Seduta n.353 del 14/12/1998
CCCLIII SEDUTA
Lunedì 14 dicembre 1998
PRESIDENZA del PRESIDENTE SELIS
indi
del VICEPRESIDENTE MILIA
La seduta è aperta alle ore 17 e 10.
PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 9 dicembre 1998, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Vassallo e Onida hanno chiesto rispettivamente uno e due giorni di congedo. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1999)" (459) e "Proposta di bilancio per l'anno finanziario 1999 e di bilancio pluriennale per gli anni 1999-2001" (460)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta del disegno di legge 459 e del disegno di legge 460.
E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, ci apprestiamo a discutere la quinta ed ultima edizione della legge finanziaria e di bilancio, non senza mettere in evidenza la nostra amara sorpresa e la delusione che deriva dall'esame del contenuto di questi provvedimenti che tradiscono l'aspettativa di quanti avevano ritenuto che con la modifica della legge di contabilità regionale ci si poteva finalmente avviare verso una migliore programmazione delle risorse e di bonifica e di efficienza della spesa pubblica.
La modifica della legge 11/83 riguarda l'istituzione, nell'ordinamento contabile regionale, del documento di programmazione economica e finanziaria, che ha trovato la sua prima applicazione in seguito all'approvazione di questo Consiglio pochi mesi orsono, esattamente il 9 settembre del 1998. Al DPEF l'Assemblea regionale ha inteso assegnare la funzione guida per le politiche rivolte allo sviluppo economico e, più in particolare, per l'individuazione dei contenuti della legge finanziaria e di bilancio. Con il DPEF, in buona sostanza, si intende individuare gli obiettivi, delineare gli interventi con riferimento alle risorse disponibili, quelle proprie, quelle di provenienza statale e comunitaria, nonchè il loro coordinamento in relazione alle attività di spesa. In altre parole la funzione del nuovo strumento di programmazione è quella di individuare, anticipandole nel tempo, le priorità da perseguire in modo da orientare la manovra finanziaria nel triennio di riferimento.
Certamente questo è più facile a dirsi che non a farsi, e soprattutto diventa impossibile quando, in capo ai soggetti che dovrebbero realizzare il progetto, vi sia diffusa incapacità e scarso senso di responsabilità. Ma oltre a questa insopprimibile funzione al DPEF si riconnette un altro compito importantissimo, quello cioè della verifica annuale dei risultati conseguiti, dello stato di realizzazione dei programmi e degli interventi finanziati con il bilancio pluriennale. Tuttavia il DPEF di quest'anno, definito di carattere sperimentale, viene svuotato di tale importantissima funzione sicchè, almeno per il primo anno, non si potrà svolgere l'analisi dei risultati e degli scostamenti rispetto ai precedenti atti della programmazione regionale. Questo checchè ne dica il nostro Assessore della programmazione, anche nella recentissima intervista rilasciata a "L'Unione Sarda", che è stata pubblicata ieri o l'altro giorno.
Ma affermare che il DPF ha funzione sperimentale svuota di importanza questo innovativo strumento, poiché non vi è chi non veda l'inutilità di affermazioni che a questo punto rimangono di pura facciata. Non ha infatti senso, assessore, stabilire principi, individuare gli obiettivi e tracciare i percorsi che costituiscono il fondamento della legge finanziaria e di bilancio, cioè principi che sono indicati e recepiti nel DPEF, se poi non si potrà mai andare ad accertare a consuntivo i risultati delle precedenti manovre. Questa mancata attività di controllo preclude all'amministrazione regionale la possibilità di individuare l'inefficienza delle vie di spesa prescelte per il raggiungimento degli obiettivi, i quali, senza riscontri a consuntivo, rischieranno di essere dichiarati conseguiti per apodittica affermazione, con la conseguenza che se errori, sprechi e inefficienze vi sono, così come è avvenuto nel passato, si continuerà ad operare con le stesse modalità anche nel presente e nel futuro.
Tutto ciò inoltre permette ai diversi assessori di operare con la discrezionalità di sempre, consente loro di continuare la distribuzione delle sempre più esigue risorse secondo criteri impropri, e che in ogni caso risulteranno svincolate dagli obiettivi programmatici per essere ripartiti a pioggia; pioggia che tuttavia non bagnerà tutti in eguale misura. Come sempre accade vi saranno i più e i meno fortunati, e sappiamo chi saranno i più fortunati e chi saranno i più disgraziati.
Ho fatto queste considerazioni non per pura esigenza di esercitazione accademica, ma solo per rappresentare all'attenzione dell'Aula che questo è proprio quello che si verifica nella manovra finanziaria per il 1999.
Caro assessore Scano, è proprio così come affermo; alle belle dichiarazioni di principio, sulle quali si impostava la necessità della riforma della legge di contabilità, la legge 11/83, tanto per intenderci, e ricorderà quale è stata la diffidenza e la ferma opposizione del Gruppo di Forza Italia alla modifica, non tanto perché il documento non si ritenesse uno strumento innovativo, ma proprio perché vi era l'incredulità a che questo nuovo strumento fosse stato utilizzato per i fini per i quali veniva proposto. Quindi, dicevo che la nascita di questo documento vedeva Forza Italia scettica e dubbiosa sulla reale volontà della maggioranza di utilizzare questo nuovo strumento di programmazione per i fini dichiarati e a ciò non avete dato seguito nei fatti, così che il tanto vituperato piano generale di sviluppo non è stato predisposto neanche quest'anno dalla Giunta, ancorchè l'obbligo a suo carico sia ancora vigente, e il DPEF si è dimostrato a sua volta uno strumento vuoto di reali contenuti e di efficacia operativa per i motivi che ho indicato poc'anzi.
Il DPEF avanza la pretesa, perché tale si rivelerà all'esame dei fatti e dei riscontri comparati con la manovra finanziaria, di delineare le linee guida della nuova politica regionale dello sviluppo. Esse sono sostanzialmente incentrate sul perseguimento di questi obiettivi: primo, ampliamento della base produttiva; secondo, valorizzazione delle risorse locali; terzo, adeguamento delle strutture e dei servizi; ed infine le politiche di emergenza per combattere la disoccupazione.
Su tali punti in linea di principio è veramente difficile, se non impossibile, dissentire. Nessuno di tutti noi può certamente negare che lo sviluppo passi e si possa ottenere per strade diverse da quelle che conducono al raggiungimento delle finalità anzidette.
Ma ancora una volta i buoni propositi non seguono fatti concreti e conseguenti. Infatti, per ciò che riguarda le politiche di emergenza per combattere la disoccupazione, la manovra finanziaria tiene conto dei disegni di legge "447" e "387" recentemente approvati, ma trascura altre due fonti di risorse, quelle rappresentate dai fondi della legge numero 402 e quelle relative al riutilizzo delle risorse provenienti dalle contabilità speciali di cui alle leggi "588" del '62 e "268" del '74. Viene così trascurata del tutto l'esigenza di coordinamento, per il loro più razionale utilizzo, delle risorse provenienti dalle varie forme di approvvigionamento, ovverossia quelle di provenienza nazionale e comunitaria.
Questo però contrasta, Assessore, con le affermazioni enfaticamente riportate nel DPEF, ma non di meno nessuno della maggioranza e dell'Esecutivo pare che se ne curi. Ciò che preoccupa molto di questa manovra è che non vi siano, a fronte delle finalità che si dichiara di voler perseguire, chiare e valide azioni rivolte alla finalizzazione della spesa, insomma, per dirla in breve, in essa non si intravede alcuna misura volta all'ampliamento della base produttiva, non sono evidenti prospettive di valorizzazione di risorse locali, manca ogni azione tesa al potenziamento dei servizi, mentre nel versante dell'occupazione le misure del "447" sono insufficienti, clientelari e rivolte essenzialmente al sostegno del lavoro assistito. Qui si potrebbero riproporre tutte le argomentazioni e considerazioni che sono state recentemente fatte in occasione della discussione sul "447".
Una caratteristica della manovra finanziaria 1999 è costituita invece dal fatto che essa anticipa il contenuto dei disegni di legge e di riforma della contabilità regionale nella parte che riguarda il bilancio autorizzatorio, di spese che verranno sostenute materialmente negli anni successivi a quello il cui bilancio annuale si riferisce. Ciò significa che nel corso del 1999 la Giunta potrà autorizzare spese a valere sugli anni successivi nei limiti già previsti dal bilancio pluriennale. Spese che materialmente verranno sostenute nell'anno di riferimento. Tutto ciò, se a prima vista può apparire logico e funzionale ad una esigenza di programmazione pluriennale della spesa, soprattutto con riguardo ai programmi pluriennali di investimento, di fatto si traduce invece in un anticipo a favore della attuale Giunta delle disponibilità di risorse che si potranno avere solo in futuro e che, quindi, allo stesso modo dei mutui di cui dirò fra poco, preclude in parte la libertà di decisione delle Giunte future. Giunte che si ritroveranno a non poter disporre di un consistente ammontare di risorse, la cui destinazione è già stata decisa dalla Giunta attuale. Dei grandi obiettivi di politica dello sviluppo e dell'occupazione sbandierati nel DPEF, nella manovra di bilancio di quest'anno non si intravede neanche l'ombra. Come è scritto nell'introduzione alla nota di accompagnamento al bilancio pluriennale per gli anni 1999 - 2001 invece la manovra si caratterizza per il consolidamento di alcuni interventi che si sarebbero rivelati particolarmente efficaci e per la presenza di alcuni nuovi interventi qualificanti solo se ad essi fossero state date risposte attraverso stanziamenti adeguati. Ma quando parliamo della previsione per il riordino fondiario, quando parliamo di consolidamento per i piani Pia, al consolidamento degli interventi a favore dei comuni per il recupero dei centri storici, il rafforzamento della capacità di spesa delle amministrazioni locali, il sostegno alla pubblica istruzione attraverso il finanziamento di un programma, eccetera, il potenziamento del sistema regionale delle ricerche, vediamo che per questi obiettivi le cifre che sono state stanziate nel bilancio sono poco più del 3 per cento dell'intera manovra, delle intere somme messe a disposizione. Questo è ovviamente un ammontare irrisorio o comunque insufficiente ad incidere veramente sul processo di sviluppo economico ed occupazionale, mentre, ancora una volta, Assessore, si tace sul problema della riqualificazione della spesa che lei usa e forse abusa nel ritenere che sia un punto qualificante dell'azione di governo, ma noi vogliamo vedere i fatti. E` da due anni, da un anno che si parla di questa necessità, però al lato pratico le misure non si intravedono ancora.
Cosa dire della manovra dal lato delle entrate? L'aspetto più preoccupante della manovra, per quanto attiene alle entrate, è rappresentato dalla disinvoltura con la quale la Giunta chiede di poter accedere alla facoltà di accendere debiti attraverso la contrazione di nuovi mutui, con ciò contraddicendo i suoi buoni propositi, che sono parte portante del DPEF. Infatti nella legge finanziaria si pone l'accento sulla circostanza che i nuovi mutui destinati a coprire il disavanzo del 1999, pari a 924 miliardi di lire, sono stati predeterminati in misura eguale all'entità dei mutui autorizzati per lo stesso scopo nella finanziaria del 1998: 924 miliardi erano nel 1998, 924 miliardi si richiedono per il 1999. Con ciò si è voluto intendere che si è mantenuto lo stesso livello di indebitamento dell'anno passato, ciò significa però che se anche il prossimo anno si segue lo stesso criterio i mutui da contrarre a copertura del disavanzo diventerebbero 924 miliardi più 690 già autorizzati quest'anno, per un totale di 1614 miliardi, mentre nel 2001 diventerebbero 994 miliardi più 660 già autorizzati quest'anno, per un totale di 1584 miliardi. Non sfugge però a nessuno, anche perché il collega Desiderio Casu sull'aspetto dell'indebitamento ha soffermato più volte la sua analisi sia nella relazione di minoranza al disegno di legge numero 447, sia nella relazione di minoranza alla legge finanziaria in discussione, che se si vuole insistere su questa politica di bilancio la Regione andrà dritta verso la bancarotta e i tempi di attesa, perché si compia questo doloroso evento, non saranno, signori, certamente lunghi, sono dietro la porta.
Il disavanzo finanziario della manovra in corso, infatti, si somma in mutui contratti al 31 dicembre 1997, pari a lire 2 miliardi e 874 miliardi di lire, ai residui perenti che potrebbero essere reiscritti nei prossimi bilanci di previsione pari a lire 1.651 miliardi e ad altri debiti patrimoniali pari a 57 miliardi, per un totale di 4.582 miliardi al 31 dicembre 1997; aggiungendo a questi il disavanzo finanziario previsto al 31 dicembre 1998, che è già quantificato e che è riportato nella finanziaria per il 1999 in 1.487 miliardi, si arriva a un disavanzo complessivo di oltre 6 miliardi, per l'esattezza 6 miliardi e 69 milioni alla fine di quest'anno.
Questi dati impressionanti per la loro entità non sono nuovi, ma nessuno della maggioranza pare curarsene. Sembrano anche del tutto debellate le resistenze dell'Assessore al bilancio che più nulla oppone alla finanza allegra dei suoi colleghi di governo; e questo avviene anche in presenza di una gravissima situazione e nonostante i buoni propositi al riguardo contenuti nel DPF. Infatti, la manovra di quest'anno prevede - come si è detto - l'autorizzazione a contrarre altri 2.017 miliardi di mutui, di cui 924 previsti esclusivamente per consentire un allargamento della spesa oltre i limiti di disponibilità consentiti dalle entrate ordinarie.
Questi nuovi debiti, così come quelli che derivano dagli altri mutui già previsti di 690 miliardi per il 2000, e 660 miliardi per il 2001, sono l'espressione più immediata e perniciosa della politica disinvolta ed allegra della spesa pubblica, mascherata da un presunto finanziamento di investimenti produttivi la cui finalizzazione e la cui produttività sociale, almeno in molti casi è, a voler essere generosi, quanto meno dubbia.
Però, questo modo di fare e di intendere la politica non porta da nessuna parte. Non risolve, perchè non le affronta, le causa del sottosviluppo e della disoccupazione, ma, si limita a finanziare in deficit le emergenze sempre più pressanti di carattere sociale ed economico.
Non siamo molto lontani dalla situazione d'insolvenza in cui si è venuta a trovare la Regione siciliana. Il collega Renato Cugini, qualche giorno fa, mi ha fatto avere una fotocopia di un giornale quotidiano in cui si rappresentava nei dettagli la situazione della Regione siciliana che è venuta a trovarsi ad un disavanzo di 4.300 miliardi, proprio perchè ha dato mano ad una politica dissennata di spesa oltre quelle che sono le disponibilità che sono consentite dalle sue entrate.
La Regione Sardegna si sta pericolosamente incamminando ed indirizzando verso una medesima situazione.
Anche la Regione sarda, come ho appena finito di dire, ha abbondantemente superato questa soglia di indebitamento, con conseguenze che non saranno dissimili a quelle della Regione Sicilia, ovvero il tracollo economico-finanziario della nostra massima istituzione regionale.
Gli oneri per il rimborso dei mutui per investimento in opere di carattere permanente incidono pesantemente sul bilancio regionale. E qui voglio rubare il mestiere al mio collega Casu dando qualche cifra, che possono essere noiose, pedanti e fastidiose nell'essere proposte, ma che sono l'espressione della gravità nella quale si trova la finanza regionale. Il pagamento delle rate di ammortamento è stato quantificato in 296 miliardi per il 1999, in 353 miliardi per il 2000, in 401 miliardo per il 2001, per un totale di 1.051 miliardi nell'arco del triennio, sto parlando del pagamento di rate.
A questo proposito, giusto per avere la conferma di questi dati, nel prospetto del bilancio si guardi i totali della sub categoria 06, della categoria 11 mutui dello stato di previsione della spesa dell'Assessorato alla programmazione.
Ma non è finita, perchè se a questi importi da pagare si sommano anche le altre categorie di mutui a carico della finanza regionale, cioè i mutui per il fondo di solidarietà sociale, i mutui per il palazzo del Consiglio regionale, i mutui per il ripiano dei disavanzi U.S.L. (ma non quelli che sono a carico dello Stato, ma quelli che sono a carico della Regione) ed i mutui per l'emergenza idrica, le rate di ammortamento da pagare già iscritte in bilancio risultano estremamente elevate, 360 miliardi nel 1999, 416 miliardi nel 2000, 463 miliardi nel 2001, per un totale nel triennio di 1.240 miliardi.
C'è ancora qualche altra cosa da aggiungere perchè ci siamo dimenticati che a partire dallo scorso anno, con una molto discutibile manovra di bilancio e quindi, con un articolo molto discutibile, si è preferito ammortizzare i disavanzi, spalmando il debito del disavanzo nel corso dei 10 anni.
La quota annua del piano di copertura di questo disavanzo di amministrazione, e del saldo negativo finanziario presunto al 1998, è stata inopinatamente e senza validi motivi ridotta negli esercizi dal 1999 al 2001 di 120 miliardi, perchè se ricorderete l'articolo 2 della finanziaria dello scorso anno, prevedeva per la quota di ammortamento del disavanzo, una modesta somma per l'esercizio di competenza (il 1998), e 200 miliardi all'anno dal 1999 in poi fino al 2010.
Adesso, invece, si è modificato perchè si è ridotta di 120 miliardi la quota del 1999 e del 2000, e si sono incrementate dal 2000 al 2007 da 200 miliardi a 331 miliardi i debiti che dovranno essere fronteggiati dalle giunte che verranno.
Si tratta -come può agevolmente osservarsi - di un'operazione molto discutibile sul piano della correttezza contabile, fatta con il solo fine di far apparire più leggeri i debiti per le rate di mutui in scadenza nel triennio successivo al 1999, ma, anche con tale operazione di abbellimento, frutto di un azzardato artificio contabile, se si aggiungono questi altri 80 miliardi nell'anno ai valori sopra indicati, si perviene ad una rata di ammortamento di 440 miliardi nel 1999, 496 miliardi nel 2000, 543 miliardi nel 2001, per un totale di poco inferiore a 1.500 miliardi nell'arco dell'intero triennio. Di conseguenza per effetto della predetta operazione di cosmesi contabile, la rata di ammortamento relativa al 2002 e agli anni successivi, aumenta da 80 a 331 miliardi di lire l'anno, in modo che ammesso e non concesso che nel frattempo non vengano contratti ulteriori debiti, a partire dell'anno 2002 la rata di ammortamento complessiva salirà a 795 miliardi, per un importo che impegnerà ingenti risorse misurabili nell'impressionante percentuale del 12,7 per cento dei fondi propri della Regione. Come dire che su ogni 100 lire disponibili, 12,7 lire sono destinate in partenza per il pagamento dei mutui e dei debiti contratti.
Infine, giusto per rappresentare le cose nel modo corretto, va detto che se non fosse stata fatta l'operazione di cosmesi contabile sopra riferita, il bilancio 1999-2001 avrebbe dovuto prevedere altri 120 miliardi di lire l'anno in più da accantonare, in modo che nel 1999 le rate di ammortamento dei mutui in scadenza sarebbero state di 560 miliardi, di 616 miliardi nel 2000, 663 miliardi nel 2001; però, la nostra Giunta ha ritenuto opportuno 120 miliardi per ciascuno anno, sottrarli e metterli in coda al debito.
E` di tutta evidenza che già da oggi ci ritroviamo in una situazione gravissima, se non del tutto compromessa. Il il rischio è che essa ci possa sfuggire di mano al controllo dell'Assessorato della programmazione e dell'intera Giunta regionale, con conseguenze inimmaginabili sull'economia sarda.
Le proposte avanzate all'insegna dell'irresponsabile indebitamento per finanziare la spesa corrente e quella clientelare sono, quindi, da rigettare con fermezza, perchè costituiscono una minaccia all'equilibrio finanziario della Regione.
Non sono niente più che la premessa del dissesto finanziario della Regione e della sua imminente dichiarazione di insolvenza; nè più e ne meno di ciò che sta avvenendo nella regione Sicilia.
Ho detto dell'indebitamento come elemento di grande discontinuità tra il DPEF e la manovra del triennio 1999-2000, ma le discrasie tra i due fondamentali atti della programmazione (il primo di carattere programmatorio e dispositivo, e il secondo quale strumento di attuazione) non si limitano solo a tale aspetto. Infatti, tra questi assume particolare rilevanza il mancato coordinamento tra le risorse regionali e quelle statali e comunitarie, che non sono certo di poco conto.
Queste risorse sono fuori dal bilancio e dalla manovra. Queste ultime, infatti, per il solo 1999 (si veda in proposito la tabella a pagina 22 del DPEF) ammontano a 3.292 miliardi di lire, che sommate alle entrate del bilancio regionale di 9.440 miliardi, consentono una manovra complessiva, per il 1999, di 12.736 miliardi di lire.
Tra le entrate extra bilancio di provenienza statale e comunitaria, le voci più importanti (com'è noto) riguardano il programma ex legge 402 per un importo di 583 miliardi, il POP Sardegna per 1.122 miliardi, i programmi di iniziativa comunitaria per 153 miliardi, i programmi multi regionali per 810 miliardi, gli interventi per lo sviluppo previsti dal DPEF nazionale per 550 miliardi, ed infine le provvidenze previste dalla delibera del Cipe del 18 dicembre 1996, per 74 miliardi di lire.
A questo proposito è facile rilevare ancora una volta l'ennesima contraddizione tra le solenni enunciazioni del DPEF nel quale, invece, si sottolinea l'importanza della riconduzione a un'unica gestione di bilancio di tutte le fonti di entrate e di spesa della Regione.
Dall'atto della spesa, la considerazione più importante da fare riguarda la diversa composizione tra le spese correnti e quelle in conto capitale rispetto al 1998. Infatti, nel bilancio di previsione del 1999 le spese correnti sono aumentate di 1.543 miliardi, con una variazione incrementativa del 25 per cento rispetto al 1998, mentre le spese in conto capitale si sono ridotto di 396 miliardi, con un decremento del 15 per cento.
Nella manovra finanziaria si registra, tra i tanti aspetti negativi e tra gli altri sicuramente discutibili, quindi, un pericoloso tentativo chi si sostanzia nel processo di sostituzione di spese in conto capitale, con spese correnti.
Nessuno, credo, in quest'Aula, voglia negare che siffatto modo di operare non è certo la maniera migliore d'impiegare le risorse per raggiungere l'obiettivo dello sviluppo economico.
Va ancora soggiunto che questo spostamento non è un'operazione limitata al solo esercizio finanziario 1999. Questa perniciosa tendenza alla sostituzione delle spese in conto capitale con spese correnti, infatti, viene mantenuta anche per i prossimi anni, anzi, si incrementa addirittura, se è vero che la percentuale media del triennio evidenzia un ulteriore aumento delle spese correnti che passano al 69 per cento, a fronte del 63,7 per cento, mentre le spese in conto capitale passano dal 33 per cento, al 26,7 per cento. Questa differente composizione tra spese correnti e spese in conto capitale la dice tutta sulla reale volontà dell'Esecutivo nell'orientare le sue scelte, ed esprime una diminuzione delle capacità della Regione di rivolgere gli interventi a favore degli investimenti e dello sviluppo, restando sempre più coinvolta ed attratta (e non certamente per fine nobili e meritori) sempre di più nel potenziamento della spesa assistenziale ed improduttiva.
Questa considerazione da sola basterebbe a svuotare di pratico ed effettivo contenuto tutti i proclami inseriti nel DPEF con i quali si affermava la prioritaria necessità di una riforma e rimodulazione del bilancio, rivolta a privilegiare le spese d'investimento finalizzate allo sviluppo, piuttosto che le spese correnti finalizzate prevalentemente all'assistenza.
A questo punto viene puntuale una domanda: a cosa servirà mai questo documento di programmazione se poi, nella fase di attuazione, quella cioè in cui si definiscono gli interventi e si stabiliscono gli stanziamenti, il DPEF è destinato a essere niente più che carta straccia?
Il bilancio annuale e triennale va quindi completamente rivisto e formulato. Gli emendamenti che il Gruppo di Forza Italia presenterà, muovono da un chiaro obiettivo che si propone di raggiungere, che è innanzitutto una politica di risanamento e di efficenza della spesa pubblica, essendo consapevole che la crescita economica e sociale non può prescindere, nel modo più assoluto, dal dare risposte a queste due fondamentali esigenze.
Non è infatti più concepibile che alle politiche di rigore adottate in campo europeo, e recepite con tanti sacrifici dei cittadini e del mondo della produzione, la Regione passa far finta di niente e continuare nella politica dello sperpero delle risorse pubbliche, per lo più finanziata in deficit, come avviene con la sconsiderata autorizzazione che si chiede al Consiglio regionale per la contrazione degli ingenti mutui ai quali in precedenza si è fatto riferimento.
Al riguardo riteniamo che l'obiettivo, anche per la Regione Sardegna, possa essere quello di ritenere la spesa pubblica vincolata al rispetto del parametro del 3 per cento, a somiglianza di quanto avviene nel bilancio nazionale e nei bilanci dei paesi membri, a seguito del patto di stabilità e di sviluppo conseguente al Trattato di Maastricht.
Non si capirebbe infatti, perchè detto vincolo debba operare per lo Stato e non anche per le altre regioni ed enti territoriali i cui bilanci, in questo momento, sfuggono a qualsiasi controllo imposto dalle esigenze di contenimento della spesa già vigente a livello nazionale.
La manovra finanziaria in discussione non va nell'auspicata direzione, ecco perchè non ci piace e non ci soddisfa.
L'impostazione dell'opposizione di Forza Italia sarà di conseguenza fatta in senso costruttivo e risulterà orientata al soddisfacimento del vincolo del 3 per cento imposto al deficit di bilancio. Ciò avverrà con la soppressione delle assegnazioni attribuite in deficit ai capitoli di spesa improduttiva, di quelle spese, cioè, che si rivelano inidonee a promuovere lo sviluppo economico regionale o che non rispondono ad esigenze sociali essenziali e come tali insopprimibili, e che sono destinate, invece, ad accogliere spese di natura clientelare.
Se questo Consiglio avrà la capacità di comprendere e di comportarsi di conseguenza, vi sarà un minimo di speranza che le casse della Regione non vengano saccheggiato in maniera vergognosa, per finanziare la prossima campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Busonera. Ne ha facoltà.
BUSONERA (Progr. Fed.). Colleghi del Consiglio, questa manovra finanziaria e i documenti di bilancio che stiamo esaminando possono, a buon diritto, considerarsi il risultato di un modo nuovo di fare la programmazione.
Presidenza del Vicepresidente Milia
(Segue BUSONERA.) Le novità che lo caratterizzano sono rappresentate dal fatto che gli impegni finanziari sono per la prima volta conseguenti a scelte programmatiche contenute nel documento di programmazione economico-finanziaria approvato alcuni mesi fa, e che le risorse impegnate nel triennio sono finalmente spendibili, quindi del tipo autorizzatorio e non programmatorio come fino ad ora accadeva.
E` la prima volta che questo succede, e segna certamente una svolta rispetto al passato. E` chiara in questa novità la consapevolezza che un certo modo di fare la programmazione regionale è diventata inattuale e che, se vogliamo essere adeguati alle sfide che il terzo millennio ci pone, bisogna prima di tutto adeguare gli strumenti della programmazione della spesa alle trasformazioni istituzionali, economiche e sociali che sono intervenute nel frattempo nel nostro paese, e agli obiettivi che possono consentirci di risolvere i gap che la nostra isola sta vivendo per quanto riguarda i due problemi più impellenti: l'occupazione e lo sviluppo.
La Sardegna, con il documento di programmazione economico-finanziaria e gli impegni finanziari contenuti in questo documento, sta programmando il suo futuro, partendo dalle scelte per lo sviluppo nell'ottica dell'integrazione europea, con l'obiettivo di valorizzare tutte le risorse disponibili da quelle previste dalla nostra permanenza nell'Obiettivo 1 a quelle nazionali e regionali.
Siamo tutti consapevoli che questa è l'ultima opportunità per poter raccogliere le sfide della globalizzazione, per non essere sganciati definitivamente dall'Italia e dal resto d'Europa. Il documento di programmazione economico-finanziaria ma anche il nostro recente piano per il lavoro sono gli strumenti per combattere il dramma della disoccupazione e per affrontare i problemi del territorio e dell'ambiente, intesi come risorse e beni da tutelare, per accorciare le distanze con il resto del mondo attraverso la soluzione del problema dei trasporti, delle risorse energetiche, dell'approvvigionamento idrico, per adeguare e valorizzare il nostro capitale umano attraverso la formazione culturale, professionale e la ricerca scientifica.
Sono presenti in queste scelte le nostre priorità della politica di sviluppo da realizzare nel triennio. La finalità è di accelerare i processi di crescita dell'intero sistema produttivo sardo e costruire i presupposti per lo sviluppo e l'occupazione. Le ingenti risorse finanziarie, impegnate in questa sfida, richiedono progettualità, capacità dei sardi di investire nell'impresa, nei servizi, nella valorizzazione della nostra cultura e nella nostra storia.
Il tempo degli interventi a pioggia personalizzati deve concludersi, per lasciare il posto a impegni finanziari produttivi e finalizzati a creare reale sviluppo. Io vedo in questa manovra finanziaria questo sforzo, ancora monco per altro di un'adeguata riforma strutturale del bilancio su cui a breve sarà necessario porre mano. Il bilancio dovrà essere la reale semplice e leggibile espressione delle strategie di sviluppo operate all'interno del documento di programmazione economico-finanziaria, un bilancio per obiettivi articolato per unità di spesa. La riforma della Regione, l'applicazione della "101" con un'amministrazione dinamica ed efficiente, organismi finanziari e agenzie di sviluppi moderni devono esserne il corollario. Il coinvolgimento degli enti locali con la territorializzazione degli interventi ed unitamente al coinvolgimento dei soggetti istituzionali ed economici, la valorizzazione del principio di sussidiarietà e della concertazione delle parti sociali devono essere parte integrante di questo innovativo criterio di programmare di impegnare e spendere le risorse.
Questo discorso è tanto più urgente alla luce della scarsità delle risorse che questa Regione deve gestire e della necessità di controllare l'indebitamento. L'integrazione europea, la politica di rigore nazionale impone di rivedere i meccanismi di recupero delle risorse ed i criteri di spesa. E` necessario aumentare le entrate, ma è anche ineludibile razionalizzare e riformare la spesa. Le risorse comunitarie nazionali sono destinate a ridursi; bisogna essere capaci di fare scelte su cui concentrare le risorse che non ci è più consentito di lasciare inutilizzate. Vanno necessariamente rimosse e semplificate tutte le cause e gli strumenti normativi che hanno reso fino ad oggi difficile la spesa. Risanare e razionalizzare la spesa significa liberare risorse da impiegare per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi: il lavoro e lo sviluppo.
Questa finanziaria pone già negli articoli 5, 5 bis e 6 un'innovazione contabile che va in questa direzione perchè consente, attraverso la riconduzione al bilancio delle contabilità speciali ancora in corso, di disporre di un quadro completo delle attività di spesa, e quindi dà la possibilità al Consiglio regionale di conoscere, valutare e fare scelte operative per dare corso alle iniziative di riforma nei settori più importanti di spesa: enti strumentali, forestazione trasporti e formazione professionale.
Controllare e qualificare la spesa è un obiettivo che implica la capacità di selezionare e di scegliere le priorità. Rigore, dunque, e razionalizzazione. Solo a queste condizioni è accettabile un indebitamento, sicuramente oneroso, come quello che è stato previsto nel documento di programmazione economico-finanziaria e nel piano per il lavoro. L'indebitamento, oggi pari globalmente a circa 1.300 miliardi, è sicuramente motivo di grande preoccupazione. Il suo lievitare renderebbe certamente vane tutte le possibilità di manovra del bilancio e degli impegni di spesa. Le prospettive di una sua progressiva riduzione previste nella finanziaria per l'anno 2000 e 2001, ad una cifra fissata rispettivamente in 690 e 660 miliardi di lire, comportano l'assoluta necessità di razionare la spesa da un lato, ma rendono anche realistiche le previsioni di spesa per l'intero triennio. La politica dello sviluppo non può essere dissociata dalla politica dell'efficienza e del rigore. Questa manovra finanziaria e i documenti di bilancio che l'accompagnano iniziano questo percorso virtuoso. Vi è il consolidamento di alcuni interventi che si sono già rivelati efficaci e l'introduzione di altri particolarmente qualificanti, uno di questi, lo stanziamento di 120 miliardi nel triennio per il riordino fondiario è il primo passo per un rinnovamento della politica agricola fino ad ora mai realizzato.
Voglio ancora sottolineare i trasferimenti ai comuni dei fondi per il recupero dei centri storici, i fondi alle province per la manutenzione della viabilità e degli edifici scolastici di loro competenza, il rafforzamento dei finanziamenti per i piani integrati d'area, il sostegno alla cultura e alla ricerca che, vorrei ribadirlo, costituiscono il percorso obbligato e prioritario per la crescita civile ed economica della nostra isola.
In conclusione, questa manovra finanziaria che porta in sè i germi del rinnovamento, prodotto di scelte programmatiche definite nel documento di programmazione economico-finanziaria, può considerarsi a buon diritto il primo documento che vuole affrontare con innovazione il cambiamento, i problemi dell'occupazione e dello sviluppo, nodi irrisolti della realtà economico-sociale della nostra isola. Il pacchetto dei documenti che questo Consiglio fin qui ha approvato (il documento di programmazione economico- finanziaria e il piano del lavoro), e che si accinge ad approvare (finanziaria e bilancio) che a mio avviso qualificano questa legislatura, contengono già gli strumenti per una grande innovazione e modernizzazione della politica e della società sarda.
Lo sviluppo e il lavoro possono diventare una realtà se si persegue questo obiettivo. Tutta la classe politica, maggioranza ed opposizione, deve essere conseguente a raccogliere questa sfida che è l'unica strada per condurre la Sardegna a un reale ed effettivo progresso. Grazie.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, ho l'impressione che la finanziaria e il bilancio della Regione per il prossimo anno, siano passati un po' sotto silenzio, quasi cloroformizzati senza grosse discussioni tra le forze sociali, imprenditoriali e sindacali. Probabilmente gli occhi di tutti in quest'ultimo periodo erano focalizzati sul cosiddetto piano del lavoro e dell'occupazione che aveva interessato, come ricorderete, questa Aula per parecchi giorni, quasi che da quel piano potessero dipendere le sorti della Sardegna e dei suoi abitanti. Purtroppo, però, sappiamo sempre a proposito di questo piano, che così non è stato, se è vero come è vero che lo stesso piano non ha assolutamente accontentato nemmeno quelle forze politiche che con vigore ne avevano sollecitato la discussione.
Il piano, a dire il vero, si è tradotto in un insieme di provvedimenti tipici di un assestamento di bilancio, con il trasferimento di poste da un capitolo ad un altro e che salvo rare eccezioni non darà i frutti che molti si attendevano.
Dicevo all'inizio un po' di sordina sulla finanziaria. Credo che due obiettivi a mio avviso sono già falliti: primo, arriva anche quest'anno in ritardo in Aula, nonostante, a dire il vero, il tutto sia stato predisposto quasi per tempo, e questo alla fin fine comporterà l'esercizio provvisorio per almeno un mese, cioè avete perso la scommessa che avevate preso con voi stessi e che speravate di sbandierare come un successo nella prossima campagna elettorale. Vediamo!
Secondo, la struttura complessiva del bilancio è rimasta invariata, l'ha ricordato un attimino fa la collega Busonera, rispetto agli anni precedenti in una miriade di capitoli in luogo dell'accorpamento per obiettivi di cui si era lungamente parlato. Capitoli che non selezionano la spesa, ma interventi a pioggia per accontentare richieste clientelari anche queste in vista della cadenza elettorale.
Quindi, nessun aspetto di novità nella finanziaria e nel modo di condurre la gestione della spesa pubblica per il prossimo anno e per il triennio 1999 - 2001.
Quindi, la manovra finanziaria ricalca, a mio avviso, la politica fallimentare degli anni precedenti e pertanto i risultati che si potranno avere non saranno quelli tanto attesi dai sardi, che lo ricordo li aspettano già da circa un quinquennio da questa maggioranza, ai quali è bene ancora ricordare furono fatte ben diverse promesse elettorali.
L'insufficienza della vostra azione, che le forze sindacali ed imprenditoriali denunciarono l'anno scorso, resta tutta per intero e la vostra incapacità nel programmare e nello spendere è uno schiaffo nei confronti dei tantissimi sardi in attesa di occupazione, il più drammatico dei problemi della nostra terra, che interessa principalmente i giovani e coloro che il lavoro non l'hanno mai avuto. Non bastano le parole e i proclami, gli auspici per cambiare una situazione tragica, è opportuno creare lavoro e lavoro produttivo e duraturo perché i lavori di pubblica utilità, i lavori socialmente utili e quanto altro, seppure sono necessari in una situazione come l'attuale, sono solamente un palliativo, una risposta insufficiente.
Proprio per questo, lo voglio ricordare, il Gruppo di Alleanza Nazionale ha individuato tramite la proposta di legge numero 417 che quest'Aula, pur con degli aggiustamenti, ha approvato alcuni giorni orsono comprendendone la bontà e la giustezza della proposta, quindi che solo con lo sgravio totale dei contributi previdenziali ed assicurativi a carico del datore di lavoro si può creare lavoro e lavoro duraturo. Un incentivo rapido e concreto ai datori di lavoro che procedano ad assunzioni a tempo indeterminato per i quali, come è noto, il costo del lavoro proibitivo rappresenta molto spesso un ostacolo insormontabile. Quindi, non solo parole, ma idee e fatti concreti da parte di una forza politica che si candida alla gestione della cosa pubblica.
L'onorevole Palomba, lo voglio ricordare, in due lettere indirizzate ai sardi, una fine 1996 e l'altra fine dicembre 1997 per fare gli auguri ai sardi, probabilmente lo farà anche per il 1998, ha in quelle due occasioni giustamente evidenziato i problemi della Sardegna: occupazione, sviluppo, continuità territoriale, energia, trasporti, viabilità, tutela ambientale, eccetera, concludendo che non vi può essere autonomia senza lavoro e che il lavoro è affermazione della persona come partecipazione al destino della propria comunità e alla sua crescita sociale. Parole e concetti condivisibili, ma le nostre popolazioni, onorevole Palomba, non possono vivere di sole parole e di soli concetti, hanno necessità di certezze e di scelte mirate. Le manifestazioni e le proteste che si sono susseguite in quest'ultimo periodo da parte di varie categorie di lavoratori sono la cartina al tornasole di una situazione sempre più grave, che va purtroppo a ripercuotersi nella cellula più importante della società, che è la famiglia, che tende purtroppo a sfaldarsi se manca il lavoro. E se manca il lavoro non si creano nuove famiglie, non si perpetua la specie, entrano in crisi principalmente i piccoli centri, e ricordiamo che lo spopolamento è la morte civile, culturale, tradizionale ed economica, e ai problemi pertanto si aggiungono altri problemi, si chiudono le scuole, i servizi pubblici essenziali, le caserme, persino le chiese. Scompare così la presenza dello Stato e della Regione in un momento in cui questa presenza dovrebbe essere più incisiva.
Onorevoli colleghi, siamo ormai a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo di questo Consiglio regionale, è un momento di consuntivi da presentare a coloro i quali nel maggio 1994 avevano avuto fiducia in noi tutti, ma principalmente nella maggioranza che poi si è costituita. Quali sono e quali possono essere, proprio a consuntivo, i gioielli che potete presentare ai sardi e chiedere nuovamente il loro voto? Fra questi gioielli che la disoccupazione è diminuita? Che la Sardegna finalmente, per esempio, ha il gas metano? Che il costo energetico è pari a quello delle altre regioni italiane? Che la viabilità in Sardegna è al passo con quella della penisola? Che abbiamo finalmente la continuità territoriale? Che i settori caseari, commerciali o artigianali sono in netta crescita? Che si è data risposta ai grandi progetti imprenditoriali per il turismo, come per esempio il Master Plan della Costa Smeralda, che attende da oltre quindici anni? Che l'agricoltura sarda è competitiva e che le esportazioni in questo settore sono aumentate? Che l'emergenza idrica è solo un ricordo? Che l'assistenza sanitaria non è più da Terzo Mondo? Oppure avete altri gioielli? Io credo, e sono sicuro che lo credete anche voi, che i gioielli sono pochini, forse c'è in giro un po' di bigiotteria a basso costo. E` questo il vostro risultato in questi quattro anni e mezzo di azione amministrativa, improntata in buona parte sulla divisione ed occupazione del potere e che si è concretizzata in ben cinque crisi di Giunta.
Mi sembra pertanto (e avrei tante altre cose da dire) inutile infierire ancora sul vostro fallimento. Questo sicuramente sarà compito delle popolazioni della Sardegna quando saranno chiamate ad esprimersi sulla vostra attività.
Mi piace invece, prima di concludere, parlare in positivo come si conviene ad una forza politica come Alleanza Nazionale. Alleanza Nazionale in questa undicesima legislatura, pur svolgendo un ruolo di opposizione che l'elettorato le ha attribuito, in quanto espressione di una forza politica di governo provvisoriamente all'opposizione ha assunto concrete iniziative legislative in tutti i settori, accettando la sfida della Giunta, ed i risultati ottenuti su alcune di queste sfide, sulle nostre proposte, stanno a dimostrare la bontà delle tematiche portate avanti. La bontà delle proposte avanzate ed i risultati ottenuti stanno portando Alleanza Nazionale a predisporre un progetto per la modernizzazione della Sardegna, partendo dal presupposto secondo il quale è possibile costruire il futuro della nostra isola favorendo, incentivando ed esaltando le inclinazioni naturali del territorio, il che conseguentemente significa perseguire politiche a favore della piccola e media impresa, artigianato, attività di commercio medio e piccolo, agricoltura di allevamento, turismo ed attività culturali con proiezioni di ritorno economico. Se dunque le inclinazioni naturali del territorio sono il principio di sviluppo non è difficile valutare come la Sardegna, per ambiente, cultura, insediamenti archeologici, tradizioni, emergenze naturali quali il mare, le colline, la campagna, le sorgenti termali, costituisca un giacimento complessivo, un unicum irripetibile che ormai è entrato nell'immaginario collettivo. Questo unicum è l'immagine della Sardegna, è il patrimonio da un lato e l'oggetto dell'investimento dall'altro, che può essere, a mio avviso, il progetto dello sviluppo della Sardegna nuova, per una Sardegna nuova. E' con questo progetto che ci accingiamo a lanciare la sfida all'attuale maggioranza certi che da tale progetto le nostre popolazioni, per oltre quarant'anni mortificate e deluse, potranno ricavarne indubbi vantaggi. E non solo i sardi residenti, ma i tanti sardi, ai quali va il mio saluto, che in ogni parte del globo aspirano ad un domani migliore e che vorrebbero essere parte attiva nello sviluppo dell'isola ed avere una regione attiva e presente non solo in incontri folcloristici e conviviali.
Detto questo, onorevole Presidente, io ho terminato, non mi dilungo ancora di più, annuncio solo che non mi riconosco in questo bilancio che, a mio avviso, è e sarà fallimentare come gli altri e pertanto annuncio il mio voto contrario.
PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Schirru. Ne ha facoltà.
SCHIRRU (Progr. Fed.). Signor Presidente, signori assessori, intervengo per esprimere innanzitutto un giudizio positivo sull'impostazione della legge finanziaria. Il quadro programmatico entro cui si muove la manovra di bilancio 1999 - 2001 è, come è stato ricordato, racchiuso nel documento di programmazione economica e finanziaria, che ha dettato gli indirizzi più rilevanti per favorire la ripresa economica e, in particolare, lo sviluppo e il rilancio dell'occupazione in Sardegna. In quest'ottica è stato possibile destinare gran parte delle risorse finanziarie determinate dalle entrate proprie e da quelle dello Stato, anche se, ancora una volta, ricorrendo all'indebitamento, agli interventi per lo sviluppo con investimenti per infrastrutture ed interventi settoriali, che avranno comunque effetti rilevanti sulla crescita economica. Aver pensato di raggiungere gli obiettivi prioritari dello sviluppo e dell'occupazione con una strategia di azioni mirate, tese ad eliminare gli ostacoli che impediscono lo sviluppo stesso, dando garanzie di sostegno, informazione, semplificazione amministrativa, incentivi alle imprese e soprattutto ai giovani, significa che anche la nostra Regione vuole partecipare attivamente al piano di risanamento e di ripresa nazionale, ma significa soprattutto voler perseguire una politica tendente al raggiungimento del migliore rapporto costi - benefici, dando la massima importanza alla programmazione delle priorità degli interventi, razionalizzando al massimo le spese. Sono cosciente che i problemi che devono trovare soluzione sono tanti, e per questo non intendo cadere in facili ottimismi. Sento però la necessità di esprimere una certa soddisfazione per gli impegni che si stanno assumendo per estinguere i mutui contratti e per organizzare una razionalizzazione delle spese, per responsabilizzare e formare il personale secondo i principi della legge 101 del 1998. Gli elementi di maggiore interesse della finanziaria sono senza dubbio quelli racchiusi nell'articolo 7, dove sono previste maggiori risorse per i piani integrati d'area e il recupero dei centri storici.
Sono questi, insieme ad altri, i punti che, a mio parere, caratterizzano il documento di accompagnamento al bilancio, e che hanno un grande significato economico e sociale. Questi interventi permetteranno non solo di riprogettare e programmare le risorse locali in ambito territoriale, ma anche di rivitalizzare le nostre comunità, con la riscoperta e valorizzazione dei centri storici. Questi potranno diventare scelte ed investimenti anche di tipo turistico. Interventi innovativi in cui vogliono essere protagoniste tutte le istituzioni locali. Per questo ritengo importante destinare risorse al finanziamento, per esempio, per la predisposizione dei piani particolareggiati di recupero dei centri storici, per dare l'opportunità anche ai piccoli comuni, a coloro che ancora non hanno predisposto questo importante strumento, di accedere ai finanziamenti previsti dalla legge specifica. Mi preme ancora sottolineare che in questa finanziaria vengono previsti aspetti sui quali abbiamo soffermato la nostra attenzione, e che sono stati al centro delle riflessioni fatte anche in sede di prima Commissione. Mi riferisco, in particolar modo, alle modifiche dei criteri di ripartizione dei fondi della 25, alla concessione ai comuni di un contributo aggiuntivo per le spese relative alla gestione degli uffici, servizi, per favorire la produttività del personale negli enti locali.
Ritengo molto importante inoltre il finanziamento straordinario in favore delle province, per l'adeguamento delle strutture scolastiche, della viabilità e soprattutto per assicurare gli interventi di disinfestazione da parte di personale precario, utilizzato oggi dalle province per far fronte al processo di invecchiamento e pensionamento di personale ex Craai.
Colgo lo sforzo rivolto a tenere alto il livello dei servizi, quali scuole materne, sicurezza sociale, tutela e gestione dei beni culturali, artistici ed ambientali. Sono convinta che gli enti locali riconosceranno che forse per la prima volta non si riducono i trasferimenti regionali, ma si consolidano, anzi aumentano grazie all'operazione di ripartizione e destinazione dei proventi derivanti dalla vendita di immobili regionali non utilizzati a fini istituzionali.
Certo, tutto questo non significa ancora decentramento finanziario ed amministrativo completo, ma possiamo affermare che siamo già su una buona strada.
Detto questo sento l'esigenza di avanzare una proposta relativa all'incremento del fondo per la sanità da destinare alle aziende U.S.L. per il finanziamento delle spese correnti e quelle in conto capitale, ferma restando l'esigenza richiamata dall'articolo 24 connessa all'attuazione del piano regionale dell'assistenza psichiatrica, dove, a mio parere, in questi ultimi anni sono stati fatti miracoli nella nostra Regione. Richiamo l'attenzione della Giunta su una nuova emergenza sulla quale è necessario intervenire urgentemente. Il problema è la lotta alle tossicodipendenze, che occorre affrontare con l'ampliamento dei servizi SERT con più personale, con maggiori interventi di prevenzione. Questa proposta nasce da una esigenza molto sentita dalle amministrazioni locali, dagli operatori e dalle famiglie che combattono quotidianamente con questo nuovo e drammatico fenomeno che coinvolge le nuove generazioni. Chiedo per questo di fare un passo in avanti nell'interesse comune delle famiglie, delle realtà locali e della nostra regione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.), relatore di minoranza. Io pensavo che stasera ci fosse un po' la ressa per intervenire sulla legge finanziaria, invece constato che, nonostante si tratti di un documento di importanza fondamentale nella vita dell'Isola, la ressa non c'è. Se è vero, come è vero, che i Parlamenti, credo che ce lo insegni la Gran Bretagna, sono nati per il controllo, soprattutto per il controllo della spesa pubblica da parte dei governi, mi pare che il controllo che questo Consiglio vuole esercitare sulla spesa pubblica è un controllo proprio all'acqua di rose. Questo è dimostrato dalla presenza non massiccia della Giunta in aula, della presenza scarsa da parte del Consiglio regionale. Si tratta di un provvedimento di basilare importanza, non solo perché trattasi della legge finanziaria e del bilancio per l'anno 1999, ma perché è un bilancio, è una legge finanziaria che assume una particolare rilevanza. Una particolare rilevanza perché, chi non ha dimenticato il documento di programmazione economica e finanziaria, ricorda che in questo documento la Giunta metteva in evidenza le due ipotesi per il triennio 1999 - 2000 - 2001, per quanto riguarda il finanziamento della spesa regionale.
Le due ipotesi erano: o si tagliano le spese o ci si indebita. Ci poteva essere anche una terza ipotesi, tagliare le spese parzialmente, indebitarsi parzialmente. Mi pare che la via seguita dalla Giunta sia stata quella di un ulteriore indebitamento.
Signor Presidente del Consiglio qualcuno mi dice: "Ma gliel'hai già detto tu che si sono indebitati.". Certo, gliel'ho detto ma glielo ripeto che si sono indebitati. Ma glielo ripeto perché? Qualcuno in quest'Aula ha fatto riferimento anche stasera alla Regione Sicilia, il collega Giorgio Balletto. Per la Regione Sicilia si è parlato di crac della Regione e ne ha parlato il Corriere della Sera, che non è un giornale scandalistico. Si è parlato di crac della Regione Sicilia perché ha un indebitamento pari a 4300 - 4500 miliardi. Noi abbiamo un indebitamento che è quasi doppio, in un bilancio che è meno della metà. Il bilancio nostro è all'incirca di 9 mila miliardi; il bilancio della Regione Sicilia è all'incirca di 18 - 20 mila miliardi.
Allora, se noi abbiamo in un bilancio che a malapena è la metà di quello siciliano un indebitamento quasi doppio evidentemente il crac della Regione Sardegna sarebbe dovuto già avvenire da un pezzo. Ma perché sostengo questo? Io vi invito a prendere i documenti; badate, i calcoli sono fatti sui documenti ufficiali e i documenti ufficiali dicono questo. Il rendiconto anno 1997 nella voce mutui, a carico della Regione, porta la cifra al 31 dicembre 1997 di 4582 miliardi. Questa è la cifra che risulta dal conto del patrimonio già visto dalla Corte dei Conti. Se così non è, credo che mi debba essere data una dimostrazione che non è così, diversamente io, fino a prova contraria, ritengo che il dato riportato nel documento compilato dalla Ragioneria generale, passato attraverso l'esame della Corte dei Conti, debba essere preso per vero.
Andate a vedere la legge finanziaria che stiamo commentando, che entra nella discussione. All'articolo 1 porta un indebitamento di 2705 miliardi (fate i calcoli, non ci vuole molto, basta sommare); articolo 1, 924 miliardi, 233 miliardi, 198 miliardi, tutti da contrarre nell'anno 1999; 690 miliardi da contrarre nel 2000; 660 miliardi da contrarre nel 2001. L'impegno globale che assume l'ente per la contrazione dei mutui è di 2705 miliardi, sommati ai 4582 e agli ulteriori 2228 miliardi che risultano dall'articolo 2, e qui è detto, è detto dietro mia osservazione perché originariamente la norma, se voi per curiosità andate ad esaminare l'articolo 2, redatto dalla Giunta, era stilato diversamente. Nell'articolo 2, fatto dalla Commissione bilancio e programmazione economica, risultano complessivamente lire 2228 miliardi 928 milioni; e questo è per il passato, non è per il futuro. I 2228 miliardi e 928 milioni riguardano il previsto disavanzo al 31 dicembre 1998; quindi al 31 dicembre manca poco, mancano 17 giorni. Allora, sommando i 4582 miliardi risultanti dal conto del patrimonio al 31 dicembre 1997, i 2705 miliardi risultanti dall'articolo 1 della legge finanziaria che stiamo esaminando, i 2228 miliardi risultanti dall'articolo 2 della legge finanziaria noi arriviamo alla cifra di 9516 miliardi. Ma per correttezza, siccome il debito relativo al 2000 e 2001 è da contrarre in futuro, allora io tolgo anche i 690 miliardi più 660 miliardi, 2000 e 2001, che fanno 1350 miliardi, sottratti dalla somma che ho indicato prima, l'esposizione della Regione diventa di 8166 miliardi.
Credo che questo Consiglio, di fronte ad una esposizione della Regione di queste dimensioni, se vuole rendere conto ai cittadini sardi debba incominciare a riflettere veramente in modo serio. Se il nostro compito qui è quello qualche volta di scaldare le sedie e altre volte neanche di scaldare le sedie, allora è un altro discorso. Siccome io mi intestardisco a pensare che sia stato eletto per rispondere di fronte al popolo sardo, io, questi discorsi, li ho fatti, li ripeto e li ripeterò a costo di annoiare qualcuno. Questo perché noi siamo arrivati a questo indebitamento, e mi pare obbligata la domanda: "Ma abbiamo previsto la contrazione di questi mutui, abbiamo un'esposizione della Regione di queste dimensioni perché vogliamo in modo straordinario affrontare il problema dell'occupazione, è vero questo o non è vero?" Io non riesco a sottoscrivere l'affermazione che noi stiamo affrontando in modo serio il problema dell'occupazione.
Io ho qui di fronte sempre atti ufficiali della Regione, stato di attuazione delle attività gestite mediante contabilità speciali e dell'assistenza sanitaria. A pagina 21 di questa pubblicazione leggo (vi risparmio, se non è proprio necessario, le singole cifre): "stanziamento globale 137.573.248.471; impegni 3.059.000.000, stanziati 137 miliardi, impegnati 3 miliardi, pagati 3 miliardi, rimasti da impegnare 134.573.248.471". Fra questi (se voi per curiosità andate a vedere la pagina 21) rintracciate "progetti comunali finalizzati all'occupazione, stanziati 110 miliardi, da impegnare 110 miliardi". Andate oltre: "partecipazione al capitale iniziale di società miste, stanziati 6 miliardi, da impegnare 6 miliardi", vale a dire che per i progetti finalizzati all'occupazione, per la partecipazione al capitale delle società miste fino alla data del primo settembre 1998, perché questa situazione viene rappresentata a quella data, non si è impegnata alcuna somma. Ebbene l'indebitamento noi lo stiamo facendo, l'abbiamo visto attraverso il "447" ed anche attraverso il "459" soprattutto in questa direzione, per potenziare i progetti di lavoro che dovrebbero scaturire dai comuni e che dovrebbero essere realizzati dalle società miste, capitale pubblico e capitale privato. Io dico che se noi riflettiamo, ci rendiamo conto che stiamo volgendo lo sguardo, per quanto riguarda l'occupazione, in una direzione sbagliata. Direzione sbagliata perchè il pubblico (questa è la dimostrazione che noi abbiamo avuto), non riesce a dare occupazione e noi insistiamo con il pubblico!
Badate, esaminare tutta la contabilità della regione è un'impresa disperata! Ci vuole un'équipe di persone non una persona sola!
Ma, vedere questa contabilità regionale a brandelli... Dico che una Giunta seria dovrebbe assumere l'incarico, assessorato per assessorato, assessore per assessore a mettere ordine nei conti della regione, perchè ci sono risorse annidate dappertutto, ci sono miliardi dappertutto e questi miliardi non vengono spesi. Questa è un'offesa al popolo sardo!
Adesso noi vogliamo potenziare i progetti fatti dalle società miste; i piani integrati d'area, vi ho fatto osservare un'altra volta, che vengono potenziati non per il triennio 1999-2000 e 2000-2001, ma per il decennio 1999-2009, anzi sono 11 anni se partono dal 1999 ed arrivano al 2009. Vogliamo potenziare queste attività gestite sempre dal pubblico, ma in quest'Aula spesse volte si è parlato di globalizzazione. Ma ci rendiamo conto!? Pensiamo proprio che la globalizzazione possa essere realizzata dagli enti pubblici isolani o anche dagli enti pubblici nazionali?!
Credo che siamo veramente al di fuori di una strada corretta. Non potrà mai essere realizzato un mercato libero, non potrà mai essere realizzato dagli enti pubblici che hanno altri compiti, e bene farebbero a seguire con attenzione i compiti istituzionali che la legge loro attribuisce. Mi direte: "Ma le società miste non sono un'invenzione della Sardegna". Sono d'accordo su questo, ma credo che dobbiate anche voi essere d'accordo sul fatto che le società miste non porteranno occupazione nè in Sardegna, nè in Sicilia nè in Campania nè in nessun'altra regione.
Il disagio che credo che sia stato dimostrato recentemente, anche "definito" dal congresso di Vienna, nonostante l'apparente ottimismo dimostrato dal nostro Presidente del Consiglio parlando di fatto storico, ma è un fatto storico negativo, o per lo meno a Vienna non si è concluso nulla!
Cioè, l'occupazione deve essere fatta in ogni stato e in ogni regione! Non possiamo aspettare che l'occupazione ci provenga dall'Europa, perchè non verrà mai, perchè gli altri paesi si trovano non con il nostro disagio, ma ugualmente alle prese con dei problemi di dimensioni catastrofiche: 17 milioni di cittadini europei senza lavoro.
Ma, questi 17 milioni di cittadini europei senza lavoro trovano da noi un riscontro in 334 mila disoccupati, con una percentuale del 28 per cento, mentre in Europa la percentuale media è di circa il 10 per cento. Quindi, è evidente che i nostri problemi sono molto più gravi di quanto non lo siano i problemi della Germania, della Francia, dei Paesi Bassi e della stessa Italia per quanto riguarda la metà in su; a partire dal Lazio verso l'alto, la disoccupazione non è del 10-12 per cento o del 28 come la nostra, ma è del 6-7 per cento e quindi si può considerare una disoccupazione che rientra nel sistema normale.
Allora, noi cosa avremmo dovuto fare? La bacchetta magica per creare posti di lavoro non ce l'ha nessuno, neanche noi! Però, avremmo dovuto fare una riflessione seria!
Ma, come si fa a fare una riflessione seria in un'Aula come questa?! Come si fa a dire in alternativa a questo atteggiamento assunto dalla maggioranza in questa finanziaria, noi avremmo avuto quest'altro atteggiamento?
Ripeto, l'avete sentito dire altre volte, e lo ripeto: un sistema stradale, dei servizi che non sono all'altezza dell'anno 2000 e una scuola che è ben lontana dal fornire la cultura così come vuole il popolo del 2000.
Per quanto riguarda il problema culturale noi abbiamo assistito ed assistiamo a questo fatto; la società richiede una preparazione sempre più spiccata, più accentuata, la scuola precipita e non muoviamo un dito!
Ci riempiamo la bocca di dibattito, scuola pubblica o scuola privata, però la scuola non funziona, non dà la preparazione, non dà la cultura richiesta all'uomo del 2000. Anche perchè noi muoviamo qualche passo in questa direzione? Cosa abbiamo fatto con il "447" e con la legge finanziaria in materia culturale, in materia di preparazione professionale?
Continuiamo ad avere la stessa formazione professionale che richiede circa 200 miliardi, ma che dà una preparazione che lascia molto a desiderare.
E` questione di assumere ciascuno l'impegno, per quanto lo riguarda, in modo serio. Certo, non vi nascondo che nello sfogliare questo libro di cui vi ho parlato, e trovo che c'erano progetti dei comuni per 110 miliardi, stanziati 110 miliardi non impegnati, veramente mi scendono le braccia! 6 miliardi stanziati per le società miste, 6 miliardi non impegnati nell'anno 1998!
Il discorso potrebbe continuare e certamente non ho potuto leggere tutti gli atti e tutti i documenti allegati alla manovra finanziaria, ma, se li leggessi ne scoprirei delle belle, perchè se vado a vedere, anche nei fondi di rotazione spesse volte trovo 250 miliardi stanziati e utilizzati 180. Sarebbe bello esaminare analiticamente tutti questi dati.
Quando ho detto qualche volta in quest'aula: "Noi stiamo amministrando e spendendo una massa di denaro di dimensioni elefantiache, ma non riusciamo neanche appena appena a smuovere le acque della disoccupazione in Sardegna". E se è vero (come sarà vero) che tra i 334 mila disoccupati ce ne sono 50 mila che disoccupati non sono.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Quel dato è 50 su 130 mila, per la precisione.
CASU (F.I.). Voglio anche ammettere che su 334 mila unità ce ne siano cento mila che non corrispondono al vero, rimane pur sempre una disoccupazione di quasi 250 mila disoccupati. La dimensione di 250 mila disoccupati, in una popolazione di 1 milione e 600 mila unità, credo che sia un fatto che ci dovrebbe veramente preoccupare.
Risulta anche a voi che un certo Mario Monti ha detto ai giovani: "Voi dovete scioperare contro gli adulti, perchè continuano a consumare le risorse dimenticandosi che il giovane non trova lavoro". Non possiamo continuare all'infinito! Una finanziaria di queste dimensioni, non fa nulla per affrontare il problema, e noi il problema lo dobbiamo affrontare, perchè se appena appena pensiamo al padre di famiglia disoccupato che non riesce (e ci sono) a dare il pane alla propria famiglia, credo che questo Consiglio dovrebbe preoccuparsi, credo anche che questo Consiglio non meriterebbe di tornare qui l'anno venturo, quando arriveremo alle elezioni. Per questo siamo qui, per curare gli interessi di tutto il popolo sardo. Non possiamo continuare in questo modo.
Mi dispiace se le mie prediche vanno ai presenti mentre dovrebbero andare a tutti i consiglieri regionali, perchè mi sono assunto il compito (almeno nel mio Gruppo) con il collega Giorgio Balletto, di esaminare i documenti finanziari, di esprimere il giudizio che non sarà solo il nostro ma sarà di tutto il Gruppo, ma certamente l'attenzione con la quale noi esaminiamo sempre i documenti finanziari, è un'attenzione maggiore di quella che mettono tutti gli altri colleghi del Gruppo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, è assai stimolante prendere la parola in questa affollata Assemblea consiliare, e il sorriso degli unici due superstiti della Giunta regionale qui questa sera è chiaramente il termometro di quella grande sensibilità che la Giunta, e soprattutto i banchi della maggioranza, danno a questo atto vitale, come sempre fondamentale e importante per la spendita delle nostre magre disponibilità.
Magre disponibilità che, per avere qualche sostanza, vista la dissennata amministrazione degli anni passati, sia inerente questa sciagurata legislatura, sia alle precedenti legislature, sono magre disponibilità per imprevidenza, incapacità e per il solito modo, che non cambia neanche questa volta, di programmare e concepire la spesa delle nostre risorse per creare veramente un fatto economico virtuoso e produttivo di buona economia e occupazione. Quindi ci ritroviamo bene o male a dover contrarre, per volontà della Giunta, solo per il 1999, la bellezza di 1.355 miliardi di mutui, poi chiaramente, se si avrà capacità di spendita, chi dovrà restituire questi soldi insieme ai precedenti disavanzi, è un fatto abbastanza relativo per gli attuali responsabili della maggioranza.
Il contrarre debiti e mutui non sarebbe cosa del tutto sbagliata se (e lo sottolineo) questi soldi venissero indirizzati in modo intelligente e oculato su pochissimi settori della nostra economia, così come devono essere indirizzate tutte le nostre risorse della 459/A, per seguire una nuova strategia economica, cioè quella di scommettere tutto nei settori peculiari dell'economia sarda, della possibilità di creare un fatto economico ed occupazionale virtuoso, nei settori dove capacità imprenditoriale, situazione di mercato, previsione di tutti gli istituti economici mondiali, semplice buon senso, conoscenza di casa nostra, delle nostre capacità nel breve e medio termine, ripeto ancora, delle nostre peculiarità ambientali, conoscenza di tutto questo, che mi pare in modo evidente anche in tutta questa legislatura che volge al termine, che non si ha questa conoscenza o non la si vuole avere, perchè mi rifiuto di intendere che colleghi, sia nella Giunta che nei banchi della maggioranza, che conosco e stimo come persone di grande conoscenza e di grande capacità, mettano la testa sotto terra come lo struzzo e facciano finta di non capire che cos'è la Sardegna, quali sono le sue caratteristiche umane e ambientali, dove devono essere indirizzati i nostri investimenti e la nostra programmazione economica, per creare veramente lavoro e occupazione durevole.
Allora, perché persone intelligenti, persone che hanno un loro grande bagaglio culturale, persone che senz'altro non possono essere considerate incapaci, mettono la testa sotto terra come lo struzzo e dimostrano in modo tragico e evidente di non conoscere la propria Sardegna. Semplicemente perchè c'è un virus eterno, un virus di cui ancora non si sono sviluppati bene gli anticorpi e non si è trovato ancora il vaccino, ed è il virus elettorale. La politica si sviluppa non in base alla necessità del popolo che si amministra, ma, in base alla necessità soggettiva di tornare a scaldare questi banchi. Ecco che tutte le lamentazioni tecniche, puntualmente portate per esempio dal collega Casu, dal collega Frau, che mi ha preceduto, e dal collega Balletto, su quei punti di spesa oltraggiati nel termine stesso della parola spesa della buona economia, sono la puntuale denuncia di questa non incapacità a conoscere le nostre prerogative economiche e le nostre possibilità, ma proprio quella volontà di mantenere la testa sotto terra, di non guardare gli interessi del popolo sardo, ma di creare questo atto fondamentale anno per anno, per aiutare chi? I propri piccoli grandi elettori.
La settimana scorsa abbiamo appena terminato una legge che in premessa, nel concetto, nell'enunciazione e nelle finalità doveva essere una grande legge per l'occupazione, e si sono sperperati in ipotesi i soldi per la creazione di società miste a partecipazione comunale. Quello è l'esempio e la premessa di ciò che stiamo discutendo adesso con la "459", di una volontà di accontentare comune per comune, tramite i propri referenti politici quelle poche e uniche imprese che, per il gioco dell'informazione privilegiata, potranno fare aggio e quindi clientela elettorale a quel genere di finanziamento. Ecco perchè il mio dire è e rimane una precisa denuncia sul modo di concepire la programmazione delle nostre risorse, e occorre sottolineare anche questa volta, che il mondo dell'agricoltura in questa finanziaria, recuperando anche qualche quattrino con un gioco di fantasia, ma poi nella pratica dei fatti non si recupera niente, rimane nella progettualità economica di questa regione, la Cenerentola e insieme all'agricoltura il bene più importante, il bene incredibile, un patrimonio che ci invidia tutto il mondo: l'ambiente.
Se andiamo a guardare i vari capitoli di spendita dell'ambiente, si leggono un'infinità di voci e si vedono: "0", "0", "0", "0", "0", "0". Ma è uno zero in capacità che va dato alla Giunta.
FERRARI (F.D.S.-Progr.Sar.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Bisogna togliere anche le voci per emplificare il bilancio.
BOERO (A.N.). Sono d'accordo in questo, caro Assessore, che quanto meno bisogna avere il buon gusto di togliere quelle voci, posto che hanno l'equivalenza, in finanziamento, "0", cioè, a dire: agricoltura devi morire, ambiente sardo (meraviglioso ambiente sardo) non devi vivere.
Lo vediamo all'indomani della peggiore delle stagioni incendiarie, stagioni estive del fuoco, dove si cerca di far passare tutto sotto silenzio, sottovoce, dove ancora si continuano a creare danni incredibili, irreversibili per generazioni e generazioni ed ai capitoli che riguardano la lotta agli incendi non vi è nè sostanza nè filosofia nè conoscenza e nè capacità, perchè gli incendi è meglio non farli scoppiare, e alla voce prevenzione non c'è praticamente niente, e si diminuisce, seppur sbagliato il concetto, anche il finanziamento alla voce spegnimento degli incendi, allora ci meravigliamo perchè le stagionalità, la pioggia, la siccità non riconosce più la nostra storicità climatologica, ma la grande variazione ambientale determinata da questi incendi, da questa incapacità di conoscere, di capire e di gestire il nostro ambiente, ne è la diretta conseguenza. L'importante è gestire i propri voti.
Ecco la filosofia che continua a ripetersi tragicamente in questa legge che non è neanche giusto appellare, possiamo ricordarla solo per numero "459/A" perché non ha significato, non ha concretezza, non ha serietà; questo mio dire deve suonare per chi se, quando e come avrà tempo e voglia, negli anni a venire, di leggersi i resoconti di questa legislatura, deve suonare come una precisa accusa perché tanto al brutto fallimento di questa legislatura ci si è arrivati, perché di certo la "459/A", anche se fosse ciò che non è, finalmente illuminata, ispirata veramente a concetti di economia reale e virtuosa e non clientelare nei sei-sette mesi che ci separano dalla fine della legislatura non si potrebbe realizzare niente di concreto se non che cosa? Ecco l'altro taglio di questa legge, se non concedere ai vari Assessori ed esponenti della maggioranza la possibilità di spendersi nei vari canali clientelari consolidati nel tempo, guarda che a tale articolo, voce, capitolo, comma e quant'altro c'è tanto per te in pratica, perché è la sostanza costante e continua dei cosiddetti interventi frantumati, piccoli, a pioggia. Ecco che cosa vi consente, di turlupinare ancora una volta l'elettorato e l'economia sarda, di rinviare fino a quando la Sardegna non darà un diverso colpo di spugna elettorale e vi cancellerà, questo è il desiderio certezze non ce n'è, e porterà al governo della nostra isola gente seria, gente capace, gente che è disposta a fare anche solo una legislatura, ma fare una sola legislatura facendo bene, non curando durante la legislatura solo ed unicamente i propri interessi clientelari, personali, elettorali ma curando il benessere del popolo sardo e della nostra isola. Gli economisti di tutto il mondo che sono venuti più volte in Sardegna rimangono stupefatti perché grandi studiosi dicono: "Ma voi qui, con tutte le potenzialità ambientali, naturali, climatologiche, con il rapporto favorevole di numero di abitanti e territorio, e così via dicendo, dovreste essere la Svizzera del Mediterraneo", qui mi pare di ripetere un qualche cosa che di certo non ho detto prima io, da almeno mezzo secolo in poi qui in Sardegna non ci dovrebbe essere disoccupazione per le nostre potenzialità, dovremmo addirittura importare il lavoro e invece abbiamo 337 mila disoccupati, siamo a livello da terzo mondo e si continua a predisporre l'atto programmatorio della spendita, l'atto primario, con la stessa filosofia di sempre: accontentare gli amici degli amici, frantumare le nostre magre risorse in mille rivoli per cercare di vincere immeritatamente una campagna elettorale. Arriverà il momento, come a grandi livelli mondiali è dovuto avvenire nella grande Russia Sovietica, che dovrete dichiarare autofallimento, totale autofallimento, me lo auguro perché la Sardegna non può più sopportarvi. Non il sottoscritto, il sottoscritto soffre come tutti i sardi che amano la propria isola, la propria storia, le proprie tradizioni, un termine che da questi banchi soprattutto della maggioranza mai ho sentito usare, tant'è che da parte della maggioranza certi indirizzi legislativi programmatici in materia ambientale sono rivolti a distruggere, a destabilizzare le nostre tradizioni di sempre; distruggere l'economia agricola equivale a distruggere le radici e il cuore di un popolo. Che questo fosse stato, era ed è negli assunti della strategia di una certa politica marxista, leninista è ovvio. Quindi, cari colleghi del D.S ed alleati genuflettenti, questa continua ad essere la politica del distruggere per creare un modello, parola molto benevola perché modello non è, per continuare a creare il caos dove i padri, che poi sono padri, figli e nipoti in quanto il passaggio temporale è così breve che molti sono la stessa persona, dell'ex P.C. continuano in quella politica di distruzione delle tradizioni di ogni popolo e l'agricoltura è la base primaria delle tradizioni di un popolo, del popolo sardo. L'Italia è composta da tanti popoli in un meraviglioso mosaico al quale concorre la Sardegna in modo meraviglioso, e voi volete distruggere queste tradizioni distruggendo l'economia agricola sarda e le tradizioni che vi prosperavano, perché dire che vi prosperano oggi non è più possibile Solo la grande volontà, il grande desiderio, il grande attaccamento di tutto un mondo resiste ai vostri attacchi.
L'ambiente. Questa legge per l'ambiente proprio è una presa per i "fondelli", non ci credete per niente, anche se nelle vostre file, strano a dirsi ma questo è vero, militano persone che parlano mattina e sera di ambiente, ma in pratica, nelle loro proposte destabilizzanti, non conoscono l'ambiente sardo e, nell'ambiente, non conoscono l'uomo, non conoscono l'uomo sardo con tutto il suo bagaglio di tradizioni. Scommettere in ambiente, nell'ambiente nostro, valorizzarlo per quello che merita a livello mondiale, deve far parte di un atto programmatorio economico che è totalmente assente da questa legge come lo è sempre stato in tutta questa legislatura. Sono i numeri, non sono le opinioni che modestamente il sottoscritto cerca di ripetere, di dire, di proporvi, sono i numeri che vi condannano, sono i fatti ambientali che mai si sono creati e si creano in modo positivo e in sinergia con le nostre tradizioni e con il nostro popolo, che non siete riusciti neppure a impostare minimamente, avete creato solo grandi liti nel territorio, avete creato veramente odi tra cittadini, tra popolo nello stesso paese, perché non avete avuto questa sensibilità, volete legiferare con vincoli lacci e laccioli, non avendone neanche la sostanza economica, non avendo compreso in questa legge, previsto ciò che dovrebbe logicamente sostituire un'occupazione sradicata dalle vostre "parcomanie" creando, ma con numeri, non con chiacchiere, creando con numeri che anche in questo provvedimento non ci sono, non ci sono, non ci sono, lo dico tre volte. Non si può iniziare con i vincoli, togliere ulteriori posti di lavoro legati alle nostre tradizioni e non prevedere una grande sostanza economica, quanto meno per fatto numerico, visto che non si vuole perseguire quello tradizionale di dire: "Ecco, ti impedisco di fare questo, non puoi più fare questo però, immediatamente, con numeri, con economia reale, con sostanza il giorno dopo poi fare quest'altro", non ti ritrovi con una mano davanti e l'altra di dietro, perché questa è la sostanza tragica, la vostra totale mancanza di sensibilità, per essere benevoli, nei confronti del popolo sardo.
Investire in ambiente è uno dei programmi fondamentali voluti da sempre da Alleanza Nazionale, ambiente ed agricoltura, e cercare di creare l'unica vera industria, la necessaria industria, quella collegata con le nostre grandi potenzialità, l'agro industria. Non esiste l'agro industria, ve ne siete riempiti la bocca, le parole ai convegni, lì ne avete speso di soldi. Io ricevo inviti a miriade di convegni, se dovessi partecipare a tutti i convegni dovrei avere il dono dell'ubiquità, né conosco la spendita, né conosco il tipo di organizzazione, di sponsorizzazione, se tutti quei soldi fossero stati risparmiati e dati direttamente agli agricoltori non si sarebbe risolto certo il problema, ma qualche grave ferita, ferita umana e sociale, si sarebbe evitata. E` in questo indirizzo che va il nostro programma e la nostra denuncia ad una legge, ad una brutta legge come del resto ci avete abituato.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Tunis Marco. Ne ha facoltà.
TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente del Consiglio regionale, signor Presidente della Giunta, assente, colleghe e colleghi, il voto e il parere del Gruppo consiliare di Forza Italia sulla legge di bilancio per l'anno finanziario 1999 e la proposta di bilancio pluriennale non è positivo. Come già gli interventi dei colleghi del Polo per le Libertà hanno avuto occasione di evidenziare e portare all'attenzione del Consiglio e della pubblica opinione, si tratta di una manovra famelica ed inefficiente, squilibrata, figlia dei compromessi e delle politiche dissennate di un modo di amministrare morto, ma evidentemente non ancora sepolto.
Prima di entrare nel merito delle critiche specifiche sull'intero complesso della manovra e sulle singole linee di politica economica adottate dalla maggioranza di sinistra - centro e dalla sua Giunta regionale, credo però opportuno precisare e puntualizzare, qualora non fossero già sufficientemente chiare, alcune caratteristiche di fondo delle manovra.
Si tratta, è bene ricordarlo e ripeterlo, di una manovra semi - blindata. Credo che non sia stata finora costume politico degli amministratori di questa Regione lasciare che fosse la sola maggioranza di governo ad assumere gli onori e gli oneri derivanti dalla composizione e dal disegno della legge di bilancio. Da sempre, nelle scorse legislature, si è gridato allo scandolo per il modo vergognoso e conoscitivo con il quale proseguivano i lavori della Commissione bilancio durante l'esame della manovra finanziaria. Si sono e, giustamente, accusate le opposizioni in perversa società con la maggioranza di presentare emendamenti, questo nelle legislature precedenti, di spesa, campanilistici, clientelari, dettati da interessi spiccioli che cercavano ossigeno nelle pieghe della legge e della sua complessità. In questa legislatura invece le opposizioni - ovviamente parlo solo per quelle di centro - destra visto che a sinistra è avvenuto il contrario - hanno presentato solo politici emendamenti, per lo più soppressivo, ma mai certamente volti ad ottenere denari per prebende, clientelismi, regalie varie. E` mancata questa volta la caccia al tesoro. Questo è quello che vogliamo sia chiaro, innegabile, noto a ciascun cittadino di questa Regione. L'unica responsabilità risiede nelle mani di quell'albero strano che è l'Ulivo sardo, e che abbiamo ormai chiamato Ulivatro. In un sistema ispirato, come è nostro intendimento e programma, al bipolarismo, è giusto che la maggioranza assuma fino in fondo le responsabilità derivanti dalle proprie scelte, ma è altrettanto giusto che i cittadini costretti nelle maglie del disordine, dell'ingiustizia, dell'indebitamento sappiano sempre che il bilancio, la legge finanziaria e le scelte ad essi relative sono totalmente scritte dai partiti della maggioranza, ivi compresi i partiti virtualmente all'opposizione come i Comunisti unitari, dai consiglieri del centro - sinistra, dagli assessori della Giunta Palomba. Esiste però un secondo elemento, che precisa e inserisce in un sistema di democrazia le considerazioni ora svolte, ed è che un conto è assumersi le responsabilità delle scelte, un altro è estromettere i consiglieri regionali dalla possibilità di un reale controllo sulle misure adottate, controllo la cui possibilità a ben vedere è difficoltosa, talvolta proprio impossibile, stante l'attitudine registrata in quest'ultima manovra a smagrire i capitoli dettagliati del bilancio, per non parlare poi dei numerosi documenti di sindacato ispettivo che sono stati presentati a centinaia qui in Consiglio regionale e a cui non è stata data risposta. L'opposizione non ha alcuna possibilità di controllo, così i denari pubblici vengono erogati agli amici e alle associazioni fiancheggiatrici, senza che un reale controllo da parte dei consiglieri regionali, e quindi dell'opinione pubblica, possa essere validamente effettuato.
Altro aspetto che sembra necessario mettere in rilievo, è che la finanziaria rappresenta una manovra esposta ad un vero e proprio assalto alla diligenza da parte dei consiglieri regionali di sinistra - centro, che in combutta dichiarata con la Giunta e i suoi remissivi atteggiamenti, hanno portato il totale della spesa della Regione a lire 11 mila 554 miliardi e 637 milioni rispetto a lire 11.000.000.053.374.000 proposti dalla Giunta regionale con un aumento quindi in Commissione di 501.263.000.000. Il Presidente della Regione Palomba con il prestigio di cui gode si è di fatto reso colpevole della rinascita del partito trasversale della spesa pubblica, si intende alludere non tanto all'ammontare complessivo della manovra che può dirsi anche condivisibile, ma è la sua qualità che invece suscita perplessità non ricomponibili.
La legge di bilancio manca di una strategia complessiva e mostra la totale assenza di interventi strutturali. Al generale e inevitabile ulteriore effetto depressivo sull'economia incrementato dalle mancate previsioni di agevolazioni all'impresa privata, unico possibile motore di qualsiasi ripresa si affianca alla catastrofica legge finanziaria del governo nazionale, come se cioè non bastasse, l'efficacia di molte delle misure di spese dipende da atti e decisioni in parte discrezionali dell'amministrazione, amministrazione i cui livelli di inefficienza sono notori ed anzi in progressivo peggioramento se solo si vuole pensare alle recenti sacrosanti proteste di piazza. La manovra finanziaria della Regione nel suo complesso rivela con precisione l'amalgama culturale della maggioranza politica, se così può ancora essere chiamata, che la compone, le radici di una cultura clerico-comunista non possono essere certo celate da proclami, giaculatorie beffarde e minuetti che si avvicendano sulle colonne dei giornali sardi. L'intento di penalizzare il ceto produttivo e quello di premiare con la conservazione del privilegio le antiche caste sacrali, che sono le cariatidi di questa maggioranza senescente, sono programmi evidenti ed innegabili alla luce del documento programmatorio che siamo chiamati a discutere e votare. Questa manovra, in buona sostanza, sacrifica lo sviluppo alle lobbies conservatrici e al partito della spesa pubblica. Una rete di interessi che va dagli interventi per questo o per quello acquedotto alle elargizioni a progettisti delle strade già progettate. Si tratta di una legge di bilancio che ha pochissimo degli sbandierati contenuti del federalismo interno che tanto ama citare il Presidente della Regione e che invece denota l'impronta centralista, vero marchio nel DNA degli uomini oggi al Governo. Per tacere quindi dell'intero corpus di accuse gravissime della totalità delle amministrazione provinciali sarde e della loro protesta per la scelta della Giunta in materia di Piani Integrati d'Area e soprattutto per le mancate deleghe legislative previste dalla legge numero 142 del 1990, e da altri provvedimenti legislativi statali, mi chiedo e ci chiediamo noi tutti consiglieri delle opposizioni, e le chiediamo, signor Presidente della Regione e signor Assessore della programmazione, se è intenzione della maggioranza, come è proclamato e scritto nei programmi elettorali ulivisti e migliaia di dichiarazioni rilasciate ad ogni organo di stampa, attuare le deleghe agli enti locali intermedi perché mai disponendo di una maggioranza politica in seno al Consiglio regionale non si è ancora fatto. La clessidra del tempo a disposizione di questo Consiglio e della sua maggioranza è ormai cessata, cioè è piena, non c'è più tempo.
CUCCA (Progr.Fed.). La rigiriamo.
TUNIS MARCO (F.I.). Quello è da vedere! I legislatori la pensano diversamente, ce l'auguriamo, non certamente per rivedere ella a cui auguriamo la sua presenza, ma nel complesso questa maggioranza deve mancare, allora o questa maggioranza non ha voluto procedere ad attuare quello che pomposamente chiama....
(Interruzioni)
TUNIS MARCO (F.I.). Mi sono rivolto a Cucca perché è lui che tentava di disturbarmi. L'Assessore è meglio che cessi nelle sue funzioni con questa.
Si tratterebbe, in quel caso, di un fallimento imperdonabile, inspiegabile segnale della qualità politica dell'amalgama indicatore delle realizzazioni che attendono i cittadini della Sardegna; proprio le distonie interne alla maggioranza sono un ulteriore aspetto che merita di essere sottolineato. Le forze politiche affastellate nell'ulivastro o al governo non hanno, per un solo secondo, cessato di badare al proprio interesse particolare. Le Commissioni di merito non hanno espresso parere positivo alla proposta di bilancio; alcune l'hanno fatto apertamente, altre con parafrasi, ciascuna Commissione ha tirato l'acqua al proprio mulino, come se ciascuna fosse un organismo autonomo e non parte di un unico corpo. Lo stesso Assessore del bilancio e della programmazione, con l'onestà intellettuale che gli riconosciamo, ha lamentato in Commissione il perpetrarsi di eccessive spinte campanilistiche e di fazione fuori disegno della Giunta regionale. Come se anche cioè non fosse accaduto le forze di sinistra-centro hanno proceduto come un rullo compressore, costringendo ancora una volta la parte pubblica a fare un'ulteriore spesa di 501 miliardi. Insomma, si tratta a nostro avviso di una legge economicamente suicida.
L'indebitamente della Regione aumenta vertiginosamente con la contrazione di mutui per circa 3000 miliardi, ciò che condiziona le libertà programmatorie della Regione per lo meno fino ai primi dieci anni del nuovo millennio; andiamo a spendere soldi che non abbiamo. Il tasso di indebitamento crescerà anche negli anni a venire e, sinceramente, proprio non si vede l'esigenza di indebitare la Sardegna per trovare i denari necessari a sprechi, a sperperi, cui dovrò necessariamente accennare sia pure per il tempo ridotto, brevemente accennare. In primo luogo, molti dei fondi necessari alla copertura finanziaria degli scriteriati emendamenti proposti in seno alla Commissione bilancio vengono decurtati dal capitolo Fondo Speciale per fronteggiare le spese dipendenti da nuove disposizioni legislative che viene smagrito, dopo il passaggio in Commissione, di lire 29.450.000.000. A questo punto poco vale scrivere sui giornali lamentandosi che il Consiglio viene ridotto ad organo di secondo grando, stante che sono i consiglieri stessi della maggioranza a legarsi mani e piedi prima della partenza. Rimane tutto ancorato all'affezione e ad una gestione totalitaria del consenso per la quale si vuole gestione insieme il governo e l'opposizione, la riforma degli enti e delle società regionali con la salvaguardia del potere dei sindacati, una gestione del potere tutta giocata sul voto di scambio. Ma siccome non corrisponde al nostro costume accusare gratuitamente, ricordiamo che in mancanza del piano delle acque prosegue la politica dei finanziamenti a pioggia e senza criterio. Come giustificare altrimenti che un intero articolo della legge finanziaria, il quinto per la precisione, ha dovuto addirittura cambiare rubrica e passare da "Contributi all'Ente Autonomo del Flumendosa" ad "Interventi vari nel settore idrico", questo a giustificare gli interventi clientelari che hanno portato senza criterio e senza programma cinque miliardi alla diga del Bunnari(?) e un miliardo alla diga de la Nurra, è troppo chiedere perché a questi soggetti spettino dei finanziamenti che non spettano però al consorzio per il Rio Govossai o agli altri acquedotti sardi? All'Ente Autonomo del Flumendosa la manovra finanziaria destina lire 10.956.000.000 sulla necessità dei quali non eccepisco niente senonché si è costretti ad intervenire sempre sotto la spinta dell'emergenza, della necessità di ripianare debiti, risanare, concedere una tantum, curiosamente sempre annuali. Ma una delle perle di abiezione in argomento di sperpero del denaro pubblico è rappresentato dall'emendamento in tutta fretta approvato dalla Commissione bilancio e relativo al completamento delle progettazioni della strada statale 131 per quanto riguarda i lotti di intervento definiti dagli studi di funzionalità dell'intera infrastruttura. Gli uffici tecnici della Giunta regionale e dell'assessorato ai lavori pubblici avevano riservato alle progettazioni in oggetto la somma ragguardevole di 15 miliardi. I consiglieri Secci, Balia e Bonesu invece....
No, ci deve essere un passaggio ripetuto. Apriamo il capitolo letterario e non di bilancio relativo alle strutture di studio, osservazione, ricerca, approfondimento, che vengono mantenuti con i danari dei contribuenti sardi, su queste certamente è difficile poter discutere perché ormai è fatto risaputo che ogni anno il bilancio e la finanziaria sono una ripetizione identica di quanto è avvenuto nell'anno precedente.
Il Consorzio 21, ente economico regionale saldamente in mano al P.D.S. riceve anch'esso un buon stanziamento.
SASSU (Progr. Fed.), relatore. E' rimasto indietro!
Occorre a questo proposito affrontare almeno un tema che è più doloroso dei precedenti e che sinora ho indugiato: la disoccupazione e la politica del lavoro. La destinazione di maggiori fondi ai cantieri pare l'unico modo concreto con il quale la Giunta sia riuscito ad affrontare il problema della disoccupazione, almeno finora. La complessa questione non può certo essere affrontata con la gioia sicura che deriva dal fatto che i dati in possesso confermano l'inversione del trend negativo con un aumento minimale dei posti di lavoro. Ciò che a nostro avviso doveva cambiare e non è cambiato in realtà è la gestione complessiva del sistema produttivo, la liberalizzazione del mercato del lavoro, le privatizzazioni, i tagli strutturali degli sprechi pubblici avrebbero dovuto rappresentare gli strumenti principali del cambiamento. Si auspicavano interventi che questa volta in applicazione della specialità statutaria della Sardegna superassero la cultura del monopolio pubblico del collocamento e introducessero misure di flessibilità, invece chiudono anche le aziende a rilevanza pubblica come la Metalmeccanica del Tirso, tutto ciò dopo incontri, promesse del Ministero dell'industria e dell'assessorato del lavoro. Seguiranno purtroppo nei prossimi mesi le possibili chiusure di altri comporti dell'Enichemfibre di Ottana. L'amministrazione regionale preferisce credo non interrogarsi sulle cause di questo sfacelo, pare difficile comprendere che le industrie hanno bisogno di infrastrutture, possibilità di trasporto di manufatti, facilità di raggiungere il resto del mondo. Il dato più inquietante fra i tanti delle statistiche che riguardano il mondo del lavoro non riguarda a nostro avviso il numero degli iscritti attiene invece la qualifica professionale degli iscritti: l'80 per cento dei disoccupati non ha alcuna qualifica. Incomprensibile dunque la scelta della Giunta di ridurre i fondi per la formazione professionale e soprattutto per l'esperienza che aveva dato i migliori frutti e cioè la formazione aziendale. Giace ormai prima in Commissione, e adesso giace anche nell'Aula, la legge presentata dal sottoscritto Marco Tunis per l'ordinamento del sistema di formazione professionale. Debbo dire che è inspiegabile che prima in Commissione, per altro sollecitato a dover discutere il problema e non sia stato trattato, e poi addirittura inserito all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio non sia stato portato all'attenzione di questa Assemblea. Signori, è magia, prima si inserisce, questa vince, questa perde e poi non è più da trattare. Io chiederò con lettera ufficiale alla Presidenza del Consiglio perché ritorni questo argomento, perché altrimenti rimane inspiegabile, abbiamo qualche mago che ci fa il gioco delle tre carte. Probabilmente aspettano l'arrivo di quel famigerato disegno di legge che tante volte ha promesso l'Assessore del lavoro. 1995, 1996, 1997, 1998, lei è uno che preannuncia e mai conclude, cerchi di arrivare signor Assessore, stiamo arrivando alla fase della clessidra! Intanto la disoccupazione riguarda un giovane su tre. Il numero di pratiche che l'agenzia del lavoro deve ancora evadere è meglio non riferirlo per questione di pudore. Gli interventi del bilancio premiamo ancora un sistema parcellizzato e lento. Oltre la già citata agenzia rimangono operanti senza un raccordo l'osservatorio del mercato del lavoro, la Commissione regionale per l'impiego e l'orientamento (signor Assessore prenda nota). L'attuale dispersione e la caratterizzazione burocratica delle competenze in materia di mercato del lavoro allontanano il raggiungimento dell'obiettivo della massima occupazione. Solo con una elaborazione di un progetto complessivo sarà possibile raggiungere il traguardo di trasformare e rilanciare il sistema regionale di formazione professionale con un superamento della legge 47, cosa che evidentemente questa Giunta regionale non vuole adottare. Le attività produttive in generale come già sommariamente detto, non ricevono impulsi e stimoli nella presenta legge di bilancio. Anche gli interventi nel settore dell'agricoltura non sono altro che il solito specchietto per le allodole. La produzione dell'agricoltura sarda ha registrato nell'anno appena trascorso una flessione del 6 per cento. La clamorosa proposta dei lavoratori del comparto agricolo è una protesta contro il sistema, probabilmente non lo potete rilevare perché non è il sindacato che voi controllate, che voi utilizzate a chiedere, purtroppo chi si muove sono i movimenti spontanei che voi cercate in maniera sistematica di mettere da parte. A che vale stanziare altri miliardi di contribuzione per l'acquisto di macchinari, miglioramenti fondiari se poi gli uffici regionali non riescono ad evadere le pratiche e a pagare gli importi dovuti? E` il sistema ad essere marcio ed occorre intervenire. Adesso non è che voglia parlare male sul fatto, perché li avevo sollecitati certamente di dover rimpinguare quei capitoli, però il problema è rimpinguarli e dare corso alle pratiche. A che scopo istituzionale - strategico di questo governo regionale è dovuto per esempio un ulteriore finanziamento all'associazione per l'istituzione della libera università nuorese, così, mi viene un dubbio. La manovra finanziaria nel suo complesso, per la sua stessa natura giuridica, caratterizzata da articolati contenenti una miriade di provvedimenti non coordinati da un disegno unitario, non è in grado di incidere sulle gravissime condizioni della Sardegna.
La proposta di legge del collega Giorgio Balletto: "Norme in materia di bilancio e contabilità della Regione" è anch'essa dimenticata dalla malagrazia amministrativa di una maggioranza che non vuole dirimere il caos perché esso è la sua linfa vitale, il suo humus, il terreno di coltura della sua oscura esistenza. Come già osservava il collega Balletto la legge finanziaria è diventata una sorta di documento libero nel quale proprio l'assenza di limiti provoca interventi di qualsiasi genere che solo contribuiscono a dilatare la spesa regionale.
Analoghe considerazioni negative possono essere fatte per altri settori della spesa regionale, ma fra i tanti aspetti che ancora meritano una stigmatizzazione uno riveste un aspetto particolare per il Gruppo politico che rappresento oltre che per me personalmente, parlo dei 26 miliardi della pubblicità istituzionale che vengono anche quest'anno erogati dalla Giunta regionale.
Premesso che non abbiamo mai avuto particolare simpatia per l'editoria assistita vanno però fatte alcune considerazioni: è il mercato che compie in maniera del tutto salutare una specie di darvinismo, una cernita democratica dei prodotti che meritano il consenso del pubblico, anche perché l'editoria è un settore di importanza insostituibile per ogni democrazia ed è un bene che rimanga libera da condizionamenti.
La particolare situazione sociale, economica e geografica della Sardegna tuttavia suggerisce la bontà di un sistema di aiuti ed ausili alle testate giornalistiche sarde, considerata lo strutturale e scarso numero degli utenti e le conseguenti difficoltà economiche. Ciò che però a queste forze di opposizione non è dato capire, sebbene le interrogazioni presentate alla Giunta regionale dal collega Edoardo Usai, nonché da alcuni consiglieri di Forza Italia, sono i criteri che informano la Giunta regionale e i competenti Assessori nella scelta delle emittenti con le quali cooperare, perché se i criteri sono quelli relativi alla diffusione del messaggio, alla copertura del territorio regionale, al numero di utenti raggiunti, allora sono necessarie delle precisazioni: prima che qualche novello Assessore si avventuri in speculazioni simili a Don Chisciotte sarà bene ricordare al Consiglio regionale che i dati sulla diffusione del messaggio televisivo in Sardegna non vengono più forniti da qualche tempo, i dati disponibili risalgono solo ad anni fa. La mutevolezza del mercato, la nascita di nuove emittenti e lo svilupparsi di altre richiedono nuovi dati che siamo sicuri la Giunta regionale non ha e non ha da tempo. L'attribuzione dei fondi regionali non può e non deve rimanere prerogativa di un assessorato né di un ente regionale, debbono essere fissate regole chiare, precise, valide per tutti, e non solo per chi vanti conoscenze, frequentazioni e consuetudine con l'Assessore di turno.
Per quanto ci riguarda informo in questa sede la Giunta regionale che permanendo le attuali condizioni che a noi paiono discriminatorie invieremo, penso tramite il Gruppo, al garante nazionale per l'editoria una denuncia assai circoscritta dei notevoli conflitti di interesse che esistono e sono esistiti in quest'Isola, tra titolari di uffici regionali, direttori di aziende regionali e responsabili delle televisioni ammesse alla fruizione di fondi regionali, cioè di danaro pubblico.
Chiarita questa preliminare questione sui soggetti che dovranno essere ammessi ai finanziamenti, ulteriori considerazioni riguardano il merito delle scelte, e per non tediare ulteriormente l'Assemblea penso di poter arrivare alle conclusioni.
Questa che noi abbiamo esaminato è una politica di bilancio che ha un costo elevatissimo in termini di aumento dell'indebitamento, l'abbiamo già detto, e di mancata crescita naturalmente della nostra Isola, mentre è cresciuta direttamente proporzionale la disoccupazione. La finanziaria del '99 avrebbe potuto essere l'occasione per avere minore presenza della Regione e più mercato, ma le vicende politiche sarde vedono imperversare una compagine politica troppo legata a schemi culturali obsoleti ed inattuali. Sarebbe stato necessario un vigoroso colpo di ali per uscire dal pantano, per indirizzare per lo meno la macchina Sardegna sulla via del risanamento e dello sviluppo, almeno in prospettiva. Il deficit democratico che emerge dalle maglie della manovra costringe il Gruppo di Forza Italia a giudicare in maniera totalmente negativa la manovra stessa, e così pure la Giunta regionale giudicarla specchio fedele di questo concetto.
PRESIDENTE. Il Consiglio riprenderà domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 19 e 55.
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