Seduta n.123 del 21/09/2005 

CXXIII SEDUTA

Mercoledì 21 settembre 2005

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 17 e 19.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana dell'8 settembre 2005, che è approvato.

Continuazione e fine della discussione generale della "Proposta di modifica al Regolamento interno del Consiglio regionale della Sardegna" (Doc. n. 9/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del documento numero 9/A, E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

Onorevole Vargiu, se aspetta qualche minuto proviamo a recuperare i colleghi che sono negli anditi e nei corridoi.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che intervenendo nella discussione generale sulla proposta di modifica al Regolamento interno del Consiglio regionale sia ragionevole fare una riflessione su quelle che sono le condizioni e anche le situazioni che hanno portato alla necessità di una riforma del Regolamento. Nel senso che dagli interventi svolti fino a questo momento, da qualunque parte essi provenissero, non è emersa una differenza sostanziale sulla osservazione, accettata da tutti, che il Regolamento sia uno strumento importante. Credo che soprattutto chi nella scorsa legislatura ha avuto la fortuna di sedere tra questi banchi abbia ancora la percezione di quanto il Regolamento fosse importante per la gestione complessiva dei lavori dell'Aula.

E' infatti noto a tutti che nella scorsa legislatura i problemi regolamentari sono stati quelli che più spesso si sono posti in Aula e sono anche rimbalzati all'esterno, sui giornali, che normalmente hanno difficoltà a spiegare all'opinione pubblica quale sia l'importanza del Regolamento di un consesso in cui si fanno le leggi. Tuttavia, nella scorsa legislatura non vi sono state queste difficoltà, basta ricordare le polemiche che hanno accompagnato l'uso del voto segreto, a cui tante volte si è fatto ricorso, per capire quanto l'opinione pubblica in realtà abbia in quel periodo preso parte al dibattito sul Regolamento.

Credo che la situazione che si è creata nella scorsa legislatura, che, tutto sommato, sotto certi aspetti è continuata all'inizio di questa legislatura, non possa non preoccupare un'assemblea legislativa, nel senso che quando una manovra finanziaria nel suo complesso, quindi una manovra costituita da un documento di programmazione economica e finanziaria, da una legge finanziaria e da un bilancio, finisce con l'intasare i canali dell'Aula per sei mesi, succedono due cose: il Consiglio regionale non fa leggi, perché il tempo che gli rimane a disposizione, al netto delle vacanze estive e natalizie, è veramente poco, e la legge finanziaria diventa una legge omnibus, cioè una legge che contiene di tutto e di più. Ed essendo l'unica legge la cui approvazione è certa, in quanto, pena lo scioglimento del Consiglio, deve essere approvata entro il 30 aprile, si aspetta fino a tale data cercando di introdurre in essa tutto quello che è materialmente possibile metterci dentro. La legge finanziaria è diventata, dunque, quello che siamo stati abituati a vedere negli anni scorsi, ossia un tormentone. E resta un tormentone anche in questa legislatura, in cui la differenza numerica tra maggioranza e minoranza è rilevante, perché comunque la maggioranza ci infila dentro una quantità di cose che niente hanno a che vedere con il regime finanziario della Regione, e questo avviene senza che la Presidenza del Consiglio e il resto del Consiglio abbiano la possibilità di espungere dal testo di legge tutto ciò che palesemente non ha niente a che vedere con la finanziaria. E non è che in quest'Aula non si sia parlato altre volte della possibilità di riformare il Regolamento. Dobbiamo ricordarci - se lo devono ricordare i colleghi del centrosinistra, perché la memoria storica è giusto che rimanga, quindi è giusto che ognuno abbia percezione dei limiti e dei pregi della propria azione politica - che nella scorsa legislatura non è stato possibile, neanche per le cose più elementarmente necessarie nella situazione data, quale la rimozione del voto segreto, perché il centrosinistra ha sostenuto - aveva probabilmente delle ragioni per dirlo - che le regole non si cambiato in corsa, cioè che non è possibile cambiare le regole di gestione della legislatura in corso. Le regole si possono cambiare, ma la cosiddetta vigenza, cioè il momento in cui esse diventeranno vigenti e cogenti per il Consiglio regionale, deve essere neutrale, quindi deve decorrere dal primo giorno della legislatura successiva.

E' un ragionamento che a me sembra assolutamente coerente e condivisibile, con una ovvia eccezione, che costituisce la premessa del lavoro che si è cercato di svolgere nella Giunta per il Regolamento e di cui va dato atto al Presidente del Consiglio, il quale ha tentato di attenersi appunto al principio che il cambiamento delle regole può avvenire in corsa soltanto se c'è una condivisione generale delle nuove regole, se cioè esse sono considerate da tutte le componenti politiche presenti in Consiglio e, in quel dato momento, nella Giunta per il Regolamento migliorative dell'attività consiliare.

Io credo che ci fosse da parte di tutte le forze presenti in Consiglio la consapevolezza della necessità di un cambiamento e che tutti abbiano operato, a prescindere dallo schieramento di appartenenza, per cercare di dare al Consiglio norme più adeguate al suo funzionamento. La riforma del Regolamento che si propone contiene, a mio avviso, delle cose buone e io penso che le cose buone - ed è un ragionamento che continuerò a fare anche nel prosieguo dell'intervento - non siano di centrosinistra o di centrodestra e siano anche di garanzia per il Consiglio nel suo insieme e per ciascuno dei suoi componenti.

Credo che l'aver ribadito e codificato, in maniera chiara e netta, che la finanziaria è una legge che si occupa di numeri, di risorse finanziarie, e non di riforma degli enti, sia un elemento importante e, alla luce di quello che si è visto, anche una garanzia per la minoranza e per il buon lavoro del Consiglio. D'altra parte il contingentamento dei tempi, fatta salva l'esigenza di non conculcare l'eventuale indisponibilità in tal senso da parte della minoranza, ma anzi di consentirle di prevalere sulle esigenze di contingentamento, garantisce la possibilità per il singolo consigliere di esprimere il proprio dissenso. Anche questa è una norma buona, perché consente comunque ritmi di lavoro "umani" e consente di portare all'interno del Consiglio quel confronto che oggi è fuori dell'Aula, anche perché contemporaneamente introduce la possibilità di richiedere la verifica del numero legale in qualsiasi momento dei lavori.

Ciò significa che gli ottantaquattro consiglieri devono svolgere il loro mestiere dentro l'aula e possibilmente devono ascoltarsi l'un l'altro cercando di capire le reciproche ragioni. Questo è un elemento importante, basta guardare come si stanno svolgendo in questo momento i lavori del Consiglio per comprendere se c'è bisogno che nella nostra cultura entri questo elemento. E se noi cerchiamo di rendere centrale il ruolo del Consiglio prevedendo, per esempio, che la discussione delle leggi finanziaria e di bilancio non duri più trentasette giorni, ma segua i tempi di confronto europei, allora è necessario che il confronto avvenga tra orecchie che ascoltano, tra sederi presenti perché attaccati alla loro sedia, tra intelligenze disponibili a confrontarsi sulle diversità.

Credo che questo aspetto sia importante, così come è importante il fatto che il Regolamento entra in Aula in un momento che, come è stato sottolineato da molti, è di cesura rispetto al passato, nel senso che oggi abbiamo una nuova legge elettorale, quindi i rapporti tra il Consiglio, la Giunta e il Presidente della Regione sono diversi rispetto al passato. Oggi il Presidente della Regione - va ricordato e sottolineato - ha la stessa legittimazione popolare dei consiglieri regionali, quindi trae la forza, il prestigio, la sua stessa consapevolezza e competenza giuridica da un'identica forza rispetto al Consiglio. Di questo non si può non tener conto; non si può non tener conto sia della possibilità che il Presidente e la Giunta esplichino poteri diversi rispetto al passato, sia della necessità che il Consiglio trovi degli elementi di equilibrio nel suo nuovo ruolo che probabilmente sono assai più stimolanti rispetto a quelli che aveva nel passato, ma sicuramente diversi per molti versi. Ed è proprio questa diversità che noi dobbiamo, oggi, metabolizzare se vogliamo mantenerci nel solco che i sardi hanno indicato, perché nel 1999, durante quel famoso periodo di sei mesi, in cui non si sapeva se sarebbe andato al governo il centrodestra o il centrosinistra - un po' come sta succedendo adesso in Germania -, i sardi, in un referendum che raggiunse il quorum, cosa straordinaria in questi tempi in cui i cittadini non sembrano appassionarsi ai quesiti referendari, si espressero, e con una maggioranza superiore al 90 per cento, a favore del sistema elettorale maggioritario e dell'elezione diretta del Presidente della Giunta. Quando, nella scorsa legislatura, cercammo di mettere mano alla riforma della legge elettorale nessuno in quest'Aula parlò di ritorno al sistema elettorale proporzionale, semplicemente si pensava di correggere le storture della legge nazionale - penso, ad esempio, al listino bloccato -, per dare a quella legge una forza e una rispondenza maggiore a quelli che sono gli interessi della gente e della democrazia più in generale.

Questo è sostanzialmente il problema e chi ha ricordato - e ha fatto bene a farlo perché ha funzionato come memento per ciascuno di noi - che nella scorsa legislatura la riforma della legge elettorale fu affossata dal Consiglio e che la riforma della legge elettorale è comunque più importante della riforma del Regolamento, forse ha dimenticato un passaggio, cioè che la riforma della legge elettorale venne bocciata proprio a causa del Regolamento vigente, che consentì, con il voto segreto, di smantellare i capisaldi della riforma della legge elettorale. Quindi il Regolamento non è neutro rispetto alle riforme, non è neutro rispetto alla legge elettorale, non è neutro rispetto a tutte quelle cose che questo Consiglio comunque dice di voler provare a fare.

Questo, a mio avviso, è un elemento del quale dobbiamo tener conto. Certo, ci sono altri elementi importanti. Il presidente Floris ha ricordato che è necessario mettere mano anche al ragionamento sulla politica e sui suoi costi, che forse sessanta consiglieri regionali, invece degli attuali ottantacinque, sarebbero anche troppi per una regione come la Sardegna, ma credo che queste siano tutte questioni comunque sul tappeto, che possono essere probabilmente affrontate meglio in un Consiglio regionale dotato di un Regolamento chiaro, in base al quale chi governa sa quali sono i limiti della sua azione, ma anche quali sono i suoi diritti, e chi è in minoranza sa altrettanto bene qual è il ruolo che gli è consentito e quali spazi può occupare.

Credo che questa sia la frontiera importante dei ragionamenti che noi andremo a fare in questi giorni e in quelli a seguire, nel senso che il sistema elettorale - lo dice un commentatore nel Corriere della Sera di oggi - può essere neutro se lo si è pensato nell'interesse generale, è meno neutro quando è pensato da una parte politica al fine di ottenere dei vantaggi sull'altra parte politica. Anche un Regolamento ha le stesse caratteristiche: può essere neutro se garantisce gli interessi generali, diventa uno strumento di parte se viene predisposto da uno schieramento politico che ha in mente di utilizzarlo per un periodo breve a proprio vantaggio a discapito dello schieramento opposto.

Credo che noi dovremmo ragionare proprio in questo senso. E voi, colleghi della maggioranza, non dovreste ragionare come se doveste essere sempre maggioranza; dovreste invece ragionare come se fosse già arrivato il vostro turno di essere minoranza. Quindi, nel porvi il problema di cosa deve essere il Consiglio e di come deve funzionare, dovreste pensare e porre in essere azioni conseguenti che già sono nella cultura di chi può essere domani minoranza e non si pone, pertanto, il problema dell'esistenza di regole che gli garantiscano un tornaconto per un periodo di tempo limitato, ma di regole giuste che consentano a ciascuno di esplicare pienamente il proprio mandato.

Faccio questo ragionamento perché mi è venuto un brivido, prima della discussione di questo documento, quando il Capogruppo del partito di maggioranza numericamente più consistente si è alzato in piedi e ha chiesto la sospensione della proposta di legge sul difensore civico, sulla quale in Commissione si era stati tutti d'accordo, e che attiene a uno strumento di difesa del cittadino. Ovviamente noi della minoranza forse lo sentiamo come uno strumento maggiormente urgente, proprio perché sappiamo che difende i diritti degli esclusi e quindi è comunque una spina che può pungere il fianco del "palazzo" e sollecitarlo. Però, colleghi, a breve bisognerà che qualcuno si alzi in Aula e dica se l'istituto del difensore civico serve oppure no. E se tutti sosterremo che serve ma funziona male, cosa che noi abbiamo pensato negli ultimi anni, bisognerà migliorarlo perché possa servire meglio. Quindi bisogna capire perché funziona male e bisogna dargli la possibilità di essere più utile al cittadino.

Ma se una cosa che serve viene buttata a mare perché funziona male, comincio a pensare che questo Consiglio non abbia ben chiari gli elementi di difesa, di garanzia e tutela di se stesso, del suo ruolo, ma anche del ruolo di chi sta fuori di questo palazzo, dei cittadini che noi rappresentiamo. E' lo stesso dubbio che mi è venuto dopo aver sentito parlare - e devo dire che non condivido questo ragionamento - di consiglieri regionali di serie A, di serie B e di serie C, quasi che a seconda del numero delle legislature fatte, dei voti riportati o del modo in cui si è stati eletti uno dovesse sentirsi in imbarazzo nell'intervenire in quest'Aula rispetto ad altri colleghi.

La stessa sensazione l'ho avuta oggi nell'apprendere dai giornali una proposta della Giunta regionale - che può darsi sia stata mal riportata -, dove la volontà riformistica della Presidenza della Giunta prevede una Giunta di serie A e una di serie B, per cui sei assessori partecipano alla Champions League e altri sei fanno da contorno, o dove prevede che la Giunta proponga al Consiglio gli Assessori, ma non perché il Consiglio possa condizionarne la nomina, ma perché esprima il suo gradimento. Una sorta di sfilata delle damigelle del re di Francia all'interno del Consiglio, il quale alza le palette come quando il coefficiente di difficoltà dei tuffi di Klaus Dibiasi veniva moltiplicato per il voto della paletta sollevata dai giudici!

Ecco, colleghi, io credo che il dibattito sul ruolo del Consiglio non finisca oggi, anzi inizia oggi con la discussione della proposta di modifica del Regolamento, che non è una discussione da poco, quindi non affrontiamola come se fosse un passaggio inevitabile, un qualcosa che si supera come le cascate formate dalla forza della corrente. E' invece qualcosa sulla quale dobbiamo fermarci a riflettere e soprattutto voi, colleghi della maggioranza, dovete riflettere perché, in quanto maggioranza, avete il compito di garantire i diritti del Consiglio e di tutti i suoi componenti.

La discussione non finirà qui, continuerà anche nei giorni e nei mesi che verranno e, ripeto, noi Riformatori vorremmo poter apprezzare da parte vostra un atteggiamento identico a quello che avreste voi se foste al posto nostro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, io partirò dalla lettura dell'articolo 15 del Regolamento vigente, ove si dice: "Spettano alla Giunta per il Regolamento l'iniziativa e l'esame delle proposte modificative ed aggiuntive del Regolamento presentate dai Consiglieri". Faccio questa promessa per ricordare a tutti noi, se ce ne fosse ancora bisogno, che la Giunta per il Regolamento ha agito e agisce - come ha fatto in questi ultimi due mesi - sulla base di un disposto molto preciso: "Spettano alla Giunta per il Regolamento" e ciò che spetta alla Giunta per il Regolamento è predisporre quelle che, al comma successivo, sono indicate come le conclusioni della Giunta che sono presentate al Consiglio e votate con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, a norma del Capo XXV.

Perché fare questa premessa? Io credo che sia importante farla, perché della Giunta per il Regolamento dovremmo farne parte un po' tutti, e ne fa parte credo la gran parte dei Gruppi politici presenti in quest'Aula. La dicitura di questo articolo ci fa capire che dovrebbe essere interesse di tutti noi intervenire, sostenere, modificare tutto ciò che la Giunta per il Regolamento porta all'attenzione di quest'Aula. Ma da questa Giunta deve nascere qualcosa, e infatti è nato il documento che è alla nostra attenzione, dico alla nostra perché non so se tutti facciamo lo stesso discorso, se ragioniamo in termini di maggioranza o di opposizione. Certo, poi ognuno di noi si crea centomila pensieri nella testa per i quali può dire: ma qui il presidente Soru sta forzando, il Presidente del Consiglio vuole usurpare, Gruppi della maggioranza vogliono limitare l'opposizione, l'opposizione non vuole lavorare. Il Regolamento, tra l'altro, è stato già modificato diverse volte. Ricordo a tutti che l'ultima volta fu modificato, e in molti articoli, se non ricordo male qualche mese prima della dodicesima legislatura. Credo che anche allora non ci fossero tutte le condizioni migliori per modificare il Regolamento, anzi, probabilmente, le condizioni migliori ci sono oggi, se c'è la volontà di tutti noi di procedere in tal senso. Si creerebbero situazioni peggiori nel momento in cui una parte di questo Consiglio dovesse osteggiare una modifica regolamentare. Ed ecco che interviene l'aritmetica che con i suoi numeri stabilisce che in un Consiglio come questo di maggioranze assolute non ce n'è solo una, ma ce ne sono due, per cui modificare il Regolamento diventa estremamente semplice, limitando, allora sì, quella che è la presenza delle minoranze, quelli che sono i diritti dei consiglieri e tutta una serie di questioni che noi vorremmo evitare. Dico noi, e parlo certamente come consigliere, perché oggi si parla molto di democrazia governata e governante. Io sono per una democrazia governante, però è facile passare dalla democrazia governante alla democrazia governata. Da piccolo non mi è mai piaciuto essere governato, però se debbo essere governato vuol dire che mi adatterò, l'aritmetica può fare anche questo.

Lo sforzo che noi dobbiamo fare è proprio quello di iniziare qui, tra noi, a capire se ci sono le condizioni, in questa nostra regione, per mettere in piedi una forma di democrazia governante. E quando si parla di democrazia governante si intende che tutti noi siamo chiamati a governare, ognuno per la propria parte certamente. Invece, mi pare che questo concetto sfugga a tutti e allora nascono le perplessità. Non basta questo, in un momento abbastanza difficile per la maggioranza, e non solo dal punto di vista amministrativo, su cui non mi soffermo perché ci sarebbe da parlare per ventisei ore di fila. Io mi riferisco ai rapporti all'interno della maggioranza. Indubbiamente ci sono delle conflittualità, ci sono delle ribellioni, ci sono delle ostilità, c'è tutto un atteggiamento che in questo momento non favorisce, anzi rischia di compromettere e vanificare un lavoro che, come ha detto molto bene l'onorevole Moro stamattina, è stato utilissimo, mandato avanti da tutti i componenti della Giunta per il Regolamento, e che aveva la funzione, prevista dall'articolo 15, di partorire un documento da portare all'attenzione dell'Aula.

C'è la necessità di un nuovo Regolamento? Non c'è dubbio, l'abbiamo riconosciuto tutti nel momento stesso in cui i nostri colleghi hanno iniziato a lavorare per stendere un documento da portare alla nostra attenzione. Nessun Gruppo politico ha espresso in quest'Aula l'idea che non ci sia bisogno di modificare il Regolamento. Credo che l'abbiamo verificato tutti all'interno dei rispettivi Gruppi. Certo, abbiamo avuto, lo dico io per primo, delle perplessità, e sono perplessità anche giuste, corrette, però dobbiamo fare tutti uno sforzo per superarle, in un momento in cui la vita dei consiglieri regionali, e quindi del Consiglio regionale, all'esterno di quest'aula non è vista molto bene. Ma perché riceviamo tante critiche? Perché la Giunta lavora male? Forse anche per quello, ma, guarda caso, a fare maggiormente le spese delle lamentele più gravi non è la Giunta che sta operando male, o comunque non opera come io vorrei, ma è il Consiglio regionale, e quindi i suoi componenti. Quando i consiglieri regionali sono fortemente criticati all'esterno, sarebbe opportuno, a mio avviso, che ognuno di noi si facesse un esame di coscienza cominciando a domandarsi per quale motivo ciò avvenga. E noi possiamo fare qualcosa perché questo non avvenga o per limitare la proliferazione di firme, controfirme, comitati, richieste di diminuzione del numero dei consiglieri del Consiglio regionale? Onorevole Vargiu, si può portare il numero dei consiglieri regionali da ottanta a sessanta, ma credo che questo non sia il problema di fondo. In ogni caso la Sardegna è un'isola di circa 24.000 chilometri quadrati, non è la Liguria. Noi, più che persone, rappresentiamo territori, identità, specificità, e di questo dobbiamo tenerne conto. Ecco perché ottanta consiglieri possono essere pochi così come possono essere molti, ma è una valutazione che dobbiamo fare noi, perché questo è il ruolo che ci è stato assegnato. Invece sembra quasi che noi vogliamo disfarci di questo ruolo e non vogliamo contribuire a creare tutte le condizioni indispensabili per il Consiglio, per i consiglieri e per la loro produttività. Certo, dobbiamo produrre di più, è innegabile che dobbiamo produrre di più, ma non è che dobbiamo produrre di più secondo ciò che vuole il "padrone", dobbiamo produrre di più secondo le necessità dei sardi. E lo dobbiamo fare qua, senza aspettare i disegni di legge, ma producendo proposte di legge, lavorando nelle Commissioni. So che sto dicendo delle cose scontate, però se ce lo ricordiamo ogni tanto probabilmente non facciamo male, lo dovremmo fare tutti. I tempi morti in quest'Aula sono tantissimi, troppi, e non è più ammissibile che noi continuiamo su questa strada, dato per scontato che all'esterno ci considerano sempre dei privilegiati. Benissimo, si può essere dei privilegiati e far capire all'esterno che i privilegi di cui godiamo sono tutti dovuti e meritati, ma se non lo cerchiamo questo merito e continuiamo a pensare che il ruolo dell'opposizione sia solo quello di frenare la maggioranza e il ruolo della maggioranza sia solo quello di mettere da parte la minoranza per poter far passare di tutto e di più, il consenso all'esterno non lo avremo mai.

Noi ci siamo preoccupati, nel riformare questo Regolamento, di limitare, per esempio per quanto riguarda la legge finanziaria, lo ha già detto qualcuno, i tempi di discussione. Abbiamo anche cercato di far capire che la tempistica con cui ci pronunciamo in quest'Aula spesso e volentieri è esagerata e quindi bisogna ridurre un attimino i tempi. Forse vogliamo creare un ruolo nuovo del Presidente? Credo che sia indispensabile che il Presidente abbia un ruolo diverso, e quando dico diverso non lo dico in riferimento al numero dei mesi o degli anni in cui sarà Presidente o alla maggioranza che serve perché sia eletto: se si stabilisce che è dei due terzi dei componenti l'Assemblea sarà sempre dei due terzi, ma non deve nascere da un qualcosa che non è interesse né mio né di un particolare collega della maggioranza, ma che è frutto di altre questioni che non riguardano il Consiglio regionale. Non ho niente in contrario, ma so, per esempio, che in Italia c'è solo una figura che viene eletta sempre con la maggioranza dei due terzi. Neanche il Presidente della Repubblica e Sua Santità vengono eletti con questa maggioranza. Benissimo, il Consiglio regionale della Sardegna può decidere che il Presidente del Consiglio venga eletto dai due terzi dei suoi componenti, punto e basta. Possiamo individuare un meccanismo che soddisfi tutti noi anche con la maggioranza dei due terzi, ci dobbiamo provare, però sarà frutto della nostra volontà, della nostra capacità, del senso logico di stare in quest'Aula, altrimenti presteremo il fianco, cari colleghi, a tutta una serie di congetture che finiranno, un domani, per metterci veramente alla berlina con tutti.

E' la politica che sta cambiando, il sistema elettorale che noi abbiamo oggi, prevede una maggioranza straordinariamente più importante di quella delle precedenti legislature. Certo che il ruolo dell'opposizione deve essere rivalutato! Siamo sicuri che con questo Regolamento lo stiamo rivalutando? Io non lo so. O lo stiamo salvaguardando più che rivalutando? Certo che poi la salvaguardia e la rivalutazione non possono essere solo ed esclusivamente compito della maggioranza, devono essere anche compito della minoranza, perché guai a noi se ci aspettassimo da voi tutta una serie di tappeti con cui facilitarci il compito. Questo non sarà mai! Siamo noi della opposizione, semmai, che dobbiamo crearci le condizioni per evitare lo strapotare di una maggioranza così ampia.

Credo che stiamo lavorando tutti in questa direzione, ci stiamo sforzando, non a caso questo Regolamento è modificato soltanto in alcune parti, e credo che sia suscettibile di ulteriori migliorie, anzi certamente lo è. Forse tutti noi dobbiamo metabolizzarle queste modifiche, so che non è facile. Avendo parlato con chi ha partecipato alla stesura di questo Regolamento e avendo anche esaminato le modifiche, so che è stato un lavoro di una difficoltà immane, perché stabilire delle regole è sempre difficile, soprattutto quando le nuove regole vengono applicate in corso d'opera, a gioco iniziato. Dico questo perché, per esempio, se guardate le disposizioni finali, mi pare all'articolo 135, l'ultimo Regolamento modificato entrò in vigore nella legislatura successiva. Avvenne nell'undicesima legislatura e le modifiche entrarono in vigore dalla dodicesima. Mancavano pochi mesi, onorevole Orrù, è vero, si riuscì in quel periodo, non capisco come, a modificare il Regolamento al termine della legislatura, nel mese di febbraio o marzo. Il nuovo Regolamento fu pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 1° luglio 1999, all'incirca la data di inizio della nuova legislatura. Su questo anche noi abbiamo delle perplessità e l'abbiamo detto, il Presidente è buon testimone del fatto che tutti i Capigruppo di minoranza hanno chiesto che il nuovo Regolamento entri in vigore in una data successiva. E anche questo ha un'origine, anch'essa esterna al Consiglio o quanto meno interna, sì, alla maggioranza, ma solo a una parte di essa. Lo riferisco qui perché rimanga agli atti, ma anche in Conferenza dei Presidenti di Gruppo ho avuto occasione di dire che ciò che mi ha fatto drizzare le antenne è il fatto che il Presidente della Regione, in uno di quei momenti da bar, a Roma, si è lasciato andare a una di quelle "cosette" che si dicono tra amici, convinti di essere soli o di non essere ascoltati. Si è lasciato, cioè, scappare una frase che certamente non ha preoccupato solo me, ma credo tantissima altra gente: "Adesso gli modifichiamo il Regolamento e gli facciamo digerire tutto".

Onorevole Gessa, forse non si è usato il termine digerire, forse si parlava di metabolizzare, però era il concetto che non andava bene, perché anche se questo Regolamento passasse così com'è, siete veramente convinti che se questa minoranza, pur risicata rispetto a quella che può essere una minoranza seria e onesta, non fatta in questo modo, si mette di traverso non stiamo per ore e ore in quest'aula? Ci stiamo lo stesso, perché "fatta la legge trovato l'inganno". Ce l'abbiamo lo stesso la fantasia per superare certi ostacoli.

Per quanto mi riguarda, tuttavia, la necessità di modificare il Regolamento non nasceva da questo, ma semmai dalla volontà di rivalutare questo Consiglio, di vederlo assurgere al proprio ruolo, dando dimostrazione di ciò che può e deve fare, ma soprattutto di quello che i cittadini debbono sapere che sta facendo, perché altrimenti, guardate, ridurre il tempo degli interventi da dieci a cinque minuti o da venti a dieci non cambia assolutamente niente: anziché produrre cinquanta leggi ne produrremo diciotto, sedici, tredici oppure dodici come l'anno scorso, e forse non ci siamo neanche arrivati a dodici. E cosa abbiamo fatto alla fine della giostra? Abbiamo dato una pessima immagine del Consiglio regionale, e mi riferisco ancora al Consiglio regionale e non ai singoli consiglieri.

So che il discorso che sto facendo alla fine non produrrà grandi effetti, ma non lo sto facendo per sollecitare chissà chi. Noi faremo la nostra onesta battaglia sulle cose sulle quali non siamo d'accordo. Il ruolo della Giunta per il Regolamento era quello di predisporre un documento da portare all'attenzione dell'Aula e tutti i consiglieri avevano appunto la possibilità di presentare emendamenti, cosa che è stata fatta. Forse se ne sarebbero potuti presentare di più, forse si sarebbero potuti concordare meglio certi emendamenti, deve essere chiaro però che la Giunta per il Regolamento ha svolto appieno il suo ruolo e credo anche senza condizionamenti. Certo, può essere stata condizionata da ragionamenti come quello che ho fatto io stasera. Se l'Aula non è convinta di questo documento, siamo ancora in tempo per non approvare il passaggio all'esame degli articoli. Non ce l'ha mica ordinato il medico di votare domani mattina il passaggio agli articoli!

Se ci sono ancora grosse perplessità, se l'approvazione delle modifiche al Regolamento dovesse creare problemi fortissimi all'interno di quest'Aula, io sarei del parere di fermarci un attimo, perché se continuiamo su una strada irta di difficoltà e che non vede coinvolta anche la minoranza, cari colleghi, pensateci bene, ma, dico di più, pensiamoci bene, continueremo a dare all'esterno l'immagine di una situazione peggiore di quanto non sia e che è ancora tutta da recuperare. Il ruolo di questo Consiglio credo meriti una riflessione, così come la merita chi ha vinto le elezioni, i cittadini che hanno votato per la maggioranza o che non hanno creduto alle promesse che sono state fatte in campagna elettorale e hanno invece creduto nella parte politica che ora è all'opposizione. Noi riteniamo pertanto che ci siano ancora le condizioni per andare avanti, non lo dico come avvertimento, è un invito a valutare attentamente tutto, perché altrimenti rischiamo di rimanere inchiodati su questo Regolamento, e non so che cosa ne verrà fuori. Può darsi che emergano anche degli aspetti poco edificanti e allora certamente l'immagine che diamo all'esterno peggiorerà, questo sì, e qualcuno di noi sarà così bravo da rendere l'ignoranza una funzione sociale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, il Regolamento interno del Consiglio regionale della Sardegna è la sintesi conclusiva di una condotta rigorosamente unitaria tra maggioranza e opposizione, pur essendoci su alcuni punti opinioni diverse. Non poteva che essere così, perché quando si affrontano temi riguardanti le regole, le forze politiche hanno il dovere istituzionale, morale e politico di costruire uno strumento che sia condiviso e di garanzia per tutti.

L'adeguamento del Regolamento, ritenuto da tutti vecchio e inadeguato alle esigenze dell'Aula, e la sua approvazione rappresentano un elemento di innovazione che consente a tutti gli organismi istituzionali, Consiglio, Presidente, Giunta, di poter assolvere, come è stato sottolineato dalla relazione della maggioranza, responsabilmente le loro funzioni dentro un quadro di reciproche garanzie. Migliorare lo strumento che regola l'attività consiliare degli eletti, significa mettere ognuno di noi nella condizione di poter svolgere il proprio ruolo istituzionale in modo qualificante. L'esperienza passata ci insegna che l'obiettivo più importante per l'istituto regionale consiste in un rafforzamento dell'efficienza e dell'efficacia dell'azione amministrativa. Il Regolamento in questo senso rappresenta quell'elemento di garanzia che può agevolare questo percorso, non l'unico, ma uno dei tanti.

La relazione di maggioranza evidenzia alcuni elementi importanti che meritano un'attenta riflessione. Si sottolinea che i punti di maggiore criticità riscontrati nel precedente Regolamento sono tre, e cioè: la programmazione dei lavori, il calendario e il contingentamento dei tempi, che, a parere della maggioranza e anche della opposizione, in questi anni, ma anche in questo primo scorcio di legislatura, ha rallentato l'attività consiliare; le procedure previste per la discussione e la votazione dei provvedimenti che hanno prodotto un'eccessiva dilatazione dei tempi di discussione; la sessione di bilancio, che anche durante la discussione dell'ultima finanziaria ha acceso lo scontro in Aula a causa delle ormai famose norme intruse, famose perché i giornali e le TV ne hanno parlato per intere settimane. L'articolo 34 bis risolve il problema della presenza delle norme intruse nelle leggi finanziare, assegnando al Presidente del Consiglio il compito di stralciare le disposizioni non coerenti con la vigente legislazione regionale di contabilità, e quindi inizia a dare una risposta rispetto a questo tema.

Le forze politiche che, in questi mesi, attraverso la Giunta per il Regolamento, hanno elaborato la nuova proposta si sono amalgamate attraverso una convergenza di fondo partendo dal fatto che le regole rappresentano uno strumento di garanzia per un'Assemblea democratica. Le modifiche apportate al testo esistente propongono uno snellimento delle procedure che consentiranno a quest'Aula di approvare leggi e singoli provvedimenti in tempi certi attraverso calendari dei lavori condivisi da tutti i Gruppi consiliari. A mio giudizio è un bel passo in avanti, che aiuta a recuperare errori ed esitazioni del passato per raggiungere quello che deve essere un obiettivo comune importante per la nostra Regione: la salvaguardia dell'autonomia consiliare e dei valori in essa contenuti.

Durante la seduta di ieri alcuni colleghi hanno sottolineato, con toni a tratti forti, che la modifica del Regolamento consiliare non è una vera riforma e che non può rappresentare e risolvere i problemi della politica. Nessuno in quest'Aula l'ha intesa così, io personalmente non la intendo così. Dall'intervento del relatore di maggioranza si evince che si tratta di uno strumento volto a favorire il percorso consiliare delle riforme; riforme che certamente necessitano di una impostazione diversa da quella utilizzata per la riscrittura del Regolamento. Per me è chiaro, anzi chiarissimo, che le grandi riforme che questa Regione dovrà a breve scadenza affrontare nel rispetto del programma presentato agli elettori sardi - penso alla legge statutaria, allo Statuto, alla legge elettorale o a quella sul trasferimento di competenze e risorse agli enti locali - necessitano di un'ampia partecipazione delle forze politiche e sociali, a partire dai territori, per coinvolgere i cittadini e definire insieme le priorità e le scelte amministrative, per rilanciare concretamente un governo della regione partecipato.

Noi, in quest'Aula, dobbiamo pensare alla partecipazione come cessione di potere, come allargamento degli spazi democratici, ma anche come strumento e mezzo per determinare scelte sostanziali in un intreccio in cui il meccanismo partecipativo lega alle politiche del territorio, alle politiche dello sviluppo, alle politiche dell'ambiente, alle politiche del welfare. Questa è la vera partecipazione diretta. Non credo, però, che questo Regolamento possa in qualche modo imbrigliare il percorso partecipativo dal basso per due ordini di ragioni: primo, perché trattasi esclusivamente di uno strumento che regolamenta l'attività istituzionale del Consiglio; secondo, perché non contiene elementi ostativi alla partecipazione popolare o delle forze politiche sociali alla gestione della cosa pubblica. Nella sostanza, il Regolamento non entra nel merito dell'ordinamento democratico della Regione, né tanto meno dell'attività che ogni singolo cittadino od organizzazione può sviluppare fuori e dentro l'istituzione.

Alcuni accenti forti li ho trovati non pertinenti all'argomento che siamo chiamati oggi ad affrontare con la discussione del documento numero 9, che spero venga approvato, possibilmente con voto unanime. Sarebbe un bel segnale per l'esterno. Penso che in questi mesi tutti abbiano svolto un buon lavoro, rispettoso delle rappresentanze consiliari, in particolare modo delle opposizioni, che debbono poter svolgere il proprio ruolo in piena autonomia e libertà. Proprio questo elemento di garanzia può favorire un confronto leale e costruttivo nel momento in cui quest'Aula sarà chiamata a discutere delle grandi riforme che modificheranno l'assetto istituzionale di questa regione. In questo senso ho trovato inopportuna la relazione di minoranza presentata dalla collega Caligaris, non perché sia vietato dissentire in quest'Aula - anzi! -, ma perché il Regolamento è il frutto di un lavoro condiviso e di equilibro nei rapporti tra le diverse componenti consiliari. Il risultato ottenuto è che le forze politiche di tutto l'arco costituzionale, come si suol dire, hanno prodotto una proposta che valorizza la pratica democratica di questo Consiglio. Se non fosse così, ognuno di noi avrebbe preso le distanze da questa proposta di Regolamento.

Il Regolamento consiliare, in conclusione, deve essere uno strumento nobile, capace di esaltare la dialettica democratica in Aula e tra i Gruppi consiliari, ma può essere anche un grimaldello strumentale atto a conseguire vantaggi particolaristici nei rapporti di forza interna ai Gruppi, come ho potuto rilevare dalla lettura degli emendamenti proposti in materia di nomina e sostituzione dei Presidenti dei Gruppi. In particolar modo mi riferisco all'emendamento numero 23, sostituito in seguito dal 42, che al massimo può scatenare l'ilarità dei colleghi per la sua banale strumentalità oltre che per la sua probabilità di non essere approvato, visto il parere negativo della Giunta per il Regolamento. Con tale emendamento si pretende che il Capogruppo venga nominato o sostituito dalla maggioranza dei consiglieri o dalla metà dei componenti dello stesso Gruppo che complessivamente rappresentino la maggioranza dei voti riportati nelle circoscrizioni provinciali. Davvero esilarante, ci mancava che il proponente scrivesse che il Capogruppo del partito della Rifondazione Comunista non può essere quello attuale!

Ma al di là del lato comico, c'è la gravità di una posizione antistatutaria per la quale, nel nostro caso, la collega Paola Lanzi e con lei le altre elette nel listino regionale non sarebbero a tutti gli effetti consiglieri regionali e non avrebbero quindi diritto di esprimersi all'interno del proprio Gruppo. Questa prassi è fuori da ogni logica democratica e istituzionale. Questi emendamenti sono tra l'altro in palese contrasto con la relazione della maggioranza, che ha deciso di non proporre alcune modifiche delle attuali norme regolamentari, in particolar modo per quanto riguarda la composizione dei Gruppi.

Noi comunisti di Rifondazione propendiamo per la prima concezione di Regolamento, quella nobile, lasciando l'ultima a quanti preferiscono incaponirsi nelle piccole beghe interne, consapevoli come siamo che queste non servono né alla maggioranza che oggi governa questa regione, né alla dialettica istituzionale e democratica di quest'Aula.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, quante cose ci sarebbero da dire, cercherò di fare una sintesi. Comunque credo che sia evidente a tutti che questo dibattito non è improntato a disquisizioni sugli aspetti tecnici del Regolamento, anzi il problema del Regolamento consiliare è, a mio avviso, un falso problema, si sta invero discutendo della crisi del sistema, crisi amplificata dalla strumentale e spesso errata e non libera interpretazione delle norme.

Non esagero nel sostenere che è seriamente in discussione, o quanto meno in precario equilibrio, il sistema democratico. In tempi non sospetti, nella passata legislatura, e successivamente nel corso dell'attuale, mortificato dalla distrazione, indifferenza, superficialità di quest'Aula e dal colpevole silenzio di certa stampa asservita al potere, ho denunciato la preoccupazione sul disinvolto, arrogante e prevaricante uso del potere, sbandierato artatamente come rinnovamento, riformismo, moralizzazione, discontinuità e modernizzazione. Nel nome del nuovo si sta permettendo il più vecchio e pericoloso esercizio del potere clientelare, centralistico, inquisitorio, autoritaristico. Una storia già vista, una triste storia già vista.

Ma veniamo ai nostri giorni. Il Regolamento consiliare, dicevo, è un falso problema, per lo meno il metodo e i tempi di discussione sono un falso problema, così come è un falso problema appellarsi all'unanimità scaturita nel voto della Giunta per il Regolamento. Quanti progetti di legge, votati all'unanimità in Commissione, sono stati poi stravolti in Aula? Alcuni esempi: nella passata legislatura il progetto di legge numero 114, nell'attuale la proposta di legge sul riordino delle Comunità montane, che è stata discussa qualche mese fa. Dal momento del voto nella Giunta per il Regolamento ad oggi altra acqua è passata sotto i ponti, o meglio sopra il ponte del corretto confronto democratico. Ultimi casi: la delegittimazione della Commissione autonomia, la messa al bando del legittimo democratico dissenso, la perseveranza del Presidente della Regione nel non gratificare questo Consiglio della sua autorevole presenza nel momento che voi definite cruciale per l'avvio delle riforme.

Colleghi, vogliamo davvero prenderci in giro? Pensate che qualcuno ci creda? Non credete che sia più corretto dire pubblicamente la verità? Questo è un malcelato tentativo di asservire ancora di più il Consiglio al Presidente della Regione. Un ennesimo piccolo, spero insignificante colpo al sistema democratico inferto tramite direttive governative al Consiglio regionale per mano complice e servile della Presidenza del Consiglio. Colpo che alcuni ritengono finale, costruito passo passo, in questi quindici mesi, con la vostra complice indifferenza. Si è iniziato non dando dignità a questo Consiglio, sottovalutando il mancato giuramento del consigliere e presidente Soru, violando palesemente lo Statuto e le norme di attuazione dello Statuto vigente, il D.P.R. 19 maggio 1949, numero 250 (comma e articoli cercateveli). Si è continuato votando a semplice comando-ricatto del Capo a favore di norme e delibere con azioni palesemente illegittime. Esempi: revoche e sospensioni di delibere precedenti, ne sa qualcosa la SFIRS. Si è scelta la via del silenzio avallando nomine di consulenti anche componenti della Giunta, perché tali sono, ben lontani dall'essere definiti e riconosciuti Assessori. Consulenti che di fatto stanno assaltando la dirigenza, facendo salire la spesa regionale in maniera esponenziale.

Ancora più grave, sempre con colpevole silenzio, al di là dei borbottii, è il fatto che si taccia sulla illegittimità delle nomine di manager senza titoli alla guida delle AA.SS.LL., come direttori amministrativi delle stesse o direttori sanitari. Vedasi, per fare sempre dei concreti esempi, la A.S.L. di Lanusei, la A.S.L. numero 8 di Cagliari, la A.S.L. numero 1 di Sassari, vedremo poi quella di Nuoro. Io dubito - e lo segnalo in questa sede agli organi competenti, Giunta, collegi sindacali, Corte dei Conti e quant'altro - della idoneità e del possesso dei requisiti richiesti per legge da parte degli attuali nominati e attendo gli atti ufficiali da me formalmente richiesti. "Siamo liberi quando obbediamo alle leggi, non deve essere consentita nessuna interpretazione arbitraria dei diritti", ha sostenuto il collega Balia. Condivido, sottoscritto e aggiungo: sia coerente e conseguente, onorevole Balia, è pleonastico ciò che ha sostenuto, ma condivido la necessità di ribadirlo.

Potrei continuare per ore nel ricordarvi le umiliazioni e prevaricazioni a cui è stato esposto questo Consiglio in questi quindici mesi: interrogazioni e interpellanze alle quali non è stata data risposta, lungo elenco; innumerevoli richieste agli Assessorati, lungo elenco. Purtroppo, credo che le conosciate, o meglio purtroppo devo sottolineare non le conoscono tutti i sardi, colpevolmente male informati da chi ha assolto il servile ruolo, in questo perverso disegno di potere, di rappresentare il potere stesso, sempre buono, bravo, giusto e bello. Anche questa è una storia già vista. Certo non si può dire che questo Governo si stia reggendo sulla stima e sul rispetto, bensì sul ricatto e sulla paura: paura dei dipendenti, dei consulenti, dei consiglieri. E' indubbio che sia più che mai opportuno aprire un'attenta e proficua stagione di riforme, indirizzata a garantire un sistema democratico frettolosamente smontato, accantonato e rimontato con azioni e iniziative di modifica parziali e spesso scollegate, con il risultato di aver messo in pericolo le garanzie democratiche della rappresentanza partitica a favore della rappresentatività ad personam.

Al di là del buon lavoro svolto dalla Giunta per il Regolamento e dai colleghi vi domando: come si può focalizzare prioritariamente la nostra attenzione sulle norme regolamentari senza considerare la necessaria e opportuna rivisitazione della legge elettorale? E visto che la nostra opposizione non è fatta di sola protesta, abbiamo predisposto da tempo, fin dal marzo 2005, una nostra proposta di legge elettorale, una nostra umile, convinta, aperta proposta di legge. Ne approfitto per chiedere, ai sensi degli articoli 100 e 102 del Regolamento consiliare, l'inserimento nella programmazione bimestrale dei lavori e l'iscrizione immediata all'ordine del giorno della proposta di legge numero 118, dell'8 marzo 2005. Spero che abbia sentito, Presidente, ho fatto una richiesta a termini di Regolamento.

Conoscere la futura forma di governo, che sicuramente non sarà come l'attuale, è sicuramente propedeutico alla formulazione delle norme regolamentari; riforme non di maggioranza, ma riforme consiliari nell'accezione più ampia possibile, riforme in libertà e senza enfasi o intento provocatorio. Non siete in questo momento liberi, ma qualche barlume inizia a vedersi all'orizzonte. Aspettiamo con pazienza e sosteniamo con perseveranza questo barlume che può diventare vera luce. Per questo rispetto il difficile momento di alcuni Gruppi e partiti della maggioranza; rispetto e apprezzo le difficili, pesanti, sofferte astensioni e i dissensi che si sono manifestati e sollevati tra le file della maggioranza stessa.

Ancora purtroppo attuale è la definizione di maggioranza numerica e non politica, che viene data, in Italia e anche in Sardegna, da chi con ostinazione persegue il confronto basato sui numeri a discapito dei propri valori, ragioni, idee. D'altra parte sarebbe sbagliato considerare la presa di posizione di questi colleghi come l'inizio della fine di questa coalizione di governo, e quindi della legislatura, così come certamente pensano i più deboli e timorosi. Essa segna, invece, l'inizio di un nuovo e più alto percorso politico, che potrebbe portare a una reale svolta per una stagione di riforme, che ognuno di noi auspica nel pieno e forse riconquistato rispetto dei ruoli e delle idee.

Io ringrazio questi colleghi per il loro dissenso, per le loro astensioni, perché il loro atto consente a tutto il Consiglio regionale di riacquisire quella dignità che l'equazione imprenditore di successo - di destra o di sinistra che sia - uguale buon politico ha tolto al sistema democratico. Nel contempo queste mie parole non vogliono essere un ennesimo attacco al Presidente della Regione. Ho capito finalmente che il suo atteggiamento è frutto della carenza del sistema, della non conoscenza da parte sua della ricchezza che deriva dal confronto, da esperienze fortunate vissute in splendida solitudine, dall'errato convincimento che l'organizzazione aziendale può essere mutuata nell'organizzazione sociale. Non è colpa sua, semmai la responsabilità è di chi, a scatola chiusa, ha scelto non un Presidente ma un testimonial. In questo purtroppo anche noi abbiamo le nostre responsabilità, anche se per ora solo noi dell'U.D.C. ci siamo finalmente resi conto che perseverare sarebbe diabolico.

Ritengo, comunque, che prima di regolamentare i lavori del Consiglio rifuggendo dalla troppo semplicistica equazione alta produttività uguale buone leggi, sarà bene ribadire quale deve essere il ruolo dell'Esecutivo e quello dell'Assemblea consiliare, quale il ruolo del Presidente del Consiglio, a quali requisiti deve rispondere la figura che deve essere garanzia, arbitro fra le parti. Finora l'unica certezza è che si è giocato senza arbitro e ora si propone di ridurre ancora di più il ruolo dei consiglieri, consentendo loro - udite, udite! - di esprimere in futuro pareri motivati non vincolanti. Bontà sua, presidente Soru!

Ancora più urgenti e prioritarie sono, quindi, la riforma elettorale e quella statutaria, più che quella regolamentare, sulla quale mi auguro abbia scarso e irrilevante peso il Segretario regionale dei D.S., che arriva a proporre l'inserimento dei PACS nello Statuto della Sardegna (dalle pagine della rassegna stampa del presidente Soru), portati all'onore della cronaca dal dottor Prodi, padrino fra i padrini politici del nostro Governatore. Sicuramente più preoccupante è la proposta Prodi-Grillini, con una considerazione: a cosa si arriva pur di raggranellare dei voti! Si rinnegano, a tarda età, le proprie idee, i propri valori, la propria identità culturale, civile e religiosa. Al Segretario dei D.S. consiglio di continuare a preoccuparsi della spartizione politica delle poltrone, che con maestria e sulla linea del rinnovamento e della discontinuità - mi viene un po' da ridere - sta portando avanti insieme alle altre due illustri "S" del potere neocostituito. Scusate, ma ve la stanno facendo proprio sotto il naso!

Come vedete i problemi di rispetto e difesa del sistema democratico non si risolvono con i regolamenti. I veri problemi della politica non possono essere risolti da norme regolamentari, che possono semmai favorire il processo di moralizzazione, e ho già avuto modo di sostenere che va fatto un serio confronto per esaminare i costi della politica, rifuggendo da atteggiamenti populistici e demagogici. La legge elettorale e il Regolamento possono aiutare questo processo. Nella nostra proposta di legge prevediamo un Consiglio regionale composto da sessanta consiglieri e il controllo della spesa della politica.

Moralizzazione: nessuna norma in questo Regolamento sui disinvolti cambiamenti e salti del fosso. Per esempio, sappiamo tutti, colleghi, che sarebbe opportuno riconoscere i Gruppi consiliari all'atto dell'insediamento del Consiglio; sappiamo tutti che i fondi per l'intera legislatura sono e devono essere assegnati al Gruppo originario, ma molti cambiamenti, nel passato e nel presente, sono stati dettati proprio dall'assegnazione dei fondi ai Gruppi consiliari. Così sono nati e nascono alcuni Gruppi. Se i fondi vengono assegnati per l'attività di Gruppo, perché non stabilire dei punti fermi? Anche questo aiuta nel controllo e nella moralizzazione della spesa. Caro collega Porcu, come vede il Regolamento può intervenire anche per questo.

Certo, questo è però il pensiero di chi crede nei partiti formati da maggioranze e minoranze democratiche, con rispettivi doveri e diritti, e non nei raggruppamenti elettorali a termine, non nelle squadre formate per vincere i tornei, ma in quelle in grado di sostenere un intero campionato, formate da un allenatore rispettoso degli indirizzi e soggetto al controllo degli azionisti, composte da titolari e riserve, ma sappiate che anche l'arbitro è soggetto alle sospensioni.

Occorre recuperare la dignità del Consiglio e dei consiglieri, dignità che avete contribuito a far perdere in questo inizio di legislatura. Vi ricordo le vostre accuse sui voti a comando di ieri, pensate ai vostri voti a comando di oggi! Non si recupera la dignità del Consiglio e dei consiglieri svolgendo il ruolo di vigili urbani nel controllo esasperato delle entrate e delle uscite. Non è la verifica di metà mandato, ne sono convinto, che può dare garanzie sulla libertà dell'arbitro del Consiglio; semmai sarebbe più opportuno prevedere, nel nostro Regolamento, una mozione di sfiducia a larga maggioranza. Non è l'articolo 7, comma 2 bis, di questo Regolamento che proponete e che proponiamo, che ritengo alquanto pleonastico, né farsi dare gli otto giorni di preavviso dal Presidente della Regione che aiuta a recuperare la dignità del Consiglio e dei consiglieri. Il contratto di lavoro, come diceva qualche collega stamani, delle collaboratrici e dei collaboratori domestici prevede un tempo di preavviso maggiore. A voi sono stati dati otto giorni!

Non si recupera dignità con l'articolo 88 di questo Regolamento, che ritengo vergognoso, e tutto questo lo vedremo nell'esame degli articoli. La produttività politica non è la produttività d'impresa e il Regolamento non è la panacea di tutti i mali. Non più leggi, ma leggi migliori, non prove di forza, ma confronto fra ragioni diverse, e tutto questo non può essere normato da questa proposta di Regolamento né da nessun altro regolamento.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, onorevole colleghi, signori Assessori, intervengo per esprimere, a nome del Gruppo Progetto Sardegna, l'apprezzamento per il lavoro che è stato svolto dalla Giunta per il Regolamento, prima di tutto perché è un lavoro nato in uno spirito giusto.

Si parla di regole e noi abbiamo detto più volte che allorquando si parla di regole, allorquando si parla di riforme, piccole o grandi che siano, che attengono a un gioco che investe un po' tutti, le regole, per quanto possibile, debbono essere condivise e soprattutto costruite intorno a un unico obiettivo. Questo obiettivo è stato esplicitato più volte nel corso degli interventi di ieri e di oggi, ed è quello di rendere più snello e più agevole questo Consiglio regionale.

Da questo punto di vista si è fatto riferimento alla produttività, forse è un termine non adeguato, ma è importante rispetto all'opinione pubblica, rispetto alla società civile, che ha dato mandato a un gruppo di persone di svolgere una funzione di grande rilievo, che è quella legislativa, che si faccia un rendiconto trasparente, comprensibile, chiaro del lavoro che viene svolto. Ebbene, dal punto di vista della forma e del metodo, si è tenuto conto tanto delle esigenze della maggioranza quanto dei diritti della minoranza, e si è tenuto conto anche della dignità dei singoli consiglieri. Certo, sono state fatte alcune annotazioni, mi riferisco in modo particolare al problema relativo alla formazione dei Gruppi consiliari. Ci sono degli elementi che devono essere perfezionati, però è preferibile in questa fase, perché alle altre cose si potrà dar corso successivamente, intervenire, così come si è fatto, su quegli elementi che sono fondamentali e indispensabili per rendere, come si è detto più volte, agibile quest'Aula.

Certo, non si può parlare di riforma, si sta revisionando, si sta aggiornando, si sta adeguando questo Regolamento consiliare, però questa è pur sempre l'azione che ci è propria. Noi non siamo chiamati in quest'Aula ad affrontare i problemi relativi ai grandi equilibri istituzionali nazionali ed internazionali; siamo chiamati a rendere più operativa, più significativa l'Aula consiliare. Abbiamo fatto un lavoro relativamente breve, ma intenso, anche perché l'impianto del Regolamento nel suo complesso non è stato stravolto, segno evidente che la tradizione, la storia della democrazia di questo Consiglio regionale, che nel corso degli anni ha dato vita al Regolamento, è una storia importante, che è stata recepita nelle sue parti più significative ed è stata semplicemente aggiornata, integrata, adeguata, oltretutto tenendo conto di altri modelli, in modo particolare del Regolamento della Camera.

Quindi la Giunta per il Regolamento e l'Aula consiliare stanno svolgendo il proprio ruolo e stanno rispondendo a una precisa responsabilità, quella di rendere più adatto, più adeguato ancora oggi uno degli strumenti importanti della democrazia, e cioè l'organo legislativo. Da questo punto di vista sono state fatte delle precisazioni questa mattina; sarebbe interessante capire in che senso si sta operando o andrebbe operato un riequilibrio, che cosa si deve intendere esattamente per riequilibrio tra i poteri, a chi spetta il compito, per esempio, di rafforzare e definire ancora meglio il potere dell'organo legislativo. Io credo che attraverso questa piccola ma significativa, responsabile, condivisa azione di rivisitazione del Regolamento, noi stiamo contribuendo a rendere il Consiglio regionale, quindi la sede in cui si formano le leggi, non solo più operativo e significativo, ma anche più responsabile. E' questo un evento che si inserisce all'interno di quel processo che vuole rendere le istituzioni uno strumento a favore del cittadino e non un semplice elemento autoreferenziale.

Si è fatto cenno in quest'Aula, anche durante il dibattito, all'evoluzione che sta caratterizzando i sistemi istituzionali e i sistemi di rappresentanza, facendo riferimento anche ai secoli scorsi. Io mi limito a parlare del Novecento, per dire che effettivamente questo periodo storico ha conosciuto delle tappe significative. Voi sapete benissimo che il Novecento si è aperto con la crisi dei sistemi liberali, ha conosciuto una fase di transizione segnata da rivoluzioni e involuzioni totalitarie e ha visto, nella sua seconda fase, la nascita dello stato democratico. Bene, oggi stiamo vivendo una terza evoluzione, quella che ci sta portando gradualmente dallo Stato democratico tradizionalmente inteso allo Stato o all'esperienza post-democratica. Questo perché non si può negare che il contesto, se volete, di tipo economico, di tipo sociale, culturale e politico è profondamente cambiato. Cioè, che lo si voglia o no, noi siamo inseriti in un contesto globale, aperti a influssi di natura diversa e stiamo registrando la crisi delle autorità tradizionali. Voi sapete che molte cose non si decidono più a Roma, molte cose non si decidono più forse nemmeno a Bruxelles o all'O.N.U., ma in sedi nuove, e il problema che le democrazie moderne stanno affrontando oggi riguarda proprio il modo di interpretare l'autorità, di ripensare le istituzioni in un contesto completamento cambiato. Da questo punto di vista il riequilibrio dei poteri non attiene alle dispute tra il Presidente e la maggioranza più o meno prona, più o meno responsabile; no, il problema del riequilibrio dei poteri fa riferimento a un dibattito di natura mondiale, che si riflette anche sulle nostre realtà locali. Non solo, l'equilibrio dei poteri pone la domanda fondamentale circa la nuova responsabilità e la nuova tempistica che deve caratterizzare la vita anche delle istituzioni. Tant'è che abbiamo discusso, a volte, del problema della rappresentanza, della governabilità o della stabilizzazione, non tanto perché si trattava di stabilire chi doveva comandare di più, quanto perché, è stato detto stamattina in un passaggio, registriamo la transizione dalla semplice democrazia rappresentativa alla democrazia governante, talvolta anche alla democrazia decidente.

Che debba esserci un equilibrio tra i poteri è l'insegnamento che ci ha trasmesso la tradizione liberale credo che nessuno di noi lo possa mettere in discussione. Che d'altra parte occorra considerare l'elemento nuovo che è stato acquisito con la nascita dello Stato democratico, cioè la creazione dello Stato sociale, dello Stato che si fa carico dei problemi e delle necessità di coloro che sono sistematicamente espulsi dai processi produttivi, e che lo Stato debba garantire servizi essenziali, questo è un elemento che noi diamo per acquisito, anche se chiaramente ci sono delle novità. Allora crediamo che in questa evoluzione che stiamo tutti conoscendo e accompagnando dobbiamo avere la capacità di recuperare con intelligenza ciò che il passato in qualche modo ci ha trasmesso e quindi c'è un riferimento di forma, un riferimento di sostanza. Dall'altra però c'è anche una condizione nuova, che, se non interpretata in maniera adeguata, potrebbe non solamente amplificare i processi di marginalizzazione sociale tradizionalmente intesi, ma anche favorire la marginalizzazione di intere regioni. La Sardegna come parte delle regioni che si trovano nel Mediterraneo, come parte delle regioni che si affacciano al nord Africa, sta rischiando di scomparire dalla geografia economica proprio perché, da questo punto di vista, i nuovi contesti internazionali che si stanno determinando tendono ad espellerla, se non abbiamo la capacità, in tempi reali, in tempi che sono propri forse di una società che è profondamente cambiata, di prendere decisioni, di decidere in fretta, di decidere bene, di decidere insieme. Questo perché la condizione della democrazia post-democratica è diversa da quella dello Stato che ci ha accompagnato sino alla fine del ventesimo secolo.

Ecco perché, se non vogliamo essere tagliati fuori, se vogliamo che anche questa regione disponga di quegli strumenti che le possono consentire di rispondere in tempi certi, in tempi aagevoli, dobbiamo operare attraverso il nostro linguaggio, che è il linguaggio legislativo. Io non credo che possa avvenire una ridistribuzione dei poteri chiedendo al potere legislativo di condividere altre forme di potere che non gli sono proprie. Noi dobbiamo semplicemente chiedere che vi sia una condivisione forte di un progetto comune e che questo progetto sia proprio delle tre forme di potere. Nel nostro caso non dobbiamo scomodare altre espressioni; già nella seduta di insediamento del Consiglio e in quella in cui furono approvate le dichiarazioni programmatiche si parlò dell'alleanza che doveva legare tra loro il potere esecutivo, quello legislativo e il sistema burocratico o amministrativo, secondo una logica che negli enti locali è passata da oltre dieci anni. Ebbene, noi abbiamo, credo, attraverso questo piccolo provvedimento, dato certezza in tal senso; è un provvedimento che introduce elementi di novità, quali la calendarizzazione, la programmazione, che dà certezza proprio per quanto riguarda l'ingresso e l'uscita anche delle leggi; è un provvedimento che, per esempio, dà importanza e riconosce anche il ruolo e la funzione delle Commissioni. Credo, quindi, che questo provvedimento che oggi è all'esame di quest'Aula aiuti a rendere il Consiglio regionale più moderno, lo renda più adatto, forse più attrezzato a vivere tempi nuovi, tempi in cui siamo chiamati a decidere, a decidere bene e in fretta.

Ecco perché il nostro parere positivo, il nostro plauso e anche la soddisfazione di aver visto comunque tutte le forze presenti in questo Consiglio lavorare in maniera responsabile, pur nella differenza dei ruoli, pur nella differenza delle posizioni, tutte rispettabilissime, affinché questa istituzione che, in quanto tale, non appartiene a nessuno, ma è piuttosto il portato di una tradizione democratica, giovane, recente, se volete, ma comunque significativa di questa nostra regione, sia sempre più adeguata ed essendo, nella nostra tradizione, la forma più alta di solidarietà noi possiamo in essa continuare a riconoscerci. Senza istituzioni non c'è realtà equilibrata, senza istituzioni non c'è organizzazione, senza istituzioni non c'è sviluppo e non c'è crescita.

Un'ultima considerazione: si è fatto più volte riferimento alla funzione di garanzia del Presidente del Consiglio; se n'è parlato in termini di qualificazione del ruolo e anche del metodo di elezione, e si è fatto riferimento a una vicenda particolare che, in qualche modo, ha interessato il nostro Gruppo. Bene, noi abbiamo avuto modo, più volte, di ribadire che l'atto con il quale il presidente Spissu ha provveduto a designare alcuni consiglieri in diverse Commissioni non era per noi assolutamente concepibile come un atto di pura e semplice rimozione. Sembra un termine inadatto, improprio. Noi riteniamo che ciò che si è consumato tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto abbia creato le condizioni, come è stato ripetuto stamattina, di quella che noi definiamo una decadenza oggettiva, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista regolamentare. Probabilmente ciò è accaduto in maniera tardiva creando non poche difficoltà e incomprensioni. Da questo punto di vista credo che stia, e dovesse stare, alla responsabilità e alla sensibilità di quanti sono indicati dai propri Gruppi consiliari trarne le dovute conseguenze, perché è vero che esiste la responsabilità e la dignità dei singoli consiglieri regionali, però è anche vero che il nostro Regolamento mette in risalto una funzione politica che è prima di tutto in capo ai Gruppi consiliari. Io non vorrei che si desse vita, come capita dappertutto e anche nelle nostre istituzioni, a episodi, questi sì, neodarwiniani, in cui si parte dal presupposto che l'individuo esiste prima di tutto e può atomisticamente permettersi di muoversi in maniera completamente slegata dal riferimento che noi consideriamo fondamentale, che è il Gruppo consiliare. Credo che questa, nel momento in cui in un Gruppo, per ragioni proprie di quel Gruppo e anche per decisioni che conseguentemente vengono prese, viene meno il rapporto di rappresentanza, sia una regola morale e politica che sta a fondamento di ogni regola, se volete, anche di carattere giuridico. Voi sapete benissimo che le regole giuridiche, se non hanno un forte fondamento morale, di fatto cadono nel semplice giuridicismo. Quindi noi non vorremmo che questo dibattito che si è aperto su una particolare vicenda, e che forse sarebbe necessario venisse chiuso, fosse confinato o relegato nell'ambito del mero giuridicismo e del mero tecnicismo. Ci sono fatti, avvenimenti e anche patti che esistono prima di ogni altra cosa e che, al di là della funzione di garanzia che deve essere esercitata da chi ha la responsabilità di custodire il sistema delle regole, andrebbero rispettati.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori consiglieri, dispiace intervenire su un tema fondamentale della politica, come quello delle regole, in un clima avvelenato da polemiche, rancori e rivendicazioni. In quest'Aula aleggiano da diversi giorni questi agenti inquinanti e non ce ne sorprendiamo, perché è da tempo che noi abbiamo segnalato l'emergenza democratica, che non è legata alla deriva presidenzialistica, agli umori dei presidenti, ma è nata da quella legge truffaldina, liberticida, che ha creato all'interno della Sardegna questo virus mutuato da regole tutte italiane: il presidenzialismo esasperato.

Noi conoscevamo queste storture e in tempi non sospetti le abbiamo denunciate. Oggi la domanda che dobbiamo porci - non per annoiare i colleghi, e non voglio porre domande filosofico-politiche - è questa: a cosa serve rinnovare il Regolamento? La prassi consolidata ci ricorda che il Regolamento serve per rendere efficiente ed efficace l'azione di governo, per sgombrare il campo dagli ostacoli che può incontrare il manovratore, cioè il Presidente, ma dobbiamo domandarci: "Quali ostacoli?" Malignamente, noi pensiamo che l'ostacolo più grosso sia rappresentato dalla democrazia, perché elementi della democrazia, come tutti sanno, sono la concertazione, la mediazione, il sorriso, la pacatezza, il dialogo. Se dà fastidio questo valore, che deve essere difeso a prescindere dal ruolo di pretoriano di turno oppure di oppositore, noi non possiamo, come sardisti, permettere che la centralità dell'Aula diventi carne di porco, da macellare, da eliminare. Questo è intollerabile. Quindi da stasera tutti i piagnistei sul fatto che il Consiglio regionale rischia di essere esautorato, sul fatto che i consiglieri perdono centralità dovranno cessare, perché è evidente che siamo di fronte, probabilmente, a questa emergenza democratica.

La bozza del Regolamento, caldeggiata dal Presidente, è stata inizialmente farcita, condita e rosolata nelle stanze dei funzionari ed è stata poi sottoposta alla Giunta per il Regolamento, dipinta come una Giunta che abbraccia tutte le componenti politiche. Nulla di più falso, ecco perché manca, nella stesura di questo Regolamento, lo spirito istituzionale e costituente. I sardisti non sono stati consultati, l'U.D.S. e il P.P.S. non sono stati consultati. Con quale criterio, quando si parla di regole che devono andare al di là del mostro maggioritario ed ispirarsi al metodo proporzionale, sono state escluse queste forze politiche? Si fa finta di nulla e si dice: "C'eravamo tutti", alla volemose bene. Non è così, noi non siamo stati invitati e ci siamo quindi permessi di fare delle osservazioni scritte, di presentare emendamenti a una decina di articoli perché abbiamo una cultura di governo, rispettiamo, accettiamo, diciamo che questo vizietto si era già consumato durante l'esercizio dei poteri sostituivi del Presidente del Consiglio, vedasi il rinnovo delle Commissioni, quando ancora una volta i sardisti e altre forze sono state estromesse anche da Commissioni - manuale Cencelli docet - che non erano, dal punto di vista elettorale, importanti. Parlo del Comitato paritetico per le servitù militari, dove il nostro rappresentate per decenni si era distinto per abnegazione e spirito di servizio.

Questo Regolamento deve servire come strumento legislativo per riequilibrare - è stato detto - i poteri della Giunta e del Consiglio. Noi abbiamo la sensazione che ancora una volta - e in fase di discussione degli emendamenti lo illustrerò - ci sia proprio l'ossessione di emarginare, di contingentare, di mettere la mordacchia alle opposizioni. Signori, io l'ho ricordato un'altra volta: quando a livello parlamentare si è messa mano alla riforma della Camera e del Senato a colpi di maggioranza, la maggioranza è diventata poi, per volontà elettorale, minoranza e ancora oggi si sta leccando le ferite di quella visione maggioritaria e arrogante e sta gridando allo scandalo, nonostante il padre realizzatore di quella riforma sia stato il centrosinistra.

Oggi il centrodestra ha messo mano anche alla rivisitazione della Costituzione, ripensando una cinquantina di articoli, quindi riscrivendo la Costituzione, e gridiamo allo scandalo! Per cui, attenzione, ci vuole un coinvolgimento sereno col sistema proporzionale di tutte le forze e bisogna pensare a un Regolamento che non indebolisca il Presidente, ma che riperimetri i suoi poteri, che lo aiuti a non incorrere nella vocazione del precedente Presidente del Consiglio, quella cioè di scendere in campo, abbandonato il fischietto e i pantaloncini corti da arbitro, per aiutare i suoi compagni di maggioranza. Non è questo il ruolo del Presidente del Consiglio, ecco perché questo ruolo va difeso, va rafforzato e insieme dobbiamo vedere il sistema delle regole democratiche che esalti il Regolamento e serva, come è stato detto, per l'oggi e per il domani. Questa è la cultura democratica!

Si parla di inefficiente parlamentarismo che in passato affondava le fanghiglie in una specie di coamministrazione Giunta-Consiglio. Noi ci sottraiamo da questa trappola, non siamo i difensori del vecchio, però non vogliamo neanche che il Consiglio venga esautorato. Allora, a cosa serve il Regolamento, qual è la ragione di questa fretta ossessiva? Si è detto, forse non abbastanza, che ci sono degli appuntamenti di grande spessore riformistico, come la riforma dello Statuto e la riforma elettorale; si è detto, non abbastanza, che preliminarmente bisogna mettere mano alla riforma elettorale, pensandola in chiave sarda, che annovera al suo interno minoranze etniche e realtà politiche differenti dalle altre regioni a statuto ordinario, e allo Statuto, che ha 57 anni. Se non sbaglio, la legge costituzionale numero 3 del 1948 ha fatto venire al mondo il nostro Statuto, sul quale si è detto tanto, ma sempre non abbastanza. Hanno impiegato anni per scrivere questo rapporto pattizio fra sardi e da allora sono passati 57 anni. Anche qui, abbiamo forti preoccupazioni che questa cultura tecnocrate e aziendalista che rifiuta il dialogo, la mediazione, la concertazione, con una fretta preoccupante voglia affidare (magari ha già elaborato un testo preconfezionato) a quattro giuristi di palazzo la riscrittura dello Statuto. Allora dobbiamo domandarci: a che cosa serve questo Regolamento, posto che saremo obbligati a entrare nel merito - chissà quando, tra sei mesi o un anno - di questi epocali stravolgimenti? Perché questa fretta, a chi interessa?

Le riforme vanno fatte bene e pensate democraticamente nelle Commissioni, con il contributo di tutti i partiti. Ecco perché dico al presidente Spissu, che durante la discussione della finanziaria ha sentito il mio modesto parere sulle norme intruse, che anche allora avevamo un Regolamento, ma avevamo altresì leggi ordinate, precise, che ci prendevano con mano sicura e ci facevano percorrere la strada del rispetto delle norme. E una di quelle leggi diceva che nella finanziaria non dovevano essere incluse determinate norme. Poi, però, questa legge è stata minata alla base da un blando, vecchio e stantio Regolamento. C'era anche allora un'interpretazione singolare del Regolamento, ecco perché è importante il ruolo del Presidente del Consiglio, che deve essere imparziale, ma deve anche apparire imparziale per l'autorevolezza di quest'Aula e nostra. Con preoccupazione io parlavo allora di deriva presidenzialistica e oserei dire che se il garante del Consiglio, il nostro garante, non si collude con il Presidente della Regione evita l'eversione degli organi costituiti. Attenzione all'appiattimento dei due poteri, è pericoloso! Ecco perché dico al Presidente: cerchiamo di rimuovere (non voglio entrare in queste polemiche, anche per rispetto dei problemi diffusissimi in questa stagione in casa di tutti i partiti, qualcuno ce l'abbiamo anche noi), di risanare responsabilmente anche questa purulenta ferita che si è aperta per ciò che riguarda la prima Commissione, la Commissione che si occupa tra l'altro di riforme. Facciamo in modo che prevalga il buonsenso, si abbandoni l'orgoglio che spesso acceca gli uomini e si ridia vita a questa Commissione e quindi al Consiglio, perché questa metastasi rischia di far andare in cancrena tutti quanti.

Ripeto, non voglio entrare in questo argomento, però credo che, con un po' di buonsenso, il Presidente della prima Commissione e il presidente Spissu debbano dialogare e magari rivedere certi atti che sono stati fatti partire con il piccione viaggiatore in forte ritardo e quindi sono irricevibili. La supremazia della politica prenda il posto dei muscoli, della presunzione e dell'orgoglio, perché è un fatto squisitamente politico. Una volta che i componenti della Commissione avranno la possibilità di guardarsi in faccia, si potranno rimuovere le incomprensioni e affidare gli incarichi ad altri, democraticamente. Ma, a mio avviso, non è il caso, dal punto di vista istituzionale, di entrare nel merito di queste vicende.

Noi guardiamo con preoccupazione a questa riforma spezzatino: la si inizia da una parte, la si lascia dall'altra. Per quanto riguarda la stessa vigenza del Regolamento - l'ho esternato tra i Capigruppo - mi domando: se veramente c'è l'esigenza di rilanciare un Regolamento obsoleto, perché farne iniziare la vigenza tra sei mesi o un anno? Mi sembra una contraddizione, perché dell'efficacia di un Regolamento robusto, trasparente e cristallino deve beneficiarne il Consiglio regionale.

Si parla di democrazia decidente - l'avevano trionfalmente definita così con la Riforma della Camera e del Senato - e noi siamo perché la democrazia sia decidente, se però si decide di abbandonare la strumentalizzazione, l'uso abnorme del filibustering, e non di accoppare le prerogative del Consiglio, in questo caso noi ci sottraiamo. Quando avremo l'occasione di discutere gli articoli e gli emendamenti, avanzeremo le altre perplessità, anche sulla possibilità che vi siano i dissidenti, che esistono per vocazione naturale o perché ci sono condizioni ambientali che possono portare un collega a dissentire dagli altri componenti del proprio Gruppo. Ma il dissenso è il pane quotidiano della democrazia! Noi non possiamo imbavagliarlo o canalizzarlo perché presumiamo di governare per quattro o dieci anni, è un errore! Ecco perché, per quanto riguarda la riforma del Regolamento, abbiamo avanzato delle proposte che prevedono la massima libertà e impediscono il contingentamento per i consiglieri che per fatto personale o per fatti politici decidono di coinvolgere i colleghi dell'Aula.

Ho deciso di fare un intervento breve anche per l'economia dei lavori, però devo dire che questo Regolamento non ci soddisfa per la fretta con cui è stato elaborato e per il fatto che non siamo stati coinvolti minimamente nei lavori, però non ci sottrarremo al confronto e daremo il nostro solito contributo all'Aula.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Con questo mio intervento cercherò di entrare sin d'ora in sintonia con la filosofia del nuovo Regolamento, almeno per il tempo che utilizzerò.

Non c'è dubbio che sarebbe stato difficile evitare che la discussione sul Regolamento, e quindi sulle regole che ci dobbiamo dare, fosse condizionata dal momento politico che viviamo, dalla tentazione, sempre presente, di strumentalizzare quella che si ritiene essere una difficoltà di questo o quell'altro schieramento, anche in una discussione che deve definire le regole e ci deve dare un Regolamento che auspichiamo, come è avvenuto nella Giunta per il Regolamento, sarà condiviso dall'intero Consiglio.

Forse non ci ha aiutato - ecco perché ho sentito parlare di tutto da parte di alcuni colleghi - neanche il fatto che l'avvio di questa discussione in Aula abbia coinciso con la notizia data da alcuni giornali dell'inizio di un confronto nella maggioranza su un disegno di legge che avvia quella importante, straordinaria e più volte annunciata riforma statutaria, che nel ridefinire l'autonomia mette insieme la discussione sul Regolamento, sulle funzioni e sulla distribuzione dei poteri tra Consiglio e Giunta, facendo un tutt'uno. Io credo che ogni argomento abbia un suo tempo, una sua definizione e un suo percorso.

Per quanto mi riguarda e per quanto riguarda il nostro Gruppo anche la legge statutaria, di cui abbiamo iniziato a discutere ieri nella maggioranza, in un confronto tra Capigruppo e segretari, avrà un percorso che auspichiamo sia lo stesso di quello sul Regolamento. Il relativo progetto di legge non coinciderà col disegno di legge della Giunta, ma sarà un progetto di legge della maggioranza di questo Consiglio e della coalizione di centrosinistra, e inizierà il suo iter con la condivisione della maggioranza. Non è una legge qualunque, è una legge che si propone di ridisegnare l'autonomia della Sardegna, quindi richiede il consenso, sin dal suo avvio, di questa maggioranza.

Sono sciocchezze giornalistiche quelle che definiscono i tempi. Ci sono dei percorsi, speriamo i più brevi possibili, che impegneranno questa maggioranza nell'avviare realmente un processo di riforma statutaria più volte annunciato e mai perseguito. Il progetto di legge statutaria arriverà in Consiglio già con il consenso della maggioranza, quindi avendo seguito percorsi ben definiti che avranno appunto impegnato la maggioranza. L'auspicio è che arrivi in Aula con il consenso della maggioranza e ne esca con il consenso dell'intero Consiglio, perché il compito di ridisegnare l'autonomia non può essere appannaggio esclusivo della maggioranza, ma richiede l'impegno di tutte le forze politiche e anche la partecipazione e la condivisione delle forze sociali e dell'intera popolazione sarda.

Ho detto prima che questo elemento ha condizionato un po' il dibattito sul Regolamento e va considerato rispetto al punto di sintesi raggiunto in sede di Giunta per il Regolamento. E' evidente che non è facile, e capisco i colleghi dell'opposizione, evitare la tentazione di strumentalizzare quella che qualcuno ritiene sia una difficoltà della maggioranza. Non è facile neppure per me evitare la polemica, però non mi farò prendere per i capelli né da Capelli, anche se al collega vorrei dire che la polemica è sempre giusta, è possibile, ma non bisogna mai uscire dalla correttezza. In qualche passaggio dei suoi interventi avverto sempre un tono un po' troppo offensivo nei confronti nostri e dei colleghi della coalizione, e questo, sinceramente, non mi piace. Ci può essere un argomento oggetto di battaglia politica, di polemica, ma ci si deve sempre porre con equilibrio e sobrietà, senza mai uscire da questi confini. Ripeto, a me è parso che in qualche passaggio del suo intervento il collega Capelli sia uscito da questo canone, che è comunque di rispetto, al di là delle singoli funzioni e della posizione nella quale uno si trova schierato.

Il nostro Gruppo ha apprezzato il lavoro fatto dalla Giunta per il Regolamento, ritenendolo una sintesi positiva e un punto di equilibrio e pertanto lo sostiene in maniera compatta. La Giunta per il Regolamento - e colgo l'occasione per ringraziare i nostri compagni che ne fanno parte e hanno contribuito alla stesura di questo Regolamento - ha lavorato bene, non solo per il risultato ottenuto, ma anche per aver perseguito l'intesa più ampia possibile, nella convinzione che l'unitarietà, quando si definiscono le regole, sia un obiettivo prioritario. Da questo punto di vista la sintesi raggiunta impegna questo Gruppo compatto e la maggioranza a rispettarla.

Capita spesso di essere tentati - ho visto anche sul documento in discussione qualche emendamento in tal senso - di strumentalizzare alcune situazioni, però quando non si mantiene un atteggiamento lineare si rischia di causare un danno che va al di là del momento politico nel quale quel danno si consuma. Ricordo che nella legislatura 1994-1999, la mia prima legislatura, fu presentato un emendamento che modificava un accordo raggiunto all'unanimità nella Giunta per il Regolamento. Si invitò quindi il Gruppo Misto a chiedere il voto segreto, il cui esito fu salutato dai colleghi del centrodestra con grande enfasi. Gli effetti di quel voto causarono la destabilizzazione della legislatura successiva e a pagare le maggiori conseguenze di quella richiesta di voto segreto, che era stata estorta, fu proprio chi l'aveva suggerita, un po' come quando lo stolto lancia il sasso che alla fine gli ricade sul piede.

Concordo molto con quanto ha detto il collega Diana nel suo intervento: se c'è bisogno di rivedere parte di quella sintesi e di quegli equilibri che si sono raggiunti nella Giunta per il Regolamento se ne parli, ma lo si faccia in modo corretto mantenendo quel livello di unità che è stato raggiunto. Non si cerchino scorciatoie che arrecano danno e vanno al di là dell'eventuale obiettivo di mettere in difficoltà l'altra parte politica.

Il collega Diana ricordava che c'è un emendamento che per l'elezione del Presidente del Consiglio prevede una maggioranza che in Italia non è richiesta nemmeno per eleggere il Presidente della Repubblica o il Sommo Pontefice! Qui la si vuole utilizzare nel modo che ho detto, pensando che possa essere un elemento di destabilizzazione di questa maggioranza. Saremo compatti nel respingere questo emendamento che non condividiamo, perché approvarlo sarebbe dannoso non solo per questa maggioranza, ma per l'intero Consiglio e per il ruolo del suo Presidente, e significherebbe offrire alla minoranza una facoltà di veto che non ha senso inserire nel Regolamento che ci stiamo accingendo ad approvare. Buono, dunque, il lavoro fatto dalla Giunta per il Regolamento, ottima la sintesi che si è trovata e l'equilibrio raggiunto. Noi quella sintesi la rispetteremo e compatti faremo in modo che sia rispettata.

L'ultima riflessione la voglio riservare a una questione che ha causato agitazione in questi giorni: il caso Maninchedda. Paolo Maninchedda è un consigliere eletto nelle file del centrosinistra; Paolo Maninchedda è ancora, e lo sarà per tutta la legislatura, credo, nel centrosinistra e in questa maggioranza; Paolo Maninchedda aderisce a un Gruppo che si riconosce nell'insieme delle forze politiche del centrosinistra e dell'Ulivo; Paolo Maninchedda è un nostro collega di maggioranza e del centrosinistra. Si dirà, e allora? Non ho che da ribadire quanto ho già detto in altra occasione qui in Consiglio, e cioè che non c'è, dietro questa questione, nessun regolamento di conti, non ci sono complotti, non ci sono, collega Balia, suggeritori occulti, forse ci sono semmai cattive informazioni. C'è un elemento che è politico - io sono qui dal 1994 e ho conosciuto questa esperienza in altre occasioni - che va al di là di ciò che può aver determinato l'uscita del collega dal suo Gruppo, va al di là delle responsabilità. Il collega Maninchedda dal 28 luglio non aderisce più al Gruppo Progetto Sardegna, ma c'è, ripeto, un elemento che va al di là di questo fatto. Il lavoro fatto dalla prima Commissione, e quindi dal suo Presidente, è stato a mio avviso utile, positivo e prolifico, ma il collega Maninchedda è stato eletto Presidente di quella Commissione in rappresentanza di un Gruppo politico secondo un accordo di maggioranza. Io ritenevo che sarebbe stato corretto - ed è ancora possibile - che il collega avesse rimesso il mandato ricevuto nel momento in cui ha dichiarato di non aderire più a quel Gruppo, che tra l'altro esprime un'altra presidenza di Commissione. Questa era la norma nel passato: ricordo, per esempio, che durante la mia prima legislatura, ero appena entrato a far parte della Commissione agricoltura, presieduta dall'onorevole Amadu, quando avvenne la rottura tra le diverse correnti del C.D.U., il partito di Rocco Buttiglione, a cui il collega Amadu aderiva. Il giorno successivo si dimise. A che serve dunque parlare di decadenza sì, decadenza no? Il presidente Spissu ha applicato il Regolamento correttamente. Dal 28 luglio il collega Maninchedda non appartiene più al Gruppo Progetto Sardegna, il quale non sentendosi più rappresentato da lui lo ha nominato al suo posto il collega Pinna. Paolo Maninchedda non può più rappresentare in prima Commissione Progetto Sardegna perché non ne fa più parte e aderisce invece al Gruppo Misto che in quella Commissione esprime già tre suoi rappresentanti e non intende sostituire nessuno di loro. Quindi il collega Maninchedda, non potendo rimanere nella prima Commissione, viene spostato ad altra Commissione. E' un fatto tecnico, a cui non attribuisco valenza politica. Il fatto politico è che il collega Maninchedda non rappresenta più il Gruppo Progetto Sardegna, per cui, correttamente, a mio parere, lo invito, anche per non creare problemi a quel centrosinistra al quale aderisce e alla maggioranza che lui , con la sua azione politica, ha sostenuto anche prima delle elezioni, contribuendo a far sì che fosse chiamata a governare questa regione, a rassegnare le dimissioni da Presidente della prima Commissione. Il vicepresidente convocherà la Commissione per eleggere un altro Presidente e la maggioranza della Commissione valuterà il processo politico. Tutto il resto non c'entra, è un tentativo di strumentalizzare un fatto.

Inviterei pertanto il collega Maninchedda a favorire una soluzione politica corretta e lineare e a non utilizzare strumentalmente il Regolamento, ciò che si sta contestando al presidente Spissu di aver fatto. Mi pare un percorso lineare e corretto, e comunque questo fatto non può essere utilizzato strumentalmente da nessuno per mettere in discussione importanti funzioni di equilibrio del Consiglio. Chi lo userà strumentalmente riceverà una reazione forte e decisa da parte di questa maggioranza. Ci sono fatti la cui valenza va al di là del momento politico, per cui invito i colleghi, compresi quelli della minoranza, a non prestarsi alla strumentalizzazione di fatti come questo per raggiungere l'obiettivo di inserire nel Regolamento qualcosa che a mio avviso è estremamente negativo per tutti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). A conclusione di questo dibattito credo si possano precisare alcune cose che mi sembrano utili per i presenti in quest'aula, per tutti coloro che hanno avuto un ruolo nella predisposizione del testo che attualmente è in discussione, ma direi soprattutto per coloro che, ascoltando il dibattito o leggendo quanto riferiscono gli organi di informazione, possono essere indotti a pensare che l'approvazione all'unanimità nella Giunta per il Regolamento sia stata frutto di una rinuncia da parte della opposizione a svolgere il suo ruolo.

Vorrei a questo proposito esprimere la massima chiarezza sulla posizione che noi abbiamo assunto, prima di tutto precisando che il corpo della proposta che è oggi all'esame dell'Aula (non parlo quindi degli emendamenti) è frutto di un lavoro molto lungo, di mesi di elaborazione, di riflessione, di confronto esterno e interno ai Gruppi, un confronto a cui poi è seguita una decisione da parte sicuramente del mio Gruppo, ma anche degli altri Gruppi della opposizione con cui abbiamo dialogato. Si tratta di una decisione ben ponderata, basata da un lato su una valutazione di responsabilità istituzionale, dall'altro su una valutazione di oggettiva convenienza per l'opposizione, per qualunque opposizione in quest'Aula, rispetto ai contenuti di questa proposta di modifica del Regolamento.

Noi non possiamo, cioè, dimenticare che con questa maggioranza numerica, frutto di una legge elettorale che ha lo scopo di dare forza al governo regionale, si possono apportare modifiche al Regolamento o anche ad altre leggi che non hanno nulla a che fare con l'azione di governo, ma che attengono invece alle regole del confronto democratico, quindi alle riforme. Quella del Regolamento non è una grande riforma del sistema regionale, ma è sicuramente una riforma della disciplina del confronto democratico in quest'Aula, che ha grandi influenze anche all'esterno. E' la riforma di una parte importante del sistema istituzionale e democratico che va fatta sicuramente con il concorso di tutte le forze politiche, almeno per quanto possibile, guardando non tanto alla dialettica politica contingente, quanto a una logica orientata verso il futuro, innanzitutto, ma che non dimentica il passato.

Quindi preciso che il testo approvato dalla Giunta per il Regolamento è stato studiato, analizzato nei minimi dettagli dalla nostra rappresentante e vicepresidente Claudia Lombardo e dai Capigruppo. Mi assumo, quindi, personalmente la responsabilità politica di aver sostenuto questo testo, non senza dubbi e riflessioni. Tutto ciò ha una motivazione molto precisa di carattere istituzionale. Certamente, poi, questo testo è evidentemente incastonato in un momento della dialettica politica che non può esimerci dal sottolineare alcune cose. Non può esimere noi né gli altri colleghi dal fare interventi fortemente critici rispetto all'atteggiamento della maggioranza, all'azione di governo e anche a questo testo. Sono critiche che io posso comprendere, accettare e in parte anche condividere, ma che, a mio parere, non tengono conto del fatto che con i numeri che ha la maggioranza avrebbe potuto portare in Aula una modifica del Regolamento che avrebbe tranquillamente potuto schiacciare l'opposizione di oggi e di domani. E inizialmente nella Giunta per il Regolamento vi sono stati i segni della volontà di una parte almeno della maggioranza di far valere la logica dei numeri. Poi si è attivato un confronto e io di questo, onestamente, devo dare atto sia ai rappresentanti della Giunta, sia al Presidente del Consiglio, che nei lavori di predisposizione di questo Regolamento hanno cercato, insieme a noi, di guardare al futuro e alla dignità e funzionalità di questa istituzione.

Ma oltre che al futuro bisogna guardare al passato. Io vorrei dire che noi abbiamo condiviso questo testo - che non è certo il meglio, ma il meglio è nemico del bene in certi casi - perché sono state fatte salve (sono state già descritte, e non mi attardo su questo, magari le vedremo nella discussione degli articoli) alcune prerogative fondamentali dell'opposizione, che in questo modo non può essere schiacciata, ma anche perché noi ci teniamo a creare le condizioni perché il Consiglio regionale possa lavorare, memori di ciò che accadeva nella scorsa legislatura e anche nelle precedenti. Ricordo che cosa accadeva alla maggioranza, a un'azione di governo che poteva essere totalmente in balia anche di un solo consigliere. Vi ricordate le chiacchierate che si facevano in quella saletta dove si riunisce la Conferenza dei Presidenti di Gruppo? Vi ricordate un certo stimatissimo e apprezzatissimo onorevole Cogodi, che con il sorriso sulle labbra ci diceva: "Con questo Regolamento, o trattate o vi inchiodiamo qui per tre mesi"? Chi si dimentica tutto questo? Noi abbiamo di fatto subito l'applicazione alla lettera di un Regolamento che, obiettivamente, paralizzava l'azione di governo. Poi i giudizi politici possono essere diversi, ma credo che onestamente non si possa non riconoscere che avevamo il terrore di portare in Aula alcuni provvedimenti perché erano assolutamente affidati a una zattera in balia di onde altissime, proprio perché uno, due o tre consiglieri potevano destabilizzare l'Aula. Questo è il vero problema.

Faccio cenno anche a un problema di fondo giustissimo, condivisibile in quanto tale, sottolineato dal collega Maninchedda, e cioè che c'è, oggi, obiettivamente, la necessità di rivalutare il parlamentarismo, di porre un argine soprattutto a un'interpretazione del presidenzialismo che di fatto porta a una metodologia dell'azione di governo e parlamentare che è ai confini della democrazia. Io condivido questa preoccupazione, però tra parlamentarismo e presidenzialismo estremi non saprei davvero cosa scegliere. Credo che non possiamo provare entusiasmo né per l'uno, né per l'altro sistema: né per il presidenzialismo spinto, né per il parlamentarismo spinto, per una ragione semplicissima che credo anche il collega Maninchedda possa apprezzare, visto che molto spesso egli sottolinea questo aspetto, e cioè che il potere economico comunque è capace di trovare sempre le contromisure adeguate per l'uno e per l'altro sistema. D'altra parte, non possiamo negare che soltanto la qualità dell'azione politica, soltanto la capacità di rappresentare realmente gli interessi di un popolo articolati nelle diverse realtà anche territoriali, è l'antidoto a un presidenzialismo che di fatto può soffocare il confronto e che, però, è anche l'unico antidoto in grado di arginare un parlamentarismo che rischia di soffocare ugualmente il confronto, magari con altri metodi, cioè con il vaniloquio, con la trattativa segreta, con il consociativismo più bieco, nascosto da un fiume di parole che nelle aule parlamentari possono essere facilmente spese e che nascondono di fatto decisioni che alla fine si prendono altrove.

Non sono entusiasta né dell'uno, né dell'altro sistema. Credo che dobbiamo trovare obiettive vie intermedie che facciano riferimento al buon senso, alla razionalità, alla qualità dell'azione politica appunto. Non possiamo negare che anche in questa discussione sia in gioco davvero la democrazia - non è per retorica che lo dico - pur senza enfatizzare l'importanza di questo testo normativo, però è importante, perché effettivamente la democrazia, noi sappiamo, è il miglior sistema sperimentato nella storia delle istituzioni. Ma sappiamo anche che la storia, d'altra parte, ha sottoposto continuamente questa forma di Stato a un'alternanza nella sua efficacia, a un'alternanza nella bontà, nella sua stabilità. Le democrazie ondeggiano come un pendolo sistematicamente, ciclicamente, tra concentrazione eccessiva e diffusione eccessiva del potere. Un potere eccessivamente concentrato da qualunque parte, per esempio un potere concentrato nell'Esecutivo è sicuramente facilmente utilizzabile per portare il sistema ai confini della democrazia. Ma anche un'eccessiva diffusione del potere, mascherata da un confronto finto, ipocrita, può portare il sistema ai confini della democrazia. E noi dobbiamo responsabilmente cercare di portare le nostre istituzioni, in particolare adesso l'istituzione regionale, a stare nel mezzo di questi due estremi, che non possiamo e non vogliamo rischiare di toccare.

Allora è molto semplice, ma nello stesso tempo complesso nella concreta realizzazione, trovare delle regole di comportamento che rafforzino la dignità che quest'Aula ha già, ma che talvolta perde, sia perché risulta asservita nelle sue decisioni a poteri e scelte che si fanno altrove, sia per la sua instabilità e l'incapacità di prendere decisioni. Per cui le assemblee parlamentari possono rischiare di diventare solo dei luoghi in cui ci si confronta su parole, su concetti, su principi astratti e non su decisioni reali.

Il Consiglio regionale deve fare leggi, deve fare programmi, deve fare atti di indirizzo politico e deve poterli fare in base a regole che effettivamente consentano di decidere. Noi crediamo che con l'impianto faticosamente raggiunto, più di quanto non si pensi, nei lavori della Giunta per il Regolamento in qualche modo venga garantito un certo equilibrio, ed è per questo che l'abbiamo approvato, sapendo anche che potevamo andare incontro ad alcune critiche. D'altra parte riteniamo che sia necessario, in certi frangenti della storia politica, affrontare queste critiche responsabilmente.

Detto questo, non possiamo negare che questo documento si inserisce in un momento del confronto politico che non è certamente sereno ed è anzi annebbiato, dobbiamo riconoscerlo, da un problema che non crediamo e non vogliamo attribuire a una persona fisica, diciamo da un problema che in qualche modo ha colpito la prassi di gestione del Consiglio regionale non solo in questa legislatura, ma anche nelle precedenti. Il Presidente del Consiglio, diciamolo chiaramente, all'inizio della legislatura è considerato volgarmente un pezzo; la Presidenza del Consiglio è considerata un lotto da distribuire tra i vincitori dell'asta pubblica elettorale. Ed è un pezzo importante, perché questa carica può essere utilizzata come uno strumento di sostegno continuo delle azioni di governo. Questo in un sistema regionale che da un lato è presidenzialista e dà un premio di maggioranza molto forte e dall'altro non ha organi statutari di garanzia. Il Presidente della Regione non è in posizione di terzietà rispetto all'Esecutivo e al Legislativo, non esiste un punto di snodo, di compensazione, di equilibrio tra i diversi poteri, per cui, necessariamente, la Presidenza del Consiglio deve diventare il punto cardine di garanzia per il confronto politico e per l'equilibrio fra i poteri. Ha poca importanza che ad approvarlo sia un Consiglio che ha una larghissima maggioranza. Il Consiglio regionale deve individuare un meccanismo da assicurare, non solo per buona volontà dei partiti politici, attraverso i meccanismi regolamentari stessi, ed è per ciò che abbiamo presentato un emendamento, che può anche sembrare forzato, ma pone un problema grande come un macigno che aleggia in quest'Aula: la Presidenza del Consiglio non può che essere imparziale, ma la Presidenza del Consiglio non è imparziale, purtroppo, in questa legislatura, al di là delle responsabilità personali del Presidente pro tempore, così come non lo è stata nelle precedenti legislature. Così evito anche facili polemiche che potrebbero essere ragionevolmente sollevate da voi dell'attuale maggioranza. La Presidenza del Consiglio oggi, e nella prassi assembleare delle ultime legislature, è diventata uno strumento di governo. Non può più essere così, dobbiamo responsabilmente porci questo problema. E non lo poniamo, quindi, strumentalmente, onorevole Marrocu, per incunearci in questioni evidentemente interne alla maggioranza. Noi abbiamo avanzato una proposta che non guarda assolutamente al contingente, ma pone un problema per il presente e per il futuro. Non c'è nessuna volontà di strumentalizzare una difficoltà che la maggioranza ha in questo momento, anche se, permetteteci di dirlo per chiarezza, non possiamo certamente essere noi a risolvere i problemi della maggioranza. E questo si vedrà nel prosieguo della discussione e delle votazioni. Risolveteli voi i vostri problemi, non spetta a noi farlo. A noi spetta quello che abbiamo cercato di fare nel lavoro della Giunta per il Regolamento e nel confronto che si è attivato anche nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo, e cioè cercare di dare un equilibrio a questo sistema parlamentare a cui teniamo fortemente.

Voi avete dei problemi interni alla maggioranza, sono evidenti anche in questa discussione. Gli scambi di pareri, di opinioni, di proposte tra gli amici di Rifondazione Comunista sono stati evidentissimi anche questo pomeriggio. Loro sono amici e si vede, e sono chiarissimamente eloquenti riguardo al rapporto che c'è tra voi, ma queste sono questioni che deve regolare la maggioranza. Noi poniamo un problema ben diverso: poniamo il problema di un passaggio istituzionale importante in un momento di dialettica politica obiettivamente appesantito da un'azione di governo inefficace, che imbavaglia il confronto politico, un'azione troppo spesso arrogante che, qualche volta, come oggi, il TAR evidenzia e mette a nudo immancabilmente, come per il caso SFIRS, e probabilmente ne seguiranno altri di casi di questo tipo. Su questi problemi noi non vogliamo fare sconti a nessuno, crediamo però che si debba porre una questione che sul piano della dialettica parlamentare deve guardare davvero al futuro.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Se non ci sono opposizioni, propongo di votare il passaggio all'esame degli articoli domani mattina. Il Consiglio è riconvocato per domani, alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 46.