Seduta n.47 del 24/11/2004 

XLVII SEDUTA

Mercoledì 24 novembre 2004

Presidenza del Presidente Spissu

indi

della Vicepresidente Lombardo

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del Presidente Spissu

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del Vicepresidente Paolo Fadda

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del Presidente Spissu

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della Vicepresidente Lombardo

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del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 23.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 17 novembre 2004 (42), che è approvato.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

MANCA - BIANCU - ADDIS - COCCO - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Paolo - GIAGU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - CUGINI - GIORICO - MATTANA - PIRISI - URAS: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 22 aprile 1987, n. 24 (Norme di semplificazione e snellimento delle procedure e disposizioni varie in materia di lavori pubblici)". (61)

(Pervenuta il 16 novembre 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)

SANNA Alberto - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA - ADDIS - CALLEDDA - CORDA - COCCO - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - BARRACCIU - BRUNO - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS: "Norme per l'approvazione del Piano regionale di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto". (62)

(Pervenuta il 17 novembre 2004 ed assegnata alla quinta Commissione.)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

Interpellanza OPPI - CAPELLI - VARGIU - DIANA - BIANCAREDDU - CAPPAI - RANDAZZO - AMADU - CUCCU Franco Ignazio - ONIDA - MURGIONI - LA SPISA sulla delibera della Giunta regionale riguardante l'istituzione di una Casa di cura e custodia giudiziaria dei malati psichiatrici. (46)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Bene, colleghi, ricordo che è all'ordine del giorno la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato dei progetti di legge in materia di salvaguardia per la pianificazione paesaggistica. Siamo alla fase dell'esame sull'articolo 8 e relativi emendamenti.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I). Grazie Presidente, io intervengo nella discussione sull'articolo 8 e i suoi emendamenti, però credo di dover inizialmente in questa mattinata, che si annuncia lunga, dare voce a quella solitudine che si registra nel centrosinistra. Ieri il Capogruppo dei D.S. ha voluto rimarcare la mia personale solitudine, però leggendo oggi i giornali mi rendo conto che a quella solitudine di molti di noi in quest'Aula si deve aggiungere un ulteriore contributo; almeno per gli atti di questo Consiglio regionale, io ritengo doveroso, così come è stato fatto per tanti sindaci del centrodestra, dare voce anche a tanti sindaci del centrosinistra, che purtroppo non hanno trovato, nei consiglieri regionali dei territori e nei coordinatori regionali dei loro partiti, la voce per portare in quest'Aula buon senso ed attenzione rispetto alle loro esigenze.

Leggo sulla stampa: "Si dice che, se non passa questa legge, Soru saluti e si sciolga il Consiglio regionale. Io dico che è meglio perdere lo scranno in via Roma, ma con la dignità di uomini", non lo dice un sindaco del centrodestra, lo dice il sindaco diessino di Budoni, Gianni Nieddu, che aggiunge: "Questo è l'ultimo colpo di coda contro un provvedimento che ci taglia fuori dallo sviluppo turistico"; lo dice un sindaco del partito di maggioranza relativa che governa uno dei più importanti comuni sulla costa della Sardegna. Il vicesindaco di Budoni dice: "Sono stato a Cagliari, ho visto il clima che si registra tra i consiglieri regionali ed è di totale rassegnazione", ed aggiunge: "Ci voleva sì, una legge, ma con questa c'è il rischio della paralisi".

Ma eravamo solo noi che parlavamo di paralisi o c'era qualcuno nel vostro schieramento che diceva che la paralisi era dietro l'angolo? Lo dicono apertamente un sindaco e un vicesindaco, che aggiungono: "Questa legge cancella diritti acquisiti; le convenzioni sono un contratto tra la pubblica amministrazione e gli imprenditori stipulato davanti ad un notaio e davanti ad un segretario comunale", lo dicono un sindaco e un vicesindaco del centrosinistra!

Ma c'è chi è chiamato a responsabilità non soltanto istituzionali, chi governa i partiti, e c'è Enrico Lecca della segreteria dei Democratici di Sinistra di San Teodoro che dice: "La verità è che questo decreto iniquo bloccherà lo sviluppo", lo dice un segretario cittadino del Partito dei Democratici di Sinistra. E' tutto quello che abbiamo detto in questi giorni che eravamo soli, che eravamo senza il supporto dell'opinione pubblica; i vostri sindaci dicono quello che sta succedendo in quest'Aula, ma c'è di più, un vostro ex collega, che non avete ricandidato, l'onorevole Bachisio Falconi, alla domanda di un giornalista, che gli chiedeva cosa succederà con i vincoli", risponde, finalmente con la libertà, senza bavaglio delle segreterie di partito: "Si aprirà la porta al disastro economico e turistico della Sardegna". Lo sapete chi lo dice? Lo dice l'onorevole Falconi: "Si aprirà la porta al disastro economico e turistico della Sardegna". Si blocca anche la possibilità di migliorare le strutture e di adeguarle alle nuove esigenze del mercato.

Onorevole Pirisi, quando le dicevamo noi, erano tutte falsità, al suo collega Falconi cosa risponde? "Blocca tutto lo sviluppo turistico in Sardegna"; vi dà fastidio che un vostro compagno di partito si sia ribellato alle imposizioni, sue e di Soru; si sono ribellati, si stanno ribellando i suoi dirigenti, i suoi sindaci e i suoi amministratori, e lei è sempre più isolato in una posizione che segue soltanto...

PIRISI (D.S.). E' una cretinata lo stesso! La mancanza del potere le ha dato alla testa! E' ubriaco lei, onorevole Pili!

PILI (F.I.). Io la invito a leggere, perché evidentemente a lei dà fastidio anche leggere le opinioni dei suoi compagni di partito; è assolutamente vergognoso, lo dica ai suoi compagni di partito che sui giornali di oggi dicono che la legge che state approvando è uno scandalo per la Sardegna, è uno scandalo per l'impresa e sicuramente non vi fa onore.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

PILI (F.I.). Lei si occupi del collega Falconi, che forse le darebbe qualche consiglio in più di quello che le sta dando il collega Soru.

PIRISI (D.S.). Meglio di lei.

PILI (F.I.). Stia tranquillo che ce n'è ancora da leggere, quindi avrà ancora modo di interrompermi e di disturbarmi durante il mio intervento, comunque chiedo di recuperare il tempo che ho perso.

Si scambia molto spesso questo Consiglio anche per una segreteria telefonica, per una cabina telefonica, quindi aspetto che anche il Presidente finisca la conversazione.

PRESIDENTE. Lei prosegua, non si preoccupi.

PILI (F.I.). Siccome non c'è nessuno nei banchi della Giunta e il Presidente ha il compito, quando c'è qualcuno che è assente e deve stare nei banchi…

PRESIDENTE. Onorevole Pili...

PILI (F.I). Si legga il Regolamento. Vi vedo nervosi...

PRESIDENTE. Onorevole Pili, le tolgo la parola! Va bene, onorevole Pili, le tolgo la parola, proseguirà la prossima volta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Lei non mi può togliere la parola!

PRESIDENTE. Questo è il modo di fare...

PIRISI (D.S.) E lei non provochi!

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lei svolga il suo intervento, l'Assessore è nei banchi della Giunta! L'Assessore è nei banchi della Giunta! Onorevole Oppi, le dispiace?

(Interruzioni)

PILI (F.I). Stanno interrompendo, lei non ha l'accortezza di richiamare i suoi colleghi e mi toglie anche la parola.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, prosegua il suo intervento, che sia un intervento, io penso...

PILI (F.I). Sì, il mio è un intervento, quello dell'onorevole Pirisi è un disturbo continuo.

PRESIDENTE. Penso io a guidare l'Aula.

(Interruzioni)

Onorevole Pirisi!

PILI (F.I). Io sto dicendo quello che ha scritto un suo compagno di partito.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, possiamo proseguire?

PILI (F.I). Vorrei aggiungere, a proposito di quello che abbiamo richiamato nell'illustrazione di questi emendamenti e dello stesso articolo, quanto dichiarato, sempre sulla stampa, dall'onorevole Falconi: "Ecco, il Presidente della Giunta coglie questo momento delicato di divisione con il partito che non ha la possibilità di contrastare Soru". E' l'unica verità, è l'unica realtà, il partito di maggioranza relativa, per ammissione di un suo esponente, dice che non ha la forza di contrastare ciò che dice Soru, ciò che impone Soru: questa è la realtà, colleghi!

Se, come è vero, ci sono prese di posizione di organizzazioni di categoria, come la Confartigianato che vi dice oggi: "Bloccate finché siete in tempo questa legge", oggi è l'ultimo giorno per decidere se ancora perpetuare questo danno alla Sardegna. Siccome c'è ottusità, siccome non si vuole comprendere quello che succederà, voi andrete avanti senza che nessuno vi possa fermare, spinti, spinti, questo sì, nel burrone di uno sviluppo economico che sarà frenato, dove tutti gli indicatori economici diranno tra qualche mese che, grazie a questo decreto, così chiamato, ma che in realtà è un atto amministrativo, è una delibera della Giunta regionale, saranno davvero nefaste le sorti della Sardegna.

Ebbene, voi volete fondare questo articolo 8 sulla deliberazione della Giunta regionale del 10 agosto 2004, però non avete il coraggio di ammettere che quella delibera, a prescindere da quello che diranno i soggetti chiamati a decidere sulla legittimità, è una delibera che delegittima questo Consiglio regionale, è una delibera totalmente illegittima su almeno quindici capoversi della legge stessa, che mettono davvero in dubbio la legittimità del Governo regionale in materia di pianificazione urbanistica e territoriale; ci dicono che quella delibera non solo, richiamata in questo articolo 8, mette a rischio le coste della Sardegna, ma fondare questa legge su di essa significa dare la possibilità ad alcuni, ben individuati, di fare i propri interessi, di poter chiudere alcune partite che sono aperte, con scambi di società che avevano disponibilità di patrimoni minerari, sottratti alla pubblica comunità, per gestirle in termini privatistici.

Con questa delibera si voleva tentare di mettere davvero rimedio a quegli affari, davvero poco chiari e poco trasparenti degli anni passati, con una catena che vedremo nei prossimi giorni. Ma è una delibera che, se così sarà messa a fondamento di questa legge, persegue l'obiettivo della grande speculazione immobiliare in Sardegna; sarà un dato di fatto, crolleranno totalmente le valutazioni su quelle aree che, dallo zero ai duemila metri, ricadono in questa norma che davvero sarà nefasta per le sorti della Sardegna, di cui l'economia sarda avrà davvero da rimpiangere per una decisione che sicuramente non trova più nessuno d'accordo, nemmeno nel vostro partito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie signor Presidente, Assessore e colleghi del Consiglio, io non ho ancora letto, Presidente, i giornali di oggi, ma non mi stupisce che ci sia appunto questa alzata di scudi da parte di tutte quelle amministrazioni che vedono nella giornata odierna concludersi un iter che li vedrà perdenti e vedrà nei loro territori crearsi una disoccupazione crescente, forte.

La preoccupazione l'abbiamo potuta notare quando sono venuti qui l'altro giorno a Cagliari i sindaci che urlavano praticamente chiedendo che il Consiglio regionale si desse una smossa e cercasse di bloccare il prodotto di Frankenstein, come l'ha appunto ieri appellato il collega Artizzu. Come penso tutti voi, ho sentito il grido e l'attenzione che pone in essere la Confartigianato di Sassari, laddove dice "Il nostro auspicio è che i consiglieri regionali in indirizzo rappresentino con atti visibili e inequivocabili la nostra posizione e che essi, insieme a noi, ribadiscano un "no" secco a una futura legge distruttiva che va contro i sardi e contro gli artigiani".

La Giunta, oggi, deve stare attenta a tutti questi richiami, non è da una parte politica soltanto che si chiede di recedere dall'insana approvazione di questa legge, il grido di dolore, come si dice, è spalmato su quasi tutti i sindaci della Sardegna. I duemila metri sono rappresentati da una corona circolare che ha praticamente toccato i gangli vitali dello sviluppo che tutti gli amministratori cercano di mettere in essere nei loro territori, con questo provvedimento invece si cerca appunto di far recedere, di uccidere una parte importante del territorio. Quando voi togliete dalla Sardegna città, come Sassari, che vedranno inapplicato il loro piano urbanistico comunale, come Alghero, Castelsardo, Valledoria, Santa Teresa, Olbia, ci sarebbe bisogno di un momento di riflessione, io lo avrei senz'altro messo in essere, invece sembra che ormai la macchina si sia messa in moto e che non ci sia meccanico che riesca a bloccare le ruote di questo mostro, così come è stato chiamata.

Molti colleghi che siedono nei banchi della maggioranza conoscono i limiti di questa legge e quello che essa produrrà nel futuro immediato e a lungo termine, perché l'abbiamo detto già dall'inizio del dibattito che questa legge produrrà una Sardegna a due velocità. Io vorrei che si spostasse l'attenzione dagli amministratori ai cittadini, perché chi la subisce non è l'amministratore in prima persona ma sono i cittadini, quindi creeremo cittadini di serie A e cittadini di serie B. Saranno cittadini di serie A quei pochi ricchi che avranno amministratori che, per un verso o per l'altro, sono riusciti ad approvare il loro piano urbanistico comunale, da cui si accrescerà tutto lo sviluppo di quell'area, e cittadini di serie B quelli che avranno purtroppo amministratori i quali, per diversissimi motivi, non riusciranno a portare avanti il loro piano urbanistico comunale per cui praticamente l'economia di quella parte di territorio segnerà il passo.

Ecco, qual è il problema della Sardegna a due velocità. Noi abbiamo un Esecutivo regionale e un Presidente della Regione, quindi un Presidente che dovrebbe avere a cuore il benessere di tutti i cittadini, dal capo di sopra al capo di sotto, da est ad ovest: qui invece no. Tra l'altro, non posso non credere che non sia stato fatto ad arte, che non ci sia un progetto a questo proposito. Noi abbiamo sempre parlato ai nostri concittadini, nei territori che noi rappresentiamo, dico che è la maggior parte del territorio perché, se dovessero mettersi a parlare, e parlerebbero senz'altro, anche altri amministratori locali che sono di quella parte della sinistra, sono convinto che la maggior parte delle amministrazioni locali della Sardegna non vede di buon occhio questo risultato e questa legge.

Dico io, abbiamo sempre detto che perseverare nell'errore è da stolti, però in questa occasione veramente l'Esecutivo si sta dimostrando tale e non solo, io sono convinto che la maggioranza avrebbe voluto porre un freno, ma non è in grado di governare il mostro che sta venendo fuori. E se dovessimo entrare nel merito del progetto che è stato posto, io avrei qualche cosa da dire circa le aree da sottoporre a misure di salvaguardia; entrando nello specifico, ormai i problemi generali li abbiamo discussi, è questa parte dell'articolo che vorremmo portare a discutere, mi rendo conto che tutte queste aree da sottoporre a misure di salvaguardia sono esse già tipizzate e come tali in qualunque strumentazione urbanistica vigente a livello locale, comunale o provinciale, allora mi chiedo che bisogno c'è di un decreto del Presidente della Giunta regionale, che è la dichiarazione di salvaguardia. Se già contenute nei piani urbanistici comunali, o nei piani particolareggiati, la Regione in quel caso ha dato un parere di legittimità, quindi quelle zone, quelle aree sono già classificate sia a livello locale che a livello regionale. Viceversa mi chiedo, se quel decreto dovesse guardare aree non classificate come aree nei piani urbanistici locali o, dalla Regione, classificate aree di salvaguardia, il piano urbanistico comunale vigente in quel comune, e per vigente si intende dichiarato tale dalla Regione perde la vigenza o decade?

Per quanto invece concerne l'articolo che oggi stiamo prendendo in esame, l'articolo 8, Assessore, mi chiedo che cosa succede se oggi uno dei comuni indicati nel primo comma avesse la necessità di modificare il piano urbanistico comunale approvato prima dell'infausto 10 agosto del 2004 e, se non è possibile apportare modifiche, si sta cancellando di fatto l'istituto della variante con buona pace del principio urbanistico del piano cosiddetto aperto e flessibile in funzione della modificazione delle esigenze dei cittadini e della situazione del contesto del piano. L'immodificabilità dei piani, con la negazione della possibilità di predisporre varianti, appare oltretutto illegittima; viceversa, se quel decreto dovesse riguardare aree non classificate come aree nei piani urbanistici locali, sarà molto difficile che i comuni che hanno già adottato il piano urbanistico comunale possano (perché è richiesto anche in quest'altro comma e la preoccupazione è molto forte, è stata presentata anche dal sindaco di Castelsardo) redigere in sei mesi gli studi di compatibilità ambientale, non pensa? E' una domanda a cui bisogna dare delle risposte, perché ci sono degli amministratori locali che si trovano in questa particolare esigenza e vorrebbero, da parte della Regione, sia in modo informale o formale, avere delle risposte. Invece tutto tace, si sta aspettando solo che questa lunga giornata trascorra per dare quel colpo di scure che praticamente riceveranno i nostri amministratori con le conseguenze che abbiamo già dette, non siamo delle cassandre, la gente vedrà quale sarà il risultato...

PRESIDENTE. Onorevole Moro, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif.Sardi). Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che avremo modo, in questa giornata, l'ultima di discussione sulla legge delle coste, di ribadire, di sottolineare ancora quali sono i motivi per cui siamo rimasti in Aula per un mese e durante il quale ci siamo battuti contro lo spirito di questa legge. Però penso che sia comunque il caso di fermarci un attimo su questo articolo 8, è un articolo sul quale è necessario che l'Aula non sia sorda negli scambi, in quanto esso contiene comunque ancora delle norme importanti per la definizione del contesto della legge, soprattutto all'articolo 8 risultano appoggiati una serie di emendamenti che rappresentavano argomenti spinosi che, nella discussione precedente, noi abbiamo voluto per un attimo disinnescare e spostare di qualche giorno per garantire una maggior riflessione di tutta l'Aula sui temi in trattazione. Credo che sia quindi importante che, arrivati finalmente al nodo, o arrivati a qualcuno dei nodi che abbiamo ritenuto di dover posporre nel tempo, noi riflettiamo, perché sulla base delle riflessioni verrà tradotto in legge il comportamento dell'Aula.

La prima delle riflessioni che mi sento di fare riguarda il corpo dell'articolo 8, il primo comma, laddove sanando la situazione dei comuni che hanno dei piani urbanistici già approvati, si inserisce tassativamente che la validità di questi piani, l'efficacia in termini attuativi, l'esecutività, resta soltanto qualora i piani non siano successivamente modificati. Insomma, ragionevolezza vuole che questa dizione possa andare bene per una moratoria di 60 giorni, di 90 giorni, di 45 giorni, ma se la moratoria è di 12 mesi o 18 mesi sarebbe il caso quanto meno di specificare che cosa significa che i piani non siano successivamente modificati, nel senso che noi sappiamo che le varianti al piano regolatore possono essere varianti di sostanza e quindi comportare uno stravolgimento completo del piano stesso.

Allora siamo perfettamente d'intesa che probabilmente quel piano diventa un piano fuori legge rispetto a questa normativa, ma se le variazioni necessarie, sono quelle minime che sono consentite comunque e sono obbligatorie per uno strumento urbanistico, che non è la fotografia per 18 mesi di quello che sta succedendo, ma è ovviamente una ripresa dinamica, cioè è un insieme di fotogrammi che vengono scattati sullo stesso obiettivo, non una fotostatica che rimane tale, cristallizzata in se stessa ed assolutamente incapace di essere modificata. Quindi se noi non vogliamo fare un regalo in negativo a quei comuni che hanno il piano urbanistico approvato e che voi avete ritenuto di premiare per il fatto che avessero comunque ottemperato in tempi più rapidi possibili a quelli che erano i loro compiti istituzionali, insomma bisogna comunque inserire all'interno del primo comma dell'articolo 8 un dispositivo che consenta di effettuare quelle variazioni minime, modeste, dei piani urbanistici che consentono al piano urbanistico di non essere una sorta di camicia di forza che ingabbia lo sviluppo del comune, ma un qualche cosa che sia adeguabile ad esigenze di minimo cambiamento che si possono realizzare.

Ecco, poi vogliamo ragionare un attimo con voi, sperando di trovare orecchie attente e cervelli svegli, sugli emendamenti che su questo articolo 8 sono rimasti sospesi, e cioè gli emendamenti numero 1891 (che sostituisce e peggiora il 1890), il 1889 (che è la mitica riformulazione del quarto comma dell'emendamento numero 13) e la riformulazione del terzo comma dell'emendamento numero 1887. Signori, su questi argomenti, che sono di sostanza, io credo che si giocherà in buona parte la credibilità di questo Consiglio regionale, almeno nelle ultime fasi di approvazione della legge, perché sono argomenti, e voi lo sapete benissimo, che non sono incidentali in questa legge, ma anzi rappresentano di questa legge una parte assolutamente importante. Uno di questi riguarda l'eolico, un altro la programmazione negoziata, ancora un altro di questi riguarda invece la possibilità di lasciare tutto alla Giunta, con un emendamento che potremmo chiamare, per intenderci, emendamento "Re Sole", cioè l'emendamento in cui la legge non esiste più perché comunque è rappresentata e garantita da chi gestisce e da chi amministra le cose.

Allora tutti e tre gli emendamenti in realtà contengono lo stesso principio, cioè che non esiste più la certezza del diritto, nel senso che chi, dopo aver fatto una scelta possibile sull'eolico, si è provveduto di tutte le autorizzazioni di legge che gli potessero consentire - compresa la valutazione di impatto ambientale - di iniziare l'attività degli impianti, non può più farlo perché improvvisamente esiste una norma nuova che blocca chi ha tutte le autorizzazioni in regola;cioè non è che va a ragionare su ciò che è precedente, no, blocca chi ha le autorizzazioni in regola. Allora io vorrei chiedere ai colleghi ambientalisti della sinistra, a quelli che per anni ci hanno spiegato che le energie alternative avrebbero qualificato la produzione energetica della Sardegna, a quelli che conoscono - come la conosco io - la situazione degli abitanti di Paringianu (che quando sentono parlare di inquinamento visivo, io credo che sorridano), e di quelli di Sarroch (che hanno oggi una delle più elevate incidenze di tumori d'Italia e credo che, di fronte ai ragionamenti sull'inquinamento visivo, sorridano),se a Paringianu o a Sarroch le pale possono girare, almeno le pale, oppure se non c'è vento in quei siti, anche se quelli sono comunque dei siti esclusi e in quei casi è meglio che l'eolico non funzioni. Quindi l'eolico è un problema di sostanza, ma è anche un problema di forma, perché laddove esistono delle autorizzazioni e delle concessioni rilasciate con tutti i crismi di legge è assai difficile sostenere la vostra tesi che, da oggi, non esiste più nessuna certezza di diritto.

Non esiste più, e l'abbiamo detto nei giorni precedenti, la certezza di diritto per tutti coloro i quali hanno lottizzazioni convenzionate ed approvate, a meno che non abbiano tracciato il famoso reticolo stradale e via dicendo, fatto estremamente grave e preoccupante. Voi avete cercato nel vostro emendamento di recuperare la programmazione negoziata del pubblico, beh, non capiamo perché le opere private siano escluse, nel senso che esistono due diritti diversi, un diritto amministrativo che riguarda le opere pubbliche e un diritto amministrativo che riguarda le opere private. Non comprendiamo quale sia la ratio!

Anche se poi la cosa più inquietante, presente sia nell'emendamento della programmazione negoziata cosiddetto, ma soprattutto presente nella riformulazione dell'articolo 5, cioè nell'emendamento numero 1891, è che il messaggio che voi ritenete di far passare in questa legge è che comunque esiste un'autorità sovra ordinata rispetto alle leggi; è un messaggio inaccettabile, nel senso che, è scritto nell'emendamento numero 1891 che sostituisce e peggiora il 1890 che avevate presentato e avete ritirato, la Giunta dice che, fatte tutte le regole, fatte tutte le norme, esiste un'autorità che è sovra ordinata alle regole, è sovra ordinata alle norme e questa autorità fa quello che vuole, perché è un'autorità che non ha rispetto delle leggi, perché è un'autorità che non ha rispetto del Consiglio, perché è un'autorità che non è sottoposta a nessun controllo di legittimità ed è l'autorità che decide, una volta che le regole certe ci sono, che si può andare oltre le regole certe. Allora, colleghi, io vorrei vedere, in piedi o seduti, tutti quelli che nella sinistra si sentono garantisti, che si alzino e mi dicano dove è la garanzia della certezza del diritto contenuta nell'emendamento numero 1891.

Colleghi, io mi aspetto che la Giunta ritiri l'emendamento numero 1891 e che lo ritiri su vostra indicazione, non perché noi stiamo sostenendo che è necessario il ritiro, ma perché siete voi che vi ricordate di essere dei garantisti, esattamente come lo siamo noi, e che, comprendendo questo, invitate la vostra Giunta a non creare in questa legge un obbrobrio della certezza del diritto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Grazie Presidente. Io apprezzo molto, lo dico sinceramente, la passione politica quando si discute di fatti importanti, se è accompagnata però dalla freddezza legislativa, perché diversamente si rischia di dare ragione ad un grande della storia del secolo scorso quando diceva che l'estremismo era una malattia infantile del comunismo e poi, un po' più avanti, sosteneva che alla fine gli estremismi si incontrano. Siccome mi pare che gli estremismi si stanno incontrando, io eviterei di dare vita all'estremismo di centro adesso, perché anche questo rischia di essere una malattia infantile.

Allora passione politica e freddezza legislativa, questo è il punto dell'articolo 8, avendo chiaro che ci sono in ballo interessi riferiti alla collettività sarda di oggi e di domani e che noi dobbiamo fare un testo di legge che risponda alle aspettative dei più, aggiungo che risponda anche alle aspettative degli imprenditori che legittimamente rivendicano di fare gli investimenti. Io sono convinto che, tra di noi, la stragrande maggioranza dei colleghi di questo Consiglio regionale non vuole sostenere la tesi che chi non ha presentato il progetto, chi non ha avuto la Via, chi non ha avuto la Via perché vuole costruire in zone umide, non può ottenere un'attenzione legislativa; io sono convinto che, tra di noi, la stragrande maggioranza sostiene una tesi giusta, quando sostiene la tesi che a chi ha il diritto - caro Vargiu, sono d'accordo con te - deve essergli riconosciuto. Allora passione politica e freddezza legislativa per evitare che gli estremismi si incontrino, se dobbiamo citare sindaci, amici e compagni lo possiamo fare tutti, ma io non penso che stamattina noi dobbiamo portare in discussione le 900 osservazioni che la giunta edilizia ha approvato in quattro ore e mezza; non serve a nulla se noi carichiamo di elementi estranei la discussione che oggi stiamo facendo. Ci sono opinioni importanti che si esprimono, ma l'opinione più importante sulla legge la esprimiamo noi oggi.

Io non voglio sollevare polemiche, ma voglio avere chiaro che, per esempio, se l'Ufficio tecnico del comune di Olbia esprime un parere negativo sul PUC di Olbia, di esso bisogna tenerne conto, invece non se ne tiene conto e non se ne è tenuto conto. Ma che faccio stamattina, apro una discussione sul Comune di Olbia? O invece, così come dobbiamo fare, non è più giusto, come diceva adesso il collega Vargiu, e io sono d'accordo, trovare un momento di convergenza per fare in modo che quanto abbiamo fatto sin qui, e in particolare quanto abbiamo detto nell'articolo 4 della legge che stiamo discutendo, articolo 4 approvato, sia effettivamente corrispondente alle aspettative? Perché con quell'articolo, lo dico per tutti noi, la stragrande maggioranza dei progetti della programmazione negoziata è stata accolta nello spirito e nella sostanza, collega Capelli, perché come vi siete informati voi, ci siamo informati anche noi e siamo sicuri di quello che stiamo dicendo, ma non si può tentare di forzare la mano per far passare un'idea di una legislazione o di un provvedimento di legge che premi chi non ha neanche presentato il progetto, collega Moro! Ma come possiamo dire che noi stiamo danneggiando chi non ha presentato il progetto? Perché lo dobbiamo dire? Ma perché dobbiamo fare passare l'idea che stiamo facendo una legge per danneggiare chi? Ma se lei e io non abbiamo presentato il progetto, di che cosa stiamo parlando? Di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di una cosa che non è in discussione.

Allora io penso che passione politica e freddezza legislativa ci devono guidare nel fare un provvedimento che sia corrispondente alle cose che facciamo. Adesso la discussione è per una parte di territorio, ma, badate, io sono perché, come hanno detto anche gli amministratori, chi ha il diritto ottenga la risposta giusta e chi ha maturato il diritto non venga danneggiato e nell'articolo 4 la stragrande maggioranza di questi diritti è stata salvaguardata. Certo, c'è una parte, ma non è un diritto, è una speranza, che non rientra, può non rientrare, ma mica perché noi stiamo assumendo un provvedimento perché non c'è la domanda per ottenere il diritto, non c'è la domanda! E in qualche caso c'è anche una Via non positiva. Non si può pensare di forzare il provvedimento. Allora, freddezza legislativa dice che noi dobbiamo ragionare, collega Vargiu, d'accordo, in modo tale che evitiamo di produrre un provvedimento che, invece di dare la certezza del diritto, premia chi diritto non ha. Siamo d'accordo su questo? Ecco, se siamo d'accordo su questo, cioè che non bisogna premiare chi non ha il diritto, che non bisogna fare in modo che passi un'altra idea, allora penso che si possano trovare punti d'incontro, così come lei diceva adesso.

Eolico. Abbiamo parlato tanto di energia alternativa, ma, collega Vargiu, evitiamo l'estremismo di centro. Se le pale invece di essere impiantate nel crinale, vengono impiantate a valle e non danneggiano, io penso che lei sarà d'accordo con me, scegliamo un sito per produrlo dove non si danneggi. Siamo d'accordo. Ecco, siccome buona parte della programmazione di questo intervento è stato realizzato senza una normativa regionale, senza la Via, buona parte di quelle indicazioni sono state collocate in modo sbagliato. Ma perché noi dobbiamo fare in modo che si prosegua nell'errore e non si introduca invece un elemento di correttezza?

Dal paese originario del collega Moro si vedono le pale del paese di Bortigiadas e anche in parte quelle del comune di Aggius, sapendo che quello è un territorio ventoso, bastava spostarle un attimo, avremmo prodotto l'energia e non avremmo danneggiato il territorio. Ma chi è contrario a questa ipotesi? Lei no, io no, nessuno di noi! Allora io penso che introdurre una norma che aggiusti queste cose è freddezza legislativa e non passione polemica, seppure ognuno poi mette del suo quando discute, quando ragiona.

Concludo, guardate, evitiamo di fare tra di noi una rissa, perché tra di noi c'è largamente in questo Consiglio gente di buonsenso, gente di buonsenso che si offende se le si dice di essere cementificatore e allo stesso modo se le dice di essere speculatore, gente di buonsenso che mette avanti l'interesse collettivo. Continuiamo nella nostra discussione, mettendo avanti l'interesse collettivo, senza farci trascinare in una polemica che, ai fini della legge, non produrrà molto, magari qualche titolo di giornale, però io preferirei poter tornare a discutere di questi argomenti - per dire - tra qualche anno, quando ci incontreremo nelle panchine di Piazza Italia, beh, sì, è vero ci siamo divisi, però alla fine abbiamo prodotto un provvedimento che ha salvaguardato l'insieme del ragionamento che era in discussione, lo sviluppo economico e l'ambiente, e non sono passate idee che non coincidevano con l'indicazione del legislatore.

Mi pare che, per un momento, questa mattina si volesse dare, spero di essermi sbagliato, l'indicazione che deve passare l'idea di chi non ha il diritto. Deve passare l'idea di chi ha il diritto, perché noi siamo tutti espressione di diritti che vogliono essere affermati e il centrosinistra vuole affermare i diritti, consapevole di quello che sta facendo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Vorrei riprendere quanto sostenuto dal collega Cugini, nel suo comunque appassionante intervento, con la dovuta freddezza politica. Certo, noi tutti vogliamo salvaguardare chi ha i diritti, ma vogliamo salvaguardare i diritti di tutti quanti e anche le aspettative e le possibilità uguali per tutti. Qui non è "chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato"; ci vogliono pari opportunità per tutti e perciò non va salvaguardata solo una parte, e quando vi incontrerete in quella panchina di Piazza Italia a Sassari, noi vorremmo che, se si incontrerà con qualche collega del centrodestra, il nostro collega del centrodestra possa dire: "Avete fatto" non "Abbiamo fatto. Non ci sono punti di convergenza. Gli emendamenti in discussione dimostrano che non ci sono punti di convergenza e non vogliamo avere punti di convergenza, ma vogliamo regalare alla storia la vostra totale responsabilità su questa legge.

Nel bene o nel male, saranno i mesi prossimi, gli anni prossimi, a dire se avevate ragione, che questa responsabilità sia a vostro totale carico. Se siete così sicuri che bisogna andare avanti, fate pure! Non avete sicuramente bisogno di noi. Perciò non c'è la necessità di trovare punti di convergenza su questa legge, su questi emendamenti, gli stessi emendamenti, come il "1885", comunque il comma 4 dell'emendamento numero 13, non è quanto ci aspettavamo e non salva la programmazione negoziata, così come non è vero che non possiamo stare ad ascoltare gli elementi estranei al Consiglio, perché il Consiglio ha il dovere, diritto-dovere, di ascoltare i rappresentanti degli enti locali, di ascoltare gli imprenditori, di ascoltare i cittadini e, sulla base dell'ascolto, quell'espressione che a voi non va giù, "concertare".

Mi scusi, onorevole Cugini, ma su questo dissento veramente, perché non bisogna ascoltare o leggere i giornali e andare a prendere da questi ultimi le opinioni dei cittadini, alcuni molto qualificati per il loro passato politico e per il loro presente imprenditoriale, molto qualificati amministratori comunali, io non sto lì a distinguere sindaci di centrodestra o di centrosinistra, il mio concetto di sindaco, così come lo era quello di presidente, era di sindaco di tutti i cittadini, presidente di tutti i cittadini, se vogliamo legiferare in un modo corretto, io ho l'obbligo di farlo secondo le aspettative di tutti i cittadini, non solo della mia parte politica.

Noi vi abbiamo proposto all'inizio della discussione qui in quest'Aula un patto di buona amministrazione; è quello di cui ha bisogno la Sardegna, non ha bisogno dei nostri litigi. Possiamo fermarci, per cinque anni fermiamoci, programmiamo degli interventi amministrativi che vadano a vantaggio dei cittadini, del popolo sardo e su questo possiamo ragionare tutti insieme sicuramente, perché in quest'Aula sono convinto prevale il buonsenso, prevale gente di buonsenso, è pieno di buonsenso questo Consiglio, di quasi tutti. C'è solo una piccola variante, cito quanto diceva, vado a memoria, l'amico Falconi: "C'è una variante in tutto questo, c'è Soru!" Lo dice lui. Un'interpretazione del ruolo, del presidenzialismo, della democrazia sbagliata, che non è quello che volevano i legislatori della legge elettorale, che non voleva nessuno di noi nel momento in cui quella legge elettorale è stata discussa con le proposte di modifica di quella legge elettorale. Questa è la variabile, questo è quello che sta rendendo questo Consiglio inefficiente, inefficace soprattutto, più che inefficiente, che non ha più diritto di parola, di esprimersi, di confronto.

Allora concordo con quanto dice il Presidente del Consorzio Sandalia: "Andiamo pure a casa", con dignità, se qualcuno pur di non accettare il confronto ci dice: "Vi mando tutti a casa". Sono pronto a sottoscrivere insieme a tutti voi, non da solo, che possiamo anche andarcene a casa, perché abbiamo l'obbligo di sentire i cittadini, gli amministratori e gli imprenditori, tutti, e poi legiferare, ma non essere un Consiglio sotto ricatto. Sgombriamo il campo da questo e allora possiamo riprendere a discutere e a parlare. Convinceteci che così non è, dateci delle prove tangibili che così non è!

C'è un altro modo per bloccare questa legge. Il collega Vargiu diceva: "Abbiate il coraggio", o meglio il buonsenso che ricordava il collega Cugini, "di ritirare questi emendamenti". Bene, io dico: "Non basta, abbiate il buon senso di ritirare questa legge". La dovete ritirare, perché? Perché sono convinto anch'io come lei, onorevole Cugini, che seguendo il buonsenso in quest'Aula, una strettissima minoranza è d'accordo con i principi di questa legge. Poi si possono difendere a spada tratta pubblicamente, si può dire tutto quello che si vuole, si può parlare dei lavoratori, delle classi deboli, di tutto quello che si vuole, ma nella logica non potete essere d'accordo nel merito con i principi espressi in questa legge, con il metodo e con il percorso che questa legge ha fatto, scavalcando il Consiglio regionale, scavalcando i diritti di ogni consigliere, votando per un'interpretazione regolamentare che va contro i principi fondanti dei vostri partiti, il diritto a esprimere ognuno la propria opinione. Siete arrivati, durante il percorso, a calpestare i più elementari diritti del consigliere regionale in quest'Aula e i diritti del popolo sardo. Quel popolo che è l'unico che può bloccare il percorso di questa legge. Ci stiamo provando noi, ci hanno provato i sindaci, gli imprenditori e i sindacati, ci deve provare la gente!

Certo che questo messaggio non arriverà fuori, perché state arrivando a controllare anche i messaggi che partono da quest'Aula, in maniera scientifica, con la forza del potere economico, con la forza del denaro che sta prevalendo sulla forza delle idee. Perciò certo che non passeranno messaggi di questo genere, in cui si invita la gente a dire la sua. Questo è l'invito! La gente deve poter dire la sua. Noi dobbiamo decidere assumendoci le responsabilità. Non parlo né di referendum, né di sollevazione popolare, dico solo che vorrei sentire cosa la gente ha da dire su questo disegno di legge. Probabilmente non ne conosce gli effetti e non li conoscerà prima di qualche mese, forse di qualche anno.

Si parla, in questa legge di prospettiva per il nostro turismo, ma si parla soltanto degli imprenditori turistici e alberghieri, si parla delle strutture alberghiere e si va contro le seconde case; quando parleremo di turismo, affronteremo anche questo problema, sempre che in quest'Aula sia possibile parlare anche di turismo e non solo di urbanistica. Allora, il turismo delle seconde case, deprecabile per certi versi, ha fatto sì che si costituissero delle società di gestione delle seconde case, creando posti di lavoro per artigiani, per imprese di pulizia, per servizi alberghieri, formando società solide che possono inserire nel mercato del turismo, quindi anche nel mercato fiscale, le seconde case. Perché non ragioniamo su questo, invece di condannare subito tutto e tutti? Ma il ragionamento non è possibile perché c'è un'unica indicazione, un unico volere! Allora sull'unica indicazione, sull'unico volere non ci può essere nessun tipo di convergenza; ci può essere freddezza amministrativa, ci può essere passione politica, ma c'è soprattutto la volontà della difesa democratica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio, colleghi consiglieri, è mia intenzione parlare unicamente, mosso dalla fastidiosa insistenza con la quale i colleghi della opposizione ritengono che da questa parte ci sia una combriccola di ferrei oppositori dello sviluppo della Sardegna, del problema della programmazione negoziata e degli effetti che questa legge provoca, perché abbiamo sentito, da un mese, un mese e mezzo a questa parte, molte imprecisioni. E' un tema questo che, nel suo punto di caduta, entusiasma, abbatte, deprime, però, badate, è anche fatto di qualche noioso riferimento a norme, discipline che, se non si conoscono e non si capiscono, rendono tutto più difficile, anche il sereno dibattito tra di noi. Chi le conosce, vota questa legge e questo articolo 8 con la serenità che non si sta facendo nulla di quello che voi avete paventato. Perché, vedete, pur senza citare le fonti di chi è andato nei giorni scorsi a dire, nelle assemblee pubbliche, sulla stampa, eccetera, che ci sarebbe stato un blocco di investimenti pari a 2,5 o 3 miliardi di euro in Sardegna, che poi sarebbero diventati 3 e mezzo, 4, 4 e mezzo, o 5, mi sembrava di vedere "Miracolo a Milano", quella bellissima scena dove l'ultimo arrivava e diceva "più uno" e vinceva lui, a chi la gridava più grossa.

Bene, a questi colleghi, a questi operatori, vorrei ricordare che, parliamo di programmazione negoziata e quindi stiamo parlando di interventi agevolati nel turismo, nell'anno in cui c'è stato il massimo della spinta della fase positiva dell'economia nazionale e il massimo di interventi, di offerta, di agevolazioni (era l'ultimo anno del Governo di centrosinistra) il totale degli investimenti, delle domande presentate in tutta Italia, dal Trentino alla Sicilia, da noi alla Calabria era di circa 2 miliardi e 174 milioni di euro, in tutta Italia e che, per quanto riguarda la Sardegna, avevamo - cito il dato ufficiale degli uffici dell'onorevole Marzano, Ministro delle Attività Produttive - 217 domande presentate per un totale di 211 milioni di euro, approvate 47 per 41 milioni di euro.

Ma, allora, forse la programmazione negoziata cui facciamo riferimento sta fuori da questi numeri, forse nei PIT, ma io ricordo che i PIT gestiti dalla scorsa Giunta hanno superato certamente un record, quello di non vedere progetti integrati territoriali tra opere pubbliche e opere private, nessuna opera privata finanziata, perché avevano fatto male le regole. La legge di settore, che doveva in qualche modo agevolare il turismo, la legge 9, non era stata notificata all'Unione Europea e quindi non era stato possibile utilizzarla, avete fatto un ridicolo bando sulla misura 4.5 del POR che ha funzionato su questa legge come de minimis. Il risultato, attinto dai documenti ufficiali della Regione, è questo: 12 interventi finanziati in tutta la Sardegna per un totale di agevolazioni erogate di un milione e briciole di euro in tre anni.

Questo è il disastro che ci avete raccontato, questa è la verità, ci sono le cifre e i documenti consultabili da tutti quelli che hanno voglia di ragionare sui dati ufficiali non sulle invenzioni. Ma forse stiamo parlando dei PIA. Beh, ma i PIA sono, cari colleghi, ad opinione di chi parla in questo momento, una strana procedura da riformare perché fino a oggi è stato detto alle imprese private: "Prima sei dentro il piano, la pianificazione, la programmazione negoziata, e poi vediamo se hai la carte a posto". La storia di questi anni ci dice che invece, prima dobbiamo vedere se hai le carte a posto e poi entri negli strumenti di programmazione negoziata.

Allora, colleghi, bisogna fare un attimo di pulizia e conoscenza tra noi. C'è una norma fondamentale in tutti gli strumenti di agevolazione che, dal 1996, è stata copiata in quelli nazionali e regionali, ed è la norma fondamentale che regola la legge numero 488, manifatturiero, turismo, la troviamo ovunque, cioè quando noi chiediamo dei danari pubblici per fare qualcosa, leggo tra virgolette: "L' immobile o il terreno deve essere al momento della domanda già rispondente, in relazione alle attività da svolgere, ai vigenti specifici vincoli edilizi, urbanistici e di destinazione d'uso". Non si scappa. Non è che io posso dire: "Faccio un albergo qui, tu mi dai i soldi e poi chiedo una variante al piano urbanistico". Non lo posso fare, addirittura le banche concessionarie hanno l'ordine, di fronte a variazioni di destinazione d'uso di un immobile, di chiedere prima, come condizione di ammissibilità per prendere le agevolazioni pubbliche, la concessione edilizia con la quale è stata definita la variazione di destinazione d'uso, parlo quindi di immobili già esistenti.

Questo è lo stato dell'arte. Posso anche richiamare un decreto del Ministro Marzano del novembre 2003 che dice una cosa che dovrebbe essere molto interessante per il Consorzio Sandalia e per gli amici che sostengono ragioni che possono essere genericamente considerate meritevoli di tutela, bisognerebbe andare a vedere, è giusto che il cittadino, Presidente del Consorzio Sandalia, parli molto liberamente, outspoken, nei confronti del Consiglio regionale, ma forse è il caso che anche il Consiglio regionale guardi come vengono gestiti gli investimenti pubblici, perché sono diventati pubblici, perché sono pubblici quando ci sono agevolazioni pubbliche dentro i programmi di investimento privato.

Allora, se io vado a vedere il decreto che disciplina i contratti di programma del novembre 2003, trovo una norma che dovrebbe fare ammutolire e piangere molti dei signori che qui dentro hanno parlato, perché si dice che il contratto di programma, quello che sottoscrive lo Stato con i consorzi e con gli imprenditori, deve contenere la previsione di subordinare la sua validità ed efficacia alla effettiva esibizione, entro il termine massimo di 120 giorni, cioè quattro mesi, dalla stipula, della documentazione che comprovi il rilascio di concessioni, autorizzazioni, licenze e nulla osta.

Vi faccio una piccola cronistoria: marzo 2001, arriva in CIPE la delibera sul Consorzio Sandalia, posso dire che c'ero fisicamente, mentre non c'era, come vedo invece ripetutamente scritto, il sottosegretario Macciotta, uscito dal Governo un anno e mezzo prima, quindi la falsificazione riguarda anche ruoli istituzionali, va bene, lasciamo perdere. Un anno dopo, lo dite da tanto tempo, perché ci ha messo un anno il Governo di centrosinistra, si sottoscrive il contratto di programma Sandalia, quindi siamo nel periodo marzo-giugno 2002. Con questa norma, che è stata fatta dal Governo di centrodestra, tutte le imprese che, abbondiamo, entro la fine del 2002 non avevano realizzato il completamento della loro fase amministrativa, si vedevano revocate o, se volete dirlo in maniera più elegante, vedevano subordinata la validità ed efficacia del contratto di programma al requisito di fattibilità amministrativa, che è una cosa estremamente importante.

Però, a parziale discolpa e magari per aiutare anche il morale degli amici imprenditori che in questo momento sono giustamente preoccupati per i loro investimenti, direi che si devono preoccupare per la loro capacità di realizzazione, devo anche dire che non c'è nessuna norma, nessuna disciplina, al contrario di quello che è stato detto in questi giorni, in questi mesi, che crei il cosiddetto "effetto domino". Un'impresa cade perché è nella natura delle cose che, su trenta iniziative, una, due o tre possano cadere per motivi diversi, anche di capacità finanziaria di chi le ha realizzate, di chi le ha proposte, e cadendo si portino dietro la caduta di tutte le altre; tutti i provvedimenti di revoca sono basati su responsabilità che attengono la singola impresa e colpiscono la singola impresa e non travolgono le altre.

Anche su questo credo che bisogna ristabilire la verità storica e delle norme che regolano la vita delle imprese e delle amministrazioni pubbliche.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghi e assessori, io mi limiterò ad argomentare l'articolo 8 che credo abbia degli spunti importanti per completare la discussione che abbiamo iniziato da circa un mese. Infatti vediamo che al primo comma dell'articolo 8 si dice che sono fatti salvi i comuni che hanno approvato i PUC in adeguamento ai PTP, questa è l'ennesima incongruenza di questa legge che praticamente fa riferimento a dei PTP che ormai sono stati considerati decaduti dal TAR, quindi non si capisce perché oggi si voglia continuare ad usare un sistema che sicuramente, in seguito a tutti i ricorsi esistenti, sarà materia di discussione da parte dell'organo di giustizia amministrativa. Pertanto io credo che già questa premessa avrebbe avuto bisogno di una diversa valutazione. Così come al comma 2, quando si fa riferimento ai comuni che hanno adottato il PUC, dove praticamente si dice che entro sei mesi deve essere approvato lo studio di compatibilità paesistico-ambientale.

Inoltre vedo che c'è un altro aspetto che deve essere materia di approfondimento, la data del 10 agosto, data di approvazione della famosa delibera della Giunta regionale. Ecco, io credo che si poteva benissimo partire dalla data di approvazione della legge, molti comuni avrebbero potuto godere anche di questa benché minima agevolazione; ritengo che sia più giusto partire dalla data di approvazione della legge e non dalla data della approvazione della delibera della Giunta regionale dando così la possibilità a questi comuni di mettersi in regola.

Però c'è un altro aspetto che riguarda moltissimi altri comuni, direi la stragrande maggioranza, che, a parere mio, rimangono fuori da questo ragionamento; io credo che sarebbe stato più giusto che per essi si pensasse a trovare qualche soluzione alternativa. Non condivido la posizione di chi dice che chi non ha fatto in tempo ad approvare lo strumento urbanistico deve essere comunque condannato. Credo che anche chi ha sbagliato, deve avere la possibilità di un recupero, pertanto anche questo atteggiamento, da parte dell'amministrazione regionale, nei confronti di questi comuni, io credo che vada rivisto.

Ma voglio anche dire che noi vediamo una paura ingiustificata da parte di questa maggioranza di Governo regionale, ci sono paure dappertutto, però poi se andiamo a vedere quali sono gli abusi che sono stati fatti in tutti questi anni, dalle domande di sanatoria che stanno arrivando ai comuni, constatiamo che si tratta soltanto di piccoli abusi e non di grandi abusi. Quindi sembrerebbe vana tutta la preoccupazione che la Sardegna in questi anni si sia lasciata andare a chissà quali abusi, a chissà quale cementificazione, perchè ci rendiamo conto che gli abusi che sono stati fatti in questi anni sono invece veramente una cosa minima, molte volte si tratta di chiusura di verande o altre piccole cose.

Quello che voglio sottolineare ancora è che questa legge purtroppo mortifica l'economia, la crescita e lo sviluppo della Sardegna, nel senso che si tratta di una legge che aggiunge divieti ai tanti vincoli già esistenti, bloccando lo stesso sviluppo urbanistico e soprattutto lo sviluppo turistico. C'è una contraddizione in questo, voglio ancora capire qual è la scelta turistica che vuole adottare questa Giunta regionale, perché ho sentito dire anche che i posti letto sono già troppi in Sardegna e che quindi praticamente bisogna ridurli, come abbiamo già sentito cosa pensa questa maggioranza sulle seconde case; io voglio capire veramente come si vuole sviluppare il turismo in Sardegna perché pare che qui si è contro tutto. Voglio capire quale sia il modello di sviluppo che si vuole perseguire, come noi pensiamo di dare risposte a tutti quegli imprenditori, a tutte quelle realtà che guardano con interesse alla possibilità di crescita e di sviluppo turistico che non è solo turistico, ma è economico in generale, vera grande speranza della Sardegna.

Voglio dire che, con questa legge, vengono limitati i lavori pubblici, perché abbiamo visto benissimo quale sarà la ricaduta per tutta una serie di opere pubbliche dopo l'approvazione di questa legge, ma anche qui a me pare che si voglia chiudere una strada senza aprirne una nuova, noi stiamo portando la Sardegna in un vicolo cieco, non è pensabile, non è possibile che si possa accettare una soluzione come questa.

Così come per quanto riguarda l'agricoltura, praticamente noi stiamo impedendo al mondo agricolo di poter coltivare le campagne, di poter abitare nelle campagne, li stiamo cacciando dalle campagne, perché quando diciamo che stiamo vietando le residenze abitative nelle zone agricole, praticamente stiamo costringendo gli uomini delle campagne (e vi dico che tutte le zone costiere nella fascia dei due chilometri dal mare non sono soltanto zone ad interesse turistico, ma c'è tanta agricoltura in quelle campagne, soprattutto nelle piane, dove ci dovrebbe essere una attenzione diversa), noi stiamo obbligando la gente a scappare dalle campagne, perché nessuno farà un investimento se poi lo deve abbandonare al proprio destino, soprattutto quando esiste il rischio che questo investimento non vada in porto, come vorrebbe qualsiasi cittadino che fa un investimento in agricoltura.

Così come per quanto riguarda le zone omogenee, se n'è parlato tanto, io non condivido l'impostazione data, perché ci sono tanti diritti acquisiti che vengono intaccati e noi abbiamo sentito cosa hanno detto le associazioni di categoria, i diretti interessati, i sindaci, e non solo soltanto sindaci del centrodestra. Abbiamo visto che ci sono sindaci di tutti i colori politici che vengono qui a protestare, che si lamentano dicendo che questa legge è ingiusta, penalizza gli enti locali, le popolazioni e i sardi in genere; è una legge di vincoli che sicuramente non ci porterà da nessuna parte, anzi al 70 per cento del territorio vincolato porterà altri vincoli che non serviranno assolutamente a nulla.

Quello che c'è di nuovo è che finalmente questa legge è condivisa totalmente, o quasi, dalle associazioni ambientaliste; Lega Ambiente, Gruppo d'Intervento Giuridico, tutti i giorni plaudono a questa legge, però credo che i loro rappresentanti, che sono delle ottime persone, le conosciamo molto bene, però se vogliono governare che si candidino al Governo della Regione poi vedremo cosa faranno. Non è pensabile che oggi queste associazioni, più oltranziste dal punto di vista ambientale, interferiscano in modo così pesante, condizionando anche le scelte di questa Giunta regionale al punto che vediamo, prendiamo per esempio cos'è successo sull'eolico o per quanto riguarda la programmazione negoziata, non si tratta soltanto di gente che non ha fatto bene e che non ha avviato bene le procedure o che non conosce le norme, onorevole Sanna. Sono situazioni diverse.

PRESIDENTE. Chiuda, onorevole.

LADU (Fortza Paris). Su questo ti posso dare ragione, ma ti dico che la stragrande maggioranza dei casi non riguarda quelle situazioni per le quali tu giustamente dici che se le cose non sono fatte come devono essere fatte nel rispetto della legge, è chiaro che non si possono accampare diritti che non si possono avere. Ti assicuro che, nella stragrande maggioranza dei casi, si sono rispettate le norme eppure c'è stata penalizzazione.

Pertanto, io credo che questa legge, che creerà danno alla Sardegna, davvero sia irrecuperabile dal punto di vista del miglioramento; mi auguro che venga veramente cancellata da questa maggioranza

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Grazie Presidente, io credo che con questo articolo 8, che parla di norme transitorie dentro una legge la cui dizione è quella di provvisorietà, davvero dobbiamo con molta prudenza constatare che questa transitorietà dentro la provvisorietà rischia di essere molto fragile e quindi dobbiamo, in maniera molto fredda, come è stato richiamato in questo caso, fare alcune importanti riflessioni.

La nostra ambizione, ma anche il nostro dovere, è ovviamente di riuscire a costruire una norma che venga definita buona;come tale, la definizione di norma buona è quella che dura nel tempo, un po' come per il vino, il vino che riesce a durare nel tempo è definito un vino buono. Noi, proprio in riferimento a questo accostamento, dobbiamo pertanto costruire una norma che non macini tutte le uve che naturalmente ci sono, ma deve essere un vino prodotto in maniera omogenea in base alle produzioni di cui disponiamo. Quindi, mettere dentro l'articolo 8 le cose più differenti che passano in questo momento, quello che è il grande dibattito della Sardegna, credo che sia, tutto sommato, un grande errore.

Ha fatto bene l'onorevole Cugini a richiamarci ad una prudenza e a dire soprattutto che il rischio, per noi centristi, è quello di sconfinare in un estremismo centristico. L'ha definita addirittura una "malattia infantile", io non so quale sia il periodo di incubazione di questa malattia, sta di fatto che, osservando i miei colleghi Riformatori e me stesso, ancora non mi sono accorto dei sintomi di questa malattia di estremismo centristico. Credo invece che bisogna prendere atto che alcuni nostri atteggiamenti, alcune nostre proposizioni, qui, dentro l'Aula, hanno sortito un effetto anche positivo. Noi, ad esempio, siamo molto soddisfatti che alcune nostre proposte siano state accolte dentro l'articolo 3 e fatte proprie da quest'Aula. Ovviamente il tutto non è sufficiente e la preoccupazione grossa, l'ha detto prima l'onorevole Pili, ma è riferita con le parole che l'onorevole Bachisio Falconi oggi esprime nella stampa, è quella davvero di un blocco dell'intero settore, dell'intero comparto turistico in Sardegna; lo dice appunto un responsabile delle politiche turistiche del Partito dei DS.

Allora, poiché il presupposto, lo dico all'onorevole Sanna, è proprio l'impatto numerico, ha fatto bene lui a citare alcune fonti numeriche che provengono, così mi pare abbia citato, dal Ministro Marzano e alcuni altri dati statistici. Vede, onorevole Sanna, quel presupposto è il presupposto della norma, bene avrebbe fatto la Giunta, la Commissione ad accompagnare questo disegno di legge proprio con ciò che noi fin dal primo momento abbiamo chiesto, fortemente, ossia qual è l'impatto occupazionale, l'impatto economico, l'impatto paesaggistico che questa norma crea in Sardegna. Nessuno ci ha mai dato obiettivi, dati statistici a conforto di questa norma. Noi sappiamo che invece ogni norma lo pone come presupposto. Sapevamo che il numero dei posti letto alberghieri era un numero già di per sé superiore a quello che è il fabbisogno economico della Sardegna. L'onorevole Bachisio Falconi dice invece tutt'altro: abbiamo soltanto 60 mila posti letto alberghieri e per di più, per il 70 o 80 per cento, inadeguati rispetto agli standard qualitativi che questo turismo sardo vuole proporsi.

Quindi, questo significa che noi non potremo, lui dice, adeguare queste strutture alberghiere a questi standard, e quindi è come avere un numero di gran lunga inferiore di potenzialità turistica non utilizzabile. Dice l'onorevole Cugini che deve passare l'idea di chi ha i diritti. Noi questo concetto l'abbiamo ripetuto quasi in maniera ossessiva fin dal primo giorno e lo sottoscriviamo; noi siamo pronti qui a dire: "Costruiamo una norma che sia davvero garante esclusivamente dei diritti, diritti che per noi, in maniera inequivocabile, devono essere diritti acquisiti, pertanto quella è la linea vera di confine". Non possiamo accettare emendamenti come quello dell'eolico che, ad esempio, parla di lavori già iniziati. No, alla data di approvazione della presente legge deve essere detto che possono essere realizzati gli impianti per i quali già c'è stata un'approvazione, anche con l'acquisizione di quella che è la valutazione di impatto ambientare, ma non necessariamente devono essere già iniziati, perché lì non c'è più il confine del diritto al quale fa richiamo l'onorevole Cugini, quello è un diritto acquisito che si configura nel momento in cui c'è già un accordo, una sottoscrizione di programma, un contratto ben preciso che ha visto impegnate le amministrazioni.

Abbiamo un altro riferimento importante, l'ha detto prima anche il mio collega onorevole Vargiu, nel momento in cui riscriviamo e reintroduciamo ciò che era stato tolto dall'articolo 3 in relazione al cosiddetto vincolo estendibile alle aree di interesse comunitario di particolare pregio, tra l'altro in maniera generalizzata e non più rispetto a quei territori contigui soltanto alle zone costiere, è evidente che stiamo spostando di nuovo completamente ciò che era stato fatto proprio da quest'Aula dentro l'articolo 3. Se noi avessimo voluto dare totale competenza, anche se in maniera indiretta, anche se non come noi auspicavamo, a questa Assemblea, perché individuasse quali potessero essere le aree sulle quali fare gravare questi vincoli, non è comprensibile oggi in nessun modo come, attraverso questo emendamento, possa invece accettarsi il concetto che siano due Assessori della Giunta regionale a proporre, la Giunta regionale a deliberare e, in funzione di questa delibera, far gravare, estendere il vincolo anche ad altri territori per i quali questa Assemblea poco può dire e interferire.

Essendo un concetto anche lì di chiaro diritto, non è pensabile che si possano usare due pesi e due misure. Noi riteniamo che davvero le pale possano essere tolte dai crinali e messe nei piani, siamo tutti perfettamente d'accordo; se le linee di indirizzo dell'acquisizione della valutazione ambientale questo prevederà, noi saremo i prima a dire: "Questo è fatto bene", però non è pensabile che invece, attraverso questo teorema, si riesca oggi a far passare in maniera sproporzionata una ossessione ambientalistica che nulla ha a che vedere con le attese dei cittadini sardi che invece hanno già investito anche culturalmente su determinate iniziative. Non è pensabile che, oggi, attraverso questa transitorietà del provvisorio, andiamo a bloccare interi territori che, avendo fatto una scelta in maniera, devo dire, completa e totale, perché hanno sentito le proprie popolazioni, hanno potuto programmare l'utilizzo delle proprie risorse territoriali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, preliminarmente non posso non fare un breve richiamo a quello che è successo ieri per l'importanza che, secondo me, ha sulla vita di questo Consiglio. Non me ne voglia nessuno, però io ritengo che, da quando l'uomo ha inquadrato bene i concetti di bene e male, dai tempi di Zaratustra, del zoroastrismo, modificato sempre in base poi all'ideologia, alle religioni, cristianesimo e quant'altro, ognuno di noi se li porta dietro; penso che il bene e il rispetto delle regole, soprattutto del Regolamento, per l'importanza che ha nella vita di quest'Aula, debbano essere una guida. Quel vulnus che ieri si è superato, con una forzatura del Regolamento, modificandolo a maggioranza, neanche qualificata, secondo me, di prepotenza, non è un bel segnale per il futuro di quest'Aula. Diciamo che non si è proceduto ad occupare l'Aula perché si ha il senso di responsabilità, non nei confronti di chi ci ha mancato di rispetto, ma soprattutto verso i sardi, perché a breve noi dobbiamo approvare per i sardi un assestamento di bilancio, una legge finanziaria, un nuovo bilancio. Comunque i segnali che sono venuti dalla maggioranza, soprattutto dai nuovi della politica, quelli che si sono proposti ai sardi per migliorare la vita della Sardegna, non sono incoraggianti, mentre invece ho visto anch'io, lo sottolineo, il senso di responsabilità dei colleghi dello SDI e di Rifondazione Comunista, i quali forse non si sono ancora dimenticati di essere stati per una vita una minoranza ed ancora hanno alti i valori che dovrebbero essere tenuti in altrettanta considerazione da tutta quest'Aula. Comunque tanto è, e tanto dovevo.

Non posso non entrare subito nel merito dell'articolo 8, ringrazio il Presidente che, se per certi versi ha l'aspetto di essere Presidente della maggioranza, mi ha comunque permesso di parlare di questo argomento al di fuori dell'ordine del giorno senza rimproverarmi, però non penso di aver abusato più di tanto della pazienza di nessuno. Credo che questo articolo 8 (che prevede che i piani urbanistici comunali approvati dalla presente legge, all'atto della sua pubblicazione nel BURAS, conservano la loro validità, mentre invece non la conservano in quei comuni che non provvedono entro sei mesi, pur essendo stato approvato subito dopo, all'adeguamento al piano paesistico regionale) crei una disparità non indifferente tra i comuni della Sardegna e soprattutto tra i cittadini che, senza alcuna loro colpa, si trovano ad avere la sfortuna di vivere o di avere interessi in un comune la cui maggioranza non ha provveduto, per vicissitudini politiche presenti o passate, ad adeguarsi nei tempi stabiliti dalla presente legge, con ricadute non indifferenti soprattutto per quelli che hanno una notevole prospettiva di sviluppo urbanistico e turistico.

In Sardegna, d'ora in avanti, andranno avanti solo quei comuni, i più svantaggiati e magari da questo punto di vista c'è un po' di giustizia, che basano la loro economia su altre attività che non sono lo sviluppo edilizio, lo sviluppo turistico o comunque costruzioni e sfruttamento del territorio. Credo che questa disparità di trattamento tra i comuni non sia una conseguenza di poco conto e soprattutto non riesco a capire la ratio del fatto che il comune si deve adeguare ad un piano urbanistico passato, un piano urbanistico che deve essere rivisto, e comunque non vedo la differenza tra chi ha già un PUC e non è adeguato al piano paesistico e chi invece lo deve fare e a questo nuovo piano paesistico è invece obbligato ad adeguarsi. Non riesco assolutamente a capire la disparità di trattamento, e non riusciranno a capirlo soprattutto i cittadini che subiranno anche questa ingiustizia, oltre ad avere il peso di vedere i loro figli disoccupati costretti, come è stato detto da altri consiglieri regionali, ad emigrare.

Le conseguenze di questa legge per l'economia della Sardegna, checché ne possano dire i colleghi della maggioranza, non sono di poco conto. Una delle poche attività che reggono l'economia, che creano l'indotto, è stato ribadito anche da me oltre che da altri consiglieri in passati interventi, è innegabile che sia l'attività edilizia e tutto ciò che le ruota intorno. Con questa legge, importanti opere pubbliche non potrebbero essere continuate, strade importanti, non solo per lo sviluppo turistico, urbanistico o industriale ed economico della Sardegna, ma anche per lo sviluppo del vivere civile, non potrebbero essere realizzate; pensiamo a quello che potrebbe succedere con il blocco della viabilità verso la costa sud occidentale e sud orientale del golfo di Cagliari.

Credo che noi dobbiamo rivalutare una legge come questa, rivederla, perché dire che è stato percorso un iter affrettato, quello che ha portato la discussione di questa legge in quest'Aula, e dire che c'è un abbraccio fideistico alle tesi sostenute da questa legge da parte della maggioranza, a me sembra che sia poco;,ho confessato per primo di non essere un esperto di urbanistica, di non essere un esperto di questo settore, ma sfido la maggior parte dei consiglieri della maggioranza ad alzare la mano e dire che, in coscienza, capiscono fino in fondo le conseguenze e le implicazioni che l'approvazione di questa legge avranno sullo sviluppo della vita civile dei prossimi non 500 anni, ma dei prossimi cinque anni. Di questo credo che l'Aula si accorgerà ben presto, se questa legge verrà approvata, se altri organi come la magistratura e il Parlamento, che non sono dentro quest'Aula, non provvederanno a bloccarne tutti gli effetti malefici e negativi sull'economia della Sardegna.

Dire che voi, consiglieri, abbiate approvato fideisticamente questa legge, a me sembra poco, perché voglio capire quanti dei consiglieri di quest'Aula hanno valutato fino in fondo e seriamente tutte le implicazioni economiche di questa legge, tutto il significato negativo che non è sottolineato soltanto dai sindaci e dalle organizzazioni di categoria, che pure hanno un'importanza notevole, ma ormai è sottolineato dalle manifestazioni pubbliche dei cittadini che stanno prendendo contezza del fatto che hanno investito i loro soldi in un settore che, senza alcuna colpa loro, verrà bloccato da questa legge, con conseguenze negative sulle economie soprattutto delle famiglie, di coloro che hanno pensato di spostare la loro attività, la loro vita verso le coste della Sardegna. Checché se ne dica, non siamo soltanto amministrati e non facciamo leggi soltanto per difendere gli interessi dei capitalisti che vogliono costruire alberghi. Dire che c'è stato un intervento dell'ex collega Falconi, responsabile dei D.S. per il settore turistico, è come aggiungere una goccia nel mare delle argomentazioni che sono di sollevamento di problemi, quindi che rendono problematica per chiunque l'approvazione di questa legge.

Stiamo portando avanti un iter legislativo, non con lentezza e non con ostacoli, come è stato detto da gran parte dei consiglieri della maggioranza, ma veramente con celerità, senza considerare fino in fondo le conseguenze che -secondo me - non possono che renderci colpevoli tutti quanti, maggioranza ed opposizione, perché noi stiamo facendo poco per ostacolare questa legge e quindi mostrarci colpevoli agli occhi dell'opinione pubblica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Dovendo fare la dichiarazione di voto, stasera o nel primo pomeriggio, ora mi riserverò pochi minuti per alcune precisazioni. Non vorrei che nessuno pensasse che, da parte nostra, ci sia una volontà di privilegiare categorie e privati e non chi invece ha un minimo di diritti acquisiti o atti già predisposti, questo è lungi da noi. I nostri riferimenti, per quanto riguarda me, il nostro Gruppo e l'intera opposizione, sono sempre stati impostati sul discorso di tanta gente che ha già avuto l'autorizzazione del Comune, l'autorizzazione per quanto attiene la struttura ambientale e magari per due giorni è rimasta bloccata per il parere della Sovrintendenza dal provvedimento del 9 agosto, di conseguenza si trova oggi nella condizione di non poter fare quello che avrebbe voluto fare per due giorni di anticipo, quindi noi li difendiamo, ci mancherebbe altro!

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue OPPI) Nel modo più categorico, non siamo favorevoli assolutamente, faremo una battaglia, per coloro i quali sono carenti dei requisiti. Non accetto però quello che si dice, si continua a dire, c'è chi fa molto clamore e chi ne fa meno, che ci sono bandi ridicoli, come ha detto Francesco Sanna, attualmente non vediamo i documenti, documenti che quando noi abbiamo amministrato erano di dominio pubblico, li avevano gli avversari politici, mentre oggi bisogna presentare dieci carte da bollo e non arrivano manco con le carte da bollo, va bene che le carte da bollo le utilizza il nostro Presidente Soru denunciando coloro i quali, nell'esercizio delle loro funzioni, per esempio, fanno una mozione. Noi siamo lontani anni luce da queste forme che riteniamo peraltro lesive della dignità del nostro ruolo istituzionale.

Si parla di investimenti, io ho dati completamente diversi da quelli che ha citato poc'anzi Francesco Sanna, completamente diversi, paese per paese nei dettagli, quindi nessuno ha il verbo. Così come, per essere invece corretti e leali, mi dispiace doverlo dire, nella passata legislatura il Governo ha predisposto tutta una serie di atti dei contratti d'area, nei quali il punto focale prevedeva le aree attrezzate; hanno dato i finanziamenti alle aree non attrezzate. Questo lo si sa bene, basta prendere la stampa di questi giorni, ci sono alcune artificiose dichiarazioni di esponenti politici di varie comunità locali, nei confronti anche del sottoscritto, perdendo tempo inutile.

Noi vorremmo, d'ora in avanti, instaurare, all'interno di questo Consiglio, un rapporto diverso. Purtroppo, non perché mi possa dispiacere in nessun caso, ieri io ho dato un contributo attivo. Oggi, denuncio pubblicamente - quello che ieri ho fatto garbatamente - che, per ignoranza, dando un'interpretazione sbagliata, si sono penalizzati cento comuni con il riequilibro territoriale, un sacco di chiasso per aver dato un euro in più! Pensate un euro in più pro capite, dimenticandosi che i dati ISTAT del 2004 non esistono. Modificando i dati ISTAT, abbiamo punito tutti i paesi più poveri della Sardegna e siamo in ritardo per studiare i progetti obiettivo, che non si faranno alla fine dell'anno, noi da questo momento in poi faremo ferma opposizione, non consentendo a nessuno di tenere Commissioni, di predisporre atti eccetera che non siano corretti e non siano a norma di Regolamento.

Che cosa vogliamo? La nostra parte politica ha difeso tre cose, perché ci pare evidente che questo provvedimento crea un blocco totale dell'attività nelle coste per quanto riguarda gli investimenti. Ho fatto un riferimento non casuale prima per il fatto che proprio i comuni che sono lungo la costa hanno avuto un incremento di abitanti e quindi hanno avuto denari in più, ma i più poveri, che poi si sono impoveriti anche fisicamente, hanno avuto un danno notevole, perché nelle coste, nei centri vicino a Cagliari, nei comuni vicini e contermini c'è praticamente una concentrazione sempre maggiore di presenze. Dicevo che abbiamo difeso tre cose tra cui gli investimenti in agricoltura e i finanziamenti di settore nella programmazione negoziata.

Ebbene, c'è una differenza tra noi e voi, proprio per questo blocco, sembra quasi un accanimento a inserire il termine pubblico. Voglio fare un esempio, il mio intervento si articola solo su questo, noi vogliamo fatti e non parole. Ho anche detto, a qualche consigliere della maggioranza che mi chiedeva, che non avevo motivo di dubitare della parola dell'amico Gian Valerio quando diceva: "In effetti con questa dicitura si intende", sono sempre interpretazioni. Noi vorremmo che le direttive, che voi emanerete, fossero estremamente chiare, perché oggi noi ci muoviamo di fronte a interpretazioni e molte volte è difficile, in questo contesto, comprendere bene il significato.

Faccio un esempio: in questi giorni, il Presidente Soru ha ricevuto una lettera, di cui io ho una copia, nella quale si dice che proprio per il Sinis, Sardegna ovest, l'unica zona in cui il PTP non è stato cassato, è previsto un investimento per il quale lo Stato mette a disposizione risorse finanziarie e attende, entro il 30, una risposta per quanto riguarda il cofinanziamento regionale. Allora è evidente che, se il termine inserito dice che l'opera deve essere già finanziata, approvando noi oggi la legge, per questo caso che verrebbe finanziato il giorno 30, giorno di deliberazione del CIPE, di fatto - sempre che ci sia questa volontà, che ancora non conosciamo, quando ci sarà il Presidente glielo chiederemo - questa dizione non dovrebbe consentirlo.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il Sinis è fuori.

OPPI (U.D.C.). Non lo so. Io sto dicendo che, oggi come oggi, il termine è tale per quelli "già finanziati", mentre questo verrebbe finanziato esattamente il giorno 30, qualora venisse finanziato. Questo mi preoccupa, perché in effetti dovremmo lasciare per strada queste persone, anche se ormai sono tanti anni che aspettano, e se finalmente hanno visto uno spiraglio di luce con questo finanziamento, vorremmo che esso non naufragasse, verificato che, nonostante quanto abbiamo detto, questo PTP è l'unico vigente rispetto agli altri, forse perché ha trovato, come ho detto altre volte, avvocati qualificati rispetto ai Carneluti di turno che non hanno saputo né impugnare, né argomentare bene, per cui probabilmente non ci troveremmo oggi in questa situazione. La nostra posizione è quella di voler capire, non vorremmo perdere ingenti finanziamenti e siamo consci e convinti che evidentemente ci possono essere grossi danni nei confronti di una categoria di imprenditori, di strutture che certamente hanno una ricettività che verrebbe incrementata.

Il terzo problema è relativo al Consorzio industriale, penso e spero che l'interpretazione dell'Assessore sia autentica per quanto riguarda l'inserimento di investimenti di carattere generale e che questo voglia poter significare, mi auguro, non ho motivo di dubitarne, che se un privato deve ampliare un capannone con risorse proprie, per incrementare la sua attività che magari non è competitiva, quindi aumentando la produttività, creando anche presupposti di maggiore stabilità, possa essere messo in condizioni di farlo. Spero che l'interpretazione sia autentica. Ho finito.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Oppi.

OPPI (U.D.C.). Credo di essere stato chiaro, cioè spero che la dizione "interventi di carattere generale" voglia significare anche che un imprenditore, essendo in loco o avendo acquisito il terreno, indipendentemente dalla legge, sia messo nelle condizioni di poter aumentare la propria produttività e quindi creare nuovi livelli occupativi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). La discussione che si sta facendo sull'articolo 8 e sugli emendamenti evidentemente pone all'attenzione di questo Consiglio sia il contenuto di questo articolo, sia il punto a cui siamo arrivati nella discussione di questa legge, con le inevitabili e giuste sottolineature dei diversi schieramenti presenti in quest'Aula, riguardo al suo significato e anche al suo impatto sull'opinione pubblica della Sardegna, direi sull'opinione pubblica qualificata; l'attuazione della politica del territorio, del governo del territorio, non è di esclusiva competenza della Regione Sardegna, ma ha e deve avere ancora come protagonisti gli amministratori locali, che proprio in questi giorni, sempre più numerosi, si sono portati all'attenzione di tutti per segnalare gli effetti negativi di questo provvedimento sul sistema.

Per quanto si possa comprendere che, nel dibattito politico, le diverse parti possano in qualche modo sottolineare, anche a proprio uso e vantaggio, le valutazioni diverse sull'efficacia della legge, è indubitabile che questo provvedimento legislativo, che pian piano viene sempre più conosciuto, ha molti punti particolari che evidenziano la negatività dell'efficacia sul sistema economico della Sardegna e soprattutto l'efficacia molto limitativa, eccessivamente, drasticamente limitativa, sull'autonomia comunale nella gestione della politica del territorio.

L'articolo 8 riguarda le norme transitorie e poi altre disposizioni che il Consiglio regionale, direi anche per evidente presa di coscienza da parte della maggioranza, ha trasferito a questo articolo che erano contenute in altri articoli, le quali, evidentemente, richiedevano necessariamente una maggiore riflessione anche da parte, o direi proprio esclusivamente, dei consiglieri di maggioranza che si sono posti problemi reali, concreti, problemi che non nascono soltanto dalle denunce dell'opposizione, ma che, come è stato giustamente evidenziato stamattina, nascono da osservazioni avanzate da responsabili amministrativi, protagonisti della politica locale, imprenditori di diverse parti politiche, amministratori pubblici e privati, insomma tutti coloro che, non guardando a un problema ideologico o ad uno schieramento politico, oggi segnalano la necessità di riflettere ancora bene sul contenuto di questa legge.

Occorre davvero ribadire che, da un lato, il problema è l'impostazione di fondo della legge che, nei precedenti articoli già approvati, dispiega un'efficacia drasticamente limitativa dell'attività urbanistica ed edilizia in Sardegna, dall'altro introduce, soprattutto in questi ultimi articoli che stiamo esaminando, norme che di fatto modificano una sana, razionale politica di gestione del territorio, che vedeva protagonisti sia la Regione, sia gli enti locali, sia i soggetti privati. Non possiamo non richiamare, cioè, che il tanto citato problema della programmazione negoziata non è - come alcuni colleghi hanno segnalato anche stamattina in maniera, io dico, anche non intellettualmente onesta - un problema di singoli operatori che noi ci sentiamo chiamati a difendere in questa occasione, ma è un problema complessivo che va affrontato per la portata che una legge urbanistica di gestione del territorio può avere sulla programmazione economica.

Non si può ignorare, cioè, che il problema non è limitabile a uno, due imprenditori che possono aver avuto problemi nella progettazione o nell'avere le autorizzazioni necessarie per i propri interventi privati, ma è un problema molto più generale; cioè non è pensabile e non si può ignorare che una norma urbanistica, che introduce procedimenti e termini ulteriori rispetto a quelli esistenti, quindi un accanimento procedurale di termini imposti dalla nuova legge, rischia di far saltare atti di programmazione negoziata che hanno un'efficacia non solo su singoli interventi, ma su un complesso di interventi. I contratti di programma, i PIA o i PIT, ma soprattutto i primi, ne è stato citato anche uno poco fa che riguarda l'area di Oristano, potrebbero essere bloccati da una politica basata sul sospetto, sul pregiudizio, che noi abbiamo timore che si esplichi anche non soltanto riguardo al contratto di programma Sandalia, tanto citato, pluricitato in quest'Aula, ma anche su un altro contratto di programma che riguarda invece la costa nord occidentale, cioè abbiamo il timore che la Giunta regionale voglia bloccarlo nella sua operatività, nonostante abbia avuto una procedura, un'istruttoria ormai completata in sede di Ministero delle attività produttive; può essere bloccato sia sotto l'aspetto programmatorio del finanziamento e del parere favorevole da parte della Regione, sia da provvedimenti restrittivi sull'attività urbanistica, come quello che stiamo esaminando adesso.

Io credo che davvero, per senso di responsabilità, tutto il complesso degli atti di programmazione debba essere in qualche modo fatto salvo dai limiti imposti da questa legge, per non immettere nel sistema un conflitto drastico, acritico, tra norme urbanistiche e norme di programmazione, vincoli e limiti di interventi già programmati, in parte anche già finanziati da tempo, con investimenti già fatti; non si tratta di salvare soltanto uno o due interventi, ma un complesso di contratti di programma che può essere di fatto vanificato, con effetti devastanti, per gli imprenditori che hanno già fatto investimenti, che hanno assunto oneri finanziari, che hanno costruito opere, che potrebbero vedere il loro finanziamento, legittimamente avuto, legittimamente utilizzato, sottoposto a revoca da parte del Ministero.

E' per senso di responsabilità che noi abbiamo chiesto più volte di estrapolare, dai limiti contemplati nella legge, tutti gli interventi previsti nella programmazione negoziata, facendo un tutt'uno, responsabilmente, chiaramente, in maniera limpida e motivata, negli atti di programmazione negoziata, degli interventi pubblici e di quelli privati, perché anche quelli privati, in questi atti di programmazione negoziata, assumono un interesse di valenza generale; lo sviluppo del territorio ha una sua valenza, e la necessità di dotare il nostro sistema turistico di una capacità ricettiva, ben più ampia di quella esistente, è nelle cose. Nell'intervento già riportato dell'onorevole Falconi, nostro collega consigliere regionale nelle precedenti legislature, si citano dati precisi, in particolare il numero dei posti letto, 60 mila, numero ampiamente inferiore a quello necessario, in contrapposizione al numero dei posti letto nel sistema invece delle seconde case, questo è un problema reale. La programmazione negoziata in quei casi interviene per un interesse generale e noi non possiamo in questo modo ignorare questa necessità.

Ecco perchè noi poniamo ancora, sotto i riflettori dell'opinione pubblica e di questo Consiglio, la necessità di modificare e di non approvare questa legge contro la quale noi ci siamo schierati con fatica, ma con generosità, con evidenti difficoltà a far capire i motivi che ci hanno portato a queste azioni, molto dispendiose in termini di tempo per questo Consiglio, ma utili davvero per portare all'attenzione di tutti l'efficacia di queste norme.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Sarò rapidissimo. Mi auguro che l'ampia discussione che è avvenuta sull'articolo e sugli emendamenti ci consentirà di andare poi spediti, in tempi molto ravvicinati, non solo alla loro approvazione ma anche a quella degli articoli successivi e della stessa legge, non per rispetto di un'intesa raggiunta, ma per rispetto di noi stessi, perché da mesi, anzi da un mese quasi, siamo qui a discutere le stesse cose e qualche volta devo dire che mi sembra un dibattito tra sordi.

Mi riferisco adesso soltanto all'aspetto della programmazione negoziata. La stragrande maggioranza della programmazione negoziata io ritengo sia stata già risolta con l'approvazione dell'emendamento numero 13 e con la modifica dell'articolo 4, cioè si tratta di tutti quei progetti, contenuti dentro la programmazione negoziata o anche semplicemente finanziati da altre leggi di settore, che insistono su aree facenti parte dei piani attuativi già convenzionati, indifferentemente dal fatto che il progetto possa non avere ancora avuto la concessione edilizia, pagato gli oneri dovuti per quella concessione, l'importante è che insista su un'area di un piano attuativo che è stato approvato e convenzionato e dove, come abbiamo scritto, si sono già avviate le opere di urbanizzazione e si è modificato lo stato dei luoghi. Sappiamo tutti che la maggior parte della programmazione negoziata è lì, tant'è che la protesta e l'agitarsi è solo in un'area territoriale della Sardegna,per un aspetto che è successivo.

Ritengo che l'altro importante pezzo di programmazione negoziata sia recuperata con la formulazione, fatta dalla Giunta, del quarto comma dell'emendamento numero 13, perché quando si parla di interventi pubblici finanziati dall'Unione Europea, a meno che l'Assessore non possa dopo smentirmi, io penso che si intenda complessivamente l'intervento pubblico, nel senso che nella programmazione negoziata se non c'è anche la partecipazione del privato non si può fare neanche il pubblico, in quanto c'è un'integrazione tra l'intervento pubblico e l'intervento privato.

Devo dire la verità, io non avrei personalmente neppure preoccupazione nell'introdurre privati perché poi si rinvia comunque a definire i criteri. Il pericolo per la programmazione negoziata Sandalia non è la legge che stiamo approvando, né la riformulazione dell'emendamento al comma 4 che consente nei criteri di stabilire quell'aspetto di cui parlavo adesso, cioè che l'intervento è complessivo, parte pubblica o parte privata, parte di urbanizzazioni per infrastrutture a carico del pubblico, parte di intervento privato per utilizzare quelle infrastrutture nella quale c'è la compartecipazione del privato e del pubblico.

Il pericolo per alcuni progetti è che, quando in un progetto di programmazione negoziata si inserisce una lottizzazione che non è stata ancora approvata e che non ha avuto ancora approvata la valutazione di impatto ambientale, quello diventa comunque un ostacolo che va al di là di questa legge; nel caso della pluricitata programmazione negoziata di Budoni, San Teodoro, di cui stiamo continuamente parlando, il ritardo nel completare quelle opere è che c'è una lottizzazione non approvata, in quanto insiste su un'area umida, per la quale c'è bisogno di una valutazione di impatto ambientale che non si è ancora conclusa positivamente, anzi mi dicono che probabilmente si concluderà negativamente. E' stato commesso l'errore, molto probabilmente, di inserire quella lottizzazione, quei progetti che non avevano superato ancora neanche la fase dell'approvazione della lottizzazione e della valutazione di impatto ambientale, in quel contratto di programma, esponendo così tutto il contratto di programma ad una valutazione negativa, ma non è questa legge.

Credo che la programmazione negoziata sia tutelata da quanto abbiamo già approvato e dalla riformulazione del quarto comma dell'emendamento numero 13 che viene proposto dalla Giunta togliendo il "già" come ha chiesto lo stesso collega Oppi perché altrimenti può assumere quella interpretazione negativa di cui parliamo. Non mi soffermo sulle dichiarazioni, riportate sui giornali, dei sindaci di sinistra e così via; più volte ho parlato di interventi sbagliati nel territorio, non ho quella visione manichea che a destra ci sia devastazione e a sinistra ci sia la tutela, ho fatto anche l'esempio di Arbus, comune di sinistra, dove il sindaco tra l'altro è un mio carissimo amico, che non si tratti di devastazione a Torre dei Corsari penso che oggi nessuno possa sostenerlo, perché è devastazione ciò che è avvenuto in quelle dune distrutte dall'intervento che ha creato solo danni a quella comunità, a quel comune e a quelle popolazioni.

Quindi non mi stupisce che vengano anche i sindaci di sinistra, che tra l'altro secondo me non conoscono neppure bene cosa abbiamo approvato, cosa stiamo approvando, cosa stiamo modificando e le norme di legge. Così come condivido molte cose dette dal collega Falconi, ho apprezzato Falconi in dieci anni di attività comune in Consiglio regionale, lo ritengo anche un ottimo imprenditore, probabilmente la parte politica del suo intervento oggi non la commento, ma sono d'accordo con Falconi che il problema è di qualificare il turismo, sono d'accordo con Falconi che bisogna spostare le doppie case al ricettivo e quindi agli alberghi, sono d'accordo con Falconi che bisogna consentire che già quello che c'è si possa ristrutturare, ma questo l'abbiamo già previsto nelle norme che abbiamo approvato. E' probabile che Bachisio non abbia avuto modo di vedere cosa stiamo approvando, credo che non sia scritto da nessuna parte che non è possibile ristrutturare e riqualificare gli interventi già esistenti, anzi è stato proprio oggetto di discussione, perché qualcuno per fare un torto a uno voleva far torto a tutti, infatti con la tesi che quella norma serviva al Presidente per Funtanazza, cosa che credo non avverrà, perché stiamo parlando di cose diverse, si pensava di dover togliere la parola "ristrutturazione", noi l'abbiamo lasciata perché è giusto che l'esistente possa essere ristrutturato, restaurato, riqualificato nell'interesse nella Sardegna. Quindi è probabile che il collega Falconi abbia fatto un intervento per il momento condizionato dai vostri interventi che sulla stampa vengono riportati e non dalla vera norma che il Consiglio regionale approverà.

Io voterò a favore di questa legge con grande tranquillità perché non si blocca la programmazione negoziata vera, quella concreta, si blocca forse qualche progetto dentro la programmazione negoziata fasulla che si basava sul nulla, non ancora convenzionata, su lottizzazioni non ancora approvate, su valutazioni di impatto ambientale non ancora accolte perché riguardavano aree umide, aree comunque tutelate al di là di questa legge. Non è vero che si blocca la ristrutturazione e la riqualificazione dell'intervento turistico, anzi dirò di più, come ho detto ai sindaci che sono venuti in questi giorni ad incontrarci, questa legge favorisce lo sviluppo turistico, quello vero, perché la Sardegna richiama i turisti soprattutto per la sua straordinaria bellezza. La gente viene in Sardegna, non perché offriamo pacchetti alternativi a Sharm el Sheik o altro turismo nel mondo, con 600 euro viaggio in aereo ed ospitalità per sei giorni, non siamo competitivi in quella direzione, la gente viene in Sardegna perché abbiamo la straordinaria bellezza del nostro territorio, e tutelandola manteniamo un livello di qualità di turismo e favoriamo un vero sviluppo turistico. Quindi, credo che voterò questa legge con grande tranquillità, con grande serenità, perché, ripeto, non blocca la programmazione negoziata, non blocca lo sviluppo; gli emendamenti proposti possono essere accolti perché hanno quella interpretazione che ne abbiamo dato.

Credo che sia nell'interesse anche dei sardi e della Sardegna approvare questa legge e mi auguro che si possa procedere nel primo pomeriggio, tenendo presente, come ho detto prima, che le posizioni possono essere differenti e che aver scelto comunque un programma di lavoro che ci consentisse di approvare in data odierna il provvedimento nasceva non da accordi, ma semplicemente dal fatto che non volevamo continuare a mandare un messaggio di un Consiglio paralizzato, bloccato, che da un mese e mezzo discute di un provvedimento e non lo esita.

Noi, come maggioranza, ci assumiamo le responsabilità di questo provvedimento, voi dite fra tre, quattro mesi, io sono sicuro che fra tre, quattro mesi, fra dieci mesi, ci si riconoscerà il valore positivo della legge che stiamo approvando.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Mi sto sempre più convincendo che in Sardegna le associazioni di categoria, colleghi, sindaci, cittadini comuni, chi più ne ha più ne metta, sono affetti da un'influenza di dabbenaggine irreversibile poiché, a sentire il collega Marrocu, è tutto sbagliato. Il collega Falconi probabilmente non ha voluto dire questo, i sindaci probabilmente non hanno letto bene la legge, la Confartigianato, i sindacati non hanno assolutamente piena cognizione del provvedimento e sbagliano tutto, cioè non si fa un esame coscienzioso nel dire: ma è possibile che stanno sbagliando gli altri e da questa parte non si stia facendo qualche errore irrimediabile?

Dall'inizio del dibattito, o almeno da quando sto partecipando, perché purtroppo sono mancato i primi dieci giorni per questioni di malattia, ad oggi, ad eccezione l'altro ieri su un punto ben definito il collega Sanna Alberto, non ho sentito altri fare in qualche misura una piccola autocritica. Confermo il fatto che ho detto ieri che è necessario che questa legge vada in porto, perché stiamo rischiando noi dell'opposizione di fare da grimaldello alla maggioranza per migliorare la legge, dopodiché diranno che anche noi abbiamo concorso con le nostre azioni parlamentari a far questo. Interveniamo e ci facciamo sentire però giustamente per coscienza civica e politica, perché non è possibile lasciare andare di per sé questa legge che, non dimentichiamoci, nasce come una norma transitoria, ma che dentro se stessa ha una concezione assolutistica tale da far impallidire chiunque e qualsiasi istituzione.

Lo dimostra il fatto che non solo da parte dei sindaci di centrodestra ma da tutto il mondo imprenditoriale e dei cittadini, c'è un'apprensione motivata, una apprensione grave per il blocco totale delle iniziative principalmente nelle immediate zone costiere; caro amico e collega Marrocu, questo sta succedendo, perché stanno rientrando gli operai che stavano lavorando da Santa Teresa a Palau, a Arzachena, a Olbia, si informi, può darsi a torto. Ecco perché dico che è necessario mettere questa legge a disposizione dei cittadini; vedremo se è vero che questa legge ha in sé elementi positivi tali da poter contribuire allo sviluppo socio-economico di quei territori, quindi della Sardegna, oppure se abbiamo ragione noi che, benché come principio per la salvaguardia ambientale possa essere giustificata, il metodo e il modo con cui la si sta portando avanti e la si sta definendo non è assolutamente consono a raggiungere gli obiettivi che probabilmente si prefigge.

Ho sentito poc'anzi il collega Cugini che ha fatto suo il diritto, cioè ha interpretato il diritto secondo una sua idea ben precisa, dove i diritti non solo devono essere acquisiti bene, non basta neanche, bisogna che oltre al diritto ci sia già qualcosa di concreto e di realizzato; la gente non può sognarsi neanche di avere dei diritti che altri hanno già avuto perchè gli altri da oggi in poi non potranno più averli.

Ho sentito il collega Sanna che ha dato un'interpretazione personale del diritto amministrativo e dei modi con cui devono essere rilasciate le concessioni edilizie, ma ha detto una cosa importante, che coloro i quali hanno avuto le concessioni, quindi le istanze approvate secondo le vigenti leggi, cioè sino ad oggi, hanno diritto, quelli sono in regola. Ebbene, noi stiamo lottando su questo dall'inizio del dibattito, caro collega Sanna, mi dispiace che non c'è, stiamo dicendo che coloro i quali hanno agito in base alle norme vigenti, nel loro rispetto assoluto,hanno avuto, mentre d'ora in avanti, durante questo periodo di transizione in base alle norme vigenti, altri subiscono il blocco dell'iniziativa, non solo pubblica, ma anche privata; i privati cittadini, liberi cittadini di uno Stato democratico, che risiedono entro quella fascia di due chilometri e dentro le altre zone soggette a vincolo, hanno lo stesso diritto, come lo hanno avuto gli altri, avendone necessità, di costruirsi una casa. Dico questo perché non è un reato, non è un reato!

Ho sentito parlare della legge numero 9, su di essa, non nego, ho presentato un'interrogazione a suo tempo perché ritenevo sbagliata la procedura del bando di gara; il TAR, manco a farlo apposta, leggetevi l'interrogazione, ha ripetuto esattamente quello che io chiedevo, cioè sul procedimento de minimis, sino a vecchi 200 milioni, non viene data notifica, ma informativa alla Comunità Europea. La Comunità Europea, sui finanziamenti de minimis, non ha niente a che vedere e dire, questa è la norma. La legge si è bloccata perché è stato fatto l'errore sulla procedura di gara, punto e basta, quindi chi ne è responsabile si assuma le responsabilità.

CUGINI (D.S.). Lo devi dire a Frongia!

RASSU (F.I.). Chi ne ha la responsabilità, se l'assuma. Come, ugualmente, ho sentito dire che solo pochi spiccioli sono stati destinati alla programmazione negoziata come per dire: "guardate che non succede niente". Bene, invito il collega Sanna a leggersi il Dpef dove leggo che "come patti territoriali il contributo statale concesso è pari a 261 milioni e 997 mila euro e il contributo regionale è di 55 milioni e 426 mila euro". Per quanto riguarda i contratti di programma, lascio i contratti d'area di cui ho parlato avant'ieri, siamo come investimento totale a 679 milioni e 856 mila euro, come domande di accesso presentate a seguito del decreto del 12/11/2003, sulle quali la Regione ha espresso il proprio parere favorevole, abbiamo qualcosa come 340 milioni eccetera. Allora penso e credo che il Dpef non abbia detto balle perché si basa su documentazione che è agli atti.

Allora quando si parla, non si deve semplificare, bisogna dire la verità e la verità purtroppo è che questo provvedimento, pur partendo da un presupposto sano, contiene all'interno delle norme talmente dure dal punto di vista vincolistico che otterrà l'effetto contrario a quello che probabilmente si è proposto di raggiungere; cioè la verità è che, fuor di dubbio, a meno che non si sia impazziti tutti in Sardegna - mi spiego? - vista la difesa del provvedimento da parte della maggioranza, ma noi stiamo sentendo i privati cittadini, questo provvedimento arrecherà dei danni probabilmente irreversibili. Il collega Oppi diceva che quell'artigiano non potrà mai ampliare il suo laboratorio per poter competere sul mercato con altri colleghi essendo bloccato, in quanto possono essere effettuate solo opere di straordinaria ed ordinaria manutenzione, opere che servono solo alla staticità del fabbricato. Così come nessuno potrà adattare, come dice giustamente il collega Falconi perché è una mente libera ed è un imprenditore, il proprio albergo o la propria struttura ricettiva per poter competere con altre zone del territorio nazionale.

Questo succederà. Dovremo continuare a fare gli indiani per attirare i turisti? Dovremo nuovamente andare ad abitare nelle capanne? Facciamo questo, ma è necessario dire le cose come stanno. Non entro nel merito di quello che è successo ieri in Aula, perché si è assistito alla mortificazione, all'umiliazione e al calpestamento della dignità di quest'Aula, di questo ne parleranno probabilmente fuori da quest'Aula giuristi e quant'altri, e chiaramente saranno verificate le responsabilità.

Sull'eolico sono del parere che è necessaria una valutazione di impatto ambientale, questo è vero, ma andiamo a vedere quali sono le amministrazioni che hanno seminato, in Sardegna, i loro territori di pali eolici. E' vero che le autorizzazioni sono state concesse dai funzionari della Giunta regionale, perché sono i responsabili del procedimento, ma andiamo a vedere quali comuni, di che colore sono quei comuni, nel mio territorio Nulvi, Ploaghe, Tula per citarne tre, andiamo a vedere chi ha concesso questa autorizzazione. E' vero, si sta sbagliando, è necessario regolamentare, ma è necessario anche in questo caso fare una scelta. Io sono contro il proliferare di boschi di pali eolici, mi sono espresso anche come Presidente della Commissione, ma non facciamo di tutta l'erba un fascio. E' necessario normare, benissimo, però una norma deve essere equilibrata.

Termino dicendo che è necessario che questa legge sia messa a disposizione dei cittadini affinché ci si renda veramente conto di quali sono gli enormi danni, a nostro parere, che essa apporta, dopodiché se invece viene accettata vuol dire che stiamo sbagliando noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, intervengo nella discussione sull'articolo 8 dopo la giornata di ieri che ci ha visto sollevare anche i toni per tutto ciò che è successo, certamente non per colpa nostra, ma non mi soffermo perché ritengo che sia inopportuno parlare di questo ma sia più opportuno parlare sia dell'articolo 8 che di questa legge che continuiamo a definire pericolosa per lo sviluppo della Regione sarda.

In riferimento a questo articolo 8 continuiamo a confermare che questa legge è una legge sbagliata, che non solo va rivista, ma rifatta, ripresentata e rielaborata, partendo dagli enti locali che sono l'anima, il motore pulsante della politica del territorio, che hanno il metro e il termometro della situazione senz'altro molto più sensibile di quello che qualcuno in quest'Aula ha manifestato in questi giorni, o meglio che non ha manifestato.

Quando il Capigruppo dei D.S., onorevole Marrocu, afferma che il suo ex collega, onorevole Bachisio Falconi, forse si è lasciato condizionare dalle dichiarazioni che sono partite da questi banchi, afferma una cosa non vera, perché avendo conosciuto in passato l'onorevole Falconi, questo sinceramente mi meraviglia. E meraviglia che a fare queste dichiarazioni sia il Capogruppo dei D.S., essendo l'onorevole Falconi, l'ho appreso stamattina, responsabile del settore turismo per gli stessi D.S., e conoscendo poi anche dall'esterno i D.S. so che è un partito dove ancora si discute, dove temi così importanti sicuramente sono stati analizzati, vagliati, visto che anche il Presidente relatore della Commissione competente, l'onorevole Pirisi è dei D.S. Quindi mi rifiuto di credere che il consigliere Falconi si sia fatto condizionare dalle dichiarazioni del centrodestra e di chi in questi giorni, o meglio in questo mese, è intervenuto e ha voluto dare un contributo di idee, di istanze che partono dal basso, a questa legge.

Ritornando all'articolo 8 mi chiedo che cosa succederebbe, cari colleghi, se oggi uno dei tanti comuni indicati nel primo comma, avesse la necessità di modificare il PUC approvato prima del 10 agosto 2004. Cosa succede se non è possibile apportare modifiche? Noi stiamo cancellando di fatto l'istituto della variante, con buona pace di quel principio urbanistico tanto acclamato, del piano cosiddetto aperto e flessibile. Questo dice l'articolo 8 e noi riteniamo che questo sia assurdo. Noi riteniamo che con questo articolo 8 si confermano tutte le nostre preoccupazioni relative all'inopportunità di approvare questa legge, una legge che riteniamo iniqua, una legge che riteniamo blocca sviluppo, una legge che riteniamo calata dall'alto, che forse non è stata discussa neanche all'interno di quei partiti, o meglio è stata imposta anche a quei partiti che ancora hanno una democrazia interna ed una politica di discussione che consente di vagliare bene ogni singola proposta ed in particolare modo proposte strategiche così importanti per il territorio.

Dico questo perché in questi giorni, soprattutto il fine settimana, girando per i vari comuni del collegio elettorale, ho incontrato non solo amministratori di centrodestra, ma anche componenti di amministrazioni civiche, consiglieri ed assessori, di centrosinistra, compresi D.S. e ex Popolari, quindi della Margherita, i quali giustamente, preoccupati per questa legge, chiedevano che cosa in effetti avrebbe comportato questa legge; alcuni la conoscevano già, ne avevano avuto il testo, altri invece ci chiedevano di continuare questa battaglia. Sinceramente a qualcuno ho anche ricordato che ha dei rappresentanti, che siedono sui banchi di questo Consiglio, i quali hanno sicuramente, vista la loro collocazione, la possibilità di incidere più del sottoscritto su questa legge, dato che comunque fanno parte di quei partiti che hanno responsabilità di governo e che oggi sostengono questa legge, che quindi si devono assumere tutta la responsabilità anche delle conseguenze immediate che questa legge avrà sui territori.

A differenza di qualche collega non dico che questa legge avrà degli effetti fra due anni, questa legge li avrà subito, li ha già avuti, vi posso portare tantissime testimonianze di piccoli artigiani, non di grossi imprenditori, piccoli artigiani, cioè coloro i quali, grazie ad alcuni investimenti, grazie alla possibilità di intervenire attivamente nella politica di sviluppo del proprio territorio, perdono lavori, si sono visti pervenire delle disdette di commissioni di lavori, parlo di falegnami, di idraulici, di tutto ciò che ruota intorno a questo settore. Quindi continuiamo a sostenere che questa legge è iniqua, ritengo che abbiamo fatto bene ad ostacolarla e faremo di tutto per divulgarne gli effetti negativi, andremo nei comuni, andremo nelle piazze, faremo quello che un tempo faceva la sinistra, questo lo faremo noi.

Continuo anche a sostenere, Presidente, che su un provvedimento così importante è mancato il coinvolgimento non solo degli enti locali, non voglio essere ripetitivo, ma anche di tutte quelle associazioni di categoria che oggi, come ho potuto sbirciare anche stamattina nella rassegna stampa del Consiglio, manifestano tutte le loro perplessità, anzi alcune associazioni invitano i consiglieri a votare contro gli articoli di questa legge, una legge appunto blocca sviluppo.

Volevo dire che questo Consiglio, tutto il Consiglio, ma in particolar modo chi governa, la maggioranza di questo Consiglio, deve assumersi la responsabilità anche nei confronti delle comunità che ci hanno espresso e soprattutto nei confronti di quegli amministratori locali che fanno riferimento ai partiti presenti qui dentro, ma che a livello locale sono all'interno di una compagine civica. Assumetevi tutte le responsabilità per quello che è stato fatto, per quello che state facendo, per quello che non avete detto non intervenendo, perché spesso non basta assentarsi strategicamente nella votazione di un articolo piuttosto che di un altro, non basta neanche astenersi, perché astenendosi, per il diritto, qua è pieno di laureati in giurisprudenza e di avvocati, chi tace non acconsente ma chi tace non dice niente. L'avvocato Cucca, che è un maestro, conferma, quindi su questa legge credo che alcuni consiglieri, anche del centrosinistra, che sono sicuro non la pensano così come la pensa la maggioranza del centrosinistra, meglio avrebbero fatto a dire la loro e a prendere qualche volta posizioni anche drastiche e altre volte invece le distanze da chi non ha purtroppo la sensibilità che noi abbiamo e che abbiamo dimostrato in questi giorni portando avanti una battaglia che riteniamo di libertà e di giustizia per tutta la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, questi giorni di dibattito hanno avuto il grande pregio di rendere chiaro a tutti i sardi quali sono le due facce della medaglia Soru che i consiglieri di maggioranza portano, secondo noi, al collo. Da una parte della medaglia vediamo un Presidente che vuole proteggere l'ambiente imponendo un lungo elenco di vincoli e di limiti, vietando qualsiasi attività di trasformazione, mettendo tutto sotto una campana di vetro; dall'altra vediamo un Presidente che non crede possibile tutelare e salvaguardare il territorio senza far salvi i diritti acquisiti degli abitanti, degli imprenditori e delle attività produttive. A furia di sentire in questi giorni parlare di falchi e colombe, ho la sensazione che quest'Aula si sia trasformata in una voliera con un'unica persona autorizzata alla caccia: il Presidente, che però continua a sparare indiscriminatamente sui falchi e sulle colombe che non si adeguano al suo volere.

L'articolo 8, includendo al suo interno le norme transitorie, dovrebbe prevedere le modalità e i criteri a cui si devono attenere i soggetti interessati, come ad esempio le pubbliche amministrazioni nel momento in cui passiamo ad un definito quadro legislativo di riferimento, a quest'altro voluto dal Presidente Soru e dalla sua Giunta. Vorrei rimarcare che l'attuale quadro normativo, pur essendo rappresentato da una legge in parte superata e non più del tutto adeguata all'evoluzione dei tempi e delle dinamiche del territorio, non ha comunque prodotto in questi anni un consumo incondizionato della costa e la nascita quindi di ecomostri lungo la nostra Isola.

L'annullamento dei PTP, senza ombra di dubbio, ha aperto una sorta di vacatio legis per quanto riguarda la pianificazione e la programmazione urbanistica in Sardegna, ma con la delibera del 10 agosto 2004, e conseguentemente con questa legge, si è preferito ricorrere alla politica dell'emergenza, alla politica del "blocco tutto", rispetto a quella di una corretta pianificazione e programmazione degli interventi. E' vero che non sempre la valorizzazione dell'ambiente coincide con la sua tutela. Però la tutela non va perseguita soltanto nella esasperata conservazione ad oltranza dell'esistente, con l'esclusione degli interventi umani e produttivi, occorre equilibrare il paesaggio con la presenza dell'uomo, con le sue esigenze, con il sistema della realtà locale a cui appartiene, con le vocazioni, le peculiarità, le carenze e certamente anche le emergenze ambientali.

La valorizzazione dell'ambiente passa e deve passare anche attraverso lo sviluppo economico della realtà specifica che si intende migliorare. Lo sviluppo economico previsto e pianificato nelle nostre coste dalle amministrazioni locali, con gli atti della programmazione negoziata, e dalle iniziative dei privati cittadini non si basa su interventi esterni calati dall'alto, dal continente, o che ricalcano altre realtà estranee alla nostra Isola, che prescindono dalle culture locali, si fondano invece su una specificità reale, propria di ogni contesto territoriale sulla cui base sono e devono essere modellate le linee di intervento e le prospettive di sviluppo.

Nel corso della mia vita ho girato abbastanza per il mondo, ho visitato diversi paesi, diversi continenti, diverse realtà, realtà in alcuni casi vicine alla nostra, spesso in molti altri casi diametralmente opposte. Ebbene, il nostro modello è invidiato ed ammirato in tutto il mondo, non mi riferisco ad un modello costellato di abusi, ma parlo di un modello che si caratterizza per l'eccellente integrazione tra rispetto dell'ambiente e sviluppo economico. La storia di quest'Isola ha ampiamente dimostrato, i dati confortano quanto sto dicendo, il grande rispetto che è sempre stato accordato all'ambientale, il rispetto proprio di una società agropastorale che vede nel paesaggio un patrimonio da tutelare e da difendere perché è alla base dell'economia. Le amministrazioni locali non possono essere individuate come i basisti della cementificazione; le amministrazioni comunali e provinciali non possono essere spogliate, mortificate delle loro prerogative.

Ed ancora, parlando di programmazione negoziata, mi sorprende l'intervento del collega Francesco Sanna che ha ridimensionato l'entità delle conseguenze che questa legge avrà sugli interventi già avviati o finanziati, come appunto i contratti di programma, onorevole Sanna. Le nostre preoccupazioni sono oggi condivise sui giornali da diversi ed autorevoli esponenti del centrosinistra, come qualcuno poc'anzi ha ricordato, cito l'onorevole Falconi, peraltro responsabile del settore turismo dei D.S, e il sindaco di Budoni, ma le confermo che sono molti e numerosi i politici, amministratori e tecnici che si riconoscono nel centrosinistra, ma criticano aspramente questa legge.

Per quanto riguarda i tempi per gli adempimenti, il collega Sanna non può non sapere che le modifiche, introdotte dal Governo Berlusconi ai contratti di programma, hanno tra i diversi obiettivi anche quello di accelerare i tempi di rilascio delle autorizzazioni attraverso il coinvolgimento diretto di quelle stesse amministrazioni pubbliche competenti, una sorta di stimolo per Regioni, Comuni e Sovrintendenza. Non è colpa degli imprenditori, non si possono colpevolizzare gli imprenditori se le lungaggini burocratiche hanno dilatato le tempistiche; in alcuni casi per ottenere un'autorizzazione della Sovrintendenza c'è voluto un anno e così per una Via.

Uno dei grandi pregi della programmazione negoziata è stato quello di superare ed aiutare la frammentazione che ha sempre contraddistinto i sardi, per comunicare e mettersi in relazione tra loro in modo da costituire un grande punto di forza e di riferimento per il contesto locale. Quello che ha sempre differenziato le grandi imprese dalle piccole e quello che ha quasi sempre reso perdenti queste ultime nella competizione con le prime, non è soltanto la diversa dimensione, ma è anche e soprattutto la loro gestione e l'organizzazione delle loro funzioni. Ci sono alcuni contesti locali della nostra Isola in cui le imprese, le piccole aziende e imprenditori isolati si sono messi insieme per creare reali punti di forza della produzione e dello sviluppo economico locale.

Voglio ancora parlare del Consorzio Sandalia, ma lo citerò solo come esempio del processo che ha portato a superare la generale divisione imprenditoriale che caratterizza il contesto isolano. Il contratto di programma Sandalia prevede, dovrei dire ahimè forse a rischio "prevedeva", la realizzazione di un piano integrato per lo sviluppo del settore turistico nella costa nord orientale della Sardegna, con un aumento della capacità ricettiva di 4200 posti letto, più o meno, faccio un esempio, cioè lo stesso numero di posti letto del Gruppo Mazzella (il quale in moltissimi anni ha creato e consolidato il suo, potremmo definirlo, "impero"), che ha però ricadute peraltro legittime su una sola famiglia.

Il Sandalia rappresenta invece un esempio di eccellenza, un contratto sottoscritto e finanziato dallo Stato italiano e dalla Regione Sardegna che accorpa molteplici obiettivi. Primo: difende la cultura imprenditoriale isolana consentendo la crescita di 27 imprese locali con la possibilità di creare benessere diffuso. Secondo: promuove la crescita dello sviluppo turistico esteso in un territorio marginale di un'area a sud della Gallura, che non è ancora al passo con il resto del contesto locale. Terzo: ha il pregio di generare, tra diretto ed indotto, duemila posti di lavoro. Tutto questo oggi pare che sia a rischio.

Sugli accordi di programma, questa maggioranza non mi sembra...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Sanciu.

SANCIU (F.I.). Non mi sembra che abbiate le idee chiare neanche per quegli interventi che sono considerati legittimi. Come si fa a sostenere che questa legge faccia salvi gli interventi che voi considerate sani, quando invece, così come è strutturata, la norma non è chiara, mentre gli imprenditori e gli amministratori chiedono da sempre norme chiare e definite su cui basarsi.

Se è vero che la programmazione negoziata è fatta salva, onorevole Marrocu, scrivetelo in modo più evidente e più palese nella norma, in modo che sia tutto chiaro ai dirigenti del Ministero, degli uffici tecnici comunali, agli organismi competenti, perché tutti gli esperti consultati in merito sostengono che, così come è formulata la legge, non sono affatto salvi gli interventi della programmazione negoziata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Solo per sottolineare che è vero che questa legge traccia una profonda trincea tra una vecchia concezione, quella cioè della compatibilità della tutela dell'ambiente, del paesaggio, anche dell'assetto urbanistico, dell'identità e della cultura della nostra Regione con gli interventi e gli investimenti soprattutto e spesso speculativi che soddisfano redditività immediate, ma non costruiscono sviluppo, e un'idea invece diversa, che è quella della sostenibilità della nostra Regione, del nostro ambiente, del nostro territorio rispetto a un mutamento di questo territorio e di questo ambiente in ragione dell'investimento imprenditoriale. Cioè è possibile l'investimento imprenditoriale, che è sostenibile dal punto di vista ambientale, della salvaguardia e della tutela della nostra identità, del nostro territorio, delle sue potenzialità, delle sue ricchezze in funzione dello sviluppo, e non è vero il contrario, cioè che è compatibile la tutela con l'investimento e l'intervento privato. C'è una concezione sostanzialmente diversa tra destra e sinistra, che si è concretizzata soprattutto negli ultimi anni, ma quando dico gli ultimi anni dico molti anni, cioè da dopo la "45", da dopo la "23", non con una regolamentazione che desse certezza, perché questo sarebbe legittimo, ma con l'assenza di regolamentazione che consentisse l'arbitrio.

Per cui tutta questa ribellione che viene dal basso, che vede le schiere delle amministrazioni locali contro questo provvedimento, non solo non è vera ma, anche se lo fosse, non sarebbe neppure motivata, per il semplice fatto che c'è un fallimento sostanziale e ormai verificabile di quella cultura sregolata. E il fallimento lo si vede nelle condizioni economiche di questa Regione, nelle condizioni economiche delle nostre famiglie. La cultura liberista così spregiudicata, e così spregiudicatamente perseguita, ha determinato non maggiore ricchezza, ma maggiore povertà.

Basti pensare a un dato, io sono andato a cercarmelo, l'hanno anche pubblicato in questi giorni, quello sulle immigrazioni dai paesi extracomunitari. La Regione che ha meno immigrazione da paesi extracomunitari è proprio la Sardegna, che non è appetibile neppure dal punto di vista del lavoro, neppure dal punto di vista delle prospettive. Eppure questa legge non c'era, ce n'erano altre, anzi non ce n'erano. Non c'era il decreto salvacoste, non c'era la legge, ci sarà domani e fino a oggi non c'era, tutti potevano fare i PUC perché le norme per fare i PUC c'erano e tutti li potevano fare perché c'erano anche le risorse finanziarie, molti le hanno percepite e non li hanno fatti. Allora non è questa la causa della nostra miseria economica e non lo sarà domani, come non è stata causa di una ricchezza mancata la sregolatezza con la quale si è applicata tutta la normativa in materia paesaggistica e urbanistica.

La realtà è un'altra, è che c'è una concezione, c'è una cultura economica che è fallita, il liberismo, il neoliberismo ha fallito, non ha prodotto effetti, non ha aumentato le ricchezze, salvo qualche eccezione, per esempio l'onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri è diventato, anziché il centesimo, l'ottantesimo più ricco del mondo, quarto in Italia o in Europa, cioè è diventato più ricco. Con lui anche altri, pochi altri, sono diventati più ricchi e hanno costruito anche ville, hanno anche costruito teatri, li hanno anche sanati, perché erano abusivi, eccetera. Tutto questo è stato possibile con la cultura e l'idea del liberismo, cioè la salvaguardia del privilegio, non quello del diritto diffuso. I diritti acquisiti e acquisibili sono sempre degli stessi; ogni volta che si difendono diritti acquisiti mancano sempre quelli acquisibili dagli altri e non è più possibile, perché non si regge, non c'è armonia, non c'è equilibro, bisogna cambiare marcia e per cambiare marcia, soprattutto sul piano della pianificazione, bisogna poter avere qualcosa da pianificare.

Se il territorio è tutto compromesso, maciullato, depredato, inquinato, noi abbiamo incidenze di patologie tumorali gravissime presso le nostre aree industriali, e non solo nelle aree industriali, anche negli ambiti delle servitù e dei poligoni militari; abbiamo una preoccupazione seria di come salvare questo ambiente, ma anche per poterci vivere, perché non c'è solo una Sardegna turistica da visitare, c'è anche una Sardegna di questa popolazione, di questo popolo, da vivere quotidianamente e da vivere al meglio, nelle condizioni migliori possibili e con le prospettive migliori possibili. Ecco perché questa legge traccia un confine, lo scontro politico è vero, perché qua c'è un pensiero che guarda al futuro, lì c'è un pensiero ormai decrepito, morto, in fase di decomposizione, perché è fallito rispetto ai risultati che si proponeva.

Chiudo per dire che l'articolo 8 poi raccoglierà molte di queste cose sulle quali abbiamo discusso e ci siamo confrontati anche duramente e per fortuna concluderà questa nostra elaborazione legislativa, ma è sempre più frequente il caso delle famiglie che provengono da una situazione nella quale il padre viveva condizioni di difficoltà economiche e di prospettiva più difficili e che, dopo aver raggiunto uno stato sociale, una condizione economica, una possibilità, si è fatto la casa, si è costruito un futuro, ha potuto allevare in condizioni migliori la propria famiglia. Oggi siamo al capovolgimento di questa realtà! I genitori di oggi hanno problemi seri per garantire un futuro ai propri figli; non ce l'hanno più garantito, non ce l'hanno più neppure tracciato e questo, purtroppo, è frutto di questa devastante concezione dell'economia e della società, oltre che dell'uso delle nostre risorse, a cominciare da quelle del territorio e dell'ambiente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Ascolto sempre con estrema attenzione le considerazioni che vengono portate dall'onorevole Uras, perché di fatto ha centrato il problema. Il consigliere Uras, che parla, spero, in nome e per conto del Partito della Rifondazione Comunista, ha il coraggio di dire le cose che pensa, le cose che ritiene opportune, e quindi crea un rapporto, a me che lo ascolto dà la capacità e la possibilità di misurarmi su un aspetto che in questo momento è stato toccato solo dal punto di vista economico e della situazione drammatica della Sardegna, così l'ha definita, senza però che siamo arrivati alla soluzione perché da tutte le sue considerazioni non è emerso come questa legge, ammesso che tutto il pregresso abbia determinato la situazione economica della Sardegna, possa modificare le condizioni economiche della Sardegna.

Se è vero che il Partito della Rifondazione Comunista, quindi una parte ben definita del centrosinistra, dice: "Io mi preoccupo soprattutto della tutela e della salvaguardia ambientale", intesa come tale, e non propone alternative, ritorniamo al concetto che io ho esplicitato ieri riprendendo alcune considerazioni del professor Pigliaru di qualche anno fa, non lo cito a caso, perché si attaglia bene alle discussioni che stiamo facendo. E' vero, uno dei modi di interpretare il turismo sostenibile o un'economia sostenibile può essere questo, ma non è la verità in terra, onorevole Uras, nessuno ha esempi eclatanti che dicano dove si è agito, come lei dice di voler agire, ha determinato condizioni economiche che in qualche maniera hanno salvaguardato l'occupazione, hanno eliminato i disastri dello spopolamento delle zone interne, hanno evitato l'emigrazione. Questo non è avvenuto, dico purtroppo, perché se questa fosse la chiave di volta probabilmente tutti quanti saremmo del parere, non di Rifondazione Comunista, ma dell'onorevole Uras, ovviamente.

Quindi non è questo il problema, il problema è che tutti quanti noi ci stiamo sforzando di individuare un filone per il quale, non questa legge, ma tutta la politica improntata all'ambiente e allo sviluppo sostenibile, possa trovare soddisfazione presso i nostri cittadini e i nostri amministrati. Questo è il problema, la soluzione, onorevole Uras, non è quella che propone lei; ma non voglio dire che non è quella che propone lei perché è quella che propongo io, perché non sono io che ho parlato per la prima volta di capitale ambientale, ma se viene inteso come capitale ambientale il grande patrimonio che abbiamo noi, questo capitale deve fruttare o non deve fruttare? Deve essere utile in termini economici o non deve essere utile? Questa è la misura del confronto che abbiamo noi in Aula. Allora, sfruttare l'ambiente e sfruttare le capacità, per esempio, dell'eolico in Sardegna è utilizzare un capitale ambientale o non è utilizzare un capitale ambientale?

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue DIANA) Io credo che sia utilizzare un capitale ambientale, senza deturpare, senza fare tutti gli scempi che sono stati fatti in altri anni, però non dobbiamo neanche dimenticarci che qualche volta all'Assessorato competente c'era anche un rappresentante di Rifondazione Comunista. Non è che adesso ci dobbiamo dimenticare di tutto, qualcosa ce la possiamo anche dimenticare, ma non tutto, perché c'è una storia che ognuno di noi conosce e chi non la conosce è giusto che ne venga a conoscenza.

Quindi, voglio dire, il capitale ambientale deve essere utilizzato. Come deve essere utilizzato? Con questa legge? Questa legge garantisce che quel capitale per le prossime generazioni, così come ha detto il Presidente Soru, per cinquecento anni sarà salvaguardato? Può anche essere che sia così, facciamo una riserva indiana e finisce così certamente, non c'è dubbio, però il concetto che deve passare è che le generazioni future debbono trarre da quell'ambiente quanto meno lo stesso reddito che stiamo traendo noi, se lo traiamo, questo è il concetto che ci differenzia fondamentalmente da voi.

Per tornale all'articolo 8, perché il discorso che stiamo facendo è anche legato all'articolo 8, nel quale si parla dei piani urbanistici comunali, io noto intanto una prima contraddizione al suo interno, perché si prevede, al comma 1, che "i comuni che hanno approvato alla data… conservano la loro validità ed efficacia in termini attuativi e di esecutività purché non successivamente modificati". Però al comma 2, ai comuni che hanno adottato il piano urbanistico si dà sei mesi di tempo per approvarlo definitivamente, pur nel rispetto dell'articolo 6, perché questo c'è scritto. Ora io chiedo un'interpretazione anche in questo senso, perché se è possibile solo per i comuni che hanno adottato il PUC di adeguarsi entro sei mesi purché rispettino tutte le restrizioni e le prescrizioni dell'articolo 6, quei comuni che alla data del 30, o meglio del 10 agosto, giorno canonico per la Sardegna, avevano il PUC approvato definitivamente, hanno la stessa possibilità, o hanno la possibilità di adeguarlo successivamente? Oppure si dice "purché non successivamente modificati", non si dice altro. Però poi i comuni che, alla data della pubblicazione, invece hanno adottato, possono entro sei mesi fare tutto quello che vogliono praticamente, o quasi.

Allora, questo è un argomento che va chiarito, così come un altro argomento che non trovo negli emendamenti presentati dalla Giunta e per i quali, invece, ci eravamo impegnati noi per primi, in particolare io avevo sollevato il problema delle aree boscate delle quali non si parla più. E' presente anche l'onorevole Sanna, che ha tanto a cuore questo argomento, come ce l'abbiamo noi, pur essendo di due parti politiche completamente diverse. Avevo fatto il disegnino, lo posso rifare: per costruire cento metri con l'indice di edificabilità in zona agricola sono necessari 22 ettari, se si tiene buono quello che è previsto nelle norme restrittive. L'Assessore, oralmente, aveva detto che quella restrizione valeva solo nella fascia dei due chilometri, mi pare avesse detto così, e si era impegnato a presentare un emendamento, che io non vedo e che immagino potrà essere presentato, perché non ho capito più quando è che si possono presentare e quando è che non si possono presentare gli emendamenti, immagino sia un emendamento orale, io non sono riuscito a trovarlo.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. E' il 1889.

DIANA (A.N.). Se l'emendamento è stato presentato, prendo atto che è stato presentato, io non me lo ritrovo, sono andato a prendere gli emendamenti, sarà sfuggito. Io spero che non sia sfuggito all'onorevole Sanna, però, perché questo è un fatto gravissimo che compromette veramente anche l'idea sua, onorevole Uras, di sviluppo sostenibile dell'ambiente, perché quella sì che diventa veramente un fondamentalismo ambientalista di pessima natura! Non è possibile pensare che nei tre quarti della Sardegna, dove non ci sono le grandi estensioni dei campidani, e dove è impossibile trovare 21 ettari, 22 ettari, non si permettano la costruzione o l'edificabilità di cento metri quadri, questo è un fatto assolutamente abnorme. Forse nella piana di Laconi si potrà trovare qualcosa, ma per il resto io credo che veramente nell'interno della Sardegna non sia possibile da nessuna parte.

Allora il problema della differenziazione dell'interpretare il bene ambientale, onorevole Uras, guardi sta a cuore a me quanto sta a cuore a lei, ci creda, perché io sono fortemente convinto che bisogna mettere rimedio agli scempi che sono stati fatti, ma gli scempi che sono stati fatti negli anni passati, non gli scempi che sono stati fatti in questo mese, dal mese di agosto a oggi o da quando si è insediata la Giunta Soru fino al 10 agosto, perché scempi in quel periodo non ne sono stati fatti, io credo che una buona norma, molto più semplice, meno restrittiva, ma con quattro parole molte chiare, avrebbe tranquillamente messo noi nella condizione di essere oggi nella discussione per il Dpef, di avere già approvato il problema che ci riguardava maggiormente, che era l'assestamento, e probabilmente avremmo evitato anche l'esercizio provvisorio. Tutte cose che voi avete in capo e delle quali vi dovete assumere la massima responsabilità e lo dovete dire ai cittadini sardi. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, mentre noi stiamo affrontando il dibattito oggi in quest'Aula, il Tribunale Amministrativo della Sardegna sta per prendere una decisione che riguarda quest'Aula e questa maggioranza, decidendo in effetti in ordine alla richiesta di sospensiva contro la delibera "salvacoste" presentata dai comuni di Olbia e di Arzachena. A questo punto se la decisione dovesse essere favorevole, a differenza di quanto accade nella stragrande maggioranza dei casi trattati dal TAR, ci troveremmo di fronte ad un'anticipazione del giudizio sul merito, conseguentemente gli atti che la maggioranza ha sottoscritto fino a questo momento potrebbero così valere ben poco.

Devo riconoscere che il diritto amministrativo non è mai stato in cima ai miei pensieri e né ai miei studi, ma un riposo forzato di quasi un mese, che mi ha tenuto lontano da quest'Aula proprio mentre in essa si svolgeva il dibattito, si discuteva, e ci si divideva anche, su questo provvedimento e su questa materia, è stato utile per imparare qualcosa. Intanto, cominciamo dalla forma che è anche sostanza. Non essendo stato presente in quest'Aula ho letto sui giornali che la Giunta Soru avrebbe approvato, all'inizio del suo mandato, un fantomatico decreto "salvacoste". Capisco le semplificazioni giornalistiche, in effetti è bene ricordare che si tratta di una delibera, una normalissima delibera che è stata adottata sulla base dei poteri eccezionali e straordinari conferiti alla Giunta dalla legge numero 45. Cosa dice questa norma? Dice che, in casi eccezionali ed urgenti, quando esiste realmente e concretamente un pericolo di danno ambientale, una costruzione può essere bloccata. Primo errore, il famigerato decreto,o invece delibera, è stato adottato con una valenza generale; secondo errore, il Consiglio regionale, proprio in virtù delle leggi che gli consentono di operare in questa materia, ha prorogato con un atto, non un atto legislativo, ma con un atto di natura politica, l'efficacia del decreto che nel frattempo era scaduto.

Ora, in queste condizioni di illegittimità amministrativa, in questo minestrone normativo, nessuno si scandalizzi, nessuno gridi al complotto se, per caso, il Tribunale amministrativo dovesse quindi accogliere questa sospensiva richiesta in favore dei comuni interessati. Ora, questa maggioranza in effetti aveva un sistema, certamente ben più solido, per fermare quell'assalto alle coste che tutti temono, soprattutto per programmare in maniera omogenea, sottolineo omogenea, lo sviluppo in tutta la Sardegna. Quel sistema sono i piani territoriali paesistici che proprio il TAR e il Consiglio di Stato hanno provveduto a bocciare in questi anni.

Si potrà dire che, nella precedente legislatura, c'era tutto il tempo per mettere mano ai PTP, per riapprovarli proprio con quelle modifiche indicate dai giudici amministrativi, in effetti questo argomento ha un fondo di verità; ma pensare che si possa ovviare a questa situazione con dei provvedimenti straordinari, piegati quindi alle necessità, in assenza di un quadro programmatorio omogeneo, secondo me è pura utopia, anzi rappresenta di fatto una violazione delle norme che hanno sempre un carattere di generalità e di astrattezza.

I vostri provvedimenti, invece, hanno il carattere di particolarità e di concretezza e producono in effetti il risultato di dividere i comuni, cioè quei comuni che hanno avuto il tempo, che hanno fatto in tempo, in questa maratona politica, ad approvare il PUC, soltanto perché magari il sindaco gode di una maggioranza stabile oppure magari perché sono riusciti con un maggiore decisionismo ad approvarlo, e quegli altri invece si sono impantanati in quelle che sono le sabbie mobili del dibattito consiliare.

Questo sistema, inventato da voi, introduce invece, non so fino a che punto in maniera consapevole, un doppio binario discriminatorio verso i comuni della Sardegna. Al fondo resta una domanda che hanno fatto anche altri, l'ha fatta il collega Diana poc'anzi, e che sinora non ha avuto risposta da parte vostra: qual è la vostra idea di programmazione degli interventi urbanistici sulle coste della Sardegna? Ed ancora: quale sistema pensate di adottare per contemperare le sacrosante esigenze di tutela del territorio dagli speculatori, con gli interessi invece legittimi di chi, potendo costruire, vuole costruire e dei comuni che chiedono volumetrie per dare uno sviluppo, anche turistico, sostenibile alle loro popolazioni? Terzo, quale sistema voi intendete adottare per dare ad alcune zone della Sardegna (in questo caso mi riferisco soprattutto alle coste dell'oristanese) il diritto di edificare proprio mentre invece in altre zone si è potuto edificare per fini turistici, portando così il turismo e la ricchezza dove prima tutto questo non c'era? Queste sono domande politiche e il fermarci a parlare di emendamenti, sottolineando le legittime divisioni di pensiero dell'opposizione, che l'opposizione fra l'altro può avere anche al suo interno, è del tutto strumentale da parte vostra.

Il fatto, invece, secondo me, è un altro, è che la campagna elettorale è finita e sta finendo pure la pazienza dei sardi, di quei sardi, costruttori e non, che vi ha consentito di essere maggioranza e che vi ha consentito di essere governo. A noi la cosa non potrebbe che farci piacere, ma in realtà non è così; noi siamo seriamente preoccupati per il futuro e lo sviluppo turistico della nostra Isola. Ora, sulle coste e fuori dalle coste, oltre a mettere mano alle cose fatte dalla precedente maggioranza, invertendone la polarità per demolirle di fatto, noi continuiamo a non vedere un progetto di governo serio della vostra azione e la legge che sta nascendo, figlia di quel minestrone amministrativo di cui parlavo prima, la troveremo a lungo, secondo me, nelle aree dei tribunali, allora noi ci ricorderemo che è opera vostra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, io vorrei dire poche cose su alcune questioni che sono state richiamate di questo articolo 8 e sul tema generale. Come abbiamo detto già a più riprese, credo che non sia ammissibile e realistico nella dignità di un'Assemblea regionale aver dato a questo dibattito una sorta di concezione apocalittica a questa legge che non ha e non avrà, perché si è voluto politicamente dare questa veste di fine delle prospettive di sviluppo, di dramma economico, sapendo bene che non si può contemporaneamente, come dite voi, essere dalla parte dell'ambiente e dire comunque "lasciate che le cose continuino ad andare così".

Io non ho capito qual è il telaio della controproposta, "quello bisogna lasciarlo fare, quell'altro pure, sull'altro c'è la possibilità di una deroga", ma qual era la possibilità? C'è una data ottimale, c'è un sistema; perché dite "avete scelto quella data"? C'era una data ottimale? Non lo so! O quelli che dicono: "Abbiamo bloccato quelli ai quali mancavano due giorni per avere la concessione edilizia"; grazie, se il Governo americano si fosse accorto di quei dirottatori due giorni prima dell'11 settembre il corso della storia del mondo sarebbe cambiato!

Ma stiamo sulle considerazioni, il punto che era chiaro (quella era una data) era il giorno delle elezioni, il cambio di una legislatura e la legittimazione di un governo e i tempi necessari per realizzare gli impegni che si erano assunti. Io non ho nessun timore dei Tribunali amministrativi che mi auguro conoscano sicuramente i 27 principi della dichiarazione di Rio De Janeiro e l'articolo 174 del Trattato di Amsterdam, dove è chiarissimo (sarà chiaro perché è parte della legislazione europea, Comunità nella quale viviamo anche noi) il principio di precauzione; la politica ambientale della Comunità in materia ambientale è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alle fonti, dei danni che potenzialmente possono essere causati all'ambiente e al fatto che questo sia un patrimonio duraturo.

Dopodiché stiamo ai fatti. Su alcuni emendamenti si è detto: "interpretazioni", stiamo ai fatti, è entrata la formulazione "opere pubbliche", è stata proposta "interventi pubblici", c'è una differenza? Penso di sì; ma non spetta in questo momento a nessuno dare una interpretazione, dopo che è stato chiesto alla Giunta di togliersi da un ambito di totale discrezionalità e venire in Aula a confrontare, in sede di indirizzi, i criteri attraverso i quali definirà gli ambiti di applicazione di quei limiti. Quindi non è corretto per nessuno dare interpretazioni.

Così come non è corretta, colleghi, in tutto questo percorso lunghissimo, la citazione di persone, di parti interessate, di imprese, di località, perché c'era un'ambizione in questa esperienza nuova del Governo che rappresenta l'elemento più importante della vera difficoltà di queste settimane, quello di ritornare al principio originario della fonte legislativa e cioè quello di fare leggi che abbiano carattere generale ed astratto, che è molto difficile, perché è quell'arte attraverso la quale si individua, dentro i principi, la capacità di circoscrivere, lì dentro, il massimo numero di casi reali, ma non mai partire dai casi concreti per cercare di ricomprenderli in una legge che deve avere un'ambizione diversa; per troppi anni il processo legislativo ha sofferto di questa idea di un Consiglio regionale a sportello dei comuni, delle organizzazioni, che hanno una funzione rispettabilissima e centrale nella vita democratica, ma che non possono sostituire dei doveri fondamentali che sono insiti nei giuramenti di fedeltà alle leggi ed ai regolamenti che ciascuno di noi fa prima di iniziare questa nobile arte di interesse collettivo.

Allora non possiamo ripartire dai casi singoli ma dobbiamo sforzarci, e lo spiegheremo alla gente, lo spiegheremo, per tutte quelle cose che sono avvenute in queste settimane, che non è una voglia di non dialogare ma una voglia di partire da principi differenti, perché anche questo far sì che un popolo si riappropri del corretto sistema legislativo fa parte, a nostro giudizio, di quell'importantissimo demanio morale di cui la Sardegna, per aspirare ad avere successo anche in economia, oltre che nella cultura e nello sviluppo in genere, si deve riappropriare.

Sulle altre cose sono fatti concreti, avete detto sulle questioni che riguardano l'emendamento cosiddetto eccessivamente sudamericano o che cosa è stato detto, di tutto, è una norma che è contenuta esattamente, in quella formula o forse anche in una formula meno restrittiva di quella, nel Codice Urbani; è sempre data, proprio per l'incapacità di qualunque Governo e di qualunque struttura in sede legislativa di avere la cognizione di tutto quello che è meritevole di tutela, la possibilità controllata di intervenire per preservare, in base a quel famoso principio di precauzione, ciò che è nella indisponibilità di tutti noi, ma nella disponibilità immateriale delle nostre generazioni future, quello che è meritevole di tutela.

Questo è previsto e questo faremo, non con l'arte di abusare della deroga, ma con la possibilità di utilizzare la deroga per tutto quello che non è oggi nella conoscenza, nella responsabilità delle scelte di un governo e di una struttura burocratica, perché la nostra funzione è quella di tutelare e dentro questa tutela abbiamo rispettato certamente il principio generale che la tutela ambientale non si pone tanto rispetto alle condizioni attuali della sopravvivenza, dell'intrapresa, sono importanti anche quelle cose, ma si pone in prospettiva molto diversa, che non è la strumentalizzazione che è stata data con la frase, molto efficace e simbolica che il Presidente ha usato, dei prossimi cinquecento anni; prima di strumentalizzare, bisogna in coscienza comprendere i principi fondamentali di questa legge, che è stato dimostrato, in tutto questo percorso, mi sembra lo dimostrerà anche nel rispetto che porteremo delle cose che sono previste dentro questa legge nei prossimi mesi, che non è la legge imposta da un Presidente, è una legge che porta i segni del profondo e totale convincimento del Governo e della maggioranza che lo sostiene. E' su questo che bisogna misurarsi, poi i Tribunali amministrativi facciano il loro dovere, ma il nostro è molto diverso da quello.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, colleghi. Gli emendamenti numero 856 e 855 si votano insieme; l'"856" è un emendamento soppressivo parziale e l'"855" è un aggiuntivo; diventano di fatto un emendamento sostitutivo parziale. Si leggono assieme, come i colleghi possono vedere, quindi si discutono e si votano insieme.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, io intervengo per esprimere il mio voto favorevole a questi emendamenti che sono posti all'attenzione del Consiglio per il loro voto, ed esprimo il mio voto favorevole ancora più convinto rispetto a quanto già non lo fossi prima, anche alla luce delle dichiarazioni che si sono registrate stamani.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA PAOLO

(Segue PILI) Affermazioni di natura politica, c'è chi ha parlato di freddezza legislativa e di passione politica, qui più che di freddezza si può parlare di glaciale clima politico, di chi non solo non ascolta gli avversari politici, ma che - così come ha fatto il collega Marrocu - fa una serie di complimenti e di riconoscimenti all'onorevole Falconi e poi lo taccia di essere ignorante dicendo che non sa quello che dice e non conosce quello che si sta votando. Credo che, per chi ha conosciuto l'onorevole Falconi, sia davvero irriconoscente dirgli che non conosce quello che si sta discutendo in quest'Aula, credo che lo conosca molto bene e che abbia saputo dare, sulla programmazione negoziata e sulla strategia, un'interpretazione più che corretta.

L'onorevole Cugini dice anche che chi ha maturato il diritto deve essere salvaguardato, e cita l'articolo 4, ma chiunque abbia contezza minima di che cosa significa diritto acquisito, non può parlare di diritto acquisito di chi ha realizzato il tracciato stradale di una lottizzazione. Perché si matura un diritto acquisito quando due parti, una pubblica e una privata, sottoscrivono un atto; andando anche a monte, si deve arrivare all'approvazione da parte di un consiglio comunale di una bozza di convenzione dell'atto di lottizzazione, è in quel momento che nasce il diritto acquisito, voi invece avete una concezione del diritto acquisito assolutamente personale che certo non corrisponde a niente del diritto sulla partita dei diritti acquisiti.

Diritti acquisiti che questo centrosinistra ha calpestato in tutta la legge, ai quali non ha dato nessun tipo di concreto supporto perché ha fondato la legge su una delibera, quella della Giunta regionale, e bene fa l'assessore Sanna a dire: "Non c'interessa quello che farà il TAR, abbiamo un'altra funzione". E' vero, avete perseguito la funzione di violare le leggi, avete fatto quella delibera di Giunta che noi chiediamo qui di cassare dal testo di legge; avete cercato, anzi ci siete riusciti a dire il vero, di riportare il Consiglio regionale al ruolo di passacarte, avete scavalcato tutte le prerogative del Consiglio regionale andando ad incidere sul limite dei trecento metri, e quando si dice che la norma è astrusa, che è assolutamente richiamata fuori dall'intenzionalità di premiare qualcuno, sapete che c'è sempre un birichino che ha scritto quella delibera, e quel birichino ha aggiunta la parola "ristrutturazioni" dimenticandosi che questo Consiglio regionale nella sua storia ha sempre vietato che ciò avvenisse, per un comune patto di tutela ambientale, perché non si trasformassero le porcilaie in ville e perché ci fosse una codifica puntuale della riconversione del valore immobiliare nelle coste ed in particolar modo nella fascia dei trecento metri.

Quindi noi siamo contro quel richiamo che avete proposto di una delibera illegittima, volete accelerare i tempi in tutti i modi per evitare che sia nella sospensiva che nella sostanza, nel merito, il TAR si pronunci. Certo, a voi non interessa, ma interessa a quei tanti comuni che si sono opposti a questo tipo di azione, e i comuni, sino a prova contraria, sono la cellula vitale della Regione. Chi continua a richiamare i comuni come dei soggetti che non hanno il compito di legiferare, ha ragione; ma il compito che hanno i comuni è ben più elevato, è quello di governare con regole certe e con leggi fatte nell'interesse comune e non in quello particolare come capita con questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Esprimo il voto favorevole, mio e dei Riformatori, all'emendamento che abbiamo in discussione; devo aggiungere che, dopo aver ascoltato gli interventi di questa mattina ed avendo posto, sia io che i miei colleghi che sono intervenuti, degli argomenti di riflessione, dobbiamo dire di non aver ricevuto risposte tali da poter sancire passi avanti del ragionamento, nel senso che in realtà è sembrato, come ha detto qualche consigliere regionale del centrosinistra, un dialogo tra sordi, ma un dialogo tra sordi perché nessuno ha ascoltato le ragioni che venivano portate dalla parte opposta, se non per confutarle in qualche maniera con spirito esclusivamente polemico.

Io posso comprendere i ragionamenti di carattere tecnico che sono stati fatti sulla programmazione negoziata, nel senso che alcuni colleghi del centrosinistra intervenendo ci dicono che i diritti acquisiti della programmazione negoziata a loro avviso vengono salvaguardati perché l'articolo 4, per interpretazione degli uffici, sembrerebbe includere la maggior parte di questi interventi; credo che i colleghi del centrosinistra abbiano la responsabilità (spero che sia vero quello che gli uffici avrebbero insieme a loro accertato), di un'interpretazione, da parte loro, di cui si prende atto.

Si vorrebbe capire meglio in che maniera vengono salvaguardati i diritti per quanto riguarda l'eolico; nel senso che sull'eolico ci sono delle procedure che sono andate a compimento definitivo, per cui i richiedenti hanno maturato il diritto ad iniziare gli impianti che hanno tutte le autorizzazioni in regola; si vorrebbe capire, in questo caso specifico, come vengono salvaguardati i diritti acquisiti di chi ha tutte le carte in regola. Ma, soprattutto, io pongo quello che mi sembra rimanga il problema più importante, per il quale vorrei che qualcuno dei consiglieri del centrosinistra mi rispondesse in merito, relativo all'emendamento numero 1891, cioè l'emendamento del Re Sole o del Re Soru, se voi preferite, cioè quell'emendamento il quale dice che, fatte le regole, ci può essere qualcuno che, fuori dalle regole, legibus solutus, può fare ciò che vuole dappertutto.

Allora, colleghi garantisti del centrosinistra, colleghi della Rifondazione, che ci avete fatto una lezione di neoliberismo su cui torneremo in altro momento, ce la date una risposta su questo affinché riusciamo a comprendere quale sia il vostro concetto dei diritti acquisiti, e soprattutto quale sia il vostro concetto della certezza del diritto, dell'astrattezza della norma, di tutte quelle cose che ci state dicendo da tanti giorni in quest'Aula, e di cui però, nei comportamenti concreti, noi non riusciamo a trovare traccia? Perché la sensazione che lascia l'emendamento numero 1891 è che, alla fine, veramente viene timbrato in questa legge il fatto che non esistono più le certezze della norma per i cittadini sardi. Ci sono tanti aspetti di questa legge che mettono il dubbio, beh, se qualcuno vuole levarselo, legga il testo dell'emendamento numero 1891, perché leva il dubbio. Noi abbiamo sostenuto tante volte che, in questa legge, ci sono preoccupanti ed inquietanti elementi che mettono in discussione la certezza del diritto, la certezza delle norme, l'astrattezza delle norme stesse, e cioè la garanzia che qualsiasi cittadino, in un posto che non sia sudamericano, ma probabilmente neanche in sud America è più così, deve avere di poter essere tutelato nelle norme, nella sua libertà d'intrapresa, nella sua libertà di possesso, nella garanzia dei propri diritti di libertà individuale e di civile libertà di ciascuno.

Ci sembra che l'emendamento numero 1891 sia veramente una vergogna, un'aberrazione giuridica e noi vorremmo che qualcuno di voi si alzasse in piedi e lo difendesse, affinché le posizioni siano chiare in Aula e, nella contrapposizione, però, andiamo avanti nella contezza di ciò che ciascuno pensa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento in questione. Forse non si è riusciti a raggiungere l'intento, che era quello nostro, di migliorare la legge oltre che di fermarsi e di meditare ancora. Caro Assessore, la proposta veramente ha delle concezioni apocalittiche,. Lei ha diminuito i toni, vedrà, ed anche noi vedremo purtroppo, quali saranno i drammi economici a cui andranno incontro i nostri concittadini; forse qualche amministratore, che addirittura non è che avesse operato bene in periferia per cercare di dare prospettive di sviluppo al proprio territorio, magari sarà riconfermato proprio grazie alla ciambella che gli è stata lanciata con questa legge. Io mi auguro che alla politica dia una mano anche il TAR, che oggi sta discutendo sulla possibilità di evitare ai sardi questa tragedia, e lei ci chiede anche quale sia la controproposta che abbiamo fatto!

Mi sembra che sminuisca tutte le intenzioni, tutte quelle proposte che noi abbiamo fatto in questi mesi, nel nostro programma, lei ha detto che praticamente i nostri concittadini sardi non dovevano trovarsi spiazzati perché proprio la svolta di tutto il modus vivendi, come se prima si vivesse praticamente nell'illegalità continua, era data dal giorno delle elezioni. Però a quanto mi consta, e si è potuto confermare nell'incontro con gli amministratori locali toccati dal provvedimento, non è vero che nella campagna elettorale, prima di quel fatidico giorno, sia stato detto chiaramente ai sardi che tutto ciò che vi era nei duemila metri, e cioè nei due chilometri, veniva cristallizzato; siamo convinti - potreste anche esserne convinti voi stessi - che se quelli fossero stati i dati pubblicati palesemente alla gente, forse la maggioranza qui dentro sarebbe stata completamente diversa, sarebbe stata capovolta, perché i nostri amministratori locali avrebbero individuato in quell'intenzione, l'atteggiamento poi concreto, che si andava a prospettare; una cosa è pubblicizzare il programma, un'altra sono le azioni concrete, forse la situazione sarebbe stata completamente diversa e i rapporti di maggioranza sarebbero stati invertiti.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue MORO) Purtroppo è vero che, come dice lei, la legge è nata praticamente per cercare di costituirsi quasi una precauzione nei confronti dei "mostri" sorti all'interno di questo territorio dei famosi duemila metri, va bene questo principio di precauzione; anche per quanto riguarda i problemi dell'ambiente, lei ha detto che bisogna cercare di portare i termini di salvaguardia, il comune di Sassari ha bocciato praticamente la nascita di due parchi eolici che, molto opportunamente, erano stati previsti in zone che non disturbavano, addirittura avevamo adottato il principio che questi parchi eolici non si dovessero vedere dal mare, quindi, proprio secondo l'indicazione che, nel suo intervento, l'onorevole Cugini aveva portato all'attenzione dell'Aula. Nonostante questo la parte che vi appartiene aveva detto "noi non possiamo promuovere parchi eolici nel nostro territorio prima che possa nascere una politica regionale sull'energia". Beh, mi sembra piuttosto riduttivo.

Non si può dire ai comuni di fermare qualsiasi tipo di attività perché in Regione si sta pensando. Io sono convinto che sia l'amministrazione comunale periferica che l'amministrazione regionale centrale siano due enti che viaggiano con le stesse prerogative e devono dare, ciascuno per quanto lo riguarda, una risposta alle esigenze dei propri concittadini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, devo manifestare la mia quasi commozione per l'intervento dell'assessore Sanna, provocata dalla passione estrinsecata sicuramente nell'intervento della Giunta. Passione per difendere, a mio avviso, l'indifendibile ma comunque nei vari richiami devo dire che ha sollecitato anche qualche riflessione. Così come continua a far riflettere l'atteggiamento che la Giunta e l'Aula hanno nei confronti di questa legge. Non siamo catastrofisti, non vogliamo esserlo, cerchiamo soltanto di prevedere (così come dovremmo fare non soltanto per l'ambiente, ma anche per le conseguenze sociali ed economiche che una legge può avere) e di prevenire gli effetti di una legge. Certo, quando si fa una legge si pensa agli effetti positivi soprattutto e noi siamo per una proposta seria. Mi spiace che l'assessore Sanna non abbia ricordato che una proposta seria della minoranza c'è ed è stata all'attenzione del Consiglio, è la proposta di legge numero 28. Perciò non è vero che qui c'è soltanto opposizione non costruttiva, la costruzione noi l'abbiamo proposta all'Assemblea e al Consiglio regionale con la proposta di legge numero 28. Io non dico che l'assessore Sanna non dica la verità, omette di dire però che esistono anche altre cose; così come noi siamo per le regole, certe e valide per tutti, nel pieno rispetto di tutti e perciò anche di chi ha acquisito in piena regola dei diritti. Le riforme devono partire dal momento in cui si salvaguardano quei diritti; non possono essere fatte riforme che vadano a ledere diritti sui quali il cittadino, l'impresa che è formata da cittadini, ha legittimamente assunto degli impegni per lo sviluppo secondo le regole fino ad oggi valide.

Noi non diciamo che non devono essere cambiate le regole, anzi noi le vogliamo cambiare, perché sono regole non più al passo con i tempi, che probabilmente nel passato non sono state seguite nel modo dovuto, e non hanno colto l'essenza della salvaguardia ambientale. Noi su questo siamo d'accordo; però non si può ledere il diritto di chi ha creduto nelle regole valide fino ad oggi; se poi qualcuno ha sbagliato nell'applicazione delle regole, allora ci sono altre sedi, che non sono queste, nelle quali chi ha sbagliato venga perseguito. Noi abbiamo gli strumenti per il controllo, attiviamoli, altre istituzioni decidono nel merito. Ma questo non vuole dire che noi possiamo negare i diritti acquisiti fino ad oggi, 24 novembre. Non possiamo! Data storica. Io non so se la data del 24 novembre passerà alla storia, storia è un parolone in questo contesto, ma diciamo alla storia della nostra Sardegna, forse passerà per la grazia a Mesina concessa dal Presidente Ciampi, forse passerà per una sentenza che a noi non riguarda, tra l'altro, perché siamo convinti comunque del nostro percorso, oppure passerà alla storia per una legge urbanistica che avrà creato per il futuro che cosa?

Noi possiamo soltanto prevenire e in cuor mio spero che anche le previsioni che noi facciamo, così come le fanno i cittadini, le imprese, le associazioni, su questo testo di legge, non corrispondano più alla realtà, perché sarebbe triste se invece, pur richiamati, si sia voluto perseguire l'errore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io intervengo su questo emendamento per dare il mio parere positivo, perché questo è uno degli argomenti che mi stanno più a cuore. A cuore, perché? Perché rappresenta un'esigenza che hanno le amministrazioni locali e alcuni sindaci in particolare. Oramai è assodato che io non ho questo problema perché il piano urbanistico del mio comune è stato approvato in tempo utile, non sono d'accordo però quando i colleghi dicono che il piano adeguato al PTP non dovrebbe, vista questa norma, essere legittimo; io personalmente non sono d'accordo perché, oltre all'adeguamento del PTP, il calcolo volumetrico che era stato fatto a suo tempo era riferito al decreto Floris, quindi riferito nella sostanza alla "45" che è ancora in vigore e non dovrebbe creare dei problemi.

Effettivamente non capisco perché non si mettano in condizione tutti i comuni di adeguarsi ad uno strumento urbanistico necessario a pianificare i loro territori nell'interesse generale della Sardegna;non riesco a comprenderlo. Si dice che c'è bisogno di regole, su questo non ci piove, l'abbiamo detto, mancano ed andavano fatte. Sono anche d'accordo nel dire che questa legge non è totalmente negativa, trovo alcuni punti importanti, certo ci sono delle manchevolezze una sicuramente è quella di non dare la possibilità a tutti i comuni di adeguarsi in modo da poter pianificare e governarsi poi lo sviluppo con pari dignità agli altri venti comuni che attualmente hanno la fortuna di avere un piano di riferimento.

Un altro argomento fondamentale che, secondo me, non va trascurato, tra l'altro nell'interloquire con i colleghi della maggioranza ho visto che anch'essi l'hanno a cuore, riguarda la programmazione negoziata; sinceramente, al di là del fatto che vi siano stati degli interventi non compiuti ed alcuni carenti, però i finanziamenti sono a disposizione; proprio in considerazione di quanto diceva anche l'onorevole Uras, cioè che la Sardegna in questo momento ha momenti di difficoltà economica, sinceramente io non capisco come non si possa trovare,avendo a disposizione dei finanziamenti, la soluzione per poterli utilizzare, per poterli spendere, per potere dare la possibilità ai territori, attraverso gli investimenti degli imprenditori, di poter creare economia e di conseguenza posti di lavoro. Posti di lavoro significa buste paga e buste paga significa poter dare alle famiglie, che in questo momento soffrono, la possibilità di avere i soldi per poter sopravvivere in casa. Tra l'altro si sa che le esigenze sono tante, non sono poche, per cui fermarsi di fronte a un progetto che forse manca o che non era stato presentato a suo tempo mi sembra una cosa assurda. Del resto tutti i finanziamenti che arrivano, siano essi privati o pubblici, non sempre hanno il progetto a disposizione, hanno casomai a disposizione una strategia, l'esigenza di dover intervenire, l'esigenza di dovere creare qualcosa per risolvere dei problemi.

Allora io chiedo alla maggioranza, mi auguro che lo faccia, prima di votare l'articolo 8, di riflettere perlomeno su questi due problemi. Tra l'altro, il Presidente Soru, in Commissione urbanistica, parlando della programmazione negoziata disse che avrebbe riflettuto, anzi quasi quasi incoraggiava una soluzione, che era quella di recuperarla, tutta, con la condizione di poter realizzare strutture di interesse pubblico; mi auguro che l'emendamento presentato dalla Giunta lo comprenda. Le strutture di interesse pubblico sono tutte quelle strutture economiche che passando dall'industria arrivano al commercio, tramite l'artigianato arrivando al turismo con gli alberghi. Ecco, io penso che se si arriva perlomeno a permettere di realizzare queste strutture che...

PRESIDENTE. Onorevole Murgioni, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Grazie, Presidente. Annunciando il mio voto favorevole e tutto il mio sostegno agli emendamenti che il centrodestra sta presentando alla legge "Frankenstein", ribadisco la richiesta che le ho fatto ieri, signor Presidente, affinché lei si attivi per garantire ai sardi un'informazione la più capillare possibile su ciò che sta avvenendo in Aula in questi giorni e su quanto avverrà presumibilmente stasera. Mi permetto di ribadirle e di sottoporre alla sua cortese attenzione, sempre che me la conceda, la richiesta di fare in modo che i sardi siano informati nel modo più dettagliato e più capillare possibile, mediante la trasmissione in diretta, presso una o più televisioni private, dello svolgimento dei lavori in Aula di stasera, fino all'ultimazione della votazione della legge "Frankenstein". Questo perché i sardi devono sapere nel modo più preciso e completo possibile quello che sta succedendo in Consiglio regionale.

Pur rispettando moltissimo, e anche per certi versi apprezzando, quello che l'assessore Sanna ha appena detto, non è la prima volta che esprimo per lui e per il suo operato un sincero apprezzamento, però - pur avendo ascoltato con attenzione quello che ha detto l'Assessore - io credo che i sardi non siano ancora sufficientemente informati sulle conseguenze che questa legge avrà nella loro vita, nello sviluppo delle loro imprese, nella realizzazione delle loro legittime aspirazioni, nell'esecuzione di alcuni progetti che non sono solo imprenditoriali, ma anche personali, anche di famiglie, di tante famiglie di sardi e di tante piccole imprese che saranno da questa legge condizionate negativamente. Credo che noi dobbiamo metterli in condizione di sapere, anche se non hanno la possibilità di comprare il giornale in questi giorni, anche stando comodamente a casa loro magari seduti in modo da poter reggere nel miglior modo possibile all'impatto di una notizia di questo genere, cioè di essere sottoposti a una legge di questo genere. Una legge che inaugura un nuovo corso di diritti negati, che inaugura le famose due velocità alle quali saranno sottoposte le famiglie, i paesi, le imprese, le categorie produttive della Sardegna; una legge che creerà, fatalmente, una bolla speculativa nella quale poche persone si arricchiranno e tante si impoveriranno o comunque subiranno dei danni anche economici.

Insomma, i sardi non sapevano, hanno avuto una promessa vaga di un benessere che si protrarrà per 500 anni. Questo può rendere molto felici quelli che credono in modo talmente granitico nei progressi della scienza da poter vedere la propria prospettiva di vita prolungata così tanto, però credo che ai sardi interessi anche sapere quello che succederà nel 2005 o magari nei prossimi cinque anni, perché si vive anche un po' alla giornata; quindi il lasso di tempo che il Governatore ha individuato come periodo nel quale lui salverà la Sardegna, mi sembra un po' troppo protratto nei secoli dei secoli.

Dicevo i sardi forse non sapevano neanche l'orientamento del Presidente su alcuni altri argomenti: blocco degli appalti, blocco delle delibere della sanità, questa legge sui due chilometri. Loro non sapevano, ma io credo che la passione sincera del Presidente Soru per i temi ambientali non sia frutto di una folgorazione sulla via di Damasco ma il frutto di una loro lunga elaborazione fatta dal Presidente Soru. Io credo che Soru avesse già questa impostazione, cioè pensasse che è assolutamente da evitare il costruire sulle coste, deturparle eccetera, eccetera. Quindi credo - è una mia illazione - che Soru fosse già convinto che non bisogna costruire sulle coste anche quando, molto recentemente, si è fatto due case e un'azienda sul mare. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu. La ringrazio per aver ricordato una richiesta, che era stata fatta da alcuni Presidenti dei Gruppi, di poter dare in diretta la fase conclusiva dei lavori del Consiglio regionale. Abbiamo verificato, presso le emittenti televisive regionali, la possibilità di fare questo servizio, nessuna delle emittenti è disponibile essendo la richiesta non compatibile con l'organizzazione di palinsesti e delle troupe. Quindi, per questo motivo, non ci sarà la diretta.

I lavori si concludono qui.

(Interruzione del consigliere Cappai)

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, su che cosa intende intervenire?

CAPPAI (U.D.C.). Sull'ordine dei lavori.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Presidente, prendo atto del fatto che non sarà possibile realizzare la diretta, suggerisco a lei e agli uffici di verificare la possibilità che i nostri uffici provvedano direttamente alla ripresa almeno delle dichiarazioni di voto perchè le emittenti possano trasmetterle almeno in differita.

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, come lei sa, tutte le sedute sono riprese nel nostro circuito interno per cui possiamo fornire le registrazioni a chiunque le chieda.

La seduta è sospesa, i lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 10, viene ripresa alle ore 16 e 14.)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori, ricordo che siamo in fase di dichiarazione di voto sugli emendamenti numero 856 e 855.

Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Grazie signor Presidente, colleghi del Consiglio, vorrei che il Presidente consentisse all'Aula e ai colleghi di prendere posto.

PRESIDENTE. Più che consentire, dovrei invitare i colleghi ad accomodarsi, a prendere posto. Prego, onorevole Contu.

CONTU (F.I.). Per annunciare il mio voto favorevole agli emendamenti in discussione. Soprattutto per verificare quello che si propone, perché lo si ritiene doveroso, innanzitutto per quanto riguarda il comma 2, per il quale l'emendamento numero 857 propone appunto una modifica che, sinceramente, penso sia migliorativa del suo contenuto rimandando, come effetti di legge, ai processi di pianificazione comunale con l'adozione da parte dei consigli comunali degli indirizzi da porre a base della formazione del PUC.

Detto questo, io sono stato colpito da alcune osservazioni che sono state avanzate; una di queste è stata fatta da tanti amici, ovvero da tanti lavoratori emigrati, che sono rientrati o che pensano di rientrare in Sardegna a godersi gli effetti del loro lavoro trascorrendo l'età della pensione nella nostra Isola. E' gente che ha investito, che si è comprata un pezzo di terreno pensando di costruirsi così una dimora per la terza età, l'età del riposo, l'età del godimento di quei diritti sanciti, appunto, dall'istituto della pensione.

Devo dire che, molto probabilmente, tanti di questi nostri corregionali, non penso che siano solo amici miei, ma molti di noi hanno conoscenze di questo tipo, davvero, ci hanno sollecitato a riflettere un attimino sul fatto che i contenuti di questa legge, inevitabilmente, con l'approvazione del testo normativo, così come concepito, arrecheranno effetti negativi di lungo periodo al sistema delle piccole imprese diffuse sull'intero territorio regionale e quindi, più in generale, all'economia della nostra Regione.

Ancora, per quanto riguarda le politiche di sviluppo integrato basate sulla valorizzazione delle risorse locali in un'ottica di complementarietà tra i diversi settori economici, con una lettera inviataci dalla Confartigianato, ci si chiede che si possa davvero puntare allo sviluppo integrato delle zone interne dell'isola senza per questo penalizzare in maniera esiziale il turismo costiero, che anzi può avere a favore delle prime un'importantissima funzione di traino. Nella lettera, ancora, si dichiara importante manifestare con forza la contrarietà ad un testo normativo che, in assenza di chiare indicazioni sulle nuove regole, accresce in maniera significativa la confusione fra le imprese rappresentate e che viene giudicato, per certi versi, anche inutile. Infine, ci viene chiesto di rappresentare in Consiglio regionale le loro ragioni esprimendo un voto contrario al provvedimento e mettendosi a nostra disposizione per approfondire ogni eventuale richiesta di chiarimenti.

Allora, questi non sono amici miei; questa è la Federazione regionale dell'artigianato sardo, la Confartigianato, che ha inviato una lettera a me e, presumo, a tutti i consiglieri. Che cosa significano queste prese di posizione? Non è la prima lettera di questo tipo che noi riceviamo e abbiamo ricevuto in questo periodo, ma allora cosa significa per quest'Aula dimostrare sensibilità perlomeno riflettendo su quanto le associazioni rappresentative delle varie categorie produttive, economiche, sociali e quant'altro ci stanno rappresentando?Ci stanno chiedendo di…

PRESIDENTE. Concluda.

CONTU (F.I.). ... riflettere sul portare avanti il percorso di questa norma che loro definiscono come dannosa per la nostra isola.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Vorrei rappresentarle l'esigenza di alcuni colleghi che, partecipando alla riunione della Commissione agricoltura, autorizzata da lei e tuttora in corso, chiedono che l'Aula possa attendere la conclusione dei lavori in Commissione.

PRESIDENTE. No, penso di no, perché la Commissione agricoltura era autorizzata fino all'inizio dei lavori, quindi non è il Consiglio che si ferma, ma si ferma la Commissione agricoltura.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Voto a favore degli emendamenti numero 856 e 855 che hanno evidentemente lo scopo di slegare l'operatività dell'articolo 8, in particolare del primo comma, ma anche evidentemente del secondo, perché il punto di riferimento temporale da cui far valere l'indicazione della norma transitoria è appunto quello della data di pubblicazione della delibera della Giunta regionale del 10 agosto 2004. Una delibera che ha introdotto vincoli e determinazioni utilizzando una fonte normativa; quindi uno strumento di tipo amministrativo che ha necessità evidentemente, così com'è di tutta evidenza, di un perfezionamento e un rafforzamento del potere di far valere i vincoli e le nuove determinazioni che sia di tipo superiore.

Il meccanismo che viene introdotto, facendo riferimento alla data di pubblicazione della deliberazione della Giunta, a nostro parere, è evidentemente improprio, perché la cosa più logica in una norma transitoria, anche squisitamente dal punto di vista di formazione del testo di una norma legislativa, non è quella di far scattare l'esecutività delle disposizioni, l'operatività, l'efficacia delle disposizioni che vengono contenute nella legge, ma è più logico, più giusto, più corretto, anche da un punto di vista sia sostanziale, sia tecnico procedurale, quello di far partire l'efficacia della norma proprio dall'approvazione della presente legge. I due emendamenti tendono, tra l'altro, in questo modo ad evitare al testo un'operatività ed un contenuto che forse potrebbe addirittura anche esporlo ad un rischio evidentissimo di dichiarazione di illegittimità anche sul piano costituzionale. La retroattività dell'efficacia di un atto legislativo è una modalità di intervento sul piano sostanziale dei rapporti giuridici, che non è certamente da considerare né virtuoso, né proprio rispettoso soprattutto di tutta questa materia.

E' evidente in questo che la Giunta e la maggioranza (che sta caparbiamente, anche se con grandi difficoltà politiche, sostenendo questo testo) si fermano ad una difesa di questo testo che non considera fino in fondo lo stretto legame esistente tra il disegno di legge e lo scopo che si pone l'atto legislativo, in stretto raccordo con un atto amministrativo che ha posto dei vincoli; c'è uno stretto legame con quell'atto amministrativo, costituito dalla deliberazione della Giunta regionale del 10 agosto, un atto fortemente a rischio di illegittimità, che quest'ultima venga dichiarata o no ha poca importanza, ma di fatto è un testo che contiene sicuramente disposizioni che intervengono su diritti soggettivi e interessi legittimi in contrasto con la legislazione vigente. Far scattare l'operatività delle norme dal momento della deliberazione è sicuramente improprio, perciò votiamo a favore di questi due emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Io gradirei che ci si iscrivesse, così non lasciamo pause e non le lasciate a me per chiamare la votazione.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io annuncio il voto a favore dell'emendamento numero 856 e dell'emendamento numero 855 che, entrambi, hanno come finalità di allineare ad un principio più equo, più certo, il riferimento, l'efficacia di questa norma che stiamo andando a costruire. Noi, appunto ormai da quasi trenta giorni, andiamo ripetendo sempre a questo Consiglio la richiesta pressante di introdurre una certezza del diritto di salvaguardare i diritti acquisiti e di avere, così come lo stesso Assessore ha riferito poc'anzi, sempre un quadro molto preciso di una norma che richiami principi generali di astrattezza e di cosiddetto riferimento certo del diritto.

Proprio per la nostra endemica affezione, quasi riferita ad una malattia che è stata detta essere giovanile, molto giovanile, quella di un estremismo centrista, pari quindi al morbillo, alla rosolia, noi crediamo che davvero questo sforzo possa essere fatto ora e che, almeno su questo punto ci si possa trovare unanimemente d'accordo, non possa essere presa a riferimento l'efficacia di una delibera del 10 agosto della Giunta regionale, bensì quella della norma che appunto stiamo andando ad approvare.

D'altro canto è molto curioso anche rilevare che il BURAS, che pubblicava qualche giorno fa il provvedimento che prorogava l'efficacia di questa delibera di Giunta, usi un termine a mio giudizio molto improprio, dicendo che "vista la delibera del Consiglio regionale che reitera il provvedimento di delibera della Giunta regionale". Io non credo, non sono né un giurista, né ho competenze di questo genere, che davvero al Consiglio regionale in qualche modo possa essere riconosciuta la possibilità dell'adozione di delibere.

E'un termine che, ovviamente, è riferito esclusivamente ad organi esecutivi e bene avrebbe fatto chi ha la responsabilità della pubblicazione a riferire che quel provvedimento era un semplice ordine del giorno. Credo che questo, probabilmente, avrebbe meglio significato a tutti i sardi che cosa il Consiglio aveva indicato e che tipo di provvedimento andava a sorreggere una proroga di una delibera di Giunta regionale del 10 agosto. Noi siamo, lo ripetiamo ancora una volta, davvero perché l'idea di chi ha i diritti prevalga come concetto dentro questa norma e quindi chiediamo come atto di buona volontà a tutti, ma proprio perché in maniera pressante stiamo da sempre chiedendo risposte in ordine a questa nostra domanda, di sottoscrivere un impegno unanime perché davvero l'approvazione della legge diventi il riferimento fisso per far insorgere diritti ed efficacia della norma stessa e non possa essere preso, invece, a riferimento il 10 agosto. L'Assessore ha definito il provvedimento del 10 agosto come un provvedimento che nasceva dal concetto di precauzione, noi crediamo che il termine relativo al concetto di precauzione sia usato in maniera un po' troppo estesa in questo caso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Per dichiarazione di voto, Presidente, e anche per dire ai colleghi dell'opposizione che, a mio avviso, potrebbe esserci un accoglimento parziale della proposta che è stata avanzata; cioè io chiederei ai colleghi presentatori Pili, La Spisa, Oppi e più, se sono d'accordo per un accoglimento parziale della loro proposta, con la riformulazione del comma 1 dell'articolo 8 in questo modo, chiaramente lo faccio oralmente: "I piani urbanistici comunali, approvati alla data del 10 agosto 2004, conservano la loro validità ed efficacia in termini attuativi e di esecutività, purché non successivamente modificati". Questo, diciamo, come prima parte.

Poi io avanzerei un'altra proposta, anche all'Assemblea e alla Giunta, scaturita dai tanti interventi fatti da parte dei colleghi dell'opposizione, nel dibattito odierno, nei quali si diceva in sostanza che non possono essere fatte varianti allo strumento urbanistico eccetera. La ratio del comma 1 è che tutti i comuni aventi un piano urbanistico comunale approvato abbiano la possibilità di realizzare quanto ritengono nel loro territorio, così come previsto dal piano urbanistico approvato, viene detto in norma che questi piani conservano la loro validità ed efficacia, in termini attuativi e di esecutività, purché non successivamente modificati; allora poiché è stato denunciato che si tratta di una rigidità di non poco conto, io proporrei che, in seguito alla parola "modificati", vada aggiunta l'espressione "è comunque consentita l'adozione delle varianti necessarie al ripristino delle originarie condizioni di conformità". Quindi, possono essere fatte delle varianti, purché ripristinino le condizioni di conformità. Vale a dire che, se un comune ritiene di dover fare delle varianti e queste sono inserite all'interno delle norme pre vigenti alle quali si sono riferiti i PUC prima di essere approvati, oppure, per dire meglio, che sono stati redatti secondo le indicazioni che venivano date di vecchi PTP ed anzi dalle norme di omogeneizzazioni previste dalla "23" del 1993, si possono effettuare delle varianti purché siano inserite all'interno di questo contesto.

Quindi, si accoglie sostanzialmente una delle osservazioni critiche contenute negli interventi che i colleghi hanno fatto questa mattina, rendendo il provvedimento, al comma 1, più rispondente anche alle esigenze da loro rappresentate che comunque riteniamo siano esigenze che possano avere anche i comuni che hanno un PUC approvato. Quindi, Presidente, non so se sono stato chiaro, comunque se lei ritiene lo riformulerei.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, è un modo un po' strano, ci dica, io non ho capito bene. Ho capito che ci fermiamo al 10 agosto 2004.

PIRISI (D.S.). Riformulo Presidente, bisogna avere il testo davanti.

PILI (F.I.). Bisogna riformularlo per iscritto.

PIRISI (D.S.). Se lei ritiene, perfetto, d'accordo.

PRESIDENTE. Bisogna vedere se lo ammettiamo, perché eravamo in fase di votazione.

PIRISI (D.S.). Presidente, volevo esprimere un accoglimento parziale dell'emendamento che è stato presentato dai colleghi. Qui si sta rappresentando una voglia di confronto, di dialogo e anche di accoglimento, se poi c'è invece qualcuno che intende contrapporre comunque un furore di tipo iconoclasta, allora noi siamo disarmati di fronte a questo, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, se ci fa arrivare un attimo per iscritto la sua proposta, io valuto se è ammissibile, altrimenti una discussione non si può svolgere in questo modo.

PIRISI (D.S.). Presidente, entro un minuto gliela fornisco.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Intervengo soltanto per chiedere alla Presidenza che eventuali emendamenti orali di questa natura vadano formulati per iscritto, perché si possa capire l'entità delle modifiche proposte rispetto agli emendamenti che sono molto chiari, quindi vorremmo sapere che tipo di integrazione viene proposta.

PRESIDENTE. Siamo d'accordo onorevole Pili.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi, ma particolarmente quello dell'assessore Sanna, il quale ha voluto farci conoscere, dal punto di vista normativo, ma anche dell'impostazione generale, quale possa essere l'atteggiamento e il comportamento della maggioranza relativamente prima di tutto alle modalità di fare le leggi e poi all'interesse che ci ha manifestato debba essere generale. Assessore Sanna, con tutto il rispetto che le porto, credo però che qui tutti quanti noi siamo impegnati a far sì che le leggi, che andiamo ad esaminare ed eventualmente ad approvare, siano improntate proprio alla massima generalità e al coinvolgimento generale degli interessi della Regione Sardegna. Credo che sia un fatto conosciuto a tutti quanti ed io qui non ho mai portato interessi particolari e men che meno personali, credo che questo valga per tutti i colleghi della maggioranza e dell'opposizione e comunque la linea del partito che rappresento è quella di andare ad elaborare dei testi di legge che siano nell'interesse di tutti. E, nell'interesse di tutti, a noi pare che non sia questa legge, perché - voglio ribadire le considerazioni che sono state fatte - l'interesse generale è quello dei singoli cittadini che si riconoscono in una certa materia e in una certa normativa, ma è anche quello delle amministrazioni locali e proprio questo interesse (che per noi è il più generale di tutti) non viene manifestato.

Come si può pensare che ci siano dei comuni che hanno avuto anche l'abilità, la capacità, il senso politico di approvare dei piani urbanistici definitivamente prima del 10 agosto e altri che invece, per una serie di vicissitudini legate anche all'andamento politico, non lo hanno fatto; verifichiamo tutti i giorni anche noi come è facile iniziare un provvedimento pensando di portarlo a termine in 4, 5, 6 o 7 giorni e poi le vicende ci portano qualche volta ad allungare i tempi anche più del dovuto. Se ciò succede in un'assemblea parlamentare come questa, immaginiamo che cosa può succedere in un consiglio comunale. Io non credo che questa norma possa essere messa in questi termini, ritengo che quei comuni che hanno adottato il piano urbanistico abbiano già fatto tutta una serie di atti preliminari che debbono essere concretizzati con l'approvazione definitiva. Il grosso del lavoro, con l'adozione, è già stato fatto, noi ci ritroviamo invece in presenza di questo articolo 8.

Ecco perché abbiamo presentato gli emendamenti, è chiaro che io sono d'accordo con l'onorevole Pili, ma sono d'accordo anche col Presidente quando si riferisce all'intervento dell'onorevole Pirisi, perché a tutt'oggi non esiste neanche un emendamento orale, non esiste, quindi io parlo "in assenza di..". E "in assenza di..." dico che tutti gli emendamenti presentati dalla Giunta, e il contestuale articolo a cui fanno riferimento, non hanno sortito l'effetto che noi avevamo manifestato perché ci rimangono non dubbi, ma certezze sul fatto che anche queste norme transitorie siano un elemento che non contribuisce assolutamente a migliorare questa legge, anzi contribuisce a creare diciamo fumosità, perché diamo origine ad una disparità tra quei comuni che possono, attualmente, ancora modificare il loro PUC, perchè lo hanno approvato…

PRESIDENTE. Onorevole Diana, sto facendo distribuire la proposta orale, adesso scritta, dell'onorevole Pirisi.

Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Intervengo velocemente. Non si capisce bene perché una legge, che viene emanata, preveda una retroattività della sua valenza alla data della delibera di Giunta, ad un puro e mero atto amministrativo che ha valore temporale in caso di un vuoto legislativo. Non è questo il caso, perché la norma urbanistica, la legge 45 e quant'altro, in Sardegna c'è. Quindi, a parte tutti i ragionamenti che sono stati fatti a proposito, non ritengo sia possibile, normale né logico che una legge che sta per essere emanata, appunto, estenda la validità della sua azione retroattivamente tenendo conto della data del 10 agosto, data di adozione della delibera della Giunta regionale.

Ci si chiede il perché. La risposta credo sia sempre la stessa, perchè a tutti i costi si vuol dare - insisto sempre in questo mio parere - un carattere restrittivo, punitivo e vincolistico al provvedimento di legge. Alla data odierna, ritengo che nessuno dei comuni o dei soggetti giuridici coinvolti, - non dico alla data del 10 agosto perché nessuno poteva pensare che, il 10 agosto, la Giunta emanasse un provvedimento deliberativo che bloccasse, così come di fatto ha bloccato, tutte quelle azioni miranti a varianti urbanistiche, ad insediamenti e quant'altro nella fascia dei due chilometri e più - potesse pensare che in quella data la Giunta potesse emanare quel provvedimento; ma oggi abbiamo una legge che sta per essere approvata dalla maggioranza contro il nostro voto, quindi è necessario e giusto che tutto quello che è dentro la legge, che in determinati punti, se pur non sostanziali, varia e cambia dalla delibera di Giunta, quindi qualsiasi atto, deve tenere conto della data di pubblicazione della legge e non della delibera.

Inoltre è necessario tenere conto, se è vero come è vero che non vengono bloccati gli enti locali, che in alcun modo si vuole intervenire punitivamente, che in alcun modo non si vincola bensì si vuole normare, allora ci si chiede perché non vengono tenuti in conto gli eventuali piani urbanistici che in questo lasso di tempo possono essere stati oggetto di discussione e di variazione da parte delle amministrazioni comunali, può darsi anche che non ne esista neanche uno, però non è giusto dire oggi che chi, alla data di tre mesi fa, non aveva compiuto l'iter complessivo del piano urbanistico comunale, non può assolutamente più farlo in questi 18 mesi, io dico in questi 48 mesi, per non dire 60 mesi. Sinceramente è una obiezione logica, ecco perché ritengo che vengano tenuti in conto i due emendamenti presentati e chiedo il voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Esprimo il mio voto a favore degli emendamenti numero 856 e 855, perché propongono di eliminare da questa legge un riferimento ad un provvedimento che consideriamo, e con noi ormai molti sardi, iniquo e ingiustificato. Mi riferisco alla delibera del 10 agosto scorso, un atto della Giunta che in queste ore è all'esame del TAR. Atto che viene assunto come elemento in un certo senso fondante di una legge della quale abbiamo avuto modo di analizzare e illustrare, a tutti, gli effetti devastanti per l'economia della nostra Regione, di cui ormai gli imprenditori, i singoli cittadini e gli amministratori hanno preso coscienza assumendo delle posizioni critiche, nettamente in contrasto con il provvedimento. La delibera rappresenta la struttura portante di una concezione ormai superata di tutela ambientale, una concezione che permea tutta questa proposta di legge e che si basa su una logica per noi perversa, quale quella in base alla quale sia necessario bloccare tutto affinché non si danneggi nulla. Un modo di ragionare troppo semplicistico che conduce spesso a risultati opposti rispetto a quelli della valorizzazione e della tutela dell'ambiente. E' troppo sbrigativo ragionare in questo modo.

Rileggendo questo articolo mi sono domandato per quale motivo questa legge debba ricollegarsi alla delibera ferragostana. Forse perché il Presidente intende portare avanti una sorta di continuità nel suo progetto politico, un progetto che per lui è volto a salvaguardare la nostra Isola per i prossimi 500 anni, o forse il Presidente vuole con i commi contenuti in questo articolo punire qualche amministrazione locale, o forse impedire che, in qualche realtà, veda la luce uno strumento di programmazione del territorio frutto di anni di lavoro, di ingenti risorse finanziarie e umane. Auspico che il motivo sia da ricercare nella prima ipotesi, quindi a maggior ragione avrebbero senso questi emendamenti.

Ipotizziamo per un momento che non riuscissimo a votare questa legge prima che il TAR accolga le istanze presentate dai comuni di Alghero, Olbia, Porto Torres e Arzachena. Questo vorrebbe dire che noi oggi stiamo discutendo nel merito di una norma che fa riferimento a un atto che potrebbe tra poco essere dichiarato illegittimo, potrebbe anche succedere questo. La scelta portata avanti dalla Giunta risulta, in effetti, un po' imprudente, secondo il mio parere; è consigliabile pertanto l'accoglimento di questi emendamenti, che non sono volti a favorire l'operato di qualche amministrazione locale o, come potrebbe pensare il Presidente, di qualche furbo, ma sono volti a creare una norma che, se è vero che deve tutelare gli interessi generali, abbia il suo fondamento nella situazione, nello status quo precedente all'entrata in vigore della stessa legge. Auspico pertanto che la maggioranza e la Giunta vogliano riconsiderare i termini espressi in questo articolo, così come sta succedendo, in modo da garantire a tutti la certezza di diritto e mettere tutti i comuni nella stessa condizione dall'entrata in vigore della presente legge in poi.

Onorevole Uras, è vero, questa legge scava una trincea profonda, molto profonda, ma questa trincea che dividerà, come sostiene lei, la tutela ambientale dagli interventi produttivi, non salverà il territorio, lo impoverirà di un bene prezioso che è rappresentato dall'intelligenza, dallo spirito d'impresa dimostrato dall'uomo, che ha saputo valorizzare e non già depredare il territorio. Alla luce di quanto appena esposto e delle mie dichiarazioni precedenti, non posso che confermare il mio voto favorevole a questi due emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, signori della Giunta, onorevoli colleghi, nel dichiarare il mio voto favorevole agli emendamenti in discussione, l'855 e l'856, dico che non si poteva non intervenire in dichiarazione di voto su di essi; perché così, come abbiamo fatto coerentemente in questi giorni, anche attraverso questi emendamenti, ribadiamo la nostra contrarietà alla famosa delibera estiva del 10 agosto, avente per oggetto "provvedimenti cautelari e d'urgenza per la salvaguardia e la tutela del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna", da noi battezzata "blocca sviluppo". Non potevamo non intervenire con questi emendamenti nel dichiarare inopportuno ogni riferimento a questa delibera.

E' una delibera che ha provocato dei danni, già dal momento della sua prima approvazione e con questa legge continuerà a provocare ulteriori danni e ulteriori preoccupazioni per chi opera nel settore imprenditoriale, turistico e non solo. Continuiamo a sostenere che questa delibera è la panacea di tutti i mali, da essa nascono poi tutti questi articoli, "i dieci comandamenti" adesso li abbiamo battezzati, questi dieci comandamenti del Governatore Soru imposti alla coalizione di centrosinistra; dieci comandamenti che riteniamo nocivi per la Sardegna e per l'urbanistica in Sardegna. Non voglio essere ripetitivo quando dico che ciascuno di noi, al di là della posizione che occupa su questi banchi, in quest'Aula, ha un concetto di ambiente e di tutela dell'ambiente e del paesaggio sicuramente diverso; c'è chi, come voi, ha un concetto molto radicale dell'ambiente e chi, come noi, invece, ha un concetto di tutela dell'ambiente che contempla però la presenza dell'uomo, quindi per questo, noi, anche con questi due emendamenti, continuiamo a ribadire che questa legge e la delibera del 10 agosto, a cui si fa riferimento, sono rispettivamente una legge iniqua e una delibera iniqua.

E' una legge iniqua perché non contempla le esigenze dell'uomo, di un uomo che vive in questi territori, in questa Sardegna, di un uomo che vuole produrre sviluppo, ricchezza e benessere per le generazioni future, certamente non abbiamo la presunzione di pensare alle generazioni del 2500, come qualcuno invece ha in quest'Aula, noi vogliamo pensare alle generazioni del 2005, del 2006, del 2010, del 2020, del 2030, del 2050, forse. Purtroppo non abbiamo questa forza e questa presunzione di poter pianificare e di poter salvaguardare le nostre coste fino al 2500. Continuiamo a ribadire che il riferimento a questa delibera va cancellato perché questa, ripeto, è la panacea di tutti i mali, è la rovina dell'economia della Sardegna.

Credo poi che il problema di questa legge sia un problema fondamentalmente anche morale che noi ci poniamo come opposizione ed è per questo che voteremo favorevolmente questi due emendamenti da noi proposti. Concludo facendo riferimento a una massima kantiana: "La legge morale è dentro di noi e il cielo stellato sopra di voi".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghi e Assessori, noi voteremo a favore degli emendamenti numero 856 e 855, perché riteniamo che la loro logica sia una logica giusta, nel senso che noi riteniamo sbagliato redigere leggi che hanno carattere retroattivo, riteniamo invece molto più giusto che le leggi, quando vengono approvate dal Consiglio regionale, abbiano decorrenza,, diciamo, dalla data precisa di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione. Non è stato fatto così per questo provvedimento e, per dire la verità, noi non ne abbiamo capito bene la logica.

Io sono anche in linea con alcune cose che diceva stamattina l'Assessore, che adesso non c'è, non so se è andato a fumarsi una sigaretta o a fare altro, però gli riferiranno...

(Interruzioni)

Non ho capito, io sto continuando a parlare. Ho semplicemente segnalato l'assenza dell'Assessore, ma qualcuno riferirà all'Assessore quanto voglio dire, compreso qualche punto a suo favore, anche se adesso gliene dirò due contro.

Io condivido quanto diceva l'Assessore riguardo al fatto che la legge va predisposta guardando l'interesse generale e non partendo dal caso particolare. Io condivido questo concetto che è giusto, però mi pare che, così come è stata impostata, la legge non sia in linea con ciò. Io ricordo anche che il Presidente Soru, subito dopo la sua elezione, disse che era stato eletto per dare fastidio a qualcuno e che l'avrebbe fatto sulla base dell'espressione di quel voto. A questo punto, mi pare che l'effetto retroattivo che si vuole dare a questa legge voglia effettivamente dare fastidio a qualcuno. Secondo me, invece, questa logica è sbagliata e sarebbe stato molto più giusto e corretto che si facesse partire il provvedimento dall'approvazione della legge.

Questa mattina ho sentito anche altre considerazioni che non mi sono piaciute e che mi preoccupano, per esempio quando l'Assessore dice che il TAR può decidere tutto quello che vuole perché tanto la Giunta farà quello che vuole, l'Assessore non avrebbe dovuto dirlo, perché credo che a tutti interessino le decisioni del TAR, non perché siamo particolarmente legati ad esse, ma la posizione che noi abbiamo assunto in quest'Aula è stata una posizione completamente autonoma dai tempi del TAR, che io non so se si esprimerà e quando si esprimerà, ma non è questo, il motivo per cui abbiamo allungato e approfondito il ragionamento in quest'Aula è perché volevamo semplicemente che si migliorasse il contenuto della legge, perché noi riteniamo che sia una legge gravemente lesiva oggi degli interessi della Sardegna, probabilmente abbiamo dato qualche piccolo contributo, ma sicuramente non basta per esprimere un parere positivo su questa legge, per noi comunque rimane sempre un parere molto negativo, nonostante le piccole migliorie ad essa apportate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, dichiaro il mio voto favorevole agli emendamenti numero 855 e 856. Ritengo che sia assolutamente ingiusto penalizzare tutti quei comuni che alla data del 10 agosto non avevano ancora concluso l'iter relativo al piano urbanistico comunale.

Questa mattina, nel lungo dibattito che si è tenuto in quest'Aula, è stata avanzata l'ipotesi che esiste una cultura ambientale di destra e una cultura ambientale di sinistra, quasi a voler puntualizzare che, da una parte, c'è una cultura di salvaguardia dell'ambiente, di un turismo sostenibile con un profondo rispetto di tutto il nostro patrimonio ambientale, che naturalmente è patrimonio rappresentato soltanto, parrebbe almeno, da una sola componente politica, e da un'altra parte c'è una politica ambientale distorta, che invece vuole distruggere l'ambiente, una politica di speculatori ambientali e di cementificatori senza scrupoli.

Io ritengo che sia assolutamente singolare che si cerchi di farci passare per quello che assolutamente non siamo. Siamo perfettamente convinti e sostenitori che l'ambiente che ci circonda non ci appartiene; l'abbiamo avuto in eredità dai nostri padri e dobbiamo cercare di mantenerlo più intatto possibile per lasciarlo ai nostri figli. Ma io non mi dimentico, non posso dimenticarmi, che vengo e rappresento una provincia che soltanto da poco ha sforato il tetto dei 2000 posti letto, metà dei quali, fra l'altro, sono rappresentati da un'unica struttura alberghiera. Credo che la provincia di Oristano probabilmente sia la provincia che ha le maggiori potenzialità turistiche inespresse. Noi non possiamo, né dobbiamo correre il rischio, di mettere il bavaglio o porre sullo stesso piano tutti quei territori che necessitano di infrastrutture, di strutture ricettive, permettendo così di portare ricchezza laddove ricchezza non c'è, paragonandoli quindi a quei territori che invece questo sviluppo l'hanno già raggiunto.

Stamattina è stato anche detto che noi avremmo ispirato e guidato la rivolta delle amministrazioni comunali, dei sindaci del centrodestra. Ma questa non è una rivolta di comuni, di amministratori, di sindaci con un definito colore politico, questa è la rivolta dei sardi, di tutti i sardi, senza distinzione alcuna. Un sindaco del centrosinistra ha addirittura detto che sarebbe meglio sciogliere il Consiglio regionale piuttosto che perdere la dignità di uomini, piuttosto che approvare un decreto iniquo, che rappresenta veramente un freno allo sviluppo, che bloccherà lo sviluppo della nostra Isola. Altro che rivolta del centrodestra! Qualche altro, sempre un sindaco, probabilmente in maniera provocatoria, ha proposto le dimissioni di tutti i sindaci dei comuni costieri. Spero che non si debba arrivare a questo, ma anche stamattina Mauro Pili ha ribadito che i comuni rappresentano l'unica vera cellula democratica della nostra Regione e noi non possiamo, né dobbiamo permettere, che siano proprio i comuni a pagare il prezzo più alto per una politica ambientale o pseudoambientale, così come mi piace definirla, scellerata.

PRESIDENTE. Le dichiarazioni di voto sono concluse. Non ho capito se la proposta orale, poi scritta, dell'onorevole Pirisi viene accolta e se quindi possiamo mettere in votazione il nuovo testo che sostituirebbe gli emendamenti numero 856 e 855.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, per quanto mi riguarda, la proposta avanzata non è accoglibile, in quanto viene riproposto il termine del 10 agosto il che quindi sarebbe in contrasto con tutto quello che abbiamo sostenuto fino adesso. La retroattività della norma è assolutamente inaccettabile, quindi manteniamo il testo dell'emendamento proposto.

PRESIDENTE. Votiamo insieme gli emendamenti numero 856 e 855. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, PETRINI, SANCIU, LA SPISA, SANJUST, LADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 855 e 856. Prendo atto che il consigliere Pili dichiara il proprio voto favorevole.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - OPPI - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LAI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 63

Votanti 58

Astenuti 5

Maggioranza 30

Favorevoli 24

Contrari 34

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 857.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, i colleghi che mi hanno preceduto nelle dichiarazioni di voto relativamente agli emendamenti 855 e 856 hanno ribadito, con efficacia, quanto sia inopportuno che, in un testo di legge, venga sostanzialmente ripreso un atto inferiore subordinato all'atto legislativo. Mi riferisco alla delibera della Giunta regionale del 10 agosto 2004 che abbiamo più volte ribadito in quest'Aula essere illegittima perché, senza bisogno di sentenze di alcuno, ha prevaricato sulle competenze e le funzioni del Consiglio regionale normando, o presumendo di normare, materie non proprie dell'attività amministrativa. Il mio voto è favorevole a questo emendamento perché....

PRESIDENTE. Colleghi, possiamo fare un po' di silenzio in Aula? Prego.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. E' riferito, questo emendamento, al rispetto che l'autonomia regionale deve avere delle autonomie locali.

In questo caso, noi chiediamo che la legge preservi da tutto quello che di negativo è stato previsto negli articoli precedenti a questo, e salvaguardi tutti quei processi di pianificazione comunale che sono stati avviati con l'adozione da parte del consiglio comunale degli indirizzi da porre a base della formazione del PUC. Cioè siamo dicendo, attenzione, tutto quello che è stato necessario per realizzare i piani paesistici comunali è un lavoro di dettaglio, di analisi assolutamente importante che non può essere cancellato di punto in bianco da una legge regionale per giunta retroattiva. E diciamo che uno dei passi più importanti che è seguito all'indirizzo dato dal consiglio comunale, rispetto alla formazione del PUC, è proprio quello dell'attivazione di tutti i processi conseguenti che riguardano la formazione del piano urbanistico comunale.

Aggiungo, colleghi, che in questo caso in molti abbiamo condannato i comuni che non hanno predisposto i piani urbanistici comunali; io vorrei a tutti voi rammentare l'incertezza normativa nella quale tutti i comuni della Sardegna si sono mossi in questi ultimi anni. Mi riferisco in particolare modo agli atti dei PTP bocciati nel '98, i primi sette piani caducati dal Consiglio di Stato, dal Presidente della Repubblica, e poi successivamente quelli che sono decaduti nell'ottobre del 2003. I comuni hanno vissuto non solo l'incertezza non normativa, che pure esisteva, ma hanno vissuto l'incertezza di quegli atti amministrativi decretati dal Presidente della Regione nel '93, che sostanzialmente avevano un vizio di legittimità che poi ha portato alla loro caduta.

E' evidente che noi proponiamo oggi in quest'Aula l'esigenza di tenere conto, attentamente, di quel processo di pianificazione comunale, che pure è stato avviato dai comuni della Sardegna, facendo salvo tutto il lavoro che è stato sino ad oggi compiuto, mettendo come base di riferimento le norme che già esistevano, le quali sul piano delle misure di salvaguardia erano ben codificate in Sardegna sia con la "45", sia con la "23" e, perché no?. con il Codice Urbani; quest'ultimo, fino a prova contraria, vige in tutte le norme generali anche per la Regione sarda per quanto riguarda la materia del paesaggio avendone lo Stato, come più volte abbiamo detto, la competenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Ringrazio il Presidente. Poc'anzi, da parte dei colleghi che mi hanno preceduto, sono state esposte le motivazioni per le quali è necessario che l'effetto del provvedimento di legge debba giustamente partire dalla data di pubblicazione della legge e non, certamente, dalla data di adozione di una delibera della Giunta benché la stessa abbia la sua valenza temporale e serva a coprire un vuoto legislativo, cosa che poi non era, ma non mi soffermerò più di tanto a ripetere quanto ho già detto.

Prendo spunto proprio dall'emendamento proposto dal collega Pirisi che, seppur nella sua parte finale, di fatto tentava di recuperare l'ipotesi presentata dall'opposizione, cioè di far salvi quei PUC, anche se detto in maniera diversa, laddove erano stati predisposti gli atti dal comune. Penso per esempio a quei comuni che cadevano negli otto PTP respinti e che quindi si sono adoperati, o si stanno adoperando, per poter uniformare i loro PUC alle vigenti disposizioni, chiaramente antecedenti a questa norma, perché la norma non è la delibera, la norma è la legge.

La norma è rappresentata dalla legge ed è giusto, è logico, è prassi, ed è norma quindi che, dall'adozione della legge in poi, ci si deve attenere al suo rispetto. Non è possibile far partire una norma in data di tre mesi retroattiva tenendo conto di una delibera di Giunta; non si riesce a capire il perché, a meno che in quel momento non si sia voluto precisamente e puntigliosamente identificare un qualcosa o colpire qualcosa o qualcuno di ben identificato; allora è necessario dirlo, magari sarebbe una cosa plausibile altrimenti, così come sempre è avvenuto, l'effetto e la conseguenza di una norma di legge partono dalla data della sua pubblicazione, a meno che non si dica che è immediatamente esecutiva.

Riportando il discorso ai PUC, il collega Pirisi purtroppo al primo comma del suo emendamento si rifaceva sempre alla data della delibera, ecco perché, principalmente per questo motivo, non c'è stato possibile adottarlo, però quando dice: "Comunque è consentita l'adozione delle varianti necessarie al ripristino delle originarie condizioni di conformità", io leggo testualmente che durante l'iter della transitorietà della presente legge i comuni possono adottare varianti ai loro piani urbanistici comunali in conformità, a che cosa? Chiaramente in conformità alle leggi che hanno preceduto - questo io ho letto - l'attuale norma, l'attuale disegno di legge. Di fatto dice, in altre parole, quello che noi andiamo affermando da vari giorni, cioè che di quei comuni (può darsi non ve ne siano, ma se ve ne fossero) che in questi anni si sono adoperati a elaborare i piani urbanistici comunali, e magari sono in dirittura d'arrivo, è necessario tenere conto giustamente dei loro sforzi, del loro operato, delle spese sostenute, della loro volontà di pianificazione e quindi permettere loro di poter completare i piani stessi.

Ecco quindi le motivazioni che mi spingono a dare il mio voto favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, il mio intervento è per dichiararmi favorevole all'emendamento presentato. Leggo, proprio lo voglio leggere, anche per ricordarlo ai colleghi, che cosa noi proponiamo in questo emendamento numero 857: "Articolo 8. All'articolo 8, secondo comma, dopo le parole "alla data della pubblicazione" va aggiunto: "della presente legge hanno avviato il processo di pianificazione comunale con l'adozione da parte del Consiglio comunale degli indirizzi da porre a base della formazione del P.U.C. o". Vanno conseguentemente soppresse le parole: "della deliberazione della Giunta regionale del 10 agosto 2004 numero 33/1".

Questo perché molti di questi comuni, come abbiamo avuto modo di dire, si trovano nella condizione di aver già avviato gli atti, seppure non in forma ufficiale; ecco per quale motivo dicevo questa mattina all'onorevole Cugini che non è da pensare che siamo dei fuorilegge, perché, come abbiamo avuto modo di dirci spesso in quest'Aula, quando uno arriva anche a presentare un progetto preliminare in modo informale sta a significare che ha speso, che ha ormai avviato un iter; il piano urbanistico comunale, come ben sa, non si può improvvisare in ventiquattr'ore, ci sono atti preparatori che si riportano addirittura a qualche anno addietro. Ecco per quale motivo noi abbiamo fatto questo discorso, lo facciamo, lo ripetiamo e siamo convinti che, se accettato, risolveremo i problemi di diversissimi comuni.

Un altro problema, posto da un sindaco l'altro giorno, riguarda il fatto che sarà molto difficile che i comuni che hanno già adottato un PUC possano in sei mesi redigere gli studi di compatibilità ambientale. Questo è quanto sta avvenendo e quanto si sta consumando in quest'Aula, con tutti questi emendamenti e con tutti gli interventi che, in modo appassionato, questa opposizione fa rivolta a questa maggioranza, che vuole proporre questo flagello più che una salvacoste, noi stiamo mettendo in luce tutte le contraddizioni che ci sono in maggioranza, assistendo anche a dei piccoli tentativi di correzione sempre da parte della maggioranza ad una legge che, effettivamente, non ha nessuno sbocco positivo per quanto riguarda l'imprenditoria.

Abbiamo chiesto praticamente a più riprese di andare contro l'ispiratore di questa legge, che è quell'uomo solo al comando, ma il coraggio molto spesso, diceva il Manzoni nella persona di Don Abbondio, chi non ce l'ha, difficilmente se lo può procurare. Però l'imbarazzo mostrato dal centrosinistra riporta ancora una volta, all'attenzione di tutti noi, il problema di quanto la proposta elaborata dalla Giunta sia accettata da questo centrosinistra in un modo molto difficoltoso, tanto che molto spesso in questo mese abbiamo avuto l'opportunità di vedere qualche tentativo di fuga in avanti, nel cercare di volere correggere l'impostazione, l'impalcatura di questa legge blocca tutto. Vorrei riportare una frase, senza fare il nome, pronunciata da un consigliere di maggioranza: "Io sono contrario per principio ad ogni tipo di fondamentalismo, ma a noi è toccata questa croce e ora dobbiamo portarla" Questo è l'atteggiamento che ha la maggioranza nei confronti della legge del proprio leader. E' una croce!

Però, vorrei spostare il problema, che non riguarda solo i consiglieri di maggioranza, ma senz'altro tutti quegli imprenditori, quelle diverse decine e centinaia di imprenditori che si trovano nella condizione di vedere la loro intrapresa, la loro azienda, il loro modo di pensare allo sviluppo in Sardegna bloccati da questo atteggiamento del vostro leader.

Vorrei ricordare, e non mi stancherò di dirlo, che non era vero che l'avevate detto in fase elettorale, ma in fase attuale.

PRESIDENTE. .Prego onorevole Moro, chiuda.

MORO (A.N.). La ringrazio del pensiero, perché non ho chiesto mai una proroga anche se molto spesso abbiamo interrotto le idee. La ringrazio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Il nostro voto sull'emendamento numero 857 è un voto favorevole. Esso, così come per i due precedenti presentati che riguardavano il primo comma dell'articolo 8, si basa sul principio che la retroattività dell'efficacia di una norma di legge, pur potendo essere prevista anche nel testo normativo, deve essere giustificata da oggettivi obiettivi di assoluta necessità, per il cui raggiungimento è importante in qualche modo derogare ad un principio generale, cioè le norme non possono avere, soprattutto quando hanno effetti che incidono sulla sfera giuridica dei soggetti titolari di diritti, o comunque di posizioni giuridiche soggettive, la retroattività, che evidentemente arreca dei pregiudizi che, o sono giustificati da particolari motivazioni di interesse pubblico, oppure non hanno senso; così è a nostro parere il caso dell'articolo 8 che prevede una retroattività ben studiata, che arriva alla data di approvazione di una delibera della Giunta regionale che ha introdotto vincoli sulla capacità, sull'operatività, sul piano edilizio ed urbanistico, vincoli non previsti da precedenti leggi.

Questa è una retroattività che, in maniera fin troppo evidente, fin troppo esplicita, è indirizzata a sanare una illegittimità dell'atto amministrativo; è una retroattività che, a nostro parere, penalizza l'operatività dei comuni che non potevano evidentemente prevedere l'approvazione di un atto amministrativo, come quello realizzatosi in data 10 agosto 2004, proprio costruito prevedendo un percorso di modifica del sistema normativo, autorizzativo e concessorio in materia urbanistica e edilizia, con un sistema di collegamento strettissimo tra atti amministrativi e atti legislativi.

Noi crediamo che, attraverso questo emendamento, si darebbe obiettivamente la possibilità ai comuni che, alla data dell'approvazione della presente legge, abbiano anche soltanto iniziato un percorso amministrativo e pianificatorio, attraverso l'adozione non tanto del piano urbanistico comunale, di avere degli indirizzi da porre a base della formazione dello stesso piano urbanistico comunale. Crediamo anche che, attraverso questo emendamento, si darebbe dignità all'autonomia comunale, dando la possibilità di adeguare e di rendere quindi operativi i vincoli previsti dalla legge, anche se noi non condividiamo neanche quelli, ma almeno dare, all'operatività di questi vincoli, il collegamento con un termine temporale che sia correttamente sincronizzato con l'entrata in vigore della presente legge.

Noi non possiamo dimenticare che sul comma, su cui agisce l'emendamento 857, pesa evidentemente l'insieme delle disposizioni previste dallo stesso disegno di legge che, qualora approvato definitivamente, prevede in questo caso che venga bloccata sostanzialmente l'attività di pianificazione urbanistica comunale, in quanto anche la definitiva approvazione, in caso di PUC semplicemente adottati, è comunque collegata alla presentazione dello studio di compatibilità paesistico-ambientale che, secondo l'articolo 6 già approvato, attribuisce alla Giunta regionale, con un potere assolutamente discrezionale e non soltanto di controllo di conformità, una discrezionalità politica di merito che, crediamo, non sia compatibile col sistema normativo da anni vigente sia in Italia sia nella nostra Regione con la legge 145.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento in discussione. Un emendamento anche questo che punta a ridare voce a quegli enti locali spesso ignorati, in particolar modo per quanto riguarda uno strumento importante come quello appunto urbanistico. Ritengo, lo ribadisco in questa mia dichiarazione, che il problema sia sempre la delibera del 10 agosto, che anche qui viene presa come punto di riferimento per far decorrere tutti quei provvedimenti cautelari e d'urgenza per la salvaguardia e la tutela del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna. Dico che, così come ho asserito nel precedente intervento, questo riferimento va eliminato perché noi riteniamo che vada data la possibilità a tutti quegli enti locali, che hanno in itinere uno studio del PUC e di strumenti urbanistici, di portare a termine un iter lungo, costoso ed oneroso che grava su comuni piccoli e meno piccoli.

Noi riteniamo che questa norma sia una norma punitiva ben studiata, che punta a colpire quelle amministrazioni, cosiddette strategiche, che non fanno i desiderata di chi governa. Per evitare anche forse questa spiacevole interpretazione, noi riteniamo di eliminare il riferimento alla delibera del 10 agosto per quanto concerne l'entrata in vigore, e di farlo invece all'entrata in vigore della legge, se la approverete, se la approveremo.

Quindi, ritengo che le amministrazioni non possano essere svantaggiate, ma debbano essere tutelate, ci sono amministrazioni che hanno speso milioni; chi, come me, ha fatto l'amministratore in un piccolo comune, sa cosa vuol dire, per un ente piccolo, tirar fuori grosse somme, soprattutto per quanto concerne la cartografia o le parcelle da pagare ai professionisti; l'assessore Sanna, che è un tecnico, conosce sicuramente questi problemi anche meglio di me, dato che è stato pure amministratore di una provincia, sa cosa vuol dire per un piccolo comune l'esborso di somme ingenti che vanno a gravare sui bilanci dell'ente, quindi sulle tasche dei cittadini a discapito di servizi molto importanti, soprattutto per quanto riguarda i servizi sociali e altri servizi strategici per enti di piccola dimensione.

Per questo noi continuiamo a ribadire che il riferimento a questa deliberazione, anche per l'entrata in vigore degli strumenti, vada eliminato; per questo voterò positivamente questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Io vorrei richiamare per un attimo, vista la velocità con la quale è transitato e la lentezza dei tempi di reazione che tutti abbiamo dopo pranzo, l'attenzione dei colleghi, che non è parsa sufficiente, sull'emendamento dell'onorevole Pirisi, il quale conteneva fondamentalmente due modificazioni, una delle quali era sostitutiva parziale, laddove si propone di sostituire la dicitura "approvati alla data del 10 agosto 2004", a quattro righe, se non vado errato, del primo comma dell'articolo 8, cosa sulla quale si è pronunciato il collega Pili esprimendo quello che è un po' il convincimento di tutti i consiglieri della minoranza, cioè la resistenza all'introduzione del concetto di retroattività, seppure esteticamente risulti più gradevole vedere il riferimento ad una data di calendario piuttosto che il controsenso che vede uno strumento di legge fare riferimento ad una delibera amministrativa di un organo di gestione.

Però l'emendamento dell'onorevole Pirisi conteneva anche un'altra parte che io ritengo meritevole di attenzione ed utile, quanto meno dal mio punto di vista, per diminuire il danno di questa parte della legge, è la parte scritta in grassetto che dice: "è comunque consentita l'adozione delle varianti necessarie al ripristino delle originarie condizioni di conformità". Riferendomi alle ultime due righe del primo comma è scritto nella formulazione della legge: "I piani urbanistici comunali conservano la loro validità ed efficacia in termini attuativi e di esecutività, purché non successivamente modificati". In soldoni significa che, chi avesse provveduto a modificare quei piani urbanistici comunali dopo il 10 agosto, si troverebbe ad avere uno strumento urbanistico comunale privo di validità ed efficacia in termini attuativi e di esecutività, cioè si troverebbe senza strumento urbanistico. L'emendamento Pirisi è un salvagente importante perché consente, attraverso la normale procedura amministrativa del Consiglio comunale, di compiere quegli atti che impediscono la caduta dello strumento urbanistico comunale e lo riportano alle condizioni di validità che già possedeva alla data del 10 agosto.

Ecco, io dico che, per noi, è certamente difficile votare a favore di un articolo che introduce il criterio della retroattività, ma davvero ci sarebbe ancora più difficile votare contro un emendamento aggiuntivo che consente ai comuni, che per qualunque ragione si trovino in questa condizione, di recuperare una condizione di sicurezza e di normalità amministrativa.

Quindi, anche a nome del Gruppo, chiedo al Presidente che possa proporre all'Aula l'ammissibilità della seconda parte dell'emendamento, quella scritta in grassetto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Chiedo scusa, onorevole Cuccu, io posso anche consentire questo modo di procedere se capiamo però dove "appendiamo" le cose, anche quando sono giuste come lei ci ha spiegato. Sembrava potersi collegare agli emendamenti precedenti, adesso io non so dove lei intende proporlo. Comunque andiamo avanti.

Prego, onorevole Liori.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, Assessori ed onorevoli colleghi, prima di procedere, Presidente, io vorrei scusarmi con lei per le mie intemperanze di ieri sera dettate, mi creda, non da un malanimo nei suoi confronti, anche perché non abbiamo mai avuto problemi di carattere personale,anzi ho avuto modo anche di ringraziarla stamattina, ma anche se lei era un po' distratto, per la gentilezza che mi ha comunque riservato permettendomi di fuoriuscire dal tema dell'illustrazione dell'argomento, vorrei solo dire che era tutto dettato dalla preoccupazione del rispetto delle regole e da un tema che mi sta molto a cuore, cioè il ruolo che verrà ritagliato all'opposizione in quest'Aula nei prossimi cinque anni, posto che abbiamo un Presidente eletto direttamente dall'Assemblea i cui poteri non possono rimanere uguali a quelli che avevano i precedenti Presidenti della Giunta eletti in quest'Aula.

Comunque, signor Presidente ed onorevoli colleghi, tornando su questo emendamento numero 857, non posso non considerare che questo articolo 8 detta norme assolutamente, a mio parere, ingiuste. Riprendendo quanto detto stamattina, non è possibile avere in questa Regione dei comuni di serie A e dei comuni di serie B, cioè comuni che hanno già adottato un piano urbanistico comunale e che si avvantaggiano di tutte le conseguenze positive di questa legge, la quale peraltro non permette in nessun modo o quasi in nessun modo agli altri comuni di allineare nuovamente le proprie condizioni. Se noi non dobbiamo fare altro che prendere atto dell'esistente senza modificare, a vantaggio dei più deboli, la situazione della politica generale, mi chiedo cosa stiamo a fare, che ruolo abbiamo in quest'Aula. Se noi dobbiamo offrire a tutti pari opportunità, quindi compiere un atto di giustizia, non è pensabile che i comuni che, alla data di pubblicazione di questa delibera, debbano adottare ancora il PUC, non siano messi nelle condizioni di riallinearsi a coloro che sono più avanti nell'iter dell'approvazione di tutta la normativa che regolamenta l'attività edilizia nel territorio.

Del resto noi non possiamo sostituirci all'attività programmatoria degli enti periferici, posto che, per tutti gli anni durante i quali io sono stato qui, sono quasi undici anni ormai, non ho sentito altro che parlare del rispetto e dell'aiuto che dobbiamo dare ai comuni che svolgono con estrema difficoltà un'attività programmatoria al loro interno. Addirittura la Regione in questo caso si vuole sostituire, ma sempre comunque con attività diciamo di divieti, questa è una legge che ha dieci comandamenti, come ha detto il mio collega Sanna, ma questi comandamenti non sono almeno in parte divieti ed in parte propositivi, sono tutti divieti. Questa Giunta è diventata la Giunta dei divieti, la Giunta delle negazioni, i cittadini hanno bisogno di migliorare la propria condizione, soprattutto coloro che in questi territori vogliono svolgere qualunque attività di tipo economico.

Mi è passato tra le mani, qualcuno mi ha detto che è stato anche illustrato dal collega Contu, un documento della Confartigianato. Ma certo che si preoccupano, Presidente, certo che esprimono delle perplessità, è sotto gli occhi di tutti, è solo il non voler vedere, il volersi mettere le famose fette di mortadella sugli occhi, che impedisce, a chi non vuole, di vedere la situazione di rischio per l'occupazione, che è il male peggiore che attanaglia quest'Isola e che potrebbe venire ulteriormente aggravata da questa legge; impedisce appunto, a chi non vuole, di vedere che stiamo andando incontro a un periodo di recessione economica se questa legge verrà approvata. Noi facciamo di tutto, abbiamo dato miliardi e miliardi di finanziamenti alla Confartigianato, che ci ha chiesto addirittura di reiterare i provvedimenti legislativi a loro favore per favorire...

PRESIDENTE. Prego, concluda.

LIORI (A.N.). La Confartigianato ci ha detto che le provvidenze che abbiamo dato loro con le ultime leggi hanno prodotto cinquemila posti di lavoro, e ci chiedono allora di reiterarle per l'efficacia e la positività di queste leggi, invece noi vogliamo togliere loro il lavoro addirittura, l'opportunità, mi sembra una contraddizione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Io credo che ormai si sia già detto tutto o quasi sulla legge, sul percorso, sulle volontà e sugli obiettivi che la legge stessa si pone, così come con questo emendamento rimarchiamo uno degli estremi tentativi da parte nostra di rendere compatibile con un senso di giustizia e di equità quanto in questa legge invece viene negato. Quando noi parliamo di comuni che non siano di serie A e di serie B, riferita quest'affermazione al fatto che ad alcuni è consentito un certo percorso e ad altri viene negato, noi non facciamo altro che confermare e sostenere quello che stamani l'Assessore nel suo intervento ha detto in Aula, più precisamente quando ha sostenuto che non dobbiamo più fare delle leggi a gettone o a richiesta, questo è pienamente condivisibile, ma ovviamente era riferito a chi ha accettato questo concetto di fare leggi a gettone o a richiesta nel passato, perciò presumo che ognuno poi abbia modo di uscire da queste affermazioni che omologano una certa situazione.

Credo che lo spirito che deve guidare il Consiglio, nella predisposizione delle leggi, sia quello di pensare agli interessi generali e non agli interessi particolari. Certo, è un po' difficile applicare questo concetto in un territorio come la Sardegna; quando noi pensiamo di poter applicare un concetto generale legittimo e condivisibile a tutto il territorio sardo, è già di per sé un'impresa. Abbiamo infatti un territorio talmente diversificato e variegato, nelle coste e nell'interno e quant'altro, che applicare allo stesso modo un concetto generale che non sia un concetto solo di normativa burocratica, ma da calare nel territorio, è già di per sé un'anomalia.

Perciò, pur condividendo il concetto, avremmo dovuto parlare dell'applicabilità di quel concetto affinché non si creasse una discriminazione al contrario, di questo non ne abbiamo parlato perché sarebbe interessante confrontarci anche su come applicare e percorrere gli interessi generali, prima di tutto ci dovremmo ritrovare sul significato di interessi generali, e io credo che non ci sarebbero grandi difficoltà nell'individuare gli interessi generali. Ma questo è proprio un caso che contraddice quel metodo, quel percorso e quelle affermazioni, perché io, pur enunciando che voglio pensare agli interessi generali, già dall'articolo 2 individuo dei distinguo e delle diversificazioni; qui nell'articolo 8, stiamo parlando di questo e dell'emendamento numero 857, confermo, suddividendo, alla data ormai fantomatica del 10 agosto 2004, momento in cui fotografo una situazione ed inizio a fare i distinguo, quelli che hanno operato prima del 10 agosto e quelli che opereranno, in presenza di regole sostanzialmente diverse, restrittive e vincolistiche, dopo il 10 agosto.

Allora, dove e come possiamo trovare coerenza col fatto che noi dobbiamo pensare invece a fare una legge di principi generali che sia valida per tutti. Questo lo sottolineo perché sarebbe opportuno per tutti noi, innanzitutto per me, che prima di fare determinate affermazioni siamo coerenti nelle azioni. Non si ricerca la coerenza, tanto vale possano essere giustificate le azioni, ecco perché con l'emendamento numero 857, per il quale voterò a favore, cerchiamo di ricondurre a quel concetto di equità, di giustizia e di equilibrio che sia valido per tutti, in questo caso per tutte le amministrazioni comunali, perchè tutte abbiano una data certa che salvaguardi quanto avvenuto prima e in qualche modo detti le regole per quello che potrà avvenire alla data di adozione degli indirizzi da parte del consiglio comunale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, molto rapidamente, intanto io dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 857. Stamattina l'assessore Sanna ha detto che le leggi devono avere sempre un carattere di generalità, mentre io resto sempre convinto della mia opinione che queste norme invece abbiano un carattere di particolarità. Ora, la Regione, sapendo e prendendo coscienza che lo sviluppo dell'Isola è uno sviluppo chiaramente non assolutamente omogeneo, dovrebbe avere dei compiti ben precisi, dovrebbe cioè aiutare tutte quelle realtà più deboli che hanno necessità di strumenti che consentono un riequilibrio di quello sviluppo, che è necessario per tutta l'Isola, mentre, come ha detto prima l'onorevole Liori, voi state diventando la Regione dei divieti. Non si può realmente fermare al 10 agosto una situazione suscitando notevoli difficoltà e creando quindi chiaramente, proprio in virtù di questa situazione, delle differenze che mettono fuorigioco non soltanto quei comuni che non hanno approvato il piano urbanistico comunale, ma anche quelli che (pur prendendo coscienza che anche un piano urbanistico comunale può soffrire e sicuramente c'è stata la sofferenza dovuta alla bocciatura da parte del Tribunale Amministrativo Regionale dei Piani territoriali paesistici in questi anni, quindi ci sono state notevoli difficoltà) invece hanno già avviato un processo di pianificazione comunale, che hanno praticamente portato avanti tutti gli indirizzi necessari per la formazione del piano urbanistico comunale.

Noi non possiamo assolutamente dividere, qualcuno lo ha già affermato, i comuni tra chi ha fatto in tempo, perché probabilmente ha avuto una maggioranza stabile, quindi ha avuto il tempo sufficiente per approvare, magari anche grazie a un maggiore decisionismo, il piano urbanistico comunale, e quelli che invece questa possibilità non hanno avuto. Ecco, per tutte queste ragioni, io credo che sia assolutamente necessario approvare l'emendamento numero 857. Dichiaro ancora una volta il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Intanto annuncio il voto favorevole all'emendamento numero 857 che, in qualche maniera, vorrebbe ridare dignità alle amministrazioni comunali, perché si chiede fondamentalmente di tenere nella debita considerazione il processo di pianificazione avviato. Ora io mi pongo veramente il problema di un comune che ha percorso tutto un iter di un piano urbanistico comunale, che lo ha portato o all'adozione o sta per adottarlo col voto del consiglio comunale, e che quindi ha investito delle risorse impegnando professionisti, dei quali certamente l'Assessore non conosce direttamente il costo perché non ha mai fatto il libero professionista, ma sa quanto costano i professionisti perché, avendo amministrato una provincia è a conoscenza di quelli che sono i costi professionali, e se lo sono per le progettazioni, figuriamoci quali sono per pianificare un territorio e per mettere in fase operativa un piano urbanistico comunale!

Ora, la richiesta avanzata è semplicemente quella di considerare valida la pianificazione che è stata fatta con l'adozione da parte del consiglio comunale degli indirizzi generali che sono alla base della redazione del PUC. Questo si chiede, perché dall'articolo 8 emerge continuamente, quanto più leggiamo questi due commi, la contraddizione che esiste tra quei comuni che hanno approvato alla data della pubblicazione e quei comuni che invece hanno adottato. Mentre per coloro che hanno adottato è prevista la possibilità, entro sei mesi, di rimettere mano a tutte le loro decisioni, per coloro che invece hanno approvato definitivamente il PUC questa norma non ha valore. Ci pare quanto meno incomprensibile un atteggiamento di questo tipo, cioè noi andiamo a premiare quei comuni che sono ancora in fase di adozione e andiamo a penalizzare quei comuni che invece, utilizzando anche i PTP decaduti, comunque, hanno approvato definitivamente il loro piano urbanistico.

Beh, per quelli le porte sono chiuse, non ci debbono essere ripensamenti di nessun genere, abbiamo reso quel territorio chiuso: avete deliberato, adottato definitivamente, basta, per qualche mese, per qualche anno non potete fare più niente, aspettate il Piano paesaggistico! Questo si sta dicendo a questi comuni;mentre, viceversa, agli altri comuni che, invece, o per ritardi naturali o per ritardi non motivati, per qualsiasi inadempienza, non lo abbiano fatto, a quelli, noi diamo la possibilità, avendo adottato il piano urbanistico comunale, di rivedere entro sei mesi il tutto e di riallinearsi a quelle che sono le normative che voi state dichiarando decadute con questa legge.

Insomma a me pare veramente una contraddizione, ma è una contraddizione forte, è una contraddizione che emergerà e che è difficile far emergere all'esterno di quest'Aula; ma che probabilmente, con un minimo di attenzione da parte loro, io credo che i colleghi della maggioranza, se non tutti almeno una buona parte, abbiano capito i limiti di questa legge, e ce ne sono tanti. Allora, siamo ancora in tempo per compiere un atto che forse politicamente potrebbe pagare poco alla maggioranza, però io credo che, agli occhi della cittadinanza, ne saremmo tutti beneficiati, maggioranza e opposizione: ritirare questa legge, riportarla in Commissione e sottoporla veramente a due giorni di sereno confronto per ripresentarla in Aula e approvarla senza manco aprire bocca.

Io credo che ci siano ancora le condizioni perché questa legge, veramente, così com'è, andrà incontro certamente a tutta una serie di ricorsi e di illegittimità che sono palesi. Ve lo stiamo dicendo da mesi, non le stiamo inventando oggi, più andiamo avanti e più ci convinciamo di questo. Per cui mi rimane da fare solo questo invito. Io credo che la mia convinzione sia condivisa abbondantemente anche da molti colleghi della maggioranza, spero che abbiano un giorno il coraggio...

PRESIDENTE. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Presidente, colleghi del Consiglio, io voterò a favore dell'emendamento numero 857, il quale introduce, al secondo comma dell'articolo 8, una dizione che consente di esplicitare come ci sia la possibilità di continuare nel processo di pianificazione territoriale da parte di quei comuni che hanno comunque posto la base per la formazione del proprio piano urbanistico comunale. In realtà questo emendamento si inserisce nella falsa riga di molti altri emendamenti che noi abbiamo discusso in quest'Aula e che l'opposizione ha proposto in maniera quasi ossessiva alla maggioranza, con l'intento di attivare un ragionamento, insieme alla maggioranza, su un problema che per noi rappresenta il problema sostanziale di questa legge. Nel senso che noi non abbiamo mai negato il diritto, da parte della maggioranza, di legiferare in tema di ambiente, anzi questo, forse, più che un diritto è un dovere, quindi deve essere per forza riconosciuto il dovere della maggioranza di produrre leggi sul tema dell'urbanistica e dell'ambiente.

La riflessione che però noi facciamo è che, insieme a questo diritto riconosciuto e che non deve essere in nessun modo leso, deve essere chiaro il discrimine con cui questo diritto viene applicato e quindi il discrimine è il punto di riferimento con cui la legge viene fatta. Per ora noi diciamo che questa legge può, deve porre i limiti che il legislatore regionale, in particolar modo la maggioranza che guida questo Consiglio regionale, intende dare a questa legge. Quindi devono essere posti i limiti, devono essere date le indicazioni, devono essere proposte le norme di coerenza a cui ci si deve rifare. Anche in questo regime, che pure è transitorio, in previsione di una legge urbanistica che possa risolvere in maniera più ampia, più complessiva e articolata, l'intera problematica che ha davanti, è però evidente che il confronto si svolge sia sul merito delle proposte che la maggioranza fa sia sulla forma di queste proposte.

Allora sul merito credo che ci siamo espressi in maniera talmente lunga e approfondita che sia difficile avere qualsiasi dubbio su ciò che noi pensiamo, nel senso che noi contestiamo la filosofia di fondo di questa legge, contestiamo anche l'impostazione che, nella discussione, è stata proposta dalla maggioranza, che ha pensato che fosse opportuno dividere l'Aula in due parti: la parte dei "salvaguardatori" dell'ambiente e la parte di coloro che invece volevano deturpare l'ambiente per invaderlo con colate di cemento, ma la contrapposizione nel merito e la contrapposizione nel metodo fa parte della dialettica politica. Quello che va al di là della dialettica politica, che poi influenza, investe la coscienza di ciascun consigliere regionale, e quindi la capacità propositiva, l'indipendenza di spirito e di giudizio di ciascun consigliere regionale, è un altro argomento ed è quello che qualunque norma di legge, qualunque sia il testo e qualunque sia il gravame di vincoli e di norme che la legge comunque impone, necessita di quelle caratteristiche di astrattezza della norma che sono state più volte evocate anche da consiglieri dell'opposizione, cioè necessita, in sostanza, di poter creare una normativa che sia omogenea e che non comporti differenze per i cittadini che discendano dalla diversa residenza o dalla diversa puntualità dei comuni nel dotarsi degli strumenti urbanistici necessari.

Questo noi lo stiamo sostenendo dall'inizio di questa discussione in Aula, sottolineando come non è possibile che ci siano due diverse velocità, una per quei comuni che hanno approvato strumenti urbanistici, che si basano comunque su normative che sono diverse rispetto a questa legge, un'altra per i comuni che invece da oggi in poi dovranno approvare strumenti urbanistici e quindi dovranno somministrarli ai propri cittadini, dovendo essere assoggettati invece alle norme di questa legge.

Stiamo creando una Sardegna a due velocità dove la garanzia del diritto dei singoli cittadini non esiste più, dove la certezza dei diritti...

PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, il tempo a sua disposizione è terminato.

Metto in votazione l'emendamento numero 857.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale con il procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Pili?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, PETRINI, LICANDRO, CAPPAI, AMADU, MURGIONI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 857.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - ONIDA - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 66

Votanti 62

Astenuti 4

Maggioranza 32

Favorevoli 21

Contrari 41

(Il Consiglio non approva).

Siamo all'articolo 8. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Chiedo scusa, onorevole Pili, approfitto, per esigenze procedurali, in quanto abbiamo bisogno di farlo risultare nei verbali, per comunicare che è stato presentato l'emendamento numero 2288, che abbiamo distribuito questa stamattina.

Comunico inoltre che l'onorevole Cuccu Franco Ignazio ha di fatto richiesto, con emendamento orale, di aggiungere al comma 1 dell'articolo 8, quindi si prefigura come un emendamento aggiuntivo, quella frase che in grassetto avete sotto i vostri occhi, perché distribuita prima: "E' comunque consentita l'adozione delle varianti necessarie al ripristino delle originarie condizioni di conformità".

Si dia lettura dell'emendamento numero 2288.

MANCA, Segretario:

EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE

Dopo il comma 2 è inserito il seguente:

2 bis. Fino all'approvazione del Piano Paesaggistico Regionale, nell'intero territorio regionale, è fatto divieto di realizzare impianti di produzione di energia da fonte eolica, salvo quelli precedentemente autorizzati, per i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge i relativi lavori abbiano avuto inizio e realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi. Per gli impianti precedentemente autorizzati in difetto di valutazione di impatto ambientale, la realizzazione o la prosecuzione dei lavori, ancorché avviati alla data di entrata in vigore della presente legge e che comunque, non abbiano ancora realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi, è subordinata alla procedura di Valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 31 della L.R. n. 1/99 e successive modifiche ed integrazioni. (2288)

PRESIDENTE. Prego, onorevole Pili, le chiedo scusa.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente, io dichiaro il mio voto contrario all'articolo 8, che non contiene norme transitorie, ma permanenti, norme che condannano la Sardegna a un blocco totale, nella cosiddetta transitorietà della norma, e che soprattutto cancellano anni e anni di pianificazione comunale alla cui realizzazione i comuni della Sardegna si sono impegnati. E l'impegno per la predisposizione di un piano urbanistico comunale non è come quello che abbiamo in quest'Aula. Fare i sindaci in Sardegna, ma non solo in Sardegna, per chi ha un minimo di contezza di cosa significa un piano urbanistico comunale, vuol dire molto spesso sottoporsi a tensioni che non sempre si manifestano sul piano del metodo democratico, tensioni che, in molti contesti, hanno rischiato di tramutarsi in veri e propri attacchi alla stessa democrazia, cosa che pure si è verificata in diversi paesi della Sardegna. E non aggiungo altro su questa competenza che voi oggi condannate. Si sta esprimendo qui la condanna di tutti quei comuni che non hanno predisposto i piani urbanistici comunali. Sarebbe utile andare a vedere, in questi ultimi anni, le ragioni per le quali i comuni non sono riusciti a predisporre i piani urbanistici comunali e verificare a chi si debba addebitare questa responsabilità.

Elimino questa mia prima parte del ragionamento perché credo che sia nella coscienza di ognuno di voi il rispetto per quei tanti sindaci, per quei tanti amministratori, senza colore politico, che sono stati sottoposti a tensioni, nelle proprie comunità, per il fatto di aver elaborato un piano urbanistico del proprio comune. Ma vi è un'altra responsabilità, colleghi, che è quella legata al fatto che tali piani dovevano essere conformi a norme che dal 1993, mi riferisco a quelle amministrative dei piani territoriali paesistici, che erano, sin dalla nascita, prive di concretezza ed erano prive di qualunque garanzia di certezza di diritto che ha non solo rallentato, ma che ha minato alle fondamenta la predisposizione non soltanto degli strumenti di analisi, ma anche delle linee di indirizzo dei piani urbanistici comunali. Perché cito l'analisi? Perché le analisi erano elementi fondanti, perché i PTP, alla base di tutto, stabilivano categorie, elementi specifici dell'ambiente che andavano preservati, e quelle categorie indicate nei PTP erano talmente aleatorie, talmente prive di consistenza che il risultato è stato che i comuni non potevano certamente basarsi su un atto assolutamente privo di consistenza, inidoneo a dare certezza all'amministrazione comunale.

Dal 1993 al 1998, anno in cui sono caduti i primi PTP, io vorrei chiedervi: in che data sono stati erogati i fondi ai comuni per predisporre i piani paesaggistici comunali? C'è qualcuno in quest'Aula che ricorda l'anno, il mese, in cui è arrivata ai comuni la prima tranche del 25 per cento del finanziamento per predisporre i PUC? Il collega Pisu lo sa, e va oltre il '95.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue PILI.) Dal 1995 in poi i comuni cosa dovevano fare? Dovevano affidare gli incarichi di progettazione; sei mesi dopo l'affidamento dell'incarico hanno dovuto subire ulteriori modifiche normative della Regione. Ebbene la responsabilità non è certamente dei comuni ma è solo ed esclusivamente della Regione che ha davvero fatto accumulare il ritardo che oggi voi condannate anziché giustificarlo e anzi in qualche modo dovreste aiutare i comuni a recuperarlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, intendo esprimere con forza, se è il caso di dirlo e di ricordarlo, la mia contrarietà a questo articolo 8, a queste norme transitorie. È un fatto sconcertante e soprattutto per quei comuni, dicevamo, che non sono stati così fortunati, per le vicissitudini a cui accennava l'onorevole Pili, ma anche per altri motivi che sono molto, ma molto più gravi. Io stesso in qualità di Assessore dell'urbanistica di un comune capoluogo di provincia mi trovo nella condizione di avere parte del mio territorio pianificato, con i piani di borgata, che sono dei piccoli PUC di parte del territorio, e parte ancora no, per cui non è che l'amministrazione comunale possa portare a termine l'iter di approvazione di un piano urbanistico comunale dopo che questa Giunta matrigna ha presentato questa legge blocca tutto. E le motivazioni per cui il Comune di Sassari forse non è arrivato a chiudere, a impacchettare ed a mettere il fiocchetto attorno a questa scatola chiamata PUC, hanno diversi risvolti.

Prima di tutto perché, come diceva prima qualche altro collega, un piano urbanistico comunale non lo si fa in 24 ore, ma ci si impiega molto tempo e il Comune di Sassari, nel mandato precedente al mio, aveva addirittura tracciato le linee guida, aveva fatto delle riunioni pubbliche nelle quali era stato tracciato il percorso che avrebbe dovuto seguire il piano urbanistico comunale e niente di più. Nel corso del mio mandato, invece, ho reperito, e non con molta facilità ma con tanti sacrifici, il miliardo e mezzo necessario per poter fare la fotografia dell'esistente, ha dovuto nominare - e non è cosa facile e voi lo sapete, almeno quelli di voi che hanno esperienza come amministratori locali - il responsabile del piano urbanistico comunale e poi ho effettuato la ricerca sul mercato di tutte quelle figure professionali necessarie per poter mettere in piedi un piano urbanistico comunale. Mi riferisco all'economista, al trasportista, al sociologo, all'ambientalista e allo storico, perché si tratta di un atto molto complesso.

Ebbene, in questi tre anni, con un lavoro piuttosto accelerato siamo riusciti a redigere diversi piani di borgata, cosa che ho ricordato all'Assessore a cui ho scritto una lettera perché mi dia delle risposte concrete sul futuro di queste borgate, le quali hanno la sfortuna di ricadere nell'ambito della fascia dei due chilometri dal mare, per cui le 700 famiglie che vi risiedono si trovano praticamente nell'impossibilità di poter mettere in piedi le iniziative per le quali per 20 anni hanno chiesto l'autorizzazione ai comuni ed alla Regione senza ottenere alcuna riposta. Io mi auguro di riceverla a breve.

Bene, con questi atteggiamenti della Regione, oggi mi trovo nell'impossibilità, e lo denuncio pubblicamente, di portare a termine la predisposizione del piano urbanistico comunale. D'altronde alcune situazioni mi hanno portato anche a dover revocare alcuni professionisti che stavano elaborando i piani di un paio di borgate e sto nominando i successori perché, appunto, nel lasso di due o tre mesi possano pianificare questa parte del territorio che dovrà essere inserita a pieno titolo all'interno del piano urbanistico comunale di Sassari, che tante amministrazioni del centrosinistra hanno soltanto promesso senza riuscire a fare neanche la fotografia dell'esistente. Hanno fatto tanti convegni, signor Presidente, ma non hanno prodotto neanche la fotografia dell'esistente! Effettivamente neanche Mandrake potrebbe fare questi miracoli!

Ebbene, io forse mi trovo oggi nell'impossibilità di varare il PUC, e rivolgo questo quesito all'Assessore, perché mi auguro invece di scongiurare questo pericolo aprendo un dialogo anche con la Regione visto che abbiamo un Assessore che è una persona a modo, un professionista serio, una persona che capisce le esigenze di un amministratore locale, per cui mi auguro di poter instaurare con lui un dialogo, per poter dare a Sassari, al territorio del Comune di Sassari, che è uno dei più vasti che abbiamo in campo nazionale, un piano urbanistico comunale avendo ormai già approvato il progetto preliminare. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Norme transitorie, detta l'articolo 8; ma di transitorietà, come abbiamo detto nei precedenti interventi, penso che ce ne sia ben poca. È come se fosse un rullo compressore che quando passa su una strada, sull'asfalto, transita due o tre volte e appiattisce e schiaccia tutto! Io sinceramente sto assimilando questa norma, scusate questa similitudine, sì è vero che è transitoria, ad un rullo perché per essere transitoria è abbastanza significativa ed incisiva, proprio come un rullo compressore.

Tra l'altro io ritengo, l'ho già detto, che anche questo articolo che appunto riporta il titolo di "Norme transitorie" e si rifà sempre ai piani urbanistici comunali approvati alla data della pubblicazione della delibera di Giunta del 10 agosto, continua sinceramene, come ha affermato l'assessore dell'urbanistica di Sassari, l'onorevole Nanni Moro, ad umiliare e vanificare il lavoro fatto dalle amministrazioni comunali che, purtroppo, a causa delle vicissitudini legislative che si sono susseguite dagli anni '90 fino a oggi, verosimilmente non hanno potuto, malgrado la loro buona intenzione, completare l'iter di approvazione di un piano urbanistico comunale funzionale e completo. Del medesimo tenore è anche il comma 2 che riporta sempre la data di pubblicazione della stessa delibera e dice anche che nei prossimi sei mesi, pur nel rispetto del piano paesaggistico regionale, i comuni possono adottare le varianti.

Ora io ritorno a quello che ho detto nel precedente intervento. Al Presidente Spissu è sfuggito che il sottoscritto, come il collega Cuccu, ha detto che la seconda parte dell'emendamento Pirisi poteva essere significativa e poteva essere discussa. Perché? Perché con parole diverse riporta proprio il contenuto degli emendamenti numero 857 e 855 che abbiamo discusso e votato. Lo riporta in altre parole, però dice la stessa cosa, perché di fatto dice che i comuni, durante questo periodo di transitorietà, possono adottare le varianti dei piani urbanistici comunali necessarie al ripristino delle originali condizioni di conformità. Io lo intendo nel senso che, poi posso anche sbagliarmi perché la formulazione è abbastanza complessa, il riferimento alle originali condizioni di conformità è fatto, chiaramente, in relazione alla norma vigente prima dell'entrata in vigore della legge, e insisto su questo, non della delibera, della legge!

Qual è la difficoltà da parte della maggioranza oppure della Giunta, io non lo so, a fare decorrere l'efficacia di questa norma, come è giusto che sia logicamente, per norma, per prassi, per logica amministrativa e legislativa, dalla data della pubblicazione o dell'entrata in vigore della legge che può essere immediata? Sinceramente non riesco ad afferrarne il motivo. Chissà che cosa può essere successo in questi tre mesi! A parte il fatto che in questi tre mesi si è bloccato tutto, quindi, non è successo un bel niente! Per essere chiari. Non riesco a capire perché la legge non debba giustamente dispiegare i suoi effetti dopo la sua pubblicazione, e non dalla data di pubblicazione di una delibera della Giunta regionale di tre mesi prima, dal momento che in questi tre mesi si è bloccato tutto. Proprio non riesco a capirne la logica. Detto questo, che dovrebbe essere una cosa logica, perché si continua ad avere quasi come bersaglio le amministrazioni comunali? Se vogliamo questo articolo può essere ancora corretto e reso ancora più accoglibile.

Quelle che ho enunciato sono le ragioni per le quali voterò contro l'articolo 8 così come è stato formulato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi voteremo contro l'articolo 8, e voteremo contro l'articolo 8 ancora con maggior convinzione perché non abbiamo ottenuto le risposte che aspettavamo rispetto a problemi che ci sembravano comunque di interesse generale, problemi che, quindi, non sembravano soltanto legati alle valutazioni che la minoranza fa sull'articolo 8, ma che ci sembrava avessero una ricaduta complessiva sugli effetti della legge.

Uno di questi problemi l'ha sollevato nuovamente il collega Rassu nel suo intervento, ritenendo benevolmente che l'emendamento orale proposto dal collega Pirisi, potesse estendersi alle condizioni previgenti; a noi sembra invece che tale norma debba essere interpretata in modo restrittivo, nel senso che essendo comunque vigente una normativa successiva, ogni tipo di modifica rientra nell'ambito del regime giuridico dettato dalla normativa successiva, per cui anche le piccole modifiche che eventualmente intervenissero sui piani urbanistici comunali già approvati sarebbero vietate.

Per cui anche quel moderato sollievo che si era comunque prodotto tra quei sindaci che, avendo il piano urbanistico comunale approvato, ritenevano di essere parzialmente indenni rispetto al regime vincolistico introdotto dalla normativa che stiamo andando ad approvare, insomma, io direi che anche quel relativo compiacimento debba essere in qualche misura ridimensionato; nel senso che i sindaci dei Comuni che hanno il piano urbanistico approvato, sappiano che ciò che hanno approvato è intangibile e che qualsiasi modifica dovesse essere eventualmente apportata a quel piano urbanistico, lo rende non conforme rispetto alla legge stessa. Quindi, i comuni sappiano che hanno in mano una sorta di fotografia statica del loro territorio comunale e che di quella fotografia statica niente è possibile toccare a pena del rischio di rientrare, non più nella fascia degli scampati ma nella fascia dei condannati.

Ritengo che avere accertato questo sia un elemento importante, purtroppo non positivo ai fini della discussione dell'articolo 8 stesso. Inoltre all'articolo 8, sono comunque ancora appesi degli emendamenti che vi abbiamo trasferito, e tra questi emendamenti ce ne sono alcuni su cui noi stiamo ancora aspettando di sentire qualche collega del centrosinistra che ci dia una spiegazione, in positivo o in negativo. E in particolare io mi riferisco al solito emendamento numero 1891 sul quale esiste un totale silenzio da parte della maggioranza, in ordine alle perplessità che la minoranza ha sollevato. Nel senso che noi abbiamo chiesto ai colleghi della maggioranza che, se ritengono che la normativa che stiamo andando come Consiglio regionale ad approvare, sia una normativa di tipo garantista e, quindi, una normativa che riconosca dei principi e che questi principi ovviamente intenda affermare con forza e con convinzione, chiedano alla loro Giunta di ritirare l'emendamento numero 1891; perché è come l'ammissione che la legge è fatta male e, quindi, comunque esiste un'autorità sovraordinata che può in qualche misura intervenire fuori dalle normative previste, per fare quegli aggiustamenti che il pater familias illuminato ritiene di poter effettuare sulla legge.

Allora pensare che in Sardegna esista un'autorità che sta sopra la legge per quanto paternalistica, per quanto buona, per quanto illuminata, per quanto votata all'interesse generale, insomma è qualcosa che crea inquietitudine. Dovrebbe crearla prima di tutto tra noi che siamo legislatori, se la cogliessero la creerebbe sicuramente tra i cittadini che sono destinatari di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, riguardo a questo articolo 8, io mi trovo veramente in imbarazzo a pensare che un legislatore possa concepire un marchingegno simile a danno dei cittadini che amministra. Intanto c'è da chiederci cosa succede se un comune che ha approvato il PUC prima di agosto, prima della fatidica data del 10 agosto 2004, anniversario della presa della Bastiglia, come ha detto qualcuno, vuole modificarlo. Non è in grado di poterlo modificare, viene praticamente abolito il diritto di poter approvare delle varianti al PUC stesso. Questo è un fatto illegittimo oltre che denotare la mancanza di buon senso, perché qualunque comune si può accorgere di un errore o della necessità di modificare qualcosa. Fino a oggi una norma retroattiva è stata sempre usata a fini positivi soprattutto per tutelare un'esigenza di giustizia dei cittadini che di solito sono sempre quelli più indifesi e quelli più danneggiati da provvedimenti come questi, che già sono ingiusti di per sé. Infatti essi violano il principio della irretroattività delle leggi che possono essere retroattive solo quando dispongano norme a favore del cittadino e mai possono disconoscere i diritti acquisiti, perché questa è la più grande delle ingiustizie che si possa compiere nel legiferare. Non è un espediente di oggi, abbiamo studiato tutti la storia romana ed abbiamo appreso cosa succedeva quando ci si voleva vendicare dei propri avversari!

Viene legittimo allora pensare che questa legge sia retroattiva per punire qualcuno! Qualcuno che con il tempo non sarà ben difficile individuare. Naturalmente è anche giustificato chi pensa che questa legge sia fatta non per fare qualcosa di positivo che verrà ricordato per 500 anni, ma per dare fastidio, come ha detto qualcuno, o anche per consumare vendette nei confronti del mondo imprenditoriale.

Alla disparità di trattamento tra i comuni, ho già accennato prima; ad un comune che si è dotato del PUC, magari l'ha adottato a marzo di quest'anno, l'unica possibilità che gli si dà è quella di adeguarsi entro sei mesi ad un piano paesistico che non è quello nuovo che questa Giunta ha promesso che in breve tempo elaborerà e darà ai cittadini, ma il vecchio facendogli affrontare una doppia spesa! Perché se poi fosse vero, e non ci crediamo, che in breve tempo questo piano paesistico venisse varato, questo comune dovrebbe nuovamente adeguare il proprio PUC al nuovo piano paesistico. In tal caso la Regione dovrebbe finanziare il comune che ha sostenuto una doppia spesa per fare un doppio lavoro? A che cosa serve? E mi si spieghi: com'è possibile che a un comune che magari ad agosto, a settembre o anche a ottobre ha approvato il proprio PUC (e ce ne sono), non venga riconosciuto il diritto di adeguare le proprie norme urbanistiche, così come possono fare quelli che hanno avuto la fortuna o l'avventura di adeguare il proprio piano urbanistico comunale qualche mese prima?

Io la trovo un'ingiustizia che non mi permette di votare una legge come questa! Che non mi permette di votare un articolo così iniquo, anche perché mi vergognerei come legislatore. Ecco perché io voterò contro questo articolo

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, io continuo a pensare che ci sia una profonda contraddizione nell'adottare delle norme restrittive nei confronti di tutte quelle realtà territoriali che invece hanno bisogno di ben altro, hanno bisogno di sviluppo. Io ho letto negli ultimi tempi negli organi di informazione, le cifre sulle ricadute negative in termini di perdite di posti di lavoro; non so se queste cifre siano giuste, ma anche se fossero approssimative, sarebbe certamente un dramma per l'intera isola. Un dramma che, lo sappiamo tutti benissimo, si aggiunge ad una situazione già di per sé drammatica.

Devo essere sincero, sono molto perplesso e continuo a chiedermi quanti tra i consiglieri della maggioranza siano realmente convinti della bontà di questa legge e quanti, invece, siano costretti a esserlo. Ora, il silenzio che proviene questo pomeriggio dai banchi della maggioranza, mi induce a ritenere che questi ultimi siano certamente più numerosi. Oggi l'onorevole Vargiu, ma anche qualcun altro, ha parlato di una Sardegna che viaggia a due velocità. Bene, oggi noi possiamo permetterci che la differenza tra queste due velocità possa aumentare invece che diminuire? Io voterò contro questo articolo perché sono convinto che contenga norme transitorie che avranno l'effetto di una pietra tombale. Mi chiedo che fine faranno tutti quegli sforzi che sono stati fatti in questi ultimi tempi dai comuni, dagli amministratori, dai sindaci per pianificare il proprio sviluppo. Tutti quanti noi sappiamo, ma lo sanno sopratutto i sindaci, e qui ce ne sono, quanto è difficile pianificare senza il supporto di un piano per lo sviluppo, quali sono i piani territoriali paesistici. Sappiamo anche delle difficoltà sorte con il Tribunale Amministrativo Regionale e il Consiglio di Stato. Ora, che questa legge non porti sviluppo credo che ne siamo convinti più o meno palesemente tutti in quest'Aula. Questa è una legge che blocca lo sviluppo. Noi però non sappiamo ancora quale sia la vostra idea di programmazione degli interventi urbanistici sulle coste della nostra Isola. E ancora, noi vogliamo sapere quali sono realmente le risposte che voi pensate di dare a tutte quelle esigenze sacrosante, a quelle esigenze di sviluppo dei diversi territori della nostra Isola. Dovete dare delle risposte a tutti quei comuni, a quei sindaci che ci chiedono volumetrie, ma non ce le chiedono certamente per cementificare o per danneggiare l'ambiente, perché l'ambiente, è inutile dirlo, è inutile sottolinearlo, è caro a tutti, è caro al centrodestra come è caro al centrosinistra, ma soltanto perché hanno necessità, hanno assolutamente bisogno di dare sviluppo ai loro comuni ed alle loro popolazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Il mio voto su questo articolo sarà contrario, e rispetto alle argomentazioni portate dai miei colleghi poco fa, che ampiamente e diffusamente hanno motivato questa posizione, che è d'altra parte conforme allo sfavore con cui guardiamo a tutto il testo legislativo, io vorrei fare un passo indietro su un punto che è richiamato dal secondo comma dell'articolo 8, norme transitorie, nella parte in cui prevede che i comuni che alla data di pubblicazione della delibera del 10 agosto, abbiano adottato il piano urbanistico comunale, possano entro 6 mesi dall'entrata in vigore della legge, procedere alla sua definitiva approvazione, purché venga corredato dello studio di compatibilità paesistico ambientale di cui all'articolo 6.

Noi sull'articolo 6 non abbiamo discusso in quest'Aula molto a lungo, perché in una fase piuttosto convulsa della discussione l'articolo è stato esaminato e approvato in maniera molto rapida rispetto agli altri, e quindi non abbiamo potuto più di tanto sottolineare un aspetto che è contenuto nell'articolo 6, in particolare nel comma 5, che prevede che lo studio di compatibilità paesistico ambientale relativo agli strumenti urbanistici generali, venga sottoposto all'esame ed all'approvazione della Giunta regionale previo parere favorevole del Comitato tecnico regionale dell'urbanistica.

In sostanza, vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che l'articolo 8, approvato in questo testo - lo dico in poche parole, ma se qualcuno avesse l'interesse di capire qual è il suo vero significato, non farebbe male - prevede in sostanza che i comuni che abbiano adottato il piano e lo vogliono approvare, lo possono fare certamente entro 6 mesi, ma hanno l'obbligo di corredarlo dello studio di compatibilità paesistico ambientale, che deve essere approvato secondo le norme stabilite nell'articolo 6. Ciò significa che ogni piano urbanistico comunale dovrà essere sottoposto non soltanto all'approvazione del Consiglio comunale e al giudizio di conformità di un organo tecnico che giudica solo della legittimità degli atti, della loro conformità alla legge, quale è il comitato tecnico regionale dell'urbanistica che esercita tale funzione di controllo su ogni strumento urbanistico, ma dovrà anche essere sottoposto all'esame e all'approvazione della Giunta regionale, sotto l'aspetto della verifica circa la sua compatibilità con le norme paesaggistiche.

In questo modo, state facendo passare una procedura di approvazione non solo degli studi di compatibilità paesistica-ambientale, ma anche, in questo periodo transitorio, dei piani urbanistici comunali adottati ma non ancora approvati, che di fatto verranno sottoposti all'esame di merito della Giunta regionale. Se questo va bene al centrosinistra che vuole approvare questa legge, noi non possiamo che farvi i complimenti per questa scelta che è particolarmente qualificante, però non possiamo non sottolineare e porre alla vostra attenzione, e evidentemente alla nostra ed a quella di tutti i sardi, innanzitutto il fatto che con questa legge, che a vostro parere farà un gran bene alla Sardegna, che porterà finalmente ordine nel sistema urbanistico e paesaggistico, di fatto si torna indietro in riferimento alla procedura di approvazione dei piani urbanistici generali, rispetto anche alle disposizioni, sia pure rigide e ben garantiste della legge 45. Verrà sostanzialmente reintrodotta una valutazione di merito su tutti gli strumenti urbanistici comunali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, colleghi, coerentemente non possiamo certamente votare a favore dell'articolo 8, anche perché i nostri emendamenti non sono stati accettati, recepiti da quest'Aula, e quindi, noi continuiamo a sostenere che bene abbiamo fatto a votare contro gli altri articoli e bene facciamo oggi a votare contro questo articolo 8. Un articolo 8 che, appunto, contiene le norme transitorie di questa legge, un articolo 8 che fa riferimento alla delibera del 10 agosto 2004, la numero 33 avente per oggetto i provvedimenti cautelari d'urgenza per la salvaguardia e la tutela del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna, quella delibera tanto contestata da questi banchi, e non solo da questi banchi, ma anche dalla Sardegna tutta, dagli enti locali, dalle associazioni, da chi appunto vede precluse le possibilità di sviluppo e vede lesi i propri diritti da questa delibera e da questa legge che ne è la conseguenza.

Volevo ricordare che l'articolo 9 della Costituzione prescrive che gli enti locali e lo Stato agiscano insieme, attenendosi ad un principio di leale collaborazione, per tutelare efficacemente e seriamente il nostro paesaggio, senza però cadere in un'applicazione burocratica e per questo a volte odiosa e vincolistica come quella che questa legge e questo articolo impongono ai cittadini sardi.

Volevo anche ricordare che la politica vincolistica, che da questo articolo 8 traspare in tutte le sue sfumature, ha fatto scappare anni fa letteralmente il principe Karim Aga Kan. La miopia di una classe politica sarda ha fatto in modo che l'artefice di uno degli interventi più importanti nel Mediterraneo in campo turistico, quale quello della Costa Smeralda, venisse fatto scappare. Ora io non vorrei, al di là poi delle nostre simpatie per questo o per quell'altro imprenditore, che altrettanto avvenisse, a causa di questa politica vincolistica, nei confronti di altri imprenditori che hanno progetti seri di sviluppo, che possono comunque portare ricchezza, benessere e occupazione e dare risposta agli oltre 250 mila disoccupati, che non hanno mai lavorato un solo giorno della loro vita in maniera legale e con le assicurazioni pagate. Così come ritengo che sia giusto dare risposta ai proponenti di quegli interventi, come quello della Cosa Turchese, che dal 1982 giacciono nei cassetti del Comune di Olbia a prescindere, ripeto, dalle simpatie che ciascuno di noi può avere per questo o per quell'altro imprenditore, collega Pirisi. Certo, l'ambiente è importante per noi, è importantissimo, e ritengo che la classe politica sarda non possa svendere il nostro territorio, assolutamente, credo che su questo non ci siano grosse diversità di opinioni, anche in riferimento a quelle parti di questa legge che comunque impediscono di svendere il nostro territorio. Però noi riteniamo che i nostri giovani, molti dei quali sono arrivati a 35 anni senza lavorare, senza conoscere la gioia di una sola giornata di lavoro, non possano vivere ammirando le nostre bellezze naturali magari dai monti dove qualcuno di voi vuole edificare o vuol fare edificare hotel, magari anche di pessimo gusto come è accaduto in passato.

Noi riteniamo che per tutti questi motivi, appunto, bene abbiamo fatto a continuare questa battaglia finalizzata a salvaguardare lo sviluppo e la tutela del nostro paesaggio, che non è solo esclusivo appannaggio del centrosinistra e degli ambientalisti di turno, ma ci sta a cuore come sardi e come rappresentanti del popolo sardo in questa Assise. Per questo voteremo contro questo articolo 8.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Grazie Presidente, nel dichiarare il mio voto contrario all'articolo 8, volevo fare alcune considerazioni: se gli articoli 3 e 4 dell'articolato stroncano lo spirito imprenditoriale della molteplicità dei comuni della Sardegna, bloccando gli interventi di valorizzazione del territorio, con questo articolo si colpiscono le pubbliche amministrazioni e tutto quel lavoro di concertazione che avrebbe permesso la realizzazione di alcuni poli di eccellenza nel settore turistico. L'articolo 8, con il titolo "norme transitorie", di fatto contiene delle norme che non garantiscono il lavoro svolto fino a oggi, o meglio ancora fino alla data di approvazione di questa legge. Lavoro portato avanti in questi anni per gettare le basi della realizzazione di quelli interventi che ricadono sotto il nome di programmazione negoziata. Lavoro portato avanti in questi anni dalle amministrazioni comunali per tutte quelle attività di pianificazione territoriale volte alla predisposizione e all'adozione da parte dei Consigli comunali dei piani urbanistici comunali.

Si tratta di un articolo importante perché con esso viene spazzato via l'impegno profuso nel tempo e vengono disperse le risorse impiegate nell'iter di realizzazione di un complesso strumento di pianificazione come il PUC, il cui completamento richiede diversi anni di lavoro, com'è stato ribadito dai sindaci presenti in quest'Aula e da quelli venuti qui a manifestare. Vorrei elencare solo alcuni dei vari passaggi che portano all'approvazione di un piano urbanistico comunale, per renderci conto della complessità e della completezza di questo strumento. Il piano urbanistico comunale, così come previsto dalla normativa vigente, è uno strumento nel quale trovano sistemazione analisi, previsioni e prospettive di sviluppo, tutta una serie di elaborati tecnici costituiti da rilievi geomorfologici, aerofotogrammetrici, tavole altimetriche e planimetrie in varia scala che delineano l'intero territorio comunale e ne descrivono lo stato attuale e le prospettive di pianificazione e sviluppo; disposizioni volte a determinare le caratteristiche delle varie zone di competenza anche attraverso la definizione e l'individuazione delle porzioni di territorio da sottoporre a tutela e salvaguardia. Un lavoro di analisi, di studio, di contestualizzazione che non può non essere salvaguardato da un provvedimento che si pone come obiettivo quello di dettare norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale.

Quello del PUC, così come quello degli accordi di programma, è a volte un percorso tormentato, vista la necessità di conciliare le peculiarità del territorio, le aspirazioni legittime della sua popolazione con l'esigenza di certezza normativa e la disponibilità delle risorse. Numerosi comuni della Sardegna per effetto della deliberazione della Giunta del 10 agosto scorso, si vedono costretti a interrompere l'iter di realizzazione della loro pianificazione. Stesso trattamento viene riservato anche a quelle amministrazioni giunte pressoché al termine del procedimento, a un passo dall'approvazione finale, dopo anni di lavoro difficile, condotto spesso in un quadro di incertezza normativa per effetto anche dell'annullamento dei PTP.

Abbiamo visto come questa norma sottragga alle realtà locali possibilità di sviluppo e di crescita economica. Abbiamo visto adesso che le conseguenze negative si estendono e intaccano anche…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Non è possibile per noi non votare contro l'articolo 8 della legge che avremmo voluto emendare e correggere in alcuni aspetti che ci preoccupano, che secondo noi rappresentano un pericolo per il sistema economico sardo. Della lettera inviata proprio oggi ai consiglieri regionali da parte della Federazione regionale dell'artigianato sardo, si è già parlato in Aula, ricordo alcuni passaggi che secondo me sono degni di considerazione e degni di essere tenuti a mente dai colleghi consiglieri. Questa organizzazione, signor Presidente, segnala che: "L'approvazione del testo normativo così come è concepito, arrecherà al sistema delle piccole imprese diffuse sul territorio regionale, e quindi più in generale all'economia della nostra regione, un grave danno. Tutti noi sappiamo quando sia importante per il tessuto economico proprio la presenza della piccola impresa. Il vero progresso economico, la vera ricchezza nasce non dalle grandi iniziative industriali, che per altro sono state fino ad ora, nella maggior parte dei casi, un fallimento e fonte di disoccupazione e dell'aggravarsi della situazione sociale di molte zone interne e non solo della nostra Isola, ma dalla piccola impresa, che rimane il vero motore dell'economia; proprio quella piccola impresa turistica, quella piccola impresa edile, quella piccola impresa di servizi che fanno parte dell'indotto dell'offerta turistica che viene danneggiato con questa legge e avrà delle serie ripercussioni". E questa è una dichiarazione ufficiale che, a mio avviso, va tenuta nella debita considerazione.

Prosegue il documento dicendo che Confartigianato Imprese Sardegna, come evidenziato già in precedenti documenti, ribadisce la necessità di perseguire politiche di sviluppo integrato. Sviluppo integrato significa, quindi, non privilegiare un settore a discapito di altri e neanche privilegiare la semplice difesa dell'ambiente a discapito dell'attività umana. Non ce ne facciamo nulla, infatti, di un ambiente incontaminato, di un ambiente sano, che è una cosa che tutti noi vogliamo e che tutti noi ricerchiamo, se in quell'ambiente non ci vive l'uomo, se in quell'ambiente l'uomo non si sviluppa secondo le proprie caratteristiche, secondo le proprie aspirazioni, se in quell'ambiente l'uomo non fa sorgere, non fa prosperare l'impresa che è quella che dà sostentamento, che dà lavoro, che dà fiducia, che dà speranza sopratutto alle generazioni più giovani che proprio nel settore turistico dovrebbero trovare orizzonti di sviluppo e di crescita, visto che l'industria in Sardegna è sostanzialmente fallita ed è stata soltanto un pozzo senza fondo dove buttare dei soldi che non bastano mai.

E' allora necessario puntare sul turismo, ma non è possibile sostenere che i posti letto siano a sufficienza e anzi siano anche troppi, perché io non credo che la Sardegna piacerebbe allo stesso modo in cui oggi piace al turismo mondiale se la prospettiva fosse quella di venire in Sardegna e dormire con il sacco a pelo o dormire sotto le piante, perché non è questo quello che il turista vuole dalla Sardegna.

Quindi credo che questo ennesimo grido di allarme della Confartigianato sia da tenere in debito conto. Sono perfettamente convinto del fatto che la maggioranza non lo terrà in debito conto, perché sta proseguendo dritta per la sua strada, una strada secondo noi sbagliata, una strada che comporta una serie di conseguenze negative per l'economia della Sardegna. La legge è frutto, come ho già avuto molte volte modo di dire, non di una riflessione approfondita e non di un confronto con gli enti locali, ma è frutto di un mix di estremismo verde e di un po' troppa fretta; fretta con la quale, secondo noi, è stata elaborata proprio senza avviare preventivamente quel confronto che avrebbe portato all'elaborazione di un testo più accettabile. E quindi non possiamo che proseguire la nostra opposizione, non possiamo che segnalare i pericoli di questo provvedimento legislativo, quando entrerà in vigore, sempre che un'autorità, non certo superiore ma comunque importante, non si pronunci in un senso talmente energico e talmente chiaro da fare riflettere anche con un po' più di tranquillità una maggioranza che forse non ha riflettuto abbastanza. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Cari colleghi, io credo che la battaglia politica spesso giustifichi forme estreme come quelle dell'ostruzionismo, giustifica magari una dialettica anche accesa, giustifica anche, qualche volta, toni che non dovrebbero essere utilizzati in un'Assemblea come quella attuale. Da ottobre, da quando è iniziato questo lungo percorso, abbiamo visto di tutto in quest'Aula, e io penso che tutto questo sia giustificato. Oggi però sta avvenendo un qualcosa che va al di là anche della battaglia politica e che investe ognuno di noi in modo che va anche oltre il ruolo che ha qui in Consiglio regionale, una cosa che va oltre la politica per investire la sfera della lealtà.

Voi dite che non c'è accordo, ma solo la presa d'atto di un percorso comune seguendo il quale, pur continuando l'ostruzionismo, abbiamo deciso che comunque avremmo terminato i lavori il 23 o il 24 mattina, per cui abbiamo concordato, invece di massacrarci fino alle 3 o alle 4 del mattino tutti i giorni, di concludere i lavori in orari normali. Ne avrebbe guadagnato il lavoro, avremmo fatto un lavoro più serio, più corretto perché meno stanchi. Quindi abbiamo preso atto che discutendo su tutto e continuando con l'ostruzionismo avremmo finito il 24 mattina, ed abbiamo concordato di approvare la legge il 24 con sole cinque dichiarazioni di voto.

Che la si chiami intesa, che lo si chiami accordo, che lo si chiami percorso comune, c'era questo impegno. Non solo, ma con qualche collega questo impegno è stato sancito venerdì anche da una stretta di mano, quando si è chiesto di non andare oltre le 14, pur non essendo stati a quell'ora approvati quegli articoli che insieme - in quel percorso comune che avevamo stabilito, non intesa, non accordo - avevamo deciso che avremmo dovuto votare,Con quella stretta di mano ci si impegnava anche a chiudere oggi, dopo cinque dichiarazioni di voto, l'iter di questa legge mantenendo ciascuno di noi le proprie opinioni, che sono rimaste le stesse da quando abbiamo iniziato, che sono state ribadite nel corso della discussione di tutti gli articoli, di tutti gli emendamenti, da parte della maggioranza e dell'opposizione; quell'intesa impegnava, anche dal punto di vista personale, chi aveva assunto tale vincolo.

Un collega Capogruppo ha detto: "Di fronte a questi emendamenti, di cui non sapevamo nulla, siamo anche noi con la faccia per terra", riferendosi agli emendamenti presentati dal collega Pili e quindi attribuendo solo a lui la volontà di proseguire in questo atteggiamento ostruzionistico che non produce nulla. Allora mi chiedo: quella presa d'atto la vogliamo ribadire anche adesso? Tanto la legge verrà comunque approvata, non importa se alle 21 o alle 23 o alle 4 o alle 5 del mattino o anche alle 10, perché comunque noi da qui non ce ne andremo sino a che la legge non sarà approvata. Prendiamone atto, seguiamo orari normali, da uomini, nel rispetto degli impegni che abbiamo assunto; consentite all'Assemblea di approvare la legge, così come insieme avevamo deciso che avremmo fatto, nella giornata odierna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Le minacce non ci preoccupano, se dobbiamo rimanere fino alle 5 del mattino rimarremo fino alle 5 del mattino. Non vogliamo che si parli di lealtà, perché, l'ho già detto stamattina, noi siamo stati leali, altri lo sono stati meno, assumendo comportamenti scorretti in quest'Aula e soprattutto fuori, ve l'ho già detto. Questi atteggiamenti sono costanti, con sparate ad effetto che non producono niente, su cose ovvie che improvvisamente diventano importanti. Ma avremo modo di riparlarne nel corso della discussione dell'assestamento di bilancio.

Io non discuto, ma non è la verità quella che stai dicendo; abbiamo fatto riunioni dei Capigruppo e sappiamo perfettamente che non ci sarebbero potuti essere stamattina i cinque interventi dei Capigruppo e poi la votazione della legge, per responsabilità generalizzata; l'abbiamo detto anche in quella sede, che si sarebbe terminato stasera. Non possiamo impedire che qualcuno intervenga, io posso garantire, però, siccome siamo persone leali e ci comporteremo sino in fondo in tal senso, che stasera, e non certamente a mezzanotte o all'una, esiteremo questa legge, perché gli impegni si rispettano. Ovviamente non possiamo impedire ai colleghi di intervenire e se dovessimo rimanere fino alle 2 del mattino il mio Gruppo rimarrà per votare la legge. Stiamo consentendo d'intervenire a chi legittimamente ha questo diritto, anche perché io ritengo che non passeranno certamente molte ore, siamo quasi alla fine, però non diciamo che ci saranno solo cinque interventi, questo non lo possiamo garantire, soprattutto alla luce di quello che è successo stamattina, perché ciascun consigliere ha diritto di intervenire.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue OPPI.) Per quanto riguarda la nostra parte politica abbiamo previsto su questo emendamento un intervento del collega Capelli, che è il nostro Capogruppo in Aula, poi agli altri non possiamo impedire di intervenire, però noi siamo corretti fino in fondo e siamo leali. Quindi non generalizziamo. Io ho detto le stesse cose ieri, oggi, avantieri, le ho dette nell'ambito della Conferenza dei Capigruppo, so perfettamente che abbiamo assunto l'impegno di finire stasera e certamente non alle 5 o alle sei del mattino ma attorno alle 9 di sera, non credo che arriveremo alle 4 del mattino. Domani mattina inizieremo, come è previsto, l'esame del disegno di legge di assestamento del bilancio, ovviamente avremo il tempo di recuperare eventualmente mezza giornata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Condivido pienamente l'intervento che ha fatto adesso l'onorevole Oppi, anche perché i nostri interventi non possono essere assolutamente interpretati come interventi ostruzionistici, ma soltanto come degli appelli, ultimi appelli riferiti a quest'ultimo o quasi ultimo articolo 8, appelli che se ascoltati ci consentirebbero di migliorare questo testo e di restituire un po' di giustizia a chi la attende. In effetti l'articolo 8, che in maniera impropria è intitolato "norme transitorie", di transitorio non ha più niente, tant'è che andrebbe ridefinito anche il suo titolo, anzi devo dire che di transitorio esiste soltanto il testo oramai, perché ogni cinque minuti viene proposto qualche emendamento anche orale e quindi lo stesso testo è abbastanza fluttuante.

L'articolo 8 introduce il massimo dell'ingiustizia sociale che l'intera legge porta con sé e questo l'aveva anche ammesso lo stesso Assessore quando ha detto che la ratio che ispira questa norma, ed anche l'intera legge è esattamente il principio della precauzione, che come io stesso ho avuto modo di dire, ma poi sono stato interrotto per via dello scadere del tempo previsto per la dichiarazione di voto, è un principio improprio utilizzato in questo caso, perché il rischio ambientale che noi andiamo a valutare non è assolutamente un rischio incerto, come invece il principio di precauzione richiede, ma è un rischio certissimo, e quindi da un punto di vista scientifico fortemente misurabile. Anzi, se c'è una carenza in questo testo di legge è proprio il conforto numerico, il calcolo dell'impatto di questa legge, che sarebbe appunto misurabile in ogni suo aspetto.

E che l'ingiustizia massima sia contenuta negli emendamenti appesi all'articolo 8 pure è stato detto. Per quanto riguarda l'emendamento numero 1.891, non vedo qui in Aula il mio caro amico e collega Cappai, se fosse presente gli direi che davvero aveva ragione il suo illustre cittadino ziu Paddori quando diceva: "Accabba chi sa missa da fainti is sagrestanusu". E davvero è questo il concetto: i chierichetti rischiano di dire messa, perché con l'emendamento numero 1.891 è la Giunta che si sostituisce, in maniera totale, alle prerogative legislative di questo Consiglio, nel momento in cui può ampliare a sua discrezione il vincolo estendendolo a quelle aree che la Giunta, su proposta di due Assessori, riterrà essere suscettibili di tutela. Se teniamo conto che le superfici dei cosiddetti siti d'interesse comunitario, mi pare in Sardegna siano - mi corregga, Assessore, se sto sbagliando - misurabili in circa 4.500 chilometri quadri, che in proporzione sono superiori a quelli della fascia costiera dei due chilometri sulla quale ricade il cosiddetto vincolo paesaggistico, l'ingiustizia è massima, perché la norma non si applicherebbe più a casi marginali.

Noi crediamo, e per questo abbiamo poche ore probabilmente, da qui all'approvazione della legge, che possiamo interrompere qualche minuto, e chiediamo, facendo appello alle coscienze di tutti i consiglieri, che questa norma si migliori, laddove è migliorabile, e che davvero si restituisca ai cittadini della Sardegna quello che loro in questo momento attendono. Io credo che noi non stiamo discutendo una legge a sportello, Assessore, ma ci accingiamo ad approvare una legge che insieme al governo dei territori, definisce le loro giuste attese.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Vorrei annunciare ovviamente il voto contrario all'articolo 8. Come ho detto in altri interventi, per come è stata formulata questa legge, più la si legge più emergono tutta una serie di problematiche che certamente non fanno che confortarci nel nostro atteggiamento. Ma dopo aver ascoltato gli interventi dei colleghi, io mi chiedo, Assessore, come sia possibile che il comma 2 preveda che i comuni che hanno adottato il piano urbanistico possano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore, avvalendosi di tutte le procedure previste nell'articolo 6, approvare definitivamente il piano urbanistico comunale.

Io non sono un tecnico della materia, certamente, però qualcosina credo di conoscerla. Allora sfido qualsiasi professionista e qualsiasi amministrazione pubblica, nel rispetto dell'articolo 6 così come è concepito, quindi con la norma sul contenuto dello studio di compatibilità paesistico-ambientale, entro sei mesi ad approvare definitivamente un piano urbanistico adottato. Credo che non sia possibile! Allora tanto valeva dire che le amministrazioni che hanno adottato il PUC sono escluse, perché in sei mesi io credo che non sia assolutamente possibile. Ho terminato Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli, capogruppo in Aula, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Come ha visto a piccoli passi si fanno grandi carriere. Ho appena ricevuto l'ultima delle nomine che è forse quella che mi onora più delle altre e sono orgoglioso di rappresentare il mio Gruppo in Aula. Ovviamente, passata quella porta, ce ne sono altri che esercitano meglio di me il ruolo, però diciamo che a piccoli passi si possono fare sfolgoranti carriere dietro la porta o dietro la tenda.

Detto questo, con ironia ma anche con soddisfazione, volevo ritornare all'argomento in discussione. Dopo tutto la discussione che abbiamo fatto sugli emendamenti e sull'articolo 8, mi sono fatto un'idea del concetto che sia il Presidente della Giunta che questa maggioranza hanno degli enti locali e di altre entità esterne al Consiglio. Già stamattina non c'è stata difficoltà a sostenere che questi sono elementi estranei al Consiglio. Non sono parole mie, sono parole di un collega del centrosinistra, confermate poi nell'intervento dell'Assessore, che praticamente sostiene che la Giunta ha il diritto di governare, diritto che ovviamente tutti le riconoscono, ha il diritto di legiferare - dimenticando che chi legifera è il Consiglio - e non deve essere condizionata dagli elementi estranei al Consiglio. Tali elementi estranei al Consiglio sarebbero gli enti locali, gli imprenditori e perciò i cittadini, in quanto i sindaci rappresentano i cittadini di quel paese o di quella città, gli imprenditori rappresentano gli interessi di una parte di quei cittadini, i cittadini e i lavoratori sono legati agli enti locali e agli imprenditori.

Perciò la morale è, ed è bene espressa nell'articolo 8, nelle norme transitorie, che questi elementi estranei al Consiglio, usando parole vostre, non possono e non devono condizionare le decisioni della Giunta. Noi riteniamo invece che gli enti locali, gli imprenditori e i cittadini possano non condizionare, ma confrontarsi con il Consiglio regionale. E da queste affermazioni si denota il significato che avete attribuito alla concertazione durante tutto l'iter di discussione di questa legge, e mi auguro che sia la prima e l'unica volta che questo succede.

Io mi chiedo cosa sarebbe successo se prima di discutere questo articolo avessimo fatto la concertazione, mi chiedo se l'avremmo discusso nella stessa formulazione. Immagino che gli enti locali e molti sindaci vi avrebbero rappresentato tutte o parte delle esigenze che noi stiamo rappresentando, a difesa di quelle istituzioni, a difesa del diritto che hanno i sindaci e gli enti locali di rappresentare le istanze del territorio che governano e perciò il diritto-dovere di rappresentarle al Consiglio e insieme discuterle.

Questa si chiama concertazione ed è stata volgarmente esclusa nell'approntare questa legge, una legge che viene imposta e calata dall'alto. I sindaci qui presenti credo che almeno di questo mi diano atto, che non è stato possibile confrontarsi nelle sedi idonee alla concertazione, poi magari al bar con qualcuno ci si è visto, ma non è quella la sede, non si è data la possibilità di concertare. L'articolo 8 è figlio della mancata concertazione; e sicuramente voi stessi non avreste presentato questa formulazione dell'articolo 8 se aveste dato a tutti la facoltà di partecipare alla concertazione.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo. Onorevole Pili, su che cosa intende parlare?

PILI (F.I.). Presidente, chiedo la votazione nominale, se è possibile.

PRESIDENTE. È possibile se è sostenuta da altri sette suoi colleghi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, Paolo Terzo SANNA, SANCIU, SANJUST, AMADU, RANDAZZO.)

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione per parti.

PRESIDENTE. Se serve, onorevole Diana, siamo qui per questo. Quindi mi dica quali parti intende vengano votate.

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione in due parti del secondo comma. La prima fino alla parola "approvazione".

PRESIDENTE. C'è una difficoltà, le due parti sono strettamente correlate. Riesco a sbagliare anche da solo, colleghi.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Diana, gli uffici mi dicono che non le si può votare separatamente. È il secondo comma che lei vuole votare separatamente fino alla parola "approvazione". Onorevole Diana, la seconda parte, qualora venisse bocciata la prima, non avrebbe significato normativo autonomo. Quindi la sua richiesta non è accoglibile onorevole Diana, io capisco il suo intento, ma procediamo alla votazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'articolo 8. L'articolo 8 è integrato dall'emendamento orale che abbiamo distribuito.

(segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Manca e Giorico hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CASSANO - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 75

Votanti 70

Astenuti 5

Maggioranza 36

Favorevoli 46

Contrari 24

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 1889. Su che cosa intende intervenire onorevole Pirisi?

PIRISI (D.S.). Sull'ordine dei lavori, perché mi pare che si rischi di saltare un passaggio, Presidente. Io avevo chiesto di poter proporre poi un emendamento aggiuntivo all'articolo 8.

PRESIDENTE. L'abbiamo già approvato, onorevole; la ringrazio comunque.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio. Dichiaro il mio voto contrario all'emendamento numero 1889. Presidente, io dichiaro, ribadisco, anzi...

(Interruzioni)

VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, anzi, fa compagnia, quindi è un piacere, ormai siamo diventati amici dopo tanto tempo trascorso insieme; passo più tempo con il collega che conosco di meno del centrosinistra che con mia moglie, quindi è evidente che il rapporto si consolida nel tempo.

Presidente e colleghi del Consiglio, lo ribadisco, voto contro l'emendamento 1889 che aggiunge al secondo comma dell'articolato della legge una esplicazione: "se non diversamente previsto le disposizioni della presente legge si applicano negli ambiti territoriali di cui al comma primo dell'articolo 3". Mi chiedo se i colleghi della maggioranza del centrosinistra ritengono di dover aggiungere al comma due questa ulteriore esplicazione che, sostanzialmente, io immagino, nella volontà dei proponenti, nella volontà della Giunta, rende più chiara l'interpretazione della norma e della legge. Mi chiedo inoltre, e mi riallaccio al ragionamento che faceva con toni accorati il collega Marrocu, interrogandosi, giustamente dal suo punto di vista, sull'andamento dei lavori in aula, se forse il collega Marrocu non ritenga che il motivo per cui noi siamo ancora in aula sia proprio la presenza di una serie di emendamenti all'articolo 8 presentati dalla Giunta, nel senso che terminato l'articolo 8 noi possiamo andare alla votazione finale della legge e sostanzialmente ci risparmiate e ci risparmiamo la necessità di rimanere in aula e di ragionare su riformulazioni, su emendamenti agli emendamenti e su emendamenti di sintesi.

Questo lo dico, collega Marrocu e colleghi del centrosinistra, non con spirito di polemica, ma nel senso che sono davvero convinto che facciamo un grande passo avanti, tutti insieme, se vengono ritirati tutti gli emendamenti che all'articolo 8 risultano appesi come un ombrello al suo portaombrelli. Mi rivolgo in particolare al collega Marrocu, ma anche agli altri colleghi del centrosinistra, mi rendo conto che è vostro diritto non rispondere, quindi non sollecito risposte oltre la vostra volontà di darle, però sull'emendamento 1891, che nel testo originale della legge era l'articolo 5 e via dicendo, beh, noi Riformatori vi stiamo chiedendo conti dal 26 ottobre, forse ve li avremmo chiesti prima se avessimo partecipato alla discussione in Commissione. Nel senso che il numero 1891 è un emendamento che vorrei che venisse sostenuto dai consiglieri del centrosinistra che ci credono, e ci piacerebbe, ed io prometto come facevo con Cogodi che in cambio rinuncerò alla mia dichiarazione di voto, sentire delle dichiarazioni di voto dei colleghi di centrosinistra i quali mi dicono che si riconoscono nello spirito dei questo emendamento e cioè nello spirito del Re Sole: le loi c'est moi, io sono la legge, fatta la legge io sono sopra la legge e sono quindi in grado di fare delle cose contra legem o addirittura supra legem.

Se questo è l'indirizzo che voi condividete allora io chiedo a quelli che lo condividono di sollevarsi in piedi e di dire: "Collega Vargiu, lei sta sbagliando, non ha capito niente, l'intento di questi emendamenti è positivo perché il potere che prevedono è affidato ad un re buono, è affidato ad una Giunta onnisciente che sa qual è il bene dei cittadini, siamo nel pieno dello Stato etico, è lo Stato o la Regione che decidono qual è il bene del cittadino, in qualsiasi momento possono intervenire nella sfera delle libertà di ciascuno di noi, dettandoci ciò che è giusto e ciò che è buono".

Se questo è ciò che voi pensate ce lo dite e noi ne prendiamo atto ed è un passo avanti che probabilmente sgombra il terreno da necessità...

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento.

Onorevole Pili, è una questione di riflessi, io non posso ogni volta aspettare trenta secondi prima di indire la votazione; cercate di prestare maggiore attenzione per il prossimo. L'emendamento 1889 è in votazione. Chi è d'accordo alzi la mano...

PILI (F.I.). Presidente, sto chiedendo...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Pili non l'avevo vista.

PILI (F.I.). Grazie Presidente. E' la seconda volta che lei non mi vede, perché ho chiesto, mentre parlava l'onorevole Vargiu, di poter intervenire. Io non so se la Presidenza fosse attenta.

PRESIDENTE. Io sono attento, onorevole Pili e vi guardo, aspetto...

PILI (F.I.). Io ho alzato la mano per due volte di seguito.

PRESIDENTE. Non vi chiamo uno ad uno, ma aspetto che mi facciate un cenno.

PILI (F.I.). Il cenno è stato fatto, Presidente, quindi le chiedo di poter fare la dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, avevo già indetto la votazione.

PILI (F.I.). E le sto dicendo che ho chiesto di poter parlare durante l'intervento dell'onorevole Vargiu, ho alzato la mano contemporaneamente all'onorevole Vargiu.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, io le do la parola. Ricordo a tutti i colleghi che d'ora in poi dopo l'ultimo intervento indirò immediatamente la votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Nel ricordare anche all'onorevole Cugini che la norma che regola l'iscrizione a parlare per dichiarazioni di voto, non prescrive che lo si debba fare durante il primo intervento; quindi è evidente che i consiglieri sono abilitati ad iscriversi anche immediatamente dopo l'ultima dichiarazione di voto. Questo non soltanto per norma regolamentare, ma anche per prassi consolidata.

Voterò contro quest'emendamento, che sicuramente non ci dà la possibilità di avere un riferimento normativo certo, nella più totale confusione normativa che è stata proposta, perché quando si dice: "Se non diversamente previsto le disposizioni della presente legge si applicano negli ambiti territoriali di cui al comma 1 dell'articolo 3", è evidente che siamo di fronte alla confusione. Quest'emendamento è la testimonianza della confusione che ha regnato nella predisposizione del testo di legge, nell'altalenante posizione assunta dalla Giunta presentando emendamenti, ritirandoli e poi ripresentandoli così come è capitato in Commissione. Si utilizza quest'emendamento 1889 per tentare di tappare le falle che evidentemente possono essere sfuggite. Quando si dice: "Se non diversamente previsto", si parte dal presupposto che occorre estendere tutte le misure di salvaguardia previste dalla presente legge a tutti gli ambiti territoriali di cui all'articolo 3,. È un termine che certamente non può essere assoggettato alla disciplina prevista nelle norme transitorie perché, come voi sapete, tutte le misure di salvaguardia non saranno transitorie, ma, come abbiamo detto più volte, dureranno almeno per un quinquennio.

È evidente quindi che il mio voto non potrà che essere contrario a quest'emendamento perché aggiunge confusione alla confusione che avete infuso in questo testo di legge. E la dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, è che purtroppo la Giunta regionale è costretta anche a scrivere a mano gli emendamenti. La pressapochezza con cui si è mossa predisponendo quest'emendamento e l'intero testo di legge dimostra che non ha contezza di ciò che si sta discutendo e ha soltanto quell'animus vendicativo di chi deve colpire e non deve lasciare alcuna possibilità di sviluppo, anzi le deve cancellare tutte. Ciò significa che se c'è qualche barlume di speranza per qualcuno con quest'emendamento lo dobbiamo cancellare e rastrelliamo l'ultima speranza che ha ognuno di noi di dare un significato positivo alla norma che andiamo ad approvare. Questo emendamento che viene proposto è una sintesi della confusione e della negatività di una norma, che certamente non punta a creare sviluppo, ma crea quella confusione che lascia davvero presupporre che l'unico obiettivo sia quello dell'assalto alle coste e della grande speculazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie Presidente. Effettivamente volevo intervenire poco fa perché ho letto attentamente il testo dell'emendamento 1889 presentato dalla Giunta, ma non ho avuto modo di poterlo metabolizzare, l'ho letto già due o tre volte ma mi trovo nell'impossibilità di dare un significato vero perché la dizione: "Se non diversamente previste le disposizioni della presente legge si applicano negli ambiti territoriali di cui al comma 1 dell'articolo 3", mi riporta nuovamente a quell'articolo che è stato oggetto di grande discussione e di grande dibattito in quest'Aula. Effettivamente forse è l'articolo che maggiormente ha colpito non solo i presenti, ma soprattutto gli assenti, cioè il popolo sardo che era orientato a cercare di dare gambe ad uno sviluppo regionale e invece, con queste misure di salvaguardia dell'articolo 3, si è visto depauperare, si è visto impoverire, si è visto praticamente togliere tutte quelle speranze di sviluppo e di progresso che aveva costruito. Ma non si tratta solo ed esclusivamente di speranze che sono state perse, ma di investimenti di diverse decine di miliardi, tanto che io non so come potrà andare a finire per gli sventurati che sono caduti sotto queste misure cosiddette di salvaguardia! Ecco per quale motivo voterò contro quest'emendamento presentato dalla Giunta, perché non solo non apporta un barlume di speranza, ma addirittura crea confusione agli addetti ai lavori.

Il fatto che la Giunta sia ricorsa a più riprese alla presentazione di emendamenti correttivi, con la speranza di cercare di risolvere quelli che potevano essere i problemi creati da questa legge, dà ragione a me e dà ragione a molti dei colleghi che sono intervenuti in questo dibattito che l'abbiamo definita ammazza-sviluppo, una croce da portare, un mostro come Frankenstein, l'ha definita il mio collega nel suo intervento. Anche dai banchi della maggioranza, i pochi interventi dei colleghi più addentro ai problemi urbanistici non hanno fatto altro che cercare di correggere quello che ormai era un'aborto di legge, per migliorare la condizione dei sardi. E non si tratta, abbiamo detto, e lo vorrei ribadire, perché molto spesso repetita iuvant, di risolvere i problemi dei territori delle coste, ma anche quelli dei centri dell'interno che sono trainati dallo sviluppo delle coste che hanno una vocazione naturale per il turismo.

Con questo provvedimento, credetemi, avete dato un colpo finale all'economia di quei territori. Leggevo in un articolo che il sindaco di un comune diceva: "Abbiamo rinunciato anche alla nomina del becchino", questo la dice lunga sul fatto che ormai gli amministratori della Sardegna si trovano nella condizione di dovere amministrare i comuni che non hanno più neanche la possibilità di nominare quella figura che serve per portare alla sepoltura ed alla pace eterna, almeno dal punto di vista fisico, i propri concittadini. E voi con questa legge bloccate anche lo sviluppo di quelle aree che potrebbero assumere un ruolo trainante di quelle zone interne ormai povere, di cui tutti quanti a parole ci riempiamo la bocca affermando che vogliamo il loro sviluppo per cercare di dare una vita dignitosa ai loro abitanti. Questa legge non preoccupa solo gli amministratori, ma ricordatevi che arreca un grosso danno a quel milione e 600 mila abitanti che subiscono passivamente la mannaia che essa rappresenta. Ecco per quale motivo, e ve ne sarebbero anche altri, voterò contro quest'emendamento che, nelle intenzioni della Giunta vorrebbe essere chiarificatore, ma che invece porta maggiore confusione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, colleghe del Consiglio, signori della Giunta. Intervengo per annunciare il voto non favorevole all'emendamento in discussione con il quale il vostro voler perseverare arriva fino alle estreme conseguenze, come diceva il collega Moro che mi ha preceduto. Devo dire che davvero si ostenta questa volontà di comprimere o di reprimere qualsiasi possibilità o qualsiasi via che dovesse consentire, seppure marginalmente, ad alcuni territori, magari per un errore, di sfuggire alle forche caudine di questa legge. Devo dire che le forche non sono citate a caso perché davvero questa è una legge che strozza, è una legge che reprime qualsiasi iniziativa i territori abbiano potuto elaborare nel breve periodo, proprio in seguito a tutti quei processi attivati con la programmazione negoziata e dà ragione davvero a quelle grida d'allarme, che ormai ci arrivano da tutti gli angoli nella nostra Isola, circa lo scempio che si sta cercando di perpetrare nella nostra regione. Non c'è proprio nessun ripensamento da parte di questa maggioranza che è sorda, che è muta e che al lato pratico non vuole sentire ragione e non intende prendere in considerazione alcuna proposta avanzata dall'opposizione, perché davvero ci si fermi prima che si realizzino tutti quegli effetti negativi che, nel breve e nel lungo periodo, inevitabilmente questa legge produrrà essendo in grado di danneggiare e di negare diritti, ma soprattutto di obbligare i nostri concittadini, molto probabilmente, a trovare nuovi lidi sui quali andare a realizzare il proprio futuro. Davvero qui è il futuro e la speranza del futuro che si sta negando perché la formulazione del comma 1 e il comma 2 dell'articolo 3 non prevede nessuna possibilità di realizzare nuove opere soggette a concessione ed autorizzazione edilizia nella fascia fino ai due chilometri. Io dico che molto probabilmente anche il riferimento ad eventuali diverse applicazioni della legge, è indice del fatto che non c'è speranza proprio per nessuno. Davvero con questo emendamento quella che si vuole levare e quella che si vuole eliminare è la speranza, la speranza che sta portando alcune amministrazioni a tentare anche in extremis di poter dare un futuro a quella programmazione che davvero con molto impegno era stata portata avanti. Devo dire, in conclusione, che questo penalizzare il turismo costiero, molto probabilmente, caro Assessore e cari colleghi di maggioranza, potrà essere la fine di un percorso attraverso il quale proposte di sviluppo molto penosamente avanzate, a breve saranno stroncate. Ci penserà la gente a darvi le risposte. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Non utilizzerò per intero i cinque minuti, ma voglio soltanto segnalare una cosa che forse nel mio interesse dovrei non dire. Approvando l'emendamento numero 1889, cosa che avverrà fra qualche istante o fra qualche minuto, noi andremo naturalmente a limitare l'operatività di questa norma che si applicherà esclusivamente nei territori previsti dal comma 1 dell'articolo 3, in quanto l'emendamento dispone: "Se non diversamente previsto". Allora chiedo all'assessore Sanna, che penso sia qui in Aula: se noi approveremo fra poco anche l'emendamento numero 1899, che poi è l'ex articolo 5 del testo originario del disegno di legge, proprio perché questa formulazione non individua i territori ai quali verrebbe esteso il vincolo paesaggistico, perché ritenuti suscettibili di tutela da parte appunto della Giunta - norma che noi abbiamo detto di non condividere - a mio giudizio, Assessore, si creerebbe l'immediata correlazione tra i due commi aggiuntivi che stiamo introducendo per cui la norma di cui all'emendamento numero 1891 necessariamente varrebbe soltanto per quelle aree e per quei territori che la Giunta individuerà, che però ricadrebbero comunque dentro la fascia costiera.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Il mio voto su quest'emendamento numero 1889 sarà negativo, perché è negativo il giudizio sulla legge. Prescinde, quindi, il voto non favorevole sull'emendamento, dal fatto che esso costituisce comunque il tentativo di chiarire quale sia l'operatività della legge per quanto non disposto esplicitamente nelle parti dell'articolato che non possono essere esplicitamente riconducibili al primo comma dell'articolo 3. È evidente il tentativo di chiarire. La proposta è emersa, mi sembra di ricordare, con particolare riguardo ad una parte dell'articolato che riguardava alcune aree; ricordo che l'Assessore ne aveva parlato in particolare in relazione al comma 3 dell'articolo 4 che riguardava le aree boscate affermando che, in qualche modo, si poteva con questa modifica ovviare alla difficoltà emersa nel corso del dibattito su questa legge, giacché in mancanza di una disposizione di questo tipo, si poteva pensare che alcuni vincoli previsti al di fuori dell'articolo 3 potessero estendersi anche all'intero territorio, e non essere limitati a quelle parti per le quali l'articolo 3 prevede le misure di salvaguardia. Sicuramente l'emendamento in esame corregge o attenua i rischi interpretativi che avrebbero portato ad estendere ulteriormente i vincoli previsti da questa legge all'intero territorio, ma evidentemente non è sufficiente a mitigare la negatività dell'intervento e dell'estensione territoriale del vincolo che rimane comunque pesante.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, SANCIU, RANDAZZO, AMADU, PISANO, ARTIZZU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento 1889.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 70

Votanti 65

Astenuti 5

Maggioranza 33

Favorevoli 38

Contrari 27

(Il Consiglio approva).

Dobbiamo adesso votare l'emendamento numero 1891 in quanto l'emendamento numero 90 era stato ritirato. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). La ringrazio, Presidente, dell'opportunità che mi concede di dichiarare il mio voto contrario, e se fosse possibile contrarissimo, a questo emendamento. Questo emendamento è peggiore del precedente, perché da una parte si dice: "Attenzione, tutti i vincoli, tutti i danni valgono per tutte le aree e tutti gli ambiti definiti dall'articolo 3, ma se per caso ci fosse qualche nemico di cui ci siamo dimenticati abbiamo un ulteriore strumento per colpirlo, uno strumento che è in mano al Presidente della Regione!" E' una cosa aberrante sul piano legislativo, è aberrante sul piano democratico, perché questo è uno strumento per colpire i nemici, è uno strumento che si vuole riservare la Giunta regionale per colpire coloro che non si allineano politicamente a chi oggi governa la Sardegna.

E' un emendamento che non oso definire vergognoso, perché anche la vergogna impallidirebbe di fronte a questo emendamento. E' un emendamento che punta a dare al Presidente della Regione più strumenti di quelli che ha in mano il Consiglio regionale. I consiglieri che sono stati appena eletti in questa legislatura, con questa legge non solo hanno consegnato i poteri del Consiglio regionale al Presidente della Regione ma gli stanno dando anche poteri che non hanno. Cioè stiamo inventando norme assolutamente illegittime di delega totale al Presidente della Regione che può imporre pesanti vincoli su quelle aree qualificate di particolare pregio paesistico ambientale.

Mi domando: ma saranno fatti così male i piani paesistici regionali che intendente fare, che si possa verificare il caso che il Presidente della Regione si accorga all'ultimo momento che ci sia una porzione di territorio che vada blindata ulteriormente con proprio decreto? E' questa la realtà, colleghi, è proprio questa la realtà che mi porta a dire che non siamo nell'ambito della discrezionalità del Presidente della Giunta regionale, siamo nell'ambito dell'arbitrio totale che il Presidente della Regione vuole avere, con il silenzio succube della maggioranza. Ed è un emendamento che è giustamente aggiuntivo, così come lo è quello precedentemente approvato, che tenta di coprire e di bloccare tutto ciò che in Sardegna può essere sottoposto all'attenzione della politica. Guardate, la motivata determinazione del responsabile del procedimento non costituisce una garanzia, in questi primi mesi si è visto che sono stati cambiati i responsabili dei procedimenti e sostituiti con fiduciari politici. Cioè, il Presidente della Regione ha revocato i responsabili dei procedimenti amministrativi, cioè tutto quello che era previsto nella legge 31 è stato cancellato da un potere che ha prevaricato quello dirigenziale, che era chiamato ad assumere invece un ruolo di garante della burocrazia e garante delle procedure amministrative.

Questo emendamento è il più scandaloso di questa scandalosa legge che state approvando. Ed è un emendamento che certamente non tutela il paesaggio, ma é semmai la dimostrazione che il piano paesaggistico regionale che avete in testa di realizzare è già di per sé pieno di falle. E il fatto stesso che proponiate di far esercitare questo potere antecedentemente alla predisposizione dello stesso piano, dimostra che ci saranno zone che saranno oggetto di particolare attenzione e sulle quali ci sarà un occhio di riguardo, ma consentitemi di dire, prima di chiudere, che ci saranno anche zone sulle quali si avranno gli occhi chiusi da parte del Presidente della Regione e della Regione stessa. A noi interessa tutelare quelle zone sulle quali, invece, ci saranno il silenzio e gli occhi chiusi da parte di questa Regione, perché sappiamo che questa è una legge fatta per favorire la speculazione, per favorire il vero sacco delle coste sarde. E' per questo che il mio voto non sarà solo contrario, ma contrarissimo a questo emendamento.

PRESIDENTE. Invito i colleghi a non fare troppo chiasso, perché è difficoltoso sentire chi interviene, ascoltare e mantenere livelli di attenzione adeguati. E' faticoso per tutti però non complichiamoci il lavoro.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, signor Presidente. Dopo aver opportunamente ascoltato la dichiarazione dell'onorevole Pili vorrei comunicare all'Aula che ritiriamo l'emendamento 1891, per tutt'altre motivazioni rispetto a quelle esposte dall'onorevole Pili, che invitiamo a trasmettere a tutti i consiglieri, a dimostrazione che bisogna approfondire le materie, conoscere quello che si fa. Noi sapevamo già di disporre, con l'articolo 14 della legge 45, di uno strumento idoneo ed esattamente sovrapponibile a questo per fare quello che già il legislatore del 1989 ha consentito, senza tutte queste polemiche che sono, come si è visto testé, solamente ed esclusivamente strumentali.

PRESIDENTE. Colleghi, non è consentito manifestare, gli applausi li conserviamo alla fine. L'emendamento 1891 è stato ritirato. Procediamo quindi con l'esame degli emendamenti successivi, a partire dall'emendamento numero 2288, che è un emendamento di sintesi.

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). L'emendamento ritirato era sostituivo dell'articolo 5, quindi molto probabilmente è necessario bocciare l'articolo 5 che noi non abbiamo votato perché sostituito dall'emendamento.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Marrocu, il ritiro dell'emendamento tiene in vita l'articolo 5, che deve essere votato.

PILI (F.I.). Deve essere anche discusso.

PRESIDENTE. L'abbiamo già discusso, onorevole Pili. Si possono fare dichiarazioni di voto. Non negheremo ad alcuno le prerogative garantite dal Regolamento, però non daremo neanche prerogative in più. Riprendiamo la votazione dell'emendamento numero 2288, che è un emendamento di sintesi dell'emendamento 12 e dell'emendamento 1887.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, io intervengo per chiederle, eventualmente, se questo emendamento viene definito emendamento di sintesi, ai sensi dell'articolo 84, comma 12, del nostro Regolamento dovrebbe unificare i due emendamenti, così come detto, cioè il comma 3 dell'emendamento numero 12, e il comma 3 dell'emendamento numero 1887. Però io ritengo che non possa essere inteso come emendamento di sintesi, perché ci sono delle novità assolute, importanti, sostanziali che non sono assolutamente, invece, contenute né nell'emendamento numero 12 né nell'emendamento numero 1887.

Quindi chiedo che sia l'Aula a decidere sull'ammissibilità di questo emendamento, perché solo essa è abilitata a decidere, in questo caso all'unanimità, non potendosi definire esso emendamento di sintesi,.

PRESIDENTE. Onorevole Pisano, se l'emendamento non fosse ritenuto ammissibile in quanto non configurabile come emendamento di sintesi dell'emendamento numero 12 e dell'emendamento numero 1887, rimarrebbero in piedi gli emendamenti numero 12 e 1887. A me pare che la sintesi possa contenere anche qualche elemento di novità, poi l'Aula naturalmente può accogliere o respingere questo emendamento, così com'è avvenuto altre volte, però questa è una decisione che investe il merito non tanto l'ammissibilità dell'emendamento stesso. Così è avvenuto in passato, così abbiamo sempre fatto, la sintesi non necessariamente mette insieme due emendamenti precedentemente presentati ma può contenere anche elementi innovativi.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Fare la sintesi, se l'italiano ha ancora una valenza, significa prendere due concetti e unirli tra di loro. Allora noi vorremmo sapere dov'è contenuto il concetto, se nell'emendamento numero 12 o in quello numero 1887, di modificazione irreversibile dello stato dei luoghi. E' un concetto che non è presente né nel numero 12 né nel numero 1887, quindi noi comprendiamo che ci possa essere la modifica che è stata apportata e che riguarda l'inciso "impianti precedenti autorizzati", perché può essere una sintesi di ciò che è contenuto nei due emendamenti precedenti, ma la irreversibilità della modifica dello stato dei luoghi è un concetto nuovo, che viene introdotto dal numero 2288 e che non era presente in nessuno degli altri due emendamenti, ed è un concetto sostanziale. Non essendo stato presentato un'ora prima dell'inizio della seduta nella quale è iniziata la discussione dell'articolo 8, l'emendamento 2288 è da dichiarare inammissibile da parte della Presidenza.

PRESIDENTE. Il comma 12 dell'articolo 84 del nostro Regolamento parla di unificazione dei testi, più che di sintesi, così usiamo, a cominciare da me, una terminologia appropriata.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Volevo confutare le cose che diceva l'onorevole Vargiu, perché l'emendamento di sintesi ha voluto tenere conto anche di un problema di coordinamento. La possibilità di intervenire laddove si sia realizzata la modificazione dello stato dei luoghi è un elemento che è stato posto alla base di alcune precise e reiterate previsioni di questa legge, sia in riferimento ai piani attuativi che ad altre procedure considerate in legge. Abbiamo inteso armonizzare a quel tipo di previsione questo emendamento. Quindi si tratta esattamente della ripresa di un concetto già insito in legge, cui andava coordinato l'emendamento per omogeneità.

PRESIDENTE. Però, scusate, non si può aprire un dibattito su questo. Su che cosa intende intervenire, onorevole La Spisa?

LA SPISA (F.I.). Intendo intervenire per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Adesso superiamo questa questione procedurale, dopodiché procederemo alle dichiarazioni di voto.

Io penso che l'emendamento numero 2288 sia ammissibile nel senso previsto dal Regolamento; i problemi posti dall'onorevole Vargiu si possono risolvere con la votazione per parti separate. Pertanto l'emendamento è da considerarsi ammissibile, procediamo con le dichiarazioni di voto ed eventualmente poi l'Aula si può pronunziare sul problema sollevato dal collega Vargiu. Onorevole Pili, intende parlare per dichiarazione di voto?

PILI (F.I.). No, Presidente, sull'ammissibilità di questo emendamento.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, la discussione sull'ammissibilità non è aperta.

PILI (F.I.). Non può essere considerato ammissibile un emendamento aggiuntivo presentato un'ora dopo l'inizio della seduta di stamani…

PRESIDENTE. Qual è l'emendamento aggiuntivo, mi scusi? Di che cosa stiamo parlando?

PILI (F.I.). L'Aggiuntivo è l'emendamento che lei vorrebbe votare per parti. La parte che ha richiamato il collega Vargiu non è assolutamente riconducibile agli emendamenti precedentemente presentati. Se si voleva introdurre un elemento, un concetto totalmente nuovo, andava fatto con un emendamento aggiuntivo presentato un'ora prima dell'inizio della seduta in cui si discute dell'articolo medesimo. Questo dice il Regolamento, Presidente. Se lei vuole forzatamente introdurre…

PRESIDENTE. Questo non lo dice, onorevole Pili. I commenti li conservi per sé e semmai li sentiamo dopo. Lei ha detto la sua opinione, bene. Ho registrato la sua opinione.

PILI (F.I.). La invito a non mettere in votazione per parti questo emendamento, ma a dichiararlo inammissibile.

PRESIDENTE. No, io non lo posso dichiarare inammissibile, perché secondo me è il contrario, posso al massimo rimettermi all'Aula, onorevole Pili. Eh sì!

PILI (F.I.). E' compito della Presidenza giudicare dell'ammissibilità degli emendamenti!

PRESIDENTE. No è compito del Regolamento e della Presidenza e in ultima analisi dell'Aula, come lei sa. Anzi, siccome la discussione è questa mi rimetto all'Aula.

PILI (F.I.). Se ne lava le mani!

PRESIDENTE. No, non me ne lavo le mani, ho già detto la mia opinione. La prego di tacere, quando chiederà la parola gliela daremo.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, siccome noi riteniamo che si stia dando un'interpretazione del Regolamento che costituisce un precedente negativo, perché unificare significa prendere due cose e attaccarle, non introdurne una terza, vorremmo perlomeno che la votazione su questa interpretazione fosse nominale, affinché ognuno palesemente si prenda la responsabilità di un'ennesima violazione di questo Regolamento.

PRESIDENTE. Non si tratta di una decisione adottata in violazione del Regolamento, ma in totale applicazione del Regolamento. Il Presidente, con il sostegno degli uffici, ritiene l'emendamento ammissibile e in ultima analisi si rimette all'Aula, così come prevede il nostro Regolamento. Ci rimettiamo all'Aula utilizzando la votazione tramite procedimento elettronico. Ha chiesto la votazione per alzata di mano o tramite procedimento elettronico? Per alzata di mano.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente io credo che lei stia chiedendo all'Aula di votare sull'ammissibilità di un emendamento. Il che significa che l'Aula in questo caso potrebbe approvare l'ammissibilità dell'emendamento soltanto all'unanimità.

PRESIDENTE. No, non è così, onorevole Pisano. Non è così, non si tratta di un emendamento orale, è un emendamento che unifica due emendamenti precedentemente presentati, il Presidente ne dichiara l'ammissibilità ed in ultima analisi si rimette all'Aula.

Pongo in votazione per alzata di mano l'ammissibilità dell'emendamento. Chi è d'accordo alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi è contrario alzi la mano. Chi si astiene.

(È approvata)

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, sull'emendamento 2288 dichiaro il voto contrario. Dichiaro il voto contrario con convinzione e, soprattutto, con la convinzione che, purtroppo, in quest'Aula le regole non siano più quelle che sono state stabilite, nel senso che la maggioranza può decidere di fare ciò che desidera e i diritti della minoranza non mi sembrano adeguatamente tutelati. In particolare non mi sembrano adeguatamente tutelati perché l'emendamento numero 12, che era quello che ha inizialmente introdotto il tema dell'eolico, recitava testualmente che era fatto divieto di realizzare i relativi impianti salvo quelli per i quali alla data di entrata in vigore della presente legge avessero avuto avvio i relativi lavori. L'emendamento numero 1887 diceva: "Qualora abbia avuto esito positivo la procedura di valutazione di impatto ambientale" e ripeteva "e i relativi lavori abbiano avuto inizio". Questo nuovo emendamento, presentato oltre la decorrenza dei termini, non unifica alcunché e non coordina alcunché, ed è meno garantista rispetto a quello precedente perché quello precedente parlava di espletamento di procedura di valutazione di impatto ambientale, cioè diceva che gli impianti che ancora avevano l'autorizzazione ad essere realizzati avevano necessità di avere esperito le procedure per la valutazione di impatto ambientale. E aggiungeva che i lavori dovevano aver avuto inizio.

Quello successivo non parla più di valutazione di impatto ambientale, ma fa salvi quelli precedentemente autorizzati, cioè quelli che possono aver avuto non la valutazione di impatto ambientale, ma la verifica di impatto ambientale e aggiunge però "e che abbiano realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi". Ciò significa che stiamo andando a sanare solo i casi in cui qualcuno che, avendo la verifica ma non la valutazione di impatto ambientale, ha alterato sostanzialmente lo stato dei luoghi e quindi, soltanto per questo, è possibile fargli continuare i lavori.

È francamente un emendamento privo di senso in quanto contraddice la stessa filosofia garantista che voi avete enunciato in Aula, sulla quale noi non siamo d'accordo, nel senso che sospendere i diritti ormai acquisiti di chi ha tutte le autorizzazioni in regola per svolgere e per effettuare i lavori relativi agli impianti di energia eolica, compresa la valutazione di impatto ambientale, ci sembra che sia, come sempre, una cosa difficilmente sostenibile dal punto di vista della legge e che provocherà in un contenzioso infinito con richieste di risarcimento dei danni che, ovviamente, saranno assai significative.

Ma soprattutto ci sembra in contraddizione con lo spirito che voi avete enunciato, nel senso che voi avete enunciato uno spirito di garanzia, quindi avete introdotto nell'emendamento 1887 l'idea che soltanto chi aveva superato la valutazione di impatto ambientale potesse andare avanti nelle procedure, invece col 2288 vi rimangiate questa valutazione che, pur non condivisile, era vostra. Quindi, sembrava rigorosa, sembrava rigida, sembrava una valutazione di garanzia. Ve la rimangiate perché non chiedete più la valutazione di impatto ambientale, ma dite: "basta che siano stati precedentemente autorizzati", quindi che abbiano fatto la semplice verifica di impatto ambientale, e aggiungete però che devono aver realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi.

Quindi, volete prendere atto di situazioni di fatto che hanno modificato i luoghi e non siete più garantisti omettendo di richiedere la valutazione di impatto ambientale. È assolutamente incomprensibile la ratio dell'emendamento 2288, molto meglio sarebbe stato mantenere in piedi, secondo la vostra logica e secondo il vostro modo di ragionare, che io non condivido, il numero 1887, che perlomeno prevedeva una valutazione di garanzia, mentre il numero 2288 reintroduce il solito concetto di far west che spesso ricorre in questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Questo emendamento è - scusate, non ho mai usato questa parola - davvero un pasticcio. È proprio un pasticcio sul piano normativo; per chiunque possa dare un giudizio anche tecnico sulla formulazione di questo articolo, è veramente cervellotica e assolutamente incomprensibile. È un pasticcio sul piano giuridico, è un pasticcio sicuramente anche sotto il profilo della politica energetica.

Questo emendamento si compone di due parti, sostanzialmente; intanto precisa con una norma incontrovertibile che, fino all'approvazione del piano o dei piani paesaggistici regionali, è fatto divieto di realizzare impianti di produzione di energia da fonte eolica, salvo quelli che abbiano realizzato modificazioni irreversibili dello stato dei luoghi. Tutto ciò prescindendo da qualunque valutazione di politica energetica, che voi avete fatto soltanto nei programmi elettorali e in qualche sporadica dichiarazione comprensibile, rispettabile, su cui sicuramente c'è tanto da discutere, ma senza alcuna valutazione che sia basata su precise indicazioni di quale livello di produzione di energica elettrica da fonte rinnovabile si voglia garantire per questa regione.

Viene da dire: se volete vietare e fermare, presi da non so quale altra ossessione - sono numerose le ossessioni da cui è assillata la Giunta regionale - ma in questo caso, afferrati dall'ossessione della devastazione che procurerebbero i parchi eolici sul nostro territorio, arrivate a dire che si devono bloccare innanzitutto tutti quelli che non abbiano ancora alterato lo stato dei luoghi, tra l'altro è veramente da spiegare perché proprio quelli che hanno alterato lo stato dei luoghi si salvino, e comunque non si devono fare più impianti eolici. Senza dire perché, senza dire sulla base di quali motivazioni la Sardegna non debba avere una quantità di energia da fonte rinnovabile che deriva, come scelta di fondo, da una valutazione ponderata, che, nella precedente esperienza di governo, per mesi e mesi è stata oggetto di confronto con tutti i soggetti della concertazione, dal sindacato e dall'università, alle organizzazioni degli industriali e anche alle associazioni ambientaliste presenti nel forum dell'energia, ma che partiva da un presupposto fondamentale e cioè che il nostro sistema energetico regionale è gravemente condizionato dalla presenza di impianti di produzione di energia elettrica da fonte non rinnovabile, che hanno un'incidenza pesantissima sull'ambiente. Quindi, da fonti primarie quali il petrolio e i suoi derivati e il carbone, che incidono pesantemente sull'atmosfera e che quindi richiedevano, sulla base di un'attenta valutazione, un riequilibrio con una quantità di energia elettrica da fonte invece rinnovabile, che potesse in qualche modo permetterci di avvicinarci al rispetto dei parametri fissati dal protocollo di Kyoto, che è tutela dell'ambiente, che è rispetto di un bene inestimabile.

Voi così, all'interno di una legge urbanistica, all'interno di una legge sulla tutela paesaggistica dite che questo non è più vero, senza dirci perché. Ma nella seconda parte dell'emendamento voi imponete la procedura di valutazione di impatto ambientale che o è dovuta per legge o altrimenti non si può imporre. Allora, non si capisce perché alcuni debbano rimanere fuori e altri, invece, debbano essere sottoposti a tale obbligo. Noi crediamo che questo genererà un contenzioso molto ampio, e che certamente non contribuirà ad un miglioramento dell'assetto e dell'equilibrio del sistema energetico regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Dichiaro il nostro voto contrario all'emendamento numero 2288 che, con sole otto righe, liquida in maniera molto frettolosa e confusa un problema che avrebbe ben altra dignità e dovrebbe essere discussione molto più approfonditamente qui in quest'Aula. Un problema che è attinente al piano energetico regionale e che quindi andrebbe visto sotto un'ottica scientifica ben più ampia e non, invece, con quella furia iconoclasta alla quale faceva cenno l'onorevole Pirisi poco fa. Una furia che demonizza oggi l'utilizzo della fonte eolica ritenuta, invece, quale fonte alternativa, consona alla tutela dell'ambiente quale quello di una regione come la nostra che vanta questa risorsa naturale. Io chiedo, ma proprio per dare continuità anche alle cose che già abbiano detto, se innanzitutto è stata fatta una valutazione di tipo quantitativo sull'impatto di questa norma. Soprattutto chiedo - visto che si è parlato di eventuali spostamenti di pale dai crinali ai piani - quante pale potranno essere ancora collocate in Sardegna dopo che noi approveremo queste otto righe di emendamento. Quante potranno essere?

Innanzitutto, l'ha detto il mio collega, l'impianto di questo emendamento è molto più restrittivo dei due emendamenti che ha unificato, e quindi a mio giudizio poche pale potranno essere davvero ammesse, quasi zero. Perché questo? Perché dimentichiamo che il primo comma fa salvi quegli impianti, già realizzati alla data di entrata in vigore di questa legge, i cui lavori abbiano realizzato una modificazione dello stato dei luoghi in maniera irreversibile, anche in assenza di valutazione di impatto ambientale. Noi ci dimentichiamo però che già il decreto Soru, impropriamente così definito, bloccava l'esecuzione dei lavori. Il che significa che noi non è vero che stiamo andando a valutare le opere eseguite ad oggi, ma le opere, per chi ha giustamente ottemperato a quella disposizione del 10 agosto, realizzate a quella data.

Quindi, impropriamente oggi noi riportiamo qui la data di entrata in vigore della legge, ma in effetti il blocco è antecedente perché altrimenti quelli sarebbero stati già denunciati alla Procura, chissà a quali altre autorità giudiziarie, proprio per non aver rispettato i termini di questo decreto. Tant'è che ricordo che ci fu una polemica riportata anche dalla stampa, secondo la quale si denunciava proprio l'assalto all'eolico, nel senso che molte imprese si affrettavano ad eseguire i lavori appositamente in funzione dell'entrata in vigore del blocco.

Quindi, credo che davvero qui vada valutata l'opportunità di riscrivere tutti insieme in maniera decente questo emendamento di sintesi, che di sintesi non è, e trovare almeno nel rush finale dell'approvazione di questa legge qualche tratto di collaborazione comune, ne abbiamo trovati altri, l'onorevole Pirisi ha fatto bene a sottolineare questo aspetto, abbiamo trovato altri momenti di accordo ma questa è forse l'ultima opportunità e quindi non lasciamocela scappare. Scriviamo insieme questo emendamento, che sia davvero un emendamento di sintesi che non ci consenta di abolire per sempre le pale dalla Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie Presidente. Avrei voluto parlare di vento, ma con questo emendamento verrebbe da parlare di acqua calda. L'acqua calda che questa Giunta regionale e questo Presidente puntualmente ripresentano all'attenzione del Consiglio e dell'opinione pubblica per coprire, per celare i veri obiettivi del malgoverno al quale si stanno candidando. Parlo di acqua calda perché probabilmente sia all'Assessore dell'ambiente che a quello dell'urbanistica e della tutela del passaggio e allo stesso Presidente della Regione sono venute a mancare alcune conoscenze. E cito per tutte la legge regionale del 29 aprile del 2003 numero 3, articolo 20, comma 13 che prescrive che tutti gli impianti eolici in Sardegna debbano essere assoggettati alla procedura di valutazione di impatto ambientale.

È una legge che abbiamo voluto noi, che abbiamo approvato noi in quest'Aula ma, aggiungo, sarebbe stato utile che la Giunta ancor prima di inventarsi qualche ulteriore marchingegno pur di celare, ripeto, azioni come quella della legge urbanistica, si fosse andata a leggere la delibera approvata dalla Giunta regionale il 21 luglio del 2003. E, aggiungo, delibera che è stata prevista da una precedente delibera del 29 aprile 2003, contenente disposizioni urgenti nelle more della definizione del piano eolico della Regione Sardegna e delle linee guida per l'installazione di impianti industriali di produzione di energia eolica, che prescrive l'adozione delle linee guida entro il termine di 60 giorni.

Dopo 60 giorni sono arrivate le linee guida che la Giunta regionale ha puntualmente approvato e che prevedono tutta una serie di passaggi, molto più vincolistici di quelli che state proponendo voi oggi; ma, a differenza di quello che fate voi, che intervenite a posteriori soltanto per punire, noi l'abbiamo fatto in termini di certezza di diritto preventivamente per dire: attenzione la prima fase è valutare se le proposte possono essere sottoposte a valutazione di impatto ambientale. Una prima valutazione riguarda la loro ammissione alla valutazione di impatto ambientale, quindi abbiamo previsto un doppio setaccio per valutare queste iniziative.

E da questo punto di vista è utile guardare il bando che la Giunta regionale ha approvato nella stessa data del 21 luglio 2003 in cui si diceva che i parchi eolici, per essere approvati, dovevano ottenere parere di compatibilità ambientale a seguito della procedura di VIA; cioè si prevedevano due fasi, prima la VIA e poi il parere di compatibilità ambientale, raddoppiando in questo modo la verifica ambientale e paesaggistica. Nel bando erano previsti: l'autorizzazione paesistica ai sensi del decreto legislativo 499/99 per impianti ricadenti in aree sottoposte a vincolo paesaggistico; il nulla osta del corpo forestale di vigilanza ambientale per tutti i vincoli presenti in Sardegna; il nulla osta della Sovrintendenza archeologica competente per territorio; l'autorizzazione alla realizzazione di eventuali elettrodotti; la concessione edilizia.

Alla base di questa delibera c'era quello che voi state chiedendo a posteriori ed è alla base, invece, di un procedimento che è stato individuato molto prima che vi svegliaste, molto prima che in Sardegna si pensasse all'eolico, mentre voi avete tirato fuori questa cosa soltanto per fare gran vento. Avete costruito dei grandi mulini a vento, era già tutto fatto, era già tutto previsto da una delibera della Giunta regionale e da una legge del Consiglio regionale della Sardegna.

È gravissimo che si proponga un emendamento come questo. È offensivo per la dignità di questo Consiglio regionale, non tiene in alcun conto la funzione della legge che non è fatta per punire, ma per stabilire preventivamente dei percorsi. Voi qui non solo non costruite dei percorsi, ma avete la pretesa, l'arroganza legislativa di cancellare percorsi che si sono già espletati attraverso procedure disciplinate da leggi di questo Consiglio regionale che, ribadisco, sono state approvate nel 2003 da quest'Aula ed alle quali hanno fatto seguito le linee guida approvate dalla Giunta regionale. Vi invito a prenderla, colleghi, la delibera della Giunta regionale del 21 luglio 2003, perché forse capirete qualcosa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Grazie. E meno male, signor Presidente, che è stato presentato questo emendamento, perché, in qualche modo, fa chiarezza, perlomeno individua bene gli obiettivi della Giunta e dell'ipotesi, appunto, delle energie alternative, in questo caso dell'energia eolica. In questi giorni c'è stato un dibattito, qui in Aula ed anche fuori, che per certi versi è risultato banale e superficiale, nel senso che alcuni che si definiscono ambientalisti integrali, chiamiamoli così, hanno utilizzato, esclusivamente per contrastare e demonizzare l'eolico, il concetto di paesaggio; si è formato addirittura un comitato: il comitato del paesaggio. Bene, il paesaggio, per quanto mi concerne, non riguarda solamente i crinali delle colline e delle montagne, esiste anche, e c'è abbastanza letteratura per capirlo, un paesaggio culturale, che praticamente consiste nell'interconnessione tra il territorio e la cultura locale. Questo esiste in moltissimi territori della Sardegna, soprattutto nell'interno. Il concetto è molto più ampio e molto più vasto, e quando l'innovazione tecnologica va a scontrarsi in maniera feroce e fredda con questo sistema del paesaggio culturale, è evidente che nasce un conflitto, un conflitto forte, che si estende e qualcuno lo utilizza strumentalmente. Ecco, nella maggior parte dei casi è successo questo, tant'è vero che oggi la Sardegna è piena di conflitti, ma questo è dovuto alle autorizzazioni, alle concessioni indiscriminate, irrazionali che la precedente Giunta ha messo in essere, per cui non è stato fatto - non poteva essere fatto, perché non esisteva un piano energetico regionale - uno studio generale per capire, per individuare, per ricercare i siti idonei per installare le cosiddette pale eoliche, tant'è vero che le richieste sono eccessive.

Allora se l'obiettivo era quello di utilizzare al meglio le fonti di energia alternative, e in questo caso l'eolico di cui la Sardegna ha una grandissima ricchezza - perché nessuno qua può contestare la grande possibilità e opportunità che ha la Sardegna riguardo a questo aspetto - se si voleva fare questo, bisognava farlo con intelligenza, con razionalità. Ed allora siccome la Giunta ha deciso di elaborare un piano energetico regionale serio, è chiaro che deve smantellare tutti quegli interventi che condizionerebbero comunque il piano energetico regionale. Provate a immaginare se tutte le richieste, con la procedura precedente, fossero autorizzate. Bene, la Giunta si troverebbe già con un piano energetico regionale bello e fatto. Ma il piano energetico, cari colleghi della destra, è una cosa estremamente seria, non può essere costituito semplicemente prendendo la cartina della Sardegna e mettendo un puntino sulla Nurra, un puntino a Balascia, un puntino a Porto Torres, un puntino nella Barbagia. No, non si fa così! È una cosa estremamente seria, e siccome abbiamo una percentuale limitata, se vogliamo questa fonte energetica - poi dopo si dovrebbe discutere anche delle altre, di quella solare e di tutte le altre - ma se vogliamo fare una cosa seria è necessario fare chiarezza su questo aspetto, quindi bene ha fatto la Giunta: la Sardegna ha diritto ad avere un piano energetico regionale serio, razionale, non come accadrebbe se dovesse passare appunto questa vandea utilizzata in maniera strumentale, imbrogliando la gente, andando a convincere i pastori a piazzare una pala nel proprio territorio ad un milione e mezzo a pala, questo è successo. Per questo motivo voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie Presidente. Cinque minuti sono troppo pochi per parlare di un argomento così importante; avrei voluto che lei potesse effettivamente, abusando del potere che sta esercitando in questi giorni, concedere qualche minuto in più.

Comunque, il problema dell'eolico è un problema che abbiamo affrontato, perché è iniziata questa richiesta di energia pulita, tratta da fonti rinnovabili, perché fino ad oggi avevamo praticamente, il petrolio, il carbone, il gas, il nucleare mentre in questi ultimi anni abbiamo visto che si è sviluppata questa richiesta, abbiamo dovuto fare di necessità virtù, di energia tratta da fonte rinnovabile anche nei paesi della Comunità europea, ossia energia le cui fonti possono ritenersi praticamente inesauribili. La produzione eolica mondiale ha avuto negli ultimi decenni una rapida crescita, che ha interessato soprattutto i paesi in cui sono stati attuati i piani di sviluppo, sostenuti dai rispettivi governi, per favorire tali iniziative.

La nostra Penisola, cioè l'Italia, può comunque contare, specie delle zone mediterranee, nelle isole, la Sardegna in primis, su venti di discreta intensità, quali il maestrale, lo scirocco e il libeccio ed in queste regioni l'Italia darà il suo contributo alla crescita del settore eolico. L'apporto complessivo delle fonti rinnovabili nel 1999, quindi qualche tempo fa, in Italia non superava il 5,7 per cento della fornitura elettrica per usi industriali e domestici. Il potenziale eolico in Sardegna è tra i più promettenti a livello nazionale, in particolare si segnalano diversi siti con ventosità al di sopra dei valori medi, che sono quelli intorno ai 5 metri al secondo. Ma la parte peggiore di questa nuova energia è l'impatto visivo dei parchi eolici. Abbiamo detto che questo impatto sul paesaggio è l'aspetto che più di ogni altro ha contribuito alla nascita dei comitati spontanei, a scontri politici, ad appassionati articoli di pseudo ambientalisti; anche noi riteniamo che questo sia l'unico dato negativo, anche se secondo il parere degli esperti è ampiamente compensato, se il parco eolico è ben progettato, dai molteplici effetti positivi.

Però il problema sta nel come questo Esecutivo, questa Giunta si è posta, cercando di demonizzare queste energie alternative, come quella eolica, su cui nel proprio programma aveva posto l'accento. Ma l'energia eolica fa parte degli obiettivi strategici dell'Unione europea e abbiamo visto anche che è sperimentata con successo in grandi paesi come la Germania, dove i verdi sono al Governo, i verdi che, invece, qui in Sardegna si agitano tanto contro queste fonti alternative. Infatti una cosa è controllare che i progetti siano realizzati nel rispetto dell'ambiente, e le leggi ci sono, altro è bloccare tutto per partito preso. Questo è l'ennesimo tic nervoso, abbiamo detto, della sinistra con la pancia piena, che contraddice se stessa. Voglio citare ancora una volta il fatto che vicino ad Ozieri il deputato de La Margherita Ermete Realacci, ex Presidente della lega ambiente…

(Interruzione)

MORO (A.N.). Scusa uno potrebbe chiamarmi Nannì e io mi chiamo Nanni; non ho mai avuto il piacere di dialogare con Ermete. Presidente, se con uno srappo al Regolamento mi permette di concludere…

PRESIDENTE. Onorevole Moro io glielo consento, ma non sto strappando il Regolamento come non l'ho strappato prima. Prego concluda.

MORO (A.N.). Abbiamo detto che Realacci che era appunto ex Presidente di Lega Ambiente ed è il principale collaboratore di Rutelli, ha inaugurato una centrale eolica - che lo si sappia - col consenso della comunità locale, mentre ora si sono bloccati di imperio, non i progetti che non vanno bene, ma le semplici proposte. Quindi questo è il problema, bisogna prima vedere dove e come nascono queste centrali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, devo dire che non so se l'estensore dell'emendamento, l'ispirazione l'abbia tratta dall'opera che tutti noi abbiamo letto nella nostra infanzia, quella del mitico Cervantes, che raccontava di guerre contro i mulini a vento. Tra le esperienze amministrative che ho potuto fare negli anni scorsi, per la precisione nel 2001, ricordo che, in seguito ad un bando dell'Unione europea, la provincia di Cagliari ha presentato un progetto per sviluppare l'uso dell'energia eolica; il progetto è stato accolto e si sta attuando con dei partner che sono l'amministrazione di Uelba in Spagna, con Lubiana in Slovenia e con un partner francese che in questo momento non mi ricordo quale sia. Bene, in tale occasione, sinceramente mi è venuta la voglia di impegnarmi su questo tema, perché davvero, da ambientalista convinto, mi sono fatto trascinare nella ricerca delle possibili energie alternative, rinnovabili; allora fu preso in considerazione non solo questo progetto, ma anche quello sullo sviluppo del fotovoltaico. Ma devo dire soprattutto la sinistra, quella parte della nostra nazione che ha sempre cercato di operare per il miglioramento dell'ambiente, il miglioramento delle condizioni di vita e di quant'altro, era l'ispiratrice e propugnatrice soprattutto di piani sullo sfruttamento di queste energie alternative. Bene, noi abbiamo saputo negli anni, nel tempo, fin dalla più tenera età che la Sardegna è sempre stata flagellata, per 300 giorni all'anno, dal vento, oltre che aver sempre goduto dei buoni influssi del sole, che sembra che ci premi per la nostra posizione nel pianeta, e quindi la Regione sarda ha finanziato, per esempio, un progetto per incentivare l'uso dei pannelli solari, che è stato accolto dai nostri cittadini con entusiasmo, i fondi non bastavano mai. Successivamente è stato incentivato l'uso dell'energia eolica, e come già si è detto la Regione sarda, nella dodicesima legislatura, la Regione ha emanato una legge, regolamenti, linee guida e quant'altro; poi è arrivato il messia, che ha deciso non di non far girare le pale, ma di far girare altro, e sinceramente sotto i banchi di questo Consiglio oggi ha girato tant'altro, devo dire senza produrre più di tanto, perché davvero questo emendamento non produce qualcosa nell'interesse della Sardegna, ma di sicuro sta producendo solo un altro no. Allora io dico ai colleghi e dico anche ai signori della Giunta: "Ma davvero il pregio ambientale della Sardegna, il pregio paesistico ambientale della Sardegna viene sfregiato, viene sminuito dalle pale dei parchi eolici -io vorrei chiamare in causa Mattana, sindaco di Sarroch - o non piuttosto dalla presenza dell'industria petrolchimica o dalla Saras che di r si voglia, tanto per intenderci?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Grazie. Presidente. Colleghi, Assessori, oggi dal dibattito su questo emendamento sull'eolico è emersa quella che sembra essere la filosofia economica dei colleghi del centrodestra, una filosofia economica che possiamo chiamare quella delle buche scavate che poi vanno riempite, o del "costruire per costruire" e non per costruire quello che serve; siete gli alfieri di una concezione del turismo fatta di posti letto che nessuno occupa, abbiamo scoperto in queste settimane che l'industria turistica è fatta di alberghi da costruire, quindi ci avete dato un sacco di dati sui posti di lavoro che si perdono: di muratori, di manovali, di gente che costruisce, perché per voi, lo sappiamo, l'industria turistica è fatta del costruire, quindi si costruisce e si continua a costruire, poi siccome quello che si costruisce non viene utilizzato, come ci dicono le statistiche che indicano che i nostri alberghi hanno una percentuale di occupazione del 27 per cento e che molti di quei villaggi con le seconde case diventano sempre più villaggi fantasma, si va a costruire altro. Di far spendere di più ai turisti non se ne parla, di migliorare la qualità dei servizi non se ne parla, il rapporto tra la qualità e il prezzo non interessa a nessuno, non abbiamo capito se così facendo si perdono dei posti di lavoro nell'ambito dei servizi, della possibile ospitalità diffusa, dell'artigianato per la mancata vendita di prodotti o se dobbiamo preoccuparci solo di perdere posti di lavoro come muratori. Ma se quella è la logica continueremo a costruire finché non ci sarà spazio per costruire svendendo di fatto la nostra terra.

Scopriamo oggi, che anche il sistema energetico per voi è fatto del costruire. Quindi non importa che nella scorsa legislatura nel piano energetico, non so se sia stato approvato o meno, perché so che non è mai stato discusso in quest'Aula, erano stati previsti 2000 megawatt di produzione di energia eolica. Notate, cari colleghi, che 2000 megawatt è il fabbisogno dell'interna Sardegna, quindi è un fabbisogno circa otto volte superiore a quello che è tecnicamente utilizzabile in Sardegna. Allora siccome...

LA SPISA (F.I.). Cosa stai dicendo?

PORCU (Progetto Sardegna). Non lo sto dicendo io, caro collega La Spisa.

PRESIDENTE. Consigliere Porcu, continui a rivolgersi a me.

LA SPISA (F.I.). Documentati un pochino, parla di quello che sai!

PORCU (Progetto Sardegna). L'utilizzo non è di fatto possibile per la mancanza di un cavo ..

LA SPISA (F.I.). Duemila megawatt il fabbisogno della Sardegna! Ma studia!

PORCU (Progetto Sardegna). Si documenti, collega. L'energia eolica che si può effettivamente utilizzare in Sardegna è una porzione più ridotta, forse 300, 400, 500 megawatt; lei, collega La Spisa, ha parlato del furore che prenderebbe questa maggioranza e questa Giunta, della paura di costruire e di incentivare iniziative imprenditoriali. Noi invece abbiamo paura della vostra sindrome, del voler costruire per costruire, anche laddove quello che viene realizzato non si può effettivamente utilizzare.

Credo che quello dell'energia eolica sia un esempio assolutamente pertinente. Di fatto rappresenta l'ennesimo esempio di svendita del nostro territorio per pochi spiccioli. L'energia eolica non è nostra, è un'industria che porta molti benefici ai produttori dei sistemi di aerogeneratori e lascerà a noi le briciole, perché sappiamo, come ha detto prima il collega Davoli, che alle popolazioni vengono offerte le mance, una piccola percentuale dei ricavi di questi aerogeneratori, e così facendo ripercorriamo strade già conosciute e per una mancia, per pochi spiccioli, continuiamo a svendere il nostro territorio.

Quindi preannuncio il mio voto favorevole a questo emendamento, che ritengo perfettamente coerente e perfettamente in linea con lo spirito di questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Solo per maggiore informazione, nell'ultimo numero di Sardinews di ottobre si dichiara: "In Sardegna il fabbisogno annuale di energia elettrica si attesta intorno ai 12.300 gigawattora, di cui il 60 per cento per uso industriale". Si parla di Energit, un'altra delle grandi aziende sarde, che commercializza l'energia in Italia. Si parla di un'azienda che si approvvigiona da fonti nucleari, dalla Francia, dalla Svizzera, dalla centrale di Ottana, alimentata da derivati del petrolio, e si approvvigiona da fonti rinnovabili tra i quali biogas, eolico, termovalorizzazione, calore di recupero. Questa è un'azienda sana della Sardegna, a cui potremo dare strumenti per crescere quanto sono cresciute altre aziende in Sardegna che ben ci rappresentano a livello aziendale nel mondo. Anche a quest'azienda noi non stiamo rendendo un servizio utile. Premetto: io sono del parere che l'eolico programmato non sia sufficiente, autorizzerei altri impianti eolici. Consentitemi questo parere, fortunatamente non decido da solo, perciò anche nel caso in cui avessimo vinto le elezioni la mia maggioranza avrebbe potuto smentirmi, cosa possibile al nostro interno, non so tra di voi! Però questo è il mio parere, tant'è che io autorizzerei in questa legge la costruzione di piattaforme marine per lo sfruttamento dell'eolico, sempre a due chilometri dalla battigia, però, verso il mare, così rispettiamo anche i nuovi vincoli, sempre che sia territorio sardo quello oltre i due chilometri dalla battigia.

Perché dico questo? Perché secondo me per fortuna, e ne parlavo con qualche collega poc'anzi, il buon Dio non ci ha dato il petrolio, perché noi saremmo qui a discutere sulla possibilità di sfruttare, a rischio ambientale, con dei pozzi a cielo aperto quella fonte di energia che tutto il mondo vorrebbe, ma che non tutti hanno! Abbiamo rifiutato il nucleare, scelta su cui anche io sono d'accordo, abbiamo rifiutato e rifiutiamo sempre tante cose nel nome della salvaguardia dell'ambiente, però vogliamo l'energia a basso costo, vogliamo - scusate il termine non molto consono, nel senso del rispetto verso le donne - la moglie sbronza e la botte piena!

Stiamo parlando di impianti che tanto devastanti per l'ambiente non sono, perché sono impianti amovibili, che non creano un disastro ambientale permanente. Sono quindi utilizzabili nel frattempo che aspettiamo che future ricerche possano renderci in qualche modo partecipi della produzione energetica nel mercato internazionale, ma anche provvedere alla sopravvivenza regionale, rendendoci cittadini del mondo. Perciò io non vedo questo danno così evidente e mi chiedo: stiamo forse parlando di devastazioni di boschi, di devastazioni di mari, di spiagge, di cosa stiamo parlando? Di pale che vengono inserite in un contesto e possono essere nel tempo smontate! Qual è la devastazione ambientale, mi chiedo? Perlomeno io non la comprendo, sono però disposto a discuterne con chi mi può spiegare quali sono queste devastazioni ambientali e se il gioco vale la candela.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PETRINI (F.I.). Grazie, Presidente. Stiamo parlando da un paio d'ore di parchi eolici. E' una buona cosa, Presidente, ma mi sembra di parlare di mulini a vento, io li definirei dei mulini a vento, cari colleghi. Tutto sommato, secondo me, questi mulini a vento non disturbano tanto.

Faccio un esempio a caso, prendo il comune di Nurri: povertà totale, ricchezza abbandonata, non sanno neanche cosa voglia dire ricchezza, lì! Ecco che arrivano questi grandi, lunghissimi pali, questi grandi mulini a vento - io li definisco mulini a vento, mi piace chiamarli mulini a vento - e il paese è un po' cambiato. Voi vi siete resi conto cosa danno a certe località, a certi territori? Qualcuno ha detto che deturpano l'ambiente, che fanno schifo! Posso essere anche d'accordo, però, signori cari, un territorio come quello di Nurri, un comune oltretutto governato da un sindaco di sinistra…

(Interruzione)

Tutti i comuni, io mi fermo a Nurri, caro collega, degli altri comuni non mi interessa niente. A Nurri governa un sindaco di sinistra, e io penso che questo sindaco ha pensato solo a una cosa, a far del bene ai suoi cittadini, a far del bene alla sua popolazione, a dare ricchezza, perché secondo me ha dato ricchezza a Nurri. No? State sorridendo, è vero? Qualcuno di voi è andato a Nurri, lo conosce? Non c'è niente.

(Interruzioni)

Presidente, io non posso continuare se mi interrompono!

PRESIDENTE. Lei continui, non si interrompa. I colleghi vengono invitati a non interromperla, ma lei non si lasci interrompere.

PETRINI (F.I.). Già non ci vedo, perdo il filo del discorso. Stavo dicendo che, secondo me, ha dato benessere a questa piccola comunità. Io a Nurri ricordo che prima che ci fossero questi mulini a vento c'erano le bombe. Voi lo sapete più di me, eh sì, ha dato un po' di benessere, ha dato posti di lavoro, ha dato l'energia gratis, energia che al comune costa!

Insomma, non sono tutto uno scempio questi grandi pali d'acciaio, qualcosa danno, non inquinano e questo è molto importante, cari colleghi, non inquinano, questo è basilare, è importante, e dunque secondo me questo territorio ha cambiato aspetto. Io ci sono andato tre anni fa o quattro anni fa e non c'era niente. Adesso ho visto che ci sono degli alberghi sul lago, sta iniziando un po' di turismo, è la parte interna della Sardegna, una fetta della Sardegna più povera delle altre zone. Beh, queste persone sono riuscite a fare turismo grazie al bellissimo lago che hanno; hanno creato tre alberghi, alberghi bellissimi.

Allora io mi chiedo: per quale motivo voi siete contro questi mulini a vento? Perché siete contro, cari colleghi? La zona di Nurri l'hanno fatta felice al 50 per cento, al 10 per cento al 5 per cento, ma hanno dato qualcosa, qualcosa che non avevano, questo è molto importante!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Grazie, signor Presidente, recupero anche il tempo non utilizzato dall'onorevole Petrini. Intanto per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento presentato dalla Giunta. La questione dell'eolico è complessa e meriterebbe un approfondimento, che non è possibile fare con una semplice dichiarazione di voto. E' necessaria un'analisi che passa, a mio giudizio, attraverso due punti cardine. Primo, la produzione di energia di fonte eolica è indispensabile per la Sardegna? Secondo, se è indispensabile, si può provvedere in modo da evitare la devastazione dell'ambiente e del territorio?

Io penso che nessuno di noi sia contrario in quest'Aula a forme di energia alternativa, meno inquinanti di quelle utilizzate fino ad oggi. Il problema in Sardegna è che l'eolico si è sviluppato partendo non dall'esigenza di avviare un sistema nuovo di produzione di energia, ma come un vero business finanziario, controllato esclusivamente da multinazionali estere che non si sono preoccupate del rispetto ambientale e della salvaguardia del territorio. Un business finanziario che ha coinvolto privati e tante amministrazioni comunali che, abbagliate da entrate certe, hanno svenduto il proprio territorio. C'è da chiedersi, per esempio, perché tali insediamenti non si siano sviluppati esclusivamente in alcune aree industriali, per esempio penso a Fiumesanto, in cui si produce energia con sistemi tradizionali, quasi sempre inquinanti, e non si siano trasformare quelle aree in siti per produzione di energia alternativa. La verità vera è che l'eolico si è sviluppato in modo selvaggio per mancanza di una seria regolamentazione legislativa e di un vero piano energetico, che voi del centrodestra avete avuto il tempo di predisporre e che non avete voluto fare, e per la mancanza di un confronto serio con altre realtà, sparse nel mondo, che hanno sperimentato queste forme di energia e che oggi sono all'avanguardia, penso alla Germania o alla California, tra i primi paesi che già da vent'anni producono energia alternativa con l'eolico. E penso proprio alla California, un territorio maggiore rispetto a quello sardo e con un numero di pale eoliche minore rispetto a quello previsto in Sardegna e che oggi ha un problema, che è quello dello smantellamento e del ripristino del territorio, per un semplice fatto, che i costi sono maggiori rispetto a quelli del loro impianto.

E allora, in Sardegna, per ritornare a noi, è necessario fermarsi immediatamente per avviare un serio monitoraggio dell'esistente ed è altresì necessario verificare il rapporto tra costi e benefici per la nostra Isola. In conclusione, diventa indispensabile inserire una norma legislativa che vieti immediatamente la realizzazione di nuovi impianti di produzione di energia di fonte eolica, salvare quelli precedentemente autorizzati e inserire la valutazione di impatto ambientale che, per quanto ci riguarda, è una forma di controllo e di rispetto vero del territorio.

Le pale, veda, onorevole Contu, è una legge fisica, girano all'esterno a causa del vento e girano all'interno in quest'aula dopo aver discusso 2400 emendamenti inutili.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Intervengo per dichiarare il voto favorevole all'emendamento numero 2288, anche a nome degli amici colleghi dell'UDS, con i quali, forse suggestionati dal tema, vediamo questo emendamento impetuosamente rivolto verso i novelli unni che in un modo subdolo stanno colonizzando la nostra terra. Non vogliamo demonizzare l'eolico, però non possiamo esimerci dal dotarci del piano energetico regionale, nel quale affronteremo approfonditamente questo tema.

Questo emendamento ha la nostra approvazione perché l'azione politica della Giunta impone una sana riflessione. Purtroppo tutti i giorni assistiamo a una frettolosa e preoccupante azione di coloro che stanno disseminando queste pale eoliche, che non possono essere paragonabili a degli stuzzicadenti, come mi è sembrato di cogliere, perché sono imponenti pale che raggiungono anche altezze di 80-100 metri, con delle braccia altrettanto estese, 20-30 metri, che abbisognano comunque di essere impiantate dopo che è stato sbancato e violentato il paesaggio. Allora di fronte a questo dramma bisogna fermarsi, perché la domanda logica è questa: il piano nazionale che vuole creare fonti alternative energetiche prevede che in Sardegna vi sia un ulteriore gravame dell'80 per cento di questi impianti. Noi già subiamo dei gravami militari, dobbiamo subire un ulteriore gravame, ma qual è il vantaggio economico per le famiglie dei sardi di questa eventuale energia alternativa? E' questa la riflessione, perché dovremmo preoccuparci di creare senza il piano energetico regionale ulteriore energia? Per chi?

Noi sardisti condividiamo queste riflessioni e per questo motivo voteremo a favore anche perché non si atrofizzino i muscoli facciali visto che per un mese abbiamo assunto la posizione costruttiva di astenerci.

PRESIDENTE. Siamo alla votazione dell'emendamento numero 2288. Ricordo ai colleghi, per dissipare, prima della votazione, i dubbi sulla interpretazione e sulla ammissibilità, che da ieri era stato presentato un emendamento di sintesi e di riformulazione dell'emendamento numero 1887. Quindi non vi è stato alcuno strappo da nessun punto di vista.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, PETRINI, PISANO, ARTIZZU, LIORI, AMADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento 2288.

(segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Manca e Cerchi hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio -CHERCHI Oscar - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - URAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - RASSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 70

Astenuti 2

Maggioranza 36

Favorevoli 48

Contrari 22

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. Colleghi, c'è ancora da votare la riformulazione del quarto comma dell'emendamento numero 13, che era stato spostato all'articolo 8, e che è in distribuzione. Le dichiarazioni di voto erano già state rese e si è concordato di spostarlo e riformularlo così come vedete.

Metto in votazione l'emendamento. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(E' approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Avevamo chiesto di togliere la parola "già" prima di "finanziati"!

(Interruzioni)

MARROCU (D.S.). No, no, è già votato così, togliendo "già" perché l'avevamo chiesto prima; l'ha richiesto il collega Oppi nell'intervento ed eravamo d'accordo un po' tutti!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Dunque, io ricordo che lei aveva richiamato questa esigenza in un intervento, ricordo anche che l'onorevole Oppi aveva avanzato la richiesta; quindi, se l'Aula accoglie questa proposta.

Va bene. Grazie colleghi.

Articolo 9. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Art. 9

Abrogazioni e sostituzioni

1. Sono abrogati gli articoli 10, 12 e 13 della legge regionale n. 45 del 1989.

2. I riferimenti contenuti nella legge regionale n. 45 del 1989 ai Piani territoriali paesistici sono sostituiti dal riferimento al Piano paesaggistico regionale.

PRESIDENTE. Non ci sono emendamenti all'articolo 9, quindi sono consentite dichiarazioni sull'articolo 9. Se non ci sono dichiarazioni di voto metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(È approvato)

Articolo 10. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Art. 10

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica per una precisazione. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, vorrei proporre la soppressione delle parole "successive a quello".

PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni pongo in votazione l'articolo 10, così formulato. Leggo la formulazione che risulterebbe a seguito della proposta dell'assessore Sanna: "La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nel bollettino ufficiale della Regione".

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, personalmente non sono d'accordo che venga introdotto questo emendamento orale perché o la Giunta ha sbagliato prima o sta sbagliando adesso. L'emendamento proposto non è irrilevante, per cui, così come è stato detto per tutti gli altri emendamenti, occorreva presentarlo stamattina un'ora prima dell'inizio della seduta.

Sono emendamenti il cui accoglimento presuppone la richiesta al Presidente di operare una forzatura regolamentare assolutamente inaccettabile. Esprimo la mia personale contrarietà al fatto che venga introdotto questo emendamento che ci pare fuori luogo, tanto più che all'articolo 10 non è stato presentato nessun emendamento e, quindi, non era presentabile nessun ulteriore emendamento.

Quindi, chiedo che il Presidente del Consiglio si esprima per rigettare questa richiesta che assolutamente è inopportuna, fuori luogo e fuori tempo massimo.

PRESIDENTE. Stiamo avviando una rapidissima consultazione per vedere se questa richiesta viene mantenuta in vita. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 21 e 24, viene ripresa alle ore 21 e 32.)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Colleghi, l'emendamento orale, in mancanza di assenso unanime, non è ammissibile, si vota il testo dell'articolo 10 così come è stato predisposto.

Metto in votazione l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(È approvato)

Riprendiamo l'esame dell'articolo 5. Gli emendamenti all'articolo 5, che trovate da pagina 43 in poi, sono il numero 16 uguale al numero 845, che sono due soppressivi totali, poi ci sono gli emendamenti numero 847, che è un soppressivo parziale, e 846, che è un sostitutivo. L'emendamento numero 16 può essere illustrato.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, tutti gli emendamenti a firma Pili, La Spisa, Oppi, Diana, Vargiu e Ladu sono ritirati.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, l'emendamento numero 16 è il soppressivo dell'articolo 5 a firma Vargiu, Pisano e Cassano.

Poiché nessuno domanda di parlare su questo emendamento, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(E' approvato)

L'articolo 5 è soppresso. Siamo in sede di votazione finale del provvedimento. Pongo in votazione il provvedimento. Onorevole Pili, io avevo già posto in votazione.

PILI (F.I.). Chiedo di intervenire per dichiarazione di voto finale.

PRESIDENTE. Onorevole Pili io avevo già messo in votazione. Mi sono distratto anche questa volta?

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Il Presidente del Consiglio prima di passare alla votazione deve chiedere all'Aula se s'intendono fare delle dichiarazioni di voto; ed allora è evidente che bisogna ricordarsi di chiederlo!

PRESIDENTE. Non è così onorevole Pili, ma non voglio fare polemica, faccia la sua dichiarazione di voto; prego.

PILI (F.I.). Grazie Presidente per la gentile concessione! Il voto a questa legge sarà un voto contrario; è una legge che blocca lo sviluppo, è una legge che danneggia la Sardegna irrimediabilmente, non certamente per i prossimi cinque anni ma per molti più anni della sua storia economica. Il futuro sviluppo turistico di questa Regione si ferma oggi, la nostra Regione sarà tagliata fuori da tutte le prospettive economiche di crescita, di valorizzazione, di qualificazione delle nostre strutture alberghiere. Si pone fine ad un processo che ha visto la Regione costruire insieme ai comuni quel progetto di condivisione di una strategia di riqualificazione del territorio, di un obiettivo straordinariamente importante che vedeva unire le zone interne con le zone costiere. Questa legge è fatta solo di divieti, è una legge che non proietta sulla Sardegna nessuna idea nuova di sviluppo, ma che persegue davvero la logica della più becera speculazione edilizia, che si consumerà nei prossimi anni in Sardegna. Questa legge nasce sulla base di una delibera di una Giunta regionale aberrante sul piano della legittimità, sul piano della costituzionalità, sul piano della legalità, perché ha consentito la violazione di quella norma sacrosanta che aveva stabilito il limite di inedificabilità dei trecento metri dal mare, per non dare allo sviluppo turistico quel colpo letale che voi invece gli avete inferto con la delibera prima e con la legge dopo. È una normativa, quella che state approvando, che non dà alla Sardegna alcun tipo di prospettiva; l'unico obiettivo che avevate era quello di colpire coloro che in Sardegna investono, sardi e non solo sardi, che hanno costruito sulla base di diritti acquisiti, di atti approvati dai consigli comunali che sono espressione dei cittadini di quelle comunità. Con questa legge state negando la possibilità delle comunità locali di scegliersi il proprio futuro, lo state rimettendo in discussione senza logica, tradendo quel presupposto che voleva mettere alla base della ricomposizione del ciclo edilizio urbanistico non la quantità, ma la qualità dello sviluppo urbanistico in Sardegna.

Fate una legge per gli amici! Una legge che dà al Presidente della Regione la possibilità di colpire tutti coloro che non si saranno allineati al suo programma politico; e gli date questa possibilità colpendo tutta la programmazione negoziata che in questa legge non esiste. Cercherete di truccare le carte, ma i sardi e coloro che sono impegnati nella programmazione negoziata si renderanno conto che con questa legge si andranno persi centinaia di miliardi delle vecchie lire, ma ciò che più conta si perderanno migliaia e migliaia di posti di lavoro. Con questa legge gli indicatori economici già dai prossimi trimestri segneranno un andamento negativo dell'occupazione e faranno riprendere la drammatica emigrazione dei nostri giovani. Anziché aiutare lo sviluppo economico state mettendo in essere davvero la negazione della crescita della nostra terra. Noi volevamo contrastare le nuove realizzazioni, siamo contro le seconde case, siamo contro le residenze, ma volevamo valorizzare ciò che esiste in Sardegna, degli imprenditori sardi in particolar modo, e voi con questa legge lo state drammaticamente negando alla Sardegna, ai sardi e soprattutto, ciò che più conta, alle future generazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. In premessa vorrei dire che noi siamo d'accordo sulle leggi di rinnovamento che segnano una nuova strada politica ed amministrativa, per cui, in questo settore, siamo sempre stati favorevoli agli interventi di qualità e non di quantità, e credo che sulla qualità la Sardegna debba investire. Riconosciamo comunque il diritto sia del Presidente sia della maggioranza a governare, qualora il Presidente decida di consultarla. Allo stesso modo rivendichiamo il diritto della minoranza di esporre le proprie ragioni. Sarà brevissima la mia dichiarazione, e ne approfitto per fare un cenno ad alcuni passaggi della storia recente. Nella storia d'Italia, soprattutto per quanto riguarda il terrorismo, i primi pentiti sono quelli che sono passati alla storia. Quella che riferirò è un'affermazione di un cittadino sardo riportata da un quotidiano locale, credo che sia un'affermazione che debba fare solo riflettere. Leggo testualmente: "Il Papa ha chiesto varie volte perdono per gli errori commessi dalla Chiesa durante i diversi secoli di storia, ispirandomi a lui, nel mio piccolo, sento di voler chiedere perdono ai sardi per aver contribuito con il mio voto ad eleggere l'attuale Presidente della Giunta regionale" segue la firma, di cui ovviamente tutti voi potrete prendere visione, ma è inopportuno che la legga in quest'Aula. Credo che tutto questo debba far riflettere, proprio per esercitare al meglio, nel prossimo futuro, il diritto dovere di governare. E concludo per quanto riguarda questa dichiarazione di voto, che è decisamente contraria al metodo seguito e al merito della legge, con un'altra affermazione: la ricerca affannosa e maniacale di azioni per passare alla storia ha creato nel tempo tristi pagine di storia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente Intervengo, ovviamente, per annunciare il voto totalmente contrario mio personale e del Gruppo che ho l'onore di rappresentare; debbo rimarcare in questa sede e debbo ricordare a tutti i colleghi ed agli assessori presenti, che ringrazio per essere presenti, che siamo nella fase di votazione finale della prima legge di una nuova era, e lo stiamo facendo, cari colleghi, in assenza del Presidente della Regione, certamente giustificato. Ma chi più di lui doveva essere in quest'Aula stasera? Non certo per ascoltare la nostra dichiarazione di voto negativo, ma certamente perché questa legge è una legge voluta da lui, condivisa da questa maggioranza - non abbiamo notato grandi voci di dissenso e ce ne dispiace - per cui il presidente Soru stasera avrebbe dovuto essere presente in Aula, se non altro per dare maggior significato a questa legge che voi tutti avete voluto esitare stasera. È un rammarico il mio, mi dispiace, perché, non devono meravigliarsi i colleghi, questa è un'era nuova! Siamo in presenza di un Presidente eletto direttamente dal popolo, con poteri straordinari dei quali non abbiamo saputo valutare probabilmente la portata nella precedente legislatura, forse non l'ho saputa valutare neanche io, e mi rammarico anche per questo, perché ero un profondo sostenitore dell'elezione diretta del Presidente della Regione; mi sono battuto tanto nella precedente legislatura perché questo accadesse e quindi sono cosciente del mio operato nella precedente legislatura, ma ahimè! qualcosa la dobbiamo imparare sempre tutti.

Io davo per scontato che un Presidente eletto direttamente dal popolo, dovesse essere un uomo di mediazione, dovesse essere una persona capace di interpretare le reali esigenze sia della nostra Regione ma soprattutto del Consiglio regionale; così non è accaduto. Questo rafforza ancora di più la mia contrarietà a questa legge, e non ripeto tutti i motivi per i quali sono contrario, perché li abbiamo sviscerati in tutti i modi. Avete cercato di mettere una pezza dove avete potuto, c'è stato certamente l'impegno di qualche consigliere, di qualche Capogruppo, anche del Presidente della Commissione in qualche circostanza, che si è affannato a trovare soluzioni che potessero in qualche maniera migliorare questa legge; non è stato possibile ed è stato un grosso errore. Votando questa legge voi commetterete un altro errore, spero che i sardi non debbano pagare per quest'errore e soprattutto spero che questo non sia l'inizio della fine e che non sia l'inizio di un'avventura politica di un quinquennio, che in qualche maniera possa portare la Sardegna ad una condizione molto peggiore di quella nella quale sta. Io credo che noi non dobbiamo, come minoranza, essere assolutamente partecipi di questa azione, ma dobbiamo continuamente denunciare questo vostro comportamento e questo modo di affrontare una legge come questa. Lo abbiamo denunciato, lo denunciamo ancora, vi abbiamo avvertito, vi abbiamo implorato di ritirare questa legge o almeno di riportarla in Commissione; avete saltato un passaggio importantissimo, la concertazione, sono tutti atti che la gente giudicherà nei prossimi giorni, e che voi dovrete giustificare. Io credo che avrete poco da dire per giustificare questa legge, perché è certamente frutto solo della vostra volontà e certamente non del nostro coinvolgimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, anche noi Riformatori annunciamo il nostro voto contrario, convinto, a questa legge, e devo dirvi che speriamo di aver torto, nel senso che speriamo che le valutazioni che noi abbiamo fatto in quest'Aula sugli effetti che questa legge avrà sull'economia e sullo sviluppo della Sardegna siano sbagliate, e quindi speriamo che abbiate ragione voi; perché se avessimo ragione noi non avremmo certo modo di esserne soddisfatti, né noi, né voi che avete il ruolo di governo.

Nel dibattito su questa legge noi abbiamo sostenuto delle posizioni di tipo culturale profondamente diversificate rispetto a quelle della maggioranza, posizioni delle quali siamo radicalmente convinti e delle quali non ci pentiamo, né ci pentiamo dei modi e dei termini con cui le abbiamo espresse in Aula. Perché su questa legge noi abbiamo delle riserve fortissime che abbiamo espresso e che sono sostanzialmente di merito, come vi abbiamo ricordato più volte in quest'Aula; sono di merito per le ricadute che questa legge avrà in Sardegna e sono di merito per quanto riguarda la garanzia della certezza del diritto. Riteniamo che la fretta che è stata madre di questa legge purtroppo non abbia consentito di valutare con attenzione quali potessero essere le lesioni dei diritti individuali di ciascun cittadino sardo, quali potessero essere i diversi regimi a cui i cittadini sardi saranno assoggettati a seconda del fatto che risiedano nel Sinis o fuori dal Sinis, a seconda del fatto che risiedano in un comune con il PUC approvato o senza il PUC approvato, a seconda che abbiano tracciato il reticolo stradale nelle lottizzazioni convenzionate approvate o non l'abbiamo tracciato, per finire con l'ultima valutazione sugli impianti per la produzione dell'energia eolica per i quali avete ritenuto che fosse meglio usare come discriminante la verifica di impatto ambientale e non la valutazione d'impatto ambientale, strumento dal punto di vista giuridico ben più garantista.

Ma, soprattutto, colleghi, io credo che sia importante anche sottolineare una cosa, e cioè che il ruolo che ha svolto l'opposizione in quest'Aula, un ruolo non di patteggiamento sulla sostanza ma di confronto sulla sostanza, qualche volta svolto con metodi duri, qualche volta svolto con metodi dialettici, ritengo che abbia prodotto qualche risultato. All'articolo 2 è stato reintrodotto il ruolo di controllo del Consiglio regionale, è stata reintrodotta la verifica di coerenza da parte di un'istituzione terza rispetto alla Giunta; all'articolo 4 è stato riformulato il comma quattro sulla programmazione negoziata; all'articolo 8 è stato approvato un emendamento che consente una maggiore agibilità dei PUC; l'articolo 5, che era a nostro avviso un'aberrazione giuridica, è stato rimosso. Beh, noi crediamo che questi non siano dei regali che avete fatto all'opposizione; io credo che questi siano dei regali che vi abbia fatto l'opposizione, anzi credo che l'opposizione abbia fatto il suo lavoro, e cioè vi ha segnalato delle parti della legge che erano ulteriormente gravose per l'impianto stesso della legge, e voi su alcune cose avete convenuto su ciò che l'opposizione vi segnalava.

Io non credo che abbiamo radicalmente modificato la legge, però penso che la nostra azione abbia contribuito a migliorare la legge, e credo che ciò sia avvenuto nel vostro interesse, nel nostro interesse e nell'interesse di chi sta fuori da questo palazzo. Questa credo che sia la cosa più importante, perché questa legge ci deve far ricordare che cosa è successo in quest'Aula in questo mese, e ci deve fare ricordare che i rapporti tra noi e voi, nell'interesse dei sardi, nell'intersesse di quest'Aula, nell'interesse della politica con la P maiuscola, se ci credete, devono restare improntati alla correttezza, così come devono essere i rapporti tra maggioranza ed opposizione. Se così sarà, e dipenderà molto da voi, se così sarà, potremo avere davanti cinque anni in cui ciascuno, nel rispetto dei reciproci ruoli, farà cose importanti per la Sardegna. Se invece così non sarà, e riterrete che la strada della prevaricazione dei diritti della maggioranza rispetto a quelli della minoranza sia da preferirsi, beh, insomma noi faremo il mestiere che comunque dobbiamo fare, ma credo che non sarà una scelta buona per la Sardegna, non sarà una scelta buona per quest'Aula, sarà una scelta che rafforza soltanto chi sostiene che la politica in Sardegna non esiste più e non ha ragioni di esistere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Oggi doveva essere un giorno di festa per questa Regione, invece si è trasformato in un giorno infausto. Un giorno infausto perché verrà approvata una pessima legge, e questa maggioranza se ne assumerà tutte le responsabilità; questa legge rappresenta il trionfo dei vincoli. Il trionfo dei vincoli che bloccherà lo sviluppo in Sardegna, e questo causerà effettivamente gravi danni alla crescita e allo sviluppo di questa Regione. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per migliorare questa legge, però mi pare che i risultati che abbiamo ottenuto siano veramente minimi. È stato fatto un oltraggio a questa Regione e la cosa più grave è che questo Consiglio sa bene che è stata oltraggiata la Regione Sarda, però abbiamo anche capito che sono state fatte delle minacce di mandare a casa questo Consiglio regionale e si è stati costretti ad approvare una legge che credo nessuno di noi avrebbe voluto approvare. Questa è una legge contro tutto e contro tutti, contro la concertazione che voi avete sempre osannato e mai applicato in questa legislatura, contro i sindaci, contro i settori produttivi, contro le associazioni e contro tutti. Si è calpestato, per riuscire ad approvare questa legge, il Regolamento, e si è forzato in un modo che non si era mai visto in passato; oggi insomma, dopo l'approvazione di questa legge questa Regione è più povera. È più povera perché sono penalizzati i settori nevralgici della nostra economia, ad iniziare dall'industria turistica, a causa dei vincoli che penalizzano non solo le zone costiere della Sardegna, ma avranno pesanti ripercussioni anche nell'interno della Sardegna e in tutta la Sardegna. Praticamente ancora oggi noi non sappiamo qual è la politica che vuole portare avanti questa maggioranza per quanto riguarda il turismo, che pure oggi è il settore trainante per lo sviluppo della Sardegna. Ho sentito cose incredibili questa sera; ho sentito anche che i posti letto sono troppi in Sardegna e probabilmente bisogna demolire anche qualche albergo. Si sta facendo una politica contro le seconde case che può essere anche giusta, ma bisogna capire cos'è che questa Regione vuole fare per sviluppare questo turismo. I servizi sono importanti, ma credo che assieme ai servizi ci debba essere anche il resto, ed io aspetto che questa maggioranza ci dica qualcosa su come vuole incentivare la crescita di questa Regione.

Oggi, purtroppo, dobbiamo constatare che questa maggioranza è in mano al più becero fondamentalismo ambientalista che non porterà nulla a questa Regione. Abbiamo visto cosa sono state capaci di fare certe associazioni ambientali che addirittura sono riuscite a modificare anche alcuni articoli, alcune norme che erano state già approvate da questo Consiglio regionale. Basta vedere quello che è successo anche stasera, quando si è parlato di eolico, ho sentito veramente delle cose incredibili, ma credo che le conseguenze della scelta che noi abbiamo fatto stasera le potremo verificare nei prossimi anni. Allo stesso modo è stata mortificata l'agricoltura; i lavori pubblici avranno pesanti ripercussioni a causa dell'approvazione di questa legge; ma devo dire che ciò che mi preoccupa più di tutto è l'eccessivo potere che si sta dando alla Giunta regionale, al potere esecutivo, limitando, di conseguenza, gravemente il ruolo del Consiglio regionale, che, dopo quello che è successo questa sera, noi sappiamo che sarà limitatissimo. Non siamo stati eletti dal popolo per fare i passacarte, però io credo che quello che è successo oggi dovrebbe far riflettere…

PRESIDENTE. Finisca, onorevole Ladu.

(Intervento fuori microfono)

LADU (Fortza Paris). …soprattutto far riflettere questa maggioranza, perché poi anche le maggioranze passano, però quello che è successo all'opposizione, oggi, potrebbe succedere a voi domani e speriamo che questo non tardi molto a succedere!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi consiglieri, intervengo per dichiarare il mio voto contrario a una legge confezionata, preparata e voluta in modo superficiale e frettoloso da questa maggioranza; una legge alla quale gran parte dei cittadini sardi sono contrari, così come, per la mancata concertazione, gli enti locali, le categorie produttive, per fare un esempio, l'Apisarda, la Coldiretti, la Confartigianato. Una legge che punisce, condanna e impedisce, con conseguenti danni alle imprese, la reale crescita, lo sviluppo e il progresso dei nostri territori e in particolar modo di quelli del Nord Sardegna, che già stanno pagando la crisi economica e sociale, vedi la crisi della chimica e dell'industria nel sassarese. Una legge su cui non c'è conformità di vedute tra la Giunta regionale e la stessa Commissione urbanistica, nonché tra numerosi colleghi sia di maggioranza che di opposizione.

Onorevole Presidente della Commissione urbanistica, a volte è meglio essere assenti in aula, anziché dormire, com'è avvenuto poc'anzi. Caro Presidente, l'aula non è fatta per dormire! Lo dico a voce alta, io che non ho interessi da difendere, né sotto il profilo economico, né tanto meno sotto il profilo professionale, per non essere ricordato nella storia, come lei e altri suoi colleghi verrete ricordati, tra coloro che hanno voluto questa legge che va contro i lavoratori, che li mette sul lastrico, che va contro le aziende. Ho rinunciato a fare parte alla Commissione urbanistica per andare a far parte di una Commissione che, mi auguro, lavori e produca norme e leggi in favore degli interessi generali dei sardi e non contro di essi.

Da uomo libero, caro Presidente, democraticamente eletto a rappresentare esclusivamente il supremo interesse dei cittadini sardi, voterò contro questa legge, una legge distruttiva che va contro gli interessi anche degli artigiani, come afferma la stessa Confartigianato di Sassari, caro presidente Spissu, in una nota che tutti noi recentemente abbiamo ricevuto, alla quale si aggiunge oggi quella della Confartigianato regionale.

Onorevole Presidente della Commissione urbanistica, io che non ho bisogno di suggeritori e tanto meno di tutori in quest'Aula per svolgere il mio ruolo di consigliere regionale, anche quando le mie affermazioni o i miei comportamenti potrebbero colpire la suscettibilità di qualcuno, continuerò a svolgere il mio ruolo, senza essere ostaggio di chicchessia, nella piena consapevolezza di dover rispondere principalmente alla mia coscienza e soprattutto a quella dei cittadini che mi onoro di rappresentare.

Onorevole Presidente, non era scritto da nessuna parte che bisognava fare una legge a tutti i costi. Le sfide non servono, per fare una buona legge urbanistica, cosa che non mi pare abbia fatto o stia per fare questa maggioranza. Da circa un mese, colleghi di maggioranza, avete ingessato il Consiglio regionale, con tutto il rispetto per la legge urbanistica, mentre altri problemi sono completamente trascurati per non dire abbandonati: da quelli dell'agricoltura, caro Assessore, a quelli dell'industria, dell'artigianato, dei trasporti, sopratutto della sanità, caro Assessore, che va girovagando per la Sardegna senza consultare e coinvolgere i consiglieri regionali del territorio. Avete persino perso ogni rapporto con i dipendenti regionali.

Cari colleghi, ogni elezione ha una sua storia; in democrazia a volte si vince e a volte si perde, quello che conta è essere ricordati per le cose fatte e non per i buoni propositi o per le belle parole, voi sarete ricordati per la legge urbanistica, che voi oggi volete approvare, che anziché disciplinare, salvaguardare, quindi difendere i nostri territori, penalizza, danneggia e impedisce la crescita economica e civile del popolo sardo, con il solo obiettivo di favorire pochi soggetti a scapito dell'intera collettività. Se questo è ciò che volete, auguri, complimenti cari Assessori, complimenti a questa maggioranza, i sardi sapranno giudicare questi comportamenti! Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, questa è la prima grande riforma della tredicesima legislatura e quindi inizia, come aveva annunciato il Presidente, non dagli ultimi, ma dai primi. Inizia dai primi, anzi io direi che spariglia i primi con gli ultimi. Avremo tanti nuovi poveri che erano ricchi e tanti nuovi ricchi che erano poveri! E questo secondo una legge che non è più quella della dea bendata, ma che è questa che noi stiamo oggi andando ad approvare - se l'azienda Sardegna oggi fosse quotata in borsa, in questo momento, alla borsa di New York - perché è ancora aperta - ci sarebbe il totale crollo delle sue azioni -, una legge che ha l'ambizione di avere un effetto positivo per cinquecento anni. Io credo che l'augurio maggiore sia quello che davvero possa durare almeno cinquecento giorni, ma ho paura, ho timore che torneremo molto presto, forse fra cinquecento ore qui in quest'Aula, per cambiare qualcosa di questa normativa che non va.

Io penso che non si possano far nascere delle leggi in questa materia senza un'analisi del territorio, senza il conforto dei dati economici, senza una valutazione concreta sull'impatto di questa legge che andrà a creare una grande ingiustizia sociale. Per poter avere un riferimento storico ad una ingiustizia di questa proporzione, io credo che soltanto nello Stato piemontese possiamo trovare un esempio equiparabile nella figura del ministro Bogino, che ancora oggi viene ricordato dalle tradizioni popolari. Ma la cose più assurda è quella di aver attribuito ancora una volta alla Giunta regionale la possibilità di raddoppiare l'effetto di questa legge, come se davvero si stesse giocando a Lascia o raddoppia.

L'eolico: abbiamo consumato a questo proposito un'altra grande ingiustizia. Io ho lavorato tre anni della mia vita per farmi un piccolo aerogeneratore familiare, con quattro piccole pale che avrei potuto issare vicino a casa mia, alto appena dodici metri, Presidente. Non lo potrò più usare, ho sprecato tante ore del mio tempo e della mia passione per poter produrre duecento chilowattora che io oggi non potrò più produrre. E mi dispiace che l'amico Petrini non ci sia, ma nemmeno più i mulini a vento potremo più avere, perché anche quelli sono dei generatori di energia, energia meccanica, ma noi non abbiamo specificato che potesse essere energia di tipo diverso.

In tutti questi aspetti si consuma la grande ingiustizia, noi non abbiamo saputo proporzionare esattamente gli effetti di questa legge, lo dico perché davvero lo pensano tutti i sardi. Abbiamo, in maniera indiscriminata, adottato il limite dei duemila metri, che non può rispondere a nessuna logica e che calerà, ovviamente, in maniera drammatica su tutti i sardi. Noi abbiamo ancora un'ultima possibilità, lo dico a tutti i cari colleghi: non votiamo questa legge. Rimandiamone l'esame ad altri tempi, studiamo in maniera efficace quali sono le esigenze di tutta la Sardegna. Carissimo onorevole Chicco Porcu, lei che solleva sempre le mani in alto e pare, naturalmente, che abbia grandi attese, sappia che davvero anche i sardi le sarebbero riconoscenti per questa prolungata meditazione, che veramente ci potrebbe portare a dei risultati più nobili. Oggi, non abbiamo davvero lavorato per la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, la storia giudicherà. Solo il tempo, infatti, potrà, nella realtà di tutti i giorni, dimostrare quanto noi abbiamo cercato di farvi inutilmente capire in queste estenuanti settimane di accalorato dibattito.

Si dirà che finalmente il Consiglio ha esercitato il suo principale ruolo: quello di legiferare, ma ho paura che il voler legiferare subito e a tutti i costi abbia portato a far sì che le ragioni che ognuno di noi ha espresso dando il proprio contributo hanno sicuramente, come sempre accade, creato grande confusione nell'opinione pubblica, che sempre più difficilmente, oggi come oggi, riesce a comprendere dove sta la verità. Oggi, 24 novembre, si pone finalmente fine al fiume di parole e ai diverbi verbali. La palla ora passa alla quotidianità, alla vita di tutti i giorni, che, a nostro parere, voi avete contributo a peggiorare, pur convinti di far bene. Ma ognuno, come si sa, è artefice del suo destino, e se un domani risulterà che nelle lontane giornate del novembre 2004 l'opposizione in Consiglio regionale aveva ragione nel profetizzare le nefandezze di questa legge per il nostro territorio e le sue popolazioni, beh, allora, cari colleghi, da persone per bene, sincere e leali, quali tutti voi siete, sono convinto che avrete, anche se in ritardo, quel sussulto d'orgoglio che vi avrebbe portato ad essere più razionali e senza alcun dubbio dei migliori legislatori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. La telecamera che riprende le dichiarazioni di voto è del circuito interno, non siamo in diretta televisiva.

LA SPISA (F.I.). Lei pensa…

PRESIDENTE. Non lo dicevo per lei, è che me l'hanno chiesto, quindi volevo fare questa precisazione. Prego, onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Stiamo arrivando al punto finale, e anche se siamo tutti stanchi qualche parola è proprio il caso di dirla, bisogna dirla. Qualche parola, nei limiti di tempo consentiti, però che esprima il sentimento finale che a questo punto evidentemente è anche libero da qualunque condizionamento tattico. Però qualcosa va detta. La prima tra le tante che si potrebbero dire è che questa è una legge che io credo, sinceramente, ben al di là della volontà della gran parte dei colleghi che siedono in quest'Aula, avrà molte ricadute concrete. Di fatto è una legge caratterizzata fortemente da una scelta ideologica, da una scelta dettata dall'esigenza di dare un segnale che va al di là dell'efficacia delle norme. E il segnale io credo che derivi da una volontà espressa, esplicita ormai, in tante materie che sta affrontando oggi questa maggioranza, la Giunta e il suo Presidente, dettata dall'esigenza di spezzare le reni a chi vuole sfruttare la Sardegna.

Questa è una volontà chiara, che chiunque legittimamente può pensare di avere, però credo che un orientamento così forte, così ideologico, così addirittura, direi, moralistico, non è ciò di cui la Sardegna ha bisogno oggi. Il Presidente della Giunta, in particolare, si è presentato in quest'Aula portando questo disegno di legge convinto, tra l'altro, di poterlo esitare in poco tempo, come si fa in una qualunque assemblea di una qualunque società per azioni, facendo valere la logica dei numeri e non considerando che in politica non è proprio così. Io spero che il tempo, ma non fra molto, in termini brevi, faccia capire che non si può fare così e che la politica non è sostituibile né nelle scelte di fondo, né nei rapporti fra le diverse forze politiche.

Io non credo che per fermare la speculazione edilizia che tutti, credo, vogliamo fermare, responsabilmente, fosse necessario utilizzare un vincolo così esteso, così devastante in alcuni casi. Sicuramente devastante nei confronti di molte posizioni giuridiche soggettive legittime, pienamente legittime, interessi legittimi e diritti soggettivi. E' stata scelta la strada, di sposare la tesi più estrema nella politica urbanistica e di tutela del paesaggio e dell'ambiente. Tenetevi questa scelta, però nella consapevolezza che è stata fatta anche un'altra scelta di fondo, una scelta di metodo importantissima, e cioè questa legge non solo è vincolistica ed ispirata ad una visione integralista della politica urbanistica e della tutela del paesaggio e dell'ambiente, ma avvalora anche una scelta che è fortemente centralistica. E' una legge piena di passaggi a livello, che conducono tutti a viale Trento o a viale Trieste o a via XXIX Novembre. Questi passaggi a livello usateli, ma usateli bene nell'interesse della Sardegna, perché credo che possano essere davvero pericolosi per un sistema che deve crescere nel rispetto di tutti, di tutte le autonomie. Il sistema cresce se c'è un equilibrio tra i poteri interni della Regione, governo e potere legislativo, e anche tra sistemi e ordinamenti autonomistici, che hanno tutti pari dignità. Questa legge certamente non riconosce la pari dignità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Io sono stato incaricato di intervenire a nome dell'intera coalizione di centrosinistra e quindi non intendo replicare a nessuna delle affermazioni polemiche che sono state espresse perché ritengo che avremo tempo per questo.

Con l'approvazione della presente legge, signor Presidente e colleghi, il Consiglio regionale della Sardegna compie oggi il primo e significativo atto della tredicesima legislatura. Come tutti ben sappiamo, il percorso è stato tortuoso e la gestazione travagliata e anche sofferta, ma alla fine del percorso possiamo affermare che ogni singolo consigliere ha svolto la propria funzione e ha assolto al mandato che gli è stato assegnato dagli elettori, dalla propria coalizione e dalla propria coscienza. A noi di centrosinistra è stato affidato l'onore e l'onere del governo democratico, a voi quello dell'opposizione democratica. Siamo convinti che avremmo potuto fare di più e meglio, non abbiamo dubbi, in un clima diverso e con uno spirito di collaborazione diverso da entrambe le parti. Questa legge non è perfetta. Siamo convinti che la perfezione non sia di questa terra. Possiamo però dire che questa legge risponde ad un preciso mandato che abbiamo ricevuto dall'elettorato, sulla base di un programma sul quale si sono pronunciati gli elettori che hanno preferito l'onorevole Soru all'onorevole Pili, la coalizione di centrosinistra a quella di centrodestra.

Io, cari colleghi, siccome il tempo è poco, vorrei soltanto leggere poche righe a pagina 20 dell'allegato alle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru, per chiarire e dare senso al lavoro che abbiamo svolto in questi giorni: "Il turismo è un settore importante ad alto rischio; è importante perché rappresenta una grande opportunità di sviluppo rapido e integrato dal quale possono trarre beneficio settori come mestieri del mare, e in particolare la pesca artigianale, l'agro-alimentare e l'artigianato. È ad alto rischio perché gli interessi speculativi sono forti e possono risultare dominanti con grave danno per la nostra collettività. La Sardegna si trova di fronte ad anni decisivi, l'assalto alle coste continua ed accelera propri in questi mesi, sostenuto da colpevoli e volute carenze legislative e dall'assenza di indirizzi chiari e condivisi. Se questo assalto avrà successo, la nostra qualità ambientale sarà irreversibilmente compromessa, le prospettive economiche della collettività e delle generazioni future danneggiate, le zone interne condannate allo spopolamento e al declino. Il Governo regionale intende combattere questa prospettiva contribuendo in primo luogo a definire regole condivise che consentano uno sviluppo turistico equilibrato e sostenibile" - equilibrato e sostenibile, colleghi - "con un forte grado di integrazione tra zone costiere e zone interne".

Questo è l'assunto da cui siamo partiti, questo è il messaggio che abbiamo mandato ai nostri elettori in campagna elettorale; queste sono le cose che abbiamo detto; non c'è nessuna invenzione, non c'è nessuna crociata, non c'è nessun furore di vendette personali o soggettive, si tratta di un mandato preciso che abbiamo ricevuto. Ecco, colleghi, io credo che noi dovremmo muoverci rispettando il mandato elettorale ricevuto; io credo che sia giusto affermare che questa è una buona legge che avvia una nuova fase dello sviluppo della nostra Isola e produrrà i suoi effetti positivi nel breve, nel medio e nel lungo periodo; tante altre sfide ci attendono, sfide sulle quali noi credo che ci dobbiamo ritrovare per confrontarci e varare delle leggi all'interno di quest'Aula che siano utili per tutta la Sardegna.

Io intendo, anche a nome di tutta la coalizione, ringraziare tutti i colleghi che hanno contribuito al varo di questa legge, ringraziare gli uffici per il grande lavoro che hanno fatto, e credo che sia doveroso che tutti quanti assieme davvero ritroviamo un clima che ci veda uniti nel dare leggi efficaci alla Sardegna nell'interesse di tutti i sardi, nel rispetto, comunque, delle reciproche prerogative e dei ruoli che ci sono stati assegnati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, siamo alla conclusione di questo mese e passa di dibattito consiliare, e mi dispiace dissentire dal Presidente della Commissione secondo il quale parrebbe che oggi il Consiglio abbia esitato la più bella delle leggi e che poi ci ha deliziato con la lettura di un brano delle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru.

Il collega Pisano ha parlato di Bogino. Io, facendo l'accostamento alla grande legge che verrebbe prodotta oggi, parlerei di pregone per il popolo sardo, che riceve in dono questa legge che certamente non è quanto di meglio ci si possa aspettare. Ma non sto qui a criticare più di tanto, perché le critiche sono già state fatte; certo mi è dispiaciuto non sentire in tutto questo dibattito la voce dell'Assessore donna competente in materia di tutela del paesaggio, e che ha pari merito con l'Assessore dell'urbanistica nella stesura del disegno di legge e nel valutare l'impatto di questa normativa, nella quale la tutela del paesaggio è solo un aspetto di contorno rispetto alla disciplina urbanistica e, di riflesso, del turismo.

Credo che almeno in riferimento ai passaggi che sono stati letti, i programmi elettorali del centrodestra e i programmi del centrosinistra siano sovrapponibili. Ma dove sta scritto che i vincoli anziché essere di trecento metri debbano essere di duemila metri, duemila metri che non sono stati mai motivati all'interno di quest'Aula. Questo vincolo ha il significato ben preciso della chiusura e della distanza che si è venuta a creare rispetto alle aspettative di tutela da parte dei sardi.

Però, dicevo che è una legge che certamente non ottiene la salvaguardia vera di quelli che sono i beni paesistici della nostra Isola, ma che limita fortemente le potenzialità di sviluppo e la possibilità di interconnettere le coste con l'entroterra, coi paesi che si spopolano. Credo che dovremmo rifletterci con attenzione a breve, perché questa normativa impatta fortemente con tutti quelli che sono i diritti consolidati; certamente tocca quei diritti di cui tanto si discuteva in questi giorni che sembrerebbero trovare una definizione che nessuno effettivamente ha trovato, ma che esistono.

E poi vorrei anche ricordare che è una norma che certamente non aiuta a trovare, per il modo con cui si è arrivati a proporla, un rapporto serio e diverso all'interno del Consiglio. Si sono ricercate contrapposizioni anziché momenti di confronto serio che avrebbero certamente dato alla legge un respiro diverso, che avrebbero consentito di offrire al popolo sardo una legge più attenta, più misurata, più compatibile con quelle che sono le aspettative, le esigenze di un sistema che ha bisogno di progresso, di sviluppo e di occupazione, obiettivi che con questa legge non si raggiungono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente, il mio Gruppo.. Presidente gradirei essere ascoltato e gradirei anche poter recuperare il tempo che perdo.

PRESIDENTE. Non ho sentito onorevole Cappai.

CAPPAI (U.D.C.) Chiedo di poter recuperare il tempo perduto, dal momento che…

PRESIDENTE. Se lei parla il tempo lo recupera, quindi parli e la ascoltiamo.

CAPPAI (U.D.C.). Il mio Gruppo, fin dall'inizio della discussione di questa legge, ha cercato di dare il massimo del contributo possibile, però l'evolversi dei lavori in Aula non ha consentito un serio dibattito e non ha consentito che si instaurasse un clima di rispetto tra le forze politiche in quest'Aula. Eravamo forse erroneamente convinti, o almeno io ero convinto, che il primo provvedimento che questa maggioranza avrebbe dovuto esaminare e portare in Aula fosse l'assestamento di bilancio. Dico questo..., Presidente, un po' di serietà in Aula, io non riesco a parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Cappai prosegua, prego.

CAPPAI (U.D.C.). Dicevo che dico questo per cercare di dimostrare che tutte le cose che dite, che proponete, che programmate non le mantenete mai. Ricordo a me stesso, ma vorrei ricordare a tutti, che l'ultima legge finanziaria è stata predisposta da noi, noi del centrodestra, ma completamente modificata da voi, con l'impegno unanime che chi avesse vinto le elezioni avrebbe proceduto con immediatezza alla predisposizione dell'assestamento; invece no, avete accettato quello che vi è stato imposto, discutere questo disegno di legge che io continuo a definire "guasta coste" e oggi aggiungo "soffoca sviluppo". Mi rivolgo soprattutto a lei, amico onorevole...

PRESIDENTE. Non dovrebbe toccare il microfono, onorevole Cappai, secondo me se non lo agita va meglio.

CAPPAI (U.D.C.). A lei onorevole Cugini, a lei onorevole Balia, che eravate Capigruppo a quell'epoca, perché avete accettato l'imposizione di Soru di discutere per primo questo disegno di legge anziché l'assestamento? Cosa nasconde questo disegno di legge? Nei miei pochi ma ripetuti interventi dei giorni scorsi, ho a più riprese chiesto che l'onorevole Soru ce lo spiegasse, ma brillante com'è di testa e per la sua assenza in Aula, ad oggi non ho ancora avuto risposta. Perché lei, Presidente, è l'unico che conosce le cose nascoste in questo disegno di legge e mi dispiace che molti colleghi sindaci siano caduti nel tranello. Questa è la peggior legge che si potesse fare per il turismo in Sardegna.

Onorevole Pirisi, la invito a rileggersi la pagina 23 delle vostre dichiarazioni programmatiche, dove parlate degli strumenti per sviluppare il turismo nella nostra Isola e dite tante cose, e non ne rispettate manco una; quindi avete tradito i sardi due volte, dicendo che questo era il vostro documento programmatico e poi invece disattendendolo con questa normativa. Avete proposto di istituire un'autorità di coordinamento, che avrà come primo obiettivo quello di definire chiari indirizzi strategici e regole ampiamente condivise, basate su informazioni aggiornate e affidabili sui dati attuali del turismo in Sardegna. Lei, Assessore del turismo, li ha fornito questi dati, visto che l'autorità di coordinamento non c'è? Allora avevate dichiarato ai sardi: "Faremo una legge per lo sviluppo del turismo avendo tutte queste conoscenze: presenze, seconde case, spesa pro capite, tutti dati aggiornati sul mercato globale del turismo" e ancora oggi non ce li avete forniti. Quali sono i dati di cui vi siete serviti per fare questa legge? Io in cuor mio sento di dire a voi tutti, maggioranza e minoranza, che il centrosinistra è caduto in un tranello, nel tranello del Presidente che prima ci ha detto una cosa e poi ne ha fatto un'altra.

Non mi dilungo oltre, Presidente, perché se dovessi dilungarmi oltre entrerei in una materia che probabilmente avrebbe bisogno di molto tempo; e allora dico: quali sono i sistemi turistici locali a cui vi siete riferiti nel vostro programma? Dove sono nella legge? Ce lo dovrebbe spiegare il Presidente della Commissione che, bontà sua, ha cercato nel suo ultimo intervento di farci capire che tutte queste cose erano a conoscenza della Commissione e soprattutto della maggioranza di centrosinistra. Tutte falsità.

Ecco perché io personalmente e tutto il mio Gruppo voteremo contro questa legge truffaldina che è a favore di pochi e a svantaggio di molti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, Assessori e colleghi, spero che alla maggior parte di voi piacciano le canzoni di Battisti. Io ne conosco una che dice: "Sogno un cimitero di campagna e io là, all'ombra di un ciliegio in fiore senza età per riposare due o trecento anni". Credo che il presidente Soru, che ha detto che per i prossimi cinquecento anni avrebbe sistemato le cose della Sardegna, non abbia bisogno di riposare cinquecento anni all'ombra di un ciliegio in un cimitero di campagna per sperare poi di svegliarsi e vedere il risultato.

Ai cittadini sardi basterà vivere il tempo di questa legislatura per capire le nefandezze, per capire tutti i malefici che possono derivare da questa legge che è assolutamente nefasta per l'economia della Sardegna. È una legge che non tiene in alcun conto le prerogative delle autonomie locali, tanto citate in altre occasioni, che altre aspettative di sviluppo avevano. Soprattutto altre indicazione si aspettavano da un Consiglio regionale che aveva suscitato tante aspettative in coloro che l'avevano votato e che avevano eletto alla presidenza Soru, che non si degna neanche di essere presente oggi, a vedere nascere questo novus seclorum ordo, come avrebbe detto Virgilio, che lui preconizzava.

Beh, se questo è il risultato veramente potevamo fare a meno di chiuderci qui un mese per esitare questa legge che assolutamente non risponde alle aspettative dei cittadini. Ho sentito qualcuno dire qui che noi siamo contrari alle seconde case e agli insediamenti abitativi. Si può discutere dell'utilità delle seconde case sulle coste, ma che i cittadini abbiano diritto di spostarsi dai territori dell'interno, che sono abbandonati, che vivono una situazione assolutamente inaccettabile al giorno di oggi, cittadini che per arrivare a Cagliari in Tribunale devono fare due ore di macchina, per arrivare ad un ospedale decente, per arrivare all'università, devono impiegare più tempo di quanto non impieghi un cittadino di Cagliari ad arrivare a Londra o a Mosca, sinceramente credo che sia un diritto che non si possa negare a nessuno; che i cittadini della Sardegna in questi anni si siano spostati verso le coste è sotto gli occhi di tutti.

CUGINI (D.S.). Ma stiamo parlando di trasporti?

LIORI (A.N.). No, sto parlando delle conseguenze di questa legge, Cugini, di una legge che tu voterai e che io non voterò, e per il tuo voto verrai giudicato dai cittadini sardi perché si chiederanno cosa hai fatto del tuo mandato; perché è giusto che tu abbia avuto il voto, abbia ottenuto il consenso democraticamente, però giudicheranno anche, dopo cinque anni, che uso ne hai fatto, perché così come hanno condannato noi all'opposizione dopo cinque anni è molto probabile che dopo questa legge veniate condannati all'opposizione, tu e il tuo partito.

Libera scelta vostra, consiglieri della maggioranza, di sostenere una legge come questa, credo che sia dovere nostro recepire le aspettative dei cittadini e votare contro una legge come questa. Beh, credo che non ci sia bisogno di cinquecento anni o di trecento anni per giudicare questa legge, basta vedere le reazioni dei sindaci, basta vedere le lettere indignate degli elettori del presidente Soru, perché è lui che ha vinto le elezioni ed è lui che vi ha imposto questa legge, non siete stati voi a volerla, tant'è che il Presidente della Commissione era uno dei più contrari a questo provvedimento che gli è stato letteralmente imposto dal presidente Soru.

Credo che non ci sia molto da dire, basta vedere le reazioni delle associazioni di categoria, della Confartigianato, di tutte quante quelle che si sono manifestate contrarie. Addirittura il rappresentante dei DS per il turismo ha dichiarato che ci saranno conseguenze estremamente negative per lo sviluppo del turismo in Sardegna. Beh, che cosa vogliamo di più? Non è che lo dicano i rappresentanti di Forza Italia, lo dicano i rappresentanti di AN, dell'UDC, dei Riformatori, degli altri partiti, di Fortza Paris; lo dicono i rappresentanti ufficiali del settore turismo dei DS che questa è una legge che è contraria agli interessi dei sardi, e poiché non siete in grado di dire no voi al vostro Presidente, volete che lo diciamo noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, colleghi, signori Assessori, siamo stati chiamati qui ad affrontare questa discussione e vi dico la verità che ne avremmo fatto volentieri a meno, ma non soltanto noi ma anche la stragrande maggioranza dei sardi che a causa di un provvedimento blocca tutto - tra l'altro devo dire privo di fondamento giuridico, di motivazione e di legittimità formale e sostanziale - ha visto in questo periodo una sollevazione di tutte le forze produttive della Sardegna. Intanto quello che vorremmo dire su questa legge, che oggi verrà forse approvata...

PILI (F.I.). Ci sono assembramenti e riunioni dappertutto; non è modo!

PRESIDENTE. Onorevole Pili, stia tranquillo. Lasci intervenire i suoi colleghi, lasci concludere l'onorevole Moro.

MORO (A.N.). Grazie dell'attenzione che vorrete dedicarmi almeno in questi quattro minuti e mezzo che mi spettano per l'intervento. Dicevo che questa legge, oltre a non avere un fondamento giuridico come diremo più avanti, non ha nemmeno alle sue spalle una volontà politica, pur discutibile che sia. Infatti abbiamo denunciato più volte che questa legge, come qualcuno ricorderà, nasce da una frase lanciata in libertà dal Presidente Soru in un convegno nazionale dell'Istituto Nazionale di Urbanistica, l'INU; in quella sede, come ho avuto modo di dire qualche giorno fa, come se parlasse di una sostituzione di un calciatore in una partita di calcio, aveva sostenuto: "Il limite di inedificabilità potrebbe andare anche a duemila metri dalle coste" e intorno a questo desiderio del governatore unico della Sardegna prima si è costruita una delibera di Giunta e adesso addirittura stiamo andando a approvare una legge. E qui sorge la prima domanda, me l'ero posta all'inizio di questo dibattito ed ora arriva anche la prima certezza: il Presidente ne aveva parlato con la Giunta? Io dissi allora che il Presidente non ne aveva parlato con nessuno, neanche con la sua Giunta, non si era confrontato con nessuno pur avendo affermato che si sarebbe confrontato con qualcuno, e dopo aver visto come si sono svolti i lavori in Aula, posso anche affermare, senza tema di smentita, che non si è neanche confrontato con la maggioranza che oggi sostiene a malincuore questa croce, come ha detto un anonimo consigliere di maggioranza. Questa è una croce e voi, con l'approvazione attuale, ve la porterete insieme con tutti i sardi che cadranno per l'emanazione di questa legge. Lo dimostra il fatto che questa legge non è nata dal confronto con nessuno, neanche all'interno della sua maggioranza, lo dimostrano i disegni di legge presentati da autorevoli componenti del centrosinistra, a partire dai DS, gli emendamenti aggiuntivi, quelli sostitutivi, quelli parziali, quelli ritirati in Aula, quelli proposti anche oralmente. Questo sta a significare veramente che è una legge improvvisata, e se spiegasse i suoi effetti solo ed esclusivamente in quest'Aula poco male, il fatto che a subirne le conseguenze saranno tutti i sardi, specialmente la parte produttiva, quelle forze vitali di cui oggi noi stiamo decretando, non dico la morte fisica, però almeno lo scoramento, la fuga che, come qualche collega ha annunciato, sarà la fuga dalla Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, signori della Giunta, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare la mia contrarietà a questa legge, così come abbiamo fatto in quest'ultimo mese, su ogni articolo, su ogni emendamento, e in ogni occasione pubblica e istituzionale e non solo. Dico che questa giornata verrà ricordata nella storia dell'autonomia della Sardegna, e verrà ricordata nella storia nell'autonomia della Sardegna come una delle giornate più tristi della storia autonomistica dell'Isola. E lo dico dopo aver riflettuto a lungo insieme ad alcuni colleghi, in particolar modo del mio Gruppo, anche sulla possibilità di fare un opuscolo, di farlo pubblicare col titolo: "Cronistoria di una legge bloccasviluppo", perché questa - continuiamo a dirlo - è una legge iniqua, è una legge che ci porta indietro nel tempo, è una legge che certamente non proietta la Sardegna e i sardi in un futuro migliore, fatto di crescita economica, culturale e non solo economica e culturale.

E dico questo con molto rammarico. Lo dico dopo aver assistito giorni e giorni, per ore ed ore da questi banchi a numerosi interventi, voi chiamateli pure ostruzionistici, noi li chiamiamo interventi - e continueremo a chiamarli -propositivi, interventi fatti in piena autonomia con la speranza che il buonsenso, che sono sicuro che comunque ancora è presente nella maggioranza, almeno così spero, il buonsenso di qualcuno di voi riuscisse a prevalere su questa chiusura certamente non voluta da tutti voi, ma voluta da chi questi dieci comandamenti, perché queste norme sono come i dieci comandamenti, vi ha imposto e vi ha fatto votare.

Dico anche, forse ripetendomi, che noi abbiamo voluto rappresentare qui, con i nostri emendamenti, con questa battaglia, con le nostre proposte, le istanze di chi si sente schiacciato, di chi si sente messo in un angolo da questa legge e da questo parlamento regionale che non ha tenuto conto degli amministratori, non solo di centrodestra ma anche apertamente schierati nel centrosinistra, che hanno più volte manifestato e sollecitato i propri rappresentanti qui in quest'Aula. E dico anche che noi siamo l'opposizione in quest'aula ma non siamo opposizione rispetto alle istanze delle popolazioni e non solo di quelle lobby o quei gruppi di interesse che voi più volte citate, ammesso che esistano; io personalmente non faccio parte di nessuna lobby, di nessun gruppo di interesse, qui rappresento i sardi, rappresento quei sardi che mi hanno dato la fiducia e che hanno detto che a governare quest'Isola comunque doveva essere il centrosinistra, quel centrosinistra che si assume oggi tutta la responsabilità di questa legge, quel centrosinistra che si assumerà anche la responsabilità di tutti quei danni che questa legge farà ai sardi e alla Sardegna per i prossimi anni e non per i prossimi duemilacinquecento anni, come invece qualcuno ha la presunzione di pensare, ma semplicemente per il 2005, per il 2006 e poi, se ci arriverete, sino a scadenza naturale della legislatura, perché poi sono sicuro che, anche a causa di questa legge, saremo noi a governare.

PRESIDENTE. L'onorevole Sanciu non è in Aula e decade.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Ho un elenco onorevole Pili, vuol venire anche a fare l'elenco?

PILI (F.I.). No, Presidente.

PRESIDENTE. Bene, ed allora mi lasci proseguire.

PILI (F.I.). Evidentemente lei vuole fare come se si trovasse in una sezione di partito.

PRESIDENTE. Lasciamo perdere. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

AMADU (U.D.C.). Presidente, colleghe e colleghi, presidente Pirisi. Io intervengo non per atto dovuto ma con convinzione per annunciare il mio voto contrario a questa legge che il Consiglio regionale tra qualche minuto licenzierà.

Sono state diverse le opportunità e le occasioni durante le quali abbiamo avuto la possibilità di sottolineare gli aspetti negativi che, secondo il nostro punto di vista, emergono da questa legge che è nata effettivamente in modo strano. C'è stata una rapidità, una tempestività che fa sospettare anche chi in qualche modo ritiene che l'attività legislativa sia sempre originata da impulsi legittimi, dalla volontà politica, dalla volontà istituzionale, una velocità strana, ancora più strana se si pensa che il contenuto, purtroppo questo lo devo rimarcare soprattutto ai colleghi che sono stati e sono ancora amministratori locali, nasce non certamente come un atto di fiducia nei confronti delle autonomie locali, non certamente come un atto di fiducia nei confronti dei cittadini sardi, non certamente come un atto di fiducia verso le categorie produttive sarde, perché io sfido anche i più ottimisti a trovare un documento, un atto degli organismi rappresentativi che ho elencato, della società civile, degli enti locali e della società politica, che possa in qualche modo esprimere un gradimento totale verso questo provvedimento.

Ci sono stati da parte della maggioranza tentativi, tra i quali anche l'emendamento relativo alle deroghe, di abbandonare alcune posizioni iniziali, ma sono stati tentativi insufficienti rispetto alle attese dei cittadini, rispetto alle attese dell'economia sarda. Se guardiamo alla storia degli anni scorsi e cerchiamo di ripercorrere i tempi nei quali inizialmente fu posto il vincolo dei centocinquanta metri, poi fu posto il vincolo dei trecento metri - facevo parte della Commissione urbanistica quando si approvò il vincolo dei trecento metri e governava una coalizione di centrosinistra - ricordiamo le difficoltà, gli sforzi per trovare soluzioni in favore soprattutto delle città che vivono sul mare; non capisco come mai anche in quest'occasione non si sia fatto lo stesso, pur andando verso una soluzione vincolistica troppo ambientalista. Non so se questo sia il prezzo che si vuole pagare a qualche frangia politica che peraltro non è stata neanche rappresentata in Consiglio regionale, ma questo è un altro discorso che riguarda la maggioranza; io credo che però ci siano delle ragioni che in qualche modo vanno contro gli interessi soprattutto dei comuni rivieraschi, cioè dei comuni costieri.

Ora io mi chiedo che titolo abbiamo, pur nel rispetto della programmazione generale, degli atti che paesisticamente devono qualificare la nostra azione, che titolo abbiamo noi per impedire che un'amministrazione locale, che un sindaco, che un consiglio comunale di una città rivierasca decidano di fare la piazza del paese sulla spiaggia. Di questo dovremo rispondere, dovrà rispondere chi è in maggioranza ma anche chi è all'opposizione. Ed allora il dibattito a conclusione di questa maratona, deve chiarire questi aspetti. Perché non è messo in dubbio il diritto di una maggioranza di pronunciarsi e di imporre. Ma io mi chiedo soprattutto se questa tempistica che è stata indicata nel disegno di legge, sarà rispettata oppure no, io ho qualche dubbio che possa essere rispettata ed allora io credo che i danni possano essere notevoli; io so già di licenziamenti che stanno avvenendo in diversi centri rivieraschi del nostro territorio, io non so come si potrà rispondere a quest'accentuazione della disoccupazione che mi preoccupa come amministratore, mi preoccupa come legislatore, ma soprattutto mi preoccupa, come altri hanno detto, perché c'è il rischio di una nuova forte emigrazione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PETRINI (F.I.) Grazie Presidente, signori consiglieri, secondo me questa legge se viene approvata ci porta indietro di qualche anno. Secondo me, forse mi posso sbagliare, forse è una legge giusta per la nostra Isola, per la Sardegna, ma se la legge è giusta e io sto sbagliando a fare opposizione, perché i sindaci sono venuti a protestare? Perché? Ma non solo sindaci di destra, sindaci di destra, di sinistra, del centro. Ed allora, ho qualche dubbio nel senso che non so più cosa votare, non lo so. Mi è venuto qualche dubbio e allora mi sono preso qualche appunto. Secondo me questa legge blocca il turismo e lo blocca seriamente. Alcuni hanno detto: "I paesi...",

CUGINI (D.S.). Chi te l'ha detto?

PETRINI (F.I.). Lo dico io, caro amico Cugini, lo dico io, poi tu dirai il contrario di quello che dico io; io rispetto quello che dici, per carità, tanto di cappello ad una persona brava come te in politica. Stavo dicendo che il turismo è importante; io frequento molti paesi dell'Ogliastra, prendiamo un paese a caso, Tortolì, aveva tremila abitanti, adesso sono quasi dodicimila. Vuol dire che i paesi della costa sono considerati una meta anche dai paesi dell'interno e allora noi stiamo bloccando proprio questi paesi con questa legge, questi paesi che si affacciano sulle coste, le coste sarde, chiaramente. Allora, appunto, blocchiamo lo sviluppo, che è una cosa importante, blocchiamo veramente, come stavo dicendo prima, il turismo, lo sviluppo, allora è vero che blocchiamo lo sviluppo, perché l'altro giorno, in quella saletta giù, dove era presente anche qualcuno di voi, la delegazione di sindaci che abbiamo incontrato, saranno stati dieci, venti, trenta, non lo so, se l'è presa quasi con noi…

CUGINI (D.S.). Hanno ragione!

PETRINI (F.I.). Erano sindaci di sinistra! Se la sono presa quasi con noi, perché non facevamo un'opposizione abbastanza dura! E mi hanno convinto, ho detto: ma perché non stiamo facendo un'opposizione dura? Perché? Allora io penso che il mio voto sarà contrario, caro Cugini, sarà contrario, almeno questa volta, però ci sarà qualche altra volta in cui potrò votare anche a favore. Per carità, la vita in questo Consiglio è lunga, cinque anni, mi auguro che duriamo cinque anni, me lo auguro per me e per voi, soprattutto per voi. Per me, se vado a casa non fa niente, ormai vedo poco, mi potrò riposare! Però io dico questo: stiamo attenti che andiamo a casa, stiamo attenti! Io mi auguro che questo Consiglio duri veramente quanto durerà questa legge. Io mi auguro che questa legge non porti danno alla Sardegna, io mi auguro che voi abbiate ragione e se avete ragione verrò a chiedervi scusa!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Sinceramente avevo deciso di non intervenire in questa fase, poi, come si dice, l'appetito vien mangiando, intervengono tutti, perché non dovremmo intervenire noi?

Giusto per dichiarare ancora una volta, purtroppo, un voto contrario alla legge e dico che me ne dispiace, perché? Perché non mi è stata data la possibilità in aula di poter dare il mio modesto contributo a questa legge che doveva essere uno strumento importantissimo di pianificazione urbanistica. Perché non ho potuto dare il mio contributo? Perché, sinceramente, il dialogo non c'è stato; c'è stato un monologo della opposizione e c'è stato un mutismo quasi totale, nelle cose sostanziali, della maggioranza.

Da un mese e mezzo io ho visto che in quest'aula è come se aleggiasse un'entità astratta, un fantasma che non riesco a identificare o a definire, che quasi ha ammutolito la maggioranza. Questo era un provvedimento che doveva essere esaminato con calma, al cui esame dovevano partecipare nella interezza tutti consiglieri regionali e tutta l'Aula parlamentare, perché è un provvedimento che non riguarda una parte o l'altra di quest'Aula, ma che riguarda il futuro prossimo della Sardegna. E' un provvedimento che incide fortemente sull'economia della nostra Isola, è un provvedimento che, per la sua portata, è di basilare importanza per il nostro ambiente, e non solo per le coste, ma anche per l'interno; è un provvedimento che per i vincoli troppo radicali che impone, sinceramente, condizionerà negativamente tutto l'indotto economico dell'interno della Sardegna che dal turismo costiero ogni anno trae beneficio, è un provvedimento che io non definisco legge, ma regio decreto, come espressione - come ho già detto - di assolutismo monarchico, poiché non è possibile che un provvedimento di legge non possa essere discusso, sviscerato, migliorato, attraverso la compartecipazione di un'Aula parlamentare. Ecco perché è un regio decreto; un tempo venivano fatti i regi decreti perché c'erano i re e nessuno poteva, almeno credo, minimamente intervenire. Parlo chiaramente più che dei regi decreti, un collega mi ha preceduto, dei pregoni; sto parlando cioè di una monarchia assoluta, chiaramente non dei tempi nostri, ma del 1600-1700. Ma questo deriva probabilmente da una visione assolutistica, da una visione probabilmente distorta che si ha dell'amministrare la politica, non uso la parola potere, perché è troppo grossa, troppo pesante.

Ecco perché io voto contro questa legge. Per motivazioni di carattere economico, di carattere ambientalistico, a causa delle umiliazioni e dei condizionamenti gravi che subiranno gli enti locali, i cittadini, le associazioni di categoria. Oggi è pervenuta una ennesima lettera da un'associazione di categoria, dalla Confartigianato; avrei preferito che scrivesse anche la CNA, assessore Broccia, cosa che non è avvenuta. Di questo ne abbiamo già parlato, ecco perché mi dispiace e dico che purtroppo dovrò anch'io dare il mio voto contrario a questa legge perché non mi è stato permesso insieme ai colleghi di dare il mio modesto contributo alla formazione di questo importantissimo provvedimento di legge. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, dichiaro il mio voto contrario a questa legge che è stata definita in queste ultime settimane in svariati modi: legge iniqua, legge truffa, legge blocca sviluppo, blocca tutto. Nel corso della scorsa legislatura, quando noi eravamo maggioranza e voi invece opposizione, in questi stessi banchi, in quest'aula, ci avete più volte accusati di avere scritto delle pagine buie della storia della Sardegna. L'avete detto tante volte, troppe per non pensare a semplici accuse strumentali.

Colleghi, il ruolo si è rovesciato e voi oggi avete scritto veramente, lo dico senza voler strumentalizzare niente, la peggiore legge della storia dell'intera autonomia sarda. Sono convinto anch'io che stavolta il centrosinistra, forse non tutto, sia caduto in un tranello. Certo la fretta è una cattiva consigliera, ma sarebbe troppo semplicistico dare tutte le colpe alla fretta per giustificare una delibera di quasi Ferragosto. Un tranello, dicevo, operato tra l'altro da chi ha messo la trappola e non si è nemmeno soffermato a guardare come questa vicenda va a finire. E' inaccettabile, incomprensibile, è inammissibile che il presidente Soru oggi non sia presente in aula quasi a voler dire: "Colleghi, andate avanti voi, andate voi" - come si dice e si diceva - "che a me scappa da ridere!" Ma il dramma è che non c'è niente da ridere, non c'è proprio niente. Io credo che nessun sardo oggi possa ritenersi soddisfatto e sono convinto che non lo è nemmeno la maggioranza dei consiglieri presenti stasera in quest'aula. Da oggi siamo tutti autorizzati ad essere un po' più tristi di fronte a un futuro certamente più grigio.

Colleghi della maggioranza, i sardi vi hanno affidato la responsabilità di governare la Sardegna per i prossimi cinque anni; questi stessi sardi, i cittadini, gli imprenditori, le associazioni, gli amministratori, i sindaci, con lo stesso senso di responsabilità vi chiederanno conto, e lo chiederanno solamente a voi, dei motivi che vi hanno convinti a farvi trascinare in questo folle progetto involutivo che rappresenterà, per il prossimo futuro, il vero freno allo sviluppo della nostra Isola.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Grazie, signor Presidente. Intervengo per dichiarare il mio voto che non può essere di sicuro a favore di questo disegno di legge. Sinceramente avrei pensato che la legislatura avesse potuto iniziare con temi, non dico più importanti, ma di sicuro con temi che affrontassero più celermente i problemi strutturali che non sono solo dell'amministrazione, e tanti altri temi che davvero meritavano di avere la precedenza, oggi, nei lavori del Consiglio regionale. E giusto per citare il più grosso problema che affligge ancora la nostra terra, perché abbiamo condiviso con l'amico Uras alcune battaglie, l'impegno nella pubblica amministrazione, vorrei indicare quello del lavoro. Una legge sulla riforma delle politiche per il lavoro di sicuro per me avrebbe dovuto avere, dopo la manovra finanziaria, la priorità.

Presidente, io in questa occasione chiederò di recuperare tutto il tempo che si perde, perché non l'ho chiesto in tutti gli altri interventi… Ci pensi lei, Presidente, gestisca lei l'Aula.

PRESIDENTE. Ci penso io. Colleghi, dobbiamo tenere conto che siamo tutti un po' stanchi. Basta non interrompere i colleghi che parlano. Prego, onorevole. non si fermi.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Il tempo scorre, poi se lo fa restituire dall'onorevole Pili, onorevole Contu. Prego.

CONTU (F.I.). Io sinceramente, tendenzialmente sono portato a fare degli esempi e mi sembrava di vivere in altri contesti più che in Consiglio regionale, più che in un parlamento regionale.

Io sinceramente devo dire, consigliere Pirisi, a lei che sfrucona il suo naso…

PIRISI (D.S.). Non dire cretinate!

CONTU (F.I.). Sinceramente, mi sembra che non sia il contesto in cui ci si possa sfruconare il naso e non mi sembra consono al suo ruolo peraltro, qui compiutamente esercitato fino ad ora con molta dignità...

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole. Io invito i colleghi a fare silenzio, a stare a posto.

CONTU (F.I.). Abbi pazienza, siediti!

PIRISI (D.S.). Gli dia un paio di occhiali! Sei un talpone!

CONTU (F.I.). Castia, ancu ci biasta tui cantu biu deu, tocca!

PRESIDENTE. Vada avanti.

CONTU (F.I.). Dicevo, Presidente, io mi auguravo di poter affrontare in quest'Aula temi, diciamo, che dovessero avere una priorità assoluta rispetto ad altri, comunque la scelta è stata fatta, si è portato in Aula questo disegno di legge. Disegno di legge che di sicuro è stato battezzato in tanti modi, nel corso del dibattito, durato giorni, giorni e giorni. Dibattito che davvero ha portato necessariamente la maggioranza e dico che nella maggioranza, grazie a Dio, riconosciamo tante intelligenze...

Presidente la suburra è altrove, io mi rifiuto di parlare, grazie. Suburra, vi ho chiamati suburra. Io non posso, Presidente. Lei non sta esercitando il suo ruolo, abbia pazienza. Ieri ci siamo rifiutati di partecipare a una votazione, ma non ritengo che lei stia gestendo in modo ordinato l'Aula in questo momento. Io chiedo di interrompere i lavori, che si riposi. Siamo qui dalle 16, per consentire il riposo delle membra dei nostri colleghi, che ormai sono rattrappiti o non sono in condizioni di mantenere l'ordine in aula, chiedo una sospensione, Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Gli ha tolto la parola!

PRESIDENTE. Ha rinunciato a parlare.

PILI (F.I.). Ha chiesto una sospensione. Deve fargli recuperare il tempo!

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lei sta ostacolando l'ordinato svolgersi dei lavori. Onorevole Artizzu, prego.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lei deve consentire a chi interviene di parlare. La prego...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. La prego di non urlare. Onorevole Contu, anche se urla il suo intervento non viene registrato, quindi si accomodi poi vediamo cosa fare. E prego l'onorevole Pili di smetterla di schiamazzare.

PILI (F.I.). Io non sono abituato a schiamazzare, se è abituato lei lo può fare.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, per cortesia, la richiamo per la ventesima volta oggi, per piacere, non mi costringa ad allontanarla dall'Aula. Onorevole Contu, vuole concludere? Concluda.

Onorevole Pili, lasci perdere, non suggerisca, i colleghi sanno cosa fare e cosa dire.

CONTU (F.I.). Io sinceramente ho rispettato tutti i colleghi di maggioranza che hanno parlato, non ho interrotto nessuno, quindi ritengo che altrettanto doverosamente i colleghi di maggioranza debbano aver pazienza e starmi ad ascoltare. Siccome qui io non ho interessi da difendere, non ho terreni, non ho interessi su aree né costiere né montane, non ho da tutelare nessuno come sembrerebbe di capire che faccia qualcuno eletto per questo, non so quali interessi questa legge tuteli e quali privilegi accordi.

PILI (F.I.). Faccia fare silenzio, Presidente!

PRESIDENTE. Onorevole Pili, l'unico che sta strillando è lei. Continua ad essere lei l'unico che strilla!

CONTU (F.I.). Io ho chiamato in causa il collega Mattana, in un intervento precedente, chiedendogli quali interessi si celano nella sua mancata presa di posizione sui problemi ambientali, paesaggistici e quant'altro, che coinvolgono il suo comune, quello di Sarroch. Ho chiesto se gli interessi della SARAS a Sarroch sono da privilegiare rispetto agli interessi dei sardi; quando qui si difende la possibilità di fare impresa, si difende la possibilità di creare lavoro, si difende la possibilità di dare un futuro alla nostra terra...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, si può anche non ascoltare, in tal caso si esca dall'Aula. Chi è stanco esca dall'Aula così evitiamo di protrarre a lungo queste scene che non sono decorose per nessuno.

Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Grazie Presidente. Questa maratona parlamentare volge quasi al termine, e come tutti sapevamo la legge sarà approvata; sarà approvata come l'avete voluta voi, colleghi della maggioranza, ma soprattutto sarà approvata così come il principe ha decretato che doveva essere approvata. Il nostro Presidente è stato paragonato anche a Luigi XIV, è stato parafrasato il suo cognome, il re Soru. Io piuttosto che a Luigi XIV lo paragonerei a Carlo V il quale diceva: "Sul mio impero non tramonta mai il sole". Io mi immagino domani mattina, spero sia una bella giornata, il sole che sorge e che accarezza con le sue dita tinte di rosa, come diceva Virgilio, la costa di Villasimius e quindi la casa del Presidente, a mezzogiorno illuminerà Sa Illetta, e al tramonto si inabisserà a Funtanazza.

Ho citato questo percorso del sole perché queste tre località sono, guarda caso, delle località ove sorgono delle costruzioni che sono del tutto inconciliabili con la legge che Soru ha voluto imporre ai sardi. Infatti dicevo che non credo che Soru sia stato folgorato sulla via di Damasco, per quanto riguarda la sua grande attenzione ai temi dell'ambiente, ma credo che questa legge sia il frutto di una lunga elaborazione che sicuramente è iniziata alcuni anni fa. Ed allora mi chiedo come può una persona che già anni fa considerava moralmente illecito, inopportuno edificare sulla spiaggia, acquistare case e realizzare aziende proprio sulla spiaggia e poi, una volta che diventa il capo del Governo regionale, pensare ed imporre una legge che prevede che nessun altro possa edificare sulla spiaggia. Questo è un aspetto da non trascurare a mio avviso, e oltre a questo ci sono da evidenziare, come abbiamo cercato di fare in questi quindici giorni, o forse venti, di dibattito in Consiglio regionale, tutte le altre incongruenze, tutte le altre ingiustizie, tutte le altre sperequazioni che questa legge comporterà per i sardi.

È una legge che io non credo i colleghi della maggioranza avrebbero scritto in questi termini; io non posso credere, non voglio credere e non credo che i colleghi della maggioranza non sarebbero stati in grado di elaborare un provvedimento legislativo, con una formula e un contenuto diverso nel merito, più accettabile. E non credo soprattutto che i colleghi della maggioranza avrebbero cancellato da questo iter legislativo tutta quella fase così importante che si chiama confronto, che si chiama concertazione, che si chiama dialogo con le realtà locali, con gli imprenditori, con i cittadini.

Quindi credo che sia un bene che l'opinione pubblica sappia molto chiaramente che questa legge è una legge vostra, e che noi abbiamo fatto una opposizione assolutamente integrale a questa legge. Credo che sia bene che qualche ora di sonno si sia persa per ribadire il valore di questa nostra opposizione, credo che dovremo continuare, ma lo faremo senz'altro, a denunciare le pericolose conseguenze di questa legge, e credo anche che facendo questo non saremo soli. Credo che ci saranno tante altre persone che da domani saranno preoccupate quanto noi, preoccupate anche più di noi, perché la mia preoccupazione personalmente si limita alla preoccupazione di un consigliere regionale di opposizione non avendo, come ho già avuto modo di dire in quest'Aula, né case né terreni né aziende né alcun interesse di alcun genere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Grazie Presidente. Colleghi, diciamo che finalmente si è detto, e l'ha detto il presidente Pirisi, che le motivazioni che hanno portato a questa legge, quindi alla pianificazione urbanistica così come viene proposta, nascono dal programma presentato dall'onorevole Soru in campagna elettorale che individua nel turismo un settore importante, seppure lo mette ad alto rischio, perché rappresenta un'opportunità di sviluppo rapido e integrato. Quindi ritiene che il turismo sia il settore più importante, ed anche io sono d'accordo, che si deve incentivare e disciplinare in modo tale da assicurare alla Sardegna un cambiamento di indirizzo sotto l'aspetto del ritorno economico, ma questo aspetto lo si è trascurato nonostante ci fosse inizialmente una posizione favorevole. Perché come ho detto anche in un'altra occasione, il Presidente Soru, non tanto in Aula, non tanto ai Gruppi che rappresentano la maggioranza, aveva indicato quali erano le sue linee guida per quanto riguarda la valorizzazione dell'economia sarda.

Era preoccupato perché vedeva l'integrità dell'ambiente in pericolo; io personalmente, e parlo da sindaco, penso che questo pericolo non ci sia. Io sto operando con serenità nel mio territorio, ho un piano urbanistico, gli imprenditori che intendono realizzare le loro iniziative vengono a trattare con l'amministrazione comunale e l'amministrazione comunale, ed è questo che manca secondo me come riferimento in questa normativa, discute e noi dettiamo le linee guida degli interventi che devono essere realizzati in quel territorio, seppure piccolo, e tutto è impostato - lo diceva l'onorevole Capelli - sulla qualità degli interventi e sulla valorizzazione degli altri settori che sono presenti in quel territorio.

In primo luogo l'ambiente, che noi tuteliamo al massimo, ma non tuteliamo con leggi e leggine che impongono vincoli, lo tuteliamo per davvero attraverso il controllo dell'indice fondiario, assessore Sanna, io l'ho detto anche in Commissione; e questo perché è stato fatto e perché è stato voluto? Perché con la disciplina dettata dal decreto Floris sono successi tutti gli sconci urbanistici che vediamo sulle coste sarde, ciò vuol dire che quei parametri non sono utili alla salvaguardia, non ti danno la possibilità di realizzare interventi di alto livello. Allora bisogna agire diversamente, bisogna cercare di impedire gli interventi che vanno a consumare il bene ambiente.

Questa preoccupazione io la faccio mia come sindaco, ma gli altri sindaci che sono stati sentiti ad Alghero, e lei era presente, assessore Sanna, e quelli che sono venuti anche qui in Regione, hanno rappresentato le loro perplessità su questa legge, non perché sono contrari che venga fatta una legge che tenda a dare degli indirizzi di programmazione, sono preoccupati per gli impedimenti che crea alla programmazione dello sviluppo nei territori che loro rappresentano; anche perché in molti casi lo sviluppo turistico rimane l'unica ancora di salvezza per garantire un tornaconto economico.

PRESIDENTE. Onorevole Sanciu lei è decaduto dalla facoltà di intervenire.

PILI (F.I.). Per dichiarazione di voto ci si può iscrivere a parlare in qualsiasi momento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Grazie Presidente. Io non utilizzerò i cinque minuti che il Regolamento concede per la dichiarazione di voto per riprendere e riapprofondire le ragioni di un dissenso che ho avuto già modo di manifestare in questa Aula e che è completo, che è stato ribadito all'infinito dai colleghi del mio Gruppo e della minoranza.

Credo sia per me importante, esternare un convincimento sullo scenario politico nel quale insieme agli altri mi sono trovato a vivere in questo momento, un convincimento che è cresciuto e si è rafforzato, si è consolidato, si è definito nei lunghi giorni di dibattito che ci siamo lasciati alle spalle. Io ho maturato il convincimento che all'interno della maggioranza che ha vinto le elezioni ci sia qualche parte politica che è convinta di aver vinto più degli altri, o meglio ci sia qualche parte politica che si sente depositaria di un consenso particolare in virtù del quale ha potuto trascinare di peso i suoi alleati alla vittoria elettorale, e che in virtù di questo convincimento pretende di porre al centro dell'azione di governo la propria impostazione politica.

Questo è emerso in maniera potente, forte, in tutti questi giorni di lavoro in Commissione e di lavoro in Aula. È emerso all'interno della maggioranza il formarsi di due posizioni, di chi sceglieva la linea del dialogo, o tentava di scegliere la linea del dialogo, di chi tentava di confrontare le proprie ragioni con le ragioni degli altri e di chi invece sceglieva la linea dura e si mostrava intransigente con i suoi stessi alleati, si mostrava insofferente verso una minoranza che è stata definita nel dibattito rozza, qualunquista e questa sera, con grande fantasia, persino buona soltanto a far girare le pale dell'eolico.

E' una parte politica che si è dimostrata insofferente verso la minoranza perché non ha accettato di misurare il confronto sulle idee, sulle proposte, perché si ritiene depositaria della verità; io credo che qualunque uomo politico voglia definirsi moderato, commetta l'errore di abuso di titolo se non è capace ogni tanto di porre in dubbio di possedere la verità, se non si chiede se non siano gli altri ad avere ragione. Se così non è il titolo di moderato è un titolo che usa a sproposito.

Questo ha portato la maggioranza di governo ad andare avanti a testa bassa, con qualche tentativo di trasversalità lodevole del quale do atto al Presidente della Commissione, onorevole Pirisi, in uno scenario nel quale su tutti e due i fronti che si combattevano ciò non era facile, non era semplice anche se poteva essere ipotizzabile. E così la maggioranza è andata avanti per la sua strada. L'intervento dell'onorevole Porcu, mi permetterà, era di tale tenore che mi aspettavo che da un momento all'altro dicesse: "Noi tireremo dritto", non l'ha detto ma ce l'ha fatto capire.

Noi voteremo ovviamente contro questa legge che vi appartiene tutta, per tutto quello che accadrà. Quello che abbiamo fatto in questo mese era tutto quello che potevamo fare, utilizzando democraticamente i mezzi che il Regolamento ci consente di usare, per cercare di impedire una legge che non condividiamo e che riteniamo dannosa per la Sardegna. Una cosa non potrete mai dire a vostra scusante: "nessuno ci aveva invitato a rifletterci".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. I lavori sono già ordinati, onorevole Pili. Prego onorevole Randazzo.

PILI (F.I.). Chiedo di parlare sull'articolo 89 del Regolamento.

OPPI (U.D.C.). Presidente, lei è stato maestro di queste tattiche. Ha diritto di parlare!.

PRESIDENTE. Ha diritto per quale motivo? Ha diritto se io gli concedo la parola per motivi di carattere procedurale. Comunque quando finiranno le dichiarazioni di voto potrà parlare.

(Interruzione del consigliere Oppi)

PRESIDENTE. Quando finiranno le dichiarazioni di voto le darò la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Grazie Presidente, onorevoli Assessori, onorevoli colleghi, oggi è stata tenuta in quest'Aula una lezione sul turismo e mi dispiace non vedere in quest'Aula l'Assessore del turismo perché se durante l'esame di una legge urbanistica si citano le pagine dalla numero 20 alla 22 del programma che, come la detto bene il collega Pirisi, riguardano tutta la parte del turismo, sarebbe gradita almeno la sua presenza. Questo senza togliere niente all'assessore Sanna che ha sopportato in piccole dosi la maggioranza, ma in grande parte l'opposizione che ha cercato democraticamente di impedire una veloce approvazione di questa legge. Sul turismo possiamo pensarla in modo diverso, onorevole Pirisi siamo ancora in democrazia; lei ripete quello che dice sempre il Presidente: "Ci siamo presentati alle elezioni con un programma, i nostri elettori l'hanno letto". Io mi chiedo sempre se è vero che tutti i vostri elettori l'abbiano letto, visto che molti colleghi o ex colleghi consiglieri, molti sindaci che sono dalla vostra parte, stimatissime persone, hanno obiettato e avanzato dubbi, ma non perché glieli abbia suggeriti io, dopo aver incontrato l'Assessore e il presidente Soru.

Parliamo del turismo: si è detto da parte chi ha fatto bocciare i PTP, che non sono avvenuti gli scempi che si aspettavano, questo è stato ribadito da poco anche da un collega ad un convegno al quale abbiamo partecipato io e il collega Porcu che, benché di appartenenti a schieramenti ben diversi, abbiamo spiegato ciò che ciascuno di noi intende per turismo. Io per turismo intendo sempre - parliamo di turismo costiero che rappresenta il novanta per cento del settore - come voi stessi avete scritto nel programma, quello di chi viene qua durante quei tre - quattro mesi in cui vi è bel tempo, periodo in cui si occupano appieno i nostri sessantamila posti letto, come ha ben ricordato il segretario regionale dei D.S. Tuttavia questo si verifica perché in quel mese di agosto le fabbriche sono chiuse, e solo allora le famiglie hanno la possibilità di venire qua in Sardegna, non seguono ciò che dice lei o che dice la maggioranza per scegliere il periodo per le vacanze estive.

CUGINI (D.S.). Ma non sai neanche quello che stai dicendo! Io non ho neanche parlato!

RANDAZZO (U.D.C.). Ringrazio il collega Cugini che almeno è attento alle parole che vengono pronunciate da un semplice componente dell'opposizione. Sulla legge ovviamente, per rispetto del Regolamento visto che siamo in fase di dichiarazione di voto, preannuncio il mio voto contrario perché non vorrei poi non fare in tempo a dichiararlo

Quando le confederazioni sindacali, quando gli artigiani avanzano le loro critiche sulla legge, non possiamo pensare che siano tutti di parte o siano d'accordo con l'opposizione, perché quando le imprese dichiarano sulla stampa che licenzieranno la gente, mi dispiace personalmente, come penso che dispiaccia a chiunque sia in quest'Aula e rappresenti il popolo sardo, perché ci riempiamo la bocca spesso del popolo sardo, però dobbiamo rappresentare le istanze dei cittadini che risiedono in quest'Isola, dal più grande al più piccolo, e quelle di chiunque voglia venire qua a fare investimenti.

Si dice sempre: "Salvaguardiamo quel che esiste", sono d'accordo; quando diciamo: "Ristrutturiamo", su una piccola parte mi trovate anche d'accordo. Si parla sempre di questi famosi scempi - a parte il fatto che quando sono venuti i sindaci, ho sentito qualche Capogruppo della maggioranza che diceva: "In quel paese, nonostante governiamo noi ci sono stati degli scempi e questo non va bene", cosa che dimostra che è corretto perché dice la verità -; io non conosco tutti questi scempi e nessuno ad oggi è stato ancora in grado di farmi l'elenco di questi scempi che hanno danneggiato quello che deve essere il futuro dei nostri figli, come è stato ripetuto in quest'Aula da quasi tutti i consiglieri regionali. Stiamo continuando a fare demagogia, io non sono stato eletto per fare demagogia e dico che voterò contro questa legge sopratutto perché non l'hanno capita coloro che dovranno applicarla, quei sindaci che hanno sollevato dei dubbi quando hanno incontrato tutti i Capigruppo...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Paolo Terzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA PAOLO TERZO (F.I.). Grazie Presidente. Signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, è con una certa emozione che intervengo perché è il primo intervento che faccio in questo consesso, in questa rispettabile Aula. Premetto che con quasi religiosa attenzione ho seguito il dibattito su questo disegno di legge, religiosa attenzione dovuta al fatto di essere un neofita appunto e all'atteggiamento mentale che in generale mi porta ad ascoltare sempre e chiunque per poter trarre il massimo beneficio dagli argomenti, dalle posizioni, dai punti di vista che vengono espressi. Ma su questo disegno di legge, dichiaro in premessa il mio voto contrario per una serie di argomenti e motivazioni che vorrei brevissimamente illustrare.

Le norme, i vincoli, come è stato in diverse occasioni ripetuto, che questa legge pone, di fatto, a parer mio, costituiranno un freno, nel prossimo futuro, a tutte le attività produttive che si sviluppano nel territorio e in particolare a quelle attività che nella fascia dei due chilometri insistono per specificità territoriali ed appunto per specificità di settore; e in particolare ci rivolgiamo sicuramente ad una delle attività, quella turistica, che, per ammissione della stessa maggioranza nei programmi di governo, viene considerata fondamentale per la sviluppo della Sardegna. È innegabile che, come è stato ricordato, un modello di sviluppo turistico non possa prescindere da una analisi quali - quantitativa che non è emersa in quest'Aula e che avrebbe dovuto essere alla base di una serie di valutazioni sulla natura dei vincoli temporali, strutturali, geografici che s'intendeva porre per limitare fenomeni speculativi.

Indubbiamente, e dicendo questo forse non sono del tutto in sintonia con i miei colleghi di minoranza, è necessario costituire un sistema di norme a tutela del territorio e di un ambiente che non è un bene da consumare ma è un bene da utilizzare nell'ottica della sua conservazione per le generazioni future. Ed allora, se questo è il principio che ci deve guidare, abbiamo il dovere, il compito di elaborare ed applicare le norme con l'obiettivo di conservarlo, appunto, per le generazioni future.

Questa serie di norme, forse con una visione un po' manichea di questo principio, di fatto non ha tenuto conto che ci deve essere il rispetto per quelle iniziative imprenditoriali e produttive che su questi territori insistono. E questo è il primo aspetto. Non è per altro trascurabile che a fianco dello sviluppo dell'industria turistica esistono una serie di attività produttive...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lombardo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Presidente, onorevoli colleghi e colleghi, Assessori, io a differenza del collega Paolo Terzo Sanna, è la seconda volta che intervengo ma pur sempre la prima in questo dibattito che, a differenza di quanto dichiarato dall'onorevole Marrocu proprio stasera, non ci ha trattenuto in Aula da un mese e mezzo e neanche da un mese, dato che l'esame della legge è iniziato il 3 novembre, e lo ricordo perfettamente visto che presiedevo io la seduta in cui abbiamo iniziato a discutere questa legge. Ed è proprio la gravità di questo provvedimento che mi ha spinta ad intervenire almeno per dichiarazione di voto finale.

Intervengo perché sento di dover esprimere la più totale e netta contrarietà ad una legge che fa arretrare la Sardegna di due chilometri dal mare. Adesso tutti i sardi, non solo quelli che abitano nelle coste, saranno costretti a fare un salto indietro nel tempo di parecchi anni. Infatti dopo un difficile lavoro per diffondere nell'Isola lo spirito dell'ospitalità turistica ed offrire alla popolazione occasioni di sviluppo, oggi tutto questo viene cancellato con questa legge che, come più volte è stato ribadito in quest'Aula, blocca lo sviluppo della Sardegna. Questo disegno di legge, voluto fortemente dal Presidente Soru, ha dilatato, caso unico in Italia, i limiti di edificabilità dai trecento ai duemila metri, sospendendo e in molti casi annullando del tutto gli interventi programmati sul territorio sardo. Questo provvedimento causerà dei danni e delle gravi ripercussioni non solo nel comparto turistico ma in tutta la nostra Isola. È vero, tutti noi abbiamo il dovere di tutelare e salvaguardare il paesaggio della Sardegna, ma bisognava farlo senza ricacciare via coloro che ci vivono e che ci operano.

(Interruzione)

Presidente, si potrebbe avere un po' più di silenzio in Aula, per cortesia?

PRESIDENTE. Ha ragione, ho già invitato coloro che parlano in Aula ad uscire fuori, se non possono fare a meno di parlare. Proseguiamo gli interventi, il tempo scorre, andiamo avanti.

LOMBARDO (F.I.). Il prezzo delle disposizioni contenute in questa legge ammonterà a quasi tre miliardi di euro, ma il dato più preoccupante sarà quello riferito al numero dei disoccupati che in questi giorni è stato annunciato da CONFINDUSTRIA e non solo. Leggo infatti anche su L'Unione Sarda, che i posti di lavoro a rischio nell'edilizia sarebbero ventinovemilacentottantaquattro, un dato non certo trascurabile visto l'alto tasso di disoccupazione che abbiamo nella nostra Isola. Le possibilità offerte dal turismo in Sardegna negli anni hanno consentito di far crescere e maturare il sistema imprenditoriale e farlo diventare un elemento fondamentale della struttura economica della nostra Isola.

Questa legge doveva creare regole certe e definire gli interventi possibili e ammissibili per il sistema turistico sardo, allo stesso tempo salvaguardando e tutelando l'ambiente. In questi giorni la minoranza ha fatto realmente e concretamente opposizione per stimolare un ragionamento, il confronto e la giusta mediazione per portare all'approvazione di una legge che tutelasse anche e soprattutto i diritti acquisiti, anche e soprattutto le reali esigenze del nostro territorio. Queste sono state rimarcate dalla presenza anche in quest'Aula di numerosi sindaci che hanno voluto portare all'attenzione di questo Consiglio e di tutti i consiglieri le problematiche, che sono reali, che molti piccoli comuni, soprattutto in seguito a questo provvedimento, subiranno. Non siamo qui per tutelare gli interessi di parte, ma stiamo discutendo su una questione che interessa tutti e dobbiamo fornire delle risposte alle tante attese che provengono dai sardi...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Arriviamo alla fine di una battaglia tormentata e al voto di una legge. La nostra posizione è stata ampiamente espressa in una sessione di dibattito consiliare che ci ha visto fare opposizione con una ferma contrarietà allo spirito di questa legge per l'oggettiva impossibilità di dialogare sui contenuti. Una impossibilità di dialogo non dovuta alla maggioranza, debbo ammetterlo, ma alla volontà della Giunta regionale di imporre anche alla propria maggioranza un provvedimento blindato e ispirato, ci spiace dirlo, ad una demagogica volontà populista piuttosto che essere volto a soddisfare la reale esigenza di varare una normativa urbanistica definitiva in Sardegna.

Dico questo perché è del tutto evidente a chiunque che se la Giunta avesse davvero voluto raggiungere uno scopo di politica urbanistica duraturo, non avrebbe affrontato una battaglia bieca, cieca e sorda su un provvedimento che, come abbiamo già detto, è una raccolta di illegittimità, di abusi, di vizi procedurali e sostanziali. Ed è questo che vogliamo sottolineare in queste dichiarazioni di voto, piuttosto che altri aspetti particolari che sono già stati ampiamente stigmatizzati nel dibattito.

La questione che più di tutte mi pare grave e gravissima è rappresentata dal fatto che la Regione, piaccia o non piaccia, si sia d'accordo o non lo si sia, non ha competenza in materia di tutela del paesaggio. La recente riforma costituzionale pone in capo allo Stato e solo allo Stato e il potere di normare in merito, il che vuol dire che la Giunta regionale sa bene, come i colleghi della maggioranza peraltro, che la legge sarà oggetto degli strali dell'Alta corte; ciò nonostante si è voluto procedere senza unitarietà, con una prepotenza che ormai viene usata in molti e troppi campi, che non fa onore all'Aula e offende la politica che noi continuiamo a considerare l'attività più elevata per comporre e mediare le diverse ed opposte posizioni ed interessi sociali.

Non mi dilungo sulle altre illegittimità di cui è viziata la legge perché, come ho detto, l'abbiamo già fatto in queste giornate, anzi settimane, di dibattito, ma non possiamo non lasciare agli atti consiliari i motivi della nostra opposizione. La legge è incostituzionale, basata su presupposti illegittimi, così come è illegittimo il decreto del 10 agosto e lo si vedrà forse nella giornata di domani, un decreto assunto su presupposti di urgenza inesistenti e con una validità che la legge esclude. Si approva oggi un provvedimento che è lo specchio di una cultura retrograda, nemica della libertà economica, schiava di una concezione per la quale è la parte pubblica a regolare il mercato e a condizionarlo. Ogni volta che sente il termine "privato" la Giunta fortemente si accanisce. Questo è esemplificativo di un modo di pensare che noi contrastiamo.

Questo è anche un provvedimento col quale si ritiene di poter fare carta straccia dei provvedimenti concessori dei comuni nei confronti di privati e di imprenditori. Noi siamo certi che l'ambiente sia una risorsa preziosa e sia necessario tutelarlo. Ma esiste la possibilità, e noi la perseguiamo e la perseguiremo, di integrare lo sviluppo delle zone interne dell'Isola e quello del turismo costiero che è, rimane e rimarrà il settore trainante di ogni qualsiasi possibile sviluppo turistico. Costruire bene, abbattere le brutture, integrare sviluppo costiero e turismo interno: questa è la nostra idea, e non esitiamo a ritenere perché in contrasto con tali obiettivi, la legge in votazione del tutto ingiusta, lo ribadiamo in questa dichiarazione voto. Anche nel merito questa legge, come già evidenziato nel dibattito, ha troppi punti oscuri; vi sono norme curiosamente di dettaglio come quella che considera le zone C intercluse nelle zone B oggetto di deroga, oppure quella che esclude, come detto, gli interventi di programmazione negoziata. Anche per questo il nostro voto è decisamente contrario e rappresenta, sia chiaro a chiunque, solo il primo atto di opposizione ad una legge la cui applicazione cercheremo di bloccare in tutti i modi fuori da quest'Aula.

Ciò non toglie che dopo aver dimostrato che è l'opposizione a determinare i tempi del dibattito, e della permanenza in Aula degli atti in esame, abbiamo ritenuto di lasciare che il diritto della maggioranza a governare sia esercitato, ma mai in misura maggiore del nostro diritto ad opporci, se è il caso anche a fare ostruzionismo. Non abbiamo fatto accordi, come qualcuno va dicendo in giro, né in Aula né in fuori. L'impegno assunto in Conferenza dei Presidenti di Gruppo di arrivare alla votazione della legge entro il 24 è stato sostanzialmente rispettato, vi è stato solo un ritardo di qualche ora. Nonostante questo nostro atteggiamento di apertura al dialogo e al confronto il clima è rimasto teso, l'opposizione ha mostrato di essere del tutto chiusa al dialogo e al confronto, anzi questo clima ha portato qualcuno a tenere all'esterno di quest'Aula comportamenti che minano alla base la possibilità di un confronto democratico e pacifico.

Riteniamo opportuno, nell'immediato futuro, proporre all'Aula una proposta di legge elettorale che limiti i poteri affidati alla maggioranza e al Presidente della Regione per riportare un po' di democrazia in quest'Aula.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Oppi. È scaduto il tempo anche per lei, onorevole Oppi.

OPPI (U.D.C.). Chiedo dieci secondi per concludere.

PRESIDENTE. Non è stato concesso ad alcuno.

Siamo in fase di votazione.

PILI (F.I.). C'è un ordine del giorno presentato; si legga il Regolamento.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pili torni al suo posto, vi prego di stare al posto. Siamo in fase di votazione. La votazione non può essere interrotta.

PILI (F.I.). C'è l'articolo 81.

PRESIDENTE. L'articolo 89 consente di intervenire prima della votazione. Prima.

Ha domandato di parlare il Consigliere Capelli sulle modalità di voto. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pili la prego di accomodarsi.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione per appello nominale.

PRESIDENTE. Onorevole Moro si accomodi. Non siamo in piazza, si accomodi.

Ha domandato di parlare sulla modalità di voto il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). C'è un ordine del giorno presentato!

PRESIDENTE. L'ordine del giorno è inammissibile. Prego, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione per appello nominale ai sensi dell'articolo 96.

PRESIDENTE. E' necessario che sette consiglieri appoggino la richiesta dell'onorevole Capelli.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri MORO, LIORI, ARTIZZU, AMADU, LADU, SANJUST, SANCIU.)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del testo unificato del disegno di legge numero 31/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A.

Coloro i quali sono favorevoli risponderanno ; coloro i quali sono contrari risponderanno no.

Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello.

(E' estratto il numero 79, corrispondente al nome del consigliere Scarpa.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Scarpa.

CORDA, Segretario, procede all'appello.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: SECCI - SERRA - URAS - ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MAANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta.

Rispondono no i consiglieri: VARGIU - AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 75

Votanti 73

Astenuti 2

Maggioranza 37

Favorevoli 46

Contrari 27

(Il Consiglio approva).

La legge è approvata. Chiedo scusa ai colleghi, li invito a sedere ai propri posti, non siamo a teatro. Se si vogliono accomodare magari concludiamo questo faticoso lavoro.

Questa è la prima legge di questo Consiglio regionale, forse domani, alla luce del giorno, scopriremo che ciò che sembrava un palazzo d'inverno non era un palazzo d'inverno e quindi ci saremmo risparmiati parole in più e atti che non sono utili all'Aula e che non sono utili soprattutto al lavoro che noi dovremo proseguire.

Onorevole Pili, vuole ancora interrompere? Vuole ancora disturbare? Lo ha fatto a lungo e anche in largo, adesso se cortesemente ci consente di esprimere la nostra opinione in tranquillità le saremmo grati. Esiste sempre la possibilità di uscire dall'aula se non si vuole assistere.

Io penso che sia importante sottolineare che è stata approvata la prima legge di questa legislatura e di questo Consiglio regionale; esprimo soddisfazione per questo e do la parola all'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, io devo fare un doveroso ringraziamento da parte del Governo regionale, del Presidente della Regione, alla maggioranza, alla opposizione, alla Commissione, al suo Presidente, ai funzionari, agli Uffici, alla Presidenza di questo Consiglio che hanno consentito un lavoro così duro e faticoso, ma anche utile a capire i limiti, le imperfezioni e le carenze che ci sono un po' ovunque. Su questa legge il giudizio non lo daremo noi, il giudizio di quest'Aula, infatti, si dissolverà molto presto nel giudizio dei sardi solo per gli effetti e le buone conseguenze che produrrà una sua corretta e giusta applicazione, se sapremo realizzare un moderno e buon piano paesaggistico regionale, cosa che ci impegneremo a fare fino in fondo.

Nel mondo e in politica vincono sempre le politiche lungimiranti, quelle moderate e cariche di valore popolare, perché più di altre esprimono un tasso impareggiabile di riformismo e di modernità, oltre che della necessaria democrazia. Ci hanno insegnato che la nascita di una nuova legge nei parlamenti democratici non segna mai una separazione rigida tra sconfitti e vincitori, ma misura solo ed esclusivamente il tasso di responsabilità pubblica di ciascuno di noi rapportato alla propria coscienza, anche se fa emergere quelli che esprimono in quelle aule solo chiacchiere e poche idee, così come quelli che sono attanagliati dal destino dannato di non diventare mai dei leader.

Al di là del fatto di terminare cinque minuti dopo la mezzanotte, che non sarà determinante per la vita di questa Regione, la lotta politica rischia, se prosegue su questa strada, di estirpare anche i sentimenti più semplici e più umani che dovrebbero accompagnare ha nostra dimensione politica e parlamentare. E quindi consentitemi di esprimere il sentimento più spontaneo che provo in questi minuti, la convinzione che stasera i nostri figli e i nostri nipoti potranno godere di un sonno più sereno, perché speriamo possano anche sognare per loro un futuro migliore di quello di oggi. Non conteranno quindi questi dieci minuti.

(Applausi dai banchi della Giunta e della maggioranza)

PRESIDENTE. Colleghi, ripeto che non siamo a teatro. La seduta del Consiglio riprenderà domani mattina alle ore 11 e 30, come programmato, per la discussione del disegno di legge di assestamento del bilancio.

La seduta è tolta alle ore 0 e 16 di giovedì 25 novembre.



Allegati seduta

XLVII SEDUTA

Mercoledì 24 novembre 2004

Presidenza del Presidente Spissu

indi

della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

indi

della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 23.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 17 novembre 2004 (42), che è approvato.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

MANCA - BIANCU - ADDIS - COCCO - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Paolo - GIAGU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - CUGINI - GIORICO - MATTANA - PIRISI - URAS: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 22 aprile 1987, n. 24 (Norme di semplificazione e snellimento delle procedure e disposizioni varie in materia di lavori pubblici)". (61)

(Pervenuta il 16 novembre 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)

SANNA Alberto - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA - ADDIS - CALLEDDA - CORDA - COCCO - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - BARRACCIU - BRUNO - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS: "Norme per l'approvazione del Piano regionale di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto". (62)

(Pervenuta il 17 novembre 2004 ed assegnata alla quinta Commissione.)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

Interpellanza OPPI - CAPELLI - VARGIU - DIANA - BIANCAREDDU - CAPPAI - RANDAZZO - AMADU - CUCCU Franco Ignazio - ONIDA - MURGIONI - LA SPISA sulla delibera della Giunta regionale riguardante l'istituzione di una Casa di cura e custodia giudiziaria dei malati psichiatrici. (46)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Bene, colleghi, ricordo che è all'ordine del giorno la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato dei progetti di legge in materia di salvaguardia per la pianificazione paesaggistica. Siamo alla fase dell'esame sull'articolo 8 e relativi emendamenti.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I). Grazie Presidente, io intervengo nella discussione sull'articolo 8 e i suoi emendamenti, però credo di dover inizialmente in questa mattinata, che si annuncia lunga, dare voce a quella solitudine che si registra nel centrosinistra. Ieri il Capogruppo dei D.S. ha voluto rimarcare la mia personale solitudine, però leggendo oggi i giornali mi rendo conto che a quella solitudine di molti di noi in quest'Aula si deve aggiungere un ulteriore contributo; almeno per gli atti di questo Consiglio regionale, io ritengo doveroso, così come è stato fatto per tanti sindaci del centrodestra, dare voce anche a tanti sindaci del centrosinistra, che purtroppo non hanno trovato, nei consiglieri regionali dei territori e nei coordinatori regionali dei loro partiti, la voce per portare in quest'Aula buon senso ed attenzione rispetto alle loro esigenze.

Leggo sulla stampa: "Si dice che, se non passa questa legge, Soru saluti e si sciolga il Consiglio regionale. Io dico che è meglio perdere lo scranno in via Roma, ma con la dignità di uomini", non lo dice un sindaco del centrodestra, lo dice il sindaco diessino di Budoni, Gianni Nieddu, che aggiunge: "Questo è l'ultimo colpo di coda contro un provvedimento che ci taglia fuori dallo sviluppo turistico"; lo dice un sindaco del partito di maggioranza relativa che governa uno dei più importanti comuni sulla costa della Sardegna. Il vicesindaco di Budoni dice: "Sono stato a Cagliari, ho visto il clima che si registra tra i consiglieri regionali ed è di totale rassegnazione", ed aggiunge: "Ci voleva sì, una legge, ma con questa c'è il rischio della paralisi".

Ma eravamo solo noi che parlavamo di paralisi o c'era qualcuno nel vostro schieramento che diceva che la paralisi era dietro l'angolo? Lo dicono apertamente un sindaco e un vicesindaco, che aggiungono: "Questa legge cancella diritti acquisiti; le convenzioni sono un contratto tra la pubblica amministrazione e gli imprenditori stipulato davanti ad un notaio e davanti ad un segretario comunale", lo dicono un sindaco e un vicesindaco del centrosinistra!

Ma c'è chi è chiamato a responsabilità non soltanto istituzionali, chi governa i partiti, e c'è Enrico Lecca della segreteria dei Democratici di Sinistra di San Teodoro che dice: "La verità è che questo decreto iniquo bloccherà lo sviluppo", lo dice un segretario cittadino del Partito dei Democratici di Sinistra. E' tutto quello che abbiamo detto in questi giorni che eravamo soli, che eravamo senza il supporto dell'opinione pubblica; i vostri sindaci dicono quello che sta succedendo in quest'Aula, ma c'è di più, un vostro ex collega, che non avete ricandidato, l'onorevole Bachisio Falconi, alla domanda di un giornalista, che gli chiedeva cosa succederà con i vincoli", risponde, finalmente con la libertà, senza bavaglio delle segreterie di partito: "Si aprirà la porta al disastro economico e turistico della Sardegna". Lo sapete chi lo dice? Lo dice l'onorevole Falconi: "Si aprirà la porta al disastro economico e turistico della Sardegna". Si blocca anche la possibilità di migliorare le strutture e di adeguarle alle nuove esigenze del mercato.

Onorevole Pirisi, quando le dicevamo noi, erano tutte falsità, al suo collega Falconi cosa risponde? "Blocca tutto lo sviluppo turistico in Sardegna"; vi dà fastidio che un vostro compagno di partito si sia ribellato alle imposizioni, sue e di Soru; si sono ribellati, si stanno ribellando i suoi dirigenti, i suoi sindaci e i suoi amministratori, e lei è sempre più isolato in una posizione che segue soltanto...

PIRISI (D.S.). E' una cretinata lo stesso! La mancanza del potere le ha dato alla testa! E' ubriaco lei, onorevole Pili!

PILI (F.I.). Io la invito a leggere, perché evidentemente a lei dà fastidio anche leggere le opinioni dei suoi compagni di partito; è assolutamente vergognoso, lo dica ai suoi compagni di partito che sui giornali di oggi dicono che la legge che state approvando è uno scandalo per la Sardegna, è uno scandalo per l'impresa e sicuramente non vi fa onore.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

PILI (F.I.). Lei si occupi del collega Falconi, che forse le darebbe qualche consiglio in più di quello che le sta dando il collega Soru.

PIRISI (D.S.). Meglio di lei.

PILI (F.I.). Stia tranquillo che ce n'è ancora da leggere, quindi avrà ancora modo di interrompermi e di disturbarmi durante il mio intervento, comunque chiedo di recuperare il tempo che ho perso.

Si scambia molto spesso questo Consiglio anche per una segreteria telefonica, per una cabina telefonica, quindi aspetto che anche il Presidente finisca la conversazione.

PRESIDENTE. Lei prosegua, non si preoccupi.

PILI (F.I.). Siccome non c'è nessuno nei banchi della Giunta e il Presidente ha il compito, quando c'è qualcuno che è assente e deve stare nei banchi…

PRESIDENTE. Onorevole Pili...

PILI (F.I). Si legga il Regolamento. Vi vedo nervosi...

PRESIDENTE. Onorevole Pili, le tolgo la parola! Va bene, onorevole Pili, le tolgo la parola, proseguirà la prossima volta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Lei non mi può togliere la parola!

PRESIDENTE. Questo è il modo di fare...

PIRISI (D.S.) E lei non provochi!

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lei svolga il suo intervento, l'Assessore è nei banchi della Giunta! L'Assessore è nei banchi della Giunta! Onorevole Oppi, le dispiace?

(Interruzioni)

PILI (F.I). Stanno interrompendo, lei non ha l'accortezza di richiamare i suoi colleghi e mi toglie anche la parola.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, prosegua il suo intervento, che sia un intervento, io penso...

PILI (F.I). Sì, il mio è un intervento, quello dell'onorevole Pirisi è un disturbo continuo.

PRESIDENTE. Penso io a guidare l'Aula.

(Interruzioni)

Onorevole Pirisi!

PILI (F.I). Io sto dicendo quello che ha scritto un suo compagno di partito.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, possiamo proseguire?

PILI (F.I). Vorrei aggiungere, a proposito di quello che abbiamo richiamato nell'illustrazione di questi emendamenti e dello stesso articolo, quanto dichiarato, sempre sulla stampa, dall'onorevole Falconi: "Ecco, il Presidente della Giunta coglie questo momento delicato di divisione con il partito che non ha la possibilità di contrastare Soru". E' l'unica verità, è l'unica realtà, il partito di maggioranza relativa, per ammissione di un suo esponente, dice che non ha la forza di contrastare ciò che dice Soru, ciò che impone Soru: questa è la realtà, colleghi!

Se, come è vero, ci sono prese di posizione di organizzazioni di categoria, come la Confartigianato che vi dice oggi: "Bloccate finché siete in tempo questa legge", oggi è l'ultimo giorno per decidere se ancora perpetuare questo danno alla Sardegna. Siccome c'è ottusità, siccome non si vuole comprendere quello che succederà, voi andrete avanti senza che nessuno vi possa fermare, spinti, spinti, questo sì, nel burrone di uno sviluppo economico che sarà frenato, dove tutti gli indicatori economici diranno tra qualche mese che, grazie a questo decreto, così chiamato, ma che in realtà è un atto amministrativo, è una delibera della Giunta regionale, saranno davvero nefaste le sorti della Sardegna.

Ebbene, voi volete fondare questo articolo 8 sulla deliberazione della Giunta regionale del 10 agosto 2004, però non avete il coraggio di ammettere che quella delibera, a prescindere da quello che diranno i soggetti chiamati a decidere sulla legittimità, è una delibera che delegittima questo Consiglio regionale, è una delibera totalmente illegittima su almeno quindici capoversi della legge stessa, che mettono davvero in dubbio la legittimità del Governo regionale in materia di pianificazione urbanistica e territoriale; ci dicono che quella delibera non solo, richiamata in questo articolo 8, mette a rischio le coste della Sardegna, ma fondare questa legge su di essa significa dare la possibilità ad alcuni, ben individuati, di fare i propri interessi, di poter chiudere alcune partite che sono aperte, con scambi di società che avevano disponibilità di patrimoni minerari, sottratti alla pubblica comunità, per gestirle in termini privatistici.

Con questa delibera si voleva tentare di mettere davvero rimedio a quegli affari, davvero poco chiari e poco trasparenti degli anni passati, con una catena che vedremo nei prossimi giorni. Ma è una delibera che, se così sarà messa a fondamento di questa legge, persegue l'obiettivo della grande speculazione immobiliare in Sardegna; sarà un dato di fatto, crolleranno totalmente le valutazioni su quelle aree che, dallo zero ai duemila metri, ricadono in questa norma che davvero sarà nefasta per le sorti della Sardegna, di cui l'economia sarda avrà davvero da rimpiangere per una decisione che sicuramente non trova più nessuno d'accordo, nemmeno nel vostro partito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie signor Presidente, Assessore e colleghi del Consiglio, io non ho ancora letto, Presidente, i giornali di oggi, ma non mi stupisce che ci sia appunto questa alzata di scudi da parte di tutte quelle amministrazioni che vedono nella giornata odierna concludersi un iter che li vedrà perdenti e vedrà nei loro territori crearsi una disoccupazione crescente, forte.

La preoccupazione l'abbiamo potuta notare quando sono venuti qui l'altro giorno a Cagliari i sindaci che urlavano praticamente chiedendo che il Consiglio regionale si desse una smossa e cercasse di bloccare il prodotto di Frankenstein, come l'ha appunto ieri appellato il collega Artizzu. Come penso tutti voi, ho sentito il grido e l'attenzione che pone in essere la Confartigianato di Sassari, laddove dice "Il nostro auspicio è che i consiglieri regionali in indirizzo rappresentino con atti visibili e inequivocabili la nostra posizione e che essi, insieme a noi, ribadiscano un "no" secco a una futura legge distruttiva che va contro i sardi e contro gli artigiani".

La Giunta, oggi, deve stare attenta a tutti questi richiami, non è da una parte politica soltanto che si chiede di recedere dall'insana approvazione di questa legge, il grido di dolore, come si dice, è spalmato su quasi tutti i sindaci della Sardegna. I duemila metri sono rappresentati da una corona circolare che ha praticamente toccato i gangli vitali dello sviluppo che tutti gli amministratori cercano di mettere in essere nei loro territori, con questo provvedimento invece si cerca appunto di far recedere, di uccidere una parte importante del territorio. Quando voi togliete dalla Sardegna città, come Sassari, che vedranno inapplicato il loro piano urbanistico comunale, come Alghero, Castelsardo, Valledoria, Santa Teresa, Olbia, ci sarebbe bisogno di un momento di riflessione, io lo avrei senz'altro messo in essere, invece sembra che ormai la macchina si sia messa in moto e che non ci sia meccanico che riesca a bloccare le ruote di questo mostro, così come è stato chiamata.

Molti colleghi che siedono nei banchi della maggioranza conoscono i limiti di questa legge e quello che essa produrrà nel futuro immediato e a lungo termine, perché l'abbiamo detto già dall'inizio del dibattito che questa legge produrrà una Sardegna a due velocità. Io vorrei che si spostasse l'attenzione dagli amministratori ai cittadini, perché chi la subisce non è l'amministratore in prima persona ma sono i cittadini, quindi creeremo cittadini di serie A e cittadini di serie B. Saranno cittadini di serie A quei pochi ricchi che avranno amministratori che, per un verso o per l'altro, sono riusciti ad approvare il loro piano urbanistico comunale, da cui si accrescerà tutto lo sviluppo di quell'area, e cittadini di serie B quelli che avranno purtroppo amministratori i quali, per diversissimi motivi, non riusciranno a portare avanti il loro piano urbanistico comunale per cui praticamente l'economia di quella parte di territorio segnerà il passo.

Ecco, qual è il problema della Sardegna a due velocità. Noi abbiamo un Esecutivo regionale e un Presidente della Regione, quindi un Presidente che dovrebbe avere a cuore il benessere di tutti i cittadini, dal capo di sopra al capo di sotto, da est ad ovest: qui invece no. Tra l'altro, non posso non credere che non sia stato fatto ad arte, che non ci sia un progetto a questo proposito. Noi abbiamo sempre parlato ai nostri concittadini, nei territori che noi rappresentiamo, dico che è la maggior parte del territorio perché, se dovessero mettersi a parlare, e parlerebbero senz'altro, anche altri amministratori locali che sono di quella parte della sinistra, sono convinto che la maggior parte delle amministrazioni locali della Sardegna non vede di buon occhio questo risultato e questa legge.

Dico io, abbiamo sempre detto che perseverare nell'errore è da stolti, però in questa occasione veramente l'Esecutivo si sta dimostrando tale e non solo, io sono convinto che la maggioranza avrebbe voluto porre un freno, ma non è in grado di governare il mostro che sta venendo fuori. E se dovessimo entrare nel merito del progetto che è stato posto, io avrei qualche cosa da dire circa le aree da sottoporre a misure di salvaguardia; entrando nello specifico, ormai i problemi generali li abbiamo discussi, è questa parte dell'articolo che vorremmo portare a discutere, mi rendo conto che tutte queste aree da sottoporre a misure di salvaguardia sono esse già tipizzate e come tali in qualunque strumentazione urbanistica vigente a livello locale, comunale o provinciale, allora mi chiedo che bisogno c'è di un decreto del Presidente della Giunta regionale, che è la dichiarazione di salvaguardia. Se già contenute nei piani urbanistici comunali, o nei piani particolareggiati, la Regione in quel caso ha dato un parere di legittimità, quindi quelle zone, quelle aree sono già classificate sia a livello locale che a livello regionale. Viceversa mi chiedo, se quel decreto dovesse guardare aree non classificate come aree nei piani urbanistici locali o, dalla Regione, classificate aree di salvaguardia, il piano urbanistico comunale vigente in quel comune, e per vigente si intende dichiarato tale dalla Regione perde la vigenza o decade?

Per quanto invece concerne l'articolo che oggi stiamo prendendo in esame, l'articolo 8, Assessore, mi chiedo che cosa succede se oggi uno dei comuni indicati nel primo comma avesse la necessità di modificare il piano urbanistico comunale approvato prima dell'infausto 10 agosto del 2004 e, se non è possibile apportare modifiche, si sta cancellando di fatto l'istituto della variante con buona pace del principio urbanistico del piano cosiddetto aperto e flessibile in funzione della modificazione delle esigenze dei cittadini e della situazione del contesto del piano. L'immodificabilità dei piani, con la negazione della possibilità di predisporre varianti, appare oltretutto illegittima; viceversa, se quel decreto dovesse riguardare aree non classificate come aree nei piani urbanistici locali, sarà molto difficile che i comuni che hanno già adottato il piano urbanistico comunale possano (perché è richiesto anche in quest'altro comma e la preoccupazione è molto forte, è stata presentata anche dal sindaco di Castelsardo) redigere in sei mesi gli studi di compatibilità ambientale, non pensa? E' una domanda a cui bisogna dare delle risposte, perché ci sono degli amministratori locali che si trovano in questa particolare esigenza e vorrebbero, da parte della Regione, sia in modo informale o formale, avere delle risposte. Invece tutto tace, si sta aspettando solo che questa lunga giornata trascorra per dare quel colpo di scure che praticamente riceveranno i nostri amministratori con le conseguenze che abbiamo già dette, non siamo delle cassandre, la gente vedrà quale sarà il risultato...

PRESIDENTE. Onorevole Moro, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif.Sardi). Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che avremo modo, in questa giornata, l'ultima di discussione sulla legge delle coste, di ribadire, di sottolineare ancora quali sono i motivi per cui siamo rimasti in Aula per un mese e durante il quale ci siamo battuti contro lo spirito di questa legge. Però penso che sia comunque il caso di fermarci un attimo su questo articolo 8, è un articolo sul quale è necessario che l'Aula non sia sorda negli scambi, in quanto esso contiene comunque ancora delle norme importanti per la definizione del contesto della legge, soprattutto all'articolo 8 risultano appoggiati una serie di emendamenti che rappresentavano argomenti spinosi che, nella discussione precedente, noi abbiamo voluto per un attimo disinnescare e spostare di qualche giorno per garantire una maggior riflessione di tutta l'Aula sui temi in trattazione. Credo che sia quindi importante che, arrivati finalmente al nodo, o arrivati a qualcuno dei nodi che abbiamo ritenuto di dover posporre nel tempo, noi riflettiamo, perché sulla base delle riflessioni verrà tradotto in legge il comportamento dell'Aula.

La prima delle riflessioni che mi sento di fare riguarda il corpo dell'articolo 8, il primo comma, laddove sanando la situazione dei comuni che hanno dei piani urbanistici già approvati, si inserisce tassativamente che la validità di questi piani, l'efficacia in termini attuativi, l'esecutività, resta soltanto qualora i piani non siano successivamente modificati. Insomma, ragionevolezza vuole che questa dizione possa andare bene per una moratoria di 60 giorni, di 90 giorni, di 45 giorni, ma se la moratoria è di 12 mesi o 18 mesi sarebbe il caso quanto meno di specificare che cosa significa che i piani non siano successivamente modificati, nel senso che noi sappiamo che le varianti al piano regolatore possono essere varianti di sostanza e quindi comportare uno stravolgimento completo del piano stesso.

Allora siamo perfettamente d'intesa che probabilmente quel piano diventa un piano fuori legge rispetto a questa normativa, ma se le variazioni necessarie, sono quelle minime che sono consentite comunque e sono obbligatorie per uno strumento urbanistico, che non è la fotografia per 18 mesi di quello che sta succedendo, ma è ovviamente una ripresa dinamica, cioè è un insieme di fotogrammi che vengono scattati sullo stesso obiettivo, non una fotostatica che rimane tale, cristallizzata in se stessa ed assolutamente incapace di essere modificata. Quindi se noi non vogliamo fare un regalo in negativo a quei comuni che hanno il piano urbanistico approvato e che voi avete ritenuto di premiare per il fatto che avessero comunque ottemperato in tempi più rapidi possibili a quelli che erano i loro compiti istituzionali, insomma bisogna comunque inserire all'interno del primo comma dell'articolo 8 un dispositivo che consenta di effettuare quelle variazioni minime, modeste, dei piani urbanistici che consentono al piano urbanistico di non essere una sorta di camicia di forza che ingabbia lo sviluppo del comune, ma un qualche cosa che sia adeguabile ad esigenze di minimo cambiamento che si possono realizzare.

Ecco, poi vogliamo ragionare un attimo con voi, sperando di trovare orecchie attente e cervelli svegli, sugli emendamenti che su questo articolo 8 sono rimasti sospesi, e cioè gli emendamenti numero 1891 (che sostituisce e peggiora il 1890), il 1889 (che è la mitica riformulazione del quarto comma dell'emendamento numero 13) e la riformulazione del terzo comma dell'emendamento numero 1887. Signori, su questi argomenti, che sono di sostanza, io credo che si giocherà in buona parte la credibilità di questo Consiglio regionale, almeno nelle ultime fasi di approvazione della legge, perché sono argomenti, e voi lo sapete benissimo, che non sono incidentali in questa legge, ma anzi rappresentano di questa legge una parte assolutamente importante. Uno di questi riguarda l'eolico, un altro la programmazione negoziata, ancora un altro di questi riguarda invece la possibilità di lasciare tutto alla Giunta, con un emendamento che potremmo chiamare, per intenderci, emendamento "Re Sole", cioè l'emendamento in cui la legge non esiste più perché comunque è rappresentata e garantita da chi gestisce e da chi amministra le cose.

Allora tutti e tre gli emendamenti in realtà contengono lo stesso principio, cioè che non esiste più la certezza del diritto, nel senso che chi, dopo aver fatto una scelta possibile sull'eolico, si è provveduto di tutte le autorizzazioni di legge che gli potessero consentire - compresa la valutazione di impatto ambientale - di iniziare l'attività degli impianti, non può più farlo perché improvvisamente esiste una norma nuova che blocca chi ha tutte le autorizzazioni in regola;cioè non è che va a ragionare su ciò che è precedente, no, blocca chi ha le autorizzazioni in regola. Allora io vorrei chiedere ai colleghi ambientalisti della sinistra, a quelli che per anni ci hanno spiegato che le energie alternative avrebbero qualificato la produzione energetica della Sardegna, a quelli che conoscono - come la conosco io - la situazione degli abitanti di Paringianu (che quando sentono parlare di inquinamento visivo, io credo che sorridano), e di quelli di Sarroch (che hanno oggi una delle più elevate incidenze di tumori d'Italia e credo che, di fronte ai ragionamenti sull'inquinamento visivo, sorridano),se a Paringianu o a Sarroch le pale possono girare, almeno le pale, oppure se non c'è vento in quei siti, anche se quelli sono comunque dei siti esclusi e in quei casi è meglio che l'eolico non funzioni. Quindi l'eolico è un problema di sostanza, ma è anche un problema di forma, perché laddove esistono delle autorizzazioni e delle concessioni rilasciate con tutti i crismi di legge è assai difficile sostenere la vostra tesi che, da oggi, non esiste più nessuna certezza di diritto.

Non esiste più, e l'abbiamo detto nei giorni precedenti, la certezza di diritto per tutti coloro i quali hanno lottizzazioni convenzionate ed approvate, a meno che non abbiano tracciato il famoso reticolo stradale e via dicendo, fatto estremamente grave e preoccupante. Voi avete cercato nel vostro emendamento di recuperare la programmazione negoziata del pubblico, beh, non capiamo perché le opere private siano escluse, nel senso che esistono due diritti diversi, un diritto amministrativo che riguarda le opere pubbliche e un diritto amministrativo che riguarda le opere private. Non comprendiamo quale sia la ratio!

Anche se poi la cosa più inquietante, presente sia nell'emendamento della programmazione negoziata cosiddetto, ma soprattutto presente nella riformulazione dell'articolo 5, cioè nell'emendamento numero 1891, è che il messaggio che voi ritenete di far passare in questa legge è che comunque esiste un'autorità sovra ordinata rispetto alle leggi; è un messaggio inaccettabile, nel senso che, è scritto nell'emendamento numero 1891 che sostituisce e peggiora il 1890 che avevate presentato e avete ritirato, la Giunta dice che, fatte tutte le regole, fatte tutte le norme, esiste un'autorità che è sovra ordinata alle regole, è sovra ordinata alle norme e questa autorità fa quello che vuole, perché è un'autorità che non ha rispetto delle leggi, perché è un'autorità che non ha rispetto del Consiglio, perché è un'autorità che non è sottoposta a nessun controllo di legittimità ed è l'autorità che decide, una volta che le regole certe ci sono, che si può andare oltre le regole certe. Allora, colleghi, io vorrei vedere, in piedi o seduti, tutti quelli che nella sinistra si sentono garantisti, che si alzino e mi dicano dove è la garanzia della certezza del diritto contenuta nell'emendamento numero 1891.

Colleghi, io mi aspetto che la Giunta ritiri l'emendamento numero 1891 e che lo ritiri su vostra indicazione, non perché noi stiamo sostenendo che è necessario il ritiro, ma perché siete voi che vi ricordate di essere dei garantisti, esattamente come lo siamo noi, e che, comprendendo questo, invitate la vostra Giunta a non creare in questa legge un obbrobrio della certezza del diritto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Grazie Presidente. Io apprezzo molto, lo dico sinceramente, la passione politica quando si discute di fatti importanti, se è accompagnata però dalla freddezza legislativa, perché diversamente si rischia di dare ragione ad un grande della storia del secolo scorso quando diceva che l'estremismo era una malattia infantile del comunismo e poi, un po' più avanti, sosteneva che alla fine gli estremismi si incontrano. Siccome mi pare che gli estremismi si stanno incontrando, io eviterei di dare vita all'estremismo di centro adesso, perché anche questo rischia di essere una malattia infantile.

Allora passione politica e freddezza legislativa, questo è il punto dell'articolo 8, avendo chiaro che ci sono in ballo interessi riferiti alla collettività sarda di oggi e di domani e che noi dobbiamo fare un testo di legge che risponda alle aspettative dei più, aggiungo che risponda anche alle aspettative degli imprenditori che legittimamente rivendicano di fare gli investimenti. Io sono convinto che, tra di noi, la stragrande maggioranza dei colleghi di questo Consiglio regionale non vuole sostenere la tesi che chi non ha presentato il progetto, chi non ha avuto la Via, chi non ha avuto la Via perché vuole costruire in zone umide, non può ottenere un'attenzione legislativa; io sono convinto che, tra di noi, la stragrande maggioranza sostiene una tesi giusta, quando sostiene la tesi che a chi ha il diritto - caro Vargiu, sono d'accordo con te - deve essergli riconosciuto. Allora passione politica e freddezza legislativa per evitare che gli estremismi si incontrino, se dobbiamo citare sindaci, amici e compagni lo possiamo fare tutti, ma io non penso che stamattina noi dobbiamo portare in discussione le 900 osservazioni che la giunta edilizia ha approvato in quattro ore e mezza; non serve a nulla se noi carichiamo di elementi estranei la discussione che oggi stiamo facendo. Ci sono opinioni importanti che si esprimono, ma l'opinione più importante sulla legge la esprimiamo noi oggi.

Io non voglio sollevare polemiche, ma voglio avere chiaro che, per esempio, se l'Ufficio tecnico del comune di Olbia esprime un parere negativo sul PUC di Olbia, di esso bisogna tenerne conto, invece non se ne tiene conto e non se ne è tenuto conto. Ma che faccio stamattina, apro una discussione sul Comune di Olbia? O invece, così come dobbiamo fare, non è più giusto, come diceva adesso il collega Vargiu, e io sono d'accordo, trovare un momento di convergenza per fare in modo che quanto abbiamo fatto sin qui, e in particolare quanto abbiamo detto nell'articolo 4 della legge che stiamo discutendo, articolo 4 approvato, sia effettivamente corrispondente alle aspettative? Perché con quell'articolo, lo dico per tutti noi, la stragrande maggioranza dei progetti della programmazione negoziata è stata accolta nello spirito e nella sostanza, collega Capelli, perché come vi siete informati voi, ci siamo informati anche noi e siamo sicuri di quello che stiamo dicendo, ma non si può tentare di forzare la mano per far passare un'idea di una legislazione o di un provvedimento di legge che premi chi non ha neanche presentato il progetto, collega Moro! Ma come possiamo dire che noi stiamo danneggiando chi non ha presentato il progetto? Perché lo dobbiamo dire? Ma perché dobbiamo fare passare l'idea che stiamo facendo una legge per danneggiare chi? Ma se lei e io non abbiamo presentato il progetto, di che cosa stiamo parlando? Di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di una cosa che non è in discussione.

Allora io penso che passione politica e freddezza legislativa ci devono guidare nel fare un provvedimento che sia corrispondente alle cose che facciamo. Adesso la discussione è per una parte di territorio, ma, badate, io sono perché, come hanno detto anche gli amministratori, chi ha il diritto ottenga la risposta giusta e chi ha maturato il diritto non venga danneggiato e nell'articolo 4 la stragrande maggioranza di questi diritti è stata salvaguardata. Certo, c'è una parte, ma non è un diritto, è una speranza, che non rientra, può non rientrare, ma mica perché noi stiamo assumendo un provvedimento perché non c'è la domanda per ottenere il diritto, non c'è la domanda! E in qualche caso c'è anche una Via non positiva. Non si può pensare di forzare il provvedimento. Allora, freddezza legislativa dice che noi dobbiamo ragionare, collega Vargiu, d'accordo, in modo tale che evitiamo di produrre un provvedimento che, invece di dare la certezza del diritto, premia chi diritto non ha. Siamo d'accordo su questo? Ecco, se siamo d'accordo su questo, cioè che non bisogna premiare chi non ha il diritto, che non bisogna fare in modo che passi un'altra idea, allora penso che si possano trovare punti d'incontro, così come lei diceva adesso.

Eolico. Abbiamo parlato tanto di energia alternativa, ma, collega Vargiu, evitiamo l'estremismo di centro. Se le pale invece di essere impiantate nel crinale, vengono impiantate a valle e non danneggiano, io penso che lei sarà d'accordo con me, scegliamo un sito per produrlo dove non si danneggi. Siamo d'accordo. Ecco, siccome buona parte della programmazione di questo intervento è stato realizzato senza una normativa regionale, senza la Via, buona parte di quelle indicazioni sono state collocate in modo sbagliato. Ma perché noi dobbiamo fare in modo che si prosegua nell'errore e non si introduca invece un elemento di correttezza?

Dal paese originario del collega Moro si vedono le pale del paese di Bortigiadas e anche in parte quelle del comune di Aggius, sapendo che quello è un territorio ventoso, bastava spostarle un attimo, avremmo prodotto l'energia e non avremmo danneggiato il territorio. Ma chi è contrario a questa ipotesi? Lei no, io no, nessuno di noi! Allora io penso che introdurre una norma che aggiusti queste cose è freddezza legislativa e non passione polemica, seppure ognuno poi mette del suo quando discute, quando ragiona.

Concludo, guardate, evitiamo di fare tra di noi una rissa, perché tra di noi c'è largamente in questo Consiglio gente di buonsenso, gente di buonsenso che si offende se le si dice di essere cementificatore e allo stesso modo se le dice di essere speculatore, gente di buonsenso che mette avanti l'interesse collettivo. Continuiamo nella nostra discussione, mettendo avanti l'interesse collettivo, senza farci trascinare in una polemica che, ai fini della legge, non produrrà molto, magari qualche titolo di giornale, però io preferirei poter tornare a discutere di questi argomenti - per dire - tra qualche anno, quando ci incontreremo nelle panchine di Piazza Italia, beh, sì, è vero ci siamo divisi, però alla fine abbiamo prodotto un provvedimento che ha salvaguardato l'insieme del ragionamento che era in discussione, lo sviluppo economico e l'ambiente, e non sono passate idee che non coincidevano con l'indicazione del legislatore.

Mi pare che, per un momento, questa mattina si volesse dare, spero di essermi sbagliato, l'indicazione che deve passare l'idea di chi non ha il diritto. Deve passare l'idea di chi ha il diritto, perché noi siamo tutti espressione di diritti che vogliono essere affermati e il centrosinistra vuole affermare i diritti, consapevole di quello che sta facendo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Vorrei riprendere quanto sostenuto dal collega Cugini, nel suo comunque appassionante intervento, con la dovuta freddezza politica. Certo, noi tutti vogliamo salvaguardare chi ha i diritti, ma vogliamo salvaguardare i diritti di tutti quanti e anche le aspettative e le possibilità uguali per tutti. Qui non è "chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato"; ci vogliono pari opportunità per tutti e perciò non va salvaguardata solo una parte, e quando vi incontrerete in quella panchina di Piazza Italia a Sassari, noi vorremmo che, se si incontrerà con qualche collega del centrodestra, il nostro collega del centrodestra possa dire: "Avete fatto" non "Abbiamo fatto. Non ci sono punti di convergenza. Gli emendamenti in discussione dimostrano che non ci sono punti di convergenza e non vogliamo avere punti di convergenza, ma vogliamo regalare alla storia la vostra totale responsabilità su questa legge.

Nel bene o nel male, saranno i mesi prossimi, gli anni prossimi, a dire se avevate ragione, che questa responsabilità sia a vostro totale carico. Se siete così sicuri che bisogna andare avanti, fate pure! Non avete sicuramente bisogno di noi. Perciò non c'è la necessità di trovare punti di convergenza su questa legge, su questi emendamenti, gli stessi emendamenti, come il "1885", comunque il comma 4 dell'emendamento numero 13, non è quanto ci aspettavamo e non salva la programmazione negoziata, così come non è vero che non possiamo stare ad ascoltare gli elementi estranei al Consiglio, perché il Consiglio ha il dovere, diritto-dovere, di ascoltare i rappresentanti degli enti locali, di ascoltare gli imprenditori, di ascoltare i cittadini e, sulla base dell'ascolto, quell'espressione che a voi non va giù, "concertare".

Mi scusi, onorevole Cugini, ma su questo dissento veramente, perché non bisogna ascoltare o leggere i giornali e andare a prendere da questi ultimi le opinioni dei cittadini, alcuni molto qualificati per il loro passato politico e per il loro presente imprenditoriale, molto qualificati amministratori comunali, io non sto lì a distinguere sindaci di centrodestra o di centrosinistra, il mio concetto di sindaco, così come lo era quello di presidente, era di sindaco di tutti i cittadini, presidente di tutti i cittadini, se vogliamo legiferare in un modo corretto, io ho l'obbligo di farlo secondo le aspettative di tutti i cittadini, non solo della mia parte politica.

Noi vi abbiamo proposto all'inizio della discussione qui in quest'Aula un patto di buona amministrazione; è quello di cui ha bisogno la Sardegna, non ha bisogno dei nostri litigi. Possiamo fermarci, per cinque anni fermiamoci, programmiamo degli interventi amministrativi che vadano a vantaggio dei cittadini, del popolo sardo e su questo possiamo ragionare tutti insieme sicuramente, perché in quest'Aula sono convinto prevale il buonsenso, prevale gente di buonsenso, è pieno di buonsenso questo Consiglio, di quasi tutti. C'è solo una piccola variante, cito quanto diceva, vado a memoria, l'amico Falconi: "C'è una variante in tutto questo, c'è Soru!" Lo dice lui. Un'interpretazione del ruolo, del presidenzialismo, della democrazia sbagliata, che non è quello che volevano i legislatori della legge elettorale, che non voleva nessuno di noi nel momento in cui quella legge elettorale è stata discussa con le proposte di modifica di quella legge elettorale. Questa è la variabile, questo è quello che sta rendendo questo Consiglio inefficiente, inefficace soprattutto, più che inefficiente, che non ha più diritto di parola, di esprimersi, di confronto.

Allora concordo con quanto dice il Presidente del Consorzio Sandalia: "Andiamo pure a casa", con dignità, se qualcuno pur di non accettare il confronto ci dice: "Vi mando tutti a casa". Sono pronto a sottoscrivere insieme a tutti voi, non da solo, che possiamo anche andarcene a casa, perché abbiamo l'obbligo di sentire i cittadini, gli amministratori e gli imprenditori, tutti, e poi legiferare, ma non essere un Consiglio sotto ricatto. Sgombriamo il campo da questo e allora possiamo riprendere a discutere e a parlare. Convinceteci che così non è, dateci delle prove tangibili che così non è!

C'è un altro modo per bloccare questa legge. Il collega Vargiu diceva: "Abbiate il coraggio", o meglio il buonsenso che ricordava il collega Cugini, "di ritirare questi emendamenti". Bene, io dico: "Non basta, abbiate il buon senso di ritirare questa legge". La dovete ritirare, perché? Perché sono convinto anch'io come lei, onorevole Cugini, che seguendo il buonsenso in quest'Aula, una strettissima minoranza è d'accordo con i principi di questa legge. Poi si possono difendere a spada tratta pubblicamente, si può dire tutto quello che si vuole, si può parlare dei lavoratori, delle classi deboli, di tutto quello che si vuole, ma nella logica non potete essere d'accordo nel merito con i principi espressi in questa legge, con il metodo e con il percorso che questa legge ha fatto, scavalcando il Consiglio regionale, scavalcando i diritti di ogni consigliere, votando per un'interpretazione regolamentare che va contro i principi fondanti dei vostri partiti, il diritto a esprimere ognuno la propria opinione. Siete arrivati, durante il percorso, a calpestare i più elementari diritti del consigliere regionale in quest'Aula e i diritti del popolo sardo. Quel popolo che è l'unico che può bloccare il percorso di questa legge. Ci stiamo provando noi, ci hanno provato i sindaci, gli imprenditori e i sindacati, ci deve provare la gente!

Certo che questo messaggio non arriverà fuori, perché state arrivando a controllare anche i messaggi che partono da quest'Aula, in maniera scientifica, con la forza del potere economico, con la forza del denaro che sta prevalendo sulla forza delle idee. Perciò certo che non passeranno messaggi di questo genere, in cui si invita la gente a dire la sua. Questo è l'invito! La gente deve poter dire la sua. Noi dobbiamo decidere assumendoci le responsabilità. Non parlo né di referendum, né di sollevazione popolare, dico solo che vorrei sentire cosa la gente ha da dire su questo disegno di legge. Probabilmente non ne conosce gli effetti e non li conoscerà prima di qualche mese, forse di qualche anno.

Si parla, in questa legge di prospettiva per il nostro turismo, ma si parla soltanto degli imprenditori turistici e alberghieri, si parla delle strutture alberghiere e si va contro le seconde case; quando parleremo di turismo, affronteremo anche questo problema, sempre che in quest'Aula sia possibile parlare anche di turismo e non solo di urbanistica. Allora, il turismo delle seconde case, deprecabile per certi versi, ha fatto sì che si costituissero delle società di gestione delle seconde case, creando posti di lavoro per artigiani, per imprese di pulizia, per servizi alberghieri, formando società solide che possono inserire nel mercato del turismo, quindi anche nel mercato fiscale, le seconde case. Perché non ragioniamo su questo, invece di condannare subito tutto e tutti? Ma il ragionamento non è possibile perché c'è un'unica indicazione, un unico volere! Allora sull'unica indicazione, sull'unico volere non ci può essere nessun tipo di convergenza; ci può essere freddezza amministrativa, ci può essere passione politica, ma c'è soprattutto la volontà della difesa democratica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio, colleghi consiglieri, è mia intenzione parlare unicamente, mosso dalla fastidiosa insistenza con la quale i colleghi della opposizione ritengono che da questa parte ci sia una combriccola di ferrei oppositori dello sviluppo della Sardegna, del problema della programmazione negoziata e degli effetti che questa legge provoca, perché abbiamo sentito, da un mese, un mese e mezzo a questa parte, molte imprecisioni. E' un tema questo che, nel suo punto di caduta, entusiasma, abbatte, deprime, però, badate, è anche fatto di qualche noioso riferimento a norme, discipline che, se non si conoscono e non si capiscono, rendono tutto più difficile, anche il sereno dibattito tra di noi. Chi le conosce, vota questa legge e questo articolo 8 con la serenità che non si sta facendo nulla di quello che voi avete paventato. Perché, vedete, pur senza citare le fonti di chi è andato nei giorni scorsi a dire, nelle assemblee pubbliche, sulla stampa, eccetera, che ci sarebbe stato un blocco di investimenti pari a 2,5 o 3 miliardi di euro in Sardegna, che poi sarebbero diventati 3 e mezzo, 4, 4 e mezzo, o 5, mi sembrava di vedere "Miracolo a Milano", quella bellissima scena dove l'ultimo arrivava e diceva "più uno" e vinceva lui, a chi la gridava più grossa.

Bene, a questi colleghi, a questi operatori, vorrei ricordare che, parliamo di programmazione negoziata e quindi stiamo parlando di interventi agevolati nel turismo, nell'anno in cui c'è stato il massimo della spinta della fase positiva dell'economia nazionale e il massimo di interventi, di offerta, di agevolazioni (era l'ultimo anno del Governo di centrosinistra) il totale degli investimenti, delle domande presentate in tutta Italia, dal Trentino alla Sicilia, da noi alla Calabria era di circa 2 miliardi e 174 milioni di euro, in tutta Italia e che, per quanto riguarda la Sardegna, avevamo - cito il dato ufficiale degli uffici dell'onorevole Marzano, Ministro delle Attività Produttive - 217 domande presentate per un totale di 211 milioni di euro, approvate 47 per 41 milioni di euro.

Ma, allora, forse la programmazione negoziata cui facciamo riferimento sta fuori da questi numeri, forse nei PIT, ma io ricordo che i PIT gestiti dalla scorsa Giunta hanno superato certamente un record, quello di non vedere progetti integrati territoriali tra opere pubbliche e opere private, nessuna opera privata finanziata, perché avevano fatto male le regole. La legge di settore, che doveva in qualche modo agevolare il turismo, la legge 9, non era stata notificata all'Unione Europea e quindi non era stato possibile utilizzarla, avete fatto un ridicolo bando sulla misura 4.5 del POR che ha funzionato su questa legge come de minimis. Il risultato, attinto dai documenti ufficiali della Regione, è questo: 12 interventi finanziati in tutta la Sardegna per un totale di agevolazioni erogate di un milione e briciole di euro in tre anni.

Questo è il disastro che ci avete raccontato, questa è la verità, ci sono le cifre e i documenti consultabili da tutti quelli che hanno voglia di ragionare sui dati ufficiali non sulle invenzioni. Ma forse stiamo parlando dei PIA. Beh, ma i PIA sono, cari colleghi, ad opinione di chi parla in questo momento, una strana procedura da riformare perché fino a oggi è stato detto alle imprese private: "Prima sei dentro il piano, la pianificazione, la programmazione negoziata, e poi vediamo se hai la carte a posto". La storia di questi anni ci dice che invece, prima dobbiamo vedere se hai le carte a posto e poi entri negli strumenti di programmazione negoziata.

Allora, colleghi, bisogna fare un attimo di pulizia e conoscenza tra noi. C'è una norma fondamentale in tutti gli strumenti di agevolazione che, dal 1996, è stata copiata in quelli nazionali e regionali, ed è la norma fondamentale che regola la legge numero 488, manifatturiero, turismo, la troviamo ovunque, cioè quando noi chiediamo dei danari pubblici per fare qualcosa, leggo tra virgolette: "L' immobile o il terreno deve essere al momento della domanda già rispondente, in relazione alle attività da svolgere, ai vigenti specifici vincoli edilizi, urbanistici e di destinazione d'uso". Non si scappa. Non è che io posso dire: "Faccio un albergo qui, tu mi dai i soldi e poi chiedo una variante al piano urbanistico". Non lo posso fare, addirittura le banche concessionarie hanno l'ordine, di fronte a variazioni di destinazione d'uso di un immobile, di chiedere prima, come condizione di ammissibilità per prendere le agevolazioni pubbliche, la concessione edilizia con la quale è stata definita la variazione di destinazione d'uso, parlo quindi di immobili già esistenti.

Questo è lo stato dell'arte. Posso anche richiamare un decreto del Ministro Marzano del novembre 2003 che dice una cosa che dovrebbe essere molto interessante per il Consorzio Sandalia e per gli amici che sostengono ragioni che possono essere genericamente considerate meritevoli di tutela, bisognerebbe andare a vedere, è giusto che il cittadino, Presidente del Consorzio Sandalia, parli molto liberamente, outspoken, nei confronti del Consiglio regionale, ma forse è il caso che anche il Consiglio regionale guardi come vengono gestiti gli investimenti pubblici, perché sono diventati pubblici, perché sono pubblici quando ci sono agevolazioni pubbliche dentro i programmi di investimento privato.

Allora, se io vado a vedere il decreto che disciplina i contratti di programma del novembre 2003, trovo una norma che dovrebbe fare ammutolire e piangere molti dei signori che qui dentro hanno parlato, perché si dice che il contratto di programma, quello che sottoscrive lo Stato con i consorzi e con gli imprenditori, deve contenere la previsione di subordinare la sua validità ed efficacia alla effettiva esibizione, entro il termine massimo di 120 giorni, cioè quattro mesi, dalla stipula, della documentazione che comprovi il rilascio di concessioni, autorizzazioni, licenze e nulla osta.

Vi faccio una piccola cronistoria: marzo 2001, arriva in CIPE la delibera sul Consorzio Sandalia, posso dire che c'ero fisicamente, mentre non c'era, come vedo invece ripetutamente scritto, il sottosegretario Macciotta, uscito dal Governo un anno e mezzo prima, quindi la falsificazione riguarda anche ruoli istituzionali, va bene, lasciamo perdere. Un anno dopo, lo dite da tanto tempo, perché ci ha messo un anno il Governo di centrosinistra, si sottoscrive il contratto di programma Sandalia, quindi siamo nel periodo marzo-giugno 2002. Con questa norma, che è stata fatta dal Governo di centrodestra, tutte le imprese che, abbondiamo, entro la fine del 2002 non avevano realizzato il completamento della loro fase amministrativa, si vedevano revocate o, se volete dirlo in maniera più elegante, vedevano subordinata la validità ed efficacia del contratto di programma al requisito di fattibilità amministrativa, che è una cosa estremamente importante.

Però, a parziale discolpa e magari per aiutare anche il morale degli amici imprenditori che in questo momento sono giustamente preoccupati per i loro investimenti, direi che si devono preoccupare per la loro capacità di realizzazione, devo anche dire che non c'è nessuna norma, nessuna disciplina, al contrario di quello che è stato detto in questi giorni, in questi mesi, che crei il cosiddetto "effetto domino". Un'impresa cade perché è nella natura delle cose che, su trenta iniziative, una, due o tre possano cadere per motivi diversi, anche di capacità finanziaria di chi le ha realizzate, di chi le ha proposte, e cadendo si portino dietro la caduta di tutte le altre; tutti i provvedimenti di revoca sono basati su responsabilità che attengono la singola impresa e colpiscono la singola impresa e non travolgono le altre.

Anche su questo credo che bisogna ristabilire la verità storica e delle norme che regolano la vita delle imprese e delle amministrazioni pubbliche.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghi e assessori, io mi limiterò ad argomentare l'articolo 8 che credo abbia degli spunti importanti per completare la discussione che abbiamo iniziato da circa un mese. Infatti vediamo che al primo comma dell'articolo 8 si dice che sono fatti salvi i comuni che hanno approvato i PUC in adeguamento ai PTP, questa è l'ennesima incongruenza di questa legge che praticamente fa riferimento a dei PTP che ormai sono stati considerati decaduti dal TAR, quindi non si capisce perché oggi si voglia continuare ad usare un sistema che sicuramente, in seguito a tutti i ricorsi esistenti, sarà materia di discussione da parte dell'organo di giustizia amministrativa. Pertanto io credo che già questa premessa avrebbe avuto bisogno di una diversa valutazione. Così come al comma 2, quando si fa riferimento ai comuni che hanno adottato il PUC, dove praticamente si dice che entro sei mesi deve essere approvato lo studio di compatibilità paesistico-ambientale.

Inoltre vedo che c'è un altro aspetto che deve essere materia di approfondimento, la data del 10 agosto, data di approvazione della famosa delibera della Giunta regionale. Ecco, io credo che si poteva benissimo partire dalla data di approvazione della legge, molti comuni avrebbero potuto godere anche di questa benché minima agevolazione; ritengo che sia più giusto partire dalla data di approvazione della legge e non dalla data della approvazione della delibera della Giunta regionale dando così la possibilità a questi comuni di mettersi in regola.

Però c'è un altro aspetto che riguarda moltissimi altri comuni, direi la stragrande maggioranza, che, a parere mio, rimangono fuori da questo ragionamento; io credo che sarebbe stato più giusto che per essi si pensasse a trovare qualche soluzione alternativa. Non condivido la posizione di chi dice che chi non ha fatto in tempo ad approvare lo strumento urbanistico deve essere comunque condannato. Credo che anche chi ha sbagliato, deve avere la possibilità di un recupero, pertanto anche questo atteggiamento, da parte dell'amministrazione regionale, nei confronti di questi comuni, io credo che vada rivisto.

Ma voglio anche dire che noi vediamo una paura ingiustificata da parte di questa maggioranza di Governo regionale, ci sono paure dappertutto, però poi se andiamo a vedere quali sono gli abusi che sono stati fatti in tutti questi anni, dalle domande di sanatoria che stanno arrivando ai comuni, constatiamo che si tratta soltanto di piccoli abusi e non di grandi abusi. Quindi sembrerebbe vana tutta la preoccupazione che la Sardegna in questi anni si sia lasciata andare a chissà quali abusi, a chissà quale cementificazione, perchè ci rendiamo conto che gli abusi che sono stati fatti in questi anni sono invece veramente una cosa minima, molte volte si tratta di chiusura di verande o altre piccole cose.

Quello che voglio sottolineare ancora è che questa legge purtroppo mortifica l'economia, la crescita e lo sviluppo della Sardegna, nel senso che si tratta di una legge che aggiunge divieti ai tanti vincoli già esistenti, bloccando lo stesso sviluppo urbanistico e soprattutto lo sviluppo turistico. C'è una contraddizione in questo, voglio ancora capire qual è la scelta turistica che vuole adottare questa Giunta regionale, perché ho sentito dire anche che i posti letto sono già troppi in Sardegna e che quindi praticamente bisogna ridurli, come abbiamo già sentito cosa pensa questa maggioranza sulle seconde case; io voglio capire veramente come si vuole sviluppare il turismo in Sardegna perché pare che qui si è contro tutto. Voglio capire quale sia il modello di sviluppo che si vuole perseguire, come noi pensiamo di dare risposte a tutti quegli imprenditori, a tutte quelle realtà che guardano con interesse alla possibilità di crescita e di sviluppo turistico che non è solo turistico, ma è economico in generale, vera grande speranza della Sardegna.

Voglio dire che, con questa legge, vengono limitati i lavori pubblici, perché abbiamo visto benissimo quale sarà la ricaduta per tutta una serie di opere pubbliche dopo l'approvazione di questa legge, ma anche qui a me pare che si voglia chiudere una strada senza aprirne una nuova, noi stiamo portando la Sardegna in un vicolo cieco, non è pensabile, non è possibile che si possa accettare una soluzione come questa.

Così come per quanto riguarda l'agricoltura, praticamente noi stiamo impedendo al mondo agricolo di poter coltivare le campagne, di poter abitare nelle campagne, li stiamo cacciando dalle campagne, perché quando diciamo che stiamo vietando le residenze abitative nelle zone agricole, praticamente stiamo costringendo gli uomini delle campagne (e vi dico che tutte le zone costiere nella fascia dei due chilometri dal mare non sono soltanto zone ad interesse turistico, ma c'è tanta agricoltura in quelle campagne, soprattutto nelle piane, dove ci dovrebbe essere una attenzione diversa), noi stiamo obbligando la gente a scappare dalle campagne, perché nessuno farà un investimento se poi lo deve abbandonare al proprio destino, soprattutto quando esiste il rischio che questo investimento non vada in porto, come vorrebbe qualsiasi cittadino che fa un investimento in agricoltura.

Così come per quanto riguarda le zone omogenee, se n'è parlato tanto, io non condivido l'impostazione data, perché ci sono tanti diritti acquisiti che vengono intaccati e noi abbiamo sentito cosa hanno detto le associazioni di categoria, i diretti interessati, i sindaci, e non solo soltanto sindaci del centrodestra. Abbiamo visto che ci sono sindaci di tutti i colori politici che vengono qui a protestare, che si lamentano dicendo che questa legge è ingiusta, penalizza gli enti locali, le popolazioni e i sardi in genere; è una legge di vincoli che sicuramente non ci porterà da nessuna parte, anzi al 70 per cento del territorio vincolato porterà altri vincoli che non serviranno assolutamente a nulla.

Quello che c'è di nuovo è che finalmente questa legge è condivisa totalmente, o quasi, dalle associazioni ambientaliste; Lega Ambiente, Gruppo d'Intervento Giuridico, tutti i giorni plaudono a questa legge, però credo che i loro rappresentanti, che sono delle ottime persone, le conosciamo molto bene, però se vogliono governare che si candidino al Governo della Regione poi vedremo cosa faranno. Non è pensabile che oggi queste associazioni, più oltranziste dal punto di vista ambientale, interferiscano in modo così pesante, condizionando anche le scelte di questa Giunta regionale al punto che vediamo, prendiamo per esempio cos'è successo sull'eolico o per quanto riguarda la programmazione negoziata, non si tratta soltanto di gente che non ha fatto bene e che non ha avviato bene le procedure o che non conosce le norme, onorevole Sanna. Sono situazioni diverse.

PRESIDENTE. Chiuda, onorevole.

LADU (Fortza Paris). Su questo ti posso dare ragione, ma ti dico che la stragrande maggioranza dei casi non riguarda quelle situazioni per le quali tu giustamente dici che se le cose non sono fatte come devono essere fatte nel rispetto della legge, è chiaro che non si possono accampare diritti che non si possono avere. Ti assicuro che, nella stragrande maggioranza dei casi, si sono rispettate le norme eppure c'è stata penalizzazione.

Pertanto, io credo che questa legge, che creerà danno alla Sardegna, davvero sia irrecuperabile dal punto di vista del miglioramento; mi auguro che venga veramente cancellata da questa maggioranza

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Grazie Presidente, io credo che con questo articolo 8, che parla di norme transitorie dentro una legge la cui dizione è quella di provvisorietà, davvero dobbiamo con molta prudenza constatare che questa transitorietà dentro la provvisorietà rischia di essere molto fragile e quindi dobbiamo, in maniera molto fredda, come è stato richiamato in questo caso, fare alcune importanti riflessioni.

La nostra ambizione, ma anche il nostro dovere, è ovviamente di riuscire a costruire una norma che venga definita buona;come tale, la definizione di norma buona è quella che dura nel tempo, un po' come per il vino, il vino che riesce a durare nel tempo è definito un vino buono. Noi, proprio in riferimento a questo accostamento, dobbiamo pertanto costruire una norma che non macini tutte le uve che naturalmente ci sono, ma deve essere un vino prodotto in maniera omogenea in base alle produzioni di cui disponiamo. Quindi, mettere dentro l'articolo 8 le cose più differenti che passano in questo momento, quello che è il grande dibattito della Sardegna, credo che sia, tutto sommato, un grande errore.

Ha fatto bene l'onorevole Cugini a richiamarci ad una prudenza e a dire soprattutto che il rischio, per noi centristi, è quello di sconfinare in un estremismo centristico. L'ha definita addirittura una "malattia infantile", io non so quale sia il periodo di incubazione di questa malattia, sta di fatto che, osservando i miei colleghi Riformatori e me stesso, ancora non mi sono accorto dei sintomi di questa malattia di estremismo centristico. Credo invece che bisogna prendere atto che alcuni nostri atteggiamenti, alcune nostre proposizioni, qui, dentro l'Aula, hanno sortito un effetto anche positivo. Noi, ad esempio, siamo molto soddisfatti che alcune nostre proposte siano state accolte dentro l'articolo 3 e fatte proprie da quest'Aula. Ovviamente il tutto non è sufficiente e la preoccupazione grossa, l'ha detto prima l'onorevole Pili, ma è riferita con le parole che l'onorevole Bachisio Falconi oggi esprime nella stampa, è quella davvero di un blocco dell'intero settore, dell'intero comparto turistico in Sardegna; lo dice appunto un responsabile delle politiche turistiche del Partito dei DS.

Allora, poiché il presupposto, lo dico all'onorevole Sanna, è proprio l'impatto numerico, ha fatto bene lui a citare alcune fonti numeriche che provengono, così mi pare abbia citato, dal Ministro Marzano e alcuni altri dati statistici. Vede, onorevole Sanna, quel presupposto è il presupposto della norma, bene avrebbe fatto la Giunta, la Commissione ad accompagnare questo disegno di legge proprio con ciò che noi fin dal primo momento abbiamo chiesto, fortemente, ossia qual è l'impatto occupazionale, l'impatto economico, l'impatto paesaggistico che questa norma crea in Sardegna. Nessuno ci ha mai dato obiettivi, dati statistici a conforto di questa norma. Noi sappiamo che invece ogni norma lo pone come presupposto. Sapevamo che il numero dei posti letto alberghieri era un numero già di per sé superiore a quello che è il fabbisogno economico della Sardegna. L'onorevole Bachisio Falconi dice invece tutt'altro: abbiamo soltanto 60 mila posti letto alberghieri e per di più, per il 70 o 80 per cento, inadeguati rispetto agli standard qualitativi che questo turismo sardo vuole proporsi.

Quindi, questo significa che noi non potremo, lui dice, adeguare queste strutture alberghiere a questi standard, e quindi è come avere un numero di gran lunga inferiore di potenzialità turistica non utilizzabile. Dice l'onorevole Cugini che deve passare l'idea di chi ha i diritti. Noi questo concetto l'abbiamo ripetuto quasi in maniera ossessiva fin dal primo giorno e lo sottoscriviamo; noi siamo pronti qui a dire: "Costruiamo una norma che sia davvero garante esclusivamente dei diritti, diritti che per noi, in maniera inequivocabile, devono essere diritti acquisiti, pertanto quella è la linea vera di confine". Non possiamo accettare emendamenti come quello dell'eolico che, ad esempio, parla di lavori già iniziati. No, alla data di approvazione della presente legge deve essere detto che possono essere realizzati gli impianti per i quali già c'è stata un'approvazione, anche con l'acquisizione di quella che è la valutazione di impatto ambientare, ma non necessariamente devono essere già iniziati, perché lì non c'è più il confine del diritto al quale fa richiamo l'onorevole Cugini, quello è un diritto acquisito che si configura nel momento in cui c'è già un accordo, una sottoscrizione di programma, un contratto ben preciso che ha visto impegnate le amministrazioni.

Abbiamo un altro riferimento importante, l'ha detto prima anche il mio collega onorevole Vargiu, nel momento in cui riscriviamo e reintroduciamo ciò che era stato tolto dall'articolo 3 in relazione al cosiddetto vincolo estendibile alle aree di interesse comunitario di particolare pregio, tra l'altro in maniera generalizzata e non più rispetto a quei territori contigui soltanto alle zone costiere, è evidente che stiamo spostando di nuovo completamente ciò che era stato fatto proprio da quest'Aula dentro l'articolo 3. Se noi avessimo voluto dare totale competenza, anche se in maniera indiretta, anche se non come noi auspicavamo, a questa Assemblea, perché individuasse quali potessero essere le aree sulle quali fare gravare questi vincoli, non è comprensibile oggi in nessun modo come, attraverso questo emendamento, possa invece accettarsi il concetto che siano due Assessori della Giunta regionale a proporre, la Giunta regionale a deliberare e, in funzione di questa delibera, far gravare, estendere il vincolo anche ad altri territori per i quali questa Assemblea poco può dire e interferire.

Essendo un concetto anche lì di chiaro diritto, non è pensabile che si possano usare due pesi e due misure. Noi riteniamo che davvero le pale possano essere tolte dai crinali e messe nei piani, siamo tutti perfettamente d'accordo; se le linee di indirizzo dell'acquisizione della valutazione ambientale questo prevederà, noi saremo i prima a dire: "Questo è fatto bene", però non è pensabile che invece, attraverso questo teorema, si riesca oggi a far passare in maniera sproporzionata una ossessione ambientalistica che nulla ha a che vedere con le attese dei cittadini sardi che invece hanno già investito anche culturalmente su determinate iniziative. Non è pensabile che, oggi, attraverso questa transitorietà del provvisorio, andiamo a bloccare interi territori che, avendo fatto una scelta in maniera, devo dire, completa e totale, perché hanno sentito le proprie popolazioni, hanno potuto programmare l'utilizzo delle proprie risorse territoriali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, preliminarmente non posso non fare un breve richiamo a quello che è successo ieri per l'importanza che, secondo me, ha sulla vita di questo Consiglio. Non me ne voglia nessuno, però io ritengo che, da quando l'uomo ha inquadrato bene i concetti di bene e male, dai tempi di Zaratustra, del zoroastrismo, modificato sempre in base poi all'ideologia, alle religioni, cristianesimo e quant'altro, ognuno di noi se li porta dietro; penso che il bene e il rispetto delle regole, soprattutto del Regolamento, per l'importanza che ha nella vita di quest'Aula, debbano essere una guida. Quel vulnus che ieri si è superato, con una forzatura del Regolamento, modificandolo a maggioranza, neanche qualificata, secondo me, di prepotenza, non è un bel segnale per il futuro di quest'Aula. Diciamo che non si è proceduto ad occupare l'Aula perché si ha il senso di responsabilità, non nei confronti di chi ci ha mancato di rispetto, ma soprattutto verso i sardi, perché a breve noi dobbiamo approvare per i sardi un assestamento di bilancio, una legge finanziaria, un nuovo bilancio. Comunque i segnali che sono venuti dalla maggioranza, soprattutto dai nuovi della politica, quelli che si sono proposti ai sardi per migliorare la vita della Sardegna, non sono incoraggianti, mentre invece ho visto anch'io, lo sottolineo, il senso di responsabilità dei colleghi dello SDI e di Rifondazione Comunista, i quali forse non si sono ancora dimenticati di essere stati per una vita una minoranza ed ancora hanno alti i valori che dovrebbero essere tenuti in altrettanta considerazione da tutta quest'Aula. Comunque tanto è, e tanto dovevo.

Non posso non entrare subito nel merito dell'articolo 8, ringrazio il Presidente che, se per certi versi ha l'aspetto di essere Presidente della maggioranza, mi ha comunque permesso di parlare di questo argomento al di fuori dell'ordine del giorno senza rimproverarmi, però non penso di aver abusato più di tanto della pazienza di nessuno. Credo che questo articolo 8 (che prevede che i piani urbanistici comunali approvati dalla presente legge, all'atto della sua pubblicazione nel BURAS, conservano la loro validità, mentre invece non la conservano in quei comuni che non provvedono entro sei mesi, pur essendo stato approvato subito dopo, all'adeguamento al piano paesistico regionale) crei una disparità non indifferente tra i comuni della Sardegna e soprattutto tra i cittadini che, senza alcuna loro colpa, si trovano ad avere la sfortuna di vivere o di avere interessi in un comune la cui maggioranza non ha provveduto, per vicissitudini politiche presenti o passate, ad adeguarsi nei tempi stabiliti dalla presente legge, con ricadute non indifferenti soprattutto per quelli che hanno una notevole prospettiva di sviluppo urbanistico e turistico.

In Sardegna, d'ora in avanti, andranno avanti solo quei comuni, i più svantaggiati e magari da questo punto di vista c'è un po' di giustizia, che basano la loro economia su altre attività che non sono lo sviluppo edilizio, lo sviluppo turistico o comunque costruzioni e sfruttamento del territorio. Credo che questa disparità di trattamento tra i comuni non sia una conseguenza di poco conto e soprattutto non riesco a capire la ratio del fatto che il comune si deve adeguare ad un piano urbanistico passato, un piano urbanistico che deve essere rivisto, e comunque non vedo la differenza tra chi ha già un PUC e non è adeguato al piano paesistico e chi invece lo deve fare e a questo nuovo piano paesistico è invece obbligato ad adeguarsi. Non riesco assolutamente a capire la disparità di trattamento, e non riusciranno a capirlo soprattutto i cittadini che subiranno anche questa ingiustizia, oltre ad avere il peso di vedere i loro figli disoccupati costretti, come è stato detto da altri consiglieri regionali, ad emigrare.

Le conseguenze di questa legge per l'economia della Sardegna, checché ne possano dire i colleghi della maggioranza, non sono di poco conto. Una delle poche attività che reggono l'economia, che creano l'indotto, è stato ribadito anche da me oltre che da altri consiglieri in passati interventi, è innegabile che sia l'attività edilizia e tutto ciò che le ruota intorno. Con questa legge, importanti opere pubbliche non potrebbero essere continuate, strade importanti, non solo per lo sviluppo turistico, urbanistico o industriale ed economico della Sardegna, ma anche per lo sviluppo del vivere civile, non potrebbero essere realizzate; pensiamo a quello che potrebbe succedere con il blocco della viabilità verso la costa sud occidentale e sud orientale del golfo di Cagliari.

Credo che noi dobbiamo rivalutare una legge come questa, rivederla, perché dire che è stato percorso un iter affrettato, quello che ha portato la discussione di questa legge in quest'Aula, e dire che c'è un abbraccio fideistico alle tesi sostenute da questa legge da parte della maggioranza, a me sembra che sia poco;,ho confessato per primo di non essere un esperto di urbanistica, di non essere un esperto di questo settore, ma sfido la maggior parte dei consiglieri della maggioranza ad alzare la mano e dire che, in coscienza, capiscono fino in fondo le conseguenze e le implicazioni che l'approvazione di questa legge avranno sullo sviluppo della vita civile dei prossimi non 500 anni, ma dei prossimi cinque anni. Di questo credo che l'Aula si accorgerà ben presto, se questa legge verrà approvata, se altri organi come la magistratura e il Parlamento, che non sono dentro quest'Aula, non provvederanno a bloccarne tutti gli effetti malefici e negativi sull'economia della Sardegna.

Dire che voi, consiglieri, abbiate approvato fideisticamente questa legge, a me sembra poco, perché voglio capire quanti dei consiglieri di quest'Aula hanno valutato fino in fondo e seriamente tutte le implicazioni economiche di questa legge, tutto il significato negativo che non è sottolineato soltanto dai sindaci e dalle organizzazioni di categoria, che pure hanno un'importanza notevole, ma ormai è sottolineato dalle manifestazioni pubbliche dei cittadini che stanno prendendo contezza del fatto che hanno investito i loro soldi in un settore che, senza alcuna colpa loro, verrà bloccato da questa legge, con conseguenze negative sulle economie soprattutto delle famiglie, di coloro che hanno pensato di spostare la loro attività, la loro vita verso le coste della Sardegna. Checché se ne dica, non siamo soltanto amministrati e non facciamo leggi soltanto per difendere gli interessi dei capitalisti che vogliono costruire alberghi. Dire che c'è stato un intervento dell'ex collega Falconi, responsabile dei D.S. per il settore turistico, è come aggiungere una goccia nel mare delle argomentazioni che sono di sollevamento di problemi, quindi che rendono problematica per chiunque l'approvazione di questa legge.

Stiamo portando avanti un iter legislativo, non con lentezza e non con ostacoli, come è stato detto da gran parte dei consiglieri della maggioranza, ma veramente con celerità, senza considerare fino in fondo le conseguenze che -secondo me - non possono che renderci colpevoli tutti quanti, maggioranza ed opposizione, perché noi stiamo facendo poco per ostacolare questa legge e quindi mostrarci colpevoli agli occhi dell'opinione pubblica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Dovendo fare la dichiarazione di voto, stasera o nel primo pomeriggio, ora mi riserverò pochi minuti per alcune precisazioni. Non vorrei che nessuno pensasse che, da parte nostra, ci sia una volontà di privilegiare categorie e privati e non chi invece ha un minimo di diritti acquisiti o atti già predisposti, questo è lungi da noi. I nostri riferimenti, per quanto riguarda me, il nostro Gruppo e l'intera opposizione, sono sempre stati impostati sul discorso di tanta gente che ha già avuto l'autorizzazione del Comune, l'autorizzazione per quanto attiene la struttura ambientale e magari per due giorni è rimasta bloccata per il parere della Sovrintendenza dal provvedimento del 9 agosto, di conseguenza si trova oggi nella condizione di non poter fare quello che avrebbe voluto fare per due giorni di anticipo, quindi noi li difendiamo, ci mancherebbe altro!

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue OPPI) Nel modo più categorico, non siamo favorevoli assolutamente, faremo una battaglia, per coloro i quali sono carenti dei requisiti. Non accetto però quello che si dice, si continua a dire, c'è chi fa molto clamore e chi ne fa meno, che ci sono bandi ridicoli, come ha detto Francesco Sanna, attualmente non vediamo i documenti, documenti che quando noi abbiamo amministrato erano di dominio pubblico, li avevano gli avversari politici, mentre oggi bisogna presentare dieci carte da bollo e non arrivano manco con le carte da bollo, va bene che le carte da bollo le utilizza il nostro Presidente Soru denunciando coloro i quali, nell'esercizio delle loro funzioni, per esempio, fanno una mozione. Noi siamo lontani anni luce da queste forme che riteniamo peraltro lesive della dignità del nostro ruolo istituzionale.

Si parla di investimenti, io ho dati completamente diversi da quelli che ha citato poc'anzi Francesco Sanna, completamente diversi, paese per paese nei dettagli, quindi nessuno ha il verbo. Così come, per essere invece corretti e leali, mi dispiace doverlo dire, nella passata legislatura il Governo ha predisposto tutta una serie di atti dei contratti d'area, nei quali il punto focale prevedeva le aree attrezzate; hanno dato i finanziamenti alle aree non attrezzate. Questo lo si sa bene, basta prendere la stampa di questi giorni, ci sono alcune artificiose dichiarazioni di esponenti politici di varie comunità locali, nei confronti anche del sottoscritto, perdendo tempo inutile.

Noi vorremmo, d'ora in avanti, instaurare, all'interno di questo Consiglio, un rapporto diverso. Purtroppo, non perché mi possa dispiacere in nessun caso, ieri io ho dato un contributo attivo. Oggi, denuncio pubblicamente - quello che ieri ho fatto garbatamente - che, per ignoranza, dando un'interpretazione sbagliata, si sono penalizzati cento comuni con il riequilibro territoriale, un sacco di chiasso per aver dato un euro in più! Pensate un euro in più pro capite, dimenticandosi che i dati ISTAT del 2004 non esistono. Modificando i dati ISTAT, abbiamo punito tutti i paesi più poveri della Sardegna e siamo in ritardo per studiare i progetti obiettivo, che non si faranno alla fine dell'anno, noi da questo momento in poi faremo ferma opposizione, non consentendo a nessuno di tenere Commissioni, di predisporre atti eccetera che non siano corretti e non siano a norma di Regolamento.

Che cosa vogliamo? La nostra parte politica ha difeso tre cose, perché ci pare evidente che questo provvedimento crea un blocco totale dell'attività nelle coste per quanto riguarda gli investimenti. Ho fatto un riferimento non casuale prima per il fatto che proprio i comuni che sono lungo la costa hanno avuto un incremento di abitanti e quindi hanno avuto denari in più, ma i più poveri, che poi si sono impoveriti anche fisicamente, hanno avuto un danno notevole, perché nelle coste, nei centri vicino a Cagliari, nei comuni vicini e contermini c'è praticamente una concentrazione sempre maggiore di presenze. Dicevo che abbiamo difeso tre cose tra cui gli investimenti in agricoltura e i finanziamenti di settore nella programmazione negoziata.

Ebbene, c'è una differenza tra noi e voi, proprio per questo blocco, sembra quasi un accanimento a inserire il termine pubblico. Voglio fare un esempio, il mio intervento si articola solo su questo, noi vogliamo fatti e non parole. Ho anche detto, a qualche consigliere della maggioranza che mi chiedeva, che non avevo motivo di dubitare della parola dell'amico Gian Valerio quando diceva: "In effetti con questa dicitura si intende", sono sempre interpretazioni. Noi vorremmo che le direttive, che voi emanerete, fossero estremamente chiare, perché oggi noi ci muoviamo di fronte a interpretazioni e molte volte è difficile, in questo contesto, comprendere bene il significato.

Faccio un esempio: in questi giorni, il Presidente Soru ha ricevuto una lettera, di cui io ho una copia, nella quale si dice che proprio per il Sinis, Sardegna ovest, l'unica zona in cui il PTP non è stato cassato, è previsto un investimento per il quale lo Stato mette a disposizione risorse finanziarie e attende, entro il 30, una risposta per quanto riguarda il cofinanziamento regionale. Allora è evidente che, se il termine inserito dice che l'opera deve essere già finanziata, approvando noi oggi la legge, per questo caso che verrebbe finanziato il giorno 30, giorno di deliberazione del CIPE, di fatto - sempre che ci sia questa volontà, che ancora non conosciamo, quando ci sarà il Presidente glielo chiederemo - questa dizione non dovrebbe consentirlo.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il Sinis è fuori.

OPPI (U.D.C.). Non lo so. Io sto dicendo che, oggi come oggi, il termine è tale per quelli "già finanziati", mentre questo verrebbe finanziato esattamente il giorno 30, qualora venisse finanziato. Questo mi preoccupa, perché in effetti dovremmo lasciare per strada queste persone, anche se ormai sono tanti anni che aspettano, e se finalmente hanno visto uno spiraglio di luce con questo finanziamento, vorremmo che esso non naufragasse, verificato che, nonostante quanto abbiamo detto, questo PTP è l'unico vigente rispetto agli altri, forse perché ha trovato, come ho detto altre volte, avvocati qualificati rispetto ai Carneluti di turno che non hanno saputo né impugnare, né argomentare bene, per cui probabilmente non ci troveremmo oggi in questa situazione. La nostra posizione è quella di voler capire, non vorremmo perdere ingenti finanziamenti e siamo consci e convinti che evidentemente ci possono essere grossi danni nei confronti di una categoria di imprenditori, di strutture che certamente hanno una ricettività che verrebbe incrementata.

Il terzo problema è relativo al Consorzio industriale, penso e spero che l'interpretazione dell'Assessore sia autentica per quanto riguarda l'inserimento di investimenti di carattere generale e che questo voglia poter significare, mi auguro, non ho motivo di dubitarne, che se un privato deve ampliare un capannone con risorse proprie, per incrementare la sua attività che magari non è competitiva, quindi aumentando la produttività, creando anche presupposti di maggiore stabilità, possa essere messo in condizioni di farlo. Spero che l'interpretazione sia autentica. Ho finito.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Oppi.

OPPI (U.D.C.). Credo di essere stato chiaro, cioè spero che la dizione "interventi di carattere generale" voglia significare anche che un imprenditore, essendo in loco o avendo acquisito il terreno, indipendentemente dalla legge, sia messo nelle condizioni di poter aumentare la propria produttività e quindi creare nuovi livelli occupativi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). La discussione che si sta facendo sull'articolo 8 e sugli emendamenti evidentemente pone all'attenzione di questo Consiglio sia il contenuto di questo articolo, sia il punto a cui siamo arrivati nella discussione di questa legge, con le inevitabili e giuste sottolineature dei diversi schieramenti presenti in quest'Aula, riguardo al suo significato e anche al suo impatto sull'opinione pubblica della Sardegna, direi sull'opinione pubblica qualificata; l'attuazione della politica del territorio, del governo del territorio, non è di esclusiva competenza della Regione Sardegna, ma ha e deve avere ancora come protagonisti gli amministratori locali, che proprio in questi giorni, sempre più numerosi, si sono portati all'attenzione di tutti per segnalare gli effetti negativi di questo provvedimento sul sistema.

Per quanto si possa comprendere che, nel dibattito politico, le diverse parti possano in qualche modo sottolineare, anche a proprio uso e vantaggio, le valutazioni diverse sull'efficacia della legge, è indubitabile che questo provvedimento legislativo, che pian piano viene sempre più conosciuto, ha molti punti particolari che evidenziano la negatività dell'efficacia sul sistema economico della Sardegna e soprattutto l'efficacia molto limitativa, eccessivamente, drasticamente limitativa, sull'autonomia comunale nella gestione della politica del territorio.

L'articolo 8 riguarda le norme transitorie e poi altre disposizioni che il Consiglio regionale, direi anche per evidente presa di coscienza da parte della maggioranza, ha trasferito a questo articolo che erano contenute in altri articoli, le quali, evidentemente, richiedevano necessariamente una maggiore riflessione anche da parte, o direi proprio esclusivamente, dei consiglieri di maggioranza che si sono posti problemi reali, concreti, problemi che non nascono soltanto dalle denunce dell'opposizione, ma che, come è stato giustamente evidenziato stamattina, nascono da osservazioni avanzate da responsabili amministrativi, protagonisti della politica locale, imprenditori di diverse parti politiche, amministratori pubblici e privati, insomma tutti coloro che, non guardando a un problema ideologico o ad uno schieramento politico, oggi segnalano la necessità di riflettere ancora bene sul contenuto di questa legge.

Occorre davvero ribadire che, da un lato, il problema è l'impostazione di fondo della legge che, nei precedenti articoli già approvati, dispiega un'efficacia drasticamente limitativa dell'attività urbanistica ed edilizia in Sardegna, dall'altro introduce, soprattutto in questi ultimi articoli che stiamo esaminando, norme che di fatto modificano una sana, razionale politica di gestione del territorio, che vedeva protagonisti sia la Regione, sia gli enti locali, sia i soggetti privati. Non possiamo non richiamare, cioè, che il tanto citato problema della programmazione negoziata non è - come alcuni colleghi hanno segnalato anche stamattina in maniera, io dico, anche non intellettualmente onesta - un problema di singoli operatori che noi ci sentiamo chiamati a difendere in questa occasione, ma è un problema complessivo che va affrontato per la portata che una legge urbanistica di gestione del territorio può avere sulla programmazione economica.

Non si può ignorare, cioè, che il problema non è limitabile a uno, due imprenditori che possono aver avuto problemi nella progettazione o nell'avere le autorizzazioni necessarie per i propri interventi privati, ma è un problema molto più generale; cioè non è pensabile e non si può ignorare che una norma urbanistica, che introduce procedimenti e termini ulteriori rispetto a quelli esistenti, quindi un accanimento procedurale di termini imposti dalla nuova legge, rischia di far saltare atti di programmazione negoziata che hanno un'efficacia non solo su singoli interventi, ma su un complesso di interventi. I contratti di programma, i PIA o i PIT, ma soprattutto i primi, ne è stato citato anche uno poco fa che riguarda l'area di Oristano, potrebbero essere bloccati da una politica basata sul sospetto, sul pregiudizio, che noi abbiamo timore che si esplichi anche non soltanto riguardo al contratto di programma Sandalia, tanto citato, pluricitato in quest'Aula, ma anche su un altro contratto di programma che riguarda invece la costa nord occidentale, cioè abbiamo il timore che la Giunta regionale voglia bloccarlo nella sua operatività, nonostante abbia avuto una procedura, un'istruttoria ormai completata in sede di Ministero delle attività produttive; può essere bloccato sia sotto l'aspetto programmatorio del finanziamento e del parere favorevole da parte della Regione, sia da provvedimenti restrittivi sull'attività urbanistica, come quello che stiamo esaminando adesso.

Io credo che davvero, per senso di responsabilità, tutto il complesso degli atti di programmazione debba essere in qualche modo fatto salvo dai limiti imposti da questa legge, per non immettere nel sistema un conflitto drastico, acritico, tra norme urbanistiche e norme di programmazione, vincoli e limiti di interventi già programmati, in parte anche già finanziati da tempo, con investimenti già fatti; non si tratta di salvare soltanto uno o due interventi, ma un complesso di contratti di programma che può essere di fatto vanificato, con effetti devastanti, per gli imprenditori che hanno già fatto investimenti, che hanno assunto oneri finanziari, che hanno costruito opere, che potrebbero vedere il loro finanziamento, legittimamente avuto, legittimamente utilizzato, sottoposto a revoca da parte del Ministero.

E' per senso di responsabilità che noi abbiamo chiesto più volte di estrapolare, dai limiti contemplati nella legge, tutti gli interventi previsti nella programmazione negoziata, facendo un tutt'uno, responsabilmente, chiaramente, in maniera limpida e motivata, negli atti di programmazione negoziata, degli interventi pubblici e di quelli privati, perché anche quelli privati, in questi atti di programmazione negoziata, assumono un interesse di valenza generale; lo sviluppo del territorio ha una sua valenza, e la necessità di dotare il nostro sistema turistico di una capacità ricettiva, ben più ampia di quella esistente, è nelle cose. Nell'intervento già riportato dell'onorevole Falconi, nostro collega consigliere regionale nelle precedenti legislature, si citano dati precisi, in particolare il numero dei posti letto, 60 mila, numero ampiamente inferiore a quello necessario, in contrapposizione al numero dei posti letto nel sistema invece delle seconde case, questo è un problema reale. La programmazione negoziata in quei casi interviene per un interesse generale e noi non possiamo in questo modo ignorare questa necessità.

Ecco perchè noi poniamo ancora, sotto i riflettori dell'opinione pubblica e di questo Consiglio, la necessità di modificare e di non approvare questa legge contro la quale noi ci siamo schierati con fatica, ma con generosità, con evidenti difficoltà a far capire i motivi che ci hanno portato a queste azioni, molto dispendiose in termini di tempo per questo Consiglio, ma utili davvero per portare all'attenzione di tutti l'efficacia di queste norme.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Sarò rapidissimo. Mi auguro che l'ampia discussione che è avvenuta sull'articolo e sugli emendamenti ci consentirà di andare poi spediti, in tempi molto ravvicinati, non solo alla loro approvazione ma anche a quella degli articoli successivi e della stessa legge, non per rispetto di un'intesa raggiunta, ma per rispetto di noi stessi, perché da mesi, anzi da un mese quasi, siamo qui a discutere le stesse cose e qualche volta devo dire che mi sembra un dibattito tra sordi.

Mi riferisco adesso soltanto all'aspetto della programmazione negoziata. La stragrande maggioranza della programmazione negoziata io ritengo sia stata già risolta con l'approvazione dell'emendamento numero 13 e con la modifica dell'articolo 4, cioè si tratta di tutti quei progetti, contenuti dentro la programmazione negoziata o anche semplicemente finanziati da altre leggi di settore, che insistono su aree facenti parte dei piani attuativi già convenzionati, indifferentemente dal fatto che il progetto possa non avere ancora avuto la concessione edilizia, pagato gli oneri dovuti per quella concessione, l'importante è che insista su un'area di un piano attuativo che è stato approvato e convenzionato e dove, come abbiamo scritto, si sono già avviate le opere di urbanizzazione e si è modificato lo stato dei luoghi. Sappiamo tutti che la maggior parte della programmazione negoziata è lì, tant'è che la protesta e l'agitarsi è solo in un'area territoriale della Sardegna,per un aspetto che è successivo.

Ritengo che l'altro importante pezzo di programmazione negoziata sia recuperata con la formulazione, fatta dalla Giunta, del quarto comma dell'emendamento numero 13, perché quando si parla di interventi pubblici finanziati dall'Unione Europea, a meno che l'Assessore non possa dopo smentirmi, io penso che si intenda complessivamente l'intervento pubblico, nel senso che nella programmazione negoziata se non c'è anche la partecipazione del privato non si può fare neanche il pubblico, in quanto c'è un'integrazione tra l'intervento pubblico e l'intervento privato.

Devo dire la verità, io non avrei personalmente neppure preoccupazione nell'introdurre privati perché poi si rinvia comunque a definire i criteri. Il pericolo per la programmazione negoziata Sandalia non è la legge che stiamo approvando, né la riformulazione dell'emendamento al comma 4 che consente nei criteri di stabilire quell'aspetto di cui parlavo adesso, cioè che l'intervento è complessivo, parte pubblica o parte privata, parte di urbanizzazioni per infrastrutture a carico del pubblico, parte di intervento privato per utilizzare quelle infrastrutture nella quale c'è la compartecipazione del privato e del pubblico.

Il pericolo per alcuni progetti è che, quando in un progetto di programmazione negoziata si inserisce una lottizzazione che non è stata ancora approvata e che non ha avuto ancora approvata la valutazione di impatto ambientale, quello diventa comunque un ostacolo che va al di là di questa legge; nel caso della pluricitata programmazione negoziata di Budoni, San Teodoro, di cui stiamo continuamente parlando, il ritardo nel completare quelle opere è che c'è una lottizzazione non approvata, in quanto insiste su un'area umida, per la quale c'è bisogno di una valutazione di impatto ambientale che non si è ancora conclusa positivamente, anzi mi dicono che probabilmente si concluderà negativamente. E' stato commesso l'errore, molto probabilmente, di inserire quella lottizzazione, quei progetti che non avevano superato ancora neanche la fase dell'approvazione della lottizzazione e della valutazione di impatto ambientale, in quel contratto di programma, esponendo così tutto il contratto di programma ad una valutazione negativa, ma non è questa legge.

Credo che la programmazione negoziata sia tutelata da quanto abbiamo già approvato e dalla riformulazione del quarto comma dell'emendamento numero 13 che viene proposto dalla Giunta togliendo il "già" come ha chiesto lo stesso collega Oppi perché altrimenti può assumere quella interpretazione negativa di cui parliamo. Non mi soffermo sulle dichiarazioni, riportate sui giornali, dei sindaci di sinistra e così via; più volte ho parlato di interventi sbagliati nel territorio, non ho quella visione manichea che a destra ci sia devastazione e a sinistra ci sia la tutela, ho fatto anche l'esempio di Arbus, comune di sinistra, dove il sindaco tra l'altro è un mio carissimo amico, che non si tratti di devastazione a Torre dei Corsari penso che oggi nessuno possa sostenerlo, perché è devastazione ciò che è avvenuto in quelle dune distrutte dall'intervento che ha creato solo danni a quella comunità, a quel comune e a quelle popolazioni.

Quindi non mi stupisce che vengano anche i sindaci di sinistra, che tra l'altro secondo me non conoscono neppure bene cosa abbiamo approvato, cosa stiamo approvando, cosa stiamo modificando e le norme di legge. Così come condivido molte cose dette dal collega Falconi, ho apprezzato Falconi in dieci anni di attività comune in Consiglio regionale, lo ritengo anche un ottimo imprenditore, probabilmente la parte politica del suo intervento oggi non la commento, ma sono d'accordo con Falconi che il problema è di qualificare il turismo, sono d'accordo con Falconi che bisogna spostare le doppie case al ricettivo e quindi agli alberghi, sono d'accordo con Falconi che bisogna consentire che già quello che c'è si possa ristrutturare, ma questo l'abbiamo già previsto nelle norme che abbiamo approvato. E' probabile che Bachisio non abbia avuto modo di vedere cosa stiamo approvando, credo che non sia scritto da nessuna parte che non è possibile ristrutturare e riqualificare gli interventi già esistenti, anzi è stato proprio oggetto di discussione, perché qualcuno per fare un torto a uno voleva far torto a tutti, infatti con la tesi che quella norma serviva al Presidente per Funtanazza, cosa che credo non avverrà, perché stiamo parlando di cose diverse, si pensava di dover togliere la parola "ristrutturazione", noi l'abbiamo lasciata perché è giusto che l'esistente possa essere ristrutturato, restaurato, riqualificato nell'interesse nella Sardegna. Quindi è probabile che il collega Falconi abbia fatto un intervento per il momento condizionato dai vostri interventi che sulla stampa vengono riportati e non dalla vera norma che il Consiglio regionale approverà.

Io voterò a favore di questa legge con grande tranquillità perché non si blocca la programmazione negoziata vera, quella concreta, si blocca forse qualche progetto dentro la programmazione negoziata fasulla che si basava sul nulla, non ancora convenzionata, su lottizzazioni non ancora approvate, su valutazioni di impatto ambientale non ancora accolte perché riguardavano aree umide, aree comunque tutelate al di là di questa legge. Non è vero che si blocca la ristrutturazione e la riqualificazione dell'intervento turistico, anzi dirò di più, come ho detto ai sindaci che sono venuti in questi giorni ad incontrarci, questa legge favorisce lo sviluppo turistico, quello vero, perché la Sardegna richiama i turisti soprattutto per la sua straordinaria bellezza. La gente viene in Sardegna, non perché offriamo pacchetti alternativi a Sharm el Sheik o altro turismo nel mondo, con 600 euro viaggio in aereo ed ospitalità per sei giorni, non siamo competitivi in quella direzione, la gente viene in Sardegna perché abbiamo la straordinaria bellezza del nostro territorio, e tutelandola manteniamo un livello di qualità di turismo e favoriamo un vero sviluppo turistico. Quindi, credo che voterò questa legge con grande tranquillità, con grande serenità, perché, ripeto, non blocca la programmazione negoziata, non blocca lo sviluppo; gli emendamenti proposti possono essere accolti perché hanno quella interpretazione che ne abbiamo dato.

Credo che sia nell'interesse anche dei sardi e della Sardegna approvare questa legge e mi auguro che si possa procedere nel primo pomeriggio, tenendo presente, come ho detto prima, che le posizioni possono essere differenti e che aver scelto comunque un programma di lavoro che ci consentisse di approvare in data odierna il provvedimento nasceva non da accordi, ma semplicemente dal fatto che non volevamo continuare a mandare un messaggio di un Consiglio paralizzato, bloccato, che da un mese e mezzo discute di un provvedimento e non lo esita.

Noi, come maggioranza, ci assumiamo le responsabilità di questo provvedimento, voi dite fra tre, quattro mesi, io sono sicuro che fra tre, quattro mesi, fra dieci mesi, ci si riconoscerà il valore positivo della legge che stiamo approvando.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Mi sto sempre più convincendo che in Sardegna le associazioni di categoria, colleghi, sindaci, cittadini comuni, chi più ne ha più ne metta, sono affetti da un'influenza di dabbenaggine irreversibile poiché, a sentire il collega Marrocu, è tutto sbagliato. Il collega Falconi probabilmente non ha voluto dire questo, i sindaci probabilmente non hanno letto bene la legge, la Confartigianato, i sindacati non hanno assolutamente piena cognizione del provvedimento e sbagliano tutto, cioè non si fa un esame coscienzioso nel dire: ma è possibile che stanno sbagliando gli altri e da questa parte non si stia facendo qualche errore irrimediabile?

Dall'inizio del dibattito, o almeno da quando sto partecipando, perché purtroppo sono mancato i primi dieci giorni per questioni di malattia, ad oggi, ad eccezione l'altro ieri su un punto ben definito il collega Sanna Alberto, non ho sentito altri fare in qualche misura una piccola autocritica. Confermo il fatto che ho detto ieri che è necessario che questa legge vada in porto, perché stiamo rischiando noi dell'opposizione di fare da grimaldello alla maggioranza per migliorare la legge, dopodiché diranno che anche noi abbiamo concorso con le nostre azioni parlamentari a far questo. Interveniamo e ci facciamo sentire però giustamente per coscienza civica e politica, perché non è possibile lasciare andare di per sé questa legge che, non dimentichiamoci, nasce come una norma transitoria, ma che dentro se stessa ha una concezione assolutistica tale da far impallidire chiunque e qualsiasi istituzione.

Lo dimostra il fatto che non solo da parte dei sindaci di centrodestra ma da tutto il mondo imprenditoriale e dei cittadini, c'è un'apprensione motivata, una apprensione grave per il blocco totale delle iniziative principalmente nelle immediate zone costiere; caro amico e collega Marrocu, questo sta succedendo, perché stanno rientrando gli operai che stavano lavorando da Santa Teresa a Palau, a Arzachena, a Olbia, si informi, può darsi a torto. Ecco perché dico che è necessario mettere questa legge a disposizione dei cittadini; vedremo se è vero che questa legge ha in sé elementi positivi tali da poter contribuire allo sviluppo socio-economico di quei territori, quindi della Sardegna, oppure se abbiamo ragione noi che, benché come principio per la salvaguardia ambientale possa essere giustificata, il metodo e il modo con cui la si sta portando avanti e la si sta definendo non è assolutamente consono a raggiungere gli obiettivi che probabilmente si prefigge.

Ho sentito poc'anzi il collega Cugini che ha fatto suo il diritto, cioè ha interpretato il diritto secondo una sua idea ben precisa, dove i diritti non solo devono essere acquisiti bene, non basta neanche, bisogna che oltre al diritto ci sia già qualcosa di concreto e di realizzato; la gente non può sognarsi neanche di avere dei diritti che altri hanno già avuto perchè gli altri da oggi in poi non potranno più averli.

Ho sentito il collega Sanna che ha dato un'interpretazione personale del diritto amministrativo e dei modi con cui devono essere rilasciate le concessioni edilizie, ma ha detto una cosa importante, che coloro i quali hanno avuto le concessioni, quindi le istanze approvate secondo le vigenti leggi, cioè sino ad oggi, hanno diritto, quelli sono in regola. Ebbene, noi stiamo lottando su questo dall'inizio del dibattito, caro collega Sanna, mi dispiace che non c'è, stiamo dicendo che coloro i quali hanno agito in base alle norme vigenti, nel loro rispetto assoluto,hanno avuto, mentre d'ora in avanti, durante questo periodo di transizione in base alle norme vigenti, altri subiscono il blocco dell'iniziativa, non solo pubblica, ma anche privata; i privati cittadini, liberi cittadini di uno Stato democratico, che risiedono entro quella fascia di due chilometri e dentro le altre zone soggette a vincolo, hanno lo stesso diritto, come lo hanno avuto gli altri, avendone necessità, di costruirsi una casa. Dico questo perché non è un reato, non è un reato!

Ho sentito parlare della legge numero 9, su di essa, non nego, ho presentato un'interrogazione a suo tempo perché ritenevo sbagliata la procedura del bando di gara; il TAR, manco a farlo apposta, leggetevi l'interrogazione, ha ripetuto esattamente quello che io chiedevo, cioè sul procedimento de minimis, sino a vecchi 200 milioni, non viene data notifica, ma informativa alla Comunità Europea. La Comunità Europea, sui finanziamenti de minimis, non ha niente a che vedere e dire, questa è la norma. La legge si è bloccata perché è stato fatto l'errore sulla procedura di gara, punto e basta, quindi chi ne è responsabile si assuma le responsabilità.

CUGINI (D.S.). Lo devi dire a Frongia!

RASSU (F.I.). Chi ne ha la responsabilità, se l'assuma. Come, ugualmente, ho sentito dire che solo pochi spiccioli sono stati destinati alla programmazione negoziata come per dire: "guardate che non succede niente". Bene, invito il collega Sanna a leggersi il Dpef dove leggo che "come patti territoriali il contributo statale concesso è pari a 261 milioni e 997 mila euro e il contributo regionale è di 55 milioni e 426 mila euro". Per quanto riguarda i contratti di programma, lascio i contratti d'area di cui ho parlato avant'ieri, siamo come investimento totale a 679 milioni e 856 mila euro, come domande di accesso presentate a seguito del decreto del 12/11/2003, sulle quali la Regione ha espresso il proprio parere favorevole, abbiamo qualcosa come 340 milioni eccetera. Allora penso e credo che il Dpef non abbia detto balle perché si basa su documentazione che è agli atti.

Allora quando si parla, non si deve semplificare, bisogna dire la verità e la verità purtroppo è che questo provvedimento, pur partendo da un presupposto sano, contiene all'interno delle norme talmente dure dal punto di vista vincolistico che otterrà l'effetto contrario a quello che probabilmente si è proposto di raggiungere; cioè la verità è che, fuor di dubbio, a meno che non si sia impazziti tutti in Sardegna - mi spiego? - vista la difesa del provvedimento da parte della maggioranza, ma noi stiamo sentendo i privati cittadini, questo provvedimento arrecherà dei danni probabilmente irreversibili. Il collega Oppi diceva che quell'artigiano non potrà mai ampliare il suo laboratorio per poter competere sul mercato con altri colleghi essendo bloccato, in quanto possono essere effettuate solo opere di straordinaria ed ordinaria manutenzione, opere che servono solo alla staticità del fabbricato. Così come nessuno potrà adattare, come dice giustamente il collega Falconi perché è una mente libera ed è un imprenditore, il proprio albergo o la propria struttura ricettiva per poter competere con altre zone del territorio nazionale.

Questo succederà. Dovremo continuare a fare gli indiani per attirare i turisti? Dovremo nuovamente andare ad abitare nelle capanne? Facciamo questo, ma è necessario dire le cose come stanno. Non entro nel merito di quello che è successo ieri in Aula, perché si è assistito alla mortificazione, all'umiliazione e al calpestamento della dignità di quest'Aula, di questo ne parleranno probabilmente fuori da quest'Aula giuristi e quant'altri, e chiaramente saranno verificate le responsabilità.

Sull'eolico sono del parere che è necessaria una valutazione di impatto ambientale, questo è vero, ma andiamo a vedere quali sono le amministrazioni che hanno seminato, in Sardegna, i loro territori di pali eolici. E' vero che le autorizzazioni sono state concesse dai funzionari della Giunta regionale, perché sono i responsabili del procedimento, ma andiamo a vedere quali comuni, di che colore sono quei comuni, nel mio territorio Nulvi, Ploaghe, Tula per citarne tre, andiamo a vedere chi ha concesso questa autorizzazione. E' vero, si sta sbagliando, è necessario regolamentare, ma è necessario anche in questo caso fare una scelta. Io sono contro il proliferare di boschi di pali eolici, mi sono espresso anche come Presidente della Commissione, ma non facciamo di tutta l'erba un fascio. E' necessario normare, benissimo, però una norma deve essere equilibrata.

Termino dicendo che è necessario che questa legge sia messa a disposizione dei cittadini affinché ci si renda veramente conto di quali sono gli enormi danni, a nostro parere, che essa apporta, dopodiché se invece viene accettata vuol dire che stiamo sbagliando noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, intervengo nella discussione sull'articolo 8 dopo la giornata di ieri che ci ha visto sollevare anche i toni per tutto ciò che è successo, certamente non per colpa nostra, ma non mi soffermo perché ritengo che sia inopportuno parlare di questo ma sia più opportuno parlare sia dell'articolo 8 che di questa legge che continuiamo a definire pericolosa per lo sviluppo della Regione sarda.

In riferimento a questo articolo 8 continuiamo a confermare che questa legge è una legge sbagliata, che non solo va rivista, ma rifatta, ripresentata e rielaborata, partendo dagli enti locali che sono l'anima, il motore pulsante della politica del territorio, che hanno il metro e il termometro della situazione senz'altro molto più sensibile di quello che qualcuno in quest'Aula ha manifestato in questi giorni, o meglio che non ha manifestato.

Quando il Capigruppo dei D.S., onorevole Marrocu, afferma che il suo ex collega, onorevole Bachisio Falconi, forse si è lasciato condizionare dalle dichiarazioni che sono partite da questi banchi, afferma una cosa non vera, perché avendo conosciuto in passato l'onorevole Falconi, questo sinceramente mi meraviglia. E meraviglia che a fare queste dichiarazioni sia il Capogruppo dei D.S., essendo l'onorevole Falconi, l'ho appreso stamattina, responsabile del settore turismo per gli stessi D.S., e conoscendo poi anche dall'esterno i D.S. so che è un partito dove ancora si discute, dove temi così importanti sicuramente sono stati analizzati, vagliati, visto che anche il Presidente relatore della Commissione competente, l'onorevole Pirisi è dei D.S. Quindi mi rifiuto di credere che il consigliere Falconi si sia fatto condizionare dalle dichiarazioni del centrodestra e di chi in questi giorni, o meglio in questo mese, è intervenuto e ha voluto dare un contributo di idee, di istanze che partono dal basso, a questa legge.

Ritornando all'articolo 8 mi chiedo che cosa succederebbe, cari colleghi, se oggi uno dei tanti comuni indicati nel primo comma, avesse la necessità di modificare il PUC approvato prima del 10 agosto 2004. Cosa succede se non è possibile apportare modifiche? Noi stiamo cancellando di fatto l'istituto della variante, con buona pace di quel principio urbanistico tanto acclamato, del piano cosiddetto aperto e flessibile. Questo dice l'articolo 8 e noi riteniamo che questo sia assurdo. Noi riteniamo che con questo articolo 8 si confermano tutte le nostre preoccupazioni relative all'inopportunità di approvare questa legge, una legge che riteniamo iniqua, una legge che riteniamo blocca sviluppo, una legge che riteniamo calata dall'alto, che forse non è stata discussa neanche all'interno di quei partiti, o meglio è stata imposta anche a quei partiti che ancora hanno una democrazia interna ed una politica di discussione che consente di vagliare bene ogni singola proposta ed in particolare modo proposte strategiche così importanti per il territorio.

Dico questo perché in questi giorni, soprattutto il fine settimana, girando per i vari comuni del collegio elettorale, ho incontrato non solo amministratori di centrodestra, ma anche componenti di amministrazioni civiche, consiglieri ed assessori, di centrosinistra, compresi D.S. e ex Popolari, quindi della Margherita, i quali giustamente, preoccupati per questa legge, chiedevano che cosa in effetti avrebbe comportato questa legge; alcuni la conoscevano già, ne avevano avuto il testo, altri invece ci chiedevano di continuare questa battaglia. Sinceramente a qualcuno ho anche ricordato che ha dei rappresentanti, che siedono sui banchi di questo Consiglio, i quali hanno sicuramente, vista la loro collocazione, la possibilità di incidere più del sottoscritto su questa legge, dato che comunque fanno parte di quei partiti che hanno responsabilità di governo e che oggi sostengono questa legge, che quindi si devono assumere tutta la responsabilità anche delle conseguenze immediate che questa legge avrà sui territori.

A differenza di qualche collega non dico che questa legge avrà degli effetti fra due anni, questa legge li avrà subito, li ha già avuti, vi posso portare tantissime testimonianze di piccoli artigiani, non di grossi imprenditori, piccoli artigiani, cioè coloro i quali, grazie ad alcuni investimenti, grazie alla possibilità di intervenire attivamente nella politica di sviluppo del proprio territorio, perdono lavori, si sono visti pervenire delle disdette di commissioni di lavori, parlo di falegnami, di idraulici, di tutto ciò che ruota intorno a questo settore. Quindi continuiamo a sostenere che questa legge è iniqua, ritengo che abbiamo fatto bene ad ostacolarla e faremo di tutto per divulgarne gli effetti negativi, andremo nei comuni, andremo nelle piazze, faremo quello che un tempo faceva la sinistra, questo lo faremo noi.

Continuo anche a sostenere, Presidente, che su un provvedimento così importante è mancato il coinvolgimento non solo degli enti locali, non voglio essere ripetitivo, ma anche di tutte quelle associazioni di categoria che oggi, come ho potuto sbirciare anche stamattina nella rassegna stampa del Consiglio, manifestano tutte le loro perplessità, anzi alcune associazioni invitano i consiglieri a votare contro gli articoli di questa legge, una legge appunto blocca sviluppo.

Volevo dire che questo Consiglio, tutto il Consiglio, ma in particolar modo chi governa, la maggioranza di questo Consiglio, deve assumersi la responsabilità anche nei confronti delle comunità che ci hanno espresso e soprattutto nei confronti di quegli amministratori locali che fanno riferimento ai partiti presenti qui dentro, ma che a livello locale sono all'interno di una compagine civica. Assumetevi tutte le responsabilità per quello che è stato fatto, per quello che state facendo, per quello che non avete detto non intervenendo, perché spesso non basta assentarsi strategicamente nella votazione di un articolo piuttosto che di un altro, non basta neanche astenersi, perché astenendosi, per il diritto, qua è pieno di laureati in giurisprudenza e di avvocati, chi tace non acconsente ma chi tace non dice niente. L'avvocato Cucca, che è un maestro, conferma, quindi su questa legge credo che alcuni consiglieri, anche del centrosinistra, che sono sicuro non la pensano così come la pensa la maggioranza del centrosinistra, meglio avrebbero fatto a dire la loro e a prendere qualche volta posizioni anche drastiche e altre volte invece le distanze da chi non ha purtroppo la sensibilità che noi abbiamo e che abbiamo dimostrato in questi giorni portando avanti una battaglia che riteniamo di libertà e di giustizia per tutta la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, questi giorni di dibattito hanno avuto il grande pregio di rendere chiaro a tutti i sardi quali sono le due facce della medaglia Soru che i consiglieri di maggioranza portano, secondo noi, al collo. Da una parte della medaglia vediamo un Presidente che vuole proteggere l'ambiente imponendo un lungo elenco di vincoli e di limiti, vietando qualsiasi attività di trasformazione, mettendo tutto sotto una campana di vetro; dall'altra vediamo un Presidente che non crede possibile tutelare e salvaguardare il territorio senza far salvi i diritti acquisiti degli abitanti, degli imprenditori e delle attività produttive. A furia di sentire in questi giorni parlare di falchi e colombe, ho la sensazione che quest'Aula si sia trasformata in una voliera con un'unica persona autorizzata alla caccia: il Presidente, che però continua a sparare indiscriminatamente sui falchi e sulle colombe che non si adeguano al suo volere.

L'articolo 8, includendo al suo interno le norme transitorie, dovrebbe prevedere le modalità e i criteri a cui si devono attenere i soggetti interessati, come ad esempio le pubbliche amministrazioni nel momento in cui passiamo ad un definito quadro legislativo di riferimento, a quest'altro voluto dal Presidente Soru e dalla sua Giunta. Vorrei rimarcare che l'attuale quadro normativo, pur essendo rappresentato da una legge in parte superata e non più del tutto adeguata all'evoluzione dei tempi e delle dinamiche del territorio, non ha comunque prodotto in questi anni un consumo incondizionato della costa e la nascita quindi di ecomostri lungo la nostra Isola.

L'annullamento dei PTP, senza ombra di dubbio, ha aperto una sorta di vacatio legis per quanto riguarda la pianificazione e la programmazione urbanistica in Sardegna, ma con la delibera del 10 agosto 2004, e conseguentemente con questa legge, si è preferito ricorrere alla politica dell'emergenza, alla politica del "blocco tutto", rispetto a quella di una corretta pianificazione e programmazione degli interventi. E' vero che non sempre la valorizzazione dell'ambiente coincide con la sua tutela. Però la tutela non va perseguita soltanto nella esasperata conservazione ad oltranza dell'esistente, con l'esclusione degli interventi umani e produttivi, occorre equilibrare il paesaggio con la presenza dell'uomo, con le sue esigenze, con il sistema della realtà locale a cui appartiene, con le vocazioni, le peculiarità, le carenze e certamente anche le emergenze ambientali.

La valorizzazione dell'ambiente passa e deve passare anche attraverso lo sviluppo economico della realtà specifica che si intende migliorare. Lo sviluppo economico previsto e pianificato nelle nostre coste dalle amministrazioni locali, con gli atti della programmazione negoziata, e dalle iniziative dei privati cittadini non si basa su interventi esterni calati dall'alto, dal continente, o che ricalcano altre realtà estranee alla nostra Isola, che prescindono dalle culture locali, si fondano invece su una specificità reale, propria di ogni contesto territoriale sulla cui base sono e devono essere modellate le linee di intervento e le prospettive di sviluppo.

Nel corso della mia vita ho girato abbastanza per il mondo, ho visitato diversi paesi, diversi continenti, diverse realtà, realtà in alcuni casi vicine alla nostra, spesso in molti altri casi diametralmente opposte. Ebbene, il nostro modello è invidiato ed ammirato in tutto il mondo, non mi riferisco ad un modello costellato di abusi, ma parlo di un modello che si caratterizza per l'eccellente integrazione tra rispetto dell'ambiente e sviluppo economico. La storia di quest'Isola ha ampiamente dimostrato, i dati confortano quanto sto dicendo, il grande rispetto che è sempre stato accordato all'ambientale, il rispetto proprio di una società agropastorale che vede nel paesaggio un patrimonio da tutelare e da difendere perché è alla base dell'economia. Le amministrazioni locali non possono essere individuate come i basisti della cementificazione; le amministrazioni comunali e provinciali non possono essere spogliate, mortificate delle loro prerogative.

Ed ancora, parlando di programmazione negoziata, mi sorprende l'intervento del collega Francesco Sanna che ha ridimensionato l'entità delle conseguenze che questa legge avrà sugli interventi già avviati o finanziati, come appunto i contratti di programma, onorevole Sanna. Le nostre preoccupazioni sono oggi condivise sui giornali da diversi ed autorevoli esponenti del centrosinistra, come qualcuno poc'anzi ha ricordato, cito l'onorevole Falconi, peraltro responsabile del settore turismo dei D.S, e il sindaco di Budoni, ma le confermo che sono molti e numerosi i politici, amministratori e tecnici che si riconoscono nel centrosinistra, ma criticano aspramente questa legge.

Per quanto riguarda i tempi per gli adempimenti, il collega Sanna non può non sapere che le modifiche, introdotte dal Governo Berlusconi ai contratti di programma, hanno tra i diversi obiettivi anche quello di accelerare i tempi di rilascio delle autorizzazioni attraverso il coinvolgimento diretto di quelle stesse amministrazioni pubbliche competenti, una sorta di stimolo per Regioni, Comuni e Sovrintendenza. Non è colpa degli imprenditori, non si possono colpevolizzare gli imprenditori se le lungaggini burocratiche hanno dilatato le tempistiche; in alcuni casi per ottenere un'autorizzazione della Sovrintendenza c'è voluto un anno e così per una Via.

Uno dei grandi pregi della programmazione negoziata è stato quello di superare ed aiutare la frammentazione che ha sempre contraddistinto i sardi, per comunicare e mettersi in relazione tra loro in modo da costituire un grande punto di forza e di riferimento per il contesto locale. Quello che ha sempre differenziato le grandi imprese dalle piccole e quello che ha quasi sempre reso perdenti queste ultime nella competizione con le prime, non è soltanto la diversa dimensione, ma è anche e soprattutto la loro gestione e l'organizzazione delle loro funzioni. Ci sono alcuni contesti locali della nostra Isola in cui le imprese, le piccole aziende e imprenditori isolati si sono messi insieme per creare reali punti di forza della produzione e dello sviluppo economico locale.

Voglio ancora parlare del Consorzio Sandalia, ma lo citerò solo come esempio del processo che ha portato a superare la generale divisione imprenditoriale che caratterizza il contesto isolano. Il contratto di programma Sandalia prevede, dovrei dire ahimè forse a rischio "prevedeva", la realizzazione di un piano integrato per lo sviluppo del settore turistico nella costa nord orientale della Sardegna, con un aumento della capacità ricettiva di 4200 posti letto, più o meno, faccio un esempio, cioè lo stesso numero di posti letto del Gruppo Mazzella (il quale in moltissimi anni ha creato e consolidato il suo, potremmo definirlo, "impero"), che ha però ricadute peraltro legittime su una sola famiglia.

Il Sandalia rappresenta invece un esempio di eccellenza, un contratto sottoscritto e finanziato dallo Stato italiano e dalla Regione Sardegna che accorpa molteplici obiettivi. Primo: difende la cultura imprenditoriale isolana consentendo la crescita di 27 imprese locali con la possibilità di creare benessere diffuso. Secondo: promuove la crescita dello sviluppo turistico esteso in un territorio marginale di un'area a sud della Gallura, che non è ancora al passo con il resto del contesto locale. Terzo: ha il pregio di generare, tra diretto ed indotto, duemila posti di lavoro. Tutto questo oggi pare che sia a rischio.

Sugli accordi di programma, questa maggioranza non mi sembra...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Sanciu.

SANCIU (F.I.). Non mi sembra che abbiate le idee chiare neanche per quegli interventi che sono considerati legittimi. Come si fa a sostenere che questa legge faccia salvi gli interventi che voi considerate sani, quando invece, così come è strutturata, la norma non è chiara, mentre gli imprenditori e gli amministratori chiedono da sempre norme chiare e definite su cui basarsi.

Se è vero che la programmazione negoziata è fatta salva, onorevole Marrocu, scrivetelo in modo più evidente e più palese nella norma, in modo che sia tutto chiaro ai dirigenti del Ministero, degli uffici tecnici comunali, agli organismi competenti, perché tutti gli esperti consultati in merito sostengono che, così come è formulata la legge, non sono affatto salvi gli interventi della programmazione negoziata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Solo per sottolineare che è vero che questa legge traccia una profonda trincea tra una vecchia concezione, quella cioè della compatibilità della tutela dell'ambiente, del paesaggio, anche dell'assetto urbanistico, dell'identità e della cultura della nostra Regione con gli interventi e gli investimenti soprattutto e spesso speculativi che soddisfano redditività immediate, ma non costruiscono sviluppo, e un'idea invece diversa, che è quella della sostenibilità della nostra Regione, del nostro ambiente, del nostro territorio rispetto a un mutamento di questo territorio e di questo ambiente in ragione dell'investimento imprenditoriale. Cioè è possibile l'investimento imprenditoriale, che è sostenibile dal punto di vista ambientale, della salvaguardia e della tutela della nostra identità, del nostro territorio, delle sue potenzialità, delle sue ricchezze in funzione dello sviluppo, e non è vero il contrario, cioè che è compatibile la tutela con l'investimento e l'intervento privato. C'è una concezione sostanzialmente diversa tra destra e sinistra, che si è concretizzata soprattutto negli ultimi anni, ma quando dico gli ultimi anni dico molti anni, cioè da dopo la "45", da dopo la "23", non con una regolamentazione che desse certezza, perché questo sarebbe legittimo, ma con l'assenza di regolamentazione che consentisse l'arbitrio.

Per cui tutta questa ribellione che viene dal basso, che vede le schiere delle amministrazioni locali contro questo provvedimento, non solo non è vera ma, anche se lo fosse, non sarebbe neppure motivata, per il semplice fatto che c'è un fallimento sostanziale e ormai verificabile di quella cultura sregolata. E il fallimento lo si vede nelle condizioni economiche di questa Regione, nelle condizioni economiche delle nostre famiglie. La cultura liberista così spregiudicata, e così spregiudicatamente perseguita, ha determinato non maggiore ricchezza, ma maggiore povertà.

Basti pensare a un dato, io sono andato a cercarmelo, l'hanno anche pubblicato in questi giorni, quello sulle immigrazioni dai paesi extracomunitari. La Regione che ha meno immigrazione da paesi extracomunitari è proprio la Sardegna, che non è appetibile neppure dal punto di vista del lavoro, neppure dal punto di vista delle prospettive. Eppure questa legge non c'era, ce n'erano altre, anzi non ce n'erano. Non c'era il decreto salvacoste, non c'era la legge, ci sarà domani e fino a oggi non c'era, tutti potevano fare i PUC perché le norme per fare i PUC c'erano e tutti li potevano fare perché c'erano anche le risorse finanziarie, molti le hanno percepite e non li hanno fatti. Allora non è questa la causa della nostra miseria economica e non lo sarà domani, come non è stata causa di una ricchezza mancata la sregolatezza con la quale si è applicata tutta la normativa in materia paesaggistica e urbanistica.

La realtà è un'altra, è che c'è una concezione, c'è una cultura economica che è fallita, il liberismo, il neoliberismo ha fallito, non ha prodotto effetti, non ha aumentato le ricchezze, salvo qualche eccezione, per esempio l'onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri è diventato, anziché il centesimo, l'ottantesimo più ricco del mondo, quarto in Italia o in Europa, cioè è diventato più ricco. Con lui anche altri, pochi altri, sono diventati più ricchi e hanno costruito anche ville, hanno anche costruito teatri, li hanno anche sanati, perché erano abusivi, eccetera. Tutto questo è stato possibile con la cultura e l'idea del liberismo, cioè la salvaguardia del privilegio, non quello del diritto diffuso. I diritti acquisiti e acquisibili sono sempre degli stessi; ogni volta che si difendono diritti acquisiti mancano sempre quelli acquisibili dagli altri e non è più possibile, perché non si regge, non c'è armonia, non c'è equilibro, bisogna cambiare marcia e per cambiare marcia, soprattutto sul piano della pianificazione, bisogna poter avere qualcosa da pianificare.

Se il territorio è tutto compromesso, maciullato, depredato, inquinato, noi abbiamo incidenze di patologie tumorali gravissime presso le nostre aree industriali, e non solo nelle aree industriali, anche negli ambiti delle servitù e dei poligoni militari; abbiamo una preoccupazione seria di come salvare questo ambiente, ma anche per poterci vivere, perché non c'è solo una Sardegna turistica da visitare, c'è anche una Sardegna di questa popolazione, di questo popolo, da vivere quotidianamente e da vivere al meglio, nelle condizioni migliori possibili e con le prospettive migliori possibili. Ecco perché questa legge traccia un confine, lo scontro politico è vero, perché qua c'è un pensiero che guarda al futuro, lì c'è un pensiero ormai decrepito, morto, in fase di decomposizione, perché è fallito rispetto ai risultati che si proponeva.

Chiudo per dire che l'articolo 8 poi raccoglierà molte di queste cose sulle quali abbiamo discusso e ci siamo confrontati anche duramente e per fortuna concluderà questa nostra elaborazione legislativa, ma è sempre più frequente il caso delle famiglie che provengono da una situazione nella quale il padre viveva condizioni di difficoltà economiche e di prospettiva più difficili e che, dopo aver raggiunto uno stato sociale, una condizione economica, una possibilità, si è fatto la casa, si è costruito un futuro, ha potuto allevare in condizioni migliori la propria famiglia. Oggi siamo al capovolgimento di questa realtà! I genitori di oggi hanno problemi seri per garantire un futuro ai propri figli; non ce l'hanno più garantito, non ce l'hanno più neppure tracciato e questo, purtroppo, è frutto di questa devastante concezione dell'economia e della società, oltre che dell'uso delle nostre risorse, a cominciare da quelle del territorio e dell'ambiente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Ascolto sempre con estrema attenzione le considerazioni che vengono portate dall'onorevole Uras, perché di fatto ha centrato il problema. Il consigliere Uras, che parla, spero, in nome e per conto del Partito della Rifondazione Comunista, ha il coraggio di dire le cose che pensa, le cose che ritiene opportune, e quindi crea un rapporto, a me che lo ascolto dà la capacità e la possibilità di misurarmi su un aspetto che in questo momento è stato toccato solo dal punto di vista economico e della situazione drammatica della Sardegna, così l'ha definita, senza però che siamo arrivati alla soluzione perché da tutte le sue considerazioni non è emerso come questa legge, ammesso che tutto il pregresso abbia determinato la situazione economica della Sardegna, possa modificare le condizioni economiche della Sardegna.

Se è vero che il Partito della Rifondazione Comunista, quindi una parte ben definita del centrosinistra, dice: "Io mi preoccupo soprattutto della tutela e della salvaguardia ambientale", intesa come tale, e non propone alternative, ritorniamo al concetto che io ho esplicitato ieri riprendendo alcune considerazioni del professor Pigliaru di qualche anno fa, non lo cito a caso, perché si attaglia bene alle discussioni che stiamo facendo. E' vero, uno dei modi di interpretare il turismo sostenibile o un'economia sostenibile può essere questo, ma non è la verità in terra, onorevole Uras, nessuno ha esempi eclatanti che dicano dove si è agito, come lei dice di voler agire, ha determinato condizioni economiche che in qualche maniera hanno salvaguardato l'occupazione, hanno eliminato i disastri dello spopolamento delle zone interne, hanno evitato l'emigrazione. Questo non è avvenuto, dico purtroppo, perché se questa fosse la chiave di volta probabilmente tutti quanti saremmo del parere, non di Rifondazione Comunista, ma dell'onorevole Uras, ovviamente.

Quindi non è questo il problema, il problema è che tutti quanti noi ci stiamo sforzando di individuare un filone per il quale, non questa legge, ma tutta la politica improntata all'ambiente e allo sviluppo sostenibile, possa trovare soddisfazione presso i nostri cittadini e i nostri amministrati. Questo è il problema, la soluzione, onorevole Uras, non è quella che propone lei; ma non voglio dire che non è quella che propone lei perché è quella che propongo io, perché non sono io che ho parlato per la prima volta di capitale ambientale, ma se viene inteso come capitale ambientale il grande patrimonio che abbiamo noi, questo capitale deve fruttare o non deve fruttare? Deve essere utile in termini economici o non deve essere utile? Questa è la misura del confronto che abbiamo noi in Aula. Allora, sfruttare l'ambiente e sfruttare le capacità, per esempio, dell'eolico in Sardegna è utilizzare un capitale ambientale o non è utilizzare un capitale ambientale?

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue DIANA) Io credo che sia utilizzare un capitale ambientale, senza deturpare, senza fare tutti gli scempi che sono stati fatti in altri anni, però non dobbiamo neanche dimenticarci che qualche volta all'Assessorato competente c'era anche un rappresentante di Rifondazione Comunista. Non è che adesso ci dobbiamo dimenticare di tutto, qualcosa ce la possiamo anche dimenticare, ma non tutto, perché c'è una storia che ognuno di noi conosce e chi non la conosce è giusto che ne venga a conoscenza.

Quindi, voglio dire, il capitale ambientale deve essere utilizzato. Come deve essere utilizzato? Con questa legge? Questa legge garantisce che quel capitale per le prossime generazioni, così come ha detto il Presidente Soru, per cinquecento anni sarà salvaguardato? Può anche essere che sia così, facciamo una riserva indiana e finisce così certamente, non c'è dubbio, però il concetto che deve passare è che le generazioni future debbono trarre da quell'ambiente quanto meno lo stesso reddito che stiamo traendo noi, se lo traiamo, questo è il concetto che ci differenzia fondamentalmente da voi.

Per tornale all'articolo 8, perché il discorso che stiamo facendo è anche legato all'articolo 8, nel quale si parla dei piani urbanistici comunali, io noto intanto una prima contraddizione al suo interno, perché si prevede, al comma 1, che "i comuni che hanno approvato alla data… conservano la loro validità ed efficacia in termini attuativi e di esecutività purché non successivamente modificati". Però al comma 2, ai comuni che hanno adottato il piano urbanistico si dà sei mesi di tempo per approvarlo definitivamente, pur nel rispetto dell'articolo 6, perché questo c'è scritto. Ora io chiedo un'interpretazione anche in questo senso, perché se è possibile solo per i comuni che hanno adottato il PUC di adeguarsi entro sei mesi purché rispettino tutte le restrizioni e le prescrizioni dell'articolo 6, quei comuni che alla data del 30, o meglio del 10 agosto, giorno canonico per la Sardegna, avevano il PUC approvato definitivamente, hanno la stessa possibilità, o hanno la possibilità di adeguarlo successivamente? Oppure si dice "purché non successivamente modificati", non si dice altro. Però poi i comuni che, alla data della pubblicazione, invece hanno adottato, possono entro sei mesi fare tutto quello che vogliono praticamente, o quasi.

Allora, questo è un argomento che va chiarito, così come un altro argomento che non trovo negli emendamenti presentati dalla Giunta e per i quali, invece, ci eravamo impegnati noi per primi, in particolare io avevo sollevato il problema delle aree boscate delle quali non si parla più. E' presente anche l'onorevole Sanna, che ha tanto a cuore questo argomento, come ce l'abbiamo noi, pur essendo di due parti politiche completamente diverse. Avevo fatto il disegnino, lo posso rifare: per costruire cento metri con l'indice di edificabilità in zona agricola sono necessari 22 ettari, se si tiene buono quello che è previsto nelle norme restrittive. L'Assessore, oralmente, aveva detto che quella restrizione valeva solo nella fascia dei due chilometri, mi pare avesse detto così, e si era impegnato a presentare un emendamento, che io non vedo e che immagino potrà essere presentato, perché non ho capito più quando è che si possono presentare e quando è che non si possono presentare gli emendamenti, immagino sia un emendamento orale, io non sono riuscito a trovarlo.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. E' il 1889.

DIANA (A.N.). Se l'emendamento è stato presentato, prendo atto che è stato presentato, io non me lo ritrovo, sono andato a prendere gli emendamenti, sarà sfuggito. Io spero che non sia sfuggito all'onorevole Sanna, però, perché questo è un fatto gravissimo che compromette veramente anche l'idea sua, onorevole Uras, di sviluppo sostenibile dell'ambiente, perché quella sì che diventa veramente un fondamentalismo ambientalista di pessima natura! Non è possibile pensare che nei tre quarti della Sardegna, dove non ci sono le grandi estensioni dei campidani, e dove è impossibile trovare 21 ettari, 22 ettari, non si permettano la costruzione o l'edificabilità di cento metri quadri, questo è un fatto assolutamente abnorme. Forse nella piana di Laconi si potrà trovare qualcosa, ma per il resto io credo che veramente nell'interno della Sardegna non sia possibile da nessuna parte.

Allora il problema della differenziazione dell'interpretare il bene ambientale, onorevole Uras, guardi sta a cuore a me quanto sta a cuore a lei, ci creda, perché io sono fortemente convinto che bisogna mettere rimedio agli scempi che sono stati fatti, ma gli scempi che sono stati fatti negli anni passati, non gli scempi che sono stati fatti in questo mese, dal mese di agosto a oggi o da quando si è insediata la Giunta Soru fino al 10 agosto, perché scempi in quel periodo non ne sono stati fatti, io credo che una buona norma, molto più semplice, meno restrittiva, ma con quattro parole molte chiare, avrebbe tranquillamente messo noi nella condizione di essere oggi nella discussione per il Dpef, di avere già approvato il problema che ci riguardava maggiormente, che era l'assestamento, e probabilmente avremmo evitato anche l'esercizio provvisorio. Tutte cose che voi avete in capo e delle quali vi dovete assumere la massima responsabilità e lo dovete dire ai cittadini sardi. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, mentre noi stiamo affrontando il dibattito oggi in quest'Aula, il Tribunale Amministrativo della Sardegna sta per prendere una decisione che riguarda quest'Aula e questa maggioranza, decidendo in effetti in ordine alla richiesta di sospensiva contro la delibera "salvacoste" presentata dai comuni di Olbia e di Arzachena. A questo punto se la decisione dovesse essere favorevole, a differenza di quanto accade nella stragrande maggioranza dei casi trattati dal TAR, ci troveremmo di fronte ad un'anticipazione del giudizio sul merito, conseguentemente gli atti che la maggioranza ha sottoscritto fino a questo momento potrebbero così valere ben poco.

Devo riconoscere che il diritto amministrativo non è mai stato in cima ai miei pensieri e né ai miei studi, ma un riposo forzato di quasi un mese, che mi ha tenuto lontano da quest'Aula proprio mentre in essa si svolgeva il dibattito, si discuteva, e ci si divideva anche, su questo provvedimento e su questa materia, è stato utile per imparare qualcosa. Intanto, cominciamo dalla forma che è anche sostanza. Non essendo stato presente in quest'Aula ho letto sui giornali che la Giunta Soru avrebbe approvato, all'inizio del suo mandato, un fantomatico decreto "salvacoste". Capisco le semplificazioni giornalistiche, in effetti è bene ricordare che si tratta di una delibera, una normalissima delibera che è stata adottata sulla base dei poteri eccezionali e straordinari conferiti alla Giunta dalla legge numero 45. Cosa dice questa norma? Dice che, in casi eccezionali ed urgenti, quando esiste realmente e concretamente un pericolo di danno ambientale, una costruzione può essere bloccata. Primo errore, il famigerato decreto,o invece delibera, è stato adottato con una valenza generale; secondo errore, il Consiglio regionale, proprio in virtù delle leggi che gli consentono di operare in questa materia, ha prorogato con un atto, non un atto legislativo, ma con un atto di natura politica, l'efficacia del decreto che nel frattempo era scaduto.

Ora, in queste condizioni di illegittimità amministrativa, in questo minestrone normativo, nessuno si scandalizzi, nessuno gridi al complotto se, per caso, il Tribunale amministrativo dovesse quindi accogliere questa sospensiva richiesta in favore dei comuni interessati. Ora, questa maggioranza in effetti aveva un sistema, certamente ben più solido, per fermare quell'assalto alle coste che tutti temono, soprattutto per programmare in maniera omogenea, sottolineo omogenea, lo sviluppo in tutta la Sardegna. Quel sistema sono i piani territoriali paesistici che proprio il TAR e il Consiglio di Stato hanno provveduto a bocciare in questi anni.

Si potrà dire che, nella precedente legislatura, c'era tutto il tempo per mettere mano ai PTP, per riapprovarli proprio con quelle modifiche indicate dai giudici amministrativi, in effetti questo argomento ha un fondo di verità; ma pensare che si possa ovviare a questa situazione con dei provvedimenti straordinari, piegati quindi alle necessità, in assenza di un quadro programmatorio omogeneo, secondo me è pura utopia, anzi rappresenta di fatto una violazione delle norme che hanno sempre un carattere di generalità e di astrattezza.

I vostri provvedimenti, invece, hanno il carattere di particolarità e di concretezza e producono in effetti il risultato di dividere i comuni, cioè quei comuni che hanno avuto il tempo, che hanno fatto in tempo, in questa maratona politica, ad approvare il PUC, soltanto perché magari il sindaco gode di una maggioranza stabile oppure magari perché sono riusciti con un maggiore decisionismo ad approvarlo, e quegli altri invece si sono impantanati in quelle che sono le sabbie mobili del dibattito consiliare.

Questo sistema, inventato da voi, introduce invece, non so fino a che punto in maniera consapevole, un doppio binario discriminatorio verso i comuni della Sardegna. Al fondo resta una domanda che hanno fatto anche altri, l'ha fatta il collega Diana poc'anzi, e che sinora non ha avuto risposta da parte vostra: qual è la vostra idea di programmazione degli interventi urbanistici sulle coste della Sardegna? Ed ancora: quale sistema pensate di adottare per contemperare le sacrosante esigenze di tutela del territorio dagli speculatori, con gli interessi invece legittimi di chi, potendo costruire, vuole costruire e dei comuni che chiedono volumetrie per dare uno sviluppo, anche turistico, sostenibile alle loro popolazioni? Terzo, quale sistema voi intendete adottare per dare ad alcune zone della Sardegna (in questo caso mi riferisco soprattutto alle coste dell'oristanese) il diritto di edificare proprio mentre invece in altre zone si è potuto edificare per fini turistici, portando così il turismo e la ricchezza dove prima tutto questo non c'era? Queste sono domande politiche e il fermarci a parlare di emendamenti, sottolineando le legittime divisioni di pensiero dell'opposizione, che l'opposizione fra l'altro può avere anche al suo interno, è del tutto strumentale da parte vostra.

Il fatto, invece, secondo me, è un altro, è che la campagna elettorale è finita e sta finendo pure la pazienza dei sardi, di quei sardi, costruttori e non, che vi ha consentito di essere maggioranza e che vi ha consentito di essere governo. A noi la cosa non potrebbe che farci piacere, ma in realtà non è così; noi siamo seriamente preoccupati per il futuro e lo sviluppo turistico della nostra Isola. Ora, sulle coste e fuori dalle coste, oltre a mettere mano alle cose fatte dalla precedente maggioranza, invertendone la polarità per demolirle di fatto, noi continuiamo a non vedere un progetto di governo serio della vostra azione e la legge che sta nascendo, figlia di quel minestrone amministrativo di cui parlavo prima, la troveremo a lungo, secondo me, nelle aree dei tribunali, allora noi ci ricorderemo che è opera vostra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, io vorrei dire poche cose su alcune questioni che sono state richiamate di questo articolo 8 e sul tema generale. Come abbiamo detto già a più riprese, credo che non sia ammissibile e realistico nella dignità di un'Assemblea regionale aver dato a questo dibattito una sorta di concezione apocalittica a questa legge che non ha e non avrà, perché si è voluto politicamente dare questa veste di fine delle prospettive di sviluppo, di dramma economico, sapendo bene che non si può contemporaneamente, come dite voi, essere dalla parte dell'ambiente e dire comunque "lasciate che le cose continuino ad andare così".

Io non ho capito qual è il telaio della controproposta, "quello bisogna lasciarlo fare, quell'altro pure, sull'altro c'è la possibilità di una deroga", ma qual era la possibilità? C'è una data ottimale, c'è un sistema; perché dite "avete scelto quella data"? C'era una data ottimale? Non lo so! O quelli che dicono: "Abbiamo bloccato quelli ai quali mancavano due giorni per avere la concessione edilizia"; grazie, se il Governo americano si fosse accorto di quei dirottatori due giorni prima dell'11 settembre il corso della storia del mondo sarebbe cambiato!

Ma stiamo sulle considerazioni, il punto che era chiaro (quella era una data) era il giorno delle elezioni, il cambio di una legislatura e la legittimazione di un governo e i tempi necessari per realizzare gli impegni che si erano assunti. Io non ho nessun timore dei Tribunali amministrativi che mi auguro conoscano sicuramente i 27 principi della dichiarazione di Rio De Janeiro e l'articolo 174 del Trattato di Amsterdam, dove è chiarissimo (sarà chiaro perché è parte della legislazione europea, Comunità nella quale viviamo anche noi) il principio di precauzione; la politica ambientale della Comunità in materia ambientale è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alle fonti, dei danni che potenzialmente possono essere causati all'ambiente e al fatto che questo sia un patrimonio duraturo.

Dopodiché stiamo ai fatti. Su alcuni emendamenti si è detto: "interpretazioni", stiamo ai fatti, è entrata la formulazione "opere pubbliche", è stata proposta "interventi pubblici", c'è una differenza? Penso di sì; ma non spetta in questo momento a nessuno dare una interpretazione, dopo che è stato chiesto alla Giunta di togliersi da un ambito di totale discrezionalità e venire in Aula a confrontare, in sede di indirizzi, i criteri attraverso i quali definirà gli ambiti di applicazione di quei limiti. Quindi non è corretto per nessuno dare interpretazioni.

Così come non è corretta, colleghi, in tutto questo percorso lunghissimo, la citazione di persone, di parti interessate, di imprese, di località, perché c'era un'ambizione in questa esperienza nuova del Governo che rappresenta l'elemento più importante della vera difficoltà di queste settimane, quello di ritornare al principio originario della fonte legislativa e cioè quello di fare leggi che abbiano carattere generale ed astratto, che è molto difficile, perché è quell'arte attraverso la quale si individua, dentro i principi, la capacità di circoscrivere, lì dentro, il massimo numero di casi reali, ma non mai partire dai casi concreti per cercare di ricomprenderli in una legge che deve avere un'ambizione diversa; per troppi anni il processo legislativo ha sofferto di questa idea di un Consiglio regionale a sportello dei comuni, delle organizzazioni, che hanno una funzione rispettabilissima e centrale nella vita democratica, ma che non possono sostituire dei doveri fondamentali che sono insiti nei giuramenti di fedeltà alle leggi ed ai regolamenti che ciascuno di noi fa prima di iniziare questa nobile arte di interesse collettivo.

Allora non possiamo ripartire dai casi singoli ma dobbiamo sforzarci, e lo spiegheremo alla gente, lo spiegheremo, per tutte quelle cose che sono avvenute in queste settimane, che non è una voglia di non dialogare ma una voglia di partire da principi differenti, perché anche questo far sì che un popolo si riappropri del corretto sistema legislativo fa parte, a nostro giudizio, di quell'importantissimo demanio morale di cui la Sardegna, per aspirare ad avere successo anche in economia, oltre che nella cultura e nello sviluppo in genere, si deve riappropriare.

Sulle altre cose sono fatti concreti, avete detto sulle questioni che riguardano l'emendamento cosiddetto eccessivamente sudamericano o che cosa è stato detto, di tutto, è una norma che è contenuta esattamente, in quella formula o forse anche in una formula meno restrittiva di quella, nel Codice Urbani; è sempre data, proprio per l'incapacità di qualunque Governo e di qualunque struttura in sede legislativa di avere la cognizione di tutto quello che è meritevole di tutela, la possibilità controllata di intervenire per preservare, in base a quel famoso principio di precauzione, ciò che è nella indisponibilità di tutti noi, ma nella disponibilità immateriale delle nostre generazioni future, quello che è meritevole di tutela.

Questo è previsto e questo faremo, non con l'arte di abusare della deroga, ma con la possibilità di utilizzare la deroga per tutto quello che non è oggi nella conoscenza, nella responsabilità delle scelte di un governo e di una struttura burocratica, perché la nostra funzione è quella di tutelare e dentro questa tutela abbiamo rispettato certamente il principio generale che la tutela ambientale non si pone tanto rispetto alle condizioni attuali della sopravvivenza, dell'intrapresa, sono importanti anche quelle cose, ma si pone in prospettiva molto diversa, che non è la strumentalizzazione che è stata data con la frase, molto efficace e simbolica che il Presidente ha usato, dei prossimi cinquecento anni; prima di strumentalizzare, bisogna in coscienza comprendere i principi fondamentali di questa legge, che è stato dimostrato, in tutto questo percorso, mi sembra lo dimostrerà anche nel rispetto che porteremo delle cose che sono previste dentro questa legge nei prossimi mesi, che non è la legge imposta da un Presidente, è una legge che porta i segni del profondo e totale convincimento del Governo e della maggioranza che lo sostiene. E' su questo che bisogna misurarsi, poi i Tribunali amministrativi facciano il loro dovere, ma il nostro è molto diverso da quello.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, colleghi. Gli emendamenti numero 856 e 855 si votano insieme; l'"856" è un emendamento soppressivo parziale e l'"855" è un aggiuntivo; diventano di fatto un emendamento sostitutivo parziale. Si leggono assieme, come i colleghi possono vedere, quindi si discutono e si votano insieme.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, io intervengo per esprimere il mio voto favorevole a questi emendamenti che sono posti all'attenzione del Consiglio per il loro voto, ed esprimo il mio voto favorevole ancora più convinto rispetto a quanto già non lo fossi prima, anche alla luce delle dichiarazioni che si sono registrate stamani.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA PAOLO

(Segue PILI) Affermazioni di natura politica, c'è chi ha parlato di freddezza legislativa e di passione politica, qui più che di freddezza si può parlare di glaciale clima politico, di chi non solo non ascolta gli avversari politici, ma che - così come ha fatto il collega Marrocu - fa una serie di complimenti e di riconoscimenti all'onorevole Falconi e poi lo taccia di essere ignorante dicendo che non sa quello che dice e non conosce quello che si sta votando. Credo che, per chi ha conosciuto l'onorevole Falconi, sia davvero irriconoscente dirgli che non conosce quello che si sta discutendo in quest'Aula, credo che lo conosca molto bene e che abbia saputo dare, sulla programmazione negoziata e sulla strategia, un'interpretazione più che corretta.

L'onorevole Cugini dice anche che chi ha maturato il diritto deve essere salvaguardato, e cita l'articolo 4, ma chiunque abbia contezza minima di che cosa significa diritto acquisito, non può parlare di diritto acquisito di chi ha realizzato il tracciato stradale di una lottizzazione. Perché si matura un diritto acquisito quando due parti, una pubblica e una privata, sottoscrivono un atto; andando anche a monte, si deve arrivare all'approvazione da parte di un consiglio comunale di una bozza di convenzione dell'atto di lottizzazione, è in quel momento che nasce il diritto acquisito, voi invece avete una concezione del diritto acquisito assolutamente personale che certo non corrisponde a niente del diritto sulla partita dei diritti acquisiti.

Diritti acquisiti che questo centrosinistra ha calpestato in tutta la legge, ai quali non ha dato nessun tipo di concreto supporto perché ha fondato la legge su una delibera, quella della Giunta regionale, e bene fa l'assessore Sanna a dire: "Non c'interessa quello che farà il TAR, abbiamo un'altra funzione". E' vero, avete perseguito la funzione di violare le leggi, avete fatto quella delibera di Giunta che noi chiediamo qui di cassare dal testo di legge; avete cercato, anzi ci siete riusciti a dire il vero, di riportare il Consiglio regionale al ruolo di passacarte, avete scavalcato tutte le prerogative del Consiglio regionale andando ad incidere sul limite dei trecento metri, e quando si dice che la norma è astrusa, che è assolutamente richiamata fuori dall'intenzionalità di premiare qualcuno, sapete che c'è sempre un birichino che ha scritto quella delibera, e quel birichino ha aggiunta la parola "ristrutturazioni" dimenticandosi che questo Consiglio regionale nella sua storia ha sempre vietato che ciò avvenisse, per un comune patto di tutela ambientale, perché non si trasformassero le porcilaie in ville e perché ci fosse una codifica puntuale della riconversione del valore immobiliare nelle coste ed in particolar modo nella fascia dei trecento metri.

Quindi noi siamo contro quel richiamo che avete proposto di una delibera illegittima, volete accelerare i tempi in tutti i modi per evitare che sia nella sospensiva che nella sostanza, nel merito, il TAR si pronunci. Certo, a voi non interessa, ma interessa a quei tanti comuni che si sono opposti a questo tipo di azione, e i comuni, sino a prova contraria, sono la cellula vitale della Regione. Chi continua a richiamare i comuni come dei soggetti che non hanno il compito di legiferare, ha ragione; ma il compito che hanno i comuni è ben più elevato, è quello di governare con regole certe e con leggi fatte nell'interesse comune e non in quello particolare come capita con questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Esprimo il voto favorevole, mio e dei Riformatori, all'emendamento che abbiamo in discussione; devo aggiungere che, dopo aver ascoltato gli interventi di questa mattina ed avendo posto, sia io che i miei colleghi che sono intervenuti, degli argomenti di riflessione, dobbiamo dire di non aver ricevuto risposte tali da poter sancire passi avanti del ragionamento, nel senso che in realtà è sembrato, come ha detto qualche consigliere regionale del centrosinistra, un dialogo tra sordi, ma un dialogo tra sordi perché nessuno ha ascoltato le ragioni che venivano portate dalla parte opposta, se non per confutarle in qualche maniera con spirito esclusivamente polemico.

Io posso comprendere i ragionamenti di carattere tecnico che sono stati fatti sulla programmazione negoziata, nel senso che alcuni colleghi del centrosinistra intervenendo ci dicono che i diritti acquisiti della programmazione negoziata a loro avviso vengono salvaguardati perché l'articolo 4, per interpretazione degli uffici, sembrerebbe includere la maggior parte di questi interventi; credo che i colleghi del centrosinistra abbiano la responsabilità (spero che sia vero quello che gli uffici avrebbero insieme a loro accertato), di un'interpretazione, da parte loro, di cui si prende atto.

Si vorrebbe capire meglio in che maniera vengono salvaguardati i diritti per quanto riguarda l'eolico; nel senso che sull'eolico ci sono delle procedure che sono andate a compimento definitivo, per cui i richiedenti hanno maturato il diritto ad iniziare gli impianti che hanno tutte le autorizzazioni in regola; si vorrebbe capire, in questo caso specifico, come vengono salvaguardati i diritti acquisiti di chi ha tutte le carte in regola. Ma, soprattutto, io pongo quello che mi sembra rimanga il problema più importante, per il quale vorrei che qualcuno dei consiglieri del centrosinistra mi rispondesse in merito, relativo all'emendamento numero 1891, cioè l'emendamento del Re Sole o del Re Soru, se voi preferite, cioè quell'emendamento il quale dice che, fatte le regole, ci può essere qualcuno che, fuori dalle regole, legibus solutus, può fare ciò che vuole dappertutto.

Allora, colleghi garantisti del centrosinistra, colleghi della Rifondazione, che ci avete fatto una lezione di neoliberismo su cui torneremo in altro momento, ce la date una risposta su questo affinché riusciamo a comprendere quale sia il vostro concetto dei diritti acquisiti, e soprattutto quale sia il vostro concetto della certezza del diritto, dell'astrattezza della norma, di tutte quelle cose che ci state dicendo da tanti giorni in quest'Aula, e di cui però, nei comportamenti concreti, noi non riusciamo a trovare traccia? Perché la sensazione che lascia l'emendamento numero 1891 è che, alla fine, veramente viene timbrato in questa legge il fatto che non esistono più le certezze della norma per i cittadini sardi. Ci sono tanti aspetti di questa legge che mettono il dubbio, beh, se qualcuno vuole levarselo, legga il testo dell'emendamento numero 1891, perché leva il dubbio. Noi abbiamo sostenuto tante volte che, in questa legge, ci sono preoccupanti ed inquietanti elementi che mettono in discussione la certezza del diritto, la certezza delle norme, l'astrattezza delle norme stesse, e cioè la garanzia che qualsiasi cittadino, in un posto che non sia sudamericano, ma probabilmente neanche in sud America è più così, deve avere di poter essere tutelato nelle norme, nella sua libertà d'intrapresa, nella sua libertà di possesso, nella garanzia dei propri diritti di libertà individuale e di civile libertà di ciascuno.

Ci sembra che l'emendamento numero 1891 sia veramente una vergogna, un'aberrazione giuridica e noi vorremmo che qualcuno di voi si alzasse in piedi e lo difendesse, affinché le posizioni siano chiare in Aula e, nella contrapposizione, però, andiamo avanti nella contezza di ciò che ciascuno pensa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento in questione. Forse non si è riusciti a raggiungere l'intento, che era quello nostro, di migliorare la legge oltre che di fermarsi e di meditare ancora. Caro Assessore, la proposta veramente ha delle concezioni apocalittiche,. Lei ha diminuito i toni, vedrà, ed anche noi vedremo purtroppo, quali saranno i drammi economici a cui andranno incontro i nostri concittadini; forse qualche amministratore, che addirittura non è che avesse operato bene in periferia per cercare di dare prospettive di sviluppo al proprio territorio, magari sarà riconfermato proprio grazie alla ciambella che gli è stata lanciata con questa legge. Io mi auguro che alla politica dia una mano anche il TAR, che oggi sta discutendo sulla possibilità di evitare ai sardi questa tragedia, e lei ci chiede anche quale sia la controproposta che abbiamo fatto!

Mi sembra che sminuisca tutte le intenzioni, tutte quelle proposte che noi abbiamo fatto in questi mesi, nel nostro programma, lei ha detto che praticamente i nostri concittadini sardi non dovevano trovarsi spiazzati perché proprio la svolta di tutto il modus vivendi, come se prima si vivesse praticamente nell'illegalità continua, era data dal giorno delle elezioni. Però a quanto mi consta, e si è potuto confermare nell'incontro con gli amministratori locali toccati dal provvedimento, non è vero che nella campagna elettorale, prima di quel fatidico giorno, sia stato detto chiaramente ai sardi che tutto ciò che vi era nei duemila metri, e cioè nei due chilometri, veniva cristallizzato; siamo convinti - potreste anche esserne convinti voi stessi - che se quelli fossero stati i dati pubblicati palesemente alla gente, forse la maggioranza qui dentro sarebbe stata completamente diversa, sarebbe stata capovolta, perché i nostri amministratori locali avrebbero individuato in quell'intenzione, l'atteggiamento poi concreto, che si andava a prospettare; una cosa è pubblicizzare il programma, un'altra sono le azioni concrete, forse la situazione sarebbe stata completamente diversa e i rapporti di maggioranza sarebbero stati invertiti.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue MORO) Purtroppo è vero che, come dice lei, la legge è nata praticamente per cercare di costituirsi quasi una precauzione nei confronti dei "mostri" sorti all'interno di questo territorio dei famosi duemila metri, va bene questo principio di precauzione; anche per quanto riguarda i problemi dell'ambiente, lei ha detto che bisogna cercare di portare i termini di salvaguardia, il comune di Sassari ha bocciato praticamente la nascita di due parchi eolici che, molto opportunamente, erano stati previsti in zone che non disturbavano, addirittura avevamo adottato il principio che questi parchi eolici non si dovessero vedere dal mare, quindi, proprio secondo l'indicazione che, nel suo intervento, l'onorevole Cugini aveva portato all'attenzione dell'Aula. Nonostante questo la parte che vi appartiene aveva detto "noi non possiamo promuovere parchi eolici nel nostro territorio prima che possa nascere una politica regionale sull'energia". Beh, mi sembra piuttosto riduttivo.

Non si può dire ai comuni di fermare qualsiasi tipo di attività perché in Regione si sta pensando. Io sono convinto che sia l'amministrazione comunale periferica che l'amministrazione regionale centrale siano due enti che viaggiano con le stesse prerogative e devono dare, ciascuno per quanto lo riguarda, una risposta alle esigenze dei propri concittadini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, devo manifestare la mia quasi commozione per l'intervento dell'assessore Sanna, provocata dalla passione estrinsecata sicuramente nell'intervento della Giunta. Passione per difendere, a mio avviso, l'indifendibile ma comunque nei vari richiami devo dire che ha sollecitato anche qualche riflessione. Così come continua a far riflettere l'atteggiamento che la Giunta e l'Aula hanno nei confronti di questa legge. Non siamo catastrofisti, non vogliamo esserlo, cerchiamo soltanto di prevedere (così come dovremmo fare non soltanto per l'ambiente, ma anche per le conseguenze sociali ed economiche che una legge può avere) e di prevenire gli effetti di una legge. Certo, quando si fa una legge si pensa agli effetti positivi soprattutto e noi siamo per una proposta seria. Mi spiace che l'assessore Sanna non abbia ricordato che una proposta seria della minoranza c'è ed è stata all'attenzione del Consiglio, è la proposta di legge numero 28. Perciò non è vero che qui c'è soltanto opposizione non costruttiva, la costruzione noi l'abbiamo proposta all'Assemblea e al Consiglio regionale con la proposta di legge numero 28. Io non dico che l'assessore Sanna non dica la verità, omette di dire però che esistono anche altre cose; così come noi siamo per le regole, certe e valide per tutti, nel pieno rispetto di tutti e perciò anche di chi ha acquisito in piena regola dei diritti. Le riforme devono partire dal momento in cui si salvaguardano quei diritti; non possono essere fatte riforme che vadano a ledere diritti sui quali il cittadino, l'impresa che è formata da cittadini, ha legittimamente assunto degli impegni per lo sviluppo secondo le regole fino ad oggi valide.

Noi non diciamo che non devono essere cambiate le regole, anzi noi le vogliamo cambiare, perché sono regole non più al passo con i tempi, che probabilmente nel passato non sono state seguite nel modo dovuto, e non hanno colto l'essenza della salvaguardia ambientale. Noi su questo siamo d'accordo; però non si può ledere il diritto di chi ha creduto nelle regole valide fino ad oggi; se poi qualcuno ha sbagliato nell'applicazione delle regole, allora ci sono altre sedi, che non sono queste, nelle quali chi ha sbagliato venga perseguito. Noi abbiamo gli strumenti per il controllo, attiviamoli, altre istituzioni decidono nel merito. Ma questo non vuole dire che noi possiamo negare i diritti acquisiti fino ad oggi, 24 novembre. Non possiamo! Data storica. Io non so se la data del 24 novembre passerà alla storia, storia è un parolone in questo contesto, ma diciamo alla storia della nostra Sardegna, forse passerà per la grazia a Mesina concessa dal Presidente Ciampi, forse passerà per una sentenza che a noi non riguarda, tra l'altro, perché siamo convinti comunque del nostro percorso, oppure passerà alla storia per una legge urbanistica che avrà creato per il futuro che cosa?

Noi possiamo soltanto prevenire e in cuor mio spero che anche le previsioni che noi facciamo, così come le fanno i cittadini, le imprese, le associazioni, su questo testo di legge, non corrispondano più alla realtà, perché sarebbe triste se invece, pur richiamati, si sia voluto perseguire l'errore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io intervengo su questo emendamento per dare il mio parere positivo, perché questo è uno degli argomenti che mi stanno più a cuore. A cuore, perché? Perché rappresenta un'esigenza che hanno le amministrazioni locali e alcuni sindaci in particolare. Oramai è assodato che io non ho questo problema perché il piano urbanistico del mio comune è stato approvato in tempo utile, non sono d'accordo però quando i colleghi dicono che il piano adeguato al PTP non dovrebbe, vista questa norma, essere legittimo; io personalmente non sono d'accordo perché, oltre all'adeguamento del PTP, il calcolo volumetrico che era stato fatto a suo tempo era riferito al decreto Floris, quindi riferito nella sostanza alla "45" che è ancora in vigore e non dovrebbe creare dei problemi.

Effettivamente non capisco perché non si mettano in condizione tutti i comuni di adeguarsi ad uno strumento urbanistico necessario a pianificare i loro territori nell'interesse generale della Sardegna;non riesco a comprenderlo. Si dice che c'è bisogno di regole, su questo non ci piove, l'abbiamo detto, mancano ed andavano fatte. Sono anche d'accordo nel dire che questa legge non è totalmente negativa, trovo alcuni punti importanti, certo ci sono delle manchevolezze una sicuramente è quella di non dare la possibilità a tutti i comuni di adeguarsi in modo da poter pianificare e governarsi poi lo sviluppo con pari dignità agli altri venti comuni che attualmente hanno la fortuna di avere un piano di riferimento.

Un altro argomento fondamentale che, secondo me, non va trascurato, tra l'altro nell'interloquire con i colleghi della maggioranza ho visto che anch'essi l'hanno a cuore, riguarda la programmazione negoziata; sinceramente, al di là del fatto che vi siano stati degli interventi non compiuti ed alcuni carenti, però i finanziamenti sono a disposizione; proprio in considerazione di quanto diceva anche l'onorevole Uras, cioè che la Sardegna in questo momento ha momenti di difficoltà economica, sinceramente io non capisco come non si possa trovare,avendo a disposizione dei finanziamenti, la soluzione per poterli utilizzare, per poterli spendere, per potere dare la possibilità ai territori, attraverso gli investimenti degli imprenditori, di poter creare economia e di conseguenza posti di lavoro. Posti di lavoro significa buste paga e buste paga significa poter dare alle famiglie, che in questo momento soffrono, la possibilità di avere i soldi per poter sopravvivere in casa. Tra l'altro si sa che le esigenze sono tante, non sono poche, per cui fermarsi di fronte a un progetto che forse manca o che non era stato presentato a suo tempo mi sembra una cosa assurda. Del resto tutti i finanziamenti che arrivano, siano essi privati o pubblici, non sempre hanno il progetto a disposizione, hanno casomai a disposizione una strategia, l'esigenza di dover intervenire, l'esigenza di dovere creare qualcosa per risolvere dei problemi.

Allora io chiedo alla maggioranza, mi auguro che lo faccia, prima di votare l'articolo 8, di riflettere perlomeno su questi due problemi. Tra l'altro, il Presidente Soru, in Commissione urbanistica, parlando della programmazione negoziata disse che avrebbe riflettuto, anzi quasi quasi incoraggiava una soluzione, che era quella di recuperarla, tutta, con la condizione di poter realizzare strutture di interesse pubblico; mi auguro che l'emendamento presentato dalla Giunta lo comprenda. Le strutture di interesse pubblico sono tutte quelle strutture economiche che passando dall'industria arrivano al commercio, tramite l'artigianato arrivando al turismo con gli alberghi. Ecco, io penso che se si arriva perlomeno a permettere di realizzare queste strutture che...

PRESIDENTE. Onorevole Murgioni, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Grazie, Presidente. Annunciando il mio voto favorevole e tutto il mio sostegno agli emendamenti che il centrodestra sta presentando alla legge "Frankenstein", ribadisco la richiesta che le ho fatto ieri, signor Presidente, affinché lei si attivi per garantire ai sardi un'informazione la più capillare possibile su ciò che sta avvenendo in Aula in questi giorni e su quanto avverrà presumibilmente stasera. Mi permetto di ribadirle e di sottoporre alla sua cortese attenzione, sempre che me la conceda, la richiesta di fare in modo che i sardi siano informati nel modo più dettagliato e più capillare possibile, mediante la trasmissione in diretta, presso una o più televisioni private, dello svolgimento dei lavori in Aula di stasera, fino all'ultimazione della votazione della legge "Frankenstein". Questo perché i sardi devono sapere nel modo più preciso e completo possibile quello che sta succedendo in Consiglio regionale.

Pur rispettando moltissimo, e anche per certi versi apprezzando, quello che l'assessore Sanna ha appena detto, non è la prima volta che esprimo per lui e per il suo operato un sincero apprezzamento, però - pur avendo ascoltato con attenzione quello che ha detto l'Assessore - io credo che i sardi non siano ancora sufficientemente informati sulle conseguenze che questa legge avrà nella loro vita, nello sviluppo delle loro imprese, nella realizzazione delle loro legittime aspirazioni, nell'esecuzione di alcuni progetti che non sono solo imprenditoriali, ma anche personali, anche di famiglie, di tante famiglie di sardi e di tante piccole imprese che saranno da questa legge condizionate negativamente. Credo che noi dobbiamo metterli in condizione di sapere, anche se non hanno la possibilità di comprare il giornale in questi giorni, anche stando comodamente a casa loro magari seduti in modo da poter reggere nel miglior modo possibile all'impatto di una notizia di questo genere, cioè di essere sottoposti a una legge di questo genere. Una legge che inaugura un nuovo corso di diritti negati, che inaugura le famose due velocità alle quali saranno sottoposte le famiglie, i paesi, le imprese, le categorie produttive della Sardegna; una legge che creerà, fatalmente, una bolla speculativa nella quale poche persone si arricchiranno e tante si impoveriranno o comunque subiranno dei danni anche economici.

Insomma, i sardi non sapevano, hanno avuto una promessa vaga di un benessere che si protrarrà per 500 anni. Questo può rendere molto felici quelli che credono in modo talmente granitico nei progressi della scienza da poter vedere la propria prospettiva di vita prolungata così tanto, però credo che ai sardi interessi anche sapere quello che succederà nel 2005 o magari nei prossimi cinque anni, perché si vive anche un po' alla giornata; quindi il lasso di tempo che il Governatore ha individuato come periodo nel quale lui salverà la Sardegna, mi sembra un po' troppo protratto nei secoli dei secoli.

Dicevo i sardi forse non sapevano neanche l'orientamento del Presidente su alcuni altri argomenti: blocco degli appalti, blocco delle delibere della sanità, questa legge sui due chilometri. Loro non sapevano, ma io credo che la passione sincera del Presidente Soru per i temi ambientali non sia frutto di una folgorazione sulla via di Damasco ma il frutto di una loro lunga elaborazione fatta dal Presidente Soru. Io credo che Soru avesse già questa impostazione, cioè pensasse che è assolutamente da evitare il costruire sulle coste, deturparle eccetera, eccetera. Quindi credo - è una mia illazione - che Soru fosse già convinto che non bisogna costruire sulle coste anche quando, molto recentemente, si è fatto due case e un'azienda sul mare. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu. La ringrazio per aver ricordato una richiesta, che era stata fatta da alcuni Presidenti dei Gruppi, di poter dare in diretta la fase conclusiva dei lavori del Consiglio regionale. Abbiamo verificato, presso le emittenti televisive regionali, la possibilità di fare questo servizio, nessuna delle emittenti è disponibile essendo la richiesta non compatibile con l'organizzazione di palinsesti e delle troupe. Quindi, per questo motivo, non ci sarà la diretta.

I lavori si concludono qui.

(Interruzione del consigliere Cappai)

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, su che cosa intende intervenire?

CAPPAI (U.D.C.). Sull'ordine dei lavori.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Presidente, prendo atto del fatto che non sarà possibile realizzare la diretta, suggerisco a lei e agli uffici di verificare la possibilità che i nostri uffici provvedano direttamente alla ripresa almeno delle dichiarazioni di voto perchè le emittenti possano trasmetterle almeno in differita.

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, come lei sa, tutte le sedute sono riprese nel nostro circuito interno per cui possiamo fornire le registrazioni a chiunque le chieda.

La seduta è sospesa, i lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 10, viene ripresa alle ore 16 e 14.)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori, ricordo che siamo in fase di dichiarazione di voto sugli emendamenti numero 856 e 855.

Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Grazie signor Presidente, colleghi del Consiglio, vorrei che il Presidente consentisse all'Aula e ai colleghi di prendere posto.

PRESIDENTE. Più che consentire, dovrei invitare i colleghi ad accomodarsi, a prendere posto. Prego, onorevole Contu.

CONTU (F.I.). Per annunciare il mio voto favorevole agli emendamenti in discussione. Soprattutto per verificare quello che si propone, perché lo si ritiene doveroso, innanzitutto per quanto riguarda il comma 2, per il quale l'emendamento numero 857 propone appunto una modifica che, sinceramente, penso sia migliorativa del suo contenuto rimandando, come effetti di legge, ai processi di pianificazione comunale con l'adozione da parte dei consigli comunali degli indirizzi da porre a base della formazione del PUC.

Detto questo, io sono stato colpito da alcune osservazioni che sono state avanzate; una di queste è stata fatta da tanti amici, ovvero da tanti lavoratori emigrati, che sono rientrati o che pensano di rientrare in Sardegna a godersi gli effetti del loro lavoro trascorrendo l'età della pensione nella nostra Isola. E' gente che ha investito, che si è comprata un pezzo di terreno pensando di costruirsi così una dimora per la terza età, l'età del riposo, l'età del godimento di quei diritti sanciti, appunto, dall'istituto della pensione.

Devo dire che, molto probabilmente, tanti di questi nostri corregionali, non penso che siano solo amici miei, ma molti di noi hanno conoscenze di questo tipo, davvero, ci hanno sollecitato a riflettere un attimino sul fatto che i contenuti di questa legge, inevitabilmente, con l'approvazione del testo normativo, così come concepito, arrecheranno effetti negativi di lungo periodo al sistema delle piccole imprese diffuse sull'intero territorio regionale e quindi, più in generale, all'economia della nostra Regione.

Ancora, per quanto riguarda le politiche di sviluppo integrato basate sulla valorizzazione delle risorse locali in un'ottica di complementarietà tra i diversi settori economici, con una lettera inviataci dalla Confartigianato, ci si chiede che si possa davvero puntare allo sviluppo integrato delle zone interne dell'isola senza per questo penalizzare in maniera esiziale il turismo costiero, che anzi può avere a favore delle prime un'importantissima funzione di traino. Nella lettera, ancora, si dichiara importante manifestare con forza la contrarietà ad un testo normativo che, in assenza di chiare indicazioni sulle nuove regole, accresce in maniera significativa la confusione fra le imprese rappresentate e che viene giudicato, per certi versi, anche inutile. Infine, ci viene chiesto di rappresentare in Consiglio regionale le loro ragioni esprimendo un voto contrario al provvedimento e mettendosi a nostra disposizione per approfondire ogni eventuale richiesta di chiarimenti.

Allora, questi non sono amici miei; questa è la Federazione regionale dell'artigianato sardo, la Confartigianato, che ha inviato una lettera a me e, presumo, a tutti i consiglieri. Che cosa significano queste prese di posizione? Non è la prima lettera di questo tipo che noi riceviamo e abbiamo ricevuto in questo periodo, ma allora cosa significa per quest'Aula dimostrare sensibilità perlomeno riflettendo su quanto le associazioni rappresentative delle varie categorie produttive, economiche, sociali e quant'altro ci stanno rappresentando?Ci stanno chiedendo di…

PRESIDENTE. Concluda.

CONTU (F.I.). ... riflettere sul portare avanti il percorso di questa norma che loro definiscono come dannosa per la nostra isola.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Vorrei rappresentarle l'esigenza di alcuni colleghi che, partecipando alla riunione della Commissione agricoltura, autorizzata da lei e tuttora in corso, chiedono che l'Aula possa attendere la conclusione dei lavori in Commissione.

PRESIDENTE. No, penso di no, perché la Commissione agricoltura era autorizzata fino all'inizio dei lavori, quindi non è il Consiglio che si ferma, ma si ferma la Commissione agricoltura.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Voto a favore degli emendamenti numero 856 e 855 che hanno evidentemente lo scopo di slegare l'operatività dell'articolo 8, in particolare del primo comma, ma anche evidentemente del secondo, perché il punto di riferimento temporale da cui far valere l'indicazione della norma transitoria è appunto quello della data di pubblicazione della delibera della Giunta regionale del 10 agosto 2004. Una delibera che ha introdotto vincoli e determinazioni utilizzando una fonte normativa; quindi uno strumento di tipo amministrativo che ha necessità evidentemente, così com'è di tutta evidenza, di un perfezionamento e un rafforzamento del potere di far valere i vincoli e le nuove determinazioni che sia di tipo superiore.

Il meccanismo che viene introdotto, facendo riferimento alla data di pubblicazione della deliberazione della Giunta, a nostro parere, è evidentemente improprio, perché la cosa più logica in una norma transitoria, anche squisitamente dal punto di vista di formazione del testo di una norma legislativa, non è quella di far scattare l'esecutività delle disposizioni, l'operatività, l'efficacia delle disposizioni che vengono contenute nella legge, ma è più logico, più giusto, più corretto, anche da un punto di vista sia sostanziale, sia tecnico procedurale, quello di far partire l'efficacia della norma proprio dall'approvazione della presente legge. I due emendamenti tendono, tra l'altro, in questo modo ad evitare al testo un'operatività ed un contenuto che forse potrebbe addirittura anche esporlo ad un rischio evidentissimo di dichiarazione di illegittimità anche sul piano costituzionale. La retroattività dell'efficacia di un atto legislativo è una modalità di intervento sul piano sostanziale dei rapporti giuridici, che non è certamente da considerare né virtuoso, né proprio rispettoso soprattutto di tutta questa materia.

E' evidente in questo che la Giunta e la maggioranza (che sta caparbiamente, anche se con grandi difficoltà politiche, sostenendo questo testo) si fermano ad una difesa di questo testo che non considera fino in fondo lo stretto legame esistente tra il disegno di legge e lo scopo che si pone l'atto legislativo, in stretto raccordo con un atto amministrativo che ha posto dei vincoli; c'è uno stretto legame con quell'atto amministrativo, costituito dalla deliberazione della Giunta regionale del 10 agosto, un atto fortemente a rischio di illegittimità, che quest'ultima venga dichiarata o no ha poca importanza, ma di fatto è un testo che contiene sicuramente disposizioni che intervengono su diritti soggettivi e interessi legittimi in contrasto con la legislazione vigente. Far scattare l'operatività delle norme dal momento della deliberazione è sicuramente improprio, perciò votiamo a favore di questi due emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Io gradirei che ci si iscrivesse, così non lasciamo pause e non le lasciate a me per chiamare la votazione.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io annuncio il voto a favore dell'emendamento numero 856 e dell'emendamento numero 855 che, entrambi, hanno come finalità di allineare ad un principio più equo, più certo, il riferimento, l'efficacia di questa norma che stiamo andando a costruire. Noi, appunto ormai da quasi trenta giorni, andiamo ripetendo sempre a questo Consiglio la richiesta pressante di introdurre una certezza del diritto di salvaguardare i diritti acquisiti e di avere, così come lo stesso Assessore ha riferito poc'anzi, sempre un quadro molto preciso di una norma che richiami principi generali di astrattezza e di cosiddetto riferimento certo del diritto.

Proprio per la nostra endemica affezione, quasi riferita ad una malattia che è stata detta essere giovanile, molto giovanile, quella di un estremismo centrista, pari quindi al morbillo, alla rosolia, noi crediamo che davvero questo sforzo possa essere fatto ora e che, almeno su questo punto ci si possa trovare unanimemente d'accordo, non possa essere presa a riferimento l'efficacia di una delibera del 10 agosto della Giunta regionale, bensì quella della norma che appunto stiamo andando ad approvare.

D'altro canto è molto curioso anche rilevare che il BURAS, che pubblicava qualche giorno fa il provvedimento che prorogava l'efficacia di questa delibera di Giunta, usi un termine a mio giudizio molto improprio, dicendo che "vista la delibera del Consiglio regionale che reitera il provvedimento di delibera della Giunta regionale". Io non credo, non sono né un giurista, né ho competenze di questo genere, che davvero al Consiglio regionale in qualche modo possa essere riconosciuta la possibilità dell'adozione di delibere.

E'un termine che, ovviamente, è riferito esclusivamente ad organi esecutivi e bene avrebbe fatto chi ha la responsabilità della pubblicazione a riferire che quel provvedimento era un semplice ordine del giorno. Credo che questo, probabilmente, avrebbe meglio significato a tutti i sardi che cosa il Consiglio aveva indicato e che tipo di provvedimento andava a sorreggere una proroga di una delibera di Giunta regionale del 10 agosto. Noi siamo, lo ripetiamo ancora una volta, davvero perché l'idea di chi ha i diritti prevalga come concetto dentro questa norma e quindi chiediamo come atto di buona volontà a tutti, ma proprio perché in maniera pressante stiamo da sempre chiedendo risposte in ordine a questa nostra domanda, di sottoscrivere un impegno unanime perché davvero l'approvazione della legge diventi il riferimento fisso per far insorgere diritti ed efficacia della norma stessa e non possa essere preso, invece, a riferimento il 10 agosto. L'Assessore ha definito il provvedimento del 10 agosto come un provvedimento che nasceva dal concetto di precauzione, noi crediamo che il termine relativo al concetto di precauzione sia usato in maniera un po' troppo estesa in questo caso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Per dichiarazione di voto, Presidente, e anche per dire ai colleghi dell'opposizione che, a mio avviso, potrebbe esserci un accoglimento parziale della proposta che è stata avanzata; cioè io chiederei ai colleghi presentatori Pili, La Spisa, Oppi e più, se sono d'accordo per un accoglimento parziale della loro proposta, con la riformulazione del comma 1 dell'articolo 8 in questo modo, chiaramente lo faccio oralmente: "I piani urbanistici comunali, approvati alla data del 10 agosto 2004, conservano la loro validità ed efficacia in termini attuativi e di esecutività, purché non successivamente modificati". Questo, diciamo, come prima parte.

Poi io avanzerei un'altra proposta, anche all'Assemblea e alla Giunta, scaturita dai tanti interventi fatti da parte dei colleghi dell'opposizione, nel dibattito odierno, nei quali si diceva in sostanza che non possono essere fatte varianti allo strumento urbanistico eccetera. La ratio del comma 1 è che tutti i comuni aventi un piano urbanistico comunale approvato abbiano la possibilità di realizzare quanto ritengono nel loro territorio, così come previsto dal piano urbanistico approvato, viene detto in norma che questi piani conservano la loro validità ed efficacia, in termini attuativi e di esecutività, purché non successivamente modificati; allora poiché è stato denunciato che si tratta di una rigidità di non poco conto, io proporrei che, in seguito alla parola "modificati", vada aggiunta l'espressione "è comunque consentita l'adozione delle varianti necessarie al ripristino delle originarie condizioni di conformità". Quindi, possono essere fatte delle varianti, purché ripristinino le condizioni di conformità. Vale a dire che, se un comune ritiene di dover fare delle varianti e queste sono inserite all'interno delle norme pre vigenti alle quali si sono riferiti i PUC prima di essere approvati, oppure, per dire meglio, che sono stati redatti secondo le indicazioni che venivano date di vecchi PTP ed anzi dalle norme di omogeneizzazioni previste dalla "23" del 1993, si possono effettuare delle varianti purché siano inserite all'interno di questo contesto.

Quindi, si accoglie sostanzialmente una delle osservazioni critiche contenute negli interventi che i colleghi hanno fatto questa mattina, rendendo il provvedimento, al comma 1, più rispondente anche alle esigenze da loro rappresentate che comunque riteniamo siano esigenze che possano avere anche i comuni che hanno un PUC approvato. Quindi, Presidente, non so se sono stato chiaro, comunque se lei ritiene lo riformulerei.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, è un modo un po' strano, ci dica, io non ho capito bene. Ho capito che ci fermiamo al 10 agosto 2004.

PIRISI (D.S.). Riformulo Presidente, bisogna avere il testo davanti.

PILI (F.I.). Bisogna riformularlo per iscritto.

PIRISI (D.S.). Se lei ritiene, perfetto, d'accordo.

PRESIDENTE. Bisogna vedere se lo ammettiamo, perché eravamo in fase di votazione.

PIRISI (D.S.). Presidente, volevo esprimere un accoglimento parziale dell'emendamento che è stato presentato dai colleghi. Qui si sta rappresentando una voglia di confronto, di dialogo e anche di accoglimento, se poi c'è invece qualcuno che intende contrapporre comunque un furore di tipo iconoclasta, allora noi siamo disarmati di fronte a questo, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, se ci fa arrivare un attimo per iscritto la sua proposta, io valuto se è ammissibile, altrimenti una discussione non si può svolgere in questo modo.

PIRISI (D.S.). Presidente, entro un minuto gliela fornisco.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Intervengo soltanto per chiedere alla Presidenza che eventuali emendamenti orali di questa natura vadano formulati per iscritto, perché si possa capire l'entità delle modifiche proposte rispetto agli emendamenti che sono molto chiari, quindi vorremmo sapere che tipo di integrazione viene proposta.

PRESIDENTE. Siamo d'accordo onorevole Pili.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi, ma particolarmente quello dell'assessore Sanna, il quale ha voluto farci conoscere, dal punto di vista normativo, ma anche dell'impostazione generale, quale possa essere l'atteggiamento e il comportamento della maggioranza relativamente prima di tutto alle modalità di fare le leggi e poi all'interesse che ci ha manifestato debba essere generale. Assessore Sanna, con tutto il rispetto che le porto, credo però che qui tutti quanti noi siamo impegnati a far sì che le leggi, che andiamo ad esaminare ed eventualmente ad approvare, siano improntate proprio alla massima generalità e al coinvolgimento generale degli interessi della Regione Sardegna. Credo che sia un fatto conosciuto a tutti quanti ed io qui non ho mai portato interessi particolari e men che meno personali, credo che questo valga per tutti i colleghi della maggioranza e dell'opposizione e comunque la linea del partito che rappresento è quella di andare ad elaborare dei testi di legge che siano nell'interesse di tutti. E, nell'interesse di tutti, a noi pare che non sia questa legge, perché - voglio ribadire le considerazioni che sono state fatte - l'interesse generale è quello dei singoli cittadini che si riconoscono in una certa materia e in una certa normativa, ma è anche quello delle amministrazioni locali e proprio questo interesse (che per noi è il più generale di tutti) non viene manifestato.

Come si può pensare che ci siano dei comuni che hanno avuto anche l'abilità, la capacità, il senso politico di approvare dei piani urbanistici definitivamente prima del 10 agosto e altri che invece, per una serie di vicissitudini legate anche all'andamento politico, non lo hanno fatto; verifichiamo tutti i giorni anche noi come è facile iniziare un provvedimento pensando di portarlo a termine in 4, 5, 6 o 7 giorni e poi le vicende ci portano qualche volta ad allungare i tempi anche più del dovuto. Se ciò succede in un'assemblea parlamentare come questa, immaginiamo che cosa può succedere in un consiglio comunale. Io non credo che questa norma possa essere messa in questi termini, ritengo che quei comuni che hanno adottato il piano urbanistico abbiano già fatto tutta una serie di atti preliminari che debbono essere concretizzati con l'approvazione definitiva. Il grosso del lavoro, con l'adozione, è già stato fatto, noi ci ritroviamo invece in presenza di questo articolo 8.

Ecco perché abbiamo presentato gli emendamenti, è chiaro che io sono d'accordo con l'onorevole Pili, ma sono d'accordo anche col Presidente quando si riferisce all'intervento dell'onorevole Pirisi, perché a tutt'oggi non esiste neanche un emendamento orale, non esiste, quindi io parlo "in assenza di..". E "in assenza di..." dico che tutti gli emendamenti presentati dalla Giunta, e il contestuale articolo a cui fanno riferimento, non hanno sortito l'effetto che noi avevamo manifestato perché ci rimangono non dubbi, ma certezze sul fatto che anche queste norme transitorie siano un elemento che non contribuisce assolutamente a migliorare questa legge, anzi contribuisce a creare diciamo fumosità, perché diamo origine ad una disparità tra quei comuni che possono, attualmente, ancora modificare il loro PUC, perchè lo hanno approvato…

PRESIDENTE. Onorevole Diana, sto facendo distribuire la proposta orale, adesso scritta, dell'onorevole Pirisi.

Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Intervengo velocemente. Non si capisce bene perché una legge, che viene emanata, preveda una retroattività della sua valenza alla data della delibera di Giunta, ad un puro e mero atto amministrativo che ha valore temporale in caso di un vuoto legislativo. Non è questo il caso, perché la norma urbanistica, la legge 45 e quant'altro, in Sardegna c'è. Quindi, a parte tutti i ragionamenti che sono stati fatti a proposito, non ritengo sia possibile, normale né logico che una legge che sta per essere emanata, appunto, estenda la validità della sua azione retroattivamente tenendo conto della data del 10 agosto, data di adozione della delibera della Giunta regionale.

Ci si chiede il perché. La risposta credo sia sempre la stessa, perchè a tutti i costi si vuol dare - insisto sempre in questo mio parere - un carattere restrittivo, punitivo e vincolistico al provvedimento di legge. Alla data odierna, ritengo che nessuno dei comuni o dei soggetti giuridici coinvolti, - non dico alla data del 10 agosto perché nessuno poteva pensare che, il 10 agosto, la Giunta emanasse un provvedimento deliberativo che bloccasse, così come di fatto ha bloccato, tutte quelle azioni miranti a varianti urbanistiche, ad insediamenti e quant'altro nella fascia dei due chilometri e più - potesse pensare che in quella data la Giunta potesse emanare quel provvedimento; ma oggi abbiamo una legge che sta per essere approvata dalla maggioranza contro il nostro voto, quindi è necessario e giusto che tutto quello che è dentro la legge, che in determinati punti, se pur non sostanziali, varia e cambia dalla delibera di Giunta, quindi qualsiasi atto, deve tenere conto della data di pubblicazione della legge e non della delibera.

Inoltre è necessario tenere conto, se è vero come è vero che non vengono bloccati gli enti locali, che in alcun modo si vuole intervenire punitivamente, che in alcun modo non si vincola bensì si vuole normare, allora ci si chiede perché non vengono tenuti in conto gli eventuali piani urbanistici che in questo lasso di tempo possono essere stati oggetto di discussione e di variazione da parte delle amministrazioni comunali, può darsi anche che non ne esista neanche uno, però non è giusto dire oggi che chi, alla data di tre mesi fa, non aveva compiuto l'iter complessivo del piano urbanistico comunale, non può assolutamente più farlo in questi 18 mesi, io dico in questi 48 mesi, per non dire 60 mesi. Sinceramente è una obiezione logica, ecco perché ritengo che vengano tenuti in conto i due emendamenti presentati e chiedo il voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Esprimo il mio voto a favore degli emendamenti numero 856 e 855, perché propongono di eliminare da questa legge un riferimento ad un provvedimento che consideriamo, e con noi ormai molti sardi, iniquo e ingiustificato. Mi riferisco alla delibera del 10 agosto scorso, un atto della Giunta che in queste ore è all'esame del TAR. Atto che viene assunto come elemento in un certo senso fondante di una legge della quale abbiamo avuto modo di analizzare e illustrare, a tutti, gli effetti devastanti per l'economia della nostra Regione, di cui ormai gli imprenditori, i singoli cittadini e gli amministratori hanno preso coscienza assumendo delle posizioni critiche, nettamente in contrasto con il provvedimento. La delibera rappresenta la struttura portante di una concezione ormai superata di tutela ambientale, una concezione che permea tutta questa proposta di legge e che si basa su una logica per noi perversa, quale quella in base alla quale sia necessario bloccare tutto affinché non si danneggi nulla. Un modo di ragionare troppo semplicistico che conduce spesso a risultati opposti rispetto a quelli della valorizzazione e della tutela dell'ambiente. E' troppo sbrigativo ragionare in questo modo.

Rileggendo questo articolo mi sono domandato per quale motivo questa legge debba ricollegarsi alla delibera ferragostana. Forse perché il Presidente intende portare avanti una sorta di continuità nel suo progetto politico, un progetto che per lui è volto a salvaguardare la nostra Isola per i prossimi 500 anni, o forse il Presidente vuole con i commi contenuti in questo articolo punire qualche amministrazione locale, o forse impedire che, in qualche realtà, veda la luce uno strumento di programmazione del territorio frutto di anni di lavoro, di ingenti risorse finanziarie e umane. Auspico che il motivo sia da ricercare nella prima ipotesi, quindi a maggior ragione avrebbero senso questi emendamenti.

Ipotizziamo per un momento che non riuscissimo a votare questa legge prima che il TAR accolga le istanze presentate dai comuni di Alghero, Olbia, Porto Torres e Arzachena. Questo vorrebbe dire che noi oggi stiamo discutendo nel merito di una norma che fa riferimento a un atto che potrebbe tra poco essere dichiarato illegittimo, potrebbe anche succedere questo. La scelta portata avanti dalla Giunta risulta, in effetti, un po' imprudente, secondo il mio parere; è consigliabile pertanto l'accoglimento di questi emendamenti, che non sono volti a favorire l'operato di qualche amministrazione locale o, come potrebbe pensare il Presidente, di qualche furbo, ma sono volti a creare una norma che, se è vero che deve tutelare gli interessi generali, abbia il suo fondamento nella situazione, nello status quo precedente all'entrata in vigore della stessa legge. Auspico pertanto che la maggioranza e la Giunta vogliano riconsiderare i termini espressi in questo articolo, così come sta succedendo, in modo da garantire a tutti la certezza di diritto e mettere tutti i comuni nella stessa condizione dall'entrata in vigore della presente legge in poi.

Onorevole Uras, è vero, questa legge scava una trincea profonda, molto profonda, ma questa trincea che dividerà, come sostiene lei, la tutela ambientale dagli interventi produttivi, non salverà il territorio, lo impoverirà di un bene prezioso che è rappresentato dall'intelligenza, dallo spirito d'impresa dimostrato dall'uomo, che ha saputo valorizzare e non già depredare il territorio. Alla luce di quanto appena esposto e delle mie dichiarazioni precedenti, non posso che confermare il mio voto favorevole a questi due emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, signori della Giunta, onorevoli colleghi, nel dichiarare il mio voto favorevole agli emendamenti in discussione, l'855 e l'856, dico che non si poteva non intervenire in dichiarazione di voto su di essi; perché così, come abbiamo fatto coerentemente in questi giorni, anche attraverso questi emendamenti, ribadiamo la nostra contrarietà alla famosa delibera estiva del 10 agosto, avente per oggetto "provvedimenti cautelari e d'urgenza per la salvaguardia e la tutela del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna", da noi battezzata "blocca sviluppo". Non potevamo non intervenire con questi emendamenti nel dichiarare inopportuno ogni riferimento a questa delibera.

E' una delibera che ha provocato dei danni, già dal momento della sua prima approvazione e con questa legge continuerà a provocare ulteriori danni e ulteriori preoccupazioni per chi opera nel settore imprenditoriale, turistico e non solo. Continuiamo a sostenere che questa delibera è la panacea di tutti i mali, da essa nascono poi tutti questi articoli, "i dieci comandamenti" adesso li abbiamo battezzati, questi dieci comandamenti del Governatore Soru imposti alla coalizione di centrosinistra; dieci comandamenti che riteniamo nocivi per la Sardegna e per l'urbanistica in Sardegna. Non voglio essere ripetitivo quando dico che ciascuno di noi, al di là della posizione che occupa su questi banchi, in quest'Aula, ha un concetto di ambiente e di tutela dell'ambiente e del paesaggio sicuramente diverso; c'è chi, come voi, ha un concetto molto radicale dell'ambiente e chi, come noi, invece, ha un concetto di tutela dell'ambiente che contempla però la presenza dell'uomo, quindi per questo, noi, anche con questi due emendamenti, continuiamo a ribadire che questa legge e la delibera del 10 agosto, a cui si fa riferimento, sono rispettivamente una legge iniqua e una delibera iniqua.

E' una legge iniqua perché non contempla le esigenze dell'uomo, di un uomo che vive in questi territori, in questa Sardegna, di un uomo che vuole produrre sviluppo, ricchezza e benessere per le generazioni future, certamente non abbiamo la presunzione di pensare alle generazioni del 2500, come qualcuno invece ha in quest'Aula, noi vogliamo pensare alle generazioni del 2005, del 2006, del 2010, del 2020, del 2030, del 2050, forse. Purtroppo non abbiamo questa forza e questa presunzione di poter pianificare e di poter salvaguardare le nostre coste fino al 2500. Continuiamo a ribadire che il riferimento a questa delibera va cancellato perché questa, ripeto, è la panacea di tutti i mali, è la rovina dell'economia della Sardegna.

Credo poi che il problema di questa legge sia un problema fondamentalmente anche morale che noi ci poniamo come opposizione ed è per questo che voteremo favorevolmente questi due emendamenti da noi proposti. Concludo facendo riferimento a una massima kantiana: "La legge morale è dentro di noi e il cielo stellato sopra di voi".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghi e Assessori, noi voteremo a favore degli emendamenti numero 856 e 855, perché riteniamo che la loro logica sia una logica giusta, nel senso che noi riteniamo sbagliato redigere leggi che hanno carattere retroattivo, riteniamo invece molto più giusto che le leggi, quando vengono approvate dal Consiglio regionale, abbiano decorrenza,, diciamo, dalla data precisa di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione. Non è stato fatto così per questo provvedimento e, per dire la verità, noi non ne abbiamo capito bene la logica.

Io sono anche in linea con alcune cose che diceva stamattina l'Assessore, che adesso non c'è, non so se è andato a fumarsi una sigaretta o a fare altro, però gli riferiranno...

(Interruzioni)

Non ho capito, io sto continuando a parlare. Ho semplicemente segnalato l'assenza dell'Assessore, ma qualcuno riferirà all'Assessore quanto voglio dire, compreso qualche punto a suo favore, anche se adesso gliene dirò due contro.

Io condivido quanto diceva l'Assessore riguardo al fatto che la legge va predisposta guardando l'interesse generale e non partendo dal caso particolare. Io condivido questo concetto che è giusto, però mi pare che, così come è stata impostata, la legge non sia in linea con ciò. Io ricordo anche che il Presidente Soru, subito dopo la sua elezione, disse che era stato eletto per dare fastidio a qualcuno e che l'avrebbe fatto sulla base dell'espressione di quel voto. A questo punto, mi pare che l'effetto retroattivo che si vuole dare a questa legge voglia effettivamente dare fastidio a qualcuno. Secondo me, invece, questa logica è sbagliata e sarebbe stato molto più giusto e corretto che si facesse partire il provvedimento dall'approvazione della legge.

Questa mattina ho sentito anche altre considerazioni che non mi sono piaciute e che mi preoccupano, per esempio quando l'Assessore dice che il TAR può decidere tutto quello che vuole perché tanto la Giunta farà quello che vuole, l'Assessore non avrebbe dovuto dirlo, perché credo che a tutti interessino le decisioni del TAR, non perché siamo particolarmente legati ad esse, ma la posizione che noi abbiamo assunto in quest'Aula è stata una posizione completamente autonoma dai tempi del TAR, che io non so se si esprimerà e quando si esprimerà, ma non è questo, il motivo per cui abbiamo allungato e approfondito il ragionamento in quest'Aula è perché volevamo semplicemente che si migliorasse il contenuto della legge, perché noi riteniamo che sia una legge gravemente lesiva oggi degli interessi della Sardegna, probabilmente abbiamo dato qualche piccolo contributo, ma sicuramente non basta per esprimere un parere positivo su questa legge, per noi comunque rimane sempre un parere molto negativo, nonostante le piccole migliorie ad essa apportate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, dichiaro il mio voto favorevole agli emendamenti numero 855 e 856. Ritengo che sia assolutamente ingiusto penalizzare tutti quei comuni che alla data del 10 agosto non avevano ancora concluso l'iter relativo al piano urbanistico comunale.

Questa mattina, nel lungo dibattito che si è tenuto in quest'Aula, è stata avanzata l'ipotesi che esiste una cultura ambientale di destra e una cultura ambientale di sinistra, quasi a voler puntualizzare che, da una parte, c'è una cultura di salvaguardia dell'ambiente, di un turismo sostenibile con un profondo rispetto di tutto il nostro patrimonio ambientale, che naturalmente è patrimonio rappresentato soltanto, parrebbe almeno, da una sola componente politica, e da un'altra parte c'è una politica ambientale distorta, che invece vuole distruggere l'ambiente, una politica di speculatori ambientali e di cementificatori senza scrupoli.

Io ritengo che sia assolutamente singolare che si cerchi di farci passare per quello che assolutamente non siamo. Siamo perfettamente convinti e sostenitori che l'ambiente che ci circonda non ci appartiene; l'abbiamo avuto in eredità dai nostri padri e dobbiamo cercare di mantenerlo più intatto possibile per lasciarlo ai nostri figli. Ma io non mi dimentico, non posso dimenticarmi, che vengo e rappresento una provincia che soltanto da poco ha sforato il tetto dei 2000 posti letto, metà dei quali, fra l'altro, sono rappresentati da un'unica struttura alberghiera. Credo che la provincia di Oristano probabilmente sia la provincia che ha le maggiori potenzialità turistiche inespresse. Noi non possiamo, né dobbiamo correre il rischio, di mettere il bavaglio o porre sullo stesso piano tutti quei territori che necessitano di infrastrutture, di strutture ricettive, permettendo così di portare ricchezza laddove ricchezza non c'è, paragonandoli quindi a quei territori che invece questo sviluppo l'hanno già raggiunto.

Stamattina è stato anche detto che noi avremmo ispirato e guidato la rivolta delle amministrazioni comunali, dei sindaci del centrodestra. Ma questa non è una rivolta di comuni, di amministratori, di sindaci con un definito colore politico, questa è la rivolta dei sardi, di tutti i sardi, senza distinzione alcuna. Un sindaco del centrosinistra ha addirittura detto che sarebbe meglio sciogliere il Consiglio regionale piuttosto che perdere la dignità di uomini, piuttosto che approvare un decreto iniquo, che rappresenta veramente un freno allo sviluppo, che bloccherà lo sviluppo della nostra Isola. Altro che rivolta del centrodestra! Qualche altro, sempre un sindaco, probabilmente in maniera provocatoria, ha proposto le dimissioni di tutti i sindaci dei comuni costieri. Spero che non si debba arrivare a questo, ma anche stamattina Mauro Pili ha ribadito che i comuni rappresentano l'unica vera cellula democratica della nostra Regione e noi non possiamo, né dobbiamo permettere, che siano proprio i comuni a pagare il prezzo più alto per una politica ambientale o pseudoambientale, così come mi piace definirla, scellerata.

PRESIDENTE. Le dichiarazioni di voto sono concluse. Non ho capito se la proposta orale, poi scritta, dell'onorevole Pirisi viene accolta e se quindi possiamo mettere in votazione il nuovo testo che sostituirebbe gli emendamenti numero 856 e 855.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, per quanto mi riguarda, la proposta avanzata non è accoglibile, in quanto viene riproposto il termine del 10 agosto il che quindi sarebbe in contrasto con tutto quello che abbiamo sostenuto fino adesso. La retroattività della norma è assolutamente inaccettabile, quindi manteniamo il testo dell'emendamento proposto.

PRESIDENTE. Votiamo insieme gli emendamenti numero 856 e 855. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, PETRINI, SANCIU, LA SPISA, SANJUST, LADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 855 e 856. Prendo atto che il consigliere Pili dichiara il proprio voto favorevole.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - OPPI - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LAI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 63

Votanti 58

Astenuti 5

Maggioranza 30

Favorevoli 24

Contrari 34

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 857.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, i colleghi che mi hanno preceduto nelle dichiarazioni di voto relativamente agli emendamenti 855 e 856 hanno ribadito, con efficacia, quanto sia inopportuno che, in un testo di legge, venga sostanzialmente ripreso un atto inferiore subordinato all'atto legislativo. Mi riferisco alla delibera della Giunta regionale del 10 agosto 2004 che abbiamo più volte ribadito in quest'Aula essere illegittima perché, senza bisogno di sentenze di alcuno, ha prevaricato sulle competenze e le funzioni del Consiglio regionale normando, o presumendo di normare, materie non proprie dell'attività amministrativa. Il mio voto è favorevole a questo emendamento perché....

PRESIDENTE. Colleghi, possiamo fare un po' di silenzio in Aula? Prego.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. E' riferito, questo emendamento, al rispetto che l'autonomia regionale deve avere delle autonomie locali.

In questo caso, noi chiediamo che la legge preservi da tutto quello che di negativo è stato previsto negli articoli precedenti a questo, e salvaguardi tutti quei processi di pianificazione comunale che sono stati avviati con l'adozione da parte del consiglio comunale degli indirizzi da porre a base della formazione del PUC. Cioè siamo dicendo, attenzione, tutto quello che è stato necessario per realizzare i piani paesistici comunali è un lavoro di dettaglio, di analisi assolutamente importante che non può essere cancellato di punto in bianco da una legge regionale per giunta retroattiva. E diciamo che uno dei passi più importanti che è seguito all'indirizzo dato dal consiglio comunale, rispetto alla formazione del PUC, è proprio quello dell'attivazione di tutti i processi conseguenti che riguardano la formazione del piano urbanistico comunale.

Aggiungo, colleghi, che in questo caso in molti abbiamo condannato i comuni che non hanno predisposto i piani urbanistici comunali; io vorrei a tutti voi rammentare l'incertezza normativa nella quale tutti i comuni della Sardegna si sono mossi in questi ultimi anni. Mi riferisco in particolare modo agli atti dei PTP bocciati nel '98, i primi sette piani caducati dal Consiglio di Stato, dal Presidente della Repubblica, e poi successivamente quelli che sono decaduti nell'ottobre del 2003. I comuni hanno vissuto non solo l'incertezza non normativa, che pure esisteva, ma hanno vissuto l'incertezza di quegli atti amministrativi decretati dal Presidente della Regione nel '93, che sostanzialmente avevano un vizio di legittimità che poi ha portato alla loro caduta.

E' evidente che noi proponiamo oggi in quest'Aula l'esigenza di tenere conto, attentamente, di quel processo di pianificazione comunale, che pure è stato avviato dai comuni della Sardegna, facendo salvo tutto il lavoro che è stato sino ad oggi compiuto, mettendo come base di riferimento le norme che già esistevano, le quali sul piano delle misure di salvaguardia erano ben codificate in Sardegna sia con la "45", sia con la "23" e, perché no?. con il Codice Urbani; quest'ultimo, fino a prova contraria, vige in tutte le norme generali anche per la Regione sarda per quanto riguarda la materia del paesaggio avendone lo Stato, come più volte abbiamo detto, la competenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Ringrazio il Presidente. Poc'anzi, da parte dei colleghi che mi hanno preceduto, sono state esposte le motivazioni per le quali è necessario che l'effetto del provvedimento di legge debba giustamente partire dalla data di pubblicazione della legge e non, certamente, dalla data di adozione di una delibera della Giunta benché la stessa abbia la sua valenza temporale e serva a coprire un vuoto legislativo, cosa che poi non era, ma non mi soffermerò più di tanto a ripetere quanto ho già detto.

Prendo spunto proprio dall'emendamento proposto dal collega Pirisi che, seppur nella sua parte finale, di fatto tentava di recuperare l'ipotesi presentata dall'opposizione, cioè di far salvi quei PUC, anche se detto in maniera diversa, laddove erano stati predisposti gli atti dal comune. Penso per esempio a quei comuni che cadevano negli otto PTP respinti e che quindi si sono adoperati, o si stanno adoperando, per poter uniformare i loro PUC alle vigenti disposizioni, chiaramente antecedenti a questa norma, perché la norma non è la delibera, la norma è la legge.

La norma è rappresentata dalla legge ed è giusto, è logico, è prassi, ed è norma quindi che, dall'adozione della legge in poi, ci si deve attenere al suo rispetto. Non è possibile far partire una norma in data di tre mesi retroattiva tenendo conto di una delibera di Giunta; non si riesce a capire il perché, a meno che in quel momento non si sia voluto precisamente e puntigliosamente identificare un qualcosa o colpire qualcosa o qualcuno di ben identificato; allora è necessario dirlo, magari sarebbe una cosa plausibile altrimenti, così come sempre è avvenuto, l'effetto e la conseguenza di una norma di legge partono dalla data della sua pubblicazione, a meno che non si dica che è immediatamente esecutiva.

Riportando il discorso ai PUC, il collega Pirisi purtroppo al primo comma del suo emendamento si rifaceva sempre alla data della delibera, ecco perché, principalmente per questo motivo, non c'è stato possibile adottarlo, però quando dice: "Comunque è consentita l'adozione delle varianti necessarie al ripristino delle originarie condizioni di conformità", io leggo testualmente che durante l'iter della transitorietà della presente legge i comuni possono adottare varianti ai loro piani urbanistici comunali in conformità, a che cosa? Chiaramente in conformità alle leggi che hanno preceduto - questo io ho letto - l'attuale norma, l'attuale disegno di legge. Di fatto dice, in altre parole, quello che noi andiamo affermando da vari giorni, cioè che di quei comuni (può darsi non ve ne siano, ma se ve ne fossero) che in questi anni si sono adoperati a elaborare i piani urbanistici comunali, e magari sono in dirittura d'arrivo, è necessario tenere conto giustamente dei loro sforzi, del loro operato, delle spese sostenute, della loro volontà di pianificazione e quindi permettere loro di poter completare i piani stessi.

Ecco quindi le motivazioni che mi spingono a dare il mio voto favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, il mio intervento è per dichiararmi favorevole all'emendamento presentato. Leggo, proprio lo voglio leggere, anche per ricordarlo ai colleghi, che cosa noi proponiamo in questo emendamento numero 857: "Articolo 8. All'articolo 8, secondo comma, dopo le parole "alla data della pubblicazione" va aggiunto: "della presente legge hanno avviato il processo di pianificazione comunale con l'adozione da parte del Consiglio comunale degli indirizzi da porre a base della formazione del P.U.C. o". Vanno conseguentemente soppresse le parole: "della deliberazione della Giunta regionale del 10 agosto 2004 numero 33/1".

Questo perché molti di questi comuni, come abbiamo avuto modo di dire, si trovano nella condizione di aver già avviato gli atti, seppure non in forma ufficiale; ecco per quale motivo dicevo questa mattina all'onorevole Cugini che non è da pensare che siamo dei fuorilegge, perché, come abbiamo avuto modo di dirci spesso in quest'Aula, quando uno arriva anche a presentare un progetto preliminare in modo informale sta a significare che ha speso, che ha ormai avviato un iter; il piano urbanistico comunale, come ben sa, non si può improvvisare in ventiquattr'ore, ci sono atti preparatori che si riportano addirittura a qualche anno addietro. Ecco per quale motivo noi abbiamo fatto questo discorso, lo facciamo, lo ripetiamo e siamo convinti che, se accettato, risolveremo i problemi di diversissimi comuni.

Un altro problema, posto da un sindaco l'altro giorno, riguarda il fatto che sarà molto difficile che i comuni che hanno già adottato un PUC possano in sei mesi redigere gli studi di compatibilità ambientale. Questo è quanto sta avvenendo e quanto si sta consumando in quest'Aula, con tutti questi emendamenti e con tutti gli interventi che, in modo appassionato, questa opposizione fa rivolta a questa maggioranza, che vuole proporre questo flagello più che una salvacoste, noi stiamo mettendo in luce tutte le contraddizioni che ci sono in maggioranza, assistendo anche a dei piccoli tentativi di correzione sempre da parte della maggioranza ad una legge che, effettivamente, non ha nessuno sbocco positivo per quanto riguarda l'imprenditoria.

Abbiamo chiesto praticamente a più riprese di andare contro l'ispiratore di questa legge, che è quell'uomo solo al comando, ma il coraggio molto spesso, diceva il Manzoni nella persona di Don Abbondio, chi non ce l'ha, difficilmente se lo può procurare. Però l'imbarazzo mostrato dal centrosinistra riporta ancora una volta, all'attenzione di tutti noi, il problema di quanto la proposta elaborata dalla Giunta sia accettata da questo centrosinistra in un modo molto difficoltoso, tanto che molto spesso in questo mese abbiamo avuto l'opportunità di vedere qualche tentativo di fuga in avanti, nel cercare di volere correggere l'impostazione, l'impalcatura di questa legge blocca tutto. Vorrei riportare una frase, senza fare il nome, pronunciata da un consigliere di maggioranza: "Io sono contrario per principio ad ogni tipo di fondamentalismo, ma a noi è toccata questa croce e ora dobbiamo portarla" Questo è l'atteggiamento che ha la maggioranza nei confronti della legge del proprio leader. E' una croce!

Però, vorrei spostare il problema, che non riguarda solo i consiglieri di maggioranza, ma senz'altro tutti quegli imprenditori, quelle diverse decine e centinaia di imprenditori che si trovano nella condizione di vedere la loro intrapresa, la loro azienda, il loro modo di pensare allo sviluppo in Sardegna bloccati da questo atteggiamento del vostro leader.

Vorrei ricordare, e non mi stancherò di dirlo, che non era vero che l'avevate detto in fase elettorale, ma in fase attuale.

PRESIDENTE. .Prego onorevole Moro, chiuda.

MORO (A.N.). La ringrazio del pensiero, perché non ho chiesto mai una proroga anche se molto spesso abbiamo interrotto le idee. La ringrazio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Il nostro voto sull'emendamento numero 857 è un voto favorevole. Esso, così come per i due precedenti presentati che riguardavano il primo comma dell'articolo 8, si basa sul principio che la retroattività dell'efficacia di una norma di legge, pur potendo essere prevista anche nel testo normativo, deve essere giustificata da oggettivi obiettivi di assoluta necessità, per il cui raggiungimento è importante in qualche modo derogare ad un principio generale, cioè le norme non possono avere, soprattutto quando hanno effetti che incidono sulla sfera giuridica dei soggetti titolari di diritti, o comunque di posizioni giuridiche soggettive, la retroattività, che evidentemente arreca dei pregiudizi che, o sono giustificati da particolari motivazioni di interesse pubblico, oppure non hanno senso; così è a nostro parere il caso dell'articolo 8 che prevede una retroattività ben studiata, che arriva alla data di approvazione di una delibera della Giunta regionale che ha introdotto vincoli sulla capacità, sull'operatività, sul piano edilizio ed urbanistico, vincoli non previsti da precedenti leggi.

Questa è una retroattività che, in maniera fin troppo evidente, fin troppo esplicita, è indirizzata a sanare una illegittimità dell'atto amministrativo; è una retroattività che, a nostro parere, penalizza l'operatività dei comuni che non potevano evidentemente prevedere l'approvazione di un atto amministrativo, come quello realizzatosi in data 10 agosto 2004, proprio costruito prevedendo un percorso di modifica del sistema normativo, autorizzativo e concessorio in materia urbanistica e edilizia, con un sistema di collegamento strettissimo tra atti amministrativi e atti legislativi.

Noi crediamo che, attraverso questo emendamento, si darebbe obiettivamente la possibilità ai comuni che, alla data dell'approvazione della presente legge, abbiano anche soltanto iniziato un percorso amministrativo e pianificatorio, attraverso l'adozione non tanto del piano urbanistico comunale, di avere degli indirizzi da porre a base della formazione dello stesso piano urbanistico comunale. Crediamo anche che, attraverso questo emendamento, si darebbe dignità all'autonomia comunale, dando la possibilità di adeguare e di rendere quindi operativi i vincoli previsti dalla legge, anche se noi non condividiamo neanche quelli, ma almeno dare, all'operatività di questi vincoli, il collegamento con un termine temporale che sia correttamente sincronizzato con l'entrata in vigore della presente legge.

Noi non possiamo dimenticare che sul comma, su cui agisce l'emendamento 857, pesa evidentemente l'insieme delle disposizioni previste dallo stesso disegno di legge che, qualora approvato definitivamente, prevede in questo caso che venga bloccata sostanzialmente l'attività di pianificazione urbanistica comunale, in quanto anche la definitiva approvazione, in caso di PUC semplicemente adottati, è comunque collegata alla presentazione dello studio di compatibilità paesistico-ambientale che, secondo l'articolo 6 già approvato, attribuisce alla Giunta regionale, con un potere assolutamente discrezionale e non soltanto di controllo di conformità, una discrezionalità politica di merito che, crediamo, non sia compatibile col sistema normativo da anni vigente sia in Italia sia nella nostra Regione con la legge 145.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento in discussione. Un emendamento anche questo che punta a ridare voce a quegli enti locali spesso ignorati, in particolar modo per quanto riguarda uno strumento importante come quello appunto urbanistico. Ritengo, lo ribadisco in questa mia dichiarazione, che il problema sia sempre la delibera del 10 agosto, che anche qui viene presa come punto di riferimento per far decorrere tutti quei provvedimenti cautelari e d'urgenza per la salvaguardia e la tutela del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna. Dico che, così come ho asserito nel precedente intervento, questo riferimento va eliminato perché noi riteniamo che vada data la possibilità a tutti quegli enti locali, che hanno in itinere uno studio del PUC e di strumenti urbanistici, di portare a termine un iter lungo, costoso ed oneroso che grava su comuni piccoli e meno piccoli.

Noi riteniamo che questa norma sia una norma punitiva ben studiata, che punta a colpire quelle amministrazioni, cosiddette strategiche, che non fanno i desiderata di chi governa. Per evitare anche forse questa spiacevole interpretazione, noi riteniamo di eliminare il riferimento alla delibera del 10 agosto per quanto concerne l'entrata in vigore, e di farlo invece all'entrata in vigore della legge, se la approverete, se la approveremo.

Quindi, ritengo che le amministrazioni non possano essere svantaggiate, ma debbano essere tutelate, ci sono amministrazioni che hanno speso milioni; chi, come me, ha fatto l'amministratore in un piccolo comune, sa cosa vuol dire, per un ente piccolo, tirar fuori grosse somme, soprattutto per quanto concerne la cartografia o le parcelle da pagare ai professionisti; l'assessore Sanna, che è un tecnico, conosce sicuramente questi problemi anche meglio di me, dato che è stato pure amministratore di una provincia, sa cosa vuol dire per un piccolo comune l'esborso di somme ingenti che vanno a gravare sui bilanci dell'ente, quindi sulle tasche dei cittadini a discapito di servizi molto importanti, soprattutto per quanto riguarda i servizi sociali e altri servizi strategici per enti di piccola dimensione.

Per questo noi continuiamo a ribadire che il riferimento a questa deliberazione, anche per l'entrata in vigore degli strumenti, vada eliminato; per questo voterò positivamente questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Io vorrei richiamare per un attimo, vista la velocità con la quale è transitato e la lentezza dei tempi di reazione che tutti abbiamo dopo pranzo, l'attenzione dei colleghi, che non è parsa sufficiente, sull'emendamento dell'onorevole Pirisi, il quale conteneva fondamentalmente due modificazioni, una delle quali era sostitutiva parziale, laddove si propone di sostituire la dicitura "approvati alla data del 10 agosto 2004", a quattro righe, se non vado errato, del primo comma dell'articolo 8, cosa sulla quale si è pronunciato il collega Pili esprimendo quello che è un po' il convincimento di tutti i consiglieri della minoranza, cioè la resistenza all'introduzione del concetto di retroattività, seppure esteticamente risulti più gradevole vedere il riferimento ad una data di calendario piuttosto che il controsenso che vede uno strumento di legge fare riferimento ad una delibera amministrativa di un organo di gestione.

Però l'emendamento dell'onorevole Pirisi conteneva anche un'altra parte che io ritengo meritevole di attenzione ed utile, quanto meno dal mio punto di vista, per diminuire il danno di questa parte della legge, è la parte scritta in grassetto che dice: "è comunque consentita l'adozione delle varianti necessarie al ripristino delle originarie condizioni di conformità". Riferendomi alle ultime due righe del primo comma è scritto nella formulazione della legge: "I piani urbanistici comunali conservano la loro validità ed efficacia in termini attuativi e di esecutività, purché non successivamente modificati". In soldoni significa che, chi avesse provveduto a modificare quei piani urbanistici comunali dopo il 10 agosto, si troverebbe ad avere uno strumento urbanistico comunale privo di validità ed efficacia in termini attuativi e di esecutività, cioè si troverebbe senza strumento urbanistico. L'emendamento Pirisi è un salvagente importante perché consente, attraverso la normale procedura amministrativa del Consiglio comunale, di compiere quegli atti che impediscono la caduta dello strumento urbanistico comunale e lo riportano alle condizioni di validità che già possedeva alla data del 10 agosto.

Ecco, io dico che, per noi, è certamente difficile votare a favore di un articolo che introduce il criterio della retroattività, ma davvero ci sarebbe ancora più difficile votare contro un emendamento aggiuntivo che consente ai comuni, che per qualunque ragione si trovino in questa condizione, di recuperare una condizione di sicurezza e di normalità amministrativa.

Quindi, anche a nome del Gruppo, chiedo al Presidente che possa proporre all'Aula l'ammissibilità della seconda parte dell'emendamento, quella scritta in grassetto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Chiedo scusa, onorevole Cuccu, io posso anche consentire questo modo di procedere se capiamo però dove "appendiamo" le cose, anche quando sono giuste come lei ci ha spiegato. Sembrava potersi collegare agli emendamenti precedenti, adesso io non so dove lei intende proporlo. Comunque andiamo avanti.

Prego, onorevole Liori.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, Assessori ed onorevoli colleghi, prima di procedere, Presidente, io vorrei scusarmi con lei per le mie intemperanze di ieri sera dettate, mi creda, non da un malanimo nei suoi confronti, anche perché non abbiamo mai avuto problemi di carattere personale,anzi ho avuto modo anche di ringraziarla stamattina, ma anche se lei era un po' distratto, per la gentilezza che mi ha comunque riservato permettendomi di fuoriuscire dal tema dell'illustrazione dell'argomento, vorrei solo dire che era tutto dettato dalla preoccupazione del rispetto delle regole e da un tema che mi sta molto a cuore, cioè il ruolo che verrà ritagliato all'opposizione in quest'Aula nei prossimi cinque anni, posto che abbiamo un Presidente eletto direttamente dall'Assemblea i cui poteri non possono rimanere uguali a quelli che avevano i precedenti Presidenti della Giunta eletti in quest'Aula.

Comunque, signor Presidente ed onorevoli colleghi, tornando su questo emendamento numero 857, non posso non considerare che questo articolo 8 detta norme assolutamente, a mio parere, ingiuste. Riprendendo quanto detto stamattina, non è possibile avere in questa Regione dei comuni di serie A e dei comuni di serie B, cioè comuni che hanno già adottato un piano urbanistico comunale e che si avvantaggiano di tutte le conseguenze positive di questa legge, la quale peraltro non permette in nessun modo o quasi in nessun modo agli altri comuni di allineare nuovamente le proprie condizioni. Se noi non dobbiamo fare altro che prendere atto dell'esistente senza modificare, a vantaggio dei più deboli, la situazione della politica generale, mi chiedo cosa stiamo a fare, che ruolo abbiamo in quest'Aula. Se noi dobbiamo offrire a tutti pari opportunità, quindi compiere un atto di giustizia, non è pensabile che i comuni che, alla data di pubblicazione di questa delibera, debbano adottare ancora il PUC, non siano messi nelle condizioni di riallinearsi a coloro che sono più avanti nell'iter dell'approvazione di tutta la normativa che regolamenta l'attività edilizia nel territorio.

Del resto noi non possiamo sostituirci all'attività programmatoria degli enti periferici, posto che, per tutti gli anni durante i quali io sono stato qui, sono quasi undici anni ormai, non ho sentito altro che parlare del rispetto e dell'aiuto che dobbiamo dare ai comuni che svolgono con estrema difficoltà un'attività programmatoria al loro interno. Addirittura la Regione in questo caso si vuole sostituire, ma sempre comunque con attività diciamo di divieti, questa è una legge che ha dieci comandamenti, come ha detto il mio collega Sanna, ma questi comandamenti non sono almeno in parte divieti ed in parte propositivi, sono tutti divieti. Questa Giunta è diventata la Giunta dei divieti, la Giunta delle negazioni, i cittadini hanno bisogno di migliorare la propria condizione, soprattutto coloro che in questi territori vogliono svolgere qualunque attività di tipo economico.

Mi è passato tra le mani, qualcuno mi ha detto che è stato anche illustrato dal collega Contu, un documento della Confartigianato. Ma certo che si preoccupano, Presidente, certo che esprimono delle perplessità, è sotto gli occhi di tutti, è solo il non voler vedere, il volersi mettere le famose fette di mortadella sugli occhi, che impedisce, a chi non vuole, di vedere la situazione di rischio per l'occupazione, che è il male peggiore che attanaglia quest'Isola e che potrebbe venire ulteriormente aggravata da questa legge; impedisce appunto, a chi non vuole, di vedere che stiamo andando incontro a un periodo di recessione economica se questa legge verrà approvata. Noi facciamo di tutto, abbiamo dato miliardi e miliardi di finanziamenti alla Confartigianato, che ci ha chiesto addirittura di reiterare i provvedimenti legislativi a loro favore per favorire...

PRESIDENTE. Prego, concluda.

LIORI (A.N.). La Confartigianato ci ha detto che le provvidenze che abbiamo dato loro con le ultime leggi hanno prodotto cinquemila posti di lavoro, e ci chiedono allora di reiterarle per l'efficacia e la positività di queste leggi, invece noi vogliamo togliere loro il lavoro addirittura, l'opportunità, mi sembra una contraddizione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Io credo che ormai si sia già detto tutto o quasi sulla legge, sul percorso, sulle volontà e sugli obiettivi che la legge stessa si pone, così come con questo emendamento rimarchiamo uno degli estremi tentativi da parte nostra di rendere compatibile con un senso di giustizia e di equità quanto in questa legge invece viene negato. Quando noi parliamo di comuni che non siano di serie A e di serie B, riferita quest'affermazione al fatto che ad alcuni è consentito un certo percorso e ad altri viene negato, noi non facciamo altro che confermare e sostenere quello che stamani l'Assessore nel suo intervento ha detto in Aula, più precisamente quando ha sostenuto che non dobbiamo più fare delle leggi a gettone o a richiesta, questo è pienamente condivisibile, ma ovviamente era riferito a chi ha accettato questo concetto di fare leggi a gettone o a richiesta nel passato, perciò presumo che ognuno poi abbia modo di uscire da queste affermazioni che omologano una certa situazione.

Credo che lo spirito che deve guidare il Consiglio, nella predisposizione delle leggi, sia quello di pensare agli interessi generali e non agli interessi particolari. Certo, è un po' difficile applicare questo concetto in un territorio come la Sardegna; quando noi pensiamo di poter applicare un concetto generale legittimo e condivisibile a tutto il territorio sardo, è già di per sé un'impresa. Abbiamo infatti un territorio talmente diversificato e variegato, nelle coste e nell'interno e quant'altro, che applicare allo stesso modo un concetto generale che non sia un concetto solo di normativa burocratica, ma da calare nel territorio, è già di per sé un'anomalia.

Perciò, pur condividendo il concetto, avremmo dovuto parlare dell'applicabilità di quel concetto affinché non si creasse una discriminazione al contrario, di questo non ne abbiamo parlato perché sarebbe interessante confrontarci anche su come applicare e percorrere gli interessi generali, prima di tutto ci dovremmo ritrovare sul significato di interessi generali, e io credo che non ci sarebbero grandi difficoltà nell'individuare gli interessi generali. Ma questo è proprio un caso che contraddice quel metodo, quel percorso e quelle affermazioni, perché io, pur enunciando che voglio pensare agli interessi generali, già dall'articolo 2 individuo dei distinguo e delle diversificazioni; qui nell'articolo 8, stiamo parlando di questo e dell'emendamento numero 857, confermo, suddividendo, alla data ormai fantomatica del 10 agosto 2004, momento in cui fotografo una situazione ed inizio a fare i distinguo, quelli che hanno operato prima del 10 agosto e quelli che opereranno, in presenza di regole sostanzialmente diverse, restrittive e vincolistiche, dopo il 10 agosto.

Allora, dove e come possiamo trovare coerenza col fatto che noi dobbiamo pensare invece a fare una legge di principi generali che sia valida per tutti. Questo lo sottolineo perché sarebbe opportuno per tutti noi, innanzitutto per me, che prima di fare determinate affermazioni siamo coerenti nelle azioni. Non si ricerca la coerenza, tanto vale possano essere giustificate le azioni, ecco perché con l'emendamento numero 857, per il quale voterò a favore, cerchiamo di ricondurre a quel concetto di equità, di giustizia e di equilibrio che sia valido per tutti, in questo caso per tutte le amministrazioni comunali, perchè tutte abbiano una data certa che salvaguardi quanto avvenuto prima e in qualche modo detti le regole per quello che potrà avvenire alla data di adozione degli indirizzi da parte del consiglio comunale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, molto rapidamente, intanto io dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 857. Stamattina l'assessore Sanna ha detto che le leggi devono avere sempre un carattere di generalità, mentre io resto sempre convinto della mia opinione che queste norme invece abbiano un carattere di particolarità. Ora, la Regione, sapendo e prendendo coscienza che lo sviluppo dell'Isola è uno sviluppo chiaramente non assolutamente omogeneo, dovrebbe avere dei compiti ben precisi, dovrebbe cioè aiutare tutte quelle realtà più deboli che hanno necessità di strumenti che consentono un riequilibrio di quello sviluppo, che è necessario per tutta l'Isola, mentre, come ha detto prima l'onorevole Liori, voi state diventando la Regione dei divieti. Non si può realmente fermare al 10 agosto una situazione suscitando notevoli difficoltà e creando quindi chiaramente, proprio in virtù di questa situazione, delle differenze che mettono fuorigioco non soltanto quei comuni che non hanno approvato il piano urbanistico comunale, ma anche quelli che (pur prendendo coscienza che anche un piano urbanistico comunale può soffrire e sicuramente c'è stata la sofferenza dovuta alla bocciatura da parte del Tribunale Amministrativo Regionale dei Piani territoriali paesistici in questi anni, quindi ci sono state notevoli difficoltà) invece hanno già avviato un processo di pianificazione comunale, che hanno praticamente portato avanti tutti gli indirizzi necessari per la formazione del piano urbanistico comunale.

Noi non possiamo assolutamente dividere, qualcuno lo ha già affermato, i comuni tra chi ha fatto in tempo, perché probabilmente ha avuto una maggioranza stabile, quindi ha avuto il tempo sufficiente per approvare, magari anche grazie a un maggiore decisionismo, il piano urbanistico comunale, e quelli che invece questa possibilità non hanno avuto. Ecco, per tutte queste ragioni, io credo che sia assolutamente necessario approvare l'emendamento numero 857. Dichiaro ancora una volta il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Intanto annuncio il voto favorevole all'emendamento numero 857 che, in qualche maniera, vorrebbe ridare dignità alle amministrazioni comunali, perché si chiede fondamentalmente di tenere nella debita considerazione il processo di pianificazione avviato. Ora io mi pongo veramente il problema di un comune che ha percorso tutto un iter di un piano urbanistico comunale, che lo ha portato o all'adozione o sta per adottarlo col voto del consiglio comunale, e che quindi ha investito delle risorse impegnando professionisti, dei quali certamente l'Assessore non conosce direttamente il costo perché non ha mai fatto il libero professionista, ma sa quanto costano i professionisti perché, avendo amministrato una provincia è a conoscenza di quelli che sono i costi professionali, e se lo sono per le progettazioni, figuriamoci quali sono per pianificare un territorio e per mettere in fase operativa un piano urbanistico comunale!

Ora, la richiesta avanzata è semplicemente quella di considerare valida la pianificazione che è stata fatta con l'adozione da parte del consiglio comunale degli indirizzi generali che sono alla base della redazione del PUC. Questo si chiede, perché dall'articolo 8 emerge continuamente, quanto più leggiamo questi due commi, la contraddizione che esiste tra quei comuni che hanno approvato alla data della pubblicazione e quei comuni che invece hanno adottato. Mentre per coloro che hanno adottato è prevista la possibilità, entro sei mesi, di rimettere mano a tutte le loro decisioni, per coloro che invece hanno approvato definitivamente il PUC questa norma non ha valore. Ci pare quanto meno incomprensibile un atteggiamento di questo tipo, cioè noi andiamo a premiare quei comuni che sono ancora in fase di adozione e andiamo a penalizzare quei comuni che invece, utilizzando anche i PTP decaduti, comunque, hanno approvato definitivamente il loro piano urbanistico.

Beh, per quelli le porte sono chiuse, non ci debbono essere ripensamenti di nessun genere, abbiamo reso quel territorio chiuso: avete deliberato, adottato definitivamente, basta, per qualche mese, per qualche anno non potete fare più niente, aspettate il Piano paesaggistico! Questo si sta dicendo a questi comuni;mentre, viceversa, agli altri comuni che, invece, o per ritardi naturali o per ritardi non motivati, per qualsiasi inadempienza, non lo abbiano fatto, a quelli, noi diamo la possibilità, avendo adottato il piano urbanistico comunale, di rivedere entro sei mesi il tutto e di riallinearsi a quelle che sono le normative che voi state dichiarando decadute con questa legge.

Insomma a me pare veramente una contraddizione, ma è una contraddizione forte, è una contraddizione che emergerà e che è difficile far emergere all'esterno di quest'Aula; ma che probabilmente, con un minimo di attenzione da parte loro, io credo che i colleghi della maggioranza, se non tutti almeno una buona parte, abbiano capito i limiti di questa legge, e ce ne sono tanti. Allora, siamo ancora in tempo per compiere un atto che forse politicamente potrebbe pagare poco alla maggioranza, però io credo che, agli occhi della cittadinanza, ne saremmo tutti beneficiati, maggioranza e opposizione: ritirare questa legge, riportarla in Commissione e sottoporla veramente a due giorni di sereno confronto per ripresentarla in Aula e approvarla senza manco aprire bocca.

Io credo che ci siano ancora le condizioni perché questa legge, veramente, così com'è, andrà incontro certamente a tutta una serie di ricorsi e di illegittimità che sono palesi. Ve lo stiamo dicendo da mesi, non le stiamo inventando oggi, più andiamo avanti e più ci convinciamo di questo. Per cui mi rimane da fare solo questo invito. Io credo che la mia convinzione sia condivisa abbondantemente anche da molti colleghi della maggioranza, spero che abbiano un giorno il coraggio...

PRESIDENTE. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Presidente, colleghi del Consiglio, io voterò a favore dell'emendamento numero 857, il quale introduce, al secondo comma dell'articolo 8, una dizione che consente di esplicitare come ci sia la possibilità di continuare nel processo di pianificazione territoriale da parte di quei comuni che hanno comunque posto la base per la formazione del proprio piano urbanistico comunale. In realtà questo emendamento si inserisce nella falsa riga di molti altri emendamenti che noi abbiamo discusso in quest'Aula e che l'opposizione ha proposto in maniera quasi ossessiva alla maggioranza, con l'intento di attivare un ragionamento, insieme alla maggioranza, su un problema che per noi rappresenta il problema sostanziale di questa legge. Nel senso che noi non abbiamo mai negato il diritto, da parte della maggioranza, di legiferare in tema di ambiente, anzi questo, forse, più che un diritto è un dovere, quindi deve essere per forza riconosciuto il dovere della maggioranza di produrre leggi sul tema dell'urbanistica e dell'ambiente.

La riflessione che però noi facciamo è che, insieme a questo diritto riconosciuto e che non deve essere in nessun modo leso, deve essere chiaro il discrimine con cui questo diritto viene applicato e quindi il discrimine è il punto di riferimento con cui la legge viene fatta. Per ora noi diciamo che questa legge può, deve porre i limiti che il legislatore regionale, in particolar modo la maggioranza che guida questo Consiglio regionale, intende dare a questa legge. Quindi devono essere posti i limiti, devono essere date le indicazioni, devono essere proposte le norme di coerenza a cui ci si deve rifare. Anche in questo regime, che pure è transitorio, in previsione di una legge urbanistica che possa risolvere in maniera più ampia, più complessiva e articolata, l'intera problematica che ha davanti, è però evidente che il confronto si svolge sia sul merito delle proposte che la maggioranza fa sia sulla forma di queste proposte.

Allora sul merito credo che ci siamo espressi in maniera talmente lunga e approfondita che sia difficile avere qualsiasi dubbio su ciò che noi pensiamo, nel senso che noi contestiamo la filosofia di fondo di questa legge, contestiamo anche l'impostazione che, nella discussione, è stata proposta dalla maggioranza, che ha pensato che fosse opportuno dividere l'Aula in due parti: la parte dei "salvaguardatori" dell'ambiente e la parte di coloro che invece volevano deturpare l'ambiente per invaderlo con colate di cemento, ma la contrapposizione nel merito e la contrapposizione nel metodo fa parte della dialettica politica. Quello che va al di là della dialettica politica, che poi influenza, investe la coscienza di ciascun consigliere regionale, e quindi la capacità propositiva, l'indipendenza di spirito e di giudizio di ciascun consigliere regionale, è un altro argomento ed è quello che qualunque norma di legge, qualunque sia il testo e qualunque sia il gravame di vincoli e di norme che la legge comunque impone, necessita di quelle caratteristiche di astrattezza della norma che sono state più volte evocate anche da consiglieri dell'opposizione, cioè necessita, in sostanza, di poter creare una normativa che sia omogenea e che non comporti differenze per i cittadini che discendano dalla diversa residenza o dalla diversa puntualità dei comuni nel dotarsi degli strumenti urbanistici necessari.

Questo noi lo stiamo sostenendo dall'inizio di questa discussione in Aula, sottolineando come non è possibile che ci siano due diverse velocità, una per quei comuni che hanno approvato strumenti urbanistici, che si basano comunque su normative che sono diverse rispetto a questa legge, un'altra per i comuni che invece da oggi in poi dovranno approvare strumenti urbanistici e quindi dovranno somministrarli ai propri cittadini, dovendo essere assoggettati invece alle norme di questa legge.

Stiamo creando una Sardegna a due velocità dove la garanzia del diritto dei singoli cittadini non esiste più, dove la certezza dei diritti...

PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, il tempo a sua disposizione è terminato.

Metto in votazione l'emendamento numero 857.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale con il procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Pili?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, PETRINI, LICANDRO, CAPPAI, AMADU, MURGIONI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 857.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - ONIDA - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 66

Votanti 62

Astenuti 4

Maggioranza 32

Favorevoli 21

Contrari 41

(Il Consiglio non approva).

Siamo all'articolo 8. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Chiedo scusa, onorevole Pili, approfitto, per esigenze procedurali, in quanto abbiamo bisogno di farlo risultare nei verbali, per comunicare che è stato presentato l'emendamento numero 2288, che abbiamo distribuito questa stamattina.

Comunico inoltre che l'onorevole Cuccu Franco Ignazio ha di fatto richiesto, con emendamento orale, di aggiungere al comma 1 dell'articolo 8, quindi si prefigura come un emendamento aggiuntivo, quella frase che in grassetto avete sotto i vostri occhi, perché distribuita prima: "E' comunque consentita l'adozione delle varianti necessarie al ripristino delle originarie condizioni di conformità".

Si dia lettura dell'emendamento numero 2288.

MANCA, Segretario:

EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE

Dopo il comma 2 è inserito il seguente:

2 bis. Fino all'approvazione del Piano Paesaggistico Regionale, nell'intero territorio regionale, è fatto divieto di realizzare impianti di produzione di energia da fonte eolica, salvo quelli precedentemente autorizzati, per i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge i relativi lavori abbiano avuto inizio e realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi. Per gli impianti precedentemente autorizzati in difetto di valutazione di impatto ambientale, la realizzazione o la prosecuzione dei lavori, ancorché avviati alla data di entrata in vigore della presente legge e che comunque, non abbiano ancora realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi, è subordinata alla procedura di Valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 31 della L.R. n. 1/99 e successive modifiche ed integrazioni. (2288)

PRESIDENTE. Prego, onorevole Pili, le chiedo scusa.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente, io dichiaro il mio voto contrario all'articolo 8, che non contiene norme transitorie, ma permanenti, norme che condannano la Sardegna a un blocco totale, nella cosiddetta transitorietà della norma, e che soprattutto cancellano anni e anni di pianificazione comunale alla cui realizzazione i comuni della Sardegna si sono impegnati. E l'impegno per la predisposizione di un piano urbanistico comunale non è come quello che abbiamo in quest'Aula. Fare i sindaci in Sardegna, ma non solo in Sardegna, per chi ha un minimo di contezza di cosa significa un piano urbanistico comunale, vuol dire molto spesso sottoporsi a tensioni che non sempre si manifestano sul piano del metodo democratico, tensioni che, in molti contesti, hanno rischiato di tramutarsi in veri e propri attacchi alla stessa democrazia, cosa che pure si è verificata in diversi paesi della Sardegna. E non aggiungo altro su questa competenza che voi oggi condannate. Si sta esprimendo qui la condanna di tutti quei comuni che non hanno predisposto i piani urbanistici comunali. Sarebbe utile andare a vedere, in questi ultimi anni, le ragioni per le quali i comuni non sono riusciti a predisporre i piani urbanistici comunali e verificare a chi si debba addebitare questa responsabilità.

Elimino questa mia prima parte del ragionamento perché credo che sia nella coscienza di ognuno di voi il rispetto per quei tanti sindaci, per quei tanti amministratori, senza colore politico, che sono stati sottoposti a tensioni, nelle proprie comunità, per il fatto di aver elaborato un piano urbanistico del proprio comune. Ma vi è un'altra responsabilità, colleghi, che è quella legata al fatto che tali piani dovevano essere conformi a norme che dal 1993, mi riferisco a quelle amministrative dei piani territoriali paesistici, che erano, sin dalla nascita, prive di concretezza ed erano prive di qualunque garanzia di certezza di diritto che ha non solo rallentato, ma che ha minato alle fondamenta la predisposizione non soltanto degli strumenti di analisi, ma anche delle linee di indirizzo dei piani urbanistici comunali. Perché cito l'analisi? Perché le analisi erano elementi fondanti, perché i PTP, alla base di tutto, stabilivano categorie, elementi specifici dell'ambiente che andavano preservati, e quelle categorie indicate nei PTP erano talmente aleatorie, talmente prive di consistenza che il risultato è stato che i comuni non potevano certamente basarsi su un atto assolutamente privo di consistenza, inidoneo a dare certezza all'amministrazione comunale.

Dal 1993 al 1998, anno in cui sono caduti i primi PTP, io vorrei chiedervi: in che data sono stati erogati i fondi ai comuni per predisporre i piani paesaggistici comunali? C'è qualcuno in quest'Aula che ricorda l'anno, il mese, in cui è arrivata ai comuni la prima tranche del 25 per cento del finanziamento per predisporre i PUC? Il collega Pisu lo sa, e va oltre il '95.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue PILI.) Dal 1995 in poi i comuni cosa dovevano fare? Dovevano affidare gli incarichi di progettazione; sei mesi dopo l'affidamento dell'incarico hanno dovuto subire ulteriori modifiche normative della Regione. Ebbene la responsabilità non è certamente dei comuni ma è solo ed esclusivamente della Regione che ha davvero fatto accumulare il ritardo che oggi voi condannate anziché giustificarlo e anzi in qualche modo dovreste aiutare i comuni a recuperarlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, intendo esprimere con forza, se è il caso di dirlo e di ricordarlo, la mia contrarietà a questo articolo 8, a queste norme transitorie. È un fatto sconcertante e soprattutto per quei comuni, dicevamo, che non sono stati così fortunati, per le vicissitudini a cui accennava l'onorevole Pili, ma anche per altri motivi che sono molto, ma molto più gravi. Io stesso in qualità di Assessore dell'urbanistica di un comune capoluogo di provincia mi trovo nella condizione di avere parte del mio territorio pianificato, con i piani di borgata, che sono dei piccoli PUC di parte del territorio, e parte ancora no, per cui non è che l'amministrazione comunale possa portare a termine l'iter di approvazione di un piano urbanistico comunale dopo che questa Giunta matrigna ha presentato questa legge blocca tutto. E le motivazioni per cui il Comune di Sassari forse non è arrivato a chiudere, a impacchettare ed a mettere il fiocchetto attorno a questa scatola chiamata PUC, hanno diversi risvolti.

Prima di tutto perché, come diceva prima qualche altro collega, un piano urbanistico comunale non lo si fa in 24 ore, ma ci si impiega molto tempo e il Comune di Sassari, nel mandato precedente al mio, aveva addirittura tracciato le linee guida, aveva fatto delle riunioni pubbliche nelle quali era stato tracciato il percorso che avrebbe dovuto seguire il piano urbanistico comunale e niente di più. Nel corso del mio mandato, invece, ho reperito, e non con molta facilità ma con tanti sacrifici, il miliardo e mezzo necessario per poter fare la fotografia dell'esistente, ha dovuto nominare - e non è cosa facile e voi lo sapete, almeno quelli di voi che hanno esperienza come amministratori locali - il responsabile del piano urbanistico comunale e poi ho effettuato la ricerca sul mercato di tutte quelle figure professionali necessarie per poter mettere in piedi un piano urbanistico comunale. Mi riferisco all'economista, al trasportista, al sociologo, all'ambientalista e allo storico, perché si tratta di un atto molto complesso.

Ebbene, in questi tre anni, con un lavoro piuttosto accelerato siamo riusciti a redigere diversi piani di borgata, cosa che ho ricordato all'Assessore a cui ho scritto una lettera perché mi dia delle risposte concrete sul futuro di queste borgate, le quali hanno la sfortuna di ricadere nell'ambito della fascia dei due chilometri dal mare, per cui le 700 famiglie che vi risiedono si trovano praticamente nell'impossibilità di poter mettere in piedi le iniziative per le quali per 20 anni hanno chiesto l'autorizzazione ai comuni ed alla Regione senza ottenere alcuna riposta. Io mi auguro di riceverla a breve.

Bene, con questi atteggiamenti della Regione, oggi mi trovo nell'impossibilità, e lo denuncio pubblicamente, di portare a termine la predisposizione del piano urbanistico comunale. D'altronde alcune situazioni mi hanno portato anche a dover revocare alcuni professionisti che stavano elaborando i piani di un paio di borgate e sto nominando i successori perché, appunto, nel lasso di due o tre mesi possano pianificare questa parte del territorio che dovrà essere inserita a pieno titolo all'interno del piano urbanistico comunale di Sassari, che tante amministrazioni del centrosinistra hanno soltanto promesso senza riuscire a fare neanche la fotografia dell'esistente. Hanno fatto tanti convegni, signor Presidente, ma non hanno prodotto neanche la fotografia dell'esistente! Effettivamente neanche Mandrake potrebbe fare questi miracoli!

Ebbene, io forse mi trovo oggi nell'impossibilità di varare il PUC, e rivolgo questo quesito all'Assessore, perché mi auguro invece di scongiurare questo pericolo aprendo un dialogo anche con la Regione visto che abbiamo un Assessore che è una persona a modo, un professionista serio, una persona che capisce le esigenze di un amministratore locale, per cui mi auguro di poter instaurare con lui un dialogo, per poter dare a Sassari, al territorio del Comune di Sassari, che è uno dei più vasti che abbiamo in campo nazionale, un piano urbanistico comunale avendo ormai già approvato il progetto preliminare. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Norme transitorie, detta l'articolo 8; ma di transitorietà, come abbiamo detto nei precedenti interventi, penso che ce ne sia ben poca. È come se fosse un rullo compressore che quando passa su una strada, sull'asfalto, transita due o tre volte e appiattisce e schiaccia tutto! Io sinceramente sto assimilando questa norma, scusate questa similitudine, sì è vero che è transitoria, ad un rullo perché per essere transitoria è abbastanza significativa ed incisiva, proprio come un rullo compressore.

Tra l'altro io ritengo, l'ho già detto, che anche questo articolo che appunto riporta il titolo di "Norme transitorie" e si rifà sempre ai piani urbanistici comunali approvati alla data della pubblicazione della delibera di Giunta del 10 agosto, continua sinceramene, come ha affermato l'assessore dell'urbanistica di Sassari, l'onorevole Nanni Moro, ad umiliare e vanificare il lavoro fatto dalle amministrazioni comunali che, purtroppo, a causa delle vicissitudini legislative che si sono susseguite dagli anni '90 fino a oggi, verosimilmente non hanno potuto, malgrado la loro buona intenzione, completare l'iter di approvazione di un piano urbanistico comunale funzionale e completo. Del medesimo tenore è anche il comma 2 che riporta sempre la data di pubblicazione della stessa delibera e dice anche che nei prossimi sei mesi, pur nel rispetto del piano paesaggistico regionale, i comuni possono adottare le varianti.

Ora io ritorno a quello che ho detto nel precedente intervento. Al Presidente Spissu è sfuggito che il sottoscritto, come il collega Cuccu, ha detto che la seconda parte dell'emendamento Pirisi poteva essere significativa e poteva essere discussa. Perché? Perché con parole diverse riporta proprio il contenuto degli emendamenti numero 857 e 855 che abbiamo discusso e votato. Lo riporta in altre parole, però dice la stessa cosa, perché di fatto dice che i comuni, durante questo periodo di transitorietà, possono adottare le varianti dei piani urbanistici comunali necessarie al ripristino delle originali condizioni di conformità. Io lo intendo nel senso che, poi posso anche sbagliarmi perché la formulazione è abbastanza complessa, il riferimento alle originali condizioni di conformità è fatto, chiaramente, in relazione alla norma vigente prima dell'entrata in vigore della legge, e insisto su questo, non della delibera, della legge!

Qual è la difficoltà da parte della maggioranza oppure della Giunta, io non lo so, a fare decorrere l'efficacia di questa norma, come è giusto che sia logicamente, per norma, per prassi, per logica amministrativa e legislativa, dalla data della pubblicazione o dell'entrata in vigore della legge che può essere immediata? Sinceramente non riesco ad afferrarne il motivo. Chissà che cosa può essere successo in questi tre mesi! A parte il fatto che in questi tre mesi si è bloccato tutto, quindi, non è successo un bel niente! Per essere chiari. Non riesco a capire perché la legge non debba giustamente dispiegare i suoi effetti dopo la sua pubblicazione, e non dalla data di pubblicazione di una delibera della Giunta regionale di tre mesi prima, dal momento che in questi tre mesi si è bloccato tutto. Proprio non riesco a capirne la logica. Detto questo, che dovrebbe essere una cosa logica, perché si continua ad avere quasi come bersaglio le amministrazioni comunali? Se vogliamo questo articolo può essere ancora corretto e reso ancora più accoglibile.

Quelle che ho enunciato sono le ragioni per le quali voterò contro l'articolo 8 così come è stato formulato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi voteremo contro l'articolo 8, e voteremo contro l'articolo 8 ancora con maggior convinzione perché non abbiamo ottenuto le risposte che aspettavamo rispetto a problemi che ci sembravano comunque di interesse generale, problemi che, quindi, non sembravano soltanto legati alle valutazioni che la minoranza fa sull'articolo 8, ma che ci sembrava avessero una ricaduta complessiva sugli effetti della legge.

Uno di questi problemi l'ha sollevato nuovamente il collega Rassu nel suo intervento, ritenendo benevolmente che l'emendamento orale proposto dal collega Pirisi, potesse estendersi alle condizioni previgenti; a noi sembra invece che tale norma debba essere interpretata in modo restrittivo, nel senso che essendo comunque vigente una normativa successiva, ogni tipo di modifica rientra nell'ambito del regime giuridico dettato dalla normativa successiva, per cui anche le piccole modifiche che eventualmente intervenissero sui piani urbanistici comunali già approvati sarebbero vietate.

Per cui anche quel moderato sollievo che si era comunque prodotto tra quei sindaci che, avendo il piano urbanistico comunale approvato, ritenevano di essere parzialmente indenni rispetto al regime vincolistico introdotto dalla normativa che stiamo andando ad approvare, insomma, io direi che anche quel relativo compiacimento debba essere in qualche misura ridimensionato; nel senso che i sindaci dei Comuni che hanno il piano urbanistico approvato, sappiano che ciò che hanno approvato è intangibile e che qualsiasi modifica dovesse essere eventualmente apportata a quel piano urbanistico, lo rende non conforme rispetto alla legge stessa. Quindi, i comuni sappiano che hanno in mano una sorta di fotografia statica del loro territorio comunale e che di quella fotografia statica niente è possibile toccare a pena del rischio di rientrare, non più nella fascia degli scampati ma nella fascia dei condannati.

Ritengo che avere accertato questo sia un elemento importante, purtroppo non positivo ai fini della discussione dell'articolo 8 stesso. Inoltre all'articolo 8, sono comunque ancora appesi degli emendamenti che vi abbiamo trasferito, e tra questi emendamenti ce ne sono alcuni su cui noi stiamo ancora aspettando di sentire qualche collega del centrosinistra che ci dia una spiegazione, in positivo o in negativo. E in particolare io mi riferisco al solito emendamento numero 1891 sul quale esiste un totale silenzio da parte della maggioranza, in ordine alle perplessità che la minoranza ha sollevato. Nel senso che noi abbiamo chiesto ai colleghi della maggioranza che, se ritengono che la normativa che stiamo andando come Consiglio regionale ad approvare, sia una normativa di tipo garantista e, quindi, una normativa che riconosca dei principi e che questi principi ovviamente intenda affermare con forza e con convinzione, chiedano alla loro Giunta di ritirare l'emendamento numero 1891; perché è come l'ammissione che la legge è fatta male e, quindi, comunque esiste un'autorità sovraordinata che può in qualche misura intervenire fuori dalle normative previste, per fare quegli aggiustamenti che il pater familias illuminato ritiene di poter effettuare sulla legge.

Allora pensare che in Sardegna esista un'autorità che sta sopra la legge per quanto paternalistica, per quanto buona, per quanto illuminata, per quanto votata all'interesse generale, insomma è qualcosa che crea inquietitudine. Dovrebbe crearla prima di tutto tra noi che siamo legislatori, se la cogliessero la creerebbe sicuramente tra i cittadini che sono destinatari di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, riguardo a questo articolo 8, io mi trovo veramente in imbarazzo a pensare che un legislatore possa concepire un marchingegno simile a danno dei cittadini che amministra. Intanto c'è da chiederci cosa succede se un comune che ha approvato il PUC prima di agosto, prima della fatidica data del 10 agosto 2004, anniversario della presa della Bastiglia, come ha detto qualcuno, vuole modificarlo. Non è in grado di poterlo modificare, viene praticamente abolito il diritto di poter approvare delle varianti al PUC stesso. Questo è un fatto illegittimo oltre che denotare la mancanza di buon senso, perché qualunque comune si può accorgere di un errore o della necessità di modificare qualcosa. Fino a oggi una norma retroattiva è stata sempre usata a fini positivi soprattutto per tutelare un'esigenza di giustizia dei cittadini che di solito sono sempre quelli più indifesi e quelli più danneggiati da provvedimenti come questi, che già sono ingiusti di per sé. Infatti essi violano il principio della irretroattività delle leggi che possono essere retroattive solo quando dispongano norme a favore del cittadino e mai possono disconoscere i diritti acquisiti, perché questa è la più grande delle ingiustizie che si possa compiere nel legiferare. Non è un espediente di oggi, abbiamo studiato tutti la storia romana ed abbiamo appreso cosa succedeva quando ci si voleva vendicare dei propri avversari!

Viene legittimo allora pensare che questa legge sia retroattiva per punire qualcuno! Qualcuno che con il tempo non sarà ben difficile individuare. Naturalmente è anche giustificato chi pensa che questa legge sia fatta non per fare qualcosa di positivo che verrà ricordato per 500 anni, ma per dare fastidio, come ha detto qualcuno, o anche per consumare vendette nei confronti del mondo imprenditoriale.

Alla disparità di trattamento tra i comuni, ho già accennato prima; ad un comune che si è dotato del PUC, magari l'ha adottato a marzo di quest'anno, l'unica possibilità che gli si dà è quella di adeguarsi entro sei mesi ad un piano paesistico che non è quello nuovo che questa Giunta ha promesso che in breve tempo elaborerà e darà ai cittadini, ma il vecchio facendogli affrontare una doppia spesa! Perché se poi fosse vero, e non ci crediamo, che in breve tempo questo piano paesistico venisse varato, questo comune dovrebbe nuovamente adeguare il proprio PUC al nuovo piano paesistico. In tal caso la Regione dovrebbe finanziare il comune che ha sostenuto una doppia spesa per fare un doppio lavoro? A che cosa serve? E mi si spieghi: com'è possibile che a un comune che magari ad agosto, a settembre o anche a ottobre ha approvato il proprio PUC (e ce ne sono), non venga riconosciuto il diritto di adeguare le proprie norme urbanistiche, così come possono fare quelli che hanno avuto la fortuna o l'avventura di adeguare il proprio piano urbanistico comunale qualche mese prima?

Io la trovo un'ingiustizia che non mi permette di votare una legge come questa! Che non mi permette di votare un articolo così iniquo, anche perché mi vergognerei come legislatore. Ecco perché io voterò contro questo articolo

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, io continuo a pensare che ci sia una profonda contraddizione nell'adottare delle norme restrittive nei confronti di tutte quelle realtà territoriali che invece hanno bisogno di ben altro, hanno bisogno di sviluppo. Io ho letto negli ultimi tempi negli organi di informazione, le cifre sulle ricadute negative in termini di perdite di posti di lavoro; non so se queste cifre siano giuste, ma anche se fossero approssimative, sarebbe certamente un dramma per l'intera isola. Un dramma che, lo sappiamo tutti benissimo, si aggiunge ad una situazione già di per sé drammatica.

Devo essere sincero, sono molto perplesso e continuo a chiedermi quanti tra i consiglieri della maggioranza siano realmente convinti della bontà di questa legge e quanti, invece, siano costretti a esserlo. Ora, il silenzio che proviene questo pomeriggio dai banchi della maggioranza, mi induce a ritenere che questi ultimi siano certamente più numerosi. Oggi l'onorevole Vargiu, ma anche qualcun altro, ha parlato di una Sardegna che viaggia a due velocità. Bene, oggi noi possiamo permetterci che la differenza tra queste due velocità possa aumentare invece che diminuire? Io voterò contro questo articolo perché sono convinto che contenga norme transitorie che avranno l'effetto di una pietra tombale. Mi chiedo che fine faranno tutti quegli sforzi che sono stati fatti in questi ultimi tempi dai comuni, dagli amministratori, dai sindaci per pianificare il proprio sviluppo. Tutti quanti noi sappiamo, ma lo sanno sopratutto i sindaci, e qui ce ne sono, quanto è difficile pianificare senza il supporto di un piano per lo sviluppo, quali sono i piani territoriali paesistici. Sappiamo anche delle difficoltà sorte con il Tribunale Amministrativo Regionale e il Consiglio di Stato. Ora, che questa legge non porti sviluppo credo che ne siamo convinti più o meno palesemente tutti in quest'Aula. Questa è una legge che blocca lo sviluppo. Noi però non sappiamo ancora quale sia la vostra idea di programmazione degli interventi urbanistici sulle coste della nostra Isola. E ancora, noi vogliamo sapere quali sono realmente le risposte che voi pensate di dare a tutte quelle esigenze sacrosante, a quelle esigenze di sviluppo dei diversi territori della nostra Isola. Dovete dare delle risposte a tutti quei comuni, a quei sindaci che ci chiedono volumetrie, ma non ce le chiedono certamente per cementificare o per danneggiare l'ambiente, perché l'ambiente, è inutile dirlo, è inutile sottolinearlo, è caro a tutti, è caro al centrodestra come è caro al centrosinistra, ma soltanto perché hanno necessità, hanno assolutamente bisogno di dare sviluppo ai loro comuni ed alle loro popolazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Il mio voto su questo articolo sarà contrario, e rispetto alle argomentazioni portate dai miei colleghi poco fa, che ampiamente e diffusamente hanno motivato questa posizione, che è d'altra parte conforme allo sfavore con cui guardiamo a tutto il testo legislativo, io vorrei fare un passo indietro su un punto che è richiamato dal secondo comma dell'articolo 8, norme transitorie, nella parte in cui prevede che i comuni che alla data di pubblicazione della delibera del 10 agosto, abbiano adottato il piano urbanistico comunale, possano entro 6 mesi dall'entrata in vigore della legge, procedere alla sua definitiva approvazione, purché venga corredato dello studio di compatibilità paesistico ambientale di cui all'articolo 6.

Noi sull'articolo 6 non abbiamo discusso in quest'Aula molto a lungo, perché in una fase piuttosto convulsa della discussione l'articolo è stato esaminato e approvato in maniera molto rapida rispetto agli altri, e quindi non abbiamo potuto più di tanto sottolineare un aspetto che è contenuto nell'articolo 6, in particolare nel comma 5, che prevede che lo studio di compatibilità paesistico ambientale relativo agli strumenti urbanistici generali, venga sottoposto all'esame ed all'approvazione della Giunta regionale previo parere favorevole del Comitato tecnico regionale dell'urbanistica.

In sostanza, vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che l'articolo 8, approvato in questo testo - lo dico in poche parole, ma se qualcuno avesse l'interesse di capire qual è il suo vero significato, non farebbe male - prevede in sostanza che i comuni che abbiano adottato il piano e lo vogliono approvare, lo possono fare certamente entro 6 mesi, ma hanno l'obbligo di corredarlo dello studio di compatibilità paesistico ambientale, che deve essere approvato secondo le norme stabilite nell'articolo 6. Ciò significa che ogni piano urbanistico comunale dovrà essere sottoposto non soltanto all'approvazione del Consiglio comunale e al giudizio di conformità di un organo tecnico che giudica solo della legittimità degli atti, della loro conformità alla legge, quale è il comitato tecnico regionale dell'urbanistica che esercita tale funzione di controllo su ogni strumento urbanistico, ma dovrà anche essere sottoposto all'esame e all'approvazione della Giunta regionale, sotto l'aspetto della verifica circa la sua compatibilità con le norme paesaggistiche.

In questo modo, state facendo passare una procedura di approvazione non solo degli studi di compatibilità paesistica-ambientale, ma anche, in questo periodo transitorio, dei piani urbanistici comunali adottati ma non ancora approvati, che di fatto verranno sottoposti all'esame di merito della Giunta regionale. Se questo va bene al centrosinistra che vuole approvare questa legge, noi non possiamo che farvi i complimenti per questa scelta che è particolarmente qualificante, però non possiamo non sottolineare e porre alla vostra attenzione, e evidentemente alla nostra ed a quella di tutti i sardi, innanzitutto il fatto che con questa legge, che a vostro parere farà un gran bene alla Sardegna, che porterà finalmente ordine nel sistema urbanistico e paesaggistico, di fatto si torna indietro in riferimento alla procedura di approvazione dei piani urbanistici generali, rispetto anche alle disposizioni, sia pure rigide e ben garantiste della legge 45. Verrà sostanzialmente reintrodotta una valutazione di merito su tutti gli strumenti urbanistici comunali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, colleghi, coerentemente non possiamo certamente votare a favore dell'articolo 8, anche perché i nostri emendamenti non sono stati accettati, recepiti da quest'Aula, e quindi, noi continuiamo a sostenere che bene abbiamo fatto a votare contro gli altri articoli e bene facciamo oggi a votare contro questo articolo 8. Un articolo 8 che, appunto, contiene le norme transitorie di questa legge, un articolo 8 che fa riferimento alla delibera del 10 agosto 2004, la numero 33 avente per oggetto i provvedimenti cautelari d'urgenza per la salvaguardia e la tutela del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna, quella delibera tanto contestata da questi banchi, e non solo da questi banchi, ma anche dalla Sardegna tutta, dagli enti locali, dalle associazioni, da chi appunto vede precluse le possibilità di sviluppo e vede lesi i propri diritti da questa delibera e da questa legge che ne è la conseguenza.

Volevo ricordare che l'articolo 9 della Costituzione prescrive che gli enti locali e lo Stato agiscano insieme, attenendosi ad un principio di leale collaborazione, per tutelare efficacemente e seriamente il nostro paesaggio, senza però cadere in un'applicazione burocratica e per questo a volte odiosa e vincolistica come quella che questa legge e questo articolo impongono ai cittadini sardi.

Volevo anche ricordare che la politica vincolistica, che da questo articolo 8 traspare in tutte le sue sfumature, ha fatto scappare anni fa letteralmente il principe Karim Aga Kan. La miopia di una classe politica sarda ha fatto in modo che l'artefice di uno degli interventi più importanti nel Mediterraneo in campo turistico, quale quello della Costa Smeralda, venisse fatto scappare. Ora io non vorrei, al di là poi delle nostre simpatie per questo o per quell'altro imprenditore, che altrettanto avvenisse, a causa di questa politica vincolistica, nei confronti di altri imprenditori che hanno progetti seri di sviluppo, che possono comunque portare ricchezza, benessere e occupazione e dare risposta agli oltre 250 mila disoccupati, che non hanno mai lavorato un solo giorno della loro vita in maniera legale e con le assicurazioni pagate. Così come ritengo che sia giusto dare risposta ai proponenti di quegli interventi, come quello della Cosa Turchese, che dal 1982 giacciono nei cassetti del Comune di Olbia a prescindere, ripeto, dalle simpatie che ciascuno di noi può avere per questo o per quell'altro imprenditore, collega Pirisi. Certo, l'ambiente è importante per noi, è importantissimo, e ritengo che la classe politica sarda non possa svendere il nostro territorio, assolutamente, credo che su questo non ci siano grosse diversità di opinioni, anche in riferimento a quelle parti di questa legge che comunque impediscono di svendere il nostro territorio. Però noi riteniamo che i nostri giovani, molti dei quali sono arrivati a 35 anni senza lavorare, senza conoscere la gioia di una sola giornata di lavoro, non possano vivere ammirando le nostre bellezze naturali magari dai monti dove qualcuno di voi vuole edificare o vuol fare edificare hotel, magari anche di pessimo gusto come è accaduto in passato.

Noi riteniamo che per tutti questi motivi, appunto, bene abbiamo fatto a continuare questa battaglia finalizzata a salvaguardare lo sviluppo e la tutela del nostro paesaggio, che non è solo esclusivo appannaggio del centrosinistra e degli ambientalisti di turno, ma ci sta a cuore come sardi e come rappresentanti del popolo sardo in questa Assise. Per questo voteremo contro questo articolo 8.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Grazie Presidente, nel dichiarare il mio voto contrario all'articolo 8, volevo fare alcune considerazioni: se gli articoli 3 e 4 dell'articolato stroncano lo spirito imprenditoriale della molteplicità dei comuni della Sardegna, bloccando gli interventi di valorizzazione del territorio, con questo articolo si colpiscono le pubbliche amministrazioni e tutto quel lavoro di concertazione che avrebbe permesso la realizzazione di alcuni poli di eccellenza nel settore turistico. L'articolo 8, con il titolo "norme transitorie", di fatto contiene delle norme che non garantiscono il lavoro svolto fino a oggi, o meglio ancora fino alla data di approvazione di questa legge. Lavoro portato avanti in questi anni per gettare le basi della realizzazione di quelli interventi che ricadono sotto il nome di programmazione negoziata. Lavoro portato avanti in questi anni dalle amministrazioni comunali per tutte quelle attività di pianificazione territoriale volte alla predisposizione e all'adozione da parte dei Consigli comunali dei piani urbanistici comunali.

Si tratta di un articolo importante perché con esso viene spazzato via l'impegno profuso nel tempo e vengono disperse le risorse impiegate nell'iter di realizzazione di un complesso strumento di pianificazione come il PUC, il cui completamento richiede diversi anni di lavoro, com'è stato ribadito dai sindaci presenti in quest'Aula e da quelli venuti qui a manifestare. Vorrei elencare solo alcuni dei vari passaggi che portano all'approvazione di un piano urbanistico comunale, per renderci conto della complessità e della completezza di questo strumento. Il piano urbanistico comunale, così come previsto dalla normativa vigente, è uno strumento nel quale trovano sistemazione analisi, previsioni e prospettive di sviluppo, tutta una serie di elaborati tecnici costituiti da rilievi geomorfologici, aerofotogrammetrici, tavole altimetriche e planimetrie in varia scala che delineano l'intero territorio comunale e ne descrivono lo stato attuale e le prospettive di pianificazione e sviluppo; disposizioni volte a determinare le caratteristiche delle varie zone di competenza anche attraverso la definizione e l'individuazione delle porzioni di territorio da sottoporre a tutela e salvaguardia. Un lavoro di analisi, di studio, di contestualizzazione che non può non essere salvaguardato da un provvedimento che si pone come obiettivo quello di dettare norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale.

Quello del PUC, così come quello degli accordi di programma, è a volte un percorso tormentato, vista la necessità di conciliare le peculiarità del territorio, le aspirazioni legittime della sua popolazione con l'esigenza di certezza normativa e la disponibilità delle risorse. Numerosi comuni della Sardegna per effetto della deliberazione della Giunta del 10 agosto scorso, si vedono costretti a interrompere l'iter di realizzazione della loro pianificazione. Stesso trattamento viene riservato anche a quelle amministrazioni giunte pressoché al termine del procedimento, a un passo dall'approvazione finale, dopo anni di lavoro difficile, condotto spesso in un quadro di incertezza normativa per effetto anche dell'annullamento dei PTP.

Abbiamo visto come questa norma sottragga alle realtà locali possibilità di sviluppo e di crescita economica. Abbiamo visto adesso che le conseguenze negative si estendono e intaccano anche…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Non è possibile per noi non votare contro l'articolo 8 della legge che avremmo voluto emendare e correggere in alcuni aspetti che ci preoccupano, che secondo noi rappresentano un pericolo per il sistema economico sardo. Della lettera inviata proprio oggi ai consiglieri regionali da parte della Federazione regionale dell'artigianato sardo, si è già parlato in Aula, ricordo alcuni passaggi che secondo me sono degni di considerazione e degni di essere tenuti a mente dai colleghi consiglieri. Questa organizzazione, signor Presidente, segnala che: "L'approvazione del testo normativo così come è concepito, arrecherà al sistema delle piccole imprese diffuse sul territorio regionale, e quindi più in generale all'economia della nostra regione, un grave danno. Tutti noi sappiamo quando sia importante per il tessuto economico proprio la presenza della piccola impresa. Il vero progresso economico, la vera ricchezza nasce non dalle grandi iniziative industriali, che per altro sono state fino ad ora, nella maggior parte dei casi, un fallimento e fonte di disoccupazione e dell'aggravarsi della situazione sociale di molte zone interne e non solo della nostra Isola, ma dalla piccola impresa, che rimane il vero motore dell'economia; proprio quella piccola impresa turistica, quella piccola impresa edile, quella piccola impresa di servizi che fanno parte dell'indotto dell'offerta turistica che viene danneggiato con questa legge e avrà delle serie ripercussioni". E questa è una dichiarazione ufficiale che, a mio avviso, va tenuta nella debita considerazione.

Prosegue il documento dicendo che Confartigianato Imprese Sardegna, come evidenziato già in precedenti documenti, ribadisce la necessità di perseguire politiche di sviluppo integrato. Sviluppo integrato significa, quindi, non privilegiare un settore a discapito di altri e neanche privilegiare la semplice difesa dell'ambiente a discapito dell'attività umana. Non ce ne facciamo nulla, infatti, di un ambiente incontaminato, di un ambiente sano, che è una cosa che tutti noi vogliamo e che tutti noi ricerchiamo, se in quell'ambiente non ci vive l'uomo, se in quell'ambiente l'uomo non si sviluppa secondo le proprie caratteristiche, secondo le proprie aspirazioni, se in quell'ambiente l'uomo non fa sorgere, non fa prosperare l'impresa che è quella che dà sostentamento, che dà lavoro, che dà fiducia, che dà speranza sopratutto alle generazioni più giovani che proprio nel settore turistico dovrebbero trovare orizzonti di sviluppo e di crescita, visto che l'industria in Sardegna è sostanzialmente fallita ed è stata soltanto un pozzo senza fondo dove buttare dei soldi che non bastano mai.

E' allora necessario puntare sul turismo, ma non è possibile sostenere che i posti letto siano a sufficienza e anzi siano anche troppi, perché io non credo che la Sardegna piacerebbe allo stesso modo in cui oggi piace al turismo mondiale se la prospettiva fosse quella di venire in Sardegna e dormire con il sacco a pelo o dormire sotto le piante, perché non è questo quello che il turista vuole dalla Sardegna.

Quindi credo che questo ennesimo grido di allarme della Confartigianato sia da tenere in debito conto. Sono perfettamente convinto del fatto che la maggioranza non lo terrà in debito conto, perché sta proseguendo dritta per la sua strada, una strada secondo noi sbagliata, una strada che comporta una serie di conseguenze negative per l'economia della Sardegna. La legge è frutto, come ho già avuto molte volte modo di dire, non di una riflessione approfondita e non di un confronto con gli enti locali, ma è frutto di un mix di estremismo verde e di un po' troppa fretta; fretta con la quale, secondo noi, è stata elaborata proprio senza avviare preventivamente quel confronto che avrebbe portato all'elaborazione di un testo più accettabile. E quindi non possiamo che proseguire la nostra opposizione, non possiamo che segnalare i pericoli di questo provvedimento legislativo, quando entrerà in vigore, sempre che un'autorità, non certo superiore ma comunque importante, non si pronunci in un senso talmente energico e talmente chiaro da fare riflettere anche con un po' più di tranquillità una maggioranza che forse non ha riflettuto abbastanza. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Cari colleghi, io credo che la battaglia politica spesso giustifichi forme estreme come quelle dell'ostruzionismo, giustifica magari una dialettica anche accesa, giustifica anche, qualche volta, toni che non dovrebbero essere utilizzati in un'Assemblea come quella attuale. Da ottobre, da quando è iniziato questo lungo percorso, abbiamo visto di tutto in quest'Aula, e io penso che tutto questo sia giustificato. Oggi però sta avvenendo un qualcosa che va al di là anche della battaglia politica e che investe ognuno di noi in modo che va anche oltre il ruolo che ha qui in Consiglio regionale, una cosa che va oltre la politica per investire la sfera della lealtà.

Voi dite che non c'è accordo, ma solo la presa d'atto di un percorso comune seguendo il quale, pur continuando l'ostruzionismo, abbiamo deciso che comunque avremmo terminato i lavori il 23 o il 24 mattina, per cui abbiamo concordato, invece di massacrarci fino alle 3 o alle 4 del mattino tutti i giorni, di concludere i lavori in orari normali. Ne avrebbe guadagnato il lavoro, avremmo fatto un lavoro più serio, più corretto perché meno stanchi. Quindi abbiamo preso atto che discutendo su tutto e continuando con l'ostruzionismo avremmo finito il 24 mattina, ed abbiamo concordato di approvare la legge il 24 con sole cinque dichiarazioni di voto.

Che la si chiami intesa, che lo si chiami accordo, che lo si chiami percorso comune, c'era questo impegno. Non solo, ma con qualche collega questo impegno è stato sancito venerdì anche da una stretta di mano, quando si è chiesto di non andare oltre le 14, pur non essendo stati a quell'ora approvati quegli articoli che insieme - in quel percorso comune che avevamo stabilito, non intesa, non accordo - avevamo deciso che avremmo dovuto votare,Con quella stretta di mano ci si impegnava anche a chiudere oggi, dopo cinque dichiarazioni di voto, l'iter di questa legge mantenendo ciascuno di noi le proprie opinioni, che sono rimaste le stesse da quando abbiamo iniziato, che sono state ribadite nel corso della discussione di tutti gli articoli, di tutti gli emendamenti, da parte della maggioranza e dell'opposizione; quell'intesa impegnava, anche dal punto di vista personale, chi aveva assunto tale vincolo.

Un collega Capogruppo ha detto: "Di fronte a questi emendamenti, di cui non sapevamo nulla, siamo anche noi con la faccia per terra", riferendosi agli emendamenti presentati dal collega Pili e quindi attribuendo solo a lui la volontà di proseguire in questo atteggiamento ostruzionistico che non produce nulla. Allora mi chiedo: quella presa d'atto la vogliamo ribadire anche adesso? Tanto la legge verrà comunque approvata, non importa se alle 21 o alle 23 o alle 4 o alle 5 del mattino o anche alle 10, perché comunque noi da qui non ce ne andremo sino a che la legge non sarà approvata. Prendiamone atto, seguiamo orari normali, da uomini, nel rispetto degli impegni che abbiamo assunto; consentite all'Assemblea di approvare la legge, così come insieme avevamo deciso che avremmo fatto, nella giornata odierna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Le minacce non ci preoccupano, se dobbiamo rimanere fino alle 5 del mattino rimarremo fino alle 5 del mattino. Non vogliamo che si parli di lealtà, perché, l'ho già detto stamattina, noi siamo stati leali, altri lo sono stati meno, assumendo comportamenti scorretti in quest'Aula e soprattutto fuori, ve l'ho già detto. Questi atteggiamenti sono costanti, con sparate ad effetto che non producono niente, su cose ovvie che improvvisamente diventano importanti. Ma avremo modo di riparlarne nel corso della discussione dell'assestamento di bilancio.

Io non discuto, ma non è la verità quella che stai dicendo; abbiamo fatto riunioni dei Capigruppo e sappiamo perfettamente che non ci sarebbero potuti essere stamattina i cinque interventi dei Capigruppo e poi la votazione della legge, per responsabilità generalizzata; l'abbiamo detto anche in quella sede, che si sarebbe terminato stasera. Non possiamo impedire che qualcuno intervenga, io posso garantire, però, siccome siamo persone leali e ci comporteremo sino in fondo in tal senso, che stasera, e non certamente a mezzanotte o all'una, esiteremo questa legge, perché gli impegni si rispettano. Ovviamente non possiamo impedire ai colleghi di intervenire e se dovessimo rimanere fino alle 2 del mattino il mio Gruppo rimarrà per votare la legge. Stiamo consentendo d'intervenire a chi legittimamente ha questo diritto, anche perché io ritengo che non passeranno certamente molte ore, siamo quasi alla fine, però non diciamo che ci saranno solo cinque interventi, questo non lo possiamo garantire, soprattutto alla luce di quello che è successo stamattina, perché ciascun consigliere ha diritto di intervenire.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue OPPI.) Per quanto riguarda la nostra parte politica abbiamo previsto su questo emendamento un intervento del collega Capelli, che è il nostro Capogruppo in Aula, poi agli altri non possiamo impedire di intervenire, però noi siamo corretti fino in fondo e siamo leali. Quindi non generalizziamo. Io ho detto le stesse cose ieri, oggi, avantieri, le ho dette nell'ambito della Conferenza dei Capigruppo, so perfettamente che abbiamo assunto l'impegno di finire stasera e certamente non alle 5 o alle sei del mattino ma attorno alle 9 di sera, non credo che arriveremo alle 4 del mattino. Domani mattina inizieremo, come è previsto, l'esame del disegno di legge di assestamento del bilancio, ovviamente avremo il tempo di recuperare eventualmente mezza giornata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Condivido pienamente l'intervento che ha fatto adesso l'onorevole Oppi, anche perché i nostri interventi non possono essere assolutamente interpretati come interventi ostruzionistici, ma soltanto come degli appelli, ultimi appelli riferiti a quest'ultimo o quasi ultimo articolo 8, appelli che se ascoltati ci consentirebbero di migliorare questo testo e di restituire un po' di giustizia a chi la attende. In effetti l'articolo 8, che in maniera impropria è intitolato "norme transitorie", di transitorio non ha più niente, tant'è che andrebbe ridefinito anche il suo titolo, anzi devo dire che di transitorio esiste soltanto il testo oramai, perché ogni cinque minuti viene proposto qualche emendamento anche orale e quindi lo stesso testo è abbastanza fluttuante.

L'articolo 8 introduce il massimo dell'ingiustizia sociale che l'intera legge porta con sé e questo l'aveva anche ammesso lo stesso Assessore quando ha detto che la ratio che ispira questa norma, ed anche l'intera legge è esattamente il principio della precauzione, che come io stesso ho avuto modo di dire, ma poi sono stato interrotto per via dello scadere del tempo previsto per la dichiarazione di voto, è un principio improprio utilizzato in questo caso, perché il rischio ambientale che noi andiamo a valutare non è assolutamente un rischio incerto, come invece il principio di precauzione richiede, ma è un rischio certissimo, e quindi da un punto di vista scientifico fortemente misurabile. Anzi, se c'è una carenza in questo testo di legge è proprio il conforto numerico, il calcolo dell'impatto di questa legge, che sarebbe appunto misurabile in ogni suo aspetto.

E che l'ingiustizia massima sia contenuta negli emendamenti appesi all'articolo 8 pure è stato detto. Per quanto riguarda l'emendamento numero 1.891, non vedo qui in Aula il mio caro amico e collega Cappai, se fosse presente gli direi che davvero aveva ragione il suo illustre cittadino ziu Paddori quando diceva: "Accabba chi sa missa da fainti is sagrestanusu". E davvero è questo il concetto: i chierichetti rischiano di dire messa, perché con l'emendamento numero 1.891 è la Giunta che si sostituisce, in maniera totale, alle prerogative legislative di questo Consiglio, nel momento in cui può ampliare a sua discrezione il vincolo estendendolo a quelle aree che la Giunta, su proposta di due Assessori, riterrà essere suscettibili di tutela. Se teniamo conto che le superfici dei cosiddetti siti d'interesse comunitario, mi pare in Sardegna siano - mi corregga, Assessore, se sto sbagliando - misurabili in circa 4.500 chilometri quadri, che in proporzione sono superiori a quelli della fascia costiera dei due chilometri sulla quale ricade il cosiddetto vincolo paesaggistico, l'ingiustizia è massima, perché la norma non si applicherebbe più a casi marginali.

Noi crediamo, e per questo abbiamo poche ore probabilmente, da qui all'approvazione della legge, che possiamo interrompere qualche minuto, e chiediamo, facendo appello alle coscienze di tutti i consiglieri, che questa norma si migliori, laddove è migliorabile, e che davvero si restituisca ai cittadini della Sardegna quello che loro in questo momento attendono. Io credo che noi non stiamo discutendo una legge a sportello, Assessore, ma ci accingiamo ad approvare una legge che insieme al governo dei territori, definisce le loro giuste attese.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Vorrei annunciare ovviamente il voto contrario all'articolo 8. Come ho detto in altri interventi, per come è stata formulata questa legge, più la si legge più emergono tutta una serie di problematiche che certamente non fanno che confortarci nel nostro atteggiamento. Ma dopo aver ascoltato gli interventi dei colleghi, io mi chiedo, Assessore, come sia possibile che il comma 2 preveda che i comuni che hanno adottato il piano urbanistico possano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore, avvalendosi di tutte le procedure previste nell'articolo 6, approvare definitivamente il piano urbanistico comunale.

Io non sono un tecnico della materia, certamente, però qualcosina credo di conoscerla. Allora sfido qualsiasi professionista e qualsiasi amministrazione pubblica, nel rispetto dell'articolo 6 così come è concepito, quindi con la norma sul contenuto dello studio di compatibilità paesistico-ambientale, entro sei mesi ad approvare definitivamente un piano urbanistico adottato. Credo che non sia possibile! Allora tanto valeva dire che le amministrazioni che hanno adottato il PUC sono escluse, perché in sei mesi io credo che non sia assolutamente possibile. Ho terminato Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli, capogruppo in Aula, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Come ha visto a piccoli passi si fanno grandi carriere. Ho appena ricevuto l'ultima delle nomine che è forse quella che mi onora più delle altre e sono orgoglioso di rappresentare il mio Gruppo in Aula. Ovviamente, passata quella porta, ce ne sono altri che esercitano meglio di me il ruolo, però diciamo che a piccoli passi si possono fare sfolgoranti carriere dietro la porta o dietro la tenda.

Detto questo, con ironia ma anche con soddisfazione, volevo ritornare all'argomento in discussione. Dopo tutto la discussione che abbiamo fatto sugli emendamenti e sull'articolo 8, mi sono fatto un'idea del concetto che sia il Presidente della Giunta che questa maggioranza hanno degli enti locali e di altre entità esterne al Consiglio. Già stamattina non c'è stata difficoltà a sostenere che questi sono elementi estranei al Consiglio. Non sono parole mie, sono parole di un collega del centrosinistra, confermate poi nell'intervento dell'Assessore, che praticamente sostiene che la Giunta ha il diritto di governare, diritto che ovviamente tutti le riconoscono, ha il diritto di legiferare - dimenticando che chi legifera è il Consiglio - e non deve essere condizionata dagli elementi estranei al Consiglio. Tali elementi estranei al Consiglio sarebbero gli enti locali, gli imprenditori e perciò i cittadini, in quanto i sindaci rappresentano i cittadini di quel paese o di quella città, gli imprenditori rappresentano gli interessi di una parte di quei cittadini, i cittadini e i lavoratori sono legati agli enti locali e agli imprenditori.

Perciò la morale è, ed è bene espressa nell'articolo 8, nelle norme transitorie, che questi elementi estranei al Consiglio, usando parole vostre, non possono e non devono condizionare le decisioni della Giunta. Noi riteniamo invece che gli enti locali, gli imprenditori e i cittadini possano non condizionare, ma confrontarsi con il Consiglio regionale. E da queste affermazioni si denota il significato che avete attribuito alla concertazione durante tutto l'iter di discussione di questa legge, e mi auguro che sia la prima e l'unica volta che questo succede.

Io mi chiedo cosa sarebbe successo se prima di discutere questo articolo avessimo fatto la concertazione, mi chiedo se l'avremmo discusso nella stessa formulazione. Immagino che gli enti locali e molti sindaci vi avrebbero rappresentato tutte o parte delle esigenze che noi stiamo rappresentando, a difesa di quelle istituzioni, a difesa del diritto che hanno i sindaci e gli enti locali di rappresentare le istanze del territorio che governano e perciò il diritto-dovere di rappresentarle al Consiglio e insieme discuterle.

Questa si chiama concertazione ed è stata volgarmente esclusa nell'approntare questa legge, una legge che viene imposta e calata dall'alto. I sindaci qui presenti credo che almeno di questo mi diano atto, che non è stato possibile confrontarsi nelle sedi idonee alla concertazione, poi magari al bar con qualcuno ci si è visto, ma non è quella la sede, non si è data la possibilità di concertare. L'articolo 8 è figlio della mancata concertazione; e sicuramente voi stessi non avreste presentato questa formulazione dell'articolo 8 se aveste dato a tutti la facoltà di partecipare alla concertazione.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo. Onorevole Pili, su che cosa intende parlare?

PILI (F.I.). Presidente, chiedo la votazione nominale, se è possibile.

PRESIDENTE. È possibile se è sostenuta da altri sette suoi colleghi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, Paolo Terzo SANNA, SANCIU, SANJUST, AMADU, RANDAZZO.)

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione per parti.

PRESIDENTE. Se serve, onorevole Diana, siamo qui per questo. Quindi mi dica quali parti intende vengano votate.

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione in due parti del secondo comma. La prima fino alla parola "approvazione".

PRESIDENTE. C'è una difficoltà, le due parti sono strettamente correlate. Riesco a sbagliare anche da solo, colleghi.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Diana, gli uffici mi dicono che non le si può votare separatamente. È il secondo comma che lei vuole votare separatamente fino alla parola "approvazione". Onorevole Diana, la seconda parte, qualora venisse bocciata la prima, non avrebbe significato normativo autonomo. Quindi la sua richiesta non è accoglibile onorevole Diana, io capisco il suo intento, ma procediamo alla votazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'articolo 8. L'articolo 8 è integrato dall'emendamento orale che abbiamo distribuito.

(segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Manca e Giorico hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CASSANO - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 75

Votanti 70

Astenuti 5

Maggioranza 36

Favorevoli 46

Contrari 24

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 1889. Su che cosa intende intervenire onorevole Pirisi?

PIRISI (D.S.). Sull'ordine dei lavori, perché mi pare che si rischi di saltare un passaggio, Presidente. Io avevo chiesto di poter proporre poi un emendamento aggiuntivo all'articolo 8.

PRESIDENTE. L'abbiamo già approvato, onorevole; la ringrazio comunque.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio. Dichiaro il mio voto contrario all'emendamento numero 1889. Presidente, io dichiaro, ribadisco, anzi...

(Interruzioni)

VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, anzi, fa compagnia, quindi è un piacere, ormai siamo diventati amici dopo tanto tempo trascorso insieme; passo più tempo con il collega che conosco di meno del centrosinistra che con mia moglie, quindi è evidente che il rapporto si consolida nel tempo.

Presidente e colleghi del Consiglio, lo ribadisco, voto contro l'emendamento 1889 che aggiunge al secondo comma dell'articolato della legge una esplicazione: "se non diversamente previsto le disposizioni della presente legge si applicano negli ambiti territoriali di cui al comma primo dell'articolo 3". Mi chiedo se i colleghi della maggioranza del centrosinistra ritengono di dover aggiungere al comma due questa ulteriore esplicazione che, sostanzialmente, io immagino, nella volontà dei proponenti, nella volontà della Giunta, rende più chiara l'interpretazione della norma e della legge. Mi chiedo inoltre, e mi riallaccio al ragionamento che faceva con toni accorati il collega Marrocu, interrogandosi, giustamente dal suo punto di vista, sull'andamento dei lavori in aula, se forse il collega Marrocu non ritenga che il motivo per cui noi siamo ancora in aula sia proprio la presenza di una serie di emendamenti all'articolo 8 presentati dalla Giunta, nel senso che terminato l'articolo 8 noi possiamo andare alla votazione finale della legge e sostanzialmente ci risparmiate e ci risparmiamo la necessità di rimanere in aula e di ragionare su riformulazioni, su emendamenti agli emendamenti e su emendamenti di sintesi.

Questo lo dico, collega Marrocu e colleghi del centrosinistra, non con spirito di polemica, ma nel senso che sono davvero convinto che facciamo un grande passo avanti, tutti insieme, se vengono ritirati tutti gli emendamenti che all'articolo 8 risultano appesi come un ombrello al suo portaombrelli. Mi rivolgo in particolare al collega Marrocu, ma anche agli altri colleghi del centrosinistra, mi rendo conto che è vostro diritto non rispondere, quindi non sollecito risposte oltre la vostra volontà di darle, però sull'emendamento 1891, che nel testo originale della legge era l'articolo 5 e via dicendo, beh, noi Riformatori vi stiamo chiedendo conti dal 26 ottobre, forse ve li avremmo chiesti prima se avessimo partecipato alla discussione in Commissione. Nel senso che il numero 1891 è un emendamento che vorrei che venisse sostenuto dai consiglieri del centrosinistra che ci credono, e ci piacerebbe, ed io prometto come facevo con Cogodi che in cambio rinuncerò alla mia dichiarazione di voto, sentire delle dichiarazioni di voto dei colleghi di centrosinistra i quali mi dicono che si riconoscono nello spirito dei questo emendamento e cioè nello spirito del Re Sole: le loi c'est moi, io sono la legge, fatta la legge io sono sopra la legge e sono quindi in grado di fare delle cose contra legem o addirittura supra legem.

Se questo è l'indirizzo che voi condividete allora io chiedo a quelli che lo condividono di sollevarsi in piedi e di dire: "Collega Vargiu, lei sta sbagliando, non ha capito niente, l'intento di questi emendamenti è positivo perché il potere che prevedono è affidato ad un re buono, è affidato ad una Giunta onnisciente che sa qual è il bene dei cittadini, siamo nel pieno dello Stato etico, è lo Stato o la Regione che decidono qual è il bene del cittadino, in qualsiasi momento possono intervenire nella sfera delle libertà di ciascuno di noi, dettandoci ciò che è giusto e ciò che è buono".

Se questo è ciò che voi pensate ce lo dite e noi ne prendiamo atto ed è un passo avanti che probabilmente sgombra il terreno da necessità...

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento.

Onorevole Pili, è una questione di riflessi, io non posso ogni volta aspettare trenta secondi prima di indire la votazione; cercate di prestare maggiore attenzione per il prossimo. L'emendamento 1889 è in votazione. Chi è d'accordo alzi la mano...

PILI (F.I.). Presidente, sto chiedendo...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Pili non l'avevo vista.

PILI (F.I.). Grazie Presidente. E' la seconda volta che lei non mi vede, perché ho chiesto, mentre parlava l'onorevole Vargiu, di poter intervenire. Io non so se la Presidenza fosse attenta.

PRESIDENTE. Io sono attento, onorevole Pili e vi guardo, aspetto...

PILI (F.I.). Io ho alzato la mano per due volte di seguito.

PRESIDENTE. Non vi chiamo uno ad uno, ma aspetto che mi facciate un cenno.

PILI (F.I.). Il cenno è stato fatto, Presidente, quindi le chiedo di poter fare la dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, avevo già indetto la votazione.

PILI (F.I.). E le sto dicendo che ho chiesto di poter parlare durante l'intervento dell'onorevole Vargiu, ho alzato la mano contemporaneamente all'onorevole Vargiu.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, io le do la parola. Ricordo a tutti i colleghi che d'ora in poi dopo l'ultimo intervento indirò immediatamente la votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Nel ricordare anche all'onorevole Cugini che la norma che regola l'iscrizione a parlare per dichiarazioni di voto, non prescrive che lo si debba fare durante il primo intervento; quindi è evidente che i consiglieri sono abilitati ad iscriversi anche immediatamente dopo l'ultima dichiarazione di voto. Questo non soltanto per norma regolamentare, ma anche per prassi consolidata.

Voterò contro quest'emendamento, che sicuramente non ci dà la possibilità di avere un riferimento normativo certo, nella più totale confusione normativa che è stata proposta, perché quando si dice: "Se non diversamente previsto le disposizioni della presente legge si applicano negli ambiti territoriali di cui al comma 1 dell'articolo 3", è evidente che siamo di fronte alla confusione. Quest'emendamento è la testimonianza della confusione che ha regnato nella predisposizione del testo di legge, nell'altalenante posizione assunta dalla Giunta presentando emendamenti, ritirandoli e poi ripresentandoli così come è capitato in Commissione. Si utilizza quest'emendamento 1889 per tentare di tappare le falle che evidentemente possono essere sfuggite. Quando si dice: "Se non diversamente previsto", si parte dal presupposto che occorre estendere tutte le misure di salvaguardia previste dalla presente legge a tutti gli ambiti territoriali di cui all'articolo 3,. È un termine che certamente non può essere assoggettato alla disciplina prevista nelle norme transitorie perché, come voi sapete, tutte le misure di salvaguardia non saranno transitorie, ma, come abbiamo detto più volte, dureranno almeno per un quinquennio.

È evidente quindi che il mio voto non potrà che essere contrario a quest'emendamento perché aggiunge confusione alla confusione che avete infuso in questo testo di legge. E la dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, è che purtroppo la Giunta regionale è costretta anche a scrivere a mano gli emendamenti. La pressapochezza con cui si è mossa predisponendo quest'emendamento e l'intero testo di legge dimostra che non ha contezza di ciò che si sta discutendo e ha soltanto quell'animus vendicativo di chi deve colpire e non deve lasciare alcuna possibilità di sviluppo, anzi le deve cancellare tutte. Ciò significa che se c'è qualche barlume di speranza per qualcuno con quest'emendamento lo dobbiamo cancellare e rastrelliamo l'ultima speranza che ha ognuno di noi di dare un significato positivo alla norma che andiamo ad approvare. Questo emendamento che viene proposto è una sintesi della confusione e della negatività di una norma, che certamente non punta a creare sviluppo, ma crea quella confusione che lascia davvero presupporre che l'unico obiettivo sia quello dell'assalto alle coste e della grande speculazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie Presidente. Effettivamente volevo intervenire poco fa perché ho letto attentamente il testo dell'emendamento 1889 presentato dalla Giunta, ma non ho avuto modo di poterlo metabolizzare, l'ho letto già due o tre volte ma mi trovo nell'impossibilità di dare un significato vero perché la dizione: "Se non diversamente previste le disposizioni della presente legge si applicano negli ambiti territoriali di cui al comma 1 dell'articolo 3", mi riporta nuovamente a quell'articolo che è stato oggetto di grande discussione e di grande dibattito in quest'Aula. Effettivamente forse è l'articolo che maggiormente ha colpito non solo i presenti, ma soprattutto gli assenti, cioè il popolo sardo che era orientato a cercare di dare gambe ad uno sviluppo regionale e invece, con queste misure di salvaguardia dell'articolo 3, si è visto depauperare, si è visto impoverire, si è visto praticamente togliere tutte quelle speranze di sviluppo e di progresso che aveva costruito. Ma non si tratta solo ed esclusivamente di speranze che sono state perse, ma di investimenti di diverse decine di miliardi, tanto che io non so come potrà andare a finire per gli sventurati che sono caduti sotto queste misure cosiddette di salvaguardia! Ecco per quale motivo voterò contro quest'emendamento presentato dalla Giunta, perché non solo non apporta un barlume di speranza, ma addirittura crea confusione agli addetti ai lavori.

Il fatto che la Giunta sia ricorsa a più riprese alla presentazione di emendamenti correttivi, con la speranza di cercare di risolvere quelli che potevano essere i problemi creati da questa legge, dà ragione a me e dà ragione a molti dei colleghi che sono intervenuti in questo dibattito che l'abbiamo definita ammazza-sviluppo, una croce da portare, un mostro come Frankenstein, l'ha definita il mio collega nel suo intervento. Anche dai banchi della maggioranza, i pochi interventi dei colleghi più addentro ai problemi urbanistici non hanno fatto altro che cercare di correggere quello che ormai era un'aborto di legge, per migliorare la condizione dei sardi. E non si tratta, abbiamo detto, e lo vorrei ribadire, perché molto spesso repetita iuvant, di risolvere i problemi dei territori delle coste, ma anche quelli dei centri dell'interno che sono trainati dallo sviluppo delle coste che hanno una vocazione naturale per il turismo.

Con questo provvedimento, credetemi, avete dato un colpo finale all'economia di quei territori. Leggevo in un articolo che il sindaco di un comune diceva: "Abbiamo rinunciato anche alla nomina del becchino", questo la dice lunga sul fatto che ormai gli amministratori della Sardegna si trovano nella condizione di dovere amministrare i comuni che non hanno più neanche la possibilità di nominare quella figura che serve per portare alla sepoltura ed alla pace eterna, almeno dal punto di vista fisico, i propri concittadini. E voi con questa legge bloccate anche lo sviluppo di quelle aree che potrebbero assumere un ruolo trainante di quelle zone interne ormai povere, di cui tutti quanti a parole ci riempiamo la bocca affermando che vogliamo il loro sviluppo per cercare di dare una vita dignitosa ai loro abitanti. Questa legge non preoccupa solo gli amministratori, ma ricordatevi che arreca un grosso danno a quel milione e 600 mila abitanti che subiscono passivamente la mannaia che essa rappresenta. Ecco per quale motivo, e ve ne sarebbero anche altri, voterò contro quest'emendamento che, nelle intenzioni della Giunta vorrebbe essere chiarificatore, ma che invece porta maggiore confusione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, colleghe del Consiglio, signori della Giunta. Intervengo per annunciare il voto non favorevole all'emendamento in discussione con il quale il vostro voler perseverare arriva fino alle estreme conseguenze, come diceva il collega Moro che mi ha preceduto. Devo dire che davvero si ostenta questa volontà di comprimere o di reprimere qualsiasi possibilità o qualsiasi via che dovesse consentire, seppure marginalmente, ad alcuni territori, magari per un errore, di sfuggire alle forche caudine di questa legge. Devo dire che le forche non sono citate a caso perché davvero questa è una legge che strozza, è una legge che reprime qualsiasi iniziativa i territori abbiano potuto elaborare nel breve periodo, proprio in seguito a tutti quei processi attivati con la programmazione negoziata e dà ragione davvero a quelle grida d'allarme, che ormai ci arrivano da tutti gli angoli nella nostra Isola, circa lo scempio che si sta cercando di perpetrare nella nostra regione. Non c'è proprio nessun ripensamento da parte di questa maggioranza che è sorda, che è muta e che al lato pratico non vuole sentire ragione e non intende prendere in considerazione alcuna proposta avanzata dall'opposizione, perché davvero ci si fermi prima che si realizzino tutti quegli effetti negativi che, nel breve e nel lungo periodo, inevitabilmente questa legge produrrà essendo in grado di danneggiare e di negare diritti, ma soprattutto di obbligare i nostri concittadini, molto probabilmente, a trovare nuovi lidi sui quali andare a realizzare il proprio futuro. Davvero qui è il futuro e la speranza del futuro che si sta negando perché la formulazione del comma 1 e il comma 2 dell'articolo 3 non prevede nessuna possibilità di realizzare nuove opere soggette a concessione ed autorizzazione edilizia nella fascia fino ai due chilometri. Io dico che molto probabilmente anche il riferimento ad eventuali diverse applicazioni della legge, è indice del fatto che non c'è speranza proprio per nessuno. Davvero con questo emendamento quella che si vuole levare e quella che si vuole eliminare è la speranza, la speranza che sta portando alcune amministrazioni a tentare anche in extremis di poter dare un futuro a quella programmazione che davvero con molto impegno era stata portata avanti. Devo dire, in conclusione, che questo penalizzare il turismo costiero, molto probabilmente, caro Assessore e cari colleghi di maggioranza, potrà essere la fine di un percorso attraverso il quale proposte di sviluppo molto penosamente avanzate, a breve saranno stroncate. Ci penserà la gente a darvi le risposte. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Non utilizzerò per intero i cinque minuti, ma voglio soltanto segnalare una cosa che forse nel mio interesse dovrei non dire. Approvando l'emendamento numero 1889, cosa che avverrà fra qualche istante o fra qualche minuto, noi andremo naturalmente a limitare l'operatività di questa norma che si applicherà esclusivamente nei territori previsti dal comma 1 dell'articolo 3, in quanto l'emendamento dispone: "Se non diversamente previsto". Allora chiedo all'assessore Sanna, che penso sia qui in Aula: se noi approveremo fra poco anche l'emendamento numero 1899, che poi è l'ex articolo 5 del testo originario del disegno di legge, proprio perché questa formulazione non individua i territori ai quali verrebbe esteso il vincolo paesaggistico, perché ritenuti suscettibili di tutela da parte appunto della Giunta - norma che noi abbiamo detto di non condividere - a mio giudizio, Assessore, si creerebbe l'immediata correlazione tra i due commi aggiuntivi che stiamo introducendo per cui la norma di cui all'emendamento numero 1891 necessariamente varrebbe soltanto per quelle aree e per quei territori che la Giunta individuerà, che però ricadrebbero comunque dentro la fascia costiera.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Il mio voto su quest'emendamento numero 1889 sarà negativo, perché è negativo il giudizio sulla legge. Prescinde, quindi, il voto non favorevole sull'emendamento, dal fatto che esso costituisce comunque il tentativo di chiarire quale sia l'operatività della legge per quanto non disposto esplicitamente nelle parti dell'articolato che non possono essere esplicitamente riconducibili al primo comma dell'articolo 3. È evidente il tentativo di chiarire. La proposta è emersa, mi sembra di ricordare, con particolare riguardo ad una parte dell'articolato che riguardava alcune aree; ricordo che l'Assessore ne aveva parlato in particolare in relazione al comma 3 dell'articolo 4 che riguardava le aree boscate affermando che, in qualche modo, si poteva con questa modifica ovviare alla difficoltà emersa nel corso del dibattito su questa legge, giacché in mancanza di una disposizione di questo tipo, si poteva pensare che alcuni vincoli previsti al di fuori dell'articolo 3 potessero estendersi anche all'intero territorio, e non essere limitati a quelle parti per le quali l'articolo 3 prevede le misure di salvaguardia. Sicuramente l'emendamento in esame corregge o attenua i rischi interpretativi che avrebbero portato ad estendere ulteriormente i vincoli previsti da questa legge all'intero territorio, ma evidentemente non è sufficiente a mitigare la negatività dell'intervento e dell'estensione territoriale del vincolo che rimane comunque pesante.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, SANCIU, RANDAZZO, AMADU, PISANO, ARTIZZU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento 1889.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 70

Votanti 65

Astenuti 5

Maggioranza 33

Favorevoli 38

Contrari 27

(Il Consiglio approva).

Dobbiamo adesso votare l'emendamento numero 1891 in quanto l'emendamento numero 90 era stato ritirato. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). La ringrazio, Presidente, dell'opportunità che mi concede di dichiarare il mio voto contrario, e se fosse possibile contrarissimo, a questo emendamento. Questo emendamento è peggiore del precedente, perché da una parte si dice: "Attenzione, tutti i vincoli, tutti i danni valgono per tutte le aree e tutti gli ambiti definiti dall'articolo 3, ma se per caso ci fosse qualche nemico di cui ci siamo dimenticati abbiamo un ulteriore strumento per colpirlo, uno strumento che è in mano al Presidente della Regione!" E' una cosa aberrante sul piano legislativo, è aberrante sul piano democratico, perché questo è uno strumento per colpire i nemici, è uno strumento che si vuole riservare la Giunta regionale per colpire coloro che non si allineano politicamente a chi oggi governa la Sardegna.

E' un emendamento che non oso definire vergognoso, perché anche la vergogna impallidirebbe di fronte a questo emendamento. E' un emendamento che punta a dare al Presidente della Regione più strumenti di quelli che ha in mano il Consiglio regionale. I consiglieri che sono stati appena eletti in questa legislatura, con questa legge non solo hanno consegnato i poteri del Consiglio regionale al Presidente della Regione ma gli stanno dando anche poteri che non hanno. Cioè stiamo inventando norme assolutamente illegittime di delega totale al Presidente della Regione che può imporre pesanti vincoli su quelle aree qualificate di particolare pregio paesistico ambientale.

Mi domando: ma saranno fatti così male i piani paesistici regionali che intendente fare, che si possa verificare il caso che il Presidente della Regione si accorga all'ultimo momento che ci sia una porzione di territorio che vada blindata ulteriormente con proprio decreto? E' questa la realtà, colleghi, è proprio questa la realtà che mi porta a dire che non siamo nell'ambito della discrezionalità del Presidente della Giunta regionale, siamo nell'ambito dell'arbitrio totale che il Presidente della Regione vuole avere, con il silenzio succube della maggioranza. Ed è un emendamento che è giustamente aggiuntivo, così come lo è quello precedentemente approvato, che tenta di coprire e di bloccare tutto ciò che in Sardegna può essere sottoposto all'attenzione della politica. Guardate, la motivata determinazione del responsabile del procedimento non costituisce una garanzia, in questi primi mesi si è visto che sono stati cambiati i responsabili dei procedimenti e sostituiti con fiduciari politici. Cioè, il Presidente della Regione ha revocato i responsabili dei procedimenti amministrativi, cioè tutto quello che era previsto nella legge 31 è stato cancellato da un potere che ha prevaricato quello dirigenziale, che era chiamato ad assumere invece un ruolo di garante della burocrazia e garante delle procedure amministrative.

Questo emendamento è il più scandaloso di questa scandalosa legge che state approvando. Ed è un emendamento che certamente non tutela il paesaggio, ma é semmai la dimostrazione che il piano paesaggistico regionale che avete in testa di realizzare è già di per sé pieno di falle. E il fatto stesso che proponiate di far esercitare questo potere antecedentemente alla predisposizione dello stesso piano, dimostra che ci saranno zone che saranno oggetto di particolare attenzione e sulle quali ci sarà un occhio di riguardo, ma consentitemi di dire, prima di chiudere, che ci saranno anche zone sulle quali si avranno gli occhi chiusi da parte del Presidente della Regione e della Regione stessa. A noi interessa tutelare quelle zone sulle quali, invece, ci saranno il silenzio e gli occhi chiusi da parte di questa Regione, perché sappiamo che questa è una legge fatta per favorire la speculazione, per favorire il vero sacco delle coste sarde. E' per questo che il mio voto non sarà solo contrario, ma contrarissimo a questo emendamento.

PRESIDENTE. Invito i colleghi a non fare troppo chiasso, perché è difficoltoso sentire chi interviene, ascoltare e mantenere livelli di attenzione adeguati. E' faticoso per tutti però non complichiamoci il lavoro.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, signor Presidente. Dopo aver opportunamente ascoltato la dichiarazione dell'onorevole Pili vorrei comunicare all'Aula che ritiriamo l'emendamento 1891, per tutt'altre motivazioni rispetto a quelle esposte dall'onorevole Pili, che invitiamo a trasmettere a tutti i consiglieri, a dimostrazione che bisogna approfondire le materie, conoscere quello che si fa. Noi sapevamo già di disporre, con l'articolo 14 della legge 45, di uno strumento idoneo ed esattamente sovrapponibile a questo per fare quello che già il legislatore del 1989 ha consentito, senza tutte queste polemiche che sono, come si è visto testé, solamente ed esclusivamente strumentali.

PRESIDENTE. Colleghi, non è consentito manifestare, gli applausi li conserviamo alla fine. L'emendamento 1891 è stato ritirato. Procediamo quindi con l'esame degli emendamenti successivi, a partire dall'emendamento numero 2288, che è un emendamento di sintesi.

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). L'emendamento ritirato era sostituivo dell'articolo 5, quindi molto probabilmente è necessario bocciare l'articolo 5 che noi non abbiamo votato perché sostituito dall'emendamento.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Marrocu, il ritiro dell'emendamento tiene in vita l'articolo 5, che deve essere votato.

PILI (F.I.). Deve essere anche discusso.

PRESIDENTE. L'abbiamo già discusso, onorevole Pili. Si possono fare dichiarazioni di voto. Non negheremo ad alcuno le prerogative garantite dal Regolamento, però non daremo neanche prerogative in più. Riprendiamo la votazione dell'emendamento numero 2288, che è un emendamento di sintesi dell'emendamento 12 e dell'emendamento 1887.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, io intervengo per chiederle, eventualmente, se questo emendamento viene definito emendamento di sintesi, ai sensi dell'articolo 84, comma 12, del nostro Regolamento dovrebbe unificare i due emendamenti, così come detto, cioè il comma 3 dell'emendamento numero 12, e il comma 3 dell'emendamento numero 1887. Però io ritengo che non possa essere inteso come emendamento di sintesi, perché ci sono delle novità assolute, importanti, sostanziali che non sono assolutamente, invece, contenute né nell'emendamento numero 12 né nell'emendamento numero 1887.

Quindi chiedo che sia l'Aula a decidere sull'ammissibilità di questo emendamento, perché solo essa è abilitata a decidere, in questo caso all'unanimità, non potendosi definire esso emendamento di sintesi,.

PRESIDENTE. Onorevole Pisano, se l'emendamento non fosse ritenuto ammissibile in quanto non configurabile come emendamento di sintesi dell'emendamento numero 12 e dell'emendamento numero 1887, rimarrebbero in piedi gli emendamenti numero 12 e 1887. A me pare che la sintesi possa contenere anche qualche elemento di novità, poi l'Aula naturalmente può accogliere o respingere questo emendamento, così com'è avvenuto altre volte, però questa è una decisione che investe il merito non tanto l'ammissibilità dell'emendamento stesso. Così è avvenuto in passato, così abbiamo sempre fatto, la sintesi non necessariamente mette insieme due emendamenti precedentemente presentati ma può contenere anche elementi innovativi.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Fare la sintesi, se l'italiano ha ancora una valenza, significa prendere due concetti e unirli tra di loro. Allora noi vorremmo sapere dov'è contenuto il concetto, se nell'emendamento numero 12 o in quello numero 1887, di modificazione irreversibile dello stato dei luoghi. E' un concetto che non è presente né nel numero 12 né nel numero 1887, quindi noi comprendiamo che ci possa essere la modifica che è stata apportata e che riguarda l'inciso "impianti precedenti autorizzati", perché può essere una sintesi di ciò che è contenuto nei due emendamenti precedenti, ma la irreversibilità della modifica dello stato dei luoghi è un concetto nuovo, che viene introdotto dal numero 2288 e che non era presente in nessuno degli altri due emendamenti, ed è un concetto sostanziale. Non essendo stato presentato un'ora prima dell'inizio della seduta nella quale è iniziata la discussione dell'articolo 8, l'emendamento 2288 è da dichiarare inammissibile da parte della Presidenza.

PRESIDENTE. Il comma 12 dell'articolo 84 del nostro Regolamento parla di unificazione dei testi, più che di sintesi, così usiamo, a cominciare da me, una terminologia appropriata.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Volevo confutare le cose che diceva l'onorevole Vargiu, perché l'emendamento di sintesi ha voluto tenere conto anche di un problema di coordinamento. La possibilità di intervenire laddove si sia realizzata la modificazione dello stato dei luoghi è un elemento che è stato posto alla base di alcune precise e reiterate previsioni di questa legge, sia in riferimento ai piani attuativi che ad altre procedure considerate in legge. Abbiamo inteso armonizzare a quel tipo di previsione questo emendamento. Quindi si tratta esattamente della ripresa di un concetto già insito in legge, cui andava coordinato l'emendamento per omogeneità.

PRESIDENTE. Però, scusate, non si può aprire un dibattito su questo. Su che cosa intende intervenire, onorevole La Spisa?

LA SPISA (F.I.). Intendo intervenire per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Adesso superiamo questa questione procedurale, dopodiché procederemo alle dichiarazioni di voto.

Io penso che l'emendamento numero 2288 sia ammissibile nel senso previsto dal Regolamento; i problemi posti dall'onorevole Vargiu si possono risolvere con la votazione per parti separate. Pertanto l'emendamento è da considerarsi ammissibile, procediamo con le dichiarazioni di voto ed eventualmente poi l'Aula si può pronunziare sul problema sollevato dal collega Vargiu. Onorevole Pili, intende parlare per dichiarazione di voto?

PILI (F.I.). No, Presidente, sull'ammissibilità di questo emendamento.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, la discussione sull'ammissibilità non è aperta.

PILI (F.I.). Non può essere considerato ammissibile un emendamento aggiuntivo presentato un'ora dopo l'inizio della seduta di stamani…

PRESIDENTE. Qual è l'emendamento aggiuntivo, mi scusi? Di che cosa stiamo parlando?

PILI (F.I.). L'Aggiuntivo è l'emendamento che lei vorrebbe votare per parti. La parte che ha richiamato il collega Vargiu non è assolutamente riconducibile agli emendamenti precedentemente presentati. Se si voleva introdurre un elemento, un concetto totalmente nuovo, andava fatto con un emendamento aggiuntivo presentato un'ora prima dell'inizio della seduta in cui si discute dell'articolo medesimo. Questo dice il Regolamento, Presidente. Se lei vuole forzatamente introdurre…

PRESIDENTE. Questo non lo dice, onorevole Pili. I commenti li conservi per sé e semmai li sentiamo dopo. Lei ha detto la sua opinione, bene. Ho registrato la sua opinione.

PILI (F.I.). La invito a non mettere in votazione per parti questo emendamento, ma a dichiararlo inammissibile.

PRESIDENTE. No, io non lo posso dichiarare inammissibile, perché secondo me è il contrario, posso al massimo rimettermi all'Aula, onorevole Pili. Eh sì!

PILI (F.I.). E' compito della Presidenza giudicare dell'ammissibilità degli emendamenti!

PRESIDENTE. No è compito del Regolamento e della Presidenza e in ultima analisi dell'Aula, come lei sa. Anzi, siccome la discussione è questa mi rimetto all'Aula.

PILI (F.I.). Se ne lava le mani!

PRESIDENTE. No, non me ne lavo le mani, ho già detto la mia opinione. La prego di tacere, quando chiederà la parola gliela daremo.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, siccome noi riteniamo che si stia dando un'interpretazione del Regolamento che costituisce un precedente negativo, perché unificare significa prendere due cose e attaccarle, non introdurne una terza, vorremmo perlomeno che la votazione su questa interpretazione fosse nominale, affinché ognuno palesemente si prenda la responsabilità di un'ennesima violazione di questo Regolamento.

PRESIDENTE. Non si tratta di una decisione adottata in violazione del Regolamento, ma in totale applicazione del Regolamento. Il Presidente, con il sostegno degli uffici, ritiene l'emendamento ammissibile e in ultima analisi si rimette all'Aula, così come prevede il nostro Regolamento. Ci rimettiamo all'Aula utilizzando la votazione tramite procedimento elettronico. Ha chiesto la votazione per alzata di mano o tramite procedimento elettronico? Per alzata di mano.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente io credo che lei stia chiedendo all'Aula di votare sull'ammissibilità di un emendamento. Il che significa che l'Aula in questo caso potrebbe approvare l'ammissibilità dell'emendamento soltanto all'unanimità.

PRESIDENTE. No, non è così, onorevole Pisano. Non è così, non si tratta di un emendamento orale, è un emendamento che unifica due emendamenti precedentemente presentati, il Presidente ne dichiara l'ammissibilità ed in ultima analisi si rimette all'Aula.

Pongo in votazione per alzata di mano l'ammissibilità dell'emendamento. Chi è d'accordo alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi è contrario alzi la mano. Chi si astiene.

(È approvata)

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, sull'emendamento 2288 dichiaro il voto contrario. Dichiaro il voto contrario con convinzione e, soprattutto, con la convinzione che, purtroppo, in quest'Aula le regole non siano più quelle che sono state stabilite, nel senso che la maggioranza può decidere di fare ciò che desidera e i diritti della minoranza non mi sembrano adeguatamente tutelati. In particolare non mi sembrano adeguatamente tutelati perché l'emendamento numero 12, che era quello che ha inizialmente introdotto il tema dell'eolico, recitava testualmente che era fatto divieto di realizzare i relativi impianti salvo quelli per i quali alla data di entrata in vigore della presente legge avessero avuto avvio i relativi lavori. L'emendamento numero 1887 diceva: "Qualora abbia avuto esito positivo la procedura di valutazione di impatto ambientale" e ripeteva "e i relativi lavori abbiano avuto inizio". Questo nuovo emendamento, presentato oltre la decorrenza dei termini, non unifica alcunché e non coordina alcunché, ed è meno garantista rispetto a quello precedente perché quello precedente parlava di espletamento di procedura di valutazione di impatto ambientale, cioè diceva che gli impianti che ancora avevano l'autorizzazione ad essere realizzati avevano necessità di avere esperito le procedure per la valutazione di impatto ambientale. E aggiungeva che i lavori dovevano aver avuto inizio.

Quello successivo non parla più di valutazione di impatto ambientale, ma fa salvi quelli precedentemente autorizzati, cioè quelli che possono aver avuto non la valutazione di impatto ambientale, ma la verifica di impatto ambientale e aggiunge però "e che abbiano realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi". Ciò significa che stiamo andando a sanare solo i casi in cui qualcuno che, avendo la verifica ma non la valutazione di impatto ambientale, ha alterato sostanzialmente lo stato dei luoghi e quindi, soltanto per questo, è possibile fargli continuare i lavori.

È francamente un emendamento privo di senso in quanto contraddice la stessa filosofia garantista che voi avete enunciato in Aula, sulla quale noi non siamo d'accordo, nel senso che sospendere i diritti ormai acquisiti di chi ha tutte le autorizzazioni in regola per svolgere e per effettuare i lavori relativi agli impianti di energia eolica, compresa la valutazione di impatto ambientale, ci sembra che sia, come sempre, una cosa difficilmente sostenibile dal punto di vista della legge e che provocherà in un contenzioso infinito con richieste di risarcimento dei danni che, ovviamente, saranno assai significative.

Ma soprattutto ci sembra in contraddizione con lo spirito che voi avete enunciato, nel senso che voi avete enunciato uno spirito di garanzia, quindi avete introdotto nell'emendamento 1887 l'idea che soltanto chi aveva superato la valutazione di impatto ambientale potesse andare avanti nelle procedure, invece col 2288 vi rimangiate questa valutazione che, pur non condivisile, era vostra. Quindi, sembrava rigorosa, sembrava rigida, sembrava una valutazione di garanzia. Ve la rimangiate perché non chiedete più la valutazione di impatto ambientale, ma dite: "basta che siano stati precedentemente autorizzati", quindi che abbiano fatto la semplice verifica di impatto ambientale, e aggiungete però che devono aver realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi.

Quindi, volete prendere atto di situazioni di fatto che hanno modificato i luoghi e non siete più garantisti omettendo di richiedere la valutazione di impatto ambientale. È assolutamente incomprensibile la ratio dell'emendamento 2288, molto meglio sarebbe stato mantenere in piedi, secondo la vostra logica e secondo il vostro modo di ragionare, che io non condivido, il numero 1887, che perlomeno prevedeva una valutazione di garanzia, mentre il numero 2288 reintroduce il solito concetto di far west che spesso ricorre in questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Questo emendamento è - scusate, non ho mai usato questa parola - davvero un pasticcio. È proprio un pasticcio sul piano normativo; per chiunque possa dare un giudizio anche tecnico sulla formulazione di questo articolo, è veramente cervellotica e assolutamente incomprensibile. È un pasticcio sul piano giuridico, è un pasticcio sicuramente anche sotto il profilo della politica energetica.

Questo emendamento si compone di due parti, sostanzialmente; intanto precisa con una norma incontrovertibile che, fino all'approvazione del piano o dei piani paesaggistici regionali, è fatto divieto di realizzare impianti di produzione di energia da fonte eolica, salvo quelli che abbiano realizzato modificazioni irreversibili dello stato dei luoghi. Tutto ciò prescindendo da qualunque valutazione di politica energetica, che voi avete fatto soltanto nei programmi elettorali e in qualche sporadica dichiarazione comprensibile, rispettabile, su cui sicuramente c'è tanto da discutere, ma senza alcuna valutazione che sia basata su precise indicazioni di quale livello di produzione di energica elettrica da fonte rinnovabile si voglia garantire per questa regione.

Viene da dire: se volete vietare e fermare, presi da non so quale altra ossessione - sono numerose le ossessioni da cui è assillata la Giunta regionale - ma in questo caso, afferrati dall'ossessione della devastazione che procurerebbero i parchi eolici sul nostro territorio, arrivate a dire che si devono bloccare innanzitutto tutti quelli che non abbiano ancora alterato lo stato dei luoghi, tra l'altro è veramente da spiegare perché proprio quelli che hanno alterato lo stato dei luoghi si salvino, e comunque non si devono fare più impianti eolici. Senza dire perché, senza dire sulla base di quali motivazioni la Sardegna non debba avere una quantità di energia da fonte rinnovabile che deriva, come scelta di fondo, da una valutazione ponderata, che, nella precedente esperienza di governo, per mesi e mesi è stata oggetto di confronto con tutti i soggetti della concertazione, dal sindacato e dall'università, alle organizzazioni degli industriali e anche alle associazioni ambientaliste presenti nel forum dell'energia, ma che partiva da un presupposto fondamentale e cioè che il nostro sistema energetico regionale è gravemente condizionato dalla presenza di impianti di produzione di energia elettrica da fonte non rinnovabile, che hanno un'incidenza pesantissima sull'ambiente. Quindi, da fonti primarie quali il petrolio e i suoi derivati e il carbone, che incidono pesantemente sull'atmosfera e che quindi richiedevano, sulla base di un'attenta valutazione, un riequilibrio con una quantità di energia elettrica da fonte invece rinnovabile, che potesse in qualche modo permetterci di avvicinarci al rispetto dei parametri fissati dal protocollo di Kyoto, che è tutela dell'ambiente, che è rispetto di un bene inestimabile.

Voi così, all'interno di una legge urbanistica, all'interno di una legge sulla tutela paesaggistica dite che questo non è più vero, senza dirci perché. Ma nella seconda parte dell'emendamento voi imponete la procedura di valutazione di impatto ambientale che o è dovuta per legge o altrimenti non si può imporre. Allora, non si capisce perché alcuni debbano rimanere fuori e altri, invece, debbano essere sottoposti a tale obbligo. Noi crediamo che questo genererà un contenzioso molto ampio, e che certamente non contribuirà ad un miglioramento dell'assetto e dell'equilibrio del sistema energetico regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Dichiaro il nostro voto contrario all'emendamento numero 2288 che, con sole otto righe, liquida in maniera molto frettolosa e confusa un problema che avrebbe ben altra dignità e dovrebbe essere discussione molto più approfonditamente qui in quest'Aula. Un problema che è attinente al piano energetico regionale e che quindi andrebbe visto sotto un'ottica scientifica ben più ampia e non, invece, con quella furia iconoclasta alla quale faceva cenno l'onorevole Pirisi poco fa. Una furia che demonizza oggi l'utilizzo della fonte eolica ritenuta, invece, quale fonte alternativa, consona alla tutela dell'ambiente quale quello di una regione come la nostra che vanta questa risorsa naturale. Io chiedo, ma proprio per dare continuità anche alle cose che già abbiano detto, se innanzitutto è stata fatta una valutazione di tipo quantitativo sull'impatto di questa norma. Soprattutto chiedo - visto che si è parlato di eventuali spostamenti di pale dai crinali ai piani - quante pale potranno essere ancora collocate in Sardegna dopo che noi approveremo queste otto righe di emendamento. Quante potranno essere?

Innanzitutto, l'ha detto il mio collega, l'impianto di questo emendamento è molto più restrittivo dei due emendamenti che ha unificato, e quindi a mio giudizio poche pale potranno essere davvero ammesse, quasi zero. Perché questo? Perché dimentichiamo che il primo comma fa salvi quegli impianti, già realizzati alla data di entrata in vigore di questa legge, i cui lavori abbiano realizzato una modificazione dello stato dei luoghi in maniera irreversibile, anche in assenza di valutazione di impatto ambientale. Noi ci dimentichiamo però che già il decreto Soru, impropriamente così definito, bloccava l'esecuzione dei lavori. Il che significa che noi non è vero che stiamo andando a valutare le opere eseguite ad oggi, ma le opere, per chi ha giustamente ottemperato a quella disposizione del 10 agosto, realizzate a quella data.

Quindi, impropriamente oggi noi riportiamo qui la data di entrata in vigore della legge, ma in effetti il blocco è antecedente perché altrimenti quelli sarebbero stati già denunciati alla Procura, chissà a quali altre autorità giudiziarie, proprio per non aver rispettato i termini di questo decreto. Tant'è che ricordo che ci fu una polemica riportata anche dalla stampa, secondo la quale si denunciava proprio l'assalto all'eolico, nel senso che molte imprese si affrettavano ad eseguire i lavori appositamente in funzione dell'entrata in vigore del blocco.

Quindi, credo che davvero qui vada valutata l'opportunità di riscrivere tutti insieme in maniera decente questo emendamento di sintesi, che di sintesi non è, e trovare almeno nel rush finale dell'approvazione di questa legge qualche tratto di collaborazione comune, ne abbiamo trovati altri, l'onorevole Pirisi ha fatto bene a sottolineare questo aspetto, abbiamo trovato altri momenti di accordo ma questa è forse l'ultima opportunità e quindi non lasciamocela scappare. Scriviamo insieme questo emendamento, che sia davvero un emendamento di sintesi che non ci consenta di abolire per sempre le pale dalla Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie Presidente. Avrei voluto parlare di vento, ma con questo emendamento verrebbe da parlare di acqua calda. L'acqua calda che questa Giunta regionale e questo Presidente puntualmente ripresentano all'attenzione del Consiglio e dell'opinione pubblica per coprire, per celare i veri obiettivi del malgoverno al quale si stanno candidando. Parlo di acqua calda perché probabilmente sia all'Assessore dell'ambiente che a quello dell'urbanistica e della tutela del passaggio e allo stesso Presidente della Regione sono venute a mancare alcune conoscenze. E cito per tutte la legge regionale del 29 aprile del 2003 numero 3, articolo 20, comma 13 che prescrive che tutti gli impianti eolici in Sardegna debbano essere assoggettati alla procedura di valutazione di impatto ambientale.

È una legge che abbiamo voluto noi, che abbiamo approvato noi in quest'Aula ma, aggiungo, sarebbe stato utile che la Giunta ancor prima di inventarsi qualche ulteriore marchingegno pur di celare, ripeto, azioni come quella della legge urbanistica, si fosse andata a leggere la delibera approvata dalla Giunta regionale il 21 luglio del 2003. E, aggiungo, delibera che è stata prevista da una precedente delibera del 29 aprile 2003, contenente disposizioni urgenti nelle more della definizione del piano eolico della Regione Sardegna e delle linee guida per l'installazione di impianti industriali di produzione di energia eolica, che prescrive l'adozione delle linee guida entro il termine di 60 giorni.

Dopo 60 giorni sono arrivate le linee guida che la Giunta regionale ha puntualmente approvato e che prevedono tutta una serie di passaggi, molto più vincolistici di quelli che state proponendo voi oggi; ma, a differenza di quello che fate voi, che intervenite a posteriori soltanto per punire, noi l'abbiamo fatto in termini di certezza di diritto preventivamente per dire: attenzione la prima fase è valutare se le proposte possono essere sottoposte a valutazione di impatto ambientale. Una prima valutazione riguarda la loro ammissione alla valutazione di impatto ambientale, quindi abbiamo previsto un doppio setaccio per valutare queste iniziative.

E da questo punto di vista è utile guardare il bando che la Giunta regionale ha approvato nella stessa data del 21 luglio 2003 in cui si diceva che i parchi eolici, per essere approvati, dovevano ottenere parere di compatibilità ambientale a seguito della procedura di VIA; cioè si prevedevano due fasi, prima la VIA e poi il parere di compatibilità ambientale, raddoppiando in questo modo la verifica ambientale e paesaggistica. Nel bando erano previsti: l'autorizzazione paesistica ai sensi del decreto legislativo 499/99 per impianti ricadenti in aree sottoposte a vincolo paesaggistico; il nulla osta del corpo forestale di vigilanza ambientale per tutti i vincoli presenti in Sardegna; il nulla osta della Sovrintendenza archeologica competente per territorio; l'autorizzazione alla realizzazione di eventuali elettrodotti; la concessione edilizia.

Alla base di questa delibera c'era quello che voi state chiedendo a posteriori ed è alla base, invece, di un procedimento che è stato individuato molto prima che vi svegliaste, molto prima che in Sardegna si pensasse all'eolico, mentre voi avete tirato fuori questa cosa soltanto per fare gran vento. Avete costruito dei grandi mulini a vento, era già tutto fatto, era già tutto previsto da una delibera della Giunta regionale e da una legge del Consiglio regionale della Sardegna.

È gravissimo che si proponga un emendamento come questo. È offensivo per la dignità di questo Consiglio regionale, non tiene in alcun conto la funzione della legge che non è fatta per punire, ma per stabilire preventivamente dei percorsi. Voi qui non solo non costruite dei percorsi, ma avete la pretesa, l'arroganza legislativa di cancellare percorsi che si sono già espletati attraverso procedure disciplinate da leggi di questo Consiglio regionale che, ribadisco, sono state approvate nel 2003 da quest'Aula ed alle quali hanno fatto seguito le linee guida approvate dalla Giunta regionale. Vi invito a prenderla, colleghi, la delibera della Giunta regionale del 21 luglio 2003, perché forse capirete qualcosa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Grazie. E meno male, signor Presidente, che è stato presentato questo emendamento, perché, in qualche modo, fa chiarezza, perlomeno individua bene gli obiettivi della Giunta e dell'ipotesi, appunto, delle energie alternative, in questo caso dell'energia eolica. In questi giorni c'è stato un dibattito, qui in Aula ed anche fuori, che per certi versi è risultato banale e superficiale, nel senso che alcuni che si definiscono ambientalisti integrali, chiamiamoli così, hanno utilizzato, esclusivamente per contrastare e demonizzare l'eolico, il concetto di paesaggio; si è formato addirittura un comitato: il comitato del paesaggio. Bene, il paesaggio, per quanto mi concerne, non riguarda solamente i crinali delle colline e delle montagne, esiste anche, e c'è abbastanza letteratura per capirlo, un paesaggio culturale, che praticamente consiste nell'interconnessione tra il territorio e la cultura locale. Questo esiste in moltissimi territori della Sardegna, soprattutto nell'interno. Il concetto è molto più ampio e molto più vasto, e quando l'innovazione tecnologica va a scontrarsi in maniera feroce e fredda con questo sistema del paesaggio culturale, è evidente che nasce un conflitto, un conflitto forte, che si estende e qualcuno lo utilizza strumentalmente. Ecco, nella maggior parte dei casi è successo questo, tant'è vero che oggi la Sardegna è piena di conflitti, ma questo è dovuto alle autorizzazioni, alle concessioni indiscriminate, irrazionali che la precedente Giunta ha messo in essere, per cui non è stato fatto - non poteva essere fatto, perché non esisteva un piano energetico regionale - uno studio generale per capire, per individuare, per ricercare i siti idonei per installare le cosiddette pale eoliche, tant'è vero che le richieste sono eccessive.

Allora se l'obiettivo era quello di utilizzare al meglio le fonti di energia alternative, e in questo caso l'eolico di cui la Sardegna ha una grandissima ricchezza - perché nessuno qua può contestare la grande possibilità e opportunità che ha la Sardegna riguardo a questo aspetto - se si voleva fare questo, bisognava farlo con intelligenza, con razionalità. Ed allora siccome la Giunta ha deciso di elaborare un piano energetico regionale serio, è chiaro che deve smantellare tutti quegli interventi che condizionerebbero comunque il piano energetico regionale. Provate a immaginare se tutte le richieste, con la procedura precedente, fossero autorizzate. Bene, la Giunta si troverebbe già con un piano energetico regionale bello e fatto. Ma il piano energetico, cari colleghi della destra, è una cosa estremamente seria, non può essere costituito semplicemente prendendo la cartina della Sardegna e mettendo un puntino sulla Nurra, un puntino a Balascia, un puntino a Porto Torres, un puntino nella Barbagia. No, non si fa così! È una cosa estremamente seria, e siccome abbiamo una percentuale limitata, se vogliamo questa fonte energetica - poi dopo si dovrebbe discutere anche delle altre, di quella solare e di tutte le altre - ma se vogliamo fare una cosa seria è necessario fare chiarezza su questo aspetto, quindi bene ha fatto la Giunta: la Sardegna ha diritto ad avere un piano energetico regionale serio, razionale, non come accadrebbe se dovesse passare appunto questa vandea utilizzata in maniera strumentale, imbrogliando la gente, andando a convincere i pastori a piazzare una pala nel proprio territorio ad un milione e mezzo a pala, questo è successo. Per questo motivo voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie Presidente. Cinque minuti sono troppo pochi per parlare di un argomento così importante; avrei voluto che lei potesse effettivamente, abusando del potere che sta esercitando in questi giorni, concedere qualche minuto in più.

Comunque, il problema dell'eolico è un problema che abbiamo affrontato, perché è iniziata questa richiesta di energia pulita, tratta da fonti rinnovabili, perché fino ad oggi avevamo praticamente, il petrolio, il carbone, il gas, il nucleare mentre in questi ultimi anni abbiamo visto che si è sviluppata questa richiesta, abbiamo dovuto fare di necessità virtù, di energia tratta da fonte rinnovabile anche nei paesi della Comunità europea, ossia energia le cui fonti possono ritenersi praticamente inesauribili. La produzione eolica mondiale ha avuto negli ultimi decenni una rapida crescita, che ha interessato soprattutto i paesi in cui sono stati attuati i piani di sviluppo, sostenuti dai rispettivi governi, per favorire tali iniziative.

La nostra Penisola, cioè l'Italia, può comunque contare, specie delle zone mediterranee, nelle isole, la Sardegna in primis, su venti di discreta intensità, quali il maestrale, lo scirocco e il libeccio ed in queste regioni l'Italia darà il suo contributo alla crescita del settore eolico. L'apporto complessivo delle fonti rinnovabili nel 1999, quindi qualche tempo fa, in Italia non superava il 5,7 per cento della fornitura elettrica per usi industriali e domestici. Il potenziale eolico in Sardegna è tra i più promettenti a livello nazionale, in particolare si segnalano diversi siti con ventosità al di sopra dei valori medi, che sono quelli intorno ai 5 metri al secondo. Ma la parte peggiore di questa nuova energia è l'impatto visivo dei parchi eolici. Abbiamo detto che questo impatto sul paesaggio è l'aspetto che più di ogni altro ha contribuito alla nascita dei comitati spontanei, a scontri politici, ad appassionati articoli di pseudo ambientalisti; anche noi riteniamo che questo sia l'unico dato negativo, anche se secondo il parere degli esperti è ampiamente compensato, se il parco eolico è ben progettato, dai molteplici effetti positivi.

Però il problema sta nel come questo Esecutivo, questa Giunta si è posta, cercando di demonizzare queste energie alternative, come quella eolica, su cui nel proprio programma aveva posto l'accento. Ma l'energia eolica fa parte degli obiettivi strategici dell'Unione europea e abbiamo visto anche che è sperimentata con successo in grandi paesi come la Germania, dove i verdi sono al Governo, i verdi che, invece, qui in Sardegna si agitano tanto contro queste fonti alternative. Infatti una cosa è controllare che i progetti siano realizzati nel rispetto dell'ambiente, e le leggi ci sono, altro è bloccare tutto per partito preso. Questo è l'ennesimo tic nervoso, abbiamo detto, della sinistra con la pancia piena, che contraddice se stessa. Voglio citare ancora una volta il fatto che vicino ad Ozieri il deputato de La Margherita Ermete Realacci, ex Presidente della lega ambiente…

(Interruzione)

MORO (A.N.). Scusa uno potrebbe chiamarmi Nannì e io mi chiamo Nanni; non ho mai avuto il piacere di dialogare con Ermete. Presidente, se con uno srappo al Regolamento mi permette di concludere…

PRESIDENTE. Onorevole Moro io glielo consento, ma non sto strappando il Regolamento come non l'ho strappato prima. Prego concluda.

MORO (A.N.). Abbiamo detto che Realacci che era appunto ex Presidente di Lega Ambiente ed è il principale collaboratore di Rutelli, ha inaugurato una centrale eolica - che lo si sappia - col consenso della comunità locale, mentre ora si sono bloccati di imperio, non i progetti che non vanno bene, ma le semplici proposte. Quindi questo è il problema, bisogna prima vedere dove e come nascono queste centrali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, devo dire che non so se l'estensore dell'emendamento, l'ispirazione l'abbia tratta dall'opera che tutti noi abbiamo letto nella nostra infanzia, quella del mitico Cervantes, che raccontava di guerre contro i mulini a vento. Tra le esperienze amministrative che ho potuto fare negli anni scorsi, per la precisione nel 2001, ricordo che, in seguito ad un bando dell'Unione europea, la provincia di Cagliari ha presentato un progetto per sviluppare l'uso dell'energia eolica; il progetto è stato accolto e si sta attuando con dei partner che sono l'amministrazione di Uelba in Spagna, con Lubiana in Slovenia e con un partner francese che in questo momento non mi ricordo quale sia. Bene, in tale occasione, sinceramente mi è venuta la voglia di impegnarmi su questo tema, perché davvero, da ambientalista convinto, mi sono fatto trascinare nella ricerca delle possibili energie alternative, rinnovabili; allora fu preso in considerazione non solo questo progetto, ma anche quello sullo sviluppo del fotovoltaico. Ma devo dire soprattutto la sinistra, quella parte della nostra nazione che ha sempre cercato di operare per il miglioramento dell'ambiente, il miglioramento delle condizioni di vita e di quant'altro, era l'ispiratrice e propugnatrice soprattutto di piani sullo sfruttamento di queste energie alternative. Bene, noi abbiamo saputo negli anni, nel tempo, fin dalla più tenera età che la Sardegna è sempre stata flagellata, per 300 giorni all'anno, dal vento, oltre che aver sempre goduto dei buoni influssi del sole, che sembra che ci premi per la nostra posizione nel pianeta, e quindi la Regione sarda ha finanziato, per esempio, un progetto per incentivare l'uso dei pannelli solari, che è stato accolto dai nostri cittadini con entusiasmo, i fondi non bastavano mai. Successivamente è stato incentivato l'uso dell'energia eolica, e come già si è detto la Regione sarda, nella dodicesima legislatura, la Regione ha emanato una legge, regolamenti, linee guida e quant'altro; poi è arrivato il messia, che ha deciso non di non far girare le pale, ma di far girare altro, e sinceramente sotto i banchi di questo Consiglio oggi ha girato tant'altro, devo dire senza produrre più di tanto, perché davvero questo emendamento non produce qualcosa nell'interesse della Sardegna, ma di sicuro sta producendo solo un altro no. Allora io dico ai colleghi e dico anche ai signori della Giunta: "Ma davvero il pregio ambientale della Sardegna, il pregio paesistico ambientale della Sardegna viene sfregiato, viene sminuito dalle pale dei parchi eolici -io vorrei chiamare in causa Mattana, sindaco di Sarroch - o non piuttosto dalla presenza dell'industria petrolchimica o dalla Saras che di r si voglia, tanto per intenderci?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Grazie. Presidente. Colleghi, Assessori, oggi dal dibattito su questo emendamento sull'eolico è emersa quella che sembra essere la filosofia economica dei colleghi del centrodestra, una filosofia economica che possiamo chiamare quella delle buche scavate che poi vanno riempite, o del "costruire per costruire" e non per costruire quello che serve; siete gli alfieri di una concezione del turismo fatta di posti letto che nessuno occupa, abbiamo scoperto in queste settimane che l'industria turistica è fatta di alberghi da costruire, quindi ci avete dato un sacco di dati sui posti di lavoro che si perdono: di muratori, di manovali, di gente che costruisce, perché per voi, lo sappiamo, l'industria turistica è fatta del costruire, quindi si costruisce e si continua a costruire, poi siccome quello che si costruisce non viene utilizzato, come ci dicono le statistiche che indicano che i nostri alberghi hanno una percentuale di occupazione del 27 per cento e che molti di quei villaggi con le seconde case diventano sempre più villaggi fantasma, si va a costruire altro. Di far spendere di più ai turisti non se ne parla, di migliorare la qualità dei servizi non se ne parla, il rapporto tra la qualità e il prezzo non interessa a nessuno, non abbiamo capito se così facendo si perdono dei posti di lavoro nell'ambito dei servizi, della possibile ospitalità diffusa, dell'artigianato per la mancata vendita di prodotti o se dobbiamo preoccuparci solo di perdere posti di lavoro come muratori. Ma se quella è la logica continueremo a costruire finché non ci sarà spazio per costruire svendendo di fatto la nostra terra.

Scopriamo oggi, che anche il sistema energetico per voi è fatto del costruire. Quindi non importa che nella scorsa legislatura nel piano energetico, non so se sia stato approvato o meno, perché so che non è mai stato discusso in quest'Aula, erano stati previsti 2000 megawatt di produzione di energia eolica. Notate, cari colleghi, che 2000 megawatt è il fabbisogno dell'interna Sardegna, quindi è un fabbisogno circa otto volte superiore a quello che è tecnicamente utilizzabile in Sardegna. Allora siccome...

LA SPISA (F.I.). Cosa stai dicendo?

PORCU (Progetto Sardegna). Non lo sto dicendo io, caro collega La Spisa.

PRESIDENTE. Consigliere Porcu, continui a rivolgersi a me.

LA SPISA (F.I.). Documentati un pochino, parla di quello che sai!

PORCU (Progetto Sardegna). L'utilizzo non è di fatto possibile per la mancanza di un cavo ..

LA SPISA (F.I.). Duemila megawatt il fabbisogno della Sardegna! Ma studia!

PORCU (Progetto Sardegna). Si documenti, collega. L'energia eolica che si può effettivamente utilizzare in Sardegna è una porzione più ridotta, forse 300, 400, 500 megawatt; lei, collega La Spisa, ha parlato del furore che prenderebbe questa maggioranza e questa Giunta, della paura di costruire e di incentivare iniziative imprenditoriali. Noi invece abbiamo paura della vostra sindrome, del voler costruire per costruire, anche laddove quello che viene realizzato non si può effettivamente utilizzare.

Credo che quello dell'energia eolica sia un esempio assolutamente pertinente. Di fatto rappresenta l'ennesimo esempio di svendita del nostro territorio per pochi spiccioli. L'energia eolica non è nostra, è un'industria che porta molti benefici ai produttori dei sistemi di aerogeneratori e lascerà a noi le briciole, perché sappiamo, come ha detto prima il collega Davoli, che alle popolazioni vengono offerte le mance, una piccola percentuale dei ricavi di questi aerogeneratori, e così facendo ripercorriamo strade già conosciute e per una mancia, per pochi spiccioli, continuiamo a svendere il nostro territorio.

Quindi preannuncio il mio voto favorevole a questo emendamento, che ritengo perfettamente coerente e perfettamente in linea con lo spirito di questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Solo per maggiore informazione, nell'ultimo numero di Sardinews di ottobre si dichiara: "In Sardegna il fabbisogno annuale di energia elettrica si attesta intorno ai 12.300 gigawattora, di cui il 60 per cento per uso industriale". Si parla di Energit, un'altra delle grandi aziende sarde, che commercializza l'energia in Italia. Si parla di un'azienda che si approvvigiona da fonti nucleari, dalla Francia, dalla Svizzera, dalla centrale di Ottana, alimentata da derivati del petrolio, e si approvvigiona da fonti rinnovabili tra i quali biogas, eolico, termovalorizzazione, calore di recupero. Questa è un'azienda sana della Sardegna, a cui potremo dare strumenti per crescere quanto sono cresciute altre aziende in Sardegna che ben ci rappresentano a livello aziendale nel mondo. Anche a quest'azienda noi non stiamo rendendo un servizio utile. Premetto: io sono del parere che l'eolico programmato non sia sufficiente, autorizzerei altri impianti eolici. Consentitemi questo parere, fortunatamente non decido da solo, perciò anche nel caso in cui avessimo vinto le elezioni la mia maggioranza avrebbe potuto smentirmi, cosa possibile al nostro interno, non so tra di voi! Però questo è il mio parere, tant'è che io autorizzerei in questa legge la costruzione di piattaforme marine per lo sfruttamento dell'eolico, sempre a due chilometri dalla battigia, però, verso il mare, così rispettiamo anche i nuovi vincoli, sempre che sia territorio sardo quello oltre i due chilometri dalla battigia.

Perché dico questo? Perché secondo me per fortuna, e ne parlavo con qualche collega poc'anzi, il buon Dio non ci ha dato il petrolio, perché noi saremmo qui a discutere sulla possibilità di sfruttare, a rischio ambientale, con dei pozzi a cielo aperto quella fonte di energia che tutto il mondo vorrebbe, ma che non tutti hanno! Abbiamo rifiutato il nucleare, scelta su cui anche io sono d'accordo, abbiamo rifiutato e rifiutiamo sempre tante cose nel nome della salvaguardia dell'ambiente, però vogliamo l'energia a basso costo, vogliamo - scusate il termine non molto consono, nel senso del rispetto verso le donne - la moglie sbronza e la botte piena!

Stiamo parlando di impianti che tanto devastanti per l'ambiente non sono, perché sono impianti amovibili, che non creano un disastro ambientale permanente. Sono quindi utilizzabili nel frattempo che aspettiamo che future ricerche possano renderci in qualche modo partecipi della produzione energetica nel mercato internazionale, ma anche provvedere alla sopravvivenza regionale, rendendoci cittadini del mondo. Perciò io non vedo questo danno così evidente e mi chiedo: stiamo forse parlando di devastazioni di boschi, di devastazioni di mari, di spiagge, di cosa stiamo parlando? Di pale che vengono inserite in un contesto e possono essere nel tempo smontate! Qual è la devastazione ambientale, mi chiedo? Perlomeno io non la comprendo, sono però disposto a discuterne con chi mi può spiegare quali sono queste devastazioni ambientali e se il gioco vale la candela.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PETRINI (F.I.). Grazie, Presidente. Stiamo parlando da un paio d'ore di parchi eolici. E' una buona cosa, Presidente, ma mi sembra di parlare di mulini a vento, io li definirei dei mulini a vento, cari colleghi. Tutto sommato, secondo me, questi mulini a vento non disturbano tanto.

Faccio un esempio a caso, prendo il comune di Nurri: povertà totale, ricchezza abbandonata, non sanno neanche cosa voglia dire ricchezza, lì! Ecco che arrivano questi grandi, lunghissimi pali, questi grandi mulini a vento - io li definisco mulini a vento, mi piace chiamarli mulini a vento - e il paese è un po' cambiato. Voi vi siete resi conto cosa danno a certe località, a certi territori? Qualcuno ha detto che deturpano l'ambiente, che fanno schifo! Posso essere anche d'accordo, però, signori cari, un territorio come quello di Nurri, un comune oltretutto governato da un sindaco di sinistra…

(Interruzione)

Tutti i comuni, io mi fermo a Nurri, caro collega, degli altri comuni non mi interessa niente. A Nurri governa un sindaco di sinistra, e io penso che questo sindaco ha pensato solo a una cosa, a far del bene ai suoi cittadini, a far del bene alla sua popolazione, a dare ricchezza, perché secondo me ha dato ricchezza a Nurri. No? State sorridendo, è vero? Qualcuno di voi è andato a Nurri, lo conosce? Non c'è niente.

(Interruzioni)

Presidente, io non posso continuare se mi interrompono!

PRESIDENTE. Lei continui, non si interrompa. I colleghi vengono invitati a non interromperla, ma lei non si lasci interrompere.

PETRINI (F.I.). Già non ci vedo, perdo il filo del discorso. Stavo dicendo che, secondo me, ha dato benessere a questa piccola comunità. Io a Nurri ricordo che prima che ci fossero questi mulini a vento c'erano le bombe. Voi lo sapete più di me, eh sì, ha dato un po' di benessere, ha dato posti di lavoro, ha dato l'energia gratis, energia che al comune costa!

Insomma, non sono tutto uno scempio questi grandi pali d'acciaio, qualcosa danno, non inquinano e questo è molto importante, cari colleghi, non inquinano, questo è basilare, è importante, e dunque secondo me questo territorio ha cambiato aspetto. Io ci sono andato tre anni fa o quattro anni fa e non c'era niente. Adesso ho visto che ci sono degli alberghi sul lago, sta iniziando un po' di turismo, è la parte interna della Sardegna, una fetta della Sardegna più povera delle altre zone. Beh, queste persone sono riuscite a fare turismo grazie al bellissimo lago che hanno; hanno creato tre alberghi, alberghi bellissimi.

Allora io mi chiedo: per quale motivo voi siete contro questi mulini a vento? Perché siete contro, cari colleghi? La zona di Nurri l'hanno fatta felice al 50 per cento, al 10 per cento al 5 per cento, ma hanno dato qualcosa, qualcosa che non avevano, questo è molto importante!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Grazie, signor Presidente, recupero anche il tempo non utilizzato dall'onorevole Petrini. Intanto per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento presentato dalla Giunta. La questione dell'eolico è complessa e meriterebbe un approfondimento, che non è possibile fare con una semplice dichiarazione di voto. E' necessaria un'analisi che passa, a mio giudizio, attraverso due punti cardine. Primo, la produzione di energia di fonte eolica è indispensabile per la Sardegna? Secondo, se è indispensabile, si può provvedere in modo da evitare la devastazione dell'ambiente e del territorio?

Io penso che nessuno di noi sia contrario in quest'Aula a forme di energia alternativa, meno inquinanti di quelle utilizzate fino ad oggi. Il problema in Sardegna è che l'eolico si è sviluppato partendo non dall'esigenza di avviare un sistema nuovo di produzione di energia, ma come un vero business finanziario, controllato esclusivamente da multinazionali estere che non si sono preoccupate del rispetto ambientale e della salvaguardia del territorio. Un business finanziario che ha coinvolto privati e tante amministrazioni comunali che, abbagliate da entrate certe, hanno svenduto il proprio territorio. C'è da chiedersi, per esempio, perché tali insediamenti non si siano sviluppati esclusivamente in alcune aree industriali, per esempio penso a Fiumesanto, in cui si produce energia con sistemi tradizionali, quasi sempre inquinanti, e non si siano trasformare quelle aree in siti per produzione di energia alternativa. La verità vera è che l'eolico si è sviluppato in modo selvaggio per mancanza di una seria regolamentazione legislativa e di un vero piano energetico, che voi del centrodestra avete avuto il tempo di predisporre e che non avete voluto fare, e per la mancanza di un confronto serio con altre realtà, sparse nel mondo, che hanno sperimentato queste forme di energia e che oggi sono all'avanguardia, penso alla Germania o alla California, tra i primi paesi che già da vent'anni producono energia alternativa con l'eolico. E penso proprio alla California, un territorio maggiore rispetto a quello sardo e con un numero di pale eoliche minore rispetto a quello previsto in Sardegna e che oggi ha un problema, che è quello dello smantellamento e del ripristino del territorio, per un semplice fatto, che i costi sono maggiori rispetto a quelli del loro impianto.

E allora, in Sardegna, per ritornare a noi, è necessario fermarsi immediatamente per avviare un serio monitoraggio dell'esistente ed è altresì necessario verificare il rapporto tra costi e benefici per la nostra Isola. In conclusione, diventa indispensabile inserire una norma legislativa che vieti immediatamente la realizzazione di nuovi impianti di produzione di energia di fonte eolica, salvare quelli precedentemente autorizzati e inserire la valutazione di impatto ambientale che, per quanto ci riguarda, è una forma di controllo e di rispetto vero del territorio.

Le pale, veda, onorevole Contu, è una legge fisica, girano all'esterno a causa del vento e girano all'interno in quest'aula dopo aver discusso 2400 emendamenti inutili.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Intervengo per dichiarare il voto favorevole all'emendamento numero 2288, anche a nome degli amici colleghi dell'UDS, con i quali, forse suggestionati dal tema, vediamo questo emendamento impetuosamente rivolto verso i novelli unni che in un modo subdolo stanno colonizzando la nostra terra. Non vogliamo demonizzare l'eolico, però non possiamo esimerci dal dotarci del piano energetico regionale, nel quale affronteremo approfonditamente questo tema.

Questo emendamento ha la nostra approvazione perché l'azione politica della Giunta impone una sana riflessione. Purtroppo tutti i giorni assistiamo a una frettolosa e preoccupante azione di coloro che stanno disseminando queste pale eoliche, che non possono essere paragonabili a degli stuzzicadenti, come mi è sembrato di cogliere, perché sono imponenti pale che raggiungono anche altezze di 80-100 metri, con delle braccia altrettanto estese, 20-30 metri, che abbisognano comunque di essere impiantate dopo che è stato sbancato e violentato il paesaggio. Allora di fronte a questo dramma bisogna fermarsi, perché la domanda logica è questa: il piano nazionale che vuole creare fonti alternative energetiche prevede che in Sardegna vi sia un ulteriore gravame dell'80 per cento di questi impianti. Noi già subiamo dei gravami militari, dobbiamo subire un ulteriore gravame, ma qual è il vantaggio economico per le famiglie dei sardi di questa eventuale energia alternativa? E' questa la riflessione, perché dovremmo preoccuparci di creare senza il piano energetico regionale ulteriore energia? Per chi?

Noi sardisti condividiamo queste riflessioni e per questo motivo voteremo a favore anche perché non si atrofizzino i muscoli facciali visto che per un mese abbiamo assunto la posizione costruttiva di astenerci.

PRESIDENTE. Siamo alla votazione dell'emendamento numero 2288. Ricordo ai colleghi, per dissipare, prima della votazione, i dubbi sulla interpretazione e sulla ammissibilità, che da ieri era stato presentato un emendamento di sintesi e di riformulazione dell'emendamento numero 1887. Quindi non vi è stato alcuno strappo da nessun punto di vista.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, PETRINI, PISANO, ARTIZZU, LIORI, AMADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento 2288.

(segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Manca e Cerchi hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio -CHERCHI Oscar - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - URAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - RASSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 70

Astenuti 2

Maggioranza 36

Favorevoli 48

Contrari 22

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. Colleghi, c'è ancora da votare la riformulazione del quarto comma dell'emendamento numero 13, che era stato spostato all'articolo 8, e che è in distribuzione. Le dichiarazioni di voto erano già state rese e si è concordato di spostarlo e riformularlo così come vedete.

Metto in votazione l'emendamento. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(E' approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Avevamo chiesto di togliere la parola "già" prima di "finanziati"!

(Interruzioni)

MARROCU (D.S.). No, no, è già votato così, togliendo "già" perché l'avevamo chiesto prima; l'ha richiesto il collega Oppi nell'intervento ed eravamo d'accordo un po' tutti!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Dunque, io ricordo che lei aveva richiamato questa esigenza in un intervento, ricordo anche che l'onorevole Oppi aveva avanzato la richiesta; quindi, se l'Aula accoglie questa proposta.

Va bene. Grazie colleghi.

Articolo 9. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Art. 9

Abrogazioni e sostituzioni

1. Sono abrogati gli articoli 10, 12 e 13 della legge regionale n. 45 del 1989.

2. I riferimenti contenuti nella legge regionale n. 45 del 1989 ai Piani territoriali paesistici sono sostituiti dal riferimento al Piano paesaggistico regionale.

PRESIDENTE. Non ci sono emendamenti all'articolo 9, quindi sono consentite dichiarazioni sull'articolo 9. Se non ci sono dichiarazioni di voto metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(È approvato)

Articolo 10. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Art. 10

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica per una precisazione. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, vorrei proporre la soppressione delle parole "successive a quello".

PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni pongo in votazione l'articolo 10, così formulato. Leggo la formulazione che risulterebbe a seguito della proposta dell'assessore Sanna: "La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nel bollettino ufficiale della Regione".

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, personalmente non sono d'accordo che venga introdotto questo emendamento orale perché o la Giunta ha sbagliato prima o sta sbagliando adesso. L'emendamento proposto non è irrilevante, per cui, così come è stato detto per tutti gli altri emendamenti, occorreva presentarlo stamattina un'ora prima dell'inizio della seduta.

Sono emendamenti il cui accoglimento presuppone la richiesta al Presidente di operare una forzatura regolamentare assolutamente inaccettabile. Esprimo la mia personale contrarietà al fatto che venga introdotto questo emendamento che ci pare fuori luogo, tanto più che all'articolo 10 non è stato presentato nessun emendamento e, quindi, non era presentabile nessun ulteriore emendamento.

Quindi, chiedo che il Presidente del Consiglio si esprima per rigettare questa richiesta che assolutamente è inopportuna, fuori luogo e fuori tempo massimo.

PRESIDENTE. Stiamo avviando una rapidissima consultazione per vedere se questa richiesta viene mantenuta in vita. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 21 e 24, viene ripresa alle ore 21 e 32.)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Colleghi, l'emendamento orale, in mancanza di assenso unanime, non è ammissibile, si vota il testo dell'articolo 10 così come è stato predisposto.

Metto in votazione l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(È approvato)

Riprendiamo l'esame dell'articolo 5. Gli emendamenti all'articolo 5, che trovate da pagina 43 in poi, sono il numero 16 uguale al numero 845, che sono due soppressivi totali, poi ci sono gli emendamenti numero 847, che è un soppressivo parziale, e 846, che è un sostitutivo. L'emendamento numero 16 può essere illustrato.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, tutti gli emendamenti a firma Pili, La Spisa, Oppi, Diana, Vargiu e Ladu sono ritirati.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, l'emendamento numero 16 è il soppressivo dell'articolo 5 a firma Vargiu, Pisano e Cassano.

Poiché nessuno domanda di parlare su questo emendamento, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(E' approvato)

L'articolo 5 è soppresso. Siamo in sede di votazione finale del provvedimento. Pongo in votazione il provvedimento. Onorevole Pili, io avevo già posto in votazione.

PILI (F.I.). Chiedo di intervenire per dichiarazione di voto finale.

PRESIDENTE. Onorevole Pili io avevo già messo in votazione. Mi sono distratto anche questa volta?

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Il Presidente del Consiglio prima di passare alla votazione deve chiedere all'Aula se s'intendono fare delle dichiarazioni di voto; ed allora è evidente che bisogna ricordarsi di chiederlo!

PRESIDENTE. Non è così onorevole Pili, ma non voglio fare polemica, faccia la sua dichiarazione di voto; prego.

PILI (F.I.). Grazie Presidente per la gentile concessione! Il voto a questa legge sarà un voto contrario; è una legge che blocca lo sviluppo, è una legge che danneggia la Sardegna irrimediabilmente, non certamente per i prossimi cinque anni ma per molti più anni della sua storia economica. Il futuro sviluppo turistico di questa Regione si ferma oggi, la nostra Regione sarà tagliata fuori da tutte le prospettive economiche di crescita, di valorizzazione, di qualificazione delle nostre strutture alberghiere. Si pone fine ad un processo che ha visto la Regione costruire insieme ai comuni quel progetto di condivisione di una strategia di riqualificazione del territorio, di un obiettivo straordinariamente importante che vedeva unire le zone interne con le zone costiere. Questa legge è fatta solo di divieti, è una legge che non proietta sulla Sardegna nessuna idea nuova di sviluppo, ma che persegue davvero la logica della più becera speculazione edilizia, che si consumerà nei prossimi anni in Sardegna. Questa legge nasce sulla base di una delibera di una Giunta regionale aberrante sul piano della legittimità, sul piano della costituzionalità, sul piano della legalità, perché ha consentito la violazione di quella norma sacrosanta che aveva stabilito il limite di inedificabilità dei trecento metri dal mare, per non dare allo sviluppo turistico quel colpo letale che voi invece gli avete inferto con la delibera prima e con la legge dopo. È una normativa, quella che state approvando, che non dà alla Sardegna alcun tipo di prospettiva; l'unico obiettivo che avevate era quello di colpire coloro che in Sardegna investono, sardi e non solo sardi, che hanno costruito sulla base di diritti acquisiti, di atti approvati dai consigli comunali che sono espressione dei cittadini di quelle comunità. Con questa legge state negando la possibilità delle comunità locali di scegliersi il proprio futuro, lo state rimettendo in discussione senza logica, tradendo quel presupposto che voleva mettere alla base della ricomposizione del ciclo edilizio urbanistico non la quantità, ma la qualità dello sviluppo urbanistico in Sardegna.

Fate una legge per gli amici! Una legge che dà al Presidente della Regione la possibilità di colpire tutti coloro che non si saranno allineati al suo programma politico; e gli date questa possibilità colpendo tutta la programmazione negoziata che in questa legge non esiste. Cercherete di truccare le carte, ma i sardi e coloro che sono impegnati nella programmazione negoziata si renderanno conto che con questa legge si andranno persi centinaia di miliardi delle vecchie lire, ma ciò che più conta si perderanno migliaia e migliaia di posti di lavoro. Con questa legge gli indicatori economici già dai prossimi trimestri segneranno un andamento negativo dell'occupazione e faranno riprendere la drammatica emigrazione dei nostri giovani. Anziché aiutare lo sviluppo economico state mettendo in essere davvero la negazione della crescita della nostra terra. Noi volevamo contrastare le nuove realizzazioni, siamo contro le seconde case, siamo contro le residenze, ma volevamo valorizzare ciò che esiste in Sardegna, degli imprenditori sardi in particolar modo, e voi con questa legge lo state drammaticamente negando alla Sardegna, ai sardi e soprattutto, ciò che più conta, alle future generazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. In premessa vorrei dire che noi siamo d'accordo sulle leggi di rinnovamento che segnano una nuova strada politica ed amministrativa, per cui, in questo settore, siamo sempre stati favorevoli agli interventi di qualità e non di quantità, e credo che sulla qualità la Sardegna debba investire. Riconosciamo comunque il diritto sia del Presidente sia della maggioranza a governare, qualora il Presidente decida di consultarla. Allo stesso modo rivendichiamo il diritto della minoranza di esporre le proprie ragioni. Sarà brevissima la mia dichiarazione, e ne approfitto per fare un cenno ad alcuni passaggi della storia recente. Nella storia d'Italia, soprattutto per quanto riguarda il terrorismo, i primi pentiti sono quelli che sono passati alla storia. Quella che riferirò è un'affermazione di un cittadino sardo riportata da un quotidiano locale, credo che sia un'affermazione che debba fare solo riflettere. Leggo testualmente: "Il Papa ha chiesto varie volte perdono per gli errori commessi dalla Chiesa durante i diversi secoli di storia, ispirandomi a lui, nel mio piccolo, sento di voler chiedere perdono ai sardi per aver contribuito con il mio voto ad eleggere l'attuale Presidente della Giunta regionale" segue la firma, di cui ovviamente tutti voi potrete prendere visione, ma è inopportuno che la legga in quest'Aula. Credo che tutto questo debba far riflettere, proprio per esercitare al meglio, nel prossimo futuro, il diritto dovere di governare. E concludo per quanto riguarda questa dichiarazione di voto, che è decisamente contraria al metodo seguito e al merito della legge, con un'altra affermazione: la ricerca affannosa e maniacale di azioni per passare alla storia ha creato nel tempo tristi pagine di storia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente Intervengo, ovviamente, per annunciare il voto totalmente contrario mio personale e del Gruppo che ho l'onore di rappresentare; debbo rimarcare in questa sede e debbo ricordare a tutti i colleghi ed agli assessori presenti, che ringrazio per essere presenti, che siamo nella fase di votazione finale della prima legge di una nuova era, e lo stiamo facendo, cari colleghi, in assenza del Presidente della Regione, certamente giustificato. Ma chi più di lui doveva essere in quest'Aula stasera? Non certo per ascoltare la nostra dichiarazione di voto negativo, ma certamente perché questa legge è una legge voluta da lui, condivisa da questa maggioranza - non abbiamo notato grandi voci di dissenso e ce ne dispiace - per cui il presidente Soru stasera avrebbe dovuto essere presente in Aula, se non altro per dare maggior significato a questa legge che voi tutti avete voluto esitare stasera. È un rammarico il mio, mi dispiace, perché, non devono meravigliarsi i colleghi, questa è un'era nuova! Siamo in presenza di un Presidente eletto direttamente dal popolo, con poteri straordinari dei quali non abbiamo saputo valutare probabilmente la portata nella precedente legislatura, forse non l'ho saputa valutare neanche io, e mi rammarico anche per questo, perché ero un profondo sostenitore dell'elezione diretta del Presidente della Regione; mi sono battuto tanto nella precedente legislatura perché questo accadesse e quindi sono cosciente del mio operato nella precedente legislatura, ma ahimè! qualcosa la dobbiamo imparare sempre tutti.

Io davo per scontato che un Presidente eletto direttamente dal popolo, dovesse essere un uomo di mediazione, dovesse essere una persona capace di interpretare le reali esigenze sia della nostra Regione ma soprattutto del Consiglio regionale; così non è accaduto. Questo rafforza ancora di più la mia contrarietà a questa legge, e non ripeto tutti i motivi per i quali sono contrario, perché li abbiamo sviscerati in tutti i modi. Avete cercato di mettere una pezza dove avete potuto, c'è stato certamente l'impegno di qualche consigliere, di qualche Capogruppo, anche del Presidente della Commissione in qualche circostanza, che si è affannato a trovare soluzioni che potessero in qualche maniera migliorare questa legge; non è stato possibile ed è stato un grosso errore. Votando questa legge voi commetterete un altro errore, spero che i sardi non debbano pagare per quest'errore e soprattutto spero che questo non sia l'inizio della fine e che non sia l'inizio di un'avventura politica di un quinquennio, che in qualche maniera possa portare la Sardegna ad una condizione molto peggiore di quella nella quale sta. Io credo che noi non dobbiamo, come minoranza, essere assolutamente partecipi di questa azione, ma dobbiamo continuamente denunciare questo vostro comportamento e questo modo di affrontare una legge come questa. Lo abbiamo denunciato, lo denunciamo ancora, vi abbiamo avvertito, vi abbiamo implorato di ritirare questa legge o almeno di riportarla in Commissione; avete saltato un passaggio importantissimo, la concertazione, sono tutti atti che la gente giudicherà nei prossimi giorni, e che voi dovrete giustificare. Io credo che avrete poco da dire per giustificare questa legge, perché è certamente frutto solo della vostra volontà e certamente non del nostro coinvolgimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, anche noi Riformatori annunciamo il nostro voto contrario, convinto, a questa legge, e devo dirvi che speriamo di aver torto, nel senso che speriamo che le valutazioni che noi abbiamo fatto in quest'Aula sugli effetti che questa legge avrà sull'economia e sullo sviluppo della Sardegna siano sbagliate, e quindi speriamo che abbiate ragione voi; perché se avessimo ragione noi non avremmo certo modo di esserne soddisfatti, né noi, né voi che avete il ruolo di governo.

Nel dibattito su questa legge noi abbiamo sostenuto delle posizioni di tipo culturale profondamente diversificate rispetto a quelle della maggioranza, posizioni delle quali siamo radicalmente convinti e delle quali non ci pentiamo, né ci pentiamo dei modi e dei termini con cui le abbiamo espresse in Aula. Perché su questa legge noi abbiamo delle riserve fortissime che abbiamo espresso e che sono sostanzialmente di merito, come vi abbiamo ricordato più volte in quest'Aula; sono di merito per le ricadute che questa legge avrà in Sardegna e sono di merito per quanto riguarda la garanzia della certezza del diritto. Riteniamo che la fretta che è stata madre di questa legge purtroppo non abbia consentito di valutare con attenzione quali potessero essere le lesioni dei diritti individuali di ciascun cittadino sardo, quali potessero essere i diversi regimi a cui i cittadini sardi saranno assoggettati a seconda del fatto che risiedano nel Sinis o fuori dal Sinis, a seconda del fatto che risiedano in un comune con il PUC approvato o senza il PUC approvato, a seconda che abbiano tracciato il reticolo stradale nelle lottizzazioni convenzionate approvate o non l'abbiamo tracciato, per finire con l'ultima valutazione sugli impianti per la produzione dell'energia eolica per i quali avete ritenuto che fosse meglio usare come discriminante la verifica di impatto ambientale e non la valutazione d'impatto ambientale, strumento dal punto di vista giuridico ben più garantista.

Ma, soprattutto, colleghi, io credo che sia importante anche sottolineare una cosa, e cioè che il ruolo che ha svolto l'opposizione in quest'Aula, un ruolo non di patteggiamento sulla sostanza ma di confronto sulla sostanza, qualche volta svolto con metodi duri, qualche volta svolto con metodi dialettici, ritengo che abbia prodotto qualche risultato. All'articolo 2 è stato reintrodotto il ruolo di controllo del Consiglio regionale, è stata reintrodotta la verifica di coerenza da parte di un'istituzione terza rispetto alla Giunta; all'articolo 4 è stato riformulato il comma quattro sulla programmazione negoziata; all'articolo 8 è stato approvato un emendamento che consente una maggiore agibilità dei PUC; l'articolo 5, che era a nostro avviso un'aberrazione giuridica, è stato rimosso. Beh, noi crediamo che questi non siano dei regali che avete fatto all'opposizione; io credo che questi siano dei regali che vi abbia fatto l'opposizione, anzi credo che l'opposizione abbia fatto il suo lavoro, e cioè vi ha segnalato delle parti della legge che erano ulteriormente gravose per l'impianto stesso della legge, e voi su alcune cose avete convenuto su ciò che l'opposizione vi segnalava.

Io non credo che abbiamo radicalmente modificato la legge, però penso che la nostra azione abbia contribuito a migliorare la legge, e credo che ciò sia avvenuto nel vostro interesse, nel nostro interesse e nell'interesse di chi sta fuori da questo palazzo. Questa credo che sia la cosa più importante, perché questa legge ci deve far ricordare che cosa è successo in quest'Aula in questo mese, e ci deve fare ricordare che i rapporti tra noi e voi, nell'interesse dei sardi, nell'intersesse di quest'Aula, nell'interesse della politica con la P maiuscola, se ci credete, devono restare improntati alla correttezza, così come devono essere i rapporti tra maggioranza ed opposizione. Se così sarà, e dipenderà molto da voi, se così sarà, potremo avere davanti cinque anni in cui ciascuno, nel rispetto dei reciproci ruoli, farà cose importanti per la Sardegna. Se invece così non sarà, e riterrete che la strada della prevaricazione dei diritti della maggioranza rispetto a quelli della minoranza sia da preferirsi, beh, insomma noi faremo il mestiere che comunque dobbiamo fare, ma credo che non sarà una scelta buona per la Sardegna, non sarà una scelta buona per quest'Aula, sarà una scelta che rafforza soltanto chi sostiene che la politica in Sardegna non esiste più e non ha ragioni di esistere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Oggi doveva essere un giorno di festa per questa Regione, invece si è trasformato in un giorno infausto. Un giorno infausto perché verrà approvata una pessima legge, e questa maggioranza se ne assumerà tutte le responsabilità; questa legge rappresenta il trionfo dei vincoli. Il trionfo dei vincoli che bloccherà lo sviluppo in Sardegna, e questo causerà effettivamente gravi danni alla crescita e allo sviluppo di questa Regione. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per migliorare questa legge, però mi pare che i risultati che abbiamo ottenuto siano veramente minimi. È stato fatto un oltraggio a questa Regione e la cosa più grave è che questo Consiglio sa bene che è stata oltraggiata la Regione Sarda, però abbiamo anche capito che sono state fatte delle minacce di mandare a casa questo Consiglio regionale e si è stati costretti ad approvare una legge che credo nessuno di noi avrebbe voluto approvare. Questa è una legge contro tutto e contro tutti, contro la concertazione che voi avete sempre osannato e mai applicato in questa legislatura, contro i sindaci, contro i settori produttivi, contro le associazioni e contro tutti. Si è calpestato, per riuscire ad approvare questa legge, il Regolamento, e si è forzato in un modo che non si era mai visto in passato; oggi insomma, dopo l'approvazione di questa legge questa Regione è più povera. È più povera perché sono penalizzati i settori nevralgici della nostra economia, ad iniziare dall'industria turistica, a causa dei vincoli che penalizzano non solo le zone costiere della Sardegna, ma avranno pesanti ripercussioni anche nell'interno della Sardegna e in tutta la Sardegna. Praticamente ancora oggi noi non sappiamo qual è la politica che vuole portare avanti questa maggioranza per quanto riguarda il turismo, che pure oggi è il settore trainante per lo sviluppo della Sardegna. Ho sentito cose incredibili questa sera; ho sentito anche che i posti letto sono troppi in Sardegna e probabilmente bisogna demolire anche qualche albergo. Si sta facendo una politica contro le seconde case che può essere anche giusta, ma bisogna capire cos'è che questa Regione vuole fare per sviluppare questo turismo. I servizi sono importanti, ma credo che assieme ai servizi ci debba essere anche il resto, ed io aspetto che questa maggioranza ci dica qualcosa su come vuole incentivare la crescita di questa Regione.

Oggi, purtroppo, dobbiamo constatare che questa maggioranza è in mano al più becero fondamentalismo ambientalista che non porterà nulla a questa Regione. Abbiamo visto cosa sono state capaci di fare certe associazioni ambientali che addirittura sono riuscite a modificare anche alcuni articoli, alcune norme che erano state già approvate da questo Consiglio regionale. Basta vedere quello che è successo anche stasera, quando si è parlato di eolico, ho sentito veramente delle cose incredibili, ma credo che le conseguenze della scelta che noi abbiamo fatto stasera le potremo verificare nei prossimi anni. Allo stesso modo è stata mortificata l'agricoltura; i lavori pubblici avranno pesanti ripercussioni a causa dell'approvazione di questa legge; ma devo dire che ciò che mi preoccupa più di tutto è l'eccessivo potere che si sta dando alla Giunta regionale, al potere esecutivo, limitando, di conseguenza, gravemente il ruolo del Consiglio regionale, che, dopo quello che è successo questa sera, noi sappiamo che sarà limitatissimo. Non siamo stati eletti dal popolo per fare i passacarte, però io credo che quello che è successo oggi dovrebbe far riflettere…

PRESIDENTE. Finisca, onorevole Ladu.

(Intervento fuori microfono)

LADU (Fortza Paris). …soprattutto far riflettere questa maggioranza, perché poi anche le maggioranze passano, però quello che è successo all'opposizione, oggi, potrebbe succedere a voi domani e speriamo che questo non tardi molto a succedere!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi consiglieri, intervengo per dichiarare il mio voto contrario a una legge confezionata, preparata e voluta in modo superficiale e frettoloso da questa maggioranza; una legge alla quale gran parte dei cittadini sardi sono contrari, così come, per la mancata concertazione, gli enti locali, le categorie produttive, per fare un esempio, l'Apisarda, la Coldiretti, la Confartigianato. Una legge che punisce, condanna e impedisce, con conseguenti danni alle imprese, la reale crescita, lo sviluppo e il progresso dei nostri territori e in particolar modo di quelli del Nord Sardegna, che già stanno pagando la crisi economica e sociale, vedi la crisi della chimica e dell'industria nel sassarese. Una legge su cui non c'è conformità di vedute tra la Giunta regionale e la stessa Commissione urbanistica, nonché tra numerosi colleghi sia di maggioranza che di opposizione.

Onorevole Presidente della Commissione urbanistica, a volte è meglio essere assenti in aula, anziché dormire, com'è avvenuto poc'anzi. Caro Presidente, l'aula non è fatta per dormire! Lo dico a voce alta, io che non ho interessi da difendere, né sotto il profilo economico, né tanto meno sotto il profilo professionale, per non essere ricordato nella storia, come lei e altri suoi colleghi verrete ricordati, tra coloro che hanno voluto questa legge che va contro i lavoratori, che li mette sul lastrico, che va contro le aziende. Ho rinunciato a fare parte alla Commissione urbanistica per andare a far parte di una Commissione che, mi auguro, lavori e produca norme e leggi in favore degli interessi generali dei sardi e non contro di essi.

Da uomo libero, caro Presidente, democraticamente eletto a rappresentare esclusivamente il supremo interesse dei cittadini sardi, voterò contro questa legge, una legge distruttiva che va contro gli interessi anche degli artigiani, come afferma la stessa Confartigianato di Sassari, caro presidente Spissu, in una nota che tutti noi recentemente abbiamo ricevuto, alla quale si aggiunge oggi quella della Confartigianato regionale.

Onorevole Presidente della Commissione urbanistica, io che non ho bisogno di suggeritori e tanto meno di tutori in quest'Aula per svolgere il mio ruolo di consigliere regionale, anche quando le mie affermazioni o i miei comportamenti potrebbero colpire la suscettibilità di qualcuno, continuerò a svolgere il mio ruolo, senza essere ostaggio di chicchessia, nella piena consapevolezza di dover rispondere principalmente alla mia coscienza e soprattutto a quella dei cittadini che mi onoro di rappresentare.

Onorevole Presidente, non era scritto da nessuna parte che bisognava fare una legge a tutti i costi. Le sfide non servono, per fare una buona legge urbanistica, cosa che non mi pare abbia fatto o stia per fare questa maggioranza. Da circa un mese, colleghi di maggioranza, avete ingessato il Consiglio regionale, con tutto il rispetto per la legge urbanistica, mentre altri problemi sono completamente trascurati per non dire abbandonati: da quelli dell'agricoltura, caro Assessore, a quelli dell'industria, dell'artigianato, dei trasporti, sopratutto della sanità, caro Assessore, che va girovagando per la Sardegna senza consultare e coinvolgere i consiglieri regionali del territorio. Avete persino perso ogni rapporto con i dipendenti regionali.

Cari colleghi, ogni elezione ha una sua storia; in democrazia a volte si vince e a volte si perde, quello che conta è essere ricordati per le cose fatte e non per i buoni propositi o per le belle parole, voi sarete ricordati per la legge urbanistica, che voi oggi volete approvare, che anziché disciplinare, salvaguardare, quindi difendere i nostri territori, penalizza, danneggia e impedisce la crescita economica e civile del popolo sardo, con il solo obiettivo di favorire pochi soggetti a scapito dell'intera collettività. Se questo è ciò che volete, auguri, complimenti cari Assessori, complimenti a questa maggioranza, i sardi sapranno giudicare questi comportamenti! Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, questa è la prima grande riforma della tredicesima legislatura e quindi inizia, come aveva annunciato il Presidente, non dagli ultimi, ma dai primi. Inizia dai primi, anzi io direi che spariglia i primi con gli ultimi. Avremo tanti nuovi poveri che erano ricchi e tanti nuovi ricchi che erano poveri! E questo secondo una legge che non è più quella della dea bendata, ma che è questa che noi stiamo oggi andando ad approvare - se l'azienda Sardegna oggi fosse quotata in borsa, in questo momento, alla borsa di New York - perché è ancora aperta - ci sarebbe il totale crollo delle sue azioni -, una legge che ha l'ambizione di avere un effetto positivo per cinquecento anni. Io credo che l'augurio maggiore sia quello che davvero possa durare almeno cinquecento giorni, ma ho paura, ho timore che torneremo molto presto, forse fra cinquecento ore qui in quest'Aula, per cambiare qualcosa di questa normativa che non va.

Io penso che non si possano far nascere delle leggi in questa materia senza un'analisi del territorio, senza il conforto dei dati economici, senza una valutazione concreta sull'impatto di questa legge che andrà a creare una grande ingiustizia sociale. Per poter avere un riferimento storico ad una ingiustizia di questa proporzione, io credo che soltanto nello Stato piemontese possiamo trovare un esempio equiparabile nella figura del ministro Bogino, che ancora oggi viene ricordato dalle tradizioni popolari. Ma la cose più assurda è quella di aver attribuito ancora una volta alla Giunta regionale la possibilità di raddoppiare l'effetto di questa legge, come se davvero si stesse giocando a Lascia o raddoppia.

L'eolico: abbiamo consumato a questo proposito un'altra grande ingiustizia. Io ho lavorato tre anni della mia vita per farmi un piccolo aerogeneratore familiare, con quattro piccole pale che avrei potuto issare vicino a casa mia, alto appena dodici metri, Presidente. Non lo potrò più usare, ho sprecato tante ore del mio tempo e della mia passione per poter produrre duecento chilowattora che io oggi non potrò più produrre. E mi dispiace che l'amico Petrini non ci sia, ma nemmeno più i mulini a vento potremo più avere, perché anche quelli sono dei generatori di energia, energia meccanica, ma noi non abbiamo specificato che potesse essere energia di tipo diverso.

In tutti questi aspetti si consuma la grande ingiustizia, noi non abbiamo saputo proporzionare esattamente gli effetti di questa legge, lo dico perché davvero lo pensano tutti i sardi. Abbiamo, in maniera indiscriminata, adottato il limite dei duemila metri, che non può rispondere a nessuna logica e che calerà, ovviamente, in maniera drammatica su tutti i sardi. Noi abbiamo ancora un'ultima possibilità, lo dico a tutti i cari colleghi: non votiamo questa legge. Rimandiamone l'esame ad altri tempi, studiamo in maniera efficace quali sono le esigenze di tutta la Sardegna. Carissimo onorevole Chicco Porcu, lei che solleva sempre le mani in alto e pare, naturalmente, che abbia grandi attese, sappia che davvero anche i sardi le sarebbero riconoscenti per questa prolungata meditazione, che veramente ci potrebbe portare a dei risultati più nobili. Oggi, non abbiamo davvero lavorato per la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, la storia giudicherà. Solo il tempo, infatti, potrà, nella realtà di tutti i giorni, dimostrare quanto noi abbiamo cercato di farvi inutilmente capire in queste estenuanti settimane di accalorato dibattito.

Si dirà che finalmente il Consiglio ha esercitato il suo principale ruolo: quello di legiferare, ma ho paura che il voler legiferare subito e a tutti i costi abbia portato a far sì che le ragioni che ognuno di noi ha espresso dando il proprio contributo hanno sicuramente, come sempre accade, creato grande confusione nell'opinione pubblica, che sempre più difficilmente, oggi come oggi, riesce a comprendere dove sta la verità. Oggi, 24 novembre, si pone finalmente fine al fiume di parole e ai diverbi verbali. La palla ora passa alla quotidianità, alla vita di tutti i giorni, che, a nostro parere, voi avete contributo a peggiorare, pur convinti di far bene. Ma ognuno, come si sa, è artefice del suo destino, e se un domani risulterà che nelle lontane giornate del novembre 2004 l'opposizione in Consiglio regionale aveva ragione nel profetizzare le nefandezze di questa legge per il nostro territorio e le sue popolazioni, beh, allora, cari colleghi, da persone per bene, sincere e leali, quali tutti voi siete, sono convinto che avrete, anche se in ritardo, quel sussulto d'orgoglio che vi avrebbe portato ad essere più razionali e senza alcun dubbio dei migliori legislatori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. La telecamera che riprende le dichiarazioni di voto è del circuito interno, non siamo in diretta televisiva.

LA SPISA (F.I.). Lei pensa…

PRESIDENTE. Non lo dicevo per lei, è che me l'hanno chiesto, quindi volevo fare questa precisazione. Prego, onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Stiamo arrivando al punto finale, e anche se siamo tutti stanchi qualche parola è proprio il caso di dirla, bisogna dirla. Qualche parola, nei limiti di tempo consentiti, però che esprima il sentimento finale che a questo punto evidentemente è anche libero da qualunque condizionamento tattico. Però qualcosa va detta. La prima tra le tante che si potrebbero dire è che questa è una legge che io credo, sinceramente, ben al di là della volontà della gran parte dei colleghi che siedono in quest'Aula, avrà molte ricadute concrete. Di fatto è una legge caratterizzata fortemente da una scelta ideologica, da una scelta dettata dall'esigenza di dare un segnale che va al di là dell'efficacia delle norme. E il segnale io credo che derivi da una volontà espressa, esplicita ormai, in tante materie che sta affrontando oggi questa maggioranza, la Giunta e il suo Presidente, dettata dall'esigenza di spezzare le reni a chi vuole sfruttare la Sardegna.

Questa è una volontà chiara, che chiunque legittimamente può pensare di avere, però credo che un orientamento così forte, così ideologico, così addirittura, direi, moralistico, non è ciò di cui la Sardegna ha bisogno oggi. Il Presidente della Giunta, in particolare, si è presentato in quest'Aula portando questo disegno di legge convinto, tra l'altro, di poterlo esitare in poco tempo, come si fa in una qualunque assemblea di una qualunque società per azioni, facendo valere la logica dei numeri e non considerando che in politica non è proprio così. Io spero che il tempo, ma non fra molto, in termini brevi, faccia capire che non si può fare così e che la politica non è sostituibile né nelle scelte di fondo, né nei rapporti fra le diverse forze politiche.

Io non credo che per fermare la speculazione edilizia che tutti, credo, vogliamo fermare, responsabilmente, fosse necessario utilizzare un vincolo così esteso, così devastante in alcuni casi. Sicuramente devastante nei confronti di molte posizioni giuridiche soggettive legittime, pienamente legittime, interessi legittimi e diritti soggettivi. E' stata scelta la strada, di sposare la tesi più estrema nella politica urbanistica e di tutela del paesaggio e dell'ambiente. Tenetevi questa scelta, però nella consapevolezza che è stata fatta anche un'altra scelta di fondo, una scelta di metodo importantissima, e cioè questa legge non solo è vincolistica ed ispirata ad una visione integralista della politica urbanistica e della tutela del paesaggio e dell'ambiente, ma avvalora anche una scelta che è fortemente centralistica. E' una legge piena di passaggi a livello, che conducono tutti a viale Trento o a viale Trieste o a via XXIX Novembre. Questi passaggi a livello usateli, ma usateli bene nell'interesse della Sardegna, perché credo che possano essere davvero pericolosi per un sistema che deve crescere nel rispetto di tutti, di tutte le autonomie. Il sistema cresce se c'è un equilibrio tra i poteri interni della Regione, governo e potere legislativo, e anche tra sistemi e ordinamenti autonomistici, che hanno tutti pari dignità. Questa legge certamente non riconosce la pari dignità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Io sono stato incaricato di intervenire a nome dell'intera coalizione di centrosinistra e quindi non intendo replicare a nessuna delle affermazioni polemiche che sono state espresse perché ritengo che avremo tempo per questo.

Con l'approvazione della presente legge, signor Presidente e colleghi, il Consiglio regionale della Sardegna compie oggi il primo e significativo atto della tredicesima legislatura. Come tutti ben sappiamo, il percorso è stato tortuoso e la gestazione travagliata e anche sofferta, ma alla fine del percorso possiamo affermare che ogni singolo consigliere ha svolto la propria funzione e ha assolto al mandato che gli è stato assegnato dagli elettori, dalla propria coalizione e dalla propria coscienza. A noi di centrosinistra è stato affidato l'onore e l'onere del governo democratico, a voi quello dell'opposizione democratica. Siamo convinti che avremmo potuto fare di più e meglio, non abbiamo dubbi, in un clima diverso e con uno spirito di collaborazione diverso da entrambe le parti. Questa legge non è perfetta. Siamo convinti che la perfezione non sia di questa terra. Possiamo però dire che questa legge risponde ad un preciso mandato che abbiamo ricevuto dall'elettorato, sulla base di un programma sul quale si sono pronunciati gli elettori che hanno preferito l'onorevole Soru all'onorevole Pili, la coalizione di centrosinistra a quella di centrodestra.

Io, cari colleghi, siccome il tempo è poco, vorrei soltanto leggere poche righe a pagina 20 dell'allegato alle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru, per chiarire e dare senso al lavoro che abbiamo svolto in questi giorni: "Il turismo è un settore importante ad alto rischio; è importante perché rappresenta una grande opportunità di sviluppo rapido e integrato dal quale possono trarre beneficio settori come mestieri del mare, e in particolare la pesca artigianale, l'agro-alimentare e l'artigianato. È ad alto rischio perché gli interessi speculativi sono forti e possono risultare dominanti con grave danno per la nostra collettività. La Sardegna si trova di fronte ad anni decisivi, l'assalto alle coste continua ed accelera propri in questi mesi, sostenuto da colpevoli e volute carenze legislative e dall'assenza di indirizzi chiari e condivisi. Se questo assalto avrà successo, la nostra qualità ambientale sarà irreversibilmente compromessa, le prospettive economiche della collettività e delle generazioni future danneggiate, le zone interne condannate allo spopolamento e al declino. Il Governo regionale intende combattere questa prospettiva contribuendo in primo luogo a definire regole condivise che consentano uno sviluppo turistico equilibrato e sostenibile" - equilibrato e sostenibile, colleghi - "con un forte grado di integrazione tra zone costiere e zone interne".

Questo è l'assunto da cui siamo partiti, questo è il messaggio che abbiamo mandato ai nostri elettori in campagna elettorale; queste sono le cose che abbiamo detto; non c'è nessuna invenzione, non c'è nessuna crociata, non c'è nessun furore di vendette personali o soggettive, si tratta di un mandato preciso che abbiamo ricevuto. Ecco, colleghi, io credo che noi dovremmo muoverci rispettando il mandato elettorale ricevuto; io credo che sia giusto affermare che questa è una buona legge che avvia una nuova fase dello sviluppo della nostra Isola e produrrà i suoi effetti positivi nel breve, nel medio e nel lungo periodo; tante altre sfide ci attendono, sfide sulle quali noi credo che ci dobbiamo ritrovare per confrontarci e varare delle leggi all'interno di quest'Aula che siano utili per tutta la Sardegna.

Io intendo, anche a nome di tutta la coalizione, ringraziare tutti i colleghi che hanno contribuito al varo di questa legge, ringraziare gli uffici per il grande lavoro che hanno fatto, e credo che sia doveroso che tutti quanti assieme davvero ritroviamo un clima che ci veda uniti nel dare leggi efficaci alla Sardegna nell'interesse di tutti i sardi, nel rispetto, comunque, delle reciproche prerogative e dei ruoli che ci sono stati assegnati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, siamo alla conclusione di questo mese e passa di dibattito consiliare, e mi dispiace dissentire dal Presidente della Commissione secondo il quale parrebbe che oggi il Consiglio abbia esitato la più bella delle leggi e che poi ci ha deliziato con la lettura di un brano delle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru.

Il collega Pisano ha parlato di Bogino. Io, facendo l'accostamento alla grande legge che verrebbe prodotta oggi, parlerei di pregone per il popolo sardo, che riceve in dono questa legge che certamente non è quanto di meglio ci si possa aspettare. Ma non sto qui a criticare più di tanto, perché le critiche sono già state fatte; certo mi è dispiaciuto non sentire in tutto questo dibattito la voce dell'Assessore donna competente in materia di tutela del paesaggio, e che ha pari merito con l'Assessore dell'urbanistica nella stesura del disegno di legge e nel valutare l'impatto di questa normativa, nella quale la tutela del paesaggio è solo un aspetto di contorno rispetto alla disciplina urbanistica e, di riflesso, del turismo.

Credo che almeno in riferimento ai passaggi che sono stati letti, i programmi elettorali del centrodestra e i programmi del centrosinistra siano sovrapponibili. Ma dove sta scritto che i vincoli anziché essere di trecento metri debbano essere di duemila metri, duemila metri che non sono stati mai motivati all'interno di quest'Aula. Questo vincolo ha il significato ben preciso della chiusura e della distanza che si è venuta a creare rispetto alle aspettative di tutela da parte dei sardi.

Però, dicevo che è una legge che certamente non ottiene la salvaguardia vera di quelli che sono i beni paesistici della nostra Isola, ma che limita fortemente le potenzialità di sviluppo e la possibilità di interconnettere le coste con l'entroterra, coi paesi che si spopolano. Credo che dovremmo rifletterci con attenzione a breve, perché questa normativa impatta fortemente con tutti quelli che sono i diritti consolidati; certamente tocca quei diritti di cui tanto si discuteva in questi giorni che sembrerebbero trovare una definizione che nessuno effettivamente ha trovato, ma che esistono.

E poi vorrei anche ricordare che è una norma che certamente non aiuta a trovare, per il modo con cui si è arrivati a proporla, un rapporto serio e diverso all'interno del Consiglio. Si sono ricercate contrapposizioni anziché momenti di confronto serio che avrebbero certamente dato alla legge un respiro diverso, che avrebbero consentito di offrire al popolo sardo una legge più attenta, più misurata, più compatibile con quelle che sono le aspettative, le esigenze di un sistema che ha bisogno di progresso, di sviluppo e di occupazione, obiettivi che con questa legge non si raggiungono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente, il mio Gruppo.. Presidente gradirei essere ascoltato e gradirei anche poter recuperare il tempo che perdo.

PRESIDENTE. Non ho sentito onorevole Cappai.

CAPPAI (U.D.C.) Chiedo di poter recuperare il tempo perduto, dal momento che…

PRESIDENTE. Se lei parla il tempo lo recupera, quindi parli e la ascoltiamo.

CAPPAI (U.D.C.). Il mio Gruppo, fin dall'inizio della discussione di questa legge, ha cercato di dare il massimo del contributo possibile, però l'evolversi dei lavori in Aula non ha consentito un serio dibattito e non ha consentito che si instaurasse un clima di rispetto tra le forze politiche in quest'Aula. Eravamo forse erroneamente convinti, o almeno io ero convinto, che il primo provvedimento che questa maggioranza avrebbe dovuto esaminare e portare in Aula fosse l'assestamento di bilancio. Dico questo..., Presidente, un po' di serietà in Aula, io non riesco a parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Cappai prosegua, prego.

CAPPAI (U.D.C.). Dicevo che dico questo per cercare di dimostrare che tutte le cose che dite, che proponete, che programmate non le mantenete mai. Ricordo a me stesso, ma vorrei ricordare a tutti, che l'ultima legge finanziaria è stata predisposta da noi, noi del centrodestra, ma completamente modificata da voi, con l'impegno unanime che chi avesse vinto le elezioni avrebbe proceduto con immediatezza alla predisposizione dell'assestamento; invece no, avete accettato quello che vi è stato imposto, discutere questo disegno di legge che io continuo a definire "guasta coste" e oggi aggiungo "soffoca sviluppo". Mi rivolgo soprattutto a lei, amico onorevole...

PRESIDENTE. Non dovrebbe toccare il microfono, onorevole Cappai, secondo me se non lo agita va meglio.

CAPPAI (U.D.C.). A lei onorevole Cugini, a lei onorevole Balia, che eravate Capigruppo a quell'epoca, perché avete accettato l'imposizione di Soru di discutere per primo questo disegno di legge anziché l'assestamento? Cosa nasconde questo disegno di legge? Nei miei pochi ma ripetuti interventi dei giorni scorsi, ho a più riprese chiesto che l'onorevole Soru ce lo spiegasse, ma brillante com'è di testa e per la sua assenza in Aula, ad oggi non ho ancora avuto risposta. Perché lei, Presidente, è l'unico che conosce le cose nascoste in questo disegno di legge e mi dispiace che molti colleghi sindaci siano caduti nel tranello. Questa è la peggior legge che si potesse fare per il turismo in Sardegna.

Onorevole Pirisi, la invito a rileggersi la pagina 23 delle vostre dichiarazioni programmatiche, dove parlate degli strumenti per sviluppare il turismo nella nostra Isola e dite tante cose, e non ne rispettate manco una; quindi avete tradito i sardi due volte, dicendo che questo era il vostro documento programmatico e poi invece disattendendolo con questa normativa. Avete proposto di istituire un'autorità di coordinamento, che avrà come primo obiettivo quello di definire chiari indirizzi strategici e regole ampiamente condivise, basate su informazioni aggiornate e affidabili sui dati attuali del turismo in Sardegna. Lei, Assessore del turismo, li ha fornito questi dati, visto che l'autorità di coordinamento non c'è? Allora avevate dichiarato ai sardi: "Faremo una legge per lo sviluppo del turismo avendo tutte queste conoscenze: presenze, seconde case, spesa pro capite, tutti dati aggiornati sul mercato globale del turismo" e ancora oggi non ce li avete forniti. Quali sono i dati di cui vi siete serviti per fare questa legge? Io in cuor mio sento di dire a voi tutti, maggioranza e minoranza, che il centrosinistra è caduto in un tranello, nel tranello del Presidente che prima ci ha detto una cosa e poi ne ha fatto un'altra.

Non mi dilungo oltre, Presidente, perché se dovessi dilungarmi oltre entrerei in una materia che probabilmente avrebbe bisogno di molto tempo; e allora dico: quali sono i sistemi turistici locali a cui vi siete riferiti nel vostro programma? Dove sono nella legge? Ce lo dovrebbe spiegare il Presidente della Commissione che, bontà sua, ha cercato nel suo ultimo intervento di farci capire che tutte queste cose erano a conoscenza della Commissione e soprattutto della maggioranza di centrosinistra. Tutte falsità.

Ecco perché io personalmente e tutto il mio Gruppo voteremo contro questa legge truffaldina che è a favore di pochi e a svantaggio di molti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, Assessori e colleghi, spero che alla maggior parte di voi piacciano le canzoni di Battisti. Io ne conosco una che dice: "Sogno un cimitero di campagna e io là, all'ombra di un ciliegio in fiore senza età per riposare due o trecento anni". Credo che il presidente Soru, che ha detto che per i prossimi cinquecento anni avrebbe sistemato le cose della Sardegna, non abbia bisogno di riposare cinquecento anni all'ombra di un ciliegio in un cimitero di campagna per sperare poi di svegliarsi e vedere il risultato.

Ai cittadini sardi basterà vivere il tempo di questa legislatura per capire le nefandezze, per capire tutti i malefici che possono derivare da questa legge che è assolutamente nefasta per l'economia della Sardegna. È una legge che non tiene in alcun conto le prerogative delle autonomie locali, tanto citate in altre occasioni, che altre aspettative di sviluppo avevano. Soprattutto altre indicazione si aspettavano da un Consiglio regionale che aveva suscitato tante aspettative in coloro che l'avevano votato e che avevano eletto alla presidenza Soru, che non si degna neanche di essere presente oggi, a vedere nascere questo novus seclorum ordo, come avrebbe detto Virgilio, che lui preconizzava.

Beh, se questo è il risultato veramente potevamo fare a meno di chiuderci qui un mese per esitare questa legge che assolutamente non risponde alle aspettative dei cittadini. Ho sentito qualcuno dire qui che noi siamo contrari alle seconde case e agli insediamenti abitativi. Si può discutere dell'utilità delle seconde case sulle coste, ma che i cittadini abbiano diritto di spostarsi dai territori dell'interno, che sono abbandonati, che vivono una situazione assolutamente inaccettabile al giorno di oggi, cittadini che per arrivare a Cagliari in Tribunale devono fare due ore di macchina, per arrivare ad un ospedale decente, per arrivare all'università, devono impiegare più tempo di quanto non impieghi un cittadino di Cagliari ad arrivare a Londra o a Mosca, sinceramente credo che sia un diritto che non si possa negare a nessuno; che i cittadini della Sardegna in questi anni si siano spostati verso le coste è sotto gli occhi di tutti.

CUGINI (D.S.). Ma stiamo parlando di trasporti?

LIORI (A.N.). No, sto parlando delle conseguenze di questa legge, Cugini, di una legge che tu voterai e che io non voterò, e per il tuo voto verrai giudicato dai cittadini sardi perché si chiederanno cosa hai fatto del tuo mandato; perché è giusto che tu abbia avuto il voto, abbia ottenuto il consenso democraticamente, però giudicheranno anche, dopo cinque anni, che uso ne hai fatto, perché così come hanno condannato noi all'opposizione dopo cinque anni è molto probabile che dopo questa legge veniate condannati all'opposizione, tu e il tuo partito.

Libera scelta vostra, consiglieri della maggioranza, di sostenere una legge come questa, credo che sia dovere nostro recepire le aspettative dei cittadini e votare contro una legge come questa. Beh, credo che non ci sia bisogno di cinquecento anni o di trecento anni per giudicare questa legge, basta vedere le reazioni dei sindaci, basta vedere le lettere indignate degli elettori del presidente Soru, perché è lui che ha vinto le elezioni ed è lui che vi ha imposto questa legge, non siete stati voi a volerla, tant'è che il Presidente della Commissione era uno dei più contrari a questo provvedimento che gli è stato letteralmente imposto dal presidente Soru.

Credo che non ci sia molto da dire, basta vedere le reazioni delle associazioni di categoria, della Confartigianato, di tutte quante quelle che si sono manifestate contrarie. Addirittura il rappresentante dei DS per il turismo ha dichiarato che ci saranno conseguenze estremamente negative per lo sviluppo del turismo in Sardegna. Beh, che cosa vogliamo di più? Non è che lo dicano i rappresentanti di Forza Italia, lo dicano i rappresentanti di AN, dell'UDC, dei Riformatori, degli altri partiti, di Fortza Paris; lo dicono i rappresentanti ufficiali del settore turismo dei DS che questa è una legge che è contraria agli interessi dei sardi, e poiché non siete in grado di dire no voi al vostro Presidente, volete che lo diciamo noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, colleghi, signori Assessori, siamo stati chiamati qui ad affrontare questa discussione e vi dico la verità che ne avremmo fatto volentieri a meno, ma non soltanto noi ma anche la stragrande maggioranza dei sardi che a causa di un provvedimento blocca tutto - tra l'altro devo dire privo di fondamento giuridico, di motivazione e di legittimità formale e sostanziale - ha visto in questo periodo una sollevazione di tutte le forze produttive della Sardegna. Intanto quello che vorremmo dire su questa legge, che oggi verrà forse approvata...

PILI (F.I.). Ci sono assembramenti e riunioni dappertutto; non è modo!

PRESIDENTE. Onorevole Pili, stia tranquillo. Lasci intervenire i suoi colleghi, lasci concludere l'onorevole Moro.

MORO (A.N.). Grazie dell'attenzione che vorrete dedicarmi almeno in questi quattro minuti e mezzo che mi spettano per l'intervento. Dicevo che questa legge, oltre a non avere un fondamento giuridico come diremo più avanti, non ha nemmeno alle sue spalle una volontà politica, pur discutibile che sia. Infatti abbiamo denunciato più volte che questa legge, come qualcuno ricorderà, nasce da una frase lanciata in libertà dal Presidente Soru in un convegno nazionale dell'Istituto Nazionale di Urbanistica, l'INU; in quella sede, come ho avuto modo di dire qualche giorno fa, come se parlasse di una sostituzione di un calciatore in una partita di calcio, aveva sostenuto: "Il limite di inedificabilità potrebbe andare anche a duemila metri dalle coste" e intorno a questo desiderio del governatore unico della Sardegna prima si è costruita una delibera di Giunta e adesso addirittura stiamo andando a approvare una legge. E qui sorge la prima domanda, me l'ero posta all'inizio di questo dibattito ed ora arriva anche la prima certezza: il Presidente ne aveva parlato con la Giunta? Io dissi allora che il Presidente non ne aveva parlato con nessuno, neanche con la sua Giunta, non si era confrontato con nessuno pur avendo affermato che si sarebbe confrontato con qualcuno, e dopo aver visto come si sono svolti i lavori in Aula, posso anche affermare, senza tema di smentita, che non si è neanche confrontato con la maggioranza che oggi sostiene a malincuore questa croce, come ha detto un anonimo consigliere di maggioranza. Questa è una croce e voi, con l'approvazione attuale, ve la porterete insieme con tutti i sardi che cadranno per l'emanazione di questa legge. Lo dimostra il fatto che questa legge non è nata dal confronto con nessuno, neanche all'interno della sua maggioranza, lo dimostrano i disegni di legge presentati da autorevoli componenti del centrosinistra, a partire dai DS, gli emendamenti aggiuntivi, quelli sostitutivi, quelli parziali, quelli ritirati in Aula, quelli proposti anche oralmente. Questo sta a significare veramente che è una legge improvvisata, e se spiegasse i suoi effetti solo ed esclusivamente in quest'Aula poco male, il fatto che a subirne le conseguenze saranno tutti i sardi, specialmente la parte produttiva, quelle forze vitali di cui oggi noi stiamo decretando, non dico la morte fisica, però almeno lo scoramento, la fuga che, come qualche collega ha annunciato, sarà la fuga dalla Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, signori della Giunta, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare la mia contrarietà a questa legge, così come abbiamo fatto in quest'ultimo mese, su ogni articolo, su ogni emendamento, e in ogni occasione pubblica e istituzionale e non solo. Dico che questa giornata verrà ricordata nella storia dell'autonomia della Sardegna, e verrà ricordata nella storia nell'autonomia della Sardegna come una delle giornate più tristi della storia autonomistica dell'Isola. E lo dico dopo aver riflettuto a lungo insieme ad alcuni colleghi, in particolar modo del mio Gruppo, anche sulla possibilità di fare un opuscolo, di farlo pubblicare col titolo: "Cronistoria di una legge bloccasviluppo", perché questa - continuiamo a dirlo - è una legge iniqua, è una legge che ci porta indietro nel tempo, è una legge che certamente non proietta la Sardegna e i sardi in un futuro migliore, fatto di crescita economica, culturale e non solo economica e culturale.

E dico questo con molto rammarico. Lo dico dopo aver assistito giorni e giorni, per ore ed ore da questi banchi a numerosi interventi, voi chiamateli pure ostruzionistici, noi li chiamiamo interventi - e continueremo a chiamarli -propositivi, interventi fatti in piena autonomia con la speranza che il buonsenso, che sono sicuro che comunque ancora è presente nella maggioranza, almeno così spero, il buonsenso di qualcuno di voi riuscisse a prevalere su questa chiusura certamente non voluta da tutti voi, ma voluta da chi questi dieci comandamenti, perché queste norme sono come i dieci comandamenti, vi ha imposto e vi ha fatto votare.

Dico anche, forse ripetendomi, che noi abbiamo voluto rappresentare qui, con i nostri emendamenti, con questa battaglia, con le nostre proposte, le istanze di chi si sente schiacciato, di chi si sente messo in un angolo da questa legge e da questo parlamento regionale che non ha tenuto conto degli amministratori, non solo di centrodestra ma anche apertamente schierati nel centrosinistra, che hanno più volte manifestato e sollecitato i propri rappresentanti qui in quest'Aula. E dico anche che noi siamo l'opposizione in quest'aula ma non siamo opposizione rispetto alle istanze delle popolazioni e non solo di quelle lobby o quei gruppi di interesse che voi più volte citate, ammesso che esistano; io personalmente non faccio parte di nessuna lobby, di nessun gruppo di interesse, qui rappresento i sardi, rappresento quei sardi che mi hanno dato la fiducia e che hanno detto che a governare quest'Isola comunque doveva essere il centrosinistra, quel centrosinistra che si assume oggi tutta la responsabilità di questa legge, quel centrosinistra che si assumerà anche la responsabilità di tutti quei danni che questa legge farà ai sardi e alla Sardegna per i prossimi anni e non per i prossimi duemilacinquecento anni, come invece qualcuno ha la presunzione di pensare, ma semplicemente per il 2005, per il 2006 e poi, se ci arriverete, sino a scadenza naturale della legislatura, perché poi sono sicuro che, anche a causa di questa legge, saremo noi a governare.

PRESIDENTE. L'onorevole Sanciu non è in Aula e decade.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Ho un elenco onorevole Pili, vuol venire anche a fare l'elenco?

PILI (F.I.). No, Presidente.

PRESIDENTE. Bene, ed allora mi lasci proseguire.

PILI (F.I.). Evidentemente lei vuole fare come se si trovasse in una sezione di partito.

PRESIDENTE. Lasciamo perdere. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

AMADU (U.D.C.). Presidente, colleghe e colleghi, presidente Pirisi. Io intervengo non per atto dovuto ma con convinzione per annunciare il mio voto contrario a questa legge che il Consiglio regionale tra qualche minuto licenzierà.

Sono state diverse le opportunità e le occasioni durante le quali abbiamo avuto la possibilità di sottolineare gli aspetti negativi che, secondo il nostro punto di vista, emergono da questa legge che è nata effettivamente in modo strano. C'è stata una rapidità, una tempestività che fa sospettare anche chi in qualche modo ritiene che l'attività legislativa sia sempre originata da impulsi legittimi, dalla volontà politica, dalla volontà istituzionale, una velocità strana, ancora più strana se si pensa che il contenuto, purtroppo questo lo devo rimarcare soprattutto ai colleghi che sono stati e sono ancora amministratori locali, nasce non certamente come un atto di fiducia nei confronti delle autonomie locali, non certamente come un atto di fiducia nei confronti dei cittadini sardi, non certamente come un atto di fiducia verso le categorie produttive sarde, perché io sfido anche i più ottimisti a trovare un documento, un atto degli organismi rappresentativi che ho elencato, della società civile, degli enti locali e della società politica, che possa in qualche modo esprimere un gradimento totale verso questo provvedimento.

Ci sono stati da parte della maggioranza tentativi, tra i quali anche l'emendamento relativo alle deroghe, di abbandonare alcune posizioni iniziali, ma sono stati tentativi insufficienti rispetto alle attese dei cittadini, rispetto alle attese dell'economia sarda. Se guardiamo alla storia degli anni scorsi e cerchiamo di ripercorrere i tempi nei quali inizialmente fu posto il vincolo dei centocinquanta metri, poi fu posto il vincolo dei trecento metri - facevo parte della Commissione urbanistica quando si approvò il vincolo dei trecento metri e governava una coalizione di centrosinistra - ricordiamo le difficoltà, gli sforzi per trovare soluzioni in favore soprattutto delle città che vivono sul mare; non capisco come mai anche in quest'occasione non si sia fatto lo stesso, pur andando verso una soluzione vincolistica troppo ambientalista. Non so se questo sia il prezzo che si vuole pagare a qualche frangia politica che peraltro non è stata neanche rappresentata in Consiglio regionale, ma questo è un altro discorso che riguarda la maggioranza; io credo che però ci siano delle ragioni che in qualche modo vanno contro gli interessi soprattutto dei comuni rivieraschi, cioè dei comuni costieri.

Ora io mi chiedo che titolo abbiamo, pur nel rispetto della programmazione generale, degli atti che paesisticamente devono qualificare la nostra azione, che titolo abbiamo noi per impedire che un'amministrazione locale, che un sindaco, che un consiglio comunale di una città rivierasca decidano di fare la piazza del paese sulla spiaggia. Di questo dovremo rispondere, dovrà rispondere chi è in maggioranza ma anche chi è all'opposizione. Ed allora il dibattito a conclusione di questa maratona, deve chiarire questi aspetti. Perché non è messo in dubbio il diritto di una maggioranza di pronunciarsi e di imporre. Ma io mi chiedo soprattutto se questa tempistica che è stata indicata nel disegno di legge, sarà rispettata oppure no, io ho qualche dubbio che possa essere rispettata ed allora io credo che i danni possano essere notevoli; io so già di licenziamenti che stanno avvenendo in diversi centri rivieraschi del nostro territorio, io non so come si potrà rispondere a quest'accentuazione della disoccupazione che mi preoccupa come amministratore, mi preoccupa come legislatore, ma soprattutto mi preoccupa, come altri hanno detto, perché c'è il rischio di una nuova forte emigrazione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PETRINI (F.I.) Grazie Presidente, signori consiglieri, secondo me questa legge se viene approvata ci porta indietro di qualche anno. Secondo me, forse mi posso sbagliare, forse è una legge giusta per la nostra Isola, per la Sardegna, ma se la legge è giusta e io sto sbagliando a fare opposizione, perché i sindaci sono venuti a protestare? Perché? Ma non solo sindaci di destra, sindaci di destra, di sinistra, del centro. Ed allora, ho qualche dubbio nel senso che non so più cosa votare, non lo so. Mi è venuto qualche dubbio e allora mi sono preso qualche appunto. Secondo me questa legge blocca il turismo e lo blocca seriamente. Alcuni hanno detto: "I paesi...",

CUGINI (D.S.). Chi te l'ha detto?

PETRINI (F.I.). Lo dico io, caro amico Cugini, lo dico io, poi tu dirai il contrario di quello che dico io; io rispetto quello che dici, per carità, tanto di cappello ad una persona brava come te in politica. Stavo dicendo che il turismo è importante; io frequento molti paesi dell'Ogliastra, prendiamo un paese a caso, Tortolì, aveva tremila abitanti, adesso sono quasi dodicimila. Vuol dire che i paesi della costa sono considerati una meta anche dai paesi dell'interno e allora noi stiamo bloccando proprio questi paesi con questa legge, questi paesi che si affacciano sulle coste, le coste sarde, chiaramente. Allora, appunto, blocchiamo lo sviluppo, che è una cosa importante, blocchiamo veramente, come stavo dicendo prima, il turismo, lo sviluppo, allora è vero che blocchiamo lo sviluppo, perché l'altro giorno, in quella saletta giù, dove era presente anche qualcuno di voi, la delegazione di sindaci che abbiamo incontrato, saranno stati dieci, venti, trenta, non lo so, se l'è presa quasi con noi…

CUGINI (D.S.). Hanno ragione!

PETRINI (F.I.). Erano sindaci di sinistra! Se la sono presa quasi con noi, perché non facevamo un'opposizione abbastanza dura! E mi hanno convinto, ho detto: ma perché non stiamo facendo un'opposizione dura? Perché? Allora io penso che il mio voto sarà contrario, caro Cugini, sarà contrario, almeno questa volta, però ci sarà qualche altra volta in cui potrò votare anche a favore. Per carità, la vita in questo Consiglio è lunga, cinque anni, mi auguro che duriamo cinque anni, me lo auguro per me e per voi, soprattutto per voi. Per me, se vado a casa non fa niente, ormai vedo poco, mi potrò riposare! Però io dico questo: stiamo attenti che andiamo a casa, stiamo attenti! Io mi auguro che questo Consiglio duri veramente quanto durerà questa legge. Io mi auguro che questa legge non porti danno alla Sardegna, io mi auguro che voi abbiate ragione e se avete ragione verrò a chiedervi scusa!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Sinceramente avevo deciso di non intervenire in questa fase, poi, come si dice, l'appetito vien mangiando, intervengono tutti, perché non dovremmo intervenire noi?

Giusto per dichiarare ancora una volta, purtroppo, un voto contrario alla legge e dico che me ne dispiace, perché? Perché non mi è stata data la possibilità in aula di poter dare il mio modesto contributo a questa legge che doveva essere uno strumento importantissimo di pianificazione urbanistica. Perché non ho potuto dare il mio contributo? Perché, sinceramente, il dialogo non c'è stato; c'è stato un monologo della opposizione e c'è stato un mutismo quasi totale, nelle cose sostanziali, della maggioranza.

Da un mese e mezzo io ho visto che in quest'aula è come se aleggiasse un'entità astratta, un fantasma che non riesco a identificare o a definire, che quasi ha ammutolito la maggioranza. Questo era un provvedimento che doveva essere esaminato con calma, al cui esame dovevano partecipare nella interezza tutti consiglieri regionali e tutta l'Aula parlamentare, perché è un provvedimento che non riguarda una parte o l'altra di quest'Aula, ma che riguarda il futuro prossimo della Sardegna. E' un provvedimento che incide fortemente sull'economia della nostra Isola, è un provvedimento che, per la sua portata, è di basilare importanza per il nostro ambiente, e non solo per le coste, ma anche per l'interno; è un provvedimento che per i vincoli troppo radicali che impone, sinceramente, condizionerà negativamente tutto l'indotto economico dell'interno della Sardegna che dal turismo costiero ogni anno trae beneficio, è un provvedimento che io non definisco legge, ma regio decreto, come espressione - come ho già detto - di assolutismo monarchico, poiché non è possibile che un provvedimento di legge non possa essere discusso, sviscerato, migliorato, attraverso la compartecipazione di un'Aula parlamentare. Ecco perché è un regio decreto; un tempo venivano fatti i regi decreti perché c'erano i re e nessuno poteva, almeno credo, minimamente intervenire. Parlo chiaramente più che dei regi decreti, un collega mi ha preceduto, dei pregoni; sto parlando cioè di una monarchia assoluta, chiaramente non dei tempi nostri, ma del 1600-1700. Ma questo deriva probabilmente da una visione assolutistica, da una visione probabilmente distorta che si ha dell'amministrare la politica, non uso la parola potere, perché è troppo grossa, troppo pesante.

Ecco perché io voto contro questa legge. Per motivazioni di carattere economico, di carattere ambientalistico, a causa delle umiliazioni e dei condizionamenti gravi che subiranno gli enti locali, i cittadini, le associazioni di categoria. Oggi è pervenuta una ennesima lettera da un'associazione di categoria, dalla Confartigianato; avrei preferito che scrivesse anche la CNA, assessore Broccia, cosa che non è avvenuta. Di questo ne abbiamo già parlato, ecco perché mi dispiace e dico che purtroppo dovrò anch'io dare il mio voto contrario a questa legge perché non mi è stato permesso insieme ai colleghi di dare il mio modesto contributo alla formazione di questo importantissimo provvedimento di legge. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, dichiaro il mio voto contrario a questa legge che è stata definita in queste ultime settimane in svariati modi: legge iniqua, legge truffa, legge blocca sviluppo, blocca tutto. Nel corso della scorsa legislatura, quando noi eravamo maggioranza e voi invece opposizione, in questi stessi banchi, in quest'aula, ci avete più volte accusati di avere scritto delle pagine buie della storia della Sardegna. L'avete detto tante volte, troppe per non pensare a semplici accuse strumentali.

Colleghi, il ruolo si è rovesciato e voi oggi avete scritto veramente, lo dico senza voler strumentalizzare niente, la peggiore legge della storia dell'intera autonomia sarda. Sono convinto anch'io che stavolta il centrosinistra, forse non tutto, sia caduto in un tranello. Certo la fretta è una cattiva consigliera, ma sarebbe troppo semplicistico dare tutte le colpe alla fretta per giustificare una delibera di quasi Ferragosto. Un tranello, dicevo, operato tra l'altro da chi ha messo la trappola e non si è nemmeno soffermato a guardare come questa vicenda va a finire. E' inaccettabile, incomprensibile, è inammissibile che il presidente Soru oggi non sia presente in aula quasi a voler dire: "Colleghi, andate avanti voi, andate voi" - come si dice e si diceva - "che a me scappa da ridere!" Ma il dramma è che non c'è niente da ridere, non c'è proprio niente. Io credo che nessun sardo oggi possa ritenersi soddisfatto e sono convinto che non lo è nemmeno la maggioranza dei consiglieri presenti stasera in quest'aula. Da oggi siamo tutti autorizzati ad essere un po' più tristi di fronte a un futuro certamente più grigio.

Colleghi della maggioranza, i sardi vi hanno affidato la responsabilità di governare la Sardegna per i prossimi cinque anni; questi stessi sardi, i cittadini, gli imprenditori, le associazioni, gli amministratori, i sindaci, con lo stesso senso di responsabilità vi chiederanno conto, e lo chiederanno solamente a voi, dei motivi che vi hanno convinti a farvi trascinare in questo folle progetto involutivo che rappresenterà, per il prossimo futuro, il vero freno allo sviluppo della nostra Isola.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Grazie, signor Presidente. Intervengo per dichiarare il mio voto che non può essere di sicuro a favore di questo disegno di legge. Sinceramente avrei pensato che la legislatura avesse potuto iniziare con temi, non dico più importanti, ma di sicuro con temi che affrontassero più celermente i problemi strutturali che non sono solo dell'amministrazione, e tanti altri temi che davvero meritavano di avere la precedenza, oggi, nei lavori del Consiglio regionale. E giusto per citare il più grosso problema che affligge ancora la nostra terra, perché abbiamo condiviso con l'amico Uras alcune battaglie, l'impegno nella pubblica amministrazione, vorrei indicare quello del lavoro. Una legge sulla riforma delle politiche per il lavoro di sicuro per me avrebbe dovuto avere, dopo la manovra finanziaria, la priorità.

Presidente, io in questa occasione chiederò di recuperare tutto il tempo che si perde, perché non l'ho chiesto in tutti gli altri interventi… Ci pensi lei, Presidente, gestisca lei l'Aula.

PRESIDENTE. Ci penso io. Colleghi, dobbiamo tenere conto che siamo tutti un po' stanchi. Basta non interrompere i colleghi che parlano. Prego, onorevole. non si fermi.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Il tempo scorre, poi se lo fa restituire dall'onorevole Pili, onorevole Contu. Prego.

CONTU (F.I.). Io sinceramente, tendenzialmente sono portato a fare degli esempi e mi sembrava di vivere in altri contesti più che in Consiglio regionale, più che in un parlamento regionale.

Io sinceramente devo dire, consigliere Pirisi, a lei che sfrucona il suo naso…

PIRISI (D.S.). Non dire cretinate!

CONTU (F.I.). Sinceramente, mi sembra che non sia il contesto in cui ci si possa sfruconare il naso e non mi sembra consono al suo ruolo peraltro, qui compiutamente esercitato fino ad ora con molta dignità...

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole. Io invito i colleghi a fare silenzio, a stare a posto.

CONTU (F.I.). Abbi pazienza, siediti!

PIRISI (D.S.). Gli dia un paio di occhiali! Sei un talpone!

CONTU (F.I.). Castia, ancu ci biasta tui cantu biu deu, tocca!

PRESIDENTE. Vada avanti.

CONTU (F.I.). Dicevo, Presidente, io mi auguravo di poter affrontare in quest'Aula temi, diciamo, che dovessero avere una priorità assoluta rispetto ad altri, comunque la scelta è stata fatta, si è portato in Aula questo disegno di legge. Disegno di legge che di sicuro è stato battezzato in tanti modi, nel corso del dibattito, durato giorni, giorni e giorni. Dibattito che davvero ha portato necessariamente la maggioranza e dico che nella maggioranza, grazie a Dio, riconosciamo tante intelligenze...

Presidente la suburra è altrove, io mi rifiuto di parlare, grazie. Suburra, vi ho chiamati suburra. Io non posso, Presidente. Lei non sta esercitando il suo ruolo, abbia pazienza. Ieri ci siamo rifiutati di partecipare a una votazione, ma non ritengo che lei stia gestendo in modo ordinato l'Aula in questo momento. Io chiedo di interrompere i lavori, che si riposi. Siamo qui dalle 16, per consentire il riposo delle membra dei nostri colleghi, che ormai sono rattrappiti o non sono in condizioni di mantenere l'ordine in aula, chiedo una sospensione, Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Gli ha tolto la parola!

PRESIDENTE. Ha rinunciato a parlare.

PILI (F.I.). Ha chiesto una sospensione. Deve fargli recuperare il tempo!

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lei sta ostacolando l'ordinato svolgersi dei lavori. Onorevole Artizzu, prego.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lei deve consentire a chi interviene di parlare. La prego...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. La prego di non urlare. Onorevole Contu, anche se urla il suo intervento non viene registrato, quindi si accomodi poi vediamo cosa fare. E prego l'onorevole Pili di smetterla di schiamazzare.

PILI (F.I.). Io non sono abituato a schiamazzare, se è abituato lei lo può fare.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, per cortesia, la richiamo per la ventesima volta oggi, per piacere, non mi costringa ad allontanarla dall'Aula. Onorevole Contu, vuole concludere? Concluda.

Onorevole Pili, lasci perdere, non suggerisca, i colleghi sanno cosa fare e cosa dire.

CONTU (F.I.). Io sinceramente ho rispettato tutti i colleghi di maggioranza che hanno parlato, non ho interrotto nessuno, quindi ritengo che altrettanto doverosamente i colleghi di maggioranza debbano aver pazienza e starmi ad ascoltare. Siccome qui io non ho interessi da difendere, non ho terreni, non ho interessi su aree né costiere né montane, non ho da tutelare nessuno come sembrerebbe di capire che faccia qualcuno eletto per questo, non so quali interessi questa legge tuteli e quali privilegi accordi.

PILI (F.I.). Faccia fare silenzio, Presidente!

PRESIDENTE. Onorevole Pili, l'unico che sta strillando è lei. Continua ad essere lei l'unico che strilla!

CONTU (F.I.). Io ho chiamato in causa il collega Mattana, in un intervento precedente, chiedendogli quali interessi si celano nella sua mancata presa di posizione sui problemi ambientali, paesaggistici e quant'altro, che coinvolgono il suo comune, quello di Sarroch. Ho chiesto se gli interessi della SARAS a Sarroch sono da privilegiare rispetto agli interessi dei sardi; quando qui si difende la possibilità di fare impresa, si difende la possibilità di creare lavoro, si difende la possibilità di dare un futuro alla nostra terra...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, si può anche non ascoltare, in tal caso si esca dall'Aula. Chi è stanco esca dall'Aula così evitiamo di protrarre a lungo queste scene che non sono decorose per nessuno.

Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Grazie Presidente. Questa maratona parlamentare volge quasi al termine, e come tutti sapevamo la legge sarà approvata; sarà approvata come l'avete voluta voi, colleghi della maggioranza, ma soprattutto sarà approvata così come il principe ha decretato che doveva essere approvata. Il nostro Presidente è stato paragonato anche a Luigi XIV, è stato parafrasato il suo cognome, il re Soru. Io piuttosto che a Luigi XIV lo paragonerei a Carlo V il quale diceva: "Sul mio impero non tramonta mai il sole". Io mi immagino domani mattina, spero sia una bella giornata, il sole che sorge e che accarezza con le sue dita tinte di rosa, come diceva Virgilio, la costa di Villasimius e quindi la casa del Presidente, a mezzogiorno illuminerà Sa Illetta, e al tramonto si inabisserà a Funtanazza.

Ho citato questo percorso del sole perché queste tre località sono, guarda caso, delle località ove sorgono delle costruzioni che sono del tutto inconciliabili con la legge che Soru ha voluto imporre ai sardi. Infatti dicevo che non credo che Soru sia stato folgorato sulla via di Damasco, per quanto riguarda la sua grande attenzione ai temi dell'ambiente, ma credo che questa legge sia il frutto di una lunga elaborazione che sicuramente è iniziata alcuni anni fa. Ed allora mi chiedo come può una persona che già anni fa considerava moralmente illecito, inopportuno edificare sulla spiaggia, acquistare case e realizzare aziende proprio sulla spiaggia e poi, una volta che diventa il capo del Governo regionale, pensare ed imporre una legge che prevede che nessun altro possa edificare sulla spiaggia. Questo è un aspetto da non trascurare a mio avviso, e oltre a questo ci sono da evidenziare, come abbiamo cercato di fare in questi quindici giorni, o forse venti, di dibattito in Consiglio regionale, tutte le altre incongruenze, tutte le altre ingiustizie, tutte le altre sperequazioni che questa legge comporterà per i sardi.

È una legge che io non credo i colleghi della maggioranza avrebbero scritto in questi termini; io non posso credere, non voglio credere e non credo che i colleghi della maggioranza non sarebbero stati in grado di elaborare un provvedimento legislativo, con una formula e un contenuto diverso nel merito, più accettabile. E non credo soprattutto che i colleghi della maggioranza avrebbero cancellato da questo iter legislativo tutta quella fase così importante che si chiama confronto, che si chiama concertazione, che si chiama dialogo con le realtà locali, con gli imprenditori, con i cittadini.

Quindi credo che sia un bene che l'opinione pubblica sappia molto chiaramente che questa legge è una legge vostra, e che noi abbiamo fatto una opposizione assolutamente integrale a questa legge. Credo che sia bene che qualche ora di sonno si sia persa per ribadire il valore di questa nostra opposizione, credo che dovremo continuare, ma lo faremo senz'altro, a denunciare le pericolose conseguenze di questa legge, e credo anche che facendo questo non saremo soli. Credo che ci saranno tante altre persone che da domani saranno preoccupate quanto noi, preoccupate anche più di noi, perché la mia preoccupazione personalmente si limita alla preoccupazione di un consigliere regionale di opposizione non avendo, come ho già avuto modo di dire in quest'Aula, né case né terreni né aziende né alcun interesse di alcun genere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Grazie Presidente. Colleghi, diciamo che finalmente si è detto, e l'ha detto il presidente Pirisi, che le motivazioni che hanno portato a questa legge, quindi alla pianificazione urbanistica così come viene proposta, nascono dal programma presentato dall'onorevole Soru in campagna elettorale che individua nel turismo un settore importante, seppure lo mette ad alto rischio, perché rappresenta un'opportunità di sviluppo rapido e integrato. Quindi ritiene che il turismo sia il settore più importante, ed anche io sono d'accordo, che si deve incentivare e disciplinare in modo tale da assicurare alla Sardegna un cambiamento di indirizzo sotto l'aspetto del ritorno economico, ma questo aspetto lo si è trascurato nonostante ci fosse inizialmente una posizione favorevole. Perché come ho detto anche in un'altra occasione, il Presidente Soru, non tanto in Aula, non tanto ai Gruppi che rappresentano la maggioranza, aveva indicato quali erano le sue linee guida per quanto riguarda la valorizzazione dell'economia sarda.

Era preoccupato perché vedeva l'integrità dell'ambiente in pericolo; io personalmente, e parlo da sindaco, penso che questo pericolo non ci sia. Io sto operando con serenità nel mio territorio, ho un piano urbanistico, gli imprenditori che intendono realizzare le loro iniziative vengono a trattare con l'amministrazione comunale e l'amministrazione comunale, ed è questo che manca secondo me come riferimento in questa normativa, discute e noi dettiamo le linee guida degli interventi che devono essere realizzati in quel territorio, seppure piccolo, e tutto è impostato - lo diceva l'onorevole Capelli - sulla qualità degli interventi e sulla valorizzazione degli altri settori che sono presenti in quel territorio.

In primo luogo l'ambiente, che noi tuteliamo al massimo, ma non tuteliamo con leggi e leggine che impongono vincoli, lo tuteliamo per davvero attraverso il controllo dell'indice fondiario, assessore Sanna, io l'ho detto anche in Commissione; e questo perché è stato fatto e perché è stato voluto? Perché con la disciplina dettata dal decreto Floris sono successi tutti gli sconci urbanistici che vediamo sulle coste sarde, ciò vuol dire che quei parametri non sono utili alla salvaguardia, non ti danno la possibilità di realizzare interventi di alto livello. Allora bisogna agire diversamente, bisogna cercare di impedire gli interventi che vanno a consumare il bene ambiente.

Questa preoccupazione io la faccio mia come sindaco, ma gli altri sindaci che sono stati sentiti ad Alghero, e lei era presente, assessore Sanna, e quelli che sono venuti anche qui in Regione, hanno rappresentato le loro perplessità su questa legge, non perché sono contrari che venga fatta una legge che tenda a dare degli indirizzi di programmazione, sono preoccupati per gli impedimenti che crea alla programmazione dello sviluppo nei territori che loro rappresentano; anche perché in molti casi lo sviluppo turistico rimane l'unica ancora di salvezza per garantire un tornaconto economico.

PRESIDENTE. Onorevole Sanciu lei è decaduto dalla facoltà di intervenire.

PILI (F.I.). Per dichiarazione di voto ci si può iscrivere a parlare in qualsiasi momento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Grazie Presidente. Io non utilizzerò i cinque minuti che il Regolamento concede per la dichiarazione di voto per riprendere e riapprofondire le ragioni di un dissenso che ho avuto già modo di manifestare in questa Aula e che è completo, che è stato ribadito all'infinito dai colleghi del mio Gruppo e della minoranza.

Credo sia per me importante, esternare un convincimento sullo scenario politico nel quale insieme agli altri mi sono trovato a vivere in questo momento, un convincimento che è cresciuto e si è rafforzato, si è consolidato, si è definito nei lunghi giorni di dibattito che ci siamo lasciati alle spalle. Io ho maturato il convincimento che all'interno della maggioranza che ha vinto le elezioni ci sia qualche parte politica che è convinta di aver vinto più degli altri, o meglio ci sia qualche parte politica che si sente depositaria di un consenso particolare in virtù del quale ha potuto trascinare di peso i suoi alleati alla vittoria elettorale, e che in virtù di questo convincimento pretende di porre al centro dell'azione di governo la propria impostazione politica.

Questo è emerso in maniera potente, forte, in tutti questi giorni di lavoro in Commissione e di lavoro in Aula. È emerso all'interno della maggioranza il formarsi di due posizioni, di chi sceglieva la linea del dialogo, o tentava di scegliere la linea del dialogo, di chi tentava di confrontare le proprie ragioni con le ragioni degli altri e di chi invece sceglieva la linea dura e si mostrava intransigente con i suoi stessi alleati, si mostrava insofferente verso una minoranza che è stata definita nel dibattito rozza, qualunquista e questa sera, con grande fantasia, persino buona soltanto a far girare le pale dell'eolico.

E' una parte politica che si è dimostrata insofferente verso la minoranza perché non ha accettato di misurare il confronto sulle idee, sulle proposte, perché si ritiene depositaria della verità; io credo che qualunque uomo politico voglia definirsi moderato, commetta l'errore di abuso di titolo se non è capace ogni tanto di porre in dubbio di possedere la verità, se non si chiede se non siano gli altri ad avere ragione. Se così non è il titolo di moderato è un titolo che usa a sproposito.

Questo ha portato la maggioranza di governo ad andare avanti a testa bassa, con qualche tentativo di trasversalità lodevole del quale do atto al Presidente della Commissione, onorevole Pirisi, in uno scenario nel quale su tutti e due i fronti che si combattevano ciò non era facile, non era semplice anche se poteva essere ipotizzabile. E così la maggioranza è andata avanti per la sua strada. L'intervento dell'onorevole Porcu, mi permetterà, era di tale tenore che mi aspettavo che da un momento all'altro dicesse: "Noi tireremo dritto", non l'ha detto ma ce l'ha fatto capire.

Noi voteremo ovviamente contro questa legge che vi appartiene tutta, per tutto quello che accadrà. Quello che abbiamo fatto in questo mese era tutto quello che potevamo fare, utilizzando democraticamente i mezzi che il Regolamento ci consente di usare, per cercare di impedire una legge che non condividiamo e che riteniamo dannosa per la Sardegna. Una cosa non potrete mai dire a vostra scusante: "nessuno ci aveva invitato a rifletterci".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. I lavori sono già ordinati, onorevole Pili. Prego onorevole Randazzo.

PILI (F.I.). Chiedo di parlare sull'articolo 89 del Regolamento.

OPPI (U.D.C.). Presidente, lei è stato maestro di queste tattiche. Ha diritto di parlare!.

PRESIDENTE. Ha diritto per quale motivo? Ha diritto se io gli concedo la parola per motivi di carattere procedurale. Comunque quando finiranno le dichiarazioni di voto potrà parlare.

(Interruzione del consigliere Oppi)

PRESIDENTE. Quando finiranno le dichiarazioni di voto le darò la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Grazie Presidente, onorevoli Assessori, onorevoli colleghi, oggi è stata tenuta in quest'Aula una lezione sul turismo e mi dispiace non vedere in quest'Aula l'Assessore del turismo perché se durante l'esame di una legge urbanistica si citano le pagine dalla numero 20 alla 22 del programma che, come la detto bene il collega Pirisi, riguardano tutta la parte del turismo, sarebbe gradita almeno la sua presenza. Questo senza togliere niente all'assessore Sanna che ha sopportato in piccole dosi la maggioranza, ma in grande parte l'opposizione che ha cercato democraticamente di impedire una veloce approvazione di questa legge. Sul turismo possiamo pensarla in modo diverso, onorevole Pirisi siamo ancora in democrazia; lei ripete quello che dice sempre il Presidente: "Ci siamo presentati alle elezioni con un programma, i nostri elettori l'hanno letto". Io mi chiedo sempre se è vero che tutti i vostri elettori l'abbiano letto, visto che molti colleghi o ex colleghi consiglieri, molti sindaci che sono dalla vostra parte, stimatissime persone, hanno obiettato e avanzato dubbi, ma non perché glieli abbia suggeriti io, dopo aver incontrato l'Assessore e il presidente Soru.

Parliamo del turismo: si è detto da parte chi ha fatto bocciare i PTP, che non sono avvenuti gli scempi che si aspettavano, questo è stato ribadito da poco anche da un collega ad un convegno al quale abbiamo partecipato io e il collega Porcu che, benché di appartenenti a schieramenti ben diversi, abbiamo spiegato ciò che ciascuno di noi intende per turismo. Io per turismo intendo sempre - parliamo di turismo costiero che rappresenta il novanta per cento del settore - come voi stessi avete scritto nel programma, quello di chi viene qua durante quei tre - quattro mesi in cui vi è bel tempo, periodo in cui si occupano appieno i nostri sessantamila posti letto, come ha ben ricordato il segretario regionale dei D.S. Tuttavia questo si verifica perché in quel mese di agosto le fabbriche sono chiuse, e solo allora le famiglie hanno la possibilità di venire qua in Sardegna, non seguono ciò che dice lei o che dice la maggioranza per scegliere il periodo per le vacanze estive.

CUGINI (D.S.). Ma non sai neanche quello che stai dicendo! Io non ho neanche parlato!

RANDAZZO (U.D.C.). Ringrazio il collega Cugini che almeno è attento alle parole che vengono pronunciate da un semplice componente dell'opposizione. Sulla legge ovviamente, per rispetto del Regolamento visto che siamo in fase di dichiarazione di voto, preannuncio il mio voto contrario perché non vorrei poi non fare in tempo a dichiararlo

Quando le confederazioni sindacali, quando gli artigiani avanzano le loro critiche sulla legge, non possiamo pensare che siano tutti di parte o siano d'accordo con l'opposizione, perché quando le imprese dichiarano sulla stampa che licenzieranno la gente, mi dispiace personalmente, come penso che dispiaccia a chiunque sia in quest'Aula e rappresenti il popolo sardo, perché ci riempiamo la bocca spesso del popolo sardo, però dobbiamo rappresentare le istanze dei cittadini che risiedono in quest'Isola, dal più grande al più piccolo, e quelle di chiunque voglia venire qua a fare investimenti.

Si dice sempre: "Salvaguardiamo quel che esiste", sono d'accordo; quando diciamo: "Ristrutturiamo", su una piccola parte mi trovate anche d'accordo. Si parla sempre di questi famosi scempi - a parte il fatto che quando sono venuti i sindaci, ho sentito qualche Capogruppo della maggioranza che diceva: "In quel paese, nonostante governiamo noi ci sono stati degli scempi e questo non va bene", cosa che dimostra che è corretto perché dice la verità -; io non conosco tutti questi scempi e nessuno ad oggi è stato ancora in grado di farmi l'elenco di questi scempi che hanno danneggiato quello che deve essere il futuro dei nostri figli, come è stato ripetuto in quest'Aula da quasi tutti i consiglieri regionali. Stiamo continuando a fare demagogia, io non sono stato eletto per fare demagogia e dico che voterò contro questa legge sopratutto perché non l'hanno capita coloro che dovranno applicarla, quei sindaci che hanno sollevato dei dubbi quando hanno incontrato tutti i Capigruppo...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Paolo Terzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA PAOLO TERZO (F.I.). Grazie Presidente. Signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, è con una certa emozione che intervengo perché è il primo intervento che faccio in questo consesso, in questa rispettabile Aula. Premetto che con quasi religiosa attenzione ho seguito il dibattito su questo disegno di legge, religiosa attenzione dovuta al fatto di essere un neofita appunto e all'atteggiamento mentale che in generale mi porta ad ascoltare sempre e chiunque per poter trarre il massimo beneficio dagli argomenti, dalle posizioni, dai punti di vista che vengono espressi. Ma su questo disegno di legge, dichiaro in premessa il mio voto contrario per una serie di argomenti e motivazioni che vorrei brevissimamente illustrare.

Le norme, i vincoli, come è stato in diverse occasioni ripetuto, che questa legge pone, di fatto, a parer mio, costituiranno un freno, nel prossimo futuro, a tutte le attività produttive che si sviluppano nel territorio e in particolare a quelle attività che nella fascia dei due chilometri insistono per specificità territoriali ed appunto per specificità di settore; e in particolare ci rivolgiamo sicuramente ad una delle attività, quella turistica, che, per ammissione della stessa maggioranza nei programmi di governo, viene considerata fondamentale per la sviluppo della Sardegna. È innegabile che, come è stato ricordato, un modello di sviluppo turistico non possa prescindere da una analisi quali - quantitativa che non è emersa in quest'Aula e che avrebbe dovuto essere alla base di una serie di valutazioni sulla natura dei vincoli temporali, strutturali, geografici che s'intendeva porre per limitare fenomeni speculativi.

Indubbiamente, e dicendo questo forse non sono del tutto in sintonia con i miei colleghi di minoranza, è necessario costituire un sistema di norme a tutela del territorio e di un ambiente che non è un bene da consumare ma è un bene da utilizzare nell'ottica della sua conservazione per le generazioni future. Ed allora, se questo è il principio che ci deve guidare, abbiamo il dovere, il compito di elaborare ed applicare le norme con l'obiettivo di conservarlo, appunto, per le generazioni future.

Questa serie di norme, forse con una visione un po' manichea di questo principio, di fatto non ha tenuto conto che ci deve essere il rispetto per quelle iniziative imprenditoriali e produttive che su questi territori insistono. E questo è il primo aspetto. Non è per altro trascurabile che a fianco dello sviluppo dell'industria turistica esistono una serie di attività produttive...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lombardo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Presidente, onorevoli colleghi e colleghi, Assessori, io a differenza del collega Paolo Terzo Sanna, è la seconda volta che intervengo ma pur sempre la prima in questo dibattito che, a differenza di quanto dichiarato dall'onorevole Marrocu proprio stasera, non ci ha trattenuto in Aula da un mese e mezzo e neanche da un mese, dato che l'esame della legge è iniziato il 3 novembre, e lo ricordo perfettamente visto che presiedevo io la seduta in cui abbiamo iniziato a discutere questa legge. Ed è proprio la gravità di questo provvedimento che mi ha spinta ad intervenire almeno per dichiarazione di voto finale.

Intervengo perché sento di dover esprimere la più totale e netta contrarietà ad una legge che fa arretrare la Sardegna di due chilometri dal mare. Adesso tutti i sardi, non solo quelli che abitano nelle coste, saranno costretti a fare un salto indietro nel tempo di parecchi anni. Infatti dopo un difficile lavoro per diffondere nell'Isola lo spirito dell'ospitalità turistica ed offrire alla popolazione occasioni di sviluppo, oggi tutto questo viene cancellato con questa legge che, come più volte è stato ribadito in quest'Aula, blocca lo sviluppo della Sardegna. Questo disegno di legge, voluto fortemente dal Presidente Soru, ha dilatato, caso unico in Italia, i limiti di edificabilità dai trecento ai duemila metri, sospendendo e in molti casi annullando del tutto gli interventi programmati sul territorio sardo. Questo provvedimento causerà dei danni e delle gravi ripercussioni non solo nel comparto turistico ma in tutta la nostra Isola. È vero, tutti noi abbiamo il dovere di tutelare e salvaguardare il paesaggio della Sardegna, ma bisognava farlo senza ricacciare via coloro che ci vivono e che ci operano.

(Interruzione)

Presidente, si potrebbe avere un po' più di silenzio in Aula, per cortesia?

PRESIDENTE. Ha ragione, ho già invitato coloro che parlano in Aula ad uscire fuori, se non possono fare a meno di parlare. Proseguiamo gli interventi, il tempo scorre, andiamo avanti.

LOMBARDO (F.I.). Il prezzo delle disposizioni contenute in questa legge ammonterà a quasi tre miliardi di euro, ma il dato più preoccupante sarà quello riferito al numero dei disoccupati che in questi giorni è stato annunciato da CONFINDUSTRIA e non solo. Leggo infatti anche su L'Unione Sarda, che i posti di lavoro a rischio nell'edilizia sarebbero ventinovemilacentottantaquattro, un dato non certo trascurabile visto l'alto tasso di disoccupazione che abbiamo nella nostra Isola. Le possibilità offerte dal turismo in Sardegna negli anni hanno consentito di far crescere e maturare il sistema imprenditoriale e farlo diventare un elemento fondamentale della struttura economica della nostra Isola.

Questa legge doveva creare regole certe e definire gli interventi possibili e ammissibili per il sistema turistico sardo, allo stesso tempo salvaguardando e tutelando l'ambiente. In questi giorni la minoranza ha fatto realmente e concretamente opposizione per stimolare un ragionamento, il confronto e la giusta mediazione per portare all'approvazione di una legge che tutelasse anche e soprattutto i diritti acquisiti, anche e soprattutto le reali esigenze del nostro territorio. Queste sono state rimarcate dalla presenza anche in quest'Aula di numerosi sindaci che hanno voluto portare all'attenzione di questo Consiglio e di tutti i consiglieri le problematiche, che sono reali, che molti piccoli comuni, soprattutto in seguito a questo provvedimento, subiranno. Non siamo qui per tutelare gli interessi di parte, ma stiamo discutendo su una questione che interessa tutti e dobbiamo fornire delle risposte alle tante attese che provengono dai sardi...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Arriviamo alla fine di una battaglia tormentata e al voto di una legge. La nostra posizione è stata ampiamente espressa in una sessione di dibattito consiliare che ci ha visto fare opposizione con una ferma contrarietà allo spirito di questa legge per l'oggettiva impossibilità di dialogare sui contenuti. Una impossibilità di dialogo non dovuta alla maggioranza, debbo ammetterlo, ma alla volontà della Giunta regionale di imporre anche alla propria maggioranza un provvedimento blindato e ispirato, ci spiace dirlo, ad una demagogica volontà populista piuttosto che essere volto a soddisfare la reale esigenza di varare una normativa urbanistica definitiva in Sardegna.

Dico questo perché è del tutto evidente a chiunque che se la Giunta avesse davvero voluto raggiungere uno scopo di politica urbanistica duraturo, non avrebbe affrontato una battaglia bieca, cieca e sorda su un provvedimento che, come abbiamo già detto, è una raccolta di illegittimità, di abusi, di vizi procedurali e sostanziali. Ed è questo che vogliamo sottolineare in queste dichiarazioni di voto, piuttosto che altri aspetti particolari che sono già stati ampiamente stigmatizzati nel dibattito.

La questione che più di tutte mi pare grave e gravissima è rappresentata dal fatto che la Regione, piaccia o non piaccia, si sia d'accordo o non lo si sia, non ha competenza in materia di tutela del paesaggio. La recente riforma costituzionale pone in capo allo Stato e solo allo Stato e il potere di normare in merito, il che vuol dire che la Giunta regionale sa bene, come i colleghi della maggioranza peraltro, che la legge sarà oggetto degli strali dell'Alta corte; ciò nonostante si è voluto procedere senza unitarietà, con una prepotenza che ormai viene usata in molti e troppi campi, che non fa onore all'Aula e offende la politica che noi continuiamo a considerare l'attività più elevata per comporre e mediare le diverse ed opposte posizioni ed interessi sociali.

Non mi dilungo sulle altre illegittimità di cui è viziata la legge perché, come ho detto, l'abbiamo già fatto in queste giornate, anzi settimane, di dibattito, ma non possiamo non lasciare agli atti consiliari i motivi della nostra opposizione. La legge è incostituzionale, basata su presupposti illegittimi, così come è illegittimo il decreto del 10 agosto e lo si vedrà forse nella giornata di domani, un decreto assunto su presupposti di urgenza inesistenti e con una validità che la legge esclude. Si approva oggi un provvedimento che è lo specchio di una cultura retrograda, nemica della libertà economica, schiava di una concezione per la quale è la parte pubblica a regolare il mercato e a condizionarlo. Ogni volta che sente il termine "privato" la Giunta fortemente si accanisce. Questo è esemplificativo di un modo di pensare che noi contrastiamo.

Questo è anche un provvedimento col quale si ritiene di poter fare carta straccia dei provvedimenti concessori dei comuni nei confronti di privati e di imprenditori. Noi siamo certi che l'ambiente sia una risorsa preziosa e sia necessario tutelarlo. Ma esiste la possibilità, e noi la perseguiamo e la perseguiremo, di integrare lo sviluppo delle zone interne dell'Isola e quello del turismo costiero che è, rimane e rimarrà il settore trainante di ogni qualsiasi possibile sviluppo turistico. Costruire bene, abbattere le brutture, integrare sviluppo costiero e turismo interno: questa è la nostra idea, e non esitiamo a ritenere perché in contrasto con tali obiettivi, la legge in votazione del tutto ingiusta, lo ribadiamo in questa dichiarazione voto. Anche nel merito questa legge, come già evidenziato nel dibattito, ha troppi punti oscuri; vi sono norme curiosamente di dettaglio come quella che considera le zone C intercluse nelle zone B oggetto di deroga, oppure quella che esclude, come detto, gli interventi di programmazione negoziata. Anche per questo il nostro voto è decisamente contrario e rappresenta, sia chiaro a chiunque, solo il primo atto di opposizione ad una legge la cui applicazione cercheremo di bloccare in tutti i modi fuori da quest'Aula.

Ciò non toglie che dopo aver dimostrato che è l'opposizione a determinare i tempi del dibattito, e della permanenza in Aula degli atti in esame, abbiamo ritenuto di lasciare che il diritto della maggioranza a governare sia esercitato, ma mai in misura maggiore del nostro diritto ad opporci, se è il caso anche a fare ostruzionismo. Non abbiamo fatto accordi, come qualcuno va dicendo in giro, né in Aula né in fuori. L'impegno assunto in Conferenza dei Presidenti di Gruppo di arrivare alla votazione della legge entro il 24 è stato sostanzialmente rispettato, vi è stato solo un ritardo di qualche ora. Nonostante questo nostro atteggiamento di apertura al dialogo e al confronto il clima è rimasto teso, l'opposizione ha mostrato di essere del tutto chiusa al dialogo e al confronto, anzi questo clima ha portato qualcuno a tenere all'esterno di quest'Aula comportamenti che minano alla base la possibilità di un confronto democratico e pacifico.

Riteniamo opportuno, nell'immediato futuro, proporre all'Aula una proposta di legge elettorale che limiti i poteri affidati alla maggioranza e al Presidente della Regione per riportare un po' di democrazia in quest'Aula.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Oppi. È scaduto il tempo anche per lei, onorevole Oppi.

OPPI (U.D.C.). Chiedo dieci secondi per concludere.

PRESIDENTE. Non è stato concesso ad alcuno.

Siamo in fase di votazione.

PILI (F.I.). C'è un ordine del giorno presentato; si legga il Regolamento.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pili torni al suo posto, vi prego di stare al posto. Siamo in fase di votazione. La votazione non può essere interrotta.

PILI (F.I.). C'è l'articolo 81.

PRESIDENTE. L'articolo 89 consente di intervenire prima della votazione. Prima.

Ha domandato di parlare il Consigliere Capelli sulle modalità di voto. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pili la prego di accomodarsi.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione per appello nominale.

PRESIDENTE. Onorevole Moro si accomodi. Non siamo in piazza, si accomodi.

Ha domandato di parlare sulla modalità di voto il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). C'è un ordine del giorno presentato!

PRESIDENTE. L'ordine del giorno è inammissibile. Prego, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione per appello nominale ai sensi dell'articolo 96.

PRESIDENTE. E' necessario che sette consiglieri appoggino la richiesta dell'onorevole Capelli.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri MORO, LIORI, ARTIZZU, AMADU, LADU, SANJUST, SANCIU.)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del testo unificato del disegno di legge numero 31/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A.

Coloro i quali sono favorevoli risponderanno ; coloro i quali sono contrari risponderanno no.

Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello.

(E' estratto il numero 79, corrispondente al nome del consigliere Scarpa.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Scarpa.

CORDA, Segretario, procede all'appello.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: SECCI - SERRA - URAS - ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MAANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta.

Rispondono no i consiglieri: VARGIU - AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 75

Votanti 73

Astenuti 2

Maggioranza 37

Favorevoli 46

Contrari 27

(Il Consiglio approva).

La legge è approvata. Chiedo scusa ai colleghi, li invito a sedere ai propri posti, non siamo a teatro. Se si vogliono accomodare magari concludiamo questo faticoso lavoro.

Questa è la prima legge di questo Consiglio regionale, forse domani, alla luce del giorno, scopriremo che ciò che sembrava un palazzo d'inverno non era un palazzo d'inverno e quindi ci saremmo risparmiati parole in più e atti che non sono utili all'Aula e che non sono utili soprattutto al lavoro che noi dovremo proseguire.

Onorevole Pili, vuole ancora interrompere? Vuole ancora disturbare? Lo ha fatto a lungo e anche in largo, adesso se cortesemente ci consente di esprimere la nostra opinione in tranquillità le saremmo grati. Esiste sempre la possibilità di uscire dall'aula se non si vuole assistere.

Io penso che sia importante sottolineare che è stata approvata la prima legge di questa legislatura e di questo Consiglio regionale; esprimo soddisfazione per questo e do la parola all'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, io devo fare un doveroso ringraziamento da parte del Governo regionale, del Presidente della Regione, alla maggioranza, alla opposizione, alla Commissione, al suo Presidente, ai funzionari, agli Uffici, alla Presidenza di questo Consiglio che hanno consentito un lavoro così duro e faticoso, ma anche utile a capire i limiti, le imperfezioni e le carenze che ci sono un po' ovunque. Su questa legge il giudizio non lo daremo noi, il giudizio di quest'Aula, infatti, si dissolverà molto presto nel giudizio dei sardi solo per gli effetti e le buone conseguenze che produrrà una sua corretta e giusta applicazione, se sapremo realizzare un moderno e buon piano paesaggistico regionale, cosa che ci impegneremo a fare fino in fondo.

Nel mondo e in politica vincono sempre le politiche lungimiranti, quelle moderate e cariche di valore popolare, perché più di altre esprimono un tasso impareggiabile di riformismo e di modernità, oltre che della necessaria democrazia. Ci hanno insegnato che la nascita di una nuova legge nei parlamenti democratici non segna mai una separazione rigida tra sconfitti e vincitori, ma misura solo ed esclusivamente il tasso di responsabilità pubblica di ciascuno di noi rapportato alla propria coscienza, anche se fa emergere quelli che esprimono in quelle aule solo chiacchiere e poche idee, così come quelli che sono attanagliati dal destino dannato di non diventare mai dei leader.

Al di là del fatto di terminare cinque minuti dopo la mezzanotte, che non sarà determinante per la vita di questa Regione, la lotta politica rischia, se prosegue su questa strada, di estirpare anche i sentimenti più semplici e più umani che dovrebbero accompagnare ha nostra dimensione politica e parlamentare. E quindi consentitemi di esprimere il sentimento più spontaneo che provo in questi minuti, la convinzione che stasera i nostri figli e i nostri nipoti potranno godere di un sonno più sereno, perché speriamo possano anche sognare per loro un futuro migliore di quello di oggi. Non conteranno quindi questi dieci minuti.

(Applausi dai banchi della Giunta e della maggioranza)

PRESIDENTE. Colleghi, ripeto che non siamo a teatro. La seduta del Consiglio riprenderà domani mattina alle ore 11 e 30, come programmato, per la discussione del disegno di legge di assestamento del bilancio.

La seduta è tolta alle ore 0 e 16 di giovedì 25 novembre.