Seduta n.257 del 20/12/2006
CCLVII Seduta
(Antimeridiana)
Mercoledì 20 dicembre 2006
Presidenza della Vicepresidente Lombardo
indi
del Vicepresidente Secci
La seduta è aperta alle ore 10 e 25.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 30 novembre 2006 (251), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Pierangelo Masia e Carlo Sanjust hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 20 dicembre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato dei documenti numero 11 e numero 11bis/A "Piano regionale dei servizi sanitari".
E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, signor Assessore, colleghe e colleghi, come già posto in grande rilievo anche dai colleghi che mi hanno preceduto con i loro interventi nella seduta di ieri pomeriggio, questo è un Piano atteso a lungo che nel tempo ha creato molte aspettative e speranze che qualcosa potesse cambiare e migliorare nella sanità sarda. Purtroppo il tempo non pare abbia giovato alla bontà di una proposta che sembra destinata a deludere molti operatori sanitari e a lasciare un lungo strascico di polemiche e divisioni.
Pur non essendo un componente della Commissione di merito, grazie agli interventi e ai chiarimenti fornitimi dai miei colleghi dell'opposizione che appartengono alla Commissione sanità, mi sono potuto fare un'idea del percorso travagliato e difficile che ha portato ad esitare il provvedimento odierno.
La chiusura a tardissima notte dei lavori della Commissione ha determinato l'approvazione del provvedimento in un clima avvelenato da un fortissimo contrasto tra commissari della maggioranza e commissari dell'opposizione e questi ultimi, per protesta, abbandonavano i lavori a causa dell'eccessiva e sospetta fretta impressa all'esame dell'ultima parte del Piano; un Piano quindi approvato, ripeto, a tardissima notte e grazie ad un blitz della maggioranza. Ma perché tutto questo è potuto avvenire? Perché dopo un'iniziale apertura al confronto, sulla parte per così dire meno politica, si è passati ad una chiusura totale quando si è trattato di esaminare i contenuti gestionali più propriamente politici del Piano? Sono interrogativi puramente retorici perché, evidentemente, la risposta è nelle cose.
La maggioranza, infatti, ha voluto iniziare la discussione in un finto clima di apertura nella parte del Piano che meno incide sulle scelte per poi chiudersi a riccio a difesa degli egoismi di parte in quelle materie che costituivano la parte più operativa, di gestione delle risorse umane, finanziarie e delle decisioni di carattere organizzativo. Questione non da poco se, come denunciato, si voleva costringere la Commissione di merito a valutare, per esempio, la situazione della rete ospedaliera in poche manciate di secondi per provincia. E se l'Assessore lamenta gli eccessivi tempi necessari per giungere all'approvazione del Piano, se la prenda con la sua maggioranza che, spesso e volentieri, ha fatto mancare il numero legale non solo nella Commissione sanità, per la verità, facendo accumulare ritardi e dilatando i tempi.
D'altronde compito della maggioranza proprio in quanto tale è assicurare la presenza dei commissari per non far mancare il numero legale e dare continuità così ai lavori; compito al quale frequentemente, per senso di responsabilità nei confronti di una materia tanto delicata, hanno provveduto i componenti delle forze di opposizione sostituendosi alla stessa maggioranza. Polemiche fuori luogo perciò quelle rivolte nei confronti delle opposizioni.
Ciò detto, oggi in Aula si è aperto un confronto dai toni aspri, ma che spero possa portare la maggioranza a una maggiore ragionevolezza, onde accettare il confronto e il dialogo su alcuni significativi emendamenti che si intendono apportare per migliorare complessivamente questo Piano. Approvare il provvedimento senza nessuna ulteriore modifica che provenga dalle forze di opposizione significa fare un torto a tutti i cittadini sardi, cittadini che da questo Piano si aspettavano e si aspettano delle risposte adeguate per affrontare e risolvere i tanti nodi della sanità sarda.
Questo in esame, invece, a me pare un Piano privo di anima, senza linee di indirizzo omogenee, teso a mescolare aspetti e concetti che a volte confliggono tra di loro, sicuramente più sbilanciato a dare risposte a macchia di leopardo, di tipo clientelare, che non a indicare soluzioni e interventi per migliorare la sanità regionale.
Considerato dal mio punto di vista, di consigliere proveniente da una zona periferica e caratterizzata da forti ritardi nello sviluppo, questo provvedimento tendenzialmente perpetua un intollerabile intento discriminatorio nei confronti di tali zone. Infatti, se i grandi centri metropolitani come Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano lamentano un rapporto ancora insufficiente nella comparazione sullo stato medico, pazienti, strutture rispetto agli indici di popolazione, se ci spostiamo nelle periferie questo rapporto registra un crollo verticale. Questo aspetto, anche drammatico se vogliamo, è legato alle condizioni determinate dalla scarsità demografica e da un territorio regionale fra i più vasti della Repubblica, aspetto che incide notevolmente nella qualità dell'offerta sanitaria in queste zone periferiche. Infatti, a mio avviso, nelle zone citate questa offerta è molto al di sotto degli standard sia regionali che nazionali ed europei.
E le preoccupazioni aumentano quando si constata che il Piano sanitario non chiarisce, lasciando margini discrezionali troppo ampi in capo all'Esecutivo e all'Assessore, quale sarà il destino dei piccoli ospedali in Sardegna. Se si dovessero adottare criteri fondati su ragionamenti di razionalizzazione, che discendono da altre realtà regionali e nazionali, io credo che assisteremmo ad uno sconsiderato abbandono di questi importanti presidi sanitari, i quali, comunque, costituiscono una risposta alla necessità di evitare ai pazienti delle zone interne e periferiche lunghi e travagliati viaggi verso i centri metropolitani più dotati di servizi. Per i sardi di queste zone l'assistenza sanitaria specialistica si traduce sempre in trasferte verso i centri metropolitani.
Certo, un parametro è giusto che lo si adotti, ma è altrettanto giusto non mortificare i peculiari aspetti socio-economici e geografici del territorio dove tali parametri vanno applicati. La creazione di una rete ospedaliera costituita da un tessuto di piccoli ospedali fu una scelta azzeccata nel passato, proprio in ossequio alle particolari condizioni esistenti nell'Isola. Non va inoltre taciuto che la difficoltà degli spostamenti dalla Sardegna al continente e viceversa molto spesso accresce i già enormi disagi di quei cittadini che, alla ricerca di una migliore qualità dell'assistenza, sono costretti a recarsi in altre regioni più dotate di strutture e mezzi sanitari; per non parlare degli spostamenti interni al territorio regionale, con tempi di percorrenza incredibilmente lenti.
Per questo motivo ragionare in termini di dover far fronte a mere esigenze di bilancio non mi pare corretto e, anzi, appare piuttosto penalizzante per le nostre periferie e per le zone più interne. Io penso che vada compiuta un'attenta riflessione su questo particolare aspetto per impedire che importanti realtà sanitarie possano essere debellate dall'applicazione di un criterio ragionieristico poco lungimirante. Realtà sanitarie, quelle dei piccoli ospedali, che peraltro rendono una testimonianza concreta della vicinanza e della presenza delle istituzioni regionali verso i cittadini sardi.
Le particolari condizioni di ritardo nello sviluppo, la carenza di un sistema viario di collegamento che rende queste zone "isole nell'isola" consigliano il mantenimento e anzi un rafforzamento dei piccoli ospedali per venire incontro alle esigenze di popolazioni che non vivono certamente nel lusso e nell'agiatezza. Se poi parliamo di spese superflue sarebbe bene fare dei distinguo.
Devo sottolineare, comunque, la mia soddisfazione per la decisione assunta sull'ospedale San Marcellino di Muravera, per il suo riconoscimento di ospedale strategico sulle risposte che può e deve dare non solo ai residenti ma anche agli utenti turistici. Tra l'altro io penso che in queste zone, particolarmente vocate dal punto di vista turistico, la sanità potrebbe anche diventare conveniente, ci potrebbero essere anche delle ricadute economiche, come del resto succede in altre parti del mondo, ma anche nella stessa Italia, in alcune regioni, dove la sanità è un'occasione di sviluppo per quei territori.
Infatti, pochi giorni fa, nel corso di una conferenza stampa tenuta dalle forze di opposizione, si è messo in evidenza un altro aspetto negativo del Piano, e questo aspetto è stato ribadito anche ieri dall'onorevole Vargiu nella sua relazione in apertura dei lavori. Infatti, si è posto in risalto come sull'andamento dei costi gestionali cresca anche il disavanzo; ciò significa che la spesa sanitaria in Sardegna è fuori controllo, al di là delle risposte che il presidente Soru ha cercato di fornire nel suo intervento. Ma io non credo che i piccoli ospedali incidano su eventuali sprechi. Altre sono certamente le cause. Sotto questo profilo non posso che accrescere la mia perplessità, e la contrarietà, nei confronti di quell'inopinata decisione del Presidente della Giunta di accollarsi per intero la spesa sanitaria, sgravando lo Stato da questo onere; questo mentre molte altre regioni vanno nella direzione opposta, e quindi ci sarà pure un motivo se lo fanno. Ritengo che su questa decisione avremo modo di tornare più volte nei prossimi anni, ma già da oggi è possibile ipotizzare che le ricadute negative sul bilancio regionale saranno pesanti, anzi pesantissime, se non addirittura insostenibili.
Per restare nel tema, non può che suscitare ulteriore motivo di preoccupazione l'indeterminatezza dei fondi relativi ai finanziamenti del Piano. Non si riesce a comprendere quali siano le effettive ripartizioni di questi fondi sia rispetto alle esigenze di particolari aspetti, sia rispetto al proseguimento di obiettivi strategici generali. Ho il sospetto che tutto questo sia anche frutto dell'eccessiva fretta che ha caratterizzato il cammino del provvedimento nella sua ultima parte, ma ormai in questo Consiglio sempre più frequentemente assistiamo a un totale stravolgimento dei tempi e delle regole. Importanti riforme sono passate e passano senza che sia stato dato tempo agli addetti ai lavori, e ai consiglieri tutti, di poter preventivamente esaminare i relativi provvedimenti con la dovuta attenzione, in qualche caso addirittura non è stato neanche possibile leggerli.
Tutto sembra ruotare, come anche per il Piano sanitario regionale, sulla necessità di creare per la maggioranza che governa un'immagine positiva, ciò al fine precipuo di contrastare l'indubbio calo di consensi dell'opinione pubblica sarda. Per fare ciò si imprime una folle velocità ai passaggi istituzionali dei provvedimenti, velocità che non giova ovviamente alla qualità degli stessi. Se credete, questa mia vuole essere una critica costruttiva nei confronti di un metodo che ormai sembra prevalere sia nei lavori delle singole Commissioni che in quelli dell'Aula. Oramai sforniamo importanti leggi di riforma a una velocità impressionante, tanto che, come dicevo, spesso approdano in Aula testi sconosciuti ai più, e ciò non per cattiva volontà dei consiglieri regionali ma per una oggettiva scarsità dei tempi necessari per poter prendere visione dei testi prima che siano esitati dalle Commissioni di merito.
Se nel passato ci si lamentava dell'eccessiva lentezza con la quale transitavano i provvedimenti e si procedeva all'approvazione delle leggi, oggi incorriamo nell'eccesso opposto e in questo caso il rendimento non è certamente migliore del male. Sembriamo, infatti, essere diventati la filiera di una catena di montaggio, laddove, anziché preoccuparsi della qualità delle leggi che si approvano e delle loro effettive ricadute, si è tesi al raggiungimento di obiettivi produttivi che hanno nella quantità la sola qualità e la sola giustificazione.
Occorre ribadire un vecchio ma sempre valido concetto: qui non deve e non può contare il numero di leggi approvate, ma la loro qualità e utilità; è sempre meglio avere un corpo di poche ma buone leggi regionali che una babele legislativa di scarso profilo. E neanche si può pensare che basti a colmare evidenti ritardi nel perseguire obiettivi programmatici e politici una iper produzione legislativa. I ritardi e le lacune restano, così come le tante insufficienze di una maggioranza che sembra in crescente difficoltà di proposizione avendo smarrito identità e valori. Ciò è ancora più grave se a pagare il costo di questa battaglia mediatica sono i cittadini sardi; cittadini che si aspettano ben altri atteggiamenti da una maggioranza che aveva promesso tanto per corrispondere alla fine poco e, in alcuni casi, addirittura nulla.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, prima di cominciare il mio intervento voglio rivolgere il mio pensiero, anche a nome del Gruppo naturalmente, al Presidente della nostra Commissione, l'onorevole Masia, che è stato colpito da un grave lutto proprio quando giunge in Aula il provvedimento cui ha dedicato tanto impegno.
Sul piano della complessiva gestione del sistema sanitario, in questi vent'anni di assenza di una programmazione vincolante, è certamente da rilevare che le politiche che sono state condotte in questi anni sono state caratterizzate da una attenzione alla definizione di posizioni di potere piuttosto che al concreto avvio di politiche di miglioramento e alla applicazione delle norme che regolano la materia, sia sul piano nazionale che sul piano comunitario. La sanità è stata per decenni il campo in cui si sono consumate commistioni politico-clientelari che, in misura diversa, hanno interessato tutti gli schieramenti con responsabilità diverse, ma in un consociativismo deteriore che non aveva certo al centro dell'attenzione il malato, bensì il suo sfruttamento politico elettorale favorendo carriere, assunzioni ed appalti. Ne è derivata una sanità che nelle sue politiche è percepita come lontana dai cittadini, difficile da raggiungere e da fruire, accessibile attraverso canali non trasparenti e comunque riservata nell'offerta, almeno di più elevato livello di qualità, a chi abbia disponibilità di mezzi culturali ed economici.
Un'azione fondamentale sarà sicuramente quella di ridare all'esercizio delle attività sanitarie una valenza di servizio rispetto a quelle di centro di esercizio di interessi lobbistici di vario tipo. Operare per riportare i cittadini e i loro bisogni al centro del sistema sanitario non è un semplice slogan, ma è soprattutto una maniera per ridare dignità ai valori di universalismo e di solidarietà, ma anche per una seria promozione dei valori professionali che sono abbondantemente disponibili tra gli operatori e i professionisti della sanità regionale. Un recupero del significato etico dei servizi fondamentali per la promozione della salute è operazione culturale di grandissima importanza ed è coerente con un programma politico avanzato ed innovativo. Andiamo ad approvare il provvedimento più importante per il nostro sistema sanitario in un momento in cui si assiste ad una profonda trasformazione del nostro rapporto con lo Stato, e in un momento tanto grave che in non poche regioni il sistema sanitario è a rischio di collasso.
Il tema della sostenibilità economica del servizio sanitario, è stato detto più volte anche in Aula, è tornato prepotentemente di attualità e se da un lato la spesa sanitaria è percepita come eccessiva, e alla lunga incompatibile con lo stato della finanza pubblica, dall'altra è concepita invece come insufficiente a rispondere all'evoluzione dei bisogni e della tecnologia. Se si è arrivati ad un duraturo squilibrio tra quantità delle risorse ed entità della spesa, che ha determinato un disavanzo per certi versi insostenibile, la causa va cercata forse in un sottofinanziamento, ma sicuramente anche in gravi fenomeni di inefficienza.
Lo sforzo che è stato fatto dalla Giunta per rimettere ordine ai bilanci di spesa in sanità è stato notevole; già a partire dal 2005 al netto dei rinnovi contrattuali per 55 milioni di euro si sarebbe arrivati ad una spesa di 129 milioni, ben di meno dei 291 del 2003 se in quel bilancio fossero stati compresi i rinnovi. E se per il 2006 è previsto un disavanzo di appena 92 milioni, io credo realisticamente che nel 2007 possa essere raggiunto il pareggio di bilancio. A questo vanno aggiunte le importanti risorse del quadro comunitario di sostegno, circa 15 miliardi di euro per il 2007-2013 per l'edilizia ospedaliera a favore delle regioni meridionali, di cui il 12 per cento circa arriverà alla nostra regione. Ne deriva un quadro che fa ben sperare per il futuro della nostra sanità.
Il Piano che andiamo ad approvare ha come scopo principale quello di fornire un quadro legislativo il più possibile certo, di fornire gli strumenti per il raggiungimento degli obiettivi di riordino e di riorganizzazione del sistema di erogazione dei servizi sanitari in grado di rispondere ai prioritari bisogni di salute e alla responsabilizzazione dei soggetti coinvolti rispetto all'efficacia delle cure, al rispetto degli obiettivi definiti, alle risorse economiche disponibili. A fronte di una domanda di sanità in continua evoluzione in termini di composizione demografica, di aumento della vita media, di innovazione tecnologica, il nostro sistema sanitario sarà sostenibile economicamente solo in un contesto di appropriatezza complessiva dell'offerta assistenziale.
Il percorso che la settima Commissione ha compiuto in questi due anni e mezzo di legislatura è stato lungo, è stato intenso, faticoso, ma io credo produttivo e per certi versi esaltante. Credo che il primo provvedimento che la Commissione si trovò a dibattere nel settembre del 2004 fosse il Protocollo di intesa fra la Regione e le Università di Cagliari e Sassari; era questo il primo atto che si occupava di programmazione in materia sanitaria ed era il settembre 2004. In questo lasso di tempo sono state poste le basi per arrivare ad una stesura e poi all'approvazione di un Piano sanitario regionale che fosse realmente consapevole dei bisogni dei cittadini sardi, in qualunque territorio della nostra regione essi si trovassero a vivere. Abbiamo visitato tutti i territori, tutte le ASL, tutti gli ospedali della regione; la Commissione ha incontrato più volte i rappresentanti delle autonomie locali, il mondo accademico, le organizzazioni sindacali e di categoria. Svariate sono state le occasioni di pubblici dibattiti in cui la bozza di Piano sanitario è stata presentata agli operatori e alle associazioni dei malati e dei loro familiari.
La Commissione si è riunita per oltre 110 sedute, con un dibattito ampio e approfondito che ha portato spesso ad una discussione anche accesa su alcuni temi ma che, d'altra parte, trattandosi di materia così complessa e delicata, non poteva che svolgersi in questo modo. Mentre procedeva questa importante opera di conoscenza, contemporaneamente la Commissione ha esaminato e portato all'approvazione dell'Aula importantissimi provvedimenti di legge anch'essi colpevolmente assenti da tanti anni nella nostra regione.
Mi riferisco alla legge istitutiva dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, alla legge numero 23/2005 sui servizi alla persona, alla legge numero 10/2006 sul riordino del Servizio sanitario regionale e alla legge istitutiva dell'Agenzia regionale per la sanità. Voglio dire a chi fino a ieri ci accusava, a noi maggioranza e alla Giunta impersonata dall'assessore Dirindin, di un'eccessiva lentezza nell'approvazione del Piano sanitario che il tempo non è trascorso invano; abbiamo cioè posto le basi solide e consapevoli per una trasformazione che io non esiterei a definire epocale dei servizi sociali e sanitari della nostra regione.
E a chi oggi, sfiorando il ridicolo, in coincidenza con l'arrivo del circo nella nostra città, compie una acrobatica giravolta delle proprie opinioni e ci accusa di aver voluto imprimere un'eccessiva accelerazione ai tempi per l'approvazione del Piano, io chiedo se si può ancora parlare di fretta dopo un ritardo di oltre vent'anni e un dibattito vastissimo di oltre due anni.
In queste settimane che hanno fatto seguito all'approvazione del Piano in Commissione settima mi sono preso la briga di raccogliere gli interventi e le interviste apparse sui nostri quotidiani, mancano ovviamente le innumerevoli comparse sulle televisioni locali. Ho raccolto una considerevole mole di materiale che è a disposizione di chi voglia rendersi conto di quante, come dire, inesattezze sono state scritte. E voglio partire proprio da un articolo che è comparso appena tre giorni fa sulla stampa regionale. Anche il titolo è virgolettato "il Piano sanitario è da rifare" ed è l'intervista al coordinatore regionale di Forza Italia, quindi non all'ultimo militante. Nell'articolo si legge che il coordinatore regionale, il senatore Piergiorgio Massidda (per altro è un medico e, se non erro, anche membro di alcune Commissioni che si occupano di materie sanitarie) insiste sulla riduzione dei posti letto; un taglio che, a suo dire, la maggioranza regionale avrebbe giustificato citando la legge nazionale
Io credo che non abbiamo "citato" la legge nazionale, abbiamo "applicato" la legge nazionale che è cosa ben diversa. Inoltre, sempre nell'intervista si dice che il problema è che proprio quella norma prevede un parametro di 4,5 posti letto per ogni abitante. Ora, se queste sono le informazioni che sono passate, io credo che ognuno di noi, ognuno del milione e seicentomila sardi in ospedale non dovrebbe avere un posto letto ma un mini appartamento, perché se ognuno di noi dovesse avere 4,5 posti letto a disposizione credo che il nuovo Piano sanitario da rifare sarebbe ben altra cosa! Poi l'intervistato prosegue parlando sulle risorse economiche eccetera, eccetera. Ma l'articolo finisce con un pensiero dell'onorevole Petrini che ricorda il disimpegno sulle risorse da destinare all'assistenza domiciliare integrata e afferma che in Commissione erano stati contrattati cinque milioni di euro che però non sono stati inseriti nel Piano. Queste sono le informazioni che stanno passando sulla nostra stampa.
A me sembra che, al di là della ricerca ossessiva di visibilità sulla stampa e sulle televisioni che ha portato in queste ultime settimane ad un fiume di dichiarazioni spesso contraddittorie, spesso generiche ma quasi sempre false, nella minoranza si celino alcuni motivi di preoccupazione. Un motivo sicuramente nasce dalla consapevolezza che l'approvazione del Piano per il centrosinistra, che ne ha fatto uno degli obiettivi prioritari di questa legislatura, sarà un successo che nessuno potrà mettere in discussione. In altro potrebbe derivare dal fatto che la presenza di regole metterebbe in discussione i rapporti consolidati tra forze potenti, fra interessi trasversali (e un atteggiamento così intransigente e pregiudiziale farebbe pensare che lo scontro nasca su questo e non sul piano politico o dei contenuti), per cui si sostiene la necessità di un Piano sanitario a parole ma nei fatti nulla si deve cambiare perché tutto rimanga com'è. Questa minoranza anche in tema di politica sanitaria, così come in tema di riforme, è molto debole e ha molto poco da dire.
Sempre nel corso dell'articolo il giornalista domanda se l'assenza di un Piano sanitario non sia anche colpa del centrodestra La risposta è stata che il centrodestra non aveva maggioranze solide per far passare riforme simili. Io ho una convinzione: quando una maggioranza sa di non riuscire a governare per mancanza di coesione o per mancanza di numeri dovrebbe avere il dovere morale di dimettersi e di tornare al giudizio degli elettori. Ma di quali numeri andiamo parlando? Voi sapete benissimo che pur avendo questa maggioranza una forte coesione, dei numeri solidi, in Commissione sanità per via di regolamenti che certamente andranno rivisti, si è verificato il fatto paradossale che per garantire sia il numero legale che la maggioranza dovessimo essere presenti sempre tutti al cento per cento, poiché un solo voto di scarto divideva la maggioranza dalla minoranza.
La differenza tra questa legislatura e quella che l'ha preceduta, in cui voi eravate maggioranza, è che noi nonostante i numeri avevamo e abbiamo la forte consapevolezza che dovessimo portare in porto una riforma tanto attesa e di così forte impatto, e ci siamo riusciti avendo sempre a disposizione un solo voto di scarto. Adesso scopriamo che l'onorevole Vargiu vuole aprire una vertenza con lo Stato, è stato l'appello di ieri; benissimo, che si apra! L'aveste fatto prima quando eravate in maggioranza, così come noi oggi lo stiamo facendo - e anche con i salti mortali - per recuperare risorse che risalgono addirittura al 2001.
La dimostrazione di quanto fosse fragile il contributo della minoranza in Commissione è dato dal fatto che la relazione di minoranza è stata svolta, per altro con la consueta competenza, da un membro osservatore cioè da un membro che è esterno alla Commissione stessa.
E' urgente comunque che il Piano sanitario venga approvato velocemente nell'interesse principalmente dei cittadini utenti del servizio sanitario e degli operatori che, ormai da troppo tempo, attendono questa riforma. Questo non per sottrarci al dibattito, non l'abbiamo mai fatto, ma perché incalzano scadenze importanti che sarebbe delittuoso procrastinare ulteriormente. Penso alla premialità nazionale, ne ho già parlato, che potrebbe andare perduta, penso all'urgenza delle aziende di poter programmare da subito sulla base di precisi atti di indirizzo, penso all'istituzione delle Aziende ospedaliere universitarie di Cagliari e Sassari. E' importante partire da subito con la programmazione, indicare una direzione di marcia, una strategia, porsi degli obiettivi precisi che non si realizzeranno certo nei prossimi due anni di vigenza del Piano, ma che comunque tracceranno una rotta precisa che permetterà di evitare interventi scoordinati (anche sbandieramenti fuori controllo) che porterebbero inevitabilmente all'esplosione della spesa sanitaria.
È per questo motivo che trovo pericoloso dar voce a polemiche spesso strumentali che altro risultato non hanno se non quello di continuare a diffondere incertezze, sfiducia nelle istituzioni, sfiducia anche nei propri mezzi in un momento nel quale invece occorrerebbe uno sforzo comune, al di là delle appartenenze, ognuno per il proprio ruolo ma con la convinzione comune che, o facciamo il salto, adesso, o rischiamo per sempre di rimanere in una condizione di arretratezza che i malati pagheranno in prima persona.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vittorio Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO VITTORIO (U.D.C.). Prima di iniziare il mio intervento vorrei anch'io fare le condoglianze al collega Masia.
Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, onorevoli Assessori, ciò che discutiamo in questi giorni in quest'Aula è un provvedimento che per la sua natura è mancato alla sanità sarda come l'acqua ad una terra riarsa. Tutti sappiamo quanto abbia nuociuto la cronica (ventennale) carenza di programmazione in un settore così strategico come la sanità; tuttavia occorre smascherare immediatamente una mistificazione che ha pervaso dagli albori i lavori che hanno portato alla stesura del documento in discussione, e cioè che la sanità sarda fosse all'anno zero. Chi come me, e come me tanti colleghi, in questi anni si è cimentato con fatica, passione, dedizione per il proprio lavoro sa quanti passi da gigante in realtà la sanità sarda abbia fatto in questi anni, tanti da differenziarla sotto tutti i profili dai vari sistemi sanitari delle altre regioni del meridione che con ben altri mezzi, ben altre attenzioni o protezioni da parte del legislatore nazionale e senza le enormi difficoltà che l'insularità, l'orografia del territorio e la dispersione demografica comportano, non sono riusciti a fornire le risposte che in Sardegna comunque si è riusciti a dare.
Se oggi si può parlare di riorganizzazione di rete territoriale dei servizi è perché già esiste; si può ottimizzare, come vorrebbe in maniera velleitaria questo Piano, qualcosa che è già solido, operativo e ben articolato. Questo non sarebbe possibile se la realtà fosse quella descritta nella parte analitica del Piano dove, peraltro, il livello dell'informazione quali-quantitativa fornita, al di là della buona impaginazione, è del tutto inadeguato e in alcune parti davvero dilettantesco; utile forse per formulare qualche slogan, ma non certo adeguato a fornire elementi e spunti di programmazione sanitaria davvero qualificanti.
La relazione di minoranza laddove afferma che molte omissioni, molti silenzi, molti equivoci presenti nel Piano sono figli della necessità di tagliare e risparmiare senza poterlo apertamente sostenere, ci offre uno spunto per poter entrare nel merito di alcune questioni di fondamentale importanza, nel metodo e nel merito scelti per arrivare alla stesura di questo Piano.
In primo luogo occorre rammentare che questa Giunta ha fatto il percorso del gambero, approvando prima tutti i provvedimenti e le linee guida che avrebbero dovuto avere invece come fondamento e presupposto questo Piano ora in discussione, e che dunque, al momento della loro frettolosa approvazione non avevano alcun principio organico fondante, ingenerando una serie di sovrapposizioni, fraintendimenti, vuoti normativi - si pensi solo alla mancata approvazione del regolamento di attuazione della legge regionale numero 23 del 2005 -, che hanno letteralmente paralizzato la programmazione dell'attività di tutti gli operatori.
Nel florilegio di affermazioni surreali contenute nella relazione di maggioranza vogliamo estrapolarne una, che si distingue tra tutte: "I capitoli e gli argomenti trattati nelle centosessanta pagine del Piano approvato dalla Commissione sono percorsi da un unico filo conduttore che muove dall'esigenza di promuovere ed assicurare la centralità della persona". Il filo conduttore delle strategie che si stanno attuando nella sanità è soltanto quello di fare quadrare il bilancio. Desideriamo ribadire, con tutte le nostre forze, un concetto: il bilancio non è mai per sua natura un obiettivo, ma un mero vincolo; nessun provvedimento, e tanto meno un provvedimento della Giunta regionale, può posporre la tutela della salute quale principio costituzionalmente garantito.
Si parla, nella relazione di maggioranza, di carenza di posti nella riabilitazione; ma è stato proprio l'Assessorato competente ad aver effettuato il maggior taglio di prestazioni riabilitative mai visto nell'ultimo ventennio, sfruttando in maniera surrettizia e davvero impropria i temi dell'integrazione sociosanitaria e dell'appropriatezza, che altro non ha voluto significare che una semplice traslazione degli oneri dalle Aziende sanitarie ai comuni e agli utenti.
E' forse il caso, dunque, che qualcuno dica con forza che il sistema sta subendo una inquietante involuzione. Tutti hanno sottaciuto il fatto che molti dei risparmi delle Aziende sanitarie sono ottenuti attraverso il declassamento, in termini di livello, di molte patologie da assistenza sanitaria ad assistenza sociosanitaria, fino al punto da essere considerate di pertinenza dei soli servizi sociali dei comuni. E si sta parlando di anziani soli e non autosufficienti, disabili gravi e gravissimi, sofferenti mentali, utenze per le quali neppure si dovrebbe discutere sulla necessità del più alto grado di tutela. Dov'è l'appropriatezza?
L'Assessore in tanti suoi scritti, in tanti suoi interventi, persino nella presentazione della bozza ufficiale di questo Piano, due anni or sono, faceva intendere che, mai e poi mai, l'efficientismo manageriale avrebbe potuto sostituire l'attenzione etica che sta alla base di un servizio pubblico essenziale come quello sanitario. Citava modelli come la Toscana, dove la concertazione tra il pubblico e il privato non è una semplice enunciazione di impegni. Ciò nonostante, tante delle aspettative suscitate sono rimaste disattese, mortificate, deluse. Viene da pensare alle recenti dichiarazioni del Presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, sicuramente non vicino a questa minoranza, espresse in sede di Conferenza delle Regioni e che cito testualmente: "Si continua a non comprendere che si deve arrivare a determinare le reali esigenze finanziarie dei LEA, attualmente sottostimate. Qui non si va a "un tanto al chilo", stiamo parlando di prestazioni che attengono al diritto alla salute, garantito dalla Costituzione".
Nella seduta di ieri sera, cari colleghi, ho potuto assistere, vostro malgrado forse, ad uno spettacolo che, data la mia poca esperienza, credo mi sarà difficile dimenticare. Questo perché nei vari interventi sono state sviscerate tante ed importanti argomentazioni contrarie e a favore del Piano che, se non fosse per il fatto che ho potuto partecipare ai lavori degli ultimi due mesi e mezzo della Commissione sanità, avrei avuto un certo imbarazzo, se mi fosse stato chiesto da cittadino utente, ad esprimere un parere favorevole oppure contrario allo stesso Piano. Ho potuto notare, durante i lavori della Commissione, come le persone invitate a dare il loro parere sul Piano fossero in un evidente imbarazzo, rasentante il timore. E spesso non riuscivano a toccare i punti veramente dolenti, secondo loro, del Piano stesso; come quello, particolarmente sentito dagli amministratori locali, dell'aumento della spesa a carico dei loro enti, cioè della spesa per i servizi alle persone svantaggiate che da qualche tempo a questa parte sono passati in capo alle loro amministrazioni.
Se posso introdurre, a braccio, una considerazione direi che nel Piano sanitario regionale manca veramente un fiore all'occhiello, che in Commissione è apparso ma che poi in realtà nella stesura del Piano non è stato sviluppato. E' quello dell'Authority o, comunque, il garante della tutela della salute dei cittadini. Io propongo al Consiglio, ai colleghi della maggioranza di voler estrapolare quelle poche righe che sono state inserite nel Piano, per poter eventualmente con provvedimento legislativo, e di questo mi farò anche promotore istituire l'Authority sulla tutela dei diritti della salute.
Concludo sottolineando, prima di tutto, che leggendo il capitolo sulla salute mentale mi sono reso conto di appartenere a quel 25 percento della popolazione adulta della Regione che vive una condizione di disagio psichico e quant'altro.
Poi, sfogliando il Piano con un medico in pensione, figlio di un medico condotto di un paese dell'interno della Sardegna, vedendo che nella parte seconda "Obiettivi di sistema", nel capitolo sul distretto, al paragrafo sulla tutela materno-infantile fra le azioni che si intende promuovere vi è il potenziamento dei consultori per la prevenzione e il trattamento dei disturbi psicofisici inerenti il climaterio e la prevenzione delle patologie della terza età, questo medico mi raccontava che suo padre per spiegare la particolare difficoltà, o comunque la particolare situazione in cui si trovavano i suoi pazienti di sesso maschile gli diceva che soffrivano di climaterio. Se il paziente cercava il termine nel vocabolario verificava di avere gli stessi sintomi di cui soffriva magari la moglie e si rasserenava senza bisogno di ulteriori spiegazioni. Psicologia spicciola di medico condotto.
Io propongo però alla Presidenza del Consiglio di potenziare anche il servizio di medicina d'urgenza che abbiamo nel Palazzo con qualche specialista in materia di depressione post partum; credo infatti che la maggioranza ne soffrirà parecchio dopo l'approvazione di questo Piano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Presidente, io credo che il documento numero 11 possa essere legittimamente considerato il più importante atto di programmazione politica di questo Consiglio regionale; probabilmente l'atto di programmazione politica più importante al quale daremo corso nella globalità di questa legislatura; un atto di programmazione politica che forse potrà essere superato soltanto dalla nuova scrittura dello Statuto di autonomia.
È un documento che parla di sanità e della sua organizzazione, parla di malattie e pensa ai malati ma, così facendo, incide profondamente sulla realtà sociale politica ed economica della nostra Regione e sul tessuto sociale e culturale dei sardi. Per dire quanto sia politico questo documento, basta pensare a quanto incidono sul prodotto interno lordo della nostra Regione la salute e le malattie in termini di costi sostenuti per il loro bisogno di risoluzione ma anche, per quanto riguarda le assenze dal posto di lavoro, gli infortuni in qualunque modo formatisi, la riduzione della capacità lavorativa dei lavoratori della sanità e al di fuori della sanità in questa Regione a causa di ognuna delle molte e varie dinamiche che possono portare ad una condizione di invalidità e quindi di una riduzione della capacità lavorativa e della capacità di guadagno e, conseguentemente, della relativa produttività. Ancora quanto costi alla comunità la cura e l'assistenza di quelle patologie derivanti dalle condizioni di vita e di lavoro, dagli stili di vita e dalle abitudini ormai consolidate, e qual è il differenziale fra i costi della terapia e della riabilitazione rispetto ai costi connessi alla prevenzione e all'educazione sanitaria.
Se non si legge il Piano sanitario regionale sotto questa prospettiva si rischia di ridurlo ad un fatto meramente tecnico di organizzazione sanitaria aziendale su scala regionale e, quindi, scadere in una logica di valutazione meramente ragionieristica che è ingiusta ed ingenerosa verso ciò che la Commissione, nelle oltre sue cento sedute, e nei numerosi dibattiti intensi ed altamente qualificati che si sono svolti, ha invece cercato di perseguire e di realizzare.
Abbiamo dato a questo Piano sanitario regionale un taglio alto, di respiro profondo e abbiamo posto le premesse affinché la sanità in questa Regione sia una parte dello sviluppo economico e dell'affermazione della nostra identità di autonomia ma, contemporaneamente, anche strumento di beneficio economico, come può accadere se riusciamo a costruire una direzione di flusso migratorio in ingresso dai paesi del bacino del Mediterraneo verso le nostre strutture e a favore dell'utilizzo delle professionalità, mediche e non, presenti all'interno dei nostri presidi.
Già oggi questo accade per alcune importanti patologie; la Sardegna è già oggi punto di riferimento e meta ambita e ricercata, per esempio, per i trapianti di midollo osseo, in caso di tumori non solidi trattabili con tale metodo terapeutico; è già meta ambita e ricercata per quanto riguarda la certezza di una diagnosi prenatale relativamente alle malformazioni congenite; così come era già meta ambita e ricercata prima che le modifiche referendarie alla legge numero 40 facessero della procreazione medicalmente assistita un tabù, mentre sino ad allora questo era invece un punto di eccellenza che la nostra Regione poteva vantare.
Bene, tutto questo che già oggi esiste e che continuerà ad esistere con maggior forza e con maggiore affermazione dopo l'approvazione di questo Piano sanitario regionale potrà, sempre attraverso l'approvazione di questo Piano sanitario regionale, ampliarsi anche ad altre ed importanti patologie, soprattutto quelle di carattere chirurgico con particolare riferimento a tutta la componente connessa ai trapianti d'organo. Bene, io penso che tutto questo e altro sia sviluppo economico, che questo e altro sia immagine e ruolo della Sardegna nel Mediterraneo e nel mondo. Tutto questo significa un aumento del prodotto interno lordo: è benessere, insieme alla qualità della vita, che noi possiamo mettere a disposizione dei sardi e dei cittadini del resto del mondo.
Ecco perché questo Piano sanitario regionale non è un atto meramente tecnico ma è un atto impostato su una concezione culturale della sanità che pone come interesse centrale delle sue iniziative non la pura articolazione territoriale (incastri di pezzi di puzzle in un sistema aziendale pure complesso), ma la qualità della vita dei cittadini e tutto ciò che serve, in maniera finalizzata, per fare fronte a questo impegno.
Si corre, dopo tanti interventi, anche il rischio di essere ripetitivi, ma talora è più importante rischiare di essere ripetitivi che evitare di ripetere un giudizio utile ed un concetto importante. Noi siamo convinti che il senso della nostra azione politica sia quello di guardare avanti, di pensare alle cose accadute soltanto come fatto storicamente interessante per conoscere quelle dinamiche e per evitare evidentemente errori che nel passato si sono fatti, se sono stati fatti, e cercare di utilizzare al meglio lo scenario e gli sviluppi futuri per poter mettere a disposizione dei cittadini nel minor tempo possibile, con il minor costo possibile, la maggiore opportunità di risorse e di benefici.
Ci sono stati momenti difficili nella redazione di questo Piano, io non lo nascondo, e vorrei che anche i colleghi del centrodestra tenessero conto di queste osservazioni perché a me pare veramente difficile poter pensare, come sono obbligato a fare sentendo gli interventi dei colleghi della minoranza, che tutto quello che è contenuto all'interno di questo Piano va male. Non è possibile che vada tutto male, quanto meno per un fatto statistico, perché per quanti sforzi uno faccia per sbagliare tutto, non è possibile che si possa sbagliare tutto.
Allora, se è vero quello che diciamo, centrodestra e centrosinistra, e cioè che al di là delle ispirazioni e delle filosofie politiche sulla sanità non ci possiamo dividere perché non esiste una sanità di destra e una sanità di sinistra, è necessario che su alcuni punti conciliamo. Come è accaduto spesso in Commissione, occorre che su alcuni punti, troviamo e addiveniamo alle conclusioni insieme attraverso un dialogo e un confronto seri.
Noi nella stesura di questo Piano sanitario siamo partiti colmando la grande lacuna dell'assenza di dati statistici e di valori epidemiologici di riferimento; lacuna che abbiamo superato nell'unico modo possibile, cioè prendendo in considerazione i valori medi nazionali che, comunque, hanno fornito un parametro, ci hanno permesso di ragionare secondo una logica e secondo un senso, e non secondo valori spannometrici per i quali ognuno di noi poteva avere una misura di spanna diversa dall'altro, ne sarebbe venuta fuori una babele e non avremmo fatto nessun Piano, soprattutto non avremmo fatto nessun Piano organico e nessun Piano armonico.
Abbiamo utilizzato i valori nazionali consapevoli del fatto che probabilmente non calzeranno con precisione e in maniera adeguata in tutte le realtà in cui verranno applicati; tuttavia è un metodo, perché prima di tutto ci siamo posti il problema del metodo attraverso il quale lavorare per redigere questo Piano. È anche vero che pur avendo dati parziali abbiamo scoperto che, parametrando con gli indici di correzione quei dati parziali ai dati nazionali, i nostri dati erano diversi. Per le talassemie sono dati diversi, per il diabete sono dati diversi, per la sclerosi multipla sono dati diversi, per la tromboembolia sono dati diversi, per l'insufficienza renale cronica e per i pazienti che fanno dialisi sono dati diversi, per le malattie allergiche sono dati diversi.
Siamo passati da una misurazione locale, pure parziale, dove l'incidenza e la prevalenza delle nostre malattie era il doppio rispetto ai dati nazionali, a patologie e quindi a momenti organizzativi e assistenziali del sistema dove i dati erano forse cinque volte, e in alcuni casi dieci volte, superiori ai dati nazionali. Però, questo era il metodo col quale partire.
Noi abbiamo cercato di ritagliare un abito generale, ma abbiamo cercato di ritagliarlo su misura perché questo era quello che si doveva fare. Abbiamo premura che questo sia il metodo con il quale lavorare, perché questo Piano, è vero, arriva dopo 25 anni. Io non mi lamento del fatto che da 25 anni mancava un Piano sanitario, mi lamento del fatto che abbiamo perso 25 anni per fare le cose che potevamo fare molti anni fa. Ma, siccome lo stiamo discutendo (non è una critica al passato, né alle persone), questo impone un'accelerazione nella velocità di approvazione del Piano, non un ulteriore rallentamento. Perché se noi approviamo questo Piano, come dobbiamo fare entro quest'anno, questo Piano sarà il Piano 2006-2008, e allora può essere anche che noi nel 2009, prese le misure all'applicazione di questo modello di Piano, possiamo anche pensare di apportare i primi correttivi, di perfezionare, di migliorare ciò che per strada possiamo scoprire non essere stato esattamente e precisamente misurato, calcolato ed applicato. Se questo Piano invece viene approvato nel 2007 e diventasse un Piano 2007-2009, si dovrebbe riprendere all'inizio del 2010.
Quindi, esitare velocemente il Piano in discussione credo sia un atto di responsabilità che deve coinvolgere il Consiglio regionale nella sua interezza, deve coinvolgere le forze politiche nella loro interezza, se è vero che noi vogliamo creare un sistema sanitario che sia in grado di dare risposte di salute ai cittadini sardi; perchè oggi noi siamo i legislatori e siamo da questa parte della barricata, ma dobbiamo anche tener conto che c'è il grande mondo dei fruitori del Servizio sanitario regionale.
Da questo punto di vista io voglio sottolineare un altro aspetto importante, che è stato sfiorato nel corso degli interventi che si sono svolti finora, e cioè che questo è un Piano che ha fondamentalmente due grandi obiettivi. Il primo è quello di spostare verso la fase organizzativa e assistenziale preospedaliera tutto ciò che verso il "preospedale" può essere spostato; e questo non solo per una questione di costi, perché se così fosse sarebbe un fatto riduttivo, meschino, misero, ma perché operando questa scelta si va incontro alle esigenze del cittadino, lo si tiene più vicino alla sua casa, gli si dà un senso di espropriazione minore rispetto a quanto può accadere se continuiamo a mantenere la visione ospedalocentrica. Ma se noi non spostiamo dall'ospedale verso il territorio le risorse e l'organizzazione continuiamo ad affermare una visione ospedalocentrica che è superata dalle possibilità della medicina e dai risultati che la medicina può ottenere anche al di fuori della concentrazione delle strutture ospedaliere. Per questo è un Piano che mira a portare il 52 per cento delle risorse nel territorio lasciando il 48 per cento all'interno delle strutture, rovesciando l'attuale direzione che ha oggi il flusso di spendita delle risorse.
Il secondo concetto importante presente nel Piano è quello del suo rapporto con il tempo. Questo Piano, se lo leggete con attenzione, ha un rapporto col tempo che è fondamentale; il tempo inteso come rapidità di intervento, il tempo inteso come rapidità di poter portare chi ne ha bisogno, nel caso si trovi in un'area territoriale dove il livello assistenziale non è di alto livello, verso i centri più qualificati dal punto di vista assistenziale, come quel caso singolo e specifico merita.
Io direi proprio che una filosofia nuova sta alla base del Dipartimento di urgenza ed emergenza, della concezione del 118, delle garanzie di formazione di quel personale, dell'armonizzazione e delle funzioni di integrazione con pronto soccorsi e altri presidi ospedalieri di urgenza comprese le centrali, della ripartizione territoriale, del sistema del volontariato delle medicalizzate e non medicalizzate perché è un Piano che si rende conto che, per dare salute e garantire salute ai cittadini, molte volte si deve lottare contro il tempo.
Così come si deve lottare contro il tempo quando si devono spostare malati difficili, gravi da zone di territorio tortuoso per cui soltanto per arrivare presso un ospedale qualificato c'è necessità di fare un'ora di strada.
Questo Piano mette in atto una serie di sistemi di sorveglianza e prevede che siano le Unità sanitarie locali a disciplinare i particolari e i dettagli, organizzativi e attuativi, ritagliati in base alla logistica territoriale di ogni Azienda sanitaria locale; se questo fosse previsto nel Piano non sarebbe più un Piano sanitario regionale, sarebbe un piano attuativo, il piano strategico di otto Aziende sanitarie regionali.
Allora, anche su questo bisogna che noi siamo chiari, amici e colleghi di questo Consiglio regionale; la svolta è così importante, così fondamentale che noi non possiamo permetterci il lusso di rapportarci a questo problema con la pregiudiziale degli schieramenti, che pure ci hanno portato dentro questo Consiglio regionale e che sono legittimi, e sono legittimi anche nel momento in cui riteniamo che ci possa essere una scala di priorità diverse, quali derivano forse dalle nostre scelte e dalla nostra impostazione culturale e politica.
Questo è un Piano sanitario che lotta contro il tempo, nel momento in cui cerchiamo di mettere in atto tutti quei meccanismi di medicina preventiva contro le malattie oncologiche che sono l'unico strumento che ci possa permettere davvero di dare qualità alla vita alle donne, perché i tumori femminili stanno diventando la prima causa di malattia oncologica in questa regione. I problemi della oncologia respiratoria e della oncologia urinaria nei confronti dei quali, se non riusciamo a battere il tempo rispetto alla diagnostica, abbiamo fallito nella nostra intenzione e nelle nostre iniziative. Bene, questo Piano si propone queste cose, è predisposto per queste cose, perché è un Piano che fa la battaglia contro il tempo, contro le liste d'attesa (un altro problema legato al tempo perché legato ad una cattiva concezione dell'uso delle funzioni dei servizi), e noi dentro questo Piano abbiamo posto le premesse affinché il sistema delle liste d'attesa...
PRESIDENTE. Onorevole Ibba, il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, inizierò questo mio, spero, breve intervento partendo da alcune considerazioni politiche che stanno a monte. Mi riferisco in particolare al trionfale annuncio dato dal presidente Soru per l'accordo raggiunto col Governo Prodi (probabilmente con Prodi, e soltanto con Prodi) in ordine alle spese sanitarie da trasferire a totale carico della Regione a partire dal 2007, comma 836 della finanziaria all'esame del Parlamento.
A parte la aleatorietà delle enormi nuove entrate previste a favore della Regione per cui vi era un atto di rinuncia da parte della Regione sarda ai finanziamenti dello Stato, vi è una questione di principio fondamentale: qui stiamo parlando di un diritto costituzionalmente garantito, il diritto alla salute, e pertanto, anche al di là dei calcoli di tipo ragionieristico, questa questione non può essere assolutamente devoluta, scaricata alla nostra Regione.
Un fatto grave che incomincia a segnare una subalternità di questa Presidenza alla politica del Governo Prodi. Questo è un atto che, al di là delle cifre, è lesivo dei valori della nostra autonomia speciale; speciale perché voleva far sì che la nostra Regione potesse, proprio attraverso la sua specialità, recuperare gravissimi, storici, ritardi nel suo sviluppo economico, culturale, civile. Ebbene, una rinuncia a questi finanziamenti significa porre in essere un atto grave, lesivo del principio fondante della nostra specialità; ma soprattutto, per me, va sottolineato che siamo di fronte all'espressione di un primo atto di subalternità politica del presidente Soru alla politica di Prodi.
Prodi aveva bisogno, in quel momento, di una Regione che accettasse la sua impostazione per cercare di indebolire le facilmente presumibili reazioni delle Regioni rispetto a quella finanziaria. Avere dalla sua parte, già trionfalisticamente dichiarata, la disponibilità di accettazione di quella finanziaria era per Prodi un risultato politico non indifferente. Non tutto gli è andato felicemente di conseguenza, però così era: una volontà politica di subalternità del presidente Soru -quindi della Regione in quel momento - verso la politica del Governo Prodi, verso Prodi.
L'altra questione che vorrei sollevare preliminarmente è perché parlare di "Piano". Davvero credo che manchino elementi essenziali per definire un "Piano" quello che stiamo esaminando. Da che mondo è mondo è patrimonio comune ritenere che un Piano oltre che essere articolato sulle cose da fare, e su come farle, debba essere anche supportato, in maniera puntuale, da indicate risorse finanziarie. Fare qui una enunciazione di bisogni e manifestare sensibilità, anzi, ostentare grande sensibilità sociale verso un problema così delicato che tocca ogni singolo cittadino, quindi un intero popolo attraverso tutti i suoi componenti, diventa - come dire - quasi ovvio: chi non vorrebbe le cose che qui si sono dette?
Io, poco fa, ascoltando la prima parte dell'intervento del collega Ibba, del compagno anche, Ibba, ho pensato che finalmente avevamo risolto i problemi della Sardegna, e mi sembrava già di essere all'ingresso di un nuovo paradiso terrestre della nostra regione. Non solo, ho capito che avevano addirittura trovato la strada per fare della Sardegna un polo della salute nel Mediterraneo; quindi avremmo finalmente invertito tutta una lunga storia di viaggi della speranza dei sardi verso la penisola, verso l'Europa, verso il resto del mondo e sarebbe stato, invece, il resto del mondo a trovare in Sardegna, appunto, l'approdo dei viaggi della speranza. Poi c'è stata una seconda parte che lo ha reso più prudente, e mi sembrava più che ovvio e giusto.
Ma come si fa, dico, a portare avanti un simile progetto che è fatto di frasi fatte? C'è una subalternità culturale anche nella estensione formale! Le frasi che sono contenute in questo testo, e che si ripetono a piè sospinto, si possono comprare a buon mercato nella burocrazia internazionale di cui, purtroppo, la Comunità europea è grande dispensatrice! In questo documento anche sotto il profilo del linguaggio vi è una subalternità. Ma come possiamo, davvero, nutrire speranze di un profondo e radicale cambiamento per passare dalla emarginazione, dall'esclusione, dal nostro inferno sofferto al paradiso terrestre, così dicono, con questi metodi, con questi sistemi? Non è possibile, non è possibile, perché vi è a monte un vizio fondamentale: quello di obbedire ad altri interessi che non siano i nostri. E lo abbiamo dimostrato, già nella prima fase di questa legislatura; non a caso l'Assessore della sanità non è sarda, ecco una prima rinuncia alla nostra autonomia, alla nostra cultura, alla nostra dignità di popolo sardo, ed è accompagnata naturalmente da altri manager non sardi.
Dopo l'approvazione di questo Piano, avremo un grande recupero, un grande ruolo, diventeremo centrali in Italia e nel Mediterraneo in materia di sanità, però guarda caso non siamo stati capaci di avere né un Assessore, né dirigenti della nostra sanità sardi. Queste persone che da due anni e mezzo stanno dirigendo la sanità, certamente non sto dicendo che abbiano loro la responsabilità totale dei mali della sanità; vi è ben altro a monte prima di loro che regnava o meglio "sregnava" nel settore, però la svolta voluta attingendo alle culture esterne, alle esperienze esterne, ai valori non sardi, non mi pare che abbia sanato le sofferenze in nessun modo; per esempio le drammatiche liste d'attesa, in tutta la struttura pubblica, per qualunque analisi specialistica o intervento specialistico, non sono diminuite affatto.
Bene, a questi noi abbiamo delegato la proposizione primaria (il Consiglio chiaramente deve dare la sua approvazione) del cambiamento, della svolta dopo aver fatto un atto di sottomissione di tipo culturale gravissimo: non si fa crescere un popolo, non si fanno crescere le istituzioni con questi metodi, nel modo più assoluto. Nel Piano si parla della centralità della persona umana; io ho vissuto una grande, purtroppo, amara esperienza, per cui so che più si parla della persona umana, ci si riempie la bocca, come ci si riempie la bocca dei deboli, degli emarginati, degli esclusi, più guarda caso il prodotto è sempre inversamente proporzionale alle parole che si spendono in merito. E' la persona umana ad essere centrale o sarà invece centrale colui che sarà chiamato a realizzare la cosiddetta rete della sanità?
Non vorrei essere eccessivamente maligno, ma io so che è stata messa in piedi di recente una necessità a livello di delibera di Giunta, che viene data ad una nuova società ad una nuova S.r.l., formata tra Regione e CRS4, che avrà l'incarico di informatizzare tutta la pubblica amministrazione sarda. Il dirigente preposto, non si capisce come e con quale legittimità, non è un sardo l'amministratore delegato di questa nuova entità è, ancora una volta, un non sardo. Allora è la centralità della persona umana, quella sarda, davvero in cima alle ansie, alle angosce, alle aspirazioni, o vi sono altri interessi, o non siamo dentro una subalternità, una sorta di vassallaggio della nostra Regione sotto tutti i profili …
MARROCU (D.S.). Eravamo, non siamo; lo eravamo fino a due anni fa.
FARIGU (Gruppo Misto). Ho capito bene, compagno Siro Marrocu? Non darmi un'altra, nuova preoccupazione, e cioè che tu ignori quello che sta accadendo. Io posso capire che sia impotente ad impedire tutto questo, ma non dire che non l'hai capito, non lo devi dire, perché questo è un fatto di estrema gravità, per te e per la tua parte politica che, invece, ha un altro compito. Noi siamo di fronte ad un sistematico vassallaggio; ieri, quando dominavano i signori regnanti dell'Europa o del Piemonte, avevamo i signori sardi che facevano a gara per avere il rapporto privilegiato per il dominio della Sardegna. Ebbene, qui stiamo finendo nella stessa direzione; prima l'Assessore, poi i direttori generali di diverse AA.SS.LL., ora gli amministratori delegati delle nuove entità per l'informatizzazione e chissà quant'altro ancora.
Abbiamo varato la legge in materia ambientale e, guarda caso, il nostro Presidente porta in giro le massime autorità del mondo finanziario ed economico, non sarde, a visitare determinati siti, certamente non per fare un brindisi che consacri, ancora una volta, la tradizionale grande ospitalità dei sardi. Ma non erano questi i valori perseguiti! Io temo che la sanità abbia in qualche modo sviluppato tutti i germi per continuare su quella linea. Quindi non è la salute dei sardi, non è la centralità della persona sarda al centro di questo Piano, che Piano non è!
Questa è una enunciazione di desideri, di aspirazioni, ma è priva di quella concretezza che ci sarebbe se fosse davvero un Piano , ma per essere davvero un Piano dovrebbe avere il supporto specifico e puntuale delle risorse finanziarie. Sarà facile domani dire, dato che tutte queste belle enunciazioni non si potranno realizzare, che sono sopravvenute le difficoltà finanziarie Dove sta scritto che tutto quello che qui è stato enunciato sarà mantenuto?
Si dice nel Piano che dobbiamo decentrare, che dobbiamo passare dalla "ospedalocentricità" al decentramento dei servizi per portare finalmente questi vicino al cittadino. Ascoltate bene, su questo terreno è difficile che possa essere imbrogliato uno come me, che ho cinquant'anni di impegno sociale alle spalle. Ma voi immaginate di garantire al cittadino sul territorio un servizio allo stesso livello di quello garantito, pur in precarie condizioni e con insufficienze, nelle strutture ospedaliere? A quali costi enormi si va incontro? Di questo non se ne parla; si fanno enunciazioni, si fa un elenco, si inseriscono anche le malattie particolari, si citano gli indici di particolare incidenza e rilevanza nella nostra Regione, ma il Piano è carente quando si deve stabilire in che modo concreto aiutare l'ammalato di Alzheimer di una famiglia che non è nelle condizioni di provvedervi. Ho citato l'Alzheimer, ma sono tanti gli auto insufficienti totali, gravi.
Però noi dobbiamo privatizzare, perché decentrare sul territorio vuol dire privatizzare la sanità e metterla a carico di quel nucleo familiare. In questo vi è il grande assurdo. Il cittadino non è soltanto figlio di quella famiglia, non è soltanto un congiunto di quel nucleo familiare, è un cittadino e, come tale, ha i suoi diritti. E come si farà a porre quel nucleo familiare di riferimento nelle condizioni di non mortificare i propri legittimi interessi e il diritto alla propria sopravvivenza per sacrificarsi al servizio di uno non autosufficiente? Solo chi non ha esperienza diretta può parlare in maniera astratta, generica e superficiale, senza capire la drammaticità che è in queste situazioni. Dove sono quindi in questo Piano le indicazioni concrete per dare risposte a quei problemi? Problemi davvero drammatici!
Sapete quante volte le famiglie hanno potuto trovare, almeno per un certo periodo, un minimo di sollievo portando in ospedale il loro malato; e, invece, voi lo state scaricando totalmente, integralmente, sul nucleo familiare!
Ma davvero pensiamo che un Piano, così come lo chiamate voi, che avrebbe una valenza di tre anni, che poi si riducono a due poiché siamo alla fine del 2006, senza indicare con quali risorse, con quali mezzi finanziari farvi fronte, cambierebbe questo stato di cose, perché abbiamo finalmente scoperto che la persona è al centro delle nostre attenzioni e dei nostri interessi?
A me sembra che non solo ci sia un'insufficienza complessiva di attenzione politica, ma ho proprio l'impressione che in omaggio al modo abbastanza, come dire, depauperato di fare politica si rischi persino di assumerci responsabilità di ordine morale, oltre che di ordine sociale. Allora, di fronte a questi atti così incidenti, perché li dobbiamo affrontare con questo spirito di contrapposizione di parte?
La Sardegna, non solo sulle questioni della sanità, ma anche rispetto ad altri gravi problemi, per parlare di ripresa, di riscossa, di rinascita, ha bisogno di superare la contrapposizione, e questo atto doveva essere proprio il primo banco di prova per valutare la nostra capacità di superarla Ma, io aggiungo, per superare anche questo processo di vassallaggio della Sardegna ai poteri forti, non sardi, poteri nazionali e internazionali, perché in questo sta il gioco vero.
PRESIDENTE. Onorevole Farigu, il tempo a sua disposizione è terminato. Onorevole Farigu!
FARIGU (Gruppo Misto). Il fatto grave non è tanto l'atteggiamento di chi guida questa Regione, ma quello delle forze politiche che prima l'hanno eletto e ora continuano ad appoggiarlo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.).Signor Presidente, Assessore, finalmente approda in Aula il Piano sanitario regionale. Dico finalmente, perché lei l'ha annunciato parecchie volte: doveva essere il Gesù bambino del 2004, poi l'angelo del 2005, nuovamente il Gesù bambino del 2005, adesso, negli ultimi giorni del 2006, vede finalmente la luce. Tralascio di criticare come questo Piano sia stato approvato in Commissione, altri colleghi ne hanno già parlato. Un dato comunque è certo, Assessore: è un Piano catapultato in Commissione senza un minimo di concertazione, ad uso e consumo di certa parte politica. Lo dimostra un fatto: il mondo sanitario non lo condivide. Se siamo stati, come credo, attenti osservatori, abbiamo potuto constatare come, tuttora, molti esponenti del centrosinistra critichino questo Piano sanitario; purtroppo, non hanno il coraggio di dichiarare apertamente il loro dissenso.
La concertazione è mancata in Commissione, tanto che il Piano è stato approvato con i soli voti della maggioranza, a tempo di record, durante un vero e proprio blitz notturno, senza dare la minima possibilità all'opposizione di poterlo correggere.
Abbiamo letto di recente sulla stampa, anche in questi ultimi giorni, le scellerate affermazioni dell'assessore Dirindin. Attacca il centrodestra, ogni volta che parla, attacca la maggioranza che ha governato nei cinque anni precedenti, sostiene che sta correggendo gli errori del passato e realizzando le cose che, bontà sua, gli altri non sono stati in grado di realizzare. Ma lei, assessore Dirindin, lo sa da chi è stata amministrata la sanità negli ultimi ventidue anni? Per ben diciassette anni, dal centrosinistra. Solo nella passata legislatura dal centrodestra e, nel corso di quei cinque anni, il Piano sanitario era stato anche predisposto.
URAS (R.C.). La riscrittura della storia!
PIRISI (D.S.). Andate a guardarvi gli atti!
CAPPAI (U.D.C.). Lei propone, in questo Piano sanitario, la soppressione di alcuni ospedali, soprattutto nell'area cagliaritana e nell'area vasta metropolitana. Tra i tanti ne cito uno: l'ospedale Santissima Trinità, nel quale ho lavorato dal '73. Lei sa quanti soldi la Giunta di centrosinistra, guidata dall'onorevole Fadda, ha investito in quell'ospedale? Lei sa che cosa è stato realizzato in quell'ospedale? Lei sa che tutti i reparti sono stati rifatti a nuovo? Lei sa che ci sono i sottopassaggi che sono costati fior di miliardi, per collegare i reparti fra di loro, per far passare tutti i sottoservizi? Che fine faranno queste opere? Chi pagherà quei danni? Eppure, lei dice: "L'ospedale Santissima Trinità va chiuso, va destinato ad altro"; lo stesso potrei dire per l'ex ESIT, l'attuale ospedale Marino.
Le confermo, però, che tutti quei soldi sono stati stanziati dalle Giunte di centrosinistra; e il Direttore generale della ASL non era sicuramente un esponente del centrodestra, era un valido esponente del centrosinistra, che ha validamente diretto anche l'Assessorato della sanità. Glielo vada a dire che tutto quello che ha realizzato non è servito a niente, glielo vada a dire a quel Direttore generale, che conta molti amici anche qua dentro.
Ma, lei, ha guardato bene gli atti prima di proporre questo Piano? Secondo me, no. E se questo ospedale, come sembra certo, dovesse essere chiuso, chi avrà da guadagnarne? La città di Cagliari? La Regione? Perché mi pare che quella struttura sia un bene demaniale: ce l'abbiamo in mano e vogliamo trasferirlo ad altri, riguardi bene questi atti, Assessore! Voi sostenete che, chiusi questi nosocomi, si realizzerà, in breve tempo, un nuovo grande centro ospedaliero. Ci vuol dire dove? Avete già individuato l'area idonea alla realizzazione? Il presidente Soru l'ha già individuata personalmente? E se così fosse (si parla anche in questo Palazzo di un'area intorno a Quartu e Selargius) non sarebbe corretto, Assessore, che quest'Aula ne fosse preventivamente informata così che, magari, possa esprimersi?
Le ripeto ancora una volta che lei non conosce la geografia di questa Regione, non conosce il sistema viario però le impronte che lei segue, probabilmente, sono sempre quelle che detta il presidente Soru. Ma, conoscendo i tempi della burocrazia credo, senza tema di smentita, che per veder realizzata quest'opera bisognerà aspettare anni, troppi anni, per non parlare poi di come saranno lievitati i prezzi.
Lei sa quanti anni sono stati impiegati per far nascere l'ospedale Brotzu? Vent'anni, dottoressa! Vent'anni, dottoressa Dirindin! Ci sono voluti parecchi bilanci regionali per completare quell'opera e nell'81, quando frettolosamente si è inaugurata, il sistema tecnologico era già fuori uso; e, poiché io penso che per poter vedere realizzato un altro grosso ospedale nell'area metropolitana di Cagliari ci vorranno almeno altri vent'anni, non deve venire a darci i numeri. È vero, il presidente Soru è convinto che con i soldi che ci darà lo Stato lui potrà realizzare un ospedale l'anno, ma io rifarei i calcoli.
Io però mi chiedo: è necessario ed impellente realizzare una nuova struttura? Non sarà il caso di rivedere le vostre scelte preferendo magari il potenziamento delle strutture esistenti? In quest'ultimo decennio, lo sappiamo tutti, lo abbiamo ripetuto in quest'Aula, nella sanità sono stati investiti troppi soldi, sono stati investiti tanti soldi per l'adeguamento tecnologico ma anche per le ristrutturazioni, e allora perché realizzare nuove strutture? Possiamo continuare a potenziare quelle esistenti e avremo sicuramente un maggior risparmio e, sicuramente, un servizio migliore a favore dei cittadini.
Vede, Assessore, nel leggere in questi giorni il giornale la mia mente si confonde perché è in atto una guerra sul numero dei posti letto tagliati e io non capisco più niente. Negli atti del vostro convegno "Sardegna insieme" leggo che sono 722, tra pubblico e privato; nel giornale "Il Sardegna" leggo che sono 1000 i posti letto tagliati; "La Nuova Sardegna" parla di 1002, e sono giornali tradizionalmente vicini a una certa colorazione politica; ma, Assessore, ci vuol dire la verità? Quanti posti letto perderemo? Lo vuol dire a quest'Aula? Perché è ora di smettere di fornire ai giornali numeri continuamente diversi.
Voi, sempre in occasione del convegno dove avete illustrato il Piano sanitario, come maggioranza di governo avete affermato che questo nuovo Piano sanitario regionale dà regole certe sulle priorità della salute, sulla rete ospedaliera, sui rapporti tra pubblico e privato. Tante belle parole, Assessore, promesse da sbandierare ma di difficile realizzazione! Io mi auguro di poterci rincontrare, fra un paio di anni, sempre in quest'Aula, Assessore, perchè la smentirei certamente.
Ancora, avete affermato che con l'approvazione di questo Piano si danno regole certe sull'organizzazione interna delle ASL e sugli obiettivi, generali e specifici, che i manager devono conseguire. Che cosa intende dire con questo, dottoressa? Che i manager tutte le mattine dovranno venire da lei in Assessorato a chiedere come si dovranno muovere, come fa oggi il dottor Gumirato che viene definito per le strade di Cagliari il neo Assessore? Oppure, dottoressa, tutto questo avverrà continuando a sottoscrivere decine, se non centinaia, di convenzioni lautamente retribuite con consulenti di suo personale gradimento provenienti, guarda caso, quasi esclusivamente dalla Penisola? Possibile che in Sardegna manchino professionalità degne delle migliori aspettative?
Sempre in occasione di quel convegno, avete inoltre sostenuto che si stabiliranno regole certe in merito alla professionalità presente nella sanità. Ebbene, dottoressa, riproponendole ancora un caso le chiedo: come saranno queste regole? Si consentirà magari che un direttore amministrativo venga mobbizzato e relegato in una stanzetta del Brotzu a non fare nulla mentre, automaticamente, lei autorizza l'assunzione di un altro dirigente per svolgere, guarda caso, gli stessi compiti? Aveva detto che avrebbe seguito questo problema; quali sono, Assessore, le contestazioni rivolte a questo direttore? Di non essere bravo? Di non essere preparato? Di non essere stato all'altezza di svolgere il proprio ruolo? Non credo, Assessore, dal momento che anche dalle precedenti Giunte di centrosinistra quel direttore era stato sempre considerato un punto di riferimento ed un ottimo dirigente.
Avete poi affermato ancora che diventa prioritaria la prevenzione, nasce infatti il Dipartimento di prevenzione delle ASL con la promozione e diffusione sul territorio dello screening, una scelta assolutamente condivisibile, Assessore, ma a monte occorre pensare a come risolvere i problemi del quotidiano come l'annoso problema delle lunghissime liste d'attesa nei vari pronto soccorsi, oppure le lunghissime liste d'attesa per un semplice esame radio-diagnostico.
Le faccio un esempio, Assessore, relativo ad un fatto che è successo la scorsa settimana; una mia vicina di casa (una figlia medico) con forti dolori addominali è stata portata al pronto soccorso del Brotzu; è entrata la mattina alle 11 ed è uscita la notte alle 23. Ma le sembra una cosa normale? Giustificabile? Possibile che, ancora oggi, si debba assistere a disservizi simili?
Lei non ha più giustificazioni, Assessore, lei ormai gestisce la sanità in Sardegna da due anni e mezzo e simili cose non sono più tollerabili, lei non può permettersi di dire che il centrodestra ha sbagliato tutto e che lei è venuta qui per fare "il salvatore della patria". Potremmo continuare a lungo, ma forse non è il caso. Voglio però ribadire che la politica sanitaria del vostro governo regionale è incorsa in due paurosi fallimenti: uno tecnico e l'altro politico.
Il fallimento tecnico è dato dalle mille scelte sbagliate tra cui la figura del manager, i superconsulenti, le incongruenze in materia di bilancio. Sì, Assessore, le incongruenze in materia di bilancio. Ieri pomeriggio il presidente Soru, come è solito fare, ha chiesto la parola per spiegare la gestione finanziaria del Servizio sanitario regionale dell'ultimo quadriennio indicando i dati delle perdite nette di esercizio negli anni dal 2002 al 2005 e ha cercato di dimostrare che nel 2003 e nel 2004 i dati erano peggiori rispetto al 2005 (i dati li avete indicati a pagina 135 del Piano sanitario), perché il dato relativo a quest'ultimo anno è comprensivo degli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali degli anni precedenti. Io avrei aggiunto anche gli oneri relativi al 2006. Oramai siamo a fine anno, dottoressa, e nel 2006 il deficit è aumentato ulteriormente, perché i dati forniti dal suo Assessorato ci dicono che durante la sua gestione il deficit è aumentato fino a quota 300 milioni di euro! Lei, quindi, non può accusare i due esponenti del mio partito, che hanno gestito la sanità col governo di centrodestra, di aver amministrato male!
I dati rilevati dal Ministero, pubblicati ad agosto del 2006, e riferiti al 2003 e al 2004 dicono altro, dottoressa. Li legga! i. Su 17 Regioni esaminate 10 arrivano ad avere complessivamente 5 miliardi di euro di deficit. Bene, fra queste non c'è la Sardegna! La Lombardia, il Veneto, la Toscana, la Puglia, la Basilicata, la Calabria e la Sardegna non presentano disavanzi nel biennio considerato, che era il 2003-2004. Non c'era lei ad amministrare! C'era il centrodestra! E c'erano gli Assessori del mio partito, che lei spesso critica! Non glielo consentiremo più! Riveda i dati, dottoressa, perchè lei non può venire in Sardegna a fare lezioni a noi! Anche questo non glielo consentiamo!
Quindi, onorevole Soru, troppo spesso assente, o sono falsi i dati da voi indicati nel Piano o in caso contrario dovreste denunciare "Il Sole 24 ore" per aver pubblicato dati non veritieri.
Assessore, ho parlato di due fallimenti. Quello tecnico, di cui ho detto, e quello più grave, politico, che è consistito nel fare della sanità una terra di scorribande e conquiste (lei dice questo per il centrodestra e io lo dico per voi), uno scenario per avventurieri. Se non ricordo male, dottoressa, ma non credo, prima dell'estate, in un incontro a Cagliari con il Ministro della sanità, Livia Turco, lei e la maggioranza sostenevate che il Piano sanitario sarebbe stato approvato entro luglio. Come mai, mi chiedo, sono occorsi ulteriori sei mesi? Forse per consentire quelle scorribande prima che si approvasse definitivamente il Piano? Perché, Assessore, non ha avuto bisogno di altrettanto tempo, che le consentisse magari di riflettere attentamente, prima di autorizzare l'apertura e il funzionamento, mi passi la parola, di un centro "balneare e salute" a Platamona? Centro che a tutti gli effetti è da considerarsi un grande ospedale, che può effettuare moltissime prestazioni, troppe! Troppe prestazioni! Ho qui la determinazione, mi auguro che lei l'abbia vista, che ha avuto un iter velocissimo! La domanda del signor Salomone è arrivata il 10 ottobre in Assessorato e il 14 novembre aveva già le autorizzazioni!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.
MARRACINI (Gruppo Misto). Colleghi e colleghe, il Piano sanitario certamente è una tappa importante nel percorso di questa legislatura. Un collega della maggioranza, un mio collega medico, mi ha raccomandato di parlarne bene; quindi avrei dovuto limitarmi a dire che aspettavamo il Piano da ventun anni e chiudere così il mio intervento. Però, siccome voglio essere costruttivo, credo di poter dire che questo Piano, che molto è stato migliorato in Commissione, può essere migliorato ancora in Aula, perché il compito dell'Aula è quello di dare un contributo a un documento che è più un documento di filosofia che un documento medico. Io penso che pochi medici abbiano messo mano a questo Piano.
Forse, compagno Uras, se esistessero ancora distinzioni tra qualcosa di destra e qualcosa di sinistra io credo che questo Piano sarebbe dovuto essere votato da quelli di centrodestra. Questo è un Piano di destra! Io voglio vedere come i compagni di Rifondazione lo voteranno. Questo è un Piano fortemente aziendalista, che ha concentrato la sua essenza proprio sulla logica del rapporto costo-beneficio. E' un Piano che, a fronte di quello che normalmente abbiamo sempre considerato essere la sanità, cioè un servizio che deve dare alla gente la migliore assistenza col minimo disagio, in una logica fortemente economica lega l'assistenza al minimo costo. E dico ai colleghi di centrodestra che prima lo votiamo meglio è per voi, perché sicuramente sono tutti voti che andranno a voi, non a noi.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue MARRACINI.) I medici hanno già detto che non ci votano, i malati stanno protestando; forse se votiamo questo Piano riuscirete a vincere anche a Selargius!
Ora, in merito ai miglioramenti che si possono apportare, mi pare che le piccole isole facciano ancora parte della Sardegna; mi risulta che La Maddalena rientri ancora nel contesto del territorio regionale,lo stesso vale per Carloforte per l'isola di San Pietro; ma nella cartina geografica dell'economista che ha scritto questo Piano mancavano le piccole isole della Sardegna. Probabilmente chi lo ha scritto doveva essere anche molto amico di quelle famiglie, di quei potentati proprietari delle cliniche private perché abbiamo lasciato la città di Cagliari completamente sguarnita rispetto alla rete pubblica e l'abbiamo consegnata ai privati! Io sono contento per il mio amico Emilio, però ritengo che questa non sia una politica di sinistra.
Credo, invece, che il nostro impegno sarebbe dovuto essere quello di rafforzare la città capoluogo, che tra l'altro è diventata anche punto di riferimento per molti lavoratori che vivono nell'hinterland di Cagliari. Quindi, perché fare questo atto, come dire, di decentramento su un aspetto che probabilmente non solo non andava decentrato, ma che andava accentrato? Mi allaccio, in proposito, a un problema che abbiamo affrontato anche attraverso la presentazione di interrogazioni. Avevamo la possibilità in questo Piano, e l'abbiamo ancora (la mia vuole essere una critica costruttiva), di creare un reparto di chirurgia al Brotzu, perché se oggi un cittadino cagliaritano dovesse subire un intervento di routine (per esempio varici di vario tipo) dovrebbe andare ad Oristano perché non c'è un primario chirurgo in grado di poter fare questo tipo di intervento al Brotzu. Oggi abbiamo la possibilità di inserire un primario di chirurgia che faccia chirurgia lasciando così che chi sa fare i trapianti del fegato faccia i trapianti del fegato. Però non è possibile che se a un paziente cui è stato trapiantato il fegato sopraggiunge un problema minore, ma che necessita comunque di una operazione, questo paziente debba essere spostato di ospedale perché al Brotzu non può essere operato! Sono tutti interventi che tra l'altro dobbiamo prevedere!
È vero, come diceva l'onorevole Ibba, che la nuova Giunta nel 2009 rivedrà il Piano, certo, quindi a maggior ragione prima lo votate e meglio è perché prima viene rifatto, no? Fatevi furbi! Però è anche vero che nel momento in cui oggi abbiamo la possibilità di incidere dobbiamo incidere. Allora, oggi, invece di andare a pranzo un gruppo ristretto lavorerà per cercare di trovare una soluzione a questi problemi che sono, tra l'altro, anche semplici.
Non è il discorso della differenza tra l'incidenza e la prevalenza, quelle sono questioni didattiche che abbiamo corretto in Commissione perché abbiamo capito che non era scritto da medici, però adesso dobbiamo incidere anche su scelte strategiche che toccano i malati. Perché al momento, a causa delle ricadute del Piano, oltre a non votarci più i medici non ci voteranno più neanche i malati! Dobbiamo fare qualcosa per far sì che almeno i malati ci votino, tenendo conto che anche i medici si ammalano può darsi che, come ammalati, ci votino anche loro.
C'è poi il problema dell'Università perché nel Protocollo d'intesa stilato tra il Rettore e la Regione non è stato previsto che al Policlinico andassero l'urologia, l'ortopedia e la neurochirurgia. Se non è stato previsto, vediamo di farlo noi perché non è pensabile che il Policlinico non abbia questi reparti. Lavoriamoci in queste ore, magari è un refuso; può anche succedere, per esempio, che un reparto di un ospedale di Sassari venga cancellato, può darsi che anche quello sia un refuso, vediamo di provvedere.
Io ho fatto presente al relatore della Commissione che possiamo ancora migliorare il testo; è vero, in Commissione abbiamo già lavorato molto per migliorarlo, però possiamo fare di più. Io sono disponibile a lavorare anche il 27 e il 28, colleghi del centrodestra, perché possiamo approvare il Piano entro il 31 dicembre, ripeto, anche nel vostro interesse. Diamo quindi tutta la nostra disponibilità per votare questo Piano perché riteniamo che possa essere un momento importante e qualificante; rendiamolo anche condivisibile all'esterno, se possibile, alla fine condivisione vuol dire anche apprezzamento da parte di chi questo Piano lo deve mettere in pratica e anche subire.
Questo Piano era atteso da moltissimi anni. E' un documento, consentitemi di definirlo tale, che chi opera come noi nelle strutture sanitarie, non è certo in grado di scrivere , ma è sicuramente in grado di leggere, quindi dateci la possibilità, a noi ma anche ai malati, di poterlo condividere. Vedete, la sanità è sicuramente uno dei settori che toccano più da vicino i cittadini, le ipocrisie in questo campo contano poco, il centrodestra, il centrosinistra, compagni di Rifondazione, a questo punto non devono mantenere posizioni alternative rispetto a un problema che riguarda tutti, che può toccare tutti e che deve toccare bene tutti senza distinzione. Penso all'acqua, non è né rossa né nera, è bianca, deve essere bianca, anzi trasparente, per definizione deve essere incolore; questo vale anche per la sanità!
Allora, sulla sanità vediamo di dare veramente una risposta seria rispetto alle problematiche del territorio, il che non vuol dire mantenere in piedi strutture che non servono. Non si chiede questo, la gente non chiede questo, i sindaci non chiedono questo, i medici non chiedono questo, si chiede soltanto di poter avere la sanità a disposizione del cittadino. Una sanità certamente senza sprechi; ma siccome noi diamo per assodato che deve essere così e non abbiamo mai avuto condivisione di responsabilità rispetto a nessun tipo di atteggiamento di questo tipo, non ne facciamo un motivo di valutazione del Piano. L'assenza di sprechi deve essere il presupposto sul quale bisogna costruire un Piano sanitario per la gente.
Vedete, alla fine i problemi veri si manifestano quando ci sono le emergenze, ma noi non vogliamo che un'emergenza a La Maddalena possa diventare più grave di una emergenza che si verifica a Sassari, un'emergenza è tale ovunque, così come il diritto alla salute deve essere un diritto garantito a tutti, uguale per tutti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, caro Assessore, per ciò che mi riguarda il dibattito odierno non ha lo scopo di aggredire nessuno: né l'Assessore, né il Presidente della Giunta regionale, né questa maggioranza, né tanto meno la Commissione sanità, per quanto evidentemente è possibile evitarlo. Non posso non riallacciarmi infatti a quanto detto poc'anzi dal collega Marracini il quale, forse perché si sente a disagio con questo tipo di centrosinistra, ha addirittura definito il Piano un Piano di destra. Condivido comunque appieno ciò che ha detto il collega Marracini, per cui avrei potuto anche fare a meno di intervenire.
Il mio intervento però ha l'obiettivo di fare chiarezza sulle prospettive della sanità in Sardegna allo scopo di verificare, caro Assessore, se con questo Piano ci sarà per i cittadini una diversa qualità dell'assistenza. La povera gente si aspetta da questo Piano una risposta realmente positiva, cosa che invece non vedo, cosa che invece questo Piano non contiene. Il mio intervento ha inoltre l'obiettivo di capire la diversità tra le proposte, di confrontarsi su tutto ciò su cui non siamo d'accordo, cari colleghi, ma anche di capire se c'è un terreno o una strada - per piccola e breve che sia - che nell'interesse generale possa essere percorsa tutti insieme. Noi non abbiamo paura di lavorare nelle giornate del 27, del 28 o del 29, noi diciamo però che non ci deve essere tutta questa fretta per liquidare a tutti i costi questo Piano. Bisogna sedersi intorno a un tavolo, se non si vuole tornare in Commissione, e verificare che cosa occorre cambiare, che cosa occorre togliere, che cosa occorre aggiungere sempre con l'obiettivo e l'esclusivo interesse di favorire i cittadini, la povera gente e tutti coloro che attendono da questo Piano veramente risposte positive.
Pur tuttavia non posso rinunciare, cari colleghi, a fare qualche breve considerazione, assumendomi sino in fondo le mie personali responsabilità politiche. Dopo due anni e mezzo di legislatura oggi discutiamo dunque un Piano, che sinora non si era riusciti a discutere, in un clima di reciproco rispetto, così si dice, tra maggioranza e opposizione. Questo non è avvenuto in Commissione, questo non sta avvenendo in Aula, mi auguro di potermi sbagliare ma credo che gli umori siano questi..
Questo Piano, caro Assessore, si compone di centosessanta pagine; centotrenta contengono l'indicazione di generici obiettivi per conseguire i quali non vi è un euro di disponibilità, non è previsto uno stanziamento. Trenta pagina, addirittura, vengono dedicate alla riduzione dei posti letto, alla realizzazione di nuovi ospedali senza alcuna copertura finanziaria. In questo Piano non c'è alcun riferimento al problema degli emigrati; i nostri conterranei quando rientrano in Sardegna per farsi curare non sanno cosa debbono fare, a chi si devono rivolgere, perché su questo problema in questo Piano manca ogni riferimento; manca ogni riferimento anche per l'assistenza ai turisti nel periodo estivo; non c'è un riferimento soprattutto alla psichiatria che viene addirittura cancellata. Il malato di mente non viene riconosciuto, e addirittura la malattia viene riconosciuta come un problema sociale del quale sembrerebbero doversi far carico i comuni, ma ai comuni non vengono date però le risorse necessarie per poter affrontare eventualmente questo problema.
Ma il fatto più incomprensibile, ingiustificato è che mentre in Gallura, nella città di Olbia, si vogliono aumentare i posti letto per la nuova struttura del San Raffaele e si punta addirittura alla creazione di un nuovo ospedale, a Sassari vengono ridotti i posti letto, addirittura si pensa di eliminare i reparti di dermatologia, urologia, ortopedia, neurologia. Queste sono le risposte che si vogliono dare alla città di Sassari in questo Piano sanitario. Si continua a ipotizzare (mi dispiace veramente che non sia presente il collega Masia per ricordargli la battaglia che fece in proposito nella precedente legislatura) la chiusura degli ospedali di Ittiri e di Thiesi che oggi vengono identificati come ospedali di comunità. Ma, siccome non si capisce cosa siano questi ospedali di comunità, non si sa se diventeranno poliambulatori, ospizi per anziani e meno giovani magari, perché forse vi è questa necessità.
Ancora, il Piano prevede il completamento della nuova ala dell'ospedale di Ozieri, ma non c'è un euro a disposizione per questo progetto; l'ospedale Marino e il civile di Alghero verranno accorpati in una nuova struttura ospedaliera, così dice ancora il Piano, da costruire in un'area che dev'essere ancora individuata. Quindi, se quest'area dev'essere ancora individuata significa che il finanziamento dev'essere ancora reperito e di questo finanziamento perciò non c'è traccia. Un altro fatto gravissimo è che da questo Piano non emerge alcun vantaggio soprattutto per i cittadini, dal momento che la qualità dell'assistenza, caro Assessore, è destinata a peggiorare. Non viene infatti spiegato in che modo e quali mezzi verranno utilizzati per ridurre le liste d'attesa; problema della cui soluzione lei si è fatta paladina, su cui lei ha fatto proclami in diverse occasioni dicendo che avrebbe risolto questo problema, soprattutto nella provincia di Sassari. .
Nessuno ha il coraggio di dire che fine faranno appunto i medici, il personale ospedaliero in vista della costituenda azienda mista ospedale-università, mentre già si pensa, questo sì, alla nomina dei nuovi direttori generali, dei nuovi direttori amministrativi e soprattutto dei nuovi direttori sanitari, caro Assessore, a voler significare che l'esperienza maturata, la professionalità acquisita, l'anzianità nel servizio prestato nelle varie corsie ospedaliere ed universitarie non sono servite a niente.
Io concludo, caro Assessore, sono queste le cose che vogliono gli operatori, tutto il resto è carta straccia e in questo Piano appunto vediamo centotrenta pagine di obiettivi non chiari, noi vogliamo invece migliorare l'assistenza sanitaria in Sardegna perché si possa eventualmente evitare che i sardi per farsi curare vadano in continente.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Lanzi. Ne ha facoltà.
LANZI (R.C.). Signor Presidente, vorrei iniziare con una battuta. Io credo che questo Piano sanitario sia voluto da molti medici e sia voluto anche da molte persone che si trovano a vivere la condizione di pazienti, in una particolare fase della loro vita, e sono quei medici e quelle persone che hanno magari meno voce in capitolo, che urlano di meno, che si fanno sentire di meno ma che costituiscono la gran parte del mondo della sanità.
Il Piano sanitario, entro nel merito, di una Regione è di una tale importanza che è responsabilità della politica approvarlo ogni tre anni, così come è responsabilità della politica non approvarlo per ventuno anni, un lasso di tempo talmente importante da aver lasciato la sanità sarda in uno stato di anarchia a discapito, soltanto, delle persone che in questi anni l'hanno vissuta da utenti primari.
Allora la politica, e quindi questo Consiglio regionale che tante volte ha rivendicato il suo ruolo, ha oggi questa importante responsabilità: portare nella sanità finalmente delle regole che diventeranno strumento di riferimento per tutti, per il cittadino utente che attraverso il Piano potrà chiedere la risposta a un suo diritto, per gli operatori che potranno ricollocare e rivendicare il loro ruolo, per i medici che potranno avere un quadro chiaro entro il quale operare, ma anche per la politica che avrà il compito e la grossa responsabilità di vigilare sulla reale e seria applicazione del Piano sanitario.
Lo schema di Piano sanitario, quale secondo noi doveva essere previsto, è stato riportato all'interno del Piano in discussione e si articola su alcuni punti quali un'analisi epidemiologica della popolazione della Regione, un coinvolgimento partecipativo delle forze sociali, dei sindacati, dei movimenti, delle associazioni, delle organizzazioni degli operatori (coinvolgimento che c'è stato in abbondanza in questi due anni), una definizione degli obiettivi e delle priorità in relazione alla condizione epidemiologica del paese, una definizione dei tempi di realizzazione e una definizione dei finanziamenti.
Rispetto a questi punti il Piano fa un'analisi quasi spietata della situazione epidemiologica della Sardegna denunciando l'assenza di tutta una serie di servizi correlati; perciò abbiamo ritenuto doveroso che la prima parte del Piano contenesse la disamina di quelle che in Sardegna sono le malattie ad alta specificità, le patologie di particolare rilevanza sociale, le patologie di maggiore incidenza epidemiologica, le malattie oncologiche e la salute mentale.
Filo conduttore del Piano, come è stato ripetutamente detto anche dalla minoranza, è l'articolazione dei servizi all'interno dei distretti che sino ad ora sono stati assenti; un esempio eclatante è la mancata istituzione dei dipartimenti di salute mentale con la conseguenza che i servizi per la tutela della salute mentale non sono coordinati fra di loro, mancano di obiettivi e stili condivisi.
Ritengo di potermi soffermare un paio di secondi sul progetto strategico della salute mentale che ha il compito di introdurre un nuovo atteggiamento nel modo di considerare la persona con problematiche mentali. Sono obiettivi del progetto: l'istituzione dei Dipartimenti di salute mentale con un'articolazione più omogenea nei territori; la progressiva riduzione dei Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO), dei ricoveri ripetuti e della loro durata, attraverso il potenziamento delle risorse umane e strutturali; la individuazione di un progetto personalizzato, attraverso il quale il paziente viene guidato alla progressiva accettazione della cura ed alla collaboratività. Può essere inserito in attività lavorative, può essere integrato in situazioni di normalità. Questo progetto rappresenta una grande occasione per superare i molti pregiudizi che ancora vi sono rispetto all'approccio a questa problematica, che è fortemente presente in Sardegna e che affligge anche un numero alto di giovani.
Oltre al Dipartimento di salute mentale, che non è stato istituito in questi anni, manca anche un altro Dipartimento di importanza fondamentale per la sanità collettiva, e cioè il Dipartimento di prevenzione. L'assenza del Dipartimento di prevenzione ha determinato una disomogeneità nelle azioni di intervento nei diversi settori, il mancato coordinamento tra i servizi medici ed i servizi veterinari, l'assenza dell'analisi di bisogno e le risposte adeguate da sviluppare, la mancanza della comunicazione delle situazioni di rischio. Quindi, passo fondamentale del Piano è l'istituzione del Dipartimento di prevenzione.
Proprio rispetto al ruolo del Distretto, emerge dal Piano (soprattutto nella seconda parte, attraverso la riorganizzazione della rete ospedaliera), quale importanza abbia avere un'organizzazione dei servizi all'interno dei territori; sviluppare una rete di distretti che sia in grado, nei singoli territori, di dare una risposta alle persone quanto più adeguata al reale bisogno di salute, che non deve necessariamente essere ospedalizzato; riconoscere 'importanza che rivestono le cure primarie che hanno come proprio livello di riferimento quello più prossimo ai cittadini: il territorio, quindi il loro ambito organizzato è il distretto che rappresenta il punto d'incontro tra domanda di salute del cittadino e 'offerta di cura.
Infine, tra gli strumenti che vengono individuati per la realizzazione del Piano, ritengo di attribuire un ruolo fondamentale alla risorsa umana riferendomi, in particolare, al personale sanitario di ogni ordine e grado; perché quando si lavora in sanità, infatti, qualunque ruolo si svolga, a qualunque livello, ha un valore aggiunto. Ed è per questo che riteniamo che ci debba essere un ulteriore impegno da parte di tutti, affinché tutte quelle forme di precariato, che in questi anni sono state introdotte nella sanità, siano gradualmente ma definitivamente superate; sia garantita una formazione adeguata e continua di chi opera in sanità; sia riorganizzata, laddove necessario, la distribuzione del personale infermieristico per evitare carenze nell'assistenza al malato; va posto in essere quindi un processo di umanizzazione che, purtroppo, anche se spesso se ne parla, è ancora assente in molte strutture ospedaliere.
Una umanizzazione che deve riguardare tutto il personale che opera in sanità, ma che deve partire da quei piccoli, importanti esempi che già esistono nella nostra sanità. Il Piano sanitario non fa cenno, e non è suo compito farlo, alle responsabilità che hanno portato a questa situazione in Sardegna. E non è neanche questo il momento di individuare più o meno di chi siano le colpe, ma è certamente questo il momento di prenderci, tutti quanti, maggioranza e minoranza, la responsabilità di approvare il Piano facendo tutti un passo indietro nell'interesse generale finalmente della persona, del cittadino sardo che ha bisogno di queste regole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, Assessori e onorevoli colleghi, io non seguirò il consiglio della collega Lanzi perché sono contrario a questo Piano, almeno a buona parte di esso, ma non per partito preso o perché l'opposizione deve opporsi, assolutamente no, perché ritengo che uno strumento così importante per la nostra società, uno strumento così atteso sulla sanità in Sardegna avrebbe dovuto avere nel contesto consiliare, in quest'Aula, un'attenzione più approfondita, un dibattito più completo, affinché all'elaborato che è pervenuto dalla Commissione, proposto della Giunta, potessero essere apportate integrazioni, correzioni che tutti noi siamo in condizioni di dare, in buona fede, al di là delle personali posizioni politiche.
Infatti sulla sanità, hanno detto bene poc'anzi il collega Marracini e la collega Lanzi, su una materia così importante, è necessario non dividersi. Ma per non dividersi è necessario trovare punti di incontro, esaminare i punti di criticità che da questo Piano stanno emergendo (sono stati evidenziati nei vari interventi svolti ieri e oggi) e su questi punti di criticità è indispensabile incontrarci per valutarli affinché il Piano risponda effettivamente a quella esigenza di salute cui tutti i cittadini in Sardegna aspirano; ma non solo, vi aspirano principalmente le classi meno abbienti, la povera gente, coloro i quali non avendo nessun supporto soffrono maggiormente della inadeguatezza delle strutture ospedaliere e della mancanza di una politica sanitaria confacente e sufficiente.
Io ho sempre sostenuto, forse perché sento visceralmente la mia sardità, al di là di tutto e di tutti, contro tutto e contro tutti, che nessuno proveniente dal di fuori (non me ne voglia l'Assessore perché non c'è niente di personale) possa insegnarci come vivere a casa nostra; tanto meno un Assessore della sanità, tanto meno dei manager forestieri, tanto meno strutture che, seppur dal punto di vista culturale, della preparazione e della documentazione, possono senz'altro essere all'avanguardia, provengono da una cultura e da una storia completamente diverse dalla nostra realtà, di ieri, di oggi e di domani. Perseguono quindi una filosofia, nell'affrontare e risolvere le problematiche, in questo caso quelle della sanità sarda, che senza ombra di dubbio è legata alla loro formazione culturale, alla loro storia e alle loro problematiche socio economiche, completamente diverse dalle nostre. Questo non vuol dire essere, a tutti i costi, i sardi per i sardi e rinchiuderci dentro una nostra nicchia, assolutamente, vuol dire che nessuno più di noi conosce le nostre problematiche e nessuno più di noi può suggerire soluzioni per i nostri problemi. Questo ho voluto ribadirlo perché, lo ripeto ancora, ne sono coscientemente convinto. Detto questo, la chiusura della relazione del collega Pacifico che parla della speranza dei nostri cittadini di avere una sanità equa, una sanità efficiente, una sanità che non costringa coloro i quali non dispongono di contatti diretti a rivolgersi all'uno o all'altro per potersi curare, mi sembra che contrasti completamente con il contenuto non di tutto il Piano, voglio precisare, ma di una parte di esso. Sulla prima parte, infatti, che tratta degli "obiettivi di salute", e identifica ed elenca le patologie che più caratterizzano la nostra società (patologie che si presentano con percentuali decisamente superiori a quelle riscontrate nel resto del territorio nazionale), tutti concordiamo; d'altronde questi studi non sono espressione della cultura dello staff assessoriale, ma sono il frutto di anni e anni di studi e di ricerche ad opera del mondo universitario e del mondo della sanità in Sardegna. Così dicasi delle patologie di una certa rilevanza sociale, ma non solo, e delle malattie oncologiche.
Io concordo con tutta questa parte di Piano che è la parte espositiva, la parte filosofica, diciamo così, come concordo sugli obiettivi che il Piano stesso si propone in tema di prevenzione. Ma non concordo, assolutamente, con la metodologia che si vuole adottare per contrastare queste patologie; ma contesto e contrasto anche il metodo che si vuole usare per rendere razionali e funzionali le strutture sanitarie e la stessa sanità isolana.
Vede, Assessore, quella rete che si vuole stendere sul territorio regionale, già a partire da oggi e da questo Piano, ha delle crepe e dei buchi tali che tutto ciò che di buono probabilmente si vuole conquistare con essa sfugge dalle maglie larghissime che la stessa rete ha.
Il sogno che è riportato nella relazione di maggioranza io credo che a breve possa, sotto certi aspetti, trasformarsi in un incubo. Perché dico questo? Perché si pensa di chiudere ospedali e di smantellare in parte la rete ospedaliera esistente, mortificando principalmente quei presidi periferici sanitari che hanno determinato la storia, che hanno rappresentato un salto di civiltà, che hanno dato dignità sociale a quelle popolazioni negli ultimi cinquant'anni, nel nome di che cosa? Nel nome di una razionalizzazione della sanità in Sardegna, dell'accentramento dei servizi con la giustificazione che questi possono essere più efficienti. Cosa non assolutamente vera! E' un metodo completamente da verificare ma che non può essere assolutamente verificato sulla pelle dei malati, sulla pelle dei sardi, sulla pelle di quei sardi che meno degli altri possono difendersi e che meno degli altri, non abitando nei grossi centri urbani, hanno la possibilità di accedere ai servizi! Il metodo, Assessore, io lo contesto! E mi fa specie che all'interno di quest'Aula colleghi provenienti dagli stessi territori possano supinamente accettare questa impostazione e non intervengano nel dibattito, non dimostrino se questa è una soluzione idonea, una soluzione che può andar bene o se sarebbe meglio una soluzione diversa.
Io ribadisco quindi che non accetto l'impostazione del Piano perché è errata, questo non è un Piano fatto per i sardi e per la Sardegna, questo è un Piano avulso dalla Sardegna. Il nostro è un territorio vastissimo, costellato da piccoli e piccolissimi centri, servito ancora malamente purtroppo, anche per colpa nostra chiaramente, da una rete viaria inefficiente, dove non si può dire che uno debba coprire 70 chilometri, di cui la metà di strade provinciali, per recarsi nel capoluogo di provincia ed avere una risposta alla salute che attualmente non esiste! Perché attualmente, malgrado la diffusione di piccole strutture sanitarie, le liste d'attesa sono una realtà evidente, costante e vergognosa; e molte volte, per determinate patologie, la lunga attesa termina con la morte dei nostri cittadini malati.
Non è possibile, sinceramente, che questo sia il Piano pensato per la Sardegna. Ecco perché dico che chi viene da una cultura esterna risponde ai principi, ai concetti del suo contesto culturale e sociale e non può in alcun modo rispondere alle esigenze di una realtà storica, qual è la nostra, specifica rispetto alla realtà nazionale.
Ecco perché non accetto, relativamente al numero dei "posti letto", che si stabilisca la necessità di rientrare nel parametro nazionale di 180 posti letto ogni 1000 abitanti invece che 226. Ma dove sta scritto? Nella legge nazionale! Ma la legge nazionale specificatamente vede e si rende conto di quello che succede regione per regione? Ma una legge nazionale siffatta può essere giusta senz'altro per la Lombardia, senz'altro per la Toscana, senz'altro per l'Emilia-Romagna, ma non per l'Isola, Nazione-Sardegna: questa è la verità sacrosanta!
Inoltre, se è vero come è vero che in altre regioni è ben superato quel limite di 226 posti letto per 1000 abitanti, perché noi dobbiamo adeguarci a tutti i costi nonostante lo impedisca la realtà sociale della nostra Isola? Il problema è questo! Se il metodo è sbagliato cambiamolo perché è da questa base parametrale, così come ha confermato poc'anzi il collega Ibba, che si parte per la razionalizzazione della rete ospedaliera. Ebbene, se il parametro è sbagliato, è sbagliato tutto quello che ne consegue: il metodo utilizzato e l'obiettivo che si vuole raggiungere. Infatti, se possono essere giusti, e sono giusti, gli obiettivi indicati nelle premesse , nella prima e nell'inizio della parte seconda del Piano, è poi sbagliato il metodo che si vuole utilizzare per concretizzare gli obiettivi. Su questo bisogna riflettere perché, una volta approvato, questo Piano lo sopporteremo noi e i nostri cittadini! I nostri cittadini!
Quindi, se si parte da una base sbagliata è sbagliato tutto il processo, è sbagliato tutto il processo! Dove sta scritto che qui, nella nostra realtà, che è caratterizzata da un insediamento demografico dispersivo, da un enorme territorio non collegato sufficientemente, i 226 posti ogni 1000 abitanti sono troppi? Non è vero! Perché non è vero? Perché il parametro dei 180 posti letto su 1000 è riferito a territori serviti, a territori e a regioni, Assessore, dove l'assistenza domiciliare è una realtà acquisita, è un servizio concreto ed efficiente! E allora, sì, che si può fare a meno dell'accentramento, dell'ospedalità, senz'altro se ne può fare a meno anche perchè tutti, Assessore, vorremmo non andare in ospedale ma essere curati a casa. Ma prima di chiudere gli ospedali, prima di chiudere e trasformare in ospizio l'ospedale di Thiesi, prima di chiudere e trasformare in ospizio l'ospedale di Ittiri (gli unici a rischio chiusura in tutta la Sardegna, grazie anche al supino e servile silenzio dei colleghi del territorio), si dia a quei territori interni, Assessore, un'assistenza domiciliare vera e poi si chiudano gli ospedali; allora saremo tutti d'accordo. Perché chiudendoli prima, o almeno ridimensionandoli e trasformandoli così come si vuole fare, si toglie ai cittadini quel diritto alla salute che è la base fondante della nostra Costituzione e della solidarietà.
Io non entro nei meandri tecnici di questo Piano; ma, se questo è il fondamento di questo Piano, colleghi, è veramente sbagliato perché è dimostrabile che anche lasciando in piedi le strutture ospedaliere esistenti, sia nei grossi centri urbani che in periferia, ma specializzandole, trasformandole in ospedali specialistici, non certamente in ospizi, si dà risposta concreta e razionale ai bisogni della sanità. Si può dare risposte per esempio alla cura del diabete mellito per il quale, così è scritto nel vostro Piano, è necessario destinare strutture ospedaliere ad hoc affinché la terapia che dev'essere seguita sia una terapia ben identificata in queste strutture. Mi chiedo chi non è capace di tagliare per poter risparmiare, ma non si può fare un parallelo tra la salute e la spesa per la salute.
Mi spaventa molto, in proposito, il fatto che oggi stiamo rinunciando all'intervento finanziario dello Stato in materia di sanità, a meno che tutto questo processo non serva a dimostrare che avendo giustamente rinunciato al contributo statale quindi noi conteniamo la spesa. Ma questo lo si fa sulla pelle dei cittadini, sulla pelle della povera gente, sulla pelle di coloro i quali non possono chiedere aiuto ad un medico amico per un ricovero, per una cura e quant'altro.
Questo Piano sanitario è stato impostato pensando non alla salute dei cittadini, ma solo ai conti economici, al rapporto tra costi e benefici; ma il taglio dei costi, in questo caso, non può arrecare benefici perché stiamo togliendo una parte essenziale di servizi alla Sardegna. Ancor prima di chiudere non dico un ospedale, ma una sola sala di ricovero di un ospedale, è necessario attivare l'assistenza domiciliare, cioè occorre dare un'alternativa, valida, al fine di garantire comunque il diritto alla salute. Non è possibile fare diversamente perché non si garantirebbe il diritto alla salute e alla solidarietà sancito dalla nostra Costituzione. Dal rispetto di questo principio bisogna partire.
Questo Piano, invece (ecco dove ho detto che è sballato), adotta il rapporto tra posti letto e abitanti stabilito nella normativa nazionale per raggiungere un obiettivo, ma lo fa sulla pelle dei sardi. Ciò che io voglio far notare ai colleghi è che non si può applicare questo metodo aziendalistico anche alla sanità, non è possibile! Non è possibile! Si colpisce il cittadino. Non è vero che i cittadini ne trarranno un vantaggio e che d'ora in avanti riceveranno molte più risposte dalla sanità; non è assolutamente vero!
Ora mi rivolgo ai colleghi provenienti dal territorio interessato, anche al collega Licheri, e chiedo che cosa succederà, quando trasformeranno gli ospedali di Ittiri e di Thiesi in ospizio, perché di questo si tratta, ad un'utenza di 28 mila abitanti che già oggi per fare una visita specialistica a Sassari incontra gravi problemi. Per esempio, quattro giorni fa sono stato contattato da un amico carissimo che è dovuto andare a Nuoro per sottoporsi ad una risonanza magnetica. A Sassari si attende sei mesi per una mammografia. Se non conosci nessuno non riesci a fare una visita.
Si chiudono quelle strutture (non dico che debbano essere strutture ospedaliere dove si può operare a cuore aperto), e anche i presidi sanitari che sono stati una conquista di civiltà per i nostri territori da cinquant'anni a questa parte; e non può venire un Assessore qualsiasi che, con un colpo di spugna, cancella la storia e i diritti di un territorio! Perché, Assessore, se lei abitasse in paesi come Mara o Padria e avesse un collasso, il problema sarebbe arrivare a Sassari! Sulla pelle degli altri si può anche ridere, assessore Dirindin, però lei ci sta facendo piangere! Certamente non sta facendo piangere me e neanche gente che, come lei, non abbassa la testa; no, certamente! E' sulla pelle dei sardi che noi stiamo giocando, sulla pelle dei nostri territori che dobbiamo difendere perché siamo stati eletti anche per questo! Per difendere, lo ribadisco, i nostri territori e la nostra identità di sardi.
Quello che sta succedendo è assurdo; su questo Piano, che è un atto indispensabile, di basilare importanza, il Consiglio regionale è muto, si lascia l'opposizione da sola per dimostrare che è un Piano di maggioranza; bene è il vostro Piano, io ero contrario per questo. Non gliene sto facendo una colpa personale, ho parlato di cultura esterna alla nostra cultura, e probabilmente la difficoltà sta qui, ma il Consiglio regionale deve essere in grado di far capire queste carenze o, almeno, di intervenire per farle capire, altrimenti ecco qui la colpevolezza.
Io non ho detto che tutto il Piano è una balla, che tutto il Piano è da rifare, no, punto solo su questo obiettivo strategico e sulla metodologia perché ritengo che razionalizzare non vuol dire smantellare e chiudere tutto, ma vuol dire riformare, vuol dire modernizzare, vuol dire dotare di strutture i territori e lasciare ai territori le strutture esistenti e trasformarle, ma non in ospizi. Non in ospizi, perché questo diventeranno! Nel nome di che cosa? Di un accentramento della sanità che ha creato dei buchi neri incontrollabili, mentre le piccole strutture sarebbero chiaramente controllabili se rese funzionali. E allora le si renda funzionali, ma non le si chiuda! Non si tolga la possibilità ai territori di tenere ciò che in anni hanno conquistato con lotte civili!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.).Signor Presidente, cari colleghi e colleghe, Assessore, io avevo scritto il mio intervento ma, poiché non mi piace offendere, non mi piace dire certe cose che poi rimangono dentro di noi per tanto tempo, non intendo più leggerlo e dirò veramente quello che penso.
Questo Piano sanitario regionale, Assessore, quando è arrivato in Commissione, secondo me era un grande libro dei sogni; adesso, dopo averlo studiato, discusso ed elaborato, devo dire, dandone atto ai miei colleghi del centrosinistra e anche a quelli del centrodestra, soprattutto i colleghi medici che vi hanno lavorato tanto, che è stato migliorato, ma non abbastanza. Non abbastanza, Assessore, e non so il perché; non perché non hanno le capacità, non per questo. Gliel'ho chiesto ma mi hanno detto che più di così non si poteva fare. E allora rimane sempre un libro dei sogni per i sardi che hanno aspettato vent'anni questo Piano, Assessore, o anche di più.
Noi questo Piano, Assessore, lo vogliamo sbrigare in quattro e quattr'otto? In tre giorni? Ma, insomma, dopo vent'anni se lo rivediamo con calma e lo esitiamo tra dieci o venti giorni che cosa cambia? Ecco, non capisco neanche questo. Forse perché non faccio politica attiva come gli altri, faccio meno politica ma la faccio un po' con il cuore, Assessore. Faccio le cose che interessano i cittadini sardi, o perlomeno cerco di farle.
Io oggi interverrò soprattutto su due argomenti. In primo luogo mi occuperò delle malattie mentali. Avevo preparato una relazione sulle malattie mentali, ma i miei colleghi mi hanno preceduto dunque è inutile raccontare quello che hanno già raccontato gli altri, un film visto tre volte stanca e annoia. Allora, io posso dire quello che sento dentro il cuore, Assessore, soprattutto per le malattie mentali dell'infanzia. In Sardegna,Assessore, questo comparto è un disastro: in Sardegna produciamo disabili mentali. Perché dico questo, Assessore? Perché quando intorno ai tre, quattro anni, i genitori scoprono che il loro bambino è ammalato mentale (prima non lo possono sapere), e lo portano da uno specialista e poi vanno in un ospedale o in grossi centri, che cosa gli viene detto? Gli viene detto che non c'è posto, bisogna aspettare mesi, non uno o due mesi, anche otto mesi per iniziare la fisioterapia, otto mesi!
Il bambino cresce e gli fanno le prime dodici applicazioni, dopo otto mesi occorre aspettare un anno per fare un altro ciclo di applicazioni, questo significa che noi stiamo allevando un disabile. Io so che in questo Piano si cerca di risparmiare sulla sanità, giustamente risparmiare perché c'erano sprechi, così si dice, non lo so e non m'interessa. Allora lei mi dice che dobbiamo risparmiare, ma noi in questo modo spendiamo molto di più, molto di più. Se il bambino lo prendiamo e lo curiamo da bambino migliora, Assessore, e lei lo sa. Migliora! Arriva a vent'anni o a diciotto anni non con una disabilità pari all'80, 90 o 100 per cento ma pari al 30 per cento, al 40 per cento. Questo significa che ha le capacità lavorative e intellettuali, può fare quello che faccio io e anche di più. O quello che facciamo noi. Ecco, non capisco perché non si sia data una precedenza alla cura di queste malattie nell'infanzia per evitare di spendere.
E lei, Assessore, io so che lei ci tiene perché non è vero, come dicono i miei colleghi, che non ha un cuore, lei ce l'ha un cuore e me l'ha dimostrato, Assessore, me l'ha dimostrato un giorno che doveva restare dieci minuti con questi ragazzi disabili e invece è restata tutto un giorno, io lo dico perché è vero. Ecco perché insisto tanto che bisogna curarli quando sono piccoli, per non avere disabili! Quanti disabili mentali abbiamo rispetto alle altre regioni? Il 10 per cento in più delle altre regioni. Assessore, questo lei lo sa, e i miei colleghi lo sanno, però nel Piano, anche se abbiamo portato una bella relazione, c'è poco o niente, diciamo niente. E allora io le chiedo, e chiedo anche ai colleghi, di riflettere su questo aspetto perchè è molto importante, è molto importante.
Passo ad un altro argomento, ugualmente importante: i poliambulatori; Assessore, ne stiamo chiudendo due (chiudendo o smantellando pian piano), uno è a Sadali e l'altro è a Teulada. Questi due comuni, due grossi centri, che non facevano parte della provincia di Cagliari (parlo della ASL 8, ognuno parla del suo territorio e io cercherò di parlare del mio anche se dobbiamo parlare di tutta la Sardegna), hanno chiesto di passare a Cagliari forse per avere qualcosa in più, soprattutto nel settore sanità, perché sono territori disagiati. Non so se lei è mai andata in quella zona, penso di no; l'ospedale più vicino, Assessore, è esattamente a 45 chilometri, è l'ospedale di Isili (un'altra struttura che se ne sta andando). Lei pensi che un infartuato, un ammalato, una persona per una qualunque visita deve percorrere 45 chilometri di curve; è successo che qualcuno sia morto durante il percorso oppure, nel caso di partorienti, che il bambino sia nato per strada, in macchina.
Allora, questi paesi, una decina, che hanno scelto (secondo me hanno fatto male perché stavano bene con Nuoro di aderire alla ASL di Cagliari noi li stiamo privando di quei piccoli centri specialistici , adesso da dieci o dodici sono arrivati a 2. A Teulada quasi lo stanno chiudendo.
Ma allora, Assessore, io non capisco, lei ha detto "sul territorio dobbiamo ampliare, dobbiamo fare, dobbiamo...", ma il territorio non c'è, quello è il nostro territorio. Lei dice, 45 chilometri, caro Petrini, è niente. Forse a Milano, con le autostrade, a Torino, ma non in Sardegna; Assessore, 45 chilometri di curve significa circa un'ora se uno va abbastanza veloce, ma se uno ha un ammalato in macchina e va abbastanza piano significa un'ora e mezza di viaggio.
Ecco perché vi chiedo, e chiedo ai consiglieri, di riflettere su queste cose. Il nostro territorio è particolare, allora sul territorio ci deve essere, come diceva lei, Assessore, più assistenza per questi cittadini che sono lontano dalle grosse strutture, questo è importante; a questi cittadini non interessano le cifre, gli interessa stare bene e io glielo dico perché quei cittadini mi hanno mandato qui per dirle questo.
Lei mi ha detto tante volte che nel territorio le ambulanze alla chiamata devono arrivare in 20 minuti, in 20 minuti, c'è scritto anche nel Piano, c'è scritto dappertutto, in 20 minuti, ma quando ci arrivano in 20 minuti? Un infartuato, uno che ha un infarto ed è gravissimo, Assessore, arriva in ospedale che è già cadavere, è già capitato, perché l'ambulanza non arriva in 20 minuti, arriva in un'ora: un'ora per andare, un'ora per tornare. E' su queste problematiche che si deve lavorare, secondo me, per dare qualcosa in più al cittadino.
Assessore, lei è qui, così mi risulta, perché è bravissima in tema di sanità, e io ritengo che lei sia brava. Molti miei colleghi ritengono che non sia brava, pensano che non sappia fare niente, io dico che lei è brava! Me lo dimostri, però, e lo dimostri a questi miei colleghi! Lei lo può fare, ha le capacità, Assessore, io so che ha le capacità, come lei sa che io so; lo può fare benissimo, chi glielo impedisce, Assessore? Le cifre?
(Brusio in Aula)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di ascoltare l'intervento dell'onorevole Petrini, c'è un brusio che non consente, a chi lo vuole, di ascoltare.
Prego quindi chi ha da dirsi cose diverse di uscire dall'Aula, per gentilezza.
Prego, onorevole Petrini.
PETRINI (F.I.). A molti consiglieri non interessa, forse non interessa la vita dei nostri concittadini, quelli stessi che li hanno votati per venire qui, ma non penso.
Io avrei tante cose da dirle, Assessore, ma la cosa che mi sta più a cuore, lei lo sa, sono i disabili perché ho iniziato a fare politica per loro, quel poco di politica che faccio.
Lei pensi, se chiudiamo i poliambulatori, che cosa può significare per queste persone che stanno diventando o sono già disabili andare in un centro ospedaliero, prenotare una visita per farla chissà dopo quanto tempo .Le persone anziane, i disabili, non hanno abbastanza soldi. Il Presidente ha sempre detto di voler pensare agli ultimi (anziani, disabili, poveri), ma questo Piano, Assessore - è il mio punto di vista, poi non ne capisco niente, forse non ho capito il Piano veramente in tutti i sensi - non li aiuta! Non li aiuta perché se noi chiudiamo tutti questi centri, Assessore, non li aiuta no, perché si devono rivolgere a chi? Al privato? Con quali soldi? Uno di noi lo può fare ma non loro. Quindi, cari colleghi, riflettiamo anche su questo problema.
Parliamo ora di ospedali. A Cagliari, Assessore (io sono un cagliaritano, mi preoccupo), vanno chiusi due ospedali; due ospedali gloriosi, due ospedali ottimi: il mio vecchio ospedale (l'ho sempre conosciuto) e l'ospedale Marino. La chiusura dell'ospedale Marino mi preoccupa perché al "Marino" c'è l'unità spinale; lei sa quanto tengo a questa struttura: abbiamo impiegato vent'anni per averla in Sardegna e ora la chiudiamo.
Io so che non lo dovete chiudere, lo dovete spostare, va bene, io credo in questo che ci dite, però non ci avete detto dove, non ci avete detto quando: questo mi preoccupa.
In pratica stiamo smantellando gli ospedali a Cagliari e secondo me va un po' male, ripeto, il fatto che non abbiate detto entro quanto tempo si devono chiudere gli ospedali esistenti e dove sorgerà il nuovo, bellissimo ospedale, così l'ha descritto il Presidente. Io mi auguro che veramente si possa realizzare questo polo ospedaliero grandissimo, che consentirà di risparmiare moltissimo accorpando tutte le specializzazioni. Però il problema sono sempre le distanze, accorpiamo in un polo sanitario e, magari, rimangono sguarniti altri siti per cui in caso di emergenze siamo disperati. Anche su queste scelte bisognava forse riflettere maggiormente.
Avrei tante altre cose da dire, ma è inutile, è inutile; è inutile, Assessore, perché le mie parole, le dico a lei e rimangono parole, però si ricordi dei bambini che soffrono di malattie mentali, questo è molto importante, Assessore, evitiamo visto che lei è venuta da oltre mare per darci qualcosa in più, evitiiamo, Assessore, che arrivino altri disabili in Sardegna, che altri disabili si producano in Sardegna; faccia qualcosa. Nel Piano c'è poco o niente e questo è quello che mi preoccupa di più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Il mio discorso sarà breve e ne modificherò l'impostazione dopo gli stimoli che sono arrivati dai colleghi della maggioranza, in particolare dall'amico Marracini il cui intervento mi ha fatto sorgere dei dubbi.
Sembrava che il Piano l'avessimo presentato noi, noi lo stiamo votando, perché quando argomentiamo in Commissione, caro collega Pacifico, siamo di parte, siamo opposizione, facciamo contrapposizione giusto per fare contrapposizione; questo può anche andar bene se è detto da una parte politica avversa, ma detto da una parte che sostiene la maggioranza è preoccupante. Però io concordo in pieno con alcune delle osservazioni del collega Marracini, per esempio ha ragione quando dice che ci siamo dimenticati delle piccole isole. Mi stupisce che se ne ricordi il Ministero della Sanità; in diversi atti emanati dal Ministero della salute leggo che è stata intrapresa una serie di iniziative per la promozione e il sostegno dell'applicazione dei livelli essenziali di assistenza in particolar modo nelle comunità che vivono in località disagiate, come le piccole isole, in primo luogo, per cui il Ministero della Salute ha effettuato una ricognizione delle esigenze (si suppone che abbia studiato), e giunge alla conclusione che i punti cruciali sono la mancanza di un adeguato servizio di emergenza e urgenza, con utilizzo di elisoccorso, di cui si chiede, sempre nei documenti del Ministero, il potenziamento, così come si prevede che le idroambulanze assicurino la continuità assistenziale 24 ore su 24.
Assessore, studiando i Piani sanitari delle altre Regioni ho visto che il servizio di idroambulanza è presente in Campania, nel Veneto e in tutte le altre Regioni interessate. Chiaramente mi sono chiesto come mai in Sardegna non ci fosse questo servizio. Mi sono collegato al sito della Regione, che è molto aggiornato, e leggo che la Regione è proprietaria, strano, di due idroambulanze inaugurate nell'agosto 2005 alla presenza del dottor Bertolaso, rappresentante del Governo italiano. Benissimo, poiché qualche collega invitava a scendere nel particolare, incominciamo a entrare nei particolari (saremo più chiari vedendo punto per punto quando entreremo nel merito), citiamo qualche esempio; noi non stiamo facendo una opposizione ostruzionistica, siamo i primi a dire che il Piano sanitario serve alla Regione Sardegna, ma devono essere anche comprese e conosciute tutte le problematiche citate dal collega Pacifico nella relazione di maggioranza e che sarebbero state affrontate seriamente nella discussione in Commissione se non ci fosse stata quella accelerazione finale di cui hanno parlato altri colleghi.
Quello che io vi sto dicendo, da piccolo membro di questo Consiglio, l'ho proposto in un emendamento perché chiediamo la continuità allo Stato, ma noi non riusciamo neanche a garantirla alle nostre piccole isole. Carloforte ha 6 mila e passa residenti, la Maddalena ne ha circa 11 mila e ritengo che abbiano gli stessi diritti che abbiamo noi residenti sull'isola maggiore.
Abbiamo chiaramente chiesto informazioni sulla vicenda delle idroambulanze agli Assessorati che non sono stati ancora in grado di trasmettercele. La domanda che sorge spontanea è perché le idroambulanze di proprietà della Regione Sardegna non sono caricate sul 118 come nelle altre Regioni. Io sono sicuro che l'Assessore porrà rimedio, perché io parto dal presupposto che siamo persone serie, non sto parlando per lei, Assessore; sto dicendo che se tutti avessimo avuto la possibilità di ragionare con calma, e far presenti questi problemi, li avremmo affrontati diversamente. Non penso che siano problemi posti per metterci in contrapposizione; io non abito a Carloforte, non è neanche il mio collegio elettorale, né abito a La Maddalena che non è il mio collegio elettorale, però io dico che se chiediamo giustizia ad altri nei nostri confronti, anche noi ogni tanto dobbiamo concederla.
Tra i documenti richiesti ci sono anche quelli relativi al collaudo di questi mezzi. Ci hanno risposto che quella era stata una "inaugurazione da parata", infatti il giorno dopo che il dottor Bertolaso e i rappresentanti della Regione (senza entrare nel particolare), erano saliti sulla motovedetta per consentire che sulla stampa comparisse un bell'articolo, le Capitanerie di porto hanno bloccato i mezzi perché non possono essere né autorizzati né collaudati.
Parliamo di malasanità e io cerco di porre rimedio, perchè preferirei che quelle idroambulanze che come Giunta regionale avete preso in carico, e non voglio fare polemica, funzionino; e non mi sembra che questo sia un reato.
In questa Aula ho sentito bellissimi interventi di colleghi che stimo, ma mi stupisce quando, per difendere la causa, dicono che sono state eliminate le liste di attesa o, come ha detto l'onorevole Cachia ieri, di averle ridotte del 60 per cento circa. Io dico ben venga, Assessore, sarò il primo in Aula a ringraziarla pubblicamente se riusciremo a ridurre, se non del tutto anche solo in parte, le liste d'attesa sulle quali sono state fatte trasmissioni televisive. Non so se i colleghi sono fortunati e nel loro territorio le liste d'attesa non esistono, ma io parlo per Cagliari, perché conosco Cagliari, dove abbiamo raggiunto livelli assurdi, e non è colpa né di un governo né dell'altro.
Quando citiamo i problemi, chiediamo anche di avere delle risposte sulla semplificazione e la risoluzione. Assessore, lei ha dato molte garanzie, ha citato molti problemi; il problema del pronto soccorso che non funziona, per cui io dico facciamo delle camere preventive per l'accesso dei pazienti al fine di valutare il grado di emergenza (primo o secondo livello), se si valuta che c'è un uso inappropriato del pronto soccorso faccio pagare anche il ticket; perché può essere il caso di chi arriva con i mezzi di soccorso per fare prima e fa il furbo alla faccia di chi davvero sta male e magari si reca al pronto soccorso con il mezzo proprio. Queste storie le leggiamo tutti giorni sul giornale. Oggi le faccio i complimenti, se è vero che avete collaborato per scovare le false dichiarazioni, perché quei servizi devono essere messi a disposizione di chi ha veramente bisogno, su questo noi facciamo battaglie assieme a voi.
Io sono il primo, il Natale dell'anno scorso, ad aver pagato il ticket al pronto soccorso pediatrico perché mia figlia, con 40 di febbre, è stata la prima utente del giorno di Natale; il ticket va pagato, però è importante anche l'umanizzazione che richiamava la collega Cocco. Io sono arrivato al pronto soccorso pediatrico e mi hanno fatto tornare indietro per pagare il ticket, fortunatamente non ero solo ed è andata la persona che era con me a pagarlo, ma è una vergogna che si mandi indietro una persona con una bambina di due anni in braccio che sta tremando per la febbre.
Un esempio personale per dire che nessuno lì dentro non voleva pagare il ticket, ma non si può neanche fare il giro di tutto l'ospedale (adesso nel pronto soccorso pediatrico c'è un presidio per pagare il ticket), per ottemperare a questo pagamento. Mi dispiace, non è questa la sanità che vogliamo. Assessore, le garantisco che nessuno ha problemi a pagare se ha la possibilità di farlo; il povero, se può, si toglie i soldi di tasca per curare il proprio bambino e, come ha detto lei, come abbiamo letto oggi nel giornale, sono i ceti ricchi che spesso non pagano.
Mi dispiace che non ci sia il collega Lai perché ieri mi è piaciuta la sua affermazione sul fatto che questo Piano non comporterà costi. Bello! Lei ha posto le questioni in modo serio. Quando parla di Alzheimer e dice che le unità di valutazione non sono in grado di poter lavorare perché sono in carenza di organico, io chiedo come sopperiamo. Non aumentando la spesa perché, giustamente, lasciamo le cose come sono. Ma se il servizio pubblico, per garantire certi servizi, oggi deve utilizzare personale interinale, Assessore, io la prego, da cittadino, di ripristinare gli organici., Non è possibile, per esempio, che al San Giovanni di Dio il reparto di ginecologia sia dislocato ancora su un piano, nonostante abbia due piani a disposizione, perché non ci sono le figure infermieristiche che possano prestare servizio alle persone ricoverate, sottolineo ricoverate. Sorvoliamo sul fatto che siano ricoverate nei corridoi, in Sardegna è cosa consueta, accettata, però preferirei che si inaugurasse anche il piano superiore e ci fosse il personale per assistere la gente.
Collega Frau, se queste sono perdite di tempo le dirò che a me piace perdere tempo perché questi sono problemi che ci pongono le persone e noi dobbiamo portare avanti, soprattutto, le istanze della gente, altrimenti evitiamo di parlare in quest'Aula e discutiamo al bar. Stiamo parlando in modo serio e non per partito preso contro un Piano, un Piano che serve a tutti. Non ritengo che sia il vanto della maggioranza, ma non vorrei che fosse il demerito della maggioranza e dell'opposizione.
Noi faremo delle battaglie perché il Piano venga migliorato, perchè la gente recepisca quello che abbiamo fatto in quest'Aula per dare risposte a tutte le esigenze della nostra popolazione. Siamo in questo Consesso sempre in rappresentanza di qualcuno; chi rappresentiamo? Nel programma di governo si parla di rappresentare i più deboli. Questo ha detto il Presidente nel suo bellissimo discorso sulle dichiarazioni programmatiche. Oggi abbiamo la possibilità di mettere in pratica quel principio: diamo un segnale.
Si parla di piano aziendalistico, di chiusura di bilanci in pareggio. Benissimo! Purché diamo anche risposte alla gente. Citiamo sempre l'Organizzazione mondiale di sanità, l'Unione Europea; ebbene, dai loro documenti emerge che la tutela della salute non può essere un costo di un bilancio e non può essere semplificata in una spesa, perché quando paghiamo le tasse va bene, il giorno che insorge per noi qualche problema siamo un costo. Non è così! La salute è garantita a tutti i cittadini, dal primo all'ultimo, compresi quelli che, come me, non hanno mai usufruito di prestazioni sanitarie.
Parliamo di volontari, centocinquanta associazioni di volontariato garantiscono il servizio di trasporto con le ambulanze al pronto soccorso; ci siamo mai chiesti perché le ambulanze fanno sino a sei ore di fila al pronto soccorso? Io me lo sono chiesto, altrimenti non sarei qua, E ritengo che il Piano vada scritto in modo che quelle sei ore d'attesa (è il limite massimo, nel Piano si dice e l'ha dichiarato anche l'Assessore, che mediamente l'attesa è di tre ore), siano ridotte. Le riduciamo a mezz'ora e creiamo la camera preventiva, come che ho detto prima, e per valutare la patologia del paziente e quindi l'urgenza? Però, scriviamo seriamente come farlo.
Io sono d'accordo sul fatto che la Giunta debba avere poteri, ma non a questi livelli. Iniziamo perciò a scrivere, come hanno fatto tutte le regioni che penso abbiano sistemi democratici come il nostro, che il Consiglio regionale rivede la stesura del Piano ogni tre anni ed entra nel merito delle linee e dei programmi della Giunta, dando le sue opinioni; perché noi stiamo, davvero, portando avanti le istanze della gente. Sono problemi della cui soluzione non sono stato investito soltanto io; colleghi intervenuti prima di me hanno parlato di situazione al limite del ridicolo perchè si è dovuti intervenire per garantire un'operazione a cuore aperto.
È questo il sistema sanitario che vogliamo? Come stiamo ponendo rimedio, esattamente? Abbiamo prospettato nel Piano tantissime belle cose, che servono; però, scriviamo anche come arrivare alla semplificazione che chiede il paziente. E meno male che i medici di base fanno da trait d'union con la struttura sanitaria, altrimenti saremmo a livelli di Terzo mondo. Le guardie mediche, che sono in primo piano, a volte, non hanno né l'aria condizionata né il riscaldamento. Vogliamo porci questi problemi, che sono problemi seri?
Si parla di costi. La gente non si lamenta se il servizio costa, purché venga data la prestazione adeguata nei tempi congrui. Sono d'accordo con il collega Marracini quando dice che non possiamo valutare la sanità in termini di pareggio di bilancio, di dare e avere. non si può essere ragionieri.
Continuiamo inoltre a costituire comitati di gestione, Assessore. Mi stupisce che per il 118 si parli ancora di comitati di cui fa parte anche il Direttore della ASL mentre, colleghi, dovremmo fare come hanno fatto nelle altre regioni e dare a questo servizio autonomia di cassa e autonomia di spendita. Perché se lasciamo che sia sempre il manager a valutare se dare le risorse a quel servizio o ad altri, non gli darà mai una lira in più. Chiediamo almeno una uguaglianza di trattamento, non dico di essere migliori, più belli, siamo tutti cittadini italiani e ci riempiamo sempre la bocca di queste parole, quindi ogni tanto cerchiamo di concretizzare.
Parliamo di formazione del personale. Perfetto. Formiamo tutto il personale, compresi coloro che prestano servizio gratuito e sopperiscono alle carenze del servizio dello Stato. Ma, facciamo come fanno in tutta Italia: formiamoli sempre. Non ci chiedono una lira, se non le spese assicurative che sono previste per la convenzione del 118. Facciamo in modo che si garantisca il servizio ventiquattro ore su ventiquattro, perchè siamo l'unica regione, e l'ha scritto bene l'Assessore, dove le molte associazioni non riescono a garantire questa continuità. Cerchiamo di metterci in regola con i parametri delle altre regioni.
Se ritenete che queste osservazioni significhino fare ostruzionismo, colleghi, io vi auguro di fare ostruzionismo, se questo vuol dire cercare di migliorare al massimo un Piano che sarà calato dall'alto (non sono parole mie, mi approprio di parole di colleghi della maggioranza)- sulla testa della gente;generalmente si scontenta qualcuno, ma quando si scontenta tutti, evidentemente, c'è un problema.
Parliamo di realtà territoriali. La Sardegna, Assessore, suppongo che oggi la conosca meglio di me, presenta molte realtà (le citava il collega Rassu) che mi preoccupano. Se lei sfortunatamente avesse, nel periodo estivo, un incidente nella strada che collega Cagliari a Muravera non si sa chi dovrebbe intervenire, se Muravera o Cagliari, né se e chi dovrebbe attivare l'elisoccorso. Sa quanta gente è morta in quel percorso automobilistico? Ecco perché dobbiamo organizzare meglio i servizi.
E poi non scriviamo cose tipo "lo sviluppo del buon uso del sangue". Che cosa vuol dire ? Che i donatori che danno il sangue lo danno con spirito cattivo? O che lo usiamo in modo sbagliato? Questa è una espressione demagogica!. Dovremmo ringraziare, e io lo faccio qui, ora, coloro che fanno sì che siamo la prima regione per la raccolta del sangue, come ha scritto l'Assessore, ma io non metto in dubbio che il sangue venga usato in modo errato o venga sprecato, non stiamo giocando su queste cose. Per patologie come la talassemia, il sangue serve. Io mi auguro che sia sempre usato a fin di bene, che non giochiamo o lo vendiamo o lo barattiamo. Grazie a Dio, non siamo un Paese del Terzo mondo dove si vendono le cose.
Abbiamo scritto tanti bei poemi ancora in questo Piano, che poi commenteremo punto per punto, io sono sicuro che l'Assessore saprà fornirci le spiegazioni migliori, perché anch'io come molti colleghi non riesco a capirlo, collega Frau, non tutti siamo ad alti livelli, io parlo terra terra e mi piace capire le cose prima di votarle, anche prima di votare contro.
Noi dobbiamo comunque portare avanti le istanze della gente, senza fare inciucci ma discutendo, come si stava facendo, e bene, in Commissione se non ci fosse stata un'accelerazione. Io non faccio parte della Commissione sanità, ho sostituito dei colleghi quando non potevano essere presenti, ma ho visto un clima sereno con l'Assessore partecipe che dava le sue indicazioni. Questo è il modo bello di discutere, ma non si può dire che non si dialoga con gli altri perché gli altri non portano argomenti migliorativi. Voi stessi avete detto che il Piano è perfettibile, tutto lo è, eppure spesso in quest'Aula facciamo battaglie per dare vita a provvedimenti che poi in pratica non servono particolarmente dato che, un esempio, ancora sono bloccate le risorse, 20 milioni di euro, da assegnare per il programma di insegnamento dell'inglese nelle scuole elementari. E su questo provvedimento c'era stato un voto favorevole espresso unanimemente. Quando diciamo però che dobbiamo migliorare e scrivere le cose in modo serio noi ci crediamo, se no stiamo sempre a giocare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, sull'ultimo numero del settimanale The Economist, che probabilmente molti colleghi hanno avuto modo di sfogliare, se non di leggere, in circa otto pagine il Presidente della Regione sarda dipinge la nuova Sardegna, fa un quadro straordinariamente paradisiaco, ai limiti dell'indecenza, oserei dire, per il messaggio che il presidente Soru ha veicolato a quanti in Italia hanno avuto modo di leggere le sue esternazioni. Ora, se si fosse trattato di un articolo a pagamento l'avrei anche potuto capire, ma immagino che non sia stato un articolo a pagamento per cui il giornalista, evidentemente, ha ritenuto di considerare valide tutte le considerazioni che il presidente Soru ha voluto trasmettere.
In effetti, all'inizio di questa legislatura ci si sarebbe aspettati, e molti sardi ancora oggi forse aspettano, di vedere un'altra Sardegna e di vederla da tutte le angolazioni, una delle angolazioni è certamente quella della sanità. Peraltro, il presidente Soru non si fidò o, meglio, diffidò di poter indicare per la sanità un Assessore sardo e si affidò, invece, ad un Assessore che non conosceva la realtà sarda ma che ha fatto in fretta a conoscere, non c'è dubbio. Ma, che più che indicare un Assessore, probabilmente il Presidente si è messo al riparo, si dice, da eventuali connivenze che potevano esistere nel mondo sanitario sardo. Può anche essere stata una scelta in quel momento opportuna, io non sono un operatore della sanità, per mia fortuna la utilizzo poco e spero di continuare così, ma vivo in mezzo alla gente e vedo, invece, che una buona sanità è sempre più richiesta, è sempre più attesa.
È stato detto che questo Piano è la fiera delle banalità, io più che banalità le definirei ovvietà, perché quanto meno tutto ciò che è scritto nella prima parte è piuttosto scontato e ovvio. Allora, se era scontato e ovvio e se questa Giunta regionale dopo due anni e mezzo aveva già valutato, al di là del Piano, quali erano i problemi più assillanti, più pressanti della sanità in Sardegna, mi sarei aspettato che molte delle iniziative, presunte e non garantite da risorse, fossero già state messe in atto per dire che, a tutt'oggi, il cittadino medio sardo e anche quello non medio, il cittadino sardo oggi, secondo lei, Assessore, ha la percezione che il Servizio sanitario regionale è migliorato straordinariamente? Ha avuto questa percezione o ha questa sensazione o ha questa certezza di poter dire che il Servizio sanitario regionale è straordinariamente migliorato visto che molti colleghi (pochi a dire verità, molti si sono cancellati), ma quei colleghi della maggioranza che sono intervenuti hanno inteso trasmettere il messaggio di una sanità sarda finora da Terzo mondo.
Se la sanità sarda era da Terzo mondo e voi in due anni e mezzo avete la necessità di ribadire concetti ovvi, scontati che tutti quanti possiamo condividere e non siete però in grado di garantire che la sanità sarda è migliorata, allora i casi sono due: o quella è incapacità congenita di cui tanto parlate e alla quale avete partecipato a piene mani nelle legislature precedenti o, altrimenti, la vostra incapacità è pari almeno a quella incapacità che vi ha preceduto, perché in questi due anni e mezzo non è cambiato assolutamente nulla.
Sono cambiati direttori generali, è cambiato l'Assessore, è cambiato qualche primario ospedaliero, ma le file e le liste d'attesa sono sempre le solite, nei pronto soccorsi, non l'ho detto io, l'hanno detto anche altri, ma lì un'esperienza l'ho vissuta: dodici persone e sei ambulanze fuori che aspettavano per capire chi era il paziente che doveva essere visitato prima. Onorevole Pacifico, sa chi è uscito a verificare chi aveva la priorità, chi aveva più necessità? Un infermiere, degnissima persona, ma non è venuto fuori il medico dal pronto soccorso, è venuto fuori un infermiere che ha valutato quale era la priorità, chi aveva più necessità. Ma questo succede oggi, è successo l'altro giorno e succedeva due anni e mezzo fa, non è cambiato assolutamente nulla.
Allora, perché vi affannate tanto quando noi vi diciamo che questo Piano necessariamente sarebbe dovuto passare in Commissione terza per una quantificazione delle risorse. Io infatti non sono d'accordo con coloro che pensano che una buona sanità abbia, come primo requisito, quello di risparmiare dei soldi, io sono totalmente contrario a questa impostazione, io dico che i soldi devono essere spesi bene e che si deve spendere anche di più, assessore Dirindin, se è necessario dare maggiori servizi ai cittadini. Invece c'è la corsa al risparmio senza garantire adeguati servizi.
L'altro giorno nel corso di un incontro che c'è stato ad Oristano, il manager della ASL, il dottor Onnis, che molto gentilmente e cordialmente è intervenuto non evitando, quindi, anche le contestazioni che potevano arrivare nei confronti del Piano sanitario, ci ha dato una chiave di lettura tutta sua, quasi avesse inventato l'acqua calda; ha detto che non si poteva pensare di avere l'ospedale sotto casa, come se fino adesso ci fossero stati ospedali sotto casa. E io ho detto al dottor Onnis che mi preoccupa di più, se anziché avere l'ospedale sotto casa dovessi avere l'ultima dimora sotto l'ospedale, perché questo sta accadendo, questo sta accadendo, in moltissime strutture ospedaliere.
Allora, io non parlo per tutelare un territorio, parlo molto marginalmente della provincia di Oristano, ma ne parlo proprio marginalmente. Non ho mai fatto la politica del territorio, faccio la politica di un'intera regione, spero di poterla fare. Ma certo è che negare oltre cento posti letto alle strutture oggi esistenti ad Oristano, senza nessuna giustificazione, io credo che sia un fatto quantomeno da discutere. Ora, in provincia di Oristano, mi pare siamo dieci consiglieri regionali, ci sono sei che si affannano a capire almeno la ragione di questo. Ma vediamo di trovare una soluzione. Può essere che il numero di posti letto per acuti e post-acuti che c'è oggi ad Oristano sia troppo alto. Benissimo, ma che sia una decisione che viene presa solo ed esclusivamente da un Piano che non è stato modificato in Commissione, per cui come è nato è morto, nel senso che è rimasto com'era lascia perplessi. Certo, sono stati presentati degli emendamenti, li abbiamo presentati anche noi, ma io oggi parlo di quello che conosco, parlo di questo Piano, la tabella credo di saperla leggere quantomeno quanto voi.
E, allora, quando poi il cittadino mi dice che sono stati tagliati i posti letto ad Oristano per darli ad Olbia, io dico che non accetto neanche questo. Probabilmente è stato valutato che ad Olbia sarà necessario che ci siano più posti letto, non lo metto in dubbio, ma perché si vuole rifiutare il confronto su questo? Per quale motivo la terza Provincia della Sardegna, per il momento, così si dice nel Piano, , non capisco che cosa voglia dire, anzi c'è scritto "attualmente", facendo quasi pensare che ci siano modificazioni in corso. Cosa vuol dire "attualmente" è la terza Provincia della Sardegna?
FRAU (Progetto Sardegna). Che ci sono state, perché prima erano USL.
DIANA (A.N.). "Attualmente" non è quel termine che doveva essere usato…
FRAU (Progetto Sardegna). E' proprio quello, invece. Le AA.SS.LL sono cambiate! Dovrebbe saperlo.
DIANA (A.N.). Sì, va bene, comunque lei può dialogare quanto vuole. Allora io parlo, senza scendere nel particolare, ripeto, del territorio della provincia di Oristano perché credo che sul distretto di Bosa ne parleremo moltissimo in questi giorni.
Ma, ritornando invece alle ovvietà e alle banalità che sono scritte in questo Piano (che definisco per correttezza "ovvietà" e non "banalità", perché molte le abbiamo condivise e le condividiamo), addirittura si dice che bisogna fare buon uso del sangue, manco avessimo Dracula il vampiro in circolazione! Non so che uso ne vogliamo fare del sangue! Se non se ne fa un buon uso del sangue, ma è da imputare forse al Piano? O qualcuno si dovrebbe fare un esame di coscienza del perché il sangue non viene usato bene? Allora, in tutte queste ovvietà, premesso che io sono assolutamente d'accordo che le risorse spese per una buona sanità siano spese bene e che siano anche un importante veicolo economico se la sanità funziona bene, dicevo che le liste d'attesa non sono cambiate in questi due anni e mezzo. Eppure i vostri principi ispiratori erano certamente superiori ai nostri o superiori a quelli che ci hanno preceduto. Non è cambiato di una virgola. Banalità per banalità, ovvietà per ovvietà, sono andato a vedere se in questo Piano poteva essere prevista, vista la nostra ormai totale competenza su questa materia, competenza che ci siamo assunti anche oltre ciò che ci era stato richiesto, dato che partecipiamo solo noi alla spesa sanitaria (ce la siamo presa tutta e quindi siamo pienamente legittimati ad operare noi in quel settore), l'educazione sanitaria nelle scuole: elementari e medie. Visto che è nostra competenza, per esempio, cominciamo ad educare i ragazzi ad avere un buon comportamento alimentare, a capire qual è la metodologia di utilizzo delle medicine.
Non trovo niente di tutto questo e credo che invece fosse uno dei primi presupposti dai quali partire perché voi avete detto che questo Piano farà carico ai costi del 2007-2009, io non credo che nel 2007, appena la finanziaria sarà approvata, all'improvviso cambi la sanità. Questo Piano per essere attuato, sempre che venga attuato, necessiterà almeno di altri due anni e in altri due anni presumo che non cambierà assolutamente niente se noi non mettiamo le basi già da adesso. Non si parla di questo, assolutamente.
Un altro degli argomenti che non ho trovato all'interno di questo Piano è l'istituzione di un'Agenzia per la formazione continua in medicina. Noi abbiamo presentato un emendamento dove chiediamo l'istituzione di un'Agenzia perché immagino che sia indispensabile, necessaria, è richiesta da tutti!
Si parla di ricerca. Su questo punto vi dovete mettere d'accordo intanto con i sardi, poi con il Consiglio regionale e, in ultima analisi, con il professor Gessa. Dove la vogliamo fare questa ricerca? Perché da un lato nasce Fase 1 (aspetteremo la Fase 2 quando qualcuno avrà la bontà di illustrarci intanto la Fase 1 e poi la Fase 2) e parliamo di un certo tipo di ricerca, poi parliamo di un'altra ricerca. Io immaginavo che si trattasse di ricerca applicata (una ricerca cioè che veramente dà risposte, per esempio, al grave dramma dei tumori o ad altre gravi patologie presenti nella nostra Isola), e non invece di ricerca farmacologica per utilizzare i sardi come criceti. Forse il professor Gessa ci avrebbe potuto illustrare in camera caritatis il percorso di questa iniziativa, perchè la fine della storia è che quella ricerca farmacologica la dobbiamo sperimentare sui sardi se vogliamo avere quei famosi risultati, a livello internazionale, dei grandi gruppi che producono i farmaci stessi!
Chi ha autorizzato questa maggioranza e il Presidente a mettere in piedi un tipo di sperimentazione di questo genere in Sardegna? Chi l'ha autorizzato? Per quale motivo la Sardegna deve fare da cavia? Può anche prendere questa decisione ci mancherebbe altro, ma forse sarebbe il caso di parlarne. O non è il caso di parlarne? Cioè tutto quello che il Presidente intende veicolare attraverso i mass media, attraverso The Economist, in questo caso, è da reputare utile, produttivo, straordinariamente importante per cambiare le sorti della Sardegna. Voglio dire che il Presidente, nel momento in cui reputa che la Cooperativa 3A di Arborea è il massimo possibile per tutto ciò che concerne il latte ovino, pensa di clonarla per ottenere lo stesso risultato riguardo al latte caprino. Ma questo veramente vuol dire essere fuori dal mondo! Fuori dal tempo!
Il Presidente vuole cancellare con un colpo di spugna 5000 anni di storia! Ci sono ancora i cartelli che dicono che la Sardegna ha 5000 anni di storia, esistono ancora. Forse è una forma pubblicitaria che verrà abolita, perché non li vogliamo più 5000 anni di storia a questo punto! Ma come, clonate un'esperienza che non è nata in Sardegna, ma che si è consolidata in Sardegna, all'improvviso dai confini del Giudicato di Arborea, dove per grande sfortuna si perse una battaglia epocale, nasce l'idea che per razionalizzare, per migliorare la condizione economica della pastorizia sarda bisogna clonare Arborea per avere un'Arborea del latte caprino!
Queste sono le cose che io non concepisco, cioè che il primo che si sveglia dà una notizia roboante e in quel momento nasce il sostegno a quell'idea. Io so benissimo, cari colleghi della maggioranza, che tra voi ce ne sono tantissimi che non condividono molte delle esternazioni e delle considerazioni del Presidente, ma questo è anche normale, non tutti dobbiamo pensare nello stesso modo, ma qualche volta un sussulto di orgoglio si può avere? O io debbo ragionare con la testa del Presidente che dice che il poligono di Capo Teulada, se non viene smantellato in pochi giorni (mettendo in difficoltà anche lo stesso Governo) equivale a una occupazione militare? Se così è avete l'obbligo morale di dichiararlo, di dire che siete d'accordo con lui. Ma, una persona crede o non crede alla sua patria, crede o non crede allo Stato italiano. Se non ci crede anziché usare questi toni dovrebbe fare la battaglia dell'IRS, dovrebbe fare la battaglia degli indipendentisti, può darsi anche che il popolo sardo lo segua su questa strada, ma non si possono miscelare le due cose perché non è così che funziona.
Io avrei gradito che il presidente Soru oggi fosse in Aula(non perchè volessi uscire dal seminato), ma gradirei che ci rimanesse per tutta la discussione di questo Piano perché, forse, una certa infarinatura farebbe bene anche a lui! Però, si fida talmente ciecamente del suo Assessore e della sua maggioranza che probabilmente ha dato campo libero. Campo libero, mi chiedo, in termini di giorni? In termini di ore? In termini di contingentamento dei tempi? Può darsi. Io non so quanto tempo sarà necessario per approvare questo Piano, non sta a me dirlo, io sono l'ultimo dei consiglieri regionali che ne può determinare l'approvazione.
Dicevo della sanità nelle scuole, non se ne parla; io dico che i medici ospedalieri dovrebbero avere maggiori poteri, ma credo che dovrebbero averli veramente. Così come credo che dovrebbe essere rivalutata la figura del medico di famiglia. Sono scelte che dipendono dallo Stato o dipendono da noi? Fatemi capire se in questo Piano esiste la voglia di rivalutare i medici di famiglia, i medici di base, non esiste, non si legge da nessuna parte, non sono considerati! C'è un altro problema...
PRESIDENTE. Onorevole Diana il tempo a sua disposizione è terminato. Il Consiglio è riconvocato per questo pomeriggio alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore 14 e 03.
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