Seduta n.217 del 10/03/1993
CCXVII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
MERCOLEDI'10 MARZO 1993
Presidenza del Vicepresidente FADDA ANTONIO
INDICE
Dichiarazioni della Giunta regionale sui rapporti Stato-Regione legati alla crisi economica in Sardegna. (Continuazione della discussione):
CABRAS, Presidente della Giunta
PRESIDENTE...........................
DADEA.....................................
MORITTU ................................
COGODI...................................
OPPI..........................................
RUGGERI.................................
BAROSCHI .............................
Disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione per l'esercizio finanziario 1989" (310). (Discussione e approvazione): (Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione).........
Disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1990 e del rendiconto generale dell'Azienda foreste demaniali della Regione per lo stesso anno" (311). (Discussione e approvazione):
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione).........
Disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1991 e del rendiconto dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione per lo stesso anno" (359). (Discussione e approvazione):
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione)..........
Disegno di legge: "Ulteriori disponibilitàper le agevolazioni creditizie nei settori dell'agricoltura, dell'artigianato e del turismo" (348). (Discussione e approvazione):
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione)..........
Proposta di legge Cogodi - Sanna E. - Scano - Pes - Cuccu - Dadea - Barranu - Casu - Cocco - Ladu L. - Lorelli - Manca - Muledda - Pubusa - Ruggeri - Satta G. - Serri - Urraci - Zucca: "Recepimento nell'ordinamento giuridico della Regione dell'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull'organizzazione del mercato del lavoro)" (213). (Discussione):
COGODI....................................
CABRAS, Presidente della Giunta
SELIS.........................................
COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione
BAROSCHI ..............................
TAMPONI ................................
DADEA ………………………….
MELONI....................................
PRESIDENTE ..........................
La seduta è aperta alle ore 10 e 33.
PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 23 febbraio 1993 (214), che è approvato.
Continuazione della discussione sulle dichiarazioni della Giunta regionale sui rapporti Stato-Regione legati alla crisi economica in Sardegna
PRESIDENTE. A parziale conclusione del dibattito iniziato ieri sera sulle dichiarazioni della Giunta sullo stato dei rapporti Stato-Regione, ha facoltà di replicare il Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, vorrei innanzitutto ringraziare tutti i colleghi intervenuti nella discussione di ieri, i quali, pur dando ciascuno una propria valutazione del momento che stiamo attraversando, hanno però nella sostanza concordato sia sull'iniziativa assunta dalla Giunta con il provvedimento adottato venerdì, sia, mi sembra di poter dire, seppure con qualche perplessità in ordine all'adeguatezza dello strumento, sulla proposta di pervenire ad un voto del Consiglio regionale, indirizzato al Parlamento, sugli argomenti più specificamente legati alla situazione sociale ed economica che la Regione vive in questo momento, ovvero, più propriamente, sui rapporti tra lo Stato e la Regione. Questo mi sembra un punto importante di arrivo e di sintesi politica che va sottolineato e che conferma ancora una volta l'alto livello di consapevolezza che il Consiglio, in tutte le sue componenti, sa manifestare nel momento difficile che la Sardegna attraversa. Affermare che in questa circostanza è fondamentale che le iniziative siano condotte con l'unità di tutte le forze politiche può apparire rituale, ma la ritualità, in una circostanza come questa, diventa sostanza, se pensiamo al contesto generale e al momento politico nazionale in cui questa nostra battaglia - così l'abbiamo definita - si inserisce.
Anche i contributi che sono stati presentati sino a questo momento da due Gruppi consiliari per concorrere alla definizione del documento finale, a leggerli nella sostanza, convergono sul medesimo obiettivo. Se l'obiettivo che ci proponiamo è dunque condiviso, come mi pare di potere sottolineare, noi possiamo concludere questa nostra discussione fissando la data della seduta nella quale il Consiglio approverà l'ordine del giorno-voto, decidendo quindi di fatto di adottare lo strumento che abbiamo proposto e contemporaneamente di lavorare, da qui a quella data, a definire col concorso di tutti il contenuto del documento finale, prendendo a base i contributi già presentati e gli altri che nel frattempo perverranno, che verranno naturalmente tutti lasciati agli atti dell'Assemblea perché possano essere oggetto di discussione proprio durante la seduta.
E' stato detto che questa proposta può essere interpretata negativamente, come un modo per ritardare un'azione che necessita della massima tempestività. Ovviamente io penso che se si fa in fretta è sempre meglio e in effetti la Regione ha già assunto un'iniziativa, con l'atto della Giunta, che rappresenta la Regione, manifestando nella sede del Governo la sua precisa volontà e un suo preciso indirizzo in merito a problemi specifici, i quali, per la portata generale che hanno, ovviamente abbracciano un campo molto più vasto. A questa iniziativa della Giunta è seguito anche l'importante voto che c'è stato ieri al Senato della Repubblica, del quale non abbiamo potuto parlare nella precedente seduta perché non ne conoscevamo precisamente i contenuti. Abbiamo acquisito i documenti e - a parte il punto della moratoria, che forse riusciremo a conquistare comunque nel prosieguo di questo confronto - a rileggere il documento del Senato ritroviamo tutti i punti della piattaforma unitaria che era stata concordata dalle forze sociali e dalla Regione nella fase di avvio del confronto Stato-Regione che non si è concluso. Il voto del Senato è stato promosso da un'iniziativa unitaria di tutti i parlamentari sardi e quindi costituisce un ulteriore passo che segue le iniziative della Giunta e tutto sommato concorre a delineare uno stato di contrapposizione o comunque a segnalare un conflitto che si è comunque aperto ed ha già raggiunto parzialmente il Parlamento nazionale. Il Senato, infatti, ha approvato una mozione che richiama il Governo a una serie di impegni, contenuti peraltro anche nelle due proposte che sono state presentate in Consiglio come concorso alla formulazione del documento finale.
(Interruzione)
Le proposte non sono tre perché la prima... perché tre? La terza io non la conosco. La terza proposta è un ordine del giorno di metodo, non è una proposta di contenuti; le due proposte di contenuti sono quella del Gruppo Rinascita e del Gruppo del Movimento sociale; l'altro ordine del giorno si limita soltanto a tracciare un itinerario, che è quello del quale stiamo discutendo. Quindi, poiché sull'itinerario mi pare ci sia già una convergenza, mi limito soltanto a valutare i contenuti delle due proposte di merito.
Vorrei inoltre, concludendo, richiamare un altro punto che probabilmente, nell'economia di una discussione in cui i Gruppi hanno potuto esprimersi soltanto per dieci minuti, non è stato colto, ma che era presente in maniera non secondaria nelle dichiarazioni che ho fatto a nome della Giunta, ed è l'aspetto legato alla questione del nuovo Statuto. Dobbiamo essere pienamente consapevoli che la possibilità di affrontare le questioni di carattere sociale ed economico che sono alla nostra attenzione, dipende ormai in maniera diretta dalla qualità dei poteri che la Regione è in grado di esercitare e, soprattutto, dalla qualità dei poteri nuovi che la Regione può rivendicare e ottenere. Questo è un aspetto che non può essere trascurato e io vorrei ricordare che dobbiamo anche su questo versante assumere immediate iniziative, che portino il Consiglio ad affrontare questa problematica senza alcuna rilevante soluzione di continuità tra i due momenti: l'impegno sul versante economico e sociale non può essere separato da quello sul versante istituzionale, sul quale tra l'altro siamo chiamati ad un confronto anche nazionale immediato e a tempi ravvicinati. Il 15 di questo mese è previsto a Roma un incontro dei Presidenti di tutte le Regioni e dei Presidenti dei Consigli regionali delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome, proprio per misurarsi su questa tematica molto attuale in presenza delle proposte avanzate in sede di Commissione bicamerale. L'ipotesi è quella di pervenire proprio alla formale costituzione della Conferenza delle Regioni speciali e delle Province autonome, atto che fino a questo momento non era stato adottato in presenza di una fase non ancora definita per quanto concerne le nuove norme costituzionali. Le due questioni sono strettamente legate per tutti gli aspetti, di carattere normativo e procedurale, che potranno essere negoziati anche nella fase successiva alla conclusione della vertenza più squisitamente economica e sociale. Volevo richiamare questi problemi perché anche in questa tornata di lavori del Consiglio i Gruppi possano definitivamente concordare un itinerario per procedere in tempi brevi ad affrontare anche questo argomento.
PRESIDENTE. Mi sembra di poter fare una prima osservazione: le valutazioni che il Consiglio unanimemente ha compiuto, a seguito delle dichiarazioni della Giunta sulla situazione economica e produttiva della Sardegna, hanno testimoniato la gravità e la pericolosità di questa crisi e quindi la necessità, sia da parte del Consiglio, sia della Giunta regionale, di predisporre un documento come base per un serrato confronto e scontro con il Governo affinché receda dalle decisioni annunciate. A seguito del dibattito di ieri sera sono stati presentati tre ordini del giorno e avevamo stabilito conclusivamente che si sarebbe fatto un tentativo per arrivare alla definizione di un documento comune, da sottoporre successivamente all'esame e al voto della seduta solenne del Consiglio regionale, da convocare con la presenza di tutte le rappresentanze sociali e istituzionali della Sardegna. Un documento da porre a base del confronto che la Giunta e il Consiglio regionale si apprestano ad avere con il Governo nazionale. Ritengo che non ci siano le condizioni oggi per arrivare a una sintesi unitaria che consenta nell'immediato di predisporre questo importantissimo documento. Propongo pertanto che l'annunciata Assemblea solenne del Consiglio regionale venga rinviata a giovedì della settimana prossima, per dare tempo ai Gruppi e alle rappresentanze consiliari di predisporre il documento. Propongo conseguentemente di sospendere la discussione dell'argomento che abbiamo finora affrontato e di passare agli altri punti all'ordine del giorno. Ripeto, propongo la convocazione del Consiglio regionale in Assemblea solenne insieme ai parlamentari e alle forze istituzionali e sociali per giovedì della settimana prossima. Chiedo ai Capigruppo di pronunciarsi su questa proposta.
Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Presidente, solo per dire che naturalmente noi concordiamo con la proposta che lei ha voluto fare al Consiglio, ma se mi è consentito, vorrei aggiungere un'osservazione. Non è che non ci siano le condizioni per poter arrivare ad un ordine del giorno unitario, mi pare che anche l'andamento del dibattito abbia dimostrato che queste condizioni, queste volontà...
PRESIDENTE. Facevo riferimento anche al tempo.
DADEA (P.D.S.). Certo al tempo. Ma per quanto attiene alle condizioni politiche, ecco, mi pare che il dibattito abbia evidenziato che queste condizioni politiche ci sono. Noi abbiamo iniziato in un percorso che poi dovrà portarci alla seduta solenne, straordinaria, che deve essere preparata naturalmente in maniera adeguata, al fine di avere il massimo coinvolgimento della società sarda in tutte le sue articolazioni. Ecco, questo forse necessita non tanto di un documento, di un ordine del giorno, ma appunto di un lavoro che dovrà essere avviato in tempi strettissimi, in modo tale che possa concludersi attraverso l'Assemblea straordinaria e solenne, nella quale approvare l'ordine del giorno-voto previsto dall'articolo 51, primo comma, dello Statuto.
Un'ultima considerazione riguarda l'accento che il Presidente della Giunta ha voluto mettere sulla necessità di stabilire un nesso molto stretto tra le questioni legate alla situazione economica e occupazionale della nostra Isola e le questioni istituzionali. Dobbiamo mettere in campo in tempi strettissimi un'interlocuzione attiva con la Commissione bicamerale e con i parlamentari sulle questioni riguardanti la revisione costituzionale e la revisione dello Statuto. A tal fine penso sia necessario - ma su questo c'è già una convergenza molto ampia in Consiglio - procedere speditamente alla nomina della Commissione speciale per la revisione dello Statuto, in modo tale che questa interlocuzione attiva avvenga in tempi strettissimi. Naturalmente noi siamo d'accordo con le proposte formulate dal Presidente del Consiglio sulla data e sulle modalità attraverso cui dovrà poi articolarsi la riunione solenne e straordinaria del Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, noi crediamo che con la replica del Presidente della Giunta si concluda la discussione delle dichiarazioni rese in Aula dalla Giunta stessa, a norma di Regolamento. Il Regolamento peraltro non prevede la convocazione del Consiglio mediante approvazione di ordini del giorno. Uno dei documenti presentati propone che la seduta straordinaria del Consiglio regionale debba costituire la conclusione di una iniziativa, di un conflitto che si deve aprire con lo Stato italiano. Noi diciamo che quella è un'altra fase, importante. Essendo presentatori di una proposta di legge nazionale di modifica dello Statuto, riteniamo che il Consiglio regionale, data l'urgenza e la gravità della situazione, una volta constatato, come mi pare che tutti qui in Aula abbiano dichiarato, che bisogna cambiare le regole, perché questo Consiglio regionale possa avere poteri e dignità di confronto col Parlamento italiano, riteniamo, dicevo, che si debba avviare subito quella stagione costituente che proponemmo già dopo l'occupazione dell'Aula da parte del Gruppo sardista, in quell'ordine del giorno approvato in una seduta anch'essa solenne per l'impegno che venne preso in quella occasione. Non entro nel merito delle proposte e dei documenti della Giunta, né di altri Gruppi politici, perché li riteniamo deboli, li riteniamo dei documenti che ricalcano, Presidente, ancora i vecchi riturali. Molto più elevata tensione e molta maggiore volontà di lotta erano presenti nell'ordine del giorno approvato nella seduta solenne di due anni fa: molto più pregnanti i contenuti per quanto riguarda la lotta e la contestazione verso il Governo e il Parlamento. Ancora più impegnative erano, signor Presidente, le sue dichiarazioni programmatiche. Lei oggi ritorna indietro, lei ritorna al regionalismo. Nelle sue dichiarazioni programmatiche aveva parlato di sovranità e di federalismo. Noi non ci ritiriamo, non ci mettiamo nell'angolo a criticare o a fare osservazioni soltanto di contestazione. Noi siamo qua pronti a confrontarci con tutti, pronti a fare questa battaglia.
Debbo dire che mai avrei pensato, onorevoli colleghi, quando il mio partito, in un congresso, propose l'opzione indipendentista, che questo indipendentismo potesse essere superato in modo così forte dal separatismo del Governo italiano. E' un fatto che oggi ha portato la Sardegna alla situazione in cui si trova. Noi non ci stiamo a documenti che siano ancora mere proteste, che siano ancora flebili, che siano ancora deferenti verso le autorità governative dello Stato italiano. Il nostro interlocutore, signor Presidente, non deve essere il Governo: questo Governo dobbiamo proprio considerarlo con molta indifferenza; il nostro interlocutore, come rappresentanti del popolo sardo, deve essere il popolo italiano, il Parlamento, per quello che di legittimato c'è ancora all'interno di quel Parlamento. Non si può con decreti legge riaprire Gioia Tauro e con decreti legge chiudere la Sardegna. Allora la nostra battaglia deve essere fatta ai livelli della massima istituzione dello Stato, deve essere quasi un dire: "Ma ci considerate italiani, oppure no?", e poi faremo le nostre scelte. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Il Presidente della Regione ha proposto un metodo per proseguire questo lavoro e quest'azione. Mi pare che questo metodo tenga conto dell'importanza e del valore delle cose che stiamo discutendo e che abbiamo dichiarato di voler fare e nello stesso tempo tenga conto anche di una qualche difficoltà che si è introdotta lungo il nostro cammino. Per cui l'ipotesi che si avanza, di raccogliere e di portare a sintesi, attraverso una dichiarazione convergente di volontà di tutti i Gruppi, i diversi contributi pervenuti attraverso il dibattito e attraverso i documenti che sono stati elaborati e consegnati, può essere un metodo che ha la sua validità e la sua bontà. Si vuole recuperare, mi pare, anche un poco di quel tempo che la gravità e l'urgenza della situazione avrebbero imposto che venisse invece ben utilizzato prima: nulla e nessuno vietava che noi arrivassimo già ieri, o tra ieri e oggi, non dico a votare l'ordine del giorno-voto, ma a definire le linee portanti, la struttura, la base, l'orientamento, l'insieme di questa volontà di contestazione e di lotta della Regione nei confronti dello Stato e del Governo nazionale. Come ho detto ieri, sono convinto, come molti altri, che non basta dire che si vuole fare qualcosa di importante: l'importanza delle cose è data dalla loro qualità. L'azione della Regione è importante se la gente in Sardegna capisce che le cose che proponiamo e rivendichiamo sono e saranno importanti per la gente, per i lavoratori, sono le cose, le ragioni per cui la gente si batte, cioè le ragioni del lavoro, le ragioni della produzione, le ragioni concrete dei diritti e dei bisogni. Al di fuori di questo ogni proclama sarà inutile e se vogliamo ampia mobilitazione, se vogliamo dare forza non solo numerica, ma forza morale e politica vera a questa contestazione, noi dobbiamo precisare i contenuti, dire quali sono questi contenuti.
E allora non basta più dire cose generiche. Per questo alcuni di noi si sono seriamente applicati da subito a indicare i contenuti, non per essere i primi, ma per essere alla pari di quanti vogliono concorrere. Se noi non diciamo che cosa significa oggi il Piano di rinascita, lo stesso Piano di rinascita non è più uno strumento, una parola d'ordine di per sé mobilitante, perché altri Piani di rinascita, i primi due, non hanno risolto i problemi fondamentali della Sardegna. Allora dobbiamo parlare non solo di rifinanziamento, come ancora si dice - anche ieri è rimbalzata, questa parola, in diversi interventi -, non solo di rifinanziamento, ma di riscrittura del Piano di rinascita. Io ho usato questa espressione: bisogna ripensare, riscrivere, rivendicare e ottenere il Piano di rinascita per la Sardegna di oggi, nel quale ci siano i fatti della produzione, del lavoro, della socialità di oggi.
Ci deve essere cioè la soluzione del problema energetico, quindi carbone e miniere; ci deve essere la soluzione del fatto chimico, quindi produzioni moderne e durature da specializzare nell'Isola; ci devono essere i programmi, i progetti e le soluzioni per il lavoro soprattutto dei giovani e delle donne. Allora sarà un Piano di rinascita voluto, rivendicato e forse solo così, anzi senza forse, potrà essere ottenuto. Se nel Piano di rinascita continuiamo invece a chiedere agenzie portuali e altri strumenti minori, tutti magari ugualmente utili, io non credo che appariranno obiettivi così mobilitanti. Noi dobbiamo, quindi, ripensare e riscrivere il nostro Piano di rinascita, quello che serve oggi, perché è su questo terreno che la Regione può esercitare la propria forza: l'articolo 13 è l'articolo principe dello Statuto di autonomia. L'articolo 51 dice che possiamo rivolgere una domanda al Governo e un'altra domanda al Parlamento; l'articolo 13 dice che lo Stato e la Regione insieme sono obbligati a promuovere un piano organico per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna: insieme, lo Stato e la Regione. Ma una rilettura moderna di quell'articolo 13 non ci fa oggi, non dico intuire, ma ripensare, valutare che in quell'articolo 13, così scritto a suo tempo, non ci sia già un nucleo di federalismo? Che cosa è il federalismo se non il concorso di due poteri autonomi, di due distinti soggetti istituzionali? Qui ci sono Stato e Regione alla pari, perché si dice che insieme concorrono, cioè corrono insieme, Stato e Regione, per che cosa? Per un progetto di sviluppo organico dell'isola e quindi è assunto l'obiettivo generale, sono individuati i soggetti, è individuato il metodo e mentre noi andiamo spesso ad inventare e a rincorrere novità, anche di carattere istituzionale, in quell'articolo 13 non vi è già un nucleo forte di federalismo moderno, nel concorso di due soggetti istituzionali per lo stesso fine, che è la Rinascita?
Se le dichiarazioni che stamani stiamo rendendo significano che siano applicati da subito e che quello che stiamo operando non è un rinvio, ma è l'approfondimento necessario del confronto per addivenire a chiarire questa base politica dell'iniziativa della Regione, allora non si verificherà una dilazione dei tempi, bensì un miglioramento della qualità dell'azione della Regione. E quando diciamo Regione dobbiamo intendere essenzialmente il Consiglio regionale, l'Assemblea rappresentativa del popolo sardo. L'Assemblea regionale chiami tutte le espressioni istituzionali e sociali ad essere insieme ai rappresentanti del popolo sardo: ma guai se qualcuno pensa di essere un consigliere regionale inutile, qui i consiglieri regionali sono tutti utili e sono utili se difendono anche la funzione e il ruolo del Consiglio regionale. Il Consiglio regionale chiami tutti per rafforzare la sua azione, però che sia la sua azione, il suo pensiero, il suo deliberato, cioè eserciti la sua funzione; chiami i parlamentari nazionali, chiami le autorità morali e religiose, chiami soprattutto le forze sociali, chiami soprattutto i lavoratori, che diano forza a questa rivendicazione. Non li tenga fuori della porta, lasci i carabinieri in caserma, questo Consiglio regionale, non impedisca l'ingresso a gente civile. Qui è la forza che questa Regione può assumere: il Consiglio regionale deve essere il cuore pulsante di questa azione e se volete, aggiungo, oltre il cuore sia anche un poco il fegato, cioè si dia poco poco di coraggio. Smettiamo di pensare che se non si è presi per mano non sappiamo camminare: siamo cresciuti, e quindi dobbiamo avere questa consapevolezza, perché se non ce l'ha questo Consiglio, la consapevolezza, non la può avere nessuno, per portare a sintesi, per guidare questo movimento, che deve essere di contestazione forte e vincente.
E in conclusione una cosa ancora voglio dire: diamo qualche segno visibile di questo nostro impegno e diamolo subito. Tutto quello che possiamo fare noi, subito, facciamolo. Tra qualche minuto passeremo ad un altro argomento, il bilancio della Regione, e lì riprenderemo in concreto alcune questioni. Esaminando il bilancio della Regione, cioè discutendo dei nostri poteri e dei nostri denari, cioè di quelli della Sardegna, possiamo compiere uno sforzo per verificare davvero e per fare quello che è possibile fare, non tutto, ma quello che è possibile fare, perché lì si misureranno le coerenze e la gente ci crederà, all'invito...
(Interruzioni dal pubblico)
PRESIDENTE. Il pubblico non può assolutamente intervenire né disturbare.
COGODI (Gruppo Misto). E la gente ci crederà, alle cose che noi diciamo perché vogliono essere cose serie e produttive. Se nel frattempo facciamo questo, cosa sono tre giorni o dieci giorni, da qui alla seduta che si chiamerà solenne per i contenuti, per le cose che questa Regione sarà capace di pensare e di rivendicare? Da qui a quella seduta, cosa diciamo ai lavoratori in autogestione, ai lavoratori delle miniere: "Aspettate la settimana prossima, che noi faremo una seduta solenne?". O non è possibile fare qualcosa, anche un gesto, anche una cosa che può essere piccola in raffronto a tutte le altre, ad esempio, in concreto, decidere che può essere sostenuta l'autogestione di Macchiareddu, perché è un punto forte, è un punto forte della contestazione...
(Applausi dal pubblico)
PRESIDENTE. Prego il pubblico di assistere in silenzio al dibattito; non è consentito nessun segno di approvazione e di disapprovazione di quanto viene detto in Aula.
COGODI (Gruppo Misto). Non è neppure proibito, però…
PES (P.D.S.). In piazza si possono fare queste cose.
COGODI (Gruppo Misto). Tu questo non lo devi dire, io non credo che stia offendendo nessuno di voi.
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Sei un demagogo.
COGODI (Gruppo Misto). Io sarò un demagogo e ti chiedo scusa se sono un demagogo, ma tu dovrai dire che cosa sei tu, quando verrà il tuo turno. Io non accetto di essere interrotto nella mia funzione di consigliere regionale da altri consiglieri regionali e soprattutto da voi. Voi non avete diritto...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non si lasci distrarre da queste interruzioni.
COGODI (Gruppo Misto). Le garantisco, signor Presidente, che io non mi lascio distrarre da persone che potrebbero distrarmi, si immagini se mi lascio distrarre da Gabriele Satta e da Billia Pes.
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Capirai!
COGODI (Gruppo Misto). Capirai tu, quando avrai modo di capire che nessuno ti ha dato titolo di interrompere, di disturbare un consigliere regionale...
PRESIDENTE. Prosegua nell'intervento, onorevole Cogodi, sulle questioni attinenti al dibattito. Onorevole Cogodi!
COGODI (Gruppo Misto). Scusi lei, sto parlando.
PRESIDENTE. Lei sta polemizzando con un collega.
COGODI (Gruppo Misto). Abbia pazienza, guardi che lei deve rispettare e far rispettare le regole. Sono io che ho diritto di parola, non chi mi disturba. Lei deve riprendere chi mi disturba, se mi consente, perché se non lo riprende lei lo riprendo io, perché io dico quello che penso e faccio quello che dico e ho diritto di esercitare la mia funzione di consigliere regionale e di non essere disturbato. Non è la prima volta, spero che sia l'ultima.
MEREU SALVATORANGELO (P.S.I.). Stai minacciando.
COGODI (Gruppo Misto). Non sto minacciando nessuno, caro Mereu. Spero che sia l'ultima.
In conclusione, qui non c'entra nulla se qualcuno pensa che questa partita possa essere giocata sul filo della furberia: questa partita riguarda la Sardegna, riguarda i bisogni e i diritti della gente. Se voi pensate che non debba essere accompagnata da un comune sentire, se qualcuno pensa che possa esercitarsi una sorta di strumentalità di governo, se qualcuno pensa che le sedute solenni e i paludamenti servano a nascondere le debolezze politiche di questa Regione e di chi la governa, si sbaglia di grosso. Se si vogliono i contributi si accettano e innanzitutto si rispettano; se si vogliono i contributi si ricercano e si mettono insieme le idee, le volontà e anche le capacità, se mi è consentito, perché ne abbiamo un pezzetto tutti, di capacità, anche se le circostanze ci portano ad essere dall'altra parte del tavolo. Io dicevo una cosa che è importante ed è semplice: noi dobbiamo trovare il modo subito di compiere atti, gesti, anche di assumere provvedimenti che sostengano i punti alti della lotta dei lavoratori. Questa non è demagogia, è la verità. Che cosa è l'autogestione di una grande fabbrica moderna se non l'espressione alta della capacità professionale dei lavoratori e dei tecnici sardi? Non è salire sul punto più alto, acrobaticamente, ad appendere una bandiera; è far funzionare una fabbrica moderna per quattro mesi; è produrre prodotto vendibile per il valore di miliardi, che altri volevano lasciare invenduto per mesi e mesi. Ma è anche avere 170 lavoratori non pagati per quattro mesi. Quindi, se io chiedo che accompagniamo a questo nostro approfondimento necessario, a questa nostra dichiarazione di volontà convergente anche alcuni gesti e atti, oggi, domani, che sostengono questa forza che è anche una forza della Regione, non sto dicendo nulla di demagogico, nulla di estraneo, al dibattito, nulla di improduttivo rispetto all'obiettivo. Sto dicendo che dobbiamo essere coerenti con i fatti e con i comportamenti rispetto alle parole e ai pronunciamenti. Tutto qui. Se così è, il nostro sostegno è pieno e leale, anzi i nostri sforzi, le nostre energie si moltiplicheranno, perché saremo non solo a fianco, ma saremo insieme a tutti coloro che in questo Consiglio vogliono fare le cose al di là delle collocazioni e delle scelte di collocazione in maggioranza o all'opposizione, però saremo insieme a tirare un carro che è pesante e ci vogliono forze e molte energie per tirarlo. La nostra forza, la nostra volontà, il nostro contributo, se così è, non mancherà.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola ai colleghi Dadea e Oppi sull'ordine del giorno, direi che occorre un attimo di riflessione, per non interrompere questo dialogo che si è instaurato all'interno del Consiglio regionale, ripeto, sulla convergenza che abbiamo sinora registrato e sulle preoccupazioni che la crisi in atto comporta per tutte le forze politiche e per il Consiglio regionale in modo particolare. Ulteriori elementi di divaricazione e di divisione non aiutano sicuramente la soluzione dei problemi che abbiamo di fronte. Ho fatto una proposta che non era conclusiva, ma indicativa di un percorso attraverso il quale si cerca di arrivare ad una conclusione forte, per ottenere dal Governo quelle soluzioni da tutti auspicate. Ho quindi chiesto un breve pronunciamento dei Capigruppo su questa proposta, non proponendo assolutamente di accantonare il problema, ma mantenendo la mobilitazione in atto e soprattutto condividendo alcune delle proposte che sono state fatte per delle iniziative forti che la Giunta regionale deve nel frattempo poter proporre alle forze politiche ed economiche. La riapertura di un dibattito che io ritenevo concluso non mi sembra sia produttiva, e anzi allontanerebbe, io credo, la soluzione dei problemi per i quali tutti quanti ci siamo detti impegnati.
Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea.
DADEA (P.D.S.). Presidente, lei ha interpretato benissimo lo spirito degli accordi che erano stati intrapresi prima dell'inizio della riunione. A me era sembrato di capire che ci sarebbero state soltanto alcune battute da parte dei Capigruppo e non si sarebbe riaperto assolutamente il dibattito. Quindi lei ha interpretato in maniera corretta quanto era stato concordato e penso che su questa linea dobbiamo mantenerci. Se dovesse invece prevalere l'opportunità, l'esigenza di riaprire il dibattito, naturalmente noi siamo disponibili, ma mi sembra che questo non sia lo spirito delle cose concordate.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Oppi, avrei dovuto dare la parola prima a lei. Ne ha facoltà.
OPPI (D.C.). Io debbo necessariamente rilevare che aveva ragione anche recentemente l'onorevole Selis a lamentarsi, perché troppo spesso uno chiede di parlare sull'ordine dei lavori e poi si dà la parola ad un altro, per disattenzione o meno; questi assi preferenziali, che ormai sono prassi costante di questo Consiglio, effettivamente stanno dando un'immagine, una sensazione di disordine, di eccesso, di confusione. Io non ho capito cosa stiamo facendo. Ho seguito l'intervento del Presidente della Giunta e del Presidente del Consiglio. Ritenevo stamattina di dover venire qui per esprimere un voto su un ordine del giorno - ho visto che nel frattempo è arrivato l'Assessore dell'industria - finalizzato a promuovere un'azione forte, da parte dalla Regione, sui settori specifici toccati dalla crisi e più in generale per fronteggiare il grave momento che attraversiamo. Ma di azioni forti non ne abbiamo visto, di azioni forti non ce ne sono. Neanche l'onorevole Dadea si è attenuto a quello che ha detto il Presidente e ha cominciato a parlare di consultazioni esterne, eccetera. Qui si è strozzato il dibattito. Nella giornata di ieri, con una compostezza che non ha eguali nella storia dell'istituto autonomistico, i minatori sono venuti a Cagliari. Lo hanno fatto altre volte, e i risultati delle loro battaglie sono stati positivi. Questa volta, invece, i risultati sono stati negativi: non si è parlato, non si è entrati nel merito. Se si deve fare un ordine del giorno, bisogna coinvolgere le persone che hanno competenza specifica nel settore, che hanno la capacità di dare apporti anche di tipo operativo. Il Consiglio regionale ha disatteso l'impegno, che aveva assunto, di approvare un ordine del giorno. Vogliamo concorrere tutti quanti a farlo nel modo migliore possibile. Io condivido molte delle cose che ha detto Cogodi: concordo sull'opportunità di sostenere l'autogestione, per dare un esempio di iniziativa forte. Ieri, mentre eravamo qui, 80 lavoratori sono stati licenziati, oggi altri 130: quindi le azioni ci vogliono, ma bisogna porle in essere in termini seri, coinvolgendo tutti quanti, anzitutto in questo Consiglio regionale. Vengono proposti strani coinvolgimenti che non comprendo. Noi abbiamo accettato e accettiamo i suggerimenti e avremmo gradito anche dieci minuti di sospensione per i Capigruppo. Ci atteniamo scrupolosamente, con senso di responsabilità, a quanto deciso, se è uguale per tutti. Se dobbiamo riaprire il dibattito però lo riapriamo davvero, e abbiamo tutti il diritto-dovere di intervenire: vogliamo essere, in questo Consiglio, tutti uguali, senza preclusione alcuna, in modo tale che si parli, si discuta e si arrivi a conclusioni serie e positive, a quelle azioni forti che al momento attuale non ci sono.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Chiedo scusa a chi non avesse capito o non sapesse, ma non posso chiedere scusa a chi sapeva e a chi ha capito benissimo. Che ieri si doveva intervenire dieci minuti per Gruppo non l'ho deciso io, non l'ha neppure deciso il Regolamento, l'ha deciso la maggioranza dei Capi dei Gruppi, i quali immagino che decideranno in armonia con i loro rispettivi Gruppi; io ero contrario. Ho detto che doveva aprirsi in Consiglio regionale un dibattito ampio e che si dovevano approfondire tutte le questioni. Io avrei potuto intervenire, come gli altri colleghi del Consiglio, tutti, dal primo all'ultimo, sui tre ordini del giorno che sono stati presentati. Il Presidente della Regione ha avanzato una proposta di metodo e ha chiamato il Consiglio a pronunciarsi sulla proposta che ha avanzato. Ora, in un Consiglio regionale, che è un'Assemblea democratica, un'Assemblea politica, non ci si può pronunciare alzando un dito di una mano, ci si pronuncia dando le motivazioni e gli argomenti che portano a dire sì o a dire no. E se la proposta è avanzata dal Presidente della Regione, il quale è anche capo di una maggioranza, io suppongo che la maggioranza abbia già - come dire -visto le cose: se non le ha viste, se le veda. L'opposizione dice che aderisce a una proposta che è del Presidente della Regione, che è anche, però, capo della maggioranza: non è un fatto mica usuale e scontato, l'opposizione normalmente non aderisce alle proposte della maggioranza. Quindi compie un gesto, un atto straordinario e dice perché, dice anche le sue ragioni. Se non fosse consentito questo, badate, se non fosse consentita la dialettica, se non fosse consentita l'espressione delle volontà politiche, se non fosse consentita la possibilità di argomentare le proprie ragioni, questo non sarebbe un Consiglio regionale, ma un'altra cosa, un gruppo di amici o di occasionali passanti che si incontrano. Invece non può essere così, proprio perché abbiamo detto di voler fare cose importanti. Caro Giorgio, io sono d'accordo su tutto quello che hai detto, però senza che questo significhi ledere minimamente il diritto dei singoli e delle diverse componenti politiche in questo Consiglio, non solo di dire sì o di dire no, ma di dire quali sono le ragioni per le quali si dice sì o no e per le quali si esprime una volontà.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERI (P.D.S.). Brevissimamente. In queste settimane e in questi mesi abbiamo avuto modo di sforzarci tutti per individuare le soluzioni più efficaci allo scopo di sostenere l'azione e l'iniziativa dei lavoratori in lotta nelle diverse aree della Sardegna. Ma perché non resti nessun dubbio sulla condotta personale, sul contributo che ognuno intende dare in questo Consiglio e nei momenti di confronto a cui siamo chiamati, vorrei che ci fosse onestà intellettuale da parte di tutti, che ci fosse coerenza da parte di tutti. Ho invece la sensazione che sia in atto una sorta di gioco - come dire - alla presa di distanza, o comunque a collocarsi su un piedistallo più alto. Io, signor Presidente e colleghi del Consiglio, una notte, esattamente alle 23 e 30 di una seduta del dicembre dell'anno scorso, quando in quest'Aula non c'era una tribuna piena di gente, ho chiesto umilmente al Presidente della Giunta regionale, ho chiesto umilmente al Consiglio regionale di verificare, quella notte, se ci fossero le condizioni perché la Regione Autonoma della Sardegna potesse con propri fondi contribuire concretamente alla lotta dei lavoratori dell'Enichem. L'ho detto e sono stato, signor Presidente e colleghi del Consiglio, il primo, che qui in quest'Aula ha sollevato con molta umiltà questa esigenza. L'ho chiesto a mezzo mondo, l'ho chiesto ai funzionari e a quanti qui hanno la responsabilità di gestione del bilancio, per vedere se era possibile - allora, non oggi: allora - trovare mezzo miliardo per comprare navi di etilene o quant'altro si voglia. Santo Dio, l'ho detto allora e l'ho detto in una seduta in cui non c'erano persone che mi potevano applaudire, perché vengo da quel mondo, santo Dio: sentivo e sento sulla pelle quella condizione, perché vengo da un'esperienza duplice di occupazione di fabbrica, a Torino prima e mi sono fatto la Selpa dopo e sono rimasto un anno senza salario, mi dava da mangiare mia suocera. Allora non giochiamo più: siamo capaci di farlo? Facciamolo oggi: siamo nelle condizioni di togliere fuori mezzo miliardo? Però smettiamola di giocare su questa cosa, una volta per sempre, mi sono stufato di questa politica.
(Applausi dal pubblico)
PRESIDENTE. Per cortesia, cerchiamo di rispettare il Regolamento.
Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Volevo chiedere formalmente la sospensione dei lavori del Consiglio per una breve Conferenza dei Capigruppo, che decida su come dobbiamo proseguire. In mancanza di questo mi iscrivo nuovamente a parlare sul merito della discussione.
PRESIDENTE. Onorevole Baroschi, la Conferenza dei Capigruppo riunita da me informalmente prima dell'inizio della seduta ha tracciato il percorso sul quale si è pronunciato il Presidente della Giunta e anche questa Presidenza. Quindi se il dibattito o gli interventi non hanno rispettato - ripeto - un impegno non formale, assunto antecedentemente all'apertura della seduta del Consiglio, questa non è responsabilità della Presidenza. Io credo che a questo punto il dibattito si possa considerare concluso o almeno temporaneamente concluso, in attesa della definizione degli argomenti e delle proposte che saranno sottoposte al vaglio e all'attenzione del Consiglio regionale e di tutte le altre forze sociali nella seduta solenne di giovedì prossimo, e che quindi si possa passare agli altri punti dell'ordine del giorno.
Discussione e approvazione del disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione per l'esercizio finanziario 1989". (310)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, al punto quattro, il disegno di legge numero 310.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Selis, relatore.
SELIS (D.C.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio alla discussione degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E'approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del disegno di legge numero 310. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 20 corrispondente al nome del consigliere Erittu.) Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Erittu.
TARQUINI, Segretario, procede all'appello.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Erittu - Fadda F. - Fadda P. - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu L. - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Mereu O. - Mereu S. - Mulas M.G. - Onida - Onnis - Oppi - Pau - Pes - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Satta G. - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serri - Soro -Tamponi - Tarquini - Tidu - Usai S. - Zucca- Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Deiana - Desini.
Rispondono no i consiglieri: Salis - Urraci - Cogodi.
Si sono astenuti i consiglieri: Vicepresidente Fadda A. - Ladu G. - Meloni - Morittu - Murgia - Planetta - Porcu - Serrenti - Usai E. - Cadoni - Demontis.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione del disegno di legge numero 310:
presenti 63
votanti 52
astenuti 11
maggioranza 27
favorevoli 49
contrari 3
(Il Consiglio approva).
Discussione e approvazione del disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1990 e del rendiconto generale dell'Azienda foreste demaniali della Regione per lo stesso anno". (311)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 311.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Selis, relatore.
SELIS (D.C.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E'approvato)
Si dia lettura dell'allegato numero 1.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'allegato, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del disegno di legge numero 311. Coloro i quali sono favorevoli al disegno di legge risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 49 corrispondente al nome del consigliere Oppi.) Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Oppi.
PORCU, Segretario, procede all'appello.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Pau - Pes - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Satta A. - Satta G. - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serri - Tamponi - Tarquini - Tidu - Usai S. - Zucca - Amadu - Baroschi - Cabras - Carusillo - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Deiana - Desini - Erittu - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu L. - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Manunza - Marteddu - Mereu O. - Mereu S. - Onida - Onnis.
Rispondono no i consiglieri: Porcu - Salis - Urraci - Usai E. - Cadoni - Cogodi.
Si sono astenuti i consiglieri: Vicepresidente Fadda A. - Ladu G. - Meloni - Morittu.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione del disegno di legge numero 311:
presenti 54
votanti 50
astenuti 4
maggioranza 26
favorevoli 44
contrari 6
(Il Consiglio approva).
Discussione e approvazione del disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1991 e del rendiconto dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione per lo stesso anno". (359)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 359.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Selis, relatore.
SELIS (D.C.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio alla discussione degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E'approvato)
Si dia lettura dell'allegato numero 1.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'allegato, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del disegno di legge numero 359. Coloro i quali sono favorevoli al disegno di legge risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 76 corrispondente al nome del consigliere Tidu.) Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Tidu.
TARQUINI, Segretario, procede all'appello:
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Tidu - Zucca - Amadu - Atzori - Baghino - Baroschi - Cabras - Carusillo - Cocco - Corda - Dadea - Deiana - Desini - Dettori - Erittu - Fadda P. - Ferrari - Giagu - Ladu L. - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Manunza - Marteddu - Mereu O. - Mulas F. - Mulas M.G. - Onida - Onnis - Oppi - Pau - Pes - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Satta A. - Satta G. - Scano - Sechi - Selis - Soro -Tamponi - Tarquini.
Rispondono no i consiglieri: Urraci - Usai E. - Cadoni - Cogodi - Porcu.
Si sono astenuti i consiglieri: Vicepresidente Fadda A. - Demontis.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione del disegno di legge numero 359:
presenti 53
votanti 51
astenuti 2
maggioranza 26
favorevoli 46
contrari 5
(Il Consiglio approva).
Discussione e approvazione del disegno di legge: "Ulteriori disponibilitàper le agevolazioni creditizie nei settori dell'agricoltura, dell'artigianato e del turismo". (348)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 348.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Selis, relatore.
SELIS (D.C.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
SECHI, Segretario:
Art. 1
1. Nell'anno finanziario 1993, sono autorizzati i seguenti stanziamenti per la concessione di provvidenze creditizie nei settori dell'agricoltura, del turismo e dell'artigianato:
a) lire 15.000.000.000 da destinare agli interventi di cui all'articolo 12 della legge regionale 15 marzo 1956, n. 9 e successive modificazioni ed integrazioni:
b) lire 5.000.000.000 da destinare agli interventi di cui all'articolo 16 della legge regionale 13 luglio 1962, n. 9;
c) lire 20.000.000.000 da destinare al fondo di rotazione di cui all'articolo 1 della legge regionale 18 marzo 1964, n. 8 e successive modificazioni ed integrazioni;
d) lire 50.000.000.000 da destinare al fondo di rotazione di cui all'articolo 16 della legge regionale 21 luglio 1976, n. 40.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
SECHI, Segretario:
Art. 2
1. Nel bilancio della Regione per lo stesso anno le competenze dei sotto elencati capitoli terranno conto della maggiore spesa complessiva di lire 90.000.000.000 conseguente alle autorizzazioni di spesa di cui al precedente articolo 1 nella misura accanto a ciascuno indicata:
06 - AGRICOLTURA
Capitolo 06095
Concorsi nel pagamento degli interessi per i mutui e i prestiti di credito agrario contratti da imprenditori agricoli (art. 12, L.R. 15 marzo 1956, n. 9, art. 3, L.R. 21 aprile 1961, n. 8, art. 48, L.R. 31 maggio 1984, n. 26 e art. 3, lett. I), L.R. 24 dicembre 1991, n. 39) lire 15.000.000.000
Capitolo 06098
Concorsi per il pagamento degli interessi per i prestiti di credito agrario contratti d pastori e da allevatori associati in cooperative, in gruppi, in latterie sociali e loro consorzi (art. 16, L. R. 13 luglio 1962, n. 9) lire 5.000.000.000
07 - TURISMO
Capitolo 07017
Incremento del fondo destinato alla concessione di anticipazioni dirette a promuovere l'industria alberghiera e turistica (art. 2, Legge 4 marzo 1958, n. 174, art. 1, L.R. 18 marzo 1964, n. 8, art. 103, L.R. 31 maggio 1984, n. 26, artt. 80 e 81, L.R. 4 giugno 1988, n. 11, art. 35, L.R. 22 gennaio 1990, n. 1, art. 49, L.R. 30 aprile 1991, n. 13 e art. 40 della legge finanziaria) lire 20.000.000.000
Capitolo 07031
Incrementi del fondo di rotazione per la concessione di prestiti agevolati di impianto e di esercizio ad aziende artigiane e per l'anticipazione di contributi spettanti alle medesime (artt. 5,16,17, 30, 35, 45 e 46, L.R. 21 luglio 1976, n. 40, art. 85, L.R. 4 giugno 1988, n. 11 e art. 11, L.R. 26 gennaio 1989, n.5) lire 50.000.000.000
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
SECHI, Segretario:
Art. 3
1. Alle spese derivanti dall'applicazione della presente legge, quantificate in complessive lire 90.000.000.000, si fa fronte, ai sensi dell'articolo 30 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, mediante utilizzazione delle disponibilità dei fondi per nuovi oneri legislativi di cui ai capitoli 03016 e 03017 del bilancio della Regione per l'anno 1992, mediante riduzione delle seguenti voci delle tabelle A e B allegate alla legge regionale 28 aprile 1992, n. 6 (Legge finanziaria 1992):
Capitolo 03016 (Tab. A)
Voce 2 - Interventi regionali in favore dei cittadini non vedenti e non udenti
lire 1.000.000.000
Capitolo 03017 (Tab. B) Voci:
1) Provvedimenti a favore dei centri storici
lire 10.000.000.000
2) Contributi alle imprese esercenti servizi aerei di terzo livello
lire 2.000.000.000
4) Provvidenze per il potenziamento e lo sviluppo dell'associazionismo tra le imprese artigiane
lire 1.000.000.000
6) Altri provvedimenti per interventi nel territorio e nei settori produttivi
lire 2.000.000.000
7) Finanziamenti integrativi per l'attuazione dei programmi comunitari
lire 2.000.000.000
8) Agevolazioni creditizie in materia di artigianato e di industria alberghiera e di altri settori produttivi lire 50.000.000.000
11) Contributi sui premi per le assicurazioni delle produzioni agricole
lire 1.000.000.000
13) Interventi per le zone particolarmente svantaggiate lire 10.000.000.000
15) Interventi a sostegno del sistema industriale lire 11.000.000.000
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del disegno di legge numero 348. Coloro i quali sono favorevoli al disegno di legge risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 26 corrispondente al nome del consigliere Floris.) Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Floris.
SECHI, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Giagu - Ladu L. - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Manunza - Marteddu - Mereu O. - Mulas F. - Mulas M.G. - Muledda - Murgia - Onida - Onnis - Oppi - Pau - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Satta G. - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Zucca - Atzeni - Atzori - Baghino - Cabras - Carusillo - Cocco - Corda - Dadea - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Erittu - Fadda P. - Ferrari.
Risponde no la consigliera: Urraci.
Si sono astenuti i consiglieri: il Vicepresidente Fadda A. - Porcu - Usai E. - Baroschi - Cadoni - Cogodi.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione del disegno di legge numero 348:
presenti 55
votanti 49
astenuti 6
maggioranza 25
favorevoli 48
contrari 1
(Il Consiglio approva).
Discussione della proposta di legge Cogodi - Sanna E. - Scano - Pes - Cuccu - Dadea - Barranu - Casu - Cocco - Ladu L. - Lorelli - Manca - Muledda - Pubusa - Ruggeri - Satta G. - Serri - Urraci - Zucca: "Recepimento nell'ordinamento giuridico della Regione dell'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull'organizzazione del mercato del lavoro)". (213)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 213.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Cogodi, relatore.
COGODI (Gruppo Misto). Questo provvedimento di legge fu presentato a suo tempo, e io ne sono primo firmatario, per colmare una lacuna e un grave ritardo che vigeva e tuttora vige nell'amministrazione regionale. Infatti una legge dello Stato, la legge 28 febbraio 1987, n. 56, riordinando la disciplina del mercato del lavoro, aveva previsto opportunamente l'eliminazione della procedura concorsuale per l'assunzione, nelle pubbliche amministrazioni, in categorie inferiori alla quarta, cioè per mansioni e per qualifiche, diciamo così, prevalentemente esecutive. Era divenuta ormai, come dire, non solo ingestibile, ma anche poco opportuna una procedura concorsuale complessa per l'assunzione del personale esecutivo, degli operai, insomma, anche perché poi nei fatti e nella concretezza della vita dell'amministrazione pubblica si era dimostrato che non sempre l'autista assunto era quello che sapeva guidare meglio la macchina. La norma statale, che era stata lungamente rivendicata e richiesta anche dai sindacati dei lavoratori, fu approvata con la legge numero 56 del 1987. Come è noto la Regione sarda ha per Statuto una competenza legislativa esclusiva in materia di organizzazione dei propri uffici: quella specifica riserva di legge, contenuta nell'articolo 3, lettera a) dello Statuto, impediva l'automatica applicazione di una legge statale di riordino delle pubbliche assunzioni. Ne derivava la necessità e l'opportunità che la Regione recepisse nel suo ordinamento, con propria legge, questa nuova disciplina. Sono passati sette anni senza che questa norma migliorativa, che interveniva, peraltro, in materia di lavoro, fosse recepita dalla Regione. Questi sono i tempi del recepimento delle normative, anche positive, nella nostra Regione! Sette anni per recepire un articolo di legge semplice come questo. E' un tipico esempio, questo, di autonomia in negativo; l'autonomia, che dovrebbe cioè avere un effetto migliorativo sulle condizioni di esistenza non solo della Regione in astratto, ma della gente che vive in questa Regione, questa volta come tante altre volte, ha funzionato invece come difesa di privilegi parziali, qual è in effetti una inutile concorsualità per le assunzioni delle mansioni esecutive. Così accade ancora, e dovremo tornarci, in altre circostanze e situazioni. Per esempio, la legge sulle incompatibilità, che lo Stato ha approvato e che vale per tutti i cittadini italiani e per tutte le altre Regioni, in questa Regione non vale ancora, perché si adduce l'autonomia, laddove l'autonomia imporrebbe che, in base ai poteri della Regione in materia di incompatibilità, venissero recepite le norme dello Stato e, semmai, rese più garantiste. Se pensiamo che solo in questa Regione può accadere ancora che presidenti e componenti dei Comitati di controllo sulla legittimità degli atti degli enti locali siano segretari di partiti politici o rivestano altre funzioni smaccatamente incompatibili in base alla legge dello Stato, ci rendiamo conto della gravità del problema. E' un invito che rivolgo anche alla Giunta e all'assessore Collu, perché esplorino tutte queste direzioni che ancora non sono state esplorate: molte sono state, a dire il vero, indicate, denunciate più volte anche nei dibattiti in Aula, che non sempre sono inutili, però si dice che si farà e mai si fa.
Occorre quindi migliorare la legislazione regionale, laddove esistono le condizioni che consentono di recepire il quadro normativo statale, migliorando anche l'organizzazione normativa e l'efficacia delle stesse leggi di riforma dello Stato. E' un'azione che spetta alla Regione: l'iniziativa spetta alla Giunta regionale e deve essere esplicata. Questa norma, questa legge va in questa direzione.
La Giunta regionale propone, rispetto al testo che fu a suo tempo presentato, un emendamento sostitutivo totale. Questo emendamento, dal mio punto di vista di primo firmatario della proposta originaria, va nella direzione giusta, è un emendamento che migliora il testo originario. Una volta tanto un Assessore regionale propone una cosa che va bene, secondo me benissimo, e quindi non ho difficoltà alcuna a ritenere che l'emendamento sostitutivo che è stato predisposto dall'assessore Collu possa interamente prendere il posto della norma che fu a suo tempo indicata e proposta.
Mi permetto di fare però all'emendamento alcune osservazioni piccole piccole, relative a disguidi di ordine tecnico, non tanto a volontà diversa, per precisare meglio il contenuto dell'emendamento sostitutivo presentato dalla Giunta. E' un articolo unico, mi pare. Nel primo rigo, se si vorrà precisare che per amministrazione regionale si intende tutta la Regione e non solo, in senso, come dire, tecnico, il comparto dell'amministrazione che dipende dalla Giunta, si completerà l'intervento normativo coprendo tutto l'ambito dell'amministrazione. Si deve intendere cioè la Regione in senso generale.
Pregherei i funzionari di non... è il Consiglio regionale che sta discutendo. E' il Consiglio regionale che sta discutendo una legge. Io ho antenne molto sensibili.
Quindi, una precisazione che indichi il comparto regionale in modo onnicomprensivo, perché la riserva di legge è per la Regione in senso ampio: quindi amministrazione, Consiglio, enti e quant'altro. Opportunamente la Giunta dà questo contributo migliorativo dell'articolo e quindi suggerisco che venga completato l'ambito di applicazione nel senso giusto. Così come chiederei un chiarimento sul punto 7 dell'articolo, laddove è previsto, opportunamente, che siano sospesi anche i concorsi indetti, qualora non siano iniziate le prove. Perché se sono iniziate le prove è chiaro che sono nati dei diritti in capo ai soggetti che sono - come dire - già nella competizione; ma, qualora non siano iniziate le prove, va bene che si preveda la sospensione dei concorsi indetti per quelle qualifiche. La precisazione che richiedo è che si chiarisca in via di interpretazione autentica che per provvedimenti divenuti esecutivi si intendono quelli che intervengono dal momento dell'inizio delle prove, perché un provvedimento come la mera indizione del concorso non è ancora divenuto esecutivo ai fini dell'espletamento del concorso. Deve intendersi cioè che i concorsi che proseguono non sono solo quelli indetti e sorretti da atti amministrativamente esecutivi, ma quelli nei quali questi atti intervengono dal momento successivo all'inizio delle prove, perché è l'inizio della prova che crea un diritto in capo al soggetto chiamato a misurarsi con altri, e quindi a poter competere. Non sarebbe giusto rendere inutile quanto fatto da un concorrente già impegnato in una competizione. Con queste osservazioni, con questi chiarimenti e anche con questi riconoscimenti alla Giunta e all'Assessore io dichiaro la disponibilità alla sostituzione del testo dell'articolo con il nuovo testo proposto dalla Giunta.
PRESIDENTE. Prima di aprire la discussione generale mi corre l'obbligo far osservare al collega Cogodi che nell'emendamento sostitutivo totale che è stato presentato qui alla Presidenza non è compresa quell'estensione che lei ha richiesto. Per quanto concerne le assunzioni al Consiglio regionale, onorevole Cogodi, esse sono disciplinate dall'articolo 129 del Regolamento, il quale naturalmente trova applicazione integrale così come è stato approvato dal Consiglio regionale. Nulla toglie che il Consiglio regionale possa modificare l'articolo in questione, ma io ritengo che le assunzioni del Consiglio regionale debbano essere sottratte dall'ambito di applicazione dell'emendamento. Per cui se eventualmente dovesse pervenire un emendamento che richiede anche l'applicazione della suddetta legge nei confronti delle assunzioni al Consiglio regionale lo dovrei dichiarare improponibile, quindi non recepitole.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Lei ha introdotto un argomento nuovo, quindi è opportuno che su questo io possa esprimere un'opinione. Io riterrei che se il Presidente del Consiglio dà questa interpretazione della Costituzione regionale, uso questa espressione, forse occorrerebbe una breve sospensione dei lavori del Consiglio, perché si approfondisca davvero la cosa e non passi invece,come dire, così, per acquisita. Io del problema e della questione ho già parlato ovviamente con la Giunta e con l'Assessore che propone la legge. Non è la prima volta che trattiamo questa materia e pare che quando discutiamo di Regione ci sia un qualche cosa di questa Regione che è intoccabile. Non è così. E' vero che le assunzioni nel Consiglio regionale sono disciplinate dal Regolamento del Consiglio, in quanto il Regolamento del Consiglio è approvato dal Consiglio, è norma interna del Consiglio. Ma la riserva di legge che è nello Statuto, cioè nella norma costituzionale, nella Costituzione di questa Regione, prevede che con legge regionale possa essere normata l'organizzazione di tutti gli uffici della Regione, tant'è che la Regione norma anche per via regolamentare gli uffici interni. Non c'è nessun ostacolo in via normativa e giuridica. Con una legge, che è l'atto più importante, più rilevante che può fare un Consiglio regionale, cioè un organo legislativo, che deriva da una prerogativa costituzionale, il Consiglio regionale può regolare quello che ritiene di regolare. Quindi non c'è nulla di improponibile, in questa Regione non ci sono leggi improponibili quando i suoi poteri derivano dallo Statuto e dalla Costituzione. Semmai nascerebbe un problema successivo, di contrasto di una legge regionale con una norma di Regolamento. Ed è chiaro ed evidente che nel contrasto tra due fonti del diritto, di cui una più forte e una più debole, peraltro entrambi approvate dallo stesso organo, soccombe la più debole e vive la più forte. Questi rudimenti del diritto li abbiamo già imparati, siamo qui in veste di legislatori: non c'è dubbio alcuno, ci mancherebbe!
Per cui, se si vuole approfondire la cosa, si sospenda la seduta, ma la verità è che al fondo di tutto questo c'è sempre una riserva che non è più di legge, c'è una riserva mentale. Io non ho mai capito perché un autista della Regione, figura degna, degnissima, debba essere diverso, guidando la stessa autovettura, se accompagna il Presidente della Regione, rispetto all'autista, degna e degnissima figura professionale, che accompagna il Presidente del Consiglio; qualcuno me lo deve spiegare, in che cosa consiste la diversità. Capisco la delicatezza della funzione parlamentare, cioè dei funzionari d'Aula, ma vale anche rispetto agli inservienti, agli uscieri? Qualcuno mi deve dimostrare che l'usciere che sta sull'uscio del Presidente della Regione, in questo caso fisicamente e personalmente del dottor ingegner Antonello Cabras, è una figura diversa dall'usciere che sta sull'uscio del Presidente del Consiglio regionale, onorevole Mario Floris. Qualcuno me lo deve spiegare. E mi si deve spiegare perché da questa diversità nascano diversi contratti di lavoro, perché in conseguenza di questa diversità persone che guidano la stesa autovettura sono pagate in modo diverso a seconda che accompagnino Cabras o accompagnino Floris. Qualcuno mi deve spiegare se questo è logico e ancor più che cosa c'entri la dignità del Consiglio, che cosa c'entri l'autonomia e che cosa c'entrino le istituzioni in tutto questo. Oppure si dica che la Regione dovrebbe sospendere tutti i concorsi non iniziati e invece il Consiglio no, perché per assumere dodici inservienti ha già messo in moto meccanismi terribili, prevedendo di spendere alcuni miliardi per assumere dodici inservienti e non si vorrebbe mettere nel nulla quel concorso. Peraltro è un concorso neanche iniziato, e quindi vorrei sapere se ha senso spendere quei miliardi, che basterebbero a pagarne 24, di inservienti, senza che facciano nulla. Ma si parli di cose concrete, non mi si adducano né regolamenti, né vincoli ostativi, né dignità e autonomie che non c'entrano nulla.
Il Consiglio regionale può normare, deve normare, deve introdurre un principio di equiparazione nei diritti e non c'è nessuno che si possa offendere per questo, né la struttura del Consiglio e meno che mai il Consiglio regionale. Non possiamo continuare a trascinarci in questo equivoco, che ha accompagnato la vita stentata dell'autonomia per troppo tempo. Dovranno anzi essere compiuti altri atti: occorrerà procedere alla unificazione del contratto di lavoro della Regione, e l'unica diversità che dovrà rimanere sarà l'indennità di funzione consiliare per il personale che svolge in questo Consiglio funzioni consiliari. Ma chi svolge funzioni di impiegato? Il dattilografo del Consiglio regionale è uguale al dattilografo dell'Assessorato del lavoro, dell'ufficio del catasto, del Comune di Assemini, del palazzo di giustizia. Ma insomma, siamo ancora a questo? I principi di civiltà giuridica e di civiltà tout court che stiamo cercando di affermare per la generalità dei cittadini si vorrebbero negare qui? Ecco dov'è l'insidia di questa obiezione, che parrebbe una cosa da nulla, ma in realtà tende a mantenere ancora questo tipo di separatezza, questo tipo di privilegio, che non ha più ragion d'essere. Ecco perché io mi permetto di insistere. Invito la Giunta a mantenere la sua idea e a concretizzare la proposta, perché è una proposta fondata e saggia. In questo senso invito il Consiglio a voler votare questa proposta. Diversamente, se ci fosse bisogno di un approfondimento, si sospenda pure quanto è necessario affinché questo approfondimento intervenga.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, signori consiglieri, questo è un argomento che abbiamo già affrontato in altre occasioni e presenta una qualche delicatezza; io penso non possa essere elusa la questione, che è stata sollevata anche in altre occasioni, parlando di altri argomenti. Certamente bisogna tenere conto delle norme che oggi regolano l'accesso agli impieghi presso il Consiglio regionale che sono norme diverse da quelle che regolano l'accesso all'amministrazione. Poiché però anche quelle derivano da una legge, dovremmo valutare se non sia necessario prima di tutto introdurre una modifica di carattere generale, che costituisca un indirizzo cui dovrà informarsi anche l'autorità che regola la funzione del Consiglio. In questa sede può essere cioè stabilita una norma di indirizzo di carattere generale, che può anche essere oggetto della discussione che abbiamo in corso, però a questa norma di indirizzo debbono essere accompagnati degli atti adottati da chi ha l'autorità di assumerli. Atti che poi riguardano tutta la vita del Consiglio, che come sappiamo, in parte è regolata da norme regolamentari, ma in parte è regolata da provvedimenti dell'Ufficio di Presidenza, al quale sono attribuite una serie di funzioni e una serie di competenze: queste funzioni e competenze possono essere sempre, comunque, uniformate ad un indirizzo di carattere generale che il Consiglio può stabilire di dare. Io credo che questa sia la strada probabilmente più corretta, che potrebbe anche consentirci di superare le difficoltà che sono state, secondo me opportunamente, segnalate dalla Presidenza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo le considerazioni dell'onorevole Cogodi e del Presidente della Giunta, vista la complessità dell'emendamento e la complessità del problema che viene sollevato, chiederei se è possibile sospendere per qualche minuto la seduta, sia per esaminare nel dettaglio l'emendamento, sia per dare la possibilità a tutti di valutare le riflessioni che sono state testé proposte in questa sede.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Leonardo Ladu. Ne ha facoltà.
LADU LEONARDO (P.D.S.). Qualche considerazione sul primo aspetto che ha richiamato Luigi Cogodi.
PRESIDENTE. C'è una richiesta di sospensione. Pronunciamoci su questo, poi,entreremo nel merito. Se non vi sono opposizioni sospendo la seduta, come richiesto dall'onorevole Selis, per una diecina di minuti, per l'esame degli argomenti sollevati. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 13.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 49, viene ripresa alle ore 13 e 10.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio con la discussione sulla proposta di legge numero 213.
Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Volevo chiedere se la Giunta può illustrare l'emendamento sostitutivo totale.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Questo emendamento riproduce praticamente l'intero articolo 4 di un disegno di legge che la Giunta ha approvato a dicembre e che è stato consegnato alla Commissione, quindi non prevede il totale riordinamento della materia concorsuale. L'emendamento però assicura, nell'attuazione del criterio di decentramento delle assunzioni, il rispetto della competenza territoriale degli Uffici del lavoro, in rapporto a quella del servizio di destinazione del dipendente: competenza che sarebbe appunto rimasta indicata in modo generico qualora si fosse proceduto al mero recepimento della legge statale. Si stabilisce inoltre l'obbligo di una permanenza minima nella sede di assunzione, per non eludere il criterio della validità per ambiti territoriali della graduatoria degli Uffici del lavoro: sette anni, ed anche questo è un recepimento della legge, in linea cioè con la legge 421.
Viene ancora espressamente stabilito che i lavoratori avviati a selezione debbano essere sottoposti, così come avviene nelle amministrazioni dello Stato, a prove attitudinali o a sperimentazioni lavorative esclusivamente per accertare l'idoneità dei medesimi a svolgere le mansioni proprie del profilo di assunzione, ma senza che questo comporti valutazione comparativa dei lavoratori avviati a selezione e quindi la formazione di graduatoria. La graduatoria resta, infatti, quella dell'ufficio del lavoro, in base alla quale l'amministrazione dispone le assunzioni a condizione che sperimentazione predetta, o se necessario la prova di attitudine, dimostri che il lavoratore da assumere è in grado di svolgere le mansioni per le quali è stato chiamato. Questo articolo risponde ancora a principi di obiettività e di trasparenza dell'azione amministrativa, per cui le commissioni debbono essere esterne all'amministrazione stessa, non debbono esserci politici; le commissioni non possono essere permanenti ma debbono operare a rotazione. E' stabilito, ancora, l'obbligo della pubblicità e del sorteggio delle commissioni stesse, nonché il fatto che il numero dei partecipanti ai concorsi debba essere eccedente rispetto al numero delle assunzioni, perché ci sia chiaramente un controllo di tipo sociale. Per quanto riguarda la Giunta, alla prima riga dell'articolo 1 la dizione "del Consiglio" interferirebbe con una fonte normativa diversa e specifica. E' chiaro che essendo questa una legge su materia amministrativa la questione non può essere affrontata qui, però è anche chiaro che l'Assessore del personale non può restare indifferente su una materia di questo genere; quindi io mi riservo di esaminare in Giunta tutte le determinazioni che possono essere prese a questo riguardo e quindi di porre in essere le conseguenti assunzioni di responsabilità.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'oratore successivo vorrei ricordare che siamo ancora in sede di discussione generale: ancorché l'Assessore competente abbia illustrato l'emendamento sostitutivo totale siamo ancora in fase di discussione generale. Quindi non stiamo intervenendo sugli emendamenti.
E' iscritto a parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Signor Presidente, colleghi, solo due parole per confermare il consenso alla disciplina che stiamo discutendo, nelle forme che poi il Consiglio, valutando sia la proposta iniziale, sia l'emendamento che c'è stato illustrato, riterrà opportuno adottare. Mi sembra un fatto importante che finalmente il Consiglio si occupi del problema dei concorsi e delle assunzioni e che trovi delle forme non solo per snellire le procedure, ma per renderle più garantiste possibili. Io quindi avrei auspicato che oltre questa norma, che applica ed estende alla Regione una normativa nazionale, fosse pervenuta in quest'Aula una proposta complessiva di riforma della disciplina dei concorsi. La norma che discutiamo è importante, ma sarebbe ancora più utile esaminare nel suo complesso la disciplina dei concorsi, che ormai riguardano decine di migliaia di persone, coinvolgendo tante famiglie, e che stanno diventando un elemento non solo di tensione sociale ma anche di sfiducia. Qualche tempo fa, anche in quest'Aula, incidentalmente parlammo di questi problemi per sottolineare che ormai i concorsi banditi, tra Consiglio regionale, amministrazione regionale ed enti, ammontavano ad alcune decine di migliaia: forse oltre centomila domande presentate per poche centinaia di posti, il che significa che quasi tutta la popolazione sarda - se consideriamo che per ogni concorrente c'è una famiglia che partecipa alle ansie, ai problemi, al travaglio che un concorso comporta - quasi tutta la popolazione sarda era direttamente o indirettamente coinvolta. Io ho più volte auspicato che la Giunta di questo si facesse carico; credo che la Giunta abbia già approvato un disegno di legge: lo propose nella precedente Giunta l'assessore Mulas, credo che lo abbia riproposto la Giunta in carica. Occorre portare in Aula una normativa complessiva per la disciplina dei concorsi, che ne chiarisca le dinamiche e le procedure, che dia certezza e garanzia del diritto, che definisca tempi e condizioni. Non è il caso di entrare, in questa sede, nel merito delle proposte che altri colleghi e io stesso abbiamo avanzato, ma davvero auspico che il Consiglio, con la sensibilità dimostrata anche oggi sul problema, e la Giunta, con l'autorevolezza che le proviene dal consenso del Consiglio, si facciano carico assieme, in una interazione positiva, di portare rapidissimamente in quest'Aula la disciplina complessiva della materia dei concorsi.
La seconda considerazione che vorrei proporre riguarda il problema dell'omogeneizzazione tra la disciplina dell'amministrazione regionale e quella del Consiglio. Se noi in quest'Aula siamo convinti che una disciplina debba essere adottata e l'adottiamo per l'amministrazione regionale, senza estenderla con questa legge al Consiglio, ma rispettando l'autonomia decisionale del Consiglio, il pronunciamento di quest'Aula deve tuttavia essere assunto come un chiaro indirizzo rivolto anche all'Ufficio di Presidenza, al quale il Regolamento rinvia il compito di disciplinare i concorsi, le assunzioni, le selezioni, la formazione del personale. Io davvero auspico che l'Ufficio di Presidenza ne tenga conto, recepisca la sostanza degli orientamenti emersi in quest'Aula e si comporti di conseguenza. Noi quindi dovremmo approvare la norma rispettando la sfera di autodeterminazione del Consiglio e distinguendola dalla capacità normativa che il Consiglio stesso ha di dettare norme per l'amministrazione regionale. Ma se l'Ufficio di Presidenza non recepisse questa normativa e questi orientamenti noi ci troveremo a far fronte a un maxiconcorso con decine di migliaia di persone e vorrei capire se, come, quando e con che modalità quel concorso verrà portato a termine con trasparenza, con efficienza e con tranquillità.
La terza considerazione che vorrei porre all'attenzione della Giunta regionale riguarda la valutazione delle piante organiche. Mi pare di capire (da un esame anche affrettato, per la verità, quindi potrei dire cose non esatte) che la normativa che stiamo discutendo concerne l'amministrazione e gli enti e che quindi sia l'amministrazione sia gli enti possono procedere alle assunzioni. Io credo che questa normativa che rende più efficienti, più efficaci, più rapide e più tempestive le assunzioni debba poi essere resa compatibile con la verifica dell'adeguatezza delle piante organiche. Non vorrei cioè che da domani, in termini rapidissimi, gli enti si ponessero o ad assumere o a completare le piante organiche, perché sappiamo, e l'abbiamo detto anche recentemente che spesso le piante organiche sono dei disegni astratti e soprattutto sovradimensionati, e completarle senza una preliminare verifica significherebbe non fare un atto di buona amministrazione. Tanto più che noi, su iniziativa della Giunta - e credo che il Consiglio se ne occuperà tempestivamente - dovremo andare a rivedere il sistema degli enti, a integrarli, a semplificarli, cioè a razionalizzarli. La razionalizzazione del sistema degli enti presuppone che anche il completamento delle piante organiche sia un fatto successivo, cioè che la dotazione di personale degli enti venga in qualche modo vista in funzione del disegno di razionalizzazione e non a priori. Se no creeremmo degli appesantimenti agli attuali enti, che poi costituiranno sicuramente un ostacolo al disegno di riforma che vogliamo portare avanti.
L'ultima considerazione che sottopongo all'Assessore è che nel momento in cui si parla di revisione e di riforma dei concorsi, di riforma degli enti, di verifica delle piante organiche, si presenta l'occasione buona per fare un'analisi, una sorta di check up dello stato di salute dell'amministrazione regionale e degli enti stessi. Noi non possiamo pensare che realizzeremo nessuna riforma istituzionale, neanche la più alta, neanche la revisione dello Statuto, se non ci facciamo carico di un'analisi sullo stato di salute dell'amministrazione regionale, degli enti, sul livello di motivazione e di demotivazione, sulla qualificazione o non qualificazione del personale. Occorre davvero che entriamo dentro e che verifichiamo realmente la situazione dell'amministrazione e del personale, le carenze delle dotazioni organiche e delle strutture. Noi spendiamo somme ingenti per tutte queste cose, ma credo che i risultati non siano sempre all'altezza della situazione. Allora, la legge che stiamo discutendo è un'occasione propizia che mi consente di chiedere alla Giunta regionale se davvero non ritenga opportuno fare in tempi brevi non la relazione formale che arriva allegata al bilancio tutti gli anni, ma una verifica di quella che è la situazione reale dell'amministrazione regionale, del personale, delle strutture, delle procedure, delle dotazioni e delle attrezzature, per mettere le fondamenta, per rifondare, si potrebbe dire, realmente questa amministrazione regionale e renderla adeguata a compiere le proprie mansioni secondo le strategie e le politiche che il Consiglio detterà e che dovranno essere idonee a fronteggiare la situazione economica della Sardegna. In questo contesto, naturalmente, ribadisco l'importanza della riforma degli enti: quando parlo di analizzare la situazione dell'amministrazione regionale intendo riferirmi anche agli enti. Spero che davvero la Giunta e l'Assessore, che ritengo attenti a questi problemi, investano il Consiglio con il proprio rapporto, al più presto, su quelli che sono i problemi, le esigenze, le deficienze dell'amministrazione regionale e le politiche non solo normative, ma anche operative per fronteggiarle. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Onorevole Presidente, se dovessimo discutere solo della proposta di legge presentata, le nostre argomentazioni, almeno le mie, sarebbero molto sintetiche, perché la proposta di legge che qui viene presentata con il numero 213 indica delle finalità, ma non comporta nessuna conseguenza sul piano operativo. Allora è quasi obbligatorio fare riferimento non tanto all'articolo 1 della proposta di legge, quanto all'emendamento presentato dalla Giunta, perché con quello questa finalità viene perseguita e si può attuare, mentre con il semplice recepimento di una norma statale credo che avremmo fatto un'espressione di buona volontà, di ottima volontà, ma poi sul piano concreto non avremmo ottenuto nulla. Quindi, io per lo meno desumo da questo fatto che per questo settore, come per altri, i recepimenti di normative di carattere generale debbano essere un po' meglio approfonditi, per vedere di tradurli in operatività nella Regione, altrimenti tutti quanti ci presentiamo con delle proposte di legge di recepimento e ci conquistiamo un gagliardetto che poi in effetti non serve a nulla.
Questa è la prima considerazione; la seconda è un'esplicita richiesta. La normativa statale non riguarda soltanto le norme di accesso alla pubblica amministrazione, riguarda anche altri problemi. Parto dall'ultimo, dalla legge delega dell'ottobre scorso al Governo e dal decreto delegato che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri sul pubblico impiego. Sarebbe opportuno - e io lo ritengo anche urgente - che la Giunta, quale organo di governo che conosce i problemi di funzionamento dell'apparato di governo che conosce i problemi di funzionamento dell'apparato amministrativo della Regione, provvedesse in merito, presentando un disegno di legge non di recepimento, ma di traduzione del decreto sul pubblico impiego anche per la Regione sarda. Anche qui non vi è solo il problema di omogeneizzare, ma anche quello di seguire un filone completamente nuovo nel rapporto tra pubblica amministrazione e propri dipendenti, per ricondurre questo rapporto alla nuova filosofia che si sta instaurando nei rapporti di lavoro pubblico in generale. Così come esiste anche un altro problema -questa è la terza considerazione - che io ho richiamato più volte in quest'Aula, quello del rapporto tra l'amministrazione regionale e i suoi dipendenti. I dipendenti dell'amministrazione regionale hanno un contratto a sé stante, diverso da quello di tutti gli altri dipendenti delle Regioni a Statuto ordinario e degli enti locali. Ribadisco la mia convinzione circa l'opportunità e anche l'urgenza che ai dipendenti dell'amministrazione regionale si applichi il contratto dei dipendenti delle Regioni a Statuto ordinario e degli enti locali, cioè che i dipendenti della Regione sarda entrino compiutamente in quel comparto. Non è un problema semplice e non è un problema facile, probabilmente ci vogliono gli opportuni tempi di adeguamento, ma tutto ciò suggerisce non di aspettare ancora, bensì di farlo quanto prima, di promuovere immediatamente l'avvio di questo processo, perché se aspettiamo, essendo un processo lungo, vedremo forse solo nell'anno 2001 ricongiunto il contratto dei dipendenti della Regione autonoma della Sardegna con quello degli altri dipendenti regionali e degli enti locali. La considerazione che faceva prima l'onorevole Cogodi è valida anche in questo caso. Non si capisce perché l'autista della Regione autonoma della Sardegna debba avere un trattamento diverso dall'autista della Regione Lombardia o della Regione Puglia. Non si capisce perché: svolgono tutti e due la stessa identica mansione. Ma poi soprattutto, è tempo che nella Regione autonoma della Sardegna si dia avvio concreto a un processo di decentramento di funzioni verso gli enti locali, così come prescritto da un ormai vecchio Statuto del '48, che nel suo articolo 44 prevedeva che ci fosse un decentramento di funzioni amministrative agli enti locali. Sappiamo molto bene che questo decentramento è possibile non soltanto se vengono trasferite le funzioni e le risorse finanziarie, ma anche se viene trasferito il personale. E allora una delle due: se ci si crede in questo - e recenti atti della Giunta regionale stanno a dimostrare che la Giunta ci rende, posto che ha presentato un disegno di legge sul trasferimento delle risorse finanziarie verso il sistema delle autonomie locali - allora bisogna anche mettere mano a questo problema. Altrimenti, dopo tante belle parole sul decentramento, ci troveremo nella impossibilità pratica di tradurre questo disegno in un normalissimo rapporto tra un'istituzione sovraordinata, che è quella della Regione, e gli enti locali della Sardegna.
Il Presidente dell'Assemblea, questa mattina, ci ha fatto osservare che un'eventuale estensione dell'emendamento della Giunta al personale del Consiglio regionale non avrebbe i crismi della ri-cevibilità. Io sono d'accordo con il collega Cogodi, il quale poc'anzi ha sostenuto l'esigenza che una pubblica amministrazione, nei suoi vari organi, abbia - come dire - un comportamento coerente e quindi è giusto che anche per il personale dell'Assemblea legislativa, almeno fino ai livelli previsti dall'articolo 16 della legge del febbraio '87, numero 56, venga recepita la normativa prevista da tale legge. E' una linea di indirizzo, e per le cose che ho detto poc'anzi io trovo che sia coerente. Allora, una delle due: o l'Ufficio di Presidenza ritiene sufficiente, per adottare questo indirizzo, una propria deliberazione in merito oppure, se si ritiene che un'eventuale deliberazione in questo senso contrasterebbe col vigente Regolamento interno, ci proponga come il Regolamento prescrive, una modifica del Regolamento stesso. Se dovesse prevalere questa seconda ipotesi, io sarei ancora più contento. Perché il Regolamento è una legge sovraordinata, di categoria superiore, che viene approvata con la maggioranza dei componenti dell'Assemblea, quindi ha una sua rigidità, maggiore di una legge normale, e ciò è coerente con le funzioni che vengono svolge all'interno di un'Assemblea legislativa. Però sia l'Ufficio di Presidenza, così come prescrive il Regolamento, a valutare tutto questo e a decidere in un senso o nell'altro: si procuri tutti gli elementi di valutazione, poi decida se è sufficiente che l'orientamento consiliare venga formalizzato con un ordine del giorno, oppure se vi è necessità di una modifica regolamentare. Per quello che mi compete, io sarei molto favorevole a questa seconda strada.
Per il resto confermo la mia totale adesione all'approvazione dell'emendamento che ha presentato la Giunta, perché quello sì che rende operativa una decisione in questa materia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Presidente e colleghi, solo per fare una considerazione: credo che tutti concordiamo sull'opportunità di questo progetto di legge, tanto è vero che anche la Commissione si era dichiarata disponibile ad esitarlo subito, nei limiti degli impegni che aveva già preso, stabilendo corsie preferenziali, per altri disegni di legge. Apprezziamo, dico anche personalmente, il comportamento, il lavoro e lo sforzo che ha fatto l'assessore Collu per dare una disciplina più organica alla proposta fatta dal collega Cogodi. Mi sovviene il ricordo di un'esperienza che abbiamo già vissuto in Sardegna quando si è trattato di applicare la legge 285. La legge 285, nella prima stesura, prevedeva che le chiamate dovessero essere fatte in base alle liste degli Uffici di collocamento aventi sede nella stessa città o nello stesso luogo ove avevano sede gli uffici cui erano destinate le assunzioni da effettuare. Noi facemmo notare allora agli amministratori locali che in tal modo, praticamente, si andava a creare una condizione di disparità tra i disoccupati sardi, privilegiando quelli residenti nel luogo in cui aveva sede l'ufficio che faceva la chiamata. La legge 285 fu poi corretta a livello nazionale, prevedendo che le assunzioni dovessero rispettare un criterio di proporzionalità diretta in un ambito comprensoriale sovracomunale. Io pongo un analogo problema alla Giunta e all'assessore Collu, ricordando che ci sono alcuni uffici della Regione che operano in ambito decentrato (faccio un esempio: l'Ispettorato ripartimentale delle foreste di Tempio), i quali potrebbero semplificare il processo di chiamata di alcuni dipendenti rivolgendosi a un ambito territoriale più ampio, quale quello di un altro Ufficio circoscrizionale dell'impiego (oltre quello di Tempio, ci sarebbe, per esempio, quello di Olbia). Credo che dobbiamo affermare il principio secondo cui tutti i disoccupati sardi, nei riguardi della Regione e degli enti strumentali, hanno gli stessi diritti di accesso al posto di lavoro, almeno per le categorie comprese in questa proposta di legge, indipendentemente dal luogo dove essi risiedono e dall'ufficio circoscrizionale dell'impiego. Del resto, per le chiamate a impieghi in quei servizi e settori di valenza regionale, si fa riferimento, al punto 3, all'ufficio regionale per l'impiego. Allora io proporrei - se fosse possibile dare questa interpretazione o introdurre una modifica al testo in discussione - che tutte le selezioni per figure professionali da inserire nel ruolo unico regionale siano fatte su base regionale, in modo tale da evitare che alcuni disoccupati possano essere esclusi per il fatto di non risiedere nei luoghi dove hanno sede gli uffici regionali o quelli degli enti strumentali che fanno le chiamate.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, molto brevemente per dire che naturalmente noi apprezziamo e siamo d'accordo con l'emendamento presentato dalla Giunta regionale, perché serve a completare una proposta di legge a suo tempo presentata dal Gruppo del Partito Democratico della Sinistra, che si limitava soltanto a recepire nell'ordinamento giuridico regionale l'articolo 16 della legge 56. Vogliamo anche dire con molta nettezza che noi concordiamo con l'interpretazione data dal Presidente del Consiglio riguardo alla improponibilità di un possibile emendamento tendente ad estendere i contenuti di questa legge al personale del Consiglio regionale. Non solo perché nella gerarchia delle fonti il Regolamento di questo Consiglio ha un rango sicuramente superiore a una legge regionale di carattere ordinario, ma soprattutto sulla base di un principio che noi reputiamo fondamentale e che sta alla base della specialità della nostra autonomia, quello della capacità, riconosciuta al Consiglio regionale, di autoregolamentare la propria struttura e il proprio funzionamento sulla base di proprie autonome determinazioni. Penso quindi che, eventualmente, un indirizzo espresso da quest'Aula, potrebbe essere recepito dagli organi di autogoverno di questa Assemblea, i quali possono decidere autonomamente sulla base del Regolamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Io vorrei fare una proposta, considerata l'ora e considerato che ci troviamo di fronte, come al solito, a un articoletto di una legge e poi ad un emendamento che introduce, in modo più organico, una nuova disciplina. Io e i miei colleghi di Gruppo abbiamo avuto appena il modo e il tempo di dare uno sguardo all'emendamento proposto dalla Giunta e abbiamo intanto qualche perplessità, alle quali chiederemo che la Giunta risponda. Credo ci siano le condizioni per rinviare a questo pomeriggio la discussione e l'approvazione di questa legge, considerato che sembra interessi a pochi. Peraltro noi abbiamo alcuni dubbi e qualche preoccupazione, che vorremmo in qualche modo fugare sentendo anche il parere della Giunta. In particolare credo che bisognerebbe studiare la possibilità di fare le assunzioni attraverso un unico ufficio regionale e non per settori, per circoscrizioni o per province. Bisogna studiare il meccanismo che consenta, allorché ci sono da fare assunzioni di questo tipo, la garanzia che tutti i disoccupati sardi, iscritti agli Uffici del collocamento, possano essere presi in considerazione in qualunque circoscrizione vi siano le chiamate. Non vorrei che a un certo punto...
PRESIDENTE. Onorevole Meloni, lei sta proponendo le identiche tesi illustrate pochi minuti fa dall'onorevole Selis.
MELONI (P.S.d'Az.). Io ho ascoltato l'onorevole Selis, ma posso avere altre idee: mi fa comunque piacere che le mie siano condivise da altri che hanno avuto modo di vedere con attenzione questa proposta. Onorevole Baghino, non riesco a parlare.
BAGHINO (D.C.). Ma si può continuare anche stasera.
MELONI (P.S.d'Az.). E' quello che sto proponendo. Dicevo che mi fa piacere che anche altri abbiano avuto dei dubbi e delle preoccupazioni per cui, considerato che stiamo discutendo una norma di legge che potrebbe avere notevoli conseguenze nella sua applicazione, sarebbe forse opportuno esaminarla con maggiore attenzione, per valutarla meglio e per dare eventualmente un contributo affinché, se ci sono delle storture o delle cose che non vanno, possano essere modificate. La mia richiesta è che si vada a questo pomeriggio, sospendendo in questo momento anche la discussione generale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Vorrei rispondere, prima di sospendere i lavori del Consiglio, ad alcune osservazioni e proposte che sono state avanzate nel corso del dibattito, per quanto riguarda in particolare le richieste di omogeneizzazione delle modalità di assunzione del personale per gli uffici del Consiglio e per gli uffici della Regione sarda. L'Ufficio di Presidenza non mancherà di esaminare con la dovuta considerazione ed attenzione tutte le proposte che su tale questione sono state avanzate, per quanto di propria competenza. Devo d'altra parte far notare al Consiglio che è iscritto all'ordine del giorno il rinnovo totale dell'Ufficio di Presidenza, quindi a giorni ci sarà un nuovo organo che esaminerà le proposte in tal senso avanzate dal Consiglio.
Per quanto riguarda il concorso in atto debbo dare comunicazione che proprio in accoglimento di alcune richieste che erano state avanzate per una più corretta regolamentazione delle attività del Consiglio, l'Ufficio di Presidenza ha adottato la decisione che delle commissioni di concorso non facciano parte rappresentanti politici, quindi ha dato mandato agli uffici perché le commissioni di concorso siano composte da personale tecnico interno al Consiglio stesso e da esperti esterni al Consiglio. Per quanto riguarda la richiesta di sospensione del concorso a cui si è fatto riferimento - non sono poche le figure professionali che sono oggetto di concorso e delle quali il Consiglio soffre in modo particolare la carenza - devo dire che gli uffici, appositamente interpellati dall'Ufficio di Presidenza sulla possibilità di annullare il concorso e di far riferimento nella fase successiva alle modalità previste dalla legge 56, hanno fatto presente i contratti già posti in essere tra il Consiglio regionale e l'organizzazione che doveva presiedere all'espletamento dei concorsi e le relative spese già sostenute. La conclusione è stata che tale contratto non poteva essere annullato se non con grave pregiudizio amministrativo nei confronti del Consiglio regionale stesso. Per quanto riguarda il prossimo futuro e la possibilità che le prossime assunzioni presso il Consiglio regionale possano essere disciplinate dalle norme che sono oggetto oggi di discussione - compatibilmente con le procedure previste dal Regolamento, ovvero, come ha sostenuto il collega Baroschi, attraverso una modifica del Regolamento vigente - troveremo le maniere corrette, giuridicamente perfette, per corrispondere ad un'esigenza che è stata manifestata da più voci all'interno del Consiglio regionale.
Nel dichiarare chiusa la discussione generale comunico al Consiglio che sono stati distribuiti gli elaborati e i disegni di legge numero 344, 345 e 39, per i quali è prevista una discussione generale abbinata questo pomeriggio. Il Consiglio è quindi riconvocato questo pomeriggio alle ore 17 per la prosecuzione della discussione dell'argomento finora discusso e, in successione, per l'esame dei documenti e degli elaborati attenenti al bilancio e alla legge finanziaria
La seduta è tolta alle ore 13 e 42.
Allegati seduta
Testo degli articoli dei rendiconti della Regione e dell'Azienda foreste demaniali
Disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione per l'esercizio finanziario 1989". (310)
Art. 1
(Entrate)
1. Le entrate correnti ed in conto capitale del bilancio della gestione dell'Azienda per le foreste demaniali, accertate nell'esercizio finanziario 1989 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite dal conto consuntivo della gestione stessa in lire 5.846.879.531.
2. I residui attivi determinati alla chiusura dell'esercizio 1988 in lire 1.750.884.034 risultano stabiliti - per effetto di maggiori e minori entrate - in lire 1.752.663.599.
3. I residui attivi al 31 dicembre 1989 ammontano complessivamente a lire 1.935.679.088 così risultanti:
Accertamenti
Somme versate 3.911.200.443
Somme da versare
Somme rimaste da riscuotere 1.935.679.088
Totale 5.846.879.531.
Residui attivi dell'esercizio 1988
Somme versate 1.752.663.599
Somme da versare
Somme rimaste da riscuotere
Totale 1.752.663.599
Totale residui attivi al 31 dicembre 1989
Somme rimaste da riscuotere 1.935.679.088
Art. 2
(Spese)
1. Le spese correnti ed in conto capitale del bilancio della gestione predetta, impegnate nell'esercizio finanziario 1989 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in lire 9.219.702.991.
2. I residui passivi determinati alla chiusura dell'esercizio 1988 in lire 13.494.042.275 risultano stabiliti - per effetto di economie, perenzioni, verificatesi nel corso della gestione 1989 - in lire 12.569.114.678.
3. I residui passivi al 31 dicembre 1989 ammontano complessivamente a lire 16.078.139.024 così risultanti:
Impegni
Somme pagate 1.733.447.294
Somme rimaste da pagare 7.486.255.697
Totale 9.219.702.991
Residui passivi dell'esercizio 1988
Somme pagate 3.977.231.351
Somme rimaste da pagare 8.591.883.327
Totale 12.569.114.678
Residui passivi al 31 dicembre 1989
Somme rimaste da pagare 16.078.139.024
Art. 3
(Situazione finanziaria)
1. La situazione finanziaria della gestione dell'Azienda per le foreste demaniali alla fine dell'esercizio 1989 risulta come appresso:
Entrata dell'esercizio 1989 5.846.879.531
Spese dell'esercizio 1989 9.219.702.991
Saldo passivo della gestione di competenza - 3.372.823.460
Aumento nei residui attivi lasciati dall'esercizio 1989
Accertati:
al 1° gennaio 1989 1.750.884.034
al 31 dicembre 1989 1.752.663.599
Saldo attivo +1.779.565
Diminuzione nei residui passivi lasciati dell'esercizio 1988
Accertati:
al 1° gennaio 1989 13.494.042.275
al 31 dicembre 1989 12.569.114.678
Saldo passivo - 924.927.597
Disavanzo finanziario 1989 2.446.116.298
Avanzo esercizi precedenti 18.666.282.092
Avanzo complessivo al 31.12.1989 16.220.165.794
Disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1990 e del rendiconto generale dell'Azienda foreste demaniali della Regione per lo stesso anno". (311)
Art. 1
Entrate
Le entrate tributarie, extratributarie, per alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti, e per accensione di prestiti, accertate nell'esercizio finanziario 1990 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in lire 5.893.498.763.230.
I residui attivi determinati alla chiusura dell'esercizio 1989 in lire 6.748.042.201.916 risultano stabiliti - per effetto di maggiori e minori entrate verificatesi nel corso della gestione 1990 - in lire 6.379.172.127.600.
I residui attivi al 31 dicembre 1990 ammontano complessivamente a lire 7.485.446.706.667, così risultanti:
Accertamenti
Somme versate 2.244.648.429.637
Somme rimaste da versare 2.083.534.485.686
Somme rimaste da riscuotere 1.565.315.847.907
Totale 5.893.498.763.230
Residui attivi dell'esercizio 1989
Somme versate 2.542.575.754.526
Somme rimaste da versare 136.254.265.809
Somme rimaste da riscuotere 3.700.342. 107.265
Totale 6.379.172.127.600.
Totale residui attivi al 31 dicembre 1990 7.485.446.706.667
Art.2
Spese
1. Le spese correnti ed in conto capitale e per rimborso di prestiti, impegnate nell'esercizio finanziario 1990 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in lire 5.939.097.720.981
2. I residui passivi determinati alla chiusura dell'esercizio 1989 in lire 6.345.163.962.087 risultano stabiliti - per effetto di economie, perenzioni, verificatesi nel corso della gestione 1990 - in lire 5.745.463.959.846.
3.1 residui passivi al 31 dicembre 1990 ammontano complessivamente a lire 6.734.774.063.120 così risultanti:
Impegni
Somme pagate 1.775.422.617.936
Somme rimaste da pagare 4.163.675.103.045
Totale 5.939.097.720.981
Residui passivi dell'esercizio 1989
Somme pagate 3.174.364.999.771
Somme rimaste da pagare 2.571.098.960.075
Totale 5.745.463.959.846.
Residui passivi al 31 dicembre 1990
Somme pagate
Somme rimaste da pagare 6.734.774.063.120
Art. 3
Situazione finanziaria
La gestione finanziaria dell'esercizio 1990 presenta un disavanzo di lire 185.230.970.174 che, sommato al disavanzo degli esercizi precedenti, pari a lire 135.342.795.632, determina un avanzo complessivo di lire 49.888.174.542.
A tale risultato, evidenziando singolarmente la gestione di competenza e quella dei residui, si perviene nel seguente modo:
Gestione della competenza
Entrata
Accertamenti 5.893.498.763.230
Spesa
Impegni 5.939.097.720.981
Risultato della gestione di competenza - 45.598.957.751
Gestione dei residui
Entrata
Residui attivi al 1° gennaio 1990 6.748.042.201.916
Riaccertamenti al 31 dicembre 1990 6.379.172.127.600
Maggiori o minori accertamenti - 368.870.074.316
Spesa
Residui passivi al 1° gennaio 1990 6.345.163.962.087
Riaccertamenti al 31 dicembre 1990 5.745.463.959.846
Maggiori o minori accertamenti - 599.700.002.241
Risultato della gestione dei residui + 230.829.927.925
Avanzo esercizio 1990 + 185.230.970.174
Disavanzo esercizi precedenti - 135.342.795.632
Avanzo complessivo 1990 +49.888.174.542
Analizzando sotto un altro profilo i fenomeni gestionali abbiamo:
Fondo cassa al 1° gennaio 1990 - 538.221.035.461
Riscossioni 4.787.224.184.163
Pagamenti 4.949.787.617.707
Differenza - 162.563.433.544
Fondo cassa al 31 dicembre 1990 - 700.784.469.005
Residui attivi 7.485.446.706.667
Residui passivi 6.734.774.063.120
Differenza + 750.672.643.547
Avanzo complessivo 1990 + 49.88.174.542
Aziende speciali ed autonome
Gestione dell'Azienda per le foreste demaniali
Art. 4
Entrate
1. Le entrate correnti ed in conto capitale del bilancio della gestione dell'Azienda per le foreste demaniali, accertate nell'esercizio finanziario 1990 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite dal conto consuntivo della gestione stessa allegato al conto consuntivo della Regione, in lire 5.499.356.288.
2. I residui attivi determinati alla chiusura dell'esercizio 1989 in lire 1.935.679.088 risultano stabiliti - per effetto di maggiori e minori entrate - in lire 2.087.259.395.
3. I residui attivi al 31 dicembre 1990 ammontano complessivamente a lire 1.949.214.340 così risultanti:
Accertamenti
Somme versate 3.550.141.948
Somme rimaste da versare
Somme rimaste da riscuotere 1.949.214.340
Totale 5.499.356.288.
Residui attivi nell'esercizio 1989
Somme versate 2.087.259.395
Somme da versare
Somme rimaste da riscuotere
Totale 2.087.259.395
Totale residui attivi al 31 dicembre 1990
Somme rimaste da riscuotere 1.949.214.340
Art. 5
Spese
1. Le spese correnti ed in conto capitale del bilancio della gestione predetta, impegnate nell'esercizio finanziario 1990 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in lire 9.380.299.427.
2. I residui passivi determinati alla chiusura dell'esercizio 1989 in lire 16.078.139.024 risultano stabiliti - per effetto di economie, perenzioni, prescrizioni e maggiori spese verifìcatesi nel corso della gestione 1990 - in lire 14.789.367.919.
3. I residui passivi al 31 dicembre 1990 ammontano complessivamente a lire 18.470.453.970 così risultanti:
Impegni
Somme pagate 2.465.422.332
Somme rimaste da pagare 6.914.877.095
Totale 9.380.299.427
Residui passivi dell'esercizio 1989
Somme pagate 3.233.791.044
Somme rimaste da pagare 11.555.576.875
Totale 14.789.367.919
Totale residui passivi al 31 dicembre 1990
Somme rimaste da pagare 18.470.453.970
Art. 6
Situazione finanziaria
1. La situazione finanziaria della gestione dell'Azienda per le foreste demaniali alla fine dell'esercizio 1990 risulta come appresso:
Entrate dell'esercizio 1990 5.499.356.288
Spese dell'esercizio 1990 9.380.299.427
Saldo passivo della gestione di competenza - 3.880.943.139
Aumento nei residui attivi lasciati dall'esercizio 1989
Accertati:
al 1° gennaio 1990 1.935.679.088
al 31 dicembre 1990 2.087.259.395
+ 151.580.307
Diminuzione nei residui passivi lasciati dall'esercizio 1989
Accertati:
al 1° gennaio 1990 16.078.139.024
al 31 dicembre 1990 14.789.367.919
+ 1.288.771.105
Disavanzo finanziario 1990 - 2.440.591.727
Avanzo esercizi precedenti 16.220.165.794
Avanzo complessivo al 31.12.1990 13.779.574.067
Disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1991 e del rendiconto dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione per lo stesso anno". (359)
Art. 1
Entrate
1. Le entrate tributarie, extratributarie, per l'alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti, e per accensione di prestiti, accertate nell'esercizio finanziario 1991 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in lire 7.303.330.398.307.
2. I residui attivi determinati alla chiusura dell'esercizio 1990 in lire 7.485.446.706.667 risultano stabiliti - per effetto di maggiori e minori entrate verificatesi nel corso della gestione 1991 - in lire 7.093.121.769.984.
3. I residui attivi al 31 dicembre 1991 ammontano complessivamente a lire 7.869.056.770.242, così risultanti:
Accertamenti
Somme versate 3.648.761.797.502
Somme rimaste da versare 1.550.476.293.858
Somme rimaste da riscuotere 2.104.092.306.947
Totale 7.303.330.398.307
Residui attivi dell'esercizio 1990
Somme versate 2.878.633.600.547
Somme rimaste da versare 353.226.295.051
Somme rimaste da riscuotere 3.861.261.874.386
Totale 7.093.330.398.307
Totale residui attivi al 31 dicembre 1991 7.869.056.770.242
Art.2
Spese
1. Le spese correnti ed in conto capitale e per rimborso di prestiti, impegnate nell'esercizio finanziario 1991 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in lire 7.472.368.893.759.
2. I residui passivi determinati alla chiusura dell'esercizio 1990 in lire 6.734.774.063.120 risultano stabiliti - per effetto di economie, perenzioni, verificatesi nel corso della gestione 1991 - in lire 5.810.860.211.290.
3. I residui passivi al 31 dicembre 1991 ammontano complessivamente a lire 6.229.866.342.497 così risultanti:
Impegni
Somme pagate 3.548.767.441.544
Somme rimaste da pagare 3.923.601.452.215
Totale 7.472.368.893.759
Residui passivi dell'esercizio 1990
Somme pagate 3.504.595.321.008
Somme rimaste da pagare 2.306.264.890.282
Totale 5.810.860.211.290
Totale residui passivi al 31 dicembre 1991
Somme rimaste da pagare 6.229.866.342.497
Art. 3
Situazione finanziaria
1. La gestione finanziaria dell'esercizio 1991 presenta un avanzo di lire 362.550.419.695 che, sommato all'avanzo degli esercizi precedenti, pari a lire 49.888.174.542, determina un avanzo complessivo di lire 412.438.594.237.
2. A tale risultato, evidenziando singolarmente la gestione di competenza e quella dei residui, si perviene nel seguente modo:
Gestione della competenza
Entrata
Accertamenti 7.303.330.398.307
Spesa
Impegni 7.472.368.893.759
Risultato della gestione di competenza -169.038.495.452
Gestione dei residui
Entrata
Residui attivi al 1° gennaio 1991 7.485.446.706.667
Riaccertamenti al 31 dicembre 1991 7.093.121.769.984
Maggiori o minori accertamenti - 392.324.936.683
Spesa
Residui passivi al 1° gennaio 1991 6.734.774.063.120
Riaccertamenti al 31 dicembre 1991 5.810.860.211.290
Maggiori o minori accertamenti - 923.913.851.830
Risultato della gestione dei residui + 531.588.915.147
Avanzo esercizio 1991 + 362.550.419.695
Avanzo esercizi precedenti + 49.888.174.542
Avanzo complessivo 1991 + 412.438.594.237
Analizzando sotto un altro profilo i fenomeni gestionali abbiamo:
Fondo cassa al 1° gennaio 1991 - 700.784.469.005
Riscossioni 6.527.395.398.049
Pagamenti 7.053.362.762.552
Differenza - 525.967.364.503
Fondo cassa al 31 dicembre 1991 - 1.226.751.833.508
Residui attivi 7.869.056.770.242
Residui passivi 6.229.866.342.497
Differenza + 1.639.190.427.745
Avanzo complessivo 1991 + 412.438.594.237
Aziende speciali ed autonome
Gestione dell'Azienda per le foreste demaniali
Art.4
Entrate
1. Le entrate correnti ed in conto capitale del bilancio della gestione dell'Azienda per le foreste demaniali, accertate nell'esercizio finanziario 1991 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite dal conto consuntivo della gestione stessa allegato al conto consuntivo della Regione, in lire 9.620.633.749.
2. I residui attivi determinati alla chiusura dell'esercizio 1990 in lire 1.949.214.340 risultano stabiliti - per effetto di maggiori e minori entrate - in lire 1.959.912.200.
3. I residui attivi al 31 dicembre 1990 ammontano complessivamente a lire 9.062.119.100, così risultanti:
Accertamenti
Somme versate 560.014.649
Somme da versare
Somme rimaste da riscuotere 9.060.619.100
Totale 9.620.633.749
Residui attivi nell'esercizio 1990
Somme versate 1.958.412.200
Somme da versare
Somme rimaste da riscuotere 1.500.000
Totale 1.959.912.200
Totale residui attivi al 31 dicembre 1991
Somme rimaste da riscuotere 9.062.119.100
Art.5
Spese
1. Le spese correnti ed in conto capitale del bilancio della gestione predetta, impegnate nell'esercizio finanziario 1991 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in lire 5.968.117.922.
2. I residui passivi determinati alla chiusura dell'esercizio 1990 in lire 18.470.453.970 risultano stabiliti - per effetto di economie, perenzioni, verificatesi nel corso della gestione 1990 - in lire 10.244.032.598.
3. I residui passivi al 31 dicembre 1991 ammontano complessivamente a lire 10.753.922.268, così risultanti:
Impegni
Somme pagate 2.927.391.122
Somme rimaste da pagare 3.040.726.800
Totale 5.968.117.922
Residui passivi dell'esercizio 1990
Somme pagate 2.530.837.130
Somme rimaste da pagare 7.713.195.468
Totale 10.244.032.598
Totale residui passivi al 31 dicembre 1991
Somme rimaste da pagare 10.753.922.268
Art.6
Situazione finanziaria
1. La situazione finanziaria della gestione dell'Azienda per le foreste demaniali alla fine dell'esercizio 1991 risulta come appresso:
Entrata dell'esercizio 1991 9.620.633.749
Spese dell'esercizio 1991 5.968.117.922
Saldo attivo della gestione di competenza + 3.652.515.827
Aumento nei residui attivi lasciati dall'esercizio 1990
Accertati:
al 1° gennaio 1991 1.949.214.340
al 31 dicembre 1991 1.959.912.200
Differenza + 10.697.860
Diminuzione nei residui passivi lasciati dell'esercizio 1990
Accertati:
al 1° gennaio 1991 18.470.453.970
al 31 dicembre 1991 10.244.032.598
Differenza - 8.226.421.372
Avanzo finanziario 1991 11.889.635.059
Avanzo esercizi precedenti 13.779.574.067
Avanzo complessivo al 31.12.1991 25.669.209.126
Versione per la stampa