi ne ho stima e certifico sulla sua lealtà. Quindi sono stato veramente frainteso sul problema. Rimangono ferme tutte le critiche che ho sulle politiche, e lei lo sa benissimo, ma non c'è niente di personale, ci mancherebbe altro.

PRESIDENTE. Credo che questa precisazione chiuda l'incidente. Poiché l'intervento dell'assessore Pittalis era l'ultimo intervento della discussione generale, dichiaro chiusa la discussione generale stessa.

La seduta è sospesa e convoco la Conferenza dei Capigruppo per definire la prosecuzione dei lavori.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 39, viene ripresa alle ore 14 e 05.)

PRESIDENTE. I lavori riprenderanno questa sera, alle ore 19, con la votazione del passaggio all'esame degli articoli.

La seduta è tolta alle ore 14 e 05.



Allegati seduta

Seduta XXXVIII

(Antimeridiana)

Mercoledì 23 Febbraio 2000

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 26.

LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di venerdì 18 febbraio 2000 (34), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che il consigliere regionale Pier Sandro Scano ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 23 febbraio 2000. Se non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Continuazione e fine della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2000)" (21/A) e "Bilancio per l'anno finanziario 2000 e bilancio pluriennale per gli anni 2000-2002" (22/A)

PRESIDENTE. Ricordo all'Aula che è all'ordine del giorno la continuazione della discussione generale del disegno di legge 21/A della Giunta regionale "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - legge finanziaria 2000".

E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Onorevole Presidente e onorevoli colleghi: ci stiamo avviando ormai alla chiusura di questa discussione generale sulla manovra finanziaria e di bilancio per le annualità 2000-2002. Due documenti che dovrebbero agire in coerenza con il documento di programmazione economica, approvato non molto tempo fa da questo Consiglio regionale e, attraverso questi strumenti finanziari, sprigionare le proprie azioni operative.

E` vero che le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni ma che in un colpo solo si voglia non rispettare gli impegni solennemente assunti in questa Aula e contraddire quel poco di buono che vi era in alcune parti delle stesse dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris, è davvero troppo. Non è possibile e non è ammissibile che si possa dire tutto e fare l'incontrario di tutto!

Dichiaravate che la Regione ha il compito della programmazione generale, di controllo della programmazione dello sviluppo e che l'obiettivo del Governo è quello di muoversi su una linea di sviluppo al fine di realizzare tassi di crescita più elevati. Quale sviluppo? Siamo di fronte ad una manovra che, oltre a non contenere la spesa corrente, taglia drasticamente tutte le spese a sostegno degli investimenti, a partire dalla soppressione di quelli per lo sviluppo locale e delle azioni che attivano una nuova qualità dello sviluppo.

Una manovra, per dirla come pronunciata la settimana scorsa dall'onorevole Pilo, che manca di un progetto complessivo di sviluppo. La Giunta regionale ha solo virtualmente ottemperato ai dettami della legge "23" che prevede l'introduzione di disegni di legge allegati alla finanzia. Ritenevamo, nell'enunciazione del rispetto di tale procedimento, di trovarci di fronte ad una cosa seria. Così non è stato, i disegni di legge collegati, di sicuri quelli di competenza della Sesta commissione, precisamente quelli a favore dei settori del turismo, artigianato e commercio, così come quello per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale e degli interventi a favore dell'imprenditoria giovanile, appaiono abbozzati e non in grado di rispondere alle esigenze delle categorie sociali alle quali si vogliono rivolgere.

Sono risultati ampiamente insufficienti al fine di segnare una reale svolta nel processo di sviluppo necessario della nostra Regione; di sicuro se ne devono essere accorti gli stessi Assessori della nostra Regione, gli Assessori proponenti, se per più volte consecutivamente hanno evitato il confronto non presentandosi nella Commissione competente. Cose che capitano a chi sta facendo probabilmente apprendistato sulle spalle della Sardegna!

Di converso, sul fronte della finanziaria assistiamo alla mietitura di tutte le poste in bilancio che riguardano i settori da tutti considerati importanti, anzi fondamentali, per il sostegno che gli stessi attivano alla fragile economia isolana. Alla domanda" Risanamento e sviluppo sono incompatibili?", formulata dall'onorevole La Spisa, non si può che rispondere che di fronte a questa manovra emerge concretamente l'incompatibilità perchè, come ha sostenuto sempre l'onorevole La Spisa, la qualità della manovra, oltre che essere data dalla qualità delle risorse disponibili, è data dalla bontà del loro utilizzo che, come si dimostrerà, sono tutt'altro che ben impiegate e indirizzate rispetto all'obiettivo che si deve raggiungere del sostegno alle politiche per l'occupazione, dello sviluppo e dell'economia.

Ma quale bontà delle risorse! Lei, onorevole La Spisa, confermava un taglio di circa mille miliardi nell'annualità 2000, ometteva di analizzare compiutamente gli effetti di questo provvedimento, un provvedimento che per sua natura ha la caratteristica della triennalità, la programmazione è sempre pluriennale. Allora, onorevoli colleghi, vediamo come stanno realmente le cose, il taglio non è di mille miliardi, bensì di 2000 miliardi nel triennio di riferimento del bilancio che stiamo discutendo. Guardiamo po' come si articolano, abbiamo diviso la manovra in quattro dipartimenti: quello della presidenza, della programmazione, degli interventi produttivi e degli interventi sociali.

Analizzando tutti i dati di bilancio sulla triennalità vediamo che il primo dipartimento, quello della programmazione che, al suo interno contiene gli affari generali, la programmazione, gli enti locali e difesa dell'ambiente, passa ad una riduzione di 392 miliardi, passando da 8.837 miliardi a 8. 445 miliardi.

Il dipartimento degli interventi produttivi, quel dipartimento che dovrebbe sostenere concretamente la nostra crescita economica, passa dal triennio 1999 - 2001che era di 4.130 e passa, nel triennio 2000-2002, a 2.927 miliardi, con una riduzione di 1.204 miliardi.

Se poi guardiamo il dipartimento degli interventi sociali che al suo interno ha il lavoro, la pubblica istruzione, l'igiene, la sanità e i trasporti, vediamo che la riduzione è di ulteriori 293 miliardi.

Una sola eccezione si vede in tutte queste cifre, che il settore trasporti ha avuto un lieve incremento di 38 miliardi a fronte però di uno stanziamento che da sempre è stato considerato da tutti ampiamente insufficiente, essendo un po' la "Cenerentola" dei nostri Assessorati.

Da questi dati cosa emerge? Emerge concretamente che il dipartimento degli interventi produttivi, passando da 4.130 miliardi a 2.927 ha avuto una riduzione del ben 62 per cento; se a questo assommiamo il dipartimenti degli interventi sociali, vediamo che la riduzione complessivamente è di circa l'80 per cento.

Questi sono i dati incontrovertibili, caro onorevole La Spisa e caro onorevole Balletto, anche se la matematica non è per voi diventata una semplice opinione! Vi siete rallegrati di avere in pochi giorni recuperato ulteriori 237 miliardi e, badate bene che 237 miliardi sono conteggiati nei dati che poco fa citavo. Alcuni giorni fa ci avete fatto l'elenco della spesa: 46 miliardi per l'industria, la legge 15; 49 per i collegati al turismo, artigianato e commercio; 10 per la legge 32; 20 più 20 per i nuovi progetti per l'occupazione. Avete fatto questo elenco ed affermavate: "Abbiamo affidato tutto al sistema produttivo".

Ma è vera questa affermazione? A parte che alcuni recuperi di stanziamenti a favore della legge 15/94 sono stati recuperati attingendo da fondi che avevano lo scopo di dare risposte alla attesa di coloro che il lavoro l'hanno perso ormai da troppo tempo e che da questo Consiglio attendevano misure capaci di modificare la loro condizione sociale. Mi sto riferendo ai soggetti impiegati nei lavori socialmente utili.

Vorrei sapere che cosa ne pensa anche l'onorevole Cassano che in sede di discussione del documento di programmazione economica sull'argomento disse cose ampiamente condivisibili. Ha cambiato anche lei opinione a distanza di pochi giorni o si sente in dovere di intervenire nei confronti della Giunta, della sua maggioranza per chiedere di modificare il tiro?

Su questo argomento, in sede di audizione nella Commissione industria, l'Assessore ci spiegava ed argomentava che non era possibile per la Giunta e per l'Assessorato intervenire in quanto dovevamo attendere la normativa nazionale in materia, cioè la nuova normativa derivante dalla legge delega che il Parlamento ha dato al Governo alla fine del 1999. Ma è vera questa affermazione o forse non abbiamo il dovere civile e morale di prospettare un nostro progetto, un nostro modo di essere rispetto a questi gravi problemi, o aspettiamo le proposte del Governo? O invece di aspettare le proposte del Governo abbiamo il dovere di attivarci, anche autonomamente, attraverso un nostro progetto? Peraltro, la legge non ci impedisce questo anzi le normative fino ad oggi varate danno l'indicazione che le regioni, oggi oltre che ad agire in complementarietà con le azioni del Governo nazionale, possono agire in piena autonomia per dare risposte a questi grandi problemi che abbiamo di fronte. Il dato che rimane è che, allo stato attuale, il Governo di centrodestra toglie quel poco a chi un ha niente per darlo a chi ha già molto!

Si inventano nuovi interventi straordinari per il lavoro operando con la filosofia delle tre carte, con il risultato di ridurre lo stanziamento di 20 miliardi (erano cento, articolo 94 del 1988, ne togliamo 40, ne rimettiamo 20, risultato, meno 20). Qual è questo intervento? Qual è l'innovazione introdotta che risolverà le sorti dell'occupazione? Vediamola nel concreto: mi sto riferendo all'articolo 17 bis: "Intervento straordinario per il lavoro", così dice il titolo, "l'amministrazione regionale è autorizzata, nell'anno 2000 a promuovere un intervento straordinario per il lavoro articolato in tutti i comuni della Sardegna e rivolto al sostegno dei progetti per l'igiene ambientale e la salvaguardia del territorio; b) alla salvaguardia, alla valorizzazione e alla gestione ottimale dei beni culturali; c) al sostegno dei progetti produttivi itineranti; d) all'estensione e cura del verde pubblico.

Questa è l'innovazione! Chi ha un minimo di memoria ricorderà, e penso che parecchi di noi ricorderanno, che questo provvedimento, così com'è stato formulato, è esattamente la riproposizione del provvedimento che fu varato nell'aprile del 1995 in una manovra finanziaria che fu denominata articolo 37. Cosa diceva l'articolo 37?

"Progetti finalizzati all'occupazione" per cui, cambia intervento straordinario anche se poi dice: "l'amministrazione regionale promuove e coordina un intervento straordinario di lavoro articolato in tutti i comuni della Sardegna". Rivolto a chi? Esattamente riporta le stesse diciture previste nell'articolo 17 bis, peraltro riporta lo stesso metodo di ripartizione previsto nell'articolo 17 bis e precisamente: "le disposizioni di cui all'articolo 5 della legge regionale 1° giugno 93, numero 25, e successive modificazioni e integrazioni". In effetti, cosa si è fatto?

Si è riscoperto un articolo della finanziaria del 1995, si è messo nella finanziaria del 2000, si è modificata solamente una voce nel senso che viene sostituita la voce a) del 1995, con la voce a) del 2000, per cui "il sostegno a progetti per l'igiene ambientale a salvaguardia del territorio" ha preso il posto della "qualificazione dei servizi degli enti locali, esclusi quelli di natura ordinaria".

Ma il problema non è tanto quello della copiatura o riproposizione di un vecchio articolo della finanziaria del 1995, il problema è che filosofia c'è dietro a questa manovra, a questa logica? Rispetto a questi progetti speciali in questa Aula si discusse molto e molto si discusse anche con la partecipazione dell'opposizione (allora era il Polo, il centro destra). Voglio ricordare che proprio allora, proprio dai banchi del centrodestra, condivisi anche dalla stessa maggioranza allora del centrosinistra, si modificò quell'articolo attraverso un ulteriore articolo della finanziaria, che fu varato esattamente nel 1997, in cui si introdussero criteri per i quali i fondi per l'occupazione dovevano dare una risposta all'occupazione e per cui dovevano essere strettamente collegati ai risultati che questi fondi erogati dalla Regione a tale fine dovevano produrre. Nel 1997 venne introdotto, mantenendo lo stesso criterio di ripartizione, il meccanismo che almeno una parte di questi soldi dovessero servire per creare occupazione. Ma, mi chiedo: qual è questa filosofia che toglie tutti i vincoli di rapporto tra finanziamento ed effetto prodotto sull'occupazione? Proprio quei vincoli che avevamo introdotto nella finanziaria 1997?

Mi domando: "E' questo il modo serio di operare?" Mi sembra vi sia una grande contraddizione tra questa filosofia che fa a pugni con quanto dichiarato nell'articolo 19 del piano del lavoro, dove si deve monitorare, verificare e controllare la bontà dei progetti dei 377 comuni della Sardegna. Da una parte, si afferma la piena libertà di fare quello che ognuno meglio crede, dall'altra nessuna libertà di programmare il proprio sviluppo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

(Segue Vassallo) Mi rendo conto che ci sono aspetti che andrebbero ulteriormente precisati proprio per garantire l'obiettivo che ci poniamo, l'obiettivo della piena occupazione o comunque di un utilizzo razionale delle risorse che la Regione eroga per cui mi chiedo: "E' possibile che non vi poniate la necessità di indicare i metodi e i sistemi che permetterebbero una programmazione democratica del lavoro all'interno di linee politico - programmatiche precise, attivando quelle azioni a sostegno per i nostri comuni?" Le contraddizione sono palesi ed evidenti.

Sono convinto che da un ragionamento serio si può trarre non soltanto un insegnamento ma anche un utile giudizio per modificare profondamente quello che vi stavate accingendo a fare. Oltre a questo, vi sono altri settori produttivi che vanno considerati per quello che sono, per quello che abbiamo dichiarato rispetto alla valenza economica che riteniamo abbiano nella nostra Sardegna.

Da parte dell'onorevole La Spisa sentivo richiamare un problema che è stato sollevato anche alcuni giorni fa dalla stessa maggioranza ed anche dalla stessa minoranza, cioè quello dei settori su cui dobbiamo agire e dobbiamo in qualche modo sostenere perché crediamo siano settori che portino ricchezze e che possano rilanciare la nostra economia.

Non si può parlare di tutto in 20 minuti, mi rendo conto, ma voglio richiamarne uno, quello del settore pesca. L'onorevole La Spisa dichiarava che forse era necessario verificare gli effetti concreti che aveva il fermo biologico, l'utilità di questi stanziamenti per questo settore.

Io ammetto, onorevole La Spisa, che lei sia al primo mandato per cui alcune cose non le conosca appieno o non ha avuto la possibilità di approfondirle, ma su questa questione del fermo biologico vi sono studi e relazioni che accertano non soltanto la bontà del fermo in quanto tale (perché il fermo non dev'essere visto come l'unico elemento di sostegno alle marinerie che in quel periodo non vanno a pescare) ma gli effetti positivi che tale strumento attiva nell'economia isolana rispetto alla salvaguardia dei nostri mari, rispetto al ripopolamento ittico che devono avere i nostri mari, rispetto ad una norma che prevede un prelievo oculato di questa risorsa idrica per cui i soldi del fermo biologico non vanno soltanto visti come fatto di compensazione di un minore introito che gli operatori hanno o avuto in quel periodo. Peraltro, abbiamo adeguato la normativa a quello che prevedevano le stesso norme della Comunità economica europea.

Questo Consiglio, proprio alla fine della legislatura, tanto ha dibattuto su questo aspetto e adesso vediamo che nel bilancio del 2000 non solo non si ritorna alla triennalità, per cui a mettere questi soldi nella finanziaria così com'erano una volta e così come fece male il centrosinistra allora a toglierli e a metterli nella manovra di bilancio.

E` per questo che chiediamo di rimetterli nella finanziaria, proprio perché ci sia la certezza della continuità; non si può continuare ogni anno con l'aggiunta e l'aggiunta, senza dare certezze a nessuno e creando un livello di precarietà in un settore che ha una grande capacità di sviluppo nell'economia isolana. Questo è il problema!

Non incominciamo da capo a discutere, mettiamo a frutto il lavoro e le conoscenze che abbiamo acquisito negli anni passati; non gettiamo un colpo di spugna su tutto quello che è avvenuto. Finiamola con la teoria che siamo alla bancarotta: 6.000 miliardi di debito. Abbiate la compiacenza di affermare che siamo ampiamente al di sotto ed entro l'ormai famoso patto di stabilità, che l'azione di risanamento, di cui riconosciamo la necessità, può e deve avvenire senza sottrarre risorse all'economia isolana. Quale fiducia date all'imprenditoria che vorrebbe investire in Sardegna dando questa immagine della Regione: l'immagine di una Regione sfasciata, una Regione che è alla bancarotta, che non si sa bene come farle risalire la china?

Mi rendo conto che il tempo è molto stretto per cui salto tutta una serie di aspetti che erano fondamentali ma che avremo opportunità di richiamarci negli interventi sui singoli articoli. Volevo solo, in chiusura, introdurre un elemento che a qualcuno forse potrà sembrare non compatibile con la stessa discussione che stiamo facendo oggi: la questione ambientale, del risanamento ambientale e la questione della tutela del nostro territorio.

Noi abbiamo subito, non molto tempo fa, e abbiamo approvato un provvedimento di legge che impegna diverse centinaia di miliardi in favore degli alluvionati, non vorrei che dovessimo spenderne altrettanti a favore dei rischi ambientali che derivano dalla produzione di energia elettrica in questo caso.

Abbiamo corso un serio pericolo d'inquinamento ambientale per tutto il territorio del nord Sardegna, non sappiamo ancora quali sono gli effetti di quello che è avvenuto, ma penso che questo fatto non ci precluda la possibilità di dare, anche nella finanziaria, quelle risposte che dobbiamo dare ai territori, ai sindaci e alle popolazioni di tutta la Sardegna. E` per questo che come Rifondazione Comunista, consegneremo a lei, Presidente, ed anche ai singoli consiglieri di questo Consiglio regionale, un emendamento capace di porre freno....

PRESIDENTE. Sono costretto a toglierle la parola, onorevole Vassallo, il suo tempo è scaduto abbondantemente. La prego di chiudere.

VASSALLO (R.C.). Consegnerò alla Giunta e ad ogni singolo consigliere un emendamento che sappia porre freno a questo strapotere e all'arroganza di chi oggi pensa di poter inquinare impunemente il nostro territorio. Mi auguro che la Giunta e i singoli consiglieri sappiano far frutto di questo emendamento, eventualmente correggerlo e migliorarlo, però anche in questa manovra finanziaria ci può essere una norma che tutela la nostra Regione e faccia in modo di non far spendere soldi un domani quando i buoi ormai sono scappati.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cossa, che non è un Aula, quindi decade. L'onorevole Contu rinuncia a parlare, l'onorevole Bruno Dettori non è in Aula e quindi decade. E` iscritto a parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.

FOIS (P.P.S.). Signor Presidente del Consiglio, gentili colleghe e colleghi, signor Presidente della Giunta, sento il dovere, innanzitutto, di ringraziarla per aver incontrato i sindacati e per averci relazionato il risultato che ci ha permesso di capire meglio. E` un risultato che sicuramente ha fatto emergere i limiti, i grandi limiti che esulano, purtroppo, sempre su spesso, dalla volontà degli stessi sindacati ed anche della nostra Regione.

Abbiamo concordato tutti insieme quattro punti determinanti ma sempre più spesso siamo stritolati da meccanismi imposti dalla Comunità europea, i quali non ci consentono di recuperare i ritardi fino ad oggi accumulati. Il patto di stabilità e la legge 28 sono due chiari esempi.

La legge, infatti, non può essere interpretata come legge basata su concorrenza sleale perché, per quanto mi consta, la disoccupazione non fa concorrenza, infatti la legge è volta ai giovani senza lavoro. Essi sono disoccupati, entrano nel mercato e non già fanno parte del mercato. Questa è la lettura che noi speriamo la Comunità europea dia alla nostra legge regionale.

Prima di entrare nel merito degli argomenti che come Partito Popolare Sardo riteniamo salienti e primari per la stesura definitiva del bilancio, intendo sottoporre alla vostra attenzione una preoccupazione che deriva dalla necessità di dover ricorrere, probabilmente, al terzo mese di esercizio provvisorio. Come tutti sappiamo, era già stato perso tantissimo tempo nei mesi precedenti e per questo chiedo a tutti voi di sforzarvi affinché il tempo a disposizione sia utilizzato bene nel merito e nel dettaglio della manovra, ma soprattutto nel vero valore degli emendamenti, affinché la qualità delle proposte possa in qualche modo compensare la quantità e il tempo perso fino ad oggi, promuovendo cioè l'immediatezza della spesa per le risorse che il territorio e le nostre imprese attendono.

Le voci salienti del bilancio sulle quali riteniamo si debbano ricondurre le doverose attenzioni passano e partono dall'importanza strategica e dalla valorizzazione che noi, come Partito Popolare Sardo, diamo al ruolo degli enti locali. Non esiste più una politica calata dall'alto; esiste sicuramente una politica grande e generale, ma fatta dalle piccole cose dei nostri piccoli comuni che, in totale autonomia, con l'articolo 19 della legge 37, avevano riposto le speranze di ridisegnare il proprio futuro, riconoscendone le peculiarità e i punti nodali, per dare una svolta all'economia locale e alla disoccupazione.

Ebbene, quella speranza non gli va tolta; chiediamo che nessuno gliela tolga e invitiamo tutti affinché nei capitoli di competenza, pur vigilando - certamente di questo ne siamo convinti - sui risultati fino ad oggi ottenuti, vengano garantite le risorse sufficienti per poter finire le infrastrutture e i progetti già impostati. Ben vengano, caro assessore Pittalis, risorse aggiuntive come i 20 miliardi che sono stati destinati sulla legge 25 del '93, ma sono due cose completamente diverse. Anche Prodi, nell'ultima relazione presentata al Parlamento di Strasburgo, parla chiaramente della necessità di maggior decentramento dei poteri e delle risorse. "L'Unione Europea" - dice ancora Prodi - "ha bisogno di decentrare le responsabilità che riconducano la gestione e l'esecuzione alle autorità nazionali, regionali, ma soprattutto locali. L'unione è il più generoso donatore del mondo per l'assistenza allo sviluppo, ma i risultati in termini di rapidità e di efficienza sono disastrosi e non tutti certamente riconducibili alle Regioni". Anzi, credo che la Comunità Europea, in questo momento, stia facendo un forte esame di coscienza. Mi fa riflettere e mi preoccupa non poco un suo passaggio riguardante gli sforzi ingenti e massicci che la Comunità adotterà prossimamente nei confronti dei paesi dell'Africa, affinché essi possano raggiungere la stabilità politica legata allo sviluppo". Tutto ciò è molto importante, bello e segno di grande civiltà, ma ci saremmo aspettati un patto di stabilità molto più attento e vicino ai ritardi delle regioni del Mezzogiorno e, in particolare, della nostra. Attento il presidente Prodi, giustamente attento, ai paesi dell'Africa, ma stia anche attento, e il rischio c'è ed è incombente, che qualche regione del Mezzogiorno nel frattempo, come noi, non diventi a sua volta Africa o paese del terzo mondo.

Le piccole e medie industrie chiedono con forza il riordino degli investimenti affinché la politica possa essere capita dalle imprese e dall'economia, che, invece, purtroppo fanno sforzi enormi per districarsi in questa Babele di interventi, quale il bilancio regionale, il quadro comunitario di sostegno, intesa Stato-Regione, fondi CIPE e così via.

Noi del Partito Popolare Sardo leggiamo coerenza tra il DPEF e la legge finanziaria; leggiamo logica e continuità con radici forse non completamente nostre, ma anche di chi ci ha preceduto, ma non per questo non condivisibili. Rafforziamo il ruolo dei consorzi fidi e di garanzia collettiva che ultimamente hanno ricoperto un ruolo determinante per la competitività di centinaia di imprese sarde, sostituendosi quasi completamente al sistema bancario.

Per la legge numero 32, concernente i mutui per la prima casa, bisognerà certamente rivedere alcuni parametri, quali il costo del denaro ed altro, ma la legge è da tenere in vita visti i risultati degli anni precedenti e per la grande opportunità offerta a moltissime famiglie sarde. Le leggi numero 15 e 17, tutte le leggi sull'artigianato e turismo rappresentano per noi la vera svolta, certi come siamo di non sbagliarci nel riconoscerle portanti e determinanti per il nuovo sviluppo.

Si tratta, sostanzialmente, di una manovra di 8.600 miliardi, di cui apprezziamo la snellezza dei 32 articoli, l'imposizione al risanamento, ma anche l'attenzione agli investimenti di cui 49 miliardi per il sistema del turismo e commercio e 10 miliardi per il fondo tutela dei livelli occupazionali. Da rivedere, però, i 6 miliardi per le borse di studio ai giovani disoccupati.

L'attenzione alla cultura è ben lontana dalla percentuale di spesa dei paesi più moderni. La storia e la cultura nella nostra terra e nella nostra Sardegna sono passati lasciando tracce indelebili, che sono patrimonio da condurre fino ai posteri, facendo sforzi ben più consistenti nei capitoli di riferimento.

Nel suo complesso, signor Presidente, accogliamo favorevolmente la proposta, però nel passaggio agli articoli non trascureremo tutti gli emendamenti concreti e non strumentali che saranno utili per migliorarla.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (I Democratici). Signor Presidente, chiedo scusa, ma mi ero attardato presso il mio studio a rivedere alcuni dei miei appunti sapendo, perché così in Conferenza dei Capigruppo si era deciso, che sarei stato la quinta persona ad intervenire in aula, per cui dopo l'intervento dell'onorevole Vassallo ritenevo ci fosse il tempo per completare le mie riflessioni, quando dalla radio interna ho sentito che mi si chiamava, ma non sono stato così rapido nel precipitarmi e poter onorare.

Se possibile chiedo a lei e ai miei colleghi che mi possa essere data l'opportunità di fare il mio intervento.

PRESIDENTE. Io non ho nessuna difficoltà. L'ho chiamato e l'abbiamo considerato decaduto. Se l'Aula non ha obiezioni o opposizioni le darei la parola.

Prego, onorevole Dettori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (I Democratici). Signor Presidente, colleghe e colleghi, in questo dibattito molto è stato detto e credo che molto ancora si dovrà dire. Spesso sono state dette cose condivisibili, sia da parte della maggioranza che dell'opposizione, tuttavia noi Democratici intendiamo esprimere una nostra impressione di carattere generale su quanto sta accadendo.

Le democrazie nel mondo si stanno caratterizzando sempre più nell'interesse dei cittadini che rappresentano in democrazie governanti; maggioranze autorevoli pertanto, legittimate dal voto, e opposizioni altrettanto autorevoli che svolgono puntigliosamente il loro ruolo.

Quanto sta caratterizzando l'attuale momento politico regionale, però, dobbiamo riconoscere che si sta avviando a un grande pasticcio e lo dico senza polemizzare. Non si capisce più in quale direzione si stia andando, non sono chiari quali siano gli obiettivi di questa finanziaria, animata com'è da troppe anime.

Le ragioni di tutto questo sono legate dalla composizione ibrida dell'assetto di governo che non essendo di segno chiaro non poteva garantire una chiara linea di governo. Tutto questo, signor Presidente, lascia un'impressione non positiva, non determina certezze, si respira aria di grande precarietà e, purtroppo, questo si coniuga con un elevato tasso di scarsa credibilità soprattutto da parte del mondo produttivo e di molti cittadini.

Certo, Prodi in Europa sta cercando di traghettare questo vecchio continente verso traguardi più omogenei in tutti i suoi territori, ma non credo che possa essere lui il responsabile se, guardando alle coste africane che si affacciano sul Mediterraneo, in questo momento possa determinare qualche contraccolpo ai paesi meridionali. Noi dovremo fare la nostra parte e credo che Prodi ne sia ben lieto.

La dodicesima legislatura da molti era attesa come una legislatura caratterizzata da una forte tensione riformatrice e di rinnovamento; nasce con questa tensione, nasce con la voglia di poter assicurare, finalmente, la svolta decisiva verso la conquista di quella tanto attesa autonomia che possa consentire ai sardi di partecipare al processo di integrazione europea con spirito competitivo, che possa consentire ai sardi di svolgere un ruolo significativo nel contesto delle isole del Mediterraneo, tra l'Europa e le coste africane appunto.

Ma i fatti, si sa, non sempre sono conseguenti alle aspirazioni e alle buone intenzioni; la politica ha dovuto fare i conti con una realtà complessa e variegata e una legge elettorale mostro ne ha complicato l'espressione e la lettura pertanto l'avvio è stato molto difficile. Dopo mesi di estenuanti trattative, il varo della Giunta in carica è stato salutato da un sospiro di sollievo solo da quanti vedevano avvicinarsi il rischio di ritornare al voto. Le istituzioni sono salve, si è detto, ma il prezzo pagato è stato molto alto. Questa assemblea oggi registra il più basso indice di popolarità; i referendum hanno bocciato l'intera classe politica, siamo in piena emergenza credibilità. Non illudiamoci, tutto ciò non è legato solo ai trasformismi e al tasso di conflittualità che in questi anni hanno coinvolto vaste aree delle forze politiche. Le ragione sono ben altre: questa classe politica ha fallito, ancora una volta, prima di iniziare perché non ha voluto o non ha saputo interpretare le vere istanze dei sardi. E' una classe politica preoccupata, spenta e ripiegata su se stessa; è un classe politica che non sa sognare né per sé, né per conto di chi rappresenta, vittima di troppi personalismi, di logiche di parte, anche di fronte alle emergenze più serie, emergenze spesso frutto della disperazione delle persone che noi qui dovremmo rappresentare.

Signor Presidente, possiamo chiedere ai sardi di avere fiducia e pazienza nei confronti di questa istituzione? Possiamo pretendere serenità? Possiamo dare una speranza? Noi stiamo espropriando ai sardi il diritto di godere della libertà di costruire il loro futuro. Colleghi consiglieri, non credo che questo sia il nostro ruolo. Le grandi emergenze, le situazioni di grande disagio, i momenti della ricostruzione vanno vissuti con responsabilità di tutti, maggioranza ed opposizione. Questo attuale, per la Sardegna, è un momento estremamente difficilmente per i troppi giovani e meno giovani senza lavoro, per le difficoltà delle imprese a collocarsi sul mercato e portare avanti i loro programmi, per la difficoltà degli Enti Locali, spesso impreparati a far fronte alle istanze dei loro amministrati, per le difficoltà sempre più gravi dei comparti produttivi, sia l'agricoltura, la pesca, l'industria, il commercio e il turismo, difficoltà gravi a svolgere le proprie attività, per la difficoltà di una politica seria sulla gestione del territorio e infine, per la totale inadeguatezza delle politiche culturali e di formazione.

La finanziaria e il bilancio rappresentano il momento per rispondere a questi interrogativi. Ma come è possibile centrare questi obiettivi senza avere le idee chiare, senza definire le procedure per contenere l'indebitamento e, allo stesso tempo, promuovere sviluppo ed occupazione senza interrompere le attese scaturite dalle politiche finanziarie in atto? Troviamo pure il modo di elevare il livello del confronto, riflettiamo sulle filosofie e sui contenuti della finanziaria, andiamo pure allo scontro o a siglare accordi, ma la maggioranza sia maggioranza e faccia la sua parte, l'opposizione rimanga opposizione nella chiarezza.

Le questioni che i Democratici in questo momento vogliono porre sono un invito alla responsabilità che non riguarda unicamente gli aspetti ragionieristici della finanziaria, ma la sua impalcatura complessiva, attraverso l'individuazione delle sue ragione di fondo in relazione alle problematiche che i sardi e la Sardegna devono superare; finanziaria e bilancio sono innanzitutto uno strumento politico, in queste due leggi si fa la sintesi degli indirizzi di sviluppo e delle modalità con cui si aggrediscono le varie tematiche in stretta colleganza con il documento di programmazione economica e finanziaria.

Tutti sanno che oggi più di ieri su queste due leggi sui fondi strutturali, e più in generale sulle politiche di bilancio, vi è un'attenzione straordinaria; ma qui ancora si respira un'area demagogica, non si vuole lasciare il porto, non si vuole prendere il largo; si rischia di affondare all'ormeggio. Non si vogliono affrontare i veri nodi che impediscono alla Sardegna ed ai sardi di decollare.

Possono le forze politiche guardare con superficialità questo momento di così grande rilevanza per il futuro della nostra Regione? Mi pare che su questo possa intravedersi anche una questione morale, che investe tutta l'Assemblea, non si tratta delle nostre carriere, ma qui è in gioco il futuro dei nostri figli. E' vero, la parola d'ordine può essere anche quella di ridurre l'indebitamento, Assessore, e fare leva sul ciclo unico di programmazione delle risorse per un'autonomizzazione(?) delle stesse, nel rispetto del principio di sussidiarietà e attraverso il metodo della concertazione tra le forze politiche, sociali, sindacali e produttive.

Questa interazione però deve finalmente realizzare la concezione moderna e innovativa dello sviluppo sardo, per perseguire l'obiettivo di un salto di qualità da determinarsi nel medio periodo per quanto riguarda l'occupazione e la crescita economica. Si pongono in questo modo le basi per un sistema un incentrato sulla produttività e sulla competitività, in particolare per quanto riguarda quei settori nei quali la Sardegna può essere trainante e competitiva in Europa, quali l'ambiente, il turismo, l'agropastorizia, il commercio ed i servizi.

Sembrano solo ed unicamente parole vuote, solo le solite parole, forse anche le solite parole dette anche male; ma, la verità è che comunque rimaniamo al palo e non riusciamo ancora a decollare, non riusciamo a dare speranza alle nostre imprese, non riusciamo a dare speranza ai giovani che in Sardegna devono farsi largo.

Per far sì che uno sviluppo sia effettivo e non solo sulla carta, è necessario programmare gli investimenti per l'occupazione e lo sviluppo in continuità a quanto proposto nella manovra di bilancio dello scorso anno, tenuto conto del fatto che gli strumenti legislativi esistono già e non aspettano altro che essere applicati e realizzati. Mi riferisco in particolare modo alle politiche dell'occupazione, vedi piano del lavoro, alle politiche economiche che prevedono gli sgravi contributivi e perciò il sostegno alle imprese, alle politiche degli enti locali vedi i PIA, ai trasferimenti di competenze, la legge sui centri storici e sulla creazione di servizi, alle politiche della cultura e della formazione, istruzione, diritto allo studio, ricerca, formazione professionale e innovazione tecnologica. Alle politiche agricole ambientali, quale riordino fondiario, innovazione delle colture, sperimentazione eccetera.

Per la crescita di questi settori, come già è stato detto, gli strumenti esistono ed è fondamentale che la manovra di bilancio tenga conto di tali strumenti legislativi, li renda operativi, attuali ed aderenti all'esigenza di crescita che ormai è indispensabile per la nostra presenza in Europa.

Concludo rimarcando, signor Presidente, che per ottenere risultati positivi nell'applicazione della manovra di bilancio 2000, dobbiamo compiere tutti insieme uno sforzo, con umiltà, per perseguire l'indispensabile continuatività dell'azione amministrativa, non rifiutando in blocco quei progetti che non provengono dalla medesima parte politica, ma collaborando a far rendere al meglio i progetti esistenti ed a vararne degli altri nel senso indicato prima, con l'impegno e con la mobilitazione di tutte le risorse umane disponibili per far compiere alla nostra isola lo scatto tanto atteso verso il nuovo sviluppo. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Presidente, mi scuso con lei e con l'Aula per essere arrivato in ritardo, ma ho avuto un grave problema familiare, per cui chiedo, se è possibile, inserire comunque il mio intervento nella scaletta. Grazie.

PRESIDENTE. Possiamo adottare la procedura che abbiamo adottato per l'onorevole Dettori; se l'Aula non ha obiezioni, le darei la parola.

COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Grazie Presidente, ringrazio anche i colleghi.

Signor Presidente, signori consiglieri: il dibattito che si è svolto in questi giorni, ha presentato dei profili di grande interesse e particolarmente apprezzabile è stato il tono costruttivo che si è dato sia da parte dei colleghi della maggioranza, sia da parte dei colleghi dell'opposizione.

Sono stati individuati alcuni tratti portanti su cui in particolare i colleghi dell'opposizione hanno articolato gran parte dei loro interventi, ed io su alcuni di questi vorrei soffermarmi, partendo da quello che forse e stato il punto di maggiore scontro in questi mesi di dibattito sulla manovra finanziaria tra maggioranza ed opposizione, e cioè l'articolo 19 della legge 37, il cosiddetto piano per il lavoro.

Vorrei dire ai colleghi dell'opposizione, in particolare, che io non credo che ci si debba scandalizzare se su un problema di questo genere ci siano visioni contrapposte. La legge 37 nasce da una visione del mondo, dei rapporti sociali particolare, di una parte ben individuata da una filosofia politica ben precisa, la maggioranza di centrodestra che oggi governa la Regione ha una sua visione del mondo, una sua visione delle cose, che è profondamente diversa.

I nostri dubbi e le nostre perplessità nascono sostanzialmente dall'idea che nuovi posti di lavoro stabili possono nascere da un sistema economico debole ma sano, dove il potere pubblico, sulla base di una meditata programmazione esprima indirizzi, favorisca le imprese ed elimini tutti i fattori di freno alle imprese, di strangolamento che vengono determinati soprattutto dalla burocrazia.

Il collega Cogodi nel suo intervento ha fatto riferimento al fatto che verranno creati oltre 6 mila posta di lavoro stabili, citando le certificazioni dei comuni. Io esprimo la speranza che questo davvero accada, ma non posso non constatare che una cosa è quello che i comuni certificano a priori, un'altra cosa poi saranno i risultati che effettivamente si avranno e che noi non potremo che verificare ex post.

Con questo con sto dicendo, sia ben chiaro, che si sono dichiarate cose false. Dico semplicemente che ci troviamo per il momento a questo riguardo nell'ambito della speranza, ovvero i comuni (io non mi sorprendo di questo) hanno dimostrato una grande capacità programmatoria e d'intervento, nel senso che è incontestabile che la quasi totalità dei comuni ha tempestivamente programmato le risorse assegnate dalle legge 37, così come qualunque amministratore accorto avrebbe fatto. La valutazione poi della reale capacità di creare posti di lavoro è tutta da verificare.

Quindi, i dubbi nascono da questo, perché noi abbiamo la sensazione che spesso in Sardegna le cosiddette "politiche attive del lavoro" si siano articolate più attraverso slogan, più attraverso interventi annunciati, più attraverso panacee che volta per volta dovevano in qualche modo risolvere, e per lo più si sono risolte invece in un palliativo piuttosto che in un intervento risolutivo vero.

A distanza di anni, quando poi la politica degli slogan sarà tramontata, credo che potremo dire che invece ben difficilmente, quando l'ente pubblico, quale che esso sia, è intervento sull'economia, ben difficilmente ha prodotto risultati davvero concreti.

Su una cosa devo dare però ragione al collega Cogodi, quando dice che se si deve andare a valutare la bontà dei progetti, la effettiva capacità dei progetti delle amministrazioni comunali di produrre posti di lavoro, non si capisce perché analoghi canoni non si debbano applicare a tutti quei soggetti privati che ricevono miliardi e miliardi di sostegno da parte della Regione, senza che poi si vada a verificare qual è la ricaduta effettiva in termini di posti di lavoro.

Questo non vale soltanto, sia detto per inciso, per le risorse per il lavoro, ma per tutte le risorse regionali, perché una delle grandi questioni che la Giunta si appresta ad affrontare è quella dell'introduzione di meccanismi di controllo e di gestioni tali da consentire all'Esecutivo, ai direttori generali e al Consiglio regionale di avere una chiara idea di che cosa accade delle migliaia di miliardi che la Regione spende, se sono utili allo sviluppo, quanta parte di essi, invece, è improduttiva e fa parte di quelle spesse incrostazioni che è così difficile eliminare.

Pure, credo che sull'articolo 19 si sia avviato un confronto produttivo tra maggioranza ed opposizione, e credo che dell'articolo 19 si possano recuperare quegli aspetti positivi che possano consentire ai comuni di operare meglio, possano consentire ai comuni una messa a punto di quanto già hanno avviato e possano garantire così migliori risultati.

Il collega Balia ha affrontato nella sua relazione anche il tema del decentramento e del rapporto tra la Regione e gli enti locali, ne parlo per connessione rispetto all'articolo 19.

E` facile riconoscersi nelle tesi del collega Balia. Non posso naturalmente non rilevare che ci aspettiamo molta convinzione in questo, e molta determinazione posto che non riteniamo che si possano sostenere a seconda del posto in Aula in cui si è collocati le une e le altre tesi.

Un'altra cosa condividiamo di quanto è stato detto, circa la necessità - ed anche qui abbiamo trovato riscontri positivi da parte della Giunta - laddove è possibile recuperare le risorse per il sostegno alle imprese, perché riteniamo che la strada da percorrere per la creazione di posti di lavoro in Sardegna e di posti di lavoro stabili non possa che essere questa.

Abbiamo appreso positivamente la notizia che la Giunta ha avuto l'opportunità di reperire ulteriori risorse per la legge 9, che prevede interventi sul turismo che noi riteniamo uno (non noi come riformatori ma come maggioranza, posto che questa è un'idea condivisa ampiamente dalla maggioranza) dei settori strategici su cui articolare l'azione di governo, e uno dei settori strategici per una seria politica di sviluppo. Gli interventi che sull'articolo 3 anche della legge 37, tutti quegli interventi che possano sostenere le imprese.

Credo che su queste basi anche con i colleghi dell'opposizione si possa stabilire un rapporto produttivo, sempre che non si verifichino (e mi dispiace dover stigmatizzare questo) situazioni del tipo di quella che si è verificata in Aula venerdì scorso, allorché per quello che io ritengo un banale ritardo, una banale richiesta di spostare e differire l'avvio dei lavori in Aula di un'ora, poi si è creata una situazione di tensione in Aula che forse si poteva evitare.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Grazie Presidente. Occorre dire a questo punto dei lavori ( poi per la parte nostra lo riprenderà il collega Selis) che si può fare una prima valutazione del lavoro che è stato svolto, partendo però dal confronto che c'è stato in Commissione, e dalla prima proposta che l'assessore Pittalis per la Giunta ha presentato in Commissione, per valutare (così come richiamava il collega Balia nel suo intervento) le modifiche che sono state introdotte.

C'è già stata una prima correzione della finanziaria licenziata dalla Giunta, una prima correzione che quando noi abbiamo comunicato al collega Pittalis l'esigenza di farla, c'era stato risposto negativamente, e solo dopo alcuni giorni di confronto in Commissione, le modifiche che sono state introdotte hanno sensibilmente migliorato il testo che la Giunta aveva licenziato. Questo lo possiamo riconoscere.

Eravamo in presenza di una chiusura da parte della Giunta, sono state date delle indicazioni da parte della Coalizione autonomista, e queste indicazioni sono state parzialmente accolte. Cosa dobbiamo dire? Che non riconosciamo le parziali correzioni?

No. Noi siamo persone serie, lo affermiamo: c'è già una correzione in atto a seguito dell'iniziativa che noi abbiamo assunto in Commissione.

E se la Giunta, la maggioranza avesse accolto il metodo che noi abbiamo proposto in Commissione, dalla Commissione sarebbe stata licenziata una finanziaria diversa da quella che è arrivata Aula, e che ci costringe ancora a tenere alto il confronto perché, pur in presenza di correzioni, le risposte sono insufficienti, fortemente insufficienti.

Occorre procedere, se siamo d'accordo - lo dico ai colleghi della maggioranza - se siamo d'accordo (perché non è obbligatorio essere d'accordo), c'è un maggioranza con le idee chiare e precise, l'abbiamo potuto verificare anche attraverso l'intervento del collega Fois, nella chiarezza dell'impostazione e soprattutto del riferimento ai paesi sottosviluppati, all'esigenza di evitare che anche noi diventiamo come l'Africa (è una sensibilità che quando stava con noi in maggioranza non aveva mai dimostrato, ma vedo che questa frequentazione nuova sta determinando un miglioramento anche di tipo culturale da parte del collega Fois). La cosa che non condivido, ed è per questo che occorre - lo dico per i colleghi che devono ancora intervenire - la cosa che non condivido è quella parte dell'intervento di Fois che dice: "Badate, la finanziaria va bene perché riprende il lavoro che avevamo fatto noi ("noi" sta per lui) quando eravamo in maggioranza con Palomba".

FOIS (P.P.S.). "Anche".

CUGINI (D.S.-F.D.). Anche quello.

FOIS (P.P.S.). Le cose buone non sono tutte da buttare.

CUGINI (D.S.-F.D.). Per esempio le politiche ambientali...

FOIS (P.P.S.). Se vuoi fare sarcasmo fallo.

CUGINI. Non è sarcasmo! E` scritto nel tuo intervento! Tu hai detto che la finanziaria va bene perché viene ripreso il lavoro che è stato svolto della Giunta Palomba.

FOIS (P.P.S.). No, io di Palomba non ne ho parlato.

CUGINI (D.S.-F.D.). Dalla Giunta precedente, dall'esperienza che hai fatto tu al Governo.

FOIS (P.P.S.). Ed è stata positiva.

Quindi, la parte positiva della finanziaria è riferita…

FOIS (P.P.S.). Non tutta.

CUGINI (D.S.-F.D.).La parte, ho detto; la parte positiva della finanziaria è riferita al lavoro che hanno fatto i colleghi Fois, Onida quando erano nella Giunta Palomba e, quella parte della finanziaria, viene accolta da questi colleghi, quindi dal Partito Popolare Sardo, perché in continuità con gli atti amministrativi della vecchia maggioranza.

Allora mi chiedo: se questa è la lettura che la maggioranza a questo momento dà, perché è l'unico intervento che è stato svolto da parte della maggioranza, se questa è la lettura, collega Pittalis, perché ho visto che quando il collega Fois interveniva, lei faceva di testa dicendo "sì, sì,"; non so se il "sì, sì" era riferito a "parla, parla, tanto non ti ascolto", oppure se c'è disponibilità a procedere su questa linea.

Allora se è così, se siamo in continuità, allora abbiamo noi ancora di più ragione nel dire che occorre procedere nella correzione della proposta che voi avete licenziato nella Commissione, perché l'intervento della maggioranza sin qui svolto, dice che ci sono le volontà nella maggioranza per trovare le risorse per le politiche ambientali, per il sostegno all'impresa, per operare positivamente con la modifica della legge sui PIA, per trasferire agli enti locali la risorsa storica, per avviare i provvedimenti e i provvedimenti sui centri storici, per finanziare la ricerca, l'istruzione e il diritto allo studio, questi sono i punti che noi abbiamo sottoposto alla vostra attenzione.

Allora, se c'è questa volontà (che io non ho ancora colto appieno, lo dico per il collega Usai e per il collega Floris) se c'è questa volontà, perché non la comunicate attraverso un testo modificativo della finanziaria che è stata licenziata dalla Commissione? Ossia se la Giunta e la maggioranza hanno prodotto un'ulteriore modifica sulla linea che noi abbiamo indicato, perché il collega Balia, poi ripreso dagli degli altri colleghi, abbiamo sostenuto, hanno sostenuto e stiamo sostenendo che occorre andare al ripristino dei finanziamenti che erano presenti a sostegno del lavoro, dello sviluppo degli enti locali nel 1999. E` questa la linea.

Se la linea è questa possiamo trovare un punto d'incontro. Ma se la linea non è questa, è chiaro che ci stiamo allontanando da una possibile soluzione positiva. Ci stiamo allontanando da una possibile soluzione positiva sull'indicazione che noi abbiamo proposto alla vostra attenzione.

Al momento le disponibilità su quell'impostazione noi non le conosciamo, e quindi non possiamo, in modo definitivo, dire se c'è la possibilità di un confronto su una parte degli emendamenti che abbiamo preparato, o se invece non sia il caso (io invece penso che al momento sia il caso, lo dico per i colleghi della Coalizione autonomista) è il caso di confermare tutti gli emendamenti che abbiamo predisposto.

Perché abbiamo bisogno di una valutazione ancora più vicina per stabilire se effettivamente si accetta la linea che noi abbiamo indicato con la relazione di Balia e che vogliamo che venga confrontata con le scelte che state facendo voi.

Aggiungo, collega Pittalis: comprendo perfettamente che la nostra indicazione di lavoro, per una parte, ma non sono grado di quantificare, ma per una parte ha bisogno di un approfondimento ulteriore; ha bisogno forse di una verifica, come in Commissione abbiamo più volte ripetuto, una verifica da fare sui residui passivi, verifica de fare sugli investimenti effettivamente realizzati, e questa verifica può darsi che abbia bisogno di tempo, io hanno sono in grado di dirlo. Voi invece siete in grado di rispondere a questa nostra domanda: che tempo occorre?

Se occorre tempo, qual è il tempo da qui all'assestamento per cambiare la finanziaria che voi avete portato in Consiglio?

Se è così - lo dico per i colleghi della maggioranza - esplicitatelo chiaramente, perché questa è una strada che ci può portare, anche se in una fase successiva, ad un punto d'incontro.

Per adesso le cose non stanno così, allora è inutile - lo dico per tutti - è inutile dare all'esterno l'idea che siamo vicini a una conclusione unitaria per rasserenare gli animi e poi tendere il tranello del sostegno della finanziaria che è stata licenziata dalla Commissione per colpire, onorevole Pittalis, il sistema delle imprese.

Voi dovete leggervi le dichiarazioni che il sistema organizzato delle imprese sarde ha fatto in Commissione; leggerle e costruire una risposta. E se voi costruite quella riposta, anche non rispondendo a noi, rispondendo alle loro domande, le due finanziarie che sono in discussione, la nostra e la vostra possono diventare una, ma se si procede su questa strada.

Se invece, Pittalis, lo dico senza nessuna difficoltà, si vogliono accantonare le risorse per rispondere ad alcuni emendamenti che ho letto, che sono stati presentati, e pare che qualcuno sia diventato anche testo, e che accende, lo dico in termini chiari, il conflitto d'interessi in Sardegna e con questa finanziaria, se si vuole procedere su quella strada, ossia se il patto politico che ha preceduto la nascita della Giunta di Mario Floris ha come punto d'incontro l'uso delle risorse pubbliche per rispondere ad alcune famiglie della Sardegna, bene, su questa strada non ci può essere nessun accordo.

Nessun accordo, caro Edoardo Usai. So che tu sei contrario a quel tipo d'intervento, ma non potete chiedere che noi accettiamo l'idea del confronto sul conflitto d'interessi solo perché qualche consigliere regionale su quell'emendamento ha cambiato casacca!

L'intervento che ha fatto ieri il Presidente della Giunta, Mario Floris, per proporre un'intesa del Consiglio, un'intesa di alto livello, mettendo avanti gli ideali dell'autonomia per confrontarci con il Governo nazionale e per partecipare al governo dell'Europa, con una posizione attiva da parte della Regione, non può essere fatto in una situazione come questa.

Non può essere fatto in una situazione come questa. Non siamo più ai tempi delle intese autonomistiche, della grande Democrazia Cristiana e del grande Partito Comunista Italiano. Sono passati vent'anni e dopo vent'anni abbiamo una Regione che conosciamo, che ha bisogno di grandi riforme, non delle riforme di Fantola, ma delle riforme vere per cambiare la Regione.

Allora non si può fare un'operazione di convergenza se non c'è da parte dei più attenti del Consiglio regionale, se non c'è attenzione e se non ci sono risposte chiare per il sostegno del sistema produttivo. Bloccare il sostegno alle imprese, Pittalis, è un delitto, poco o molto che sia; però il sistema organizzato delle imprese ha valutato positivamente (poi degli studi specifici sulla lettura nella nostra situazione economica lo hanno confermato) gli aiuti che gli sono stati concessi negli anni precedenti.

Loro, nella loro autonomia hanno dichiarato che occorre ripristinare quella impostazione, che non c'entra niente con il richiamato indebitamento della Regione Sarda.

Il DPEF l'abbiamo votato noi e voi. Noi l'abbiamo votato perché avevamo partecipato alla costruzione; voi, dopo la dichiarazione in Commissione che non era un DPEF aderente alla realtà, che ne avreste fatto un altro voi aderente alla realtà, dopo quella dichiarazione lo abbiamo votato in aula tutti insieme. Noi siamo per il risanamento senza colpire il sistema produttivo, senza colpire gli enti locali, senza colpire la parte più debole della società sarda.

Noi abbiamo sempre detto che la risorsa pubblica e la pubblica amministrazione deve essere sempre attenta soprattutto per rispondere agli ultimi della società. Invece qui siamo di fronte a un'operazione che non risponde alle attese del sistema produttivo e introduce un elemento di grande turbativa.

Io voglio sapere prima di procedere a un ulteriore confronto, voglio e vogliamo sapere se verrà liberato il campo da quei provvedimenti che accendono il conflitto d'interessi.

Se non si fa chiarezza su questa parte, non si può chiedere alla Coalizione autonomista di costruire soluzioni. Non si può chiedere!

E' normale ne non si chieda, Pittalis. Capisco che uno debba difendere la propria azienda, è già capitato. E' capitato subito dopo l'elezione regionale che qualche consigliere regionale è passato da un partito all'altro perché aveva questioni sue dirette. Ma non si può procedere su quella linea. Non si può procedere adesso sulla linea della conferma di un'impostazione, che è quella di rispondere a situazioni aziendali rappresentate in questo Consiglio regionale direttamente da colleghi. No, su questo non c'è intesa.

Aggiungo e chiudo su questa parte: liberate il campo, togliete questo macigno dalla strada della finanziaria. Se non lo togliete non ci sarà accordo; se lo togliete ci sarà punto d'incontro, e voi sapete che da parte nostra c'è sempre disponibilità alla costruzione di soluzioni unitarie, e ho aggiunto anche per qualcuna spostata nel tempo per darvi la possibilità di operare positivamente.

Noi siamo qui a confermare l'indicazione che abbiamo dato in apertura dei lavori. Vogliamo conoscere gli emendamenti che trasferiscono il testo che avete sottoscritto con i sindacati nella finanziaria. E' compito vostro, non nostro. Il nostro compito è fare in modo che alla legge 37 venga rispettata in tutte le sue parti. L'accordo che avete firmato con i sindacati va su quella linea, le opinioni che ci siamo scambiate sul testo confermano che andiamo al ripristino totale della legge 37; ci dovete rispondere con gli emendamenti per quanto riguarda la legge 36 riferita agli sgravi contributivi, che fa parte anche quello della discussione che avete fatto con i sindacati; dovete rispondere alla domanda riferita al sostegno all'impresa, quindi, ripristinando i parametri del 1999. Lo dico anche per il collega Contu che mi diceva: "Precisate qual è la vostra posizione, in modo tale che si possa ragionare in modo più stringente su possibili soluzioni", e io sto ragionando senza nascondere nulla. C'è bisogno di fare una verifica sui PIA, sullo strumento legislativo che sappiamo tutti essere carente, e lo stiamo dicendo. Occorre, quindi, andare all'aggiornamento del testo, in modo tale che lo sviluppo locale risponda meglio all'esigenza che c'è da parte dell'impresa e degli enti locali di utilizzare le risorse finalizzate alla creazione di occupazione. E poi l'altro aspetto che è stato richiamato dagli interventi

(FT/9) che mi hanno preceduto: il trasferimento agli enti locali.

Assessore Milia, mancano 20 miliardi. Bisogna rimettere quei 20 miliardi perché quella è una spesa storica, ed è chiara anche questa posizione.

Occorre dire in replica e poi in finanziaria che cosa si intende fare sui centri storici; anche lì c'è un'aspettativa che si è messa in moto, ci sono le attese, non solo dei Comuni interessati che sono tutti, ma del sistema produttivo, perchè l'intervento nei centri storici è una risposta che viene data alla piccola impresa locale sarda. Questo è un altro aspetto degli emendamenti che devono essere predisposti.

Presidente Spissu, finisco, ci fosse stato Serrenti, avrei continuato per aiutarlo nella direzione dei lavori, però nel suo caso, no.

Quindi concludendo, voglio dire che questa è la linea, queste sono le condizioni, questo terreno di confronto ci dà la possibilità, almeno per la parte più attenta alla discussione politica, ci dà la possibilità di misurare le idee, poi verifichiamo sui contenuti se siamo vicini o lontani. Ma c'è quella premessa che ho fatto, e che non può essere elusa, senza la quale non si può senz'altro ipotizzare una soluzione unitaria della discussione sulla finanziaria e neanche dei provvedimenti che possono interessare il Consiglio nei prossimi mesi. Il conflitto di interessi è un argomento che trova chiusa la porta di qualunque possibile intesa.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.

USAI (A.N.). Signor Presidente, colleghi: io farò brevi considerazioni per dare atto del comportamento non ostruzionistico e corretto da parte dei colleghi della Coalizione Autonomista, nel corso dei lavori della Terza commissione; così come devo dare atto - e volentieri lo faccio - dell'elevatezza degli interventi, dello spirito costruttivo che sta emergendo in questo dibattito, della correttezza mostrata in Aula, anche in Aula, da parte di quasi tutti i componenti della Coalizione Autonomista, perché c'è stata effettivamente nel corso di questo dibattito, ne parlava il collega Cossa poco fa, ed anche qualche intervento avvenuto in Aula è stato, secondo la mia opinione, un pochino sopra le righe. E se l'intervento sopra le righe lo fa chi l'ha fatto per mestiere nel corso di questi trent'anni, cioè, chi è stato barricadiero sempre, questo è un conto, gli può essere anche perdonato, perché fa il suo mestiere; il tono barricadiero assume invece una caratterizzazione e un'accentuazione diversa, se fatta da componenti di questo Consiglio che dovrebbero rappresentare l'ala moderata, l'ala tranquilla, la cerniera fra il centrosinistra e il centro-destra.

Per parlare della legge finanziaria: la legge finanziaria, onorevoli colleghi, che è stata esitata da questa Giunta, era la finanziaria possibile, che è venuta dopo un travaglio di cinque mesi - questo lo ricordate tutti - che non consentiva di dare alla Sardegna una maggioranza e una Giunta; quindi, una situazione di gravissima emergenza nella quale si è trovata la Sardegna a cui questa maggioranza ha cercato di dare una soluzione presentando un documento, che è il documento che noi ci apprestiamo a votare e che noi sosteniamo.

La legge finanziaria è stata - ricordiamocelo - il frutto della consultazione che Commissione e la Giunta ha svolto a 360 gradi con le categorie produttive, ed è sfociata poi - ma ne parlerò successivamente - in quell'accordo con le associazioni sindacali, peccato che non ci sia il Presidente Floris perché vorrei ricordargli che le associazioni sindacali non sono soltanto la CGIL la CISL e la UIL, c'è la UGL (Unione Generale del Lavoro), ci sono i sindacati autonomi, c'è tutto un mondo sindacale che, ahimè, non ha avuto la possibilità di sottoscrivere questo accordo e credo che il Presidente Floris a questo nelle prossime occasioni riuscirà a porre rimedio.

Quindi, frutto della grande consultazione con le forze sociali, con i sindacati, con le associazione dei comuni. La legge finanziaria non è vero che non sia coerente con il documento di programmazione economica e finanziaria, perché il documento di programmazione economica e finanziaria poneva un limite all'indebitamento e intraprendeva la strada del risanamento, e il documento di programmazione economica e finanziaria, che è stato approvato all'unanimità, rispecchiava la filosofia del risanamento.

Ci siamo resi conto tutti, si è reso conto per primo l'ex assessore Pier Sandro Scano che ha avuto un ruolo importante nella passata legislatura e che ha avuto un ruolo per quello che attiene il documento di programmazione economica e finanziaria. cioè ci si è resi conto che la politica dell'indebitamento aveva gambe corte e fiato grosso, perché, parlo in generale, ma mi riferisco anche alla Sardegna, si è nutrito un sistema di governo alimentato da un consenso drogato, molto spesso ottenuto con uno spreco di risorse difficili da contenere.

Si è usata la finanza pubblica non solo in Sardegna, però questo è accaduto, per acquisire consenso, per alimentare - questo sì - clientele, per accontentare amici, per accontentare clienti, e quanti altri conflitti di interessi ci sono stati, caro collega Renato Cugini, e questo meccanismo ci ha portato ad una situazione che adesso è difficilmente gestibile effettivamente. Ora quel sistema è entrato in crisi, ce ne siamo resi conto tutti che è entrato crisi, perché la società civile, perché nel 1999 i sardi hanno chiesto un cambiamento, hanno chiesto un cambiamento di mano, hanno chiesto una discontinuità rispetto al passato chiedendo che fosse altra classe di governo con altra cultura di governo, a dover governare la Sardegna. Vedo che lei approva con ampi cenni del capo e sono lieto di questo.

Questo centrosinistra che ha governato nel corso di questi 20 anni e ci ha lasciato un Regione un po' fiacchetta, che ha mancato o rischia di perdere il treno della modernità, che ha speso tanto, molto di più rispetto a quanto riuscisse a produrre, con una crisi del sistema istituzionale che non sembra avere uguali nel sistema occidentale. Diceva saggiamente ieri un collega: siate oggettivi per il passato se volete che noi siamo oggettivi per il presente. E l'affermazione è saggia; però dalla oggettività che noi siamo disposti ad avere come canone, come metro di valutazione, ad una possibile beatificazione di quella che è stata la Giunta Palomba, mi pare che passi forte differenza!

Allora, il Governo della nostra Regione, con questa maggioranza che sorregge questo Governo, che è una maggioranza affidabile, che è una maggioranza che esiste, che è una maggioranza politica, che è una maggioranza - Dio voglia - che riesce ad andare avanti nonostante tutto, questa maggioranza vuole porsi come promotrice di una politica del bilancio che sia politicamente ed economicamente corretta.

Diceva il collega Balia: "Voi approverete questa vostra manovra disattendendo le promesse fatte in campagna elettorale". E` proprio tutto il contrario! Perché noi stiamo cercando di dare risposte al patto che abbiamo fatto con gli elettori e daremo ulteriori risposte al patto che abbiamo fatto con gli elettori quando sarà passato lo stato di necessità e l'emergenza.

I sardi hanno promosso, e sono d'accordo, il programma di risanamento della spesa pubblica, il programma di rendere produttiva la spesa e di risolvere le diseconomie che ci sono; noi difendiamo questo progetto, quel progetto che abbiamo proposto ai sardi e il progetto per il quale siamo in Aula.

Certo, abbiamo la voglia di fare meglio, l'ansia di fare meglio, attraverso un cammino che non è facile, un cammino che dev'essere lastricato di riforme per le quali riforme dovremo dare il meglio di noi stessi.

Riformare vuol dire non soltanto incidere sulle norme che presiedono ad un migliore incedere delle istituzioni; riformare è rivestire un abito mentale nuovo nella vita amministrativa della Regione; riformare è cercare di disincrostare mal costume e leggerezza nell'attuazione delle leggi; riformare non è cancellare in modo manicheo ciò che proviene da un passato che non ci piace; riformare è interpretare in modo intellettualmente onesto il mutamento, il mutamento della società, i meccanismi che a quel mutamento sono chiamati a presiedere.

Allora, scendiamo nello specifico dell'accordo siglato fra la Giunta e le associazioni sindacali. Non è vero che la Giunta Floris abbia detto che la legge 37 doveva essere cestinata. Non è vero! Ed è per questo che la Giunta prosegue nella attuazione della legge 37. C'è però una strada da percorrere, lo riconoscete anche voi: lo strumento della 37 dev'essere affinato per consentire il raggiungimento degli obiettivi.

Ho l'esempio di Cagliari; molti enti locali hanno effettivamente applicato adeguatamente la legge 37 che ha necessità, però, di quei controlli rigidi per verificare se i denari erogati dalla Regione vanno a creare lavoro stabile o servono a costruire ponti, ad asfaltare strade o a dare lavoro occasionale. A Cagliari le cose sono andate diversamente perché se la legge viene attentamente interpretata e verificata, esistono effettivamente le possibilità di creare nuovi posti di lavoro, di creare impresa e di arginare in questo modo la disoccupazione.

Parlavo prima di Cagliari che ha messo sul tappeto 36 progetti per un finanziamento complessivo di 23 miliardi, destinati interamente ad imprenditori privati. Certo, non sono progetti che riescono a mutare il volto di Cagliari, ma certamente ad abbellirlo, a rendere l'arredo urbano più vivibile e a fornire servizi che non sono attualmente disponibili con le risorse ordinarie.

Credo che questa fosse una richiesta forte della Coalizione Autonomistica, se io non erro. Così com'era ed è, credo, una richiesta forte della Coalizione Autonomistica la legge 25; e la legge 25 non è soltanto una rivendicazione della Coalizione Autonomistica, perché ricordo bene in maggioranza (e l'onorevole Cossa me ne può dare) che lo stesso onorevole Cossa ha insistito fortemente perché la legge 25 avesse possibilità di continuare a marciare. E la 28? La 28 crea occupazione e comunque viene in soccorso dell'imprenditoria giovanile. E la 36? Chi non la ricorda? Nella passata legislatura è stata una legge che è stata fortemente voluta da Alleanza Nazionale e dal Polo e voi sostenete di volere l'applicazione della 37, che avverrà, della 25, della 28 e della 36, tutte cose che dovrebbero trovare, forse, maggiore attenzione anche da parte della Coalizione Autonomistica.

Questo è stato il primo approccio ai problemi, un approccio dettato da una situazione di emergenza che conoscete e che conosciamo tutti quanti. La rifinitura, la rivisitazione, l'approfondimento dell'attenzione ai problemi che ci stanno a cuore, e che stanno a cuore a tutti - perché in fondo sono i problemi della Sardegna, di quella Sardegna che vota a destra, che vota al centro e che vota a sinistra - avverrà successivamente quando la Giunta esiterà l'assestamento e la nuova legge finanziaria.

Allora sarà finita l'emergenza, la fretta non sarà più consigliera e ci sarà la possibilità di confrontarsi, ma forse questa possibilità di confrontarsi fra maggioranza ed opposizione esiste già da adesso, su due linee politiche e di pensiero che sono diverse e divergenti, ma che non necessariamente su alcuni problemi devono divergere.

Non sto parlando, ovviamente, di pasticci, di consociativismo e di intese trasversali, sto parlando, nel rispetto dei ruoli, di una maggioranza che governa autonomamente e di un'opposizione che svolge responsabilmente il suo ruolo. In questo quadro di estrema chiarezza istituzionale è auspicabile non un clima di scontro, che non giova né alla Sardegna, né al Consiglio, né alla dignità delle istituzioni, ma quella serena e sana dialettica contrapposizione fra maggioranza ed opposizione che, in fin dei conti, consente lo sviluppo e il consolidarsi della democrazia e che è il seme fecondo di quel bipolarismo al quale guardano con speranza molte forze politiche presenti in Consiglio e moltissimi sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi; le azioni e le iniziative politiche, poste in essere all'indomani delle elezioni del giugno scorso per formare l'attuale maggioranza a sostegno della Giunta del centro destra, hanno innescato una serie di pericolosi meccanismi che è difficile arginare per ricondurre alla normalità il confronto democratico.

Neanche l'appello all'unità del Presidente Floris può essere accettato così, solo come primo ed unico richiamo; l'unità va costruita nella concretezza delle cose, nei metodi e negli atteggiamenti. La Giunta e l'attuale maggioranza, credo incomincino a verificare più concretamente quali siano le conseguenze che derivano dal mancato rispetto delle più elementari regole della politica e, in questo clima di vero e proprio scontro infinito, risulta difficile riuscire nell'impresa di dar vita ad un confronto alto, serrato e costruttivo.

Fra questi il bilancio rappresenta, senza ombra di dubbio, uno dei più importanti banchi di prova per misurare l'azione della Giunta, la sua capacità ed anche la tenuta della maggioranza di centro destra che la sostiene.

Con il bilancio vengono meno le attenuanti inerenti la tempistica ed aumentano le responsabilità politiche della Giunta, della maggioranza di centro destra, ed emergerà, finalmente, quale sia il senso della manovra e quanto alto il suo grado di efficacia e di innovazione.

L'esordio non è stato dei più brillanti; la Giunta ha proposto il bilancio, ha ipotizzato una serie di tagli indiscriminati a comuni e categorie produttive salvo poi, in tutta fretta e dopo il necessario confronto con le forze sociali e con li stessi sindaci, annunciarne praticamente la riscrittura, attraverso una serie di integrazioni, a beneficio prima per le categorie produttive e, a distanza di poche ore, anche per gli stessi comuni. E' di questi ultimi giorni un'ulteriore integrazione per il settore cooperativistico, sulla cui importanza il loro Presidente ha avuto modo, in un convegno apposito, fare le giuste rimostranze. Una serie di rattoppi ed aggiustamenti in attesa di una vera e propria manovra di aggiustamento e con la promessa di un nuovo DPEF entro il prossimo mese di maggio.

Tutto ciò che la Giunta ci propone assume carattere transitorio; tutto ciò che la Giunta non fa è legato alla ristrettezza dei tempi a disposizione. Se accettassimo simili giustificazioni dovremmo esimerci dall'esprimere un qualsiasi giudizio sulla finanzia, sul bilancio e avremmo dovuto esimerci dal giudicare il DPEF, chissà per quanto.

Nemmeno del succedersi delle varie giunte dell'era Palomba era presente una così marcata continuità politica, com'è quella che questa Giunta e questa maggioranza mostrano nei confronti dell'ultima edizione del Governo del centrosinistra. Questi ultimi, pianificano l'uscita di massa dallo stato di necessità con il piano del lavoro dei "fantasmatici" "mille miliardi" e i primi, dopo averlo aspramente combattuto dai banchi dell'opposizione, una volta diventati maggioranza, ne favoriscono le fasi di attuazione. Su questo ci ritorneremo. Entrambi continuano a negare il ricorso a politiche assistenzialistiche ed entrambi destinano risorse a fondi per l'occupazione senza che questa sia conseguenza di più dinamici processi produttivi e di sviluppo. E in questo circolo vizioso, che sembra non aver fine, continuano a scambiarsi il ruolo di maggioranza e di opposizione, tranne alcuni amici che stanno sempre in maggioranza nell'interesse del popolo sardo, e quindi lo approvano a sinistra, lo riapprovano a destra, cioè sono coerenti con le loro posizioni, perlomeno di carattere programmatico.

Ma la verità vera nasce dall'intesa di venerdì scorso con le organizzazioni sindacali: ed allora, il tutto porta a riscontrare che tanto quest'Aula non può essere considerata la "sagra dell'imbecillità politica" perché credo che nessuno di noi abbia interesse a continuare a subire un processo come quello che in questi giorni quest'Aula ha dovuto passivamente subire.

Mi spiego meglio: l'inizio di questa finanziaria parte con un discorso abbastanza semplice che è quello di ridurre la spesa, l'indebitamento, e quindi con una serie di tagli nei settori più disparati, che sono quelli per il piano per il lavoro, con gli enti locali, con le associazioni di categoria, e il tutto genera una protesta collettiva. Avviene il secondo round di incontri con tutti questi soggetti che questa volta entrano all'incontro con la Giunta, ritrovano il denaro perso la prima volta ed escono contenti.

Credo che questo non sia il modo migliore né di programmare una Regione come la nostra né, tanto meno, un modo corretto per posizionare una finanziaria dove l'intero Consiglio, quindi tutti i consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, non possono stare ad aspettare giorno per giorno che lo si costruisca o lo si ricostruisca in modo forse anche accettabile. Ci si è dimenticati dell'API Sarda come associazione di categoria, la protesta è venuta fuori ma questo non vuol dire che, in queste ultime ore, anche l'API Sarda non possa incontrare nuovamente (dico nuovamente perché l'ha già fatto la Giunta) e ritrovare pezzi di danaro e di finanziamenti perduti e non recuperati.

Del resto, l'hanno fatto gli industriali, l'ha fatto la CNA, l'hanno fatto in diversi. Credo che questo sia un modo furbesco per accreditarsi, per far sì che diversi soggetti interlocutori possano poi favorire maggior consenso verso chi, prima in modo negativo ma poi in modo positivo e definitivo, rimette finanziamenti nei capitoli di interesse dei soggetti che a quegli incontri hanno partecipato.

Non posso dimenticare che nelle dichiarazioni programmatiche (e poi il discorso credo diventi anche più interessante quando si parla, come ha fatto il Presidente, delle politiche delle entrate) ma le dichiarazioni programmatiche non le ha fatte cinque anni fa, le ha fatte pochi mesi fa e si contraddicono immediatamente in quell'intervento che ha fatto ieri il Presidente della Giunta; non può rilasciare dichiarazioni e scrivere nelle proprie dichiarazioni programmatiche che il progetto catalano è quanto di meglio questa maggioranza e questa Giunta si propongono, oppure che addirittura - la cosa mi fa piuttosto sorridere - è una Giunta non di destra, non di sinistra, ma è una Giunta sardista.

Sardisti lo si è nell'anima, in una cultura, in un processo che avviene nel tempo. Non credo che sulla via di Damasco nessuno di voi sia stato colpito e non credo che nessuno di voi sia mai stato sardista o lo sia diventato oggi, ora per accreditarsi chissà davanti a chi. Non c'è storia, non c'è passato che lo possa dimostrare; c'è una storia e un passato e quindi mi richiamo all'intervento dell'onorevole Usai quando dice che è il centrosinistra che ha governato in questi ultimi vent'anni.

Certo, il centrosinistra ha governato in questi ultimi vent'anni e fra quelli che hanno governato in questi ultimi vent'anni, quel centrosinistra, voi oggi avete lo stesso Presidente, che, per un certo periodo, ha governato da Presidente della Giunta; avete lo stesso Presidente che ha fatto anche l'assessore in quei vent'anni di centrosinistra.

Ed allora, non vi lamentate, è una vostra scelta, non si può guardare dietro e vedere tutto e solo come negativo e, poi, guardando il presente e il futuro, quello che è negativo per vent'anni diventa positivo dal giorno dopo. Credo che la coerenza in questo sia d'obbligo per chi rappresenta forze politiche autorevoli in quest'Aula. E quindi, ogni azione e ogni iniziativa diventa lecita una volta seduti sui banchi della maggioranza in nome dello spropositato indebitamento della Regione. In una simile situazione diventa compito arduo riuscire a trovare argomenti che possano avere elementi di concretezza per affrontare un dibattito importante come quello per l'approvazione del bilancio.

E allora, non solo nel fare la politica della lamentazione, possiamo verificare in quale altro modo ci si può adoperare per recuperare le risorse, in quale altro modo ci si deve disciplinare, in quale altro modo, pur copiando, ci si può adattare a cambiare un momento di grande difficoltà e di situazione amministrativa ormai insostenibile.

Mi chiedo, ad esempio, perché, a proposito dell'indebitamento, non si predispongano puntuali e tempestive verifiche sull'attuazione dei programmi di spesa. E' del tutto inutile continuare a enfatizzare cifre e debiti della Regione senza che si compia un'attenta verifica su ciò che è stato speso; avremo modo di constatare che la Regione sostiene costi per mutui senza che vi sia spendita di fondi a disposizione, e quando ciò si verifica avremo modo di discutere e procedere alla rimodulazione di quei fondi non spesi. Senza l'attivazione di tali verifiche continueremo ancora per tanto tempo a registrare l'ennesima denuncia sul livello spropositato raggiunto dall'indebitamente della Regione e, nel contempo, a sostenere costi per fondi che rimangono non spesi, utili soltanto a produrre interessi passivi.

Così come continua a preferirsi la politica dell'allarme sul debito regionale piuttosto che ricercare soluzioni per far sì che si riducano, ove è possibile, le cause per il ricorso all'indebitamento. Non si è valutata, ad esempio, la contrazione di quanti mutui la Regione avrebbe evitato per far fronte agli impegni assunti se i trasferimenti ordinari, quelli tributari, dallo Stato alla Regione fossero stati certi e costanti. Altre Regioni a Statuto speciale hanno non solo valutato e colto l'importanza di tale costanza e certezza nei trasferimenti, ma vi hanno da tempo posto rimedio dando attuazione alle specifiche norme statutarie.

E' il caso del Friuli Venezia Giulia che già dal '97 si assicura entrate certe e costanti anche nel modo in cui imprese individuali o società con dipendenti superiori a 100 unità trasferiscano la sede legale in altra regione o in altro stato; evitano così il verificarsi di quanto accade da tempo in Sardegna, e cioè che un numero sempre maggiore di aziende non sarde operino in Sardegna per il tempo necessario per rastrellare le agevolazioni di settore e una volta che queste sono cessate trasferiscono non solo la sede legale, ma anche l'attività produttiva al di fuori della nostra regione.

Nel Friuli si è da tempo proceduto alla vera e propria codificazione di un sistema che prevede la liquidazione mensile delle quote di proventi erariali spettanti alla Regione. A tal fine è stata istituita una commissione paritetica che verifica e controlla costantemente i trasferimenti erariali fra lo Stato Italiano e la regione Friuli.

Sono questi gli esempi di come responsabilmente dovremmo affrontare con concretezza argomenti vitali per la nostra Isola. Noi sappiamo che i trasferimenti avvengono sempre e comunque con molto ritardo, che nel frattempo quel denaro non in nostro possesso, quindi non utilizzabile, ci costringe alla contrazione di mutui e di ulteriore indebitamento; quando il denaro arriva, alla fin fine, credo che buona parte di esso sia necessario per pagare quella parte di mutui, di indebitamento che nel frattempo si è contratto.

Nell'attuale finanziaria è invece del tutto assente la proposta innovativa; non vi è traccia di un possibile percorso su cui confrontarci, vi è quasi la rinuncia all'impegno comune per definire un'appropriata strategia, così come - sempre in tema di tributi - non si è sottolineato il fatto che dal primo gennaio 2000 alla Regione sarda è consentito organizzarsi in proprio per la liquidazione, l'accertamento, la riscossione e il relativo contenzioso inerente all'IRAP, l'imposta regionale sulle attività produttive.

Il ritardo con cui la Regione sta procedendo su questo versante credo non possa avere giustificazioni; occorre agire al più presto per far sì che la Regione possa dotarsi di un proprio ufficio tributi (quello attivato da pochissimo tempo ha necessità vera di una dotazione sia di uomini che di strutture adatte alla circostanza) per restare al traino dell'amministrazione finanziaria dello Stato. Tale scelta si è resa necessaria per le amministrazioni comunali che hanno dovuto costruire un proprio ufficio tributi al fine di riscuotere le imposte sugli immobili. E' un segno di efficienza che la Regione non può esimersi dal tracciare e a ciò si aggiunga l'obbligo di scongiurare il pericolo di dover far fronte a eventuali danni erariali, qualora non si dovesse provvedere entro i termini previsti dall'accertamento dell'imposta evasa.

Se si raffronta la complessità per un'efficiente organizzazione del settore con i termini previsti per l'accertamento (ricordo che la scadenza per l'imposta relativa al '98 è fissata al 2004) si comprende che questo pericolo è più concreto di quanto oggi possa apparire.

E' evidente come la Regione sarda non possa permettersi in questa materia, che è fondamentale per la formazione della propria autonomia, di negare la propria specificità evitando di costituire un proprio ufficio. Le nostre giuste proteste nel vedere demandante alla Sardegna competenze nei più svariati settori, senza i necessari strumenti e la garanzia delle opportune risorse atte a garantire la proficua gestione, rischiano di perdere di significato se la Regione non sarà in grado di organizzarsi dotandosi di una struttura altamente specializzata in modo da controllare e verificare costantemente il flusso dei trasferimenti erariali fra Stato e Regione e poter assicurare maggiori entrate alla Sardegna attraverso l'attività di accertamenti della riscossione delle imposte.

Sono questi alcuni argomenti che meritano una maggiore attenzione da parte della Giunta regionale e che meritano un costruttivo confronto in un'Aula che attende di vedere ripristinare le condizioni che garantiscano una ritrovata agibilità politica.

Per ultimo, un'osservazione: si parla di una maggioranza politica, si parla di una maggioranza affidabile, ma io credo che questa maggioranza abbia necessità di ben altro. Abbia cioè necessità di trovare la valenza politica e il motivo per cui alcune forze hanno deciso di stare insieme, ma soprattutto devono trovare la forza di costruire un progetto serio, non attraverso la consultazione fra forze politiche e singoli consiglieri (si potrebbero chiamare in altro modo ma non vorrei appesantire troppo il mio discorso), quindi con una compravendita che non può portare a niente.

Voglio ricordare che nella passata legislatura, nell'ultima Giunta Palomba, utilizzarono in quella circostanza lo stesso sistema di una compravendita di alcuni soggetti che non hanno portato certamente qualcosa di positivo. Lungo il percorso, quell'atteggiamento e quella strategia, credo sia stata pagata abbondantemente. Oggi questa maggioranza sta percorrendo in modo ancora più intenso ed avvilente quello scenario, lo sta percorrendo, ritengo, nel modo più sbagliato; le forze politiche devono avere la capacità, l'intelligenza, la forza di affrontarsi e confrontarsi su tematiche e su una progettualità seria che veda, comunque, aprire un dialogo e il confronto stesso in modo produttivo. Se invece la strada che si vuole ancora percorrere (dico ancora perché è da tempo che la si sta percorrendo) dell'acquisto e di una campagna acquisti che svilisce il ruolo di maggioranza, come va a svilire il ruolo dell'opposizione per altri motivi, credo che non abbia interesse per nessuno.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Floris Emilio. Ne ha facoltà.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Prendo la parola dopo aver ascoltato molti interventi che mi hanno preceduto da parte della maggioranza e da parte dell'opposizione.

Tra l'altro, fra questi interventi si è inserito quello della Presidenza della Giunta. Su quelli dell'opposizione mi sento di poter dire che la discussione sulla manovra finanziaria è stata condotta omettendo di fare una doverosa premessa sul contesto economico nel quale si inserisce, mentre sulla relazione del Presidente non posso che esprimere parole di vivo apprezzamento per la lettura ad ampio respiro dei problemi e per il metodo individuato per portarli a soluzione.

Condivido in pieno questa interpretazione e ne condivido le preoccupazioni che nascono dalla prospettiva di essere estromessi dall'Obiettivo 1 a causa, naturalmente, di un utilizzo errato del principale indicatore della ricchezza, in buona sostanza, di quel prodotto interno lordo che ci assimila alle Regioni ricche del nord, perché non si tiene conto di indicatori, altrettanto importanti, quali quelli che lei ha annunciato, e che noi da tempo diciamo, dell'insularità e della perifericità.

Sono pienamente d'accordo su un'impostazione che inserisce in una cornice europea buona parte delle nostre chance di sviluppo perché è anzitutto in questo contesto che siamo chiamati a misurarci.

Anch'io però nutro serie preoccupazioni per i tagli che l'ammontare delle risorse a disposizione dei fondi strutturali europei dei prossimi sei anni rischiano di subire mentre noi siamo ancora alle prese con la revisione del programma operativo regionale per stabilire le strategie dello sviluppo e la spendita delle risorse.

E` evidente che si rende necessaria l'apertura di una trattativa nuova e diversa, sia con l'Unione Europea, sia con il Ministero del Tesoro affinché la nostra condizione di svantaggio valga a stabilire un nuovo quadro dei coefficienti. La prospettiva naturalmente è quella di ottenere risorse aggiuntive, come lei ha accennato, per circa 2000 miliardi.

Dobbiamo rivendicare il diritto alle precondizioni minime indispensabili per lo sviluppo, le quali si possono riassumere in sei chiodi, sono sempre questi, li dicevano cinque anni fa, sei anni fa, forse voi li dicevate anche prima, li ripeto adesso: energia, acqua, trasporti, ordine pubblico e piano telematico. Il sesto è quello del credito, con le implicazioni locali e nazionali, che finora ha condizionato negativamente l'economia piuttosto che fungere da sviluppo, da stimolo e da propulsore dell'iniziativa.

Dicevo all'inizio che in molti interventi non si è parlato del contesto economico in cui si colloca e va esaminata la nuova manovra finanziaria; il riferimento è ovvio, ed è rivolto al problema dell'indebitamento, problema che noi dell'attuale maggioranza abbiamo voluto affrontare trovando la strada per avviarci verso una soluzione, senza eluderlo, come sarebbe stato per altro facile e gratificante dal punto di vista politico.

L'indebitamento di circa 6.000 miliardi (dato discutibile ma che pesa sulle finanze regionali) non è stato capace di promuovere sviluppo e ci porta a prendere atto di una situazione economica, questa sì, depressa, onorevole Selis che non vedo in Aula, la pesante eredità dell'indebitamento è andata costantemente peggiorando proprio a partire dalla Giunta nella quale lei era in maggioranza, cioè a partire dal 1994, periodo nel quale si era a pareggio di bilancio e periodo dal quale si è creato l'indebitamento fino ad oggi, cinque anni, 6.000 miliardi circa.

Volevo rivolgere un invito all'onorevole Scano proprio quello riguardante il parallelismo tra l'indebitamento e l'occupazione. I dati che riporta sono ottimistici mentre i nostri dati sono estremamente pessimistici: 6.000 miliardi in cinque anni hanno portato la disoccupazione a crescere da 254.000 disoccupati, iscritti allora alle liste di disoccupazione, fino agli attuali 352.000, cioè 100.000 disoccupati in più a fronte di 6.000 miliardi di debito accumulato dalla Giunta uscente.

Cifre a parte, è chiaro a tutti, nella sua realistica evidenza, la crisi occupativa, collegata alla crisi dei settori produttivi, primi fra tutti quelli industriali ed agricoli. Il ricorso ai mutui, come lo stesso Scano dice nel DPEF, e nel DPEF approvato all'unanimità recentemente, rappresenta uno strumento oneroso e poco produttivo che, alla lunga, sottrae al bilancio risorse crescenti destinate ad ammortizzare il debito con il risultato di raggiungere limiti non più superabili che oggi ci impongono una rapida riprogrammazione per il rientro.

Se questo indebitamento fosse andato avanti, caro Assessore della programmazione, probabilmente, anziché chiedere (come farò) il tredicesimo Assessorato, quello delle Politiche Comunitarie, avrei chiesto la soppressione del suo Assessorato, in quanto inutile, in quanto i debiti sarebbero stati superiori alle entrate. Allora, quale programmazione, mi dica lei, sarebbe stata necessaria nella nostra Regione? Le do la risposta io: nessuna! Avrei chiesto la soppressione dell'Assessorato!

SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Dell'Assessore!

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Dell'Assessore non credo, perché sarebbe sempre consigliere. Accantonato il problema dell'indebitamento, mi pare opportuno il riferimento che ha fatto il Presidente nel suo intervento, il problema riguardante le entrate. Voi tutti della maggioranza dite che ci sono stati tagli agli investimenti - questo è il rilievo che fa più comunemente anche l'amico Selis - rispetto agli anni precedenti. Indebitamento a parte, Selis, lei che conosce bene la programmazione e il bilancio per lo meno la sua estrazione, dovrebbe sapere che quest'anno vengono a mancare alla nostra manovra finanziaria 333 miliardi derivanti all'ultima tranche che era presente l'anno scorso nella manovra finanziaria e vengono a mancare, come se non bastassero (le cifre non le posso riportare in assoluto), altri strumenti quali quello derivante dalla cessata attività della legge 402 per cui, è una manovra finanziaria che si colloca in una situazione economica che vede una voce di entrata inferiore per circa 600 miliardi alla precedente.

Ciò nonostante (ritengo di non dover più ricorrere alla lettura dei dati) questa maggioranza, questa neonata maggioranza che voi vedete fragile ma che fragile sicuramente non è - e ve ne renderete conto. Al limite deve mettere un po' di freno alle richieste da parte dell'opposizione a venire in maggioranza e, su questo, si potrebbe aprire una discussione. Qualcuno parla di conflitto di interessi, mentre io parlerei di caduta delle ideologie di alcuni partiti che favoriscono l'uscita di numerosi componenti da questi partiti. Certamente è caduta l'ideologia di una parte, se non si è rafforzata quella dalla dall'altra, e comunque hanno preso coscienza che con la vostra ideologia, con la vostra maniera di affrontare l'economia sarda non c'è nessuna soluzione e nessuna possibilità di sbocco.

Quindi, anziché preoccuparsi di questa maggioranza che, anche nella stampa si dice, non esiste, una maggioranza che non tiene, interpretando alcune riflessioni che faceva l'amico e collega Assessore al bilancio l'altro giorno, distorcendole e riportandole come forte preoccupazione e come motivo di quella che è stata per me una mirabile operazione politica, oltre che naturalmente necessaria - perché non siamo una maggioranza chiusa, che non si vuole confrontare - per avere nel contesto economico dei suggerimenti, operazione che è stata quella di avviare un patto di concertazione con i sindacati; e non solo con quelli che potrebbero essere referenti della nostra parte politica, ma con i sindacati in genere, CGIL compresa.

Concertazione che, a mio avviso, pur nell'inizio, darà luogo ad un grande risultato per la Sardegna, perché è una concertazione che nasce nei limiti del possibile, nei limiti di ciò che si può realizzare. Allora, non è stata certamente la debolezza della maggioranza a dover chiudere un patto con i sindacati, ma un'azione politica della quale all'interno della maggioranza già si parlava da tempo.

La Giunta ha chiuso quello che è stato un dibattito, quella che è stata una necessità affrontata precedentemente all'interno della maggioranza. Maggioranza che, ripeto, è molto coeva (contrariamente a quello che si può dire all'esterno) e che ha, purtroppo, l'abitudine di essere una maggioranza democratica, di avere la volontà di affrontare dibattiti interni fino allo scontro interno, ma per poi presentarsi (e ve ne accorgerete) in quest'Aula molto coeva, molto più di quanto ricordo negli scorsi cinque anni avvenne con altre maggioranze di colore politico differente.

Detto questo e per riprendere il discorso sulle aperture volute dalla maggioranza e siglate dalla Giunta con i sindacati, siamo disponibili, ancora oggi, per un confronto aperto con l'opposizione, ma non per timore o paura, ma perché siamo sicuri che noi, maggioranza ed opposizione in quest'Aula, ancora oggi possiamo migliorare la manovra e non ci chiudiamo su quelli che sono i numeri che possono portare avanti una manovra finanziaria, qualunque essa sia, buona o brutta. Dico che questa è la manovra finanziaria possibile, viste le condizioni e economiche, e non ci arrocchiamo su questo; ma siamo aperti ad un confronto che auspichiamo positivo, propositivo e costruttivo con l'opposizione, a viso aperto, con i dati che oggi abbiamo disponibili, con le risorse disponibili, sapendo anche che tutti gli Assessori stanno facendo delle ricognizioni per quello che è lo stato economico all'interno del proprio assessorato, ma che il tempo è veramente tiranno.

Ancora oggi non abbiamo l'esatta situazione economica, cioè quali siano le risorse effettivamente disponibili; sappiamo che ci sono delle risorse che si possono rendere disponibili oggi se trasferiamo alcune iniziative e alcuni impegni che ha preso la maggioranza precedente su alcune leggi che non possono essere, nel 2000, portate avanti salvo ulteriori passaggi che esse richiedono.

Nei limiti in cui l'opposizione voglia affrontare l'argomento della manovra finanziaria, misurandoci apertamente, siamo pronti ad accettare gli impulsi che dall'opposizione stessa possono arrivare. Impulsi che riguardano il mondo della cultura, l'informatizzazione, che riguardano i rapporti con gli Enti Locali. Si viene a dire che sottraiamo risorse agli Enti Locali, che abbiamo un pessimo rapporto con gli Enti Locali quando nel nostro programma (e mi dispiace che non ci sia l'onorevole Dore perché lui che è uno che ama leggere, evidentemente legge solo i suoi programmi) c'è scritto l'isola dei comuni.

Ed allora, chi più di noi può avere rispetto per gli Enti Locali? L'isola del tesoro speriamo di trasformarla a breve, cosa che non avete fatto voi, ma l'isola dei comuni sì, rispetto per le autonomie locali, per quella programmazione che deve arrivare.

Io non ho detto che questa è la migliore manovra in assoluto, ho detto che è la migliore manovra possibile, e siamo qui per renderla ancora migliore. Date voi un impulso a quello che può essere un reperimento di risorse, per poi investirle sui comuni, e noi siamo pronti!

Siamo pronti ad un confronto aperto, non abbiamo timore di confrontarci, siamo sicuri che la manovra finanziaria comunque la possiamo portare a casa, ci rendiamo disponibili ad anticipare ("a casa" nel senso come risultato positivo, qualsiasi sia il vostro atteggiamento), siamo comunque disposti ad anticipare ad oggi risorse da assegnare per quelli che sono anche i nostri programmi verso la destinazione negli enti locali, con risorse che avremmo reperito comunque in assestamento di bilancio.

Per questo motivo se dall'opposizione, in maniera non strumentale, non credo che questa sia la maniera per occupare il tempo o portarci comunque obbligatoriamente al terzo mese di esercizio provvisorio, sarebbe una meschinità della quale io non credo capace l'opposizione, voglio sperare che non sia questo l'obiettivo dell'opposizione. Non l'avevamo noi novelli, nuovi della politica e spero e non sia questo il vostro obiettivo; anzi, l'invito che formulo all'opposizione in quest'Aula è quello di procedere al più presto alla presentazione di questi emendamenti che potrebbero modificare la manovra finanziaria e procedere, quindi, all'esame rapido e alla manovra per cercare di evitare il terzo mese di esercizio provvisorio. Se questo lo volesse l'opposizione, ritirando anche gli emendamenti e lasciando quelli su cui credono maggiormente, credo che faremo un grande piacere alla Sardegna evitandogli il terzo mese di esercizio provvisorio. Altrimenti vuole dire che perderemo solamente 10-15 giorni ulteriori per portare avanti la manovra, saremo grazie a voi costretti ad andare al terzo mese di esercizio provvisorio, ma non sarà questa la fine del mondo, perché tanto in assestamento di bilancio quelle che sono le nostre politiche le vedrete comunque.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.) . Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, non si sente perché ho deciso di raccogliere l'invito pacatamente rivoltomi dall'onorevole Usai di essere altrettanto pacato, e quindi, prego i tecnici di sollevare un po' il volume, perché io non voglio sollevare la voce.

Dico subito per tranquillizzare l'onorevole Floris che noi siamo stati sempre contro il terzo mese dell'esercizio provvisorio e dico subito che di questo ci siamo fatti carico, non perdendo un minuto e un giorno di tempo, né facendone perdere a voi in Commissione e in questa Aula. Ce ne ha dato atto il presidente La Spisa con la solita correttezza, ma credo che sia sotto gli occhi di tutti.

Stiamo affrontando un momento difficile della storia ed anche della sessione di bilancio, e credo che coloro che hanno parlato in quest'Aula si siano resi conto che la difficoltà nasce dal fatto di una decadenza in quest'aula del Consiglio regionale, un'Aula spesso vuota, spesso distratta, con una Giunta spesso assente, con il collega Pittalis lasciato solo, e con altri interessi.

La sensazione che abbiamo avuto e che abbiamo, lo dico anche qua - è che forse la politica si è trasferita fuori da quest'Aula; forse i problemi della politica, dal problema degli enti che sta riempendo le pagine dei giornali, gli interessi e la dialettica, chiamiamola così, interna alla maggioranza, sono al di fuori di quest'Aula.

Forse gli interessi, quelli che contano e che generano anche conflitti d'interesse, sono al di fuori di questa Aula. Forse quest'Aula ha ormai solamente la funzione di ratifica di quanto altri al di fuori decidono. Allora, con tono molto pacato, vorrei soffermarmi su tre punti, e gli enuncio prima, in modo tale che siano per voi e per me chiari.

Il primo punto è: la manovra secondo noi è un pasticcio ed è un pasticcio pericoloso.

Il secondo punto è: che la Giunta, che è madre di questa manovra, è essa stessa un pasticcio pericoloso.

Il terzo punto, è che noi vogliamo, lo ribadiamo qua, essere opposizione di qualità, che non scommette la propria credibilità su un giorno in più o in meno passato in quest'Aula o in Commissione, ma sulla qualità di una proposta.

Ecco, su questi tre punti, siccome sono punti ed affermazioni, che mi rendo conto, pesanti, anche se dette con tono pacato, vanno motivate e io cercherò di spiegare che cosa intendo dire.

Ho detto che il bilancio è un pasticcio, un pasticcio pericoloso, perché sinteticamente e schematicamente ricordo, a me stesso e a voi, che per fare un bilancio è necessario conoscere le risorse. Floris Emilio ha detto appena adesso: "Non conosciamo ancora le risorse".

La Giunta non conosce il saldo dei fondi di rotazione, non conosce la situazione dei residui, non conosce la situazione di cassa e forse non conosce il quadro complessivo dell'entrata.

Per fare il bilancio, secondo punto, occorre avere un'idea precisa dei debiti da pagare. La Giunta ancora oggi non sa esattamente quanto deve al sistema delle imprese, per esempio.

Terzo punto: per fare un bilancio occorre conoscere lo stato di attuazione del bilancio. Abbiamo sollecitato la consegna di uno stato di attuazione del bilancio, dello scorso e degli scorsi bilanci, e non esiste uno stato di attuazione.

Ci chiediamo come faccia la Giunta a decidere cosa fare e cosa non fare se non sa cosa è stato fatto e non fatto nei bilanci degli anni scorsi.

Per fare un bilancio occorre conoscere esattamente l'integrazione tra bilancio, programmi europei e fondi straordinari. Abbiamo sollecitato che ci venissero consegnati i programmi straordinari e i programmi dei fondi europei e questi non li abbiamo, ma non li ha neanche la Giunta.

Per fare un bilancio occorre probabilmente esattamente conoscere quali leggi sono state notificate o non notificate a Bruxelles, e abbiamo la sensazione che neanche questo venga esattamente conosciuto.

Per fare un bilancio occorre rispettare le leggi, sia le leggi di spesa che le leggi di contabilità. Ed allora il piano del lavoro era già previsto su una legge di spesa, non ci pare che possa essere sbandierato come una conquista. Era già stata una conquista dei sindacati e della Giunta la volta scorsa, non vedo come possa essere sbandierato come un grande... E` solamente l'adempimento. Per fare un bilancio bisogna rispettare la spesa sui centri storici, gli incentivi alle imprese e così via. E bisogna rispettare la legge sulla contabilità che prevede, per esempio, che per il 2000 venisse almeno sperimentalmente presentato il bilancio di cassa e il bilancio per unità previsionale programmatiche. Occorre, cioè, per fare un bilancio, avere le informazioni di base e padroneggiare anche i concetti fondamentali. Non bisogna confondere tra debito e deficit e non bisogna confonderlo neanche nei momenti in cui artatamente viene confuso, per esempio in campagna elettorale, per sbandierare....

FLORIS EMILIO (Forza Italia-Sardegna). Occorre avere una situazione chiara di base; quello che avete lasciato è una confusione totale.

SELIS (Popolari-P.S.). Anche l'onorevole Floris ha avuto la soddisfazione di interrompere, perché siccome non lo fai mai, una volta tanto bisogna che te lo dica.

Allora, a quel punto bisogna avere e padroneggiare i concetti fondamentali. Se voi dite che il debito è di 6 mila miliardi, confondendo debito reale con deficit di bilancio con residui e quant'altro, rimanete prigionieri di questa sorta di demagogia che vi siete portati appresso dai mesi scorsi e questa demagogia produce la spinta a tagliare ed a risanare il bilancio in maniera artificiosa e non ne uscite più.

La realtà è che il debito sono i miliardi di mutuo, gli altri sono deficit di bilancio in gran parte residui che noi da mesi vi stiamo dicendo: "Andate a ripulirli".

Il risanamento, è questo il punto, posto che noi abbiamo un sistema delle entrate che deriva del prelievo fiscale e questo deriva dal prodotto, il nostro risanamento effettivo viene fatto stimolando la crescita di prodotto e quindi di gettito fiscale, ma se voi fate una manovra recessiva, che deprime il prodotto e il gettito, voi potete tagliare tutto quello che volete, e il deficit sarà sempre più grande.

Il problema del risanamento, allora, non si sa ha solamente con i tagli. Si ha con un taglio selettivo, possibilmente delle spese correnti, e con un taglio invece non selettivo, con un incremento degli investimenti.

Mi chiedo e vi chiedo se uno di voi, soprattutto chi ha imprese e sa che il denaro costa il 3 per cento, non sta facendo provvista finanziaria sul mercato al 2 o al 3 per cento perché ha capacità di renderlo, di farlo rendere nella propria impresa oltre il 2 o il 3 per cento.

Se la Regione non accetta questo principio, dice che noi Regione non siamo in grado di far rendere il denaro oltre il 2 o 3 per cento e quindi ci arrendiamo.

Io dico: ma almeno questo denaro si può trasferire al sistema degli imprese, abbiamo debiti verso il sistema delle imprese e l' imprenditoria giovanile, là le imprese sanno far rendere il denaro oltre il 3 per cento, se facciamo investimenti in quella direzione, cresce il prodotto e il gettito, e cresce anche il prelievo fiscale da parte nostra e qui là, in una prospettiva espansiva e non recessiva, viene salvato il bilancio.

Ecco perché dico che questo bilancio, oltre che un pasticcio, è pericoloso, perché quando si tagliano gli investimenti, ed è un dato di fatto che è stato tagliato l'investimento di un migliaio di miliardi mentre sono cresciute le spese correnti, si dà alle imprese, ai giovani, agli enti locali, alla società un segnale di recessione e di politica recessiva, che ha un effetto non solo economico reale, ma ha un effetto psicologico, dà il segnale di dire "Attenzione non rischiate, non intraprendete, non vi imbarcate in iniziative, perché poi non sappiamo se saremo in grado di sostenervi".

Si dà un segnale così chiaro che è uno stop alle iniziative e allo sviluppo, ed è un'inutile beffa, cari colleghi, rinviare a variazioni di bilancio o a programmi comunitari che verranno tra mesi, e nel frattempo in questi mesi c'è il vuoto dell'intervento politico regionale e c'è il vuoto del sostegno regionale.

Abbiamo bisogno oggi di segnali di politiche di sviluppo, perché se mancano oggi i segnali e le politiche di sviluppo potremo entrare di nuovo in una fase recessiva che poi non riusciamo più a governare in senso propulsivo.

Ecco perché dico che il bilancio è un pasticcio pericoloso ed anche perché dico anche che il bilancio è figlio di questa Giunta. Una Giunta, lo dico anche questo con molta pacatezza, è un mio, è un nostro parere, che non ci sembra molto lineare, che non è nata dal consenso elettorale, che sarà pure frutto, caro collega Floris, della crisi di ideologie, ma mi sembra che sia più che frutto della crisi delle ideologie e dei valori, frutto del trionfo di alcuni valori su altri valori. E date voi l'attributo a questi valori. Che valori sono quelli che prevalgono? Sono valori ideali o sono valori reali?

Non è frutto, cari colleghi, di un risultato elettorale; nasce da un condizionamento delle forze minori. Non l'ho detto io, l'ha detto Pili, in quest'aula; nasce dal trasformismo, dai ribaltoni; nasce dal Presidente del Consiglio (anche qua molto pacatamente, non è il tono della voce) che tradisce la storia, la prassi e la dignità di quel ruolo, e tradendo la prassi, la storia e la dignità di quel ruolo, impedisce l'avvio della legislatura e il varo di una giunta.

Nasce dall'impossibilità di ragionare in quest'aula su una seria dialettica politica, perché quello che sta prevalendo è il mercato della politica, e noi, cari amici, ha ragione l'onorevole Floris, sul mercato della politica siamo perdenti, perché abbiamo valori ideali e non valori reali.

I valori reali li manipolano i soggetti che hanno risorse, che hanno interessi, che hanno potentati, che alimentano le risorse, gli interessi e i potentati, anche di famiglia, anche utilizzando a questo fine la politica. Quando parliamo di conflitti d'interesse parliamo di questo.

Quando vediamo presentare in Aula e in Commissione un emendamento a firma di un collega che recentemente era stato fulminato sulla via di Damasco, e di altri colleghi che erano liberissimi (io non entro nel merito all'emendamento, che può essere l'emendamento migliore possibile), che però firmato come prima firma dal collega Randazzo, prevede interventi che possono andare a beneficio di qualche organizzazione che gli è congeniale…

RANDAZZO (Popolari-P.S.). Non solo, anche alle cooperative sociali!

SELIS (Popolari-P.S.). …io chiedo alla Presidenza del Consiglio di chiarire pacatamente se in questo non si configura un conflitto d'interessi.

Ma questo è un fatto incidentale, solo per dire che si fanno gli esempi, perché se non si fanno gli esempi i discorsi sembrano campati in aria, e i discorsi non sono campati in aria.

Credo che noi, in quest'aula, sul tema del conflitto d'interesse dobbiamo dedicare un sereno - ognuno di noi, io per primo posso essere in una posizione di conflitto d'interessi -, serio e approfondito dibattito. Per attivare il dibattito noi presenteremo una mozione, chiedendo alla Giunta e al Consiglio e a tutti noi di fare una verifica sui conflitti d'interessi di ciascuno, chiedendo su questa Giunta che ci sia una totale trasparenza, a cominciare da chi parla che non deve essere, nessuno è al di sopra di ogni sospetto, tutti siamo al di sotto di ogni sospetto, facciamo chiarezza.

Noi riteniamo che la Giunta in questo senso è un pasticcio pericoloso, perché non ci sembra che questa manovra sia fondata sulle idee, così come la Giunta non ci pare che sia fondata sulle idee. Non sono i programmi il collante. Come potrebbero essere il collante di questa Giunta i programmi, se poi ci sono assessori e colleghi che hanno fatto parte di una Giunta di centrosinistra e cinque minuti dopo di una Giunta di centro destra con programmi diametralmente, profondamente opposti.

Allora il collante non sono le idee e i programmi, è altro. Si è aggregata sul potere questa maggioranza, ha un bisogno famelico di potere per non disgregarsi.

Non ha idee, l'abbiamo detto. Il modello catalano pensavamo che prima o poi venisse fuori che cosa significasse, e il DPEF poteva essere la sede in cui questo modello venisse esplicitato; ma il modello catalano nel DPEF non è comparso, è comparso il modello Scano, che è altra cosa. Pensavamo che la task force fosse una strategia di riforma della Regione, ma abbiamo visto che invece è l'escamotage per gonfiare la schiera dei consulenti.

Allora perché dico questo cose? Perché mi pare che in quest'Aula, queste vicende, questo modello di fare politica stiano dettando un senso di inquinamento, una cupa decadenza e una scarsa trasparenza, a tratti rassegnata, assente e morta.

Ci chiediamo anche come facciano prestigiosi colleghi a non accorgersi e a tollerare e a sostenere questa situazione. Come si può pensare di fare assieme le riforme? Come si può pensare, presidente Floris, di lanciare appelli all'unità quando si sono ingenerati e diffusi in quest'Aula e nel sistema della politica i germi della dissoluzione? I conflitti, le tensioni, le lacerazioni, il mercato politico, come potete pensare pacatamente che noi siamo altrettanto sereni e pacati quando c'è una sorta di trasversalità, di mercato, di aggressione che non induce alla serenità?

Allora, è vero, io qualche volta ho perso anche la pazienza, ma non ho mai mancato di rispetto, lo dico ai colleghi e ringrazio il collega Usai di avermi richiamato a questa pacatezza, e lo stesso onorevole Floris, l'altro giorno, in una recente intervista ha fatto altrettanto, insinuando, però, con un tono un po' untuoso e arrogante, che io avrei problemi esistenziali. Forse questa allusione perché non sono in maggioranza e non sono al governo.

Ho sostenuto e sostengo, caro Presidente, che il mio dovere e il mio obiettivo non è stare in maggioranza o al governo, potete crederci o non crederci, ma è in primo luogo essere coerente con me stesso, con i valori che professo, con la testimonianza che sono chiamato a dare, con la militanza di tanti anni.

Credo che questo linguaggio non sia per tutti comprensibile; non è comprensibile per molti il gusto che si prova a fare fino in fondo il proprio dovere. La gioia che ti dà guardarti allo specchio senza timore e andare in giro a testa alta; guardare negli occhi, amici, familiari e quant'altro. Non tutti forse in quest'Aula possono capire e provare questa gioia, perché ci vuole stomaco per galleggiare in una maggioranza formata da ribaltoni, da trasformismo e da un mercato politico. Vogliamo essere - è il terzo punto e concludo - un'opposizione di qualità. Non vi daremo la soddisfazione di essere un'opposizione lacerata e sbracata.

Il nostro comportamento in Commissione è stato in questo senso lineare, abbiamo partecipato al dibattito per dare suggerimenti, che mi pare anche qualche volta accolti, ci è stato dato atto lealmente di questo. Abbiamo cercato il dialogo e ci siamo trovati di fronte a un muro che ci è sembrato sordo e ottuso. Abbiamo rilanciato la proposta in tutti questi giorni. Ci sembra di vedere qualche apertura. Noi siamo, soprattutto nel discorso del collega Emilio Floris, meno, devo dire, in quello atteso del Presidente Floris, ma può darsi che lo abbiamo inteso male, abbiamo percepito che c'è una disponibilità al dialogo. Su questa possibilità noi vogliamo lavorare e confrontarci, ma vogliamo farlo confrontandoci su alcuni punti concreti, essenziali. La qualità dell'opposizione, ve lo ripeto, non è stare un giorno in più in quest'aula, ma è dire che le politiche delle risorse devono essere la base del bilancio, e a noi sembra impossibile pensare che ancora oggi non abbiamo un quadro chiaro dei conti correnti, dei fondi di rotazione, della rimodulazione della spesa, dei programmi straordinari, dei residui e di quant'altro. Sembrava quasi, poco fa diceva il collega Emilio Floris: "Diteci dove prendiamo i soldi", mi suggeriva qualche amico che sembrava un po': "Dateci i soldi che noi li spendiamo". Insomma, i soldi, la cassa, la borsa, le entrate e le risorse le ha la Giunta, allora ci dica quali sono le disponibilità, ed allora da questo punto di vista i cinque punti che noi abbiamo enunciato e che brevissimamente richiamo sono i seguenti: le politiche del lavoro, noi diamo atto al sindacato, l'abbiamo fatto e lo facciamo con grande sincerità, dell'impegno che ha profuso per far cambiare opinione alla Giunta, perché la Giunta su questo tema ha cambiato opinione, perché quando noi abbiamo proposto gli emendamenti sul piano del lavoro in Commissione, li abbiamo discussi a lungo e li abbiamo discussi - vi ricordo solamente così per capire che l'onorevole Cogodi si è appassionato anche, ma tutti quanti noi - c'è stato un muro, vi siete bloccati, li avete bocciati. Non dico che avete fatto bene allora, no! Avete fatto bene quando avete cambiato idea, perchè solo gli stupidi non cambiano idea.

Io prendo atto che qua c'è stato un passo avanti, che il sindacato ha avuto successo in questa prospettiva, che la linea della maggioranza è cambiata, e la linea dell'opposizione e quella del sindacato hanno fatto cambiare la linea della maggioranza. Attendiamo naturalmente di vedere l'accordo presentato in emendamenti e poi vediamo di che cosa si tratta.

Secondo: le politiche delle imprese. Vediamo un momento che cosa c'è: non tutte le leggi che non sono state notificate sono sterilizzate o paralizzate. Ci sono leggi che sono operative, e ci sono debiti che la Regione ha nei confronti delle imprese. Vogliamo fare un po' i conti di questo debito e riversare in quel sistema delle imprese le risorse che possono stimolare la produzione e quindi il gettito fiscale, e quindi le nostre entrate e quindi contribuire, più dei tagli, al risanamento?

Questo in tutti i settori, dall'agricoltura, alla composizione fondiaria all'industria, al turismo, alla pesca, alle opere pubbliche e per dimostrare che per noi queste non sono mere rivendicazioni, che sarebbero facili, noi vi facciamo queste proposte e vi daremo gli emendamenti, e queste proposte e questi emendamenti li abbiamo accompagnati presentando i giorni scorsi senza grandi clamori, un testo unico sul sistema delle imprese di cui il primo firmatario è il collega Falconi, che sostiene quindi le proposte di politica d'impresa di bilancio con una norma, un sistema e un testo unico. E' un modo di fare l'opposizione.

PRESIDENTE. Onorevole Selis, la prego di concludere.

SELIS (Popolari-P.S.). Un minuto. La terza cosa riguarda gli enti locali. E` inutile parlare dell'isola dei comuni se poi si tagliano i fondi. La cultura, sapete di cosa parliamo, dell'informatizzazione, della formazione dei centri avanzati, delle borse, della ricerca, dell'università e dell'ambiente.

Signor Presidente, io concludo, il nostro interesse principale è l'interesse della Sardegna, è il lavoro e lo sviluppo, è la serenità delle famiglie e degli anziani, è la speranza dei giovani, è la crescita culturale e professionale, è l'orgoglio della nostra identità con la quale partecipiamo alla società globale.

Non dico che sono solo nostri, speriamo e mi auguro che siano di tutti e questo ci interessa più del conflitto con la Giunta; ci interessa per un dialogo con la Giunta, per un confronto. Perciò ripetiamo, noi siamo disposti, a patto che ci sia la disponibilità a correggere la manovra, ci sia il convincimento che una manovra recessiva è dannosa per la Sardegna, senza primogeniture, firmate voi, se concordiamo, fate voi gli emendamenti, fate voi e firmate voi gli emendamenti, cerchiamo però di dare alla Sardegna il segnale che c'è in quest'Aula una comune volontà di crescita, di sviluppo e di lavoro.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

Pittalis (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, a conclusione di questo dibattito e della prolusione, direi quasi accademica, dell'onorevole Selis che sicuramente gli deriva da una conoscenza degli strumenti della programmazione, per il ruolo che egli ha svolto nel corso di questi ultimi vent'anni, ho il dovere di precisare alcune questioni che sono emerse nel corso di questa discussione generale e di ribadire, sia pure con assoluta sintesi, quali sono i tratti essenziali della manovra economica che l'Aula sta esaminando.

Affrontando il giudizio sulla manovra è evidente che non sia possibile, come invece da più parti è stato fatto, trascurare il contesto storico e politico nel quale questa Giunta regionale e questa manovra si collocano. Non pare possibile infatti che si dia un giudizio della manovra, come ha ricordato bene il collega Edoardo Usai questa mattina, prescindendo dalla sua storia; non è assolutamente consentito, perlomeno da chi vi parla, proseguire a sciorinare opinioni su dati che non rispondono al vero.

Se giustamente e comprensibilmente è ammessa ogni opinione e ogni linea interpretativa - e noi compriamo comprendiamo(?) il ruolo che deve, di necessità, svolgere soprattutto l'opposizione - non è assolutamente tollerabile che si continuino a fornire giudizi che prescindono totalmente dai dati di fatto. E' una questione di serietà che dovrà essere affrontata con il dovuto rigore.

La Giunta regionale opera, com'è noto a ciascuno, dai primi giorni del dicembre 1999 e in poco più di 60 giorni il Governo regionale ha dovuto affrontare delle vere e proprie emergenze, ha dovuto innanzitutto definire gli impegni del piano operativo plurifondo 1994 -1999 facendo una corsa contro il tempo e su questo va dato apprezzamento e merito agli Assessori di questa Giunta e, in particolare, all'Assessore dell'agricoltura perché erano a forte rischio proprio i fondi FEOGA, perché siamo riusciti a definire, al 31/12/99, tutti gli impegni, salvando quindi qualcosa come 260 miliardi; abbiamo portato in Aula il DPEF, la manovra di assestamento di bilancio (giacché come tale si sono caratterizzati tecnicamente gli interventi di sostegno che sono seguiti all'alluvione del mese di novembre) e il complesso lavoro tecnico-politico della manovra finanziaria e di bilancio 2000.

E` chiaro che (lo sa bene l'onorevole Selis) la predisposizione dei documenti, l'interlocuzione con gli Assessorati e il confronto con le parti sociali normalmente inizia dal mese di settembre; in tempi normali si è sempre fatto così. Noi invece in quindici giorni abbiamo fatto tutto ciò che ho schematicamente sintetizzato ed è chiaro che, in luogo di procedere come sarebbe stato consigliato e come in tempi normali si sarebbe proceduto e cioè avviando il confronto con le categorie interessate, le organizzazioni sinndacali, si è dovuto invertire il procedimento perché altrimenti avremmo portato la manovra di bilancio in Aula, forse nel mese di marzo o aprile, cioè avremmo esitato questo fondamentale documento, bloccando la spesa soprattutto per quelle categorie produttive e quei tanti lavoratori che attendono risposte, non prima del mese di giugno.

Tant'è che oggi si parla del terzo mese di esercizio provvisorio e su questo sollecito ed invito le opposizioni - perché lo hanno dichiarato più volte - ad un atto collaborativo perché la Sardegna eviti. Quando parliamo della Sardegna, parliamo di tutti i settori produttivi, di tutti quei settori che attendono risposte in termini di attesa di risorse da parte della Regione. Fatto che rimane nell'ambito del rispetto delle forme, ma che sostanzialmente ha portato la Giunta regionale ad approntare uno schema da discutere, come poi è stato discusso, con le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria e le rappresentanze di quelle che un tempo si chiamava il padronato.

Nel fare questo, la Giunta regionale ha operato (lo diciamo chiaramente) andando a recuperare oltre 200 miliardi rispetto alla impostazione iniziale; 200 miliardi che erano, come ve ne sono tanti nei fondi di questa Regione, immobilizzati in leggi assolutamente inoperanti, in leggi che ormai non hanno più ragione d'essere o che comunque sono in contrasto con le norme comunitarie in materia di aiuti.

Pensate, solo per darvi un dato che ricordava già il Presidente della Giunta, che esistono 20.000 conti correnti aperti per i quali la Regione paga 140.000 - 150.000 lire per ogni conto corrente, pur non essendo assolutamente utile, perché si tratta di conti correnti per interventi che sono stati ormai esauriti.

Questo lo stiamo scoprendo oggi, onorevole Selis, ed oggi, nel momento in cui scopriamo queste nefandezze, perché di nefandezze di tratta, le stiamo eliminando, ma non abbiamo certamente la bacchetta magica perché in tre mesi non si può eliminare tutto ciò che in anni e decine di anni non funziona e non ha funzionato in questa Regione.

La Giunta regionale, dunque, aprendosi al confronto con le parti sociali, aprendosi al confronto anche qui, nei banchi del Consiglio, e prima ancora in Commissione, ha provveduto a rimodulare le proprie scelte senza intaccare assolutamente quella filosofia che fu alla base della politica dei Gruppi che oggi rappresentano questa maggioranza.

Anche quando sedevamo nei banchi dell'opposizione, anche quando abbiamo fatto la campagna elettorale nel giugno del 1999 che è stata alla base del programma che abbiamo presentato all'Aula e sul quale abbiamo ottenuto fiducia, cioè il dato fondamentale di questa manovra e il suo punto caratterizzante, finalmente, dopo anni di spesa incontrollata e spesso, se me lo consentite, di "finanza allegra", si pone un freno all'indebitamento della Regione.

Dopo il confronto con le singole parti sociali, dopo quel nobile accordo con le organizzazioni sindacali, dopo l'esame in Commissione la manovra prosegue assolutamente ferma nelle scelte di rigore; noi non abbiamo assunto un solo debito aggiuntivo. Non c'è contraddizione fra una proposta originaria e quello che poi si è rimodulato, perché non una sola lira di nuovi mutui è stata accesa e questo pare non sia un risultato politico trascurabile, questo logicamente pare a questa maggioranza.

Allora, primo punto che deve rimanere chiaro è che questa manovra, sicuramente perfettibile, perfettibilissima, non aumenta il tasso di indebitamento della Regione, tasso di indebitamento che aumenterebbe, onorevole Selis, e questo sì in contraddizione con quel Dpef di cui lei ha rivendicato la paternità, se solo dessimo corso agli oltre 400 emendamenti presentati dalle opposizioni, alcuni dei quali vanno sicuramente nella direzione giusta, ma una gran quantità di quegli emendamenti ripropone logiche che con lo sviluppo e con le politiche del lavoro nulla hanno a che fare.

Ed allora, per il proseguo della discussione, avrei piacere, onorevole Selis, che anche lei ricordasse che le spese correnti sono non aumentate, ma addirittura diminuite di ben 184 miliardi, mentre le spese in conto capitale sono aumentate. E` vero, sono aumentate di una decina di miliardi, ma con che coraggio si voglia parlare di una finanziaria depressiva non mi è ancora sufficientemente chiaro. Le spese correnti passano da 4.660 miliardi a 4.476 miliardi; gli investimenti invece sono aumentati, leggermente, ma sono aumentati.

Quindi, credo che si possa definitivamente superare questo punto perché di depressivo sinora sono rimaste solo considerazioni ed analisi che non si basano sui fatti ma che sposano tesi anacronistiche, non confutate e non verificate sulla base dei documenti che la Giunta ha prodotto.

L'Assessore del Bilancio sa bene che - come è stato ricordato anche da autorevoli esponenti di questa maggioranza - questa finanziaria non è la migliore che fosse possibile scrivere. Da un lato le condizioni politiche che le hanno dato vita, la fretta (per le ragioni che ho detto) con la quale si è approntata questa manovra e soprattutto (e su questo le do ragione, onorevole Selis) l'inadeguatezza degli elementi contabili a disposizione non hanno consentito, nel corso di questo esercizio, di avere una manovra articolata con strumenti revisionali di base, perché gli strumenti non consentono di monitorare la territorializzazione della spesa e non permettono, ciò che è particolarmente grave, di avere una valutazione costante delle ricadute che negli esercizi precedenti la spesa ha avuto.

Così come questa maggioranza ha chiaro che sarà necessario rivedere completamente il sistema delle entrate (lo ha richiamato opportunamente il collega Giacomo Sanna a proposito dell'imposta IRAP); stiamo già predisponendo, anche in termini organizzativi perché su questo dovremo anche articolare un confronto che posso già annunciare che è intenzione della Giunta operare sul prelievo fiscale non aumentando ma riducendo la quota di imposizione. Ma è necessario impostare una politica nei confronti dello Stato centrale che consenta di avere un prelievo diretto, sul quale poter influire attuando politiche mirate al perseguimento dei fini che ciascuna maggioranza (non oggi o domani ma negli anni a venire) vorrà conseguire.

E` chiaro che tutto quello che è stato possibile fare, con gli strumenti attualmente a disposizione, è stato fatto; prova ne sia l'attenzione verso gli enti locali. Noi abbiamo stanziato 20 miliardi che abbiamo deciso di spostare dalla legge regionale 11 per porli direttamente e immediatamente nella disponibilità dei comuni. Alle autonomie locali abbiamo voluto significare che questo non è certamente tutto ma è un primo passo significativo verso la creazione di un sistema che, insieme alle competenze, decentri anche le risorse.

Bisogna smetterla con quest'ottica centralista della Regione che tutto gestisce; ma questo va nell'ottica auspicata, e questo deve avvenire davvero, signori della sinistra, e non più solo a parole, con gli slogan che qualcuno prima di noi aveva simpaticamente inventato, come il cosiddetto "federalismo interno" ma ai quali non è seguito assolutamente niente.

Molti passi dovranno essere fatti, non solo in materia di entrate nei confronti dello Stato; l'intesa istituzionale dovrà cominciare a funzionare non solo come contenitore di allodole preelettorali, ma richiediamo che in essa siano poste risorse certe e non consentiremo che si realizzino bidoni vuoti come quelli della metanizzazione. Dobbiamo opporci a qualsiasi forma di accordo con i ministri di turno se ci accorgiamo, come ci accordiamo, che le intese sono prive di risorse concrete.

Ma di questo ritengo opportuno che il Consiglio sia reso edotto, con dovizia di particolari, in un'apposita sessione. E` evidente che il dibattito in Consiglio regionale, in luogo di incentrarsi su aspetti del tutto inutili in questa sede, come il problema di conflitto di interessi che ha posto l'onorevole Cugini, lo si dovrà pure affrontare, ma non lo si può affrontare solo quando vi è la decisione di consiglieri di abbandonare qualche Gruppo, perché se si ricollega il problema del conflitto di interessi alla decisione libera di un consigliere di lasciare il Gruppo, il rischio è che il problema sia influenzato da aspetti che con il conflitto di interessi nulla hanno a che vedere.

A mio avviso bisogna incentrarsi su alcuni aspetti importanti e, soprattutto, sull'inadeguatezza oggi del nostro Statuto di autonomia che non consente alla nostra Regione, nei confronti dello Stato, di avere quelle prerogative che da tanti anni invano si reclamano.

La cronaca politica recente offre fulgidi esempi di quanto vado dicendo: la vicenda di Is Arenas, per citarne il primo, è a dir poco inquietante. L'ha sollevato bene ed opportunamente il collega ed assessore Onida, e sono questioni queste sulle quali, un convintissimo assertore della differenziazione tra le proposte politiche in campo come me, prosegue nel dire che non devono esistere differenziazioni destra - sinistra.

Noi tutti non possiamo consentirci di dividerci su aspetti capitali della nostra vita pubblica; siamo o non siamo noi sardi in grado di autodeterminarci? Siamo o non siamo dotati dei poteri di decidere? Bisogna che da questo Consiglio regionale si alzi chiara e forte la voce dell'autonomia, che dica e ricordi al pur potente direttore generale del Ministero dei beni culturali, che siamo in grado di amministrarci da soli e che non vogliamo avere alcuna interlocuzione, né tecnica, né tanto meno politica, con boiardi di Stato.

Secondo esempio è rappresentato dalla polemica, spesso malintesa, che è nata sul misterioso statuto della fondazione Banco di Sardegna. Dico "malintesa e surrettizia" perché non riesco, e non riuscirò mai a comprendere, quale azione perversa e curiosa potrebbe celarsi dietro la più importante istituzione rappresentativa dei sardi, appunto la Regione che chiede di poter avere lumi sul futuro di una azienda di credito che condiziona comunque le scelte di politica economica dell'Isola e la vita quotidiana dei sardi. Qui forse, a proposito di conflitto di interessi, la questione sarebbe stato opportuno porla sull'influenza che non parti della società, ma gruppi, se non famiglie, potenti nella nostra Isola, hanno svolto anche nel recente passato e hanno appunto condizionato le sorti del Banco di Sardegna.

Questo Consiglio regionale dovrà essere chiamato ad esprimersi e chiaramente su un punto tanto importante, colleghi. Quando andavamo a dire che nessun soggetto imprenditoriale, tanto meno un gruppo bancario, accetta di comprare il 20 per cento di una società se non ha la prospettiva concreta di acquisirne il controllo, sembrava che dai gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della maggioranza attuale, dicessimo eresia. Quando poi un importante ammanigliato gruppo bancario nazionale ha dichiarato di voler procedere ad acquisire controllo del Banco, nessuno si è messo a rivendicare quelle che sono competenze che il nostro vecchio e malandato Statuto fissa.

E infine cito l'esempio sollevato da molti che molto autorevolmente conoscono la materia del parco nazionale del Gennargentu, ed anche in questo caso desidero cominciare correggendo una bugia, onorevole Pirisi: non si perderà una sola lira di finanziamenti pubblici destinati alle aree del parco se riusciremo ad annullare un decreto nato male e vissuto peggio. Non una sola lira, a meno che non si vogliano contare anche i denari che sono stati buttati, buttati per delle progettazioni costose ed inutili, inutili ovviamente per tutti colori i quali non le abbiano progettate.

La Regione autonoma della Sardegna non ha niente da farsi insegnare in materia di tutela ambientale, e questa maggioranza tutelerà e proteggerà il territorio dell'Isola, ma lo tutelerà con le decisioni delle comunità e della Regione e con l'azione dei rappresentanti liberamente eletti dalle comunità.

Avrei voluto che nel dibattito venissero evidenziate alcune valutazioni sull'azione che la Regione ha avviato nei confronti delle banche, per esempio per la rinegoziazione dei tassi di interessi sui mutui che spesso paghiamo con tassi assai prossimi a quelli che la legge stabilisce come usurai. Non ho sentito parlare di fondi di rotazione, dell'opportunità di agire su essi con politiche che ne riducano il numero e ne facilitino la controllabilità e le possibilità di un loro controllo pubblico. Né ho sentito incentrarsi il dibattito sulla legge regionale 28 e sullo scandalo, perché di vero e proprio scandalo si tratta, che uno strumento normativo di tale e tanta importanza che ha qualificato negli anni l'azione politica della Regione Sardegna venga costantemente e sistematicamente disatteso anche dal sistema bancario, i quali hanno, così come è previsto in legge, un termine di 60 giorni entro il quale provvedere a completare l'istruttoria.

Sono queste le battaglie che ritengo possano qualificare l'azione del Consiglio e mi pare che queste battaglie non abbiano colorazioni politiche. Su queste battaglie il Governo regionale chiede il sostegno attivo, il sostegno concreto delle forze politiche di ogni segno.

Concludo su un aspetto finale, sul piano del lavoro. Sul piano del lavoro la Giunta regionale ha assunto impegno di dare attuazione a tutte le leggi, a tutte le norme contenute nelle leggi 36 e 37, quindi il problema vero è che sull'articolo 19 noi, Giunta regionale, noi maggioranza, abbiamo chiesto una riflessione, una verifica, perché ci siamo resi conto, purtroppo, che lo strumento, così come è stato avviato, non dava quelle ricadute sul piano occupazionale che è l'obiettivo della legge stessa. Su questo abbiamo chiesto una verifica, non su tagli o ammanco di risorse che sono invece, lo annuncio, a disposizione come lo erano sin dal primo momento solo che chiedevamo, e su questo abbiamo raggiunto grazie alla interlocuzione con le forze sociali, ad un lavoro approfondito che hanno fatto anche i Gruppi di maggioranza, e debbo dire anche dalle osservazioni appropriate che dai banchi di opposizione sono pervenute, oggi consente di poter dare attuazione alla seconda annualità, ponendo però alcuni paletti, ponendo alcune giuste indicazioni che possano consentire di aver ricadute sui piani occupativi nei nostri comuni.

Per fatto personale

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per fatto personale Ne ha facoltà. Indichi preliminarmente qual è il fatto.

PIRISI (D.S.-F.D.). Il fatto è che l'assessore Pittalis abbia insinuato che io avrei qualcosa a che vedere con i soldi buttati in progettazioni relative al parco del Gennargentu.

Siccome l'assessore Pittalis ormai, da questo punto di vista, sta abilmente e continuamente facendo insinuazioni sotto questo profilo, ritengo che stia ledendo quella che è la mia onorabilità sotto questo profilo. Allora credo che sia doveroso che io dica una parola.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, siccome l'assessore Pittalis teme di essere stato frainteso…

PIRISI (D.S.-F.D.). Siccome sta giocando troppo sui fraintendimenti l'assessore Pittalis, credo che sia opportuno chiarire i termini del problema. Io, signor Presidente, lo dico all'Assessore e a tutta l'Assemblea, con le progettazioni e gli incarichi per il parco del Gennargentu, cosa alla quale ha alluso anche il presidente Floris, evidentemente mal consigliato dall'assessore Pittalis, non c'entro proprio nulla. Io, da Presidente della Provincia di Nuoro, non ho dato nessun incarico di progettazione per il parco del Gennargentu. E' un'eredità che io ho trovato, c'era un'ottantina di incaricati, un orticello ben coltivato, quindi sotto questo profilo è destituita di ogni fondamento l'insinuazione che possono fare in tal senso. Né io e né l'amministrazione che presiedevo abbiamo buttato nessuna lira, ma l'osservazione che fa l'assessore Pittalis sotto questo profilo credo che sia il caso che proprio la sgombri. Le osservazioni che faccio nel merito è che veramente si sono profuse, sono state sparse bugie di vario genere sotto questo profilo e l'Assessore, gliel'ho detto la volta scorsa, ha qualche cambiale che deve mandare all'incasso, e in questo senso la prego, Assessore, di evitare di coinvolgermi, anche in maniera verbale, su questioni che lei sa bene, perché lei lo sa, che io non c'entro nulla.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Vorrei subito chiarire un equivoco. Io ho richiamato lei onorevole Pirisi, e mi consenta anche amico Pirisi, solo perché citavo il problema delle politiche ambientali. Nel momento in cui io ho posto in rilievo che purtroppo si è dato solo un grande rilievo alla spendita di risorse verso le progettazioni lei non c'entra assolutamente niente. Su questo anzi posso certificare, per la conoscenza che ho dell'onorevole Pirisi, anche perché - lo possiamo rivelare - a lui mi hanno legato nel passato anche impegni professionali, quindi ne ho stima e certifico sulla sua lealtà. Quindi sono stato veramente frainteso sul problema. Rimangono ferme tutte le critiche che ho sulle politiche, e lei lo sa benissimo, ma non c'è niente di personale, ci mancherebbe altro.

PRESIDENTE. Credo che questa precisazione chiuda l'incidente. Poiché l'intervento dell'assessore Pittalis era l'ultimo intervento della discussione generale, dichiaro chiusa la discussione generale stessa.

La seduta è sospesa e convoco la Conferenza dei Capigruppo per definire la prosecuzione dei lavori.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 39, viene ripresa alle ore 14 e 05.)

PRESIDENTE. I lavori riprenderanno questa sera, alle ore 19, con la votazione del passaggio all'esame degli articoli.

La seduta è tolta alle ore 14 e 05.