Seduta n.223 del 03/08/2006
CCXXIII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
GIOVEDI' 3 AGOSTO 2006
Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 39.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 27 luglio 2006 (217), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Mario Bruno, Mariuccia Cocco e Paola Lanzi hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 3 agosto 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
"Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2005". (248)
(Pervenuto il 1° agosto 2006 ed assegnato alla terza Commissione.)
Colleghi, poiché non sono presenti in aula né la Giunta né il relatore della Commissione, sospendo la seduta per dieci minuti. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 10 e 50.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 40, viene ripresa alle ore 10 e 50.)
Discussione dell'articolato del testo unificato 192-193-233-235/A: "Legge di riforma degli enti agricoli e di riordino delle funzioni in agricoltura. Istituzione delle Agenzie AGRIS Sardegna, LAORE Sardegna e ARGEA Sardegna" - del disegno di legge: "Istituzione dell'Agenzia regionale di assistenza tecnica in agricoltura 'LAORE'" (192/A), del disegno di legge: "Istituzione dell'Agenzia per la ricerca in agricoltura della Regione Sardegna (AGRIS)" (193/A), della proposta di legge Cuccu Giuseppe - Uggias - Cachia - Biancu - Cocco - Cucca - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci: "Legge quadro in materia di riordino degli enti agricoli. Istituzione dell'Ente regionale per l'innovazione e lo sviluppo in agricoltura (ERISA)" (233/A) e della proposta di legge Sanna Alberto - Calledda - Corda - Fadda Giuseppe - Serra - Marrocu - Balia - Porcu - Licheri - Marracini: "Legge quadro per il riordino delle competenze regionali in agricoltura e l'istituzione dell'Agenzia per lo sviluppo dell'agricoltura della Sardegna (ASAS)" (235/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolato del testo unificato 192-193-233-235/A.
Passiamo all'esame del titolo.
(Si riporta di seguito il titolo:
Titolo
Legge di riforma degli enti agricoli e di riordino delle funzioni in agricoltura. Istituzione delle Agenzie AGRIS Sardegna, LAORE Sardegna e ARGEA Sardegna.)
PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, passiamo alla votazione del titolo.
Ha domandato di parlare il consigliere la Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del titolo.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Vargiu ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cerina - Corda - Corrias - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Masia - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Contu - Dedoni - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Liori - Lombardo - Moro - Murgioni - Petrini - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Si sono astenuti i consiglieri: Atzeri - Cassano - Scarpa
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 61
votanti 58
astenuti 3
maggioranza 30
favorevoli 38
contrari 20
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 1, a cui è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e del relativo emendamento:
Art. 1
Finalità
1. La presente legge, nell'ambito della riforma complessiva dell'Amministrazione regionale, si propone di riordinare le modalità di esercizio delle funzioni in materia di agricoltura attribuite alla Regione e relative:
a) all'individuazione delle funzioni attribuite direttamente all'Amministrazione regionale;
b) all'attività di ricerca e sperimentazione;
c) all'attività di assistenza tecnica, divulgazione e formazione al servizio dello sviluppo rurale;
d) alla gestione delle diverse fasi della concessione degli aiuti a favore degli imprenditori agricoli;
e) all'istituzione delle agenzie regionali operanti nel settore e all'individuazione delle loro funzioni;
f) all'individuazione degli obiettivi della politica agricola regionale.
Emendamento sostitutivo parziale Cappai - Rassu - Capelli - Artizzu - Ladu - Vargiu - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Amadu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - La Spisa - Sanciu
Articolo 1
Alla lettera e) dell'articolo 1 la parola "agenzie" è sostituita da "ente." (1).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, credo che tutti siamo d'accordo, com'è stato ampiamente dimostrato nella discussione di ieri, sull'esigenza di riformare gli enti agricoli e di riordinare le funzioni in agricoltura. E' fuor di dubbio che per fare questo siano necessarie le tre Agenzie proposte, a condizione che le competenze vengano attribuite secondo una logica corretta e utile alla crescita dell'economia e delle categorie del mondo rurale. Questa strada, per come sono stato informato, è stata praticata con successo in altre Regioni italiane e Stati europei. Io penso che la crescita economica e di competitività delle nostre aziende agricole dipenderà, oltre che dalla scelta obbligata della qualità e dall'organizzazione per la collocazione nel mercato dei prodotti, prevalentemente dal trasferimento dell'innovazione ottenuta dalla ricerca scientifica alle imprese, attraverso una buona assistenza tecnica intesa in senso moderno, e cioè di formazione per i gestori delle imprese medesime. Dunque, vi è un nesso stretto tra chi fa ricerca e chi la trasferisce, con l'assistenza tecnica, direttamente alle imprese. Questo mi pare il punto essenziale, perciò deve esserci un legame inscindibile, in pratica un'unica regia tra AGRIS, LAORE e anche ARGEA.
Se questo è il tema che dobbiamo discutere, oggi mi riesce difficile pensare che dobbiamo tracciare indirizzi e stabilire una programmazione per il futuro del comparto rurale sardo. Non sarebbe difficile per nessuno di noi fotografare la crisi che riguarda questo comparto e fingere di difendere le categorie colpite. Fare questo, però, non ci aiuta a capire quello che dobbiamo fare e consente ad alcuni colleghi del centrodestra, per esempio, di far ricadere su questa Giunta e sulla maggioranza tutte le colpe possibili delle difficoltà che il settore agricolo attraversa. Ma, badate, cari colleghi, questo atteggiamento non produce nessun vantaggio politico per voi, perché tutti sanno, in particolare gli operatori agricoli, che questa crisi viene da responsabilità politiche di lunga data, oltre al fatto che sulle materie agricole oggi, diversamente dal passato, ciò che influisce pesantemente sono le politiche comunitarie e il cosiddetto libero mercato, tanto decantato dalle sirene del neoliberismo, comunque camuffate anche in quest'Aula, che stanno mettendo in ginocchio, se non alla fame, le economie rurali più deboli e in ritardo di sviluppo in Sardegna, in Italia, in Europa e nel mondo.
Sarà nostro compito elaborare linee precise per qualificare questi settori e renderli competitivi nel tempo, collocandoli nel Programma regionale di sviluppo, che dobbiamo realizzare al più presto, com'è stato deciso, superando ritardi non più giustificabili. Ma di questo parleremo meglio in quella occasione. Per cui non credo che con la legge in discussione oggi si cambieranno le sorti generali del mondo rurale sardo, anche se si creeranno le premesse per condizioni organizzative migliori rispetto al passato.
Ritengo complessivamente positivo il provvedimento in esame e questo primo articolo, anche se, rivolgendomi a tutti, e in particolare agli assessori Foddis e Dadea, vorrei fare alcune considerazioni, con spirito costruttivo e con l'intento, semplicemente, di contribuire a chiarire e migliorare il testo. Io penso che, alla luce della realtà rurale sarda e delle necessarie politiche di sviluppo del comparto per il futuro, vi sia una funzione insostituibile della zootecnia, non solo perché rappresenta il 52 per cento del fatturato agricolo regionale, ma anche perché da sempre offre la massima opportunità di occupazione. In questo periodo, tutti noi lo sappiamo, chi esce dall'industria o da altri settori in crisi sfugge alla disoccupazione o all'emigrazione inserendosi in questo settore. E' evidente, e non mi sfugge, assessore Foddis, che è necessario passare dalla fase dell'assistenzialismo alla fase della qualificazione e anche diversificazione delle imprese e, in particolare, di chi le dirige.
Per fare questo, dicevo all'inizio, è fondamentale la conoscenza, l'innovazione, largamente presente in Sardegna e non sufficientemente valorizzata. Questo riguarda il personale di tutti e sette gli enti che si vogliono sciogliere, personale qualificato che deve essere ascoltato e rispettato soprattutto nella fase di transizione verso le tre agenzie proposte.
Voglio spezzare, però, una lancia a favore dei dipendenti dell'ARA (Associazione regionale allevatori), che operano da troppo tempo con progetti annuali, risentendo della mancata ufficializzazione del loro importante ruolo nell'ambito della politica agricola regionale, che li vede impegnati nella crescita culturale e professionale del settore e anche, direi, credibili di fronte agli operatori agricoli, a garanzia degli stessi e dell'intera collettività. La loro condizione odierna non è più accettabile e deve essere con coraggio superata, seppure gradualmente. Mi si consenta di dire che, nella riforma proposta, non vi è un cenno chiaro, o sufficientemente chiaro, al futuro della zootecnia in Sardegna, e da questo probabilmente discende la sottovalutazione, già detta, del ruolo dei tecnici agricoli, che sono laureati specializzati, con cinque, dieci, quindici e anche vent'anni di esperienza sul campo. Mi si risponderà che la durata di queste convenzioni, chiamiamole così, sarà portata a cinque anni e poi ci sarà un concorso. Io invito tutti a un maggiore approfondimento di questo tema, che riguarda 298 addetti, di cui 241 impegnati in attività tecniche. Mi auguro che anche di questo si tenga conto nel prosieguo della discussione di questa legge, perché può dare un importante contributo per una svolta nella gestione degli enti (agenzie, secondo questa legge) e per far fare un salto di qualità a un comparto troppo spesso marginalizzato e oggi in grave crisi. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.).Signor Presidente, noi abbiamo presentato un emendamento all'articolo 1, proponendo di sostituire la parola "agenzie" con "ente". Lo abbiamo fatto ripercorrendo la proposta di legge presentata dai colleghi de La Margherita, proposta di cui, come abbiamo detto ieri, condividevamo lo spirito.
Quindi noi eravamo favorevoli all'ente unico in agricoltura, che con le sue articolazioni avrebbe potuto procedere all'individuazione degli ambiti previsti in questo testo unico, e cioè: ricerca, sperimentazione e pagamenti. La Margherita ha fatto il suo passo indietro, noi teniamo ancora in piedi quella proposta, cioè quella dell'ente unico in agricoltura.
Ho ascoltato con attenzione l'intervento del collega Pisu. Io non so se ieri egli fosse in aula e se abbia letto tutta la legge, perché ha parlato di legge di riforma in agricoltura. Collega Pisu, all'articolo 1, lettera f), è scritto che la presente legge, nell'ambito della riforma complessiva dell'amministrazione regionale, si propone, oltre a tante altre cose, l'individuazione degli obiettivi della politica agricola regionale. La invito a leggere questa legge e a dirmi quali sono gli obiettivi che questa Giunta ha stabilito per la politica agricola regionale. Questa è una legge che riforma alcuni enti, ma non ci sono obiettivi per lo sviluppo dell'agricoltura, non ci sono obiettivi per l'individuazione completa degli annosi problemi che attanagliano l'agricoltura.
(Interruzione)
Sì che l'ho ascoltata! E lei ha anche detto che questa crisi è stata determinata dalle scelte politiche fatte durante le legislature che si sono succedute nel tempo. Su questo ha già risposto il collega Capelli, ieri, citando gli Assessori che nel corso degli anni si sono avvicendati nella gestione del settore agricolo.
Quello che volevo rappresentare, tornando all'emendamento, è che noi non possiamo accettare che tutto venga accentrato nella Giunta. E per Giunta intendo il presidente Soru, il quale vuole il controllo sull'agricoltura, vuole il controllo sul turismo, la settimana scorsa ha voluto il controllo sulla sanità e due settimane fa sulla gestione dei commissariamenti degli enti locali.
Io vi invito a riflettere su quello che sta succedendo in quest'Aula in quest'ultimo periodo. C'è una delega troppo ampia e troppo piena alla Giunta, e quindi al Capo di questa Giunta. Fra un po' questo Consiglio non verrà chiamato neanche più a legiferare, perché basteranno i decreti del Presidente della Regione e l'attività delle agenzie che sta istituendo.
Vi invito, quindi, a una riflessione e invito i colleghi de La Margherita a riprendere quel percorso che ha iniziato quando ha presentato la sua proposta di legge per la riforma degli enti agricoli.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, non le posso dare la parola, perché si è iscritto dopo la fine del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, sarò breve. Ho firmato l'emendamento numero 1 non perché il Gruppo La Margherita fosse di questa opinione, ma per una convinzione che è figlia della mia esperienza politica e culturale, che mi ha insegnato, ultimamente anche in base a leggi dello Stato (vedasi la cosiddetta legge Bassanini, una per tutte), che il decentramento del potere, oltre che essere un segno di democrazia, ha portato segnali positivi e concreti sulla funzionalità di tutta la macchina amministrativa dello Stato, delle Regioni e degli enti locali. Non per difendere, come ho detto ieri, a tutti i costi lo strumento ente, perché che sia un ente o un qualsiasi altro soggetto poco importa, però vogliamo dire quale differenza intercorre tra un ente e un'agenzia? L'agenzia risponde direttamente a un Governo, in questo caso alla Giunta regionale, l'ente invece è amministrato da un consiglio di amministrazione e, quindi, nelle sue funzioni, nella gestione amministrativa, patrimoniale e contabile, oltre che politica, è autonomo, pur sempre rispondendo, chiaramente, agli indirizzi dati dal Governo ed essendo sottoposto al suo controllo. Ecco qual è la differenza basilare tra ente e agenzia. Perché l'ho voluta sottolineare? Perché, come ho detto nei miei precedenti interventi, l'accentramento quasi spasmodico, giorno per giorno, di competenze, di mansioni, di funzioni di controllo su tutto e su tutti, a mio parere, nel medio termine, non agevola né incentiva le funzioni e i compiti dell'amministrazione, ma senz'altro li ingessa e li ingolfa. Inoltre non si può esautorare l'Assemblea regionale di qualsiasi potestà, quasi quasi anche di quella legislativa, perché questa è la goccia che fa traboccare il vaso.
Ho firmato l'emendamento numero 1, che prevede di sostituire la parola "agenzia" con "ente", perché l'agenzia, sebbene sia uno strumento più agile, più snello, più libero, di fatto non ha nessun concreto potere operativo. E tutte le motivazioni che ho addotto ieri oggi le confermo, anche se le cose andranno così come dovranno andare. L'ente, ripeto, è una struttura autonoma, sotto tutti gli aspetti, mentre l'agenzia è un organo completamente dipendente dall'Esecutivo. Ed è questo l'handicap di queste strutture, che in altre Regioni, sinceramente, hanno dimostrato di non essere all'altezza del compito che era stato loro assegnato. Infatti, c'è un ripensamento, quasi un'inversione a 360 gradi sulla loro istituzione e sul loro utilizzo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Onorevole Cappai, lei si è chiesto se l'onorevole Pisu avesse letto la legge. Certo che l'ha letta, altrimenti quel trattato che ci ha illustrato stamattina, in apertura di seduta, sul concetto che lui ha di nuova agricoltura in Sardegna da dove scaturiva? Certo che l'ha letta, male, però l'ha letta!
Preliminarmente, onorevole Uggias, in riferimento al suo intervento di ieri, devo dire che io non ho accusato l'assessore Foddis.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Era un esempio!
DIANA (A.N.). Sì, ma voglio chiarire la mia posizione. Io metto sotto accusa ciò che l'assessore Foddis rappresenta istituzionalmente, il che è un concetto ben diverso, tant'è che sulla sua persona non ho nessuna preclusione, e l'ho detto in tantissime altre circostanze. Noi non condividiamo l'impostazione che è stata data a questa legge, sin dall'articolo 1. E già da qui emerge il fatto che l'onorevole Pisu ha letto male la legge, perché se l'avesse letta bene avrebbe capito, per esempio, che le finalità dell'articolo 1 stridono con il contenuto dell'articolo 27. Questa legge - ha detto bene l'onorevole Cappai - è nata come legge istitutiva di un ente, non di un'agenzia, perché se leggete attentamente l'articolo 27 vi rendete conto che un'agenzia non può avere la natura giuridica in esso indicata, che è invece propria di un ente. Ma siccome bisognava conciliare le posizioni dei Gruppi DS, La Margherita e di quant'altri gruppi minoritari dello schieramento di centrosinistra, e quindi della maggioranza di questo Consiglio regionale, era ovvio che la Commissione si sarebbe impegnata molto nello stendere l'articolato di questa legge, anche perché sappiamo che il Presidente della Commissione è persona molto attenta. Il risultato è stato quindi la nascita di tre agenzie, però con le caratteristiche previste all'articolo 27, che sono appunto quelle di un ente.
Allora come si può pensare che un'agenzia regionale possa avere la natura giuridica di un ente? Intanto nella legislazione regionale non esistono le agenzie; i riferimenti normativi riguardano enti, non agenzie o aziende. Ma le agenzie istituite dalla presente legge hanno personalità giuridica di diritto pubblico, sono dotate di autonomia finanziaria, organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale, così come tutti gli enti istituiti in Sardegna, quindi hanno anche un'autonomia politica che segue gli indirizzi della maggioranza, certamente, o della Giunta regionale o del Presidente della Regione o di chi volete. La loro natura giuridica, però, è quella di un ente, non di un'agenzia. L'articolo 27 non ha niente a che vedere con le agenzie, ecco perché ho detto che l'onorevole Pisu ha letto questo testo di legge, ma l'ha letto male!
Allora, mi è stato comunicato stamattina che la maggioranza non avrebbe accolto nessuno degli emendamenti presentati dalla minoranza. E' ovvio, questo sta avvenendo ormai sistematicamente, perché ritenete di chiedere il sostegno della minoranza solo quando avete necessità di andare contro il presidente Soru, ma ve ne guardate bene dal farvi vedere, sparate dai muretti a secco, utilizzando anche la nostra ingenuità, in qualche caso. Tuttavia, come potete avere la presunzione di aver scritto un testo perfetto? Neanche perfettibile, perfetto! Guardate, colleghi, la politica, contrariamente a quanto si pensa, non è l'arte di fare il meglio, è l'arte di fare il meno peggio, e così è sempre stato. E nell'arte di fare il meno peggio è necessario che ci sia una fase di confronto quando si affronta una materia così importante, che disegna gli strumenti per arrivare, poi, a una nuova agricoltura in Sardegna. Voi avete dimostrato che nella vostra concezione la politica è il meglio e che del meglio siete depositari voi e la vostra Giunta. Non avete assolutamente considerato che, probabilmente, dialogando di più con la minoranza, in Commissione, e ragionando sugli emendamenti avremmo potuto ottenere quel risultato dell'arte di fare politica, cioè fare il meno peggio. Voi avete rinunciato a questa funzione, ma non potete pensare che noi, invece, ci appiattiamo su quelle posizioni, che certamente non hanno un orario, non possono essere determinate da ciò che è stato detto ieri, e cioè che questa legge dovrebbe essere approvata solo per esigenze temporali legate ad aspetti meteorologici e vacanzieri. Non si può assolutamente esitare con questo spirito una legge che già nasce male e che, ne sono convinto, tornerà in Consiglio regionale molto presto, perché molte delle norme in essa contenute non possono essere né rispettate né accettate, ma soprattutto non risolvono i problemi dell'agricoltura sarda. Grazie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere Alberto Sanna, relatore.
SANNA ALBERTO (D.S.), relatore. Esprimo parere contrario su questo emendamento, ma voglio chiarire, anche in relazione alle considerazioni e affermazioni che faceva l'onorevole Diana, che la Commissione non ha respinto tutti gli emendamenti della minoranza, anzi ha accolto una serie di suggerimenti avanzati da diversi colleghi sia di maggioranza sia di minoranza. E' chiaro che non sono stati accolti quegli emendamenti che, ricalcando l'impostazione sulla base dell'ente unico, confliggono apertamente con la filosofia e l'impianto del testo di legge esitato dalla Commissione. Questi sono i termini. Quindi c'è stato, da parte della Commissione, un atteggiamento di grande apertura.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, per quanto riguarda le osservazioni che ha fatto l'onorevole Diana posso dire che da parte della maggioranza e della Giunta regionale c'è stata grande attenzione alle indicazioni e ai suggerimenti che sono venuti dal dibattito consiliare nella discussione generale, e quindi molte di quelle indicazioni e molti di quei suggerimenti sono contenuti sia negli emendamenti della maggioranza che in quelli della Giunta, la quale non solo ha fatto propri quei suggerimenti, ma ha tradotto in atti concreti gli elementi di criticità più importanti presenti nell'articolato che, oggi, stiamo esaminando.
Voglio anche ricordare che, in merito a questi elementi di criticità, che riguardano soprattutto le questioni del personale, la maggioranza e la Giunta regionale hanno accolto alcuni suggerimenti contenuti nel parere espresso dalla prima Commissione. Questo è un motivo di arricchimento ulteriore del contenuto di questo provvedimento di riforma. Da parte della maggioranza e della Giunta c'è quindi tutta la disponibilità per un coinvolgimento pieno dell'opposizione nell'approvazione di una legge così importante e delicata.
Naturalmente, il parere sull'emendamento numero 1 è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 1.
Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Intervengo, in dichiarazione di voto sull'emendamento numero 1 e anche sull'articolo 1, per precisare la nostra posizione, in quanto evidentemente non siamo stati chiari nella discussione di ieri.
Nel preannunciare il voto contrario all'emendamento numero 1, vorrei chiarire che non c'è stato da parte nostra nessun pentimento, nessun passo indietro rispetto alla nostra posizione iniziale. Nel proporre il soggetto unico ci guidava un'esigenza che nasceva dall'aver registrato, in questi anni, sovrapposizioni o divaricazioni rispetto a quelle che sono le attività di ricerca e di sperimentazione. Sovrapposizioni e divaricazioni dovute alla difficoltà di coordinare, di mettere assieme ricerca e assistenza tecnica, di applicare sul campo, quindi a vantaggio delle aziende agricole, la ricerca che veniva fatta per altro in maniera egregia. E' un'esigenza importante, ed è anche l'esigenza che ha spinto il Consiglio regionale ad affrontare, in questi giorni, questi argomenti.
Questa esigenza poteva essere soddisfatta o attraverso un soggetto unico, che vedesse al suo interno l'interazione tra le diverse funzioni e attività, o attraverso la soluzione che invece abbiamo individuato con questo testo di legge unificato, cioè quella di prevedere una forma di coordinamento esterna ai soggetti che svolgono queste funzioni. Ecco perché abbiamo previsto il Comitato di coordinamento tecnico e programmatico delle agenzie, costituito dall'Assessore regionale dell'agricoltura e dai tre direttori generali delle agenzie, i quali interagiscono attraverso un trasferimento continuo di informazioni da un'agenzia all'altra. Questa forma di coordinamento soddisfa appieno le esigenze che venivano poste alla base della scelta dell'ente unico.
Nessuno di noi è innamorato degli strumenti e delle loro sigle, siamo piuttosto propensi a proiettarci verso le soluzioni, cercando di individuare quelle più appropriate rispetto alle necessità. La scelta del coordinamento delle agenzie attraverso un apposito Comitato mi sembra appropriata alla risoluzione dei problemi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Noi votiamo a favore dell'emendamento numero 1, anche perché esso riguarda un concetto sul quale si articola tutta la legge di riforma che stiamo esaminando, e cioè la trasformazione degli enti regionali in agenzie regionali. Questo è il primo aspetto.
Il secondo aspetto riguarda il fatto che la maggioranza, che dice di voler arrivare a una maggiore semplificazione del sistema degli enti in agricoltura, anziché prevedere un unico ente - come noi chiediamo -, con diversi dipartimenti, prevede l'istituzione di tre agenzie, con tutta una serie di ramificazioni che alla fine costituiranno più organismi di quanti ce n'erano prima.
Allora, dico subito che noi non siamo d'accordo sulla scelta di tre agenzie e invitiamo la Giunta regionale e la maggioranza a rivedere questo aspetto, perché non stiamo semplificando un bel nulla, anzi in questo modo stiamo complicando ancor di più le cose in questo settore. Voglio anche dire che agenzia ed ente sono soggetti molto diversi, perché mentre l'ente fa parte della struttura regionale, ha un suo consiglio di amministrazione e una sua autonomia, l'agenzia regionale svolge un servizio in house per conto della Regione, con la quale ha quindi un rapporto di natura diversa. L'agenzia non è una ramificazione dell'amministrazione regionale, è qualcos'altro. Noi invitiamo, quindi, la maggioranza a rivedere questo aspetto, perché credo che l'unica cosa di cui la Regione non ha bisogno oggi sia proprio la creazione di agenzie che non hanno nessun potere, a differenza di quanto sostenuto nell'articolo 27, in cui si dice che le tre agenzie hanno autonomia economica, finanziaria e decisionale. Noi diciamo invece che le agenzie sono una diretta emanazione della Giunta e quindi, oggi come oggi, per come sono configurate, non hanno nessun ruolo e nessun potere.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 1. L'onorevole La Spisa ha chiesto la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Farigu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Farigu - La Spisa - Ladu - Licandro - Lombardo - Moro - Petrini - Pisano - Rassu - Sanciu - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Licheri - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Murgioni - Orru' - Pinna - Pirisi - Porcu - Randazzo - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 61
Maggioranza 31
Favorevoli 19
Contrari 42
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'articolo 1.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, ha domandato di parlare?
LA SPISA (F.I.). No, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Ho chiesto di intervenire nella discussione dell'articolo 1.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'articolo 1, quindi può intervenire per dichiarazione di voto.
LADU (Fortza Paris). Il mio intervento precedente riguardava l'emendamento numero 1, non l'articolo!
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, con il nuovo Regolamento, la discussione sull'articolo e sugli emendamenti è contestuale. Prego, onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris). Intervengo semplicemente per completare il ragionamento che avevo iniziato nella dichiarazione di voto sull'emendamento numero 1, anche perché, ascoltando le argomentazioni che sono state addotte questa mattina, mi sono reso conto che c'è la volontà di continuare a girare intorno al problema e di non ammettere che questa proposta di riforma che stiamo portando avanti non servirà assolutamente a nulla, men che meno a risolvere i problemi dell'agricoltura in Sardegna.
Benché si tratti di una proposta di riforma degli enti agricoli, da questo testo si evince con quale spirito la Giunta regionale affronta la situazione del mondo agropastorale e quale politica intende portare avanti. Ecco, io non riesco a comprendere il perché di alcune dichiarazioni. Ho sentito poc'anzi il collega Pisu dire: "Sì, c'è una profonda crisi, che però viene da lontano". Questa è la solita logica di una certa sinistra, che quando è al governo attribuisce le responsabilità agli altri, e quando invece è all'opposizione le attribuisce a chi è al governo. Allora, bisogna assumersi le proprie responsabilità: se il mondo agropastorale è in crisi oggi, dobbiamo dire oggi quali politiche vogliamo portare avanti. Io non dico che tutte le responsabilità sono di questo Governo regionale, però voglio capire quali sono le politiche che si stanno portando avanti in questo momento per superare questa crisi. Io non ne vedo! Dicevo ieri, e lo ripeto oggi, che, a parte i fondi comunitari, non ci sono risorse disponibili, per cui, indipendentemente da questa riforma, che noi riteniamo sbagliata, ciò che ci preoccupa veramente è il fatto che non ci sia, da parte del Governo regionale, una proposta per far uscire il settore agricolo dalla profonda crisi in cui versa. Grazie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 2, a cui sono stati presentati gli emendamenti numero 3 e 2, che decadono perché contrastanti con la precedente deliberazione del Consiglio di non approvazione dell'emendamento numero 1.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:
Art. 2Funzioni esercitate dall'Amministrazione regionale
- L'Amministrazione regionale esercita direttamente le funzioni regionali in materia di agricoltura non attribuite espressamente alle agenzie istituite dalla presente legge, fatte salve quelle attribuite al sistema delle autonomie locali, ed in particolare le funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo.
Emendamento sostitutivo totale Ladu - La Spisa - Vargiu - Murgioni - Cassano - Gallus - Pisano - Dedoni - Cappai - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 2
L'articolo 2 è sostituito dal seguente:
"L'Amministrazione regionale, fatte salve le funzioni attribuite espressamente al sistema delle autonomie locali, esercita direttamente in materia di agricoltura le funzioni di indirizzo, vigilanza e programmazione. Per le modalità di esercizio delle funzioni di cui all'articolo 1 si avvale di un ente unico, articolato in dipartimenti, istituito dalla presente legge quale strumento tecnico-operativo. (3)
Emendamento sostitutivo parziale Cappai - Rassu - Artizzu - Ladu - Capelli - Vargiu - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Amadu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - La Spisa - Sanciu
Articolo 2
Nell'articolo 2 la parola "agenzie" è sostituita da "ente. (2).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, i primi due emendamenti sono sicuramente indicativi di come maggioranza e minoranza intendono, o intendevano, perseguire con uno spirito diverso l'obiettivo della razionalizzazione e sviluppo del settore agricolo e del rilancio, attraverso le necessarie modifiche e riforme, della politica agricola regionale.
Ieri, un'emittente televisiva locale ha detto, nel corso del telegiornale serale, che maggioranza e minoranza avevano raggiunto un accordo per licenziare la legge nella giornata odierna. Bene, io non so chi possa aver fatto dichiarazioni in merito, ma credo che un naturale percorso che porti all'approvazione di questa legge in data odierna sarà l'Aula a deciderlo. Per quanto riguarda il nostro Gruppo non c'è stato nessun accordo preventivo sui tempi di approvazione di una legge di questa importanza, che intendiamo discutere in tutto il suo articolato.
Sicuramente i primi due emendamenti sono, ripeto, significativi: agenzia o ente? L'assessore Dadea ieri ha detto, e lo ha ribadito oggi nel suo intervento, che sono stati accolti i suggerimenti e le indicazioni della minoranza. Essendo stati bocciati i primi due emendamenti, è chiaro che non ci sono indicazioni e suggerimenti di nessun genere della minoranza che possano essere accolti. La minoranza, il mio Gruppo, in particolare, contesta la scelta delle agenzie che, invece, come avete ripetuto ieri, saranno il cavallo di battaglia delle vostre riforme. Ma noi saremmo disposti a seguirvi, saremmo disposti a confrontarci con voi, se ci indicaste una linea razionale e coerente.
Con questo testo di legge voi state impostando tre agenzie, per la ricerca in agricoltura, l'assistenza tecnica e i pagamenti. Allora, per quanto riguarda la ricerca, l'Assessore della programmazione ci ha detto che l'intenzione della Giunta è quella di unificare l'attività di ricerca, ma già con due provvedimenti, quello sulla sanità e quello sull'agricoltura ora in discussione, voi la state ulteriormente frazionando.
Vediamo l'impostazione delle agenzie. Abbiamo già visto quale sia l'impostazione dell'AREA, l'azienda istituita con la legge di riordino degli IACP. Noi abbiamo contribuito a far sì che la Giunta rispettasse i contratti di lavoro, e perciò venisse applicata la legge numero 31 del 1998 per il trattamento economico del personale, così come succede in questo provvedimento sulle agenzie agricole. Per quanto riguarda la struttura organizzativa, avete scelto che l'AREA, il nuovo organismo che sostituisce gli IACP, avesse una struttura per proprio conto, particolare, particolarissima devo dire, mentre per queste tre agenzie riproponete l'applicazione della legge 31, cosa che noi avevamo suggerito anche per le altre agenzie che sono state istituite. Allora, avete un'idea chiara, concreta, definita di come volete che siano queste agenzie? Oppure queste sono adattabili di volta in volta? Mi sembra che questa seconda ipotesi sia la più perseguibile.
Ma esiste un progetto per l'agricoltura? Vi rendete conto che con questa legge stiamo abrogando l'ERA, un ente che voi avete istituito nel 2005? Avete già cambiato idea! E presumo che la cambierete anche su questo provvedimento, così come sulle leggi concernenti il commercio, il riordino degli IACP, la Consulta, le supertasse e su tante altre leggi che avete frettolosamente approvato.
Qual era l'indicazione più accettabile data da questa minoranza, assessore Dadea, assessore Foddis? Quella della riflessione! Noi non abbiamo detto che non vogliamo riformare. Certo ci interroghiamo se sia più opportuno pensare a una riforma orientata solo ed esclusivamente al taglio dei costi e al risparmio o a una riforma orientata al taglio degli sprechi e dei costi, ma soprattutto alla creazione di un'efficiente rete di assistenza in agricoltura. Questo è quello che ci differenzia. Ma noi vi abbiamo chiesto di fermarvi un attimo per parlare con il mondo agricolo, dopodiché la scelta sulla riforma, sulle agenzie, su quello che volete, portatela pure avanti con il nostro sostegno, con la nostra condivisione o senza.
Noi vi abbiamo invitato principalmente a non esitare una legge di questa portata nel periodo che precede le ferie estive, con un Consiglio che è già praticamente in ferie. Abbiamo detto che quello dell'agricoltura è un settore strategico. Ieri abbiamo fornito dei dati sulla valenza di questo settore, che ha una produzione lorda vendibile di 1.577 milioni di euro, e tutti ne abbiamo ribadito l'importanza economica in rapporto al PIL della Sardegna. All'articolo 3, che è emblematico, voi dite: "La Regione autonoma della Sardegna, considerata l'importanza che il settore agricolo riveste per l'economia dell'Isola quale espressione del carattere della ruralità e del modo di essere fondamentale della cultura del popolo sardo…". Ma parliamo di economia, parliamo di posti di lavoro, parliamo di professionalità negli enti, nella struttura regionale, parliamo di cose concrete che la gente vuole sentir dire e soprattutto delle problematiche da risolvere! Basta con le espressioni roboanti, i richiami alla cultura del popolo sardo e a quant'altro, come nel titolo dell'articolo 3: "Obiettivi della politica agricola regionale". Parliamo di dati economici, di soluzioni economiche, del modo per risolvere il problema dei debiti in agricoltura!
Dalla lettura di questa legge appare evidente che la vostra proposta di istituire tre agenzie non è la soluzione dei problemi agricoli. Aspettiamo ancora la vostra proposta di piano di intervento non solo in agricoltura, ma anche nell'industria e nell'artigianato. Ecco, qual è il vostro progetto? Qual è il progetto che si vuole perseguire? Una volta tanto, cercate di esprimere coerenza nei vostri progetti, indicate un percorso che possa essere seguito e che sia chiaro soprattutto agli utenti, perché un giorno approvate una legge, il giorno dopo la modificate o abrogate, e non ci si capisce più niente! Non si capisce dove volete andare, dove volete portare la Sardegna. La minoranza si darebbe una ragione della sua azione politica se riuscisse a comprendere, una volta per tutte, quale tipo di sviluppo economico, culturale e sociale volete per la nostra regione. Ecco perché gli emendamenti a questi primi articoli erano propedeutici, quello già bocciato e quelli ovviamente non più votabili da quest'Aula perché dichiarati decaduti.
E' sul concetto di risparmio, programmazione e controllo in agricoltura che non ci troviamo d'accordo. Voi parlate di risparmio, noi vi proponiamo l'ente unico e qualche componente politica di questa maggioranza fa retromarcia e torna sulla proposta delle tre agenzie. Noi abbiamo cercato, con le nostre proposte emendative, di razionalizzare, di dare un'indicazione per una vera riforma agricola. Abbiamo proposto l'ente unico, abbiamo anche proposto il controllo della politica agricola da parte del Consiglio, non un accentramento di funzioni nella Giunta. Decaduti questi concetti, cosa ci rimane? Ci rimane semplicemente di ascoltarvi, se avrete modo e voglia di parlare, e guardarvi nel sollevare la manina per accelerare l'approvazione della legge e non procrastinare le vostre e le nostre ferie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che gli articoli 2 e 3 rappresentino il cuore di questa legge, anche se forse voi non avevate la stessa considerazione quando li avete scritti. Nel senso che, forse, nello scrivere questi due articoli, colleghi della maggioranza, Assessore, avete pensato di limitarvi a delle enunciazioni di principio che non avrebbero avuto ripercussioni sulla discussione in Aula. Eppure gli articoli 2 e 3 sono gli unici due articoli in cui si parla dei problemi dell'agricoltura in Sardegna, quindi sono gli articoli su cui il Consiglio dovrebbe maggiormente concentrarsi per una valutazione sugli strumenti che voi, attraverso gli enti regionali diventati agenzie, state mettendo in campo. Allora farò una riflessione sull'articolo 2, e successivamente sull'articolo 3, ma non con l'intento di ricominciare la disquisizione sul tema agenzie o enti.
Abbiamo detto, l'ha detto lo stesso Assessore, che le agenzie che voi state mettendo in campo sono in realtà degli strumenti tecnici, finalizzati al conseguimento di determinati obiettivi. Voi dite, in pratica, che state sostituendo le vecchie Fiat 500 con delle Ferrari; noi vi diciamo che state sostituendo le vecchie Fiat 500 con delle nuove Fiat 500 e che non vi state affatto dotando di uno strumento più adeguato alla gestione delle problematiche che pure esistono in Sardegna. Ma su questo avremo occasione di riflettere quando ritorneremo su questa legge, perché è probabile, come diceva il collega Capelli, che ci ritorneremo, così come vi avevamo predetto per la legge sulla istituzione dell'ERA. Allora vi dicemmo che quell'ente era una scatola vuota, sulla quale il Consiglio sarebbe stato costretto a ritornare e vi chiedemmo di soprassedere all'approvazione frettolosa di una legge che non aveva lo scopo di portare innovazione reale nel mondo dell'agricoltura sarda, ma aveva semplicemente uno scopo di immagine. Era una di quelle famose leggi di scopo, di cui parla l'assessore Pigliaru, che non aveva nessuna ricaduta concreta; un fuoco d'artificio che potevate far scoppiare nel cielo della Sardegna per sostenere di avere cambiato qualcosa. Detto, quindi, che sulle tre agenzie ci sarà il giudizio complessivo del mondo agricolo sardo e del mondo della politica sarda, per il momento possiamo anche sospendere questo punto, se ciò vi aiuta.
All'articolo 2, a parte i compiti che attribuite alle agenzie, voi dite che alla Regione restano i compiti di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo delle politiche agricole. Ma da quando? Da oggi? Sembrerebbe, infatti, che dal momento dell'approvazione di questa legge la Regione avrà dei compiti che sino ad oggi non aveva avuto. Quindi sembrerebbe che la programmazione in agricoltura non vi abbia sinora riguardato: non ha riguardato l'assessore Addis, che infatti è stato rimosso dal suo incarico, ma non ha riguardato neanche l'assessore Foddis, perché non vediamo azioni di respiro che possano essere inquadrate in quelle funzioni che voi stessi avete indicato, cioè indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo.
I rappresentanti degli agricoltori presenti nei consorzi di bonifica, che avevano chiesto un incontro con i consiglieri regionali e che voi ieri avete ricevuto forse in altra sede, non certo insieme a noi, ci hanno prospettato, oltre ai problemi strettamente connessi alle cosiddette bollette pazze (l'Assessore dice che pazze non sono) dei problemi strutturali, legati al fatto che i consorzi di bonifica hanno immense difficoltà di funzionamento, perché si caricano di oneri impropri che poi scaricano sugli agricoltori. Nell'ambito delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo, per quanto riguarda i consorzi di bonifica non avete niente da dire? Vorremmo sentirvi dire qualcosa a questo proposito. E sui costi dell'energia e dell'acqua non avete niente da dire? Vorremmo sentirvi dire qualcosa su questi argomenti, nell'ambito delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo che sono attribuite alla Regione, ovviamente non a partire dall'approvazione dell'articolo 2 di questa legge, dato che le erano attribuite anche l'anno scorso e due anni fa. E' questo l'ambito di funzioni di cui il Consiglio regionale vorrebbe iniziare a discutere, non per dividersi, ma per trovare strade condivise, responsabilità che si possono assumere insieme, ma che è indispensabile assumere, a meno che sull'agricoltura sarda non vogliamo appendere lo stesso cartello che pensiamo di affiggere domani su questo palazzo: "Chiuso per ferie". Ma quelle ferie sarebbero molto più lunghe di quelle del Consiglio regionale!
Veniamo ai problemi del credito. Assessore, i problemi del credito non rientrano nell'ambito delle funzioni di programmazione, indirizzo e controllo. Sappiamo - e lei lo sa senz'altro meglio di me, perché è un tecnico della materia - quanto l'agricoltura sarda sia strangolata da problemi legati, per il pregresso e per il presente, al credito. E qual è l'azione che l'Assessorato sta esercitando sul sistema bancario nell'ambito delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo? Se volete l'approvazione dell'articolo 2, di queste cose ce ne dovete parlare; se volete soltanto discutere delle agenzie ARGEA, LAORE e AGRIS, possiamo limitarci a decidere se sia meglio l'ente o l'agenzia, e forse avrete ragione voi nel sostenere che tre agenzie sono meglio di una. Ma se vogliamo approvare l'articolo 2, ripeto, ci dovete parlare delle cose che sono scritte nell'articolo 2, altrimenti dovreste voi stessi fare un emendamento soppressivo o dire che votate contro e che lo espungete da questa legge, perché l'Aula ha deciso di non discutere delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo che sono, ed erano, attribuite alla Regione, la quale, quindi, non può non dare risposte su un qualcosa a cui il Governo regionale sta lavorando da due anni. A meno che non si voglia fare per l'agricoltura lo stesso discorso che si è fatto per la sanità, oltretutto con una schizofrenia - lo ribadisco - dell'attività della Giunta che dimostra che il coordinamento da parte del Presidente della Regione è inesistente, perché se gli enti, che voi trasformate in agenzie, hanno una dipendenza funzionale, organizzativa e strutturale diretta dalla Giunta e dal suo Presidente, significa che in agricoltura vi volete dotare di strumenti agili e obbedienti al potere politico, senza nessuna intermediazione di carattere tecnico, contabile e giuridico.
Nel settore della sanità avete fatto il contrario, nel senso che non avete dato nessuna autonomia alle strutture articolate sul territorio, che devono operare mettendo in essere la politica della Giunta. Quindi è veramente schizofrenico il vostro modo di affrontare i problemi che sono sul tappeto e c'è la sensazione che non abbiate la minima idea di un progetto complessivo di riferimento, che è quello sul quale voi, insieme a quelli che vi hanno votato, state investendo in questo quinquennio per cambiare la Sardegna. La sensazione è che voi procediate in ordine sparso e senza nessuna visione d'insieme degli obiettivi verso i quali volete dirigervi.
Questo è un problema fondamentale. Giungono in quest'Aula leggi che pomposamente vengono definite di riforma, ma che in realtà sono dei piccoli cambiamenti, pezzi del puzzle complessivo che rappresenta il quadro di riferimento della Sardegna. E su questi piccoli cambiamenti ci tratteniamo a discutere in Aula, qualche volta meno di quanto sarebbe doveroso, visti gli argomenti in campo, e ci diamo reciprocamente a intendere che stiamo cambiando qualche cosa di grande in Sardegna. Non è vero, non è così, non stiamo cambiando niente, non c'è coerenza tra i vari cambiamenti che vengono adottati dai diversi Assessorati, quindi non c'è neanche un ragionamento d'insieme che faccia pensare che si va in direzione di un obiettivo condiviso, di un obiettivo grande, di un obiettivo importante per la Sardegna. E forse nessuno viene a protestare qui sotto perché fuori c'è una temperatura di 40 gradi, ma avrebbero mille ragioni per venire a protestare i destinatari delle vostre riforme a metà, riforme finte, piccole riforme.
Quindi, Assessore, se vuole che questo articolo 2 sia approvato e se vuole dare dignità al voto che i colleghi esprimono in quest'Aula, ci spieghi che cosa è stato fatto in questi due anni nell'ambito delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo in materia di agricoltura e che cosa ha in mente di fare negli anni successivi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Noi vorremmo che perlomeno su questi primi punti, che sono centrali rispetto alla legge di riforma che stiamo esaminando, si attivasse un dibattito con la partecipazione non solo della opposizione, ma anche della maggioranza, perché vorremmo capire quali sono le reali posizioni della maggioranza e dei singoli Gruppi che la compongono. Dico questo perché, a volte, fuori di qui si fanno certi ragionamenti e si dicono determinate cose, poi in Consiglio si dice tutt'altro. Noi vorremmo che da parte della maggioranza ci fosse una posizione più chiara, ma che ci fosse anche un contributo importante, nel senso che riteniamo che alcune parti di questo testo unificato possono essere modificate e migliorate. Ma è chiaro che se la maggioranza non interviene nel dibattito si finisce per fare un discorso fra sordi, che non serve assolutamente a nessuno, e men che meno servirà per modificare la legge che stiamo approvando.
Allora, noi vi invitiamo a intervenire in un confronto serio, poi magari ci convincerete che è giusto approvare questa riforma, però lo vogliamo sentire da voi, perché noi, invece, siamo profondamente convinti del contrario. Al punto che riteniamo che questa non sia una vera legge di riforma, perché non cambierà nulla. Ciò che stiamo approvando è semplicemente un rimescolamento delle carte per quanto riguarda gli enti agricoli, Assessore. Questa non può essere una legge di riforma, anzi è una legge che, a parer nostro, peggiorerà la situazione, perché, come dicevo prima, queste agenzie non avranno alcun potere, avranno la funzione di raccogliere qualche dato, però il potere reale sarà sempre di più nelle mani della Giunta regionale e del suo Presidente.
Stiamo effettivamente centralizzando le funzioni dell'agricoltura e questo è un grave errore, perché fino a ieri abbiamo invece fatto una politica di decentramento delle funzioni, cercando di dare maggior peso al territorio. Di fatto, con questa legge, stiamo sopprimendo il ruolo importante che ha avuto sinora il territorio, perché tutto viene centralizzato. Ma noi abbiamo anche visto quali sono state le polemiche, le contestazioni che hanno accompagnato questa legge e che riguardano il personale. Non è vero che erano tutti d'accordo, che c'è stata una concertazione e che questa legge ha ricevuto l'assenso anche delle parti sociali, oltre che delle categorie interessate. Questo non è assolutamente vero. Abbiamo sentito quali sono state le preoccupazioni, le proteste e le polemiche anche riguardo al personale, e non va bene, ciò che ho sentito dire, stamattina, dal collega Pisu, e cioè che bisogna ancora vedere, che non si sa cosa dice il personale, che non si capisce bene dove andrà a finire il personale dell'ARA, costituito da tecnici che sono preoccupati perché potrebbe non esserci un futuro per loro. Nonostante, con la loro opera, abbiano contribuito a risolvere problemi importanti dell'agricoltura sarda, oggi queste persone si vedono emarginate da questo provvedimento di riforma. Il collega Pisu si preoccupa, dice che bisogna trovare una soluzione a questo problema, però non dice se voterà a favore o contro qualora non dovessero essere indicate delle soluzioni. Io sono convinto che voterà a favore in tutti i casi. Allora è tempo di finirla di agitare i problemi e di far finta di preoccuparsi, se poi si approva tutto quello che propone non tanto la maggioranza, ma la Giunta. Siamo seri tra noi: se non siamo d'accordo diciamolo chiaramente e siamo conseguenti. Si può anche votare contro quando su un determinato argomento, su un determinato punto non si è d'accordo. Io non ho ancora visto posizioni differenziate in questa maggioranza, e men che meno le ho viste in alcuni settori della maggioranza che ogni tanto agitano problemi che poi non vengono risolti, per cui tutto rimane come prima.
Assessore, vorrei che questa legge di riforma non ci distogliesse dai veri problemi dell'agricoltura, che sono altri, e lo sappiamo bene, così come lo sa bene anche lei. C'è una crisi drammatica e l'abbandono delle campagne è un fenomeno che non è iniziato oggi, ma che oggi si verifica con maggiore intensità, questo possiamo dirlo. Certo, neanche la crisi è iniziata oggi, ma oggi ha raggiunto l'apice, per questo dobbiamo cercare di dare risposte al mondo agropastorale. Io, però, non ho ancora intravisto, nell'azione del Governo regionale, iniziative importanti capaci di dare queste risposte. Così facendo, con o senza riforma, la gente continuerà ad abbandonare le campagne, e noi la stiamo lasciando scappare dal settore agropastorale, che rimane comunque un settore portante della nostra economia, per andare chissà dove a fare chissà che cosa.
Molti hanno ripreso la via dell'emigrazione, Assessore, e oggi stanno emigrando soprattutto i diplomati e i laureati, cioè persone che potrebbero dare un contributo importante per la crescita e lo sviluppo della Sardegna. Sono questi i problemi che ci dobbiamo porre. Noi vogliamo che l'agricoltura e la pastorizia siano dei punti di riferimento per l'economia della Sardegna. O li vogliamo, invece, abbandonare al proprio destino? Credo che noi dovremmo fare tutto quanto è possibile per uscire da questa situazione di crisi, e quindi dobbiamo dare delle risposte per superare questa fase di emergenza, il che significa mettere chi opera in questo settore nelle condizioni di essere competitivo e di poter stare sul mercato. Ma lei, Assessore, che è un manager, mi insegna che non si può uscire da questa situazione di crisi se i costi del mondo agropastorale sono in continuo aumento. Ieri abbiamo sentito i rappresentanti dei consorzi di bonifica, che sono presenti in quasi tutto il territorio della Sardegna e quindi costituiscono una parte importante per l'agricoltura. Ebbene, i dati che essi ci hanno fornito sono diversi da quelli che ha fornito lei. Comunque, il problema non sono 50 o 60 euro in più o in meno, il problema è che effettivamente le bollette relative ai costi idrici ed energetici hanno raggiunto importi esorbitanti. Assessore, sa che molte aziende agricole non mettono in moto la mungitrice perché i costi energetici sono troppo elevati? Stiamo facendo qualcosa di importante per superare questa situazione, per risolvere alcuni problemi che riguardano la viabilità e la commercializzazione dei prodotti? Queste sono cose importanti.
Ieri abbiamo accennato al fatto che, effettivamente, ciò che si produce in Sardegna non viene consumato nell'Isola, perché anche per alcune produzioni che potrebbero essere garantite nella nostra regione ci si rivolge ad altre regioni italiane. Lo stesso discorso vale per il problema dell'indebitamento delle aziende agricole.
Ecco, noi vorremmo che su questa materia si dessero risposte chiare, in modo da evitare che questa emorragia, che sta diventando sempre più inarrestabile, porti la situazione di crisi a un livello mai raggiunto finora. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, per essere sincero mi trovo un po' in difficoltà. Ieri sera, il Capogruppo dei D.S., cioè il Capogruppo del maggiore partito della coalizione di centrosinistra, cercando l'apertura o la condivisione, ha detto: "Si potrebbe votare questa legge tutti assieme". Sì, se questa legge fosse stata ritirata e riproposta a settembre e se fosse stato accolto l'emendamento numero 1. Questo avrebbe significato riaprire il confronto, riesaminare le proposte, prendere gli aspetti positivi dell'una e gli aspetti positivi dell'altra. Così, probabilmente si sarebbe potuto votare una legge tutti assieme.
Io penso che ci sia la diffusa convinzione, all'interno del centrosinistra, che a questa opposizione interessi solo il problema del personale degli enti o ex enti agricoli e dell'ARA. Non è così. Noi avremmo voluto, visto e considerato che parlate di una grande riforma, che in questa legge di grande riforma fossero stati previsti tutti gli obiettivi della politica agricola regionale, a cui accennate alla lettera f) dell'articolo 1, e soprattutto l'eliminazione delle cause del malessere in agricoltura.
Sono costretto a riprendere il discorso di ieri per dire che qui, nella precedente legislatura, autorevoli colleghi del centrosinistra, mi riferisco agli onorevoli Sanna e Marrocu, non hanno mai detto che il male dell'agricoltura erano gli enti, anzi, spesso e volentieri essi erano i primi a ricorrere ai servizi di questi enti. Questi colleghi hanno invece sempre sostenuto che la causa principale del malessere in agricoltura, e quindi dell'abbandono delle campagne, della morte delle imprese agricole e dei sequestri di quelle insolventi, era l'indebitamento.
All'articolo 3, poi ci arriveremo, voi indicate gli obiettivi della politica agricola regionale, ma cosa intendete con questa espressione? Quali possono essere gli obiettivi se prima non si cura il cancro? E la terapia non è la riforma degli enti, è ben altro! Ecco perché questo provvedimento non è stato sufficientemente meditato, non è stato condiviso, lo ripeto, all'interno della vostra stessa maggioranza. E' errato anche nell'impostazione, perché all'articolo 2 continuate a parlare di competenze degli enti locali. Caro presidente Sanna, nella vostra proposta di legge avevate indicato le competenze da trasferire agli enti locali. Nel testo unificato le avete eliminate, però all'articolo 2 dite che l'amministrazione regionale esercita le funzioni in materia di agricoltura, fatte salve quelle attribuite al sistema delle autonomie locali. Ma se gliele avete già tolte!
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Sono indicate nella legge numero 9.
CAPPAI (U.D.C.). Ma se gliele avete già tolte con l'unificazione di questi progetti di legge!
Allora, è sempre più marcata la convinzione che questo non sia un provvedimento di riforma, ma sia un provvedimento dettato dall'esigenza di dimostrare all'esterno che comunque qualcosa per l'agricoltura si stava facendo, e cioè che si stava risparmiando attraverso l'eliminazione di sette consigli di amministrazione. Vorrei ricordare - e qualcuno qui lo sa - che i consiglieri di amministrazione del Consorzio interprovinciale per la frutticoltura percepivano al mese 325 mila delle vecchie lire, quindi non grosse cifre, e oggi voi stabilite che a un docente universitario che partecipi ai comitati scientifici compete un gettone di presenza di 150 euro! Arriveremo anche ai costi, perché stamattina, in Commissione, avete detto che sono stati aboliti i consigli di amministrazione, ma poiché si stanno istituendo i comitati scientifici vedremo da quante persone questi sono composti e dov'è il risparmio. Bisognava, però, far sapere all'esterno che gli enti venivano sciolti, che gli enti mangiasoldi, che non realizzavano niente, non sarebbero più esistiti! Andate in giro a chiedere se i tecnici di questi enti, oggi, possono essere chiamati per consulenze oppure no. Ecco, dare a intendere alla gente che facciamo qualcosa, sbagliando, ma la facciamo, non può essere l'intento di un organo legislativo come questo.
Allora, Assessore, glielo dica lei al presidente Soru che è il caso di fermarci, perché, ripeto, bocciato l'emendamento numero 1, potete farvi la legge così come l'avete pensata e voluta, ma non state rendendo un servizio agli agricoltori che stanno per esalare l'ultimo respiro e che, mentre i consiglieri a cui accennavo prima nella precedente legislatura volevano tutelare, salvare nell'immediato, imponendo, a fine legislatura, persino lo studio di una legge che li salvasse dall'indebitamento, oggi, dopo ventiquattro mesi, non ne parlano neanche. Cos'è successo? Ce lo dovrebbero spiegare. Non hanno niente da dire i consiglieri della maggioranza? Condividono l'impostazione di questa riforma? Non parlano, c'è qualcuno che, per volere divino, ha già deciso per loro come devono essere fatte le leggi. Mi spiegate perché prima bisticciavate sul numero delle agenzie, e cioè se queste dovessero essere due o tre? Visto che non me lo spiegate voi, ve lo dico io: con due agenzie i posti da lottizzare non sarebbero stati sufficienti per cui bisognava farne tre. Per la stessa ragione sono passati da quattro a cinque i dipartimenti di LAORE, che evidentemente non erano sufficienti per coprire il vuoto di potere e accontentare tutti. Poi avete previsto che ulteriori dipartimenti possano essere istituiti attraverso i regolamenti, perché bisogna salvaguardare il potere! Come? Quel potere che prima non era esercitato all'interno di questi enti o comunque era controllato, perché nei consigli di amministrazione erano rappresentate le forze sindacali, le forze sociali, i partiti di maggioranza, i partiti di opposizione, oggi viene posto interamente in capo al Presidente. Non so quante ore al giorno il presidente Soru dedichi al lavoro, ma penso che gliene occorreranno quarantotto per poter dirigere tutte le agenzie che faranno capo a lui!
Quindi, colleghi della maggioranza, mi rivolgo soprattutto ai moderati della maggioranza, che condividevano con noi una certa impostazione sulla riforma degli enti agricoli. Oggi, anche voi, pur non condividendo alcune parti, continuate nel silenzio. Abbiate un sussulto nei confronti del Presidente, proponete di sospendere questa legge per rivederla tutti insieme e presentare poi la migliore legge possibile in questa materia, ma non diciamo che questa è una legge di riforma, perché la legge di riforma in agricoltura deve essere ben altra, deve risolvere il problema dei debiti degli agricoltori, deve risolvere il problema del frazionamento delle proprietà, deve risolvere il problema dei consorzi di bonifica, visto che in Sardegna c'è chi paga l'acqua 10, chi la paga 12, 8,5 o 8. Sono tanti i problemi da risolvere, e noi stiamo dicendo che con questi enti daremo assistenza tecnica. A chi? Quante e quali sono le imprese agricole che oggi reggono al malessere diffuso, se sono tutte al collasso per i debiti?
Questi sono i problemi che avremmo dovuto affrontare con questa legge di riforma, anziché istituire comitati scientifici composti da professori delle facoltà di medicina veterinaria o di agraria! Non avevamo bisogno di quelle persone, abbiamo tecnici preparati in questi enti che possono dare il supporto necessario all'Assessore e alla Giunta per predisporre un vero programma in materia di agricoltura.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'articolo 2 è importante non tanto per le poche parole che contiene, ma per l'impostazione che emerge e che dimostra ciò che noi nella discussione generale abbiamo diffusamente cercato di argomentare, e cioè che questa riforma vuole dare al sistema dell'amministrazione e del governo in materia di agricoltura e al sistema degli enti regionali agricoli un'impostazione che tende a semplificare centralizzando tutte le decisioni. Lo abbiamo già detto, non vorrei dilungarmi su questo, anche perché non ho a disposizione il tempo che viene concesso nella discussione generale, vorrei però riflettere su ciò che dice questo articolo: "L'Amministrazione regionale" - quindi la Giunta regionale e in particolare la sua Presidenza - "esercita direttamente le funzioni regionali in materia di agricoltura non attribuite espressamente alle agenzie…". Abbiamo già detto che l'agenzia è di per sé uno strumento che non lascia spazi di autonomia decisionale operativa, ma in realtà è uno strumento interno all'amministrazione regionale. Voi avete deciso di non dare responsabilità a entità, sia pure ristrutturate, riformate, riportate a un vincolo di obbedienza, diciamo così, agli indirizzi che dà la Regione, e di centralizzare tutto in capo alla Giunta regionale che, attraverso le agenzie, svolge alcune funzioni. Attraverso questo articolo voi concepite un sistema che è tutto il contrario della sussidiarietà, perché la sussidiarietà richiede, ed è un principio ormai entrato nel nostro sistema costituzionale, che tutto ciò che non è esplicitamente attribuito al vertice per necessità di unità, di finalità da seguire, viene fatto dalle realtà più vicine all'utenza, e cioè gli enti locali, qui li citate, oppure il sistema degli enti regionali.
Voi avete scelto il sistema delle agenzie e, per giunta, dite che le funzioni che non sono attribuite espressamente alle agenzie sono esercitate dalla Regione. In questo articolo è fotografato perfettamente il modello che voi avete scelto. E noi contro questo modello ci stiamo esprimendo e contro questo modello, che non riguarda soltanto questa materia, ma riguarda, purtroppo, anche altri tentativi di riforma e riforme già attuate, continueremo a batterci in questa legislatura. Noi crediamo si debba costruire un sistema diverso, che tenda alla partecipazione e alla responsabilizzazione di diversi soggetti. Voi invece state centralizzando il più possibile, portando tutti i livelli decisionali in capo alla Presidenza della Giunta, che li esercita attraverso i propri Assessorati, ma che ha un ambito di operatività sostanzialmente illimitato, perché gli unici limiti posti sono quelli indicati nelle funzioni esplicitamente attribuite alle agenzie.
Noi, non crediamo, purtroppo, che voi siate nelle condizioni, per come vi siete espressi finora, di ripensare l'impostazione politica di fondo di questa legge. State ostinatamente perseguendo un percorso che vi è stato indicato da chi vi guida e che, irresponsabilmente, volete continuare a perseguire senza alcuna criticità. Ma è molto importante che sugli articoli iniziali di questa legge ci sia, in quest'Aula, la più solare chiarezza, e cioè che state disegnando un modello verticistico. Non sappiamo cosa ci dirà il futuro sulla maggiore efficienza di un tale sistema, può darsi che la semplificazione porti alla possibilità di decisioni più rapide, ma noi crediamo che questa semplificazione porterà a un modello decisionale che, seppure potrà essere, in certe situazioni, più rapido, certamente non sarà partecipato.
Vedremo nel corso dell'esame degli altri articoli quali sono le funzioni che attribuite alle agenzie, quali sono i modelli gestionali delle agenzie stesse e quale grado di partecipazione vi sia al loro interno da parte dei protagonisti del mondo agricolo. Non vi è alcuna possibilità di incidere, è un modello pensato, concepito, disegnato e quindi condotto e portato avanti avendo come unica preoccupazione quella di riportare tutto all'unità della Regione. Crediamo che questo sia un errore gravissimo e riteniamo che ci si debba attrezzare per ridisegnare, con buona volontà, con la disponibilità delle vostre intelligenze, un sistema di contrappesi che faccia da argine a uno strapotere ormai dilagante.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, passiamo alla votazione dell'articolo 2.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto ovviamente contrario all'articolo 2 e per fare qualche considerazione in merito. Il testo di questo articolo, come abbiamo detto, è abbastanza stringato, non contiene apparentemente particolari problemi: "L'Amministrazione regionale esercita direttamente le funzioni regionali in materia di agricoltura…". Inizio a domandarmi: ma se la Regione esercita direttamente queste funzioni che non sono demandate alle agenzie, chi esercita indirettamente le funzioni? Ne consegue che queste agenzie agiranno in maniera indiretta, e già questo è limitativo di quello che si vuol fare delle agenzie.
L'onorevole Cappai, giustamente, voleva sapere chi deve dare risposte sul riordino fondiario, sui distretti in agricoltura, sulle filiere, sulle passività in agricoltura. Onorevole Cappai, le risposte le deve dare la Regione Sardegna nel momento in cui si assume direttamente la responsabilità di esercitare certe funzioni. Questo è un po' il problema di questo articolo. L'amministrazione regionale, in questo caso la Giunta regionale e la maggioranza, ci stanno dicendo che queste tre agenzie non svolgono nessuna funzione che possa, in qualche modo, risolvere i problemi atavici che attanagliano l'agricoltura sarda, e quindi si assume direttamente la responsabilità di affrontare questi problemi. Quando e come non lo sappiamo. Ecco perché abbiamo detto che era molto più opportuno individuare le criticità, i problemi, e mettervi subito meno, senza trascurare certamente il riordino degli enti agricoli, che potevano pure essere trasformati in agenzie. Noi propendevamo per l'ente unico e ritenevamo che fosse quella la strada da seguire, perché ovviamente tre agenzie hanno bisogno di tre direttori generali, hanno bisogno di dipartimenti, poi si arriverà ai servizi, ma era tutta un'operazione che si poteva fare con un unico ente regionale, con un unico direttore generale, con dei dipartimenti, con dei servizi. Questa era la strada, invece ci saranno tre direttori generali, scelti dalla Giunta regionale, seguendo le indicazioni dei Gruppi consiliari, ovviamente, perché così funziona. Se andate a vedere come sarà scelto il direttore generale di queste agenzie, capirete subito dov'è la ratio!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole all'articolo 2 e per sottolineare che - come hanno già detto i colleghi - in questo articolo è presente la filosofia che ispira questa legge, una filosofia che noi condividiamo e che consiste nel riconoscere che assistenza tecnica e ricerca devono essere garantite dalla Regione e che la scelta di non decentrare la gestione delle funzioni in materia di agricoltura agli enti locali è una scelta precisa e consapevole.
Noi riteniamo che delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo debba farsene carico la Regione. Stante l'importanza strategica, che tutti abbiamo riconosciuto, del settore di cui stiamo trattando è chiaro che funzioni come quella della programmazione, dell'indirizzo e del coordinamento devono essere accentrate nella Regione. Non si può, infatti, pensare che queste funzioni possano essere esercitate dalla provincia o dai comuni. Agli enti locali sono state trasferite alcune funzioni e competenze specifiche già con la legge numero 9 del 2006, alla quale abbiamo voluto fare riferimento nel fare salve le funzioni attribuite al sistema delle autonomie locali e solo quelle. Le restanti funzioni devono rimanere in capo alla Regione, che le esercita direttamente, attraverso l'Assessorato dell'agricoltura, o indirettamente, ma con un indirizzo preciso e coordinato, attraverso le agenzie, che sono emanazione diretta della volontà politica. Ecco, questa è una scelta precisa.
La filosofia che ispira questa legge è chiara e si delinea anche nell'articolo 2. Seppure sia sintetizzata in alcune righe, si capisce bene, in tutto l'articolato quale deve essere il ruolo della Regione. Non è pensabile, dunque, che funzioni di questo tipo possano essere decentrate alle autonomie locali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo solo per rimarcare che quanto ha adesso asserito l'onorevole Cuccu porta me, invece, a votare contro.
CUGINI (D.S.). Abbiamo perso un voto!
DEDONI (Riformatori Sardi). In effetti, da questo articolo si evince che non c'è chiarezza. Non c'è chiarezza! Io sono d'accordo nella sostanza con quanto diceva l'onorevole Cuccu; non sono d'accordo sul risultato a cui si perviene. Bisogna, infatti, specificare chiaramente che l'amministrazione regionale ha la potestà diretta sulle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo, perché così com'è scritto pare che si tratti di funzioni sottratte dalle agenzie al cosiddetto sistema delle autonomie locali. Si cadrebbe nuovamente in quella condizione data dalla modifica costituzionale - sto esagerando nel paragone - approvata dal centrosinistra nel 2001, che individuò una serie di materie di competenza statale e regionale sulle quali pose dei limiti non sufficientemente chiari, generando dei contenziosi feroci.
Ora, riprenderò la parola quando si parlerà dell'articolo 3, ma il fatto che le agenzie siano svincolate dal sistema di programmazione, indirizzo e controllo significa che c'è la piena autonomia gestionale di quelle entità, non verificate esattamente dall'organo politico, ancorché siano referenziali alla Giunta, o meglio ancora all'Assessore competente. E' uno degli aspetti da discutere, ma vedremo nel dettaglio, durante l'esame dei successivi articoli, quali sono le capacità di queste agenzie e anche quale tipo di organizzazione interna si sta prevedendo, con un direttore generale che non è un direttore d'area, e così via. Ne parleremo più avanti.
Credo però di non poter esprimere un voto favorevole sull'articolo 2, proprio perché non è precisato quali facoltà debbono essere riservate, in via esclusiva, alla Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vincenzo Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Io voterò a favore dell'articolo 2. Credo che parlando di questo articolo sia necessario verificare in che modo è stata affrontata, in questi anni, la crisi del settore agricolo sardo e i limiti che fino ad oggi si sono avuti nel tamponare le emergenze.
Nessuno, negli anni passati, nonostante le tante disquisizioni di carattere teologico che ho sentito in questa discussione, ha provveduto a varare un programma di sviluppo complessivo, in grado di modernizzare e rilanciare l'agricoltura in Sardegna. Oggi ci troviamo di fronte a un settore agricolo marginale, che mostra gravi difficoltà per quanto riguarda la produzione e le esportazioni (basti pensare che noi importiamo prodotti agricoli per un valore superiore a 100 milioni di euro). A ciò si aggiunge una modifica profonda che è avvenuta, negli ultimi quindici anni, all'interno di questo settore primario. Bisogna, inoltre, tener conto dell'allargamento del mercato europeo, determinato dall'ingresso nell'Unione Europea di dieci nuovi paesi, alcuni dei quali a forte vocazione agricola, nonché della revisione - come ricordava ieri l'Assessore - della politica agricola comunitaria. Tutte queste cose pongono l'agricoltura italiana ed europea dinanzi a nuove sfide e incideranno profondamente sulle aziende agricole e sull'intera filiera agroalimentare sarda.
Cambia rapidamente, quindi, tutto lo scenario economico, costretto a confrontarsi con una competizione sempre più spietata a livello comunitario. In questi mercati rimarranno in piedi solo le aziende che sapranno essere al passo con le richieste di un consumatore sempre più informato ed esigente, lo ricordava ieri con passione l'assessore Foddis. Per questo credo che sia necessario, oggi, sederci seriamente attorno al capezzale dell'agricoltura sarda, così come stiamo facendo, e ridisegnare sia le strategie sia gli obiettivi di fondo che devono permetterci di rilanciare questo settore, adeguandone innanzitutto la strumentazione e riprendendo le redini di una nuova programmazione a livello regionale, che dia alla Regione le funzioni di indirizzo, programmazione e controllo previste in questo articolo.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta di votazione nominale avanzata dall'onorevole Amadu?
(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.
(Segue la votazione)
Prendo atto che la consigliera Caligaris ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corrias - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Licheri - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Cassano - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Farigu - La Spisa - Liori - Lombardo - Moro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanna Matteo - Vargiu.
Si è astenuto il consigliere: Scarpa.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 52
votanti 51
astenuti 1
maggioranza 26
favorevoli 33
contrari 18
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 3, a cui sono stati presentati quattro emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti:
Art. 3Obiettivi della politica agricola regionale
1. La Regione autonoma della Sardegna, considerata l'importanza che il settore agricolo riveste per l'economia dell'Isola quale espressione del carattere della ruralità e del modo di essere fondamentale della cultura del popolo sardo, provvede all'elaborazione e al coordinamento della politica agricola e agro-industriale regionale, in coerenza con quella definita dall'Unione europea e con quella espressamente riservata allo Stato, al fine di:
a) promuovere lo sviluppo economico del sistema agricolo e agro-alimentare regionale attraverso l'utilizzo e la valorizzazione dei mezzi di produzione e del progresso tecnologico in modo razionale e sostenibile, garantendo la qualità e la sicurezza alimentare dei prodotti agricoli, tutelando e promuovendo i prodotti tipici e a denominazione di origine della Sardegna;
b) incoraggiare e sostenere lo sviluppo rurale valorizzando e tutelando le risorse storico-culturali, ambientali e la biodiversità della Sardegna, mantenendo un adeguato livello di redditività alle attività agricole al fine di favorire ed incrementare la permanenza nelle aree rurali, montane e svantaggiate della popolazione, con particolare riferimento ai giovani, delle aziende agricole e delle attività rurali;
c) sostenere lo sviluppo delle filiere agricole;
d) riconoscere e promuovere la diversificazione produttiva e la multifunzionalità delle aziende agricole quale indispensabile strumento di gestione, tutela e salvaguardia del territorio con particolare riguardo ai sistemi di produzione eco-sostenibili;
e) affermare la centralità delle aziende agricole quale indispensabile strumento di gestione, tutela e salvaguardia del territorio e del paesaggio rurale.
Emendamento sostitutivo parziale Ladu - Sanciu - La Spisa - Vargiu - Dedoni - Gallus - Cassano - Pisano - Murgioni - Cappai - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 3
La lettera c) del comma 1 dell'articolo 3 è così sostituita:
"c) sostenere lo sviluppo delle imprese agricole singole e associate anche in ottica di filiera". (5)
Emendamento aggiuntivo Sanciu - Vargiu - Ladu - Murgioni - Pisano - Cassano - Gallus - La Spisa - Dedoni - Cappai - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 3
Alla lettera e) del comma 1 dell'articolo 3 prima della parola "affermare" è inserita la parola "sostenere e". (6)
Emendamento aggiuntivo Murgioni - Dedoni - Ladu - Vargiu - Gallus La Spisa - Sanciu - Cassano - Pisano - Cappai - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 3
Dopo la lettera e) del comma 1 dell'articolo 3 è aggiunta la seguente lettera e) bis:
"studiare la proposizione di misure agevolative per abbattere le diseconomie dovute all'insularità, sui costi di produzione, trasformazione, approvvigionamento idrico ed energetico, carburanti e continuità merci dei prodotti agricoli;". (4)
Emendamento aggiuntivo Murgioni - La Spisa - Ladu - Gallus - Sanciu - Dedoni - Pisano - Cassano - Vargiu - Cappai Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 3
Dopo la lettera e) del comma 1 dell'articolo 3 è aggiunta la seguente lettera e) ter:
"monitorare permanentemente, attraverso una approfondita analisi, gli andamenti di mercato dei prodotti agroalimentari per fornire alle imprese uno strumento di orientamento commerciale di breve, medio e lungo periodo.". (7).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io sono d'accordo sul fatto che alcune delle considerazioni che sono state svolte, nella discussione dell'articolo 2, dai consiglieri del centrodestra e dai miei colleghi della minoranza sono di carattere alto, filosofico, come le ha definite qualcuno, ma l'articolo 2 è un articolo di filosofia, nel senso che è l'articolo che riassume la filosofia della maggioranza e della Giunta sull'agricoltura sarda. Per questo, sulle considerazioni che abbiamo fatto, avremmo gradito che si fosse aperto un confronto ampio, avremmo gradito che l'Assessore, magari, si esprimesse in maniera compiuta sulle funzioni che l'articolo 2 attribuisce alla Giunta regionale, ma che erano per altro già in capo all'Esecutivo, perché le funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo in materia di agricoltura sono da sempre in capo alla Giunta regionale, fanno parte del programma di governo con cui voi avete vinto le elezioni. Ed è legittimo che l'agricoltura sarda, che è alla canna del gas, voglia sapere qual è la filosofia che vi ispira nel momento in cui portate in Aula una legge pomposamente definita di riforma in agricoltura. A me sembra che sia tutto logico, tutto chiaro e che non ci sia nessuna forzatura da parte della minoranza nel chiedervi risposte su questo argomento, anche perché il successivo articolo 3 è il compendio della filosofia che ispira questa legge. E devo dire che quando al liceo si studiava sui testi di filosofia e sembrava che i ragionamenti dei vari filosofi fossero complessi, probabilmente nessuno aveva in mente che il Consiglio regionale avrebbe prodotto l'articolo 3 di questa legge sull'agricoltura! Un articolo che dice una serie di cose, tutte molto belle, tutte assolutamente encomiabili e sottoscrivibili come obiettivi filosofici, però non abbiamo minimamente capito come questi obiettivi possano essere raggiunti. Le cose che voi dite sono difficilmente contrastabili e controvertibili, ma è veramente difficile capire cosa c'entrino con questa legge, cioè è veramente difficile capire quali sono le azioni politiche che questa legge dispiega. E se non le dispiega questa legge sarebbe interessante capire dove, come e chi dispiega le azioni che possono consentire di raggiungere gli obiettivi che ponete.
Basterebbe leggere quanto voi scrivete alla lettera a) del comma 1, laddove dite che viene promosso lo sviluppo economico attraverso l'utilizzo e la valorizzazione dei mezzi di produzione e del progresso tecnologico. Ma nel progresso tecnologico, per caso, ci mettete anche le navi e gli aerei, cioè quei mezzi che dovrebbero trasportare i prodotti sardi per realizzare quegli obiettivi di filiera che voi descrivete e che dovrebbero garantire la continuità territoriale per le merci? Ma cosa state facendo per quanto riguarda la continuità territoriale per le merci? Cosa avete fatto in due anni? Mi dovete dire cosa avete fatto anche per la continuità territoriale aerea, nel senso che quello che è successo in questi mesi in Sardegna è la dimostrazione del vostro ennesimo fallimento. Dov'è l'Assessore dei trasporti? E' venuto a parlare di come intende realizzare la continuità territoriale con il continente per i prodotti agricoli? E' un mese che scoppiano finimondi sulla stampa per quanto riguarda la continuità territoriale aerea e marittima e dell'Assessore non c'è traccia! E' scomparso dai lavori del Consiglio - non ce ne preoccupiamo - ma anche dai mezzi di comunicazione. Dice soltanto che è tutto sotto controllo, raccomanda di stare tranquilli, di non preoccuparsi. Forse non viaggia, perché chiunque viaggi si preoccupa!
Va anche detto, a onor del vero, che quando si discuteva di continuità territoriale nella passata legislatura - è vero che gli Assessori dei trasporti erano allora di centrodestra - i Presidenti della Regione che si sono susseguiti si ponevano in prima persona come interlocutori in merito ai problemi della continuità territoriale. Il presidente Floris e il presidente Pili si sono sempre posti in prima persona! Dov'è il presidente Soru quando si parla dei problemi della continuità territoriale? E' con i vettori aerei che non sono assolutamente in grado di garantire quello per cui si sono impegnati nel capitolato? Perché non vengono applicate le sanzioni da parte dell'ENAC? E' evidente che è difficile parlare di continuità territoriale per le merci quando nessuno di noi ha la garanzia di poter viaggiare da e per la Sardegna, quando l'assessore Gian Valerio Sanna dichiara di non poter partecipare alla riunione in cui si discute delle risorse da trasferire alle province perché non ha trovato posto in aereo. E se non trova posto l'assessore Sanna, come può pretendere di trovarlo un povero disgraziato di cittadino sardo, che magari ha un problema di salute, familiare o professionale e deve decidere in ventiquattrore di abbandonare la Sardegna? E se l'abbandona non ci torna; Soru e Sanna tornano sempre, gli altri no, i cittadini "normali" rischiano di rimanere a Roma!
Allora, queste sono le valutazioni. Voi citate una serie di cose che sono tutte bellissime. Ieri il collega Balia diceva: "Dobbiamo aprire un tavolo di trattativa con l'Europa". C'è una riga in questa legge in cui si dice: "in coerenza con le politiche definite dall'Unione Europea". Noi sappiamo perfettamente che l'Unione Europea è l'elemento di confronto fondamentale delle politiche agricole della Sardegna, perché le politiche agricole sarde sono radicalmente cambiate, ed era inevitabile che succedesse, da quando l'Unione Europea impone all'Italia, e quindi anche alla Sardegna, una serie di norme rigide, alle quali non si sfugge neanche con i sotterfugi, se non a rischio di vedere gli agricoltori costretti a restituire, dopo dieci anni, i soldi che, impropriamente, la Regione gli aveva messo in mano.
Insomma, se è vero tutto questo, collega Balia, ha ragione lei quando dice che dobbiamo essere forti e maschi nel rivendicare i nostri diritti presso l'Unione Europea. Ma li rivendichiamo con quello strumentino debole che è la Consulta, composta da un gruppetto di amici vostri, eletti da voi stessi un giorno che vi ritroverete tutti insieme? Rivendichiamo col ruggito di Lussu? No, col miagolio di un gatto, se può essere usata la solita metafora del mondo animale!
E' evidente che gli schiaffi non sono stati dati ai sardi quando il Governo ha rigettato la vostra legge sulla Consulta; gli schiaffi li avete presi voi, perché i sardi non hanno voluto la Consulta. I sardi volevano parlare in prima persona dello Statuto, volevano scriverlo loro lo Statuto! Quando voi avete scelto di farlo scrivere a un gruppetto di amici del "palazzo" avete schiaffeggiato la sovranità sarda che nominalmente avete inserito in un progetto che di sovrano non ha veramente niente.
Su queste cose confrontiamoci. Dite di voler aprire un confronto con l'Europa, insomma è filosofia, è una pura enunciazione se a questo confronto non segue l'unione di tutti i sardi su argomenti condivisi, se non segue una mobilitazione della gente che è davvero convinta di venire dietro a voi perché siete il Governo regionale, quindi rappresentate tutti i sardi, compresi quelli che votano per i partiti di minoranza, compresi noi consiglieri regionali di minoranza. Ma non è possibile che tutto questo avvenga con una semplice enunciazione di principio in un articolo di una legge i cui restanti articoli parlano di tutt'altro, quando poi i comportamenti quotidiani della maggioranza vanno in direzione assolutamente diversa. Non dico che vadano contro ciò che avete scritto, dico semplicemente che ciò che avete scritto è assolutamente non congruente con ciò che fate. E' come ai tempi dei DPEF, che non avevano nessuna cogenza sulla legge finanziaria che poi veniva licenziata. Quello che è scritto qui non ha nessuna cogenza sulle azioni che vengono messe in essere nell'ambito dell'agricoltura. Voi scrivete delle ottime enunciazioni di principio, buone per un testo di filosofia da utilizzare eventualmente negli istituti agrari, ma non per essere tradotte in azioni concrete. Ci spiega, Assessore, quali sono le azioni di questa Giunta regionale, nel suo complesso, per realizzare le enunciazioni di principio che sono scritte qui? Perché altrimenti la sensazione è che ci prendiamo in giro discutendo leggi ai primi di agosto. Ci prendiamo in giro e costringiamo noi stessi e le nostre famiglie a dei tour de force che non hanno nessuno scopo concreto.
CUGINI (D.S.). Interrompiamo per un attimo e discutiamo della proposta che hanno fatto i Riformatori sull'agricoltura!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, per cortesia, non provochi!
E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Confesso che sono colpito da una qualche emozione nel parlare, dopo quindici anni, in questa Assemblea. Spero che questa emozione non mi disturbi più di tanto nel coordinare le poche riflessioni che intendo fare sulla legge che è all'esame del Consiglio. Mi consenta, signor Presidente, però, una manifestazione di ringraziamento e gratitudine alla Presidenza, all'Ufficio di Presidenza, a tutti i colleghi del Consiglio, agli esponenti della Giunta e a tutto l'apparato dell'amministrazione del Consiglio regionale, dal Segretario generale sino all'ultimo dei collaboratori, per la cordialità e l'affettuosa accoglienza che mi è stata riservata.
Ciò detto, ho preso la parola per preannunciare il mio voto contrario non solo all'articolo 3, ma a tutta la legge, così se potessi delegherei la Presidenza a registrare il mio voto contrario in tutte le votazioni, perché francamente non mi sembra che questo provvedimento, insieme alle ultime due leggi che abbiamo approvato, concorra a realizzare quella effettiva riforma che consenta di portare la Regione e il sistema politico che ruota intorno a essa fuori da questo stato di transizione, che è segno di crisi della politica, quella con la "P" maiuscola.
Questo provvedimento non solo non affronta in maniera efficace i problemi del settore agricolo, ma non concorre nel modo più assoluto a definire le riforme volte a riportare l'istituzione Regione al ruolo che i fondatori della nostra autonomia avevano richiesto, per il quale si erano battuti e che avevano conseguito. L'istituzione della Consulta per la riforma dello Statuto, al di là della discussione che è nata attorno a essa, non corrisponde a questo disegno riformatore, che vuole adeguare questa Regione alle attuali esigenze sul piano generale e istituzionale e sul piano del ruolo che essa deve avere all'interno dello Stato e anche del nuovo contesto della Comunità europea.
Gli articoli 1, 2 e 3 di questo testo di legge francamente li avrei accorpati tutti nell'articolo 1, perché mi sembrano quasi degli slogan piuttosto che una ben definita strutturazione di una legge di riforma. Nel complesso ci sono parecchie contraddizioni e dubbi anche sul piano giuridico, che avremo occasione di sottolineare man mano che procederemo all'esame dei successivi articoli.
Vorrei precisare a tutti i colleghi e ai vari Gruppi di questo Consiglio che il mio voto contrario non è dettato dall'appartenenza a uno schieramento. Il mio voto contrario è frutto dell'autonoma valutazione di un socialista che si definisce riformista e di sinistra. E non mi riferisco a quella sinistra che è approdata in Italia e anche in Sardegna sul piano formale, ma all'area riformista storica dei socialisti italiani. Invece, qui, io vedo approvare provvedimenti che vanno in direzione del centralismo democratico. Il centralismo democratico è stato storicamente battuto; l'attuale sistema sardo è frutto di una grande crisi regionale. Il presidente Soru non è venuto dal nulla, è venuto da una profonda crisi e - perché non dirlo? - da una profonda crisi politica che è stata favorita dalla Giunta di centrodestra del passato, che non ha saputo assolutamente, pur avendone i numeri, affrontare con efficacia, autorevolezza e coerenza le necessarie riforme.
Prendiamo in considerazione la legge elettorale: è una legge che abbiamo mutuato dalle Regioni a statuto ordinario, partorita, badate bene, in nome della stabilità di governo e non perché arricchisse di valori democratici il sistema politico italiano. Ed ecco qui, la legge in discussione non fa altro che rafforzare quella crisi, non è utile per portarci fuori dalla crisi. Il mio voto è contrario anche perché non siamo di fronte a uno strumento adeguato ad affrontare e risolvere i problemi del settore agricolo e a incidere sulla politica agricola, che avrebbe richiesto l'apertura di un seminario, di una conferenza, di dibattiti finalizzati all'individuazione della causa della crisi dell'agricoltura. Se non individuiamo la causa sarà difficile definire gli strumenti per risolvere la crisi dell'agricoltura e per superare questo stato di transizione del sistema politico anche a livello regionale.
Questo provvedimento e le altre due leggi a cui ho accennato io li avrei portati all'esame del Consiglio dopo la modifica dello Statuto regionale. Questa legge l'avrei portata in quest'Aula dopo aver fatto una grande conferenza, con il totale coinvolgimento di tutti gli attori che concorrono allo sviluppo del comparto agricolo in Sardegna e non solo, perché oggi i comparti dell'economia non sono comparti stagni, ma presuppongono delle interattività, coinvolgono, come dire, aspetti diversi del sistema economico complessivo.
Io mi fermerei qui, non ho molto altro da dire se non ribadire che provvedimenti come questo sono pericolosi, perché vengono denominati "di riforma" ma sono semplicemente del placebo per tappare la bocca e possono allentare il sentito bisogno delle forze sinceramente democratiche del popolo sardo di un grande rinnovamento e di un ritorno alla politica con la "P" maiuscola e alla politica della responsabilità.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, se leggiamo attentamente l'articolo 3 ci rendiamo perfettamente conto della sua roboante e doverosa, io direi, formulazione. Quando si dice che la Regione promuove lo sviluppo economico del sistema agricolo e agroalimentare, incoraggia e sostiene lo sviluppo rurale valorizzando le biodiversità, sostiene lo sviluppo delle filiere agricole, riconosce e promuove la diversificazione produttiva e la multifunzionalità delle aziende agricole, si dice un qualcosa che è insito nei compiti della Regione, nel suo DNA. Ci mancherebbe altro che la Regione non promuovesse lo sviluppo rurale, lo sviluppo di tutti i settori economici della Sardegna e che non riconoscesse e non promuovesse la diversificazione dei nostri prodotti e quant'altro!
Ciò che voglio dire è qualcosa di abbastanza concreto, perché a me piace parlare forse anche con fervore, ma sempre con concretezza. Leggo testualmente: "Incoraggiare e sostenere lo sviluppo rurale valorizzando e tutelando le risorse storico-culturali, ambientali e la biodiversità della Sardegna, mantenendo un adeguato livello di redditività alle attività agricole al fine di favorire ed incrementare la permanenza nelle aree rurali, montane e svantaggiate della popolazione, con particolare riferimento ai giovani, delle aziende agricole e delle attività rurali". Mi domando se sia stato dato uno sguardo attento al Piano paesaggistico. La Regione emana provvedimenti di legge, come quello in discussione, che vengono definiti di riforma e che tali non sono. E non lo dico solo io, anche l'Assessore dell'agricoltura, ieri, giustamente ha detto che questa riforma non risolve certamente la crisi di questo comparto. Noi abbiamo detto che non è una riforma e certamente non ci vogliono questi strumenti per risolvere la crisi agricola attuale.
Nel Piano paesaggistico, Assessore, si legge che le strade rurali non possono essere ristrutturate, a meno che non vengano trattate con terre stabilizzate o con touvenant. Mi domando come possa reggere, d'inverno, il manto d'usura di una strada che ha una pendenza del 15-20 per cento. Inoltre, nei territori agricoli non possono essere superate determinate volumetrie, un cittadino qualsiasi, che non sia un agricoltore, non può utilizzare per la produzione estensioni territoriali inferiori a 1 ettaro. So quel che dico, perché se dovesse essere adottato il PPR si impedirebbe a un cittadino sardo, che non ha la fortuna di essere proprietario terriero, ma che dispone di due ettari o anche di un solo ettaro di terreno, di coltivare un vigneto, un uliveto o un orto. Spero non ci capiti quest'altra disgrazia, quest'altra calamità, oltre alla blue tongue e alle altre epizoozie, alla siccità, alle alluvioni! Spero, Assessore, che non cali sulla testa dei sardi anche la calamità del Piano paesaggistico, che impedirebbe a un qualsiasi cittadino della Sardegna di utilizzare un suo terreno solo perché non ha avuto la fortuna di essere figlio di un proprietario terriero o non ha una disponibilità finanziaria che gli consenta di acquistare tre ettari di terreno.
Mi domando: partendo dal presupposto storico che in Sardegna la proprietà contadina è frazionata al massimo - tralascio, al contrario di qualcun altro, le motivazioni storiche che giustificano questa frammentarietà e l'attaccamento di ognuno di noi a quel pezzo di terra ricevuto in eredità dal padre che, a sua volta, l'aveva ricevuto da suo padre, perché non voglio far perdere tempo all'Assemblea -, come possiamo favorire la permanenza della popolazione nelle aree rurali e montane svantaggiate se adottiamo norme come quelle contenute nel PPR? Solo per i sardi, badate bene, perché in tutte le altre regioni italiane e nazioni del mondo la proprietà è da sempre un diritto inalienabile, sancito dalla Costituzione. Ma qui non esiste questo diritto, qui esiste la proprietà "a misura", e cioè: tu, proprietario, puoi utilizzare il tuo terreno se supera una certa dimensione, in caso contrario non conti niente e non hai diritti. Se io sono proprietario di oltre tre ettari di terreno posso, ma molto restrittivamente, edificare qualcosa, quindi realizzare un fabbricato da adibire per esempio a magazzino, a ricovero di attrezzature, un piccolo ambiente funzionale all'attività agricola, pur non essendo imprenditore agricolo, ma se il mio terreno ha dimensioni inferiori c'è tutta una serie di vincoli che mi impediscono di fare questo. Si pensi che il 90 per cento della proprietà in Sardegna è detenuta proprio da piccoli proprietari, di cui una minima parte è costituita da imprenditori agricoli, iscritti cioè alla Camera di Commercio e che esercitano l'attività agricola. Ma l'attività agricola può essere ed è esercitata in Sardegna proprio per quella cultura che ci riviene dai nostri avi. Io non sono un marinaio, non so cosa voglia dire costa, ma sono nato in campagna, ho vissuto in campagna, ho fatto il pastore insieme a mio padre e l'unica cultura che conosco è quella de su tzapu, per essere chiari. Quando ho del tempo libero vado a lavorare in campagna, perché questo mi ha insegnato mio padre e ci tengo. Questa cultura, che ci riviene, chiaramente, dai nostri padri, dalla nostra storia, dalla nostra estrazione etnica, per lo meno per quanto riguarda il 90 per cento dei sardi, viene calpestata dal Piano paesaggistico, che non si sa cosa voglia ottenere, forse la trasformazione della Sardegna in un museo!
Sono con i piedi per terra, caro collega Pirisi, perché mi si deve spiegare come si può, lo rileggo, "favorire la permanenza nelle aree rurali". Tutta la Sardegna è area rurale, a eccezione della Costa Smeralda, della Costa del Corallo e delle città. Io abito in zona rurale, ma lasciamo perdere me, mi domando come si possa garantire, in base alla lettera b), comma 1, dell'articolo 3, la permanenza nelle aree rurali, per esempio, di un ferroviere, di un infermiere, di un operaio o di un imprenditore agricolo che non può possedere dieci ettari di terreno, se un altro provvedimento che la Giunta regionale sta propinando ai sardi di fatto lo impedisce?
Ma non è solo questo che menoma alla base tutto ciò che è scritto in questo articolo. E allora mi domando: quando si predispongono dei provvedimenti si verifica con attenzione ciò che fanno gli altri Assessori?
Non mi dilungo sul problema dei trasporti, perché è sotto gli occhi di tutti. La mia considerazione è questa: per raggiungere gli obiettivi che ci stiamo prefiggendo, che sono condivisibili al 1.000 per cento, è necessario avere gli strumenti e, benché enunciato in modo giustamente roboante, l'articolo 3 indica tutto ciò che la Regione autonoma della Sardegna intende fare per mantenere quella identità rurale legata al nostro modo di fare agricoltura e allevamento. Però, un altro provvedimento della Giunta, che mi auguro non ci cada sulla testa, impedisce - questa è la verità - che si possa realizzare quel che detta questo articolo. Vorrò vedere come faranno gli imprenditori agricoli a costruire senza variare la tipologia esistente, perché questo dice il Piano paesaggistico, quindi senza aumento volumetrico e pagando una fideiussione per ottenere la concessione edilizia. E se i lavori non potranno essere ultimati nei termini previsti, vorrò vedere chi avrà ancora voglia di costruire in campagna!
Questa è la realtà. Allora bisogna riflettere affinché un provvedimento non si scontri con l'altro e non si scrivano parole belle da leggere, ma prive di senso. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, l'articolo 3 ha la pretesa di definire gli obiettivi della politica agricola regionale e di sottolineare il peso che la Giunta regionale dà al comparto agricolo. Una dichiarazione di intenti che non può che destare profondo sconcerto - passatemi il termine - per la faccia anche un po' tosta con cui vengono illustrati e proposti temi che sono, poi, sistematicamente disattesi dall'operato quotidiano dell'Esecutivo.
Nel corso della discussione generale ho avuto modo di sottolineare l'incongruenza di questo disegno di legge rispetto alle reali esigenze del comparto agropastorale della Sardegna e alle grandi potenzialità di questo settore, soprattutto in relazione al legame tra attività produttive, ambiente e tradizioni locali. Si è rilevato, ancora una volta, che il testo è gravemente lacunoso sotto il profilo della conoscenza della realtà isolana e non potrebbe essere altrimenti, visto che è stato elaborato senza alcuna consultazione con gli agricoltori, gli allevatori, le associazioni di categoria, i sindacati, che sono stati tenuti a distanza dalla Giunta, nonostante il grande patrimonio di esperienze e di conoscenze che avrebbero potuto mettere a disposizione. E' una lacuna gravissima, che non può che invalidare qualsiasi intervento di riforma e di rilancio del settore e che, purtroppo, ha permeato tutti gli interventi decisi da questa Giunta da due anni a questa parte.
Questa Giunta continua ad avere due anime: a parole attribuisce un ruolo fondamentale al comparto agropastorale, viceversa nei fatti concreti è il nemico numero uno dell'agricoltura della Sardegna. Quando si tratta di promettere, pur di sopire una protesta e di calmare gli animi esasperati degli operatori del settore o dei dipendenti degli enti, la Giunta non risparmia promesse che nel giro di pochi mesi, se non addirittura nel giro di poche settimane, rivelano tutta la loro inconsistenza.
Ricordo a tutti l'azione sul prezzo del latte e per la difesa della produzione bieticola portate avanti dal presidente Soru, nonché tutte le altre azioni portate avanti da questa Giunta per risolvere il problema dell'indebitamento delle aziende o, puramente, tutta una serie di promesse fatte ai dipendenti dell'ARA, a cui speriamo di poter, questa volta, almeno in parte rispondere.
La stessa prassi si ripete con questo testo unificato, e in particolare con l'articolo 3, che enuncia gli obiettivi della politica agricola regionale; obiettivi che possono anche essere condivisibili, ma solo nel modo in cui è condivisibile un libro dei sogni agli occhi di un bambino. Come si può credere che questa Giunta voglia valorizzare e promuovere la diversificazione, se il presidente Soru, esattamente un anno fa, pubblicamente dichiarava che la Sardegna doveva puntare solo su alcuni prodotti, su 7, 10, massimo 15 prodotti? Come si può parlare di promozione dello sviluppo economico del sistema agricolo grazie all'ausilio dell'innovazione tecnologica, quando il Piano paesaggistico regionale, così come ha affermato l'onorevole Rassu, pone tutta una serie di impedimenti burocratici destinati a vanificare qualsiasi iniziativa di innovazione? Lo verificheremo più in là, quando finirà l'iter dei bandi POR, soprattutto della misura 4.9. E come ci si può impegnare oggi per la valorizzazione del mondo rurale, quando si è fatto di tutto per accentuare il malessere nelle zone interne, provocando un esodo senza precedenti dalle campagne? Promuovere lo sviluppo dell'agroalimentare significa fare di tutto per mettere a sistema i diversi componenti che concorrono al successo del settore, e cioè la ricerca, la valorizzazione delle produzioni di qualità, la salvaguardia della cultura e delle tradizioni del mondo rurale, la rimozione dei limiti territoriali e delle situazioni di monopolio, assieme a un'efficace promozione e distribuzione del prodotto. Fare sistema significa mettere in relazione l'agricoltura con altri interventi, come la tutela ambientale, il turismo, l'industria della trasformazione, il commercio, ma soprattutto la fondamentale continuità territoriale per le merci. Non è possibile fare sistema quando la mano sinistra non sa che cosa fa la destra, quando a livello generale un Assessorato impone vincoli al paesaggio che di fatto impediscono altri interventi annoverati tra gli obiettivi della politica agricola regionale. Così come non è possibile fare sistema quando le nostre merci devono affrontare, oltre ai giusti costi della qualità, i costi di trasporto per effetto dell'incapacità di questa Giunta di dare efficacia alla continuità territoriale per le merci.
Gli enunciati dell'articolo 3 sono solo parole al vento, prive di qualsiasi sostanza, perché di fatto non c'è, essendo stata cancellata e maldestramente sostituita con queste tre agenzie, quella struttura di assistenza, di ricerca, di dialogo costante con gli operatori del settore. Non c'è consapevolezza soprattutto del ruolo che l'agricoltura ricopre nella nostra regione, delle possibilità presenti, delle grandi potenzialità che la rete dei produttori e delle imprese, se adeguatamente sostenuta, può mettere in atto per un pieno sviluppo dell'economia della Regione.
L'articolo 3 parla di diversificazione delle produzioni, di salvaguardia delle peculiarità locali, di favorire la permanenza delle attività agricole nelle zone interne, in pratica parla del valore del territorio, che dovrebbe essere protagonista nella gestione e nello sviluppo dell'agricoltura. Ma queste belle parole, lodevoli nelle intenzioni, si scontrano col disegno generale di questa legge che priva il territorio della sua capacità di programmare le attività produttive, spostando il luogo delle decisioni dalla periferia a un centro di potere che sempre più si sta consolidando attorno al Presidente della Regione, l'onorevole Soru. Invece di ascoltare i suggerimenti e i consigli che giungono dalle campagne, la Giunta continua a decidere da sola, incurante anche delle indicazioni forti che sono giunte dalle associazioni di categoria.
Che questa maggioranza non avesse alcuna sensibilità nei confronti della minoranza, ma anche di chi proviene dal mondo dei campi, l'avevamo già rilevato sin dal suo insediamento, con i primi provvedimenti in materia finanziaria, che destinavano poche briciole al comparto agricolo, giusto per sistemare qualche muretto a secco e qualche siepe di pregio. Oggi abbiamo un'ulteriore conferma di questo disinteresse da parte della Giunta, vista la tempestività con cui si sta procedendo, a ridosso della sospensione estiva, all'approvazione di un provvedimento di legge che si abbatterà negativamente sul settore strategico della nostra regione, un settore dalle grandi potenzialità, totalmente ignorate e per nulla percepite da Soru, che continua a procedere in solitudine nella riforma delle strutture base dell'amministrazione regionale, con l'unico scopo di accentrare, gestire e controllare tutto il possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, l'articolo 3 rappresenta certamente un nodo fondamentale dell'intera legge di riforma degli enti agricoli ed è pieno di buoni propositi, ma anche di numerose lacune, di incongruenze, alcune delle quali le ha ben descritte il collega Rassu.
La replica svolta nella serata di ieri dall'assessore Foddis è stata tecnicamente carica di contenuti e devo riconoscere che è stata anche politicamente stimolante, ma la drammatica crisi che attanaglia, oggi, il mondo agropastorale ci impone certamente una riflessione molto attenta, un ragionamento serio, se vogliamo affrontare in maniera strutturale i mali dell'agricoltura sarda.
Sono d'accordo, assessore Foddis: noi oggi non possiamo fare qualunque sforzo in questo senso se non ci rendiamo conto che rischiamo di vanificare tutto se non riusciamo a comprendere l'essenza di quelli che sono gli indirizzi delle politiche agricole comunitarie. E' proprio vero, l'Unione Europea ha posto fine alle linee di premialità per l'agricoltura intensiva, massiccia e di quantità. Dobbiamo quindi attrezzarci e dobbiamo farlo in fretta, perché il mercato ci premia, e di conseguenza l'Unione Europea ci sostiene, soltanto se scegliamo un'agricoltura di qualità, quindi prodotti richiesti dal mercato e vendibili sul mercato; su quello sardo certamente, ma soprattutto sui mercati più ricchi dell'Europa e del bacino mediterraneo. Ma, mi domando: era proprio necessario che fosse la minoranza a proporre un emendamento per affrontare tutte le problematiche legate al fatto che viviamo in una terra circondata dal mare? Parlo dell'emendamento numero 4, che prevede di studiare misure agevolative per abbattere le diseconomie dovute all'insularità, sui costi di produzione, trasformazione, approvvigionamento idrico ed energetico e soprattutto - continuo a battere su questo punto - continuità merci dei prodotti agricoli.
L'ho detto prima, sono concetti assolutamente condivisibili quelli contenuti in questo articolo, se non fosse che continuo ad avere un dubbio, tutti noi continuiamo ad avere dei dubbi. Ciò che non ci convince, come ho detto ieri, è il metodo. I propositi possono anche essere buoni, ma non credo che si possano ottenere dei risultati, e dei risultati apprezzabili, quelli che si aspetta il mondo delle campagne e che voi affermate di ottenere, affidandoci soltanto a delle agenzie dai nomi suggestivi e identitari. E questo, devo dire, in perfetto stile Soru.
Questo perché noi non sappiamo, non abbiamo garanzie, non abbiamo certezze su come queste Agenzie funzioneranno, se i loro manager saranno capaci. A questo proposito mi domando: anche per l'agricoltura sarda varrà la regola adottata sinora? Abbiamo, in Sardegna, tecnici qualificati, manager dalle indiscusse professionalità, in grado di attuare quelle linee e tutte quelle trasformazioni e indicazioni che servono per aiutare concretamente e riformare l'agricoltura sarda? O avremo necessità, anche in questo caso, di importarli da fuori per portare l'agricoltura sarda dalla cultura della quantità alla cultura della qualità, per passare dall'agnello intero alla costoletta incellofanata da trovare sul bancone dell'ipermercato, a Milano? E' vero, questa è soltanto una parte della riforma, ma tutti noi vorremmo conoscere anche il resto della riforma, per capire se gli intenti della Giunta, che sono stati manifestati dall'Assessore e che sono condivisibili in astratto, hanno una qualche possibilità di realizzarsi in tempi magari brevi.
Per adesso, come ha detto ieri il mio Capogruppo, Giorgio La Spisa, ci regalate soltanto l'impressione di voler combattere il sottogoverno rafforzando il Governo. E, credetemi, questo non è un grande passo in avanti, se le cose stanno così. Noi vorremmo che voi riusciste a dimostrarci anche dell'altro, convinceteci, ad esempio, che queste agenzie non saranno succursali e filiali del presidente Soru e dei suoi fedelissimi, ma che saranno, invece, degli strumenti di direzione di una politica agricola nuova, non slegata dall'Europa e nemmeno dal mercato, che alla fine è l'unico soggetto che conta in un sistema economico.
Ecco perché quest'Aula, quanto prima, secondo me, dovrebbe riprendere il dibattito su questo tema, non certo limitandosi a questa riforma che tocca prevalentemente questioni amministrative, riguardanti risorse mal utilizzate e personale da ricollocare, ci si augura attraverso un'attenta valutazione. Io sono sempre più convinto che serva un dibattito più ampio e servano leggi più importanti, per far sì che l'agricoltura sarda finalmente non rappresenti soltanto il 6 per cento del prodotto interno lordo dell'Isola. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, come preannunciavo precedentemente, alcune considerazioni, peraltro svolte nell'intervento nel dibattito generale di ieri pomeriggio, mi portano a valutare la produzione legislativa che questa maggioranza - e conseguentemente quest'Aula, ma noi dobbiamo necessariamente prendere le distanze - propone nelle norme dell'articolato di questo testo di legge unificato. Qualcuno forse non si accorge, perché distratto dai tanti argomenti che vengono posti in evidenza, di come effettivamente sia articolata questa norma. Vi leggo il comma 1 dell'articolo 3: "La Regione autonoma della Sardegna, considerata l'importanza che il settore agricolo riveste per l'economia dell'Isola quale espressione del carattere della ruralità e del modo di essere fondamentale della cultura del popolo sardo…", non c'è bisogno di andare oltre per evidenziare non l'ampollosità della terminologia usata, ma la contraddizione con una dichiarazione fatta dal presidente Soru, e recepita dall'amministrazione provinciale di Nuoro, volta non ad assecondare la ruralità ma la cultura agropastorale. Se ci fosse stato scritto agropastorizia probabilmente io non avrei detto niente, ma ancora una volta la dice lunga l'impostazione che alcune parti di questo Consiglio, o qualche amanuense nascosto dietro i consiglieri che presentano queste norme, danno ai progetti di legge che poi vanno approvati. Io credo che una riflessione anche sulla questione della cultura del popolo sardo debba essere fatta prima di approvare questa legge.
Se mi fermassi a questa valutazione potrei essere tacciato di superficialità, ma se vado nel dettaglio per verificare quali sono le ipotesi che qui si prospettano per lo sviluppo dell'agricoltura sarda resto meravigliato, intanto per il modo pleonastico di porre le argomentazioni e poi per la ripetizione continua di concetti che potevano essere contenuti in un'unica frase. Ma non è solo un fatto lessicale, il punto critico è il ragionamento su cui si fonda la volontà di innovare il sistema dell'agricoltura. Dicevo ieri che innovazione in agricoltura non vuol dire realizzare tre nuove agenzie, perché prima bisogna sapere esattamente che cosa si vuole fare dell'agricoltura sarda. Ieri parlavo anche dell'incapacità del nostro sistema produttivo e commerciale di trasportare i prodotti in continente o all'estero, stante il fatto che abbiamo difficoltà a far transitare le persone negli aeroporti e puranco nei porti. A breve termine sarà apert[s1] a l'area di libero scambio euromediterranea che determinerà una concorrenza assoluta anche nei porti, per cui noi correremo il rischio di avere una "non continuità territoriale". Mi domando se ci potrà essere un commercio attivo della nostra produzione agroindustriale e agropastorale.
Ora, mi si dirà: "Che c'azzecca?", come usa dire qualcuno. Ma il presidente Soru dice che non sono veri i dati sul turismo, che poi questi dati li fornisca Forza Italia o altri poco importa, sta di fatto che gli operatori turistici dicono che attualmente le presenze turistiche in Sardegna non sono paragonabili a quelle degli anni scorsi. Non ci appiccica niente con l'agricoltura? Mi spiego: io, produttore agricolo, esercito la mia attività non solo per commercializzare i miei prodotti in Italia e all'estero, ma anche per dare l'opportunità a chi viene a trascorrere le vacanze in Sardegna di assaggiare i prodotti della mia terra. Però noi non siamo capaci di incentivare nessuna linea che crei opportunità in questo senso anche nei grandi complessi alberghieri, a cui ha fatto riferimento, giustamente, in altra occasione il presidente Soru, il quale ha detto che non c'è una tutela del sistema Sardegna all'interno di queste grandi strutture. La realtà è proprio che non riusciamo a collocare i nostri prodotti agricoli, i prodotti dell'agroindusstria, i prodotti dell'allevamento! E poi ci facciamo vanto di bloccare una cultura malefica, quella degli incendi, che distrugge non solo i boschi, ma ben altro!
Cosa c'entra tutto questo col sistema dell'agricoltura? C'entra, perché un'agricoltura disgiunta da quello che è il bene ambientale non è competitiva nel sistema europeo. Addirittura bisognerebbe incentivare un sistema biologico, che qui si tarda a rifinanziare. Di agricoltura biologica, a cui era stato dato un incentivo negli anni scorsi, non si parla più; non si riesce a costruire una programmazione, a dare un indirizzo diverso, alternativo a quello improduttivo degli anni scorsi. Quando si dice che negli ultimi cinque anni, governati dal centrodestra, non c'è stata nessuna capacità innovativa si può dire una cosa vera, ma è altrettanto vero che questa Regione, onorevole Cugini, onorevole Marrocu, negli ultimi trent'anni è stata prevalentemente governata dalla sinistra.
MARROCU (D.S.). Oh!
DEDONI (Riformatori Sardi). E l'Assessorato dell'agricoltura è stato appannaggio, per molti anni, della parte politica da cui voi provenite. Allora io dico con chiarezza: state attenti nel contestare il fatto che non si siano fatte delle serie riforme, perché quelle riforme andavano fatte anche da voi. Ancora una volta, vi invitiamo, con imparzialità, a stare attenti, ora che state compiendo tutte queste riforme, perché potrebbero ricadervi sulla testa. E gli schiaffi che vi stanno dando sono dovuti proprio al fatto che non ascoltate nessun suggerimento dettato dalla nostra assoluta disponibilità.
Ora, se non si vogliono cogliere queste cose, ma si vuole solamente far barriera, contrapponendo le posizioni partitiche e di schieramento, credo che la Sardegna avrà pochi spazi per un'innovazione assoluta, quale quella che tutti i sardi chiedono, per un futuro più prospero, certamente diverso da quello che si prospetta se continuerà a governare questa maggioranza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, certo se dovessimo distoglierci dall'esame di questa legge che, per molti versi, ormai non ha più senso, non cambierebbe nulla, posto che la maggioranza è talmente determinata ad approvare questo testo che all'opposizione ben poco rimane.
Se esaminiamo con attenzione l'articolo 3, ci rendiamo conto che esso è un concentrato di inutili enunciazioni. Sarebbe certamente molto più interessante riprendere il discorso dove l'ha interrotto l'onorevole Farigu, che ringrazio per aver preso la parola in maniera seria e coerente.
CUGINI (D.S.). Si è distinto da voi, ha detto che vota per convinzione personale e non per appartenenza al centrodestra!
DEDONI (Riformatori Sardi). Ancora peggio, per voi!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini.
FARIGU (Gruppo Misto). E per il momento neanche su tuo suggerimento!
DIANA (A.N.). Veda, onorevole Cugini, è vero che in politica succede di tutto e di più, però io ho la fortuna, e credo che ce l'abbiano anche i miei colleghi, di appartenere a un partito in cui non è facile militare, perché già in partenza è difficile entrarci, in corso d'opera poi è pressoché impossibile, ma apprezzo molto la coerenza dell'onorevole Farigu, e non solo, per pensare adesso alle questioni che lei ha sollevato quando mi ha interrotto.
Io facevo riferimento al fatto che l'onorevole Farigu ha tralasciato l'oggetto della discussione, nel senso che l'ha demolito immediatamente (né poteva fare diversamente), con quella grande arte oratoria che caratterizza la sua esperienza e credo che se lo si ascoltasse potrebbe insegnare molte cose a tutti noi.
Io non intervengo per far perdere tempo alla maggioranza, non lo faccio mai, ma vi assicuro che se avessi un input in tal senso da parte di tutta l'opposizione, mi impegnerei a fondo per non farvi approvare questo provvedimento di legge. Però forse è arrivato il momento di fare altre considerazioni. Tutto sommato, per quale motivo dovremmo bloccare questa legge? Per noi era essenziale tornare all'ente unico, ma superati gli articoli 1 e 2, nonostante il Presidente della Commissione abbia detto che sono stati accolti numerosi emendamenti della minoranza (non è così, ne sono stati accolti pochissimi e tra l'altro non determinanti), una volta arrivati all'articolo 3 tutti gli altri discorsi hanno poco senso. O io vengo investito del ruolo di oppositore duro e puro, e allora all'assessore Foddis, insieme a tutti noi, facciamo trascorrere anche il giorno di Ferragosto in Consiglio, o altrimenti le strade che si possono seguire sono poche. Fuori di quest'aula non si sente altro che: "Ma quando terminiamo? Ce la facciamo oggi? No, forse domani?" Abbiamo già mollato.
L'onorevole Marrocu mi ha chiesto se ci saremmo arresi. Non ci possiamo arrendere, perché non ci avete neppure assediato! Insomma, se fossimo come gli Hezbollah adotteremmo un altro comportamento, che però non rientra nelle caratteristiche di chi milita nel centrodestra. Certo non potete provocarci all'infinito, perché in tal caso qualche reazione potrà anche esserci, non dico nella discussione di questa legge, ma in altra sede. Però siete talmente furbi che non intervenite neanche nel merito della legge in esame, perché quando partono gli ordini di scuderia in quest'Aula è così: tutti appiattiti! Io mi sarei aspettato, per esempio, un intervento da parte dell'onorevole Balia, tanto per citarne uno, e soprattutto dell'onorevole Porcu, che non vedo in aula.
(Interruzioni)
Chiedo scusa, onorevole Porcu, non vedendola al suo posto mi è sfuggita la sua presenza. Pensavo che stesse meditando, perché credo che lei sia uno di quelli che devono meditare molto sul proprio futuro politico e anche su quello del proprio Gruppo. Sa, noi siamo riusciti a ritagliarci uno spazio importante; ognuno di noi rappresenta qualcosa, è riconosciuto dai leader storici del nostro partito, ma per lei mi pare che ci sia aria brutta ultimamente. Ecco perché ho fatto riferimento a lei. Sarebbe opportuno che lei cominciasse a dire certe cose in Aula.
MARROCU (D.S.). Ci sei passato anche tu per l'aria brutta!
DIANA (A.N.). Onorevole Marrocu, lei difenda i suoi, non si preoccupi.
Ho fatto riferimento all'onorevole Porcu, che so vivere un momento di travaglio, di difficoltà, forse dovuto anche alla poca esperienza, però un suo intervento in questo momento ci aiuterebbe molto.
PIRISI (D.S.). Cosa ti ha fatto?
DIANA (A.N.). Così non è, e non ci saranno interventi neanche da parte degli onorevoli Balia, Ibba, Masia e dell'onorevole Caligaris, che apprezzo molto, perché si fa sentire, è una che si impegna tanto, per cui un intervento almeno da parte sua l'avrei gradito. Altrimenti ne deduco che, al di là dell'accordo che c'è stato, scusate colleghi...
(Interruzioni)
Il fatto che non intervengano gli amici dei Gruppi La Margherita e DS è comprensibile: questa legge è un compromesso, è frutto di un accordo tra questi due partiti della maggioranza, tutti gli altri non c'entrano niente, altrimenti l'onorevole Uras non avrebbe fatto i riferimenti che ha fatto all'Unione Europea, a come essa stia stringendo i rubinetti, soprattutto in campo agricolo, e a come noi non siamo stati in grado di incidere nella politica agricola, né ieri - è vero - né oggi, e non saremo in grado di farlo neanche domani.
Io vorrei capire come pensate di mettere mano ai principi enunciati all'articolo 3. Nessuna delle cose che sono scritte qui può risolvere i problemi dell'agricoltura, come hanno sottolineato i colleghi Rassu, Cappai e altri, che si intendono di agricoltura, pur non essendo agricoltori, per aver vissuto realtà importanti legate al mondo agricolo. Vogliamo risolvere il problema dell'agricoltura con queste enunciazioni?
Qualcuno, nei giorni scorsi, mi diceva: "Vedrai che cosa succede sotto il Consiglio regionale!" Non è successo assolutamente niente. Sapete chi sono i più interessati a questo provvedimento di legge? Ve lo dico io: i dipendenti di tutti gli enti regionali! Il mondo agricolo è scomparso, le organizzazioni del settore non si sono viste, non partecipano, tutti sono contenti e soddisfatti. L'onorevole Calledda, ieri, ci ha riferito che tutte le organizzazioni del settore agricolo sono state sentite e hanno assentito. Quindi queste organizzazioni sono estremamente soddisfatte - mi rivolgo ai colleghi della minoranza -, ma se così è, in nome e per conto di chi noi dovremmo fare una battaglia su questa legge? In nome di un emendamento presentato dalla Giunta, che mi si dice essere anch'esso assolutamente condiviso? Mi riferisco a un emendamento all'articolo 32 che riguarda il personale, che è poi il nocciolo della questione e sul quale abbiamo fatto una grande battaglia in Commissione, e la faremo anche in Aula. Si riduce a questo il problema dell'agricoltura in Sardegna, alla definizione dello status di coloro che entreranno a far parte delle agenzie, e quindi alla certezza del loro domani? Mi rivolgo a loro, questa certezza esiste!
MARROCU (D.S.). E' importante anche questo.
DIANA (A.N.). Non c'è un problema di certezze, a casa non andrà nessuno. Glielo dico io che sto all'opposizione, ma di cosa si preoccupano? O meglio, una preoccupazione ce l'hanno, dato che alcuni avrebbero sottoscritto questo emendamento, parlo delle parti sociali, altri no, perché non fa chiarezza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.).Signor Presidente, ripetutamente ho chiesto, e lo chiedo ancora una volta all'Assessore, un attimo di riflessione, perché più si va avanti nel dibattito più mi convinco che questo non è un provvedimento di riforma, ma è un provvedimento che arriva in un momento particolare della vita politica di questo consesso.
Vorrei leggere un passo, presidente Sanna, delle vostre dichiarazioni programmatiche che riguarda gli enti locali e il decentramento. Fra le tante idee che avevano Soru e Porcu - che sicuramente ha partecipato alla stesura del programma -, fra le tante misure da adottare per fare agricoltura di qualità ce n'era una in particolare: "riformare l'amministrazione regionale, compresi gli enti strumentali al servizio dell'agricoltura, in direzione del decentramento, della trasparenza, della semplificazione, della competenza e dell'efficienza e della sinergia tra i diversi enti". Dove sta il decentramento? Dove sta il riconoscimento della competenza degli operatori di quegli enti? Non c'è niente del genere in questo articolato; c'è ben altro, c'è un insieme di enunciazioni, all'articolo 3, che dicono di tutto. Noi abbiamo presentato un emendamento in merito, ma voi non l'avete neanche guardato, poi lo leggerò, è l'emendamento numero 4. Voi dite: "affermare la centralità delle aziende agricole quale indispensabile strumento di gestione, tutela e salvaguardia del territorio e del paesaggio rurale". Io abito in un piccolo comune di 1.000-1.100 abitanti, che ha un'estensione di 1.600 ettari e vive solo di agricoltura, però in campagna non c'è più nessuno, perché le aziende agricole sono talmente indebitate che neanche si coltiva più. Ma vi dirò di più: il fatto che la locale filiale del Banco di Sardegna mentre prima apriva cinque giorni alla settimana adesso apra tre giorni alla settimana e che l'ufficio postale sia condiviso con un altro comune è una delle conseguenze dell'abbandono dell'attività agricola. Quindi bene avrebbe fatto, Assessore, a proporre al presidente Soru il ritiro di questo provvedimento e a iniziare a esaminare la crisi del settore agricolo, cercando di dare un sostegno alle imprese agricole, che ormai stanno affogando nei debiti.
Signor Presidente, signor Assessore, perché ci dite che l'emendamento numero 4 non va bene? Perché, come tutti gli altri provvedimenti, anche questo è blindato dal presidente Soru. Vi leggo l'emendamento: "Dopo la lettera e) del comma 1 dell'articolo 3 è aggiunta la seguente lettera e) bis: 'studiare la proposizione di misure agevolative, per abbattere le diseconomie dovute all'insularità, sui costi di produzione, trasformazione, approvvigionamento idrico ed energetico, carburanti e continuità merci dei prodotti agricoli'". In questo emendamento c'è tutto quello che voi avreste potuto inserire per poter dire che vi preoccupate dei problemi dell'agricoltura. Invece dite no, perché non volete affrontare i problemi dell'agricoltura, però li avete sollevati nella precedente legislatura, li avete indicati come i motivi per cui l'agricoltura stava fallendo. Oggi non accettate neanche questo emendamento! Ma l'avete letto, colleghi della maggioranza, prima di dire no? Lei, Presidente, ha letto questo emendamento per capirne il significato? E no, siccome la voce dell'opposizione non deve essere ascoltata, qualsiasi suggerimento arrivi da questa parte non va bene. Ormai, siete diventati sordi a ogni osservazione che provenga dai banchi dell'opposizione, perché il "verbo divino" vi pone sotto le sue capienti ali e vi salva da tutto. Quando poi qualche legge che voi avete approvato viene contestata dal Governo nazionale ve la prendete col Governo stesso. Però un valido rappresentante dei D.S., probabilmente molto più acuto di alcuni colleghi che stanno in quest'Aula e molto più interessato ai problemi della Sardegna, ha dato ragione al Governo, al Governo amico vostro, dicendo che aveva fatto bene a contestare le vostre leggi. Parlo dell'onorevole Attili.
Io penso che sia sfuggito a molti che questo provvedimento salva anche un altro sistema che si sta instaurando in questo Consiglio regionale, in questo centrosinistra, in questo Governo della Regione. In effetti, sapete cosa fanno questi signori con l'articolo 16? Istituzionalizzano le convenzioni! Mentre prima potevamo criticarli per le varie convenzioni che stipulavano, adesso lo scrivono in legge che sono autorizzati a fare convenzioni. Quindi faranno convenzioni con soggetti esterni, anziché servirsi delle professionalità, alte professionalità, che operano negli enti. All'articolo 16 voi dite che bisogna ricorrere all'esterno, magari per cercare qualche professore che si è dimostrato comprensivo e disponibile in campagna elettorale e a cui il presidente Soru spesso e volentieri avrà fatto ricorso. Per cui questo Governatore, sposato come la divinità del popolo sardo, doveva ringraziare anche queste persone.
Vede quali sono i veri problemi dell'agricoltura, presidente Spissu? Bisogna ascoltare il mondo agricolo. Ditemi quale concertazione è stata fatta con le associazioni di categoria prima di approvare questo disegno di legge. Ce lo dica, Assessore! Quando sono stati ascoltati i sindacati e la Coldiretti, dal momento che i sindacati ai quali io mi sono rivolto mi hanno proposto trentasei emendamenti, uno per ogni articolo di questo provvedimento di legge? E poi l'onorevole Calledda viene a dire che questo è un provvedimento di legge condiviso! Un'organizzazione sindacale o di categoria non presenta sessanta, quaranta o trenta emendamenti su un provvedimento di legge che conta in tutto quaranta articoli! No, non li avrebbe preparati, ciò significa che anche queste organizzazioni non lo condividono. Certo, l'articolo 3, probabilmente, è l'ultimo degli articoli che danno corpo a questa legge, ormai ve li potete approvare tutti, ma questo non significa che noi non continueremo a intervenire in quest'Aula. Più in là nel testo ci sono, infatti, altre cose che ci interessano e verificheremo qual è la vostra disponibilità in merito.
Mi meraviglia che il Presidente della Commissione dica che qualche emendamento dell'opposizione è stato accettato. Vi leggerò l'emendamento che è stato accettato, per vedere se poteva essere accettato come suggerimento oppure no. Ma ne parleremo quando arriveremo all'articolo 4, Presidente.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Alberto Sanna, relatore.
SANNA ALBERTO (D.S.), relatore. Sull'emendamento numero 5 il parere è contrario; sull'emendamento numero 6 è favorevole, perché l'aggiunta delle parole "sostenere e" prima di "affermare" migliora complessivamente il testo. Non si accoglie, invece, l'emendamento numero 4, perché pone un problema di ordine generale che non riguarda soltanto il comparto agricolo, ma riguarda tutta l'economia della Sardegna, quindi attiene alla programmazione generale della Regione e non è oggetto di questa legge.
MARROCU (D.S.). Sull'emendamento numero 7?
SANNA ALBERTO (D.S.), relatore. Sull'emendamento numero 7 il parere è contrario, perché il monitoraggio permanente dell'andamento di mercato dei prodotti agroalimentari attiene, a nostro parere, alla funzione dell'Osservatorio economico della Sardegna.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 4.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole La Spisa.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale, Presidente.
PRESIDENTE. Benissimo, grazie. Chiedo scusa, ma la prenotazione arriva, come ho detto altre volte, con un attimo di ritardo.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 4.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Amadu, Farigu, Diana e Matteo Sanna hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Cappai - Cassano - Dedoni - Diana - Farigu - La Spisa - Licandro - Liori - Moro - Pisano - Sanciu - Sanna Matteo.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Licheri - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 47
votanti 46
astenuto 1
maggioranza 24
favorevoli 14
contrari 32
(Il Consiglio non approva).
(Non è approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 4, a cui sono stati presentati tre emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti:
Art. 4Consulta agricola
1. La Consulta agricola svolge funzioni consultive e di supporto alla Giunta regionale nelle fasi di elaborazione e di verifica dei programmi di indirizzo delle agenzie istituite dalla presente legge.
2. La Consulta è composta da:
a) l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
b) due componenti indicati dalla Facoltà di agraria dell'Università degli studi di Sassari;
c) un componente indicato dalla Facoltà di medicina veterinaria dell'Università degli studi di Sassari;
d) tre rappresentanti delle filiere agricole indicati dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro pastorale.
3. I componenti della Consulta sono nominati dal Presidente della Regione, durano in carica cinque anni che coincidono con la legislatura regionale e decadono in caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale.
4. Ai componenti della Consulta, con esclusione dell'Assessore, compete un gettone di presenza di 150 euro per seduta.
5. La Consulta è convocata dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale che la presiede e ne coordina i lavori.
Emendamento sostitutivo totale Rassu - Cappai - Capelli - Ladu - Artizzu - Vargiu - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Amadu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - La Spisa - Sanciu
Articolo 4
L'articolo 4 è sostituito dal seguente:
"Art. 4
Consulta agricola
1. La Consulta agricola svolge funzioni consultive e di supporto alla Giunta regionale nelle fasi di elaborazione e verifica dei programmi di indirizzo dell'Ente.
2. La Consulta è composta da:
a) l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
b) il direttore generale dell'Assessorato regionale competente in materia di agricoltura;
c) i tre direttori generali dell'Ente;
d) due componenti indicati dalla Facoltà di scienze agrarie e forestali dell'Università degli studi di Sassari;
e) un componente indicato dalla Facoltà di veterinaria dell'Università degli studi di Sassari;
f) quattro componenti indicati dalle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative, tra persone di comprovata professionalità nelle materie di competenza dell'Ente;
g) quattro componenti indicati dalle organizzazioni dei produttori maggiormente rappresentative, tra persone di comprovata professionalità nelle materie di competenza dell'Ente.
3. Il Presidente della Regione nomina i componenti della Consulta agricola che sono designati sulla base di modalità definite al comma 2.
4. La Consulta è convocata dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, che la presiede e ne coordina i lavori.
5. Le modalità di funzionamento della Consulta sono stabilite da un regolamento interno approvato nella prima seduta convocata dal Presidente della Regione.". (9)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Alberto - Biancu - Marrocu - Porcu - Licheri - Balia
Articolo 4
Il comma 2 dell'articolo 4 è così sostituito:
"2. La Consulta è composta da:
a) l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
b) un componente indicato dalla Facoltà d'agraria dell'Università degli studi di Sassari;
c) un componente indicato dalla Facoltà di medicina veterinaria dell'Università degli studi di Sassari;
d) cinque rappresentanti delle filiere agricole organizzate, di cui tre indicati dalle organizzazioni professionali agricole, come alla legge regionale n° 1 del 1986, in base alla rispettiva rappresentatività e due indicati dalle centrali cooperative maggiormente rappresentative.". (86)
Emendamento aggiuntivo Dedoni - Vargiu - Gallus - Cassano - Pisano - La Spisa - Ladu - Sanciu - Murgioni - Cappai - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 4
Al comma 4 dell'articolo 4, dopo le parole: "150 euro per seduta", sono aggiunte le parole: "comprensivo del rimborso spese". (8).)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 9 è decaduto, perché è strutturato sulla base dell'emendamento numero 1 all'articolo 1, che prevedeva la sostituzione della parola " agenzia" con "ente". Essendo stato approvato l'articolo 1 e rigettato l'emendamento numero 1, le agenzie sono di fatto istituite, per cui l'emendamento numero 9 decade.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'articolo 4, come gli altri articoli del Capo I, che in qualche modo danno l'impronta a questa legge, individua uno strumento nuovo, che, così come viene descritto, tende a dare un supporto alla Giunta regionale e all'Assessore dell'agricoltura, che non è presente, ma credo che la sua presenza possa essere utile.
PRESIDENTE. La Giunta è rappresentata, onorevole La Spisa. In fondo sono uomini!
LA SPISA (F.I.). Non è per una questione formale, è perché la Consulta agricola certamente non la governerà l'Assessore del personale e delle riforme, che evidentemente è interessato a questo argomento, ma la utilizzerà l'Assessore dell'agricoltura, che invece dovrà, nella sostanza delle politiche agricole, coordinare l'azione di indirizzo politico, che naturalmente partirà dalla Presidenza, questo lo sappiamo, perché arrivi al sistema delle agenzie un indirizzo chiaro, netto, preciso sulle diverse questioni di cui esse si devono. Voi avete pensato, anche in questo caso, a un sistema che permetta alla Giunta regionale di avere, secondo il taglio che avete dato a questo articolo, uno strumento che supporti l'Assessorato, sul piano tecnico-scientifico, nella definizione delle linee di indirizzo da dare alle agenzie. Qui è il nocciolo della questione. Voi avete cioè pensato a uno strumento di consultazione, distinguendo sostanzialmente una fase di supporto consultivo alla Giunta regionale di tipo tecnico-scientifico e una fase di confronto e di concertazione con le parti sociali e le organizzazioni del settore, distinta da quella consultiva. Le due forme di supporto alla Giunta le avete immaginate negli articoli 4 e 5. Nell'articolo 5 codificate in legge il metodo della concertazione, indicando anche i soggetti che l'Assessore regionale individua come interlocutori della fase concertativa, ovviamente discuteremo dopo di questo fatto, ma per quanto riguarda la fase consultiva voi avete ragionato in questi termini: sull'agricoltura noi abbiamo certamente bisogno di un supporto consultivo e lo individuiamo sostanzialmente nei rappresentanti del mondo dell'Università, con una piccola concessione ai rappresentanti del mondo agricolo. Infatti, alla lettera d) dite esplicitamente: "tre rappresentanti delle filiere agricole indicati dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale". Ora, certamente l'emendamento numero 86 allarga la possibilità di confronto, e questo è un piccolo passo avanti, crediamo però che debba essere codificata in maniera più oggettiva la scelta dei rappresentanti delle organizzazioni, perché - ed è su questo che volevo concentrare la mia attenzione e richiamare la vostra - i rappresentanti delle filiere agricole, tradizionalmente, vengono indicati dalle organizzazioni. Cioè la Consulta è un organismo di consultazione che non è concepito come supporto consulenziale di cui la Giunta regionale si dota quasi privatamente, discrezionalmente, in una linea di confronto interno. La Consulta è un organo che ha una sua valenza oggettiva, cioè è un organismo rappresentativo di interessi complessivi, e se le rappresentanze del mondo universitario sono indicate, correttamente, dalle Università non capisco perché i rappresentanti delle filiere agricole debbano invece essere indicati dall'Assessore dell'agricoltura. Se viene accolta questa indicazione direi che la correzione rispetto all'impianto originario della legge sarà significativa. In questo modo, cioè, la Consulta, nata come un organismo che riflette un'impostazione di parte, si allarga e raccoglie l'istanza per una presenza che nasca effettivamente dal mondo dei produttori agricoli, affinché essi siano protagonisti anche nella formulazione dei contenuti dell'indirizzo politico che la Giunta regionale deve dare alle diverse agenzie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Intervengo brevemente, signor Presidente. Ho chiesto di parlare anche sull'articolo 4 per ricavare un momento di rafforzamento delle considerazioni svolte nel mio precedente intervento.
La parola consulta richiama un istituto che appartiene al sistema democratico. Consulta è un'espressione che richiama un elemento costitutivo che amplia le istituzioni democratiche, che concorre a rafforzare, in termini democratici, l'attività istituzionale. Leggo qui che la Consulta agricola è composta dall'Assessore dell'agricoltura, da tre componenti indicati dall'Università di Sassari e da tre rappresentanti delle filiere agricole indicati dallo stesso Assessore dell'agricoltura. Io non so, davvero, quanto questo sia pericoloso, perché la democrazia la si può mortificare, anzi sta accadendo spesso, troppo spesso, anche attraverso linguaggi e metodi democratici. Qui siamo in un'ennesima espressione del centralismo democratico, ovviamente tutto in capo al Presidente, perché poi i decreti sono suoi e mai e poi mai egli firmerà un decreto di nomina di una persona indicata dall'Assessore se non ne condivide la scelta, anche perché l'Assessore è "suo", nel senso più brutale del termine. Col sistema democratico che presiede attualmente al Governo di questa Regione si ripropone anche da noi ciò che accade in campo nazionale, laddove il Governo pone la fiducia al Parlamento in nome ovviamente della rapidità e dell'efficienza, perché non si può perdere tempo, ma lo scopo, in verità, è quello di vincolare al "carro", soprattutto quando i numeri sono pericolosamente ristretti, tutti i rappresentanti del popolo. Qui ci troviamo con un Presidente che ha un potere straordinario, sin dal voto popolare, quello di poter dire: "O così o tutti a casa!", perché non c'è l'istituto della sfiducia che dà peso al Consiglio.
Tralasciando l'aspetto tecnico, che mi interessa molto relativamente, tanto alla fine non serve a niente, riflettevo, invece, sull'efficace analisi che ha svolto, ieri, il collega Siro Marrocu, il quale, parlando degli enti aboliti, ha detto, tra le altre cose, che questi erano uno strumento clientelare, quindi un'espressione che ha contribuito anch'essa al degrado. Non che questi enti fossero clientelari in assoluto, lo sono diventati di fatto nel contesto di degrado e degenerazione del sistema politico. Io posso condividere questa analisi, ma solo se è accompagnata dalla volontà di fare diversamente e non dalla logica "scansati tu, che mi ci metto io"!
Questo articolo è una di quelle espressioni, perché ripete pari pari un vecchio sistema che volevamo superare, o almeno che la mia parte politica, oggi, vuole superare, riconoscendo, anche rispetto al passato, delle responsabilità. Io ho vissuto in passato l'esperienza del cosiddetto governo complessivo della Regione, che esaltava il ruolo del Consiglio regionale, congiuntamente a quello della Giunta. A quell'epoca ero perplesso rispetto al governo complessivo, perché temevo che subdolamente si velasse la volontà di attuare un compromesso storico, mentre io ero propenso a una distinzione dei ruoli di Consiglio e Giunta. Non perché ritenessi che la minoranza non dovesse essere coinvolta nelle decisioni più significative - non era questa, neanche allora, la mia preoccupazione -, ma perché una separazione netta di ruoli tra Consiglio e Giunta avrebbe generato una specie di indebolimento del governo della Regione, anche sotto forma di rallentamento, proprio a discapito di quella filosofia legata al governo complessivo della Regione.
Qui siamo alla situazione opposta! Se tutto ciò che è scritto in questo testo di legge e nelle precedenti leggi cosiddette di riforma, che abbiamo approvato in questi giorni, l'avesse fatto una coalizione opposta a quella che oggi governa, i loro esponenti sarebbero stati sicuramente accusati di essere fascisti, arroganti e così via.
Ho voluto richiamare tutto questo perché non mi sembra che sia in sintonia con quel sussulto manifestato nei giorni scorsi da tutte le forze democratiche e dai rappresentanti istituzionali, in primo piano dal Presidente di questo Consiglio, che so essere profondamente convinto e orgoglioso difensore di questa istituzione!
Ho sentito l'intervento - il Consiglio mi perdonerà se uso questo linguaggio - del compagno Balia…
PIRISI (D.S.). Eh, però, dal "compagno" devi venir via!
FARIGU (Gruppo Misto). L'onorevole Balia ha avuto una reazione quasi rabbiosa rispetto all'impugnazione da parte del Governo della legge sulla istituzione della Consulta per il rinnovo dello Statuto, perché considera questo un atto limitativo della sovranità della nostra Regione, eccetera, eccetera. Mi domando: ma la sovranità in capo a chi sta? Alla Giunta, al Presidente della Regione o al Consiglio regionale? La potestà legislativa è elemento costitutivo fondamentale della sovranità, non c'è sovranità senza potestà legislativa. E la potestà legislativa è in capo al Consiglio. Mi pare che l'onorevole Corda obiettasse: "Ma anche il Presidente della Regione è stato eletto dal popolo". Attenzione, è vero che il Presidente è stato eletto dal popolo, sulla base di una legge elettorale che io non condivido e che spero possa essere modificata, perché appartengo alla cultura del primus inter pares, non del primus et paria, che è altra cosa, ma quando il popolo ha eletto questo Presidente della Regione non gli ha conferito una sovranità, una potestà legislativa, che rimane in capo al Consiglio. Ebbene, tutto quello che stiamo facendo è una diminutio costante della sovranità del Consiglio, attraverso metodi apparentemente democratici. Allora, se è giusto il sussulto contro il Governo nazionale che vuole limitare la sovranità della nostra istituzione democratica, della nostra Regione, non possiamo prima accusare il Governo di assumere atteggiamenti antidemocratici, lesivi della nostra sovranità e poi, a cuor leggero, delegare questa sovranità, rinunciare a esercitarla!
Queste sono le cose che volevo dire, signor Presidente, la ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Farigu.
La seduta di questa mattina si conclude qui. Il Consiglio è riconvocato alle ore 16 di questo pomeriggio.
La seduta è tolta alle ore 14 e 02.
[s1]Dedoni parla del 31.12.07 che poi corregge in 1.1.07 (?)
Allegati seduta
CCXXIII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
GIOVEDI' 3 AGOSTO 2006
Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 39.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 27 luglio 2006 (217), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Mario Bruno, Mariuccia Cocco e Paola Lanzi hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 3 agosto 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
"Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2005". (248)
(Pervenuto il 1° agosto 2006 ed assegnato alla terza Commissione.)
Colleghi, poiché non sono presenti in aula né la Giunta né il relatore della Commissione, sospendo la seduta per dieci minuti. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 10 e 50.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 40, viene ripresa alle ore 10 e 50.)
Discussione dell'articolato del testo unificato 192-193-233-235/A: "Legge di riforma degli enti agricoli e di riordino delle funzioni in agricoltura. Istituzione delle Agenzie AGRIS Sardegna, LAORE Sardegna e ARGEA Sardegna" - del disegno di legge: "Istituzione dell'Agenzia regionale di assistenza tecnica in agricoltura 'LAORE'" (192/A), del disegno di legge: "Istituzione dell'Agenzia per la ricerca in agricoltura della Regione Sardegna (AGRIS)" (193/A), della proposta di legge Cuccu Giuseppe - Uggias - Cachia - Biancu - Cocco - Cucca - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci: "Legge quadro in materia di riordino degli enti agricoli. Istituzione dell'Ente regionale per l'innovazione e lo sviluppo in agricoltura (ERISA)" (233/A) e della proposta di legge Sanna Alberto - Calledda - Corda - Fadda Giuseppe - Serra - Marrocu - Balia - Porcu - Licheri - Marracini: "Legge quadro per il riordino delle competenze regionali in agricoltura e l'istituzione dell'Agenzia per lo sviluppo dell'agricoltura della Sardegna (ASAS)" (235/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolato del testo unificato 192-193-233-235/A.
Passiamo all'esame del titolo.
(Si riporta di seguito il titolo:
Titolo
Legge di riforma degli enti agricoli e di riordino delle funzioni in agricoltura. Istituzione delle Agenzie AGRIS Sardegna, LAORE Sardegna e ARGEA Sardegna.)
PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, passiamo alla votazione del titolo.
Ha domandato di parlare il consigliere la Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del titolo.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Vargiu ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cerina - Corda - Corrias - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Masia - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Contu - Dedoni - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Liori - Lombardo - Moro - Murgioni - Petrini - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Si sono astenuti i consiglieri: Atzeri - Cassano - Scarpa
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 61
votanti 58
astenuti 3
maggioranza 30
favorevoli 38
contrari 20
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 1, a cui è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e del relativo emendamento:
Art. 1
Finalità
1. La presente legge, nell'ambito della riforma complessiva dell'Amministrazione regionale, si propone di riordinare le modalità di esercizio delle funzioni in materia di agricoltura attribuite alla Regione e relative:
a) all'individuazione delle funzioni attribuite direttamente all'Amministrazione regionale;
b) all'attività di ricerca e sperimentazione;
c) all'attività di assistenza tecnica, divulgazione e formazione al servizio dello sviluppo rurale;
d) alla gestione delle diverse fasi della concessione degli aiuti a favore degli imprenditori agricoli;
e) all'istituzione delle agenzie regionali operanti nel settore e all'individuazione delle loro funzioni;
f) all'individuazione degli obiettivi della politica agricola regionale.
Emendamento sostitutivo parziale Cappai - Rassu - Capelli - Artizzu - Ladu - Vargiu - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Amadu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - La Spisa - Sanciu
Articolo 1
Alla lettera e) dell'articolo 1 la parola "agenzie" è sostituita da "ente." (1).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, credo che tutti siamo d'accordo, com'è stato ampiamente dimostrato nella discussione di ieri, sull'esigenza di riformare gli enti agricoli e di riordinare le funzioni in agricoltura. E' fuor di dubbio che per fare questo siano necessarie le tre Agenzie proposte, a condizione che le competenze vengano attribuite secondo una logica corretta e utile alla crescita dell'economia e delle categorie del mondo rurale. Questa strada, per come sono stato informato, è stata praticata con successo in altre Regioni italiane e Stati europei. Io penso che la crescita economica e di competitività delle nostre aziende agricole dipenderà, oltre che dalla scelta obbligata della qualità e dall'organizzazione per la collocazione nel mercato dei prodotti, prevalentemente dal trasferimento dell'innovazione ottenuta dalla ricerca scientifica alle imprese, attraverso una buona assistenza tecnica intesa in senso moderno, e cioè di formazione per i gestori delle imprese medesime. Dunque, vi è un nesso stretto tra chi fa ricerca e chi la trasferisce, con l'assistenza tecnica, direttamente alle imprese. Questo mi pare il punto essenziale, perciò deve esserci un legame inscindibile, in pratica un'unica regia tra AGRIS, LAORE e anche ARGEA.
Se questo è il tema che dobbiamo discutere, oggi mi riesce difficile pensare che dobbiamo tracciare indirizzi e stabilire una programmazione per il futuro del comparto rurale sardo. Non sarebbe difficile per nessuno di noi fotografare la crisi che riguarda questo comparto e fingere di difendere le categorie colpite. Fare questo, però, non ci aiuta a capire quello che dobbiamo fare e consente ad alcuni colleghi del centrodestra, per esempio, di far ricadere su questa Giunta e sulla maggioranza tutte le colpe possibili delle difficoltà che il settore agricolo attraversa. Ma, badate, cari colleghi, questo atteggiamento non produce nessun vantaggio politico per voi, perché tutti sanno, in particolare gli operatori agricoli, che questa crisi viene da responsabilità politiche di lunga data, oltre al fatto che sulle materie agricole oggi, diversamente dal passato, ciò che influisce pesantemente sono le politiche comunitarie e il cosiddetto libero mercato, tanto decantato dalle sirene del neoliberismo, comunque camuffate anche in quest'Aula, che stanno mettendo in ginocchio, se non alla fame, le economie rurali più deboli e in ritardo di sviluppo in Sardegna, in Italia, in Europa e nel mondo.
Sarà nostro compito elaborare linee precise per qualificare questi settori e renderli competitivi nel tempo, collocandoli nel Programma regionale di sviluppo, che dobbiamo realizzare al più presto, com'è stato deciso, superando ritardi non più giustificabili. Ma di questo parleremo meglio in quella occasione. Per cui non credo che con la legge in discussione oggi si cambieranno le sorti generali del mondo rurale sardo, anche se si creeranno le premesse per condizioni organizzative migliori rispetto al passato.
Ritengo complessivamente positivo il provvedimento in esame e questo primo articolo, anche se, rivolgendomi a tutti, e in particolare agli assessori Foddis e Dadea, vorrei fare alcune considerazioni, con spirito costruttivo e con l'intento, semplicemente, di contribuire a chiarire e migliorare il testo. Io penso che, alla luce della realtà rurale sarda e delle necessarie politiche di sviluppo del comparto per il futuro, vi sia una funzione insostituibile della zootecnia, non solo perché rappresenta il 52 per cento del fatturato agricolo regionale, ma anche perché da sempre offre la massima opportunità di occupazione. In questo periodo, tutti noi lo sappiamo, chi esce dall'industria o da altri settori in crisi sfugge alla disoccupazione o all'emigrazione inserendosi in questo settore. E' evidente, e non mi sfugge, assessore Foddis, che è necessario passare dalla fase dell'assistenzialismo alla fase della qualificazione e anche diversificazione delle imprese e, in particolare, di chi le dirige.
Per fare questo, dicevo all'inizio, è fondamentale la conoscenza, l'innovazione, largamente presente in Sardegna e non sufficientemente valorizzata. Questo riguarda il personale di tutti e sette gli enti che si vogliono sciogliere, personale qualificato che deve essere ascoltato e rispettato soprattutto nella fase di transizione verso le tre agenzie proposte.
Voglio spezzare, però, una lancia a favore dei dipendenti dell'ARA (Associazione regionale allevatori), che operano da troppo tempo con progetti annuali, risentendo della mancata ufficializzazione del loro importante ruolo nell'ambito della politica agricola regionale, che li vede impegnati nella crescita culturale e professionale del settore e anche, direi, credibili di fronte agli operatori agricoli, a garanzia degli stessi e dell'intera collettività. La loro condizione odierna non è più accettabile e deve essere con coraggio superata, seppure gradualmente. Mi si consenta di dire che, nella riforma proposta, non vi è un cenno chiaro, o sufficientemente chiaro, al futuro della zootecnia in Sardegna, e da questo probabilmente discende la sottovalutazione, già detta, del ruolo dei tecnici agricoli, che sono laureati specializzati, con cinque, dieci, quindici e anche vent'anni di esperienza sul campo. Mi si risponderà che la durata di queste convenzioni, chiamiamole così, sarà portata a cinque anni e poi ci sarà un concorso. Io invito tutti a un maggiore approfondimento di questo tema, che riguarda 298 addetti, di cui 241 impegnati in attività tecniche. Mi auguro che anche di questo si tenga conto nel prosieguo della discussione di questa legge, perché può dare un importante contributo per una svolta nella gestione degli enti (agenzie, secondo questa legge) e per far fare un salto di qualità a un comparto troppo spesso marginalizzato e oggi in grave crisi. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.).Signor Presidente, noi abbiamo presentato un emendamento all'articolo 1, proponendo di sostituire la parola "agenzie" con "ente". Lo abbiamo fatto ripercorrendo la proposta di legge presentata dai colleghi de La Margherita, proposta di cui, come abbiamo detto ieri, condividevamo lo spirito.
Quindi noi eravamo favorevoli all'ente unico in agricoltura, che con le sue articolazioni avrebbe potuto procedere all'individuazione degli ambiti previsti in questo testo unico, e cioè: ricerca, sperimentazione e pagamenti. La Margherita ha fatto il suo passo indietro, noi teniamo ancora in piedi quella proposta, cioè quella dell'ente unico in agricoltura.
Ho ascoltato con attenzione l'intervento del collega Pisu. Io non so se ieri egli fosse in aula e se abbia letto tutta la legge, perché ha parlato di legge di riforma in agricoltura. Collega Pisu, all'articolo 1, lettera f), è scritto che la presente legge, nell'ambito della riforma complessiva dell'amministrazione regionale, si propone, oltre a tante altre cose, l'individuazione degli obiettivi della politica agricola regionale. La invito a leggere questa legge e a dirmi quali sono gli obiettivi che questa Giunta ha stabilito per la politica agricola regionale. Questa è una legge che riforma alcuni enti, ma non ci sono obiettivi per lo sviluppo dell'agricoltura, non ci sono obiettivi per l'individuazione completa degli annosi problemi che attanagliano l'agricoltura.
(Interruzione)
Sì che l'ho ascoltata! E lei ha anche detto che questa crisi è stata determinata dalle scelte politiche fatte durante le legislature che si sono succedute nel tempo. Su questo ha già risposto il collega Capelli, ieri, citando gli Assessori che nel corso degli anni si sono avvicendati nella gestione del settore agricolo.
Quello che volevo rappresentare, tornando all'emendamento, è che noi non possiamo accettare che tutto venga accentrato nella Giunta. E per Giunta intendo il presidente Soru, il quale vuole il controllo sull'agricoltura, vuole il controllo sul turismo, la settimana scorsa ha voluto il controllo sulla sanità e due settimane fa sulla gestione dei commissariamenti degli enti locali.
Io vi invito a riflettere su quello che sta succedendo in quest'Aula in quest'ultimo periodo. C'è una delega troppo ampia e troppo piena alla Giunta, e quindi al Capo di questa Giunta. Fra un po' questo Consiglio non verrà chiamato neanche più a legiferare, perché basteranno i decreti del Presidente della Regione e l'attività delle agenzie che sta istituendo.
Vi invito, quindi, a una riflessione e invito i colleghi de La Margherita a riprendere quel percorso che ha iniziato quando ha presentato la sua proposta di legge per la riforma degli enti agricoli.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, non le posso dare la parola, perché si è iscritto dopo la fine del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, sarò breve. Ho firmato l'emendamento numero 1 non perché il Gruppo La Margherita fosse di questa opinione, ma per una convinzione che è figlia della mia esperienza politica e culturale, che mi ha insegnato, ultimamente anche in base a leggi dello Stato (vedasi la cosiddetta legge Bassanini, una per tutte), che il decentramento del potere, oltre che essere un segno di democrazia, ha portato segnali positivi e concreti sulla funzionalità di tutta la macchina amministrativa dello Stato, delle Regioni e degli enti locali. Non per difendere, come ho detto ieri, a tutti i costi lo strumento ente, perché che sia un ente o un qualsiasi altro soggetto poco importa, però vogliamo dire quale differenza intercorre tra un ente e un'agenzia? L'agenzia risponde direttamente a un Governo, in questo caso alla Giunta regionale, l'ente invece è amministrato da un consiglio di amministrazione e, quindi, nelle sue funzioni, nella gestione amministrativa, patrimoniale e contabile, oltre che politica, è autonomo, pur sempre rispondendo, chiaramente, agli indirizzi dati dal Governo ed essendo sottoposto al suo controllo. Ecco qual è la differenza basilare tra ente e agenzia. Perché l'ho voluta sottolineare? Perché, come ho detto nei miei precedenti interventi, l'accentramento quasi spasmodico, giorno per giorno, di competenze, di mansioni, di funzioni di controllo su tutto e su tutti, a mio parere, nel medio termine, non agevola né incentiva le funzioni e i compiti dell'amministrazione, ma senz'altro li ingessa e li ingolfa. Inoltre non si può esautorare l'Assemblea regionale di qualsiasi potestà, quasi quasi anche di quella legislativa, perché questa è la goccia che fa traboccare il vaso.
Ho firmato l'emendamento numero 1, che prevede di sostituire la parola "agenzia" con "ente", perché l'agenzia, sebbene sia uno strumento più agile, più snello, più libero, di fatto non ha nessun concreto potere operativo. E tutte le motivazioni che ho addotto ieri oggi le confermo, anche se le cose andranno così come dovranno andare. L'ente, ripeto, è una struttura autonoma, sotto tutti gli aspetti, mentre l'agenzia è un organo completamente dipendente dall'Esecutivo. Ed è questo l'handicap di queste strutture, che in altre Regioni, sinceramente, hanno dimostrato di non essere all'altezza del compito che era stato loro assegnato. Infatti, c'è un ripensamento, quasi un'inversione a 360 gradi sulla loro istituzione e sul loro utilizzo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Onorevole Cappai, lei si è chiesto se l'onorevole Pisu avesse letto la legge. Certo che l'ha letta, altrimenti quel trattato che ci ha illustrato stamattina, in apertura di seduta, sul concetto che lui ha di nuova agricoltura in Sardegna da dove scaturiva? Certo che l'ha letta, male, però l'ha letta!
Preliminarmente, onorevole Uggias, in riferimento al suo intervento di ieri, devo dire che io non ho accusato l'assessore Foddis.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Era un esempio!
DIANA (A.N.). Sì, ma voglio chiarire la mia posizione. Io metto sotto accusa ciò che l'assessore Foddis rappresenta istituzionalmente, il che è un concetto ben diverso, tant'è che sulla sua persona non ho nessuna preclusione, e l'ho detto in tantissime altre circostanze. Noi non condividiamo l'impostazione che è stata data a questa legge, sin dall'articolo 1. E già da qui emerge il fatto che l'onorevole Pisu ha letto male la legge, perché se l'avesse letta bene avrebbe capito, per esempio, che le finalità dell'articolo 1 stridono con il contenuto dell'articolo 27. Questa legge - ha detto bene l'onorevole Cappai - è nata come legge istitutiva di un ente, non di un'agenzia, perché se leggete attentamente l'articolo 27 vi rendete conto che un'agenzia non può avere la natura giuridica in esso indicata, che è invece propria di un ente. Ma siccome bisognava conciliare le posizioni dei Gruppi DS, La Margherita e di quant'altri gruppi minoritari dello schieramento di centrosinistra, e quindi della maggioranza di questo Consiglio regionale, era ovvio che la Commissione si sarebbe impegnata molto nello stendere l'articolato di questa legge, anche perché sappiamo che il Presidente della Commissione è persona molto attenta. Il risultato è stato quindi la nascita di tre agenzie, però con le caratteristiche previste all'articolo 27, che sono appunto quelle di un ente.
Allora come si può pensare che un'agenzia regionale possa avere la natura giuridica di un ente? Intanto nella legislazione regionale non esistono le agenzie; i riferimenti normativi riguardano enti, non agenzie o aziende. Ma le agenzie istituite dalla presente legge hanno personalità giuridica di diritto pubblico, sono dotate di autonomia finanziaria, organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale, così come tutti gli enti istituiti in Sardegna, quindi hanno anche un'autonomia politica che segue gli indirizzi della maggioranza, certamente, o della Giunta regionale o del Presidente della Regione o di chi volete. La loro natura giuridica, però, è quella di un ente, non di un'agenzia. L'articolo 27 non ha niente a che vedere con le agenzie, ecco perché ho detto che l'onorevole Pisu ha letto questo testo di legge, ma l'ha letto male!
Allora, mi è stato comunicato stamattina che la maggioranza non avrebbe accolto nessuno degli emendamenti presentati dalla minoranza. E' ovvio, questo sta avvenendo ormai sistematicamente, perché ritenete di chiedere il sostegno della minoranza solo quando avete necessità di andare contro il presidente Soru, ma ve ne guardate bene dal farvi vedere, sparate dai muretti a secco, utilizzando anche la nostra ingenuità, in qualche caso. Tuttavia, come potete avere la presunzione di aver scritto un testo perfetto? Neanche perfettibile, perfetto! Guardate, colleghi, la politica, contrariamente a quanto si pensa, non è l'arte di fare il meglio, è l'arte di fare il meno peggio, e così è sempre stato. E nell'arte di fare il meno peggio è necessario che ci sia una fase di confronto quando si affronta una materia così importante, che disegna gli strumenti per arrivare, poi, a una nuova agricoltura in Sardegna. Voi avete dimostrato che nella vostra concezione la politica è il meglio e che del meglio siete depositari voi e la vostra Giunta. Non avete assolutamente considerato che, probabilmente, dialogando di più con la minoranza, in Commissione, e ragionando sugli emendamenti avremmo potuto ottenere quel risultato dell'arte di fare politica, cioè fare il meno peggio. Voi avete rinunciato a questa funzione, ma non potete pensare che noi, invece, ci appiattiamo su quelle posizioni, che certamente non hanno un orario, non possono essere determinate da ciò che è stato detto ieri, e cioè che questa legge dovrebbe essere approvata solo per esigenze temporali legate ad aspetti meteorologici e vacanzieri. Non si può assolutamente esitare con questo spirito una legge che già nasce male e che, ne sono convinto, tornerà in Consiglio regionale molto presto, perché molte delle norme in essa contenute non possono essere né rispettate né accettate, ma soprattutto non risolvono i problemi dell'agricoltura sarda. Grazie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere Alberto Sanna, relatore.
SANNA ALBERTO (D.S.), relatore. Esprimo parere contrario su questo emendamento, ma voglio chiarire, anche in relazione alle considerazioni e affermazioni che faceva l'onorevole Diana, che la Commissione non ha respinto tutti gli emendamenti della minoranza, anzi ha accolto una serie di suggerimenti avanzati da diversi colleghi sia di maggioranza sia di minoranza. E' chiaro che non sono stati accolti quegli emendamenti che, ricalcando l'impostazione sulla base dell'ente unico, confliggono apertamente con la filosofia e l'impianto del testo di legge esitato dalla Commissione. Questi sono i termini. Quindi c'è stato, da parte della Commissione, un atteggiamento di grande apertura.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, per quanto riguarda le osservazioni che ha fatto l'onorevole Diana posso dire che da parte della maggioranza e della Giunta regionale c'è stata grande attenzione alle indicazioni e ai suggerimenti che sono venuti dal dibattito consiliare nella discussione generale, e quindi molte di quelle indicazioni e molti di quei suggerimenti sono contenuti sia negli emendamenti della maggioranza che in quelli della Giunta, la quale non solo ha fatto propri quei suggerimenti, ma ha tradotto in atti concreti gli elementi di criticità più importanti presenti nell'articolato che, oggi, stiamo esaminando.
Voglio anche ricordare che, in merito a questi elementi di criticità, che riguardano soprattutto le questioni del personale, la maggioranza e la Giunta regionale hanno accolto alcuni suggerimenti contenuti nel parere espresso dalla prima Commissione. Questo è un motivo di arricchimento ulteriore del contenuto di questo provvedimento di riforma. Da parte della maggioranza e della Giunta c'è quindi tutta la disponibilità per un coinvolgimento pieno dell'opposizione nell'approvazione di una legge così importante e delicata.
Naturalmente, il parere sull'emendamento numero 1 è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 1.
Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Intervengo, in dichiarazione di voto sull'emendamento numero 1 e anche sull'articolo 1, per precisare la nostra posizione, in quanto evidentemente non siamo stati chiari nella discussione di ieri.
Nel preannunciare il voto contrario all'emendamento numero 1, vorrei chiarire che non c'è stato da parte nostra nessun pentimento, nessun passo indietro rispetto alla nostra posizione iniziale. Nel proporre il soggetto unico ci guidava un'esigenza che nasceva dall'aver registrato, in questi anni, sovrapposizioni o divaricazioni rispetto a quelle che sono le attività di ricerca e di sperimentazione. Sovrapposizioni e divaricazioni dovute alla difficoltà di coordinare, di mettere assieme ricerca e assistenza tecnica, di applicare sul campo, quindi a vantaggio delle aziende agricole, la ricerca che veniva fatta per altro in maniera egregia. E' un'esigenza importante, ed è anche l'esigenza che ha spinto il Consiglio regionale ad affrontare, in questi giorni, questi argomenti.
Questa esigenza poteva essere soddisfatta o attraverso un soggetto unico, che vedesse al suo interno l'interazione tra le diverse funzioni e attività, o attraverso la soluzione che invece abbiamo individuato con questo testo di legge unificato, cioè quella di prevedere una forma di coordinamento esterna ai soggetti che svolgono queste funzioni. Ecco perché abbiamo previsto il Comitato di coordinamento tecnico e programmatico delle agenzie, costituito dall'Assessore regionale dell'agricoltura e dai tre direttori generali delle agenzie, i quali interagiscono attraverso un trasferimento continuo di informazioni da un'agenzia all'altra. Questa forma di coordinamento soddisfa appieno le esigenze che venivano poste alla base della scelta dell'ente unico.
Nessuno di noi è innamorato degli strumenti e delle loro sigle, siamo piuttosto propensi a proiettarci verso le soluzioni, cercando di individuare quelle più appropriate rispetto alle necessità. La scelta del coordinamento delle agenzie attraverso un apposito Comitato mi sembra appropriata alla risoluzione dei problemi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Noi votiamo a favore dell'emendamento numero 1, anche perché esso riguarda un concetto sul quale si articola tutta la legge di riforma che stiamo esaminando, e cioè la trasformazione degli enti regionali in agenzie regionali. Questo è il primo aspetto.
Il secondo aspetto riguarda il fatto che la maggioranza, che dice di voler arrivare a una maggiore semplificazione del sistema degli enti in agricoltura, anziché prevedere un unico ente - come noi chiediamo -, con diversi dipartimenti, prevede l'istituzione di tre agenzie, con tutta una serie di ramificazioni che alla fine costituiranno più organismi di quanti ce n'erano prima.
Allora, dico subito che noi non siamo d'accordo sulla scelta di tre agenzie e invitiamo la Giunta regionale e la maggioranza a rivedere questo aspetto, perché non stiamo semplificando un bel nulla, anzi in questo modo stiamo complicando ancor di più le cose in questo settore. Voglio anche dire che agenzia ed ente sono soggetti molto diversi, perché mentre l'ente fa parte della struttura regionale, ha un suo consiglio di amministrazione e una sua autonomia, l'agenzia regionale svolge un servizio in house per conto della Regione, con la quale ha quindi un rapporto di natura diversa. L'agenzia non è una ramificazione dell'amministrazione regionale, è qualcos'altro. Noi invitiamo, quindi, la maggioranza a rivedere questo aspetto, perché credo che l'unica cosa di cui la Regione non ha bisogno oggi sia proprio la creazione di agenzie che non hanno nessun potere, a differenza di quanto sostenuto nell'articolo 27, in cui si dice che le tre agenzie hanno autonomia economica, finanziaria e decisionale. Noi diciamo invece che le agenzie sono una diretta emanazione della Giunta e quindi, oggi come oggi, per come sono configurate, non hanno nessun ruolo e nessun potere.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 1. L'onorevole La Spisa ha chiesto la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Farigu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Farigu - La Spisa - Ladu - Licandro - Lombardo - Moro - Petrini - Pisano - Rassu - Sanciu - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Licheri - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Murgioni - Orru' - Pinna - Pirisi - Porcu - Randazzo - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 61
Maggioranza 31
Favorevoli 19
Contrari 42
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'articolo 1.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, ha domandato di parlare?
LA SPISA (F.I.). No, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Ho chiesto di intervenire nella discussione dell'articolo 1.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'articolo 1, quindi può intervenire per dichiarazione di voto.
LADU (Fortza Paris). Il mio intervento precedente riguardava l'emendamento numero 1, non l'articolo!
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, con il nuovo Regolamento, la discussione sull'articolo e sugli emendamenti è contestuale. Prego, onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris). Intervengo semplicemente per completare il ragionamento che avevo iniziato nella dichiarazione di voto sull'emendamento numero 1, anche perché, ascoltando le argomentazioni che sono state addotte questa mattina, mi sono reso conto che c'è la volontà di continuare a girare intorno al problema e di non ammettere che questa proposta di riforma che stiamo portando avanti non servirà assolutamente a nulla, men che meno a risolvere i problemi dell'agricoltura in Sardegna.
Benché si tratti di una proposta di riforma degli enti agricoli, da questo testo si evince con quale spirito la Giunta regionale affronta la situazione del mondo agropastorale e quale politica intende portare avanti. Ecco, io non riesco a comprendere il perché di alcune dichiarazioni. Ho sentito poc'anzi il collega Pisu dire: "Sì, c'è una profonda crisi, che però viene da lontano". Questa è la solita logica di una certa sinistra, che quando è al governo attribuisce le responsabilità agli altri, e quando invece è all'opposizione le attribuisce a chi è al governo. Allora, bisogna assumersi le proprie responsabilità: se il mondo agropastorale è in crisi oggi, dobbiamo dire oggi quali politiche vogliamo portare avanti. Io non dico che tutte le responsabilità sono di questo Governo regionale, però voglio capire quali sono le politiche che si stanno portando avanti in questo momento per superare questa crisi. Io non ne vedo! Dicevo ieri, e lo ripeto oggi, che, a parte i fondi comunitari, non ci sono risorse disponibili, per cui, indipendentemente da questa riforma, che noi riteniamo sbagliata, ciò che ci preoccupa veramente è il fatto che non ci sia, da parte del Governo regionale, una proposta per far uscire il settore agricolo dalla profonda crisi in cui versa. Grazie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 2, a cui sono stati presentati gli emendamenti numero 3 e 2, che decadono perché contrastanti con la precedente deliberazione del Consiglio di non approvazione dell'emendamento numero 1.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:
Art. 2Funzioni esercitate dall'Amministrazione regionale
- L'Amministrazione regionale esercita direttamente le funzioni regionali in materia di agricoltura non attribuite espressamente alle agenzie istituite dalla presente legge, fatte salve quelle attribuite al sistema delle autonomie locali, ed in particolare le funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo.
Emendamento sostitutivo totale Ladu - La Spisa - Vargiu - Murgioni - Cassano - Gallus - Pisano - Dedoni - Cappai - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 2
L'articolo 2 è sostituito dal seguente:
"L'Amministrazione regionale, fatte salve le funzioni attribuite espressamente al sistema delle autonomie locali, esercita direttamente in materia di agricoltura le funzioni di indirizzo, vigilanza e programmazione. Per le modalità di esercizio delle funzioni di cui all'articolo 1 si avvale di un ente unico, articolato in dipartimenti, istituito dalla presente legge quale strumento tecnico-operativo. (3)
Emendamento sostitutivo parziale Cappai - Rassu - Artizzu - Ladu - Capelli - Vargiu - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Amadu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - La Spisa - Sanciu
Articolo 2
Nell'articolo 2 la parola "agenzie" è sostituita da "ente. (2).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, i primi due emendamenti sono sicuramente indicativi di come maggioranza e minoranza intendono, o intendevano, perseguire con uno spirito diverso l'obiettivo della razionalizzazione e sviluppo del settore agricolo e del rilancio, attraverso le necessarie modifiche e riforme, della politica agricola regionale.
Ieri, un'emittente televisiva locale ha detto, nel corso del telegiornale serale, che maggioranza e minoranza avevano raggiunto un accordo per licenziare la legge nella giornata odierna. Bene, io non so chi possa aver fatto dichiarazioni in merito, ma credo che un naturale percorso che porti all'approvazione di questa legge in data odierna sarà l'Aula a deciderlo. Per quanto riguarda il nostro Gruppo non c'è stato nessun accordo preventivo sui tempi di approvazione di una legge di questa importanza, che intendiamo discutere in tutto il suo articolato.
Sicuramente i primi due emendamenti sono, ripeto, significativi: agenzia o ente? L'assessore Dadea ieri ha detto, e lo ha ribadito oggi nel suo intervento, che sono stati accolti i suggerimenti e le indicazioni della minoranza. Essendo stati bocciati i primi due emendamenti, è chiaro che non ci sono indicazioni e suggerimenti di nessun genere della minoranza che possano essere accolti. La minoranza, il mio Gruppo, in particolare, contesta la scelta delle agenzie che, invece, come avete ripetuto ieri, saranno il cavallo di battaglia delle vostre riforme. Ma noi saremmo disposti a seguirvi, saremmo disposti a confrontarci con voi, se ci indicaste una linea razionale e coerente.
Con questo testo di legge voi state impostando tre agenzie, per la ricerca in agricoltura, l'assistenza tecnica e i pagamenti. Allora, per quanto riguarda la ricerca, l'Assessore della programmazione ci ha detto che l'intenzione della Giunta è quella di unificare l'attività di ricerca, ma già con due provvedimenti, quello sulla sanità e quello sull'agricoltura ora in discussione, voi la state ulteriormente frazionando.
Vediamo l'impostazione delle agenzie. Abbiamo già visto quale sia l'impostazione dell'AREA, l'azienda istituita con la legge di riordino degli IACP. Noi abbiamo contribuito a far sì che la Giunta rispettasse i contratti di lavoro, e perciò venisse applicata la legge numero 31 del 1998 per il trattamento economico del personale, così come succede in questo provvedimento sulle agenzie agricole. Per quanto riguarda la struttura organizzativa, avete scelto che l'AREA, il nuovo organismo che sostituisce gli IACP, avesse una struttura per proprio conto, particolare, particolarissima devo dire, mentre per queste tre agenzie riproponete l'applicazione della legge 31, cosa che noi avevamo suggerito anche per le altre agenzie che sono state istituite. Allora, avete un'idea chiara, concreta, definita di come volete che siano queste agenzie? Oppure queste sono adattabili di volta in volta? Mi sembra che questa seconda ipotesi sia la più perseguibile.
Ma esiste un progetto per l'agricoltura? Vi rendete conto che con questa legge stiamo abrogando l'ERA, un ente che voi avete istituito nel 2005? Avete già cambiato idea! E presumo che la cambierete anche su questo provvedimento, così come sulle leggi concernenti il commercio, il riordino degli IACP, la Consulta, le supertasse e su tante altre leggi che avete frettolosamente approvato.
Qual era l'indicazione più accettabile data da questa minoranza, assessore Dadea, assessore Foddis? Quella della riflessione! Noi non abbiamo detto che non vogliamo riformare. Certo ci interroghiamo se sia più opportuno pensare a una riforma orientata solo ed esclusivamente al taglio dei costi e al risparmio o a una riforma orientata al taglio degli sprechi e dei costi, ma soprattutto alla creazione di un'efficiente rete di assistenza in agricoltura. Questo è quello che ci differenzia. Ma noi vi abbiamo chiesto di fermarvi un attimo per parlare con il mondo agricolo, dopodiché la scelta sulla riforma, sulle agenzie, su quello che volete, portatela pure avanti con il nostro sostegno, con la nostra condivisione o senza.
Noi vi abbiamo invitato principalmente a non esitare una legge di questa portata nel periodo che precede le ferie estive, con un Consiglio che è già praticamente in ferie. Abbiamo detto che quello dell'agricoltura è un settore strategico. Ieri abbiamo fornito dei dati sulla valenza di questo settore, che ha una produzione lorda vendibile di 1.577 milioni di euro, e tutti ne abbiamo ribadito l'importanza economica in rapporto al PIL della Sardegna. All'articolo 3, che è emblematico, voi dite: "La Regione autonoma della Sardegna, considerata l'importanza che il settore agricolo riveste per l'economia dell'Isola quale espressione del carattere della ruralità e del modo di essere fondamentale della cultura del popolo sardo…". Ma parliamo di economia, parliamo di posti di lavoro, parliamo di professionalità negli enti, nella struttura regionale, parliamo di cose concrete che la gente vuole sentir dire e soprattutto delle problematiche da risolvere! Basta con le espressioni roboanti, i richiami alla cultura del popolo sardo e a quant'altro, come nel titolo dell'articolo 3: "Obiettivi della politica agricola regionale". Parliamo di dati economici, di soluzioni economiche, del modo per risolvere il problema dei debiti in agricoltura!
Dalla lettura di questa legge appare evidente che la vostra proposta di istituire tre agenzie non è la soluzione dei problemi agricoli. Aspettiamo ancora la vostra proposta di piano di intervento non solo in agricoltura, ma anche nell'industria e nell'artigianato. Ecco, qual è il vostro progetto? Qual è il progetto che si vuole perseguire? Una volta tanto, cercate di esprimere coerenza nei vostri progetti, indicate un percorso che possa essere seguito e che sia chiaro soprattutto agli utenti, perché un giorno approvate una legge, il giorno dopo la modificate o abrogate, e non ci si capisce più niente! Non si capisce dove volete andare, dove volete portare la Sardegna. La minoranza si darebbe una ragione della sua azione politica se riuscisse a comprendere, una volta per tutte, quale tipo di sviluppo economico, culturale e sociale volete per la nostra regione. Ecco perché gli emendamenti a questi primi articoli erano propedeutici, quello già bocciato e quelli ovviamente non più votabili da quest'Aula perché dichiarati decaduti.
E' sul concetto di risparmio, programmazione e controllo in agricoltura che non ci troviamo d'accordo. Voi parlate di risparmio, noi vi proponiamo l'ente unico e qualche componente politica di questa maggioranza fa retromarcia e torna sulla proposta delle tre agenzie. Noi abbiamo cercato, con le nostre proposte emendative, di razionalizzare, di dare un'indicazione per una vera riforma agricola. Abbiamo proposto l'ente unico, abbiamo anche proposto il controllo della politica agricola da parte del Consiglio, non un accentramento di funzioni nella Giunta. Decaduti questi concetti, cosa ci rimane? Ci rimane semplicemente di ascoltarvi, se avrete modo e voglia di parlare, e guardarvi nel sollevare la manina per accelerare l'approvazione della legge e non procrastinare le vostre e le nostre ferie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che gli articoli 2 e 3 rappresentino il cuore di questa legge, anche se forse voi non avevate la stessa considerazione quando li avete scritti. Nel senso che, forse, nello scrivere questi due articoli, colleghi della maggioranza, Assessore, avete pensato di limitarvi a delle enunciazioni di principio che non avrebbero avuto ripercussioni sulla discussione in Aula. Eppure gli articoli 2 e 3 sono gli unici due articoli in cui si parla dei problemi dell'agricoltura in Sardegna, quindi sono gli articoli su cui il Consiglio dovrebbe maggiormente concentrarsi per una valutazione sugli strumenti che voi, attraverso gli enti regionali diventati agenzie, state mettendo in campo. Allora farò una riflessione sull'articolo 2, e successivamente sull'articolo 3, ma non con l'intento di ricominciare la disquisizione sul tema agenzie o enti.
Abbiamo detto, l'ha detto lo stesso Assessore, che le agenzie che voi state mettendo in campo sono in realtà degli strumenti tecnici, finalizzati al conseguimento di determinati obiettivi. Voi dite, in pratica, che state sostituendo le vecchie Fiat 500 con delle Ferrari; noi vi diciamo che state sostituendo le vecchie Fiat 500 con delle nuove Fiat 500 e che non vi state affatto dotando di uno strumento più adeguato alla gestione delle problematiche che pure esistono in Sardegna. Ma su questo avremo occasione di riflettere quando ritorneremo su questa legge, perché è probabile, come diceva il collega Capelli, che ci ritorneremo, così come vi avevamo predetto per la legge sulla istituzione dell'ERA. Allora vi dicemmo che quell'ente era una scatola vuota, sulla quale il Consiglio sarebbe stato costretto a ritornare e vi chiedemmo di soprassedere all'approvazione frettolosa di una legge che non aveva lo scopo di portare innovazione reale nel mondo dell'agricoltura sarda, ma aveva semplicemente uno scopo di immagine. Era una di quelle famose leggi di scopo, di cui parla l'assessore Pigliaru, che non aveva nessuna ricaduta concreta; un fuoco d'artificio che potevate far scoppiare nel cielo della Sardegna per sostenere di avere cambiato qualcosa. Detto, quindi, che sulle tre agenzie ci sarà il giudizio complessivo del mondo agricolo sardo e del mondo della politica sarda, per il momento possiamo anche sospendere questo punto, se ciò vi aiuta.
All'articolo 2, a parte i compiti che attribuite alle agenzie, voi dite che alla Regione restano i compiti di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo delle politiche agricole. Ma da quando? Da oggi? Sembrerebbe, infatti, che dal momento dell'approvazione di questa legge la Regione avrà dei compiti che sino ad oggi non aveva avuto. Quindi sembrerebbe che la programmazione in agricoltura non vi abbia sinora riguardato: non ha riguardato l'assessore Addis, che infatti è stato rimosso dal suo incarico, ma non ha riguardato neanche l'assessore Foddis, perché non vediamo azioni di respiro che possano essere inquadrate in quelle funzioni che voi stessi avete indicato, cioè indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo.
I rappresentanti degli agricoltori presenti nei consorzi di bonifica, che avevano chiesto un incontro con i consiglieri regionali e che voi ieri avete ricevuto forse in altra sede, non certo insieme a noi, ci hanno prospettato, oltre ai problemi strettamente connessi alle cosiddette bollette pazze (l'Assessore dice che pazze non sono) dei problemi strutturali, legati al fatto che i consorzi di bonifica hanno immense difficoltà di funzionamento, perché si caricano di oneri impropri che poi scaricano sugli agricoltori. Nell'ambito delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo, per quanto riguarda i consorzi di bonifica non avete niente da dire? Vorremmo sentirvi dire qualcosa a questo proposito. E sui costi dell'energia e dell'acqua non avete niente da dire? Vorremmo sentirvi dire qualcosa su questi argomenti, nell'ambito delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo che sono attribuite alla Regione, ovviamente non a partire dall'approvazione dell'articolo 2 di questa legge, dato che le erano attribuite anche l'anno scorso e due anni fa. E' questo l'ambito di funzioni di cui il Consiglio regionale vorrebbe iniziare a discutere, non per dividersi, ma per trovare strade condivise, responsabilità che si possono assumere insieme, ma che è indispensabile assumere, a meno che sull'agricoltura sarda non vogliamo appendere lo stesso cartello che pensiamo di affiggere domani su questo palazzo: "Chiuso per ferie". Ma quelle ferie sarebbero molto più lunghe di quelle del Consiglio regionale!
Veniamo ai problemi del credito. Assessore, i problemi del credito non rientrano nell'ambito delle funzioni di programmazione, indirizzo e controllo. Sappiamo - e lei lo sa senz'altro meglio di me, perché è un tecnico della materia - quanto l'agricoltura sarda sia strangolata da problemi legati, per il pregresso e per il presente, al credito. E qual è l'azione che l'Assessorato sta esercitando sul sistema bancario nell'ambito delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo? Se volete l'approvazione dell'articolo 2, di queste cose ce ne dovete parlare; se volete soltanto discutere delle agenzie ARGEA, LAORE e AGRIS, possiamo limitarci a decidere se sia meglio l'ente o l'agenzia, e forse avrete ragione voi nel sostenere che tre agenzie sono meglio di una. Ma se vogliamo approvare l'articolo 2, ripeto, ci dovete parlare delle cose che sono scritte nell'articolo 2, altrimenti dovreste voi stessi fare un emendamento soppressivo o dire che votate contro e che lo espungete da questa legge, perché l'Aula ha deciso di non discutere delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo che sono, ed erano, attribuite alla Regione, la quale, quindi, non può non dare risposte su un qualcosa a cui il Governo regionale sta lavorando da due anni. A meno che non si voglia fare per l'agricoltura lo stesso discorso che si è fatto per la sanità, oltretutto con una schizofrenia - lo ribadisco - dell'attività della Giunta che dimostra che il coordinamento da parte del Presidente della Regione è inesistente, perché se gli enti, che voi trasformate in agenzie, hanno una dipendenza funzionale, organizzativa e strutturale diretta dalla Giunta e dal suo Presidente, significa che in agricoltura vi volete dotare di strumenti agili e obbedienti al potere politico, senza nessuna intermediazione di carattere tecnico, contabile e giuridico.
Nel settore della sanità avete fatto il contrario, nel senso che non avete dato nessuna autonomia alle strutture articolate sul territorio, che devono operare mettendo in essere la politica della Giunta. Quindi è veramente schizofrenico il vostro modo di affrontare i problemi che sono sul tappeto e c'è la sensazione che non abbiate la minima idea di un progetto complessivo di riferimento, che è quello sul quale voi, insieme a quelli che vi hanno votato, state investendo in questo quinquennio per cambiare la Sardegna. La sensazione è che voi procediate in ordine sparso e senza nessuna visione d'insieme degli obiettivi verso i quali volete dirigervi.
Questo è un problema fondamentale. Giungono in quest'Aula leggi che pomposamente vengono definite di riforma, ma che in realtà sono dei piccoli cambiamenti, pezzi del puzzle complessivo che rappresenta il quadro di riferimento della Sardegna. E su questi piccoli cambiamenti ci tratteniamo a discutere in Aula, qualche volta meno di quanto sarebbe doveroso, visti gli argomenti in campo, e ci diamo reciprocamente a intendere che stiamo cambiando qualche cosa di grande in Sardegna. Non è vero, non è così, non stiamo cambiando niente, non c'è coerenza tra i vari cambiamenti che vengono adottati dai diversi Assessorati, quindi non c'è neanche un ragionamento d'insieme che faccia pensare che si va in direzione di un obiettivo condiviso, di un obiettivo grande, di un obiettivo importante per la Sardegna. E forse nessuno viene a protestare qui sotto perché fuori c'è una temperatura di 40 gradi, ma avrebbero mille ragioni per venire a protestare i destinatari delle vostre riforme a metà, riforme finte, piccole riforme.
Quindi, Assessore, se vuole che questo articolo 2 sia approvato e se vuole dare dignità al voto che i colleghi esprimono in quest'Aula, ci spieghi che cosa è stato fatto in questi due anni nell'ambito delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo in materia di agricoltura e che cosa ha in mente di fare negli anni successivi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Noi vorremmo che perlomeno su questi primi punti, che sono centrali rispetto alla legge di riforma che stiamo esaminando, si attivasse un dibattito con la partecipazione non solo della opposizione, ma anche della maggioranza, perché vorremmo capire quali sono le reali posizioni della maggioranza e dei singoli Gruppi che la compongono. Dico questo perché, a volte, fuori di qui si fanno certi ragionamenti e si dicono determinate cose, poi in Consiglio si dice tutt'altro. Noi vorremmo che da parte della maggioranza ci fosse una posizione più chiara, ma che ci fosse anche un contributo importante, nel senso che riteniamo che alcune parti di questo testo unificato possono essere modificate e migliorate. Ma è chiaro che se la maggioranza non interviene nel dibattito si finisce per fare un discorso fra sordi, che non serve assolutamente a nessuno, e men che meno servirà per modificare la legge che stiamo approvando.
Allora, noi vi invitiamo a intervenire in un confronto serio, poi magari ci convincerete che è giusto approvare questa riforma, però lo vogliamo sentire da voi, perché noi, invece, siamo profondamente convinti del contrario. Al punto che riteniamo che questa non sia una vera legge di riforma, perché non cambierà nulla. Ciò che stiamo approvando è semplicemente un rimescolamento delle carte per quanto riguarda gli enti agricoli, Assessore. Questa non può essere una legge di riforma, anzi è una legge che, a parer nostro, peggiorerà la situazione, perché, come dicevo prima, queste agenzie non avranno alcun potere, avranno la funzione di raccogliere qualche dato, però il potere reale sarà sempre di più nelle mani della Giunta regionale e del suo Presidente.
Stiamo effettivamente centralizzando le funzioni dell'agricoltura e questo è un grave errore, perché fino a ieri abbiamo invece fatto una politica di decentramento delle funzioni, cercando di dare maggior peso al territorio. Di fatto, con questa legge, stiamo sopprimendo il ruolo importante che ha avuto sinora il territorio, perché tutto viene centralizzato. Ma noi abbiamo anche visto quali sono state le polemiche, le contestazioni che hanno accompagnato questa legge e che riguardano il personale. Non è vero che erano tutti d'accordo, che c'è stata una concertazione e che questa legge ha ricevuto l'assenso anche delle parti sociali, oltre che delle categorie interessate. Questo non è assolutamente vero. Abbiamo sentito quali sono state le preoccupazioni, le proteste e le polemiche anche riguardo al personale, e non va bene, ciò che ho sentito dire, stamattina, dal collega Pisu, e cioè che bisogna ancora vedere, che non si sa cosa dice il personale, che non si capisce bene dove andrà a finire il personale dell'ARA, costituito da tecnici che sono preoccupati perché potrebbe non esserci un futuro per loro. Nonostante, con la loro opera, abbiano contribuito a risolvere problemi importanti dell'agricoltura sarda, oggi queste persone si vedono emarginate da questo provvedimento di riforma. Il collega Pisu si preoccupa, dice che bisogna trovare una soluzione a questo problema, però non dice se voterà a favore o contro qualora non dovessero essere indicate delle soluzioni. Io sono convinto che voterà a favore in tutti i casi. Allora è tempo di finirla di agitare i problemi e di far finta di preoccuparsi, se poi si approva tutto quello che propone non tanto la maggioranza, ma la Giunta. Siamo seri tra noi: se non siamo d'accordo diciamolo chiaramente e siamo conseguenti. Si può anche votare contro quando su un determinato argomento, su un determinato punto non si è d'accordo. Io non ho ancora visto posizioni differenziate in questa maggioranza, e men che meno le ho viste in alcuni settori della maggioranza che ogni tanto agitano problemi che poi non vengono risolti, per cui tutto rimane come prima.
Assessore, vorrei che questa legge di riforma non ci distogliesse dai veri problemi dell'agricoltura, che sono altri, e lo sappiamo bene, così come lo sa bene anche lei. C'è una crisi drammatica e l'abbandono delle campagne è un fenomeno che non è iniziato oggi, ma che oggi si verifica con maggiore intensità, questo possiamo dirlo. Certo, neanche la crisi è iniziata oggi, ma oggi ha raggiunto l'apice, per questo dobbiamo cercare di dare risposte al mondo agropastorale. Io, però, non ho ancora intravisto, nell'azione del Governo regionale, iniziative importanti capaci di dare queste risposte. Così facendo, con o senza riforma, la gente continuerà ad abbandonare le campagne, e noi la stiamo lasciando scappare dal settore agropastorale, che rimane comunque un settore portante della nostra economia, per andare chissà dove a fare chissà che cosa.
Molti hanno ripreso la via dell'emigrazione, Assessore, e oggi stanno emigrando soprattutto i diplomati e i laureati, cioè persone che potrebbero dare un contributo importante per la crescita e lo sviluppo della Sardegna. Sono questi i problemi che ci dobbiamo porre. Noi vogliamo che l'agricoltura e la pastorizia siano dei punti di riferimento per l'economia della Sardegna. O li vogliamo, invece, abbandonare al proprio destino? Credo che noi dovremmo fare tutto quanto è possibile per uscire da questa situazione di crisi, e quindi dobbiamo dare delle risposte per superare questa fase di emergenza, il che significa mettere chi opera in questo settore nelle condizioni di essere competitivo e di poter stare sul mercato. Ma lei, Assessore, che è un manager, mi insegna che non si può uscire da questa situazione di crisi se i costi del mondo agropastorale sono in continuo aumento. Ieri abbiamo sentito i rappresentanti dei consorzi di bonifica, che sono presenti in quasi tutto il territorio della Sardegna e quindi costituiscono una parte importante per l'agricoltura. Ebbene, i dati che essi ci hanno fornito sono diversi da quelli che ha fornito lei. Comunque, il problema non sono 50 o 60 euro in più o in meno, il problema è che effettivamente le bollette relative ai costi idrici ed energetici hanno raggiunto importi esorbitanti. Assessore, sa che molte aziende agricole non mettono in moto la mungitrice perché i costi energetici sono troppo elevati? Stiamo facendo qualcosa di importante per superare questa situazione, per risolvere alcuni problemi che riguardano la viabilità e la commercializzazione dei prodotti? Queste sono cose importanti.
Ieri abbiamo accennato al fatto che, effettivamente, ciò che si produce in Sardegna non viene consumato nell'Isola, perché anche per alcune produzioni che potrebbero essere garantite nella nostra regione ci si rivolge ad altre regioni italiane. Lo stesso discorso vale per il problema dell'indebitamento delle aziende agricole.
Ecco, noi vorremmo che su questa materia si dessero risposte chiare, in modo da evitare che questa emorragia, che sta diventando sempre più inarrestabile, porti la situazione di crisi a un livello mai raggiunto finora. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, per essere sincero mi trovo un po' in difficoltà. Ieri sera, il Capogruppo dei D.S., cioè il Capogruppo del maggiore partito della coalizione di centrosinistra, cercando l'apertura o la condivisione, ha detto: "Si potrebbe votare questa legge tutti assieme". Sì, se questa legge fosse stata ritirata e riproposta a settembre e se fosse stato accolto l'emendamento numero 1. Questo avrebbe significato riaprire il confronto, riesaminare le proposte, prendere gli aspetti positivi dell'una e gli aspetti positivi dell'altra. Così, probabilmente si sarebbe potuto votare una legge tutti assieme.
Io penso che ci sia la diffusa convinzione, all'interno del centrosinistra, che a questa opposizione interessi solo il problema del personale degli enti o ex enti agricoli e dell'ARA. Non è così. Noi avremmo voluto, visto e considerato che parlate di una grande riforma, che in questa legge di grande riforma fossero stati previsti tutti gli obiettivi della politica agricola regionale, a cui accennate alla lettera f) dell'articolo 1, e soprattutto l'eliminazione delle cause del malessere in agricoltura.
Sono costretto a riprendere il discorso di ieri per dire che qui, nella precedente legislatura, autorevoli colleghi del centrosinistra, mi riferisco agli onorevoli Sanna e Marrocu, non hanno mai detto che il male dell'agricoltura erano gli enti, anzi, spesso e volentieri essi erano i primi a ricorrere ai servizi di questi enti. Questi colleghi hanno invece sempre sostenuto che la causa principale del malessere in agricoltura, e quindi dell'abbandono delle campagne, della morte delle imprese agricole e dei sequestri di quelle insolventi, era l'indebitamento.
All'articolo 3, poi ci arriveremo, voi indicate gli obiettivi della politica agricola regionale, ma cosa intendete con questa espressione? Quali possono essere gli obiettivi se prima non si cura il cancro? E la terapia non è la riforma degli enti, è ben altro! Ecco perché questo provvedimento non è stato sufficientemente meditato, non è stato condiviso, lo ripeto, all'interno della vostra stessa maggioranza. E' errato anche nell'impostazione, perché all'articolo 2 continuate a parlare di competenze degli enti locali. Caro presidente Sanna, nella vostra proposta di legge avevate indicato le competenze da trasferire agli enti locali. Nel testo unificato le avete eliminate, però all'articolo 2 dite che l'amministrazione regionale esercita le funzioni in materia di agricoltura, fatte salve quelle attribuite al sistema delle autonomie locali. Ma se gliele avete già tolte!
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Sono indicate nella legge numero 9.
CAPPAI (U.D.C.). Ma se gliele avete già tolte con l'unificazione di questi progetti di legge!
Allora, è sempre più marcata la convinzione che questo non sia un provvedimento di riforma, ma sia un provvedimento dettato dall'esigenza di dimostrare all'esterno che comunque qualcosa per l'agricoltura si stava facendo, e cioè che si stava risparmiando attraverso l'eliminazione di sette consigli di amministrazione. Vorrei ricordare - e qualcuno qui lo sa - che i consiglieri di amministrazione del Consorzio interprovinciale per la frutticoltura percepivano al mese 325 mila delle vecchie lire, quindi non grosse cifre, e oggi voi stabilite che a un docente universitario che partecipi ai comitati scientifici compete un gettone di presenza di 150 euro! Arriveremo anche ai costi, perché stamattina, in Commissione, avete detto che sono stati aboliti i consigli di amministrazione, ma poiché si stanno istituendo i comitati scientifici vedremo da quante persone questi sono composti e dov'è il risparmio. Bisognava, però, far sapere all'esterno che gli enti venivano sciolti, che gli enti mangiasoldi, che non realizzavano niente, non sarebbero più esistiti! Andate in giro a chiedere se i tecnici di questi enti, oggi, possono essere chiamati per consulenze oppure no. Ecco, dare a intendere alla gente che facciamo qualcosa, sbagliando, ma la facciamo, non può essere l'intento di un organo legislativo come questo.
Allora, Assessore, glielo dica lei al presidente Soru che è il caso di fermarci, perché, ripeto, bocciato l'emendamento numero 1, potete farvi la legge così come l'avete pensata e voluta, ma non state rendendo un servizio agli agricoltori che stanno per esalare l'ultimo respiro e che, mentre i consiglieri a cui accennavo prima nella precedente legislatura volevano tutelare, salvare nell'immediato, imponendo, a fine legislatura, persino lo studio di una legge che li salvasse dall'indebitamento, oggi, dopo ventiquattro mesi, non ne parlano neanche. Cos'è successo? Ce lo dovrebbero spiegare. Non hanno niente da dire i consiglieri della maggioranza? Condividono l'impostazione di questa riforma? Non parlano, c'è qualcuno che, per volere divino, ha già deciso per loro come devono essere fatte le leggi. Mi spiegate perché prima bisticciavate sul numero delle agenzie, e cioè se queste dovessero essere due o tre? Visto che non me lo spiegate voi, ve lo dico io: con due agenzie i posti da lottizzare non sarebbero stati sufficienti per cui bisognava farne tre. Per la stessa ragione sono passati da quattro a cinque i dipartimenti di LAORE, che evidentemente non erano sufficienti per coprire il vuoto di potere e accontentare tutti. Poi avete previsto che ulteriori dipartimenti possano essere istituiti attraverso i regolamenti, perché bisogna salvaguardare il potere! Come? Quel potere che prima non era esercitato all'interno di questi enti o comunque era controllato, perché nei consigli di amministrazione erano rappresentate le forze sindacali, le forze sociali, i partiti di maggioranza, i partiti di opposizione, oggi viene posto interamente in capo al Presidente. Non so quante ore al giorno il presidente Soru dedichi al lavoro, ma penso che gliene occorreranno quarantotto per poter dirigere tutte le agenzie che faranno capo a lui!
Quindi, colleghi della maggioranza, mi rivolgo soprattutto ai moderati della maggioranza, che condividevano con noi una certa impostazione sulla riforma degli enti agricoli. Oggi, anche voi, pur non condividendo alcune parti, continuate nel silenzio. Abbiate un sussulto nei confronti del Presidente, proponete di sospendere questa legge per rivederla tutti insieme e presentare poi la migliore legge possibile in questa materia, ma non diciamo che questa è una legge di riforma, perché la legge di riforma in agricoltura deve essere ben altra, deve risolvere il problema dei debiti degli agricoltori, deve risolvere il problema del frazionamento delle proprietà, deve risolvere il problema dei consorzi di bonifica, visto che in Sardegna c'è chi paga l'acqua 10, chi la paga 12, 8,5 o 8. Sono tanti i problemi da risolvere, e noi stiamo dicendo che con questi enti daremo assistenza tecnica. A chi? Quante e quali sono le imprese agricole che oggi reggono al malessere diffuso, se sono tutte al collasso per i debiti?
Questi sono i problemi che avremmo dovuto affrontare con questa legge di riforma, anziché istituire comitati scientifici composti da professori delle facoltà di medicina veterinaria o di agraria! Non avevamo bisogno di quelle persone, abbiamo tecnici preparati in questi enti che possono dare il supporto necessario all'Assessore e alla Giunta per predisporre un vero programma in materia di agricoltura.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'articolo 2 è importante non tanto per le poche parole che contiene, ma per l'impostazione che emerge e che dimostra ciò che noi nella discussione generale abbiamo diffusamente cercato di argomentare, e cioè che questa riforma vuole dare al sistema dell'amministrazione e del governo in materia di agricoltura e al sistema degli enti regionali agricoli un'impostazione che tende a semplificare centralizzando tutte le decisioni. Lo abbiamo già detto, non vorrei dilungarmi su questo, anche perché non ho a disposizione il tempo che viene concesso nella discussione generale, vorrei però riflettere su ciò che dice questo articolo: "L'Amministrazione regionale" - quindi la Giunta regionale e in particolare la sua Presidenza - "esercita direttamente le funzioni regionali in materia di agricoltura non attribuite espressamente alle agenzie…". Abbiamo già detto che l'agenzia è di per sé uno strumento che non lascia spazi di autonomia decisionale operativa, ma in realtà è uno strumento interno all'amministrazione regionale. Voi avete deciso di non dare responsabilità a entità, sia pure ristrutturate, riformate, riportate a un vincolo di obbedienza, diciamo così, agli indirizzi che dà la Regione, e di centralizzare tutto in capo alla Giunta regionale che, attraverso le agenzie, svolge alcune funzioni. Attraverso questo articolo voi concepite un sistema che è tutto il contrario della sussidiarietà, perché la sussidiarietà richiede, ed è un principio ormai entrato nel nostro sistema costituzionale, che tutto ciò che non è esplicitamente attribuito al vertice per necessità di unità, di finalità da seguire, viene fatto dalle realtà più vicine all'utenza, e cioè gli enti locali, qui li citate, oppure il sistema degli enti regionali.
Voi avete scelto il sistema delle agenzie e, per giunta, dite che le funzioni che non sono attribuite espressamente alle agenzie sono esercitate dalla Regione. In questo articolo è fotografato perfettamente il modello che voi avete scelto. E noi contro questo modello ci stiamo esprimendo e contro questo modello, che non riguarda soltanto questa materia, ma riguarda, purtroppo, anche altri tentativi di riforma e riforme già attuate, continueremo a batterci in questa legislatura. Noi crediamo si debba costruire un sistema diverso, che tenda alla partecipazione e alla responsabilizzazione di diversi soggetti. Voi invece state centralizzando il più possibile, portando tutti i livelli decisionali in capo alla Presidenza della Giunta, che li esercita attraverso i propri Assessorati, ma che ha un ambito di operatività sostanzialmente illimitato, perché gli unici limiti posti sono quelli indicati nelle funzioni esplicitamente attribuite alle agenzie.
Noi, non crediamo, purtroppo, che voi siate nelle condizioni, per come vi siete espressi finora, di ripensare l'impostazione politica di fondo di questa legge. State ostinatamente perseguendo un percorso che vi è stato indicato da chi vi guida e che, irresponsabilmente, volete continuare a perseguire senza alcuna criticità. Ma è molto importante che sugli articoli iniziali di questa legge ci sia, in quest'Aula, la più solare chiarezza, e cioè che state disegnando un modello verticistico. Non sappiamo cosa ci dirà il futuro sulla maggiore efficienza di un tale sistema, può darsi che la semplificazione porti alla possibilità di decisioni più rapide, ma noi crediamo che questa semplificazione porterà a un modello decisionale che, seppure potrà essere, in certe situazioni, più rapido, certamente non sarà partecipato.
Vedremo nel corso dell'esame degli altri articoli quali sono le funzioni che attribuite alle agenzie, quali sono i modelli gestionali delle agenzie stesse e quale grado di partecipazione vi sia al loro interno da parte dei protagonisti del mondo agricolo. Non vi è alcuna possibilità di incidere, è un modello pensato, concepito, disegnato e quindi condotto e portato avanti avendo come unica preoccupazione quella di riportare tutto all'unità della Regione. Crediamo che questo sia un errore gravissimo e riteniamo che ci si debba attrezzare per ridisegnare, con buona volontà, con la disponibilità delle vostre intelligenze, un sistema di contrappesi che faccia da argine a uno strapotere ormai dilagante.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, passiamo alla votazione dell'articolo 2.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto ovviamente contrario all'articolo 2 e per fare qualche considerazione in merito. Il testo di questo articolo, come abbiamo detto, è abbastanza stringato, non contiene apparentemente particolari problemi: "L'Amministrazione regionale esercita direttamente le funzioni regionali in materia di agricoltura…". Inizio a domandarmi: ma se la Regione esercita direttamente queste funzioni che non sono demandate alle agenzie, chi esercita indirettamente le funzioni? Ne consegue che queste agenzie agiranno in maniera indiretta, e già questo è limitativo di quello che si vuol fare delle agenzie.
L'onorevole Cappai, giustamente, voleva sapere chi deve dare risposte sul riordino fondiario, sui distretti in agricoltura, sulle filiere, sulle passività in agricoltura. Onorevole Cappai, le risposte le deve dare la Regione Sardegna nel momento in cui si assume direttamente la responsabilità di esercitare certe funzioni. Questo è un po' il problema di questo articolo. L'amministrazione regionale, in questo caso la Giunta regionale e la maggioranza, ci stanno dicendo che queste tre agenzie non svolgono nessuna funzione che possa, in qualche modo, risolvere i problemi atavici che attanagliano l'agricoltura sarda, e quindi si assume direttamente la responsabilità di affrontare questi problemi. Quando e come non lo sappiamo. Ecco perché abbiamo detto che era molto più opportuno individuare le criticità, i problemi, e mettervi subito meno, senza trascurare certamente il riordino degli enti agricoli, che potevano pure essere trasformati in agenzie. Noi propendevamo per l'ente unico e ritenevamo che fosse quella la strada da seguire, perché ovviamente tre agenzie hanno bisogno di tre direttori generali, hanno bisogno di dipartimenti, poi si arriverà ai servizi, ma era tutta un'operazione che si poteva fare con un unico ente regionale, con un unico direttore generale, con dei dipartimenti, con dei servizi. Questa era la strada, invece ci saranno tre direttori generali, scelti dalla Giunta regionale, seguendo le indicazioni dei Gruppi consiliari, ovviamente, perché così funziona. Se andate a vedere come sarà scelto il direttore generale di queste agenzie, capirete subito dov'è la ratio!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole all'articolo 2 e per sottolineare che - come hanno già detto i colleghi - in questo articolo è presente la filosofia che ispira questa legge, una filosofia che noi condividiamo e che consiste nel riconoscere che assistenza tecnica e ricerca devono essere garantite dalla Regione e che la scelta di non decentrare la gestione delle funzioni in materia di agricoltura agli enti locali è una scelta precisa e consapevole.
Noi riteniamo che delle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo debba farsene carico la Regione. Stante l'importanza strategica, che tutti abbiamo riconosciuto, del settore di cui stiamo trattando è chiaro che funzioni come quella della programmazione, dell'indirizzo e del coordinamento devono essere accentrate nella Regione. Non si può, infatti, pensare che queste funzioni possano essere esercitate dalla provincia o dai comuni. Agli enti locali sono state trasferite alcune funzioni e competenze specifiche già con la legge numero 9 del 2006, alla quale abbiamo voluto fare riferimento nel fare salve le funzioni attribuite al sistema delle autonomie locali e solo quelle. Le restanti funzioni devono rimanere in capo alla Regione, che le esercita direttamente, attraverso l'Assessorato dell'agricoltura, o indirettamente, ma con un indirizzo preciso e coordinato, attraverso le agenzie, che sono emanazione diretta della volontà politica. Ecco, questa è una scelta precisa.
La filosofia che ispira questa legge è chiara e si delinea anche nell'articolo 2. Seppure sia sintetizzata in alcune righe, si capisce bene, in tutto l'articolato quale deve essere il ruolo della Regione. Non è pensabile, dunque, che funzioni di questo tipo possano essere decentrate alle autonomie locali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo solo per rimarcare che quanto ha adesso asserito l'onorevole Cuccu porta me, invece, a votare contro.
CUGINI (D.S.). Abbiamo perso un voto!
DEDONI (Riformatori Sardi). In effetti, da questo articolo si evince che non c'è chiarezza. Non c'è chiarezza! Io sono d'accordo nella sostanza con quanto diceva l'onorevole Cuccu; non sono d'accordo sul risultato a cui si perviene. Bisogna, infatti, specificare chiaramente che l'amministrazione regionale ha la potestà diretta sulle funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo, perché così com'è scritto pare che si tratti di funzioni sottratte dalle agenzie al cosiddetto sistema delle autonomie locali. Si cadrebbe nuovamente in quella condizione data dalla modifica costituzionale - sto esagerando nel paragone - approvata dal centrosinistra nel 2001, che individuò una serie di materie di competenza statale e regionale sulle quali pose dei limiti non sufficientemente chiari, generando dei contenziosi feroci.
Ora, riprenderò la parola quando si parlerà dell'articolo 3, ma il fatto che le agenzie siano svincolate dal sistema di programmazione, indirizzo e controllo significa che c'è la piena autonomia gestionale di quelle entità, non verificate esattamente dall'organo politico, ancorché siano referenziali alla Giunta, o meglio ancora all'Assessore competente. E' uno degli aspetti da discutere, ma vedremo nel dettaglio, durante l'esame dei successivi articoli, quali sono le capacità di queste agenzie e anche quale tipo di organizzazione interna si sta prevedendo, con un direttore generale che non è un direttore d'area, e così via. Ne parleremo più avanti.
Credo però di non poter esprimere un voto favorevole sull'articolo 2, proprio perché non è precisato quali facoltà debbono essere riservate, in via esclusiva, alla Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vincenzo Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Io voterò a favore dell'articolo 2. Credo che parlando di questo articolo sia necessario verificare in che modo è stata affrontata, in questi anni, la crisi del settore agricolo sardo e i limiti che fino ad oggi si sono avuti nel tamponare le emergenze.
Nessuno, negli anni passati, nonostante le tante disquisizioni di carattere teologico che ho sentito in questa discussione, ha provveduto a varare un programma di sviluppo complessivo, in grado di modernizzare e rilanciare l'agricoltura in Sardegna. Oggi ci troviamo di fronte a un settore agricolo marginale, che mostra gravi difficoltà per quanto riguarda la produzione e le esportazioni (basti pensare che noi importiamo prodotti agricoli per un valore superiore a 100 milioni di euro). A ciò si aggiunge una modifica profonda che è avvenuta, negli ultimi quindici anni, all'interno di questo settore primario. Bisogna, inoltre, tener conto dell'allargamento del mercato europeo, determinato dall'ingresso nell'Unione Europea di dieci nuovi paesi, alcuni dei quali a forte vocazione agricola, nonché della revisione - come ricordava ieri l'Assessore - della politica agricola comunitaria. Tutte queste cose pongono l'agricoltura italiana ed europea dinanzi a nuove sfide e incideranno profondamente sulle aziende agricole e sull'intera filiera agroalimentare sarda.
Cambia rapidamente, quindi, tutto lo scenario economico, costretto a confrontarsi con una competizione sempre più spietata a livello comunitario. In questi mercati rimarranno in piedi solo le aziende che sapranno essere al passo con le richieste di un consumatore sempre più informato ed esigente, lo ricordava ieri con passione l'assessore Foddis. Per questo credo che sia necessario, oggi, sederci seriamente attorno al capezzale dell'agricoltura sarda, così come stiamo facendo, e ridisegnare sia le strategie sia gli obiettivi di fondo che devono permetterci di rilanciare questo settore, adeguandone innanzitutto la strumentazione e riprendendo le redini di una nuova programmazione a livello regionale, che dia alla Regione le funzioni di indirizzo, programmazione e controllo previste in questo articolo.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta di votazione nominale avanzata dall'onorevole Amadu?
(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.
(Segue la votazione)
Prendo atto che la consigliera Caligaris ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corrias - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Licheri - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Cassano - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Farigu - La Spisa - Liori - Lombardo - Moro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanna Matteo - Vargiu.
Si è astenuto il consigliere: Scarpa.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 52
votanti 51
astenuti 1
maggioranza 26
favorevoli 33
contrari 18
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 3, a cui sono stati presentati quattro emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti:
Art. 3Obiettivi della politica agricola regionale
1. La Regione autonoma della Sardegna, considerata l'importanza che il settore agricolo riveste per l'economia dell'Isola quale espressione del carattere della ruralità e del modo di essere fondamentale della cultura del popolo sardo, provvede all'elaborazione e al coordinamento della politica agricola e agro-industriale regionale, in coerenza con quella definita dall'Unione europea e con quella espressamente riservata allo Stato, al fine di:
a) promuovere lo sviluppo economico del sistema agricolo e agro-alimentare regionale attraverso l'utilizzo e la valorizzazione dei mezzi di produzione e del progresso tecnologico in modo razionale e sostenibile, garantendo la qualità e la sicurezza alimentare dei prodotti agricoli, tutelando e promuovendo i prodotti tipici e a denominazione di origine della Sardegna;
b) incoraggiare e sostenere lo sviluppo rurale valorizzando e tutelando le risorse storico-culturali, ambientali e la biodiversità della Sardegna, mantenendo un adeguato livello di redditività alle attività agricole al fine di favorire ed incrementare la permanenza nelle aree rurali, montane e svantaggiate della popolazione, con particolare riferimento ai giovani, delle aziende agricole e delle attività rurali;
c) sostenere lo sviluppo delle filiere agricole;
d) riconoscere e promuovere la diversificazione produttiva e la multifunzionalità delle aziende agricole quale indispensabile strumento di gestione, tutela e salvaguardia del territorio con particolare riguardo ai sistemi di produzione eco-sostenibili;
e) affermare la centralità delle aziende agricole quale indispensabile strumento di gestione, tutela e salvaguardia del territorio e del paesaggio rurale.
Emendamento sostitutivo parziale Ladu - Sanciu - La Spisa - Vargiu - Dedoni - Gallus - Cassano - Pisano - Murgioni - Cappai - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 3
La lettera c) del comma 1 dell'articolo 3 è così sostituita:
"c) sostenere lo sviluppo delle imprese agricole singole e associate anche in ottica di filiera". (5)
Emendamento aggiuntivo Sanciu - Vargiu - Ladu - Murgioni - Pisano - Cassano - Gallus - La Spisa - Dedoni - Cappai - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 3
Alla lettera e) del comma 1 dell'articolo 3 prima della parola "affermare" è inserita la parola "sostenere e". (6)
Emendamento aggiuntivo Murgioni - Dedoni - Ladu - Vargiu - Gallus La Spisa - Sanciu - Cassano - Pisano - Cappai - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 3
Dopo la lettera e) del comma 1 dell'articolo 3 è aggiunta la seguente lettera e) bis:
"studiare la proposizione di misure agevolative per abbattere le diseconomie dovute all'insularità, sui costi di produzione, trasformazione, approvvigionamento idrico ed energetico, carburanti e continuità merci dei prodotti agricoli;". (4)
Emendamento aggiuntivo Murgioni - La Spisa - Ladu - Gallus - Sanciu - Dedoni - Pisano - Cassano - Vargiu - Cappai Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 3
Dopo la lettera e) del comma 1 dell'articolo 3 è aggiunta la seguente lettera e) ter:
"monitorare permanentemente, attraverso una approfondita analisi, gli andamenti di mercato dei prodotti agroalimentari per fornire alle imprese uno strumento di orientamento commerciale di breve, medio e lungo periodo.". (7).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io sono d'accordo sul fatto che alcune delle considerazioni che sono state svolte, nella discussione dell'articolo 2, dai consiglieri del centrodestra e dai miei colleghi della minoranza sono di carattere alto, filosofico, come le ha definite qualcuno, ma l'articolo 2 è un articolo di filosofia, nel senso che è l'articolo che riassume la filosofia della maggioranza e della Giunta sull'agricoltura sarda. Per questo, sulle considerazioni che abbiamo fatto, avremmo gradito che si fosse aperto un confronto ampio, avremmo gradito che l'Assessore, magari, si esprimesse in maniera compiuta sulle funzioni che l'articolo 2 attribuisce alla Giunta regionale, ma che erano per altro già in capo all'Esecutivo, perché le funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo in materia di agricoltura sono da sempre in capo alla Giunta regionale, fanno parte del programma di governo con cui voi avete vinto le elezioni. Ed è legittimo che l'agricoltura sarda, che è alla canna del gas, voglia sapere qual è la filosofia che vi ispira nel momento in cui portate in Aula una legge pomposamente definita di riforma in agricoltura. A me sembra che sia tutto logico, tutto chiaro e che non ci sia nessuna forzatura da parte della minoranza nel chiedervi risposte su questo argomento, anche perché il successivo articolo 3 è il compendio della filosofia che ispira questa legge. E devo dire che quando al liceo si studiava sui testi di filosofia e sembrava che i ragionamenti dei vari filosofi fossero complessi, probabilmente nessuno aveva in mente che il Consiglio regionale avrebbe prodotto l'articolo 3 di questa legge sull'agricoltura! Un articolo che dice una serie di cose, tutte molto belle, tutte assolutamente encomiabili e sottoscrivibili come obiettivi filosofici, però non abbiamo minimamente capito come questi obiettivi possano essere raggiunti. Le cose che voi dite sono difficilmente contrastabili e controvertibili, ma è veramente difficile capire cosa c'entrino con questa legge, cioè è veramente difficile capire quali sono le azioni politiche che questa legge dispiega. E se non le dispiega questa legge sarebbe interessante capire dove, come e chi dispiega le azioni che possono consentire di raggiungere gli obiettivi che ponete.
Basterebbe leggere quanto voi scrivete alla lettera a) del comma 1, laddove dite che viene promosso lo sviluppo economico attraverso l'utilizzo e la valorizzazione dei mezzi di produzione e del progresso tecnologico. Ma nel progresso tecnologico, per caso, ci mettete anche le navi e gli aerei, cioè quei mezzi che dovrebbero trasportare i prodotti sardi per realizzare quegli obiettivi di filiera che voi descrivete e che dovrebbero garantire la continuità territoriale per le merci? Ma cosa state facendo per quanto riguarda la continuità territoriale per le merci? Cosa avete fatto in due anni? Mi dovete dire cosa avete fatto anche per la continuità territoriale aerea, nel senso che quello che è successo in questi mesi in Sardegna è la dimostrazione del vostro ennesimo fallimento. Dov'è l'Assessore dei trasporti? E' venuto a parlare di come intende realizzare la continuità territoriale con il continente per i prodotti agricoli? E' un mese che scoppiano finimondi sulla stampa per quanto riguarda la continuità territoriale aerea e marittima e dell'Assessore non c'è traccia! E' scomparso dai lavori del Consiglio - non ce ne preoccupiamo - ma anche dai mezzi di comunicazione. Dice soltanto che è tutto sotto controllo, raccomanda di stare tranquilli, di non preoccuparsi. Forse non viaggia, perché chiunque viaggi si preoccupa!
Va anche detto, a onor del vero, che quando si discuteva di continuità territoriale nella passata legislatura - è vero che gli Assessori dei trasporti erano allora di centrodestra - i Presidenti della Regione che si sono susseguiti si ponevano in prima persona come interlocutori in merito ai problemi della continuità territoriale. Il presidente Floris e il presidente Pili si sono sempre posti in prima persona! Dov'è il presidente Soru quando si parla dei problemi della continuità territoriale? E' con i vettori aerei che non sono assolutamente in grado di garantire quello per cui si sono impegnati nel capitolato? Perché non vengono applicate le sanzioni da parte dell'ENAC? E' evidente che è difficile parlare di continuità territoriale per le merci quando nessuno di noi ha la garanzia di poter viaggiare da e per la Sardegna, quando l'assessore Gian Valerio Sanna dichiara di non poter partecipare alla riunione in cui si discute delle risorse da trasferire alle province perché non ha trovato posto in aereo. E se non trova posto l'assessore Sanna, come può pretendere di trovarlo un povero disgraziato di cittadino sardo, che magari ha un problema di salute, familiare o professionale e deve decidere in ventiquattrore di abbandonare la Sardegna? E se l'abbandona non ci torna; Soru e Sanna tornano sempre, gli altri no, i cittadini "normali" rischiano di rimanere a Roma!
Allora, queste sono le valutazioni. Voi citate una serie di cose che sono tutte bellissime. Ieri il collega Balia diceva: "Dobbiamo aprire un tavolo di trattativa con l'Europa". C'è una riga in questa legge in cui si dice: "in coerenza con le politiche definite dall'Unione Europea". Noi sappiamo perfettamente che l'Unione Europea è l'elemento di confronto fondamentale delle politiche agricole della Sardegna, perché le politiche agricole sarde sono radicalmente cambiate, ed era inevitabile che succedesse, da quando l'Unione Europea impone all'Italia, e quindi anche alla Sardegna, una serie di norme rigide, alle quali non si sfugge neanche con i sotterfugi, se non a rischio di vedere gli agricoltori costretti a restituire, dopo dieci anni, i soldi che, impropriamente, la Regione gli aveva messo in mano.
Insomma, se è vero tutto questo, collega Balia, ha ragione lei quando dice che dobbiamo essere forti e maschi nel rivendicare i nostri diritti presso l'Unione Europea. Ma li rivendichiamo con quello strumentino debole che è la Consulta, composta da un gruppetto di amici vostri, eletti da voi stessi un giorno che vi ritroverete tutti insieme? Rivendichiamo col ruggito di Lussu? No, col miagolio di un gatto, se può essere usata la solita metafora del mondo animale!
E' evidente che gli schiaffi non sono stati dati ai sardi quando il Governo ha rigettato la vostra legge sulla Consulta; gli schiaffi li avete presi voi, perché i sardi non hanno voluto la Consulta. I sardi volevano parlare in prima persona dello Statuto, volevano scriverlo loro lo Statuto! Quando voi avete scelto di farlo scrivere a un gruppetto di amici del "palazzo" avete schiaffeggiato la sovranità sarda che nominalmente avete inserito in un progetto che di sovrano non ha veramente niente.
Su queste cose confrontiamoci. Dite di voler aprire un confronto con l'Europa, insomma è filosofia, è una pura enunciazione se a questo confronto non segue l'unione di tutti i sardi su argomenti condivisi, se non segue una mobilitazione della gente che è davvero convinta di venire dietro a voi perché siete il Governo regionale, quindi rappresentate tutti i sardi, compresi quelli che votano per i partiti di minoranza, compresi noi consiglieri regionali di minoranza. Ma non è possibile che tutto questo avvenga con una semplice enunciazione di principio in un articolo di una legge i cui restanti articoli parlano di tutt'altro, quando poi i comportamenti quotidiani della maggioranza vanno in direzione assolutamente diversa. Non dico che vadano contro ciò che avete scritto, dico semplicemente che ciò che avete scritto è assolutamente non congruente con ciò che fate. E' come ai tempi dei DPEF, che non avevano nessuna cogenza sulla legge finanziaria che poi veniva licenziata. Quello che è scritto qui non ha nessuna cogenza sulle azioni che vengono messe in essere nell'ambito dell'agricoltura. Voi scrivete delle ottime enunciazioni di principio, buone per un testo di filosofia da utilizzare eventualmente negli istituti agrari, ma non per essere tradotte in azioni concrete. Ci spiega, Assessore, quali sono le azioni di questa Giunta regionale, nel suo complesso, per realizzare le enunciazioni di principio che sono scritte qui? Perché altrimenti la sensazione è che ci prendiamo in giro discutendo leggi ai primi di agosto. Ci prendiamo in giro e costringiamo noi stessi e le nostre famiglie a dei tour de force che non hanno nessuno scopo concreto.
CUGINI (D.S.). Interrompiamo per un attimo e discutiamo della proposta che hanno fatto i Riformatori sull'agricoltura!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, per cortesia, non provochi!
E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Confesso che sono colpito da una qualche emozione nel parlare, dopo quindici anni, in questa Assemblea. Spero che questa emozione non mi disturbi più di tanto nel coordinare le poche riflessioni che intendo fare sulla legge che è all'esame del Consiglio. Mi consenta, signor Presidente, però, una manifestazione di ringraziamento e gratitudine alla Presidenza, all'Ufficio di Presidenza, a tutti i colleghi del Consiglio, agli esponenti della Giunta e a tutto l'apparato dell'amministrazione del Consiglio regionale, dal Segretario generale sino all'ultimo dei collaboratori, per la cordialità e l'affettuosa accoglienza che mi è stata riservata.
Ciò detto, ho preso la parola per preannunciare il mio voto contrario non solo all'articolo 3, ma a tutta la legge, così se potessi delegherei la Presidenza a registrare il mio voto contrario in tutte le votazioni, perché francamente non mi sembra che questo provvedimento, insieme alle ultime due leggi che abbiamo approvato, concorra a realizzare quella effettiva riforma che consenta di portare la Regione e il sistema politico che ruota intorno a essa fuori da questo stato di transizione, che è segno di crisi della politica, quella con la "P" maiuscola.
Questo provvedimento non solo non affronta in maniera efficace i problemi del settore agricolo, ma non concorre nel modo più assoluto a definire le riforme volte a riportare l'istituzione Regione al ruolo che i fondatori della nostra autonomia avevano richiesto, per il quale si erano battuti e che avevano conseguito. L'istituzione della Consulta per la riforma dello Statuto, al di là della discussione che è nata attorno a essa, non corrisponde a questo disegno riformatore, che vuole adeguare questa Regione alle attuali esigenze sul piano generale e istituzionale e sul piano del ruolo che essa deve avere all'interno dello Stato e anche del nuovo contesto della Comunità europea.
Gli articoli 1, 2 e 3 di questo testo di legge francamente li avrei accorpati tutti nell'articolo 1, perché mi sembrano quasi degli slogan piuttosto che una ben definita strutturazione di una legge di riforma. Nel complesso ci sono parecchie contraddizioni e dubbi anche sul piano giuridico, che avremo occasione di sottolineare man mano che procederemo all'esame dei successivi articoli.
Vorrei precisare a tutti i colleghi e ai vari Gruppi di questo Consiglio che il mio voto contrario non è dettato dall'appartenenza a uno schieramento. Il mio voto contrario è frutto dell'autonoma valutazione di un socialista che si definisce riformista e di sinistra. E non mi riferisco a quella sinistra che è approdata in Italia e anche in Sardegna sul piano formale, ma all'area riformista storica dei socialisti italiani. Invece, qui, io vedo approvare provvedimenti che vanno in direzione del centralismo democratico. Il centralismo democratico è stato storicamente battuto; l'attuale sistema sardo è frutto di una grande crisi regionale. Il presidente Soru non è venuto dal nulla, è venuto da una profonda crisi e - perché non dirlo? - da una profonda crisi politica che è stata favorita dalla Giunta di centrodestra del passato, che non ha saputo assolutamente, pur avendone i numeri, affrontare con efficacia, autorevolezza e coerenza le necessarie riforme.
Prendiamo in considerazione la legge elettorale: è una legge che abbiamo mutuato dalle Regioni a statuto ordinario, partorita, badate bene, in nome della stabilità di governo e non perché arricchisse di valori democratici il sistema politico italiano. Ed ecco qui, la legge in discussione non fa altro che rafforzare quella crisi, non è utile per portarci fuori dalla crisi. Il mio voto è contrario anche perché non siamo di fronte a uno strumento adeguato ad affrontare e risolvere i problemi del settore agricolo e a incidere sulla politica agricola, che avrebbe richiesto l'apertura di un seminario, di una conferenza, di dibattiti finalizzati all'individuazione della causa della crisi dell'agricoltura. Se non individuiamo la causa sarà difficile definire gli strumenti per risolvere la crisi dell'agricoltura e per superare questo stato di transizione del sistema politico anche a livello regionale.
Questo provvedimento e le altre due leggi a cui ho accennato io li avrei portati all'esame del Consiglio dopo la modifica dello Statuto regionale. Questa legge l'avrei portata in quest'Aula dopo aver fatto una grande conferenza, con il totale coinvolgimento di tutti gli attori che concorrono allo sviluppo del comparto agricolo in Sardegna e non solo, perché oggi i comparti dell'economia non sono comparti stagni, ma presuppongono delle interattività, coinvolgono, come dire, aspetti diversi del sistema economico complessivo.
Io mi fermerei qui, non ho molto altro da dire se non ribadire che provvedimenti come questo sono pericolosi, perché vengono denominati "di riforma" ma sono semplicemente del placebo per tappare la bocca e possono allentare il sentito bisogno delle forze sinceramente democratiche del popolo sardo di un grande rinnovamento e di un ritorno alla politica con la "P" maiuscola e alla politica della responsabilità.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, se leggiamo attentamente l'articolo 3 ci rendiamo perfettamente conto della sua roboante e doverosa, io direi, formulazione. Quando si dice che la Regione promuove lo sviluppo economico del sistema agricolo e agroalimentare, incoraggia e sostiene lo sviluppo rurale valorizzando le biodiversità, sostiene lo sviluppo delle filiere agricole, riconosce e promuove la diversificazione produttiva e la multifunzionalità delle aziende agricole, si dice un qualcosa che è insito nei compiti della Regione, nel suo DNA. Ci mancherebbe altro che la Regione non promuovesse lo sviluppo rurale, lo sviluppo di tutti i settori economici della Sardegna e che non riconoscesse e non promuovesse la diversificazione dei nostri prodotti e quant'altro!
Ciò che voglio dire è qualcosa di abbastanza concreto, perché a me piace parlare forse anche con fervore, ma sempre con concretezza. Leggo testualmente: "Incoraggiare e sostenere lo sviluppo rurale valorizzando e tutelando le risorse storico-culturali, ambientali e la biodiversità della Sardegna, mantenendo un adeguato livello di redditività alle attività agricole al fine di favorire ed incrementare la permanenza nelle aree rurali, montane e svantaggiate della popolazione, con particolare riferimento ai giovani, delle aziende agricole e delle attività rurali". Mi domando se sia stato dato uno sguardo attento al Piano paesaggistico. La Regione emana provvedimenti di legge, come quello in discussione, che vengono definiti di riforma e che tali non sono. E non lo dico solo io, anche l'Assessore dell'agricoltura, ieri, giustamente ha detto che questa riforma non risolve certamente la crisi di questo comparto. Noi abbiamo detto che non è una riforma e certamente non ci vogliono questi strumenti per risolvere la crisi agricola attuale.
Nel Piano paesaggistico, Assessore, si legge che le strade rurali non possono essere ristrutturate, a meno che non vengano trattate con terre stabilizzate o con touvenant. Mi domando come possa reggere, d'inverno, il manto d'usura di una strada che ha una pendenza del 15-20 per cento. Inoltre, nei territori agricoli non possono essere superate determinate volumetrie, un cittadino qualsiasi, che non sia un agricoltore, non può utilizzare per la produzione estensioni territoriali inferiori a 1 ettaro. So quel che dico, perché se dovesse essere adottato il PPR si impedirebbe a un cittadino sardo, che non ha la fortuna di essere proprietario terriero, ma che dispone di due ettari o anche di un solo ettaro di terreno, di coltivare un vigneto, un uliveto o un orto. Spero non ci capiti quest'altra disgrazia, quest'altra calamità, oltre alla blue tongue e alle altre epizoozie, alla siccità, alle alluvioni! Spero, Assessore, che non cali sulla testa dei sardi anche la calamità del Piano paesaggistico, che impedirebbe a un qualsiasi cittadino della Sardegna di utilizzare un suo terreno solo perché non ha avuto la fortuna di essere figlio di un proprietario terriero o non ha una disponibilità finanziaria che gli consenta di acquistare tre ettari di terreno.
Mi domando: partendo dal presupposto storico che in Sardegna la proprietà contadina è frazionata al massimo - tralascio, al contrario di qualcun altro, le motivazioni storiche che giustificano questa frammentarietà e l'attaccamento di ognuno di noi a quel pezzo di terra ricevuto in eredità dal padre che, a sua volta, l'aveva ricevuto da suo padre, perché non voglio far perdere tempo all'Assemblea -, come possiamo favorire la permanenza della popolazione nelle aree rurali e montane svantaggiate se adottiamo norme come quelle contenute nel PPR? Solo per i sardi, badate bene, perché in tutte le altre regioni italiane e nazioni del mondo la proprietà è da sempre un diritto inalienabile, sancito dalla Costituzione. Ma qui non esiste questo diritto, qui esiste la proprietà "a misura", e cioè: tu, proprietario, puoi utilizzare il tuo terreno se supera una certa dimensione, in caso contrario non conti niente e non hai diritti. Se io sono proprietario di oltre tre ettari di terreno posso, ma molto restrittivamente, edificare qualcosa, quindi realizzare un fabbricato da adibire per esempio a magazzino, a ricovero di attrezzature, un piccolo ambiente funzionale all'attività agricola, pur non essendo imprenditore agricolo, ma se il mio terreno ha dimensioni inferiori c'è tutta una serie di vincoli che mi impediscono di fare questo. Si pensi che il 90 per cento della proprietà in Sardegna è detenuta proprio da piccoli proprietari, di cui una minima parte è costituita da imprenditori agricoli, iscritti cioè alla Camera di Commercio e che esercitano l'attività agricola. Ma l'attività agricola può essere ed è esercitata in Sardegna proprio per quella cultura che ci riviene dai nostri avi. Io non sono un marinaio, non so cosa voglia dire costa, ma sono nato in campagna, ho vissuto in campagna, ho fatto il pastore insieme a mio padre e l'unica cultura che conosco è quella de su tzapu, per essere chiari. Quando ho del tempo libero vado a lavorare in campagna, perché questo mi ha insegnato mio padre e ci tengo. Questa cultura, che ci riviene, chiaramente, dai nostri padri, dalla nostra storia, dalla nostra estrazione etnica, per lo meno per quanto riguarda il 90 per cento dei sardi, viene calpestata dal Piano paesaggistico, che non si sa cosa voglia ottenere, forse la trasformazione della Sardegna in un museo!
Sono con i piedi per terra, caro collega Pirisi, perché mi si deve spiegare come si può, lo rileggo, "favorire la permanenza nelle aree rurali". Tutta la Sardegna è area rurale, a eccezione della Costa Smeralda, della Costa del Corallo e delle città. Io abito in zona rurale, ma lasciamo perdere me, mi domando come si possa garantire, in base alla lettera b), comma 1, dell'articolo 3, la permanenza nelle aree rurali, per esempio, di un ferroviere, di un infermiere, di un operaio o di un imprenditore agricolo che non può possedere dieci ettari di terreno, se un altro provvedimento che la Giunta regionale sta propinando ai sardi di fatto lo impedisce?
Ma non è solo questo che menoma alla base tutto ciò che è scritto in questo articolo. E allora mi domando: quando si predispongono dei provvedimenti si verifica con attenzione ciò che fanno gli altri Assessori?
Non mi dilungo sul problema dei trasporti, perché è sotto gli occhi di tutti. La mia considerazione è questa: per raggiungere gli obiettivi che ci stiamo prefiggendo, che sono condivisibili al 1.000 per cento, è necessario avere gli strumenti e, benché enunciato in modo giustamente roboante, l'articolo 3 indica tutto ciò che la Regione autonoma della Sardegna intende fare per mantenere quella identità rurale legata al nostro modo di fare agricoltura e allevamento. Però, un altro provvedimento della Giunta, che mi auguro non ci cada sulla testa, impedisce - questa è la verità - che si possa realizzare quel che detta questo articolo. Vorrò vedere come faranno gli imprenditori agricoli a costruire senza variare la tipologia esistente, perché questo dice il Piano paesaggistico, quindi senza aumento volumetrico e pagando una fideiussione per ottenere la concessione edilizia. E se i lavori non potranno essere ultimati nei termini previsti, vorrò vedere chi avrà ancora voglia di costruire in campagna!
Questa è la realtà. Allora bisogna riflettere affinché un provvedimento non si scontri con l'altro e non si scrivano parole belle da leggere, ma prive di senso. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, l'articolo 3 ha la pretesa di definire gli obiettivi della politica agricola regionale e di sottolineare il peso che la Giunta regionale dà al comparto agricolo. Una dichiarazione di intenti che non può che destare profondo sconcerto - passatemi il termine - per la faccia anche un po' tosta con cui vengono illustrati e proposti temi che sono, poi, sistematicamente disattesi dall'operato quotidiano dell'Esecutivo.
Nel corso della discussione generale ho avuto modo di sottolineare l'incongruenza di questo disegno di legge rispetto alle reali esigenze del comparto agropastorale della Sardegna e alle grandi potenzialità di questo settore, soprattutto in relazione al legame tra attività produttive, ambiente e tradizioni locali. Si è rilevato, ancora una volta, che il testo è gravemente lacunoso sotto il profilo della conoscenza della realtà isolana e non potrebbe essere altrimenti, visto che è stato elaborato senza alcuna consultazione con gli agricoltori, gli allevatori, le associazioni di categoria, i sindacati, che sono stati tenuti a distanza dalla Giunta, nonostante il grande patrimonio di esperienze e di conoscenze che avrebbero potuto mettere a disposizione. E' una lacuna gravissima, che non può che invalidare qualsiasi intervento di riforma e di rilancio del settore e che, purtroppo, ha permeato tutti gli interventi decisi da questa Giunta da due anni a questa parte.
Questa Giunta continua ad avere due anime: a parole attribuisce un ruolo fondamentale al comparto agropastorale, viceversa nei fatti concreti è il nemico numero uno dell'agricoltura della Sardegna. Quando si tratta di promettere, pur di sopire una protesta e di calmare gli animi esasperati degli operatori del settore o dei dipendenti degli enti, la Giunta non risparmia promesse che nel giro di pochi mesi, se non addirittura nel giro di poche settimane, rivelano tutta la loro inconsistenza.
Ricordo a tutti l'azione sul prezzo del latte e per la difesa della produzione bieticola portate avanti dal presidente Soru, nonché tutte le altre azioni portate avanti da questa Giunta per risolvere il problema dell'indebitamento delle aziende o, puramente, tutta una serie di promesse fatte ai dipendenti dell'ARA, a cui speriamo di poter, questa volta, almeno in parte rispondere.
La stessa prassi si ripete con questo testo unificato, e in particolare con l'articolo 3, che enuncia gli obiettivi della politica agricola regionale; obiettivi che possono anche essere condivisibili, ma solo nel modo in cui è condivisibile un libro dei sogni agli occhi di un bambino. Come si può credere che questa Giunta voglia valorizzare e promuovere la diversificazione, se il presidente Soru, esattamente un anno fa, pubblicamente dichiarava che la Sardegna doveva puntare solo su alcuni prodotti, su 7, 10, massimo 15 prodotti? Come si può parlare di promozione dello sviluppo economico del sistema agricolo grazie all'ausilio dell'innovazione tecnologica, quando il Piano paesaggistico regionale, così come ha affermato l'onorevole Rassu, pone tutta una serie di impedimenti burocratici destinati a vanificare qualsiasi iniziativa di innovazione? Lo verificheremo più in là, quando finirà l'iter dei bandi POR, soprattutto della misura 4.9. E come ci si può impegnare oggi per la valorizzazione del mondo rurale, quando si è fatto di tutto per accentuare il malessere nelle zone interne, provocando un esodo senza precedenti dalle campagne? Promuovere lo sviluppo dell'agroalimentare significa fare di tutto per mettere a sistema i diversi componenti che concorrono al successo del settore, e cioè la ricerca, la valorizzazione delle produzioni di qualità, la salvaguardia della cultura e delle tradizioni del mondo rurale, la rimozione dei limiti territoriali e delle situazioni di monopolio, assieme a un'efficace promozione e distribuzione del prodotto. Fare sistema significa mettere in relazione l'agricoltura con altri interventi, come la tutela ambientale, il turismo, l'industria della trasformazione, il commercio, ma soprattutto la fondamentale continuità territoriale per le merci. Non è possibile fare sistema quando la mano sinistra non sa che cosa fa la destra, quando a livello generale un Assessorato impone vincoli al paesaggio che di fatto impediscono altri interventi annoverati tra gli obiettivi della politica agricola regionale. Così come non è possibile fare sistema quando le nostre merci devono affrontare, oltre ai giusti costi della qualità, i costi di trasporto per effetto dell'incapacità di questa Giunta di dare efficacia alla continuità territoriale per le merci.
Gli enunciati dell'articolo 3 sono solo parole al vento, prive di qualsiasi sostanza, perché di fatto non c'è, essendo stata cancellata e maldestramente sostituita con queste tre agenzie, quella struttura di assistenza, di ricerca, di dialogo costante con gli operatori del settore. Non c'è consapevolezza soprattutto del ruolo che l'agricoltura ricopre nella nostra regione, delle possibilità presenti, delle grandi potenzialità che la rete dei produttori e delle imprese, se adeguatamente sostenuta, può mettere in atto per un pieno sviluppo dell'economia della Regione.
L'articolo 3 parla di diversificazione delle produzioni, di salvaguardia delle peculiarità locali, di favorire la permanenza delle attività agricole nelle zone interne, in pratica parla del valore del territorio, che dovrebbe essere protagonista nella gestione e nello sviluppo dell'agricoltura. Ma queste belle parole, lodevoli nelle intenzioni, si scontrano col disegno generale di questa legge che priva il territorio della sua capacità di programmare le attività produttive, spostando il luogo delle decisioni dalla periferia a un centro di potere che sempre più si sta consolidando attorno al Presidente della Regione, l'onorevole Soru. Invece di ascoltare i suggerimenti e i consigli che giungono dalle campagne, la Giunta continua a decidere da sola, incurante anche delle indicazioni forti che sono giunte dalle associazioni di categoria.
Che questa maggioranza non avesse alcuna sensibilità nei confronti della minoranza, ma anche di chi proviene dal mondo dei campi, l'avevamo già rilevato sin dal suo insediamento, con i primi provvedimenti in materia finanziaria, che destinavano poche briciole al comparto agricolo, giusto per sistemare qualche muretto a secco e qualche siepe di pregio. Oggi abbiamo un'ulteriore conferma di questo disinteresse da parte della Giunta, vista la tempestività con cui si sta procedendo, a ridosso della sospensione estiva, all'approvazione di un provvedimento di legge che si abbatterà negativamente sul settore strategico della nostra regione, un settore dalle grandi potenzialità, totalmente ignorate e per nulla percepite da Soru, che continua a procedere in solitudine nella riforma delle strutture base dell'amministrazione regionale, con l'unico scopo di accentrare, gestire e controllare tutto il possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, l'articolo 3 rappresenta certamente un nodo fondamentale dell'intera legge di riforma degli enti agricoli ed è pieno di buoni propositi, ma anche di numerose lacune, di incongruenze, alcune delle quali le ha ben descritte il collega Rassu.
La replica svolta nella serata di ieri dall'assessore Foddis è stata tecnicamente carica di contenuti e devo riconoscere che è stata anche politicamente stimolante, ma la drammatica crisi che attanaglia, oggi, il mondo agropastorale ci impone certamente una riflessione molto attenta, un ragionamento serio, se vogliamo affrontare in maniera strutturale i mali dell'agricoltura sarda.
Sono d'accordo, assessore Foddis: noi oggi non possiamo fare qualunque sforzo in questo senso se non ci rendiamo conto che rischiamo di vanificare tutto se non riusciamo a comprendere l'essenza di quelli che sono gli indirizzi delle politiche agricole comunitarie. E' proprio vero, l'Unione Europea ha posto fine alle linee di premialità per l'agricoltura intensiva, massiccia e di quantità. Dobbiamo quindi attrezzarci e dobbiamo farlo in fretta, perché il mercato ci premia, e di conseguenza l'Unione Europea ci sostiene, soltanto se scegliamo un'agricoltura di qualità, quindi prodotti richiesti dal mercato e vendibili sul mercato; su quello sardo certamente, ma soprattutto sui mercati più ricchi dell'Europa e del bacino mediterraneo. Ma, mi domando: era proprio necessario che fosse la minoranza a proporre un emendamento per affrontare tutte le problematiche legate al fatto che viviamo in una terra circondata dal mare? Parlo dell'emendamento numero 4, che prevede di studiare misure agevolative per abbattere le diseconomie dovute all'insularità, sui costi di produzione, trasformazione, approvvigionamento idrico ed energetico e soprattutto - continuo a battere su questo punto - continuità merci dei prodotti agricoli.
L'ho detto prima, sono concetti assolutamente condivisibili quelli contenuti in questo articolo, se non fosse che continuo ad avere un dubbio, tutti noi continuiamo ad avere dei dubbi. Ciò che non ci convince, come ho detto ieri, è il metodo. I propositi possono anche essere buoni, ma non credo che si possano ottenere dei risultati, e dei risultati apprezzabili, quelli che si aspetta il mondo delle campagne e che voi affermate di ottenere, affidandoci soltanto a delle agenzie dai nomi suggestivi e identitari. E questo, devo dire, in perfetto stile Soru.
Questo perché noi non sappiamo, non abbiamo garanzie, non abbiamo certezze su come queste Agenzie funzioneranno, se i loro manager saranno capaci. A questo proposito mi domando: anche per l'agricoltura sarda varrà la regola adottata sinora? Abbiamo, in Sardegna, tecnici qualificati, manager dalle indiscusse professionalità, in grado di attuare quelle linee e tutte quelle trasformazioni e indicazioni che servono per aiutare concretamente e riformare l'agricoltura sarda? O avremo necessità, anche in questo caso, di importarli da fuori per portare l'agricoltura sarda dalla cultura della quantità alla cultura della qualità, per passare dall'agnello intero alla costoletta incellofanata da trovare sul bancone dell'ipermercato, a Milano? E' vero, questa è soltanto una parte della riforma, ma tutti noi vorremmo conoscere anche il resto della riforma, per capire se gli intenti della Giunta, che sono stati manifestati dall'Assessore e che sono condivisibili in astratto, hanno una qualche possibilità di realizzarsi in tempi magari brevi.
Per adesso, come ha detto ieri il mio Capogruppo, Giorgio La Spisa, ci regalate soltanto l'impressione di voler combattere il sottogoverno rafforzando il Governo. E, credetemi, questo non è un grande passo in avanti, se le cose stanno così. Noi vorremmo che voi riusciste a dimostrarci anche dell'altro, convinceteci, ad esempio, che queste agenzie non saranno succursali e filiali del presidente Soru e dei suoi fedelissimi, ma che saranno, invece, degli strumenti di direzione di una politica agricola nuova, non slegata dall'Europa e nemmeno dal mercato, che alla fine è l'unico soggetto che conta in un sistema economico.
Ecco perché quest'Aula, quanto prima, secondo me, dovrebbe riprendere il dibattito su questo tema, non certo limitandosi a questa riforma che tocca prevalentemente questioni amministrative, riguardanti risorse mal utilizzate e personale da ricollocare, ci si augura attraverso un'attenta valutazione. Io sono sempre più convinto che serva un dibattito più ampio e servano leggi più importanti, per far sì che l'agricoltura sarda finalmente non rappresenti soltanto il 6 per cento del prodotto interno lordo dell'Isola. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, come preannunciavo precedentemente, alcune considerazioni, peraltro svolte nell'intervento nel dibattito generale di ieri pomeriggio, mi portano a valutare la produzione legislativa che questa maggioranza - e conseguentemente quest'Aula, ma noi dobbiamo necessariamente prendere le distanze - propone nelle norme dell'articolato di questo testo di legge unificato. Qualcuno forse non si accorge, perché distratto dai tanti argomenti che vengono posti in evidenza, di come effettivamente sia articolata questa norma. Vi leggo il comma 1 dell'articolo 3: "La Regione autonoma della Sardegna, considerata l'importanza che il settore agricolo riveste per l'economia dell'Isola quale espressione del carattere della ruralità e del modo di essere fondamentale della cultura del popolo sardo…", non c'è bisogno di andare oltre per evidenziare non l'ampollosità della terminologia usata, ma la contraddizione con una dichiarazione fatta dal presidente Soru, e recepita dall'amministrazione provinciale di Nuoro, volta non ad assecondare la ruralità ma la cultura agropastorale. Se ci fosse stato scritto agropastorizia probabilmente io non avrei detto niente, ma ancora una volta la dice lunga l'impostazione che alcune parti di questo Consiglio, o qualche amanuense nascosto dietro i consiglieri che presentano queste norme, danno ai progetti di legge che poi vanno approvati. Io credo che una riflessione anche sulla questione della cultura del popolo sardo debba essere fatta prima di approvare questa legge.
Se mi fermassi a questa valutazione potrei essere tacciato di superficialità, ma se vado nel dettaglio per verificare quali sono le ipotesi che qui si prospettano per lo sviluppo dell'agricoltura sarda resto meravigliato, intanto per il modo pleonastico di porre le argomentazioni e poi per la ripetizione continua di concetti che potevano essere contenuti in un'unica frase. Ma non è solo un fatto lessicale, il punto critico è il ragionamento su cui si fonda la volontà di innovare il sistema dell'agricoltura. Dicevo ieri che innovazione in agricoltura non vuol dire realizzare tre nuove agenzie, perché prima bisogna sapere esattamente che cosa si vuole fare dell'agricoltura sarda. Ieri parlavo anche dell'incapacità del nostro sistema produttivo e commerciale di trasportare i prodotti in continente o all'estero, stante il fatto che abbiamo difficoltà a far transitare le persone negli aeroporti e puranco nei porti. A breve termine sarà apert[s1] a l'area di libero scambio euromediterranea che determinerà una concorrenza assoluta anche nei porti, per cui noi correremo il rischio di avere una "non continuità territoriale". Mi domando se ci potrà essere un commercio attivo della nostra produzione agroindustriale e agropastorale.
Ora, mi si dirà: "Che c'azzecca?", come usa dire qualcuno. Ma il presidente Soru dice che non sono veri i dati sul turismo, che poi questi dati li fornisca Forza Italia o altri poco importa, sta di fatto che gli operatori turistici dicono che attualmente le presenze turistiche in Sardegna non sono paragonabili a quelle degli anni scorsi. Non ci appiccica niente con l'agricoltura? Mi spiego: io, produttore agricolo, esercito la mia attività non solo per commercializzare i miei prodotti in Italia e all'estero, ma anche per dare l'opportunità a chi viene a trascorrere le vacanze in Sardegna di assaggiare i prodotti della mia terra. Però noi non siamo capaci di incentivare nessuna linea che crei opportunità in questo senso anche nei grandi complessi alberghieri, a cui ha fatto riferimento, giustamente, in altra occasione il presidente Soru, il quale ha detto che non c'è una tutela del sistema Sardegna all'interno di queste grandi strutture. La realtà è proprio che non riusciamo a collocare i nostri prodotti agricoli, i prodotti dell'agroindusstria, i prodotti dell'allevamento! E poi ci facciamo vanto di bloccare una cultura malefica, quella degli incendi, che distrugge non solo i boschi, ma ben altro!
Cosa c'entra tutto questo col sistema dell'agricoltura? C'entra, perché un'agricoltura disgiunta da quello che è il bene ambientale non è competitiva nel sistema europeo. Addirittura bisognerebbe incentivare un sistema biologico, che qui si tarda a rifinanziare. Di agricoltura biologica, a cui era stato dato un incentivo negli anni scorsi, non si parla più; non si riesce a costruire una programmazione, a dare un indirizzo diverso, alternativo a quello improduttivo degli anni scorsi. Quando si dice che negli ultimi cinque anni, governati dal centrodestra, non c'è stata nessuna capacità innovativa si può dire una cosa vera, ma è altrettanto vero che questa Regione, onorevole Cugini, onorevole Marrocu, negli ultimi trent'anni è stata prevalentemente governata dalla sinistra.
MARROCU (D.S.). Oh!
DEDONI (Riformatori Sardi). E l'Assessorato dell'agricoltura è stato appannaggio, per molti anni, della parte politica da cui voi provenite. Allora io dico con chiarezza: state attenti nel contestare il fatto che non si siano fatte delle serie riforme, perché quelle riforme andavano fatte anche da voi. Ancora una volta, vi invitiamo, con imparzialità, a stare attenti, ora che state compiendo tutte queste riforme, perché potrebbero ricadervi sulla testa. E gli schiaffi che vi stanno dando sono dovuti proprio al fatto che non ascoltate nessun suggerimento dettato dalla nostra assoluta disponibilità.
Ora, se non si vogliono cogliere queste cose, ma si vuole solamente far barriera, contrapponendo le posizioni partitiche e di schieramento, credo che la Sardegna avrà pochi spazi per un'innovazione assoluta, quale quella che tutti i sardi chiedono, per un futuro più prospero, certamente diverso da quello che si prospetta se continuerà a governare questa maggioranza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, certo se dovessimo distoglierci dall'esame di questa legge che, per molti versi, ormai non ha più senso, non cambierebbe nulla, posto che la maggioranza è talmente determinata ad approvare questo testo che all'opposizione ben poco rimane.
Se esaminiamo con attenzione l'articolo 3, ci rendiamo conto che esso è un concentrato di inutili enunciazioni. Sarebbe certamente molto più interessante riprendere il discorso dove l'ha interrotto l'onorevole Farigu, che ringrazio per aver preso la parola in maniera seria e coerente.
CUGINI (D.S.). Si è distinto da voi, ha detto che vota per convinzione personale e non per appartenenza al centrodestra!
DEDONI (Riformatori Sardi). Ancora peggio, per voi!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini.
FARIGU (Gruppo Misto). E per il momento neanche su tuo suggerimento!
DIANA (A.N.). Veda, onorevole Cugini, è vero che in politica succede di tutto e di più, però io ho la fortuna, e credo che ce l'abbiano anche i miei colleghi, di appartenere a un partito in cui non è facile militare, perché già in partenza è difficile entrarci, in corso d'opera poi è pressoché impossibile, ma apprezzo molto la coerenza dell'onorevole Farigu, e non solo, per pensare adesso alle questioni che lei ha sollevato quando mi ha interrotto.
Io facevo riferimento al fatto che l'onorevole Farigu ha tralasciato l'oggetto della discussione, nel senso che l'ha demolito immediatamente (né poteva fare diversamente), con quella grande arte oratoria che caratterizza la sua esperienza e credo che se lo si ascoltasse potrebbe insegnare molte cose a tutti noi.
Io non intervengo per far perdere tempo alla maggioranza, non lo faccio mai, ma vi assicuro che se avessi un input in tal senso da parte di tutta l'opposizione, mi impegnerei a fondo per non farvi approvare questo provvedimento di legge. Però forse è arrivato il momento di fare altre considerazioni. Tutto sommato, per quale motivo dovremmo bloccare questa legge? Per noi era essenziale tornare all'ente unico, ma superati gli articoli 1 e 2, nonostante il Presidente della Commissione abbia detto che sono stati accolti numerosi emendamenti della minoranza (non è così, ne sono stati accolti pochissimi e tra l'altro non determinanti), una volta arrivati all'articolo 3 tutti gli altri discorsi hanno poco senso. O io vengo investito del ruolo di oppositore duro e puro, e allora all'assessore Foddis, insieme a tutti noi, facciamo trascorrere anche il giorno di Ferragosto in Consiglio, o altrimenti le strade che si possono seguire sono poche. Fuori di quest'aula non si sente altro che: "Ma quando terminiamo? Ce la facciamo oggi? No, forse domani?" Abbiamo già mollato.
L'onorevole Marrocu mi ha chiesto se ci saremmo arresi. Non ci possiamo arrendere, perché non ci avete neppure assediato! Insomma, se fossimo come gli Hezbollah adotteremmo un altro comportamento, che però non rientra nelle caratteristiche di chi milita nel centrodestra. Certo non potete provocarci all'infinito, perché in tal caso qualche reazione potrà anche esserci, non dico nella discussione di questa legge, ma in altra sede. Però siete talmente furbi che non intervenite neanche nel merito della legge in esame, perché quando partono gli ordini di scuderia in quest'Aula è così: tutti appiattiti! Io mi sarei aspettato, per esempio, un intervento da parte dell'onorevole Balia, tanto per citarne uno, e soprattutto dell'onorevole Porcu, che non vedo in aula.
(Interruzioni)
Chiedo scusa, onorevole Porcu, non vedendola al suo posto mi è sfuggita la sua presenza. Pensavo che stesse meditando, perché credo che lei sia uno di quelli che devono meditare molto sul proprio futuro politico e anche su quello del proprio Gruppo. Sa, noi siamo riusciti a ritagliarci uno spazio importante; ognuno di noi rappresenta qualcosa, è riconosciuto dai leader storici del nostro partito, ma per lei mi pare che ci sia aria brutta ultimamente. Ecco perché ho fatto riferimento a lei. Sarebbe opportuno che lei cominciasse a dire certe cose in Aula.
MARROCU (D.S.). Ci sei passato anche tu per l'aria brutta!
DIANA (A.N.). Onorevole Marrocu, lei difenda i suoi, non si preoccupi.
Ho fatto riferimento all'onorevole Porcu, che so vivere un momento di travaglio, di difficoltà, forse dovuto anche alla poca esperienza, però un suo intervento in questo momento ci aiuterebbe molto.
PIRISI (D.S.). Cosa ti ha fatto?
DIANA (A.N.). Così non è, e non ci saranno interventi neanche da parte degli onorevoli Balia, Ibba, Masia e dell'onorevole Caligaris, che apprezzo molto, perché si fa sentire, è una che si impegna tanto, per cui un intervento almeno da parte sua l'avrei gradito. Altrimenti ne deduco che, al di là dell'accordo che c'è stato, scusate colleghi...
(Interruzioni)
Il fatto che non intervengano gli amici dei Gruppi La Margherita e DS è comprensibile: questa legge è un compromesso, è frutto di un accordo tra questi due partiti della maggioranza, tutti gli altri non c'entrano niente, altrimenti l'onorevole Uras non avrebbe fatto i riferimenti che ha fatto all'Unione Europea, a come essa stia stringendo i rubinetti, soprattutto in campo agricolo, e a come noi non siamo stati in grado di incidere nella politica agricola, né ieri - è vero - né oggi, e non saremo in grado di farlo neanche domani.
Io vorrei capire come pensate di mettere mano ai principi enunciati all'articolo 3. Nessuna delle cose che sono scritte qui può risolvere i problemi dell'agricoltura, come hanno sottolineato i colleghi Rassu, Cappai e altri, che si intendono di agricoltura, pur non essendo agricoltori, per aver vissuto realtà importanti legate al mondo agricolo. Vogliamo risolvere il problema dell'agricoltura con queste enunciazioni?
Qualcuno, nei giorni scorsi, mi diceva: "Vedrai che cosa succede sotto il Consiglio regionale!" Non è successo assolutamente niente. Sapete chi sono i più interessati a questo provvedimento di legge? Ve lo dico io: i dipendenti di tutti gli enti regionali! Il mondo agricolo è scomparso, le organizzazioni del settore non si sono viste, non partecipano, tutti sono contenti e soddisfatti. L'onorevole Calledda, ieri, ci ha riferito che tutte le organizzazioni del settore agricolo sono state sentite e hanno assentito. Quindi queste organizzazioni sono estremamente soddisfatte - mi rivolgo ai colleghi della minoranza -, ma se così è, in nome e per conto di chi noi dovremmo fare una battaglia su questa legge? In nome di un emendamento presentato dalla Giunta, che mi si dice essere anch'esso assolutamente condiviso? Mi riferisco a un emendamento all'articolo 32 che riguarda il personale, che è poi il nocciolo della questione e sul quale abbiamo fatto una grande battaglia in Commissione, e la faremo anche in Aula. Si riduce a questo il problema dell'agricoltura in Sardegna, alla definizione dello status di coloro che entreranno a far parte delle agenzie, e quindi alla certezza del loro domani? Mi rivolgo a loro, questa certezza esiste!
MARROCU (D.S.). E' importante anche questo.
DIANA (A.N.). Non c'è un problema di certezze, a casa non andrà nessuno. Glielo dico io che sto all'opposizione, ma di cosa si preoccupano? O meglio, una preoccupazione ce l'hanno, dato che alcuni avrebbero sottoscritto questo emendamento, parlo delle parti sociali, altri no, perché non fa chiarezza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.).Signor Presidente, ripetutamente ho chiesto, e lo chiedo ancora una volta all'Assessore, un attimo di riflessione, perché più si va avanti nel dibattito più mi convinco che questo non è un provvedimento di riforma, ma è un provvedimento che arriva in un momento particolare della vita politica di questo consesso.
Vorrei leggere un passo, presidente Sanna, delle vostre dichiarazioni programmatiche che riguarda gli enti locali e il decentramento. Fra le tante idee che avevano Soru e Porcu - che sicuramente ha partecipato alla stesura del programma -, fra le tante misure da adottare per fare agricoltura di qualità ce n'era una in particolare: "riformare l'amministrazione regionale, compresi gli enti strumentali al servizio dell'agricoltura, in direzione del decentramento, della trasparenza, della semplificazione, della competenza e dell'efficienza e della sinergia tra i diversi enti". Dove sta il decentramento? Dove sta il riconoscimento della competenza degli operatori di quegli enti? Non c'è niente del genere in questo articolato; c'è ben altro, c'è un insieme di enunciazioni, all'articolo 3, che dicono di tutto. Noi abbiamo presentato un emendamento in merito, ma voi non l'avete neanche guardato, poi lo leggerò, è l'emendamento numero 4. Voi dite: "affermare la centralità delle aziende agricole quale indispensabile strumento di gestione, tutela e salvaguardia del territorio e del paesaggio rurale". Io abito in un piccolo comune di 1.000-1.100 abitanti, che ha un'estensione di 1.600 ettari e vive solo di agricoltura, però in campagna non c'è più nessuno, perché le aziende agricole sono talmente indebitate che neanche si coltiva più. Ma vi dirò di più: il fatto che la locale filiale del Banco di Sardegna mentre prima apriva cinque giorni alla settimana adesso apra tre giorni alla settimana e che l'ufficio postale sia condiviso con un altro comune è una delle conseguenze dell'abbandono dell'attività agricola. Quindi bene avrebbe fatto, Assessore, a proporre al presidente Soru il ritiro di questo provvedimento e a iniziare a esaminare la crisi del settore agricolo, cercando di dare un sostegno alle imprese agricole, che ormai stanno affogando nei debiti.
Signor Presidente, signor Assessore, perché ci dite che l'emendamento numero 4 non va bene? Perché, come tutti gli altri provvedimenti, anche questo è blindato dal presidente Soru. Vi leggo l'emendamento: "Dopo la lettera e) del comma 1 dell'articolo 3 è aggiunta la seguente lettera e) bis: 'studiare la proposizione di misure agevolative, per abbattere le diseconomie dovute all'insularità, sui costi di produzione, trasformazione, approvvigionamento idrico ed energetico, carburanti e continuità merci dei prodotti agricoli'". In questo emendamento c'è tutto quello che voi avreste potuto inserire per poter dire che vi preoccupate dei problemi dell'agricoltura. Invece dite no, perché non volete affrontare i problemi dell'agricoltura, però li avete sollevati nella precedente legislatura, li avete indicati come i motivi per cui l'agricoltura stava fallendo. Oggi non accettate neanche questo emendamento! Ma l'avete letto, colleghi della maggioranza, prima di dire no? Lei, Presidente, ha letto questo emendamento per capirne il significato? E no, siccome la voce dell'opposizione non deve essere ascoltata, qualsiasi suggerimento arrivi da questa parte non va bene. Ormai, siete diventati sordi a ogni osservazione che provenga dai banchi dell'opposizione, perché il "verbo divino" vi pone sotto le sue capienti ali e vi salva da tutto. Quando poi qualche legge che voi avete approvato viene contestata dal Governo nazionale ve la prendete col Governo stesso. Però un valido rappresentante dei D.S., probabilmente molto più acuto di alcuni colleghi che stanno in quest'Aula e molto più interessato ai problemi della Sardegna, ha dato ragione al Governo, al Governo amico vostro, dicendo che aveva fatto bene a contestare le vostre leggi. Parlo dell'onorevole Attili.
Io penso che sia sfuggito a molti che questo provvedimento salva anche un altro sistema che si sta instaurando in questo Consiglio regionale, in questo centrosinistra, in questo Governo della Regione. In effetti, sapete cosa fanno questi signori con l'articolo 16? Istituzionalizzano le convenzioni! Mentre prima potevamo criticarli per le varie convenzioni che stipulavano, adesso lo scrivono in legge che sono autorizzati a fare convenzioni. Quindi faranno convenzioni con soggetti esterni, anziché servirsi delle professionalità, alte professionalità, che operano negli enti. All'articolo 16 voi dite che bisogna ricorrere all'esterno, magari per cercare qualche professore che si è dimostrato comprensivo e disponibile in campagna elettorale e a cui il presidente Soru spesso e volentieri avrà fatto ricorso. Per cui questo Governatore, sposato come la divinità del popolo sardo, doveva ringraziare anche queste persone.
Vede quali sono i veri problemi dell'agricoltura, presidente Spissu? Bisogna ascoltare il mondo agricolo. Ditemi quale concertazione è stata fatta con le associazioni di categoria prima di approvare questo disegno di legge. Ce lo dica, Assessore! Quando sono stati ascoltati i sindacati e la Coldiretti, dal momento che i sindacati ai quali io mi sono rivolto mi hanno proposto trentasei emendamenti, uno per ogni articolo di questo provvedimento di legge? E poi l'onorevole Calledda viene a dire che questo è un provvedimento di legge condiviso! Un'organizzazione sindacale o di categoria non presenta sessanta, quaranta o trenta emendamenti su un provvedimento di legge che conta in tutto quaranta articoli! No, non li avrebbe preparati, ciò significa che anche queste organizzazioni non lo condividono. Certo, l'articolo 3, probabilmente, è l'ultimo degli articoli che danno corpo a questa legge, ormai ve li potete approvare tutti, ma questo non significa che noi non continueremo a intervenire in quest'Aula. Più in là nel testo ci sono, infatti, altre cose che ci interessano e verificheremo qual è la vostra disponibilità in merito.
Mi meraviglia che il Presidente della Commissione dica che qualche emendamento dell'opposizione è stato accettato. Vi leggerò l'emendamento che è stato accettato, per vedere se poteva essere accettato come suggerimento oppure no. Ma ne parleremo quando arriveremo all'articolo 4, Presidente.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Alberto Sanna, relatore.
SANNA ALBERTO (D.S.), relatore. Sull'emendamento numero 5 il parere è contrario; sull'emendamento numero 6 è favorevole, perché l'aggiunta delle parole "sostenere e" prima di "affermare" migliora complessivamente il testo. Non si accoglie, invece, l'emendamento numero 4, perché pone un problema di ordine generale che non riguarda soltanto il comparto agricolo, ma riguarda tutta l'economia della Sardegna, quindi attiene alla programmazione generale della Regione e non è oggetto di questa legge.
MARROCU (D.S.). Sull'emendamento numero 7?
SANNA ALBERTO (D.S.), relatore. Sull'emendamento numero 7 il parere è contrario, perché il monitoraggio permanente dell'andamento di mercato dei prodotti agroalimentari attiene, a nostro parere, alla funzione dell'Osservatorio economico della Sardegna.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 4.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole La Spisa.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale, Presidente.
PRESIDENTE. Benissimo, grazie. Chiedo scusa, ma la prenotazione arriva, come ho detto altre volte, con un attimo di ritardo.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 4.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Amadu, Farigu, Diana e Matteo Sanna hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Cappai - Cassano - Dedoni - Diana - Farigu - La Spisa - Licandro - Liori - Moro - Pisano - Sanciu - Sanna Matteo.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Licheri - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 47
votanti 46
astenuto 1
maggioranza 24
favorevoli 14
contrari 32
(Il Consiglio non approva).
(Non è approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 4, a cui sono stati presentati tre emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti:
Art. 4Consulta agricola
1. La Consulta agricola svolge funzioni consultive e di supporto alla Giunta regionale nelle fasi di elaborazione e di verifica dei programmi di indirizzo delle agenzie istituite dalla presente legge.
2. La Consulta è composta da:
a) l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
b) due componenti indicati dalla Facoltà di agraria dell'Università degli studi di Sassari;
c) un componente indicato dalla Facoltà di medicina veterinaria dell'Università degli studi di Sassari;
d) tre rappresentanti delle filiere agricole indicati dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro pastorale.
3. I componenti della Consulta sono nominati dal Presidente della Regione, durano in carica cinque anni che coincidono con la legislatura regionale e decadono in caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale.
4. Ai componenti della Consulta, con esclusione dell'Assessore, compete un gettone di presenza di 150 euro per seduta.
5. La Consulta è convocata dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale che la presiede e ne coordina i lavori.
Emendamento sostitutivo totale Rassu - Cappai - Capelli - Ladu - Artizzu - Vargiu - Moro - Sanna Matteo - Murgioni - Amadu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - La Spisa - Sanciu
Articolo 4
L'articolo 4 è sostituito dal seguente:
"Art. 4
Consulta agricola
1. La Consulta agricola svolge funzioni consultive e di supporto alla Giunta regionale nelle fasi di elaborazione e verifica dei programmi di indirizzo dell'Ente.
2. La Consulta è composta da:
a) l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
b) il direttore generale dell'Assessorato regionale competente in materia di agricoltura;
c) i tre direttori generali dell'Ente;
d) due componenti indicati dalla Facoltà di scienze agrarie e forestali dell'Università degli studi di Sassari;
e) un componente indicato dalla Facoltà di veterinaria dell'Università degli studi di Sassari;
f) quattro componenti indicati dalle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative, tra persone di comprovata professionalità nelle materie di competenza dell'Ente;
g) quattro componenti indicati dalle organizzazioni dei produttori maggiormente rappresentative, tra persone di comprovata professionalità nelle materie di competenza dell'Ente.
3. Il Presidente della Regione nomina i componenti della Consulta agricola che sono designati sulla base di modalità definite al comma 2.
4. La Consulta è convocata dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, che la presiede e ne coordina i lavori.
5. Le modalità di funzionamento della Consulta sono stabilite da un regolamento interno approvato nella prima seduta convocata dal Presidente della Regione.". (9)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Alberto - Biancu - Marrocu - Porcu - Licheri - Balia
Articolo 4
Il comma 2 dell'articolo 4 è così sostituito:
"2. La Consulta è composta da:
a) l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
b) un componente indicato dalla Facoltà d'agraria dell'Università degli studi di Sassari;
c) un componente indicato dalla Facoltà di medicina veterinaria dell'Università degli studi di Sassari;
d) cinque rappresentanti delle filiere agricole organizzate, di cui tre indicati dalle organizzazioni professionali agricole, come alla legge regionale n° 1 del 1986, in base alla rispettiva rappresentatività e due indicati dalle centrali cooperative maggiormente rappresentative.". (86)
Emendamento aggiuntivo Dedoni - Vargiu - Gallus - Cassano - Pisano - La Spisa - Ladu - Sanciu - Murgioni - Cappai - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Sanjust
Articolo 4
Al comma 4 dell'articolo 4, dopo le parole: "150 euro per seduta", sono aggiunte le parole: "comprensivo del rimborso spese". (8).)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 9 è decaduto, perché è strutturato sulla base dell'emendamento numero 1 all'articolo 1, che prevedeva la sostituzione della parola " agenzia" con "ente". Essendo stato approvato l'articolo 1 e rigettato l'emendamento numero 1, le agenzie sono di fatto istituite, per cui l'emendamento numero 9 decade.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'articolo 4, come gli altri articoli del Capo I, che in qualche modo danno l'impronta a questa legge, individua uno strumento nuovo, che, così come viene descritto, tende a dare un supporto alla Giunta regionale e all'Assessore dell'agricoltura, che non è presente, ma credo che la sua presenza possa essere utile.
PRESIDENTE. La Giunta è rappresentata, onorevole La Spisa. In fondo sono uomini!
LA SPISA (F.I.). Non è per una questione formale, è perché la Consulta agricola certamente non la governerà l'Assessore del personale e delle riforme, che evidentemente è interessato a questo argomento, ma la utilizzerà l'Assessore dell'agricoltura, che invece dovrà, nella sostanza delle politiche agricole, coordinare l'azione di indirizzo politico, che naturalmente partirà dalla Presidenza, questo lo sappiamo, perché arrivi al sistema delle agenzie un indirizzo chiaro, netto, preciso sulle diverse questioni di cui esse si devono. Voi avete pensato, anche in questo caso, a un sistema che permetta alla Giunta regionale di avere, secondo il taglio che avete dato a questo articolo, uno strumento che supporti l'Assessorato, sul piano tecnico-scientifico, nella definizione delle linee di indirizzo da dare alle agenzie. Qui è il nocciolo della questione. Voi avete cioè pensato a uno strumento di consultazione, distinguendo sostanzialmente una fase di supporto consultivo alla Giunta regionale di tipo tecnico-scientifico e una fase di confronto e di concertazione con le parti sociali e le organizzazioni del settore, distinta da quella consultiva. Le due forme di supporto alla Giunta le avete immaginate negli articoli 4 e 5. Nell'articolo 5 codificate in legge il metodo della concertazione, indicando anche i soggetti che l'Assessore regionale individua come interlocutori della fase concertativa, ovviamente discuteremo dopo di questo fatto, ma per quanto riguarda la fase consultiva voi avete ragionato in questi termini: sull'agricoltura noi abbiamo certamente bisogno di un supporto consultivo e lo individuiamo sostanzialmente nei rappresentanti del mondo dell'Università, con una piccola concessione ai rappresentanti del mondo agricolo. Infatti, alla lettera d) dite esplicitamente: "tre rappresentanti delle filiere agricole indicati dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale". Ora, certamente l'emendamento numero 86 allarga la possibilità di confronto, e questo è un piccolo passo avanti, crediamo però che debba essere codificata in maniera più oggettiva la scelta dei rappresentanti delle organizzazioni, perché - ed è su questo che volevo concentrare la mia attenzione e richiamare la vostra - i rappresentanti delle filiere agricole, tradizionalmente, vengono indicati dalle organizzazioni. Cioè la Consulta è un organismo di consultazione che non è concepito come supporto consulenziale di cui la Giunta regionale si dota quasi privatamente, discrezionalmente, in una linea di confronto interno. La Consulta è un organo che ha una sua valenza oggettiva, cioè è un organismo rappresentativo di interessi complessivi, e se le rappresentanze del mondo universitario sono indicate, correttamente, dalle Università non capisco perché i rappresentanti delle filiere agricole debbano invece essere indicati dall'Assessore dell'agricoltura. Se viene accolta questa indicazione direi che la correzione rispetto all'impianto originario della legge sarà significativa. In questo modo, cioè, la Consulta, nata come un organismo che riflette un'impostazione di parte, si allarga e raccoglie l'istanza per una presenza che nasca effettivamente dal mondo dei produttori agricoli, affinché essi siano protagonisti anche nella formulazione dei contenuti dell'indirizzo politico che la Giunta regionale deve dare alle diverse agenzie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Intervengo brevemente, signor Presidente. Ho chiesto di parlare anche sull'articolo 4 per ricavare un momento di rafforzamento delle considerazioni svolte nel mio precedente intervento.
La parola consulta richiama un istituto che appartiene al sistema democratico. Consulta è un'espressione che richiama un elemento costitutivo che amplia le istituzioni democratiche, che concorre a rafforzare, in termini democratici, l'attività istituzionale. Leggo qui che la Consulta agricola è composta dall'Assessore dell'agricoltura, da tre componenti indicati dall'Università di Sassari e da tre rappresentanti delle filiere agricole indicati dallo stesso Assessore dell'agricoltura. Io non so, davvero, quanto questo sia pericoloso, perché la democrazia la si può mortificare, anzi sta accadendo spesso, troppo spesso, anche attraverso linguaggi e metodi democratici. Qui siamo in un'ennesima espressione del centralismo democratico, ovviamente tutto in capo al Presidente, perché poi i decreti sono suoi e mai e poi mai egli firmerà un decreto di nomina di una persona indicata dall'Assessore se non ne condivide la scelta, anche perché l'Assessore è "suo", nel senso più brutale del termine. Col sistema democratico che presiede attualmente al Governo di questa Regione si ripropone anche da noi ciò che accade in campo nazionale, laddove il Governo pone la fiducia al Parlamento in nome ovviamente della rapidità e dell'efficienza, perché non si può perdere tempo, ma lo scopo, in verità, è quello di vincolare al "carro", soprattutto quando i numeri sono pericolosamente ristretti, tutti i rappresentanti del popolo. Qui ci troviamo con un Presidente che ha un potere straordinario, sin dal voto popolare, quello di poter dire: "O così o tutti a casa!", perché non c'è l'istituto della sfiducia che dà peso al Consiglio.
Tralasciando l'aspetto tecnico, che mi interessa molto relativamente, tanto alla fine non serve a niente, riflettevo, invece, sull'efficace analisi che ha svolto, ieri, il collega Siro Marrocu, il quale, parlando degli enti aboliti, ha detto, tra le altre cose, che questi erano uno strumento clientelare, quindi un'espressione che ha contribuito anch'essa al degrado. Non che questi enti fossero clientelari in assoluto, lo sono diventati di fatto nel contesto di degrado e degenerazione del sistema politico. Io posso condividere questa analisi, ma solo se è accompagnata dalla volontà di fare diversamente e non dalla logica "scansati tu, che mi ci metto io"!
Questo articolo è una di quelle espressioni, perché ripete pari pari un vecchio sistema che volevamo superare, o almeno che la mia parte politica, oggi, vuole superare, riconoscendo, anche rispetto al passato, delle responsabilità. Io ho vissuto in passato l'esperienza del cosiddetto governo complessivo della Regione, che esaltava il ruolo del Consiglio regionale, congiuntamente a quello della Giunta. A quell'epoca ero perplesso rispetto al governo complessivo, perché temevo che subdolamente si velasse la volontà di attuare un compromesso storico, mentre io ero propenso a una distinzione dei ruoli di Consiglio e Giunta. Non perché ritenessi che la minoranza non dovesse essere coinvolta nelle decisioni più significative - non era questa, neanche allora, la mia preoccupazione -, ma perché una separazione netta di ruoli tra Consiglio e Giunta avrebbe generato una specie di indebolimento del governo della Regione, anche sotto forma di rallentamento, proprio a discapito di quella filosofia legata al governo complessivo della Regione.
Qui siamo alla situazione opposta! Se tutto ciò che è scritto in questo testo di legge e nelle precedenti leggi cosiddette di riforma, che abbiamo approvato in questi giorni, l'avesse fatto una coalizione opposta a quella che oggi governa, i loro esponenti sarebbero stati sicuramente accusati di essere fascisti, arroganti e così via.
Ho voluto richiamare tutto questo perché non mi sembra che sia in sintonia con quel sussulto manifestato nei giorni scorsi da tutte le forze democratiche e dai rappresentanti istituzionali, in primo piano dal Presidente di questo Consiglio, che so essere profondamente convinto e orgoglioso difensore di questa istituzione!
Ho sentito l'intervento - il Consiglio mi perdonerà se uso questo linguaggio - del compagno Balia…
PIRISI (D.S.). Eh, però, dal "compagno" devi venir via!
FARIGU (Gruppo Misto). L'onorevole Balia ha avuto una reazione quasi rabbiosa rispetto all'impugnazione da parte del Governo della legge sulla istituzione della Consulta per il rinnovo dello Statuto, perché considera questo un atto limitativo della sovranità della nostra Regione, eccetera, eccetera. Mi domando: ma la sovranità in capo a chi sta? Alla Giunta, al Presidente della Regione o al Consiglio regionale? La potestà legislativa è elemento costitutivo fondamentale della sovranità, non c'è sovranità senza potestà legislativa. E la potestà legislativa è in capo al Consiglio. Mi pare che l'onorevole Corda obiettasse: "Ma anche il Presidente della Regione è stato eletto dal popolo". Attenzione, è vero che il Presidente è stato eletto dal popolo, sulla base di una legge elettorale che io non condivido e che spero possa essere modificata, perché appartengo alla cultura del primus inter pares, non del primus et paria, che è altra cosa, ma quando il popolo ha eletto questo Presidente della Regione non gli ha conferito una sovranità, una potestà legislativa, che rimane in capo al Consiglio. Ebbene, tutto quello che stiamo facendo è una diminutio costante della sovranità del Consiglio, attraverso metodi apparentemente democratici. Allora, se è giusto il sussulto contro il Governo nazionale che vuole limitare la sovranità della nostra istituzione democratica, della nostra Regione, non possiamo prima accusare il Governo di assumere atteggiamenti antidemocratici, lesivi della nostra sovranità e poi, a cuor leggero, delegare questa sovranità, rinunciare a esercitarla!
Queste sono le cose che volevo dire, signor Presidente, la ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Farigu.
La seduta di questa mattina si conclude qui. Il Consiglio è riconvocato alle ore 16 di questo pomeriggio.
La seduta è tolta alle ore 14 e 02.
[s1]Dedoni parla del 31.12.07 che poi corregge in 1.1.07 (?)
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