Seduta n.390 del 31/03/1999
CCCXC SEDUTA
(POMERIDIANA)
Mercoledì 31 Marzo 1999
Presidenza del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Zucca
indi
del Vicepresidente Milia
La seduta è aperta alle ore 16 e 43.
Discussione del documento: "Schema di nuovo assetto provinciale"
(Doc. n. 57)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 57 Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Salvatore, relatore.
SANNA SALVATORE (Progr. Fed.), relatore. Presidente, il 2 gennaio 1997 è stata promulgata la legge numero 4 che ha per titolo "Riassetto generale delle province e le procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali", una legge che è molto importante e che sta iniziando, seppure con un certo ritardo, a produrre determinati effetti.
I colleghi sanno, e anche gli intervenuti, che a seguito dell'approvazione di questa legge, la Giunta Regionale, come prevede la stessa legge, ha proceduto alla consultazione dei comuni per arrivare alla definizione di uno schema regionale di assetto delle nuove circoscrizioni provinciali.
Già qui debbo dire, e debbo far notare, che stando almeno ai dati che sono stati forniti dalla stessa Giunta, nella relazione di accompagnamento allo schema proposto, vi è stata una partecipazione non esaltante dei comuni, sia nei momenti assembleari che ci sono stati nelle diverse province, e sia anche come risposta ai questionari che la Giunta aveva predisposto e aveva inviato a tutti i Comuni.
Questo è un primo dato, è un primo elemento che a mio avviso va sottolineato, perché è del tutto evidente che occorra sottolineare un punto: le nuove province si faranno se ci sarà una convinta adesione dei territori, in particolar modo dei comuni interessati.
Questo perché già l'articolo 133 della Costituzione mette in capo ai comuni e ai territori l'iniziativa per la definizione dei nuovi assetti, e anche la legge numero 4 non fa altro che ribadire questo concetto, riservando alla Giunta e al Consiglio regionale un mero ruolo di indicazione di uno schema armonico, che chiaramente non provochi delle distorsioni nell'assetto complessivo della Regione.
Questo è un dato che va sottolineato, probabilmente i comuni non hanno ritenuto di partecipare convintamente a questa prima fase di definizione dello schema di assetto regionale, e i risultati di questa scarsa partecipazione credo che poi si siano fatti sentire anche successivamente.
Comunque lo schema è stato approvato poi dalla Giunta Regionale, e la Giunta regionale poi l'ha sottoposto al parere delle province; tutte le province, tranne la provincia di Nuoro hanno espresso il loro parere, consultando a loro volta i comuni, e finalmente lo schema è arrivato all'esame del Consiglio regionale e la Commissione competente, la Commissione che presiedo, poi a sua volta ha iniziato i lavori. Il provvedimento è stato varato dalla Commissione ed oggi in Aula ci troviamo di fronte a questo schema, lo discuteremo e probabilmente lo approveremo.
Voglio fare alcune considerazioni, oltre a quelle contenute nella relazione di accompagnamento allo schema. Presidente, voglio ripartire dal ruolo della Regione, che è un ruolo di armonizzazione delle indicazioni che comunque debbono provenire dal basso.
Nei dibattiti che ci sono stati in questi giorni sulla stampa, dopo l'approvazione dello schema in Commissione, ho avuto modo di leggere, e lo stesso avranno potuto fare molti colleghi del Consiglio regionale e addetti ai lavori, delle dichiarazioni rese da amministratori comunali o provinciali, che probabilmente non avevano piena consapevolezza di quello che è invece il ruolo e di quali sono le funzioni sia dei Comuni che delle province e della Regione.
Da parte del Consiglio regionale, della Commissione e dei singoli consiglieri, credo che non ci sia mai stato, e non ci sarà, nessun atto di imposizione nei confronti di chicchessia, questo lo dobbiamo ribadire con forza, noi oggi non stiamo approvando uno schema che diventerà o diventa una gabbia per nessuno, una volta approvato lo schema, che è meramente indicativo, il ruolo principale, la funzione principale torna ai soggetti naturali, cioè ai comuni, i quali poi dovranno lavorare e dovranno, entro 60 giorni, esprimere il loro parere definitivo o attraverso le deliberazioni a maggioranza qualificata dei consigli comunali , oppure con i referendum popolari.
Questo è importante dirlo perché a me pare che non sempre, anche da parte degli amministratori comunali, si sia preso atto di questa importanza del ruolo che hanno i Comuni e si sia in qualche modo voluto sottolineare l'aspetto impositivo da parte della Regione.
In altre occasioni la Regione ha assunto un ruolo di imposizione quando, per esempio, senza consultare nessuno, aveva individuato le aree programma e attraverso le aree programma ancora oggi decide e determina la dislocazione delle risorse, anche con criteri che non sempre corrispondono alle aspettative dei territori stessi.
Noi oggi invece stiamo semplicemente indicando uno schema, e questo schema però per poter camminare ha bisogno davvero del protagonismo degli attori principali che sono i comuni, i quali naturalmente, questa è la mia opinione personale, debbono cercare più che il protagonismo all'interno del singolo territorio comunale, unità e coesione di territori, in maniera tale da poter ragionare su quelli che debbono essere i nuovi ruoli e la nuova funzione della provincia, ruolo e funzione nuova che discendono in particolare sia dall'articolo 16 della 142, che è un articolo molte volte dimenticato dalle province, le province a mio avviso badano di più a mettere l'accento sull'articolo 15 della 142, che è un articolo che parla di gestione.
Personalmente sono convinto che le province dovrebbero invece davvero recitare un ruolo fondamentale, soprattutto nella programmazione regionale, come ente unico, intermedio di programmazione, tra la Regione e il comune.
Peraltro voglio leggere quello che dice il comma 3 della 142, perché credo che è da qui che debba partire tutto il ragionamento. Il comma 3 dell'articolo 2 della 142 dice: "La provincia è l'ente locale intermedio fra Comune e Regione e in particolare cura gli interessi e promuove lo sviluppo della comunità provinciale". Questo è il principio centrale attorno al quale, secondo me, dovremmo ragionare e attorno al quale tutti i territori dovrebbero ragionare per andare a ridisegnare sia le circoscrizioni territoriali, sia i compiti, sia le funzioni.
Naturalmente per fare questo è chiaro che non è sufficiente il protagonismo delle sole province o dei soli comuni, è necessario che anche la Regione davvero inizi quella operazione di revisione, che peraltro è iniziata in questa legislatura con l'approvazione di leggi importanti, per cercare di coinvolgere nel livello decisionale, soprattutto per quanto riguarda la programmazione regionale, sia le province che i comuni, con una partecipazione democratica a questi processi, in maniera tale che la definizione dell'uso delle risorse tenda a risolvere problemi che spesse volte, invece, vengono trascurati. Ne cito uno per tutti: il problema del riequilibrio delle zone svantaggiate. Tutti noi oggi parliamo di sviluppo, tutti quanti noi oggi parliamo di protagonismo dal basso, di sviluppo locale, di programmazione concertata, però spesso e volentieri anche nell'utilizzazione delle nuove leggi che oggi ci sono e che tutti stiamo utilizzando probabilmente ci dimentichiamo di puntare la nostra attenzione nei confronti di quello che è il punto nodale in una regione come la nostra, che è quello del riequilibrio delle zone svantaggiate, perché se non procediamo a questo riequilibrio con un uso intelligente delle risorse, il rischio è che tenderemo a ottenere un risultato di marginalizzazione ulteriore di queste aree che chiaramente non sarebbe più sostenibile.
In questo il ruolo della provincia come ente unico, intermedio, con funzioni di programmazione credo che sia il punto nodale sul quale le province dovrebbero davvero misurarsi e dovrebbero puntare per tutto quello che riguarda la funzione centrale dell'operatività della provincia, a partire già dall'utilizzazione che può essere messa in campo di quegli strumenti che la stessa legge 142 mette in capo alle province. Mi riferisco in modo particolare al Piano territoriale di coordinamento e per quanto riguarda la legislazione regionale anche al Piano urbanistico provinciale.
Mi risulta che il Consiglio regionale da tre anni a questa parte abbia già erogato dei fondi alle province per procedere allo studio del Piano territoriale e di coordinamento, che è contemporaneamente anche piano di sviluppo, però a tutt'oggi nessuna provincia, se non timidamente quella di Sassari, ha proceduto e sta procedendo verso la definizione del Piano territoriale e di coordinamento. La mancanza di un Piano territoriale e di coordinamento, con valenza anche di Piano di sviluppo socio - economico, riflette degli aspetti estremamente negativi anche per quanto riguarda il quadro di riferimento programmatorio che i comuni dovrebbero avere e che invece non hanno.
Ed ecco allora che si stanno perdendo grandi occasioni sia, per esempio, per quanto riguarda l'uso degli strumenti della programmazione negoziata, come i patti territoriali, e anche per quanto riguarda, questa è la mia opinione personale, per esempio l'utilizzazione corretta della legge 14, la legge regionale per i Programmi integrati d'area.
E` del tutto evidente che nessun comune può programmare al meglio lo sviluppo del proprio territorio con una visione sovraccomunale se non ha un quadro di riferimento intermedio, e questo quadro di riferimento intermedio non può che essere quello che la provincia dovrebbe e deve rapidamente porre in essere.
Questa è quindi, a mio avviso, la funzione centrale ed è un campo sul quale le province, quelle attuali e quelle future, che noi auspichiamo si possano creare a breve termine, dovrebbero misurarsi. Credo che se le province non punteranno tutti i loro sforzi verso questa funzione alta e si metteranno in concorrenza con i comuni verso la gestione dei servizi, le province sono destinate a perdere pesantemente, perché è del tutto evidente che sul piano della gestione dei servizi i comuni sono sempre meglio attrezzati delle province, e chiaramente su questo aspetto ci sono principi fondamentali della legislazione comunitaria e nazionale, vedasi il principio di sussidiarietà, che non mette in capo alle province, ma ai comuni ruoli importanti come quello della gestione dei servizi.
Allora è sull'altro versante, su quello della programmazione che credo invece che le province dovrebbero rapidamente scendere in campo e mettere in atto tutta la strumentazione che è necessaria per poter assolvere questa funzione.
Quindi anche il riassetto delle circoscrizioni territoriali, che noi oggi stiamo esaminando, alla luce di queste considerazioni credo che assuma un'importanza e una valenza fondamentale, perché soltanto dopo questo riassetto credo che più facilmente, più serenamente anche la Regione potrà decidere e definire sia gli aspetti riguardanti le funzioni da trasferire, da decentrare alle province e ai comuni e quindi, conseguentemente, il riassetto generale della Regione, delle province e dei comuni.
Voglio soffermarmi ancora per qualche minuto su alcune considerazioni che abbiamo anche scritto nella relazione di accompagnamento allo schema. La Commissione ha pensato, per poter meglio fornire una possibilità di lettura di questo schema, di riportare delle tabelle che i colleghi si ritrovano allegate allo schema e alla relazione, la Commissione ha preso atto della proposta della Giunta regionale e su alcune questioni ancora aperte ha sciolto alcuni nodi. Ne cito qualcuno: il problema dell'Ogliastra. Noi tutti sappiamo bene, lo sapevamo anche quando abbiamo approvato la legge numero 4, che l'Ogliastra ha il parametro del territorio, ma è carente, e di molto, per quanto riguarda il parametro della popolazione.
La legge 4 non prevedeva nell'immediato la possibilità di istituire la provincia dell'Ogliastra, o meglio, suggeriva anche al Consiglio regionale di ipotizzare forme speciali di autonomia che non necessariamente implicassero la costituzione di una provincia. Ebbene, la Commissione ha sciolto il nodo e ha ritenuto che invece anche l'Ogliastra debba, se lo riterrà opportuno, procedere verso l'istituzione della nuova provincia dell'Ogliastra.
Il secondo problema riguarda una questione che è stata agitata da alcuni, credo che abbia provocato anche qualche voto contrario in Giunta, il problema è l'area metropolitana di Cagliari. Anche qui la Commissione ha ritenuto, peraltro la legge indicava la possibilità di prevedere l'istituzione dell'area metropolitana di Cagliari, non obbligava, non portava all'obbligo dell'istituzione dell'area metropolitana.
Anche qui riteniamo che senza un'adesione convinta di tutti i comuni, che dovrebbero dar vita a questo nuovo livello istituzionale, non si possa procedere d'imperio e d'ufficio con una norma legislativa regionale né alla definizione di un ambito territoriale, né tanto meno alla individuazione di nuove funzioni per quanto riguarda l'area metropolitana.
La Commissione suggerisce - l'abbiamo detto e lo ribadiamo nella relazione - che i Comuni interessati a risolvere alcuni problemi, in modo particolare quelli legati alla gestione di servizi di interesse di area vasta o di interesse sovraccomunale, siano problemi che possono essere risolti indipendentemente dalla creazione o dall'istituzione dell'area metropolitana, ma ricorrendo a quelli che sono gli strumenti normali di organizzazione e gestione dei servizi che sono già previsti dalla 142.
Altre forme di consultazione, altre forme anche di collaborazione e di concertazione, i comuni dell'area metropolitana di Cagliari le possono porre in essere indipendentemente, dicevo,dall'istituzione formale dell'area metropolitana; faccio notare peraltro che di tutte le aree metropolitane previste in Italia, nessuna sinora è decollata, ma si sono trovate forme di collaborazione e di coordinamento che passano attraverso altri strumenti che non siano quelli dei livelli istituzionali.
Infine qui debbo dire, ma è già scritto nella relazione, che rispetto allo schema approvato dalla Giunta, la Commissione ha approvato alcuni emendamenti, il primo dei quali riguarda l'accoglimento della richiesta del Comune di Siliqua che, con deliberazione del Consiglio Comunale, richiedeva di rimanere con la provincia di Cagliari, e un altro emendamento che, in Commissione è stato approvato, riguarda il Goceano, che con l'approvazione dell'emendamento passa dalla provincia di Sassari alla provincia di Nuoro.
Il lavoro della Commissione si è concluso, la parola passa all'Aula, come sempre l'Aula è sovrana e potrà procedere ad approvare e ad apportare le modifiche che riterrà opportune.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (Gruppo Misto). Signor Presidente, preso atto del tempo a mia disposizione che è di circa due minuti, mi limiterò ad esprimere in estrema sintesi la posizione del Partito della Rifondazione Comunista, attraverso quattro punti e un auspicio.
Primo: siamo d'accordo con la proposta presentata dalla Giunta Regionale.
Secondo: Siamo convinti che l'iter legislativo di questo provvedimento possa tener conto, laddove non sussistano adeguate condizioni, le opportune modifiche nel rispetto delle volontà popolari.
Terzo: siamo altresì convinti che nelle località considerate mature per la chiarezza con cui si sono pronunciati i Comuni interessati, come quelli della Gallura, non possono essere fatti passi indietro.
Quarto: siamo determinati a difendere e impegnarci per sostenere le libere scelte delle popolazioni, quando unanimemente chiedono di rimanere nella provincia di appartenenza come quelle delle Goceano.
L'auspicio è che questo Consiglio, così come attraverso i tempi contingentati brevemente svolge questo dibattito, sappia con altrettanta chiarezza e altrettanti tempi limitati, saper approvare questo provvedimento nella serata odierna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
Preciso che il consigliere Vassallo è del Partito della Rifondazione Comunista e aderisce al Gruppo Misto, il consigliere Montis è del Partito dei Comunisti Italiani e aderisce anch'esso al Gruppo Misto.
MONTIS (Gruppo Misto). Presidente, la ringrazio per la precisazione, avrei detto comunque che noi siamo comunisti e siamo del Partito dei Comunisti Italiani, ma non è questo il problema.
Voglio entrare nel merito della questione: il relatore a questo disegno di legge ha asserito che il fondamento di questa legge è un problema di sviluppo del territorio nella omogeneità delle sue capacità produttive ed io aggiungo anche nella peculiarità, nella storia del suo territorio, ecco perché l'Ogliastra, accettabilissima per le sue caratteristiche, per la sua tradizione, per la sua storia e per la sua peculiarità.
La nostra posizione è rispettosa, come sempre, degli orientamenti manifestatisi dalle popolazioni e dalle istituzioni locali, su questa linea ci siamo attestati, su questo provvedimento legislativo, e confermiamo solennemente il nostro appoggio, del resto chi è presente, chi potrà sentire queste parole sa che noi abbiamo sviluppato sempre un orientamento positivo in questo senso.
Nel proseguo dello svolgimento delle procedure previste è consentito, e anche auspicato, il pronunciamento dei Comuni e delle province fino ad un eventuale referendum. Non si può ignorare tuttavia, ed io voglio sottolinearlo, che la sesta Giunta Palomba e l'Assessore competente ha complicato non poco l'iter previsto dalla legge numero 4 del gennaio 1998.
Nel documento inviato allora al Consiglio per presentare il risultato del pronunciamento dei Comuni, per esempio del Gerrei e l'ulteriore svolgimento delle procedure per la provincia del medio Campidano, si diceva che questa non era possibile perché c'erano delle remore e dei rifiuti da parte di una serie di Comuni che erano in predicato per far parte della provincia del medio Campidano, sapevamo questa cosa, siamo noi che abbiamo fatto questa legge, non era quella Giunta, non era la sesta Giunta, era il Consiglio regionale che adottò questa legge.
Noi abbiamo presentato, e ci sono atti parlamentari che indicano con grande precisione la volontà dei Gruppi che l'hanno presentato e dei singoli consiglieri, il 9 marzo del 1998 dicendo che le decisioni della Giunta Regionale contraddicevano e persino violavano la legge numero 4, dicevamo: "E` sempre possibile modificare la legge numero 4, però presentate un disegno di legge al Consiglio perché esso, e solo esso, può decidere su eventuali modifiche". Perché rifiutare un orientamento già espresso in dibattiti del Consiglio regionale e in orientamento delle popolazioni e dei Comuni? Perchè? Perchè vanificarli solo con pronunciamenti di piccoli gruppi e di piccole comunità, che tuttavia sono assolutamente tutelate da quella legge numero 4, questo è il problema. C'è al fondo di tutto, noi sottolineavamo, la possibilità di uno sviluppo coerente.
PRESIDENTE. Onorevole Montis, la ringrazio.
MONTIS (Gruppo Misto). Sissignore, signor Presidente, concluderò fra poco per dire che tuttavia, al di fuori delle procedure, ci sono delle cose e dei momenti che sono assolutamente invalicabili. Noi riteniamo che l'istituzione della provincia, al di là del beneficio e della nuova ripartizione delle giurisdizioni provinciali hanno una motivazione assolutamente accoglibile, ed è quello di promuovere piani di sviluppo e trasferimenti finanziari equilibrati per tutta l'isola, cosa che non sono stati fatti finora, dei bilanci della Regione, dei trasferimenti dello Stato Italiano, delle risorse finanziarie che metterà l'Unione europea a disposizione della nostra isola.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Amadu dell'U.D.R., aderente al Gruppo Misto.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Grazie Presidente. Siccome i tempi sono contingentati, non vorrei che chi debba intervenire per ultimo poi si ritrovi a non avere lo spazio adeguato secondo quanto è già stabilito in Conferenza dei Capi gruppo.
Quindi la invito a far osservare scrupolosamente il termine che la Conferenza dei Capigruppo si è dato, altrimenti che senso ha aver perso anche tempo prezioso in riunioni dietro quest'Aula.
PRESIDENTE. Se c'è uno che non ha bisogno di esortazioni al riguardo è chi presiede in questo momento.
E` iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, esprimo soddisfazione per questo provvedimento che mi auguro entro poche ore questo Consiglio regionale vorrà favorevolmente esitare. Questo provvedimento è un passaggio fondamentale, direi determinante nell'iter procedurale di formazione di nuove province in Sardegna; è pertanto giustificata l'attesa degli amministratori comunali, delle popolazioni interessate. Questa è un'attesa che dura da molto, da troppo tempo forse. Il ritardo non è attribuibile esclusivamente a responsabilità politiche di livello regionale. Spesso sono state le divisioni nei territori, seppure legittime, a costituire un freno o un alibi a chi era contrario alla formazione della volontà politica che è alla base della legge regionale numero 4 del 1997, concernente appunto il riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali.
Non posso tacere il fatto che molti ritardi, negli ultimi mesi risiedono nell'atteggiamento dilatorio di chi, nella Giunta regionale, ha tentato ancora una volta di frenare ma inutilmente, se è vero come è vero che l'argomento è all'esame di questa Assemblea.
Ma, le polemiche a questo punto non giovano. Sento il dovere politico ed istituzionale di riconoscere il ruolo, positivo e propositivo, svolto dagli amministratori locali. Se si escludono casi specifici, l'apporto e l'azione di stimolo costruttivi dei sindaci interessati è da ritenersi determinante. L'esempio degli amministratori della Gallura è il segno di una forte sensibilità nell'affermazione delle volontà delle popolazioni e degli abitanti dei comuni interessati ai quali spetta, in ultima analisi, la parola definitiva così come prevede il dettato costituzionale. Su alcuni aspetti non concordo con le decisioni della Commissione consiliare competente; in particolare, respingo la decisione di trasferire dalla provincia di Sassari a quella di Nuoro, i comuni di Anela, Benetutti, Bono, Bottida, Bultei, Burgos, Esporlatu, Illorai e Nule, per questo, con altri colleghi ho sottoscritto un emendamento per porre riparo a una decisione che contrasta con le decisioni dei consigli comunali e degli amministratori comunali delle popolazioni interessate.
Poiché da sempre sono sostenitore della necessità di rispettare compiutamente le volontà democraticamente espresse, auspico in questo senso il più ampio coinvolgimento delle responsabilità di segno politico amministrativo e popolare.
Questo è l'inizio di un nuovo processo di riforma, e auspico che questo processo di riforma non si fermi ma, anzi, coinvolga tanti altri aspetti importanti della vita amministrativa e politica della nostra regione.
PRESIDENTE. Il consigliere Amadu parlava a nome dell'U.D.R., mentre a nome del Partito Sardo d'Azione ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu.
BONESU (P.S. d'Az.). Quando il Gruppo sardista ha proposto la legge che poi è diventata la numero 4 del 1997, riteneva che la ridelimitazione delle province fosse un fatto preliminare alla grande riforma del trasferimento di competenze dalla Regione agli enti locali. Purtroppo, le lungaggini della Giunta stanno portando alla fine della legislatura all'approvazione dello schema del nuovo assetto provinciale.
Quindi, mentre ritenevamo secondo i tempi di legge che questo sarebbe stato il momento di realizzare compiutamente il disegno, siamo ancora ai passi preliminari. La Giunta aveva il dovere dal 14 luglio 1997, di presentare la proposta al Consiglio. Lo ha fatto con oltre un anno e mezzo di ritardo, e il Consiglio quindi si trova sotto affanno a dover approvare questo schema. Schema che è stato enfatizzato; in effetti, quello che questa sera la Giunta dovrebbe approvare è una semplice proposta, non certamente il disegno compiuto. Sarà la volontà delle popolazioni espresse all'unanimità o quasi, dai Consigli comunali, e, ove ciò non si realizzi, con referendum, a realizzare quella delimitazione di province che siano omogenee, funzionali, che corrispondano ad effettive comunità. Quando diciamo che la provincia persegue il fine dello sviluppo della comunità provinciale, occorre che vi sia una comunità provinciale, e questo per alcune province attualmente esistenti sicuramente non è.
Occorre, invece, che queste province siano delle comunità, per questo il Consiglio approvando la legge 4 aveva concesso la deroga per la popolazione all'Ogliastra, perché essa costituisce una comunità per quanto più piccola di quelle che sono auspicabili per le nuove province.
Credo che questa questione delle comunità si sia realizzata per la Gallura, dove esiste un accordo ormai tutti di comuni per la nuova provincia, si sia realizzata con una certa difficoltà nel Sulcis in cui qualche comune, anche importante, non ha ancora espresso la propria volontà, tende a realizzarsi nel medio Campidano con mille difficoltà considerato che è una zona che non ha una tradizione unitaria di lunga data.
Credo che questo debba portare dopo l'esame che ne faranno i Consigli comunali, gli eventuali referendum nel Consiglio al rispetto delle volontà popolari. Perché far parte di una comunità oltre che fattori oggettivi, culturali e geografici è anche una scelta di volontà.
Per questo noi appoggeremo tutti gli emendamenti che, come risultano da scelte delle popolazioni, come in Commissione abbiamo appoggiato la scelta del comune di Siliqua di voler stare in provincia di Cagliari.
In questo senso qualche emendamento presentato non lo condividiamo e, in particolare, non condividiamo l'emendamento del Gruppo Popolare che vuole riportare la Planargia in provincia di Nuoro, perché quando si dice che Bosa deve stare in provincia di Nuoro è un'offesa alle volontà delle popolazioni, perché per Bosa non si è pronunciato solo il consiglio comunale! Per Bosa si è pronunciata la popolazione con un referendum che ha dato, per il 92 per cento, una scelta a favore della provincia di Oristano. Voler calpestare la volontà delle popolazioni è voler continuare in feudi che sono dannosi allo sviluppo della Sardegna.
Se questo schema arriva con un anno e 9 mesi di ritardo in Aula, è perché certi hanno voluto che le province non sorgessero prima delle elezioni regionali, per evitare lo spezzettamento del feudo elettorale. Gli interessi delle popolazioni sono stati calpestati a favore degli interessi di pochi, e questo il Consiglio non deve consentirlo nè in questa fase nè nella fase conclusiva, cioè, nell'approvazione con legge dello schema di assetto provinciale comprendente le nuove province.
Il Gruppo sardista, quindi, auspica che questa scelta che il Consiglio faccia, venga presa da tutti per quello che è: una proposta autorevole, una proposta confidiamo seria, ma comunque una proposta; che la discussione nei consigli comunali e fra le popolazioni dove i consigli comunali non decidono all'unanimità, sia una discussione basata su fattori reali, non su manovre di questo o di quell'altro dirigente politico che mira ad interessi che non sono quelli delle popolazioni.
Le popolazioni hanno dei bacini di gravitazione, hanno degli interessi che intendono soddisfare, abbiamo visto, per esempio, per le Unità Sanitaria Locali come la volontà delle popolazioni abbia tutto sommato portato un sistema razionale. E credo che la volontà delle popolazioni porterà anche per le province un sistema razionale efficiente che consenta di far sì che le province siano strumenti di programmazione vera, partente dal basso, che annulli la programmazione che oggi arriva dall'alto.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (F.D.). Federazione Democratica apprezza il fatto che finalmente si faccia un passo avanti nel percorso della costruzione delle nuove province. Questo perché vengono soddisfatte aspirazioni antiche, legittime, di diversi territori della Sardegna (penso alla Gallura, all'Ogliastra, al Sulcis Iglesiente) che da tempo lottano per questo risultato. Risultato che non è da ascrivere al separatismo o al desiderio di appartarsi, quanto piuttosto alla ricerca di un'autonoma via per lo sviluppo, per costruire una nuova articolazione che sia un contributo alla nuova programmazione che questa Regione sta cercando faticosamente da qualche anno di costruire. Una nuova programmazione fondata sulla priorità dello sviluppo in sede locale, cioè sulla valorizzazione piena delle risorse del territorio a partire dall'identità, dalla storia e dall'intelligenza dei suoi abitanti; uno sviluppo, quindi, costruito con la partecipazione dei sardi che necessita degli strumenti più appropriati per consentire questa partecipazione.
Federazione Democratica è consapevole che non basta l'istituzione di nuove province per realizzare questi obiettivi, occorre sconfiggere ogni tendenza a tenere concentrate nell'istituzione della regione troppe risorse, troppi poteri, troppi mezzi e troppo personale. Riuscire a fare un reale processo di trasferimento di questi fattori alle province ed ai comuni, Federazione Democratica è per una piena applicazione del cosiddetto "principio di sussidiarietà", per il quale si esige che a livello superiore venga fatto solo ciò che comuni e province non sono in grado di fare con i loro mezzi e, soprattutto, che si lavori, perché i mezzi dei comuni e delle province siano sempre più ingenti, sempre più appropriati alla necessità di dare risposte ai cittadini, alla necessità di spostare i centri di decisione, di comando e di governo laddove è più stretto, più stringente, più partecipata è la presenza dei cittadini, dove più vicino alla gente si deve decidere e si deve essere controllati.
Federazione Democratica sottolinea che il percorso di costruzione delle nuove province è giustamente democratico, non ci sono costrizioni per i comuni a stare in questa o in quella provincia.
Questo è un dato essenziale del percorso che si vuole costruire, può provocare qualche rallentamento, qualche difficoltà, ma serve a garantire un risultato nel quale tutti si riconoscono, e tutto il risultato finale dia una nuova unità alla Sardegna ed ai sardi.
Abbiamo in particolar modo apprezzato come la prima Commissione ha salvaguardato il desiderio di alcune zone di esprimersi ancora sul proprio destino, penso a quella del Sarcidano che vuole restare unito qualsiasi sia la scelta che faranno, proprio per continuare un progetto già avviato e che hanno il diritto di portare fino in fondo e di vedere rispettato il lavoro che hanno fatto fino ad ora ed i sentimenti delle popolazioni, che finalmente, contrariamente ad una tragica storia sarda di contrapposizione tra comuni vicini, vede invece nascere nuove solidarietà nella nostra storia.
D'altra parte, non dobbiamo sopravalutare nemmeno i dati materiali, geografici delle percorrenze automobilistiche dei collocamenti materiali. La Sardegna, le regioni alle quali pensiamo, non sono quelle di quando sono nate le istituzioni province, dove le comunicazioni avvenivano con la carrozza ed i cavalli, noi dobbiamo contemporaneamente dotare le province, i comuni, l'amministrazione regionale e i cittadini sardi di quelle tecnologie moderne che consentano di annullare, in grandissima parte, le difficoltà geografiche, realizzare quindi una comunità diversa dove il possesso e l'accesso in tempo reale e l'informazione da parte di tutti i cittadini, li renda in grado di partecipare pienamente ai processi della modernità, e di costruire istituti, province e percorsi organizzativi che li mettano finalmente nel 2000 nella contemporaneità.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.
LA ROSA (G.D.R.I. e Indip.). Signor Presidente, onorevoli Assessori, colleghe e colleghi, la procedura per il riassetto generale delle province è giunta ad un bivio, un bivio decisivo. La fase preparatoria, con un certo ritardo, si può oggi concludere.
Il Consiglio potrà licenziare lo schema ed affidarlo, come è previsto, nelle mani e nella volontà delle comunità locali e di chi le rappresenta.
Parlavo di un certo ritardo che si è accumulato. Credo che sia opportuno considerare un momento questo dato, perché esso non credo che possa così sbrigativamente essere attribuito alla Giunta regionale o a scarsa volontà della Giunta regionale. Penso che la Giunta abbia dovuto tenere conto di forti difficoltà nei territori, e che queste difficoltà abbiano portato ad un rallentamento della procedura.
Se richiamo queste difficoltà che sono qui intervenute fino ad oggi, lo faccio anche perché penso che noi dobbiamo guardare, con molta attenzione, a quello che accadrà nei prossimi mesi nei territori, nelle comunità e nelle amministrazioni.
Dobbiamo guardare con molta attenzione, perché io credo che da quel tipo di partecipazione, d'impegno e di confronto, avremo sicuramente da fare una verifica molto importante per tutti noi, che non riguarda soltanto la capacità di ridisegnare un assetto geografico delle province, ma anche di poter osservare e considerare se esiste nella nostra regione una diffusa volontà di organizzare in modo diverso il governo dei territori, l'amministrazione dei territori, in modo da valorizzare pienamente le energie e le risorse locali.
Se esiste, cioè, la possibilità di concreta di addivenire a un pezzo di riforma importante per il governo e l'amministrazione di questa regione, così come noi abbiamo pensato quando abbiamo lavorato prima alla legge e poi allo schema per il riassetto generale delle province.
Giacché è bene ribadirlo che a spingere la volontà prevalente del Consiglio regionale, per arrivare alla legge per il riassetto generale e allo schema oggi per le nuove province, non sono state le spinte campanilistiche che sono venute da questo o da quel territorio, ma è invece il desiderio di realizzare un pezzo di riforma importante di questa regione.
Allora, quello che accadrà nei prossimi mesi, nei territori e nei comuni è molto importante, perché ciò che accadrà potrà anche determinare, come dire, non soltanto un rallentamento, ma uno stop forse definitivo, conclusivo di questo processo di riforma.
Questo credo che, se è vero che deve essere prevalente in tutti noi l'interesse generale per realizzare una riforma importante per il governo della regione e dei territori, questo penso che noi dovremo valutarlo molto attentamente e considerare poi, se non vi possano o non vi debbano essere anche modifiche alla procedura o alla legge che abbiamo fatto.
Al momento è bene guardare allo svolgimento ordinario della procedura, così come la legge prevede, ed auspicare che questa procedura ordinaria possa, nei tempi previsti, arrivare a conclusione e possa arrivarci secondo le aspettative e i desideri che hanno sempre portato questo Consiglio, sia quando si è trattato di lavorare in Commissione, sia quando si è trattato di lavorare in Aula, a concludere le proprie deliberazioni in merito a questo problema, con un voto unanime.
Così io credo che debba essere anche oggi, e in questo modo ciò possa essere, come dire, il messaggio più positivo perché le comunità locali sappiano farsi anch'esse interpreti di quest'esigenza di riforma della nostra Regione, e al di lì di particolarismi sappiamo sedersi insieme intorno a un tavolo per il tempo necessario, raggiungere le opportune intese e dopo deliberare sullo schema che noi oggi possiamo licenziare, io spero, all'unanimità da questo Consiglio.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.D.S. - Progr. Sard.). Signor Presidente, il dibattito che si è sviluppato fra le forze politiche e nei livelli istituzionali sull'opportunità o meno di legiferare relativamente all'istituzione delle nuove province, è stato abbastanza complesso, lungo, difficile, travagliato ed impegnativo.
Travagliato ed impegnativo perché ci si poneva una domanda, e cioè se la rinascita di un territorio passasse attraverso la costituzione di un apparato burocratico o se pure la composizione di un apparato burocratico, con i livelli di autonomia decisionale che gli venivano riconosciuti, non fosse, unitamente alle intelligenze locali che sprigionavano la loro volontà e le loro capacità, elemento sufficiente per contribuire a rinverdire situazioni abbastanza complesse e difficili.
Presidenza del vicepresidente Milia
(Segue BALIA) Alla fine si è rimasti convinti che, in ogni caso, non si tratta e non può trattarsi di un fatto meramente ed esclusivamente burocratico.
Lo schema di istituzione delle nuove province, che dovremo approvare nella giornata odierna, a dire il vero avrebbe potuto essere già approvato nel 1997, sulla base della proposta che a suo tempo era stata fatta dall'assessore Manchinu.
Bisogna peraltro riconoscere che i ritardi non sono imputabili, così come mi pare di aver capito da qualche intervento, esclusivamente ad una sorta d'inerzia da parte degli enti locali, ma anche a ritardi, ma ritardi che discendevano e discendono direttamente da un'inerzia invece dell'amministrazione regionale, in particolare, relativamente a questo aspetto, per parte della Giunta. Con il nuovo schema sono previste altre 4 province. Bisogna immediatamente avvertire che, se le procedure per una qualunque difficoltà operativa dovessero trovare ostacoli e non concretizzarsi con l'approvazione delle altre 4 province, tutto il meccanismo con l'attuale legislazione ne risulterebbe inceppato. Le attuali procedure prevedono o 8 province in totale, oppure nessuna delle altre 4 potrà evidentemente decollare.
Una di queste province, signor Presidente, ha destato più perplessità e maggiore dibattito di quanto non ne abbiano destato le altre, e cioè l'ipotesi d'istituzione della provincia Ogliastra. Si adduceva contro quest'ipotesi la presenza di una popolazione assolutamente ridotta. E` vero che l'Ogliastra conta soltanto 60 mila abitanti, ma è altrettanto vero che conta un territorio che è circa un quinto o un sesto dell'intero territorio della Regione sarda, così come è altrettanto vero che ha una sua storia, una sua peculiarità, le sue tradizioni, una sua specificità che la rendono unica ed esclusiva, sotto questo profilo, rispetto a qualunque altra provincia della Sardegna.
Alcune decisioni assunte recentemente dalla Commissione autonomia hanno destato scalpore e dibattito. Mi riferisco alla decisione di ricomprendere all'interno della provincia di Nuoro il territorio denominato "dei comuni della costera". A parte il fatto che la Commissione autonomia può legittimamente decidere in maniera differente anche dalle indicazioni che vengono dalla Giunta regionale, perché altrimenti non ho capito quale autonomia e capacità di giudizio ed operativa questa Commissione potrebbe da un lato avere. Così come dall'altro lato bisogna riconoscere che questa decisione non passa sopra la testa di nessuno, perché in ogni caso le decisioni finali ed ultime saranno assunte dai rispettivi consigli comunali oppure, in alternativa, dal referendum popolare.
Signor Presidente, io auspico, che l'amministrazione provinciale di Nuoro, che ha espresso un parere attraverso il quale si leggono evidentemente forti perplessità e dubbi, intraprenda da subito, nell'immediato, una serie di iniziative sia nei confronti di quei territori che potrebbero un domani essere ricompresi nella provincia di Nuoro, sia nei confronti della popolazione dell'Ogliastra in maniera che l'occasione dell'istituzione delle nuove province non sia occasione e motivo di disunione, ma occasione e motivo di unità e di forza.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, che non vedo nei banchi della Giunta medesima, nel corso di questo dibattito sull'assetto provinciale oggi, per la verità, ho sentito scarsi richiami ai requisiti oggettivi previsti dall'articolo 2 della legge, i quali, giova ricordare, prevedono che le province siano rispondenti alle esigenze sociali, economiche e culturali delle popolazioni. Sono lieto che oggi tutti coloro che mi hanno preceduto in questo dibattito, invece che fare riferimento a questi requisiti, si siano riferiti molto più opportunamente alla volontà popolare. Cioè hanno parlato degli orientamenti espressi dai comuni e delle deliberazioni dell'assemblea provinciale e soprattutto di quelle comunali.
Sono lietissimo di questo, evidentemente la battaglia fatta in commissione (alle volte quasi solitaria) che rivendicava sempre, anche quando, apparentemente, i provvedimenti potevano essere contrari agli interessi della popolazione che esprime ciascuno di noi, perché molti di noi hanno dimenticato che siamo consiglieri dell'intera regione e non siamo consiglieri di un comune o di una provincia, ma quando si discute di queste cose, stiamo legiferando per l'intera regione, allora oggi sono lieto di dover registrare che finalmente si parla della volontà popolare e mi auguro che coloro i quali oggi ne parlano si comportino coerentemente rispetto a queste affermazioni.
Questo varrà per il Goceano, come è valso per Siliqua, come varrà per Sindia, se la volontà di quelle popolazioni è di rimanere nella provincia di Nuoro, così sarà per il Goceano che chiede fermamente di rimanere in provincia di Sassari e così sarà per Ozieri che chiede di andare in provincia ancora chiamata della Gallura. Questo è il tema in discussione oggi se il Consiglio regionale già da oggi (anche domani quando discuterà dei disegni di legge istituivi delle province) farà una scelta nella direzione del rispetto della volontà popolare oggi espressa attraverso le deliberazioni dei Consigli comunali, domani attraverso le iniziative degli stessi comuni sempre mediante le qualificate deliberazioni del Consiglio comunale ed eventualmente anche attraverso i referendum popolari. Questo è il compito che dobbiamo assolvere, cioè quello di rispettare la volontà popolare.
Il processo è ancora lungo. Oggi inizia soltanto la fase di impulso, poi (è stato ricordato dal relatore e dagli altri colleghi che mi hanno preceduto) ci sarà una serie di attività, ma il processo sarà terminato non solo quando le nuove province saranno istituite, ma sarà realizzato soltanto quando la provincia sarà unico (a modifica della legge 142) ente intermedio tra Regione e comuni, e quando, soprattutto, questo unico ente intermedio sarà una circoscrizione di decentramento delle funzioni regionali.
Qui è la vera sfida di fronte alla quale il Consiglio regionale si trova. Io vorrò vedere se la Regione avrà la capacità e la volontà politica di realizzare veramente il decentramento di tutte le attività amministrative della Regione, lasciando a quest'ultima soltanto funzioni di coordinamento e di governo. E` qui la vera sfida di fronte alla quale il Consiglio regionale si troverà, non l'istituzione, o non soltanto l'istituzione dell'involucro province, perché se queste province dovranno essere esclusivamente istituite per non avere delle funzioni, fra l'altro soltanto ipoteticamente anche solo delle funzioni regionali, non vedo per quale motivo non ci si debba preoccupare del destino che queste province devono avere. Deve essere realizzato necessariamente il decentramento amministrativo di tutte le funzioni regionali ed è su questo tema la sfida che dovrà essere affrontata nella prossima legislatura da parte di questo Consiglio.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marteddu del Gruppo dei Popolari. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Siamo chiamati appunto come Consiglio regionale, onorevole Masala, seppure in una prima fase della procedura, ad esprimere un giudizio e un voto convinto sicuramente su un atto che avrà un suo spazio nella storia dell'ordinamento regionale. L'autonomia oggi si riappropria, o si appropria, di una potestà costituzionale, il riordino delle istituzioni della Sardegna promosso, sviluppato e deciso dal sistema autonomistico, dalle comunità locali, dall'assemblea legislativa regionale. E` un grande straordinario atto di libertà.
Noi, signor Presidente, vogliamo essere coerenti e conseguenti con le prescrizioni della legge numero 4, così ben esposta dal relatore onorevole Sanna. La prima che recita all'articolo 5: "L'iniziativa per la costituzione delle nuove province viene esercitata dai comuni nella piena autonomia delle assemblee municipali o attraverso i referendum popolari convocati con procedure abbreviate".
La seconda prescrizione, comma 2 dell'articolo 2 (che veniva richiamato dall'onorevole Masala): "Il territorio di ciascuna provincia deve corrispondere alla zona entro la quale si svolge la maggior parte dei rapporti sociali, economici e culturali della popolazione residente e che ha dimensione tale per entità demografica, nonché per le attività produttive esistenti o possibili da consentire una programmazione dello sviluppo che possa favorire il riequilibrio economico, sociale e culturale".
Le motivazioni, insomma, sono profonde e il nostro pronunciamento sulla base delle leggi, delle convinzioni e della visione regionale della riforma istituzionale sarà coerente ed ispirato ai valori della coesione e della sussidiarietà.
Nessun'altra motivazione è senza polemiche, signor Presidente, voglio tranquillizzare qualche collega che forse vicino alla fissione dell'atomo si esercita in una sorta di captatio benevolentiae per una progressiva ed inarrestabile crisi di astinenza da consensi. In altri momenti della nostra storia di isola e di popolo, mani pesanti e cecità politiche hanno ritenuto di ridisegnare la geografia istituzionale per semplici quanto insulse ed inefficaci operazioni di polizia e di repressione brutale di intere popolazioni.
Oggi il nostro atto, la nostra scelta, li leggiamo come momenti di liberazione di energie, di fresche ed autentiche aspirazioni a ricomporre nelle istituzioni l'originaria dimensione di popolo. Ecco perché la Gallura, il Sulcis e l'Ogliastra, per cui abbiamo operato una deroga ai criteri generali, debbo dire ricorrente aspirazione quella dell'Ogliastra che da un'antica e marginante condizione di isolamento, intende oggi valorizzare, costituendosi in provincia, in positivo una dimensione che sembrava non avere sbocchi di progresso. Non ci sottraiamo ad una riflessione a tutto campo e a scelte convinte, con l'obiettivo di cogliere tutti gli elementi di coesione, di comporre e non di scomporre o di dividere. Ho usato tempo fa, signor Presidente, si parva licet componere magnis, una similitudine oggi tragica e sconvolgente; non voglio oggi riusarla. Il rischio, dicevo allora, è che la provincia di Nuoro venga balcanizzata, la cancello dal mio vocabolario ma rimane l'invito all'Aula e la determinazione affinché le scelte che faremo noi come Assemblea regionale e che nella piena autonomia faranno le comunità locali, siano scelte di unità e di coesione e non di inutile e dannosa divisione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini del Gruppo Progressista Federativo. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). E` chiaro, non solo da quello che dichiamo noi nei nostri interventi, ma è chiaro dall'attenzione che c'è da parte delle amministrazioni comunali della Sardegna che questo provvedimento è atteso, ed è chiaro che con questo provvedimento noi diamo una risposta, se licenziato stasera e se licenziato come la Giunta l'ha proposto, positiva alle attese che sono presenti nell'intera Regione.
Concordo, non si tratta di un provvedimento a dimensione sovraccomunale, siamo in presenza di una riforma vera che interviene su tutto il territorio regionale e dobbiamo aver presente che chi ha sostenuto, nel tempo, l'esigenza della riforma ha messo in campo ragioni molto forti di natura politica e di natura culturale e, per molti territori, anche di natura economica. Questa consapevolezza è sostenuta da una domanda alta, è un'indicazione sin qui espressa anche in sedi istituzionali, comunali e sovraccomunali che conferma che questa domanda di decentramento ha radici profonde e che questa domanda emerge da un'esigenza, sempre manifestata, di autogoverno (che è stata richiamata anche dai colleghi che mi hanno preceduto), però noi dobbiamo, nel votare lo schema e successivamente nel confronto con gli enti locali, tra i cittadini e poi nel Consiglio regionale quando vareremo la legge vera per la istituzione delle province, dobbiamo tener presente che questa domanda di decentramento nasce da un giudizio negativo che in Sardegna si è espresso nel tempo per come hanno funzionato le attuali province e soprattutto per come la Regione ha operato accentrando i poteri. E` una domanda di decentramento di poteri dalla Regione alle province e dalle province ai comuni.
Quindi, rispondere positivamente a questa volontà politica che si esprime, significa fare insieme un'operazione di smantellamento dell'attuale organizzazione del sistema Regione Sardegna, ed è per questo che c'è tanta attenzione, tanta forza politica e tanta volontà unitaria perché la domanda di governare il proprio futuro, di governare il proprio territorio, di intervenire direttamente per stabilire le sorti economiche ed anche istituzionali dei diversi territori della Sardegna è sentita e noi non possiamo venir meno a questo appuntamento.
Lo dico per i colleghi che hanno opinioni diverse delle mie, che rispetto: non possiamo deludere questa attesa, noi dobbiamo confermare un giudizio - in altri momenti espresso unitariamente - che questa organizzazione della Regione non va bene, che va cambiata, e va cambiata nel senso del decentramento e del federalismo.
So che a sostegno di tesi diverse da quella che io e il mio Gruppo esprimiamo e sosteniamo, ci sono valide ragioni. Questo lo so, però queste ragioni devono essere portate in discussione in Aula, si devono misurare, si devono confrontare e poi devono portare ad un'espressione diretta della volontà; poi, ognuno di noi, in particolare chi ha la responsabilità di dirigere gruppi, è libero di assumere le iniziative politiche che ritiene più corrispondenti alla propria tesi, ma dobbiamo evitare che un confronto di merito venga soffocato, quando dobbiamo decidere, attraverso il sistema del voto segreto. Chi non è d'accordo con la tesi che la Giunta ha sostenuto, lo deve giustamente dire, deve permettere ai singoli consiglieri di esprimersi e poi dobbiamo votare assumendoci le nostre responsabilità.
Io sono, e concludo per dare al collega Pittalis un minuto in più nel suo intervento perchè qualche minuto l'abbiamo perso, io concludo dicendo che noi siamo perché ci sia confronto libero, confronto forte e voto palese, perché il voto palese ci fa assumere la responsabilità. Abbiamo presentato emendamenti, un emendamento che viene presentato viene richiesto dagli amici Sindaci che si corregga, lo correggeremo perché vogliamo rispettare, collega Masala, la volontà popolare, e mi fa piacere che tu sia diventato uno dei nostri su questo problema.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis per il Gruppo di Forza Italia. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Timeo Danaos e dona ferentes, caro Renato. Signor Presidente, colleghe e colleghi, giunge finalmente alle battute conclusive questo provvedimento tanto atteso il cui iter travagliato, per la verità, è stato caratterizzato da lungaggini, da resistenze politiche, alcune sicuramente legittime, altre per la verità caratterizzate da logiche meno nobili, da questioni anche di campanile, dalla necessità di conservare sacche di potere e perfino da ragioni elettorali, ciò che sicuramente riguarderà qualcuno presente anche in quest'Aula.
E per la verità, in questo quadro non comprendo assolutamente la posizione assunta dall'amministrazione provinciale di Nuoro che ha espresso un parere negativo; è davvero inquietante, anche perché l'amministrazione provinciale di Nuoro, voglio ricordarlo, è un'amministrazione di centro - sinistra al pari di questa Giunta regionale che è la vera responsabile del ritardo e delle lungaggini. Non è un caso che l'Assessore agli enti locali, l'onorevole Cogodi, sia un comunista e legittimamente, dal suo punto di vista legato ad una concezione statalistica neo centralista, ha voluto ritardare la proposta; perchè dal 2 gennaio del 1997 ad oggi sono passati ben due anni e non si spiega questo incredibile ritardo. E` solo grazie ai sindaci della Sardegna, grazie alla presa di posizione degli amministratori locali e di alcune forze politiche, fra le quali Forza Italia, che oggi è possibile discutere del riassetto delle nuove province.
Oggi è assente anche il Presidente Palomba da quest'Aula e non è un caso! Questa è l'attenzione che la Giunta Palomba, le sei Giunte Palomba, hanno riservato verso le autonomie locali e verso gli enti intermedi.
Oggi siamo chiamati responsabilmente ad affermare il diritto delle popolazioni e ad affermarlo non con i voti segreti, ma palesemente, e su questo raccolgo la sfida del collega Cugini perché ha ragione, perché ognuno deve assumersi le responsabilità alla luce del sole.
Oggi dobbiamo affermare il diritto delle popolazioni a vedere riconosciute quelle specificità territoriali e geografiche, oltre che storiche ed economiche, che sono il naturale substrato dell'istituzione delle nuove province.
Colleghi, come non riconoscere che la Gallura, il Sulcis Iglesiente, l'Ogliastra e il medio Campidano sono state per lungo tempo mortificate dalla dipendenza dei capoluoghi di riferimento? Come non vedere che quei territori sono già una provincia autonoma e, in questo caso, non dobbiamo far altro che operare, seguendo quel noto brocardo ex facto oritur ius. Oggi siamo chiamati soltanto a riconoscere un diritto che è già nei fatti, che è già nella storia di queste comunità, nella cultura e nelle economie di questi territori.
Allora, il percorso dell'istituzione delle nuove province deve rispettare, innanzitutto, la volontà delle popolazioni interessate; se il Goceano vuole rimanere nell'ambito territoriale della provincia di Sassari, bene, Forza Italia dice "sì" alla volontà espressa dai comuni del Goceano. Se Ozieri, così come San Teodoro, così come Budoni vogliono riconoscersi nell'entità territoriale della Gallura, Forza Italia, per il rispetto che ha delle volontà e delle decisioni di questi comuni, dice "sì" e lo dice con chiarezza e senza nascondersi.
Colleghi, l'occasione ritengo sia utile per fare un breve accenno ad un altro aspetto, quello relativo al decentramento dei poteri e al contenuto dei poteri di cui questa regione, più spesso matrigna che benigna, deve concedere agli istituendi enti territoriali intermedi. Altro che federalismo interno tanto sbandierato dall'assente Presidente Palomba! Questo denota l'ennesimo fallimento di queste sei Giunte, perché la Regione Sardegna si è incancrenita in un gigantesco elefantismo, in un neo centralismo regionale che presenta aspetti pericolosi, ben più pericolosi del centralismo romano che, per sua natura, è già pericoloso.
Concludo dicendo che non vogliamo creare scatoloni vuoti con pochi poteri, noi vogliamo enti intermedi dotati di poteri, di competenze e soprattutto di risorse; noi lavoriamo perché la programmazione avvenga veramente dal basso, perché alle province e agli enti locali vengano tributate competenze ben maggiori di quelle che sono state oggi riservate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare a nome della Giunta regionale l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, signori consiglieri, il documento proposto all'attenzione e all'approvazione del Consiglio regionale, approvato in Commissione all'unanimità, dice, per quanto riguarda la sostanza: "La Commissione si è discostata in soli due punti dallo schema proposto dalla Giunta". I due punti sono, primo, l'attribuzione del Comune di Siliqua dall'ipotesi di sistemazione nell'area del Sulcis alla provincia di Cagliari; secondo, il passaggio alla provincia di Nuoro dei comuni del Goceano.
Rispetto alla proposta avanzata dalla Giunta, la Commissione consiliare ha operato queste sole due modificazioni; ha ritenuto di accogliere la domanda di un comune della Sardegna su 377, Siliqua, che è al confine tra la Provincia di Cagliari e del Sulcis (per cui c'è ragione valida per dire che può essere in una o in un'altra delle due province), ha trasferito il Goceano dalla provincia di Sassari alla provincia di Nuoro, si dice, per riequilibrare la provincia di Nuoro, non per rispondere alla volontà popolare del Goceano, è scritto nella delibera.
La prima cosa che voglio dire, signori consiglieri, è questa; se lo schema di assetto di istituzione delle nuove province reso dalla Giunta regionale al Consiglio è quasi interamente condiviso, vuol dire che è uno schema valido, non così fondamentalmente criticabile; se è così fondamentalmente valido, vuol dire che il lavoro istruttorio, complesso, difficile ed articolato che è stato compiuto, è stato un lavoro valido. Ho già sentire dire di troppi meriti che troppi intervenuti si sono assunti. Ce n'é d'avanzo per fare non quattro nuove province, ma per farne altre 40 se tutti quei meriti addotti in questa sede anche stasera fossero tutti fondati e tutti validi.
Personalmente non ho da addurre in mio favore nessun merito, non ho da rivendicare nessun merito; l'Assessore degli enti locali, il componente della Giunta regionale che ha questa responsabilità di governo, ha fatto nient'altro che il suo dovere quando, istruendo gli atti che doveva istruire in base alla legge, ha interessato la Giunta regionale, la Giunta regionale ha operato, ha lavorato e ha trasmesso al Consiglio, nei tempi consentiti, una proposta valida così, come il Consiglio in questa sede certifica.
Perché allora addurre ritardi, complicazioni, addirittura mire di tipo statalista e centralista? Pittalis, io sono sì comunista, ma chi conosce la storia minima della politica regionale e delle persone che praticano politica da tempo, a viso aperto e dappertutto, sa che un sacco di cose si possono dire a questo assessore degli enti locali, ma non di essere né statalista, né centralista.
PITTALIS (F.I.). Benissimo, ne prendiamo atto.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Lei non deve prendere atto di niente, deve solo riflettere prima di parlare, perché questa è la storia, perché questa è la realtà e va detta la verità dappertutto e sempre e soprattutto quando ci sono le telecamere che vi riprendono, perché l'onore, quell'onore che fa chiamare "onorevoli" i componenti di un Consiglio regionale è l'onore di dire sempre e comunque il vero.
La Giunta regionale, sulla base di una legge approvata da questo Consiglio regionale, approvata nel mese di gennaio del 1997 (non dell'87, del 67: del 97) ha dovuto compiere un'istruttoria complessa. Ho detto: "Io non ho nessun merito" e se ne avessi anche un po' di questo merito, non sono qui per addurre meriti, sono qui per rispondere del lavoro che ha fatto la Regione, l'amministrazione e l'intera Giunta regionale. Prima di me, l'assessore degli enti locali Manchinu, ha operato, ha lavorato, ha istruito; si trattava di sentire 377 comuni, si trattava di compiere un'indagine complessa (come diceva la legge) sull'entità e la relazione dei servizi, sull'individuazione delle aree omogenee entro cui poter ipotizzare di disegnare le nuove province come veri enti intermedi, di servizio per i cittadini, non in funzione di nuovi amministratori locali da eleggere.
Questo lavoro complesso è stato fatto con molte conferenze di servizio, quelle formali e quelle informali, con decine e decine di assemblee di amministratori locali e con le popolazione, a molte delle quali assemblee io stesso ho potuto partecipare, come chi c'era prima di me.
Quindi, raccogliere questi elementi, raccogliere non la volontà popolare che non c'è, le volontà popolari, le volontà plurali delle amministrazioni e delle popolazioni, e di comporre un quadro che fosse valido, che fosse contemperato, che fosse di sintesi, che fosse accettato e condiviso, com'è condivisa la proposta di schema di assetto che la Giunta ha reso al Consiglio e che il Consiglio fa propria perché è una proposta valida.
PRESIDENTE. Assessore, la prego di concludere.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Possiamo continuare, tanto io sono l'ultimo e la televisione se ne va, io se voglio esprimere il pensiero della Giunta potrei comunque esprimerlo.
E` stata un'operazione complessa che riflette la complessità di questa operazione, un'operazione che arriva a buona soluzione, perché quella di oggi è una buona soluzione; non è ancora la fase finale, ma è questo un passaggio importante verso l'ulteriore consultazione degli enti locali e le ulteriori determinazioni che vedranno la Giunta regionale proporre i disegni di legge istituivi delle nuove province e il Consiglio regionale poter prendere in considerazione l'approvazione di quelle leggi.
PRESIDENTE. Assessore, le devo togliere la parola, mi dispiace. Abbiamo preso degli accordi in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Lei non l'ha tolta a nessuno, nemmeno ai suoi colleghi di partito...
PRESIDENTE. Assessore, non facciamo polemiche.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ho finito. Se sono decorsi dei termini il problema è se il lavoro che si è fatto è un buon lavoro; mi pare siamo di fronte ad un buon risultato, quindi il lavoro che si è fatto è stato un buon lavoro. Non si possono invocare le nuove istituende province e non avere rispetto neppure delle difficoltà che hanno incontrato le province attuali; se hanno impiegato 4 o 6 mesi a rendere il loro parere, è perché anche loro avevano da fare i conti con le manifestazioni della volontà popolari.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di fare silenzio, l'Assessore ha terminato. Abbiamo preso degli impegni tutti insieme, Assessore, ed io devo far rispettare questi impegni, la prego di finire; le abbiamo già chiesto di finire due volte, ci sono altri iscritti a parlare.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Berria. Ne ha facoltà.
BERRIA (Progr. Fed.).Signor Presidente, colleghi consiglieri, dopo il bello della diretta torniamo alla prassi normale della vita del Consiglio.
Intervengo a titolo personale e, proprio perché si tratta di una materia delicata, è bene parlare chiaro ed assumersi di fronte al Consiglio e all'opinione pubblica le proprie responsabilità. Sono tra quei Consiglieri che non è convinto della bontà del provvedimento. Rispetto le posizioni che sono state espresse, ma mi sembra, e mi sento di poter dire, che questa proposta di riassetto avviene al di fuori di un contesto riformatore pieno sull'assetto istituzionale in Sardegna. Le Comunità montane rimangono le stesse, i consorzi industriali rimangono gli stessi, i consorzi di bonifica rimangono gli stessi ed anche i consorzi intercomunali. Le province attuali mantengono gli stessi poteri, pochi ne avevano ieri e pochi ne hanno ancora oggi; nessun decentramento di funzioni e di poteri è stato avviato. Con la scelta che facciamo oggi, noi aggiungiamo quattro nuove province senza nessun provvedimento di riforma. Prima facciamo le province, si dice, e ne facciamo altre quattro, poi vedremo come attivare il processo di riforma e di decentramento di funzioni e di potere. Detto alla fine della legislatura sinceramente, signor Presidente e colleghi consiglieri, questo aspetto è il primo punto che non mi convince. Quando viene meno - ed è la seconda riflessione che voglio fare - una visione generale, tornano i particolarismi, ed è tema sul quale questo Consiglio si è soffermato più volte; si riattivano le vertenze territoriali, si riattivano i particolarismi, e viene meno quella che appunto è una visione generale sui temi degli assetti istituzionali e delle politiche di sviluppo, che riguarda le politiche di sviluppo, che riguarda la destinazione delle risorse e che riguarda anche l'equilibro dei poteri tra i diversi livelli istituzionali. Ed è questo il tema che è mancato nella riflessione e nell'attività di questa legislatura. Non voglio parlare di tutto il complesso della legge, parlo della mia provincia, della provincia di Nuoro, che conta oggi 283 mila abitanti, è tra le province più estese di Italia e tra le province meno popolate di Italia, e lo spopolamento delle aree interne della Sardegna colpisce in maniera particolare la provincia di Nuoro. Non credo che scindendo la provincia di Nuoro in due noi risolviamo questi problemi. Mettiamo un argine allo spopolamento e riattiviamo quelle politiche di riequilibro nello sviluppo economico e sociale. Vorrei essere convinto del contrario, ma non mi sembra che dal dibattito di oggi e dalle dichiarazioni che sono venute su questi temi siano venuti suggerimenti e riflessioni che vadano nella direzione che auspicavo. La scelta di scindere la provincia di Nuoro in due la ritengo una forzatura non condivisibile, rispetto le opinioni degli altri, ma non la condivido. Sono anzi convinto del contrario perché, con questa scelta, noi stiamo facendo due debolezze: una di 183 mila abitanti e una di 59 mila abitanti. Non sono convinto, signor Presidente, colleghi consiglieri, che questa scelta vada nell'interesse di quei territori e di quella provincia.
E` materia troppo seria e preferisco essere esplicito e dire pubblicamente quello che penso. E non sono da solo: in provincia di Nuoro il consiglio provinciale all'unanimità si è pronunciato dicendo no a questa scelta, e lo voglio dire al collega Pittalis e ai colleghi del Polo senza nessuna polemica: in quel voto unanime del Consiglio provinciale c'erano anche i consiglieri provinciali di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. Allora vuol dire che su questo tema c'è ancora materia da vedere, c'è una discussione che è tutta aperta e c'è un dibattito che è in corso, che riguarda tutte le forze politiche, quelle che attualmente sono al governo e all'opposizione.
L'Ogliastra pone legittimamente un problema, che è quello di verificare quanto pesa nelle politiche di sviluppo e nelle scelte che si fanno su quel territorio, perché ritiene di essere marginalizzata nell'assetto complessivo e nelle politiche generali di sviluppo. Questa critica che viene dagli amministratori e dalla comunità dell'Ogliastra io la condivido e la sottoscrivo, ma non credo che questi problemi si possano risolvere facendo altre province. Ecco perché su questi temi io mantengo una riserva.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Salvatore Sanna sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente, sono stati presentati degli emendamenti, siccome credo che la discussione generale stia iniziando adesso e non possiamo ipotizzare per quanto ancora andrà avanti, questo significa che può esserci la possibilità che altri emendamenti vengano presentati, vorrei preannunciare, e chiedere a lei e ai colleghi Capigruppo, la possibilità che la prima Commissione venga autorizzata a riunirsi per poter esaminare gli emendamenti che sono stati presentati perché, chiaramente, credo che occorra un passaggio in Commissione per poter essere molto precisi e puntuali prima di riferire all'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Chiedo anch'io di intervenire per conto della Giunta sull'ordine dei lavori, non tanto per proporre un diverso ordine dei lavori, quanto per capire qual è l'ordine dei lavori. Sento dire che la discussione generale sul provvedimento dovrebbe iniziare adesso, e siccome il Regolamento del Consiglio prevede che la Giunta regionale debba intervenire in replica in esito alla conclusione della discussione generale, chiedo perché la Giunta è stata chiamata prima ad esprimersi sul dibattito. Se non era una discussione regionale, evidentemente era una rappresentazione scenica. Chiedo di sapere qual è l'ordine dei lavori perché con ordine possiamo lavorare, tutto il Consiglio regionale, ivi compresa la Giunta regionale.
PRESIDENTE. Assessore Cogodi, mi pare che lei fosse presente in Conferenza dei Capigruppo quando si è deciso quest'ordine dei lavori, anomalo finché si vuole ma proprio per esigenze televisive. Adesso è finita l'esigenza televisiva, si va avanti con la discussione generale. La Giunta avrà la possibilità di prendere la parola al termine della discussione generale.
Ha domandato di parlare il consigliere Masala sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Intervengo sulla richiesta fatta dal Presidente della prima Commissione, Sanna. Gli emendamenti che sono stati presentati sono stati già oggetto di diffusa discussione in Commissione quando la Commissione stessa ha esaminato lo schema. Quindi, se non vogliamo perdere tempo, e siccome le posizioni sono chiare, sono state chiarite in Commissione, possono essere rettificate in aula, non c'è bisogno di andare in Commissione, quindi mi oppongono a che venga data l'autorizzazione alla riunione della Commissione per discutere emendamenti che sono già stati discussi in Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed). Presidente, lei ha perfettamente ragione. Noi abbiamo stabilito nella riunione che ha preceduto l'apertura dei lavori pomeridiani la procedura, e abbiamo anche previsto la possibilità, a conclusione del dibattito generale, che l'Assessore brevemente possa replicare. Io sono perché si confermi questa impostazione in quanto ci dà la possibilità di trattare il merito del provvedimento.
Per quanto riguarda, invece, la richiesta che faceva il consigliere Sanna, relatore, verifichiamo se c'è bisogno di andare in Commissione. Se dovessimo trovarci di fronte ad una possibilità di trattare il tutto in Aula, effettivamente non ci sarà bisogno di sospendere i lavori per riportare il tutto in Commissione. Il Presidente della Commissione, Sanna ha rilevato un'esigenza, teniamola presente, procediamo, verifichiamo quello che succede nel corso del dibattito e poi, conseguentemente, decideremo perché quello è un argomento che non va a scadenze.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, intanto ha fatto bene lei stesso a richiamare la Giunta, perché sicuramente se di sceneggiata si è trattato la Giunta ha partecipato da protagonista, perché era presente anche all'organizzazione dei lavori e non si comprende perché poi si debba discutere in Aula quello che si è già deciso proprio su concorde parere della Giunta.
In secondo luogo, sulla richiesta del collega Sanna: io ne comprendo le finalità che non sono certamente defatigatorie, però il problema è che noi abbiamo ancora una giornata di lavori, che è quella di domani, e una interruzione o sospensione dei lavori potrebbe far slittare ancora l'approvazione di questo provvedimento. Noi siamo dell'avviso che si debba ad ogni costo cercare di esitare questo provvedimento, se è il caso anche entro la nottata del giorno corrente.
Continuazione della discussione generale e approvazione del documento:
"Schema di nuovo assetto provinciale" (Doc. n. 57)
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Manchinu. Ne ha facoltà.
MANCHINU (F.D.S.-Progr. Sard.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di schema di riassetto delle province, come è stato detto da altri colleghi che mi hanno preceduto, perviene in Consiglio regionale con un ritardo; un ritardo che ci porta oggi ad approvare lo schema generale di riassetto delle province e non forse, se avessimo assunto questa deliberazione prima, il disegno di legge di riassetto delle nuove province.
Le responsabilità sono indubbiamente un po' di tutti, della Giunta, dell'amministrazione regionale, ma anche delle amministrazioni locali, che o non hanno creduto, oppure hanno evitato di assumere una decisione per non scontentare questo o quel territorio.
Sono del parere comunque che lo schema di assetto del territorio delle nuove province debba essere approvato tenendo conto del lavoro che è stato fatto dalla Giunta regionale, sono perché anche alcuni correttivi che sono stati apportati dalla Commissione competente vengano ricondotti al disegno che era stato predisposto dalla Giunta regionale. Solo per un problema io ho manifestato disponibilità a seguire una variazione rispetto alla Giunta, ed è quello che riguarda il nome da dare alla provincia cosiddetta di Gallura, cioè dare il nome Olbia e Tempio o Pausania, questo perché le popolazioni interessate, o meglio non tanto le popolazioni quanto i rappresentanti delle popolazioni interessate, all'unanimità hanno deciso di dare questa denominazione. Credo che questo lo si possa fare non ricorrendo nella votazione ai voti segreti in questo caso, ma assumendosi ciascuno di noi con il voto palese una propria responsabilità in merito alle decisioni che il Consiglio dovrà maturare.
Voglio fare alcune affermazioni in merito alle nuove province. Noi oggi stiamo dando avvio all'iter procedurale per la creazione di contenitori, cioè il contenitore provincia, però dobbiamo evitare ed essere consapevoli anzi che nel fare le nuove province, se a questo non segue un atto che dia competenze nuove, risorse sufficienti alle nuove province, noi rischiamo di mettere in piedi un nuovo carrozzone che non servirà a nulla. Già la legge istitutiva delle nuove province (la legge nazionale) non prevede, come nel passato, degli automatismi per quanto attiene ad esempio il decentramento di uffici dello Stato nelle nuove province. Noi potremmo fare questo come Regione, come Regione potremmo decentrare nelle nuove province uffici regionali, e credo che questo l'amministrazione regionale farà, però non potremmo come Regione decentrare nelle nuove province servizi che sono dello Stato, mi riferisco alle prefetture, alle questure, ai provveditorati, e così via dicendo, questo avveniva nel passato. Nel passato, quando ci battemmo per mettere in piedi la nuova provincia di Oristano, sapevamo che nel momento in cui nasceva una nuova provincia automaticamente si andava alla creazione di nuovi posti di lavoro per gli uffici che lo Stato avrebbe decentrato, così come allora fece, oggi questo non è. Quindi, se le popolazioni pensano che nel dare vita alle nuove province automaticamente si abbiano questi servizi, credo che sia un grande errore aspettarselo, è un'aspettativa che non dovrebbe essere presa in considerazione. Per cui io rtengo che la Regione farà quello che è di sua competenza fare, cioè il decentramento e il trasferimento di uffici regionali nella province, dovrà trasferire competenze e risorse alle province, cosa che ha iniziato anche a fare; poc'anzi il Presidente della Commissione Sanna faceva riferimento a risorse che sono state trasferite alla province e sono anche considerevoli, circa dieci o dodici miliardi mi pare di ricordare, per fare i piani provinciali di coordinamento, è un modo per dire che la Regione nel processo di decentramento si sta attivando. E` chiaro che questi processi sono lunghi, non è pensabile che si faccia tutto e tutto in una volta perché in questo caso, il più delle volte, non si fa niente. Quindi, credo che noi come Regione e come amministrazione regionale ci muoveremo in questa direzione per rafforzare il ruolo delle province, cioè fare province nuove che abbiano nuove competenze e risorse che consentano alle stesse di operare in modo diverso da come hanno operato nel passato e fino ad oggi.
Voglio anche rappresentare al Consiglio regionale (ne approfitto anche perché è presente gran parte delle rappresentanze delle popolazioni che sono interessate a questa approvazione) alcune difficoltà che ci sono e una non è di secondo momento. Noi andiamo ad approvare lo schema delle nuove province e sappiamo che l'ultima parola (perché questo l'abbiamo messo in legge) per quanto riguarda l'appartenenza a questa o quell'altra provincia è lasciata alla volontà popolare, se i Consigli comunali non si esprimono mi pare con i 4/5 della volontà del Consiglio si deve ricorrere al referendum, in questo caso il referendum deve avere la maggioranza più uno, per cui chi decide della sorta di appartenenza a questa o quest'altra provincia sono le popolazioni interessate, per cui l'ultima parola spetta alla popolazione interessata. Ammesso che, e mi auguro che questo avvenga, che il processo che ha avuto dei ritardi da oggi possa camminare in modo spedito (credo che per questo c'è un impegno che è stato assunto dai Capigruppo negli incontri che sono stati fatti con i rappresentanti delle popolazioni interessate), si pubblichi rapidamente nel BURAS il deliberato di questa Assemblea in modo che partano i termini per fare le delibere dei Consigli comunali o i referendum. Supposto che tutto questo avvenga nei termini prefissati, la legge numero 4 all'articolo 10 prevede che "entro 60 giorni dallo svolgimento di tutti i referendum, ovvero dalla scadenza di termine ultimo utile per la loro richiesta in caso di mancanza di istanza dei cittadini, eccetera eccetera, la Giunta regionale propone un disegno di legge di riassetto generale delle circoscrizioni delle province della Sardegna tenendo conto...". Che cosa significa? Che noi dovremmo superare un grande ostacolo che potrebbe essere quello in cui una provincia già matura che si esprime per diventare provincia possa, pur essendo matura, non vedere soddisfatta la propria esigenza di diventare provincia perché le altre parti di territorio non si sono pronunziate allo stesso modo, quindi ci troveremo di fronte questo problema subito dopo il problema che abbiamo affrontato di accelerare l iter per la costituzione delle nuove province. Gli ostacoli non sono terminati, dopo l'avvio dei referendum e dei voti del Consiglio comunale, c'è questo ostacolo che, a mio parere, è un ostacolo non dico insuperabile ma di difficile soluzione.
Mi auguro che tutte le popolazioni riescano a trovare un momento nel quale tutti siano d'accordo per la costituzione del riassetto complessivo delle nuove province in Sardegna, perché se questo non dovesse avvenire ci troveremo in questa grossa difficoltà. Noi comunque, così come si siamo mossi nel passato per fare in modo che la Sardegna avesse questo nuovo assetto del territorio, ci batteremo ancora per superare anche questo ostacolo che credo sia il più difficile da superare.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (Progr. Fed.). Anch'io mi limiterò a fare brevissime considerazioni nell'ambito del tempo dei cinque minuti, cercando di fare delle considerazioni utili senza la ribalta televisiva come qualcuno ha detto. Adesso, con maggiore pacatezza, possiamo fare ciò che in quest'Aula bisogna fare e cioè andare a vedere con molta tranquillità quello che è l'assetto istituzionale del futuro della nostra isola. Certo, abbiamo scelto un momento sbagliato per poterlo fare, un momento che a fine della legislatura risente troppo delle particolari aspettative di molti di noi, risente troppo delle aspettative elettorali, ma ciò nonostante siamo chiamati ad esprimerci su questo provvedimento. Penso che l'iter che è stato considerato lungo sia arrivato a questo punto con una spinta che viene non da noi, e questo dobbiamo riconoscerlo, ma viene da aspettative legittime di territori che aspettano da decenni queste determinazioni. Di queste aspettative della Gallura, dell'Ogliastra, del Sulcis io sono profondamente rispettoso, quindi mi dichiaro da subito rispettoso dall'autodeterminazione dei comuni. Ma ciò nonostante voglio con loro, assieme a loro, anche nei loro territori, l'ho già fatto e intendo fare alcuni ragionamenti. Il collega Masala ci ha ricordato che siamo consiglieri regionali e ci dobbiamo occupare delle ragioni dell'intera regione, io sono d'accordo con questo, ma le ricordo che ognuno di noi è espressione dei territori e di questi territori ne deve raccogliere le istanze e le aspettative.
Noi consiglieri regionali della provincia di Nuoro non possiamo assistere alla frammentazione e suddivisione della nostra provincia, non possiamo assistere ad una somma di debolezze della provincia di Nuoro che non faranno sicuramente una forza; su questo siamo chiamati a ragionare e anche ragionando su questo dobbiamo essere rispettosi delle aspettative dei territori che oggi compongono la provincia di Nuoro, compresa l'Ogliastra. Non condivido neanche, rispetto a ciò che ha detto il collega Berria, l'atteggiamento del Consiglio provinciale di Nuoro, non lo condivido perché non è con un ordine del giorno che si fa un'azione vera, un'azione convincente, non è con un ordine del giorno votato all'unanimità. Dovere di quel Consiglio comunale, e non da oggi, ma da parecchi anni, era andare a votare cosa succede nel Marghine - Planargia, cosa succede a Budoni e San Teodoro, cosa succede in Ogliastra, cosa succede nel Sarcidano che si sta frantumando in tre province. Questo era il suo compito, andare a vedere, a mediare, a dare risposte concrete, e se non è stato fatto bisogna ancora farlo questo lavoro proprio perché sono convinto che questa frammentazione porta a future debolezze. Perché sono convinto di questo? Faccio due brevi considerazioni, i flussi finanziari. I flussi finanziari se noi oggi andiamo a vederli nell'attuale assetto istituzionale, premiano le province forti, premia soprattutto Cagliari, premia soprattutto Sassari, in ultimo le province deboli, Oristano e Nuoro.
Non so quanti di voi hanno avuto modo di vedere la prima stesura del nuovo quadro comunitario di sostegno, noi siamo rientrati come Regione Sardegna nell'obiettivo Uno perché la provincia di Oristano e la provincia di Nuoro hanno uno sviluppo molto più ritardato rispetto alle altre due province. Ebbene, l'impostazione di quel quadro comunitario di sostegno 2000 - 2006 non solo non dà risposte principalmente a quelle due province già deboli, ma va in tutt'altra direzione, e se resterà quell'impostazione, aumenterà la forbice fra le zone deboli e le zone forti della Sardegna, e questo succede perché già oggi la provincia di Nuoro e la provincia di Oristano sono due province deboli rispetto alle altre due, queste cose sono la sostanza ed è su queste cose che noi dobbiamo ragionare nei nostri territori. I trasferimenti attuali regionali avvengono ugualmente su questa base (diciamocelo anche davanti ai sindaci), avvengono con i rapporti di forza che anche in questo Consiglio ci sono. Condivido tutte le aspettative che vi sono, però stiamo attenti a non creare ulteriori divisioni, perché se prosegue il dibattito attuale nei territori, le province diventano nuove barriere tra i territori. Io sono invece convinto di uno strumento territoriale che faccia programmazione dal basso che però trovi fra un territorio e l'altro delle sinergie per poter rispondere a queste esigenze.
La sfida l'hanno lanciata in molti per il futuro su ciò che questo Consiglio regionale sarà chiamato a fare la prossima legislatura, riempire questi contenitori che oggi sono delle scatole vuote, riempirli di contenuti significa trasferire a loro, alle province e a questi enti territoriali nuovi di programmazione dal basso non solo risorse, ma competenze dalla Regione, questa è la sfida per la prossima legislatura.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
biancareddu (f.i.). Presidente, Assessore, non posso rivolgermi al Presidente della Giunta perché non c'è e questo dimostra la sua coerenza con le dichiarazioni programmatiche di cinque anni fa quando disse che l'istituzione delle nuove province era un compito fondamentale della sue Giunte.
Assessore Cogodi, la ringrazio e prendo atto delle sue raccomandazioni a dire la verità e cercherò di dirla. Per dire la verità occorre rinfrescare all'auditorio la memoria sull'iter che ha avuto sia la legge che la procedura da quando è iniziata per ricordarvi che la legge procedurale è stata presentata dal Gruppo Forza Italia (e tra il pubblico abbiamo anche il primo firmatario, io ero il secondo) nel lontano 1995. Lei Assessore, in quel periodo, non era in Giunta perché il suo partito era all'opposizione in quanto veniva considerato un partito fuori dall'universo democratico (così per lo meno lo definivano i colleghi popolari e i colleghi dell'allora rinnovamento italiano ora in parte transitati al partito dell'Asinello), però sono passati quattro anni da allora, sono passati quattro anni e siamo arrivati ad un punto dell'iter che, a termini di legge, doveva occupare un periodo di tempo di sei mesi, quindi da sei mesi a quattro anni qualche responsabilità c'è. Mi fa piacere che tutti i rematori contro di quattro anni si siano oggi convertiti ed attribuiscano un valore positivo a questa legge, anche se qualcuno ricorda le responsabilità della Giunta, però mi chiedo: la Giunta rispetto alla maggioranza è forse un'astronave o un missile? (per usare termini di moda oggi per la guerra) Forse non è vostra espressione la Giunta? Forse non c'era qualcuno di voi in Giunta per poter accelerare l'iter della legge? E' troppo comodo attribuire le responsabilità ad un organo che voi avete eletto, che voi mantenete in piedi a cui voi avete dato la fiducia per sei volte, sempre per attenermi alla verità. La verità però è un'altra, la verità è che il disegno della maggioranza era quello di non fare le province prima delle elezioni, questo era il vero disegno, e ci siete riusciti. Ora, due mesi prima delle elezioni, portate una parte del disegno di legge, che è solo il 30 per cento dell'iter, tutti siamo d'accordo per approvarlo, e ci mancherebbe, però la realtà è che anche se si approva questo schema le province non decollano e quindi non cambiano i collegi elettorali; quindi, ciascuno di voi e di noi potrà di nuovo cercare voti nelle vecchie quattro province, non correrà il rischio di non essere eletto perché i collegi vengono mutati, quindi il principio del rebus sic stantibus doveva valere fino al giugno 1999, e così sarà, questo era per la cronologia. Nel merito siamo arrivati ad un punto importantissimo della legge, una legge che trae la sua ratio sia da un punto di vista soggettivo, che è il principio dell'autodeterminazione, un principio sempre sentito dai popoli, sia da un principio oggettivo, che è quello di trasformare tante entità geografiche in soggetti politici, soggetti politici con un proprio potere contrattuale nei confronti della Comunità Europea, dell'Italia e della Regione. Forse questo a qualcuno potrà dar fastidio, perché io che sono gallurese so bene quale è stato, in questi cinque anni, l'atteggiamento della Giunta verso questa regione geografica e mi auguro soggetto politico, so bene che ci avete negato il Master Plan, so bene che ci avete negato le strade, so bene che ancora abbiamo il problema dell'acqua, so bene che di continuità territoriale non se ne parla più, so bene cosa costa un volo da Olbia a Milano, tutte queste erano le prospettive delle nuove giunte che si sono succedute, ma non ne abbiamo visto neanche una, però non abbiamo neanche la provincia, quindi non possiamo avere i nostri rappresentanti eletti direttamente, ne abbiamo due o tre che, per meriti o fortunosamente, siedono qua però, se avessimo la provincia, avremmo direttamente i rappresentanti di ogni partito tutti eletti in Gallura con l'unica finalità: fare gli interessi della Gallura. Questo purtroppo non è successo prima, mi auguro che succeda alle prossime elezioni.
Sicuramente noi siamo tutti favorevoli come ruppo, però resta un rammarico, che è quello di non vedere in questa legislatura la nascita delle province che poteva avvenire in un anno da quando noi abbiamo presentato la legge. Ad ogni modo, mi auguro che queste nascano e nascano quanto prima (e la presenza di tanti sindaci ma fa ben sperare) e nascono per assicurare un futuro diverso da quello che tutt'oggi hanno i nostri cittadini e i cittadini della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cucca. Ne ha facoltà.
CUCCA (Progr. Fed.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, da tempo si aspettava questa legge, o meglio questo regolamento per istituire le nuove province.
Il dibattito sulle nuove province da oltre quaranta - cinquant'anni vede quei territori sempre in prima linea, ai quali dicevamo in tutte le occasioni che era necessario creare una nuova provincia per la loro dislocazione, per il loro tipo di territorio, per la lontananza, per la viabilità e per l'insieme di cose che ci sono in quei territori particolari, in modo particolare mi riferisco all'Ogliastra. Sono molto rispettoso della proposta della Giunta, perché in questa Giunta mi riconosco in quanto faccio parte del Gruppo Progressista Federativo che sostiene questa Giunta, ma soprattutto mi riconosco nel lavoro espresso dalla Commissione che, all'unanimità, ha permesso di fare questo regolamento che forse, per la prima volta, vede i comuni protagonisti nella scelta del territorio di appartenenza dove loro vogliono andare, perché non bisogna dimenticarsi mai delle promesse fatte. Io sono uno che ha lavorato nel sindacato per trent'anni e ogni quattro anni prima ed ogni cinque dopo facevamo un congresso e, ad ogni congresso, c'era un documento dove si diceva "La provincia Ogliastra deve essere istituita". Sono state fatte manifestazioni, grandi dibattiti, grandi cose, ma la provincia ancora oggi non è fatta, e credo che ci sarà ancora molto da fare. Però la cosa importante è che sia i sindacati, tutti i partiti, nessuno indistintamente, hanno chiesto sempre questo, e questo lo dimostrano i fatti, perché la federazione del P.C.I. prima e del P.D.S oggi ha una federazione a Nuoro e una federazione in Ogliastra (del partito popolare dicasi lo stesso, Federazione democratica), quindi eravamo già proiettati in quella prospettiva di creare le strutture pronti per raccogliere l'arrivo dell'istituzione della provincia. Ma diciamo di più: abbiamo fatto otto Aziende Sanitarie Locali perché erano anche in previsione dell'istituzione delle nuove Province (sì o no?). Diciamo sempre la verità, sennò non ci siamo. Abbiamo delle perplessità e dei dubbi perché, chiaramente, creare otto province in un territorio come quello della Sardegna è chiaro che non è molto consono a tutte le cose, però è altrettanto vero che devono scegliere democraticamente i comuni. Perché dobbiamo scegliere noi? Noi abbiamo il potere di fare una legislazione che rispecchia le richieste della popolazione, non possiamo fare delle imposizioni. Attenzione a non fare lo stesso errore che abbiamo fatto per il parco del Gennargentu, dove hanno deciso altri per le popolazioni, non vorrei che si ripetesse questo errore. Lasciamo decidere ai comuni, questa è la cosa importante, perché ancora oggi abbiamo grossi problemi, grosse difficoltà per gestire la partita del Parco, e noi tutti sappiamo che il parco è la prospettiva dello sviluppo e dell'ambiente per il nostro territorio. Quindi vogliamo crescere tutti e tutti insieme, perché ogni comune e ogni sindaco abbia la possibilità o con la delibera del Consiglio comunale o con referendum per una visione (la migliore dico io) di fare la scelta migliore per l'esigenza delle popolazioni.
Per quanto riguarda il problema delle nuove province, le reali, allora lì ci sarà la nuova legge, la vera nuova legge, dove ci saranno effettivamente i compiti reali, chiaramente non si potrà pretendere di avere delle province come quelle attuali di oggi, questo non è possibile e pensabile, quindi bisogna che noi in questo percorso di tempo da qui all'istituzione, una volta fatti i referendum o le delibere comunali, abbiamo tutto il tempo per ridiscutere con le popolazioni, per portarle a ragionare e fargli fare insieme a noi la scelta migliore per l'adesione alla provincia che ritengono opportuna.
PRESIDENTE.Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.
cogodi, Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Solo pochi minuti onorevoli per completare un abbozzo di ragionamento, che era quello che nell'intervento precedente non è stato possibile esplicare interamente. Sono convinto che la Giunta regionale dà atto al Consiglio regionale di aver esercitato, nel suo insieme, una funzione alta non solo di legislazione, ma anche di sollecitazione e di indirizzo in questa materia. Una materia che dobbiamo riconoscere, ma riconoscerlo vicendevolmente, è una materia quella del riordino istituzionale che per sua natura è una materia complessa, perché noi possiamo in qualche circostanza semplificare il ragionamento: è più facile attrarre a sé un merito e scaricare sugli altri la responsabilità di una lungaggine, di un ritardo, del tempo che è necessario perché le cose si facciano e del perché le cose si facciano bene.
Noi abbiamo una legge regionale che prevede le procedure di istituzione delle nuove province, non istitutiva delle nuove province, che è una legge regionale tutto sommato giovane: è del gennaio 1997, di due anni fa. E` vero che quando si hanno di fronte obiettivi importanti bisogna mettere le ali ai piedi, bisogna accelerare al massimo il passo, però è anche vero che il passo va cadenzato in ragione dei passi altrui, e quando gli altri soggetti non sono soggetti qualsiasi, ma sono soggetti istituzionali, proprio in quel sistema delle autonomie locali che credo tutti noi vogliamo al massimo esaltare e rispettare, bisogna tenere conto dei tempi e dei modi attraverso cui le volontà maturano, si confrontano, si esprimono e si compongono. Per cui dire "la colpa è di un assessore di turno o di una Giunta di turno" è un modo semplice o semplicistico di dire, ma non è un modo produttivo di risolvere il problema.
Penso che con il documento che il Consiglio regionale si appresta a votare oggi si stia compiendo un passaggio molto importante, perché lo schema, che sicuramente non è perfetto, è però uno schema organico, largamente condiviso, che sopporterà sicuramente ulteriori modificazioni, sia per proposte del Consiglio regionale, sia per proposte del sistema delle autonomie, ma consentiranno poi le consultazioni degli enti locali e l'espressione di volontà formali attraverso i voti dei consigli comunali, e se è necessario dei referendum, di completare l'itinerario della consultazione e del confronto e al prossimo Consiglio regionale, all'inizio della legislatura, di fare le leggi istitutive della nuova provincia. Deve essere chiaro che questo Consiglio regionale ha compiuto due cose importanti: ha approvato la legge due anni fa, e arriva dopo due anni e qualche giorno a definire lo schema di assetto delle nuove province, però consegna al prossimo Consiglio regionale la possibilità di istituire le nuove province nel tempo nel quale è anche più opportuno e propizio che esse si istituiscano, cioè all'inizio della legislatura. Nessuno ha qui ricordato - però è nella mente di tutti, soprattutto è nella mente dei consiglieri regionali, ed è anche nella mente, perché è nella conoscenza degli amministratori locali - che nel nostro sistema istituzionale le province sono anche il collegio elettorale per la formazione del Consiglio regionale. Questo non è di per sé un male; è un bene, è un gran bene, perché il Consiglio regionale si compone attraverso l'articolazione delle rappresentanze dei diversi territori su base omogenea. Però questa operazione si può fare in modo utile e produttivo, scevro da preoccupazioni ben si intende quando si fa all'inizio della legislatura.. Penso che alla fine della legislatura fosse molto improbabile che un Consiglio regionale modificasse le circoscrizioni elettorali attraverso cui, nell'arco di cinque anni, si erano operati i riferimenti politici, l'attività istituzionale che ognuno dei consiglieri o i diversi gruppi, le parti politiche hanno svolto nell'arco di cinque anni. Onestamente credo che questo sia da riconoscere, non è certo questa la causa di nessun ritardo, però, oggettivamente, l'inizio della legislatura, e quindi della prossima legislatura, è il momento più propizio perché anche il prossimo Consiglio regionale si troverà nella condizione di poter completare l'opera, quell'opera importante che questo Consiglio, lo dobbiamo dire per la parte di sua spettanza e di suo dovere, ripeto, senza nessun merito, se volete, né per la Giunta, né per il suo Presidente, né per il suo Assessore, però per suo dovere anche la Giunta regionale ha compiuto in questi due anni e l'ha compiuto puntualmente.
E` certo che nel frattempo la Regione dovrà pensare non solo alla possibile istituzione di nuove province. Saranno quattro o saranno quattro più l'area metropolitana di Cagliari, come ipotizza la legge riordinata, coordinata almeno, normata, delimitata, però non dovrà pensare solo a fare quattro nuove province: nel frattempo la Regione dovrà anche pensare a fare otto province nuove, cioè dovrà pensare a dare a tutte le province, quelle esistenti e quelle da esistere quell'insieme, quel sistema di nuovi poteri, strumenti e mezzi attraverso i quali i compiti possono essere davvero esercitati.
Per concludere, mi corre l'obbligo di fare un chiarimento di fronte al Consiglio e anche di fronte agli amministratori presenti: non corrisponde interamente al vero che le attuali province non abbiano voluto o saputo utilizzare i mezzi finanziari che sono stati devoluti dalla Regione per la redazione dei piani urbanistici provinciali di coordinamento. Quelle somme, quegli stanziamenti sono stati devoluti praticamente due anni fa, decisi tre anni fa, ma di fatto messi nella loro disponibilità due anni, devo dire che a parte una provincia su quattro, che è ancora nella fase di impostazione del lavoro, tre province, le più importanti della Sardegna, sono molto avanti nel lavoro di predisposizione della pianificazione territoriale sovraccomunale. Io ho potuto vedere nei diversi convegni, ma anche in diverse occasioni di incontro, in riunioni di lavoro, che le province di Cagliari, di Nuoro e di Sassari sono ben avanti nel lavoro di impostazione, che è anche un ottimo lavoro di pianificazione territoriale, che deve meglio e di più intrecciarsi con quanto gli stessi comuni stanno elaborando e facendo nella redazione dei loro piani urbanistici comunali. C'è un problema di rapporto tra istituzioni, non è solo un problema di rapporto tra ragione e comuni, c'è anche un problema di rapporto tra province e comuni, ed anche tra comuni, province e Regione, cioè qui l'autonomia che è un sistema di relazioni, è chiaro che deve essere non solo meglio riavviato, ma anche meglio ravvivato perché dia interamente i suoi frutti, cioè un sistema di cooperazione istituzionale, non di contrapposizione istituzionale.
La Regione in questo senso, la Regione nel suo insieme, il Consiglio e la Giunta, in questo tempo hanno fatto la loro parte. Se è fatta interamente e bene lo giudicheranno gli amministratori, il Consiglio, ma lo giudicheranno soprattutto i cittadini. Però, con la proposta della Giunta regionale e con la decisione e il voto del Consiglio regionale avere praticamente devoluto nell'ultimo anno al sistema delle autonomie per lo sviluppo territoriale, per lo sviluppo locale, una massa di risorse che è superiore ai duemila miliardi solo fra i PIA (Programmi integrati d'area) e una parte della legge straordinaria per il lavoro, cioè avere indirizzato verso lo sviluppo locale, mettendo in capo al protagonismo, alla decisione autonoma dei comuni e degli enti territoriali locali una massa di risorse di tale entità, dice che la Regione autonoma della Sardegna, in tutte le sue articolazioni, della sua Giunta regionale, del suo Consiglio regionale, quando approva le leggi anche su proposta della Giunta o per sua iniziativa autonoma, la vicenda politica che stiamo vivendo è quella che parla di un'autonomia reale e di uno sforzo in questa direzione, e non invece affatto di nuovo centralismo o di dirigismo.
Dentro questo quadro di iniziative e anche di conquiste seppure parziali, ma anche di difficoltà e complessità, penso che si debba iscrivere questo passaggio importante che avvia verso la sua definitiva possibile soluzione la questione delle nuove province.
Mi sia consentito di dire un'ultima cosa perché dissento un poco dall'interpretazione che il consigliere onorevole Manchinu, seppure in modo autorevole, ha dato dell'articolo 10 della legge che presiede a questa materia e che ordina questa materia. L'articolo 10 dice che la Giunta regionale in conclusione di questo itinerario - che è un po' lungo, forse anche un po' tortuoso ma necessario per raccogliere tutte le dichiarazioni, le disponibilità e le volontà degli enti locali - propone un disegno di legge di riassetto generale delle circoscrizioni e delle province. La legge dice "di riassetto generale", non dice "di riassetto finale", dice di riassetto generale, mi sento di dare questa interpretazione perché noi ipotizziamo che laddove vi è più solerzia, più maturità, condizione più favorevole perché in un territorio della Sardegna la provincia si possa istituire non possiamo necessariamente dire che o si istituiscano tutte insieme o mai nessuna; vuol dire che ad un certo punto la Giunta regionale avrà l'onere di proporre al Consiglio uno schema di assetto generale al punto in cui le cose sono, non lo schema definitivo finale. Può essere che sia anche una proposta in progress attraverso cui man mano che le situazioni sono mature, perché sono differenziate le situazioni, le nuove province si possano istituire, perché nessuno può negare che il grado di complessità che esiste in alcune parti del territorio della nostra Regione è superiore al grado di complessità di altri territori. Ci sono province che hanno una storia, una comunanza di valori e di culture ed anche di omogeneità economica più compiuta che viene da lontano e che si ammoderna oggi nei modi possibili, e ci sono altre province che subiscono trasformazioni più repentine qualche volta anche violente rispetto alle quali il grado di maturazione può essere per loro volontà, e per volontà degli enti locali, tale da non consentire immediate e contestuali soluzioni. Vi è la questione dell'area metropolitana di Cagliari che è una questione controversa perché vede i comuni importanti dell'area di Cagliari, anche quelle sono autonomie, anche quelle sono espressioni di volontà popolare. Io personalmente, la Giunta regionale o il Consiglio, se ritenesse, posso non essere entusiasta della posizione che assume il governo della città di Cagliari che non accede all'idea della organizzazione di un'autorità d'area sovraccomunale, però bisogna rispettare quell'opinione, è l'opinione che proviene da un'autorità democraticamente costituita, è l'opinione di una rappresentanza istituzionale di una città importante, addirittura la più importante, il capoluogo della Regione; è una difficoltà, questa opinione può non essere condivisa, però se ne deve tener conto, va rispettata e quindi bisogna ipotizzare magari soluzioni intermedie, come la stessa amministrazione comunale di Cagliari ritiene, di una relazione, di una cooperazione intercomunale, che non è un'altra autorità, che non è l'autorità d'area, ma che è già un passo avanti rispetto al solo esercizio del potere comunale isolatamente considerato.
Vi è quindi una complessità, vi è una difficoltà che va tenuta in conto, rispettosamente, io credo, sul piano democratico e sul piano istituzionale queste vicende devono essere seguite, e in questo modo e con questo metodo credo che il passo avanti rilevante ed importante che il Consiglio regionale si accinge a fare oggi possa essere di utilità al prossimo legislatore perché possa completare l'opera. Altro Consiglio o altra Giunta regionale potrà completare questa opera, però, per quanto vale, per quello che ognuno di noi ha contribuito a fare in questo tempo, non c'è bisogno di dire che il merito è tutto degli uni e il demerito è tutto degli altri. Credo che vi sia stato uno sforzo comune e vi sia anche un risultato che può essere equamente diviso, se ciò può servire, non a consolazione nostra ma per vedere meglio e cogliere soprattutto l'obiettivo del miglioramento del sistema istituzionale complessivo della nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). Sì, Presidente, prima il Presidente Sanna ha chiesto di poter esaminare in Commissione i dodici emendamenti che sono stati presentati; chi di noi è intervenuto si è espresso negativamente, però c'è bisogno senz'altro di coordinare questi emendamenti perché ce n'è qualcuno deve essere valutato perché riduce il numero della popolazione, quindi sarebbe in qualche modo inammissibile.
Chiedo, se i colleghi con i quali ho già parlato confermano, di proporre, per accogliere, se è possibile, che la Commissione Autonomia si riunisca per quindici minuti e poi riprendiamo i lavori in modo tale che acceleriamo.
(Interruzioni)
I colleghi Presidenti di Gruppo dicono quindici minuti; sono dodici emendamenti, il collega Lorenzoni prenderà la parola e ne ritirerà uno, quindi diventano undici, alcuni andranno unificati; se lavorano bene secondo me in quindici minuti il lavoro può essere fatto per poi riprendere i lavori. La ringrazio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). La richiesta è che si chiuda la discussione generale perché la Giunta è già intervenuta e non si possono presentare altri emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D. - Progr. Sard.). Presidente, alcuni degli emendamenti che sono stati prodotti risulteranno congruenti soltanto alla luce di qualche emendamento che si sta definendo in questa fase e che mi pare stia per essere prodotto. Quindi il passaggio agli articoli può essere votato tra qualche minuto solo dopo che questi aspetti formali, che però diventano aspetti sostanziali, risultino totalmente definiti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.
LORENZONI (Popolari). Semplicemente, per comunicare il ritiro dell'emendamento numero 1 in quanto il contenuto dello stesso è pienamente recepito dall'emendamento numero 4.
PRESIDENTE. E` stato ritirato l'emendamento a firma Lorenzoni e più.
Onorevole Masala, volevo chiederle questo: potremmo accedere alla sua richiesta di passaggio alla votazione degli articoli, ma sul lavoro della Commissione in questi quindici minuti un eventuale accorpamento di emendamenti verrebbe interpretato come un nuovo emendamento, oppure...?
MASALA (A.N.). Un emendamento che assorbe un altro non è un nuovo emendamento, questo non lo posso dire. Però insisto, anche se non è avvenuta formalmente la votazione per il passaggio ai cosiddetti articoli, con la discussione della Giunta è già finita la discussione generale!
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio alla discussione dei paragrafi. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
La seduta è sospesa per quindici minuti; riprenderà alle ore 19 e 26.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 10, viene ripresa alle ore 19 e 34.)
PRESIDENTE. Riprende la seduta. Siamo in fase di votazione del documento 57 A, al quale sono stati presentati i seguenti emendamenti: numero 4 - 9 - 11, sostitutivi parziali; numero 5, sostitutivo parziale; numero 6, sostitutivo parziale; numero 7, sostitutivo parziale; numero 10, sostitutivo parziale; numero 12, sostitutivo parziale; numero 13, sostitutivo parziale.
Sono stati ritirati gli emendamenti 1 - 8 - 2 - 3.
Si dia lettura degli emendamenti numero 4, 9 e 11.
LA ROSA, Segretario:
PRESIDENTE. I presentatori dall'emendamento numero 4 (il 9 e l'11 sono identici, ma potranno intervenire in fase di discussione sull'emendamento) hanno facoltà di illustrarlo.
CUGINI (Progr. Fed.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'emendamento numero 5.
LA ROSA, Segretario:
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.
CUGINI (Progr. Fed.). Presidente, do per illustrato l'emendamento, chiedo cortesemente di considerare il termine "provincia Olbia e Tempio" senza "Pausania" perché i sindaci si erano espressi col termine "Olbia e Tempio". Quindi un emendamento orale all'emendamento per sopprimere la parola "Pausania".
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'emendamento numero 6.
LA ROSA, Segretario:
PRESIDENTE. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrare l'emendamento.
MARTEDDU (Popolari). Presidente, per dire che l'emendamento 6 può essere ricompreso nell'emendamento numero 7, ma il comune di Sindia è stato stralciato da quell'emendamento perché il Consiglio comunale di Sindia ha deliberato esattamente qualche giorno fa di rigettare, dice il dispositivo della delibera del Consiglio comunale, la proposta di riassetto delle nuove province, così come formulata, ed esprime la ferma volontà di continuare ad appartenere alla provincia di Nuoro.
Questa è la motivazione per cui ho presentato l'emendamento.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'emendamento numero 7.
LA ROSA, Segretaria:
PRESIDENTE. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrare l'emendamento.
MARTEDDU (Popolari). Chiedo ai colleghi la pazienza di qualche secondo perché vorrei esprimere le motivazioni per cui ho presentato l'emendamento numero 7, che peraltro era stato presentato anche in Commissione Autonomia, che l'ha respinto.
Lo collego al paragrafo 4 del documento 57 A, quando si dice che per Sarcidano, Monte Acuto, Planargia e Trexenta si formula indirizzo perché debba essere possibilmente mantenuta l'unità di territori e si raccomanda a tal fine alle amministrazioni comunali interessate di ricercare le opportune intese.
Il concetto che noi abbiamo espresso con l'approvazione del paragrafo 4 è che esprimiamo un indirizzo preciso (perché stiamo esprimendo una volontà), ovvero mantenere unificati i territori che hanno storicamente una loro validità, una loro cultura, una loro economia come prescrive la legge.
Questi territori, se rimangono unificati, poi sceglieranno insieme dove andare. Quindi a me sembra che sia incongruo decidere oggi come Consiglio regionale, approvando quindi anche lo schema della Giunta, ma decidere oggi come Consiglio regionale di spostare noi questi territori assegnandoli già, anche se qualche comune ha già fatto un referendum negli anni scorsi eccetera eccetera, però sapendo anche che dopo questa decisione i comuni autonomamente decideranno attraverso le delibere dei consigli comunali, però noi stiamo esprimendo un indirizzo, stiamo dicendo loro "E' preferibile che la vostra area, il vostro territorio rimanga unito, poi insieme decidete dove andare".
In questo senso mi pare più opportuno che rimangano dove sono naturalmente in questo momento, cioè nella provincia di Nuoro, poi insieme potranno decidere. Infatti il Comune di Sindia si è già dissociato, per esempio, dai comuni della Planargia; come abbiamo visto il Comune di Sindia si è messo per conto proprio, però noi diciamo "State insieme, decidete insieme dove andare". Nel frattempo mi pare più giusto che rimangano nella provincia di Nuoro. Sarà la fase immediatamente successiva, che è la decisione dei comuni e la decisione delle popolazioni, a decidere in maniera definiva la provincia verso la quale intendono andare.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'emendamento numero 10.
LA ROSA, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masala per illustrare l'emendamento.
MASALA (A.N.). Questo emendamento si giustifica per il fatto che il Comune di Ozieri, con propria deliberazione, ha chiesto di essere trasferito alla provincia della Gallura.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'emendamento numero 12 e dell'emendamento numero 13.
LA ROSA, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Marteddu per illustrare gli emendamenti.
MARTEDDU (Popolari). L'emendamento numero 12 sta insieme all'emendamento numero 13, simul stabunt, simul cadent, nel senso che così com'è l'emendamento numero 12 non sarebbe accoglibile, perché incide in maniera sostanziale nel dispositivo della "4" che indica e prescrive parametri precisi di popolazione per formare nuove province. Intanto c'è stata una svista nell'emendamento numero 12, e chiedo agli uffici di correggerla, perché tra questi comuni naturalmente del Sarcidano è incluso anche Orroli, è stata proprio una svista materiale, quindi pregherei di includerlo.
Per l'emendamento numero 12 vale esattamente lo stesso ragionamento fatto per l'emendamento precedente. Si collega sempre al paragrafo 4 dello schema, laddove si dice che anche per il Sarcidano si esprime l'indirizzo, l'orientamento perché rimanga unito e perché insieme scelga dove andare. Naturalmente mantenendo il Sarcidano in provincia di Nuoro occorre dare la possibilità anche al Medio Campidano di poter diventare provincia, e per diventare provincia occorre recuperare la popolazione mancante.
La proposta che facciamo con l'emendamento numero 13 è che i comuni della Trexenta, che sono comuni che hanno una loro unità conclamata, possano far parte del Medio Campidano.
Debbo aggiungere che per quanto riguarda il Sarcidano, ho raccolto un documento che è stato fatto con iniziativa di Villanovatulo, ma che si è esteso a tutti i comuni del Sarcidano, si sta estendendo, che contiene già circa 500 firme, che chiedono esattamente che la zona rimanga unita, che insieme decidano dove andare e che (loro esprimono questo parere) possibilmente si rimanga con i paesi nella provincia di Nuoro, ma questa è un orientamento successivo. Quello che mi interessa è confermare, collegandomi sempre al paragrafo 4, che l'indirizzo che dobbiamo dare è che i comuni rimangano uniti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Sanna, relatore.
SANNA SALVATORE (Progr. Fed.), relatore. Sull'emendamento numero 4, la Commissione, durante i lavori preliminari, aveva votato a maggioranza per il passaggio da Sassari a Nuoro di questi comuni; si rimette all'aula. Altrettanto dicasi per gli emendamenti 9 e 11.
Per l'emendamento numero 5, devo riferire che a suo tempo la Commissione, con una strettissima maggioranza, aveva respinto questa proposta, ed anche per questo si rimette all'aula.
Per l'emendamento numero 6 la Commissione aveva già, con ampia maggioranza, detto no. Stessa cosa per l'emendamento numero 7, quindi si riconferma. Stessa cosa per l'emendamento numero 10.
Per quanto riguarda gli emendamenti 12 e 13, faccio osservare che vanno votati assieme, perché non può essere che un emendamento passi e l'altro no, perché questo metterebbe in discussione l'intero schema regionale.
Quindi chiedo che per questi due emendamenti, per i quali, peraltro, il parere della Commissione è no, vengano comunque votati assieme.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Sull'emendamento numero 4 la Giunta esprime parere favorevole, perché pare consequenziale sia alla prevalente pronuncia degli enti locali e delle popolazioni, relativamente all'area di gravitazione del Goceano nella Provincia di Sassari, sia all'indagine socioeconomica che è stata effettuata, che esprime elementi inconfutabili di prevalenza delle ragioni di appartenenza alla provincia di Sassari.
Quindi parere favorevole all'emendamento numero 4 ed agli altri che portano lo stesso contenuto.
Sull'emendamento numero 5 la Giunta esprime parere favorevole con la variazione che è stata oralmente introdotta, mi pare di capire nel rispetto della pronuncia che è già intercorsa da parte dell'assemblea degli amministratori locali, che avvia a soluzione un problema... (meglio averne uno in meno di problema da risolvere dopo che trascinarne uno in più, se c'è già questa pronuncia esplicita). Quindi parere favorevole all'emendamento numero 5.
Parere contrario all'emendamento numero 6; vi è anche un elemento di incoerenza, cioè, se si dice che laddove esistono situazioni allo stato non definite, non chiamiamole neppure controverse o radicalmente controverse, si opera perché permanga la opzione su base omogenea di raggruppamenti di comuni per conservare l'unitarietà delle aree o dei territori o delle zone storiche, anche quelle subprovinciali, estrapolare dall'ambito della Planargia il solo comune di Sindia introduce una distonia nel sistema, perché si afferma che si deve operare perché possibilmente nell'insieme i comuni di una stessa area appartengono a questa o quella provincia, rispettando eventualmente la loro opzione se compatibile con i criteri e con i ragionamenti di ordine generale, però qui se ne estrapola uno, il che è una cosa in palese contraddizione con l'affermato principio. Quindi parere contrario all'emendamento numero 6.
Parere contrario, e per le ragioni dette, all'emendamento numero 7, perché permane invariato il ragionamento; se i comuni della Planargia nell'insieme intendessero optare per l'una o l'altra dislocazione territoriale questo lo faranno nel loro insieme e si dovrà operare, perché ciò accada, sia che sia valido lo schema che è stato presentato e che fonda su elementi obiettivi di valutazione, sia eventualmente una permanenza nella collocazione storica, che è delle province che erano prima, non delle province che si vorrebbero fare. Quindi parere contrario all'emendamento numero 7.
Ugualmente parere contrario all'emendamento numero 10: anche qui siamo dentro il criterio della estrapolazione. Se Ozieri fa parte di un'area omogenea, che è il Goceano, ma gli indicatori dicono che dovrebbe gravitare verso provincia di Sassari - e questo contiene lo schema di proposta - allo stato pare preferibile mantenere questa indicazione, quindi si esprime parere contrario.
Gli emendamenti numero12 e 13 - si è detto simul stabunt simul cadent - si tengono insieme. Qui si prefigura una specie di scambio di territori su una base puramente numerica. Si dice: scambiamo il territorio del Sarcidano, che permane con Nuoro, però in quel caso si abbasserebbe il quoziente numerico di popolazione di territorio della istituenda nuova provincia del Campidano, e allora compensiamo l'istituenda nuova provincia del Campidano con la Trexenta. Mi pare un'operazione un po' (non sembri irriverente il riferimento) balcanica. Cioè prendere gruppi di territori così e dire: vanno insieme, trasferiamo questi, però siccome abbassiamo il quoziente ne trasferiamo un altro gruppo. In quei territori si è espressa in modo - secondo me, o secondo quel che appare dagli atti - non del tutto ancora definito, però in modo prevalente, una certa opzione. Secondo me va aiutato quel processo di maturazione, quello che ha indicato la Commissione, e che è prefigurato anche nello schema proposto dalla Giunta, cioè di proseguire l'interlocuzione politica e istituzionale perché questi territori nell'insieme trovino la collocazione più idonea all'interno dei raggruppamenti e delle delimitazioni provinciali. Peraltro, nell'ipotesi che si approvassero tutte e due gli emendamenti e il Sarcidano tornasse alla provincia di Nuoro integralmente, e la Trexenta venisse attribuita integralmente alla provincia del Medio Campidano, allora si accentuerebbe un altro problema che in fase conclusiva poi non potrebbe essere pretermesso, che è quello relativo al fatto che la residua provincia di Cagliari si troverebbe ad avere il Sulcis istituito a provincia ovviamente, il Medio Campidano istituito a provincia, l'area metropolitana di Cagliari e uno scampolo di territorio che sarebbe terra di nessuno. Io questo l'ho rappresentato ed è contenuto nel ragionamento che è nella delibera della Giunta regionale, rimarrebbe un piccolo territorio con una sua omogeneità, che è il Gerrei, più qualche ammennicolo. Non è che perché il Gerrei è piccolo lo disprezziamo o è figlio di nessuno, perché non può essere provincia, non è Medio Campidano, non è Sarcidano, non è area metropolitana, cosa sarebbe? Né potrebbe essere da solo provincia di Cagliari. Allora, nell'ambito di una definizione ordinata è parso che lo schema proposto possa contenere la soluzione di tutte le legittime esigenze prospettate e mantenere anche una qualche consistenza alla parte residua della provincia di Cagliari, anche quando si organizzasse, se lo volesse, l'area metropolitana di Cagliari. Quindi c'è un problema di equilibrio complessivo che allo stato parrebbe non opportuno alterare, perché risolvendo un problema piccolo se ne aprirebbero altri che sono più grandi di quelli che si potrebbero chiudere.
Quindi il parere è contrario all'uno e all'altro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, credo che dobbiamo, in presenza di un'attenzione eccezionale su questo nostro dibattito, dire parole chiare. Io non sono abituato a fare degli show, a dire parole oltre i limiti. Credo che i colleghi lo sappiamo. Vorrei solo dire: è stato fatto un discorso da parte di tutti esaltando la possibilità dei comuni per la prima volta nella storia, non solo di pronunciarsi in questo o in quell'altro senso, ma addirittura di arrivare, una volta che non fossero conseguiti i quattro quinti dei votanti all'interno del consiglio comunale, a un referendum, cioè alla consultazione delle popolazione, che credo sia la cosa più giusta in ultima analisi. Ora, chi dà le chances a chi ha presentato l'emendamento numero 12 e numero 13 di decidere per il Sarcidano, per Isili, Genoni, Nuragus, Nurallao, Laconi, Villanovatulo, Nurri, Escalaplano ed Orroli? Inoltre, per i comuni della Trexenta, Barrali, Gesico, Guamaggiore, Nuraminis, Ortacesus eccetera, è una mistificazione che è avvenuta in questo dibattito, oserei dire un falso da parte di qualcuno.
Faccio un appello perché non solo siano respinti questi emendamenti, non solo perché siano le amministrazioni comunali e le popolazioni, in ultima analisi, a decidere attraverso un referendum, ma perché si compia un atto di giustizia formale. E lo chiedo non alla maggioranza, anzi non solo alla maggioranza, lo chiedo all'intero Consiglio. Lo chiedo a Forza Italia, che si è espressa in questo modo; lo chiedo a quella parte di Alleanza Nazionale che si è espressa in questo modo; lo chiedo anche agli altri. Questo è stato, nel corso della discussione con le riprese televisive, un atteggiamento mistificatorio e falso. Assolutamente falso, perché non sarebbero le popolazioni a pronunziarsi, non sarebbero i comuni, ma la volontà di interessi che non sono confessati.
L'esclusione di questi comuni farebbe cadere i due parametri per la costituzione della provincia del Medio Campidano, sapendo che una parte dei comuni della Trexenta, come nel loro legittimo diritto, sono contrari ad appartenere a questa provincia che verrà istituita in altri tempi e con altre modalità. Siamo ancora alle procedure.
Per questo non solo siamo contrari, ma facciamo un appello al Consiglio, per coerenza, per quella coerenza che avete manifestato in presenza delle televisioni, che andrà in onda stasera, che sarà sentita da decine di migliaia di sardi, se non volete che questa mistificazione non diventi un autentico imbroglio e una volgare menzogna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Gli emendamenti in discussione a me pare rispondano a due logiche diverse. Da un lato ci sono alcuni emendamenti che si sforzano di essere rispettosi della volontà popolare espressa attraverso formali deliberazioni consiliari; dall'altra, invece, contraddicendo questo principio, si cerca di imporre la volontà del Consiglio, di prevaricare con la volontà del Consiglio quella dei comuni. Allora, a me pare che il tanto richiamato paragrafo 4 del progetto, in verità, non imponga che i cosiddetti territori storici debbano essere mantenuti uniti, ma si raccomanda alle amministrazioni comunali di quelle regioni, di quelle realtà, perché facciano di tutto per mantenere l'unità dei territori in quanto possibile. Se questo non sarà possibile vuol dire che ognuno andrà per la propria strada.
E allora, evidentemente, votare favorevolmente gli emendamenti numero 4, 9 e 11 significa fare un'azione di giustizia, perché non è assolutamente possibile che una Commissione, peraltro non rappresentativa, in quanto non proiezione esatta delle forze rappresentate in Consiglio, abbia preso una regione come il Goceano e, prevaricando la volontà non solo dei comuni, ma delle stesse popolazioni che sono in rivolta, venga restituita alla provincia alla quale sono legati soprattutto culturalmente.
Per quanto concerne il comune di Sindia, siccome sono coerente con quello che è stato detto fin dal primo momento in cui si è discusso in Commissione di questa legge, siccome esiste una deliberazione del Consiglio comunale di Sindia, non sono d'accordo con quanto ha detto l'Assessore, ma sarò favorevole a questo emendamento. Ovviamente sono contrario all'emendamento numero 7, perché si riferisce a questa imposizione dell'unità di determinati territori contro la volontà dei territori medesimi. Se questi territori vogliono stare con Oristano che vadano con Oristano, non sarò certo io consigliere comunale a dire che debbo andare contro la volontà di Consigli comunali, perché se così faccio, nient'altro faccio che ritardare enormemente l'iter per l'istituzione delle province, perché si scatenano ovviamente tutti i meccanismi di difesa, cioè indizione di referendum e quant'altro ed ovviamente si allungano e si prolungano i tempi della cosa.
Sulla stessa linea, e su questo chiedo al Consiglio e a tutti coloro che hanno parlato richiamandosi alla volontà dei Consigli, di essere una volta tanto coerenti; assessore Cogodi, Ozieri non fa parte del Goceano, è il capoluogo del monte Acuto, e nel suo progetto due o tre comuni del monte Acuto sono già stati assegnati alla provincia della Gallura, cioè Buddusò e Alà dei Sardi. Quindi l'unità del territorio è stata spezzata già dal progetto. Ozieri chiede di passare alla Gallura e si deve rispettare la volontà popolare. Siccome qui non bisogna fare i furbi, io chiedo fin d'ora per l'emendamento numero 10 il voto per appello nominale. Gli emendamenti numero 12 e 13 dico che cadono insieme perché improponibili. L'Assessore ha ricordato situazioni di cose balcaniche, il riferimento non mi piace dato i tempi che corriamo, però è così, è sostanzialmente un mercanteggiare: siccome io perdo terreno, faccio uno scambio eccetera. La Sicilia viene scambiata con la Sardegna, trattato di non mi ricordo che cosa, dovrei chiedere all'onorevole Bonesu, ma queste sono cose che non stanno né in cielo e né in terra. Come si fa a parlare di Guamaggiore, di Pimentel, di Barrali eccetera. Io stamattina ho detto che voglio essere consigliere regionale dell'intera Sardegna, però naturalmente se mi parlano della Trexenta, siccome sono nato a Guamaggiore, credo di essere legittimato più di qualche altro a conoscere dove vuole stare Guamaggiore. Se Guamaggiore, Selegas, Senorbì, Barrali vogliono stare con Cagliari, non vedo per quale motivo li dobbiamo costringere ad andare con Sanluri o San Gavino, andando contro la volontà popolare. Se la volontà popolare vale per un comune deve valere per tutti quanti. Allora, bisogna essere coerenti, ecco perché sono assolutamente improponibili questi due emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, ritengo che vari emendamenti vadano veramente a scontrarsi con la logica e con la volontà delle popolazioni. E in particolare gli emendamenti 6, 7, 12 e 13, tutti presentati dall'onorevole Marteddu.
Perché, per esempio, l'emendamento numero 7 riguarda comuni che si sono espressi con il Consiglio comunale ed uno di questi comuni è il comune di Bosa, che ha fatto un referendum, l'ho detto in discussione generale (ma evidentemente l'onorevole Marteddu non mi ha ascoltato o non mi ha voluto sentire) che ha dato il 92 per cento per la provincia di Oristano. Quindi la popolazione si è pronunciata e gli altri comuni gravitano su Bosa. Ma dirò di più che il testo che manda la Commissione parla di unità della Planargia, tra i comuni che si vuole impedire passino ad Oristano c'è il Comune di Magomadas. Essendo il collegio elettorale dell'onorevole Marteddu dovrebbe conoscere la situazione, perché venendo da Suni uno trova il cartello "provincia di Oristano " poi entra in provincia di Nuoro per duecento metri e rientra in provincia di Oristano. Ci sono case che hanno la cucina in provincia di Oristano e la camera da letto in provincia di Nuoro. Se questo è il modo per tutelare l'unità della Planargia mi chiedo effettivamente che logica abbia questa questione. Credo che lo stesso disprezzo per la volontà della popolazione a situazione logica, abbia l'emendamento numero 12, perché include tra i comuni che dovrebbero andare alla provincia di Nuoro quelli di Laconi ed Escalaplano. Laconi ha fatto un referendum e ha chiesto Oristano; Escalaplano ha fatto un referendum e ha chiesto Cagliari. Lo schema rispetta questa volontà espressa dalle popolazioni con i referendum. Si è detto in Commissione, e credo sia opportuno ripeterlo in Aula, la provincia del Medio Campidano è una creatura fragile, ogni emendamento che ne cambi la composizione è un attentato alla formazione di quella provincia, saranno le popolazioni che poi decideranno, ma l'adesione o meno di un comune è rilevantissima per il problema se fare la provincia o non farla. Agire noi dall'alto in questo momento mi sembra una mossa profondamente sbagliata e credo che lo schema, se può essere discusso per le altre province, discuterlo per il Medio Campidano vuol dire levare dallo schema la provincia del Medio Campidano. Lo si dica esplicitamente, il Consiglio si pronunci sul punto. Se c'è una proposta di non istituire questa provincia venga alla luce del sole; non si può rimediare con mezzucci come è l'emendamento numero13. La popolazione di questi comuni non ha manifestato, almeno allo stato, la volontà di andare con il Medio Campidano e i comuni e le popolazioni non possono essere trattati come greggi di pecore da spostare da una zona all'altra, da una provincia all'altra, se no anziché fare delimitazioni di provincia, nuovo assetto provinciale, nuova organizzazione del decentramento regionale, stiamo facendo semplicemente un abigeato di comuni trasferendoli forzosamente, in clandestinità, da una provincia all'altra.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghi, io intervengo per gli emendamenti numero 12 e numero 13. Qui si è celebrata stasera negli interventi, quando era presente la televisione, l'esigenza del massimo di democrazia quando sono gli enti locali a decidere la loro sorte. Con gli emendamenti numero 12 e 13 mi pare che noi stiamo capovolgendo la situazione. Il numero 12, ioso con certezza, dove è indicato che il comune di Laconi verrebbe passato alla provincia di Nuoro e non alla provincia di Oristano, so con certezza che il comune di Laconi sta aspettando da anni di passare alla provincia di Oristano. Hanno deliberato chissà da quanto tempo di entrare nella provincia di Oristano. Quindi, evidentemente, questo emendamento non è rispettoso della volontà delle popolazioni comprese nei paesi che vengono elencati negli emendamenti. Non parliamo dell'emendamento numero 13, cari colleghi Marteddu e Balia, io mi chiedo se voi conoscete questi paesi. Se mi autorizzate io passo nei comuni di Barrali, Gesico, Guamaggiore, Nuraminis, Ortacesus, Pimentel, Selegas a dire che voi avete proposto il passaggio di questi comuni alla provincia del Medio Campidano. Chi vi ha autorizzato? Le popolazioni di questi comuni? Io sono convinto di no. Io sono convinto che questo, lo ha detto prima di me l'Assessore Cogodi, lo ha detto l'onorevole Montis, questo è il frutto di un mercanteggiamento, di un calcolo, di numeri e basta. Non rispetto della volontà dei cittadini di questi comuni. Ed allora dove va la democrazia? La Trexenta la volete proprio sempre maltrattare, perché qui ci sono quattro, cinque, sei comuni della Trexenta. Ho detto ripetutamente in quest'Aula che avete sempre ignorato la Trexenta, non avete mai pensato di prendere seriamente in considerazione la possibilità di dare qualche goccia d'acqua per l'irrigazione, adesso volete anche passare questi comuni alla provincia del Medio Campidano. Per chi non lo sapesse Senorbì è a venti minuti di macchina da Cagliari, quindi credo stia molto meglio con la provincia di Cagliari.
Io direi che farebbero bene i presentatori degli emendamenti numero 12 e 13 a ritirarli e non lasciarli neanche perché il Consiglio si esprima.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, guardi io cercherò di essere molto sereno anche di fronte a quei colleghi che con fare abbastanza tronfio e con la presunzione di avere il bottino già in sa bertula sembra che gli abbiamo toccato qualcosa di casa propria, quando mi pare stiano abdicando al ruolo di consiglieri regionali, al ruolo cioè che impone la legge 4, che è quello di avere una visione ampia, regionale dei nuovi assetti delle province, cercando di utilizzare al massimo e di sforzarci di utilizzare al meglio le prerogative che la legge offre al Consiglio regionale e che poi riversa per intero, come è stato spiegato bene, durante il dibattito ai comuni, alle comunità locali.
Il fatto di fuggire di fronte alle proprie responsabilità per la verità non è nuovo, ma credo che soprattutto da alcune forze politiche, lo dicevo durante il dibattito generale, che sono vicine alla fissione dell'atomo e che per captatio benevolentiae hanno il terrore di fare un ragionamento autonomo, responsabile in quest'Aula, ma si aggregano alle cose che si dicono fuori. Io ritengo che su questo il giudizio poi lo daranno gli elettori; e non ho alcuna difficoltà a dire che quando si parla, per esempio nell'emendamento numero 6, certo che c'è una contraddizione. Assessore c'è una contraddizione, perché l'emendamento numero 6 nasce dal rifiuto di capire che la Planargia, nella riflessione che noi abbiamo fatto, negli indirizzi che noi stiamo dando nel paragrafo 4 del documento, cioè di mantenere uniti i territori, questo paragrafo di fatto viene annullato, e la Planargia per intero viene trasferita nella provincia di Oristano, lasciando magari poi qualche paese con la provincia di Sassari, come Montresta, quindi il territorio viene smembrato. E comunque non ci stiamo appropriando di nessuna prerogativa che non ci dia la legge, perché saranno poi i comuni a decidere autonomamente, ma con l'indirizzo che noi stiamo dando e che vorremmo dare cioè che si mantengono uniti, saranno i comuni a decidere dove andare.
Così pure con gli emendamenti 12 e 13. Qui ci sono troppi predicatori fuori luogo e a mio parere anche fuori tempo, che non tengono conto che in Sarcidano le popolazioni si stanno organizzando. Lo so anch'io che Laconi ha deciso da tempo di andare con Oristano e nessuno impedirà che Laconi vada con Oristano, ma nessuno può negare che nel Sarcidano, lo confermava l'Assessore per certi versi, seppure con toni per lui inusitati, molto soft da questo punto di vista, nel Sarcidano c'è un dibattito molto aspro, c'è un dibattito molto attento, le popolazioni si stanno mobilitando perché rifiutano di essere - questo sì, Assessore - balcanizzate, di essere divise in cinque parti. Il Sarcidano viene diviso in cinque parti dalla proposta della Giunta, Assessore. Noi con il paragrafo 4, con l'emendamento che ho presentato, tentiamo di mantenerlo unito, e sarà il Sarcidano integralmente che deciderà dove andare. Perché è vero che Laconi va con Oristano, ma Laconi è ad un tiro di schioppo da Nuragus e da Genoni che invece vanno con il Medio Campidano, poi magari altri paesi che sono a qualche chilometro di distanza vanno con Nuoro, altri ancora vanno con Cagliari. Allora il ragionamento che viene fatto, la riflessione alla quale noi siamo chiamati questa sera, è di fare una riflessione astraendoci un po' dalle questioni generali, e riflettendo sul fatto che non le altre province, perché io sono perfettamente d'accordo che la Gallura, che ha una sua omogeneità culturale di decisioni già assunte, che verranno confermate subito dopo l'approvazione del documento, che la Gallura marcerà rapidamente per diventare nuova provincia, così come farà l'Ogliastra, ma noi dobbiamo concentrare la nostra riflessione su quei territori, su quelle aree che stiamo smembrando, che stiamo dividendo, che non stiamo incoraggiando alla coesione.
Credo che il Consiglio regionale da questo punto di vista, nel respingere gli emendamenti, nel trattare questi argomenti con sufficienza, con truculenza, si assuma una responsabilità gravissima che peserà nei prossimi anni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). Presidente, la ringrazio. Molto brevemente perché condivido le considerazioni che ha svolto il collega Bonesu. Prendo la parola solo per dire che noi non dobbiamo stasera, anche se non stiamo decidendo perché giustamente decideranno le amministrazioni comunali e successivamente anche i cittadini, però anche nella nostra discussione dobbiamo evitare di proporre, anche nel dibattito, l'idea che si possano costituire istituzioni contro i cittadini, contro le volontà delle amministrazioni. E sinceramente un insieme di questi emendamenti danno l'impressione che si voglia proporre la costruzione di istituzioni contro, e invece noi sempre nel dibattito abbiamo detto che occorre avvicinare i cittadini, gli enti locali, alla politica e al governo della cosa pubblica assegnando responsabilità politica e responsabilità amministrativa, senza contrapporli nei territori e senza contrapporli tra di loro. Allora la mia opinione è la presente; tutti i processi che noi proponiamo all'attenzione degli enti locali devono essere lineari e convinti. Devono essere lineari e convinti sia per le comunità che vengono proposte per far parte di nuove province o per passare da una provincia ad un'altra, e sia per le comunità che accoglieranno questi territori. Noi dobbiamo fare in modo che sia un processo che matura nei territori, evitare di introdurre forzature anche di tipo dialettico, perché quando le amministrazioni comunali, unanimemente, si esprimono per chiedere di aderire o non aderire ad una provincia lo fanno perché convinte di rappresentare interessi precisi delle loro popolazioni e noi ci dobbiamo attenere a questo principio e nelle realtà complesse dove le popolazioni si esprimono con risicate maggioranze, e c'è qualche emendamento che richiama quelle popolazioni, è bene che noi serenamente ragioniamo perché a quelle popolazioni sia data la possibilità di fare il referendum. Ecco perché rimango fermo allo schema che ha presentato la Giunta regionale, perché noi dobbiamo far sì che ci sia serenità nelle comunità più difficili. Ed è diverso per la comunità che si appresta a discutere dell'adesione o non adesione ad una provincia, discutere vedendo che è stata accolta la propria proposta. Ci sono zone del malessere in Sardegna che noi conosciamo, e in quelle zone quando il Sindaco, quando l'Amministrazione comunale si fa carico di proporre una soluzione, lo fa non solo perché risponde ad una convergenza di tipo amministrativo, ma perché parla alle coscienze della gente, e noi dobbiamo far esprimere le amministrazioni comunali con serenità, dobbiamo evitare che la Regione venga vista come un ente che si contrappone ai territori. Allora noi dobbiamo dare la serenità, e la serenità la diamo se accogliamo le richieste che i sindaci ci avanzano, che le popolazioni ci avanzano.
Qualche collega mi potrà dire: "Ma se è in contraddizione per quanto riguarda l'emendamento" riferito al monte Acuto. No, non sono in contraddizione. In quella comunità c'è stata un'espressione, lo dico per i colleghi che hanno presentato quell'emendamento. C'è stata una volontà che si è espressa con uno scarto, su quel tema, di 56 voti. Io penso che noi anche su quel tema dobbiamo tornare serenamente a discutere con loro attraverso il referendum.
Pietro, mi riferisco ad Ozieri, sto parlando di Ozieri. Allora, sinceramente, lo dico perché convinto, lì c'è un'amministrazione comunale che avanza la proposta di aderire alla costituenda provincia Olbia - Tempio, siamo in presenza però, sul tema di un pronunciamento recentissimo delle popolazioni, con uno scarto minimo.
Io dico: lasciamo le cose come stanno, per far sì che la provincia nuova, quella di Olbia - Tempio, quando dovesse trovarsi di fronte ad un pronunciamento vero della popolazione, accolga quel territorio a braccia aperte e ci sia un'adesione convinta per chi va e per chi riceve quella popolazione.
Lo dico proprio per confermare, e concludo perché ho detto che volevo essere breve: non costruiamo istituzioni contro, trasmettiamo serenità alle popolazioni e in particolare a quelle che si trovano ad amministrare, a vivere in situazioni difficili, proponiamo, come Consiglio regionale, serenità su questo argomento, sapendo che il responso finale è nelle mani delle amministrazioni comunali e in ultima analisi dei cittadini.
Per questo motivo, lo dico adesso e lo dico al collega Marteddu, che è promotore di diversi emendamenti, io non ne voterò neanche uno, perché rimando allo schema delle province che è stato proposto dalla Giunta regionale e perché ritengo che in questo momento storico, in questo contesto politico, sia più corretto rimanere ancorati ad un lavoro che è stato fatto per evitare di improvvisarne altri che possono creare le tensioni e le situazioni che qui diversi colleghi pacatamente hanno richiamato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Popolari). Questa legge è nata e sta nascendo perché vuole rispettare le volontà delle popolazioni direttamente interessate. E credo che lo spirito che ha animato tutti noi consiglieri regionali sia stato quello. Quello di rispettare le volontà delle popolazioni che, per motivazioni diverse, hanno chiesto di fare scelte diverse.
E` chiaro che le province, così come sono concepite e così come hanno funzionato in questi anni, non hanno funzionato bene. Ci sono stati dei problemi per cui è nata l'esigenza di rivedere anche la nuova configurazione giuridica delle province stesse. Però credo che la nostra volontà sia quella di migliorare la situazione, creando delle zone che siano le più omogenee possibili. E` per questo motivo che sono contro qualsiasi forma e qualsiasi tipo di annessione, che veda provvedimenti fatti contro la volontà delle popolazioni direttamente interessate.
Allora vedo che oggi ci sono delle situazioni che sono chiarissime, e sulle quali credo che il Consiglio regionale non abbia molto da discutere. Per quanto riguarda la situazione della nuova provincia dell'Ogliastra, credo che nessuno possa mettere più in discussione il fatto che questi hanno da tempo fatto una scelta, che c'è una situazione particolare, che si configura con situazioni particolari storiche e culturali, per cui credo sia giusta la loro rivendicazione e credo che nessuno possa mettere in discussione il fatto che loro vogliono costituire una provincia autonoma.
Devo dire anche, mi dispiace per il collega Marteddu, però i comuni della Costera(?) hanno espresso una specifica volontà di rimanere nella provincia di Sassari, hanno tutti quanti manifestato questa volontà, credo che oggi sia difficile pensare che noi con emendamenti o con altre forzature riusciamo comunque a convincere o a costringere dei comuni a far parte di una provincia della quale loro non vogliono far parte. Così come i comuni di Budoni e San Teodoro, io avrei voluto sinceramente che rimassero nella provincia di Nuoro, sono due comuni importanti, però anche questi comuni hanno da tempo manifestato la volontà di andare nella nuova costituenda provincia di Olbia - Tempio, e quindi deve essere anche qui rispettata la loro volontà.
E così, per quanto riguarda certe situazioni della Planargia, mi riferisco al comune di Bosa che ha già un fatto un referendum, ma anche ai comuni vicini, che mi pare abbiano un orientamento preciso. Mentre bisogna dire che per altre zone, per altre situazioni, la scelta non mi sembra altrettanto chiara, perché per quanto riguarda i comuni del Sarcidano e del Mandrolisai non c'è una scelta chiara, i comuni non hanno ancora scelto. Io so che ci sono fortissimi problemi per quanto riguarda la scelta di questi comuni, perché sicuramente la scelta del Medio Campidano non è un scelta che è accettata molto volentieri da questi comuni. Ci sono grossissimi problemi, credo che comunque saranno loro che in questo caso decideranno dove vorranno andare. Però oggi credo che qualsiasi scelta che comunque faccia questo Consiglio regionale, non è una scelta rispettosa della volontà di quelle popolazioni, perché io so che c'è grande fermento, c'è ancora molta indeterminazione per quanto riguarda la volontà di questi comuni. Io - ripeto - sono convinto che qualsiasi scelta che noi oggi andiamo a fare, sicuramente non andrà contro una specifica volontà delle popolazioni direttamente interessate.
Però a me dispiace che anche la Giunta regionale, e comunque anche altri consiglieri hanno dimostrato una certa incoerenza per quanto riguarda l'emendamento numero 6, che riguarda il comune di Sindia. Non si capisce se questo comune ha già deliberato, ha chiesto di rimanere nella provincia di Nuoro, perché mai si continua ad insistere, si vuole comunque spostare, trasferire, così come è scritto negli emendamenti, il comune di Sindia nella provincia di Oristano, quando questi hanno già deliberato, hanno chiesto con forza di rimanere nella provincia di Nuoro.
Io non tollero, non sopporto questo atteggiamento, perché se si è coerenti bisogna essere coerenti sempre, perché la volontà dei comuni deve essere rispettata sempre. Non è che la rispettiamo solo quando si va in una determinata direzione e non quando si va nell'altra direzione. Chiedo veramente che dove ci sono manifestazioni esplicite di volontà per andare nell'una o nell'altra direzione, che questo Consiglio sia rispettoso della volontà di questi comuni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.
LORENZONI (Popolari). Signor Presidente, io credo che si debba fare una piccolissima riflessione. Emergono due fasi del dibattito: una fase a telecamere accese, un dibattito patinato, dove non si evidenziano quelle che sono le reali difficoltà di questo provvedimento; un altro dibattito, invece, molto meno patinato e molto più attento a quelle che sono le problematiche legate al provvedimento che stiamo per prendere, dove vengono evidenziate situazioni di reale disagio che dobbiamo attentamente valutare ed anche comprendere, perché provengono da strati di territorio importanti.
E allora ha ragione in parte l'amico e collega Matteo Marteddu quando dice che la provincia di Nuoro è a rischio di balcanizzazione; è giusto tenere in estrema considerazione l'unità del Sarcidano, così come quella Trexenta e della Planargia, così come non credo debbano essere in discussione le istanze che provengono dalla Gallura, dall'Ogliastra e dal Sulcis. Cose sulle quali io personalmente adesso non mi pronuncio perché mi sono già pronunciato altre volte a favore di queste istanze.
Ma l'esame degli emendamenti ci porta a fare delle considerazioni sicuramente più attente, e quando abbiamo la difficoltà di cui parlavo poc'anzi, ci deve essere, a mio avviso, una bussola che ci guida. E la bussola che ci guida non può essere altro che il rispetto assoluto e rigoroso di quello che è il volere delle popolazioni. Mi riferisco al volere delle popolazioni perché spesso i consigli comunali hanno avuto un atteggiamento contraddittorio. E in questo senso mi riferisco più specificatamente a Ozieri, dove siamo in presenza prima di un pronunciamento pro Sassari e poi di un pronunciamento pro Gallura. E quindi, evidentemente, vi è l'esigenza assoluta che su questo argomento decida un referendum tra la popolazione. A titolo esclusivamente personale posso dire di essere contrario all'aggregazione di Ozieri con la provincia Gallura. In sede di votazione dell'emendamento mi asterrò, proprio perché c'è questa incertezza sul pronunciamento del consiglio comunale, mi asterrò perché è giusto che non sia io a determinare questa scelta, ma che siano le popolazioni interessate mediante referendum. Certo è che alcuni pronunciamenti chiari che sono stati fatti da parte del Goceano devono essere recepiti, e certo è che il pronunciamento del consiglio comunale di Sindia va accolto e non si comprende per quale ragione non debba essere accolto, se la logica che ci guida è quella del rispetto delle istanze locali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Grazie Presidente, spero soltanto che al momento del voto vi sia una presenza sostanziale in aula, anche perché altrimenti rischiamo di rimandare a domani o a chissà quando l'approvazione di questo provvedimento.
Intervengo solo per fare una breve osservazione e anche sottoporre ai colleghi una riflessione, perché oggi noi ci rendiamo conto, e dagli interventi che sono stati fatti emerge con chiarezza, che la legge numero 4 del 2 gennaio 1977 forse è troppo perfetta. Forse è una legge troppo completa, e come tutte le cose che tendono alla perfezione, però ha sottovalutato un aspetto, cioè quello che laddove alcune aree geografiche, alcuni territori o insieme di comuni potessero già avviare l'istituzione della provincia, oggi si trovano penalizzate dai veti che riguardano altri territori. Per essere ancora più chiari ed espliciti, la Gallura, che potrebbe partire subito e che dovrebbe partire subito, io dico al pari delle altre nuove istituende province, oggi è purtroppo chiamata a un dibattito che non riguarda in alcun modo quell'area, al di là della questione terminologica sul nome della provincia, se chiamarla Gallura oppure Olbia-Tempio e al di là della questione dell'appartenenza del comune di Ozieri alla provincia di Olbia-Tempio oppure a quella di Sassari. Ma come ben si vede sono ipotesi, queste, che trovano già soluzione se si tiene conto dei criteri oggettivi che la stessa legge istitutiva delle nuove province impone. E cioè quella di dare assoluta garanzia ed osservanza ai deliberati dei consigli comunali.
Ed allora non vorrei che in questo gioco di veti incrociati realtà territoriali, come appunto la Gallura o l'Ogliastra, che non presenta alcun problema, possano vedere - lo dico chiaramente - anche pregiudicata la possibilità stessa che partano le nuove province proprio per problemi che riguardano l'area del Sulcis-Iglesiente e l'area del Medio Campidano. Purtroppo questo è un limite che non possiamo oggi emendare, perché dobbiamo attenerci scrupolosamente alle previsioni della legge numero 4, ma comunque è un fatto di cui avremmo dovuto sicuramente tenere conto.
Ed allora, oggi, un invito, sulla base dei criteri che già prevede la legge, tenere conto, come è stato richiamato da chi mi ha preceduto, della volontà delle popolazioni interessate, quella che è stata legittimamente espressa attraverso i consigli comunali e tenere conto della omogeneità dei territori, perché non possiamo fare le province a macchia di leopardo. Se si deve tener fede a questi criteri, non possiamo non accedere alla soluzione che veda Ozieri transitare nella istituenda provincia della Gallura, perché così si è espresso il Comune di Ozieri, non possiamo non accedere all'ipotesi che il Comune di Sindia rimanga nella provincia di Nuoro, perché così si è espresso il consiglio comunale, e allora, se problemi ci sono di omogeneità dei comuni interessati, signori, se vale per alcuni deve valere per gli altri. Non possiamo altrimenti ritenere che le regole valgano per alcune realtà e non per altre.
Io penso che se noi manteniamo ferma la direttrice e soprattutto i criteri che la legge stessa impone, se teniamo conto delle volontà popolari quali espresse attraverso i consigli comunali o i deliberati o i referendum, penso che sia molto più agevole per noi concludere fra qualche minuto l'iter di approvazione di questo schema.
Altrimenti significa porre veti incrociati e non vorrei che gli emendamenti numero 12 e 13, che riguardano i comuni del Sarcidano e della Trexenta, che dovrebbero transitare nel Medio Campidano, per i veti incrociati di cui ho parlato, pregiudichino definitivamente proprio l'assetto stesso della istituzione delle nuove province.
Quindi il mio è un invito alla riflessione da parte di noi tutti perché su questa legge, su questo schema, sul quale abbiamo espresso con serenità le nostre posizioni, tutto il lavoro fatto veramente non vada in fumo, perché penso che la giornata odierna sia l'occasione ultima di questa legislatura, direi anche storica, proprio perché andiamo a ridisegnare una nuova ipotesi di divisione territoriale, per quanto riguarda appunto i nuovi enti intermedi. Quindi, su questo, credo che dobbiamo recuperare al senso di responsabilità che ciascuno ha sicuramente il lavoro fatto ed evitare che ne escano penalizzate soprattutto quelle aree, quei territori, come l'Ogliastra, soprattutto, e la Gallura, che non pongono assolutamente problemi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Obino. Ne ha facoltà.
OBINO (Progr. Fed.). Brevemente, signor Presidente. Avevo deciso di non intervenire su questo argomento, lo faccio perché bisogna fare chiarezza su alcune situazioni e su una in particolare mi preme intervenire. Io non condivido alcune cose che sono state dette in questa sede, anche da parte della Giunta regionale, sul fatto che la proposta corrisponda alle precise volontà espresse dalle popolazioni sarde. Credo che la legge che abbiamo approvato, la legge del 2 gennaio 1997 numero 4, legge di procedura, doveva avere una gestione più attenta e più oculata, perché di argomento importante si trattava e si tratta. Di argomento che è necessario sviscerare in tutti i suoi aspetti per arrivare a scelte consapevoli. Ci siamo limitati, lo dico con rammarico, a conferenze di servizi poco partecipate, alla presa d'atto di deliberazioni assunte anche parecchio tempo prima. Questo non lo ascrivo all'allora assessore Manchinu e neanche all'Assessore attuale, credo che sia un problema di cui tutta la maggioranza si doveva far carico, non l'ha fatto, ha fatto un errore.
La proposta contiene alcune situazioni che vanno riviste e che sono esplicitate negli emendamenti e in altri emendamenti che potevano essere presentati e che non sono stati presentati. Si dice: saranno i comuni a scegliere, ma i comuni vanno aiutati nelle loro decisioni. Allora non è possibile che siano fatte le conferenze provinciali e non si siano fatte conferenze preparatorie o non sufficienti conferenze preparatorie di approfondimento per consentire a quelle zone che nello schema oggi sono divise e si presentano smembrate, di assumere decisioni consapevoli. La verità è che una minoranza di comuni si è pronunciata su questi problemi, altri hanno sorvolato, non hanno approfondito i temi. La battaglia è stata combattuta sul piano politico, da parte di tutti, da posizioni di schieramento. Le popolazioni non sono state coinvolte. Si è discusso nei Consigli comunali, non si è discusso con le popolazioni. I nuovi assetti provinciali credo siano un qualcosa che incide sulle scelte e sulle situazioni vere dei nostri territori. Io credo che questa cosa vada recuperata, mi appello alla Giunta comunale per quello che potrà fare, ma mi appello a tutti noi e ai comuni soprattutto perché sappiano recuperare il dibattito che non vi è stato. In particolare per il territorio del monte Acuto quattro comuni, Italo Masala, hanno deciso di passare con la provincia di Olbia, hanno deliberato a suo tempo di andare nella provincia di Olbia, sette non hanno deliberato. Il comune di Ozieri l'ha fatto due mesi fa e poco vale, lo ha fatto a maggioranza dichiarando che andrà a referendum. Quindi che il comune di Ozieri faccia parte nello schema della provincia istituenda Gallura o della provincia di Sassari credo che poco cambi. Credo che comunque in quella realtà, che è una realtà nella quale vivo, il dibattito debba essere fatto tutto. Sedicimila abitanti su trentaseimila hanno deciso di aderire alla provincia Gallura, ventimila non si sono pronunciati o hanno deciso di restare con la provincia di Sassari. Vi è una situazione di disagio vero in quel territorio.
Credo che le forze politiche, che la Giunta regionale debba, in qualche modo, ma credo che lo debbano fare anche i sindaci della Gallura che qui sono presenti, devono aiutare quel territorio a recuperare la sua unità, perché senza unità quel territorio non avrà possibilità di essere rappresentato nella programmazione regionale e di fare progetti per le proprie popolazioni.
Voterò lo schema come è stato proposto, mi asterrò sull'emendamento di Ozieri, perché il mio discorso, la mia posizione mi porta a questa conclusione, però credo che un forte impegno debba essere assunto affinché quel territorio possa recuperare la sua unità e la sua capacità di proposizione. Naturalmente poi la parola, dopo tutti i tentativi che saranno fatti, passerà alle popolazioni e sarà nelle loro mani.
E` conosciuta la mia posizione, credo che interessi poco in questo momento al Consiglio, ma credo che, dalle situazioni che sono state rappresentate per altri territori, il lavoro debba essere ancora lungo, anche per le altre situazioni perché l'appartenenza ad una provincia o ad un'altra, per un territorio che ha caratteristiche omogenee, significa essere smembrati, non avere capacità progettuale. Di questo stiamo parlando! Se vogliamo che avvenga avviata la riforma della Regione, dobbiamo avere nel territorio degli enti capaci di essere soggetto di programmazione per singoli territori omogenei.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr.Fed.). Insieme al mio Gruppo, chiedo la votazione nominale tramite il procedimento elettronico, su tutti gli emendamenti.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del primo gruppo di emendamenti, 4 - 9 e 11, di identico contenuto, riguardanti l'appartenenza dei comuni del Goceano alla provincia di Sassari.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARESU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - CUCCA - MARTEDDU - PIRAS.
Si sono astenuti i consiglieri: BALLERO - SECCI.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 59
Astenuti 2
Maggioranza 30
Favorevoli 55
Contrari 4
Il Consiglio approva.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 5.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - ONIDA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: SECCI - TUNIS Gianfranco.
Si sono astenuti i consiglieri: BALLERO - LA ROSA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 60
Votanti 58
Astenuti 2
Maggioranza 30
Favorevoli 56
Contrari 2
Il Consiglio approva.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 6.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - CASU - CUCCA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIAGU - GIORDO - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MARTEDDU - MASALA - MILIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - TUNIS Marco - USAI Edoardo.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BONESU - BUSONERA - CHERCHI - CONCAS - CUGINI - DEGORTES - FERRARI - FOIS Paolo - GHIRRA - LODDO - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MURGIA - OBINO - PIRAS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - USAI Pietro - VASSALLO.
Si sono astenuti i consiglieri: ARESU - BALLERO - DEIANA - LA ROSA - ONIDA - SECCI.
Voti nulli: MONTIS.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 57
Astenuti 6
Maggioranza 29
Favorevoli 33
Contrari 23
Voti nulli 1
Il Consiglio approva.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 7.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BERRIA - CUCCA - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - MARTEDDU.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CARLONI - CASU - CHERCHI - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DETTORI Bruno - FADDA - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - LADU - LA ROSA - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MASALA - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si sono astenuti i consiglieri: ARESU - BALLERO - CONCAS - MONTIS - SECCI.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 58
Astenuti 5
Maggioranza 30
Favorevoli 7
Contrari 51
Il Consiglio non approva.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 10.
Rispondono sì i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - CASU - DIANA - FLORIS - FRAU - GIORDO - LADU - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - PIRASTU - PITTALIS - TUNIS Marco - USAI Edoardo.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BONESU - BUSONERA - CHERCHI - CUGINI - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FOIS Paolo - GHIRRA - GIAGU - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARTEDDU - OPPIA - PIRAS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - ARESU - BALLERO - CONCAS - CUCCA - DEGORTES - DEIANA - DETTORI Bruno - FANTOLA - FERRARI - LA ROSA - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - SECCI.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 45
Astenuti 19
Maggioranza 23
Favorevoli 21
Contrari 24
Il Consiglio non approva.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico degli emendamenti numero 12 e 13.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BERRIA - BONESU - CUCCA - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - MARTEDDU.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DETTORI Bruno - FADDA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MASALA - MILIA - MONTIS - OBINO - ONIDA - OPPIA - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si sono astenuti i consiglieri: ARESU - BALLERO - MURGIA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 60
Astenuti 3
Maggioranza 31
Favorevoli 7
Contrari 53
Il Consiglio non approva.
Prima di procedere alla votazione finale del documento numero 57, ci sono richieste di dichiarazioni di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. BONESU (P.S.d'Az). Il voto favorevole che è apparso è un mio errore materiale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Ballero per dichiarazione di voto.
BALLERO (F.S.D.-Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Signori del Consiglio, signori della Giunta, faccio questa dichiarazione come consigliere, certamente in una situazione abbastanza particolare perché voglio ricordare che il riassetto generale delle province è un atto sul quale sono particolarmente convinto, avendo presieduto la Commissione che, insieme ad altri colleghi, ha approvato la legge numero 4. Ritengo però (ed è perciò che mi sono astenuto su tutti gli emendamenti) che questo schema che oggi il Consiglio sta per votare, non solo non è negli interessi della Sardegna, non solo non è negli interessi di tutte le popolazioni che apparentemente possono oggi trarne vantaggio, ma è anche - essendo un atto amministrativo - illegittimo per violazione dell'articolo 4, comma 6 che, con riferimento all'area metropolitana di Cagliari, prevedeva obbligatoriamente l'indicazione di due soluzioni alternative.
Nel caso concreto, nessuna di queste due soluzioni è stata formulata; ne è sortito un assetto dello schema provinciale assolutamente inadeguato rispetto alla situazione della provincia di Cagliari, che appare inadeguato anche in altre parti del territorio regionale perché non risponde ai requisiti indicati dall'articolo 2, primo e secondo comma, sui criteri e non tiene conto di quella possibilità che indicava l'articolo 4 per la soluzioni dei problemi dell'assetto provinciale e, di fatto, appare una soluzione che credo venga votata (perché siamo in periodo preelettorale) ma che certamente non potrà non essere riconsiderata radicalmente dal prossimo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà
DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Signor Presidente, questa di oggi può essere definita senz'altro una giornata importante perché il risultato contenuto nel documento numero 57 consente di avviare una prospettiva diversa a tutta la Sardegna e non solo ai territori che oggi possono festeggiare un inizio di vera autonomia.
L'intera Isola sarà coinvolta in una prospettiva di rilancio di una nuova volontà che nasce dai singoli abitanti di quei territori. In un momento storico nel quale la competizione alla sopravvivenza si fa sempre più alta, la divisione dei territori pare in totale controtendenza, tuttavia il diritto alla progettazione del proprio futuro non può essere negato a nessuno, e neanche accettato come graziosa concessione, in presenza (così come ci piace affermare) dei valori di sussidiarietà e di solidarietà di cui tutti un po' ci riempiamo la bocca.
Lo schema è arrivato in Aula preceduto da molte pressioni particolaristiche; le perplessità sono molte, tuttavia ci sono anche certezze, certezze di nuove coesioni. Non credo che i confini amministrativi possono cancellare la storia della gente che abita nei territori che oggi potranno festeggiare questa nuova situazione. Credo si debba sdrammatizzare e si debba sdrammatizzare proprio qui, in quest'Aula, in questo Consiglio, e si debba affermare la volontà di consentire l'autentica autodeterminazione di queste popolazioni senza terrorismo per nessuno, al contrario, ipotizzando ed auspicando che questa nuova stagione, questa nuova ripartizione, consenta a questi territori di contare di più.
Il mio voto di assenso al documento è convinto, ma lo sarà ancora di più quando questo Consiglio, mettendo mano un nuovo Statuto di autonomia e alla riforma della sua amministrazione, troverà il coraggio, concretamente, di decentrare anche le sue funzioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (Progr.Fed.).Signor Presidente, colleghi consiglieri, voglio partire da un'esortazione che mi permetto di rivolgere ai miei colleghi sindaci presenti in quest'Aula, e sono molto numerosi, esortandoli a credere un po' di più in questo atto che abbiamo approvato oggi, o che stiamo per approvare (come giustamente ricorda il collega Montis, con la sua saggezza); crederci di più ed essere più convinti perché nella fase preliminare soltanto il 25 per cento dei comuni si è recato alle consultazioni.
E` chiaro che c'era molta diffidenza, ma dopo l'approvazione dello schema generale, che avverrà tra qualche minuto, credo che adesso i sindaci debbano muoversi con molta determinazione, soprattutto nella direzione di costruire insieme la coesione dei territori, perché questo credo sia il punto più importante.
Credo che oggi dobbiamo riconoscere che questo schema è arrivato in Aula anche grazie alla pressione determinante di un territorio della Sardegna, che è la Gallura. Dico questo non per piaggeria ma perché è il riconoscere l'effettivo ruolo svolto da quel territorio che innanzitutto, al proprio interno, ha saputo trovare forte coesione e, fatto questo, è riuscito a trasmettere anche al Consiglio regionale l'importanza della determinazione e dell'approvazione di questo schema.
Credo che altri territori della Sardegna debbano prendere esempio da questo territorio, così come credo che il ruolo svolto dal Consiglio regionale, di portare avanti lo schema nella sua generalità, abbia consentito oggi di fare in modo che tutto il riassetto regionale avvenga senza trascurare, senza lasciare da parte, per ultimi i territori più deboli e più marginali.
L'ultima considerazione la faccio in relazione al fatto che dissento totalmente da quanto affermato dal collega Ballero; non ho il minimo dubbio che l'atto che stiamo approvando abbia la più piena e totale legittimità, perché quanto previsto dal comma 6 dell'articolo 4 era una possibilità, era una facoltà. Se invece il collega Ballero si riferisce al fatto che altre forme organizzative, come dicevo nella relazione, potevano essere indicate per l'area metropolitana di Cagliari, questo è nella piena facoltà e possibilità che hanno i comuni, in base alla "142", indipendentemente dal riconoscimento che potesse concedere loro il Consiglio regionale.
Per questo motivo, mi dichiaro soddisfatto del lavoro svolto; credo che questo sia soltanto il primo momento di partenza, non il punto di arrivo: Mi auguro che tutti i territori della Sardegna sappiamo muoversi con coesione e determinazione.
Naturalmente voterò a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Volevo dichiarare il voto favorevole, anche se mi pare si fosse già capito dagli interventi dei colleghi del Gruppo di Forza Italia.
L'unico rammarico, l'unica amarezza che rimane è la questione di Ozieri. Ozieri è il comune che ha legittimamente espresso la volontà di far parte della provincia Olbia-Tempio (perché così dovremo abituarci a chiamarla, non più Gallura) e il Consiglio regionale ha vanificato la volontà della popolazione locale. Ritengo che questo sia un fatto gravissimo, al quale il Consiglio non doveva prestarsi, ma su questo, evidentemente, ogni parte politica si assume fino in fondo le proprie responsabilità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che esprimo apprezzamento per la coesione dimostrata dai territori dell'Ogliastra e della Gallura, che hanno maturato in maniera così forte e determinata la volontà di costituirsi in provincia.
Sono convinto che il Consiglio regionale, anche se alcune scelte non le ho condivise, abbia fatto un buon lavoro, quindi rispetto, a differenza di altri, fino in fondo il voto del Consiglio regionale. Mi auguro che le popolazioni interessate, le comunità locali e i consigli comunali sappiamo cogliere il senso del dibattito che c'è stato in Consiglio regionale, cioè sappiano cogliere il senso degli indirizzi che stiamo dando, non solo della collocazione numerica, geografica, dei singoli comuni, ma sappiano cogliere dal dibattito del Consiglio regionale l'indirizzo che stiamo dando affinché regioni storiche della Sardegna che hanno comuni valori, comune cultura, comune speranza di riscatto mantengano nel futuro questa loro unità. Su questa strada mi troveranno sempre disponibile.
Per rispetto al voto del Consiglio regionale, per rispetto al voto della Commissione Autonomia (ai lavori della quale ho partecipato in maniera determinante) voto favorevolmente, pur con queste riserve, allo schema numero 57.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, finalmente siamo arrivati, credo con notevole ritardo, ma almeno in limine mortis di questo Consiglio. Lasciamo un'eredità al prossimo Consiglio e spero che verrà utilizzata meglio di come è stato fatto nell'ultimo anno.
I comuni avranno i loro novanta giorni per pronunciarsi e mi auguro si pronunciano con un voto netto e non si dia luogo a referendum.
Se così fosse, il nuovo Consiglio potrebbe approvare, subito dopo il suo insediamento, la legge che approva il nuovo schema di assetto provinciale. Se ci saranno referendum, chiaramente slitterà e creerà un problema al nuovo Consiglio perché non si saprà se sia il caso di andare a votare per le elezioni provinciali con le vecchie province, oppure non sia più opportuno aspettare i pochi mesi che mancheranno e andare a votare con le nuove province e costituirle, quindi, quanto prima e comunque non più tardi della primavera del 2000.
Anche con i referendum di mezzo, la primavera del 2000 è l'obiettivo raggiungibile se non ci saranno altre perdite di tempo. Per questo, voto a favore, ma auspico che si proceda con la dovuta rapidità che in passato è mancata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi votiamo a favore di questo progetto di legge.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del documento numero 57.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LADU - LA ROSA - LOCCI - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - OPPIA - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Rispondono no i consiglieri: BALLERO - BERRIA.
Si sono astenuti i consiglieri: ARESU - DIANA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 57
Votanti 55
Astenuti 2
Maggioranza 29
Favorevoli 53
Contrari 2
Il Consiglio approva.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (Progr. Fed.). Signor Presidente, sono costretto ad insistere nella richiesta di una risposta precisa in merito alla ripresa della discussione del disegno di legge relativo al Parco del Monte Arci.
In base a quanto affermato stamani dal presidente Selis, la questione dovrebbe essere stata sottoposta alla valutazione della Conferenza dei Capigruppo. Chiedo se ciò è avvenuto e, eventualmente, quale risultato è stato dato.
Approfitto di questo intervento per augurarmi che vengano inserite all'ordine del giorno anche le proposte di legge che riguardano l'istituzione della riserva di Capo Figari e la regolamentazione sui funghi.
Non chiedo che venga autorizzata la ripresa televisiva, ma per una questione di pari opportunità forse sarebbe opportuno.
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo affronterà domani questo problema, perché oggi non è stato possibile.
I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 21 e 24.
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