Seduta n.177 del 26/04/2006 

CLXXVII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Mercoledì 26 Aprile 2006

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente Paolo FADDA

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 13.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 aprile 2006 (171), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Francesca Barracciu e Pierangelo Masia hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 26 aprile 2006. I consiglieri regionali Vincenzo Floris, Elio Corda, Beniamino Scarpa e Adriano Salis hanno chiesto congedo per la giornata del 26 aprile 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, considerata la scarsa affluenza di consiglieri in aula credo non sia opportuno iniziare i lavori, chiedo pertanto una sospensione di quindici minuti.

PRESIDENTE. La seduta è sospesa sino alle ore 10 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 16, viene ripresa alle ore 10 e 35.)

PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo nella sala attigua all'aula consiliare. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 36 , viene ripresa alle ore 10 e 48.)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha inserito all'ordine del giorno l'elezione dei delegati della Regione per l'elezione del Presidente della Repubblica, che, con un'inversione dell'ordine del giorno, avverrà questo pomeriggio.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che durante la sospensione sono pervenute altre richieste di congedo. I consiglieri regionali Renato Cugini, Alberto Sanna e Giuseppe Cuccu hanno chiesto congedo per la giornata odierna. Ci deve essere qualche epidemia!

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo" (216/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 216/A.

Passiamo all'esame dell'articolo 9 bis.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9 bis:

Art. 9 bis

Interventi nel settore agricolo

1. Allo scopo di favorire il processo di concentrazione dei consorzi fidi vigenti alla data del 31 dicembre 2005, costituiti fra piccole e medie imprese, aventi sede ed operanti in Sardegna, prevalentemente nel settore agricolo e agro-industriale, è autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 5.000.000 a valere sulle risorse rinvenienti dalla Legge 23 dicembre 1999, n. 499, (UPB S06.023).

2. L'intervento è finalizzato all'integrazione dei fondi rischi dei consorzi derivanti dal processo di concentrazione e deve essere utilizzato esclusivamente a sostegno delle operazioni finanziarie e creditizie riguardanti le imprese che esercitano un'attività legata alla produzione, alla trasformazione ed alla commercializzazione dei prodotti agricoli di cui all'allegato I del Trattato CE; le relative finalità, i criteri e le modalità di erogazione, sono definite con deliberazione della Giunta regionale da adottarsi su proposta dell'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, e da sottoporre all'esame di compatibilità rispetto alle norme europee in materia di aiuti di Stato in agricoltura.

3. I termini di impegnabilità relativi ai progetti di potenziamento di elettrificazione rurale ai sensi dell'articolo 18 della legge regionale 14 novembre 2000, n. 21, già prorogati da ultimo dal comma 7 dell'articolo 7 della legge regionale n. 7 del 2005, sono prorogati di un ulteriore anno. Il mancato impegno entro tale termine comporta l'immediato riversamento delle somme detenute.

4. L'Amministrazione regionale non procede al recupero delle anticipazioni erogate a favore delle aziende agricole per il finanziamento di progetti di investimento conclusi oltre i termini previsti, qualora le opere siano state completate, anche per soli lotti funzionali, e sia presentata richiesta di collaudo entro il 30 ottobre 2006.

5. Restano a carico dell'Amministrazione regionale le spese non rendicontabili all'Unione europea relative alla corresponsione all'ISMEA dei costi amministrativi inerenti la gestione della misura 4.19 - Ricomposizione fondiaria - del POR Sardegna.

6. Una quota parte dello stanziamento autorizzato dal comma 4 dell'articolo 6 della legge regionale 22 dicembre 2003, n. 13, sussistente in conto residui della UPB S06.052 (cap. 06344), può essere destinata alla compartecipazione regionale relativa alla valutazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 di cui al regolamento (CE) n. 1698/2005 del 20 settembre 2005.

7. A valere sulle disponibilità sussistenti in conto dell'UPB S06.030 (cap. 06103) e al fine di consentire il completamento della realizzazione degli interventi di assetto idrogeologico delegati al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, l'Amministrazione regionale è autorizzata ad erogare allo stesso Consorzio le somme non disponibili a seguito del pignoramento disposto dall'Autorità giudiziaria per il recupero dei crediti vantati dall'Ente autonomo del Flumendosa, pari ad euro 3.600.000.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sulla modalità di votazione. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 9 bis.

(Segue la votazione.)

Rispondono sì i consiglieri: Biancu - Bruno - Cachia - Cocco - Corrias - Davoli - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Frau - Gessa - La Spisa - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Mattana - Murgioni - Orru' - Pinna - Porcu - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Serra - Uggias - Uras - Vargiu.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - LA SPISA.

Risultato della votazione

Il PRESIDENTE proclama il risultato della votazione:

presenti 32

votanti 29

astenuti 3

maggioranza 15

favorevoli 29

Poiché manca il numero legale, la seduta è sospesa sino alle ore 11 e 02.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, sta sbagliando, deve sospendere per mezz'ora!

PRESIDENTE. E' vero. La seduta è sospesa sino alle ore 11 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 52 , viene ripresa alle ore 11 e 28.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Reitero la richiesta di votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPELLI, CAPPAI, AMADU, CASSANO, GALLUS, RANDAZZO, LICANDRO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 9 bis.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Gallus, Ladu e Licandro dichiarano di votare contro.

Rispondono sì i consiglieri: Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corrias - Cucca - Davoli - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Frau - Gessa - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Rispondono no i consiglieri: Amadu - Capelli - Cappai - Cassano - Gallus - Ladu - Licandro - Murgioni - Pisano - Randazzo.

Si sono astenuti: Il Presidente Spissu - Atzeri.

Risultato della votazione

Il PRESIDENTE proclama il risultato della votazione:

presenti 50

votanti 47

astenuti 3

maggioranza 23

favorevoli 37

contrari 10

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 9 ter, a cui sono stati presentati due emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9 ter e dei relativi emendamenti:

Articolo 9 ter

Interventi a favore dei consorzi di bonifica

1. A valere sulle disponibilità recate nel conto dei residui della UPB S06.030 (capitolo 06103) è autorizzata l'erogazione a favore del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e del Consorzio di bonifica del Cixerri della somma complessiva di euro 15.000.000 destinata ad abbattere i costi di manutenzione sostenuti negli anni 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005, detratte le somme già assegnate per le finalità di cui all'articolo 13 della legge regionale 14 maggio 1984, n. 21, e successive modificazioni e integrazioni, e ai commi 1 e 2 dell'articolo 30 della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37, e successive modificazioni e integrazioni.

2. A valere sulle disponibilità recate nel conto dei residui della UPB S06.030 (capitolo 06103), è autorizzata nell'anno 2006 l'erogazione a favore dei consorzi di bonifica di una somma di euro 10.000.000 per le finalità di cui all'articolo 13 della legge regionale n. 21 del 1984, e successive modificazioni e integrazioni e ai commi 1 e 2 dell'articolo 30 della legge regionale n. 37 del 1998, e successive modificazioni e integrazioni.

EMENDAMENTO aggiuntivo La Spisa - Contu - Ladu - Murgioni - Gallus - Capelli - Diana - Oppi - Artizzu - Vargiu - Sanjust - Sanciu - Lombardo - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Pisano - Dedoni - Liori

Art. 9 ter

Dopo il comma 1 dell'articolo 9 ter è aggiunto il seguente comma 1 bis:

"Al fine di ottimizzare la gestione dei servizi attraverso un razionale e produttivo impiego degli operai assunti a tempo determinato e nelle more di una riorganizzazione dei consorzi di bonifica della Sardegna, è autorizzata, a valere sulle disponibilità recate nel conto residui della UPB S06.030 (capitolo 06103) l'erogazione di un contributo annuale di euro 660.000 (seicentosessantamila) a favore del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale.".

Copertura finanziaria

in aumento

UPB S06.043

2006 euro 660.000

2007 euro 660.000

2008 euro 660.000

in diminuzione

UPB S06.030

Cap. 06103

2006 euro 660.000

2007 euro 660.000

2008 euro 660.000

(41)

EMENDAMENTO aggiuntivo Giunta Regionale

Art. 9 ter

Dopo il comma 2 è introdotto il seguente:

"2 bis. Alle variazioni di bilancio conseguenti all'applicazione dei precedenti commi 1 e 2, nonché del comma 7 dell'articolo 9 bis della presente legge e del comma 8 dell'articolo 4 della legge regionale 24 febbraio 2006, n. 1, provvede l'Assessore competente in materia di bilancio, anche con la procedura di cui all'articolo 2 della legge regionale n. 12 del 1976.". (142).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Signor Presidente, signori consiglieri, voglio soltanto proporre di aggiungere ai consorzi beneficiari degli interventi di cui al comma 1 il Consorzio di bonifica del Basso Sulcis.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 41. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Su questo articolo non credo che ci siano molti argomenti di discussione, in considerazione del fatto che si tratta di un intervento finalizzato ad alleviare le difficoltà finanziarie di alcuni consorzi che hanno dovuto sostenere, evidentemente, costi di manutenzione molto alti che hanno determinato situazioni di grave difficoltà gestionale.

La Commissione ha condiviso la necessità di questo intervento finanziario. A questo articolo noi abbiamo presentato un emendamento che tende ad agevolare una certa categoria di operai, quelli assunti a tempo determinato in alcuni consorzi (il problema è sicuramente più grave per il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale), le cui condizioni di disagio e difficoltà hanno dato origine, qualche settimana fa, ad alcune manifestazioni di protesta.

L'emendamento numero 41 propone uno stanziamento limitato, pari a 660 mila euro, per attenuare i disagi di questi lavoratori e permettere una regolare attività di gestione e manutenzione degli impianti; in caso contrario potrebbero prodursi delle disfunzioni, oltre al fatto che la precarietà del lavoro è tale da creare gravi preoccupazioni nelle famiglie di molti di questi lavoratori. Noi chiediamo che la Giunta presti attenzione a questo problema e che trovi il modo di soddisfare le esigenze manifestate. La modalità più specifica e più utile ci è sembrata quella di un emendamento che rafforzi la dotazione finanziaria. Sarebbe anche utile che la Giunta ci facesse sapere, nell'ambito delle proprie conoscenze, quali sono le prospettive che riguardano questo servizio e questi lavoratori.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Intervengo brevemente per dichiararmi favorevole all'emendamento formulato oralmente dall'Assessore dell'agricoltura.

L'emendamento numero 41, illustrato dal collega La Spisa, a mio avviso, può essere ritirato e accolto dalla Giunta come raccomandazione, perché al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, con questo maxicollegato e con quanto già approvato nella finanziaria 2006, si sono date e si stanno dando risorse ingenti per sanare la situazione debitoria. Inoltre il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale beneficerà anche di parte dello stanziamento previsto per il 2006 al secondo comma dell'articolo 9 ter, per consentirgli di far fronte alle proprie esigenze.

Il personale a tempo determinato è comunque indispensabile per la stagione irrigua, tuttavia, considerato ciò che è stato stabilito con la finanziaria 2006, ciò che prevede l'articolo 9 bis, che abbiamo appena approvato, e ciò che prevede al primo e secondo comma l'articolo 9 ter, non mi pare necessario un supporto di ulteriori risorse finanziarie. L'emendamento numero 41 potrebbe però essere accolto, ripeto, come forte raccomandazione affinché le risorse siano utilizzate non solo per sanare situazioni debitorie pregresse, ma anche per continuare l'attività irrigua, in attesa della riforma.

Una raccomandazione la faccio anch'io all'Assessore e alla Giunta, quella di tener conto della legge numero 21, in base alla quale la tendenza deve essere a unificare il costo dell'acqua per l'agricoltura in tutto il territorio regionale. Invece la situazione è molto variegata: ci sono consorzi che hanno il bilancio addirittura in attivo perché gestiscono direttamente gli invasi, altri versano in gravi condizioni finanziarie. Io penso che gli agricoltori debbano essere messi tutti nelle condizioni ottimali per poter svolgere la propria attività. L'agricoltura sta vivendo una situazione di gravissima difficoltà, il costo dell'acqua sta raggiungendo livelli non più sopportabili dal mondo agricolo e quindi anche le risorse che stiamo mettendo a disposizione devono essere utilizzate per far sì che il costo dell'acqua e anche i costi di bonifica e di manutenzione anziché essere differenziati territorio per territorio siano invece uniformati per gli agricoltori del Basso Sulcis, della Sardegna meridionale, della Nurra, della piana della Gallura e così via. L'intervento pubblico deve cioè tendere a mettere gli agricoltori nelle stesse identiche condizioni, prescindendo dalla zona in cui operano le loro aziende.

Chiudo l'intervento ribadendo che approvo l'emendamento della Giunta che include il Consorzio del Basso Sulcis. L'emendamento numero 41, che pone un problema reale, ossia quello di utilizzare le risorse anche per garantire la prosecuzione dei rapporti di lavoro e quindi occupativi, potrebbe essere accolto come raccomandazione alla Giunta, in quanto non mi pare che sia necessario stanziare ulteriori risorse. Invito inoltre la Giunta, se possibile, a coinvolgere la Commissione nella ripartizione dei fondi, anche per dare un quadro di ciò che è avvenuto dal 2001 ad oggi nel Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, quadro indispensabile per poter poi istruire i progetti legislativi di riforma di questi enti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo per esprimere un voto favorevole sull'articolo 9 ter e anche sull'emendamento orale proposto dall'Assessore per includere il Consorzio di bonifica del Basso Sulcis tra i beneficiari dello stanziamento di 15 milioni di euro di cui al comma 1, anche perché mi risulta che la condizione di questo Consorzio non sia più florida di quella del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e del Consorzio di bonifica del Cixerri.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 41 vorrei fare alcune considerazioni che sono legate alle riflessioni che noi abbiamo fatto in tutti questi mesi sulla grave situazione deficitaria dei consorzi di bonifica. Ho sempre sentito dire che uno dei motivi di questa situazione è l'abnorme carico di personale a tempo indeterminato, probabilmente dovuto anche alla stabilizzazione avvenuta in diversi consorzi di un eccessivo numero di lavoratori che erano stati assunti a tempo determinato. Credo che nel momento in cui ci avviamo alla riforma dei consorzi di bonifica raccomandare agli stessi di stabilizzare i lavoratori a tempo determinato significhi non andare nella direzione della riforma, che dovrà tra l'altro prevedere dei costi dell'acqua sostenibili dagli agricoltori. Per cui mi sento di dire che sono contrario all'emendamento numero 41 che va nella direzione contraria rispetto all'esigenza di contenimento della spesa e dei costi dell'acqua affinché siano sopportabili per tutti gli agricoltori.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il parere del relatore è contrario sull'emendamento numero 41, favorevole sul 142 e sull'emendamento orale proposto dall'Assessore dell'agricoltura.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Signor Presidente, signori consiglieri, il parere della Giunta è conforme a quello del relatore, vorrei però fare qualche precisazione. Posso, signor Presidente?

PRESIDENTE. Prego, assessore Foddis.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Vorrei soltanto esprimere il mio apprezzamento per i suggerimenti che sono arrivati e tranquillizzare i signori del Consiglio regionale che in relazione all'utilizzo delle risorse è già in atto un processo di razionalizzazione proprio nel tentativo di contenere la spesa. Non solo, è in atto un processo - se posso usare il termine - per una maggiore trasparenza anche nelle chiamate del personale.

Su questi argomenti ci sono stati diversi incontri con le organizzazioni sindacali e con il Commissario per l'emergenza idrica. L'Assessorato sta seguendo direttamente il prosieguo di questa attività che mira, evidentemente, al contenimento dei costi, ma anche alla salvaguardia del servizio irriguo fornito dai consorzi di bonifica.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'articolo 9 ter.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Prima della votazione, vorrei dire che ci sono due cose da rilevare per quanto riguarda questo articolo. Intanto l'emendamento orale della Giunta non consiste in una correzione per una migliore comprensione del testo, ma in una sostanziale modifica del contenuto normativo, in quanto estende il contributo anche a un altro consorzio. Premesso che non abbiamo su questo nulla in contrario, anzi riteniamo necessario estendere il contributo anche al Consorzio di bonifica del Basso Sulcis, c'è da dire che un emendamento orale richiede il consenso di tutti quando apporta modifiche sostanziali. Non può, credo, esserci da parte dell'Aula, e della opposizione in particolare, un assenso benevolo sull'emendamento orale in considerazione degli interessi in gioco e contemporaneamente una presa di posizione sull'emendamento numero 41 da parte di alcuni colleghi, non di tutti, perché mi è sembrato che la posizione del Capogruppo dei D.S. fosse quanto meno di comprensione delle ragioni sostanziali contenute nel nostro emendamento.

Quindi, o si accetta che un emendamento di sintesi vada veramente incontro a tutte le esigenze o noi saremo costretti a chiedere che si interpreti il Regolamento in senso stretto e non si accolga nulla. Oltretutto, anche sul piano sostanziale credo che alcuni colleghi - mi scusi, onorevole Biancu - non abbiano attentamente valutato il contenuto dell'emendamento numero 41, che non tende alla stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato, ma propone soltanto un'integrazione finanziaria. A noi risulta che sia necessaria un'integrazione finanziaria, così come risulterà a chiunque di voi abbia partecipato alle riunioni con questi lavoratori, che sono venuti qui in Consiglio per rappresentare i loro problemi.

BIANCU (La Margherita-D.L.). C'è il comma 2!

LA SPISA (F.I.). Non si sta chiedendo la stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato; si sta chiedendo semplicemente che, come ha sottolineato Siro Marrocu, un servizio necessario, quello di manutenzione degli impianti, venga considerato tra le finalità di un ulteriore esborso di risorse finanziarie da parte della Regione, volto non soltanto a ripianare le perdite o comunque ad agire sui bilanci, ma a consentire l'ordinario esercizio dell'attività dei diversi consorzi, che non è meramente contabile, ma è anche di gestione di strutture e impianti che sono fondamentali e richiedono delle prestazioni di lavoro a tempo determinato, purtroppo precario, ma almeno le richiedono.

Credo che non si sia capito il contenuto del nostro emendamento, chiedo quindi che questa questione venga sospesa per essere riconsiderata attentamente da parte vostra, altrimenti noi manterremo l'emendamento numero 41 e ci opporremo all'emendamento orale della Giunta. Mi rivolgo al Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, in senso strettamente tecnico-regolamentare lei ha ragione: l'emendamento orale proposto dalla Giunta, qualora non fosse condiviso all'unanimità dai consiglieri, non può essere accolto. Quindi se non c'è questa disponibilità questo emendamento non è ammissibile.

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Invito il collega La Spisa a ritirare l'obiezione sull'emendamento orale, perché c'è l'esigenza di un intervento anche per il Consorzio del Basso Sulcis, i cui dipendenti, tra l'altro, sono attualmente senza stipendio, così mi dicono.

L'emendamento numero 41, insisto, può essere accolto come raccomandazione. Non c'è infatti bisogno di stanziare ulteriori risorse perché abbiamo stanziato 37 milioni di euro per tutti i consorzi della Sardegna nella finanziaria 2006, con questo articolo stanziamo 15 milioni a favore di tre consorzi di fatto, se viene accolto l'emendamento orale, cioè dei Consorzi di bonifica della Sardegna meridionale, del Basso Sulcis e del Cixerri. E' già previsto un intervento a sanatoria di una vecchia controversia tra l'EAF e il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, e stiamo stanziando 10 milioni di euro per il 2006, oltre a quanto già previsto nel bilancio 2006, per le spese di manutenzione. E' evidente che di ulteriori risorse non c'è bisogno; la restante parte dell'emendamento, ripeto, penso possa essere accolta dalla Giunta come raccomandazione. Anch'io ritengo che non si stia stabilizzando nulla, si sta semplicemente chiedendo di ottimizzare la gestione dei servizi attraverso un razionale e produttivo impiego degli operai assunti a tempo determinato. E' quello che dovranno fare i consorzi. La raccomandazione è dovuta al fatto che un consorzio di bonifica potrebbe magari utilizzare queste risorse per sanare la situazione debitoria pregressa e non per mantenere in efficienza il consorzio stesso. Secondo me, oltre a sanare i debiti pregressi occorre mantenere comunque in attività i consorzi per il servizio che forniscono, in attesa di una loro riforma, perché quando si interviene finanziariamente in modo così massiccio per sanare delle situazioni debitorie nessuno può mettere in dubbio che ci sia bisogno di una riforma. Tra l'altro i consorzi stanno iniziando la stagione irrigua e hanno pertanto bisogno di questo personale stagionale che viene utilizzato per tre o quattro mesi, esclusivamente quindi per la stagione irrigua. Ci mancherebbe altro che noi limitassimo la possibilità dei consorzi di gestire i servizi ottimizzando anche l'utilizzo del personale a tempo determinato!

Insisto, quindi, nel chiedere che l'emendamento numero 41, che l'Assessore può accogliere come raccomandazione, sia ritirato e venga invece accolto l'emendamento orale presentato dalla Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Chiedo scusa se intervengo nuovamente, ma credo che sia necessario dare dei chiarimenti. Le somme che stiamo attribuendo attraverso la legge finanziaria 2006 e il maxicollegato, rispettivamente 37 e 25 milioni di euro, credo attestino che è stata dedicata un'attenzione molto particolare alla situazione abbastanza critica dei consorzi di bonifica. Nella fattispecie il comma 1 dell'articolo 9 ter individua il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale come beneficiario di una parte sicuramente considerevole dei 15 milioni di euro previsti, unitamente al Consorzio di bonifica del Cixerri e al Consorzio di bonifica del Basso Sulcis, che però riceveranno certamente una quantità di risorse minore. Chiederei al collega La Spisa di rimuovere la sua indisponibilità, facendo presente che i 63 lavoratori del Consorzio di bonifica del Basso Sulcis sono senza stipendio dal mese di gennaio di quest'anno. Credo quindi che non sia una modifica campata in aria, ma sia doveroso da parte nostra tener conto della necessità di pagare gli arretrati degli stipendi dovuti ai lavoratori.

Per quanto riguarda la gestione ordinaria del 2006, il comma 2 prevede uno stanziamento di ulteriori 10 milioni di euro con una destinazione specifica. In tutte le finanziare possiamo non trovare provvedimenti per molti consorzi di bonifica, ma di sicuro, lo vorrei ricordare al collega La Spisa, troviamo sempre misure a favore del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, per cui credo che anche dei 10 milioni di euro previsti al comma 2 una parte significativa andrà al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, che per garantire la funzionalità dei servizi dovrà chiaramente ricorrere anche quest'anno all'assunzione di personale stagionale.

Per cui ripeto ancora che credo non ci sia bisogno di destinare a questa finalità risorse specifiche e aggiuntive rispetto a quelle già previste.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo solo per sottolineare che l'emendamento orale proposto dall'Assessore è indispensabile non solo perché ci sono i dipendenti senza stipendio - e per questo mi richiamo in particolare all'onorevole La Spisa - ma anche perché questo consorzio purtroppo lamenta un passivo di 5 milioni di euro. Non intervenire determinerebbe un blocco totale delle produzioni agricole e conseguentemente una situazione drammatica per il comparto e per l'area interessata. Quindi, sotto questo profilo, si tratta di una corretta integrazione che non può in alcun modo non essere accolta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo pochissimi minuti di sospensione, stando in aula, per poter valutare questa questione.

PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni la richiesta è accolta.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 54 , viene ripresa alle ore 12 e 02.)

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di riprendere posto.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Credo che la pausa sia servita a mettere a fuoco il contenuto sia dell'emendamento orale presentato dalla Giunta sia dell'emendamento numero 41. Propongo quindi che l'emendamento orale venga integrato non solo con il riferimento al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale proposto dall'Assessore al comma 1 dell'articolo 9 ter, ma anche aggiungendo al comma 2, dopo le parole "legge regionale n. 21 del 1984", le parole "anche al fine di ottimizzare la gestione dei servizi attraverso un razionale e produttivo impiego degli operai assunti a tempo determinato e nelle more di una riorganizzazione dei consorzi di bonifica della Sardegna", senza prevedere ulteriori esborsi finanziari. Si tratta sostanzialmente di una precisazione quasi al limite non del contenuto normativo, ma di una semplice raccomandazione a considerare il problema dei servizi da gestire attraverso contratti a tempo determinato.

PRESIDENTE. L'onorevole La Spisa di fatto propone l'inclusione dell'emendamento numero 41 nel comma 2 dell'articolo 9 ter, senza le parti finanziarie. Chiedo all'Assessore e a chi è intervenuto su questa materia se sono favorevoli a questa proposta.

Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Io condivido la proposta, anche perché rientra nello spirito delle mie precedenti dichiarazioni, in cui sostenevo che c'è una razionalizzazione in atto nell'utilizzo di queste risorse.

PRESIDENTE. Onorevole Calledda, lei era iscritto a parlare per dichiarazione di voto precedentemente a questa determinazione.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sulla modalità di votazione. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, stavo valutando se mettere in votazione l'articolo 9 ter con gli emendamenti che di fatto diamo per accolti o fare due votazioni distinte. Votiamo l'articolo così come emendato.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 9 ter, nel testo emendato dall'assessore Foddis e dal consigliere La Spisa.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Oppi e Giorico hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corrias - Cucca - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Frau - Gessa - Giorico - Ibba - La Spisa - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Mattana - Moro - Oppi - Orrù - Pacifico - Petrini - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Rassu - Sabatini - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 60

votanti 59

astenuti 1

maggioranza 30

favorevoli 59

(Il Consiglio approva).

L'emendamento numero 41 si intende ritirato.

Metto in votazione l'emendamento numero 142. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 10, a cui è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 10 e del relativo emendamento:

Articolo 10

Interventi a favore del sistema industriale

1. Per i fini di cui al numero 2 della lettera a) dell'articolo 32 della legge regionale 7 giugno 1989, n. 30 (Disciplina delle attività di cava), l'Amministrazione regionale è autorizzata, a valere sullo stanziamento iscritto in conto dell'UPB S09.045 (cap. 09139), ad erogare contributi a fondo perduto in favore di imprese che presentino progetti di riabilitazione ambientale di cave abbandonate che comportino l'eliminazione e il riutilizzo dei materiali di discarica, il cui costo non sia coperto dal valore del materiale riutilizzabile. Le modalità e i criteri per l'erogazione dei contributi sono stabiliti con delibera della Giunta regionale adottata su proposta dell'Assessore regionale dell'industria, tenendo conto che le condizioni per l'ottenimento del contributo sono:

- la disponibilità dell'area interessata dalla discarica da parte del soggetto proponente;

- l'inesistenza di soggetto obbligato alla riabilitazione dell'area di cava.

Emendamento aggiuntivo Calledda - Sanna Franco - Pacifico - Sanna Francesco - Mattana - Orrù

Articolo 10

Dopo il comma 1 è inserito il seguente:

"1 bis. Al comma 5 dell'articolo 7 della legge regionale 4 dicembre 1998, n. 33 (Interventi per la riconversione delle aree minerarie e soppressione dell'Ente minerario sardo (EMSA), così come integrato dal comma 5 dell'articolo 7 della legge regionale 11 maggio 2004, n. 6, dopo l'espressione 'nonché dalla Sigma Invest S.p.A.' è aggiunta la seguente 'e dalla Binex S.p.A.'" (108).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Intervengo brevemente sul contenuto dell'articolo 10, che mi pare abbia una formulazione difficilmente comprensibile. L'articolo recita che l'Amministrazione regionale è autorizzata a erogare contributi a fondo perduto in favore di imprese che presentino progetti di riabilitazione ambientale, senza indicare una dimensione. Sono progetti per un importo di 500 mila euro, 1 milione di euro, 5 milioni di euro o 30 milioni di euro? Non si sa! E di quali imprese si tratta? Imprese specializzate nella riabilitazione ambientale, nelle bonifiche, nei servizi socioassistenziali o imprese industriali per la produzione di energia? Non si sa! Per modalità e criteri per l'erogazione dei contributi l'articolo fa rinvio a una delibera della Giunta regionale.

Io credo che questo livello di delega, con una formulazione così generica della disposizione, non sia tecnicamente sostenibile e questo lo dico in ragione del fatto che da un po' di tempo, soprattutto da quando è iniziata la necessaria attività di risanamento dei conti pubblici e del bilancio, bisogna stare attenti a come si spendono i soldi pubblici, per essere certi che siano spesi bene, che non siano sprecati e, aggiungo io, non siano richiesti con l'inganno, cioè per essere poi spesi per un obiettivo diverso da quello per cui vengono richiesti, in violazione delle disposizioni di legge che regolamentano l'utilizzo dei fondi pubblici.

Chiedo una sospensione per un coordinamento tecnico, perché non mi pare che questo articolo garantisca la collettività sul buon utilizzo delle risorse finanziarie che si ipotizza di spendere, così come non dà garanzie al Consiglio che non ha la possibilità di verificare se sarà fatta una valutazione, un'istruttoria, anche solo un'ipotesi di istruttoria, per l'attribuzione di finanziamenti pubblici finalizzati a iniziative di bonifica di cave, che dovrebbero essere bonificate a carico di coloro che hanno avuto i benefici dello sfruttamento della relativa concessione mineraria.

L'altra questione che mi pare necessario sollevare riguarda la necessità di capire quale sia l'entità dei contributi. Qua si dice che l'Amministrazione regionale è autorizzata, a valere sullo stanziamento iscritto in conto alla UPB S09.045, a erogare contributi. Di quale entità? Va tutto in una direzione, ne va una parte e quale parte? Cioè la Regione quanto ritiene debba essere speso per questa finalità? Sospendiamo l'esame di questo articolo così possiamo verificarlo sul piano tecnico. La produzione legislativa deve garantire il cittadino e il cittadino deve capire che cosa questo Consiglio regionale approva nel suo interesse.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Io credo che questo articolo contenga alcune formulazioni che sono specifiche altre che lo sono meno, mentre sarebbero dovute esserlo di più. In altri tempi formulazioni di questo tipo avrebbero determinato da parte del Governo un sicuro rinvio per illegittimità di una qualunque norma.

Prima questione: si prevedono contributi a fondo perduto per imprese che presentino progetti a scopo di riabilitazione ambientale, senza che alcun parametro di contribuzione sia indicato in legge, tutto è lasciato alla discrezionalità della Giunta. Questa credo che sia la prima evidente carenza di questa norma. La finalità complessiva dell'intervento è comprensibile: ci sono cave dismesse che o sono di proprietà dei comuni, per cui possono essere risanate con contributo regionale, o sono utilizzate come discariche, essendo per tutti degli obbrobri a cielo aperto che sicuramente non fanno bene a nessuno, né al territorio né alle persone, al paesaggio e così via. Quindi la norma è comprensibile e teoricamente anche condivisibile, ma il suo impianto è veramente carente, perché se si dà un contributo a un privato se ne deve precisare l'entità, non credo che sia ammissibile un contributo del 100 per cento in questi casi. E allora questo va messo in legge, non può essere lasciato alla totale discrezionalità della Giunta.

Seconda questione: per quanto riguarda la precisazione finale, tenendo conto che tra le condizioni per l'ottenimento del contributo vi è la disponibilità dell'area interessata dalla discarica da parte del soggetto proponente, mi domando perché si parli di discarica e non di cava dismessa. Posso capire che si faccia un'abbreviazione del percorso logico e si dica che le cave dismesse diventano discariche, però l'oggetto della legge è la disciplina dell'attività di cava. Si dice anche che il soggetto che cui viene assegnato il contributo non deve essere un soggetto obbligato alla riabilitazione, perché altrimenti deve provvedere a spese sue, e questo va benissimo, ma si parla di discarica senza precisare il titolo, la ragione giuridica della disponibilità dell'area. Cosa vuol dire disponibilità dell'area? In proprietà, in possesso, in concessione? A che titolo? Oppure si parla di disponibilità perché il privato che era obbligato alla riabilitazione cede l'area di cava in concessione ad altri, che non hanno quell'obbligo e che ricevono il contributo per fare ciò che invece dovevano fare i proprietari? Ci sono cioè delle cose oscure, quantomeno poco chiare. Non sto facendo dietrologia, dico che il testo della legge non è chiaro e rischia di farci approvare una disposizione non realmente finalizzata a garantire tutti, che cioè preveda dei buoni interventi, ma con la certezza del diritto e la sicurezza che questi soldi andranno effettivamente a chi vuole risanare per un interesse pubblico e non per altro interesse.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda per illustrare l'emendamento numero 108. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, colleghi, credo che l'articolo 10 affronti un problema molto serio. Peraltro, in riferimento alla legge numero 30 del 1989, non è che non fossero previsti in quella legge interventi per la bonifica delle cave; erano previsti, ma ovviamente non è mai stato fatto nulla nello specifico. Non a caso l'articolo 10 richiama l'articolo 32 della legge 30/89, che prevede appunto interventi in questa direzione. Io credo che questo sia un provvedimento importante, perché se andiamo a verificare ci rendiamo conto che molte realtà sono abbandonate a sé stesse.

Vorrei porre una domanda, che secondo me può evidenziare un limite dell'articolo: l'intervento è solo ed esclusivamente in favore di imprese private o anche di imprese che operano nel sistema regionale? Faccio questo ragionamento per richiamare, per esempio, il fatto che la Regione autonoma della Sardegna è dotata di una società che si chiama IGEA e che dovrebbe fare bonifiche. Nel Sulcis-Iglesiente, per esempio - chi conosce quel territorio lo sa - tantissime cave sono state sfruttate da privati, ma anche molte lavorazioni minerarie hanno determinato certe condizioni ambientali. Allora credo che si dovrebbe specificare nel dettaglio questo aspetto, però in linea generale il contenuto dell'articolo, a mio modo di vedere, è da condividere.

Signor Presidente, vorrei anche fare alcune considerazioni sull'emendamento numero 108, di cui sono primo firmatario. C'è stato un grande dibattito in Aula su come la Regione intende risolvere i problemi dei lavoratori assunti a tempo determinato, e quindi precari. C'è stata una discussione molto articolata, che a mio modo di vedere può approdare alla soluzione di tutto il problema. Nella fattispecie questo emendamento riguarda alcuni avvenimenti, mi riferisco in modo particolare alla liquidazione dell'Ente Minerario Sardo e a tutta una serie di realtà che sono state trasferite, per esempio, all'IGEA. Già in questa legislatura abbiamo modificato la legge numero 33 del 1998, cioè la legge di soppressione dell'Ente Minerario Sardo, prevedendo, per esempio, che i dipendenti di Palmas Cave, Softing e forse di qualche altra azienda, transitassero all'IGEA. Ho sollevato questo problema, signor Presidente, per una questione di giustizia verso sette lavoratori che avevano prestato la loro opera nella realizzazione della discenderia della Carbosulcis e che essendo stati poi chiamati alla Binex S.p.A., famosa fabbrica di biciclette con sede a Iglesias, una volta usciti dal ciclo produttivo a differenza degli altri lavoratori Palmas Cave e Softing hanno perso il diritto al passaggio diretto all'IGEA, sulla base della legge di soppressione dell'Ente Minerario Sardo. Peraltro questi lavoratori non erano addetti alla produzione di materassi, bensì lavoravano in miniera. Quindi credo che questo aspetto sia da riprendere.

Sono stato costretto a presentare questo emendamento perché volevo sollevare questa questione, ma credo, Assessore, che il problema possa essere risolto anche in via amministrativa, chiedendo alle organizzazioni sindacali, all'Assessore dell'industria, insomma a chi di dovere, di verificare le carte e fare l'operazione richiesta. Francamente non avrei voluto richiamare un problema di questo genere che ne può sollevare tanti altri, dal momento che c'è il problema di questi lavoratori così come di tanti altri lavoratori che si trovano in condizioni simili, però, per cortesia, se esiste un minimo diritto in situazioni di questo genere facciamo in modo che sia rispettato a tutti i livelli. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Condivido pienamente tutte le osservazioni fatte dal collega La Spisa sul fatto che si stanno prevedendo contributi a fondo perduto ma non è chiaro quale sia l'entità dello stanziamento finalizzato al ripristino ambientale di cui all'articolo 10.

Qui però abbiamo fatto un po' di confusione. Il collega che mi ha preceduto ha infatti parlato dell'IGEA, la quale, è vero, attua interventi di ripristino ambientale, per cui se i territori in cui insistono le cave abbandonate rientrano nell'ambito dei beni dell'IGEA non c'è bisogno di stanziare risorse aggiuntive, anzi direi che è esattamente il contrario. Credo che questo aspetto vada messo in evidenza. A prescindere dal fatto che si siano commessi degli errori nel modificare il Regolamento e recentemente si sia parlato ampiamente in quest'Aula delle cave, magari approfittando di un fatto anomalo che si è verificato in quel di Mores, credo che chi fa uno scavo che poi diventa una discarica abbia anche l'obbligo di risanare l'area interessata. E' pur vero che l'articolo 10 parla anche di "inesistenza di soggetto obbligato alla riabilitazione dell'area di cava", ma sono carenze del passato, perché è giusto che chi ha creato uno scempio ponga ad esso rimedio. Ma l'articolo parla anche di "disponibilità dell'area interessata dalla discarica da parte del soggetto proponente". Visti tutti questi tentativi di dare contributi attraverso delibere di Giunta, espropriando le competenze del Consiglio, non vorremmo che qualcuno potesse acquisire l'area dove c'è una discarica perché sa di trarne profitto, e non sarebbe il primo caso. Quando, per esempio, un illustre personaggio di questo Consiglio - che non è più qui - ha venduto l'area in cui si estraeva la bauxite di Olmedo era certamente distratto, perché per il ripristino di quell'area era già previsto un contributo di alcuni miliardi di lire. Evidentemente non si trattava di qualcosa di cui occorreva liberarsi e quella vendita si tramutò in una regalia.

Il mio intervento non è tanto incentrato sul fatto che si debba correggere l'articolo 10 per una migliore comprensione, quanto sul fatto che questo articolo possa essere un tentativo per favorire chi vuole acquisire un'area deturpata avendo la certezza che, attraverso i collegamenti più strani possibili, otterrà un congruo contributo e potrà in tal modo speculare sul ripristino ambientale di quella stessa area. Questo non può essere consentito, e penso che quando faremo una legge organica su questa materia stabiliremo che chi chiede l'autorizzazione all'esercizio di un'attività di cava deve presentare una fideiussione come garanzia che le risorse ci sono e il soggetto interessato si farà carico di risanare l'area deturpata. Penso che prima lo facciamo meglio è, in modo tale che siamo tutelati e garantiti in questo senso.

In questa situazione, invece, è chiaro che si cerca di migliorare le condizioni di qualcuno, non citiamo però l'IGEA. L'IGEA ha le sue risorse finanziarie, per altro ci sono fondi che non abbiamo potuto ancora utilizzare, e sto parlando di circa 800-1000 miliardi, perché a suo tempo non ci fu l'accordo per gli LSU, cioè fra l'ATI-IFRAS e l'IGEA. Non avendo potuto predisporre i progetti è evidente che i Ministeri non hanno dato i soldi, e noi, sciocchi come siamo, per alcuni anni abbiamo pagato i salari di 480 LSU appunto perché non avevamo presentato i progetti. Nonostante ci fossero i fondi dei vari ministeri noi abbiamo commesso questo errore! Non capisco però l'emendamento numero 108. Qui continuiamo, caro collega Calledda, a creare confusione. Se l'avessimo fatto noi ci avreste denunciato! Qui continuiamo ad assumere gente che da quindici anni è andata via dall'IGEA, che è stata reinserita nel posto di lavoro anche se aveva avuto l'incentivo per andarsene! Si tratta di quindici persone, sindacalisti e non. Aspetta, lasciami finire!

(Interruzione)

Non puoi negarlo, perché è l'evidenza, se vuoi ti faccio anche nomi e cognomi, li conosco!

Abbiamo fatto dell'IGEA un grande carrozzone, peggiore di prima, e ora con un emendamento tentiamo di far rientrare sette lavoratori della Binex (non me ne vogliano) magari nell'IGEA. Ma il caso di questi lavoratori è diverso dai precedenti. Durante la discussione abbiamo chiesto all'Assessore - non so se lo ricordi - di valutare bene questo emendamento, che poi abbiamo addirittura accantonato, proprio perché volevamo capire bene la storia della Binex. Questa fabbrica non ha mai funzionato, è situata in un territorio dove evidentemente è passato uno iettatore di professione, perché non una sola azienda è andata bene, tutte quelle che si è cercato di creare sono fallite prima di cominciare, come la Cardnet, la Binex o le altre dieci società che hanno preceduto la Binex e che casualmente erano collocate dove sorgeva il vecchio calzaturificio. Non ne è andata bene una, hanno preso miliardi dalla Regione e sono fallite tutte! Cosa c'entra ora la Binex, che non funziona ormai da tempo immemorabile? Il tentativo è quello di sistemare sette lavoratori, ma non vorrei che dopo, quando esamineremo i vari progetti, ci trovassimo nelle condizioni di dover sistemare tutte quelle persone che lavorano per la Regione, per esempio per l'Ente Foreste, perché ci vuole un minimo di correttezza e tutti devono essere messi allo stesso livello. Qui c'è il tentativo di sistemare sette persone, che non lavorano alla Binex, la quale non esiste più ormai da svariati anni, forse da un decennio, che erano addetti alla costruzione di biciclette, ma non ne è mai uscita una dalla fabbrica, che hanno ottenuto anche degli aiuti economici e non so se glieli abbiano mai chiesti indietro. Non ho niente in contrario in merito, voglio però capire se questa operazione sia fattibile, stante i tempi che sono intercorsi da quando la Binex ha cessato di esistere. E vorrei sapere, Assessore - ecco perché in Commissione abbiamo chiesto di valutare attentamente questo aspetto -, se nel prosieguo adotteremo lo stesso comportamento, perché di illegittimità ne abbiamo commesse anche troppe. Gente che quindici anni fa ha ricevuto un incentivo economico l'abbiamo sistemata nel grande carrozzone che è l'IGEA. Ecco, non vorrei che questo carrozzone fosse incrementato ulteriormente, magari a svantaggio anche di questi lavoratori, per carità! Dico solo questo: valutiamo attentamente se i casi sono similari, altrimenti stiamo attenti a non creare un precedente perché ci potremmo trovare nelle condizioni di dover valutare altri casi che potrebbero palesarsi, nell'arco della discussione, in altri settori, siano essi l'industria, la formazione professionale, l'ambiente, eccetera.

Non ho nulla in contrario, ho però l'esigenza di capire il testo dell'articolo 10 per quanto riguarda le garanzie dei ripristini ambientali e vorrei avere la certezza che l'emendamento numero 108 sia conforme a quanto fino ad oggi abbiamo fatto e corretto dal punto di vista della legittimità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che nella discussione su articoli ed emendamenti bisogna iscriversi a parlare entro la conclusione del primo intervento.

PILI (F.I.). La ringrazio, Presidente. Anch'io intervengo sull'articolo 10 perché credo, come dicevano prima di me i colleghi La Spisa e Oppi, che sia un articolo emblematico di una manovra finanziaria che si vuole proporre all'attenzione del Consiglio e che non tiene conto degli interessi generali. In questo caso, infatti, siamo in presenza di un intervento sporadico, privo di qualsiasi logica e per giunta campato in aria sul piano amministrativo e anche sul piano dell'indirizzo strategico che la Giunta regionale vuole proporre.

Credo che sia fondamentale la prima questione che è stata sollevata, quella dell'illegittimità: è vietato utilizzare finanziamenti pubblici, per giunta a fondo perduto, per la riabilitazione ambientale di cave e di tutto quello che comporta la riabilitazione ambientale. Le norme in materia, a livello nazionale, firmate da Ronchi, ministro del centrosinistra degli anni passati, avevano introdotto con assoluta certezza, per i titolari delle aree individuate come cave abbandonate o comunque miniere che avevano concluso la propria attività estrattiva, l'obbligo al ripristino ambientale e alla messa in sicurezza. In questo caso vi è la prima grande discrepanza: non viene salvaguardata nessuna pianificazione di ripristino delle tantissime aree di proprietà pubblica, che devono avere, consentitemelo, la priorità assoluta rispetto a qualsiasi generica impresa, individuata tra pubblico e privato e che magari tenda, con la formulazione del riutilizzo dei materiali di discarica - come diceva l'onorevole Oppi - a una truffaldina interpretazione della norma, perché chi conosce questa materia sa bene che il riutilizzo dei materiali di discarica molto spesso si traduce in un doppio utilizzo per via della movimentazione in entrata e in uscita dei materiali stessi nell'area di cava. Quindi è evidente che questo intervento non può essere proposto. Così come è assolutamente generica la riproposizione del principio secondo il quale la Giunta regionale è chiamata a regolamentare tutto, a stabilire anche in questo caso attraverso una delibera le modalità e i criteri di erogazione del finanziamento.

"Disponibilità dell'area interessata", che è la prima delle due condizioni che vengono poste, è un'espressione non accettabile. Cosa significa disponibilità? E' un titolo di proprietà, un comodato, qual è la fattispecie che si vuole individuare col termine "disponibilità"? La seconda condizione è davvero paradossale, cioè l'inesistenza di soggetto obbligato alla riabilitazione dell'area di cava. E' davvero improponibile un simile concetto, perché è in netta contraddizione con tutte le norme vigenti che alla proprietà del sito sia attribuita anche la responsabilità della riabilitazione ambientale. Quindi credo che questa norma abbia davvero un destinatario già individuato, che sia una norma ad personam o impresa già individuata e la Giunta regionale farebbe bene a evitarsi questa mole di discrezionalità che si vuole attribuire con questa norma, perché davvero si lascia trascinare in una ridda di valutazioni assolutamente non accettabili sul piano della correttezza amministrativa e istituzionale.

La Giunta, a mio avviso, farebbe bene a proporre essa stessa il ritiro di questo articolo, che non solo non soddisfa un'esigenza reale, ma dimentica quello che invece è un consistente intervento della mano pubblica, risorse finanziarie pubbliche per la riabilitazione di quelle aree che pubbliche sono e che hanno bisogno di un intervento corretto da parte della Regione sarda.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'industria. Ne ha facoltà.

RAU, Assessore tecnico dell'industria. Signor Presidente, questo articolo ha innanzitutto l'obiettivo di consentire il ripristino delle aree di cava il cui proprietario o chi ha l'obbligo del ripristino non possa essere identificato. Con la legge numero 30 del 1989 si è introdotta la polizza fideiussoria come garanzia della realizzazione di tale ripristino, ma c'è un'ampia casistica relativa a terreni che sono stati abbandonati e per i quali la Regione aveva rilasciato le autorizzazioni per interventi di ripristino che poi non sono stati realizzati. E poiché il soggetto che aveva arrecato il danno ambientale non era obbligato alla presentazione di una fideiussione bancaria non è più possibile rintracciarlo. Questo ha comportato che su gran parte del nostro territorio si siano prodotti danni ambientali molto rilevanti e che su determinate aree non si possa più dare a nessuno la possibilità di esercitare ulteriore attività estrattiva.

In relazione a questo, per alcuni materiali, per esempio gli sfridi di granito, vi può essere un interesse al riutilizzo da parte di privati. Il riutilizzo dei materiali di discarica, che ovviamente senza un contributo pubblico sarebbe un'attività antieconomica per chiunque, potrebbe consentire un'azione di riabilitazione ambientale molto rilevante nei territori in genere e quindi deve essere incoraggiato nei confronti chi tale obbligo ambientale non ha.

Per quanto riguarda le normative, ovviamente quando si approveranno le direttive di attuazione si valuterà innanzitutto la compatibilità con la normativa comunitaria e quindi il contributo sarà concesso secondo la regola del de minimis fino al 50 per cento delle spese sostenute. Il regime de minimis, che, come voi sapete, fissa un tetto massimo di finanziamento in un triennio, può essere esteso e nella delibera di Giunta saranno indicate le modalità di attuazione di questo provvedimento.

Con questo articolo, quindi, si intende incentivare il più possibile la riabilitazione ambientale, ottimizzando le risorse che il Consiglio regionale vorrà stanziare per questa finalità.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, c'è un emendamento, ma mi risulta che sia stato ritirato.

PRESIDENTE. Non è stato ritirato.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Allora invito i presentatori a ritirarlo. Pensavo che avessero già provveduto in tal senso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Io ho avanzato una proposta, quando era presente l'Assessore della programmazione. Gradirei che ci fosse l'impegno da parte della Giunta, così come si è fatto per altre situazioni, ad affrontare alcune questioni legate al settore dell'industria, in modo particolare all'ex Ente Minerario Sardo. Se c'è questa disponibilità io ritiro l'emendamento numero 108, anche perché condivido le considerazioni fatte in merito da alcuni colleghi.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

RAU, Assessore tecnico dell'industria. La Giunta assume l'impegno ad approfondire il problema posto con l'emendamento numero 108 e invita pertanto i presentatori a ritirarlo.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 108 è ritirato. Siamo in fase di votazione dell'articolo 10. E' iscritto a parlare per dichiarazione di voto il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). A me piacerebbe vedere ogni tanto un pizzico di elasticità da parte della Giunta. Devo dire la verità, ssono deluso ancora una volta. Avevo chiesto che questo articolo fosse sospeso per essere tecnicamente puntualizzato, perché ve n'è la necessità. L'Assessore dell'industria poc'anzi ha fornito tutta una serie di indicazioni che francamente nell'articolo non ci sono. Va bene la fiducia sulla parola, ma qua siamo in Consiglio regionale, l'istituzione autonomistica che scrive le norme così come devono essere scritte anche sul piano tecnico. Ho chiesto di fare un'operazione di coordinamento; non sono contrario al risanamento ambientale delle cave abbandonate colpevolmente, anche grazie ai mancati controlli della Regione che lascia che si faccia scempio del nostro territorio, però pretendo di poter votare articoli che abbiano un senso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Io aggiungo sorpresa a sorpresa, cioè capiamo la finalità generale, che è quella di dare non solo agli enti pubblici la possibilità di risanare aree di cava che sono utilizzate come discariche, ma l'estensione del contributo alle imprese richiede un minimo di articolazione del testo normativo, che non può essere affidato soltanto alla delibera di Giunta che poi sarà notificata.

Condivido le osservazioni fatte dal collega Uras sul piano procedurale, cioè sul fatto che la Giunta poteva e potrebbe ancora portare un testo molto meglio articolato che prescriva almeno delle percentuali minime. L'Assessore ha parlato di regola del de minimis e di contributi fino al 50 per certo, ma tutto questo non c'è nell'articolo.

C'è poi la questione, che è già stata sottolineata sia da me personalmente sia dal collega Pili, del significato dell'espressione "disponibilità dell'area" da parte di chi fa l'intervento di riabilitazione ambientale con contributo pubblico. E' una disponibilità collegata in qualche modo a una proprietà che è individuata e che potrebbe intervenire? Bisogna chiarire a che titolo si parla di disponibilità dell'area, altrimenti da un intervento volto a risanare si può passare a interventi che di fatto sono di utilità per alcuni ma non sono compatibili con l'utilità pubblica.

In questa situazione il mio voto è contrario, ma tutto sommato poteva essere diverso.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, colleghi, siccome condivido molte delle osservazioni che sono state fatte, penso che anziché continuare a dire che ci sono precisazioni da fare, sia più giusto sospendere l'esame di questo articolo. L'Assessore lavorerà alla predisposizione di un testo che contenga le cose che ci ha detto a voce, ma che non sono contenute nel testo in esame, che genera le ambiguità di cui si è parlato fino adesso.

Se non ci sono opposizioni l'articolo 10 è sospeso.

Passiamo all'esame dell'articolo 11, a cui sono stati presentati due emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e dei relativi emendamenti:

Art. 11

Sardegna fatti bella

1. Al fine di favorire il risanamento, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio ecologico-ambientale della Sardegna, l'Amministrazione regionale è autorizzata a promuovere, finanziare, coordinare e controllare uno specifico programma di interventi denominato "Sardegna fatti bella", da realizzarsi da parte degli enti locali singoli o associati. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di lavoro, approva le direttive di attuazione, con l'indicazione della ripartizione delle risorse secondo le modalità previste dall'articolo 5 della legge regionale n. 25 del 1993.

2. Gli enti beneficiari concorrono al finanziamento per la realizzazione dei progetti inclusi nel programma di cui al comma 1, in misura non inferiore ad un terzo delle spese ammesse, mediante utilizzo delle risorse loro assegnate a' termini del comma 1 dell'articolo 9 della legge regionale n. 1 del 2006, per un complessivo importo fino a euro 10.000.000; tali progetti devono essere precipuamente rivolti alla pulizia delle campagne, delle aree prospicienti le spiagge e dei centri abitati, nonché a iniziative di educazione ambientale nelle scuole dell'obbligo.

3. I progetti devono avere la durata di un anno e devono essere attuati con l'impiego di disoccupati e inoccupati, secondo quanto previsto dall'articolo 36 della legge regionale 5 dicembre 2005, n. 20. Le somme attribuite ai comuni devono essere utilizzare prevalentemente per la copertura del costo della manodopera e dello smaltimento dei rifiuti recuperati in misura non inferiore al 90 per cento dell'intero progetto.

4. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata nell'anno 2006 la spesa di euro 20.000.000, di cui almeno euro 1.000.000 da destinarsi ad interventi nel Comune di La Maddalena (UPB S10.030)

EMENDAMENTO soppressivo totale CONTU - DIANA - LA SPISA - LADU - GALLUS - MURGIONI - ARTIZZU - OPPI - VARGIU - CAPELLI - SANJUST - SANCIU - LOMBARDO - MORO - SANNA Matteo - AMADU - PISANO - DEDONI - LIORI

Art. 11

L'articolo 11 è soppresso.

Copertura finanziaria

in aumento

UPB S03.006

2006 euro 20.000.000

in diminuzione

UPB S10.030

2006 euro 20.000.000

(48)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CONTU - DIANA - LA SPISA - LADU - GALLUS - MURGIONI - PISANO - ARTIZZU - OPPI - VARGIU - CAPELLI - SANJUST - SANCIU - LOMBARDO - MORO - SANNA Matteo - AMADU - DEDONI - LIORI

Art. 11

Al comma 4 dell'articolo 11 lo stanziamento di euro 1.000.000 previsto per il Comune di La Maddalena è soppresso. (47).)

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo solo per fare alcune considerazioni rapidissime su un capitolo che presenta un titolo molto ambizioso, ma che francamente mi sembra un po' deludente sotto il profilo del contenuto. Non intendo però essere fraintesa: considerando la drammatica situazione dei disoccupati e degli inoccupati ovviamente ben vengano i cantieri di lavoro, perché di questo sostanzialmente si tratta. Significa in questo modo dare ristoro a situazioni che rendono spesso insostenibili le condizioni delle famiglie.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

(Segue CALIGARIS.) Forse però dovremmo guardare oltre le pulizie delle campagne e delle aree prospicienti le spiagge e quelle dei centri abitati.

Mi sarebbe piaciuto uno sforzo di fantasia con la valorizzazione, per esempio, dei murales, che costituiscono in molti centri dell'interno dell'Isola delle autentiche carte di credito per il loro sviluppo, che può essere turistico, ma che è anche profondamente culturale. Penso anche ai muretti a secco, per i quali, se non ricordo male, nella finanziaria del 2005 erano stati previsti degli interventi appositi. E' vero che nel comma 2 dell'articolo 11 si usa una formula che mette l'accento su "precipuamente rivolti alla pulizia", tuttavia io ritengo che anche questa formula debba essere allargata in quanto devono essere i comuni a individuare, rispetto alla loro storia, alle competenze dei disoccupati e perfino agli interessi degli inoccupati, specifici programmi e quindi la tipologia di intervento. Auspico quindi che l'avverbio "precipuamente" non si trasformi in "esclusivamente".

Mi piace invece rilevare che è stato presentato un emendamento soppressivo dell'intero articolo da parte delle opposizioni. Sono convinta che in questo caso si tratti di una sorta di provocazione. A nessuno sfugge, infatti, la necessità di alleviare le situazioni di maggiore disagio che sono provocate dalla mancanza di lavoro e comunque qualunque iniziativa si attui all'interno dei comuni per la popolazione locale e in particolare per i giovani che vi risiedono, non può che essere accolta, potenziata e valorizzata nella sua finalità ultima.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, anch'io nutro qualche perplessità in ordine a quella che è un'intenzione così distante da ciò che poi si è scritto nell'articolo e quindi all'obiettivo concreto che la Giunta regionale intende perseguire. Innanzitutto le risorse messe in gioco sono molto ma molto esigue. Per capire bene il rapporto delle risorse è sufficiente rapportarci a quelli che sono i fondi dei cantieri straordinari per l'occupazione: mediamente i 377 comuni della Sardegna possono contare su un budget complessivo di 45 milioni di euro. Qui abbiamo 19 milioni di euro (tolto il comune di La Maddalena) più 10 milioni di euro derivanti dal cofinanziamento, perché un terzo delle risorse deve essere cofinanziato attraverso la copertura indicata nella finanziaria regionale, in totale circa 29 milioni di euro, poco più del 50 per cento delle risorse attribuite ai comuni per i cantieri straordinari per l'occupazione. Questo significa che, mediamente, un piccolo comune, proprio perché i criteri di riparto sono quelli previsti dalla legge numero 25, avrà risorse che sono nell'ordine dei 10, 12 o 15 mila euro. Poiché vi sono delle incongruenze abbastanza evidenti nella indicazione prescrittiva dei progetti - e da qui nasce il mio dubbio - credo che sorgeranno difficoltà pratiche e attuative nella realizzazione dei progetti stessi. Infatti, qui si dice che il 90 per cento delle risorse assegnate ai comuni deve essere utilizzato per la copertura del costo della manodopera - so che qui abbiamo tanti colleghi che si intendono di progettazione e di interventi di questo genere - e io ritengo che sia impossibile concepire un progetto che destina il 90 per cento delle risorse alla mano d'opera, neanche se mettessimo gli operai a scavare buche, come faceva un grande filosofo del passato. Oggi, incredibilmente, non c'è la possibilità - come mi pare di capire anche dal cenno dell'Assessore - di stanziare risorse ulteriori. Il progetto deve essere unico e il 90 per cento delle risorse ad esso destinate deve essere utilizzato per la manodopera. A mio giudizio, non si potranno fornire nemmeno le scope agli operai che dovrebbero fare le pulizie, perché non avanzeranno risorse sufficienti per acquistarle!

Un'altra incongruenza abbastanza rilevante è il fatto che i progetti devono avere la durata di dodici mesi, cosa utilissima, a mio giudizio, ma con quella disponibilità di risorse quel povero comune che riceverà soltanto 12 mila euro non potrà fare un progetto che duri dodici mesi, perché un solo operaio costa più di 12 mila euro in un anno! Ha davvero ragione l'onorevole Caligaris di pensare che il titolo sia ambizioso, ma il risultato sarà fortemente deludente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Intanto vorrei tranquillizzare la collega Caligaris sul fatto che questo emendamento non è provocatorio, ma è stato presentato con assoluta convinzione. Inviterei, poi, i colleghi a leggere con attenzione il testo dell'articolo 11, al di là del titolo che è tutto un programma: "Sardegna fatti bella". Come se per rendere più bella la Sardegna fosse necessario un intervento di questo genere! Questo articolo nasconde - da un'attenta lettura lo si evince, e lo spiegherò - l'espropriazione che la Giunta regionale sta attuando nei confronti degli enti locali, perché non si può pensare di delegare alla Giunta programmi e progetti e definire anche il sistema di erogazione, che tra l'altro è rapportato alla legge numero 25 del 1993.

Non insisto su questa legge e sulle modalità di ripartizione delle risorse, perché mi pare che sia stato piuttosto esauriente il collega Pisano, ma visto che anche in questo articolo si parla di risanamento ambientale mi domando perché l'articolo precedente non sia stato inserito direttamente in questo. Di fatto l'articolo 10, che ha per titolo "Interventi a favore del sistema industriale", poteva tranquillamente essere compreso in questo articolo. Se l'intenzione della Giunta regionale è quella di perseguire l'obiettivo di rendere più bella la Sardegna attraverso questi interventi, si sarebbe potuto inserire, ripeto, l'articolo 10 nell'articolo 11, dal fantomatico titolo "Sardegna fatti bella", un'espressione questa che è già tutto un programma e credo sia stata abbondantemente criticata anche dalla stessa maggioranza. Forse uno sforzo di fantasia avrebbe messo il Consiglio nelle condizioni di tentare un approccio appena appena più benevolo, ma l'aver inserito in un collegato alla finanziaria un articolo intitolato "Sardegna fatti bella" si commenta da sé. Non è peraltro il primo caso, in quanto ci sono altri articoli in cui la fantasia della Giunta regionale si è veramente scatenata, ma adesso parlo dell'articolo 11, e appunto di "Sardegna fatti bella". Perché dico che si sta spogliando il ruolo degli enti locali? Le risorse saranno destinate dalla Giunta regionale, come recita il primo comma: "…su proposta dell'Assessore competente in materia di lavoro, approva le direttive di attuazione, con l'indicazione della ripartizione...". Già il fatto che sia l'Assessore del lavoro fa capire centomila cose, fa proprio capire moltissimo! Trattandosi di "Sardegna fatti bella", avrei capito il riferimento all'Assessore degli enti locali o a quello dei beni culturali o dell'ambiente, o anche a un ipotetico Assessore dell'estetica. Invece no, si parla dell'Assessore del lavoro e quindi già capiamo che cosa si vuol fare. Non c'è bisogno di parlare di "Sardegna fatti bella" per destinare 15 o 20 milioni di euro a quei lavoratori che sicuramente hanno necessità o a quella manovalanza, perché di manovalanza si tratta. Cosa potrebbero andare a fare quando poi li si vincola dicendo: "Le somme attribuite ai comuni devono essere utilizzate prevalentemente per la copertura del costo della manodopera e dello smaltimento dei rifiuti recuperati in misura non inferiore al 90 per cento dell'intero progetto"? La Giunta sta decidendo tutto, non lascia nessuna iniziativa ai comuni, in forma né singola né associata! Avrei capito meglio un intervento di 25 milioni di euro o di quanto sarà poi alla fine della giostra, destinati con le modalità di cui alla legge 25, "finalizzati a...". Allora lo capirei, i comuni autonomamente decidono quali sono i campi di intervento, che possono anche essere ipotizzati dalla Giunta. In questo modo, invece, si utilizzano i 10 milioni stanziati nella legge finanziaria, che rappresentano la compartecipazione per un terzo del costo dell'intervento menzionato in "Sardegna fatti bella". Insomma, abbiamo assegnato ai comuni 10 milioni di euro e poi, dopo appena quattro o cinque mesi, guarda caso, li costringiamo a utilizzare quelle risorse per una compartecipazione del 30 per cento a questo progetto!

Cari colleghi, stiamo facendo il gioco delle tre carte! La Giunta regionale illude i comuni con la legge finanziaria e poi, surrettiziamente, li costringe a impegnare le risorse per finanziare il 30 per cento di questo intervento per "Sardegna fatti bella"! Al di là del merito, che non vedo, ammesso anche che il problema sia quello di rendere la Sardegna più bella, rimango convinto che questa sia una risposta per una parte importante dei lavoratori che non sono stabilizzati, che hanno grossissimi problemi, certamente, ma perché non chiamare le cose con il loro vero nome? Per quale motivo dobbiamo inventare "Sardegna fatti bella"? Può mai essere che la Sardegna diventi più bella con queste modalità? Io credo di no. La pulizia delle spiagge i comuni costieri la fanno normalmente. Io conosco meglio la situazione della provincia di Oristano, dove i comuni e l'ente provincia da sempre - forse è uno dei primi casi in Italia - hanno destinato delle somme per la pulizia delle spiagge. Ci sono comuni con una situazione finanziaria non dico consistente, ma certamente meno deficitaria di quella di altri comuni, in cui, guarda caso, le spiagge o altri territori sono stati abbondantemente inquinati o deturpati e quindi necessitano di essere puliti; ci sono comuni che hanno diecimila abitanti e quaranta chilometri di coste; ci sono comuni che hanno cinquemila abitanti e non hanno coste, però hanno un territorio straordinariamente vasto. Faccio l'esempio di Berchidda, un paese che non arriva a quattromila abitanti ed è quello che ha forse il territorio più vasto. Come si può pensare che "Sardegna fatti bella" determini davvero una Sardegna più bella con queste modalità? Non si garantisce assolutamente questo risultato! Allora, o la Regione Sardegna dice: "Intervengo io su tutte le coste della Sardegna per la pulizia delle spiagge", e allora ci sarà un appalto unico, un unico progetto, un unico programma gestito direttamente dalla Regione, oppure è inutile destinare risorse agli enti locali per una serie di iniziative se poi, di fatto, la decisione sostanziale è presa comunque e sempre dalla Giunta attraverso i suoi programmi.

Ecco perché alla collega Caligaris dico che l'emendamento numero 48 che sopprime l'articolo 11 è stato presentato con convinzione e non è provocatorio, se non nel senso che non rileviamo in "Sardegna fatti bella" nessuna operazione che possa far intendere fuori della Sardegna e fuori dei confini del Mediterraneo che la nostra Isola, con questa operazione messa in piedi dalla Giunta regionale e dal presidente Soru, all'improvviso diventerà la perla del Mediterraneo. Come se non lo fosse già! Non è questo e spero che non sia questo ciò che la Giunta e la maggioranza vogliono fare. Quello che vuole fare la maggioranza è un'altra cosa, quello che vuole fare la Giunta probabilmente non è coincidente, però deve dare delle risposte a una parte della maggioranza.

Ed ecco che entriamo nella parte dell'articolo in cui si fa capire chi sono i soggetti. Comma 3: "I progetti devono avere la durata di un anno" - quindi è già stabilito - "e devono essere attuati con l'impiego di disoccupati e inoccupati, secondo quanto previsto dall'articolo 36 della legge regionale 5 dicembre 2005, n. 20". Ecco qual è il fine ultimo di questo articolo! Benissimo, siamo tutti d'accordo, cancellate allora "Sardegna fatti bella", non ce n'è assolutamente bisogno, perché di certo non si ottiene che la Sardegna diventi più bella con queste modalità. Sappiamo tutti benissimo cosa comportano i cantieri comunali e che cosa è necessario per rendere più bella la Sardegna, quali interventi di pulizia e di messa a dimora di alberi si devono fare, dove si devono creare nuovi giardini e nuovi parchi, e così via.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Così come detto dai colleghi che sono appena intervenuti, questo articolo ha due valenze diverse: la prima è concreta e misurabile con il realismo che non deve mancare quando si fanno le leggi e si utilizzano le risorse pubbliche, ed è contenuta negli ultimi due commi dell'articolo 11, mi riferisco alla consistente quantità di risorse finanziarie. Non è infatti esigua la quantità di risorse finanziarie che viene destinata a questo scopo; è esigua - come diceva il collega Pisano - se paragonata alle risorse destinate ad altri interventi che nei decenni passati sono stati previsti nelle diverse leggi finanziarie e che attraverso il sistema dei cantieri comunali hanno occupato molte persone in iniziative utili per le comunità locali. Interventi gestiti dai comuni, che sicuramente hanno da un lato dato la possibilità di lavorare ad alcune categorie particolarmente svantaggiate e dall'altro hanno consentito di soddisfare le esigenze che in alcune realtà locali sono particolarmente sentite, come la gestione di servizi che richiedono molta manodopera e poche risorse da destinare a investimenti, all'acquisto di attrezzature. Si tratta di interventi che erano stati previsti a suo tempo, credo nella finanziaria del 1988 addirittura, caratterizzati proprio dall'impiego massiccio di manodopera e da un utilizzo limitato di strutture e materiali al servizio degli interventi stessi, finalizzati a dare lavoro, ma contemporaneamente anche a gestire alcuni servizi essenziali, in particolare la cura del verde, la cura dell'arredo urbano, oppure delle aree rurali. Tutto ciò è stato fatto, ultimamente quegli interventi sono stati ridotti, però con questo collegato alla finanziaria si introduce (inizialmente lo si voleva fare attraverso la finanziaria) un intervento che in parte è sostituivo di quanto era previsto nella finanziaria del 1988, riproposto sistematicamente, puntualmente in tutti i bilanci regionali, da allora fino ad oggi, e che oggi viene invece ammantato di una finalità, persino una denominazione, appunto "Sardegna fatti bella", molto più ambiziosa, almeno nella terminologia. E' un intervento tentativamente accattivante nei confronti del sistema Sardegna, quello di far lavorare per l'obiettivo di rendere più bella la Sardegna. La stessa formula molto particolare, quasi un imperativo, un comando dato alla Sardegna, quello di farsi più bella, risulta, direi, al limite della derisione, perché è evidente che alla nostra regione non si può dare un comando o fare un invito di questa natura, usando parole che prefigurano uno scenario magnifico, tanto da contribuire, in un'ipotetica disponibilità di materiale pubblicitario, dai colori vivaci e su carta patinata, a promuovere l'immagine di una Sardegna bella e accattivante per l'esterno. Un obiettivo di questa portata è evidentemente più propagandistico che altro, considerate anche le poche risorse finalizzate invece a far lavorare delle persone.

Io credo che la metodologia più logica e diretta sarebbe stata quella di potenziare il sistema dei cantieri comunali, precisando meglio gli interventi da privilegiare, in modo da dare alle comunità locali la possibilità di puntare a un intervento più deciso verso il miglioramento dell'arredo urbano o rurale, avendo però come obiettivo concreto e utilissimo quello di far lavorare dei disoccupati. Questo sarebbe stato, in questa ipotesi, un intervento pienamente condivisibile. In questa formulazione invece questa norma risulta molto pretenziosa, propagandistica più che altro, e supportata da una quantità di risorse per questo scopo molto più bassa di quanto ci si potesse aspettare.

Questo articolo è, a nostro avviso, il segno del metodo scelto da questo Governo regionale per promuovere se stesso, ma non per promuovere reale sviluppo e maggiore lavoro per la propria popolazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, anche dopo l'intervento del mio Capogruppo, senza ombra di dubbio, come cofirmatario di questi due emendamenti, non potevo esimermi dal fare alcune valutazioni sul contenuto dell'articolo 11. Le mie riflessioni sono tese soprattutto a evidenziare quanto i contenuti dell'articolo siano minimali rispetto a ciò che il titolo stesso pone come tema da affrontare, da sostenere, tema da condividere e da finanziare: "Sardegna fatti bella". Se attraverso il contenuto di questo articolo si cerca di individuare una filosofia da proporre ai cittadini sardi, di sicuro non si tiene conto o si comincia a non tener conto dei benefici celesti che hanno dotato la nostra Isola di tante risorse che la caratterizzano non solo dal punto di vista ambientale.

Quello che voglio evidenziare è che la discriminante degli interventi previsti non pone di sicuro un tema: "Sardegna fatti bella" dove? Se l'auspicio è quello di sollecitare i cittadini sardi a preservare le bellezze della Sardegna, nello stesso tempo manca la discriminante che dovrebbe individuare le campagne, le aree prospicienti le spiagge e i centri abitati che necessitano di essere puliti. Vorrei capire: per spiagge si intendono soltanto quelle marine o anche quelle lacustri e fluviali? E per campagne si intendono le strade vicinali, i tratti di montagna o anche le proprietà private?

Io vorrei portare come esempio l'articolo 10, che abbiamo per il momento accantonato, laddove si parla di risanamento ambientale di cave abbandonate. Mi domando se questo intervento riguardi anche le aree depauperate dall'attività di cava o se invece si ritenga che queste aree esulino da "Sardegna fatti bella" e debbano rientrare in un progetto generale di valorizzazione di tutto il patrimonio ambientalistico presente in Sardegna. Senz'ombra di dubbio l'obiettivo di fondo è quello di creare nuove situazioni occupazionali, ma vorrei capire perché si destina solo al Comune di La Maddalena 1 minione di euro, ovvero solo La Maddalena ha bisogno di un profondo maquillage delle sue coste e delle sue zone interne, oppure anche Carloforte e Teulada hanno la stessa esigenza, se pensiamo alle problematiche riguardanti le dismissioni militari? Questo è un tema che sottende tutta una serie di concetti che probabilmente si sarebbero dovuti affrontare meglio in questo articolo.

Io sono convinto che se si vogliono porre in essere interventi sostanziali per rendere la Sardegna più bella non ci sia bisogno di progetti che durano un anno e che assorbono risorse importanti. Per il risanamento ambientale e il miglioramento delle coste e delle zone interne occorrono invece interventi pluriennali inerenti all'intero territorio regionale.

E' chiaro che posto come primo tema quello della discriminante degli interventi da ritenersi prioritari, non possiamo con il contenuto di questo articolo affrontare temi che sono stati già in passato oggetto di interventi. Il collega Diana ricordava che gli interventi sulle spiagge sono già una priorità per le amministrazioni dei comuni costieri, le quali il concetto di bellezza delle coste lo hanno maturato già da tempo. Molto probabilmente bisognava sostenere quei piani di interventi sulle coste, non solo marine, ma anche lacustri e fluviali. Noi sappiamo benissimo che per tanti anni intorno ai nostri fiumi sono state recuperate, soprattutto nelle zone dell'interno, aree da destinare addirittura a discariche.

Detto questo, ripeto, probabilmente il tema andava affrontato con un approccio totalmente diverso, dando anche dimostrazione di volere che il ripristino ambientale riguardasse tutte le aree per le quali fosse stata segnalata questa necessità. Credo che i progetti tesi invece a impiegare disoccupati e inoccupati, quali quelli previsti in questo articolo, che destina il 90 per cento delle risorse alla copertura del costo della mano d'opera, non siano funzionali all'obiettivo che si vuole conseguire. Considerato che per il 2006 a La Maddalena non è prevista alcuna dismissione militare, vorrei sapere quale mano d'opera si intenda utilizzare in quel comune per assicurare gli stessi servizi e se si creerà necessariamente nuova disoccupazione. E di questo chiedo ragione all'Assessore del lavoro. Chi si pensa di impegnare, per chi saranno utilizzate le risorse destinate al Comune di La Maddalena? Mi domando se le situazioni di reale inoccupazione presenti a La Maddalena siano conosciute oppure no. Assessore, se ci rendesse edotti su quali figure andranno a ricoprire certi ruoli ci farebbe cosa gradita.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà. Vorrei ricordare che gli iscritti a parlare nei termini regolamentari sono gli onorevoli Capelli e Vargiu. Le altre iscrizioni non sono state ammesse perché pervenute fuori dai termini.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per esprimere solidarietà al collega Uras, che come voi sapete è stato, insieme all'onorevole Cogodi, uno degli estensori del piano straordinario per il lavoro. Esprimo la mia solidarietà perché oggi vi è la mortificazione, l'indignazione, credo anche, dei fautori di quel piano, che poteva contare su risorse importanti, che superavano, lo voglio ricordare, i 300 miliardi all'anno secondo le proposte delle ultime finanziarie della precedente legislatura, e soprattutto la Regione restava nell'ambito delle sue prerogative. Data la pomposità che caratterizza questa Giunta regionale, c'è un'autoattribuzione di poteri che davvero fa spavento. Se fossi sindaco di una qualsiasi comunità, piccola o grande, mi spaventerei nel leggere le prime quattro righe di questo articolo, in cui si dice che la Regione autorizza, promuove, finanza, coordina, controlla. Cioè nel primo comma di questo articolo vi è l'essenza della concezione che la Giunta regionale ha dell'autonomia locale. Spero che questo riguardi solo il Presidente e non anche gli Assessori, ma tra Presidente e Assessori, come abbiamo visto, non c'è una grande differenza. Si propone uno specifico programma con l'altisonante obiettivo di fare della Sardegna una regione bella. Dobbiamo provare a cercare, all'interno di questo articolo, un solo passaggio che indichi dove la Sardegna possa essere migliorata. C'è invece un passaggio in cui si dice che la Sardegna bisogna pulirla. Anziché manifestare un'ambizione così grande come quella di fare bello ciò che bello già è, forse sarebbe stato meglio, senza bisogno dell'intervento dell'assessore Salerno o dell'assessore Pigliaru, e tanto meno del Presidente della Regione, parlare di "Sardegna pulisciti", laddove è necessario un intervento di questa portata. E dove si fanno le pulizie? Avete mai visto le campagne sporche? Qual è la dimensione delle campagne? Riuscite a immaginare una schiera di disoccupati mentre pulisce le campagne? Mi viene il sospetto che questa Giunta regionale non solo non abbia preso in considerazione la storia recente, ma non si sia nemmeno premunita di conoscere le elementari regole che stanno alla base delle modifiche intervenute in questi anni proprio in ordine ai cantieri finalizzati all'occupazione. Infatti, quando si diceva che l'idea di destinare il 90 per cento delle risorse di ciascun progetto alla sola spesa occupazionale non è sostenibile, lo si diceva perché vi è una regola essenziale legata a un diritto dei lavoratori e che riguarda le assicurazioni, la sicurezza sul lavoro, l'antinfortunistica, tutti elementi che sono alla base di norme che non possono essere soddisfatte in alcun modo destinando il 90 per cento delle risorse attribuite ai comuni al pagamento del solo stipendio dei disoccupati che vengono impiegati. E' davvero una norma inattuabile. Non c'è comune in Sardegna che potrà disporre di tanto materiale antinfortunistico, di vestiario e di quant'altro già utilizzato nei precedenti cantieri, perché, come sapete, tutto quello che è necessario deve essere fornito ex novo all'apertura di ogni cantiere.

E allora, è evidente che si tratta di una forzatura senza alcuna logica, non di un serio piano di riqualificazione urbana, perché si sarebbe potuta produrre molta più occupazione, dare molta più stabilità occupativa con un intervento di riqualificazione urbana mirato, creando davvero opportunità non solo occupazionali ma anche di miglioramento della visibilità urbana delle nostre comunità. E soprattutto siamo di fronte a un ridicolissimo piano per il lavoro, privo di qualsiasi obiettivo, se non quello di dare man forte all'assessore Pigliaru e al Presidente della Regione. Ho visto che con piglio professorale il professor Pigliaru ha voluto replicare nei giorni scorsi, sulla stampa, con i dati dell'ISTAT in suo possesso, dati che, ribadisco, hanno una lettura soltanto di parte, sappiamo tutti che non è così. Questo è un intervento che si vuole mettere in campo in fretta e furia per cercare di mitigare, ancora una volta, quel dato occupazionale che si prevede, nelle prossime scadenze di verifica, sempre peggiore rispetto a quello che già avete segnato. Cioè si ricorre a un tentativo di piano occupazionale per sopperire a quel crollo che il blocco delle attività produttive in Sardegna, sia sul piano del turismo sia per quanto riguarda il trainante settore dell'edilizia, sta provocando da ormai due anni.

Appare anche grave il dato secondo il quale si individua il Comune di La Maddalena, che negli anni passati è stato oggetto di interventi normativi. Le isole della Sardegna erano state infatti individuate come parametro aggiuntivo per migliorare gli stessi codici di trasferimento delle risorse finanziarie della legge numero 25. Da una parte dite di voler utilizzare questa legge per la ripartizione dei fondi e dall'altra, guarda caso, individuate esattamente il comune e anche la cifra, cioè un ventesimo di quello che spetta alla Sardegna lo attribuite all'isola di La Maddalena. Di sicuro così facendo non risolvete i problemi di quell'isola, perché è evidente che se pensate di pulire La Maddalena con 2 miliardi di lire, appunto 1 milione di euro, vuol dire che avete davvero scarsa conoscenza delle sue peculiarità. Mettere a regime 1 milione di euro per un'isola come La Maddalena significa stanziare una somma assolutamente minimale rispetto alle esigenze.

Vi è poi un elemento che mi preme sottolineare rispetto al dato che voi avete richiamato, e cioè quello della compartecipazione dei comuni per un terzo delle risorse necessarie. Sarebbe davvero utile ricordare che nella legge numero 25 erano contenute tutte le risorse necessarie per la pulizia delle spiagge ed eventualmente quella cifra andava rimpinguata nella parte dovuta ai comuni e non in maniera aggiuntiva. Non si possono, infatti, utilizzare due capitoli di spesa per perseguire la stessa finalità, facendo venire meno quella logica a cui dovrebbero essere improntate la programmazione e una corretta pianificazione delle risorse finanziarie rispetto agli obiettivi che si vogliono perseguire. In questa direzione credo che questo articolo sia la fotografia della pressappochezza pianificatrice della Giunta regionale. Un obiettivo così grande come quello di fare bella la Sardegna con risorse assolutamente irrisorie è ridicolo nell'aspirazione e destituito di qualsiasi possibilità di essere conseguito attraverso la norma che viene indicata. Questa è dunque un'ulteriore dimostrazione della pochezza della pianificazione che in questi anni state mettendo in campo e questo articolo certamente segnerà un collegato alla finanziaria destituito di qualsiasi possibilità di dare risposte compiute alla Sardegna e ai sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. E' necessario che un altro Capogruppo appoggi la richiesta.

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 40 consiglieri, per cui siamo in numero legale.

(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Balia - Biancareddu - Biancu - Bruno - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Davoli - Diana - Fadda Giuseppe - Floris Mario - Frau - Gessa - Giagu - La Spisa - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Mattana - Milia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.)

I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 38.



Allegati seduta

CLXXVII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Mercoledì 26 Aprile 2006

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente Paolo FADDA

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 13.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 aprile 2006 (171), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Francesca Barracciu e Pierangelo Masia hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 26 aprile 2006. I consiglieri regionali Vincenzo Floris, Elio Corda, Beniamino Scarpa e Adriano Salis hanno chiesto congedo per la giornata del 26 aprile 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, considerata la scarsa affluenza di consiglieri in aula credo non sia opportuno iniziare i lavori, chiedo pertanto una sospensione di quindici minuti.

PRESIDENTE. La seduta è sospesa sino alle ore 10 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 16, viene ripresa alle ore 10 e 35.)

PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo nella sala attigua all'aula consiliare. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 36 , viene ripresa alle ore 10 e 48.)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha inserito all'ordine del giorno l'elezione dei delegati della Regione per l'elezione del Presidente della Repubblica, che, con un'inversione dell'ordine del giorno, avverrà questo pomeriggio.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che durante la sospensione sono pervenute altre richieste di congedo. I consiglieri regionali Renato Cugini, Alberto Sanna e Giuseppe Cuccu hanno chiesto congedo per la giornata odierna. Ci deve essere qualche epidemia!

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo" (216/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 216/A.

Passiamo all'esame dell'articolo 9 bis.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9 bis:

Art. 9 bis

Interventi nel settore agricolo

1. Allo scopo di favorire il processo di concentrazione dei consorzi fidi vigenti alla data del 31 dicembre 2005, costituiti fra piccole e medie imprese, aventi sede ed operanti in Sardegna, prevalentemente nel settore agricolo e agro-industriale, è autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 5.000.000 a valere sulle risorse rinvenienti dalla Legge 23 dicembre 1999, n. 499, (UPB S06.023).

2. L'intervento è finalizzato all'integrazione dei fondi rischi dei consorzi derivanti dal processo di concentrazione e deve essere utilizzato esclusivamente a sostegno delle operazioni finanziarie e creditizie riguardanti le imprese che esercitano un'attività legata alla produzione, alla trasformazione ed alla commercializzazione dei prodotti agricoli di cui all'allegato I del Trattato CE; le relative finalità, i criteri e le modalità di erogazione, sono definite con deliberazione della Giunta regionale da adottarsi su proposta dell'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, e da sottoporre all'esame di compatibilità rispetto alle norme europee in materia di aiuti di Stato in agricoltura.

3. I termini di impegnabilità relativi ai progetti di potenziamento di elettrificazione rurale ai sensi dell'articolo 18 della legge regionale 14 novembre 2000, n. 21, già prorogati da ultimo dal comma 7 dell'articolo 7 della legge regionale n. 7 del 2005, sono prorogati di un ulteriore anno. Il mancato impegno entro tale termine comporta l'immediato riversamento delle somme detenute.

4. L'Amministrazione regionale non procede al recupero delle anticipazioni erogate a favore delle aziende agricole per il finanziamento di progetti di investimento conclusi oltre i termini previsti, qualora le opere siano state completate, anche per soli lotti funzionali, e sia presentata richiesta di collaudo entro il 30 ottobre 2006.

5. Restano a carico dell'Amministrazione regionale le spese non rendicontabili all'Unione europea relative alla corresponsione all'ISMEA dei costi amministrativi inerenti la gestione della misura 4.19 - Ricomposizione fondiaria - del POR Sardegna.

6. Una quota parte dello stanziamento autorizzato dal comma 4 dell'articolo 6 della legge regionale 22 dicembre 2003, n. 13, sussistente in conto residui della UPB S06.052 (cap. 06344), può essere destinata alla compartecipazione regionale relativa alla valutazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 di cui al regolamento (CE) n. 1698/2005 del 20 settembre 2005.

7. A valere sulle disponibilità sussistenti in conto dell'UPB S06.030 (cap. 06103) e al fine di consentire il completamento della realizzazione degli interventi di assetto idrogeologico delegati al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, l'Amministrazione regionale è autorizzata ad erogare allo stesso Consorzio le somme non disponibili a seguito del pignoramento disposto dall'Autorità giudiziaria per il recupero dei crediti vantati dall'Ente autonomo del Flumendosa, pari ad euro 3.600.000.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sulla modalità di votazione. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 9 bis.

(Segue la votazione.)

Rispondono sì i consiglieri: Biancu - Bruno - Cachia - Cocco - Corrias - Davoli - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Frau - Gessa - La Spisa - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Mattana - Murgioni - Orru' - Pinna - Porcu - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Serra - Uggias - Uras - Vargiu.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - LA SPISA.

Risultato della votazione

Il PRESIDENTE proclama il risultato della votazione:

presenti 32

votanti 29

astenuti 3

maggioranza 15

favorevoli 29

Poiché manca il numero legale, la seduta è sospesa sino alle ore 11 e 02.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, sta sbagliando, deve sospendere per mezz'ora!

PRESIDENTE. E' vero. La seduta è sospesa sino alle ore 11 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 52 , viene ripresa alle ore 11 e 28.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Reitero la richiesta di votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPELLI, CAPPAI, AMADU, CASSANO, GALLUS, RANDAZZO, LICANDRO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 9 bis.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Gallus, Ladu e Licandro dichiarano di votare contro.

Rispondono sì i consiglieri: Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corrias - Cucca - Davoli - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Frau - Gessa - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Rispondono no i consiglieri: Amadu - Capelli - Cappai - Cassano - Gallus - Ladu - Licandro - Murgioni - Pisano - Randazzo.

Si sono astenuti: Il Presidente Spissu - Atzeri.

Risultato della votazione

Il PRESIDENTE proclama il risultato della votazione:

presenti 50

votanti 47

astenuti 3

maggioranza 23

favorevoli 37

contrari 10

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 9 ter, a cui sono stati presentati due emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9 ter e dei relativi emendamenti:

Articolo 9 ter

Interventi a favore dei consorzi di bonifica

1. A valere sulle disponibilità recate nel conto dei residui della UPB S06.030 (capitolo 06103) è autorizzata l'erogazione a favore del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e del Consorzio di bonifica del Cixerri della somma complessiva di euro 15.000.000 destinata ad abbattere i costi di manutenzione sostenuti negli anni 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005, detratte le somme già assegnate per le finalità di cui all'articolo 13 della legge regionale 14 maggio 1984, n. 21, e successive modificazioni e integrazioni, e ai commi 1 e 2 dell'articolo 30 della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37, e successive modificazioni e integrazioni.

2. A valere sulle disponibilità recate nel conto dei residui della UPB S06.030 (capitolo 06103), è autorizzata nell'anno 2006 l'erogazione a favore dei consorzi di bonifica di una somma di euro 10.000.000 per le finalità di cui all'articolo 13 della legge regionale n. 21 del 1984, e successive modificazioni e integrazioni e ai commi 1 e 2 dell'articolo 30 della legge regionale n. 37 del 1998, e successive modificazioni e integrazioni.

EMENDAMENTO aggiuntivo La Spisa - Contu - Ladu - Murgioni - Gallus - Capelli - Diana - Oppi - Artizzu - Vargiu - Sanjust - Sanciu - Lombardo - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Pisano - Dedoni - Liori

Art. 9 ter

Dopo il comma 1 dell'articolo 9 ter è aggiunto il seguente comma 1 bis:

"Al fine di ottimizzare la gestione dei servizi attraverso un razionale e produttivo impiego degli operai assunti a tempo determinato e nelle more di una riorganizzazione dei consorzi di bonifica della Sardegna, è autorizzata, a valere sulle disponibilità recate nel conto residui della UPB S06.030 (capitolo 06103) l'erogazione di un contributo annuale di euro 660.000 (seicentosessantamila) a favore del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale.".

Copertura finanziaria

in aumento

UPB S06.043

2006 euro 660.000

2007 euro 660.000

2008 euro 660.000

in diminuzione

UPB S06.030

Cap. 06103

2006 euro 660.000

2007 euro 660.000

2008 euro 660.000

(41)

EMENDAMENTO aggiuntivo Giunta Regionale

Art. 9 ter

Dopo il comma 2 è introdotto il seguente:

"2 bis. Alle variazioni di bilancio conseguenti all'applicazione dei precedenti commi 1 e 2, nonché del comma 7 dell'articolo 9 bis della presente legge e del comma 8 dell'articolo 4 della legge regionale 24 febbraio 2006, n. 1, provvede l'Assessore competente in materia di bilancio, anche con la procedura di cui all'articolo 2 della legge regionale n. 12 del 1976.". (142).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Signor Presidente, signori consiglieri, voglio soltanto proporre di aggiungere ai consorzi beneficiari degli interventi di cui al comma 1 il Consorzio di bonifica del Basso Sulcis.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 41. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Su questo articolo non credo che ci siano molti argomenti di discussione, in considerazione del fatto che si tratta di un intervento finalizzato ad alleviare le difficoltà finanziarie di alcuni consorzi che hanno dovuto sostenere, evidentemente, costi di manutenzione molto alti che hanno determinato situazioni di grave difficoltà gestionale.

La Commissione ha condiviso la necessità di questo intervento finanziario. A questo articolo noi abbiamo presentato un emendamento che tende ad agevolare una certa categoria di operai, quelli assunti a tempo determinato in alcuni consorzi (il problema è sicuramente più grave per il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale), le cui condizioni di disagio e difficoltà hanno dato origine, qualche settimana fa, ad alcune manifestazioni di protesta.

L'emendamento numero 41 propone uno stanziamento limitato, pari a 660 mila euro, per attenuare i disagi di questi lavoratori e permettere una regolare attività di gestione e manutenzione degli impianti; in caso contrario potrebbero prodursi delle disfunzioni, oltre al fatto che la precarietà del lavoro è tale da creare gravi preoccupazioni nelle famiglie di molti di questi lavoratori. Noi chiediamo che la Giunta presti attenzione a questo problema e che trovi il modo di soddisfare le esigenze manifestate. La modalità più specifica e più utile ci è sembrata quella di un emendamento che rafforzi la dotazione finanziaria. Sarebbe anche utile che la Giunta ci facesse sapere, nell'ambito delle proprie conoscenze, quali sono le prospettive che riguardano questo servizio e questi lavoratori.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Intervengo brevemente per dichiararmi favorevole all'emendamento formulato oralmente dall'Assessore dell'agricoltura.

L'emendamento numero 41, illustrato dal collega La Spisa, a mio avviso, può essere ritirato e accolto dalla Giunta come raccomandazione, perché al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, con questo maxicollegato e con quanto già approvato nella finanziaria 2006, si sono date e si stanno dando risorse ingenti per sanare la situazione debitoria. Inoltre il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale beneficerà anche di parte dello stanziamento previsto per il 2006 al secondo comma dell'articolo 9 ter, per consentirgli di far fronte alle proprie esigenze.

Il personale a tempo determinato è comunque indispensabile per la stagione irrigua, tuttavia, considerato ciò che è stato stabilito con la finanziaria 2006, ciò che prevede l'articolo 9 bis, che abbiamo appena approvato, e ciò che prevede al primo e secondo comma l'articolo 9 ter, non mi pare necessario un supporto di ulteriori risorse finanziarie. L'emendamento numero 41 potrebbe però essere accolto, ripeto, come forte raccomandazione affinché le risorse siano utilizzate non solo per sanare situazioni debitorie pregresse, ma anche per continuare l'attività irrigua, in attesa della riforma.

Una raccomandazione la faccio anch'io all'Assessore e alla Giunta, quella di tener conto della legge numero 21, in base alla quale la tendenza deve essere a unificare il costo dell'acqua per l'agricoltura in tutto il territorio regionale. Invece la situazione è molto variegata: ci sono consorzi che hanno il bilancio addirittura in attivo perché gestiscono direttamente gli invasi, altri versano in gravi condizioni finanziarie. Io penso che gli agricoltori debbano essere messi tutti nelle condizioni ottimali per poter svolgere la propria attività. L'agricoltura sta vivendo una situazione di gravissima difficoltà, il costo dell'acqua sta raggiungendo livelli non più sopportabili dal mondo agricolo e quindi anche le risorse che stiamo mettendo a disposizione devono essere utilizzate per far sì che il costo dell'acqua e anche i costi di bonifica e di manutenzione anziché essere differenziati territorio per territorio siano invece uniformati per gli agricoltori del Basso Sulcis, della Sardegna meridionale, della Nurra, della piana della Gallura e così via. L'intervento pubblico deve cioè tendere a mettere gli agricoltori nelle stesse identiche condizioni, prescindendo dalla zona in cui operano le loro aziende.

Chiudo l'intervento ribadendo che approvo l'emendamento della Giunta che include il Consorzio del Basso Sulcis. L'emendamento numero 41, che pone un problema reale, ossia quello di utilizzare le risorse anche per garantire la prosecuzione dei rapporti di lavoro e quindi occupativi, potrebbe essere accolto come raccomandazione alla Giunta, in quanto non mi pare che sia necessario stanziare ulteriori risorse. Invito inoltre la Giunta, se possibile, a coinvolgere la Commissione nella ripartizione dei fondi, anche per dare un quadro di ciò che è avvenuto dal 2001 ad oggi nel Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, quadro indispensabile per poter poi istruire i progetti legislativi di riforma di questi enti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo per esprimere un voto favorevole sull'articolo 9 ter e anche sull'emendamento orale proposto dall'Assessore per includere il Consorzio di bonifica del Basso Sulcis tra i beneficiari dello stanziamento di 15 milioni di euro di cui al comma 1, anche perché mi risulta che la condizione di questo Consorzio non sia più florida di quella del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e del Consorzio di bonifica del Cixerri.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 41 vorrei fare alcune considerazioni che sono legate alle riflessioni che noi abbiamo fatto in tutti questi mesi sulla grave situazione deficitaria dei consorzi di bonifica. Ho sempre sentito dire che uno dei motivi di questa situazione è l'abnorme carico di personale a tempo indeterminato, probabilmente dovuto anche alla stabilizzazione avvenuta in diversi consorzi di un eccessivo numero di lavoratori che erano stati assunti a tempo determinato. Credo che nel momento in cui ci avviamo alla riforma dei consorzi di bonifica raccomandare agli stessi di stabilizzare i lavoratori a tempo determinato significhi non andare nella direzione della riforma, che dovrà tra l'altro prevedere dei costi dell'acqua sostenibili dagli agricoltori. Per cui mi sento di dire che sono contrario all'emendamento numero 41 che va nella direzione contraria rispetto all'esigenza di contenimento della spesa e dei costi dell'acqua affinché siano sopportabili per tutti gli agricoltori.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il parere del relatore è contrario sull'emendamento numero 41, favorevole sul 142 e sull'emendamento orale proposto dall'Assessore dell'agricoltura.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Signor Presidente, signori consiglieri, il parere della Giunta è conforme a quello del relatore, vorrei però fare qualche precisazione. Posso, signor Presidente?

PRESIDENTE. Prego, assessore Foddis.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Vorrei soltanto esprimere il mio apprezzamento per i suggerimenti che sono arrivati e tranquillizzare i signori del Consiglio regionale che in relazione all'utilizzo delle risorse è già in atto un processo di razionalizzazione proprio nel tentativo di contenere la spesa. Non solo, è in atto un processo - se posso usare il termine - per una maggiore trasparenza anche nelle chiamate del personale.

Su questi argomenti ci sono stati diversi incontri con le organizzazioni sindacali e con il Commissario per l'emergenza idrica. L'Assessorato sta seguendo direttamente il prosieguo di questa attività che mira, evidentemente, al contenimento dei costi, ma anche alla salvaguardia del servizio irriguo fornito dai consorzi di bonifica.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'articolo 9 ter.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Prima della votazione, vorrei dire che ci sono due cose da rilevare per quanto riguarda questo articolo. Intanto l'emendamento orale della Giunta non consiste in una correzione per una migliore comprensione del testo, ma in una sostanziale modifica del contenuto normativo, in quanto estende il contributo anche a un altro consorzio. Premesso che non abbiamo su questo nulla in contrario, anzi riteniamo necessario estendere il contributo anche al Consorzio di bonifica del Basso Sulcis, c'è da dire che un emendamento orale richiede il consenso di tutti quando apporta modifiche sostanziali. Non può, credo, esserci da parte dell'Aula, e della opposizione in particolare, un assenso benevolo sull'emendamento orale in considerazione degli interessi in gioco e contemporaneamente una presa di posizione sull'emendamento numero 41 da parte di alcuni colleghi, non di tutti, perché mi è sembrato che la posizione del Capogruppo dei D.S. fosse quanto meno di comprensione delle ragioni sostanziali contenute nel nostro emendamento.

Quindi, o si accetta che un emendamento di sintesi vada veramente incontro a tutte le esigenze o noi saremo costretti a chiedere che si interpreti il Regolamento in senso stretto e non si accolga nulla. Oltretutto, anche sul piano sostanziale credo che alcuni colleghi - mi scusi, onorevole Biancu - non abbiano attentamente valutato il contenuto dell'emendamento numero 41, che non tende alla stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato, ma propone soltanto un'integrazione finanziaria. A noi risulta che sia necessaria un'integrazione finanziaria, così come risulterà a chiunque di voi abbia partecipato alle riunioni con questi lavoratori, che sono venuti qui in Consiglio per rappresentare i loro problemi.

BIANCU (La Margherita-D.L.). C'è il comma 2!

LA SPISA (F.I.). Non si sta chiedendo la stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato; si sta chiedendo semplicemente che, come ha sottolineato Siro Marrocu, un servizio necessario, quello di manutenzione degli impianti, venga considerato tra le finalità di un ulteriore esborso di risorse finanziarie da parte della Regione, volto non soltanto a ripianare le perdite o comunque ad agire sui bilanci, ma a consentire l'ordinario esercizio dell'attività dei diversi consorzi, che non è meramente contabile, ma è anche di gestione di strutture e impianti che sono fondamentali e richiedono delle prestazioni di lavoro a tempo determinato, purtroppo precario, ma almeno le richiedono.

Credo che non si sia capito il contenuto del nostro emendamento, chiedo quindi che questa questione venga sospesa per essere riconsiderata attentamente da parte vostra, altrimenti noi manterremo l'emendamento numero 41 e ci opporremo all'emendamento orale della Giunta. Mi rivolgo al Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, in senso strettamente tecnico-regolamentare lei ha ragione: l'emendamento orale proposto dalla Giunta, qualora non fosse condiviso all'unanimità dai consiglieri, non può essere accolto. Quindi se non c'è questa disponibilità questo emendamento non è ammissibile.

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Invito il collega La Spisa a ritirare l'obiezione sull'emendamento orale, perché c'è l'esigenza di un intervento anche per il Consorzio del Basso Sulcis, i cui dipendenti, tra l'altro, sono attualmente senza stipendio, così mi dicono.

L'emendamento numero 41, insisto, può essere accolto come raccomandazione. Non c'è infatti bisogno di stanziare ulteriori risorse perché abbiamo stanziato 37 milioni di euro per tutti i consorzi della Sardegna nella finanziaria 2006, con questo articolo stanziamo 15 milioni a favore di tre consorzi di fatto, se viene accolto l'emendamento orale, cioè dei Consorzi di bonifica della Sardegna meridionale, del Basso Sulcis e del Cixerri. E' già previsto un intervento a sanatoria di una vecchia controversia tra l'EAF e il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, e stiamo stanziando 10 milioni di euro per il 2006, oltre a quanto già previsto nel bilancio 2006, per le spese di manutenzione. E' evidente che di ulteriori risorse non c'è bisogno; la restante parte dell'emendamento, ripeto, penso possa essere accolta dalla Giunta come raccomandazione. Anch'io ritengo che non si stia stabilizzando nulla, si sta semplicemente chiedendo di ottimizzare la gestione dei servizi attraverso un razionale e produttivo impiego degli operai assunti a tempo determinato. E' quello che dovranno fare i consorzi. La raccomandazione è dovuta al fatto che un consorzio di bonifica potrebbe magari utilizzare queste risorse per sanare la situazione debitoria pregressa e non per mantenere in efficienza il consorzio stesso. Secondo me, oltre a sanare i debiti pregressi occorre mantenere comunque in attività i consorzi per il servizio che forniscono, in attesa di una loro riforma, perché quando si interviene finanziariamente in modo così massiccio per sanare delle situazioni debitorie nessuno può mettere in dubbio che ci sia bisogno di una riforma. Tra l'altro i consorzi stanno iniziando la stagione irrigua e hanno pertanto bisogno di questo personale stagionale che viene utilizzato per tre o quattro mesi, esclusivamente quindi per la stagione irrigua. Ci mancherebbe altro che noi limitassimo la possibilità dei consorzi di gestire i servizi ottimizzando anche l'utilizzo del personale a tempo determinato!

Insisto, quindi, nel chiedere che l'emendamento numero 41, che l'Assessore può accogliere come raccomandazione, sia ritirato e venga invece accolto l'emendamento orale presentato dalla Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Chiedo scusa se intervengo nuovamente, ma credo che sia necessario dare dei chiarimenti. Le somme che stiamo attribuendo attraverso la legge finanziaria 2006 e il maxicollegato, rispettivamente 37 e 25 milioni di euro, credo attestino che è stata dedicata un'attenzione molto particolare alla situazione abbastanza critica dei consorzi di bonifica. Nella fattispecie il comma 1 dell'articolo 9 ter individua il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale come beneficiario di una parte sicuramente considerevole dei 15 milioni di euro previsti, unitamente al Consorzio di bonifica del Cixerri e al Consorzio di bonifica del Basso Sulcis, che però riceveranno certamente una quantità di risorse minore. Chiederei al collega La Spisa di rimuovere la sua indisponibilità, facendo presente che i 63 lavoratori del Consorzio di bonifica del Basso Sulcis sono senza stipendio dal mese di gennaio di quest'anno. Credo quindi che non sia una modifica campata in aria, ma sia doveroso da parte nostra tener conto della necessità di pagare gli arretrati degli stipendi dovuti ai lavoratori.

Per quanto riguarda la gestione ordinaria del 2006, il comma 2 prevede uno stanziamento di ulteriori 10 milioni di euro con una destinazione specifica. In tutte le finanziare possiamo non trovare provvedimenti per molti consorzi di bonifica, ma di sicuro, lo vorrei ricordare al collega La Spisa, troviamo sempre misure a favore del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, per cui credo che anche dei 10 milioni di euro previsti al comma 2 una parte significativa andrà al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, che per garantire la funzionalità dei servizi dovrà chiaramente ricorrere anche quest'anno all'assunzione di personale stagionale.

Per cui ripeto ancora che credo non ci sia bisogno di destinare a questa finalità risorse specifiche e aggiuntive rispetto a quelle già previste.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo solo per sottolineare che l'emendamento orale proposto dall'Assessore è indispensabile non solo perché ci sono i dipendenti senza stipendio - e per questo mi richiamo in particolare all'onorevole La Spisa - ma anche perché questo consorzio purtroppo lamenta un passivo di 5 milioni di euro. Non intervenire determinerebbe un blocco totale delle produzioni agricole e conseguentemente una situazione drammatica per il comparto e per l'area interessata. Quindi, sotto questo profilo, si tratta di una corretta integrazione che non può in alcun modo non essere accolta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo pochissimi minuti di sospensione, stando in aula, per poter valutare questa questione.

PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni la richiesta è accolta.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 54 , viene ripresa alle ore 12 e 02.)

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di riprendere posto.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Credo che la pausa sia servita a mettere a fuoco il contenuto sia dell'emendamento orale presentato dalla Giunta sia dell'emendamento numero 41. Propongo quindi che l'emendamento orale venga integrato non solo con il riferimento al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale proposto dall'Assessore al comma 1 dell'articolo 9 ter, ma anche aggiungendo al comma 2, dopo le parole "legge regionale n. 21 del 1984", le parole "anche al fine di ottimizzare la gestione dei servizi attraverso un razionale e produttivo impiego degli operai assunti a tempo determinato e nelle more di una riorganizzazione dei consorzi di bonifica della Sardegna", senza prevedere ulteriori esborsi finanziari. Si tratta sostanzialmente di una precisazione quasi al limite non del contenuto normativo, ma di una semplice raccomandazione a considerare il problema dei servizi da gestire attraverso contratti a tempo determinato.

PRESIDENTE. L'onorevole La Spisa di fatto propone l'inclusione dell'emendamento numero 41 nel comma 2 dell'articolo 9 ter, senza le parti finanziarie. Chiedo all'Assessore e a chi è intervenuto su questa materia se sono favorevoli a questa proposta.

Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Io condivido la proposta, anche perché rientra nello spirito delle mie precedenti dichiarazioni, in cui sostenevo che c'è una razionalizzazione in atto nell'utilizzo di queste risorse.

PRESIDENTE. Onorevole Calledda, lei era iscritto a parlare per dichiarazione di voto precedentemente a questa determinazione.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sulla modalità di votazione. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, stavo valutando se mettere in votazione l'articolo 9 ter con gli emendamenti che di fatto diamo per accolti o fare due votazioni distinte. Votiamo l'articolo così come emendato.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 9 ter, nel testo emendato dall'assessore Foddis e dal consigliere La Spisa.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Oppi e Giorico hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corrias - Cucca - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Frau - Gessa - Giorico - Ibba - La Spisa - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Mattana - Moro - Oppi - Orrù - Pacifico - Petrini - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Rassu - Sabatini - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 60

votanti 59

astenuti 1

maggioranza 30

favorevoli 59

(Il Consiglio approva).

L'emendamento numero 41 si intende ritirato.

Metto in votazione l'emendamento numero 142. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 10, a cui è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 10 e del relativo emendamento:

Articolo 10

Interventi a favore del sistema industriale

1. Per i fini di cui al numero 2 della lettera a) dell'articolo 32 della legge regionale 7 giugno 1989, n. 30 (Disciplina delle attività di cava), l'Amministrazione regionale è autorizzata, a valere sullo stanziamento iscritto in conto dell'UPB S09.045 (cap. 09139), ad erogare contributi a fondo perduto in favore di imprese che presentino progetti di riabilitazione ambientale di cave abbandonate che comportino l'eliminazione e il riutilizzo dei materiali di discarica, il cui costo non sia coperto dal valore del materiale riutilizzabile. Le modalità e i criteri per l'erogazione dei contributi sono stabiliti con delibera della Giunta regionale adottata su proposta dell'Assessore regionale dell'industria, tenendo conto che le condizioni per l'ottenimento del contributo sono:

- la disponibilità dell'area interessata dalla discarica da parte del soggetto proponente;

- l'inesistenza di soggetto obbligato alla riabilitazione dell'area di cava.

Emendamento aggiuntivo Calledda - Sanna Franco - Pacifico - Sanna Francesco - Mattana - Orrù

Articolo 10

Dopo il comma 1 è inserito il seguente:

"1 bis. Al comma 5 dell'articolo 7 della legge regionale 4 dicembre 1998, n. 33 (Interventi per la riconversione delle aree minerarie e soppressione dell'Ente minerario sardo (EMSA), così come integrato dal comma 5 dell'articolo 7 della legge regionale 11 maggio 2004, n. 6, dopo l'espressione 'nonché dalla Sigma Invest S.p.A.' è aggiunta la seguente 'e dalla Binex S.p.A.'" (108).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Intervengo brevemente sul contenuto dell'articolo 10, che mi pare abbia una formulazione difficilmente comprensibile. L'articolo recita che l'Amministrazione regionale è autorizzata a erogare contributi a fondo perduto in favore di imprese che presentino progetti di riabilitazione ambientale, senza indicare una dimensione. Sono progetti per un importo di 500 mila euro, 1 milione di euro, 5 milioni di euro o 30 milioni di euro? Non si sa! E di quali imprese si tratta? Imprese specializzate nella riabilitazione ambientale, nelle bonifiche, nei servizi socioassistenziali o imprese industriali per la produzione di energia? Non si sa! Per modalità e criteri per l'erogazione dei contributi l'articolo fa rinvio a una delibera della Giunta regionale.

Io credo che questo livello di delega, con una formulazione così generica della disposizione, non sia tecnicamente sostenibile e questo lo dico in ragione del fatto che da un po' di tempo, soprattutto da quando è iniziata la necessaria attività di risanamento dei conti pubblici e del bilancio, bisogna stare attenti a come si spendono i soldi pubblici, per essere certi che siano spesi bene, che non siano sprecati e, aggiungo io, non siano richiesti con l'inganno, cioè per essere poi spesi per un obiettivo diverso da quello per cui vengono richiesti, in violazione delle disposizioni di legge che regolamentano l'utilizzo dei fondi pubblici.

Chiedo una sospensione per un coordinamento tecnico, perché non mi pare che questo articolo garantisca la collettività sul buon utilizzo delle risorse finanziarie che si ipotizza di spendere, così come non dà garanzie al Consiglio che non ha la possibilità di verificare se sarà fatta una valutazione, un'istruttoria, anche solo un'ipotesi di istruttoria, per l'attribuzione di finanziamenti pubblici finalizzati a iniziative di bonifica di cave, che dovrebbero essere bonificate a carico di coloro che hanno avuto i benefici dello sfruttamento della relativa concessione mineraria.

L'altra questione che mi pare necessario sollevare riguarda la necessità di capire quale sia l'entità dei contributi. Qua si dice che l'Amministrazione regionale è autorizzata, a valere sullo stanziamento iscritto in conto alla UPB S09.045, a erogare contributi. Di quale entità? Va tutto in una direzione, ne va una parte e quale parte? Cioè la Regione quanto ritiene debba essere speso per questa finalità? Sospendiamo l'esame di questo articolo così possiamo verificarlo sul piano tecnico. La produzione legislativa deve garantire il cittadino e il cittadino deve capire che cosa questo Consiglio regionale approva nel suo interesse.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Io credo che questo articolo contenga alcune formulazioni che sono specifiche altre che lo sono meno, mentre sarebbero dovute esserlo di più. In altri tempi formulazioni di questo tipo avrebbero determinato da parte del Governo un sicuro rinvio per illegittimità di una qualunque norma.

Prima questione: si prevedono contributi a fondo perduto per imprese che presentino progetti a scopo di riabilitazione ambientale, senza che alcun parametro di contribuzione sia indicato in legge, tutto è lasciato alla discrezionalità della Giunta. Questa credo che sia la prima evidente carenza di questa norma. La finalità complessiva dell'intervento è comprensibile: ci sono cave dismesse che o sono di proprietà dei comuni, per cui possono essere risanate con contributo regionale, o sono utilizzate come discariche, essendo per tutti degli obbrobri a cielo aperto che sicuramente non fanno bene a nessuno, né al territorio né alle persone, al paesaggio e così via. Quindi la norma è comprensibile e teoricamente anche condivisibile, ma il suo impianto è veramente carente, perché se si dà un contributo a un privato se ne deve precisare l'entità, non credo che sia ammissibile un contributo del 100 per cento in questi casi. E allora questo va messo in legge, non può essere lasciato alla totale discrezionalità della Giunta.

Seconda questione: per quanto riguarda la precisazione finale, tenendo conto che tra le condizioni per l'ottenimento del contributo vi è la disponibilità dell'area interessata dalla discarica da parte del soggetto proponente, mi domando perché si parli di discarica e non di cava dismessa. Posso capire che si faccia un'abbreviazione del percorso logico e si dica che le cave dismesse diventano discariche, però l'oggetto della legge è la disciplina dell'attività di cava. Si dice anche che il soggetto che cui viene assegnato il contributo non deve essere un soggetto obbligato alla riabilitazione, perché altrimenti deve provvedere a spese sue, e questo va benissimo, ma si parla di discarica senza precisare il titolo, la ragione giuridica della disponibilità dell'area. Cosa vuol dire disponibilità dell'area? In proprietà, in possesso, in concessione? A che titolo? Oppure si parla di disponibilità perché il privato che era obbligato alla riabilitazione cede l'area di cava in concessione ad altri, che non hanno quell'obbligo e che ricevono il contributo per fare ciò che invece dovevano fare i proprietari? Ci sono cioè delle cose oscure, quantomeno poco chiare. Non sto facendo dietrologia, dico che il testo della legge non è chiaro e rischia di farci approvare una disposizione non realmente finalizzata a garantire tutti, che cioè preveda dei buoni interventi, ma con la certezza del diritto e la sicurezza che questi soldi andranno effettivamente a chi vuole risanare per un interesse pubblico e non per altro interesse.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda per illustrare l'emendamento numero 108. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, colleghi, credo che l'articolo 10 affronti un problema molto serio. Peraltro, in riferimento alla legge numero 30 del 1989, non è che non fossero previsti in quella legge interventi per la bonifica delle cave; erano previsti, ma ovviamente non è mai stato fatto nulla nello specifico. Non a caso l'articolo 10 richiama l'articolo 32 della legge 30/89, che prevede appunto interventi in questa direzione. Io credo che questo sia un provvedimento importante, perché se andiamo a verificare ci rendiamo conto che molte realtà sono abbandonate a sé stesse.

Vorrei porre una domanda, che secondo me può evidenziare un limite dell'articolo: l'intervento è solo ed esclusivamente in favore di imprese private o anche di imprese che operano nel sistema regionale? Faccio questo ragionamento per richiamare, per esempio, il fatto che la Regione autonoma della Sardegna è dotata di una società che si chiama IGEA e che dovrebbe fare bonifiche. Nel Sulcis-Iglesiente, per esempio - chi conosce quel territorio lo sa - tantissime cave sono state sfruttate da privati, ma anche molte lavorazioni minerarie hanno determinato certe condizioni ambientali. Allora credo che si dovrebbe specificare nel dettaglio questo aspetto, però in linea generale il contenuto dell'articolo, a mio modo di vedere, è da condividere.

Signor Presidente, vorrei anche fare alcune considerazioni sull'emendamento numero 108, di cui sono primo firmatario. C'è stato un grande dibattito in Aula su come la Regione intende risolvere i problemi dei lavoratori assunti a tempo determinato, e quindi precari. C'è stata una discussione molto articolata, che a mio modo di vedere può approdare alla soluzione di tutto il problema. Nella fattispecie questo emendamento riguarda alcuni avvenimenti, mi riferisco in modo particolare alla liquidazione dell'Ente Minerario Sardo e a tutta una serie di realtà che sono state trasferite, per esempio, all'IGEA. Già in questa legislatura abbiamo modificato la legge numero 33 del 1998, cioè la legge di soppressione dell'Ente Minerario Sardo, prevedendo, per esempio, che i dipendenti di Palmas Cave, Softing e forse di qualche altra azienda, transitassero all'IGEA. Ho sollevato questo problema, signor Presidente, per una questione di giustizia verso sette lavoratori che avevano prestato la loro opera nella realizzazione della discenderia della Carbosulcis e che essendo stati poi chiamati alla Binex S.p.A., famosa fabbrica di biciclette con sede a Iglesias, una volta usciti dal ciclo produttivo a differenza degli altri lavoratori Palmas Cave e Softing hanno perso il diritto al passaggio diretto all'IGEA, sulla base della legge di soppressione dell'Ente Minerario Sardo. Peraltro questi lavoratori non erano addetti alla produzione di materassi, bensì lavoravano in miniera. Quindi credo che questo aspetto sia da riprendere.

Sono stato costretto a presentare questo emendamento perché volevo sollevare questa questione, ma credo, Assessore, che il problema possa essere risolto anche in via amministrativa, chiedendo alle organizzazioni sindacali, all'Assessore dell'industria, insomma a chi di dovere, di verificare le carte e fare l'operazione richiesta. Francamente non avrei voluto richiamare un problema di questo genere che ne può sollevare tanti altri, dal momento che c'è il problema di questi lavoratori così come di tanti altri lavoratori che si trovano in condizioni simili, però, per cortesia, se esiste un minimo diritto in situazioni di questo genere facciamo in modo che sia rispettato a tutti i livelli. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Condivido pienamente tutte le osservazioni fatte dal collega La Spisa sul fatto che si stanno prevedendo contributi a fondo perduto ma non è chiaro quale sia l'entità dello stanziamento finalizzato al ripristino ambientale di cui all'articolo 10.

Qui però abbiamo fatto un po' di confusione. Il collega che mi ha preceduto ha infatti parlato dell'IGEA, la quale, è vero, attua interventi di ripristino ambientale, per cui se i territori in cui insistono le cave abbandonate rientrano nell'ambito dei beni dell'IGEA non c'è bisogno di stanziare risorse aggiuntive, anzi direi che è esattamente il contrario. Credo che questo aspetto vada messo in evidenza. A prescindere dal fatto che si siano commessi degli errori nel modificare il Regolamento e recentemente si sia parlato ampiamente in quest'Aula delle cave, magari approfittando di un fatto anomalo che si è verificato in quel di Mores, credo che chi fa uno scavo che poi diventa una discarica abbia anche l'obbligo di risanare l'area interessata. E' pur vero che l'articolo 10 parla anche di "inesistenza di soggetto obbligato alla riabilitazione dell'area di cava", ma sono carenze del passato, perché è giusto che chi ha creato uno scempio ponga ad esso rimedio. Ma l'articolo parla anche di "disponibilità dell'area interessata dalla discarica da parte del soggetto proponente". Visti tutti questi tentativi di dare contributi attraverso delibere di Giunta, espropriando le competenze del Consiglio, non vorremmo che qualcuno potesse acquisire l'area dove c'è una discarica perché sa di trarne profitto, e non sarebbe il primo caso. Quando, per esempio, un illustre personaggio di questo Consiglio - che non è più qui - ha venduto l'area in cui si estraeva la bauxite di Olmedo era certamente distratto, perché per il ripristino di quell'area era già previsto un contributo di alcuni miliardi di lire. Evidentemente non si trattava di qualcosa di cui occorreva liberarsi e quella vendita si tramutò in una regalia.

Il mio intervento non è tanto incentrato sul fatto che si debba correggere l'articolo 10 per una migliore comprensione, quanto sul fatto che questo articolo possa essere un tentativo per favorire chi vuole acquisire un'area deturpata avendo la certezza che, attraverso i collegamenti più strani possibili, otterrà un congruo contributo e potrà in tal modo speculare sul ripristino ambientale di quella stessa area. Questo non può essere consentito, e penso che quando faremo una legge organica su questa materia stabiliremo che chi chiede l'autorizzazione all'esercizio di un'attività di cava deve presentare una fideiussione come garanzia che le risorse ci sono e il soggetto interessato si farà carico di risanare l'area deturpata. Penso che prima lo facciamo meglio è, in modo tale che siamo tutelati e garantiti in questo senso.

In questa situazione, invece, è chiaro che si cerca di migliorare le condizioni di qualcuno, non citiamo però l'IGEA. L'IGEA ha le sue risorse finanziarie, per altro ci sono fondi che non abbiamo potuto ancora utilizzare, e sto parlando di circa 800-1000 miliardi, perché a suo tempo non ci fu l'accordo per gli LSU, cioè fra l'ATI-IFRAS e l'IGEA. Non avendo potuto predisporre i progetti è evidente che i Ministeri non hanno dato i soldi, e noi, sciocchi come siamo, per alcuni anni abbiamo pagato i salari di 480 LSU appunto perché non avevamo presentato i progetti. Nonostante ci fossero i fondi dei vari ministeri noi abbiamo commesso questo errore! Non capisco però l'emendamento numero 108. Qui continuiamo, caro collega Calledda, a creare confusione. Se l'avessimo fatto noi ci avreste denunciato! Qui continuiamo ad assumere gente che da quindici anni è andata via dall'IGEA, che è stata reinserita nel posto di lavoro anche se aveva avuto l'incentivo per andarsene! Si tratta di quindici persone, sindacalisti e non. Aspetta, lasciami finire!

(Interruzione)

Non puoi negarlo, perché è l'evidenza, se vuoi ti faccio anche nomi e cognomi, li conosco!

Abbiamo fatto dell'IGEA un grande carrozzone, peggiore di prima, e ora con un emendamento tentiamo di far rientrare sette lavoratori della Binex (non me ne vogliano) magari nell'IGEA. Ma il caso di questi lavoratori è diverso dai precedenti. Durante la discussione abbiamo chiesto all'Assessore - non so se lo ricordi - di valutare bene questo emendamento, che poi abbiamo addirittura accantonato, proprio perché volevamo capire bene la storia della Binex. Questa fabbrica non ha mai funzionato, è situata in un territorio dove evidentemente è passato uno iettatore di professione, perché non una sola azienda è andata bene, tutte quelle che si è cercato di creare sono fallite prima di cominciare, come la Cardnet, la Binex o le altre dieci società che hanno preceduto la Binex e che casualmente erano collocate dove sorgeva il vecchio calzaturificio. Non ne è andata bene una, hanno preso miliardi dalla Regione e sono fallite tutte! Cosa c'entra ora la Binex, che non funziona ormai da tempo immemorabile? Il tentativo è quello di sistemare sette lavoratori, ma non vorrei che dopo, quando esamineremo i vari progetti, ci trovassimo nelle condizioni di dover sistemare tutte quelle persone che lavorano per la Regione, per esempio per l'Ente Foreste, perché ci vuole un minimo di correttezza e tutti devono essere messi allo stesso livello. Qui c'è il tentativo di sistemare sette persone, che non lavorano alla Binex, la quale non esiste più ormai da svariati anni, forse da un decennio, che erano addetti alla costruzione di biciclette, ma non ne è mai uscita una dalla fabbrica, che hanno ottenuto anche degli aiuti economici e non so se glieli abbiano mai chiesti indietro. Non ho niente in contrario in merito, voglio però capire se questa operazione sia fattibile, stante i tempi che sono intercorsi da quando la Binex ha cessato di esistere. E vorrei sapere, Assessore - ecco perché in Commissione abbiamo chiesto di valutare attentamente questo aspetto -, se nel prosieguo adotteremo lo stesso comportamento, perché di illegittimità ne abbiamo commesse anche troppe. Gente che quindici anni fa ha ricevuto un incentivo economico l'abbiamo sistemata nel grande carrozzone che è l'IGEA. Ecco, non vorrei che questo carrozzone fosse incrementato ulteriormente, magari a svantaggio anche di questi lavoratori, per carità! Dico solo questo: valutiamo attentamente se i casi sono similari, altrimenti stiamo attenti a non creare un precedente perché ci potremmo trovare nelle condizioni di dover valutare altri casi che potrebbero palesarsi, nell'arco della discussione, in altri settori, siano essi l'industria, la formazione professionale, l'ambiente, eccetera.

Non ho nulla in contrario, ho però l'esigenza di capire il testo dell'articolo 10 per quanto riguarda le garanzie dei ripristini ambientali e vorrei avere la certezza che l'emendamento numero 108 sia conforme a quanto fino ad oggi abbiamo fatto e corretto dal punto di vista della legittimità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che nella discussione su articoli ed emendamenti bisogna iscriversi a parlare entro la conclusione del primo intervento.

PILI (F.I.). La ringrazio, Presidente. Anch'io intervengo sull'articolo 10 perché credo, come dicevano prima di me i colleghi La Spisa e Oppi, che sia un articolo emblematico di una manovra finanziaria che si vuole proporre all'attenzione del Consiglio e che non tiene conto degli interessi generali. In questo caso, infatti, siamo in presenza di un intervento sporadico, privo di qualsiasi logica e per giunta campato in aria sul piano amministrativo e anche sul piano dell'indirizzo strategico che la Giunta regionale vuole proporre.

Credo che sia fondamentale la prima questione che è stata sollevata, quella dell'illegittimità: è vietato utilizzare finanziamenti pubblici, per giunta a fondo perduto, per la riabilitazione ambientale di cave e di tutto quello che comporta la riabilitazione ambientale. Le norme in materia, a livello nazionale, firmate da Ronchi, ministro del centrosinistra degli anni passati, avevano introdotto con assoluta certezza, per i titolari delle aree individuate come cave abbandonate o comunque miniere che avevano concluso la propria attività estrattiva, l'obbligo al ripristino ambientale e alla messa in sicurezza. In questo caso vi è la prima grande discrepanza: non viene salvaguardata nessuna pianificazione di ripristino delle tantissime aree di proprietà pubblica, che devono avere, consentitemelo, la priorità assoluta rispetto a qualsiasi generica impresa, individuata tra pubblico e privato e che magari tenda, con la formulazione del riutilizzo dei materiali di discarica - come diceva l'onorevole Oppi - a una truffaldina interpretazione della norma, perché chi conosce questa materia sa bene che il riutilizzo dei materiali di discarica molto spesso si traduce in un doppio utilizzo per via della movimentazione in entrata e in uscita dei materiali stessi nell'area di cava. Quindi è evidente che questo intervento non può essere proposto. Così come è assolutamente generica la riproposizione del principio secondo il quale la Giunta regionale è chiamata a regolamentare tutto, a stabilire anche in questo caso attraverso una delibera le modalità e i criteri di erogazione del finanziamento.

"Disponibilità dell'area interessata", che è la prima delle due condizioni che vengono poste, è un'espressione non accettabile. Cosa significa disponibilità? E' un titolo di proprietà, un comodato, qual è la fattispecie che si vuole individuare col termine "disponibilità"? La seconda condizione è davvero paradossale, cioè l'inesistenza di soggetto obbligato alla riabilitazione dell'area di cava. E' davvero improponibile un simile concetto, perché è in netta contraddizione con tutte le norme vigenti che alla proprietà del sito sia attribuita anche la responsabilità della riabilitazione ambientale. Quindi credo che questa norma abbia davvero un destinatario già individuato, che sia una norma ad personam o impresa già individuata e la Giunta regionale farebbe bene a evitarsi questa mole di discrezionalità che si vuole attribuire con questa norma, perché davvero si lascia trascinare in una ridda di valutazioni assolutamente non accettabili sul piano della correttezza amministrativa e istituzionale.

La Giunta, a mio avviso, farebbe bene a proporre essa stessa il ritiro di questo articolo, che non solo non soddisfa un'esigenza reale, ma dimentica quello che invece è un consistente intervento della mano pubblica, risorse finanziarie pubbliche per la riabilitazione di quelle aree che pubbliche sono e che hanno bisogno di un intervento corretto da parte della Regione sarda.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'industria. Ne ha facoltà.

RAU, Assessore tecnico dell'industria. Signor Presidente, questo articolo ha innanzitutto l'obiettivo di consentire il ripristino delle aree di cava il cui proprietario o chi ha l'obbligo del ripristino non possa essere identificato. Con la legge numero 30 del 1989 si è introdotta la polizza fideiussoria come garanzia della realizzazione di tale ripristino, ma c'è un'ampia casistica relativa a terreni che sono stati abbandonati e per i quali la Regione aveva rilasciato le autorizzazioni per interventi di ripristino che poi non sono stati realizzati. E poiché il soggetto che aveva arrecato il danno ambientale non era obbligato alla presentazione di una fideiussione bancaria non è più possibile rintracciarlo. Questo ha comportato che su gran parte del nostro territorio si siano prodotti danni ambientali molto rilevanti e che su determinate aree non si possa più dare a nessuno la possibilità di esercitare ulteriore attività estrattiva.

In relazione a questo, per alcuni materiali, per esempio gli sfridi di granito, vi può essere un interesse al riutilizzo da parte di privati. Il riutilizzo dei materiali di discarica, che ovviamente senza un contributo pubblico sarebbe un'attività antieconomica per chiunque, potrebbe consentire un'azione di riabilitazione ambientale molto rilevante nei territori in genere e quindi deve essere incoraggiato nei confronti chi tale obbligo ambientale non ha.

Per quanto riguarda le normative, ovviamente quando si approveranno le direttive di attuazione si valuterà innanzitutto la compatibilità con la normativa comunitaria e quindi il contributo sarà concesso secondo la regola del de minimis fino al 50 per cento delle spese sostenute. Il regime de minimis, che, come voi sapete, fissa un tetto massimo di finanziamento in un triennio, può essere esteso e nella delibera di Giunta saranno indicate le modalità di attuazione di questo provvedimento.

Con questo articolo, quindi, si intende incentivare il più possibile la riabilitazione ambientale, ottimizzando le risorse che il Consiglio regionale vorrà stanziare per questa finalità.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, c'è un emendamento, ma mi risulta che sia stato ritirato.

PRESIDENTE. Non è stato ritirato.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Allora invito i presentatori a ritirarlo. Pensavo che avessero già provveduto in tal senso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Io ho avanzato una proposta, quando era presente l'Assessore della programmazione. Gradirei che ci fosse l'impegno da parte della Giunta, così come si è fatto per altre situazioni, ad affrontare alcune questioni legate al settore dell'industria, in modo particolare all'ex Ente Minerario Sardo. Se c'è questa disponibilità io ritiro l'emendamento numero 108, anche perché condivido le considerazioni fatte in merito da alcuni colleghi.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

RAU, Assessore tecnico dell'industria. La Giunta assume l'impegno ad approfondire il problema posto con l'emendamento numero 108 e invita pertanto i presentatori a ritirarlo.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 108 è ritirato. Siamo in fase di votazione dell'articolo 10. E' iscritto a parlare per dichiarazione di voto il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). A me piacerebbe vedere ogni tanto un pizzico di elasticità da parte della Giunta. Devo dire la verità, ssono deluso ancora una volta. Avevo chiesto che questo articolo fosse sospeso per essere tecnicamente puntualizzato, perché ve n'è la necessità. L'Assessore dell'industria poc'anzi ha fornito tutta una serie di indicazioni che francamente nell'articolo non ci sono. Va bene la fiducia sulla parola, ma qua siamo in Consiglio regionale, l'istituzione autonomistica che scrive le norme così come devono essere scritte anche sul piano tecnico. Ho chiesto di fare un'operazione di coordinamento; non sono contrario al risanamento ambientale delle cave abbandonate colpevolmente, anche grazie ai mancati controlli della Regione che lascia che si faccia scempio del nostro territorio, però pretendo di poter votare articoli che abbiano un senso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Io aggiungo sorpresa a sorpresa, cioè capiamo la finalità generale, che è quella di dare non solo agli enti pubblici la possibilità di risanare aree di cava che sono utilizzate come discariche, ma l'estensione del contributo alle imprese richiede un minimo di articolazione del testo normativo, che non può essere affidato soltanto alla delibera di Giunta che poi sarà notificata.

Condivido le osservazioni fatte dal collega Uras sul piano procedurale, cioè sul fatto che la Giunta poteva e potrebbe ancora portare un testo molto meglio articolato che prescriva almeno delle percentuali minime. L'Assessore ha parlato di regola del de minimis e di contributi fino al 50 per certo, ma tutto questo non c'è nell'articolo.

C'è poi la questione, che è già stata sottolineata sia da me personalmente sia dal collega Pili, del significato dell'espressione "disponibilità dell'area" da parte di chi fa l'intervento di riabilitazione ambientale con contributo pubblico. E' una disponibilità collegata in qualche modo a una proprietà che è individuata e che potrebbe intervenire? Bisogna chiarire a che titolo si parla di disponibilità dell'area, altrimenti da un intervento volto a risanare si può passare a interventi che di fatto sono di utilità per alcuni ma non sono compatibili con l'utilità pubblica.

In questa situazione il mio voto è contrario, ma tutto sommato poteva essere diverso.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, colleghi, siccome condivido molte delle osservazioni che sono state fatte, penso che anziché continuare a dire che ci sono precisazioni da fare, sia più giusto sospendere l'esame di questo articolo. L'Assessore lavorerà alla predisposizione di un testo che contenga le cose che ci ha detto a voce, ma che non sono contenute nel testo in esame, che genera le ambiguità di cui si è parlato fino adesso.

Se non ci sono opposizioni l'articolo 10 è sospeso.

Passiamo all'esame dell'articolo 11, a cui sono stati presentati due emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e dei relativi emendamenti:

Art. 11

Sardegna fatti bella

1. Al fine di favorire il risanamento, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio ecologico-ambientale della Sardegna, l'Amministrazione regionale è autorizzata a promuovere, finanziare, coordinare e controllare uno specifico programma di interventi denominato "Sardegna fatti bella", da realizzarsi da parte degli enti locali singoli o associati. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di lavoro, approva le direttive di attuazione, con l'indicazione della ripartizione delle risorse secondo le modalità previste dall'articolo 5 della legge regionale n. 25 del 1993.

2. Gli enti beneficiari concorrono al finanziamento per la realizzazione dei progetti inclusi nel programma di cui al comma 1, in misura non inferiore ad un terzo delle spese ammesse, mediante utilizzo delle risorse loro assegnate a' termini del comma 1 dell'articolo 9 della legge regionale n. 1 del 2006, per un complessivo importo fino a euro 10.000.000; tali progetti devono essere precipuamente rivolti alla pulizia delle campagne, delle aree prospicienti le spiagge e dei centri abitati, nonché a iniziative di educazione ambientale nelle scuole dell'obbligo.

3. I progetti devono avere la durata di un anno e devono essere attuati con l'impiego di disoccupati e inoccupati, secondo quanto previsto dall'articolo 36 della legge regionale 5 dicembre 2005, n. 20. Le somme attribuite ai comuni devono essere utilizzare prevalentemente per la copertura del costo della manodopera e dello smaltimento dei rifiuti recuperati in misura non inferiore al 90 per cento dell'intero progetto.

4. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata nell'anno 2006 la spesa di euro 20.000.000, di cui almeno euro 1.000.000 da destinarsi ad interventi nel Comune di La Maddalena (UPB S10.030)

EMENDAMENTO soppressivo totale CONTU - DIANA - LA SPISA - LADU - GALLUS - MURGIONI - ARTIZZU - OPPI - VARGIU - CAPELLI - SANJUST - SANCIU - LOMBARDO - MORO - SANNA Matteo - AMADU - PISANO - DEDONI - LIORI

Art. 11

L'articolo 11 è soppresso.

Copertura finanziaria

in aumento

UPB S03.006

2006 euro 20.000.000

in diminuzione

UPB S10.030

2006 euro 20.000.000

(48)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CONTU - DIANA - LA SPISA - LADU - GALLUS - MURGIONI - PISANO - ARTIZZU - OPPI - VARGIU - CAPELLI - SANJUST - SANCIU - LOMBARDO - MORO - SANNA Matteo - AMADU - DEDONI - LIORI

Art. 11

Al comma 4 dell'articolo 11 lo stanziamento di euro 1.000.000 previsto per il Comune di La Maddalena è soppresso. (47).)

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo solo per fare alcune considerazioni rapidissime su un capitolo che presenta un titolo molto ambizioso, ma che francamente mi sembra un po' deludente sotto il profilo del contenuto. Non intendo però essere fraintesa: considerando la drammatica situazione dei disoccupati e degli inoccupati ovviamente ben vengano i cantieri di lavoro, perché di questo sostanzialmente si tratta. Significa in questo modo dare ristoro a situazioni che rendono spesso insostenibili le condizioni delle famiglie.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

(Segue CALIGARIS.) Forse però dovremmo guardare oltre le pulizie delle campagne e delle aree prospicienti le spiagge e quelle dei centri abitati.

Mi sarebbe piaciuto uno sforzo di fantasia con la valorizzazione, per esempio, dei murales, che costituiscono in molti centri dell'interno dell'Isola delle autentiche carte di credito per il loro sviluppo, che può essere turistico, ma che è anche profondamente culturale. Penso anche ai muretti a secco, per i quali, se non ricordo male, nella finanziaria del 2005 erano stati previsti degli interventi appositi. E' vero che nel comma 2 dell'articolo 11 si usa una formula che mette l'accento su "precipuamente rivolti alla pulizia", tuttavia io ritengo che anche questa formula debba essere allargata in quanto devono essere i comuni a individuare, rispetto alla loro storia, alle competenze dei disoccupati e perfino agli interessi degli inoccupati, specifici programmi e quindi la tipologia di intervento. Auspico quindi che l'avverbio "precipuamente" non si trasformi in "esclusivamente".

Mi piace invece rilevare che è stato presentato un emendamento soppressivo dell'intero articolo da parte delle opposizioni. Sono convinta che in questo caso si tratti di una sorta di provocazione. A nessuno sfugge, infatti, la necessità di alleviare le situazioni di maggiore disagio che sono provocate dalla mancanza di lavoro e comunque qualunque iniziativa si attui all'interno dei comuni per la popolazione locale e in particolare per i giovani che vi risiedono, non può che essere accolta, potenziata e valorizzata nella sua finalità ultima.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, anch'io nutro qualche perplessità in ordine a quella che è un'intenzione così distante da ciò che poi si è scritto nell'articolo e quindi all'obiettivo concreto che la Giunta regionale intende perseguire. Innanzitutto le risorse messe in gioco sono molto ma molto esigue. Per capire bene il rapporto delle risorse è sufficiente rapportarci a quelli che sono i fondi dei cantieri straordinari per l'occupazione: mediamente i 377 comuni della Sardegna possono contare su un budget complessivo di 45 milioni di euro. Qui abbiamo 19 milioni di euro (tolto il comune di La Maddalena) più 10 milioni di euro derivanti dal cofinanziamento, perché un terzo delle risorse deve essere cofinanziato attraverso la copertura indicata nella finanziaria regionale, in totale circa 29 milioni di euro, poco più del 50 per cento delle risorse attribuite ai comuni per i cantieri straordinari per l'occupazione. Questo significa che, mediamente, un piccolo comune, proprio perché i criteri di riparto sono quelli previsti dalla legge numero 25, avrà risorse che sono nell'ordine dei 10, 12 o 15 mila euro. Poiché vi sono delle incongruenze abbastanza evidenti nella indicazione prescrittiva dei progetti - e da qui nasce il mio dubbio - credo che sorgeranno difficoltà pratiche e attuative nella realizzazione dei progetti stessi. Infatti, qui si dice che il 90 per cento delle risorse assegnate ai comuni deve essere utilizzato per la copertura del costo della manodopera - so che qui abbiamo tanti colleghi che si intendono di progettazione e di interventi di questo genere - e io ritengo che sia impossibile concepire un progetto che destina il 90 per cento delle risorse alla mano d'opera, neanche se mettessimo gli operai a scavare buche, come faceva un grande filosofo del passato. Oggi, incredibilmente, non c'è la possibilità - come mi pare di capire anche dal cenno dell'Assessore - di stanziare risorse ulteriori. Il progetto deve essere unico e il 90 per cento delle risorse ad esso destinate deve essere utilizzato per la manodopera. A mio giudizio, non si potranno fornire nemmeno le scope agli operai che dovrebbero fare le pulizie, perché non avanzeranno risorse sufficienti per acquistarle!

Un'altra incongruenza abbastanza rilevante è il fatto che i progetti devono avere la durata di dodici mesi, cosa utilissima, a mio giudizio, ma con quella disponibilità di risorse quel povero comune che riceverà soltanto 12 mila euro non potrà fare un progetto che duri dodici mesi, perché un solo operaio costa più di 12 mila euro in un anno! Ha davvero ragione l'onorevole Caligaris di pensare che il titolo sia ambizioso, ma il risultato sarà fortemente deludente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Intanto vorrei tranquillizzare la collega Caligaris sul fatto che questo emendamento non è provocatorio, ma è stato presentato con assoluta convinzione. Inviterei, poi, i colleghi a leggere con attenzione il testo dell'articolo 11, al di là del titolo che è tutto un programma: "Sardegna fatti bella". Come se per rendere più bella la Sardegna fosse necessario un intervento di questo genere! Questo articolo nasconde - da un'attenta lettura lo si evince, e lo spiegherò - l'espropriazione che la Giunta regionale sta attuando nei confronti degli enti locali, perché non si può pensare di delegare alla Giunta programmi e progetti e definire anche il sistema di erogazione, che tra l'altro è rapportato alla legge numero 25 del 1993.

Non insisto su questa legge e sulle modalità di ripartizione delle risorse, perché mi pare che sia stato piuttosto esauriente il collega Pisano, ma visto che anche in questo articolo si parla di risanamento ambientale mi domando perché l'articolo precedente non sia stato inserito direttamente in questo. Di fatto l'articolo 10, che ha per titolo "Interventi a favore del sistema industriale", poteva tranquillamente essere compreso in questo articolo. Se l'intenzione della Giunta regionale è quella di perseguire l'obiettivo di rendere più bella la Sardegna attraverso questi interventi, si sarebbe potuto inserire, ripeto, l'articolo 10 nell'articolo 11, dal fantomatico titolo "Sardegna fatti bella", un'espressione questa che è già tutto un programma e credo sia stata abbondantemente criticata anche dalla stessa maggioranza. Forse uno sforzo di fantasia avrebbe messo il Consiglio nelle condizioni di tentare un approccio appena appena più benevolo, ma l'aver inserito in un collegato alla finanziaria un articolo intitolato "Sardegna fatti bella" si commenta da sé. Non è peraltro il primo caso, in quanto ci sono altri articoli in cui la fantasia della Giunta regionale si è veramente scatenata, ma adesso parlo dell'articolo 11, e appunto di "Sardegna fatti bella". Perché dico che si sta spogliando il ruolo degli enti locali? Le risorse saranno destinate dalla Giunta regionale, come recita il primo comma: "…su proposta dell'Assessore competente in materia di lavoro, approva le direttive di attuazione, con l'indicazione della ripartizione...". Già il fatto che sia l'Assessore del lavoro fa capire centomila cose, fa proprio capire moltissimo! Trattandosi di "Sardegna fatti bella", avrei capito il riferimento all'Assessore degli enti locali o a quello dei beni culturali o dell'ambiente, o anche a un ipotetico Assessore dell'estetica. Invece no, si parla dell'Assessore del lavoro e quindi già capiamo che cosa si vuol fare. Non c'è bisogno di parlare di "Sardegna fatti bella" per destinare 15 o 20 milioni di euro a quei lavoratori che sicuramente hanno necessità o a quella manovalanza, perché di manovalanza si tratta. Cosa potrebbero andare a fare quando poi li si vincola dicendo: "Le somme attribuite ai comuni devono essere utilizzate prevalentemente per la copertura del costo della manodopera e dello smaltimento dei rifiuti recuperati in misura non inferiore al 90 per cento dell'intero progetto"? La Giunta sta decidendo tutto, non lascia nessuna iniziativa ai comuni, in forma né singola né associata! Avrei capito meglio un intervento di 25 milioni di euro o di quanto sarà poi alla fine della giostra, destinati con le modalità di cui alla legge 25, "finalizzati a...". Allora lo capirei, i comuni autonomamente decidono quali sono i campi di intervento, che possono anche essere ipotizzati dalla Giunta. In questo modo, invece, si utilizzano i 10 milioni stanziati nella legge finanziaria, che rappresentano la compartecipazione per un terzo del costo dell'intervento menzionato in "Sardegna fatti bella". Insomma, abbiamo assegnato ai comuni 10 milioni di euro e poi, dopo appena quattro o cinque mesi, guarda caso, li costringiamo a utilizzare quelle risorse per una compartecipazione del 30 per cento a questo progetto!

Cari colleghi, stiamo facendo il gioco delle tre carte! La Giunta regionale illude i comuni con la legge finanziaria e poi, surrettiziamente, li costringe a impegnare le risorse per finanziare il 30 per cento di questo intervento per "Sardegna fatti bella"! Al di là del merito, che non vedo, ammesso anche che il problema sia quello di rendere la Sardegna più bella, rimango convinto che questa sia una risposta per una parte importante dei lavoratori che non sono stabilizzati, che hanno grossissimi problemi, certamente, ma perché non chiamare le cose con il loro vero nome? Per quale motivo dobbiamo inventare "Sardegna fatti bella"? Può mai essere che la Sardegna diventi più bella con queste modalità? Io credo di no. La pulizia delle spiagge i comuni costieri la fanno normalmente. Io conosco meglio la situazione della provincia di Oristano, dove i comuni e l'ente provincia da sempre - forse è uno dei primi casi in Italia - hanno destinato delle somme per la pulizia delle spiagge. Ci sono comuni con una situazione finanziaria non dico consistente, ma certamente meno deficitaria di quella di altri comuni, in cui, guarda caso, le spiagge o altri territori sono stati abbondantemente inquinati o deturpati e quindi necessitano di essere puliti; ci sono comuni che hanno diecimila abitanti e quaranta chilometri di coste; ci sono comuni che hanno cinquemila abitanti e non hanno coste, però hanno un territorio straordinariamente vasto. Faccio l'esempio di Berchidda, un paese che non arriva a quattromila abitanti ed è quello che ha forse il territorio più vasto. Come si può pensare che "Sardegna fatti bella" determini davvero una Sardegna più bella con queste modalità? Non si garantisce assolutamente questo risultato! Allora, o la Regione Sardegna dice: "Intervengo io su tutte le coste della Sardegna per la pulizia delle spiagge", e allora ci sarà un appalto unico, un unico progetto, un unico programma gestito direttamente dalla Regione, oppure è inutile destinare risorse agli enti locali per una serie di iniziative se poi, di fatto, la decisione sostanziale è presa comunque e sempre dalla Giunta attraverso i suoi programmi.

Ecco perché alla collega Caligaris dico che l'emendamento numero 48 che sopprime l'articolo 11 è stato presentato con convinzione e non è provocatorio, se non nel senso che non rileviamo in "Sardegna fatti bella" nessuna operazione che possa far intendere fuori della Sardegna e fuori dei confini del Mediterraneo che la nostra Isola, con questa operazione messa in piedi dalla Giunta regionale e dal presidente Soru, all'improvviso diventerà la perla del Mediterraneo. Come se non lo fosse già! Non è questo e spero che non sia questo ciò che la Giunta e la maggioranza vogliono fare. Quello che vuole fare la maggioranza è un'altra cosa, quello che vuole fare la Giunta probabilmente non è coincidente, però deve dare delle risposte a una parte della maggioranza.

Ed ecco che entriamo nella parte dell'articolo in cui si fa capire chi sono i soggetti. Comma 3: "I progetti devono avere la durata di un anno" - quindi è già stabilito - "e devono essere attuati con l'impiego di disoccupati e inoccupati, secondo quanto previsto dall'articolo 36 della legge regionale 5 dicembre 2005, n. 20". Ecco qual è il fine ultimo di questo articolo! Benissimo, siamo tutti d'accordo, cancellate allora "Sardegna fatti bella", non ce n'è assolutamente bisogno, perché di certo non si ottiene che la Sardegna diventi più bella con queste modalità. Sappiamo tutti benissimo cosa comportano i cantieri comunali e che cosa è necessario per rendere più bella la Sardegna, quali interventi di pulizia e di messa a dimora di alberi si devono fare, dove si devono creare nuovi giardini e nuovi parchi, e così via.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Così come detto dai colleghi che sono appena intervenuti, questo articolo ha due valenze diverse: la prima è concreta e misurabile con il realismo che non deve mancare quando si fanno le leggi e si utilizzano le risorse pubbliche, ed è contenuta negli ultimi due commi dell'articolo 11, mi riferisco alla consistente quantità di risorse finanziarie. Non è infatti esigua la quantità di risorse finanziarie che viene destinata a questo scopo; è esigua - come diceva il collega Pisano - se paragonata alle risorse destinate ad altri interventi che nei decenni passati sono stati previsti nelle diverse leggi finanziarie e che attraverso il sistema dei cantieri comunali hanno occupato molte persone in iniziative utili per le comunità locali. Interventi gestiti dai comuni, che sicuramente hanno da un lato dato la possibilità di lavorare ad alcune categorie particolarmente svantaggiate e dall'altro hanno consentito di soddisfare le esigenze che in alcune realtà locali sono particolarmente sentite, come la gestione di servizi che richiedono molta manodopera e poche risorse da destinare a investimenti, all'acquisto di attrezzature. Si tratta di interventi che erano stati previsti a suo tempo, credo nella finanziaria del 1988 addirittura, caratterizzati proprio dall'impiego massiccio di manodopera e da un utilizzo limitato di strutture e materiali al servizio degli interventi stessi, finalizzati a dare lavoro, ma contemporaneamente anche a gestire alcuni servizi essenziali, in particolare la cura del verde, la cura dell'arredo urbano, oppure delle aree rurali. Tutto ciò è stato fatto, ultimamente quegli interventi sono stati ridotti, però con questo collegato alla finanziaria si introduce (inizialmente lo si voleva fare attraverso la finanziaria) un intervento che in parte è sostituivo di quanto era previsto nella finanziaria del 1988, riproposto sistematicamente, puntualmente in tutti i bilanci regionali, da allora fino ad oggi, e che oggi viene invece ammantato di una finalità, persino una denominazione, appunto "Sardegna fatti bella", molto più ambiziosa, almeno nella terminologia. E' un intervento tentativamente accattivante nei confronti del sistema Sardegna, quello di far lavorare per l'obiettivo di rendere più bella la Sardegna. La stessa formula molto particolare, quasi un imperativo, un comando dato alla Sardegna, quello di farsi più bella, risulta, direi, al limite della derisione, perché è evidente che alla nostra regione non si può dare un comando o fare un invito di questa natura, usando parole che prefigurano uno scenario magnifico, tanto da contribuire, in un'ipotetica disponibilità di materiale pubblicitario, dai colori vivaci e su carta patinata, a promuovere l'immagine di una Sardegna bella e accattivante per l'esterno. Un obiettivo di questa portata è evidentemente più propagandistico che altro, considerate anche le poche risorse finalizzate invece a far lavorare delle persone.

Io credo che la metodologia più logica e diretta sarebbe stata quella di potenziare il sistema dei cantieri comunali, precisando meglio gli interventi da privilegiare, in modo da dare alle comunità locali la possibilità di puntare a un intervento più deciso verso il miglioramento dell'arredo urbano o rurale, avendo però come obiettivo concreto e utilissimo quello di far lavorare dei disoccupati. Questo sarebbe stato, in questa ipotesi, un intervento pienamente condivisibile. In questa formulazione invece questa norma risulta molto pretenziosa, propagandistica più che altro, e supportata da una quantità di risorse per questo scopo molto più bassa di quanto ci si potesse aspettare.

Questo articolo è, a nostro avviso, il segno del metodo scelto da questo Governo regionale per promuovere se stesso, ma non per promuovere reale sviluppo e maggiore lavoro per la propria popolazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, anche dopo l'intervento del mio Capogruppo, senza ombra di dubbio, come cofirmatario di questi due emendamenti, non potevo esimermi dal fare alcune valutazioni sul contenuto dell'articolo 11. Le mie riflessioni sono tese soprattutto a evidenziare quanto i contenuti dell'articolo siano minimali rispetto a ciò che il titolo stesso pone come tema da affrontare, da sostenere, tema da condividere e da finanziare: "Sardegna fatti bella". Se attraverso il contenuto di questo articolo si cerca di individuare una filosofia da proporre ai cittadini sardi, di sicuro non si tiene conto o si comincia a non tener conto dei benefici celesti che hanno dotato la nostra Isola di tante risorse che la caratterizzano non solo dal punto di vista ambientale.

Quello che voglio evidenziare è che la discriminante degli interventi previsti non pone di sicuro un tema: "Sardegna fatti bella" dove? Se l'auspicio è quello di sollecitare i cittadini sardi a preservare le bellezze della Sardegna, nello stesso tempo manca la discriminante che dovrebbe individuare le campagne, le aree prospicienti le spiagge e i centri abitati che necessitano di essere puliti. Vorrei capire: per spiagge si intendono soltanto quelle marine o anche quelle lacustri e fluviali? E per campagne si intendono le strade vicinali, i tratti di montagna o anche le proprietà private?

Io vorrei portare come esempio l'articolo 10, che abbiamo per il momento accantonato, laddove si parla di risanamento ambientale di cave abbandonate. Mi domando se questo intervento riguardi anche le aree depauperate dall'attività di cava o se invece si ritenga che queste aree esulino da "Sardegna fatti bella" e debbano rientrare in un progetto generale di valorizzazione di tutto il patrimonio ambientalistico presente in Sardegna. Senz'ombra di dubbio l'obiettivo di fondo è quello di creare nuove situazioni occupazionali, ma vorrei capire perché si destina solo al Comune di La Maddalena 1 minione di euro, ovvero solo La Maddalena ha bisogno di un profondo maquillage delle sue coste e delle sue zone interne, oppure anche Carloforte e Teulada hanno la stessa esigenza, se pensiamo alle problematiche riguardanti le dismissioni militari? Questo è un tema che sottende tutta una serie di concetti che probabilmente si sarebbero dovuti affrontare meglio in questo articolo.

Io sono convinto che se si vogliono porre in essere interventi sostanziali per rendere la Sardegna più bella non ci sia bisogno di progetti che durano un anno e che assorbono risorse importanti. Per il risanamento ambientale e il miglioramento delle coste e delle zone interne occorrono invece interventi pluriennali inerenti all'intero territorio regionale.

E' chiaro che posto come primo tema quello della discriminante degli interventi da ritenersi prioritari, non possiamo con il contenuto di questo articolo affrontare temi che sono stati già in passato oggetto di interventi. Il collega Diana ricordava che gli interventi sulle spiagge sono già una priorità per le amministrazioni dei comuni costieri, le quali il concetto di bellezza delle coste lo hanno maturato già da tempo. Molto probabilmente bisognava sostenere quei piani di interventi sulle coste, non solo marine, ma anche lacustri e fluviali. Noi sappiamo benissimo che per tanti anni intorno ai nostri fiumi sono state recuperate, soprattutto nelle zone dell'interno, aree da destinare addirittura a discariche.

Detto questo, ripeto, probabilmente il tema andava affrontato con un approccio totalmente diverso, dando anche dimostrazione di volere che il ripristino ambientale riguardasse tutte le aree per le quali fosse stata segnalata questa necessità. Credo che i progetti tesi invece a impiegare disoccupati e inoccupati, quali quelli previsti in questo articolo, che destina il 90 per cento delle risorse alla copertura del costo della mano d'opera, non siano funzionali all'obiettivo che si vuole conseguire. Considerato che per il 2006 a La Maddalena non è prevista alcuna dismissione militare, vorrei sapere quale mano d'opera si intenda utilizzare in quel comune per assicurare gli stessi servizi e se si creerà necessariamente nuova disoccupazione. E di questo chiedo ragione all'Assessore del lavoro. Chi si pensa di impegnare, per chi saranno utilizzate le risorse destinate al Comune di La Maddalena? Mi domando se le situazioni di reale inoccupazione presenti a La Maddalena siano conosciute oppure no. Assessore, se ci rendesse edotti su quali figure andranno a ricoprire certi ruoli ci farebbe cosa gradita.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà. Vorrei ricordare che gli iscritti a parlare nei termini regolamentari sono gli onorevoli Capelli e Vargiu. Le altre iscrizioni non sono state ammesse perché pervenute fuori dai termini.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per esprimere solidarietà al collega Uras, che come voi sapete è stato, insieme all'onorevole Cogodi, uno degli estensori del piano straordinario per il lavoro. Esprimo la mia solidarietà perché oggi vi è la mortificazione, l'indignazione, credo anche, dei fautori di quel piano, che poteva contare su risorse importanti, che superavano, lo voglio ricordare, i 300 miliardi all'anno secondo le proposte delle ultime finanziarie della precedente legislatura, e soprattutto la Regione restava nell'ambito delle sue prerogative. Data la pomposità che caratterizza questa Giunta regionale, c'è un'autoattribuzione di poteri che davvero fa spavento. Se fossi sindaco di una qualsiasi comunità, piccola o grande, mi spaventerei nel leggere le prime quattro righe di questo articolo, in cui si dice che la Regione autorizza, promuove, finanza, coordina, controlla. Cioè nel primo comma di questo articolo vi è l'essenza della concezione che la Giunta regionale ha dell'autonomia locale. Spero che questo riguardi solo il Presidente e non anche gli Assessori, ma tra Presidente e Assessori, come abbiamo visto, non c'è una grande differenza. Si propone uno specifico programma con l'altisonante obiettivo di fare della Sardegna una regione bella. Dobbiamo provare a cercare, all'interno di questo articolo, un solo passaggio che indichi dove la Sardegna possa essere migliorata. C'è invece un passaggio in cui si dice che la Sardegna bisogna pulirla. Anziché manifestare un'ambizione così grande come quella di fare bello ciò che bello già è, forse sarebbe stato meglio, senza bisogno dell'intervento dell'assessore Salerno o dell'assessore Pigliaru, e tanto meno del Presidente della Regione, parlare di "Sardegna pulisciti", laddove è necessario un intervento di questa portata. E dove si fanno le pulizie? Avete mai visto le campagne sporche? Qual è la dimensione delle campagne? Riuscite a immaginare una schiera di disoccupati mentre pulisce le campagne? Mi viene il sospetto che questa Giunta regionale non solo non abbia preso in considerazione la storia recente, ma non si sia nemmeno premunita di conoscere le elementari regole che stanno alla base delle modifiche intervenute in questi anni proprio in ordine ai cantieri finalizzati all'occupazione. Infatti, quando si diceva che l'idea di destinare il 90 per cento delle risorse di ciascun progetto alla sola spesa occupazionale non è sostenibile, lo si diceva perché vi è una regola essenziale legata a un diritto dei lavoratori e che riguarda le assicurazioni, la sicurezza sul lavoro, l'antinfortunistica, tutti elementi che sono alla base di norme che non possono essere soddisfatte in alcun modo destinando il 90 per cento delle risorse attribuite ai comuni al pagamento del solo stipendio dei disoccupati che vengono impiegati. E' davvero una norma inattuabile. Non c'è comune in Sardegna che potrà disporre di tanto materiale antinfortunistico, di vestiario e di quant'altro già utilizzato nei precedenti cantieri, perché, come sapete, tutto quello che è necessario deve essere fornito ex novo all'apertura di ogni cantiere.

E allora, è evidente che si tratta di una forzatura senza alcuna logica, non di un serio piano di riqualificazione urbana, perché si sarebbe potuta produrre molta più occupazione, dare molta più stabilità occupativa con un intervento di riqualificazione urbana mirato, creando davvero opportunità non solo occupazionali ma anche di miglioramento della visibilità urbana delle nostre comunità. E soprattutto siamo di fronte a un ridicolissimo piano per il lavoro, privo di qualsiasi obiettivo, se non quello di dare man forte all'assessore Pigliaru e al Presidente della Regione. Ho visto che con piglio professorale il professor Pigliaru ha voluto replicare nei giorni scorsi, sulla stampa, con i dati dell'ISTAT in suo possesso, dati che, ribadisco, hanno una lettura soltanto di parte, sappiamo tutti che non è così. Questo è un intervento che si vuole mettere in campo in fretta e furia per cercare di mitigare, ancora una volta, quel dato occupazionale che si prevede, nelle prossime scadenze di verifica, sempre peggiore rispetto a quello che già avete segnato. Cioè si ricorre a un tentativo di piano occupazionale per sopperire a quel crollo che il blocco delle attività produttive in Sardegna, sia sul piano del turismo sia per quanto riguarda il trainante settore dell'edilizia, sta provocando da ormai due anni.

Appare anche grave il dato secondo il quale si individua il Comune di La Maddalena, che negli anni passati è stato oggetto di interventi normativi. Le isole della Sardegna erano state infatti individuate come parametro aggiuntivo per migliorare gli stessi codici di trasferimento delle risorse finanziarie della legge numero 25. Da una parte dite di voler utilizzare questa legge per la ripartizione dei fondi e dall'altra, guarda caso, individuate esattamente il comune e anche la cifra, cioè un ventesimo di quello che spetta alla Sardegna lo attribuite all'isola di La Maddalena. Di sicuro così facendo non risolvete i problemi di quell'isola, perché è evidente che se pensate di pulire La Maddalena con 2 miliardi di lire, appunto 1 milione di euro, vuol dire che avete davvero scarsa conoscenza delle sue peculiarità. Mettere a regime 1 milione di euro per un'isola come La Maddalena significa stanziare una somma assolutamente minimale rispetto alle esigenze.

Vi è poi un elemento che mi preme sottolineare rispetto al dato che voi avete richiamato, e cioè quello della compartecipazione dei comuni per un terzo delle risorse necessarie. Sarebbe davvero utile ricordare che nella legge numero 25 erano contenute tutte le risorse necessarie per la pulizia delle spiagge ed eventualmente quella cifra andava rimpinguata nella parte dovuta ai comuni e non in maniera aggiuntiva. Non si possono, infatti, utilizzare due capitoli di spesa per perseguire la stessa finalità, facendo venire meno quella logica a cui dovrebbero essere improntate la programmazione e una corretta pianificazione delle risorse finanziarie rispetto agli obiettivi che si vogliono perseguire. In questa direzione credo che questo articolo sia la fotografia della pressappochezza pianificatrice della Giunta regionale. Un obiettivo così grande come quello di fare bella la Sardegna con risorse assolutamente irrisorie è ridicolo nell'aspirazione e destituito di qualsiasi possibilità di essere conseguito attraverso la norma che viene indicata. Questa è dunque un'ulteriore dimostrazione della pochezza della pianificazione che in questi anni state mettendo in campo e questo articolo certamente segnerà un collegato alla finanziaria destituito di qualsiasi possibilità di dare risposte compiute alla Sardegna e ai sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. E' necessario che un altro Capogruppo appoggi la richiesta.

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 40 consiglieri, per cui siamo in numero legale.

(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Balia - Biancareddu - Biancu - Bruno - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Davoli - Diana - Fadda Giuseppe - Floris Mario - Frau - Gessa - Giagu - La Spisa - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Mattana - Milia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.)

I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 38.