Seduta n.174 del 24/10/2001 

SEDUTA ClXxiv

Mercoledì 24 Ottobre 2001

(Antimeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 11 e 17.

ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di lunedì 1° ottobre 2001 (169), che è approvato.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Norme per l'attuazione del diritto allo studio universitario e per la promozione della ricerca scientifica". (258)

(Pervenuto il 9 ottobre 2001 ed assegnato alla ottava Commissione.)

"Nuove norme regionali sul diritto allo studio". (261)

(Pervenuto il 10 ottobre 2001 ed assegnato alla ottava Commissione.)

"Beni librari e documentari sui servizi di accesso alla conoscenza e all'informazione". (262)

(Pervenuto il 10 ottobre 2001 ed assegnato alla ottava Commissione.)

"Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2000 e del rendiconto dell'Azienda foreste demaniali della Regione per lo stesso anno". (265)

(Pervenuto il 17 ottobre 2001 ed assegnato alla terza Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri Falconi - Cugini - Fadda - Balia - Biancu - Demuru - Orru' - Pinna - Pirisi - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore:

"Riordino dell'organizzazione turistica della Sardegna". (257)

(Pervenuta il 5 ottobre 2001 ed assegnata alla sesta Commissione.)

dal consigliere Dore:

"Costituzione di una commissione consiliare speciale e di una consulta regionale per la redazione di un testo di revisione dello Statuto regionale". (259)

(Pervenuta il 10 ottobre 2001 ed assegnata alla prima Commissione.)

dal consigliere Piana:

"Modifiche alla legge regionale 3 luglio 1998, n. 21 (Provvidenze a favore delle vittime di attentati e dei superstiti di dipendenti regionali deceduti per causa di servizio)". (260)

(Pervenuta il 10 ottobre 2001 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Giovannelli - Corona - Pilo - La Spisa - Lombardo - Satta - Balletto - Granara - Licandro - Rassu - Biancareddu - Pili:

"Norme per la formazione professionale dei collaboratori della sicurezza per le attività di svago". (263)

(Pervenuta il 16 ottobre 2001 ed assegnata alla ottava Commissione.)

dai consiglieri Liori - Murgia - Biggio - Carloni - Corda - Diana - Frau - Locci - Sanna Nivoli - Usai:

"Istituzione del servizio idrico integrato e regolazione ottimale delle risorse idriche". (264)

(Pervenuta il 16 ottobre 2001 ed assegnata alla quarta Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione CALLEDDA - PINNA sulla moria di pesci negli stagni di Cherra e Foxi Sant'Anna Arresi". (6)

(Risposta scritta in data 8 ottobre 2001.)

"Interrogazione SANNA Giacomo - MANCA sulla realizzazione di un impianto di acquacoltura nelle acque di Bosa". (214)

(Risposta scritta in data 8 ottobre 2001.)

"Interrogazione AMADU sulla necessità di inserire le competenze dei diplomati in Produzioni animali con orientamento in Gestione e protezione della fauna nella figura professionale di "Tecnico faunistico". (297)

(Risposta scritta in data 8 ottobre 2001.)

"Interrogazione FRAU sulla selezione pubblica per la scelta del Direttore del Parco di Porto Conte (Alghero)". (299)

(Risposta scritta in data 8 ottobre 2001.)

"Interrogazione CORDA - LIORI sulla paventata chiusura del CUAS (Centro Unificato Automazione Servizi delle Poste Italiane) in Sardegna". (336)

(Risposta scritta in data 8 ottobre 2001.)

"Interrogazione ORRU' - CALLEDDA - MARROCU - PUSCEDDU sulla chiusura del Centro Unificato Automazione Sede (CUAS) di Cagliari da parte delle poste Italiane S.p.A." (337)

(Risposta scritta in data 8 ottobre 2001.)

"Interrogazione CAPPAI sulla decisione della Società Poste S.p.A. di chiudere l'impianto CUAS di Cagliari". (341)

(Risposta scritta in data 8 ottobre 2001.)

"Interrogazione SANNA Giacomo - MANCA sul completamento della "camionale" Sassari-Porto Torres". (360)

(Risposta scritta in data 8 ottobre 2001.)

"Interrogazione FADDA - SELIS - GIAGU - SECCI - SANNA Gian Valerio sulla chiusura da parte delle Poste Italiane del Centro Unificato Automazione Sede (CUAS)". (366)

(Risposta scritta in data 8 ottobre 2001.)

"Interrogazione VASSALLO sui disagi derivanti dalla chiusura al traffico della SS 134 Sedini-Castelsardo". (368)

(Risposta scritta in data 8 ottobre 2001.)

"Interrogazione PIANA sul premio "Primo insediamento giovani agricoltori" - 1° e 2° bando. Sanatoria UE per chi si è insediato dopo le annate 1999 e 2000". (373)

(Risposta scritta in data 8 ottobre 2001.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

ORTU, Segretario:

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di interventi urgenti in favore degli agricoltori della Nurra colpiti dalla siccità". (381)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla autorizzazione alla coltivazione di una nuova cava in agro di Ossi". (382)

"Interrogazione CALLEDDA - FALCONI - ORRU', con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della Acentro Ceramica di Carbonia". (383)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla legge regionale n. 64 del 1986 'Interventi per lo sviluppo delle attività musicali popolari'". (384)

"Interrogazione DORE - BIANCU - DEIANA - GRANELLA, con richiesta di risposta scritta, sulle disfunzioni ed i gravi ritardi che caratterizzano l'operato degli Assessorati competenti all'esame ed all'istruzione delle pratiche di finanziamento alle aziende operanti nel settore dell'industria in genere ed in quello delle attività agricole in particolare, con specifico riferimento alla pratica di finanziamento riguardante la Società Barbagia Flores, facente capo alla imprenditrice signora Rosanna Fiori barbaramente assassinata il 3 ottobre 2001". (385)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla cancellazione del distaccamento dei vigili del fuoco di Alghero (SS)". (386)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità del presidio medico all'Asinara durante il periodo invernale". (387)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione del distaccamento dei vigili del fuoco ad Alghero". (388)

"Interrogazione GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del distaccamento dei Vigili del fuoco nella città di Alghero". (389)

"Interrogazione GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sulla manutenzione e gestione degli impianti idrici ESAF dei bacini del Bidighinzu, Monte Agnese, Truncu Reale e del Temo". (390)

"Interrogazione SANNA Emanuele - CALLEDDA - SANNA Alberto - MORITTU, con richiesta di risposta scritta, sulla vertenza dei lavoratori delle ditte d'appalto dell'ESAF e sui comportamenti antisindacali del Presidente dell'Ente". (391)

"Interrogazione PIANA, con richiesta di risposta scritta, sul blocco dei lavori della metropolitana di superficie di Sassari a causa della mancanza dello studio di impatto ambientale". (392)

"Interrogazione MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla paralisi causata nel settore turismo dall'inoperatività del comitato tecnico regionale per le Agenzie di viaggio". (393)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

ORTU, Segretario:

"Interpellanza GIAGU sulla grave situazione ambientale ed economica che si sta determinando nel Comune di Thiesi". (177)

"Interpellanza CUGINI - FADDA - DORE - BALIA - COGODI sulle preoccupanti dichiarazioni del ministro Lunardi in ordine alla continuità territoriale in Sardegna". (178)

"Interpellanza DORE - BALIA - CUGINI - FADDA - SANNA Emanuele - BIANCU - CALLEDDA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU -GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU sulle inadempienze del Governo in ordine alla cessione alla Regione delle Saline di Molentargius e delle relative pertinenze immobiliari". (179)

"Interpellanza COGODI - ORTU - VASSALLO sulle inadempienze del Governo e della Giunta regionale in ordine al passaggio del patrimonio pubblico regionale ed alla gestione del compendio Molentargius-Saline e delle relative pertinenze immobiliari". (180)

"Interpellanza CALLEDDA - SANNA Alberto - MORITTU sul ricorso a gare europee per l'affidamento dei servizi di pulizia di treni e stazioni da parte di Trenitalia, Rete Ferroviaria e Grandi Stazioni". (181)

"Interpellanza SANNA Alberto - DETTORI - SANNA Emanuele - MARROCU -DEMURU - PACIFICO sulla recrudescenza dell'epidemia di "lingua blu" negli allevamenti ovini della Sardegna e sui ritardati pagamenti degli indennizzi agli allevatori della provincia di Oristano relativi al 2000". (182)

"Interpellanza VASSALLO sulle precarie condizioni dell'Istituto di Clinica neurochirurgica dell'Università di Sassari". (183)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'elezione del Presidente della Regione.

E' stato concordato, in Conferenza dei Capigruppo, che avremmo dedicato la giornata di oggi ad un confronto, a una discussione politica; mi pare opportuno, a questo punto, per consentire che questo dibattito si svolga nel miglior modo possibile, prima di passare all'elezione di un collega, perché ricordo che lo Statuto prevede che il Presidente della Regione debba essere consigliere regionale, è opportuno riunire una breve Conferenza dei Capigruppo; pertanto sospendo la seduta per qualche minuto e chiedo ai colleghi Presidenti di Gruppo di seguirmi nella saletta attigua.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 27,viene ripresa alle ore 12 e .04.)

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo avrebbe dovuto, questo era nelle intenzioni, stabilire le modalità di svolgimento del dibattito, posto che domani dovremo procedere all'elezione, ma non si è riusciti a trovare un accordo pertanto, entro il primo intervento, che potrà avere una durata massima di venti minuti, i consiglieri che intendono prendere la parola dovranno iscriversi presso il banco della presidenza. Al termine del primo intervento, comunicherò all'Aula l'elenco degli iscritti a parlare.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Domando di parlare sull'ordine dei lavori poiché è giusto informare i colleghi sulla situazione che si è determinata. Nella Conferenza dei Capigruppo che si è tenuta la settimana passata, avevamo concordato di dedicare la giornata di oggi al confronto tra i colleghi in Aula e di procedere domani alla elezione del nuovo Presidente. Invece c'è stato comunicato che il Centrodestra, o parte di esso, forse tutti, forse la maggioranza, non intende partecipare alla discussione, mentre noi ci siamo organizzati per partecipare al dibattito con diversi interventi, per ragionare sulle cause della crisi; questo mi pare che non sia possibile, anche se devo dire che sapevo, per informazione diretta da parte di colleghi della ex maggioranza, che c'era la volontà da parte di tutti i capigruppo e di tre, quattro, cinque colleghi della ex maggioranza di partecipare al dibattito; tuttavia questo dato non è stato confermato.

Noi ci iscriveremo tutti a parlare, chiaramente, e chiediamo che l'iscrizione a parlare, anche dei capigruppo, così come lei ha detto, avvenga nel corso del primo intervento, perché non è giusto nascondere le ragioni della crisi; sapevamo che il presidente Floris, che è arrivato adesso, avrebbe dato un contributo alla discussione per dialogare direttamente con il Consiglio, e se dovesse confermare questa volontà è chiaro che la nostra partecipazione al dibattito, per rispetto delle cose che dirà, sarà corrispondente ed adeguata. Mi pare che la posizione assunta dai Capigruppo della maggioranza nella Conferenza sia una posizione che oltre a mettere in discussione la decisione assunta la settimana passata, vuole mettere la sordina alle ragioni della crisi, e questo non è giusto, non è corretto perché molti colleghi hanno fatto delle dichiarazioni alla televisione ed ai giornali sulle motivazioni della crisi e sarebbe giusto che quelle considerazioni venissero discusse da tutti in aula. Ecco perché noi parteciperemo alla discussione.

Presidente, la sua funzione di regolatore del dibattito non viene accolta dalla maggioranza, io la ringrazio per il tentativo che ha fatto di organizzare il confronto in aula, però viene meno la sua funzione, viene meno l'indicazione di lavoro che avevamo precedentemente dato. Quindi al momento non siamo in grado di stabilire quanti di noi interverranno, certo è che ci sono dei colleghi del Centrosinistra che hanno impegni di lavoro e sapendo, perché così è stato comunicato da noi, che l'elezione è stata programmata per domani, verranno domani per partecipare alla votazione, non potrebbero essere presenti oggi, qualora dovesse prevalere la tesi sciagurata che è stata sostenuta dai colleghi Capigruppo del Centrodestra. Che dire? Poiché è presente il presidente Floris, se volesse essere così cortese da fare il primo intervento e consentire a noi di iscriverci nel corso del suo intervento, ne saremmo contenti; sono comunque convinto che la nostra partecipazione sarà ampia e questo al di là delle decisioni che assumeranno i colleghi della maggioranza. Se invece il presidente Floris vorrà intervenire nel corso del dibattito è chiaro che noi rimarremo tutti iscritti a parlare ma non vorremmo davvero fare un dialogo tra di noi perché non sarebbe molto utile per l'argomento che dobbiamo trattare.

Quindi noi ci iscriveremo tutti nel corso del primo intervento, e il primo intervento, se il presidente Floris non dovesse parlare per primo, per noi è quello del collega Gianvalerio Sanna, però, penso che sia corretto confermare da parte della ex maggioranza la partecipazione al dibattito, e riprendere il discorso sulla organizzazione di queste due giornate di lavoro. Noi del centrosinistra e di Rifondazione Comunista, lo preannuncio, ci iscriveremo tutti a parlare, poi è chiaro che ci regoleremo in base alla decisione che i colleghi della maggioranza assumeranno.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, io la devo ancora pregare di una cosa, indicate, con la collaborazione degli uffici, l'ordine degli interventi.

CUGINI (D.S.). Più che un ordine possiamo stabilire un disordine!

PRESIDENTE. Faccia quello che vuole, io devo sapere chi chiamare ad intervenire, senza rinunciare al mio ruolo e pertanto invitando la maggioranza ad intervenire, ma non posso costringere nessuno a parlare.

CUGINI (D.S.). Non mi vorrà dire che è contento se nessuno della maggioranza partecipa al dibattito!

PRESIDENTE. Anche non parlare può essere una scelta politica, come lei comprende, e quindi ognuno è libero di intervenire o non intervenire se lo ritiene. Io naturalmente ho cercato di coordinare i lavori dell'Aula così come mi compete.

Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi, qui si continua a menare il can per l'aia, come si usa dire. Si fanno riunioni di Capigruppo, poi si riporta in aula l'argomento, si ridiscute, si fa tutto e il contrario di tutto; alcuni nostri colleghi sono molti bravi in quest'arte. Io vorrei precisare che non ci sono problemi, massima libertà a ciascuno: chi vuole intervenire intervenga, nessuno intende chiedere che la votazione si svolga questo pomeriggio, perché è stato assunto l'impegno di votare domani, ma non si può costringere chi non ritiene di intervenire a farlo. Cosa si vuol dire affermando che verrebbe meno il dibattito? Chi vuole intervenire intervenga con massima libertà e con la medesima libertà chi non ritiene di intervenire non intervenga. E' un ritornello che va avanti da molto tempo; le ragioni della crisi le conosciamo tutte e tutti molto bene, per l'ennesima volta ce le sentiremo elencare, in parte vere e in parte non vere, capziose, nell'excursus che sarà fatto e in tutte le elucubrazioni che saranno svolte dai colleghi della opposizione; qualcuno se lo riterrà opportuno risponderà. Tutta questa tragedia, questo dramma io non lo vedo e vorrei che fosse fatta chiarezza una volta per tutte su questi aspetti.

PRESIDENTE. Sempre sull'ordine del giorno ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Noi avevamo già indicato quello del collega Sanna come primo intervento. Però, l'intervento dell'onorevole Biggio, anche se per noi era già chiuso questo argomento, ci spinge a fare tre precisazioni: primo, la Conferenza dei Capigruppo l'abbiamo chiesta, così come sempre è avvenuto, per capire soltanto se colleghi del centrodestra intendevano prendere la parola.

PRESIDENTE. Vorrei precisare che l'iniziativa di convocare la Conferenza è stata del Presidente, quindi non avete chiesto niente.

FADDA (Popolari-P.S.). Diciamo che informalmente abbiamo cercato di comprendere dal Presidente come era possibile organizzare i lavori. Bene, onorevole Biggio, noi non vi abbiamo mai costretto a intervenire in aula, quello che è assurdo è che parlate molto fuori da quest'aula, parlate nei dibattiti televisivi, concedete interviste ai giornali, non avete invece la capacità, il coraggio di parlare in Consiglio regionale, che è la massima sede istituzionale.

Allora io mi chiedo, per poter rispondere anche a lei, signor Presidente, come facciamo a dare un ordine se non sappiamo chi del centrodestra prenderà la parola? Lei sa benissimo che abbiamo sempre alternato gli interventi sulla base del numero degli iscritti e della loro appartenenza a ciascuno dei due schieramenti. Perciò sarebbe stato importante conoscere in anticipo la lista degli oratori.

Io mi auguro, visto che non ci siamo riusciti nella Conferenza dei Capigruppo, che questo piccolo dibattito che si sta svolgendo in aula possa servire a indurre i colleghi del centrodestra ad intervenire per spiegare anche a noi quali sono le ragioni di questa crisi, per cercare di far capire ai sardi quali sono le loro ragioni.

Onorevole Biggio, io vorrei ricordarle che nella scorsa legislatura tanti suoi colleghi, lei lo ricorderà, sono intervenuti nel dibattito svoltosi in occasione dell'elezione del Presidente della Giunta, e non c'è stato mai da parte nostra, che eravamo maggioranza, il rifiuto al dialogo in quest'aula. Credo che lo svilimento dell'Aula sia frutto di atteggiamenti come questi che adottate nei momenti più importanti della vita consiliare. Quindi noi ci auguriamo che gli interventi siano tanti, che ciascuno di voi intervenga, perché le opinioni sulle ragioni della crisi possono essere diverse, possono essere quelle enunciate dall'onorevole Corona: "E' la legge elettorale che ha determinato la crisi"; quelle affermate dall'onorevole Corda: "E' colpa del voto segreto", o quelle enunciate da qualche altro collega che ha affermato che la crisi è di natura tecnica a causa del voto sul DPEF. Ecco, vorremmo sentire tutte le vostre opinioni sulle cause di una crisi apertasi nel momento più delicato della vita dell'istituzione regionale.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fadda, però avevamo detto che dopo il primo intervento avremmo valutato come procedere a seconda delle iscrizioni. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Sanna Gian Valerio al quale rivolgo la preghiera di...

CUGINI (D.S.). Ha chiesto di parlare l'onorevole Floris.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola l'onorevole Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Signor Presidente, intervengo solo per dire che io intendo partecipare al dibattito perché ritengo che la crisi non sia un problema che riguarda la maggioranza, né la maggioranza e l'opposizione, ma l'intera Sardegna. E tutti siamo chiamati qui a dare il nostro contributo non soltanto sulle cause della crisi, ma anche il contributo personale di ogni singolo consigliere regionale che ha a cuore i problemi della nostra Isola e che quindi cercherà di tracciare una linea dal suo punto di vista.

Intendo partecipare al dibattito, ma non intendo aprirlo, perché non mi pare che si debba aprire il dibattito sulla base delle mie dichiarazioni. Io partecipo come un consigliere regionale qualunque, anche se mi rendo conto che, avendo governato la Regione per due anni, avrò qualcosa da dire in più rispetto agli altri.

Elezione del Presidente della Regione

PRESIDENTE. Passiamo ora al dibattito sull'elezione del Presidente della Regione. Onorevole Floris, se si iscrive a parlare sarà chiamato quando arriverà il suo turno.

Il primo iscritto a parlare è il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente e colleghi, il dibattito di oggi ci offre la possibilità di esplorare la condizione istituzionale della nostra regione dopo metà della legislatura, alla luce del nuovo contesto politico che l'avvio di questa esperienza di centrodestra ha introdotto in Sardegna, caratterizzando con uguale indirizzo politico non solo la Regione, ma anche le principali autonomie locali della Sardegna e successivamente anche il Governo nazionale.

Siamo consapevoli che il vostro intento principale oggi non è certo quello di affrontare un confronto libero e autocritico. I risultati inesistenti e la piatta desolante di questa esperienza vi induce, al contrario, a ricomporre i cocci di quell'accordo originario che vi ha consentito di modificare geneticamente il risultato elettorale, che non vi ha assegnato alcuna legittimazione al governo.

La crisi si è aperta, finalmente, dopo una sua lunga stagnazione, segnata non certo dalla comparsa dei franchi tiratori, che sono stati semmai l'esito finale di queste difficoltà, ma di più segnata e logorata dalle vostre stesse scelte, da quella di forzare il responso elettorale con una compravendita, ad urne chiuse e voti scrutinati, a quella di accettare la via di una maggioranza numerica invece che politica e programmatica, a quella di utilizzare il potere indebitamente conquistato per saziare la brama di occupare tutti gli spazi di potere disponibili, a quella infine di lacerare la Sardegna, già enormemente provata dai suoi nuovi e antichi problemi, con una politica e con scelte tutte orientate al consolidamento di quelle posizioni economiche e aziendali che molti di voi rappresentano in questa assemblea e nella società sarda. Sarebbe facile per noi elencare qui la lunga lista di coloro che gestiscono il bene pubblico in pieno e palese conflitto di interessi. Molti di questi, da mesi e in quasi tutte le occasioni di confronto, ci pregano di non evocarli e di evitare di spiegare ai cittadini sardi come con disincanto vengano eluse le loro aspettative e vi occupiate al contrario soltanto delle partite che più interessano alle vostre aziende, e purtroppo in qualche caso persino alle vostre famiglie. E` pur vero che in una società globalizzata sono venuti cambiando aspettative e valori e che il consumismo imperante ha gradatamente ridotto la durata degli appagamenti, ma la questione per noi più importante è determinata dalla difficoltà di trovare ideali e volontà comuni per andare oltre l'utilitarismo individualistico, privatistico ed aziendale che segna questa vostra esperienza.

Si sta affermando, voi ne siete una dimostrazione evidente, una classe dirigente tutto sommato residuale rispetto alle domande sociali, che trova sostegno in un'idea e in una cultura che accetta come valore principale una società pragmatica e senza etica. In questo contesto di fallimento dell'ambizione di guida e di governo della nostra società, si è generata e sta prosperando l'ideologia della giustificazione delle nuove culture e degli interessi forti. Ideologia in base alla quale il cambiamento non avrebbe bisogno di guida e dunque la politica non sarebbe più uno strumento necessario ed essenziale per la vita degli uomini. La classe politica che rappresentate è consapevole di trovarsi dentro una fase che, benché non lo riconosciate, solo per merito di una diversa e precedente conduzione politica è oggi di grande benessere, e per questo pensate che la sola funzione della politica e delle istituzioni sia quella di ricercare e perseguire per oggi piccoli e semplici aggiustamenti a questa direzione di marcia. L'utopia di scelte fondamentali, di sfide nuove e di ambizioni originali ed autenticamente autonomiste, non è da voi fin qui neppure presa in considerazione. E così la deriva politica avanza, in una sorta di eutanasia del pensiero e della capacità di interpretazione degli scenari futuri. La vicenda della riforma dello Statuto di autonomia ne è una prova inequivocabile, come pure la mancanza assoluta, oltre le propensioni propagandistiche dei Riformatori, di una determinazione alle riforme strutturali e sostanziali della nostra Regione. Abbiamo fin dall'inizio sostenuto, a questo proposito, che l'esigenza di avviare un consistente e mirato disegno riformatore, se alcuni anni fa corrispondeva esclusivamente all'adattamento e alla modernizzazione della legislazione e della gestione delle politiche regionali, ora assume i contorni di una vera e propria condizione per l'accesso e la partecipazione alla dimensione progettuale e di sviluppo della comunità sarda nel contesto nazionale e europeo, e dunque si caratterizza per essere una condicio sine qua non per la realizzazione dello sviluppo in una società come quella sarda, che fra l'altro sovrappone a questa esigenza un incredibile tasso di ritardi e sottosviluppo.

La carenza di una vostra cultura progettuale dunque, fa sì che l'azione politica si riduca alla semplice ricerca di espedienti, anche istituzionali, che fanno fronte a domande senza riferimento al contesto sociale e culturale, che invece esiste ed andrebbe perciò indagato ed interpretato. L'economia, o meglio secondo una vostra più coerente semantica la "merconomia", è perciò priva di una sua identità, e percorre itinerari e logiche che voi definite liberistiche e che di fatto mettono all'angolo la funzione regolatrice dello Stato e del Governo, ed è tale dunque da porre voi stessi nella prospettiva di diventarne, da qui a poco, le vittime principali.

Se questo è il contesto in cui ci troviamo mi sembra abbastanza coerente da parte vostra la ricerca di una conferma del quadro politico posticcio che avete posto in essere; la ricerca, per altro probabilmente tramontata, di un semplice allargamento della maggioranza, conferma da un lato la consapevolezza di una vostra esclusiva identità aritmetica e non certo progettuale né tanto meno politica, e per altro verso conferma la vostra concezione politica, per noi moralmente inaccettabile, secondo la quale si governa e si può governare trasformando la volontà degli elettori in mera quadratura delle poltrone.

Non stupisce per niente in questa logica il puntuale, provvidenziale intervento del signor Comincioli, esperto scienziato delle transazioni, il cui curriculum professionale abbiamo già avuto modo di apprezzare in altre occasioni e quasi sempre quando con la politica vera, quella delle idee e dei progetti, non riuscivate ad avere grande dimestichezza. Se non fosse per questa concezione tutta lucrativa della politica, non riuscirei neppure a comprendere come molti di voi, che hanno vissuto tempi ben più difficili della politica, possano accettare passivamente e silenziosamente questa presenza abusiva e indecente nella politica sarda. Forse che vi mancano argomenti ed esperienza? Lo chiedo ai vari colleghi, alcuni dei quali altri tempi ed altre nobiltà della politica hanno conosciuto; ai sardi poi andrebbe domandato a cosa serve invocare le 152 mila preferenze di Pili e la grande e smisurata enfasi di quel consenso se poi è necessario comprare i consiglieri regionali per farli passare da uno schieramento all'altro, o se lo stesso Pili è costretto ad accompagnare, nello stile di un bravo e fedele garzone, il proconsole di Berlusconi da Cagliari a Sassari, fino a Milano, per definire i termini e le clausole della nostra continua e insopportabile colonizzazione. Questi, a mio avviso, sono i necessari presupposti che avete collocato alla base della vostra esperienza di governo appena naufragata.

Ci sono poi i contenuti, quelli che sostanziano l'opera di governo di questi due anni e che sono poi uguali e speculari al vuoto che caratterizza il carniere istituzionale delle province e dei comuni che amministrate. Il primo anno non potevate essere giudicati perché si diceva che erano troppo schiaccianti le scelte e i condizionamenti imposti dalla precedente legislatura e nel secondo vi siete trincerati dietro l'emergenza introdotta dalle diverse calamità che si sono abbattute sulla Sardegna, dalle alluvioni all'epidemia della lingua blu. Noi non vogliamo sminuire la portata di queste emergenze ma non possiamo non registrare, anche volendo considerare queste ragioni, persino l'incapacità e la disorganizzazione che si è dimostrata nella gestione di questi drammatici problemi e il perdurare degli stessi e delle inadempienze a questi collegati. A ben vedere avete anche cercato di allungare la lista delle cose che vantate di aver fatto, impadronendovi incautamente di risultati certamente estranei alla vostra iniziativa e in alcuni casi perfino oggetto della vostra più strenua opposizione. La continuità territoriale è l'esempio più evidente, così come la modifica della legge 28, i parchi, l'Ente Foreste, le province, le intese istituzionali di programma, la metanizzazione e così via discorrendo. Tutte realizzazioni avviate nella precedente legislatura, invocate quali obiettivi raggiunti dal centrodestra e nella maggior parte dei casi appesantite da ritardi, omissioni, manipolazioni da parte di chi aveva il solo dovere di condurre a compimento, con una normale diligenza, il lavoro avviato da altri.

Vi è poi l'ampio spettro delle politiche economiche e finanziarie, la cui sintesi calamitosa era puntualmente contenuta nell'ultimo DPEF. Da un lato si rigetta la fondatezza e l'attendibilità dei principali indicatori economici e poi si imposta una politica monoculturale, fatta di sgravi fiscali alle imprese e di incentivi produttivi a indicare ancora più chiaramente che l'attenzione del vostro governare è rivolta solo verso una parte della società sarda, ovvero verso quella che gravita già stabilmente nell'emisfero virtuale del benessere. Il lavoro e l'occupazione vengono espunti dalle programmazioni della destra e nella migliore delle ipotesi considerati quasi degli esiti conseguenti ed eventuali delle politiche liberiste verso le imprese. Si è dimenticato che fra le emergenze e le calamità della Sardegna vi è una disoccupazione fuori da ogni ragionevole parametro e che una percentuale doppia di disoccupati rispetto alle migliori medie nazionali imporrebbe politiche economiche e finanziarie volte a realizzare, quanto meno tendenzialmente, una crescita economica almeno doppia rispetto quella prevista a livello nazionale. Non si comprende che la condizione del Sardegna di oggi non rende compatibile, né priva di conseguenze, l'applicazione all'economia della concezione liberista, ma al contrario reclama l'intervento pubblico quale fattore indispensabile di regolazione dello sviluppo e strumento necessario per varare provvedimenti straordinari di contenimento dei livelli di emergenza sociale e culturale che inibiscono le stesse precondizioni dello sviluppo.

Sul terreno delle politiche comunitarie la calcolata e lucida confusione messa in atto nella programmazione del POR e dei PIT, nonché le censure conseguenti da parte della Commissione Europea, sono il segno della mancanza di una cornice essenziale per il buon esito di queste straordinarie opportunità. Manca del tutto la consapevolezza della necessità di una seria politica di marketing territoriale, di una collaterale e mirata programmazione delle grandi infrastrutture, manca soprattutto la preparazione culturale necessaria per evitare di imbrigliare e soffocare la partita comunitaria di quello che sarebbe dovuto essere essenzialmente sviluppo locale e la concertazione, dentro i nuovi e vecchi modelli di centralizzazione burocratica e di confusione dei ruoli.

Il cambiamento annunciato non c'è stato dunque, e ragionevolmente non ci sarà, perché su questo paesaggio desolante chiedete a non meglio identificati nuovi soci ed ai consueti interlocutori, semplicemente di aggiungersi ovvero di sommarsi alla gestione di un capitolo della vita dell'autonomia regionale, tutt'altro che esaltante. Qualcuno di voi ha anche avuto il coraggio di ammettere le difficoltà, senza tuttavia mai chiamarle con il vero e più appropriato appellativo di fallimenti, ciò nonostante non si riesce a liberare questo Consiglio dalla strana sindrome di ineluttabilità e di rassegnazione in cui sembra piombato, quasi foste rassegnati ad un male oscuro ed originario, individuato principalmente nella precarietà della maggioranza realizzata e nella decadenza di valori e dei principi sui quali avete costruito la condizione presente. Noi che sappiamo che il buon governare può anche consolidare nel tempo un quadro politico precario, non abbiamo mai rinunciato a ritenere la legislatura un tempo utile, e comunque datoci, per essere sempre propositivi e fautori del cambiamento. E il nostro agire nelle Commissioni e in aula è sempre stato ispirato, pur nella critica costruttiva, alla proposta e al lavoro, disponibili come siamo anche a sostenere quei percorsi riformatori che si fossero resi necessari nell'interesse generale. Ma questo processo è mancato, e il fallimento quanto l'inutilità dell'assessorato alle riforme in tutto questo tempo credo sia abbastanza evidente, così come la elementare considerazione che per fare qualcosa di concreto non è sufficiente presentare e magari fare impantanare nelle commissione i vari disegni di legge - ne è un esempio la vicenda dei collegati alla precedente finanziaria - servirebbe invece la concretezza del fare e la chiarezza sugli obiettivi che si vogliono raggiungere. La stessa sorte è toccata al vasto e articolato impianto legislativo del centrosinistra sul quale avevate annunciato grandi e profondi cambiamenti e che ad oggi resta l'unico patrimonio legislativo in campo, senza gli annunciati ritocchi e senza l'ormai famoso shock da voi invocato.

Questo bilancio fallimentare lo conoscete; noi lo dobbiamo enunciare per una memoria doverosa nell'esercizio del nostro ruolo di opposizione, così come è chiara la vostra consapevolezza di inadeguatezza che si evince dal clima di preoccupazione e di smarrimento che, nonostante gli innaturali sorrisi, traspare evidente da tutti voi. Noi dobbiamo prendere atto di questa vostra decisione di procedere a una conferma della vostra fragile e inadeguata maggioranza. Sapendo purtroppo che perseverare nei difetti e nelle responsabilità della inconcludenza non rappresenta in astratto un grande investimento politico, ma che è questione che interessa esclusivamente coloro che gravitano come degli avvoltoi alla preda intorno al potere, e pensano che solo attraverso l'esercizio di questo, a prescindere dal bene dei cittadini, possano garantirsi il proprio individuale futuro politico. L'unico dato positivo che potrà scaturire da questa crisi regionale, ne sono certo, riguarderà il consolidamento e il rafforzamento dell'opposizione autonomista e sardista in vista della prossima legislatura e della proposta politica di cui ci faremo portatori. Infatti, non potremo fare altro che far crescere la nostra determinazione e le nostre ragioni politiche, che pur con diverse sfumature rappresentano nel loro insieme le motivazioni di una nostra precisa distinzione, rispetto a questa maggioranza frutto dei ribaltoni e dei compromessi.

Usciremo ancora una volta da questa crisi senza una vera maggioranza politica, ma solo con una maggioranza numerica, ostinatamente ricostruita pur di mantenere le posizioni, al punto da sacrificare la legittima rappresentanza di coloro che, con undici consiglieri, prendono quanto e non più di quelli che sono in tre e forse neppure determinanti. Una volta create le condizioni del ricatto, come si vede, esse si rigenerano da sole e ricattano sempre chi le ha generate, fino ai compromessi e le scelte più incomprensibili e inaccettabili. Io personalmente credo che, giunti a questo punto, Mauro Pili meriti di ereditare questa condizione politica e di assumersi il compito di rappresentarla, perché lui e la sua forza politica rappresentano la causa e l'origine più acuta e profonda del processo degenerativo e disgregativo della politica regionale di questi ultimi tempi, e a quella forza politica vanno ascritte le responsabilità morali e politiche del cumulo di macerie di cui la Sardegna è tragicamente spettatrice. La recente vicenda sulle rogatorie internazionali non può che suggellare questa responsabilità e confermare il nostro grave e irreversibile giudizio; la coalizione autonomista e le opposizioni di questo Consiglio da qui alla fine della legislatura, in questo clima, non potranno che rafforzare la propria identità e nel contempo allargare la capacità di incontro con i diversi mondi vitali della nostra Regione per costruire idee e progetti e programmi comuni per il futuro della Sardegna e per dare un giudizio compiuto e finale sull'opera di governo da voi attuata.

Il gruppo dei Popolari continuerà la sua azione di opposizione a questa maggioranza per le profonde ragioni morali e politiche che ho ricordato, ma soprattutto perché riconosciamo a noi stessi un più giusto e corretto significato di appartenenza al cosiddetto centro politico. Essere centro è infatti conseguenza e risultato dell'attività politica e non è una posizione di astratto equilibrio; è soprattutto la capacità di conciliare, governando, interessi non convergenti e differenti, fatto che nessuno di voi fino ad oggi è riuscito a dimostrarci di saper fare. Noi pensiamo di avere idee e principi ideali sufficienti per guardare lontano, senza bisogno di rivolgerci al passato, come fa qualcuno di voi quando rievoca per un ipotetico domani una nuova Democrazia cristiana, che mai potrà più essere, per il tempo e la storia che l'ha generata e per quello che voi stessi avete rinnegato di quella esperienza, piegandola alla mediocrità e alle bassezze della vostra condizione presente. La Sardegna di questi anni pone alla coscienza di ciascuno di noi sfide che domandano più politica e meno affari, spetta solo a voi decidere da che parte stare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, prendo la parola in questo dibattito con animo sereno di chi ha svolto fino in fondo il proprio dovere, avendo presenti prima di tutto gli interessi della Sardegna. Mi auguro che ritorni alto nella Regione il valore della testimonianza politica, che ritorni una più responsabile coscienza storica del difficile momento che attraversa oggi la Sardegna.

Per senso di responsabilità ho deciso di dare le dimissioni, per tante ragioni, ma anche perché da qualche parte veniva affermato che una nuova e più forte maggioranza ormai era pronta intorno al nuovo Presidente, con l'ingresso dei socialisti, dei sardisti e di quant'altro. Oggi mi pare di dover registrare solo il rientro di alcuni dissidenti. Quella che ieri era ritenuta da altri, e non certo dal sottoscritto, una ipotesi non percorribile, moralmente inaccettabile, diventa l'unica risposta politicamente seria alle deficienze numeriche della maggioranza. Evidentemente, quando dopo essermi doverosamente dimesso indicavo nella ricomposizione della maggioranza originaria il percorso per superare le attuale difficoltà, ero nel giusto, ma come certi profeti predicavo nel deserto. Per questo mi auguro sinceramente, auguro sinceramente alla maggioranza, di mettersi subito, o meglio, di rimettersi subito al lavoro per varare la manovra finanziaria e quel DPEF sul quale è caduta la vecchia - nuova maggioranza. Mi auguro nell'interesse dei sardi che questo avvenga; se provvedimenti così importanti dovessero subire ulteriori ritardi dovremmo renderne conto al Consiglio regionale, e perché no, all'intera Sardegna, perché la politica è una cosa seria, o ci si azzecca o non ci si azzecca.

Ho fatto in modo che altri possano cimentarsi nel Governo della Regione, non ho posto condizioni, non ho posto veti verso i franchi tiratori, senza neppure fare aggio di una delle più importanti conquiste della storia dell'autonomia, dopo la riforma del titolo terzo dello Statuto, che io stesso ebbi l'onore di concludere: la conquista della continuità territoriale. Altri traguardi ci attendono e non possiamo perdere tempo.

Il mio contributo vuole essere uno stimolo fecondo alle forze politiche e al nuovo Presidente, per una riflessione operosa di fronte alle questioni più importanti dell'Isola nel quadro del nuovo scenario mondiale. La Giunta che dovrà nascere ha di fronte urgenti provvedimenti: il DPEF, la finanziaria e il bilancio. Gli eventi dell'11 settembre hanno lasciato un segno nella coscienza degli uomini, nella strategia degli stati e nel sistema economico mondiale. Le scelte economiche e sociali sono oggi condizionate dalle nuove incognite internazionali. Non abbiamo ancora avvertito in pieno le nuove inquietudini, la paura e l'insicurezza che stanno montando piano piano dall'America al resto dell'Occidente e che toccheranno anche la nostra società e il nostro modo di vivere, ma un fatto sarà certo: al di là della lotta planetaria al terrore, che sarà senza tregua, non si potrà più ignorare la povertà e l'indigenza in cui vivono i popoli che non fanno parte dell'occidente sviluppato. Non possiamo non tener conto delle condizioni in cui versa l'altra parte del pianeta, i quattro miliardi di uomini che consumano il 20 per cento del prodotto mondiale a fronte dell'altro miliardo che fa incetta dell'80 per cento. Il mondo oggi sta prendendo coscienza di questo, è un processo che avrà un'accelerazione spaventosa per le economie occidentali.

Questo significa nuovi sistemi economici, nuovi scenari produttivi e una serrata competizione mondiale. Essa non sarà più limitata ai paesi sviluppati, ma dovrà cimentarsi con una società in perenne cambiamento, in continua obsolescenza, con nuove scoperte, nuovi servizi, nuovi bisogni che si rincorrono e si consumano in modo incessante e tumultuoso; bisognerà fare i conti con i nuovi aggressivi sistemi economici che si stanno affacciando sul mercato con costi di produzione fortemente ridotti, con la forza lavoro, l'energia e le materie prime a prezzi inferiori ai nostri. La fase della globalizzazione che vivremo d'ora in avanti non ha paragoni nella storia dell'umanità; ci attendono cambiamenti radicali e profonde modificazioni strutturali nell'economia e nei settori produttivi, negli assetti sociali e istituzionali, negli stili di vita e nella visione del mondo. Incombono nuovi sistemi di produzione, che in nome delle nuove frontiere della scienza, cercano di affrontare il problema dell'alimentazione con cibi geneticamente modificati.

La Sardegna dovrà caratterizzarsi per la scelta di un modello di sviluppo alternativo, distinguendosi in Europa e nel mondo per specificità e particolarità del proprio apparato produttivo, e su questo costruire la via sarda allo sviluppo, un modello autonomo nella omologazione mondiale dell'economia. L'intuizione originaria che avevo espresso nelle mie dichiarazioni programmatiche acquista oggi, alla luce degli ultimi avvenimenti, una viva attualità. La gestione e la visione della politica in Sardegna devono essere speculari a questo modello di sviluppo; l'Isola possiede le risorse umane, storiche, naturali e ambientali per affermare e promuovere la sua identità, la sua sardità, la sua apertura al mondo.

Ho sempre sostenuto che la peculiarità dell'Isola e la sua specificità debbano manifestarsi anche nelle espressioni politiche e di governo, in questo dando anche ragione a Gian Mario Selis parecchie volte. La particolare condizione dell'Isola, per la presenza di una forte identità autonomistica e nazionalitaria, una certa insularità culturale e autonomistica all'interno stesso dei partiti nazionali, rendono difficile ricalcare nell'Isola lo schema politico bipolare. Il Partito Sardo d'Azione, i Sardistas, il partito del popolo sardo, l'UDR, i Riformatori, il nuovo movimento Democratzia, gli stessi democratici prodiani e altre parti della sinistra, l'attenzione ideale e la garanzia di libertà e di autonomia di tutti i partiti della casa delle libertà confermano la mia analisi e suffragano la vocazione identitaria e autonomistica della politica sarda.

Comprendo le inquietudini del glorioso Partito Sardo d'Azione, l'esperienza difficile dell'ultimo decennio, ma anche il coraggio di differenziarsi dal centrosinistra e la sua equidistante collocazione fra i Poli. Il documento del suo consiglio nazionale nel superare i vecchi schematismi potrebbe aprire una politica nuova alla sua azione, al di là della sua disponibilità o meno a far parte in questo momento del governo della Regione. Un partito che ha accettato la sfida della sua identità entro il processo dinamico della società moderna e della globalizzazione.

Il governo da me presieduto era nato con una connotazione di programma, con un'anima nazionalitaria e di forte sardità nella visione di una solidarietà sociale, cristiana e liberale. La non partecipazione a questo progetto politico dei sardisti, dei socialisti, degli stessi democratici prodiani per la loro particolare tensione europeistica e insieme autonomistica, ha indebolito questa originaria connotazione. Tuttavia, la politica portata avanti dalla Giunta si è mossa in questo filone, pur con le sue défaillance numeriche e le continue fibrillazioni di alcune frange ben identificate.

Sono mancate le grandi battaglie sull'autonomia da parte di tutte le forze politiche. I risultati confermano però che la direzione era quella giusta; dopo dieci anni di rallentamento dell'economia, di aumento costante della disoccupazione è stato interrotto il trend negativo. Abbiamo registrato il tasso più alto di occupazione di tutto il Meridione d'Italia e dell'Italia intera, e vi hanno concorso, certamente, ragioni nazionali e internazionali, le stesse impostazioni date dalle precedenti Giunte regionali; la fiducia creata nel mondo imprenditoriale e nella società sarda, anche la concertazione posta come metodo ordinario di governo nell'alta visione indicata dal Presidente della Repubblica Ciampi hanno contribuito a questo risultato. Voglio ricordare, tra l'altro, una delle leggi, che non è nostra, la legge numero 36 del 1998, per i suoi effetti positivi sul piano dello sviluppo e dell'occupazione. Significativo è stato l'impegno della Giunta di attribuire un ulteriore consistente finanziamento per far fronte alle richieste del mondo imprenditoriale sardo, per accelerare uno sviluppo diffuso, così come la scelta, dopo i risultati conseguiti, di garantire adeguati finanziamenti per la formazione professionale, con particolare attenzione al cosiddetto obbligo formativo, per consentire ai ragazzi che non hanno continuato gli studi di prepararsi al mondo del lavoro frequentando appositi tirocini professionali, per bloccare la dispersione scolastica specie nelle aree interne disagiate. Sono certo che il potenziamento di tutti i settori economici e dei meccanismi dello sviluppo non può non determinare l'esplosione di nuove energie e l'avanzamento dell'imprenditorialità giovanile; giovani che non possiamo lasciare da soli alle prese col mercato globale.

Colleghi della maggioranza e colleghi dell'opposizione, credo che debba essere presente in noi una preoccupazione che non può non vederci uniti, quella di trovarci con alle porte, nel 2006, l'esclusione dall'obiettivo 1. I prossimi tre, quattro anni saranno determinanti per il futuro della Sardegna; dobbiamo essere capaci di creare uno sviluppo autonomo, un sistema sardo competitivo. Per promuovere e affermare questo disegno occorre una nuova strategia operativa, una organizzazione regionale di alto profilo, un coordinamento di tutti i suoi strumenti burocratici e amministrativi; occorre un patto sociale tra Regione e società sarda con tutte le sue componenti. La Sardegna, per la sua insularità e anche per la conquista della continuità territoriale, non potrà non registrare un forte sviluppo turistico e dei servizi. Il percorso che ha caratterizzato la nostra attività in questo periodo è quello di aver avviato il confronto e la concertazione tra la Giunta e le forze sociali e imprenditoriali, intessendo con loro un dialogo, una sorta di alleanza tra istituzione autonomistica e società sarda sulla via dello sviluppo. Questa credo sia la strada che noi dobbiamo seguire anche per la predisposizione del DPEF, del bilancio e della legge finanziaria, e questa credo che sia la strada che dobbiamo seguire su tutte le grandi questioni istituzionali e di riforma. A livello nazionale affiorano tentativi di ritenere superata la concertazione secondo l'attuale metodologia; una concertazione che superi le associazioni imprenditoriali e le attuali rappresentanze, oggi forse non è ancora matura e pronta. Oggi occorre una più attenta visione strategica per non rimanere al traino dei processi di cambiamento dopo la svolta epocale dell'11 settembre.

Nel nuovo scenario che si sta aprendo con alle porte un'incombente recessione, occorre avviare un esame critico e propositivo per eliminare il gap tra programmazione, definizione e attuazione dei progetti e dei programmi, per creare un sistema sardo dinamico e con efficienti meccanismi di spendita delle risorse, un nuovo modello di espressione di una democrazia partecipata, di uno sviluppo diffuso e integrato che si può realizzare anche attraverso i PIT, tanto contestati. Questo impone nuovi strumenti, nuove modalità, la sinergia tra pubblico e privato. Su questi grandi obiettivi occorre un patto tra Regione, sindacati e forze economiche per definire il complesso delle modifiche legislative, procedurali ed amministrative atte a garantire tempi e priorità delle proposte progettuali, e la Giunta coerentemente con questi intendimenti, proprio nel DPEF, affossato dai franchi tiratori, per la prima volta nella programmazione regionale quantificava le previsioni di crescita del prodotto interno lordo e dell'occupazione, imponendo una programmazione non più indicativa e generica; poi si può contestare, poco, molto, ma questa è la regolarizzazione di un metodo, da estendere anche a tanti collegati alla Finanziaria da realizzarsi con un unico provvedimento a latere della Finanziaria stessa, al fine di modificare i meccanismi burocratici e di spendita.

Tutta la classe dirigente in questa fase di transizione ha il dovere di non sprecare la legislatura, ma di aprire un confronto a tutto campo sulle questioni di fondo, la continuità territoriale per le merci, l'energia, le risorse idriche, le riforme. E' sul terreno istituzionale delle riforme che si misura l'impegno della classe dirigente politica sarda; è il rapporto, e questo ve lo dico proprio per esperienza personale, tra la Giunta e Consiglio che va rimodellato, è la capacità di produrre, di rispondere alle domande di una società globalizzata e in perenne cambiamento che impone un adeguamento radicale del Consiglio regionale. Il consigliere regionale deve per forza riprendere il suo autentico ruolo, quello di legislatore, impegnato non solo ad approvare le leggi e a controllare gli atti della Regione, ma ad essere veicolo di collegamento con la gente, con la società. Io ricordo che da consiglieri abbiamo svolto il nostro ruolo con grande passione civile e politica, partecipando ai lavori del Consiglio regionale e delle Commissioni, e questo ruolo non è meno gratificante di altri, lo dico ai consiglieri; va recuperato in una nuova dimensione.

La crisi dei partiti che, dopo l'implosione degli anni novanta, sta oggi pesando sulle istituzioni, si può superare solo attraverso una nuova rigenerazione etica e culturale. La polverizzazione delle forze politiche è il risvolto eclatante e negativo di questo fenomeno. La crisi investe tutto il sistema politico, il centrodestra e il centrosinistra; d'altra parte nella precedente legislatura le ricorrenti crisi, anche in presenza di una maggioranza bulgara, hanno evidenziato il virus dell'individualismo, del particolarismo e del personalismo politico che non risparmia neppure le forze di solida tradizione monolitica. Un grande processo critico e autocritico deve investire tutti, deve sorgere un nuovo senso di responsabilità, l'egoismo dei singoli deve essere subordinato agli interessi generali. Questa nuova visione della politica deve inserirsi nel nuovo modello di Regione che prefigura l'elezione diretta, da parte del popolo, del Presidente - Governatore. L'elezione diretta fa sì che il Governatore non possa essere solo al servizio di una maggioranza, ma debba appartenere a tutti i sardi, infatti egli non è soltanto Presidente della Giunta ma è Presidente della Regione, come segno di unità di tutti i sardi.

La sfida del nuovo Statuto è fondamentale. L'Assemblea costituente rappresenta un obiettivo prioritario per le forze politiche, vanno attivate tutte le iniziative possibili a livello nazionale, non possiamo tuttavia attendere passivamente la soluzione cosiddetta ottimale. Voglio rivolgere la mia preoccupazione a tutte le forze politiche, a chi è contrario e a chi è favorevole all'Assemblea costituente. Non si può continuare con questo immobilismo mentre le Regioni a statuto ordinario ci hanno superato. Se dobbiamo istituire la Commissione speciale, come propongono i Democratici, con realismo politico si inizi, senza precludere il grande obiettivo, a muoversi in quella direzione, ad elaborare una proposta, a definire il contenuto del nuovo Statuto da trasferire poi nei lavori dell'Assemblea costituente quando sarà, e se sarà, approvata dal Parlamento la modifica statutaria proposta in tal senso.

C'è inoltre un fatto nuovo, importante da tenere presente: il referendum confermativo ha determinato l'entrata in vigore della riforma costituzionale che inciderà profondamente sui contenuti e sulle modalità di revisione del nuovo Statuto. Credo quindi che il Consiglio regionale, con realismo storico, senza rinunciare all'obiettivo dell'Assemblea costituente, per non ripetere l'esperienza dei nostri Costituenti che avevano rifiutato l'estensione alla Sardegna del modello di statuto concesso alla Sicilia, risultato poi più avanzato del nostro, possa e debba recepire le parti acquisibili immediatamente, e connotarle di specialità in sintonia con la nostra storia di nazione mancata. La nostra battaglia autonomistica nella visione di uno Stato federale deve puntare ad acquisire ruolo e competenza anche nella politica estera.

Cari colleghi del Consiglio, Paolo Dettori, uno dei padri della nostra autonomia, nel discorso tenuto in occasione della celebrazione del XX anniversario dell'elezione del primo Consiglio, esprimendo il senso anche delle cose che ho detto nel mio intervento di oggi, ebbe a dire tra le altre cose: "Sento viva la responsabilità che mi deriva dal dover richiamare le ragioni ideali, sempre valide, da parte di chi concorse all'elaborazione dello Statuto, consapevole come sono che il Consiglio resta lo strumento del nostro comune impegno, resta luogo istituzionale ed insostituibile di dibattito e di confronto di opinioni, resta la massima, più partecipata e intrinsecamente unitaria espressione della democrazia sarda, l'istituzione del cui corretto funzionamento, del cui prestigio portiamo tutti, maggioranza e minoranza, partiti di governo, partiti di opposizione, una non declinabile responsabilità. E se si comprendono i giudizi così diversi sulla scelta della nostra attività politico-legislativa non si possono comprendere - diceva - le ragioni di chi pare, talvolta, dimenticare che maggioranza e minoranza, per quanto profonde siano le loro divergenze nel Consiglio, ciascuna con la propria visione della Sardegna, i propri programmi, i propri propositi, si ritrovano non tanto nell'esercizio di un diritto, quanto nell'adempimento di un dovere, quello di essere rappresentanti del popolo sardo, attenti custodi della dignità dell'Assemblea e, in sostanza, della dignità di coloro stessi che il mandato di rappresentarli ci hanno affidato." Sono passati tanti anni, sono mutati scenari, protagonisti, spettatori, eppure questa di Paolo Dettori è una lezione politica e morale che a me sembra quanto mai attuale. Per quanto mi riguarda è un testimone che raccolgo, spero che altri vogliano partecipare a questa staffetta.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Ho ascoltato con molta attenzione l'orgoglioso discorso del Presidente Floris; è l'orgoglioso discorso di chi ha perso, Presidente. Il suo è un ragionamento molto responsabile, di chi ha davvero, e lo ha manifestato non solo oggi, questo senso di responsabilità delle istituzioni. Ma è il ragionamento di chi ha perso, Presidente, e non solo perché l'opposizione ha fatto l'opposizione, lei ha perso a causa della maggioranza, ha perso per gli intrighi di palazzo. C'erano e ci sono gli intrighi di palazzo, ma dal suo ragionamento questo è trapelato, ci sono delle responsabilità non rimosse; oggi, a distanza di due anni, davvero viene da chiedersi, viene da chiederle se ne è valsa la pena, all'inizio della legislatura, di infangare quasi la politica sarda con azioni di compravendita di singoli consiglieri deeterminando il loro spostamento dallo schieramento nel quale erano stati eletti, all'altro, con l'ulteriore tentativo di questi giorni, di perseverare in questa politica scellerata di acquisizione di altri colleghi eletti nel centrosinistra. Ma nonostante il suo ragionamento serio, lei ha tralasciato di dire a quest'Aula che era Presidente della Giunta regionale; glielo ricordo io, adesso, in queste mie brevi considerazioni sull'operato della Giunta, in particolare sulle politiche attive del lavoro che lei ha citato, sulla legge numero 36, sulle leggi di incentivo, e voglio ripartire dalle sue dichiarazioni programmatiche, perché è questo il nostro ruolo, verificare cosa avete detto due anni fa e cosa avete fatto in questi due anni e cosa serviva fare per la Sardegna.

Sul lavoro, lei lo ha ricordato poc'anzi - forse i colleghi di Forza Italia stanno trattando gli ultimi dettagli sui capi di Gabinetto, visto che mi pare che la Giunta sia già quasi composta con la precedente risicata maggioranza - alcune proposte contenute nelle sue dichiarazioni programmatiche noi le avevamo giudicate condivisibili, in particolare la parte sulle politiche attive del lavoro, in cui individuava nella formazione continua dei disoccupati ed anche dei lavoratori occupati, la chiave di volta per combattere la disoccupazione in Sardegna, considerata da voi strutturale, giudizio che noi condividiamo; sono le sue parole di due anni fa, Presidente, quando proponeva, come serio rimedio per combattere l'inerzia dell'amministrazione e sbloccare pratiche arretrate, di costituire una task force - sto citando dal suo testo - esterna alla macchina regionale.. Una task force che doveva essere collegata alla Giunta regionale ma soprattutto al Consiglio regionale. Non è mai nata questa task force, in due anni non è mai nata. Nel frattempo bisognava porre mano ad una politica di riforme, della formazione professionale, degli uffici di collocamento, che nel frattempo dallo Stato venivano regionalizzati. Nulla di tutto questo è stato fatto. Erano le azioni che avrebbero dovuto portare la Sardegna nel cuore dell'Europa, le azioni che avrebbero dovuto portarci vicino alla Catalogna. Cosa si è fatto concretamente? Nulla di nuovo sotto il sole. L'unica novità era contenuta nella precedente finanziaria e nel documento di programmazione economico - finanziario che, ahi noi, non è mai nato.

Alla precedente legge finanziaria avete presentato qualcosa come 19 disegni di legge ad essa collegati; ne sono andati in porto tre su diciannove, pochini per accontentare tutte le organizzazioni. Avete fatto un collegato per accontentare ogni organizzazione, questa è stata la vostra operazione politica di qualche anno fa. I tre arrivati a buon fine sono frutto della partecipazione e del lavoro assiduo dei consiglieri di opposizione, che hanno migliorato, rivisto, corretto, presentato alla stampa tutti quei provvedimenti. Sullo sviluppo e sul lavoro sono veramente singolari la vostra analisi e la conseguente strategia che proponete per i prossimi anni. Prima riconoscete che alla fine degli anni novanta, ma lo ha riconosciuto lei, Presidente, pochi minuti fa, c'è stata un'azione di governo che ha portato ad una inversione di tendenza con un giusto mix di lavoro cosiddetto assistito e di lavoro di impresa, anch'esso incentivato. La sinergia prodotta delle leggi nazionali e regionali, con l'eliminazione delle misure concorrenziali fra le politiche attivate a livello nazionale e regionale, hanno portato ad un buon sviluppo occupazionale in Sardegna; le azioni previste dalle leggi nazionali 488 del 1999 e 448 del 1998, e quelle previste dalle leggi regionali numero 15 del 1994, 17 del 1998, 36 e 37 del 1998 hanno prodotto buoni frutti negli anni '98, '99 e 2000, portando la base occupazionale a 520 mila unità.

Lei ha citato le leggi 36 e 37, ha parlato del piano del lavoro, io voglio riprendere l'argomento, voglio riprendere anche quell'articolo 19 della legge regionale numero 37, il così detto piano del lavoro, che nell'ultimo DPEF voi volete modificare e rimuovere. Quell'articolo ha generato e continua a generare tanta micro impresa polverizzata, uso questo termine "polverizzata" in positivo, perché sta a significare la sua localizzazione in ogni piccolo comune; è nato come un'azione di lavoro assistito, sta diventando in tanti piccoli nostri comuni l'unico intervento per far decollare il lavoro dei giovani che cercano la loro prima occupazione come lavoratori autonomi. Nell'ultimo documento di programmazione economica proposto, e mai nato, con onestà intellettuale avete candidamente riconosciuto che quelle azioni hanno portato ad un calo della percentuale della disoccupazione e, in parallelo, un aumento della base occupativa fino a sfondare le 500 mila unità. E avete anche riconosciuto che erano azioni del precedente governo regionale del centro sinistra. E come conseguenza proponete la parziale o totale eliminazione del piano del lavoro, la rimozione dell'articolo 19. Vi riconosciamo comunque il merito di aver fatto decollare la legge 36, che avete trovato bella e pronta, varata da noi nella precedente legislatura. Addirittura l'avete proposta come strategia di intervento, che peraltro state ancora elaborando dopo due anni e mezzo di legislatura, e che ci avete timidamente proposto nell'ultimo DPEF. Una strategia di intervento basata non più su incentivi a sportello, voi dite, ma su incentivi automatici sotto forma di credito di imposta. Niente di nuovo, neanche in questo caso, sotto il sole, anche questi tipi di intervento erano stati già sperimentati e sono sperimentati soprattutto dal Governo nazionale.

Ma veniamo per qualche minuto all'analisi di qualche settore, colleghi, per capire dove in questi due anni di Governo il centro destra abbia davvero manifestato la sua volontà di rinnovamento, la sua volontà di governare l'economia in Sardegna. Quello del turismo rappresenta un settore emblematico, era la vostra grande scommessa e speranza, era la speranza vostra, nostra e dei sardi. Nelle vostre dichiarazioni programmatiche della precedente Giunta, dicevate di voler trasformare questo settore in sistema, attraendo grandi flussi finanziari, e avete iniziato con dire grandi fesserie soprattutto nelle dichiarazioni programmatiche. Ve ne ricordo una, Presidente, vi ricordo la proposta di abbattere totalmente il prezzo del biglietto, dimenticando che la continuità territoriale riguarda i sardi e non i turisti; proponevate l'abbattimento del prezzo del biglietto, ma non avevate calcolato, ne allora ne oggi, che per far transitare dal continente alla Sardegna, andata e ritorno, una quisquiglia come 9 milioni di turisti occorrerebbero, se va bene, 4.000 miliardi all'anno. Vi siete dimenticati di calcolare questi costi. Ma a parte questo svarione, due anni fa avete promesso solennemente una revisione di tutta la legislazione di incentivo con il coinvolgimento dei comuni, delle province, di tutte le autonomie locali, di tutti gli imprenditori e delle loro organizzazioni. Avete promesso il raddoppio dei posti letto alberghieri, senza, tra l'altro, sapere che in questa fase, alla Sardegna non serve un aumento dei posti letto alberghieri, perché registra un livello di occupazione di posti letto pari al 25 per cento, rispetto alla media nazionale del 45. E allora cosa c'è di nuovo e rivoluzionario nella vostra azione? Avete proposto allora, per il settore alberghiero della Sardegna, non il modello catalano, ma quello anglosassone, cioè la formula del bed and breakfast. A Lodine stanno ancora aspettando la rivitalizzazione del centro storico che è ancora vuoto, senza turisti, ma forse non hanno ancora capito quel termine anglosassone. Così i nostri paesi sono rimasti non vitalizzati in questi due anni. Ma siamo seri, ve lo dico io cosa avete fatto per il turismo: non avete rivisto e corretto nessuna legge di quel settore, non avete rivisto le tipologie ricettive, non avete rivisto la legge numero 13 del 1988 sulle professioni turistiche, ma, fatto ancor più grave, forse è sfuggito questo dato nelle vostre analisi economiche, noi vi abbiamo lasciato la legge numero 9 del 1998, che è una buona legge, delle buone direttive approvate dalla Comunità Europa, dovevate fare solo il bando. Dopo un anno e mezzo di insistenza e di pressioni delle organizzazioni, perché era una legge urgente che doveva rivedere e correggere il comparto alberghiero, bene, dopo un anno e mezzo avete fatto il bando. Il bando è stato fatto ad aprile, entro tre mesi, due mesi per gli utenti e un mese per le banche, doveva essere pubblicata la graduatoria. Quindi entro la prima decade di luglio doveva essere, così come è previsto in legge, pubblicata la graduatoria. Ancora oggi non è pubblicata.

Ma ancora più grave, colleghi, è il fatto che in questi due anni, né in base alla legge numero 40 del 1993, né in base alla legge numero 9 del 1998, né in base ad altre leggi sul turismo, si è fatto un solo decreto di finanziamento a imprese turistiche. Neanche un decreto di finanziamento in due anni di governo, questo è il risultato! Questa era la vostra grande scommessa, avete scommesso tanto nelle vostre dichiarazioni programmatiche su questo comparto.

Ma chiudiamo con il turismo, per parlare del commercio, dove in due anni, dal 1999 ad oggi, non la Giunta, ma la sua maggioranza, non ha avuto la capacità di garantire il numero legale in Commissione per recepire il decreto Bersani, per modernizzare il commercio in Sardegna. Doveva solamente recepire il decreto Bersani, il decreto legislativo numero 114 del 1998, e non è riuscita a farlo ma in compenso ha migliorato la legge 35 del 1991, tant'è che non è operativa perché è stato oggetto di procedura di infrazione da parte dell'Unione europea, non può essere applicata, non abbiamo nessuna legge sul commercio in Sardegna. Abbiamo approvato, qualche mese fa, una leggina - quando decollerà, con i vostri tempi e con i vostri modi di fare, chissà quando - che interverrà per incentivare il commercio con il de minimis, per evitare il controllo europeo. Questa è la vostra visione della modernità dell'economia in Sardegna!

Molto si è fatto, si dice, per l'artigianato. Bene, per l'artigianato è vero, sono stati spesi dei soldi e sono stati spesi con le modifiche alla legge numero 51 del 1993, apportate con l'articolo 3 della legge numero 37 del 1998. Io vi ricordo solo questo: avete speso ciò che vi abbiamo lasciato: 102 miliardi stanziati dalla finanziaria del 1998, sull'articolo 3 della legge numero 37, che sono ancora in fase di spendita. L'unica cosa che si è fatta a favore dell'artigianato, anche in questo caso con il contributo insostituibile, essenziale, dell'opposizione, è stata l'approvazione della leggina sull'apprendistato.

Sull'industria, si è fatto qualcosa, ma nulla di nuovo; a favore delle zone del centro Sardegna non si sono stanziati ulteriori finanziamenti; sulla legge numero 15 avete trovato bello e pronto un bando, che avete emanato voi, per l'erogazione di incentivi per complessivi 120 miliardi, sempre del piano del lavoro o ad esso sottratti per accelerarne la spesa con un emendamento condiviso anche da voi, approvato nella precedente legislatura. Oggi è in atto il secondo bando della medesima legge, e questo va bene, noi quando le cose vanno bene lo diciamo, ma nel contempo per l'industria cosa avete fatto? Avete forse presentato il piano energetico, un piano industriale per dare risposta al fatto che l'industria chimica nazionale chiude in Sardegna, per dare risposte ai lavoratori di Porto Torres, di Ottana, di Macchiareddu? Nulla di tutto questo, non c'è un piano industriale, non c'è un piano che dia alcuna prospettiva.

Per avviarmi a concludere su questo tema del lavoro e degli incentivi, un capitolo a parte merita la legge numero 28 del 1984 sull'imprenditoria giovanile. E' una legge che viene gestita non da un solo Assessore, ma da diversi Assessori essendo destinata ad operare in numerosi settori produttivi. A luglio del 1999 fu dichiarata dall'Unione Europa in contrasto con la normativa comunitaria, pertanto non più operativa; ciò nonostante, all'inizio di questa legislatura, avete previsto una deroga per consentire a tante aziende e a tanti giovani imprenditori di presentare domanda, nonostante la dichiarata incompatibilità da parte della Comunità Europa. Bene, in quei sei mesi di deroga sono state presentate qualcosa come 350 domande di incentivo, per una spesa complessiva prevista di 650 miliardi. In quei sei mesi sono state presentate domande per una previsione di spesa complessiva maggiore rispetto alla totalità dei finanziamenti erogati nei precedenti 15 anni! Era una operazione che noi allora, nonostante si abbia a che fare con giovani disoccupati, non abbiamo condiviso e ancora non condividiamo. Avete annunciato una serie di disegni e proposte di legge di iniziativa consigliare, ma non ne sono stati presentati! Abbiamo aspettato fino a pochi mesi fa un disegno di legge che doveva essere inviato dalla Giunta, prima avete inviato i giovani disoccupati organizzati a protestare contro il Consiglio e poi avete trasmesso finalmente il disegno di legge che la Commissione ha esaminato immediatamente e sul quale vi ha chiesto se avevate raggiunto qualche accordo a Bruxelles. E avete seguito la procedura che noi dell'opposizione vi abbiamo indicato, dopo aver perso un anno e mezzo, dopo aver illuso tanti giovani che avevano speso soldi propri in business plan, [S1] che sono necessari per presentare le domande.

Chiudo, Presidente, in trenta secondi, ricordandovi che voi nelle vostre dichiarazioni programmatiche nel '99 affermavate: "La Giunta di programma" - la vostra Giunta - "non intende sottrarsi alle sue responsabilità, vuole essere giudicata dai fatti. Ciascuno deve rendere conto del suo operato". Bene, se questo è il vostro operato avete fatto davvero bene a dimettervi, ma cosa verrà? Verrà un'altra Giunta pasticciata, fatta, come ricordava il collega Sanna nel suo intervento, con ulteriori ricatti e ulteriori sotterfugi. Noi staremo all'opposizione, nonostante il risultato elettorale. Il ruolo nostro in questa legislatura è quello, senza pasticci, senza infingimenti, senza altre vie di fuga. Noi staremo qui a valutare i vostri tentativi di Giunta, a giudicare insieme ai sardi il vostro futuro operato.

Presidente. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

Questo è l'ultimo intervento della mattinata.

CUGINI (D.S.). Noi rimaniamo in aula ad ascoltarla, anche se i suoi colleghi di maggioranza sono andati via.

Vargiu (Patto Segni-Rif. Sardi). La ringrazio, onorevole Cugini, può darsi che l'importanza delle mie parole sia così limitata che tutto sommato non valga neanche la pena che lei resti.

CUGINI (D.S.). Lo dico per loro.

Vargiu (Patto Segni-Rif. Sardi). Comunque la ringrazio del rispetto che lei dimostra, e vorrei iniziare l'intervento proprio cercando di risolvere uno dei problemi che è stato posto questa mattina in Aula dall'onorevole Cugini, quindi la sua pazienza verrà parzialmente ricompensata, se si accontenta. In sostanza intendo dare la mia interpretazione del perché di questa crisi regionale, del perché noi oggi ci troviamo di fronte alla necessità di un dibattito che precede l'elezione del nuovo Presidente. Noi Riformatori crediamo che una delle motivazioni sostanziali di questa situazione sia imputabile a fattori estranei, e lo abbiamo sostenuto più volte all'interno e all'esterno di quest'Aula; siamo cioè convinti che la crisi abbia origine da un sistema elettorale che tutti quanti conosciamo e abbiamo criticato, sulla base del quale è stato eletto quest'ultimo Consiglio regionale, che è tutt'altro che di tipo bipolare; un sistema che non ha consentito al cittadino, così come può fare per il sindaco, di scegliere attraverso l'elezione diretta il Presidente della Regione e la maggioranza con cui deve governare. Noi Riformatori credo che abbiamo dato dimostrazione, sia attraverso la presentazione di una proposta di legge elettorale in senso bipolare, sia per avere sempre sostenuto che nei momenti di crisi debba essere il principe che deve riavere lo scettro da parte del Consiglio… onorevole Cugini, casomai la aggiorno su eventuali passaggi che lei avesse perso.

CUGINI (D.S.). Sto chiamando un collega affinché possa ascoltare il suo intervento.

Vargiu (Patto Segni-Rif. Sardi). Certo, certo, la ringrazio, cortesissimo. Io credo che il metodo delle libertà, ed è una definizione di un socialista liberale, di Carlo Rosselli, e la cultura delle libertà e della democrazia, di cui noi Riformatori ci sentiamo portatori, prevedano che i ruoli della maggioranza e della minoranza siano sempre distinti. Il cittadino sceglie chi deve governarlo e lo sceglie attraverso le libere elezioni, chi deve governare ha l'autorità per poterlo fare, chi viene invece scelto per fare l'opposizione, deve avere gli strumenti per poter controllare chi governa e per potersi ripresentare ai cittadini e chiedere il loro consenso. Credo che noi non ci siamo trovati in quest'Aula di fronte a questo sistema. Credo che oggi ci troviamo davanti ad un sistema che è ancora parlamentare, che ha previsto l'elezione del Presidente della Giunta per vie parlamentari e tutti quanti siamo responsabili di quello che da questo discende, nel senso di non essere stati capaci, prima d'oggi, di consegnare a questo Consiglio regionale e alla Sardegna una legge elettorale differente. Oggi noi ci troviamo con una maggioranza in crisi, credo che sia stato sottolineato anche dagli interventi degli altri colleghi, in un momento che è estremamente difficile per tutta la Sardegna. La crisi della Giunta è sopravvenuta durante l'approvazione del DPEF, ci sono le leggi finanziaria e di bilancio che urgono e che sono attese dall'intera Sardegna, credo che il senso di responsabilità di questo Consiglio e di quella che è stata la sua maggioranza fino ad oggi imponga di abbreviare quanto più possibile i tempi della crisi in modo da poter dare immediatamente le risposte che i cittadini chiedono, che non sono risposte in termini di nomi,o soltanto di nomi, o soltanto di assetti, ma sono soprattutto risposte in termini di programmi, di leggi, di buon governo. Noi Riformatori siamo perfettamente coscienti di questo e intendiamo dare risposte coerenti nell'ambito di quella che è la nostra cultura e di quella che è la nostra appartenenza culturale. Lo voglio ripetere ancora una volta in quest'Aula, i Riformatori non sono un partito del Polo, ma confermano la propria scelta culturale e di valore della democrazia che li collega stabilmente, come forza moderata, al centrodestra e li rende quindi alleati naturali del Polo. Ma le alleanze comportano sempre e comunque accordi nella salvaguardia delle diversità.

I Riformatori non intendono snaturare le proprie peculiarità nell'ambito di qualsivoglia alleanza. Se lo facessimo, amici, noi Riformatori metteremmo in crisi le ragioni stesse della nostra esistenza, metteremmo in crisi il motivo stesso per cui ci siamo rivolti agli elettori sardi con una nostra proposta politica che comunque contiene delle differenziazioni rispetto agli altri partiti che esprimono rappresentanti in questo Consiglio. Se gli elettori sardi votano per i Riformatori e non per un altro partito del Polo, è perché probabilmente credono, ritengono, sono convinti che nell'ambito della proposta politica del centrodestra ci possa essere uno spazio di autonomia, di cultura cattolica e liberale, fortemente caratterizzato in senso riformista, che è garantito dalla nostra formazione politica. I Riformatori sono una società per azioni che ha in Sardegna i propri amministratori delegati, la propria sede sociale, la propria ragione sociale e tutti i propri azionisti. Questa è forse la nostra debolezza perché siamo costretti a svolgere la nostra azione politica senza il sostegno dei media nazionali, senza il sostegno di grandi leaders che mandino un segnale forte attraverso le televisioni, attraverso i giornali nazionali, un segnale che possa più facilmente raggiungere tutti i sardi.

Ci rendiamo conto che questa è una nostra debolezza ma forse è anche la nostra forza perché ci consente una libertà di azione che ad altri non è consentita e ci obbliga, anche se noi non volessimo, a essere in rapporto costante, giorno per giorno, con il nostro elettorato che, giustamente e correttamente, come sarebbe necessario per tutti, ci chiede ogni giorno ragione della nostra azione politica e dei suoi risultati. E` per questo che qualche volta noi manifestiamo delle sensibilità che vengono considerate talora esagerate e superflue da qualcun altro, ed è per questo che più di altri abbiamo oggi la necessità di confrontarci sui programmi e sulle scelte che farà il nuovo governo; a noi nessuno, neanche all'interno di questo Consiglio, ha mai concesso, ed è giusto che sia così, prove di appello.

Ed è per questo che noi chiediamo al Presidente che verrà designato domani e alla maggioranza che lo andrà a sostenere, se sarà la maggioranza di centrodestra, che è l'unica alla quale noi ci sentiamo di partecipare, di essere puntuale nel mantenere le promesse fatte nel corso della campagna elettorale del 1999; in quella circostanza, incarnando un percorso culturale che noi ancora condividiamo, che è quello individuato nel Forum di Aritzo, noi promettemmo discontinuità con i governi precedenti e cambiamento delle prassi rispetto al passato. Se i politici hanno memoria corta, qualche volta ce lo ricorda il decano di questa Assemblea Felicetto Contu, non illudiamoci, e noi Riformatori non ci illudiamo, che la memoria corta l'abbiano gli elettori.

La legislatura è ormai a metà strada, non c'è più spazio né per gli esperimenti né per i corsi di recupero. Gli esami di riparazione sono stati aboliti e non soltanto nel mondo della scuola. Il centrodestra deve utilizzare virtuosamente, cari colleghi, il tempo che ancora rimane per portare a compimento i grandi progetti che la maggioranza che sosteneva il programma della Giunta Floris aveva, per ritornare al giudizio dell'elettorato con un taccuino che sia pieno di cose fatte. Se noi Riformatori faremo parte della prossima maggioranza, non chiederemo ai nostri partners di scrivere insieme un volume dei sogni, che con questi chiari di luna rischierebbe di restare per sempre nel cassetto. Chiederemo invece l'individuazione di pochi punti che rappresentino il patto di ferro della maggioranza al suo interno e della maggioranza nei confronti di tutti i suoi elettori. Come Riformatori cercheremo di portare il valore aggiunto della nostra proposta politica, in particolare la nostra piena convinzione che quest'Isola abbia bisogno di cambiare il funzionamento e la testa della sua burocrazia, il suo assetto produttivo, la sua capacità di stare sul mercato, se vuole confrontarsi con l'Europa, se vuole confrontarsi con le nuove globalizzazioni, anche quelle successive all'11 di settembre, vincendo la sfida da cui dipende il futuro di tutti noi e di tutti i sardi.

Non chiediamo la luna nel pozzo ma vogliamo che la maggioranza dia le sue risposte sui problemi che oggi sono sul tappeto. Dieci grandi realizzazioni per la Sardegna basterebbero a qualificare il lavoro di una maggioranza per i prossimi due anni e mezzo. Come Riformatori ci limitiamo a proporne tre: la riforma degli enti e quella del comparto turistico si possono realizzare già da domani; la riforma della gestione delle risorse idriche: non possiamo continuare a dire che ci sono 36 enti di gestione dell'acqua e che non c'è l'acqua, e la riforma della legge elettorale, per cui chiediamo di aprire immediatamente un tavolo di confronto senza dover accettare passivamente leggi elettorali fatte da altri. E sulle riforme, noi raccogliamo l'invito che è stato fatto proprio dal capogruppo dei D.S., Cugini, prima dell'estate, che è stato ripetuto oggi in Aula - per chi lo ha ascoltato - da Gian Valerio Sanna, che sottolineava la necessità di aprire in quest'Aula un confronto che andasse al di là degli schieramenti, e che, senza pasticci e senza "inciucci" ma nel necessario rispetto dei reciproci punti di vista, potesse costituire l'inizio di un dibattito sulle regole. Le regole sono di tutti, legum servi sumus ut libere esse possimus, lo diceva Cicerone, e vuol dire che se rispettiamo le leggi e se le sappiamo fare insieme, siamo tutti più liberi; crediamo che questo sia anche il modo più rapido per garantire il cammino della modernizzazione della Sardegna.

I Riformatori, quindi, riconfermano con fermezza la propria volontà di rispettare il patto sottoscritto con le altre forze di centrodestra, ma con altrettanta fermezza noi chiediamo ai partner del governo di ieri, e forse di domani, di rispettare quello che per noi è il patto più importante di tutti, e cioè quello che noi abbiamo sottoscritto con i cittadini sardi. E` per questo che alla maggioranza che si va a costituire, se ne faremo parte, chiederemo di istituire un vero e proprio organo interno di garanzia, composto da consiglieri regionali, che serva a verificare costantemente lo stato di attuazione del programma di governo, garantendo il pieno rispetto del patto che sottoscriveremo tra forze politiche ma soprattutto del patto che abbiamo sottoscritto con i sardi. I consiglieri garanti dovranno riferire ogni due mesi a tutti i gruppi e a tutti i consiglieri, affinché questi abbiano la possibilità di conoscere nel dettaglio e di giudicare la puntuale realizzazione degli impegni che la maggioranza aveva preso. Ma dovranno anche e soprattutto provvedere a trasmettere a tutti i sardi le informazioni in loro possesso, consentendo loro di sapere cosa sta facendo la maggioranza di questo Consiglio, cosa sta facendo l'interezza di questo Consiglio, cosa sta facendo il Governo di questa Regione per risolvere i problemi dei sardi.

Crediamo che questa sia un'indicazione importante nel segno della trasparenza e crediamo che possa essere per tutta la maggioranza un elemento importante con cui poter rispondere alle esigenze che oggi i cittadini della Sardegna ci propongono. Come Riformatori, dunque, non abbiamo nessuna intenzione di sottrarci alle nostre responsabilità, né a quelle di cui ci sarà fatto carico in maniera ingenerosa, né a quelle cui sappiamo di essere effettivamente assoggettati, né a quelle specifiche nostre, né a quelle che saranno eventualmente condivise all'interno del nuova maggioranza. Nessuno, però, pensi che i Riformatori, nei prossimi due anni e mezzo, saranno trascinati dalla corrente perché sbaglierebbe, non cammineremo incerti e non inciamperemo nella quotidianità, né ci lasceremo sovrastare ogni giorno dalla quotidianità; siamo coscienti di avere preso degli impegni con i nostri elettori e siamo coscienti che nessuno dei nostri elettori farà a noi alcuno sconto, pertanto non intendiamo farne a nessuno.

PRESIDENTE. I lavori riprenderanno questa sera alle ore 17, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Sanna Salvatore. Dichiaro chiusa la seduta.

La seduta è tolta alle ore 13 e 35.


[S1]Pronunciato a microfono spento



Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Calledda - Pinna sulla moria di pesci negli stagni di Cherra e Foxi Sant'Anna Arresi. (6)

In riscontro alla nota sopra emarginata, si trasmettono gli elementi di risposta disponibili.

Il problema sollevato nell'interrogazione concerne il difficile e per certi aspetti insoluto rapporto tra le saline di Stato e le attività dei pescatori nell'area in esame costituente il complesso saliniero/pesca degli stagni di Porto Pino/S. Antioco.

Va preliminarmente rimarcato che il sistema è gestito in via prioritaria e principale dell'Azienda del Monopolio di Stato (ora E.T.I.) e che lo sfruttamento delle acque per finalità di pesca, oggetto di apposito atto di concessione rilasciato dall'Assessorato, è subordinato al parere delle Saline, che mira a salvaguardare l'integrità dell'attività primaria rispetto a ogni condizionamento che potesse derivare dall'attività di pesca, la quale, peraltro, non può che determinare situazioni di contrasto, in quanto soggiacente a un sistema di regimazione idraulica non pienamente coincidente con quello della produzione saliniera.

La predominante presenza dell'Azienda delle Saline di Stato ha condizionato la realizzazione di interventi diretti da parte dell'Amministrazione simili ad altri realizzati in altre aree geografiche della Sardegna, con obiettivi di recupero ambientale e di valorizzazione produttiva.

Il problema specifico del danno temuto per la moria di pesci nello stagno di Foxi per l'anno 2001 è stato oggetto di apposito incontro convocato presso l'Assessorato scrivente tra la Cooperativa, l'Organizzazione di categoria FEDERCOPESCA e le Saline di Stato, in data 28 maggio u.s..

Con particolare riferimento ai punti indicati nell'interrogazione, si fa rilevare, relativamente a quanto emerso e convenuto nel suddetto incontro, quanto segue:

- il collegamento idraulico del sistema Saline con gli stagni di Cherra e Foxi con la restante parte del sistema Saline (Stagno di Is Brebeis) è stato escluso in quanto incompatibile con il processo produttivo (la dolcificazione delle saline compromette in termini economici e qualitativi la formazione del sale);

- è stata, viceversa, sollecitata e concordata la soluzione provvisoria che consentirebbe il riversamento di acque fresche e ossigenate negli stagni in oggetto, al fine di favorire la sopravvivenza della fauna ittica sino a maturazione, col conseguente prelievo da parte della cooperativa.

Si deve, altresì, evidenziare, per completezza d'informazione, che nell'attesa di uno specifico sopralluogo con le saline di Stato volto all'individuazione delle soluzioni tecniche idonee e compatibili, la Cooperativa ha attivato in via autonoma un sistema di pompaggio, censurato dalle Saline, ma che ha consentito alla Cooperativa stessa di raggiungere l'obiettivo di mantenere vivo il prodotto.

Sul medesimo solco, l'Assessorato continua a esercitare ogni utile azione a tutela del reddito dei pescatori e delle risorse ittiche, nel rispetto delle produzioni economiche in atto e potenziali.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Sanna Giacomo - Manca sulla realizzazione di un impianto di acquacoltura nelle acque di Bosa. (214)

In riscontro alla nota sopra emarginata, si trasmettono gli elementi di risposta disponibili.

La Giunta è stata ripetutamente sollecitata a fornire motivate valutazioni sul problema della maricoltura, ovvero delle tecnologie di allevamento di pesci a mare mediante la realizzazione di strutture fisse o gabbie gallegianti.

Si tratta di una tecnologia di allevamento che gli stati hanno da tempo adottato sulla base del dato, riconosciuto a livello di organismi mondiali, che il fabbisogno alimentare di pesce della popolazione, in crescente aumento come consumo pro-capite, può trovare soddisfazione unicamente dal sistema degli allevamenti ittici a terra e a mare. La Sardegna non sfugge a questa regola di mercato, considerata la dipendenza dell'approvvigionamento estero per circa il 60 % del prodotto consumato.

L'acquacoltura in Sardegna ha avuto inizio in tempi relativamente recenti soprattutto per la specifica previsione della legge 28 sull'imprenditoria giovanile e per quanto riguarda gli allevamenti in gabbie galleggianti nel 1992, allorché l'Assessorato prese in considerazione il rilascio di una concessione in mare finalizzata a tale attività.

Sulla base di uno specifico studio volto a determinare gli effetti dell'insediamento sul'ambiente marmo costiero, l'Assessorato, sentito il Comitato tecnico consultivo regionale della pesca, ha elaborato i criteri/presupposti per il rilascio di tale tipo di concessione, ratificati successivamente nelal deliberazione n. 59/100 del 29.12.1998, adottata dopo aver sentito la competente Commissione consiliare. L'elaborazione di tali ctiteri costituisce, nell'ambito delle realizzazioni in argomento, un'opzione che non ha riscontri in analoghe procedure adottate da altre amministrazioni.

Gli interventi in corso di realizzazione, ultimabili a breve termine, non superano il numero di dieci impianti.

Nell'intento di attuare interventi in coerenza con i principi affermati, maggiormente rispettosi delle scelte di sviluppo degli enti locali e indicate dall'Amministrazione regionale, la Giunta, con deliberazione n. 55/98 del 29.12.2000, adotatta su conforme decisione della competente Commissione consiliare, nel confermare le prescrizioni volte a salvaguardare l'ambiente marino, ha introdotto la preventiva consultazione del Comune e ha autorizzato, con ulteriore deliberazione, la realizzazione di uno specifico studio volto all'individuazione, in termini scientifici, delle aree da destinare a tale tipo di investimento, nel rispetto dei principi delal sostenibilità ambientale.

Sull'insediamento specifico nelle acque di Bosa, si fa rilevare quanto segue:

- l'impianto, posizionato nella fascia costiera del Comune di Bosa, pur rientrante in aree di sicuro valore ambientale e paesaggistico, riscontrabile nella fascia marino-costiera della sardegna, non è sottoposto a particolare regime di tutela, essendo escluso dall'area del SIC;

- non è interessata in alcun modo da prateria di posidonia, come descritto nell'apposita relazione tecnica e verificato da organismi scientifici;

- l'insediamento che prevede un'occupazione di 5000 m2 circa non è da sottoporre a valutazione di impatto ambientale ai sensi delle vigenti disposizioni, che prevedono tale procedura per insediamenti di cinque ettari.

Conclusivamente, può affermarsi che non sussistono da un lato violazioni degli obblighi assunti dalla Regione in applicazione della Direttiva comunitaria "Habitat", mentre l'Assessorato ha assunto l'obbligo di un puntuale monitoraggio e tutela dell'ambiente marino, con riserva di dettare, in vista di tale obiettivo, ulteriori prescrizioni relative sia alla somministrazione di mangimi, sia alla capacità dell'impianto.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Amadu sulla necessità di inserire le competenze dei diplomati in Produzioni animali con orientamento in Gestione e protezione della fauna nella figura professionale di "Tecnico faunistico". (297)

In relazione all'interrogazione di cui all'oggetto, si trasmettono in allegato gli elementi di risposta disponibili.

Si conviene sull'opportunità di valorizzare le nuove figure professionali citate nell'interrogazione, pur nell'evidente carenza di competenza dell'Assessorato scrivente a procedere direttamente all'emanazione di bandi di concorso pubblico per l'assunzione di personale.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Frau sulla selezione pubblica per la scelta del Direttore del Parco di Porto Conte (Alghero). (299)

In relazione all'interrogazione di cui all'oggetto, si trasmettono in allegato gli elementi di risposta disponibili.

Si fa presente che ai sensi dell'articolo 7 della legge regionale 26 febbraio 1999, n. 4, istitutiva del Parco naturale regionale "Porto Conte", il Direttore del Parco è nominato dal Presidente previa deliberazione dell'Assemblea e che, inoltre, ai sensi del citato articolo, la nomina del Direttore è effettuata sulla base di criteri stabiliti dal regolamento di organizzazione dei servizi.

A tutt'oggi non risulta pervenuta presso i competenti uffici dell'Assessorato alcuna nota di comunicazione di emanazione di tale regolamento da parte dell'Ente di gestione del Parco, né gli stessi uffici hanno conoscenza del bando di selezione per la scelta del Direttore del Parco.

Risposta scritta del Presidente della Giunta all'interrogazione Corda - Liori sulla paventata chiusura del CUAS (centro Unificato Automazione Servizi delle Poste Italiane) in Sardegna (336); all'interrogazione Orrù - Calledda - Marrocu - Pusceddu sulla chiusura del Centro Unificato Automazione Servizi (CUAS) di Cagliari da parte delle Poste Italiane (337); all'interrogazione Cappai sulla decisione della Società Poste Italiane S.p.A. di chiudere l'impianto CUAS di Cagliari (341); all'interrogazione Fadda - Selis - Giagu - Secci - Sanna Gian Valerio sulla chiusura da parte delle Poste Italiane del Centro Unificato Automazione Servizi (CUAS) (366).

Con riferimento alle interrogazioni in oggetto trasmetto le seguenti note:

- n. 1309/gab in data 3 maggio 2001 da me inviata al Ministro delle Comunicazioni, al Presidente e all'Amministratore delegato delle Poste Italiane S.p.A.;

- n. SRI/CA/1128 in data 11 settembre 2001 inviatami dal Servizio Centrale Relazioni Istituzionali (Rapporti con le Autorità Indipendenti e di Vigilanza) delle Poste Italiane S.p.A.;

- n. SRI/SI/AD/375 in data 21 settembre 2001 inviatami dal Servizio Centrale Relazioni Istituzionali (Articolazione Sindacato Ispettivo) e di Vigilanza delle Poste Italiane S.p.A.

Con la presente intendo richiamare l'attenzione delle SS.LL. sull'esigenza di soprassedere a qualsiasi iniziativa che possa compromettere il già precario assetto dei servizi postali dell'Isola, ad oltre due anni dalla presentazione del Piano d'Impresa delle Poste Italiane S.P.A..

Tale richiesta trova forte motivazione nell'attuazione, da parte delle Poste, di alcuni processi riorganizzativi di grande rilevanza caratterizzati, peraltro, dalla soppressione di servizi e conseguenti riduzioni di personale.

Tali processi mostrano di avere un forte impatto sul territorio dell'Isola, sia dal punto di vista strettamente occupazionale, che sotto il profilo dei servizi, nonché della qualità, diffusione e accessibilità degli stessi.

Le scelte riorganizzative delle Poste sono certamente il frutto della necessità di una maggiore economicità della gestione su tutto il territorio nazionale.

Tuttavia la risposta a tale necessità non può prescindere da una profonda analisi delle condizioni dei territori regionali e dalle prospettive di sviluppo degli stessi.

Su questo piano va riconosciuto il ruolo fondamentale dell'attività postale, intesa come elemento infrastrutturale di primaria importanza, funzionale, dunque, al miglioramento delle attività generalmente rivolte ai cittadini ed alle imprese.

L'attività postale, pertanto, vista come elemento di servizio alle persone e trainante della comunicazione interna ed esterna al territorio della regione.

Tale aspetto trova ulteriore conferma all'art. 7, ounto 1, dell'Intesa Istituzionale di Programma stipulata fra il Governo nazionale e la Giunta regionale i 21 aprile 1999, dove è sottolineata la necessità di definire "accordi quadro di programma" relativi, fra l'altro, alla rete postale, "subordinando ad essi ogni decisione operativa".

Inoltre l'attuale impianto contrattuale riconosce ruolo e responsabilità alla contrattazione di livello territoriale, istituendo momenti importanti del confronto sul piano della discussione regionale.

L'attività di riorganizzazione delle Poste italiane, attualmente in corso, mostra la tendenza evidente a scelte indirizzate all'esclusiva salvaguardia di economie di scala, non orientate a politiche di sviluppo sui territori.

Tali indirizzi oltre a riproporre forti negatività sul piano delle ricadute occupazionali non sembrano tenere in alcuna considerazione né le specificità locali (piccoli centri) né le prospettive di crescita e sviluppo infrastrutturale della regione.

Per le considerazioni su esposte ribadisco la necessità di una moratoria sui progetti riorganizzativi che dovranno essere assunti nell'Isola, in maniera tale da consentire l'immediata apertura di un tavolo di confronto tra Governo, Regione, Poste e Sindacati, orientato ad una verifica delle reali compatibilità del Piano d'Impresa e delle riorganizzazioni in atto, con una politica di valorizzazione infrastrutturale fondamentale per la Sardegna.

Compiuta tale verifica, sarà necessario definire l'accordo di programma quadro previsto nella succitata Intesa Stato - Regione.

In questa sede la Regione potrebbe apportare delle soluzioni innovative in vari campi, tali da potenziare il ruolo del servizio postale nell'Isola.

Per quanto premesso, rimango in attesa di conoscere le determinazioni che le SS.LL. intenderanno adottare in merito, rappresentando fin d'ora la mia personale disponibilità per poter addivenire, in tempi ragionevolmente brevi, ad un soddisfacente Accordo di Programma Quadro, unico strumento ritenuto correttamente valido, nel caso di specie, sia dal Governo nazionale che da quello regionale in occasione dell'Intesa Istituzionale del 21 aprile 1999.

Signor Presidente,

con riferimento alla vicenda relativa alla riorganizzazione dei servizi postali dell'Isola, occorre premettere che fra i progetti e gli interventi previsti nel Piano d'Impresa 1998/2002 adottato dal Consiglio d'Amministrazione il 7 ottobre '98 e approvato dai Ministeri del Tesoro e delle Comunicazioni, attraverso il quale s'intende realizzareil risanamento e il rilancio aziendale, assume particolare rilievo quello che persegue l'obiettivo di razionalizzare la rete sportelli di Poste Italiane, individuando la loro giusta sistemazione sul territorio, nonché il numero ottimale.

La capillarità sul territorio costituisce, senza alcun dubbio, un importante punto di forza dell'Azienda, ovviamente interessata per quanto possibile, a mantenerla.

In tale ottica la chiusura di un ufficio postale è infatti soluzione estrema cui si è costretti a ricorrere quando i volumi di lavoro nei diversi settori d'attività, rilevati secondo criteri oggettivi, non consentono di coprire i costi, e determinano squilibri di gestione non sopportabili.

Peraltro ciò non determina di per sé, necessariamente, la chiusura di un Ufficio, me è sempre oggetto di un'attenta valutazione, in relazione a parametri oggettivi relativi alla realtà territoriale nella quale l'ufficio opera.

In sostanza, il progetto di razionalizzazione della rete degli sportelli è stato elaborato nelle singole Filiali, valutando attentamente, caso per caso e ciascuna nell'ambito della propria competenza e conoscenza del territorio, le varie problematiche cui l'attuazione dello stesso progetto inevitabilmente avrebbe dato luogo e cercando, sempre caso per caso, le soluzioni ragionevolmente rispondenti alle esigenze della popolazione adottando, al contempo, soluzioni alternative quali: l'apertura a giorni alterni; l'orario ridotto; l'utilizzazione dell'operatore unico.

Con riferimento alla situazione da Lei prospettata, gli interventi di chiusura previsti per il 2001 nella sua Regione, risultano riguardare solo 3 località, ove peraltro operano già altri uffici postali: Ingurtosu (CA), Mamone (NU) e Nuraxinieddu (OR).

Il Direttore Regionale ha presentato il piano degli interventi alle competenti Autorità locali, che non hanno sollevato obiezioni.

La presente nota è inviata a lui per conoscenza anche affinché resti a Sua disposizione per fornirLe gli ulteriori chiarimenti di merito eventualmente richiesti.

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Si fa riferimento alla lettera prot. N. 2169/gab dell'8 Agosto u.s., con la quale sono state chieste notizie in merito all'Interpellanza e alle Interrogazioni in oggetto concernenti "le riduzioni di strutture e servizi" che Poste Italiane sta operando nella Regione Sardegna, ed in particolare la chiusura del Centro Unificato Automazione Servizi (CUAS) di Cagliari.

Al riguardo, è opportuno precisare, in via generale, che i radicali cambiamenti introdotti nella struttura aziendale, in coerenza con le linee guida del Piano d'Impresa 1998/2002 e in ottemperanza agli impegni assunti con il Contratto di Programma sottoscritto con il Ministero delle Comunicazioni, sono finalizzati a realizzare il risanamento e il rilancio aziendale.

Nel contesto del processo di tale rilancio, la Società sta procedendo a una valutazione di tutte le strutture operative, per individuare quelle tra esse meglio rispondenti agli obiettivi del processo stesso e ottimizzarne l'utilizzo. Il personale che a seguito di detta razionalizzazione e riorganizzazione aziendale dovesse risultare in esubero in taluni settori, sarà impiegato a supporto di quelli nei quali le risorse umane risultano attualmente carenti.

L'adozione di un nuovo modello di organizzazione della rete, sia territoriale che logistica, le revisione e la semplificazione delle attività delle Filiali, con particolare attenzione alle attività di riscontro contabile, sono alcuni tra i progetti già attuati che hanno consentito, senza nessun danno per la clientela, di avviare nuove modalità di lavorazioni presso il Centro Meccanizzazione Postale (CMP) di Elmas e la riduzione delle attività amministrative e contabili nelle Filiali di Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari.

In relazione alla paventata "prevista chiusura di circa 140 uffici postali", si ritiene necessario precisare che la loro capillarità sul territorio è un'importante risorsa che l'Azienda è ovviamente interessata a mantenere, non oltre però i limiti della gestione economicamente equilibrata, condizione essenziale per il raggiungimento degli obiettivi attesi per il 2002.

La chiusura di un ufficio postale i cui ricavi a causa di volumi di lavoro complessivamente inadeguati, non coprono i corrispondenti costi, è dunque una soluzione estrema alla quale si ricorre solo e se quando precisi strumenti e criteri oggettivi di valutazione non rendono praticabili soluzioni alternative meno traumatiche per gli abitanti della località interessata, quali l'apertura a giorni alterni, l'orario ridotto, l'utilizzazione di un unico operatore che nell'arco della giornata svolge competenze diverse, dal recapito all'attività di sportello.

Tali criteri si fondano sull'applicazione di parametri oggettivi (distanza da Uffici postali viciniori, composizione della popolazione, potenzialità produttive ed altri) alla specifica realtà interessata.

In Sardegna, ove su 377 Comuni vi sono 444 uffici postali, dei quali 172 c.d. marginali, il Piano Sportelli 2001 prevede entro il corrente anno la realizzazione di 20 interventi dei quali solo 3 di chiusura. Tali interventi riguardano uffici ubicati in Comuni dotati di almeno un altro ufficio, dove i contatti medi giornalieri non sono stati superiori a nove, e ove la realtà territoriale, almeno allo stato attuale, non sembra prospettare un incremento della domanda tale da consentire di raggiungere un accettabile equilibrio gestionale.

Per completezza di notizia si soggiunge che i restanti 17 interventi previsti si riferiscono all'introduzione dell'operatore unico.

Infine, per quanto specificatamente concerne la chiusura del CUAS di Cagliari, avvenuta l'11 giugno u.s., al fine di chiarire le motivazioni che hanno determinato le scelte aziendali, è necessario premettere che nel summenzionato Piano è stata prevista la riduzione del numero dei Centri Unificati di Automazione (CUAS) per il trattamento dei conti correnti, da 16 a 7.

Il criterio seguito per operare detta contrazione è basato sulla individuazione delle realtà produttive che, per capacità logistiche e soprattutto per i tempi di lavorazione impiegati per la rendicontazione e l'accredito, si sono maggiormente avvicinati alla media nazionale (3-4 giorni).

Si precisa, inoltre, quanto segue:

- nel giugno 1999, nonostante le performance del CUAS di Cagliari, sia in termini di numero di bollettini gestiti che in termini di efficienza dei costi, fossero al di sotto della media nazionale, si era ritenuto opportuno sospendere temporaneamente il progetto di razionalizzazione di tale struttura in attesa di un recupero di competitività;

- nonostante tale sospensione, protrattasi fino alla primavera di quest'anno, non sono stati realizzati gli obiettivi minimi di natura produttiva ed economica previsti dall'Azienda. Difatti, dal monitoraggio dei dati emersi, si è rilevato un flusso di circa 25 milioni di bollettini annui (contro una media dei CUAS pari a circa 71 milioni annui) con un costo medio unitario di lavorazione per bollettino di 302 lire, a fronte del corrispondente dato medio dei CUAS pari a circa 230 lire (con la punta più bassa a 95 lire);

- la decisione aziendale di chiudere il Centro è anche stata oggetto di un'attenta analisi organizzativa che non ha mancato di tenere conto della peculiare situazione occupazionale della Regione. E' stato percorso l'intero cammino di relazioni industriali previsto dal vigente CCNL, con il coinvolgimento delle OO.SS. a livello sia territoriale che nazionale;

- l'Azienda ha provveduto, com'è già avvenuto per casi analoghi, a rivedere la distribuzione dei volumi di traffico, spostando la lavorazione dei bollettini verso il CUAS di Torino, mentenendo tuttavia sulla struttura commerciale di Cagliari le attività di gestione sia dei C/C Imprese ed Enti che dei C/C Clienti Privati.

Tale riassetto organizzativo ha reso possibile un diverso impiego del personale nello stesso territorio sardo, allontanando il rischio di licenziamenti. La totalità delle risorse appartenenti al CUAS di Cagliari infatti, in attesa della prevista riorganizzazione del sistema regionale, è stato ricollocato provvisoriamente, nelle altre Province della Regione secondo un criterio basato sulle effettive necessità nei vari settori operativi.

Questa più razionale distribuzione delle risorse ha consentito di migliorare nettamente il servizio reso alla clientela senza far fronte a spostamenti fuori Regione che sarebbero risultati più penalizzanti.


Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA GIAGU sulla grave situazione ambientale ed economica che si sta determinando nel comune di Thiesi.

Il sottoscritto,

appresa con preoccupazione la notizia secondo la quale potrebbe esserci l'eventualità che il Sindaco di Thiesi disponga la chiusura dei caseifici che operano in quel territorio in quanto il sistema depurativo non dà sufficienti garanzie di smaltire i reflui della produzione lattiera e quindi esisterebbe il reale pericolo di un inquinamento delle acque del Bidighinzu e del rio Mannu;

preso atto delle reiterate comunicazioni del Sindaco alle autorità regionali di un serio allarme ambientale e della conseguente richiesta urgente di interventi volti a scongiurare questo fatto;

considerato:

- il contesto in cui si stanno determinando questi avvenimenti che è costituito da un tessuto industriale rappresentato da caseifici che lavorano un terzo dell'intera produzione del latte in Sardegna;

- che la chiusura di questi stabilimenti, per il rischio inquinamento, provocherebbe un danno incalcolabile per l'economia agropastorale della nostra Isola;

- il danno di immagine sui mercati italiani ed esteri che deriva da un eventuale blocco di questi caseifici che esportano l'80 per cento del loro prodotto;

rilevato che Thiesi, pur essendo inserita tra le priorità di intervento, è stata esclusa dalla prima 'tranche' di finanziamenti del piano provinciale delle acque;

considerato che è necessaria qualsiasi azione per scongiurare gli scenari ipotizzati,

chiede di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore della difesa dell'ambiente e l'Assessore dei lavori pubblici per conoscere quali siano gli intendimenti della Giunta regionale in ordine al problema sollevato e se non ritengano urgente e prioritario consentire l'adeguamento dell'impianto di depurazione di Thiesi in modo che i reflui dei caseifici vengano trattati e non rappresentino più una minaccia di inquinamento. (177)

INTERPELLANZA CUGINI - FADDA - DORE - BALIA - COGODI sulle preoccupanti dichiarazioni del Ministro Lunardi in ordine alla continuità territoriale in Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che ritengono quanto mai singolari e preoccupanti le ultime dichiarazioni del Ministro Lunardi con le quali viene esternata l'intenzione di rivedere la politica dei sussidi per la continuità territoriale della Sardegna, tutto ciò in netto contrasto con la normativa in materia;

premesso che tali dichiarazioni contrastano decisamente non solo con le disposizioni di legge, ma anche con quanto affermato dallo stesso Ministro in data 2 agosto 2001, in occasione di una visita ufficiale nell'Isola, che ha assicurato "il suo intervento presso l'ENAC affinché gli esiti della gara internazionale gli fossero comunicati tempestivamente in modo tale che si potessero emettere i decreti e di conseguenza i sardi già da questo autunno avrebbero viaggiato con tariffe agevolate";

constatato che le recenti dichiarazioni del Ministro, purtroppo, sono in linea con il voto contrario che il centrodestra aveva espresso in Parlamento in occasione dell'approvazione della legge sulla continuità territoriale e constatato che è reale il rischio che la maggioranza di centrodestra determini l'abrogazione della legislazione attuale perpetuando così l'ingiustizia nei confronti dei sardi;

preso atto che la lettera del Presidente della Regione, indirizzata al Ministro Lunardi e al Presidente del Consiglio dei Ministri, conferma che la Sardegna, nonostante i proclami e i tour estivi nell'Isola dei vari rappresentanti del Governo accompagnati dal Ministro Pisanu, sta vivendo una nuova e preoccupante fase di isolamento dovuta probabilmente all'influenza delle teorie distorte della Lega Nord in materia di riconoscimento di un diritto rivendicato, e finalmente ottenuto, da tutti i sardi per la peculiarità della nostra Isola;

preoccupati per le gravissime conseguenze di queste dichiarazioni e per il protrarsi del danno nei confronti dei cittadini sardi;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere se non ritiene insufficiente l'iniziativa finora assunta con la lettera inviata al Ministro e se invece non ritiene opportuno, necessario e urgente riferire in Consiglio sulle dichiarazioni del Ministro e sulla necessità di un coinvolgimento nella vicenda di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale in modo che unitamente si possa difendere un diritto dei sardi sancito dalle leggi nazionali. (178)

INTERPELLANZA DORE - BALIA - CUGINI - FADDA - SANNA Emanuele - BIANCU - CALLEDDA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU -MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU sulle inadempienze del Governo in ordine alla cessione alla Regione delle Saline di Molentargius e delle relative pertinenze immobiliari.

I sottoscritti, premesso che:

- con legge regionale n. 5 del 1999 è stato istituito il Parco naturale del Molentargius - Saline (art. 1), la cui gestione doveva essere affidata ad un consorzio, da costituirsi attraverso un'apposita convenzione, dalla Provincia di Cagliari e dai Comuni di Cagliari, Quartu S. Elena, Quartucciu e Selargius (art. 3);

- nonostante il lungo tempo trascorso, tale consorzio di gestione del Parco non è stato ancora costituito per cui l'intero compendio, composto da beni ambientali di valore inestimabile (tutelati dagli accordi di RAMSAR del 1971 e dal Piano paesistico del Molentargius e Monte Urpinu, approvato con decreto dell'Assessore regionale della pubblica istruzione n. 7 del 12 gennaio 1979 e ribadito dalla Direttiva CEE n. 92/43 ed oggetto di un Piano di risanamento costato alla collettività oltre 100 miliardi di lire), è tuttora esposto al degrado ed all'abusivismo se non addirittura al rischio dell'estinzione, com'è avvenuto durante l'estate dell'anno 2000;

- al fine di rimuovere questa scandalosa situazione, sono stati posti in essere negli ultimi anni numerosi interventi da esponenti del mondo ambientalista, nonché da parte di rappresentanti politici, sia a livello parlamentare sia a livello regionale;

- in particolare, con una mozione presentata in data 2 novembre 2000 da ben trentaquattro consiglieri regionali (primo firmatario Emanuele Sanna), trasformata in un ordine del giorno sottoscritto da quindici consiglieri ed approvato all'unanimità dal Consiglio nella seduta del 3 agosto 2001, si impegnava la Giunta Regionale, fra l'altro: "a promuovere una pressante iniziativa politica ed istituzionale verso il Governo nazionale per l'immediato trasferimento al patrimonio ed alle competenze della nostra Regione Autonoma di tutto il compendio Molentargius - Saline e di tutti i beni già in uso all'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, risolvendo contestualmente l'annoso contenzioso tra il Ministero delle Finanze ed i Comuni di Cagliari e Quartu S. Elena";

- il perseguimento dei predetti obiettivi, che sono del resto in totale sintonia con gli impegni internazionali e con la normativa vigente è contrastato dalla maggioranza che ormai da anni governa il Comune di Cagliari la quale, dopo essersi a suo tempo opposta all'inserimento nel Parco del compendio del Poetto e non aver fatto alcunché per fermare l'abusivismo edilizio nella zona di Medau su Cramu, più di recente, da un lato, in occasione dell'iter di approvazione del Piano Urbanistico Comunale, ha tentato di spazzare via il vincolo di inedificabilità e di tutela integrale esistente nel territorio del Molentargius, con l'obiettivo dello sfruttamento edilizio di una consistente zona del medesimo (costringendo il Co.Re.Co. ad intervenire per sventare lo sciagurato progetto), dall'altro, nella persona dell'Assessore all'urbanistica ed ambiente Giampaolo Marchi, ha affermato - dopo il voto del Consiglio regionale - che il Comune non è disposto ad accettare che una parte pregiata del territorio comunale quale quella del Molentargius sia gestita da terzi;

- siffatta presa di posizione è in palese contrasto, oltreché con la normativa che disciplina la materia e con il citato deliberato unanime del Consiglio regionale, anche con l'orientamento espresso e ribadito dall'Assessore regionale della difesa dell'ambiente Emilio Pani;

- nei giorni scorsi si è appreso che il Governo Berlusconi nella persona del Ministro per l'economia, in occasione di una Conferenza dei Servizi, avrebbe posto il veto al trasferimento alla Regione delle saline e degli edifici costituenti il complesso pertinenziale delle medesime;

- tale presa di posizione contrasta in modo palese, non solo con l'articolo 14 dello Statuto regionale, secondo cui la Regione, nell'ambito del suo territorio succede nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare (……), compresi i beni e diritti connessi a servizi di competenza statale ed a Monopoli fiscali che abbiano perso tale condizione (cosa verificatasi ormai da molti anni in dipendenza della cessazione dell'attività di estrazione del sale), ma anche con la legge finanziaria (n. 388) del 2000 e con il protocollo Stato - Regione dello stesso anno, che prevedono il trasferimento delle saline come punto essenziale per la realizzazione del Parco;

- la presa di posizione del Governo, che ha formato oggetto di una recentissima interpellanza presentata del Senatore D.S. Rossano Caddeo, ha giustamente destato sconcerto e preoccupazione nella pubblica opinione e nel mondo ambientalista (vedasi la denunzia del WWF di questi giorni) in quanto costituisce un nuovo ulteriore ostacolo alla realizzazione del Parco;

- tenuto conto di quanto si è detto, non è da escludere che l'inopinata ed ingiustificata presa di posizione del Ministro per l'economia sia frutto delle pressioni sul Governo che certamente non sono mancate da parte da parte di esponenti locali notoriamente collegati con una delle forze politiche che guida sia il Governo nazionale che quello della città di Cagliari che, come si è detto, vedono l'attuazione del Parco come un ostacolo insormontabile alla realizzazione delle loro mire speculative sulla zona.

Tutto ciò premesso, i sottoscritti chiedono di interpellare in Aula il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:

a) quali attività hanno posto in essere dopo la delibera di approvazione dell'ordine del giorno citato, assunto all'unanimità dal Consiglio regionale il 3 agosto 2001 per garantirne la concreta realizzazione;

b) come intendono operare, di fronte alle intenzioni manifestate sia dal Comune di Cagliari, sia dal Ministro per l'economia, dirette a contrastare la rapida conclusione dell'iter di realizzazione del Parco, per garantire l'osservanza della legge ed i deliberati del Consiglio regionale. (179)

INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO sulle inadempienze del Governo e della Giunta Regionale in ordine al passaggio del patrimonio pubblico regionale ed alla gestione del compendio Molentargius - Saline e delle relative pertinenze immobiliari.

I sottoscritti, premesso che:

- la L.R. n. 5 del 1999 ha istituito il Parco naturale di Molentargius - Saline;

- gli enti locali cointeressati non hanno ancora provveduto alla stipula della prevista convenzione per la gestione del Parco, nonostante la c.d. "omogeneità politica" che connota attualmente queste Amministrazioni (Provincia, Comuni di Cagliari, Quartu, Quartucciu, Selargius);

- il quadro della "omogeneità" si completa col carattere dello stesso Governo nazionale e del Governo regionale;

- perdurano in modo colpevole, dannoso ed illegittimo le omissioni di detti Enti pubblici sia in ragione della tutela necessaria del grande patrimonio naturalistico sia in ragione dell'attribuzione alla Regione Autonoma della Sardegna della piena titolarità del bene naturalistico in forza della legge costituzionale (art. 14 dello Statuto).

- dette gravi omissioni non sono casuali, ma sempre più palesemente ispirate dalle mire speculative che si vogliono favorire nel complesso naturalistico e dintorni;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere quali iniziative abbia posto in essere in ottemperanza ai deliberati del Consiglio regionale ed in forza delle leggi vigenti. (180)

INTERPELLANZA CALLEDDA - SANNA Alberto - MORITTU sul ricorso a gare europee per l'affidamento dei servizi di pulizia di treni e stazioni da parte di Trenitalia, Rete Ferroviaria e Grandi Stazioni.

I sottoscritti,

premesso che la Società FS S.p.A., in data 4 settembre 2001, ha emanato i bandi di gara per rinnovare gli appalti di pulizia di treni, stazioni e binari, che vigevano da nove anni e che andranno a scadenza il 31 dicembre 2001, ricorrendo per la prima volta ad una procedura competitiva basata sulle regole europee;

sottolineato che le gare indette con le nuove procedure prevedono l'aggiudicazione al massimo ribasso, non richiedono ai partecipanti l'obbligo del rispetto del contratto nazionale di lavoro delle imprese fornitrici di servizi operanti nel settore dell'indotto ferroviario e dei trasporti, né indicano il richiamo alla Legge 327/2000 (cosiddetta legge Salvi) relativamente alle tabelle del costo del lavoro per il comparto da assumersi a riferimento nella determinazione delle offerte, così come non richiedono ai partecipanti alle gare neanche il rispetto della norma inserita da tempo nel contratto nazionale di lavoro del settore, concernente la salvaguardia dei livelli occupazionali all'atto del cambio di appalto;

rilevato che secondo le Ferrovie il ricorso alle nuove procedure appare giustificato dall'intenzione di risparmiare circa il 20 per cento degli attuali costi e di garantire agli utenti una qualità del servizio notevolmente superiore a quella attuale;

ricordato che:

- il patto delle regole nel settore dei trasporti stipulato il 23 dicembre 1998, sottoscritto anche da Confindustria cui FS aderisce, prevedeva che nei vari contratti si adottasse una clausola sociale a tutela della continuità occupazionale, clausola contenuta nel contratto nazionale di lavoro degli appalti ferroviari e riportata nel nuovo contratto nazionale di lavoro delle attività di servizio dell'indotto ferroviario e dei trasporti;

- nel corso dell'ultimo incontro, tenutosi il 1° agosto 2001 tra le organizzazioni sindacali e il Ministro dei trasporti, i rappresentanti dei lavoratori denunciarono la situazione del comparto e le possibili conseguenze e ottennero l'impegno ad attivare un esame preventivo all'avvio dell'iniziativa, in modo da evitare ogni conseguenza negativa;

sottolineato che, fino ad ora le pulizie erano affidate a quattro consorzi (Nord-Est, Nord-Ovest, Società Consortile gestione servizi ferroviari e Consorzio nazionale cooperative portabagagli) che verranno certamente penalizzati dalle modalità scelte per le gare d'appalto perché il criterio dell'affidamento al prezzo più basso, senza riferimento al costo di lavoro che per i consorzi è più alto in virtù di condizioni imposte in passato, non li metterebbe in grado di competere con altre imprese determinando, in campo nazionale, la perdita di circa 4000 posti di lavoro fra gli addetti;

rilevato che anche in Sardegna, dove sono a rischio 200 posti di lavoro, le aziende esterne operanti attualmente nel settore (la Lagorara a Cagliari, la Società Italia nel sassarese e la Manutencoop in tutta l'Isola) non riuscirebbero a sostenere il peso dei costi fiscali richiesti e sarebbero tagliate fuori dalle nuove gare;

considerato che la pubblicazione dei bandi ha suscitato la forte e dura protesta dei lavoratori e dei sindacati che hanno dato il via alla mobilitazione che pone al centro l'obiettivo del Governo dei processi di liberalizzazione e di riorganizzazione che rispetti i diritti contrattuali dei lavoratori e la garanzia dell'occupazione secondo regole discusse, confrontate e concordate con i rappresentanti dei lavoratori,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere quali atti urgenti intenda compiere presso il Governo nazionale perché in questa occasione vengano garantiti il rispetto delle regole contrattuali concordate con le organizzazioni sindacali per la massima tutela per i lavoratori. (181)

INTERPELLANZA SANNA Alberto - DETTORI - SANNA Emanuele - MARROCU - DEMURU - PACIFICO sulla recrudescenza dell'epidemia di "lingua blu" negli allevamenti ovini della Sardegna e sui ritardati pagamenti degli indennizzi agli allevatori della provincia di Oristano relativi al 2000.

I sottoscritti,

premesso che:

- il Consiglio regionale su proposta del centrosinistra ha approvato il 18 settembre scorso un ordine del giorno sulla preoccupante diffusione dell'epidemia di "lingua blu" che sta decimando, anche quest'anno, il patrimonio ovino della Sardegna, in modo particolare quello delle Baronie, dell'Alto Oristanese, del Marghine e del Logudoro;

- il piano per combattere la malattia approvato dalla Giunta regionale è a tutt'oggi largamente inattuato;

- a distanza di oltre un anno dal manifestarsi dei primi focolai dell'epidemia sono del tutto insufficienti gli interventi di disinfestazione, di informazione e di assistenza agli allevatori;

considerata, inoltre, la necessità che la Giunta regionale definisca un orientamento preciso in merito alla vaccinazione degli animali soprattutto a seguito di una attenta valutazione del rapporto costi-benefici;

ritenuto infine, inderogabile e urgente il reperimento delle risorse necessarie per indennizzare gli allevatori colpiti, come previsto dalla legge regionale n. 22 del 2000, sia per il valore degli animali morti o abbattuti nonché per il mancato reddito;

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori della sanità e dell'agricoltura per conoscere quali provvedimenti e iniziative concreti intendano mettere in atto perché:

1) la malattia in questione sia efficacemente combattuta per la salvaguardia del patrimonio zootecnico sardo che costituisce il comparto più rilevante dell'economia isolana;

2) siano reperite le risorse necessarie per provvedere rapidamente al pagamento degli indennizzi e del mancato reddito previsti dalla legge regionale n. 22 del 2000:

a) agli allevatori ovini della provincia di Oristano interessati dalle morie del 2000 e a tutt'oggi non ancora risarciti;

b) agli allevatori ovini di tutta la Sardegna le cui greggi sono state colpite nel corso del 2001. (182)

INTERPELLANZA VASSALLO sulle precarie condizioni dell'Istituto di Clinica neurochirurgica dell'Università di Sassari.

Il sottoscritto,

appreso che l'équipe medica dell'Istituto di Clinica neurochirurgica dell'Università di Sassari, diretta dal Prof. Marcello Crotti, con la collaborazione dei chirurghi vascolari Dr. Giovanni Maria Marongiu e Dr. Pierpaolo Bacciu, nonché del chirurgo plastico Dr. Corrado Rubino, ha effettuato un intervento di microchirurgia altamente innovativo, realizzando per la prima volta in Italia la ricostruzione di un nervo sciatico;

constatato che:

- l'Istituto negli anni passati effettuava un numero di circa 350 interventi all'anno e che tale livello di operatività appare nettamente inferiore alla stima prevedibile per il territorio del Nord Sardegna, giacché sulla base di un valore medio corrente di circa 1500 operati/anno per milione, il bacino territoriale della Sardegna del nord consentirebbe una previsione di circa 750 interventi;

- a partire dall'inizio dell'anno 2001, a seguito della riorganizzazione operatasi in conseguenza della nomina del nuovo Direttore, l'Istituto in questione ha notevolmente aumentato il numero dei pazienti trattati, sia dilatando numericamente la trattazione di patologie già considerate, sia trattando alcune patologie mai considerate in precedenza, come l'affezione oggetto del sopra citato intervento, ovvero come gli aneurismi del circolo cerebrale, le patologie tumorali, le microdecompressioni neurovascolari;

considerato che:

- è notevolmente aumentato il numero di pazienti che si rivolge all'Istituto, evitando trasferte presso altri ospedali dell'Isola (Cagliari), ma più ancora, del continente come Milano e Verona, che risultano in passato avere assorbito consistenti quote delle richieste provenienti dall'Isola e che le proiezioni ricavabili dall'attività sin qui svolta (440 interventi alla data odierna) fanno prevedere un carico di attività finale superiore ai 500 interventi per l'intero anno;

- il personale medico dell'Istituto è stato e viene tuttora impegnato in corsi di approfondimento specifico, in ambiti quali le malformazioni facciali infantili, le vie nasali degli adenomi ipofisari, la chirurgia funzionale e l'oncoterapia, ovvero in vista dell'adozione di nuove metodiche, come la stereotassia e l'endoscopia;

- conseguentemente è aumentato il carico di lavoro per tutto il personale, talché i medici sono costretti a periodi di guardia gravosi per numero e qualità, come il personale paramedico ed ausiliario che, a fronte dell'incremento dell'attività, è venuto riducendosi ai minimi numerici, come è il caso dei ferristi e degli ausiliari;

appurato che l'Istituto versa in una situazione disastrosa quanto alle attrezzature della sala operatoria (sedili operatori aggiustati con cerotto, lampade fatiscenti, microscopio inadeguato, inesistenza di sistemi di monitoraggio elettrofisiologico) al punto tale che l'intervento di elevatissima specializzazione per la ricostruzione del nervo sciatico - come hanno riferito gli organi di informazione - non si è potuto effettuare nella predetta sala operatoria, ma in locali di fortuna posti a disposizione per l'occasione;

tenuto conto che l'Istituto ha indicato alcune priorità relative all'acquisto di nuove attrezzature, in specie per l'applicazione di nuove metodiche della cosiddetta chirurgia "funzionale", dedicata a numerose disfunzioni del sistema nervoso centrale, tra le quali la più significativa dal punto di vista epidemiologico risulta essere il morbo di Parkinson, che già oggi manifesta un eccezionale incremento, prevedibilmente destinato a durare ed a svilupparsi, grazie al generale invecchiamento della popolazioni, ed in particolare:

- la stereotassia, che appare indispensabile nella biopsia cerebrale; essa costituisce, secondo le più avanzate acquisizioni mediche, un'alternativa vantaggiosa rispetto all'intervento cruento adottato per la diagnosi dei tumori;

- l'endoscopia, che in alcune affezioni si presenta come soluzione non solo meno costosa, ma anche come l'unica eticamente accettabile, come ad es. è nel caso dell'idrocefalo;

valutando che la capacità di assorbimento dell'utenza sarebbe in ogni caso facilmente e notevolmente incrementabile, con il raddoppio del numero degli interventi, anche solamente se si risolvesse il problema costituito sia dalla indisponibilità di un adeguato numero di anestesisti - ciò che costringe l'Istituto ad operare in elezione solamente tre volte la settimana, ovvero anche meno nel periodo estivo - sia dalla preparazione professionale degli anestesisti e rianimatori che, seppure valida a livello di base, dovrebbe essere specificamente dedicata agli interventi neurochirurgici, e che si rivela assolutamente indispensabile nella fase postoperatoria;

considerato altresì che:

- in Sardegna non esiste alcuna équipe neurochirurgica ospedaliera che si dedichi al morbo di Parkinson e che l'attivazione nella Regione di tale attività consentirebbe di evitare l'invio di pazienti fuori dalla Sardegna in relazione ad una patologia diffusa ed in fase di ulteriore incremento diffusionale;

- seppure l'endoscopia sia a disposizione ed usata a Cagliari, appare pure essa indispensabile in un qualsiasi moderno reparto neurochirurgico;

appurato che la ripartizione del budget di spesa assegnato all'Istituto, determinato sulla base della spesa storica, non ha tenuto conto dello sviluppo dell'attività realizzatosi nel corso dell'anno, e che pertanto il medesimo budget di spesa si rivela insufficiente fin da oggi;

ritenute fondate le segnalazioni sulla grave situazione dell'Istituto, pervenute dagli operatori e sopra sinteticamente rappresentate;

ritenuto che i significativi dati relativi all'attività dell'Istituto neurochirurgico dell'Università di Sassari del 2001 nell'attività debbano essere positivamente considerati non solo dalla comunità scientifica e accademica, ma anche dai responsabili amministrativi e politici, ed in primo luogo dall'esecutivo regionale, sia per le benefiche ricadute già ottenute nella riduzione del fenomeno della "migrazione sanitaria" e ancora più quale possibilità di un ulteriore e proficuo sviluppo futuro, nell'interesse della popolazione sarda tutta,

chiede di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per conoscere se non ritengano opportuno, per quanto di competenza:

a) effettuare un pronto intervento presso gli organi del Presidio Ospedaliero e della Azienda USL n. 1 di Sassari perché vengano immediatamente risolte le evidenti carenze logistiche e organizzative che impediscono una più continua e regolare attività e più efficiente operatività dell'Istituto di Clinica neurochirurgica dell'Università di Sassari e perché venga ripristinata una adeguata entità del budget di spesa;

b) programmare prontamente la messa a disposizione delle attrezzature minimali richieste per la stereotassia e l'endoscopia;

c) promuovere le iniziative necessarie per una celere messa a disposizione dell'Istituto di ferristi, neuroanestesisti in adeguato numero e qualificazione professionale, nonché delle altre figure professionali necessarie, sia mediche, che paramediche ed ausiliarie;

d) accertare se la programmazione regionale in materia di formazione professionale sanitaria abbia tenuto effettivamente conto specificamente delle esigenze sopra indicate e, in generale, se la medesima venga aggiornata sulla base del fabbisogno segnalato dalle istituzioni sanitarie in sede locale. (183)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di interventi urgenti in favore degli agricoltori della Nurra colpiti dalla siccità.

Il sottoscritto,

vista la grave condizione in cui versano le aziende agricole operanti nella Nurra, che negli ultimi anni, a causa della persistente siccità, si sono trovate nella situazione di dover pagare le bollette per la fornitura spesso insufficiente dell'acqua;

considerato che, sempre a causa della scarsità di acqua, molte aziende agricole hanno subìto notevoli danni per la mancata produzione e che tutto ciò, tenuto conto della crisi generale dell'agricoltura, crea un ulteriore sfiducia negli agricoltori;

ritenuto che la Giunta regionale debba mantenere fede agli impegni assunti sia in sede di Commissione consiliare per l'agricoltura che in Consiglio regionale in favore di un settore che nella Nurra rappresenta una fondamentale realtà economica e sociale, valutando in collaborazione e d'intesa con il Consorzio Bonifica della Nurra, gli interventi più urgenti,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e gli Assessori dell'agricoltura e riforma agropastorale e della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere se siano a conoscenza dello stato di disagio in cui versano gli agricoltori della Nurra e per conoscere quali iniziative intendano assumere, innanzitutto, disponendo la sospensione dei contributi dal 1999 ad oggi e attivando tutti gli interventi possibili e consentiti in favore degli agricoltori della Nurra con particolare riguardo alle provvidenze promesse per i danni subiti a causa della siccità. (381)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla autorizzazione alla coltivazione di una nuova cava in agro di Ossi.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore dell'industria per sapere:

1) se sia a conoscenza che, con determinazione n. 541 del 3 settembre 2001, l'Assessorato dell'industria ha autorizzato la Italcementi alla coltivazione di una cava di calcare in località "Su Padru" fra i comuni di Ossi e Muro, concessione che vede l'opposizione convinta e sacrosanta delle amministrazioni interessate, già gravate da tempo da altre attività estrattive, contestate dalle popolazioni per i danni paesaggistici al territorio e senza alcun beneficio economico per i residenti;

2) se l'Assessorato sia stato informato che la zona interessata a questa nuova autorizzazione è ubicata nella periferia del comune di Ossi ed è in buona parte destinata a zona di salvaguardia, a servizi pubblici e ad edificazione privata ai sensi del vigente piano urbanistico comunale;

3) per quali motivi, prima di un simile provvedimento, non siano stati interpellati, come promesso in più occasioni, gli amministratori di Ossi e se, pertanto, non sia opportuno annullare questa nuova autorizzazione, anche perché la concessionaria, che già a suo tempo sfruttò altra cava ormai abbandonata, non ha mai intrapreso il ripristino ambientale. (382)

INTERROGAZIONE CALLEDDA - FALCONI - ORRÙ, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della Acentro Ceramica di Carbonia.

I sottoscritti,

premesso che l'Azienda Acentro Ceramica con sede a Carbonia, dopo il fallimento dell'accordo tra le parti del 28 settembre scorso, ha deciso di cessare definitivamente l'attività produttiva e di procedere al licenziamento dei 30 lavoratori dipendenti;

preso atto del costante e fattivo impegno dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali che, attraverso la disponibilità a soluzioni alternative alla decisione aziendale, quali ad esempio l'invio in mobilità per alcune unità lavorative, il ricorso al contratto di solidarietà, hanno consentito nel corso di questi mesi, anche se con grosse difficoltà, di mantenere l'azienda in produzione;

rimarcato che, nonostante questo atteggiamento responsabile, l'Acentro Ceramica, per giustificare la drastica decisione, denuncia oggi una situazione economica grave che non gli consentirebbe di stare nel mercato, soprattutto, a causa di costi energetici altissimi;

sottolineato che, dopo un esasperante periodo di incontri e di infruttuosi tentativi di confronto tra le parti, i lavoratori, al fine di favorire la ricerca di ogni possibile soluzione negoziale, hanno deciso di chiedere l'intervento dell'autorità prefettizia di Cagliari e di presidiare gli impianti a partire dal 1° ottobre 2001 e fino a che non si troverà un tavolo di trattative sindacato-azienda atto a scongiurare tutti i licenziamenti;

rilevato che l'Assessore regionale dell'industria ha rifiutato di incontrare i lavoratori della Acentro Ceramica del centro sulcitano, adducendo il motivo che non si tratta di una società diretta né consociata della Regione Sardegna e ha finora manifestato una persistente indisponibilità a concorrere fattivamente ad una azione di supporto negoziale;

considerato che la chiusura dell'Azienda costituirebbe l'ennesimo drammatico colpo ad una economia già fortemente provata e penalizzata, per la quale è al contrario necessario trovare opportunità e incentivi al fine di creare maggiore occupazione e nuove prospettive economiche ed occupazionali alle popolazioni suscitane,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per sapere quali atti abbia compiuto o intenda compiere per impedire che l'Acentro Ceramica di Carbonia venga chiusa definitivamente con il conseguente licenziamento dei trenta lavoratori dipendenti. (383)

INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla legge regionale n. 64 del 1986 "Interventi per lo sviluppo delle attività musicali popolari".

Il sottoscritto,

premesso che la legge finanziaria 2001 aveva previsto la somma pari a lire 500 milioni per sostenere gli interventi per lo sviluppo delle attività musicali popolari;

considerato che, seppur insufficiente, lo stanziamento rappresentava per le bande musicali e per i cori un incentivo per le attività svolte;

preso atto che per il 2001, non solo non si vogliono aggiungere risorse, ma sono addirittura scomparse quelle già esistenti;

ritenuto che le bande musicali ed i cori, che svolgono la propria attività gratuitamente, diffondono, rappresentano e valorizzano il patrimonio culturale sardo tramandandolo all'interno delle comunità locali e quindi evitando che vada disperso,

chiede di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, anche in considerazione della sua indiscussa sensibilità ed attenzione per la cultura e le tradizioni popolari sarde, per sapere:

- se corrisponda al vero che la legge regionale n. 64 del 1986 risulta ora priva di fondi;

- se così fosse, se non ritenga, dal momento che si sta predisponendo la manovra finanziaria per il 2002, di recuperare le risorse destinate e non utilizzate nell'anno 2001 e di incrementarle per evitare il ripetersi di questa situazione. (384)

INTERROGAZIONE DORE - BIANCU - DEIANA - GRANELLA, con richiesta di risposta scritta, sulle disfunzioni ed i gravi ritardi che caratterizzano l'operato degli Assessorati competenti all'esame ed all'istruzione delle pratiche di finanziamento alle aziende operanti nel settore dell'industria in genere ed in quello delle attività agricole in particolare, con specifico riferimento alla pratica di finanziamento riguardante la Società Barbagia Flores, facente capo alla imprenditrice signora Rosanna Fiori barbaramente assassinata il 3 ottobre 2001.

I sottoscritti, premesso che:

- nel mondo dell'industria regionale esiste da tempo un diffuso malessere degli operatori a causa delle disfunzioni e lentezze che caratterizzano le procedure di esame ed istruzione delle pratiche di finanziamento, con conseguenti gravi e talvolta irreparabili danni a carico degli aventi diritto;

- un tale fenomeno caratterizza, in modo particolare, il settore dell'industria agricola che è certamente uno dei settori portanti, ed al tempo stesso più delicati, dell'economia sarda e che da tempo attraversa una grave crisi;

- il problema è emerso in tutta la sua gravità in relazione alla tragica vicenda che ha recentemente colpito la signora Rosanna Fiori, titolare della società Barbagia Flores, azienda agricola operante con tecnologie d'avanguardia nella zona di Villanova Strisaili, barbaramente assassinata il 3 ottobre u.s. nei pressi dell'azienda;

- in particolare, sia dalle cronache che si sono occupate della vicenda, sia dalle pubbliche denunzie del marito della vittima, del deputato dell'Ulivo Tonino Loddo e del Presidente dell'Unione agricoltori Francesco Dore, risulta che le difficoltà in cui la Barbagia Flores si dibatteva potrebbero essere state determinate, almeno in parte, dalle disfunzioni e dalle lentezze che avrebbero caratterizzato l'esame e l'istruttoria della pratica di finanziamento riguardante la predetta società che, per molto tempo, non sarebbe stata evasa,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e gli Assessori dell'agricoltura e riforma agropastorale, dell'industria e degli enti locali, finanze e urbanistica, per sapere:

a) quali interventi abbiano posto in essere finora al fine di razionalizzare i servizi, gli uffici e le procedure dei rispettivi Assessorati, con particolare riferimento all'esame ed all'istruttoria delle pratiche di finanziamento;

b) quale sia in particolare la situazione della pratica di finanziamento proposta della Barbagia Flores in ordine all'azienda agricola di Villanova Strisaili e per quale ragione tale pratica non sia stata finora evasa e se vi siano specifiche responsabilità per la mancata evasione;

c) come intendono regolarsi per il futuro per risolvere le relative problematiche. (385)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla cancellazione del distaccamento dei vigili del fuoco di Alghero (SS).

Il sottoscritto,

appreso che il Ministero dell'interno ha disposto inopinatamente la cancellazione del distaccamento dei vigili del fuoco di Alghero;

considerato che la suddetta decisione, molto grave sul piano della sicurezza, crea giustificata apprensione nella popolazione di una città e di un territorio di particolare interesse nel nord Sardegna , nonché un evidente danno e disagio nei dipendenti assegnati ad altre sedi;

ritenuto , inoltre, che si debbano assumere le iniziative più idonee e urgenti per indurre il Ministero dell'interno a ritornare sulla sua negativa decisione e revocare il provvedimento,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente se sono a conoscenza della decisione del Ministero dell'interno-protezione civile di sopprimere il distaccamento dei vigili del fuoco di Alghero e per conoscere le iniziative urgenti che assumeranno presso il Ministero competente per far revocare la suddetta decisione, che penalizza pesantemente un territorio importante, sui piani demografico, ambientale, economico e sociale. (386)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità del presidio medico all'Asinara durante il periodo invernale.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se sia a conoscenza che i lavoratori che operano nell'isola dell'Asinara hanno effettuato una raccolta di firme affinché il presidio medico - istituito dopo lunghe lotte e operante sino al 15 del corrente mese - continui la propria attività anche nel periodo invernale, stante la presenza costante nei vari cantieri di decine e decine di lavoratori che spessissimo pernottano sull'isola e che possono avere in qualsiasi momento necessità della presenza di un medico;

2) se non sia pertanto opportuno sensibilizzare il Direttore generale della ASL n. 1 di Sassari affinché la presenza del medico nell'isola venga assicurata senza soluzione di continuità, garantendo così la tutela sanitaria, riconosciuta dalla Costituzione, a tutti coloro che operano nell'isola dell'Asinara. (387)

INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione del distaccamento dei vigili del fuoco ad Alghero.

Il sottoscritto,

premesso che nella città di Alghero operavano una quindicina di vigili del fuoco, con grande professionalità, capacità ed esperienza, non solo per la città ma anche per l'intero territorio;

avendo appreso che si vuole sopprimere un servizio così importante per la popolazione, creando notevoli difficoltà e pericoli per tutte le comunità limitrofe;

ritenuta la decisione di soppressione ingiustificabile ed inaccettabile in quanto i vigili del fuoco, oltre alla prevenzione e lotta agli incendi, svolgevano un ruolo fondamentale per il funzionamento dell'aeroporto di Fertilia, soprattutto in considerazione degli ultimi avvenimenti;

evidenziato che tale distaccamento ha necessità di essere rafforzato con uomini e mezzi;

considerato che la città di Alghero non può subire questa ennesima beffa a scapito di una popolazione che merita maggiore attenzione da parte degli organi statali;

chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

- se sia a conoscenza di quanto su esposto;

- se non ritenga di intervenire tempestivamente e con fermezza presso il Ministero dell'interno perché possa riesaminare la decisione presa trovando una soluzione che, invece di smantellare, potenzi il distaccamento con l'ampliamento del personale e con la dotazione di mezzi ed attrezzature idonei a fronteggiare le emergenze. (388)

INTERROGAZIONE GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del distaccamento dei Vigili del fuoco nella città di Alghero.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per conoscere quali iniziative intenda adottare la Giunta regionale per evitare i disagi conseguenti al trasferimento, decretato dal Ministero degli interni, ai propri comandi di appartenenza di quei Vigili del fuoco che già dall'anno 2000 erano distaccati ad Alghero e prestavano la loro opera di prevenzione e il loro intervento dalla base logistica nel terminal dell'aeroporto.

Tale trasferimento, in attesa che il Comune appronti la nuova sede destinata ai Vigili del fuoco, priva la città di Alghero di un servizio essenziale che, stante questa decisione, può essere effettuato solamente dal Comando provinciale con sede in Sassari, con tutte le riserve che si è autorizzati ad immaginare e che principalmente riguardano sia la tempestività degli interventi, sia le condizioni di superlavoro a cui sarebbero sottoposti inevitabilmente gli operatori del Comando di Sassari.

Il sottoscritto, inoltre, chiede un intervento urgente dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente presso il Ministro degli interni per scongiurare, in un momento ancora delicato dato il clima della nostra Isola, lo smantellamento del distaccamento, lasciando di conseguenza un'intera cittadina e il suo territorio privo del servizio antincendio e privo di tutti quegli interventi straordinari che competono ai Vigili del fuoco. (389)

INTERROGAZIONE GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sulla manutenzione e gestione degli impianti idrici ESAF dei bacini del Bidighinzu, Monte Agnese, Truncu Reale e del Temo.

Il sottoscritto,

avendo avuto notizia del disagio che si è generato presso gli operai dipendenti delle ditte esterne che si sono aggiudicate i lavori di manutenzione e gestione degli impianti idrici dell'ESAF, a seguito del mancato accordo contrattuale con la Regione;

riscontrato che tale disagio potrebbe degenerare e provocare uno sciopero, di cui sono facilmente immaginabili le conseguenze per le popolazioni dei territori di Sassari, Alghero, Bosa, gran parte dei paesi della Nurra e del Meilogu;

accertato che è in capo all'Assessore regionale dei lavori pubblici la responsabilità di evitare un tale disservizio e nel contempo di assicurare ai lavoratori il rispetto degli impegni contrattuali presi evitando la precarietà e lo spettro di un prossimo licenziamento,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere quali urgenti iniziative intenda adottare perché venga contemporaneamente risolto il problema dei lavoratori e evitato il gravissimo disservizio di una riduzione drastica dell'acqua a scapito delle utenze domestiche e del comparto agricolo. (390)

INTERROGAZIONE SANNA Emanuele - CALLEDDA - SANNA Alberto - MORITTU, con richiesta di risposta scritta, sulla vertenza dei lavoratori delle ditte d'appalto dell'ESAF e sui comportamenti antisindacali del Presidente dell'Ente.

I sottoscritti,

premesso che circa 500 lavoratori occupati nelle imprese che gestiscono gli impianti di adduzione, di potabilizzazione e di depurazione dell'ESAF sono in lotta da molti mesi per la minacciata interruzione del rapporto di lavoro;

sottolineato che gli impegni annunciati dalla Giunta regionale e dall'ESAF per garantire una prospettiva di lavoro ai dipendenti delle ditte, che hanno come termine di scadenza dei contratti la fine del corrente anno, sono stati finora completamente disattesi e hanno di conseguenza determinato la proclamazione di uno sciopero con la garanzia dei servizi essenziali per le utenze;

stigmatizzato il fatto che su richiesta della dirigenza e della Presidenza dell'ESAF è stato sollecitato l'intervento delle forze dell'ordine negli impianti presieduti dai lavoratori in sciopero,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere se siano a conoscenza dei gravi episodi che stanno caratterizzando la vertenza e, in particolare, del fatto che durante la notte del 9 c.m. le forze dell'ordine hanno preso le generalità di tutti i lavoratori presenti negli impianti mentre esprimevano un intangibile diritto sindacale assicurando il servizio idropotabile ai cittadini e alle comunità. (391)

INTERROGAZIONE PIANA, con richiesta di riposta scritta, sul blocco dei lavori della metropolitana di superficie di Sassari a causa della mancanza dello studio di impatto ambientale.

Il sottoscritto,

premesso che:

- da oltre due anni sono iniziati i lavori di realizzazione delle opere per la metropolitana di superficie nella città di Sassari, con l'utilizzo di un finanziamento dell'Unione Europea di circa 60 miliardi;

- in questi anni la città è stata oggetto di scavi-trincee e lavori che hanno causato notevolissimi disagi agli stessi cittadini e al traffico automobilistico;

- una numerosissima parte di cittadini sassaresi si è sempre schierata in modo contrario alla realizzazione della metropolitana di superficie anche con la costituzione di diversi comitati contrari alla stessa metropolitana;

preso atto che sino ad oggi la Regione sarda, nonostante le richieste sia della stessa amministrazione comunale, che da parte di diversi comitati, non aveva mai richiesto la valutazione di un impatto ambientale;

visto che a lavori quasi ultimati la Regione ha definitivamente richiesto lo studio di un impatto ambientale;

preso atto che il Sindaco di Sassari ha urgentemente ha imposto il blocco totale dei lavori essendo obbligatorio lo studio di impatto ambientale;

considerato che esiste il serio pericolo di poter perdere il finanziamento dei fondi comunitari a suo tempo stanziati, circa 60 miliardi;

considerata la forte preoccupazione da parte del sottoscritto,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dei lavori pubblici e l'Assessore regionale dell'ambiente per sapere:

- le motivazioni che hanno portato la Regione Sardegna a richiedere lo studio di impatto ambientale solo dopo due anni dall'inizio dei lavori;

- se esiste il rischio della perdita dell'intero finanziamento europeo di circa 60 miliardi;

- chi sono i responsabili di tale complicata situazione;

- se il Comune di Sassari, quando avviò i lavori ricevette tutti i nulla osta regionali. (392)

INTERROGAZIONE MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla paralisi causata nel settore turismo dall'inoperatività del Comitato tecnico regionale per le Agenzie di viaggio.

Il sottoscritto,

appreso che da sei mesi non si tiene più una riunione del Comitato tecnico regionale per le Agenzie di viaggio presso l'Assessorato del turismo;

essendo a conoscenza del fatto che i membri del Comitato devono essere rinominati dall'Assessore del turismo, in quanto il Comitato attuale è decaduto per scadenza dei termini;

rilevato che tale Comitato è competente sia per la concessione di nuove autorizzazioni, sia per le volture e altre modifiche di minor rilievo per le Agenzie già esistenti;

considerato che le suddette Agenzie svolgono una funzione di essenziale importanza in un settore fondamentale per l'economia della nostra Isola,

chiede di interrogare l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio per sapere:

- quali siano i motivi che finora hanno impedito la nomina del nuovo Comitato tecnico regionale per le Agenzie di viaggio;

- quali motivi abbiano vieppiù impedito di esaminare, in regime di prorogatio del Comitato in carica, richieste semplici quali le volture di Agenzie già esistenti, atti che richiedono una mera verifica della documentazione prodotta;

- quali motivi impediscano di svincolare atti come quelli suddetti dalle competenze del Comitato in oggetto, visto che non necessitano di una particolare istruttoria ma di una semplice verifica documentale e che la necessità di farli passare all'esame di tale organo crea di fatto la paralisi di una parte così importante per il nostro turismo.(393)

Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione Sanna Giacomo - Manca sul completamento della "Camionale" Sassari-Porto Torres. (360)

Con riferimento all'oggetto si trasmettono gli elementi di risposta forniti dal Direttore del Servizio Infrastrutture della Mobilità e Opere pubbliche di interesse locale.

4. Lotto C 1° Stralcio - i lavori sono da tempo ultimati;

5. Lotto C 2° Stralcio - i lavori sono da tempo ultimati.

Ancora, i Lotto C1 e C2 sono stati quasi totalmente aperti al traffico nel mese di Dicembre 2000 al fine di eliminare gli inconvenienti creati dalla chiusura dell'epoca parziale, oggi totale del Ponte Colombo (S.P. Porto Torres-Stintino).

Infine, corre obbligo evidenziare che, a rendere il tratto funzionale fino alla città di Porto Torres, occorrerebbe che il Consorzio A.S.I. portasse a compimento l'ultimo lotto, a suo tempo appaltato e solo parzialmente realizzato.

Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione Vassallo sui disagi derivanti dalla chiusura al traffico della S.S. 134 Sedini-Castelsardo. (368)

Con riferimento all'oggetto si trasmettono gli elementi di risposta forniti dal Direttore del Servizio Infrastrutture della Mobilità e Opere pubbliche di interesse locale.

MEMORIA PER L'ASSESSORE AI LL.PP.

Premesso che la titolarità della arteria viaria in oggetto è da imputarsi all'Ente Nazionale per le strade, lo scrivente Servizio ha provveduto ad interpellare formalmente l'ANAS ed il Servizio del Genio Civile di Sassari al fine di ottenere gli elementi necessari per una compiuta risposta all'interrogazione in epigrafe.

La tratta della S.S. 134 tra i km. 14,000-17,000 è sottoposta a vincolo idrogeologico dal lontano 1967; negli anni 1980 e 1994 il versante incluso è stato oggetto di incendi che hanno distrutto le piante di altofusto ivi impiantate.

Il Comune di Sedini, con nota n° 3579 del 12.08.94, segnalava il rischio di caduta massi a seguito dell'incendio verificatosi il 10.08.94.

L'ANAS di Sassari rispondeva al Comune di Sedini dichiarando la non competenza sugli interventi da adottare per la soluzione del problema e la propria disponibilità al recupero della funzionalità di alcuni muri di sostegno, guard-rails e risagomatura del piano viabile.

L'Azienda Forestale di Tempio Pausania, nel segnalare, con nota n° 4303 del 13.10.94, l'occupazione temporanea della zona a monte della tratta compresa tra i km. 14,000-18,000, suggeriva la chiusura temporanea al traffico della S.S. 134.

L'ANAS comunicava all'Azienda Forestale le prescrizioni e gli obblighi di cui agli artt. 30 e 31 del Codice della Strada (D.L.vo n° 285/92), e cioè che i proprietari dei fondi in fregio alla strada statale hanno l'obbligo di prevenire la caduta massi od altro materiale sulla strada.

Pertanto spettava agli EE.LL. competenti per territorio, in base alla legislazione vigente (artt. 9, 14, 36, 38 della L. n° 142/90), il compito di provvedere con ordinanza ad intimare i legittimi proprietari ad effettuare la rimozione dei massi pericolanti.

In data 03.01.96 venne effettuato un sopralluogo lungo la S.S. 134; in tale circostanza l'Assessorato alla Difesa dell'Ambiente dichiarava che le Amministrazioni locali potevano provvedere all'esecuzione degli interventi urgenti chiedendo la copertura di quanto anticipato (L.R. n° 28/85 e n° 83/89); inoltre tutte le Amministrazioni erano concordi alla chiusura al traffico della S.S. 134.

La prefettura di Sassari segnalava al Comune di Castelsardo, con nota del 04.01.96, di attivare le procedure necessarie alla tutela della pubblica incolumità eliminando i massi pericolanti.

A seguito di un ulteriore sopralluogo effettuato in data 05.01.96 i VV.FF. ed il Genio Civile di Sassari concordarono la chiusura della strada per il pericolo di caduta massi tra i km. 15,800-17,000.

L'Uffico del Genio Civile di Sassari quantificò gli interventi necessari per la sistemazione del versante roccioso in L. 2,5 miliardi.

Successivamente, il Capo Compartimento ANAS di Cagliari, con nota n° 898 del 18.01.96, dispose, con Ordinanza n° 3 del 18.01.96, la chiusura al traffico della S.S. 134 in attesa degli interventi da eseguirsi da parte degli Enti preposti.

In data 05.06.96 il Genio Civile di Sassari, con il supporto di una relazione geologica sul versante roccioso della S.S.134, dichiarava la propria perplessità relativamente ai costi elevati delle opere da eseguire a salvaguardia della viabilità della stessa statale e, pertanto, suggeriva la realizzazione di un percorso alternativo alla S.S. 134 collegante la stessa con la strada provinciale Castelsardo-Santa Teresa di Gallura.

In un successivo incontro tenutosi il 03.09.96 nel Comune di Castelsardo tra gli Enti Locali, ANAS, Prefettura di Sassari, Genio Civile di Sassari, Ass. Difesa Ambiente, Ufficio Tutela del Paesaggio di Sassari, Comando Forestale di Castelsardo, si evidenziò l'inerzia del Comune di Castelsardo nell'attuazione degli interventi di consolidamento a valere dei finanziamenti previsti dalla L.R. 28/85 e la richiesta dello stesso Ente di un finanziamento regionale per la realizzazione del collegamento viario della S.S. 134 con la strada provinciale Castelsardo-Santa Teresa di Gallura.

Nella conferenza dei servizi tenutasi a Castelsardo il 05.03.97 si confermò l'esigenza di realizzare una barriera paramassi secondo progetto ANAS, effettuare una forestazione sul costone roccioso ed uno studio geologico - geotecnico da parte della R.A.S., mentre nella riunione tenutasi a Castelsardo in data 14.07.98 è stata ribadita l'intenzione, da parte degli EE.LL. di richiedere alla R.A.S. il finanziamento necessario per la realizzazione della bretella di collegamento della S.S. 134 con la direttissima Castelsardo-Santa Teresa di Gallura.

Recentemente l'Assessore ai LL.PP., On.le Pietro Fois, con nota n° 1361/Gab. in data 11.05.99, ha invitato l'Amm.ne Prov.le di Sassari a voler definire l'onere complessivo per la realizzazione dell'intera tratta Sedini-S.P. Castelsardo-Santa Teresa di Gallura in modo che si possa valutare l'opportunità di inserire adeguato finanziamento nella programmazione regionale, atteso che la Provincia di Sassari sta predisponendo un progetto preliminare dell'opera e che per la sua realizzazione la Provincia medesima ha stanziato la somma di L. 2 miliardi, ritenuta peraltro non sufficiente a coprire l'intero onere finanziario.

Risposta scritta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale all'interrogazione Piana sul premio "Primo insediamento giovani agricoltori" - 1° e 2° bando. Sanatoria UE per chi si è insediato dopo le annate 1999 e 2000. (373)

Con riferimento alla interrogazione n. 373/A, relativa all'oggetto, presentata dal Consigliere Regionale Piana in data 21 Agosto 2001, si forniscono le seguenti risposte:

Con deliberazione della Giunta Regionale n. 51/36 del 12.12.2000 è stata attivata la misura 4.21 del P.O.R. concernente i premi di primo insediamento per i giovani agricoltori ed il relativo bando è stato pubblicato sul B.U.R.A.S. n. 13 del 28 aprile 2001. A termini del suddetto bando, in aderenza alle disposizioni contenute nel Regolamento (CE) 1750/99, potevano beneficiare dell'aiuto per il primo insediamento i giovani non ancora insediati, in qualità di capo dell'azienda, al momento di presentazione della domanda.

La Commissione Europea ha recentemente predisposto un progetto di regolamento riguardante alcune modifiche del Reg. (CE) 1750/99, che reca disposizioni relative al primo insediamento dei giovani agricoltori, detta proposta è stata approvata nella seduta del Comitato STAR dell'11 luglio 2001.

Le disposizioni presenti nello schema di modifica del Regolamento (CE) 1750/99, indicano che, se per motivi di bilancio o di natura amministrativa dovuti al vecchio periodo di programmazione e all'apertura del nuovo bando, alcuni giovani agricoltori, insediati negli anni 1999 - 2000 e 2001 non hanno potuto beneficiare dell'aiuto all'insediamento, gli Stati membri, sono autorizzati ad adottare le misure necessarie per concedere tale aiuto entro la fine del 2001, oppure entro i dodici mesi successivi all'insediamento.

Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali con nota n. 5109 del 16 luglio 2001, nel comunicare l'avvenuta approvazione da parte del comitato STAR del progetto di modifica del Regolamento (CE) 1750/99 ha raccomandato alle Regioni di voler adottare tutte le misure necessarie per concedere l'aiuto, caso per caso ed entro i termini regolamentari, ai beneficiari per i quali ricorrano le condizioni del citato regolamento di modifica del Reg. (CE) 1750/99.

Pertanto, in attesa dell'approvazione formale del regolamento, per ragioni di urgenza relative alla scadenza dei termini fissati dalla Commissione per attuare le misure necessarie al recepimento del regolamento in oggetto, l'Assessorato dell'Agricoltura ha ritenuto opportuno predisporre un provvedimento al fine di aprire i termini per la presentazione delle domande per il premio di primo insediamento, precisando, in ogni caso, che l'erogazione dei premi potrà avvenire a seguito dell'entrata in vigore del Regolamento citato.

Il provvedimento di cui sopra, sarà inviato in tempi brevi all'esame della Corte dei Conti, e successivamente pubblicato sul B.U.R.A.S., data a partire dalla quale si potrà presentare domanda di aiuto.