Seduta n.32 del 04/11/2004 

XXXII SEDUTA

Giovedì 4 novembre 2004

Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente Paolo FADDA

indi

del Presidente SPISSU

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del Vicepresidente PAOLO FADDA

indi

del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente PAOLO FADDA

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 9 e 34.

CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giovedì 28 ottobre 2004, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giuseppe Cuccu, Gerolamo Licandro, Eugenio Murgioni, Onorio Petrini e Paolo Terzo Sanna hanno chiesto congedo per la seduta del 4 novembre 2004. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza:

CORDA, Segretario:

"Mozione PISU - LICHERI - PINNA - SERRA - BIANCU - OPPI - BALIA - MARROCU - CALIGARIS - DIANA - ATZERI - LA SPISA - LADU - FLORIS Mario - VARGIU sul concorso per ufficiale giudiziario recentemente vanificato dal blocco delle assunzioni". (17)

PRESIDENTE. Considerata l'assenza della Giunta e di numerosi consiglieri sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 36, viene ripresa alle ore 9 e 57.)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 20/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A. Ricordo che era in votazione il titolo.

Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Onorevole Presidente, onorevole Assessore, grazie onorevole Cugini, non mi ha passato il termine, ma ci arrangeremo lo stesso.

Ciò che preoccupa me e penso anche il collega Cugini del titolo è la parola "provvisoria". Come molti colleghi sanno per la maggior parte delle tasse, delle norme e delle riforme si ricorre al concetto di provvisorietà. Un esempio, visto che io faccio parte della Commissione cultura, è dato dall'esame di maturità che, istituito provvisoriamente nel 1969, è durato sino al 2004! Ci sono altri esempi: la tassa Gescal, che fu inserita nelle buste paga come provvisoria e poi, essendo state intraprese delle cause giudiziarie in merito, venne soppressa e mantenuta sotto altre voci; l'accisa sulla benzina doveva essere anch'essa provvisoria. Dichiaro subito il mio voto contrario, proprio perché mi preoccupa la parola "provvisoria".

So che il nostro Assessore non intende la provvisorietà in questi termini, visto che ha precisato che il vincolo riguarda un periodo di diciotto mesi. Qualcuno sosteneva - per esempio il collega Pirisi, che non vedo in aula - che si avranno dodici mesi per predisporre i PUC, ma è stato detto che è quasi impossibile che questo lasso di tempo sia sufficiente. Onestamente, dopo aver letto attentamente la delibera oggetto della discussione odierna, mi sono domandato, e ho sollevato il problema anche l'altro giorno in quest'Aula: a chi giova il blocco dell'edificazione sulle coste? Non di certo ai sardi, in quanto le ricadute di questo provvedimento saranno sicuramente e innegabilmente negative in termini di occupazione, di sviluppo, di immagine rispetto ad altre realtà turistiche di pari bellezza morfologica rispetto alla Sardegna, ma molto meglio sfruttate dal punto di vista della ricettività alberghiera. Non giova di certo al comparto del turismo, in quanto il blocco dello sviluppo degli insediamenti turistici sulle coste porterà senz'altro alla fuga della clientela verso mete turistiche più attrezzate e meglio organizzate, perché, come ben sapete, non basta avere delle coste e un mare meraviglioso se poi non si ha la possibilità di renderli fruibili per carenza di posti letto. Tanto meno giova al settore dell'edilizia, in quanto la maggior parte degli insediamenti turistico-alberghieri in previsione è stata localizzata a meno di due chilometri dalla linea di battigia.

Dopo queste mie personali riflessioni mi vorrete scusare, ma proprio non sono riuscito a capire a chi potrebbe giovare, se non a chi è già proprietario di terreni su cui insistono immobili da ristrutturare, visto che l'unica attività consentita dalla delibera è la ristrutturazione degli insediamenti preesistenti, oppure a chi, con lungimiranza, nell'ipotesi di un futuro giro di ruota (questa volta a favore dell'edilizia entro i due chilometri, perché si suppone che si faccia una legge per restringere il campo d'azione), si ritroverà ad avere convenientemente investito oggi o nell'immediato futuro, perché il valore dei terreni crollerà per effetto del blocco dell'edificazione e gli imprenditori proprietari dei fondi penseranno bene di migrare altrove. Questo criterio non ha nulla di fantascientifico. Se volessimo rapportarlo, in modo concreto, a una pianificazione strategica, perfida e mirata, potremmo tranquillamente pensare agli squallidi giochi che si fanno nella borsa valori quando, a danno dei più, pochi ben informati acquistano al ribasso mentre tutti svendono, sicuri di lucrare nell'immediato o comunque, come dicevo prima, al successivo giro di ruota.

Mi faccio portavoce del malumore della maggior parte delle persone che vorrebbero una Sardegna più aperta, più moderna, più vicina alle necessità del popolo, che altro non chiedono se non di conservare il proprio posto di lavoro nel settore dell'edilizia, del commercio o del turismo. Come è stato già detto in quest'Aula, proveniamo da una stagione turistica che ha segnato uno dei risultati più bassi degli ultimi vent'anni in termini di affluenza. Questo dato ci deve indurre a riconsiderare in chiave migliorativa tutti gli aspetti della nostra gestione turistica, con il proposito di migliorare i servizi e farne nascere di nuovi, affinché tutto il comparto possa rinnovarsi e acquistare nuova competitività. Imporre un blocco totale sulle coste, che durerà degli anni, significa perdere definitivamente ogni opportunità di crescita e comunque...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Randazzo. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione il titolo. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri AMADU, SANCIU, SANJUST, LA SPISA, PILI, MILIA, PISANO.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, le ricordo che devono trascorrere dieci minuti prima che si possa procedere alla prima votazione.

PRESIDENTE. Sì, è la prima votazione e sono già strascorsi dieci minuti dall'inizio della seduta.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Sono trascorsi cinque minuti, non dieci.

PRESIDENTE. No, la seduta è iniziata alle ore 9 e 34, onorevole Biancu, e i dieci minuti decorrono dall'inizio della seduta, che è stata sospesa perché la Giunta era assente.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del titolo.

(Segue la votazione)

Poiché alcuni consiglieri non sono riusciti a votare, possono dichiarare il voto soltanto coloro che erano presenti in aula al momento della votazione. Prego i commessi di controllare che nessun altro consigliere entri in aula per dichiarare il voto. I consiglieri che stanno entrando adesso in aula non lo possono dichiarare.

Prendo atto che i consiglieri Biancu, Porcu, Simonetta Sanna, Manca, Corda, Davoli, Cachia, Lanzi e Francesco Sanna dichiarano di votare a favore, mentre i consiglieri Atzeri e Cassano dichiarano di astenersi.

Rispondono sì i consiglieri: : ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO -CACHIA - CALIGARIS - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Rispondono no i consiglieri: LOMBARDO - MARRACINI - MILIA - PISANO.

Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - ATZERI - CASSANO - CHERCHI Oscar - LA SPISA - LIORI - PILI - SANCIU - SANJUST.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 45

votanti 36

astenuti 9

maggioranza 19

favorevoli 32

contrari 4

(Il Consiglio approva).

Prego i colleghi di munirsi della scheda per la votazione, onde evitare, come è successo anche in questa votazione, di dover rifare i calcoli rischiando di incorrere in qualche errore.

Metto in votazione gli emendamenti numero 23 e 24, che sono identici.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Gli emendamenti in discussione prendono atto, come avevamo ovviamente già previsto, della approvazione del titolo senza alcun tipo di riflessione da parte del Consiglio regionale e delle argomentazioni che le forze di opposizione hanno reso rispetto all'incongruenza palese del contenuto della legge che viene proposta.

Non avendo letto i giornali ieri e avendo potuto soltanto scorgere stanotte la rassegna stampa, ho appreso la notizia, divulgata ieri dall'Ufficio stampa della Regione, secondo la quale il Presidente della Regione avrebbe querelato il sottoscritto e altri colleghi. E' una notizia assolutamente vecchia, come voi potete immaginare, oltre che inopportuna e fuori luogo per una discussione parlamentare, dove il confronto deve avvenire sui temi e sui contenuti e non sulle minacce velate, che appartengono ad organi diversi da quelli parlamentari, qual è il Consiglio regionale. Pertanto mi sento doverosamente richiamato a comunicare al Consiglio che chiederò in mattinata al Procuratore Generale della Repubblica di essere immediatamente sentito per conoscere le ragioni di questa eventuale querela e precisare gli elementi che mi hanno indotto, insieme ad altri colleghi, a presentare una interrogazione parlamentare che ancora oggi non ha avuto alcuna risposta, e per sapere inoltre come mai i funzionari delegati alla revoca degli atti amministrativi ancora non hanno provveduto, in sede di autotutela, alla revoca di quell'atto e sono sottoposti a pressioni di ogni genere proprio perché quell'atto non sia ritirato.

Questo era doveroso dire in apertura di seduta per confermare che non accetteremo nessun tipo di vile condizionamento, passatemi il termine, in un dibattito come questo, che certamente non può sopportare le minacce di nessuno e tanto meno del Presidente della Regione, che su un tema così rilevante continua a manifestare tutta la sua assenza e non soltanto dal dibattito, perché evidentemente c'è chi è stato demandato a eseguire quello che voi state eseguendo, e non lo definisco in altro modo.

Con l'emendamento numero 23 noi abbiamo inteso aggiungere le parole "tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna". E' un dato oggettivo che, per quanto ci riguarda, contiene in sé anche un dato numerico che non è assolutamente minimale e che nelle prossime ore potremo nel dettaglio esplicitare: state bloccando iniziative imprenditoriali in Sardegna per un importo complessivo di 5 mila miliardi di vecchie lire, ossia 2,5 miliardi di euro, e le elencheremo una per una, comune per comune, in modo tale che ogni consigliere regionale che ha chiesto il consenso elettorale in un determinato territorio sappia che cosa sta negando in termini di diritti acquisiti, di iniziative economiche già avviate sul territorio, e che avrà ricadute, oltre che sulle iniziative imprenditoriali già finanziate dalla Regione, anche sulle opere pubbliche. Dimostreremo quanti investimenti pubblici verranno bloccati e quante risorse pubbliche andranno restituite all'Unione Europea e allo Stato italiano per quanto riguarda i fondi del CIPE. Le elencheremo a una a una in questa seduta e nelle sedute che seguiranno, perché riteniamo che questo provvedimento davvero sia funzionale soltanto al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna, con gravi, gravissime ripercussioni nelle zone interne.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io esprimo il mio personale parere favorevole e quello dei Riformatori all'emendamento numero 23, il cui testo inserisce all'interno del titolo parole che meglio esplicitano la nostra critica complessiva all'impianto della legge. Nel senso che - abbiamo avuto modo di dirlo più volte nel corso del dibattito e sicuramente non mancheranno occasioni per ribadirlo nelle prossime ore e nei prossimi giorni - noi contestiamo la filosofia del provvedimento, contestiamo le norme vincolistiche in esso previste, che non sembrano studiate per specifiche situazioni, ma sembrano formulate pedissequamente senza far risaltare le differenze tra le varie parti delle coste della Sardegna. Riteniamo cioè che queste norme siano eccessivamente vincolistiche e soprattutto che non siano ragionevolmente calate nelle realtà territoriali.

Riteniamo altresì che ci sia una scarsa partecipazione ai momenti di scelta da parte dei comuni, con un neocentralismo regionale che rischia di distruggere quel poco che resta delle autonomie locali. Invece di inserire virtuosi processi di decentramento del meccanismo delle scelte, questo provvedimento finisce per riportare sempre e comunque nella sede regionale la valutazione sulle misure di protezione, di tutela, di valorizzazione delle coste della Sardegna. Ma questo è il giudizio generale sull'impianto della legge, che potrà essere meglio dettagliato quando andremo alla discussione dei singoli articoli, però c'è qualcosa in più rispetto a questa valutazione ed è quel qualcosa che ha comportato la presentazione da parte dei Riformatori, sia all'articolo 1 sia all'articolo 5, di emendamenti sostanziali. E già nella discussione di questo emendamento al titolo sarebbe interessante conoscere quale tipo di accoglienza questi emendamenti avranno da parte della maggioranza. Parlo degli emendamenti che riportano alla centralità del Consiglio regionale la valutazione delle norme sull'urbanistica e degli emendamenti che sottolineano la necessità che comunque sia in Sardegna rimanga la certezza del diritto e quindi la certezza delle norme. Mi spiego meglio: noi possiamo non essere in sintonia sulla rigida delimitazione dei 2.000 metri dal mare, non comprendiamo infatti quale sia la ratio di questa scelta, perché non 2200 o 1800? Nessuno ce lo ha spiegato, nessuno ci ha detto qual è il motivo per cui la Giunta ha ritenuto di stabilire un limite fisso, che non tiene conto delle peculiarità dei singoli territori, ma non tiene conto neanche del P.T.P. del Sinis, per quello è stato ripetuto più volte. Non comprendiamo come mai sia stato fissato questo numero magico, scaturito non si sa bene da che cosa, un numero di cui non si comprende bene la funzionalità e la finalità e come possa essere calato in maniera pedissequa in tutte le realtà della Sardegna, quali che siano, tranne il Sinis. Però, quand'anche noi accedessimo all'idea che 2.000 è un numero magico e come tale va bene per tutti, quindi anche noi lo potremmo accettare, non è accettabile il meccanismo con cui il numero 2.000 viene gestito, cioè non è accettabile il meccanismo contenuto nella legge, per cui dopo aver fatto le regole, dopo aver stabilito i 2.000 metri, l'articolo 5 dice che un'istituzione superiore, una sorta di superempireo, può comunque, in qualunque momento, durante l'elaborazione del Piano paesistico regionale, decidere che oltre i 2.000 metri in qualunque punto della Sardegna ci può essere una dichiarazione istantanea di non edificabilità, legata alla pregevolezza del sito, che colpisce qualsiasi imprenditore, perché nel momento stesso in cui si stabilisce questo in legge si sta dicendo che la certezza delle regole non è più in Sardegna, che la Sardegna è diventata sudamericana!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, signora Presidente, intervengo non soltanto e semplicemente per annunciare il voto contrario alla modifica del titolo della legge, ma anche per una riflessione più generale su come si sta sviluppando il dibattito e sulla logicità di 1884 emendamenti. Intendo, quindi, rivolgere un appello all'Aula perché ritengo, da neofita, che possano esserci dei solidi elementi sui quali riflettere rispetto al decreto cosiddetto salvacoste. Certo non è attardandosi - e dico questo all'opposizione - su aggiunte al titolo che si può arrivare veramente a dare un contributo alla Sardegna. Se questo decreto è utile, nel senso che definisce delle regole, stabilisce dei principi, dà sviluppo in senso generale, l'obiettivo può essere raggiunto con il contributo di tutti e quindi con un atteggiamento più responsabile.

Parlo da neofita, forse il mio sguardo non è ancora disincantato, ma credo che veramente i cittadini non possano comprendere il nostro operato se non si va su contenuti reali. Attardarsi su cavilli può essere utile per dimostrare le capacità sofistiche di ciascuno, le capacità di inserire elementi di disturbo, ma certo non giova a un dialogo che voglia essere costruttivo e a vantaggio di tutti. Lo dico innanzitutto a me stessa: siamo qui per far sì che la Sardegna proceda nel modo migliore. Credo che ci siano tanti altri problemi da affrontare e che questa delle coste sia una questione importante, ma non può essere esclusiva. Chiedo quindi, veramente, che si mettano da parte quelli che sono gli atteggiamenti da gioco delle parti e che si realizzi un incontro sugli aspetti fondamentali della legge e non su questioni che forse impegnano il tempo, ma non danno un aspetto di qualità. Grazie, signora Presidente.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Sarò brevissimo, tenterò di occupare anche meno del tempo che mi è concesso, nel senso che anche partendo dalle considerazioni che sono state fatte nell'ultimo intervento credo che ci sia sufficiente materia di riflessione. Può darsi che nelle prossime ore qualcosa possa maturare in merito a questa legge che noi riteniamo davvero dannosa per la crescita e lo sviluppo della Sardegna. Non a caso il titolo che abbiamo proposto si attaglia bene, dimostra qual è il contenuto della legge, perché se consideriamo quello che succederà una volta che questa legge sarà approvata ci rendiamo conto che la conseguenza immediata sarà appunto il blocco dello sviluppo, di tutta una serie di attività economiche, e non solo turistiche.

Ciò che voglio sottolineare è che non dobbiamo far passare una legge di divieti e vincoli per una legge di sviluppo. Questo lo poteva fare qualsiasi Giunta regionale, qualsiasi maggioranza regionale in qualsiasi momento, perché una cosa è proporre, ed è molto difficile, altra cosa è imporre vincoli, e questo credo sia veramente più facile.

Mi rendo conto che il numero degli emendamenti è eccessivo, ma questo dimostra l'effettiva difficoltà a far passare questa legge. Indipendentemente dal fatto che non sono d'accordo sulle distanze, perché può anche darsi che 2.000 metri siano pochi, così come possono essere pochi 3000 metri, il problema non è la distanza, ma è saper valutare esattamente dove i vincoli devono essere applicati. Ciò significa che bisogna fare uno studio più approfondito del territorio per imporre i vincoli laddove è necessario, perché può darsi che ci siano delle situazioni in cui anche nella fascia dei 500 metri o meno si possono realizzare delle opere, magari perché in presenza di terreni già degradati un intervento dell'uomo determinerebbe sicuramente un miglioramento della situazione.

Pertanto credo che sia necessario uscire da questa logica; stabilire vincoli in base alle distanze è una logica sbagliata, perché le distanze dal mare sono diverse a seconda della diversità delle situazioni. Noi dobbiamo quindi entrare nel merito di queste diversità e fare dei provvedimenti che siano in linea con la situazione oggi presente in Sardegna, quello che purtroppo questa maggioranza non sta facendo. Allora, prendo lo spunto dalle cose che diceva la collega Caligaris, perché veramente ci sia una riflessione comune che coinvolga sia i partiti della opposizione sia quelli della maggioranza, al fine di verificare se ci sono dei punti su cui è possibile raggiungere un accordo, perché credo che sia davvero importante trovare dei punti di convergenza per uscire da questa situazione, perché, credetemi, non fa piacere a nessuno stare qui giorni e giorni a discutere questioni che possono essere affrontate in pochi minuti.

Io credo che tutti assieme possiamo lavorare per individuare una soluzione o accordarci sul ritiro del testo di legge, ma se questo non è possibile possiamo valutare su quali parti significative possono esserci motivi di intesa. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Intervengo prima sull'ordine dei lavori. Siccome ho ascoltato con interesse e pieno convincimento l'appello, che faccio mio, della onorevole Caligaris, credo che sia opportuna, se vogliamo discutere di questo, una sospensione per un incontro tra le parti al fine di verificare la possibilità di trovare un'intesa che ci consenta di fare quello che non è successo in Commissione, che non ci è stato consentito in Commissione, cioè esaminare i punti in comune che possono accelerare l'iter della legge.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, siamo in sede di votazione, per cui non si può accordare la sospensione, può reiterare la richiesta dopo la votazione. Le do la parola sugli emendamenti numero 23 e 24.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, mi scusi Presidente, non avevo collegato. E' vero, siamo in fase di votazione, ma rimane la proposta, così evito di intervenire dopo sull'ordine dei lavori, onde non perdere ulteriore tempo.

In merito agli emendamenti numero 23 e 24 ovviamente il nostro voto è favorevole, perché la modifica che si propone si dà un reale senso a ciò che è contenuto nel testo di legge, ma continuerò nella esposizione del mio parere su questo provvedimento a richiamare l'attenzione dei colleghi su quello che è il giudizio non solo della minoranza, ma dell'opinione pubblica, dei rappresentanti degli enti locali e delle varie associazioni. E ce ne sono diverse che potrebbero ricordare ai colleghi del centrosinistra che cosa significa blocco economico. Per esempio la Confartigianato di Sassari, il 5 settembre del 2004, ha dichiarato che in questo modo si blocca ogni attività, compresa la programmazione degli investimenti, e ha espresso altre considerazioni, tutte negative, sull'iniziativa della Giunta e del suo Presidente. La Confindustria e l'ANCE hanno criticato il Presidente della Regione e la Giunta per il metodo utilizzato e per il fatto che non c'è stato nemmeno un tentativo di apertura al dialogo con le realtà produttive: "Un atto di forza a tutti gli effetti. Noi, come ANCE, siamo in contatto con economisti e urbanisti di levatura nazionale per far valere in Commissione le nostre ragioni". Era il 19 ottobre e la Commissione aveva già esitato il provvedimento senza che fosse avvenuto tutto ciò che l'onorevole Caligaris giustamente rimarcava nel suo intervento: non era avvenuta la concertazione, non era stato consentito alla minoranza di discutere degli emendamenti, e non di 1800 emendamenti, ma di 8 o 10 emendamenti che erano stati presentati ai progetti di legge approdati in Commissione. Per cui è facile adesso dare enfasi al fatto che sono stati presentati 1800 emendamenti, ma sono l'unico strumento rimasto all'opposizione di un Regolamento che sarebbe da cambiare, come più volte si è detto, ma non lo si è mai voluto fare, soprattutto non lo hanno voluto i colleghi del centrosinistra.

Rimangono i 1800 emendamenti, l'unico modo democratico che abbiamo per costringervi al confronto. E possiamo approfittare di questo confronto proprio dal momento che non c'è il Presidente, potete spegnere i cellulari così non vi può rintracciare, possiamo tutti approfittare della sua assenza, sarà sicuramente impegnato nella lettura di qualche rassegna stampa in modo da verificare la possibilità di sporgere querela contro qualcuno. Io sono dispiaciuto di non essere stato presente il giorno della conferenza stampa e della presentazione da parte dei colleghi di tutte quelle motivazioni che ci hanno indotto ad assumere una linea non intransigente, ma democratica di ricerca e di confronto. Finché non ci sarà da parte della maggioranza - ma io sono convinto che da parte della maggioranza ci sia - e del Presidente il riconoscimento del fatto che questa è un'Aula democratica in cui ci si confronta e ci si deve reciprocamente ascoltare, noi continueremo a fare i nostri richiami e le nostre osservazioni, sempre disponibili a raccogliere gli appelli a un confronto che metta al primo posto l'interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Noi vogliamo aggiungere al titolo quella che è l'efficacia reale di questo progetto di legge rispetto all'economia della Sardegna e vogliamo almeno che si sappia - credo che questo sia un nostro diritto, ma soprattutto un nostro dovere di consiglieri di opposizione - che un provvedimento in materia urbanistica e di politica paesaggistica, coniugando entrambi questi strumenti, cioè il Piano paesaggistico, da redarsi secondo le disposizioni della normativa nazionale sulla tutela e valorizzazione del paesaggio e la politica urbanistica utilizzata male (cioè con l'intento di bloccare qualunque iniziativa edilizia che possa rischiare di essere speculativa) e indiscriminatamente, senza ricorrere agli strumenti adeguati a colpire la speculazione, ma utilizzando invece uno strumento così ampio e di grande efficacia come un piano urbanistico, può creare danni sul territorio e sull'economia di enormi proporzioni. Occorre che si sappia cosa vuol dire un vincolo di due chilometri dal mare per un periodo così lungo come quello che di fatto tutti riconoscono verrà prodotto per quanto riguarda le imprese e le amministrazioni locali. Un vincolo di questo tipo, che supera di gran lunga quello stabilito dalla tradizione delle leggi in materia paesaggistica, che è di 300 metri dal mare, ribadito anche dal Codice Urbani per tutto il territorio nazionale, significa fermare non solo l'attività edificatoria, ma anche quella programmatoria per 1800 chilometri di costa e per una profondità di due chilometri. Questo significa che noi avremo nel nostro territorio 3 miliardi e 600 milioni di metri quadri bloccati, in termini più concreti ci sono 360 mila ettari su cui non si potrà fare nulla per quattro o cinque anni!

Questo è il dato a cui si ricollega anche la valutazione fatta dal collega Pili sugli investimenti in essere. Ma non si tratta solo degli investimenti in essere, si tratta anche di fare una valutazione dal punto di vista economico dell'impatto di una norma urbanistica di questo tipo, di un vincolo così invasivo, su tutti i possibili investimenti, che in una Regione che fa del turismo, e del turismo di qualità, la sua arma vincente per superare una situazione di cronica arretratezza, non può essere considerato in maniera così superficiale.

Noi siamo convinti - non c'è tempo per spiegarlo analiticamente in questo intervento, ma insisteremo successivamente - che un dato quantitativo di questo tipo non sia tenuto adeguatamente in conto. Cercare di fermare la speculazione bloccando tutto per 360 mila ettari del nostro territorio, che possono e devono essere sapientemente programmati e pianificati per lo sviluppo di una terra che ha sete di imprenditorialità e certamente non più in settori che non ci danno possibilità di ricchezza e di occupazione, è un danno economico concreto e reale, di fronte al quale tutti dobbiamo stare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Io ho apprezzato veramente l'intervento dell'onorevole Caligaris, che mi pare di poter dire sia stato di apertura. Però, così come è sicuramente vero che non tutto questo progetto di legge è da buttare, penso sia altrettanto vero che non tutti gli emendamenti presentati dal centrodestra sono da buttare. Penso anche di poter dire che gli interventi che il sottoscritto ha fatto finora non fossero tesi a creare una perdita di tempo, ma anzi a dare un contributo reale e fattivo ai lavori. L'esempio, tra i tanti interventi di ieri, è sicuramente quello relativo al PUL, ossia al Piano di utilizzo del litorale che, continuo a ripeterlo, è un problema assolutamente reale e importante, sul quale, almeno dal punto di vista ufficiale e non dell'ufficiosità, non è pervenuta nessuna risposta dai banchi della maggioranza.

Venendo al merito di questo emendamento, vorrei che venisse fatta una riflessione sul "divieto di realizzare nuove opere soggette a concessione e ad autorizzazione edilizia". Perché questo si sposa con l'emendamento? Perché nel momento in cui si chiede che siano aggiunte le parole "teso al blocco dello sviluppo economico delle coste della Sardegna" si vuole significare che un divieto di tale portata comporterà, senza alcun dubbio, e riguarderà, senza alcun dubbio, i circa 900 concessionari demaniali presenti in tutta la Sardegna, che svolgono la loro attività imprenditoriale in quelle che vengono definite strutture balneari, che sono assolutamente ben distinte e diversificate dagli stabilimenti balneari. Questi ultimi, infatti, sono realizzati, come sappiamo, con strutture murarie, mentre le strutture balneari sono realizzate con manufatti al 100 per cento amovibili. Allora mi domando: è possibile che non ci si renda conto che una norma del genere vieterà per diversi mesi, probabilmente per diversi anni, la possibilità di realizzare, per esempio in spiagge come il Poetto di Cagliari, il Poetto di Quartu, Chia, Villasimius, la Costa Smeralda, e così via, tutta una serie di strutture amovibili stagionali, perché purtroppo è necessaria la concessione o l'autorizzazione da parte dei comuni?

PIRISI (D.S.), relatore. E' previsto da noi.

SANJUST (F.I.). L'onorevole Pirisi mi aiuta e mi dice che si deve chiedere solo l'autorizzazione. E' previsto da voi, probabilmente in un emendamento. Allora mi farà piacere votare a favore di questo vostro emendamento.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanjust. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io annuncio il mio voto a favore dell'emendamento che propone di mutare il titolo del provvedimento legislativo in "blocco dello sviluppo", proprio perché questo titolo ben rappresenta la sostanza del provvedimento. E che questo titolo lo rappresenti bene non l'abbiamo detto noi, ma lo hanno detto i rappresentati delle confederazioni sindacali C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. nel momento in cui nel corso dell'audizione presso la quarta Commissione si è posto un grande dubbio: "Tutto può andare bene, ma occorre premettere che andrebbe valutato l'impatto occupazionale prima ancora dell'impatto ambientale". Valutare l'impatto occupazionale significa analizzare gli effetti che questo provvedimento legislativo potrebbe determinare. L'abbiamo detto ieri ed è stato ripetuto stamattina: sono 3.600 i chilometri quadri nei quali improvvisamente si impone un vincolo di inedificabilità. Naturalmente ciò significa un sacrificio enorme per i proprietari privati. Questo è lo strumento che il legislatore ha tutta la legittimità di utilizzare, però è anche lo strumento massimo che gli sia consentito, cioè limitare il diritto di proprietà. Io che, tra l'altro, mi diletto anche un po' di chiromanzia dico che non sarà difficile prevedere il futuro: altro che stagione di riforme, noi andiamo verso una stagione infinita di contenziosi! Poveri i settanta colleghi sindaci che dovranno affrontare queste problematiche, perché innanzitutto è chiaro che si arriverà, come in altre occasioni è successo, alla Corte Costituzionale per verificare, nel caso venisse approvata, la costituzionalità di una norma simile, perché il sacrificio che si chiede al cittadino è il massimo possibile. E quando si chiede un sacrificio tale il legislatore ha l'obbligo di prevedere un adeguato indennizzo, perché mi domando: come farà una povera amministrazione comunale a dare indicazioni circa le destinazioni urbanistiche, una frontiera dove non è quasi più possibile passare? Tra l'altro, come giustamente suggeriva la collega Caligaris, chiediamoci dove sta la logicità delle cose: lei se lo chiedeva per i 1800 emendamenti presentati, io me lo chiedo per la filosofia e i ragionamenti che possono aver giustificato un provvedimento così grave. Innanzitutto vi è una logicità che è esattamente opposta forse anche all'obiettivo che si intende perseguire, quella di premiare i cattivi a discapito dei buoni, ed è chiaro che nei comuni dove non c'è più nemmeno un metro quadro da edificare si plaude a questo provvedimento, perché ci sarà un'ulteriore fetta di retroterra, ovviamente oltre la fascia dei due chilometri, che sarà accorpata a quella già edificata, costituendo un tutt'uno. Nelle altre zone è chiaro che, invece, vi sarà la totale desertificazione. Ma chi curerà davvero l'utilizzo di quest'area inedificabile? Se fosse possibile quotare in borsa questi terreni è chiaro che già oggi essi avrebbero un valore prossimo allo zero, pressoché tutti si priverebbero delle relative azioni.

Noi dobbiamo quindi accogliere l'appello dell'onorevole Caligaris a un confronto più sereno per costruire uno strumento che sia davvero democratico e rispondente a tutte le esigenze, soprattutto all'esigenza primaria, che è quella dello sviluppo della nostra terra. Solo così noi potremo davvero ristabilire equità rispetto a ciò che i cittadini sardi ci chiedono.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, esprimo il mio voto a favore dell'emendamento numero 23. Noi proponiamo che il titolo della legge venga modificato introducendo le parole "tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna", che meglio esplicitano e caratterizzano gli obiettivi reali che si intendono perseguire con questo progetto di legge. L'obiettivo di questo emendamento è proprio quello di renderlo chiaro anche nel titolo, perché nell'articolato lo è già. Infatti i reali intenti che il Presidente si è prefissato con l'emanazione di questa legge sono chiarissimi. E' una legge composta unicamente, come dicevo ieri, da una serie di vincoli e di divieti imposti sul nostro territorio e sulle nostre coste. Vincoli e divieti che per loro natura non possono essere il presupposto per lo sviluppo, né tanto meno per il rispetto e la salvaguardia del territorio.

Ho già avuto modo di dire in precedenza cosa penso del titolo di questa legge e dell'importanza che esso riveste come indicatore degli obiettivi che l'articolato invece esplicita benissimo. La pianificazione del territorio della nostra regione ha necessità di fornire strumenti concreti agli amministratori locali, agli operatori di settore, ai cittadini. Questo approccio vincolistico dettato prima dalla delibera della Giunta e oggi da questo nuovo testo di legge è insufficiente e non commisurato alle reali esigenze di una corretta pianificazione territoriale e allo stesso tempo della valorizzazione e salvaguardia delle risorse ambientali. Una nuova normativa urbanistica, che interessi la pianificazione paesaggistica regionale, non dovrebbe solo essere sviluppata attraverso una serie di vincoli e impedimenti, ma dovrebbe anche contenere degli indirizzi. E' una condizione indispensabile per la valorizzazione del territorio e per fare questo occorre partire da una conoscenza oggettiva del territorio stesso, delle sue caratteristiche, definendo uno sviluppo che possa idealmente definirsi sostenibile.

La prima normativa in materia paesaggistica emanata dallo Stato risale al 1939, con la legge numero 1497, sulla protezione delle bellezze naturali. Una legge ormai vetusta, anacronistica, visto che con il tempo il concetto di vincolo ha subito profonde trasformazioni e naturali evoluzioni. Le nozioni di tutela ambientale, di difesa del suolo, di salvaguardia sono andate via via assumendo valori e significati più complessi. Nel 1985 è stata emanata la legge numero 431, la cosiddetta legge Galasso, che pur incardinandosi sulla legge del 1939, ha mutato il concetto di vincolo paesaggistico in vincolo paesaggistico ambientale, incorporando il più ampio concetto di ambiente naturale.

Dunque il titolo di questo testo unificato non è adeguato a quello che si intende dire nel resto della legge, pertanto ribadisco, Presidente, il mio voto a favore dell'emendamento numero 23.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, Presidente. Nell'esprimere il mio voto favorevole all'emendamento numero 23 da noi proposto, dico subito di aver seguito con grande attenzione gli interventi di chi mi ha preceduto e in particolar modo quello della collega Caligaris. Collega Caligaris, pur apprezzando quello che lei ha detto stamattina, invitandoci a un confronto sereno e dichiarando anche che forse ci sono - lo sostenevo anch'io ieri - argomenti più importanti che meritano di essere discussi da quest'Aula, le ricordo che non siamo stati noi ad accelerare su questo tema, non siamo stati noi a non accettare il confronto. E' stata la vostra coalizione a voler accelerare sul tema dell'urbanistica. C'è molta fretta, questo è evidente, qualcuno ha fretta.

Noi abbiamo chiesto dall'inizio, l'hanno chiesto i miei colleghi che fanno parte della Commissione urbanistica, un confronto sereno che, come chi mi ha preceduto in questi giorni più volte ha avuto modo di asserire, parta dal basso, un confronto teso a restituire il primato alla politica, una politica che media, che si confronta e soprattutto decide su un tema così importante e strategico per il futuro della Sardegna e dei sardi; una politica che dovrebbe prendere in esame le manifestazioni e i consigli che provengono da tutte le parti, dal mondo delle associazioni, dalle varie categorie. Oggi, sulle pagine de L'Unione Sarda, la A.G.C.I. (Associazione Generale Cooperative Italiane) invita questo Consiglio a un confronto pacifico, teso a elaborare e discutere una legge importante per lo sviluppo della Sardegna.

E' una materia, quella urbanistica, che sicuramente ha affrontato negli anni numerose traversie; urbanistica intesa come scienza che sovrintende alla generale utilizzazione del territorio e che qualche volta, non solo per colpa del legislatore, ma anche per colpa di chi, con i soliti giochetti interpretativi, arte nella quale eccellono particolari personaggi che si occupano di edilizia in Sardegna, si è cercato di stravolgere anche il senso della legge. L'emendamento che oggi proponiamo tende ad aggiungere al titolo della legge le parole "tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna. Questo perché noi riteniamo che questa legge, così com'è, come voi la presentate, come l'avete licenziata in Commissione, blocchi lo sviluppo per tutti quei motivi che in questi giorni da più parti - in quest'Aula devo dire solo dall'opposizione - sono stati evidenziati e portati all'attenzione del Consiglio. Motivi che io stesso ho evidenziato nei vari interventi di ieri, che sono forse apparsi ostruzionistici, ma questo genere di interventi ciascuno di noi li fa con il cuore, soprattutto perché siamo sollecitati da tutte quelle associazioni e quei cittadini che vedono in pericolo il loro futuro. Certo, il loro futuro, perché quando si calpestano o si ignorano le volontà delle amministrazioni comunali, quando i PUC, ossia gli strumenti urbanistici dei Comuni, vengono definiti carta straccia allora è lecito interrogarsi sul perché vi sia tutta questa fretta da parte vostra.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanna. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Mi corre l'obbligo di accettare il rigore con cui il Presidente di turno, credo giustamente, ha impedito una sospensione dei lavori in fase di dichiarazioni di voto. Dico questo perché, ieri, nella stessa fattispecie, non si è ritenuto di dover operare nella stessa maniera e quindi questo fa onore al Presidente di turno. E lo dico perché ne prendiamo coscienza tutti, in quanto le norme, se esistono, devono essere rispettate sempre.

L'emendamento in discussione credo che fondamentalmente evidenzi la grande differenza tra la visione che abbiamo noi e quella che ha il centrosinistra, o una parte del centrosinistra o una parte dell'elettorato che lo ha sostenuto. Perché qui sta la differenza, in una norma come questa, che noi riteniamo debba non solo essere di interesse paesaggistico, ma debba anche creare le condizioni per lo sviluppo, così come è detto nell'articolo 135 del famoso decreto legislativo numero 42, e cioè "in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile".

La grande differenza con voi è che noi non riusciamo a vedere, all'interno di questo provvedimento di legge, nessun riferimento a uno sviluppo economico sostenibile. Magari state pensando di farlo in una seconda fase, con atti successivi, nei prossimi trentasei, quarantotto o forse cinquanta mesi, ma da questo disegno di legge non emerge niente del genere, e non riusciamo a individuare nemmeno nessuna argomentazione che possa far pensare che ci sarà uno sviluppo sostenibile in Sardegna, anzi! Sarà uno sviluppo insostenibile, se è vero come è vero che all'interno di questo testo di legge sono stati inseriti degli interventi che, quelli sì, sono sostenibili da parte di pochi, ma sono insostenibili da parte di molti.

E allora, quando si chiede di aggiungere "tesa al blocco dello sviluppo economico delle coste della Sardegna" lo si chiede per amore della verità, come dice l'onorevole Oppi. Diciamolo chiaramente, stiamo discutendo un progetto di legge che tende, in questo momento, al blocco dello sviluppo economico delle coste della Sardegna. E questa è fondamentalmente una delle grandi problematiche che dobbiamo affrontare. Noi, ovviamente, rimarchiamo l'intervento dell'onorevole Caligaris, apprezzando soprattutto il fatto che sia intervenuta, anzi avremmo gradito che fossero intervenuti anche altri colleghi consiglieri del centrosinistra, che invece tacciono. Onorevole Caligaris, con tutto il bene che le vogliamo - e gliene vogliamo tanto, così come ne vogliamo a tutti i colleghi consiglieri -, devo dirle che probabilmente di fronte a 20, 22, 24 consiglieri della minoranza che continuano a intervenire non dico che dovrebbe intervenire un identico numero di consiglieri della maggioranza ma, senza levare nulla alla sua autorevolezza, sarebbe necessario che iniziassero a parlare anche gli altri. Altri o altre, perché, come ho già detto in altre circostanze, questo Consiglio aveva sete di femminilità, aveva una smodata necessità che ci fosse anche una presenza femminile qualificata, così come è, che in qualche maniera facesse ragionare noi, orientati verso il maschilismo, che forse avevamo necessità di essere supportati. E mi fa piacere che l'abbia fatto l'onorevole Caligaris.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore, il testo dell'emendamento numero 23 è molto semplice e, come è stato già ricordato in sintesi dal mio collega Diana, ha veramente in nuce tutta la filosofia ispiratrice del nostro comportamento rispetto a questa legge. Comportamento che non è dettato da furia distruttrice, come qualcuno potrebbe pensare, del centrodestra sulle coste. Penso che, come ogni persona di buonsenso può immaginare, il mondo non si divida in amici e nemici delle coste; sarebbe una distinzione troppo semplicistica e infantile per essere accettata da una persona di buonsenso. E non si può neanche tentare di far credere a qualcuno che sono amici delle coste soltanto coloro che approvano questa legge e sono invece nemici tutti coloro che la boicottano, che fanno filibustering, che portano avanti un'azione ostruzionistica nei confronti di un provvedimento di legge che, se fosse maturato col contributo di tutti e non con un'azione - come qualcuno ha rilevato in quest'Aula riferendosi a un altro provvedimento - di tipo consociativo, perché non ci sarebbe niente di consociativo in questo, certamente sarebbe stato accolto diversamente.

Ma qui, mi dispiace per l'onorevole Caligaris, persona estremamente simpatica e gentile, la mancanza di volontà di collaborazione con l'opposizione è tutta del centrosinistra, e non si può quindi pensare di accusare noi di essere i detrattori, di essere coloro che, comportandosi in maniera forse incivile, tengono in ostaggio quest'Aula per poter discutere, con tutti i mezzi che il Regolamento mette a disposizione, questa legge.

Abbiamo affrontato per cinque anni, nella passata legislatura, l'ostruzionismo del centrosinistra, che era ben diverso da quello che sta attuando l'attuale opposizione. Io, per mentalità, sono contrario a questa forma di lotta politica, che deve essere riservata, nelle aule parlamentari, soltanto alle leggi liberticide, alle leggi che coartano la volontà dei consiglieri o a quelle che ne limitano gravemente l'azione politica nei momenti di massima lotta, di massima espressione, quando si discutono cose fondamentali per il dibattito politico, però, nella passata legislatura, per cinque anni siamo stati paralizzati dalla discussione di mozioni, interpellanze, ordini del giorno, ma sfido qualunque consigliere a ricordarne più di cinque senza pensarci per mezzora.

L'opposizione, nella passata legislatura, è stata capace di paralizzare l'Aula per fesserie, per argomenti molto meno importanti di questo e credo che noi oggi abbiamo la legittimazione da parte di tutti, anche da parte di chi questa forma di lotta politica nella passata legislatura l'ha elevata a prassi. Quindi siamo praticamente giustificati nella nostra azione anche per quel motivo, ma siamo giustificati soprattutto per l'importanza che questo provvedimento di legge riveste per la vita sociale ed economica della Sardegna.

Noi siamo convinti che questo provvedimento abbia tra le sue finalità essenziali il blocco dello sviluppo economico nelle zone costiere della Sardegna, che non sono - si badi bene - le zone nelle quali si concentra soltanto l'attenzione degli speculatori, degli imprenditori, ma sono quelle zone dove ormai tutta la Sardegna si riversa, posto che lo spopolamento delle zone interne è diffuso ed è diventato uno dei più grandi problemi della vita politica, sociale ed economica dell'Isola. Tanto che gli abitanti dei paesi dell'interno - e il mio paese non è immune da questo fenomeno, come non lo sono i paesi di quelli tra noi che provengono dalle zone interne - si stanno spostando verso le coste dell'Ogliastra, dell'oristanese, del cagliaritano, del sassarese. Ogni cittadino, com'è sana abitudine dei sardi, tende a farsi la casa di proprietà nelle zone costiere, dove la vita è più vivibile, dove le strade sono più facilmente percorribili, dove ci sono le scuole e i servizi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Liori. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, illustri colleghi, intendo innanzitutto riallacciarmi a quanto ho udito ieri da uno stimato collega, che per il protrarsi dei lavori sino ad ora tarda, riteneva, in coscienza, di doversi scusare di questa maratona con i colleghi e con il personale del Consiglio. Mi riallaccio a questo per dire che dissento dal collega Sanjust, pur rispettando la sua opinione, e perché intendo chiarire che, a mio avviso, non c'è assolutamente da chiedere scusa per dar vita a una simile maratona parlamentare, per dar vita a una civile, corretta battaglia, possiamo anche chiamarla così, istituzionale condotta nel rispetto delle regole e nella perfetta osservanza delle leggi e del Regolamento consiliare.

Chiederei scusa ai miei elettori, chiederei scusa a tutti gli elettori del centrodestra qualora non portassi avanti una battaglia di questo genere. Mi sentirei di chiedere scusa a chi mi ha dato il mandato, qualora non onorassi questo mandato mettendo in essere tutto quello che le leggi e il Regolamento del Consiglio regionale della Sardegna mi consentono affinché questa legge sia contrastata e non passi, o meglio passi una legge giusta, equa, più ragionata e frutto di una concertazione generale e non di un estremismo verde, al quale più volte ieri si è fatto riferimento e al quale mi voglio riallacciare anch'io annunciando il voto favorevole all'emendamento, proprio perché mi pare che il titolo così emendato sarebbe effettivamente più rispondente alla realtà e al contenuto del provvedimento legislativo in discussione, perché di blocco si tratta, perché di filo spinato e di steccati si tratta. E per giunta steccati eretti non sulla base di una discussione ragionata, ma sulla base soltanto di una concessione che il Presidente della Regione ha voluto fare ad alcune aree estremiste del mondo ambientalista o pseudoambientalista.

Ho già avuto modo, ieri, di evidenziare alcune frasi, perlomeno curiose, delle relazioni di alcune associazioni ambientaliste. Ne ricordo una che diceva che il provvedimento andava corretto, ma in senso ancora più restrittivo e severo, ancora più limitativo. Ricordo anche una dichiarazione, messa per iscritto dalla più grande associazione mondiale di ambientalisti, il WWF, secondo cui il Codice Urbani è assolutamente preoccupante perché attribuisce poteri reali agli enti locali, alle Regioni, alle Province, ai Comuni! Andava cioè contro, in maniera evidente e plateale, perfino grottesca, consentitemi, colleghi, un orientamento non certo del centrodestra, ma di tutte le forze politiche a livello nazionale e regionale, che è proprio il decentramento dei poteri verso gli enti locali. E francamente mi chiedo, a questo punto, come questo si possa conciliare con una politica che il centrosinistra sta portando avanti in Sardegna, e che anche voi della maggioranza state portando avanti, una politica di devoluzione, di riappropriazione e valorizzazione della nostra autonomia.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, signor Assessore (dico signor Assessore perché non vedo altri rappresentanti della Giunta in aula), intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento al titolo, che prevede che dopo le parole "tutela del territorio regionale" sia aggiunta l'espressione: "tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna" . La tutela del territorio regionale non può essere il frutto di provvedimenti di emergenza, l'ho detto anche ieri intervenendo nella discussione e in dichiarazione di voto, perché la tutela del territorio è il frutto dell'opera dell'uomo nella misura in cui egli sa pianificare e soprattutto programmare gli interventi, tenendo presente che il territorio non è un bene solo da sfruttare, ma è un bene anche da tutelare, e soprattutto è un bene che va utilizzato possibilmente cercando di arricchirlo, di renderlo più fruibile, conservando l'habitat, che è espressione della natura ed è rinnovabile nella misura in cui le sue condizioni non vengano sovvertite.

Spesso apprendiamo dell'estinzione di qualche specie arborea o animale, e la tutela del territorio sta proprio nella salvaguardia dell'habitat naturale in cui le varie specie spontaneamente trovano le condizioni per il loro sviluppo e - un po' come avviene per l'uomo - per un benessere che ne assicuri la sopravvivenza. Quando determiniamo un taglio come quello che si vuole operare sullo sviluppo economico è come se incidessimo in modo improprio. Qualche esempio l'abbiamo avuto di recente per quanto riguarda migliaia di alberi ad alto fusto. Sappiamo benissimo che un albero ad alto fusto, di qualsiasi specie si tratti, ha bisogno non solo del suo habitat naturale, ma anche dell'assistenza dell'uomo per poter crescere e diventare appunto ad alto fusto. I giapponesi ci hanno insegnato anche, con l'arte del bonsai, a trasformare gli alberi ad alto fusto in alberi nani, che mantengono le peculiarità tipiche della loro specie, ma la cui dimensione è ridotta a un decimo o anche a un centesimo di quella che possono raggiungere con uno sviluppo normale. A mio avviso noi in Sardegna stiamo condizionando il territorio alla maniera dei giapponesi con i bonsai, stiamo cioè dicendo che nel nostro territorio vogliamo creare non un vero sviluppo economico, ma un bonsai dello sviluppo economico.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Avevo effettivamente nostalgia di questo importantissimo dibattito, per cui, malgrado sia ancora claudicante, ho voluto partecipare anch'io, non per fare ostruzionismo gretto, abbietto, come è stato definito dalla stampa, bensì per dare il mio contributo a questo importantissimo provvedimento. Importantissimo, purtroppo, almeno secondo la nostra opinione, in senso negativo e non positivo.

Ho seguito un po' il dibattito da casa, basandomi su ciò che riportavano i giornali, su qualche battuta che riuscivo ad afferrare dai mass media. Io dico il mio parere personale, e mi scuserete perché, non avendo seguito i lavori nei giorni scorsi, non so come si sono espressi i miei colleghi, e tanto meno i colleghi della maggioranza, per cui posso anche essere evasivo o esprimermi in senso generale. La Sardegna, dopo cinquant'anni di autonomia, non si è ancora dotata di un piano urbanistico generale - lo chiamo così, passatemi il termine - valido su tutto il territorio, secondo le diverse caratteristiche delle varie zone, a partire da quelle montane per arrivare a quelle costiere, che possa rispondere alle diverse esigenze, non solo a quelle di natura urbanistica, perché esigenza urbanistica vuol dire anche esigenza sociale, esigenza economica, esigenza di tutela del territorio, esigenza di pianificazione territoriale e non di mera apposizione di vincoli.

Oggi si fa in fretta a presentare un provvedimento restrittivo e monco riguardante una fascia di territorio che senz'altro - credo che su questo siamo tutti d'accordo - è da tutelare e difendere, ma con un provvedimento che abbracci, nella sua azione pianificatoria, oltre alla fascia costiera anche tutte le altre zone che fanno parte integrante del territorio. La tutela del territorio non può essere fatta con provvedimenti restrittivi ad hoc per determinate zone, bensì con una legge organica per l'insieme dei territori costieri e non. Altrimenti non si può più parlare di un provvedimento di salvaguardia. Questo è un provvedimento restrittivo e monco, che pur prefiggendosi - probabilmente in buonafede, almeno questo io suppongo - la salvaguardia e la tutela di una certa zona, arreca danno e danno principale all'economia. E questo non lo dico solo io, l'ho sentito dire da associazioni di categoria, da impresari, da rappresentanti degli enti locali e da singoli cittadini. Un provvedimento immediato, calato dall'alto, senza uno studio approfondito, che interessa solo le zone costiere e non l'intero territorio della Sardegna, non va certamente in direzione della tutela del bene ambientale, bensì pur avendo la finalità di salvaguardare e di preservare, arreca danni enormi. Allora io vi domando: se si tratta di un provvedimento contestato e incompleto, cioè monco, perché non se ne ripropone la discussione nelle sedi opportune, dando il tempo di approntare un provvedimento veramente rispondente alle esigenze urbanistiche e socioeconomiche dell'intera Sardegna? E' questo che chiedono le associazioni di categoria, è questo che chiedono gli enti locali, è questo che chiedono i cittadini, è questo che chiedono le imprese, è questo che chiediamo noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 23. La riflessione in ordine a questo emendamento ci porta un po' più lontano, visti i fatti delle ultime ore. Perché combattiamo questa battaglia contro questo progetto di legge? Perché questo disegno di legge è ritenuto dalla Giunta regionale "il progetto di legge". Diversamente, e mi rivolgo all'onorevole Caligaris, che ha fatto un appello a inizio seduta, in quest'Aula sarebbero arrivati provvedimenti - come la stessa onorevole Caligaris ha ricordato - da noi ritenuti ben più importanti, quali l'assestamento di bilancio, atteso da intere categorie di lavoratori, e altri provvedimenti che sono in itinere per essere esaminati dal Consiglio. Allora, se questa Giunta regionale ritiene che questo provvedimento di legge sia "il provvedimento di legge", è chiaro che questa opposizione continuerà la battaglia, perché ritiene questa proposta assolutamente insensata e autolesionistica per la Sardegna; una proposta che, come già abbiamo detto e continueremo a ripetere, sta decretando la morte economica per i prossimi anni, non sappiamo quanti ancora, della nostra Isola.

Ma vi è di più, perché le notizie riportate dai giornali ieri, come ha ricordato il presidente Pili a inizio seduta, hanno gettato un'ombra su quest'Aula. Mi meraviglia che nemmeno i decani di questo Consiglio regionale abbiano espresso solidarietà a chi di battaglie politiche ne fa quotidianamente, a chi è stato oggetto di attacchi molto più violenti di quello per cui oggi parrebbe indagato - lo verificheremo nelle prossime ore -, e cioè il reato di diffamazione, insieme ad altri colleghi del Consiglio regionale. Ecco, mi meraviglierebbe se in questa nuova stagione della politica fosse cambiato qualcosa in quest'Aula, e se dovessimo proseguire fuori di qui le nostre battaglie politiche credo che il Consiglio regionale avrebbe finito di svolgere la sua funzione.

Nessuno di noi, e lo dico per fare un esempio, all'indomani dell'annullamento in sede di autotutela della gara - tanto per parlare di una cosa di cui si è discusso - relativa a Sardegna Digitale, si è azzardato ad andare alla Procura della Repubblica di Cagliari per denunciare una turbativa d'asta o qualcosa di questo genere, che può darsi esista. Noi siamo qua per fare politica e non per combatterci come se ci trovassimo in altre sedi che non sono deputate al confronto politico. Mi meraviglio quindi della mancata solidarietà da parte della maggioranza nei confronti del nostro Presidente, perché noi eravamo già intervenuti.

Credo che anche questo sia un motivo per combattere una battaglia che evidentemente l'altra parte politica vuole impedirci di combattere, utilizzando a tal fine mezzi che non sono degni di questo Consiglio regionale. Perciò voterò a favore dell'emendamento numero 23.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione gli emendamenti numero 23 e 24, in quanto sono identici.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PILI, RASSU, MILIA, SANJUST, VARGIU, PISANO, AMADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 23 e 24.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI.

Si sono astenuti i consiglieri: CHERCHI Oscar- SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 59

votanti 57

astenuti 2

maggioranza 29

favorevoli 22

contrari 35

(Il Consiglio non approva).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. L'onorevole Capelli, nel corso della votazione, ha avanzato una richiesta di sospensione, nel caso ci sia una disponibilità in tal senso da parte della maggioranza. Per cui inviterei un esponente della maggioranza a esprimersi in merito alla richiesta dell'onorevole Capelli, raccogliendo ovviamente l'appello dell'onorevole Caligaris.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). E' evidente che ci troviamo di fronte a una situazione anomala, cioè alla presentazione di 1860 emendamenti, un fatto mai avvenuto per nessun provvedimento di legge, neanche in momenti di contrasto acceso tra maggioranza e opposizione, e nonostante molte delle indicazioni date delle forze politiche, dai sindaci e dagli imprenditori risultino già recepite negli emendamenti che la Giunta ha presentato al testo unificato esitato dalla Commissione.

Pertanto ritengo inopportuno sospendere i lavori, anche perché la necessità di smaltire questa grande mole di emendamenti ci porta a dire che dobbiamo proseguire i lavori cercando di perdere quanto meno tempo possibile. Tant'è che la Conferenza dei Capigruppo ieri ha opportunamente deciso di prolungare i lavori delle singole giornate fino alla mezzanotte e trenta minuti. Credo quindi che sia necessario prima di tutto rimuovere l'anomalia, cioè quella mole di emendamenti che chiaramente risultano essere strumentali per qualsiasi ragionamento possa essere fatto. E comunque i ragionamenti si possono fare anche con i lavori in corso.

PRESIDENTE. Non posso darle la parola onorevole Capelli, perché non può intervenire un'altra volta sullo stesso argomento. No, lei ha fatto la proposta, ma non può reintervenire, se mai può intervenire un altro oratore contro.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Io credo che non sfugga al collega Biancu, che ha senz'altro una grande esperienza di aule parlamentari e una grande esperienza politica, non essendo certo alle prime sue uscite in campo politico, che l'anomalia dei 1800 emendamenti che sono stati caricati su questa legge, e che credo configuri un fatto assolutamente straordinario, è anche legata all'anomalia con cui questa legge è arrivata in Aula, cioè senza che si sia verificato alcun confronto dialettico. Non stiamo parlando di tendenze o esigenze consociative da parte di nessuno sul merito del testo di legge, per cui le interlocuzioni, se deciderete di farle, sono finalizzate non certo a determinare una perdita di tempo, perché di tempo da perdere eventualmente, considerati i 1800 emendamenti, ce n'è tanto, ma appunto a verificare se esiste una possibilità di superamento. E mi sembra che la proposta del collega Capelli non sia nata in maniera assolutamente arbitraria e pretestuosa, ma sulla base di un intervento che è stato fatto in Aula. La collega Caligaris, infatti, ha svolto un intervento di merito, è entrata nel merito del modo in cui stavano procedendo i lavori in Aula, ha espresso il suo disagio, che è condiviso da esponenti della minoranza sicuramente, ma probabilmente anche da qualche altro esponente della maggioranza, e ha chiesto se esistevano delle aperture che consentissero di sfrondare tutto ciò che c'era di eccessivo per concentrarsi sulle parti che potevano essere considerate sostanziali.

Noi abbiamo interpretato la disponibilità della collega Caligaris come disponibilità della maggioranza a iniziare un ragionamento e la proposta del collega Capelli andava in quel senso. Se poi questa disponibilità, collega Biancu, non esiste, la collega Caligaris ne prenda atto e ne prendano atto eventuali altri colleghi della maggioranza che intendessero intervenire, che dovranno specificare che lo fanno a titolo personale, perché quello che loro esprimono non rappresenta la sensibilità diffusa della maggioranza a cui appartengono.

PRESIDENTE. Proseguiamo quindi i lavori secondo l'ordine del giorno.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1.

CORDA, Segretario:

Art. 1

Pianificazione paesaggistica regionale

1. La Giunta regionale, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, adotta il Piano Paesaggistico Regionale (PPR) principale strumento della pianificazione territoriale regionale ai sensi dell'art. 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dall'articolo 10 della Legge 6 luglio 2002, n. 137), al fine di assicurare un'adeguata tutela e valorizzazione del paesaggio.

2. Il PPR costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento, per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, degli atti di programmazione e pianificazione regionale, provinciale e locale ed assume i contenuti di cui all'articolo 143 del decreto legislativo n. 42 del 2004.

3. In sede di prima applicazione della presente legge, il PPR può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati 13 emendamenti.

Se ne dia lettura.

CORDA, Segretario:

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

Il titolo dell'Art. 1 è soppresso. (27)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 1, sono soppresse le parole:

"principale strumento della pianificazione regionale". (33)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. l, comma 2, é soppressa la parola:

"intero". (34)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

Il comma 3 dell'Art. 1 è soppresso. (36)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

Il titolo dell'Art. 1 è sostituito dal seguente:

"Piano per la valorizzazione Paesaggistica Regionale". (26)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU

Art. 1

Le parole "La Giunta Regionale, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, adotta il Piano Paesaggistico Regionale (PPR).... " sono sostituite dalle parole: "La Giunta Regionale, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, previa concertazione istituzionale con tutti i soggetti interessati e acquisiti i pareri della conferenza Regione-Enti Locali, delibera la proposta del Piano Paesaggistico Regionale (PPR),... ". (10)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 2, le parole "Il Piano Paesaggistico Regionale" sono sostituite con

"II Piano per la valorizzazione Paesaggistica Regionale". (28)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 2, le parole "il quadro di riferimento e di coordinamento" sono sostituite dalle seguenti: "elemento indispensabile di riferimento". (35)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU

Art. 1

Dopo le parole"... al fine di assicurare una adeguata tutela e valorizzazione del paesaggio,", sono aggiunte le seguenti parole :

"La proposta del PPR deliberata dalla Giunta Regionale viene trasmessa al Consiglio Regionale, che ne approva l'adozione entro sei mesi, secondo le procedure indicate nell'art. 2 della presente legge. ". (6)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 1, dopo il termine "la giunta regionale" è aggiunto: "recependo il parere vincolante espresso dal Consiglio Regionale". (30)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 1, dopo le parole "la giunta regionale" è aggiunto: "tenendo conto del parere vincolante espresso dal Consiglio regionale". (31)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 1, dopo le parole "la giunta regionale" è aggiunto: "previa approvazione da parte del Consiglio regionale". (32)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 3, dopo le parole "il Piano Paesaggistico regionale" viene aggiunto: "non". (29)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 27 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Con questo emendamento abbiamo proposto la soppressione del titolo dell'articolo 1, perché non corrisponde in alcun modo al contenuto dell'articolo stesso. E' evidente che chiunque ponga attenzione nel leggere l'intero articolo si accorgerà della confusione con la quale la Giunta regionale lo ha scritto, e in particolar modo della confusione circa la pianificazione urbanistico-territoriale e paesaggistica.

E' evidente altresì che qui non si tiene in alcun modo conto delle norme nazionali che hanno codificato e devono codificare il Piano paesaggistico regionale. Una confusione assolutamente acclarata dal comma 2 dello stesso articolo, che, come vedremo più avanti nell'esame dei relativi emendamenti, ha un chiaro riferimento al fatto che il Piano paesaggistico regionale deve diventare lo strumento fondamentale di coordinamento e pianificazione regionale. Cioè si è dato per scontato che il Piano paesaggistico regionale possa assumere un ruolo di coordinamento. Questo è assolutamente frutto di una confusione non solo terminologica, ma anche di sostanza da parte di chi ha la pretesa di estendere tutta la valutazione paesaggistico-ambientale all'intero territorio regionale, dimenticandosi che l'articolo 135 del Codice Urbani indica i valori che devono essere sottoposti alla valutazione del Piano paesaggistico regionale. E in questo caso è illuminante la lettura dell'articolo 135 del Titolo I del Codice Urbani, relativo alla tutela e alla valorizzazione paesaggistica, che recita: "Le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato. A tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio, approvando piani paesaggistici ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici", contenuti e richiamati nell'articolo 134 e successivamente nell'articolo 142. Se qualcuno è stato attento nella lettura del Codice Urbani si sarà reso conto che non è ammissibile che il Piano paesaggistico regionale diventi, come dice l'articolo 1, il quadro di riferimento e di coordinamento. Questa espressione è assolutamente impropria, perché il Piano paesaggistico regionale non coordina un bel niente! Il Piano paesaggistico regionale non prende in esame, dal punto di vista paesaggistico, alcuni episodi che sono codificati uno per uno nell'articolo 136 del decreto legislativo numero 42/04, che ha per titolo "Individuazione dei beni paesaggistici", tra cui: le cose immobili, le ville, i giardini e i parchi, le bellezze panoramiche, tutto quello che riguarda le singole aree previste nel successivo articolo 142, cioè i territori costieri compresi nella fascia dei 300 metri, i territori contermini ai laghi, i fiumi e i torrenti. Escludiamo in Sardegna i vulcani, i circhi glaciali, ma è evidente che il Piano paesaggistico regionale non tiene in considerazione tutti questi elementi che in qualche modo sono richiamati dalla legge. Invece, qui, in questo articolo 1 si propone il Piano paesaggistico regionale come strumento e quadro della pianificazione regionale.

Il piano urbanistico regionale di cui si parla nella nostra proposta di legge, non è assolutamente sostituibile essendo quello di urbanistica regionale...

PRESIDENTE. Onorevole Pili, non è finito il tempo, non sono ancora trascorsi i dieci minuti previsti. Prego, prosegua.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Credo che sia assolutamente chiaro, da queste poche enunciazioni, che il titolo dell'articolo 1 non può assolutamente essere valido. Tra l'altro è in assoluta contraddizione con il comma 3 dello stesso provvedimento, e qui ci sta un dato importante: la Giunta regionale propone di individuare territori di serie A, B e C, perché in questo articolo assume, come indirizzo, il fatto che il PPR possa essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei, cioè non è più un Piano paesaggistico regionale, perché nella sostanza dice: "Dove a noi fa comodo sarà adottato subito, nei territori a cui non siamo in alcun modo legati possiamo adottarlo più avanti". Un piano paesaggistico o è unitario o non è più un piano, perché un piano di questo genere deve contenere i criteri per l'individuazione precisa dei beni e non può essere legato a valutazioni assolutamente arbitrarie. Chi decide in quale territorio per primo il piano sarà proposto, adottato e approvato? Per quale motivo deve essere l'uno e non l'altro? E perché la pianificazione paesaggistica non deve essere unitaria?

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PILI) Il motivo per cui chiediamo la soppressione del titolo è per dirvi ancora una volta: attenzione, state proponendo un titolo che non ha alcuna corrispondenza con la confusione che è contenuta all'interno dell'articolo, quindi riteniamo che debba essere per questo motivo cassato o che debba essere assolutamente modificato. E nel corso dell'esame dei singoli emendamenti vedremo anche come riaffiorerà l'errore strategico che state commettendo nel considerare la pianificazione di tutela come competenza specifica della Regione, quando invece la sua competenza è la valorizzazione, così come vi abbiamo spiegato essere ormai acclarato nel nuovo articolo 117 della Costituzione, approvato dal centrosinistra, che ha sottratto alle Regioni la competenza della tutela ambientale, lasciando ad esse soltanto quella della valorizzazione.

Concludo, Presidente, esprimendo anche in questo caso una doppia solidarietà. L'ho fatto avant'ieri nei confronti del collega Siro Marrocu, che aveva avanzato una richiesta di sospensione per predisporre un documento unitario ed è stato palesemente smentito. Ma è il Capogruppo del partito di maggioranza relativa e quindi la sua richiesta aveva assolutamente valore! Non era mai capitata una cosa del genere e la doppia solidarietà nei suoi confronti era dovuta al fatto che poi è stato costretto a intervenire per smentire se stesso. Però, consentitemi, anche per il rapporto personale che ho con la collega Caligaris, di esprimere anche a lei una doppia solidarietà: primo, perché la maggioranza l'ha abbandonata rispetto a una serena proposta d'incontro e di mediazione da lei avanzata; secondo, perché la prima proposta di dialogo su un tema così forte è venuta da una donna. Quindi è duplice la mia solidarietà perché evidentemente le pari opportunità anche nella proposta politica il centrosinistra le manifesta soltanto in campagna elettorale e purtroppo per noi non riesce ad applicarle in alcun modo, nemmeno nel rispetto di una collega, perché sarebbe bastata una sospensione di cinque minuti per verificare che non c'erano le disponibilità reciproche per andare avanti, ma sarebbe stato un gesto di cortesia che evidentemente il cavaliere Biancu non è riuscito assolutamente a cogliere nel suo intervento.

Noi riteniamo, dunque, che il titolo dell'articolo 1 debba essere assolutamente soppresso, perché non riesce in alcun modo a dare contezza della confusione contenuta all'interno dell'articolo stesso. Vedremo lungo il percorso come sarà invece necessario sopprimere questo titolo e proporne uno tutto nuovo, che in qualche modo rappresenti il vero obiettivo strategico della pianificazione e della valorizzazione ambientale in Sardegna. In questa direzione credo che gli interventi che seguiranno da parte dei colleghi che hanno presentato insieme a me tutti gli emendamenti rappresenteranno il quadro esatto a un'Aula sicuramente assente e sorda, perché evidentemente ligia alle indicazioni, anzi agli ordini già subiti e reiterati.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 33 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 33 si propone di sopprimere, nel primo comma dell'articolo 1, le parole "principale strumento della pianificazione regionale". Entriamo quindi nel vivo dell'articolato, nelle prime disposizioni normative contenute in questo testo di legge. Il primo comma dell'articolo 1 ha sicuramente un intento dichiarato molto ampio e noi vogliamo dimostrare con questi emendamenti che c'è proprio un errore di fondo, un errore di impostazione grave nel progetto di legge che si manifesta esplicitamente nel primo comma dell'articolo 1, laddove si dice che la Giunta regionale entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge adotta il Piano paesaggistico regionale. E si dice anche che cosa è il Piano paesaggistico regionale (la definizione normativa è importante in un testo di legge): il Piano paesaggistico regionale è il principale strumento della pianificazione territoriale regionale, ai sensi dell'articolo 135 del decreto legislativo numero 42 del 2004, cioè il Codice Urbani. Cosa dice l'articolo 135 del Codice Urbani? "Le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato. A tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio, approvando piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifiche considerazioni dei valori paesaggistici". Quindi sia l'articolo 135 del Codice Urbani, a cui si riferisce lo stesso primo comma del testo unificato in discussione, sia la nostra legge urbanistica, la legge numero 45 del 1989, prevedono una doppia possibilità per il legislatore regionale in materia urbanistica e paesaggistica, e cioè scegliere tra lo strumento del Piano paesaggistico o, secondo quando dice la legge regionale, quello dello schema di assetto territoriale, cioè lo strumento di pianificazione territoriale previsto anche in precedenti testi di legge, in particolare quelli sulla programmazione e pianificazione, cioè come strumento di politica territoriale con cui si definisce l'assetto dello sviluppo del territorio parallelamente agli atti di programmazione economica, quindi i piani generali di sviluppo e quanto consegue a questo atto di programmazione generale: Lo schema di assetto territoriale, per la legge regionale, il piano urbanistico territoriale, ma con specifiche considerazioni dei valori paesaggistici, per il Codice Urbani. E' stata scelta, invece, una formulazione che definisce soltanto lo strumento del Piano paesaggistico regionale, ma dandogli una caratterizzazione che è assolutamente impropria. Non si può considerare il Piano paesaggistico regionale come il principale strumento della pianificazione territoriale regionale sia pure ai sensi dell'articolo 135 del Codice Urbani. Se questa Giunta e questa maggioranza avessero avuto come obiettivo strategico quello di redigere, adottare e approvare uno strumento di pianificazione territoriale regionale, considerando cioè l'intero territorio, considerando tutte le funzioni del territorio, avrebbero scelto un'altra strada. Si doveva scegliere un'altra strada, che non è stata scelta, preferendo imboccare la strada che porta a un testo normativo ibrido. Il risultato sarà l'adozione e poi l'approvazione, chissà, di un Piano paesaggistico regionale che presumibilmente non riguarderà l'intero territorio regionale, ma solo le aree costiere o quelle che in qualche modo hanno una valenza paesaggistica, il che darà a questo Piano la valenza di schema di assetto territoriale. Questo è il grave errore di fondo che vizia questo progetto di legge e su cui noi chiediamo assolutamente di intervenire, ma chiediamo soprattutto di essere molto chiari nella comprensione della posta in gioco.

Abbiamo detto che l'obiettivo del Piano paesaggistico è quello di regolare ciò che si può fare in aree vincolate; lo strumento cardine di un piano paesaggistico è proprio il vincolo, mentre lo strumento cardine di un piano urbanistico regionale è l'atto di indirizzo, di scelta delle funzioni da attribuire ad aree territoriali che siano indirizzate allo sviluppo di tutto il territorio regionale, coniugando la politica delle aree costiere con la politica delle zone interne, dando cioè alla politica urbanistica tutta quella valenza di politica di sostegno allo sviluppo, come doveva essere in origine. La politica urbanistica, cioè la politica del governo del territorio, così come viene detto anche nel Titolo V della Costituzione, riformato con la legge costituzionale numero 3 del 2001, è il cuore della politica urbanistica, della nuova politica urbanistica, come modernamente viene intesa, e lo strumento principale della politica urbanistica è il piano urbanistico regionale.

Si è scelta un'altra strada, attribuendo al Piano paesaggistico invece il valore di principale strumento della pianificazione territoriale regionale. Almeno per coerenza rispetto alle cose dette dai proponenti, occorrerebbe sopprimere l'espressione "principale strumento della pianificazione regionale", riconoscendo semplicemente, così come proponiamo noi, che il Piano paesaggistico regionale è adottato ai sensi dell'articolo 135 del decreto legislativo numero 42 del 2004. Si avrebbe una ripulitura del testo e una formulazione del comma 1 dell'articolo 1 più corrispondente a quelli che sono gli scopi di chi ha proposto questo testo.

Noi proponiamo seriamente questa modifica, perché crediamo che compito del legislatore sia anche fare norme chiare e comprensibili, corrispondenti alla realtà dell'obiettivo che si vuole raggiungere attraverso questo testo. Inserire una dicitura molto ampia, addirittura retorica, ma assolutamente irrealistica, non è un atto di correttezza sul piano della formulazione del testo normativo. E crediamo che questo possa essere fatto semplicemente tenendo conto del Codice Urbani, a cui ci si rifà, che proprio nell'articolo 135 individua il Piano paesaggistico come uno dei due strumenti possibili attraverso cui sottoporre a specifica normativa d'uso il territorio regionale. Territorio regionale che evidentemente è fatto di aree interne e di aree costiere; zone interne che hanno problematiche e prospettive di sviluppo particolari rispetto a quelle costiere, che in Sardegna costituiscono le zone più pregiate, quelle su cui sicuramente si può creare, attraverso una saggia politica di governo del territorio, una politica urbanistica moderna, cioè l'utilizzo del territorio con possibilità di sviluppo economico.

Noi chiediamo a chi ha proposto questo testo di correggerlo conformemente a quanto proponiamo noi nell'emendamento numero 33, soppressivo parziale del comma 1 dell'articolo 1.

PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, su che cosa intende intervenire?

(Interruzione della consigliera Caligaris)

PRESIDENTE. Non può esprimere il suo parere, onorevole Caligaris, siamo in fase di illustrazione degli emendamenti. Potrà intervenire in sede di discussione dell'articolo e degli emendamenti.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 34 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). Con questo emendamento ci si propone di chiedere al Consiglio di sopprimere un'unica parola contenuta nel secondo comma dell'articolo 1, e cioè la parola "intero", perché la formulazione del secondo comma, che prosegue evidentemente il senso logico con cui è stato redatto questo articolo, è una specificazione delle parole che noi, attraverso il precedente emendamento appena illustrato, abbiamo chiesto di sopprimere. Nel primo comma si dice che il Piano paesaggistico è il principale strumento della pianificazione territoriale regionale, in modo contraddittorio come abbiamo cercato di dimostrare; nel secondo comma il Piano paesaggistico viene in qualche modo ancora più precisamente spiegato nel suo significato: "il PPR costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, degli atti di programmazione e pianificazione regionale, provinciale e locale" e poi si aggiunge che lo stesso piano assume i contenuti di cui all'articolo 143 del decreto legislativo numero 42 del 2004, ossia il Codice Urbani. Si fa rinvio cioè, per quanto riguarda i contenuti del Piano, anche all'articolo 143 del Codice Urbani.

E' una specificazione davvero assolutamente incomprensibile. Non si capisce come il Piano paesaggistico regionale, così come concepito in questo testo, possa costituire quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale. Non è comprensibile questo se si considera che il Piano paesaggistico regionale andrà presumibilmente a incidere su porzioni di territorio, non sull'intero territorio regionale, non avendo, proprio per scelta da parte del proponente, la valenza di piano urbanistico regionale. Si dà una valenza eccessivamente ampia in termini di definizione normativa, quando in realtà questo progetto di legge indica soltanto delle procedure per l'approvazione del Piano paesaggistico e, successivamente, norme di salvaguardia che precisano che cosa non è possibile fare e cosa invece è ammissibile.

Sostanzialmente, questa legge indica soltanto dei termini e le procedure per l'approvazione del Piano paesaggistico e si premura di individuare delle misure di salvaguardia a tutela di quel bene paesaggistico che deve essere regolato attraverso il piano, dettando appunto dei limiti fisici (2.000 metri dalla linea di battigia) e temporali che noi vediamo articolarsi in diciotto mesi, più esattamente sei, più dodici, più altri sei o dodici mesi, che rinvieranno, come abbiamo più volte ribadito e spiegato, di circa quattro anni la possibilità effettiva di pianificare nuovamente e di fare interventi edilizi su questa parte di territorio. Ma questa legge non ha certamente l'ambizione, per espressa dichiarazione e volontà dei proponenti, di indicare il piano come il quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale. Noi vi chiediamo di togliere almeno questa parola, di dare all'articolo 1 il contenuto che realisticamente merita, e cioè l'articolo 1 dovrebbe semplicemente dire quali sono le finalità di questa legge, appunto quelle di indicare norme procedurali e stabilire misure di salvaguardia in vista della adozione e approvazione del Piano paesaggistico regionale, che evidentemente assume la valenza richiamata dagli articoli 135 e 143 del codice Urbani. Il fatto che questi due articoli siano il punto di riferimento coincide, tra l'altro, con quanto previsto nella nostra proposta di legge, intitolata invece: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale", in cui si è fatta esattamente un'altra scelta, e cioè quella di dare alla Sardegna veramente uno strumento urbanistico generale che fosse il quadro di riferimento e coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale.

E' quello che abbiamo cercato di fare nella precedente legislatura, quando abbiamo proposto un testo analogo; è quello che abbiamo cercato di fare all'inizio dell'attuale legislatura proponendo questo testo di legge che titola l'articolo 1 "Piano urbanistico di coordinamento territoriale". E proprio questa nostra proposta, che quindi ha dato un contenuto positivo alla nostra presenza in Consiglio, e che noi pensavamo meritasse ben maggiore attenzione, avrebbe potuto consentire un livello qualitativo diverso anche alla politica della maggioranza che governa questa Regione, se almeno si fosse accettato di introdurre in questo testo qualcosa che avesse un respiro più ampio. Avete voluto affrettare i tempi di approvazione in Commissione, così come vorreste affrettare i tempi di approvazione in Aula di questa legge, non considerando neanche la proposta che l'opposizione ha fatto evidentemente senza alcun intento di intralciare il vostro percorso.

E la proposta dell'opposizione era quella di inserire in questa legge uno strumento urbanistico di governo del territorio di valenza veramente generale su tutto il territorio regionale. In quel caso, sì, avremmo potuto dire che il governo del territorio regionale attraverso questo strumento urbanistico poteva essere il quadro di riferimento per la politica territoriale riguardante l'intero territorio della Sardegna, coniugando la politica delle zone interne con quella delle aree costiere, dando una dignità maggiore alla stessa politica urbanistica e individuando tutto il quadro generale delle tutele, ai fini sia della salvaguardia del territorio, sia della predisposizione degli strumenti pianificatori di indirizzo alle amministrazioni locali e agli imprenditori, tendenti alla valorizzazione del territorio, dell'ambiente naturale, del passaggio, del patrimonio storico e culturale.

La politica urbanistica è politica di ampio respiro che davvero riguarda l'intero territorio. Avete scelto una strada corta. Avete scelto la strada più rapida possibile, evidentemente ingabbiati da un'ossessione, quella cioè di fermare le iniziative speculative imponendo vincoli rigidissimi estesi, invasivi sul territorio e sull'economia. Imprigionati in questa ossessione è stata saltata l'elementare esigenza di dare a questa Regione uno strumento che davvero fosse di ampio respiro, un piano urbanistico che dettasse davvero norme di coordinamento per la politica del territorio su tutta la regione.

E' un'ossessione - e questa è l'interpretazione più benevola che si può dare - dettata dalla paura delle speculazioni, che potrebbe costare molto cara alla Sardegna, alle attività economiche e allo sviluppo delle amministrazioni locali, degli imprenditori, di gente che ha speso tempo e magari ha conservato i risparmi per fare investimenti sani e rispettosi dell'ambiente, che verranno assolutamente interrotti, contrastando veri e propri interessi perfettamente legittimi. Non tutto è speculazione e solo una mente ossessionata dal dubbio e dal sospetto può pensare di fare politica urbanistica in questo modo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 36.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente, rinuncio a favore del collega Diana.

DIANA (A.N.). Vedete, colleghi, l'emendamento numero 36 è, come previsto, la naturale conseguenza di tutte le considerazioni che sono state fatte dai colleghi Pili e La Spisa. E non possiamo non notare la scarsa attenzione che viene riservata a queste considerazioni dal Consiglio, nonostante l'invito della onorevole Caligaris, invito caduto nel vuoto, che ha determinato da parte sua l'abbandono dell'aula. Questi non sono emendamenti strumentali, questi sono emendamenti di sostanza, sui quali probabilmente ci poteva venire in soccorso la maggioranza nella discussione, se ancora ci fosse stata la volontà, da parte di qualcuno, di trovare delle sinergie in quest'Aula. Ma questa non è la situazione e quindi finiscono per diventare strumentali anche quegli emendamenti che di fatto tali non sono.

Allora senza ripetere le considerazioni opportune e puntuali che sono state fatte sugli emendamenti precedenti, ci ritroviamo all'emendamento numero 36 che, come ho detto, chiede la soppressione del terzo comma dell'articolo 1. Intanto per un motivo che è chiarissimo, e cioè questo comma recita: "In sede di prima applicazione della presente legge il PPR può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei". Può essere proposto? Quando l'ho letto ho pensato: "L'articolo 143 del codice Urbani non dice che può essere proposto, dice che deve essere proposto, cosa vorrà dire che può essere proposto? E' a discrezione di qualcuno la definizione degli ambiti territoriali omogenei?

Il Codice Urbani dice che "in relazione al livello di rilevanza e integrità dei valori paesaggistici il Piano ripartisce il territorio in ambiti omogenei", non dice "può ripartire", dice "ripartisce"! Com'è che ci troviamo di fronte a un problema di questo genere? E' chiaro che si deve chiedere la soppressione di questo comma, oppure interverrà l'Assessore o, io credo, qualche collega della maggioranza che ci dirà successivamente che si può arrivare alla sostituzione o a una modifica di questo comma. Ma come si può pensare che tutto ciò che diciamo noi sia strumentale e tutto ciò che dite voi sia invece la verità in terra. Fino a questo momento non siamo riusciti a sentire nessuna considerazione che ci faccia pensare che anche da quella parte, nel centrosinistra quindi o in viale Trento, ci sia qualcuno che in qualche maniera ci soccorre, ci aiuta, ci porta su una strada diversa dagli oltre mille emendamenti, che ovviamente rimarranno tutti in piedi, né può essere diversamente in assenza di dialogo.

E nessuno mi pare, neanche dei colleghi Capigruppo della maggioranza, vuole assumere il ruolo propositivo di coordinatore, per cercare di confrontarci, anzi faremo le ore piccole. Faremo le ore piccole! La politica si è sempre distinta dalle altre attività che sono congeniali all'essere umano proprio perché si fa in orari strani e si farà in orari strani anche questa legge. Non so con quale lucidità! Certamente con la nostra forza, questo lo posso assicurare, di non recedere da questo atteggiamento, e non perché non vogliamo recedere, ma perché non ci sono segnali che ci possano far pensare che da parte vostra possa essere accettata una qualsiasi modifica di questa legge. Non è ammesso sostituire o integrare o modificare niente! Questo è l'aspetto più deleterio di questa legge.

Allora certamente staremo qua per ore e ore, cercando di attirare in qualche modo l'attenzione dei mass media e della gente. Stiamo predisponendo un'indagine molto ben documentata su tutti i territori che sono toccati da questa norma e quindi con tutte le planimetrie e relativi numeretti, intanto per capire quanti proprietari terrieri potrebbero incappare nei rigori di questa norma. Lo preannuncio, sono migliaia, decine di migliaia, perché il territorio sardo, più che il territorio di altre regioni, è estremamente ripartito, per cui ci sono terreni anche di 5, 6, 10 o 15 mila metri quadri che sono intestati a sette od otto proprietari, e tutti vengono toccati da questa norma.

Dobbiamo renderlo pubblico questo fatto, non possiamo assolutamente tacere, perché tacendo "godremmo" degli stessi improperi che probabilmente arriveranno a chi approverà questa legge. Noi non possiamo permetterci questo e quindi saremo costretti, strumentalmente ma nel merito, ad approfondire l'esame di questo testo di legge.

L'onorevole Caligaris, ingenuamente, pensava di poter intervenire in una fase che non è quella propriamente indicata per un collega di maggioranza e proprio la sua ingenuità ci fa capire quale stato d'animo viva un consigliere regionale che si trova ingabbiato e non può esprimere le sue ragioni, magari dissentendo dalle nostre. E' veramente un'oppressione, quasi quasi è mortificante vedere certe situazioni. E mi meraviglia, lo dico per l'ennesima volta, che alcuni colleghi consiglieri, che so essere persone di alto spessore politico e di grandi capacità amministrative, ancora non intendano prendere la parola.

Se non lo fate, colleghi, perché intendete allungare i tempi, io vi assicuro che invece otterrete l'effetto contrario, perché meno parlate voi e più siamo costretti a parlare noi. Se invece ci date una traccia e intervenite, probabilmente limitate anche i nostri interventi. Invece no, siamo qui e continuiamo a girare sul comma che dice: "In sede di prima applicazione della presente legge," - un'altra grande invenzione! - "il PPR può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei". Non è nemmeno una legge e già diciamo "in sede di prima applicazione". Ma quando sarà la prima applicazione di questa legge? Esatto, è proprio questo il dilemma che diventa un "trilemma"! E ce ne sono tanti qui di dilemmi! Quindi proprio per quanto riguarda l'emendamento numero 36 mi appello a voi: valutate bene!

La proposta di sospensione avanzata dall'onorevole Capelli, che non è stata accolta, anzi è stata decisamente respinta, era invece opportuna per capire se veramente siete convinti che, in sede di prima applicazione della presente legge, il Piano paesaggistico regionale può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei. Vogliamo capire chi è che non può, quando e perché. Perché c'è questo particolare "può"? Anche questo ci fa pensare che probabilmente, siccome in questa legge nulla è lasciato al caso, perché è una mente certamente diabolica quella che ha messo in piedi questo disegno di legge, ed è talmente diabolica che essendo diabolica…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Diana. Io ho dato un tempo che deriva da una prassi, perché nel Regolamento l'illustrazione degli emendamenti non è prevista. Quindi prego i colleghi consiglieri di rispettare questo tempo, di autodisciplinarsi.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 26 ha facoltà di illustrarlo.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Capelli, la ringrazio per la sua disponibilità, ma lei non è tra i firmatari di questo emendamento.

CAPELLI (UDC). Non posso?

PRESIDENTE. No.

PILI (F.I.). Lo faccia proprio.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lasci perdere il suggerimento "lo faccia proprio". L'emendamento deve essere illustrato da uno dei presentatori e potrà essere fatto proprio in una sede diversa da quella della illustrazione. Non dia suggerimenti non utili, grazie.

Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 26.

PILI (F.I.). Il suo rigore nella conduzione dell'Aula non mi ha consentito di esternare totalmente il suggerimento al collega Capelli, ignorando che lei l'avrebbe..

PRESIDENTE. Daremo altre occasioni di intervenire all'onorevole Capelli.

PILI (F.I). Credo che l'onorevole Capelli avrà la possibilità di intervenire per dichiarazione di voto e quindi esprimere la sua condivisione di questo emendamento.

Anche in questo caso noi abbiamo voluto partire da un concetto, perché vogliamo che resti agli atti, a questo punto, che ci sia o non ci sia una risposta. Il collega Diana diceva: "Sarebbe giusto e corretto che venisse incontro all'opposizione qualche segno di dialogo, di verifica di punti di incontro". Questo è uno di quei punti possibili di incontro ragionevole, opportuno che noi stiamo suggerendo. Stiamo cioè dicendo: aggiungete la parola "valorizzazione", non fermatevi alla logica del vincolo, perché non è assolutamente tra le competenze della Regione la tutela del territorio regionale. Infatti, come più volte abbiamo detto, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, la tutela dei beni paesaggistici deve ritenersi sicuramente attribuita alla potestà legislativa dello Stato. Quindi abbiamo la necessità di riaffermare questo concetto e di dare una chiara indicazione alla maggioranza dell'errore che sta commettendo.

E' evidente che chi non vuol sentire può anche non sentire, ma è anche evidente che non si può non tener conto del fatto che l'unica competenza concorrente nella potestà legislativa è quella in materia di valorizzazione del patrimonio culturale. L'articolo 117 infatti dice che alla Regione sono attribuite le funzioni amministrative di tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici. E' un richiamo quello che vi stiamo facendo che, ripeto, potete accogliere o non accogliere, ma che resterà agli atti del Consiglio regionale.

Noi vi diciamo: "Attenzione, la tutela ambientale è una competenza statale, la Regione esercita la funzione amministrativa di tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici, e si ferma alla funzione amministrativa. E' evidente che il legislatore costituzionale del 2001, nel distribuire la potestà legislativa tra lo Stato e la Regione ha utilizzato il criterio delle funzioni, nel senso che ha tracciato una linea di confine chiara tra la competenza legislativa statale esclusiva e la competenza concorrente, individuando due funzioni: la tutela e la valorizzazione. Non ne volete tener conto, non volete tener conto di una legge che il centrosinistra nel 2001 ha varato in termini assolutamente arbitrari, l'abbiamo già detto più volte, perché l'ha fatto senza condividere col Parlamento una proposta unitaria di riforma costituzionale, e davvero il centrosinistra di Roma smentisce il centrosinistra di Cagliari.

Insomma, per concludere, colleghi, le rispettive attribuzioni sono delimitate non dalle materie, ma dalle funzioni, e quello che non volete assolutamente recepire è che questo è un elemento fondamentale della valutazione legislativa che oggi vi stiamo proponendo. Quindi non dovete guardare alla materia, ma alla funzione, quella che il legislatore costituzionale, nel 2001, ha voluto richiamare.

Il patrimonio culturale, così come disciplinato nel Codice Urbani, è costituito dai beni culturali e paesaggistici e l'articolo 1, primo comma, dello stesso Codice, dando diretta attuazione all'articolo 9 della Costituzione, afferma che "la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale" e in coerenza con la categoria costituzionale del patrimonio culturale anche le funzioni di tutela e valorizzazione esplicitate negli articoli 3, 4 e 6, sono riferite totalmente, fin dalla rubrica degli articoli stessi, al patrimonio culturale, secondo un concetto unitario di patrimonio culturale, all'interno del quale non può quindi distinguersi tra beni culturali in senso stretto e beni paesaggistici, in quanto ambedue le categorie di beni si presentano prevalentemente tali da essere considerate in modo unitario e certamente interagente. E' evidente, quindi, che siamo di fronte a un errore non lessicale, ma sostanziale, colleghi, che evidentemente la Commissione non ha voluto rilevare, che evidentemente questa maggioranza non vuole rilevare e che la Giunta vuole continuare a ignorare, impegnata com'è, insieme al Presidente del Consiglio e al Capogruppo dei D.S., evidentemente a cercare qualunque elemento per far valere qualche cavillo regolamentare che possa vietare all'opposizione di continuare a svolgere il suo ruolo. E devo dire che l'opposizione nella scorsa legislatura ha svolto questo ruolo in maniera assolutamente più decisa e determinata di quanto non stiamo facendo noi oggi. Mi dispiace che i colleghi di Rifondazione Comunista non abbiano più tra i loro banchi un esperto della regola della opposizione, l'onorevole Cogodi, che certamente non avrebbe consentito il passaggio di una norma come questa, per aver lui legiferato negli anni passati in maniera diametralmente opposta a quella disciplinata in questo testo di legge.

E' evidente che il patrimonio culturale, che è l'elemento unificatore delle due categorie dei beni, è davvero sottratto totalmente da questa norma alla competenza regionale. Credo che questo sia un elemento di cui non si può non tener conto e, come voi sapete, questo pomeriggio il Presidente della Commissione, con - mi si passi il termine - la "complicità" del Presidente del Consiglio, che mai nella storia di questi ultimi anni aveva concesso, senza il parere unanime dei Capigruppo, la convocazione per mezz'ora di una Commissione consiliare, ha riunito la quarta Commissione per approvare che cosa? Non conosciamo l'atto, non sappiamo quando è stato presentato, non sappiamo quando è stato protocollato. Probabilmente è facile farlo arrivare da un cassetto all'altro e poi farlo risultare protocollato chissà quando.

PIRISI (D.S.), relatore. Questi imbrogli li faceva lei!

PILI (F.I). La realtà, professor Pirisi, è che abbiamo imparato molto da lei, e credo...

PIRISI (D.S.), relatore. No, da me non ha imparato niente, i maestri li ha avuti lei!

PILI (F.I). Professore, la ringrazio per questa interlocuzione, finalmente anche lei ha la possibilità di dire qualcosa e credo che sia la dimostrazione evidente, se questo atto che verrà proposto stasera non è arrivato ieri notte, che c'era un disegno predeterminato per reiterare quella delibera in Consiglio. Se questo sarà fatto ne vedremo davvero delle belle!

PRESIDENTE. Onorevole Pili, sempre tra virgolette, io non mi rendo complice di nessuno, né tra virgolette né fuori dalle virgolette. Faccio il Presidente utilizzando il Regolamento ed esercitando fino in fondo la mia funzione. Le ricordo che il Consiglio è sovrano, poi lei potrà farne vedere delle belle, ma il Consiglio, naturalmente nell'ambito dei regolamenti e delle regole che si è dato, assumerà le decisioni che ritiene opportune. Lei ha la facoltà di svolgere, come sta facendo, i suoi interventi, per ora la complicità ce l'ho soprattutto con chi illustra per dieci minuti, pur non essendo previsto dal Regolamento, tutti gli emendamenti parlando anche d'altro e non solo dell'emendamento in esame.

PILI (F.I). Questo non lo può dire, perché non stava ascoltando!

PRESIDENTE. Io sto ascoltando benissimo, onorevole Pili.

PILI (F.I). Mi sembrava distratto!

PRESIDENTE. Sembravo distratto, onorevole Pili. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 10 ha facoltà di illustrarlo.

PISANO (Riformatori Sardi). La ringrazio, Presidente, questo emendamento, che porta il numero 10 e che ha come obiettivo quello di modificare il comma 1 dell'articolo 1, sicuramente, a mio giudizio, verrà condiviso dall'intera Assemblea, anche perché si tratta di un contributo che restituisce chiarezza sulle competenze e alle prerogative di questa Assemblea. Quindi mi immagino di avere il sostegno di tutti gli ottantacinque consiglieri regionali e anche il suo, Presidente, proprio per il ruolo che lei esercita di tutela delle prerogative del Consiglio.

La dizione del comma 1 dell'articolo 1, così come è stato licenziato dalla Commissione, in effetti fa una confusione abbastanza evidente tra le competenze della Giunta regionale, nel momento in cui utilizza le parole "adotta il Piano paesaggistico regionale". E' chiaro che l'adozione e l' approvazione sono due fasi consecutive e comunque legislative, ai sensi dell'articolo 4 del D.P.R. numero 250 del 1949, che è una legge di rango costituzionale, concernente norme di attuazione dello Statuto speciale della Sardegna, in cui sono indicate in maniera netta, chiara, le prerogative e le competenze del Consiglio regionale della Sardegna. E' detto espressamente che ogni provvedimento relativo all'approvazione di piani è competenza del Consiglio. Ma se ci fossero dubbi, all'articolo 8 dello stesso D.P.R. sono indicate, invece, le competenze della Giunta regionale, che sono, ovviamente, come è logico che sia, competenze di esecutività, competenze residuali rispetto alle competenze primarie del Consiglio regionale. Noi, tra l'altro, abbiamo indicato questo emendamento secondo un percorso che non allungherebbe per niente i tempi e il cronogramma che la Giunta regionale stessa si è data per l'approvazione eventuale di questa legge, quindi abbiamo scisso la fase propositiva, che viene affidata attraverso l'adozione di una delibera, dalla fase legislativa, perché vedremo che l'adozione sarà, nell'articolo 2, in maniera esplicita affidata come competenza al Consiglio regionale.

Non solo: abbiamo voluto anche indicare, tra gli obiettivi di questo emendamento, in maniera netta, un principio che se non applicato in questo modo diverrebbe davvero aberrante, cioè quello di poter partecipare alla concertazione non in fase successiva all'adozione, ma ovviamente in fase preventiva, e quindi ricollocare prima ancora dell'atto di adozione, che è affidato al Consiglio, la possibilità di confronto delle istituzioni deputate a stabilire questo confronto, in questo caso nella conferenza Regione-enti locali. Credo che approvando questo emendamento noi, naturalmente, non solo difendiamo la norma costituzionale che ha visto assegnate le prerogative a questo Consiglio regionale, ma indichiamo anche un percorso molto più lineare, quello che tutti i comuni della Sardegna seguono per l'approvazione dei loro piccoli piani, il piano urbanistico e tutti i provvedimenti di programmazione, che non possono essere localizzati soltanto nella sfera delle competenze di esecutività di una Giunta, ma che devono essere affidati ad una sfera di competenze più alta, più nobile, più ampia, che veda la partecipazione vera, legislativa di questo Consiglio. La situazione paradossale che si verrebbe a stabilire è che questo Consiglio non potrebbe entrare nemmeno nel merito del Piano paesaggistico regionale, perché l'unica cosa che è stata prevista è l'acquisizione di un parere da parte della Commissione competente, nemmeno quindi in Aula, cioè non si arriva ad approvare nemmeno nella fase definitiva, qui in Consiglio, il Piano paesaggistico regionale che, così come definito al comma 2 in maniera ben precisa, "costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale". Io mi chiedo se qui ci sia qualche consigliere che davvero può pensare che questa non sia competenza o prerogativa del Consiglio regionale.

Nell'illustrare questo emendamento mi servo sempre, chiaramente, di analogie, ma anche queste vogliono essere un contributo. In sintesi vogliamo restituire a Cesare ciò che è veramente di Cesare, e per restare nell'ambito delle citazioni dell'impero romano non dimenticatevi ciò che accadde a un imperatore che era passato alla storia proprio per il suo tentativo di cambiare lo status del proprio cavallo: Caligola - al contrario di quanto la storia falsamente racconta - nominò senatore il proprio cavallo. In effetti si trattava soltanto di una promessa di cambiamento dello status dell'animale, che si chiamava Incitatus, cosa che poi non si realizzò. Ecco, qui c'è un'analogia, effettivamente, signor Presidente, nel senso che si tratta di uno status promesso per un litorale di due chilometri dal mare e che si vorrebbe vincolare attraverso un Piano paesaggistico regionale, cioè con uno strumento inidoneo, proprio perché licenziato da un organo non competente a fare ciò.

E' evidente che questo strumento diventa quasi uno strumento cardine di quella che sarà la storia futura della Regione. Per trovare qualcosa di simile e di questa portata probabilmente debbo andare a ritroso di una sessantina d'anni, a quella fondazione Rockefeller che in Sardegna finanziò il piano Marshall. Allora il piano Marshall ci restituì l'utilizzo delle coste, non dimentichiamoci infatti che fino a sessant'anni fa le nostre zone costiere erano malariche e quindi poco utilizzabili. Ecco, noi oggi, con questo strumento, rischiamo di fare un piano Marshall all'inverso: stiamo rovesciando le cose, stiamo di nuovo arretrando. L'arretramento, onorevoli consiglieri, è un cedimento e noi non possiamo permettere che l'utilizzo del territorio costiero, gabbato qui con terminologie quali "sviluppo turistico sostenibile" o "salvaguardia dell'ambiente" o altre denominazioni le più disparate, possa davvero oggi stravolgere, attraverso uno strumento legislativo inidoneo, illegittimo, perché affidato a un organo non legittimamente deputato a licenziarlo, quello che è l'equilibrio dell'utilizzo reale delle risorse in Sardegna.

Volevo anche fare un riferimento esplicito alla partecipazione di questa Assemblea alla elaborazione del futuro Piano paesaggistico regionale. Se sarà approvato, mi auguro all'unanimità, questo emendamento e restituiremo al Consiglio la competenza giusta, dovremo anche verificare, proprio nell'ipotesi di un eventuale sacrificio da imporre alla proprietà privata nell'ambito del nostro litorale, le reali possibilità di apposizione di un vincolo e quindi di un limite all'utilizzo della proprietà privata in maniera strategica, finalizzata a un'utilità pubblica. Cioè l'interesse pubblico deve davvero emergere.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 28 ha facoltà di illustrarlo.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Altro emendamento che sarà considerato strumentale, mentre noi cercheremo di dimostrare che strumentale non è, a meno che non emergano delle questioni che non sono scritte, ma che si leggono tra le virgole, nel bel mezzo delle argomentazioni.

Con questo emendamento si chiede di sostituire il Piano paesaggistico regionale con il piano per la valorizzazione paesaggistica regionale. Mi sovviene che forse si sarebbe dovuto definire: "piano per la valorizzazione e la tutela paesaggistica regionale". La valorizzazione è l'elemento che ancora una volta ci divide e sul quale aspettiamo notizie, visto che ho terminato il precedente intervento considerando diabolico il comma 3 dell'articolo 1, che dice che il PPR può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei. "Può", non vorrei che da questo emergesse la possibilità - non si capisce né quando né come, ma la si intravede - che per un dato territorio omogeneo si pensa alla valorizzazione mentre per altri territori omogenei si pensa solo alla tutela e salvaguardia, perché questo non va bene, non può andare bene, perché l'articolo 135 del Codice Urbani, non ci stancheremo di ripeterlo nelle nostre esposizioni, dice che: "Le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato. A tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio" - a specifica normativa d'uso vuol dire che di quel territorio se ne può fare un uso che non può essere la tutela integrale, benché esistano territori dove probabilmente è necessaria una tutela integrale e, grazie a Dio, ce ne sono anche tanti in Sardegna - "approvando piani paesaggistici ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, concernenti l'intero territorio regionale, entrambi di seguito denominati 'piani paesaggistici'". Ma ciò che più è importante è che il primo capoverso dice che il paesaggio deve essere adeguatamente tutelato e valorizzato. Allora tutta questa norma stride con la tutela e la valorizzazione. La valorizzazione scompare completamente, emergerà negli articoli successivi, quando di valorizzazione se ne parlerà a piene mani. Quella sì che diventa valorizzazione e quindi troveremo le ristrutturazioni, troveremo tutta una serie di interventi che fanno capire dopo che c'è la valorizzazione. In questa fase non esiste!

E allora questo è un altro segnale che la maggioranza dovrebbe dare, appunto parlare di piano per la valorizzazione paesaggistica regionale, così capiamo tutti quanti che noi il paesaggio lo vogliamo tutelare, ma vogliamo anche valorizzarlo e renderlo fruibile, renderlo economicamente compatibile, metterlo al riparo dai disastri che sono stati prodotti negli anni passati, al fine di creare una condizione che sia la migliore possibile per il nostro ambiente e per il nostro paesaggio.

Dobbiamo tuttavia ancora una volta rilevare che in questo testo di legge non esistono questi presupposti e quindi è difficile interrompere le nostre discussioni sugli oltre mille emendamenti presentati. Non è assolutamente pensabile che ciò possa accadere, perché segnali non ne abbiamo ricevuti e perché è la filosofia che ispira l'intero provvedimento che non può essere condivisa. Voi lo sapete bene, cari colleghi della maggioranza, e vi prego di accettare che io mi rivolga continuamente a voi, in quanto ad altri non mi posso rivolgere, perché in quest'Aula gli unici che rappresentano il potere politico di questa Regione siete voi, visto che gli Assessori, ove rappresentino il Presidente, di fatto rappresentano il Presidente e non invece una coalizione politica, che vuole crescere e non vuole essere soltanto una coalizione di numeri. E noi riteniamo che non sia una coalizione di numeri, visto che siete così tutti solidali tra voi, fino al punto che nessuno interviene per sollevare una minima voce di dissenso che possa far pensare che forse qualcuno di voi non la pensa come viale Trento.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

(Segue DIANA.) Allora, chi è l'interlocutore della opposizione se il presidente Soru non è in aula? Il Capogruppo di Progetto Sardegna? Che parli il Capogruppo di Progetto Sardegna, almeno avremo un interlocutore, non potendo fidarci, ovviamente, del Presidente della Commissione, che molto ha fatto e molto farà nei prossimi giorni per vietare qualsiasi tipo di contraddittorio o di apertura, visto che le aperture le ha proposte lui e gliele hanno bloccate subito.

Arrivati a questo punto tutti i cittadini sardi debbono sapere che questa legge è la verità in terra, è il verbo! Ma possibile che non ci sia una virgola che di questa legge non vi va bene? E' possibile che all'improvviso l'elezione diretta del Presidente della Regione sarda abbia anche trasferito tutto lo scibile umano, tutte le conoscenze, tutto il verbo, tutto ciò che i cittadini si aspettano? E' possibile che all'improvviso si digerisca tutto e il contrario di tutto? Si arriva al punto che le associazioni ambientaliste, che avrebbero messo la dinamite contro una casa ristrutturata nel Golfo di Carbonara, dicono che sia un'opera sobria, architettonicamente valida, ma, vivaddio, lo dico anch'io che è un'opera sobria, di architettura moderna. L'ho detto nel mio intervento preliminare, lo ribadisco qui, e che lo dica io passi, ma che lo dica il WWF, Legambiente, il signor Deliperi, ma possibile che non si levi una voce di dissenso?

E allora ecco i dubbi che nascono e ci impongono comunque di cercare di modificare questa legge, sempre che sia possibile, non è facile, è un'operazione disperata. E' un'operazione disperata, onorevole Pirisi!

PIRISI (D.S.), relatore. La cambiamo noi!

DIANA (A.N.). Mi ha capito benissimo, onorevole Pirisi!

Per cui ribadiamo la necessità che il Piano paesaggistico regionale sia convertito in Piano per la valorizzazione paesaggistica regionale, per riprendere quel famoso discorso che abbiamo interrotto col Codice Urbani, che sembrerebbe una norma di nessun interesse per la Regione Sardegna. All'improvviso stiamo assumendo ruoli dello Stato, ci stiamo occupando di tutta una serie di materie dimenticando che comunque ci sono competenze primarie dello Stato e competenze concorrenti. A questo punto il nostro orientamento non è modificato e non è modificabile, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda Alleanza Nazionale. Noi su questa strada andremo avanti e continueremo a sollecitare i colleghi della maggioranza, con la speranza che almeno uno intervenga, e sarà un benemerito se lo farà, non potendo l'onorevole Caligaris essere considerata tale. Insomma, credo che nelle prossime ore e nei prossimi giorni probabilmente qualcuno ci dirà qualcosa di più.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 35 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. Con l'emendamento numero 35 continuiamo a proporre diverse possibilità per intervenire in un'opera che crediamo sia utile per chiarire i veri scopi di questo provvedimento legislativo e in particolare riguardo all'articolo 1, che normalmente, in qualunque testo di legge, è l'articolo in cui vengono indicate le finalità, gli obiettivi, gli eventuali programmi e gli scopi per i quali si propone un testo di legge. Proprio in questo articolo si indica il Piano paesaggistico regionale come il quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, degli atti di programmazione e pianificazione regionale, provinciale e locale, assumendo i contenuti di cui all'articolo 143 del decreto legislativo numero 42 del 2004. Noi chiediamo semplicemente di sostituire, al secondo comma, la formulazione "quadro di riferimento e di coordinamento" con le parole "elemento indispensabile di riferimento". Quindi il testo complessivo del secondo comma, se venisse accolto questo emendamento, sarebbe: "Il Piano paesaggistico regionale costituisce elemento indispensabile di riferimento". Insistiamo su questo perché è più giusto e più realistico definire questo strumento, così come viene individuato dai proponenti del disegno di legge, come un punto di riferimento, un elemento indispensabile, se vogliamo, di riferimento per lo sviluppo sostenibile del territorio regionale e quindi di tutti gli atti che costituiscono anche uno strumento per lo sviluppo sostenibile, gli atti di programmazione e di pianificazione a tutti i livelli, da quello regionale a quello governato dalle autonomie locali. Definire il Piano "quadro di riferimento e di coordinamento insistente sull'intero territorio regionale" non è realistico perché non è proprio quello che si è voluto fare.

Ho già detto che riferendosi all'articolo 135 del decreto legislativo numero 42 e avendo a disposizione due strumenti, il Piano paesaggistico e il Piano urbanistico di coordinamento territoriale a valenza piena, secondo la legge 45, si sarebbe effettivamente potuta usare la formulazione "quadro di riferimento e di coordinamento". E' stata scelta invece la strada di un intervento che nello stesso titolo della legge è definito "norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale"; si è optato cioè per un Piano paesaggistico, che pur assumendo i connotati previsti dagli articoli 135 e 143 del Codice Urbani, evidentemente ha una finalità più limitata.

Crediamo, quindi, che sia più giusto mettere come formulazione quella che abbiamo suggerito, che indica questo strumento come un elemento indispensabile di riferimento della politica territoriale e rispetta maggiormente l'articolo 143 del Codice, a cui fa riferimento il secondo comma dell'articolo 1, cioè l'articolo del Capo III che indica le caratteristiche, la conformazione, le finalità e addirittura tutti i contenuti specifici del Piano paesaggistico secondo la nuova normativa. Il Codice Urbani indica il Piano paesaggistico proprio come lo strumento che, in base alle caratteristiche sia naturali sia storiche e in relazione al livello di rilevanza e integrità dei valori paesaggistici ripartisce il territorio in ambiti omogenei. Quindi individua sia i territori che possono avere effettivamente, notoriamente e dopo un'attenta analisi, ovviamente, il carattere di elevato pregio paesaggistico, sia le aree che possono aver avuto storicamente delle compromissioni o delle forme di degrado di livello significativo, così come dice la legge. Ora, in funzione dei diversi livelli, il Piano paesaggistico deve indicare il valore paesaggistico di ciascuna area, quello riconosciuto, quindi individuando e attribuendo a ciascun ambito uno o più obiettivi che siano corrispondenti proprio alla qualità del bene paesaggistico che si intende tutelare e valorizzare. Proprio perché, come si è detto prima, l'obiettivo non è soltanto la tutela attraverso vincoli, ma anche la valorizzazione in vista di una utilizzazione per fini economici, per lo sviluppo, per dare opportunità al territorio non soltanto con atti che trasferiscano risorse per investimenti pubblici o la realizzazione di infrastrutture pubbliche, ma anche con una politica urbanistica che, attribuendo valore alle aree o indicando gli strumenti attraverso cui il valore delle aree possa essere incrementato e utilizzato al massimo, raggiunga l'obiettivo di valorizzare e addirittura incrementare la qualità paesaggistica.

Il Piano paesaggistico costituisce un elemento indispensabile di riferimento, non è il quadro di riferimento e di coordinamento relativo all'intero territorio regionale, ma poiché si è scelto di predisporre un Piano che possa essere, come poi dirà anche il terzo comma dell'articolo 1, in sede di prima applicazione proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei, esso dovrebbe effettivamente avere le caratteristiche di un quadro di riferimento e coordinamento. Soltanto in questa ipotesi la formulazione del primo comma sarebbe corretta. Noi proponiamo una correzione di questa formulazione indicando le parole "elemento indispensabile di riferimento", proprio perché più propriamente rispecchiano gli intendimenti del legislatore nazionale, che nell'articolo 135 del Codice Urbani ha indicato la finalità della pianificazione paesaggistica e nell'articolo 143 invece i contenuti, gli obiettivi, gli strumenti, le caratteristiche principali, analiticamente descritte, del Piano paesaggistico.

Il Piano, come proponiamo noi, deve essere un punto di riferimento, un elemento indispensabile di riferimento, non un quadro di riferimento e di coordinamento per l'intera politica del territorio, così come formulata dal nuovo testo della Costituzione e così come verrà attuata dalle conseguenti norme di attuazione.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 6 ha facoltà di illustrarlo.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, l'emendamento numero 6 si inserisce nel contesto di alcuni altri emendamenti che sono stati specificamente presentati dal Gruppo dei Riformatori, e in particolare, per quanto riguarda l'articolo 1, si appaia all'emendamento numero 10 che il collega Pisano ha precedentemente illustrato, consentendo di dare corpo pieno al disegno che attraverso questi emendamenti noi intendiamo introdurre nel testo di legge in esame.

Devo dire che questi emendamenti, che per altro ricalcano, con toni più sfumati o più intensi, altri emendamenti presentati dalla minoranza sullo stesso argomento, sono alcuni di quegli emendamenti che il collega Pirisi ieri chiedeva alla minoranza di individuare come elementi di sostanza nelle ipotesi modificative della legge. Nel senso che, come è stato rilevato diverse volte in quest'aula (più che in un dialogo in monologhi che non vengono recepiti da una maggioranza che fino a questo momento, tranne rarissime ed estemporanee considerazioni, sembra essere sorda a qualsiasi invito al dialogo), questi emendamenti in realtà mirano a incidere più che sulla sostanza dei provvedimenti previsti, quindi più che sulla tipologia, l'entità, la distribuzione, la ratio dei vincoli, su un problema che noi riteniamo sostanziale, avendo ascoltato, con estrema attenzione, le valutazioni che in merito hanno sempre fatto i colleghi del centrosinistra, cioè quegli stessi colleghi che comprensibilmente in questo momento leggono il giornale, chiacchierano tra loro, guardano documenti relativi sicuramente alla legge in discussione e, ovviamente, come è normale che sia in un dibattito che si svolge senza nessun tipo di interlocuzione, non ascoltano gli oratori che ripetono cose che loro hanno detto tante volte in quest'Aula.

I colleghi del centrosinistra, anche nella passata legislatura, quando pure vigeva un sistema elettorale differente, che non conferiva al Presidente della Regione quella legittimazione popolare che invece gli conferisce l'attuale sistema elettorale, con ben diverso prestigio, autorevolezza e peso politico rispetto al passato, intervennero in quest'Aula ricordando la necessità di mantenere in capo al Consiglio regionale un ruolo importante dal punto di vista della programmazione e della potestà legislativa. Più volte i colleghi del centrosinistra, quando erano in discussione leggi che riguardavano il rapporto tra la Giunta (il potere esecutivo) e il Consiglio (il potere legislativo), ci ricordavano di non sperequare mai i rapporti tra le due istituzioni, tra i due poteri, perché una sperequazione avrebbe comunque determinato una diminutio della forza di uno dei due rispetto all'altro. Per cui, mentre alla Giunta doveva essere riservato il potere esecutivo, il potere di controllo e quello legislativo dovevano invece rimanere in capo al Consiglio. Quei ragionamenti, che avevano ovviamente una loro solidità, un loro spessore politico quando venivano fatti, e che ogni qualvolta non erano speciosi trovavano anche nelle file di questa parte politica degli estimatori e dei sostenitori, si svolgevano in una fase ben diversa da questa, cioè in una fase in cui la difesa del potere legislativo era forse, anzi era senz'altro meno necessaria, meno esiziale per la vita dell'istituzione democratica di quanto non lo sia in questo momento. Allora, l'emendamento che noi vogliamo sostenere nella questione di specie, insieme al precedente emendamento illustrato, il numero 10, ha la funzione di ribadire la necessità che la centralità della battaglia politica…

LIORI (A.N.). A chi stai parlando?

VARGIU (Riformatori Sardi). A me stesso, sto facendo delle riflessioni ad alta voce. Io ho detto altre volte che apprezzo il brusio perché mi fa capire che non sono rimasto solo in aula, quindi è un piacere condividere con i colleghi le riflessioni, ma non pretendo di essere ascoltato…

(Interruzione)

No, hai ragione tu, Masia. Io non ho nessuna pretesa di essere ascoltato, parlo perché ciò che dico resti agli atti e spero che in futuro qualcuno abbia modo di leggerli e quindi di valutare se nelle cose che ciascuno di noi dice ci sono elementi di ragionevolezza che magari la distrazione comprensibile dell'Aula in questi momenti impedisce di cogliere.

Riprendendo il filo del ragionamento, i due emendamenti mirano a ribadire la necessità che la centralità legislativa sia mantenuta comunque dal Consiglio, perché se il Consiglio perdesse questo tipo di potestà diventerebbe, come qualcuno ipotizza, una specie di Rotary Club, dove in seduta plenaria qualcuno illustra le nuove regole del Piano paesaggistico regionale, i componenti del Rotary ascoltano e dottamente commentano, magari ponendo qualche domanda intelligente al relatore, dopodiché, esaurita la fase rotariana, il relatore dà esecuzione a quello che il Consiglio ha semplicemente ascoltato in seduta plenaria, come se si trattasse di una conferenza e non della discussione di uno di quegli argomenti che specificamente riguardano questo Consiglio e per affrontare i quali i sardi ci hanno eletto.

Quando abbiamo discusso dell'Assemblea costituente, voi avete sostenuto che il Consiglio è stato eletto per fare tutto, anche assolvere un compito assolutamente straordinario quale quello di legiferare in materia statutaria. Noi ci chiediamo se questo Consiglio sia stato nel frattempo sollevato dalla necessità di legiferare sull'ordinario e riteniamo del tutto anomalo che, nel momento in cui esiste, ripeto, un nuovo rapporto tra le due istituzioni, esecutiva e legislativa, non ci poniamo il problema di mantenere in capo al Consiglio regionale una funzione di controllo che non sia quella di mero ascolto delle enunciazioni di un Presidente che oggi ha l'autorità e la facoltà di scegliersi la Giunta regionale, teoricamente senza neanche consultare le forze politiche presenti in Consiglio.

Mi rendo conto che in questo momento in Sardegna l'atteggiamento generale dell'opinione pubblica rende difficilmente comunicabile questa posizione, nel senso che se noi volessimo rimarcare presso l'opinione pubblica l'importanza della centralità della democrazia che viene garantita da quest'Aula rispetto alla monocrazia del potere che invece è accentrato nelle mani del Presidente, probabilmente intraprenderemmo una battaglia di comunicazione destinata alla sconfitta, perché oggi la popolazione tende ad avere come punto di riferimento l'uomo, la persona, l'istituzione esecutiva della Giunta, che risolve da solo tutti i problemi, nonostante il Consiglio regionale sia un freno, in quanto la democrazia, il confronto, il dialogo che si sviluppa in Consiglio regionale è comunque un freno alla rapidità delle decisioni e alla facilità con cui queste possono essere prese. E' vero è un freno, io sono d'accordo, però è anche l'unico modo per stabilire una compensazione tra le differenti posizioni che sono comunque espressione di diverse parti della società civile sarda, e il Consiglio deve rappresentare tutte le parti presenti nella società civile sarda e non solo qualcuna. Per questo, colleghi, in particolare colleghi del centrosinistra, sempre estremamente sensibili al problema del rapporto tra potere esecutivo e potere legislativo, noi vi richiamiamo alla necessità di mantenere in capo al Consiglio quelle importanti parti decisionali che rappresentano motivo stesso della sua esistenza.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 30 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Grazie, onorevole Presidente. Mi dispiace che su un tema così rilevante pochi colleghi possano valutare, già in questo primo frangente del dibattito, la consistenza istituzionale di questo emendamento. I consiglieri che non voteranno questo emendamento non saranno più tali, nel senso che perderanno tutte le loro prerogative nel legiferare in materia urbanistica e di pianificazione territoriale paesistica. C'è una regione che sul piano urbanistico e paesaggistico è più illuminata di tutte le altre in Italia; una regione che è sempre stata governata dalla sinistra: l'Emilia Romagna. Nella evoluzione della pianificazione urbanistico-territoriale e paesaggistica e della ricomposizione del ciclo edilizio urbano rispetto a tutte le Regioni l'Emilia Romagna è all'avanguardia. E la norma più recente sulla tutela del paesaggio è la legge regionale 27 marzo 2.000, numero 20, che vi invito a leggere. Vi invito a leggere cosa ha scritto la Regione più a sinistra d'Italia, dove tutte le prerogative sulla pianificazione territoriale paesaggistica sono in capo al Consiglio regionale, che approva, dal piano di coordinamento territoriale a quello di dettaglio, gli indirizzi e le norme per l'attuazione dei piani paesaggistici regionali.

Vedete, sarebbe davvero facile per noi assumere questa come la norma che ha saputo spiegare a voi e a noi quale articolazione deve essere promossa per governare realmente il territorio. E siccome non poteva essere chiesto alla maggioranza della nefasta legislatura passata, che per i numeri e le condizioni normative ha sicuramente complicato la gestione di quest'Aula, anziché regolamentarla, alla maggioranza attuale bisognava chiedere di fare il Piano territoriale regionale e il Piano paesaggistico regionale. Questa era la scansione temporale, che la legge dell'Emilia Romagna ha ben puntualmente individuato; non il contrario, non prima il Piano paesaggistico regionale e poi il Piano territoriale regionale. E in Emilia Romagna le norme di salvaguardia, che pure sono state fatte prima del 2000, guarda caso riprendevano le norme nazionali di salvaguardia. Cioè non hanno aggiunto niente di nuovo, hanno guardato con lungimiranza al concetto della pianificazione regionale territoriale e solo dopo, sapendo che era garantita la tutela del territorio con le norme nazionali, hanno creato il Piano paesaggistico regionale. Tutto approvato dal Consiglio regionale.

Oggi questa prerogativa dei consiglieri regionali (di maggioranza, per essere chiari, perché noi saremmo stati esclusi comunque) viene dimenticata se passa questo principio per cui non si dialoga tra una parte e l'altra, se c'è un Presidente che impone tutto e una maggioranza che supinamente accetta tutto. Noi saremmo stati esclusi e quindi la competenza per noi era già limitata, la possibilità di partecipare era già limitata. Sarà tutta vostra l'assoluta capacità di incidere sulla pianificazione territoriale paesaggistica regionale, e vi invito a guardare tutte le norme di tutte le Regioni italiane: dalla Calabria al Lazio e alla vostra Toscana, tutto è in capo al Consiglio regionale. In tutte le norme che vi invito a guardare…

PIRISI (D.S.), relatore. Le dovevate guardare prima!

PILI (F.I.). L'unico Consiglio regionale che non avrà più la competenza e la potestà per regolamentare questa materia sarà il Consiglio regionale della Sardegna! E voi, consiglieri della maggioranza, vi state autolimitando, vi state sottraendo il potere di regolamentare e decidere questo passaggio.

E avete deciso, collega Marrocu, hanno deciso altri per voi, vi è stato già sottratto questo potere! E vi accorgerete, quando arriverà il Piano paesaggistico regionale, che l'azione della Giunta regionale, del Presidente e forse, per quel poco - le virgole - su cui potrà incidere, dell'Assessore, limiterà le possibilità di sviluppo e voi non potrete certo incidere come invece lo status di consigliere regionale prevede. Non quello dato dagli emolumenti, ma quello che attribuisce il potere di incidere su una politica di pianificazione territoriale come questa.

Questo è uno degli elementi su cui faremo una battaglia politica e istituzionale. Lo dico a quei consiglieri che sono appena entrati in Consiglio regionale: si sta sottraendo questo potere al controllo del popolo e il controllo del popolo non è il controllo di un Governo. Il popolo è rappresentato da quest'Aula, non da un Presidente. Questa è un'Aula parlamentare che ha il compito di valutare nel dettaglio le scelte di pianificazione, perché la pianificazione è sviluppo economico. Non si può delegare, questo Consiglio regionale non può sottrarre a se stesso il compito di valutare tutte le scelte di ogni singolo territorio. Ai tanti sindaci che sono pure presenti nel centrosinistra vorrei chiedere: come è possibile che gli interessi dei territori non debbano più essere rappresentati e valutati compiutamente da quest'Aula, ma siano invece delegati a una aerofotogrammetria, in base alla quale qualcuno sceglierà un episodio urbanistico, architettonico, ambientale in maniera arbitraria e senza confronto? La Commissione consiliare, secondo questa norma che avete proposto, non potrà dire niente; il parere della Commissione consiliare, che è l'aspetto più marginale della valutazione istituzionale di un Consiglio regionale, non potrà essere espresso. La Commissione semplicemente invierà al Presidente della Regione un foglio di carta contenente alcune valutazioni, anche quelle assolutamente calmierate e annacquate da tutte le valutazioni di merito sul pericolo di andare a casa o meno: "Ci manda o non ci manda a casa se usiamo la parola ...?" Pensate che in Commissione urbanistica c'è stata una discussione all'interno della maggioranza se il Presidente della Regione debba "illustrare" o "esporre" le linee di indirizzo! No, colleghi, il Presidente della Regione non viene qui né per illustrare né per esporre. E' il Consiglio regionale che decide e trasmette al Presidente della Regione le linee di indirizzo, perché competenza specifica di quest'Aula è dare indirizzi su una politica così rilevante come quella della gestione del territorio.

Volete sottrarre a voi stessi questo potere? Fatelo pure. Noi saremmo stati comunque esclusi, non avremmo avuto comunque, in un regime di maggioranza così ampia e così larga, la possibilità di dialogare con chi invece si è arroccato su posizioni estremiste e assolutiste. E' evidente che su questo faremo tutto quello che è necessario, cercheremo, nelle dichiarazioni di voto, di farvi capire quel che succede nelle altre Regioni, cosa significa pianificazione territoriale...

PIRISI (D.S.), relatore. Perché non lo avete studiato prima? Onorevole Pili, sono tre ore che sta pontificando, lei è stato Presidente della Regione!

PILI (F.I.). Onorevole Pirisi, vedo che l'argomento la stuzzica e la richiama al suo ruolo di consigliere regionale! Ne approfitti adesso perché tra un po' non lo potrà nemmeno più fare.

PIRISI (D.S.), relatore. Si dovrebbe vergognare tacendo!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi!

PILI (F.I.). Tra un po' non potrà nemmeno più disturbare l'Aula perché le sarà vietato anche quello!

PILI (F.I.). Onorevole Pirisi, lei ha una responsabilità politica in materia di pianificazione territoriale molto più elevata di quella che ha avuto il quinquennio del nostro governo, perché lei sa che i Piani territoriali paesistici sono stati approvati dal centrosinistra, da un suo compagno di partito, l'onorevole Cabras, e sono decaduti quando era in carica la Giunta Palomba. Lei non conosce le norme, continua a fare il D'Artagnan senza averne né i titoli né gli strumenti e credo che davvero abbia dimostrato di essere un tappeto.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la prossima volta la richiamerò ufficialmente. Le Consiglio, anche nella sua qualità di Presidente di Commissione, di non assumere più un simile comportamento, almeno fino a quando presiedo io!

PIRISI (D.S.), relatore. Va bene.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 31 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Così come dicevo per l'emendamento precedente, anche in questo emendamento riproponiamo il tema importante del ruolo del Consiglio regionale. Diciamo che la Giunta regionale deve tenere in debita considerazione il parere vincolante del Consiglio regionale, cioè se non passa l'elemento cardine secondo il quale è il Consiglio regionale che approva il Piano paesaggistico regionale, così come avviene nelle altre Regioni italiane, e specificatamente in Emilia Romagna, dove meglio si è interpretato il concetto di pianificazione territoriale, noi vi chiediamo di valutare con un minimo di attenzione il fatto che il parere della Commissione e del Consiglio regionale nel suo complesso debba essere vincolante. Altrimenti è ridicolo che il Consiglio regionale possa esprimere un parere se poi chi è demandato ad accoglierlo può farne carta straccia e buttarlo in un cestino. Il Consiglio regionale esprime il suo parere se è vincolante, perché è l'organo cardine di una democrazia. L'Aula parlamentare riveste il ruolo principe dell'istituzione regionale e nessuno, nessuna maggioranza, di oggi, di ieri o di domani, può relegare il ruolo del Consiglio regionale alla espressione di un parere consultivo. E' meglio non dare pareri consultivi, perché se accettassimo questa logica, la politica non si farebbe più qui, le istituzioni non sarebbero più qui, sarebbero in qualche società per azioni che pianifica, all'interno del proprio consiglio di amministrazione, dove comprare o non comprare i terreni, dove è meglio svincolare piuttosto che mantenere i vincoli. Perché questo capiterà, colleghi, ci saranno le lobby di pressione che andranno da Tizio e da Caio della Giunta o da chicchessia per dire: "A noi interessa questo o quest'altro" e nessuno potrà tutelare il ruolo principe del Consiglio regionale di pianificare e verificare se ci saranno quelle azioni speculative che noi stiamo paventando. Azioni speculative che sono chiare, che sono evidenti, che sono davanti agli occhi di tutti. Quando si dice che per tre o quattro anni si bloccherà il territorio regionale si sta dicendo che è libero arbitrio del mercato rivolgersi agli speculatori di turno per acquistare a basso costo ora e ritrovarsi notevolmente aumentato tra quattro o cinque anni il valore degli immobili acquistati .

E' una partita rilevante, colleghi, e i circa duemila emendamenti hanno solo una giustificazione: non stiamo discutendo di una semplice legge, stiamo discutendo del futuro della Sardegna e voi avete il compito di guardare a quei duemila emendamenti con questo obiettivo, per capire che questa legge non può passare in Consiglio regionale come una norma qualsiasi. Bloccare la Sardegna per quattro o cinque anni significa farla cadere nel baratro e noi non ve lo possiamo consentire e non ve lo consentiremo in alcun modo. Sarà una seduta a oltranza, avete proposto di fare la notte e noi faremo e notte giorno qui per difendere gli interessi della Sardegna e, consentitecelo, anche il vostro status istituzionale, quello di parlamentari eletti, sia gli eletti nel listino regionale sia tutti gli altri, che oggi stanno abdicando totalmente al loro ruolo di consiglieri regionali e stanno mettendo nelle mani del Governatore di turno il potere di pianificare.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PILI.) Per quale motivo gli onorevoli Masia e Giorico hanno presentato in Commissione un emendamento che prevedeva che il parere fosse vincolante? Perché quell'emendamento è stato bocciato dalla maggioranza? E perché i firmatari non l'hanno ritirato e quel giorno non si sono presentati in Commissione? Me lo dovete spiegare, dovete spiegare a quest'Aula perché due consiglieri autorevoli di questa maggioranza hanno presentato un emendamento in cui chiedevano che il parere della Commissione fosse vincolante e poi, il giorno dopo, tutta la Commissione è stata convocata dal Governatore di turno in viale Trento, sculacciata, tiratina d'orecchie e non si sono più presentati in Commissione. Forse qualcuno li ha costretti a ritirare una richiesta di parere vincolante della Commissione? E stiamo parlando di una subordinata rispetto alla prima ipotesi che abbiamo avanzato. Ecco, quello che ci spaventa è che voi abbiate posto in essere un atteggiamento che è reso palese da quell'emendamento che è lì e sarà da noi richiamato puntualmente nelle dichiarazioni di voto.

Vorrei che ogni collega della opposizione riprendesse quell'emendamento degli onorevoli Masia e Giorico, due esponenti di questa maggioranza, che hanno proposto il parere vincolante della Commissione. E come ha votato il Presidente della Commissione, che dovrebbe rappresentare l'unicità della posizione della Commissione, il ruolo della Commissione, essere il garante della autorevolezza della Commissione stessa? Voto contrario!

Quell'emendamento non è stato ritirato perché i colleghi Masia e Giorico non se la sono sentita di ritirarlo e non hanno partecipato, ciascuno con una diversa scusa, ai lavori della Commissione. Non hanno partecipato perché disapprovavano l'obbligo che gli era stato imposto di ritirare l'emendamento. Loro non l'hanno ritirato e la maggioranza ha bocciato quello che è un comune sentire. Se ognuno di voi, nei corridoi, negli angoli di questo Consiglio regionale potesse liberamente rispondere alla domanda: "Vi sembra giusto che non possiate più decidere in merito alla pianificazione territoriale in Sardegna e che questa materia sia delegata al Presidente di turno?", sono convinto che direbbe di non essere d'accordo sul piano personale. La realtà è che invece siete costretti a rimettere il mandato di consiglieri regionali sul compito più importante, non quello di tutelare l'ambiente, ma quello di far coincidere la tutela ambientale con lo sviluppo economico.

E' troppo facile mettere tutto sotto una campana di vetro, lo può fare chiunque, il problema è conciliare la tutela ambientale con lo sviluppo economico, questo è l'alto compito di questo Consiglio regionale. Non lo volete fare? Non fatelo! E' chiaro che la ruota gira, colleghi. Voi sapete che scelte di questo genere sono difficili da sostenere anche all'esterno e quando arriverà il piano territoriale paesistico - non oggi, quindi, oggi questa legge passerà, non riusciremo a fermarla, nessuno di noi riuscirà a fermarla, avete numeri, consistenza, imposizioni fortissime - qualcuno di voi vorrà protestare, ma sarà una protesta che non avrà nessuna possibilità di approdare in quest'Aula parlamentare, perché nessuno di voi potrà esprimere un parere su quell'atto di pianificazione territoriale paesistica della Regione.

Allora ognuno sceglie la propria strada, ogni aiuola dà i fiori che può dare, diceva qualcuno. Questo è un fiore che nasce già appassito, è un fiore che non ha davvero nessuna speranza di conoscere l'alba e il sole. E' quello che in qualche modo io credo voi dobbiate prendere in considerazione. Spero che riusciremo a soffermarci su questo articolo tutta la giornata di oggi, di domani e di domenica, perché credo che su questo articolo bisognerà fondare uno degli aspetti più importanti di questo passaggio legislativo.

Vogliamo che ognuno di voi sia consapevole del fatto che il giorno dopo l'approvazione di questa legge, tra dieci, quindici giorni, non sappiamo quando, dipenderà da voi, non da noi, si potrà spogliare del ruolo di consigliere regionale che pianifica e dà indirizzi. Ma come possono partiti autorevoli come quello dei Democratici di Sinistra - mi rivolgo al capogruppo Marrocu e al segretario Cugini, che se ci fosse l'onorevole Soru verrebbe da lui sgridato, perché è sempre al telefono, ma siccome io sono un collega non mi permetto di richiamarlo per un motivo come questo, al contrario di ciò che ha fatto qualcun altro - accettare che nella procedura di pianificazione territoriale il Consiglio regionale non abbia nessun ruolo? E' davvero una svolta, una svolta importante di cui credo i sardi terranno conto.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 28 ha facoltà di illustrarlo.

DIANA (A.N.). Lunga vita all'onorevole Cogodi, quanto ci manca e che battaglie avrebbe fatto su una materia di questo genere e su un argomentare di questo genere! Ma come è possibile, colleghi, che nessuno abbia pensato che stiamo abdicando o state abdicando al vostro ruolo o, come si diceva una volta, che qualcuno sta versando il cervello all'ammasso? Non è assolutamente possibile! E' strumentale questo emendamento? Può essere definito strumentale il fatto che il Consiglio voglia riappropriarsi di una competenza che è legittimo che abbia? E' veramente inaudita questa posizione, pensare che un argomento di questo genere e di questo tenore, che determinerà lo sviluppo di tutte le future generazioni della Sardegna, se ben orientato e disciplinato in legge, possa essere demandato alla Giunta regionale! Mi pare veramente strano, oppure ci deve essere qualche cosa dietro, lasciatemelo pensare! Io non ho mai creduto ai santoni, sono un mediocre credente, ma ai santoni non credo, però sembrerebbe che vi abbia dato una benedizione e da quel momento tutti voi ragioniate nello stesso modo. Infatti è difficile pensare che nessuno di voi sia d'accordo con questo emendamento e non si capisce perché si sia voluta formulare la norma in questo modo. Io una spiegazione ve la do, colleghi, ed è questa: l'unico garante fuori del Consiglio regionale - dico l'unico garante - è il Presidente della Regione, essendo eletto direttamente, essendo un plenipotenziario, ed è anche l'unica persona che ha potuto permettere la formulazione di una norma di questo genere e che quindi se ne fa garante, non nei confronti dei partiti o dei consiglieri regionali, ma di tutti quei soggetti che hanno preteso questa garanzia.

E la garanzia il presidente Soru non potrebbe darla investendo della questione il Consiglio regionale, perché qua probabilmente ci sono molti consiglieri che ragionano con la propria testa. Dico molti in quanto noto che qualcuno comincia a non ragionare più con la propria testa, dato che, se così non fosse, ci farebbe capire cosa pensa, invece questo non succede. Ecco che la motivazione non può che essere solo ed esclusivamente questa.

Badate, questo è un argomento importantissimo, la Giunta regionale fa e disfa, dispone tutto, sia per la pianificazione, sia per la redazione dei piani. E per tutto ciò che riguarda lo sviluppo economico conseguente tutto quanto va in un'unica direzione, nella direzione che vogliono quelle menti perverse che ritengono che la Sardegna debba diventare una riserva indiana. La Sardegna non può diventare una riserva indiana; la Sardegna è dei sardi e sono i sardi che decidono come meglio utilizzare il loro territorio, come meglio salvaguardarlo, ma non può essere che per un presunto attaccamento smodato all'ambiente il presidente Soru dia garanzie in nome e per conto del Consiglio regionale, certamente, e di tutti i cittadini sardi.

Questa è una norma che ci vede impegnati e non a caso ci sono tre emendamenti, per quanto diversi, il cui contenuto alla fine è lo stesso. Noi riteniamo che su questa materia non possiamo mollare, ma vi invitiamo, colleghi della maggioranza, a non desistere. Presentate voi un emendamento, fate qualcosa ma non addormentatevi su questo punto, perché sarebbe veramente la rovina del Consiglio regionale.

Ho detto al presidente Soru, in altre circostanze, che questo non è un consiglio di amministrazione dove contano i pacchetti azionari. Qua no, qua contano i cervelli, conta ciò che la gente pensa, conta la capacità di ragionamento e guai a noi se ci lasciamo toccare anche questa. Quindi faccio un ulteriore invito, e sono già una decina stamattina gli inviti caduti nel nulla, perché l'attenzione che i consiglieri del centrosinistra hanno riservato a noi non è neanche simile all'attenzione che invece noi riservavamo alle argomentazioni dell'onorevole Cogodi, che in quest'aula tuonava e rimbombava, certo molte volte strumentalmente, ma mai mai avrebbe abdicato al suo ruolo e mai avrebbe permesso che il Consiglio regionale rinunciasse a una prerogativa che è sua e solo sua.

Voi lo state permettendo, questa è una denuncia che io faccio e che faremo certamente d'ora in avanti quotidianamente, sempre cercando di far capire alla gente che il Consiglio regionale ha venduto il cervello all'ammasso!

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 29 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Credo che anche questo emendamento punti a rappresentare la chiara incongruenza che è stata proposta in sede di prima applicazione della presente legge. Questa infatti è la prima elementare incongruenza, che anche un profano potrebbe comprendere: sono norme urgenti e provvisorie di salvaguardia e si propone una prima applicazione, come se ce ne potesse essere una seconda. Se la legge è urgente e provvisoria è evidente che non ci può essere una seconda applicazione.

Ma ciò che più è grave è che voi prevedete di approvare, anzi di far approvare dal Presidente della Regione il Piano paesaggistico regionale articolato in ambiti territoriali omogenei. Chi ha scritto questa norma non ha nessuna competenza né sul piano urbanistico né su quello legislativo e, perdonatemi, non ne ha nessuna nemmeno sul piano giuridico. Basterebbe leggersi che cosa contempla la norma sulla realizzazione delle fasi della pianificazione paesaggistica, laddove si pone il principio delle aree vincolate in modo selettivo.

La legge Galasso, che è intervenuta tanti anni fa, aveva un obiettivo preciso, quello di passare dai vincoli diffusi che negavano i diritti, che negavano lo sviluppo economico, a precisi criteri per l'individuazione dei beni paesaggistici e culturali da sottoporre a vincolo. Non qualcosa di generalista per cui, per esempio, una chiesa romanica viene salvaguardata nel comune di Laconi, ma in quello di Iglesias no. Stabilire il criterio che in tutta la Sardegna le chiese romaniche sono salvaguardate è cosa diversa, l'approccio non è discrezionale secondo il territorio. E' pertanto incongruente e assolutamente illegittimo questo comma che prevede che si possa fare una articolazione per territori omogenei. Non c'è un territorio omogeneo, c'è un bene selettivamente individuato dalla norma che deve essere assolutamente posto alla base della tutela del paesaggio. E la ratio della norma vi sfugge quando prevedete che si possa fare un'articolazione per territori omogenei. Magari si inizia dal territorio Arbus o di Villasimius e si punisce la Gallura, perché lì c'è il Master Plan e non siamo riusciti a comprare, quindi bisogna punirli perché hanno pagato di più quelle aree rispetto a quanto, invece, ha offerto qualcun altro!

Lo vedremo nel dettaglio quando parleremo delle aree omogenee, così come le chiamate voi. Noi siamo contenti che voi manteniate questo comma, perché nel momento in cui prevedete aree omogenee, noi vogliamo fare aree più omogenee ancora, vogliamo entrare nel dettaglio di ogni singolo comune per dimostrarvi che questo comma è irrazionale, è assolutamente improponibile sul piano normativo e assolutamente incongruente sul piano della pianificazione territoriale, e dimostreremo, con i nostri emendamenti, che non si può fare una pianificazione per comuni. Non si fa la pianificazione territoriale salvaguardando questo o quel comune, ma non la si fa nemmeno per territori omogenei, perché la Sardegna è unica e indivisibile. E la Sardegna ha beni che possono selettivamente essere individuati dal Consiglio regionale, che è chiamato, così come in tutte le Regioni d'Italia, a individuare i beni di cui agli articoli 136, 138, 141 e 142 del Codice Urbani. Non possiamo andare oltre.

Per essere chiari, non possiamo aggiungere ulteriori tipologie di beni rispetto a quelli già indicati in legge, perché se lo facessimo sarebbe incostituzionale. E noi siamo convinti che nelle fattispecie degli articoli 136, 138, 141 e 142, esclusi i vulcani e i circhi glaciali, si intraveda la possibilità di tutelare in Sardegna tutto ciò che il Consiglio regionale decide di tutelare. Se così non facessimo, anzi se così non faceste, probabilmente avvalorereste la tesi secondo la quale ogni consigliere regionale può presentare un emendamento per un singolo comune. Molti sindaci, per esempio, anche in accordo con gli organismi ecclesiastici per i luoghi di culto, propongono di riconvertire aree, territori, immobili per un uso sociale. E se il piano territoriale paesistico dice che questo non è possibile, si può fare un emendamento specifico per quel comune? No, se non è previsto nella norma generale questo non sarà possibile.

E' per questo motivo che noi chiediamo, con questo emendamento, di introdurre una semplice parola, "non", così che la formulazione del comma 3 diventi: "In sede di prima applicazione della presente legge il Piano paesaggistico regionale non può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei", perché il Piano paesaggistico regionale è unico e selettivamente deve individuare tutti i beni da sottoporre alle categorie separate di principio e pratica indicate nell'articolo 142 del Codice Urbani. E' evidente che se non si conosce ciò che dice il Codice Urbani, noi avremo davvero la possibilità, nelle prossime ore, di lasciarlo agli atti, perché si sappia un domani, in ogni singolo comune, chi ha scelto di applicare norme assolutamente improvvide, che certamente non danno la certezza di diritto alla Sardegna tutta: non la danno ai comuni, non la danno ai sindaci, non la danno ai beni. Se, per esempio, qualcuno dei professori illuminati che voi sceglierete per fare il piano paesaggistico regionale, si dimentica di un bene artistico, architettonico o ambientale, perché - diciamo così - l'aerofotogrammetria ha dovuto saltare l'area in cui è situato a causa magari della presenza di qualcosa di abusivo, quel bene non sarà tutelato, mentre sarebbe stato più corretto, così come dice la norma, individuare la tipologia del bene e la categoria in cui inserirlo.

Questo non l'avete voluto fare e ci proponete un obbrobrio giuridico sostanziale per dividere il Piano paesaggistico regionale in territori omogenei. Noi abbiamo proposto come territori omogenei i territori dei confini comunali. Sfido chiunque a dimostrare cosa ci sia di più omogeneo di un singolo territorio comunale, dove la pianificazione urbana è articolata con quella territoriale.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.

PIRISI (D.S.), relatore. Il parere della Commissione è contrario sugli emendamenti numero 27, 33 e 34. Presidente, sto cercando di essere rapido, non voglio argomentare i motivi che portano la Commissione ad esprimere un parere contrario.

PRESIDENTE. Deve esprimere solo il parere onorevole Pirisi, i commenti li farà in seguito.

PIRISI (D.S.), relatore. Lo dicevo perché l'onorevole Pili sta, in ritardo, cercando di studiare qualcosa. Sugli emendamenti numero 26, 10, 28, 35, 6, 30, 31, 32 e 29 il parere è contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze e urbanistica. Signor Presidente, il parere della Giunta sugli emendamenti all'articolo 1 è conforme al parere della Commissione.

PRESIDENTE. Direi che possiamo concludere i lavori di questa mattina a questo punto. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, soltanto per chiedere un chiarimento sul significato del termine "non si accetta", considerato che è la prima volta che lo sentiamo. Il Presidente della Commissione ha espresso su alcuni emendamenti parere contrario mentre per altri ha detto "non si accetta". Se fosse possibile vorrei che fosse esplicitato meglio il significato di questa espressione.

PRESIDENTE. E' contrario, onorevole Pili, sintetizzo io l'opinione dell'onorevole Pirisi. La non accettazione è una contrarietà di fatto. Essendo questa una prerogativa della Presidenza del Consiglio, noi ringraziamo per l'aiuto il presidente Pirisi, ma l'emendamento era stato già ammesso alla discussione in Aula. La seduta è sospesa, riprenderà questo pomeriggio alle ore 15 e 30.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Essendo convocata la quarta Commissione per le ore 15 come è possibile che l'Aula possa riprendere alle 15 e 30?

PRESIDENTE. Penso che sia possibile, valuteremo alle 15 e 30 se la Commissione ha terminato i lavori.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 57, viene ripresa alle ore 15 e 36.)

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, al termine dei lavori antimeridiani il Presidente aveva comunicato che la seduta sarebbe ripresa dopo la riunione della quarta Commissione, i cui lavori credo non siano ancora ultimati, per cui credo siano opportuni dieci minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Non per non accondiscendere alla richiesta di sospensione di dieci minuti, ma per confutare quanto diceva il collega Diana, in quanto il Presidente, nel chiudere i lavori antimeridiani, non ha detto che la seduta non sarebbe ripresa in costanza dei lavori della Commissione, ma che si sarebbe valutata la situazione. Una volta che il Presidente dell'Assemblea accetta, in base all'articolo 38 del Regolamento, che una Commissione possa riunirsi in concomitanza con la seduta del Consiglio è evidente che i lavori possono tenersi contestualmente. Tuttavia ritengo di poter accogliere la richiesta di dieci minuti di sospensione per poi riprendere regolarmente i lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Credo, Presidente, che l'assenza del Presidente della Commissione urbanistica dia a lei la possibilità di sospendere i lavori anche senza che nessuno lo chieda espressamente. La quarta Commissione è ancora riunita, bisogna prendere atto di questo, perché senza la presenza del Presidente della Commissione credo che sia inopportuno proseguire. Sostengo la richiesta.

PRESIDENTE. Mi sembra che non dobbiamo togliere autorevolezza a nessuno. Il Capogruppo di Alleanza Nazionale aveva chiesto una sospensione e il Presidente accoglie la richiesta. I lavori riprenderanno alle ore 16.

(La seduta, sospesa alle ore 15 e 39, viene ripresa alle ore 16 e 03.)

PRESIDENTE. Abbiamo terminato la presentazione degli emendamenti, iniziamo la discussione dell'articolo 1 e dei relativi emendanti. Vorrei ricordare ai colleghi che si è più o meno concordato che le iscrizioni a parlare debbono essere segnalate alla Presidenza durante il primo intervento.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo sul Regolamento perché credo che le sue parole testimonino l'irritualità della proposta che lei ha avanzato. Mi riferisco all'essere "più o meno" d'accordo sul fatto che ci si debba iscrivere immediatamente nella discussione dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti. Non è assolutamente così, perché c'è una chiara disciplina regolamentare che esclude l'ipotesi della iscrizione durante il primo intervento, che è richiamata soltanto per quanto riguarda la discussione generale dell'intero provvedimento, e siamo nella fattispecie dell'articolo 77 del Regolamento. L'articolo 84, comma 10, dice che gli emendamenti sono discussi insieme all'articolo secondo i tempi e le modalità di cui all'articolo 78, seguendo l'ordine di presentazione o l'ordine logico dato dal Presidente. Se si va a vedere l'articolo 78 ci si potrà rendere conto che è diverso dal 77, perché il 77 disciplina l'iscrizione nel dibattito soltanto per quanto riguarda la discussione generale, mentre l'articolo 78 dice che ci si iscrive quando lo si ritiene opportuno durante la discussione dei singoli emendamenti.

E' una prassi consolidata, intanto dell'ultima legislatura, ma è assolutamente disciplinata la separazione tra la discussione generale e la discussione dei singoli articoli ed emendamenti. Quindi questa procedura non può essere stravolta e l'interpretazione delle norme regolamentari è chiara, perché è richiamato esplicitamente l'articolo 78 del Regolamento e nient'altro. Credo che il fatto stesso che non sia richiamato l'articolo 77, bensì il 78, dia assolutamente chiarezza interpretativa alla norma regolamentare.

E' evidente, Presidente, che questo è un elemento che noi vorremmo che lei accogliesse senza porlo in votazione, per consentire uno svolgimento dei lavori dell'Aula più consono al Regolamento, considerato che già in precedenza il Presidente del Consiglio, con un'interpretazione arbitraria, concesse alla Giunta quaranta minuti di tempo, applicando una norma inesistente, sommando cioè i tempi previsti per due mozioni, in maniera assolutamente poco corretta. Quindi chiediamo che almeno in Aula, considerato che non è stato fatto nelle Commissioni, venga applicato il Regolamento.

PRESIDENTE Onorevole Pili, non so se si riferisca a quando era lei Presidente della Regione e in situazione analoga parlò per più di quaranta minuti!

PILI (F.I.). No.

PRESIDENTE. No? Non intendeva riferirsi a quella circostanza? Ma anche allora avvenne questo, glielo posso garantire, e tutti noi l'ascoltammo con molta attenzione.

PILI (F.I.). Eravamo nella fattispecie dell'articolo 120, Presidente.

PRESIDENTE. Le sto dicendo che non so a che cosa lei si riferisca.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Detto questo accolgo la sua richiesta, perché intanto non cambierebbe niente, basta infatti iscrivere tutti i componenti del Gruppo, quindi non riesco nemmeno a capire la polemica che lei sta facendo. Si iscrive a parlare nella discussione dell'articolo 1? Lei è iscritto? Allora, prego, prenda la parola.

PILI (F.I.). Qual è la prassi per l'iscrizione successiva?

PRESIDENTE. Lei se ne freghi, vada avanti!

PILI (F.I.). Credo che ormai quest'Aula, anche per i termini usati dal Presidente, stia degenerando non soltanto nel ridicolo, ma qualche volta anche nel poco educato. Però, prendo atto di questo, spero che i colleghi che mi seguiranno facciano rispettare le norme regolamentari.

Ritengo che si debba comunque intervenire sull'articolo 1 e su tutti gli emendamenti presentati perché questo articolo contiene tutta una serie di elementi che ci inducono a sostenere che non si è tenuto conto di tutto quello che è stato detto in Commissione, da parte non solo della opposizione ma anche della maggioranza. Cioè in questo articolo 1 ci sono elementi cardine e ciò che riguarda il ruolo del Consiglio credo meriti tutta l'attenzione possibile e immaginabile di quest'Aula, perché davvero nel comma 3 è contenuto un esautoramento totale delle funzioni, delle competenze e del ruolo dell'Assemblea legislativa. E ciò sarà evidente, colleghi, nelle prossime ore, quando sarà proposto a quest'Aula un golpe legislativo istituzionale! Ribadisco, golpe istituzionale e legislativo, che viola tutti i regolamenti consiliari e non tiene in alcun modo conto del ruolo del Consiglio regionale, e nelle prossime ore sarà dimostrato che il Consiglio avrà un ruolo di semplice ratifica. Ci sarà per la prima volta nella storia autonomistica un "decreto legge" da convertire senza che Consiglio possa intervenire in alcun modo. Penseranno i signori della Giunta e forse qualche illustre e illuminato consigliere regionale, sostenitore della testi che bisogna abbassare la testa, punto e basta, che ci sarà una delibera di Giunta. Chiunque parli di decreto è un incompetente, si tratta di una delibera! Il decreto è un'emanazione diretta delegata a un Assessore o al Presidente solo se una legge prevede questo tipo di atto. Stiamo parlando di una delibera, che questo Consiglio regionale tra poche ore sarà chiamato a ratificare senza poterne modificare una virgola, svolgendo quindi un ruolo di passacarte. Questa maggioranza forte, eletta con grande consenso popolare, sarà chiamata al solo ruolo di ratifica, senza poter dire mezzo bah! Ridurrete il ruolo del Consiglio regionale a quello di un passacarte se lascerete che quella logica passi - e passerà - senza nessun dibattito, perché quello che è avvenuto in Commissione urbanistica ha del vergognoso e dello scandaloso: non è stato consentito di discutere, non sono stati dati i termini previsti dall'articolo 41 del Regolamento, che assimila i lavori della Commissione a quelli dell'Aula. E' stato fatto un golpe nella gestione dei lavori che esautora il ruolo della Commissione ed esautora il ruolo di indirizzo del Consiglio regionale e questo, come vedremo nelle prossime ore, sarà l'anticipo di ciò che nella storia legislativa voi state andando a prevedere al contrario di tutto quello che succede nel resto d'Italia circa il ruolo dei consigli regionali.

Io vorrei che i colleghi che hanno la possibilità di utilizzare strumenti più diretti rispetto a quelli che possiamo utilizzare noi con alcune Regioni, cito per tutte la Toscana e l'Emilia Romagna, che nella linea di conduzione politica difficilmente hanno cambiato colore e segno politico negli anni, verificassero a chi in queste Regioni è stata assegnata la funzione legislativa in materia di pianificazione territoriale urbanistica e paesaggistica. I dominus politici di questo Consiglio regionale - lo voglio dire ai consiglieri neofiti, quelli che sono appena arrivati, con tutto il rispetto - stanno approfittando della vostra inesperienza per carpirvi subito il potere di decidere in pochi e di escludere appunto quelli che sono appena arrivati. Aprite gli occhi, non fidatevi di quello che dico io, guardate le norme, verificate cosa succede negli altri consigli regionali e vi renderete conto che c'è un manipolo di personaggi che sta esautorando il Consiglio regionale, approfittando del fatto che siete dei neofiti, che siete appena arrivati, che non conoscete le norme che regolano la pianificazione urbanistica, territoriale e paesaggistica. Vi renderete conto di quello che state subendo, ve ne accorgerete negli anni che verranno di questa lunga legislatura che durerà cinque anni, perché nessuno si dimetterà, nessuno avrà mai il coraggio di dimettersi. Nessun TAR scioglierà questo Consiglio regionale e saranno cinque anni in cui noi dovremo soltanto ratificare, fare i passacarte. Questa è la realtà colleghi, saremo i passacarte di chi non ha la competenza per distinguere che cosa è un Piano paesaggistico regionale e un quadro di riferimento e di coordinamento della pianificazione regionale. Qui si invertono i termini rispetto a qualsiasi altra regione italiana dove prima si fa il Piano territoriale urbanistico e poi si fissano le condizioni del Piano paesaggistico regionale, che individua gli elementi essenziali da sottoporre a tutela. In tutta la scala regionale per ogni territorio ci saranno dei codici, delle norme, dei vincoli univoci; non c'è un vincolo che vale per la Gallura e non anche per la costa di Arbus. I vincoli vanno codificati in categorie nettamente separate sia a livello di principio che pratico, e sono tutti quelli puntualmente indicati negli articoli 136, 138, 141 e 142 del Codice Urbani. Andate a vedere quali sono stati indicati nella legge nazionale, gli unici su cui il Consiglio regionale può intervenire, non nella tutela, ma nella individuazione e valorizzazione dei beni patrimoniali.

Bene, colleghi, voi accetterete senza discutere. Noi abbiamo fatto degli emendamenti provocatori e li abbiamo argomentati, ma questo non ha niente di provocatorio e credo che ognuno di voi lo possa comprendere. Mi rivolgo ai colleghi di maggiore esperienza, come il collega Secci, lo stesso collega Orrù, che sono stati o sono sindaci: chi approva il piano urbanistico comunale, la Giunta comunale o il Consiglio comunale? Chi stabilisce gli indirizzi, la Giunta o il Consiglio? Qui siamo nell'ambito nella pianificazione regionale, la competenza degli indirizzi non può essere della Giunta, perché altrimenti stiamo ribaltando la logica, stiamo ribaltando il concetto! Pensate che nella Regione Toscana, il Presidente della Regione riceve dal Consiglio regionale le norme di indirizzo, senza che lui nemmeno le proponga. Il Consiglio regionale le elabora autonomamente e le impone al Presidente della Regione. Le impone! E invece qui capita l'esatto contrario.

Colleghi, questo sarà un dibattito lungo, sono in gioco le prerogative del Consiglio regionale e credo che noi tutti, della opposizione, ma anche voi colleghi nuovi e meno nuovi della maggioranza, abbiamo il compito di difendere le peculiarità del Consiglio regionale della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, caro collega Cugini, io credo che noi siamo arrivati adesso alla discussione della sostanza di questo provvedimento. Nel senso che, seppure con lentezza, stiamo per discutere argomenti che stanno particolarmente a cuore al Consiglio per la sua attività legislativa, per cui non penso che sia più possibile né fare il gioco delle parti, né nascondersi dietro un dito per tentare sfuggire alle proprie responsabilità. Il problema che emerge dall'articolo 1 riguarda la sostanza dei rapporti tra i due poteri, entrambi legittimamente rappresentati, perché diretta promanazione della elezione, quindi diretta espressione della volontà popolare, e cioè il potere esecutivo, che sta in capo al Presidente della Regione e alla Giunta composta da Assessori scelti dal Presidente stesso, e il potere legislativo che sta in capo al Consiglio regionale.

Questa è la prima occasione in questa legislatura in cui affrontiamo la discussione di una legge, oltretutto una legge di grande importanza, che regolerà lo sviluppo paesaggistico e urbanistico della Sardegna e contemporaneamente al discutere problemi importantissimi legati allo sviluppo e alla conservazione del territorio decidiamo l'impostazione che questo Consiglio regionale intende dare ai rapporti tra il potere esecutivo e il potere legislativo. Ecco, io credo che per tutti gli ottantacinque consiglieri presenti in quest'Aula questo sia un momento importante, che prescinde dalle collocazioni politiche di maggioranza e minoranza e che, invece, si riallaccia alle origini e convinzioni culturali di ciascuno di noi. Nel senso che chi di noi crede nel parlamentarismo o nel presidenzialismo regolato da equilibri parlamentari ha nell'iter di approvazione di questo testo di legge l'occasione di dimostrarlo. Chi di noi non ha particolare sensibilità verso questo tipo di problematiche, o perché non ce l'ha per cultura o perché ha deciso che vale la pena di dimenticarsi che esse esistono e che quindi si possa dire tiremm innanz, come fece Amatore Sciesa, legittimamente oggi può non porsi nessun problema e come una falange avanzare in maniera blindata verso il radioso futuro. Però io credo che in questo momento l'intero Consiglio stia riflettendo sul fatto che ciò che stiamo per fare sia estremamente importante.

Guardate, l'obiettivo dei Riformatori, lo dico in maniera assolutamente palese, perché lo sia anche per i colleghi della minoranza, così come lo è per coloro che stanno in maggioranza, non è quello di fare la legge urbanistica, nel senso che a noi non compete fare la legge urbanistica. Se avessimo vinto le elezioni avremmo avuto questo onere e avremmo dovuto portare in Aula la nostra concezione sullo sviluppo del territorio in Sardegna, invece è un onere che compete alla maggioranza. A noi che siamo in minoranza compete però l'onere di migliorare la legge che ci state proponendo e l'unico strumento di ipotetico dialogo con voi che abbiamo è quello di sollevarci in piedi e ripetere fino all'esaurimento fisico e mentale nostro e vostro sempre le stesse identiche cose, nella speranza che ci sia una resipiscenza da parte di qualcuno di voi, anzi di molti di voi, e che si inizi a ragionare insieme, perché ci avete chiesto, lo ha fatto in particolare il collega Pirisi nei suoi interventi: "Ma insomma tutti i 1800 emendamenti sono la sostanza del vostro cambiamento?". Vi abbiamo risposto: "Assolutamente no!" Gli emendamenti su cui noi vogliamo discutere, parlo dei Riformatori, sono pochi, ma sono emendamenti di sostanza. Il rapporto tra potere legislativo e potere esecutivo è uno degli argomenti che ci interessano, collega Pirisi, su cui vorremmo aprire una discussione e avere una risposta dialogante, se ritenete che temi di questo genere meritino di essere da voi presi in considerazione.

Il collega Capelli, questa mattina, recependo un ragionamento fatto dalla collega Caligaris ha chiesto una sospensione, e la sostanza della richiesta era quella di valutare se in questo testo di legge esistono dei punti su cui trovare un'intesa che possa far cadere 1790 emendamenti, mantenendone sei o sette che sostanzialmente non cambiano la legge, perché la legge non l'abbiamo scritta noi, quindi nemmeno l'approvazione eventuale di quegli emendamenti soddisferebbe la minoranza, le consentirebbe però di abbandonare lo strumento della disperazione, che è lo strumento del non dialogo, del mancato confronto, della sordità reciproca.

Quindi gli emendamenti consentono alla minoranza di svolgere il suo ruolo reale, perché il ruolo reale di una minoranza che voglia dialogare, che voglia prendersi le sue responsabilità non è quello di fare filibustering, cioè ostruzionismo, quello è il ruolo di chi, disperato, non ha nessun altro modo per far penetrare il proprio ragionamento nel muro di gomma che dall'altra parte è stato eretto. Se invece esiste la possibilità di un ragionamento noi la pratichiamo, l'avremmo voluta praticare, ma lo dico veramente senza nessuno spirito polemico, perché credo che la polemica non aiuti, però questa legge è una bandiera che il Presidente della Giunta ha issato in campagna elettorale, che ha continuato a tenere alta subito dopo e che il 10 agosto si è tradotta nel primo dei provvedimenti da cui nasce quello che oggi discutiamo in Aula.

Insomma, io avrei voluto avere come interlocutore il Presidente della Regione oggi, perché non stiamo decidendo soltanto di urbanistica, stiamo decidendo anche quali saranno, nei prossimi cinque anni, i rapporti tra il Consiglio regionale e la Giunta e il suo Presidente, e quello che noi decideremo oggi nel corso di questa legge rimarrà come stimmate e come viatico per l'intera legislatura. Il Presidente scarica in Consiglio una legge che dice che la massima assemblea regionale è soltanto un astante, che sentirà dalla Giunta e dalla sua Presidenza quale sarà il Piano paesaggistico regionale, e tuttavia non si presenta in aula per difendere questa concezione e spiegarci se ne dobbiamo avere paura oppure se è una concezione che vivifica, dà forza, dà spessore al Consiglio regionale della Sardegna.

Insomma, se questo è il dialogo di cui il Presidente parla ogniqualvolta viene in aula, direi che sono passati i tempi in cui chiedeva la sospensione del Consiglio per andare in bagno! Adesso viene, lascia un provvedimento e dopo sette, otto, dieci giorni passa all'incasso. Insomma non mi sembra che questa sia l'apertura al dialogo di cui parlava nelle dichiarazioni programmatiche quando diceva: "Facciamo insieme le cose per la Sardegna". Non solo non le vuole fare con l'opposizione, forse non le vuole fare neanche col Consiglio. Forse le preoccupazioni che io sto avanzando sono esagerate, non sono condivise, sono diverse dalle vostre o forse voi non ne avete, ma spiegateci perché non le avete, dato che siete consiglieri regionali quanto noi e nei prossimi cinque anni di legislatura vivremo allo stesso modo il rapporto tra il Consiglio e la Giunta, giacché tutti noi sediamo nelle poltrone di quest'aula consiliare. Per questo forse sarebbe necessario sentire anche la vostra voce, per capire se le nostre preoccupazioni sono esagerate, se il fatto che voi non le avete e intendete attuare il muro contro muro dipende dalla vostra convinzione che questa nuova attribuzione di poteri concentrata sulla Presidenza della Giunta sia la via salvifica del cambiamento della Sardegna. Se è così, anche su questo registriamo sostanziali differenze e vorrà dire che continueremo in questo che non è un confronto, ma è un dialogo tra sordi, dove una parte è depositaria dell'intera verità mentre l'altra ha soltanto dubbi, ma dubbi che non sono destinati a essere risolti in nessun modo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.) Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore, onorevoli colleghi, a me sembra che quest'Aula più che un semicerchio sia uno spezzone di uno dei primi cerchi dell'Inferno descritto da Dante, dove gli avari e i prodighi, spingendo un macigno col petto, gli uni in un senso e gli altri nell'altro, quando si incontrano, punti dalle vespe, dalle mosche, eccetera, si urlano vicendevolmente: "Perché burli? Perché tieni?" Siamo qui imprigionati in quest'aula senza riuscire a trovare un accordo e a me sembra che siamo tutti un po' pazzi. In effetti come ebbe modo di dire, non Antonello Liori, che non è nessuno, ma qualcuno certamente più profondo di lui, il sonno della ragione genera mostri e noi siamo un po' dei mostri per quello che stiamo facendo. Ma un mostro soprattutto rischia di diventarlo questa legge quando non si ascoltano le voci della ragione, quando si rifiuta comunque il dialogo non solo in Commissione, ma anche in Aula, quando si toglie significato alla politica, quando si ha la presunzione di possedere tutto lo scibile, quando si presume di aver fatto una legge perfetta e non soggetta a miglioramenti da parte di nessuno o quando si presume che questi miglioramenti siano interessati e siano cioè dettati da qualcosa che dovrebbe stare al di fuori della politica. Quindi, preliminarmente, dichiaro che né io né i miei familiari possediamo terreni nella fascia dei due chilometri dal mare, così siamo più tranquilli.

Però, onorevoli colleghi, il problema delle regole sollevato dai colleghi Pili e Vargiu, non è di poco conto. Alcuni di noi, che quando non erano consiglieri regionali, predicavano la necessità di un'Assemblea costituente perché i consiglieri regionali erano tutti dei deficienti, degli incapaci e inconcludenti e comunque non in grado di pensare le regole fondamentali della nostra autonomia, oggi mi sembra che vogliano continuare a delegare. Si sono cioè automaticamente dichiarati deficienti essi stessi e pur sedendo in quest'Aula vogliono continuare a delegare a qualcuno una competenza che invece deve rimanere nel potere di questa Assemblea, che è il parlamento dei sardi - o perlomeno dovrebbe esserlo -, non dimentichiamocene per la nostra dignità e cerchiamo di dare almeno una parvenza che questo sia, perché anche la forma non è cosa di poco conto e molte volte diventa sostanza. Stabilire chi ha il potere di decidere se certi argomenti devono rimanere nell'autorità dell'Aula non è una cosa da poco, rientra nel potere della politica e noi siamo qui per fare politica. Come si può pensare che sia la Giunta ad avere un potere di indirizzo generale nell'ambito della programmazione se per forza, come sempre accade in tutte le assemblee legislative, questo potere deve rimanere nelle competenze di questa Assemblea? E tanto più deve essere rispettato questo principio quanto più c'è un Presidente della Regione forte. Oggi già si parla di Governatore, ma la riforma sulla elezione del Presidente, così come avviene per i sindaci e per i Presidenti di Provincia, non è stata varata per attribuire al Presidente un potere illimitato, perché se gli conferiamo anche il potere legislativo possiamo pure tutti noi dimezzarci lo stipendio o dimezzare il numero dei consiglieri e iniziare ad andare a casa, perché la nostra presenza in quest'Aula diventerebbe inutile. Quindi il richiamo alla tutela di un patrimonio che dobbiamo portare avanti è nel contempo un richiamo alla nostra autonomia, alla nostra funzione, alla dignità che dobbiamo avere.

Onorevoli colleghi, questo è un problema, come diceva il collega Vargiu, di oggi e di domani; è un problema che riguarda le regole che ci dovremo dare, perché se continuiamo così rischiamo di attribuire ancora più potere a un Presidente che ha già un potere ampio, perché con la delega diretta da parte del popolo può decidere di mandarci a casa dall'oggi al domani, e abbiamo visto in altre esperienze, forse poco conosciute, che tuttavia molti di noi hanno vissuto, quale potere sia quello di decidere: "Vanno tutti a casa". Questo Presidente potrebbe impadronirsi di una fetta di autorità legislativa che noi oggi gli deleghiamo, e non è un bel precedente per quest'Aula, onorevoli colleghi.

Bene ha fatto l'onorevole Vargiu a richiamare i doveri di tutela che ognuno di noi ha, soprattutto nei confronti di coloro che oggi non si rendono ben conto di quello che succede nell'Aula, perché chi ha poca esperienza potrebbe passare altri cinque anni a pentirsi di un precedente come questo. Ognuno di noi tra cinque anni dovrà calarsi nell'agone politico, presentarsi agli elettori e dire: "Ho bisogno del vostro voto per essere rieletto". Mi riferisco a chi si ricandiderà, ovviamente; chi non si ricandiderà saprà che cosa fare. Però gli elettori non ci perdoneranno forse gli errori che potevano essere evitati in quest'Aula.

Non è bello l'atteggiamento di rifiuto del dialogo che stiamo assumendo, perché la politica è dialogo e non è possibile che nemmeno un richiamo sia accolto, che ci sia questo telo impermeabile, questo velo trasparente che non permette al centrodestra di dialogare col centrosinistra. Non è possibile, non si è mai visto in un'assemblea questo rifiuto totale. Io non credo che i sardi vogliano questo, non credo che voi, onorevoli colleghi, vogliate questo, ecco perché ci vuole un sussulto di dignità, un anelito di libertà che vi porti a ribellarvi di fronte a certi precedenti. Non è possibile che veniate chiamati nelle Commissioni come degli scolaretti discoli, che veniate rimproverati e costretti a ritirare gli emendamenti. Dov'è la vostra dignità, onorevoli colleghi?

Noi stiamo tentando di dare il nostro contributo, a voi viene impedito non solo di darlo, ma anche di riceverlo, ed è veramente una cosa poco dignitosa per voi e poco dignitosa per la politica, onorevoli colleghi. Ecco perché l'articolo 1 della legge che voi proponete non può essere accolto, non può essere certamente approvato così com'è e va profondamente modificato. Ed ecco perché noi abbiamo colto anche prontamente l'invito della gentile collega Caligaris, che credo abbia ben capito il senso della sua proposta, ma anche qui intervengono forze superiori. In quest'Aula non possono essere accettati certi atteggiamenti da parte dell'Esecutivo, che è appunto l'organo preposto ad eseguire le scelte fatte dal Consiglio e non a farle. Il Governo della Regione attua le leggi che il Consiglio vara, perché il Consiglio è stato eletto per varare le leggi, per fare le scelte per conto del popolo sardo, e noi non abbiamo bisogno di delegare nessuno, altrimenti torniamo al principio di cui parlavo prima e dovremmo non solo ridurre il nostro stipendio perché è scandaloso, ma dovremmo più che dimezzarlo e dovremmo prendere misure drastiche anche per quanto riguarda il numero dei consiglieri: più di 80, mai nessun Consiglio è stato così numeroso nella storia dell'autonomia della Sardegna! A che cosa serviamo? Dobbiamo ripensare la nostra funzione, dobbiamo, soprattutto, io credo, salvaguardare la nostra dignità.

Onorevoli colleghi, entriamo nel merito di questo provvedimento legislativo: l'articolo 1 pone un termine di dodici mesi per adottare il Piano paesaggistico regionale. Ma di che cosa andiamo a parlare? Abbiamo già avuto occasione di dire che per poter varare un Piano paesaggistico dobbiamo conoscere tutti gli strumenti, dobbiamo conoscere gli argomenti che si devono affrontare. Abbiamo già detto che non sappiamo neanche quali enti hanno voce in capitolo, quali forze sociali, non ne abbiamo sentita nessuna. Non siamo in grado di farlo, abbiamo già detto che per esempio l'ARPAS dovrebbe essere uno degli enti da audire, ma non siamo in grado di varare l'ARPAS nel giro di un anno, se continuiamo così, perché non è possibile che la Giunta abbia la capacità di fare un'opera così complessa nell'arco di dodici mesi. Ecco perché, molto più modestamente, dobbiamo ripartire dagli errori fatti nei Piani territoriali paesistici, fare delle regole essenziali minime e darci dei termini certi per dare ai sardi le risposte che ci proponiamo di dare con questa legge.

Per non abusare del tempo mi riservo di continuare il mio discorso in un altro momento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Devo dire che grazie a una gestione di buon senso come sempre lei riesce a governare l'Aula riportandola a climi pacati e a un confronto corretto e democratico. In merito ai confronti democratici e alla correttezza, io inviterei i colleghi, soprattutto chi non ha avuto la possibilità di essere presente nella passata legislatura, a leggere i resoconti della discussione sulla mozione numero 71, presentata allora dai colleghi Giacomo Sanna, Spissu, Fadda, ne cito solo alcuni. Il titolo della mozione recitava: "sulla sottrazione al Consiglio regionale di atti politici ed amministrativi strategici per lo sviluppo della Sardegna". Si faceva allora riferimento ad alcuni passaggi del Documento di programmazione economica e finanziaria. Ma vorrei, dal corpo della mozione, leggere alcuni passaggi: "Evidenziato che, su questioni di rilevanza strategica per lo sviluppo e la crescita della Sardegna, non soltanto le parti sociali sono escluse, ma è in atto il tentativo di un ridimensionamento del ruolo politico e delle prerogative proprie del Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna, attraverso la sottrazione al dibattito politico, al confronto ed al contributo degli stessi consiglieri dell'attuale maggioranza" - era riferito a noi - "di argomenti vitali per il futuro dell'Isola…". Questo è solo un passaggio, avrete sicuramente modo di leggere l'intera mozione, non vorrei tediarvi con una semplice lettura, ma ho l'obbligo di segnalare alcuni passaggi della discussione della mozione fatti da onorevoli colleghi che ancora oggi sono qui in quest'Aula a difendere legittimamente e in modo convinto il sistema democratico, l'autonomia, il libero confronto fra i consiglieri regionali nell'Aula, nella più alta assise dell'autonomia sarda.

Ci sono diversi commenti da fare, ma in particolare alcuni sottolineavano che non si accetterà mai di restare impassibili davanti a chi vuole trasformare quest'Aula nel circolo della rassegnazione. Io credo che questa mozione possa essere ripresentata dagli stessi presentatori di allora, e sono diversi, perché è indubbio che si stanno probabilmente commettendo degli errori. In tema di paesaggio, urbanistica, pianificazione durante la discussione generale di questo testo di legge alcuni colleghi hanno detto che l'ambiente è una grande risorsa che abbiamo avuto in eredità dai nostri padri e che abbiamo in prestito dai nostri figli. Io mutuerei il tutto dicendo che anche l'autonomia è una grande eredità che abbiamo avuto dai nostri padri e che abbiamo in prestito dai nostri figli. Allora quale eredità intendiamo lasciare in termini di democrazia, di confronto civile e democratico, di autonomia ai nostri figli? Su questo credo che ognuno di noi debba fare una riflessione. Troppo spesso si entra in aula pensando soprattutto di non far fare passi in avanti alla controparte, dimenticando che stiamo discutendo di leggi che determinano il futuro dei nostri figli. Sembra quasi più importante che ognuno di noi, dal suo punto di vista, cerchi di non dare un punto di vantaggio all'altro consigliere, all'altro partito, all'altra parte politica, dimenticandosi che la Sardegna non finisce in quest'aula, dimenticandosi che fuori c'è un mondo che noi abbiamo l'ambizione di regolamentare attraverso il buon senso, non perché subiamo degli input o dei condizionamenti. Scusate se apro questa parentesi, ma lo stesso trattamento a noi riservato per quanto riguarda i doveri e i diritti è direttamente collegato alla libertà d'azione che ognuno di noi deve avere nell'esercizio delle sue funzioni, alla libertà intellettuale, alla libertà economica. Allora se tutti noi siamo convinti che questo stia avvenendo in quest'Aula senza remore di sorta si può dire: "Ve l'avevamo detto" o "Ieri ce l'avevate detto". Quella mozione fu respinta, ma i numeri sulla votazione di quella mozione la dicono lunga, nel senso che ci fu libertà di espressione, di critica e una parziale condivisione della mozione stessa, ma nessuno fu sculacciato o rimproverato per le posizioni prese. Credo che oggi tutto ciò non avvenga o meglio che non sia consentito che avvenga.

Io non vorrei citare il Presidente della Giunta, però, purtroppo, per il ruolo che gli è stato assegnato, per il comportamento che sta assumendo, pur in sua assenza, sono costretto a nominarlo, avrei preferito farlo in sua presenza. Il collega Biancareddu ha detto, in un intervento svolto ieri mi sembra, che i rapporti di potere previsti dalla legge elettorale non sono cambiati. Fondamentalmente la nuova legge elettorale ha dato una svolta sul presidenzialismo, sulla elezione diretta del Presidente della Regione. Questo è decisamente importante, ha la sua rilevanza, una grande rilevanza, però è anche vero che in termini di poteri intesi in maniera fredda, come puro senso del potere, non è cambiato molto e tutto dipende dall'interpretazione che ogni Presidente dà al ruolo che esercita.

In questo caso mi sembra che ci sia dell'esasperazione quando si interviene tenendo sottoscacco le persone che compongono questo Consiglio e quelle che compongono l'Esecutivo. Io credo che ci sarà un giorno o l'altro un rigurgito di dignità per respingere al mittente questi tentativi.

Non credo che dobbiamo pensare di cambiare Presidente, di andare contro la volontà popolare largamente espressa, ma noi stessi possiamo insegnargli come si fa il Presidente in un sistema democratico. Noi non abbiamo nessuna ambizione e anche molti componenti della Giunta farebbero bene a non esternarne in tal senso, perché mi sembra che questa posizione sia riconosciuta tra l'altro. Quando dico insegnare intendo dire che c'è anche l'umiltà di imparare, e io sono qui dal primo giorno per imparare e per cercare di imparare sempre e spero di avere buoni maestri dall'opposizione, dalla minoranza, dal mio partito e dagli altri partiti. Però non si può pensare di assumere un ruolo come quello di Presidente della Regione perpetuando una costante minaccia, che io vorrei, a un certo punto, andasse a buon fine. La si porti a compimento fino in fondo, anche perché dalle nostre parti generalmente si dice che una minaccia è buona quando la si porta fino alla fine, se no è uno scherzo, non si è più credibili, non si può più considerare la persona che la fa affidabile e credibile. E' un bla bla bla, per dirla in termini pacati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Io sto seguendo attentamente il dibattito, anzi il monologo che si è acceso su un provvedimento che, come ho accennato stamattina, invece meritava di essere discusso, di essere migliorato da tutta l'Aula consiliare. E non vi nascondo che, benché, purtroppo, senta da un solo orecchio, sono assordato, chiaramente non per colpa di questo provvedimento, sono assordato dal silenzio tombale che proviene dalla maggioranza.

Allora le cose sono due: o qui è stata presa una decisione d'imperio da parte di qualcuno affinché nessuno si permetta di dire o modificare niente, oppure, erroneamente, si vuol far perdere più tempo di quanto già non se ne sia perso, oppure ancora questo non è il centrosinistra che io ho conosciuto e che tutti abbiamo conosciuto, non ieri, ma da quarant'anni a questa parte. Dovreste andare in pellegrinaggio da qualche parte per farvi ridare il dono della parola dal buon Dio!

Il centrosinistra nella passata legislatura, giustamente dalla sua posizione politica, ha condotto una opposizione feroce, ostruzionistica, ma in molti casi fattiva che sulle proposte concrete ha ottenuto anche il consenso di membri dell'allora maggioranza, il che ha consentito di migliorare più di un progetto di legge. Badate, qui si sta andando incontro, secondo me, a un evento pericolosissimo, perché riempirsi la bocca con affermazioni riguardanti democrazia, autonomia, autodeterminazione e autogoverno è una cosa, mettere in pratica tali affermazioni è un'altra, perché se per caso l'opposizione decidesse di seguire questa tattica per ogni proposta o disegno di legge noi assisteremmo, per tutta la legislatura o per buona parte di essa, al silenzio assoluto della maggioranza. E allora la considerazione che io faccio è questa: siamo in un'Assemblea democratica e autonoma, che è espressione di un voto popolare e che dal popolo ha ricevuto il mandato per legiferare. Avrei voluto che in quest'aula fosse stato ora presente il collega Cogodi, che con me si è scontrato parecchie volte, ma in senso costruttivo, perché sono sicuro che su questa vicenda, a meno che non gli avessero tagliato la testa, sarebbe intervenuto e avremmo avuto almeno un interlocutore.

URAS (R.C.). Ma non c'è più! Anche noi lo rimpiangiamo.

RASSU (F.I.). Purtroppo bisogna rimpiangere anche chi non si vorrebbe rimpiangere, lo dico nel senso buono della parola.

Bene, qui siamo in assenza totale di democrazia, bisogna stare attenti, è un evento pericolosissimo, qui non si possono fare le comparse, il popolo, l'elettorato non ci ha mandato per ratificare decisioni prese dall'alto, benché prese dalla Giunta regionale. Qui siamo venuti per fare leggi e abbiamo il diritto-dovere di legiferare. Sono il primo ad ammettere, e lo dico in piena coscienza civica e politica, che è necessario un provvedimento che blocchi non solo la cementificazione selvaggia nelle coste, ma anche lo scempio di alcune zone interne. Chi era in Commissione con me sa di che cosa parlo e così mi sono espresso nella scorsa legislatura, cioè contro lo scempio delle zone interne, sia per quanto riguarda l'apertura di miniere e cave, sia per quanto riguarda la realizzazione di interventi strutturali, come la costruzione di strade e quant'altro, senza tenere assolutamente conto dell'ambiente. Ma da questo a proporre un blocco totale - che poi non riguarda solo le coste, perché leggendo man mano gli articoli del disegno di legge ci si rende conto che ci sono cose ancora più consistenti - di qualunque attività e a non voler discutere su alcuni passaggi indispensabili ed essenziali ce ne passa! Qui ci sono dei sindaci che come me hanno amministrato dei comuni. Purtroppo, dico purtroppo, la tutela dell'ambiente è competenza dello Stato, se no non avremmo, in Sardegna, un proconsole come sovrintendente ai beni ambientali e storici e un altro proconsole come sovrintendente ai beni archeologici!

Ciò vuol dire (e su questo ci siamo scontrati non una, ma una decina di volte e sono state anche presentate delle querele) che purtroppo una determinata materia che io ritengo debba essere di esclusiva competenza della Regione è ancora nelle mani dello Stato, ma è così e quindi non è possibile parlare di provvedimento che interessi la tutela, perché questo tecnicamente può essere assolutamente respinto, bensì è giusto parlare di valorizzazione. Qui si sta saltando il fosso a piè pari, noi diciamo a peis giobados, tentando di andare ancora più avanti per dimostrare a tutti i costi che una volontà univoca esige e ottiene quello che non è giusto che sia fatto, perché deve essere l'Assemblea regionale a legiferare. Se no qui, cari colleghi, non ci stiamo a fare un bel niente. Non è possibile dal punto di vista della dignità, non dico personale, ma almeno della dignità politica di ognuno di noi, dei movimenti che rappresentiamo e degli elettori che qua dentro rappresentiamo, assistere a una vergogna del genere.

Questa è la verità, lo dico spassionatamente, perché nella discussione di un provvedimento di legge ci si confronta, si danno apporti, si danno suggerimenti per migliorarlo in Aula. Non può essere che d'ora in avanti non sia l'Assemblea parlamentare a legiferare, compito a cui è delegata dalla Costituzione e dal popolo. E' questo il punto nodale, cruciale, caro assessore Sanna. Quante volte ci siamo confrontati in Aula, e devo dire che lei è uno dei consiglieri della passata legislatura che ho sempre stimato e ascoltato con attenzione. Qui non vogliamo smontare o distruggere niente; noi vogliamo che il provvedimento di legge venga discusso in Aula, affinché ognuno di noi possa dare il proprio contributo. Perché non lo si vuole questo? Perché si impedisce a quest'Aula di pronunciarsi su questo argomento, perché? Da chi viene questa imposizione? Non è possibile che qui non ci sia una virgola che possa essere rimossa o su cui si possa discutere, cari colleghi. Stiamo scherzando?

Non siamo di fronte al Verbo incarnato, questo non è il Vangelo, è un disegno di legge che è proposto alla discussione e approvazione del Consiglio, che rappresenta il popolo. Perché si impedisce questo? Se le cose continuano così, io proporrò all'opposizione di andar via dall'aula e di portare la discussione in piazza, perché qui nessuno vuole la cementificazione selvaggia delle coste. Il problema non è salvare o distruggere le coste; il problema qui è un altro e riguarda il ruolo del Consiglio regionale, che è umiliato, calpestato e vilipeso da questo atteggiamento.

QQuindi io credo che si sia ancora in tempo per migliorare le cose, per accendere un dialogo, a cui non si può certamente ovviare, così come ho detto in un'intervista apparsa sulla stampa. E' vero che qualche impresa dovrà fare dei sacrifici, mi riferisco alle imprese che stanno in questi giorni protestando, però il provvedimento deve essere mandato avanti. Noi diciamo, a Torralba, ma penso che non lo si dica solo là, in pedde anzena corria lada, riprenda il Consiglio il suo ruolo, solo questo colleghi. Riprenda il Consiglio il suo ruolo, perché stiamo abdicando alla funzione che l'elettorato ci ha dato, questo non può succedere mai e non dovrà mai succedere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). La ringrazio, Presidente. Io interverrò per ribadire alcuni concetti che già abbiamo anticipato durante la presentazione degli emendamenti all'articolo 1. Devo dire che la prima riflessione che va fatta riguarda il rimpianto di una giornata, il 15 aprile 1999. In quella data il Consiglio regionale, presieduto dall'onorevole Gian Mario Selis, licenziò una legge a mio giudizio importante, che è diventata cardine e simbolo dell'autonomia vera della Regione. La legge pareva trascurabile, perché semplicemente approvava la nuova bandiera della Sardegna - molti dei colleghi oggi qui presenti erano presenti anche in quella occasione -, che fu modificata in questo modo: innanzitutto fu levata la benda dagli occhi dei mori, che poterono finalmente guardare con attenzione, e il loro sguardo fu rivolto verso destra e non più verso sinistra. L'approvazione di quella legge da parte di un'Assemblea con una maggioranza di centrosinistra vi devo confessare che davvero faceva piacere perché testimoniava esattamente l'imparzialità di questa Regione Autonoma della Sardegna. Oggi noi stiamo rischiando di abrogare la legge numero 10 del 1999, stiamo rimettendo la benda sugli occhi ai nostri poveri quattro mori. Lo dico anche perché quel simbolo, come voi tutti sapete, fu donato dal Papa Benedetto II ai pisani - lo dico da Pisano forse! - che difesero la Sardegna in maniera strenua dai saraceni.

Ecco, quel simbolo rifacciamolo nostro, torniamo al giuramento che ognuno di noi ha fatto quando è entrato in questo Consiglio, giurando fedeltà non solo alla Repubblica Italiana, ma soprattutto alla Sardegna. Ha fatto quindi un giuramento per cui lo Statuto della Sardegna è un riferimento importante, imprescindibile, una legge costituzionale, che nessuno di noi può legittimamente oggi ignorare. L'articolo 4 del D.P.R. numero 250 del 1949, che è norma attuativa dello Statuto sardo, dice esattamente quali sono le prerogative del Consiglio regionale, mentre l'articolo 7 individua le prerogative della Giunta regionale. Io mi domando: quando esercito la funzione di sindaco, nel mio piccolo comune, la prima cosa che faccio è chiedere il parere di legittimità al mio segretario comunale e non vado avanti se prima lui non mi dice che ciò che sto per fare è davvero legittimo, per cui come può un Consiglio così ampio, che è l'espressione più genuina della nostra terra, commettere un illecito così grave come dimenticarsi addirittura che esiste uno Statuto con le relative norme di attuazione? Non è possibile! Io mi domando anche, ma lo faccio molto benevolmente, proprio perché so che l'interlocutore in questa sede è una persona che sa ascoltare: quando il disegno di legge è stato presentato e approvato in Giunta è stato acquisito un parere di legittimità? A me, lo dico da cittadino, incuriosirebbe davvero vedere con quale attenzione quel parere di legittimità è stato espresso, perché l'articolo 1 già denuncia che stiamo imboccando una strada totalmente sbagliata. Questa legge non avrà cammino, diceva bene qualche giorno fa il collega Carlo Sanjust. Dobbiamo quasi augurarci che sia approvata in fretta, ma in tal caso diventerà davvero invivibile anche l'atmosfera dentro questo Consiglio, perché si accenderanno tanti di quei contenziosi giuridici che la legge non andrebbe ovviamente lontano, anzi dovremmo essere noi ottantacinque consiglieri, se abbiamo qualche dubbio, a proporne la legittimazione costituzionale, cioè chiedere se essa questa legge ha il conforto della Costituzione Italiana.

Io credo che non l'abbia, ecco perché noi abbiamo preso un'iniziativa che proponeva di distinguere in maniera netta i ruoli di Consiglio e Giunta, riassegnando alla Giunta quella fase propositiva che le è propria e, nei sei mesi successivi, riaccreditando al Consiglio regionale invece la propria funzione legislativa, attraverso sia la funzione di adozione sia quella di approvazione, ma è chiaro che deve essere il Consiglio regionale il destinatario di questa competenza, non può essere diversamente. L'onorevole Pirisi, che davvero apprezzo e non vedo in aula, dice: "Ma ve ne accorgete oggi? Siete fuori tempo massimo!" Detto proprio da un Presidente di Commissione questo è sconcertante. Ce ne accorgiamo oggi, perché? Non si può più rimediare, non si può più fare niente? Non è questa la sede più appropriata per discutere una legge? O la Commissione deve confezionarsi un qualcosa che è già fatto? Non siamo al supermercato, qui non stiamo acquistando tonno Arrigoni, qui non c'è niente che debba essere assolutamente preso a scatola chiusa! Noi dobbiamo ragionare, dobbiamo opporci a qualsiasi disegno, doloso o non doloso questo poco interessa, che oggi voglia espropriare questo Consiglio delle sue competenze.

Allora dobbiamo davvero fare un percorso tutti insieme. Innanzitutto, una volta approvato l'articolo 1, occorre capire se attraverso un'interlocuzione attenta, che può essere fatta coinvolgendo l'intero Consiglio, davvero ci sia il proposito di approvare tutti insieme una legge che ci veda compartecipi di una finalità unica, che è quella della salvaguardia dell'ambiente, del territorio sardo, ma stabilendo insieme alcuni punti, alcuni obiettivi che siano condivisi da tutta la Sardegna. Noi riteniamo che non possa avvenire un processo di questo tipo, cioè l'approvazione di una legge senza una concertazione preventiva. Il Piano paesaggistico regionale ha una valenza che lo stesso comma 2 dell'articolo 1 decreta in maniera molto evidente: è una competenza di programmazione altissima, elevatissima, probabilmente mai ad un piano regionale è stata attribuita una valenza così ampia, di alta programmazione paesaggistica. Come può quindi non esserci una concertazione che coinvolga non solo i settanta sindaci dei comuni costieri, che sarebbero quasi i diretti destinatari di un provvedimento così ampio e importante, ma anche il 70 per cento della popolazione sarda che in quei settanta comuni risiede? Come non pensare a quello che è il regime dei cosiddetti diritti acquisiti, che altrimenti, pure essi, accenderebbero un contenzioso talmente ampio nella nostra regione da travolgere tutto, noi stessi e questo Consiglio? Noi dobbiamo serenamente, per un attimo, dire basta, cioè dire che bisogna ragionare. Se è necessaria una sospensione facciamo una sospensione. Perché, colleghi, questo week-end non lo dedichiamo al ragionamento? Cerchiamo tutti di essere un po' più sereni, di capire se davvero stiamo tutelando gli interessi di chi ci ha mandati qui dentro. E allora potremo tornare qui martedì o mercoledì prossimo per riaffrontare il problema, ma confrontiamoci anche coi nostri elettori, con i cittadini.

Io credo che nessuno di noi voglia commettere oggi un abuso così ampio. Le norme statutarie non possono essere da noi oggi arbitrariamente calpestate, bisogna averne totale rispetto. Io so di colleghi qui seduti, in parti anche differenziate, che non accetteranno mai di andare contro i cosiddetti principi ordinatori della Regione sarda.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Io ho sentito citazioni molto importanti a sostegno delle tesi dei colleghi della opposizione, tesi che condivido integralmente. Sono state fatte citazioni molto impegnative, si è citato persino Dante, e allora ho deciso di cambiare rotta, perché ne avevo pronte anch'io alcune di importanti, ma viste le esperienze passate (quella di Cervantes non è andata molto bene, non è stata gradita) ho deciso di passare a qualcosa di più leggero e mi è venuta in mente una bellissima canzone di Renato Zero. Credo che questa legge si possa definire proprio come il titolo di una bellissima canzone di Renato Zero: "Un desiderio a metà". E questa legge è, in effetti, un desiderio a metà, perché per metà è fatta di principi che tutti noi possiamo condividere, sui principi ci si può intendere, sul principio della salvaguardia ambientale siamo tutti pronti a prendere impegno, a comprometterci con la nostra azione politica, a comprometterci con un impegno legislativo quale deve essere quello di questo parlamento regionale. Sui temi della lotta alla speculazione edilizia credo che nessuno di noi possa, debba e voglia assolutamente tirarsi indietro e far mancare il proprio contributo. Però c'è l'altra metà del desiderio non realizzato e l'altra metà è fatta di sostanza e di argomentazioni che annullano la prima metà, cioè la parte negativa va a danneggiare anche quella positiva; la metà delle mele che stanno nella cassetta e che è marcia ha inquinato e danneggiato anche le mele sane. E mi riferisco a quella demagogia un po' spinta, più volte giustamente definita estremista e comunque pericolosa, una demagogia pseudoambientalista, radicale e quasi violenta, dal punto di vista non certo materiale e fisico, che mi pare alimenti una simile legge. Mi riferisco ad alcuni consiglieri ispiratori del nostro Presidente. Questo non è un segreto, non sto rivelando assolutamente nulla di occulto, ma si sa, il Presidente, giustamente e legittimamente, ascolta molto alcune associazioni ambientaliste che vengono sempre chiamate a pontificare sulle leggi e i diritti degli altri senza averne, a mio avviso, molto titolo, senza avere a volte neanche le competenze necessarie, ma soprattutto senza avere quella equidistanza e quella serenità necessarie per affrontare determinati problemi. Sarebbe facile pensare a un Fulco Pratesi che da trent'anni va in giro per l'Italia a denunciare abusi e che poi viene beccato con le mani nel sacco e denunciato per aver creato una discarica abusiva nella sua casa all'interno del parco. Sarebbe facile ironizzare sugli sponsor delle golette rosse o verdi che girano una volta all'anno per la Sardegna e decidono chi ha inquinato e chi no, salvo poi scoprire che le analisi non sono per nulla corrispondenti, se non in rarissimi casi, a quelle effettuate dalle autorità sanitarie competenti. Sarebbe facile citare, ma non lo voglio più fare, i famosi tagli indiscriminati di alberi o di altro. Insomma, una demagogia estremistica, pericolosa, che poco si coniuga francamente, con lo spirito che il legislatore dovrebbe avere sempre, ma soprattutto quando tratta argomenti così delicati, così importanti, che vanno a influire sull'interesse di categorie intere e sugli interessi anche di tante famiglie, che da una legge come questa sarebbero o saranno, quando l'approverete, fortemente condizionate e a nostro avviso anche fortemente danneggiate.

E dispiace, francamente, proprio mentre con questa maratona parlamentare noi stiamo discutendo una legge così importante, lo dico senza polemiche, notare, non dico il silenzio dei colleghi della maggioranza, perché non mi permetto di sindacare sul loro operato, ma alcune assenze, queste sì, queste non si può fare a meno di notarle. E sono assenze che notiamo noi, ma che credo notiate anche voi, colleghi della maggioranza. Non credo che voi non teniate presente che mentre tutti noi siamo qui da dodici ore, e addirittura qualcuno invocava la convenzione di Ginevra, c'è qualcun altro che è direttamente interessato a un provvedimento del genere e che non c'è e non partecipa ai lavori dell'Aula. Non mi sto riferendo soltanto all'assenza più macroscopica, più evidente e anche più scortese, che è quella del Governatore, ma mi riferisco a quella dell'Assessore che ha competenza, insieme all'assessore Sanna, su questa materia.

E qui ovviamente è di rigore anche una parola di apprezzamento per lei assessore Sanna, che è qui, ascolta tutti, prende atto delle nostre posizioni, con una pazienza e con un rispetto che non può non essere notato, non può non essere gradito. Lei mi ricorda, in questo momento, un personaggio del Vangelo, mi ricorda colui che durante la via dolorosa fu costretto a portare la croce. Passava di lì per caso - lei non passa di qui per caso, naturalmente - però gli fu imposto di caricarsi del peso della croce di Nostro Signore: il Cireneo. Io non vorrei che però questi panni di Simone di Cirene, si trasformassero per lei in quelli di Giuseppe d'Arimatea, che poi si occupò anche del cadavere. In questo caso lei potrebbe occuparsi del cadavere di una legge, che potrebbe non arrivare in porto. In ogni caso lo sta facendo con professionalità, lo sta facendo con rispetto e, scherzi e citazioni a parte, è sicuramente una cosa che io (e non solo io, ne sono convinto) sto notando. E mentre si nota questo ovviamente non si può non notare, invece, che altre personalità e altri esponenti della Giunta, ad iniziare dal Presidente, non sono presenti in aula ed evidentemente non hanno alcun interesse o alcuna voglia di stare ad ascoltare i consiglieri regionali della opposizione, che pure rappresentano più o meno il 50 per cento degli elettori sardi. Verba volant, ultimamente volano anche altri oggetti! Comunque lasciamo perdere.

Io penso, e mi riallaccio qui alle parole con le quali ho iniziato, cioè alla metà buona, nel senso dei principi condivisibili, che una buona metà di questa legge sia animata invece da un estremismo che non è stato neanche messo in discussione, perché ci risulta - e vorrei ascoltare a questo proposito anche i colleghi della maggioranza - che un dialogo non sia stato neanche cercato. E non credo che sia corretto, perlomeno dal punto di vista linguistico, definire ostruzionismo quello che noi stiamo facendo in quest'aula, in questi giorni e in queste ore. Perché se per ostruzionismo noi consideriamo un'azione tesa a bloccare, a danneggiare o a ostacolare una persona, ebbene credo che questo...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Intervengo per confermare che noi del centrosinistra rispondiamo a un ragionamento di coalizione. Prima di prendere la parola ho chiesto al Capogruppo, l'onorevole Marrocu, di poterlo fare perché ritengo importante produrre, seppure rapidamente, qualche riflessione che possa aiutare il Consiglio. Mi rivolgo al Presidente, se il collega Sabatini le permette di seguire, senza nessun richiamo, sempre in senso collaborativo: ho l'esigenza sul piano politico, non sul piano personale, di sentire l'opinione dei colleghi Mario Floris, Oppi, Amadu e, se mi permette, Presidente, nella sua funzione di Presidente dell'Assemblea, vorrei sentire anche la sua opinione. Se poi potesse essere un'unica opinione o due opinioni le considererei, al di là di quello che si dirà, preventivamente comunque utili al ragionamento. Vorrei chiedere questo: i piani paesistici precedenti, che vengono qui spesso richiamati in ragione della funzione del Consiglio regionale e di quella dell'Esecutivo regionale, chi li aveva redatti, chi li aveva coordinati, chi li aveva definiti, che rapporto c'era stato allora tra Consiglio ed Esecutivo, seppure in presenza di un sistema legislativo diverso e con funzioni diverse del Presidente della Giunta?

Io penso che la vostra testimonianza potrebbe essere considerata, al di là di quello che direte, utile per il prosieguo del confronto tra noi e per evitare inutili insulti e in qualche caso provocazioni. Vi ringrazio.

PRESIDENTE. Per evitare che i colleghi debbano intervenire tutti, vorrei richiamare la vostra attenzione sull'articolo 11 della legge 45/89, che attribuisce le competenze di cui si è detto chiaramente alla Giunta regionale.

Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi, io avevo preparato un intervento diverso da quello che sottoporrò all'attenzione dell'Aula, quando sarà un po' più attenta, ma dopo aver ascoltato con grande attenzione gli interventi degli autorevoli colleghi che mi hanno preceduto, ho deciso di soffermarmi sull'articolo 1 in modo particolare, quell'articolo che noi stiamo emendando e che riguarda la pianificazione paesaggistica regionale. E questo perché? Perché vorrei chiarire a tutti, in particolar modo a chi guarda, ascolta e segue i lavori di quest'Aula con grande attenzione, quindi ai cittadini sardi, quelli interessati, il nostro concetto di paesaggio, un concetto che non corrisponde a quello che forse la maggior parte dei sostenitori di questa legge ha.

Ebbene, per noi, parlo in particolar modo della destra sarda, il paesaggio non è un optional estetico. Per noi il paesaggio, ciò che chiamiamo paesaggio, comprende i luoghi nei quali abitiamo, nei quali viviamo e dove prima di noi altri hanno vissuto. E si spera, lo speriamo veramente di cuore, che anche dopo di noi, il più tardi possibile, altri potranno vivere e abitare nel nostro territorio. Quindi la parola paesaggio per noi ha il pregio di attirare l'attenzione sulle qualità formali, estetiche e simboliche dei luoghi dove noi viviamo. Non il luogo inteso come semplice estensione geometrica, priva di connotazioni e dunque atta ad essere manipolata impunemente, bensì quello spazio sempre già assegnato non solo semplicemente trasformato dall'intervento umano, ma costruito consapevolmente nelle sue forme, così da presentarsi con una propria specifica e singolare fisionomia. E alla fisionomia di una regione come la nostra concorrono le segnature del passato, concorrono gli errori del passato, concorrono le mancate pianificazioni del passato (e certamente molti di coloro che siedono in quest'Aula hanno ricoperto in passato ruoli di governo e non sono immuni da queste responsabilità), concorrono in modo anche da differenziare i territori dall'abitazione e dalla coltivazione in atto nelle varie località. E queste considerazioni che noi facciamo dovrebbero consentire di comprendere e soprattutto di chiarire come nella configurazione paesaggistica che noi intendiamo di una regione come la nostra sia depositato quel patrimonio di identità, di cultura e di memoria che rende possibile il senso di appartenenza a una comunità territoriale. Ma com'è possibile oggi, nell'epoca della mondializzazione, pensare di preservare dall'ondata omologante la singolarità paesaggistica e identitaria dei luoghi? Non è certamente con questa legge che possiamo preservare appunto l'ondata omologante e paesaggistica dei nostri luoghi.

Il collega Artizzu, nel suo intervento, ha fatto riferimento agli estremismi verdi, quelli che il Roger ha chiamato "verdolatria", cioè quel tipo di ecologismo che riesce a pensare solo le ragioni di una presunta naturalità, ma che fatica a comprendere la natura profondamente culturale del paesaggio, quell'intreccio pressoché indissolubile di ambiente e uomo che si esprime nella forma e nelle possibilità e potenzialità di ogni singolo territorio. Se il territorio dà delle indicazioni, se i singoli territori, le singole province danno delle indicazioni, queste indicazioni devono essere recepite da chi oggi si appresta a varare una nuova legge urbanistica. Se questo non avviene vengono calpestate le culture delle singole autonomie locali, vengono calpestate le specificità delle singole realtà territoriali della regione Sardegna. E al pensiero della gestione territoriale in termini politici, amministrativi e progettuali forse quel che è mancato finora è stata appunto una rappresentazione delle differenze, delle sedimentazioni storiche e temporali, degli aspetti qualitativi e anche di quei colori, di quelle figure che compongono con il loro gioco delle differenze le realtà dell'insieme dei luoghi.

Se, dunque, si assume che ogni paesaggio, ogni singola entità possa essere definita come località, allora noi ci troveremo d'accordo e in particolar modo ci troveremo d'accordo su questo articolo. Per questi motivi noi da sempre ci battiamo per il tema dell'identità culturale, che si esprime anche attraverso la configurazione paesaggistica, che richiede un pensiero del territorio, un governo del territorio più avvertito di quello che appare su questa legge. Quindi noi riteniamo che un disegno di legge non possa trincerarsi in un'idea di chiusura intollerante né in patetismi folcloristici e nostalgici, bensì deve pensare alla riarticolazione territoriale e culturale, liberandosi necessariamente dalla obsoleta mappatura dei confini provinciali, per essere in grado di conseguire gli obiettivi di valorizzazione, di salvaguardia e di tutela delle differenze di ogni singola realtà territoriale. Per questo noi voteremo per l'abrogazione di questo articolo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). L'emendamento con cui si propone la soppressione del titolo dell'articolo 1 e tutta una serie di emendamenti migliorativi del presente testo di legge, signor Presidente, credo che evidenzino lo straordinario sforzo della minoranza per contribuire a migliorarne il contenuto nell'interesse della collettività, ma sino a qualche minuto fa, in modo particolare, mi sembrava che la coalizione dei sordi e dei muti non apprezzasse. Noi invece crediamo, e lo abbiamo sempre ripetuto, che uno strumento di pianificazione urbanistica debba essere predisposto con il contributo di tutti, della Giunta, del Consiglio, delle forze sociali, lo ripeto ancora, degli enti locali e delle forze produttive, insomma di tutti coloro che operano e vivono il territorio, che ne conoscono le peculiarità, le risorse e le possibilità di sviluppo. Sono loro gli attori principali che devono suggerire la strada da seguire nel rispetto della legislazione e indirizzare il Governo regionale verso il tipo di sviluppo più adatto e rispondente alle caratteristiche del loro territorio.

Una pianificazione possibile e concreta è quella che nasce non da un uomo solo, ma da un concerto di idee e suggerimenti. Nessun legislatore, per quanto illuminato, può pensare di dare da solo risposte efficaci alla diversità del territorio e dell'ambiente della Sardegna. Ogni angolo della nostra Isola richiede strumenti di sviluppo particolari, a volte unici, come unici e diversi gli uni dagli altri sono i territori e gli ambiti della Sardegna. La pianificazione paesaggistica è coinvolgimento, non esclusione; la pianificazione paesaggistica è concertazione, non un esercizio monocratico. Noi siamo per un coinvolgimento attivo, siamo per un approccio metodologico che punti alla partecipazione di tutti i soggetti interessati. Questa proposta, invece, è l'antitesi del coinvolgimento: i diretti interessati, i protagonisti dei settori produttivi, gli abitanti, le comunità, gli enti locali non sono stati né realmente coinvolti né concretamente ascoltati. Per pianificare bisogna conoscere la situazione attuale, è necessario conoscere potenzialità e carenze per sviluppare le prime e colmare le seconde; è necessario avere un dialogo costante con i cittadini e con le imprese, e non fare norme che si limitano a imporre una serie di divieti e limiti.

Nel titolo si parla di pianificazione paesaggistica regionale, ma questa non è pianificazione, né vorremmo mai che una pianificazione si riducesse a una manifesta volontà di bloccare lo sviluppo economico. Questa non è la pianificazione che vogliamo per noi e per tutti i sardi, ecco perché noi proponiamo di sopprimere il titolo del presente articolo che rappresenta una farsa e falsifica gli obiettivi e i contenuti dell'articolo stesso, ed ecco anche perché abbiamo presentato gli emendamenti numero 27, 33, 34, eccetera. Avremmo voluto sentire ben altre parole su temi vitali per l'economia della regione, come l'ambiente e il turismo, e leggere ben altri contenuti. Avremmo voluto sentire altre proposte o meglio delle vere e proprie proposte e non trovarci qui, oggi, a discutere di atti che non hanno nulla di propositivo, ma, come ha evidenziato qualche collega, rappresentano invece la morte civile dell'economia sarda.

Come noi, la maggior parte dei sardi attendeva, infatti, altri strumenti di pianificazione, che non fossero incentrati soltanto su limiti e divieti. La pianificazione paesaggistica costituisce la fase durante la quale si determinano i requisiti che l'organizzazione di un progetto serio e concreto deve soddisfare, si stabiliscono gli obiettivi e i traguardi che si vogliono conseguire e infine si predispongono i programmi per raggiungerli. Gli obiettivi dovrebbero essere a lungo termine, mentre i vari traguardi si dovrebbero raggiungere in tempi brevi.

Ebbene, signor Assessore e onorevoli colleghi della maggioranza, ve ne debbo dare atto, tutti noi della opposizione dobbiamo darvene atto: voi con questa legge avete ben risposto a quelli che sono i requisiti su cui si dovrebbe basare la pianificazione paesaggistica, avete stabilito gli obiettivi e i traguardi e avete anche deciso la programmazione e il rispetto della tempistica. Il vostro obiettivo a lungo termine è congelare l'economia e lo sviluppo, inaridire lo spirito d'impresa e tutto il complesso di attività congiunte al mare, a tutto il comparto del turismo balneare! Il traguardo, nei tempi brevi, è chiudere, dall'oggi al domani, tutta una serie di attività imprenditoriali, vanificare gli investimenti e le risorse umane impiegate dalle amministrazioni comunali per la programmazione del loro territorio, allontanare gli imprenditori dalla nostra Sardegna e mandare a casa lavoratori e operatori, buona parte della forza lavoro che ha trovato impiego nella nostra industria turistica.

Ci sarebbe piaciuto, invece, un provvedimento che pianificasse concretamente un turismo integrato con i diversi aspetti produttivi e culturali della Sardegna. Noi siamo convinti, e i dati di altre realtà turistiche ci confortano, che il turismo costiero può garantire lo sviluppo di altre forme di turismo, come quello verso l'interno dell'Isola, e di altri settori produttivi, come l'artigianato, l'agricoltura e l'allevamento. Ma questa pianificazione, Assessore, risulta evidentemente difficile non solo da attuare, ma persino da pensare e proporre, perché significa mettere insieme diversi tasselli dell'economia regionale e diversi settori produttivi, comporre quindi quel puzzle organico dei futuri scenari del territorio regionale. Pianificare non significa bloccare di fatto per mesi la crescita economica, il flusso di ingenti risorse frutto di difficili e laboriosi accordi tra numerosi soggetti pubblici e privati. Pianificare non significa allontanare gli imprenditori perché non si forniscono loro elementi certi sui quali programmare l'attività produttiva. La pianificazione paesaggistica del territorio regionale nasce dallo studio e dalla conoscenza diretta delle diverse realtà, quelle realtà che il presidente Soru non si è preso la briga di conoscere neanche attraverso la lettura di una semplice guida turistica. La pianificazione paesaggistica del nostro territorio regionale necessita di conoscenze organizzate e attendibili e può essere attuata soltanto con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Per pianificare è necessario disporre di informazioni che permettano un confronto nello spazio e nel tempo tra le attività svolte e tra queste le esigenze sociali e economiche. Questa normativa porta con sé invece solo un bagaglio di divieti e vincoli che si abbatteranno e avranno ripercussioni negli anni a venire sul sistema turistico sardo e quindi su una delle fonti economiche principali del nostro territorio.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Veda, onorevole Cugini, io ho apprezzato il fatto che lei abbia preso la parola, perché pensavo che magari potessimo essere in presenza di un cambiamento di pressione. Lei invece ha fatto riferimento ai PTP, ha fatto riferimento alla normativa antecedente che non è cambiata di molto. Onorevole Cugini, è proprio qui il nodo della questione: se ci fossimo trovati in presenza di un Presidente eletto in maniera diversa o di un Presidente che non abusa del fatto di aver avuto un consenso elettorale importante…

CUGINI (D.S.). Lei non ha nessuna responsabilità! Lei è innocente!

DIANA (A.N.). Non c'è dubbio...

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, lei è colpevole in questo momento.

DIANA (A.N.). Quindi, se ci trovassimo in presenza di un Presidente "normale", definiamolo uno di noi, uno qualsiasi, cercherò di farmi capire.

(Interruzione del consigliere Secci)

PRESIDENTE. Onorevole Diana, si rivolga alla Presidenza, grazie.

DIANA (A.N.). Sì, Presidente, mi rivolgo a lei, ha detto bene. Mi rivolgo a lei e all'Assessore, però il problema rimane tutto. Il problema è che qui certezze non ce ne sono. Il problema lo abbiamo denunciato: noi non abbiamo paura di questa legge, abbiamo paura di colui che applicherà questa legge. Ha capito, onorevole Cugini? Se fosse stato lei il Presidente della Regione...

CUGINI (D.S.). Lei avrebbe votato contro!

DIANA (A.N.). Ma sì, l'avrei fatto perché è normale che io voti contro il centrosinistra, quando il centrosinistra non interpreta anche le esigenze dei cittadini del centrodestra. Veda, oggi le cose sono cambiate completamente, c'è stata l'imposizione di questa legge, si è avuta fretta di anticiparne la discussione, in Commissione sappiamo quel che è successo, l'assestamento di bilancio è pronto per arrivare in Aula e invece no, si parla prima di urbanistica.

Spero che voi abbiate recepito la visione dell'onorevole Matteo Sanna, giovane consigliere regionale di Alleanza Nazionale, che ha parlato di ambiente in maniera quasi elegiaca, che nulla lasciava trasparire riguardo a veti, ma non lasciava trasparire nemmeno che potessero esserci degli abusi e degli scempi. Questo è il senso che si deve dare all'ambiente, al paesaggio e quindi alla vita. E qui invece accade, e il contrasto vostro è proprio questo, che l'ambiente e il paesaggio non siano legati alla vita.

Allora, su questo percorso, nonostante noi ci affanniamo a fare aperture che ormai stanno diventando delle voragini, non so per quanto tempo ancora, non riusciamo a cogliere il minimo accenno a quel famoso senso di cui il Presidente della Regione, l'onorevole Soru - oggi è assente, ma momentaneamente assente - ha parlato per diverse decine di minuti in quest'Aula, quasi cercando di convincerci in certi momenti. Io che avevo fatto un sogno e poi un incubo, meglio non parlarne, non riesco più a cogliere il senso delle cose, perché se il senso che ci voleva trasmettere era ed è questo, dove vogliamo arrivare? Ogni provvedimento di legge che arriverà in quest'Aula dovrà passare non sul nostro cadavere, ma certamente sulla nostra netta opposizione, proprio perché preliminarmente non ci sono segnali, preliminarmente, onorevole Cugini, non ce ne sono stati in Commissione, non ce ne sono stati negli androni di questo palazzo, né qua dietro, mai! C'è un fuggi fuggi generale da parte vostra. Volete sfuggire una sorta di raccordo che possa portarci a vedere le cose in maniera diversa. E' possibile questo? Eppure noi non siamo - anzi escludo proprio che lo siamo - dei personaggi di cui diffidare, dei personaggi che hanno fatto scempio delle cose, che hanno fatto investimenti di tutti i generi. Siamo degli umili consiglieri regionali, qualche volta prestati alla politica, con provenienze le più svariate, da tutti i settori della vita, e siamo qua a rappresentare quei cittadini che nel bene e nel male hanno creduto nelle nostre capacità. E ci dobbiamo misurare con consiglieri regionali che non hanno neanche questo e che non ci fanno capire quali istanze portano in questo Consiglio regionale. E' tempo di finirla, bisogna aprirsi.

Signori consiglieri, siete qui per rappresentare una parte importante della nostra generazione, dei nostri cittadini, ma ce le volete dire le cose che avete portato qui dentro o dobbiamo essere sempre noi a sollecitarvi? Non può andare avanti all'infinito questa storia, dovremo arrivare anche a denunciare questo. Una legge iniqua certamente ha permesso questo, ma non possiamo continuare a permetterlo. Il Presidente della Regione ha un disegno certamente straordinario, questo sì, ma è l'unico che ha quel disegno ed è l'unico anche che può mandarlo avanti. Senza che nessuno si opponga? Eh no, questo non può essere permesso né a lui né ad altri!

Allora, signori, i nostri emendamenti sono stati definiti strumentali: alcuni lo possono essere, alcuni sono la conseguenza degli emendamenti che non avete accettato in altre sedi, della discussione che non avete voluto affrontare con le parti sociali, con i comuni, con gli imprenditori, con le associazioni di categoria, ma per quale motivo noi dovremmo abbassare la guardia? Dove sta scritto che l'opposizione deve stare seduta, muta e sorda? Dove sta scritto che Rifondazione Comunista, che da sempre, sempre e sempre si occupa di problemi sociali, di disoccupazione, ma per quale motivo...

(Interruzione)

Certo che vi cito, vi cito sì! E mi torna sempre alla memoria, ce l'ho sempre esattamente presente Luigi Cogodi, perché lui sì che interpretava al meglio le istanze di una parte politica come la vostra, non voi. Lui sì che era rosso! E sì, lui era rosso fino in fondo, fino alla punta dei capelli!

(Interruzione)

Onorevole Alberto Sanna, lei si occupi dei problemi dell'agricoltura che sono drammatici e probabilmente con quei tagli che stanno arrivando dovrà giustificare anche quello al suo elettorato.

E comunque, signor Presidente, io la apprezzo sempre di più per il ruolo che lei interpreta e credo che non abbiamo assolutamente sbagliato nel momento in cui l'abbiamo indicato come vicepresidente, anzi sono ben felice che lei svolga questo ruolo, lo fa con la dignità giusta e sa anche usare autorevolezza. Questo non può che farle onore e io per questo l'apprezzo molto. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, stiamo trattando una materia che suscita forti sensibilità in tutti, non in alcune parti politiche e in altre no. E io mi auguro che ci sia pure, in quest'Aula, un momento di sintesi attorno al quale trovare se non unità di intenti almeno un percorso il più largamente condiviso. Ma per fare questo bisogna anche ricordare a noi stessi che alcune discussioni che stiamo facendo, anche sull'articolo 1, sono già state fatte in questo Consiglio, sono già state risolte in sede politica e si era già trovata una soluzione su come procedere. Io ricordo che anche l'altra volta noi avevamo l'intenzione di creare il Piano paesaggistico regionale, non i piani; anche l'altra volta l'idea della Giunta, iniziata con Mario Melis nel 1990 e continuata da me, partiva dal presupposto che si dovesse fare un unico Piano paesaggistico regionale. Poi le cose non sono andate avanti e non so se andranno avanti questa volta con questa idea. Si andò a toccare quelli che venivano definiti i territori sensibili e ne vennero fuori quattordici piani; fu affidato l'incarico al professor Fiore, furono creati gruppi di studio con ambientalisti, paesaggisti, urbanisti e chi più ne ha più ne metta. In verità i gruppi non furono proprio quattordici, ma meno perché alcuni gruppi di questi personaggi seguivano più territori. Ecco, anche allora si discusse, iniziavano i primi accordi di programma e ci si domandava: "Che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo seguire quello che avviene nei comuni per i PUC, i cui orientamenti vengono dati dal Consiglio regionale, la Giunta opera e l'approvazione avviene poi in sede di Consiglio regionale?" Noi dicemmo che così non poteva andare avanti, tanto meno oggi con questa modifica sostanziale che c'è stata attraverso l'elezione diretta del Presidente della Regione, che non dobbiamo mai dimenticare ha ruoli e poteri che sono notevolmente differenti rispetto al passato. E allora bisogna che ci dimentichiamo di ripercorrere la strada secondo cui tutto quello che fa la Giunta è male e tutto quello che fa il Consiglio è bene, intanto perché non è così e poi perché ci sono competenze che vanno portate avanti.

Allora che cosa è il Piano paesaggistico regionale? Il Piano paesaggistico regionale non sono gli indirizzi, cioè non è la fase in cui attraverso la legge organico-urbanistica viene detto alla Giunta regionale che cosa deve fare. Il Piano paesaggistico è il quadro, la legge è la cornice. Nella cornice noi dobbiamo intervenire e dare alla Giunta regionale tutti i suggerimenti che vogliamo, ma non nella operatività e nella costruzione del piano territoriale paesistico. Quando io vedo emendamenti tipo: "La proposta del piano regionale paesistico deliberata dalla Giunta regionale viene trasmessa al Consiglio regionale che ne approva l'adozione entro sei mesi secondo le procedure…" dico che questa è una porcheria, che non sappiamo che cosa stiamo dicendo. Non sappiamo che cosa stiamo dicendo!

Allora qui non stiamo esautorando il Consiglio regionale dei suoi poteri; non c'entrano niente i poteri del Consiglio regionale per quanto riguarda la predisposizione del Piano paesaggistico e l'articolo 1 del testo di legge in discussione, perché il Piano paesaggistico è uno strumento tecnico che deve essere portato avanti, secondo gli indirizzi del Consiglio, dalla Giunta regionale. Io credo che se eliminiamo queste forzature probabilmente riusciremo, anche sui nodi principali della legge, a trovare, con la sensibilità che tutti abbiamo, l'unità per apportare i necessari aggiustamenti.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Floris. Ha domandano di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). La discussione sull'articolo 1 è iniziata sulla base delle indicazioni, dei suggerimenti e delle idee illustrate, anche attraverso gli emendamenti, ma non solo, dalla opposizione, dalla coalizione Sardegna Unita, diciamo, poi, in queste ultime battute, si è arricchita di alcuni contributi di cui certamente è utile tener conto. Questo è un dovere a cui certamente non ci possiamo sottrarre, tenendo conto del motivo di fondo per cui noi stiamo così numerosamente intervenendo sugli articoli e sugli emendamenti. Il cuore della questione è proprio l'impostazione di fondo della politica di governo del territorio della Regione.

In sintesi estrema, lo ripeto perché scopo dei nostri interventi è anche quello di tenere accesi i riflettori sull'esame di questo testo di legge unificato, lo scopo di una politica di tutela e valorizzazione del bene paesaggistico, così come ampiamente definito dal Codice Urbani in particolare, e da tutta la legislazione nazionale e anche regionale finora vigente, è dettare norme di natura urbanistica su aree di particolare pregio. Ma la scelta di fondo sia della legislazione nazionale sia di quella regionale è fare politica di tutela del paesaggio così come di tutela dei beni culturali, perché ormai il Codice Urbani accomuna in questa unica categoria questo insieme di beni, e la legislazione sia nazionale sia regionale indica chiaramente la strada di uno strumento urbanistico regionale di carattere generale che riguardi l'intero territorio, che sia davvero il quadro di riferimento e di coordinamento di tutta la politica del territorio e che sia uno strumento unico. L'ha ricordato anche poc'anzi il collega Floris rispetto a scelte fatte nel passato. Ma come mai, allora, i proponenti di questo provvedimento di legge nel primo articolo inseriscono un ultimo comma in cui si dice che in sede di prima applicazione della presente legge il Piano paesistico regionale può essere suddiviso per ambiti territoriali, il che può quindi portare alla elaborazione, proposta, adozione e approvazione di diversi piani paesaggistici? Questo è già un errore di fondo, un errore all'origine.

Non ripeto le cose che ha detto stamattina il collega Pili su questa questione, perché come minimo si tratta di una distrazione, di un errore di fondo per mancanza di strategia, ma poiché dobbiamo essere prudenti e a volte anche sospettosi almeno quel pizzico di giusto sospetto occorre averlo. Prima si dice, al primo comma e secondo comma dell'articolo 1, che il Piano paesaggistico regionale è "il principale strumento di pianificazione territoriale" e "il quadro di riferimento e di coordinamento dello sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale", e immediatamente dopo già si prevede la via d'uscita, cioè la scomposizione di questo strumento in diversi ambiti territoriali. Allora è evidente che questa previsione, in sede di prima applicazione di una legge che è titolata "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia", apre uno spiraglio non di luce ma di ombra sulla origine e sulla impostazione stessa della legge. Questo per quanto riguarda l'articolo 1.

Allora se su questo punto ci fosse davvero da parte vostra la volontà di andare a fondo, di capire, perché ne avete anche tutto l'interesse (o forse avete già cercato di capire ma non potete dichiarare, non lo so), questa lunga discussione in Aula, pur tenendo conto che i numeri, la volontà, le opportunità di approvare la legge come volete le avete voi, dovrebbe quanto meno portarvi ad ammettere di fronte all'intera Sardegna qual è il vero scopo di questa legge.

Poi che sia il Consiglio o la Giunta ad approvare il piano è un problema sicuramente secondario, teniamo conto però che anche di questo si deve discutere, e cioè del fatto che in un sistema presidenziale i poteri del Presidente e dell'Esecutivo rispetto a quelli del Consiglio sono ampiamente incrementati e non compensati da una modifica della legislazione generale vigente sulla distribuzione dei poteri nell'ambito degli organi statutariamente previsti per governare la Regione. Forse ci vorrebbe un ritorno al passato, alla legge 45/89, che ha previsto, se non ricordo male con una successiva modifica, l'approvazione del piano territoriale paesistico da parte della Giunta, perché originariamente la legge 45 venne approvata dando al Consiglio il potere di approvare il piano territoriale paesistico. Quindi già all'origine c'era un'intenzione, poi sicuramente si è fatta una modifica dettata forse da un'esigenza di razionalità, da realismo, nel senso che l'attività di pianificazione è più giusto che sia affidata all'Esecutivo e non all'organo legislativo, siamo d'accordo, ma in un sistema diverso con una forma parlamentare pura, in cui cioè il Consiglio controlla continuamente il Governo attraverso il sistema della fiducia diretta.

Oggi non abbiamo più questo sistema; l'Esecutivo riceve potere diretto dall'elettorato, non più dal Consiglio, ed è normale in tutti i sistemi presidenziali che il potere legislativo, avendo anche una funzione di sindacato, di controllo dell'attività del Governo, possa essere rinforzato. Poi non si arriverà all'approvazione da parte del Consiglio, ma si può prendere in esame almeno questo problema? E' possibile che non si riconosca ai nostri emendamenti almeno la dignità politica di aver posto un problema che è reale, così come lo è il problema posto relativamente al comma 3 dell'articolo 1? Anche per quanto riguarda il primo e al secondo comma si pone un problema di fondo in merito alla scelta di operare in materia di tutela del paesaggio attraverso uno strumento specifico come il Piano paesaggistico, dandogli la rilevanza di strumento urbanistico sull'intero territorio regionale, secondo un'ottica molto, molto più ristretta rispetto al progetto di legge presentato e approvato dal collega Floris, che era Presidente della Giunta allora, che prevedeva non un piano paesaggistico regionale, ma un piano urbanistico di coordinamento territoriale.

Allora, ci sono diversi problemi aperti per quanto riguarda l'articolo 1 e poi ce ne sono altri sugli altri articoli. Su questi si vuole sorvolare? Tutto può essere ridotto al fatto che questa opposizione deve fare, in maniera becera, ostruzionismo per prendere tempo, per farvi ritardare l'approvazione della legge, o non è possibile che anche in un angolo del vostro cervello entri l'idea che forse qualcosa di utile anche per voi stessi ci sia nelle nostre proposte di modifica?

PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Io pensavo che questa mattina, dopo l'intervento coraggioso e libero, devo dire, della collega Caligaris, si fosse aperto uno spiraglio per trovare una soluzione al problema che oggi stiamo trattando, che non è di poco conto, ma è il vero problema, a parer mio, perché da quello che deciderà questo Consiglio regionale dipenderà anche lo sviluppo della Sardegna.

Quindi è chiaro che la preoccupazione, non credo soltanto della minoranza ma anche della maggioranza, è quella di dotarsi di uno strumento capace di dare risposte vere, insomma creare un abito giusto per la Sardegna. Purtroppo abbiamo constatato che questa volontà non c'è da parte della maggioranza, fata eccezione per alcuni consiglieri, però, puntualmente, ogni qualvolta in questo Consiglio emergono delle libere posizioni improntate alla ragionevolezza e che tendono ad approfondire l'argomento in discussione, il rullo compressore della maggioranza impone il da farsi e quindi poco importa quello che potrebbe decidere questo Consiglio regionale.

Voglio fare riferimento agli ultimi due interventi che sono entrati nel merito vero del problema, cioè agli interventi dei colleghi Mario Floris e La Spisa. Mi sembra che l'onorevole Floris abbia detto una cosa opinabile, e cioè che in fondo i piani territoriali paesistici, e quindi anche il piano paesaggistico regionale, sono uno strumento che rientra più nella competenza della Giunta che in quella del Consiglio regionale. Ma questo poteva avere un senso se ci fosse un vero coinvolgimento di questo Consiglio regionale. Devo dire, insomma, che la nostra preoccupazione di affidare alla coalizione di governo questo strumento è dovuta proprio al fatto che non c'è un vero coinvolgimento del Consiglio regionale. Allora, quando noi diciamo che questo strumento va prima pensato, discusso e approfondito dal Consiglio regionale e dai comuni, che sono gli artefici della programmazione territoriale, intendiamo dire che non vogliamo scelte calate dall'alto. Il problema è alla radice perché non si intravede la volontà di coinvolgere davvero il Consiglio regionale. Allora, onorevole Floris, il problema è che noi non vediamo, oggi, da parte della coalizione di maggioranza la volontà di coinvolgere tutte le parti del Consiglio, e questo lo dico perché tutti qui abbiamo un compito, e non solo la maggioranza ma anche l'opposizione deve avere voce in capitolo, altrimenti lasciamo che la maggioranza decida tutto quello che vuole e noi ce ne torniamo tranquillamente a casa. Ma credo non sia questo il compito di questo Consiglio regionale. Il compito di questo Consiglio regionale è fare in modo che la proposta che emergerà sia almeno parzialmente condivisa anche dalle altre forze politiche in campo, perché quello che noi non accettiamo e mai accetteremo è che questo testo di legge poi si trasformi in una legge della maggioranza. Questo noi tenteremo di impedirlo democraticamente, naturalmente, se non basta in Consiglio regionale, andremo nelle piazze, andremo dove questo strumento dovrà essere attuato e diremo ciò che pensiamo.

Ecco, noi siamo lontani da questo modo di intendere questo strumento urbanistico, perché lo vediamo impregnato, diciamo, di divieti, di vincoli e lo consideriamo frutto di un radicalismo e di un estremismo ambientale che noi non possiamo concepire, ma non perché le associazioni ambientaliste non debbano fare la loro parte. Sono appunto associazioni ambientaliste, si sa che sono quello e basta, ma la situazione cambia quando praticamente si sostituiscono alla Giunta, e viceversa. Allora questo non può essere accettato e devo dire che siamo stanchi di vedere situazioni di questo genere. L'estate scorsa Legambiente ha organizzato a Siniscola tre giorni di studi praticamente per analizzare la materia ambientale in Sardegna. Si è parlato un po' di tutto: del nucleare, delle servitù militari, delle basi americane e, alla fine, si voleva anche parlare di questa legge regionale definita salvacoste, però non sappiamo bene cosa sarà. Quello che voglio dire è che Legambiente giustamente fa tutti i convegni che vuole, però in quel convegno di tre giorni non c'era un solo esponente della opposizione. Era stato invitato l'Assessore dell'urbanistica, Gian Valerio Sanna, che poi mi risulta non abbia partecipato, ma c'erano gli Assessori dell'ambiente e del turismo, consiglieri regionali di maggioranza, non c'era un solo consigliere dell'opposizione che sostenesse il contraddittorio o comunque parlasse di quelle cose che sta pensando una parte del Consiglio regionale.

Allora, voglio dire, noi non ci stiamo a questo gioco! Non è pensabile che la maggioranza in blocco vada per tre giorni a parlare di ambiente se non c'è nemmeno un rappresentante della opposizione. La maggioranza stessa avrebbe dovuto dire: "Guardate che noi vogliamo un confronto libero, aperto, vogliamo che assieme agli ambientalisti dichiarati ci siano anche le altre componenti del Consiglio, perché il Consiglio regionale non è composto soltanto da noi". Poi, leggendo i giornali, ho saputo quali sono stati gli argomenti di discussione. Naturalmente nessuno può negare che erano ormai argomenti a senso unico: si parlava delle basi americane, degli americani guerrafondai, nemici dell'Italia, della Sardegna, tutto quello che poi sappiamo pensano e dicono queste associazioni. Non credo che sia serio porre il discorso in questi termini. Si è parlato di energia pulita, di eolico, perché fino a ieri questa che era energia pulita, sostenuta dagli ambientalisti. Improvvisamente qui cambia tutto e praticamente l'energia eolica, pur essendo energia pulita, non serve più perché ci sono altri problemi.

Io sono andato anche a vedere bene quali comuni hanno adottato delle delibere per approvare la realizzazione di impianti di energia eolica e ho notato che non sono i comuni governati dal centrodestra, ma sono soprattutto i comuni governati dal centrosinistra che hanno portato avanti questa iniziativa. Devo dire, per esempio - qui c'è il consigliere Davoli - che il comune di Orune ne ha fatto una bandiera. Per anni si è parlato del grande risultato ottenuto nella produzione di energia eolica dai comuni di Orune, Pattada e altri comuni della zona, ma sono tutti comuni governati dal centrosinistra. Adesso, stranamente, il discorso sull'energia eolica non lo stanno portando avanti più tutti i comuni della Sardegna, ma è diventata una battaglia del centrodestra, perché chissà che cosa vuole fare, vuole deturpare con queste pale eoliche!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu. Il tempo è scaduto.

(Interruzione del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Lei ha perfettamente ragione...

(Interruzione del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, onorevole Ladu...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi! Vorrei ricordarle, onorevole Ladu, che abbiamo riservato a lei lo stesso trattamento riservato a tutti gli altri colleghi. Grazie, comunque, onorevole Ladu.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, colleghi, devo prioritariamente ringraziare l'onorevole Pirisi che ogni tanto mi cita. Per uno che è stato Assessore le citazioni hanno due valenze: essere ricordati per i disastri compiuti oppure essere ricordati per il tentativo di fare qualcosa. L'importante è parlarne, perché quando non se ne parla mai vuol dire che non si è fatto nulla. Quindi la ringrazio, però, ieri l'ho sentita discutere animatamente con l'onorevole Pili del disegno di legge da me presentato a suo tempo, che ha dato linfa sia alla vostra proposta di legge presentata nella scorsa legislatura sia al progetto di legge presentato in questa legislatura. Infatti lo studio di compatibilità paesistico-ambientale credo che sia al 90 per cento uguale a quello presentato da me, quindi tutti prendiamo spunto da cose fatte da altri. E giusto per rimarcare la differenza, ma anche per poter essere propositivi in questa materia, volevo ribadirle, visto che lei è architetto, che i metri sono l'unità di misura dello spazio e i mesi sono l'unità di misura del tempo. Per essere ancora più pratici, il metro è quello della sarta e i mesi sono quelli che noi trascorreremo esaminando questo testo di legge unificato. Il buonsenso del disegno di legge presentato all'epoca in cui ero Assessore e della proposta di legge che abbiamo presentato pochi mesi fa stava innanzitutto nell'inibire per ventiquattro mesi la realizzazione di opere solo nella fascia dei 300 metri, però bisogna riconoscere che alcune opere, entro i 300 metri e anche entro i 2 chilometri, che ora le elencherò, non vanno bloccate: lettera a), gli interventi in ambiti urbani (se una città è sul mare non può essere costretta per diciotto mesi a non poter realizzare nulla); b) la possibilità di proseguire con gli interventi previsti dai piani attuativi, convenzionati e in corso di attuazione, fino alla data di scadenza della convenzione urbanistica; c) le opere pubbliche che per loro natura non possono essere diversamente localizzate. Una stazione marittima non può essere fatta sul Gennergentu, quindi perché inibirne la costruzione o impedire di migliorare quelle esistenti anche apportando delle modifiche? Ci sono poi le opere e gli interventi previsti negli atti di programmazione negoziata e negli accordi di programma, per la loro evidente utilità pubblica, economica e sociale. Come si fa a bloccare programmi e interventi che sono in gestazione da 10 o 15 anni, che sono in dirittura d'arrivo, o meglio stanno per essere ultimati, solo perché qualcuno ha deciso che non vanno più bene? C'è gente che ha investito i propri capitali, che ha superato procedure burocratiche complicatissime relativa alla compatibilità ambientale e alla tutela del passaggio, con pellegrinaggi continui presso l'Assessorato dell'urbanistica e presso tutti gli uffici competenti in materia per poter ottenere la concessione edilizia. Non le ha rilasciate mica il principe queste concessioni! Per quanto riguarda gli interventi di prevenzione e tutela della salute pubblica e della qualità dell'ambiente, vogliamo costruire i depuratori in montagna? Volete inibire anche gli interventi di risanamento e disinquinamento della fascia costiera, di valorizzazione delle zone umide e di sviluppo dell'acquacoltura? L'acquacoltura non si può fare in montagna o nel deserto! Interventi in attuazione di piani di risanamento urbanistico: sapete quanti ne passavano in Giunta e quanto sono utili per i comuni? Ora sono bloccati anche questi. Interventi di modifica e ampliamento degli insediamenti ricettivo alberghieri: occorre consentire a chi ha strutture ricettive di mettersi in ordine con quella che è la richiesta del mercato; non possiamo lasciare che nelle altre nazioni e nelle altre regioni la procedura vada avanti mentre noi inibiamo totalmente questo tipo di interventi. Però, ieri, ho sollevato il problema dello scioglimento dei consigli comunali nel caso di mancata...

(Interruzione)

Ci mettiamo d'accordo, no, non c'è disfattismo! Dicevo che ho sollevato il problema dello scioglimento dei consigli comunali che non adottano gli strumenti urbanistici entro diciotto mesi dalla conversione in legge del decreto legge 29 maggio 2004, numero 80. Ebbene, qualcuno giustamente ha obiettato che, avendo la Regione Sardegna, in base a una legge costituzionale del 1993, competenza primaria in materia di ordinamento degli enti locali, la legislazione statale non potesse intervenire in materia decretando lo scioglimento dei consigli comunali.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, si vuole accomodare al suo posto, per gentilezza? Grazie.

BIANCAREDDU (U.D.C.). E' vero, la Regione Sardegna ha competenza primaria in materia di ordinamento degli enti locali, ma volevo ricordare che proprio due anni fa la Corte Costituzionale, nel sentenziare la potestà legislativa esclusiva della Regione Sardegna in materia di istituzione di nuove province, ha ribadito che la Regione non poteva disciplinare nuove motivazioni di scioglimento anticipato dei consigli provinciali. Infatti, noi avevamo scritto in legge che le elezioni dei consigli provinciali si sarebbero svolte sia nelle nuove che nelle vecchie province nel 2003. Questa parte è stata cassata perché la Corte Costituzionale ha stabilito che le cause di scioglimento dei consigli comunali sono tassative e di esclusiva competenza dello Stato. Poiché questa è una norma sanzionatoria di un comportamento omissivo dei consigli comunali, noi non possiamo legiferare in materia. Stiamo dunque esponendo i consigli comunali a rischio di scioglimento perché li teniamo paralizzati per diciotto mesi senza che possano adottare propri strumenti urbanistici.

Questa è l'unità di misura del tempo, onorevole Pirisi, e quindi il tempo, se non è tiranno, ci darà ragione. Inoltre, l'articolo 117 della Costituzione, a seguito della revisione del Titolo V, parte seconda, ha disciplinato il riparto di attribuzioni della potestà legislativa tra Stato e Regioni, perché la potestà legislativa primaria o esclusiva e quella definita concorrente hanno dei limiti. Avere potestà primaria non significa essere legibus soluti, nel senso che possiamo fare quello che vogliamo. Anche la potestà esclusiva ha il limite dei principi costituzionali e del principio di grande riforma economico-sociale dettato dallo Stato. Dopo la modifica del Titolo V la tutela è attribuita alla potestà legislativa esclusiva dello Stato, la valorizzazione invece alla potestà concorrente. Quindi il Parlamento emana leggi quadro e noi possiamo solo emanare leggi di dettaglio, in quanto la nostra potestà è concorrente.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Biancareddu, il tempo è scaduto. Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Grazie, Presidente, dopo questa lezione di diritto amministrativo del professor Biancareddu, mio successore nel difficile compito che oggi è ricoperto dal silente assessore Sanna, vorrei commentare l'articolo 1, di cui si discute in questo momento, rapportandolo, per non ripetere considerazioni già brillantemente sviluppate da chi mi ha preceduto, alle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru, alle quali più di una volta ci si è riferiti in quest'Aula per giustificare la coesione di questa maggioranza col disegno di legge presentato dalla Giunta.

Inizio a pensare che questa maggioranza, abdicando al proprio ruolo e al ruolo del Consiglio regionale in materia stia quasi cercando di crearsi un alibi, perché alla fine se disastro sarà, come noi stiamo preconizzando, si dirà: "Purtroppo chi governa è il Governatore, la legge è questa e noi ci siamo dovuti adeguare". Ma qua non si vuole esautorare il Consiglio regionale; a differenza di quello che, poi vedremo, è previsto nelle dichiarazioni programmatiche, qua si vuole esautorare un po' tutti! Leggo a pagina 40 delle dichiarazioni programmatiche: "Un rafforzamento del ruolo della Provincia nella sua funzione di istruzione, di coordinamento e di raccordo tra pianificazione regionale e pianificazione comunale". All'Aula così come ai singoli consiglieri non sfugge che esistono quattro piani urbanistici provinciali che sono costati miliardi a questa Regione, predisposti dai quattro Uffici del piano delle vecchie quattro province che hanno lavorato egregiamente. Quattro Uffici del piano costituiti non dalla maggioranza di centrodestra, ma dalle vecchie maggioranze di centrosinistra che governavano quelle province, che sono rimaste in carica anche dopo il cambio di amministrazione, perché la continuità amministrativa così voleva e così vuole, a differenza di quanto abbiamo visto è stato fatto, con molta solerzia e autorevolezza, all'indomani dell'elezione della Giunta Soru, quando ci si è privati - noi lo possiamo dire perché li abbiamo conosciuti - di alcuni dei migliori professionisti e dirigenti della Regione Autonoma della Sardegna, anche di quelli che non erano né "targati" né esposti.

Detto questo, vediamo invece che più avanti nel disegno di legge questa Giunta prevede (dopo che la Regione Autonoma della Sardegna ha speso miliardi per un lavoro svolto egregiamente da chi ha pianificato uno sviluppo territoriale urbanistico e paesistico, appunto dai quattro Uffici del piano delle Province), all'articolo 2, che per la redazione del piano possono essere utilizzati anche gli elaborati dei piani urbanistici. Se questa è la premessa, non c'è bisogno di leggere più a fondo questo testo, perché abbiamo già capito chi governa, chi decide, chi ha voglia di pianificare sopra tutto e sopra tutti, a differenza di quanto, invece, si prevedeva a pagina 41 delle dichiarazioni programmatiche, dove leggo testualmente: "La pianificazione come metodo deve basarsi sul momento del programma, che, oltre a costituire il momento della verifica e dell'eventuale aggiornamento del piano, è anche quel momento in cui si devono costruire una serie di raccordi di massima rilevanza ai fini di una pianificazione effettivamente operante. In primo luogo, il raccordo con l'insieme delle istanze politiche attraverso cui si esprime la sovranità popolare". Questo è il raccordo di cui si parlava nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

MILIA (F.I.) Il presidente Pirisi ha molta voglia di parlare, però evidentemente non gli è permesso. Presidente, ci pensi lei, decida cosa fare di questo Presidente di Commissione.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Milia, ci ha già pensato lei.

MILIA (F.I.). "In secondo luogo, il raccordo con la politica di bilancio dell'Ente cui è affidato il compito della pianificazione. In terzo luogo, il raccordo con quella vasta gamma di operatori pubblici e privati che dovrà realizzare e gestire le scelte del piano e del programma". Queste sono le dichiarazioni programmatiche, le conseguenze delle quali sono note a tutti: una concertazione, diciamo così, proforma, le istanze portate dalla sovranità popolare, dall'espressione della sovranità popolare - e questa è la massima espressione della sovranità popolare - calpestate, cancellate, anzi dileggiate e offese, perché qualunque istanza non solo non viene discussa, ma non viene neanche presa in considerazione.

E allora, cari colleghi, è difficile pensare che questa minoranza, orgogliosa in questo momento di essere minoranza, non abbia il dovere e il diritto, nell'interesse di tutti i sardi, di far sentire una voce forte, che è la voce - noi crediamo, questo sì - della maggioranza dei sardi in questa materia. E' una voce che viene raccolta in strada, tra le associazioni di categoria, nella società civile.

E allora questa non è un'azione di filibustering, non è un'azione di ostruzionismo, è un'azione di sensibilizzazione che facciamo, perché crediamo e speriamo che non sia mai troppo tardi, nei confronti dei colleghi che fino ad oggi hanno taciuto, o perlomeno hanno taciuto ufficialmente, salvo poi informalmente farci sapere che sono d'accordo con noi. E, ripeto, mi dà l'impressione che questo Consiglio regionale sia prigioniero per una sorta di violenza privata, perché l'articolo 310 del Codice penale dice chiaramente che è violenza privata quando qualcuno minacciato o costretto con la forza o per il timore di qualche conseguenza adotta determinati comportamenti. In questo caso è magari la paura di andare a casa la violenza privata che aleggia su questo Consiglio regionale e impedisce di esprimersi non solo nel migliore dei modi, ma secondo coscienza a molti dei colleghi che non hanno mai manifestato e non hanno mai nascosto le loro volontà, le loro idee su questa materia, seppure improntate - come da questa parte - alla tutela dell'ambiente, al massimo rispetto del nostro patrimonio, che è il bene più grande che la Sardegna possiede.

Assessore Sanna, nelle dichiarazioni programmatiche, oltre alla materia della concertazione sulla pianificazione paesistica, vi è un capoverso importantissimo che recita così: "Una decisa scelta di contrasto dell'abusivismo edilizio di qualunque tipo o natura, riattivando prontamente le strutture regionali di contrasto a questo fenomeno," - io non so se queste strutture non abbiamo funzionato negli ultimi anni - "con un rifiuto radicale di qualunque proposta statale di condono o sanatoria degli abusi ed irregolarità edilizie o urbanistiche". Di questa azione immediata di riattivazione di queste strutture per il contrasto di questo fenomeno noi non abbiamo ancora chiesto conto, sappiamo che lei è molto sensibile al problema, però più avanti faremo delle segnalazioni dettagliate, che, questa volta sì, penso ci vedranno assieme a tutti coloro che rigettano...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Milia. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, sarò brevissimo, però sento il dovere di intervenire, onestamente, anche alla luce dell'intervento della collega Caligaris. Io mi aspettavo che, come sempre è avvenuto in quest'Aula, i manovrieri iniziassero le consultazioni in via riservata, magari da un'altra parte dello stabile, per trovare una soluzione che evitasse il muro contro muro, perché credo che non giovi a nessuno rimanere qui a esaminare un problema che tocca tutti i sardi, quindi tutti i consiglieri regionali qui rappresentati. Vi confesso, pertanto, che non dovevo intervenire, però, visto che alcuni colleghi hanno chiamato in causa i sindaci e le competenze delle amministrazioni locali, io, in qualità di sindaco da oltre dieci anni, voglio ricordare che la Regione sarda - lo dico all'onorevole Mario Floris - in passato non chiedeva ma imponeva ai comuni che i piani urbanistici comunali fossero di competenza dei consigli comunali, quindi la programmazione, la salvaguardia e la tutela dovevano passare attraverso il consiglio comunale.

In linea con quanto sto per dire e al fine di evitare che venga eventualmente frainteso, voglio leggere il comma 8 dell'articolo 5 della legge regionale numero 45 del 1989, che dice espressamente: "Le direttive, i vincoli regionali, gli schemi di assetto territoriale sono approvati dal Consiglio regionale previa delibera della Giunta regionale". Questo sta a significare che la Giunta regionale non può imporre, e tanto meno lo può fare la Commissione, la propria volontà al Consiglio regionale.

Io non posso, comunque, fare a meno di rivolgere ancora una volta l'invito, in particolare al collega Cugini, che è gallurese, e ai colleghi Giorico e Bruno, che sono algheresi e quindi possono veder toccati eventualmente i loro "interessi", intendo interessi di cittadini, perché rappresentano una grossa fetta dei cittadini di quel territorio, nonché agli altri colleghi galluresi, presenti e no, a tirar fuori un minimo di orgoglio per far capire a questo Consiglio regionale che noi non possiamo essere d'accordo con chi vuole penalizzare questi territori e questi "interessi".

Lo voglio dire subito, per evitare che siano fatte delle considerazioni negative: io abito a oltre 35 chilometri dalla costa - altro che 2.000 metri! - e né io né i miei familiari e nemmeno i miei parenti sino al terzo grado abbiamo alcun interesse nelle coste algheresi o galluresi. Non riesco a capire, onestamente, quale sia la difficoltà di questa maggioranza, dal momento che ha i numeri per poter eventualmente apportare modifiche, per confrontarsi, valutare, sentire. Francamente, più di una volta, in Aula, alcuni consiglieri regionali - non io, sia chiaro, perché io ho le idee abbastanza chiare e so sempre cosa debbo fare - si sono lasciati convincere dal discorso che veniva fatto sia da parte della maggioranza sia da parte della opposizione. Quindi perché opposizione e maggioranza non dovrebbero dialogare? Bisogna discutere, bisogna confrontarsi e poi magari trovare insieme una soluzione, che non è di una parte del Consiglio regionale, ma deve essere, a mio modesto parere, di tutto il Consiglio regionale, perché il merito non è di questa maggioranza o di questa opposizione, ma credo che alla fine il merito sia soprattutto di tutto il Consiglio regionale che noi rappresentiamo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, "Tutela e valorizzazione del paesaggio" recita il titolo del disegno di legge, ma devo dire che quello che mi sorprende, e che non ho rilevato solo io, ma è già stato rilevato da tanti colleghi che mi hanno preceduto, è l'apprezzamento del silenzio che la maggioranza si è imposto.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue CONTU.) E' un silenzio a cui siamo poco abituati, caratterizzato da pause, lunghe pause, quelle a cui ci aveva abituati Cementano, e che abbiamo dovuto rivivere anche qui in Consiglio. Pause interpretate come momenti di riflessione, di elaborazione, poi condite con discorsi impostati quasi sul nulla, su pensieri e concetti astratti, con poca connessione, è il termine più esatto, con la realtà che in quest'Aula si vive.

Il silenzio non è casuale, sapevo che dovevo fare una pausa, perché la pausa non è o non deve essere un metodo per ascoltare il brusio e il rumore in sottofondo, la pausa dovrebbe consentire di riprendere il discorso, ma un discorso logico, un discorso che segua un filo, che segua l'elaborazione di una mente impegnata nel ragionamento e nella proposizione di concetti e idee pregni di significati e di valori. Quello che è mancato e che sta mancando in questo Consiglio è il senso e la consapevolezza della libertà del lavoro mentale, della libertà di pensiero, della libertà soprattutto di esprimere ciò che si pensa in merito a un provvedimento di legge che ieri ho definito un bonsai. Un bonsai, perché mi sembra studiato, ricamato, fiorito, ma privo di frutti commestibili, utilizzabili, che davvero siano il risultato di una elaborazione volta alla maturazione dei concetti.

Ecco, l'unico vero concetto maturo che si è già rilevato è che il cosiddetto decreto salvacoste non salva affatto le coste, ma impone un freno allo sviluppo, e per questo è stato da noi definito "blocca sviluppo" e soprattutto negazione dei diritti acquisiti. Diritti acquisiti da chi? Non solo dagli imprenditori o dai privati cittadini, ma dalle comunità locali, che le loro scelte hanno già fatto. Poco fa il collega Milia citava i piani urbanistici provinciali. E' per svegliare qualcuno, Eliseo, perché vedo che qualcuno si è assopito. L'ho detto fin dal primo intervento che questa sala favoriva il sopore, l'addormentamento delle menti e devo dire che sto sollevando l'intensità e il timbro della voce proprio perché il torpore vi sta sopraffacendo. Devo dire che, molto probabilmente, da medico, mi è venuto spontaneo pensare anche all'elettroencefalogramma piatto per qualche persona che eravamo invece abituati a sentire, soprattutto nel portare avanti delle battaglie: battaglie per i propri territori e per gli interessi della Sardegna, battaglie finalizzate davvero a una presa di coscienza dei valori sui quali noi amministratori veniamo chiamati a confrontarci e soprattutto a decidere.

Qui le decisioni, se di decisioni si può parlare, sono prese per negare, per creare griglie, per creare vincoli che all'atto pratico dovrebbero portare la Sardegna indietro di tanti anni. Sono stati citati i provvedimenti di legge che hanno caratterizzato la pianificazione urbanistica dal 1989, in particolare la legge regionale numero 45/89, sull'uso e la tutela del territorio, e tutto ciò che è derivato negli anni dalla sua applicazione, in quei significati che oggi si vorrebbero negare. Si vuol parlare, oggi, di pianificazione urbanistica e paesaggistica senza considerare il silenzio e le assenze in quest'aula. Io ho provato, quando è intervenuto il collega Cugini, a contare quante presenze aveva la maggioranza in aula: diciotto. L'ho rilevato perché pensavo: chiede la parola il consigliere Cugini, a cui tutti riconoscono la capacità di fare discorsi sempre interessanti, ciò nonostante mostrano attenzione soltanto diciotto consiglieri della maggioranza. E' stato un intervento rapido il suo, però, molto probabilmente, qualcuno non è stato pronto a rispondere. Ciò è dovuto anche un po' all'ora postprandiale, a quel sopore mentale che caratterizza purtroppo la vita in aula, e in modo particolare anche queste sedute così defatiganti, lunghe, dove il concerto di idee non sempre è prevalente, ma prevalgono soprattutto, invece, i discorsi da corridoio. Sono più interessanti, molto probabilmente, i discorsi che si possono fare nel retro dell'aula.

Qui, davvero, un concerto di idee manca, perché vi state negando la possibilità di essere protagonisti della storia di questo Consiglio e di esserlo per i vostri territori. Vi state negando il coinvolgimento dei nostri e dei vostri elettori in una scelta così importante per la nostra terra. Vi state negando quel coinvolgimento che, invece, resta chiuso nelle sale dei Gruppi, molto probabilmente, mentre sarebbe necessario che uscisse fuori, che la gente sapesse che l'interesse dimostrato dalla minoranza è volto a far emergere i limiti di questa legge, perché davvero noi siamo contrari a questo provvedimento, siamo contrari al suo contenuto generale, che parte, appunto, dalla definizione stessa del disegno di legge. Noi non possiamo accettare e non accetteremo che la nostra società non sia coinvolta in tutte le sue componenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io, da ieri sera, sono rimasto a guardare, ho cercato di analizzare la situazione e mi è venuto da ridacchiare su tanti interventi. Non possiedo proprietà al sole, non sono uno speculatore - ahimè, se lo fossi farei altre cose! - e qui non ho niente da tutelare, se non interessi di carattere generale.

Io ho sempre detto che il decreto è illegittimo (e di conseguenza lo sarà questa legge se verrà approvata), così come peraltro è scritto nei ricorsi predisposti da qualche comune, più che altro perché il provvedimento è stato, come sapete, impugnato perché viziato da eccesso di potere. Qualcuno dice che non è così. Io ho fatto una verifica stasera: il decreto legge del 29 marzo 2004, numero 80, convertito, con modificazioni, nella legge 28 maggio 2004, numero 140 - come diceva il secondo Carneluti che mi ha preceduto prima, cioè il collega Biancareddu - prevede che nei comuni dove entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto legge non si adottino gli strumenti urbanistici devono essere sciolti i relativi consigli comunali. Non vorrei che ad Iglesias, dove le elezioni saranno a maggio, il consiglio comunale venisse sciolto magari dopo due mesi perché non è definita la procedura, in quanto i diciotto mesi decorrono due mesi dopo il mese di giugno.

Ora, io concordo con le cose che ha detto il collega Floris, così come dico al collega Cugini che ha ragione: è vero che inizialmente la competenza sui piani paesistici era del Consiglio regionale, successivamente però, dal 1993, è passata alla Giunta regionale, sempre per amore della verità. Così come per quanto riguarda le condizioni diverse citate dai miei colleghi, non vorrei che, anche per alcuni atteggiamenti che si sono visti stasera, qualcuno pensasse che la mia posizione sia differente da quella dei miei colleghi della opposizione; avendo una buona memoria, forse superiore a quella di molti colleghi, dico anch'io che le condizioni sono diverse e c'è chi le ha volute. Io, assieme a molti altri colleghi, non volevo questa legge e quindi ho votato coerentemente. C'è chi ha votato questa legge e credo che quando uno, chiunque esso sia, che sia del centrodestra o che sia del centrosinistra, utilizza una posizione di preminenza e di potere talvolta può anche utilizzarla in modo sbagliato. Io sono favorevole ai correttivi, però voglio capire dove si va, le condizioni sono diverse oggi rispetto al passato, secondo me la situazione attuale non va bene, però ci vuole elasticità mentale per apportare dei correttivi fondamentali.

Stasera il mio atteggiamento in Commissione è stato quello di chi vuole sapere dove si va a parare. Presidente, lei ieri sera ha detto: riunite la Commissione, sentiti i Capigruppo, quindi è un concetto elastico, non c'è una norma precisa. Così come, lo dico prima, in effetti la proroga di tre mesi dei termini della delibera della Giunta è disposta sulla base dell'articolo 14 della legge 45/89. Questa è una garanzia, l'ho detto in Commissione, qualcuno dei miei colleghi può essersi adombrato, ma è chiaro che se uno vede che non c'è una via d'uscita, che non sorge il sole, ritiene opportuno tutelarsi e fare un provvedimento che gli consenta di bloccare per ulteriori tre mesi. E' un fatto normale. E' chiaro che l'articolo 14 sarà interpretato in termini restrittivi, cioè sarà deciso il modo in cui non si potranno fare gli emendamenti - mi sono già informato - a seconda della volontà che esprimerà questo Consiglio regionale. Per cui il Presidente convocherà - sto facendo lo scenario - i Capigruppo, domani mattina, chiederà l'inversione dell'ordine del giorno e praticamente il provvedimento sarà reiterato per tre mesi.

Tutto il resto è fantasia, si può fare opposizione, si possono decidere le proroghe, però non può essere impedito all'opposizione di fare quello che sta facendo, anche perché si possono commettere tanti errori. Devo dire che ovunque ho operato ho avuto più collaboratori di sinistra che di centrodestra. Sono sempre stato accusato di questo, nel mio territorio, anche da Assessore regionale. Ho notato però delle anomalie, per esempio correttezza vuole che se si va in un certo territorio, si invitino i consiglieri regionali di quel territorio, non di una parte, perché questo è settarismo, che noi contesteremo con i piedi e con la testa, e con i piedi in modo pesante, dimostrando l'incapacità, la mancanza di cultura e di sensibilità su problemi che sono particolarmente importanti nel nostro territorio. Ora è evidente che vogliamo capire dove andiamo, cosa farete voi dopo. Cosa farete domenica e lunedì? Io non voglio dare suggerimenti a nessuno, perché questo cliché continua, poi vi ho detto ieri sera che a una certa ora aumenta anche la capacità di stare svegli. Io ho la pressione bassa - l'amico Cachia non ci credeva - che mi consente di essere più sveglio dalle 11 di notte in poi e così è per molti noi. Ho detto - purtroppo Paolo Fadda non c'è - che non c'è al primo piano il servizio di assistenza medica e fra poco, nei prossimi giorni, ci vorranno l'ambulanza e anche le bombole di ossigeno all'interno.

Allora, amici cari, è chiaro che voi non riuscirete ad approvare questo disegno di legge, perché da parte vostra non sono venuti segnali che dimostrino la volontà di apportare dei correttivi che sono fondamentali. Io non cito la collega Caligaris, che conoscevo superficialmente (se no anche lei si gasa!), credo però che sia corretto che ci sia, come sempre è avvenuto, la possibilità di un confronto serio in Commissione, che preveda l'interpretazione autentica, in modo tale da cambiare linea e poter approvare il provvedimento, perché se no voi sarete costretti a ritirare questo testo di legge per approvare con urgenza l'assestamento di bilancio. rischiamo cioè di arrivare a fine mese con la discussione di questo provvedimento e di non riuscire ad approvare l'assestamento di bilancio, con un danno per la Regione, tanto per essere chiari. Lo stesso atteggiamento assunto nella passata legislatura dal centrosinistra, coadiuvato da quattro "Caini", chiamiamoli così, di questa parte politica, che determinò l'approvazione, con un solo voto di scarto, della parte dell'assestamento di bilancio riguardante la sanità.

Ecco, io gradirei che ci fosse anche da parte vostra, indipendentemente dalla collega Caligaris, qualche segnale - noi ne abbiamo dati anche in Commissione - di correttezza, di buonsenso, che consenta di apportare delle modifiche laddove per presunzione non si vuole ammettere di aver sbagliato, ma ci sono tante cose che non vanno bene. Io sono stato dieci giorni fa a Liscia di Vacca, dove c'è un ometto che non dorme mai, né d'inverno né d'estate, che ha una piccola attività e vende dei dolcetti particolarmente buoni. Stava prima allo snack bar di Olbia e quindi Cachia lo conosce bene. Quest'uomo è un grande lavoratore, ora vuole fare una piccola modifica per cui ha presentato una richiesta al Comune di Arzachena per una località, che non si capisce bene se sia un borgo marino, così come viene chiamato, ben identificata. Vogliamo dare a questa persona la possibilità di ampliare la sua attività e di creare magari due posti di lavoro in più?

Su queste cose ci dobbiamo confrontare, fermo restando che non vogliamo prevaricare la maggioranza, però pretendiamo anche che la maggioranza non prevarichi noi. Il muro contro muro, il silenzio, eccetera, non servono a nessuno. Io credo che sia meglio prendere esempio dal collega Cugini, che con il suo garbo da lord inglese, praticamente alla fine ottiene qualcosa di positivo. Prendendo spunto dall'esperienza di Mario Floris e di altri che hanno il coraggio di parlare, suggerisco di guardarci in faccia e di andare avanti cercando di fare bene le cose. Evitiamo di stare qui stupidamente e inutilmente anche le domeniche e i lunedì. Anche perché c'è un dato di fatto sostanziale: la maggior parte dei colleghi - non me ne vogliano - il lunedì non c'è; ci sono solo io insieme a pochi altri colleghi. Evidentemente volete costringere i colleghi che di lunedì non sono mai venuti a un tour de force al quale non sono abituati! Probabilmente anche questo rodaggio va bene. Proseguirò nelle prossime puntate.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Oppi. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Con la sincerità che lo contraddistingue, l'onorevole Oppi ha posto i problemi a un'Aula veramente sorda da qualche giorno a questa parte, e se una parte di essa ha potuto udire qualcosa è andata in altre stanze a riferire dove si è deciso che non c'era possibilità di dialogo. E' una condizione non bella e non buona, perché quando si parla di parlamento sardo, quando si dice che il Consiglio regionale rappresenta l'istanza di tutti i sardi, credo che sia opportuno praticare sino in fondo l'esercizio della democrazia in un confronto costante, serio, proficuo nell'interesse della collettività.

Quando c'è stata l'interruzione, o meglio quando è intervenuto l'onorevole Cugini, che ha richiamato la legge numero 45, e si è discusso se fosse competenza del Consiglio varare il Piano paesaggistico regionale o se invece in legge fosse diversamente inteso, sono andato a rivedere la legge e ho preso atto che sono state modificate delle norme di valore essenziale, come quella sui poteri del Presidente della Regione. Vero è comunque che, come diceva Paolo Fadda, l'articolo 11 dà competenza alla Giunta (non solo per i piani territoriali paesistici) e persino alle Comunità Montane. L'articolo 5 della legge 45, titolo secondo, recita: "Le direttive, i vincoli regionali e gli schemi di assetto territoriale sono approvati dal Consiglio regionale previa deliberazione della Giunta regionale". Questo presuppone però che ci sia un dibattito, che ci sia un'esaltazione del ruolo del Consiglio, e non quel silenzio di tomba, rotto qua e là da qualche componente della maggioranza.

Per dare voce al silenzio assordante della maggioranza, mi permetto di recuperare un intervento che non ha potuto svolgere qui in aula il Capogruppo di Progetto Sardegna, a cui tento di dare voce io per quel che posso. Salto i preamboli, certamente, di una parte del discorso, ma sarebbe anche interessante, come intelligentemente il giornale l'ha posto: "Salvare tutto il territorio cominciando dalle coste". E sotto un articolo di un economista, Paolo Fadda: "Nell'Isola ingessata riaffiora il cacicco, mischia le carte e resta sempre a galla". Se qualcuno ha avuto l'opportunità di leggere entrambi gli articoli, con il gioco sociologico delle élite richiamate da Paolo Fadda, probabilmente ha colto anche quello che è l'aspetto sostanziale di un dibattito mai avvenuto in questo Consiglio regionale, anzi bloccato per volontà aliena, in questo caso, senza dare l'opportunità di innovare attraverso questo dibattito quelli che sono gli esercizi reali del potere, del potere bello, vero, quello che dà obiettivi e speranze alla gente di Sardegna.

A tale riguardo, siccome ho visto che molti hanno fatto una dichiarazione personale, dico che intervengo in quest'Aula non avendo interessi né personali né di famiglia attorno ai 2.000 metri della costa sarda. Vorrei che lo facessero tutti, presenti e non, per capire se ci sono eventualmente altri interessi che vengono toccati, e puntualmente vedremo, nel corso dell'esame dell'articolato, se ci sarà o no la difesa di un certo tipo di interessi non facilmente confessabili.

Comunque il collega Pinna, Capogruppo di Progetto Sardegna, dice: "Questo nuovo spazio globale, euromediterraneo prima di tutto, ci costringe a un radicale riorientamento e ci impone scelte forti, coraggiose. Che ne sarà mai del futuro di questa Sardegna se non comprendiamo per tempo che l'ambiente naturale non è più semplicemente la cornice, ma piuttosto l'essenza del nuovo ambiente economico, che è ormai radicalmente diverso rispetto a quello moderno e industriale e che il bene ambientale e il bene culturale rappresentano due forti marcatori di identità, capaci di restituire significato economico a una regione dal futuro incerto e bloccato? Che ne sarà del futuro di questa terra se non verrà predisposto un nuovo piano urbanistico dove il paesistico e lo spaziale necessariamente si devono fondere, che deve avere la capacità di tutelare prima di tutto questi beni primari, natura, cultura e storia e di favorire l'integrazione tra l'esterno costiero e l'interno rurale, perché lo sviluppo equilibrato potrà avvenire in presenza di un nuovo concetto di urbanità diffusa, reticolare, capace di legare territori diversi che scoprono una nuova identità culturale, sociale, turistica ed economica?"

(Interruzioni)

Noi su queste cose siamo perfettamente d'accordo, è su quello che avete scritto o vi siete fatti scrivere e che avete presentato in Aula che non siamo d'accordo, perché recita il contrario di quello che è detto qui, e poi dirò anche perché.

(Interruzioni)

"Il territorio è un valore integrato e strutturato, le coste hanno una funzione che è di accesso, di apertura, di ospitalità, esse però non solo non possono impedire, ma piuttosto devono favorire la valorizzazione e la trasformazione dell'interno, la sua urbanizzazione leggera, ma intelligente, l'acquisizione di una condizione di residenzialità. Una residenzialità fatta di servizi, di strutture, di postindustrialità" - questa della postindustrialità non l'ho capita bene - "che ancora oggi è negata e che rappresenta una delle cause principali del forte squilibrio demografico che vede l'interno scomparire". Allora, vorrei capire se fermare, sì, proprio bloccare significa creare opportunità perché anche all'interno arrivino possibilità di sviluppo, ovvero se significa non far più maturare nessuna potenzialità di sviluppo e di economia attraverso le coste, come invece si dice in questo scritto.

E' da due sere che la maggioranza non parla, diamole un po' di voce, perché è grave che non parli. Noi vogliamo che parli e la facciamo parlare noi, perché siamo democratici convinti. Noi non la affermiamo a parole, noi la pratichiamo la democrazia.

"Ancora oggi è negata questa possibilità, una delle cause principali del forte squilibro demografico che vede l'interno scomparire. Le aree fortemente urbanizzate, di tipo metropolitano, così affermano gli studiosi di economia urbana, diventeranno purtroppo sempre più nuovi contenitori del disagio sociale e delle povertà. I centri minori, meno compromessi, un po' più a misura d'uomo, in cui sarà garantita una migliore qualità di vita, servizi e relazioni, potranno rappresentare la forza di un sistema territoriale che guadagna in competitività e in attrattività e che meglio esprime la natura solidale dei rapporti tra gruppi, generazioni, diversità sociali, culturali ed economiche". Come se queste cose fossero state dette in maniera differente dall'una o dall'altra parte, noi le condividiamo appieno…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, il mio intervento vuole da un certo punto di vista rendere grazie al centrodestra per le numerose citazioni della giornata e in particolare per la doppia solidarietà espressa dall'onorevole Pili nei miei confronti. Intendo però sottolineare un aspetto che non è secondario. Francamente mi aspettavo che, dopo l'intervento dell'onorevole Capelli, proprio in virtù di una doppia solidarietà, cadessero almeno 800 degli emendamenti, visto che sono così numerosi e soprattutto quei 1026 che riguardano emendamenti di emendamenti. Questo sarebbe stato un atto veramente clamoroso, non il mio intervento. Il mio intervento resta e segna, secondo me, una tappa importante proprio perché nel mio piccolo rappresento una novità all'interno del Consiglio e intendevo ricordare questo aspetto non secondario dell'esito delle elezioni. Le elezioni in questa tredicesima legislatura si sono svolte con una legge che non condivido e che è stata fondamentalmente decisa dai maggiori partiti, e tra di essi vi sono sicuramente Forza Italia e A.N.

SANJUST (F.I.). D.S.!

CALIGARIS (Gruppo Misto). Per completezza di informazione ci sono anche i D.S., ma di fatto chi era al Governo nella precedente legislatura e chi aveva la forza numerica perché la Regione Sardegna avesse una propria legge non ha fatto nulla affinché ciò fosse. Allora mi domando che cosa accadrebbe o che cosa sarebbe accaduto se in questo momento, al posto della maggioranza di centrosinistra, ci fosse al governo una maggioranza di centrodestra.

Francamente non credo che gli atteggiamenti sarebbero stati differenti. Invece vorrei, e da questo punto di vista rinnovo l'appello, che si guardasse agli aspetti innovativi che il Consiglio esprime. Certo, come dice l'onorevole Diana, le donne ci sono, ma sono ancora poche e vi garantisco che intervenire non è facile. Volevo comunque, concludendo, perché non voglio portarvi via tempo preziosissimo, ricordare un altro aspetto importante: domenica lavoreremo e questa giornata costerà all'incirca 25 mila euro. Non mi sembra che si debbano fare i conti quando si affrontano degli argomenti molto importanti, ma certo è che bisogna riflettere anche sull'impegno che chiediamo ai dipendenti, a chi lavora in questa struttura e non ha la possibilità di fare i turni come avviene alla Camera.

Un'ultima sottolineatura, onorevole Vargiu. Non ho mai parlato a nome della maggioranza; tra l'altro le ricordo che non sono neanche Capogruppo, quindi non avrei neppure questa prerogativa. Il mio intervento però era veramente di grande apertura e considerazione delle opposizioni. Lo ripeto: un gesto significativo credo che avrebbe cambiato l'esito della giornata odierna, ma siccome la giornata non è ancora conclusa e sono animata da ottimismo, oltre al fatto che anch'io soffro di pressione bassa, come l'onorevole Oppi, spero che ci sia il tempo per veder decadere, se non 800, almeno 500 emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). L'ultimo intervento, quello dell'onorevole Caligaris - quindi continuo a citarla, così mi ringrazierà di nuovo, magari dopo -, penso abbia dato ulteriori spunti al dibattito. Secondo me, l'onorevole Caligaris ha fatto bene - e ciò denota quella intelligenza che io per primo le riconosco - a non fare marcia indietro relativamente alle considerazioni da lei espresse stamattina e che anche a me, devo essere sincero, avevano lasciato intendere e sperare che, magari parlando a nome della maggioranza, ci potesse essere una sorta di apertura verso quelle che erano e sono delle giuste rivendicazioni della minoranza.

Come ho già avuto modo di dire, questa non è una legge del tutto da buttare via, non lo è soprattutto se si considera il fatto che noi avevamo in materia un vuoto normativo molto deficitario, quindi il fatto stesso che comunque se ne parli, che si sia portato all'attenzione del Consiglio un argomento così importante penso di poter dire che non faccia perdere assolutamente tempo a quest'Aula e ai pochi e valorosi esponenti della Giunta che sono presenti, mi riferisco soprattutto all'assessore Sanna, che è senza alcun dubbio encomiabile, e non fa, a mio parere, perder tempo perché la Sardegna aveva assolutamente bisogno che questo argomento venisse affrontato.

Il problema non è il modo, ma continuo a dire che sono i tempi e ciò che rende il nostro lavoro faticoso oltre il dovuto è forse l'atteggiamento che si è dimostrato di voler assumere in questa materia, ripeto non per quanto riguarda l'oggetto, il modo, ma per quanto riguarda i tempi. Tempi che sono assolutamente sospetti, che sono poco chiari, perché in una materia del genere forse ci sarebbe voluto, anzi ci sarebbe assolutamente voluto un coinvolgimento di tutte le parti sociali, dei comuni, ma anche dei singoli cittadini, molto, ma molto più marcato rispetto a quello che invece è stato consentito in virtù della fretta.

Voglio aprire una piccolissima parentesi: io sono assolutamente convinto del fatto che uno dei compiti maggiori che noi abbiamo sia non solo quello di rendere chiare le leggi che approveremo, ma soprattutto quello di renderle assolutamente leggibili per coloro i quali per cultura, per poca dimestichezza, anche forse per poca attenzione, hanno bisogno di più tempo rispetto ad altri per poterle apprendere.

Con questo non dico che si debba per forza utilizzare una legislatura per portare davanti all'opinione pubblica una materia del genere, però sono anche assolutamente convinto del fatto che presentare una legge così importante, affrontare una materia così importante a soli quattro mesi dall'inizio della legislatura e senza che il popolo l'abbia, non dico digerita, ma non abbia neanche iniziato a sentirne il profumo, sia oggetto di grande meditazione, oltre al fatto che essendo la materia così complessa si sarebbe dovuto tener conto soprattutto delle particolarità e delle diversità del nostro territorio. Non dimentichiamoci che passando da una parte all'altra del nostro territorio troviamo diversità incredibili dal punto di vista morfologico, culturale, sociale e così via. Il tempo non mi pare che sia stato talmente lungo da dare la possibilità di rendere veramente partecipi tutti della discussione di questa materia, a meno che le assenze del nostro Presidente, probabilmente giustificate per questo motivo, non siano date da quella concertazione che probabilmente in questi giorni sta facendo in tutto il territorio regionale e che mi auguro gli stia aprendo gli occhi sulla necessità di porre un freno direi abbastanza brusco all'iter che invece si è chiesto di far seguire a questa legge.

Ripeto, una normativa urbanistica che riguarda la pianificazione paesaggistica dovrebbe affondare tutte le sue radici sul territorio, dovrebbe nascere dal coinvolgimento di tutti i soggetti, e questo non mi pare, continuo a dirlo, che sia stato fatto. Oggi ho avuto un incontro casuale, nella breve pausa che c'è stata, con un imprenditore del nuorese, quindi non del mio territorio e devo dire, sinceramente, neanche tanto di area di centrodestra, il quale, parlando dell'argomento in discussione oggi in Aula, mi riferiva non dico del grande malumore, quello spero che non venga mai, però ho paura che verrà dopo, ma del grande sconcerto e della grande preoccupazione dati dal fatto che parecchie aziende (me ne ha citate due, di cui purtroppo non ricordo i nomi) del nuorese abbiano iniziato a novembre a licenziare del personale.

Sto parlando di aziende che lavorano nel comparto edile e da novembre almeno una di esse, di cui purtroppo non ricordo il nome, se no ne avrei dato sicuramente contezza all'Aula, ridurrà di almeno 15 unità il proprio personale, perché c'è già preoccupazione tra gli imprenditori sui risultati che probabilmente arriveranno da questa legge.

Ecco perché, riprendendo il discorso che stavo facendo all'inizio, sono assolutamente convinto che la discussione che si è avviata, che può sembrare, in un primo momento, densa solo ed esclusivamente del significato di far perdere tempo e di protrarre fino all'esaurimento non solo ed esclusivamente i lavori, ma più che altro la stanchezza delle nostre menti, sia... Mi sono completamente perso, chiedo scusa all'Aula.

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.

CORDA, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO PIRISI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA su "Provvedimenti cautelari e d'urgenza per la salvaguardia e la tutela del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna".

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che la Giunta regionale con propria delibera n. 33/1 del 10 agosto 2004, ha provveduto ai sensi dell'articolo 14 della legge regionale 45 del 1989, ad emanare provvedimenti cautelari e d'urgenza per la salvaguardia e la tutela del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna;

CONSIDERATO che il su richiamato articolo 14 prescrive l' immediata trasmissione al Consiglio regionale del provvedimento e la possibilità che lo stesso Consiglio possa aumentare il periodo di inibizione o sospensione fino a sei mesi;

DATO ATTO che la Giunta regionale ha ottemperato agli obblighi di cui al comma 2 del citato articolo 14 e che il provvedimento è pervenuto in data 11 agosto 2004 al Consiglio regionale che l'ha rubricato come Documento n. 1;

RAVVISATA la necessità, nelle more di approvazione del testo unificato dei disegni di legge nn. 20, 24 e 28/A, attualmente all'esame del Consiglio regionale, di garantire la continuità delle temporanee misure di salvaguardia di cui alla citata delibera n. 33/1 del 10 agosto 2004;

RITENUTO che l'assenza di strumenti di pianificazione e tutela paesaggistica costituirebbe grave pregiudizio dei valori del paesaggio e della sua valorizzazione così come richiamato dal decreto legislativo n. 42 del 2004;

VISTA la risoluzione n. 2 approvata dalla IV Commissione consiliare permanente nella seduta del 4 novembre 2004,

delibera

che ai sensi dell'articolo 14, comma 2 della legge regionale n. 45 del 1989 la vigenza delle misure contenute nella delibera della Giunta regionale n. 33/1 del 10 agosto 2004 è protratta fino a mesi sei dalla data di pubblicazione della stessa. (1)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, voglio intervenire in base all'articolo 82 del Regolamento interno che riguarda i richiami pregiudiziali. Chiedo che l'ordine del giorno, che testé è stato letto dal Segretario, venga posto in votazione in via prioritaria, secondo quanto previsto appunto dall'articolo 82: "I richiami riguardanti l'ordine del giorno, il Regolamento, la priorità delle votazioni hanno la precedenza sulle questioni principali".

Quindi non chiedo un'inversione dei punti all'ordine del giorno, Presidente, perché ritengo che l'ordine del giorno sia perfettamente inserito nell'ordine dei lavori del Consiglio. Credo quindi che sia opportuno che si proceda immediatamente alla votazione di questo ordine del giorno, anche perché devo dire che nel dibattito che c'è stato in Aula sono emerse diverse posizioni, alcune delle quali chiedevano un confronto di merito tra la maggioranza e la minoranza.

Devo dire anche che lo stesso atteggiamento ho potuto registrarlo oggi in Commissione in occasione della approvazione di una risoluzione che è citata nella premessa dell'ordine del giorno. Per cui credo che questo atto possa sgomberare il campo, superato il problema della scadenza del 10 novembre, da strumentalità di vario genere.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, questo è già il merito!

PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, io le chiedo, ai sensi dell'articolo 82, che questo ordine del giorno abbia la precedenza assoluta e sia votato immediatamente.

PRESIDENTE. I richiami pregiudiziali ai sensi dell'articolo 82 devono essere sottoposti alla volontà dell'Assemblea che decide per alzata di mano, dopo che si siano espressi un consigliere a favore e uno contro. Quindi chiedo se c'è qualcuno che intende parlare a favore o contro, per non più di dieci minuti.

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Non vorrei intervenire a favore o contro la questione, vorrei porre invece un'esigenza di interpretazione del Regolamento. Credo che il Regolamento vada interpretato, ma non dando immediatamente all'Aula la facoltà di decidere sull'interpretazione, senza aver prima compreso su che cosa si sta votando e soprattutto quali conseguenze può avere una votazione che in qualche modo crea anche dei precedenti, visto che il richiamo all'articolo 82 credo attenga al fatto che si pone una questione riguardante l'ordine del giorno, ma l'onorevole Pirisi non spiega sulla base di quale disposizione regolamentare si possa mettere in discussione l'ordine del giorno che è stato appena letto.

Su questo punto, senza al momento dare un parere, esprimo personalmente, ma credo anche a nome di altri colleghi, l'esigenza di capire bene, magari anche con il conforto degli uffici, quali siano le procedure da adottare e anche le conseguenze di un'interpretazione che, se fosse forzata, non gioverebbe assolutamente al prosieguo dei lavori del Consiglio, non solo di questa seduta, ma anche delle prossime.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, penso di poter condividere l'esigenza da lei rappresentata, quindi dispongo una sospensione di dieci minuti per consentire allo stesso Presidente, oltre che ai Presidenti dei Gruppi, di approfondire la materia per come è stata rappresentata. Riprenderemo i lavori alle ore 19 e 45.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 35 , viene ripresa alle ore 20 e 28.)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto, riprendiamo i nostri lavori. Chiedo scusa al Consiglio se la pausa di sospensione è stata un po' più lunga del previsto, ma questo si è reso necessario per consentire al Presidente e agli Uffici, oltre che uno scambio di opinioni con i Presidenti dei Gruppi, di procedere in assenza di precedenti ai quali riferirsi adottando il criterio della ricerca di una soluzione possibile in una materia che è disciplinata da leggi e articoli del Regolamento non puntualissimi e non prevedenti tutta la casistica che invece, di volta in volta, dobbiamo affrontare.

Si ritiene che ai sensi dell'articolo 122 del Regolamento interno l'ordine del giorno presentato abbia le caratteristiche per essere ammesso alla discussione. L'onorevole Pirisi ha fatto un richiamo pregiudiziale, in base all'articolo 82 del Regolamento, e ha richiesto la priorità della votazione dell'ordine del giorno sulla base delle caratteristiche d'urgenza che sono state rappresentate all'Aula. A questo punto possono intervenire, per un tempo massimo di dieci minuti, un consigliere a favore e uno contro, dopo di che l'Assemblea deciderà per alzata di mano.

Chi chiede di parlare a favore? Riteniamo l'intervento dell'onorevole Pirisi a favore? Ha domandato di parlare contro il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, intervengo per ribadire in quest'aula tutte le perplessità che sono state manifestate nella Conferenza dei Capigruppo, relativamente intanto all'irritualità della presentazione di questo ordine del giorno, ma soprattutto perché non ci sono sembrati sufficienti gli elementi per capire se la procedura da adottare è esattamente questa, in quanto il secondo comma dell'articolo 14 della legge 45 traccia una strada e dice che il Consiglio regionale può prolungare il termine fino a sei mesi, ma non dice con quale modalità. Si è individuata la modalità dell'ordine del giorno. Noi eravamo convinti che la modalità potesse essere la risoluzione che molto tempestivamente il Presidente della Commissione ha voluto sottoporre all'attenzione dei componenti della Commissione urbanistica, ma evidentemente tale risoluzione non era sufficiente e si è provveduto a formulare un ordine del giorno, che, come ho detto anche in Conferenza dei Capigruppo, a questo punto poteva anche essere sottoposto alla valutazione dell'Aula ed eventualmente si sarebbero potuti modificare i termini, perché la legge dice fino a sei mesi. Però qualsiasi cosa si faccia, ovviamente non può essere condivisa, perché riteniamo che probabilmente la maggioranza avrebbe dovuto pensare prima all'escamotage per allungare questi famosi tre mesi. Io personalmente ritenevo che fosse più corretto che la Giunta proponesse al Consiglio una proroga di tre mesi, però così non è stato e si procede con un ordine del giorno.

Su questo ordine del giorno, come ho detto, noi ovviamente voteremo contro e non possiamo che ribadire il concetto che una proroga di tre mesi della delibera di Giunta, formulata mentre si sta discutendo questo testo di legge, probabilmente, ripeto, è irrituale ma credo, così come noi abbiamo detto altre volte, che se si fossero prima affrontati altri argomenti, questa materia sarebbe uscita dall'Aula per breve tempo e sull'ordine del giorno non ci sarebbero stati certamente problemi. Non ce ne sarebbero neanche se fosse posto in votazione domani, mentre il fatto di doverlo votare in questo momento ci pare, come ho già detto, assolutamente irrituale e ci fa pensare che probabilmente non è questa la strada più corretta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare a favore il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Non utilizzerò certamente tutti i dieci minuti, perché mi pare che la Conferenza dei Capigruppo abbia fugato ogni dubbio almeno sull'ammissibilità dell'ordine del giorno e sulla possibilità che il Consiglio, come sta facendo tra l'altro, possa decidere a maggioranza sulla priorità della votazione. Inoltre l'ordine del giorno è l'unico strumento in capo al Consiglio, in base all'articolo 122 del Regolamento, per decidere la proroga dei termini stabiliti dalla delibera della Giunta, secondo quanto disposto dal secondo comma dell'articolo 14 della legge numero 45. Come ho detto anche nella Conferenza dei Capigruppo, la Giunta ha deciso di prorogare di tre mesi la vigenza della delibera del 10 agosto 2004. Ora la decisione è in capo al Consiglio, il quale ha un unico strumento, appunto l'ordine del giorno, per approvare una proroga fino a un massimo di sei mesi. Poi la scelta che è stata fatta dai presentatori dell'ordine del giorno è di utilizzare completamente i sei mesi, come prevede il secondo comma dell'articolo 14. Mi pare che nella Conferenza dei Capigruppo questo lo si sia chiarito.

Aggiungo solo una considerazione politica che ho già fatto in Conferenza di Capigruppo e voglio ribadire in Aula: l'approvazione dell'ordine del giorno consente anche a noi di fugare i dubbi o di eliminare un retropensiero, ossia che il fine dei presentatori degli emendamenti e della battaglia da essi condotta in Aula sia quello di superare la data del 10 novembre e quindi evitare che la Sardegna abbia norme di salvaguardia, esponendo nuovamente l'intero territorio a una situazione di anarchia che noi non vogliamo.

Quindi l'approvazione di questo ordine del giorno può essere utile perché consente di eliminare questa situazione di cui parlavo prima e favorisce lo svolgersi di un dibattito più concreto ed efficace sul testo di legge in esame.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, su che cosa chiede di intervenire?

PILI (F.I.). Sta mettendo in votazione l'ammissibilità dell'ordine del giorno o la possibilità di fare dichiarazioni di voto?

PRESIDENTE. Sto mettendo in votazione la richiesta di procedere immediatamente alla votazione dell'ordine del giorno. Si sono pronunciati un consigliere a favore e uno contro. ora procediamo alla votazione. Se l'Aula deciderà di ritenere prioritaria la votazione dell'ordine del giorno si potrà intervenire per dichiarazione di voto.

Metto in votazione la richiesta di votazione immediata dell'ordine del giorno numero 1. Chi la approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non la approva alzi la mano.

(E' approvato)

Procediamo quindi alla votazione dell'ordine del giorno. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Io mi riservo di fare adesso una dichiarazione di voto e dopo la votazione, alla prima occasione utile (credo che ce ne saranno almeno milleottocento), avrò modo di motivare la presentazione di milleottocento emendamenti. Ma solo dopo la votazione. Quello che sta avvenendo in quest'Aula è un golpe! Un golpe democratico, che sottrae il potere di legiferare a questo Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Onorevoli, prego di lasciare esprimere i colleghi così come meglio ritengono. A ciascuno di voi è consentito di prendere eventualmente la parola per dire cose diverse. Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Vedete, la legge numero 45 del 1989 richiama, all'articolo 14, la possibilità che il Consiglio aumenti fino a sei mesi il periodo di inibizione o sospensione deliberato dalla Giunta. Oggi il Consiglio regionale sta autolimitando, sta riducendo la propria facoltà di legiferare, perché - è comprensibile anche per un profano - a un atto di legge non si risponde con un ordine del giorno che prevede la prosecuzione amministrativa di un atto della Giunta regionale, già di per sé illegittimo, privo di motivazioni, che è in contrasto con tutte le norme di tutela ambientale. Il Consiglio regionale oggi sta dicendo che si possono fare interventi di ristrutturazione nei 300 metri, cioè avallando quella delibera voi state affermando che si possono fare le ristrutturazioni. Altro che difesa delle coste! Voi state deliberando il sacco delle coste, state violando il vincolo dei 300 metri e mentre prima il responsabile politico era il Presidente della Regione, adesso tutti voi siete responsabili politici di questo misfatto. Per la prima volta in venticinque anni di autonomia regionale il Consiglio regionale decide di violare la fascia dei 300 metri e voi siete responsabili politici di questo misfatto, senza dimenticare che avete fatto retrocedere il ruolo del Consiglio regionale a quello di passacarte. State dicendo che il Consiglio regionale non può fare un articolo in cui dice, salvando il proprio potere legislativo, che è prorogata la delibera della Giunta regionale adottata il 10 agosto. Potevate fare questo, invece state relegando il Consiglio regionale alla predisposizione di un semplice ordine del giorno che non ha nessuna efficacia sul piano legislativo e, consentitemelo, non ha nessuna efficacia nemmeno sul piano amministrativo.

Fate quello che volete, avete scelto questa strada, seguitela, ormai non potete più tornare indietro, perché avete presentato un ordine del giorno che adesso voterete. Credo che davvero che non si possa rappresentare in cinque minuti l'insussistenza di tutti i motivi d'urgenza, che vi abbiamo spiegato e ripetuto, perché capiste, in queste prime due giornate. Dico già da adesso che sono firmatario di tutti i 1800 emendamenti e non ci sarà trattativa di alcun genere che mi potrà indurre a ritirarli, se non il ritiro di questo provvedimento di legge, perché è evidente che il danno che si sta arrecando alla Sardegna è così grave che induce a mantenere ferma la posizione sino a quando questa maggioranza non farà un passo per retrocedere da un fatto talmente grave per la Sardegna. E credo che davvero la presa di posizione di stasera dimostri la scarsa disponibilità al dialogo. C'è una violazione delle regole parlamentari e politiche, la maggioranza evita la discussione e non tiene conto né delle osservazioni che abbiamo esposto lungamente nella giornata odierna e ieri né del ruolo del Consiglio.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Capelli, prima ho superato, nella sequenza, la richiesta del parere della Giunta. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta esprime parere favorevole.

PRESIDENTE. E' una formalità, ma è bene espletarla. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). E' una formalità che comunque aiuta a comprendere, visto che avevo qualche dubbio. In merito all'ordine del giorno, devo dire che era un provvedimento atteso ovviamente, non comprendiamo però perché la maggioranza e la Giunta, prima di assumere delle determinazioni, non facciano un esame approfondito delle procedure e degli atti. Non perché io sia in grado di farlo, ma non allora non capisco perché si sia ritardato l'inizio dei lavori del Consiglio questo pomeriggio rispetto all'orario previsto, in quanto era stata convocata una Commissione consiliare che ha concluso i suoi lavori con una risoluzione. Però tutto questo poteva essere evitato visto che poi si è scelto di seguire una procedura a mio avviso anomala, ma comunque diversa da quanto scaturito nella Commissione stessa. La risoluzione propone all'Assemblea di estendere quanto legittimamente previsto dall'articolo 14 della legge 45, evidentemente, come spesso succede in quest'Aula, poi si è cambiata idea e quindi procedura. Questo sicuramente, anche per ciò che rimane agli atti, non fa onore al Consiglio.

E' indubbio che in base al comma 2 dell'articolo 122 questo ordine del giorno non è ammissibile, pertanto la votazione, se fosse possibile, dovrebbe essere abolita, tanto ne conosciamo già l'esito, perché non si vota con scienza e coscienza e chiunque di voi sa che l'ordine del giorno non è ammissibile. Sono ammissibili altre procedure che comunque vi avrebbero tenuto nei tempi utili per poter reiterare il termine di tre mesi o giù di lì, in ogni caso salvaguardando quelle che sono le prerogative del Consiglio. E' una forzatura inutile e una risposta a quanto sosteneva l'onorevole Caligaris nel suo intervento.

Come si può, se si impostano queste procedure, questi atti, queste forzature, poi pensare che ci siano delle aperture? Noi le abbiamo esposte le aperture, stiamo continuando a insistere per un dialogo, per un confronto, possibile, ma non può esservi un confronto solo su quello che proponete voi. Ritirate gli emendamenti e parliamo. E' come quando sotto minaccia si dice: "Togli la pistola e parliamo". Io dico prima di tutto: togliete voi la pistola puntata, cioè capisco che ancora non ci sia un dialogo col Presidente, questo lo posso comprendere, ma non pensiate che noi abbiamo presentato 1800 emendamenti per tenervi qua. Ripeto ciò che ho detto nel precedente intervento, non è uno scontro tra noi e voi, non può limitarsi a uno scontro un dialogo in Assemblea, alla necessità di prevaricare l'idea dell'altro. Noi stiamo parlando della Sardegna, a noi poco interessa chi avrà ragione alla fine, l'importante è che quello che esce da quest'Aula sia in coscienza il meglio che noi tutti vogliamo.

Però si trasferisce all'esterno tutta un'altra idea, tutta un'altra immagine e si continua, a mio avviso in grandissima malafede, a omettere quello che realmente avviene in quest'Aula, quello che realmente è avvenuto nella votazione dell'ordine del giorno precedentemente, cioè la mancanza di volontà da parte del Presidente di predisporre un ordine del giorno unitario, mentre dichiara tutt'altra cosa nelle pagine dei giornali, cioè che è il centrodestra che non ha voluto.

L'ordine del giorno Marrocu noi lo condividiamo e l'avremmo voluto votare, qualcun altro però l'ha modificato. Allora, per onestà, trasferiamo le cose come stanno e forse inizierà un dialogo, sempre che abbiate piacere, volontà ed esigenza di aprire un dialogo. Diversamente ognuno continuerà per la sua strada e non credo che questo sia il bene per la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Due questioni, nel dichiarare il voto contrario a questa decisione del Consiglio regionale. La prima, che abbiamo già espresso durante la Conferenza dei Capigruppo, è di carattere procedurale e riguarda l'opportunità o meno di esprimere la decisione richiamata dall'articolo 14 della legge 45 attraverso la forma dell'ordine del giorno, votato in questo modo e ritenuto ammissibile nella discussione di oggi in quanto strettamente connesso all'argomento in discussione. E' veramente una forzatura, a nostro parere, ritenere che si tratti dello stesso argomento. Oggi siamo impegnati nell'esame di un progetto di legge, che ha compiti ben precisi e certamente non è assimilabile, a nostro parere, a una decisione che ha invece come effetto la proroga dell'efficacia di un atto amministrativo. Questa è una questione procedurale, ma la questione più importante è quella sostanziale, cioè il Consiglio regionale, in questo modo, prorogando i termini dell'efficacia della delibera di Giunta, di fatto approva tutti quei contenuti che presentano - noi lo ribadiamo - evidentissimi profili di illegittimità, in quanto previsti con atto amministrativo, e che sicuramente viziano la delibera stessa proprio perché essa prevede da un lato vincoli molto forti e dall'altro la possibilità di realizzazioni di natura edilizia, che evidentemente incidono pesantemente nel rapporto tra i valori immobiliari presenti nelle nostre coste.

E' una responsabilità grave quella assunta il 10 agosto ed è ancora più grave che il Consiglio regionale, con un atto che ha di fatto una valenza amministrativa, da un lato confermi che si possa violare una legge e inibire un'attività edificatoria in una fascia così ampia, che oggi abbiamo anche all'ingrosso quantificato in 3 miliardi e 600 milioni di metri quadrati, e dall'altro consenta invece attività edificatorie come le ristrutturazioni, non vincolate da alcuna previsione di Piano paesaggistico, ma ristrutturazioni tout court, che evidentemente fanno innalzare i valori immobiliari di alcune aree, parallelamente all'altro contenuto dell'atto amministrativo, che invece deprime fortemente il valore immobiliare. Aree che valevano 100, a partire dal 10 agosto e da oggi, su espressa volontà vostra, valgono 10, 20, 50, 100 volte meno. Ci sono persone, sicuramente non mafiosi o speculatori, che hanno investito in Sardegna i cui investimenti e risparmi oggi valgono infinitamente meno. Questa è una responsabilità gravissima.

Noi avremmo capito un atto amministrativo che vincolasse soltanto, non possiamo comprendere e denunciamo all'opinione pubblica il fatto che un atto amministrativo inibisca certe potenzialità economiche ma ne permetta altre, spingendo verso il basso il valore dei beni immobili non sappiamo di quante persone, sicuramente e possibilmente oneste o presumibilmente oneste, e invece regalando un valore molto più alto agli immobili che possono essere ristrutturati. L'aver oggi ammesso di voler prorogare l'efficacia di questo atto dà a questa maggioranza una responsabilità politica e amministrativa molto grave.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Milia (F.I.). Presidente, io intervengo brevemente per manifestare disappunto in ordine a questa decisione che ormai è stata presa dal Consiglio regionale e sulla quale mi dichiaro contrario. Ma le mie osservazioni - non entro nel merito, perché sono d'accordo con quanto ha già detto il mio Capogruppo - riguardano il fatto che la fretta a volte, come dice qualche proverbio, crea dei mostri, diciamo così. Io mi auguro, e lo dico senza tema di far polemica, che di questa materia se ne occupino altre sedi. Lo dico con molta tranquillità, perché mi pare che le interpretazioni figlie della fretta o figlie della volontà di arrivare a un risultato a tutti i costi, soprattutto se si considerano gli interessi che sottendono a questi atti, abbiano fatto perdere di vista la logica che dovrebbe essere alla base di ogni interpretazione, la ragionevolezza.

Io credo che i legislatori della 45 - e qua ce ne deve essere qualcuno -abbiano dimenticato, anche loro per fretta, un passaggio, che è chiaro a tutti: se non si voleva lasciare in capo alla Giunta regionale la facoltà di prorogare ulteriormente i termini di un atto cautelare, secondo quanto previsto dall'articolo 14 della legge 45, la maggioranza non aveva bisogno di un passaggio in Consiglio, ma poteva agire in altra maniera. Forse i legislatori della 45 non l'hanno precisato, ma credo che a tutti i colleghi intelligentissimi che compongono questa Assemblea non sfugga che occorreva un atto diverso, un atto normativo, l'unico atto che questo Consiglio è deputato ad emanare. Se invece si vuole procedere, dico per la fretta, perché non posso usare altri termini, con l'interpretazione che stiamo dando all'articolo 14 della legge 45, credo, riallacciandomi all'inizio del mio discorso, che altre sedi saranno deputate a decidere se questi atti, frutto della fretta, sono legittimi oppure sono illegittimi ed errati sotto il profilo sostanziale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri, intervengo per dichiarare il voto favorevole all'ordine del giorno presentato dalla maggioranza.

La Giunta regionale e la maggioranza hanno la responsabilità, onorevole Pili, di aver presentato, in quest'Aula, un disegno di legge che rispecchia con chiarezza l'esigenza delle popolazioni sarde in materia di tutela del territorio e del paesaggio e colma, allo stesso tempo, un vuoto legislativo non più rinviabile per questo Consiglio regionale. Questa è l'unica responsabilità della Giunta e della maggioranza. E' una legge, l'ho già detto durante la discussione generale, dei sardi e per i sardi, che nutrono ancora la speranza di un territorio vivibile, di un ambiente compatibile con il nostro modo di essere, con la nostra economia e con un nuovo e duraturo modello di sviluppo. In questi due giorni di dibattito consiliare il centrodestra, nel presentare più di 1800 emendamenti, ha detto di tutto: ha detto che non c'è dialogo, che questa maggioranza è sorda, ha riesumato persino personaggi della precedente legislatura, ha più volte richiamato Rifondazione Comunista a intervenire, non capendo che oggi in questo Consiglio essa è forza di governo e di maggioranza, rispettosa della coalizione con la quale ha costruito un programma e un percorso politico.

Siamo altresì, noi comunisti, onorevole Diana, gente dal palato fino e per poter interloquire abbiamo necessità di trovarci davanti ad argomenti seri, di contenuto e merito. Davanti al niente e alla mancanza di argomenti da parte dell'opposizione diventa tutto più difficile anche per gente seria come noi.

Avete affermato che di fronte al silenzio tombale della maggioranza preferite andare in piazza e affrontare la discussione all'aperto. L'ha affermato anche l'onorevole Pili. Io vi consiglierei di farlo subito, di indossare le scarpette da tennis, come ha fatto l'onorevole Pili, e di andare in tutte le piazze, in tutti i comuni, così potete trovare le ragioni della sconfitta e magari presentare i 1800 emendamenti in quelle piazze spiegando alla gente che si sono presentati anche rispetto a una sola parola - quel niente di cui dicevo prima - centinaia di emendamenti. Io credo che la gente non capirebbe e sono certo che le scarpette da tennis vi servirebbero per correre il più in fretta possibile!

Il dialogo c'è se c'è serietà nell'affrontare uno strumento legislativo che è fondamentale per reimpostare il rapporto tra le nostre popolazioni, in particolar modo quelle che avete richiamato nei vostri emendamenti, e l'ambiente circostante, sancendo la coincidenza tra conservazione dei valori e delle risorse naturali e la loro piena utilizzazione ecocompatibile ai fini del benessere sociale. Quindi la proroga della delibera, sono convinto e siamo convinti noi della maggioranza, consente a tutti noi un'ulteriore riflessione, un'ulteriore interlocuzione dei Gruppi anche con l'opposizione, in un clima migliore, magari con l'auspicio di un rapporto migliore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Io mi ero illuso questo pomeriggio, dopo l'intervento del collega Floris e l'approfondimento che ha fatto il collega Oppi, che sulla legge che stiamo discutendo si potesse determinare un'attenzione maggiore. Pensavo anche, a dire la verità, che fosse frutto di una riflessione interna dei colleghi dell'opposizione. Invece mi sono reso conto che nella opposizione di questo Consiglio non è maturata una riflessione per poter contribuire, nel prosieguo, come diceva Capelli, anche nei prossimi mesi, nelle prossime occasioni, a determinare una partecipazione più ampia del Consiglio alla costruzione di provvedimenti importanti per la nostra regione.

Devo dire che siamo in presenza di una contraddizione, almeno questo si può dire al momento, vedremo più avanti, ma usiamo termini prudenti. Da una parte veniamo richiamati: se voi approvate l'ordine del giorno che ripropone la delibera della Giunta, esponete la Sardegna alla speculazione, perché la delibera - adesso ordine del giorno - non disciplina una parte dell'articolo 10 bis della legge 45, quella che si riferisce ai possibili interventi di ristrutturazione nella fascia da 0 a 300 metri. Dall'altra parte c'è un emendamento, che dovrà essere discusso, secondo il quale si dice: "No, quello non va bene, perché impedisce che si costruiscano entro i 300 metri opere utili alla valorizzazione del costruito alberghiero". O è l'una o è l'altra, scegliete, ma dovete scegliere voi se volete dialogare con noi, non possono essere vere tutte e due le cose!

E allora, lo dico al collega Pili, alla minaccia mi viene voglia di rispondere con una minaccia, però il collega Oppi ha suggerito: "Siamo prudenti tutti assieme". Accolgo questo invito alla prudenza da parte di tutti, però se si pensa di intimidire la maggioranza con il numero degli emendamenti si fa un errore grossolano.

Io penso che il punto di convergenza possa essere trovato, cari colleghi, quando entreremo nel merito della legge che determinerà le prospettive. Sarà quella l'occasione per verificare le volontà vere. Invece, se la poniamo in termini di scontro fino all'ultimo emendamento, è chiaro che stiamo ipotizzando una procedura di lavoro che non produrrà quella legge riflettuta che voi state giustamente richiamando, così come la richiamiamo noi e il Presidente della Regione.

Allora, collega Pili, noi accettiamo la sua sfida, però, insieme alla sfida che lei propone al Consiglio - non alla maggioranza, ma appunto al Consiglio - io faccio un richiamo alla parte più attenta e dialogante della cultura democratica di questa Regione: a differenza del collega Rassu, noi sentiamo da tutte e due le orecchie e quindi sappiamo portare a conclusione le indicazioni che voi date, quindi avendo accolto la sfida del collega Pili, attendiamo ora da parte vostra la conferma della disponibilità alla costruzione di un grande disegno urbanistico, turistico e ambientalistico per la nostra Regione.

Siamo pronti a quel dialogo, dateci la possibilità di arrivare prima possibile a fare quel confronto, eliminando il tempo che si vuole perdere con gli emendamenti ripetitivi e vedrete che i diciotto mesi possono diventare anche nove per un'armonia positiva che può nascere in questo Consiglio regionale. Diversamente andremo avanti per la nostra strada, così come ci hanno detto gli elettori, premiandoci, nel mese di giugno di quest'anno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Onorevoli colleghi, io nella mia vita ho perso molte volte e non ho mai accettato che mi si dicesse che giacché perdevo avevo torto. Per cui non dico all'opposizione: avete perso le elezioni, avete perso le ragioni. Non lo accettavo e non lo esibisco ora che mi è capitato di vincere. Però c'è una cosa che Freud ha descritto molto bene, che si chiama "il lavoro del lutto" e che io vorrei cortesemente raccomandare all'onorevole Pili. Freud diceva che il lavoro del lutto è destinare la libido, cioè l'amore, non più all'oggetto perduto, ma a un nuovo oggetto, riscattandosi e riaprendosi all'esistenza. Io la vedo ancora impegnato a rimpiangere ciò che ha perduto, penso che il suo ingegno, le sue forze possano essere destinate meglio e in modo più proficuo all'avvenire e non al passato. Questo glielo dico perché lei, oggi, a più riprese, con una verve ammirevole, ci ha rimproverato di essere ostaggio del nostro Presidente. Io mi sono sentito ostaggio suo! Lei ha invertito le procedure del confronto parlamentare, utilizzando una falla del Regolamento consiliare, che forse in un rapporto bipartisan bisognerebbe modificare, creando uno statuto dell'opposizione, ma anche evitando che l'opposizione possa impedire l'azione di governo. Voi direte che nella scorsa legislatura, eccetera, c'è tutta questa memoria di cui non riusciamo mai a liberarci. Apollinaire diceva che non possiamo portarci dietro sempre il cadavere dei morti. E finitela con la vecchia legislatura, basta, parliamo di oggi, bisognerà pur parlarne qualche volta in un accordo bipartisan!

Ma io mi sono sentito ostaggio vostro. Gadda parlava della bestiaggine del mondo, che sceglie sempre le strade peggiori per confrontarsi. Nessuno chiede di ritirare pistole, io non vado in giro armato, mai, però dico: se avete delle ragioni per confrontarvi dovete essere capaci, in quest'Aula, non di tenerci prigionieri, che è una violazione vera della democrazia, ma di dire di tutta quella roba che avete presentato che cosa è rilevante. Se è rilevante lo stile escatologico che oggi l'onorevole Pili ha utilizzato per rappresentarci come i devastatori, allora è chiaro che si tratta di uno scontro ideologico, non c'è neanche argomento di discussione, siamo i nemici per definizione. Se vi interessa, come ho sentito dire dall'onorevole Oppi e da altri, anche appartenenti allo stesso Gruppo dell'onorevole Pili, concorrere a rendere più ragionevole questa legge, riconoscendo che la maggioranza ha diritto anche di dirvi di no, il dibattito cambia volto, ma non addebitate a noi uno stravolgimento delle regole che invece mi pare sia imputabile a un'incapacità di digerire un cambio di scenario politico.

Io penso che se ci incanaliamo in questa direzione, nel rispetto reciproco dei ruoli, un recupero di ragionevolezza su temi specifici, di cui più volte si è detto in quest'Aula, non sia impossibile. Noi non abbiamo un Presidente irragionevole, né un Presidente padrone. Questo lo dico con una serenità estrema, anche mettendo la mia faccia, che si sa non è quella di un servo, onorevole Pili. Non ho mai avuto padroni in vita mia e se sono amico e sostenitore del presidente Soru è anche perché non è un padrone. Quindi non ci sono padroni, abbiate fiducia nella libertà del confronto, dite che cosa vi interessa dei duemila emendamenti, mettetelo come fatto prioritario, poi vedremo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghi, io non so che tipo di intervento farò questa sera ma se esso non sarà all'altezza dell'Aula vi prego di scusarmi, perché sono ancora scioccato. Essendo un neofita, sono ancora scioccato perché da persone che hanno più esperienza di me, come l'onorevole Pili, mi sono sentito dire che sono ostaggio del Presidente, che la mia condizione di consigliere regionale non esiste in quanto sarei venuto qua solo per votare per alzata di mano o col sistema elettronico, quanto meno se ne sono capace perché non sempre mi riesce, certe volte sbaglio anch'io.

Per i toni apocalittici che sono stati usati qua dentro, sempre dallo stesso ex presidente Pili, effettivamente io mi sono sentito, come dicevo, annullato e quindi la mia incomincia a essere una riflessione seria, perché sarei venuto in Consiglio regionale per perdere la mia personalità, per non essere più padrone di decidere se bisogna continuare a distruggere le coste della Sardegna o no, in quanto ci sono altri che pensano per me. Cado quindi in una profonda depressione e ho difficoltà anche a parlare. Però poi ho sentito altri discorsi, l'ultimo per esempio è quello dell'onorevole Maninchedda, che ha citato Freud. L'onorevole Maninchedda, lo sappiamo tutti, è un uomo di grande cultura, è un professore universitario, conosce senza dubbio Freud, Apollinaire e roba delle genere. Io non ho la cultura e la preparazione che ha senza dubbio il professor Maninchedda, ma avevo un nonno, che poverino è morto, e devo confessare, qua dentro, che quando ero più giovane mi piaceva giocare a carte, molto spesso perdevo e l'indomani volevo giocare di nuovo. Mio nonno una volta mi disse: "Sai, il problema non è che tu hai perso, il problema è che vuoi una rivincita e quindi vuoi giocare di nuovo". Ora, io, dal basso della mia esperienza, siccome l'onorevole Pili ha perso, l'ha ammesso lui stesso, non vorrei che usasse quest'Aula e i 1800 emendamenti che ha firmato per rifarsi, altrimenti perderebbe di nuovo, così come perdevo io quando rigiocavo per rifarmi della sconfitta.

Ora lasciamo il serio e prendiamo il faceto. Comunque queste cose le ho dette con tutta la stima che nutro per l'onorevole Pili, che, a mio avviso, potrebbe usare la sua intelligenza e la sua preparazione per scopi molto più nobili e che farebbero molto più bene alla Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, è stato utile, pure in una occasione rituale quale quella delle dichiarazioni di voto sull'ordine del giorno, udire la voce e soprattutto i ragionamenti dei colleghi del centrosinistra. E' stato utile perché consente di provare a sgombrare il tavolo da un equivoco che forse in quest'Aula si è creato, nel senso che abbiamo sentito esponenti autorevoli della maggioranza che hanno ragionato, circa il provvedimento di legge che avremo in discussione nuovamente tra pochi minuti, come se l'azione della minoranza rappresentasse in questo Consiglio lo psicodramma dell'onorevole Pili.

Con tutto il rispetto per l'onorevole Pili, per le riflessioni freudiane dell'onorevole Maninchedda e per quelle del nonno dell'onorevole Cachia, a mio avviso è riduttivo pensare che siamo in quest'aula da qualche giorno, e probabilmente qualche giorno ancora ci resteremo, perché si sta consumando lo psicodramma di una sconfitta e perché qualche elaborazione di lutto non avviene in maniera sufficientemente lineare, secondo i dettami della psicologia o della psichiatria. Credo che la maggioranza, pur col diverso modo di porsi che ciascuno di noi ha, sia personalmente, sia per la cultura politica che rappresenta, abbia significato a più riprese che considera un suo dovere e diritto portare a termine il risultato sulla legge che è in discussione in questi giorni, così come è diritto e dovere della minoranza cercare di migliorarla. Pertanto, nell'ambito dei 1800 emendamenti che sono stati presentati, ce ne sono senz'altro alcuni che non consideriamo solo qualificanti, ma sicuramente anche migliorativi del testo di legge in discussione e vorremmo sapere se li ritenete tali anche voi o comunque se ritenete di poterli discutere insieme a noi.

In questo senso il collega Capelli questa mattina ha chiesto, raccogliendo quella che sembrava un'apertura, di fermarci a riflettere insieme su alcuni punti. Alcuni di essi sono già presenti nel contesto dell'articolo 1 e degli emendamenti ad esso presentati, che comunque con un po' di lentezza esamineremo tra stasera e domani mattina, infatti quando abbiamo sostenuto la necessità, alla luce del nuovo rapporto che esiste tra Giunta e Presidente della Regione, legittimato dal popolo, e Consiglio regionale, anch'esso legittimato dal popolo, di stabilire nuove regole che consentano l'equilibrio dei poteri, abbiamo detto che gli emendamenti all'articolo 1 contengono già delle considerazioni sostanziali che vanno in questa direzione. Quindi su questo attendiamo delle risposte ed è evidente che le nostre risposte non possono essere preliminarmente legate al ritiro di tutti gli emendamenti che abbiamo presentato, nel senso che qui si parla della sfida di Pili, della sfida della minoranza, ma la minoranza non può sfidare niente, avendo 30 voti contro i 51 della maggioranza. La minoranza, come ha detto il collega Maninchedda, ha perso e pertanto fa semplicemente quello che può fare, non lancia sfide, non ha fuochi d'artificio da sparare, non ha proclami di belligeranza da fare, ha semplicemente il diritto-dovere di difendere le proprie convinzioni, le ragioni degli sconfitti, che rimangono ragioni e possono essere domani le ragioni di coloro che governano, come è tipico nella democrazia dell'alternanza. Noi questo vogliamo fare e lo vogliamo fare con la massima apertura, cercando di verificare la volontà di dialogo, di confronto e di ragionamento che c'è da parte vostra. Dialogare non significa allinearsi con le posizioni fisse dell'altro; dialogare significa ragionare e cercare di comprendere quel che di buono nel ragionamento degli altri può esserci.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Io ringrazio il presidente Soru per essere presente, perché questo ci ha permesso quanto meno di ascoltare i colleghi della maggioranza. Infatti nei giorni scorsi, purtroppo, non avevamo avuto questa opportunità ed è stato un peccato, perché si sono dette tante cose, molte delle quali ritengo fossero utili, checché ne pensi l'onorevole Licheri. Si sono fatte considerazioni politiche e ideologiche sulla diversa visione che possiamo avere noi sull'ambiente, sul paesaggio rispetto ai colleghi del centrosinistra. Non conosciamo purtroppo le considerazioni ideologiche e politiche del presidente Soru sull'ambiente e sul paesaggio, le immaginiamo. Immaginiamo che abbia una visione non dico elegiaca, come quella che ha Alleanza Nazionale, però, certamente egli ha contribuito a migliorare il paesaggio, è questo è un fatto estremamente positivo, e se fosse stato presente in quest'aula, in questi giorni, mi avrebbe sentito dire per esempio che passando a largo di Capo Carbonara si vede un paesaggio più bello! Non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo, questo vuol dire che non è con il metro, col decametro o col chilometro che si rende più bello il paesaggio oppure si salvaguarda e si tutela il paesaggio e quindi l'ambiente. Il problema è che noi non abbiamo avuto modo di misurarci, e a me personalmente, non dico che manchi la voce del padrone, perché non è così, però pare che questa legge risenta di una pressione esterna, che ho definito legittima, e lo confermo, che è la pressione di un certo mondo ambientalista, e secondo me fondamentalista, di cui bisogna tener conto, ci mancherebbe altro, ma che si scontra con una realtà che è rappresentata anche da un altro mondo, quello delle associazioni, dei comuni, degli imprenditori, dei singoli cittadini, che hanno tanti mappali sparsi attorno alle coste della Sardegna. Magari si tratta di un lascito del nonno o del padre sul quale hanno appuntato: "Chissà, speriamo che un domani ci sia anche qui uno sviluppo turistico e che qualcosina arrivi anche a me". Magari lo hanno pensato, hanno riposto con fiducia le attenzioni su questo bene che si sono ritrovati.

Qui si è parlato di 3 miliardi e mezzo di metri quadri, io parlo di 3.500 chilometri quadrati punto, se corrisponde a questo va bene anche questo. Dico che un territorio più vasto della provincia di Oristano con questa delibera viene per il momento congelato e non è un momento breve, ma è un momento molto lungo, e questo ci preoccupa. Ecco perché abbiamo fatto le considerazioni che abbiamo fatto e abbiamo avuto la necessità, onorevole Maninchedda, di presentare 1800 emendamenti. Lei non deve ricordare a me ciò che noi abbiamo passato nella precedente legislatura, non me lo porto come un fardello, però ricordo che cosa è stata quella legislatura e ricordo anche che molti dei guai e dei problemi irrisolti non solo di quella legislatura, ma di tantissime legislature precedenti, si sono verificati proprio perché si poteva fare ostruzionismo. Opposizione? Intelligenza? Anche questo, onorevole Pirisi, che non ho mai interrotto e gradirei non mi interrompesse! E allora, di fronte a questo capisco benissimo tutto, ma allora una maggioranza che si presenta qua, forte numericamente...

PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Concludo. Volevo fare questo ragionamento perché ritengo che l'assenza del presidente Soru sia un elemento determinante per ciò che sta succedendo, perché personalmente, come Capogruppo di Alleanza Nazionale, non conosco ancora, e spero di poterla conoscere presto, la posizione del presidente Soru su questo provvedimento di legge. Vorrei capire se ci sono margini di confronto, se ci sono aperture e le garanzie le accetto solo ed esclusivamente dal presidente Soru.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Premesso che ho qualche dubbio sull'ammissibilità di questo ordine del giorno, l'ho detto anche in precedenza e l'ho confermato in Conferenza dei Capigruppo, credo che probabilmente, anche se il comma 2 dell'articolo 14 della legge 45 non dice come deve essere eventualmente esplicitata la volontà del Consiglio regionale in merito alla proroga di tre mesi, personalmente ritengo che sarebbe stato più opportuno un atto normativo.

Però non è questo il problema, perché probabilmente a seconda dell'ammissibilità o meno del provvedimento avremmo adottato posizioni diverse anche come Consiglio. Alla fine non è tanto questo, perché quello che conta è la sostanza del ragionamento. E la sostanza del ragionamento è che praticamente noi oggi stiamo decidendo una proroga di tre mesi, e mi dispiace per qualche collega che ha voluto presentare questo provvedimento come un passo avanti, un risultato da parte di questa maggioranza. Purtroppo devo dire che questo non è affatto un passo avanti, ma è sicuramente un passo indietro e non è certo questo che la gente si aspettava. Pertanto continuo a pensare che questa non sia certamente una giornata importante per questo Consiglio regionale.

A parte questi aspetti, devo dire che sono tormentato da un dubbio, perché voglio capire realmente qual è la volontà della maggioranza del Consiglio. Ho sentito poc'anzi le dichiarazioni dell'onorevole Maninchedda, che ha fatto un ragionamento giusto, sensato, però poi ho sentito fare altri ragionamenti, sempre all'interno della maggioranza, che mi pare non vadano nella stessa direzione. Ho visto delle chiusure durante questo dibattito e anche in precedenza. Quindi effettivamente io mi pongo il problema, perché il mio Gruppo guarda la sostanza delle cose, non vuole né fare demagogia né stare qui per un mese a discutere sul nulla, perché credo che questo non sia nell'interesse di nessuno. Per quanto mi riguarda certamente preferirei spendere il mio tempo facendo cose più importanti.

Credo che si debba capire se c'è davvero la volontà di arrivare a una sintesi e concretizzare qualcosa o se invece ognuno parla liberamente: c'è chi si dichiara favorevole a un'ipotesi compatibile con le esigenze sia della maggioranza che della opposizione, mentre da altre parti sento cose diverse. Allora, io vorrei che una volta per tutte uno della maggioranza ci dicesse qual è la posizione della maggioranza e fin dove si può trattare, dopo di che si può iniziare una discussione, perché effettivamente io non ho ancora capito bene qual è la posizione esatta della maggioranza e vorrei, ripeto, che almeno uno della maggioranza dicesse: "Ecco, la posizione della maggioranza è questa, noi possiamo arrivare a questo, possiamo trovare un accordo su questi punti di convergenza".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole sull'ordine del giorno, che abbiamo presentato - così come abbiamo avuto modo di verificare - nel rispetto del Regolamento, mentre oggi abbiamo appreso, ascoltando l'intervento dell'onorevole Pili, che l'utilizzo del Regolamento si configura come un golpe.

Abbiamo presentato e votiamo quest'ordine del giorno per garantire la continuità delle misure temporanee di salvaguardia. Peraltro abbiamo avuto modo, questo pomeriggio, di sentire, anche dall'onorevole Oppi, le ragioni dell'opportunità della proroga di questi tre mesi, evidentemente anche lui preoccupato come noi e altri colleghi anche della opposizione dell'eventuale vuoto normativo che si verrebbe a creare. Il nostro impegno, comunque, rimane e la nostra volontà è quella di giungere all'approvazione della legge in discussione. Comunque riteniamo che questo obiettivo possa essere conseguito entro la fatidica data del 10 novembre.

L'obiettivo che l'onorevole Pili voleva perseguire con la presentazione di 1800 emendamenti è evidente: creare un vuoto normativo. Noi riteniamo che la proroga di tre mesi dei termini della delibera della Giunta, che oggi stiamo per decidere, sia un utile strumento teso a creare un clima di dialogo in quest'Aula, perché fino a questo momento abbiamo visto che la strategia che è stata messa in piedi non favorisce il dialogo e ci fa solamente perdere del tempo prezioso, come diceva il collega Ladu poc'anzi.

Certo è complicato e difficile dialogare in presenza della sfida del collega Pili. Sfida che peraltro - credo di aver percepito bene - non era rivolta alla maggioranza, ma chiaramente, avendo l'onorevole Pili affermato che non avrebbe ritirato nessun emendamento, agli stessi colleghi della opposizione che risultano firmatari insieme a lui. La nostra disponibilità al dialogo e al confronto rimane, e mi meraviglia che l'onorevole Diana, che in tutti questi mesi non ha fatto altro che rimarcare il fatto che la maggioranza sarebbe ostaggio del Presidente della Regione, dopo aver rivendicato il ruolo del Consiglio regionale oggi dica: "Noi avvieremo un confronto, vogliamo le garanzie soltanto dal Presidente della Regione". E' veramente strano e contraddittorio questo comportamento del collega Diana.

Dicevo che noi siamo disponibili al dialogo e al confronto e quando entreremo nel merito del provvedimento lo dimostreremo, perché siamo attenti ai comportamenti intelligenti e rispettosi di quest'Aula, che sono venuti nella giornata odierna anche dai banchi della opposizione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io sono stato citato a più riprese, ma ho l'esigenza di fare un chiarimento: non ho detto che per evitare un vuoto legislativo vi era l'esigenza della proroga di tre mesi. Ho detto quello che voi avreste fatto, è un po' diverso! Ho detto che voi avreste certamente fatto un provvedimento che vi avrebbe dato la garanzia di una proroga di tre mesi, su cui noi non siamo d'accordo. In Commissione io ho votato contro, ovviamente, in modo corretto e puntuale, del quale mi è stato dato atto, e ho precisato qual era la mia posizione, ho sempre detto che considero la delibera illegittima, e numerosi giuristi mi hanno supportato in questo, ma non condivido alcuni metodi tesi a dilatare la discussione, come quello adottato stasera. In effetti, ripeto, io ho solo detto che nella forma quasi certamente si sarebbe arrivati, con un'inversione dell'ordine del giorno (poi si è rivelato che non poteva essere fatta), stasera o domani mattina, ad approvare un provvedimento di proroga, perché i numeri in possesso della maggioranza lo consentono.

Voglio però precisare due cose: io ho fatto sempre battaglie politiche di vario genere, così come sin da bambino quando facevo dello sport cercavo di vincere, e se arrivavo secondo (per amore della verità ho avuto il pregio per tanti anni di arrivare primo) mi allenavo per cercare di migliorarmi. Quando poi ho visto che sono arrivato per tre volte secondo ho preferito appendere, come si dice, le scarpette al chiodo. Ho fatto delle battaglie, alcune le ho vinte, altre le ho perse; ho vissuto sulla mia pelle azioni di rappresaglia molto spesso all'interno dello stesso schieramento politico, sono nato democristiano, sono nato basista nella sinistra democristiana, quindi non mi intimorisce nessuno e sono contrario alle disquisizioni prive di concretezza.

Credo che saremmo potuti arrivare a una diversa determinazione, ma non cambio però una virgola di quello che ho detto. Molto spesso ho assunto una posizione diversa da quella dei miei colleghi, anche nella precedente esperienza politica: da Assessore non mi sono mai seduto nei banchi della Giunta, ma sempre in quelli dei consiglieri; molte volte ho votato contro la maggioranza di cui facevo parte, assumendomi le responsabilità su battaglie che riguardavano lo sviluppo di certi territori della Sardegna. Quindi, se qualcuno ha ritenuto che si potessero assumere certi atteggiamenti nei nostri confronti, sappia che noi siamo un partito libero, io sono libero per eccellenza, non mi intimorisce nessuno e faccio le mie battaglie operando scelte di campo.

Voi sapete che troppo spesso sono oggetto di critiche perché do spazio agli avversari politici anche quando ho la maggioranza assoluta, quindi continuerò a fare queste battaglie cercando il confronto. Oggi ho detto che è opportuno che la Commissione si riunisca per valutare con attenzione quali possibilità vi sono per rendere un provvedimento che in qualsiasi caso sarà approvato il migliore possibile, e ho anche detto che cosa avrei fatto io. Se molte volte indovino e mi si dice che sono un mezzo maestro, onorevole Cachia, non è colpa mia! Io ho detto che certamente si sarebbe fatto questo provvedimento e che, per questioni d'intuito, avendo un margine di tempo superiore, per me si arriverà in tempi brevissimi all'assestamento del bilancio nell'interesse della Sardegna. Ho detto soltanto questo.

Quindi non mi sono dissociato dalle posizioni che ho sempre assunto, ho cercato di fare un ragionamento serio, per cui non so quali interpretazioni siano state date, se sono stati fatti dei riferimenti specifici, non credo, ma se sono stati fatti sono stati fatti male! Perché noi, come partito, manteniamo la nostra posizione votando tutti gli atti che riteniamo corretti nell'interesse della Sardegna, dissociandoci da tutti quegli atti e quegli atteggiamenti che sono in contrasto con gli interessi dei sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). L'intervento dell'amico Cachia ha contribuito, in qualche maniera, a svelenire il clima, visto che da quel momento in poi i toni eccessivamente pesanti, e per qualcuno anche un po' apocalittici, almeno in parte sono stati smorzati. Qua e là di tanto in tanto si fa richiamo al passato, evidentemente a quello recente della scorsa legislatura, e in chi lo fa si percepisce una notevole nostalgia, però la democrazia è innanzi tutto alternanza. In passato noi, come opposizione, abbiamo utilizzato il Regolamento qualche volta anche in maniera esasperata, mai però nell'arco dei cinque anni abbiamo presentato emendamenti del tutto strumentali, correttivi delle virgole o che richiamano uno per uno tutti i comuni della Sardegna.

(Interruzione dell'onorevole Ladu)

BALIA (Gruppo Misto). Subito dopo parlerò di lei, onorevole Ladu, visto che è tanto interessato!

PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Balia.

BALIA (Gruppo Misto). Ecco, mai lo abbiamo fatto in maniera così esasperata ed eccessiva, ma pure nella esasperazione abbiamo sempre usato quel minimo di ragionevolezza e di giusto criterio. Ciò che è mancato questa volta è proprio questo. Ma si sapeva, bontà divina! Era nella logica delle cose che la maggioranza non potesse consentire che di fronte a un'opposizione assolutamente strumentale il governo del territorio della Sardegna fosse totalmente affidato agli atti di pirateria, ed era logico, ovvio e opportuno che quel decreto arrivasse al dibattito consiliare e venisse reiterato. Diversamente quale sarebbe stata la logica di quel decreto e la sua portata politica, dato che per i comportamenti che si stanno tenendo in Aula non si riuscirà, ne siamo consapevoli, ad approvare prima della scadenza del decreto una normativa organica per un certo periodo di tempo?

Si parla di golpe, di mancanza di democrazia, aleggia la minaccia: "Riprenderò a percorrere le strade della Sardegna". Questa è una minaccia che in questo Consiglio regionale io ho già sentito nell'ultimo scorcio della passata legislatura e, a dire la verità, l'onorevole Pili allora l'ha percorsa la Sardegna, si è pure dimesso (dimissioni respinte dal Consiglio) e in aula negli ultimi quattro o cinque mesi non lo si è visto.

Ecco, io ho apprezzato intanto una diversa valutazione, critica ma ragionata, fatta dall'onorevole Floris, dall'onorevole Atzeri e in ultimo anche dall'onorevole Oppi, e mi riesce difficile, onorevole Ladu, visto che mi ha chiamato in causa, comprendere il suo ragionamento quando dice: "Ma, insomma, a che cosa rinunciate?" Era questa la sua domanda. Onorevole Ladu, non è un problema di rinuncia, perché il Consiglio regionale non può essere trasformato in un mercato. Il Consiglio regionale ha una sua dignità, dignitose sono le proposte che facciamo, proponete...

LADU (Fortza Paris). Allora non hai capito nulla!

CUGINI (D.S.). Ti sei spiegato male, non è la prima volta!

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, non li provochi, perché accettano le provocazioni! Concluda, onorevole Balia.

BALIA (Gruppo Misto). Il problema, onorevole Ladu, non è a che cosa rinunciamo, proprio perché non siamo al mercato. Ritirate i duemila emendamenti che l'onorevole Pili si vanta di aver firmato per primo, dite qua, in quest'Aula, pubblicamente, perché i cittadini sappiano, qual è la vostra filosofia sulla tutela e difesa delle coste e quali sono i punti per voi essenziali.

Discutiamone in Aula in modo trasparente, non nelle segrete stanze, come qualcuno diceva e affidandosi solo al presidente Soru, perché sarebbe la riproposizione di una forma di consociativismo strisciante. Discutiamone qua, vediamo quali sono i punti in comune e quali le convergenze e i dissensi.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, passiamo alla votazione per alzata di mano. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione col sistema elettronico.

PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Pili?

(I consiglieri LOMBARDO, RASSU, SANJUST, CONTU, LA SPISA, SANCIU, LADU appoggiano la richiesta.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Milia dichiara di votare contro e il consigliere Giorico dichiara di votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI -SERRA - SORU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LADU - LOMBARDO - MILIA - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar- SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 69

votanti 65

astenuti 4

maggioranza 33

favorevoli 47

contrari 18

(Il Consiglio approva).

Bene, colleghi, prosegue quindi l'esame dell'articolo 1 e relativi emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 27. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Intervengo intanto per esprimere soddisfazione per questo primo importante risultato ottenuto. Come potete immaginare tutto questo, come ha detto l'onorevole Oppi, era previsto e da noi calcolato. Volevamo che questa delibera fosse reiterata per un semplice motivo: perché come sapete il TAR aveva fissato per il 20 l'udienza e con la reiterazione da parte vostra di questa delibera avremo modo di conoscere il parere di un organismo che può davvero giudicare quest'Aula. Lo abbiamo fatto scientemente per arrivare a un risultato che oggi si è consumato puntualmente. Sapevamo che potevano essere scelte diverse strade; pensavamo, a dire il vero, che la strada più semplice fosse quella dell'iscrizione immediata all'ordine del giorno, perché se ne discutesse lunedì, del provvedimento, così come recita l'articolo 14 della legge 45. Avete scelto un'altra strada, più complicata e sicuramente più difficile da sostenere sotto ogni punto di vista, ma avete accettato, senza che noi lo dichiarassimo, il risultato che invece abbiamo puntualmente raggiunto, e cioè la delibera esiste, resiste e potrà essere giudicata il 20 di questo mese dal Tribunale Amministrativo Regionale. E' un risultato talmente importante che quei 2.000 emendamenti meritano davvero di essere salutati positivamente, perché ci hanno consentito di farvi arrivare...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Pili. Invito i colleghi, poiché siamo tutti un po' stanchi, a fare silenzio e a consentire all'oratore di svolgere il suo intervento. Prego.

PILI (F.I.). Quindi, di fatto, questo rappresenta un primo risultato che abbiamo costruito chiedendo a voi un confronto. Quando ho sentito, stasera, molti di voi chiederci, in maniera retorica, passatemi questo termine, quali sono i punti nevralgici su cui si può trovare l'accordo, mi sono domandato, colleghi, se vi siete per caso dimenticati che l'opposizione ha presentato in Commissione quattordici emendamenti. Chi di voi si è dimenticato che in Commissione l'opposizione aveva presentato solo quattordici emendamenti mentre la maggioranza ne aveva presentati otto? Uno è stato accolto, quello che inseriva i SIC (Siti di Interesse Comunitario) ed è stato introdotto nel testo che è pervenuto qui in Consiglio; poi la Giunta ha presentato un emendamento sostitutivo totale che ha cancellato i SIC. I SIC non sono solo sulle coste, per chi conosce la geografia e per chi è più attento alle questioni di dettaglio e non alla gazzosa, perché qui ne ho sentito veramente tante. Quindi poco approfondimento alle luttuose dichiarazioni dell'onorevole Maninchedda e alle onoranze funebri del professor Cachia o dottore, quello che è. Non lo sappiamo, onorevole Cachia. Le onoranze funebri richiamate dall'onorevole Maninchedda e dall'onorevole Cachia certo non appartengono a questo tipo di argomento. Ma è anche vero che la presentazione di quattordici emendamenti in Commissione, che sono stati tutti respinti, così come sono stati respinti tutti gli emendamenti della maggioranza, è un dato politico a cui nessuno può sottrarsi. Al Mike Bongiorno della serata, il collega Cugini, che ha domandato a tre o quattro consiglieri se sia vero o no che i consigli regionali approvano i PTP, rispondo che saranno tante le dichiarazioni in merito, leggeremo quello che dice la legge regionale, che qualcuno ha già richiamato, e leggeremo anche le norme di tutte le Regioni italiane per sapere come vengono approvati i PTP. Voterò naturalmente a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). L'emendamento numero 27 recita: "Il titolo dell'articolo 1 è soppresso". E' chiaro che qua c'è una grande elaborazione e un grande contributo alla formazione della legge, perché tutti sanno che i titoli, pur stando in legge, non sono legge. Sono un riferimento che, diciamo, aiuta nella lettura; sono titoli di conoscenza per capire cosa tratta o non tratta quella norma, ma non sono legge. Il contributo che ne deriva - e credo che vi siano diverse centinaia di emendamenti di questo tipo tra i 1800 presentati - è chiaro ed è evidente che l'opposizione non si pone il problema di nascondere la sua azione ostruzionistica, infatti non c'è neppure il tentativo di dire: "Questa non è un'azione ostruzionistica".

E allora è vero che trattiamo di cose importanti, perché l'assetto del territorio costiero è importante; è importante per il turismo, per lo sviluppo di un settore così rilevante della nostra economia, pertanto voterò contro questo emendamento, per quello che esso rappresenta nella massa degli emendamenti che sono stati presentati, però non è così importante come si pensa di far credere. Cioè, qua non stiamo parlando della vita delle persone, non stiamo parlando della possibilità delle persone bisognose di sfamarsi, non stiamo difendendo prerogative e diritti. No, qua stiamo facendo un'operazione diversa, cioè stiamo difendendo interessi che saranno anche legittimi, ma di gente benestante, che deve costruire, che vuole realizzare progetti per 2,5 o 2,7 miliardi di euro.

Tutto questo verrà giudicato perché nel frattempo questo Consiglio è ostaggio degli emendamenti e non si parla neppure della nomina della Commissione regionale per l'impiego che dovrebbe dare una risposta a seicento lavoratori ai quali sta per essere applicato l'istituto della mobilità e che quindi percepiranno uno stipendio da fame. Questo è il significato di questa opposizione ostruzionistica, questo sarà il risultato. Ma cosa pensate, che ve ne sarà dato merito? Avrete salvato lo sviluppo di questa Regione? No, avrete impedito a quei lavoratori di prendere anche il minimo.

Questa non è una legge per il lavoro, non è una finanziaria che deve dare risposte sociali; questa è una discussione certo importante, che riguarda un pezzo importante della nostra regione. L'argomento è stato trattato molte altre volte e il conflitto non era tra i diritti e chi li voleva negare, ma tra gli interessi e chi voleva accaparrarsene di più. E allora è su questo fronte che noi ci dobbiamo confrontare; d'ora in avanti non lasceremo apparire che la discussione sia tra coloro che hanno i diritti acquisiti da difendere e gli altri che invece li scialacquano! No, questa volta lo diremo, ogni tanto ci alzeremo e faremo la nostra bella dichiarazione di voto per ricordarvi che state tenendo in ostaggio un Consiglio regionale impedendogli di affrontare i problemi veri, quelli della povertà, quelli di uno sviluppo che non c'è mai stato perché avete governato voi! Voi prima e prima ancora, anche quando pensavate di stare all'opposizione.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Uras.

URAS (R.C.). Voi, quell'amalgama di interessi che volete complessivamente rappresentare!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Ho il piacere di rimarcare che il dibattito si sta animando. Forse anche il consigliere Uras, come l'onorevole Oppi, ha la pressione bassa ed esce fuori alla distanza, è probabile! Perché per tutto il tempo non avevamo ancora avuto il piacere di ascoltare questi richiami, sempre opportuni per un'Aula consiliare.

Certo, su questo ci differenziamo, perché iniziano a venire fuori le diverse visioni politiche, sociali e ideali. L'onorevole Uras evidentemente non considera lavoratori le 2.500 persone che probabilmente non troveranno più lavoro nel Consorzio Sandalia. Quelli sono lavoratori di altro tipo, come li vuole chiamare onorevole Uras, lavoratori di serie Z? Quelli non sono lavoratori da difendere. Lei accusa genericamente, in maniera a mio avviso sbagliata, tutti di difendere interessi che ovviamente non sono positivi, appunto quelli a cui lei si riferiva, perlomeno dal tono mi sembrava così, ma ho già avuto modo di dire che in quest'Aula noi tutti siamo stati eletti comunque per difendere degli interessi. E dissi anche che se l'Aula fosse composta da disoccupati, quegli stessi disoccupati avrebbero degli interessi da difendere. L'importante è che quegli interessi siano legittimi. Allora, nel momento in cui si difendono degli interessi legittimi credo che nessuno si possa alzare qui col tono accusatorio, così come ha fatto l'onorevole Uras. Altri, non io sicuramente, ma sta avvenendo in questi giorni, avrebbero usato lo strumento della querela che non appartiene al rapporto democratico, al rapporto civile e non intimidisce nessuno, tra l'altro, soprattutto quando sono poste su argomenti di natura politica, dove purtroppo la sfera personale si sovrappone anche all'impegno pubblico, quando tra l'interesse personale e l'impegno pubblico non c'è una certa coerenza. Però, veda, il fatto fondamentale che sta avvenendo in quest'Aula, colleghi, è che finalmente si parla. L'onorevole Balia trova nuove vie per il dialogo, per verificare una possibilità di incontro. Dico nuove vie perché propone che pubblicamente si sfoglino gli emendamenti per dire: "Questi sono quelli che ci interessano e questi sono quelli che cestiniamo perché poco opportuni". Noi l'avevamo già proposto in Commissione, dicendo anche: "Perdiamo qualche ora in più, probabilmente la risparmieremo in Aula". Ma questo percorso è stato vietato, proibito, non consentito dal presidente Pirisi. Ora si chiede invece: "Facciamolo in Aula, sfogliamo i 1860 emendamenti". Si poteva evitare, possiamo ancora evitarlo.

Gli strumenti utili per evitare questo penoso confronto sono quelli che tutti conosciamo: bisogna sedersi, bisogna sfogliare gli emendamenti, ogni emendamento ha dignità, come quelli che abbiamo sempre presentato e che ci avete insegnato a presentare, e cioè gli emendamenti sui punti e virgola, gli emendamenti sui punti esclamativi, sui punti interrogativi, gli emendamenti che democraticamente avete portato avanti per fare ostruzionismo, lo stesso legittimo ostruzionismo che ora portiamo avanti noi finché non ci sarà un concreto e democratico confronto su questo disegno di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Mi permetto di ricordare, anche per giustificare il voto a favore di un emendamento che sopprime il titolo, la rubrica, per meglio dire, dell'articolo 1, prima di tutto che anche se un titolo o una rubrica non hanno un valore dispositivo fanno comunque parte della legge. Tante parti di un articolato possono non avere questo valore dispositivo e la soppressione o la correzione di ciascuna di queste parti può avere delle motivazioni diverse da quelle che sono nella mente del collega Uras.

Più volte noi abbiamo proposto e continuiamo a proporre di sostituire delle parole o di sopprimerle anche per far rilevare l'incongruenza tra alcune parti, per esempio il titolo e la rubrica di un articolo rispetto al contenuto, come più volte abbiamo detto e diremo ancora su quest'articolo 1, ma certamente non nascondendo che l'azione che stiamo svolgendo in quest'Aula è sicuramente di tipo ostruzionistico. Non è un mistero, non ne abbiamo fatto mistero, non ci siamo nascosti assolutamente dietro un dito. Stiamo ancora ribadendo che la nostra presenza ostinata in quest'aula ha uno scopo ben preciso, che è quello di tenere accesi i riflettori sul significato di una legge che sicuramente alcuni o addirittura molti di voi non condividono in parte o totalmente nella sostanza, sul significato di un insieme di disposizioni combinate tra legge e atto amministrativo, che oggi è stato reiterato per vostra mano; disposizioni che obiettivamente incidono su interessi legittimi e che, proprio perché legittimi, hanno una loro dignità, la stessa dignità di quei lavoratori richiamati dal collega Uras, che molto gentilmente ora ci dà le spalle! Quei lavoratori per gli interessi dei quali voi dite che noi teniamo in ostaggio quest'Aula e impediamo la nomina di una Commissione circoscrizionale, non ricordo la definizione esatta, scusate.

URAS (R.C.). Commissione regionale per l'impiego.

LA SPISA (F.I.). E che voi avreste potuto porre all'ordine del giorno se non aveste avuto la fretta di approvare un disegno di legge che aveva come scopo principale quello di coprire le illegittimità di un atto amministrativo. La fretta l'avete avuta voi, la responsabilità non è certamente di chi è stato chiamato per volontà della maggioranza, che ha determinato l'iscrizione immediata all'ordine del giorno del disegno di legge numero 20 piuttosto che dell'assestamento di bilancio, perché c'era la necessità di dare copertura legislativa a un provvedimento amministrativo che evidentemente necessitava di questo rafforzamento per poter esplicare per intero i suoi effetti, voi lo sapete bene. Si è detto che ci saranno organi giurisdizionali che giudicheranno in merito, evidentemente ci atterremo alle loro valutazioni. Ma il problema non è soltanto questo, il problema è che stupisce davvero ancora sentire certe accuse nei nostri confronti e sentir paragonare gli interessi che noi vogliamo difendere con quelli che volete difendere voi.

Il tempo sta scadendo, non posso argomentare su questo. Dico che sicuramente il grande limite di una certa parte della sinistra è quello di classificare gli interessi in giusti e non giusti e i lavoratori in categorie che hanno diritto di essere tutelate e categorie che questo diritto non hanno. La storia, la cronaca ci dirà se davvero gli interessi di tanti lavoratori verranno agevolati da questo provvedimento di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, noi voteremo a favore di questo emendamento, e nel dichiarare il voto favorevole all'emendamento ovviamente non possiamo esimerci da una riflessione su alcune considerazioni che sono state fatte in quest'Aula, in particolare su quelle introdotte dal collega Uras, il quale, interrompendo il silenzio, ma in maniera positiva, perché gli spunti di riflessione che raggiungono l'Aula sono elementi utili a ciascuno di noi per modificare, integrare, cambiare il senso dei nostri ragionamenti, ha detto che il chiedere la soppressione del titolo di un articolo si configura come una tecnica di tipo ostruzionistico.

Collega Uras, è vero, ma nessuno di noi ha sostenuto in quest'Aula, facendo questo faticoso e penoso mestiere dell'ostruzionista, che non fosse così, nel senso che noi pensiamo che l'ostruzionismo, a differenza di quanto qualcuno ha detto, non sia né una sfida né un atto di aggressione nei confronti del Consiglio, ma sia uno dei pochi atti di legittima difesa da parte di una minoranza delle idee in cui crede, al fine anche di ottenere dei margini di ascolto e di confronto oltre a quelli formali dichiarati, ma poi non messi in pratica, da parte di chi esercita giustamente il proprio diritto di maggioranza. L'ostruzionismo non nasce per aggredire le maggioranze; l'ostruzionismo nasce, nella storia parlamentare, per impedire che le minoranze vengano conculcate. Ci sono dei precedenti di azioni ostruzionistiche in quest'Aula svolte dai colleghi radicali, quando furono eletti nel Consiglio regionale. Lei sorride, pensando al collega Cogodi, ma per una volta non stavo pensando a lui. E' fuori dai miei pensieri per una volta. Le battaglie che i colleghi radicali hanno svolto in quest'aula e fuori di qui, fuori dalle aule parlamentari, erano battaglie di grande idealità, condivisibili o non condivisibili, ma sicuramente di grande carica ideale, che io credo abbiano fatto fare dei passi avanti alla cultura civile del nostro intero Paese.

Collega Uras, io ho una figlia di sette anni, che a quest'ora sta andando a letto e probabilmente sta chiedendo alla mamma come mai non c'è il papà a darle il bacio della buonanotte, quindi questo forse è il modo migliore per mandarle il messaggio di quanto a me dispiaccia condividere con lei la presenza in quest'aula. Il collega Corda, nella scorsa legislatura ha avuto modo, varie volte, di parlare di qualcosa che poi ha scelto come punto di riferimento del suo movimento, che non ha avuto fortuna elettorale, uno slogan che io condivido. Il collega Corda, citando un pensatore che è caro alla destra, a loro quindi, non a me, ma con cui concordo su questo specifico punto, diceva che quando le idee non trovano uomini sufficientemente forti per difenderle o valgono poco gli uomini o valgono poco le idee. Ecco, io credo che noi stiamo facendo una battaglia fondamentale in questo momento, perché ci battiamo nel chiedere a voi del centrosinistra se non riteniate che il mutato rapporto che esiste tra il potere esecutivo e il potere legislativo in questo Consiglio richiede che già per quanto riguarda questa prima legge che noi andiamo a licenziare ci poniamo il problema di ricompensare, di riequilibrare i rapporti tra il Consiglio e il Presidente della Regione e la Giunta regionale. Ve lo stiamo chiedendo e su questo, senza nessuna polemica, attenderemo delle risposte, perché può darsi che ci diciate che i nostri dubbi non hanno ragione di essere, che voi non li avete, e ci spiegherete il motivo per cui non li avete. Forse questo ci aiuterà ad andare avanti nei ragionamenti di questi giorni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.), relatore. Signor Presidente, voglio fare una brevissima dichiarazione di voto contrario all'emendamento che è stato proposto, però credo che i colleghi del centrodestra si debbano mettere d'accordo tra loro sulle cose che devono dire. In questi giorni hanno detto: "Sarà bloccato tutto, non si potrà fare niente", poi l'onorevole Pili, in un'intervista rilasciata lunedì 1° novembre 2004 - e gli dava fastidio che prima la stessi facendo leggere all'onorevole Biancareddu - ha detto: "E' l'assalto dei nuovi speculatori". Ma dico, siete veramente affetti da turbe pericolose, da un lato ci dite che stiamo bloccando, dall'altro che favoriremo la speculazione! Io credo che sia anche questo un aspetto che deve essere messo in chiaro. Mi rivolgo all'onorevole La Spisa, che ha detto: "Non è ostruzionismo. Difendiamo le imprese e i lavoratori". Poc'anzi l'onorevole Vargiu, molto più onestamente, ha ammesso: "E' ostruzionismo".

DEDONI (Riformatori Sardi). Lo ha detto anche La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Non mi hai ascoltato!

PIRISI (D.S.), relatore. Non riesco ad ascoltare tutti, sono uno dei pochi che vi ascolta per dovere d'ufficio, è per questo che ogni tanto sbotto in qualche misura.

LA SPISA (F.I.). Ti piace di più parlare!

PIRISI (D.S.), relatore. No, no, vi ascolto molto attentamente. Vi ho ascoltato per giornate intere. Dicevo che ieri l'opposizione dichiarava di non fare ostruzionismo, oggi ammette che si tratta proprio di questo. Insomma, avete detto che vogliamo pianificare e poi ci accusate di non saper pianificare. L'onorevole Pili si richiama oggi a ciò che le altre Regioni hanno fatto, ma quando voi avete presentato i disegni di legge non lo sapevate affatto, altrimenti forse li avreste fatti in maniera diversa. Io credo di essere diventato - e mi dispiace che non sia adesso in aula - il più grande "biancareddologo" della Sardegna, cioè colui che si è letto le dichiarazioni fatte dall'onorevole Biancareddu quando era Assessore dell'urbanistica. L'onorevole Biancareddu faceva allora un'affermazione estremistica, che io non condivido per niente, però dà la misura di ciò che sta succedendo in quest'Aula. Nella rivista dell'INU (non so dove sia stato fatto il convegno a cui si fa riferimento, forse proprio a Tempio), nel numero intitolato "Rapporto dal territorio 2003", l'onorevole Biancareddu testualmente dichiarava: "L'obiettivo è quindi quello di guadagnare qualità insediativa nei centri urbani interessati dall'edificazione intensiva di questi ultimi decenni e soprattutto nelle aree turistiche". Diceva ancora, onorevole Pili: "Non si tratta, infatti, di consentire nuove volumetrie, ma di riqualificare e ricucire il tessuto insediativo oggi disperso tra i tanti villaggi turistici, costieri e non, in una logica di valorizzazione dei valori paesistico-ambientali, per far sì che alle bellezze naturali uniche della Sardegna si accompagnino anche le bellezze architettoniche degli insediamenti". Quindi l'allora Assessore dell'urbanistica sosteneva che non bisognava costruire niente di più. E' lo stesso ex Assessore che ha parlato oggi, e il Presidente della Regione, in quel periodo, era l'onorevole Pili, che oggi parla così come lo sentiamo. Invece a suo tempo un Assessore della sua Giunta diceva: "Niente più cemento, manco un centimetro cubo!". E' evidente che erano atteggiamenti estremistici anche quelli, perché noi riteniamo che si possa moderatamente ancora costruire, però all'interno di una logica nuova, all'interno della pianificazione territoriale e paesaggistica che noi proponiamo e per cui stiamo lavorando.

Se il centrodestra ritiene di aprire con noi un confronto, la prima cosa che deve fare è sbarazzare i tavoli da quella montagna di emendamenti inutili che hanno lo scopo semplicemente - lo ribadisco ancora una volta - di mascherare il fallimento di cinque anni di politica di centrodestra alla quale ha contribuito un esponente di questo Consiglio regionale che ieri ricopriva altro ruolo, e mi dispiace che non apprezzi molto questo che sto dicendo, però lui è quello che non ha fatto niente. Niente! E nell'intervista che poc'anzi ho citato dichiara: "No, non è che non abbiamo fatto nulla, perché...". Avrò modo di proseguire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente della Regione, mi rivolgo ancora a lei perché ritengo che il buon senso alberghi solo in viale Trento per il momento. Adesso c'è una presenza autorevole di consiglieri regionali che invece avevano quasi deciso di lasciar perdere. Mi ero anche illuso che ciò potesse accadere e avevo chiesto all'onorevole Cugini se si arrendeva, ma lui ha deciso di non arrendersi.

Accuse immotivate: con questo emendamento non stiamo stravolgendo una legge, è un piccolo segnale, che prevede che il titolo sia "Piano per la valorizzazione paesaggistica regionale". E' il principio che deve passare ed è su questo che ci stiamo scontrando quotidianamente, mattina e sera, adesso anche la notte, su un argomento importantissimo, che è quello della valorizzazione. Io ho parlato di ambiente e vita, non ho parlato di ambiente e basta. E ho parlato di ambiente e vita, perché è questo che noi intendiamo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA

(Segue DIANA.) E allora quando mi sono rivolto al presidente Soru, nel precedente intervento, ero convinto che lui sentisse il dovere quanto meno di tranquillizzare il Consiglio regionale: "Sono io, sono qua, il senso di tutte le mie dichiarazioni, e tante ne sono state fatte, è quello di rendere quest'Isola più vivibile, di modificare l'economia, di creare condizioni certamente migliori di quelle attuali per i cittadini sardi". In questo senso avevo fatto le considerazioni nel precedente intervento, confidando sul fatto che il presidente Soru, dall'alto della sua autorevolezza, non vorrei dire autorità, potesse sentire la necessità di comunicare anche con noi e non solo con una parte del Consiglio regionale, perché questo è uno di quegli aspetti che purtroppo dobbiamo assolutamente evidenziare.

Il piano per la valorizzazione paesaggistica regionale è importante per noi, anche nel titolo, perché da lì nascono i presupposti per capire qual è la filosofia di questa legge. Una legge che nasce in modo scriteriato, l'ho definito così, in modo diabolico, perché nasconde al suo interno, già nell'articolo 1, tutta una serie di passaggi che sono assolutamente insostenibili e non condivisibili da parte nostra. Non li possiamo condividere, è impossibile!

Abbiamo presentato questi emendamenti, nessuno dei quali è strumentale, perché altrimenti il presidente Soru ci dovrebbe chiarire una volta per tutte a che cosa fa riferimento il comma 3 dell'articolo 1. Ci dovrebbe far capire a cosa fa riferimento, perché altrimenti si è portati a pensare che in sede di prima applicazione si può fare un Piano paesaggistico per una o per due zone omogenee. Il Codice Urbani parla di Piano paesaggistico regionale, non parla di altro, e qui invece infiliamo un qualcosa che ci fa pensare che sotto sotto ci sia qualcosa che non va bene. E siccome a pensar male qualche volta ci si azzecca, presidente Soru, visto che non ho avuto il piacere di sentirla stasera, inizierò a pensare male anch'io, che per mia natura non penso mai male, sono un'ottimista, mi piacciono le belle cose, mi piace fare il consigliere regionale, mi piace rappresentare la gente, mi piace prendere la parola, mi piace osservare le facce dei colleghi che non hanno l'opportunità, purtroppo, di prendere la parola. Dico, purtroppo per loro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, esprimo il mio voto a favore dell'emendamento numero 27. Volevo anche ringraziare il presidente Soru della sua presenza perché ha animato un po' il dibattito. Prima avevo etichettato gli amici della maggioranza come appartenenti alla coalizione dei sordi e dei muti, adesso mi devo ricredere perché da circa un'ora c'è un minimo di dibattito e penso che possa esserci, in qualche modo, con alcune aperture al dialogo, nel prosieguo dei lavori, la possibilità di confrontarci con serenità, con un giusto approccio, perché non stiamo parlando di cose che riguardano le singole persone, bensì di cose che riguardano la collettività sarda. Quindi è giusto difendere la propria posizione, e in modo particolare è giusto che voi difendiate la vostra visione di maggioranza che punta ad attuare un certo tipo di tutela, è una posizione di cui bisogna avere rispetto, ma c'è anche una minoranza che non condivide alcune cose, dalle quali si discosta in modo abbastanza sostanziale, e chiede di essere ascoltata, di confrontarsi con molta serenità. Questo non avviene e da qui parte la nostra azione politica, di cui bisogna comunque tenere conto nel rispetto del ruolo del singolo consigliere e del Regolamento.

Pertanto noi proseguiremo nella nostra azione chiedendo di essere, da questo punto di vista, rispettati. Lei, presidente Soru, con la sua presenza, lo sta facendo e lo fa bene anche il suo Assessore, che in un passaggio volevo definire campione mondiale di pazienza, uomo attaccato alla poltrona, nel senso letterale, non volevo giocare con le parole, perché da diversi giorni è sempre presente e ci ascolta.

Tornando invece all'articolo, l'intento di questo nostro emendamento è quello di sopprimere un titolo non rappresentativo del contenuto espresso nella norma, anzi, potremmo proprio affermare che questo titolo non corrisponde in nessun modo a quanto poi è enunciato nella norma. Durante i miei precedenti interventi ho già avuto modo di esprimermi in merito al titolo di questa legge e all'importanza e alla grande rilevanza che esso ha. Ovviamente molte delle considerazioni fatte valgono e possono anche essere reiterate per il titolo dell'articolo 1. La stesura di una normativa sulla pianificazione paesaggistica regionale non può essere sviluppata attraverso la somma, come ho detto più volte, di vincoli e di impedimenti, a meno che l'obiettivo vero non sia un altro, e cioè quello espresso nel titolo della legge e dell'articolo 1.

Noi siamo molto preoccupati, non bastava la delibera del 10 agosto - a cui sicuramente si darà continuità, così come è successo stasera -, da noi definita "blocca sviluppo", ad arrecare un danno ai sardi e, secondo noi, ai vari settori produttivi strettamente connessi e correlati alle zone costiere. Voglio solo dire, all'amico Uras, che non vedo presente, che ha citato le difficoltà di alcune fasce sociali e ha parlato di gente che ha grandi difficoltà e non riesce ad arrivare alla fine del mese, che io provengo dalla Gallura, dove sembrava che ci fosse uno sviluppo consolidato. Basta verificare il PIL, basta guardare i dati occupazionali che sono leggermente diversi da quelli del resto del territorio, diciamo che vanno analizzati bene, ma comunque il dato è questo. Oggi abbiamo un'agroindustria, la Palmera…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, che saluto con doppia soddisfazione, perché stamattina mi sono lamentato di un assordante silenzio che ha messo a repentaglio l'unico timpano sano che ho e ho perciò esortato i colleghi della maggioranza: "Invocatevi a qualcuno affinché vi ridia il dono della parola, affinché questo assordante silenzio non arrechi danno all'unico orecchio sano che, come ha ricordato il collega Cugini, mi è rimasto".

La saluto, Presidente, a parte questa parentesi scherzosa, credo che l'azione della opposizione, ostruzionistica, democratica, corretta, stia man mano portando a dei risultati. Infatti, se fino a questa mattina non si riusciva a dialogare, a scalfire minimamente la corazza fortissima che la maggioranza opponeva a qualsiasi possibilità di dialogo, stasera, a mio parere, stiamo assistendo invece a delle aperture al dialogo - correggetemi se sbaglio - che possono chiaramente portare nei binari giusti il dibattito su questo testo di legge, poiché, come ho detto stamattina, chi legifera è il Consiglio regionale. E' vero che la Giunta indica le linee, propone i disegni di legge, ma è anche vero che quei disegni di legge vengono discussi e approvati dal Consiglio, perché l'organo legislativo, sino a prova contraria, è il Consiglio regionale. Non nascondo che ero e sono ancora preoccupato - io spero di sbagliarmi - di una certa linea che si intravedeva stamattina, e cioè pareva che fosse indispensabile accettare a scatola chiusa ciò che l'organo esecutivo propone al Consiglio regionale. Io spero di essermi sbagliato e le ultime fasi del dibattito probabilmente lo confermano. Guai se succedesse quanto ho appena paventato, perché vuol dire che il ruolo del Consiglio regionale è calpestato e umiliato o forse non esiste per niente.

Io sono sempre stato favorevole al dialogo, alla mediazione, poiché il mio mandato, come quello di tutti i consiglieri regionali, è volto proprio a dare un contributo, seppur modesto, a risolvere i problemi della nostra regione. E uno dei problemi della nostra regione - l'ho detto stamattina - è proprio la cementificazione delle coste, che occorre impedire perché non si ripetano i disastri ambientali che purtroppo in determinate occasioni si sono verificati. Questo vuol dire che ognuno di noi, qua dentro, deve dare il proprio contributo alla stesura di un provvedimento di legge che va in questa direzione, che noi riteniamo imperfetto e che deve essere discusso e migliorato in quest'Aula per poter essere poi presentato come legge della Regione ai nostri cittadini. Abbiamo chiesto questo e insistiamo nel chiederlo. Se c'è disponibilità credo che il dibattito possa assumere una diversa connotazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Io ritenevo che lei mi avesse visto, prima, quando le ho chiesto di poter intervenire. Annuncio ovviamente il voto a favore dell'emendamento soppressivo del titolo dell'articolo 1 per le ragioni che abbiamo avuto modo di esporre precedentemente e soprattutto per ribadire che il contenuto dell'articolo 1, così come è scritto, rischia davvero, ancora una volta, di far fare un errore generale a questo Consiglio regionale, cioè l'approvazione di una legge palesemente illegittima, facilmente impugnabile presso la Corte Costituzionale.

Infatti i commi 1 e 2 dell'articolo 1 individuano dei soggetti sbagliati in funzione delle competenze che, invece, il decreto attuativo dello Statuto sardo, quindi una legge di rango costituzionale, ossia il D.P.R. numero 250 del 1949, all'articolo 4, attribuisce espressamente al Consiglio regionale, e cioè l'approvazione di qualsiasi piano, di qualsiasi programma e di qualsiasi strumento di programmazione. Noi, tra l'altro, siamo veramente sorpresi per alcune dichiarazioni ultime fatte dall'onorevole Pirisi, in particolare quando ha detto: "Non arriva alcun segnale". Segnali noi ne stiamo mandando da stamattina, onorevole Pirisi. Ne abbiamo mandati tanti, abbiamo addirittura invitato a una pausa che consentisse una riflessione più serena. Lei dice che la condizione perché ci si confronti è il ritiro di tutti gli emendamenti. Lei ha sufficiente esperienza in quest'Aula consiliare per sapere come ci si deve confrontare e sa bene che nel passato maggioranza e opposizione hanno sempre deciso insieme, attraverso un confronto serio, quali emendamenti potevano essere ritirati e quali dovevano essere mantenuti.

Ecco, su questo piano noi davvero ci possiamo confrontare. Noi dobbiamo restituire al Consiglio le prerogative che gli sono assegnate per legge e, naturalmente, anche in funzione di ciò che la stessa legge 45 indica, dobbiamo dare una competenza programmatoria alla Giunta. Solo così, davvero, potremo costruire il Piano paesaggistico regionale, che è definito nel comma 2 con funzioni di programmazione territoriale per l'intera Sardegna. Non possiamo assolutamente allontanarci da questi principi generali che il nostro Statuto e la norma attuativa dello Statuto indicano, proprio per non dare precarietà ulteriore alla legge che licenzieremo.

Dicevo che questo significa ancora una volta rimettere la benda ai poveri quattro mori, una benda che è stata invece tolta qualche anno fa, con l'approvazione della legge 15 aprile 1999, numero 10. Oggi davvero stiamo simbolicamente rimettendo quella benda ai sardi, ai cittadini che non avrebbero possibilità alcuna di partecipare alla concertazione di questo strumento di programmazione territoriale così importante, perché nell'articolo 1 è pure detto che la concertazione avverrebbe a posteriori, dopo che il Piano paesaggistico sarà adottato. Quindi questo ha un significato veramente paradossale, perché la concertazione deve essere assolutamente precedente all'adozione del Piano paesaggistico, e solo questo ci può consentire di avere le due fasi di adozione e di approvazione restituite per competenza al Consiglio, così come è stato chiesto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

(Interruzione)

DEDONI (Riformatori Sardi). Io sono per la collaborazione, come no!

(Interruzione)

No, no, affatto, anzi, adesso che c'è il presidente Soru, ribadisco, come qualche altro collega ha fatto, che parlo libero da qualsiasi interesse personale. Né io né i miei familiari abbiamo alcun possedimento sul mare, quindi posso dire tranquillamente quello che penso.

CUGINI (D.S.). Nonostante il nome Attila, Attilio.

DEDONI (Riformatori Sardi). Sì, certo, posso distruggere qualche altra cosa invece.

Comunque, stamattina abbiamo dato noi voce a una maggioranza che non c'era, stasera la maggioranza stessa ha ripreso un po' di voce ed è stato interessante, però, caro Presidente, credo che non le piaccia questo tipo di lavoro parlamentare per la Sardegna, e se non piace a lei piace ancor meno a noi, soprattutto a chi viene qui per la prima volta pensando di contribuire all'interesse della Sardegna in modo serio e fattivo. E allora, qui si è parlato di filibustering, di attività di boicottaggio e io credo, amici miei, cari colleghi, che i circa duemila emendamenti presentati possano costituire un rallentamento nel lavoro parlamentare, ma la non accettazione assoluta di un dibattito serio e approfondito su tematiche migliorative della normativa in discussione è ugualmente motivo di rallentamento dell'attività parlamentare.

Caro onorevole Pirisi, non è attraverso il ritiro degli emendamenti ben fascicolati che lei può dire quale sia la disponibilità vera di questa maggioranza ad accettare le modifiche sostanziali che si vogliono apportare alla normativa in fieri. Ce lo dica, credo che non ci siano difficoltà. Noi abbiamo sostenuto essenzialmente che se anche la legge attribuisce al Presidente della Regione una potestà enorme, in questa nuova forma di governo, questo non deve in qualche modo limitare l'attività del parlamento regionale. Allora se c'è una possibilità, senza ledere nessuno degli interessi precipui che credo animino tutti, valutiamola.

Le dichiarazioni del collega Pinna io le condivido tutte e credo che l'intera minoranza le condivida, non solo nelle intenzioni. Poi, quando si deve costruire il reticolo, quando abbiamo l'opportunità di approfondire il dibattito in merito ai metodi di governo dello sviluppo, alle possibilità edificatorie, ai metri quadri di territorio interessati dal blocco assoluto dell'attività edilizia...

(Interruzione)

Non ho capito, mi dica.

PIRISI (D.S.), relatore. Assalto alle coste, blocco assoluto!

DEDONI (Riformatori Sardi). No, no, guardi, l'assalto alle coste, per quel che mi riguarda, non è tollerabile da nessuno, poi lei mi deve dire come si possano assaltare le coste in presenza di una salvaguardia precisa e garantita dei 300 metri. A casa mia la tutela dei 300 metri esiste. Queste sono dichiarazioni che ognuno in libertà può rilasciare, ma io credo che da venticinque anni la Regione sarda abbia tutelato le proprie coste limitando la costruzione oltre la fascia dei 300 metri dal mare. Voi stessi, colleghi del Gruppo D.S., avete ribadito con una proposta di legge che sui 300 metri non c'è discussione. Francamente non capisco la scelta dei 2.000 metri, non riesco a capirne la motivazione. Vorrei capirla, la si spieghi, ma in modo chiaro, preciso, affinché si capiscano le ragioni per cui si vuole modificare una tipologia di sviluppo portandola da un certo tipo di turismo a un altro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Io prendo la parola soprattutto approfittando...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, lei non dia l'assalto ai colleghi comunque.

SANJUST (F.I.). Non chiederò di recuperare il tempo, però datemi la possibilità di dire due cose. Prendo la parola, nonostante avessi veramente deciso di non intervenire, e approfitto della presenza del presidente Soru, che ringrazio per averci raggiunto in aula. Chiedo scusa ai colleghi se ripeterò concetti che ho già espresso, non perché non ci siano altri concetti da esprimere, ma proprio perché vorrei approfittare della presenza del Presidente, che magari potrebbe, sull'argomento, dare delle chiarificazioni, che sono già state date in via ufficiosa, ma non ufficiale in quest'Aula, su problemi concreti che io ho già sollevato.

Senza falsa modestia credo di poter dire che prendo la parola per dare un contributo concreto in merito a un errore materiale che, secondo me, è presente in questa norma, e per chiedere al Presidente un chiarimento, che, almeno per quanto mi riguarda, sarebbe molto importante al fine di affrontare in maniera diversa questi lavori. Mi riferisco al divieto di realizzare nuove opere soggette ad autorizzazione edilizia, anche se in via provvisoria, ma penso che abbiamo tutti chiara l'idea che la provvisorietà è abbastanza aleatoria, perché anche se fossero solo dodici o diciotto i mesi, vorrei sapere quale sorte attende gli oltre novecento concessionari demaniali che svolgono la loro attività imprenditoriale in quelle che vengono definite strutture balneari, che sono però assolutamente diverse dagli stabilimenti balneari, i quali sono realizzati in muratura, mentre le strutture balneari sono amovibili.

Allora, se questa norma fosse esitata in questo modo non darebbe la possibilità, ripeto, a oltre novecento esercenti, stiamo parlando prevalentemente di cooperative, di avere da parte delle amministrazioni le necessarie autorizzazioni. Nello stesso tempo la seconda stortura che io rilevo - e a mio parere sarebbe importante che lei, Presidente, dicesse la sua al riguardo - è relativa al fatto che alcuni Comuni, almeno così mi è stato detto, tra cui sicuramente il Comune di Cagliari, stanno già da diverso tempo preparando il PUL (Piano di utilizzo del litorale), dietro precisa richiesta della Regione, che contestualmente però, in un articolo che vedremo dopo, ma che comunque rientra nel discorso generale della norma, impone il divieto assoluto di rilasciare qualsiasi autorizzazione.

Mi rendo assolutamente conto che questi due argomenti non sono sicuramente il cardine della struttura della legge, però ritengo che ci sia bisogno di un chiarimento nel più breve tempo possibile, se no sarò costretto ogni tanto a ripetermi nei miei interventi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, illustri colleghi, signor Presidente della Regione, mi auguro che lei stasera abbia la compiacenza di volermi ascoltare, al contrario di quanto ha fatto l'altra sera, quando mi ha privato dell'onore di averla davanti a me mentre svolgevo civilmente, correttamente e rispettosamente il mio intervento.

Riprendendo le parole del mio Capogruppo, ma anche di altri colleghi, annunciando il mio voto favorevole a questo emendamento e desidero ascoltare dal Presidente della Giunta una delucidazione, una opinione, un chiarimento. Se lei, Presidente, avesse seguito il dibattito che si è svolto in Aula (sicuramente si è assentato per validissimi motivi istituzionali, non abbiamo alcun motivo di dubitarne) avrebbe trovato probabilmente più di uno spunto per intervenire e dare i chiarimenti e le delucidazioni che noi attendiamo. Per ora abbiamo ascoltato, lo dico personalmente con piacere, le "aperture" (le virgolette sono d'obbligo) dei colleghi della maggioranza in merito alla ricerca del famoso dialogo che viene da tutti auspicato e speriamo che prima o poi venga anche praticato.

Io non vorrei che il dialogo fosse quello che il lupo intendeva instaurare con l'agnello a proposito di chi sporcava l'acqua dell'altro, perché è chiaro che il lupo in questo caso sarebbe lei, signor Presidente, ed è anche chiaro che lei può farlo perché stasera la maggioranza giustamente ha dimostrato di essere tale. In virtù della legge elettorale voi state semplicemente realizzando e applicando quelle che sono le vostre prerogative di maggioranza. Potete farlo, potete andare a colpi di maggioranza, nessuno mette in dubbio la legittimità di questo comportamento. Poi chiaramente non si riesce a capire come questo atteggiamento e questo utilizzo dei numeri che il popolo vi ha assegnato si concili con la volontà di dialogo e di accordo da tutti auspicata.

La nostra opposizione non solo all'articolo 1, Presidente, ma all'intera legge deriva da molti aspetti che avremo occasione di chiarire nel corso di questi giorni e di questa lunga maratona parlamentare. Io mi permetto - anche perché temo che tra un po' questa luce si spegnerà - di ricordare alcuni aspetti che personalmente mi fanno essere assolutamente contrario, e quindi favorevole agli emendamenti che almeno cercano di limitare gli aspetti negativi che mi pare di ravvisare in questa legge, perché credo, signor presidente Soru, che questo provvedimento legislativo non sia stato originato e non sia il frutto di quello che sarebbe dovuto essere il necessario e opportuno dialogo con le varie realtà economiche, sociali e imprenditoriali della nostra terra.

Io temo piuttosto, ho avuto già modo di dirlo e ora lo ripeto perché lei è presente, che questo sia frutto di una sua condiscendenza e di un certo debito d'onore che lei, secondo me, deve adesso pagare, avendo vinto le elezioni, a una certa frangia di ambientalismo estremista che le è ideologicamente, giustamente e legittimamente vicina, che è molto lontana dalle mie idee, ma è vicina alle sue, e su questo nessuno può obiettare. Mi riferisco a quell'ambientalismo un po' estremista, a quell'estremismo verde che addirittura - ma non voglio annoiare i colleghi, perché già due o tre volte ho citato le deduzioni scritte che alcune associazioni ambientaliste hanno presentato dopo aver letto la sua legge - trova questa legge eccessivamente permissiva e della quale auspica una modifica più restrittiva, di più severa limitazione, e questo francamente mi sembra un po' eccessivo.

Credo che lei avrebbe fatto bene a confrontarsi un po' di più, magari ad aspettare qualche giorno, qualche settimana o forse qualche mese, nonostante l'oggettiva urgenza di porre mano a un settore così delicato, e probabilmente la legge che sarebbe in quel caso arrivata in quest'Aula sarebbe stata pienamente condivisibile, perché ho già detto, e lo ripeto, che sui principi di fondo, cioè della salvaguardia…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, io volevo solo fare una precisazione e visto che non c'è il Presidente riferirò ovviamente agli Assessori competenti per materia. Si è sentito parlare, in quest'Aula, di abusi e di scempi, ma abbiamo visto alcuni onorevoli della maggioranza salire sulla Goletta Verde, quando hanno fatto la conferenza dal porto di Cagliari, per andare a Villasimius. Coincidenza, nel 2004 Goletta Verde ha assegnato la bandierina blu a ben quattro comuni sardi, su un totale di dieci bandierine assegnate in tutta Italia. Quattro paesi della Sardegna! Altra coincidenza: tre di questi quattro paesi non hanno approvato il PUC!

Si parla di scempio ambientale, vi sono associazioni ambientaliste che dicono: "Proprio di questo vuoto normativo intendevano approfittare certe forze politiche ed economiche intenzionate a porre fine alla Sardegna". Questa affermazione mi preoccupa, l'avrei voluto dire al Presidente, lo dico all'Assessore, non per cattiveria, perché il giorno prima nello stesso sito, ma in una pagina diversa, vantavano piani paesaggistici e cose di questo genere. Io volevo onestamente, ringraziare il Presidente perché finalmente oggi si è dimostrato di volere un dialogo democratico. Molti colleghi si sono aperti al dialogo, a incominciare da una collega che stimo e che ha parlato stamattina, e chi con un discorso chi con un altro hanno creato un'apertura al dialogo per capire dove vogliamo arrivare.

Noi non vogliamo che ci siano dubbi e incertezze, perché il giorno prima si parla bene dei PTP, si dice che il vincolo sui 300 metri preserva il paesaggio e le bellezze naturali e poi, dopo un incontro col Presidente della Regione o l'Assessore competente per materia, si dichiara esattamente il contrario. Ogni tanto occorrerebbe un po' di coerenza da parte di chi fa queste dichiarazioni e premetto che io non sto qua a dichiarare cosa possiedo nella fascia dei 300 metri. Le dichiarazioni sul nostro patrimonio saranno pubblicate tra poco nel BURAS e a meno che qualcuno non mi regali qualche terreno non risulterà che io possiedo terreni nella fascia dei 300 metri. Se li avessi comprati lo direi tranquillamente e non me ne vergognerei, perché io ho sempre lavorato, certo ho fatto anche il consigliere regionale e quindi non ho sempre lavorato!

SECCI (La Margherita-D.L.). Dire, dati i suoi trent'anni di età, che ha sempre lavorato è un'esagerazione!

RANDAZZO (U.D.C.). Onorevole Secci, non accetto provocazioni, ma ho sedici anni di contributi versati. Il sistema pensionistico non me lo consente se no andrei in pensione volentieri!

In quest'Aula si sono toccate anche tematiche importanti che a volte vengono definite con semplici emendamenti alle parole, ai punti, alle virgole. Si è fatto anche un dibattito serio, si sono citati punti che interessano sia una parte politica che l'altra. Quando parliamo di ambiente e tutela delle coste, ricordiamoci che la Sardegna ha 1840 chilometri di coste, su cui possiamo mettere tutti i paletti che vogliamo, e noi siamo favorevoli alla imposizione di vincoli, purché lo si faccia applicando criteri precisi. Non basta avere la legge; quando parliamo di sviluppo economico e di investimenti dobbiamo anche considerare che occorre dialogare con le persone che stanno proponendo degli investimenti, che magari avevano comprato dei terreni nei 300 metri e chiedere loro che cosa potranno fare nell'arco di tre anni nei terreni contigui o in quelli situati oltre i 2.000 metri.

Se avete una legge seria da presentare in quest'Aula forse eviteremo defatiganti discussioni e capiremo dove vogliamo arrivare, sia noi che voi. Noi non vogliamo fare ostruzionismo, vogliamo dialogare e abbiamo sempre teso la mano alla maggioranza per cercare di costruire una buona legge, soprattutto migliore di quella che è stata presentata in quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Rinuncio.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consigliere LOMBARDO, RASSU, CONTU, SANJUST, LA SPISA, AMADU, RANDAZZO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 27.

Prendo atto che i consiglieri Artizzu, Giorico e Caligaris, non essendo riusciti a votare, dichiarano il primo il proprio voto favorevole, gli altri il proprio voto contrario. Il consigliere Francesco Sanna, il cui voto risulta nullo, dichiara di aver inteso votare contro.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CONTU - LA SPISA - LOMBARDO - OPPI - PILI - RANDAZZO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - COCCO - CORDA - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI.

Si sono astenuti: ATZERI - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 52

votanti 50

astenuti 2

maggioranza 26

favorevoli 12

contrari 38

(Il Consiglio non approva).

Emendamento numero 33.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Intervengo, Presidente, per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 33, che rappresenta uno dei punti cardine della incongruenza che questo disegno di legge propone all'Aula.

(Interruzioni)

PILI (F.I.). Credo che sia assolutamente chiaro a tutti che un testo di legge che prevede di sottoporre alla pianificazione generale un intervento di pianificazione territoriale complessiva contenga davvero un errore fondamentale d'impostazione, che è dettato dalla incongruenza che si vuole far notare, proprio perché è evidente che il Piano territoriale urbanistico regionale è quello che deve sovrintendere agli atti che ne conseguono.

Ho notato più volte, di fronte a questa affermazione, l'onorevole Pirisi sottrarsi al confronto richiamando invece l'esatto contrario. L'onorevole Pirisi ha più volte detto, in quest'Aula, che è indispensabile che ancora prima del Piano regionale di carattere urbanistico sia approvato il Piano paesaggistico regionale. Ecco, io vorrei in questo caso richiamare la vostra attenzione...

PIRISI (D.S.), relatore. Non l'ho mai detto.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, avrà modo di precisarlo con una dichiarazione di voto, si accomodi al suo posto.

PILI (F.I.). Credo che l'onorevole Pirisi volesse dire che la sequenza temporale che è stata adottata dalla Giunta, cioè prima la pianificazione paesaggistica e poi quella complessiva regionale, è una sequenza, diciamo così, corretta. Se non lo ha detto vuol dire che quello che sta succedendo in quest'Aula non è corretto! Perché o si sposa una tesi o se ne sposa un'altra. Siccome il Consiglio regionale sta esaminando oggi le norme - dite voi - di tutela e pianificazione paesaggistica, è evidente che avete anteposto la pianificazione paesaggistica regionale a quella urbanistica regionale. Cioè avete fatto l'esatto contrario di quello che avevamo previsto noi nella precedente legislatura e che in qualche modo abbiamo indicato come percorso anche nel progetto di legge proposto in questo frangente della nuova legislatura. Ecco, se avessimo la possibilità di vedere ciò che è scritto in due leggi fondamentali sulla pianificazione urbanistica regionale e conseguentemente in quella paesaggistica delle Regioni Emilia Romagna e Toscana, ci renderemmo conto che dalla legge di inquadramento regionale della pianificazione territoriale discende il piano territoriale paesaggistico o quello, meglio detto, regionale.

Sono elementi di cui si deve tener conto, come nell'emendamento da noi presentato, così come si deve tener conto di un elemento che è contraddittorio. Voi dite che il Piano paesaggistico regionale è il principale strumento della pianificazione regionale, cioè state sostenendo l'esatto contrario della ratio che tutte le Regioni e cito...

PRESIDENTE. Onorevole Pili, le concedo qualche secondo in più per concludere. Faccio questa eccezione in quanto è stato interrotto.

PILI (F.I.). Grazie, presidente Fadda, lei è sempre molto puntuale. Credo davvero che questa sia la contraddizione più evidente che cercheremo comunque di mettere in rilievo nonostante la superiorità e la superficialità con le quali continuate ad affrontare questo tema.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Credo che se non ci si confronta non si riesca a capire - magari è anche giusto - perché il disegno di legge indica il Piano paesaggistico regionale come principale strumento della pianificazione territoriale. Ci sono qui alcuni ingegneri, alcuni urbanisti, compreso il presidente Pirisi, in grado di capire perfettamente, come me che sono un semplice geometra, che dal punto di vista tecnico questa è una bufala enorme! Dico dal punto di vista tecnico, perché sappiamo perfettamente che per quanto riguarda la pianificazione del territorio si è sempre parlato, da che mondo è mondo, a livello nazionale, regionale, comunale e provinciale, del piano urbanistico di coordinamento territoriale dal quale discendono poi i piani di settore, quale il Piano territoriale paesaggistico.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue RASSU.) Ora, mi domando, lo scopo politico qual è? Dare il massimo rilievo e la massima importanza al paesaggio (io parlerei di ambiente e territorio), affinché la normativa urbanistica dia delle risposte adesso. Dal punto di vista urbanistico, ripeto ancora, non ritengo che questa sia in alcun modo una cosa ammissibile e corretta, perché non è possibile che il Piano paesaggistico regionale possa essere ritenuto il principale strumento, cioè lo strumento urbanistico che detta le linee di pianificazione territoriale e urbanistica in tutto il territorio, compresi i centri abitati, e quant'altro riguarda la pianificazione urbanistica territoriale.

Avrei voluto che il dibattito si fosse acceso confrontando le opinioni della maggioranza con quelle della opposizione, posto che entrambe annoverano tecnici, ingegneri e progettisti che con la materia di cui ci stiamo occupando hanno a che fare ogni giorno. Lo dico sinceramente, senza polemica e senza astio. Questo perché? Perché è proprio nel Piano urbanistico di coordinamento territoriale che si delinea il completo scenario dell'assetto territoriale di una regione, di un comune, di una provincia. E' come se mi si dicesse che il principale strumento urbanistico regionale è il piano per la tutela dei beni archeologici regionali! E' la stessa cosa! Senza nulla togliere assolutamente all'indispensabilità, all'importanza, al rilievo che hanno il paesaggio e l'ambiente in tutta la normativa urbanistica e socioeconomica di una regione. Ma è chiaro che non si può parlare di questo se si continua col monologo, se non si discutono e non si confrontano le due tesi per vedere se le ragioni stanno solo da una parte o se invece stanno da entrambe le parti. Ecco, quindi, il perché del giusto emendamento presentato dalla opposizione, a cui chiaramente io mi dichiaro favorevole.

Vediamo bene che articolo per articolo, comma per comma, questo è un testo che deve essere discusso, su cui le menti libere di questo Consiglio regionale hanno, come ho detto stamani, il diritto-dovere di esprimere la propria opinione e di confrontarsi senza niente boicottare, senza niente distruggere, ma dando un contributo positivo, fattivo e costruttivo a questa importantissima legge che, "dolenti" o nolenti, per i prossimi anni disciplinerà tutta l'attività urbanistica e socioeconomica della Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Credo che il collega volesse dire volenti o nolenti, ma comunque dolenti a quest'ora lo siamo un po' tutti!

Dunque il voto su questo emendamento è da parte nostra favorevole, l'abbiamo proposto nel piano di illustrazione ed è stato detto per quale motivo, e cioè per indicare che è evidentemente contraddittorio e non realistico l'intendimento di chi ha steso questo articolo qquando indica il Piano paesaggistico regionale come il principale strumento della pianificazione territoriale regionale, richiamandosi all'articolo 135 del Codice Urbani. Giova ricordare e ripetere che è evidentemente una formulazione non corrispondente al testo complessivo di questo progetto di legge, perché se l'intendimento di chi ha proposto questo testo fosse stato davvero quello di indicare, come procedimento, quello relativo a uno strumento urbanistico di carattere generale, relativo al territorio e consistente davvero nel punto di riferimento fondamentale, nel quadro generale di norme, di propositi di pianificazione, di indicazioni concrete sulle azioni di governo del territorio, si sarebbe scelto in questa ipotesi e in questo caso un altro tipo di strumento, e cioè quello che noi, nella nostra proposta di legge, abbiamo chiamato Piano di coordinamento territoriale, avente valenza davvero generale, volto a disciplinare tutte le materie di carattere urbanistico e non solo quelle relative all'aspetto della tutela e della valorizzazione del paesaggio.

Nel corso della discussione è stato sottolineato anche ampiamente il fatto che questa formulazione non solo non corrisponde all'impianto complessivo del testo normativo, ma non corrisponde neanche a un elemento rivelatore delle reali intenzioni di chi propone questo testo che è contenuto nel terzo comma dell'articolo 1, laddove si prevede, così come è stato già ampiamente dimostrato, che proprio nella fase di prima applicazione di queste norme, il Piano paesaggistico possa essere proposto, adottato e approvato, come dice il testo del comma 3, per ambiti territoriali omogenei, e cioè frazionando lo strumento di pianificazione generale addirittura per ambiti territoriali. Non solo si sceglie, quindi, di dare come strumento fondamentale e punto di riferimento per la pianificazione da parte degli enti locali e poi, quindi, per l'attività edilizia e urbanistica, lo strumento del Piano paesaggistico, ma addirittura si prevede, nell'articolo1, la possibilità più che concreta che questo stesso strumento, che ai sensi sia dell'articolo 135 sia dell'articolo 143 del Codice Urbani viene individuato come uno strumento unitario che deve avere validità sull'intero territorio regionale, sia frazionato per ambiti territoriali omogenei, sottraendo a questo strumento la sua finalità principale, che è quella di individuare in maniera unitaria, complessiva e integrata le modalità concrete attraverso cui agire in materia di politica territoriale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole a questo emendamento soppressivo parziale che credo sia opportuno in quanto evidenzia altre lacune di questo provvedimento legislativo, generate a mio avviso da una mancanza di dialogo da parte della Giunta e del Presidente della Regione. Una tendenza, questa della poca propensione al dialogo, che, fatte salve alcune eccezioni già citate, oltre che emanarsi dal Presidente temo si ripercuota anche su altri esponenti della Giunta regionale. Mi riferisco al qui presente assessore Pilia. Approfitto della sua presenza, Assessore, che avremmo gradito anche più assidua durante tutto questo dibattito, perché, se non vado errando, la legge l'ha scritta lei, e io avrei gradito, anche per il motivo che le sto per esporre, una maggiore propensione al dialogo da parte sua. Le ricordo che un mese fa, in data 7 ottobre 2004, io le inviai un cortese ed educato telegramma per chiederle notizie in merito all'esclusione dalla scuola pubblica di un ragazzo sordocieco, Alessio Murtas. Le ricorda qualcosa? Le chiesi cortesemente e con educazione, che credo mi sia stata insegnata dalla mia famiglia, di darmi una spiegazione. Sto ancora aspettando una sua risposta che spero prima o poi arrivi. Nel frattempo questo ragazzo non può ancora frequentare la scuola.

Spero che la sua risposta arrivi, perché una mancata risposta non è tanto un'offesa alla mia insignificante persona, quanto uno sgarbo istituzionale, perché in fondo sono comunque un consigliere regionale che le ha chiesto spiegazioni su un argomento di sua competenza e che queste spiegazioni non ha avuto. Me le mandi anche se in ritardo, vedrà che non sarà rimproverata dal suo Presidente!

Il mio voto sull'emendamento è favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Grazie, Presidente. Questa è l'occasione per annunciare di sicuro il mio voto favorevole all'emendamento, ma questo annuncio viene dopo una riflessione che ho già avuto occasione di fare nel momento in cui l'emendamento è stato proposto. "Principale strumento della pianificazione regionale" sta a significare che molto probabilmente le amministrazioni provinciali, che in questo momento hanno già approvato o stanno approvando i propri piani urbanistici, dovranno ricominciare tutto daccapo. Le amministrazioni provinciali hanno davvero lavorato per anni, con finanziamenti regionali, per portare avanti la pianificazione territoriale al fine di dare una risposta all'esigenza di avere degli strumenti di pianificazione territoriale, ma soprattutto per dare risposte alle istanze dei territori. Io vorrei sapere se davvero le istanze dei territori, sia che provengano dai comuni sia che provengano dalle province, sono importanti nel momento in cui su quei territori devono essere calate delle norme, quale questa che noi riteniamo, soprattutto per la sua provvisorietà, inadeguata alle reali esigenze di pianificazione territoriale.

Io non sono un urbanista, né tanto meno un tecnico, e devo dire che è per difficile l'approccio a temi così specifici e tecnici come questo, comunque sia salta agli occhi la necessità di fermarsi a ragionare, forse anche vocabolo per vocabolo, sul vero significato che dobbiamo attribuire alle parole e soprattutto su quello che sarà il risultato finale nella formulazione dell'articolato della legge, anche per quanto riguarda l'articolazione dei singoli commi. Devo dire che molto probabilmente il significato, come già evidenziato nei precedenti interventi, che viene dato volta per volta è soggettivo e poco leggibile, e il testo della legge risulta anche così sconnesso che sinceramente è difficile condividerlo e non ci si può sottrarre a entrare nel merito della stessa formulazione degli articoli.

Questa sera siamo riusciti perlomeno a incominciare a scrollarci di dosso quel torpore in cui l'Aula sembrava, soprattutto nella sua componente di maggioranza, essere precipitata. Devo fare un rilievo al collega Artizzu, che nel frattempo si è allontanato dall'aula: non usi espressioni crude e urticanti nei confronti del Presidente, perché lo costringe ad abbandonare l'aula, come è successo questa sera dopo che avevamo avuto la fortuna di averlo tra noi, insieme all'Assessore della tutela del paesaggio.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Condivido le osservazioni ultime dell'onorevole Contu, ma senza volere, con queste mie parole, sminuire l'importanza dell'intervento del collega Artizzu, che ha portato all'attenzione dell'Assessore della pubblica istruzione il caso del ragazzo sordocieco, al quale ci si augura sia data pronta risposta, vorrei consigliare al collega Artizzu di cambiare indirizzo e di rivolgersi direttamente al Presidente per quel caso, visto che oggi è stato provato che il Presidente ha anche il potere di far tornare la parola ai muti e che da quando è arrivato non solo ha risvegliato l'attenzione in chi pensava di averla persa, ma è riuscito anche a ridargli la parola.

Non voleva essere sicuramente un'ulteriore provocazione e tornando all'argomento in discussione, precisamente l'emendamento numero 33 presentato dai colleghi Pili, La Spisa e più, credo che si debba risalire alle fonti normative. Fonti normative fondamentali per quanto riguarda la tutela dei beni ambientali sono la legge 29 giugno 1939, numero 1497, e il Regolamento 30 giugno 1940, numero 1357. A tali atti normativi bisogna ora aggiungere la legge 8 agosto 1985, numero 431, sulla tutela delle zone di particolare interesse ambientale, la cosiddetta Legge Galasso, nonché gli articoli 82 e 83 del D.P.R. numero 616 del 1977, per gli aspetti concernenti la ripartizione delle competenze Stato-Regione.

Per tentare di esporre chiaramente la materia è comunque opportuno partire dalla legge del 1939, il cui impianto è analogo a quello della legge sulla tutela delle cose d'arte. Anche qui sono previsti procedimenti diretti ad accertare il valore dei beni, nonché poteri autoritativi e repressivi per controllare l'uso dei beni stessi e reprimere gli eventuali abusi. L'oggetto di tutela riguarda il paesaggio, sia naturale che urbano. Al riguardo la legge distingue due grandi categorie di beni aventi il carattere di bellezze naturali: le bellezze individue, che comprendono le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale e di singolarità geologica, le ville, i giardini e i parchi, che, non contemplati dalle leggi per la tutela delle cose di interesse artistico e storico, si distinguono per la loro non comune bellezza (legge numero 1497, articolo 1, commi 1 e 2); le bellezze d'insieme, comprensive dei complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale e le bellezze panoramiche, considerate come quadri naturali, nonché di quei punti di vista e di belvedere accessibili al pubblico dai quali si gode lo spettacolo di quelle bellezze (commi 3 e 4 del citato articolo 1 della legge 1497). Dei suddetti beni vengono compilati due distinti elenchi redatti da apposite commissioni provinciali e approvati dalle Regioni. Tali elenchi possono essere peraltro integrati con provvedimenti del Ministero. L'attività costruttiva nelle zone e sui beni soggetti a tutela è subordinata ad apposita autorizzazione regionale. Dal punto di vista sostanziale l'impostazione del vincolo comporta l'obbligo di non distruggere il bene né introdurvi...

SECCI (La Margherita-D.L.). Stai leggendo?

CAPELLI (U.D.C.). No, no, sono degli appunti che ho preso durante la discussione. Concluderò dopo.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Milia (F.I.). Grazie, Presidente. Chiaramente annuncio il mio voto favorevole all'emendamento, ma la riflessione che vorrei fare sull'emendamento e di conseguenza sul testo di legge è sempre in riferimento a quello che è stato il programma elettorale in base al quale la coalizione guidata dal presidente Soru ha presentato i propri temi fondanti rispetto a quello che si doveva fare e a quello che oggi vediamo si sta facendo. Vorrei fare dei riferimenti appunto a questo e poi approfittare della presenza in aula dei tre Assessori che governano ambiente, territorio e urbanistica, che, oltre agli enti locali, sono le tre colonne del settore, per fare delle riflessioni a voce alta.

Uno dei punti del programma (se non fossi stato candidato nell'altra coalizione, leggendo cose del genere avrei avuto serie difficoltà a non votare il presidente Soru), a pagina 40 delle dichiarazioni programmatiche, recita: "Un grande patto sociale sull'urbanistica tra le diverse istituzioni e con il sistema imprenditoriale e sociale della Sardegna per rafforzare la componente produttiva del turismo, dell'edilizia e dei servizi, incentivando in modo significativo le proposte amministrative, le infrastrutture, le imprese, le produzioni che si creano e si organizzano in un quadro di sostenibilità ambientale". Credo che nessuno abbia niente da eccepire se non che, poi, in Aula ci si ritrova con un progetto di legge che tutto vieta e tutto blocca nei 2.000 metri. Quindi questo grande patto sociale sull'urbanistica evidentemente aveva come obiettivo questo approdo.

Ho assistito a una trasmissione televisiva alla quale ha partecipato l'assessore Dessì, in cui si parlava di eolico. Mi domando, Assessore, ed è una domanda che mi induce a riflettere: sotto il profilo paesistico-ambientale sono peggio le torri eoliche o i campeggi abusivi sulle spiagge di Alghero, che vedono migliaia di persone riversarsi in zone sensibili, come il parco regionale di Porto Conte? Io conosco le competenze comunali e quelle regionali, ma se si vuole essere conseguenti, anche per quanto riguarda l'altra parte del programma, come ho detto prima, cioè la parte relativa alla vigilanza urbanistica, di cui si occupa l'assessore Gian Valerio Sanna, credo che su questo fronte si debba intervenire. Siamo nei 2.000 metri, abbiamo manufatti, scarichi a mare, eccetera. Mi dispiace che non ci sia l'amico consigliere Giorico, che so essere molto sensibile al problema, però credo che queste segnalazioni dovranno essere tenute presenti da chi ha responsabilità di governo come le vostre. Grazie, ribadisco il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Milia. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento numero 33, soppressivo delle parole "principale strumento della pianificazione regionale", contenute nel comma 1 dell'articolo 1. Il Piano paesaggistico regionale, così come illustrato ed esplicitato in questo testo di legge, non rappresenta il principale strumento della pianificazione regionale, ai sensi dell'articolo 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, numero 42, che recita: "Le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato. A tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio, approvando i piani paesaggistici ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici". Inoltre al comma 2 troviamo scritto: "Il Piano paesaggistico definisce, con particolare riferimento ai beni di cui all'articolo 134, le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, le azioni di recupero e riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposte a tutela, nonché gli interventi di valorizzazione del paesaggio, anche in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile". "Adeguamento tutelato e valorizzato", "trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici", "interventi di valorizzazione del paesaggio anche in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile", di queste frasi non c'è traccia nella proposta di legge. Questi aspetti fondamentali previsti e rimarcati dal decreto legislativo numero 42 del 2004 sono completamente assenti dall'idea di pianificazione che alberga nella proposta Soru.

Sul fatto che questo progetto di legge non garantisca un'adeguata valorizzazione del territorio ci siamo soffermati a lungo, abbiamo ribadito che non può esserci valorizzazione quando ci si limita a imporre divieti e limiti. Valorizzazione per noi significa offrire strumenti concreti per consentire alle potenzialità di un territorio di svilupparsi pienamente e non ridurre il territorio stesso all'immobilismo. Il Piano paesaggistico regionale, così come lo intendete voi, non è il principale strumento della pianificazione regionale, in quanto porta con sé, secondo noi, la negazione del territorio come sistema, con la conseguente e costante separazione tra norme e interventi di salvaguardia da una parte e utilizzazione socioeconomica e produttiva delle risorse sole e acqua dall'altra. In realtà la scelta della salvaguardia e della valorizzazione implica di considerare il territorio nella sua interezza e complessità, obbliga a rapportare la pressione degli usi delle risorse fisiche, culturali e paesaggistiche alla loro conservazione, difesa, valorizzazione e sviluppo, sollecita la promozione di forme di equilibrio tra politiche territoriali e loro impatto sull'economia, facilita la coesione tra tutela e usi possibili e sostenibili.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, sinceramente quando sono stato eletto non avrei mai pensato di trovarmi, nel mese di novembre, esattamente il 4 novembre, giornata memorabile dei caduti di tutte le guerre, alle 23 e 49, a discutere di urbanistica regionale, in un'aula semideserta, con tanti colleghi assonnati, compreso chi parla, che oltre a essere stanco ha anche mal di testa.

Nel dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 33, volevo dire che questa legge urbanistica non è certamente il principale strumento della pianificazione regionale; non lo può essere perché, come ho avuto modo di asserire nei vari interventi da me svolti in questi giorni, manca di quella concertazione che parte dal basso e tiene conto di ogni singola realtà locale, delle singole specificità, delle peculiarità dei territori di tutta la Sardegna, costiera e interna, che con questa legge vedono compromesso il loro futuro in maniera irreversibile. Il collega Sanna sorride. Il PPR non può essere, dicevo, il principale strumento della pianificazione regionale, perché entrano in gioco, e non marginalmente, aspetti non quantificabili - soprattutto alle ore 23 e 51 - e non calcolabili del disastro che questa legge potrebbe...

Collega Porcu, lei non interviene perché adesso non c'è il Presidente, che oggi ha fatto un miracolo, ha ridato la parola a molti di voi che in quest'aula poco intervengono e non solo sull'urbanistica!

Dicevo, disastri non calcolabili come le dimensioni simboliche che qualcuno della opposizione ha più volte sbandierato e disastri non quantificabili soprattutto per le future generazioni, che sono quelle che nei prossimi anni pagheranno per questa legge che, come ho detto poc'anzi, è calata dall'alto e non tiene conto degli interessi generali dei sardi, quei sardi che a giugno hanno scelto una coalizione, che quindi è legittimata dal voto, questo non lo dobbiamo certamente dire noi, l'hanno detto gli elettori. Quei sardi che forse si aspettavano una politica diversa e non solo sull'urbanistica, una politica che tenesse conto della concertazione che deve partire dal basso, come è stato più volte sbandierato in tutte le occasioni, in ogni piazza, in ogni anfiteatro, dai vari comizianti; una concertazione che dagli amici di Rifondazione, che ora ridono, è stata dimenticata, è stata accantonata. Ma sono sicuro che i cittadini sardi...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanna. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Preliminarmente intendo chiedere scusa al Consiglio per aver determinato, con l'onorevole Artizzu, l'uscita dall'aula del presidente Soru. Chiedo scusa perché ci stavamo abituando a una presenza autorevole e importante e quindi mi è sembrato di cogliere in alcuni interventi...

MARROCU (D.S.). Il Presidente è in aula, è andato a mangiare un panino, come tutti noi.

DIANA (A.N.). Onorevole Marrocu, ha assunto un altro ruolo? Io mi sto scusando con l'Aula.

(Interruzione)

Parliamo di cose serie, parliamo di questa legge e di tutto ciò che in essa non è previsto. Onorevole Pirisi, lei, esponente certamente autorevole della maggioranza, ma ancor di più di un partito che ha radici storiche antiche quasi quanto le nostre, come può pensare che questo testo di legge passi al vaglio di quest'Aula senza che l'opposizione faccia quello che è legittimo che faccia, cioè proponga, controlli, verifichi, cerchi di comprendere se questa legge è rispettosa degli interessi generali della comunità sarda? Questo ancora noi non l'abbiamo capito per molteplici motivi: intanto perché non c'è stata una concertazione che peraltro era doverosa e obbligatoria. Dice il codice Urbani: "Cooperazione tra amministrazioni pubbliche. Le amministrazioni pubbliche cooperano per la definizione di indirizzi e criteri riguardanti...", eccetera, eccetera. Quando mai sono state interpellate queste comunità? Mai! Quindi è sin troppo facile erigere barriere, fare opposizione, perché abbiamo motivazioni continue e ci dispiace di dover sottoporre l'assessore Gian Valerio Sanna a un tour de force di questo genere.

Io spero, in vero, che anche l'assessore Pilia partecipi, perché la sua partecipazione non renderà tutto più elegiaco, ma certamente ci farà piacere. Anche perché riteniamo che prioritariamente la competenza doveva essere la sua, sappiamo che ha partecipato attivamente alla scrittura di questo testo di legge e che quindi, in qualche maniera, una parte di responsabilità ce l'ha. Noi questi problemi li solleveremo nelle ore seguenti, domani, dopodomani, sino a quando la maggioranza deciderà che noi dobbiamo stare qua. Non è stato rispettato nessun criterio per una norma di questo genere.

Onorevole Pirisi, veda, lei è sempre insofferente, però l'ha pensato.

PIRISI (D.S.), relatore. Sono l'unico che ascolta!

DIANA (A.N.). L'ha pensato e siccome ci conosciamo troppo bene e siamo anche doppiamente colleghi ci intendiamo. Ha fatto la sua parte anche lei, la ricordano sempre molto bene, quasi tutti.

Dicevo che è fin troppo facile fare opposizione a questa legge, abbiamo troppe motivazioni per essere contrari.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Devo dire che dispiace vedere come giovani e brillanti colleghi, quali gli onorevoli Matteo Sanna e Sanciu, che sicuramente meriterebbero di dedicare il loro impegno a temi più concreti, si arrovellino nel cercare motivazioni, pretesti per continuare con questo atteggiamento oggettivamente ostruzionistico o se si preferisce di filibustering. Dispiace, perché credo che quello che abbiamo visto nei giorni e nelle settimane scorse sia stato un confronto anche acceso e che il lavoro fatto in Commissione abbia portato a delle correzioni di questo testo che fanno venir meno molte delle motivazioni di una critica che voglia essere un minimo costruttiva.

Quindi la situazione in cui ci troviamo è ormai paradossale: siamo inchiodati in un'aula parlamentare sapendo che si procede a passo più lento di quello di una lumaca. Verrebbe anche da sorridere se non fosse che altre questioni che dovremmo portare avanti, a cominciare dalla manovra di assestamento del bilancio, dal DPEF, dalla riforma dello Statuto, dalla riforma amministrativa, per dare quindi risposte concrete ai sardi, vengono procrastinate e la discussione scivola via attraverso questo dibattito un po' fine a se stesso, un po' plateale. Qualcuno si rivolge alla Presidenza ma intendendo guardare alle proprie spalle, verso i giornalisti, e infatti quando poi i giornalisti non ci sono parla molto meno o addirittura sparisce dall'aula. Si parla per i titoli sui giornali che tendono sempre ad accorciarsi e affievolirsi perché poi - diciamocelo chiaramente, cari amici - anche questo dibattito troverà sempre meno spazio, mentre aumenteranno sempre di più l'inconcludenza e le responsabilità che via via voi vi assumerete.

Quindi vi vorrei invitare a scuotervi, tra l'altro con l'atto che abbiamo approvato oggi, ossia la proroga di tre mesi della delibera del 10 agosto, in qualche modo diventate responsabili di ulteriori ritardi. Sappiamo anche che la delibera è molto più restrittiva, quindi anche quelle attività che in coerenza con lo spirito della legge potevano essere portate avanti si fermeranno, ci sarà uno scarrellamento che andrà contro la volontà di proteggere alcune attività che in qualche modo volete sostenere. Spero che questo vostro atteggiamento abbia compimento, che prevalga in qualche modo un senso di responsabilità che vi porti a capire che noi siamo determinati, abbiamo una passione, non siamo guidati da nessuno, ma crediamo profondamente in quello che facciamo e quindi saremo in quest'aula giorno e notte, per tutto il tempo che sarà necessario, perché quello che stiamo cercando di fare non è la sola salvaguardia delle coste. Noi abbiamo la consapevolezza di fare qualcosa di molto più importante, cioè salvaguardare un modello di sviluppo economico sostenibile.

Il collega Dedoni mi chiedeva: "Ma la salvaguardia dei 300 metri non è più sufficiente?" Forse egli non sa che la pressione antropica che si crea nella fascia oltre i 300 metri è proprio il motivo per cui non è sufficiente, in termini di pianificazione paesaggistica, la sola salvaguardia dei 300 metri, perché se dai 301 metri si costruisce un villaggio o addirittura una città la salvaguardia di quei 300 metri viene immediatamente meno. Chi è stato a Chia, a Teulada, a Costa Rei, avrà visto come sono ridotte le spiagge. La materia prima dello sviluppo si riduce, così come vengono meno le opportunità che vorremmo creare. Chi si pone delle domande serie sul modello di sviluppo sostenibile guarda quali sono le ricadute di certi villaggi turistici o come oggi lo sviluppo del turismo non sia legato ai soli posti letto (di cui forse c'è pure sovrabbondanza), ma a un progetto, a delle idee, alla capacità di differenziare tutti i servizi.

Io vorrei parlare con voi di queste cose, siete giovani, non rendetevi ostaggio di alcune direttive, proviamo a ragionare insieme sulle vere problematiche della Sardegna, sapendo che da questa parte c'è attenzione, ma c'è anche determinazione a portare avanti con passione le proprie ragioni nell'interesse dei cittadini.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Porcu. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, è mezzanotte e cinque minuti, per cui ritengo che in quello che sarà il mio ultimo intervento della giornata possa fare un breve bilancio contestualmente alla dichiarazione di voto favorevole all'emendamento in discussione. Il bilancio della giornata, non essendoci né vinti né vincitori, credo possa aiutare a evitare che ci siano giornate assolutamente somiglianti come gocce d'acqua a quella di oggi, però perché questo sia probabilmente… Bisogna risparmiare la voce, perché può servire nel prosieguo dei lavori parlamentari, quindi nei giorni venturi, ma cerco comunque di avere un tono che possa essere udito anche nell'altra parte dell'aula.

(Interruzioni)

Non si sente? Rassu è girato dalla parte da cui non sente, quella da cui ha sparato! Cercherò di aumentare il volume, ci mancherebbe altro, collega, mi dispiace che lei possa perdere qualcuna delle affermazioni che cerco di fare in quest'aula, quindi cercherò di aumentare il tono della voce e la ringrazio anzi dell'attenzione che cortesemente mi riserva, di cui la ringrazierò sempre se continuerà a manifestarla nei miei confronti. Deciderà l'arbitro se è necessario recuperare o meno.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di consentire all'onorevole Vargiu di fare il suo intervento, altrimenti la Presidenza sarà costretta a fargli recuperare il tempo perso, grazie!

VARGIU (Riformatori Sardi). Sono esuberanti nonostante l'ora tarda. Sono tutti come l'onorevole Oppi, a cui si gonfiano le gomme dopo la mezzanotte. Nosferatu!

Comunque credo che una considerazione possa essere fatta davvero con serenità, cioè che quest'Aula riesce ad avere dei canali di scambio che, per quanto limitati, si realizzano quando si abbandonano i toni del fondamentalismo e si cerca di ascoltare ciò che viene detto da entrambe le parti. Credo che questo sia un valore aggiunto importante e che valga la pena di porlo a mezzanotte e sette minuti, non perché ci sia la necessità di risposte immediate, ma perché la notte porta consiglio, aiuta la riflessione e chi eventualmente soffrisse di insonnia può comunque dedicare una parte del suo tempo alla riflessione.

Ci sono due argomenti che abbiamo portato in quest'Aula e che a noi sembrano importanti magari meriteranno nei prossimi nei giorni delle risposte: il primo, sintetizzo per ricordarlo ai colleghi un'ultima volta nella giornata, è quello del rapporto, nell'equilibrio dei poteri, tra il potere legislativo e il potere esecutivo, Poteri entrambi legittimati, da questa legislatura in poi, direttamente dall'elettorato, da cui la necessità della ridefinizione del loro rapporto, problema che nella scorsa legislatura e in quelle precedenti un sistema di governo prettamente parlamentare non si era ancora posto. E' un rapporto a cui so che voi del centrosinistra tenete molto perché anche a livello nazionale appare forte il vostro interesse, la vostra attenzione a questo problema e quindi sono sicuro che si potrà ragionare su questo argomento. E ragionando su questo argomento probabilmente potremo, nei prossimi giorni, ragionare anche sull'articolo 5, il quale, dopo che si sono stabilite le regole, reintroduce possibili deroghe a quelle stesse regole che tutti, in accordo o in disaccordo, dobbiamo rispettare.

Spero che nei prossimi giorni il ragionamento su questi aspetti possa andare avanti e per l'amicizia che ci lega da tanti anni, se me lo consente, vorrei rivolgermi specificamente al collega Chicco Porcu per una riflessione che è anche apprezzamento dello spirito e del sentimento che ha animato il suo intervento. Chicco, credimi, non è che le buone idee stiano tutte da una parte, che la passione stia tutta da una parte, che la convinzione nelle battaglie stia tutta da una parte e che dall'altra parte, per il solo fatto che è l'altra parte, vi siano sempre pretesti. Dall'altra parte ci sono spesso persone che hanno motivazioni, convinzioni e ideali forti, che hanno passioni e sentimenti forti, che hanno legami con la società che credono di rappresentare forti quanto quelli che vengono rappresentati con passione da te. Quindi le passioni devono essere compenetrate, devono essere portate all'interno dello stesso tavolo di discussione e soprattutto devono essere rispettate, perché dal rispetto e dal confronto nasce l'arricchimento delle posizioni e delle convinzioni di ciascuno.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Io naturalmente voterò a favore dell'emendamento, perché davvero parlare di Piano paesaggistico e di valorizzazione di un bene così ampio come il paesaggio credo che restituisca giustizia allo spirito di questo provvedimento legislativo. Voterò a favore e confesso che questo provvedimento, che io pensavo interagisse con il territorio di 70 comuni costieri e che quindi soprattutto interessasse i 3.600...

(Interruzioni)

PISANO (Riformatori Sardi). Voto a favore comunque dell'emendamento che restituisce giustizia. Ci ritroviamo davvero in questa ipotesi e devo dire anche, tra l'altro, che per un attimo io ho fatto uno scherzo, una piccola burla a un signore molto simpatico del mio paese, dicendogli che il provvedimento Soru - lo chiamiamo così Presidente, io lo chiamo anche provvedimento San Lorenzo quello che oggi è stato reiterato, d'ora in poi lo chiameremo provvedimento dei caduti in guerra! - si applicava su tutte le coste. Voi sapete che nel comune di Selegas ci sono due siti agrari, denominati Crasi e Is Areus, che hanno particolare interesse da un punto di vista paesaggistico; sono situati nella parte alta e collinare del paese e confinano rispettivamente con Guamaggiore e Gesico. Tra l'altro da lì si gode uno stupendo panorama, si vede persino la Sella del Diavolo nonostante sia molto distante. Ho dato un incarico a questo anziano signore dicendogli: "Con questo provvedimento adesso dobbiamo arretrare di due chilometri, vedi dove dobbiamo stare". Lui un po' ci ha creduto, è andato sulla costa e si è accorto che proprio a Is Areus, ma in agro di Selegas, c'è un impianto, di proprietà di un gesichese, per l'allevamento delle lumache. Il mio compaesano ha immediatamente informato il proprietario che bisognava smantellare quell'impianto e lui è venuto da noi a chiederci una piccola moratoria. Un po' come abbiamo fatto noi adesso con questo provvedimento.

Io non vorrei che davvero questa applicazione così ampia possa determinare domani, per via di interpretazioni diverse anche da parte dei giuristi, qualcosa che noi stessi oggi in Consiglio non vogliamo che accada. Io sono veramente contento che il consigliere Porcu abbia fatto questa apertura, lo dico con apprezzamento, perché la volta scorsa aveva detto: "Non ci faremo tirare le giacchette dai sindaci". Ora mi creda, io la giacchetta a lei, onorevole Porcu, non gliela tirerei, perché so bene che cosa potrebbe anche accadere, è chiaro. Tirare la giacchetta all'onorevole Porcu, che tra l'altro so essere persona di spirito, dopo gli spot televisivi che abbiamo visto, potrebbe essere davvero pericoloso, visto che lui entrava nel seggio elettorale con in mano un pezzo di pollo!

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, procediamo alla votazione dell'emendamento numero 33.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione per appello nominale.

PRESIDENTE. Prego due Segretari, uno della maggioranza e uno dell'opposizione, di prendere posto.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANCIU, SANJUST, LA SPISA, Matteo SANNA, ARTIZZU, DIANA, BIANCAREDDU.)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'emendamento numero 33. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì, coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 68, corrispondente al nome del consigliere Rassu.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Rassu.

CORDA, Segretario, procede all'appello.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue la chiama)

Rispondono sì i consiglieri: RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU - AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - PILI - PISANO - RANDAZZO.

Rispondono no i consiglieri: SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU - URAS - ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - SCARPA - ATZERI - BIANCAREDDU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 65

votanti 61

astenuti 4

maggioranza 31

favorevoli 17

contrari 44

(Il Consiglio non approva).

I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle ore 9 e 30.

La seduta è tolta alle ore 0 e 31 di venerdì 5 novembre.



Allegati seduta

XXXII SEDUTA

Giovedì 4 novembre 2004

Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente Paolo FADDA

indi

del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente PAOLO FADDA

indi

del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente PAOLO FADDA

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 9 e 34.

CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giovedì 28 ottobre 2004, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giuseppe Cuccu, Gerolamo Licandro, Eugenio Murgioni, Onorio Petrini e Paolo Terzo Sanna hanno chiesto congedo per la seduta del 4 novembre 2004. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza:

CORDA, Segretario:

"Mozione PISU - LICHERI - PINNA - SERRA - BIANCU - OPPI - BALIA - MARROCU - CALIGARIS - DIANA - ATZERI - LA SPISA - LADU - FLORIS Mario - VARGIU sul concorso per ufficiale giudiziario recentemente vanificato dal blocco delle assunzioni". (17)

PRESIDENTE. Considerata l'assenza della Giunta e di numerosi consiglieri sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 36, viene ripresa alle ore 9 e 57.)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 20/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A. Ricordo che era in votazione il titolo.

Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Onorevole Presidente, onorevole Assessore, grazie onorevole Cugini, non mi ha passato il termine, ma ci arrangeremo lo stesso.

Ciò che preoccupa me e penso anche il collega Cugini del titolo è la parola "provvisoria". Come molti colleghi sanno per la maggior parte delle tasse, delle norme e delle riforme si ricorre al concetto di provvisorietà. Un esempio, visto che io faccio parte della Commissione cultura, è dato dall'esame di maturità che, istituito provvisoriamente nel 1969, è durato sino al 2004! Ci sono altri esempi: la tassa Gescal, che fu inserita nelle buste paga come provvisoria e poi, essendo state intraprese delle cause giudiziarie in merito, venne soppressa e mantenuta sotto altre voci; l'accisa sulla benzina doveva essere anch'essa provvisoria. Dichiaro subito il mio voto contrario, proprio perché mi preoccupa la parola "provvisoria".

So che il nostro Assessore non intende la provvisorietà in questi termini, visto che ha precisato che il vincolo riguarda un periodo di diciotto mesi. Qualcuno sosteneva - per esempio il collega Pirisi, che non vedo in aula - che si avranno dodici mesi per predisporre i PUC, ma è stato detto che è quasi impossibile che questo lasso di tempo sia sufficiente. Onestamente, dopo aver letto attentamente la delibera oggetto della discussione odierna, mi sono domandato, e ho sollevato il problema anche l'altro giorno in quest'Aula: a chi giova il blocco dell'edificazione sulle coste? Non di certo ai sardi, in quanto le ricadute di questo provvedimento saranno sicuramente e innegabilmente negative in termini di occupazione, di sviluppo, di immagine rispetto ad altre realtà turistiche di pari bellezza morfologica rispetto alla Sardegna, ma molto meglio sfruttate dal punto di vista della ricettività alberghiera. Non giova di certo al comparto del turismo, in quanto il blocco dello sviluppo degli insediamenti turistici sulle coste porterà senz'altro alla fuga della clientela verso mete turistiche più attrezzate e meglio organizzate, perché, come ben sapete, non basta avere delle coste e un mare meraviglioso se poi non si ha la possibilità di renderli fruibili per carenza di posti letto. Tanto meno giova al settore dell'edilizia, in quanto la maggior parte degli insediamenti turistico-alberghieri in previsione è stata localizzata a meno di due chilometri dalla linea di battigia.

Dopo queste mie personali riflessioni mi vorrete scusare, ma proprio non sono riuscito a capire a chi potrebbe giovare, se non a chi è già proprietario di terreni su cui insistono immobili da ristrutturare, visto che l'unica attività consentita dalla delibera è la ristrutturazione degli insediamenti preesistenti, oppure a chi, con lungimiranza, nell'ipotesi di un futuro giro di ruota (questa volta a favore dell'edilizia entro i due chilometri, perché si suppone che si faccia una legge per restringere il campo d'azione), si ritroverà ad avere convenientemente investito oggi o nell'immediato futuro, perché il valore dei terreni crollerà per effetto del blocco dell'edificazione e gli imprenditori proprietari dei fondi penseranno bene di migrare altrove. Questo criterio non ha nulla di fantascientifico. Se volessimo rapportarlo, in modo concreto, a una pianificazione strategica, perfida e mirata, potremmo tranquillamente pensare agli squallidi giochi che si fanno nella borsa valori quando, a danno dei più, pochi ben informati acquistano al ribasso mentre tutti svendono, sicuri di lucrare nell'immediato o comunque, come dicevo prima, al successivo giro di ruota.

Mi faccio portavoce del malumore della maggior parte delle persone che vorrebbero una Sardegna più aperta, più moderna, più vicina alle necessità del popolo, che altro non chiedono se non di conservare il proprio posto di lavoro nel settore dell'edilizia, del commercio o del turismo. Come è stato già detto in quest'Aula, proveniamo da una stagione turistica che ha segnato uno dei risultati più bassi degli ultimi vent'anni in termini di affluenza. Questo dato ci deve indurre a riconsiderare in chiave migliorativa tutti gli aspetti della nostra gestione turistica, con il proposito di migliorare i servizi e farne nascere di nuovi, affinché tutto il comparto possa rinnovarsi e acquistare nuova competitività. Imporre un blocco totale sulle coste, che durerà degli anni, significa perdere definitivamente ogni opportunità di crescita e comunque...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Randazzo. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione il titolo. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri AMADU, SANCIU, SANJUST, LA SPISA, PILI, MILIA, PISANO.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, le ricordo che devono trascorrere dieci minuti prima che si possa procedere alla prima votazione.

PRESIDENTE. Sì, è la prima votazione e sono già strascorsi dieci minuti dall'inizio della seduta.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Sono trascorsi cinque minuti, non dieci.

PRESIDENTE. No, la seduta è iniziata alle ore 9 e 34, onorevole Biancu, e i dieci minuti decorrono dall'inizio della seduta, che è stata sospesa perché la Giunta era assente.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del titolo.

(Segue la votazione)

Poiché alcuni consiglieri non sono riusciti a votare, possono dichiarare il voto soltanto coloro che erano presenti in aula al momento della votazione. Prego i commessi di controllare che nessun altro consigliere entri in aula per dichiarare il voto. I consiglieri che stanno entrando adesso in aula non lo possono dichiarare.

Prendo atto che i consiglieri Biancu, Porcu, Simonetta Sanna, Manca, Corda, Davoli, Cachia, Lanzi e Francesco Sanna dichiarano di votare a favore, mentre i consiglieri Atzeri e Cassano dichiarano di astenersi.

Rispondono sì i consiglieri: : ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO -CACHIA - CALIGARIS - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Rispondono no i consiglieri: LOMBARDO - MARRACINI - MILIA - PISANO.

Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - ATZERI - CASSANO - CHERCHI Oscar - LA SPISA - LIORI - PILI - SANCIU - SANJUST.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 45

votanti 36

astenuti 9

maggioranza 19

favorevoli 32

contrari 4

(Il Consiglio approva).

Prego i colleghi di munirsi della scheda per la votazione, onde evitare, come è successo anche in questa votazione, di dover rifare i calcoli rischiando di incorrere in qualche errore.

Metto in votazione gli emendamenti numero 23 e 24, che sono identici.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Gli emendamenti in discussione prendono atto, come avevamo ovviamente già previsto, della approvazione del titolo senza alcun tipo di riflessione da parte del Consiglio regionale e delle argomentazioni che le forze di opposizione hanno reso rispetto all'incongruenza palese del contenuto della legge che viene proposta.

Non avendo letto i giornali ieri e avendo potuto soltanto scorgere stanotte la rassegna stampa, ho appreso la notizia, divulgata ieri dall'Ufficio stampa della Regione, secondo la quale il Presidente della Regione avrebbe querelato il sottoscritto e altri colleghi. E' una notizia assolutamente vecchia, come voi potete immaginare, oltre che inopportuna e fuori luogo per una discussione parlamentare, dove il confronto deve avvenire sui temi e sui contenuti e non sulle minacce velate, che appartengono ad organi diversi da quelli parlamentari, qual è il Consiglio regionale. Pertanto mi sento doverosamente richiamato a comunicare al Consiglio che chiederò in mattinata al Procuratore Generale della Repubblica di essere immediatamente sentito per conoscere le ragioni di questa eventuale querela e precisare gli elementi che mi hanno indotto, insieme ad altri colleghi, a presentare una interrogazione parlamentare che ancora oggi non ha avuto alcuna risposta, e per sapere inoltre come mai i funzionari delegati alla revoca degli atti amministrativi ancora non hanno provveduto, in sede di autotutela, alla revoca di quell'atto e sono sottoposti a pressioni di ogni genere proprio perché quell'atto non sia ritirato.

Questo era doveroso dire in apertura di seduta per confermare che non accetteremo nessun tipo di vile condizionamento, passatemi il termine, in un dibattito come questo, che certamente non può sopportare le minacce di nessuno e tanto meno del Presidente della Regione, che su un tema così rilevante continua a manifestare tutta la sua assenza e non soltanto dal dibattito, perché evidentemente c'è chi è stato demandato a eseguire quello che voi state eseguendo, e non lo definisco in altro modo.

Con l'emendamento numero 23 noi abbiamo inteso aggiungere le parole "tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna". E' un dato oggettivo che, per quanto ci riguarda, contiene in sé anche un dato numerico che non è assolutamente minimale e che nelle prossime ore potremo nel dettaglio esplicitare: state bloccando iniziative imprenditoriali in Sardegna per un importo complessivo di 5 mila miliardi di vecchie lire, ossia 2,5 miliardi di euro, e le elencheremo una per una, comune per comune, in modo tale che ogni consigliere regionale che ha chiesto il consenso elettorale in un determinato territorio sappia che cosa sta negando in termini di diritti acquisiti, di iniziative economiche già avviate sul territorio, e che avrà ricadute, oltre che sulle iniziative imprenditoriali già finanziate dalla Regione, anche sulle opere pubbliche. Dimostreremo quanti investimenti pubblici verranno bloccati e quante risorse pubbliche andranno restituite all'Unione Europea e allo Stato italiano per quanto riguarda i fondi del CIPE. Le elencheremo a una a una in questa seduta e nelle sedute che seguiranno, perché riteniamo che questo provvedimento davvero sia funzionale soltanto al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna, con gravi, gravissime ripercussioni nelle zone interne.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io esprimo il mio personale parere favorevole e quello dei Riformatori all'emendamento numero 23, il cui testo inserisce all'interno del titolo parole che meglio esplicitano la nostra critica complessiva all'impianto della legge. Nel senso che - abbiamo avuto modo di dirlo più volte nel corso del dibattito e sicuramente non mancheranno occasioni per ribadirlo nelle prossime ore e nei prossimi giorni - noi contestiamo la filosofia del provvedimento, contestiamo le norme vincolistiche in esso previste, che non sembrano studiate per specifiche situazioni, ma sembrano formulate pedissequamente senza far risaltare le differenze tra le varie parti delle coste della Sardegna. Riteniamo cioè che queste norme siano eccessivamente vincolistiche e soprattutto che non siano ragionevolmente calate nelle realtà territoriali.

Riteniamo altresì che ci sia una scarsa partecipazione ai momenti di scelta da parte dei comuni, con un neocentralismo regionale che rischia di distruggere quel poco che resta delle autonomie locali. Invece di inserire virtuosi processi di decentramento del meccanismo delle scelte, questo provvedimento finisce per riportare sempre e comunque nella sede regionale la valutazione sulle misure di protezione, di tutela, di valorizzazione delle coste della Sardegna. Ma questo è il giudizio generale sull'impianto della legge, che potrà essere meglio dettagliato quando andremo alla discussione dei singoli articoli, però c'è qualcosa in più rispetto a questa valutazione ed è quel qualcosa che ha comportato la presentazione da parte dei Riformatori, sia all'articolo 1 sia all'articolo 5, di emendamenti sostanziali. E già nella discussione di questo emendamento al titolo sarebbe interessante conoscere quale tipo di accoglienza questi emendamenti avranno da parte della maggioranza. Parlo degli emendamenti che riportano alla centralità del Consiglio regionale la valutazione delle norme sull'urbanistica e degli emendamenti che sottolineano la necessità che comunque sia in Sardegna rimanga la certezza del diritto e quindi la certezza delle norme. Mi spiego meglio: noi possiamo non essere in sintonia sulla rigida delimitazione dei 2.000 metri dal mare, non comprendiamo infatti quale sia la ratio di questa scelta, perché non 2200 o 1800? Nessuno ce lo ha spiegato, nessuno ci ha detto qual è il motivo per cui la Giunta ha ritenuto di stabilire un limite fisso, che non tiene conto delle peculiarità dei singoli territori, ma non tiene conto neanche del P.T.P. del Sinis, per quello è stato ripetuto più volte. Non comprendiamo come mai sia stato fissato questo numero magico, scaturito non si sa bene da che cosa, un numero di cui non si comprende bene la funzionalità e la finalità e come possa essere calato in maniera pedissequa in tutte le realtà della Sardegna, quali che siano, tranne il Sinis. Però, quand'anche noi accedessimo all'idea che 2.000 è un numero magico e come tale va bene per tutti, quindi anche noi lo potremmo accettare, non è accettabile il meccanismo con cui il numero 2.000 viene gestito, cioè non è accettabile il meccanismo contenuto nella legge, per cui dopo aver fatto le regole, dopo aver stabilito i 2.000 metri, l'articolo 5 dice che un'istituzione superiore, una sorta di superempireo, può comunque, in qualunque momento, durante l'elaborazione del Piano paesistico regionale, decidere che oltre i 2.000 metri in qualunque punto della Sardegna ci può essere una dichiarazione istantanea di non edificabilità, legata alla pregevolezza del sito, che colpisce qualsiasi imprenditore, perché nel momento stesso in cui si stabilisce questo in legge si sta dicendo che la certezza delle regole non è più in Sardegna, che la Sardegna è diventata sudamericana!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, signora Presidente, intervengo non soltanto e semplicemente per annunciare il voto contrario alla modifica del titolo della legge, ma anche per una riflessione più generale su come si sta sviluppando il dibattito e sulla logicità di 1884 emendamenti. Intendo, quindi, rivolgere un appello all'Aula perché ritengo, da neofita, che possano esserci dei solidi elementi sui quali riflettere rispetto al decreto cosiddetto salvacoste. Certo non è attardandosi - e dico questo all'opposizione - su aggiunte al titolo che si può arrivare veramente a dare un contributo alla Sardegna. Se questo decreto è utile, nel senso che definisce delle regole, stabilisce dei principi, dà sviluppo in senso generale, l'obiettivo può essere raggiunto con il contributo di tutti e quindi con un atteggiamento più responsabile.

Parlo da neofita, forse il mio sguardo non è ancora disincantato, ma credo che veramente i cittadini non possano comprendere il nostro operato se non si va su contenuti reali. Attardarsi su cavilli può essere utile per dimostrare le capacità sofistiche di ciascuno, le capacità di inserire elementi di disturbo, ma certo non giova a un dialogo che voglia essere costruttivo e a vantaggio di tutti. Lo dico innanzitutto a me stessa: siamo qui per far sì che la Sardegna proceda nel modo migliore. Credo che ci siano tanti altri problemi da affrontare e che questa delle coste sia una questione importante, ma non può essere esclusiva. Chiedo quindi, veramente, che si mettano da parte quelli che sono gli atteggiamenti da gioco delle parti e che si realizzi un incontro sugli aspetti fondamentali della legge e non su questioni che forse impegnano il tempo, ma non danno un aspetto di qualità. Grazie, signora Presidente.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Sarò brevissimo, tenterò di occupare anche meno del tempo che mi è concesso, nel senso che anche partendo dalle considerazioni che sono state fatte nell'ultimo intervento credo che ci sia sufficiente materia di riflessione. Può darsi che nelle prossime ore qualcosa possa maturare in merito a questa legge che noi riteniamo davvero dannosa per la crescita e lo sviluppo della Sardegna. Non a caso il titolo che abbiamo proposto si attaglia bene, dimostra qual è il contenuto della legge, perché se consideriamo quello che succederà una volta che questa legge sarà approvata ci rendiamo conto che la conseguenza immediata sarà appunto il blocco dello sviluppo, di tutta una serie di attività economiche, e non solo turistiche.

Ciò che voglio sottolineare è che non dobbiamo far passare una legge di divieti e vincoli per una legge di sviluppo. Questo lo poteva fare qualsiasi Giunta regionale, qualsiasi maggioranza regionale in qualsiasi momento, perché una cosa è proporre, ed è molto difficile, altra cosa è imporre vincoli, e questo credo sia veramente più facile.

Mi rendo conto che il numero degli emendamenti è eccessivo, ma questo dimostra l'effettiva difficoltà a far passare questa legge. Indipendentemente dal fatto che non sono d'accordo sulle distanze, perché può anche darsi che 2.000 metri siano pochi, così come possono essere pochi 3000 metri, il problema non è la distanza, ma è saper valutare esattamente dove i vincoli devono essere applicati. Ciò significa che bisogna fare uno studio più approfondito del territorio per imporre i vincoli laddove è necessario, perché può darsi che ci siano delle situazioni in cui anche nella fascia dei 500 metri o meno si possono realizzare delle opere, magari perché in presenza di terreni già degradati un intervento dell'uomo determinerebbe sicuramente un miglioramento della situazione.

Pertanto credo che sia necessario uscire da questa logica; stabilire vincoli in base alle distanze è una logica sbagliata, perché le distanze dal mare sono diverse a seconda della diversità delle situazioni. Noi dobbiamo quindi entrare nel merito di queste diversità e fare dei provvedimenti che siano in linea con la situazione oggi presente in Sardegna, quello che purtroppo questa maggioranza non sta facendo. Allora, prendo lo spunto dalle cose che diceva la collega Caligaris, perché veramente ci sia una riflessione comune che coinvolga sia i partiti della opposizione sia quelli della maggioranza, al fine di verificare se ci sono dei punti su cui è possibile raggiungere un accordo, perché credo che sia davvero importante trovare dei punti di convergenza per uscire da questa situazione, perché, credetemi, non fa piacere a nessuno stare qui giorni e giorni a discutere questioni che possono essere affrontate in pochi minuti.

Io credo che tutti assieme possiamo lavorare per individuare una soluzione o accordarci sul ritiro del testo di legge, ma se questo non è possibile possiamo valutare su quali parti significative possono esserci motivi di intesa. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Intervengo prima sull'ordine dei lavori. Siccome ho ascoltato con interesse e pieno convincimento l'appello, che faccio mio, della onorevole Caligaris, credo che sia opportuna, se vogliamo discutere di questo, una sospensione per un incontro tra le parti al fine di verificare la possibilità di trovare un'intesa che ci consenta di fare quello che non è successo in Commissione, che non ci è stato consentito in Commissione, cioè esaminare i punti in comune che possono accelerare l'iter della legge.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, siamo in sede di votazione, per cui non si può accordare la sospensione, può reiterare la richiesta dopo la votazione. Le do la parola sugli emendamenti numero 23 e 24.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, mi scusi Presidente, non avevo collegato. E' vero, siamo in fase di votazione, ma rimane la proposta, così evito di intervenire dopo sull'ordine dei lavori, onde non perdere ulteriore tempo.

In merito agli emendamenti numero 23 e 24 ovviamente il nostro voto è favorevole, perché la modifica che si propone si dà un reale senso a ciò che è contenuto nel testo di legge, ma continuerò nella esposizione del mio parere su questo provvedimento a richiamare l'attenzione dei colleghi su quello che è il giudizio non solo della minoranza, ma dell'opinione pubblica, dei rappresentanti degli enti locali e delle varie associazioni. E ce ne sono diverse che potrebbero ricordare ai colleghi del centrosinistra che cosa significa blocco economico. Per esempio la Confartigianato di Sassari, il 5 settembre del 2004, ha dichiarato che in questo modo si blocca ogni attività, compresa la programmazione degli investimenti, e ha espresso altre considerazioni, tutte negative, sull'iniziativa della Giunta e del suo Presidente. La Confindustria e l'ANCE hanno criticato il Presidente della Regione e la Giunta per il metodo utilizzato e per il fatto che non c'è stato nemmeno un tentativo di apertura al dialogo con le realtà produttive: "Un atto di forza a tutti gli effetti. Noi, come ANCE, siamo in contatto con economisti e urbanisti di levatura nazionale per far valere in Commissione le nostre ragioni". Era il 19 ottobre e la Commissione aveva già esitato il provvedimento senza che fosse avvenuto tutto ciò che l'onorevole Caligaris giustamente rimarcava nel suo intervento: non era avvenuta la concertazione, non era stato consentito alla minoranza di discutere degli emendamenti, e non di 1800 emendamenti, ma di 8 o 10 emendamenti che erano stati presentati ai progetti di legge approdati in Commissione. Per cui è facile adesso dare enfasi al fatto che sono stati presentati 1800 emendamenti, ma sono l'unico strumento rimasto all'opposizione di un Regolamento che sarebbe da cambiare, come più volte si è detto, ma non lo si è mai voluto fare, soprattutto non lo hanno voluto i colleghi del centrosinistra.

Rimangono i 1800 emendamenti, l'unico modo democratico che abbiamo per costringervi al confronto. E possiamo approfittare di questo confronto proprio dal momento che non c'è il Presidente, potete spegnere i cellulari così non vi può rintracciare, possiamo tutti approfittare della sua assenza, sarà sicuramente impegnato nella lettura di qualche rassegna stampa in modo da verificare la possibilità di sporgere querela contro qualcuno. Io sono dispiaciuto di non essere stato presente il giorno della conferenza stampa e della presentazione da parte dei colleghi di tutte quelle motivazioni che ci hanno indotto ad assumere una linea non intransigente, ma democratica di ricerca e di confronto. Finché non ci sarà da parte della maggioranza - ma io sono convinto che da parte della maggioranza ci sia - e del Presidente il riconoscimento del fatto che questa è un'Aula democratica in cui ci si confronta e ci si deve reciprocamente ascoltare, noi continueremo a fare i nostri richiami e le nostre osservazioni, sempre disponibili a raccogliere gli appelli a un confronto che metta al primo posto l'interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Noi vogliamo aggiungere al titolo quella che è l'efficacia reale di questo progetto di legge rispetto all'economia della Sardegna e vogliamo almeno che si sappia - credo che questo sia un nostro diritto, ma soprattutto un nostro dovere di consiglieri di opposizione - che un provvedimento in materia urbanistica e di politica paesaggistica, coniugando entrambi questi strumenti, cioè il Piano paesaggistico, da redarsi secondo le disposizioni della normativa nazionale sulla tutela e valorizzazione del paesaggio e la politica urbanistica utilizzata male (cioè con l'intento di bloccare qualunque iniziativa edilizia che possa rischiare di essere speculativa) e indiscriminatamente, senza ricorrere agli strumenti adeguati a colpire la speculazione, ma utilizzando invece uno strumento così ampio e di grande efficacia come un piano urbanistico, può creare danni sul territorio e sull'economia di enormi proporzioni. Occorre che si sappia cosa vuol dire un vincolo di due chilometri dal mare per un periodo così lungo come quello che di fatto tutti riconoscono verrà prodotto per quanto riguarda le imprese e le amministrazioni locali. Un vincolo di questo tipo, che supera di gran lunga quello stabilito dalla tradizione delle leggi in materia paesaggistica, che è di 300 metri dal mare, ribadito anche dal Codice Urbani per tutto il territorio nazionale, significa fermare non solo l'attività edificatoria, ma anche quella programmatoria per 1800 chilometri di costa e per una profondità di due chilometri. Questo significa che noi avremo nel nostro territorio 3 miliardi e 600 milioni di metri quadri bloccati, in termini più concreti ci sono 360 mila ettari su cui non si potrà fare nulla per quattro o cinque anni!

Questo è il dato a cui si ricollega anche la valutazione fatta dal collega Pili sugli investimenti in essere. Ma non si tratta solo degli investimenti in essere, si tratta anche di fare una valutazione dal punto di vista economico dell'impatto di una norma urbanistica di questo tipo, di un vincolo così invasivo, su tutti i possibili investimenti, che in una Regione che fa del turismo, e del turismo di qualità, la sua arma vincente per superare una situazione di cronica arretratezza, non può essere considerato in maniera così superficiale.

Noi siamo convinti - non c'è tempo per spiegarlo analiticamente in questo intervento, ma insisteremo successivamente - che un dato quantitativo di questo tipo non sia tenuto adeguatamente in conto. Cercare di fermare la speculazione bloccando tutto per 360 mila ettari del nostro territorio, che possono e devono essere sapientemente programmati e pianificati per lo sviluppo di una terra che ha sete di imprenditorialità e certamente non più in settori che non ci danno possibilità di ricchezza e di occupazione, è un danno economico concreto e reale, di fronte al quale tutti dobbiamo stare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Io ho apprezzato veramente l'intervento dell'onorevole Caligaris, che mi pare di poter dire sia stato di apertura. Però, così come è sicuramente vero che non tutto questo progetto di legge è da buttare, penso sia altrettanto vero che non tutti gli emendamenti presentati dal centrodestra sono da buttare. Penso anche di poter dire che gli interventi che il sottoscritto ha fatto finora non fossero tesi a creare una perdita di tempo, ma anzi a dare un contributo reale e fattivo ai lavori. L'esempio, tra i tanti interventi di ieri, è sicuramente quello relativo al PUL, ossia al Piano di utilizzo del litorale che, continuo a ripeterlo, è un problema assolutamente reale e importante, sul quale, almeno dal punto di vista ufficiale e non dell'ufficiosità, non è pervenuta nessuna risposta dai banchi della maggioranza.

Venendo al merito di questo emendamento, vorrei che venisse fatta una riflessione sul "divieto di realizzare nuove opere soggette a concessione e ad autorizzazione edilizia". Perché questo si sposa con l'emendamento? Perché nel momento in cui si chiede che siano aggiunte le parole "teso al blocco dello sviluppo economico delle coste della Sardegna" si vuole significare che un divieto di tale portata comporterà, senza alcun dubbio, e riguarderà, senza alcun dubbio, i circa 900 concessionari demaniali presenti in tutta la Sardegna, che svolgono la loro attività imprenditoriale in quelle che vengono definite strutture balneari, che sono assolutamente ben distinte e diversificate dagli stabilimenti balneari. Questi ultimi, infatti, sono realizzati, come sappiamo, con strutture murarie, mentre le strutture balneari sono realizzate con manufatti al 100 per cento amovibili. Allora mi domando: è possibile che non ci si renda conto che una norma del genere vieterà per diversi mesi, probabilmente per diversi anni, la possibilità di realizzare, per esempio in spiagge come il Poetto di Cagliari, il Poetto di Quartu, Chia, Villasimius, la Costa Smeralda, e così via, tutta una serie di strutture amovibili stagionali, perché purtroppo è necessaria la concessione o l'autorizzazione da parte dei comuni?

PIRISI (D.S.), relatore. E' previsto da noi.

SANJUST (F.I.). L'onorevole Pirisi mi aiuta e mi dice che si deve chiedere solo l'autorizzazione. E' previsto da voi, probabilmente in un emendamento. Allora mi farà piacere votare a favore di questo vostro emendamento.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanjust. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io annuncio il mio voto a favore dell'emendamento che propone di mutare il titolo del provvedimento legislativo in "blocco dello sviluppo", proprio perché questo titolo ben rappresenta la sostanza del provvedimento. E che questo titolo lo rappresenti bene non l'abbiamo detto noi, ma lo hanno detto i rappresentati delle confederazioni sindacali C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. nel momento in cui nel corso dell'audizione presso la quarta Commissione si è posto un grande dubbio: "Tutto può andare bene, ma occorre premettere che andrebbe valutato l'impatto occupazionale prima ancora dell'impatto ambientale". Valutare l'impatto occupazionale significa analizzare gli effetti che questo provvedimento legislativo potrebbe determinare. L'abbiamo detto ieri ed è stato ripetuto stamattina: sono 3.600 i chilometri quadri nei quali improvvisamente si impone un vincolo di inedificabilità. Naturalmente ciò significa un sacrificio enorme per i proprietari privati. Questo è lo strumento che il legislatore ha tutta la legittimità di utilizzare, però è anche lo strumento massimo che gli sia consentito, cioè limitare il diritto di proprietà. Io che, tra l'altro, mi diletto anche un po' di chiromanzia dico che non sarà difficile prevedere il futuro: altro che stagione di riforme, noi andiamo verso una stagione infinita di contenziosi! Poveri i settanta colleghi sindaci che dovranno affrontare queste problematiche, perché innanzitutto è chiaro che si arriverà, come in altre occasioni è successo, alla Corte Costituzionale per verificare, nel caso venisse approvata, la costituzionalità di una norma simile, perché il sacrificio che si chiede al cittadino è il massimo possibile. E quando si chiede un sacrificio tale il legislatore ha l'obbligo di prevedere un adeguato indennizzo, perché mi domando: come farà una povera amministrazione comunale a dare indicazioni circa le destinazioni urbanistiche, una frontiera dove non è quasi più possibile passare? Tra l'altro, come giustamente suggeriva la collega Caligaris, chiediamoci dove sta la logicità delle cose: lei se lo chiedeva per i 1800 emendamenti presentati, io me lo chiedo per la filosofia e i ragionamenti che possono aver giustificato un provvedimento così grave. Innanzitutto vi è una logicità che è esattamente opposta forse anche all'obiettivo che si intende perseguire, quella di premiare i cattivi a discapito dei buoni, ed è chiaro che nei comuni dove non c'è più nemmeno un metro quadro da edificare si plaude a questo provvedimento, perché ci sarà un'ulteriore fetta di retroterra, ovviamente oltre la fascia dei due chilometri, che sarà accorpata a quella già edificata, costituendo un tutt'uno. Nelle altre zone è chiaro che, invece, vi sarà la totale desertificazione. Ma chi curerà davvero l'utilizzo di quest'area inedificabile? Se fosse possibile quotare in borsa questi terreni è chiaro che già oggi essi avrebbero un valore prossimo allo zero, pressoché tutti si priverebbero delle relative azioni.

Noi dobbiamo quindi accogliere l'appello dell'onorevole Caligaris a un confronto più sereno per costruire uno strumento che sia davvero democratico e rispondente a tutte le esigenze, soprattutto all'esigenza primaria, che è quella dello sviluppo della nostra terra. Solo così noi potremo davvero ristabilire equità rispetto a ciò che i cittadini sardi ci chiedono.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, esprimo il mio voto a favore dell'emendamento numero 23. Noi proponiamo che il titolo della legge venga modificato introducendo le parole "tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna", che meglio esplicitano e caratterizzano gli obiettivi reali che si intendono perseguire con questo progetto di legge. L'obiettivo di questo emendamento è proprio quello di renderlo chiaro anche nel titolo, perché nell'articolato lo è già. Infatti i reali intenti che il Presidente si è prefissato con l'emanazione di questa legge sono chiarissimi. E' una legge composta unicamente, come dicevo ieri, da una serie di vincoli e di divieti imposti sul nostro territorio e sulle nostre coste. Vincoli e divieti che per loro natura non possono essere il presupposto per lo sviluppo, né tanto meno per il rispetto e la salvaguardia del territorio.

Ho già avuto modo di dire in precedenza cosa penso del titolo di questa legge e dell'importanza che esso riveste come indicatore degli obiettivi che l'articolato invece esplicita benissimo. La pianificazione del territorio della nostra regione ha necessità di fornire strumenti concreti agli amministratori locali, agli operatori di settore, ai cittadini. Questo approccio vincolistico dettato prima dalla delibera della Giunta e oggi da questo nuovo testo di legge è insufficiente e non commisurato alle reali esigenze di una corretta pianificazione territoriale e allo stesso tempo della valorizzazione e salvaguardia delle risorse ambientali. Una nuova normativa urbanistica, che interessi la pianificazione paesaggistica regionale, non dovrebbe solo essere sviluppata attraverso una serie di vincoli e impedimenti, ma dovrebbe anche contenere degli indirizzi. E' una condizione indispensabile per la valorizzazione del territorio e per fare questo occorre partire da una conoscenza oggettiva del territorio stesso, delle sue caratteristiche, definendo uno sviluppo che possa idealmente definirsi sostenibile.

La prima normativa in materia paesaggistica emanata dallo Stato risale al 1939, con la legge numero 1497, sulla protezione delle bellezze naturali. Una legge ormai vetusta, anacronistica, visto che con il tempo il concetto di vincolo ha subito profonde trasformazioni e naturali evoluzioni. Le nozioni di tutela ambientale, di difesa del suolo, di salvaguardia sono andate via via assumendo valori e significati più complessi. Nel 1985 è stata emanata la legge numero 431, la cosiddetta legge Galasso, che pur incardinandosi sulla legge del 1939, ha mutato il concetto di vincolo paesaggistico in vincolo paesaggistico ambientale, incorporando il più ampio concetto di ambiente naturale.

Dunque il titolo di questo testo unificato non è adeguato a quello che si intende dire nel resto della legge, pertanto ribadisco, Presidente, il mio voto a favore dell'emendamento numero 23.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, Presidente. Nell'esprimere il mio voto favorevole all'emendamento numero 23 da noi proposto, dico subito di aver seguito con grande attenzione gli interventi di chi mi ha preceduto e in particolar modo quello della collega Caligaris. Collega Caligaris, pur apprezzando quello che lei ha detto stamattina, invitandoci a un confronto sereno e dichiarando anche che forse ci sono - lo sostenevo anch'io ieri - argomenti più importanti che meritano di essere discussi da quest'Aula, le ricordo che non siamo stati noi ad accelerare su questo tema, non siamo stati noi a non accettare il confronto. E' stata la vostra coalizione a voler accelerare sul tema dell'urbanistica. C'è molta fretta, questo è evidente, qualcuno ha fretta.

Noi abbiamo chiesto dall'inizio, l'hanno chiesto i miei colleghi che fanno parte della Commissione urbanistica, un confronto sereno che, come chi mi ha preceduto in questi giorni più volte ha avuto modo di asserire, parta dal basso, un confronto teso a restituire il primato alla politica, una politica che media, che si confronta e soprattutto decide su un tema così importante e strategico per il futuro della Sardegna e dei sardi; una politica che dovrebbe prendere in esame le manifestazioni e i consigli che provengono da tutte le parti, dal mondo delle associazioni, dalle varie categorie. Oggi, sulle pagine de L'Unione Sarda, la A.G.C.I. (Associazione Generale Cooperative Italiane) invita questo Consiglio a un confronto pacifico, teso a elaborare e discutere una legge importante per lo sviluppo della Sardegna.

E' una materia, quella urbanistica, che sicuramente ha affrontato negli anni numerose traversie; urbanistica intesa come scienza che sovrintende alla generale utilizzazione del territorio e che qualche volta, non solo per colpa del legislatore, ma anche per colpa di chi, con i soliti giochetti interpretativi, arte nella quale eccellono particolari personaggi che si occupano di edilizia in Sardegna, si è cercato di stravolgere anche il senso della legge. L'emendamento che oggi proponiamo tende ad aggiungere al titolo della legge le parole "tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna. Questo perché noi riteniamo che questa legge, così com'è, come voi la presentate, come l'avete licenziata in Commissione, blocchi lo sviluppo per tutti quei motivi che in questi giorni da più parti - in quest'Aula devo dire solo dall'opposizione - sono stati evidenziati e portati all'attenzione del Consiglio. Motivi che io stesso ho evidenziato nei vari interventi di ieri, che sono forse apparsi ostruzionistici, ma questo genere di interventi ciascuno di noi li fa con il cuore, soprattutto perché siamo sollecitati da tutte quelle associazioni e quei cittadini che vedono in pericolo il loro futuro. Certo, il loro futuro, perché quando si calpestano o si ignorano le volontà delle amministrazioni comunali, quando i PUC, ossia gli strumenti urbanistici dei Comuni, vengono definiti carta straccia allora è lecito interrogarsi sul perché vi sia tutta questa fretta da parte vostra.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanna. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Mi corre l'obbligo di accettare il rigore con cui il Presidente di turno, credo giustamente, ha impedito una sospensione dei lavori in fase di dichiarazioni di voto. Dico questo perché, ieri, nella stessa fattispecie, non si è ritenuto di dover operare nella stessa maniera e quindi questo fa onore al Presidente di turno. E lo dico perché ne prendiamo coscienza tutti, in quanto le norme, se esistono, devono essere rispettate sempre.

L'emendamento in discussione credo che fondamentalmente evidenzi la grande differenza tra la visione che abbiamo noi e quella che ha il centrosinistra, o una parte del centrosinistra o una parte dell'elettorato che lo ha sostenuto. Perché qui sta la differenza, in una norma come questa, che noi riteniamo debba non solo essere di interesse paesaggistico, ma debba anche creare le condizioni per lo sviluppo, così come è detto nell'articolo 135 del famoso decreto legislativo numero 42, e cioè "in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile".

La grande differenza con voi è che noi non riusciamo a vedere, all'interno di questo provvedimento di legge, nessun riferimento a uno sviluppo economico sostenibile. Magari state pensando di farlo in una seconda fase, con atti successivi, nei prossimi trentasei, quarantotto o forse cinquanta mesi, ma da questo disegno di legge non emerge niente del genere, e non riusciamo a individuare nemmeno nessuna argomentazione che possa far pensare che ci sarà uno sviluppo sostenibile in Sardegna, anzi! Sarà uno sviluppo insostenibile, se è vero come è vero che all'interno di questo testo di legge sono stati inseriti degli interventi che, quelli sì, sono sostenibili da parte di pochi, ma sono insostenibili da parte di molti.

E allora, quando si chiede di aggiungere "tesa al blocco dello sviluppo economico delle coste della Sardegna" lo si chiede per amore della verità, come dice l'onorevole Oppi. Diciamolo chiaramente, stiamo discutendo un progetto di legge che tende, in questo momento, al blocco dello sviluppo economico delle coste della Sardegna. E questa è fondamentalmente una delle grandi problematiche che dobbiamo affrontare. Noi, ovviamente, rimarchiamo l'intervento dell'onorevole Caligaris, apprezzando soprattutto il fatto che sia intervenuta, anzi avremmo gradito che fossero intervenuti anche altri colleghi consiglieri del centrosinistra, che invece tacciono. Onorevole Caligaris, con tutto il bene che le vogliamo - e gliene vogliamo tanto, così come ne vogliamo a tutti i colleghi consiglieri -, devo dirle che probabilmente di fronte a 20, 22, 24 consiglieri della minoranza che continuano a intervenire non dico che dovrebbe intervenire un identico numero di consiglieri della maggioranza ma, senza levare nulla alla sua autorevolezza, sarebbe necessario che iniziassero a parlare anche gli altri. Altri o altre, perché, come ho già detto in altre circostanze, questo Consiglio aveva sete di femminilità, aveva una smodata necessità che ci fosse anche una presenza femminile qualificata, così come è, che in qualche maniera facesse ragionare noi, orientati verso il maschilismo, che forse avevamo necessità di essere supportati. E mi fa piacere che l'abbia fatto l'onorevole Caligaris.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore, il testo dell'emendamento numero 23 è molto semplice e, come è stato già ricordato in sintesi dal mio collega Diana, ha veramente in nuce tutta la filosofia ispiratrice del nostro comportamento rispetto a questa legge. Comportamento che non è dettato da furia distruttrice, come qualcuno potrebbe pensare, del centrodestra sulle coste. Penso che, come ogni persona di buonsenso può immaginare, il mondo non si divida in amici e nemici delle coste; sarebbe una distinzione troppo semplicistica e infantile per essere accettata da una persona di buonsenso. E non si può neanche tentare di far credere a qualcuno che sono amici delle coste soltanto coloro che approvano questa legge e sono invece nemici tutti coloro che la boicottano, che fanno filibustering, che portano avanti un'azione ostruzionistica nei confronti di un provvedimento di legge che, se fosse maturato col contributo di tutti e non con un'azione - come qualcuno ha rilevato in quest'Aula riferendosi a un altro provvedimento - di tipo consociativo, perché non ci sarebbe niente di consociativo in questo, certamente sarebbe stato accolto diversamente.

Ma qui, mi dispiace per l'onorevole Caligaris, persona estremamente simpatica e gentile, la mancanza di volontà di collaborazione con l'opposizione è tutta del centrosinistra, e non si può quindi pensare di accusare noi di essere i detrattori, di essere coloro che, comportandosi in maniera forse incivile, tengono in ostaggio quest'Aula per poter discutere, con tutti i mezzi che il Regolamento mette a disposizione, questa legge.

Abbiamo affrontato per cinque anni, nella passata legislatura, l'ostruzionismo del centrosinistra, che era ben diverso da quello che sta attuando l'attuale opposizione. Io, per mentalità, sono contrario a questa forma di lotta politica, che deve essere riservata, nelle aule parlamentari, soltanto alle leggi liberticide, alle leggi che coartano la volontà dei consiglieri o a quelle che ne limitano gravemente l'azione politica nei momenti di massima lotta, di massima espressione, quando si discutono cose fondamentali per il dibattito politico, però, nella passata legislatura, per cinque anni siamo stati paralizzati dalla discussione di mozioni, interpellanze, ordini del giorno, ma sfido qualunque consigliere a ricordarne più di cinque senza pensarci per mezzora.

L'opposizione, nella passata legislatura, è stata capace di paralizzare l'Aula per fesserie, per argomenti molto meno importanti di questo e credo che noi oggi abbiamo la legittimazione da parte di tutti, anche da parte di chi questa forma di lotta politica nella passata legislatura l'ha elevata a prassi. Quindi siamo praticamente giustificati nella nostra azione anche per quel motivo, ma siamo giustificati soprattutto per l'importanza che questo provvedimento di legge riveste per la vita sociale ed economica della Sardegna.

Noi siamo convinti che questo provvedimento abbia tra le sue finalità essenziali il blocco dello sviluppo economico nelle zone costiere della Sardegna, che non sono - si badi bene - le zone nelle quali si concentra soltanto l'attenzione degli speculatori, degli imprenditori, ma sono quelle zone dove ormai tutta la Sardegna si riversa, posto che lo spopolamento delle zone interne è diffuso ed è diventato uno dei più grandi problemi della vita politica, sociale ed economica dell'Isola. Tanto che gli abitanti dei paesi dell'interno - e il mio paese non è immune da questo fenomeno, come non lo sono i paesi di quelli tra noi che provengono dalle zone interne - si stanno spostando verso le coste dell'Ogliastra, dell'oristanese, del cagliaritano, del sassarese. Ogni cittadino, com'è sana abitudine dei sardi, tende a farsi la casa di proprietà nelle zone costiere, dove la vita è più vivibile, dove le strade sono più facilmente percorribili, dove ci sono le scuole e i servizi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Liori. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, illustri colleghi, intendo innanzitutto riallacciarmi a quanto ho udito ieri da uno stimato collega, che per il protrarsi dei lavori sino ad ora tarda, riteneva, in coscienza, di doversi scusare di questa maratona con i colleghi e con il personale del Consiglio. Mi riallaccio a questo per dire che dissento dal collega Sanjust, pur rispettando la sua opinione, e perché intendo chiarire che, a mio avviso, non c'è assolutamente da chiedere scusa per dar vita a una simile maratona parlamentare, per dar vita a una civile, corretta battaglia, possiamo anche chiamarla così, istituzionale condotta nel rispetto delle regole e nella perfetta osservanza delle leggi e del Regolamento consiliare.

Chiederei scusa ai miei elettori, chiederei scusa a tutti gli elettori del centrodestra qualora non portassi avanti una battaglia di questo genere. Mi sentirei di chiedere scusa a chi mi ha dato il mandato, qualora non onorassi questo mandato mettendo in essere tutto quello che le leggi e il Regolamento del Consiglio regionale della Sardegna mi consentono affinché questa legge sia contrastata e non passi, o meglio passi una legge giusta, equa, più ragionata e frutto di una concertazione generale e non di un estremismo verde, al quale più volte ieri si è fatto riferimento e al quale mi voglio riallacciare anch'io annunciando il voto favorevole all'emendamento, proprio perché mi pare che il titolo così emendato sarebbe effettivamente più rispondente alla realtà e al contenuto del provvedimento legislativo in discussione, perché di blocco si tratta, perché di filo spinato e di steccati si tratta. E per giunta steccati eretti non sulla base di una discussione ragionata, ma sulla base soltanto di una concessione che il Presidente della Regione ha voluto fare ad alcune aree estremiste del mondo ambientalista o pseudoambientalista.

Ho già avuto modo, ieri, di evidenziare alcune frasi, perlomeno curiose, delle relazioni di alcune associazioni ambientaliste. Ne ricordo una che diceva che il provvedimento andava corretto, ma in senso ancora più restrittivo e severo, ancora più limitativo. Ricordo anche una dichiarazione, messa per iscritto dalla più grande associazione mondiale di ambientalisti, il WWF, secondo cui il Codice Urbani è assolutamente preoccupante perché attribuisce poteri reali agli enti locali, alle Regioni, alle Province, ai Comuni! Andava cioè contro, in maniera evidente e plateale, perfino grottesca, consentitemi, colleghi, un orientamento non certo del centrodestra, ma di tutte le forze politiche a livello nazionale e regionale, che è proprio il decentramento dei poteri verso gli enti locali. E francamente mi chiedo, a questo punto, come questo si possa conciliare con una politica che il centrosinistra sta portando avanti in Sardegna, e che anche voi della maggioranza state portando avanti, una politica di devoluzione, di riappropriazione e valorizzazione della nostra autonomia.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, signor Assessore (dico signor Assessore perché non vedo altri rappresentanti della Giunta in aula), intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento al titolo, che prevede che dopo le parole "tutela del territorio regionale" sia aggiunta l'espressione: "tesa al blocco dello sviluppo economico nelle coste della Sardegna" . La tutela del territorio regionale non può essere il frutto di provvedimenti di emergenza, l'ho detto anche ieri intervenendo nella discussione e in dichiarazione di voto, perché la tutela del territorio è il frutto dell'opera dell'uomo nella misura in cui egli sa pianificare e soprattutto programmare gli interventi, tenendo presente che il territorio non è un bene solo da sfruttare, ma è un bene anche da tutelare, e soprattutto è un bene che va utilizzato possibilmente cercando di arricchirlo, di renderlo più fruibile, conservando l'habitat, che è espressione della natura ed è rinnovabile nella misura in cui le sue condizioni non vengano sovvertite.

Spesso apprendiamo dell'estinzione di qualche specie arborea o animale, e la tutela del territorio sta proprio nella salvaguardia dell'habitat naturale in cui le varie specie spontaneamente trovano le condizioni per il loro sviluppo e - un po' come avviene per l'uomo - per un benessere che ne assicuri la sopravvivenza. Quando determiniamo un taglio come quello che si vuole operare sullo sviluppo economico è come se incidessimo in modo improprio. Qualche esempio l'abbiamo avuto di recente per quanto riguarda migliaia di alberi ad alto fusto. Sappiamo benissimo che un albero ad alto fusto, di qualsiasi specie si tratti, ha bisogno non solo del suo habitat naturale, ma anche dell'assistenza dell'uomo per poter crescere e diventare appunto ad alto fusto. I giapponesi ci hanno insegnato anche, con l'arte del bonsai, a trasformare gli alberi ad alto fusto in alberi nani, che mantengono le peculiarità tipiche della loro specie, ma la cui dimensione è ridotta a un decimo o anche a un centesimo di quella che possono raggiungere con uno sviluppo normale. A mio avviso noi in Sardegna stiamo condizionando il territorio alla maniera dei giapponesi con i bonsai, stiamo cioè dicendo che nel nostro territorio vogliamo creare non un vero sviluppo economico, ma un bonsai dello sviluppo economico.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Avevo effettivamente nostalgia di questo importantissimo dibattito, per cui, malgrado sia ancora claudicante, ho voluto partecipare anch'io, non per fare ostruzionismo gretto, abbietto, come è stato definito dalla stampa, bensì per dare il mio contributo a questo importantissimo provvedimento. Importantissimo, purtroppo, almeno secondo la nostra opinione, in senso negativo e non positivo.

Ho seguito un po' il dibattito da casa, basandomi su ciò che riportavano i giornali, su qualche battuta che riuscivo ad afferrare dai mass media. Io dico il mio parere personale, e mi scuserete perché, non avendo seguito i lavori nei giorni scorsi, non so come si sono espressi i miei colleghi, e tanto meno i colleghi della maggioranza, per cui posso anche essere evasivo o esprimermi in senso generale. La Sardegna, dopo cinquant'anni di autonomia, non si è ancora dotata di un piano urbanistico generale - lo chiamo così, passatemi il termine - valido su tutto il territorio, secondo le diverse caratteristiche delle varie zone, a partire da quelle montane per arrivare a quelle costiere, che possa rispondere alle diverse esigenze, non solo a quelle di natura urbanistica, perché esigenza urbanistica vuol dire anche esigenza sociale, esigenza economica, esigenza di tutela del territorio, esigenza di pianificazione territoriale e non di mera apposizione di vincoli.

Oggi si fa in fretta a presentare un provvedimento restrittivo e monco riguardante una fascia di territorio che senz'altro - credo che su questo siamo tutti d'accordo - è da tutelare e difendere, ma con un provvedimento che abbracci, nella sua azione pianificatoria, oltre alla fascia costiera anche tutte le altre zone che fanno parte integrante del territorio. La tutela del territorio non può essere fatta con provvedimenti restrittivi ad hoc per determinate zone, bensì con una legge organica per l'insieme dei territori costieri e non. Altrimenti non si può più parlare di un provvedimento di salvaguardia. Questo è un provvedimento restrittivo e monco, che pur prefiggendosi - probabilmente in buonafede, almeno questo io suppongo - la salvaguardia e la tutela di una certa zona, arreca danno e danno principale all'economia. E questo non lo dico solo io, l'ho sentito dire da associazioni di categoria, da impresari, da rappresentanti degli enti locali e da singoli cittadini. Un provvedimento immediato, calato dall'alto, senza uno studio approfondito, che interessa solo le zone costiere e non l'intero territorio della Sardegna, non va certamente in direzione della tutela del bene ambientale, bensì pur avendo la finalità di salvaguardare e di preservare, arreca danni enormi. Allora io vi domando: se si tratta di un provvedimento contestato e incompleto, cioè monco, perché non se ne ripropone la discussione nelle sedi opportune, dando il tempo di approntare un provvedimento veramente rispondente alle esigenze urbanistiche e socioeconomiche dell'intera Sardegna? E' questo che chiedono le associazioni di categoria, è questo che chiedono gli enti locali, è questo che chiedono i cittadini, è questo che chiedono le imprese, è questo che chiediamo noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 23. La riflessione in ordine a questo emendamento ci porta un po' più lontano, visti i fatti delle ultime ore. Perché combattiamo questa battaglia contro questo progetto di legge? Perché questo disegno di legge è ritenuto dalla Giunta regionale "il progetto di legge". Diversamente, e mi rivolgo all'onorevole Caligaris, che ha fatto un appello a inizio seduta, in quest'Aula sarebbero arrivati provvedimenti - come la stessa onorevole Caligaris ha ricordato - da noi ritenuti ben più importanti, quali l'assestamento di bilancio, atteso da intere categorie di lavoratori, e altri provvedimenti che sono in itinere per essere esaminati dal Consiglio. Allora, se questa Giunta regionale ritiene che questo provvedimento di legge sia "il provvedimento di legge", è chiaro che questa opposizione continuerà la battaglia, perché ritiene questa proposta assolutamente insensata e autolesionistica per la Sardegna; una proposta che, come già abbiamo detto e continueremo a ripetere, sta decretando la morte economica per i prossimi anni, non sappiamo quanti ancora, della nostra Isola.

Ma vi è di più, perché le notizie riportate dai giornali ieri, come ha ricordato il presidente Pili a inizio seduta, hanno gettato un'ombra su quest'Aula. Mi meraviglia che nemmeno i decani di questo Consiglio regionale abbiano espresso solidarietà a chi di battaglie politiche ne fa quotidianamente, a chi è stato oggetto di attacchi molto più violenti di quello per cui oggi parrebbe indagato - lo verificheremo nelle prossime ore -, e cioè il reato di diffamazione, insieme ad altri colleghi del Consiglio regionale. Ecco, mi meraviglierebbe se in questa nuova stagione della politica fosse cambiato qualcosa in quest'Aula, e se dovessimo proseguire fuori di qui le nostre battaglie politiche credo che il Consiglio regionale avrebbe finito di svolgere la sua funzione.

Nessuno di noi, e lo dico per fare un esempio, all'indomani dell'annullamento in sede di autotutela della gara - tanto per parlare di una cosa di cui si è discusso - relativa a Sardegna Digitale, si è azzardato ad andare alla Procura della Repubblica di Cagliari per denunciare una turbativa d'asta o qualcosa di questo genere, che può darsi esista. Noi siamo qua per fare politica e non per combatterci come se ci trovassimo in altre sedi che non sono deputate al confronto politico. Mi meraviglio quindi della mancata solidarietà da parte della maggioranza nei confronti del nostro Presidente, perché noi eravamo già intervenuti.

Credo che anche questo sia un motivo per combattere una battaglia che evidentemente l'altra parte politica vuole impedirci di combattere, utilizzando a tal fine mezzi che non sono degni di questo Consiglio regionale. Perciò voterò a favore dell'emendamento numero 23.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione gli emendamenti numero 23 e 24, in quanto sono identici.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PILI, RASSU, MILIA, SANJUST, VARGIU, PISANO, AMADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 23 e 24.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI.

Si sono astenuti i consiglieri: CHERCHI Oscar- SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 59

votanti 57

astenuti 2

maggioranza 29

favorevoli 22

contrari 35

(Il Consiglio non approva).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. L'onorevole Capelli, nel corso della votazione, ha avanzato una richiesta di sospensione, nel caso ci sia una disponibilità in tal senso da parte della maggioranza. Per cui inviterei un esponente della maggioranza a esprimersi in merito alla richiesta dell'onorevole Capelli, raccogliendo ovviamente l'appello dell'onorevole Caligaris.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). E' evidente che ci troviamo di fronte a una situazione anomala, cioè alla presentazione di 1860 emendamenti, un fatto mai avvenuto per nessun provvedimento di legge, neanche in momenti di contrasto acceso tra maggioranza e opposizione, e nonostante molte delle indicazioni date delle forze politiche, dai sindaci e dagli imprenditori risultino già recepite negli emendamenti che la Giunta ha presentato al testo unificato esitato dalla Commissione.

Pertanto ritengo inopportuno sospendere i lavori, anche perché la necessità di smaltire questa grande mole di emendamenti ci porta a dire che dobbiamo proseguire i lavori cercando di perdere quanto meno tempo possibile. Tant'è che la Conferenza dei Capigruppo ieri ha opportunamente deciso di prolungare i lavori delle singole giornate fino alla mezzanotte e trenta minuti. Credo quindi che sia necessario prima di tutto rimuovere l'anomalia, cioè quella mole di emendamenti che chiaramente risultano essere strumentali per qualsiasi ragionamento possa essere fatto. E comunque i ragionamenti si possono fare anche con i lavori in corso.

PRESIDENTE. Non posso darle la parola onorevole Capelli, perché non può intervenire un'altra volta sullo stesso argomento. No, lei ha fatto la proposta, ma non può reintervenire, se mai può intervenire un altro oratore contro.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Io credo che non sfugga al collega Biancu, che ha senz'altro una grande esperienza di aule parlamentari e una grande esperienza politica, non essendo certo alle prime sue uscite in campo politico, che l'anomalia dei 1800 emendamenti che sono stati caricati su questa legge, e che credo configuri un fatto assolutamente straordinario, è anche legata all'anomalia con cui questa legge è arrivata in Aula, cioè senza che si sia verificato alcun confronto dialettico. Non stiamo parlando di tendenze o esigenze consociative da parte di nessuno sul merito del testo di legge, per cui le interlocuzioni, se deciderete di farle, sono finalizzate non certo a determinare una perdita di tempo, perché di tempo da perdere eventualmente, considerati i 1800 emendamenti, ce n'è tanto, ma appunto a verificare se esiste una possibilità di superamento. E mi sembra che la proposta del collega Capelli non sia nata in maniera assolutamente arbitraria e pretestuosa, ma sulla base di un intervento che è stato fatto in Aula. La collega Caligaris, infatti, ha svolto un intervento di merito, è entrata nel merito del modo in cui stavano procedendo i lavori in Aula, ha espresso il suo disagio, che è condiviso da esponenti della minoranza sicuramente, ma probabilmente anche da qualche altro esponente della maggioranza, e ha chiesto se esistevano delle aperture che consentissero di sfrondare tutto ciò che c'era di eccessivo per concentrarsi sulle parti che potevano essere considerate sostanziali.

Noi abbiamo interpretato la disponibilità della collega Caligaris come disponibilità della maggioranza a iniziare un ragionamento e la proposta del collega Capelli andava in quel senso. Se poi questa disponibilità, collega Biancu, non esiste, la collega Caligaris ne prenda atto e ne prendano atto eventuali altri colleghi della maggioranza che intendessero intervenire, che dovranno specificare che lo fanno a titolo personale, perché quello che loro esprimono non rappresenta la sensibilità diffusa della maggioranza a cui appartengono.

PRESIDENTE. Proseguiamo quindi i lavori secondo l'ordine del giorno.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1.

CORDA, Segretario:

Art. 1

Pianificazione paesaggistica regionale

1. La Giunta regionale, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, adotta il Piano Paesaggistico Regionale (PPR) principale strumento della pianificazione territoriale regionale ai sensi dell'art. 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dall'articolo 10 della Legge 6 luglio 2002, n. 137), al fine di assicurare un'adeguata tutela e valorizzazione del paesaggio.

2. Il PPR costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento, per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, degli atti di programmazione e pianificazione regionale, provinciale e locale ed assume i contenuti di cui all'articolo 143 del decreto legislativo n. 42 del 2004.

3. In sede di prima applicazione della presente legge, il PPR può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati 13 emendamenti.

Se ne dia lettura.

CORDA, Segretario:

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

Il titolo dell'Art. 1 è soppresso. (27)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 1, sono soppresse le parole:

"principale strumento della pianificazione regionale". (33)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. l, comma 2, é soppressa la parola:

"intero". (34)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

Il comma 3 dell'Art. 1 è soppresso. (36)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

Il titolo dell'Art. 1 è sostituito dal seguente:

"Piano per la valorizzazione Paesaggistica Regionale". (26)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU

Art. 1

Le parole "La Giunta Regionale, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, adotta il Piano Paesaggistico Regionale (PPR).... " sono sostituite dalle parole: "La Giunta Regionale, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, previa concertazione istituzionale con tutti i soggetti interessati e acquisiti i pareri della conferenza Regione-Enti Locali, delibera la proposta del Piano Paesaggistico Regionale (PPR),... ". (10)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 2, le parole "Il Piano Paesaggistico Regionale" sono sostituite con

"II Piano per la valorizzazione Paesaggistica Regionale". (28)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 2, le parole "il quadro di riferimento e di coordinamento" sono sostituite dalle seguenti: "elemento indispensabile di riferimento". (35)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU

Art. 1

Dopo le parole"... al fine di assicurare una adeguata tutela e valorizzazione del paesaggio,", sono aggiunte le seguenti parole :

"La proposta del PPR deliberata dalla Giunta Regionale viene trasmessa al Consiglio Regionale, che ne approva l'adozione entro sei mesi, secondo le procedure indicate nell'art. 2 della presente legge. ". (6)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 1, dopo il termine "la giunta regionale" è aggiunto: "recependo il parere vincolante espresso dal Consiglio Regionale". (30)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 1, dopo le parole "la giunta regionale" è aggiunto: "tenendo conto del parere vincolante espresso dal Consiglio regionale". (31)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 1, dopo le parole "la giunta regionale" è aggiunto: "previa approvazione da parte del Consiglio regionale". (32)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 1

All'Art. 1, comma 3, dopo le parole "il Piano Paesaggistico regionale" viene aggiunto: "non". (29)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 27 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Con questo emendamento abbiamo proposto la soppressione del titolo dell'articolo 1, perché non corrisponde in alcun modo al contenuto dell'articolo stesso. E' evidente che chiunque ponga attenzione nel leggere l'intero articolo si accorgerà della confusione con la quale la Giunta regionale lo ha scritto, e in particolar modo della confusione circa la pianificazione urbanistico-territoriale e paesaggistica.

E' evidente altresì che qui non si tiene in alcun modo conto delle norme nazionali che hanno codificato e devono codificare il Piano paesaggistico regionale. Una confusione assolutamente acclarata dal comma 2 dello stesso articolo, che, come vedremo più avanti nell'esame dei relativi emendamenti, ha un chiaro riferimento al fatto che il Piano paesaggistico regionale deve diventare lo strumento fondamentale di coordinamento e pianificazione regionale. Cioè si è dato per scontato che il Piano paesaggistico regionale possa assumere un ruolo di coordinamento. Questo è assolutamente frutto di una confusione non solo terminologica, ma anche di sostanza da parte di chi ha la pretesa di estendere tutta la valutazione paesaggistico-ambientale all'intero territorio regionale, dimenticandosi che l'articolo 135 del Codice Urbani indica i valori che devono essere sottoposti alla valutazione del Piano paesaggistico regionale. E in questo caso è illuminante la lettura dell'articolo 135 del Titolo I del Codice Urbani, relativo alla tutela e alla valorizzazione paesaggistica, che recita: "Le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato. A tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio, approvando piani paesaggistici ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici", contenuti e richiamati nell'articolo 134 e successivamente nell'articolo 142. Se qualcuno è stato attento nella lettura del Codice Urbani si sarà reso conto che non è ammissibile che il Piano paesaggistico regionale diventi, come dice l'articolo 1, il quadro di riferimento e di coordinamento. Questa espressione è assolutamente impropria, perché il Piano paesaggistico regionale non coordina un bel niente! Il Piano paesaggistico regionale non prende in esame, dal punto di vista paesaggistico, alcuni episodi che sono codificati uno per uno nell'articolo 136 del decreto legislativo numero 42/04, che ha per titolo "Individuazione dei beni paesaggistici", tra cui: le cose immobili, le ville, i giardini e i parchi, le bellezze panoramiche, tutto quello che riguarda le singole aree previste nel successivo articolo 142, cioè i territori costieri compresi nella fascia dei 300 metri, i territori contermini ai laghi, i fiumi e i torrenti. Escludiamo in Sardegna i vulcani, i circhi glaciali, ma è evidente che il Piano paesaggistico regionale non tiene in considerazione tutti questi elementi che in qualche modo sono richiamati dalla legge. Invece, qui, in questo articolo 1 si propone il Piano paesaggistico regionale come strumento e quadro della pianificazione regionale.

Il piano urbanistico regionale di cui si parla nella nostra proposta di legge, non è assolutamente sostituibile essendo quello di urbanistica regionale...

PRESIDENTE. Onorevole Pili, non è finito il tempo, non sono ancora trascorsi i dieci minuti previsti. Prego, prosegua.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Credo che sia assolutamente chiaro, da queste poche enunciazioni, che il titolo dell'articolo 1 non può assolutamente essere valido. Tra l'altro è in assoluta contraddizione con il comma 3 dello stesso provvedimento, e qui ci sta un dato importante: la Giunta regionale propone di individuare territori di serie A, B e C, perché in questo articolo assume, come indirizzo, il fatto che il PPR possa essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei, cioè non è più un Piano paesaggistico regionale, perché nella sostanza dice: "Dove a noi fa comodo sarà adottato subito, nei territori a cui non siamo in alcun modo legati possiamo adottarlo più avanti". Un piano paesaggistico o è unitario o non è più un piano, perché un piano di questo genere deve contenere i criteri per l'individuazione precisa dei beni e non può essere legato a valutazioni assolutamente arbitrarie. Chi decide in quale territorio per primo il piano sarà proposto, adottato e approvato? Per quale motivo deve essere l'uno e non l'altro? E perché la pianificazione paesaggistica non deve essere unitaria?

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PILI) Il motivo per cui chiediamo la soppressione del titolo è per dirvi ancora una volta: attenzione, state proponendo un titolo che non ha alcuna corrispondenza con la confusione che è contenuta all'interno dell'articolo, quindi riteniamo che debba essere per questo motivo cassato o che debba essere assolutamente modificato. E nel corso dell'esame dei singoli emendamenti vedremo anche come riaffiorerà l'errore strategico che state commettendo nel considerare la pianificazione di tutela come competenza specifica della Regione, quando invece la sua competenza è la valorizzazione, così come vi abbiamo spiegato essere ormai acclarato nel nuovo articolo 117 della Costituzione, approvato dal centrosinistra, che ha sottratto alle Regioni la competenza della tutela ambientale, lasciando ad esse soltanto quella della valorizzazione.

Concludo, Presidente, esprimendo anche in questo caso una doppia solidarietà. L'ho fatto avant'ieri nei confronti del collega Siro Marrocu, che aveva avanzato una richiesta di sospensione per predisporre un documento unitario ed è stato palesemente smentito. Ma è il Capogruppo del partito di maggioranza relativa e quindi la sua richiesta aveva assolutamente valore! Non era mai capitata una cosa del genere e la doppia solidarietà nei suoi confronti era dovuta al fatto che poi è stato costretto a intervenire per smentire se stesso. Però, consentitemi, anche per il rapporto personale che ho con la collega Caligaris, di esprimere anche a lei una doppia solidarietà: primo, perché la maggioranza l'ha abbandonata rispetto a una serena proposta d'incontro e di mediazione da lei avanzata; secondo, perché la prima proposta di dialogo su un tema così forte è venuta da una donna. Quindi è duplice la mia solidarietà perché evidentemente le pari opportunità anche nella proposta politica il centrosinistra le manifesta soltanto in campagna elettorale e purtroppo per noi non riesce ad applicarle in alcun modo, nemmeno nel rispetto di una collega, perché sarebbe bastata una sospensione di cinque minuti per verificare che non c'erano le disponibilità reciproche per andare avanti, ma sarebbe stato un gesto di cortesia che evidentemente il cavaliere Biancu non è riuscito assolutamente a cogliere nel suo intervento.

Noi riteniamo, dunque, che il titolo dell'articolo 1 debba essere assolutamente soppresso, perché non riesce in alcun modo a dare contezza della confusione contenuta all'interno dell'articolo stesso. Vedremo lungo il percorso come sarà invece necessario sopprimere questo titolo e proporne uno tutto nuovo, che in qualche modo rappresenti il vero obiettivo strategico della pianificazione e della valorizzazione ambientale in Sardegna. In questa direzione credo che gli interventi che seguiranno da parte dei colleghi che hanno presentato insieme a me tutti gli emendamenti rappresenteranno il quadro esatto a un'Aula sicuramente assente e sorda, perché evidentemente ligia alle indicazioni, anzi agli ordini già subiti e reiterati.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 33 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 33 si propone di sopprimere, nel primo comma dell'articolo 1, le parole "principale strumento della pianificazione regionale". Entriamo quindi nel vivo dell'articolato, nelle prime disposizioni normative contenute in questo testo di legge. Il primo comma dell'articolo 1 ha sicuramente un intento dichiarato molto ampio e noi vogliamo dimostrare con questi emendamenti che c'è proprio un errore di fondo, un errore di impostazione grave nel progetto di legge che si manifesta esplicitamente nel primo comma dell'articolo 1, laddove si dice che la Giunta regionale entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge adotta il Piano paesaggistico regionale. E si dice anche che cosa è il Piano paesaggistico regionale (la definizione normativa è importante in un testo di legge): il Piano paesaggistico regionale è il principale strumento della pianificazione territoriale regionale, ai sensi dell'articolo 135 del decreto legislativo numero 42 del 2004, cioè il Codice Urbani. Cosa dice l'articolo 135 del Codice Urbani? "Le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato. A tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio, approvando piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifiche considerazioni dei valori paesaggistici". Quindi sia l'articolo 135 del Codice Urbani, a cui si riferisce lo stesso primo comma del testo unificato in discussione, sia la nostra legge urbanistica, la legge numero 45 del 1989, prevedono una doppia possibilità per il legislatore regionale in materia urbanistica e paesaggistica, e cioè scegliere tra lo strumento del Piano paesaggistico o, secondo quando dice la legge regionale, quello dello schema di assetto territoriale, cioè lo strumento di pianificazione territoriale previsto anche in precedenti testi di legge, in particolare quelli sulla programmazione e pianificazione, cioè come strumento di politica territoriale con cui si definisce l'assetto dello sviluppo del territorio parallelamente agli atti di programmazione economica, quindi i piani generali di sviluppo e quanto consegue a questo atto di programmazione generale: Lo schema di assetto territoriale, per la legge regionale, il piano urbanistico territoriale, ma con specifiche considerazioni dei valori paesaggistici, per il Codice Urbani. E' stata scelta, invece, una formulazione che definisce soltanto lo strumento del Piano paesaggistico regionale, ma dandogli una caratterizzazione che è assolutamente impropria. Non si può considerare il Piano paesaggistico regionale come il principale strumento della pianificazione territoriale regionale sia pure ai sensi dell'articolo 135 del Codice Urbani. Se questa Giunta e questa maggioranza avessero avuto come obiettivo strategico quello di redigere, adottare e approvare uno strumento di pianificazione territoriale regionale, considerando cioè l'intero territorio, considerando tutte le funzioni del territorio, avrebbero scelto un'altra strada. Si doveva scegliere un'altra strada, che non è stata scelta, preferendo imboccare la strada che porta a un testo normativo ibrido. Il risultato sarà l'adozione e poi l'approvazione, chissà, di un Piano paesaggistico regionale che presumibilmente non riguarderà l'intero territorio regionale, ma solo le aree costiere o quelle che in qualche modo hanno una valenza paesaggistica, il che darà a questo Piano la valenza di schema di assetto territoriale. Questo è il grave errore di fondo che vizia questo progetto di legge e su cui noi chiediamo assolutamente di intervenire, ma chiediamo soprattutto di essere molto chiari nella comprensione della posta in gioco.

Abbiamo detto che l'obiettivo del Piano paesaggistico è quello di regolare ciò che si può fare in aree vincolate; lo strumento cardine di un piano paesaggistico è proprio il vincolo, mentre lo strumento cardine di un piano urbanistico regionale è l'atto di indirizzo, di scelta delle funzioni da attribuire ad aree territoriali che siano indirizzate allo sviluppo di tutto il territorio regionale, coniugando la politica delle aree costiere con la politica delle zone interne, dando cioè alla politica urbanistica tutta quella valenza di politica di sostegno allo sviluppo, come doveva essere in origine. La politica urbanistica, cioè la politica del governo del territorio, così come viene detto anche nel Titolo V della Costituzione, riformato con la legge costituzionale numero 3 del 2001, è il cuore della politica urbanistica, della nuova politica urbanistica, come modernamente viene intesa, e lo strumento principale della politica urbanistica è il piano urbanistico regionale.

Si è scelta un'altra strada, attribuendo al Piano paesaggistico invece il valore di principale strumento della pianificazione territoriale regionale. Almeno per coerenza rispetto alle cose dette dai proponenti, occorrerebbe sopprimere l'espressione "principale strumento della pianificazione regionale", riconoscendo semplicemente, così come proponiamo noi, che il Piano paesaggistico regionale è adottato ai sensi dell'articolo 135 del decreto legislativo numero 42 del 2004. Si avrebbe una ripulitura del testo e una formulazione del comma 1 dell'articolo 1 più corrispondente a quelli che sono gli scopi di chi ha proposto questo testo.

Noi proponiamo seriamente questa modifica, perché crediamo che compito del legislatore sia anche fare norme chiare e comprensibili, corrispondenti alla realtà dell'obiettivo che si vuole raggiungere attraverso questo testo. Inserire una dicitura molto ampia, addirittura retorica, ma assolutamente irrealistica, non è un atto di correttezza sul piano della formulazione del testo normativo. E crediamo che questo possa essere fatto semplicemente tenendo conto del Codice Urbani, a cui ci si rifà, che proprio nell'articolo 135 individua il Piano paesaggistico come uno dei due strumenti possibili attraverso cui sottoporre a specifica normativa d'uso il territorio regionale. Territorio regionale che evidentemente è fatto di aree interne e di aree costiere; zone interne che hanno problematiche e prospettive di sviluppo particolari rispetto a quelle costiere, che in Sardegna costituiscono le zone più pregiate, quelle su cui sicuramente si può creare, attraverso una saggia politica di governo del territorio, una politica urbanistica moderna, cioè l'utilizzo del territorio con possibilità di sviluppo economico.

Noi chiediamo a chi ha proposto questo testo di correggerlo conformemente a quanto proponiamo noi nell'emendamento numero 33, soppressivo parziale del comma 1 dell'articolo 1.

PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, su che cosa intende intervenire?

(Interruzione della consigliera Caligaris)

PRESIDENTE. Non può esprimere il suo parere, onorevole Caligaris, siamo in fase di illustrazione degli emendamenti. Potrà intervenire in sede di discussione dell'articolo e degli emendamenti.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 34 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). Con questo emendamento ci si propone di chiedere al Consiglio di sopprimere un'unica parola contenuta nel secondo comma dell'articolo 1, e cioè la parola "intero", perché la formulazione del secondo comma, che prosegue evidentemente il senso logico con cui è stato redatto questo articolo, è una specificazione delle parole che noi, attraverso il precedente emendamento appena illustrato, abbiamo chiesto di sopprimere. Nel primo comma si dice che il Piano paesaggistico è il principale strumento della pianificazione territoriale regionale, in modo contraddittorio come abbiamo cercato di dimostrare; nel secondo comma il Piano paesaggistico viene in qualche modo ancora più precisamente spiegato nel suo significato: "il PPR costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, degli atti di programmazione e pianificazione regionale, provinciale e locale" e poi si aggiunge che lo stesso piano assume i contenuti di cui all'articolo 143 del decreto legislativo numero 42 del 2004, ossia il Codice Urbani. Si fa rinvio cioè, per quanto riguarda i contenuti del Piano, anche all'articolo 143 del Codice Urbani.

E' una specificazione davvero assolutamente incomprensibile. Non si capisce come il Piano paesaggistico regionale, così come concepito in questo testo, possa costituire quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale. Non è comprensibile questo se si considera che il Piano paesaggistico regionale andrà presumibilmente a incidere su porzioni di territorio, non sull'intero territorio regionale, non avendo, proprio per scelta da parte del proponente, la valenza di piano urbanistico regionale. Si dà una valenza eccessivamente ampia in termini di definizione normativa, quando in realtà questo progetto di legge indica soltanto delle procedure per l'approvazione del Piano paesaggistico e, successivamente, norme di salvaguardia che precisano che cosa non è possibile fare e cosa invece è ammissibile.

Sostanzialmente, questa legge indica soltanto dei termini e le procedure per l'approvazione del Piano paesaggistico e si premura di individuare delle misure di salvaguardia a tutela di quel bene paesaggistico che deve essere regolato attraverso il piano, dettando appunto dei limiti fisici (2.000 metri dalla linea di battigia) e temporali che noi vediamo articolarsi in diciotto mesi, più esattamente sei, più dodici, più altri sei o dodici mesi, che rinvieranno, come abbiamo più volte ribadito e spiegato, di circa quattro anni la possibilità effettiva di pianificare nuovamente e di fare interventi edilizi su questa parte di territorio. Ma questa legge non ha certamente l'ambizione, per espressa dichiarazione e volontà dei proponenti, di indicare il piano come il quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale. Noi vi chiediamo di togliere almeno questa parola, di dare all'articolo 1 il contenuto che realisticamente merita, e cioè l'articolo 1 dovrebbe semplicemente dire quali sono le finalità di questa legge, appunto quelle di indicare norme procedurali e stabilire misure di salvaguardia in vista della adozione e approvazione del Piano paesaggistico regionale, che evidentemente assume la valenza richiamata dagli articoli 135 e 143 del codice Urbani. Il fatto che questi due articoli siano il punto di riferimento coincide, tra l'altro, con quanto previsto nella nostra proposta di legge, intitolata invece: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale", in cui si è fatta esattamente un'altra scelta, e cioè quella di dare alla Sardegna veramente uno strumento urbanistico generale che fosse il quadro di riferimento e coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale.

E' quello che abbiamo cercato di fare nella precedente legislatura, quando abbiamo proposto un testo analogo; è quello che abbiamo cercato di fare all'inizio dell'attuale legislatura proponendo questo testo di legge che titola l'articolo 1 "Piano urbanistico di coordinamento territoriale". E proprio questa nostra proposta, che quindi ha dato un contenuto positivo alla nostra presenza in Consiglio, e che noi pensavamo meritasse ben maggiore attenzione, avrebbe potuto consentire un livello qualitativo diverso anche alla politica della maggioranza che governa questa Regione, se almeno si fosse accettato di introdurre in questo testo qualcosa che avesse un respiro più ampio. Avete voluto affrettare i tempi di approvazione in Commissione, così come vorreste affrettare i tempi di approvazione in Aula di questa legge, non considerando neanche la proposta che l'opposizione ha fatto evidentemente senza alcun intento di intralciare il vostro percorso.

E la proposta dell'opposizione era quella di inserire in questa legge uno strumento urbanistico di governo del territorio di valenza veramente generale su tutto il territorio regionale. In quel caso, sì, avremmo potuto dire che il governo del territorio regionale attraverso questo strumento urbanistico poteva essere il quadro di riferimento per la politica territoriale riguardante l'intero territorio della Sardegna, coniugando la politica delle zone interne con quella delle aree costiere, dando una dignità maggiore alla stessa politica urbanistica e individuando tutto il quadro generale delle tutele, ai fini sia della salvaguardia del territorio, sia della predisposizione degli strumenti pianificatori di indirizzo alle amministrazioni locali e agli imprenditori, tendenti alla valorizzazione del territorio, dell'ambiente naturale, del passaggio, del patrimonio storico e culturale.

La politica urbanistica è politica di ampio respiro che davvero riguarda l'intero territorio. Avete scelto una strada corta. Avete scelto la strada più rapida possibile, evidentemente ingabbiati da un'ossessione, quella cioè di fermare le iniziative speculative imponendo vincoli rigidissimi estesi, invasivi sul territorio e sull'economia. Imprigionati in questa ossessione è stata saltata l'elementare esigenza di dare a questa Regione uno strumento che davvero fosse di ampio respiro, un piano urbanistico che dettasse davvero norme di coordinamento per la politica del territorio su tutta la regione.

E' un'ossessione - e questa è l'interpretazione più benevola che si può dare - dettata dalla paura delle speculazioni, che potrebbe costare molto cara alla Sardegna, alle attività economiche e allo sviluppo delle amministrazioni locali, degli imprenditori, di gente che ha speso tempo e magari ha conservato i risparmi per fare investimenti sani e rispettosi dell'ambiente, che verranno assolutamente interrotti, contrastando veri e propri interessi perfettamente legittimi. Non tutto è speculazione e solo una mente ossessionata dal dubbio e dal sospetto può pensare di fare politica urbanistica in questo modo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 36.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente, rinuncio a favore del collega Diana.

DIANA (A.N.). Vedete, colleghi, l'emendamento numero 36 è, come previsto, la naturale conseguenza di tutte le considerazioni che sono state fatte dai colleghi Pili e La Spisa. E non possiamo non notare la scarsa attenzione che viene riservata a queste considerazioni dal Consiglio, nonostante l'invito della onorevole Caligaris, invito caduto nel vuoto, che ha determinato da parte sua l'abbandono dell'aula. Questi non sono emendamenti strumentali, questi sono emendamenti di sostanza, sui quali probabilmente ci poteva venire in soccorso la maggioranza nella discussione, se ancora ci fosse stata la volontà, da parte di qualcuno, di trovare delle sinergie in quest'Aula. Ma questa non è la situazione e quindi finiscono per diventare strumentali anche quegli emendamenti che di fatto tali non sono.

Allora senza ripetere le considerazioni opportune e puntuali che sono state fatte sugli emendamenti precedenti, ci ritroviamo all'emendamento numero 36 che, come ho detto, chiede la soppressione del terzo comma dell'articolo 1. Intanto per un motivo che è chiarissimo, e cioè questo comma recita: "In sede di prima applicazione della presente legge il PPR può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei". Può essere proposto? Quando l'ho letto ho pensato: "L'articolo 143 del codice Urbani non dice che può essere proposto, dice che deve essere proposto, cosa vorrà dire che può essere proposto? E' a discrezione di qualcuno la definizione degli ambiti territoriali omogenei?

Il Codice Urbani dice che "in relazione al livello di rilevanza e integrità dei valori paesaggistici il Piano ripartisce il territorio in ambiti omogenei", non dice "può ripartire", dice "ripartisce"! Com'è che ci troviamo di fronte a un problema di questo genere? E' chiaro che si deve chiedere la soppressione di questo comma, oppure interverrà l'Assessore o, io credo, qualche collega della maggioranza che ci dirà successivamente che si può arrivare alla sostituzione o a una modifica di questo comma. Ma come si può pensare che tutto ciò che diciamo noi sia strumentale e tutto ciò che dite voi sia invece la verità in terra. Fino a questo momento non siamo riusciti a sentire nessuna considerazione che ci faccia pensare che anche da quella parte, nel centrosinistra quindi o in viale Trento, ci sia qualcuno che in qualche maniera ci soccorre, ci aiuta, ci porta su una strada diversa dagli oltre mille emendamenti, che ovviamente rimarranno tutti in piedi, né può essere diversamente in assenza di dialogo.

E nessuno mi pare, neanche dei colleghi Capigruppo della maggioranza, vuole assumere il ruolo propositivo di coordinatore, per cercare di confrontarci, anzi faremo le ore piccole. Faremo le ore piccole! La politica si è sempre distinta dalle altre attività che sono congeniali all'essere umano proprio perché si fa in orari strani e si farà in orari strani anche questa legge. Non so con quale lucidità! Certamente con la nostra forza, questo lo posso assicurare, di non recedere da questo atteggiamento, e non perché non vogliamo recedere, ma perché non ci sono segnali che ci possano far pensare che da parte vostra possa essere accettata una qualsiasi modifica di questa legge. Non è ammesso sostituire o integrare o modificare niente! Questo è l'aspetto più deleterio di questa legge.

Allora certamente staremo qua per ore e ore, cercando di attirare in qualche modo l'attenzione dei mass media e della gente. Stiamo predisponendo un'indagine molto ben documentata su tutti i territori che sono toccati da questa norma e quindi con tutte le planimetrie e relativi numeretti, intanto per capire quanti proprietari terrieri potrebbero incappare nei rigori di questa norma. Lo preannuncio, sono migliaia, decine di migliaia, perché il territorio sardo, più che il territorio di altre regioni, è estremamente ripartito, per cui ci sono terreni anche di 5, 6, 10 o 15 mila metri quadri che sono intestati a sette od otto proprietari, e tutti vengono toccati da questa norma.

Dobbiamo renderlo pubblico questo fatto, non possiamo assolutamente tacere, perché tacendo "godremmo" degli stessi improperi che probabilmente arriveranno a chi approverà questa legge. Noi non possiamo permetterci questo e quindi saremo costretti, strumentalmente ma nel merito, ad approfondire l'esame di questo testo di legge.

L'onorevole Caligaris, ingenuamente, pensava di poter intervenire in una fase che non è quella propriamente indicata per un collega di maggioranza e proprio la sua ingenuità ci fa capire quale stato d'animo viva un consigliere regionale che si trova ingabbiato e non può esprimere le sue ragioni, magari dissentendo dalle nostre. E' veramente un'oppressione, quasi quasi è mortificante vedere certe situazioni. E mi meraviglia, lo dico per l'ennesima volta, che alcuni colleghi consiglieri, che so essere persone di alto spessore politico e di grandi capacità amministrative, ancora non intendano prendere la parola.

Se non lo fate, colleghi, perché intendete allungare i tempi, io vi assicuro che invece otterrete l'effetto contrario, perché meno parlate voi e più siamo costretti a parlare noi. Se invece ci date una traccia e intervenite, probabilmente limitate anche i nostri interventi. Invece no, siamo qui e continuiamo a girare sul comma che dice: "In sede di prima applicazione della presente legge," - un'altra grande invenzione! - "il PPR può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei". Non è nemmeno una legge e già diciamo "in sede di prima applicazione". Ma quando sarà la prima applicazione di questa legge? Esatto, è proprio questo il dilemma che diventa un "trilemma"! E ce ne sono tanti qui di dilemmi! Quindi proprio per quanto riguarda l'emendamento numero 36 mi appello a voi: valutate bene!

La proposta di sospensione avanzata dall'onorevole Capelli, che non è stata accolta, anzi è stata decisamente respinta, era invece opportuna per capire se veramente siete convinti che, in sede di prima applicazione della presente legge, il Piano paesaggistico regionale può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei. Vogliamo capire chi è che non può, quando e perché. Perché c'è questo particolare "può"? Anche questo ci fa pensare che probabilmente, siccome in questa legge nulla è lasciato al caso, perché è una mente certamente diabolica quella che ha messo in piedi questo disegno di legge, ed è talmente diabolica che essendo diabolica…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Diana. Io ho dato un tempo che deriva da una prassi, perché nel Regolamento l'illustrazione degli emendamenti non è prevista. Quindi prego i colleghi consiglieri di rispettare questo tempo, di autodisciplinarsi.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 26 ha facoltà di illustrarlo.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Capelli, la ringrazio per la sua disponibilità, ma lei non è tra i firmatari di questo emendamento.

CAPELLI (UDC). Non posso?

PRESIDENTE. No.

PILI (F.I.). Lo faccia proprio.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lasci perdere il suggerimento "lo faccia proprio". L'emendamento deve essere illustrato da uno dei presentatori e potrà essere fatto proprio in una sede diversa da quella della illustrazione. Non dia suggerimenti non utili, grazie.

Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 26.

PILI (F.I.). Il suo rigore nella conduzione dell'Aula non mi ha consentito di esternare totalmente il suggerimento al collega Capelli, ignorando che lei l'avrebbe..

PRESIDENTE. Daremo altre occasioni di intervenire all'onorevole Capelli.

PILI (F.I). Credo che l'onorevole Capelli avrà la possibilità di intervenire per dichiarazione di voto e quindi esprimere la sua condivisione di questo emendamento.

Anche in questo caso noi abbiamo voluto partire da un concetto, perché vogliamo che resti agli atti, a questo punto, che ci sia o non ci sia una risposta. Il collega Diana diceva: "Sarebbe giusto e corretto che venisse incontro all'opposizione qualche segno di dialogo, di verifica di punti di incontro". Questo è uno di quei punti possibili di incontro ragionevole, opportuno che noi stiamo suggerendo. Stiamo cioè dicendo: aggiungete la parola "valorizzazione", non fermatevi alla logica del vincolo, perché non è assolutamente tra le competenze della Regione la tutela del territorio regionale. Infatti, come più volte abbiamo detto, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, la tutela dei beni paesaggistici deve ritenersi sicuramente attribuita alla potestà legislativa dello Stato. Quindi abbiamo la necessità di riaffermare questo concetto e di dare una chiara indicazione alla maggioranza dell'errore che sta commettendo.

E' evidente che chi non vuol sentire può anche non sentire, ma è anche evidente che non si può non tener conto del fatto che l'unica competenza concorrente nella potestà legislativa è quella in materia di valorizzazione del patrimonio culturale. L'articolo 117 infatti dice che alla Regione sono attribuite le funzioni amministrative di tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici. E' un richiamo quello che vi stiamo facendo che, ripeto, potete accogliere o non accogliere, ma che resterà agli atti del Consiglio regionale.

Noi vi diciamo: "Attenzione, la tutela ambientale è una competenza statale, la Regione esercita la funzione amministrativa di tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici, e si ferma alla funzione amministrativa. E' evidente che il legislatore costituzionale del 2001, nel distribuire la potestà legislativa tra lo Stato e la Regione ha utilizzato il criterio delle funzioni, nel senso che ha tracciato una linea di confine chiara tra la competenza legislativa statale esclusiva e la competenza concorrente, individuando due funzioni: la tutela e la valorizzazione. Non ne volete tener conto, non volete tener conto di una legge che il centrosinistra nel 2001 ha varato in termini assolutamente arbitrari, l'abbiamo già detto più volte, perché l'ha fatto senza condividere col Parlamento una proposta unitaria di riforma costituzionale, e davvero il centrosinistra di Roma smentisce il centrosinistra di Cagliari.

Insomma, per concludere, colleghi, le rispettive attribuzioni sono delimitate non dalle materie, ma dalle funzioni, e quello che non volete assolutamente recepire è che questo è un elemento fondamentale della valutazione legislativa che oggi vi stiamo proponendo. Quindi non dovete guardare alla materia, ma alla funzione, quella che il legislatore costituzionale, nel 2001, ha voluto richiamare.

Il patrimonio culturale, così come disciplinato nel Codice Urbani, è costituito dai beni culturali e paesaggistici e l'articolo 1, primo comma, dello stesso Codice, dando diretta attuazione all'articolo 9 della Costituzione, afferma che "la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale" e in coerenza con la categoria costituzionale del patrimonio culturale anche le funzioni di tutela e valorizzazione esplicitate negli articoli 3, 4 e 6, sono riferite totalmente, fin dalla rubrica degli articoli stessi, al patrimonio culturale, secondo un concetto unitario di patrimonio culturale, all'interno del quale non può quindi distinguersi tra beni culturali in senso stretto e beni paesaggistici, in quanto ambedue le categorie di beni si presentano prevalentemente tali da essere considerate in modo unitario e certamente interagente. E' evidente, quindi, che siamo di fronte a un errore non lessicale, ma sostanziale, colleghi, che evidentemente la Commissione non ha voluto rilevare, che evidentemente questa maggioranza non vuole rilevare e che la Giunta vuole continuare a ignorare, impegnata com'è, insieme al Presidente del Consiglio e al Capogruppo dei D.S., evidentemente a cercare qualunque elemento per far valere qualche cavillo regolamentare che possa vietare all'opposizione di continuare a svolgere il suo ruolo. E devo dire che l'opposizione nella scorsa legislatura ha svolto questo ruolo in maniera assolutamente più decisa e determinata di quanto non stiamo facendo noi oggi. Mi dispiace che i colleghi di Rifondazione Comunista non abbiano più tra i loro banchi un esperto della regola della opposizione, l'onorevole Cogodi, che certamente non avrebbe consentito il passaggio di una norma come questa, per aver lui legiferato negli anni passati in maniera diametralmente opposta a quella disciplinata in questo testo di legge.

E' evidente che il patrimonio culturale, che è l'elemento unificatore delle due categorie dei beni, è davvero sottratto totalmente da questa norma alla competenza regionale. Credo che questo sia un elemento di cui non si può non tener conto e, come voi sapete, questo pomeriggio il Presidente della Commissione, con - mi si passi il termine - la "complicità" del Presidente del Consiglio, che mai nella storia di questi ultimi anni aveva concesso, senza il parere unanime dei Capigruppo, la convocazione per mezz'ora di una Commissione consiliare, ha riunito la quarta Commissione per approvare che cosa? Non conosciamo l'atto, non sappiamo quando è stato presentato, non sappiamo quando è stato protocollato. Probabilmente è facile farlo arrivare da un cassetto all'altro e poi farlo risultare protocollato chissà quando.

PIRISI (D.S.), relatore. Questi imbrogli li faceva lei!

PILI (F.I). La realtà, professor Pirisi, è che abbiamo imparato molto da lei, e credo...

PIRISI (D.S.), relatore. No, da me non ha imparato niente, i maestri li ha avuti lei!

PILI (F.I). Professore, la ringrazio per questa interlocuzione, finalmente anche lei ha la possibilità di dire qualcosa e credo che sia la dimostrazione evidente, se questo atto che verrà proposto stasera non è arrivato ieri notte, che c'era un disegno predeterminato per reiterare quella delibera in Consiglio. Se questo sarà fatto ne vedremo davvero delle belle!

PRESIDENTE. Onorevole Pili, sempre tra virgolette, io non mi rendo complice di nessuno, né tra virgolette né fuori dalle virgolette. Faccio il Presidente utilizzando il Regolamento ed esercitando fino in fondo la mia funzione. Le ricordo che il Consiglio è sovrano, poi lei potrà farne vedere delle belle, ma il Consiglio, naturalmente nell'ambito dei regolamenti e delle regole che si è dato, assumerà le decisioni che ritiene opportune. Lei ha la facoltà di svolgere, come sta facendo, i suoi interventi, per ora la complicità ce l'ho soprattutto con chi illustra per dieci minuti, pur non essendo previsto dal Regolamento, tutti gli emendamenti parlando anche d'altro e non solo dell'emendamento in esame.

PILI (F.I). Questo non lo può dire, perché non stava ascoltando!

PRESIDENTE. Io sto ascoltando benissimo, onorevole Pili.

PILI (F.I). Mi sembrava distratto!

PRESIDENTE. Sembravo distratto, onorevole Pili. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 10 ha facoltà di illustrarlo.

PISANO (Riformatori Sardi). La ringrazio, Presidente, questo emendamento, che porta il numero 10 e che ha come obiettivo quello di modificare il comma 1 dell'articolo 1, sicuramente, a mio giudizio, verrà condiviso dall'intera Assemblea, anche perché si tratta di un contributo che restituisce chiarezza sulle competenze e alle prerogative di questa Assemblea. Quindi mi immagino di avere il sostegno di tutti gli ottantacinque consiglieri regionali e anche il suo, Presidente, proprio per il ruolo che lei esercita di tutela delle prerogative del Consiglio.

La dizione del comma 1 dell'articolo 1, così come è stato licenziato dalla Commissione, in effetti fa una confusione abbastanza evidente tra le competenze della Giunta regionale, nel momento in cui utilizza le parole "adotta il Piano paesaggistico regionale". E' chiaro che l'adozione e l' approvazione sono due fasi consecutive e comunque legislative, ai sensi dell'articolo 4 del D.P.R. numero 250 del 1949, che è una legge di rango costituzionale, concernente norme di attuazione dello Statuto speciale della Sardegna, in cui sono indicate in maniera netta, chiara, le prerogative e le competenze del Consiglio regionale della Sardegna. E' detto espressamente che ogni provvedimento relativo all'approvazione di piani è competenza del Consiglio. Ma se ci fossero dubbi, all'articolo 8 dello stesso D.P.R. sono indicate, invece, le competenze della Giunta regionale, che sono, ovviamente, come è logico che sia, competenze di esecutività, competenze residuali rispetto alle competenze primarie del Consiglio regionale. Noi, tra l'altro, abbiamo indicato questo emendamento secondo un percorso che non allungherebbe per niente i tempi e il cronogramma che la Giunta regionale stessa si è data per l'approvazione eventuale di questa legge, quindi abbiamo scisso la fase propositiva, che viene affidata attraverso l'adozione di una delibera, dalla fase legislativa, perché vedremo che l'adozione sarà, nell'articolo 2, in maniera esplicita affidata come competenza al Consiglio regionale.

Non solo: abbiamo voluto anche indicare, tra gli obiettivi di questo emendamento, in maniera netta, un principio che se non applicato in questo modo diverrebbe davvero aberrante, cioè quello di poter partecipare alla concertazione non in fase successiva all'adozione, ma ovviamente in fase preventiva, e quindi ricollocare prima ancora dell'atto di adozione, che è affidato al Consiglio, la possibilità di confronto delle istituzioni deputate a stabilire questo confronto, in questo caso nella conferenza Regione-enti locali. Credo che approvando questo emendamento noi, naturalmente, non solo difendiamo la norma costituzionale che ha visto assegnate le prerogative a questo Consiglio regionale, ma indichiamo anche un percorso molto più lineare, quello che tutti i comuni della Sardegna seguono per l'approvazione dei loro piccoli piani, il piano urbanistico e tutti i provvedimenti di programmazione, che non possono essere localizzati soltanto nella sfera delle competenze di esecutività di una Giunta, ma che devono essere affidati ad una sfera di competenze più alta, più nobile, più ampia, che veda la partecipazione vera, legislativa di questo Consiglio. La situazione paradossale che si verrebbe a stabilire è che questo Consiglio non potrebbe entrare nemmeno nel merito del Piano paesaggistico regionale, perché l'unica cosa che è stata prevista è l'acquisizione di un parere da parte della Commissione competente, nemmeno quindi in Aula, cioè non si arriva ad approvare nemmeno nella fase definitiva, qui in Consiglio, il Piano paesaggistico regionale che, così come definito al comma 2 in maniera ben precisa, "costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale". Io mi chiedo se qui ci sia qualche consigliere che davvero può pensare che questa non sia competenza o prerogativa del Consiglio regionale.

Nell'illustrare questo emendamento mi servo sempre, chiaramente, di analogie, ma anche queste vogliono essere un contributo. In sintesi vogliamo restituire a Cesare ciò che è veramente di Cesare, e per restare nell'ambito delle citazioni dell'impero romano non dimenticatevi ciò che accadde a un imperatore che era passato alla storia proprio per il suo tentativo di cambiare lo status del proprio cavallo: Caligola - al contrario di quanto la storia falsamente racconta - nominò senatore il proprio cavallo. In effetti si trattava soltanto di una promessa di cambiamento dello status dell'animale, che si chiamava Incitatus, cosa che poi non si realizzò. Ecco, qui c'è un'analogia, effettivamente, signor Presidente, nel senso che si tratta di uno status promesso per un litorale di due chilometri dal mare e che si vorrebbe vincolare attraverso un Piano paesaggistico regionale, cioè con uno strumento inidoneo, proprio perché licenziato da un organo non competente a fare ciò.

E' evidente che questo strumento diventa quasi uno strumento cardine di quella che sarà la storia futura della Regione. Per trovare qualcosa di simile e di questa portata probabilmente debbo andare a ritroso di una sessantina d'anni, a quella fondazione Rockefeller che in Sardegna finanziò il piano Marshall. Allora il piano Marshall ci restituì l'utilizzo delle coste, non dimentichiamoci infatti che fino a sessant'anni fa le nostre zone costiere erano malariche e quindi poco utilizzabili. Ecco, noi oggi, con questo strumento, rischiamo di fare un piano Marshall all'inverso: stiamo rovesciando le cose, stiamo di nuovo arretrando. L'arretramento, onorevoli consiglieri, è un cedimento e noi non possiamo permettere che l'utilizzo del territorio costiero, gabbato qui con terminologie quali "sviluppo turistico sostenibile" o "salvaguardia dell'ambiente" o altre denominazioni le più disparate, possa davvero oggi stravolgere, attraverso uno strumento legislativo inidoneo, illegittimo, perché affidato a un organo non legittimamente deputato a licenziarlo, quello che è l'equilibrio dell'utilizzo reale delle risorse in Sardegna.

Volevo anche fare un riferimento esplicito alla partecipazione di questa Assemblea alla elaborazione del futuro Piano paesaggistico regionale. Se sarà approvato, mi auguro all'unanimità, questo emendamento e restituiremo al Consiglio la competenza giusta, dovremo anche verificare, proprio nell'ipotesi di un eventuale sacrificio da imporre alla proprietà privata nell'ambito del nostro litorale, le reali possibilità di apposizione di un vincolo e quindi di un limite all'utilizzo della proprietà privata in maniera strategica, finalizzata a un'utilità pubblica. Cioè l'interesse pubblico deve davvero emergere.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 28 ha facoltà di illustrarlo.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Altro emendamento che sarà considerato strumentale, mentre noi cercheremo di dimostrare che strumentale non è, a meno che non emergano delle questioni che non sono scritte, ma che si leggono tra le virgole, nel bel mezzo delle argomentazioni.

Con questo emendamento si chiede di sostituire il Piano paesaggistico regionale con il piano per la valorizzazione paesaggistica regionale. Mi sovviene che forse si sarebbe dovuto definire: "piano per la valorizzazione e la tutela paesaggistica regionale". La valorizzazione è l'elemento che ancora una volta ci divide e sul quale aspettiamo notizie, visto che ho terminato il precedente intervento considerando diabolico il comma 3 dell'articolo 1, che dice che il PPR può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei. "Può", non vorrei che da questo emergesse la possibilità - non si capisce né quando né come, ma la si intravede - che per un dato territorio omogeneo si pensa alla valorizzazione mentre per altri territori omogenei si pensa solo alla tutela e salvaguardia, perché questo non va bene, non può andare bene, perché l'articolo 135 del Codice Urbani, non ci stancheremo di ripeterlo nelle nostre esposizioni, dice che: "Le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato. A tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio" - a specifica normativa d'uso vuol dire che di quel territorio se ne può fare un uso che non può essere la tutela integrale, benché esistano territori dove probabilmente è necessaria una tutela integrale e, grazie a Dio, ce ne sono anche tanti in Sardegna - "approvando piani paesaggistici ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, concernenti l'intero territorio regionale, entrambi di seguito denominati 'piani paesaggistici'". Ma ciò che più è importante è che il primo capoverso dice che il paesaggio deve essere adeguatamente tutelato e valorizzato. Allora tutta questa norma stride con la tutela e la valorizzazione. La valorizzazione scompare completamente, emergerà negli articoli successivi, quando di valorizzazione se ne parlerà a piene mani. Quella sì che diventa valorizzazione e quindi troveremo le ristrutturazioni, troveremo tutta una serie di interventi che fanno capire dopo che c'è la valorizzazione. In questa fase non esiste!

E allora questo è un altro segnale che la maggioranza dovrebbe dare, appunto parlare di piano per la valorizzazione paesaggistica regionale, così capiamo tutti quanti che noi il paesaggio lo vogliamo tutelare, ma vogliamo anche valorizzarlo e renderlo fruibile, renderlo economicamente compatibile, metterlo al riparo dai disastri che sono stati prodotti negli anni passati, al fine di creare una condizione che sia la migliore possibile per il nostro ambiente e per il nostro paesaggio.

Dobbiamo tuttavia ancora una volta rilevare che in questo testo di legge non esistono questi presupposti e quindi è difficile interrompere le nostre discussioni sugli oltre mille emendamenti presentati. Non è assolutamente pensabile che ciò possa accadere, perché segnali non ne abbiamo ricevuti e perché è la filosofia che ispira l'intero provvedimento che non può essere condivisa. Voi lo sapete bene, cari colleghi della maggioranza, e vi prego di accettare che io mi rivolga continuamente a voi, in quanto ad altri non mi posso rivolgere, perché in quest'Aula gli unici che rappresentano il potere politico di questa Regione siete voi, visto che gli Assessori, ove rappresentino il Presidente, di fatto rappresentano il Presidente e non invece una coalizione politica, che vuole crescere e non vuole essere soltanto una coalizione di numeri. E noi riteniamo che non sia una coalizione di numeri, visto che siete così tutti solidali tra voi, fino al punto che nessuno interviene per sollevare una minima voce di dissenso che possa far pensare che forse qualcuno di voi non la pensa come viale Trento.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

(Segue DIANA.) Allora, chi è l'interlocutore della opposizione se il presidente Soru non è in aula? Il Capogruppo di Progetto Sardegna? Che parli il Capogruppo di Progetto Sardegna, almeno avremo un interlocutore, non potendo fidarci, ovviamente, del Presidente della Commissione, che molto ha fatto e molto farà nei prossimi giorni per vietare qualsiasi tipo di contraddittorio o di apertura, visto che le aperture le ha proposte lui e gliele hanno bloccate subito.

Arrivati a questo punto tutti i cittadini sardi debbono sapere che questa legge è la verità in terra, è il verbo! Ma possibile che non ci sia una virgola che di questa legge non vi va bene? E' possibile che all'improvviso l'elezione diretta del Presidente della Regione sarda abbia anche trasferito tutto lo scibile umano, tutte le conoscenze, tutto il verbo, tutto ciò che i cittadini si aspettano? E' possibile che all'improvviso si digerisca tutto e il contrario di tutto? Si arriva al punto che le associazioni ambientaliste, che avrebbero messo la dinamite contro una casa ristrutturata nel Golfo di Carbonara, dicono che sia un'opera sobria, architettonicamente valida, ma, vivaddio, lo dico anch'io che è un'opera sobria, di architettura moderna. L'ho detto nel mio intervento preliminare, lo ribadisco qui, e che lo dica io passi, ma che lo dica il WWF, Legambiente, il signor Deliperi, ma possibile che non si levi una voce di dissenso?

E allora ecco i dubbi che nascono e ci impongono comunque di cercare di modificare questa legge, sempre che sia possibile, non è facile, è un'operazione disperata. E' un'operazione disperata, onorevole Pirisi!

PIRISI (D.S.), relatore. La cambiamo noi!

DIANA (A.N.). Mi ha capito benissimo, onorevole Pirisi!

Per cui ribadiamo la necessità che il Piano paesaggistico regionale sia convertito in Piano per la valorizzazione paesaggistica regionale, per riprendere quel famoso discorso che abbiamo interrotto col Codice Urbani, che sembrerebbe una norma di nessun interesse per la Regione Sardegna. All'improvviso stiamo assumendo ruoli dello Stato, ci stiamo occupando di tutta una serie di materie dimenticando che comunque ci sono competenze primarie dello Stato e competenze concorrenti. A questo punto il nostro orientamento non è modificato e non è modificabile, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda Alleanza Nazionale. Noi su questa strada andremo avanti e continueremo a sollecitare i colleghi della maggioranza, con la speranza che almeno uno intervenga, e sarà un benemerito se lo farà, non potendo l'onorevole Caligaris essere considerata tale. Insomma, credo che nelle prossime ore e nei prossimi giorni probabilmente qualcuno ci dirà qualcosa di più.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 35 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. Con l'emendamento numero 35 continuiamo a proporre diverse possibilità per intervenire in un'opera che crediamo sia utile per chiarire i veri scopi di questo provvedimento legislativo e in particolare riguardo all'articolo 1, che normalmente, in qualunque testo di legge, è l'articolo in cui vengono indicate le finalità, gli obiettivi, gli eventuali programmi e gli scopi per i quali si propone un testo di legge. Proprio in questo articolo si indica il Piano paesaggistico regionale come il quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, degli atti di programmazione e pianificazione regionale, provinciale e locale, assumendo i contenuti di cui all'articolo 143 del decreto legislativo numero 42 del 2004. Noi chiediamo semplicemente di sostituire, al secondo comma, la formulazione "quadro di riferimento e di coordinamento" con le parole "elemento indispensabile di riferimento". Quindi il testo complessivo del secondo comma, se venisse accolto questo emendamento, sarebbe: "Il Piano paesaggistico regionale costituisce elemento indispensabile di riferimento". Insistiamo su questo perché è più giusto e più realistico definire questo strumento, così come viene individuato dai proponenti del disegno di legge, come un punto di riferimento, un elemento indispensabile, se vogliamo, di riferimento per lo sviluppo sostenibile del territorio regionale e quindi di tutti gli atti che costituiscono anche uno strumento per lo sviluppo sostenibile, gli atti di programmazione e di pianificazione a tutti i livelli, da quello regionale a quello governato dalle autonomie locali. Definire il Piano "quadro di riferimento e di coordinamento insistente sull'intero territorio regionale" non è realistico perché non è proprio quello che si è voluto fare.

Ho già detto che riferendosi all'articolo 135 del decreto legislativo numero 42 e avendo a disposizione due strumenti, il Piano paesaggistico e il Piano urbanistico di coordinamento territoriale a valenza piena, secondo la legge 45, si sarebbe effettivamente potuta usare la formulazione "quadro di riferimento e di coordinamento". E' stata scelta invece la strada di un intervento che nello stesso titolo della legge è definito "norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale"; si è optato cioè per un Piano paesaggistico, che pur assumendo i connotati previsti dagli articoli 135 e 143 del Codice Urbani, evidentemente ha una finalità più limitata.

Crediamo, quindi, che sia più giusto mettere come formulazione quella che abbiamo suggerito, che indica questo strumento come un elemento indispensabile di riferimento della politica territoriale e rispetta maggiormente l'articolo 143 del Codice, a cui fa riferimento il secondo comma dell'articolo 1, cioè l'articolo del Capo III che indica le caratteristiche, la conformazione, le finalità e addirittura tutti i contenuti specifici del Piano paesaggistico secondo la nuova normativa. Il Codice Urbani indica il Piano paesaggistico proprio come lo strumento che, in base alle caratteristiche sia naturali sia storiche e in relazione al livello di rilevanza e integrità dei valori paesaggistici ripartisce il territorio in ambiti omogenei. Quindi individua sia i territori che possono avere effettivamente, notoriamente e dopo un'attenta analisi, ovviamente, il carattere di elevato pregio paesaggistico, sia le aree che possono aver avuto storicamente delle compromissioni o delle forme di degrado di livello significativo, così come dice la legge. Ora, in funzione dei diversi livelli, il Piano paesaggistico deve indicare il valore paesaggistico di ciascuna area, quello riconosciuto, quindi individuando e attribuendo a ciascun ambito uno o più obiettivi che siano corrispondenti proprio alla qualità del bene paesaggistico che si intende tutelare e valorizzare. Proprio perché, come si è detto prima, l'obiettivo non è soltanto la tutela attraverso vincoli, ma anche la valorizzazione in vista di una utilizzazione per fini economici, per lo sviluppo, per dare opportunità al territorio non soltanto con atti che trasferiscano risorse per investimenti pubblici o la realizzazione di infrastrutture pubbliche, ma anche con una politica urbanistica che, attribuendo valore alle aree o indicando gli strumenti attraverso cui il valore delle aree possa essere incrementato e utilizzato al massimo, raggiunga l'obiettivo di valorizzare e addirittura incrementare la qualità paesaggistica.

Il Piano paesaggistico costituisce un elemento indispensabile di riferimento, non è il quadro di riferimento e di coordinamento relativo all'intero territorio regionale, ma poiché si è scelto di predisporre un Piano che possa essere, come poi dirà anche il terzo comma dell'articolo 1, in sede di prima applicazione proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei, esso dovrebbe effettivamente avere le caratteristiche di un quadro di riferimento e coordinamento. Soltanto in questa ipotesi la formulazione del primo comma sarebbe corretta. Noi proponiamo una correzione di questa formulazione indicando le parole "elemento indispensabile di riferimento", proprio perché più propriamente rispecchiano gli intendimenti del legislatore nazionale, che nell'articolo 135 del Codice Urbani ha indicato la finalità della pianificazione paesaggistica e nell'articolo 143 invece i contenuti, gli obiettivi, gli strumenti, le caratteristiche principali, analiticamente descritte, del Piano paesaggistico.

Il Piano, come proponiamo noi, deve essere un punto di riferimento, un elemento indispensabile di riferimento, non un quadro di riferimento e di coordinamento per l'intera politica del territorio, così come formulata dal nuovo testo della Costituzione e così come verrà attuata dalle conseguenti norme di attuazione.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 6 ha facoltà di illustrarlo.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, l'emendamento numero 6 si inserisce nel contesto di alcuni altri emendamenti che sono stati specificamente presentati dal Gruppo dei Riformatori, e in particolare, per quanto riguarda l'articolo 1, si appaia all'emendamento numero 10 che il collega Pisano ha precedentemente illustrato, consentendo di dare corpo pieno al disegno che attraverso questi emendamenti noi intendiamo introdurre nel testo di legge in esame.

Devo dire che questi emendamenti, che per altro ricalcano, con toni più sfumati o più intensi, altri emendamenti presentati dalla minoranza sullo stesso argomento, sono alcuni di quegli emendamenti che il collega Pirisi ieri chiedeva alla minoranza di individuare come elementi di sostanza nelle ipotesi modificative della legge. Nel senso che, come è stato rilevato diverse volte in quest'aula (più che in un dialogo in monologhi che non vengono recepiti da una maggioranza che fino a questo momento, tranne rarissime ed estemporanee considerazioni, sembra essere sorda a qualsiasi invito al dialogo), questi emendamenti in realtà mirano a incidere più che sulla sostanza dei provvedimenti previsti, quindi più che sulla tipologia, l'entità, la distribuzione, la ratio dei vincoli, su un problema che noi riteniamo sostanziale, avendo ascoltato, con estrema attenzione, le valutazioni che in merito hanno sempre fatto i colleghi del centrosinistra, cioè quegli stessi colleghi che comprensibilmente in questo momento leggono il giornale, chiacchierano tra loro, guardano documenti relativi sicuramente alla legge in discussione e, ovviamente, come è normale che sia in un dibattito che si svolge senza nessun tipo di interlocuzione, non ascoltano gli oratori che ripetono cose che loro hanno detto tante volte in quest'Aula.

I colleghi del centrosinistra, anche nella passata legislatura, quando pure vigeva un sistema elettorale differente, che non conferiva al Presidente della Regione quella legittimazione popolare che invece gli conferisce l'attuale sistema elettorale, con ben diverso prestigio, autorevolezza e peso politico rispetto al passato, intervennero in quest'Aula ricordando la necessità di mantenere in capo al Consiglio regionale un ruolo importante dal punto di vista della programmazione e della potestà legislativa. Più volte i colleghi del centrosinistra, quando erano in discussione leggi che riguardavano il rapporto tra la Giunta (il potere esecutivo) e il Consiglio (il potere legislativo), ci ricordavano di non sperequare mai i rapporti tra le due istituzioni, tra i due poteri, perché una sperequazione avrebbe comunque determinato una diminutio della forza di uno dei due rispetto all'altro. Per cui, mentre alla Giunta doveva essere riservato il potere esecutivo, il potere di controllo e quello legislativo dovevano invece rimanere in capo al Consiglio. Quei ragionamenti, che avevano ovviamente una loro solidità, un loro spessore politico quando venivano fatti, e che ogni qualvolta non erano speciosi trovavano anche nelle file di questa parte politica degli estimatori e dei sostenitori, si svolgevano in una fase ben diversa da questa, cioè in una fase in cui la difesa del potere legislativo era forse, anzi era senz'altro meno necessaria, meno esiziale per la vita dell'istituzione democratica di quanto non lo sia in questo momento. Allora, l'emendamento che noi vogliamo sostenere nella questione di specie, insieme al precedente emendamento illustrato, il numero 10, ha la funzione di ribadire la necessità che la centralità della battaglia politica…

LIORI (A.N.). A chi stai parlando?

VARGIU (Riformatori Sardi). A me stesso, sto facendo delle riflessioni ad alta voce. Io ho detto altre volte che apprezzo il brusio perché mi fa capire che non sono rimasto solo in aula, quindi è un piacere condividere con i colleghi le riflessioni, ma non pretendo di essere ascoltato…

(Interruzione)

No, hai ragione tu, Masia. Io non ho nessuna pretesa di essere ascoltato, parlo perché ciò che dico resti agli atti e spero che in futuro qualcuno abbia modo di leggerli e quindi di valutare se nelle cose che ciascuno di noi dice ci sono elementi di ragionevolezza che magari la distrazione comprensibile dell'Aula in questi momenti impedisce di cogliere.

Riprendendo il filo del ragionamento, i due emendamenti mirano a ribadire la necessità che la centralità legislativa sia mantenuta comunque dal Consiglio, perché se il Consiglio perdesse questo tipo di potestà diventerebbe, come qualcuno ipotizza, una specie di Rotary Club, dove in seduta plenaria qualcuno illustra le nuove regole del Piano paesaggistico regionale, i componenti del Rotary ascoltano e dottamente commentano, magari ponendo qualche domanda intelligente al relatore, dopodiché, esaurita la fase rotariana, il relatore dà esecuzione a quello che il Consiglio ha semplicemente ascoltato in seduta plenaria, come se si trattasse di una conferenza e non della discussione di uno di quegli argomenti che specificamente riguardano questo Consiglio e per affrontare i quali i sardi ci hanno eletto.

Quando abbiamo discusso dell'Assemblea costituente, voi avete sostenuto che il Consiglio è stato eletto per fare tutto, anche assolvere un compito assolutamente straordinario quale quello di legiferare in materia statutaria. Noi ci chiediamo se questo Consiglio sia stato nel frattempo sollevato dalla necessità di legiferare sull'ordinario e riteniamo del tutto anomalo che, nel momento in cui esiste, ripeto, un nuovo rapporto tra le due istituzioni, esecutiva e legislativa, non ci poniamo il problema di mantenere in capo al Consiglio regionale una funzione di controllo che non sia quella di mero ascolto delle enunciazioni di un Presidente che oggi ha l'autorità e la facoltà di scegliersi la Giunta regionale, teoricamente senza neanche consultare le forze politiche presenti in Consiglio.

Mi rendo conto che in questo momento in Sardegna l'atteggiamento generale dell'opinione pubblica rende difficilmente comunicabile questa posizione, nel senso che se noi volessimo rimarcare presso l'opinione pubblica l'importanza della centralità della democrazia che viene garantita da quest'Aula rispetto alla monocrazia del potere che invece è accentrato nelle mani del Presidente, probabilmente intraprenderemmo una battaglia di comunicazione destinata alla sconfitta, perché oggi la popolazione tende ad avere come punto di riferimento l'uomo, la persona, l'istituzione esecutiva della Giunta, che risolve da solo tutti i problemi, nonostante il Consiglio regionale sia un freno, in quanto la democrazia, il confronto, il dialogo che si sviluppa in Consiglio regionale è comunque un freno alla rapidità delle decisioni e alla facilità con cui queste possono essere prese. E' vero è un freno, io sono d'accordo, però è anche l'unico modo per stabilire una compensazione tra le differenti posizioni che sono comunque espressione di diverse parti della società civile sarda, e il Consiglio deve rappresentare tutte le parti presenti nella società civile sarda e non solo qualcuna. Per questo, colleghi, in particolare colleghi del centrosinistra, sempre estremamente sensibili al problema del rapporto tra potere esecutivo e potere legislativo, noi vi richiamiamo alla necessità di mantenere in capo al Consiglio quelle importanti parti decisionali che rappresentano motivo stesso della sua esistenza.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 30 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Grazie, onorevole Presidente. Mi dispiace che su un tema così rilevante pochi colleghi possano valutare, già in questo primo frangente del dibattito, la consistenza istituzionale di questo emendamento. I consiglieri che non voteranno questo emendamento non saranno più tali, nel senso che perderanno tutte le loro prerogative nel legiferare in materia urbanistica e di pianificazione territoriale paesistica. C'è una regione che sul piano urbanistico e paesaggistico è più illuminata di tutte le altre in Italia; una regione che è sempre stata governata dalla sinistra: l'Emilia Romagna. Nella evoluzione della pianificazione urbanistico-territoriale e paesaggistica e della ricomposizione del ciclo edilizio urbano rispetto a tutte le Regioni l'Emilia Romagna è all'avanguardia. E la norma più recente sulla tutela del paesaggio è la legge regionale 27 marzo 2.000, numero 20, che vi invito a leggere. Vi invito a leggere cosa ha scritto la Regione più a sinistra d'Italia, dove tutte le prerogative sulla pianificazione territoriale paesaggistica sono in capo al Consiglio regionale, che approva, dal piano di coordinamento territoriale a quello di dettaglio, gli indirizzi e le norme per l'attuazione dei piani paesaggistici regionali.

Vedete, sarebbe davvero facile per noi assumere questa come la norma che ha saputo spiegare a voi e a noi quale articolazione deve essere promossa per governare realmente il territorio. E siccome non poteva essere chiesto alla maggioranza della nefasta legislatura passata, che per i numeri e le condizioni normative ha sicuramente complicato la gestione di quest'Aula, anziché regolamentarla, alla maggioranza attuale bisognava chiedere di fare il Piano territoriale regionale e il Piano paesaggistico regionale. Questa era la scansione temporale, che la legge dell'Emilia Romagna ha ben puntualmente individuato; non il contrario, non prima il Piano paesaggistico regionale e poi il Piano territoriale regionale. E in Emilia Romagna le norme di salvaguardia, che pure sono state fatte prima del 2000, guarda caso riprendevano le norme nazionali di salvaguardia. Cioè non hanno aggiunto niente di nuovo, hanno guardato con lungimiranza al concetto della pianificazione regionale territoriale e solo dopo, sapendo che era garantita la tutela del territorio con le norme nazionali, hanno creato il Piano paesaggistico regionale. Tutto approvato dal Consiglio regionale.

Oggi questa prerogativa dei consiglieri regionali (di maggioranza, per essere chiari, perché noi saremmo stati esclusi comunque) viene dimenticata se passa questo principio per cui non si dialoga tra una parte e l'altra, se c'è un Presidente che impone tutto e una maggioranza che supinamente accetta tutto. Noi saremmo stati esclusi e quindi la competenza per noi era già limitata, la possibilità di partecipare era già limitata. Sarà tutta vostra l'assoluta capacità di incidere sulla pianificazione territoriale paesaggistica regionale, e vi invito a guardare tutte le norme di tutte le Regioni italiane: dalla Calabria al Lazio e alla vostra Toscana, tutto è in capo al Consiglio regionale. In tutte le norme che vi invito a guardare…

PIRISI (D.S.), relatore. Le dovevate guardare prima!

PILI (F.I.). L'unico Consiglio regionale che non avrà più la competenza e la potestà per regolamentare questa materia sarà il Consiglio regionale della Sardegna! E voi, consiglieri della maggioranza, vi state autolimitando, vi state sottraendo il potere di regolamentare e decidere questo passaggio.

E avete deciso, collega Marrocu, hanno deciso altri per voi, vi è stato già sottratto questo potere! E vi accorgerete, quando arriverà il Piano paesaggistico regionale, che l'azione della Giunta regionale, del Presidente e forse, per quel poco - le virgole - su cui potrà incidere, dell'Assessore, limiterà le possibilità di sviluppo e voi non potrete certo incidere come invece lo status di consigliere regionale prevede. Non quello dato dagli emolumenti, ma quello che attribuisce il potere di incidere su una politica di pianificazione territoriale come questa.

Questo è uno degli elementi su cui faremo una battaglia politica e istituzionale. Lo dico a quei consiglieri che sono appena entrati in Consiglio regionale: si sta sottraendo questo potere al controllo del popolo e il controllo del popolo non è il controllo di un Governo. Il popolo è rappresentato da quest'Aula, non da un Presidente. Questa è un'Aula parlamentare che ha il compito di valutare nel dettaglio le scelte di pianificazione, perché la pianificazione è sviluppo economico. Non si può delegare, questo Consiglio regionale non può sottrarre a se stesso il compito di valutare tutte le scelte di ogni singolo territorio. Ai tanti sindaci che sono pure presenti nel centrosinistra vorrei chiedere: come è possibile che gli interessi dei territori non debbano più essere rappresentati e valutati compiutamente da quest'Aula, ma siano invece delegati a una aerofotogrammetria, in base alla quale qualcuno sceglierà un episodio urbanistico, architettonico, ambientale in maniera arbitraria e senza confronto? La Commissione consiliare, secondo questa norma che avete proposto, non potrà dire niente; il parere della Commissione consiliare, che è l'aspetto più marginale della valutazione istituzionale di un Consiglio regionale, non potrà essere espresso. La Commissione semplicemente invierà al Presidente della Regione un foglio di carta contenente alcune valutazioni, anche quelle assolutamente calmierate e annacquate da tutte le valutazioni di merito sul pericolo di andare a casa o meno: "Ci manda o non ci manda a casa se usiamo la parola ...?" Pensate che in Commissione urbanistica c'è stata una discussione all'interno della maggioranza se il Presidente della Regione debba "illustrare" o "esporre" le linee di indirizzo! No, colleghi, il Presidente della Regione non viene qui né per illustrare né per esporre. E' il Consiglio regionale che decide e trasmette al Presidente della Regione le linee di indirizzo, perché competenza specifica di quest'Aula è dare indirizzi su una politica così rilevante come quella della gestione del territorio.

Volete sottrarre a voi stessi questo potere? Fatelo pure. Noi saremmo stati comunque esclusi, non avremmo avuto comunque, in un regime di maggioranza così ampia e così larga, la possibilità di dialogare con chi invece si è arroccato su posizioni estremiste e assolutiste. E' evidente che su questo faremo tutto quello che è necessario, cercheremo, nelle dichiarazioni di voto, di farvi capire quel che succede nelle altre Regioni, cosa significa pianificazione territoriale...

PIRISI (D.S.), relatore. Perché non lo avete studiato prima? Onorevole Pili, sono tre ore che sta pontificando, lei è stato Presidente della Regione!

PILI (F.I.). Onorevole Pirisi, vedo che l'argomento la stuzzica e la richiama al suo ruolo di consigliere regionale! Ne approfitti adesso perché tra un po' non lo potrà nemmeno più fare.

PIRISI (D.S.), relatore. Si dovrebbe vergognare tacendo!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi!

PILI (F.I.). Tra un po' non potrà nemmeno più disturbare l'Aula perché le sarà vietato anche quello!

PILI (F.I.). Onorevole Pirisi, lei ha una responsabilità politica in materia di pianificazione territoriale molto più elevata di quella che ha avuto il quinquennio del nostro governo, perché lei sa che i Piani territoriali paesistici sono stati approvati dal centrosinistra, da un suo compagno di partito, l'onorevole Cabras, e sono decaduti quando era in carica la Giunta Palomba. Lei non conosce le norme, continua a fare il D'Artagnan senza averne né i titoli né gli strumenti e credo che davvero abbia dimostrato di essere un tappeto.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la prossima volta la richiamerò ufficialmente. Le Consiglio, anche nella sua qualità di Presidente di Commissione, di non assumere più un simile comportamento, almeno fino a quando presiedo io!

PIRISI (D.S.), relatore. Va bene.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 31 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Così come dicevo per l'emendamento precedente, anche in questo emendamento riproponiamo il tema importante del ruolo del Consiglio regionale. Diciamo che la Giunta regionale deve tenere in debita considerazione il parere vincolante del Consiglio regionale, cioè se non passa l'elemento cardine secondo il quale è il Consiglio regionale che approva il Piano paesaggistico regionale, così come avviene nelle altre Regioni italiane, e specificatamente in Emilia Romagna, dove meglio si è interpretato il concetto di pianificazione territoriale, noi vi chiediamo di valutare con un minimo di attenzione il fatto che il parere della Commissione e del Consiglio regionale nel suo complesso debba essere vincolante. Altrimenti è ridicolo che il Consiglio regionale possa esprimere un parere se poi chi è demandato ad accoglierlo può farne carta straccia e buttarlo in un cestino. Il Consiglio regionale esprime il suo parere se è vincolante, perché è l'organo cardine di una democrazia. L'Aula parlamentare riveste il ruolo principe dell'istituzione regionale e nessuno, nessuna maggioranza, di oggi, di ieri o di domani, può relegare il ruolo del Consiglio regionale alla espressione di un parere consultivo. E' meglio non dare pareri consultivi, perché se accettassimo questa logica, la politica non si farebbe più qui, le istituzioni non sarebbero più qui, sarebbero in qualche società per azioni che pianifica, all'interno del proprio consiglio di amministrazione, dove comprare o non comprare i terreni, dove è meglio svincolare piuttosto che mantenere i vincoli. Perché questo capiterà, colleghi, ci saranno le lobby di pressione che andranno da Tizio e da Caio della Giunta o da chicchessia per dire: "A noi interessa questo o quest'altro" e nessuno potrà tutelare il ruolo principe del Consiglio regionale di pianificare e verificare se ci saranno quelle azioni speculative che noi stiamo paventando. Azioni speculative che sono chiare, che sono evidenti, che sono davanti agli occhi di tutti. Quando si dice che per tre o quattro anni si bloccherà il territorio regionale si sta dicendo che è libero arbitrio del mercato rivolgersi agli speculatori di turno per acquistare a basso costo ora e ritrovarsi notevolmente aumentato tra quattro o cinque anni il valore degli immobili acquistati .

E' una partita rilevante, colleghi, e i circa duemila emendamenti hanno solo una giustificazione: non stiamo discutendo di una semplice legge, stiamo discutendo del futuro della Sardegna e voi avete il compito di guardare a quei duemila emendamenti con questo obiettivo, per capire che questa legge non può passare in Consiglio regionale come una norma qualsiasi. Bloccare la Sardegna per quattro o cinque anni significa farla cadere nel baratro e noi non ve lo possiamo consentire e non ve lo consentiremo in alcun modo. Sarà una seduta a oltranza, avete proposto di fare la notte e noi faremo e notte giorno qui per difendere gli interessi della Sardegna e, consentitecelo, anche il vostro status istituzionale, quello di parlamentari eletti, sia gli eletti nel listino regionale sia tutti gli altri, che oggi stanno abdicando totalmente al loro ruolo di consiglieri regionali e stanno mettendo nelle mani del Governatore di turno il potere di pianificare.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PILI.) Per quale motivo gli onorevoli Masia e Giorico hanno presentato in Commissione un emendamento che prevedeva che il parere fosse vincolante? Perché quell'emendamento è stato bocciato dalla maggioranza? E perché i firmatari non l'hanno ritirato e quel giorno non si sono presentati in Commissione? Me lo dovete spiegare, dovete spiegare a quest'Aula perché due consiglieri autorevoli di questa maggioranza hanno presentato un emendamento in cui chiedevano che il parere della Commissione fosse vincolante e poi, il giorno dopo, tutta la Commissione è stata convocata dal Governatore di turno in viale Trento, sculacciata, tiratina d'orecchie e non si sono più presentati in Commissione. Forse qualcuno li ha costretti a ritirare una richiesta di parere vincolante della Commissione? E stiamo parlando di una subordinata rispetto alla prima ipotesi che abbiamo avanzato. Ecco, quello che ci spaventa è che voi abbiate posto in essere un atteggiamento che è reso palese da quell'emendamento che è lì e sarà da noi richiamato puntualmente nelle dichiarazioni di voto.

Vorrei che ogni collega della opposizione riprendesse quell'emendamento degli onorevoli Masia e Giorico, due esponenti di questa maggioranza, che hanno proposto il parere vincolante della Commissione. E come ha votato il Presidente della Commissione, che dovrebbe rappresentare l'unicità della posizione della Commissione, il ruolo della Commissione, essere il garante della autorevolezza della Commissione stessa? Voto contrario!

Quell'emendamento non è stato ritirato perché i colleghi Masia e Giorico non se la sono sentita di ritirarlo e non hanno partecipato, ciascuno con una diversa scusa, ai lavori della Commissione. Non hanno partecipato perché disapprovavano l'obbligo che gli era stato imposto di ritirare l'emendamento. Loro non l'hanno ritirato e la maggioranza ha bocciato quello che è un comune sentire. Se ognuno di voi, nei corridoi, negli angoli di questo Consiglio regionale potesse liberamente rispondere alla domanda: "Vi sembra giusto che non possiate più decidere in merito alla pianificazione territoriale in Sardegna e che questa materia sia delegata al Presidente di turno?", sono convinto che direbbe di non essere d'accordo sul piano personale. La realtà è che invece siete costretti a rimettere il mandato di consiglieri regionali sul compito più importante, non quello di tutelare l'ambiente, ma quello di far coincidere la tutela ambientale con lo sviluppo economico.

E' troppo facile mettere tutto sotto una campana di vetro, lo può fare chiunque, il problema è conciliare la tutela ambientale con lo sviluppo economico, questo è l'alto compito di questo Consiglio regionale. Non lo volete fare? Non fatelo! E' chiaro che la ruota gira, colleghi. Voi sapete che scelte di questo genere sono difficili da sostenere anche all'esterno e quando arriverà il piano territoriale paesistico - non oggi, quindi, oggi questa legge passerà, non riusciremo a fermarla, nessuno di noi riuscirà a fermarla, avete numeri, consistenza, imposizioni fortissime - qualcuno di voi vorrà protestare, ma sarà una protesta che non avrà nessuna possibilità di approdare in quest'Aula parlamentare, perché nessuno di voi potrà esprimere un parere su quell'atto di pianificazione territoriale paesistica della Regione.

Allora ognuno sceglie la propria strada, ogni aiuola dà i fiori che può dare, diceva qualcuno. Questo è un fiore che nasce già appassito, è un fiore che non ha davvero nessuna speranza di conoscere l'alba e il sole. E' quello che in qualche modo io credo voi dobbiate prendere in considerazione. Spero che riusciremo a soffermarci su questo articolo tutta la giornata di oggi, di domani e di domenica, perché credo che su questo articolo bisognerà fondare uno degli aspetti più importanti di questo passaggio legislativo.

Vogliamo che ognuno di voi sia consapevole del fatto che il giorno dopo l'approvazione di questa legge, tra dieci, quindici giorni, non sappiamo quando, dipenderà da voi, non da noi, si potrà spogliare del ruolo di consigliere regionale che pianifica e dà indirizzi. Ma come possono partiti autorevoli come quello dei Democratici di Sinistra - mi rivolgo al capogruppo Marrocu e al segretario Cugini, che se ci fosse l'onorevole Soru verrebbe da lui sgridato, perché è sempre al telefono, ma siccome io sono un collega non mi permetto di richiamarlo per un motivo come questo, al contrario di ciò che ha fatto qualcun altro - accettare che nella procedura di pianificazione territoriale il Consiglio regionale non abbia nessun ruolo? E' davvero una svolta, una svolta importante di cui credo i sardi terranno conto.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 28 ha facoltà di illustrarlo.

DIANA (A.N.). Lunga vita all'onorevole Cogodi, quanto ci manca e che battaglie avrebbe fatto su una materia di questo genere e su un argomentare di questo genere! Ma come è possibile, colleghi, che nessuno abbia pensato che stiamo abdicando o state abdicando al vostro ruolo o, come si diceva una volta, che qualcuno sta versando il cervello all'ammasso? Non è assolutamente possibile! E' strumentale questo emendamento? Può essere definito strumentale il fatto che il Consiglio voglia riappropriarsi di una competenza che è legittimo che abbia? E' veramente inaudita questa posizione, pensare che un argomento di questo genere e di questo tenore, che determinerà lo sviluppo di tutte le future generazioni della Sardegna, se ben orientato e disciplinato in legge, possa essere demandato alla Giunta regionale! Mi pare veramente strano, oppure ci deve essere qualche cosa dietro, lasciatemelo pensare! Io non ho mai creduto ai santoni, sono un mediocre credente, ma ai santoni non credo, però sembrerebbe che vi abbia dato una benedizione e da quel momento tutti voi ragioniate nello stesso modo. Infatti è difficile pensare che nessuno di voi sia d'accordo con questo emendamento e non si capisce perché si sia voluta formulare la norma in questo modo. Io una spiegazione ve la do, colleghi, ed è questa: l'unico garante fuori del Consiglio regionale - dico l'unico garante - è il Presidente della Regione, essendo eletto direttamente, essendo un plenipotenziario, ed è anche l'unica persona che ha potuto permettere la formulazione di una norma di questo genere e che quindi se ne fa garante, non nei confronti dei partiti o dei consiglieri regionali, ma di tutti quei soggetti che hanno preteso questa garanzia.

E la garanzia il presidente Soru non potrebbe darla investendo della questione il Consiglio regionale, perché qua probabilmente ci sono molti consiglieri che ragionano con la propria testa. Dico molti in quanto noto che qualcuno comincia a non ragionare più con la propria testa, dato che, se così non fosse, ci farebbe capire cosa pensa, invece questo non succede. Ecco che la motivazione non può che essere solo ed esclusivamente questa.

Badate, questo è un argomento importantissimo, la Giunta regionale fa e disfa, dispone tutto, sia per la pianificazione, sia per la redazione dei piani. E per tutto ciò che riguarda lo sviluppo economico conseguente tutto quanto va in un'unica direzione, nella direzione che vogliono quelle menti perverse che ritengono che la Sardegna debba diventare una riserva indiana. La Sardegna non può diventare una riserva indiana; la Sardegna è dei sardi e sono i sardi che decidono come meglio utilizzare il loro territorio, come meglio salvaguardarlo, ma non può essere che per un presunto attaccamento smodato all'ambiente il presidente Soru dia garanzie in nome e per conto del Consiglio regionale, certamente, e di tutti i cittadini sardi.

Questa è una norma che ci vede impegnati e non a caso ci sono tre emendamenti, per quanto diversi, il cui contenuto alla fine è lo stesso. Noi riteniamo che su questa materia non possiamo mollare, ma vi invitiamo, colleghi della maggioranza, a non desistere. Presentate voi un emendamento, fate qualcosa ma non addormentatevi su questo punto, perché sarebbe veramente la rovina del Consiglio regionale.

Ho detto al presidente Soru, in altre circostanze, che questo non è un consiglio di amministrazione dove contano i pacchetti azionari. Qua no, qua contano i cervelli, conta ciò che la gente pensa, conta la capacità di ragionamento e guai a noi se ci lasciamo toccare anche questa. Quindi faccio un ulteriore invito, e sono già una decina stamattina gli inviti caduti nel nulla, perché l'attenzione che i consiglieri del centrosinistra hanno riservato a noi non è neanche simile all'attenzione che invece noi riservavamo alle argomentazioni dell'onorevole Cogodi, che in quest'aula tuonava e rimbombava, certo molte volte strumentalmente, ma mai mai avrebbe abdicato al suo ruolo e mai avrebbe permesso che il Consiglio regionale rinunciasse a una prerogativa che è sua e solo sua.

Voi lo state permettendo, questa è una denuncia che io faccio e che faremo certamente d'ora in avanti quotidianamente, sempre cercando di far capire alla gente che il Consiglio regionale ha venduto il cervello all'ammasso!

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 29 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Credo che anche questo emendamento punti a rappresentare la chiara incongruenza che è stata proposta in sede di prima applicazione della presente legge. Questa infatti è la prima elementare incongruenza, che anche un profano potrebbe comprendere: sono norme urgenti e provvisorie di salvaguardia e si propone una prima applicazione, come se ce ne potesse essere una seconda. Se la legge è urgente e provvisoria è evidente che non ci può essere una seconda applicazione.

Ma ciò che più è grave è che voi prevedete di approvare, anzi di far approvare dal Presidente della Regione il Piano paesaggistico regionale articolato in ambiti territoriali omogenei. Chi ha scritto questa norma non ha nessuna competenza né sul piano urbanistico né su quello legislativo e, perdonatemi, non ne ha nessuna nemmeno sul piano giuridico. Basterebbe leggersi che cosa contempla la norma sulla realizzazione delle fasi della pianificazione paesaggistica, laddove si pone il principio delle aree vincolate in modo selettivo.

La legge Galasso, che è intervenuta tanti anni fa, aveva un obiettivo preciso, quello di passare dai vincoli diffusi che negavano i diritti, che negavano lo sviluppo economico, a precisi criteri per l'individuazione dei beni paesaggistici e culturali da sottoporre a vincolo. Non qualcosa di generalista per cui, per esempio, una chiesa romanica viene salvaguardata nel comune di Laconi, ma in quello di Iglesias no. Stabilire il criterio che in tutta la Sardegna le chiese romaniche sono salvaguardate è cosa diversa, l'approccio non è discrezionale secondo il territorio. E' pertanto incongruente e assolutamente illegittimo questo comma che prevede che si possa fare una articolazione per territori omogenei. Non c'è un territorio omogeneo, c'è un bene selettivamente individuato dalla norma che deve essere assolutamente posto alla base della tutela del paesaggio. E la ratio della norma vi sfugge quando prevedete che si possa fare un'articolazione per territori omogenei. Magari si inizia dal territorio Arbus o di Villasimius e si punisce la Gallura, perché lì c'è il Master Plan e non siamo riusciti a comprare, quindi bisogna punirli perché hanno pagato di più quelle aree rispetto a quanto, invece, ha offerto qualcun altro!

Lo vedremo nel dettaglio quando parleremo delle aree omogenee, così come le chiamate voi. Noi siamo contenti che voi manteniate questo comma, perché nel momento in cui prevedete aree omogenee, noi vogliamo fare aree più omogenee ancora, vogliamo entrare nel dettaglio di ogni singolo comune per dimostrarvi che questo comma è irrazionale, è assolutamente improponibile sul piano normativo e assolutamente incongruente sul piano della pianificazione territoriale, e dimostreremo, con i nostri emendamenti, che non si può fare una pianificazione per comuni. Non si fa la pianificazione territoriale salvaguardando questo o quel comune, ma non la si fa nemmeno per territori omogenei, perché la Sardegna è unica e indivisibile. E la Sardegna ha beni che possono selettivamente essere individuati dal Consiglio regionale, che è chiamato, così come in tutte le Regioni d'Italia, a individuare i beni di cui agli articoli 136, 138, 141 e 142 del Codice Urbani. Non possiamo andare oltre.

Per essere chiari, non possiamo aggiungere ulteriori tipologie di beni rispetto a quelli già indicati in legge, perché se lo facessimo sarebbe incostituzionale. E noi siamo convinti che nelle fattispecie degli articoli 136, 138, 141 e 142, esclusi i vulcani e i circhi glaciali, si intraveda la possibilità di tutelare in Sardegna tutto ciò che il Consiglio regionale decide di tutelare. Se così non facessimo, anzi se così non faceste, probabilmente avvalorereste la tesi secondo la quale ogni consigliere regionale può presentare un emendamento per un singolo comune. Molti sindaci, per esempio, anche in accordo con gli organismi ecclesiastici per i luoghi di culto, propongono di riconvertire aree, territori, immobili per un uso sociale. E se il piano territoriale paesistico dice che questo non è possibile, si può fare un emendamento specifico per quel comune? No, se non è previsto nella norma generale questo non sarà possibile.

E' per questo motivo che noi chiediamo, con questo emendamento, di introdurre una semplice parola, "non", così che la formulazione del comma 3 diventi: "In sede di prima applicazione della presente legge il Piano paesaggistico regionale non può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei", perché il Piano paesaggistico regionale è unico e selettivamente deve individuare tutti i beni da sottoporre alle categorie separate di principio e pratica indicate nell'articolo 142 del Codice Urbani. E' evidente che se non si conosce ciò che dice il Codice Urbani, noi avremo davvero la possibilità, nelle prossime ore, di lasciarlo agli atti, perché si sappia un domani, in ogni singolo comune, chi ha scelto di applicare norme assolutamente improvvide, che certamente non danno la certezza di diritto alla Sardegna tutta: non la danno ai comuni, non la danno ai sindaci, non la danno ai beni. Se, per esempio, qualcuno dei professori illuminati che voi sceglierete per fare il piano paesaggistico regionale, si dimentica di un bene artistico, architettonico o ambientale, perché - diciamo così - l'aerofotogrammetria ha dovuto saltare l'area in cui è situato a causa magari della presenza di qualcosa di abusivo, quel bene non sarà tutelato, mentre sarebbe stato più corretto, così come dice la norma, individuare la tipologia del bene e la categoria in cui inserirlo.

Questo non l'avete voluto fare e ci proponete un obbrobrio giuridico sostanziale per dividere il Piano paesaggistico regionale in territori omogenei. Noi abbiamo proposto come territori omogenei i territori dei confini comunali. Sfido chiunque a dimostrare cosa ci sia di più omogeneo di un singolo territorio comunale, dove la pianificazione urbana è articolata con quella territoriale.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.

PIRISI (D.S.), relatore. Il parere della Commissione è contrario sugli emendamenti numero 27, 33 e 34. Presidente, sto cercando di essere rapido, non voglio argomentare i motivi che portano la Commissione ad esprimere un parere contrario.

PRESIDENTE. Deve esprimere solo il parere onorevole Pirisi, i commenti li farà in seguito.

PIRISI (D.S.), relatore. Lo dicevo perché l'onorevole Pili sta, in ritardo, cercando di studiare qualcosa. Sugli emendamenti numero 26, 10, 28, 35, 6, 30, 31, 32 e 29 il parere è contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze e urbanistica. Signor Presidente, il parere della Giunta sugli emendamenti all'articolo 1 è conforme al parere della Commissione.

PRESIDENTE. Direi che possiamo concludere i lavori di questa mattina a questo punto. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, soltanto per chiedere un chiarimento sul significato del termine "non si accetta", considerato che è la prima volta che lo sentiamo. Il Presidente della Commissione ha espresso su alcuni emendamenti parere contrario mentre per altri ha detto "non si accetta". Se fosse possibile vorrei che fosse esplicitato meglio il significato di questa espressione.

PRESIDENTE. E' contrario, onorevole Pili, sintetizzo io l'opinione dell'onorevole Pirisi. La non accettazione è una contrarietà di fatto. Essendo questa una prerogativa della Presidenza del Consiglio, noi ringraziamo per l'aiuto il presidente Pirisi, ma l'emendamento era stato già ammesso alla discussione in Aula. La seduta è sospesa, riprenderà questo pomeriggio alle ore 15 e 30.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Essendo convocata la quarta Commissione per le ore 15 come è possibile che l'Aula possa riprendere alle 15 e 30?

PRESIDENTE. Penso che sia possibile, valuteremo alle 15 e 30 se la Commissione ha terminato i lavori.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 57, viene ripresa alle ore 15 e 36.)

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, al termine dei lavori antimeridiani il Presidente aveva comunicato che la seduta sarebbe ripresa dopo la riunione della quarta Commissione, i cui lavori credo non siano ancora ultimati, per cui credo siano opportuni dieci minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Non per non accondiscendere alla richiesta di sospensione di dieci minuti, ma per confutare quanto diceva il collega Diana, in quanto il Presidente, nel chiudere i lavori antimeridiani, non ha detto che la seduta non sarebbe ripresa in costanza dei lavori della Commissione, ma che si sarebbe valutata la situazione. Una volta che il Presidente dell'Assemblea accetta, in base all'articolo 38 del Regolamento, che una Commissione possa riunirsi in concomitanza con la seduta del Consiglio è evidente che i lavori possono tenersi contestualmente. Tuttavia ritengo di poter accogliere la richiesta di dieci minuti di sospensione per poi riprendere regolarmente i lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Credo, Presidente, che l'assenza del Presidente della Commissione urbanistica dia a lei la possibilità di sospendere i lavori anche senza che nessuno lo chieda espressamente. La quarta Commissione è ancora riunita, bisogna prendere atto di questo, perché senza la presenza del Presidente della Commissione credo che sia inopportuno proseguire. Sostengo la richiesta.

PRESIDENTE. Mi sembra che non dobbiamo togliere autorevolezza a nessuno. Il Capogruppo di Alleanza Nazionale aveva chiesto una sospensione e il Presidente accoglie la richiesta. I lavori riprenderanno alle ore 16.

(La seduta, sospesa alle ore 15 e 39, viene ripresa alle ore 16 e 03.)

PRESIDENTE. Abbiamo terminato la presentazione degli emendamenti, iniziamo la discussione dell'articolo 1 e dei relativi emendanti. Vorrei ricordare ai colleghi che si è più o meno concordato che le iscrizioni a parlare debbono essere segnalate alla Presidenza durante il primo intervento.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo sul Regolamento perché credo che le sue parole testimonino l'irritualità della proposta che lei ha avanzato. Mi riferisco all'essere "più o meno" d'accordo sul fatto che ci si debba iscrivere immediatamente nella discussione dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti. Non è assolutamente così, perché c'è una chiara disciplina regolamentare che esclude l'ipotesi della iscrizione durante il primo intervento, che è richiamata soltanto per quanto riguarda la discussione generale dell'intero provvedimento, e siamo nella fattispecie dell'articolo 77 del Regolamento. L'articolo 84, comma 10, dice che gli emendamenti sono discussi insieme all'articolo secondo i tempi e le modalità di cui all'articolo 78, seguendo l'ordine di presentazione o l'ordine logico dato dal Presidente. Se si va a vedere l'articolo 78 ci si potrà rendere conto che è diverso dal 77, perché il 77 disciplina l'iscrizione nel dibattito soltanto per quanto riguarda la discussione generale, mentre l'articolo 78 dice che ci si iscrive quando lo si ritiene opportuno durante la discussione dei singoli emendamenti.

E' una prassi consolidata, intanto dell'ultima legislatura, ma è assolutamente disciplinata la separazione tra la discussione generale e la discussione dei singoli articoli ed emendamenti. Quindi questa procedura non può essere stravolta e l'interpretazione delle norme regolamentari è chiara, perché è richiamato esplicitamente l'articolo 78 del Regolamento e nient'altro. Credo che il fatto stesso che non sia richiamato l'articolo 77, bensì il 78, dia assolutamente chiarezza interpretativa alla norma regolamentare.

E' evidente, Presidente, che questo è un elemento che noi vorremmo che lei accogliesse senza porlo in votazione, per consentire uno svolgimento dei lavori dell'Aula più consono al Regolamento, considerato che già in precedenza il Presidente del Consiglio, con un'interpretazione arbitraria, concesse alla Giunta quaranta minuti di tempo, applicando una norma inesistente, sommando cioè i tempi previsti per due mozioni, in maniera assolutamente poco corretta. Quindi chiediamo che almeno in Aula, considerato che non è stato fatto nelle Commissioni, venga applicato il Regolamento.

PRESIDENTE Onorevole Pili, non so se si riferisca a quando era lei Presidente della Regione e in situazione analoga parlò per più di quaranta minuti!

PILI (F.I.). No.

PRESIDENTE. No? Non intendeva riferirsi a quella circostanza? Ma anche allora avvenne questo, glielo posso garantire, e tutti noi l'ascoltammo con molta attenzione.

PILI (F.I.). Eravamo nella fattispecie dell'articolo 120, Presidente.

PRESIDENTE. Le sto dicendo che non so a che cosa lei si riferisca.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Detto questo accolgo la sua richiesta, perché intanto non cambierebbe niente, basta infatti iscrivere tutti i componenti del Gruppo, quindi non riesco nemmeno a capire la polemica che lei sta facendo. Si iscrive a parlare nella discussione dell'articolo 1? Lei è iscritto? Allora, prego, prenda la parola.

PILI (F.I.). Qual è la prassi per l'iscrizione successiva?

PRESIDENTE. Lei se ne freghi, vada avanti!

PILI (F.I.). Credo che ormai quest'Aula, anche per i termini usati dal Presidente, stia degenerando non soltanto nel ridicolo, ma qualche volta anche nel poco educato. Però, prendo atto di questo, spero che i colleghi che mi seguiranno facciano rispettare le norme regolamentari.

Ritengo che si debba comunque intervenire sull'articolo 1 e su tutti gli emendamenti presentati perché questo articolo contiene tutta una serie di elementi che ci inducono a sostenere che non si è tenuto conto di tutto quello che è stato detto in Commissione, da parte non solo della opposizione ma anche della maggioranza. Cioè in questo articolo 1 ci sono elementi cardine e ciò che riguarda il ruolo del Consiglio credo meriti tutta l'attenzione possibile e immaginabile di quest'Aula, perché davvero nel comma 3 è contenuto un esautoramento totale delle funzioni, delle competenze e del ruolo dell'Assemblea legislativa. E ciò sarà evidente, colleghi, nelle prossime ore, quando sarà proposto a quest'Aula un golpe legislativo istituzionale! Ribadisco, golpe istituzionale e legislativo, che viola tutti i regolamenti consiliari e non tiene in alcun modo conto del ruolo del Consiglio regionale, e nelle prossime ore sarà dimostrato che il Consiglio avrà un ruolo di semplice ratifica. Ci sarà per la prima volta nella storia autonomistica un "decreto legge" da convertire senza che Consiglio possa intervenire in alcun modo. Penseranno i signori della Giunta e forse qualche illustre e illuminato consigliere regionale, sostenitore della testi che bisogna abbassare la testa, punto e basta, che ci sarà una delibera di Giunta. Chiunque parli di decreto è un incompetente, si tratta di una delibera! Il decreto è un'emanazione diretta delegata a un Assessore o al Presidente solo se una legge prevede questo tipo di atto. Stiamo parlando di una delibera, che questo Consiglio regionale tra poche ore sarà chiamato a ratificare senza poterne modificare una virgola, svolgendo quindi un ruolo di passacarte. Questa maggioranza forte, eletta con grande consenso popolare, sarà chiamata al solo ruolo di ratifica, senza poter dire mezzo bah! Ridurrete il ruolo del Consiglio regionale a quello di un passacarte se lascerete che quella logica passi - e passerà - senza nessun dibattito, perché quello che è avvenuto in Commissione urbanistica ha del vergognoso e dello scandaloso: non è stato consentito di discutere, non sono stati dati i termini previsti dall'articolo 41 del Regolamento, che assimila i lavori della Commissione a quelli dell'Aula. E' stato fatto un golpe nella gestione dei lavori che esautora il ruolo della Commissione ed esautora il ruolo di indirizzo del Consiglio regionale e questo, come vedremo nelle prossime ore, sarà l'anticipo di ciò che nella storia legislativa voi state andando a prevedere al contrario di tutto quello che succede nel resto d'Italia circa il ruolo dei consigli regionali.

Io vorrei che i colleghi che hanno la possibilità di utilizzare strumenti più diretti rispetto a quelli che possiamo utilizzare noi con alcune Regioni, cito per tutte la Toscana e l'Emilia Romagna, che nella linea di conduzione politica difficilmente hanno cambiato colore e segno politico negli anni, verificassero a chi in queste Regioni è stata assegnata la funzione legislativa in materia di pianificazione territoriale urbanistica e paesaggistica. I dominus politici di questo Consiglio regionale - lo voglio dire ai consiglieri neofiti, quelli che sono appena arrivati, con tutto il rispetto - stanno approfittando della vostra inesperienza per carpirvi subito il potere di decidere in pochi e di escludere appunto quelli che sono appena arrivati. Aprite gli occhi, non fidatevi di quello che dico io, guardate le norme, verificate cosa succede negli altri consigli regionali e vi renderete conto che c'è un manipolo di personaggi che sta esautorando il Consiglio regionale, approfittando del fatto che siete dei neofiti, che siete appena arrivati, che non conoscete le norme che regolano la pianificazione urbanistica, territoriale e paesaggistica. Vi renderete conto di quello che state subendo, ve ne accorgerete negli anni che verranno di questa lunga legislatura che durerà cinque anni, perché nessuno si dimetterà, nessuno avrà mai il coraggio di dimettersi. Nessun TAR scioglierà questo Consiglio regionale e saranno cinque anni in cui noi dovremo soltanto ratificare, fare i passacarte. Questa è la realtà colleghi, saremo i passacarte di chi non ha la competenza per distinguere che cosa è un Piano paesaggistico regionale e un quadro di riferimento e di coordinamento della pianificazione regionale. Qui si invertono i termini rispetto a qualsiasi altra regione italiana dove prima si fa il Piano territoriale urbanistico e poi si fissano le condizioni del Piano paesaggistico regionale, che individua gli elementi essenziali da sottoporre a tutela. In tutta la scala regionale per ogni territorio ci saranno dei codici, delle norme, dei vincoli univoci; non c'è un vincolo che vale per la Gallura e non anche per la costa di Arbus. I vincoli vanno codificati in categorie nettamente separate sia a livello di principio che pratico, e sono tutti quelli puntualmente indicati negli articoli 136, 138, 141 e 142 del Codice Urbani. Andate a vedere quali sono stati indicati nella legge nazionale, gli unici su cui il Consiglio regionale può intervenire, non nella tutela, ma nella individuazione e valorizzazione dei beni patrimoniali.

Bene, colleghi, voi accetterete senza discutere. Noi abbiamo fatto degli emendamenti provocatori e li abbiamo argomentati, ma questo non ha niente di provocatorio e credo che ognuno di voi lo possa comprendere. Mi rivolgo ai colleghi di maggiore esperienza, come il collega Secci, lo stesso collega Orrù, che sono stati o sono sindaci: chi approva il piano urbanistico comunale, la Giunta comunale o il Consiglio comunale? Chi stabilisce gli indirizzi, la Giunta o il Consiglio? Qui siamo nell'ambito nella pianificazione regionale, la competenza degli indirizzi non può essere della Giunta, perché altrimenti stiamo ribaltando la logica, stiamo ribaltando il concetto! Pensate che nella Regione Toscana, il Presidente della Regione riceve dal Consiglio regionale le norme di indirizzo, senza che lui nemmeno le proponga. Il Consiglio regionale le elabora autonomamente e le impone al Presidente della Regione. Le impone! E invece qui capita l'esatto contrario.

Colleghi, questo sarà un dibattito lungo, sono in gioco le prerogative del Consiglio regionale e credo che noi tutti, della opposizione, ma anche voi colleghi nuovi e meno nuovi della maggioranza, abbiamo il compito di difendere le peculiarità del Consiglio regionale della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, caro collega Cugini, io credo che noi siamo arrivati adesso alla discussione della sostanza di questo provvedimento. Nel senso che, seppure con lentezza, stiamo per discutere argomenti che stanno particolarmente a cuore al Consiglio per la sua attività legislativa, per cui non penso che sia più possibile né fare il gioco delle parti, né nascondersi dietro un dito per tentare sfuggire alle proprie responsabilità. Il problema che emerge dall'articolo 1 riguarda la sostanza dei rapporti tra i due poteri, entrambi legittimamente rappresentati, perché diretta promanazione della elezione, quindi diretta espressione della volontà popolare, e cioè il potere esecutivo, che sta in capo al Presidente della Regione e alla Giunta composta da Assessori scelti dal Presidente stesso, e il potere legislativo che sta in capo al Consiglio regionale.

Questa è la prima occasione in questa legislatura in cui affrontiamo la discussione di una legge, oltretutto una legge di grande importanza, che regolerà lo sviluppo paesaggistico e urbanistico della Sardegna e contemporaneamente al discutere problemi importantissimi legati allo sviluppo e alla conservazione del territorio decidiamo l'impostazione che questo Consiglio regionale intende dare ai rapporti tra il potere esecutivo e il potere legislativo. Ecco, io credo che per tutti gli ottantacinque consiglieri presenti in quest'Aula questo sia un momento importante, che prescinde dalle collocazioni politiche di maggioranza e minoranza e che, invece, si riallaccia alle origini e convinzioni culturali di ciascuno di noi. Nel senso che chi di noi crede nel parlamentarismo o nel presidenzialismo regolato da equilibri parlamentari ha nell'iter di approvazione di questo testo di legge l'occasione di dimostrarlo. Chi di noi non ha particolare sensibilità verso questo tipo di problematiche, o perché non ce l'ha per cultura o perché ha deciso che vale la pena di dimenticarsi che esse esistono e che quindi si possa dire tiremm innanz, come fece Amatore Sciesa, legittimamente oggi può non porsi nessun problema e come una falange avanzare in maniera blindata verso il radioso futuro. Però io credo che in questo momento l'intero Consiglio stia riflettendo sul fatto che ciò che stiamo per fare sia estremamente importante.

Guardate, l'obiettivo dei Riformatori, lo dico in maniera assolutamente palese, perché lo sia anche per i colleghi della minoranza, così come lo è per coloro che stanno in maggioranza, non è quello di fare la legge urbanistica, nel senso che a noi non compete fare la legge urbanistica. Se avessimo vinto le elezioni avremmo avuto questo onere e avremmo dovuto portare in Aula la nostra concezione sullo sviluppo del territorio in Sardegna, invece è un onere che compete alla maggioranza. A noi che siamo in minoranza compete però l'onere di migliorare la legge che ci state proponendo e l'unico strumento di ipotetico dialogo con voi che abbiamo è quello di sollevarci in piedi e ripetere fino all'esaurimento fisico e mentale nostro e vostro sempre le stesse identiche cose, nella speranza che ci sia una resipiscenza da parte di qualcuno di voi, anzi di molti di voi, e che si inizi a ragionare insieme, perché ci avete chiesto, lo ha fatto in particolare il collega Pirisi nei suoi interventi: "Ma insomma tutti i 1800 emendamenti sono la sostanza del vostro cambiamento?". Vi abbiamo risposto: "Assolutamente no!" Gli emendamenti su cui noi vogliamo discutere, parlo dei Riformatori, sono pochi, ma sono emendamenti di sostanza. Il rapporto tra potere legislativo e potere esecutivo è uno degli argomenti che ci interessano, collega Pirisi, su cui vorremmo aprire una discussione e avere una risposta dialogante, se ritenete che temi di questo genere meritino di essere da voi presi in considerazione.

Il collega Capelli, questa mattina, recependo un ragionamento fatto dalla collega Caligaris ha chiesto una sospensione, e la sostanza della richiesta era quella di valutare se in questo testo di legge esistono dei punti su cui trovare un'intesa che possa far cadere 1790 emendamenti, mantenendone sei o sette che sostanzialmente non cambiano la legge, perché la legge non l'abbiamo scritta noi, quindi nemmeno l'approvazione eventuale di quegli emendamenti soddisferebbe la minoranza, le consentirebbe però di abbandonare lo strumento della disperazione, che è lo strumento del non dialogo, del mancato confronto, della sordità reciproca.

Quindi gli emendamenti consentono alla minoranza di svolgere il suo ruolo reale, perché il ruolo reale di una minoranza che voglia dialogare, che voglia prendersi le sue responsabilità non è quello di fare filibustering, cioè ostruzionismo, quello è il ruolo di chi, disperato, non ha nessun altro modo per far penetrare il proprio ragionamento nel muro di gomma che dall'altra parte è stato eretto. Se invece esiste la possibilità di un ragionamento noi la pratichiamo, l'avremmo voluta praticare, ma lo dico veramente senza nessuno spirito polemico, perché credo che la polemica non aiuti, però questa legge è una bandiera che il Presidente della Giunta ha issato in campagna elettorale, che ha continuato a tenere alta subito dopo e che il 10 agosto si è tradotta nel primo dei provvedimenti da cui nasce quello che oggi discutiamo in Aula.

Insomma, io avrei voluto avere come interlocutore il Presidente della Regione oggi, perché non stiamo decidendo soltanto di urbanistica, stiamo decidendo anche quali saranno, nei prossimi cinque anni, i rapporti tra il Consiglio regionale e la Giunta e il suo Presidente, e quello che noi decideremo oggi nel corso di questa legge rimarrà come stimmate e come viatico per l'intera legislatura. Il Presidente scarica in Consiglio una legge che dice che la massima assemblea regionale è soltanto un astante, che sentirà dalla Giunta e dalla sua Presidenza quale sarà il Piano paesaggistico regionale, e tuttavia non si presenta in aula per difendere questa concezione e spiegarci se ne dobbiamo avere paura oppure se è una concezione che vivifica, dà forza, dà spessore al Consiglio regionale della Sardegna.

Insomma, se questo è il dialogo di cui il Presidente parla ogniqualvolta viene in aula, direi che sono passati i tempi in cui chiedeva la sospensione del Consiglio per andare in bagno! Adesso viene, lascia un provvedimento e dopo sette, otto, dieci giorni passa all'incasso. Insomma non mi sembra che questa sia l'apertura al dialogo di cui parlava nelle dichiarazioni programmatiche quando diceva: "Facciamo insieme le cose per la Sardegna". Non solo non le vuole fare con l'opposizione, forse non le vuole fare neanche col Consiglio. Forse le preoccupazioni che io sto avanzando sono esagerate, non sono condivise, sono diverse dalle vostre o forse voi non ne avete, ma spiegateci perché non le avete, dato che siete consiglieri regionali quanto noi e nei prossimi cinque anni di legislatura vivremo allo stesso modo il rapporto tra il Consiglio e la Giunta, giacché tutti noi sediamo nelle poltrone di quest'aula consiliare. Per questo forse sarebbe necessario sentire anche la vostra voce, per capire se le nostre preoccupazioni sono esagerate, se il fatto che voi non le avete e intendete attuare il muro contro muro dipende dalla vostra convinzione che questa nuova attribuzione di poteri concentrata sulla Presidenza della Giunta sia la via salvifica del cambiamento della Sardegna. Se è così, anche su questo registriamo sostanziali differenze e vorrà dire che continueremo in questo che non è un confronto, ma è un dialogo tra sordi, dove una parte è depositaria dell'intera verità mentre l'altra ha soltanto dubbi, ma dubbi che non sono destinati a essere risolti in nessun modo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.) Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore, onorevoli colleghi, a me sembra che quest'Aula più che un semicerchio sia uno spezzone di uno dei primi cerchi dell'Inferno descritto da Dante, dove gli avari e i prodighi, spingendo un macigno col petto, gli uni in un senso e gli altri nell'altro, quando si incontrano, punti dalle vespe, dalle mosche, eccetera, si urlano vicendevolmente: "Perché burli? Perché tieni?" Siamo qui imprigionati in quest'aula senza riuscire a trovare un accordo e a me sembra che siamo tutti un po' pazzi. In effetti come ebbe modo di dire, non Antonello Liori, che non è nessuno, ma qualcuno certamente più profondo di lui, il sonno della ragione genera mostri e noi siamo un po' dei mostri per quello che stiamo facendo. Ma un mostro soprattutto rischia di diventarlo questa legge quando non si ascoltano le voci della ragione, quando si rifiuta comunque il dialogo non solo in Commissione, ma anche in Aula, quando si toglie significato alla politica, quando si ha la presunzione di possedere tutto lo scibile, quando si presume di aver fatto una legge perfetta e non soggetta a miglioramenti da parte di nessuno o quando si presume che questi miglioramenti siano interessati e siano cioè dettati da qualcosa che dovrebbe stare al di fuori della politica. Quindi, preliminarmente, dichiaro che né io né i miei familiari possediamo terreni nella fascia dei due chilometri dal mare, così siamo più tranquilli.

Però, onorevoli colleghi, il problema delle regole sollevato dai colleghi Pili e Vargiu, non è di poco conto. Alcuni di noi, che quando non erano consiglieri regionali, predicavano la necessità di un'Assemblea costituente perché i consiglieri regionali erano tutti dei deficienti, degli incapaci e inconcludenti e comunque non in grado di pensare le regole fondamentali della nostra autonomia, oggi mi sembra che vogliano continuare a delegare. Si sono cioè automaticamente dichiarati deficienti essi stessi e pur sedendo in quest'Aula vogliono continuare a delegare a qualcuno una competenza che invece deve rimanere nel potere di questa Assemblea, che è il parlamento dei sardi - o perlomeno dovrebbe esserlo -, non dimentichiamocene per la nostra dignità e cerchiamo di dare almeno una parvenza che questo sia, perché anche la forma non è cosa di poco conto e molte volte diventa sostanza. Stabilire chi ha il potere di decidere se certi argomenti devono rimanere nell'autorità dell'Aula non è una cosa da poco, rientra nel potere della politica e noi siamo qui per fare politica. Come si può pensare che sia la Giunta ad avere un potere di indirizzo generale nell'ambito della programmazione se per forza, come sempre accade in tutte le assemblee legislative, questo potere deve rimanere nelle competenze di questa Assemblea? E tanto più deve essere rispettato questo principio quanto più c'è un Presidente della Regione forte. Oggi già si parla di Governatore, ma la riforma sulla elezione del Presidente, così come avviene per i sindaci e per i Presidenti di Provincia, non è stata varata per attribuire al Presidente un potere illimitato, perché se gli conferiamo anche il potere legislativo possiamo pure tutti noi dimezzarci lo stipendio o dimezzare il numero dei consiglieri e iniziare ad andare a casa, perché la nostra presenza in quest'Aula diventerebbe inutile. Quindi il richiamo alla tutela di un patrimonio che dobbiamo portare avanti è nel contempo un richiamo alla nostra autonomia, alla nostra funzione, alla dignità che dobbiamo avere.

Onorevoli colleghi, questo è un problema, come diceva il collega Vargiu, di oggi e di domani; è un problema che riguarda le regole che ci dovremo dare, perché se continuiamo così rischiamo di attribuire ancora più potere a un Presidente che ha già un potere ampio, perché con la delega diretta da parte del popolo può decidere di mandarci a casa dall'oggi al domani, e abbiamo visto in altre esperienze, forse poco conosciute, che tuttavia molti di noi hanno vissuto, quale potere sia quello di decidere: "Vanno tutti a casa". Questo Presidente potrebbe impadronirsi di una fetta di autorità legislativa che noi oggi gli deleghiamo, e non è un bel precedente per quest'Aula, onorevoli colleghi.

Bene ha fatto l'onorevole Vargiu a richiamare i doveri di tutela che ognuno di noi ha, soprattutto nei confronti di coloro che oggi non si rendono ben conto di quello che succede nell'Aula, perché chi ha poca esperienza potrebbe passare altri cinque anni a pentirsi di un precedente come questo. Ognuno di noi tra cinque anni dovrà calarsi nell'agone politico, presentarsi agli elettori e dire: "Ho bisogno del vostro voto per essere rieletto". Mi riferisco a chi si ricandiderà, ovviamente; chi non si ricandiderà saprà che cosa fare. Però gli elettori non ci perdoneranno forse gli errori che potevano essere evitati in quest'Aula.

Non è bello l'atteggiamento di rifiuto del dialogo che stiamo assumendo, perché la politica è dialogo e non è possibile che nemmeno un richiamo sia accolto, che ci sia questo telo impermeabile, questo velo trasparente che non permette al centrodestra di dialogare col centrosinistra. Non è possibile, non si è mai visto in un'assemblea questo rifiuto totale. Io non credo che i sardi vogliano questo, non credo che voi, onorevoli colleghi, vogliate questo, ecco perché ci vuole un sussulto di dignità, un anelito di libertà che vi porti a ribellarvi di fronte a certi precedenti. Non è possibile che veniate chiamati nelle Commissioni come degli scolaretti discoli, che veniate rimproverati e costretti a ritirare gli emendamenti. Dov'è la vostra dignità, onorevoli colleghi?

Noi stiamo tentando di dare il nostro contributo, a voi viene impedito non solo di darlo, ma anche di riceverlo, ed è veramente una cosa poco dignitosa per voi e poco dignitosa per la politica, onorevoli colleghi. Ecco perché l'articolo 1 della legge che voi proponete non può essere accolto, non può essere certamente approvato così com'è e va profondamente modificato. Ed ecco perché noi abbiamo colto anche prontamente l'invito della gentile collega Caligaris, che credo abbia ben capito il senso della sua proposta, ma anche qui intervengono forze superiori. In quest'Aula non possono essere accettati certi atteggiamenti da parte dell'Esecutivo, che è appunto l'organo preposto ad eseguire le scelte fatte dal Consiglio e non a farle. Il Governo della Regione attua le leggi che il Consiglio vara, perché il Consiglio è stato eletto per varare le leggi, per fare le scelte per conto del popolo sardo, e noi non abbiamo bisogno di delegare nessuno, altrimenti torniamo al principio di cui parlavo prima e dovremmo non solo ridurre il nostro stipendio perché è scandaloso, ma dovremmo più che dimezzarlo e dovremmo prendere misure drastiche anche per quanto riguarda il numero dei consiglieri: più di 80, mai nessun Consiglio è stato così numeroso nella storia dell'autonomia della Sardegna! A che cosa serviamo? Dobbiamo ripensare la nostra funzione, dobbiamo, soprattutto, io credo, salvaguardare la nostra dignità.

Onorevoli colleghi, entriamo nel merito di questo provvedimento legislativo: l'articolo 1 pone un termine di dodici mesi per adottare il Piano paesaggistico regionale. Ma di che cosa andiamo a parlare? Abbiamo già avuto occasione di dire che per poter varare un Piano paesaggistico dobbiamo conoscere tutti gli strumenti, dobbiamo conoscere gli argomenti che si devono affrontare. Abbiamo già detto che non sappiamo neanche quali enti hanno voce in capitolo, quali forze sociali, non ne abbiamo sentita nessuna. Non siamo in grado di farlo, abbiamo già detto che per esempio l'ARPAS dovrebbe essere uno degli enti da audire, ma non siamo in grado di varare l'ARPAS nel giro di un anno, se continuiamo così, perché non è possibile che la Giunta abbia la capacità di fare un'opera così complessa nell'arco di dodici mesi. Ecco perché, molto più modestamente, dobbiamo ripartire dagli errori fatti nei Piani territoriali paesistici, fare delle regole essenziali minime e darci dei termini certi per dare ai sardi le risposte che ci proponiamo di dare con questa legge.

Per non abusare del tempo mi riservo di continuare il mio discorso in un altro momento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Devo dire che grazie a una gestione di buon senso come sempre lei riesce a governare l'Aula riportandola a climi pacati e a un confronto corretto e democratico. In merito ai confronti democratici e alla correttezza, io inviterei i colleghi, soprattutto chi non ha avuto la possibilità di essere presente nella passata legislatura, a leggere i resoconti della discussione sulla mozione numero 71, presentata allora dai colleghi Giacomo Sanna, Spissu, Fadda, ne cito solo alcuni. Il titolo della mozione recitava: "sulla sottrazione al Consiglio regionale di atti politici ed amministrativi strategici per lo sviluppo della Sardegna". Si faceva allora riferimento ad alcuni passaggi del Documento di programmazione economica e finanziaria. Ma vorrei, dal corpo della mozione, leggere alcuni passaggi: "Evidenziato che, su questioni di rilevanza strategica per lo sviluppo e la crescita della Sardegna, non soltanto le parti sociali sono escluse, ma è in atto il tentativo di un ridimensionamento del ruolo politico e delle prerogative proprie del Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna, attraverso la sottrazione al dibattito politico, al confronto ed al contributo degli stessi consiglieri dell'attuale maggioranza" - era riferito a noi - "di argomenti vitali per il futuro dell'Isola…". Questo è solo un passaggio, avrete sicuramente modo di leggere l'intera mozione, non vorrei tediarvi con una semplice lettura, ma ho l'obbligo di segnalare alcuni passaggi della discussione della mozione fatti da onorevoli colleghi che ancora oggi sono qui in quest'Aula a difendere legittimamente e in modo convinto il sistema democratico, l'autonomia, il libero confronto fra i consiglieri regionali nell'Aula, nella più alta assise dell'autonomia sarda.

Ci sono diversi commenti da fare, ma in particolare alcuni sottolineavano che non si accetterà mai di restare impassibili davanti a chi vuole trasformare quest'Aula nel circolo della rassegnazione. Io credo che questa mozione possa essere ripresentata dagli stessi presentatori di allora, e sono diversi, perché è indubbio che si stanno probabilmente commettendo degli errori. In tema di paesaggio, urbanistica, pianificazione durante la discussione generale di questo testo di legge alcuni colleghi hanno detto che l'ambiente è una grande risorsa che abbiamo avuto in eredità dai nostri padri e che abbiamo in prestito dai nostri figli. Io mutuerei il tutto dicendo che anche l'autonomia è una grande eredità che abbiamo avuto dai nostri padri e che abbiamo in prestito dai nostri figli. Allora quale eredità intendiamo lasciare in termini di democrazia, di confronto civile e democratico, di autonomia ai nostri figli? Su questo credo che ognuno di noi debba fare una riflessione. Troppo spesso si entra in aula pensando soprattutto di non far fare passi in avanti alla controparte, dimenticando che stiamo discutendo di leggi che determinano il futuro dei nostri figli. Sembra quasi più importante che ognuno di noi, dal suo punto di vista, cerchi di non dare un punto di vantaggio all'altro consigliere, all'altro partito, all'altra parte politica, dimenticandosi che la Sardegna non finisce in quest'aula, dimenticandosi che fuori c'è un mondo che noi abbiamo l'ambizione di regolamentare attraverso il buon senso, non perché subiamo degli input o dei condizionamenti. Scusate se apro questa parentesi, ma lo stesso trattamento a noi riservato per quanto riguarda i doveri e i diritti è direttamente collegato alla libertà d'azione che ognuno di noi deve avere nell'esercizio delle sue funzioni, alla libertà intellettuale, alla libertà economica. Allora se tutti noi siamo convinti che questo stia avvenendo in quest'Aula senza remore di sorta si può dire: "Ve l'avevamo detto" o "Ieri ce l'avevate detto". Quella mozione fu respinta, ma i numeri sulla votazione di quella mozione la dicono lunga, nel senso che ci fu libertà di espressione, di critica e una parziale condivisione della mozione stessa, ma nessuno fu sculacciato o rimproverato per le posizioni prese. Credo che oggi tutto ciò non avvenga o meglio che non sia consentito che avvenga.

Io non vorrei citare il Presidente della Giunta, però, purtroppo, per il ruolo che gli è stato assegnato, per il comportamento che sta assumendo, pur in sua assenza, sono costretto a nominarlo, avrei preferito farlo in sua presenza. Il collega Biancareddu ha detto, in un intervento svolto ieri mi sembra, che i rapporti di potere previsti dalla legge elettorale non sono cambiati. Fondamentalmente la nuova legge elettorale ha dato una svolta sul presidenzialismo, sulla elezione diretta del Presidente della Regione. Questo è decisamente importante, ha la sua rilevanza, una grande rilevanza, però è anche vero che in termini di poteri intesi in maniera fredda, come puro senso del potere, non è cambiato molto e tutto dipende dall'interpretazione che ogni Presidente dà al ruolo che esercita.

In questo caso mi sembra che ci sia dell'esasperazione quando si interviene tenendo sottoscacco le persone che compongono questo Consiglio e quelle che compongono l'Esecutivo. Io credo che ci sarà un giorno o l'altro un rigurgito di dignità per respingere al mittente questi tentativi.

Non credo che dobbiamo pensare di cambiare Presidente, di andare contro la volontà popolare largamente espressa, ma noi stessi possiamo insegnargli come si fa il Presidente in un sistema democratico. Noi non abbiamo nessuna ambizione e anche molti componenti della Giunta farebbero bene a non esternarne in tal senso, perché mi sembra che questa posizione sia riconosciuta tra l'altro. Quando dico insegnare intendo dire che c'è anche l'umiltà di imparare, e io sono qui dal primo giorno per imparare e per cercare di imparare sempre e spero di avere buoni maestri dall'opposizione, dalla minoranza, dal mio partito e dagli altri partiti. Però non si può pensare di assumere un ruolo come quello di Presidente della Regione perpetuando una costante minaccia, che io vorrei, a un certo punto, andasse a buon fine. La si porti a compimento fino in fondo, anche perché dalle nostre parti generalmente si dice che una minaccia è buona quando la si porta fino alla fine, se no è uno scherzo, non si è più credibili, non si può più considerare la persona che la fa affidabile e credibile. E' un bla bla bla, per dirla in termini pacati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Io sto seguendo attentamente il dibattito, anzi il monologo che si è acceso su un provvedimento che, come ho accennato stamattina, invece meritava di essere discusso, di essere migliorato da tutta l'Aula consiliare. E non vi nascondo che, benché, purtroppo, senta da un solo orecchio, sono assordato, chiaramente non per colpa di questo provvedimento, sono assordato dal silenzio tombale che proviene dalla maggioranza.

Allora le cose sono due: o qui è stata presa una decisione d'imperio da parte di qualcuno affinché nessuno si permetta di dire o modificare niente, oppure, erroneamente, si vuol far perdere più tempo di quanto già non se ne sia perso, oppure ancora questo non è il centrosinistra che io ho conosciuto e che tutti abbiamo conosciuto, non ieri, ma da quarant'anni a questa parte. Dovreste andare in pellegrinaggio da qualche parte per farvi ridare il dono della parola dal buon Dio!

Il centrosinistra nella passata legislatura, giustamente dalla sua posizione politica, ha condotto una opposizione feroce, ostruzionistica, ma in molti casi fattiva che sulle proposte concrete ha ottenuto anche il consenso di membri dell'allora maggioranza, il che ha consentito di migliorare più di un progetto di legge. Badate, qui si sta andando incontro, secondo me, a un evento pericolosissimo, perché riempirsi la bocca con affermazioni riguardanti democrazia, autonomia, autodeterminazione e autogoverno è una cosa, mettere in pratica tali affermazioni è un'altra, perché se per caso l'opposizione decidesse di seguire questa tattica per ogni proposta o disegno di legge noi assisteremmo, per tutta la legislatura o per buona parte di essa, al silenzio assoluto della maggioranza. E allora la considerazione che io faccio è questa: siamo in un'Assemblea democratica e autonoma, che è espressione di un voto popolare e che dal popolo ha ricevuto il mandato per legiferare. Avrei voluto che in quest'aula fosse stato ora presente il collega Cogodi, che con me si è scontrato parecchie volte, ma in senso costruttivo, perché sono sicuro che su questa vicenda, a meno che non gli avessero tagliato la testa, sarebbe intervenuto e avremmo avuto almeno un interlocutore.

URAS (R.C.). Ma non c'è più! Anche noi lo rimpiangiamo.

RASSU (F.I.). Purtroppo bisogna rimpiangere anche chi non si vorrebbe rimpiangere, lo dico nel senso buono della parola.

Bene, qui siamo in assenza totale di democrazia, bisogna stare attenti, è un evento pericolosissimo, qui non si possono fare le comparse, il popolo, l'elettorato non ci ha mandato per ratificare decisioni prese dall'alto, benché prese dalla Giunta regionale. Qui siamo venuti per fare leggi e abbiamo il diritto-dovere di legiferare. Sono il primo ad ammettere, e lo dico in piena coscienza civica e politica, che è necessario un provvedimento che blocchi non solo la cementificazione selvaggia nelle coste, ma anche lo scempio di alcune zone interne. Chi era in Commissione con me sa di che cosa parlo e così mi sono espresso nella scorsa legislatura, cioè contro lo scempio delle zone interne, sia per quanto riguarda l'apertura di miniere e cave, sia per quanto riguarda la realizzazione di interventi strutturali, come la costruzione di strade e quant'altro, senza tenere assolutamente conto dell'ambiente. Ma da questo a proporre un blocco totale - che poi non riguarda solo le coste, perché leggendo man mano gli articoli del disegno di legge ci si rende conto che ci sono cose ancora più consistenti - di qualunque attività e a non voler discutere su alcuni passaggi indispensabili ed essenziali ce ne passa! Qui ci sono dei sindaci che come me hanno amministrato dei comuni. Purtroppo, dico purtroppo, la tutela dell'ambiente è competenza dello Stato, se no non avremmo, in Sardegna, un proconsole come sovrintendente ai beni ambientali e storici e un altro proconsole come sovrintendente ai beni archeologici!

Ciò vuol dire (e su questo ci siamo scontrati non una, ma una decina di volte e sono state anche presentate delle querele) che purtroppo una determinata materia che io ritengo debba essere di esclusiva competenza della Regione è ancora nelle mani dello Stato, ma è così e quindi non è possibile parlare di provvedimento che interessi la tutela, perché questo tecnicamente può essere assolutamente respinto, bensì è giusto parlare di valorizzazione. Qui si sta saltando il fosso a piè pari, noi diciamo a peis giobados, tentando di andare ancora più avanti per dimostrare a tutti i costi che una volontà univoca esige e ottiene quello che non è giusto che sia fatto, perché deve essere l'Assemblea regionale a legiferare. Se no qui, cari colleghi, non ci stiamo a fare un bel niente. Non è possibile dal punto di vista della dignità, non dico personale, ma almeno della dignità politica di ognuno di noi, dei movimenti che rappresentiamo e degli elettori che qua dentro rappresentiamo, assistere a una vergogna del genere.

Questa è la verità, lo dico spassionatamente, perché nella discussione di un provvedimento di legge ci si confronta, si danno apporti, si danno suggerimenti per migliorarlo in Aula. Non può essere che d'ora in avanti non sia l'Assemblea parlamentare a legiferare, compito a cui è delegata dalla Costituzione e dal popolo. E' questo il punto nodale, cruciale, caro assessore Sanna. Quante volte ci siamo confrontati in Aula, e devo dire che lei è uno dei consiglieri della passata legislatura che ho sempre stimato e ascoltato con attenzione. Qui non vogliamo smontare o distruggere niente; noi vogliamo che il provvedimento di legge venga discusso in Aula, affinché ognuno di noi possa dare il proprio contributo. Perché non lo si vuole questo? Perché si impedisce a quest'Aula di pronunciarsi su questo argomento, perché? Da chi viene questa imposizione? Non è possibile che qui non ci sia una virgola che possa essere rimossa o su cui si possa discutere, cari colleghi. Stiamo scherzando?

Non siamo di fronte al Verbo incarnato, questo non è il Vangelo, è un disegno di legge che è proposto alla discussione e approvazione del Consiglio, che rappresenta il popolo. Perché si impedisce questo? Se le cose continuano così, io proporrò all'opposizione di andar via dall'aula e di portare la discussione in piazza, perché qui nessuno vuole la cementificazione selvaggia delle coste. Il problema non è salvare o distruggere le coste; il problema qui è un altro e riguarda il ruolo del Consiglio regionale, che è umiliato, calpestato e vilipeso da questo atteggiamento.

QQuindi io credo che si sia ancora in tempo per migliorare le cose, per accendere un dialogo, a cui non si può certamente ovviare, così come ho detto in un'intervista apparsa sulla stampa. E' vero che qualche impresa dovrà fare dei sacrifici, mi riferisco alle imprese che stanno in questi giorni protestando, però il provvedimento deve essere mandato avanti. Noi diciamo, a Torralba, ma penso che non lo si dica solo là, in pedde anzena corria lada, riprenda il Consiglio il suo ruolo, solo questo colleghi. Riprenda il Consiglio il suo ruolo, perché stiamo abdicando alla funzione che l'elettorato ci ha dato, questo non può succedere mai e non dovrà mai succedere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). La ringrazio, Presidente. Io interverrò per ribadire alcuni concetti che già abbiamo anticipato durante la presentazione degli emendamenti all'articolo 1. Devo dire che la prima riflessione che va fatta riguarda il rimpianto di una giornata, il 15 aprile 1999. In quella data il Consiglio regionale, presieduto dall'onorevole Gian Mario Selis, licenziò una legge a mio giudizio importante, che è diventata cardine e simbolo dell'autonomia vera della Regione. La legge pareva trascurabile, perché semplicemente approvava la nuova bandiera della Sardegna - molti dei colleghi oggi qui presenti erano presenti anche in quella occasione -, che fu modificata in questo modo: innanzitutto fu levata la benda dagli occhi dei mori, che poterono finalmente guardare con attenzione, e il loro sguardo fu rivolto verso destra e non più verso sinistra. L'approvazione di quella legge da parte di un'Assemblea con una maggioranza di centrosinistra vi devo confessare che davvero faceva piacere perché testimoniava esattamente l'imparzialità di questa Regione Autonoma della Sardegna. Oggi noi stiamo rischiando di abrogare la legge numero 10 del 1999, stiamo rimettendo la benda sugli occhi ai nostri poveri quattro mori. Lo dico anche perché quel simbolo, come voi tutti sapete, fu donato dal Papa Benedetto II ai pisani - lo dico da Pisano forse! - che difesero la Sardegna in maniera strenua dai saraceni.

Ecco, quel simbolo rifacciamolo nostro, torniamo al giuramento che ognuno di noi ha fatto quando è entrato in questo Consiglio, giurando fedeltà non solo alla Repubblica Italiana, ma soprattutto alla Sardegna. Ha fatto quindi un giuramento per cui lo Statuto della Sardegna è un riferimento importante, imprescindibile, una legge costituzionale, che nessuno di noi può legittimamente oggi ignorare. L'articolo 4 del D.P.R. numero 250 del 1949, che è norma attuativa dello Statuto sardo, dice esattamente quali sono le prerogative del Consiglio regionale, mentre l'articolo 7 individua le prerogative della Giunta regionale. Io mi domando: quando esercito la funzione di sindaco, nel mio piccolo comune, la prima cosa che faccio è chiedere il parere di legittimità al mio segretario comunale e non vado avanti se prima lui non mi dice che ciò che sto per fare è davvero legittimo, per cui come può un Consiglio così ampio, che è l'espressione più genuina della nostra terra, commettere un illecito così grave come dimenticarsi addirittura che esiste uno Statuto con le relative norme di attuazione? Non è possibile! Io mi domando anche, ma lo faccio molto benevolmente, proprio perché so che l'interlocutore in questa sede è una persona che sa ascoltare: quando il disegno di legge è stato presentato e approvato in Giunta è stato acquisito un parere di legittimità? A me, lo dico da cittadino, incuriosirebbe davvero vedere con quale attenzione quel parere di legittimità è stato espresso, perché l'articolo 1 già denuncia che stiamo imboccando una strada totalmente sbagliata. Questa legge non avrà cammino, diceva bene qualche giorno fa il collega Carlo Sanjust. Dobbiamo quasi augurarci che sia approvata in fretta, ma in tal caso diventerà davvero invivibile anche l'atmosfera dentro questo Consiglio, perché si accenderanno tanti di quei contenziosi giuridici che la legge non andrebbe ovviamente lontano, anzi dovremmo essere noi ottantacinque consiglieri, se abbiamo qualche dubbio, a proporne la legittimazione costituzionale, cioè chiedere se essa questa legge ha il conforto della Costituzione Italiana.

Io credo che non l'abbia, ecco perché noi abbiamo preso un'iniziativa che proponeva di distinguere in maniera netta i ruoli di Consiglio e Giunta, riassegnando alla Giunta quella fase propositiva che le è propria e, nei sei mesi successivi, riaccreditando al Consiglio regionale invece la propria funzione legislativa, attraverso sia la funzione di adozione sia quella di approvazione, ma è chiaro che deve essere il Consiglio regionale il destinatario di questa competenza, non può essere diversamente. L'onorevole Pirisi, che davvero apprezzo e non vedo in aula, dice: "Ma ve ne accorgete oggi? Siete fuori tempo massimo!" Detto proprio da un Presidente di Commissione questo è sconcertante. Ce ne accorgiamo oggi, perché? Non si può più rimediare, non si può più fare niente? Non è questa la sede più appropriata per discutere una legge? O la Commissione deve confezionarsi un qualcosa che è già fatto? Non siamo al supermercato, qui non stiamo acquistando tonno Arrigoni, qui non c'è niente che debba essere assolutamente preso a scatola chiusa! Noi dobbiamo ragionare, dobbiamo opporci a qualsiasi disegno, doloso o non doloso questo poco interessa, che oggi voglia espropriare questo Consiglio delle sue competenze.

Allora dobbiamo davvero fare un percorso tutti insieme. Innanzitutto, una volta approvato l'articolo 1, occorre capire se attraverso un'interlocuzione attenta, che può essere fatta coinvolgendo l'intero Consiglio, davvero ci sia il proposito di approvare tutti insieme una legge che ci veda compartecipi di una finalità unica, che è quella della salvaguardia dell'ambiente, del territorio sardo, ma stabilendo insieme alcuni punti, alcuni obiettivi che siano condivisi da tutta la Sardegna. Noi riteniamo che non possa avvenire un processo di questo tipo, cioè l'approvazione di una legge senza una concertazione preventiva. Il Piano paesaggistico regionale ha una valenza che lo stesso comma 2 dell'articolo 1 decreta in maniera molto evidente: è una competenza di programmazione altissima, elevatissima, probabilmente mai ad un piano regionale è stata attribuita una valenza così ampia, di alta programmazione paesaggistica. Come può quindi non esserci una concertazione che coinvolga non solo i settanta sindaci dei comuni costieri, che sarebbero quasi i diretti destinatari di un provvedimento così ampio e importante, ma anche il 70 per cento della popolazione sarda che in quei settanta comuni risiede? Come non pensare a quello che è il regime dei cosiddetti diritti acquisiti, che altrimenti, pure essi, accenderebbero un contenzioso talmente ampio nella nostra regione da travolgere tutto, noi stessi e questo Consiglio? Noi dobbiamo serenamente, per un attimo, dire basta, cioè dire che bisogna ragionare. Se è necessaria una sospensione facciamo una sospensione. Perché, colleghi, questo week-end non lo dedichiamo al ragionamento? Cerchiamo tutti di essere un po' più sereni, di capire se davvero stiamo tutelando gli interessi di chi ci ha mandati qui dentro. E allora potremo tornare qui martedì o mercoledì prossimo per riaffrontare il problema, ma confrontiamoci anche coi nostri elettori, con i cittadini.

Io credo che nessuno di noi voglia commettere oggi un abuso così ampio. Le norme statutarie non possono essere da noi oggi arbitrariamente calpestate, bisogna averne totale rispetto. Io so di colleghi qui seduti, in parti anche differenziate, che non accetteranno mai di andare contro i cosiddetti principi ordinatori della Regione sarda.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Io ho sentito citazioni molto importanti a sostegno delle tesi dei colleghi della opposizione, tesi che condivido integralmente. Sono state fatte citazioni molto impegnative, si è citato persino Dante, e allora ho deciso di cambiare rotta, perché ne avevo pronte anch'io alcune di importanti, ma viste le esperienze passate (quella di Cervantes non è andata molto bene, non è stata gradita) ho deciso di passare a qualcosa di più leggero e mi è venuta in mente una bellissima canzone di Renato Zero. Credo che questa legge si possa definire proprio come il titolo di una bellissima canzone di Renato Zero: "Un desiderio a metà". E questa legge è, in effetti, un desiderio a metà, perché per metà è fatta di principi che tutti noi possiamo condividere, sui principi ci si può intendere, sul principio della salvaguardia ambientale siamo tutti pronti a prendere impegno, a comprometterci con la nostra azione politica, a comprometterci con un impegno legislativo quale deve essere quello di questo parlamento regionale. Sui temi della lotta alla speculazione edilizia credo che nessuno di noi possa, debba e voglia assolutamente tirarsi indietro e far mancare il proprio contributo. Però c'è l'altra metà del desiderio non realizzato e l'altra metà è fatta di sostanza e di argomentazioni che annullano la prima metà, cioè la parte negativa va a danneggiare anche quella positiva; la metà delle mele che stanno nella cassetta e che è marcia ha inquinato e danneggiato anche le mele sane. E mi riferisco a quella demagogia un po' spinta, più volte giustamente definita estremista e comunque pericolosa, una demagogia pseudoambientalista, radicale e quasi violenta, dal punto di vista non certo materiale e fisico, che mi pare alimenti una simile legge. Mi riferisco ad alcuni consiglieri ispiratori del nostro Presidente. Questo non è un segreto, non sto rivelando assolutamente nulla di occulto, ma si sa, il Presidente, giustamente e legittimamente, ascolta molto alcune associazioni ambientaliste che vengono sempre chiamate a pontificare sulle leggi e i diritti degli altri senza averne, a mio avviso, molto titolo, senza avere a volte neanche le competenze necessarie, ma soprattutto senza avere quella equidistanza e quella serenità necessarie per affrontare determinati problemi. Sarebbe facile pensare a un Fulco Pratesi che da trent'anni va in giro per l'Italia a denunciare abusi e che poi viene beccato con le mani nel sacco e denunciato per aver creato una discarica abusiva nella sua casa all'interno del parco. Sarebbe facile ironizzare sugli sponsor delle golette rosse o verdi che girano una volta all'anno per la Sardegna e decidono chi ha inquinato e chi no, salvo poi scoprire che le analisi non sono per nulla corrispondenti, se non in rarissimi casi, a quelle effettuate dalle autorità sanitarie competenti. Sarebbe facile citare, ma non lo voglio più fare, i famosi tagli indiscriminati di alberi o di altro. Insomma, una demagogia estremistica, pericolosa, che poco si coniuga francamente, con lo spirito che il legislatore dovrebbe avere sempre, ma soprattutto quando tratta argomenti così delicati, così importanti, che vanno a influire sull'interesse di categorie intere e sugli interessi anche di tante famiglie, che da una legge come questa sarebbero o saranno, quando l'approverete, fortemente condizionate e a nostro avviso anche fortemente danneggiate.

E dispiace, francamente, proprio mentre con questa maratona parlamentare noi stiamo discutendo una legge così importante, lo dico senza polemiche, notare, non dico il silenzio dei colleghi della maggioranza, perché non mi permetto di sindacare sul loro operato, ma alcune assenze, queste sì, queste non si può fare a meno di notarle. E sono assenze che notiamo noi, ma che credo notiate anche voi, colleghi della maggioranza. Non credo che voi non teniate presente che mentre tutti noi siamo qui da dodici ore, e addirittura qualcuno invocava la convenzione di Ginevra, c'è qualcun altro che è direttamente interessato a un provvedimento del genere e che non c'è e non partecipa ai lavori dell'Aula. Non mi sto riferendo soltanto all'assenza più macroscopica, più evidente e anche più scortese, che è quella del Governatore, ma mi riferisco a quella dell'Assessore che ha competenza, insieme all'assessore Sanna, su questa materia.

E qui ovviamente è di rigore anche una parola di apprezzamento per lei assessore Sanna, che è qui, ascolta tutti, prende atto delle nostre posizioni, con una pazienza e con un rispetto che non può non essere notato, non può non essere gradito. Lei mi ricorda, in questo momento, un personaggio del Vangelo, mi ricorda colui che durante la via dolorosa fu costretto a portare la croce. Passava di lì per caso - lei non passa di qui per caso, naturalmente - però gli fu imposto di caricarsi del peso della croce di Nostro Signore: il Cireneo. Io non vorrei che però questi panni di Simone di Cirene, si trasformassero per lei in quelli di Giuseppe d'Arimatea, che poi si occupò anche del cadavere. In questo caso lei potrebbe occuparsi del cadavere di una legge, che potrebbe non arrivare in porto. In ogni caso lo sta facendo con professionalità, lo sta facendo con rispetto e, scherzi e citazioni a parte, è sicuramente una cosa che io (e non solo io, ne sono convinto) sto notando. E mentre si nota questo ovviamente non si può non notare, invece, che altre personalità e altri esponenti della Giunta, ad iniziare dal Presidente, non sono presenti in aula ed evidentemente non hanno alcun interesse o alcuna voglia di stare ad ascoltare i consiglieri regionali della opposizione, che pure rappresentano più o meno il 50 per cento degli elettori sardi. Verba volant, ultimamente volano anche altri oggetti! Comunque lasciamo perdere.

Io penso, e mi riallaccio qui alle parole con le quali ho iniziato, cioè alla metà buona, nel senso dei principi condivisibili, che una buona metà di questa legge sia animata invece da un estremismo che non è stato neanche messo in discussione, perché ci risulta - e vorrei ascoltare a questo proposito anche i colleghi della maggioranza - che un dialogo non sia stato neanche cercato. E non credo che sia corretto, perlomeno dal punto di vista linguistico, definire ostruzionismo quello che noi stiamo facendo in quest'aula, in questi giorni e in queste ore. Perché se per ostruzionismo noi consideriamo un'azione tesa a bloccare, a danneggiare o a ostacolare una persona, ebbene credo che questo...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Intervengo per confermare che noi del centrosinistra rispondiamo a un ragionamento di coalizione. Prima di prendere la parola ho chiesto al Capogruppo, l'onorevole Marrocu, di poterlo fare perché ritengo importante produrre, seppure rapidamente, qualche riflessione che possa aiutare il Consiglio. Mi rivolgo al Presidente, se il collega Sabatini le permette di seguire, senza nessun richiamo, sempre in senso collaborativo: ho l'esigenza sul piano politico, non sul piano personale, di sentire l'opinione dei colleghi Mario Floris, Oppi, Amadu e, se mi permette, Presidente, nella sua funzione di Presidente dell'Assemblea, vorrei sentire anche la sua opinione. Se poi potesse essere un'unica opinione o due opinioni le considererei, al di là di quello che si dirà, preventivamente comunque utili al ragionamento. Vorrei chiedere questo: i piani paesistici precedenti, che vengono qui spesso richiamati in ragione della funzione del Consiglio regionale e di quella dell'Esecutivo regionale, chi li aveva redatti, chi li aveva coordinati, chi li aveva definiti, che rapporto c'era stato allora tra Consiglio ed Esecutivo, seppure in presenza di un sistema legislativo diverso e con funzioni diverse del Presidente della Giunta?

Io penso che la vostra testimonianza potrebbe essere considerata, al di là di quello che direte, utile per il prosieguo del confronto tra noi e per evitare inutili insulti e in qualche caso provocazioni. Vi ringrazio.

PRESIDENTE. Per evitare che i colleghi debbano intervenire tutti, vorrei richiamare la vostra attenzione sull'articolo 11 della legge 45/89, che attribuisce le competenze di cui si è detto chiaramente alla Giunta regionale.

Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi, io avevo preparato un intervento diverso da quello che sottoporrò all'attenzione dell'Aula, quando sarà un po' più attenta, ma dopo aver ascoltato con grande attenzione gli interventi degli autorevoli colleghi che mi hanno preceduto, ho deciso di soffermarmi sull'articolo 1 in modo particolare, quell'articolo che noi stiamo emendando e che riguarda la pianificazione paesaggistica regionale. E questo perché? Perché vorrei chiarire a tutti, in particolar modo a chi guarda, ascolta e segue i lavori di quest'Aula con grande attenzione, quindi ai cittadini sardi, quelli interessati, il nostro concetto di paesaggio, un concetto che non corrisponde a quello che forse la maggior parte dei sostenitori di questa legge ha.

Ebbene, per noi, parlo in particolar modo della destra sarda, il paesaggio non è un optional estetico. Per noi il paesaggio, ciò che chiamiamo paesaggio, comprende i luoghi nei quali abitiamo, nei quali viviamo e dove prima di noi altri hanno vissuto. E si spera, lo speriamo veramente di cuore, che anche dopo di noi, il più tardi possibile, altri potranno vivere e abitare nel nostro territorio. Quindi la parola paesaggio per noi ha il pregio di attirare l'attenzione sulle qualità formali, estetiche e simboliche dei luoghi dove noi viviamo. Non il luogo inteso come semplice estensione geometrica, priva di connotazioni e dunque atta ad essere manipolata impunemente, bensì quello spazio sempre già assegnato non solo semplicemente trasformato dall'intervento umano, ma costruito consapevolmente nelle sue forme, così da presentarsi con una propria specifica e singolare fisionomia. E alla fisionomia di una regione come la nostra concorrono le segnature del passato, concorrono gli errori del passato, concorrono le mancate pianificazioni del passato (e certamente molti di coloro che siedono in quest'Aula hanno ricoperto in passato ruoli di governo e non sono immuni da queste responsabilità), concorrono in modo anche da differenziare i territori dall'abitazione e dalla coltivazione in atto nelle varie località. E queste considerazioni che noi facciamo dovrebbero consentire di comprendere e soprattutto di chiarire come nella configurazione paesaggistica che noi intendiamo di una regione come la nostra sia depositato quel patrimonio di identità, di cultura e di memoria che rende possibile il senso di appartenenza a una comunità territoriale. Ma com'è possibile oggi, nell'epoca della mondializzazione, pensare di preservare dall'ondata omologante la singolarità paesaggistica e identitaria dei luoghi? Non è certamente con questa legge che possiamo preservare appunto l'ondata omologante e paesaggistica dei nostri luoghi.

Il collega Artizzu, nel suo intervento, ha fatto riferimento agli estremismi verdi, quelli che il Roger ha chiamato "verdolatria", cioè quel tipo di ecologismo che riesce a pensare solo le ragioni di una presunta naturalità, ma che fatica a comprendere la natura profondamente culturale del paesaggio, quell'intreccio pressoché indissolubile di ambiente e uomo che si esprime nella forma e nelle possibilità e potenzialità di ogni singolo territorio. Se il territorio dà delle indicazioni, se i singoli territori, le singole province danno delle indicazioni, queste indicazioni devono essere recepite da chi oggi si appresta a varare una nuova legge urbanistica. Se questo non avviene vengono calpestate le culture delle singole autonomie locali, vengono calpestate le specificità delle singole realtà territoriali della regione Sardegna. E al pensiero della gestione territoriale in termini politici, amministrativi e progettuali forse quel che è mancato finora è stata appunto una rappresentazione delle differenze, delle sedimentazioni storiche e temporali, degli aspetti qualitativi e anche di quei colori, di quelle figure che compongono con il loro gioco delle differenze le realtà dell'insieme dei luoghi.

Se, dunque, si assume che ogni paesaggio, ogni singola entità possa essere definita come località, allora noi ci troveremo d'accordo e in particolar modo ci troveremo d'accordo su questo articolo. Per questi motivi noi da sempre ci battiamo per il tema dell'identità culturale, che si esprime anche attraverso la configurazione paesaggistica, che richiede un pensiero del territorio, un governo del territorio più avvertito di quello che appare su questa legge. Quindi noi riteniamo che un disegno di legge non possa trincerarsi in un'idea di chiusura intollerante né in patetismi folcloristici e nostalgici, bensì deve pensare alla riarticolazione territoriale e culturale, liberandosi necessariamente dalla obsoleta mappatura dei confini provinciali, per essere in grado di conseguire gli obiettivi di valorizzazione, di salvaguardia e di tutela delle differenze di ogni singola realtà territoriale. Per questo noi voteremo per l'abrogazione di questo articolo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). L'emendamento con cui si propone la soppressione del titolo dell'articolo 1 e tutta una serie di emendamenti migliorativi del presente testo di legge, signor Presidente, credo che evidenzino lo straordinario sforzo della minoranza per contribuire a migliorarne il contenuto nell'interesse della collettività, ma sino a qualche minuto fa, in modo particolare, mi sembrava che la coalizione dei sordi e dei muti non apprezzasse. Noi invece crediamo, e lo abbiamo sempre ripetuto, che uno strumento di pianificazione urbanistica debba essere predisposto con il contributo di tutti, della Giunta, del Consiglio, delle forze sociali, lo ripeto ancora, degli enti locali e delle forze produttive, insomma di tutti coloro che operano e vivono il territorio, che ne conoscono le peculiarità, le risorse e le possibilità di sviluppo. Sono loro gli attori principali che devono suggerire la strada da seguire nel rispetto della legislazione e indirizzare il Governo regionale verso il tipo di sviluppo più adatto e rispondente alle caratteristiche del loro territorio.

Una pianificazione possibile e concreta è quella che nasce non da un uomo solo, ma da un concerto di idee e suggerimenti. Nessun legislatore, per quanto illuminato, può pensare di dare da solo risposte efficaci alla diversità del territorio e dell'ambiente della Sardegna. Ogni angolo della nostra Isola richiede strumenti di sviluppo particolari, a volte unici, come unici e diversi gli uni dagli altri sono i territori e gli ambiti della Sardegna. La pianificazione paesaggistica è coinvolgimento, non esclusione; la pianificazione paesaggistica è concertazione, non un esercizio monocratico. Noi siamo per un coinvolgimento attivo, siamo per un approccio metodologico che punti alla partecipazione di tutti i soggetti interessati. Questa proposta, invece, è l'antitesi del coinvolgimento: i diretti interessati, i protagonisti dei settori produttivi, gli abitanti, le comunità, gli enti locali non sono stati né realmente coinvolti né concretamente ascoltati. Per pianificare bisogna conoscere la situazione attuale, è necessario conoscere potenzialità e carenze per sviluppare le prime e colmare le seconde; è necessario avere un dialogo costante con i cittadini e con le imprese, e non fare norme che si limitano a imporre una serie di divieti e limiti.

Nel titolo si parla di pianificazione paesaggistica regionale, ma questa non è pianificazione, né vorremmo mai che una pianificazione si riducesse a una manifesta volontà di bloccare lo sviluppo economico. Questa non è la pianificazione che vogliamo per noi e per tutti i sardi, ecco perché noi proponiamo di sopprimere il titolo del presente articolo che rappresenta una farsa e falsifica gli obiettivi e i contenuti dell'articolo stesso, ed ecco anche perché abbiamo presentato gli emendamenti numero 27, 33, 34, eccetera. Avremmo voluto sentire ben altre parole su temi vitali per l'economia della regione, come l'ambiente e il turismo, e leggere ben altri contenuti. Avremmo voluto sentire altre proposte o meglio delle vere e proprie proposte e non trovarci qui, oggi, a discutere di atti che non hanno nulla di propositivo, ma, come ha evidenziato qualche collega, rappresentano invece la morte civile dell'economia sarda.

Come noi, la maggior parte dei sardi attendeva, infatti, altri strumenti di pianificazione, che non fossero incentrati soltanto su limiti e divieti. La pianificazione paesaggistica costituisce la fase durante la quale si determinano i requisiti che l'organizzazione di un progetto serio e concreto deve soddisfare, si stabiliscono gli obiettivi e i traguardi che si vogliono conseguire e infine si predispongono i programmi per raggiungerli. Gli obiettivi dovrebbero essere a lungo termine, mentre i vari traguardi si dovrebbero raggiungere in tempi brevi.

Ebbene, signor Assessore e onorevoli colleghi della maggioranza, ve ne debbo dare atto, tutti noi della opposizione dobbiamo darvene atto: voi con questa legge avete ben risposto a quelli che sono i requisiti su cui si dovrebbe basare la pianificazione paesaggistica, avete stabilito gli obiettivi e i traguardi e avete anche deciso la programmazione e il rispetto della tempistica. Il vostro obiettivo a lungo termine è congelare l'economia e lo sviluppo, inaridire lo spirito d'impresa e tutto il complesso di attività congiunte al mare, a tutto il comparto del turismo balneare! Il traguardo, nei tempi brevi, è chiudere, dall'oggi al domani, tutta una serie di attività imprenditoriali, vanificare gli investimenti e le risorse umane impiegate dalle amministrazioni comunali per la programmazione del loro territorio, allontanare gli imprenditori dalla nostra Sardegna e mandare a casa lavoratori e operatori, buona parte della forza lavoro che ha trovato impiego nella nostra industria turistica.

Ci sarebbe piaciuto, invece, un provvedimento che pianificasse concretamente un turismo integrato con i diversi aspetti produttivi e culturali della Sardegna. Noi siamo convinti, e i dati di altre realtà turistiche ci confortano, che il turismo costiero può garantire lo sviluppo di altre forme di turismo, come quello verso l'interno dell'Isola, e di altri settori produttivi, come l'artigianato, l'agricoltura e l'allevamento. Ma questa pianificazione, Assessore, risulta evidentemente difficile non solo da attuare, ma persino da pensare e proporre, perché significa mettere insieme diversi tasselli dell'economia regionale e diversi settori produttivi, comporre quindi quel puzzle organico dei futuri scenari del territorio regionale. Pianificare non significa bloccare di fatto per mesi la crescita economica, il flusso di ingenti risorse frutto di difficili e laboriosi accordi tra numerosi soggetti pubblici e privati. Pianificare non significa allontanare gli imprenditori perché non si forniscono loro elementi certi sui quali programmare l'attività produttiva. La pianificazione paesaggistica del territorio regionale nasce dallo studio e dalla conoscenza diretta delle diverse realtà, quelle realtà che il presidente Soru non si è preso la briga di conoscere neanche attraverso la lettura di una semplice guida turistica. La pianificazione paesaggistica del nostro territorio regionale necessita di conoscenze organizzate e attendibili e può essere attuata soltanto con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Per pianificare è necessario disporre di informazioni che permettano un confronto nello spazio e nel tempo tra le attività svolte e tra queste le esigenze sociali e economiche. Questa normativa porta con sé invece solo un bagaglio di divieti e vincoli che si abbatteranno e avranno ripercussioni negli anni a venire sul sistema turistico sardo e quindi su una delle fonti economiche principali del nostro territorio.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Veda, onorevole Cugini, io ho apprezzato il fatto che lei abbia preso la parola, perché pensavo che magari potessimo essere in presenza di un cambiamento di pressione. Lei invece ha fatto riferimento ai PTP, ha fatto riferimento alla normativa antecedente che non è cambiata di molto. Onorevole Cugini, è proprio qui il nodo della questione: se ci fossimo trovati in presenza di un Presidente eletto in maniera diversa o di un Presidente che non abusa del fatto di aver avuto un consenso elettorale importante…

CUGINI (D.S.). Lei non ha nessuna responsabilità! Lei è innocente!

DIANA (A.N.). Non c'è dubbio...

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, lei è colpevole in questo momento.

DIANA (A.N.). Quindi, se ci trovassimo in presenza di un Presidente "normale", definiamolo uno di noi, uno qualsiasi, cercherò di farmi capire.

(Interruzione del consigliere Secci)

PRESIDENTE. Onorevole Diana, si rivolga alla Presidenza, grazie.

DIANA (A.N.). Sì, Presidente, mi rivolgo a lei, ha detto bene. Mi rivolgo a lei e all'Assessore, però il problema rimane tutto. Il problema è che qui certezze non ce ne sono. Il problema lo abbiamo denunciato: noi non abbiamo paura di questa legge, abbiamo paura di colui che applicherà questa legge. Ha capito, onorevole Cugini? Se fosse stato lei il Presidente della Regione...

CUGINI (D.S.). Lei avrebbe votato contro!

DIANA (A.N.). Ma sì, l'avrei fatto perché è normale che io voti contro il centrosinistra, quando il centrosinistra non interpreta anche le esigenze dei cittadini del centrodestra. Veda, oggi le cose sono cambiate completamente, c'è stata l'imposizione di questa legge, si è avuta fretta di anticiparne la discussione, in Commissione sappiamo quel che è successo, l'assestamento di bilancio è pronto per arrivare in Aula e invece no, si parla prima di urbanistica.

Spero che voi abbiate recepito la visione dell'onorevole Matteo Sanna, giovane consigliere regionale di Alleanza Nazionale, che ha parlato di ambiente in maniera quasi elegiaca, che nulla lasciava trasparire riguardo a veti, ma non lasciava trasparire nemmeno che potessero esserci degli abusi e degli scempi. Questo è il senso che si deve dare all'ambiente, al paesaggio e quindi alla vita. E qui invece accade, e il contrasto vostro è proprio questo, che l'ambiente e il paesaggio non siano legati alla vita.

Allora, su questo percorso, nonostante noi ci affanniamo a fare aperture che ormai stanno diventando delle voragini, non so per quanto tempo ancora, non riusciamo a cogliere il minimo accenno a quel famoso senso di cui il Presidente della Regione, l'onorevole Soru - oggi è assente, ma momentaneamente assente - ha parlato per diverse decine di minuti in quest'Aula, quasi cercando di convincerci in certi momenti. Io che avevo fatto un sogno e poi un incubo, meglio non parlarne, non riesco più a cogliere il senso delle cose, perché se il senso che ci voleva trasmettere era ed è questo, dove vogliamo arrivare? Ogni provvedimento di legge che arriverà in quest'Aula dovrà passare non sul nostro cadavere, ma certamente sulla nostra netta opposizione, proprio perché preliminarmente non ci sono segnali, preliminarmente, onorevole Cugini, non ce ne sono stati in Commissione, non ce ne sono stati negli androni di questo palazzo, né qua dietro, mai! C'è un fuggi fuggi generale da parte vostra. Volete sfuggire una sorta di raccordo che possa portarci a vedere le cose in maniera diversa. E' possibile questo? Eppure noi non siamo - anzi escludo proprio che lo siamo - dei personaggi di cui diffidare, dei personaggi che hanno fatto scempio delle cose, che hanno fatto investimenti di tutti i generi. Siamo degli umili consiglieri regionali, qualche volta prestati alla politica, con provenienze le più svariate, da tutti i settori della vita, e siamo qua a rappresentare quei cittadini che nel bene e nel male hanno creduto nelle nostre capacità. E ci dobbiamo misurare con consiglieri regionali che non hanno neanche questo e che non ci fanno capire quali istanze portano in questo Consiglio regionale. E' tempo di finirla, bisogna aprirsi.

Signori consiglieri, siete qui per rappresentare una parte importante della nostra generazione, dei nostri cittadini, ma ce le volete dire le cose che avete portato qui dentro o dobbiamo essere sempre noi a sollecitarvi? Non può andare avanti all'infinito questa storia, dovremo arrivare anche a denunciare questo. Una legge iniqua certamente ha permesso questo, ma non possiamo continuare a permetterlo. Il Presidente della Regione ha un disegno certamente straordinario, questo sì, ma è l'unico che ha quel disegno ed è l'unico anche che può mandarlo avanti. Senza che nessuno si opponga? Eh no, questo non può essere permesso né a lui né ad altri!

Allora, signori, i nostri emendamenti sono stati definiti strumentali: alcuni lo possono essere, alcuni sono la conseguenza degli emendamenti che non avete accettato in altre sedi, della discussione che non avete voluto affrontare con le parti sociali, con i comuni, con gli imprenditori, con le associazioni di categoria, ma per quale motivo noi dovremmo abbassare la guardia? Dove sta scritto che l'opposizione deve stare seduta, muta e sorda? Dove sta scritto che Rifondazione Comunista, che da sempre, sempre e sempre si occupa di problemi sociali, di disoccupazione, ma per quale motivo...

(Interruzione)

Certo che vi cito, vi cito sì! E mi torna sempre alla memoria, ce l'ho sempre esattamente presente Luigi Cogodi, perché lui sì che interpretava al meglio le istanze di una parte politica come la vostra, non voi. Lui sì che era rosso! E sì, lui era rosso fino in fondo, fino alla punta dei capelli!

(Interruzione)

Onorevole Alberto Sanna, lei si occupi dei problemi dell'agricoltura che sono drammatici e probabilmente con quei tagli che stanno arrivando dovrà giustificare anche quello al suo elettorato.

E comunque, signor Presidente, io la apprezzo sempre di più per il ruolo che lei interpreta e credo che non abbiamo assolutamente sbagliato nel momento in cui l'abbiamo indicato come vicepresidente, anzi sono ben felice che lei svolga questo ruolo, lo fa con la dignità giusta e sa anche usare autorevolezza. Questo non può che farle onore e io per questo l'apprezzo molto. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, stiamo trattando una materia che suscita forti sensibilità in tutti, non in alcune parti politiche e in altre no. E io mi auguro che ci sia pure, in quest'Aula, un momento di sintesi attorno al quale trovare se non unità di intenti almeno un percorso il più largamente condiviso. Ma per fare questo bisogna anche ricordare a noi stessi che alcune discussioni che stiamo facendo, anche sull'articolo 1, sono già state fatte in questo Consiglio, sono già state risolte in sede politica e si era già trovata una soluzione su come procedere. Io ricordo che anche l'altra volta noi avevamo l'intenzione di creare il Piano paesaggistico regionale, non i piani; anche l'altra volta l'idea della Giunta, iniziata con Mario Melis nel 1990 e continuata da me, partiva dal presupposto che si dovesse fare un unico Piano paesaggistico regionale. Poi le cose non sono andate avanti e non so se andranno avanti questa volta con questa idea. Si andò a toccare quelli che venivano definiti i territori sensibili e ne vennero fuori quattordici piani; fu affidato l'incarico al professor Fiore, furono creati gruppi di studio con ambientalisti, paesaggisti, urbanisti e chi più ne ha più ne metta. In verità i gruppi non furono proprio quattordici, ma meno perché alcuni gruppi di questi personaggi seguivano più territori. Ecco, anche allora si discusse, iniziavano i primi accordi di programma e ci si domandava: "Che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo seguire quello che avviene nei comuni per i PUC, i cui orientamenti vengono dati dal Consiglio regionale, la Giunta opera e l'approvazione avviene poi in sede di Consiglio regionale?" Noi dicemmo che così non poteva andare avanti, tanto meno oggi con questa modifica sostanziale che c'è stata attraverso l'elezione diretta del Presidente della Regione, che non dobbiamo mai dimenticare ha ruoli e poteri che sono notevolmente differenti rispetto al passato. E allora bisogna che ci dimentichiamo di ripercorrere la strada secondo cui tutto quello che fa la Giunta è male e tutto quello che fa il Consiglio è bene, intanto perché non è così e poi perché ci sono competenze che vanno portate avanti.

Allora che cosa è il Piano paesaggistico regionale? Il Piano paesaggistico regionale non sono gli indirizzi, cioè non è la fase in cui attraverso la legge organico-urbanistica viene detto alla Giunta regionale che cosa deve fare. Il Piano paesaggistico è il quadro, la legge è la cornice. Nella cornice noi dobbiamo intervenire e dare alla Giunta regionale tutti i suggerimenti che vogliamo, ma non nella operatività e nella costruzione del piano territoriale paesistico. Quando io vedo emendamenti tipo: "La proposta del piano regionale paesistico deliberata dalla Giunta regionale viene trasmessa al Consiglio regionale che ne approva l'adozione entro sei mesi secondo le procedure…" dico che questa è una porcheria, che non sappiamo che cosa stiamo dicendo. Non sappiamo che cosa stiamo dicendo!

Allora qui non stiamo esautorando il Consiglio regionale dei suoi poteri; non c'entrano niente i poteri del Consiglio regionale per quanto riguarda la predisposizione del Piano paesaggistico e l'articolo 1 del testo di legge in discussione, perché il Piano paesaggistico è uno strumento tecnico che deve essere portato avanti, secondo gli indirizzi del Consiglio, dalla Giunta regionale. Io credo che se eliminiamo queste forzature probabilmente riusciremo, anche sui nodi principali della legge, a trovare, con la sensibilità che tutti abbiamo, l'unità per apportare i necessari aggiustamenti.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Floris. Ha domandano di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). La discussione sull'articolo 1 è iniziata sulla base delle indicazioni, dei suggerimenti e delle idee illustrate, anche attraverso gli emendamenti, ma non solo, dalla opposizione, dalla coalizione Sardegna Unita, diciamo, poi, in queste ultime battute, si è arricchita di alcuni contributi di cui certamente è utile tener conto. Questo è un dovere a cui certamente non ci possiamo sottrarre, tenendo conto del motivo di fondo per cui noi stiamo così numerosamente intervenendo sugli articoli e sugli emendamenti. Il cuore della questione è proprio l'impostazione di fondo della politica di governo del territorio della Regione.

In sintesi estrema, lo ripeto perché scopo dei nostri interventi è anche quello di tenere accesi i riflettori sull'esame di questo testo di legge unificato, lo scopo di una politica di tutela e valorizzazione del bene paesaggistico, così come ampiamente definito dal Codice Urbani in particolare, e da tutta la legislazione nazionale e anche regionale finora vigente, è dettare norme di natura urbanistica su aree di particolare pregio. Ma la scelta di fondo sia della legislazione nazionale sia di quella regionale è fare politica di tutela del paesaggio così come di tutela dei beni culturali, perché ormai il Codice Urbani accomuna in questa unica categoria questo insieme di beni, e la legislazione sia nazionale sia regionale indica chiaramente la strada di uno strumento urbanistico regionale di carattere generale che riguardi l'intero territorio, che sia davvero il quadro di riferimento e di coordinamento di tutta la politica del territorio e che sia uno strumento unico. L'ha ricordato anche poc'anzi il collega Floris rispetto a scelte fatte nel passato. Ma come mai, allora, i proponenti di questo provvedimento di legge nel primo articolo inseriscono un ultimo comma in cui si dice che in sede di prima applicazione della presente legge il Piano paesistico regionale può essere suddiviso per ambiti territoriali, il che può quindi portare alla elaborazione, proposta, adozione e approvazione di diversi piani paesaggistici? Questo è già un errore di fondo, un errore all'origine.

Non ripeto le cose che ha detto stamattina il collega Pili su questa questione, perché come minimo si tratta di una distrazione, di un errore di fondo per mancanza di strategia, ma poiché dobbiamo essere prudenti e a volte anche sospettosi almeno quel pizzico di giusto sospetto occorre averlo. Prima si dice, al primo comma e secondo comma dell'articolo 1, che il Piano paesaggistico regionale è "il principale strumento di pianificazione territoriale" e "il quadro di riferimento e di coordinamento dello sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale", e immediatamente dopo già si prevede la via d'uscita, cioè la scomposizione di questo strumento in diversi ambiti territoriali. Allora è evidente che questa previsione, in sede di prima applicazione di una legge che è titolata "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia", apre uno spiraglio non di luce ma di ombra sulla origine e sulla impostazione stessa della legge. Questo per quanto riguarda l'articolo 1.

Allora se su questo punto ci fosse davvero da parte vostra la volontà di andare a fondo, di capire, perché ne avete anche tutto l'interesse (o forse avete già cercato di capire ma non potete dichiarare, non lo so), questa lunga discussione in Aula, pur tenendo conto che i numeri, la volontà, le opportunità di approvare la legge come volete le avete voi, dovrebbe quanto meno portarvi ad ammettere di fronte all'intera Sardegna qual è il vero scopo di questa legge.

Poi che sia il Consiglio o la Giunta ad approvare il piano è un problema sicuramente secondario, teniamo conto però che anche di questo si deve discutere, e cioè del fatto che in un sistema presidenziale i poteri del Presidente e dell'Esecutivo rispetto a quelli del Consiglio sono ampiamente incrementati e non compensati da una modifica della legislazione generale vigente sulla distribuzione dei poteri nell'ambito degli organi statutariamente previsti per governare la Regione. Forse ci vorrebbe un ritorno al passato, alla legge 45/89, che ha previsto, se non ricordo male con una successiva modifica, l'approvazione del piano territoriale paesistico da parte della Giunta, perché originariamente la legge 45 venne approvata dando al Consiglio il potere di approvare il piano territoriale paesistico. Quindi già all'origine c'era un'intenzione, poi sicuramente si è fatta una modifica dettata forse da un'esigenza di razionalità, da realismo, nel senso che l'attività di pianificazione è più giusto che sia affidata all'Esecutivo e non all'organo legislativo, siamo d'accordo, ma in un sistema diverso con una forma parlamentare pura, in cui cioè il Consiglio controlla continuamente il Governo attraverso il sistema della fiducia diretta.

Oggi non abbiamo più questo sistema; l'Esecutivo riceve potere diretto dall'elettorato, non più dal Consiglio, ed è normale in tutti i sistemi presidenziali che il potere legislativo, avendo anche una funzione di sindacato, di controllo dell'attività del Governo, possa essere rinforzato. Poi non si arriverà all'approvazione da parte del Consiglio, ma si può prendere in esame almeno questo problema? E' possibile che non si riconosca ai nostri emendamenti almeno la dignità politica di aver posto un problema che è reale, così come lo è il problema posto relativamente al comma 3 dell'articolo 1? Anche per quanto riguarda il primo e al secondo comma si pone un problema di fondo in merito alla scelta di operare in materia di tutela del paesaggio attraverso uno strumento specifico come il Piano paesaggistico, dandogli la rilevanza di strumento urbanistico sull'intero territorio regionale, secondo un'ottica molto, molto più ristretta rispetto al progetto di legge presentato e approvato dal collega Floris, che era Presidente della Giunta allora, che prevedeva non un piano paesaggistico regionale, ma un piano urbanistico di coordinamento territoriale.

Allora, ci sono diversi problemi aperti per quanto riguarda l'articolo 1 e poi ce ne sono altri sugli altri articoli. Su questi si vuole sorvolare? Tutto può essere ridotto al fatto che questa opposizione deve fare, in maniera becera, ostruzionismo per prendere tempo, per farvi ritardare l'approvazione della legge, o non è possibile che anche in un angolo del vostro cervello entri l'idea che forse qualcosa di utile anche per voi stessi ci sia nelle nostre proposte di modifica?

PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Io pensavo che questa mattina, dopo l'intervento coraggioso e libero, devo dire, della collega Caligaris, si fosse aperto uno spiraglio per trovare una soluzione al problema che oggi stiamo trattando, che non è di poco conto, ma è il vero problema, a parer mio, perché da quello che deciderà questo Consiglio regionale dipenderà anche lo sviluppo della Sardegna.

Quindi è chiaro che la preoccupazione, non credo soltanto della minoranza ma anche della maggioranza, è quella di dotarsi di uno strumento capace di dare risposte vere, insomma creare un abito giusto per la Sardegna. Purtroppo abbiamo constatato che questa volontà non c'è da parte della maggioranza, fata eccezione per alcuni consiglieri, però, puntualmente, ogni qualvolta in questo Consiglio emergono delle libere posizioni improntate alla ragionevolezza e che tendono ad approfondire l'argomento in discussione, il rullo compressore della maggioranza impone il da farsi e quindi poco importa quello che potrebbe decidere questo Consiglio regionale.

Voglio fare riferimento agli ultimi due interventi che sono entrati nel merito vero del problema, cioè agli interventi dei colleghi Mario Floris e La Spisa. Mi sembra che l'onorevole Floris abbia detto una cosa opinabile, e cioè che in fondo i piani territoriali paesistici, e quindi anche il piano paesaggistico regionale, sono uno strumento che rientra più nella competenza della Giunta che in quella del Consiglio regionale. Ma questo poteva avere un senso se ci fosse un vero coinvolgimento di questo Consiglio regionale. Devo dire, insomma, che la nostra preoccupazione di affidare alla coalizione di governo questo strumento è dovuta proprio al fatto che non c'è un vero coinvolgimento del Consiglio regionale. Allora, quando noi diciamo che questo strumento va prima pensato, discusso e approfondito dal Consiglio regionale e dai comuni, che sono gli artefici della programmazione territoriale, intendiamo dire che non vogliamo scelte calate dall'alto. Il problema è alla radice perché non si intravede la volontà di coinvolgere davvero il Consiglio regionale. Allora, onorevole Floris, il problema è che noi non vediamo, oggi, da parte della coalizione di maggioranza la volontà di coinvolgere tutte le parti del Consiglio, e questo lo dico perché tutti qui abbiamo un compito, e non solo la maggioranza ma anche l'opposizione deve avere voce in capitolo, altrimenti lasciamo che la maggioranza decida tutto quello che vuole e noi ce ne torniamo tranquillamente a casa. Ma credo non sia questo il compito di questo Consiglio regionale. Il compito di questo Consiglio regionale è fare in modo che la proposta che emergerà sia almeno parzialmente condivisa anche dalle altre forze politiche in campo, perché quello che noi non accettiamo e mai accetteremo è che questo testo di legge poi si trasformi in una legge della maggioranza. Questo noi tenteremo di impedirlo democraticamente, naturalmente, se non basta in Consiglio regionale, andremo nelle piazze, andremo dove questo strumento dovrà essere attuato e diremo ciò che pensiamo.

Ecco, noi siamo lontani da questo modo di intendere questo strumento urbanistico, perché lo vediamo impregnato, diciamo, di divieti, di vincoli e lo consideriamo frutto di un radicalismo e di un estremismo ambientale che noi non possiamo concepire, ma non perché le associazioni ambientaliste non debbano fare la loro parte. Sono appunto associazioni ambientaliste, si sa che sono quello e basta, ma la situazione cambia quando praticamente si sostituiscono alla Giunta, e viceversa. Allora questo non può essere accettato e devo dire che siamo stanchi di vedere situazioni di questo genere. L'estate scorsa Legambiente ha organizzato a Siniscola tre giorni di studi praticamente per analizzare la materia ambientale in Sardegna. Si è parlato un po' di tutto: del nucleare, delle servitù militari, delle basi americane e, alla fine, si voleva anche parlare di questa legge regionale definita salvacoste, però non sappiamo bene cosa sarà. Quello che voglio dire è che Legambiente giustamente fa tutti i convegni che vuole, però in quel convegno di tre giorni non c'era un solo esponente della opposizione. Era stato invitato l'Assessore dell'urbanistica, Gian Valerio Sanna, che poi mi risulta non abbia partecipato, ma c'erano gli Assessori dell'ambiente e del turismo, consiglieri regionali di maggioranza, non c'era un solo consigliere dell'opposizione che sostenesse il contraddittorio o comunque parlasse di quelle cose che sta pensando una parte del Consiglio regionale.

Allora, voglio dire, noi non ci stiamo a questo gioco! Non è pensabile che la maggioranza in blocco vada per tre giorni a parlare di ambiente se non c'è nemmeno un rappresentante della opposizione. La maggioranza stessa avrebbe dovuto dire: "Guardate che noi vogliamo un confronto libero, aperto, vogliamo che assieme agli ambientalisti dichiarati ci siano anche le altre componenti del Consiglio, perché il Consiglio regionale non è composto soltanto da noi". Poi, leggendo i giornali, ho saputo quali sono stati gli argomenti di discussione. Naturalmente nessuno può negare che erano ormai argomenti a senso unico: si parlava delle basi americane, degli americani guerrafondai, nemici dell'Italia, della Sardegna, tutto quello che poi sappiamo pensano e dicono queste associazioni. Non credo che sia serio porre il discorso in questi termini. Si è parlato di energia pulita, di eolico, perché fino a ieri questa che era energia pulita, sostenuta dagli ambientalisti. Improvvisamente qui cambia tutto e praticamente l'energia eolica, pur essendo energia pulita, non serve più perché ci sono altri problemi.

Io sono andato anche a vedere bene quali comuni hanno adottato delle delibere per approvare la realizzazione di impianti di energia eolica e ho notato che non sono i comuni governati dal centrodestra, ma sono soprattutto i comuni governati dal centrosinistra che hanno portato avanti questa iniziativa. Devo dire, per esempio - qui c'è il consigliere Davoli - che il comune di Orune ne ha fatto una bandiera. Per anni si è parlato del grande risultato ottenuto nella produzione di energia eolica dai comuni di Orune, Pattada e altri comuni della zona, ma sono tutti comuni governati dal centrosinistra. Adesso, stranamente, il discorso sull'energia eolica non lo stanno portando avanti più tutti i comuni della Sardegna, ma è diventata una battaglia del centrodestra, perché chissà che cosa vuole fare, vuole deturpare con queste pale eoliche!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu. Il tempo è scaduto.

(Interruzione del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Lei ha perfettamente ragione...

(Interruzione del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, onorevole Ladu...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi! Vorrei ricordarle, onorevole Ladu, che abbiamo riservato a lei lo stesso trattamento riservato a tutti gli altri colleghi. Grazie, comunque, onorevole Ladu.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, colleghi, devo prioritariamente ringraziare l'onorevole Pirisi che ogni tanto mi cita. Per uno che è stato Assessore le citazioni hanno due valenze: essere ricordati per i disastri compiuti oppure essere ricordati per il tentativo di fare qualcosa. L'importante è parlarne, perché quando non se ne parla mai vuol dire che non si è fatto nulla. Quindi la ringrazio, però, ieri l'ho sentita discutere animatamente con l'onorevole Pili del disegno di legge da me presentato a suo tempo, che ha dato linfa sia alla vostra proposta di legge presentata nella scorsa legislatura sia al progetto di legge presentato in questa legislatura. Infatti lo studio di compatibilità paesistico-ambientale credo che sia al 90 per cento uguale a quello presentato da me, quindi tutti prendiamo spunto da cose fatte da altri. E giusto per rimarcare la differenza, ma anche per poter essere propositivi in questa materia, volevo ribadirle, visto che lei è architetto, che i metri sono l'unità di misura dello spazio e i mesi sono l'unità di misura del tempo. Per essere ancora più pratici, il metro è quello della sarta e i mesi sono quelli che noi trascorreremo esaminando questo testo di legge unificato. Il buonsenso del disegno di legge presentato all'epoca in cui ero Assessore e della proposta di legge che abbiamo presentato pochi mesi fa stava innanzitutto nell'inibire per ventiquattro mesi la realizzazione di opere solo nella fascia dei 300 metri, però bisogna riconoscere che alcune opere, entro i 300 metri e anche entro i 2 chilometri, che ora le elencherò, non vanno bloccate: lettera a), gli interventi in ambiti urbani (se una città è sul mare non può essere costretta per diciotto mesi a non poter realizzare nulla); b) la possibilità di proseguire con gli interventi previsti dai piani attuativi, convenzionati e in corso di attuazione, fino alla data di scadenza della convenzione urbanistica; c) le opere pubbliche che per loro natura non possono essere diversamente localizzate. Una stazione marittima non può essere fatta sul Gennergentu, quindi perché inibirne la costruzione o impedire di migliorare quelle esistenti anche apportando delle modifiche? Ci sono poi le opere e gli interventi previsti negli atti di programmazione negoziata e negli accordi di programma, per la loro evidente utilità pubblica, economica e sociale. Come si fa a bloccare programmi e interventi che sono in gestazione da 10 o 15 anni, che sono in dirittura d'arrivo, o meglio stanno per essere ultimati, solo perché qualcuno ha deciso che non vanno più bene? C'è gente che ha investito i propri capitali, che ha superato procedure burocratiche complicatissime relativa alla compatibilità ambientale e alla tutela del passaggio, con pellegrinaggi continui presso l'Assessorato dell'urbanistica e presso tutti gli uffici competenti in materia per poter ottenere la concessione edilizia. Non le ha rilasciate mica il principe queste concessioni! Per quanto riguarda gli interventi di prevenzione e tutela della salute pubblica e della qualità dell'ambiente, vogliamo costruire i depuratori in montagna? Volete inibire anche gli interventi di risanamento e disinquinamento della fascia costiera, di valorizzazione delle zone umide e di sviluppo dell'acquacoltura? L'acquacoltura non si può fare in montagna o nel deserto! Interventi in attuazione di piani di risanamento urbanistico: sapete quanti ne passavano in Giunta e quanto sono utili per i comuni? Ora sono bloccati anche questi. Interventi di modifica e ampliamento degli insediamenti ricettivo alberghieri: occorre consentire a chi ha strutture ricettive di mettersi in ordine con quella che è la richiesta del mercato; non possiamo lasciare che nelle altre nazioni e nelle altre regioni la procedura vada avanti mentre noi inibiamo totalmente questo tipo di interventi. Però, ieri, ho sollevato il problema dello scioglimento dei consigli comunali nel caso di mancata...

(Interruzione)

Ci mettiamo d'accordo, no, non c'è disfattismo! Dicevo che ho sollevato il problema dello scioglimento dei consigli comunali che non adottano gli strumenti urbanistici entro diciotto mesi dalla conversione in legge del decreto legge 29 maggio 2004, numero 80. Ebbene, qualcuno giustamente ha obiettato che, avendo la Regione Sardegna, in base a una legge costituzionale del 1993, competenza primaria in materia di ordinamento degli enti locali, la legislazione statale non potesse intervenire in materia decretando lo scioglimento dei consigli comunali.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, si vuole accomodare al suo posto, per gentilezza? Grazie.

BIANCAREDDU (U.D.C.). E' vero, la Regione Sardegna ha competenza primaria in materia di ordinamento degli enti locali, ma volevo ricordare che proprio due anni fa la Corte Costituzionale, nel sentenziare la potestà legislativa esclusiva della Regione Sardegna in materia di istituzione di nuove province, ha ribadito che la Regione non poteva disciplinare nuove motivazioni di scioglimento anticipato dei consigli provinciali. Infatti, noi avevamo scritto in legge che le elezioni dei consigli provinciali si sarebbero svolte sia nelle nuove che nelle vecchie province nel 2003. Questa parte è stata cassata perché la Corte Costituzionale ha stabilito che le cause di scioglimento dei consigli comunali sono tassative e di esclusiva competenza dello Stato. Poiché questa è una norma sanzionatoria di un comportamento omissivo dei consigli comunali, noi non possiamo legiferare in materia. Stiamo dunque esponendo i consigli comunali a rischio di scioglimento perché li teniamo paralizzati per diciotto mesi senza che possano adottare propri strumenti urbanistici.

Questa è l'unità di misura del tempo, onorevole Pirisi, e quindi il tempo, se non è tiranno, ci darà ragione. Inoltre, l'articolo 117 della Costituzione, a seguito della revisione del Titolo V, parte seconda, ha disciplinato il riparto di attribuzioni della potestà legislativa tra Stato e Regioni, perché la potestà legislativa primaria o esclusiva e quella definita concorrente hanno dei limiti. Avere potestà primaria non significa essere legibus soluti, nel senso che possiamo fare quello che vogliamo. Anche la potestà esclusiva ha il limite dei principi costituzionali e del principio di grande riforma economico-sociale dettato dallo Stato. Dopo la modifica del Titolo V la tutela è attribuita alla potestà legislativa esclusiva dello Stato, la valorizzazione invece alla potestà concorrente. Quindi il Parlamento emana leggi quadro e noi possiamo solo emanare leggi di dettaglio, in quanto la nostra potestà è concorrente.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Biancareddu, il tempo è scaduto. Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Grazie, Presidente, dopo questa lezione di diritto amministrativo del professor Biancareddu, mio successore nel difficile compito che oggi è ricoperto dal silente assessore Sanna, vorrei commentare l'articolo 1, di cui si discute in questo momento, rapportandolo, per non ripetere considerazioni già brillantemente sviluppate da chi mi ha preceduto, alle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru, alle quali più di una volta ci si è riferiti in quest'Aula per giustificare la coesione di questa maggioranza col disegno di legge presentato dalla Giunta.

Inizio a pensare che questa maggioranza, abdicando al proprio ruolo e al ruolo del Consiglio regionale in materia stia quasi cercando di crearsi un alibi, perché alla fine se disastro sarà, come noi stiamo preconizzando, si dirà: "Purtroppo chi governa è il Governatore, la legge è questa e noi ci siamo dovuti adeguare". Ma qua non si vuole esautorare il Consiglio regionale; a differenza di quello che, poi vedremo, è previsto nelle dichiarazioni programmatiche, qua si vuole esautorare un po' tutti! Leggo a pagina 40 delle dichiarazioni programmatiche: "Un rafforzamento del ruolo della Provincia nella sua funzione di istruzione, di coordinamento e di raccordo tra pianificazione regionale e pianificazione comunale". All'Aula così come ai singoli consiglieri non sfugge che esistono quattro piani urbanistici provinciali che sono costati miliardi a questa Regione, predisposti dai quattro Uffici del piano delle vecchie quattro province che hanno lavorato egregiamente. Quattro Uffici del piano costituiti non dalla maggioranza di centrodestra, ma dalle vecchie maggioranze di centrosinistra che governavano quelle province, che sono rimaste in carica anche dopo il cambio di amministrazione, perché la continuità amministrativa così voleva e così vuole, a differenza di quanto abbiamo visto è stato fatto, con molta solerzia e autorevolezza, all'indomani dell'elezione della Giunta Soru, quando ci si è privati - noi lo possiamo dire perché li abbiamo conosciuti - di alcuni dei migliori professionisti e dirigenti della Regione Autonoma della Sardegna, anche di quelli che non erano né "targati" né esposti.

Detto questo, vediamo invece che più avanti nel disegno di legge questa Giunta prevede (dopo che la Regione Autonoma della Sardegna ha speso miliardi per un lavoro svolto egregiamente da chi ha pianificato uno sviluppo territoriale urbanistico e paesistico, appunto dai quattro Uffici del piano delle Province), all'articolo 2, che per la redazione del piano possono essere utilizzati anche gli elaborati dei piani urbanistici. Se questa è la premessa, non c'è bisogno di leggere più a fondo questo testo, perché abbiamo già capito chi governa, chi decide, chi ha voglia di pianificare sopra tutto e sopra tutti, a differenza di quanto, invece, si prevedeva a pagina 41 delle dichiarazioni programmatiche, dove leggo testualmente: "La pianificazione come metodo deve basarsi sul momento del programma, che, oltre a costituire il momento della verifica e dell'eventuale aggiornamento del piano, è anche quel momento in cui si devono costruire una serie di raccordi di massima rilevanza ai fini di una pianificazione effettivamente operante. In primo luogo, il raccordo con l'insieme delle istanze politiche attraverso cui si esprime la sovranità popolare". Questo è il raccordo di cui si parlava nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

MILIA (F.I.) Il presidente Pirisi ha molta voglia di parlare, però evidentemente non gli è permesso. Presidente, ci pensi lei, decida cosa fare di questo Presidente di Commissione.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Milia, ci ha già pensato lei.

MILIA (F.I.). "In secondo luogo, il raccordo con la politica di bilancio dell'Ente cui è affidato il compito della pianificazione. In terzo luogo, il raccordo con quella vasta gamma di operatori pubblici e privati che dovrà realizzare e gestire le scelte del piano e del programma". Queste sono le dichiarazioni programmatiche, le conseguenze delle quali sono note a tutti: una concertazione, diciamo così, proforma, le istanze portate dalla sovranità popolare, dall'espressione della sovranità popolare - e questa è la massima espressione della sovranità popolare - calpestate, cancellate, anzi dileggiate e offese, perché qualunque istanza non solo non viene discussa, ma non viene neanche presa in considerazione.

E allora, cari colleghi, è difficile pensare che questa minoranza, orgogliosa in questo momento di essere minoranza, non abbia il dovere e il diritto, nell'interesse di tutti i sardi, di far sentire una voce forte, che è la voce - noi crediamo, questo sì - della maggioranza dei sardi in questa materia. E' una voce che viene raccolta in strada, tra le associazioni di categoria, nella società civile.

E allora questa non è un'azione di filibustering, non è un'azione di ostruzionismo, è un'azione di sensibilizzazione che facciamo, perché crediamo e speriamo che non sia mai troppo tardi, nei confronti dei colleghi che fino ad oggi hanno taciuto, o perlomeno hanno taciuto ufficialmente, salvo poi informalmente farci sapere che sono d'accordo con noi. E, ripeto, mi dà l'impressione che questo Consiglio regionale sia prigioniero per una sorta di violenza privata, perché l'articolo 310 del Codice penale dice chiaramente che è violenza privata quando qualcuno minacciato o costretto con la forza o per il timore di qualche conseguenza adotta determinati comportamenti. In questo caso è magari la paura di andare a casa la violenza privata che aleggia su questo Consiglio regionale e impedisce di esprimersi non solo nel migliore dei modi, ma secondo coscienza a molti dei colleghi che non hanno mai manifestato e non hanno mai nascosto le loro volontà, le loro idee su questa materia, seppure improntate - come da questa parte - alla tutela dell'ambiente, al massimo rispetto del nostro patrimonio, che è il bene più grande che la Sardegna possiede.

Assessore Sanna, nelle dichiarazioni programmatiche, oltre alla materia della concertazione sulla pianificazione paesistica, vi è un capoverso importantissimo che recita così: "Una decisa scelta di contrasto dell'abusivismo edilizio di qualunque tipo o natura, riattivando prontamente le strutture regionali di contrasto a questo fenomeno," - io non so se queste strutture non abbiamo funzionato negli ultimi anni - "con un rifiuto radicale di qualunque proposta statale di condono o sanatoria degli abusi ed irregolarità edilizie o urbanistiche". Di questa azione immediata di riattivazione di queste strutture per il contrasto di questo fenomeno noi non abbiamo ancora chiesto conto, sappiamo che lei è molto sensibile al problema, però più avanti faremo delle segnalazioni dettagliate, che, questa volta sì, penso ci vedranno assieme a tutti coloro che rigettano...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Milia. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, sarò brevissimo, però sento il dovere di intervenire, onestamente, anche alla luce dell'intervento della collega Caligaris. Io mi aspettavo che, come sempre è avvenuto in quest'Aula, i manovrieri iniziassero le consultazioni in via riservata, magari da un'altra parte dello stabile, per trovare una soluzione che evitasse il muro contro muro, perché credo che non giovi a nessuno rimanere qui a esaminare un problema che tocca tutti i sardi, quindi tutti i consiglieri regionali qui rappresentati. Vi confesso, pertanto, che non dovevo intervenire, però, visto che alcuni colleghi hanno chiamato in causa i sindaci e le competenze delle amministrazioni locali, io, in qualità di sindaco da oltre dieci anni, voglio ricordare che la Regione sarda - lo dico all'onorevole Mario Floris - in passato non chiedeva ma imponeva ai comuni che i piani urbanistici comunali fossero di competenza dei consigli comunali, quindi la programmazione, la salvaguardia e la tutela dovevano passare attraverso il consiglio comunale.

In linea con quanto sto per dire e al fine di evitare che venga eventualmente frainteso, voglio leggere il comma 8 dell'articolo 5 della legge regionale numero 45 del 1989, che dice espressamente: "Le direttive, i vincoli regionali, gli schemi di assetto territoriale sono approvati dal Consiglio regionale previa delibera della Giunta regionale". Questo sta a significare che la Giunta regionale non può imporre, e tanto meno lo può fare la Commissione, la propria volontà al Consiglio regionale.

Io non posso, comunque, fare a meno di rivolgere ancora una volta l'invito, in particolare al collega Cugini, che è gallurese, e ai colleghi Giorico e Bruno, che sono algheresi e quindi possono veder toccati eventualmente i loro "interessi", intendo interessi di cittadini, perché rappresentano una grossa fetta dei cittadini di quel territorio, nonché agli altri colleghi galluresi, presenti e no, a tirar fuori un minimo di orgoglio per far capire a questo Consiglio regionale che noi non possiamo essere d'accordo con chi vuole penalizzare questi territori e questi "interessi".

Lo voglio dire subito, per evitare che siano fatte delle considerazioni negative: io abito a oltre 35 chilometri dalla costa - altro che 2.000 metri! - e né io né i miei familiari e nemmeno i miei parenti sino al terzo grado abbiamo alcun interesse nelle coste algheresi o galluresi. Non riesco a capire, onestamente, quale sia la difficoltà di questa maggioranza, dal momento che ha i numeri per poter eventualmente apportare modifiche, per confrontarsi, valutare, sentire. Francamente, più di una volta, in Aula, alcuni consiglieri regionali - non io, sia chiaro, perché io ho le idee abbastanza chiare e so sempre cosa debbo fare - si sono lasciati convincere dal discorso che veniva fatto sia da parte della maggioranza sia da parte della opposizione. Quindi perché opposizione e maggioranza non dovrebbero dialogare? Bisogna discutere, bisogna confrontarsi e poi magari trovare insieme una soluzione, che non è di una parte del Consiglio regionale, ma deve essere, a mio modesto parere, di tutto il Consiglio regionale, perché il merito non è di questa maggioranza o di questa opposizione, ma credo che alla fine il merito sia soprattutto di tutto il Consiglio regionale che noi rappresentiamo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, "Tutela e valorizzazione del paesaggio" recita il titolo del disegno di legge, ma devo dire che quello che mi sorprende, e che non ho rilevato solo io, ma è già stato rilevato da tanti colleghi che mi hanno preceduto, è l'apprezzamento del silenzio che la maggioranza si è imposto.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue CONTU.) E' un silenzio a cui siamo poco abituati, caratterizzato da pause, lunghe pause, quelle a cui ci aveva abituati Cementano, e che abbiamo dovuto rivivere anche qui in Consiglio. Pause interpretate come momenti di riflessione, di elaborazione, poi condite con discorsi impostati quasi sul nulla, su pensieri e concetti astratti, con poca connessione, è il termine più esatto, con la realtà che in quest'Aula si vive.

Il silenzio non è casuale, sapevo che dovevo fare una pausa, perché la pausa non è o non deve essere un metodo per ascoltare il brusio e il rumore in sottofondo, la pausa dovrebbe consentire di riprendere il discorso, ma un discorso logico, un discorso che segua un filo, che segua l'elaborazione di una mente impegnata nel ragionamento e nella proposizione di concetti e idee pregni di significati e di valori. Quello che è mancato e che sta mancando in questo Consiglio è il senso e la consapevolezza della libertà del lavoro mentale, della libertà di pensiero, della libertà soprattutto di esprimere ciò che si pensa in merito a un provvedimento di legge che ieri ho definito un bonsai. Un bonsai, perché mi sembra studiato, ricamato, fiorito, ma privo di frutti commestibili, utilizzabili, che davvero siano il risultato di una elaborazione volta alla maturazione dei concetti.

Ecco, l'unico vero concetto maturo che si è già rilevato è che il cosiddetto decreto salvacoste non salva affatto le coste, ma impone un freno allo sviluppo, e per questo è stato da noi definito "blocca sviluppo" e soprattutto negazione dei diritti acquisiti. Diritti acquisiti da chi? Non solo dagli imprenditori o dai privati cittadini, ma dalle comunità locali, che le loro scelte hanno già fatto. Poco fa il collega Milia citava i piani urbanistici provinciali. E' per svegliare qualcuno, Eliseo, perché vedo che qualcuno si è assopito. L'ho detto fin dal primo intervento che questa sala favoriva il sopore, l'addormentamento delle menti e devo dire che sto sollevando l'intensità e il timbro della voce proprio perché il torpore vi sta sopraffacendo. Devo dire che, molto probabilmente, da medico, mi è venuto spontaneo pensare anche all'elettroencefalogramma piatto per qualche persona che eravamo invece abituati a sentire, soprattutto nel portare avanti delle battaglie: battaglie per i propri territori e per gli interessi della Sardegna, battaglie finalizzate davvero a una presa di coscienza dei valori sui quali noi amministratori veniamo chiamati a confrontarci e soprattutto a decidere.

Qui le decisioni, se di decisioni si può parlare, sono prese per negare, per creare griglie, per creare vincoli che all'atto pratico dovrebbero portare la Sardegna indietro di tanti anni. Sono stati citati i provvedimenti di legge che hanno caratterizzato la pianificazione urbanistica dal 1989, in particolare la legge regionale numero 45/89, sull'uso e la tutela del territorio, e tutto ciò che è derivato negli anni dalla sua applicazione, in quei significati che oggi si vorrebbero negare. Si vuol parlare, oggi, di pianificazione urbanistica e paesaggistica senza considerare il silenzio e le assenze in quest'aula. Io ho provato, quando è intervenuto il collega Cugini, a contare quante presenze aveva la maggioranza in aula: diciotto. L'ho rilevato perché pensavo: chiede la parola il consigliere Cugini, a cui tutti riconoscono la capacità di fare discorsi sempre interessanti, ciò nonostante mostrano attenzione soltanto diciotto consiglieri della maggioranza. E' stato un intervento rapido il suo, però, molto probabilmente, qualcuno non è stato pronto a rispondere. Ciò è dovuto anche un po' all'ora postprandiale, a quel sopore mentale che caratterizza purtroppo la vita in aula, e in modo particolare anche queste sedute così defatiganti, lunghe, dove il concerto di idee non sempre è prevalente, ma prevalgono soprattutto, invece, i discorsi da corridoio. Sono più interessanti, molto probabilmente, i discorsi che si possono fare nel retro dell'aula.

Qui, davvero, un concerto di idee manca, perché vi state negando la possibilità di essere protagonisti della storia di questo Consiglio e di esserlo per i vostri territori. Vi state negando il coinvolgimento dei nostri e dei vostri elettori in una scelta così importante per la nostra terra. Vi state negando quel coinvolgimento che, invece, resta chiuso nelle sale dei Gruppi, molto probabilmente, mentre sarebbe necessario che uscisse fuori, che la gente sapesse che l'interesse dimostrato dalla minoranza è volto a far emergere i limiti di questa legge, perché davvero noi siamo contrari a questo provvedimento, siamo contrari al suo contenuto generale, che parte, appunto, dalla definizione stessa del disegno di legge. Noi non possiamo accettare e non accetteremo che la nostra società non sia coinvolta in tutte le sue componenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io, da ieri sera, sono rimasto a guardare, ho cercato di analizzare la situazione e mi è venuto da ridacchiare su tanti interventi. Non possiedo proprietà al sole, non sono uno speculatore - ahimè, se lo fossi farei altre cose! - e qui non ho niente da tutelare, se non interessi di carattere generale.

Io ho sempre detto che il decreto è illegittimo (e di conseguenza lo sarà questa legge se verrà approvata), così come peraltro è scritto nei ricorsi predisposti da qualche comune, più che altro perché il provvedimento è stato, come sapete, impugnato perché viziato da eccesso di potere. Qualcuno dice che non è così. Io ho fatto una verifica stasera: il decreto legge del 29 marzo 2004, numero 80, convertito, con modificazioni, nella legge 28 maggio 2004, numero 140 - come diceva il secondo Carneluti che mi ha preceduto prima, cioè il collega Biancareddu - prevede che nei comuni dove entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto legge non si adottino gli strumenti urbanistici devono essere sciolti i relativi consigli comunali. Non vorrei che ad Iglesias, dove le elezioni saranno a maggio, il consiglio comunale venisse sciolto magari dopo due mesi perché non è definita la procedura, in quanto i diciotto mesi decorrono due mesi dopo il mese di giugno.

Ora, io concordo con le cose che ha detto il collega Floris, così come dico al collega Cugini che ha ragione: è vero che inizialmente la competenza sui piani paesistici era del Consiglio regionale, successivamente però, dal 1993, è passata alla Giunta regionale, sempre per amore della verità. Così come per quanto riguarda le condizioni diverse citate dai miei colleghi, non vorrei che, anche per alcuni atteggiamenti che si sono visti stasera, qualcuno pensasse che la mia posizione sia differente da quella dei miei colleghi della opposizione; avendo una buona memoria, forse superiore a quella di molti colleghi, dico anch'io che le condizioni sono diverse e c'è chi le ha volute. Io, assieme a molti altri colleghi, non volevo questa legge e quindi ho votato coerentemente. C'è chi ha votato questa legge e credo che quando uno, chiunque esso sia, che sia del centrodestra o che sia del centrosinistra, utilizza una posizione di preminenza e di potere talvolta può anche utilizzarla in modo sbagliato. Io sono favorevole ai correttivi, però voglio capire dove si va, le condizioni sono diverse oggi rispetto al passato, secondo me la situazione attuale non va bene, però ci vuole elasticità mentale per apportare dei correttivi fondamentali.

Stasera il mio atteggiamento in Commissione è stato quello di chi vuole sapere dove si va a parare. Presidente, lei ieri sera ha detto: riunite la Commissione, sentiti i Capigruppo, quindi è un concetto elastico, non c'è una norma precisa. Così come, lo dico prima, in effetti la proroga di tre mesi dei termini della delibera della Giunta è disposta sulla base dell'articolo 14 della legge 45/89. Questa è una garanzia, l'ho detto in Commissione, qualcuno dei miei colleghi può essersi adombrato, ma è chiaro che se uno vede che non c'è una via d'uscita, che non sorge il sole, ritiene opportuno tutelarsi e fare un provvedimento che gli consenta di bloccare per ulteriori tre mesi. E' un fatto normale. E' chiaro che l'articolo 14 sarà interpretato in termini restrittivi, cioè sarà deciso il modo in cui non si potranno fare gli emendamenti - mi sono già informato - a seconda della volontà che esprimerà questo Consiglio regionale. Per cui il Presidente convocherà - sto facendo lo scenario - i Capigruppo, domani mattina, chiederà l'inversione dell'ordine del giorno e praticamente il provvedimento sarà reiterato per tre mesi.

Tutto il resto è fantasia, si può fare opposizione, si possono decidere le proroghe, però non può essere impedito all'opposizione di fare quello che sta facendo, anche perché si possono commettere tanti errori. Devo dire che ovunque ho operato ho avuto più collaboratori di sinistra che di centrodestra. Sono sempre stato accusato di questo, nel mio territorio, anche da Assessore regionale. Ho notato però delle anomalie, per esempio correttezza vuole che se si va in un certo territorio, si invitino i consiglieri regionali di quel territorio, non di una parte, perché questo è settarismo, che noi contesteremo con i piedi e con la testa, e con i piedi in modo pesante, dimostrando l'incapacità, la mancanza di cultura e di sensibilità su problemi che sono particolarmente importanti nel nostro territorio. Ora è evidente che vogliamo capire dove andiamo, cosa farete voi dopo. Cosa farete domenica e lunedì? Io non voglio dare suggerimenti a nessuno, perché questo cliché continua, poi vi ho detto ieri sera che a una certa ora aumenta anche la capacità di stare svegli. Io ho la pressione bassa - l'amico Cachia non ci credeva - che mi consente di essere più sveglio dalle 11 di notte in poi e così è per molti noi. Ho detto - purtroppo Paolo Fadda non c'è - che non c'è al primo piano il servizio di assistenza medica e fra poco, nei prossimi giorni, ci vorranno l'ambulanza e anche le bombole di ossigeno all'interno.

Allora, amici cari, è chiaro che voi non riuscirete ad approvare questo disegno di legge, perché da parte vostra non sono venuti segnali che dimostrino la volontà di apportare dei correttivi che sono fondamentali. Io non cito la collega Caligaris, che conoscevo superficialmente (se no anche lei si gasa!), credo però che sia corretto che ci sia, come sempre è avvenuto, la possibilità di un confronto serio in Commissione, che preveda l'interpretazione autentica, in modo tale da cambiare linea e poter approvare il provvedimento, perché se no voi sarete costretti a ritirare questo testo di legge per approvare con urgenza l'assestamento di bilancio. rischiamo cioè di arrivare a fine mese con la discussione di questo provvedimento e di non riuscire ad approvare l'assestamento di bilancio, con un danno per la Regione, tanto per essere chiari. Lo stesso atteggiamento assunto nella passata legislatura dal centrosinistra, coadiuvato da quattro "Caini", chiamiamoli così, di questa parte politica, che determinò l'approvazione, con un solo voto di scarto, della parte dell'assestamento di bilancio riguardante la sanità.

Ecco, io gradirei che ci fosse anche da parte vostra, indipendentemente dalla collega Caligaris, qualche segnale - noi ne abbiamo dati anche in Commissione - di correttezza, di buonsenso, che consenta di apportare delle modifiche laddove per presunzione non si vuole ammettere di aver sbagliato, ma ci sono tante cose che non vanno bene. Io sono stato dieci giorni fa a Liscia di Vacca, dove c'è un ometto che non dorme mai, né d'inverno né d'estate, che ha una piccola attività e vende dei dolcetti particolarmente buoni. Stava prima allo snack bar di Olbia e quindi Cachia lo conosce bene. Quest'uomo è un grande lavoratore, ora vuole fare una piccola modifica per cui ha presentato una richiesta al Comune di Arzachena per una località, che non si capisce bene se sia un borgo marino, così come viene chiamato, ben identificata. Vogliamo dare a questa persona la possibilità di ampliare la sua attività e di creare magari due posti di lavoro in più?

Su queste cose ci dobbiamo confrontare, fermo restando che non vogliamo prevaricare la maggioranza, però pretendiamo anche che la maggioranza non prevarichi noi. Il muro contro muro, il silenzio, eccetera, non servono a nessuno. Io credo che sia meglio prendere esempio dal collega Cugini, che con il suo garbo da lord inglese, praticamente alla fine ottiene qualcosa di positivo. Prendendo spunto dall'esperienza di Mario Floris e di altri che hanno il coraggio di parlare, suggerisco di guardarci in faccia e di andare avanti cercando di fare bene le cose. Evitiamo di stare qui stupidamente e inutilmente anche le domeniche e i lunedì. Anche perché c'è un dato di fatto sostanziale: la maggior parte dei colleghi - non me ne vogliano - il lunedì non c'è; ci sono solo io insieme a pochi altri colleghi. Evidentemente volete costringere i colleghi che di lunedì non sono mai venuti a un tour de force al quale non sono abituati! Probabilmente anche questo rodaggio va bene. Proseguirò nelle prossime puntate.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Oppi. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Con la sincerità che lo contraddistingue, l'onorevole Oppi ha posto i problemi a un'Aula veramente sorda da qualche giorno a questa parte, e se una parte di essa ha potuto udire qualcosa è andata in altre stanze a riferire dove si è deciso che non c'era possibilità di dialogo. E' una condizione non bella e non buona, perché quando si parla di parlamento sardo, quando si dice che il Consiglio regionale rappresenta l'istanza di tutti i sardi, credo che sia opportuno praticare sino in fondo l'esercizio della democrazia in un confronto costante, serio, proficuo nell'interesse della collettività.

Quando c'è stata l'interruzione, o meglio quando è intervenuto l'onorevole Cugini, che ha richiamato la legge numero 45, e si è discusso se fosse competenza del Consiglio varare il Piano paesaggistico regionale o se invece in legge fosse diversamente inteso, sono andato a rivedere la legge e ho preso atto che sono state modificate delle norme di valore essenziale, come quella sui poteri del Presidente della Regione. Vero è comunque che, come diceva Paolo Fadda, l'articolo 11 dà competenza alla Giunta (non solo per i piani territoriali paesistici) e persino alle Comunità Montane. L'articolo 5 della legge 45, titolo secondo, recita: "Le direttive, i vincoli regionali e gli schemi di assetto territoriale sono approvati dal Consiglio regionale previa deliberazione della Giunta regionale". Questo presuppone però che ci sia un dibattito, che ci sia un'esaltazione del ruolo del Consiglio, e non quel silenzio di tomba, rotto qua e là da qualche componente della maggioranza.

Per dare voce al silenzio assordante della maggioranza, mi permetto di recuperare un intervento che non ha potuto svolgere qui in aula il Capogruppo di Progetto Sardegna, a cui tento di dare voce io per quel che posso. Salto i preamboli, certamente, di una parte del discorso, ma sarebbe anche interessante, come intelligentemente il giornale l'ha posto: "Salvare tutto il territorio cominciando dalle coste". E sotto un articolo di un economista, Paolo Fadda: "Nell'Isola ingessata riaffiora il cacicco, mischia le carte e resta sempre a galla". Se qualcuno ha avuto l'opportunità di leggere entrambi gli articoli, con il gioco sociologico delle élite richiamate da Paolo Fadda, probabilmente ha colto anche quello che è l'aspetto sostanziale di un dibattito mai avvenuto in questo Consiglio regionale, anzi bloccato per volontà aliena, in questo caso, senza dare l'opportunità di innovare attraverso questo dibattito quelli che sono gli esercizi reali del potere, del potere bello, vero, quello che dà obiettivi e speranze alla gente di Sardegna.

A tale riguardo, siccome ho visto che molti hanno fatto una dichiarazione personale, dico che intervengo in quest'Aula non avendo interessi né personali né di famiglia attorno ai 2.000 metri della costa sarda. Vorrei che lo facessero tutti, presenti e non, per capire se ci sono eventualmente altri interessi che vengono toccati, e puntualmente vedremo, nel corso dell'esame dell'articolato, se ci sarà o no la difesa di un certo tipo di interessi non facilmente confessabili.

Comunque il collega Pinna, Capogruppo di Progetto Sardegna, dice: "Questo nuovo spazio globale, euromediterraneo prima di tutto, ci costringe a un radicale riorientamento e ci impone scelte forti, coraggiose. Che ne sarà mai del futuro di questa Sardegna se non comprendiamo per tempo che l'ambiente naturale non è più semplicemente la cornice, ma piuttosto l'essenza del nuovo ambiente economico, che è ormai radicalmente diverso rispetto a quello moderno e industriale e che il bene ambientale e il bene culturale rappresentano due forti marcatori di identità, capaci di restituire significato economico a una regione dal futuro incerto e bloccato? Che ne sarà del futuro di questa terra se non verrà predisposto un nuovo piano urbanistico dove il paesistico e lo spaziale necessariamente si devono fondere, che deve avere la capacità di tutelare prima di tutto questi beni primari, natura, cultura e storia e di favorire l'integrazione tra l'esterno costiero e l'interno rurale, perché lo sviluppo equilibrato potrà avvenire in presenza di un nuovo concetto di urbanità diffusa, reticolare, capace di legare territori diversi che scoprono una nuova identità culturale, sociale, turistica ed economica?"

(Interruzioni)

Noi su queste cose siamo perfettamente d'accordo, è su quello che avete scritto o vi siete fatti scrivere e che avete presentato in Aula che non siamo d'accordo, perché recita il contrario di quello che è detto qui, e poi dirò anche perché.

(Interruzioni)

"Il territorio è un valore integrato e strutturato, le coste hanno una funzione che è di accesso, di apertura, di ospitalità, esse però non solo non possono impedire, ma piuttosto devono favorire la valorizzazione e la trasformazione dell'interno, la sua urbanizzazione leggera, ma intelligente, l'acquisizione di una condizione di residenzialità. Una residenzialità fatta di servizi, di strutture, di postindustrialità" - questa della postindustrialità non l'ho capita bene - "che ancora oggi è negata e che rappresenta una delle cause principali del forte squilibrio demografico che vede l'interno scomparire". Allora, vorrei capire se fermare, sì, proprio bloccare significa creare opportunità perché anche all'interno arrivino possibilità di sviluppo, ovvero se significa non far più maturare nessuna potenzialità di sviluppo e di economia attraverso le coste, come invece si dice in questo scritto.

E' da due sere che la maggioranza non parla, diamole un po' di voce, perché è grave che non parli. Noi vogliamo che parli e la facciamo parlare noi, perché siamo democratici convinti. Noi non la affermiamo a parole, noi la pratichiamo la democrazia.

"Ancora oggi è negata questa possibilità, una delle cause principali del forte squilibro demografico che vede l'interno scomparire. Le aree fortemente urbanizzate, di tipo metropolitano, così affermano gli studiosi di economia urbana, diventeranno purtroppo sempre più nuovi contenitori del disagio sociale e delle povertà. I centri minori, meno compromessi, un po' più a misura d'uomo, in cui sarà garantita una migliore qualità di vita, servizi e relazioni, potranno rappresentare la forza di un sistema territoriale che guadagna in competitività e in attrattività e che meglio esprime la natura solidale dei rapporti tra gruppi, generazioni, diversità sociali, culturali ed economiche". Come se queste cose fossero state dette in maniera differente dall'una o dall'altra parte, noi le condividiamo appieno…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, il mio intervento vuole da un certo punto di vista rendere grazie al centrodestra per le numerose citazioni della giornata e in particolare per la doppia solidarietà espressa dall'onorevole Pili nei miei confronti. Intendo però sottolineare un aspetto che non è secondario. Francamente mi aspettavo che, dopo l'intervento dell'onorevole Capelli, proprio in virtù di una doppia solidarietà, cadessero almeno 800 degli emendamenti, visto che sono così numerosi e soprattutto quei 1026 che riguardano emendamenti di emendamenti. Questo sarebbe stato un atto veramente clamoroso, non il mio intervento. Il mio intervento resta e segna, secondo me, una tappa importante proprio perché nel mio piccolo rappresento una novità all'interno del Consiglio e intendevo ricordare questo aspetto non secondario dell'esito delle elezioni. Le elezioni in questa tredicesima legislatura si sono svolte con una legge che non condivido e che è stata fondamentalmente decisa dai maggiori partiti, e tra di essi vi sono sicuramente Forza Italia e A.N.

SANJUST (F.I.). D.S.!

CALIGARIS (Gruppo Misto). Per completezza di informazione ci sono anche i D.S., ma di fatto chi era al Governo nella precedente legislatura e chi aveva la forza numerica perché la Regione Sardegna avesse una propria legge non ha fatto nulla affinché ciò fosse. Allora mi domando che cosa accadrebbe o che cosa sarebbe accaduto se in questo momento, al posto della maggioranza di centrosinistra, ci fosse al governo una maggioranza di centrodestra.

Francamente non credo che gli atteggiamenti sarebbero stati differenti. Invece vorrei, e da questo punto di vista rinnovo l'appello, che si guardasse agli aspetti innovativi che il Consiglio esprime. Certo, come dice l'onorevole Diana, le donne ci sono, ma sono ancora poche e vi garantisco che intervenire non è facile. Volevo comunque, concludendo, perché non voglio portarvi via tempo preziosissimo, ricordare un altro aspetto importante: domenica lavoreremo e questa giornata costerà all'incirca 25 mila euro. Non mi sembra che si debbano fare i conti quando si affrontano degli argomenti molto importanti, ma certo è che bisogna riflettere anche sull'impegno che chiediamo ai dipendenti, a chi lavora in questa struttura e non ha la possibilità di fare i turni come avviene alla Camera.

Un'ultima sottolineatura, onorevole Vargiu. Non ho mai parlato a nome della maggioranza; tra l'altro le ricordo che non sono neanche Capogruppo, quindi non avrei neppure questa prerogativa. Il mio intervento però era veramente di grande apertura e considerazione delle opposizioni. Lo ripeto: un gesto significativo credo che avrebbe cambiato l'esito della giornata odierna, ma siccome la giornata non è ancora conclusa e sono animata da ottimismo, oltre al fatto che anch'io soffro di pressione bassa, come l'onorevole Oppi, spero che ci sia il tempo per veder decadere, se non 800, almeno 500 emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). L'ultimo intervento, quello dell'onorevole Caligaris - quindi continuo a citarla, così mi ringrazierà di nuovo, magari dopo -, penso abbia dato ulteriori spunti al dibattito. Secondo me, l'onorevole Caligaris ha fatto bene - e ciò denota quella intelligenza che io per primo le riconosco - a non fare marcia indietro relativamente alle considerazioni da lei espresse stamattina e che anche a me, devo essere sincero, avevano lasciato intendere e sperare che, magari parlando a nome della maggioranza, ci potesse essere una sorta di apertura verso quelle che erano e sono delle giuste rivendicazioni della minoranza.

Come ho già avuto modo di dire, questa non è una legge del tutto da buttare via, non lo è soprattutto se si considera il fatto che noi avevamo in materia un vuoto normativo molto deficitario, quindi il fatto stesso che comunque se ne parli, che si sia portato all'attenzione del Consiglio un argomento così importante penso di poter dire che non faccia perdere assolutamente tempo a quest'Aula e ai pochi e valorosi esponenti della Giunta che sono presenti, mi riferisco soprattutto all'assessore Sanna, che è senza alcun dubbio encomiabile, e non fa, a mio parere, perder tempo perché la Sardegna aveva assolutamente bisogno che questo argomento venisse affrontato.

Il problema non è il modo, ma continuo a dire che sono i tempi e ciò che rende il nostro lavoro faticoso oltre il dovuto è forse l'atteggiamento che si è dimostrato di voler assumere in questa materia, ripeto non per quanto riguarda l'oggetto, il modo, ma per quanto riguarda i tempi. Tempi che sono assolutamente sospetti, che sono poco chiari, perché in una materia del genere forse ci sarebbe voluto, anzi ci sarebbe assolutamente voluto un coinvolgimento di tutte le parti sociali, dei comuni, ma anche dei singoli cittadini, molto, ma molto più marcato rispetto a quello che invece è stato consentito in virtù della fretta.

Voglio aprire una piccolissima parentesi: io sono assolutamente convinto del fatto che uno dei compiti maggiori che noi abbiamo sia non solo quello di rendere chiare le leggi che approveremo, ma soprattutto quello di renderle assolutamente leggibili per coloro i quali per cultura, per poca dimestichezza, anche forse per poca attenzione, hanno bisogno di più tempo rispetto ad altri per poterle apprendere.

Con questo non dico che si debba per forza utilizzare una legislatura per portare davanti all'opinione pubblica una materia del genere, però sono anche assolutamente convinto del fatto che presentare una legge così importante, affrontare una materia così importante a soli quattro mesi dall'inizio della legislatura e senza che il popolo l'abbia, non dico digerita, ma non abbia neanche iniziato a sentirne il profumo, sia oggetto di grande meditazione, oltre al fatto che essendo la materia così complessa si sarebbe dovuto tener conto soprattutto delle particolarità e delle diversità del nostro territorio. Non dimentichiamoci che passando da una parte all'altra del nostro territorio troviamo diversità incredibili dal punto di vista morfologico, culturale, sociale e così via. Il tempo non mi pare che sia stato talmente lungo da dare la possibilità di rendere veramente partecipi tutti della discussione di questa materia, a meno che le assenze del nostro Presidente, probabilmente giustificate per questo motivo, non siano date da quella concertazione che probabilmente in questi giorni sta facendo in tutto il territorio regionale e che mi auguro gli stia aprendo gli occhi sulla necessità di porre un freno direi abbastanza brusco all'iter che invece si è chiesto di far seguire a questa legge.

Ripeto, una normativa urbanistica che riguarda la pianificazione paesaggistica dovrebbe affondare tutte le sue radici sul territorio, dovrebbe nascere dal coinvolgimento di tutti i soggetti, e questo non mi pare, continuo a dirlo, che sia stato fatto. Oggi ho avuto un incontro casuale, nella breve pausa che c'è stata, con un imprenditore del nuorese, quindi non del mio territorio e devo dire, sinceramente, neanche tanto di area di centrodestra, il quale, parlando dell'argomento in discussione oggi in Aula, mi riferiva non dico del grande malumore, quello spero che non venga mai, però ho paura che verrà dopo, ma del grande sconcerto e della grande preoccupazione dati dal fatto che parecchie aziende (me ne ha citate due, di cui purtroppo non ricordo i nomi) del nuorese abbiano iniziato a novembre a licenziare del personale.

Sto parlando di aziende che lavorano nel comparto edile e da novembre almeno una di esse, di cui purtroppo non ricordo il nome, se no ne avrei dato sicuramente contezza all'Aula, ridurrà di almeno 15 unità il proprio personale, perché c'è già preoccupazione tra gli imprenditori sui risultati che probabilmente arriveranno da questa legge.

Ecco perché, riprendendo il discorso che stavo facendo all'inizio, sono assolutamente convinto che la discussione che si è avviata, che può sembrare, in un primo momento, densa solo ed esclusivamente del significato di far perdere tempo e di protrarre fino all'esaurimento non solo ed esclusivamente i lavori, ma più che altro la stanchezza delle nostre menti, sia... Mi sono completamente perso, chiedo scusa all'Aula.

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.

CORDA, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO PIRISI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA su "Provvedimenti cautelari e d'urgenza per la salvaguardia e la tutela del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna".

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che la Giunta regionale con propria delibera n. 33/1 del 10 agosto 2004, ha provveduto ai sensi dell'articolo 14 della legge regionale 45 del 1989, ad emanare provvedimenti cautelari e d'urgenza per la salvaguardia e la tutela del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna;

CONSIDERATO che il su richiamato articolo 14 prescrive l' immediata trasmissione al Consiglio regionale del provvedimento e la possibilità che lo stesso Consiglio possa aumentare il periodo di inibizione o sospensione fino a sei mesi;

DATO ATTO che la Giunta regionale ha ottemperato agli obblighi di cui al comma 2 del citato articolo 14 e che il provvedimento è pervenuto in data 11 agosto 2004 al Consiglio regionale che l'ha rubricato come Documento n. 1;

RAVVISATA la necessità, nelle more di approvazione del testo unificato dei disegni di legge nn. 20, 24 e 28/A, attualmente all'esame del Consiglio regionale, di garantire la continuità delle temporanee misure di salvaguardia di cui alla citata delibera n. 33/1 del 10 agosto 2004;

RITENUTO che l'assenza di strumenti di pianificazione e tutela paesaggistica costituirebbe grave pregiudizio dei valori del paesaggio e della sua valorizzazione così come richiamato dal decreto legislativo n. 42 del 2004;

VISTA la risoluzione n. 2 approvata dalla IV Commissione consiliare permanente nella seduta del 4 novembre 2004,

delibera

che ai sensi dell'articolo 14, comma 2 della legge regionale n. 45 del 1989 la vigenza delle misure contenute nella delibera della Giunta regionale n. 33/1 del 10 agosto 2004 è protratta fino a mesi sei dalla data di pubblicazione della stessa. (1)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, voglio intervenire in base all'articolo 82 del Regolamento interno che riguarda i richiami pregiudiziali. Chiedo che l'ordine del giorno, che testé è stato letto dal Segretario, venga posto in votazione in via prioritaria, secondo quanto previsto appunto dall'articolo 82: "I richiami riguardanti l'ordine del giorno, il Regolamento, la priorità delle votazioni hanno la precedenza sulle questioni principali".

Quindi non chiedo un'inversione dei punti all'ordine del giorno, Presidente, perché ritengo che l'ordine del giorno sia perfettamente inserito nell'ordine dei lavori del Consiglio. Credo quindi che sia opportuno che si proceda immediatamente alla votazione di questo ordine del giorno, anche perché devo dire che nel dibattito che c'è stato in Aula sono emerse diverse posizioni, alcune delle quali chiedevano un confronto di merito tra la maggioranza e la minoranza.

Devo dire anche che lo stesso atteggiamento ho potuto registrarlo oggi in Commissione in occasione della approvazione di una risoluzione che è citata nella premessa dell'ordine del giorno. Per cui credo che questo atto possa sgomberare il campo, superato il problema della scadenza del 10 novembre, da strumentalità di vario genere.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, questo è già il merito!

PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, io le chiedo, ai sensi dell'articolo 82, che questo ordine del giorno abbia la precedenza assoluta e sia votato immediatamente.

PRESIDENTE. I richiami pregiudiziali ai sensi dell'articolo 82 devono essere sottoposti alla volontà dell'Assemblea che decide per alzata di mano, dopo che si siano espressi un consigliere a favore e uno contro. Quindi chiedo se c'è qualcuno che intende parlare a favore o contro, per non più di dieci minuti.

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Non vorrei intervenire a favore o contro la questione, vorrei porre invece un'esigenza di interpretazione del Regolamento. Credo che il Regolamento vada interpretato, ma non dando immediatamente all'Aula la facoltà di decidere sull'interpretazione, senza aver prima compreso su che cosa si sta votando e soprattutto quali conseguenze può avere una votazione che in qualche modo crea anche dei precedenti, visto che il richiamo all'articolo 82 credo attenga al fatto che si pone una questione riguardante l'ordine del giorno, ma l'onorevole Pirisi non spiega sulla base di quale disposizione regolamentare si possa mettere in discussione l'ordine del giorno che è stato appena letto.

Su questo punto, senza al momento dare un parere, esprimo personalmente, ma credo anche a nome di altri colleghi, l'esigenza di capire bene, magari anche con il conforto degli uffici, quali siano le procedure da adottare e anche le conseguenze di un'interpretazione che, se fosse forzata, non gioverebbe assolutamente al prosieguo dei lavori del Consiglio, non solo di questa seduta, ma anche delle prossime.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, penso di poter condividere l'esigenza da lei rappresentata, quindi dispongo una sospensione di dieci minuti per consentire allo stesso Presidente, oltre che ai Presidenti dei Gruppi, di approfondire la materia per come è stata rappresentata. Riprenderemo i lavori alle ore 19 e 45.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 35 , viene ripresa alle ore 20 e 28.)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto, riprendiamo i nostri lavori. Chiedo scusa al Consiglio se la pausa di sospensione è stata un po' più lunga del previsto, ma questo si è reso necessario per consentire al Presidente e agli Uffici, oltre che uno scambio di opinioni con i Presidenti dei Gruppi, di procedere in assenza di precedenti ai quali riferirsi adottando il criterio della ricerca di una soluzione possibile in una materia che è disciplinata da leggi e articoli del Regolamento non puntualissimi e non prevedenti tutta la casistica che invece, di volta in volta, dobbiamo affrontare.

Si ritiene che ai sensi dell'articolo 122 del Regolamento interno l'ordine del giorno presentato abbia le caratteristiche per essere ammesso alla discussione. L'onorevole Pirisi ha fatto un richiamo pregiudiziale, in base all'articolo 82 del Regolamento, e ha richiesto la priorità della votazione dell'ordine del giorno sulla base delle caratteristiche d'urgenza che sono state rappresentate all'Aula. A questo punto possono intervenire, per un tempo massimo di dieci minuti, un consigliere a favore e uno contro, dopo di che l'Assemblea deciderà per alzata di mano.

Chi chiede di parlare a favore? Riteniamo l'intervento dell'onorevole Pirisi a favore? Ha domandato di parlare contro il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, intervengo per ribadire in quest'aula tutte le perplessità che sono state manifestate nella Conferenza dei Capigruppo, relativamente intanto all'irritualità della presentazione di questo ordine del giorno, ma soprattutto perché non ci sono sembrati sufficienti gli elementi per capire se la procedura da adottare è esattamente questa, in quanto il secondo comma dell'articolo 14 della legge 45 traccia una strada e dice che il Consiglio regionale può prolungare il termine fino a sei mesi, ma non dice con quale modalità. Si è individuata la modalità dell'ordine del giorno. Noi eravamo convinti che la modalità potesse essere la risoluzione che molto tempestivamente il Presidente della Commissione ha voluto sottoporre all'attenzione dei componenti della Commissione urbanistica, ma evidentemente tale risoluzione non era sufficiente e si è provveduto a formulare un ordine del giorno, che, come ho detto anche in Conferenza dei Capigruppo, a questo punto poteva anche essere sottoposto alla valutazione dell'Aula ed eventualmente si sarebbero potuti modificare i termini, perché la legge dice fino a sei mesi. Però qualsiasi cosa si faccia, ovviamente non può essere condivisa, perché riteniamo che probabilmente la maggioranza avrebbe dovuto pensare prima all'escamotage per allungare questi famosi tre mesi. Io personalmente ritenevo che fosse più corretto che la Giunta proponesse al Consiglio una proroga di tre mesi, però così non è stato e si procede con un ordine del giorno.

Su questo ordine del giorno, come ho detto, noi ovviamente voteremo contro e non possiamo che ribadire il concetto che una proroga di tre mesi della delibera di Giunta, formulata mentre si sta discutendo questo testo di legge, probabilmente, ripeto, è irrituale ma credo, così come noi abbiamo detto altre volte, che se si fossero prima affrontati altri argomenti, questa materia sarebbe uscita dall'Aula per breve tempo e sull'ordine del giorno non ci sarebbero stati certamente problemi. Non ce ne sarebbero neanche se fosse posto in votazione domani, mentre il fatto di doverlo votare in questo momento ci pare, come ho già detto, assolutamente irrituale e ci fa pensare che probabilmente non è questa la strada più corretta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare a favore il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Non utilizzerò certamente tutti i dieci minuti, perché mi pare che la Conferenza dei Capigruppo abbia fugato ogni dubbio almeno sull'ammissibilità dell'ordine del giorno e sulla possibilità che il Consiglio, come sta facendo tra l'altro, possa decidere a maggioranza sulla priorità della votazione. Inoltre l'ordine del giorno è l'unico strumento in capo al Consiglio, in base all'articolo 122 del Regolamento, per decidere la proroga dei termini stabiliti dalla delibera della Giunta, secondo quanto disposto dal secondo comma dell'articolo 14 della legge numero 45. Come ho detto anche nella Conferenza dei Capigruppo, la Giunta ha deciso di prorogare di tre mesi la vigenza della delibera del 10 agosto 2004. Ora la decisione è in capo al Consiglio, il quale ha un unico strumento, appunto l'ordine del giorno, per approvare una proroga fino a un massimo di sei mesi. Poi la scelta che è stata fatta dai presentatori dell'ordine del giorno è di utilizzare completamente i sei mesi, come prevede il secondo comma dell'articolo 14. Mi pare che nella Conferenza dei Capigruppo questo lo si sia chiarito.

Aggiungo solo una considerazione politica che ho già fatto in Conferenza di Capigruppo e voglio ribadire in Aula: l'approvazione dell'ordine del giorno consente anche a noi di fugare i dubbi o di eliminare un retropensiero, ossia che il fine dei presentatori degli emendamenti e della battaglia da essi condotta in Aula sia quello di superare la data del 10 novembre e quindi evitare che la Sardegna abbia norme di salvaguardia, esponendo nuovamente l'intero territorio a una situazione di anarchia che noi non vogliamo.

Quindi l'approvazione di questo ordine del giorno può essere utile perché consente di eliminare questa situazione di cui parlavo prima e favorisce lo svolgersi di un dibattito più concreto ed efficace sul testo di legge in esame.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, su che cosa chiede di intervenire?

PILI (F.I.). Sta mettendo in votazione l'ammissibilità dell'ordine del giorno o la possibilità di fare dichiarazioni di voto?

PRESIDENTE. Sto mettendo in votazione la richiesta di procedere immediatamente alla votazione dell'ordine del giorno. Si sono pronunciati un consigliere a favore e uno contro. ora procediamo alla votazione. Se l'Aula deciderà di ritenere prioritaria la votazione dell'ordine del giorno si potrà intervenire per dichiarazione di voto.

Metto in votazione la richiesta di votazione immediata dell'ordine del giorno numero 1. Chi la approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non la approva alzi la mano.

(E' approvato)

Procediamo quindi alla votazione dell'ordine del giorno. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Io mi riservo di fare adesso una dichiarazione di voto e dopo la votazione, alla prima occasione utile (credo che ce ne saranno almeno milleottocento), avrò modo di motivare la presentazione di milleottocento emendamenti. Ma solo dopo la votazione. Quello che sta avvenendo in quest'Aula è un golpe! Un golpe democratico, che sottrae il potere di legiferare a questo Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Onorevoli, prego di lasciare esprimere i colleghi così come meglio ritengono. A ciascuno di voi è consentito di prendere eventualmente la parola per dire cose diverse. Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Vedete, la legge numero 45 del 1989 richiama, all'articolo 14, la possibilità che il Consiglio aumenti fino a sei mesi il periodo di inibizione o sospensione deliberato dalla Giunta. Oggi il Consiglio regionale sta autolimitando, sta riducendo la propria facoltà di legiferare, perché - è comprensibile anche per un profano - a un atto di legge non si risponde con un ordine del giorno che prevede la prosecuzione amministrativa di un atto della Giunta regionale, già di per sé illegittimo, privo di motivazioni, che è in contrasto con tutte le norme di tutela ambientale. Il Consiglio regionale oggi sta dicendo che si possono fare interventi di ristrutturazione nei 300 metri, cioè avallando quella delibera voi state affermando che si possono fare le ristrutturazioni. Altro che difesa delle coste! Voi state deliberando il sacco delle coste, state violando il vincolo dei 300 metri e mentre prima il responsabile politico era il Presidente della Regione, adesso tutti voi siete responsabili politici di questo misfatto. Per la prima volta in venticinque anni di autonomia regionale il Consiglio regionale decide di violare la fascia dei 300 metri e voi siete responsabili politici di questo misfatto, senza dimenticare che avete fatto retrocedere il ruolo del Consiglio regionale a quello di passacarte. State dicendo che il Consiglio regionale non può fare un articolo in cui dice, salvando il proprio potere legislativo, che è prorogata la delibera della Giunta regionale adottata il 10 agosto. Potevate fare questo, invece state relegando il Consiglio regionale alla predisposizione di un semplice ordine del giorno che non ha nessuna efficacia sul piano legislativo e, consentitemelo, non ha nessuna efficacia nemmeno sul piano amministrativo.

Fate quello che volete, avete scelto questa strada, seguitela, ormai non potete più tornare indietro, perché avete presentato un ordine del giorno che adesso voterete. Credo che davvero che non si possa rappresentare in cinque minuti l'insussistenza di tutti i motivi d'urgenza, che vi abbiamo spiegato e ripetuto, perché capiste, in queste prime due giornate. Dico già da adesso che sono firmatario di tutti i 1800 emendamenti e non ci sarà trattativa di alcun genere che mi potrà indurre a ritirarli, se non il ritiro di questo provvedimento di legge, perché è evidente che il danno che si sta arrecando alla Sardegna è così grave che induce a mantenere ferma la posizione sino a quando questa maggioranza non farà un passo per retrocedere da un fatto talmente grave per la Sardegna. E credo che davvero la presa di posizione di stasera dimostri la scarsa disponibilità al dialogo. C'è una violazione delle regole parlamentari e politiche, la maggioranza evita la discussione e non tiene conto né delle osservazioni che abbiamo esposto lungamente nella giornata odierna e ieri né del ruolo del Consiglio.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Capelli, prima ho superato, nella sequenza, la richiesta del parere della Giunta. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta esprime parere favorevole.

PRESIDENTE. E' una formalità, ma è bene espletarla. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). E' una formalità che comunque aiuta a comprendere, visto che avevo qualche dubbio. In merito all'ordine del giorno, devo dire che era un provvedimento atteso ovviamente, non comprendiamo però perché la maggioranza e la Giunta, prima di assumere delle determinazioni, non facciano un esame approfondito delle procedure e degli atti. Non perché io sia in grado di farlo, ma non allora non capisco perché si sia ritardato l'inizio dei lavori del Consiglio questo pomeriggio rispetto all'orario previsto, in quanto era stata convocata una Commissione consiliare che ha concluso i suoi lavori con una risoluzione. Però tutto questo poteva essere evitato visto che poi si è scelto di seguire una procedura a mio avviso anomala, ma comunque diversa da quanto scaturito nella Commissione stessa. La risoluzione propone all'Assemblea di estendere quanto legittimamente previsto dall'articolo 14 della legge 45, evidentemente, come spesso succede in quest'Aula, poi si è cambiata idea e quindi procedura. Questo sicuramente, anche per ciò che rimane agli atti, non fa onore al Consiglio.

E' indubbio che in base al comma 2 dell'articolo 122 questo ordine del giorno non è ammissibile, pertanto la votazione, se fosse possibile, dovrebbe essere abolita, tanto ne conosciamo già l'esito, perché non si vota con scienza e coscienza e chiunque di voi sa che l'ordine del giorno non è ammissibile. Sono ammissibili altre procedure che comunque vi avrebbero tenuto nei tempi utili per poter reiterare il termine di tre mesi o giù di lì, in ogni caso salvaguardando quelle che sono le prerogative del Consiglio. E' una forzatura inutile e una risposta a quanto sosteneva l'onorevole Caligaris nel suo intervento.

Come si può, se si impostano queste procedure, questi atti, queste forzature, poi pensare che ci siano delle aperture? Noi le abbiamo esposte le aperture, stiamo continuando a insistere per un dialogo, per un confronto, possibile, ma non può esservi un confronto solo su quello che proponete voi. Ritirate gli emendamenti e parliamo. E' come quando sotto minaccia si dice: "Togli la pistola e parliamo". Io dico prima di tutto: togliete voi la pistola puntata, cioè capisco che ancora non ci sia un dialogo col Presidente, questo lo posso comprendere, ma non pensiate che noi abbiamo presentato 1800 emendamenti per tenervi qua. Ripeto ciò che ho detto nel precedente intervento, non è uno scontro tra noi e voi, non può limitarsi a uno scontro un dialogo in Assemblea, alla necessità di prevaricare l'idea dell'altro. Noi stiamo parlando della Sardegna, a noi poco interessa chi avrà ragione alla fine, l'importante è che quello che esce da quest'Aula sia in coscienza il meglio che noi tutti vogliamo.

Però si trasferisce all'esterno tutta un'altra idea, tutta un'altra immagine e si continua, a mio avviso in grandissima malafede, a omettere quello che realmente avviene in quest'Aula, quello che realmente è avvenuto nella votazione dell'ordine del giorno precedentemente, cioè la mancanza di volontà da parte del Presidente di predisporre un ordine del giorno unitario, mentre dichiara tutt'altra cosa nelle pagine dei giornali, cioè che è il centrodestra che non ha voluto.

L'ordine del giorno Marrocu noi lo condividiamo e l'avremmo voluto votare, qualcun altro però l'ha modificato. Allora, per onestà, trasferiamo le cose come stanno e forse inizierà un dialogo, sempre che abbiate piacere, volontà ed esigenza di aprire un dialogo. Diversamente ognuno continuerà per la sua strada e non credo che questo sia il bene per la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Due questioni, nel dichiarare il voto contrario a questa decisione del Consiglio regionale. La prima, che abbiamo già espresso durante la Conferenza dei Capigruppo, è di carattere procedurale e riguarda l'opportunità o meno di esprimere la decisione richiamata dall'articolo 14 della legge 45 attraverso la forma dell'ordine del giorno, votato in questo modo e ritenuto ammissibile nella discussione di oggi in quanto strettamente connesso all'argomento in discussione. E' veramente una forzatura, a nostro parere, ritenere che si tratti dello stesso argomento. Oggi siamo impegnati nell'esame di un progetto di legge, che ha compiti ben precisi e certamente non è assimilabile, a nostro parere, a una decisione che ha invece come effetto la proroga dell'efficacia di un atto amministrativo. Questa è una questione procedurale, ma la questione più importante è quella sostanziale, cioè il Consiglio regionale, in questo modo, prorogando i termini dell'efficacia della delibera di Giunta, di fatto approva tutti quei contenuti che presentano - noi lo ribadiamo - evidentissimi profili di illegittimità, in quanto previsti con atto amministrativo, e che sicuramente viziano la delibera stessa proprio perché essa prevede da un lato vincoli molto forti e dall'altro la possibilità di realizzazioni di natura edilizia, che evidentemente incidono pesantemente nel rapporto tra i valori immobiliari presenti nelle nostre coste.

E' una responsabilità grave quella assunta il 10 agosto ed è ancora più grave che il Consiglio regionale, con un atto che ha di fatto una valenza amministrativa, da un lato confermi che si possa violare una legge e inibire un'attività edificatoria in una fascia così ampia, che oggi abbiamo anche all'ingrosso quantificato in 3 miliardi e 600 milioni di metri quadrati, e dall'altro consenta invece attività edificatorie come le ristrutturazioni, non vincolate da alcuna previsione di Piano paesaggistico, ma ristrutturazioni tout court, che evidentemente fanno innalzare i valori immobiliari di alcune aree, parallelamente all'altro contenuto dell'atto amministrativo, che invece deprime fortemente il valore immobiliare. Aree che valevano 100, a partire dal 10 agosto e da oggi, su espressa volontà vostra, valgono 10, 20, 50, 100 volte meno. Ci sono persone, sicuramente non mafiosi o speculatori, che hanno investito in Sardegna i cui investimenti e risparmi oggi valgono infinitamente meno. Questa è una responsabilità gravissima.

Noi avremmo capito un atto amministrativo che vincolasse soltanto, non possiamo comprendere e denunciamo all'opinione pubblica il fatto che un atto amministrativo inibisca certe potenzialità economiche ma ne permetta altre, spingendo verso il basso il valore dei beni immobili non sappiamo di quante persone, sicuramente e possibilmente oneste o presumibilmente oneste, e invece regalando un valore molto più alto agli immobili che possono essere ristrutturati. L'aver oggi ammesso di voler prorogare l'efficacia di questo atto dà a questa maggioranza una responsabilità politica e amministrativa molto grave.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Milia (F.I.). Presidente, io intervengo brevemente per manifestare disappunto in ordine a questa decisione che ormai è stata presa dal Consiglio regionale e sulla quale mi dichiaro contrario. Ma le mie osservazioni - non entro nel merito, perché sono d'accordo con quanto ha già detto il mio Capogruppo - riguardano il fatto che la fretta a volte, come dice qualche proverbio, crea dei mostri, diciamo così. Io mi auguro, e lo dico senza tema di far polemica, che di questa materia se ne occupino altre sedi. Lo dico con molta tranquillità, perché mi pare che le interpretazioni figlie della fretta o figlie della volontà di arrivare a un risultato a tutti i costi, soprattutto se si considerano gli interessi che sottendono a questi atti, abbiano fatto perdere di vista la logica che dovrebbe essere alla base di ogni interpretazione, la ragionevolezza.

Io credo che i legislatori della 45 - e qua ce ne deve essere qualcuno -abbiano dimenticato, anche loro per fretta, un passaggio, che è chiaro a tutti: se non si voleva lasciare in capo alla Giunta regionale la facoltà di prorogare ulteriormente i termini di un atto cautelare, secondo quanto previsto dall'articolo 14 della legge 45, la maggioranza non aveva bisogno di un passaggio in Consiglio, ma poteva agire in altra maniera. Forse i legislatori della 45 non l'hanno precisato, ma credo che a tutti i colleghi intelligentissimi che compongono questa Assemblea non sfugga che occorreva un atto diverso, un atto normativo, l'unico atto che questo Consiglio è deputato ad emanare. Se invece si vuole procedere, dico per la fretta, perché non posso usare altri termini, con l'interpretazione che stiamo dando all'articolo 14 della legge 45, credo, riallacciandomi all'inizio del mio discorso, che altre sedi saranno deputate a decidere se questi atti, frutto della fretta, sono legittimi oppure sono illegittimi ed errati sotto il profilo sostanziale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri, intervengo per dichiarare il voto favorevole all'ordine del giorno presentato dalla maggioranza.

La Giunta regionale e la maggioranza hanno la responsabilità, onorevole Pili, di aver presentato, in quest'Aula, un disegno di legge che rispecchia con chiarezza l'esigenza delle popolazioni sarde in materia di tutela del territorio e del paesaggio e colma, allo stesso tempo, un vuoto legislativo non più rinviabile per questo Consiglio regionale. Questa è l'unica responsabilità della Giunta e della maggioranza. E' una legge, l'ho già detto durante la discussione generale, dei sardi e per i sardi, che nutrono ancora la speranza di un territorio vivibile, di un ambiente compatibile con il nostro modo di essere, con la nostra economia e con un nuovo e duraturo modello di sviluppo. In questi due giorni di dibattito consiliare il centrodestra, nel presentare più di 1800 emendamenti, ha detto di tutto: ha detto che non c'è dialogo, che questa maggioranza è sorda, ha riesumato persino personaggi della precedente legislatura, ha più volte richiamato Rifondazione Comunista a intervenire, non capendo che oggi in questo Consiglio essa è forza di governo e di maggioranza, rispettosa della coalizione con la quale ha costruito un programma e un percorso politico.

Siamo altresì, noi comunisti, onorevole Diana, gente dal palato fino e per poter interloquire abbiamo necessità di trovarci davanti ad argomenti seri, di contenuto e merito. Davanti al niente e alla mancanza di argomenti da parte dell'opposizione diventa tutto più difficile anche per gente seria come noi.

Avete affermato che di fronte al silenzio tombale della maggioranza preferite andare in piazza e affrontare la discussione all'aperto. L'ha affermato anche l'onorevole Pili. Io vi consiglierei di farlo subito, di indossare le scarpette da tennis, come ha fatto l'onorevole Pili, e di andare in tutte le piazze, in tutti i comuni, così potete trovare le ragioni della sconfitta e magari presentare i 1800 emendamenti in quelle piazze spiegando alla gente che si sono presentati anche rispetto a una sola parola - quel niente di cui dicevo prima - centinaia di emendamenti. Io credo che la gente non capirebbe e sono certo che le scarpette da tennis vi servirebbero per correre il più in fretta possibile!

Il dialogo c'è se c'è serietà nell'affrontare uno strumento legislativo che è fondamentale per reimpostare il rapporto tra le nostre popolazioni, in particolar modo quelle che avete richiamato nei vostri emendamenti, e l'ambiente circostante, sancendo la coincidenza tra conservazione dei valori e delle risorse naturali e la loro piena utilizzazione ecocompatibile ai fini del benessere sociale. Quindi la proroga della delibera, sono convinto e siamo convinti noi della maggioranza, consente a tutti noi un'ulteriore riflessione, un'ulteriore interlocuzione dei Gruppi anche con l'opposizione, in un clima migliore, magari con l'auspicio di un rapporto migliore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Io mi ero illuso questo pomeriggio, dopo l'intervento del collega Floris e l'approfondimento che ha fatto il collega Oppi, che sulla legge che stiamo discutendo si potesse determinare un'attenzione maggiore. Pensavo anche, a dire la verità, che fosse frutto di una riflessione interna dei colleghi dell'opposizione. Invece mi sono reso conto che nella opposizione di questo Consiglio non è maturata una riflessione per poter contribuire, nel prosieguo, come diceva Capelli, anche nei prossimi mesi, nelle prossime occasioni, a determinare una partecipazione più ampia del Consiglio alla costruzione di provvedimenti importanti per la nostra regione.

Devo dire che siamo in presenza di una contraddizione, almeno questo si può dire al momento, vedremo più avanti, ma usiamo termini prudenti. Da una parte veniamo richiamati: se voi approvate l'ordine del giorno che ripropone la delibera della Giunta, esponete la Sardegna alla speculazione, perché la delibera - adesso ordine del giorno - non disciplina una parte dell'articolo 10 bis della legge 45, quella che si riferisce ai possibili interventi di ristrutturazione nella fascia da 0 a 300 metri. Dall'altra parte c'è un emendamento, che dovrà essere discusso, secondo il quale si dice: "No, quello non va bene, perché impedisce che si costruiscano entro i 300 metri opere utili alla valorizzazione del costruito alberghiero". O è l'una o è l'altra, scegliete, ma dovete scegliere voi se volete dialogare con noi, non possono essere vere tutte e due le cose!

E allora, lo dico al collega Pili, alla minaccia mi viene voglia di rispondere con una minaccia, però il collega Oppi ha suggerito: "Siamo prudenti tutti assieme". Accolgo questo invito alla prudenza da parte di tutti, però se si pensa di intimidire la maggioranza con il numero degli emendamenti si fa un errore grossolano.

Io penso che il punto di convergenza possa essere trovato, cari colleghi, quando entreremo nel merito della legge che determinerà le prospettive. Sarà quella l'occasione per verificare le volontà vere. Invece, se la poniamo in termini di scontro fino all'ultimo emendamento, è chiaro che stiamo ipotizzando una procedura di lavoro che non produrrà quella legge riflettuta che voi state giustamente richiamando, così come la richiamiamo noi e il Presidente della Regione.

Allora, collega Pili, noi accettiamo la sua sfida, però, insieme alla sfida che lei propone al Consiglio - non alla maggioranza, ma appunto al Consiglio - io faccio un richiamo alla parte più attenta e dialogante della cultura democratica di questa Regione: a differenza del collega Rassu, noi sentiamo da tutte e due le orecchie e quindi sappiamo portare a conclusione le indicazioni che voi date, quindi avendo accolto la sfida del collega Pili, attendiamo ora da parte vostra la conferma della disponibilità alla costruzione di un grande disegno urbanistico, turistico e ambientalistico per la nostra Regione.

Siamo pronti a quel dialogo, dateci la possibilità di arrivare prima possibile a fare quel confronto, eliminando il tempo che si vuole perdere con gli emendamenti ripetitivi e vedrete che i diciotto mesi possono diventare anche nove per un'armonia positiva che può nascere in questo Consiglio regionale. Diversamente andremo avanti per la nostra strada, così come ci hanno detto gli elettori, premiandoci, nel mese di giugno di quest'anno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Onorevoli colleghi, io nella mia vita ho perso molte volte e non ho mai accettato che mi si dicesse che giacché perdevo avevo torto. Per cui non dico all'opposizione: avete perso le elezioni, avete perso le ragioni. Non lo accettavo e non lo esibisco ora che mi è capitato di vincere. Però c'è una cosa che Freud ha descritto molto bene, che si chiama "il lavoro del lutto" e che io vorrei cortesemente raccomandare all'onorevole Pili. Freud diceva che il lavoro del lutto è destinare la libido, cioè l'amore, non più all'oggetto perduto, ma a un nuovo oggetto, riscattandosi e riaprendosi all'esistenza. Io la vedo ancora impegnato a rimpiangere ciò che ha perduto, penso che il suo ingegno, le sue forze possano essere destinate meglio e in modo più proficuo all'avvenire e non al passato. Questo glielo dico perché lei, oggi, a più riprese, con una verve ammirevole, ci ha rimproverato di essere ostaggio del nostro Presidente. Io mi sono sentito ostaggio suo! Lei ha invertito le procedure del confronto parlamentare, utilizzando una falla del Regolamento consiliare, che forse in un rapporto bipartisan bisognerebbe modificare, creando uno statuto dell'opposizione, ma anche evitando che l'opposizione possa impedire l'azione di governo. Voi direte che nella scorsa legislatura, eccetera, c'è tutta questa memoria di cui non riusciamo mai a liberarci. Apollinaire diceva che non possiamo portarci dietro sempre il cadavere dei morti. E finitela con la vecchia legislatura, basta, parliamo di oggi, bisognerà pur parlarne qualche volta in un accordo bipartisan!

Ma io mi sono sentito ostaggio vostro. Gadda parlava della bestiaggine del mondo, che sceglie sempre le strade peggiori per confrontarsi. Nessuno chiede di ritirare pistole, io non vado in giro armato, mai, però dico: se avete delle ragioni per confrontarvi dovete essere capaci, in quest'Aula, non di tenerci prigionieri, che è una violazione vera della democrazia, ma di dire di tutta quella roba che avete presentato che cosa è rilevante. Se è rilevante lo stile escatologico che oggi l'onorevole Pili ha utilizzato per rappresentarci come i devastatori, allora è chiaro che si tratta di uno scontro ideologico, non c'è neanche argomento di discussione, siamo i nemici per definizione. Se vi interessa, come ho sentito dire dall'onorevole Oppi e da altri, anche appartenenti allo stesso Gruppo dell'onorevole Pili, concorrere a rendere più ragionevole questa legge, riconoscendo che la maggioranza ha diritto anche di dirvi di no, il dibattito cambia volto, ma non addebitate a noi uno stravolgimento delle regole che invece mi pare sia imputabile a un'incapacità di digerire un cambio di scenario politico.

Io penso che se ci incanaliamo in questa direzione, nel rispetto reciproco dei ruoli, un recupero di ragionevolezza su temi specifici, di cui più volte si è detto in quest'Aula, non sia impossibile. Noi non abbiamo un Presidente irragionevole, né un Presidente padrone. Questo lo dico con una serenità estrema, anche mettendo la mia faccia, che si sa non è quella di un servo, onorevole Pili. Non ho mai avuto padroni in vita mia e se sono amico e sostenitore del presidente Soru è anche perché non è un padrone. Quindi non ci sono padroni, abbiate fiducia nella libertà del confronto, dite che cosa vi interessa dei duemila emendamenti, mettetelo come fatto prioritario, poi vedremo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghi, io non so che tipo di intervento farò questa sera ma se esso non sarà all'altezza dell'Aula vi prego di scusarmi, perché sono ancora scioccato. Essendo un neofita, sono ancora scioccato perché da persone che hanno più esperienza di me, come l'onorevole Pili, mi sono sentito dire che sono ostaggio del Presidente, che la mia condizione di consigliere regionale non esiste in quanto sarei venuto qua solo per votare per alzata di mano o col sistema elettronico, quanto meno se ne sono capace perché non sempre mi riesce, certe volte sbaglio anch'io.

Per i toni apocalittici che sono stati usati qua dentro, sempre dallo stesso ex presidente Pili, effettivamente io mi sono sentito, come dicevo, annullato e quindi la mia incomincia a essere una riflessione seria, perché sarei venuto in Consiglio regionale per perdere la mia personalità, per non essere più padrone di decidere se bisogna continuare a distruggere le coste della Sardegna o no, in quanto ci sono altri che pensano per me. Cado quindi in una profonda depressione e ho difficoltà anche a parlare. Però poi ho sentito altri discorsi, l'ultimo per esempio è quello dell'onorevole Maninchedda, che ha citato Freud. L'onorevole Maninchedda, lo sappiamo tutti, è un uomo di grande cultura, è un professore universitario, conosce senza dubbio Freud, Apollinaire e roba delle genere. Io non ho la cultura e la preparazione che ha senza dubbio il professor Maninchedda, ma avevo un nonno, che poverino è morto, e devo confessare, qua dentro, che quando ero più giovane mi piaceva giocare a carte, molto spesso perdevo e l'indomani volevo giocare di nuovo. Mio nonno una volta mi disse: "Sai, il problema non è che tu hai perso, il problema è che vuoi una rivincita e quindi vuoi giocare di nuovo". Ora, io, dal basso della mia esperienza, siccome l'onorevole Pili ha perso, l'ha ammesso lui stesso, non vorrei che usasse quest'Aula e i 1800 emendamenti che ha firmato per rifarsi, altrimenti perderebbe di nuovo, così come perdevo io quando rigiocavo per rifarmi della sconfitta.

Ora lasciamo il serio e prendiamo il faceto. Comunque queste cose le ho dette con tutta la stima che nutro per l'onorevole Pili, che, a mio avviso, potrebbe usare la sua intelligenza e la sua preparazione per scopi molto più nobili e che farebbero molto più bene alla Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, è stato utile, pure in una occasione rituale quale quella delle dichiarazioni di voto sull'ordine del giorno, udire la voce e soprattutto i ragionamenti dei colleghi del centrosinistra. E' stato utile perché consente di provare a sgombrare il tavolo da un equivoco che forse in quest'Aula si è creato, nel senso che abbiamo sentito esponenti autorevoli della maggioranza che hanno ragionato, circa il provvedimento di legge che avremo in discussione nuovamente tra pochi minuti, come se l'azione della minoranza rappresentasse in questo Consiglio lo psicodramma dell'onorevole Pili.

Con tutto il rispetto per l'onorevole Pili, per le riflessioni freudiane dell'onorevole Maninchedda e per quelle del nonno dell'onorevole Cachia, a mio avviso è riduttivo pensare che siamo in quest'aula da qualche giorno, e probabilmente qualche giorno ancora ci resteremo, perché si sta consumando lo psicodramma di una sconfitta e perché qualche elaborazione di lutto non avviene in maniera sufficientemente lineare, secondo i dettami della psicologia o della psichiatria. Credo che la maggioranza, pur col diverso modo di porsi che ciascuno di noi ha, sia personalmente, sia per la cultura politica che rappresenta, abbia significato a più riprese che considera un suo dovere e diritto portare a termine il risultato sulla legge che è in discussione in questi giorni, così come è diritto e dovere della minoranza cercare di migliorarla. Pertanto, nell'ambito dei 1800 emendamenti che sono stati presentati, ce ne sono senz'altro alcuni che non consideriamo solo qualificanti, ma sicuramente anche migliorativi del testo di legge in discussione e vorremmo sapere se li ritenete tali anche voi o comunque se ritenete di poterli discutere insieme a noi.

In questo senso il collega Capelli questa mattina ha chiesto, raccogliendo quella che sembrava un'apertura, di fermarci a riflettere insieme su alcuni punti. Alcuni di essi sono già presenti nel contesto dell'articolo 1 e degli emendamenti ad esso presentati, che comunque con un po' di lentezza esamineremo tra stasera e domani mattina, infatti quando abbiamo sostenuto la necessità, alla luce del nuovo rapporto che esiste tra Giunta e Presidente della Regione, legittimato dal popolo, e Consiglio regionale, anch'esso legittimato dal popolo, di stabilire nuove regole che consentano l'equilibrio dei poteri, abbiamo detto che gli emendamenti all'articolo 1 contengono già delle considerazioni sostanziali che vanno in questa direzione. Quindi su questo attendiamo delle risposte ed è evidente che le nostre risposte non possono essere preliminarmente legate al ritiro di tutti gli emendamenti che abbiamo presentato, nel senso che qui si parla della sfida di Pili, della sfida della minoranza, ma la minoranza non può sfidare niente, avendo 30 voti contro i 51 della maggioranza. La minoranza, come ha detto il collega Maninchedda, ha perso e pertanto fa semplicemente quello che può fare, non lancia sfide, non ha fuochi d'artificio da sparare, non ha proclami di belligeranza da fare, ha semplicemente il diritto-dovere di difendere le proprie convinzioni, le ragioni degli sconfitti, che rimangono ragioni e possono essere domani le ragioni di coloro che governano, come è tipico nella democrazia dell'alternanza. Noi questo vogliamo fare e lo vogliamo fare con la massima apertura, cercando di verificare la volontà di dialogo, di confronto e di ragionamento che c'è da parte vostra. Dialogare non significa allinearsi con le posizioni fisse dell'altro; dialogare significa ragionare e cercare di comprendere quel che di buono nel ragionamento degli altri può esserci.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Io ringrazio il presidente Soru per essere presente, perché questo ci ha permesso quanto meno di ascoltare i colleghi della maggioranza. Infatti nei giorni scorsi, purtroppo, non avevamo avuto questa opportunità ed è stato un peccato, perché si sono dette tante cose, molte delle quali ritengo fossero utili, checché ne pensi l'onorevole Licheri. Si sono fatte considerazioni politiche e ideologiche sulla diversa visione che possiamo avere noi sull'ambiente, sul paesaggio rispetto ai colleghi del centrosinistra. Non conosciamo purtroppo le considerazioni ideologiche e politiche del presidente Soru sull'ambiente e sul paesaggio, le immaginiamo. Immaginiamo che abbia una visione non dico elegiaca, come quella che ha Alleanza Nazionale, però, certamente egli ha contribuito a migliorare il paesaggio, è questo è un fatto estremamente positivo, e se fosse stato presente in quest'aula, in questi giorni, mi avrebbe sentito dire per esempio che passando a largo di Capo Carbonara si vede un paesaggio più bello! Non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo, questo vuol dire che non è con il metro, col decametro o col chilometro che si rende più bello il paesaggio oppure si salvaguarda e si tutela il paesaggio e quindi l'ambiente. Il problema è che noi non abbiamo avuto modo di misurarci, e a me personalmente, non dico che manchi la voce del padrone, perché non è così, però pare che questa legge risenta di una pressione esterna, che ho definito legittima, e lo confermo, che è la pressione di un certo mondo ambientalista, e secondo me fondamentalista, di cui bisogna tener conto, ci mancherebbe altro, ma che si scontra con una realtà che è rappresentata anche da un altro mondo, quello delle associazioni, dei comuni, degli imprenditori, dei singoli cittadini, che hanno tanti mappali sparsi attorno alle coste della Sardegna. Magari si tratta di un lascito del nonno o del padre sul quale hanno appuntato: "Chissà, speriamo che un domani ci sia anche qui uno sviluppo turistico e che qualcosina arrivi anche a me". Magari lo hanno pensato, hanno riposto con fiducia le attenzioni su questo bene che si sono ritrovati.

Qui si è parlato di 3 miliardi e mezzo di metri quadri, io parlo di 3.500 chilometri quadrati punto, se corrisponde a questo va bene anche questo. Dico che un territorio più vasto della provincia di Oristano con questa delibera viene per il momento congelato e non è un momento breve, ma è un momento molto lungo, e questo ci preoccupa. Ecco perché abbiamo fatto le considerazioni che abbiamo fatto e abbiamo avuto la necessità, onorevole Maninchedda, di presentare 1800 emendamenti. Lei non deve ricordare a me ciò che noi abbiamo passato nella precedente legislatura, non me lo porto come un fardello, però ricordo che cosa è stata quella legislatura e ricordo anche che molti dei guai e dei problemi irrisolti non solo di quella legislatura, ma di tantissime legislature precedenti, si sono verificati proprio perché si poteva fare ostruzionismo. Opposizione? Intelligenza? Anche questo, onorevole Pirisi, che non ho mai interrotto e gradirei non mi interrompesse! E allora, di fronte a questo capisco benissimo tutto, ma allora una maggioranza che si presenta qua, forte numericamente...

PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Concludo. Volevo fare questo ragionamento perché ritengo che l'assenza del presidente Soru sia un elemento determinante per ciò che sta succedendo, perché personalmente, come Capogruppo di Alleanza Nazionale, non conosco ancora, e spero di poterla conoscere presto, la posizione del presidente Soru su questo provvedimento di legge. Vorrei capire se ci sono margini di confronto, se ci sono aperture e le garanzie le accetto solo ed esclusivamente dal presidente Soru.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Premesso che ho qualche dubbio sull'ammissibilità di questo ordine del giorno, l'ho detto anche in precedenza e l'ho confermato in Conferenza dei Capigruppo, credo che probabilmente, anche se il comma 2 dell'articolo 14 della legge 45 non dice come deve essere eventualmente esplicitata la volontà del Consiglio regionale in merito alla proroga di tre mesi, personalmente ritengo che sarebbe stato più opportuno un atto normativo.

Però non è questo il problema, perché probabilmente a seconda dell'ammissibilità o meno del provvedimento avremmo adottato posizioni diverse anche come Consiglio. Alla fine non è tanto questo, perché quello che conta è la sostanza del ragionamento. E la sostanza del ragionamento è che praticamente noi oggi stiamo decidendo una proroga di tre mesi, e mi dispiace per qualche collega che ha voluto presentare questo provvedimento come un passo avanti, un risultato da parte di questa maggioranza. Purtroppo devo dire che questo non è affatto un passo avanti, ma è sicuramente un passo indietro e non è certo questo che la gente si aspettava. Pertanto continuo a pensare che questa non sia certamente una giornata importante per questo Consiglio regionale.

A parte questi aspetti, devo dire che sono tormentato da un dubbio, perché voglio capire realmente qual è la volontà della maggioranza del Consiglio. Ho sentito poc'anzi le dichiarazioni dell'onorevole Maninchedda, che ha fatto un ragionamento giusto, sensato, però poi ho sentito fare altri ragionamenti, sempre all'interno della maggioranza, che mi pare non vadano nella stessa direzione. Ho visto delle chiusure durante questo dibattito e anche in precedenza. Quindi effettivamente io mi pongo il problema, perché il mio Gruppo guarda la sostanza delle cose, non vuole né fare demagogia né stare qui per un mese a discutere sul nulla, perché credo che questo non sia nell'interesse di nessuno. Per quanto mi riguarda certamente preferirei spendere il mio tempo facendo cose più importanti.

Credo che si debba capire se c'è davvero la volontà di arrivare a una sintesi e concretizzare qualcosa o se invece ognuno parla liberamente: c'è chi si dichiara favorevole a un'ipotesi compatibile con le esigenze sia della maggioranza che della opposizione, mentre da altre parti sento cose diverse. Allora, io vorrei che una volta per tutte uno della maggioranza ci dicesse qual è la posizione della maggioranza e fin dove si può trattare, dopo di che si può iniziare una discussione, perché effettivamente io non ho ancora capito bene qual è la posizione esatta della maggioranza e vorrei, ripeto, che almeno uno della maggioranza dicesse: "Ecco, la posizione della maggioranza è questa, noi possiamo arrivare a questo, possiamo trovare un accordo su questi punti di convergenza".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole sull'ordine del giorno, che abbiamo presentato - così come abbiamo avuto modo di verificare - nel rispetto del Regolamento, mentre oggi abbiamo appreso, ascoltando l'intervento dell'onorevole Pili, che l'utilizzo del Regolamento si configura come un golpe.

Abbiamo presentato e votiamo quest'ordine del giorno per garantire la continuità delle misure temporanee di salvaguardia. Peraltro abbiamo avuto modo, questo pomeriggio, di sentire, anche dall'onorevole Oppi, le ragioni dell'opportunità della proroga di questi tre mesi, evidentemente anche lui preoccupato come noi e altri colleghi anche della opposizione dell'eventuale vuoto normativo che si verrebbe a creare. Il nostro impegno, comunque, rimane e la nostra volontà è quella di giungere all'approvazione della legge in discussione. Comunque riteniamo che questo obiettivo possa essere conseguito entro la fatidica data del 10 novembre.

L'obiettivo che l'onorevole Pili voleva perseguire con la presentazione di 1800 emendamenti è evidente: creare un vuoto normativo. Noi riteniamo che la proroga di tre mesi dei termini della delibera della Giunta, che oggi stiamo per decidere, sia un utile strumento teso a creare un clima di dialogo in quest'Aula, perché fino a questo momento abbiamo visto che la strategia che è stata messa in piedi non favorisce il dialogo e ci fa solamente perdere del tempo prezioso, come diceva il collega Ladu poc'anzi.

Certo è complicato e difficile dialogare in presenza della sfida del collega Pili. Sfida che peraltro - credo di aver percepito bene - non era rivolta alla maggioranza, ma chiaramente, avendo l'onorevole Pili affermato che non avrebbe ritirato nessun emendamento, agli stessi colleghi della opposizione che risultano firmatari insieme a lui. La nostra disponibilità al dialogo e al confronto rimane, e mi meraviglia che l'onorevole Diana, che in tutti questi mesi non ha fatto altro che rimarcare il fatto che la maggioranza sarebbe ostaggio del Presidente della Regione, dopo aver rivendicato il ruolo del Consiglio regionale oggi dica: "Noi avvieremo un confronto, vogliamo le garanzie soltanto dal Presidente della Regione". E' veramente strano e contraddittorio questo comportamento del collega Diana.

Dicevo che noi siamo disponibili al dialogo e al confronto e quando entreremo nel merito del provvedimento lo dimostreremo, perché siamo attenti ai comportamenti intelligenti e rispettosi di quest'Aula, che sono venuti nella giornata odierna anche dai banchi della opposizione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io sono stato citato a più riprese, ma ho l'esigenza di fare un chiarimento: non ho detto che per evitare un vuoto legislativo vi era l'esigenza della proroga di tre mesi. Ho detto quello che voi avreste fatto, è un po' diverso! Ho detto che voi avreste certamente fatto un provvedimento che vi avrebbe dato la garanzia di una proroga di tre mesi, su cui noi non siamo d'accordo. In Commissione io ho votato contro, ovviamente, in modo corretto e puntuale, del quale mi è stato dato atto, e ho precisato qual era la mia posizione, ho sempre detto che considero la delibera illegittima, e numerosi giuristi mi hanno supportato in questo, ma non condivido alcuni metodi tesi a dilatare la discussione, come quello adottato stasera. In effetti, ripeto, io ho solo detto che nella forma quasi certamente si sarebbe arrivati, con un'inversione dell'ordine del giorno (poi si è rivelato che non poteva essere fatta), stasera o domani mattina, ad approvare un provvedimento di proroga, perché i numeri in possesso della maggioranza lo consentono.

Voglio però precisare due cose: io ho fatto sempre battaglie politiche di vario genere, così come sin da bambino quando facevo dello sport cercavo di vincere, e se arrivavo secondo (per amore della verità ho avuto il pregio per tanti anni di arrivare primo) mi allenavo per cercare di migliorarmi. Quando poi ho visto che sono arrivato per tre volte secondo ho preferito appendere, come si dice, le scarpette al chiodo. Ho fatto delle battaglie, alcune le ho vinte, altre le ho perse; ho vissuto sulla mia pelle azioni di rappresaglia molto spesso all'interno dello stesso schieramento politico, sono nato democristiano, sono nato basista nella sinistra democristiana, quindi non mi intimorisce nessuno e sono contrario alle disquisizioni prive di concretezza.

Credo che saremmo potuti arrivare a una diversa determinazione, ma non cambio però una virgola di quello che ho detto. Molto spesso ho assunto una posizione diversa da quella dei miei colleghi, anche nella precedente esperienza politica: da Assessore non mi sono mai seduto nei banchi della Giunta, ma sempre in quelli dei consiglieri; molte volte ho votato contro la maggioranza di cui facevo parte, assumendomi le responsabilità su battaglie che riguardavano lo sviluppo di certi territori della Sardegna. Quindi, se qualcuno ha ritenuto che si potessero assumere certi atteggiamenti nei nostri confronti, sappia che noi siamo un partito libero, io sono libero per eccellenza, non mi intimorisce nessuno e faccio le mie battaglie operando scelte di campo.

Voi sapete che troppo spesso sono oggetto di critiche perché do spazio agli avversari politici anche quando ho la maggioranza assoluta, quindi continuerò a fare queste battaglie cercando il confronto. Oggi ho detto che è opportuno che la Commissione si riunisca per valutare con attenzione quali possibilità vi sono per rendere un provvedimento che in qualsiasi caso sarà approvato il migliore possibile, e ho anche detto che cosa avrei fatto io. Se molte volte indovino e mi si dice che sono un mezzo maestro, onorevole Cachia, non è colpa mia! Io ho detto che certamente si sarebbe fatto questo provvedimento e che, per questioni d'intuito, avendo un margine di tempo superiore, per me si arriverà in tempi brevissimi all'assestamento del bilancio nell'interesse della Sardegna. Ho detto soltanto questo.

Quindi non mi sono dissociato dalle posizioni che ho sempre assunto, ho cercato di fare un ragionamento serio, per cui non so quali interpretazioni siano state date, se sono stati fatti dei riferimenti specifici, non credo, ma se sono stati fatti sono stati fatti male! Perché noi, come partito, manteniamo la nostra posizione votando tutti gli atti che riteniamo corretti nell'interesse della Sardegna, dissociandoci da tutti quegli atti e quegli atteggiamenti che sono in contrasto con gli interessi dei sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). L'intervento dell'amico Cachia ha contribuito, in qualche maniera, a svelenire il clima, visto che da quel momento in poi i toni eccessivamente pesanti, e per qualcuno anche un po' apocalittici, almeno in parte sono stati smorzati. Qua e là di tanto in tanto si fa richiamo al passato, evidentemente a quello recente della scorsa legislatura, e in chi lo fa si percepisce una notevole nostalgia, però la democrazia è innanzi tutto alternanza. In passato noi, come opposizione, abbiamo utilizzato il Regolamento qualche volta anche in maniera esasperata, mai però nell'arco dei cinque anni abbiamo presentato emendamenti del tutto strumentali, correttivi delle virgole o che richiamano uno per uno tutti i comuni della Sardegna.

(Interruzione dell'onorevole Ladu)

BALIA (Gruppo Misto). Subito dopo parlerò di lei, onorevole Ladu, visto che è tanto interessato!

PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Balia.

BALIA (Gruppo Misto). Ecco, mai lo abbiamo fatto in maniera così esasperata ed eccessiva, ma pure nella esasperazione abbiamo sempre usato quel minimo di ragionevolezza e di giusto criterio. Ciò che è mancato questa volta è proprio questo. Ma si sapeva, bontà divina! Era nella logica delle cose che la maggioranza non potesse consentire che di fronte a un'opposizione assolutamente strumentale il governo del territorio della Sardegna fosse totalmente affidato agli atti di pirateria, ed era logico, ovvio e opportuno che quel decreto arrivasse al dibattito consiliare e venisse reiterato. Diversamente quale sarebbe stata la logica di quel decreto e la sua portata politica, dato che per i comportamenti che si stanno tenendo in Aula non si riuscirà, ne siamo consapevoli, ad approvare prima della scadenza del decreto una normativa organica per un certo periodo di tempo?

Si parla di golpe, di mancanza di democrazia, aleggia la minaccia: "Riprenderò a percorrere le strade della Sardegna". Questa è una minaccia che in questo Consiglio regionale io ho già sentito nell'ultimo scorcio della passata legislatura e, a dire la verità, l'onorevole Pili allora l'ha percorsa la Sardegna, si è pure dimesso (dimissioni respinte dal Consiglio) e in aula negli ultimi quattro o cinque mesi non lo si è visto.

Ecco, io ho apprezzato intanto una diversa valutazione, critica ma ragionata, fatta dall'onorevole Floris, dall'onorevole Atzeri e in ultimo anche dall'onorevole Oppi, e mi riesce difficile, onorevole Ladu, visto che mi ha chiamato in causa, comprendere il suo ragionamento quando dice: "Ma, insomma, a che cosa rinunciate?" Era questa la sua domanda. Onorevole Ladu, non è un problema di rinuncia, perché il Consiglio regionale non può essere trasformato in un mercato. Il Consiglio regionale ha una sua dignità, dignitose sono le proposte che facciamo, proponete...

LADU (Fortza Paris). Allora non hai capito nulla!

CUGINI (D.S.). Ti sei spiegato male, non è la prima volta!

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, non li provochi, perché accettano le provocazioni! Concluda, onorevole Balia.

BALIA (Gruppo Misto). Il problema, onorevole Ladu, non è a che cosa rinunciamo, proprio perché non siamo al mercato. Ritirate i duemila emendamenti che l'onorevole Pili si vanta di aver firmato per primo, dite qua, in quest'Aula, pubblicamente, perché i cittadini sappiano, qual è la vostra filosofia sulla tutela e difesa delle coste e quali sono i punti per voi essenziali.

Discutiamone in Aula in modo trasparente, non nelle segrete stanze, come qualcuno diceva e affidandosi solo al presidente Soru, perché sarebbe la riproposizione di una forma di consociativismo strisciante. Discutiamone qua, vediamo quali sono i punti in comune e quali le convergenze e i dissensi.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, passiamo alla votazione per alzata di mano. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione col sistema elettronico.

PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Pili?

(I consiglieri LOMBARDO, RASSU, SANJUST, CONTU, LA SPISA, SANCIU, LADU appoggiano la richiesta.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Milia dichiara di votare contro e il consigliere Giorico dichiara di votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI -SERRA - SORU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LADU - LOMBARDO - MILIA - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar- SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 69

votanti 65

astenuti 4

maggioranza 33

favorevoli 47

contrari 18

(Il Consiglio approva).

Bene, colleghi, prosegue quindi l'esame dell'articolo 1 e relativi emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 27. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Intervengo intanto per esprimere soddisfazione per questo primo importante risultato ottenuto. Come potete immaginare tutto questo, come ha detto l'onorevole Oppi, era previsto e da noi calcolato. Volevamo che questa delibera fosse reiterata per un semplice motivo: perché come sapete il TAR aveva fissato per il 20 l'udienza e con la reiterazione da parte vostra di questa delibera avremo modo di conoscere il parere di un organismo che può davvero giudicare quest'Aula. Lo abbiamo fatto scientemente per arrivare a un risultato che oggi si è consumato puntualmente. Sapevamo che potevano essere scelte diverse strade; pensavamo, a dire il vero, che la strada più semplice fosse quella dell'iscrizione immediata all'ordine del giorno, perché se ne discutesse lunedì, del provvedimento, così come recita l'articolo 14 della legge 45. Avete scelto un'altra strada, più complicata e sicuramente più difficile da sostenere sotto ogni punto di vista, ma avete accettato, senza che noi lo dichiarassimo, il risultato che invece abbiamo puntualmente raggiunto, e cioè la delibera esiste, resiste e potrà essere giudicata il 20 di questo mese dal Tribunale Amministrativo Regionale. E' un risultato talmente importante che quei 2.000 emendamenti meritano davvero di essere salutati positivamente, perché ci hanno consentito di farvi arrivare...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Pili. Invito i colleghi, poiché siamo tutti un po' stanchi, a fare silenzio e a consentire all'oratore di svolgere il suo intervento. Prego.

PILI (F.I.). Quindi, di fatto, questo rappresenta un primo risultato che abbiamo costruito chiedendo a voi un confronto. Quando ho sentito, stasera, molti di voi chiederci, in maniera retorica, passatemi questo termine, quali sono i punti nevralgici su cui si può trovare l'accordo, mi sono domandato, colleghi, se vi siete per caso dimenticati che l'opposizione ha presentato in Commissione quattordici emendamenti. Chi di voi si è dimenticato che in Commissione l'opposizione aveva presentato solo quattordici emendamenti mentre la maggioranza ne aveva presentati otto? Uno è stato accolto, quello che inseriva i SIC (Siti di Interesse Comunitario) ed è stato introdotto nel testo che è pervenuto qui in Consiglio; poi la Giunta ha presentato un emendamento sostitutivo totale che ha cancellato i SIC. I SIC non sono solo sulle coste, per chi conosce la geografia e per chi è più attento alle questioni di dettaglio e non alla gazzosa, perché qui ne ho sentito veramente tante. Quindi poco approfondimento alle luttuose dichiarazioni dell'onorevole Maninchedda e alle onoranze funebri del professor Cachia o dottore, quello che è. Non lo sappiamo, onorevole Cachia. Le onoranze funebri richiamate dall'onorevole Maninchedda e dall'onorevole Cachia certo non appartengono a questo tipo di argomento. Ma è anche vero che la presentazione di quattordici emendamenti in Commissione, che sono stati tutti respinti, così come sono stati respinti tutti gli emendamenti della maggioranza, è un dato politico a cui nessuno può sottrarsi. Al Mike Bongiorno della serata, il collega Cugini, che ha domandato a tre o quattro consiglieri se sia vero o no che i consigli regionali approvano i PTP, rispondo che saranno tante le dichiarazioni in merito, leggeremo quello che dice la legge regionale, che qualcuno ha già richiamato, e leggeremo anche le norme di tutte le Regioni italiane per sapere come vengono approvati i PTP. Voterò naturalmente a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). L'emendamento numero 27 recita: "Il titolo dell'articolo 1 è soppresso". E' chiaro che qua c'è una grande elaborazione e un grande contributo alla formazione della legge, perché tutti sanno che i titoli, pur stando in legge, non sono legge. Sono un riferimento che, diciamo, aiuta nella lettura; sono titoli di conoscenza per capire cosa tratta o non tratta quella norma, ma non sono legge. Il contributo che ne deriva - e credo che vi siano diverse centinaia di emendamenti di questo tipo tra i 1800 presentati - è chiaro ed è evidente che l'opposizione non si pone il problema di nascondere la sua azione ostruzionistica, infatti non c'è neppure il tentativo di dire: "Questa non è un'azione ostruzionistica".

E allora è vero che trattiamo di cose importanti, perché l'assetto del territorio costiero è importante; è importante per il turismo, per lo sviluppo di un settore così rilevante della nostra economia, pertanto voterò contro questo emendamento, per quello che esso rappresenta nella massa degli emendamenti che sono stati presentati, però non è così importante come si pensa di far credere. Cioè, qua non stiamo parlando della vita delle persone, non stiamo parlando della possibilità delle persone bisognose di sfamarsi, non stiamo difendendo prerogative e diritti. No, qua stiamo facendo un'operazione diversa, cioè stiamo difendendo interessi che saranno anche legittimi, ma di gente benestante, che deve costruire, che vuole realizzare progetti per 2,5 o 2,7 miliardi di euro.

Tutto questo verrà giudicato perché nel frattempo questo Consiglio è ostaggio degli emendamenti e non si parla neppure della nomina della Commissione regionale per l'impiego che dovrebbe dare una risposta a seicento lavoratori ai quali sta per essere applicato l'istituto della mobilità e che quindi percepiranno uno stipendio da fame. Questo è il significato di questa opposizione ostruzionistica, questo sarà il risultato. Ma cosa pensate, che ve ne sarà dato merito? Avrete salvato lo sviluppo di questa Regione? No, avrete impedito a quei lavoratori di prendere anche il minimo.

Questa non è una legge per il lavoro, non è una finanziaria che deve dare risposte sociali; questa è una discussione certo importante, che riguarda un pezzo importante della nostra regione. L'argomento è stato trattato molte altre volte e il conflitto non era tra i diritti e chi li voleva negare, ma tra gli interessi e chi voleva accaparrarsene di più. E allora è su questo fronte che noi ci dobbiamo confrontare; d'ora in avanti non lasceremo apparire che la discussione sia tra coloro che hanno i diritti acquisiti da difendere e gli altri che invece li scialacquano! No, questa volta lo diremo, ogni tanto ci alzeremo e faremo la nostra bella dichiarazione di voto per ricordarvi che state tenendo in ostaggio un Consiglio regionale impedendogli di affrontare i problemi veri, quelli della povertà, quelli di uno sviluppo che non c'è mai stato perché avete governato voi! Voi prima e prima ancora, anche quando pensavate di stare all'opposizione.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Uras.

URAS (R.C.). Voi, quell'amalgama di interessi che volete complessivamente rappresentare!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Ho il piacere di rimarcare che il dibattito si sta animando. Forse anche il consigliere Uras, come l'onorevole Oppi, ha la pressione bassa ed esce fuori alla distanza, è probabile! Perché per tutto il tempo non avevamo ancora avuto il piacere di ascoltare questi richiami, sempre opportuni per un'Aula consiliare.

Certo, su questo ci differenziamo, perché iniziano a venire fuori le diverse visioni politiche, sociali e ideali. L'onorevole Uras evidentemente non considera lavoratori le 2.500 persone che probabilmente non troveranno più lavoro nel Consorzio Sandalia. Quelli sono lavoratori di altro tipo, come li vuole chiamare onorevole Uras, lavoratori di serie Z? Quelli non sono lavoratori da difendere. Lei accusa genericamente, in maniera a mio avviso sbagliata, tutti di difendere interessi che ovviamente non sono positivi, appunto quelli a cui lei si riferiva, perlomeno dal tono mi sembrava così, ma ho già avuto modo di dire che in quest'Aula noi tutti siamo stati eletti comunque per difendere degli interessi. E dissi anche che se l'Aula fosse composta da disoccupati, quegli stessi disoccupati avrebbero degli interessi da difendere. L'importante è che quegli interessi siano legittimi. Allora, nel momento in cui si difendono degli interessi legittimi credo che nessuno si possa alzare qui col tono accusatorio, così come ha fatto l'onorevole Uras. Altri, non io sicuramente, ma sta avvenendo in questi giorni, avrebbero usato lo strumento della querela che non appartiene al rapporto democratico, al rapporto civile e non intimidisce nessuno, tra l'altro, soprattutto quando sono poste su argomenti di natura politica, dove purtroppo la sfera personale si sovrappone anche all'impegno pubblico, quando tra l'interesse personale e l'impegno pubblico non c'è una certa coerenza. Però, veda, il fatto fondamentale che sta avvenendo in quest'Aula, colleghi, è che finalmente si parla. L'onorevole Balia trova nuove vie per il dialogo, per verificare una possibilità di incontro. Dico nuove vie perché propone che pubblicamente si sfoglino gli emendamenti per dire: "Questi sono quelli che ci interessano e questi sono quelli che cestiniamo perché poco opportuni". Noi l'avevamo già proposto in Commissione, dicendo anche: "Perdiamo qualche ora in più, probabilmente la risparmieremo in Aula". Ma questo percorso è stato vietato, proibito, non consentito dal presidente Pirisi. Ora si chiede invece: "Facciamolo in Aula, sfogliamo i 1860 emendamenti". Si poteva evitare, possiamo ancora evitarlo.

Gli strumenti utili per evitare questo penoso confronto sono quelli che tutti conosciamo: bisogna sedersi, bisogna sfogliare gli emendamenti, ogni emendamento ha dignità, come quelli che abbiamo sempre presentato e che ci avete insegnato a presentare, e cioè gli emendamenti sui punti e virgola, gli emendamenti sui punti esclamativi, sui punti interrogativi, gli emendamenti che democraticamente avete portato avanti per fare ostruzionismo, lo stesso legittimo ostruzionismo che ora portiamo avanti noi finché non ci sarà un concreto e democratico confronto su questo disegno di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Mi permetto di ricordare, anche per giustificare il voto a favore di un emendamento che sopprime il titolo, la rubrica, per meglio dire, dell'articolo 1, prima di tutto che anche se un titolo o una rubrica non hanno un valore dispositivo fanno comunque parte della legge. Tante parti di un articolato possono non avere questo valore dispositivo e la soppressione o la correzione di ciascuna di queste parti può avere delle motivazioni diverse da quelle che sono nella mente del collega Uras.

Più volte noi abbiamo proposto e continuiamo a proporre di sostituire delle parole o di sopprimerle anche per far rilevare l'incongruenza tra alcune parti, per esempio il titolo e la rubrica di un articolo rispetto al contenuto, come più volte abbiamo detto e diremo ancora su quest'articolo 1, ma certamente non nascondendo che l'azione che stiamo svolgendo in quest'Aula è sicuramente di tipo ostruzionistico. Non è un mistero, non ne abbiamo fatto mistero, non ci siamo nascosti assolutamente dietro un dito. Stiamo ancora ribadendo che la nostra presenza ostinata in quest'aula ha uno scopo ben preciso, che è quello di tenere accesi i riflettori sul significato di una legge che sicuramente alcuni o addirittura molti di voi non condividono in parte o totalmente nella sostanza, sul significato di un insieme di disposizioni combinate tra legge e atto amministrativo, che oggi è stato reiterato per vostra mano; disposizioni che obiettivamente incidono su interessi legittimi e che, proprio perché legittimi, hanno una loro dignità, la stessa dignità di quei lavoratori richiamati dal collega Uras, che molto gentilmente ora ci dà le spalle! Quei lavoratori per gli interessi dei quali voi dite che noi teniamo in ostaggio quest'Aula e impediamo la nomina di una Commissione circoscrizionale, non ricordo la definizione esatta, scusate.

URAS (R.C.). Commissione regionale per l'impiego.

LA SPISA (F.I.). E che voi avreste potuto porre all'ordine del giorno se non aveste avuto la fretta di approvare un disegno di legge che aveva come scopo principale quello di coprire le illegittimità di un atto amministrativo. La fretta l'avete avuta voi, la responsabilità non è certamente di chi è stato chiamato per volontà della maggioranza, che ha determinato l'iscrizione immediata all'ordine del giorno del disegno di legge numero 20 piuttosto che dell'assestamento di bilancio, perché c'era la necessità di dare copertura legislativa a un provvedimento amministrativo che evidentemente necessitava di questo rafforzamento per poter esplicare per intero i suoi effetti, voi lo sapete bene. Si è detto che ci saranno organi giurisdizionali che giudicheranno in merito, evidentemente ci atterremo alle loro valutazioni. Ma il problema non è soltanto questo, il problema è che stupisce davvero ancora sentire certe accuse nei nostri confronti e sentir paragonare gli interessi che noi vogliamo difendere con quelli che volete difendere voi.

Il tempo sta scadendo, non posso argomentare su questo. Dico che sicuramente il grande limite di una certa parte della sinistra è quello di classificare gli interessi in giusti e non giusti e i lavoratori in categorie che hanno diritto di essere tutelate e categorie che questo diritto non hanno. La storia, la cronaca ci dirà se davvero gli interessi di tanti lavoratori verranno agevolati da questo provvedimento di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, noi voteremo a favore di questo emendamento, e nel dichiarare il voto favorevole all'emendamento ovviamente non possiamo esimerci da una riflessione su alcune considerazioni che sono state fatte in quest'Aula, in particolare su quelle introdotte dal collega Uras, il quale, interrompendo il silenzio, ma in maniera positiva, perché gli spunti di riflessione che raggiungono l'Aula sono elementi utili a ciascuno di noi per modificare, integrare, cambiare il senso dei nostri ragionamenti, ha detto che il chiedere la soppressione del titolo di un articolo si configura come una tecnica di tipo ostruzionistico.

Collega Uras, è vero, ma nessuno di noi ha sostenuto in quest'Aula, facendo questo faticoso e penoso mestiere dell'ostruzionista, che non fosse così, nel senso che noi pensiamo che l'ostruzionismo, a differenza di quanto qualcuno ha detto, non sia né una sfida né un atto di aggressione nei confronti del Consiglio, ma sia uno dei pochi atti di legittima difesa da parte di una minoranza delle idee in cui crede, al fine anche di ottenere dei margini di ascolto e di confronto oltre a quelli formali dichiarati, ma poi non messi in pratica, da parte di chi esercita giustamente il proprio diritto di maggioranza. L'ostruzionismo non nasce per aggredire le maggioranze; l'ostruzionismo nasce, nella storia parlamentare, per impedire che le minoranze vengano conculcate. Ci sono dei precedenti di azioni ostruzionistiche in quest'Aula svolte dai colleghi radicali, quando furono eletti nel Consiglio regionale. Lei sorride, pensando al collega Cogodi, ma per una volta non stavo pensando a lui. E' fuori dai miei pensieri per una volta. Le battaglie che i colleghi radicali hanno svolto in quest'aula e fuori di qui, fuori dalle aule parlamentari, erano battaglie di grande idealità, condivisibili o non condivisibili, ma sicuramente di grande carica ideale, che io credo abbiano fatto fare dei passi avanti alla cultura civile del nostro intero Paese.

Collega Uras, io ho una figlia di sette anni, che a quest'ora sta andando a letto e probabilmente sta chiedendo alla mamma come mai non c'è il papà a darle il bacio della buonanotte, quindi questo forse è il modo migliore per mandarle il messaggio di quanto a me dispiaccia condividere con lei la presenza in quest'aula. Il collega Corda, nella scorsa legislatura ha avuto modo, varie volte, di parlare di qualcosa che poi ha scelto come punto di riferimento del suo movimento, che non ha avuto fortuna elettorale, uno slogan che io condivido. Il collega Corda, citando un pensatore che è caro alla destra, a loro quindi, non a me, ma con cui concordo su questo specifico punto, diceva che quando le idee non trovano uomini sufficientemente forti per difenderle o valgono poco gli uomini o valgono poco le idee. Ecco, io credo che noi stiamo facendo una battaglia fondamentale in questo momento, perché ci battiamo nel chiedere a voi del centrosinistra se non riteniate che il mutato rapporto che esiste tra il potere esecutivo e il potere legislativo in questo Consiglio richiede che già per quanto riguarda questa prima legge che noi andiamo a licenziare ci poniamo il problema di ricompensare, di riequilibrare i rapporti tra il Consiglio e il Presidente della Regione e la Giunta regionale. Ve lo stiamo chiedendo e su questo, senza nessuna polemica, attenderemo delle risposte, perché può darsi che ci diciate che i nostri dubbi non hanno ragione di essere, che voi non li avete, e ci spiegherete il motivo per cui non li avete. Forse questo ci aiuterà ad andare avanti nei ragionamenti di questi giorni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.), relatore. Signor Presidente, voglio fare una brevissima dichiarazione di voto contrario all'emendamento che è stato proposto, però credo che i colleghi del centrodestra si debbano mettere d'accordo tra loro sulle cose che devono dire. In questi giorni hanno detto: "Sarà bloccato tutto, non si potrà fare niente", poi l'onorevole Pili, in un'intervista rilasciata lunedì 1° novembre 2004 - e gli dava fastidio che prima la stessi facendo leggere all'onorevole Biancareddu - ha detto: "E' l'assalto dei nuovi speculatori". Ma dico, siete veramente affetti da turbe pericolose, da un lato ci dite che stiamo bloccando, dall'altro che favoriremo la speculazione! Io credo che sia anche questo un aspetto che deve essere messo in chiaro. Mi rivolgo all'onorevole La Spisa, che ha detto: "Non è ostruzionismo. Difendiamo le imprese e i lavoratori". Poc'anzi l'onorevole Vargiu, molto più onestamente, ha ammesso: "E' ostruzionismo".

DEDONI (Riformatori Sardi). Lo ha detto anche La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Non mi hai ascoltato!

PIRISI (D.S.), relatore. Non riesco ad ascoltare tutti, sono uno dei pochi che vi ascolta per dovere d'ufficio, è per questo che ogni tanto sbotto in qualche misura.

LA SPISA (F.I.). Ti piace di più parlare!

PIRISI (D.S.), relatore. No, no, vi ascolto molto attentamente. Vi ho ascoltato per giornate intere. Dicevo che ieri l'opposizione dichiarava di non fare ostruzionismo, oggi ammette che si tratta proprio di questo. Insomma, avete detto che vogliamo pianificare e poi ci accusate di non saper pianificare. L'onorevole Pili si richiama oggi a ciò che le altre Regioni hanno fatto, ma quando voi avete presentato i disegni di legge non lo sapevate affatto, altrimenti forse li avreste fatti in maniera diversa. Io credo di essere diventato - e mi dispiace che non sia adesso in aula - il più grande "biancareddologo" della Sardegna, cioè colui che si è letto le dichiarazioni fatte dall'onorevole Biancareddu quando era Assessore dell'urbanistica. L'onorevole Biancareddu faceva allora un'affermazione estremistica, che io non condivido per niente, però dà la misura di ciò che sta succedendo in quest'Aula. Nella rivista dell'INU (non so dove sia stato fatto il convegno a cui si fa riferimento, forse proprio a Tempio), nel numero intitolato "Rapporto dal territorio 2003", l'onorevole Biancareddu testualmente dichiarava: "L'obiettivo è quindi quello di guadagnare qualità insediativa nei centri urbani interessati dall'edificazione intensiva di questi ultimi decenni e soprattutto nelle aree turistiche". Diceva ancora, onorevole Pili: "Non si tratta, infatti, di consentire nuove volumetrie, ma di riqualificare e ricucire il tessuto insediativo oggi disperso tra i tanti villaggi turistici, costieri e non, in una logica di valorizzazione dei valori paesistico-ambientali, per far sì che alle bellezze naturali uniche della Sardegna si accompagnino anche le bellezze architettoniche degli insediamenti". Quindi l'allora Assessore dell'urbanistica sosteneva che non bisognava costruire niente di più. E' lo stesso ex Assessore che ha parlato oggi, e il Presidente della Regione, in quel periodo, era l'onorevole Pili, che oggi parla così come lo sentiamo. Invece a suo tempo un Assessore della sua Giunta diceva: "Niente più cemento, manco un centimetro cubo!". E' evidente che erano atteggiamenti estremistici anche quelli, perché noi riteniamo che si possa moderatamente ancora costruire, però all'interno di una logica nuova, all'interno della pianificazione territoriale e paesaggistica che noi proponiamo e per cui stiamo lavorando.

Se il centrodestra ritiene di aprire con noi un confronto, la prima cosa che deve fare è sbarazzare i tavoli da quella montagna di emendamenti inutili che hanno lo scopo semplicemente - lo ribadisco ancora una volta - di mascherare il fallimento di cinque anni di politica di centrodestra alla quale ha contribuito un esponente di questo Consiglio regionale che ieri ricopriva altro ruolo, e mi dispiace che non apprezzi molto questo che sto dicendo, però lui è quello che non ha fatto niente. Niente! E nell'intervista che poc'anzi ho citato dichiara: "No, non è che non abbiamo fatto nulla, perché...". Avrò modo di proseguire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente della Regione, mi rivolgo ancora a lei perché ritengo che il buon senso alberghi solo in viale Trento per il momento. Adesso c'è una presenza autorevole di consiglieri regionali che invece avevano quasi deciso di lasciar perdere. Mi ero anche illuso che ciò potesse accadere e avevo chiesto all'onorevole Cugini se si arrendeva, ma lui ha deciso di non arrendersi.

Accuse immotivate: con questo emendamento non stiamo stravolgendo una legge, è un piccolo segnale, che prevede che il titolo sia "Piano per la valorizzazione paesaggistica regionale". E' il principio che deve passare ed è su questo che ci stiamo scontrando quotidianamente, mattina e sera, adesso anche la notte, su un argomento importantissimo, che è quello della valorizzazione. Io ho parlato di ambiente e vita, non ho parlato di ambiente e basta. E ho parlato di ambiente e vita, perché è questo che noi intendiamo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA

(Segue DIANA.) E allora quando mi sono rivolto al presidente Soru, nel precedente intervento, ero convinto che lui sentisse il dovere quanto meno di tranquillizzare il Consiglio regionale: "Sono io, sono qua, il senso di tutte le mie dichiarazioni, e tante ne sono state fatte, è quello di rendere quest'Isola più vivibile, di modificare l'economia, di creare condizioni certamente migliori di quelle attuali per i cittadini sardi". In questo senso avevo fatto le considerazioni nel precedente intervento, confidando sul fatto che il presidente Soru, dall'alto della sua autorevolezza, non vorrei dire autorità, potesse sentire la necessità di comunicare anche con noi e non solo con una parte del Consiglio regionale, perché questo è uno di quegli aspetti che purtroppo dobbiamo assolutamente evidenziare.

Il piano per la valorizzazione paesaggistica regionale è importante per noi, anche nel titolo, perché da lì nascono i presupposti per capire qual è la filosofia di questa legge. Una legge che nasce in modo scriteriato, l'ho definito così, in modo diabolico, perché nasconde al suo interno, già nell'articolo 1, tutta una serie di passaggi che sono assolutamente insostenibili e non condivisibili da parte nostra. Non li possiamo condividere, è impossibile!

Abbiamo presentato questi emendamenti, nessuno dei quali è strumentale, perché altrimenti il presidente Soru ci dovrebbe chiarire una volta per tutte a che cosa fa riferimento il comma 3 dell'articolo 1. Ci dovrebbe far capire a cosa fa riferimento, perché altrimenti si è portati a pensare che in sede di prima applicazione si può fare un Piano paesaggistico per una o per due zone omogenee. Il Codice Urbani parla di Piano paesaggistico regionale, non parla di altro, e qui invece infiliamo un qualcosa che ci fa pensare che sotto sotto ci sia qualcosa che non va bene. E siccome a pensar male qualche volta ci si azzecca, presidente Soru, visto che non ho avuto il piacere di sentirla stasera, inizierò a pensare male anch'io, che per mia natura non penso mai male, sono un'ottimista, mi piacciono le belle cose, mi piace fare il consigliere regionale, mi piace rappresentare la gente, mi piace prendere la parola, mi piace osservare le facce dei colleghi che non hanno l'opportunità, purtroppo, di prendere la parola. Dico, purtroppo per loro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, esprimo il mio voto a favore dell'emendamento numero 27. Volevo anche ringraziare il presidente Soru della sua presenza perché ha animato un po' il dibattito. Prima avevo etichettato gli amici della maggioranza come appartenenti alla coalizione dei sordi e dei muti, adesso mi devo ricredere perché da circa un'ora c'è un minimo di dibattito e penso che possa esserci, in qualche modo, con alcune aperture al dialogo, nel prosieguo dei lavori, la possibilità di confrontarci con serenità, con un giusto approccio, perché non stiamo parlando di cose che riguardano le singole persone, bensì di cose che riguardano la collettività sarda. Quindi è giusto difendere la propria posizione, e in modo particolare è giusto che voi difendiate la vostra visione di maggioranza che punta ad attuare un certo tipo di tutela, è una posizione di cui bisogna avere rispetto, ma c'è anche una minoranza che non condivide alcune cose, dalle quali si discosta in modo abbastanza sostanziale, e chiede di essere ascoltata, di confrontarsi con molta serenità. Questo non avviene e da qui parte la nostra azione politica, di cui bisogna comunque tenere conto nel rispetto del ruolo del singolo consigliere e del Regolamento.

Pertanto noi proseguiremo nella nostra azione chiedendo di essere, da questo punto di vista, rispettati. Lei, presidente Soru, con la sua presenza, lo sta facendo e lo fa bene anche il suo Assessore, che in un passaggio volevo definire campione mondiale di pazienza, uomo attaccato alla poltrona, nel senso letterale, non volevo giocare con le parole, perché da diversi giorni è sempre presente e ci ascolta.

Tornando invece all'articolo, l'intento di questo nostro emendamento è quello di sopprimere un titolo non rappresentativo del contenuto espresso nella norma, anzi, potremmo proprio affermare che questo titolo non corrisponde in nessun modo a quanto poi è enunciato nella norma. Durante i miei precedenti interventi ho già avuto modo di esprimermi in merito al titolo di questa legge e all'importanza e alla grande rilevanza che esso ha. Ovviamente molte delle considerazioni fatte valgono e possono anche essere reiterate per il titolo dell'articolo 1. La stesura di una normativa sulla pianificazione paesaggistica regionale non può essere sviluppata attraverso la somma, come ho detto più volte, di vincoli e di impedimenti, a meno che l'obiettivo vero non sia un altro, e cioè quello espresso nel titolo della legge e dell'articolo 1.

Noi siamo molto preoccupati, non bastava la delibera del 10 agosto - a cui sicuramente si darà continuità, così come è successo stasera -, da noi definita "blocca sviluppo", ad arrecare un danno ai sardi e, secondo noi, ai vari settori produttivi strettamente connessi e correlati alle zone costiere. Voglio solo dire, all'amico Uras, che non vedo presente, che ha citato le difficoltà di alcune fasce sociali e ha parlato di gente che ha grandi difficoltà e non riesce ad arrivare alla fine del mese, che io provengo dalla Gallura, dove sembrava che ci fosse uno sviluppo consolidato. Basta verificare il PIL, basta guardare i dati occupazionali che sono leggermente diversi da quelli del resto del territorio, diciamo che vanno analizzati bene, ma comunque il dato è questo. Oggi abbiamo un'agroindustria, la Palmera…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, che saluto con doppia soddisfazione, perché stamattina mi sono lamentato di un assordante silenzio che ha messo a repentaglio l'unico timpano sano che ho e ho perciò esortato i colleghi della maggioranza: "Invocatevi a qualcuno affinché vi ridia il dono della parola, affinché questo assordante silenzio non arrechi danno all'unico orecchio sano che, come ha ricordato il collega Cugini, mi è rimasto".

La saluto, Presidente, a parte questa parentesi scherzosa, credo che l'azione della opposizione, ostruzionistica, democratica, corretta, stia man mano portando a dei risultati. Infatti, se fino a questa mattina non si riusciva a dialogare, a scalfire minimamente la corazza fortissima che la maggioranza opponeva a qualsiasi possibilità di dialogo, stasera, a mio parere, stiamo assistendo invece a delle aperture al dialogo - correggetemi se sbaglio - che possono chiaramente portare nei binari giusti il dibattito su questo testo di legge, poiché, come ho detto stamattina, chi legifera è il Consiglio regionale. E' vero che la Giunta indica le linee, propone i disegni di legge, ma è anche vero che quei disegni di legge vengono discussi e approvati dal Consiglio, perché l'organo legislativo, sino a prova contraria, è il Consiglio regionale. Non nascondo che ero e sono ancora preoccupato - io spero di sbagliarmi - di una certa linea che si intravedeva stamattina, e cioè pareva che fosse indispensabile accettare a scatola chiusa ciò che l'organo esecutivo propone al Consiglio regionale. Io spero di essermi sbagliato e le ultime fasi del dibattito probabilmente lo confermano. Guai se succedesse quanto ho appena paventato, perché vuol dire che il ruolo del Consiglio regionale è calpestato e umiliato o forse non esiste per niente.

Io sono sempre stato favorevole al dialogo, alla mediazione, poiché il mio mandato, come quello di tutti i consiglieri regionali, è volto proprio a dare un contributo, seppur modesto, a risolvere i problemi della nostra regione. E uno dei problemi della nostra regione - l'ho detto stamattina - è proprio la cementificazione delle coste, che occorre impedire perché non si ripetano i disastri ambientali che purtroppo in determinate occasioni si sono verificati. Questo vuol dire che ognuno di noi, qua dentro, deve dare il proprio contributo alla stesura di un provvedimento di legge che va in questa direzione, che noi riteniamo imperfetto e che deve essere discusso e migliorato in quest'Aula per poter essere poi presentato come legge della Regione ai nostri cittadini. Abbiamo chiesto questo e insistiamo nel chiederlo. Se c'è disponibilità credo che il dibattito possa assumere una diversa connotazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Io ritenevo che lei mi avesse visto, prima, quando le ho chiesto di poter intervenire. Annuncio ovviamente il voto a favore dell'emendamento soppressivo del titolo dell'articolo 1 per le ragioni che abbiamo avuto modo di esporre precedentemente e soprattutto per ribadire che il contenuto dell'articolo 1, così come è scritto, rischia davvero, ancora una volta, di far fare un errore generale a questo Consiglio regionale, cioè l'approvazione di una legge palesemente illegittima, facilmente impugnabile presso la Corte Costituzionale.

Infatti i commi 1 e 2 dell'articolo 1 individuano dei soggetti sbagliati in funzione delle competenze che, invece, il decreto attuativo dello Statuto sardo, quindi una legge di rango costituzionale, ossia il D.P.R. numero 250 del 1949, all'articolo 4, attribuisce espressamente al Consiglio regionale, e cioè l'approvazione di qualsiasi piano, di qualsiasi programma e di qualsiasi strumento di programmazione. Noi, tra l'altro, siamo veramente sorpresi per alcune dichiarazioni ultime fatte dall'onorevole Pirisi, in particolare quando ha detto: "Non arriva alcun segnale". Segnali noi ne stiamo mandando da stamattina, onorevole Pirisi. Ne abbiamo mandati tanti, abbiamo addirittura invitato a una pausa che consentisse una riflessione più serena. Lei dice che la condizione perché ci si confronti è il ritiro di tutti gli emendamenti. Lei ha sufficiente esperienza in quest'Aula consiliare per sapere come ci si deve confrontare e sa bene che nel passato maggioranza e opposizione hanno sempre deciso insieme, attraverso un confronto serio, quali emendamenti potevano essere ritirati e quali dovevano essere mantenuti.

Ecco, su questo piano noi davvero ci possiamo confrontare. Noi dobbiamo restituire al Consiglio le prerogative che gli sono assegnate per legge e, naturalmente, anche in funzione di ciò che la stessa legge 45 indica, dobbiamo dare una competenza programmatoria alla Giunta. Solo così, davvero, potremo costruire il Piano paesaggistico regionale, che è definito nel comma 2 con funzioni di programmazione territoriale per l'intera Sardegna. Non possiamo assolutamente allontanarci da questi principi generali che il nostro Statuto e la norma attuativa dello Statuto indicano, proprio per non dare precarietà ulteriore alla legge che licenzieremo.

Dicevo che questo significa ancora una volta rimettere la benda ai poveri quattro mori, una benda che è stata invece tolta qualche anno fa, con l'approvazione della legge 15 aprile 1999, numero 10. Oggi davvero stiamo simbolicamente rimettendo quella benda ai sardi, ai cittadini che non avrebbero possibilità alcuna di partecipare alla concertazione di questo strumento di programmazione territoriale così importante, perché nell'articolo 1 è pure detto che la concertazione avverrebbe a posteriori, dopo che il Piano paesaggistico sarà adottato. Quindi questo ha un significato veramente paradossale, perché la concertazione deve essere assolutamente precedente all'adozione del Piano paesaggistico, e solo questo ci può consentire di avere le due fasi di adozione e di approvazione restituite per competenza al Consiglio, così come è stato chiesto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

(Interruzione)

DEDONI (Riformatori Sardi). Io sono per la collaborazione, come no!

(Interruzione)

No, no, affatto, anzi, adesso che c'è il presidente Soru, ribadisco, come qualche altro collega ha fatto, che parlo libero da qualsiasi interesse personale. Né io né i miei familiari abbiamo alcun possedimento sul mare, quindi posso dire tranquillamente quello che penso.

CUGINI (D.S.). Nonostante il nome Attila, Attilio.

DEDONI (Riformatori Sardi). Sì, certo, posso distruggere qualche altra cosa invece.

Comunque, stamattina abbiamo dato noi voce a una maggioranza che non c'era, stasera la maggioranza stessa ha ripreso un po' di voce ed è stato interessante, però, caro Presidente, credo che non le piaccia questo tipo di lavoro parlamentare per la Sardegna, e se non piace a lei piace ancor meno a noi, soprattutto a chi viene qui per la prima volta pensando di contribuire all'interesse della Sardegna in modo serio e fattivo. E allora, qui si è parlato di filibustering, di attività di boicottaggio e io credo, amici miei, cari colleghi, che i circa duemila emendamenti presentati possano costituire un rallentamento nel lavoro parlamentare, ma la non accettazione assoluta di un dibattito serio e approfondito su tematiche migliorative della normativa in discussione è ugualmente motivo di rallentamento dell'attività parlamentare.

Caro onorevole Pirisi, non è attraverso il ritiro degli emendamenti ben fascicolati che lei può dire quale sia la disponibilità vera di questa maggioranza ad accettare le modifiche sostanziali che si vogliono apportare alla normativa in fieri. Ce lo dica, credo che non ci siano difficoltà. Noi abbiamo sostenuto essenzialmente che se anche la legge attribuisce al Presidente della Regione una potestà enorme, in questa nuova forma di governo, questo non deve in qualche modo limitare l'attività del parlamento regionale. Allora se c'è una possibilità, senza ledere nessuno degli interessi precipui che credo animino tutti, valutiamola.

Le dichiarazioni del collega Pinna io le condivido tutte e credo che l'intera minoranza le condivida, non solo nelle intenzioni. Poi, quando si deve costruire il reticolo, quando abbiamo l'opportunità di approfondire il dibattito in merito ai metodi di governo dello sviluppo, alle possibilità edificatorie, ai metri quadri di territorio interessati dal blocco assoluto dell'attività edilizia...

(Interruzione)

Non ho capito, mi dica.

PIRISI (D.S.), relatore. Assalto alle coste, blocco assoluto!

DEDONI (Riformatori Sardi). No, no, guardi, l'assalto alle coste, per quel che mi riguarda, non è tollerabile da nessuno, poi lei mi deve dire come si possano assaltare le coste in presenza di una salvaguardia precisa e garantita dei 300 metri. A casa mia la tutela dei 300 metri esiste. Queste sono dichiarazioni che ognuno in libertà può rilasciare, ma io credo che da venticinque anni la Regione sarda abbia tutelato le proprie coste limitando la costruzione oltre la fascia dei 300 metri dal mare. Voi stessi, colleghi del Gruppo D.S., avete ribadito con una proposta di legge che sui 300 metri non c'è discussione. Francamente non capisco la scelta dei 2.000 metri, non riesco a capirne la motivazione. Vorrei capirla, la si spieghi, ma in modo chiaro, preciso, affinché si capiscano le ragioni per cui si vuole modificare una tipologia di sviluppo portandola da un certo tipo di turismo a un altro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Io prendo la parola soprattutto approfittando...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, lei non dia l'assalto ai colleghi comunque.

SANJUST (F.I.). Non chiederò di recuperare il tempo, però datemi la possibilità di dire due cose. Prendo la parola, nonostante avessi veramente deciso di non intervenire, e approfitto della presenza del presidente Soru, che ringrazio per averci raggiunto in aula. Chiedo scusa ai colleghi se ripeterò concetti che ho già espresso, non perché non ci siano altri concetti da esprimere, ma proprio perché vorrei approfittare della presenza del Presidente, che magari potrebbe, sull'argomento, dare delle chiarificazioni, che sono già state date in via ufficiosa, ma non ufficiale in quest'Aula, su problemi concreti che io ho già sollevato.

Senza falsa modestia credo di poter dire che prendo la parola per dare un contributo concreto in merito a un errore materiale che, secondo me, è presente in questa norma, e per chiedere al Presidente un chiarimento, che, almeno per quanto mi riguarda, sarebbe molto importante al fine di affrontare in maniera diversa questi lavori. Mi riferisco al divieto di realizzare nuove opere soggette ad autorizzazione edilizia, anche se in via provvisoria, ma penso che abbiamo tutti chiara l'idea che la provvisorietà è abbastanza aleatoria, perché anche se fossero solo dodici o diciotto i mesi, vorrei sapere quale sorte attende gli oltre novecento concessionari demaniali che svolgono la loro attività imprenditoriale in quelle che vengono definite strutture balneari, che sono però assolutamente diverse dagli stabilimenti balneari, i quali sono realizzati in muratura, mentre le strutture balneari sono amovibili.

Allora, se questa norma fosse esitata in questo modo non darebbe la possibilità, ripeto, a oltre novecento esercenti, stiamo parlando prevalentemente di cooperative, di avere da parte delle amministrazioni le necessarie autorizzazioni. Nello stesso tempo la seconda stortura che io rilevo - e a mio parere sarebbe importante che lei, Presidente, dicesse la sua al riguardo - è relativa al fatto che alcuni Comuni, almeno così mi è stato detto, tra cui sicuramente il Comune di Cagliari, stanno già da diverso tempo preparando il PUL (Piano di utilizzo del litorale), dietro precisa richiesta della Regione, che contestualmente però, in un articolo che vedremo dopo, ma che comunque rientra nel discorso generale della norma, impone il divieto assoluto di rilasciare qualsiasi autorizzazione.

Mi rendo assolutamente conto che questi due argomenti non sono sicuramente il cardine della struttura della legge, però ritengo che ci sia bisogno di un chiarimento nel più breve tempo possibile, se no sarò costretto ogni tanto a ripetermi nei miei interventi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, illustri colleghi, signor Presidente della Regione, mi auguro che lei stasera abbia la compiacenza di volermi ascoltare, al contrario di quanto ha fatto l'altra sera, quando mi ha privato dell'onore di averla davanti a me mentre svolgevo civilmente, correttamente e rispettosamente il mio intervento.

Riprendendo le parole del mio Capogruppo, ma anche di altri colleghi, annunciando il mio voto favorevole a questo emendamento e desidero ascoltare dal Presidente della Giunta una delucidazione, una opinione, un chiarimento. Se lei, Presidente, avesse seguito il dibattito che si è svolto in Aula (sicuramente si è assentato per validissimi motivi istituzionali, non abbiamo alcun motivo di dubitarne) avrebbe trovato probabilmente più di uno spunto per intervenire e dare i chiarimenti e le delucidazioni che noi attendiamo. Per ora abbiamo ascoltato, lo dico personalmente con piacere, le "aperture" (le virgolette sono d'obbligo) dei colleghi della maggioranza in merito alla ricerca del famoso dialogo che viene da tutti auspicato e speriamo che prima o poi venga anche praticato.

Io non vorrei che il dialogo fosse quello che il lupo intendeva instaurare con l'agnello a proposito di chi sporcava l'acqua dell'altro, perché è chiaro che il lupo in questo caso sarebbe lei, signor Presidente, ed è anche chiaro che lei può farlo perché stasera la maggioranza giustamente ha dimostrato di essere tale. In virtù della legge elettorale voi state semplicemente realizzando e applicando quelle che sono le vostre prerogative di maggioranza. Potete farlo, potete andare a colpi di maggioranza, nessuno mette in dubbio la legittimità di questo comportamento. Poi chiaramente non si riesce a capire come questo atteggiamento e questo utilizzo dei numeri che il popolo vi ha assegnato si concili con la volontà di dialogo e di accordo da tutti auspicata.

La nostra opposizione non solo all'articolo 1, Presidente, ma all'intera legge deriva da molti aspetti che avremo occasione di chiarire nel corso di questi giorni e di questa lunga maratona parlamentare. Io mi permetto - anche perché temo che tra un po' questa luce si spegnerà - di ricordare alcuni aspetti che personalmente mi fanno essere assolutamente contrario, e quindi favorevole agli emendamenti che almeno cercano di limitare gli aspetti negativi che mi pare di ravvisare in questa legge, perché credo, signor presidente Soru, che questo provvedimento legislativo non sia stato originato e non sia il frutto di quello che sarebbe dovuto essere il necessario e opportuno dialogo con le varie realtà economiche, sociali e imprenditoriali della nostra terra.

Io temo piuttosto, ho avuto già modo di dirlo e ora lo ripeto perché lei è presente, che questo sia frutto di una sua condiscendenza e di un certo debito d'onore che lei, secondo me, deve adesso pagare, avendo vinto le elezioni, a una certa frangia di ambientalismo estremista che le è ideologicamente, giustamente e legittimamente vicina, che è molto lontana dalle mie idee, ma è vicina alle sue, e su questo nessuno può obiettare. Mi riferisco a quell'ambientalismo un po' estremista, a quell'estremismo verde che addirittura - ma non voglio annoiare i colleghi, perché già due o tre volte ho citato le deduzioni scritte che alcune associazioni ambientaliste hanno presentato dopo aver letto la sua legge - trova questa legge eccessivamente permissiva e della quale auspica una modifica più restrittiva, di più severa limitazione, e questo francamente mi sembra un po' eccessivo.

Credo che lei avrebbe fatto bene a confrontarsi un po' di più, magari ad aspettare qualche giorno, qualche settimana o forse qualche mese, nonostante l'oggettiva urgenza di porre mano a un settore così delicato, e probabilmente la legge che sarebbe in quel caso arrivata in quest'Aula sarebbe stata pienamente condivisibile, perché ho già detto, e lo ripeto, che sui principi di fondo, cioè della salvaguardia…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, io volevo solo fare una precisazione e visto che non c'è il Presidente riferirò ovviamente agli Assessori competenti per materia. Si è sentito parlare, in quest'Aula, di abusi e di scempi, ma abbiamo visto alcuni onorevoli della maggioranza salire sulla Goletta Verde, quando hanno fatto la conferenza dal porto di Cagliari, per andare a Villasimius. Coincidenza, nel 2004 Goletta Verde ha assegnato la bandierina blu a ben quattro comuni sardi, su un totale di dieci bandierine assegnate in tutta Italia. Quattro paesi della Sardegna! Altra coincidenza: tre di questi quattro paesi non hanno approvato il PUC!

Si parla di scempio ambientale, vi sono associazioni ambientaliste che dicono: "Proprio di questo vuoto normativo intendevano approfittare certe forze politiche ed economiche intenzionate a porre fine alla Sardegna". Questa affermazione mi preoccupa, l'avrei voluto dire al Presidente, lo dico all'Assessore, non per cattiveria, perché il giorno prima nello stesso sito, ma in una pagina diversa, vantavano piani paesaggistici e cose di questo genere. Io volevo onestamente, ringraziare il Presidente perché finalmente oggi si è dimostrato di volere un dialogo democratico. Molti colleghi si sono aperti al dialogo, a incominciare da una collega che stimo e che ha parlato stamattina, e chi con un discorso chi con un altro hanno creato un'apertura al dialogo per capire dove vogliamo arrivare.

Noi non vogliamo che ci siano dubbi e incertezze, perché il giorno prima si parla bene dei PTP, si dice che il vincolo sui 300 metri preserva il paesaggio e le bellezze naturali e poi, dopo un incontro col Presidente della Regione o l'Assessore competente per materia, si dichiara esattamente il contrario. Ogni tanto occorrerebbe un po' di coerenza da parte di chi fa queste dichiarazioni e premetto che io non sto qua a dichiarare cosa possiedo nella fascia dei 300 metri. Le dichiarazioni sul nostro patrimonio saranno pubblicate tra poco nel BURAS e a meno che qualcuno non mi regali qualche terreno non risulterà che io possiedo terreni nella fascia dei 300 metri. Se li avessi comprati lo direi tranquillamente e non me ne vergognerei, perché io ho sempre lavorato, certo ho fatto anche il consigliere regionale e quindi non ho sempre lavorato!

SECCI (La Margherita-D.L.). Dire, dati i suoi trent'anni di età, che ha sempre lavorato è un'esagerazione!

RANDAZZO (U.D.C.). Onorevole Secci, non accetto provocazioni, ma ho sedici anni di contributi versati. Il sistema pensionistico non me lo consente se no andrei in pensione volentieri!

In quest'Aula si sono toccate anche tematiche importanti che a volte vengono definite con semplici emendamenti alle parole, ai punti, alle virgole. Si è fatto anche un dibattito serio, si sono citati punti che interessano sia una parte politica che l'altra. Quando parliamo di ambiente e tutela delle coste, ricordiamoci che la Sardegna ha 1840 chilometri di coste, su cui possiamo mettere tutti i paletti che vogliamo, e noi siamo favorevoli alla imposizione di vincoli, purché lo si faccia applicando criteri precisi. Non basta avere la legge; quando parliamo di sviluppo economico e di investimenti dobbiamo anche considerare che occorre dialogare con le persone che stanno proponendo degli investimenti, che magari avevano comprato dei terreni nei 300 metri e chiedere loro che cosa potranno fare nell'arco di tre anni nei terreni contigui o in quelli situati oltre i 2.000 metri.

Se avete una legge seria da presentare in quest'Aula forse eviteremo defatiganti discussioni e capiremo dove vogliamo arrivare, sia noi che voi. Noi non vogliamo fare ostruzionismo, vogliamo dialogare e abbiamo sempre teso la mano alla maggioranza per cercare di costruire una buona legge, soprattutto migliore di quella che è stata presentata in quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Rinuncio.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consigliere LOMBARDO, RASSU, CONTU, SANJUST, LA SPISA, AMADU, RANDAZZO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 27.

Prendo atto che i consiglieri Artizzu, Giorico e Caligaris, non essendo riusciti a votare, dichiarano il primo il proprio voto favorevole, gli altri il proprio voto contrario. Il consigliere Francesco Sanna, il cui voto risulta nullo, dichiara di aver inteso votare contro.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CONTU - LA SPISA - LOMBARDO - OPPI - PILI - RANDAZZO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - COCCO - CORDA - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI.

Si sono astenuti: ATZERI - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 52

votanti 50

astenuti 2

maggioranza 26

favorevoli 12

contrari 38

(Il Consiglio non approva).

Emendamento numero 33.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Intervengo, Presidente, per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 33, che rappresenta uno dei punti cardine della incongruenza che questo disegno di legge propone all'Aula.

(Interruzioni)

PILI (F.I.). Credo che sia assolutamente chiaro a tutti che un testo di legge che prevede di sottoporre alla pianificazione generale un intervento di pianificazione territoriale complessiva contenga davvero un errore fondamentale d'impostazione, che è dettato dalla incongruenza che si vuole far notare, proprio perché è evidente che il Piano territoriale urbanistico regionale è quello che deve sovrintendere agli atti che ne conseguono.

Ho notato più volte, di fronte a questa affermazione, l'onorevole Pirisi sottrarsi al confronto richiamando invece l'esatto contrario. L'onorevole Pirisi ha più volte detto, in quest'Aula, che è indispensabile che ancora prima del Piano regionale di carattere urbanistico sia approvato il Piano paesaggistico regionale. Ecco, io vorrei in questo caso richiamare la vostra attenzione...

PIRISI (D.S.), relatore. Non l'ho mai detto.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, avrà modo di precisarlo con una dichiarazione di voto, si accomodi al suo posto.

PILI (F.I.). Credo che l'onorevole Pirisi volesse dire che la sequenza temporale che è stata adottata dalla Giunta, cioè prima la pianificazione paesaggistica e poi quella complessiva regionale, è una sequenza, diciamo così, corretta. Se non lo ha detto vuol dire che quello che sta succedendo in quest'Aula non è corretto! Perché o si sposa una tesi o se ne sposa un'altra. Siccome il Consiglio regionale sta esaminando oggi le norme - dite voi - di tutela e pianificazione paesaggistica, è evidente che avete anteposto la pianificazione paesaggistica regionale a quella urbanistica regionale. Cioè avete fatto l'esatto contrario di quello che avevamo previsto noi nella precedente legislatura e che in qualche modo abbiamo indicato come percorso anche nel progetto di legge proposto in questo frangente della nuova legislatura. Ecco, se avessimo la possibilità di vedere ciò che è scritto in due leggi fondamentali sulla pianificazione urbanistica regionale e conseguentemente in quella paesaggistica delle Regioni Emilia Romagna e Toscana, ci renderemmo conto che dalla legge di inquadramento regionale della pianificazione territoriale discende il piano territoriale paesaggistico o quello, meglio detto, regionale.

Sono elementi di cui si deve tener conto, come nell'emendamento da noi presentato, così come si deve tener conto di un elemento che è contraddittorio. Voi dite che il Piano paesaggistico regionale è il principale strumento della pianificazione regionale, cioè state sostenendo l'esatto contrario della ratio che tutte le Regioni e cito...

PRESIDENTE. Onorevole Pili, le concedo qualche secondo in più per concludere. Faccio questa eccezione in quanto è stato interrotto.

PILI (F.I.). Grazie, presidente Fadda, lei è sempre molto puntuale. Credo davvero che questa sia la contraddizione più evidente che cercheremo comunque di mettere in rilievo nonostante la superiorità e la superficialità con le quali continuate ad affrontare questo tema.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Credo che se non ci si confronta non si riesca a capire - magari è anche giusto - perché il disegno di legge indica il Piano paesaggistico regionale come principale strumento della pianificazione territoriale. Ci sono qui alcuni ingegneri, alcuni urbanisti, compreso il presidente Pirisi, in grado di capire perfettamente, come me che sono un semplice geometra, che dal punto di vista tecnico questa è una bufala enorme! Dico dal punto di vista tecnico, perché sappiamo perfettamente che per quanto riguarda la pianificazione del territorio si è sempre parlato, da che mondo è mondo, a livello nazionale, regionale, comunale e provinciale, del piano urbanistico di coordinamento territoriale dal quale discendono poi i piani di settore, quale il Piano territoriale paesaggistico.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue RASSU.) Ora, mi domando, lo scopo politico qual è? Dare il massimo rilievo e la massima importanza al paesaggio (io parlerei di ambiente e territorio), affinché la normativa urbanistica dia delle risposte adesso. Dal punto di vista urbanistico, ripeto ancora, non ritengo che questa sia in alcun modo una cosa ammissibile e corretta, perché non è possibile che il Piano paesaggistico regionale possa essere ritenuto il principale strumento, cioè lo strumento urbanistico che detta le linee di pianificazione territoriale e urbanistica in tutto il territorio, compresi i centri abitati, e quant'altro riguarda la pianificazione urbanistica territoriale.

Avrei voluto che il dibattito si fosse acceso confrontando le opinioni della maggioranza con quelle della opposizione, posto che entrambe annoverano tecnici, ingegneri e progettisti che con la materia di cui ci stiamo occupando hanno a che fare ogni giorno. Lo dico sinceramente, senza polemica e senza astio. Questo perché? Perché è proprio nel Piano urbanistico di coordinamento territoriale che si delinea il completo scenario dell'assetto territoriale di una regione, di un comune, di una provincia. E' come se mi si dicesse che il principale strumento urbanistico regionale è il piano per la tutela dei beni archeologici regionali! E' la stessa cosa! Senza nulla togliere assolutamente all'indispensabilità, all'importanza, al rilievo che hanno il paesaggio e l'ambiente in tutta la normativa urbanistica e socioeconomica di una regione. Ma è chiaro che non si può parlare di questo se si continua col monologo, se non si discutono e non si confrontano le due tesi per vedere se le ragioni stanno solo da una parte o se invece stanno da entrambe le parti. Ecco, quindi, il perché del giusto emendamento presentato dalla opposizione, a cui chiaramente io mi dichiaro favorevole.

Vediamo bene che articolo per articolo, comma per comma, questo è un testo che deve essere discusso, su cui le menti libere di questo Consiglio regionale hanno, come ho detto stamani, il diritto-dovere di esprimere la propria opinione e di confrontarsi senza niente boicottare, senza niente distruggere, ma dando un contributo positivo, fattivo e costruttivo a questa importantissima legge che, "dolenti" o nolenti, per i prossimi anni disciplinerà tutta l'attività urbanistica e socioeconomica della Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Credo che il collega volesse dire volenti o nolenti, ma comunque dolenti a quest'ora lo siamo un po' tutti!

Dunque il voto su questo emendamento è da parte nostra favorevole, l'abbiamo proposto nel piano di illustrazione ed è stato detto per quale motivo, e cioè per indicare che è evidentemente contraddittorio e non realistico l'intendimento di chi ha steso questo articolo qquando indica il Piano paesaggistico regionale come il principale strumento della pianificazione territoriale regionale, richiamandosi all'articolo 135 del Codice Urbani. Giova ricordare e ripetere che è evidentemente una formulazione non corrispondente al testo complessivo di questo progetto di legge, perché se l'intendimento di chi ha proposto questo testo fosse stato davvero quello di indicare, come procedimento, quello relativo a uno strumento urbanistico di carattere generale, relativo al territorio e consistente davvero nel punto di riferimento fondamentale, nel quadro generale di norme, di propositi di pianificazione, di indicazioni concrete sulle azioni di governo del territorio, si sarebbe scelto in questa ipotesi e in questo caso un altro tipo di strumento, e cioè quello che noi, nella nostra proposta di legge, abbiamo chiamato Piano di coordinamento territoriale, avente valenza davvero generale, volto a disciplinare tutte le materie di carattere urbanistico e non solo quelle relative all'aspetto della tutela e della valorizzazione del paesaggio.

Nel corso della discussione è stato sottolineato anche ampiamente il fatto che questa formulazione non solo non corrisponde all'impianto complessivo del testo normativo, ma non corrisponde neanche a un elemento rivelatore delle reali intenzioni di chi propone questo testo che è contenuto nel terzo comma dell'articolo 1, laddove si prevede, così come è stato già ampiamente dimostrato, che proprio nella fase di prima applicazione di queste norme, il Piano paesaggistico possa essere proposto, adottato e approvato, come dice il testo del comma 3, per ambiti territoriali omogenei, e cioè frazionando lo strumento di pianificazione generale addirittura per ambiti territoriali. Non solo si sceglie, quindi, di dare come strumento fondamentale e punto di riferimento per la pianificazione da parte degli enti locali e poi, quindi, per l'attività edilizia e urbanistica, lo strumento del Piano paesaggistico, ma addirittura si prevede, nell'articolo1, la possibilità più che concreta che questo stesso strumento, che ai sensi sia dell'articolo 135 sia dell'articolo 143 del Codice Urbani viene individuato come uno strumento unitario che deve avere validità sull'intero territorio regionale, sia frazionato per ambiti territoriali omogenei, sottraendo a questo strumento la sua finalità principale, che è quella di individuare in maniera unitaria, complessiva e integrata le modalità concrete attraverso cui agire in materia di politica territoriale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole a questo emendamento soppressivo parziale che credo sia opportuno in quanto evidenzia altre lacune di questo provvedimento legislativo, generate a mio avviso da una mancanza di dialogo da parte della Giunta e del Presidente della Regione. Una tendenza, questa della poca propensione al dialogo, che, fatte salve alcune eccezioni già citate, oltre che emanarsi dal Presidente temo si ripercuota anche su altri esponenti della Giunta regionale. Mi riferisco al qui presente assessore Pilia. Approfitto della sua presenza, Assessore, che avremmo gradito anche più assidua durante tutto questo dibattito, perché, se non vado errando, la legge l'ha scritta lei, e io avrei gradito, anche per il motivo che le sto per esporre, una maggiore propensione al dialogo da parte sua. Le ricordo che un mese fa, in data 7 ottobre 2004, io le inviai un cortese ed educato telegramma per chiederle notizie in merito all'esclusione dalla scuola pubblica di un ragazzo sordocieco, Alessio Murtas. Le ricorda qualcosa? Le chiesi cortesemente e con educazione, che credo mi sia stata insegnata dalla mia famiglia, di darmi una spiegazione. Sto ancora aspettando una sua risposta che spero prima o poi arrivi. Nel frattempo questo ragazzo non può ancora frequentare la scuola.

Spero che la sua risposta arrivi, perché una mancata risposta non è tanto un'offesa alla mia insignificante persona, quanto uno sgarbo istituzionale, perché in fondo sono comunque un consigliere regionale che le ha chiesto spiegazioni su un argomento di sua competenza e che queste spiegazioni non ha avuto. Me le mandi anche se in ritardo, vedrà che non sarà rimproverata dal suo Presidente!

Il mio voto sull'emendamento è favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Grazie, Presidente. Questa è l'occasione per annunciare di sicuro il mio voto favorevole all'emendamento, ma questo annuncio viene dopo una riflessione che ho già avuto occasione di fare nel momento in cui l'emendamento è stato proposto. "Principale strumento della pianificazione regionale" sta a significare che molto probabilmente le amministrazioni provinciali, che in questo momento hanno già approvato o stanno approvando i propri piani urbanistici, dovranno ricominciare tutto daccapo. Le amministrazioni provinciali hanno davvero lavorato per anni, con finanziamenti regionali, per portare avanti la pianificazione territoriale al fine di dare una risposta all'esigenza di avere degli strumenti di pianificazione territoriale, ma soprattutto per dare risposte alle istanze dei territori. Io vorrei sapere se davvero le istanze dei territori, sia che provengano dai comuni sia che provengano dalle province, sono importanti nel momento in cui su quei territori devono essere calate delle norme, quale questa che noi riteniamo, soprattutto per la sua provvisorietà, inadeguata alle reali esigenze di pianificazione territoriale.

Io non sono un urbanista, né tanto meno un tecnico, e devo dire che è per difficile l'approccio a temi così specifici e tecnici come questo, comunque sia salta agli occhi la necessità di fermarsi a ragionare, forse anche vocabolo per vocabolo, sul vero significato che dobbiamo attribuire alle parole e soprattutto su quello che sarà il risultato finale nella formulazione dell'articolato della legge, anche per quanto riguarda l'articolazione dei singoli commi. Devo dire che molto probabilmente il significato, come già evidenziato nei precedenti interventi, che viene dato volta per volta è soggettivo e poco leggibile, e il testo della legge risulta anche così sconnesso che sinceramente è difficile condividerlo e non ci si può sottrarre a entrare nel merito della stessa formulazione degli articoli.

Questa sera siamo riusciti perlomeno a incominciare a scrollarci di dosso quel torpore in cui l'Aula sembrava, soprattutto nella sua componente di maggioranza, essere precipitata. Devo fare un rilievo al collega Artizzu, che nel frattempo si è allontanato dall'aula: non usi espressioni crude e urticanti nei confronti del Presidente, perché lo costringe ad abbandonare l'aula, come è successo questa sera dopo che avevamo avuto la fortuna di averlo tra noi, insieme all'Assessore della tutela del paesaggio.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Condivido le osservazioni ultime dell'onorevole Contu, ma senza volere, con queste mie parole, sminuire l'importanza dell'intervento del collega Artizzu, che ha portato all'attenzione dell'Assessore della pubblica istruzione il caso del ragazzo sordocieco, al quale ci si augura sia data pronta risposta, vorrei consigliare al collega Artizzu di cambiare indirizzo e di rivolgersi direttamente al Presidente per quel caso, visto che oggi è stato provato che il Presidente ha anche il potere di far tornare la parola ai muti e che da quando è arrivato non solo ha risvegliato l'attenzione in chi pensava di averla persa, ma è riuscito anche a ridargli la parola.

Non voleva essere sicuramente un'ulteriore provocazione e tornando all'argomento in discussione, precisamente l'emendamento numero 33 presentato dai colleghi Pili, La Spisa e più, credo che si debba risalire alle fonti normative. Fonti normative fondamentali per quanto riguarda la tutela dei beni ambientali sono la legge 29 giugno 1939, numero 1497, e il Regolamento 30 giugno 1940, numero 1357. A tali atti normativi bisogna ora aggiungere la legge 8 agosto 1985, numero 431, sulla tutela delle zone di particolare interesse ambientale, la cosiddetta Legge Galasso, nonché gli articoli 82 e 83 del D.P.R. numero 616 del 1977, per gli aspetti concernenti la ripartizione delle competenze Stato-Regione.

Per tentare di esporre chiaramente la materia è comunque opportuno partire dalla legge del 1939, il cui impianto è analogo a quello della legge sulla tutela delle cose d'arte. Anche qui sono previsti procedimenti diretti ad accertare il valore dei beni, nonché poteri autoritativi e repressivi per controllare l'uso dei beni stessi e reprimere gli eventuali abusi. L'oggetto di tutela riguarda il paesaggio, sia naturale che urbano. Al riguardo la legge distingue due grandi categorie di beni aventi il carattere di bellezze naturali: le bellezze individue, che comprendono le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale e di singolarità geologica, le ville, i giardini e i parchi, che, non contemplati dalle leggi per la tutela delle cose di interesse artistico e storico, si distinguono per la loro non comune bellezza (legge numero 1497, articolo 1, commi 1 e 2); le bellezze d'insieme, comprensive dei complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale e le bellezze panoramiche, considerate come quadri naturali, nonché di quei punti di vista e di belvedere accessibili al pubblico dai quali si gode lo spettacolo di quelle bellezze (commi 3 e 4 del citato articolo 1 della legge 1497). Dei suddetti beni vengono compilati due distinti elenchi redatti da apposite commissioni provinciali e approvati dalle Regioni. Tali elenchi possono essere peraltro integrati con provvedimenti del Ministero. L'attività costruttiva nelle zone e sui beni soggetti a tutela è subordinata ad apposita autorizzazione regionale. Dal punto di vista sostanziale l'impostazione del vincolo comporta l'obbligo di non distruggere il bene né introdurvi...

SECCI (La Margherita-D.L.). Stai leggendo?

CAPELLI (U.D.C.). No, no, sono degli appunti che ho preso durante la discussione. Concluderò dopo.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Milia (F.I.). Grazie, Presidente. Chiaramente annuncio il mio voto favorevole all'emendamento, ma la riflessione che vorrei fare sull'emendamento e di conseguenza sul testo di legge è sempre in riferimento a quello che è stato il programma elettorale in base al quale la coalizione guidata dal presidente Soru ha presentato i propri temi fondanti rispetto a quello che si doveva fare e a quello che oggi vediamo si sta facendo. Vorrei fare dei riferimenti appunto a questo e poi approfittare della presenza in aula dei tre Assessori che governano ambiente, territorio e urbanistica, che, oltre agli enti locali, sono le tre colonne del settore, per fare delle riflessioni a voce alta.

Uno dei punti del programma (se non fossi stato candidato nell'altra coalizione, leggendo cose del genere avrei avuto serie difficoltà a non votare il presidente Soru), a pagina 40 delle dichiarazioni programmatiche, recita: "Un grande patto sociale sull'urbanistica tra le diverse istituzioni e con il sistema imprenditoriale e sociale della Sardegna per rafforzare la componente produttiva del turismo, dell'edilizia e dei servizi, incentivando in modo significativo le proposte amministrative, le infrastrutture, le imprese, le produzioni che si creano e si organizzano in un quadro di sostenibilità ambientale". Credo che nessuno abbia niente da eccepire se non che, poi, in Aula ci si ritrova con un progetto di legge che tutto vieta e tutto blocca nei 2.000 metri. Quindi questo grande patto sociale sull'urbanistica evidentemente aveva come obiettivo questo approdo.

Ho assistito a una trasmissione televisiva alla quale ha partecipato l'assessore Dessì, in cui si parlava di eolico. Mi domando, Assessore, ed è una domanda che mi induce a riflettere: sotto il profilo paesistico-ambientale sono peggio le torri eoliche o i campeggi abusivi sulle spiagge di Alghero, che vedono migliaia di persone riversarsi in zone sensibili, come il parco regionale di Porto Conte? Io conosco le competenze comunali e quelle regionali, ma se si vuole essere conseguenti, anche per quanto riguarda l'altra parte del programma, come ho detto prima, cioè la parte relativa alla vigilanza urbanistica, di cui si occupa l'assessore Gian Valerio Sanna, credo che su questo fronte si debba intervenire. Siamo nei 2.000 metri, abbiamo manufatti, scarichi a mare, eccetera. Mi dispiace che non ci sia l'amico consigliere Giorico, che so essere molto sensibile al problema, però credo che queste segnalazioni dovranno essere tenute presenti da chi ha responsabilità di governo come le vostre. Grazie, ribadisco il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Milia. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento numero 33, soppressivo delle parole "principale strumento della pianificazione regionale", contenute nel comma 1 dell'articolo 1. Il Piano paesaggistico regionale, così come illustrato ed esplicitato in questo testo di legge, non rappresenta il principale strumento della pianificazione regionale, ai sensi dell'articolo 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, numero 42, che recita: "Le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato. A tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio, approvando i piani paesaggistici ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici". Inoltre al comma 2 troviamo scritto: "Il Piano paesaggistico definisce, con particolare riferimento ai beni di cui all'articolo 134, le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, le azioni di recupero e riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposte a tutela, nonché gli interventi di valorizzazione del paesaggio, anche in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile". "Adeguamento tutelato e valorizzato", "trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici", "interventi di valorizzazione del paesaggio anche in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile", di queste frasi non c'è traccia nella proposta di legge. Questi aspetti fondamentali previsti e rimarcati dal decreto legislativo numero 42 del 2004 sono completamente assenti dall'idea di pianificazione che alberga nella proposta Soru.

Sul fatto che questo progetto di legge non garantisca un'adeguata valorizzazione del territorio ci siamo soffermati a lungo, abbiamo ribadito che non può esserci valorizzazione quando ci si limita a imporre divieti e limiti. Valorizzazione per noi significa offrire strumenti concreti per consentire alle potenzialità di un territorio di svilupparsi pienamente e non ridurre il territorio stesso all'immobilismo. Il Piano paesaggistico regionale, così come lo intendete voi, non è il principale strumento della pianificazione regionale, in quanto porta con sé, secondo noi, la negazione del territorio come sistema, con la conseguente e costante separazione tra norme e interventi di salvaguardia da una parte e utilizzazione socioeconomica e produttiva delle risorse sole e acqua dall'altra. In realtà la scelta della salvaguardia e della valorizzazione implica di considerare il territorio nella sua interezza e complessità, obbliga a rapportare la pressione degli usi delle risorse fisiche, culturali e paesaggistiche alla loro conservazione, difesa, valorizzazione e sviluppo, sollecita la promozione di forme di equilibrio tra politiche territoriali e loro impatto sull'economia, facilita la coesione tra tutela e usi possibili e sostenibili.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, sinceramente quando sono stato eletto non avrei mai pensato di trovarmi, nel mese di novembre, esattamente il 4 novembre, giornata memorabile dei caduti di tutte le guerre, alle 23 e 49, a discutere di urbanistica regionale, in un'aula semideserta, con tanti colleghi assonnati, compreso chi parla, che oltre a essere stanco ha anche mal di testa.

Nel dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 33, volevo dire che questa legge urbanistica non è certamente il principale strumento della pianificazione regionale; non lo può essere perché, come ho avuto modo di asserire nei vari interventi da me svolti in questi giorni, manca di quella concertazione che parte dal basso e tiene conto di ogni singola realtà locale, delle singole specificità, delle peculiarità dei territori di tutta la Sardegna, costiera e interna, che con questa legge vedono compromesso il loro futuro in maniera irreversibile. Il collega Sanna sorride. Il PPR non può essere, dicevo, il principale strumento della pianificazione regionale, perché entrano in gioco, e non marginalmente, aspetti non quantificabili - soprattutto alle ore 23 e 51 - e non calcolabili del disastro che questa legge potrebbe...

Collega Porcu, lei non interviene perché adesso non c'è il Presidente, che oggi ha fatto un miracolo, ha ridato la parola a molti di voi che in quest'aula poco intervengono e non solo sull'urbanistica!

Dicevo, disastri non calcolabili come le dimensioni simboliche che qualcuno della opposizione ha più volte sbandierato e disastri non quantificabili soprattutto per le future generazioni, che sono quelle che nei prossimi anni pagheranno per questa legge che, come ho detto poc'anzi, è calata dall'alto e non tiene conto degli interessi generali dei sardi, quei sardi che a giugno hanno scelto una coalizione, che quindi è legittimata dal voto, questo non lo dobbiamo certamente dire noi, l'hanno detto gli elettori. Quei sardi che forse si aspettavano una politica diversa e non solo sull'urbanistica, una politica che tenesse conto della concertazione che deve partire dal basso, come è stato più volte sbandierato in tutte le occasioni, in ogni piazza, in ogni anfiteatro, dai vari comizianti; una concertazione che dagli amici di Rifondazione, che ora ridono, è stata dimenticata, è stata accantonata. Ma sono sicuro che i cittadini sardi...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanna. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Preliminarmente intendo chiedere scusa al Consiglio per aver determinato, con l'onorevole Artizzu, l'uscita dall'aula del presidente Soru. Chiedo scusa perché ci stavamo abituando a una presenza autorevole e importante e quindi mi è sembrato di cogliere in alcuni interventi...

MARROCU (D.S.). Il Presidente è in aula, è andato a mangiare un panino, come tutti noi.

DIANA (A.N.). Onorevole Marrocu, ha assunto un altro ruolo? Io mi sto scusando con l'Aula.

(Interruzione)

Parliamo di cose serie, parliamo di questa legge e di tutto ciò che in essa non è previsto. Onorevole Pirisi, lei, esponente certamente autorevole della maggioranza, ma ancor di più di un partito che ha radici storiche antiche quasi quanto le nostre, come può pensare che questo testo di legge passi al vaglio di quest'Aula senza che l'opposizione faccia quello che è legittimo che faccia, cioè proponga, controlli, verifichi, cerchi di comprendere se questa legge è rispettosa degli interessi generali della comunità sarda? Questo ancora noi non l'abbiamo capito per molteplici motivi: intanto perché non c'è stata una concertazione che peraltro era doverosa e obbligatoria. Dice il codice Urbani: "Cooperazione tra amministrazioni pubbliche. Le amministrazioni pubbliche cooperano per la definizione di indirizzi e criteri riguardanti...", eccetera, eccetera. Quando mai sono state interpellate queste comunità? Mai! Quindi è sin troppo facile erigere barriere, fare opposizione, perché abbiamo motivazioni continue e ci dispiace di dover sottoporre l'assessore Gian Valerio Sanna a un tour de force di questo genere.

Io spero, in vero, che anche l'assessore Pilia partecipi, perché la sua partecipazione non renderà tutto più elegiaco, ma certamente ci farà piacere. Anche perché riteniamo che prioritariamente la competenza doveva essere la sua, sappiamo che ha partecipato attivamente alla scrittura di questo testo di legge e che quindi, in qualche maniera, una parte di responsabilità ce l'ha. Noi questi problemi li solleveremo nelle ore seguenti, domani, dopodomani, sino a quando la maggioranza deciderà che noi dobbiamo stare qua. Non è stato rispettato nessun criterio per una norma di questo genere.

Onorevole Pirisi, veda, lei è sempre insofferente, però l'ha pensato.

PIRISI (D.S.), relatore. Sono l'unico che ascolta!

DIANA (A.N.). L'ha pensato e siccome ci conosciamo troppo bene e siamo anche doppiamente colleghi ci intendiamo. Ha fatto la sua parte anche lei, la ricordano sempre molto bene, quasi tutti.

Dicevo che è fin troppo facile fare opposizione a questa legge, abbiamo troppe motivazioni per essere contrari.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Devo dire che dispiace vedere come giovani e brillanti colleghi, quali gli onorevoli Matteo Sanna e Sanciu, che sicuramente meriterebbero di dedicare il loro impegno a temi più concreti, si arrovellino nel cercare motivazioni, pretesti per continuare con questo atteggiamento oggettivamente ostruzionistico o se si preferisce di filibustering. Dispiace, perché credo che quello che abbiamo visto nei giorni e nelle settimane scorse sia stato un confronto anche acceso e che il lavoro fatto in Commissione abbia portato a delle correzioni di questo testo che fanno venir meno molte delle motivazioni di una critica che voglia essere un minimo costruttiva.

Quindi la situazione in cui ci troviamo è ormai paradossale: siamo inchiodati in un'aula parlamentare sapendo che si procede a passo più lento di quello di una lumaca. Verrebbe anche da sorridere se non fosse che altre questioni che dovremmo portare avanti, a cominciare dalla manovra di assestamento del bilancio, dal DPEF, dalla riforma dello Statuto, dalla riforma amministrativa, per dare quindi risposte concrete ai sardi, vengono procrastinate e la discussione scivola via attraverso questo dibattito un po' fine a se stesso, un po' plateale. Qualcuno si rivolge alla Presidenza ma intendendo guardare alle proprie spalle, verso i giornalisti, e infatti quando poi i giornalisti non ci sono parla molto meno o addirittura sparisce dall'aula. Si parla per i titoli sui giornali che tendono sempre ad accorciarsi e affievolirsi perché poi - diciamocelo chiaramente, cari amici - anche questo dibattito troverà sempre meno spazio, mentre aumenteranno sempre di più l'inconcludenza e le responsabilità che via via voi vi assumerete.

Quindi vi vorrei invitare a scuotervi, tra l'altro con l'atto che abbiamo approvato oggi, ossia la proroga di tre mesi della delibera del 10 agosto, in qualche modo diventate responsabili di ulteriori ritardi. Sappiamo anche che la delibera è molto più restrittiva, quindi anche quelle attività che in coerenza con lo spirito della legge potevano essere portate avanti si fermeranno, ci sarà uno scarrellamento che andrà contro la volontà di proteggere alcune attività che in qualche modo volete sostenere. Spero che questo vostro atteggiamento abbia compimento, che prevalga in qualche modo un senso di responsabilità che vi porti a capire che noi siamo determinati, abbiamo una passione, non siamo guidati da nessuno, ma crediamo profondamente in quello che facciamo e quindi saremo in quest'aula giorno e notte, per tutto il tempo che sarà necessario, perché quello che stiamo cercando di fare non è la sola salvaguardia delle coste. Noi abbiamo la consapevolezza di fare qualcosa di molto più importante, cioè salvaguardare un modello di sviluppo economico sostenibile.

Il collega Dedoni mi chiedeva: "Ma la salvaguardia dei 300 metri non è più sufficiente?" Forse egli non sa che la pressione antropica che si crea nella fascia oltre i 300 metri è proprio il motivo per cui non è sufficiente, in termini di pianificazione paesaggistica, la sola salvaguardia dei 300 metri, perché se dai 301 metri si costruisce un villaggio o addirittura una città la salvaguardia di quei 300 metri viene immediatamente meno. Chi è stato a Chia, a Teulada, a Costa Rei, avrà visto come sono ridotte le spiagge. La materia prima dello sviluppo si riduce, così come vengono meno le opportunità che vorremmo creare. Chi si pone delle domande serie sul modello di sviluppo sostenibile guarda quali sono le ricadute di certi villaggi turistici o come oggi lo sviluppo del turismo non sia legato ai soli posti letto (di cui forse c'è pure sovrabbondanza), ma a un progetto, a delle idee, alla capacità di differenziare tutti i servizi.

Io vorrei parlare con voi di queste cose, siete giovani, non rendetevi ostaggio di alcune direttive, proviamo a ragionare insieme sulle vere problematiche della Sardegna, sapendo che da questa parte c'è attenzione, ma c'è anche determinazione a portare avanti con passione le proprie ragioni nell'interesse dei cittadini.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Porcu. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, è mezzanotte e cinque minuti, per cui ritengo che in quello che sarà il mio ultimo intervento della giornata possa fare un breve bilancio contestualmente alla dichiarazione di voto favorevole all'emendamento in discussione. Il bilancio della giornata, non essendoci né vinti né vincitori, credo possa aiutare a evitare che ci siano giornate assolutamente somiglianti come gocce d'acqua a quella di oggi, però perché questo sia probabilmente… Bisogna risparmiare la voce, perché può servire nel prosieguo dei lavori parlamentari, quindi nei giorni venturi, ma cerco comunque di avere un tono che possa essere udito anche nell'altra parte dell'aula.

(Interruzioni)

Non si sente? Rassu è girato dalla parte da cui non sente, quella da cui ha sparato! Cercherò di aumentare il volume, ci mancherebbe altro, collega, mi dispiace che lei possa perdere qualcuna delle affermazioni che cerco di fare in quest'aula, quindi cercherò di aumentare il tono della voce e la ringrazio anzi dell'attenzione che cortesemente mi riserva, di cui la ringrazierò sempre se continuerà a manifestarla nei miei confronti. Deciderà l'arbitro se è necessario recuperare o meno.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di consentire all'onorevole Vargiu di fare il suo intervento, altrimenti la Presidenza sarà costretta a fargli recuperare il tempo perso, grazie!

VARGIU (Riformatori Sardi). Sono esuberanti nonostante l'ora tarda. Sono tutti come l'onorevole Oppi, a cui si gonfiano le gomme dopo la mezzanotte. Nosferatu!

Comunque credo che una considerazione possa essere fatta davvero con serenità, cioè che quest'Aula riesce ad avere dei canali di scambio che, per quanto limitati, si realizzano quando si abbandonano i toni del fondamentalismo e si cerca di ascoltare ciò che viene detto da entrambe le parti. Credo che questo sia un valore aggiunto importante e che valga la pena di porlo a mezzanotte e sette minuti, non perché ci sia la necessità di risposte immediate, ma perché la notte porta consiglio, aiuta la riflessione e chi eventualmente soffrisse di insonnia può comunque dedicare una parte del suo tempo alla riflessione.

Ci sono due argomenti che abbiamo portato in quest'Aula e che a noi sembrano importanti magari meriteranno nei prossimi nei giorni delle risposte: il primo, sintetizzo per ricordarlo ai colleghi un'ultima volta nella giornata, è quello del rapporto, nell'equilibrio dei poteri, tra il potere legislativo e il potere esecutivo, Poteri entrambi legittimati, da questa legislatura in poi, direttamente dall'elettorato, da cui la necessità della ridefinizione del loro rapporto, problema che nella scorsa legislatura e in quelle precedenti un sistema di governo prettamente parlamentare non si era ancora posto. E' un rapporto a cui so che voi del centrosinistra tenete molto perché anche a livello nazionale appare forte il vostro interesse, la vostra attenzione a questo problema e quindi sono sicuro che si potrà ragionare su questo argomento. E ragionando su questo argomento probabilmente potremo, nei prossimi giorni, ragionare anche sull'articolo 5, il quale, dopo che si sono stabilite le regole, reintroduce possibili deroghe a quelle stesse regole che tutti, in accordo o in disaccordo, dobbiamo rispettare.

Spero che nei prossimi giorni il ragionamento su questi aspetti possa andare avanti e per l'amicizia che ci lega da tanti anni, se me lo consente, vorrei rivolgermi specificamente al collega Chicco Porcu per una riflessione che è anche apprezzamento dello spirito e del sentimento che ha animato il suo intervento. Chicco, credimi, non è che le buone idee stiano tutte da una parte, che la passione stia tutta da una parte, che la convinzione nelle battaglie stia tutta da una parte e che dall'altra parte, per il solo fatto che è l'altra parte, vi siano sempre pretesti. Dall'altra parte ci sono spesso persone che hanno motivazioni, convinzioni e ideali forti, che hanno passioni e sentimenti forti, che hanno legami con la società che credono di rappresentare forti quanto quelli che vengono rappresentati con passione da te. Quindi le passioni devono essere compenetrate, devono essere portate all'interno dello stesso tavolo di discussione e soprattutto devono essere rispettate, perché dal rispetto e dal confronto nasce l'arricchimento delle posizioni e delle convinzioni di ciascuno.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Io naturalmente voterò a favore dell'emendamento, perché davvero parlare di Piano paesaggistico e di valorizzazione di un bene così ampio come il paesaggio credo che restituisca giustizia allo spirito di questo provvedimento legislativo. Voterò a favore e confesso che questo provvedimento, che io pensavo interagisse con il territorio di 70 comuni costieri e che quindi soprattutto interessasse i 3.600...

(Interruzioni)

PISANO (Riformatori Sardi). Voto a favore comunque dell'emendamento che restituisce giustizia. Ci ritroviamo davvero in questa ipotesi e devo dire anche, tra l'altro, che per un attimo io ho fatto uno scherzo, una piccola burla a un signore molto simpatico del mio paese, dicendogli che il provvedimento Soru - lo chiamiamo così Presidente, io lo chiamo anche provvedimento San Lorenzo quello che oggi è stato reiterato, d'ora in poi lo chiameremo provvedimento dei caduti in guerra! - si applicava su tutte le coste. Voi sapete che nel comune di Selegas ci sono due siti agrari, denominati Crasi e Is Areus, che hanno particolare interesse da un punto di vista paesaggistico; sono situati nella parte alta e collinare del paese e confinano rispettivamente con Guamaggiore e Gesico. Tra l'altro da lì si gode uno stupendo panorama, si vede persino la Sella del Diavolo nonostante sia molto distante. Ho dato un incarico a questo anziano signore dicendogli: "Con questo provvedimento adesso dobbiamo arretrare di due chilometri, vedi dove dobbiamo stare". Lui un po' ci ha creduto, è andato sulla costa e si è accorto che proprio a Is Areus, ma in agro di Selegas, c'è un impianto, di proprietà di un gesichese, per l'allevamento delle lumache. Il mio compaesano ha immediatamente informato il proprietario che bisognava smantellare quell'impianto e lui è venuto da noi a chiederci una piccola moratoria. Un po' come abbiamo fatto noi adesso con questo provvedimento.

Io non vorrei che davvero questa applicazione così ampia possa determinare domani, per via di interpretazioni diverse anche da parte dei giuristi, qualcosa che noi stessi oggi in Consiglio non vogliamo che accada. Io sono veramente contento che il consigliere Porcu abbia fatto questa apertura, lo dico con apprezzamento, perché la volta scorsa aveva detto: "Non ci faremo tirare le giacchette dai sindaci". Ora mi creda, io la giacchetta a lei, onorevole Porcu, non gliela tirerei, perché so bene che cosa potrebbe anche accadere, è chiaro. Tirare la giacchetta all'onorevole Porcu, che tra l'altro so essere persona di spirito, dopo gli spot televisivi che abbiamo visto, potrebbe essere davvero pericoloso, visto che lui entrava nel seggio elettorale con in mano un pezzo di pollo!

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, procediamo alla votazione dell'emendamento numero 33.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione per appello nominale.

PRESIDENTE. Prego due Segretari, uno della maggioranza e uno dell'opposizione, di prendere posto.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANCIU, SANJUST, LA SPISA, Matteo SANNA, ARTIZZU, DIANA, BIANCAREDDU.)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'emendamento numero 33. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì, coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 68, corrispondente al nome del consigliere Rassu.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Rassu.

CORDA, Segretario, procede all'appello.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue la chiama)

Rispondono sì i consiglieri: RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU - AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - PILI - PISANO - RANDAZZO.

Rispondono no i consiglieri: SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU - URAS - ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - SCARPA - ATZERI - BIANCAREDDU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 65

votanti 61

astenuti 4

maggioranza 31

favorevoli 17

contrari 44

(Il Consiglio non approva).

I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle ore 9 e 30.

La seduta è tolta alle ore 0 e 31 di venerdì 5 novembre.