Seduta n.75 del 26/07/2000 

Seduta LXXV

(ANTIMERIDIANA)

Mercoledì, 26 Luglio 2000

Presidenza del Vicepresidente Spissu

indi

del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 33.

LICANDRO, Segretario: dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 19 luglio 2000 che è approvato.

Continuazione della discussione generale e rinvio in Commissione della proposta di legge SANNA Giacomo - MANCA: "Norme per il trasporto pubblico locale in attuazione del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, così come modificato dal decreto legislativo 20 settembre 1999, n. 400 e dalla Legge 7 dicembre 1999, n. 472" (45)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale della proposta di legge numero 45.

E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S). La mia difficoltà nasce dal fatto di dover intervenire in un'Aula semi deserta. Un argomento di questa rilevanza è arrivato alla discussione in Aula nel testo del proponente. Questa procedura è prevista dal Regolamento, ma poiché, su questa materia, sono stati presentati altri due progetti di legge, questo modo di affrontare un problema questa importanza diventa anomalo . Non è molto incoraggiante affrontare temi di questa rilevanza in un'Aula semivuota. Comunque, dirò quello che penso!

Su questa materia sono stati presentati tre progetti di legge , la decisione dell'onorevole Sanna di chiedere, a norma del Regolamento, l'iscrizione all'ordine del giorno e la discussione in Aula di questa proposta di legge nel testo del proponente, nasce soprattutto dal forte ritardo con cui la maggioranza e la Giunta stanno affrontando questo problema, quindi si tratta di una richiesta più che giustificata e comprensibile. Certo, come dicevo poc'anzi, questo ha creato una situazione anomala. Quindi, io credo che, dopo la discussione generale, questa proposta di legge dovrà essere rinviata in Commissione, perché non è pensabile che l'Aula possa lavorare proficuamente su una materia di questa complessità, soprattutto se si considera che sulla stessa materia sono stati presentati anche altri progetti di legge. Si tratterà di fare un lavoro di approfondimento e di confronto tra le diverse proposte. Io, quindi, non parlerò soltantodella proposta di legge dei colleghi Sanna e Manca, parlerò dei problemi che anche la proposta di cui io sono firmatario affronta. Voglio sottolineare che questa proposta è del centro-sinistra, perché impropriamente in quest'Aula ieri è stato detto e ripetuto che si tratta di una proposta del Gruppo dei D.S.

Mi soffermerò su quelle che a mio parere sono le questioni più importanti che una legge su questa materia deve affrontare.

Innanzitutto voglio fare una breve premessa per dire che i ritardi ci sono, e non sono soltanto imputabili a questa Giunta e a questa maggioranza; sono ritardi dell'Amministrazione regionale nel suo complesso, che credo siano dovuti anche ad una cultura in materia di trasporti inadeguata, cioè a un modo di porsi rispetto a dei problemi così complessi ed importanti, che denota, a mio parere, una scarsa sensibilità complessiva, rispetto a questi problemi, che non è solo di oggi. Il fatto stesso che l'Assessorato dei trasporti ancora oggi sia considerato un Assessorato non importante, la dice lunga su quello che l'Amministrazione regionale nel tempo ha investito in termini di impegno, di organizzazione e di progetto politico sulla questione dei trasporti.

Ciò nonostante, alcuni risultati importanti sono stati raggiunti, soprattutto nella scorsa legislatura; mi riferisco soprattutto a due fatti importanti, all'intesa Stato - Regione che contiene un capitolo di grande rilievo sulla questione della viabilità e sulla questione delle ferrovie, e alla legge approvata in Parlamento che prevede la soluzione o perlomeno un'ipotesi di soluzione dell'annoso problema del trasporto aereo, sul quale si sta andando avanti, per la verità, con tempi eccessivamente lunghi ma si dovrebbe comunque arrivare, mi pare di capire, entro quest'anno, alla gara internazionale e quindi, se non ad una soluzione completa, ad una soluzione ragionevole ed accettabile, di un problema rilevante come quello del trasporto aereo.

In questi giorni si sta parlando molto del nuovo piano generale dei trasporti nazionale ed emerge soprattutto la questione delle ferrovie. Credo che noi, su questa questione, dovremmo fare una discussione specifica in questo Consiglio. Dobbiamo decidere se le ferrovie in Sardegna hanno un senso. L'amministrazione regionale deve decidere se le ferrovie servono e se il futuro di questa infrastruttura che io considero fondamentale per lo sviluppo economico della nostra Isola è un punto programmatico fondamentale di questa Amministrazione regionale e della Regione nel suo insieme, o se invece possiamo o dobbiamo in qualche modo lasciare che le Ferrovie dello Stato, ed anche il Governo, rispetto ad un problema di questa rilevanza, portino avanti programmi che di fatto vanno verso la dismissione del sistema ferroviario sardo.

Gli obiettivi di questa legge sono diversi. Un primo obiettivo è quello di dare delle regole precise, perché siano definite le infrastrutture fondamentali del sistema dei trasporti sardo, da quello ferroviario a quello viario, al grande problema dell'integrazione modale tra i diversi tipi di trasporto. Uno dei grandi limiti del sistema dei trasporti sardo è la carenza dell'integrazione tra i diversi modi di trasporto; porti e aeroporti, viabilità, sistema ferroviario, trasporto su gomme, comunicano molto male ed è necessario mettere mano ad un piano che preveda l'integrazione di questi modi di trasporto. Questo accrescerebbe l'efficienza del sistema attuale, aumentando anche notevolmente la domanda, soprattutto per quanto riguarda il sistema ferroviario, sia per quanto riguarda il settore merci che per quanto riguarda il settore passeggeri. C'è l'esigenza soprattutto di coordinare le linee delle FF.SS. con l'ARST; oggi non c'è nessuna relazione, non c'è coordinamento, ci sono doppioni, ci sono sprechi, ci sono tempi morti e inefficienza.

Un altro obiettivo fondamentale che una legge di questo genere deve porsi è il superamento della frammentazione delle competenze. La legge che approveremo deve infatti prevedere la Regione come soggetto unico regolatore di tutto il sistema. In sostanza, questa legge è una risposta importante che, si muove nell'ambito complessivo di quella riforma che le diverse leggi Bassanini hanno messo in atto nel nostro Paese, una riforma federalistica dello Stato a Costituzione invariata, con l'obiettivo di dare alla Regione, alle province ed ai comuni, poteri e competenze in una materia tanto importante per la vita dei cittadini.

Dobbiamo affermare anche l'obiettivo di creare delle regole certe per la concorrenza e per la trasparenza, e in questo modo favorire la formazione di aziende private nel settore dei trasporti.

La legge numero 422 prevede che la Regione definisca le linee guida della riforma del trasporto pubblico locale. Sulla base di queste linee guida va definito il programma, un programma dal basso, diciamo noi. La Regione deve cioè approvare il proprio piano regionale dei trasporti, alle province spetta definire i piani di bacino e in base a questi vengono approvati i piani provinciali del traffico. I comuni, a loro volta, approveranno i piani del trasporto pubblico urbano, che dovranno definire le scelte che riguardano il trasporto nei singoli comuni.

Questi sono gli obiettivi di fondo, ma non solo questi. C'è anche l'obiettivo di superare le gestioni monopolistiche che attualmente esistono anche in Sardegna, e di trasformare in società per azioni, con una gestione manageriale e privatistica, le attuali aziende di trasporto pubblico.

Ripeto: c'è bisogno, in questo quadro, di affermare criteri di concorrenza, di economicità e di efficienza.

Queste sono le norme in vigore nel resto d'Italia - noi siamo l'unica Regione che ancora non ha legiferato in materia, e queste sono le norme vigenti nel resto d'Europa - e noi dobbiamo adeguarci e dotarci di una normativa che abbia queste caratteristiche. Tra gli obiettivi c'è anche quello dei contratti di servizio che verranno stipulati in base a dei capitolati tra gli enti pubblici e le imprese private. Mi pare che queste siano le questioni fondamentali che la normativa sui trasporti dovrà affrontare. Inoltre dovrà prevedere anche la definizione dei servizi minimi essenziali, tenendo conto del pendolarismo scolastico e lavorativo e delle esigenze delle persone con ridotta capacità motoria, insomma una disciplina complessiva che dovrà tener conto della peculiarità della realtà sarda, nella quale la maggior parte della popolazione è concentrata nelle aree urbane, nel Campidano e nelle coste. Si dovrà tener conto che in certe aree la domanda è medio - alta e in certe aree la domanda è molto bassa. Quindi, è necessario un sistema di trasporti integrato pubblico - privato che sia capace di tener conto delle esigenze molto diverse delle varie aree della nostra Regione.

Si dovrà anche prevedere la presenza di un osservatorio regionale e degli osservatori provinciali della mobilità. Questi strumenti avranno la funzione importantissima di raccogliere ed elaborare i dati sulla domanda e sull'offerta, sui bisogni del settore e, in base a questi dati, mettere in atto la programmazione necessaria per rispondere a queste esigenze. Saranno previsti anche un comitato consultivo per la mobilità e un organismo che consenta la partecipazione dei cittadini utenti alle scelte che riguardano questo settore.

La Regione e lo Stato dovranno inoltre affrontare il grosso problema delle risorse finanziarie necessarie.

Credo che una riforma di questo genere chiami in causa responsabilità precise dello Stato centrale, l'Amministrazione regionale deve quindi avere chiare le proprie competenze e responsabilità, e chiamare in causa lo Stato per le competenze e responsabilità che gli appartengono. Io sono dell'opinione che la maggior parte delle risorse per affrontare e risolvere i problemi dei trasporti dovranno essere richieste allo Stato. E` chiaro che, se non ci doteremo di questa legge, non avremo le carte in regola per discutere con lo Stato di queste e di altre questioni importanti.

In chiusura, voglio fare una precisazione in relazione a quanto ha affermato il Presidente della Commissione trasporti, ieri, nella discussione in Aula. Io voglio ricordare all'onorevole Tunis, che i consiglieri dell'opposizione, nella quarta Commissione, hanno sempre partecipato attivamente alle riunioni della stessa e non hanno mai fatto mancare il numero legale, che invece è mancato, molte volte, per l'assenza quasi costante della maggior parte dei consiglieri di maggioranza. Alla fine, quando ci siamo stancati, in una situazione in cui la maggioranza dimostrava chiaramente di non avere alcun interesse ai lavori della Commissione, abbiamo deciso di fare una conferenza stampa per denunciare una situazione insostenibile, perché il senso di responsabilità delle opposizioni non significa coprire l'incapacità o la non volontà di chi, facendo parte della maggioranza, dovrebbe avere ben altro atteggiamento rispetto a questi problemi. Quindi, l'onorevole Tunis è anche ingrato nel fare queste affermazioni, perché sa bene che i provvedimenti che sono arrivati in quest'aula sono il risultato soprattutto del lavoro delle opposizioni, anche in Commissione.

Chiudo dicendo che questa discussione non può che avere il suo luogo privilegiato nella Commissione. Nonostante le cose che dicevo, bisogna che quest'Aula chieda al Presidente della Commissione di farla funzionare, chieda alla maggioranza che faccia la sua parte e chieda anche un termine preciso entro il quale queste proposte di legge siano unificate in Commissione e da esse scaturisca un unico testo che verrà poi esaminato e approvato in Aula. Credo che sia realistico prevedere che questo percorso in Commissione possa essere portato a compimento entro il mese di settembre. Se entro il mese di settembre la Commissione sarà in grado di portare a termine i suoi lavori, credo che subito dopo l'Aula sarà messa nelle condizioni di esaminare e approvare rapidamente questa legge.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, voglio solo proporre all'Assemblea alcune considerazioni. La prima è relativa alla qualità dei trasporti in Sardegna, e proprio da questa, Assessore, si misura il livello di benessere di una società civile. Credo che la Sardegna, senza che si sia candidata a vincere questa coppa, occupi il primo posto per l'inefficienza. Io credo che ancora oggi (forse mi sbaglio e spero di essere smentito) non esista neanche un prontuario complessivo che consenta a un cittadino di poter organizzare i suoi spostamenti senza dover fare dalle dieci alle quindici telefonate. Non credo che esista un prontuario che dia un quadro di tutte le possibilità di mobilità all'interno della Regione.

Esaminiamo le ragioni di questo primato. Sicuramente una delle cause è che la realtà abitativa in Sardegna è sparsa, in un territorio molto vasto, con una rete viaria sia stradale che ferroviaria obsoleta, una rete che è la stessa probabilmente dell'Ottocento, se non addirittura - non voglio esagerare - del periodo romano. Credo che le strade in Sardegna siano rimaste le stesse, è diverso il manto, ma la rete viaria è rimasta fondamentalmente la stessa. Non c'è stata una strategia di collegamento tra i punti importanti. Basti pensare alla strada statale 125: se ne è parlato in quest'Aula credo dal 1960 e siamo ancora alle prese con questa realtà. Dunque un aspetto del problema è quello della presenza di una rete viaria vecchia.

Un altro aspetto è quello della inadeguatezza dei mezzi di trasporto. Io credo che l'utenza possa a pieno titolo lamentarsi proprio della qualità dei mezzi sia nel trasporto pubblico che in quello privato. Il cosiddetto parco macchine è in fortissima sofferenza e crea problemi alle aziende.

Un altro aspetto del problema è costituito dall'assenza di norme. Questa legge - ecco perché ad essa si deve dare una corsia preferenziale - va in soccorso di una realtà che lo stesso Assessore conosce benissimo, perché ha avuto modo in quest'anno di rendersi conto dei ritardi della Sardegna per quanto riguarda il settore dei trasporti. Non si tratta di un problema di continuità territoriale, non si tratta di creare slogan su un tema di questo tipo. La verità è che c'è una disorganizzazione organizzata e non si riesce a venirne a capo, ci sono tratte servite da più vettori, quasi in coincidenza, mentre ci sono vistosissime lacune all'interno dell'organizzazione di questi servizi, lacune, di cui spesso si occupano le pagine dei giornali, come l'assenza di servizio ferroviario per i passeggeri che arrivano con la nave di linea Civitavecchia - Olbia - Civitavecchia, oppure i continui spostamenti nella utilizzazione dei vettori che non danno sicuramente ai cittadini la possibilità di fruire dei servizi in maniera ottimale.

L'essere oggi chiamati a discutere di questi problemi, in questa Assemblea, credo che sia un fatto dovuto e doveroso, salutato sicuramente in maniera positiva da tutti i fruitori dei mezzi pubblici e privati. Credo che, in questa prima tornata di confronto, il Consiglio non sia diviso da nessun aspetto, se non dalla volontà di portare ciascuno il proprio contributo per restituire ai trasporti l'efficienza che essi meritano.

Voglio rivolgere all'assessore alcuni quesiti relativi al rapporto tra Governo regionale e Governo statale su questa materia. Che esista da parte del Governo nazionale una politica di smantellamento della rete ferroviaria, lo sappiamo da quel dì, perché i parametri scelti, sono stati individuati non traguardando gli indicatori che provenivano dalla Regione Sardegna, ma parametri che andavano molto bene probabilmente per la Lombardia, che andavano molto bene in Piemonte. È chiaro che in Sardegna questi parametri non potevano avere successo, tant'è vero che, al di là dell'economicità, che pure è un parametro che deve essere tenuto sotto osservazione, i sardi si sentono anche in questo caso a una velocità diversa, penalizzati perché subiscono, attraverso questi parametri, situazioni impossibili.

Per queste ragioni, Assessore, credo che questa Assemblea debba rispondereunificando i diversi progetti di legge per approvare una legge che sia efficiente e che meriti veramente l'apprezzamento di tutti i cittadini sardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Tunis Marco. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, signor Presidente della Giunta e signor Assessore dei trasporti, la nuova organizzazione del trasporto pubblico locale derivante dall'emanazione del Decreto legislativo del 19 novembre 1997 numero 422, così com'è stato modificato dal Decreto legislativo del 20 settembre 1999 numero 400, e dalla legge del 7 dicembre 1999 numero 472, rappresenta un importante ed impegnativo banco di prova per la realizzazione di una vera politica riformatrice da parte della Regione; appare infatti assai evidente il ritardo accumulato dalla Regione Sardegna in tale delicato e vitale settore nel corso degli ultimi anni, ritardo che impone una radicale svolta politica ed amministrativa indispensabile per assicurare ai cittadini l'effettivo esercizio del diritto alla mobilità. La scarsissima attenzione che è stata riservata in questo decennio al settore dei trasporti si riverbera in una continua disattenzione e sottovalutazione delle problematiche complesse ad esso collegate e determina il reiterato inadempimento di importanti atti, la cui adozione costituisce il presupposto indispensabile per adeguati ed efficienti interventi di settore, quali quelli del trasporto pubblico locale.

In tale ottica appare, quindi, imprescindibile l'esigenza di un aggiornamento del Piano regionale dei trasporti che, in attuazione delle linee generali nazionali, fissi i principi cardine e individui le scelte prioritarie che presiedono a tale settore; non è infatti sufficiente richiamare le palesi e continue inadempienze dello Stato centrale, la reiterata disapplicazione di accordi e protocolli d'intesa, solennemente siglati per i vari settori d'intervento, per ritenere esaurita e non necessaria una radicale inversione di tendenza nella politica dei trasporti da parte della Regione.

In primo luogo è indispensabile - si ribadisce - approvare ed applicare un aggiornato Piano regionale dei trasporti, evitando approvazioni ed adozioni solo formali che restano lettera morta e che non producono alcun risultato. Si ricorda all'Aula che è ancora in corso l'infinita redazione dell'aggiornamento al Piano regionale dei trasporti, arrivata - se le notizie, caro Assessore, sono esatte - al terzo progress, ancora arenatasi e non pervenuta all'attenzione della Giunta e del Consiglio regionale. Risulta intuitiva l'importanza che tale Piano riveste anche per il trasporto pubblico locale, per la sua nuova organizzazione radicalmente diversa da quella attuale, ma paradossalmente assai più complicata in considerazione della particolare conformazione della Sardegna, della disomogenea distribuzione della popolazione, della compresenza di vaste aree poco popolate e di pochi ambiti di livello metropolitano. Si ritiene pertanto che sotto questo aspetto debbano essere messe in campo tutte le possibili energie per consentirci di colmare l'ormai notevole ritardo accumulato dalla Sardegna in materia di riorganizzazione del trasporto pubblico locale, definendo le scelte politiche di fondo e la scala delle priorità da perseguire e l'adozione delle misure ad esse strumentali. Tali due aspetti sono, evidentemente, strettamente correlati e, alla luce della nuova disciplina di cui si dibatte in quest'Aula, in questa discussione generale del progetto di legge in materia di trasporti presentato dal collega Sanna Giacomo, ed indirettamente di quelli presentati dal collega Sanna Alberto e più del sinistra-centro, e dalla Giunta Regionale, in carico alla Commissione per la relativa discussione, richiedono una esatta conoscenza della situazione in cui operare per individuare le misure più necessarie.

La cosiddetta regionalizzazione del servizio di trasporto locale, sancita dal citato decreto legislativo numero 422 del 1997, si fonda sull'esaltazione della responsabilità politica ed amministrativa delle realtà locali e sul riconoscimento di ampie possibilità di pianificazione e di scelta di modalità di trasporto da parte della Regione, nel rispetto dei principi della libera concorrenza, della trasparenza delle procedure di affidamento del servizio, e del conseguimento dell'obiettivo di un livello minimo di copertura dei costi operativi con i ricavi da traffico, sulla suddivisione tra aree a domanda forte ed aree a domanda debole di servizi di trasporto locale.

Appare evidente come la Regione si trovi di fronte a una situazione di estrema difficoltà operativa, aggravata dall'inerzia prolungata delle precedenti amministrazioni e dall'urgenza di operare per evitare la completa rottura dei precari equilibri esistenti.

Occorre, a tale proposito, rammentare che ci sono state storiche inadempienze dello Stato, nei confronti del trasporto in concessione, letteralmente abbandonato a se stesso per lunghi anni, per evitare che queste ricadano rovinosamente sul bilancio regionale, che è del tutto incapace a farvi fronte.

Per quanto riguarda invece la proposta di legge presentata da Sanna Giacomo, e i progetti di legge di Sanna Alberto e della Giunta, vorrei ricordare, dopo averli esaminati in maniera affrettata, perché non c'è stata la necessaria ampia discussione in Commissione, che le due proposte di legge presentano degli aspetti simili. Esse affrontano disciplinano alcuni aspetti formali relativi all'adeguamento al decreto legislativo numero 422 del 1997 ed alle successive modifiche, che attribuisce competenze alla Regione, alle Province, si ai Comuni, però queste proposte non affrontano aspetti molto importanti, come l'individuazione delle risorse necessarie per realizzare tutte le cose che dicono di voler realizzare, che sono quelle minime, cioè il contratto di servizio, l'assicurazione di servizi minimi eccetera. Soprattutto questi progetti di legge non affrontano le vere emergenze del settore; il collega Sanna Giacomo ha parlato ieri del problema dell'Arst, ma nella relazione e nella proposta di legge non riesco a individuare le risposte a questo problema. Non si dice che fine farà l'Arst e di conseguenza i lavoratori dell'azienda. Non si affronta il problema delle Ferrovie Meridionali Sarde, e neppure quello delle Ferrovie della Sardegna; nei due progetti di legge non ho trovato risposta a questi problemi.

Un altro problema centrale è quello delle aziende speciali di trasporto. Noi dobbiamo affrontare, nella discussione, anche questo tema, perché è molto importante. Occorre stabilire che fine devono fare queste aziende. I privati concessionari di servizi di trasporto dovranno attrezzarsi per fare concorrenza alle aziende ed ai consorzi degli enti locali che saranno trasformati in società di capitali o in cooperative a responsabilità limitata. In queste proposte di legge non si affrontano questi aspetti particolari, con tutti i problemi ad essi legati, come quello del futuro del personale che lavora per questi consorzi e per queste aziende. Questo è un tema molto delicato e non si può liquidare senza riflettere bene sulle conseguenze.

Un altro problema che questi provvedimenti molto simili non trattano è quello dei collegamenti con le isole minori. Il provvedimento della Giunta Regionale è suffragato, giustamente, da una struttura più ampia, rispetto a quelle a disposizione dei consiglieri regionali. Io, in qualità di consigliere regionale, posso presentare dei progetti di legge, che però sono frutto di uno studio particolare, ma non ampio, non suffragato da statistiche e da confronti con le esperienze delle altre regioni. L'aspetto dei collegamenti con le isole minori è stato trattato nel progetto di legge dell'assessore Manunza, che tiene conto di tutte queste problematiche di più ampio respiro, perché l'Assessore ha avuto il supporto di uno staff notevolmente superiore rispetto a quello posto a disposizione del singolo consigliere. La Giunta ha impiegato più tempo, però ci ha presentato un disegno di legge che, sia pure parziale, grazie anche al confronto con gli altri progetti di legge, ci consentirà di discutere in Aula un testo più completo.

Il tema dei trasporti è molto delicato, signori. Non si può affrontare così. Le proposte di legge presentate dai colleghi non dicono, per esempio, che occorre anche che il Governo regionale si confronti col Governo nazionale sul problema del trasporto ferroviario. Signori miei, è troppo facile per lo Stato dire che trasferisce alla Regione le Ferrovie dello Stato. E` un gravissimo problema che questo si faccia senza un confronto tra la Regione e il Governo. Se si vuole realizzare la continuità territoriale, le Ferrovie dello Stato, in sintonia con questo orientamento, devono rimanere a carico del Governo. Non si può scaricare sulla Regione un onere così notevole, non solo in termini di personale ma finanziari, che, probabilmente unito a quello della sanità, non permetterebbe alla nostra Regione di sopravvivere.

Il confronto su questi temi è fondamentale e non è certo da affrontare in una seduta di fine luglio, con la discussione di un provvedimento di questo tipo.

Signori, l'argomento è molto complesso, io ritengo che sia necessario discutere congiuntamente i tre progetti di legge su questa materia in Commissione. Si dovrà cercare un'osmosi, dovrà esserci un confronto settimanale, se non giornaliero con l'Assessore, perché ci deve specificare quali sono le linee che la Giunta regionale intende seguire su queste problematiche, perché la Regione possa curare gli aspetti dei quali può farsi carico, sempre che siano stati mantenuti gli impegni relativi alle risorse finanziarie, perché è sempre accaduto che, in applicazione di questi provvedimenti, il primo anno il Governo dà alla Regione la dotazione finanziaria necessaria, ma poi la lascia "in brache" negli anni successivi, e per far fronte agli impegni dobbiamo fare i miracoli. Questi aspetti vanno visti in un confronto serrato, dobbiamo conoscere gli indirizzi della Giunta regionale, ed arrivare in Aula con un provvedimento sul quale ogni singolo consigliere possa esprimere la propria opinione e dare il proprio voto favorevole o contrario.

Come Presidente della Commissione, tenuto conto del carico di provvedimenti di ampia portata, da quelli sulla pianificazione territoriale a quelli sui centri storici, a quelli su vari argomenti minori di cui è stato chiesto l'esame in Commissione, e in considerazione del fatto che, nel periodo estivo, l'insufficienza delle strutture, è acuita dall'assenza per ferie del personale, ritengo che potremo riprendere in pieno la discussione soltanto a settembre. Credo che basteranno quattro settimane consecutive delle quali la prima dovrà essere dedicata ad un confronto con i diversi soggetti che operano in questo settore per capire quali indirizzi possiamoadottare in relazione alle competenze che dobbiamo esercitare. Esaurito questo confronto, tre settimane dovrebbero essere sufficienti ad affrontare il tema; se fosse necessario potremmo utilizzare una quarta settimana, ma ritengo che per i primi di ottobre il provvedimento possa essere discusso in aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.

MANUNZA, Assessore dei trasporti. La Giunta si propone di affrontare e risolvere alle radici, con autonomo adeguamento ai principi di riforma desumibili dalla legge numero 59 del 1997 e dalla normativa delegata con il decreto legislativo numero 422 del 1997, le pluridecennali carenze e storture funzionali dell'attuale sistema dei trasporti interni dell'isola, nelle distinte scale territoriali di competenza regionale e sub- regionale.

Il percorso da seguire è quello di disancorare i nostri trasporti interni dagli irrazionali appesantimenti ad essi imposti nei trascorsi decenni dalla discrezionalità e, talvolta, dall'approssimazione istruttoria del preesistente regime concessionario, soprattutto in termini di duplicazioni e sovrapposizioni di servizi, e quindi, di diseconomia e ridondanza di questi, a vantaggio di taluni ambiti territoriali, e, inversamente, di contrapposte situazioni di carenza, di disagio e di ingiusta penalizzazione di altre meno fortunate aree comunali e sovracomunali.

Lo strumento prescelto dalla normativa statale di riferimento, per conseguire in termini di processo l'efficacia e l'economicità gestionale del sistema, il miglioramento qualitativo dei servizi e l'integrazione modale e tariffaria degli stessi e l'abbandono, in linea con gli orientamenti di principio della normativa comunitaria, della precedente prassi concessionaria, e l'obbligatoria adozione dei più trasparenti e garantisti istituti sostitutivi della gara pubblica e dei contratti di servizio.

In termini vincolanti la normativa statale di principio ha poi stabilito che la gestione dei servizi di trasporto, da aggiudicare con tali istituti sostitutivi, debba obbligatoriamente caratterizzarsi per un fisiologico rapporto fra ricavi da traffico e costi operativi, al netto del costo delle infrastrutture, non inferiore allo 0,35 nel primo anno di esercizio, con onere di ulteriore, progressivo incremento, nel corso degli esercizi successivi.

Da ciò discende, per l'amministrazione pubblica, l'impegnativo problema di individuare e delimitare prioritariamente nuovi ambiti territoriali di mobilità, non gravati dagli antieconomici difetti e limiti delle pregresse gestioni concessorie dei servizi, da assumere a base di gara per il riaffidamento degli stessi con le nuove procedure concorsuali di evidenza pubblica. Questo è un problema estremamente delicato, in quanto alla corretta individuazione di detti ambiti di mobilità sono materialmente subordinate sia la richiesta di economicità gestionale dei nuovi affidamenti, sia la conseguente possibilità che questi realizzino la condizione giuridica del vincolante rapporto minimo di 0,35 fra ricavi e costi.

Accanto agli innovatori aspetti della gara pubblica del contratto di servizio, e dell'indicato rapporto minimo dello 0,35, a conferire spessore a una riforma certamente complessa, e di non facile normazione, quale quella dei trasporti, concorrono altre non meno significative ed influenti previsioni di legge, quali un serio ed impegnativo coinvolgimento nella materia dei trasporti dell'intero sistema isolano delle autonomie locali, con il decentramento al medesimo di tutte le funzioni di programmazione e di amministrazione del trasporto pubblico di scala e di interesse sub-regionale, giuridicamente non riconducibili, sotto il profilo della sussidiarietà, all'unitaria competenza della Regione.

Altri aspetti importanti sono l'individuazione e il finanziamento a totale carico del bilancio regionale di omogenei livelli di servizi minimi, valevoli sotto il duplice profilo quali - quantitativo, per tutti indistintamente i comuni dell'Isola, a soddisfacimento delle esigenze essenziali di mobilità, dei cittadini; la facoltà degli enti locali di istituire a loro carico, previa intesa con la Regione per l'accertamento della compatibilità di rete, servizi aggiuntivi, rispetto a quelli minimi coperti dal finanziamento regionale; una decisa e convinta opzione di fondo a favore del mezzo pubblico collettivo, rispetto al trasporto individuale, da condurre anche attraverso l'adozione di opportune misure dissuasive nei confronti di quest'ultimo; la rigorosa tutela dei diritti ed interessi dell'utenza, provvedendovi, da un lato, con contrattuale obbligazione dei gestori dei servizi ad un loro pieno rispetto, in conformità di specifica carta regionale per il settore trasporti, e dall'altro con l'istituzione presso l'Osservatorio permanente della mobilità (previsto all'articolo 22 del disegno di legge) di apposita segreteria telefonica, dotata di numero verde, preposta alla ricezione e all'immediato smistamento ai competenti organi ed uffici amministrativi, delle varie lagnanze e segnalazioni di eventuali disservizi.

Le altre misure sono più puntualmente elencate nelle indicazioni generali di contenuto dell'articolo 1 del provvedimento della Giunta, Nella sua portata dispositiva il presente schema di disegno di legge è fondamentalmente preordinato a potenziare ed a riorganizzare a sistema l'intero complesso delle reti isolane di trasporto pubblico, massimizzandone l'integrazione e razionalizzazione intermodale ed ottimizzandone l'esercizio in termini di efficacia, di efficienza, e di economicità dei servizi.

Il prioritario interesse normativo per la promozione di un efficace ed organico sistema integrato di trasporto interno, sia delle persone che delle merci, non esaurisce gli orizzonti di sviluppo e di riforma del presente disegno di legge. Nell'auspicata prospettiva di un prossimo superamento dei penalizzanti limiti socio- economici derivanti alla Sardegna dalla propria peculiare situazione di insularità, infatti, il provvedimento persegue altresì il fine di apprestare le necessarie precondizioni di continuità territoriale fra l'Isola e il restante territorio nazionale, attraverso il coordinamento e la specializzazione dei collegamenti di corridoio dei servizi interni con gli scali aerei e navali di trasporto esterno.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI.

(Segue MANUNZA) Questa è la seconda delle priorità di fondo del provvedimento, che, a differenza di quella attinente al trasporto interno, non può essere tuttavia, realizzata compiutamente con il solo strumento della legge regionale, a ciò ostando, sulla base del vigente ordinamento, l'affermata competenza statale sui collegamenti aerei e marittimi esterni (articolo 4 del decreto legislativo numero 422 del 1997). La realizzazione di compiute condizioni socio - economiche di continuità territoriale della Sardegna, con il restante territorio nazionale, per altro, costituisce un irrinunciabile obiettivo di tale determinante importanza per lo sviluppo dei complessi interessi della nostra Isola, da escludere che per il suo indispensabile conseguimento possano operare riduttive soluzioni di compromesso o ostacoli di mera natura formale.

Per la rilevanza degli apporti di crescita socio- economica di cui è potenzialmente capace, e per dare anche senso ai processi di sviluppo e di razionalizzazione dei trasporti interni isolani, oggetto delle previsioni dispositive del presente disegno di legge, l'obiettivo della continuità territoriale va quindi perseguito nelle competenti sedi istituzionali, con il massimo di convinta determinazione. Rispetto a tale essenziale obiettivo di sviluppo e di dovuta solidarietà nazionale verso l'Isola sarda è, intanto, necessario che alla Regione sia riconosciuto il diritto di concorrere, insieme allo Stato, a pieno titolo giuridico, sia alla programmazione e regolamentazione dei servizi esterni di linea marittimi ed aerei, che direttamente interessano le rotte da e per la Sardegna, sia all'attività di controllo e di vigilanza, circa il corretto esercizio e la qualità degli stessi servizi.

Per il conseguimento di un siffatto ed indispensabile riconoscimento, cui deve essere attribuita valenza sostanziale, e non soltanto formale, come deprecabilmente verificatosi per altre pregresse rivendicazioni regionali in materia, non mancano al presente gli occorrenti strumenti ed occasioni istituzionali. Vi è intanto la normale possibilità generale di un eventuale ricorso diretto al formale strumento delle norme di attuazione dello Statuto regionale, finalizzato a rafforzare ed integrare e rendere giuridicamente e concretamente operativi gli analoghi riconoscimenti in esse a suo tempo già inseriti, con risultati, peraltro rivelatisi praticamente inefficaci ed ininfluenti. Sussiste tuttavia anche un'opportunità decisamente più specifica, quale quella dell'accordo di programma quadro che, in attuazione dell'intesa istituzionale di programma Stato - Regione sarda, siglato a Roma il 21 aprile 1999, entrambe le parti contraenti - Stato e Regione - si sono formalmente impegnate ad elaborare e stipulare a breve, sui trasporti esterni e la continuità territoriale.

Questa, ad avviso della Giunta, è la più pertinente e propizia occasione da utilizzare per pervenire in tempi rapidi alla rimozione dei secolari ostacoli e condizionamenti posti alla crescita socio- economica della Sardegna dalla propria situazione di insularità e per operare idoneamente ai fini della radicale modifica in positivo della pregressa valenza negativa di tale situazione.

Mi siano consentiti alcuni confronti con la proposta di legge consiliare numero 45, che viene oggi sottoposta all'esame di quest'Aula, senza essere stata previamente esaminata e valutata, né da parte della competente quarta Commissione consiliare, né da parte della terza Commissione, per gli aspetti, rispettivamente riguardanti, la prima il merito della materia dei trasporti, e la seconda gli ineliminabili aspetti finanziari, obbligatoriamente discendenti, a diretto carico del bilancio della Regione, per effetto della sovraordinata legislazione statale di principio sulla riforma del trasporto pubblico locale.

L'inserimento all'ordine del giorno della sola proposta di legge numero 45, induce a una preliminare breve panoramica circa i contenuti e la caratterizzazione di fondo della medesima proposta, in rapporto al disegno di legge della Giunta; e ciò soprattutto al fine di verificare se sussistano oggettive condizioni di affinità tra i due provvedimenti, sia di impostazione generale che di contenuti, tali da consentire agevoli possibilità di un'eventuale loro unificazione, mediante emendamenti in Aula, invece che in sede di Commissione. E` intanto da notare che nella proposta consiliare numero 45 il problema dei trasporti appare trattato alla stregua di quanto già avvenuto nelle altre regioni italiane, cioè al di fuori di qualsiasi specifica considerazione per la nostra peculiare situazione di insularità e per le conseguenti secolari penalizzazioni sinora da essa derivate, in danno e a contenimento delle legittime aspirazioni dei sardi a più congrue condizioni di sviluppo socioeconomico.

Diversamente dal disegno di legge della Giunta Regionale, in detta proposta di legge consiliare, non si intravede alcun consapevole raccordo, diretto o indiretto, con la fondata esigenza di superamento di tali perduranti penalizzazioni, in danno dei nostri traffici commerciali, della complessiva mobilità delle persone, della movimentazione delle merci nelle distinte relazioni da e per la Sardegna. E non lo si intravede né sul piano del metodo, mancando una trattazione sistematica dei nostri trasporti interni in organica correlazione logica e funzionale con quelli esterni, né sul piano delle norme di indirizzo e di contenuto, non essendovi in essa statuito di apprestare, a differenza del provvedimento della Giunta, le necessarie precondizioni di continuità territoriale socioeconomica fra la Sardegna e le restanti regioni italiane, attraverso il previsto coordinamento e la specializzazione di funzionali collegamenti di corridoio dei nostri servizi interni di trasporto con gli scali aerei e navali di trasporto esterno.

Nella proposta consiliare in esame appare del tutto inesistente, inoltre, lo sforzo di individuare e approfondire le reali cause del disordine, del degrado e dell'attuale disorganicità e diseconomicità dei nostri trasporti pubblici interni, e quindi delle specifiche misure da disporre in sede normativa e da tradurre poi in concreti atti operativi, per evitare che possano ripetersi anche in sede attuativa della riforma.

Nella proposta non si prende infatti atto che, accanto a non pochi casi di inadeguatezza quanti-qualitativa, di vetustà e di obsolescenza degli attuali mezzi e infrastrutture, a determinare nel comparto tale accentuata situazione di degrado hanno certamente concorso le tante interferenze, duplicazioni e diseconomiche sovrapposizioni di servizi, discrezionalmente autorizzate nel corso del preesistente regime concessionario del trasporto pubblico.

E' a tale indispensabile presa d'atto, per altro, che nel testo della Giunta è stato strettamente collegato l'impegnativo problema dell'amministrazione pubblica di individuare e delimitare, prioritariamente rispetto ad ogni altro adempimento programmatorio e tecnico-amministrativo, nuovi ambiti territoriali di mobilità, non gravati dagli antieconomici limiti delle pregresse gestioni concessorie dei servizi, da assumere a normale base di gara, per il riaffidamento degli stessi servizi con le nuove procedure concorsuali di evidenza pubblica. Questo è un problema estremamente importante e delicato, in quanto sulla corretta individuazione tecnica degli anzidetti ambiti di mobilità viene praticamente a incentrarsi la possibilità stessa della perseguita riforma del trasporto pubblico locale, restando materialmente subordinata a tale individuazione sia la richiesta economicità gestionale dei nuovi affidamenti, sia la connessa possibilità che questi realizzino la condizione giuridica alla base della riforma del vincolante rapporto minimo di 0,35 fra ricavi del traffico e costi operativi e gestionali.

Mancano, inoltre, nella proposta di legge numero 45, una specifica previsione di prospettiva circa il ruolo riformato da affidare all'attuale Arst, nel contesto della nuova disciplina sul trasporto pubblico regionale e locale, per l'eventualità della sua trasformazione societaria, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 18, comma 3, del decreto legislativo numero 422, una precisa calendarizzazione dei vari adempimenti programmatori e di gestione tecnico-amministrativa dei processi di riforma di competenza dell'amministrazione pubblica, anche per quanto riguarda i tempi e le modalità dei finanziamenti regionali e delle spese annuali di esercizio, relative alla transitoria prosecuzione degli attuali servizi in concessione, nelle more del perfezionamento delle pubbliche procedure concorsuali di aggiudicazione dei servizi minimi relativi ad ambiti territoriali di mobilità, previamente individuati e delimitati in rigorosa linea tecnico-amministrativa.

Manca inoltre una compiuta disciplina di agevole costituzione e di agevole funzionalità delle strutture associative e di cooperazione, da istituire fra enti locali di pari o differente livello istituzionale (provincia e comune) per la gestione unificata delle procedure di gara e di stipula contrattuale, attinenti all'unitaria aggiudicazione di vaste aree di tutti i servizi minimi di comune interesse.

Al di là di qualsiasi unilaterale e non voluto apprezzamento di merito sulla proposta consiliare numero 45, e senza alcun ostile intento polemico nei confronti dei suoi estensori, la suesposta sottolineatura di talune fra le molte e più significative carenze di contenuto della stessa proposta e delle conseguenti sue sostanziali differenziazioni, anche di impostazione, rispetto al testo del più recente disegno di legge citato della Giunta ha il solo scopo di evidenziare le seguenti elementari conclusioni. La riforma dei trasporti, nel quadro della normativa statale di principio, è particolarmente difficile e assai complessa e certamente disagevole sia nella fase di normazione e sia soprattutto, come ho detto ieri, in quella successiva della sua materiale attuazione, pertanto la contestuale valutazione di tutti i distinti apporti delle proposte normative sulla materia, specie in considerazione dello spessore socioeconomico e della importanza delle più rilevanti differenziazioni, è massimamente utile e auspicabile nell'oggettivo superiore interesse pubblico di arrivare se non ad un'ottima, almeno alla migliore legge possibile, soprattutto quando a una siffatta buona legge sono affidate le legittime aspettative di crescita socioeconomica dell'intera Isola. Quand'anche eventualmente in linea, per i soli aspetti di mero carattere formale, con le previsioni del Regolamento interno di questa Assemblea, la discussione disgiunta in aula della proposta di legge numero 45, in luogo di un unificante esame della competente Commissione di merito, potrebbe tradursi nella sostanza, anziché in un vantaggio, in un verosimile e possibile grave danno per la collettività sarda, che noi tutti dovremmo invece tutelare. E ciò soprattutto a ragione dell'importanza e delle notevolissime differenziazioni di impostazione e di contenuti della proposta consiliare numero 45, rispetto al disegno di legge, differenziazioni che non consentono, anche a fronte dell'estrema delicatezza, complessità e rilevanza, sia politica che socioeconomica della riforma dei trasporti riguardanti la Sardegna, la possibilità di aggiustamenti e/o di eventuali travasi mediante la presentazione di emendamenti in aula.

Pertanto chiedo ancora una volta, se è possibile, che almeno l'articolato della proposta di legge numero 45 sia discusso in Commissione.

PRESIDENTE. Sulla base della discussione svoltasi ieri, e anche sulla base della richiesta testé formulata dall'Assessore, se non vi sono obiezioni il provvedimento in discussione viene rinviato alla Commissione competente, perché l'articolato della proposta di legge in discussione sia esaminato unitamente agli altri provvedimenti in materia in carico alla Commissione.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, credo che lei stesso ieri abbia fatto riferimento in Aula all'articolo del Regolamento, che prevede che noi oggi stabiliamo comunque il termine per il riesame in Aula della proposta di legge. Il Presidente della Commissioneha indicato il termine del 30 settembre, possiamo accettare l'indicazione di questo termine entro il quale la Commissione dovrà esaminare e licenziare il provvedimento perché venga riportato all'attenzione dell'Aula.

Se ci sono obiezioni su questa data si può fissare il termine del 15 ottobre, così diamo alla Commissione anche più tempo di quanto il Presidente della Commissione ha richiesto.

Discussione generale del disegno di legge: "Modifiche ed integrazioni alla legge finanziaria, al bilancio per gli anni 2000/2002 e disposizioni varie" (86/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 86, relatore di maggioranza l'onorevole La Spisa, relatori di minoranza gli onorevoli Balia e Cogodi. Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore di maggioranza onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Il disegno di legge numero 86 si configura, come è stato più volte detto, come uno strumento finalizzato al completamento della manovra finanziaria del 2000.

Occorre dire subito che, per espressa ammissione della stessa Giunta regionale, la politica finanziaria in questo esercizio era e in parte è tuttora condizionata sul fronte delle entrate innanzitutto dalla scelta fatta da tutto il Consiglio regionale riguardo al problema del risanamento e, in particolare, al fissare un limite al nuovo indebitamento. E` una vicenda nota su cui non è certamente necessario ritornare, ma è utile comunque tenerla presente perché è un problema che evidentemente ha condizionato soprattutto il fronte delle entrate del nostro bilancio.

L'altra questione che ha evidentemente condizionato la politica di bilancio del 2000 deriva da un altro aspetto, anche questo a tutti noto, e cioè quello dell'assenza nel bilancio ordinario delle risorse provenienti dal quadro comunitario di sostegno, risorse che erano presenti, come sappiamo, nel bilancio del 1999, che non sono, per adesso, presenti nel bilancio 2000, ma che speriamo possano essere presto disponibili per essere riversate sul bilancio ordinario attraverso un altro disegno di legge di assestamento del bilancio, così come la Giunta si è impegnata a fare entro questo esercizio.

Ricordo che, all'avvio della discussione della manovra finanziaria del 2000 in Aula, si è partiti da un bilancio del 1999 che prevedeva un totale di entrate e quindi di uscite di 9.470 miliardi e la proposta iniziale della Giunta arrivata in Commissione bilancio a novembre del 1999 era di un bilancio di 8.340 miliardi, quindi, con una diminuzione delle entrate e conseguentemente delle uscite di 1.130 miliardi. Nel corso dei lavori in Commissione e successivamente in Aula, l'ammontare delle risorse è salito in maniera consistente. Abbiamo chiuso il bilancio sulla cifra di 9.295 miliardi, quindi una cifra complessiva inferiore a quella del 1999, ma che si è in qualche modo avvicinata al livello delle entrate e delle spese dell'esercizio precedente, pur tenendo conto che abbiamo comunque compresso il limite dell'indebitamento e che non disponevamo e non disponiamo ancora delle risorse provenienti dall'Unione Europea.

Questa sottolineatura è importante per vedere come si colloca questo primo assestamento della manovra finanziaria del 2000, riguardo al totale dei movimenti finanziari della Regione; noi abbiamo adesso un disegno di legge che apporta nuove entrate per circa 230 miliardi e un totale di movimenti comprendenti quindi le variazioni di bilancio che portano questa manovra a sfiorare i 400 miliardi, si tratta quindi di un intervento finanziario che non è certamente di grandissime dimensioni, ma è consistente. Noi, con queste nuove entrate, sostanzialmente arriveremo ad un bilancio che supererà il livello delle entrate e delle uscite del 1999. Aggiungendo queste risorse ai 9.295 miliardi del bilancio 2000 approvato, ci attesteremo intorno ai 9.500 miliardi; è un primo risultato significativo di un impegno che è stato preso in sede di approvazione della manovra finanziaria ed è stato assolto. Ricorderete tutti che, nella legge finanziaria, è stato inserito un articolo programmatico, che impegnava la Giunta a reperire nuove risorse finanziarie innanzitutto attraverso la verifica della consistenza dei residui. Un primo risultato è stato raggiunto perché queste nuove entrate, di cui oggi possiamo disporre, derivano proprio da nuovi accertamenti derivanti evidentemente da un lavoro di ricerca e di ridefinizione dei residui attivi.

Questo è un dato significativo, quindi è un segnale chiarissimo anche del fatto che questa maggioranza, la Giunta e gli uffici, hanno lavorato proprio nell'ottica e nella prospettiva degli indirizzi dati dal Consiglio nella legge finanziaria. Sul fronte dei residui attivi abbiamo già un primo risultato; non possiamo ancora disporre dei risultati derivanti dalla verifica sui residui passivi e d'altra parte sappiamo anche che questa verifica non ci permetterà di avere direttamente risorse disponibili, ma ci permetterebbe innanzitutto di mandare in economia le somme che erano state iscritte in bilancio e che non sono mai state spese, o addirittura neanche impegnate, compensando l'altissimo livello di indebitamento della nostra Regione.

La manovra è quindi molto complessa, però io credo che, anche con questo disegno di legge, la Giunta abbia dimostrato di voler dare dei primi segnali di risposta agli impegni presi in sede di approvazione della manovra finanziaria. È stato detto che c'è sicuramente ancora da fare. Noi, purtroppo, non disponiamo tuttora, in questa manovra di assestamento, delle risorse del quadro comunitario di sostegno. Questo, lo sappiamo, è dovuto alle note vicende legate all'approvazione del Programma Operativo Regionale. Noi speriamo di poter disporre di queste somme, e sappiamo che sono somme molto consistenti, che potrebbero portare al nostro bilancio - soltanto in questo esercizio - altri 1.500 miliardi, che tutti abbiamo detto di volerci impegnare a spendere per iniziative forti, indirizzate evidentemente allo sviluppo, all'occupazione e alla produzione di effetti stabili sul sistema economico della Sardegna. Per adesso non disponiamo di queste risorse, speriamo di poterle avere nel corso di questo esercizio, quindi ci auguriamo che la Giunta, agli inizi dell'autunno, possa presentare un altro disegno di legge di assestamento di bilancio.

Nel frattempo, credo che sia evidente dai dati che si possono leggere attraverso l'articolato, attraverso le tabelle che sono a disposizione di tutti, con questo disegno di legge noi abbiamo fatto una scelta precisa, che è quella di indirizzare queste nuove risorse di cui disponiamo. La scelta che è stata fatta è quella di qualificare la spesa.

Sinteticamente vorrei ricordare che, attraverso questo disegno di legge, noi abbiamo scelto di destinare somme rilevantissime a favore dell'occupazione e dell'imprenditoria giovanile, così come era stato indicato nell'articolo 2 della legge finanziaria alla lettera a) del primo comma. Attraverso questa legge noi permetteremo il finanziamento tra il 2000 e il 2001 di progetti per la legge numero 28 per un totale di 270 miliardi, che è evidentemente una somma molto significativa.

Contemporaneamente, si è scelto anche di concentrare queste risorse verso obiettivi altrettanto significativi a favore delle imprese; ricordo che la scelta fatta è stata quella di attuare gli impegni indicati nel terzo comma dell'articolo 2 della legge finanziaria, quel famoso articolo programmatico, che tutti abbiamo condiviso, per l'abbattimento dei tassi d'interesse a favore delle piccole e medie imprese e in particolare per la ricostituzione del sistema dei consorzi garanzia fidi; sono previsti più di 60 miliardi per il sostegno al credito per le piccole e medie imprese, consorzi garanzia fidi nei settori del commercio, del turismo, dei servizi, delle piccole - medie imprese e dell'industria. È evidentemente un significativo segnale di fiducia che si vuole dare al sistema delle imprese.

Meno rilevanti dal punto di vista quantitativo sono le scelte che riguardano alcune questioni relative ai servizi sociali, per il saldo impegni servizi socio - assistenziali per i comuni che hanno dovuto far fronte ad alcune esigenze derivanti da leggi regionali sono previsti dieci miliardi; per l'emergenza idrica sono stanziati quindici miliardi; per il completamento dei programmi di opere pubbliche di interesse regionale che erano stati avviati negli esercizi precedenti ci sono circa venti miliardi.

Dai dati che ho appena letto, risulta che evidentemente alcuni impegni indicati nell'articolo 2 della legge finanziaria sono stati in qualche modo rispettati. In questo evidentemente non posso che prevenire quella che può essere, ed è stata anche, in Commissione, la critica dell'opposizione, una critica che d'altra parte è stata molto costruttiva e molto leale e garbata, pur evidentemente dura nei contenuti, e cioè che ancora non abbiamo assolto a tutti gli impegni che sono contenuti nello stesso articolo 2.

In parte questo è vero; a questo è doveroso rispondere nel senso che prendiamo atto dell'impegno della Giunta di presentare un secondo disegno di legge di assestamento di bilancio che potrà consentire di far fronte a queste esigenze. Faccio presente che alcune delle richieste fatte in Commissione, che sono emerse dalle audizioni che sono state svolte con le categorie produttive e del mondo del lavoro, e fatte proprie dall'opposizione ma evidentemente condivise anche dalla maggioranza e dalla Giunta, credo che ci possano portare, nei tempi che stabiliremo qui in Consiglio, anche alla soluzione di alcuni problemi. Vorrei accennarne alcuni, in particolare quello dell'impegno assunto dalla Regione di destinare la propria quota di cofinanziamento agli strumenti della programmazione negoziata e, in particolare, quindi, ai patti territoriali e ai contratti di programma.

E` stata quantificata anche l'esigenza complessiva di queste risorse che è abbastanza alta; la Giunta ha dichiarato in Commissione che per il momento non erano ancora definiti tutti gli atti del Governo nazionale che possono permettere la quantificazione e lo stanziamento delle risorse da parte della Regione. Prendiamo atto della dichiarazione della Giunta, la Commissione però ha anche voluto accompagnare l'approvazione del disegno di legge con una risoluzione che, prendendo atto dell'importanza strategica della programmazione negoziata, in particolare, dei patti territoriali e dei contratti di programma, che sono stati già approvati e che permetteranno di mettere in circolo nuove risorse per i settori produttivi, quindi per l'occupazione, raccomanda alla Giunta di far fronte nel più breve tempo possibile agli impegni assunti.

Sappiamo anche che è stato presentato, credo che sia a disposizione di tutti, un emendamento della Giunta che dà una prima risposta in questa direzione mettendo a disposizione già in questo disegno di legge di assestamento del bilancio una parte delle risorse da destinare alla programmazione negoziata, ed è quindi già un primo segnale. Abbiamo - come sappiamo - altri problemi che aspettano una soluzione, le politiche del lavoro non sono certamente esaurite da questi stanziamenti che vengono destinati alla legge "28". Sappiamo che rimane in piedi il problema segnalato anche dall'opposizione degli strumenti delle politiche attive del lavoro, in particolare i progetti per l'occupazione, i progetti speciali, sui quali è stato fatto anche in Commissione un interessante dibattito. Credo che su questa materia sia necessaria un'assunzione di responsabilità da parte di tutti. C'è anche il problema del finanziamento dei progetti relativi ai lavori socialmente utili. Rispetto a questa questione è da sottolineare che, se si dovesse accusare la Regione di non far fronte agli impegni, innanzitutto bisogna ricordare che il primo a non assolvere questi impegni è lo Stato, che sta facendo una politica di risanamento finanziario molto comoda, scaricando sui livelli inferiori, cioè sulle regioni e sugli enti locali, molti oneri, tra cui quello di far fronte agli impegni per i lavoratori socialmente utili. È un problema importantissimo, credo che sia l'opposizione che la maggioranza non possano sottrarsi al dovere di cercare una soluzione, bisognerà vedere come e quando queste risorse saranno disponibili.

Mi avvio alla conclusione sottolineando che altri impegni sono stati assunti con l'articolo 2 della legge finanziaria, alcuni di questi vengono assolti. C'è, un ulteriore emendamento della Giunta che, risponde al problema sollevato in Commissione del fermo biologico, che è un problema pressante. Ci sono degli atti amministrativi da compiere che richiedono ovviamente la necessaria copertura finanziaria, tra questo assestamento e il successivo si dovrebbe arrivare a coprire il fabbisogno finanziario per questo purtroppo necessario intervento di sostegno nel settore della pesca.

Ci saranno sicuramente altri impegni riguardanti i settori produttivi a cui si potrà assolvere, io credo che, se si farà uno sforzo per fare in modo che le risorse finanziarie derivanti dai fondi strutturali dell'Unione Europea possano veramente essere messe a disposizione, molti di questi impegni potranno essere rispettati con iniziative forti che vadano veramente ad aggredire i nodi strutturali del nostro sottosviluppo. Su questo credo che l'impegno della maggioranza sia evidentemente significativo, per le risposte che vengono date adesso e per quelle che si impegna a dare in autunno.

Alcune scelte saranno evidentemente ricomprese anche nel DPEF e poi, evidentemente, nella manovra finanziaria del 2001.

Io credo che si possa fare veramente un confronto serio e serrato sulle scelte da fare. Si tratta evidentemente, come abbiamo visto, non tanto e non solo di reperire nuove risorse. C'è ancora tutto il problema della definizione degli accordi di programma quadro inseriti nelle intese istituzionali di programma che dovranno portare a una revisione del Titolo terzo dello Statuto, e quindi, del sistema di trasferimenti dallo Stato alla Regione sarda per equiparare il nostro sistema finanziario a quello di altre Regioni che hanno molto di più di quello che possiamo avere noi.

Abbiamo alcune opportunità ed alcune possibilità che dovrebbero darci veramente la disponibilità di riscorse finanziarie molto più consistenti, ma ricordo che, già con questa manovra di assestamento, stiamo raggiungendo e superando il livello delle entrate di cui la Regione ha potuto disporre nell'esercizio finanziario del 1999. Si tratta a questo punto di fare anche delle scelte di qualità. E su questo credo che il dibattito che si svolgerà su questo disegno di legge potrà dare dei contributi validi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlaare il consigliere Balia, relatore di minoranza. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.), relatore di minoranza. Presidente io mi rifiuto di parlare in un'aula dove - e mi meraviglio, pur comprendendolo, che l'onorevole La Spisa abbia preso la parola - non solo è assente nella discussione sul disegno di legge di assestamento del bilancio (seppure abbastanza contenuto e non certamente fortemente innovativo) il Presidente della Giunta regionale, ma è assente persino l'Assessore del bilancio e della programmazione. Non credo che le relazioni possano svolgersi in questa situazione.

PRESIDENTE. Onorevole Balia, non conosco le ragioni per le quali l'Assessore della programmazione non è in Aula, tuttavia la Giunta è presente.

BALIA (F.D.S.). E` presente la Giunta regionale, ma non è mai avvenuto in quest'aula che si svolgesse un dibattito su un argomento di questa importanza senza la presenza dell'Assessore competente.

Io la prego, Presidente, vorrei che fosse presente almeno l'Assessore.

La prego di sospendere per qualche minuto la seduta in attesa di reperire l'Assessore della programmazione e verificare se è possibile che presenzi ai lavori dell'Aula. Ci risulta che l'Assessore è impegnato in una conferenza stampa mentre qua si discute del bilancio. Non è all'estero e non è impegnato in incontri con l'Esecutivo nazionale.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, suppongo che lei la pensi allo stesso modo. Ha facoltà di parlare.

COGODI (R.C.). Io la penso allo stesso modo e se è possibile anche un po' peggio, per cui chiedo formalmente che siano avviate le ricerche e che si arrivi immediatamente a reperire e ad individuare i responsabili, e chi deve fare l'Assessore in questa Regione per favore faccia l'Assessore e, se si appurasse che mentre si svolge il dibattito in Aula sul bilancio, l'Assessore del bilancio tiene conferenze stampa, io credo che il Consiglio regionale dovrebbe procedere ad una censura severa, con quello che ne consegue, perché non è più ammissibile che si possano anche solo immaginare cose di questo genere.

PRESIDENTE. Credo anch'io che sia necessaria la presenza dell'Assessore della programmazione o del Presidente della Giunta.

Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.

USAI (A.N.). Intervengo su quanto detto dai colleghi sulla necessità che sia presente l'Assessore alla programmazione. Ecco che arriva; sono stato bravissimo, sono riuscito ad evocare l'Assessore!

COGODI (R.C.). Fai l'apprendista stregone.

PRESIDENTE. Il problema è risolto. Ha facoltà di parlare il consigliere Balia, relatore di minoranza.

BALIA (F.D.S.), relatore di minoranza. Presidente, il problema è provvisoriamente e temporaneamente risolto; ma io ricordo altre occasioni nelle quali, in quest'Aula, si è dibattuto a lungo sull'esigenza che, perlomeno in occasione della discussione di argomenti di una certa rilevanza, non solo fosse presente l'Assessore competente per materia, ma si aveva la giusta pretesa che la quasi totalità della Giunta regionale sedesse nei banchi della Giunta ed assistesse ai lavori del Consiglio.

Presidente, si "tollerava", e si faceva naturalmente un'eccezione, per quegli Assessori che avessero assunto impegni indilazionabili all'esterno, strettamente collegati con i loro uffizi. Invece - io onestamente intendevo rimarcarlo già in più sedute precedenti - con questa Giunta regionale, purtroppo, l'assenza degli Assessori anche nei momenti che contano è diventata un'abitudine.

In apertura, e prioritariamente, prima di addentrarmi su alcune osservazioni sul disegno di legge di assestamento di bilancio, io, Presidente, ho da fare una rimostranza, di natura politica, naturalmente, anche nei confronti del Presidente del Consiglio perché i documenti relativi a questo provvedimento sono stati inviati alla Commissione bilancio e programmazione, e non sono state invece tempestivamente inviati alle Commissioni di merito. C'è da lamentarsene ancor più, perché, in risposta ad una richiesta del Presidente della Commissione programmazione, onorevole Giorgio La Spisa, abbiamo avuto un'interpretazione, a dir poco originale, da parte del Presidente Serrenti, sull'articolo 35 del Regolamento. Presidente, richiamo questo fatto in Aula, perché questi fatti hanno costituito un elemento di notevole disturbo nell'ordinario svolgersi dei lavori, causando dei ritardi, perché hanno costretto la Commissione programmazione, che pure aveva già fatto un primo esame degli articoli della finanziaria, a una successiva rivisitazione, dopo che le Commissioni di merito si sono espresse. Ma non basta, questo ha comportato un ulteriore disagio perché, essendo la richiesta del parere pervenuta alle Commissioni di merito tardivamente, molte di esse non sono riuscite a riunirsi, per cui non hanno potuto esprimersi nel merito.

A questo punto, nasce il sospetto politico che sia stato volutamente impedito ai componenti dell'opposizione delle Commissioni di merito, di potersi esprimere in quella sede, evitando, in alcuni casi, di convocare tempestivamente le Commissioni stesse. Quindi, Presidente, mi consenta di farle osservare che la sua interpretazione si è tradotta in una serie di disagi, ai quali, in questa sede, dobbiamo necessariamente fare riferimento.

Entrando nel merito del provvedimento, una prima osservazione può essere fatta relativamente all'assenza di una reale e seria concertazione con le forze sociali. Non si è tenuto conto, in ogni caso, della maggior parte delle proposte che dalle forze sociali sono venute, se si eccettuano parziali e limitate risposte relativamente ai consorzi - fidi. Il punto centrale, però, è che, così come per altro, in maniera molto corretta ed intellettualmente onesta, ha riconosciuto il relatore di maggioranza, onorevole La Spisa, purtroppo, con questo assestamento, viene totalmente disatteso l'impegno che era stato assunto con l'articolo 2 della legge finanziaria 2000. Viene disatteso nella sostanza, per quanto riguarda quegli elementi, che pure all'interno dell'articolo 2 della finanziaria 2000 erano contenuti, e che facevano riferimento alla possibilità di reperimento di risorse finanziarie, quindi relativamente alle entrate, così come viene disatteso per quanto riguarda gli impegni di spesa nei settori, nei modi, nelle forme...

(Interruzione del consigliere La Spisa)

BALIA (F.S.D.). Onorevole La Spisa, non ho detto che ha detto questo; ha riconosciuto, in ogni caso, che l'assestamento di bilancio non è pienamente adeguato e rispondente a quelle indicazioni che, nell'articolo 2 della Finanziaria 2000, sono contenute. E, si badi bene: l'articolo 2 non è nato da un fatto assolutamente casuale, né dalla volontà unilaterale di una parte. L'articolo 2 è nato da un convincimento comune che ci ha consentito poi, in quella fase, di assumere un atteggiamento rigoroso, sì, per quanto riguarda la portata della legge finanziaria, ma di condividerne, se non altro, la filosofia per quanto riguarda le affermazioni e gli impegni che, in futuro, sarebbero dovuti essere concretamente assunti e realizzati, e che oggi avrebbero dovuto trovare sostanza all'interno del disegno di legge di assestamento. Io non leggo l'articolo 2 della finanziaria, perché è noto a tutti, però, credo che si possa convenire che nella sostanza è stato abbastanza disatteso. Né vale, allo stato delle cose, l'impegno assunto dall'Assessore, di presentare la vera finanziaria di assestamento nel prossimo mese di settembre. Noi saremmo tentati di accogliere questo impegno, ma abbiamo anche la consapevolezza che nel mese di settembre l'Assessore dovrebbe presentare la finanziaria per il triennio 2001-2003, quindi ci pare un impegno che già in partenza è puramente formale, ma che difficilmente potrà tradursi in fatti concreti.

In questo provvedimento vi sono alcune risposte parziali, lo riconosciamo anche noi. Per esempio, vi è una risposta chiara e forte per quanto riguarda le risorse finanziarie destinate alla legge "28", per le domande pregresse e fino a una certa data. Però, anche relativamente a questo aspetto, mentre si riservano le necessarie risorse, non si è provveduto a un monitoraggio della spesa, né a comprendere quali dovrebbero essere i futuri ritmi di erogazione, né a comprendere in che cosa i finanziamenti di quei progetti, presentati sulla base della legge "28", si traducano, cioè quali effetti nel sistema economico isolano producano, in termini di occupazione e in termini di sviluppo dell'impresa. Ed è tanto più grave che non si sia provveduto a far questo nel momento in cui proprio questa maggioranza e - mi consenta - l'assessore Pittalis per primo, avevano sollevato una serie di obiezioni sul rifinanziamento dei Programmi integrati d'area, rifacendosi a un'esigenza di monitoraggio della spesa sino a quel momento effettuata, per decidere solo successivamente al monitoraggio come andare avanti, e se valesse la pena di continuare a investire in quei settori e attraverso quella legge. Allora è solo un problema di congruenza: se quegli elementi servivano per i Programmi integrati d'area, credo che, a maggior ragione, che debbano essere messi a disposizione non solo della Giunta, non solo delle Commissioni competenti, ma dell'intero Consiglio regionale perché possano esprimere le necessarie valutazioni in merito. Si badi bene, non vorrei che aleggiassero dubbi: naturalmente noi, come opposizione, siamo decisamente favorevoli al rifinanziamento della legge "28", ne comprendiamo bene la portata e l'importanza, ma vorremmo che ciò avvenisse alla luce di tutti gli elementi che ci consentano valutazioni più compiute che, allo stato attuale, naturalmente ci vengono invece impedite.

I patti territoriali rappresentavano un impegno preciso, specifico. La domanda che noi rivolgiamo all'Assessore e alla Giunta Regionale è: hanno l'Assessore e la Giunta Regionale contezza piena, definita, cioè possono dichiarare onestamente in quest'aula che il mancato finanziamento dei patti territoriali nell'assestamento di bilancio non comporterà poi una mancata partecipazione, e costringerà la Giunta regionale ad attendere un nuovo bando di gara? Se vi è questa certezza, comprendiamo anche il motivo per cui in questo disegno di legge di assestamento non sono state inserite le necessarie risorse finanziarie. Ma se, invece, questa certezza assoluta non vi fosse, io credo onestamente, Assessore, che i patti territoriali debbano essere rifinanziati, e debbano essere rifinanziati con impegni congruenti rispetto a quelle che sono le aspettative e le possibilità, e quindi con impegni non inferiori ai 100 miliardi.

Per quanto riguarda i lavori socialmente utili, abbiamo già detto in Commissione, e lo abbiamo detto anche in altre occasioni, che lo Stato ha fatto uno sforzo notevole nel tentativo, attraverso una nuova normativa approvata quest'anno, di dare un minimo di stabilità ai lavoratori occupati nei lavori socialmente utili. La nuova normativa prevede che gli enti locali, che si servono dei lavoratori socialmente utili, concorrano con una propria quota, con flussi finanziari propri, alla quota che viene stanziata dal Governo. Siccome noi tutti conosciamo, l'Assessore, credo, per primo, la situazione di disagio finanziario dei nostri comuni, siamo tutti consapevoli che, se non vi è un forte impegno in questo senso anche da parte della Giunta Regionale, probabilmente quella sarà un'occasione mancata rispetto a un'opportunità che quella normativa ha creato. Perciò, Assessore, per i lavori socialmente utili si serva dei suoi uffici, verifichi quali sono le esigenze per un'accettabile concorso della Regione, individuando le risorse da destinare agli enti locali con quello scopo e con quella funzione, quindi a destinazione specifica - presumo che si tratti di cifre intorno ai 25, probabilmente 30 miliardi - se non vogliamo sprecare ulteriormente un'occasione importante.

In più occasioni, noi abbiamo sottolineato, ma mi pare sia diventata patrimonio comune, l'esigenza di rifinanziamento del Piano del lavoro. È vero, Assessore, che avete provveduto per alcuni aspetti specifici, ma sono aspetti assolutamente limitati, come per esempio quello relativo al settore dei beni archeologici, ma non avete assunto alcun impegno per i progetti speciali, relativi alle politiche ambientali, alle politiche culturali, e così via; nello specifico il 7/A1 e il 7/A4. Noi riteniamo che una giusta attenzione…

(Interruzioni)

L'assessore avrà certamente letto prima di me - la relazione sulla situazione occupazionale in Sardegna e su quello che è stato il trend sino al mese di giugno. Se noi non avessimo la consapevolezza che la Regione, in questo settore, ha l'obbligo non solo politico, ma anche etico, di iniziare a dare risposte, mancheremmo ad un preciso dovere. Non tutte le risposte, in termini di lavoro e occupazione possono essere date con le risorse del bilancio regionale, però la Regione deve, in ogni caso, fare la sua parte. Ci pare invece che, relativamente a questi aspetti, non stia volutamente, perché è una scelta politica, recitando alcuna parte.

Nella scorsa legislatura, la Giunta, con il concorso serio, fattivo, corretto, con la partecipazione anche decisa delle opposizioni, ha introdotto, su proposta dell'assessore Scano, una serie di innovazioni in tema di legge finanziaria e di bilancio, invertendo decisamente quella che era stata, sino a quel momento, la filosofia della legge finanziaria, non perché fosse tutta da buttare a mare, ma perché era appesantita, perché era superata, perché consentiva di utilizzare la legge finanziaria come strumento e come grimaldello per introdurre una serie di altri aspetti, per seguire altre vie ed altri canali che non avevano alcuna connessione né diretta né indiretta, con la finanziaria stessa. Bene, ho paura che quelle modifiche oggi siano purtroppo, totalmente, decisamente, fortemente disattese, non solo per l'impostazione della politica delle entrate e della spesa non pienamente soddisfacente - non voglio usare termini più decisi - ma per l'impostazione della nuova legge finanziaria, che stavolta, guarda caso, subisce un ulteriore, forte appesantimento, con nuove norme. E non sono norme leggere, sono norme pesanti, sono norme dirette a regolamentare le funzioni di uffici e azioni del personale, sino a introdurre criteri di automatica decadenza per una parte del personale dirigente, o a prevedere sostituzioni, automatiche anch'esse, in corso d'opera, al variare del colore della Giunta Regionale. Ci pare una eccessiva esasperazione, figlia e frutto di una logica….

(Interruzioni)

Chiedo scusa, la maggioranza litiga ogni qualvolta si parla di spazi da coprire, di poltrone da occupare, di quel brutto termine che viene spesso richiamato, che è "lottizzazione". Bene, anche in questo caso, questa volontà di marciare in quella direzione, introducendo nel disegno di legge di assestamento, che, in base alla legge, ha gli stessi limiti e si deve rifare alle stesse regole della legge finanziaria vera e propria…

PRESIDENTE. Onorevole Balia, arrivi alle conclusioni, grazie.

BALIA (F.S.D.), relatore di minoranza. Sto concludendo, Presidente. La Giunta Regionale introduce, invece, queste norme che massacrano quelle politiche di innovazione che pure nella vecchia legge finanziaria erano contenute, e in ogni caso viaggia, sotto questo profilo, contro precise e specifiche norme di legge. come i commi 3 e 4 dell'articolo 13 della legge numero 122 del 1983, che vieta espressamente che la legge finanziaria sia infarcita di argomenti estranei, dando spazio, al suo interno, ad aspetti e a problematiche relative al personale.

Presidente, concludo dicendo che questo provvedimento va decisamente e fortemente innovato e migliorato sotto questi aspetti, da parte nostra vi è tutta la disponibilità, presenteremo una serie di emendamenti, ci attendiamo che la Giunta Regionale dedichi loro la giusta e dovuta attenzione.

PRESIDENTE. Onorevole Balia, le ricordo che quando questo provvedimento è stato trasmesso in Commissione, pareva che si trattasse di una modifica della legge numero 28, tant'è che la Commissione ne ha discusso per un mese, senza applicare l'articolo 35 del Regolamento. Successivamente, proprio in Commissione, si è avvertita l'esigenza di chiarire la natura giuridica del provvedimento. Io ho scritto una lettera all'Assessore, il quale ha chiarito la natura giuridica del provvedimento, che si era nel tempo modificato, perché erano arrivati molti emendamenti. Da quel momento, da quando cioè è stato connotato come disegno di legge di assestamento di bilancio, abbiamo immediatamente attivato le procedure previste dalla legge "35". Volevo chiarirle questo, onorevole Balia, noi non potevamo trasmettere….

BALIA (F.S.D.), relatore di minoranza. Mi consente tre secondi?

PRESIDENTE. Certo, per chiarire questo aspetto. Ha facoltà di parlare il consigliere Balia.

BALIA (F.S.D.), relatore di minoranza. Non vorrei, Presidente, al riguardo essere stato mal interpretato: ciò che ci ha preoccupato è il tipo di risposta che lei ha dato in data 18 luglio 2000. Pareva, da quella risposta, che il mancato avvio dei documenti alle Commissioni di merito, sostanzialmente non avesse provocato disagio alcuno, e anzi, si fosse persino tradotto in un vantaggio, perché così le Commissioni di merito avrebbero potuto esprimersi, non solo sul disegno di legge di assestamento del bilancio inviato alla Commissione programmazione, ma anche sugli emendamenti successivamente aggiunti dalla Giunta regionale.

Ci pareva questa, invece, un'interpretazione esasperata, e tendevamo a rimarcare che, in ogni caso, questo fatto aveva impedito a molte Commissioni di merito, di potersi esprimere realmente. Grazie.

PRESIDENTE. Non è così, le assicuro, onorevole Balia che c'è stata solo l'esigenza di chiarire quale fosse la natura giuridica del provvedimento. Una volta chiarito questo, abbiamo attivato le procedure previste dalla "35". Spero che questo ora sia chiaro.

E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi, relatore di minoranza. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.) relatore di minoranza. Le ultime battute intercorse fra il Presidente, o meglio, fra colui che presiede questa Assemblea, e il primo dei relatori della minoranza, il collega Balia, chiariscono, più di ogni altro argomento, cari colleghi, se cari siete, quale sia il livello di confusione e di reiterata e pervicace disinvoltura politica ed istituzionale che caratterizza questa Giunta e questa maggioranza, e che si esprime attraverso la presentazione all'Aula di questo provvedimento.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

(Segue COGODI.) E` stato testé certificato, attraverso il chiarimento fornito dal Presidente dell'Assemblea, che di questo provvedimento non era dato neppure capire la natura, cioè che si trattava di un oggetto misterioso. La Giunta Regionale ha trasmesso all'Aula un provvedimento che è stato, per diverse settimane, considerato in Commissione una modifica della legge "28", e invece poi via via l'oggetto misterioso si sarebbe rivelato un'altra cosa.

Ha detto testualmente il Presidente che pareva che si trattasse di un'altra cosa! Un provvedimento importante, con il quale si decide la destinazione di centinaia di miliardi del denaro pubblico della Regione, che dovrebbe essere un atto di bilancio e di programmazione, è stato definito poc'anzi dal Presidente dell'Assemblea, un provvedimento che pareva fosse un'altra cosa, cioè non assomigliava a nulla!

Tant'è che si è sviluppata, per qualche tempo una ricerca; poc'anzi si è sviluppata la ricerca dell'Assessore della Programmazione che conferiva con la stampa mentre il Consiglio discuteva dell'assestamento di bilancio, ma in Commissione si è dovuta sviluppare un'altra ricerca, per capire la natura di questo provvedimento, e dapprima l'Assessore della "sprogrammazione" e dello "sbilancio" ha detto che non si trattava di un vero e proprio assestamento. E' tutto certificato, tutto agli atti della Commissione; i lavori delle Commissioni non sono pubblici, ma sono verbalizzati. L'Assessore in Commissione ha affermato: "Questo non è un assestamento di bilancio, è un anticipo di assestamento, è una prima rata di assestamento, è un annuncio di assestamento, l'assestamento vero - eravamo ai primi di giugno - sarà quello che prevede l'articolo 2 della legge finanziaria ed arriverà entro un mese".

E` passato un mese, quello di giugno, sta passando, il mese di luglio, quell'anticipazione, quella rata, ad un certo punto, è diventata, sempre nella definizione, nella catalogazione, nella denominazione dell'Assessore della "sprogrammazione", una modifica ed integrazione del bilancio esistente, come se le modifiche e le integrazioni del bilancio esistente non fossero un assestamento. Quindi non era una prima rata, non era neppure un anticipo, era un'integrazione del bilancio esistente. E l'assestamento? L'assestamento sarebbe stato redatto e presentato al Consiglio dopo, e siccome dopo giugno viene luglio, dopo luglio viene agosto, e non è annunciato nessun provvedimento per agosto, da ultimo, sempre l'ineffabile Assessore della "sprogrammazione", ha annunciato che l'assestamento si farà a settembre - ottobre, cioè quando dovrebbe essere presentato, per legge, il progetto del nuovo bilancio.

Questa è la confusione, questa è l'anarchia istituzionale attraverso la quale voi pensate di governare la Regione e la sua spesa, e di dare risposte ai tanti bisogni della Sardegna.

Bisognerà tornare alle regole E sulle regole io penso che il Consiglio regionale dovrebbe essere appena appena più attento, più sensibile, rigoroso ed esigente, e dovrebbe esserlo anche chi governa il Consiglio, perché i governi, anche i governi interni delle Assemblee non possono rappresentare una punizione; i governi hanno una funzione se la loro attività è utile! Quindi il rispetto delle regole è un fatto che attiene alla dignità di chi svolge determinate funzioni. Vi è una dignità che è inderogabile, alla quale non si può abdicare, che è quella dell'Assemblea, innanzitutto, che deve essere non esigente, ma seria nel chiedere il rispetto delle regole, ed anche di chi governa l'Assemblea, nel garantire che le regole vengano rispettate.

Non doveva essere fatta una ricerca per capire quale fosse la natura giuridica di un provvedimento mandato dalla Giunta! La Presidenza del Consiglio, non capendo la natura di questo provvedimento perché di genere dubbio, equivoco, ambiguo, avrebbe dovuto rispedire il provvedimento al mittente e chiedergli di specificarne la natura giuridica per decidere le procedure da seguire.

E invece no; si riceve l'oggetto misterioso, lo si invia in Commissione, si perde tempo per definirne la natura equivoca ed ambigua. In definitiva si arriva alla conclusione che può assomigliare ad un assestamento di bilancio. Noi stiamo discutendo una cosa che può assomigliare ad un assestamento di bilancio, però rimane un oggetto misterioso, se volete un frutto transgenico, come transgenica è la Giunta che si è costituita non sulla base di una coesione politica, di un comune progetto politico, ma sulla base dell'ammucchiata, dell'affastellamento, del cumulo di macerie causato da chi, eletto da una parte, se n'è andato dall'altra, senza che neppure la maggioranza chiedesse credenziali a chi si proponeva portando un voto in più. Quello che ne deriva è questa condizione di confusione permanente, di disinvoltura istituzionale, di non governo, di "sprogrammazione" continua, con la convinzione di qualcuno e l'illusione di altri che, in buona sostanza, di "riffa o di raffa", comunque si stia governando. Invece si sta solo galleggiando, non so su quali acque, o su quali liquidi, ma state galleggiando come le cose leggere che sono vocate a galleggiare.

Nel merito, noi, nella relazione di minoranza che abbiamo voluto presentare come Gruppo della Rifondazione Comunista, abbiamo definito questo provvedimento un autentico atto di "sprogrammazione" che non è un modo di dire pittoresco, ma è un modo forte di denunciare uno stravolgimento delle regole che qui è, da troppo tempo tollerato, perché l'assestamento di bilancio quest'anno era stato deciso, nella sua natura - altro che oggetto misterioso - da questo stesso Consiglio con un articolo di legge preciso e puntuale, non con un ordine del giorno, non con un auspicio, non con una invocazione, ma con un articolo di legge, l'articolo 2 della legge Finanziaria approvata nel mese di marzo, quindi un articolo fresco di convinzione o ritenuta convinzione, fresco di memoria, fresco di stampa, su cui la Giunta era tenuta a lavorare, e nulla altro poteva fare la Giunta regionale, se non rispettare la legge.

Si continua a dire che la Giunta non avrebbe rispettato gli impegni; non è che non ha rispettato gli impegni, perché quando la Giunta assume impegni, essendo incoerente, può solo non rispettarli, non può fare altro. Ma quando il Consiglio approva una legge, la Giunta non ha da rispettare impegni, ha da osservare la legge, oppure deve avere la forza di cambiarla. E l'articolo 2 della legge finanziaria, obbligava la Giunta a presentare al Consiglio un assestamento di bilancio entro il mese di giugno che è già decorso, un assestamento di bilancio che aveva finalità precise, quelle della legge, e che doveva seguire procedure precise e avere determinati contenuti, quelli fissati dalla legge, dal primo, dal secondo e dal terzo comma dell'articolo 2.

Poco importa in questo momento che per altro quell'articolo 2 derivasse anche da un accordo politico intercorso tra maggioranza ed opposizione quando fu consentito alla Regione di sbloccare la manovra finanziaria alla vigilia del quarto mese di esercizio provvisorio evitando un grave danno alla Regione, quando l'opposizione responsabilmente accettò di sbloccare la manovra finanziaria e voi traeste vantaggio da questo. Ma il vantaggio che voi traete da un accordo e dal senso di responsabilità manifestata dall'opposizione voi non lo traducete in un miglioramento della vostra azione di governo, profittate subito, come i malandrini, perché siete capaci solo di non mantenere la parola data e di non osservare le leggi. Avete incassato l'accordo politico per sbloccare il bilancio attraverso l'articolo 2 della legge. Voi proponevate un documento politico, e noi chiedemmo, e alla fine il Consiglio approvò un articolo di legge, perché l'articolo di legge vi obbliga, anche se voi ritenete di non essere obbligati. Quell'articolo di legge dice che la finalità dell'assestamento doveva essere - lo dice il primo comma del citato articolo 2 - quella di migliorare il sistema delle politiche del lavoro della nostra Regione, il sistema degli incentivi alle imprese, del sostegno agli enti locali, della tutela ambientale, della innovazione e del sistema formativo. Cosa c'è di miglioramento di carattere organico, cosa c'è di miglioramento del sistema nell'oggetto misterioso, nel provvedimento ambiguo e irriconoscibile che avete presentato? Niente; anzi, vi è contraddizione rispetto al poco che la Regione ha già fatto in queste materie.

Ma il secondo comma dello stesso articolo 2 vi obbligava e vi obbliga - perché le leggi fino a quando non sono abrogate devono essere rispettate - a rendere coerente questo provvedimento con la legge in vigore che lo disciplina. Se no voi, oltre questa proposta illegale, porterete in Consiglio altri provvedimenti contrastanti con leggi esistenti e non abrogate, e quindi illegali pure essi.

Il secondo comma dell'articolo 2 dice che le nuove risorse per sostenere le politiche del lavoro, o meglio il miglioramento del sistema di sostegno alle politiche del lavoro, delle imprese, dei comuni, dell'ambiente, e quant'altro è detto in modo preciso, avrebbero dovuto essere reperite attraverso la definizione degli accordi di programma quadro derivanti dalle intese istituzionali fra lo Stato e la Regione, attraverso la gestione produttiva dei beni immobiliari e demaniali della Regione, attraverso il riordino delle attività di gestione e le economie di spesa che avrebbero dovuto derivare da quel riordino.

Che cosa ne avete fatto di questo articolo di legge, di questa prescrizione; di questo obbligo? Dell'intesa Stato - Regione non ve ne siete curati affatto, non è che non avete definito e migliorato quella intesa, non avete neppure saputo salvare quello che c'era già di definito a suo tempo. La vicenda dei trasporti e delle ferrovie la dice lunga! E poi strillate, e protestate e dite che è solo colpa del Governo nazionale se voi non potete affrontare neppure minimamente un solo problema, non solo nel settore dei trasporti ma in ogni altro campo.

La verità è che voi, dal Governo nazionale, non ottenete nulla, perché siete incapaci anche di proporre cose che siano serie. Il Governo nazionale ha una grande parte di responsabilità; il Governo regionale ha l'altra analoga corrispettiva parte di responsabilità: il Governo nazionale è incapace di capire, voi siete incapaci di proporre. Quello che deriva da questa tenaglia micidiale è l'aggravamento progressivo delle condizioni dei servizi, dell'economia, della produzione, del lavoro in questa nostra regione.

Della gestione fruttuosa dei beni pubblici cosa ne avete fatto? Avete propagandato (è l'unica cosa che sapete fare, pessima propaganda per altro, perché la fate anche male) un provvedimento, quello di aver riportato le concessioni sul demanio, cioè sui beni pubblici più delicati, le spiagge, alla durata di quattro anni.

Quando mai in questa regione era stata ridotta la quadriennalità ad annualità? Vi era invece e vi è tuttora, perché non l'avete revocato, un provvedimento di riordino affidato alla Regione, alle province e ai comuni di tutto il demanio marittimo, e si era detto che, nelle more di questo riordino, le concessioni dovevano essere davvero precarie, perché quando sarà presentato un progetto produttivo e valido, da imprenditori veri e seri, non da quelli che collezionano concessioni, non dai questuanti, ivi compresi molti consiglieri regionali che vanno a mendicare per uffici regionali concessioni demaniali, quando saranno presentati da investitori veri e seri programmi e progetti di investimento turistico, ricreativo e culturale sul demanio e per realizzare quei progetti fossero necessari non quattro ma anche dodici anni, si possa dare una concessione anche di dodici anni, però connessa e a sostegno di un progetto imprenditoriale. Voi invece avete abbandonato il progetto di riordino, e avete riportato ad un periodo quadriennale tutte le concessioni, chiunque fosse a chiederle, per qualsiasi scopo. Due funzionari, uno del comune ed uno della Regione, in una cosiddetta conferenza di servizio decidono dell'approvazione delle domande delle concessioni per sistemare sulle spiagge ombrelloni che costano ventimila lire, e far pagare all'utente ventimila lire per ogni ora d'ombra, dando alla Regione come corrispettivo per quell'ora di ombra un millesimo di lira. Infatti le concessioni demaniali date a suo tempo e sospeseper reinserirle in un circuito virtuoso di progettualità, di resa economica e di nuova occupazione, sono oltre il limite dello scandalo. L'arenile di fronte all'hotel Pitrizza, nel quale si pagano non so quanti milioni per una notte, rende alla Regione sette - otto lire al giorno. E voi siete tornati a quel sistema, avete ripristinato quelle tariffe, avete disdetto la progettualità che andava in direzione del corretto uso dei beni pubblici. Vi ho fatto un esempio ma ne potrei fare centinaia, perché sono più di mille le concessioni sul demanio marittimo e sul litorale in Sardegna. Voi avete ricominciato a ingrassare questo tipo di persone, i vostri famigli anagrafici e soprattutto politici, clientelari. E invece l'articolo 2 vi imponeva di trarre più frutto da quei beni pubblici regionali. In Commissione vi abbiamo chiesto l'elenco delle concessioni che questa Regione ha rilasciato nell'ultimo anno e voi non ce l'avete dato. Io reitero qui la richiesta, perché il Consiglio regionale ha diritto di sapere quello che fa quando decide, e chiedo che portiate in quest'Aula - non ci vuole molto, basta una telefonata agli uffici - l'elenco dei nuovi concessionari dei beni pubblici demaniali in questo ultimo anno, non solo relativo al demanio marittimo ma anche alle terre agricole pubbliche, e a ogni compendio pubblico della regione e l'indicazione dei corrispettivi pagati.

Le restanti argomentazioni, che sono affidate a una pur succinta e sintetica relazione scritta, potranno essere meglio sviluppate negli interventi nella discussione generale, che svolgeremo noi del Gruppo di Rifondazione comunista, che svolgeranno sicuramente altri colleghi, perché molte sono le questioni che preliminarmente devono essere chiarite perché possa procedersi nella ulteriore discussione e nella eventuale approvazione di questo provvedimento.

Tutto il capitolo della legge "28" va rivisitato, la scorpacciata che voi proponete è indigesta! Dovete dire a chi va questo cibo, a chi serve, quali risultati dà, perché voi siete tenuti a dare gli elementi conoscitivi che il Consiglio chiede, siete tenuti dalla legge e dai regolamenti, e voi non siete oltre la legge ed oltre i regolamenti, perché i fuorilegge non stanno qui ma stanno altrove.

Conclusivamente, per la parte che riguarda l'illustrazione della relazione, noi riteniamo che, se vuole, la maggioranza o parte di essa, se vuole, la Giunta o parte di essa, può ripensare parti considerevoli, quasi tutto di questa manovra o manovrina finanziaria, riequilibrare la proposta, ricondurla almeno ad un provvedimento di reale ed utile assestamento di bilancio, e sostenere almeno alcune di quelle finalità elencate nell'articolo 2 della legge finanziaria, delle quali tutti siamo obbligati a tenere conto, facendo alcune cose e non altre, come voi, in modo disinvolto, ancora una volta tentate di fare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Molte cose sono state già utilmente dette, quindi io cercherò, con uno sforzo di sintesi, di concentrare le mie osservazioni sulle questioni che reputo più importanti. Il punto di partenza del ragionamento, come è stato detto da Balia, è stato detto da Cogodi e per la verità è stato detto anche da La Spisa, è l'articolo 2 della legge regionale numero 4, cioè della legge finanziaria 2000.

Non leggo, per brevità, i punti fondamentali di questo articolo, mi limito, per indicare le cose essenziali, a leggere i cinque punti del primo comma, cioè gli obiettivi ai quali dovrebbero essere finalizzate le risorse della legge di assestamento: politiche del lavoro, imprenditoria giovanile, incentivi alle imprese, politiche degli enti locali, ambiente, pubblica istruzione, formazione, informatizzazione e ricerca.

Siamo di fronte a una inadempienza grave. E' stato detto con forza, io non aggiungo aggettivi o avverbi, ma la verità è che non si sono mantenuti gli impegni. Quell'articolo della legge finanziaria era importante, era il punto di incontro tra la Giunta e l'opposizione, tra la maggioranza e l'opposizione. Venivano indicate le finalità e gli strumenti; venivano indicate anche le aree nelle quali ricercare le risorse, veniva indicata una data, siamo di fronte a un'inadempienza grave per i rapporti politici e istituzionali. E' del tutto evidente che, se gli impegni non vengono mantenuti, accordi non ne faremo più; quando si discuterà della legge di bilancio 2001, credo che non ci sarà la possibilità di fare accordi di questo genere. E' grave anche per il merito, cioè per la sostanza dell'articolo 2 della legge numero 4. Voglio aggiungere una piccola risposta all'affermazione, che viene dalla Giunta e dalla maggioranza, che l'assestamento ex articolo 2 si farà.

Intendiamoci, io credo che chi fa questa affermazione sia in buona fede! Non sono affatto convinto che l'assessore e il relatore abbiano un intento fraudolento; sono convinto che essi ritengano che ci siano i tempi, le risorse e lo spazio per fare l'assestamento di bilancio. Io mi permetto di dire che ho molti dubbi, e che anzi sono quasi certo che non esistano né i tempi, né le risorse, né lo spazio.

La manovra di bilancio per il 2001 dovrà essere approvata dalla Giunta entro il 30 settembre. Al 30 settembre i complementi di programma non saranno pronti, di conseguenza non capisco su che cosa si farebbe l'assestamento ex articolo 2. Però chiedo una risposta precisa alla Giunta su questo punto, e ne approfitto per chiedere, e lo chiediamo per tempo, che la Giunta rispetti i tempi per quanto riguarda la manovra di bilancio e mantenga, sotto questo profilo, le novità introdotte, in particolare nell'ultima parte della legislatura. Sarebbe grave se tornassimo a una prassi di non rispetto, di stravolgimento delle scadenze fissate dalle leggi.

Il disegno di legge che stiamo esaminando contiene alcune risposte, lo diceva Balia, io lo ripeto. Contiene alcune risposte anche importanti, come per esempio le risorse per la legge "28", problema posto con molta forza anche dall'opposizione e i Consorzi fidi. Contiene però anche alcune cose che non dovrebbe contenere e non ne contiene altre che invece dovrebbe contenere.

Voglio fare una brevissima riflessione a proposito di ciò che contiene di positivo. La legge numero 28 - ne abbiamo parlato in Commissione, ma è bene che si inizi a parlarne anche in aula - è sicuramente uno strumento importante, però noi vogliamo dire alla Giunta e alla maggioranza con molta chiarezza che la legge "28" non è l'alfa e l'omega delle politiche economiche e delle politiche occupazionali della Regione. Io non accetto la posizione di chi ritiene che si debba prima stanziare le risorse necessarie per l'attuazione della legge "28" e poi vedere se ci sono risorse restanti per le altre cose. No, ci sono tante leggi, tanti strumenti, alcuni validi e altri meno, la legge "28" è tra quelli validi, ma ce n'è anche degli altri. Ciascuno di questi strumenti ha un suo fabbisogno, ciascuno di questi strumenti ha determinato degli effetti, non siamo in grado di stabilire con precisione quali siano, per le note disfunzioni in materia di monitoraggio (su questo poi dirò una cosa alla fine) della nostra Regione, e programmare significa, appunto, a partire dai risultati e tenendo presenti i fabbisogni delle varie leggi, fare una scelta in relazione al modello di sviluppo che si vuole perseguire.

Il ragionamento "la 28 è tutto, il resto è niente" non è accettabile, anche se noi siamo d'accordo che la "28" è importante, che va fatto uno sforzo, come si sta sfacendo, ma andrebbe anche forse fatta una riflessione, tenendo presenti tutti i dati, per vedere se questa legge sia ancora e in che misura conforme alle finalità originarie, che sono appunto quelle che sostengono, fondano la possibilità di un'intensità di aiuti alle imprese superiore rispetto agli strumenti ordinari di incentivazione.

Voglio fare un'altra breve riflessione a proposito di ciò che il disegno di legge contiene e non dovrebbe contenere. Mi riferisco semplicemente alle norme in materia di personale, ma potrei anche riferirmi a una congerie di argomenti presenti nel testo originario approvato dalla Giunta, e in una serie di emendamenti, che fanno a pugni con la definizione della legge finanziaria contenuta nell'articolo 13, della legge di contabilità poc'anzi richiamato. So bene che non è la prima volta che si contravviene ai limiti indicati nella legge di contabilità per la legge finanziaria; c'è un'antica prassi negativa, però è anche vero che è stata approvata una legge di riforma del bilancio, della cui importanza forse non siamo pienamente consapevoli, e che su alcuni punti di quella importante riforma ci sono dei ritardi, su altri c'è un vero e proprio ritorno indietro.

Per quanto riguarda i ritardi, anche qui mi limito a scopo esemplificativo a indicarne uno che però per me è serio. Io capisco le difficoltà dell'Assessore del bilancio, le capisco per l'esperienza che ho fatto, capisco le difficoltà della struttura, però su alcuni punti vorrei vedere un impegno maggiore. L'articolo 29 della legge 9 giugno 1999 numero 23 di riforma della contabilità, dice per esempio (sto citando un caso di ritardo grave a mio giudizio): "Il bilancio formulato per unità previsionale di base, in termini di cassa, è predisposto in via sperimentale per l'anno 2000".

Questa parte della riforma, relativa alla formulazione in termini di unità previsionali e in termini di cassa, entra in vigore dal 2001, ma in via sperimentale - detta l'articolo 29 - va predisposta già per il 2000. Il passo indietro più rilevante io lo individuo proprio nel carattere della legge finanziaria, quella che avete approvato a suo tempo con il nostro voto contrario, ma anche in questa modifica della legge finanziaria, cioè in questo disegno di legge di assestamento, ed è relativo appunto al contenuto dell'articolo 13 della legge di contabilità della Regione che dice: "In coerenza con quanto stabilito dai precedenti commi, la legge finanziaria non può contenere disposizioni che prevedano nuove spese, disposizioni che modifichino l'oggetto degli interventi delle leggi di spese, norme di organizzazione, degli uffici e dell'amministrazione regionale".

Un punto sul quale io richiamo l'attenzione, più a scopo preventivo, guardando alla redazione del documento 2001, che a scopo critico, è l'articolo 3 bis, che leggo perché è brevissimo e perché sono convinto che contenga il nocciolo della riforma della legge di contabilità e di bilancio. Sto pensando al lavoro che in questo momento la Giunta e gli uffici iniziano a fare per predisporre il bilancio del 2001, e lo diciamo per tempo perché esigeremo che le note di programma ci siano e siano formulate così, altrimenti il bilancio, Assessore mi ascolti bene, non sarà ricevibile. La legge dice: "Il bilancio pluriennale è accompagnato per ciascuno stato di previsione della spesa da note di programma relative ai programmi previsti nello stesso bilancio pluriennale e da una nota preliminare illustrativa del quadro unitario ai programmi delle attività e della coerenza con le previsioni del documento di programmazione economica e finanziaria. Le note di programma contengono i criteri e le priorità per la predisposizione dei singoli programmi operativi, compresa l'attività degli enti e delle aziende regionali, le risorse finanziarie da impiegare, gli obiettivi e i risultati attesi, la struttura amministrativa responsabile dell'attuazione del programma, le modalità per la verifica e il monitoraggio dell'attuazione, nonché le motivazioni degli interventi previsti nei disegni di legge collegati". Questo è il cuore della riforma.

Per quanto riguarda invece ciò che questo disegno di legge non contiene e che dovrebbe contenere è chiaro che il ragionamento riguarda l'articolo 2 della legge finanziaria. Sulle politiche per lo sviluppo e l'occupazione, vorrei dire in modo molto conciso che sento molta propaganda da parte della Giunta - sono confortato dalla presenza di un Assessore vicino a me nel fare questa affermazione - sento molta propaganda ma poca azione politica e di governo.

Anche su questo, in estrema sintesi, voglio fare una riflessione. Quali sono gli strumenti in mano alla Regione per determinare degli effetti nel campo dello sviluppo e dell'occupazione? Le politiche di bilancio sono la prima cosa, ne ho parlato poc'anzi;un altro importante strumento è l'intesa istituzionale di programma Stato-Regione, e nessuno ci potrà dire che noi stiamo facendo (scusate il termine) "cagnara" su questo, però è un fatto che l'intesa istituzionale di programma langue, oserei dire che è fermo, per ciò che noi vediamo. C'era un calendario preciso, stringente.- Non prendete la mia affermazione come un attacco alla Giunta e alla maggioranza, ma debbo dire che l'approccio del collega Pili sulla questione dell'intesa di programma, ancorché noi fossimo molto critici sul contenuto di quell'operazione, sia nella tempistica che nella determinazione, era quello giusto: "C'è una scadenza, convoco, chiamo, mi muovo, faccio i vari passaggi" Io ero molto critico sul contenuto, però devo dire che c'era in questo comunque la percezione che l'intesa di programma è lo strumento principale che noi abbiamo. Questa percezione - lo vorrei dire al Presidente della Giunta che è assente, ma spero che sia attento al dibattito in Aula su una questione importante come l'assestamento - questa percezione non c'è più. L'intesa è nulla.

L'altro grande strumento è quello dei fondi strutturali; anche a questo proposito, non voglio fare polemica di corto respiro ma noi siamo preoccupati. E' vero, ci sono stati i rinviidovuti a problemi su una scala più ampia rispetto alla problematica regionale, però ci sono difficoltà e ritardi. Soprattutto, Assessore, lo dico perché è una esperienza che ho fatto, io considero importante il tavolo delle forze sociali e istituzionali, nessuno ha detto che il tavolo non conta, non voglio attribuire tesi arbitrariamente, però non si dà più, a quel livello di confronto con le forze istituzionali e sociali, la valenza che gli era stata attribuita. Io posso capire anche il quieto vivere, posso capire anche la volontà di non porsi in urto rispetto ad un indirizzo politico che appare predominante, forse vincente per il futuro, però la realtà è che il tavolo non ha più la funzione che aveva e nemmeno le province hanno più la funzione che avevano nel pensare, assieme alla Regione, la proposta per il tavolo della concertazione.

L'altro strumento è la programmazione locale, ne parleremo quando arriveremo all'articolorelativo nel disegno di legge, ma anche sulla programmazione locale c'è un abbassamento di tensione. Nessuno pensa che i Programmi integrati d'area. e la legge "14" dovessero rimanere come erano. A denunciare gli errori e i limiti della legge numero 14 e anche della prima fase dei P.I.A., è stato probabilmente proprio chi ha dato maggiore impulso all'attuazione della legge "14", perché, per fermarci al dato macroscopico, non c'è dubbio che l'esame di bancabilità del progetto deve essere fatto a monte e non a valle. Ci sono anche altre cose sulle quali sarebbe necessario riflettere, per esempio una certa dose di arbitrarietà nella scelta delle imprese che quella legge consente e i molti margini di gestione clientelare.

Tutte queste cose io le vedo benissimo, detto questo però i Programmi integrati d'area sono uno strumento importante, la legge "14" fa rivista, va completato il primo pacchetto dei Programmi integrati d'area e va impostata la seconda fase. Se continuiamo o se continuate a dare il messaggio che i P.I.A. sono falliti, io penso che concertazione e processi di programmazione dal basso a livello locale non ce ne saranno più per molti anni e questo sarebbe un grave danno per la Sardegna.

L'altra grande problematica è quella relativa agli aiuti dello Stato. Io vedo che la questione della revisione di alcune delle principali normative in questa materia, è stata affrontata con la presentazione di alcuni emendamenti a questo disegno di legge in Commissione. Il meno che si possa dire è che questo è un approccio estemporaneo, una materia che è uno dei cardini delle politiche economiche di sviluppo per la Sardegna non andrebbe affrontata così.

C'è poi la questione del Piano per il lavoro su cui ci fu nella scorsa legislatura una discussione appassionata e talvolta anche dura, tra la maggioranza e l'opposizione e forse anche dentro l'opposizione, sicuramente dentro la maggioranza; ma quel Piano per il lavoro contiene alcuni strumenti estremamente importanti. Anche su questi punti, c'è una diminuzione di attenzione, di tensione e di impegno. Insomma su queste grandi partite non si sfugge alla sensazione che si sia, colleghi della maggioranza, pressoché fermi e che il tentativo difficile, complesso di ricostruire, in tempi diversi rispetto alle esperienze precedenti, una cultura e una strumentazione della programmazione e, attraverso questa, di creare i presupposti per una economia dinamica, stia, al di là delle intenzioni, rischiando (io non imputo a nessuno questa volontà, parlo di processi oggettivi) di ricadere in una fase, diciamo così, di "sprogrammazione" che, ove non ci fosse una correzione, avrebbe degli effetti che sarebbero visibili già solo tra qualche mese. Nei dati di oggi, ora non ho tempo di argomentare, si inizia a vedere già qualcosa, per esempio a proposito della dinamica della spesa regionale in questi sei o sette mesi.

Avrei voluto dire qualche cosa sugli emendamenti e non ho il tempo per farlo. Gli emendamenti principali sono quelli sulla siccità, sui patti territoriali, sui progetti speciali e sui lavori socialmente utili. Concludo dicendo che la manovra finanziaria, perché la mia attenzione è sì a questo disegno di legge, ma è già alla manovra finanziaria per il 2001, sia sotto il profilo delle politiche e sia sotto il profilo dell'attuazione di quei provvedimenti di riforma che prima ho citato, deve essere - questo l'opposizione deve chiedere, questo l'opposizione chiede che sia - un documento adeguato: poi ci saranno le divergenze politiche, poi ci saranno le battaglie, ma deve essere un documento adeguato, al di là, ripeto, del giudizio politico. Su questo l'opposizione sarà molto severa, molto ferma e molto tenace perché una critica profonda e severa è una delle condizioni di cui una Giunta può avere necessità per procedere meglio di quanto stia procedendo.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scano. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 14.