Seduta n.399 del 21/10/2003
(Pomeridiana)
Martedì 21 Ottobre 2003
Presidenza del Vice Presidente Biggio
indi
del Vice Presidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 17 e 07.
RANDAZZO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 14 Ottobre 2003, che è approvato.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Colleghi l'Aula pare abbastanza vuota, ho diversi iscritti a parlare che in questo momento non sono in Aula, per esempio Sanna Noemi, Lai, Selis, Pisano, Capelli, Marrocu, Morittu. Cosa facciamo?
Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Presidente lei ha ragione, ci sono diversi colleghi assenti, se questi colleghi dovessero decidere di non partecipare stasera alla seduta, secondo lei come si dovrebbe procedere? Si aggiorna a domani? E se domani non dovessero partecipare secondo lei che cosa si decide? Si va a domani pomeriggio? E se domani pomeriggio non dovessero partecipare, si va a dopodomani?
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, io mi sono rivolto all'Aula per avere il conforto di un parere, se lei mi deve fare il processo non ne accetto! Già ne avete fatto di altri tipi per altre strade e per altre vie, per cui non mi resta che applicare il Regolamento. Proceda pure, onorevole Cugini.
CUGINI (D.S.). Io non un mi considero né giudice e neanche avvocato, io sto facendo una considerazione perché lei giustamente si è rivolto all'Aula, io sono un ottantesimo dell'Aula che ha chiesto di parlare e di parlare con lei, chiaramente, per comunicare con i colleghi. La mia opinione è che lei debba aprire l'Assemblea, come ha fatto, chiamare i colleghi che hanno chiesto di intervenire sull'argomento e se i colleghi non dovessero essere presenti in Aula secondo me si dovrebbe procedere sino a quando non siamo in condizioni di dare la parola a chi è presente. Questo si fa normalmente ed io penso che si debba fare anche in quest'occasione, diversamente diamo l'idea che chi è presente commette un reato e chi è assente invece contribuisce ai lavori dell'Assemblea. Concludo, la mia opinione è la seguente: il primo iscritto a parlare viene chiamato, se è presente parla, se invece è assente decade e così via, sino a quando non si conclude questo ragionamento che mi sembra essere un ragionamento democratico. La mia considerazione chiaramente non vuole essere nei suoi confronti di rilievo, etc. etc., vuole essere un suggerimento, che so che lei condivide.
Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge Floris - Tunis - Businco: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), Onida: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), Scano - Dettori - Pacifico - Pinna: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), Capelli - Cappai - Piana Randazzo: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge numero 245 e delle proposte di legge numero 350, 362, 379, 380, 392 e 396.
È iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, onorevole colleghi; certo è difficile intervenire in questo dibattito così importante, ma così poco attento. Io credo che ci si possa rapportare a questo dibattito in effetti in tre modi differenti: potremmo condividere per intero lo schema e l'assetto normativo che ha licenziato la Commissione Autonomia, senza riserve, e quindi annunciarne il voto favorevole. Potremmo, invece, avversarlo per intero, non condividerne niente e decidere, in maniera anche pretestuosa, magari cercando a titolo di esempio il caso del palafreniere di Chilivani, o altre motivazioni, potremmo decidere appunto di votare contro e di puntare diritti invece verso l'adozione di un assetto normativo già esistente che è la legge nazionale, alla quale probabilmente molti fanno riferimento.
Noi Riformatori invece siamo per una terza posizione, crediamo che questo assetto normativo licenziato dalla Commissione abbia il merito di contenere alcuni principi di forte innovazione, li condividiamo, però crediamo allo stesso tempo che possano essere fortemente migliorati. Ci sono alcune cose che davvero possono interpretare quella che è la condizione autonomistica nostra, quella di poter pervenire ad una legge elettorale regionale che tipicizzi proprio l'esigenza di questa Sardegna e quindi soprattutto alcune indicazioni, alcuni temi, che noi Riformatori più volte abbiamo avanzato. Quindi, da parte nostra non c'è assolutamente l'intenzione di dire, come l'onorevole Cugini aveva avuto modo di riferire qualche tempo fa, che siamo insensibili e che non interpretiamo bene quello che i sardi oggi vogliono. Credo che invece l'abbiamo detto e non si presti assolutamente ad equivoci ciò che noi vogliamo. Noi vogliamo innanzitutto che questa legge elettorale restituisca alcune ingiustizie più volte richieste, prima fra tutte sicuramente quella relativa al tema dei sardi. La Sardegna è a tutti gli effetti interpretabile da questa legge elettorale come una nazione la cui sovranità davvero è affidata non più soltanto a 1.631.000 abitanti, così come il censimento ci ha assegnato, ma assegnabile invece a 2.350.000 abitanti, quali sono davvero i sardi che stanno sia in Sardegna che fuori dalla Sardegna. Un diritto che il legislatore regionale, così come ha già detto anche Massimo Fantola in questa sede, è stato riconosciuto addirittura dalla stessa Costituzione, quindi una legge costituzionale, l'articolo 48 della Costituzione, che sancisce esattamente l'istituzione appunto di un cosiddetto collegio unico estero riservato ai cittadini italiani residenti all'estero. Ebbene, noi non possiamo assolutamente non fare almeno quanto ha saputo fare il legislatore nazionale. Dobbiamo necessariamente riconoscere questo diritto ai sardi, dobbiamo istituire questo collegio unico estero, riservando tre seggi elettorali agli emigrati sardi, sia naturalmente consentendo loro l'espressione del voto, che sappiamo bene essere già un diritto acquisito, ma soprattutto riconoscendo loro il diritto di rappresentanza e quindi di poter sedere alla pari degli altri consiglieri regionali che siederanno qui, naturalmente, con la dignità di rappresentare una parte della Sardegna. Non vorremmo mai che accadesse che fra qualche anno, così come sarà inevitabile che accadrà, che alcuni parlamentari sardi siedano nel Parlamento e che rappresentino la Sardegna fuori dalla Sardegna ed invece noi non abbiamo parimenti saputo fare in maniera analoga.
Quindi, ecco perché noi crediamo che questa sia un'opportunità assolutamente da non perdere, la dobbiamo inseguire fino in fondo con tutte le nostre risorse e con tutte le nostre energie. Naturalmente riconosciamo che molte delle cose contenute oggi in questa norma sono fortemente innovative e sicuramente apprezzabili, si va verso un grosso miglioramento di quella che è la legge nazionale attualmente, che rischiamo altrimenti di utilizzare, e che noi non vogliamo assolutamente utilizzare. La scelta ovviamente importante del presidenzialismo, la scelta fondamentale di poter andare verso un sistema maggioritario che veramente restituisca il concetto di maggioranza assoluta, l'aver limitato ad un 55 per cento questo concetto di maggioranza che quindi non costituisce un pregiudizio agli equilibri democratici, l'aver introdotto finalmente dentro il cosiddetto listone regionale la possibilità di scelta e quindi di preferenza e quindi di selezione e quindi di volontà dell'elettore, perché davvero ci possa essere un'individuazione del candidato scelto, l'elemento positivo della diluizione, a nostro avviso, del premio di maggioranza tra il listone regionale e le liste provinciali, così come alcune altre cose che parrebbero secondarie, ma che non lo sono affatto, come per esempio la possibilità dell'espressione del voto attraverso la barratura che sicuramente aiuta la volontà dell'elettore ad essere espressa in maniera chiara. Così come abbiamo potuto anche vedere la incompatibilità tra la candidatura cosiddetta multipla, che è cosa possibile nella legge nazionale, ma non possibile secondo lo schema della nostra legge licenziata dalla Commissione. Ci sono elementi importanti.
Un altro elemento importante che noi naturalmente condividiamo, ma riteniamo debba essere assolutamente corretto in qualche sua angolatura, è la cosiddetta incompatibilità tra il ruolo esecutivo ed il ruolo legislativo. Come potremmo noi Riformatori non condividere questo, se addirittura ancora probabilmente siamo l'unico partito, l'unica aggregazione, l'unico movimento a farlo proprio nostro ed ancora oggi, naturalmente, ad adottarlo.
Però riteniamo che non debba essere una burla, non può essere una presa in giro, l'incompatibilità deve essere assoluta, quindi deve davvero verificarsi un'opzione - e per questo stiamo presentando anche gli emendamenti - tale che questa opzione consenta di fare una scelta, chi ricoprirà il ruolo di assessore dovrà naturalmente dimettersi dalla funzione di consigliere. E questo significa chiarezza, questo significa davvero evitare quella commistione che nessuno di noi vuole tra potere esecutivo e potere legislativo. Evitando naturalmente di dover poi riprendere poltrone tenute in caldo dai primi dei non eletti che poi, poverini, dovrebbero riandare a casa il giorno in cui qualcuno decidesse diversamente. Quindi, cose sicuramente migliorabili, condivisibili, così come noi riteniamo ancora oggi che sia un errore da parte di questo Consiglio non sfruttare l'elemento importante ed innovativo che ha dato tanti benefici nei grandi comuni quale il cosiddetto voto disgiunto.
Il voto disgiunto non è un elemento disaggregante, non è assolutamente nemmeno un elemento mortificante quello che è l'equilibro interno politico dei grandi comuni; tutt'altro, è una grossa capacità di maturazione politica che viene affidata all'elettore e che consente di percorrere degli spazi molto più ampi a chi quest'espressione di volontà vuole esercitare. Quindi, naturalmente delegando nella figura soprattutto del cosiddetto presidente governatore una delega più ampia che è quella basata su un rapporto fiduciario più che su un rapporto partitico. Credo che anche questo possa essere migliorato. Però voglio sottolineare un aspetto, a mio giudizio molto importante, che noi Riformatori vogliamo sottolineare: quello che la Commissione ha avuto la capacità di licenziare, che è contenuto appunto nello schema normativo, riferito alla possibilità di individuare in maniera cosiddetta assoluta il numero dei seggi assegnabile a ciascun collegio. Questo evita, evidentemente, un processo di drenaggio che altrimenti si sarebbe verificato. L'abbiamo visto, l'abbiamo constatato: cioè la certezza del numero dei seggi assegnabili a ciascun collegio naturalmente pone in una situazione di assoluta certezza anche i concorrenti che in quel collegio, cosiddetto debole, potrebbero avere altrimenti maggiori rischi. E' quindi una chiarezza democratica che sicuramente va invocata. Però non deve sfuggire a nessuno che oltre a questo pericolo evitato del drenaggio di seggi che potevano andare territorialmente dai territori meno importanti ai territori più importanti, abbiamo evitato un altro tipo di drenaggio, che è sicuramente quello più importante e quello più iniquo che oggi è contenuto nella legge elettorale nazionale, il cosiddetto drenaggio all'interno dei collegi provinciali nell'ambito della stessa aggregazione partitica. Perché nonostante naturalmente sia indicato anche nella relazione di accompagnamento della legge nazionale che vi è una proporzionalità assoluta nel riparto fra i vari collegi provinciali, niente di più falso è contenuto. Cioè questa proporzionalità non solo non è assoluta, ma non è nemmeno approssimata, proprio perché chi naturalmente prende in valore assoluto tre volte il numero dei voti di un altro collegio rischia di prendere un solo seggio, così come lo prende naturalmente il partito che prende un terzo di quei voti. Quindi, non vi è assolutismo, mentre invece vi è una proporzionalità condivisibile ed importante nel testo che è stato licenziato dalla Commissione Autonomia e questo non può che essere un dato fortemente apprezzabile, perché restituisce rigore, restituisce soprattutto chiarezza, democraticità a quello che è lo sforzo elettorale che noi andremo a fare.
Per ultimo una nota che mi piace debba essere un po' politica; l'onorevole Cugini l'ultima volta ci rimproverava dicendo: "Ma voi centro destra siete allo sbando, ormai affetti da una crisi quasi irreversibile", io credo che davvero non possiamo confrontarci, soprattutto costruendo un tema così importante come la legge elettorale, ponendo degli steccati e ponendo delle divisioni; credo che tutto questo debba essere superato. Immagino che la legge elettorale, davvero come qualcuno l'ha definita, sia un po' il postulato delle regole, sia un po' il principio di tutto ciò che l'assetto democratico vuole porsi e quindi debba essere costruito tutti insieme, però dico anche che l'onorevole Cugini farebbe bene a guardare i mali propri di questo centrosinistra, oggi soprattutto evidenziati anche dalla grande comunicazione. Cioè non è assolutamente accettabile che dentro un dibattito che debba davvero coinvolgere tutti possano intervenire, con così poco rigore, elementi cognitivi che invece non ci appartengono. D'altro canto dovrebbe prendere ad esempio, il centrosinistra, oggi, che alcune euforie che sono tipiche di chi crede che la battaglia sia già vinta o di chi crede che potrà essere partita facile, che le cose davvero non stanno in questo modo. Non stanno in questo modo perché noi riteniamo che ciò che oggi, in maniera azzardata, il centrosinistra sta andando a fare è cosa pericolosa, un qualcosa che la stessa genetica sanitaria oggi vieta. Non è possibile che l'ingegneria politica superi l'ingegneria sanitaria. Io credo che non possa, oggi, il centrosinistra andare alla ricerca di un trapianto, perché di questo ha bisogno, cercando un donatore che abbia un cuore a destra per porlo invece di fronte a un moribondo che ce l'ha a sinistra. La cosa non funzionerebbe, state attenti che questa cosa davvero rischia di mandare gambe all'aria un po' tutto, soprattutto i nostri ragionamenti, che qui dentro invece devono essere più sereni e che qui dentro devono essere tutti tesi a costruire un modello elettorale che sia davvero rispondente non solo a ciò che oggi i sardi chiedono, ma soprattutto a quello che l'etica politica da sempre ha posto come regola principale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Il tema che stiamo affrontando in queste sedute è pleonastico dire che sia un tema importante ed è evidente che, al di là anche di ciò che si dice, di quello che espressamente viene detto in quest'aula e anche fuori, nelle discussioni in cui quotidianamente tutti quanti ci troviamo protagonisti su questo argomento, è una questione su cui si gioca in fondo gran parte della prospettiva di questo ultimo scorcio della legislatura.
Io credo che valga la pena sicuramente far parte, intervenire, con interesse, con attenzione, su questo argomento, su questo tema, proprio perché è importantissimo che noi dalle scelte che assumeremo nei prossimi giorni, o nelle prossime ore forse, riguardo alla legge attualmente in discussione, dobbiamo in qualche modo rendere conto a tutto il Consiglio e soprattutto rendere conto a tutto l'elettorato, a tutti i cittadini della Sardegna che evidentemente guardano al sistema elettorale della regione come un sistema che evidentemente deve essere riformato, rispetto evidentemente alla legge da cui è nato questo Consiglio regionale.
Questa forse è la prima cosa su cui io personalmente, anche in dialoghi con comunissimi elettori (lo siamo tutti comuni elettori, ma noi abbiamo, non per nostro merito sicuramente, un osservatorio particolare), a molti elettori io credo che sfugga ancora il fatto che votare oggi questa legge oppure non votarla significhi che non volere questa legge possa significare volere ancora la vecchia legge elettorale.
Io credo che sia giusto essere molto chiari nei confronti di tutta l'opinione pubblica e assumersi la responsabilità delle posizioni politiche che noi assumiamo dicendo chiaramente, questo da parte del nostro Gruppo consiliare, che noi certamente vogliamo una nuova legge elettorale per la Sardegna, noi vogliamo un nuovo sistema elettorale per la Sardegna, nuovo però rispetto alla legge che ha portato per due legislature consecutive un'Assemblea legislativa, che ha la sua dignità, che ha dimostrato in tanti anni di autonomia, ha portato questa Assemblea a vedere svilito il suo ruolo, un ruolo svilito prevalentemente - io credo che lo si debba dire a chiare lettere - a causa della instabilità dell'azione di governo. Una instabilità dell'azione di governo che ha anche, conseguentemente, reso meno dignitosa l'azione legislativa. Noi vogliamo un nuovo sistema elettorale, ma - lo diciamo da subito - non riteniamo che un nuovo sistema elettorale dignitoso sia quello contenuto nel progetto di legge attualmente in discussione. E non lo diciamo per una presa di posizione faziosa, ma per un'analisi attenta di quello che è il contenuto di questa legge e anche - deve essere chiaro anche questo - del come questo progetto di legge oggi in discussione in Consiglio è nato, è stato formato nel dibattito in Commissione.
Noi siamo per l'autonomia, noi crediamo che la strada maestra sicuramente sia quella di una legge elettorale regionale che il Consiglio, sfruttando appieno la sua autonomia legislativa, in particolare di una legge ancora più di rango nella gerarchia nelle fonti, superiore anche alla legge ordinaria regionale, una legge statutaria, così come è stata definita, possa in questo modo esprimere appieno la propria capacità legislativa, la propria capacità di darsi un sistema elettorale e una forma di governo adatta alle esigenze di stabilità e di rappresentatività. Noi vogliamo l'autonomia, crediamo però che l'autonomia deve essere usata adeguatamente con dignità, con forza, perché se l'autonomia di un sistema politico, anzi se l'autonomia di un'assemblea legislativa è intesa come autonomia di un sistema politico rispetto alla società, per cui si punta a una legge elettorale e a una forma di governo finalizzata di fatto, implicitamente, all'autoconservazione di questo sistema politico, l'autonomia è usata male, l'autonomia di un'assemblea legislativa viene usata erroneamente nel senso dell'autonomia del sistema politico rispetto alla società.
Se un Consiglio regionale è tentato, ma è normale che sia tentato, ma se è anche debole rispetto alla tentazione di creare una legge elettorale che abbia fotografie, che abbia evidentemente un risultato politico da ottenere e non un alto sistema di regole istituzionali che valgano per sempre, che valgano per anni, che valgano per il futuro del nostro popolo e dell'Assemblea che dovrà rappresentarlo nei prossimi anni, anche senza di noi, che faremo questa legge, se questa Assemblea legislativa usa in questo modo l'autonomia, forse occorre davvero dire che si faccia tutto quel che si può, se siamo capaci di usare la nostra autonomia legislativa in maniera corretta e dignitosa facciamolo; facciamolo con un accordo politico serio, con un accordo politico di alto profilo, con un accordo politico che veda un confronto tra le diverse parti, anche contrapposte sulla linea del governo, ma che sul piano di una riforma istituzionale, come questa in qualche modo è, si sappia confrontare con dignità e guardando veramente al futuro. Se si è capaci di questo bene, facciamo la legge elettorale; se questo Consiglio non è capace di un confronto di questo livello dobbiamo allora riconoscere, alla fine di questa legislatura, che occorre, per rispetto dell'autonomia della Sardegna, per rispetto dei cittadini che a questa autonomia tengono, utilizzare per le prossime elezioni una legge votata dal Parlamento nazionale, che ha assicurato al sistema regionale, al sistema delle autonomie regionali di tipo ordinario, alcuni anni di stabilità di governo, alcuni anni di chiarezza nel rapporto tra le istituzioni e i cittadini. Non significa per questo alzare la bandiera bianca, non significa rinunciare a una nostra prerogativa, a una nostra responsabilità; c'è ancora il tempo per farlo, vedremo dalle trattative, dagli accordi, dal dialogo, dalla dialettica che si potrà instaurare in quest'Aula e fuori da quest'Aula, se si potrà essere capaci di fare una legge dignitosa. Se questo sarà possibile ben venga una legge elettorale, ma non una legge elettorale che di fatto sia finalizzata anche fin troppo esplicitamente a destrutturare l'impianto di una legge nazionale che ha dato avvio a una nuova stagione di governi regionali. E' da anni che le Regioni ordinarie stanno superando quelle speciali, è da anni che alcune Regioni, ma direi ormai la gran parte delle Regioni ordinarie, sono capaci di governare con stabilità al proprio interno e di rappresentare gli interessi della propria regione di fronte allo Stato centrale, con dignità e con forza. E' da anni che invece l'autonomia speciale della Sardegna, nata con tanti anni di anticipo e che ha dato tanti frutti per il nostro territorio, per la nostra Isola, è da anni che invece va al traino del sistema regionale ordinario. Dobbiamo con amarezza constatare questo.
Allora il dibattito sulla legge elettorale deve essere un dibattito e un confronto che sappia guardare davvero a quei due principi cardine che sono stati citati anche nella relazione introduttiva alla legge: quello della rappresentatività e però della stabilità. Rappresentatività, giustamente, dicono anche alcuni rappresentanti dei partiti con quantitativamente una minore rappresentanza in Consiglio regionale, giustamente sottolineano il fatto che è un valore fondamentale quello del pluralismo, è un valore fondamentale quello che in un'Assemblea rappresentativa degli interessi generali possano essere rappresentati e possano essere protagonisti con pari dignità anche rappresentanti di piccoli partiti.
E' la ricchezza del nostro sistema politico, è la ricchezza del nostro sistema culturale, del sistema italiano e quindi anche di quello sardo, quello di aver dato voce attraverso piccole realtà partitiche o anche di movimenti presenti nella società, capaci di rappresentare sul livello politico istituzionale gli interessi di tutti. E' un valore il pluralismo, è un valore la democrazia diffusa, è un valore storico, istituzionale, addirittura dottrinale, giuridico, quello di un sistema istituzionale che debba essere equilibrato, che debba avere pesi e contrappesi, perché non ci sia un potere che abbia la possibilità di diventare strapotere, di diventare prepotenza. E' un valore anche questo, è un valore lo spazio per tutte le realtà espresse dalla società, è un valore la dialettica, è un valore la non uniformità grigia e asservita alla prepotenza di turno, politica o economica, ma è anche un valore la stabilità.
I valori del pluralismo, della democrazia diffusa, della dialettica politica, sono i valori che sono alla base del sistema proporzionale e, non dimentichiamolo, ancor di più della forma di governo parlamentare pura, da cui è nata la nostra repubblica, in cui si è formato anche il nostro sistema regionale: un sistema elettorale proporzionale e una forma di governo parlamentare, basato quindi sulla fiducia che l'Assemblea legislativa deve dare e continuamente tenere sotto controllo rispetto all'organo esecutivo. Ma dobbiamo tutti essere consapevoli che questa scelta, fatta a suo tempo dai costituenti, è una scelta determinata anche da un momento storico-politico particolare, quello cioè dell'indomani del tragico epilogo delle due grandi dittature, delle due grandi forme di dittatura dalle cui ceneri è nata la nostra repubblica e il nostro sistema autonomistico. Ma abbiamo saputo tutti, abbiamo saputo utilizzare con saggezza il sistema elettorale proporzionale e la forma parlamentare? Non si è utilizzato questo sistema che era finalizzato a scongiurare il pericolo di forme di strapotere, abbiamo usato questo sistema senza stravolgerlo, senza stravolgere le sue intenzioni, senza cedere all'assemblearismo, alla commistione tra governo e legislazione, al tanto vituperato consociativismo? Non si è di fatto creato e non stiamo oggi vivendo sotto lo spettro continuo di una sovrastima, di una stima eccessiva della funzione di governo, contro una sottostima della funzione legislativa? Non è quello di fronte a cui ci scontriamo quotidianamente? Un governo che annaspa, di qualunque colore esso sia, un governo che annaspa di fronte all'esigenza di dover decidere, di fronte all'emergenza della società, e un'Assemblea legislativa che tenta il più possibile di condizionare quelle scelte, spesso di frenarle, continuamente di creare sistemi di incidenza nelle scelte di governo, senza avere la capacità, la dignità e la responsabilità di assumere sino in fondo invece la funzione legislativa nella più alta forma di realizzazione. Un'Assemblea legislativa che ormai non riesce a fare leggi, stiamo soltanto facendo leggi finanziarie in questi ultimi anni, non abbiamo la possibilità numerica e neanche politica, diciamocelo francamente, di far passare leggi importanti, fondamentali per le questioni sostanziali da cui dipende molta parte del sistema economico e sociale della nostra terra.
Ora, di fronte a questo scenario, il sistema elettorale deve essere un sistema che apra una forma di governo stabile. Io non sono assolutamente culturalmente, anche per mia formazione personale, appassionato acriticamente al presidenzialismo, non sono assolutamente appassionato al maggioritario, lo sa il collega Fantola che quando è nato il movimento per le riforme ci ha visto molto spesso contrapposti proprio su questi argomenti, ma purtroppo il sistema proporzionale e la forma di governo parlamentare hanno oggi necessità di una correzione drastica, che riporti il sistema istituzionale verso un canale più rispondente alle esigenze della società e del sistema economico e giuridico. Abbiamo bisogno, purtroppo, di una sterzata che ci porti, che porti ad avere governi che decidono e assemblee legislative che svolgano fino in fondo il loro ruolo. Non è questo l'obiettivo che vuole raggiungere il progetto di legge che oggi è in discussione, dobbiamo dirlo francamente e d'altra parte, dagli stessi interventi seguiti anche da più parti, è abbastanza evidente che è un progetto di legge che non soddisfa in questa direzione.
Dobbiamo cercare, in qualche modo, di ridare la possibilità che il sistema elettorale e la forma di governo diano ai cittadini sardi un governo che sappia decidere, che sappia giudicare, intervenire tempestivamente sui problemi e un'Assemblea legislativa che sappia fare delle leggi. Un sistema elettorale che abbia un premio di maggioranza significativo, un sistema elettorale che costringa le parti politiche, quelle dei partiti tradizionali e quelle delle forze politiche emergenti, dei movimenti che tentano di entrare con forza nel sistema politico sardo, a dire chiaramente ai cittadini della Sardegna, in anticipo, senza nessun infingimento, che cosa si vuole ottenere, che governo si vuole contribuire a formare se si vince, quale coalizione si sceglie, con ampio anticipo, dicendo la verità, dando la possibilità ai cittadini sardi di riconoscere le intenzioni di chi si presenta al giudizio elettorale.
Non mi sembra, molto francamente, che né i partiti tradizionale, né i movimenti che si affacciano oggi nel panorama politico abbiano questa caratteristica di estrema chiarezza nei confronti dei cittadini. Non mi permetto di giudicare tanto i movimenti, credo di dover fare, perché vivo in un Partito, una critica al nostro interno, al sistema dei partiti che sta oggi cedendo terreno in maniera drammatica, perdendo dignità nella propria azione politica e lasciando spazio, purtroppo, ad un generico rivendicazionismo, ad una generica posizione che rivendica un ruolo, che ricerca il consenso basandosi più sull'antipolitica, più sull'esser contro qualche cosa che invece su proposte chiare. Noi dobbiamo avere un sistema elettorale dunque in cui chi si presenta ai cittadini debba dire anticipatamente che cosa vuole fare e con chi lo vuole fare. Dobbiamo contribuire per questo obiettivo ed io credo che lo si possa fare con un altro progetto di legge, comunque con un dibattito politico su questo argomento di più alto profilo.
PRESIDENTE. Grazie consigliere La Spisa. È iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Grazie Presidente. Se uno vuole tentare di leggere tra le righe il vero contenuto dell'intervento che mi ha preceduto è evidente che non si deve fermare alla prima parte dell'intervento. Il collega La Spisa è un importante rappresentante del Partito politico che lo ha espresso e dopo aver iniziato elencando rischi, che attribuisce alla proposta di legge elettorale che la Prima Commissione ha esitato, instabilità di governo, autoconservazione, assenza di vero aumento della partecipazione o della rappresentanza, poi entra nel merito e dice: "Noi" - immagino noi Forza Italia - "vogliamo una legge elettorale regionale". La verità è che in tutto questo dibattito che si è articolato con fatica in queste due settimane nel merito Forza Italia ha parlato poco ed è clamorosamente assente anche dalle proposte di legge. Io vorrei interpretare le parole di Giorgio La Spisa come parole finalmente di presa d'atto della necessità di una legge elettorale che abbia la capacità di superare quelle caratteristiche di rischio che vanno affrontate e che io nella mia argomentazione vorrei sottoporre all'attenzione dell'Aula come affrontate e direi anche in parte, pur essendo necessario un lavoro dell'Aula, risolte. E bisogna evitare di continuare a parlare d'altro, perché la legge di cui stiamo parlando è una legge depositata, esitata dopo un lungo lavoro in Commissione, che c'è. E dire che si vuole discutere, che serve un'altra legge, vuol dire che non si vuole discutere della legge elettorale; la legge elettorale di cui discutere è questa, altrimenti c'è solo la legge elettorale nazionale, che non risponde a nessuno, a nessuno, a nessuno di quei temi tanto cari anche al cattolicesimo popolare da cui proviene l'esperienza del collega che ha appena parlato e che niente ha a che fare con il vincolo dell'uomo solo al comando, di una legge unicamente presidenzialista. Il lavoro della Prima Commissione parte da un elemento ed è un dato che non può essere disconosciuto, perché la Prima Commissione ha svolto un lavoro realizzato in quaranta sedute a cui hanno partecipato non solo i componenti della minoranza, ma i rappresentanti di tutte le forze politiche, o direttamente o nelle forme previste dal Consiglio.
Quaranta sedute e sette proposte di legge di partenza su cui discutere, tra le quali colpisce che né Forza Italia, né i Riformatori abbiano fatto una proposta. La Prima Commissione ha svolto un lavoro alto, partecipato e condiviso, soprattutto condiviso se si guarda anche al processo che ha portato al voto finale. Se questo è il dato, al di là del merito del testo esitato, quaranta sedute, sette leggi, una proposta sostanzialmente votata da tutti, non possono consentire a nessuno di rappresentare questa discussione, questo lavoro come se fosse un incidente. Cioè, qui di cosa stiamo a parlare, se stiamo parlando di altro? Quaranta sedute, sette proposte di legge per arrivare ad una sintesi non sono un incidente, non è né serio, né corretto continuare a prenderci in giro e trattarlo come se fosse un incidente. Non è serio né coerente né indice di fiducia reciproca e di affidabilità smentire la partecipazione a tutto questo lavoro e parlare di una legge al buio, all'inizio del dibattito qualcuno ha parlato di legge al buio! Se qualcuno l'ha spenta la luce, non è certamente su di noi o su quest'Aula, l'ha spenta dentro alcune camere di partito evidentemente e non in questa Isola. Né vale richiamare i principi, tipo bipolarismo, governabilità, stabilità, che non sono minimamente messi in discussione dalla legge esitata dalla Prima Commissione, al contrario; significa invece tentare di nascondere i difetti della legge nazionale che peraltro danno esiti negativi in diverse Regioni, tanto è vero che non c'è una Regione che sta lavorando per mantenere quella legge, ma tutte stanno tentando di correggere i difetti e le cause, gli effetti di questi difetti che si sono generati in questi dieci anni di governo presidenziale nelle Regioni a statuto ordinario. I difetti sono la governabilità a scapito della partecipazione e vediamo gli effetti anche nei comuni e nelle province, il governatore che svuota, di funzione anche legislativa oltre che di controllo, il Consiglio, un Consiglio che per un quinto, ma se uno conta solo la maggioranza per un terzo, viene nominato dalle segreterie dei partiti; perché è un quinto rispetto al Consiglio, ma se uno guarda la maggioranza per un terzo! Perché governa la maggioranza e per un terzo è scelto dalle segreterie dei partiti. Un Consiglio che cancella, salvo risultati straordinari e storie di partiti anche centenari, se essi non si vincolano - e questo è un problema nostro - ad un bipolarismo tutto italiano, di sapore specifico nazionale. Sinora di merito la maggioranza, quella probabile, quella che forse riuscirà a rinsaldarsi intorno a Masala, non ha detto nulla, dopo quaranta sedute dice che si può correggere la legge nazionale, qualcuno dice: "Correggiamo la legge nazionale", che cos'è questo, la proposta di legge, se non questo tipo di lavoro? E non quella che abbiamo in discussione, significa dire che nel merito si è scherzato per un anno, così come dire che sei fuori tempo massimo dopo che sono state depositate all'inizio della legislatura sette proposte di legge, significa dire e dare il sapore di un confronto rifiutato perché nel merito non ci sono argomentazioni vere a sostegno dello spostare il confronto richiamando la legge nazionale che non è oggetto di discussione, è lì, se noi non facciamo la legge sarà quella.
La prima Commissione aveva quattro obiettivi condivisi, il primo era mantenere l'elezione diretta del Presidente per la stabilità e la chiarezza. Il secondo obiettivo era la governabilità tramite il premio di maggioranza ed anche questo è un pilastro che è restato; il terzo è l'attenzione alle forze politiche minori senza rinunciare al bipolarismo, attenzione alle forze politiche minori senza minimamente mettere in discussione il bipolarismo, e infine rafforzare la partecipazione nelle istituzioni e per le istituzioni. Significava - lo ha detto anche il collega Cogodi - non stravolgere, ma migliorare la legge nazionale tenendo fermi i pilastri che garantissero stabilità, governabilità, attenzione alla partecipazione. E questo è un risultato raggiunto perché i difetti sono attenuati o in qualche caso risolti senza aver perduto di vista i pilastri condivisi da tutti; da tutti, nessuno escluso: governabilità, stabilità, partecipazione.
La proposta in esame oggi garantisce stabilità per la maggioranza che viene stabilizzata intorno ad una dimensione che allarga anche la partecipazione di minoranze perché corregge al 55 per cento ciò che con il 60 per cento diventa una maggioranza estremamente elevata, che rende impossibile un vero dialogo legislativo. Per il Presidente che viene eletto direttamente, non è sostituibile dal Consiglio, perché se il Presidente si dimette decade il Consiglio e questo viene mantenuto. Quindi, la stabilità viene garantita così come viene garantita la governabilità perché sono i numeri oltre l'elezione diretta che sono alla base della governabilità, così come lo scioglimento del Consiglio in caso di rottura della maggioranza.
Il ballottaggio poi comporta una rappresentatività maggiore e insieme una bipolarizzazione che però nel modello proposto da questa legge attenua e non toglie voce alle - e sottolineo alle, plurale - minoranze. Su questo, tra l'altro, si può anche intervenire perché si può anche rendere visibile questa rappresentanza senza togliere niente alla stabilità delle minoranze (al plurale), in tutti i livelli di voto e di rappresentanza e introduce correttivi, perché è una legge che contraddice e contrasta il difetto già sperimentato, quello dell'uomo solo al comando, che in questa legislatura noi stessi abbiamo rifiutato, il Consiglio ha rifiutato. Un Presidente autorevole che non si sottrae alla necessità, al dovere non solo di decidere, perché governare non è solo decidere, ma di realizzare condividendo, di rappresentare, perché decidere vuol dire comandare, non vuol dire governare.
Allora tra il Presidente ostaggio e il Presidente padrone c'è una via terza, una via possibile, quella della politica che indirizza l'amministrazione, che non riduce il governo alla sola amministrazione, perché noi abbiamo un'idea diversa di politica da quella della sola amministrazione, quella della politica come democrazia diffusa - richiamo anche un termine del collega che mi ha preceduto - cioè come luogo in cui socialmente si diffonde la capacità di contribuire, condividere e influenzare il processo decisionale, che non è un elemento negativo perché deve restare poi in capo ad uno sicuramente la decisione, ma il processo attraverso il quale si arriva alla decisione è qualità della politica. Una politica che non finisce con l'atto del voto, come talvolta anche a livello nazionale qualche importante rappresentanza della vostra parte rammenta, rappresenta, con una presunta delega; una volta che si è votato la maggioranza esiste e quindi quella ha titolo di governare in maniera autonoma senza nessun sistema di riequilibrio. Una politica che abbia l'idea di un'azione collettiva non individuale.
Io penso, tra l'altro, che questa legge abbia anche un altro effetto, di correggere la totale assenza di una stima vera della funzione legislativa, perché ha ragione il collega quando dice che noi non dobbiamo sottostimare la funzione legislativa, ma dire che non è abbastanza quella che è introdotta con questa legge significa non volerne nulla, non volerne nulla! Perché se non ci sono innovazioni vere la funzione legislativa esistente nella legge nazionale è sostanzialmente soffocata da un conflitto di sistema che surclassa, elimina, rende inesistente il conflitto di merito sulla funzione legislativa, è comandare non governare e sparisce anche legiferare perché diventa un approvare oppure non approvare. E d'altronde abbiamo l'esempio chiaro anche nel Parlamento italiano che non è certamente un luogo dove si viene eletti con un sistema maggioritario presidenziale, è un sistema ancora parlamentare, eppure lì proprio la funzione legislativa è evidente come venga soffocata e resa sostanzialmente sottoposta alla schiavitù della maggioranza, alla tirannia della maggioranza. Allora non è vero che questa proposta di legge non interviene su questo tema, perché propone nel merito sia funzioni del Consiglio che riequilibri tra Consiglio ed Esecutivo, sia nei confronti del Presidente, sia nei confronti dei singoli Assessori, perché determina la nascita di Commissioni e le modalità con le quali il Consiglio può esercitare la sua funzione di controllo che oggi è inibita in questo sistema e in questo senso garantisce che chi deve governare governa, ma chi ha una funzione di rappresentanza abbia gli strumenti per controllare il governo attraverso un riequilibrio di sistemi, attraverso un di più di partecipazione, attraverso un di più di rappresentatività.
Allora la legge così com'è non è che non abbia delle cose che devono essere anche corrette perché ci sono temi che riguardano ancora la rappresentanza. Dobbiamo discutere sulla rappresentanza dei territori, su quali privilegiare dei territori tra la rappresentanza politica e quella specificamente locale. Dobbiamo discutere e introdurre correttivi che riguardano la rappresentanza e la parità, dobbiamo discutere sul tema anche della rappresentanza degli emigrati. Ognuno, dicendo quello che pensa su questo tema. Ma i correttivi si possono affrontare nel merito, non dichiarando che questa non è una legge di cui discutere perché ce ne vuole un'altra; su questo filone stiamo rinunciando alla nostra funzione, quella sì legislativa, perché oggi è sovrano il Consiglio, questa è l'occasione nella quale il Consiglio è sovrano.
Dire quindi che questa legge così com'è non è sufficiente quando dei temi specifici da affrontare, sappiamo, li abbiamo inquadrati, sappiamo anche qual è la direzione per dire che ce ne sarà un'altra di occasione, significa dire bugie, non ce n'è un'altra di occasione, questa è l'occasione e rinunciare a quest'occasione significa rinunciare all'ultima unica azione riformatrice di questa legislatura, se ci volete rinunciare voi vi assumerete la responsabilità, non noi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, la proposta di modifica della legge elettorale nazionale che l'Aula in questi giorni sta discutendo non è una legge perfetta. Siamo i primi a dirlo, ne conosciamo i limiti e le compromissioni anche se abbiamo liberamente e consapevolmente deciso di approvare il testo in Commissione. Ma l'abbiamo fatto perché parimenti riteniamo la legge elettorale che le altre Regioni italiane hanno utilizzato, dannosa, dannosa in generale con i frutti negativi che sta offrendo nelle Regioni che l'hanno utilizzata, ma di questo parlerò dopo, e soprattutto pericolosa in una realtà socio-politica come quella sarda. Per questo è un elemento di chiarezza politica che il Consiglio regionale si occupi di legge elettorale e se le fibrillazioni di quest'ultima parte di legislatura sono in gran parte dovute alla legge elettorale e alla sua modifica noi abbiamo scelto di volerne liberamente discutere e di volere assumere una posizione indipendente da qualsiasi logica precostituita perché non accettiamo e non accetteremo mai diktat che vengono dai partiti che si ritengono maggiori. Non abbiamo bisogno di egemonie, di listini bloccati che foraggino ed alimentino quelle oligarchie, che esasperano non il bipolarismo, ma il bipartitismo. Vogliamo considerare questo, consentitemelo colleghi, un rigurgito di orgoglio dei piccoli Partiti. Anche in Sardegna, cari amici, va fatto osservare che nessun partito supera il 20 per cento, nessuno.
La tradizione dell'U.D.C., e dei partiti che hanno dato origine all'U.D.C., è chiaramente proporzionalista. Non abbiamo mai cambiato idea ed ancora oggi siamo convinti che il sistema proporzionale consenta una più attenta partecipazione democratica ed un forte vincolo tra i cittadini elettori e i loro rappresentanti nelle assemblee elettive. Ancora oggi siamo persuasi che il sistema proporzionale che ha retto la Repubblica e questa Isola per un cinquantennio sia il miglior sistema. Un sistema che ha consentito che partiti numericamente deboli, ma politicamente e culturalmente insostituibili nella storia italiana, abbiano potuto partecipare attivamente al dibattito politico in questo consesso e alle sue scelte come il Partito Liberale, come il Partito Repubblicano e lo stesso Movimento Sociale nei momenti in cui praticamente la sua percentuale era al di sotto del 4 per cento, nei momenti difficili sia beninteso.
Pur tuttavia siamo altrettanto consapevoli che con i referendum prima e con forti iniziative politiche in seguito il popolo italiano, il popolo sardo abbiano dato delle chiare indicazioni nel senso del sistema maggioritario e del cosiddetto bipolarismo. Sono scelte che accettiamo con spirito e intendimento democratico e con realismo politico. Ma i nostri alleati, se ancora ne abbiamo, sanno bene che ci sono alcuni punti dell'organizzazione istituzionale del sistema che noi riteniamo assolutamente imprescindibili e inderogabili, principi sui quali non siamo disposti né a trattare né a transigere. Lo abbiamo detto e ripetuto; in primo luogo la riduzione dei poteri del Presidente eletto. Non riteniamo giusto che un Presidente di Regione, che è stato eletto con il concorso determinante di uomini e donne, di partiti, sindacati, tutte quelle associazioni in cui si concreta il vivere civile, possa, una volta eletto, diventare l'arbitro unico e solo della vita democratica, e tutti gli altri attori della scena debbano riservare a se stessi il ruolo di burattini che alzano in Aula la mano a comando.
Al di là di quello che sostiene l'amico e collega Massimo Fantola la legge sull'elezione diretta dei sindaci non ha dato grandi frutti dal punto di vista della democraticità e della trasparenza del sistema. Al contrario, ha fortemente ridotto gli spazi democratici, ed ha rafforzato un sistema di piccole oligarchie. L'unico innegabile vantaggio è rappresentato dallo sveltimento delle procedure burocratiche essendosi i centri di decisione ridotti nel numero, ma non possiamo dimenticare che il frutto principale di questa accelerazione è stata un accentramento del potere delle burocrazie. Questo fenomeno ha luci ed ombre, cioè paga il politico di fatto e non ne risponde, non può dare risposte perchè, di fatto, chi gestisce è il funzionario che normalmente fa quello che vuole.
Se poi si vuole ascrivere a legge sull'elezione diretta del sindaco la garanzia di durata del mandato, debbo ricordare ai colleghi Riformatori che non è così; molte, moltissime giunte sono cadute vittime della crisi del sistema e dello strapotere del sindaco. In ogni caso esistono molti sistemi per garantire premi di maggioranza o stabilità ai governi eletti, pur senza avere sindaci, sceriffi e presidenti di regione governatori.
Secondo punto inderogabile è l'introduzione dei voti di preferenza sul listino. I legislatori debbono essere eletti dal popolo, non mai nominato dalle oligarchie dei partiti che decidono chi deve essere eletto e chi, invece, deve restare a casa. Un confronto libero, leale e democratico è la base della democrazia; libero e leale non è avere 16 consiglieri regionali di nomina prefettizia, siamo disponibili a studiare come aggiungere anche una terza lista che raggiungendo un ragguardevole numero di suffragi ottenga rappresentatività in Consiglio e il diritto di parola e di voto. Se è vero che non si governa con 41 voti è altrettanto vero che quando la sinistra, sempre in altri tempi, almeno in altri tempi monolitica, ne ebbe 50 ed è stata un'eccezione perchè con 41 governava, e parlo dei governi Palomba, alle votazioni andava spesso o in continuazione sotto. E questo dipende dalla serietà e dalla correttezza dei rappresentanti eletti. Ed è altrettanto vero, lo dico per alcuni colleghi distratti, che non si può governare con 41 voti, tanto meno si può governare con 38 oppure con 35.
Ancora, non si può non valutare il problema della rappresentatività reale cui ha fatto riferimento prima Lai. Abbiamo fatto una serie di proiezioni con i voti che le varie liste ottennero nelle elezioni regionali del '99, con l'attuale legge elettorale regionale sono risultate tante e tali aberrazioni che dovremmo davvero riflettere, come per esempio il caso di un partito che ha Cagliari ottiene circa diecimila voti e non raggiunge il quorum, ma per uno strano gioco di resti elegge il suo rappresentante in un'altra circoscrizione - qualcuno l'ha capito qual è - che ha ricevuto una manciata di voti, circa mille!
Il problema della rappresentanza reale è questo, deve essere rappresentato un partito che esiste in un determinato territorio; deve essere eletto chi ha preso più voti, non chi profitta dei voti. Abbiamo detto e ripetuto che noi siamo contrari agli slogan per risolvere i problemi, così noi non ci siamo mai sognati di creare slogan qualche tempo fa quando andava di moda la regola delle tre legislature. Sembrava che fosse una regola aurea, e i catoni censori andavano in giro applicandola al prossimo. Adesso che invece tocca a lor signori farsi da parte per avere fatto tre legislature o più, allora adesso quello slogan è improvvisamente passato di moda, piuttosto curioso!
Ma che dire e perchè meravigliarsi di tanti falsi moralizzatori? In questi giorni c'è un silenzio sugli appannaggi, è sceso questo silenzio ed ognuno guarda il dirimpettaio, quasi si vergogna. Ebbene, devo dire perchè non dire tutta la verità? Non sono due i giornalisti, ma tre le retribuzioni per le segreterie e ci sono tanti altri. Praticamente le retribuzioni sono più alte di quello che ho letto sui giornali. Fare il consigliere non è un optional; da quando non faccio l'Assessore e vengo qua costantemente vedo che il lunedì è festa, il venerdì pure e che la gente non produce. Uno non deve vergognarsi di quello che guadagna, ma deve produrre. È stato nominato eletto per avere anche una certa retribuzione, ma per dare il proprio contributo, per lavorare fino al venerdì e il sabato e la domenica vadano nel territorio. Questo è il metodo che la gente vuole, diversamente evidentemente si è confuso il ruolo che si vuole assumere.
Così come non credo, è di questi giorni che dopo tanto riposo, credo che sia in atto un filibustering, cioè attenti a non stressarvi facendo troppi emendamenti, perchè potremmo essere costretti a farvi fare qualche... Io per fortuna mia, quando qualcuno ritiene che sia stressato, quando vado di notte a casa posso farmi un training autogeno, l'oniroterapia ce l'ho in casa, molti altri non avendola non vorrei che si stressassero perchè hanno lavorato così poco che improvvisamente si sono svegliati.
Così come di slogan si tratta nella vicenda del voto agli immigrati, il principio è sacrosanto, non si può essere che d'accordo, ma è altrettanto vero che nessun consigliere regionale voterà mai perchè si riducano i posti a disposizione dei sardi residenti per fare posto a quattro o cinque persone che attualmente non sono rappresentate nel sistema politico; è il solito ballon d'essai che serve a guadagnare qualche titolo sul giornale, ma che non ha alcun senso, né alcuna probabilità, perchè mettere a disposizione quattro o cinque seggi significa solamente ridurre l'attuale rappresentanza di altrettanti, posto che il numero dei consiglieri regionali è quello che è, e che io a questa età non credo all'esistenza di consiglieri regionali autolesionisti che approvano oggi norme elettorali per ridurre le loro stesse possibilità di elezione fra qualche mese.
Lo slogan per eccellenza è quello che le nostre balde colleghe stanno lanciando in queste ore, tra magliettine e formulette e cioè la questione delle quote riservate alle donne nelle liste elettorali. Le donne sono una parte importantissima della società; credo che nessuno qui dentro pensi di poter discriminare una donna in quanto donna, ma altrettanto aberrante sarebbe pensare di trattare le donne alla stregua di una specie animale in estinzione. Nella società italiana le donne sono la maggioranza del paese, lo stesso in Sardegna, dove tra l'altro esiste una forte cultura matriarcale. Le donne possono essere anche il 100 per cento dell'Assemblea, ma prevedere per legge delle quote garantite è pura follia giuridica, contraddice i principi costituzionali di eguaglianza fra i cittadini e crea solo notevoli aberrazioni.
Mi permetto di fare osservare alcuni punti. Tutto ciò è autodiscriminante in quanto se c'è competenza perchè porsi un limite numerico? Antidemocratico e discriminante in quanto impedisce all'elettore di esprimere una libera scelta basata sulle competenze e sulle professionalità dei candidati, obbligandolo a valutare prevalentemente il sesso di appartenenza. E' inoltre una richiesta di accesso privilegiato per soggetti svantaggiati, come quelli iscritti nelle liste, praticamente per invalidi, portatori di handicap e sminuisce di fatto quelle che sono le risorse e le capacità delle donne di competere, confrontarsi su un piano tutto paritario. Vogliamo donne "cazzute" se hanno le capacità e le competenze, non donne tanto perchè siano messe come numero. E' non di meno ancora un fatto autodiscriminatorio in quanto proporsi e porsi all'interno di gruppi minoritari ricorda tanto i film di Hollywood, dove per contratto essi sono tutelati e rappresentati per categorie, come per esempio un certo numero di indiani, i negri, i portoricani, e quindi un certo numero di donne, prescindendo da una logica di competenza e professionalità.
Se passasse questo criterio del 50 per cento in alcuni collegi avremmo un candidato uomo e per forza un candidato donna. Ma per fare un esempio, nel collegio della Gallura o nel Sulcis in cui gli eletti sono tre uomini dovremmo candidare obbligatoriamente uno degli uscenti, una donna, e per il terzo posto cosa facciamo? Uno metà e metà, probabilmente ci sarà in Gallura, spero non ci sia nel Sulcis, noi siamo contro i bisex.
Questo causa un diretto impoverimento delle liste, beh, se sono due e mezzo due e mezzo non ne conosco, metà non li conosco, salvo che non siano metà e metà. Possiamo anche ridacchiare, però di fatto è difficile smontare questa affermazione. Le donne gareggiano con la parità dei diritti che la legge riconosce loro e tirino fuori la grinta che serve in politica; sarà così, collega Lombardo, che non avremo quello che lei lamenta come uno spreco di intelligenza, risorse e di competenze.
Chiudo con una domanda provocatoria: perchè tanto clamore? Voi siete contrarie alla modifica della legge, lo avete detto, la legge nazionale, quindi siete per la legge nazionale. Quindi presumo che voterete contro, a meno che, ma non credo, vogliate farci intendere che nel caso si inserisse un'eventuale modifica votereste a favore. Su questi presupposti la discussione può essere aperta; senza queste garanzie l'U.D.C., mi si consenta, non ci sta.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io cerco di riportare un po' di tranquillità nella discussione dopo un fiume in piena qual è il collega Oppi, che ha con un tono che a me non è congeniale, ma che è proprio appunto del collega, esposto alcune tesi che per alcuni versi sono condivisibili, queste ultime un po' meno. Ma prima di entrare nel merito di alcuni punti della legge, vorrei fare delle considerazioni di carattere generale, se mi è consentito, ma poi torno e resto nell'argomento.
Noi siamo ormai alla fine della legislatura, come è stato per altro ricordato in tutti gli interventi, siamo per dirla come qualche economista all'ultima spiaggia, nel tentativo di varare una legge elettorale che è una regola che riguarda tutti. Lo facciamo in un clima da ultimo impero, è un clima che gli eventi hanno provocato, e non solo gli eventi recenti, questa legislatura è iniziata con un mercimonio di consiglieri eletti nel centrosinistra che sono passati al centrodestra e che hanno falsato completamente l'esito elettorale e hanno dato un'impronta malefica a questa legislatura ed è su questa falsariga che si è proseguito, non certamente per responsabilità del centrosinistra, e di chi vi parla tanto meno.
Allora, per saltare tutto quello che è successo in questi quattro anni e mezzo, e venire agli ultimi giorni dove si è dato il meglio, o se preferite il peggio, dell'ornamentario [S1] della vecchia politica con alcune manifestazioni che hanno messo in imbarazzo tutti quanti, anche chi non era responsabile di ciò che si stava facendo. Mai come questo periodo io mi sono sentito imbarazzato e penso che ognuno di noi abbia familiari, amici, gente che gli è più vicina perchè se si arriva in Consiglio regionale è perchè almeno i familiari, almeno gli amici di partito sono vicini, ebbene, quando si rientra nelle nostre comunità ci sono le battute, ci sono gli scherzi, ci sono le derisioni, ma per tutti, non solo per chi ha favorito, voluto e votato la cosiddetta questione delle invalidità o invalidopoli per restare al termine dell'oggi.
Nell'ultima seduta c'è stato l'epilogo negativo, ulteriormente negativo dell'urbanistica, argomento molto delicato, ficcato in mezzo a una legge fondamentale come questa, forse scegliendo il momento meno opportuno per affrontare un problema serio, di importanza fondamentale e strategica per lo sviluppo dell'economia dell'isola. Si è data una risposta sbagliata, pasticciata e si è data soprattutto un'immagine ancora, e non ce n'era assolutamente bisogno, assolutamente negativa del Consiglio regionale agli elettori, ai cittadini della Sardegna.
Allora, siamo qui a discutere di questa legge elettorale quasi appunto come ultima spiaggia. Che dire, certamente non si riesce a recuperare tutto ciò che si è perso, certamente non si riesce a dare una buona immagine di questo Consiglio regionale e di questa maggioranza, però io penso sia opportuno non presentarsi in Sardegna alla scadenza elettorale con un ennesimo fallimento, perchè di questo si tratta; se noi falliamo nel tentativo di fare una legge in Sardegna per la Sardegna noi andiamo a manifestare il nostro ennesimo fallimento e lo manifestiamo come Consiglio regionale nel presentarci appunto al giudizio della Sardegna e degli elettori.
Brevemente nel merito, colleghi. Io penso che questo testo unificato il quale, è stato detto poc'anzi dal collega Lai con molta efficacia, che ha visto quaranta sedute della Commissione prima, e tanto coinvolgimento, tanta passione, tanta volontà di addivenire a qualcosa che migliori la nostra immagine autonomista e democratica, ha visto la partecipazione di tutti i Gruppi, anche se poi si sono manifestati molti con una sterile e insignificante astensione, dopo aver collaborato e dopo avere dato il loro fattivo contributo durante appunto questi lavori. Su questo testo unificato bisogna lavorare, perchè quando si dice: "Beh, operiamo sul testo nazionale" si sta dicendo "parliamo d'altro", o si sta dicendo "o meglio non si fa nulla, non s'ha da fare". Perchè quelli che sostengono appunto il testo nazionale, che per altro è stato già monitorato, colleghi di Forza Italia, da regioni amministrate da voi, quindi non stiamo parlando di un qualcosa di sconosciuto; no, alcune regioni amministrate dal centrodestra hanno monitorato questa legge, la stanno cambiando questa legge perchè hanno riscontrato le incongruenze per non chiamarle vergogne, ma sicuramente incongruenze che sono contenute in questa legge nazionale.
Perchè se si applica in Sardegna questa legge nazionale, alcuni colleghi di Forza Italia, del centrodestra, dovrebbero andare a spiegare non solo alle donne che non hanno nessuna risposta dalla legge nazionale, e però ci sono le donne del centrodestra che sostengono la legge nazionale. Dovrebbero anche spiegare sempre i colleghi del centrodestra, in Gallura, in Ogliastra, soprattutto in Ogliastra, perchè è come con la legge nazionale l'Ogliastra non prende nessun consigliere regionale, ma devono andare loro a spiegarlo che stanno sostenendo in Aula questa via di fuga, oggi comoda in Aula, ma nei territori bisogna dirla questa cosa, e se non la direte voi andremo noi a dirla, come l'Ogliastra resterà senza suoi legittimi rappresentanti.
Ed allora non riusciamo davvero a capire che democraticità c'è quando con la legge nazionale si vuole prestabilire senza il vaglio democratico degli elettori 16 consiglieri su 80 che sono nominati appunto dalle segreterie. Questa non è neanche vecchia politica, la vecchia politica ha una sua dignità, ha avuto e ha una sua dignità. Questo è semplicemente un'aberrazione neanche della democrazia, un'aberrazione del potere che viene applicata maldestramente attraverso lo strumento legislativo da chi detiene il potere ed è convinto di poter fare qualsiasi cosa.
Allora, se non ci sono questo minimo di garanzie, se su questi punti tutti quanti siamo d'accordo noi pensiamo, come centrosinistra, noi pensiamo come Democratici di Sinistra che qualcosa almeno si può fare e si deve fare assieme, un pezzo di strada facciamolo e facciamolo tutti e tutti insieme. Se sul presidenzialismo, qui iniziamo a fare i nostri distinguo, presendenzialismo non inteso, lo ha detto bene - io lo riprendo per qualche secondo - il collega Lai, un presidenzialismo che non elegga un Presidente padrone, ma elegga un Presidente che è e deve essere la sintesi della coalizione che rappresenta. Noi siamo per il bipolarismo e sono due pilastri fondamentali contenuti anch'essi nella legge nazionale che noi siamo interessati non a scardinare ma addirittura a rafforzare, ma a rafforzare in una direzione democratica.
Su altre proposte, sull'incompatibilità fra assessore e consigliere ci troviamo tuttti d'accordo, ma allora perchè non legiferare in quella direzione se su quello siamo tutti d'accordo, abolendo quello che per altro io ritengo uno sbaglio in questo caso della Commissione quando ci propone un ruolo di supplenza di 12 consiglieri che dovrebbero diventare soldatini nella Giunta senza possibilità alcuna di essere liberi in quest'Aula e tenere la libertà in quest'Aula sarà e lo è sempre stato una cosa essenziale. Allora noi siamo per tenere l'incompatibilità, ma per sostituire un Consigliere che vuole andare a fare l'Assessore o è delegato a fare l'Assessore ma per una via di non ritorno in questo Consiglio, non per quindi un ruolo di supplenza a chi questo Assessore è chiamato a sostituire.
Sui criteri di territorialità e criterio politico di rappresentanza, riprendo un po' le cose che ricordava il collega Oppi e col quale non sono d'accordo su questo punto, perchè questi due criteri sono difficili da conciliare, ma dobbiamo fare ogni sforzo per conciliarli appunto, perchè il criterio territoriale va salvaguardato in quale direzione? Nella direzione di garantire i territori deboli. E se i territori deboli con la legge sulle province ne abbiamo prodotto di ulteriori, badate, dobbiamo necessariamente dare queste risposte, perchè altrimenti da quei territori che sono già deboli e se sbagliamo noi oggi li rendiamo ancora più deboli, noi non solo non otterremo nessuna risposta positiva, ma rischiamo appunto di vedere inficiato completamente il nostro lavoro.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA(Segue FALCONI.) Sul criterio politico è giusto anche dare in questa direzione una risposta equilibrata, una risposta equilibrata come il precedente criterio, perchè noi crediamo ancora al ruolo nobile della politica, al ruolo nobile dei partiti e come tale noi riteniamo che i resti regionali vadano suddivisi tra partiti che hanno, anche su base complessiva regionale, ottenuto un maggior consenso, per cui può capitare, è capitato in tutte le precedenti legislature, che a Cagliari un candidato prenda quattromila voti e a Nuoro ne prenda tremila e venga eletto quello di Nuoro per criterio politico, perchè quel partito complessivamente ha il resto maggiore. Allora queste due cose, queste due corna bisogna avvicinarle il più possibile, e in questa direzione dovremo lavorare appunto con gli emendamenti che già noi abbiamo presentato.
Sulle rappresentanze di sessi diversi, beh, non si può affrontare l'argomento, collega Oppi, come lo ha affrontato lei, è un po' un modo di fare un po' troppo mascolino, se me lo consente, per affrontare un argomento troppo serio per liquidarlo come lo ha liquidato lei. Noi dovremo trovare innanzitutto il meccanismo che consenta alla legge di dare risposte certe alle donne, risposte che non devono cassare la legge a livello nazionale e non devono neanche intrapolarle in liste dove la rappresentanza maschile è sempre soverchiante e le esperienze del passato, i numeri attuali di questo Consiglio regionale la dimostrano tutta. Ma se vogliamo si può fare, si deve fare.
Sugli immigrati anche qui io penso bisognerà cercare una risposta seria, non folcloristica come si è cercato di fare nel '99, una risposta seria che dia risposte ai sardi che sono in territori lontani, ma che si sentono sardi e che hanno un cordone ombelicale di decenni con questa Isola e che noi non dobbiamo e non possiamo recidere. Bisogna anche qui dare delle risposte.
Sulle primarie, forse un po' tardi per andare a prevedere un capitolato un articolato che preveda obbligatoriamente le primarie per le due o per le più coalizioni che si presentano. Resta l'impegno politico, almeno da parte nostra resta e viene confermato per l'andare a scegliere almeno il leader delle primarie che coinvolgano i cittadini elettori appartenenti a quello schieramento che scelgano liberamente il leader che meglio li rappresenti nelle future e nella futura campagna elettorale.
Sul Presidente, ho già detto, noi dobbiamo puntare anche con la legge, anche con il nostro articolato, puntare ad eleggere un Presidente che sia non il Presidente padrone della Sardegna, non l'avversario diretto del Consiglio regionale, ma deve essere la sintesi della sua maggioranza, la sintesi dei consiglieri che compongono la maggioranza in questo Consiglio regionale. Ecco, con questi auspici, con questi presupposti io penso che questa legge si può e si deve fare.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, colleghi, io, prima dell'intervento dell'ultima parte dell'intervento dell'onorevole Oppi, avevo in mente un intervento pacato, spero di riuscire a mantenere l'intendimento iniziale nonostante le provocazioni che ho ricevuto. E per prima cosa però, colleghi, non posso esimermi dal constatare che il linguaggio utilizzato dall'onorevole Oppi solo ed esclusivamente nella seconda parte del suo intervento, quando si riferiva all'operato delle quattro consigliere regionali, ha avuto toni e modalità, oltreché termini, che non sarebbero stati consentiti probabilmente a nessun altro, e non credo che parlare di donne "cazzute" in aula sia meno grave che presentarsi con le magliette rosa. Per le magliette rosa c'è stata una sospensione dei lavori dell'aula, per il termine "cazzute" riferito alle donne no Presidente, ma ognuno risponde alla sua coscienza, alla sua moralità delle cose che fa o non fa.
Quello che spiace in questo dibattito è in realtà il fatto che io ho l'impressione che si stia perdendo un'occasione. Peppino, se posso continuare...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Prego onorevole Pilo.
PILO (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente. Ho l'impressione che veramente stiamo perdendo un'occasione importante per discutere e per entrare nel merito di una legge che tocca il futuro di quest'Isola, perchè al di là della fretta che c'è stata in Commissione, che c'è stata in questi ultimi mesi, dove sembrava che la legge elettorale fosse la soluzione di tutti i mali di questo Consiglio regionale, di questa legislatura, la verità è che stancamente ci trasciniamo in questo dibattito, e anche la presenza in Aula non mi sembra certo anche numericamente così qualificante quanto invece un atto come quello della modifica della legge elettorale riterrebbe. Il problema vero è che questa legge elettorale arriva come ultimo atto di una legislatura che in fondo si è trascinata un po' pateticamente, e questo tristemente debbo dire riguarda maggioranza e opposizione, e quindi siamo all'ultimo minuto, e questo ultimo minuto viene vissuto come uno strale che può essere utilizzato a favore di una o l'altra coalizione o di una possibile coalizione nascente o di chissà che cosa capiterà.
La verità è che un dibattito serio sulla legge elettorale avrebbe, come dire, necessitato di una riflessione su qual era il futuro della Sardegna e quali erano le scelte importanti da fare per la Sardegna. L'impressione che ricavo dalla lettura della proposta di legge uscita dalla Commissione è in realtà di una cosa raffazzonata che ha nomi e cognomi sulla necessità di chi dev'essere difeso, cioè Tizio e Caio devono poter rientrare in Consiglio regionale, alcune formazioni devono poter essere rappresentate in Consiglio regionale e si studia una legge che pare avere questi requisiti precisi. Io non discuto come dire poi invece sull'aspetto serio che pongono alcuni partiti centristi che dicono: "Esiste un problema di rappresentanza", perchè questo stesso problema di rappresentanza è quello che stiamo sostenendo noi come donne, di rappresentanza e di rappresentatività, ma questo va discusso probabilmente su un piano che è di dibattito politico e istituzionale e non, come dire, nel ritrovare all'interno degli articoli della proposta di legge uscita dalla Commissione degli escamotage non ben chiari e non ben identificati, perché questa è l'impressione che se ne ha. Quindi io chiedo una chiarezza su come si è arrivati a discutere, a maturare questo convincimento sulla proposta uscita dalla Commissione, fermo restando che denoto la contrapposizione fra l'urgenza che c'era in Commissione e la presenza in questi giorni, in quest'Aula nella quale si discute la legge. L'autonomia è una cosa che è oltre la demagogia colleghi, e qua mi sembra che stiamo mangiando tutti quanti caffellatte inzuppato di demagogia mentre parliamo di autonomia. L'autonomia abbiamo detto tutti che è una cosa molto seria, che porterà la Sardegna lontano, ma va anche detto che l'autonomia non può essere rivendicata da quei soggetti che per trent'anni non hanno saputo che farsene dell'autonomia, quei soggetti che per trent'anni sedevano in questo Consiglio regionale e non hanno mosso uno spillo, un passo perché si raggiungesse una vera autonomia. Questa né sul piano legislativo, perché hanno evitato di esercitare un ruolo e una funzione propria che aveva questo Consiglio regionale, e nemmeno sul piano delle scelte politiche, economiche, strategiche che dovevano portare la Sardegna a fare quel passo in avanti che purtroppo, tragicamente va detto, non ha ancora fatto. E quindi che cosa vuol dire "autonomia uguale tutela delle particolarità"? No, l'esatto contrario. Autonomia per me significa invece la tutela dell'interesse generale della Sardegna, che è quello che io personalmente, credo molti miei colleghi in quest'Aula, vogliono tutelare, per il quale vogliono battersi fino in fondo. Certo è che a fronte di una legge regionale, così come viene proposta, che tutela le peculiarità, le particolarità, le virgole, quasi nome e cognome, e che, come dire, non ci trova d'accordo proprio per questo eccesso di particolarità, eccesso di pseudotutela, noi abbiamo poi una legge nazionale che, per carità, ha un sacco di difetti a mio parere, però sicuramente sposa a pieno e risponde a pieno a due o tre principi che sono entrati nel sentire diffuso della gente e che rispondono effettivamente a una richiesta che dalla gente ci viene, e che sono quello della governabilità, e cioè della possibilità che stabilmente chi vince le elezioni, governi, abbia il modo di verificare, di mandare avanti un suo programma, e poi l'elettorato deciderà se devono essere premiati o se non devono essere premiati, così come la responsabilità delle azioni che si propongono. Perché, badate, quello che è successo in questi quattro anni - io è la prima volta che siedo in Consiglio regionale - è un sistema, una politica nella quale poi è difficile capire chi ha lavorato bene e chi ha lavorato male, nel senso che c'è una comunanza che sembra, come dire, indirizzata non al raggiungimento degli obiettivi per il bene della Sardegna, ma è una comunanza sui veti, sui divieti, sulle difficoltà, sulle contrapposizioni, sulla tutela di alcuni interessi contro altri, poi sul merito degli interessi ci possiamo anche entrare. Personalmente ritengo che gli interessi... Senti Peppino, io non ho chiesto il tuo parere. È da un'ora che borbotti!
PRESIDENTE. Onorevole Pilo, per cortesia. Onorevole Pirisi, per cortesia; lei avrà modo di intervenire, prenda appunti e replicherà all'onorevole Pilo durante il suo intervento. Per cortesia, colleghi. Prego onorevole Pilo.
PILO (F.I. - Sardegna). Avete finito questo show? Ditelo.
PRESIDENTE. Prego onorevole Pilo, continui il suo intervento.
PILO (F.I.-Sardegna). C'è poi un problema di responsabilità, nel senso che ciascuno ha con la legge nazionale la possibilità di lavorare, ma contemporaneamente di assumersi la totale e piena responsabilità delle azioni che mette in essere. Questa è l'unica possibilità che hanno i sardi di controllare l'operato dei rappresentanti che eleggono all'interno di questo consesso, perché altrimenti nel pastrocchio, nel mucchio, nel fumo, effettivamente è difficile anche l'opera di controllo da parte degli elettori. Una differenza effettivamente c'è, che, diciamoci la verità, è quella che spaventa poi quest'Aula, questo Consiglio regionale, questi partiti, ed è il fatto che il Presidente della Giunta Regionale con la nuova legge nazionale diventa il Presidente della Regione, pertanto il massimo responsabile di quello che avviene in Regione, il suo legale rappresentante, e quindi, anche agli occhi dell'opinione pubblica diventa colui il quale è identificato come quello che fa bene o che fa male. Mi rendo conto che questo forse non va tanto bene per i partiti, che perdono visibilità, che perdono ruolo per alcuni aspetti; però va anche detto che questo è un Consiglio regionale che ha per tre quarti la lingua mozzata, nel senso che anche quello che appare fuori da qui delle cose che diciamo, delle cose che pensiamo, tocca un quarto, seppure va bene, dei rappresentanti e dei presenti in questo Consiglio. Tutto il resto che succede qua dentro, di chi è d'accordo, di chi non è d'accordo, di chi ha cose da dire, di chi non le ha, rimane qua dentro, fuori non compare, e quindi quello che appare fuori dal Consiglio regionale, anche grazie alla stampa, è quello che dice un quarto dei rappresentanti presenti all'interno di quest'aula, e quindi anche questo, come dire, pone un problema. Ma in fondo, se esiste un processo attraverso il quale la politica, come dire, la democrazia è l'elemento attraverso il quale si può governare, operare, e poi proporre strumenti di verifica, io credo che questo risolva molti dei problemi che abbiamo vissuto qua dentro.
Certo, la legge nazionale ha due aspetti fondamentali che sono assolutamente mostruosi; uno è quello del listino regionale, per cui ci troveremo - è veramente un mostro anti-democratico - la possibilità che sedici persone arrivino in Consiglio regionale senza essersi sottoposte al vaglio degli elettori, nel senso che i partiti, e quindi c'è un predominio della partitocrazia, prendono sedici persone e decidono che quelle sedici, chissà per quale merito particolare devono entrare in Consiglio regionale e saranno eletti consiglieri regionali; non è poco sedici su ottanta fra l'altro. Ci sono però degli aggiustamenti anche sulla legge nazionale che sarebbero possibili. L'altro aspetto fondamentale che è oggetto della battaglia delle consigliere regionali qua dentro è questo della rappresentanza delle donne.
L'onorevole Oppi non ha capito, così come non ha capito una lettrice che ha scritto su L'Unione Sarda, che noi non chiediamo affatto di avere elezioni garantite, noi chiediamo di avere, come diceva la collega Lombardo, parità d'accesso, e cioè chiediamo che quaranta donne e quaranta uomini siano candidati; saranno poi gli elettori a decidere chi devono votare e pertanto saranno gli elettori a decidere chi deve essere eletto. Mi rendo conto che di fronte ad una proposta del genere ci può essere una reazione che è anche umanamente comprensibile, perché se dobbiamo candidare quaranta donne ci sono trentasette uomini che devono stare a casa e non possono nemmeno competere, nel senso che noi siamo quattro, trentasei uomini dovrebbero cavallerescamente cedere il posto a quaranta donne. E badate, non vogliamo premi particolari! Noi abbiamo già dimostrato nella nostra esperienza di donne, di consigliere regionali, di donne fuori da qui, di donne nei movimenti, di donne che fanno vita politica fuori dalle sedi istituzionali, che fanno attività imprenditoriali, che fanno movimenti di volontariato, noi abbiamo dimostrato di essere già sufficientemente brave per meritare...
(Interruzioni)Scusi, Presidente, le dispiace suggerire al collega Pirisi che se si innervosisce vada fuori a bere un bicchiere d'acqua!
PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Pirisi, per cortesia consenta all'onorevole Pilo di svolgere tranquillamente e serenamente il suo intervento, per cortesia.
Colleghi, per cortesia. onorevole Pirisi, vuole prendere posto? Il suo stare fuori posto, onorevole Pirisi, disturba l'onorevole Pilo che sta intervenendo, la prego. Prego, onorevole Pilo.
PILO (F.I.-Sardegna). Anche perché il collega Pirisi ha un bel vocione e mi arriva proprio qua, nell'orecchio!
Dicevo, per cui effettivamente noi non abbiamo più niente da dimostrare. Esiste un problema vero che è il rapporto con i partiti, nel senso che i partiti continuano a tutt'oggi, e lo sappiamo tutti ed è inutile che ci nascondiamo dietro un dito, nel caso in cui si trovino a scegliere fra un uomo e una donna continuano a scegliere un uomo. Ma, badate, mica all'uomo chiedono di essere più bravo, più laborioso, più capace, più intelligente, più preparato. All'uomo chiedono di essere uomo e cioè di avere, come dire, l'organo sessuale che lo definisce come tale, mentre alle donne chiedono di avere competenze, capacità, dedizione al lavoro, voglia di sacrificarsi, che è cento volte superiore. Il risultato è che le donne sono più brave degli uomini, ma questo ormai lo sappiamo tutte.
Allora il problema che noi ci poniamo con questa petizione popolare che stiamo facendo è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica, e in particolare le donne: primo, perché devono avere la consapevolezza della loro bravura; secondo, perché va aperto un grande tavolo di trattativa anche con i partiti, perché è impensabile che i partiti continuino, in modo maschilista, arretrato, antico, arcaico e soprattutto feudale, a dover scegliere loro fra un uomo e una donna sempre un uomo. Noi chiediamo semplicemente una pari opportunità, poi gli elettori decideranno, e secondo me decideranno per molte più donne. D'altro canto, è stato anche evidente quando siamo venute in aula con la maglietta rosa che questo è un Consiglio regionale maschile, perché le donne non sono state candidate. Nella lista in cui eravamo candidate io e la collega Lombardo, che pure aveva me come capolista, quindi un fatto assolutamente rivoluzionario, perché nessun altro partito aveva candidato una donna capolista, ma eravamo tre le donne candidate in provincia di Cagliari su ventiquattro candidati.
Allora, noi, su questa battaglia, rassicuratevi, non è una battaglia contro di voi soggettivamente, diventerà una battaglia contro di voi, mi rendo conto, ma ne stiamo facendo una battaglia di giustizia, una battaglia di rappresentatività e di rappresentanza al pari della battaglia che i colleghi dei partiti minori di questo Consiglio e fuori da questo Consiglio conducono, e non si capisce perché la loro battaglia ha dignità e la battaglia delle donne non ce l'ha, perché questa è una cosa per cui il collega Oppi dice le cose che ha detto durante il suo intervento, qualcun altro non le dice, ma le pensa, mi auguro pochi per la verità, perché certamente non va bene per nessuno, insomma. Allora per noi è una battaglia di dignità, di rappresentanza, di applicazione vera della democrazia. Poi, se non saremo le quattro consigliere che stanno facendo la promozione di questa attività e saranno altre donne andrà bene lo stesso, perché una presenza delle donne cambierà questi rapporti, vi richiederà più responsabilità, vi dovrete confrontare con persone con le quali dovrete ricominciare ad avere un linguaggio diverso, tempi diversi, perché, colleghi, parliamoci chiaro, io sono mamma di famiglia, per fare il consigliere regionale sudo tre volte quello che voi sudate avendo la moglie a casa che accudisce la famiglia e i figli, e io non abbandono né i miei figli né la mia famiglia. Per cui ci sono dei sacrifici che diventano sacrifici che tutta la collettività e tutta la politica deve sostenere in nome di una democrazia della quale voi vi riempite la bocca tutti i giorni ritenendo che siano degli obiettivi importanti. Questa noi vi diciamo è una battaglia di democrazia e vi chiediamo di essere al nostro fianco in questa battaglia di democrazia.
L'unica cosa invece, per chiudere, voglio dirla in relazione al fatto che veramente la democrazia è la capacità che ciascuno di noi eletto deve avere nel rispettare il voto popolare, anche quando questo purtroppo può essere contro ciascuno di noi. La democrazia è rispettare e capire i bisogni delle persone che sono qua fuori e spesso noi non siamo in grado di farlo.
Onorevole Oppi, la democrazia è anche rispettare la battaglia che stanno facendo le donne dentro e fuori del Consiglio regionale, perché per le quattro donne che sono qua dentro ci sono centinaia di donne che stanno firmando. Io le preannuncio che chiederò, onorevole Oppi, la trascrizione del suo intervento e chiederò la cassetta del suo intervento e la proietterò in qualsiasi situazione nella quale io sarò presente, perché la gente deve sapere che cosa pensa l'onorevole Oppi di una battaglia di democrazia condotta dalle donne del Consiglio regionale, a prescindere dall'appartenenza politica. Grazie.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà. E' decaduto.
E' iscritto a parlare il consigliere Satta. Ne ha facoltà. È decaduto.
E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi e care colleghe, solo alcune considerazioni. Non c'è dubbio che questa legge e questo progetto di legge arriva in Aula in un momento particolare della vita della legislatura e di questo Consiglio. E' quindi anche un lavoro che è costato fatica alla Commissione, tanto tempo dedicato a trovare sintesi per un progetto che io ritengo valido, arriva in Aula in un momento particolare della vita della legislatura e risente di questo clima politico. Siamo a poche settimane dal mancato scioglimento del Consiglio per un voto, siamo in presenza di una maggioranza che non esiste, di una frattura tra le forze del Polo che non si è ancora rimarginata, con una Giunta che ha poco più di ventotto voti a disposizione, e quindi in una situazione particolare, e questo clima incide e condiziona anche il dibattito sulla legge elettorale. C'è poi, a me pare, un duplice livello di discussione: uno è quello formale che avviene nell'aula, l'altro è quello reale che avviene un po' fuori dall'aula. Fuori dall'aula il dibattito non è ciò che è giusto fare o non fare, se bisogna mettere mano o non bisogna mettere mano alla legge nazionale, se bisogna avere o non avere una legge regionale che risponda di più alle esigenze dei sardi; fuori il dibattito è: "Ma è più conveniente o è meno conveniente?" Parlavo con qualcuno prima al bar e mi diceva: "Ma te li sei fatti i conti?", cioè il ragionamento avviene su cose più convenienti a quella formazione politica, a quel Gruppo, a quella coalizione, a quel singolo consigliere e sulla base di questo ci si orienta se è il caso o no di attestarsi sulla legge nazionale o se è il caso invece di intervenire magari per una legge regionale. Questo è un altro elemento che condiziona fortemente questo dibattito.
Io vorrei dire ai colleghi che ciò che appare forse oggi conveniente, siccome la politica cambia così rapidamente, magari fra qualche mese non è più conveniente, e che quindi è meglio ragionare più su ciò che è più giusto fare e su quello che riteniamo più giusto nell'interesse dei sardi e di questo Consiglio fare, che su ciò che può apparire oggi meno o più conveniente ad ogni singolo Gruppo o a ogni singolo consigliere.
Io ritengo che il Consiglio regionale deve darsi una legge regionale elettorale e devo dire che sino adesso non ho sentito nessun collega che non abbia, nel suo intervento, ammesso la necessità di darsi una legge regionale. Ogni consigliere regionale, però, ipotizza che il risultato finale, frutto del clima politico e della fase politica nella quale vive il Consiglio, sarà un risultato negativo, per cui alla fine comunque non se ne farà nulla. Io credo che se ognuno di noi è convinto della necessità di porre mano alla legge elettorale e di arrivare a un risultato finale di sintesi che risponda alle esigenze dei sardi quest'obiettivo debba guidare l'intero Consiglio e sperare, come io credo possa anche un Consiglio nelle condizioni come questo, che meritava di essere sciolto alcune settimane fa, o forse merita ancora di essere sciolto, possa arrivare invece a una sintesi positiva. Eppure io sono convinto che alcune modifiche alla sintesi trovata in Commissione possano e debbano essere ancora fatte.
Ma io chiedo: c'è qualcuno qui che può sostenere che sia accettabile la norma della legge nazionale che prevede il blocco dei sedici eletti, cioè di un quinto del Consiglio eletto senza che si sia pronunciato il cittadino attraverso un voto? Cioè c'è qualcuno che concretamente, seriamente e realisticamente può affermare che la norma che non prevede la preferenza nel listino e che prevede tutti eletti quelli che scelgono i partiti di candidare, sia una norma che vada mantenuta e conservata? Io ancora non ne ho sentito uno. Intanto mettiamoci d'accordo che quella è una norma che va cambiata, e se quella norma va cambiata è evidente che se vogliamo rimanere nel bipolarismo e vogliamo mantenere il premio di maggioranza, cambiare quella norma significa anche spalmare il premio di maggioranza in parte nel listino regionale e in parte nelle liste provinciali. E' evidente.
Allora, io sino adesso non ho sentito un collega, neppure di quelli che dicono: "No, meglio stare nella legge nazionale", che dica che si deve mantenere quella norma della legge nazionale che non prevede la possibilità del cittadino di scegliere i suoi rappresentanti, ma la affida esclusivamente, non alle oligarchie dei partiti, ai partiti, con i loro gruppi dirigenti, democraticamente eletti attraverso i propri congressi, comunque la sottrae al voto del cittadino. E' una norma che va cambiata. Io ancora non ho sentito qualcuno che mi può dire che è corretto e che è giusto che il voto al Presidente debba essere disgiunto dal voto alla coalizione e quindi a quel patto politico programmatico che l'elettore, nel momento in cui vota, fa nei confronti di chi vuole che governi. Cioè non c'è nessun collega ancora che abbia detto che è legittimo, che è corretto, che è giusto mantenere la norma che prevede che si possa votare il Presidente proposto dal centrosinistra e votare magari la forza politica che invece è nello schieramento di centrodestra. E' una norma anche questa per me aberrante; io sono convinto che ci debba essere una coalizione con un suo programma e il rapporto col cittadino lo fa la coalizione, i partiti di quella coalizione, quel programma e quel leader legato a quella coalizione, e ritengo che anche questa sia una norma che non può essere mantenuta. E ne ho citato due di quelle più evidenti, sulle quali mi pare sia difficile pensare che siano norme che non vadano modificate e cambiate, e sulle quali non ho trovato ancora nessun collega, neanche del centrodestra, neanche di Forza Italia, che pure dicono: "Attestiamoci sulla legge nazionale", che su questo possa avere un parere differente da quello che io qui ho espresso.
La stessa questione femminile delle pari opportunità, che è stata posta dalle colleghe. Ecco la contraddizione che qualcuno faceva notare, che chi sostiene che vada modificata la norma per consentire l'accesso alle istituzioni anche da parte delle donne, e io mi ritrovo pienamente d'accordo su questa richiesta, su questa rivendicazione e su questa battaglia, la condivido e la farò mia, e spero che anche su questo ci sia una modifica del disegno di legge per come è arrivato alla Commissione e in Aula, ma anche questa è una modifica necessaria al progetto di legge, alla legge nazionale.
Se vogliamo le pari opportunità per l'accesso alle istituzioni da parte delle donne non va che modificata la legge nazionale e quindi va fatta una legge regionale. Ed è una contraddizione che invitiamo a superare alle colleghe di Forza Italia, che dicono all'unanimità al Gruppo di aver deciso di non toccare la legge e di rimanere nella legge nazionale e poi fanno una battaglia politica che, come hanno detto loro, "non è in funzione nostra, ma è in funzione delle altre" che devono aver accesso alle istituzioni. E' un'altra delle modifiche che va fatta. Allora, ne ho citato tre che non sono piccole come modifiche, tre punti che sono dal punto di vista politico, secondo me, i capisaldi di una legge, fermo rimanendo il bipolarismo, il maggioritario e quindi la possibilità degli schieramenti di confrontarsi e di alternarsi alla guida di questa Regione. Sono questi i capisaldi. Se non c'è contraddizione, ma perché non si può arrivare a una sintesi che superi le difficoltà del momento politico e delle convenienze particolari momentanee, che magari, come ho detto prima, fra qualche settimana sono anche differenti e non si riesce a trovare sintesi? Così come penso che le altre lacune della sintesi trovata in Commissione, che sono qui state denunciate possono essere migliorate.
Io credo per esempio che il consigliere a termine è un escamotage, sì, copiato da altri Stati, ma un escamotage sulla questione dell'incompatibilità e sulla separazione tra il potere esecutivo e quello legislativo che va secondo me superata. E' una di quelle parti che secondo me può essere modificata della legge regionale, la questione del consigliere a termine. Credo, ma l'hanno detto altri colleghi, che la questione dell'incompatibilità vada riportata a quella è il quadro nazionale delle incompatibilità, è un'altra delle cose che si possono fare; credo che la questione della presenza femminile vada modificata rispetto al disegno di legge regionale e vada trovata una sintesi che possa consentire all'Aula di votare e di consentire una presenza femminile nelle liste che consenta il pari accesso alle istituzioni, che io condivido.
Sono tutte parti che si possono modificare. Finito il dibattito le forze politiche possono trovare, anche in un momento di difficoltà come questo, io credo anche orgogliosamente la possibilità di trovare sintesi e di darci delle norme che siano valide e che facciano recuperare anche un po' di immagine a questo Consiglio e al nostro ruolo così duramente messo a rischio e infangato dagli ultimi episodi, non solo dall'ultimo voto, ma soprattutto da quegli episodi che ricordava anche il collega Falconi.
Io credo che si possa trovare una sintesi migliore di quella trovata, ma comunque andando verso una legge regionale. Così come, per quanto mi riguarda, e mi avvio a concludere, credo che ci sia un altro elemento che va modificato. Il collega Falconi ricordava che se si votasse una legge regionale otto seggi che potrebbero essere o dovrebbero essere attribuiti ai collegi circoscrizionali piccoli, e cioè quelli marginali, le quattro nuove province, verrebbero di fatto attribuiti alle città, ai poli forti. E' una stortura, perché noi abbiamo fatto la battaglia per l'autonomia delle circoscrizioni provinciali non in funzione di indebolire quella rappresentanza, ma di rafforzarla. Se il risultato finale è un ulteriore ghettizzare quelle aree e quei territori impedendo che abbiano la loro rappresentanza, questo è un altro aspetto che va modificato. E io voglio capire chi è contrario a questa modifica. E se la modifica che nella legge regionale noi abbiamo previsto non consente, pur dando ai territori i seggi che gli competono, di dare comunque a questi seggi un'effettiva rappresentanza di quelle popolazioni, perché il sistema di attribuzione dei seggi non consente che venga eletto per quell'area territoriale quello che quei cittadini vogliono che li rappresenti in questo Consiglio, è un altro aspetto che va posto, va discusso e va trovata una soluzione, ma non possiamo rimanere nell'ipotesi nazionale che a quei territori non gli dà nessuna rappresentanza.
Quindi io credo che sia possibile, e su questo punto credo che dovremo lavorarci tanto, perché l'autonomia che noi abbiamo chiesto delle nuove province non può essere a danno delle nuove province, limitando la loro rappresentanza. Io credo che anche su questo punto occorrerà magari che ci sia un'ulteriore riflessione, che ci sia un ulteriore studio e che si arrivi a una sintesi che sia dignitosa per il Consiglio e per quei territori. Mi sembra veramente incomprensibile un atteggiamento preventivo di dubbio, dire: "Ma sì, ma alla fine questo Consiglio farà comunque una cosa che non sarà accettabile, tanto comunque andremo a referendum" e ancora oggi, devo dire, pur avendo ascoltato numerosissimi colleghi che sono intervenuti, anche di Forza Italia, non ho sentito un argomento a difesa rispetto alla legge nazionale, rispetto alle questioni che io adesso ho posto, e ne ho poste solo quattro o cinque, sulle quali tutti i colleghi sono intervenuti hanno detto bisogna modificare, allora facciamo questo. Vuol dire che faremo una legge che solo su alcuni punti troverà d'accordo il Consiglio e su altri magari la rivedremo, però su questi punti io penso che il Consiglio possa arrivare a sintesi e non riesco a capire perché non ci sia la volontà di arrivarci.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Non c'è, è decaduto.
È iscritto a parlare il consigliere Masia. Decaduto.
È iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà. L'onorevole Pili rinuncia.
È iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà. Rinuncia.
È iscritto a parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà. Decaduto.
È iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Decaduto.
È iscritto a parlare il consigliere Piana. Decaduto.
L'assessore Capelli propone una sospensione di dieci minuti.
I lavori riprendono alle ore 19 e 20. Dopo l'onorevole Piana è iscritto l'onorevole Balletto. Si prepari l'onorevole Balletto. I lavori riprendono alle ore 19 e 20.
(La seduta sospesa alle ore 19 e 07, viene ripresa alle ore 19 e 21.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. È iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
Con l'intervento dell'onorevole Balletto si concludono i lavori della serata. I lavori riprenderanno domani mattina. A conclusione dell'intervento dell'onorevole Balletto diremo come si articolerà il lavoro della mattinata di domani.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, della Giunta, colleghe e colleghi, noi tutti sappiamo, è inutile nasconderselo, che le difficoltà di questa legislatura, ma non solo di questa legislatura, anche nella trascorsa, chi di noi ha avuto il beneficio e il privilegio di farne parte, è stata altrettanto travagliata da un numero cospicuo di crisi che tutto sommato avevano impedito nella scorsa legislatura, ed in questa, alle compagini e alle forze politiche di maggioranza e ai governi che esprimevano di poter attuare in maniera libera da vincoli e da ostacoli il programma elettorale sul quale avevano ottenuto il consenso, cioè la legge elettorale era fonte unica di instabilità e di ingovernabilità.
Molto spesso in questa discussione si parla d'instabilità, però non bisogna mai dissociare questo concetto dall'altro più importante e fondamentale che alla stabilità si associa, che è quello della governabilità. Ebbene, i sistemi parlamentari, sino a prova contraria, quei sistemi che si basano sulla fiducia hanno impedito la governabilità ed anche la stabilità, a meno che non si voglia intendere per stabilità la permanenza al potere sempre della stessa compagine politica. Quindi, centrosinistra sempre saldamente inserito nel Consiglio, esecutivi che cambiavano a ripetizione, centrodestra che è sempre saldamente al proprio posto nonostante le lacerazioni, le divisioni che hanno caratterizzato questa legislatura.
Ebbene, amici, colleghi, noi vorremmo che questo obbrobrio della democrazia, che ci ha perseguitato per cinquant'anni, venisse eliminato, eliminato come? Alla luce di un referendum popolare che al momento opportuno ha stabilito che il sistema proporzionale dovesse cedere il posto al sistema maggioritario bipolare, basando la forma di governo non più sulla fiducia che era lo strumento attraverso il quale il potere legislativo invadeva in continuazione il campo degli esecutivi di turno, comprimendone e limitandone fortemente la capacità d'azione, talché, come è stato ricordato da taluni colleghi, non si è mai capito sostanzialmente dove stavano meriti e demeriti, cioè chi aveva lavorato non era in grado di manifestare le proprie capacità e la propria valenza politica proprio perché c'era questa spada di Damocle rappresentata proprio dal sistema parlamentare e quindi della fiducia.
Io credo, non avendo mai avuto esperienze di governo, che per un Presidente di Giunta e per Assessori, francamente non solo in questa legislatura ma anche nella passata, sennò non si giustificherebbero le sette crisi, che non sono mai state crisi politiche, sono state proprio crisi di assetti e di intervento del potere legislativo sul potere esecutivo. Allora, il sistema maggioritario con il presidenzialismo tende ad eliminare questo cancro della politica e della democrazia, perché tale si è manifestata per cinquant'anni. Ricordiamoci che a livello parlamentare e nazionale in cinquant'anni di storia della Repubblica si sono succeduti un innumerevole numero di governi, un innumerevole quantità di governi, tali che i governi addirittura sono superiori ai cinquant'anni della storia della Repubblica. Ebbene, io penso che in queste condizioni non sia facile governare per nessuno. E se poi un'opposizione agguerrita, come io riconosco nell'attuale legislatura ai colleghi del centrosinistra, utilizzano tutti gli strumenti che il Regolamento consente loro per fare l'opposizione, talvolta anche costruttiva, ma la maggior parte delle volte demolitiva, come è stato anche ricordato in una famosa trasmissione di "Porta a Porta" da un esponente del Partito dei Comunisti Unitari che è compito fondamentale dell'opposizione demolire qualsiasi tipo di attività di chi governa, ecco spiegata la crisi dell'istituzione massima regionale.
Badate, colleghi, qui non si rimette in discussione il discorso che dal punto di vista della rappresentatività e della democrazia il sistema proporzionale possa essere anche maggiormente garantista del sistema maggioritario, però a questo punto, se così fosse, il discorso deve spostarsi su altri temi, e cioè approfondire e discutere se sia opportuno ritornare al sistema proporzionale, perché se questo emergesse e questa fosse la volontà che il popolo manifesta e le istituzioni deputate a raccoglierle le condividono, noi torniamo ad un sistema diverso dove si può fare tutto in maniera diversa da quello che stabilisce la legge nazionale e che in parte viene ripresa anche dalla legge regionale così come è stata licenziata dalla Commissione Prima, ma senza garantire quella stabilità e governabilità alla quale facevo riferimento prima, non la legge nazionale, voglio specificare se mi fossi espresso male che, a nostro modo di vedere, la garantisce, ma quella regionale perché qua queste capacità, queste attitudini, noi non le vediamo, non riusciamo ad intravederle e non siamo nelle condizioni di poterle riconoscere.
Ed allora, ritornando nel merito della legge elettorale; se siamo in un sistema maggioritario teso verso il bipolarismo perfetto, cosa difficile, parola alquanto impropria perché esprime una situazione difficilmente realizzabile, dico, ma se siamo in questo sistema e la competizione elettorale si articola su due livelli, uno è il proporzionale e l'altro il maggioritario che ha proprio l'aspetto politico, che è quello di stabilire chi deve andare a governare, mi spiegate voi, colleghi, io sono e presto orecchio attento per recepire la forza delle argomentazioni che da quel settore provengono e talune posizioni anche in contrasto con la nostra da colleghi della maggioranza, mi spiegate voi cosa c'entra il voto congiunto? Perché il voto congiunto è una forma di riconoscimento dell'elezione per la parte che riguarda il sistema proporzionale. A questo punto, non avrebbe nessun senso mantenere una competizione sul livello politico delle coalizioni che si confrontano sul sistema maggioritario, perché il voto congiunto è espressione di una proporzionalità che si raggiunge sulle diverse liste che competono.
Questa del voto disgiunto è una negazione della proporzionalità che invece con la legge nazionale viene garantita. Si fanno osservazioni sul listino bloccato; certo, a prima vista può apparire difficile da digerire che l'elezione venga consentita ai sedici candidati in quella competizione solamente per effetto del traino che viene effettuato attraverso il Presidente, candidato vincitore. Ma io, colleghi, credo che questa sia una distorsione apparente, perché non credo proprio che i responsabili che stilano le liste possano fare liste comprendendo candidati che non siano capaci, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista elettorale, di dare sostegno a quella lista; perché badate bene che se la lista fosse composta, e sto chiaramente in maniera paradossale rappresentando un concetto, se la lista fosse compresa e fosse formata da soli candidati che appartengono a settori della società delinquenziale, della mafia, della 'Ndrangheta e così via, io sono convinto che quel Presidente farebbe una pessima figura. Quindi il vaglio dell'elettorato avviene non solo sulla figura del Presidente, ma sulla squadra che i partiti di quella coalizione sono riusciti a costruire intorno al Presidente. Quindi, cerchiamo di essere appena, appena, seri, perché il vaglio dei candidati si manifesta in maniera indiretta attraverso la valutazione dei componenti delle liste, perché i componenti delle liste per quanto non siano suscettibili di un voto di preferenza sono certamente ben noti agli elettori prima e contemporaneamente per l'esposizione delle liste in tutti i seggi elettorali.
Ma, sempre per stare nel merito degli aspetti che non sono condivisi, da me in particolare, certamente anche dalla parte politica che rappresento, cosa dire del sistema delle incompatibilità?
Ebbene, voi pensate veramente che la sospensione che viene prevista possa essere un sistema che garantisce l'indipendenza del collega che subentra? Io credo che questa garanzia sia minata in partenza, perché chi subentra ha tutto l'interesse a permanere e l'Assessore di turno che è sospeso dalle funzioni, dalla carica di consigliere, evidentemente può non svolgere la sua attività in altrettanta libertà perché comunque sa che il posto di consigliere non glielo toglie, e non glielo tocca nessuno.
Siamo contrari al doppio turno perché, come è stato ricordato bene dal collega La Spisa il patto deve essere chiaro sin dall'inizio nei confronti dell'elettore. E a nulla vale dire e sostenere che l'apparentamento deve essere fatto prima, perchè se l'apparentamento è fatto prima è chiaro che nella coalizione perdente si instaura un rapporto con una delle due liste ammesse al ballottaggio nelle quali vengono barattate sotto banco posizioni di visibilità, sia nel governo o nel sottogoverno.
Noi siamo una forza politica che vuole in maniera chiara, univoca, stabilire dei concetti che valgono per tutti, perchè non è detto che chi oggi governa sia necessariamente vincitore nella prossima competizione, ma le regole devono essere valide per tutti. E proprio perchè noi riteniamo che il presidenzialismo sia la forma che garantisce nell'ambito del principio dell'alternanza la valutazione del proprio operato sull'attuazione del programma da parte dell'elettorato perchè non sottoposti a vincoli, a tirate di giacchetta da parte dei colleghi che esprimono e che, sedendo in quest'Aula, esprimono il potere legislativo, noi vogliamo che i poteri del Presidente siano rafforzati perchè è l'invasione di campo, come dicevo in precedenza, da parte del potere legislativo sull'esecutivo che ha causato tutti i disastri che ha causato sino a adesso.
Quindi, riequilibrio di poteri che vengono reinseriti nella legge elettorale; ma colleghi, noi non possiamo minimamente essere d'accordo su questo punto e qualsiasi discussione non può che ripartire da una netta, da un taglio deciso, da uno stralcio netto di questa parte, di queste sezioni, di questi capi della legge elettorale che vanno in quella direzione.
Noi siamo per lo "spoil system", noi l'abbiamo sempre affermato che chi va a governare deve godere della piena fiducia degli staff dell'apparato amministrativo che devono essere nominati per mandare avanti l'attività esecutiva.
Ebbene, questa legge elettorale presenta l'obbrobrio ad un articolo dell'istituzione di una Commissione presieduta dall'opposizione di turno, e quindi da parte di chiunque, dove i nominati devono essere sottoposti ad una verifica non a lente d'ingrandimento di microscopio, con un potere quasi di veto che impedisce a chi governa di scegliersi i funzionari e i dirigenti. Siamo assolutamente contrari.
I motivi di dissenso della proposta di legge licenziata dalla commissione sono fondamentali, perchè a una prima apparenza e così come viene abilmente rappresentato dai colleghi dell'opposizione che certamente non sono privi di eloquio nel rappresentare le tesi, può apparire secondaria e marginale, ma sono veri e sostanziali motivi di fondo che rendono inaccettabile e inapplicabile questa legge, perchè ne sarebbe fortemente compromessa la stabilità e la governabilità e si tratterebbe di perpetuare le nefandezze del passato che hanno impedito a chi vince le elezioni di poter, in assenza di vincoli, portare avanti il proprio programma. I vincoli al Presidente della Giunta, agli assessori dipendono soltanto dalle leggi che maggioranza e opposizione saranno in grado di portare avanti, e non altro da ingerenze e invasione di territorio che noi combattiamo e non possiamo assolutamente accettare.
PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Balletto come preannunciato si concludono i lavori della serata. I lavori riprendono domani mattina alle ore 10.00. La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 19 e 38.
[S1] Ornamentario oppure armamentario?
Allegati seduta
(Pomeridiana)
Martedì 21 Ottobre 2003
Presidenza del Vice Presidente Biggio
indi
del Vice Presidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 17 e 07.
RANDAZZO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 14 Ottobre 2003, che è approvato.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Colleghi l'Aula pare abbastanza vuota, ho diversi iscritti a parlare che in questo momento non sono in Aula, per esempio Sanna Noemi, Lai, Selis, Pisano, Capelli, Marrocu, Morittu. Cosa facciamo?
Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Presidente lei ha ragione, ci sono diversi colleghi assenti, se questi colleghi dovessero decidere di non partecipare stasera alla seduta, secondo lei come si dovrebbe procedere? Si aggiorna a domani? E se domani non dovessero partecipare secondo lei che cosa si decide? Si va a domani pomeriggio? E se domani pomeriggio non dovessero partecipare, si va a dopodomani?
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, io mi sono rivolto all'Aula per avere il conforto di un parere, se lei mi deve fare il processo non ne accetto! Già ne avete fatto di altri tipi per altre strade e per altre vie, per cui non mi resta che applicare il Regolamento. Proceda pure, onorevole Cugini.
CUGINI (D.S.). Io non un mi considero né giudice e neanche avvocato, io sto facendo una considerazione perché lei giustamente si è rivolto all'Aula, io sono un ottantesimo dell'Aula che ha chiesto di parlare e di parlare con lei, chiaramente, per comunicare con i colleghi. La mia opinione è che lei debba aprire l'Assemblea, come ha fatto, chiamare i colleghi che hanno chiesto di intervenire sull'argomento e se i colleghi non dovessero essere presenti in Aula secondo me si dovrebbe procedere sino a quando non siamo in condizioni di dare la parola a chi è presente. Questo si fa normalmente ed io penso che si debba fare anche in quest'occasione, diversamente diamo l'idea che chi è presente commette un reato e chi è assente invece contribuisce ai lavori dell'Assemblea. Concludo, la mia opinione è la seguente: il primo iscritto a parlare viene chiamato, se è presente parla, se invece è assente decade e così via, sino a quando non si conclude questo ragionamento che mi sembra essere un ragionamento democratico. La mia considerazione chiaramente non vuole essere nei suoi confronti di rilievo, etc. etc., vuole essere un suggerimento, che so che lei condivide.
Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge Floris - Tunis - Businco: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), Onida: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), Scano - Dettori - Pacifico - Pinna: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), Capelli - Cappai - Piana Randazzo: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge numero 245 e delle proposte di legge numero 350, 362, 379, 380, 392 e 396.
È iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, onorevole colleghi; certo è difficile intervenire in questo dibattito così importante, ma così poco attento. Io credo che ci si possa rapportare a questo dibattito in effetti in tre modi differenti: potremmo condividere per intero lo schema e l'assetto normativo che ha licenziato la Commissione Autonomia, senza riserve, e quindi annunciarne il voto favorevole. Potremmo, invece, avversarlo per intero, non condividerne niente e decidere, in maniera anche pretestuosa, magari cercando a titolo di esempio il caso del palafreniere di Chilivani, o altre motivazioni, potremmo decidere appunto di votare contro e di puntare diritti invece verso l'adozione di un assetto normativo già esistente che è la legge nazionale, alla quale probabilmente molti fanno riferimento.
Noi Riformatori invece siamo per una terza posizione, crediamo che questo assetto normativo licenziato dalla Commissione abbia il merito di contenere alcuni principi di forte innovazione, li condividiamo, però crediamo allo stesso tempo che possano essere fortemente migliorati. Ci sono alcune cose che davvero possono interpretare quella che è la condizione autonomistica nostra, quella di poter pervenire ad una legge elettorale regionale che tipicizzi proprio l'esigenza di questa Sardegna e quindi soprattutto alcune indicazioni, alcuni temi, che noi Riformatori più volte abbiamo avanzato. Quindi, da parte nostra non c'è assolutamente l'intenzione di dire, come l'onorevole Cugini aveva avuto modo di riferire qualche tempo fa, che siamo insensibili e che non interpretiamo bene quello che i sardi oggi vogliono. Credo che invece l'abbiamo detto e non si presti assolutamente ad equivoci ciò che noi vogliamo. Noi vogliamo innanzitutto che questa legge elettorale restituisca alcune ingiustizie più volte richieste, prima fra tutte sicuramente quella relativa al tema dei sardi. La Sardegna è a tutti gli effetti interpretabile da questa legge elettorale come una nazione la cui sovranità davvero è affidata non più soltanto a 1.631.000 abitanti, così come il censimento ci ha assegnato, ma assegnabile invece a 2.350.000 abitanti, quali sono davvero i sardi che stanno sia in Sardegna che fuori dalla Sardegna. Un diritto che il legislatore regionale, così come ha già detto anche Massimo Fantola in questa sede, è stato riconosciuto addirittura dalla stessa Costituzione, quindi una legge costituzionale, l'articolo 48 della Costituzione, che sancisce esattamente l'istituzione appunto di un cosiddetto collegio unico estero riservato ai cittadini italiani residenti all'estero. Ebbene, noi non possiamo assolutamente non fare almeno quanto ha saputo fare il legislatore nazionale. Dobbiamo necessariamente riconoscere questo diritto ai sardi, dobbiamo istituire questo collegio unico estero, riservando tre seggi elettorali agli emigrati sardi, sia naturalmente consentendo loro l'espressione del voto, che sappiamo bene essere già un diritto acquisito, ma soprattutto riconoscendo loro il diritto di rappresentanza e quindi di poter sedere alla pari degli altri consiglieri regionali che siederanno qui, naturalmente, con la dignità di rappresentare una parte della Sardegna. Non vorremmo mai che accadesse che fra qualche anno, così come sarà inevitabile che accadrà, che alcuni parlamentari sardi siedano nel Parlamento e che rappresentino la Sardegna fuori dalla Sardegna ed invece noi non abbiamo parimenti saputo fare in maniera analoga.
Quindi, ecco perché noi crediamo che questa sia un'opportunità assolutamente da non perdere, la dobbiamo inseguire fino in fondo con tutte le nostre risorse e con tutte le nostre energie. Naturalmente riconosciamo che molte delle cose contenute oggi in questa norma sono fortemente innovative e sicuramente apprezzabili, si va verso un grosso miglioramento di quella che è la legge nazionale attualmente, che rischiamo altrimenti di utilizzare, e che noi non vogliamo assolutamente utilizzare. La scelta ovviamente importante del presidenzialismo, la scelta fondamentale di poter andare verso un sistema maggioritario che veramente restituisca il concetto di maggioranza assoluta, l'aver limitato ad un 55 per cento questo concetto di maggioranza che quindi non costituisce un pregiudizio agli equilibri democratici, l'aver introdotto finalmente dentro il cosiddetto listone regionale la possibilità di scelta e quindi di preferenza e quindi di selezione e quindi di volontà dell'elettore, perché davvero ci possa essere un'individuazione del candidato scelto, l'elemento positivo della diluizione, a nostro avviso, del premio di maggioranza tra il listone regionale e le liste provinciali, così come alcune altre cose che parrebbero secondarie, ma che non lo sono affatto, come per esempio la possibilità dell'espressione del voto attraverso la barratura che sicuramente aiuta la volontà dell'elettore ad essere espressa in maniera chiara. Così come abbiamo potuto anche vedere la incompatibilità tra la candidatura cosiddetta multipla, che è cosa possibile nella legge nazionale, ma non possibile secondo lo schema della nostra legge licenziata dalla Commissione. Ci sono elementi importanti.
Un altro elemento importante che noi naturalmente condividiamo, ma riteniamo debba essere assolutamente corretto in qualche sua angolatura, è la cosiddetta incompatibilità tra il ruolo esecutivo ed il ruolo legislativo. Come potremmo noi Riformatori non condividere questo, se addirittura ancora probabilmente siamo l'unico partito, l'unica aggregazione, l'unico movimento a farlo proprio nostro ed ancora oggi, naturalmente, ad adottarlo.
Però riteniamo che non debba essere una burla, non può essere una presa in giro, l'incompatibilità deve essere assoluta, quindi deve davvero verificarsi un'opzione - e per questo stiamo presentando anche gli emendamenti - tale che questa opzione consenta di fare una scelta, chi ricoprirà il ruolo di assessore dovrà naturalmente dimettersi dalla funzione di consigliere. E questo significa chiarezza, questo significa davvero evitare quella commistione che nessuno di noi vuole tra potere esecutivo e potere legislativo. Evitando naturalmente di dover poi riprendere poltrone tenute in caldo dai primi dei non eletti che poi, poverini, dovrebbero riandare a casa il giorno in cui qualcuno decidesse diversamente. Quindi, cose sicuramente migliorabili, condivisibili, così come noi riteniamo ancora oggi che sia un errore da parte di questo Consiglio non sfruttare l'elemento importante ed innovativo che ha dato tanti benefici nei grandi comuni quale il cosiddetto voto disgiunto.
Il voto disgiunto non è un elemento disaggregante, non è assolutamente nemmeno un elemento mortificante quello che è l'equilibro interno politico dei grandi comuni; tutt'altro, è una grossa capacità di maturazione politica che viene affidata all'elettore e che consente di percorrere degli spazi molto più ampi a chi quest'espressione di volontà vuole esercitare. Quindi, naturalmente delegando nella figura soprattutto del cosiddetto presidente governatore una delega più ampia che è quella basata su un rapporto fiduciario più che su un rapporto partitico. Credo che anche questo possa essere migliorato. Però voglio sottolineare un aspetto, a mio giudizio molto importante, che noi Riformatori vogliamo sottolineare: quello che la Commissione ha avuto la capacità di licenziare, che è contenuto appunto nello schema normativo, riferito alla possibilità di individuare in maniera cosiddetta assoluta il numero dei seggi assegnabile a ciascun collegio. Questo evita, evidentemente, un processo di drenaggio che altrimenti si sarebbe verificato. L'abbiamo visto, l'abbiamo constatato: cioè la certezza del numero dei seggi assegnabili a ciascun collegio naturalmente pone in una situazione di assoluta certezza anche i concorrenti che in quel collegio, cosiddetto debole, potrebbero avere altrimenti maggiori rischi. E' quindi una chiarezza democratica che sicuramente va invocata. Però non deve sfuggire a nessuno che oltre a questo pericolo evitato del drenaggio di seggi che potevano andare territorialmente dai territori meno importanti ai territori più importanti, abbiamo evitato un altro tipo di drenaggio, che è sicuramente quello più importante e quello più iniquo che oggi è contenuto nella legge elettorale nazionale, il cosiddetto drenaggio all'interno dei collegi provinciali nell'ambito della stessa aggregazione partitica. Perché nonostante naturalmente sia indicato anche nella relazione di accompagnamento della legge nazionale che vi è una proporzionalità assoluta nel riparto fra i vari collegi provinciali, niente di più falso è contenuto. Cioè questa proporzionalità non solo non è assoluta, ma non è nemmeno approssimata, proprio perché chi naturalmente prende in valore assoluto tre volte il numero dei voti di un altro collegio rischia di prendere un solo seggio, così come lo prende naturalmente il partito che prende un terzo di quei voti. Quindi, non vi è assolutismo, mentre invece vi è una proporzionalità condivisibile ed importante nel testo che è stato licenziato dalla Commissione Autonomia e questo non può che essere un dato fortemente apprezzabile, perché restituisce rigore, restituisce soprattutto chiarezza, democraticità a quello che è lo sforzo elettorale che noi andremo a fare.
Per ultimo una nota che mi piace debba essere un po' politica; l'onorevole Cugini l'ultima volta ci rimproverava dicendo: "Ma voi centro destra siete allo sbando, ormai affetti da una crisi quasi irreversibile", io credo che davvero non possiamo confrontarci, soprattutto costruendo un tema così importante come la legge elettorale, ponendo degli steccati e ponendo delle divisioni; credo che tutto questo debba essere superato. Immagino che la legge elettorale, davvero come qualcuno l'ha definita, sia un po' il postulato delle regole, sia un po' il principio di tutto ciò che l'assetto democratico vuole porsi e quindi debba essere costruito tutti insieme, però dico anche che l'onorevole Cugini farebbe bene a guardare i mali propri di questo centrosinistra, oggi soprattutto evidenziati anche dalla grande comunicazione. Cioè non è assolutamente accettabile che dentro un dibattito che debba davvero coinvolgere tutti possano intervenire, con così poco rigore, elementi cognitivi che invece non ci appartengono. D'altro canto dovrebbe prendere ad esempio, il centrosinistra, oggi, che alcune euforie che sono tipiche di chi crede che la battaglia sia già vinta o di chi crede che potrà essere partita facile, che le cose davvero non stanno in questo modo. Non stanno in questo modo perché noi riteniamo che ciò che oggi, in maniera azzardata, il centrosinistra sta andando a fare è cosa pericolosa, un qualcosa che la stessa genetica sanitaria oggi vieta. Non è possibile che l'ingegneria politica superi l'ingegneria sanitaria. Io credo che non possa, oggi, il centrosinistra andare alla ricerca di un trapianto, perché di questo ha bisogno, cercando un donatore che abbia un cuore a destra per porlo invece di fronte a un moribondo che ce l'ha a sinistra. La cosa non funzionerebbe, state attenti che questa cosa davvero rischia di mandare gambe all'aria un po' tutto, soprattutto i nostri ragionamenti, che qui dentro invece devono essere più sereni e che qui dentro devono essere tutti tesi a costruire un modello elettorale che sia davvero rispondente non solo a ciò che oggi i sardi chiedono, ma soprattutto a quello che l'etica politica da sempre ha posto come regola principale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Il tema che stiamo affrontando in queste sedute è pleonastico dire che sia un tema importante ed è evidente che, al di là anche di ciò che si dice, di quello che espressamente viene detto in quest'aula e anche fuori, nelle discussioni in cui quotidianamente tutti quanti ci troviamo protagonisti su questo argomento, è una questione su cui si gioca in fondo gran parte della prospettiva di questo ultimo scorcio della legislatura.
Io credo che valga la pena sicuramente far parte, intervenire, con interesse, con attenzione, su questo argomento, su questo tema, proprio perché è importantissimo che noi dalle scelte che assumeremo nei prossimi giorni, o nelle prossime ore forse, riguardo alla legge attualmente in discussione, dobbiamo in qualche modo rendere conto a tutto il Consiglio e soprattutto rendere conto a tutto l'elettorato, a tutti i cittadini della Sardegna che evidentemente guardano al sistema elettorale della regione come un sistema che evidentemente deve essere riformato, rispetto evidentemente alla legge da cui è nato questo Consiglio regionale.
Questa forse è la prima cosa su cui io personalmente, anche in dialoghi con comunissimi elettori (lo siamo tutti comuni elettori, ma noi abbiamo, non per nostro merito sicuramente, un osservatorio particolare), a molti elettori io credo che sfugga ancora il fatto che votare oggi questa legge oppure non votarla significhi che non volere questa legge possa significare volere ancora la vecchia legge elettorale.
Io credo che sia giusto essere molto chiari nei confronti di tutta l'opinione pubblica e assumersi la responsabilità delle posizioni politiche che noi assumiamo dicendo chiaramente, questo da parte del nostro Gruppo consiliare, che noi certamente vogliamo una nuova legge elettorale per la Sardegna, noi vogliamo un nuovo sistema elettorale per la Sardegna, nuovo però rispetto alla legge che ha portato per due legislature consecutive un'Assemblea legislativa, che ha la sua dignità, che ha dimostrato in tanti anni di autonomia, ha portato questa Assemblea a vedere svilito il suo ruolo, un ruolo svilito prevalentemente - io credo che lo si debba dire a chiare lettere - a causa della instabilità dell'azione di governo. Una instabilità dell'azione di governo che ha anche, conseguentemente, reso meno dignitosa l'azione legislativa. Noi vogliamo un nuovo sistema elettorale, ma - lo diciamo da subito - non riteniamo che un nuovo sistema elettorale dignitoso sia quello contenuto nel progetto di legge attualmente in discussione. E non lo diciamo per una presa di posizione faziosa, ma per un'analisi attenta di quello che è il contenuto di questa legge e anche - deve essere chiaro anche questo - del come questo progetto di legge oggi in discussione in Consiglio è nato, è stato formato nel dibattito in Commissione.
Noi siamo per l'autonomia, noi crediamo che la strada maestra sicuramente sia quella di una legge elettorale regionale che il Consiglio, sfruttando appieno la sua autonomia legislativa, in particolare di una legge ancora più di rango nella gerarchia nelle fonti, superiore anche alla legge ordinaria regionale, una legge statutaria, così come è stata definita, possa in questo modo esprimere appieno la propria capacità legislativa, la propria capacità di darsi un sistema elettorale e una forma di governo adatta alle esigenze di stabilità e di rappresentatività. Noi vogliamo l'autonomia, crediamo però che l'autonomia deve essere usata adeguatamente con dignità, con forza, perché se l'autonomia di un sistema politico, anzi se l'autonomia di un'assemblea legislativa è intesa come autonomia di un sistema politico rispetto alla società, per cui si punta a una legge elettorale e a una forma di governo finalizzata di fatto, implicitamente, all'autoconservazione di questo sistema politico, l'autonomia è usata male, l'autonomia di un'assemblea legislativa viene usata erroneamente nel senso dell'autonomia del sistema politico rispetto alla società.
Se un Consiglio regionale è tentato, ma è normale che sia tentato, ma se è anche debole rispetto alla tentazione di creare una legge elettorale che abbia fotografie, che abbia evidentemente un risultato politico da ottenere e non un alto sistema di regole istituzionali che valgano per sempre, che valgano per anni, che valgano per il futuro del nostro popolo e dell'Assemblea che dovrà rappresentarlo nei prossimi anni, anche senza di noi, che faremo questa legge, se questa Assemblea legislativa usa in questo modo l'autonomia, forse occorre davvero dire che si faccia tutto quel che si può, se siamo capaci di usare la nostra autonomia legislativa in maniera corretta e dignitosa facciamolo; facciamolo con un accordo politico serio, con un accordo politico di alto profilo, con un accordo politico che veda un confronto tra le diverse parti, anche contrapposte sulla linea del governo, ma che sul piano di una riforma istituzionale, come questa in qualche modo è, si sappia confrontare con dignità e guardando veramente al futuro. Se si è capaci di questo bene, facciamo la legge elettorale; se questo Consiglio non è capace di un confronto di questo livello dobbiamo allora riconoscere, alla fine di questa legislatura, che occorre, per rispetto dell'autonomia della Sardegna, per rispetto dei cittadini che a questa autonomia tengono, utilizzare per le prossime elezioni una legge votata dal Parlamento nazionale, che ha assicurato al sistema regionale, al sistema delle autonomie regionali di tipo ordinario, alcuni anni di stabilità di governo, alcuni anni di chiarezza nel rapporto tra le istituzioni e i cittadini. Non significa per questo alzare la bandiera bianca, non significa rinunciare a una nostra prerogativa, a una nostra responsabilità; c'è ancora il tempo per farlo, vedremo dalle trattative, dagli accordi, dal dialogo, dalla dialettica che si potrà instaurare in quest'Aula e fuori da quest'Aula, se si potrà essere capaci di fare una legge dignitosa. Se questo sarà possibile ben venga una legge elettorale, ma non una legge elettorale che di fatto sia finalizzata anche fin troppo esplicitamente a destrutturare l'impianto di una legge nazionale che ha dato avvio a una nuova stagione di governi regionali. E' da anni che le Regioni ordinarie stanno superando quelle speciali, è da anni che alcune Regioni, ma direi ormai la gran parte delle Regioni ordinarie, sono capaci di governare con stabilità al proprio interno e di rappresentare gli interessi della propria regione di fronte allo Stato centrale, con dignità e con forza. E' da anni che invece l'autonomia speciale della Sardegna, nata con tanti anni di anticipo e che ha dato tanti frutti per il nostro territorio, per la nostra Isola, è da anni che invece va al traino del sistema regionale ordinario. Dobbiamo con amarezza constatare questo.
Allora il dibattito sulla legge elettorale deve essere un dibattito e un confronto che sappia guardare davvero a quei due principi cardine che sono stati citati anche nella relazione introduttiva alla legge: quello della rappresentatività e però della stabilità. Rappresentatività, giustamente, dicono anche alcuni rappresentanti dei partiti con quantitativamente una minore rappresentanza in Consiglio regionale, giustamente sottolineano il fatto che è un valore fondamentale quello del pluralismo, è un valore fondamentale quello che in un'Assemblea rappresentativa degli interessi generali possano essere rappresentati e possano essere protagonisti con pari dignità anche rappresentanti di piccoli partiti.
E' la ricchezza del nostro sistema politico, è la ricchezza del nostro sistema culturale, del sistema italiano e quindi anche di quello sardo, quello di aver dato voce attraverso piccole realtà partitiche o anche di movimenti presenti nella società, capaci di rappresentare sul livello politico istituzionale gli interessi di tutti. E' un valore il pluralismo, è un valore la democrazia diffusa, è un valore storico, istituzionale, addirittura dottrinale, giuridico, quello di un sistema istituzionale che debba essere equilibrato, che debba avere pesi e contrappesi, perché non ci sia un potere che abbia la possibilità di diventare strapotere, di diventare prepotenza. E' un valore anche questo, è un valore lo spazio per tutte le realtà espresse dalla società, è un valore la dialettica, è un valore la non uniformità grigia e asservita alla prepotenza di turno, politica o economica, ma è anche un valore la stabilità.
I valori del pluralismo, della democrazia diffusa, della dialettica politica, sono i valori che sono alla base del sistema proporzionale e, non dimentichiamolo, ancor di più della forma di governo parlamentare pura, da cui è nata la nostra repubblica, in cui si è formato anche il nostro sistema regionale: un sistema elettorale proporzionale e una forma di governo parlamentare, basato quindi sulla fiducia che l'Assemblea legislativa deve dare e continuamente tenere sotto controllo rispetto all'organo esecutivo. Ma dobbiamo tutti essere consapevoli che questa scelta, fatta a suo tempo dai costituenti, è una scelta determinata anche da un momento storico-politico particolare, quello cioè dell'indomani del tragico epilogo delle due grandi dittature, delle due grandi forme di dittatura dalle cui ceneri è nata la nostra repubblica e il nostro sistema autonomistico. Ma abbiamo saputo tutti, abbiamo saputo utilizzare con saggezza il sistema elettorale proporzionale e la forma parlamentare? Non si è utilizzato questo sistema che era finalizzato a scongiurare il pericolo di forme di strapotere, abbiamo usato questo sistema senza stravolgerlo, senza stravolgere le sue intenzioni, senza cedere all'assemblearismo, alla commistione tra governo e legislazione, al tanto vituperato consociativismo? Non si è di fatto creato e non stiamo oggi vivendo sotto lo spettro continuo di una sovrastima, di una stima eccessiva della funzione di governo, contro una sottostima della funzione legislativa? Non è quello di fronte a cui ci scontriamo quotidianamente? Un governo che annaspa, di qualunque colore esso sia, un governo che annaspa di fronte all'esigenza di dover decidere, di fronte all'emergenza della società, e un'Assemblea legislativa che tenta il più possibile di condizionare quelle scelte, spesso di frenarle, continuamente di creare sistemi di incidenza nelle scelte di governo, senza avere la capacità, la dignità e la responsabilità di assumere sino in fondo invece la funzione legislativa nella più alta forma di realizzazione. Un'Assemblea legislativa che ormai non riesce a fare leggi, stiamo soltanto facendo leggi finanziarie in questi ultimi anni, non abbiamo la possibilità numerica e neanche politica, diciamocelo francamente, di far passare leggi importanti, fondamentali per le questioni sostanziali da cui dipende molta parte del sistema economico e sociale della nostra terra.
Ora, di fronte a questo scenario, il sistema elettorale deve essere un sistema che apra una forma di governo stabile. Io non sono assolutamente culturalmente, anche per mia formazione personale, appassionato acriticamente al presidenzialismo, non sono assolutamente appassionato al maggioritario, lo sa il collega Fantola che quando è nato il movimento per le riforme ci ha visto molto spesso contrapposti proprio su questi argomenti, ma purtroppo il sistema proporzionale e la forma di governo parlamentare hanno oggi necessità di una correzione drastica, che riporti il sistema istituzionale verso un canale più rispondente alle esigenze della società e del sistema economico e giuridico. Abbiamo bisogno, purtroppo, di una sterzata che ci porti, che porti ad avere governi che decidono e assemblee legislative che svolgano fino in fondo il loro ruolo. Non è questo l'obiettivo che vuole raggiungere il progetto di legge che oggi è in discussione, dobbiamo dirlo francamente e d'altra parte, dagli stessi interventi seguiti anche da più parti, è abbastanza evidente che è un progetto di legge che non soddisfa in questa direzione.
Dobbiamo cercare, in qualche modo, di ridare la possibilità che il sistema elettorale e la forma di governo diano ai cittadini sardi un governo che sappia decidere, che sappia giudicare, intervenire tempestivamente sui problemi e un'Assemblea legislativa che sappia fare delle leggi. Un sistema elettorale che abbia un premio di maggioranza significativo, un sistema elettorale che costringa le parti politiche, quelle dei partiti tradizionali e quelle delle forze politiche emergenti, dei movimenti che tentano di entrare con forza nel sistema politico sardo, a dire chiaramente ai cittadini della Sardegna, in anticipo, senza nessun infingimento, che cosa si vuole ottenere, che governo si vuole contribuire a formare se si vince, quale coalizione si sceglie, con ampio anticipo, dicendo la verità, dando la possibilità ai cittadini sardi di riconoscere le intenzioni di chi si presenta al giudizio elettorale.
Non mi sembra, molto francamente, che né i partiti tradizionale, né i movimenti che si affacciano oggi nel panorama politico abbiano questa caratteristica di estrema chiarezza nei confronti dei cittadini. Non mi permetto di giudicare tanto i movimenti, credo di dover fare, perché vivo in un Partito, una critica al nostro interno, al sistema dei partiti che sta oggi cedendo terreno in maniera drammatica, perdendo dignità nella propria azione politica e lasciando spazio, purtroppo, ad un generico rivendicazionismo, ad una generica posizione che rivendica un ruolo, che ricerca il consenso basandosi più sull'antipolitica, più sull'esser contro qualche cosa che invece su proposte chiare. Noi dobbiamo avere un sistema elettorale dunque in cui chi si presenta ai cittadini debba dire anticipatamente che cosa vuole fare e con chi lo vuole fare. Dobbiamo contribuire per questo obiettivo ed io credo che lo si possa fare con un altro progetto di legge, comunque con un dibattito politico su questo argomento di più alto profilo.
PRESIDENTE. Grazie consigliere La Spisa. È iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Grazie Presidente. Se uno vuole tentare di leggere tra le righe il vero contenuto dell'intervento che mi ha preceduto è evidente che non si deve fermare alla prima parte dell'intervento. Il collega La Spisa è un importante rappresentante del Partito politico che lo ha espresso e dopo aver iniziato elencando rischi, che attribuisce alla proposta di legge elettorale che la Prima Commissione ha esitato, instabilità di governo, autoconservazione, assenza di vero aumento della partecipazione o della rappresentanza, poi entra nel merito e dice: "Noi" - immagino noi Forza Italia - "vogliamo una legge elettorale regionale". La verità è che in tutto questo dibattito che si è articolato con fatica in queste due settimane nel merito Forza Italia ha parlato poco ed è clamorosamente assente anche dalle proposte di legge. Io vorrei interpretare le parole di Giorgio La Spisa come parole finalmente di presa d'atto della necessità di una legge elettorale che abbia la capacità di superare quelle caratteristiche di rischio che vanno affrontate e che io nella mia argomentazione vorrei sottoporre all'attenzione dell'Aula come affrontate e direi anche in parte, pur essendo necessario un lavoro dell'Aula, risolte. E bisogna evitare di continuare a parlare d'altro, perché la legge di cui stiamo parlando è una legge depositata, esitata dopo un lungo lavoro in Commissione, che c'è. E dire che si vuole discutere, che serve un'altra legge, vuol dire che non si vuole discutere della legge elettorale; la legge elettorale di cui discutere è questa, altrimenti c'è solo la legge elettorale nazionale, che non risponde a nessuno, a nessuno, a nessuno di quei temi tanto cari anche al cattolicesimo popolare da cui proviene l'esperienza del collega che ha appena parlato e che niente ha a che fare con il vincolo dell'uomo solo al comando, di una legge unicamente presidenzialista. Il lavoro della Prima Commissione parte da un elemento ed è un dato che non può essere disconosciuto, perché la Prima Commissione ha svolto un lavoro realizzato in quaranta sedute a cui hanno partecipato non solo i componenti della minoranza, ma i rappresentanti di tutte le forze politiche, o direttamente o nelle forme previste dal Consiglio.
Quaranta sedute e sette proposte di legge di partenza su cui discutere, tra le quali colpisce che né Forza Italia, né i Riformatori abbiano fatto una proposta. La Prima Commissione ha svolto un lavoro alto, partecipato e condiviso, soprattutto condiviso se si guarda anche al processo che ha portato al voto finale. Se questo è il dato, al di là del merito del testo esitato, quaranta sedute, sette leggi, una proposta sostanzialmente votata da tutti, non possono consentire a nessuno di rappresentare questa discussione, questo lavoro come se fosse un incidente. Cioè, qui di cosa stiamo a parlare, se stiamo parlando di altro? Quaranta sedute, sette proposte di legge per arrivare ad una sintesi non sono un incidente, non è né serio, né corretto continuare a prenderci in giro e trattarlo come se fosse un incidente. Non è serio né coerente né indice di fiducia reciproca e di affidabilità smentire la partecipazione a tutto questo lavoro e parlare di una legge al buio, all'inizio del dibattito qualcuno ha parlato di legge al buio! Se qualcuno l'ha spenta la luce, non è certamente su di noi o su quest'Aula, l'ha spenta dentro alcune camere di partito evidentemente e non in questa Isola. Né vale richiamare i principi, tipo bipolarismo, governabilità, stabilità, che non sono minimamente messi in discussione dalla legge esitata dalla Prima Commissione, al contrario; significa invece tentare di nascondere i difetti della legge nazionale che peraltro danno esiti negativi in diverse Regioni, tanto è vero che non c'è una Regione che sta lavorando per mantenere quella legge, ma tutte stanno tentando di correggere i difetti e le cause, gli effetti di questi difetti che si sono generati in questi dieci anni di governo presidenziale nelle Regioni a statuto ordinario. I difetti sono la governabilità a scapito della partecipazione e vediamo gli effetti anche nei comuni e nelle province, il governatore che svuota, di funzione anche legislativa oltre che di controllo, il Consiglio, un Consiglio che per un quinto, ma se uno conta solo la maggioranza per un terzo, viene nominato dalle segreterie dei partiti; perché è un quinto rispetto al Consiglio, ma se uno guarda la maggioranza per un terzo! Perché governa la maggioranza e per un terzo è scelto dalle segreterie dei partiti. Un Consiglio che cancella, salvo risultati straordinari e storie di partiti anche centenari, se essi non si vincolano - e questo è un problema nostro - ad un bipolarismo tutto italiano, di sapore specifico nazionale. Sinora di merito la maggioranza, quella probabile, quella che forse riuscirà a rinsaldarsi intorno a Masala, non ha detto nulla, dopo quaranta sedute dice che si può correggere la legge nazionale, qualcuno dice: "Correggiamo la legge nazionale", che cos'è questo, la proposta di legge, se non questo tipo di lavoro? E non quella che abbiamo in discussione, significa dire che nel merito si è scherzato per un anno, così come dire che sei fuori tempo massimo dopo che sono state depositate all'inizio della legislatura sette proposte di legge, significa dire e dare il sapore di un confronto rifiutato perché nel merito non ci sono argomentazioni vere a sostegno dello spostare il confronto richiamando la legge nazionale che non è oggetto di discussione, è lì, se noi non facciamo la legge sarà quella.
La prima Commissione aveva quattro obiettivi condivisi, il primo era mantenere l'elezione diretta del Presidente per la stabilità e la chiarezza. Il secondo obiettivo era la governabilità tramite il premio di maggioranza ed anche questo è un pilastro che è restato; il terzo è l'attenzione alle forze politiche minori senza rinunciare al bipolarismo, attenzione alle forze politiche minori senza minimamente mettere in discussione il bipolarismo, e infine rafforzare la partecipazione nelle istituzioni e per le istituzioni. Significava - lo ha detto anche il collega Cogodi - non stravolgere, ma migliorare la legge nazionale tenendo fermi i pilastri che garantissero stabilità, governabilità, attenzione alla partecipazione. E questo è un risultato raggiunto perché i difetti sono attenuati o in qualche caso risolti senza aver perduto di vista i pilastri condivisi da tutti; da tutti, nessuno escluso: governabilità, stabilità, partecipazione.
La proposta in esame oggi garantisce stabilità per la maggioranza che viene stabilizzata intorno ad una dimensione che allarga anche la partecipazione di minoranze perché corregge al 55 per cento ciò che con il 60 per cento diventa una maggioranza estremamente elevata, che rende impossibile un vero dialogo legislativo. Per il Presidente che viene eletto direttamente, non è sostituibile dal Consiglio, perché se il Presidente si dimette decade il Consiglio e questo viene mantenuto. Quindi, la stabilità viene garantita così come viene garantita la governabilità perché sono i numeri oltre l'elezione diretta che sono alla base della governabilità, così come lo scioglimento del Consiglio in caso di rottura della maggioranza.
Il ballottaggio poi comporta una rappresentatività maggiore e insieme una bipolarizzazione che però nel modello proposto da questa legge attenua e non toglie voce alle - e sottolineo alle, plurale - minoranze. Su questo, tra l'altro, si può anche intervenire perché si può anche rendere visibile questa rappresentanza senza togliere niente alla stabilità delle minoranze (al plurale), in tutti i livelli di voto e di rappresentanza e introduce correttivi, perché è una legge che contraddice e contrasta il difetto già sperimentato, quello dell'uomo solo al comando, che in questa legislatura noi stessi abbiamo rifiutato, il Consiglio ha rifiutato. Un Presidente autorevole che non si sottrae alla necessità, al dovere non solo di decidere, perché governare non è solo decidere, ma di realizzare condividendo, di rappresentare, perché decidere vuol dire comandare, non vuol dire governare.
Allora tra il Presidente ostaggio e il Presidente padrone c'è una via terza, una via possibile, quella della politica che indirizza l'amministrazione, che non riduce il governo alla sola amministrazione, perché noi abbiamo un'idea diversa di politica da quella della sola amministrazione, quella della politica come democrazia diffusa - richiamo anche un termine del collega che mi ha preceduto - cioè come luogo in cui socialmente si diffonde la capacità di contribuire, condividere e influenzare il processo decisionale, che non è un elemento negativo perché deve restare poi in capo ad uno sicuramente la decisione, ma il processo attraverso il quale si arriva alla decisione è qualità della politica. Una politica che non finisce con l'atto del voto, come talvolta anche a livello nazionale qualche importante rappresentanza della vostra parte rammenta, rappresenta, con una presunta delega; una volta che si è votato la maggioranza esiste e quindi quella ha titolo di governare in maniera autonoma senza nessun sistema di riequilibrio. Una politica che abbia l'idea di un'azione collettiva non individuale.
Io penso, tra l'altro, che questa legge abbia anche un altro effetto, di correggere la totale assenza di una stima vera della funzione legislativa, perché ha ragione il collega quando dice che noi non dobbiamo sottostimare la funzione legislativa, ma dire che non è abbastanza quella che è introdotta con questa legge significa non volerne nulla, non volerne nulla! Perché se non ci sono innovazioni vere la funzione legislativa esistente nella legge nazionale è sostanzialmente soffocata da un conflitto di sistema che surclassa, elimina, rende inesistente il conflitto di merito sulla funzione legislativa, è comandare non governare e sparisce anche legiferare perché diventa un approvare oppure non approvare. E d'altronde abbiamo l'esempio chiaro anche nel Parlamento italiano che non è certamente un luogo dove si viene eletti con un sistema maggioritario presidenziale, è un sistema ancora parlamentare, eppure lì proprio la funzione legislativa è evidente come venga soffocata e resa sostanzialmente sottoposta alla schiavitù della maggioranza, alla tirannia della maggioranza. Allora non è vero che questa proposta di legge non interviene su questo tema, perché propone nel merito sia funzioni del Consiglio che riequilibri tra Consiglio ed Esecutivo, sia nei confronti del Presidente, sia nei confronti dei singoli Assessori, perché determina la nascita di Commissioni e le modalità con le quali il Consiglio può esercitare la sua funzione di controllo che oggi è inibita in questo sistema e in questo senso garantisce che chi deve governare governa, ma chi ha una funzione di rappresentanza abbia gli strumenti per controllare il governo attraverso un riequilibrio di sistemi, attraverso un di più di partecipazione, attraverso un di più di rappresentatività.
Allora la legge così com'è non è che non abbia delle cose che devono essere anche corrette perché ci sono temi che riguardano ancora la rappresentanza. Dobbiamo discutere sulla rappresentanza dei territori, su quali privilegiare dei territori tra la rappresentanza politica e quella specificamente locale. Dobbiamo discutere e introdurre correttivi che riguardano la rappresentanza e la parità, dobbiamo discutere sul tema anche della rappresentanza degli emigrati. Ognuno, dicendo quello che pensa su questo tema. Ma i correttivi si possono affrontare nel merito, non dichiarando che questa non è una legge di cui discutere perché ce ne vuole un'altra; su questo filone stiamo rinunciando alla nostra funzione, quella sì legislativa, perché oggi è sovrano il Consiglio, questa è l'occasione nella quale il Consiglio è sovrano.
Dire quindi che questa legge così com'è non è sufficiente quando dei temi specifici da affrontare, sappiamo, li abbiamo inquadrati, sappiamo anche qual è la direzione per dire che ce ne sarà un'altra di occasione, significa dire bugie, non ce n'è un'altra di occasione, questa è l'occasione e rinunciare a quest'occasione significa rinunciare all'ultima unica azione riformatrice di questa legislatura, se ci volete rinunciare voi vi assumerete la responsabilità, non noi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, la proposta di modifica della legge elettorale nazionale che l'Aula in questi giorni sta discutendo non è una legge perfetta. Siamo i primi a dirlo, ne conosciamo i limiti e le compromissioni anche se abbiamo liberamente e consapevolmente deciso di approvare il testo in Commissione. Ma l'abbiamo fatto perché parimenti riteniamo la legge elettorale che le altre Regioni italiane hanno utilizzato, dannosa, dannosa in generale con i frutti negativi che sta offrendo nelle Regioni che l'hanno utilizzata, ma di questo parlerò dopo, e soprattutto pericolosa in una realtà socio-politica come quella sarda. Per questo è un elemento di chiarezza politica che il Consiglio regionale si occupi di legge elettorale e se le fibrillazioni di quest'ultima parte di legislatura sono in gran parte dovute alla legge elettorale e alla sua modifica noi abbiamo scelto di volerne liberamente discutere e di volere assumere una posizione indipendente da qualsiasi logica precostituita perché non accettiamo e non accetteremo mai diktat che vengono dai partiti che si ritengono maggiori. Non abbiamo bisogno di egemonie, di listini bloccati che foraggino ed alimentino quelle oligarchie, che esasperano non il bipolarismo, ma il bipartitismo. Vogliamo considerare questo, consentitemelo colleghi, un rigurgito di orgoglio dei piccoli Partiti. Anche in Sardegna, cari amici, va fatto osservare che nessun partito supera il 20 per cento, nessuno.
La tradizione dell'U.D.C., e dei partiti che hanno dato origine all'U.D.C., è chiaramente proporzionalista. Non abbiamo mai cambiato idea ed ancora oggi siamo convinti che il sistema proporzionale consenta una più attenta partecipazione democratica ed un forte vincolo tra i cittadini elettori e i loro rappresentanti nelle assemblee elettive. Ancora oggi siamo persuasi che il sistema proporzionale che ha retto la Repubblica e questa Isola per un cinquantennio sia il miglior sistema. Un sistema che ha consentito che partiti numericamente deboli, ma politicamente e culturalmente insostituibili nella storia italiana, abbiano potuto partecipare attivamente al dibattito politico in questo consesso e alle sue scelte come il Partito Liberale, come il Partito Repubblicano e lo stesso Movimento Sociale nei momenti in cui praticamente la sua percentuale era al di sotto del 4 per cento, nei momenti difficili sia beninteso.
Pur tuttavia siamo altrettanto consapevoli che con i referendum prima e con forti iniziative politiche in seguito il popolo italiano, il popolo sardo abbiano dato delle chiare indicazioni nel senso del sistema maggioritario e del cosiddetto bipolarismo. Sono scelte che accettiamo con spirito e intendimento democratico e con realismo politico. Ma i nostri alleati, se ancora ne abbiamo, sanno bene che ci sono alcuni punti dell'organizzazione istituzionale del sistema che noi riteniamo assolutamente imprescindibili e inderogabili, principi sui quali non siamo disposti né a trattare né a transigere. Lo abbiamo detto e ripetuto; in primo luogo la riduzione dei poteri del Presidente eletto. Non riteniamo giusto che un Presidente di Regione, che è stato eletto con il concorso determinante di uomini e donne, di partiti, sindacati, tutte quelle associazioni in cui si concreta il vivere civile, possa, una volta eletto, diventare l'arbitro unico e solo della vita democratica, e tutti gli altri attori della scena debbano riservare a se stessi il ruolo di burattini che alzano in Aula la mano a comando.
Al di là di quello che sostiene l'amico e collega Massimo Fantola la legge sull'elezione diretta dei sindaci non ha dato grandi frutti dal punto di vista della democraticità e della trasparenza del sistema. Al contrario, ha fortemente ridotto gli spazi democratici, ed ha rafforzato un sistema di piccole oligarchie. L'unico innegabile vantaggio è rappresentato dallo sveltimento delle procedure burocratiche essendosi i centri di decisione ridotti nel numero, ma non possiamo dimenticare che il frutto principale di questa accelerazione è stata un accentramento del potere delle burocrazie. Questo fenomeno ha luci ed ombre, cioè paga il politico di fatto e non ne risponde, non può dare risposte perchè, di fatto, chi gestisce è il funzionario che normalmente fa quello che vuole.
Se poi si vuole ascrivere a legge sull'elezione diretta del sindaco la garanzia di durata del mandato, debbo ricordare ai colleghi Riformatori che non è così; molte, moltissime giunte sono cadute vittime della crisi del sistema e dello strapotere del sindaco. In ogni caso esistono molti sistemi per garantire premi di maggioranza o stabilità ai governi eletti, pur senza avere sindaci, sceriffi e presidenti di regione governatori.
Secondo punto inderogabile è l'introduzione dei voti di preferenza sul listino. I legislatori debbono essere eletti dal popolo, non mai nominato dalle oligarchie dei partiti che decidono chi deve essere eletto e chi, invece, deve restare a casa. Un confronto libero, leale e democratico è la base della democrazia; libero e leale non è avere 16 consiglieri regionali di nomina prefettizia, siamo disponibili a studiare come aggiungere anche una terza lista che raggiungendo un ragguardevole numero di suffragi ottenga rappresentatività in Consiglio e il diritto di parola e di voto. Se è vero che non si governa con 41 voti è altrettanto vero che quando la sinistra, sempre in altri tempi, almeno in altri tempi monolitica, ne ebbe 50 ed è stata un'eccezione perchè con 41 governava, e parlo dei governi Palomba, alle votazioni andava spesso o in continuazione sotto. E questo dipende dalla serietà e dalla correttezza dei rappresentanti eletti. Ed è altrettanto vero, lo dico per alcuni colleghi distratti, che non si può governare con 41 voti, tanto meno si può governare con 38 oppure con 35.
Ancora, non si può non valutare il problema della rappresentatività reale cui ha fatto riferimento prima Lai. Abbiamo fatto una serie di proiezioni con i voti che le varie liste ottennero nelle elezioni regionali del '99, con l'attuale legge elettorale regionale sono risultate tante e tali aberrazioni che dovremmo davvero riflettere, come per esempio il caso di un partito che ha Cagliari ottiene circa diecimila voti e non raggiunge il quorum, ma per uno strano gioco di resti elegge il suo rappresentante in un'altra circoscrizione - qualcuno l'ha capito qual è - che ha ricevuto una manciata di voti, circa mille!
Il problema della rappresentanza reale è questo, deve essere rappresentato un partito che esiste in un determinato territorio; deve essere eletto chi ha preso più voti, non chi profitta dei voti. Abbiamo detto e ripetuto che noi siamo contrari agli slogan per risolvere i problemi, così noi non ci siamo mai sognati di creare slogan qualche tempo fa quando andava di moda la regola delle tre legislature. Sembrava che fosse una regola aurea, e i catoni censori andavano in giro applicandola al prossimo. Adesso che invece tocca a lor signori farsi da parte per avere fatto tre legislature o più, allora adesso quello slogan è improvvisamente passato di moda, piuttosto curioso!
Ma che dire e perchè meravigliarsi di tanti falsi moralizzatori? In questi giorni c'è un silenzio sugli appannaggi, è sceso questo silenzio ed ognuno guarda il dirimpettaio, quasi si vergogna. Ebbene, devo dire perchè non dire tutta la verità? Non sono due i giornalisti, ma tre le retribuzioni per le segreterie e ci sono tanti altri. Praticamente le retribuzioni sono più alte di quello che ho letto sui giornali. Fare il consigliere non è un optional; da quando non faccio l'Assessore e vengo qua costantemente vedo che il lunedì è festa, il venerdì pure e che la gente non produce. Uno non deve vergognarsi di quello che guadagna, ma deve produrre. È stato nominato eletto per avere anche una certa retribuzione, ma per dare il proprio contributo, per lavorare fino al venerdì e il sabato e la domenica vadano nel territorio. Questo è il metodo che la gente vuole, diversamente evidentemente si è confuso il ruolo che si vuole assumere.
Così come non credo, è di questi giorni che dopo tanto riposo, credo che sia in atto un filibustering, cioè attenti a non stressarvi facendo troppi emendamenti, perchè potremmo essere costretti a farvi fare qualche... Io per fortuna mia, quando qualcuno ritiene che sia stressato, quando vado di notte a casa posso farmi un training autogeno, l'oniroterapia ce l'ho in casa, molti altri non avendola non vorrei che si stressassero perchè hanno lavorato così poco che improvvisamente si sono svegliati.
Così come di slogan si tratta nella vicenda del voto agli immigrati, il principio è sacrosanto, non si può essere che d'accordo, ma è altrettanto vero che nessun consigliere regionale voterà mai perchè si riducano i posti a disposizione dei sardi residenti per fare posto a quattro o cinque persone che attualmente non sono rappresentate nel sistema politico; è il solito ballon d'essai che serve a guadagnare qualche titolo sul giornale, ma che non ha alcun senso, né alcuna probabilità, perchè mettere a disposizione quattro o cinque seggi significa solamente ridurre l'attuale rappresentanza di altrettanti, posto che il numero dei consiglieri regionali è quello che è, e che io a questa età non credo all'esistenza di consiglieri regionali autolesionisti che approvano oggi norme elettorali per ridurre le loro stesse possibilità di elezione fra qualche mese.
Lo slogan per eccellenza è quello che le nostre balde colleghe stanno lanciando in queste ore, tra magliettine e formulette e cioè la questione delle quote riservate alle donne nelle liste elettorali. Le donne sono una parte importantissima della società; credo che nessuno qui dentro pensi di poter discriminare una donna in quanto donna, ma altrettanto aberrante sarebbe pensare di trattare le donne alla stregua di una specie animale in estinzione. Nella società italiana le donne sono la maggioranza del paese, lo stesso in Sardegna, dove tra l'altro esiste una forte cultura matriarcale. Le donne possono essere anche il 100 per cento dell'Assemblea, ma prevedere per legge delle quote garantite è pura follia giuridica, contraddice i principi costituzionali di eguaglianza fra i cittadini e crea solo notevoli aberrazioni.
Mi permetto di fare osservare alcuni punti. Tutto ciò è autodiscriminante in quanto se c'è competenza perchè porsi un limite numerico? Antidemocratico e discriminante in quanto impedisce all'elettore di esprimere una libera scelta basata sulle competenze e sulle professionalità dei candidati, obbligandolo a valutare prevalentemente il sesso di appartenenza. E' inoltre una richiesta di accesso privilegiato per soggetti svantaggiati, come quelli iscritti nelle liste, praticamente per invalidi, portatori di handicap e sminuisce di fatto quelle che sono le risorse e le capacità delle donne di competere, confrontarsi su un piano tutto paritario. Vogliamo donne "cazzute" se hanno le capacità e le competenze, non donne tanto perchè siano messe come numero. E' non di meno ancora un fatto autodiscriminatorio in quanto proporsi e porsi all'interno di gruppi minoritari ricorda tanto i film di Hollywood, dove per contratto essi sono tutelati e rappresentati per categorie, come per esempio un certo numero di indiani, i negri, i portoricani, e quindi un certo numero di donne, prescindendo da una logica di competenza e professionalità.
Se passasse questo criterio del 50 per cento in alcuni collegi avremmo un candidato uomo e per forza un candidato donna. Ma per fare un esempio, nel collegio della Gallura o nel Sulcis in cui gli eletti sono tre uomini dovremmo candidare obbligatoriamente uno degli uscenti, una donna, e per il terzo posto cosa facciamo? Uno metà e metà, probabilmente ci sarà in Gallura, spero non ci sia nel Sulcis, noi siamo contro i bisex.
Questo causa un diretto impoverimento delle liste, beh, se sono due e mezzo due e mezzo non ne conosco, metà non li conosco, salvo che non siano metà e metà. Possiamo anche ridacchiare, però di fatto è difficile smontare questa affermazione. Le donne gareggiano con la parità dei diritti che la legge riconosce loro e tirino fuori la grinta che serve in politica; sarà così, collega Lombardo, che non avremo quello che lei lamenta come uno spreco di intelligenza, risorse e di competenze.
Chiudo con una domanda provocatoria: perchè tanto clamore? Voi siete contrarie alla modifica della legge, lo avete detto, la legge nazionale, quindi siete per la legge nazionale. Quindi presumo che voterete contro, a meno che, ma non credo, vogliate farci intendere che nel caso si inserisse un'eventuale modifica votereste a favore. Su questi presupposti la discussione può essere aperta; senza queste garanzie l'U.D.C., mi si consenta, non ci sta.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io cerco di riportare un po' di tranquillità nella discussione dopo un fiume in piena qual è il collega Oppi, che ha con un tono che a me non è congeniale, ma che è proprio appunto del collega, esposto alcune tesi che per alcuni versi sono condivisibili, queste ultime un po' meno. Ma prima di entrare nel merito di alcuni punti della legge, vorrei fare delle considerazioni di carattere generale, se mi è consentito, ma poi torno e resto nell'argomento.
Noi siamo ormai alla fine della legislatura, come è stato per altro ricordato in tutti gli interventi, siamo per dirla come qualche economista all'ultima spiaggia, nel tentativo di varare una legge elettorale che è una regola che riguarda tutti. Lo facciamo in un clima da ultimo impero, è un clima che gli eventi hanno provocato, e non solo gli eventi recenti, questa legislatura è iniziata con un mercimonio di consiglieri eletti nel centrosinistra che sono passati al centrodestra e che hanno falsato completamente l'esito elettorale e hanno dato un'impronta malefica a questa legislatura ed è su questa falsariga che si è proseguito, non certamente per responsabilità del centrosinistra, e di chi vi parla tanto meno.
Allora, per saltare tutto quello che è successo in questi quattro anni e mezzo, e venire agli ultimi giorni dove si è dato il meglio, o se preferite il peggio, dell'ornamentario [S1] della vecchia politica con alcune manifestazioni che hanno messo in imbarazzo tutti quanti, anche chi non era responsabile di ciò che si stava facendo. Mai come questo periodo io mi sono sentito imbarazzato e penso che ognuno di noi abbia familiari, amici, gente che gli è più vicina perchè se si arriva in Consiglio regionale è perchè almeno i familiari, almeno gli amici di partito sono vicini, ebbene, quando si rientra nelle nostre comunità ci sono le battute, ci sono gli scherzi, ci sono le derisioni, ma per tutti, non solo per chi ha favorito, voluto e votato la cosiddetta questione delle invalidità o invalidopoli per restare al termine dell'oggi.
Nell'ultima seduta c'è stato l'epilogo negativo, ulteriormente negativo dell'urbanistica, argomento molto delicato, ficcato in mezzo a una legge fondamentale come questa, forse scegliendo il momento meno opportuno per affrontare un problema serio, di importanza fondamentale e strategica per lo sviluppo dell'economia dell'isola. Si è data una risposta sbagliata, pasticciata e si è data soprattutto un'immagine ancora, e non ce n'era assolutamente bisogno, assolutamente negativa del Consiglio regionale agli elettori, ai cittadini della Sardegna.
Allora, siamo qui a discutere di questa legge elettorale quasi appunto come ultima spiaggia. Che dire, certamente non si riesce a recuperare tutto ciò che si è perso, certamente non si riesce a dare una buona immagine di questo Consiglio regionale e di questa maggioranza, però io penso sia opportuno non presentarsi in Sardegna alla scadenza elettorale con un ennesimo fallimento, perchè di questo si tratta; se noi falliamo nel tentativo di fare una legge in Sardegna per la Sardegna noi andiamo a manifestare il nostro ennesimo fallimento e lo manifestiamo come Consiglio regionale nel presentarci appunto al giudizio della Sardegna e degli elettori.
Brevemente nel merito, colleghi. Io penso che questo testo unificato il quale, è stato detto poc'anzi dal collega Lai con molta efficacia, che ha visto quaranta sedute della Commissione prima, e tanto coinvolgimento, tanta passione, tanta volontà di addivenire a qualcosa che migliori la nostra immagine autonomista e democratica, ha visto la partecipazione di tutti i Gruppi, anche se poi si sono manifestati molti con una sterile e insignificante astensione, dopo aver collaborato e dopo avere dato il loro fattivo contributo durante appunto questi lavori. Su questo testo unificato bisogna lavorare, perchè quando si dice: "Beh, operiamo sul testo nazionale" si sta dicendo "parliamo d'altro", o si sta dicendo "o meglio non si fa nulla, non s'ha da fare". Perchè quelli che sostengono appunto il testo nazionale, che per altro è stato già monitorato, colleghi di Forza Italia, da regioni amministrate da voi, quindi non stiamo parlando di un qualcosa di sconosciuto; no, alcune regioni amministrate dal centrodestra hanno monitorato questa legge, la stanno cambiando questa legge perchè hanno riscontrato le incongruenze per non chiamarle vergogne, ma sicuramente incongruenze che sono contenute in questa legge nazionale.
Perchè se si applica in Sardegna questa legge nazionale, alcuni colleghi di Forza Italia, del centrodestra, dovrebbero andare a spiegare non solo alle donne che non hanno nessuna risposta dalla legge nazionale, e però ci sono le donne del centrodestra che sostengono la legge nazionale. Dovrebbero anche spiegare sempre i colleghi del centrodestra, in Gallura, in Ogliastra, soprattutto in Ogliastra, perchè è come con la legge nazionale l'Ogliastra non prende nessun consigliere regionale, ma devono andare loro a spiegarlo che stanno sostenendo in Aula questa via di fuga, oggi comoda in Aula, ma nei territori bisogna dirla questa cosa, e se non la direte voi andremo noi a dirla, come l'Ogliastra resterà senza suoi legittimi rappresentanti.
Ed allora non riusciamo davvero a capire che democraticità c'è quando con la legge nazionale si vuole prestabilire senza il vaglio democratico degli elettori 16 consiglieri su 80 che sono nominati appunto dalle segreterie. Questa non è neanche vecchia politica, la vecchia politica ha una sua dignità, ha avuto e ha una sua dignità. Questo è semplicemente un'aberrazione neanche della democrazia, un'aberrazione del potere che viene applicata maldestramente attraverso lo strumento legislativo da chi detiene il potere ed è convinto di poter fare qualsiasi cosa.
Allora, se non ci sono questo minimo di garanzie, se su questi punti tutti quanti siamo d'accordo noi pensiamo, come centrosinistra, noi pensiamo come Democratici di Sinistra che qualcosa almeno si può fare e si deve fare assieme, un pezzo di strada facciamolo e facciamolo tutti e tutti insieme. Se sul presidenzialismo, qui iniziamo a fare i nostri distinguo, presendenzialismo non inteso, lo ha detto bene - io lo riprendo per qualche secondo - il collega Lai, un presidenzialismo che non elegga un Presidente padrone, ma elegga un Presidente che è e deve essere la sintesi della coalizione che rappresenta. Noi siamo per il bipolarismo e sono due pilastri fondamentali contenuti anch'essi nella legge nazionale che noi siamo interessati non a scardinare ma addirittura a rafforzare, ma a rafforzare in una direzione democratica.
Su altre proposte, sull'incompatibilità fra assessore e consigliere ci troviamo tuttti d'accordo, ma allora perchè non legiferare in quella direzione se su quello siamo tutti d'accordo, abolendo quello che per altro io ritengo uno sbaglio in questo caso della Commissione quando ci propone un ruolo di supplenza di 12 consiglieri che dovrebbero diventare soldatini nella Giunta senza possibilità alcuna di essere liberi in quest'Aula e tenere la libertà in quest'Aula sarà e lo è sempre stato una cosa essenziale. Allora noi siamo per tenere l'incompatibilità, ma per sostituire un Consigliere che vuole andare a fare l'Assessore o è delegato a fare l'Assessore ma per una via di non ritorno in questo Consiglio, non per quindi un ruolo di supplenza a chi questo Assessore è chiamato a sostituire.
Sui criteri di territorialità e criterio politico di rappresentanza, riprendo un po' le cose che ricordava il collega Oppi e col quale non sono d'accordo su questo punto, perchè questi due criteri sono difficili da conciliare, ma dobbiamo fare ogni sforzo per conciliarli appunto, perchè il criterio territoriale va salvaguardato in quale direzione? Nella direzione di garantire i territori deboli. E se i territori deboli con la legge sulle province ne abbiamo prodotto di ulteriori, badate, dobbiamo necessariamente dare queste risposte, perchè altrimenti da quei territori che sono già deboli e se sbagliamo noi oggi li rendiamo ancora più deboli, noi non solo non otterremo nessuna risposta positiva, ma rischiamo appunto di vedere inficiato completamente il nostro lavoro.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA(Segue FALCONI.) Sul criterio politico è giusto anche dare in questa direzione una risposta equilibrata, una risposta equilibrata come il precedente criterio, perchè noi crediamo ancora al ruolo nobile della politica, al ruolo nobile dei partiti e come tale noi riteniamo che i resti regionali vadano suddivisi tra partiti che hanno, anche su base complessiva regionale, ottenuto un maggior consenso, per cui può capitare, è capitato in tutte le precedenti legislature, che a Cagliari un candidato prenda quattromila voti e a Nuoro ne prenda tremila e venga eletto quello di Nuoro per criterio politico, perchè quel partito complessivamente ha il resto maggiore. Allora queste due cose, queste due corna bisogna avvicinarle il più possibile, e in questa direzione dovremo lavorare appunto con gli emendamenti che già noi abbiamo presentato.
Sulle rappresentanze di sessi diversi, beh, non si può affrontare l'argomento, collega Oppi, come lo ha affrontato lei, è un po' un modo di fare un po' troppo mascolino, se me lo consente, per affrontare un argomento troppo serio per liquidarlo come lo ha liquidato lei. Noi dovremo trovare innanzitutto il meccanismo che consenta alla legge di dare risposte certe alle donne, risposte che non devono cassare la legge a livello nazionale e non devono neanche intrapolarle in liste dove la rappresentanza maschile è sempre soverchiante e le esperienze del passato, i numeri attuali di questo Consiglio regionale la dimostrano tutta. Ma se vogliamo si può fare, si deve fare.
Sugli immigrati anche qui io penso bisognerà cercare una risposta seria, non folcloristica come si è cercato di fare nel '99, una risposta seria che dia risposte ai sardi che sono in territori lontani, ma che si sentono sardi e che hanno un cordone ombelicale di decenni con questa Isola e che noi non dobbiamo e non possiamo recidere. Bisogna anche qui dare delle risposte.
Sulle primarie, forse un po' tardi per andare a prevedere un capitolato un articolato che preveda obbligatoriamente le primarie per le due o per le più coalizioni che si presentano. Resta l'impegno politico, almeno da parte nostra resta e viene confermato per l'andare a scegliere almeno il leader delle primarie che coinvolgano i cittadini elettori appartenenti a quello schieramento che scelgano liberamente il leader che meglio li rappresenti nelle future e nella futura campagna elettorale.
Sul Presidente, ho già detto, noi dobbiamo puntare anche con la legge, anche con il nostro articolato, puntare ad eleggere un Presidente che sia non il Presidente padrone della Sardegna, non l'avversario diretto del Consiglio regionale, ma deve essere la sintesi della sua maggioranza, la sintesi dei consiglieri che compongono la maggioranza in questo Consiglio regionale. Ecco, con questi auspici, con questi presupposti io penso che questa legge si può e si deve fare.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, colleghi, io, prima dell'intervento dell'ultima parte dell'intervento dell'onorevole Oppi, avevo in mente un intervento pacato, spero di riuscire a mantenere l'intendimento iniziale nonostante le provocazioni che ho ricevuto. E per prima cosa però, colleghi, non posso esimermi dal constatare che il linguaggio utilizzato dall'onorevole Oppi solo ed esclusivamente nella seconda parte del suo intervento, quando si riferiva all'operato delle quattro consigliere regionali, ha avuto toni e modalità, oltreché termini, che non sarebbero stati consentiti probabilmente a nessun altro, e non credo che parlare di donne "cazzute" in aula sia meno grave che presentarsi con le magliette rosa. Per le magliette rosa c'è stata una sospensione dei lavori dell'aula, per il termine "cazzute" riferito alle donne no Presidente, ma ognuno risponde alla sua coscienza, alla sua moralità delle cose che fa o non fa.
Quello che spiace in questo dibattito è in realtà il fatto che io ho l'impressione che si stia perdendo un'occasione. Peppino, se posso continuare...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Prego onorevole Pilo.
PILO (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente. Ho l'impressione che veramente stiamo perdendo un'occasione importante per discutere e per entrare nel merito di una legge che tocca il futuro di quest'Isola, perchè al di là della fretta che c'è stata in Commissione, che c'è stata in questi ultimi mesi, dove sembrava che la legge elettorale fosse la soluzione di tutti i mali di questo Consiglio regionale, di questa legislatura, la verità è che stancamente ci trasciniamo in questo dibattito, e anche la presenza in Aula non mi sembra certo anche numericamente così qualificante quanto invece un atto come quello della modifica della legge elettorale riterrebbe. Il problema vero è che questa legge elettorale arriva come ultimo atto di una legislatura che in fondo si è trascinata un po' pateticamente, e questo tristemente debbo dire riguarda maggioranza e opposizione, e quindi siamo all'ultimo minuto, e questo ultimo minuto viene vissuto come uno strale che può essere utilizzato a favore di una o l'altra coalizione o di una possibile coalizione nascente o di chissà che cosa capiterà.
La verità è che un dibattito serio sulla legge elettorale avrebbe, come dire, necessitato di una riflessione su qual era il futuro della Sardegna e quali erano le scelte importanti da fare per la Sardegna. L'impressione che ricavo dalla lettura della proposta di legge uscita dalla Commissione è in realtà di una cosa raffazzonata che ha nomi e cognomi sulla necessità di chi dev'essere difeso, cioè Tizio e Caio devono poter rientrare in Consiglio regionale, alcune formazioni devono poter essere rappresentate in Consiglio regionale e si studia una legge che pare avere questi requisiti precisi. Io non discuto come dire poi invece sull'aspetto serio che pongono alcuni partiti centristi che dicono: "Esiste un problema di rappresentanza", perchè questo stesso problema di rappresentanza è quello che stiamo sostenendo noi come donne, di rappresentanza e di rappresentatività, ma questo va discusso probabilmente su un piano che è di dibattito politico e istituzionale e non, come dire, nel ritrovare all'interno degli articoli della proposta di legge uscita dalla Commissione degli escamotage non ben chiari e non ben identificati, perché questa è l'impressione che se ne ha. Quindi io chiedo una chiarezza su come si è arrivati a discutere, a maturare questo convincimento sulla proposta uscita dalla Commissione, fermo restando che denoto la contrapposizione fra l'urgenza che c'era in Commissione e la presenza in questi giorni, in quest'Aula nella quale si discute la legge. L'autonomia è una cosa che è oltre la demagogia colleghi, e qua mi sembra che stiamo mangiando tutti quanti caffellatte inzuppato di demagogia mentre parliamo di autonomia. L'autonomia abbiamo detto tutti che è una cosa molto seria, che porterà la Sardegna lontano, ma va anche detto che l'autonomia non può essere rivendicata da quei soggetti che per trent'anni non hanno saputo che farsene dell'autonomia, quei soggetti che per trent'anni sedevano in questo Consiglio regionale e non hanno mosso uno spillo, un passo perché si raggiungesse una vera autonomia. Questa né sul piano legislativo, perché hanno evitato di esercitare un ruolo e una funzione propria che aveva questo Consiglio regionale, e nemmeno sul piano delle scelte politiche, economiche, strategiche che dovevano portare la Sardegna a fare quel passo in avanti che purtroppo, tragicamente va detto, non ha ancora fatto. E quindi che cosa vuol dire "autonomia uguale tutela delle particolarità"? No, l'esatto contrario. Autonomia per me significa invece la tutela dell'interesse generale della Sardegna, che è quello che io personalmente, credo molti miei colleghi in quest'Aula, vogliono tutelare, per il quale vogliono battersi fino in fondo. Certo è che a fronte di una legge regionale, così come viene proposta, che tutela le peculiarità, le particolarità, le virgole, quasi nome e cognome, e che, come dire, non ci trova d'accordo proprio per questo eccesso di particolarità, eccesso di pseudotutela, noi abbiamo poi una legge nazionale che, per carità, ha un sacco di difetti a mio parere, però sicuramente sposa a pieno e risponde a pieno a due o tre principi che sono entrati nel sentire diffuso della gente e che rispondono effettivamente a una richiesta che dalla gente ci viene, e che sono quello della governabilità, e cioè della possibilità che stabilmente chi vince le elezioni, governi, abbia il modo di verificare, di mandare avanti un suo programma, e poi l'elettorato deciderà se devono essere premiati o se non devono essere premiati, così come la responsabilità delle azioni che si propongono. Perché, badate, quello che è successo in questi quattro anni - io è la prima volta che siedo in Consiglio regionale - è un sistema, una politica nella quale poi è difficile capire chi ha lavorato bene e chi ha lavorato male, nel senso che c'è una comunanza che sembra, come dire, indirizzata non al raggiungimento degli obiettivi per il bene della Sardegna, ma è una comunanza sui veti, sui divieti, sulle difficoltà, sulle contrapposizioni, sulla tutela di alcuni interessi contro altri, poi sul merito degli interessi ci possiamo anche entrare. Personalmente ritengo che gli interessi... Senti Peppino, io non ho chiesto il tuo parere. È da un'ora che borbotti!
PRESIDENTE. Onorevole Pilo, per cortesia. Onorevole Pirisi, per cortesia; lei avrà modo di intervenire, prenda appunti e replicherà all'onorevole Pilo durante il suo intervento. Per cortesia, colleghi. Prego onorevole Pilo.
PILO (F.I. - Sardegna). Avete finito questo show? Ditelo.
PRESIDENTE. Prego onorevole Pilo, continui il suo intervento.
PILO (F.I.-Sardegna). C'è poi un problema di responsabilità, nel senso che ciascuno ha con la legge nazionale la possibilità di lavorare, ma contemporaneamente di assumersi la totale e piena responsabilità delle azioni che mette in essere. Questa è l'unica possibilità che hanno i sardi di controllare l'operato dei rappresentanti che eleggono all'interno di questo consesso, perché altrimenti nel pastrocchio, nel mucchio, nel fumo, effettivamente è difficile anche l'opera di controllo da parte degli elettori. Una differenza effettivamente c'è, che, diciamoci la verità, è quella che spaventa poi quest'Aula, questo Consiglio regionale, questi partiti, ed è il fatto che il Presidente della Giunta Regionale con la nuova legge nazionale diventa il Presidente della Regione, pertanto il massimo responsabile di quello che avviene in Regione, il suo legale rappresentante, e quindi, anche agli occhi dell'opinione pubblica diventa colui il quale è identificato come quello che fa bene o che fa male. Mi rendo conto che questo forse non va tanto bene per i partiti, che perdono visibilità, che perdono ruolo per alcuni aspetti; però va anche detto che questo è un Consiglio regionale che ha per tre quarti la lingua mozzata, nel senso che anche quello che appare fuori da qui delle cose che diciamo, delle cose che pensiamo, tocca un quarto, seppure va bene, dei rappresentanti e dei presenti in questo Consiglio. Tutto il resto che succede qua dentro, di chi è d'accordo, di chi non è d'accordo, di chi ha cose da dire, di chi non le ha, rimane qua dentro, fuori non compare, e quindi quello che appare fuori dal Consiglio regionale, anche grazie alla stampa, è quello che dice un quarto dei rappresentanti presenti all'interno di quest'aula, e quindi anche questo, come dire, pone un problema. Ma in fondo, se esiste un processo attraverso il quale la politica, come dire, la democrazia è l'elemento attraverso il quale si può governare, operare, e poi proporre strumenti di verifica, io credo che questo risolva molti dei problemi che abbiamo vissuto qua dentro.
Certo, la legge nazionale ha due aspetti fondamentali che sono assolutamente mostruosi; uno è quello del listino regionale, per cui ci troveremo - è veramente un mostro anti-democratico - la possibilità che sedici persone arrivino in Consiglio regionale senza essersi sottoposte al vaglio degli elettori, nel senso che i partiti, e quindi c'è un predominio della partitocrazia, prendono sedici persone e decidono che quelle sedici, chissà per quale merito particolare devono entrare in Consiglio regionale e saranno eletti consiglieri regionali; non è poco sedici su ottanta fra l'altro. Ci sono però degli aggiustamenti anche sulla legge nazionale che sarebbero possibili. L'altro aspetto fondamentale che è oggetto della battaglia delle consigliere regionali qua dentro è questo della rappresentanza delle donne.
L'onorevole Oppi non ha capito, così come non ha capito una lettrice che ha scritto su L'Unione Sarda, che noi non chiediamo affatto di avere elezioni garantite, noi chiediamo di avere, come diceva la collega Lombardo, parità d'accesso, e cioè chiediamo che quaranta donne e quaranta uomini siano candidati; saranno poi gli elettori a decidere chi devono votare e pertanto saranno gli elettori a decidere chi deve essere eletto. Mi rendo conto che di fronte ad una proposta del genere ci può essere una reazione che è anche umanamente comprensibile, perché se dobbiamo candidare quaranta donne ci sono trentasette uomini che devono stare a casa e non possono nemmeno competere, nel senso che noi siamo quattro, trentasei uomini dovrebbero cavallerescamente cedere il posto a quaranta donne. E badate, non vogliamo premi particolari! Noi abbiamo già dimostrato nella nostra esperienza di donne, di consigliere regionali, di donne fuori da qui, di donne nei movimenti, di donne che fanno vita politica fuori dalle sedi istituzionali, che fanno attività imprenditoriali, che fanno movimenti di volontariato, noi abbiamo dimostrato di essere già sufficientemente brave per meritare...
(Interruzioni)Scusi, Presidente, le dispiace suggerire al collega Pirisi che se si innervosisce vada fuori a bere un bicchiere d'acqua!
PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Pirisi, per cortesia consenta all'onorevole Pilo di svolgere tranquillamente e serenamente il suo intervento, per cortesia.
Colleghi, per cortesia. onorevole Pirisi, vuole prendere posto? Il suo stare fuori posto, onorevole Pirisi, disturba l'onorevole Pilo che sta intervenendo, la prego. Prego, onorevole Pilo.
PILO (F.I.-Sardegna). Anche perché il collega Pirisi ha un bel vocione e mi arriva proprio qua, nell'orecchio!
Dicevo, per cui effettivamente noi non abbiamo più niente da dimostrare. Esiste un problema vero che è il rapporto con i partiti, nel senso che i partiti continuano a tutt'oggi, e lo sappiamo tutti ed è inutile che ci nascondiamo dietro un dito, nel caso in cui si trovino a scegliere fra un uomo e una donna continuano a scegliere un uomo. Ma, badate, mica all'uomo chiedono di essere più bravo, più laborioso, più capace, più intelligente, più preparato. All'uomo chiedono di essere uomo e cioè di avere, come dire, l'organo sessuale che lo definisce come tale, mentre alle donne chiedono di avere competenze, capacità, dedizione al lavoro, voglia di sacrificarsi, che è cento volte superiore. Il risultato è che le donne sono più brave degli uomini, ma questo ormai lo sappiamo tutte.
Allora il problema che noi ci poniamo con questa petizione popolare che stiamo facendo è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica, e in particolare le donne: primo, perché devono avere la consapevolezza della loro bravura; secondo, perché va aperto un grande tavolo di trattativa anche con i partiti, perché è impensabile che i partiti continuino, in modo maschilista, arretrato, antico, arcaico e soprattutto feudale, a dover scegliere loro fra un uomo e una donna sempre un uomo. Noi chiediamo semplicemente una pari opportunità, poi gli elettori decideranno, e secondo me decideranno per molte più donne. D'altro canto, è stato anche evidente quando siamo venute in aula con la maglietta rosa che questo è un Consiglio regionale maschile, perché le donne non sono state candidate. Nella lista in cui eravamo candidate io e la collega Lombardo, che pure aveva me come capolista, quindi un fatto assolutamente rivoluzionario, perché nessun altro partito aveva candidato una donna capolista, ma eravamo tre le donne candidate in provincia di Cagliari su ventiquattro candidati.
Allora, noi, su questa battaglia, rassicuratevi, non è una battaglia contro di voi soggettivamente, diventerà una battaglia contro di voi, mi rendo conto, ma ne stiamo facendo una battaglia di giustizia, una battaglia di rappresentatività e di rappresentanza al pari della battaglia che i colleghi dei partiti minori di questo Consiglio e fuori da questo Consiglio conducono, e non si capisce perché la loro battaglia ha dignità e la battaglia delle donne non ce l'ha, perché questa è una cosa per cui il collega Oppi dice le cose che ha detto durante il suo intervento, qualcun altro non le dice, ma le pensa, mi auguro pochi per la verità, perché certamente non va bene per nessuno, insomma. Allora per noi è una battaglia di dignità, di rappresentanza, di applicazione vera della democrazia. Poi, se non saremo le quattro consigliere che stanno facendo la promozione di questa attività e saranno altre donne andrà bene lo stesso, perché una presenza delle donne cambierà questi rapporti, vi richiederà più responsabilità, vi dovrete confrontare con persone con le quali dovrete ricominciare ad avere un linguaggio diverso, tempi diversi, perché, colleghi, parliamoci chiaro, io sono mamma di famiglia, per fare il consigliere regionale sudo tre volte quello che voi sudate avendo la moglie a casa che accudisce la famiglia e i figli, e io non abbandono né i miei figli né la mia famiglia. Per cui ci sono dei sacrifici che diventano sacrifici che tutta la collettività e tutta la politica deve sostenere in nome di una democrazia della quale voi vi riempite la bocca tutti i giorni ritenendo che siano degli obiettivi importanti. Questa noi vi diciamo è una battaglia di democrazia e vi chiediamo di essere al nostro fianco in questa battaglia di democrazia.
L'unica cosa invece, per chiudere, voglio dirla in relazione al fatto che veramente la democrazia è la capacità che ciascuno di noi eletto deve avere nel rispettare il voto popolare, anche quando questo purtroppo può essere contro ciascuno di noi. La democrazia è rispettare e capire i bisogni delle persone che sono qua fuori e spesso noi non siamo in grado di farlo.
Onorevole Oppi, la democrazia è anche rispettare la battaglia che stanno facendo le donne dentro e fuori del Consiglio regionale, perché per le quattro donne che sono qua dentro ci sono centinaia di donne che stanno firmando. Io le preannuncio che chiederò, onorevole Oppi, la trascrizione del suo intervento e chiederò la cassetta del suo intervento e la proietterò in qualsiasi situazione nella quale io sarò presente, perché la gente deve sapere che cosa pensa l'onorevole Oppi di una battaglia di democrazia condotta dalle donne del Consiglio regionale, a prescindere dall'appartenenza politica. Grazie.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà. E' decaduto.
E' iscritto a parlare il consigliere Satta. Ne ha facoltà. È decaduto.
E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi e care colleghe, solo alcune considerazioni. Non c'è dubbio che questa legge e questo progetto di legge arriva in Aula in un momento particolare della vita della legislatura e di questo Consiglio. E' quindi anche un lavoro che è costato fatica alla Commissione, tanto tempo dedicato a trovare sintesi per un progetto che io ritengo valido, arriva in Aula in un momento particolare della vita della legislatura e risente di questo clima politico. Siamo a poche settimane dal mancato scioglimento del Consiglio per un voto, siamo in presenza di una maggioranza che non esiste, di una frattura tra le forze del Polo che non si è ancora rimarginata, con una Giunta che ha poco più di ventotto voti a disposizione, e quindi in una situazione particolare, e questo clima incide e condiziona anche il dibattito sulla legge elettorale. C'è poi, a me pare, un duplice livello di discussione: uno è quello formale che avviene nell'aula, l'altro è quello reale che avviene un po' fuori dall'aula. Fuori dall'aula il dibattito non è ciò che è giusto fare o non fare, se bisogna mettere mano o non bisogna mettere mano alla legge nazionale, se bisogna avere o non avere una legge regionale che risponda di più alle esigenze dei sardi; fuori il dibattito è: "Ma è più conveniente o è meno conveniente?" Parlavo con qualcuno prima al bar e mi diceva: "Ma te li sei fatti i conti?", cioè il ragionamento avviene su cose più convenienti a quella formazione politica, a quel Gruppo, a quella coalizione, a quel singolo consigliere e sulla base di questo ci si orienta se è il caso o no di attestarsi sulla legge nazionale o se è il caso invece di intervenire magari per una legge regionale. Questo è un altro elemento che condiziona fortemente questo dibattito.
Io vorrei dire ai colleghi che ciò che appare forse oggi conveniente, siccome la politica cambia così rapidamente, magari fra qualche mese non è più conveniente, e che quindi è meglio ragionare più su ciò che è più giusto fare e su quello che riteniamo più giusto nell'interesse dei sardi e di questo Consiglio fare, che su ciò che può apparire oggi meno o più conveniente ad ogni singolo Gruppo o a ogni singolo consigliere.
Io ritengo che il Consiglio regionale deve darsi una legge regionale elettorale e devo dire che sino adesso non ho sentito nessun collega che non abbia, nel suo intervento, ammesso la necessità di darsi una legge regionale. Ogni consigliere regionale, però, ipotizza che il risultato finale, frutto del clima politico e della fase politica nella quale vive il Consiglio, sarà un risultato negativo, per cui alla fine comunque non se ne farà nulla. Io credo che se ognuno di noi è convinto della necessità di porre mano alla legge elettorale e di arrivare a un risultato finale di sintesi che risponda alle esigenze dei sardi quest'obiettivo debba guidare l'intero Consiglio e sperare, come io credo possa anche un Consiglio nelle condizioni come questo, che meritava di essere sciolto alcune settimane fa, o forse merita ancora di essere sciolto, possa arrivare invece a una sintesi positiva. Eppure io sono convinto che alcune modifiche alla sintesi trovata in Commissione possano e debbano essere ancora fatte.
Ma io chiedo: c'è qualcuno qui che può sostenere che sia accettabile la norma della legge nazionale che prevede il blocco dei sedici eletti, cioè di un quinto del Consiglio eletto senza che si sia pronunciato il cittadino attraverso un voto? Cioè c'è qualcuno che concretamente, seriamente e realisticamente può affermare che la norma che non prevede la preferenza nel listino e che prevede tutti eletti quelli che scelgono i partiti di candidare, sia una norma che vada mantenuta e conservata? Io ancora non ne ho sentito uno. Intanto mettiamoci d'accordo che quella è una norma che va cambiata, e se quella norma va cambiata è evidente che se vogliamo rimanere nel bipolarismo e vogliamo mantenere il premio di maggioranza, cambiare quella norma significa anche spalmare il premio di maggioranza in parte nel listino regionale e in parte nelle liste provinciali. E' evidente.
Allora, io sino adesso non ho sentito un collega, neppure di quelli che dicono: "No, meglio stare nella legge nazionale", che dica che si deve mantenere quella norma della legge nazionale che non prevede la possibilità del cittadino di scegliere i suoi rappresentanti, ma la affida esclusivamente, non alle oligarchie dei partiti, ai partiti, con i loro gruppi dirigenti, democraticamente eletti attraverso i propri congressi, comunque la sottrae al voto del cittadino. E' una norma che va cambiata. Io ancora non ho sentito qualcuno che mi può dire che è corretto e che è giusto che il voto al Presidente debba essere disgiunto dal voto alla coalizione e quindi a quel patto politico programmatico che l'elettore, nel momento in cui vota, fa nei confronti di chi vuole che governi. Cioè non c'è nessun collega ancora che abbia detto che è legittimo, che è corretto, che è giusto mantenere la norma che prevede che si possa votare il Presidente proposto dal centrosinistra e votare magari la forza politica che invece è nello schieramento di centrodestra. E' una norma anche questa per me aberrante; io sono convinto che ci debba essere una coalizione con un suo programma e il rapporto col cittadino lo fa la coalizione, i partiti di quella coalizione, quel programma e quel leader legato a quella coalizione, e ritengo che anche questa sia una norma che non può essere mantenuta. E ne ho citato due di quelle più evidenti, sulle quali mi pare sia difficile pensare che siano norme che non vadano modificate e cambiate, e sulle quali non ho trovato ancora nessun collega, neanche del centrodestra, neanche di Forza Italia, che pure dicono: "Attestiamoci sulla legge nazionale", che su questo possa avere un parere differente da quello che io qui ho espresso.
La stessa questione femminile delle pari opportunità, che è stata posta dalle colleghe. Ecco la contraddizione che qualcuno faceva notare, che chi sostiene che vada modificata la norma per consentire l'accesso alle istituzioni anche da parte delle donne, e io mi ritrovo pienamente d'accordo su questa richiesta, su questa rivendicazione e su questa battaglia, la condivido e la farò mia, e spero che anche su questo ci sia una modifica del disegno di legge per come è arrivato alla Commissione e in Aula, ma anche questa è una modifica necessaria al progetto di legge, alla legge nazionale.
Se vogliamo le pari opportunità per l'accesso alle istituzioni da parte delle donne non va che modificata la legge nazionale e quindi va fatta una legge regionale. Ed è una contraddizione che invitiamo a superare alle colleghe di Forza Italia, che dicono all'unanimità al Gruppo di aver deciso di non toccare la legge e di rimanere nella legge nazionale e poi fanno una battaglia politica che, come hanno detto loro, "non è in funzione nostra, ma è in funzione delle altre" che devono aver accesso alle istituzioni. E' un'altra delle modifiche che va fatta. Allora, ne ho citato tre che non sono piccole come modifiche, tre punti che sono dal punto di vista politico, secondo me, i capisaldi di una legge, fermo rimanendo il bipolarismo, il maggioritario e quindi la possibilità degli schieramenti di confrontarsi e di alternarsi alla guida di questa Regione. Sono questi i capisaldi. Se non c'è contraddizione, ma perché non si può arrivare a una sintesi che superi le difficoltà del momento politico e delle convenienze particolari momentanee, che magari, come ho detto prima, fra qualche settimana sono anche differenti e non si riesce a trovare sintesi? Così come penso che le altre lacune della sintesi trovata in Commissione, che sono qui state denunciate possono essere migliorate.
Io credo per esempio che il consigliere a termine è un escamotage, sì, copiato da altri Stati, ma un escamotage sulla questione dell'incompatibilità e sulla separazione tra il potere esecutivo e quello legislativo che va secondo me superata. E' una di quelle parti che secondo me può essere modificata della legge regionale, la questione del consigliere a termine. Credo, ma l'hanno detto altri colleghi, che la questione dell'incompatibilità vada riportata a quella è il quadro nazionale delle incompatibilità, è un'altra delle cose che si possono fare; credo che la questione della presenza femminile vada modificata rispetto al disegno di legge regionale e vada trovata una sintesi che possa consentire all'Aula di votare e di consentire una presenza femminile nelle liste che consenta il pari accesso alle istituzioni, che io condivido.
Sono tutte parti che si possono modificare. Finito il dibattito le forze politiche possono trovare, anche in un momento di difficoltà come questo, io credo anche orgogliosamente la possibilità di trovare sintesi e di darci delle norme che siano valide e che facciano recuperare anche un po' di immagine a questo Consiglio e al nostro ruolo così duramente messo a rischio e infangato dagli ultimi episodi, non solo dall'ultimo voto, ma soprattutto da quegli episodi che ricordava anche il collega Falconi.
Io credo che si possa trovare una sintesi migliore di quella trovata, ma comunque andando verso una legge regionale. Così come, per quanto mi riguarda, e mi avvio a concludere, credo che ci sia un altro elemento che va modificato. Il collega Falconi ricordava che se si votasse una legge regionale otto seggi che potrebbero essere o dovrebbero essere attribuiti ai collegi circoscrizionali piccoli, e cioè quelli marginali, le quattro nuove province, verrebbero di fatto attribuiti alle città, ai poli forti. E' una stortura, perché noi abbiamo fatto la battaglia per l'autonomia delle circoscrizioni provinciali non in funzione di indebolire quella rappresentanza, ma di rafforzarla. Se il risultato finale è un ulteriore ghettizzare quelle aree e quei territori impedendo che abbiano la loro rappresentanza, questo è un altro aspetto che va modificato. E io voglio capire chi è contrario a questa modifica. E se la modifica che nella legge regionale noi abbiamo previsto non consente, pur dando ai territori i seggi che gli competono, di dare comunque a questi seggi un'effettiva rappresentanza di quelle popolazioni, perché il sistema di attribuzione dei seggi non consente che venga eletto per quell'area territoriale quello che quei cittadini vogliono che li rappresenti in questo Consiglio, è un altro aspetto che va posto, va discusso e va trovata una soluzione, ma non possiamo rimanere nell'ipotesi nazionale che a quei territori non gli dà nessuna rappresentanza.
Quindi io credo che sia possibile, e su questo punto credo che dovremo lavorarci tanto, perché l'autonomia che noi abbiamo chiesto delle nuove province non può essere a danno delle nuove province, limitando la loro rappresentanza. Io credo che anche su questo punto occorrerà magari che ci sia un'ulteriore riflessione, che ci sia un ulteriore studio e che si arrivi a una sintesi che sia dignitosa per il Consiglio e per quei territori. Mi sembra veramente incomprensibile un atteggiamento preventivo di dubbio, dire: "Ma sì, ma alla fine questo Consiglio farà comunque una cosa che non sarà accettabile, tanto comunque andremo a referendum" e ancora oggi, devo dire, pur avendo ascoltato numerosissimi colleghi che sono intervenuti, anche di Forza Italia, non ho sentito un argomento a difesa rispetto alla legge nazionale, rispetto alle questioni che io adesso ho posto, e ne ho poste solo quattro o cinque, sulle quali tutti i colleghi sono intervenuti hanno detto bisogna modificare, allora facciamo questo. Vuol dire che faremo una legge che solo su alcuni punti troverà d'accordo il Consiglio e su altri magari la rivedremo, però su questi punti io penso che il Consiglio possa arrivare a sintesi e non riesco a capire perché non ci sia la volontà di arrivarci.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Non c'è, è decaduto.
È iscritto a parlare il consigliere Masia. Decaduto.
È iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà. L'onorevole Pili rinuncia.
È iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà. Rinuncia.
È iscritto a parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà. Decaduto.
È iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Decaduto.
È iscritto a parlare il consigliere Piana. Decaduto.
L'assessore Capelli propone una sospensione di dieci minuti.
I lavori riprendono alle ore 19 e 20. Dopo l'onorevole Piana è iscritto l'onorevole Balletto. Si prepari l'onorevole Balletto. I lavori riprendono alle ore 19 e 20.
(La seduta sospesa alle ore 19 e 07, viene ripresa alle ore 19 e 21.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. È iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
Con l'intervento dell'onorevole Balletto si concludono i lavori della serata. I lavori riprenderanno domani mattina. A conclusione dell'intervento dell'onorevole Balletto diremo come si articolerà il lavoro della mattinata di domani.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, della Giunta, colleghe e colleghi, noi tutti sappiamo, è inutile nasconderselo, che le difficoltà di questa legislatura, ma non solo di questa legislatura, anche nella trascorsa, chi di noi ha avuto il beneficio e il privilegio di farne parte, è stata altrettanto travagliata da un numero cospicuo di crisi che tutto sommato avevano impedito nella scorsa legislatura, ed in questa, alle compagini e alle forze politiche di maggioranza e ai governi che esprimevano di poter attuare in maniera libera da vincoli e da ostacoli il programma elettorale sul quale avevano ottenuto il consenso, cioè la legge elettorale era fonte unica di instabilità e di ingovernabilità.
Molto spesso in questa discussione si parla d'instabilità, però non bisogna mai dissociare questo concetto dall'altro più importante e fondamentale che alla stabilità si associa, che è quello della governabilità. Ebbene, i sistemi parlamentari, sino a prova contraria, quei sistemi che si basano sulla fiducia hanno impedito la governabilità ed anche la stabilità, a meno che non si voglia intendere per stabilità la permanenza al potere sempre della stessa compagine politica. Quindi, centrosinistra sempre saldamente inserito nel Consiglio, esecutivi che cambiavano a ripetizione, centrodestra che è sempre saldamente al proprio posto nonostante le lacerazioni, le divisioni che hanno caratterizzato questa legislatura.
Ebbene, amici, colleghi, noi vorremmo che questo obbrobrio della democrazia, che ci ha perseguitato per cinquant'anni, venisse eliminato, eliminato come? Alla luce di un referendum popolare che al momento opportuno ha stabilito che il sistema proporzionale dovesse cedere il posto al sistema maggioritario bipolare, basando la forma di governo non più sulla fiducia che era lo strumento attraverso il quale il potere legislativo invadeva in continuazione il campo degli esecutivi di turno, comprimendone e limitandone fortemente la capacità d'azione, talché, come è stato ricordato da taluni colleghi, non si è mai capito sostanzialmente dove stavano meriti e demeriti, cioè chi aveva lavorato non era in grado di manifestare le proprie capacità e la propria valenza politica proprio perché c'era questa spada di Damocle rappresentata proprio dal sistema parlamentare e quindi della fiducia.
Io credo, non avendo mai avuto esperienze di governo, che per un Presidente di Giunta e per Assessori, francamente non solo in questa legislatura ma anche nella passata, sennò non si giustificherebbero le sette crisi, che non sono mai state crisi politiche, sono state proprio crisi di assetti e di intervento del potere legislativo sul potere esecutivo. Allora, il sistema maggioritario con il presidenzialismo tende ad eliminare questo cancro della politica e della democrazia, perché tale si è manifestata per cinquant'anni. Ricordiamoci che a livello parlamentare e nazionale in cinquant'anni di storia della Repubblica si sono succeduti un innumerevole numero di governi, un innumerevole quantità di governi, tali che i governi addirittura sono superiori ai cinquant'anni della storia della Repubblica. Ebbene, io penso che in queste condizioni non sia facile governare per nessuno. E se poi un'opposizione agguerrita, come io riconosco nell'attuale legislatura ai colleghi del centrosinistra, utilizzano tutti gli strumenti che il Regolamento consente loro per fare l'opposizione, talvolta anche costruttiva, ma la maggior parte delle volte demolitiva, come è stato anche ricordato in una famosa trasmissione di "Porta a Porta" da un esponente del Partito dei Comunisti Unitari che è compito fondamentale dell'opposizione demolire qualsiasi tipo di attività di chi governa, ecco spiegata la crisi dell'istituzione massima regionale.
Badate, colleghi, qui non si rimette in discussione il discorso che dal punto di vista della rappresentatività e della democrazia il sistema proporzionale possa essere anche maggiormente garantista del sistema maggioritario, però a questo punto, se così fosse, il discorso deve spostarsi su altri temi, e cioè approfondire e discutere se sia opportuno ritornare al sistema proporzionale, perché se questo emergesse e questa fosse la volontà che il popolo manifesta e le istituzioni deputate a raccoglierle le condividono, noi torniamo ad un sistema diverso dove si può fare tutto in maniera diversa da quello che stabilisce la legge nazionale e che in parte viene ripresa anche dalla legge regionale così come è stata licenziata dalla Commissione Prima, ma senza garantire quella stabilità e governabilità alla quale facevo riferimento prima, non la legge nazionale, voglio specificare se mi fossi espresso male che, a nostro modo di vedere, la garantisce, ma quella regionale perché qua queste capacità, queste attitudini, noi non le vediamo, non riusciamo ad intravederle e non siamo nelle condizioni di poterle riconoscere.
Ed allora, ritornando nel merito della legge elettorale; se siamo in un sistema maggioritario teso verso il bipolarismo perfetto, cosa difficile, parola alquanto impropria perché esprime una situazione difficilmente realizzabile, dico, ma se siamo in questo sistema e la competizione elettorale si articola su due livelli, uno è il proporzionale e l'altro il maggioritario che ha proprio l'aspetto politico, che è quello di stabilire chi deve andare a governare, mi spiegate voi, colleghi, io sono e presto orecchio attento per recepire la forza delle argomentazioni che da quel settore provengono e talune posizioni anche in contrasto con la nostra da colleghi della maggioranza, mi spiegate voi cosa c'entra il voto congiunto? Perché il voto congiunto è una forma di riconoscimento dell'elezione per la parte che riguarda il sistema proporzionale. A questo punto, non avrebbe nessun senso mantenere una competizione sul livello politico delle coalizioni che si confrontano sul sistema maggioritario, perché il voto congiunto è espressione di una proporzionalità che si raggiunge sulle diverse liste che competono.
Questa del voto disgiunto è una negazione della proporzionalità che invece con la legge nazionale viene garantita. Si fanno osservazioni sul listino bloccato; certo, a prima vista può apparire difficile da digerire che l'elezione venga consentita ai sedici candidati in quella competizione solamente per effetto del traino che viene effettuato attraverso il Presidente, candidato vincitore. Ma io, colleghi, credo che questa sia una distorsione apparente, perché non credo proprio che i responsabili che stilano le liste possano fare liste comprendendo candidati che non siano capaci, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista elettorale, di dare sostegno a quella lista; perché badate bene che se la lista fosse composta, e sto chiaramente in maniera paradossale rappresentando un concetto, se la lista fosse compresa e fosse formata da soli candidati che appartengono a settori della società delinquenziale, della mafia, della 'Ndrangheta e così via, io sono convinto che quel Presidente farebbe una pessima figura. Quindi il vaglio dell'elettorato avviene non solo sulla figura del Presidente, ma sulla squadra che i partiti di quella coalizione sono riusciti a costruire intorno al Presidente. Quindi, cerchiamo di essere appena, appena, seri, perché il vaglio dei candidati si manifesta in maniera indiretta attraverso la valutazione dei componenti delle liste, perché i componenti delle liste per quanto non siano suscettibili di un voto di preferenza sono certamente ben noti agli elettori prima e contemporaneamente per l'esposizione delle liste in tutti i seggi elettorali.
Ma, sempre per stare nel merito degli aspetti che non sono condivisi, da me in particolare, certamente anche dalla parte politica che rappresento, cosa dire del sistema delle incompatibilità?
Ebbene, voi pensate veramente che la sospensione che viene prevista possa essere un sistema che garantisce l'indipendenza del collega che subentra? Io credo che questa garanzia sia minata in partenza, perché chi subentra ha tutto l'interesse a permanere e l'Assessore di turno che è sospeso dalle funzioni, dalla carica di consigliere, evidentemente può non svolgere la sua attività in altrettanta libertà perché comunque sa che il posto di consigliere non glielo toglie, e non glielo tocca nessuno.
Siamo contrari al doppio turno perché, come è stato ricordato bene dal collega La Spisa il patto deve essere chiaro sin dall'inizio nei confronti dell'elettore. E a nulla vale dire e sostenere che l'apparentamento deve essere fatto prima, perchè se l'apparentamento è fatto prima è chiaro che nella coalizione perdente si instaura un rapporto con una delle due liste ammesse al ballottaggio nelle quali vengono barattate sotto banco posizioni di visibilità, sia nel governo o nel sottogoverno.
Noi siamo una forza politica che vuole in maniera chiara, univoca, stabilire dei concetti che valgono per tutti, perchè non è detto che chi oggi governa sia necessariamente vincitore nella prossima competizione, ma le regole devono essere valide per tutti. E proprio perchè noi riteniamo che il presidenzialismo sia la forma che garantisce nell'ambito del principio dell'alternanza la valutazione del proprio operato sull'attuazione del programma da parte dell'elettorato perchè non sottoposti a vincoli, a tirate di giacchetta da parte dei colleghi che esprimono e che, sedendo in quest'Aula, esprimono il potere legislativo, noi vogliamo che i poteri del Presidente siano rafforzati perchè è l'invasione di campo, come dicevo in precedenza, da parte del potere legislativo sull'esecutivo che ha causato tutti i disastri che ha causato sino a adesso.
Quindi, riequilibrio di poteri che vengono reinseriti nella legge elettorale; ma colleghi, noi non possiamo minimamente essere d'accordo su questo punto e qualsiasi discussione non può che ripartire da una netta, da un taglio deciso, da uno stralcio netto di questa parte, di queste sezioni, di questi capi della legge elettorale che vanno in quella direzione.
Noi siamo per lo "spoil system", noi l'abbiamo sempre affermato che chi va a governare deve godere della piena fiducia degli staff dell'apparato amministrativo che devono essere nominati per mandare avanti l'attività esecutiva.
Ebbene, questa legge elettorale presenta l'obbrobrio ad un articolo dell'istituzione di una Commissione presieduta dall'opposizione di turno, e quindi da parte di chiunque, dove i nominati devono essere sottoposti ad una verifica non a lente d'ingrandimento di microscopio, con un potere quasi di veto che impedisce a chi governa di scegliersi i funzionari e i dirigenti. Siamo assolutamente contrari.
I motivi di dissenso della proposta di legge licenziata dalla commissione sono fondamentali, perchè a una prima apparenza e così come viene abilmente rappresentato dai colleghi dell'opposizione che certamente non sono privi di eloquio nel rappresentare le tesi, può apparire secondaria e marginale, ma sono veri e sostanziali motivi di fondo che rendono inaccettabile e inapplicabile questa legge, perchè ne sarebbe fortemente compromessa la stabilità e la governabilità e si tratterebbe di perpetuare le nefandezze del passato che hanno impedito a chi vince le elezioni di poter, in assenza di vincoli, portare avanti il proprio programma. I vincoli al Presidente della Giunta, agli assessori dipendono soltanto dalle leggi che maggioranza e opposizione saranno in grado di portare avanti, e non altro da ingerenze e invasione di territorio che noi combattiamo e non possiamo assolutamente accettare.
PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Balletto come preannunciato si concludono i lavori della serata. I lavori riprendono domani mattina alle ore 10.00. La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 19 e 38.
[S1] Ornamentario oppure armamentario?
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