Seduta n.365 del 25/10/2007
CCCLXVI Seduta
(Antimeridiana)
Giovedì 25 ottobre 2007
Presidenza del Presidente Spissu
indi del Vicepresidente Rassu
indi del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 16.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 2 agosto 2007 (358), che è approvato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
MANCA,Segretario:
"Mozione La Spisa - Vargiu - Ladu - Floris Mario - Artizzu - Randazzo Alberto - Farigu - Murgioni - Gallus - Liori - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Rassu - Sanjust - Pisano - Dedoni - Cassano - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Diana - Moro - Sanna Matteo - Amadu sulla situazione di emergenza della sicurezza pubblica e sanitaria originata dal crescente fenomeno degli sbarchi di clandestini nelle coste sarde, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (148)
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti, la seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18, viene ripresa alle ore 10 e 38.)
Discussione unificata delle mozioni Cappai - Capelli - Randazzo Alberto sulla grave situazione debitoria delle aziende agricole sarde (142); Rassu - La Spisa - Contu - Petrini - Licandro - Lombardo - Sanjust sulla grave crisi del settore agro-pastorale determinata dalla insostenibilità dei costi della produzione e dal conseguente grave indebitamento col mutuo bancario (145); Ladu - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Randazzo Alberto - Floris Mario - Farigu - Murgioni - Gallus - Pisano - Dedoni - Cassano - Liori - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Rassu - Sanjust - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Diana - Moro - Sanna Matteo - Amadu sulla crisi delle aziende agricole sarde determinata dalla sofferenza sui mutui agevolati per il settore, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (147); Diana - Artizzu - La Spisa - Randazzo Alberto - Vargiu - Ladu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Rassu - Lombardo - Contu - Licandro - Sanjust - Pileri - Petrini - Randazzo Vittorio - Cappai - Amadu - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Pisano - Cassano - Dedoni - Murgioni - Gallus - Floris Mario - Cherchi Oscar - Farigu sulle gravissime inadempienze della Giunta regionale nei confronti del comparto agro-pastorale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (138)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle mozioni numero 142, 145, 147 e 138. Come concordato nella Conferenza dei Capigruppo, nell'unificare le mozioni, abbiamo anche definito il tempo che ciascun presentatore della mozione ha a disposizione per l'illustrazione della stessa: i colleghi hanno a disposizione dieci minuti ciascuno per l'illustrazione e poi ci sarà una discussione generale comune alle mozioni.
(Si riporta di seguito il testo delle mozioni:
Mozione Cappai - Capelli - Randazzo Alberto sulla grave situazione debitoria delle aziende agricole sarde.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTA la grave situazione in cui versano le migliaia di aziende agricole sarde a causa dei debiti contratti con le banche negli anni ottanta, per aver usufruito degli aiuti previsti dalle leggi regionali 7 maggio 1981, n. 14, 13 dicembre 1988, n. 44, e 27 agosto 1992, n. 17;
RICORDATO che:
- la Commissione europea, con decisione del 14 marzo 1995, ha dichiarato l'incompatibilità con la disciplina comunitaria di alcune norme regionali che prevedevano interventi nel settore agricolo (in particolare gli articoli 1, 3 e 6 della legge regionale n. 17 del 1992, l'articolo 40 della legge regionale n. 14 del 1981 e l'articolo 57 della legge regionale n. 44 del 1988);
- in particolare la Commissione europea, con decisione n. 97/612/CE del 16 aprile 1997, ha dichiarato gli aiuti concessi in attuazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988 illegali, in quanto concessi senza la preventiva notifica alla stessa Commissione e incompatibili con il mercato comune ai sensi del Trattato di Roma disponendo l'obbligo per l'Italia di abolire gli aiuti dichiarati illegali e incompatibili e l'obbligo di recuperare gli aiuti già concessi;
CONSTATATO che:
- gli agricoltori, a seguito di tali decisioni della Commissione europea, sono stati costretti a corrispondere, sui mutui contratti, gli interessi a tasso ordinario anziché a tasso agevolato così come previsto, oltre agli interessi di mora, con la conseguenza che il totale degli interessi per i debiti non onorati è lievitato dal 3 al 25 per cento mettendo all'angolo migliaia di aziende agricole;
- altresì, a causa dell'eccessiva onerosità sopravvenuta, migliaia di imprenditori agricoli si sono trovati nell'impossibilità di far fronte agli impegni assunti con le banche con la conseguenza che, la quasi totalità, vive oggi l'incubo dell'ingiunzione giudiziaria di sequestro con la successiva vendita all'asta delle aziende che si tramandano da generazioni;
EVIDENZIATO che il giudizio di illegalità sugli aiuti da restituire è evidentemente il risultato di inadeguatezze, errori, ritardi e inadempienze non attribuibili certamente agli imprenditori agricoli, ma piuttosto alla Regione che ha promulgato quelle leggi in assenza della prescritta notifica agli organi comunitari;
RITENUTO, anche alla luce delle recenti manifestazioni di protesta degli agricoltori esasperati, di dover intervenire tempestivamente ed attivarsi per bloccare le procedure fallimentari, trovare un accordo con le banche e con la stessa Unione europea per riportare quei debiti all'interno di un confronto ragionevole anche sulle cifre e trovare il modo di correggere tutte le distorsioni che hanno provocato i pignoramenti,
impegna la Giunta regionale
a dare seguito all'azione intrapresa nei confronti del Governo nazionale per una rapida soluzione della vertenza invitando il Ministro Paolo De Castro a dare immediata attuazione all'impegno, preso nel recente incontro a Roma, di convocare le banche creditrici affinché possano esaminare la possibilità di ripulire i prestiti concessi agli agricoltori dei superinteressi, oggi la vera causa dell'indebitamento delle aziende agricole ormai pignorate e messe all'asta, invitando le stesse a retrocedere dalle loro posizioni finora proiettate al massimo profilo aziendale, e di intervenire in prima persona presso l'Unione europea affinché la stessa possa concedere una deroga, ed esaminare la possibilità, come sembrerebbe aver già fatto per la Grecia, di autorizzare l'azzeramento dei debiti agricoli per gli operatori del settore;
nelle more delle trattative con gli organi dell'Unione europea e nel rispetto delle normative comunitarie in vigore, a redigere in tempi brevi un disegno di legge che possa garantire alle imprese agricole e pastorali pari opportunità di esistenza rispetto alla media delle imprese agricole più sviluppate in sede comunitaria (infrastrutture, standard di servizi , trasporti, credito, ecc.). (142)
Mozione Rassu - La Spisa - Contu - Petrini - Licandro - Lombardo - Sanjust sulla grave crisi del settore agro-pastorale determinata dalla insostenibilità dei costi della produzione e dal conseguente grave indebitamento col mutuo bancario.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che migliaia di aziende agricole ed agro-pastorali versano in condizioni economiche precarie non più sostenibili a causa del grave indebitamento e del continuo aumento dei costi della produzione;
CONSIDERATO che:
- la gravissima situazione economica che si è venuta a creare sta ormai portando al tracollo l'intero settore con gravi ripercussioni negli altri settori della produzione;
- l'origine della grave crisi irreversibile del settore è da imputare alle insolvenze determinate dai rientri della legge regionale n. 44 del 1988;
- tramite la predetta legge regionale la Regione ha emesso mutui a tasso agevolato alle imprese agricole ed agro-pastorali per poter eseguire le opere di miglioramento fondiario con garanzia ipotecaria iscritta sugli immobili aziendali e sui terreni agricoli;
EVIDENZIATO che:
- l'Unione europea, a seguito di ricorso presentato da un operatore del settore, con suo provvedimento del 16 aprile 1997 n. 97/612/CE dichiarò gli aiuti concessi dalla Regione Sardegna tramite la menzionata legge regionale n. 44 del 1988 illegittimi in quanto non autorizzati dalla Commissione europea competente in materia di aiuti all'agricoltura, poiché i medesimi risultavano incompatibili con la stessa norma europea in quanto determinavano nel settore una concorrenza sleale sul mercato europeo;
- a causa di ciò le migliaia di imprese agricole ed agro-pastorali che avevano contratto i prestiti dagli istituti di credito convenzionati con la Regione, a tasso agevolato, si sono viste costrette a rientrare delle somme ricevute in prestito a tasso ordinario e di mora vigente al momento del contratto di mutuo;
- ciò ha causato in tutte le aziende interessate un grave disequilibrio finanziario non sopportabile dai bilanci delle stesse;
- questa situazione ha portato migliaia di aziende agricole a non poter rispettare i piani di rientro con conseguente accensione, da parte degli istituti di credito, di azioni giudiziarie per tutelare il rientro del debito con conseguente messa all'asta di centinaia di aziende insolventi;
CONSTATATO che:
- a quanto evidenziato si aggiunge il fatto che ormai da vari anni si assiste al continuo aumento dei costi della produzione del sistema economico sardo senza che niente venga fatto dal Governo regionale per calmierare il fenomeno;
- ciò ha contribuito e contribuisce ancora più incessantemente ad aggravare la crisi del settore;
- gli aumenti sconsiderati dei costi non consentono un'adeguata remunerazione del prezzo dei prodotti finiti, da qui l'irrisorio prezzo del latte sul mercato, e non solo;
- quanto si è determinato incide in maniera determinante nelle passività dei bilanci aziendali non consentendo alle aziende di stare sul mercato e competere con le aziende similari continentali, ma, fatto ancor più grave, non consente loro di uscire dallo stallo economico così originatosi;
RITENUTO che questa situazione grave e ormai insostenibile di fatto ha causato una vera e propria recessione economica del settore che, per effetto "domino", rischia di trascinare nel vortice gli altri settori economici, stante che il settore agro-pastorale rappresenta uno dei settori trainanti dell'economia regionale;
ATTESO che l'attuale situazione non è più sostenibile dagli operatori agricoli ed agro-pastorali e che a ciò debbano aggiungersi, come se non fosse sufficiente, calamità naturali, congiuntura negativa del mercato che il sistema economico sardo attraversa, ed in più gli stessi devono subire, oltre la superficialità e le dichiarazioni di comodo e di facciata dell'attuale Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e della Giunta, le gravissime carenze ed omissioni nonché gli ingiustificati ritardi che hanno fatto perdere al settore le provvidenze POR delle misure 4.9 e 4.20, e che a tutt'oggi vedono centinaia di allevatori che ancora attendono l'erogazione delle provvidenze per il benessere animale, indennità compensativa blue tongue, ecc., grazie per l'appunto alle distrazioni della Giunta regionale,
impegna la Giunta regionale
1) ad intraprendere con il Governo centrale e con l'Unione europea iniziative serie atte a far riconoscere l'obiettivo GAP negativo che la Sardegna presenta nei confronti delle altre Regioni italiane ed europee a causa, dell'alto costo energetico, dell'alto costo del denaro, del costo dei trasporti, della mancanza di infrastrutture primarie adeguate, a causa della nostra insularità, fattori che determinano per l'appunto un aumento del costo della produzione pari al 30 per cento;
2) affinché riconoscano che questi fattori economici hanno determinato e determinano ora e per il futuro la grave crisi del settore agricolo, e non solo;
3) intervengano Giunta regionale, Governo centrale, Unione europea affinché vengano individuati con urgenza gli strumenti legislativi idonei a far uscire la nostra Regione, alla quale lo Statuto speciale conferisce dignità nazionale nelle trattative, dalla più grave crisi economica verificatasi dal dopoguerra in poi, intendendo, tra l'altro, da subito le azioni giudiziarie intraprese dalle banche nei confronti delle aziende insolventi,
impegna altresì la Giunta regionale
ad erogare con immediata urgenza le provvidenze ancora pendenti e relative alla indennità compensativa, al benessere animale, agli eventi calamitosi. (145)
Mozione Ladu - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Randazzo Alberto - Floris Mario - Farigu - Murgioni - Gallus - Pisano - Dedoni - Cassano - Liori - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Rassu - Sanjust - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Diana - Moro - Sanna Matteo - Amadu sulla crisi delle aziende agricole sarde determinata dalla sofferenza sui mutui agevolati per il settore, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- in Sardegna si è venuta a creare una vera e propria situazione emergenziale determinata dalla crisi dei mutui per le imprese agricole e aggravata da una generale difficoltà che attraversa tutto il mondo agricolo;
- questa crisi sta assumendo contorni drammatici a causa delle migliaia di aziende, di lavoratori e loro famiglie coinvolti;
EVIDENZIATO che:
- l'attuale indebitamento delle imprese agricole sarde nei confronti delle banche creditrici ammonta ad una cifra vicina o superiore ai 700 milioni di euro;
- le imprese agricole sarde entrate o che stanno per entrare in sofferenza, a causa dell'insolvenza nei confronti degli istituti di credito, sarebbero circa 7 mila, molte delle quali hanno già avuto i terreni messi all'asta;
- questi dati da soli giustificano l'allarme che viene sollevato dal mondo dell'agricoltura e della pastorizia sarda, per via di una costante irrefrenabile emorragia di chiusura delle aziende con relativo abbandono delle campagne da parte degli operatori;
CONSIDERATO che:
- questa grave situazione è stata generata allorché la legge regionale n. 44 del 1988, che istituiva un regime di aiuti agevolati in agricoltura, è stata inserita nel contesto delle norme, e quindi ad integrazione della legge regionale n. 17 del 1992;
- la legge regionale n. 17 del 1992, per la parte che riguarda l'integrazione relativa alla legge regionale n. 44 del 1988, è stata fatta oggetto di impugnativa da parte della competente Commissione dell'Unione europea e, in quanto tesa a falsare in regime di libera concorrenza attraverso un sanzionabile intervento di aiuti finanziari da parte dell'ente regionale, è stata dichiarata illegittima;
- a causa di questo intervento della Commissione europea le imprese agricole che, confidando sulla legge regionale n. 44 del 1988, avevano ipotecato i propri terreni per ottenere le misure agevolative di cui sopra, si sono trovate improvvisamente a pagare tassi altissimi e insostenibili;
RILEVATO che:
- a fronte di questa situazione di incombente crisi, che potrebbe portare ad effetti devastanti per l'agricoltura in Sardegna, l'atteggiamento e le iniziative finora assunte dalla Giunta regionale, e in particolare dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, a parte una scontata solidarietà di facciata, non sono state assolutamente adeguate a quanto richiedeva la situazione e, anzi, appaiono tese a far decantare le problematiche senza dare risposte o trovare soluzioni soddisfacenti;
- la stessa proposta avanzata recentemente dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale di acquisire il debito dichiarato a valore di bilancio del Banco di Sardegna (pari al 60 per cento della somma complessiva), attraverso l'istituzione di un ente ad hoc, o avvalendosi dell'ISMEA, non solo non soddisfa gli operatori agricoli, ma presenta diversi fattori di possibile impugnativa o perlomeno di impercorribilità, in quanto parrebbe che lo stesso istituto di credito sardo richieda alle aziende in sofferenza il rientro sull'intero totale dell'ammontare;
ATTESO che il mondo agricolo sardo non può essere abbandonato a se stesso, lasciando aperte diverse vertenze come quella sul prezzo del latte, sui ritardi dei finanziamenti per il benessere animale, sul costo dei mangimi, dei trasporti e per l'energia elettrica e, infine, sui mancati indennizzi alle imprese per calamità naturali e lingua blu, vertenze irrisolte che stanno determinando una miscela pericolosissima che sta facendo esplodere tutto il settore,
impegna la Giunta regionale
1) ad adottare una serie di misure urgenti tese a frenare la dirompente crisi del settore agricolo attraverso:
- l'apertura di una trattativa con gli istituti bancari titolari di crediti nei confronti delle imprese agricole sarde, al fine di determinare un finanziamento regionale che possa consentire alle banche una dilazione sui tempi per l'esigibilità di tali crediti;
- la richiesta al Governo statale e alla Unione europea per il riconoscimento ufficiale dello stato di crisi dell'agricoltura sarda, finalizzato ad ottenere eccezionali misure di fiscalità agevolata e abbattimento degli oneri derivanti dai costi d'esercizio, per almeno un quinquennio, a tutte le imprese agricole operanti nel territorio della Regione;
- l'istituzione di un fondo straordinario di solidarietà che possa essere utilizzato dalle aziende agricole che hanno terreni sottoposti a confisca per scongiurare la chiusura di dette imprese entrate in sofferenza;
- la richiesta di un tavolo di concertazione Regione-Stato-Unione europea affinché, riconosciute le peculiari ragioni storiche, geografiche e sociali della Sardegna, venga rimossa l'impugnativa della Commissione europea nei confronti della legge regionale n. 17 del 1992, sino all'estinzione dei mutui accesi per effetto delle norme in essa contenute;
2) e nell'immediato ad adottare le seguenti ulteriori misure:
- dirimere l'intera vertenza sul prezzo del latte, individuando una cifra che sia di soddisfazione per gli allevatori sardi;
- conferire gli indennizzi, ancora pendenti, alle imprese agricole colpite da eventi calamitosi;
- istruire e finanziare le pratiche relative al benessere animale per colmare i vergognosi ritardi accumulati;
- riprogrammare l'indennità compensativa, eliminando la proposta di riduzione del trenta per cento avanzata dalla Giunta. (147).
Mozione Diana - Artizzu - La Spisa - Randazzo Alberto - Vargiu - Ladu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Rassu - Lombardo - Contu - Licandro - Sanjust - Pileri - Petrini - Randazzo Vittorio - Cappai - Amadu - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Pisano - Cassano - Dedoni - Murgioni - Gallus - Floris Mario - Cherchi Oscar - Farigu sulle gravissime inadempienze della Giunta regionale nei confronti del comparto agro-pastorale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- l'agricoltura sarda attraversa la più drammatica crisi nella storia dell'autonomia regionale;
- gli agricoltori si trovano ad affrontare ogni giorno problemi enormi, potendo contare unicamente sulle loro forze;
- il numero delle imprese e degli occupati del comparto è in costante calo;
- la capacità di penetrazione dei prodotti agro-alimentari sardi sui mercati nazionali e internazionali è irrisoria, i costi di produzione sono altissimi, gli investimenti pubblici inesistenti, quand'anche non si perdono a causa di una gestione irresponsabile delle risorse; essere colpiti da una calamità naturale o da una malattia delle piante o del bestiame significa, per agricoltori e allevatori, dover rinunciare per sempre all'attività;
- le campagne si spopolano e non nascono nuove imprese;
- il settore che dovrebbe e potrebbe trainare l'intera economia sarda, operando come volano di sviluppo per gli altri comparti economici, è a un passo dalla scomparsa e con esso lo sono le prospettive di sviluppo dell'intera Isola;
- senza l'apporto dell'agricoltura e della pastorizia, la Sardegna non potrà mai uscire dalle secche della stagnazione e della povertà;
CONSIDERATO che:
- nella crisi del comparto agro-pastorale, i ritardi e le scelte sbagliate della Giunta regionale giocano un ruolo di primo piano, come dimostrano i diecimila agricoltori che il 20 marzo 2007 hanno paralizzato la città di Cagliari per un giorno intero con una manifestazione di protesta indetta dalle associazioni di categoria;
- quel giorno, il mondo dei campi chiedeva con forza delle risposte ai problemi vecchi e nuovi, ma gli impegni assunti dal Presidente della Regione e dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale non hanno avuto alcun seguito;
- appare evidente che la linea politica della Giunta regionale in materia di agricoltura e allevamento va in direzione opposta rispetto agli interessi degli operatori del settore;
- l'unico comparto legato all'agro-zootecnia che gode di un sostegno da parte della Regione è quello cooperativistico, nel quale l'attuale assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale ha conseguito brillanti risultati in qualità di dirigente;
- ciò non basta a giustificare un'Amministrazione regionale che dispensa ingenti risorse al mondo delle cooperative, trascurando le aziende private;
SOTTOLINEATO che:
- le risorse che la Regione investe nell'agricoltura e nella pastorizia sono ampiamente insufficienti e per giunta programmate male, tanto che solo una minima parte riesce ad arrivare a destinazione, mentre il resto si perde, va ad alimentare i residui nel bilancio regionale o, nel caso dei fondi comunitari, viene disimpegnato e riprogrammato dalla Commissione europea a vantaggio di altre regioni;
- 73 milioni di euro sono andati persi nel giugno scorso a causa del disimpegno dei fondi Feoga: 36 milioni di euro di fondi comunitari più le quote di cofinanziamento statali e regionali, che la Giunta regionale ha perso per non essere stata in grado di approvare le graduatorie dei bandi relativi alle misure POR 4.9 e 4.20 entro i termini prestabiliti;
- all'enorme somma perduta si aggiunge l'incertezza in cui ancora oggi versa l'iter della progettazione integrata, con un esiguo numero di progetti approvati e nessuna certezza sulle reali prospettive di tale percorso;
- tutto ciò non si traduce solo nella perdita di ingenti risorse, ma anche in un enorme esborso per gli agricoltori cui per partecipare ai bandi è stata richiesta la progettazione esecutiva delle opere da realizzare, non un semplice progetto dì massima: migliaia di euro che chi non ha avuto la fortuna di essere finanziato, magari non per demerito suo ma semplicemente perché la Regione non può più disporre delle risorse da mettere a bando, non potrà mai recuperare;
- ciò è potuto accadere nonostante le ripetute segnalazioni mosse dalle associazioni di categoria fin dalle prime fasi dei bandi, che sono rimaste inascoltate;
- le associazioni hanno proposto procedure alternative più snelle, rapide e meno costose per gli agricoltori, di cui la Giunta regionale non ha tenuto alcun conto;
- un esempio emblematico dell'inadeguatezza dell'Amministrazione a gestire le procedure di spendita delle risorse comunitarie è dato dai contributi per la ricomposizione fondiaria, misura 4.19 del POR;
- la graduatoria relativa all'annualità 2006 è stata approvata soltanto il 6 luglio 2007, mentre quella relativa all'annualità 2005 è stata approvata il 31 ottobre 2006;
- i fondi stanziati sono dunque rimasti a lungo inutilizzati e, trattandosi di risorse comunitarie, a rischio di disimpegno;
- il Consiglio regionale ha respinto con voto a maggioranza, durante l'esame della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria 2007), la proposta del gruppo consiliare di Alleanza Nazionale per l'istituzione di due fondi permanenti per finanziare gli indennizzi per le calamità naturali e per le epizoozie;
- solo strumenti simili possono consentire di avere indennizzi certi e rapidi, ma il Presidente della Regione ha dichiarato pubblicamente di essere contrario al sistema degli indennizzi e che, secondo lui, agricoltori e allevatori dovrebbero premunirsi contro calamità e malattie attraverso la stipulazione di polizze assicurative: un sistema comodo ed economico per la Regione, che potrebbe liberarsi del peso dì dover programmare le proprie risorse in vîsta di eventi imprevedibili, ma che la crisi economica rende impraticabile;
VALUTATO che:
- l'incapacità di programmazione, insieme al rifiuto della concertazione, è a monte di gran parte delle scelte sbagliate o mancate dell'esecutivo;
- ne è la prova più lampante il Programma di sviluppo rurale 2007-2013, la cui bozza propositiva è stata adottata dalla Giunta con deliberazione n. 24/1 del 28 giugno 2007 e che prima di divenire operativo dovrà passare l'esame preliminare della Commissione europea e la contrattazione tra Regione e Unione europea: se tutto va bene, non potrà essere approvato prima di un anno; il mondo dei campi, però, non può aspettare tanto;
- il Piano paesaggistico regionale, adottato con deliberazione n. 22/3 del 24 maggio 2006, nelle intenzioni sbandierate dal Presidente della Regione sarebbe dovuto servire a frenare la speculazione edilizia sulle coste ma, lungi dal raggiungere tale scopo, sta riuscendo a trasformare le campagne sarde in un deserto;
- gli assurdi vincoli che impediscono quasi tutte le costruzioni nelle aziende agricole, che si trovino o meno nella fascia costiera, rendono impossibile dare vita a nuove imprese;
- le campagne si spopolano, i giovani che pure vorrebbero stabilirvisi vengono respinti dal muro dei divieti e scoprono quale unica alternativa l'emigrazione, mentre i prezzi delle abitazioni e degli affitti nei centri urbani salgono alle stelle;
- obiettivo dichiarato del Piano paesaggistico regionale è una campagna incontaminata, che non prevede la presenza dell'uomo, ma questa sarebbe una campagna abbandonata a se stessa, in balia del degrado e degli incendiari, una campagna priva di ogni tutela sotto il profilo ambientale;
- gli effetti negativi dell'applicazione del Piano paesaggistico regionale sono già tangibili, come dimostra il drammatico incremento degli incendi dolosi che sta caratterizzando l'estate 2007, complice anche un Piano regionale antincendi nella cui redazione la Giunta regionale ha anteposto le politiche di risparmio alla tutela del patrimonio ambientale e dell'incolumità dei cittadini;
VERIFICATO che:
- le piccole e medie aziende del comparto zootecnico non godono di alcuna attenzione e devono affrontare da sole un mercato in cui partono penalizzate dall'insularità e dalla scarsa produttività che gli allevamenti sardi soffrono per numerose ragioni, ataviche e non;
- prosegue indisturbata l'importazione illegale di bestiame da macello da altri paesi europei, come i famigerati maialetti olandesi e agnelli rumeni, animali considerati di scarto dagli allevamenti di provenienza che vengono macellati nei mattatoi isolani e commercializzati come prodotti sardi, con danni gravissimi per i nostri allevatori e per l'immagine dei nostri prodotti;
- il Piano per 1'eradicazione delle pesti suine, adottato con decreto dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale n. 11277/9 del 16 maggio 2007, si concentra soprattutto su misure volte a limitare l'attività venatoria mentre non è prevista alcuna forma di incentivazione per le aziende zootecniche che adottano pratiche di allevamento volte a minimizzare i rischi di contagio;
PRESO ATTO che:
- la riforma degli enti agricoli regionali, avviata con la legge regionale 21 aprile 2005, n. 7 (legge finanziaria 2005), si è arenata ed è stata successivamente "riformata" con una legge specifica, la legge regionale 8 agosto 2006, n. 13, che risulta tuttora inapplicata;
- Ersat Sardegna ed Era Sardegna, gli enti istituiti con il primo abortito tentativo di riforma, continuano a esistere e, si fa per dire, a operare, in una situazione di incertezza che incide negativamente sul rapporto tra il mondo dei campi e le istituzioni regionali e sulla capacità di programmazione della Regione in materia di agricoltura e zootecnia;
- un'altra riforma di cui si parla da tempo ma che ancora non è approdata in Aula è quella dei consorzi di bonifica, più volte annunciata dalla Giunta regionale ed esitata dalla Commissione competente;
- l'ultima versione della proposta prevede l'esclusione delle associazioni di categoria dal governo dei consorzi, che si vorrebbe porre interamente nelle mani della politica;
- anche questo è un sintomo della fiducia che la Giunta regionale e la maggioranza nutrono nei confronti degli agricoltori e delle realtà che li rappresentano;
- nonostante le ripetute proteste da parte delle associazioni, l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale assicura di non voler modificare il disegno di legge: questa è l'idea di concertazione che muove l'esecutivo regionale;
- intanto, gli agricoltori devono sperare che l'Assessore, nella sua infinita magnanimità, voglia di volta in volta prorogare la sospensione delle cosiddette "cartelle pazze", mentre sul costo dell'acqua continua a regnare l'incertezza,
impegna la Giunta regionale
1) a mutare drasticamente le proprie politiche in materia di agricoltura e allevamento;
2) a fare del comparto agro-pastorale il nucleo portante dello sviluppo economico della Sardegna, la massima priorità nelle politiche di sostegno allo sviluppo;
3) a basare la programmazione nel comparto agro-pastorale sulla concertazione, sull'ascolto delle istanze e delle proposte che il mondo dei campi rivolge all'esecutivo per il tramite delle associazioni di categoria, perché nessuno meglio di loro può conoscere i problemi del comparto;
4) a proporre una vera riforma degli enti regionali, che abbia un'impostazione moderna e funzionale e che istituisca un ordinamento snello ed efficiente, non fatto di carrozzoni da usare per elargire consulenze ai soliti noti o a qualche illusionista importato dal continente;
5) a rivedere profondamente le procedure per i bandi relativi ai fondi comunitari, rendendole più semplici ed economiche per i partecipanti; la progettazione esecutiva dovrà essere eseguita sola a graduatoria approvata, riducendo così le spese per la partecipazione ed evitando che le aziende debbano sobbarcarsi costi insostenibili per poi non poter neppure accedere alle risorse;
6) a rendere inoltre le procedure di cui sopra più snelle e rapide, alfine di accelerare la spendita delle risorse e liberare la Regione dalla spada di Damocle del disimpegno automatico;
7) a risarcire gli imprenditori agricoli che hanno partecipato a bandi per i quali era richiesta la presentazione di progetti esecutivi e che non sono stati ammessi al finanziamento;
8) a impegnarsi nella semplificazione e nella razionalizzazione dell'Amministrazione, coerentemente con gli impegni assunti in campagna elettorale e nelle dichiarazioni programmatiche esposte al cospetto del Consiglio regionale;
9) a non effettuare, nei propri atti e nelle proprie proposte, discriminazioni tra le aziende agricole sulla base della tipologia e delle dimensioni, poiché tutte costituiscono un patrimonio dell'economia sarda e l'esistenza di realtà diverse deve essere valorizzata come un punto di forza;
10) ad agevolare e sostenere la creazione di nuove aziende agricole e a incentivare i giovani che intendono trasferirsi nelle campagne per abitarvi e per avviare iniziative imprenditoriali;
11) a promuovere un modello di sviluppo delle zone interne della Sardegna, basato sul modello toscano, con un territorio in grado di attrarre il turismo anche e soprattutto grazie all'agricoltura, agli effetti positivi che la presenza umana ha sul paesaggio nelle campagne, oltre all'attrattività delle nostre peculiari produzioni agro-alimentari;
12) ad apportare le modifiche agli strumenti di pianificazione paesaggistica che si rendono necessarie al fine di porre in essere i punti precedenti;
13) a demandare l'applicazione degli strumenti di pianificazione paesaggistica ai comuni, al fine di rendere più efficace il controllo del territorio e di rendere i tempi di istruttoria compatibili con le esigenze delle imprese;
14) a tutelare e sostenere la qualità e la tipicità dei prodotti agro-alimentari sardi sia sul mercato interno che su quelli nazionale ed estero, con investimenti in grado di assicurare un miglior livello di promozione e di penetrazione, coinvolgendo la totalità delle aziende, non solo poche fortunate selezionate con criteri tutt'altro che trasparenti come è accaduto con la costosa e inutile iniziativa ospitata a Londra dai grandi magazzini Harrods;
15) a promuovere un sistema di continuità territoriale per le merci, senza il quale i produttori sardi saranno sempre penalizzati rispetto ai concorrenti;
16) a rivedere il sistema di erogazione degli indennizzi per le calamità naturali e le epizoozie, che devono essere correttamente dimensionati ai danni subiti e immediatamente disponibili;
17) a modificare il Piano per l'erogazione delle pesti suine, prevedendo forme di incentivazione per la creazione di aziende modello in grado di veicolare il messaggio che l'adozione delle buone pratiche necessarie a evitare il contagio può avere ricadute positive sullo sviluppo dell'impresa e quindi sul suo volume d'affari;
impegna inoltre l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale
a prendere atto delle proprie responsabilità relativamente allo stato di crisi in cui versa il comparto agro-zootecnico sardo e a rassegnare le dimissioni dall'incarico, non ritenendo la sua figura adatta a porre in essere gli impegni testè affidati alla Giunta regionale. (138).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 142 ha facoltà di illustrarla.
CAPPAI (U.D.C.). Io sono veramente sconcertato, dopo otto anni che siedo in questi banchi e dopo aver letto, in questi giorni, montagne di documenti, fiume di parole spese in quest'Aula sul problema dell'agricoltura in Sardegna, vedere l'Aula vuota. Evidentemente è un problema poco sentito, un problema che veramente non vuole essere affrontato. Mi dispiace che non sia in Aula l'onorevole Uras che ieri sera, con la solita verve, dichiarava che bisognava essere seri, coerenti e soprattutto uniti per buttar giù una proposta di legge che sanasse definitivamente il problema dell'agricoltura in Sardegna. Io, per poter illustrare la mozione, mi sia consentito, avrei voluto il Presidente della Giunta in Aula, ma come al solito fa il latitante. Non lo fa quando è in campagna elettorale per il Partito Democratico, per tre anni e mezzo qui si è discusso di agricoltura, dei problemi degli agricoltori, dei problemi dei pastori, dei problemi del prezzo del latte, del problema dell'aumento del costo dei mangimi, del problema del costo dell'acqua, del problema del costo energetico. Si è parlato di tutto, ma sistematicamente questo Presidente non ascolta, non partecipa ai lavori, non sente; quindi non può recepire quelle che sono le istanze, non tanto del mondo agricolo, ma quanto le cose che denunciamo qua dentro. Sì, è presente l'Assessore, ma poi dirò perché l'Assessore non ha seguito ciò che l'Assessore del centrodestra aveva deciso, assieme alla Commissione consiliare, di svolgere per poter risolvere il problema della "44", e non è solo la "44".
Dicevo, questo Presidente continua a fare il latitante salvo durante la campagna per il P.D., presentarsi a Decimoputzu, dopo che non c'è stato per tre anni e mezzo e dopo che quella vicenda gli agricoltori di Decimoputzu la stanno vivendo dal '97, si presenta e dice: "Ah! Ci pensiamo noi. Adesso affronteremo il problema". Non so con chi lo voglia affrontare, non so se lo voglia affrontare col Governo nazionale o con la Comunità europea. Io dico che il mondo agricolo è in grave crisi, non solo quelli che hanno usufruito della "44", ma la crisi è ben più generale.
Leggo un passo dal collega Alberto Sanna della precedente legislatura, del 1 febbraio 2000, quando si discuteva, anzi illustrava, una mozione del centrosinistra simile a quella nostra di oggi. Dice che avrebbe, il collega Sanna… non sto qui ad indicare i problemi della "44" e delle altre leggi, il collega Sanna recitava: "Veniamo alla situazione attuale, quali sono i termini del problema oggi. Va detto che questo provvedimento riguarda 4800 aziende sarde - oggi sono diventate di più sono quasi 5000 - è un provvedimento che riguarda il grosso del comparto agricolo regionale, un comparto agricolo interessato e coinvolto in una situazione di crisi profondissima, crisi che da un lato vede le aziende fortemente indebitate, pare che almeno dai dati di cui disponiamo l'indebitamento sia intorno ai 1.500 miliardi. Quindi, un indebitamento ormai cronico che rappresenta un ostacolo di fondo per lo sviluppo del nostro comparto agricolo". Ho letto questo passaggio per fare una domanda al centrosinistra: che cosa è cambiato dal 2000 al 2007? Con voi al Governo e con voi che avete gestito l'agricoltura dall'87 a oggi, salva la parentesi dei cinque anni di centrodestra, sempre con Assessori del centrosinistra? Dal '87 a oggi l'agricoltura è stata in mano ad Assessori del centrosinistra, salvo poi leggere in questa stessa relazione ulteriori dichiarazioni del collega Sanna, che dopo essersi recato a Bruxelles assieme all'Assessore, al direttore Orefici, al Presidente della Giunta e al sottoscritto, dichiara in Aula, sempre nell'aula del febbraio 2000, il collega Sanna dichiara che il Consiglio deve lavorare assieme per trovare una soluzione al problema dell'agricoltura in Sardegna. E indica anche i percorsi, il collega Sanna, per poter arrivare ad una soluzione unitaria di questa Aula per mettere fine, una volta per tutte, agli annosi problemi dell'agricoltura, relaziona su ciò che si è discusso a Bruxelles, sui consigli che abbiamo ricevuto da Bruxelles, e dichiara, anche, che il centro sinistra in quell'epoca era disposto a collaborare con il centro destra per risolvere i problemi dell'agricoltura. A distanza di sette anni, con tre anni e mezzo che state governando questa Regione, il percorso allora indicato dal collega Sanna, che è stato per due anni e mezzo Presidente della Commissione agricoltura in questa legislatura, niente è stato fatto. Invito, e sfido, chiunque a dimostrare in quest'Aula se un solo provvedimento, un disegno di legge oppure una proposta di legge sia pervenuta dal centro sinistra in Commissione per porre la prima pietra per risolvere i problemi dell'agricoltura in Sardegna. Niente di niente, non avete proposto una sola proposta di legge, non avete presentato nessun disegno di legge, sull'indebitamento degli agricoltori in Sardegna.
Avete voluto dare, in questi giorni, per rendere più forte il nostro governatore, un po' di fumo negli occhi agli agricoltori col disegno di legge di ieri sera. Preparato male, non me ne voglia, Assessore, sbagliato anche nella copertura finanziaria, per quello volevo intervenire ieri sera, Presidente. Perché le leggi fatte in fretta, spesso sono fatte male; meno male che durante il lavoro in Aula il funzionario della Commissione agricoltura da me interpellato, a sua volta ha interpellato il responsabile della Commissione bilancio e ha trovato l'errore. Altrimenti probabilmente in questa Aula per la fretta sarebbe stato approvato un provvedimento, che non avrebbe potuto avere efficacia. Bisogna leggerli i provvedimenti, Assessore, prima di portarli in Aula, o comunque bisogna rileggerli. Ma che cosa ha chiesto, che cosa ha chiesto Bruxelles? Quando siamo andati, per esaminare il problema dell'indebitamento in agricoltura, sostanzialmente due cose: la prima è che vogliono avere un rapporto dettagliato e puntuale sullo stato della situazione, perché molti passaggi, soprattutto a loro sfugge la gravità, la drammaticità della situazione economica e sociale in cui opera la nostra agricoltura, questa è la prima richiesta. C'è stato detto, anche, se questa richiesta, se questo rapporto fosse stato presentato, e avesse preceduto il nostro viaggio a Bruxelles, sarebbe stato senz'altro un fatto positivo, che avrebbe anche aiutato i nostri incontri, successivamente va studiato un provvedimento ad hoc che tenendo conto dell'emergenza, probabilmente, saremo stati già messi nelle condizioni di poter risolvere il problema. Tutto questo risale sempre al 2000, Assessore, quindi quel rapporto all'Unione Europea è stato presentato dall'assessore Contu, non sappiamo, dopo tre anni e mezzo, la risposta che è stata data a questo rapporto, sappiamo solo che il mondo agricolo continua ad essere indebitato per 1.500 miliardi e niente è stato fatto, né dal lei né dal suo predecessore per iniziare a discutere la situazione. Ma soprattutto dico, Assessore, soprattutto voi il problema non lo volete affrontare.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 145 ha facoltà di illustrarla.
RASSU (F.I.). Che cosa dire di più di ciò che è stato abbondantemente, Presidente, discusso ieri sera. Il settore agricolo ed agro pastorale, come tutti sappiamo, è composto in Sardegna, nella sua quasi totalità, da piccole e micro imprese agricole, e rappresenta, come abbiamo detto ieri, per la nostra economia uno dei fattori trainanti, se non il più importante dei fattori economici trainanti. A causa, comunque, della peculiarità e caratteristiche del sistema economico isolano, così come abbiamo detto, perché diversi, sappiamo tutti che è un sistema chiuso trattandosi, la nostra, di un'isola che al centro del Mediterraneo, questo sistema risente ancor più dei riflessi negativi della congiuntura economica che di fatto è originata, non da fattori interni, alla nostra economia, ma bensì per la maggior parte da fattori esterni. Fattori questi, che come ho detto ieri, condizionano la redditività delle nostre imprese agricole. E in particolare questi fattori negativi esterni incidono su che cosa? Incidono sui costi di produzione delle nostre imprese risentendo, come detto anche, come detto poc'anzi, della posizione geografica della nostra Isola, della mancanza della continuità territoriale merci, dell'alto costo, quindi, dei trasporti esterni, della mancanza di infrastrutture interne, dell'alto costo del denaro, e chi più ne ha più ne metta. Questo incide, come ha detto ieri, con un gap negativo che porta il nostro costo di produzione, Assessore su questo penso che sia d'accordo, sul 30-35 percento in più del costo di produzione, che sopportano gli altri sistemi produttivi regionali, nazionali ed esteri.
Io credo, ma non credo, sono convinto, che se questa situazione continua a degenerare è in pericolo la stabilità stessa ed economica dell'intera Isola. La stabilità del nostro sistema economico può ottenersi solo ed esclusivamente con il riequilibrio economico e finanziario del settore agricolo ed agropastorale, come ieri ho accennato. Bisogna, io dico le cose come è necessario dirle, il fallimento della politica industriale sarda, in quanto legata all'importazione, la lavorazione di materie prime che poi prendono nuovamente il mare per andare oltre, cosa ha evidenziato? In questo periodo ha evidenziato la mancanza e la debolezza dei presupposti economici e a posto in evidenza la necessità di dare al settore agricolo il ruolo che quarant'anni fa gli è stato tolto, mai come in questo periodo storico resta evidente ed indispensabile questa particolarità del nostro sistema. Da una parte la debolezza del settore industriale, in mano ai grossi capitali, che ne causano lo spezzettamento, la vendita a vari soggetti esterni, indebolendo quella che è anche la domanda di lavoro che è presente nell'Isola, e dall'altro abbiamo la debolezza del sistema agricolo, causata, appunto, dalla noncuranza, dalla distrazione degli ultimi 30 anni delle varie Giunte regionali che si sono seguite, compresa, a me piace dire sempre la verità, quando è necessario dirla, obiettivamente, compresa l'amministrazione dell'Assessore all'agricoltura della Giunta di centrodestra.
Però oggi, oggi, le responsabilità sono di colui il quale, e di coloro i quali governano l'Isola, da tre anni e mezzo, ormai, tutta la responsabilità politica cade su questa Giunta. Questo obbiettive difficoltà che poc'anzi ho accennato, sono intrinseche al nostro sistema economico isolano, ma sono ancora più accentuate, se noi appena appena ci riflettiamo, da che cosa? Dalla debolezza del sistema, dovuto, anche in questi ultimi sei anni, all'adesione dell'Italia all'euro, alla globalizzazione del mercato e, come ho detto poc'anzi, alla debolezza del nostro sistema economico non strutturato sufficientemente, né tanto meno idoneo ad affrontare un impatto del genere. Bene, tutto questo è così, perché? Perché negli ultimi 20 anni nulla e niente è stato fatto per sopperire. Cosa ne è conseguito? Ne è conseguito automaticamente un aumento dei costi di produzione con un conseguente squilibrio dei prezzi, con un insopportabile appesantimento della struttura di bilancio delle aziende agricole e pastorali, aziende agricole e pastorali che già avevano grosse difficoltà congiunturali, come ho detto, sul sistema economico. A ciò si sono aggiunte le calamità naturali, a ciò si sono aggiunte le epizoozie, a ciò si è aggiunta la disgrazia immane della legge numero 44 dell'88. Bene, questo quadro, che è quadro, credetemi, da bolgia infernale, per quanto riguarda… Presidente, se devo parlare, voglio un po' di attenzione, sennò non continuo. Presidente, la prego. Grazie. A questo quadro, ripeto, che tenta di individuare, per un sistema economico ad una bolgia infernale, ad una bolgia infernale si aggiunge che cosa? - questo è necessario che mi venga consentito dirlo - la distrazione, dico distrazione tra virgolette, in questi ultimi tre anni e mezzo dell'attuale Giunta regionale, verso la madre di tutti i problemi della nostra agricoltura, e cioè il grosso e l'immane indebitamento che hanno dovuto e che sopportano le nostre aziende agricole, in conseguenza di quanto specificato prima, indebitamento che è quasi pari, ripeto, alla produzione lorda, vendibile in agricoltura in Sardegna. Ciò vuol dire che, di fatto, il nostro patrimonio agricolo e agro-pastorale, attualmente, è di proprietà delle banche. Ora, in questo panorama non certamente roseo né celestiale, stiamo assistendo al collasso vero e proprio del sistema economico. Se ciò dovesse avvenire, parlo del sistema economico-agricolo, avrebbe ripercussioni gravissime e devastanti, come ho detto ieri, su tutto il sistema economico isolano per effetto domino. Ecco perché richiamo la responsabilità grave dell'attuale politica regionale. Se la politica regionale, se il Presidente, giustamente, preferisce una Giunta tecnica a una Giunta politica, è indispensabile e necessario che i tecnici chiamati responsabilmente a guidare un settore abbiano e debbano avere quella particolare attenzione affinché un fenomeno non degeneri, ma affinché un fenomeno negativo si possa se non altro calmierare. In questi tre anni e mezzo niente è stato fatto da questo, l'ha accennato il collega Cappai poc'anzi, l'ho ribadito ieri io. Non è stato fatto niente sulle indicazioni che Bruxelles ha dato sei anni fa alla Giunta regionale, nulla e niente. Il sottoscritto ha presentato una legge in Commissione, nel 2005, per la ristrutturazione delle aziende, per la ristrutturazione finanziaria delle aziende agrarie, e ancora non è stata mai neanche accennatamente portata all'attenzione della Commissione. Quindi, diventa improcrastinabile un provvedimento concordato, come ho detto ieri, con l'Unione Europea, che possa sollevare le aziende agricole e agro-pastorali da questo impatto negativo, che possa ridare fiducia alle campagne, che possa salvaguardare il patrimonio, il capitale agrario e il capitale fondiario delle nostre aziende e dell'intera Regione sarda. Ma a questo, come ho detto poc'anzi, è indispensabile, è necessario studiare un provvedimento che intervenga a calmierare il costo di produzione del sistema economico-agricolo e agro-pastorale, e non solo; Bruxelles deve sentirci così come ha sentito, a suo tempo, la Grecia, come ho detto ieri noi abbiamo dignità nazionale nelle trattative con l'Unione Europea, quindi possiamo trattare direttamente, senza intermediari governativi, senza promesse di nessun genere. E' necessario congelare, attualmente, gli atti esecutivi, e predisporre questi provvedimenti di concerto con Bruxelles affinché oggi e per il futuro si possa intervenire e si possa evitare il collasso di un sistema che trascinerà con sé indubbiamente tutti gli altri settori economici isolani. A questo la richiamiamo, Assessore, e voglio che si impegni il Presidente della quinta Commissione a portare all'attenzione della quinta Commissione il progetto di legge numero 129 sulla ristrutturazione delle imprese agricole, ma su questo è necessaria l'unità di tutto il Consiglio regionale, di tutto il Consiglio regionale, che seriamente deve…
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 147 ha facoltà di illustrarla.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessore e colleghi, questa mozione è stata presentata a seguito della crisi che sta attraversando il mondo agro-pastorale, che vede coinvolte molte aziende agricole, e quindi c'è la necessità da parte di questo Consiglio regionale di fare un approfondimento di questa materia. La sofferenza di queste aziende agricole è dovuta non a una sola motivazione, ma a diverse motivazioni, però, devo dire che la motivazione principale, in questo caso che sta mettendo in ginocchio delle aziende, è dovuto soprattutto al fatto che alcune leggi della Regione sarda, che riguardavano i mutui agevolati nel settore agricolo, sono state impugnate dalla Commissione europea, e questo ha creato tutta una serie di problemi al mondo agricolo, problemi al punto che oggi possiamo dire che c'è nell'intero settore una situazione di vera e propria emergenza, emergenza che coinvolge migliaia di aziende, lavoratori e famiglie, e basta vedere quello che è successo alcuni giorni fa a Decimo Mannu, dove un folto gruppo di allevatori, con le loro famiglie, hanno iniziato uno sciopero della fame, e quindi questo senza considerare poi le altre manifestazioni dei giorni successivi delle associazioni agricole. Quindi, questo ha determinato una situazione di grave preoccupazione per quanto riguarda il mondo politico isolano, che deve assumere comunque delle iniziative importanti in merito. Basta pensare qual è oggi la situazione in Sardegna: ci sono circa 700 milioni di euro di indebitamento per quanto riguarda le aziende agricole, a fronte di 1miliardo e 500 milioni di euro di produzione lorda vendibile, quindi sono cifre che fanno veramente spavento e, considerato anche che le aziende in sofferenza oggi sono circa 7 mila in tutta la Sardegna, molte delle quali hanno già dovuto subire i provvedimenti esecutivi da parte delle banche, e quindi sono state già messe all'asta, io credo che questo debba far riflettere questo Consiglio regionale, e la Giunta regionale è chiamata ad assumere dei provvedimenti. Allora, noi chiediamo che questo Governo della Regione assuma veramente delle iniziative forti e concrete, perché l'impegno di facciata non serve a nessuno. Anche le cose che sono state fatte in questi giorni da parte della Giunta regionale, lo stesso provvedimento che è stato approvato ieri, che pure costituirà motivo di sollievo alle aziende agricole, perché permetterà a queste di prendere quanto è dovuto in ritardo per l'indennità compensativa, e soprattutto per il benessere animale, e questo è solo un punto a favore di questi agricoltori, ma non è assolutamente in grado di risolvere la crisi che in questo momento sta attraversando il mondo agro-pastorale. Io credo che la proposta che ha fatto la Giunta regionale, di acquisire i debiti a valore di bilancio, una delle proposte che perlomeno noi abbiamo letto sulla stampa, poi sentiremo dalla Giunta quali sono le proposte che deve portare avanti, dicevo, che la costituzione di un ente ad hoc, non ci pare sia la soluzione adeguata, non soddisfa gli interessati, ma, soprattutto, c'è la possibile impugnativa da parte dell'Unione Europea di questo provvedimento. Allora bisogna dirlo, Assessore, in questo momento il mondo agricolo, per tutta una serie di motivazioni, si sente abbandonato a se stesso, c'è ancora aperta la vertenza sul prezzo del latte, vertenza difficilissima, non sappiamo come andrà a finire. Per quanto riguarda gli interventi sul benessere animale, abbiamo visto che anche questo ulteriore intervento non riuscirà a risolvere definitivamente il pregresso che riguarda le aziende agricole; non capiamo, insomma, perché l'atteggiamento della Giunta regionale in questo momento sia così morbido nei confronti del Governo nazionale che, di fatto, sta trascurando le emergenze che riguardano oggi il mondo agricolo sardo, senza considerare che oggi, il mondo agropastorale, sta attraversando una crisi dovuta all'aumento dei prezzi, all'aumento dei costi di produzione, all'aumento dei costi dei mangimi, dei trasporti, dell'energia, tutta una serie di situazioni che complicano la situazione nel mondo agropastorale, senza considerare che gli indennizzi sulle calamità naturali stanno arrivando con forte ritardo. Tutto questo costituisce una miscela esplosiva pericolosa all'interno del mondo agropastorale che va disinnescata, va trovata una soluzione in tempi rapidi. Allora noi, con questa mozione, impegniamo la Giunta regionale ad adottare misure urgenti, Assessore, che siano capaci di frenare questa crisi, chiediamo che sia aperta una trattativa immediata, lo sta già facendo ma va accelerato, con gli istituti bancari, per consentire una dilazione dei tempi di esigibilità dei crediti, perché senza un provvedimento del genere queste aziende saranno destinate al fallimento. Chiediamo anche al Governo nazionale, all'Unione Europea il riconoscimento di uno stato di crisi dell'agricoltura sarda, e questo è un dato di fatto, così come hanno fatto altre nazioni inserite all'interno dell'Unione Europea, sono riuscite ad ottenere delle agevolazioni, dei vantaggi, proprio perché sono state riconosciute delle situazioni particolari, e quindi chiediamo anche che venga istituito un fondo straordinario di solidarietà per scongiurare la chiusura di queste imprese che sono in crisi, e chiediamo ancora una rapida concertazione fra la Regione, il governo nazionale e l'Unione Europea, per trovare soluzioni che siano capaci, compatibilmente a quanto previsto dalla normativa europea, di trovare una via d'uscita per queste situazioni di crisi. Inoltre io credo che non dovrebbe essere difficile, impossibile, chiedere all'Unione Europea che venga rimossa l'impugnativa nei confronti della legge regionale 17/92, proprio motivando con questa situazione di emergenza, con la situazione particolare della Sardegna, questa impugnativa. Io credo che se la Giunta regionale e il governo nazionale sono convinti di questa situazione che si è verificata in Sardegna, si può chiedere che venga rivista anche questa posizione che, a suo tempo, ha assunto l'Unione Europea. Inoltre chiediamo che questa Giunta regionale adotti ulteriori misure che sono appunto quella di rivedere in tempi rapidi la vertenza del prezzo del latte. Ormai gli allevatori stanno iniziando la produzione, e questo è il tempo giusto per fare le trattative anche con gli imprenditori del latte, e questo è il momento giusto per iniziare ragionamenti, non possiamo certamente aspettare a dicembre o a gennaio quando le aziende sono già in produzione e quindi hanno già contattato, perché in questo momento, oggi, gli allevatori che sono in una situazione di estrema sofferenza, sono costretti a contrattare il prezzo del latte anche a prezzi bassissimi, proprio perché hanno bisogno di soldi, in questo momento le aziende non hanno risorse e pertanto sono costrette a cedere alle anticipazioni che vengono date dagli imprenditori del latte e del formaggio, e quindi praticamente sono costretti a vendere il latte a un prezzo bassissimo. Chiediamo, inoltre, di completare la liquidazione degli indennizzi dovuta alle calamità naturali; anche queste sono spettanze che riguardano il mondo agricolo da anni, e quindi potrebbe, questo, alleviare i problemi che riguardano in questo momento il mondo agricolo così come, per quanto riguarda il benessere animale, noi chiediamo che oltre che queste risorse venga completato l'intero ciclo che riguarda la liquidazione di queste competenze, e così come… non se ne è parlato in questi giorni; c'è una misura che riguarda il premio unico che soltanto pochi agricoltori sono riusciti ad ottenere, anche su questo c'è bisogno di un intervento… sto concludendo…
Presidenza del Vicepresidente Rassu
PRESIDENTE. Concluda.
LADU (Fortza Paris). …di un intervento della Giunta regionale, affinché queste competenze vengano liquidate al mondo agricolo, e, infine, per quanto riguarda l'indennità compensativa; se n'è parlato ieri, io credo che la proposta che sta facendo la Giunta regionale di una riduzione del 30 percento dell'indennità compensativa sia una cosa che vada rivista, credo che l'indennità compensativa venga data in modo completo, così come è stato fatto in passato, perché questo servirà in qualche modo a uscire da questa situazione di crisi e di emergenza in un settore che, probabilmente, se ci sono le condizioni dal punto di vista infrastrutturale siano capaci di rilanciare quest'agricoltura, ma per arrivare a questo, per arrivare al rilancio dell'agricoltura e della pastorizia in Sardegna c'è bisogno di interventi forti dal punto di vista infrastrutturale, che purtroppo questa Regione non è riuscita ancora a dare. Ecco, io credo che la crisi si risolva dando quanto spetta a loro, ma soprattutto investendo e creando condizioni per un'agricoltura moderna e capace di essere competitiva nel prossimo futuro. Grazie.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 138 ha facoltà di illustrarla.
DIANA (A.N.). Grazie presidente, 10 minuti sono certamente pochi per gli argomenti che i colleghi hanno affrontato, e che io intendo ancora più efficacemente, spero, portare all'attenzione di questa Aula. Perché vede assessore Foddis, lei che rappresenta il Presidente della Regione e null'altro, dico questo perché ieri, in quei pochi minuti che mi sono stati concessi, ho ricordato a questa Aula, come lei sia diventato il più impopolare di tutti gli Assessori all'agricoltura di tutta la storia dell'autonomia della Sardegna; e mi dispiace questo, perché neanche l'assessore Paba, a suo tempo, responsabile certamente di una non notifica all'Unione Europea, per cui responsabile anche dei danni che ci stiamo trascinando oggi, ma io non voglio infierire sull'assessore Foddis, che bontà sua si ritrova certamente in mano una situazione drammatica che non è denunciata solo da noi, ma è denunciata dalle organizzazioni, è denunciata dai produttori, dagli agricoltori, dagli allevatori, è denunciata da tutti quanti, sino ad arrivare al punto che gli allevatori a momenti rischiano di scagliarsi anche contro le stesse organizzazioni. Un fatto drammatico che non può assolutamente essere condiviso. Perché dico che 10 minuti sono pochi? Perché l'argomento di cui stiamo trattando è un argomento che avrebbe avuto necessità, probabilmente, non di una giornata intera, ma forse di due, tre giorni, perché noi potessimo essere messi nella condizione di sviscerare tutte le difficoltà che sono manifestate dalle mozioni che sono state presentate dai colleghi, e da quella che molto modestamente io sto illustrando e che spero l'Assessore abbia letto. Perché - diceva l'onorevole Cugini ieri - è sufficiente essere cercatori di funghi? Per fare che cosa poi è necessario o è sufficiente essere cercatori di funghi? Per rendersi conto di che cosa sta succedendo oggi nelle campagne della Sardegna! E' un dramma nel dramma. E se non si prende atto di questa situazione possiamo forse essere convinti, e lo abbiamo fatto di buon cuore ieri, quando abbiamo approvato quella leggina che dà un minimo ristoro, 19 milioni di euro, che sono poca cosa rispetto a quella che è la drammaticità del momento. Non bastano i proclami dell'assessore Foddis che rientra da Roma l'altro giorno annunciando… cosa ha annunciato l'Assessore? Non ha annunciato proprio un bel niente! Stiamo anticipando le risorse degli anni futuri per quest'anno. Questo stiamo facendo! Non stiamo facendo assolutamente altro. E allora perché la gente si lamenta se il benessere animale e l'indennità compensativa non è stata pagata o è stata pagata ad alcuni e ad altri no? I ritardi: dieci mesi di ritardo, Assessore, a chi sono dovuti? Agli agricoltori? Alle organizzazioni? Al Consiglio regionale? O alla struttura dell'Assessorato che evidentemente, oberata da tantissimi problemi, non riesce più a far fronte alle emergenze? Beh, ne vogliamo prendere atto di questo? O dobbiamo ricordarci del Piano di sviluppo rurale che è stato l'ultimo ad essere presentato all'Unione Europea e che ha 30 pagine di rilievi, definiamoli rilievi; vorrei capire come risponderemo e come staranno rispondendo gli uffici, l'Assessore, il Presidente della Regione. Quindi grandissimo ritardo. Progetti POR approvati allungando le graduatorie, privi di copertura! Giustifichi queste cose l'Assessore. Le deve giustificare! Trasparenza sulla rendicontazione dei fondi europei. Assessore sarebbe opportuno e io lo chiedo qui all'onorevole collega Licheri, Presidente della Commissione agricoltura, che si faccia carico di chiedere all'Assessore mensilmente lo stato di spendita e di rendicontazione dei fondi europei in agricoltura. Non ne sa niente nessuno! E' un tabù. Non sappiamo quanto stiamo spendendo, quanto stiamo rendicontando, non sappiamo assolutamente nulla! Top secret! Non è assolutamente possibile, Assessore: queste cose debbono essere portate alla nostra attenzione e all'attenzione di tutto il mondo agro-pastorale della Sardegna. Collaudi fermi ce ne sono una marea. E allora perché noi nella mozione che io, non fidandomi di ciò che accade, preferisco leggere che cosa chiediamo noi, oltre che le dimissioni dell'Assessore. Preferisco leggere perché in pochissimi minuti potremo fare un quadro chiaro della situazione e di ciò che è necessario fare. E quindi noi chiediamo che debba essere "mutata drasticamente la politica in materia di agricoltura e di allevamento", se politica c'è. Noi chiediamo che venga fatto del comparto agro-pastorale "il nucleo portante dello sviluppo economico della Sardegna, la massima priorità nelle politiche di sostegno allo sviluppo". Ci sono aziende che si sono presentate anche in questo Consiglio regionale con 80-90 dipendenti che non riescono a fare cassa e le banche li stanno strozzando! Ieri abbiamo saputo che un'azienda del comparto ortofrutticolo all'improvviso, senza notifica di nessun genere, un istituto di credito di livello nazionale ha chiuso il conto per 800 milioni di euro all'improvviso, mettendoli dove? Lo sappiamo tutti dove vanno a finire queste persone che hanno 80 dipendenti e circa 500 persone che lavorano per loro. 800 milioni di euro l'Unicredit italiano ha bloccato il conto e ha chiesto l'immediato recupero delle risorse. Questo sta accadendo nel mondo agro-pastorale, al di là di tutte le altre questioni che il collega Ladu, il collega Rassu e il collega Cappai hanno enunciato. Noi chiediamo di "basare la programmazione nel comparto agro-pastorale sulla concertazione, sull'ascolto delle istanze e delle proposte che il mondo dei campi rivolge all'Esecutivo per il tramite delle associazioni di categoria", pesantemente trascurate! Lo ha detto anche il Presidente in un'intervista qualche mese fa che l'agricoltura sarda era nettamente migliorata in questi due anni. Ma come si possono fare dichiarazioni di questo genere? Sta prendendo in giro noi? Sta prendendo in giro voi? Sta prendendo in giro i sardi? E' un obbrobrio una dichiarazione di questo genere! La riforma degli enti regionali. L'avete voluta, l'avete fatta, vediamo che cosa sta succedendo oggi con le pratiche evase dall'ERSAT e ancora messe in pagamento, ancora non sono pagate! E' una bugia anche questa, Assessore, o ci sono questi ritardi? Io credo di sì, lo possiamo verificare quotidianamente. Le procedure. Ma più snelle! Ma è possibile che non si riesca a fare delle procedure più snelle? Avete preteso progetti esecutivi dai nostri agricoltori e poi sono rimasti esclusi dalle graduatorie. Ma chi li ristora? Chi è che gli può dare una risposta? Nessuno! Perché nessuno è in grado di ristorare i nostri agricoltori per aver affrontato i costi di una progettazione pesantissima e che quindi, una volta che si sono trovati esclusi, rinunciano a tutto quanto e inoltre devono pagare anche i professionisti. Che sforzo è stato fatto per agevolare l'iniziativa dei giovani agricoltori? Nulla! Il riordino fondiario: due bandi, colleghi, con ritardi pesantissimi, non siamo riusciti a spendere neanche quelle risorse! Non siamo riusciti a spendere neanche quelle risorse! E come si può pensare di riorganizzare l'agricoltura se non si parte da un riordino fondiario visto che la nostra proprietà è abbastanza parcellizzata e per cui c'è necessità comunque di avere delle aziende che in qualche maniera si misurino con mercati più ampi? Il Piano paesaggistico, meglio non parlarne. Problemi di tutti i generi! Ha creato problemi anche che il Piano paesaggistico agli agricoltori, che non riescono più ad avere le autorizzazioni per costruire i loro capannoni, per costruire le loro strutture da adibire agli attrezzi, per presidiare il territorio! Anche su questo siamo inadempienti. Siamo inadempienti su tutto! Non c'è un comparto dell'agricoltura in Sardegna che possa dirsi soddisfatto dalle scelte della Giunta regionale. Queste non sono cose che sto dicendo io, che è una vecchia conoscenza con l'Assessore, non posso dire amicizia perché abbiamo avuto sempre un rapporto da istituzione a rappresentante importante della più grossa cooperativa agricola che c'è nel Mediterraneo, e anche lì, Assessore, ci sono segnali di incrinazione. A lei non piace questo, ma io glielo dico lo stesso perché lei ha rovinato anche sistema Arborea e lo sta rovinando! Perché non ha dato risposte sulla SBS? Che cosa si aspetta sulla SBS? Avete fatto un bando, ci sono state delle manifestazioni di interesse… Ho terminato.
PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole Diana.
DIANA (A.N.). …ci sono state delle manifestazioni d'interesse, una a dir la verità, e perché ancora a distanza di tanti mesi non si è data risposta? Che cosa si aspetta? Che cosa si sta attendendo? E allora, non potendo certamente continuare e non voglio levare altro tempo a quest'Aula, continuo a rimarcare che è necessario che questo Consiglio regionale, anche con un ordine del giorno che io invito a sottoscrivere e a concordare tra tutte le forze politiche, possa in qualche maniera a far capire alla Giunta, al Presidente e credo anche a tutti i colleghi di quest'Aula come è opportuno intervenire, perché con questi meccanismi, con questa incapacità che abbiamo avuto fino adesso io credo che non ci sarà soluzione per l'agricoltura in Sardegna. E allora uno sforzo… abbassiamo i toni? Disponibilissimo, però otteniamo qualche risultato, ma con tutto ciò che sta facendo fino adesso l'Assessorato all'agricoltura io credo che i risultati per il comparto agro-pastorale e agricolo della Sardegna non ce ne saranno, per cui io credo che nel proseguo di questa discussione sia possibile trovare con serenità, ma certamente con fermezza, la possibilità di individuare e di dare strategie precise alla Giunta regionale per risolvere questo annoso problema. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io mi auguro che questo dibattito non finisca come l'altro che abbiamo fatto pochi mesi fa, vogliamoci bene, mi pare di essere stato l'unico ad aver votato contro quell'ordine del giorno. Io vorrei portare un mio contributo, indipendentemente adesso dalle responsabilità che ci sono state o non ci sono state tra le diverse Giunte anche perché non mi pare congruo né giusto che si dica che non è stato fatto niente per l'agricoltura, non voglio richiamare tutti i provvedimenti che sono stati fatti e presentati anche dalla mia Giunta in ordine a determinate situazioni contingenti. E' chiaro che esiste un problema contingente che è quello del risanamento dei debiti delle aziende, senza i quali tutto questo comparto va a remengo. Ma esiste un problema più ampio, che è un problema di miglioramento aziendale per rendere le nostre aziende competitive con le altre aziende presenti nel territorio nazionale e comunitario. Sappiamo tutti, Assessore, che esiste un problema di gasolio e un problema di metano; sappiamo che siamo intervenuti su questo capitolo di spesa importante, ma che è stato revocato anche il provvedimento che abbassava il costo del gasolio; sappiamo benissimo che esiste un'esigenza di ristrutturazione delle nostre aziende per renderle più produttive, per fare in modo che esse si consorzino, si aggreghino, anche per quanto riguarda quelli che sono i contributi regionali e comunitari; sappiamo benissimo che esiste un problema di continuità territoriale - purtroppo ammazzato da questa Giunta regionale - aerea e marittima, che deve essere ripreso con forza e con determinazione. Ora, l'agricoltura sarda, lo diciamo da diverso tempo, è fiaccata da una serie di calamità naturali, le abbiamo richiamate tante volte, è bene richiamarle per coloro che non fossero stati attenti l'altra volta durante la discussione: abbiamo avuto le alluvioni, le grandinate, la siccità, più volte ripetute, la salinità delle falde, la virosi, la peste suina, la lingua blu, eccetera, eccetera. Avevamo fatto un intervento, lo avevano fatto le precedenti Giunte, non era stato notificato all'Unione Europea, questo intervento non è andato avanti per le note vicende che riguardano la Comunità economica europea. Durante questo interregno centinaia di aziende sono andate all'asta e altre stanno per andare all'asta. Queste aziende come nascono? Queste aziende nascono e sono state realizzate con interventi regionali, col 50 per cento di contributo a fondo perduto e col 50 per cento di integrazione sugli interessi e sui prestiti annuali di conduzione. Quindi, non stiamo parlando proprio di cose private, stiamo parlando di cose private dove c'è stata anche la mano della Regione. Se queste aziende dovessero fallire, vi porterò un esempio pratico per comprenderlo, la Regione dovrà intervenire con un altro 100 per cento del valore delle aziende per distruggere migliaia di posti di lavoro e per distruggere queste aziende, cioè pagherà! Se a questo si aggiungono, come abbiamo detto anche altre volte, la perdita di 12 mila posti di lavoro nell'agricoltura e di 24 mila posti di lavoro nell'industria, è bene che noi chiudiamo, è bene che la Regione chiuda. Per un'azienda che è fallita nel Nord Sardegna, per mancato pagamento di 250 mila euro, per un fallimento di 10 milioni di euro la Regione pagherà 5,5 milioni di euro per fideiussioni e perdita di lavoro di questi dipendenti, cioè non è che la Regione non paga! E allora che cosa bisogna fare? Questo è il punto fondamentale, sennò continuiamo a raccontarci delle storielle, a far finta di andare dal Ministro una volta, di fare gli incontri con la Regione e nel frattempo tutto questo non si risolverà. Voglio ricordare anche all'Assessore che per quanto riguarda il bando POR del 2006, che era stato pubblicato nell'aprile del 2006, i progetti sono stati presentati il 10 di luglio, non mi pare che queste cose stanno andando molto avanti, rischiamo anche qui di restituire alla CE buona parte di questi fondi. Che cosa, secondo me, bisognerebbe fare nei confronti dell'Unione Europea? E' un tentativo che avevamo già fatto, che secondo me va ripreso, e che può andare in porto: bisognerebbe che le banche creditrici vendano ad altre banche il loro credito per il 25-30 per cento - poi le percentuali si possono vedere e stabilire, può darsi che non sia il 25-30, ma che sia il 30-35 - ma loro possano farlo perché vanno in detrazione di imposta sul capitale, quindi non ci perdono nulla. Per vendere bisogna togliere l'ipoteca, nel momento in cui si è tolta l'ipoteca in un terreno non ipotecato può intervenite l'ISMEA e sostituirsi alla Regione con la fideiussione. La Regione comincerebbe a togliere il 50 per cento delle proprie fideiussioni, la nuova banca concede il mutuo agli agricoltori al 50 per cento del valore del capitale con un tasso agevolato, anche qui, i tassi bisogna vederli, perchè l'indebitamento è legato anche a questo strozzinaggio che c'è e che ha fatto vedere i tassi di interesse passare dal 3 per cento, prima al 15 per cento e poi al 17 per cento.
Questo vuol essere un contributo e una proposta per cercare di non chiudere questo dibattito con l'ennesimo ordine del giorno che dice tutto e che non dice nulla e per trovare un'intesa unitaria per risolvere questo problema. D'altra parte il Presidente della Regione si era impegnato in campagna elettorale in un'assemblea pubblica, alla quale anch'io dal fondo ho partecipato, dicendo che avrebbe sanato questa situazione, lo ha ribadito, adesso mi pare che sia il momento di raccogliere i frutti di una promessa che io credo seria per non dire che siamo tutti quanti, come classe politica, in primis il Presidente della Regione, come dei grandi bugiardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Grazie, Presidente. Signori Assessori, colleghe e colleghi, il mondo agricolo - l'hanno anche affermato chi mi ha preceduto, gli interlocutori che hanno presentato le mozioni in modo particolare, quindi lo sostengo anch'io - è oggi attraversato da una delle peggiori crisi della cosiddetta era moderna. Non vi è settore, infatti, che non sia entrato in sofferenza e questo sincronismo in negativo ci deve far preoccupare sul futuro di questa storica, quanto antica, ma certamente non arcaica, fonte economica. Ora, io non ambisco a effettuare un'analisi socio-economica sulle motivazioni che si accompagnano a questo drammatico momento per l'agricoltura sarda, ma insieme a voi mi chiedo quali soluzioni possano essere adottate, perché questo è il compito di un legislatore, trovare risposte ai problemi e il mondo delle campagne, oggi, ha certamente tanti problemi e aspetta da noi tantissime risposte.
Ho voluto segnatamente parlare di era moderna per distinguerla dal periodo successivo alla seconda guerra mondiale, quando in Sardegna scoppiò la lotta per l'assegnazione delle terre incolte e l'agricoltura sembrava soccombere di fronte a una crisi che appariva, anche allora, senza sbocchi. Furono quelle difficoltà che spinsero i legislatori dell'epoca ad attuare, con grande coraggio e determinazione, un piano di riforma strutturale del comparto agricolo, disegnando il ruolo che tale settore avrebbe dovuto ricoprire nell'economia regionale. Erano anni fecondi per il mondo agricolo che subì in Sardegna importanti trasformazioni. In attuazione alla legge stralcio in materia di riforma agraria voluta dal Ministro dell'agricoltura di allora - il sardo Antonio Segni - nel 1951 nacque in Sardegna l'ETFAS, un ente tecnico specializzato, nato per guidare la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna. Sempre sulla scia di questa volontà riformatrice e per accentuare una più larga diffusione delle conoscenze tecniche, scientifiche e professionali fu istituita a Sassari la Facoltà di Agraria. Uno sguardo ai numeri dell'epoca ci aiuta meglio a comprendere l'importanza che ha sempre rivestito l'agricoltura in Sardegna: nel 1936 la popolazione sarda al censimento era di 1.024.686 persone, il 48 per cento delle famiglie sarde aveva perlomeno un'occupazione in agricoltura. Nel cinquantunesimo anno di avvio della riforma agraria l'agricoltura aveva un carattere estensivo, dove prevaleva la cerealicultura alternata al pascolo. Una produzione agricola del triennio di 36-38, prevaleva il grano, coltivato su una superficie di 250 mila ettari, mentre l'avicoltura contava 24 mila. Nel settore dell'allevamento nell'anno 1942, furono censiti 374 mila caprini, 226 mila bovini, 116 mila suini, 73 mila equini ed in particolare 2000 e rotti ovini, che assicuravano una produzione casearia di pecorino per circa 175 mila quintali. Di fatto però il processo di riforma agricola nella nostra Isola, a causa delle endemiche difficoltà legate ai fattori locali quali il dimensionamento e la frammentazione delle aziende -e la ben specificato il collega Diana -, tra l'altro problemi ancora esistenti, addirittura accentuati in alcuni casi, mancato decollo delle riforme di consorzio e cooperazione non diano i frutti sperati. Tanto che la classe politica, alla ricerca di un modello di sviluppo che portasse concreti e immediati risultati, si concentrò sulla cosiddetta politica dell'industrializzazione per poli, che prometteva iperboliche possibilità di crescita economica. Venuto meno il miracolo industriale che la grande industria chimica e petrolchimica aveva alimentato, riesploso il dramma della disoccupazione ha ripreso quota la prospettiva di un rilancio dell'agricoltura. In questo senso è importante guardare all'attuale sofferenza di questo settore economico vitale, forti della consolidata conoscenza storica, per aiutarlo a superare la crisi ed assegnargli un ruolo dinamico, promuovendo le produzioni di qualità, valorizzando le risorse, senza però pregiudicarne il rinnovamento. Evitando cioè il processo di mero sfruttamento intensivo del territorio, destinato a creare desertificazione e spopolamento delle campagne per mancanza di risorse. Allora la domanda che sorge spontanea è la seguente. Posto l'incipiente abbandono delle campagne per la chiusura di migliaia di aziende a causa dell'insolvenza dei mutui e per le tante vertenze, tra l'altro citate molto bene, con puntualità, dal collega Ladu: quella delle prezzo del latte, il benessere degli animali, la virosi del pomodoro, l'indennità compensativa, anche se sono problemi che si stanno andando a risolvere, però lo si sta risolvendo forse con un importo sottodimensionato alle esigenze e alle aspettative della categoria. La difficoltà legata alla urbanizzazione rurale, l'impossibilità di modernizzare e rendere competitive le strutture aziendali a causa dell'ultimo provvedimento, il famoso PPR tanto discusso, l'approvvigionamento idrico, l'alto costo di produzione, dovuto al continuo aumento dei prezzi dei prodotti acquistati dalle aziende, l'elettrificazione, l'alto costo dell'energia, il costo del trasporto delle merci, la condizione geografica, eccetera.
E' oggi possibile attuare un piano di riforma complessiva del mondo agricolo? E' possibile ipotizzare un nuovo piano di rinascita dell'agricoltura che si coniughi con misure di aiuti economici, in deroga alla normativa europea, per agevolare la creazione, la ricerca tecnologica, lo studio di nuove strategie di produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli sardi, da proporre nei mercati nazionali e internazionali?
Sarebbe stato bello dibattere e confrontarci su queste vie direttrici dello sviluppo agrario, tuttavia oggi i nostri pastori e i nostri contadini sono scesi in lotta non già per chiedere un rilancio economico del comparto, ma più semplicemente, ma drammaticamente, per chiedere di sopravvivere. Come possiamo testimoniare il grande affetto dei sardi su questo mondo se ne ignoriamo il richiamo? Come possiamo permettere che i nostri contadini e i nostri pastori abbandonino le loro aziende, travolti da interessi altissimi, ingiustificati, che non riescono loro malgrado ad onorare?
Colleghi, oggi non si tratta di disegnare grandi scenari futuri, le campagne sono attraversate da un unico fermento di contadini e pastori disperati, che cercano di salvare il frutto delle loro fatiche. Non è più tempo di analisi è tempo di agire. È tempo di impegnare le istituzioni sarde, in primo luogo la Giunta regionale, in una grande e generosa battaglia per far sì che l'agricoltura in Sardegna non muoia. La stretta creditizia che sta strangolando le aziende sarde in difficoltà per via degli altissimi tassi dei mutui, lievitati a causa dell'intervento sanzionatorio della Commissione europea, per le leggi 14 dell'81, la 44 dell'88 e la 17 dell'92, che prevedevano un regime agevolato di aiuti regionali, e oggi sono la punta di un iceberg, certamente quella più avanzata e drammatica. Una situazione che richiede, come dicevo, un immediato intervento del Governo sardo presso gli istituti di credito per ottenere una dilazione dei tempi e per il rientro delle aziende in crisi. E successivamente concordare le forme per pervenire alla cancellazione dei debiti, di tutti i debiti sui mutui. Posto che la banca che vanta maggiori crediti è proprio il Banco di Sardegna, c'è da chiedersi anche quanto sia credibile e autorevole questo Governo regionale, che ha compiuto un mirabolante autogol, esautorando l'unico istituto sardo, perlomeno nel nome, dalla propria tesoreria, per aver voluto eliminare la clausola della presenza capillare di sedi nel territorio sardo. Un fatto è certo, nel passato questi problemi sono state affrontati positivamente dalle amministrazioni precedenti, proprio in virtù della loro credibilità e vicinanza nei confronti degli istituti bancari sardi. Le mie parole non hanno uno spirito polemico, ma vogliono rimarcare un diverso approccio, teso a favorire un clima positivo per la risoluzione dei problemi connessi alle politiche sul credito e sul costo del denaro in Sardegna. La Regione perciò non può continuare a fare orecchie da mercante, o semplicemente sperare di ottenere aiuti dal Governo dello Stato. Infatti, essendo garante dei mutui contratti dagli imprenditori del mondo agricolo, sarà presto comunque chiamata a pagare per l'insolvenza delle aziende, con grave e ulteriore nocumento economico. Allora, perché non intervenire tempestivamente con adeguati incentivi finanziari, assicurando nel contempo la sopravvivenza delle aziende agricole sarde, entrate in sofferenza e salvando il settore.
Ieri abbiamo dato una prima risposta con la leggina per l'anticipazione da parte della Regione dei 19 milioni che lo Stato deve devolvere gli agricoltori, ma tutto ciò non basta per cantare vittoria. Noi dobbiamo ottenere oggi per l'agricoltura sarda il riconoscimento dello stato di crisi dal Governo nazionale e dall'Unione Europea. Premessa essenziale per predisporre un pacchetto di provvedimenti adottati per un periodo prestabilito, sia di fiscalità agevolata, che di abbattimento dei costi di esercizio per l'aiuto delle aziende agricole in crisi, e rilanciare di conseguenza il comparto. Poi bisogna mettere mano ad una riforma vera strutturale, che dia risposte al mondo delle campagne. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Murgioni.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Onorevoli colleghi, l'altro giorno guardavo con attenzione un servizio trasmesso da Rai Educational, sui mali del pianeta, e iniziava con una sorta di premonizione catastrofica. Nel 2080 noi avremo la fine del mondo per mancanza d'acqua, per una condizione climatica invivibile in ogni parte del mondo. Questo lo dico, non perché pensi… non sono all'altezza, non ho gli elementi e la cultura scientifica che mi può far pendere per questa tesi, che peraltro è stata espressa in documenti ufficiali di organizzazioni internazionali di primo piano, ma lo dico per sottolineare che siamo di fronte a questioni che sono totalmente nuove, lo sono sul fronte ambientale, lo sono sul fronte sociale: processi migratori di massa, incontrollabili nonostante le volontà dei governi. Siamo di fronte a situazioni nuove, totalmente anche incontrollabili a questo livello di governo per via delle trasformazioni istituzionali, per la relazione che noi abbiamo con altre regioni, con altri paesi, per le relazioni che ci sono tra diversi comparti dell'economia, che richiedono, non più le risposte che stiamo dando, anche oggi, che stamattina, io ho ascoltato con attenzione i colleghi che hanno presentato le mozioni, ma pensiamo che noi risolviamo la cosa attraverso un atto di accusa nei confronti dell'assessore di turno? Cioè noi abbiamo uno stato debitorio di queste aziende dovuto ad un pasticciaccio gigantesco su cui tutti hanno marciato, per anni, dagli istituti di credito alla politica e voglio dire anche, in qualche misura, gli stessi operatori dell'agricoltura e le loro associazioni. Abbiamo una situazione catastrofica determinata da questa modalità di comportamento, ci polemizziamo sopra, diciamo che l'assessore Foddis non è all'altezza della situazione, e ci plachiamo la coscienza, andiamo magari dagli agricoltori e gli diciamo, e sbaglieremo, perché saremo in grado, lo dico all'onorevole Diana: "ma noi sistemiamo tutto perché possiamo, abbiamo difficoltà di sistemazione di questa partita che prescindono da noi, dalle nostre volontà, anche dagli atti di governo che noi potremmo predisporre". Allora dobbiamo inventare cose nuove se vogliamo risolvere il problema, se vogliamo polemizzare e vedere chi è più bravo di noi a raccattare qualche voto, per le prossime elezioni, non si fa un passo in avanti sul problema, le aziende, le stanno pignorando da anni, io personalmente, lo citavo ieri, sono andato con colleghi della minoranza a tentare di difendere gli agricoltori che venivano cacciati, cosa abbiamo proposto noi ieri: abbiamo proposto una metodologia, l'abbiamo messa in un emendamento che abbiamo presentato per sollecitare una discussione oggi, oggi, sulle mozioni, che affrontasse i termini della questione anche sotto un profilo diverso, io non accetto più lo devo dire alla Giunta, ma lo devo dire anche alla nostra burocrazia, lo devo dire anche alla nostra burocrazia noi, non accetto più che mi si dica: "Ma l'Europa ha detto.." perché se noi accettiamo questa condizione allora dobbiamo prendere il Governo regionale, andare alla Commissione europea affidarglielo e rinunciare su ogni fronte, sono più positivo, lo citava ieri il Presidente Rassu, quando si è posto il problema dell'ex "28", che non era stata notificata, che aveva una serie di procedure in atto, finanziamenti sospesi, imprese che attendevano, si è deciso di attribuire a qualcuno l'incarico di trattare la questione presso la Commissione europea, utilizzando anche i contributi tecnici che fossero reperibili sul mercato. Sul mercato delle intelligenze e delle capacità tecniche e della conoscenza del diritto comunitario, e anche della relazione, che noi non curiamo, con la Commissione europea.
Ci è andato il dottor Duranti, che oggi è oggetto di una serie di interrogazioni, solo perché verrebbe utilizzato per lo stesso fine su un altro fronte cui anche spesso si discute in questo Consiglio per vedere se salviamo i lavoratori che si sono impegnati, parlo della formazione professionale, molti di voi non sanno che il dottor Duranti è la più grande esperienza e capacità che esista sotto questo profilo riconosciuta anche dalla Commissione europea, è maturata quando dirigeva l'assessorato del lavoro, che ha diretto per diversi anni. Beh, se vogliamo risolvere le questioni, dobbiamo inventare nuovi strumenti, noi che cosa proponiamo? Proponiamo la costituzione di un soggetto che funzioni da arbitro, che convochi le parti, anche la Regione! La Regione non è un terzo! La Regione è una parte di questa vicenda, perché ne ha responsabilità, ma rischia anche, lo diceva l'onorevole Floris, di pagare ancora per tutto il danno che si è realizzato, anche per i debiti che bisogna ancora restituire al sistema dei crediti, e il rapporto, la relazione con il sistema dei credito non può essere più un rapporto di sudditanza e di subalternità, deve essere un rapporto di relazione, di collaborazione e di cooperazione, chiamando anche loro, sono soggetti economici, non possono essere gli artefici della devastazione di questo Paese, così come lo sono state in altre parti d'Italia, su grandi imprese, su grandi linee di produzione, non possono più svolgere questo ruolo, è una responsabilità loro, scegliere di essere invece un soggetto attivo, positivo.
Allora un soggetto che faccia da arbitro, che valuti la situazione, che lo faccia in collaborazione con le autorità, nazionali e comunitarie, che lo faccia con un percorso anche tecnico fondato, non è più roba da funzionari dell'Assessorato dell'Agricoltura, è una questione imponente, e quindi va trattata con gli strumenti straordinari di cui noi sempre più dovremo essere in grado di dotarci, ebbene questo arbitrato deve definire quale è il limite del debito su cui è possibile fare rientro e deve organizzare i rientri azienda per azienda, perché non è pensabile di andare a trattare altri ulteriori aiuti, perché penso che non ce lo consentiranno, che non ci consentiranno di mettere soldi per pagare soldi per aiuti che non avremmo già dovuto concedere quando gli abbiamo concessi, quindi bisogna trovare una strada diversa, più fine, più intelligente, su cui anche la Commissione possa concordare. Noi una proposta di lavoro… non è chiusa, è aperta,…una proposta di lavoro l'abbiamo fatta, chiediamo che nell'ordine del giorno venga accolta anche questa tra la gamma delle soluzioni che verranno proposte e chiediamo che si attivi in Consiglio regionale e con la Giunta il più produttivo rapporto per trovare una soluzione definitiva a questo problema.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras.
E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (Sinistra Autonomista). Grazie Signor Presidente, intanto non sono intervenuto ieri pomeriggio sul disegno di legge numero 299, non per disinteresse ma perché mi è parso che fossimo tutti d'accordo sull'approvazione di una semplice variazione di bilancio che va nella direzione di un intervento urgente e immediato per gli agricoltori. E vorrei sottolineare prima di entrare nel merito delle mozioni, e nel rispondere all'onorevole Ladu che ieri, ieri sera, rimarcava i ritardi della Commissione, che certamente a qualche difficoltà nel riunirsi ma un circa un mese fa che il Presidente sottoscritto ha preso posizione sulla stampa con chiarezza dicendo anche che se la mia presenza rappresenta un freno dell'attività di questa maggioranza sono disponibile a rinunciare all'incarico. Con la consapevolezza che si può dare un contributo positivo anche standone fuori, le tre mozioni presentate dai colleghi dell'opposizione hanno il merito comunque per richiamare l'attenzione del Consiglio regionale sulla crisi del comparto agricolo in particolar modo sull'indebitamento delle aziende agricole sarde. E' necessaria una riflessione da parte di tutti, attenta, con la consapevolezza che i problemi sono di grande attualità, sono tanti ma che provengono anche da lontano, e sono un fenomeno diffuso, basterebbe analizzare gli ultimi dati diffusi dall'Istat che evidenziano il fatto che le campagne del sud sono quelle che in Italia hanno pagato di più in termini di riduzione del valore aggiunto. Viene rimarcato altresì proprio dall'Istat, che l'agricoltura meridionale, quindi in generale, caratterizzata da diffusi elementi di debolezza strutturali, infrastrutturali e organizzativi, ha risentito della crisi in misura maggiore rispetto al resto del paese, della penisola. La Sardegna però nei dati Istat, a questa cruda analisi, ahimè si trova agli ultimi posti. Quindi, c'è un tema che certamente è legato all'indebitamento delle aziende agricole e agro-pastorali e del continuo aumento dei costi di produzione, ma c'è anche un dato, a mio giudizio, che è strutturale che mostra un'agricoltura che è in crisi in tutto il sud del paese. La protesta di questi giorni e il malessere diffuso nelle nostre campagne evidenziano l'impossibilità degli operatori del settore di fronteggiare la crisi dilagante che coinvolge le nostre aziende, per non parlare delle calamità naturali, che hanno sottolineate anche altri colleghi, che si aggiungono di volta in volta e che spesso mettono in ginocchio le nostre aziende, costringendole anche ad abbandonare definitivamente le nostre campagne. Faccio un esempio, e vale per tutti, che è quello di tantissimi allevatori del nuorese che hanno visto i loro terreni, le loro aziende interessate dagli incendi estivi, circa un mese fa, e che oggi sono costretti ad acquistare i mangimi, il fieno a costi esorbitanti e affrontano l'emergenza senza potersi difendere, senza nessun tipo di strumento che possa salvare il proprio patrimonio. Penso al comparto ortofrutticolo con le aziende indebitate, con il patrimonio completamente ipotecato, stiamo parlando solo nella zona di Terralba di 70-80 operatori con un indotto di circa 600 operatori in agricoltura a cui noi in questo momento non siamo in grado di dare una risposta chiara. Questi sono i problemi di tutti giorni. Sono questi che attendono risposte concrete e a cui la politica non si può sottrarre, a cui quest'Aula non si può sottrarre, e a cui questo Governo non si può sottrarre. Quando affermo che non si può sottrarre significa rispondere in primis alle esigenze, alle contingenze a partire da quelle più drammatiche, quelle più evidenti; per poi, in una seconda fase, studiare tutte le forme per un'agricoltura moderna, efficiente e duratura.
Allora è necessario, in un momento delicato come questo, saper ascoltare gli operatori del settore, saper ascoltare le associazioni, saper ascoltare quest'Aula per trovare delle soluzioni condivise. Nessuno è legittimato ad andare, come dire, da solo a navigare a vista c'è un'Aula, c'è un rispetto delle istituzioni e quindi il confronto deve essere serrato con la Commissione e con i consiglieri regionali. Abbiamo appreso, proprio ieri, che il ministro De Castro ha assicurato al nostro Assessore un impegno del Governo per affrontare la questione delle aziende sarde indebitate. Ha comunicato, mi pare, che fra qualche giorno verranno liquidate sei mila domande per un importo di 32 milioni di euro, per il benessere animale e per le indennità compensative. Io penso che tutto questo sia positivo, staremo a vedere, ma non basta. Io ho un'unica certezza, l'unica certezza che ho io in quest'aula e personalmente chiaramente, che le parole non bastano più, servono fatti concreti, risposte chiare, atti che diano nuova speranza ai nostri agricoltori e ai nostri allevatori.
A me ha colpito tantissimo, giusto per stare sull'argomento delle mancate promesse e anche della burocrazia che attanaglia l'agricoltura nazionale chiaramente, ma anche quella regionale, un articolo che è apparso nel settimanale Agrisole del 4 ottobre intitolato "La burocrazia incatena l'impresa". Proprio la C.I.A. denuncia: troppe carte, ogni anno l'agricoltura brucia un miliardo e mezzo nella gestione delle pratiche, è stato calcolato che un giovane per il subentro in azienda perde dai 75 ai 100 giorni lavorativi. Un aggravio che in qualche caso può arrivare a 200 giorni lavorativi. Questi dati dimostrano ancora una volta che l'agricoltura è a un bivio e che quindi non possono bastare le promesse del Ministro che a breve la burocrazia sarà snellita, io ho citato questo fatto, che è di carattere certamente nazionale, perché ho la sensazione che anche in Sardegna la burocrazia ci tenga lontani, distanti dai problemi e dalle necessità, anche quelle più elementari del comparto agricolo.
Il tempo è tiranno, potrei fare altri esempi, ma mi soffermo per esempio, l'ha sollevato qualche consigliere al tema delle Agenzie, che ho ritenuto positiva, una riforma importante le agenzie in agricoltura, che però a oggi non si comprende quale sia il ruolo, cosa stiano producendo. Io l'unica cosa che so da Presidente della Commissione agricoltura è che spesso attuano provvedimenti, spesso dico, in controtendenza rispetto ai pareri espressi all'unanimità dalla Commissione. Ma le mie non è che siano affermazioni così, penso all'agenzia Agris, quando abbiamo sottolineato nei nostre pareri, con chiarezza, che non ci dovevano essere invasioni, non si doveva sostituire l'università nella ricerca, avviene tutto il contrario rispetto a ciò che questo Consiglio dice e a ciò che delibera la Commissione agricoltura.
Io penso allora che, per concludere, la discussione di oggi può e deve essere positiva, se ognuno di noi, chiaramente senza strumentalizzazioni, lavora per costruire un ordine del giorno conclusivo che però vada nella direzione di tre punti semplicissimi: uno, di impegnare la Giunta e l'Assessore, l'Assessorato a trovare tutte le forme ritenute opportune per avviare un confronto serrato con lo Stato, che sia risolutivo dei problemi dell'indebitamento; due, risolvere le urgenze relative alle calamità e a tutte le altre forme che hanno interessato il comparto; tre, avviare una discussione trovando misure concrete già a partire da questa finanziaria che arriverà a giorni in aula che per risollevare e sviluppare tutto il settore agricolo. Così anche come è stato sottolineato ieri dall'emendamento presentato dai Gruppi della sinistra consiliare che vanno in questa direzione e che possono iniziare a dare una risposta concreta alla risoluzione del problema.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licheri.
E' iscritto a parlare il consigliere Giorico. Ne ha facoltà.
GIORICO (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Siamo consapevoli onorevoli colleghi del dramma che attraversa il mondo agricolo, basterebbero i numeri nella loro aridità a raccontarlo. Poco meno di 500 aziende verso le quali è in atto la rivalsa giudiziaria da parte degli istituti di credito, per debiti non pagati; 2500 aziende soffocate da una situazione debitoria, che difficilmente potranno risolvere senza aiuti straordinari; 12.000 posti di lavoro in pericolo; un mercato che penalizza i produttori e privilegia gli intermediari. Signor Assessore, occorre aggiungere che il dissesto aziendale non è colpa di gestione avventata, di imprudenza imprenditoriale, di negligenza nella conduzione, esso dipende da vecchi i mali mai curati o mal curati la cui memoria storica è viva in noi e che possiamo addebitare alle incertezze della politica regionale. Signor Assessore, l'agricoltura è in tutti paesi industrializzati un'economia assistita, ma è anche un settore strategico di sviluppo e di serenità sociale, è, come dire, il cuore del sistema produttivo. L'esperienza più autentica della storia dell'uomo. In Sardegna essa ha avuto sempre importanza fondamentale nella programmazione delle risorse e dello sviluppo, signor Assessore, purtroppo il passaggio all'assistenza pura e semplice, dei famosi i contributi a pioggia che abbiamo spesso criticato, è una nuova fase, quella dell'adeguamento delle condizione ai mercati, e sopratutto nella commercializzazione dei prodotti, è stata sotto molti aspetti carente, probabilmente è mancata la forza necessaria, cioè la volontà politica per rimuovere l'ostacolo dell'isolamento della pubblicità. Un mercato interno di dimensioni ridotte, come il nostro, che si contrappone alla globalizzazione dei mercati e insieme la scarsa tutela delle produzioni locali. La difficoltà di trasformazione e commercializzazione dei prodotti hanno ridotto il profitto delle aziende agricole, la vicenda del latte ovino è significativa, i produttori hanno percepito quanto avevano ottenuto 15 anni fa, essendo nel frattempo profondamente cambiata la situazione, e soprattutto i costi generali, caro Assessore. Ciò io dico, come mio solito, in poche parole sottende un problema della cui ricaduta riguarda direttamente o indirettamente buona parte dei sardi anche quelli che si sentono estranei al comparto, la ricaduta dell'agricoltura investe infatti l'intero sistema sociale dell'Isola, di questo si deve tener conto, caro Assessore. Ma torniamo al punto di partenza, i debiti con le banche sono dunque la principale emergenza, non la sola, cito il problema della sicurezza delle compagnie, della riforma fondiaria, delle infrastrutture, della forte penalizzazione dei vincoli e dei divieti del piano paesaggistico. Per inciso, sono convinto che la campagna e le sue attività si difendano favorendo a qualsiasi titolo la presenza dell'uomo, non costringendolo ad andar via, di questo, tuttavia, parleremo in altre occasioni. Per il momento dobbiamo concentrare il nostro intervento contro il nemico, nemico ovviamente tra virgolette, rappresentato dalle banche. Io credo che come Consiglio dobbiamo chiarire con forza che la Regione intervenga pesantemente perché siano bloccate le procedure giudiziarie, e famiglie di onesti lavoratori non vedano mettere all'asta il loro patrimonio per poche decine di migliaia di euro, signor Assessore. In secondo luogo, è necessario che la Regione garantisca in qualche misura i debiti, favorendo un piano di rimborso a lunga scadenza, con l'abbattimento di una parte di essi, mentre le banche dovrebbero continuare alla svolta, rinunciando, attraverso un negoziato, ad una buona parte degli interessi maturati, signor Assessore. Ricordo sommessamente alla Giunta, che la tesoreria regionale garantisce ampi margini di utile e agli istituti di credito interessati per le alte giacenze. Una certa compensazione mi sembra tutt'altro che arbitraria sul piano del profitto bancario, Assessore. In ogni caso è indispensabile sbloccare una situazione che rischia di andare in cancrena con effetti disastrosi per l'agricoltura sarda, aggiungo che anche la sconfitta dell'agricoltura del mondo rurale, al quale essa fa riferimento, rappresentano un ulteriore passo verso l'abbandono della terra, la riduzione delle culture, la minore sorveglianza delle campagne e dei territori, l'aumento del malessere sociale, che colpirebbe, come dicevo, buona parte della società sarda. Non dobbiamo aspettare di tastare ulteriormente il polso alla esasperazione della gente, né dobbiamo occuparci del problema, quando i trattori scendono in piazza; avendo ricevuto l'investitura popolare al nostro mandato, dobbiamo risolvere, a qualunque costo il problema, caro Assessore. Dare sicurezza e tranquillità al mondo agricolo, significa rasserenare anche il mondo sociale, evitare conflitti ed incertezze, questo è il nostro dovere, caro Assessore. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Grazie Presidente. Del problema il Consiglio regionale nel corso di questi anni è stato investito a più riprese. Ricordo che abbiamo approvato diversi ordini del giorno e mozioni anche unitarie sul problema. Brevemente, così andando per punti essenziali, nel corso di questa legislatura la Commissione agricoltura ha portato avanti, e ha concluso ai primi di agosto del 2005, un'indagine conoscitiva, questa indagine è stata conclusa con una relazione che è agli atti di questo Consiglio, naturalmente, dove il fenomeno viene esaminato nei suoi elementi essenziali, le cause, i punti di maggiore criticità del problema e poi si avanzano anche delle ipotesi di soluzione dello stesso problema. Io brevemente voglio richiamare questi elementi fondamentali che ci aiutano senz'altro nel nostro lavoro. Intanto sulle cause, le cause sono diverse e in parte sono state richiamate anche dalla discussione in atto oggi in Consiglio, le voglio ricordare: la sottocapitalizzazione delle nostre aziende agricole, la loro debolezza strutturale; poi elementi esterni, le calamità naturale ricorrenti, che hanno senz'altro inciso su un tessuto aziendale piuttosto debole, e poi anche alcune politiche regionali che hanno favorito l'indebitamento. Nel senso che hanno dato, con eccessiva facilità, una contribuzione a fondo perduto, anche a fronte di piani di sviluppo aziendale non sufficientemente valutati e ponderati. Questo naturalmente ha messo molte aziende nelle condizioni di non poter rientrare rispetto agli impegni creditizi assunti. Poi vedremo anche questo fenomeno, che io ho richiamato, lo vedremo anche quando farò il punto sui comparti più colpiti dal fenomeno, perché non sono le aziende più deboli che sono colpiti in misura più rilevante, sono quelle più strutturate, poi vediamo perché. Poi c'è il fattore credito, e il ruolo che le nostre banche svolgono, e nel sistema creditizio isolano il Banco di Sardegna non sempre, anche rispetto all'agricoltura, ha svolto una funzione positiva, insomma, questo anche quando il Banco di Sardegna era tutto dei sardi, che non sempre, insomma, ha lavorato a favore degli interessi dei sardi, perché le cose ce le dobbiamo dire, insomma, che tra l'altro, è la Banca che gestisce il quantitativo più importante del credito in agricoltura. E anche il Banco di Sardegna ha praticato interessi nel mercato regionale superiori a quelli del mercato nazionale e comunitario, e poi ha praticato in misura molto diffusa il fenomeno del anatocismo, cioè il quello di far pagare gli interessi sugli interessi, e questo soprattutto quando un'azienda entrava nella fase di sofferenza, interessi sugli interessi che è stato questo un elemento, che nella legge antiusura approvata dal Parlamento italiano è tassativamente vietato, e che purtroppo ancora oggi viene praticato dal Banco di Sardegna e dalle altre banche che operano in Sardegna. Io credo che noi, siccome il problema non riguarda soltanto il Credito Agricolo, ma riguarda il credito in generale, sarebbe bene che il Consiglio regionale attivasse un'indagine per conoscere gli aspetti di questo fenomeno, che sono davvero preoccupanti. Qual è l'entità vera del fenomeno di cui stiamo parlando? L'indebitamento complessivo delle nostre aziende agricole è intorno ai 700 milioni di euro, tra l'altro qualche banca si è rifiutata di fornire alla Commissione i dati effettivi, però, grosso modo, siamo intorno a questa entità. La sofferenza, su 700 milioni di euro complessivi di indebitamento, è intorno ai 200 milioni di euro; l'incaglio di 30 milioni. Per incaglio si intende la fase in cui le aziende incominciano a non essere più in grado di far fronte ai loro impegni con le gambe, quindi entrano in una fase di pre-sofferenza che poi le porterà alla sofferenza, anche perché, a quel punto, le banche intervengono col sistema degli interessi su interessi che favoriscono il passaggio dall'incaglio alla sofferenza. Questo avviene molto spesso. Le aziende interessate realmente sono intorno a 2 mila, quindi non sono né 4 mila né 5 mila né 7 mila, come impropriamente si dice, e questo è il risultato della nostra indagine. I comparti colpiti sono in modo particolare quello serricolo, quindi dell'area cagliaritana, dove il comparto serricolo rappresenta un comparto di eccellenza, un comparto molto importante dell'agricoltura sarda. 40 per cento dell'indebitamento fa capo a queste aziende. L'altro comparto molto colpito è quello florovivaistico, intorno al 20 per cento, e poi quello della trasformazione dei prodotti agricoli, 15 per cento. Poi, viene ancora il comparto orticolo in pieno campo, circa il 10 per cento, e così via. Insomma, questi comparti che ho richiamato arrivano quasi all'85 per cento dell'ammontare complessivo dell'esposizione con le banche, ma non c'è il comparto principale dell'agricoltura sarda, quello zootecnico, non c'è, soprattutto quello agro-pastorale, non c'è perché è un comparto che non ha mai fatto uso di misura così rilevante del credito in queste forme, ma si è arrangiato diversamente, possiamo dire.
Rapidamente, arrivo alle proposte. Che fare? Noi, in quella relazione, ponevamo l'esigenza sia nel metodo che nella sostanza di aggredire questo fenomeno, attraverso la definizione di un piano di risanamento, consapevoli naturalmente che non è un problema soltanto di risanamento dei debiti, perché, se non cambia la politica del credito e se non cambiano anche le condizioni strutturali di molte aziende agricole sarde, questo problema non si risolve risanando il debito, si risolve solo momentaneamente. Allora, noi proponevamo un tavolo tecnico-politico nel quale fossero presenti la Regione, naturalmente la Giunta regionale, le banche, e poi le associazioni agricole. Nel merito, la proposta che noi avanzavamo era semplicemente questa, che, per quanto riguarda la parte dei crediti in sofferenza, le banche sospendessero immediatamente le procedure esecutive, cioè la messa all'asta delle aziende, in attesa che si definisse il quadro di riferimento entro il quale affrontare il problema, e che quindi, insomma, si evitassero le situazioni drammatiche di cui anche in questi giorni sono piene le pagine dei giornali, il dramma di tante famiglie; che si andasse ad un accordo con le banche, che prevedesse intanto la rinuncia al 100 per cento sia degli interessi di legge che degli interessi sugli interessi, quindi cancellare tutti gli interessi accumulati e che si andasse anche ad una riduzione della quota capitale che si avvicinasse al valore che quei crediti avevano nella valutazione delle stesse banche che mettono a bilancio il valore di quei capitali, naturalmente capitali che sono in molti casi inesigibili, e che quindi hanno un valore di gran lunga ridotto rispetto al loro valore originario. Poi, una volta ridefinito questo quadro, si richiedeva che si andasse alla ristrutturazione dei debiti, passando da debiti a breve a debiti a lungo periodo, fra l'altro anche il fatto che si dovesse restituire il danaro in tempi ravvicinati, si parlava di cinque anni, sei anni, e questo naturalmente aggravava la situazione, e quindi la necessità anche di passare da un breve ad un lungo periodo nella restituzione dei debiti così ridefiniti e ricontrattati. Per fare questo noi individuavamo anche la necessità che la Regione individuasse un soggetto terzo che acquisisse i crediti dalle banche, così ridefiniti e ricontrattati, e che andasse poi a fare su ciascuna azienda interessata un piano di rientro. C'era anche una proposta sui crediti non in sofferenza, ma non mi voglio dilungare su questo perché concentro il ragionamento sulla emergenza. Credo che queste impostazioni siano valide. Io credo che noi potremmo concludere con un ordine del giorno unitario, il problema è di quelli che richiedono che ci sia una volontà complessiva del Consiglio regionale, e credo che sia giusta anche l'esigenza che nell'emendamento numero 2, presentato da diversi colleghi, ieri, a proposto della discussione della leggina che abbiamo provato, che per esempio ci sia un coinvolgimento della Commissione. Io non condivido la proposta di un soggetto terzo, perché mi sembra che non è di questo che abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di un momento di collaborazione stretta tra l'azione della Giunta e l'azione del Consiglio. Quindi, io credo che in questo modo si potrebbe coinvolgere il Presidente della Commissione agricoltura che, assieme all'Assessore, porta avanti quest'azione di definizione e di risanamento di questo annoso problema. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanna.
E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Grazie, signor Presidente, signori Assessori, colleghi. Sembra ormai un rito questo, periodicamente torniamo in quest'Aula con gli stessi argomenti. Ecco, io non voglio pensare che sia un rito questo, voglio piuttosto ritenere che questo ripetersi del dibattito sulla questione è una presa d'atto, una presa d'atto che i problemi sono ancora tutti quanti sul campo, che non ne è stato risolto neanche uno, ma è anche il riconoscimento della centralità della questione agricoltura per quanto riguarda la nostra economia, e anche il riconoscimento dell'assoluta necessità che questi problemi vadano risolti quanto prima, perché sennò, qua, abbiamo voglia ogni volta di parlare di rilancio dell'agricoltura, della centralità dell'agricoltura sul nostro sistema economico, abbiamo voglia di cercare di far spiccare il volo a questo uccello che però poi parte con le ali piene di piombo, e quindi ha grosse difficoltà a volare. Ecco, l'indebitamento appesantisce notevolmente la possibilità che il nostro settore agricolo possa finalmente spiccare il volo. Di per se l'indebitamento non è una questione negativa, in un'azienda seria, sana, l'indebitamento è anche la leva finanziaria ed è virtuoso; se questo è fisiologico è anche necessario per garantire risorse indispensabili per l'esercizio dell'attività ordinaria e anche per lo sviluppo delle aziende. Noi abbiamo avuto momenti diversi in cui le nostre aziende agricole hanno avuto la necessità di affrontare la tecnicità dell'ordinario, ma anche di fare investimenti. Qui siamo purtroppo di fronte a una situazione che non è normale, siamo di fronte ad una situazione dove abbiamo una grande sofferenza del debito in agricoltura, l'eccessivo indebitamento quindi comporta anche la difficoltà che le aziende sarde hanno di accedere al credito. Questa difficoltà rischia anche di vanificare gli sforzi che spesso la Regione, l'Unione Europea fanno, mettendo a disposizione anche ingenti risorse. Spesso addirittura questi sforzi, come nel caso della legge numero 44, sono addirittura controproducenti. Ecco, gli sforzi, dicevo, perché spesso vengono vanificati? Diciamo che in questi anni risorse in questi decenni, risolse nel settore ne sono state investite sia dalla Regione che dall'Unione Europea, però se le aziende hanno sempre più difficoltà ad accedere alle risorse messe a disposizione, è perché sono impossibilitati a coprire con risorse proprie la Quota parte degli investimenti che è a loro carico. Se hanno una sofferenza di questo tipo, è chiaro che non sono neanche in condizioni di accedere al credito per coprire quella che è la parte di investimento che a loro carico. Quindi un settore che è già sofferente non ha possibilità di investire in innovazione, né tantomeno ha la possibilità di far fronte a difficoltà che sono temporanee. Spesso abbiamo difficoltà di mercato, quindi è necessario che le aziende facciano fronte con risorse e con liquidità per far fronte a queste difficoltà di mercato, altre volte abbiamo cause; fenomeni meteorologici, o calamità di altro genere che abbiamo affrontato. Ecco, da alcuni anni la situazione debitoria delle aziende agricole ha smesso anche, lo dicevo ieri, di assumere un significato solo economico. Sta purtroppo assumendo sempre più una rilevanza sociale con risvolti che, se non governati, possono portare anche a problemi di ordine pubblico. Noi abbiamo visto quello che stanno vivendo alcune realtà, specie nel Campidano, adesso la punta dell'iceberg è il comune di Decimoputzu, ma se noi abbiamo un fenomeno così diffuso, di grande tensione sociale, in territori dove l'economia agricola è quella irrigua, e dovrebbe essere quella l'economia agricola ricca, allora qualche problema dobbiamo porcelo. Se in questi mesi scorsi sono stati occupati i municipi di Samassi, di Serramanna, di Serrenti, di Villasor, i municipi del Campidano, dove c'è la cosiddetta "economia agricola ricca", allora probabilmente il sistema sta implodendo, il problema sta diventando quindi non più di natura solo economica, ma anche di natura sociale, perché quando il fenomeno non è isolato, ma interessa intere collettività, o meglio un'intera categoria produttiva, come in questo caso, il problema quindi è di carattere sociale e ormai sta assumendo anche i contorni del dramma sociale, non più neanche del dramma individuale. Ecco, quali sono le soluzioni? Non è che qui abbiamo la ricetta, però, intanto è utile iniziare anche a risalire alle cause. Certo, è vero, in questi anni il susseguirsi di numerose calamità ha minato senz'altro alla base la solidità dell'intero settore. Dicevo prima; siccità, alluvioni, fitopatie, epizozie, ma ci sono anche, qualcuno l'ha ricordato, anche cause che vengono da lontano, c'è una debolezza di fondo della struttura del settore, un settore che non ha la redditività sufficiente per supportare i finanziamenti, e se un'azienda non ha la possibilità di rendere i finanziamenti, anziché aiutarla quando gli si concedono, si rischia di danneggiarla ulteriormente, adesso, non è che gli facciamo un favore all'azienda, un'azienda che è già decotta, aggiungendogli risorse che non sono sue. Ecco, la buona volontà, gli sforzi della Regione se non supportati da un rafforzamento della struttura economica del settore, rischiano di ottenere risultati opposti rispetto a quelli che sono auspicati. Ecco perché alla soluzione del problema contingente, che è quello dell'eccessivo indebitamento, questo intervento non può rimanere isolato, va affrontato unitamente ad interventi tesi a ridare competitività all'intero settore, diversamente non faremo altro che spostare nel tempo la soluzione del problema, risolviamo il contingente, ma poi domani avremo sempre aziende che non sono in grado di andare sul mercato in maniera competitiva. Se le aziende rimangono delle dimensioni che conosciamo, se non hanno garanzie nell'approvvigionamento idrico, se rimangono frantumate, frazionate, la proprietà rimane polverizzata come oggi, se non hanno la forza, come dicevo prima, di presentarsi sul mercato con forza contrattuale, ecco, quindi, se non creiamo le condizioni perché il settore primario sia considerato di nuovo un settore economico come lo era fino a cinquanta anni fa, quindi in grado di produrre ricchezza, come lo sono gli altri settori, il secondario e il terziario, allora qualsiasi intervento che azzeri il debito rischia di diventare un intervento vano. Pertanto le dimensioni, la drammaticità del fenomeno richiedono sforzi straordinari nell'immediato, è un accollo di responsabilità collettiva che deve essere non solo della Regione, in questo caso la Regione deve fare la sua parte, ma non deve essere solo della Regione, dev'essere anche del Governo, dell'Unione Europea, che devono farsi carico della questione, tenendo conto, come dicevo prima, che i termini del problema non sono più solo di natura economica ma che, essendo di natura sociale, non possono sottostare nella loro soluzione solo a regole di mercato o a regole della concorrenza, che sono quelle dettate dall'Unione Europea, ma si deve prendere atto che i risvolti sociali richiedono interventi diversi e che va trattata, la problematica, anche tenendo conto di questi aspetti. E' se la questione sociale vien da se, che gli oneri debbano per forza essere, almeno in parte, a carico della collettività, non possiamo nasconderci dietro questa cosa, se la questione è sociale, la collettività se ne deve far carico. Pertanto, a mio avviso, sono necessarie delle deroghe all'utilizzo di strumenti straordinari; con queste motivazioni io penso che noi potremo mettere in campo queste deroghe all'utilizzo di strumenti straordinari, e poi è chiaro che ci sono tutta una serie di strumenti, di cui ha parlato anche l'ex Presidente della Commissione, che sono già stati individuate due anni fa dalla Commissione agricoltura. La Commissione agricoltura due anni fa ha adottato una risoluzione dove sono indicati alcuni punti, la sospensione immediata degli atti esecutivi, la ristrutturazione del debito, ecco, queste sono alcune iniziative, quelle che sono per il contingente ma non basta… chiudo un passaggio…
PRESIDENTE. Prego, concluda.
CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). …serve, come dicevo prima, un'azione strategica che non vanifichi questi interventi, e serve che si completi per l'aumento della competitività, anche la riforma degli enti agricoli che ha mostrato in questi mesi di avvio qualche difficoltà, noi abbiamo uno strumento subito, nell'immediato, all'interno del quale possiamo inserire queste risposte, abbiamo lo strumento della finanziaria, dove possiamo parlare della definitiva attuazione degli enti agricoli, possiamo trovare anche gli strumenti normativi necessari per porre anche un freno immediato al pignoramento delle aziende anche per dare un ristoro di tipo finanziario alle aziende in crisi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cuccu.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie Presidente. Un ordine del giorno unitario sono convinto che non risolva il problema, anzi, oserei dire che, accetto scommesse, la terapia che verrà proposta dopo questa seduta non guarirà il malato. E' una crisi, quella dell'agricoltura, ed è già stato rimarcato da diversi colleghi, che viene da molto lontano. Anzi, leggevo che quando è stato defenestrato il precedente Assessore, secondo il presidente Soru per manifesta incapacità, era stata sostituita in pompa magna dall'attuale assessore Foddis; un manager in grado di salvare l'agricoltura. Arriviamo a oggi e qualcheduno ha detto che l'Assessore dovrà dimettersi perché i problemi dell'agricoltura non solo non sono diminuiti, ma anzi sono peggiorati. In più vedo che questa Giunta non ha a cuore il problema dell'agricoltura. A parole abbiamo sempre detto che dovrebbe essere il polo trainante dello sviluppo in Sardegna e invece, se andiamo a guardare e a leggere i numeri di tutte le finanziarie di questa Giunta, vediamo che vi sono delle poste in bilancio così residuali che non certo servono per risolvere il problema. Ecco perché ho esordito dicendo che la terapia che noi, a prescindere da tutti gli ordini del giorno che potremo mettere e votare all'unanimità, potrà risolvere il problema dell'agricoltura. Ed è perché le nostre produzioni - se vogliamo lo ha accennato ieri il collega Cugini, neo allevatore, neo agricoltore - non sono competitive con quelle del Nord Europa e quindi noi saremo sempre in sofferenza per quanto riguarda il mantenimento in salute delle nostre aziende zootecniche. Perché? Perché dovremo irrigare, perché dovremo comprare mangimi, perché dovremo comprare erba e pure dovremo irrigare, e l'irrigazione sappiamo, perché stiamo parlando in Commissione, quando la maggioranza vorrà, dei consorzi di bonifica, appunto di quanto costi all'agricoltore l'irrigazione. Quindi già questo è un dato di fatto che pone sempre l'agricoltura in grande sofferenza. E mi rivolgo soprattutto ad una frase che ha detto il collega Uras: "Dovremo inventarci qualche cosa". Bene. Molto spesso l'Europa ci bacchetta e vieta che sia la Regione sia lo Stato italiano possano dare dei contributi a favore di un'agricoltura e di una zootecnia in sofferenza. Mi dà la sensazione - e qui effettivamente dovremo inventarci qualche cosa - di aver vissuto per tutti questi anni, per tutti questi decenni nella illegalità, perché da quando abbiamo costituito l'Europa unita noi dobbiamo sempre adeguarci all'Europa. Io vorrei sapere se vi è qualche altro Paese che fa parte dell'Unione Europea che si debba adeguare a quelli che sono i valori dell'Europa. Veramente io non capisco per quale motivo non si apre o non abbiamo il coraggio di aprire un contenzioso nei confronti dell'Europa per cercare di far capire a lor signori, alla Commissione europea, che la Sardegna in particolar modo ha un credito nei confronti della natura perché non piove, quindi l'agricoltura non potrà mai essere fiorente né competitiva nei confronti dell'Olanda, dei Paesi Bassi, della Germania e degli altri Paesi che hanno chiesto di arrivare nell'Unione Europea. E' inutile che noi andiamo a dare il cosiddetto premio di insediamento per l'imprenditoria giovanile. Ma volete sapere dove vanno a finire questi 50 milioni di lire o 25.000 euro che vengono elargiti perché un allevatore, un agricoltore propone di passare in mano al figlio l'azienda? Perché deve pagare alcuni debiti pregressi. L'azienda non subisce nessun cambiamento di titolarità, di proprietà, però vi è la necessità di avere liquidità per poter pagare le banche che sono usuraie, che addirittura mettono il capestro al collo all'allevatore se non ottempera a quelle che sono le scadenze che mai potrà pagare. Ed ecco che una di quelle invenzioni potrebbe essere benissimo la cartolarizzazione dei debiti nei confronti delle banche. Si è parlato di anatocismo, questo ormai è assodato. In una delle tante audizioni che abbiamo fatto nella Commissione agricoltura abbiamo sentito anche i direttori generali dei diversi istituti di credito, sia a respiro regionale che nazionale, e quando si diceva che loro stavano uccidendo l'agricoltura, stavano uccidendo quindi l'agricoltore e appresso tutta la famiglia che logicamente aveva investito nella propria azienda, loro dicevano: "Noi dobbiamo mantenerli in piedi, non possiamo ucciderli perché altrimenti perdiamo un cliente". Però ho la sensazione che questi vorrebbero tenerlo in piedi in modo asfittico. Io sono convinto che vi sono tutte queste aziende - non è vero che sono soltanto 2000, e già 2000 sarebbe un numero spropositato in Sardegna di aziende in crisi, ma credo che siano quasi la totalità delle aziende in Sardegna - vi posso citare, per mia conoscenza diretta, che io devo vendere le mie bestie perché mi costano più di quanto non mi possano produrre eppure ho messo in piedi un'azienda senza i contributi regionali, che non vi sono più, di tasca. Beh, nonostante non abbia debiti se non voglio logicamente far parte di quella schiera immensa di agricoltori, di allevatori che poi bussano alle banche e chiedono di avere ancora delle dilazioni da queste, prima di morire del tutto ho cercato di porre fine a quella che è un'azienda zootecnica. Inizierò un altro percorso, ma devo ringraziare che ho cercato, prima di trovarmi nel baratro, di fermarmi in tempo per regredire. Questo sta a significare una cosa molto chiara, cari colleghi: che forse l'agricoltura, che dovrebbe essere il punto trainante dell'economia sarda, non lo è. O dobbiamo uccidere, dico uccidere in termini…, tutte le possibilità di investimento, cioè dobbiamo fare a meno di investire in agricoltura e trovare altri spazi che possono essere molto più remunerativi di quanto non possa essere l'allevamento, altrimenti effettivamente noi qui celebreremo fra qualche tempo il de profundis di quest'azione.
Io ho letto anche tra l'altro, se l'Assessore ha letto molto bene, mi auguro, la mozione presentata dal centrodestra, dove si diceva che in una finanziaria la proposta del Gruppo consiliare di Alleanza Nazionale era per l'istituzione di due fondi permanenti per finanziare gli indennizzi delle calamità naturali e per le epizoozie. Credo che la maggioranza l'abbia bocciata, non ha avuto il coraggio di mantenere in piedi forse una norma che oggi avrebbe senz'altro dato ossigeno a quelli che chiedono di poter respirare in questo settore, invece la miopia di questa maggioranza e della Giunta stessa effettivamente non ha capito che il problema era sentito ed anche molto grave. Ma non solo. Mi rendo conto che in tutte le audizioni che noi facciamo in Commissione, effettivamente noi ascoltiamo, la Commissione ascolta quelle che sono le proposte che vengono fatte dal mondo agro-pastorale, abbiamo sentito più volte i nostri agricoltori, i nostri allevatori, e soltanto quando vi sono manifestazioni che rischiano addirittura di creare una posizione piuttosto dura da parte degli allevatori, sia anche in ordine all'ordine pubblico, che è un problema che io sono convinto non dovremmo trascurare né dobbiamo mettere la testa sotto la sabbia, stiamo attenti perché la situazione sta arrivando al culmine della sopportazione. E' un mondo questo agro-pastorale che per sua natura è fatalista. E' una posizione che dice "speriamo che l'anno prossimo", da parte dei nostri allevatori, "sia migliore di quello attuale", però ogni cosa ha un limite. Attenti perché altrimenti in Sardegna in particolare potremo avere delle ripercussioni che sono molto gravi e che ci darebbero molto ma molto fastidio. Quindi abbiamo detto che specialmente, caro Assessore, le piccole aziende del comparto zootecnico sono quelle che soffrono maggiormente perché sono in balia delle loro forze, però al di là di tutte le questioni, un suggerimento, se è possibile sempre in base a quella terapia che mi auguro possa, al di là di quello che io ho detto, effettivamente sortire la guarigione del comparto. Ci sono degli ipermercati e noi diamo a livello regionale tante autorizzazioni; non capisco per quale motivo non ci sia anche la conditio sine qua non perché si possa vendere o si debba vendere all'interno di questi ipermercati il prodotto sardo in una certa percentuale da concordare. Comunque chiudo riportando una famosa frase: "Mentre a Roma si discute Sagunto brucia". Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Moro.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. Vorrei intervenire brevissimamente su questo argomento, per non attardarci inutilmente e ulteriormente. Gli interventi finora fatti sono comunque interessanti, credo si debba riprendere l'introduzione anche del Presidente della Commissione agricoltura che ha sottolineato che la discussione su questo tema, a parte gli interventi legislativi come quello che è stato affrontato con urgenza dal Consiglio regionale, con la disponibilità anche dell'opposizione a utilizzare tutti gli strumenti regolamentari per accelerare quell'esame, però questo problema è stato introdotto in termini generali, per questa discussione, da mozioni dell'opposizione. Io prendo atto del riconoscimento del Presidente della Commissione agricoltura, però vorrei sottolineare questo sul piano politico, noi evidentemente con queste mozioni poniamo all'attenzione dell'Aula un problema che è di tutti, un problema generale, un problema che può e deve portare tutto il Consiglio regionale a esprimersi, possibilmente, unitariamente nella indicazione di direttive, di direzioni, di direttive alla Giunta, e quindi di direzioni, di possibili soluzioni al problema, ai tanti problemi che sono stati sollevati da queste mozioni, però dobbiamo sottolineare il fatto che - l'ha detto prima anche qualche collega - l'iniziativa della Giunta regionale su questo tema, in questi tre anni e mezzo, è stata veramente debolissima, debolissima! A fronte di un'iniziativa della Giunta regionale molto debole vi è stata anche una posizione da parte dei Gruppi della maggioranza tutto sommato attendista, avete atteso che la Giunta affrontasse i problemi. Ora, si apre, credo, anche sul piano politico in questo Consiglio regionale una stagione che potrebbe portare a una maggiore corresponsabilizzazione da parte di tutto il Consiglio regionale su temi come questo. Credo sia necessario adesso che se la Giunta ha ottenuto dai Ministri delle politiche agricole e anche dell'economia un appuntamento importante, a fine mese, perché lo Stato affronti le diverse questioni, ma prioritariamente la questione dell'indebitamento delle aziende, se la Giunta ha ritenuto di dover andare dallo Stato, dai Ministri competenti, per chiamare le banche regionali, il Banco di Sardegna e l'azionista di riferimento, la controllante Banca Popolare dell'Emilia-Romagna, è già questo un segno di forte debolezza della Giunta regionale. Come è possibile che la Giunta regionale per trattare le questioni legate all'indebitamento e alla necessità di interventi per la ristrutturazione dei debiti degli agricoltori, abbia necessità oggi di chiamare il Ministro dell'economia e il Ministro delle politiche agricole per trattare con una banca che è fino ad ora la banca tesoriera della Regione, che questa stessa Giunta sta facendo in modo che non sia più banca tesoriera! E questo spiega anche il fatto che siete deboli, la Regione è debole, oggi, di fronte al Banco di Sardegna che è, di fatto, la potenziale proprietaria di gran parte delle aziende agricole e dei terreni, con una possibile spinta speculativa spaventosa e con una spinta verso la tensione sociale che, credo, per molti è inimmaginabile! Se le aste andranno avanti, mi chiedo, chi andrà a prendere possesso di quei terreni, di quelle serre, di quelle aree, di quelle case? Allora, questo per dire, in sostanza, che questi tre anni e mezzo hanno segnato un'assenza di politica agricola grave, gravissima, Assessore e signori della Giunta, però a fronte di questo noi adesso non ci limitiamo a dire: "E' tutto sbagliato e dovete pagare il filo di questi errori", spero che li paghiate prima o poi, spero davvero, ma non è questo il punto, perché il punto è la situazione grave degli agricoltori. Noi come opposizione facciamo la nostra parte, presentiamo mozioni, lo faremo anche per altri argomenti d'ora in poi, sempre di più, perché è l'unico modo per chiamare questo Consiglio ad essere protagonista della politica. Adesso io credo che sia utile che noi arriviamo a un ordine del giorno unitario che non permetta... so che gli ordini del giorno hanno l'importanza che hanno, so bene però anche che andare davanti al Ministro avendo un pronunciamento del Consiglio regionale forte e univoco in una direzione può contribuire, quanto meno, a rappresentare la Sardegna non come una terra di persone irresponsabili e divise e noi, come forze politiche di opposizione, non ci sottraiamo da questa responsabilità. Vogliamo contribuire anche all'unità di intenti, purché però i problemi vengano posti all'attenzione e non ci si attenda debolmente dallo Stato unicamente la soluzione di queste questioni. Mi chiedo che forza abbia oggi un Ministro dell'economia di un Governo che da un giorno all'altro potrebbe cadere, da un Governo debole, che non ha certamente una legittimazione popolare molto forte, che soffre di tensioni parlamentari altrettanto forti e gravi, che tutti quanti voi conoscete meglio di me...
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Vedo che se già proiettato...
LA SPISA (F.I.). Francesco, non disturbare, perché sai perfettamente cosa vuol dire questa questione! Allora, la Giunta non pensi di scaricare sullo Stato, adesso, una questione scottante che, però, deve essere affrontata con forza dalla Regione Sardegna. Si vada pure dal Ministro dell'economia, si chiami la controllante del Banco di Sardegna, si chieda un atteggiamento delle banche più collaborativo e responsabile, però si tenga saldamente in mano la questione qui, in Regione, e direi - vista la situazione politica attuale - qui, in Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
FODDIS, Assessore tecnicodell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Grazie. Un tema di grande attualità e di grande gravità, sulla quale tutti gli interventi purtroppo concordano, è un dato di fatto, è una crisi dell'agricoltura, oserei dire, eccezionale, appesantita in maniera sempre più importante dall'indebitamento e non solo.
Sul tema dell'indebitamento, sin dal momento in cui ho assunto questa responsabilità, mi sono sforzato, sino ad oggi senza risultati evidentemente apprezzabili. Però, anche per una questione di testimonianza storica, mi piace ricordare che questa Giunta ha ereditato, di fatto, come atto concreto dalla precedente Giunta un protocollo di intesa del 5 aprile del 2004 tra gli imprenditori agricoli, la Regione, e per essa l'Assessore all'agricoltura del periodo, le banche, le associazioni di categoria. Siamo al 5 aprile 2004 e rispetto ad un problema dell'indebitamento, che le testimonianze generali fanno risalire a ben altri tempi e non soltanto agli ultimi anni, questo documento, con tante firme, cosa dice: "La Regione si impegna a mantenere i benefici di legge in essere nei confronti degli agricoltori; la Regione si impegna ad elaborare, d'intesa con le organizzazioni, una proposta attuativa delle disposizioni nazionali che prevedono interventi per la ricontrattazione dei mutui e l'utilizzo dei fondi previsti dalle stesse disposizioni; le banche si impegnano ad avviare trattative per superare la condizione di sofferenza attraverso la ridefinizione del rapporto di credito, finalizzata a realizzare la condizione per cui l'imprenditore agricolo possa riprendere le produzioni ed onorare il suo debito e, a tal fine, le banche si impegnano ad abbattere, per quanto possibile, ogni onere gravante al fine di riportare il debito a un livello per cui la produttività aziendale possa garantire la restituzione; gli imprenditori agricoli proporranno un piano di rientro, documenteranno le possibilità produttive e finanziarie, concorreranno nei limiti delle loro possibilità alla riduzione dell'esposizione in essere. In ordine alle procedure esecutive le banche si impegnano a richiedere il differimento delle aste per 90 giorni. Saranno da privilegiare gli accordi extragiudiziali in cui il rapporto tra banche e creditore trovino un accordo diretto. Le banche e i debitori possono attuare formule di intervento che prevedono anche interventi di terzi, garanzie di terzi. Tali soggetti possono essere costituiti anche da produttori agricoli, loro consorzi ecc. Questo è il documento che fa sintesi di come sino al 2004 sia stato approcciato concretamente il problema dell'indebitamento in agricoltura. Si è lasciato quindi alla banca la possibilità di affrontare, posizione per posizione, laddove vi fosse una garanzia, poter ricontrattare e rimodulare il credito. Questo è quello che ho ereditato. Successivamente la Commissione agricoltura ha dibattuto sul tema con una risoluzione che è stata citata poc'anzi dall'onorevole Sanna, allora Presidente della Commissione agricoltura, nella quale risoluzione la Commissione agricoltura unitariamente stabilisce un percorso. Un percorso dove individua quelli che sono i cediti, chiamiamoli fisiologici, quelli che fanno parte, come giustamente diceva l'onorevole Cuccu poc'anzi, del credito fisiologico di ogni azienda che sta sul mercato, che era allora intorno ai 670 milioni, oggi sulla base dell'ultimo dato Istat invece siamo sui 597 milioni, in data 31/12/2006; e una parte invece relativa a quelli cosiddetti in sofferenza, che in quel periodo erano circa 200 milioni, e che al 31/12/2006 sono 182 milioni, con una diminuzione rispetto ad allora del 4,21 percento. Individua precisamente la Commissione agricoltura un percorso, nel quale dice: "Bisogna trattare con la banca un percorso per andare a ristrutturare i debiti in sofferenza, partendo da un abbattimento degli interessi e da un abbattimento del valore capitale. In subordine, dice la Commissione agricoltura, bisogna andare ad acquistare i crediti dalle banche, con uno strumento, una società veicolo, che acquista i crediti delle banche, ricontrattati come sopra, e procedere ad un'operazione di cartolarizzazione dei crediti medesimi, definendo il piano di rientro dal debito per ciascuna azienda agricola interessata. Questo è stato l'input che la Commissione ha dato alla Giunta e su questo cammino la Giunta si è fermamente, diciamo, attenuta; ha portato avanti una serrata trattativa che è durata mesi con l'istituto creditore più importante, arrivando ad un'intesa, un'intesa che ha trovato poi formale contenuto in una delibera di giunta del 7 giugno 2006, nella quale la Giunta dà mandato all'Assessore all'agricoltura per la definizione di questo piano di ristrutturazione, che parta dall'accordo che prevedeva l'abbattimento di tutti gli interessi, e che prevedeva che la negoziazione avvenisse partendo dal valore a bilancio di quella partita debitoria. Siccome non era stato accettato l'accordo globale per tutte le posizioni debitorie, avevamo aderito all'invito che le partite fossero analizzate una per una nel giro di 90 giorni, ma che si partisse dal valore a bilancio di quella posizione là. L'indomani l'azionista, quindi andiamo… il Ministro ha convocato l'azionista, anche perché se a livello locale gli impegni assunti non vengono mantenuti perché subentra dopo l'azionista, andiamo direttamente a parlare con l'azionista, per verificare se su questo percorso possiamo essere ancora d'intesa. L'azionista rispetto a questo accordo di cui alla delibera che ho citato poc'anzi, del 7 giugno, manifesta delle osservazioni di carattere tecnico rispetto alla vigilanza della Banca d'Italia. Noi a quel punto non ci fermiamo, nel rispetto dell'invito ottenuto, dell'indirizzo della Commissione agricoltura, chiudiamo la seconda fase. Laddove dice, con una società veicolo, andiamo a proporre l'acquisto di tutti i crediti, proponiamo formalmente - ho qua i documenti - la proposta che, anche con la partecipazione e la capitalizzazione della Regione, si costituisca una baby-company, una società veicolo che acquisti tutti i crediti per poi poterli, attraverso una cartolarizzazione, non di quella classica che significa dover attivare un percorso per cui un advisor deve andare a valutare questi crediti ed emettere degli strumenti finanziari a copertura, ma che si attui una forma di cartolarizzazione che consenta alla stessa banca titolare del credito di poter attivare poi la ristrutturazione di quel credito sulla base della garanzia prima richiesta dell'Ismea, con la quale la Regione ha effettuato una convenzione. Su questo versante la disponibilità c'era stata nel momento in cui però la valutazione non fosse sulla base del valore a libro, del valore a bilancio, ma sulla base del principio della massimizzazione del profitto, perché così vorrebbe l'istituto di vigilanza della Banca d'Italia. Quindi, questa proposta che venne dalla Commissione agricoltura, che la Giunta ha fatto propria, l'ha portata avanti, non è altro che la proposta che condivido, in maniera perfetta, dell'onorevole Floris, che l'ha citata poc'anzi, è la stessa, poi sai i tecnicismi, la valorizzazione del credito, è chiaro, farà parte poi di un momento successivo, e quindi è con questo impegno che noi crediamo di poter ancora ereditare il percorso, che all'incontro che ha programmato il Ministro noi ci presenteremo con l'intenzione di tener fede all'indirizzo della Commissione, ma anche con la ferma intenzione di andare a chiudere un'intesa che porti reale beneficio agli agricoltori. Perché se noi andiamo a chiudere un'intesa per la quale consentiamo la ristrutturazione soltanto di coloro che si trovano in una condizione di stress finanziario, per i quali è giusto intervenire, ma abbiamo già lo strumento, abbiamo già la possibilità di intervenire con la garanzia Ismea, noi abbiamo a cuore in questo momento particolare la situazione di quelli che hanno le aziende all'asta, che su 1678, complessivamente, secondo i dati della Banca d'Italia, oltre il 50 percento si trovano in questa terribile situazione. Ma intervenire su queste aziende con strumenti che non siano quelli esclusivamente di mercato vuol dire incorrere in infrazioni comunitarie, rispetto alle quali evidentemente, col Ministro e anche noi faremo la nostra parte, andremo a verificare se è vero che sono possibili, tramite l'Unione Europea.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue FODDIS.) Stante il fatto che è disinformazione che diceva che la Grecia era riuscita ad ottenere una deroga del genere, sono prive totalmente di fondamento. Il problema dell'indebitamento, è chiaro, trova maggiore, come posso dire, fatto emotivo anche nel momento in cui il sistema generale è in crisi, dal momento in cui la liquidità nelle aziende viene meno, nel momento in cui di fatto siamo stati in forte ritardo nel pagamento dell'indennità, siamo stati di fatto in ritardo nel pagamento delle risorse provenienti da Agea, ma sono risorse che provengono direttamente dalla Agea, e per le quali noi abbiamo cercato di attivare i nostri interventi. Però non è vero che non ci si stia impegnando in maniera significativa affinché le risorse arrivino nel comparto. Nel 2005 e nel 2006 soltanto pagamenti per il tramite di AGEA, ma pagamenti che hanno quindi avuto l'istruttoria della Regione, sono 246 milioni di euro nel 2005, 265 milioni di euro nel 2006, sul PSR del 2000-2006, abbiamo avuto un overbooking di 46 milioni e questo bisogna dircelo, comunque sia forse non sono sufficienti queste liquidità che arrivano nel sistema, ma non è vero che in qualche maniera la macchina non stia girando, la macchina vive una difficoltà anche legata ai processi di riforma, ai processi di riorganizzazione informatica, alla nuova legge di contabilità, sono tutti fatti che accadono in un momento di eccessiva difficoltà e pesano in maniera importante anche loro. Mi piace ricordare che l'andamento della spesa non è così come lo si vuole rappresentare, perché quando ieri, e in qualche passaggio anche oggi, si dice che i residui passivi, ereditati da questa Giunta, nell'agricoltura erano a gennaio del 2004 erano di oltre 1 migliaio di euro, siamo invece al gennaio 2007, con 690 milioni di euro, sono molti. Sono eccessivi, ma siamo partiti da 1 milione e oltre nel Gennaio del 2004.
Queste sono frutto di un lavoro che non si vede ma certamente abbiamo quasi dimezzato i residui passivi.
Per quanto riguarda il POR, siccome si dice che abbiamo perso i soldi io continuo a dire che se noi avessimo avuto la possibilità di rendicontare le anticipazioni, come sono state fatte sino al 2006, noi saremo stati in pareggio, e su questo noi abbiamo messo su, non noi, il Ministero, l'Avvocatura dello Stato, d'iniziativa, lo Stato italiano sta difendendo se stesso e noi rispetto a quella interpretazione con l'Unione Europea.
Si dice che il Piano di sviluppo rurale non verrà approvato, ebbene, proprio poc'anzi una nota dell'Informatore agrario, con una intervista della responsabile della Segreteria tecnica del Ministro, quando era ministro Alemanno mette in evidenza che solo cinque piani regionali sono stati approvati in Italia: quello di Bolzano, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Toscana.
Ma quelle regioni italiane sono i fase di negoziazione, come la Spagna, l'Austria, il Belgio e la Danimarca, manca l'approvazione dei piani da parte degli Lander tedeschi, in Gran Bretagna solo il Piano dell'Irlanda del nord è stato approvato.
Non sono stati approvati ancora quelli della Romania, della Bulgaria e dell'Estonia, di Cipro, di Malta. Molto ha influito il ritardo della Commissione nel produrre le procedure di applicazione dei regolamenti, l'ultimo documento sui premi agro-ambientali è dell'anno scorso, però contemporaneamente mentre da un lato registriamo questa dichiarazione della professoressa Ventura, responsabile della Segreteria tecnica dell'ex ministro Alemanno, noi invece registriamo un'intervista, che a domanda del giornalista Emanuele Dessì, il Ministro dice: "Il piano di sviluppo rurale della Sardegna sarà approvato sicuramente nel prossimo mese di Novembre, il documento della Sardegna, nonostante le 28 pagine di osservazioni della Commissione europea, in termini qualitativi è tra i migliori, e avrà, entro il mese prossimo, il bollino UE". Stiamo lavorando e i risultati chiaramente sono difficili da ottenere, difficili da dimostrare, ma saranno certamente quelli che consentiranno una svolta alle situazioni di criticità che oggi sono venute fuori. Abbiamo detto che non è solo l'indebitamento, abbiamo detto che c'è la difficoltà di andare sui mercati, ma abbiamo detto anche che c'è un problema di dimensionamento dell'impresa, perché noi verifichiamo una cosa, nella difficoltà generale, ma laddove abbiamo imprese aggregate e organizzate, affrontano meglio le difficoltà del mercato. Sono stato recentemente con il Sottosegretario Zampieri ad un incontro, ad una riunione sull'ortofrutta, ebbene noi abbiamo delle realtà organizzate a Sestu, a Santa Margherita di Pula, abbiamo diverse realtà organizzate che quando c'è aggregazione, quando c'è dimensione d'impresa, anche le risorse che dalla Regione arrivano riescono a trovare i percorsi virtuosi per andare sui mercati. Vivono le difficoltà ma le affrontano meglio di chi invece continua testardamente a voler essere solo. Il problema del latte ovino è un problema drammatico, è drammatico ma è più drammatico il fatto che non riusciamo a farle aggregare, perché laddove abbiamo i produttori organizzati, e faccio riferimento alla …. di Siamanna, e faccio riferimento alla OP Sardegna formaggi, che raccoglie 11 cooperative, faccio riferimento a quelle realtà, i prezzi che andranno a liquidare per la campagna in corso, partono dai 75 agli 85 centesimi il litro-latte contro i 60-62, bontà loro qualcuno 63 centesimi, che chiude l'industria nel momento in cui però accoglie la caparra per l'anno successivo. Allora lo sforzo che noi facciamo deve essere quello di mettere a dimensione una 'impresa per essere attore del processo. Stiamo lavorando anche sul problema del caro mangime, il caro mangime non va vissuto, non lo si può vivere sperando che arrivino delle risorse perché non ce lo possono consentire, ma abbiamo comunque gli strumenti per poter lenire quanto meno l'aspetto speculativo che nei trade dei cereali tutti voi sapete esiste, c'è un problema di accaparramento mondiale delle scorte di cereali, chi ha il prodotto ci fa la speculazione, sono mercati che non governiamo certamente in Sardegna ma in Sardegna siamo in grado di iniziare a governare e la nostra capacità di produrre, se il produttore anche cerealicolo continuerà anche nel percorso di aggregazione, saremo in grado di mettere a dimora circa 80 mila ettari e potranno tenere su questi 80 mila ettari i vantaggi di una misura che fa parte del Piano di sviluppo rurale e che la Commissione europea, nel primo incontro bilaterale, non solo ci ha provato, ma ci ha invitati ad implementare, perché quella misura della difesa del suolo consente il ciclo produttivo cerealicolo quindi la messa a dimora di questi terreni consentiranno di produrre cereali per poter alimentare anche le greggi, agli agnelli, poter chiudere la filiera del latte, della carne dicendo: "prodotto soltanto con alimenti sardi".
Io credo che sia non soltanto un maggiore valore aggiunto che rimane nell'isola ma che sia anche un fatto di marketing per approcciare dei mercati nuovi.
Io domani incontrerò tutti i buyer della grande distribuzione a Milano, per quanto riguarda l'agnello, poter dire che quel agnello è allevato con mangimi sardi credo sia un fatto importante.
PRESIDENTE. Grazie Assessore. E' stato proposto di concludere la discussione con un ordine del giorno unitario laddove questo sia possibile, al momento non abbiamo ricevuto nessun ordine del giorno.
Quindi, voglio capire dei colleghi e dai proponenti le mozioni se c'è un intendimento in questa direzione e se c'è un ordine del giorno che viene proposto.
Ha domandato di replicare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente, io sono andato nella mia stanza perché avevo piacere di ascoltare l'Assessore Foddis non in solitudine ma comunque con la massima attenzione, ora, debbo riconoscere all'Assessore Foddis che ha praticamente confermato tutte le difficoltà che sono emerse in questo dibattito, e bontà sua, gliene rendiamo merito, quindi queste mozioni, questo dibattito, nessuno potrà dire che nono avevano un fondamento, ora poi l'Assessore ha dato anche delle informazioni che forse sarebbe opportuno che il Consiglio regionale conoscesse un po' prima, invece alcune comunicazioni ce le ha fatte nella giornata odierna. Ora, il riconoscimento e l'ammissione delle difficoltà delle rendicontazioni, dei ritardi, anche le modifiche che ci sono state relativamente agli enti regionali, sono tutte difficoltà che certamente vengono riconosciute e che si sommano però, Assessore, alla drammatica situazione dell'agricoltura in Sardegna, che non è determinata solo da quello, perché questa è un'aggravante certamente. Quello che noi vorremmo si riuscisse a concordare in questo Consiglio regionale è il prendere atto di una situazione climatica attuale, e non solo climatica, che ci impone di prendere dei provvedimenti adesso e non esitare in qualche maniera. Non piove dal mese di maggio, le precipitazioni parrebbe debbano arrivare, ma chiunque si interessi di agricoltura e io, onorevole Cugini che a funghi ci vado da bambino, conoscono bene cosa succede credo che pochissimi quest'anno, per esempio in Sardegna, abbiano raccolto dei funghi porcini, il fungo porcino è l'elemento più caratterizzante dell'arrivo dell'autunno. Quando non spuntano i porcini è segno evidente che nella piovosità che tutti quanti noi auspicavamo ci sono delle pecche e le pecche ci sono. Non piove da nessuna parte i piovaschi anche odierni non determinano assolutamente nulla, questo ci impone di pensare che con l'abbassamento delle temperature non è assolutamente possibile prevedere una stagione di pascoli importanti per quanto riguarda l'agricoltura. Perché faccio questo ragionamento a tutte le altre epizoozie che abbiamo in Sardegna, non c'è bisogno di parlarne perché le conosciamo tutti. Assessore lei ha detto che il prezzo del latte ovino quest'anno avrà certamente un miglioramento rispetto al prezzo è a nostra conoscenza, è una cosa che verifichiamo ma io le dico che la settimana scorsa la farina di mais, ne cito una, da 21,50 euro al quintale è andato a 29,70 euro poi può variare 0,10, 0,15, 0,20; nell'arco di quindici giorni la farina di mais è salita di 8 euro a quintale. Certo che ci sono tutti i problemi legati al mercato mondiale, lo sappiamo benissimo, sappiamo benissimo per esempio che l'Australia non ha prodotto grano duro e per cui le scorte e l'accaparramento certamente è un fatto globale e mondiale. Ma noi di queste cose ne dobbiamo tener conto, lei ha detto che nei Piano di sviluppo rurale sono stati, guarda caso, quali sono stati approvati in tempo utile? Ne ha citato uno in Irlanda, non ha considerato la Germania, ha detto che non sono stati… i tedeschi non sono stati… no, no voglio dire.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. C'è la professoressa Ventura.
DIANA (A.N.). Sì, la professoressa Ventura certamente che conosciamo molto bene. Però, voglio dire, è sufficiente dare risposte di questo genere o noi dobbiamo sforzarci di trovare una strada ancora diversa e più appagante per quanto riguarda gli agricoltori sardi. Ecco perché io mi sono sforzato già nell'intervento di stamattina di vedere se era possibile votare un ordine del giorno che in qualche maniera coinvolga il Consiglio regionale certamente e che "imponga", indirizzi la Giunta regionale verso provvedimenti ancora più importanti e che possano dare risposte, non tanto alle organizzazioni, che comunque sono sempre benemerite, ma certamente alle tantissime famiglie di sardi che oggi veramente non riescono più, non a terminare la terza settimana, come accade per gli operai, ma non riescono a mettere assieme neanche sei mesi su dodici. Questa è la realtà della situazione se la vogliamo affrontare noi abbiamo preparato, come centrodestra, una bozza di ordine del giorno che io posso leggere e che, se il Presidente lo consente, può essere distribuita, poi eventualmente con una sospensione, che può essere fatta, concordare un ordine del giorno e vedere di votarlo unitariamente. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Se dà copia dell'ipotesi di ordine del giorno ai colleghi agevola sicuramente il nostro lavoro.
Ha domandato di replicare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Sì, grazie Presidente. Solo per fare alcune dichiarazioni dopo la relazione dell'Assessore. Io ho capito dall'Assessore che i problemi si stanno risolvendo, data la sua mole di lavoro e l'impegno che sta profondendo i problemi dell'agricoltura probabilmente verranno risolti non appena verrà approvato il Piano di sviluppo rurale. Io penso Assessore di vivere con i piedi per terra, giorno per giorno, e quando vado in giro mi preoccupo sempre di più perché le campagne sono sempre più sole, abbandonate, le aziende agricole ormai stanno chiudendo tutte, i debiti stanno crescendo, nessuno vuole più produrre grano perché quest'anno lo regalavano. Vorrei ricordare all'Assessore che un quintale di grano, nel mese di luglio-agosto, costava 15 euro, 15 euro! E vi posso portare tanti testimoni. Oggi è aumentato, sì costa qualcosa di più, oggi lo pagano 18-20 euro anche 22 euro.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. 40 euro.
CAPPAI (U.D.C.). Non mi risulta che qualcuno lo paghi 40 euro. Ma per tornare al grande lavoro che sta facendo l'Assessorato per risolvere i problemi dell'agricoltura, vorrei che all'Assessore non sfuggisse la proposta fatta sia dal centrosinistra che dal centrodestra che è quella di sedersi attorno a un tavolo, studiare una proposta di legge che ponga fine alla crisi del settore agricolo. Non lo dico io, Assessore, che c'è la crisi, lo dicono le continue manifestazioni degli operatori del settore in viale Trento, qui sotto il Consiglio regionale, non più tardi dell'altro giorno la 131 era bloccata, non era bloccata da me era bloccata dagli operatori del settore che evidentemente riconoscono che qualcosa in agricoltura non va. Io non dico che lei deve avere la bacchetta magica, ma Assessore non faccia il fazioso. Non dica che lei ha ereditato una relazione nell'aprile del 2004, perché poi sino alla relazione unitaria della Commissione agricoltura vuol dire che non ha fatto niente. Perché lei ha detto di avere iniziato il suo lavoro in base alla soluzione unitaria della Commissione agricoltura, dal 2004 al 2006 vuol dire che lei allora non se ne è preoccupato. Questo ha detto lei. Lo ha detto lei questo, che è partito da due punti sostanziali previsti nella relazione, nella conclusione unitaria della Commissione agricoltura. Quest'ordine del giorno sicuramente io mi auguro che venga approvato all'unanimità, ma non ci possiamo limitare a un ordine del giorno. Bisogna prendere con immediatezza e con la dovuta serietà il problema e sottoporre a tutte le associazioni di categoria, a tutti gli operatori del settore, l'attenzione attorno a un tavolo di concertazione per studiare quel provvedimento che sia veramente definitivo per la soluzione del problema. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cappai.
Ha domandato di replicare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Assessore, io ho ascoltato attentamente la sua relazione e devo dire che nel suo intervento ha ricostruito abbastanza fedelmente anche tutte le varie vicissitudini del mondo agricolo, a partire da questi provvedimenti che sono stati adottati anche in questo Consiglio regionale, mozioni e quant'altro, dei provvedimenti della Giunta, e altri provvedimenti della Giunta del passato; però a me pare, insomma, che tutto il suo sforzo che è stato fatto sia al momento soltanto da catalogare nel registro delle buone intenzioni, però di concreto io sinceramente non vedo assolutamente nulla. Lei, Assessore, ha prodotto un fiume di parole, però oggi non mi pare che siano state individuate delle scelte e abbia in mente delle scelte che siano capaci di dare risposte definitive alla crisi del mondo agricolo. Quelle cose che lei ha detto sono cose trite e ritrite, che anche in passato in qualche modo sono state già analizzata e, già viste. Il vero problema è che oggi abbiamo una crisi del mondo agricolo senza precedenti, con moltissime aziende agricole che sono già all'asta, altre stanno per esserlo con il risultato che non mi pare che in questo momento ci siano proposte concrete e capaci di uscire da questa situazione di crisi. E mi creda, Assessore, io credo che il discorso della crisi nell'agricoltura è un discorso molto più ampio, molto più complesso che certamente non può essere risolto in due ore di discussione, però io sono convinto, che anche il piano di sviluppo rurale, qualora dovesse essere approvato, io non lo so se le ottimistiche dichiarazioni del Ministro dell'agricoltura siano veritiere, e quindi, che entro l'anno avremmo l'approvazione del piano di sviluppo rurale, però io non credo che anche con l'approvazione di questo piano di sviluppo rurale, noi riusciremo a risolvere il problema dell'agricoltura. Ecco io fra le relazioni che ho sentito questa mattina ne ho apprezzato una in particolare, quella del collega Murgioni che diceva, ma siamo, oggi la Sardegna è capace di fare una riforma agraria vera come quella che è stata fatta in passato per rilanciare veramente l'agricoltura? Siamo noi oggi in condizioni di fare interventi in agricoltura, che siano capaci di limitare veramente anche quelle situazioni di emergenza, le calamità? Perché se noi dovessimo fare interventi organici, infrastrutturali in tutto il territorio della Sardegna, io sono convinto che anche le varie calamità, le siccità, le alluvioni tutto quello che ha fatto spendere tantissime risorse in passato io sono convinto che la Regione sarda potrebbe spendere molto di meno, forse nulla nel prossimo futuro. Ecco noi siamo in grado di pensare ad un'agricoltura che sia capace davvero di autogovernarsi, di andare avanti, di essere competitiva nei confronti con le altre agricolture del resto d'Italia e dell'Europa? Ecco questo è il punto, io vedo che c'è un tentativo affannoso di andare a risolvere i problemi immediati, che devono essere risolti senza avere manco la certezza che queste debbano essere risolti, però effettivamente a tre anni e mezzo di governo di questa Giunta regionale, io non vedo nulla che possa fare sperare che questa agricoltura abbia un futuro in Sardegna. Il vero problema è che oggi stiamo attraversando una crisi, come dicevo senza precedenti, con il risultato che le medicine che noi stiamo individuando, per curare il male non sono assolutamente capaci di risolvere il problema. Allora non pastiglie ci vogliono, qui ci vuole un intervento chirurgico vero e proprio, che sia capace di chiudere questa fase di interventi che servono per tappare semplicemente i buchi. Ecco, io vorrei che dall'incontro, dal dibattito di questa mattina, che secondo me è stato, ha avuto degli spunti importanti, si riesca, sia l'inizio di un momento di confronto e di proposte tali che portino questo Consiglio regionale, questa Giunta regionale a fare interventi concreti, definitivi per quanto riguarda l'agricoltura in Sardegna. Poi sugli interventi immediati che riguardano appunto l'indebitamento delle aziende e tutte le altre questioni, che abbiamo discusso anche questa mattina, per quanto riguarda gli indennizzi all'agricoltura, io mi auguro che su questo si trovino soluzioni che siano compatibili al difficile momento, che in questo momento sta vivendo l'agricoltura. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu. Abbiamo concluso la discussione sulle mozioni, c'è un'ipotesi di ordine del giorno, sulla quale i Gruppi stanno lavorando, che però non è stata presentata, quindi, non siamo materialmente in condizione di votarla.
Allora io proporrei ai colleghi di sospendere la discussione sulle mozioni e di affrontare questo pomeriggio, con un ordine del giorno, che, a quel punto, spero sia stato concordato e presentato, e invece votare adesso, prima della conclusione dei lavori di questa mattina, l'ordine del giorno sul trasporto pubblico locale, che avevamo sospeso nella seduta di ieri. Sì, è stato presentato in questo momento, onorevole Capelli, quindi, adesso lo stiamo facendo riprodurre e lo distribuiamo. Onorevole Biancu, prego. Sull'ordine ai lavori?
Continuazione della discussione sullo schema di norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna concernenti il conferimento di funzioni e compiti di programmazione e amministrazione
in materia di trasporto pubblico locale (1/XIII/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sullo schema di norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna concernenti il conferimento di funzioni e compiti di programmazione e amministrazione in materia di trasporto pubblico locale numero 1/XIII/A.
E' stato presentato un ordine del giorno.
(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:
Ordine del giorno Biancu - Pacifico - Uras - Porcu - Orrù - Marrocu
Sullo schema di norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna concernenti il conferimento di funzioni e compiti di programmazione e amministrazione in materia di trasporto pubblico locale
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTO lo schema di decreto del Presidente della Repubblica n. 1/XIII recante "Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna concernenti il conferimento di funzioni e compiti di programmazione e amministrazione in materia di trasporto pubblico locale", trasmesso dal Ministro per gli affari regionali in data 23 luglio 2007;
ritenuta necessaria l'immediata assunzione di tutte le funzioni in materia di trasporto pubblico locale, al fine di colmare il notevole ritardo rispetto alle altre regioni nell'attuazione della riforma Bassanini (decreto del Presidente della Repubblica n. 422 del 1997), in modo tale da realizzare un sistema integrato del settore, atto a garantire un servizio determinante per lo sviluppo economico e per l'esercizio di diritti sociali essenziali;
CONSIDERATO rilevante a tal fine che la Regione eserciti le funzioni ed i compiti di programmazione e amministrazione relativamente ai servizi di trasporto pubblico ferroviario di passeggeri di interesse regionale e locale erogati da Trenitalia, ed in particolare provveda alla stipulazione dei relativi contratti di servizio;
RITENUTO che la Giunta debba stipulare quanto prima l'accordo di programma di cui all'articolo 5 comma 2, assicurando già in quella sede il miglioramento della qualità dei servizi;
VALUTATO lo stato di vetustà in cui versano le strutture, che incide negativamente sui servizi erogati;
RITENUTO che peraltro, un rinvio del trasferimento di funzioni non porterebbe reali vantaggi, provocando, piuttosto, come attesta l'esperienza degli ultimi dieci anni, un peggioramento delle strutture, mentre attraverso una gestione unitaria del settore la Regione punta ad un netto miglioramento del servizio di trasporto locale anche per gli evidenti margini di crescita della produttività realizzabili già mediante il coordinamento coi servizi erogati dall'ARST;
CONSIDERATO che la Regione ha in corso diversi progetti di investimento volti a migliorare la rete e che in ogni caso permane il confronto con lo Stato per acquisire ulteriori risorse a tal fine;
VALUTATO che le norme di attuazione prevedono, con atto avente valore legislativo, trasferimenti finanziari statali per i prossimi tre anni, assicurando in questo modo il pareggio delle gestioni e la continuità dei servizi, mentre dal 2010 le relative spese potranno essere coperte con le maggiori entrate derivanti dalla riforma del Titolo III dello Statuto regionale;
CONSIDERATO preminente e non più rinviabile l'interesse della Regione a realizzare e migliorare, con l'esercizio di tutti i poteri, un servizio rispondente alle esigenze della popolazione e fondamentale per lo sviluppo socio-economico della Sardegna,
esprime
parere favorevole sullo schema di norme di attuazione dello Statuto in materia di trasporto locale,
ribadisce
al contempo l'impegno del Consiglio e della Giunta a rafforzare ogni azione per garantire investimenti adeguati tenuto conto dei ritardi accumulati già nella gestione statale. (1).)
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, l'ordine del giorno è stato distribuito. Può essere illustrato. Chiedo scusa, non può essere illustrato perché avevamo già concluso la discussione generale.
Metto in votazione l'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Io intendo esprimere, da socialista, un parere contrario all'approvazione dell'ordine del giorno, però intendo precisare le ragioni di questa contrarietà in modo da evitare qualunque strumentalizzazione. Sono contraria per questioni di merito specifico, in quanto non ritengo che una regione come la nostra possa farsi carico con propri mezzi finanziari dell'adeguamento della rete ferroviaria locale, e anche per i riflessi politico-culturali che l'accettazione del documento proposto avrà sui rapporti futuri tra Stato e Regione. Non ci si è infatti limitati, Assessore Broccia e onorevole Orrù, a un atto dovuto, ma si è proceduto con un accordo che giudico penalizzante. Il trasferimento dallo stato alla Regione dei servizi importanti come la sanità e il trasporto locale non può avvenire con un automatismo basato su una filosofia federalista priva di qualsiasi solidarietà per le regioni più deboli e, in particolare, senza alcuna considerazione per la questione meridionale, rimossa a vantaggio delle politiche della Lega Nord. Non vorrei che da domani, sull'onda di questa logica che concepisce il federalismo a vantaggio delle regioni forti, anche la scuola pubblica venisse regionalizzata con un ulteriore onere. Il mio voto contrario si lega quindi alla necessità di contrapporsi a logiche che non garantiscono la solidarietà nazionale e alla non opportunità di accettare il trasferimento di oneri finanziari. Sono profondamente convinta che la nostra Regione non possa accettare queste soluzioni in nome di una falsa interpretazione dell'autonomia regionale e deve invece impegnarsi fortemente per il riconoscimento dei diritti. Non si può ignorare che il prossimo 1 dicembre i sindacati faranno una manifestazione pubblica per richiamare l'attenzione sulla situazione difficile che vivono i sardi. Oggi, inoltre, si è parlato del settore agro-pastorale con toni drammatici, che non possono essere dimenticati in ogni momento delle nostre scelte. Ecco perché ritengo indispensabile aprire una vertenza con lo stato in materia di trasporto e tenere presente che l'articolo 13 dello statuto speciale, per fortuna, è ancora nella nostra carta costituzionale. Non vorrei, infine, che per far quadrare i conti, a partire dal 2010, dovessimo vedere ridotti i posti di lavoro insieme alle strade ferrate. Ci sono senz'altro ritardi non attribuibili a questa legislatura e a questa Giunta, ma ritengo che quella individuata non sia la strada più corretta e più sicura. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris.
Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Invito i colleghi a prestare un po' di attenzione, è difficoltoso ascoltare chi parla, e immagino che sia altrettanto difficoltoso per chi parla svolgere l'intervento con l'attenzione necessaria.
MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Sì, Presidente, onorevoli colleghi, noi manifestiamo una grande perplessità sulle norme di attuazione e sull'ordine del giorno, soprattutto perché l'ordine del giorno, in uno dei suoi punti, ripete che dal 2010 le relative spese potranno essere coperte con le maggiori entrate derivanti dalla riforma del Titolo III dello Statuto della Regione. Vorrei ricordare all'Aula che, in occasione di quella modifica, io e altri dicemmo con chiarezza che quella modifica che portò ad accollarci interamente i costi dei trasporti della sanità a valere sulle nostre entrate fiscali poneva un limite serissimo nella trattativa con lo Stato. Non a caso, lo schema di attuazione, nella parte che va dal primo al terzo articolo ha un vincolo. Lo Stato si impegna a mantenere gli Stati attuali, ma fra quattro anni quegli Stati saranno invecchiati, e sulla senescenza lo Stato non ha nessun vincolo perché nel Titolo III noi abbiamo detto: "Ci pensiamo noi". Nella parte che va dal terzo al quinto comma, la Regione che ottiene un'importante funzione, che è quella di programmazione, non si vede riconosciuto il dovere dello Stato nel caso in cui derivino nuovi oneri dai servizi trasferiti della certezza del trasferimento di nuove risorse. Perché? Perché lo Stato già detto nella riforma del Titolo III che non aggiungerà risorse. Quindi, il problema per noi è di emendare l'ordine del giorno, di emendarlo in questa direzione, cioè che sia possibile inserire nell'ordine del giorno, ritenuto che, per i trasferimenti previsti dall'articolo primo e dall'articolo quinto, debba comunque essere a carico dello Stato attraverso il fondo perequativo nazionale la parificazione degli standard qualitativi dei servizi e delle infrastrutture sarde a quelli nazionali. A queste condizioni noi possiamo passare da una valutazione contraria a una valutazione di sospensione del giudizio, diversamente è evidente che la trattativa che la norma d'attuazione prevede, avendo il vincolo posto dallo Statuto, per cui lo Stato non aggiungerà risorse, condanna le strutture della Sardegna alla senescenza, oppure impone alla Regione di farvi carico e di farvi fronte esclusivamente con le proprie forze, con lo Stato che si disimpegna dall'aggiornamento tecnologico e qualitativo dei servizi.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Maninchedda.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente. Io credo che l'approvazione di questa norma di attuazione relativa al trasporto pubblico su rotaie di interesse regionale sia un fatto positivo. Io credo che le osservazioni e la proposta di modifica dell'ordine del giorno, che proponeva il collega Maninchedda, possa, in qualche modo, essere presa in debita considerazione. Però, io credo che, al di là dell'emendamento proposto, l'approvazione di quest'ordine del giorno relativo allo schema di norme di attuazione, come dicevo, sia un fatto positivo, anche perché su un'altra parte importante dell'organizzazione interna della nostra Regione, in questo caso per quanto riguarda il trasporto su rotaie di interesse regionale, io credo che sia un altro testo che si aggiunge alla possibilità autonoma di programmare all'interno della nostra Regione. Quindi, io credo che anche rinviare il trasferimento di queste funzioni sarebbe un altro danno, come lo è stata già l'approvazione che sta avvenendo a dieci anni dal momento in cui c'è stata data questa possibilità, non farebbe altro che arrecare ulteriori danni a quello che è il servizio che viene erogato nella nostra Regione. Io credo che qui ci debba essere anche, e io voglio fare un appello alle forze del centrosinistra, in particolare alla Sinistra Autonomista, allo S.D.I., all'UDEUR, ma anche allo stesso amico e collega Maninchedda, che vi sia un'attenzione, una disponibilità, appunto, perché venga rimossa questa dichiarazione di astensione. Poc'anzi sentivo la dichiarazione di voto contrario e quindi anche la rimozione della dichiarazione di voto contrario della collega Caligaris, perché ci sia una dimostrazione che c'è una maggioranza, questa maggioranza ha bisogno di tutte le parti che la compongono anche delle forze, come dicevo prima, della Sinistra Autonomista, dello S.D.I. e dell'UDEUR. Per questo, nell'annunciare il voto favorevole sull'ordine del giorno, un appello ai colleghi per concorrere tutti quanti nell'approvazione di quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Biancu.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Sì, Presidente. Io sono partito dal presupposto di votare contro quest'ordine del giorno, per tutti gli argomenti che sono stati sviluppati in quest'Aula, ma potrei accedere a rivedere le mie posizioni sempre che venga accolto l'emendamento che non credo sia verbale, ma che sarà prodotto dal collega Maninchedda. E' chiaro anche che cambierei la mia posizione, perché quell'emendamento determina il contrario di quello che c'è scritto nel documento che abbiamo in esame. Ora, vede, io ho cercato in tutti i modi, in queste ore, di avere lo stato della spesa dei trasporti, cosa impossibile! ho cercato di avere lo stato della spesa dell'agricoltura, cosa impossibile! per dare una valutazione più approfondita; se qualcuno riesce ad averlo sono pronto a verificarlo, per comprendere e dare un giudizio molto più compiuto sulla reale capacità di intervento dell'Assessorato stesso, questo non mi è dato sapere, e non è dato sapere a nessuno di noi, perché non è possibile avere lo stato della spesa se non quello dell'anno scorso, questo per dire in che stato abbiamo la programmazione finanziaria regionale. Poi sono andato a rileggermi alcune parti, per esempio il trasferimento degli immobili che è presente nel documento, e mi sono… non m'interessa se l'Assessore non ascolta, preferisco che ascoltino i colleghi… e andare a rivedere cos'è stato degli immobili delle ferrovie dello Stato. Vorrei ricordarvi che il 20 maggio 2006 c'era un giornale che pubblicava un fatto alquanto inopportuno, non illegittimo, inopportuno, in cui alcuni Assessori acquistavano gli immobili delle ferrovie dello Stato attraverso una gara pubblica, attraverso un bando pubblico, attraverso un pubblico incanto e quant'altro. Io continuo a considerarlo inopportuno quel gesto, continuo a considerare inopportuno dare la gestione di tutto questo fardello, perché altro non è, delle ferrovie e dei trasporti. Aggiungo, sempre con un esempio, per dire che cos'è questo documento; mi è stata regalata una macchina da rottamare il mese scorso, non l'ho pagato una lira, per rottamarla a mia volta e consegnare le targhe ho speso 450 euro. Io credo che in questo documento non si evidenzi quanto sarà il costo della rottamazione, un esempio per tutti l'amianto; diversi di questi immobili hanno le coperture in amianto, sarà carico della Regione provvedere allo smaltimento di tutto questo. Allora, lo Stato che si sta disimpegnando in Sardegna, per i nuoresi vorrei ricordare il disimpegno dello Stato nei confronti dell'ufficio del Tesoro, della Banca d'Italia, degli uffici pubblici, delle scuole, delle poste e quant'altro, si sta disimpegnando anche dei trasporti. Perché citò il nuorese? Perché è l'unica ferrovia d'Italia, di un capoluogo di provincia che è ancora a scartamento ridotto, e voi credete davvero che chi ha votato contro, come me, il referendum sul federalismo, possa votare questo documento? Chi come voi ha votato contro il referendum sul federalismo? Io non ho nessuna difficoltà a dire che per quel referendum ho fatto campagna e ho votato contro quel referendum, perché non lo condivido nel merito e nei principi da esso espressi. E come si può votare questo documento che praticamente ci riporta in carico i rottami dei trasporti pubblici locali? Come si fa? Quali capacità abbiamo noi di intervenire? Io compro e chiedo come si fa nella classica trattativa tra imprese, compro un bene che può essere subito efficiente e efficace, oppure da una valutazione allo stesso per quello che è. Noi dobbiamo essere pagati dallo Stato per assumerci questa responsabilità. Il Tesoretto sarebbe stata una buona occasione per risolvere la vertenza delle entrate, per risolvere i debiti che lo Stato ha nei confronti della Sardegna, per risolvere il problema dei mancati investimenti nel trasporto pubblico locale; non l'abbiamo sfruttato, abbiamo preferito transare a 20 milioni l'anno, abbiamo preferito transare i 5 miliardi di credito che vantiamo con lo Stato con un tozzo di pane. Se avessimo avuto contezza della capacità dello Stato di renderci il dovuto anche attraverso il Tesoretto, forse, probabilmente qui, avremmo onorato il nostro impegno nei confronti dei cittadini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Credo che se 10 anni fa l'allora Giunta di centrosinistra non abbia ottemperato all'accettazione di questo protocollo, le motivazioni siano state né più e né meno quelle che i colleghi che mi hanno preceduto, intendo la collega Caligaris, il collega Capelli e il collega Maninchedda, hanno presentato. Guardate, noi abbiamo le nostre ferrovie in condizioni, lo si legge sempre, abbiamo purtroppo la possibilità di constatarlo di persona, di come erano le ferrovie 100, 150 anni fa. Oggi chi ha la possibilità di poter fare la Macomer-Nuoro o la Sassari-Ossi, si rende conto a che punto siamo. Effettivamente sulla tratta Sassari-Cagliari un po' di velocità probabilmente si è conquistata, ma certamente non si sono modernizzate le strutture. Mi risulta che avevano iniziato a elettrificare un tratto della Cagliari… non so, verso Decimo, parlavo proprio l'altro ieri con un ferroviere, e poi attualmente stanno procedendo a smantellarlo. Noi non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo che lo Stato ci scarichi un servizio che non è assolutamente al passo con le esigenze di trasporto passeggeri e merci nel 3000. Noi abbiamo le ferrovie dello Stato in Sardegna che rasentano, credetemi, rasentano la capacità che avevano le nostre ferrovie funzionali a fine 800; sta qui il problema. Certo che è un atto dovuto, certo che deve essere presa in carico dalla Regione, ma scusate, abbiamo chiesto, ad esempio, non dico al personale delle ferrovie, cioè a quelli che staccano i biglietti, ma bensì alle forze sindacali, ai rappresentanti di categoria cosa ne pensano, in che condizioni sono le strutture, se sono al pari con quelle del continente, se è vantaggioso o meno prenderle, e se prenderle a che condizioni dobbiamo prenderle. Io non credo che questo sia stato fatto. Perché dobbiamo sobbarcarci un servizio dove è necessario spenderci miliardi di euro per poterlo mettere al passo con i tempi, perchè fa delle tratte ferroviarie rispondenti, ai tempi d'oggi è necessario spendere. E allora lo Stato, se veramente vuol scaricarsi questo servizio, perché non ci dà i fondi affinché noi possiamo intervenire? Perché i fondi che ci dà per tre anni, mi consenta Assessore, sono irrisori, sono irrisori! Perché questa fretta? Anche se la Regione sarda è stata l'ultima, certo che è stata l'ultima ad accettare queste condizioni, perché le ferrovie mica sono nelle condizioni delle ferrovie del continente, noi siamo indietro di 100 anni ancora, anche se è un atto dovuto, anche se capisco che con la disponibilità, noi, di questo servizio, insieme allo stato, possiamo senz'altro intervenire più velocemente, possiamo rendere probabilmente più funzionali determinate tratte; ma perché cee le danno in queste condizioni? Questo è il punto di domanda e che non ci convince. Quando si dice che viene lasciato allo stato attuale, viene consegnato allo stato attuale in cui le ferrovie versano, ciò vuol dire che lo Stato non farà più niente. Avrei preferito che ci fosse scritto: vengono consegnati allo stato attuale e per il loro riammodernamento lo stato, nei prossimi 10 anni, trasferisce le competenze alla Regione per euro milioni tot; Beh, allora sarebbe stato più accettabile, ma molto più accettabile, così come io credo che non sia sostenibile per la Regione un onere del genere. Anch'io ho votato contro quel referendum, benché fosse proposto dal centrodestra, perché noi non possiamo competere non solo con le ferrovie, ma in tutti gli altri servizi con le altre Regioni italiane, e continuiamo comunque a sobbarcarci cose che lo Stato padrone, in questo caso sono d'accordo con Atzeri, ci vuole a tutti i costi scaricare.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Rassu.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente, molto brevemente. Io in Commissione ho avuto occasione, anche quando abbiamo avuto l'audizione dell'Assessore che poi ho risentito qui, di esprimere quelle che erano le mie perplessità, perplessità naturalmente che si possono enunciare molto brevemente dicendo che non c'è niente di entusiasmante in quello che noi stiamo facendo, perché mi pareva, almeno nell'intervento dell'Assessore, che ci fosse quasi un qualche cosa che finalmente si porta in porto. Io credo che sì, è vero, è un atto dovuto questo, perché è previsto che noi dovremmo prendere in carico anche le ferrovie complementari così come sono, è tutto quanto il personale che naturalmente ci lavora. Credo che sia il caso però che un'analisi, così come è stata fatta in Commissione, anche qui in Consiglio avrebbe dovuto portare probabilmente ad un ordine del giorno un pochettino diverso rispetto a quello che si sta proponendo e che niente cambia naturalmente da quelle che erano invece le posizioni che, pure contrarie, sono emerse durante il dibattito in Commissione. Io dico che se è pure un atto dovuto non è così che naturalmente dovrebbe avvenire. Qui è emerso, è stato detto più volte. E' stato detto che noi stiamo andando ad acquisire una serie di immobili, una serie di infrastrutture, tutta un'attività che negli ultimi anni, probabilmente diversi lustri, lo Stato italiano, il Governo linea di massima ha trascurato totalmente. In questi anni si sono persi oltre 1500 posti di lavoro, si è lasciato andare a perdere tutta una serie di strutture di cui oggi noi ci stiamo facendo carico e che riteniamo che invece debbano funzionare. Allora, in questo passaggio, dove io vedo che c'è un malloppo di vecchia ferraglia, perché è così, dove si evince chiaramente che non c'è stato un minimo investimento in questi ultimi anni, perché le risorse che sono arrivate dallo Stato sono state solo ed esclusivamente per coprire le esigenze dei costi del personale che mano a mano andava sempre a ridursi, non c'è stato nessun turn over, non c'è stato nessun investimento per fare in modo di mantenere queste strutture, questi immobili e tutto quanto quello che serve per far funzionare i trasporti interni su rotaia a scartamento ridotto in maniera efficiente. Allora, quando da qui emerge che, sì d'accordo, nessuno contesta il fatto che questa cosa noi la dobbiamo pur prendere in possesso, ma sarebbe opportuno che la potessimo prendere, come si può dire, un pochettino più funzionante. Cioè farci carico, così come si sta dicendo, di quelle che sono gli smaltimenti, le bonifiche e di tutto quanto quello che naturalmente non serve per far funzionare questa struttura delle ferrovie complementari mi sembra che in questo passaggio nessuno lo ha voluto quantizzare. Ha detto bene Maninchedda: noi siamo disponibili ad approvare quest'ordine del giorno se risulta che quando noi andiamo ad acquisire tutto questo patrimonio - io metterei anche tra virgolette perché di patrimonio non si tratta - vuole il buonsenso e un Consiglio regionale che naturalmente voglia far rispettare anche quelli che sono i diritti della nostra Regione e dei sardi, portato a noi in maniera un pochettino più efficiente e che non sia davvero il famoso pacco napoletano che noi ci stiamo portando in casa e che da domani comincerà davvero a costarci. D'altronde non è un fatto che sfugge a nessuno quelli che sono… Anche oggi c'è sul giornale: una lettorina è deragliata; meno male, probabilmente velocità non ne poteva acquisire, forse bravo anche l'autista, non ci sono stati feriti. Vero è che questo è all'ordine del giorno! Non c'è settimana che non ci sia davvero un qualche cosa che porti a dire e a portare alla nostra attenzione che noi stiamo portando in casa una struttura i cui costi per poterla far funzionare in maniera minimale noi non abbiamo voluto in alcun modo quantizzare. Noi ci asteniamo. Noi ci asteniamo, onorevole Biancu, perché la maggioranza, voglio dire, pretendere che si debba dare il voto così come è stato fatto diverse altre volte, così, per fiducia, credo che sia finita questa stagione ed è finita per il semplice fatto che molte volte ci siamo ritrovati nella situazione di vederci leggi rinviate e votate molto sulla fiducia da parte di noi altri, molte volte abbiamo visto obiettivi che non sono stati raggiunti e nessuno se ne vuole assumere la responsabilità, abbiamo visto anche statutarie, così come è capitato, che sono state bocciate dai sardi, che non se ne vuole prendere coscienza e che se forse avessimo fatto maggiore attenzione a suo tempo non avremmo vissuto questa stagione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Masia.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Grazie Presidente. Gli interventi dei colleghi dimostrano che siamo di fronte ad un argomento complesso e quindi tutti i suggerimenti per migliorare il testo e per rispondere meglio alle esigenze che sono state manifestate anche nelle audizioni con l'Assessore sono importanti e quindi io suggerirei che tutto ciò che non è in contraddizione con l'impostazione venisse accolto dagli estensori dell'emendamento, perché può aiutare non solo per esprimere un voto favorevole, ma può aiutare nell'iniziativa del governo della Regione nei confronti dello Stato. Ripeto: tutto ciò che non entra in contraddizione con la filosofia che sta alla base dell'ordine del giorno. Diversi colleghi del mio Gruppo, me compreso, quando abbiamo trattato l'argomento ieri avevano espresso una considerazione di natura tecnica, ma soprattutto politica, che portava a un'astensione dal voto su questo ordine del giorno, però mi pare che le interlocuzioni che vi sono state fra i Gruppi ed in particolare l'iniziativa del collega Biancu, che io apprezzo non solo per le considerazioni che ha svolto riferite all'esigenza di un segnale in qualche modo ricompositivo nel centrosinistra, che impegni tutti quelli che abbiamo sostenuto a suo tempo il programma sottoposto agli elettori, è un fatto positivo, non solo per quello, ma perché mi pare che stiamo incominciando a comprendere che occorrerà per il futuro sempre di più entrare nel merito degli argomenti, non dando per scontato nulla o evitando di dare per scontato parti di ragionamenti che magari non sono stati svolti sino in fondo tra di noi. Quindi noi come Sinistra Autonomista accogliamo la richiesta del collega Biancu e votiamo a favore dell'ordine del giorno, sottolineando però che tutto ciò che viene proposto e che può migliorare il testo è bene accoglierlo e soprattutto è bene tener presente che quando si trattano di questi argomenti, ripeto, complessi non c'è autosufficienza da parte di nessuno, ma saper ascoltare è un fatto che noi consideriamo positivo e saper ascoltare anche le opinioni di colleghi che esprimono valutazioni diverse è anche questo aspetto estremamente positivo perché rimaniamo dell'idea che le diversità nel centrosinistra sono una ricchezza e allora questa ricchezza va coltivata, va estesa, va rafforzata e va sempre ricercata. L'intervento del collega Biancu mi pare che muova in questa direzione e conseguentemente noi lo accogliamo e votiamo a favore dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini.
Ha domandato di parlare consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Grazie signor Presidente. Io non credo che ci troviamo davanti a un atto dovuto, noi ci troviamo davanti a una scelta: il Consiglio regionale può approvare, esprimere cioè un parere positivo e condividere lo schema che ci è proposto, lo schema di provvedimento legislativo, oppure può non condividerlo. Può anche esprimere delle valutazioni non pienamente positive e quindi che tendono a modificarlo o comunque suggerire modifiche; suggerire modifiche però significa poi alcune conseguenze. Non è emendabile come tale perché è sottoposto a una procedura particolare, significa riniziare da capo, cosa che può essere fatta nel senso che la Commissione paritetica può essere incaricata, su richiesta del Consiglio regionale, di ricominciare. Io credo che dobbiamo ragionare quindi sulla base di ciò che è fattibile, di ciò che è più utile per l'oggetto di cui ci stiamo occupando e dovremo credo partire dalle cose condivise. Una prima cosa condivisa: gli obiettivi che condividiamo tutti. Io ho ascoltato con molta attenzione i colleghi che sono intervenuti nella discussione e anche testé nella dichiarazione di voto. Il Titolo I, le gestioni governative, FdS e Ferrovie meridionali sarde: la causa del perché sono in quelle condizioni è perché sono da un decennio senza governo e non c'è nessuno che ha chiesto investimenti su questo, appunto perché non c'è un livello di governo, perché è affidata all'agonia, al fatto che deve andare a perdersi. E i posti di lavoro, collega Caligaris, sono persi per questa ragione, perché il turn-over dall'88 in poi non è stato fatto, perché nessun ha interesse a farlo, e la Regione non ha alcuna titolarità. Noi questo lo facciamo non sulla base di un'imposizione, ma sulla base di una scelta del Consiglio regionale che nella legge di riforma ha detto che questo finalmente ha acquisito le ferrovie concesse, quelle lì. Secondo, dobbiamo farlo perché non possiamo avere quattro livelli di direzione del trasporto pubblico locale, di cui uno solo, l'ARST su gomma è sotto la responsabilità della Regione. Le altre due, le altre tre, Trenitalia, FDS, Ferrovie meridionali sarde, ciascuna ha un livello di direzione sua e sono compartimenti stagni che non comunicano tra di loro. Se noi vogliamo fare un piano di rilancio del trasporto pubblico locale dobbiamo avere il governo di queste quattro cose, di per sé solo acquisendo le funzioni e le competenze solo con questo atto migliora la situazione, perlomeno non facciamo percorrere la stessa tratta a tre pullman diversi, di cui uno strapieno e due voti.
Secondo aspetto, che è quello di carattere finanziario, che è un aspetto credo giusto perché condividiamo l'obiettivo, ma come avviene? Su questo credo che le preoccupazioni siano fondate, è giusto vedere e discutere. Io non credo che il titolo I, l'articolo I, o meglio, il titolo I, non l'articolo, sull'emendamento proposto dall'onorevole Maninchedda io vorrei vederlo più attentamente. Il titolo I, secondo me, non è modificabile, non è modificabile perché fa parte della più generale trattativa con lo Stato che si è avuta sulla partita delle entrate. Allora, noi possiamo anche, certo, scriverlo un ordine del giorno, ma otteniamo il doppio effetto che non otteniamo nessuna risposta su quel livello e potremo mettere in discussione persino ciò che di positivo c'è. Allora, quello è! Sul titolo II, e concludo, io credo che non è in automatico perché la gestione, che vale per tutte le regioni, non riguarda il farci carico di una gestione così, di Trenitalia, ma significa subentrare allo Stato nella titolarità e nella responsabilità di affidare i contratti a Trenitalia o a chi per lei, sulla base delle nostre esigenze, non sulla base di bilanci.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io pensavo di non intervenire e non sono infatti intervenuto nel dibattito generale perché le preoccupazioni che avevamo manifestato in sede di Commissione sembrava che potessero essere accolte e quindi recepite dentro quest'ordine del giorno finale. Vedo che invece quest'ordine del giorno finale assomiglia più ad una cambiale in bianco che sta sottoscrivendo la Regione sarda nei confronti del Governo e questo passaggio, che diventa un passaggio abbastanza fatale, rischia di assomigliare molto ad un percorso che già avevamo fatto. Non dimentichiamo che l'applicazione della legge Bassanini, il DPR 422 del '97, questo Consiglio l'ha già vissuto come esperienza nel momento in cui ci fu il passaggio delle competenze dei servizi per l'impiego, dal Governo alla Regione sarda. In quella sede la Commissione paritetica che si confrontò, naturalmente, tra Governo e Regione per circa un anno e mezzo in sede, appunto, del Ministero del lavoro, portò avanti un discorso che era un po' il discorso e la considerazione che faceva il collega Maninchedda poco fa, cioè noi non possiamo non tener conto del problema della senescenza degli impianti e delle ristrutturazioni, ma ancora di più non possiamo non tener conto di quelle che sono le vacanze dell'organico oggi esistenti, non possiamo non tenere conto di quella che è la pariteticità degli inquadramenti del contratto collettivo di lavoro che applica oggi lo Stato e che dovremo, invece, applicare noi in Regione, non possiamo non tenere conto dei concorsi interni che non sono stati ancora fatti e che invece per legge si sarebbero dovuti fare, che si traducono tutti con un costo inevitabile che viene ad essere rapportato ad un costo di circa il 40 per cento in più rispetto a quello che noi oggi stiamo andando a ottenere come riconoscimento del passaggio dal Governo alla Regione. Ecco perché queste preoccupazioni sono preoccupazioni molto serie e quindi dobbiamo andare molto prudenti! Quest'ordine del giorno è un ordine del giorno che assomiglia più a un passaggio a livello aperto, a un passaggio a livello incustodito, dove inevitabilmente noi troveremo uno scontro fatale. Non c'è possibilità alcuna di accettarlo, occorre in maniera molto prudente ristudiare il problema. Dice bene, tra l'altro, il collega Orrù, perché non incaricare la Commissione paritetica di uno studio e di un confronto ulteriore? E' paradossale quello che diceva poi il collega Capelli, non si riesce addirittura nemmeno a fotografare lo stato attuale dei costi, non già lo stato futuro dei costi e immediati che servirebbero a questo passaggio. Per questo occorre assolutamente vigilare, non accettare in funzione di un vantaggio - che non capisco quale possa essere - se si realizza in 15 giorni e non in un mese o non in più mesi, ma andare a verificare attentamente, costo per costo, quello che deriverebbe alla Regione sarda se questo passaggio avvenisse secondo un'accelerazione che così vuole quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io sono già intervenuto su questo a dire che avremo votato favorevolmente. E' un ordine del giorno che approva uno schema di norme di attuazione attraverso la quale una situazione ormai, come la vogliamo chiamare, forse super compromessa di non funzionamento di una parte del servizio, le ferrovie concesse sono state oggetto spesso di attenzione, politica e non politica, possa venire alla competenza dell'Amministrazione regionale che in questo senso ha già legiferato, ha già legiferato. Abbiamo approvato, credo all'unanimità, mi pare di ricordare così, una legge di organizzazione del servizio pubblico locale in cui anche questa partita è dentro. Allora stiamo un po' dentro la coerenza di un percorso che insieme ci siamo dati tutti. E' un percorso che insieme ci siamo dati tutti e ce lo siamo dati perché abbiamo pensato che l'obiettivo non sia una polemica tra Stato e Regione, l'obiettivo sia il diritto del cittadino sardo ad avere un qualificato servizio di trasporto pubblico. Noi possiamo lasciare che con l'ipotesi di avere una gran parte del nostro territorio gestito, governato, sotto questo profilo da rami secchi del sistema pubblico nazionale del trasporto, il cittadino non abbia una qualità del servizio pari ad un altro cittadino che risiede in altre parti della nostra isola? Credo di no! Ed è in questa direzione che ci siamo mossi. Le norme di attuazione prescindono da quello che è già stato deciso dal Governo con la finanziaria passata in materia di modifica dell'articolo 8 dello Statuto speciale e quindi delle entrate. Noi possiamo anche rimpolpare, riorganizzare, al meglio questo ordine del giorno per tutelare noi rispetto all'iniziativa politica che la Giunta e il Consiglio devono assumere, oggi e anche domani, rispetto agli impegni del Governo. Dobbiamo però sapere che la frase che dà il via a questa operazione e che approva quindi, o meglio, esprime parere di rito da parte del Consiglio per la norma di attuazione che è sottoposta all'esame, prescinde dal contenuto e dalle premesse di quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Noi voteremo contro quest'ordine del giorno, anche perché mi pare che l'ordine del giorno non ha modificato assolutamente nulla di quanto previsto nelle norme di attuazione che stiamo tentando di approvare, o meglio che abbiamo in discussione, e quindi non capisco dove è il cambiamento, quale la volontà della maggioranza per creare condizioni diverse da quelle che sono previste nel piano di attuazione. Pertanto, per questo motivo, come dicevo, perché noi effettivamente non condividiamo la scelta che sta facendo in questo momento la Giunta regionale in merito alle nuove competenze che sono state attribuite alla Regione, in base alla modifica dell'articolo 8 dello Statuto. Bene, noi non condividiamo, ma non perché siamo contro il fatto che ci sia un accorpamento delle funzioni, perché di per sé l'idea di unire tutto il trasporto pubblico locale in Sardegna è un fatto positivo. Io dico che questa può essere una scelta valida. Quello che non è accettabile, che non è condivisibile da parte di questo Consiglio regionale e che questa Regione sarda si sta accollando una serie di competenze, senza d'altra parte avere da parte dello Stato una contropartita che ti permette di avere un servizio di trasporto pubblico adeguato. Allora, caro collega Uras, noi siamo contro questo tipo di federalismo che è un federalismo per abbandono fatto dallo Stato nei confronti della Sardegna. Allora questo non lo accettiamo nella maniera più assoluta, perché noi possiamo accettare questa forma di federalismo, queste competenze nuove, qualora lo Stato ci metta nelle condizioni di poter garantire un servizio adeguato all'altezza degli standard italiani ed europei. Siccome questo non lo prevede tutto questo, prevede l'esatto contrario, di quello che noi stiamo dicendo, allora noi diciamo che non lo possiamo accettare tutto questo. Allora, sia chiaro, possiamo noi accettare che lo Stato o la Regione si accolli l'onere di questo servizio, dal 2010 in poi, e poi per i prossimi tre anni che accetti lo Stato di pagare praticamente quello che ha pagato fino ad oggi: 49 milioni di euro. Ma, sono le parole che ha detto lei stesso Assessore, è da vent'anni che lo Stato non interviene sulla rete ferroviaria, è da vent'anni che praticamente non fanno assunzioni per quanto riguarda gli interventi nelle ferrovie della Sardegna, nelle ferrovie meridionali della Sardegna, e quindi praticamente c'è una situazione che non può assolutamente essere accettata da noi. Lei ha detto ieri nel suo intervento che fra gli interventi che sono previsti in questo momento nella Regione sarda, ci sono anche 20 milioni di euro per l'ammodernamento della tratta ferroviaria da Macomer a Nuoro. Ma guardi che per mettere a posto quella rete ferroviaria non ci vogliono 20 milioni di euro, per fare un intervento concreto in quella rete ferroviaria ci vogliono almeno 300 milioni di euro. Perché credo che quella provincia abbia diritto, quel capoluogo di provincia abbia diritto, come tutti gli altri capoluoghi di provincia di Italia, ad avere le ferrovie dello Stato, non ferrovie a scartamento ridotto. Ferrovie a scartamento ridotto dove si verificano deragliamenti, non tanto per errori del macchinista, ma perché praticamente queste ferrovie stanno cadendo a pezzi. Allora, se noi non prendiamo in considerazione il fatto che queste ferrovie hanno bisogno di interventi concreti, come di fatto non li stiamo facendo e non sono previsti neanche nel prossimo futuro, noi diciamo che dal punto di vista politico stiamo facendo un grave errore, perché noi ci stiamo accollando l'onere di una gestione, di tutta una serie di infrastrutture che sono obsolete, che sono delle autentiche, vere e proprie ferraglie. Pertanto io credo che se non ci sarà un impegno concreto di equiparazione del sistema ferroviario del trasporto locale a quello delle altre Regioni d'Italia e d'Europa, noi non potremo accettare. Comunque sono problemi della maggioranza, si vuole fare l'ennesimo errore politico ai danni della Regione sarda, poi qualcheduno domani ne risponderà in altre sedi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Quest'ordine del giorno parrebbe somigliare molto a quella che è la condizione dei trasporti in Sardegna, in particolar modo a quelli delle ferrovie dello Stato, che con troppa leggerezza ci siamo voluti accollare quando il presidente Soru, accompagnato da una grandissima rappresentanza del popolo sardo, nel dicembre 2005, andava a Roma per far sì che la vertenza Sardegna avesse una consistenza e un risultato certamente diverso da quello che poi è stato sancito in un accordo privato, perché non poteva essere diversamente, un accordo privato fra il presidente Soru e il Governo dello Stato italiano, che nella finanziaria sua ha riconosciuto niente alla Sardegna se non il travaso di quelle che erano competenze che potevano portare gravami ad un bilancio già appesantito, come d'altronde è dimostrato ed è dimostrabile. Parliamo della sanità e parliamo oggi, in quest'ordine del giorno, dei trasporti. Ora, a nessuno in quest'aula credo sia sfuggito che tutti gli interventi avvenuti in questa tornata da parte di responsabili del centro-sinistra abbiano in qualche misura posto il problema di modificare, di attenuare, di far capire che insomma questa era una cosa da fare, ma poi si vedrà, l'importante era salvaguardare la filosofia di base, per cui il Governatore ha detto che dovevamo accollarci sanità, ferrovie, trasporti e quella è la dirittura d'arrivo. Al di là del richiamo posto in campo a non deragliare dal collega Maninchedda, in cui cercava di dare qualche supporto, facendo capire che quella filosofia non aveva ragion d'essere per tutti i disastri che ha combinato e che può combinare e combinerà di sicuro per il futuro dello sviluppo della nostra Isola. E pur tuttavia c'è il richiamo a che ci sia un centro-sinistra compatto, che salvaguardi comunque le cose che si sono concretizzate sino adesso. Onorevole Uras, sembrava quasi piangere lei che troneggia sempre da quel pulpito, cercando di far capire che andava comunque sia approvato questo salvacondotto della filosofia governativa. Ma ci siamo accorti di dove vogliamo portare la Sardegna? Di quale disastro annunciato stiamo parlando? Di quale difficoltà veramente oggi si vive nei trasporti isolani e soprattutto nelle ferrovie? Ma viviamo fuori?
Quando abbiamo, in più di una circostanza, denunciato l'incapacità a gestire le ferrovie almeno in un raccordo poi, onorevole Orrù lei ci viene a dire che bisogna comunque sia trovare un'autorità che governi i tre o quattro sistemi che sono attorno a queste cose, quindi non si tratta di programmare e di organizzare, ma di gestire, quindi lei mi sta dicendo che noi ci esponiamo come gestori in un sistema. Con quali capacità? Con quale tipo di organizzazione? E' grave che si venga a proporre un simile emendamento, per questo, se non si era capito quando è intervenuto l'onorevole Pisano, siamo, come Riformatori, nettamente contrari perché siamo consapevoli dei disastri che avranno, sia nei trasporti, ma ancorché non se ne discuta oggi nella Sanità, di quella che è la politica fino ad oggi portata avanti da parte del governatore di questa maggioranza che lo sostiene. Di questo indirizzo che chiude, anziché aprire, una nuova possibilità di sviluppo per la nostra terra.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
Dopo il consigliere Pisu ho un altro collega iscritto a parlare, io prego i colleghi se intendono iscriversi di farlo perché altrimenti è impossibile organizzare il lavoro con le iscrizioni che arrivano all'ultimo momento. Prego.
PISU (R.C.). Grazie Presidente, solo per sottolineare alcuni aspetti che sembrano essere dimenticati quando affrontiamo problemi di questo tipo, io sono convinto che intanto nella prima Commissione, per chi ha voluto partecipare a quei lavori, il tema sia stato sufficientemente dibattuto, abbiamo capito che c'era da colmare un ritardo di 10 anni, com'è stato più volte ribadito anche oggi e che doveva essere operata a una svolta, una svolta nelle ferrovie della Sardegna, di questo c'è urgente bisogno. Io non capisco perché tutto il ragionamento che abbiamo fatto in questi anni, anche su questo tema, sia stato oggi dimenticato, quasi dimenticato. E abbiamo anche sottolineato che lo Stato è da tempo inadempiente, Qui è stato ricordato che queste problematiche riguardano i decenni scorsi, il secolo scorso, io credo che riguardino addirittura l'unità d'Italia, forse anche prima, potrei aggiungere, certo è che lo stesso Gramsci in un articolo sull'ordine nuovo, che onorevole Dedoni le consiglierei di leggere, nel 1919, dal titolo "dolori di Sardegna" scriveva che questo Stato, che è stato descritto in maniera corretta anche da alcuni di voi e che è colonialista, diceva che tratta questo Stato, anche allora, la Sardegna come a una colonia di sfruttamento e persino nei servizi essenziali come le ferrovie della Sardegna, hanno sede a Torino e poi a Roma, è passato tanto tempo da allora, non leggiamo, non studiamo, discutiamo e poi ci dimentichiamo, però non facciamo tesoro delle cose che abbiamo fatto bene. Adesso io credo che sia arrivato il momento di dire basta, basta all'assenza dello Stato e alla cultura auto-colonialista, che anche qui oggi è stata ribadita in varie forme, io sono d'accordo che lo Stato non abbia più queste competenze e che le abbia la Sardegna, i soldi sono pochi, quelli che ci hanno dato, il patrimonio delle ferrovie è quasi un cantiere di rottamazione, le maestranze sono state ridotte al minimo, sotto l'essenziale, per cui io credo che questa situazione non dovesse perdurare, o dobbiamo continuare ancora a chiedere l'elemosina allo Stato? L'ho capito che ci sta consegnando tutto questo, io credo che si sia fatto bene a prendere in carico questo settore, bisogna agire anche su altri settori, in questo modo, se veramente lo Stato, al di là dei governi che si succedono alla guida di essi si comporta in questo modo, e allora per poter venirne a capo c'è una grande riforma, la madre di tutte le riforme, su cui noi dobbiamo insistere, ed è il nuovo Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna che ci possa dare risorse e poteri per poter avere l'autonomia in altri campi, così come nelle stesse ferrovie. Io sono ottimista su questo, credo che abbiamo le risorse umane e tecniche per poter pensare di gestire le ferrovie della Sardegna in maniera autonoma, sul trenino verde, su cui voi avete riso anche l'onorevole Sanjust e lo fa spesso, abbiamo tenuto 120 milioni di euro da fondi … e io credo che si presenterà oggi il progetto di valorizzazione anche di quel settore così come si potrà fare per rendere finalmente moderne ed efficienti le ferrovie della Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisu, chiedo scusa ai colleghi, poiché….
(Interruzioni)
No, l'ora non è tarda, vista l'ora in cui abbiamo iniziato quindi i colleghi hanno potuto fare colazione con calma stamattina, chiedo scusa, superando le battute, siccome io avevo chiesto ai colleghi di stare in aula sino alla votazione di questo ordine del giorno per evitare che poi interrompessimo un dibattito tutto sommato molto interessante e che lo interrompessimo per riprenderlo questo pomeriggio.
Adesso sono arrivate numerose iscrizioni a parlare, molte delle quali penso servano soltanto a sollecitare la conclusione di questa discussione, quindi io ringrazio i colleghi per questa sollecitazione, se siete d'accordo, e andrei alla votazione dell'ordine del giorno. Se interpreto bene molte delle iscrizioni. E concludiamo così questo lavoro perché interromperlo mi sembra davvero poco utile per tutti, ringrazio i colleghi. L'onorevole Maninchedda, che ha presentato oralmente una proposta di modifica dell'ordine del giorno ha chiesto di poter spiegare il senso di questa modifica, io gli do la parola e conclusivamente votiamo, dato che le dichiarazioni di voto sono avvenute.
Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Sì, una precisazione, non è stata chiesta una modifica, l'emendamento non è allo schema di norme di attuazione proposto a quest'Aula, perché questo farebbe ripartire il processo di cui parlava l'onorevole Orrù. L'emendamento è all'ordine del giorno, in altre circostanze, ricordo le norme di attuazione per il trasferimento dei beni demaniali, questo Consiglio inserì nell'ordine del giorno una correzione dello schema proposto dal Consiglio dei ministri, laddove si diceva che i beni da trasferire erano solo quelli culturali, invece noi volevamo i beni demaniali latu sensu. Ebbene, nella fase successiva, questo è stato realizzato, un indirizzo del Consiglio. Allo stesso modo si chiede un emendamento aggiuntivo all'ordine del giorno, quindi onorevole Orrù, non un qualcosa che inceppi il meccanismo ma un qualcosa che è stato già fatto.
Secondo, ciò che si vuole mettere in evidenza, nell'emendamento non è il modello, il vantaggio gestionale che ne ha la Sardegna dalle norme di attuazione, ma è la rottura della gabbia in cui la Sardegna si troverebbe nella trattativa con lo Stato, laddove le norme di attuazione prevedono il mantenimento degli standard attuali e niente sul futuro, e laddove si parla di accordo di programma, per eventuali altre risorse a carico dello Stato, avendo dietro il vincolo della modifica del Titolo III che dice che non ci sono soldi per la Sardegna sui trasporti per cui la Sardegna provveda autonomamente. Per cui l'emendamento precisa che debbano essere comunque a carico dello Stato l'adeguamento degli standard strutturali e qualitativi del sistema sardo agli standard nazionali, oltre che alle censite e storiche esigenze della società sarda. Vogliamo consentire una trattativa più larga. Questo a noi consentirebbe di non dare un giudizio negativo, totalmente negativo, e di arrivare a poterci astenere.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Maninchedda.
Non so se l'Assessore o il Presidente della Commissione…
Per esprimere il parere sull'emendamento orale ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Se fosse possibile cinque minuti per definire…
(Interruzioni)
Chiedere non costa nulla, poi si può anche non concedere.
PRESIDENTE. Se c'è bisogno di riflettere, Assessore, riflettiamo.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
BROCCIA, Assessore tecnico dei trasporti. Io credo che possa essere accolta la proposta.
PRESIDENTE. Assessore, lei ritiene che la proposta di emendamento all'ordine del giorno avanzata dall'onorevole Maninchedda possa essere accolta?
BROCCIA, Assessore tecnicodei trasporti. Sì, come è stata spiegata.
PRESIDENTE. E' scritta, lei ha il testo scritto, Assessore?
CAPELLI (U.D.C.). E' scritta.
~BROCCIA, Assessore tecnico dei trasporti. Sì.
PRESIDENTE. Va bene, va bene colleghi. Onorevole Orrù, l'Assessore ha detto che è accoglibile la proposta emendativa dell'onorevole Maninchedda.
Colleghi, stiamo concludendo.
(Interruzioni)
Cosa facciamo votiamo? Se c'è un'esigenza, che la maggioranza ha, è meglio dirlo.
(Interruzioni)
Va bene colleghi, concludiamo il nostro lavoro, ci vediamo questo pomeriggio alle ore 17, riprendiamo dalla votazione dell'ordine del giorno sulle norme di attuazione.
La seduta è tolta alle ore 14 e 40.
Allegati seduta
CCCLXVI Seduta
(Antimeridiana)
Giovedì 25 ottobre 2007
Presidenza del Presidente Spissu
indi del Vicepresidente Rassu
indi del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 16.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 2 agosto 2007 (358), che è approvato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
MANCA,Segretario:
"Mozione La Spisa - Vargiu - Ladu - Floris Mario - Artizzu - Randazzo Alberto - Farigu - Murgioni - Gallus - Liori - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Rassu - Sanjust - Pisano - Dedoni - Cassano - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Diana - Moro - Sanna Matteo - Amadu sulla situazione di emergenza della sicurezza pubblica e sanitaria originata dal crescente fenomeno degli sbarchi di clandestini nelle coste sarde, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (148)
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti, la seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18, viene ripresa alle ore 10 e 38.)
Discussione unificata delle mozioni Cappai - Capelli - Randazzo Alberto sulla grave situazione debitoria delle aziende agricole sarde (142); Rassu - La Spisa - Contu - Petrini - Licandro - Lombardo - Sanjust sulla grave crisi del settore agro-pastorale determinata dalla insostenibilità dei costi della produzione e dal conseguente grave indebitamento col mutuo bancario (145); Ladu - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Randazzo Alberto - Floris Mario - Farigu - Murgioni - Gallus - Pisano - Dedoni - Cassano - Liori - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Rassu - Sanjust - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Diana - Moro - Sanna Matteo - Amadu sulla crisi delle aziende agricole sarde determinata dalla sofferenza sui mutui agevolati per il settore, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (147); Diana - Artizzu - La Spisa - Randazzo Alberto - Vargiu - Ladu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Rassu - Lombardo - Contu - Licandro - Sanjust - Pileri - Petrini - Randazzo Vittorio - Cappai - Amadu - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Pisano - Cassano - Dedoni - Murgioni - Gallus - Floris Mario - Cherchi Oscar - Farigu sulle gravissime inadempienze della Giunta regionale nei confronti del comparto agro-pastorale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (138)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle mozioni numero 142, 145, 147 e 138. Come concordato nella Conferenza dei Capigruppo, nell'unificare le mozioni, abbiamo anche definito il tempo che ciascun presentatore della mozione ha a disposizione per l'illustrazione della stessa: i colleghi hanno a disposizione dieci minuti ciascuno per l'illustrazione e poi ci sarà una discussione generale comune alle mozioni.
(Si riporta di seguito il testo delle mozioni:
Mozione Cappai - Capelli - Randazzo Alberto sulla grave situazione debitoria delle aziende agricole sarde.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTA la grave situazione in cui versano le migliaia di aziende agricole sarde a causa dei debiti contratti con le banche negli anni ottanta, per aver usufruito degli aiuti previsti dalle leggi regionali 7 maggio 1981, n. 14, 13 dicembre 1988, n. 44, e 27 agosto 1992, n. 17;
RICORDATO che:
- la Commissione europea, con decisione del 14 marzo 1995, ha dichiarato l'incompatibilità con la disciplina comunitaria di alcune norme regionali che prevedevano interventi nel settore agricolo (in particolare gli articoli 1, 3 e 6 della legge regionale n. 17 del 1992, l'articolo 40 della legge regionale n. 14 del 1981 e l'articolo 57 della legge regionale n. 44 del 1988);
- in particolare la Commissione europea, con decisione n. 97/612/CE del 16 aprile 1997, ha dichiarato gli aiuti concessi in attuazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988 illegali, in quanto concessi senza la preventiva notifica alla stessa Commissione e incompatibili con il mercato comune ai sensi del Trattato di Roma disponendo l'obbligo per l'Italia di abolire gli aiuti dichiarati illegali e incompatibili e l'obbligo di recuperare gli aiuti già concessi;
CONSTATATO che:
- gli agricoltori, a seguito di tali decisioni della Commissione europea, sono stati costretti a corrispondere, sui mutui contratti, gli interessi a tasso ordinario anziché a tasso agevolato così come previsto, oltre agli interessi di mora, con la conseguenza che il totale degli interessi per i debiti non onorati è lievitato dal 3 al 25 per cento mettendo all'angolo migliaia di aziende agricole;
- altresì, a causa dell'eccessiva onerosità sopravvenuta, migliaia di imprenditori agricoli si sono trovati nell'impossibilità di far fronte agli impegni assunti con le banche con la conseguenza che, la quasi totalità, vive oggi l'incubo dell'ingiunzione giudiziaria di sequestro con la successiva vendita all'asta delle aziende che si tramandano da generazioni;
EVIDENZIATO che il giudizio di illegalità sugli aiuti da restituire è evidentemente il risultato di inadeguatezze, errori, ritardi e inadempienze non attribuibili certamente agli imprenditori agricoli, ma piuttosto alla Regione che ha promulgato quelle leggi in assenza della prescritta notifica agli organi comunitari;
RITENUTO, anche alla luce delle recenti manifestazioni di protesta degli agricoltori esasperati, di dover intervenire tempestivamente ed attivarsi per bloccare le procedure fallimentari, trovare un accordo con le banche e con la stessa Unione europea per riportare quei debiti all'interno di un confronto ragionevole anche sulle cifre e trovare il modo di correggere tutte le distorsioni che hanno provocato i pignoramenti,
impegna la Giunta regionale
a dare seguito all'azione intrapresa nei confronti del Governo nazionale per una rapida soluzione della vertenza invitando il Ministro Paolo De Castro a dare immediata attuazione all'impegno, preso nel recente incontro a Roma, di convocare le banche creditrici affinché possano esaminare la possibilità di ripulire i prestiti concessi agli agricoltori dei superinteressi, oggi la vera causa dell'indebitamento delle aziende agricole ormai pignorate e messe all'asta, invitando le stesse a retrocedere dalle loro posizioni finora proiettate al massimo profilo aziendale, e di intervenire in prima persona presso l'Unione europea affinché la stessa possa concedere una deroga, ed esaminare la possibilità, come sembrerebbe aver già fatto per la Grecia, di autorizzare l'azzeramento dei debiti agricoli per gli operatori del settore;
nelle more delle trattative con gli organi dell'Unione europea e nel rispetto delle normative comunitarie in vigore, a redigere in tempi brevi un disegno di legge che possa garantire alle imprese agricole e pastorali pari opportunità di esistenza rispetto alla media delle imprese agricole più sviluppate in sede comunitaria (infrastrutture, standard di servizi , trasporti, credito, ecc.). (142)
Mozione Rassu - La Spisa - Contu - Petrini - Licandro - Lombardo - Sanjust sulla grave crisi del settore agro-pastorale determinata dalla insostenibilità dei costi della produzione e dal conseguente grave indebitamento col mutuo bancario.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che migliaia di aziende agricole ed agro-pastorali versano in condizioni economiche precarie non più sostenibili a causa del grave indebitamento e del continuo aumento dei costi della produzione;
CONSIDERATO che:
- la gravissima situazione economica che si è venuta a creare sta ormai portando al tracollo l'intero settore con gravi ripercussioni negli altri settori della produzione;
- l'origine della grave crisi irreversibile del settore è da imputare alle insolvenze determinate dai rientri della legge regionale n. 44 del 1988;
- tramite la predetta legge regionale la Regione ha emesso mutui a tasso agevolato alle imprese agricole ed agro-pastorali per poter eseguire le opere di miglioramento fondiario con garanzia ipotecaria iscritta sugli immobili aziendali e sui terreni agricoli;
EVIDENZIATO che:
- l'Unione europea, a seguito di ricorso presentato da un operatore del settore, con suo provvedimento del 16 aprile 1997 n. 97/612/CE dichiarò gli aiuti concessi dalla Regione Sardegna tramite la menzionata legge regionale n. 44 del 1988 illegittimi in quanto non autorizzati dalla Commissione europea competente in materia di aiuti all'agricoltura, poiché i medesimi risultavano incompatibili con la stessa norma europea in quanto determinavano nel settore una concorrenza sleale sul mercato europeo;
- a causa di ciò le migliaia di imprese agricole ed agro-pastorali che avevano contratto i prestiti dagli istituti di credito convenzionati con la Regione, a tasso agevolato, si sono viste costrette a rientrare delle somme ricevute in prestito a tasso ordinario e di mora vigente al momento del contratto di mutuo;
- ciò ha causato in tutte le aziende interessate un grave disequilibrio finanziario non sopportabile dai bilanci delle stesse;
- questa situazione ha portato migliaia di aziende agricole a non poter rispettare i piani di rientro con conseguente accensione, da parte degli istituti di credito, di azioni giudiziarie per tutelare il rientro del debito con conseguente messa all'asta di centinaia di aziende insolventi;
CONSTATATO che:
- a quanto evidenziato si aggiunge il fatto che ormai da vari anni si assiste al continuo aumento dei costi della produzione del sistema economico sardo senza che niente venga fatto dal Governo regionale per calmierare il fenomeno;
- ciò ha contribuito e contribuisce ancora più incessantemente ad aggravare la crisi del settore;
- gli aumenti sconsiderati dei costi non consentono un'adeguata remunerazione del prezzo dei prodotti finiti, da qui l'irrisorio prezzo del latte sul mercato, e non solo;
- quanto si è determinato incide in maniera determinante nelle passività dei bilanci aziendali non consentendo alle aziende di stare sul mercato e competere con le aziende similari continentali, ma, fatto ancor più grave, non consente loro di uscire dallo stallo economico così originatosi;
RITENUTO che questa situazione grave e ormai insostenibile di fatto ha causato una vera e propria recessione economica del settore che, per effetto "domino", rischia di trascinare nel vortice gli altri settori economici, stante che il settore agro-pastorale rappresenta uno dei settori trainanti dell'economia regionale;
ATTESO che l'attuale situazione non è più sostenibile dagli operatori agricoli ed agro-pastorali e che a ciò debbano aggiungersi, come se non fosse sufficiente, calamità naturali, congiuntura negativa del mercato che il sistema economico sardo attraversa, ed in più gli stessi devono subire, oltre la superficialità e le dichiarazioni di comodo e di facciata dell'attuale Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e della Giunta, le gravissime carenze ed omissioni nonché gli ingiustificati ritardi che hanno fatto perdere al settore le provvidenze POR delle misure 4.9 e 4.20, e che a tutt'oggi vedono centinaia di allevatori che ancora attendono l'erogazione delle provvidenze per il benessere animale, indennità compensativa blue tongue, ecc., grazie per l'appunto alle distrazioni della Giunta regionale,
impegna la Giunta regionale
1) ad intraprendere con il Governo centrale e con l'Unione europea iniziative serie atte a far riconoscere l'obiettivo GAP negativo che la Sardegna presenta nei confronti delle altre Regioni italiane ed europee a causa, dell'alto costo energetico, dell'alto costo del denaro, del costo dei trasporti, della mancanza di infrastrutture primarie adeguate, a causa della nostra insularità, fattori che determinano per l'appunto un aumento del costo della produzione pari al 30 per cento;
2) affinché riconoscano che questi fattori economici hanno determinato e determinano ora e per il futuro la grave crisi del settore agricolo, e non solo;
3) intervengano Giunta regionale, Governo centrale, Unione europea affinché vengano individuati con urgenza gli strumenti legislativi idonei a far uscire la nostra Regione, alla quale lo Statuto speciale conferisce dignità nazionale nelle trattative, dalla più grave crisi economica verificatasi dal dopoguerra in poi, intendendo, tra l'altro, da subito le azioni giudiziarie intraprese dalle banche nei confronti delle aziende insolventi,
impegna altresì la Giunta regionale
ad erogare con immediata urgenza le provvidenze ancora pendenti e relative alla indennità compensativa, al benessere animale, agli eventi calamitosi. (145)
Mozione Ladu - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Randazzo Alberto - Floris Mario - Farigu - Murgioni - Gallus - Pisano - Dedoni - Cassano - Liori - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Rassu - Sanjust - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Diana - Moro - Sanna Matteo - Amadu sulla crisi delle aziende agricole sarde determinata dalla sofferenza sui mutui agevolati per il settore, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- in Sardegna si è venuta a creare una vera e propria situazione emergenziale determinata dalla crisi dei mutui per le imprese agricole e aggravata da una generale difficoltà che attraversa tutto il mondo agricolo;
- questa crisi sta assumendo contorni drammatici a causa delle migliaia di aziende, di lavoratori e loro famiglie coinvolti;
EVIDENZIATO che:
- l'attuale indebitamento delle imprese agricole sarde nei confronti delle banche creditrici ammonta ad una cifra vicina o superiore ai 700 milioni di euro;
- le imprese agricole sarde entrate o che stanno per entrare in sofferenza, a causa dell'insolvenza nei confronti degli istituti di credito, sarebbero circa 7 mila, molte delle quali hanno già avuto i terreni messi all'asta;
- questi dati da soli giustificano l'allarme che viene sollevato dal mondo dell'agricoltura e della pastorizia sarda, per via di una costante irrefrenabile emorragia di chiusura delle aziende con relativo abbandono delle campagne da parte degli operatori;
CONSIDERATO che:
- questa grave situazione è stata generata allorché la legge regionale n. 44 del 1988, che istituiva un regime di aiuti agevolati in agricoltura, è stata inserita nel contesto delle norme, e quindi ad integrazione della legge regionale n. 17 del 1992;
- la legge regionale n. 17 del 1992, per la parte che riguarda l'integrazione relativa alla legge regionale n. 44 del 1988, è stata fatta oggetto di impugnativa da parte della competente Commissione dell'Unione europea e, in quanto tesa a falsare in regime di libera concorrenza attraverso un sanzionabile intervento di aiuti finanziari da parte dell'ente regionale, è stata dichiarata illegittima;
- a causa di questo intervento della Commissione europea le imprese agricole che, confidando sulla legge regionale n. 44 del 1988, avevano ipotecato i propri terreni per ottenere le misure agevolative di cui sopra, si sono trovate improvvisamente a pagare tassi altissimi e insostenibili;
RILEVATO che:
- a fronte di questa situazione di incombente crisi, che potrebbe portare ad effetti devastanti per l'agricoltura in Sardegna, l'atteggiamento e le iniziative finora assunte dalla Giunta regionale, e in particolare dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, a parte una scontata solidarietà di facciata, non sono state assolutamente adeguate a quanto richiedeva la situazione e, anzi, appaiono tese a far decantare le problematiche senza dare risposte o trovare soluzioni soddisfacenti;
- la stessa proposta avanzata recentemente dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale di acquisire il debito dichiarato a valore di bilancio del Banco di Sardegna (pari al 60 per cento della somma complessiva), attraverso l'istituzione di un ente ad hoc, o avvalendosi dell'ISMEA, non solo non soddisfa gli operatori agricoli, ma presenta diversi fattori di possibile impugnativa o perlomeno di impercorribilità, in quanto parrebbe che lo stesso istituto di credito sardo richieda alle aziende in sofferenza il rientro sull'intero totale dell'ammontare;
ATTESO che il mondo agricolo sardo non può essere abbandonato a se stesso, lasciando aperte diverse vertenze come quella sul prezzo del latte, sui ritardi dei finanziamenti per il benessere animale, sul costo dei mangimi, dei trasporti e per l'energia elettrica e, infine, sui mancati indennizzi alle imprese per calamità naturali e lingua blu, vertenze irrisolte che stanno determinando una miscela pericolosissima che sta facendo esplodere tutto il settore,
impegna la Giunta regionale
1) ad adottare una serie di misure urgenti tese a frenare la dirompente crisi del settore agricolo attraverso:
- l'apertura di una trattativa con gli istituti bancari titolari di crediti nei confronti delle imprese agricole sarde, al fine di determinare un finanziamento regionale che possa consentire alle banche una dilazione sui tempi per l'esigibilità di tali crediti;
- la richiesta al Governo statale e alla Unione europea per il riconoscimento ufficiale dello stato di crisi dell'agricoltura sarda, finalizzato ad ottenere eccezionali misure di fiscalità agevolata e abbattimento degli oneri derivanti dai costi d'esercizio, per almeno un quinquennio, a tutte le imprese agricole operanti nel territorio della Regione;
- l'istituzione di un fondo straordinario di solidarietà che possa essere utilizzato dalle aziende agricole che hanno terreni sottoposti a confisca per scongiurare la chiusura di dette imprese entrate in sofferenza;
- la richiesta di un tavolo di concertazione Regione-Stato-Unione europea affinché, riconosciute le peculiari ragioni storiche, geografiche e sociali della Sardegna, venga rimossa l'impugnativa della Commissione europea nei confronti della legge regionale n. 17 del 1992, sino all'estinzione dei mutui accesi per effetto delle norme in essa contenute;
2) e nell'immediato ad adottare le seguenti ulteriori misure:
- dirimere l'intera vertenza sul prezzo del latte, individuando una cifra che sia di soddisfazione per gli allevatori sardi;
- conferire gli indennizzi, ancora pendenti, alle imprese agricole colpite da eventi calamitosi;
- istruire e finanziare le pratiche relative al benessere animale per colmare i vergognosi ritardi accumulati;
- riprogrammare l'indennità compensativa, eliminando la proposta di riduzione del trenta per cento avanzata dalla Giunta. (147).
Mozione Diana - Artizzu - La Spisa - Randazzo Alberto - Vargiu - Ladu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Rassu - Lombardo - Contu - Licandro - Sanjust - Pileri - Petrini - Randazzo Vittorio - Cappai - Amadu - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Pisano - Cassano - Dedoni - Murgioni - Gallus - Floris Mario - Cherchi Oscar - Farigu sulle gravissime inadempienze della Giunta regionale nei confronti del comparto agro-pastorale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- l'agricoltura sarda attraversa la più drammatica crisi nella storia dell'autonomia regionale;
- gli agricoltori si trovano ad affrontare ogni giorno problemi enormi, potendo contare unicamente sulle loro forze;
- il numero delle imprese e degli occupati del comparto è in costante calo;
- la capacità di penetrazione dei prodotti agro-alimentari sardi sui mercati nazionali e internazionali è irrisoria, i costi di produzione sono altissimi, gli investimenti pubblici inesistenti, quand'anche non si perdono a causa di una gestione irresponsabile delle risorse; essere colpiti da una calamità naturale o da una malattia delle piante o del bestiame significa, per agricoltori e allevatori, dover rinunciare per sempre all'attività;
- le campagne si spopolano e non nascono nuove imprese;
- il settore che dovrebbe e potrebbe trainare l'intera economia sarda, operando come volano di sviluppo per gli altri comparti economici, è a un passo dalla scomparsa e con esso lo sono le prospettive di sviluppo dell'intera Isola;
- senza l'apporto dell'agricoltura e della pastorizia, la Sardegna non potrà mai uscire dalle secche della stagnazione e della povertà;
CONSIDERATO che:
- nella crisi del comparto agro-pastorale, i ritardi e le scelte sbagliate della Giunta regionale giocano un ruolo di primo piano, come dimostrano i diecimila agricoltori che il 20 marzo 2007 hanno paralizzato la città di Cagliari per un giorno intero con una manifestazione di protesta indetta dalle associazioni di categoria;
- quel giorno, il mondo dei campi chiedeva con forza delle risposte ai problemi vecchi e nuovi, ma gli impegni assunti dal Presidente della Regione e dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale non hanno avuto alcun seguito;
- appare evidente che la linea politica della Giunta regionale in materia di agricoltura e allevamento va in direzione opposta rispetto agli interessi degli operatori del settore;
- l'unico comparto legato all'agro-zootecnia che gode di un sostegno da parte della Regione è quello cooperativistico, nel quale l'attuale assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale ha conseguito brillanti risultati in qualità di dirigente;
- ciò non basta a giustificare un'Amministrazione regionale che dispensa ingenti risorse al mondo delle cooperative, trascurando le aziende private;
SOTTOLINEATO che:
- le risorse che la Regione investe nell'agricoltura e nella pastorizia sono ampiamente insufficienti e per giunta programmate male, tanto che solo una minima parte riesce ad arrivare a destinazione, mentre il resto si perde, va ad alimentare i residui nel bilancio regionale o, nel caso dei fondi comunitari, viene disimpegnato e riprogrammato dalla Commissione europea a vantaggio di altre regioni;
- 73 milioni di euro sono andati persi nel giugno scorso a causa del disimpegno dei fondi Feoga: 36 milioni di euro di fondi comunitari più le quote di cofinanziamento statali e regionali, che la Giunta regionale ha perso per non essere stata in grado di approvare le graduatorie dei bandi relativi alle misure POR 4.9 e 4.20 entro i termini prestabiliti;
- all'enorme somma perduta si aggiunge l'incertezza in cui ancora oggi versa l'iter della progettazione integrata, con un esiguo numero di progetti approvati e nessuna certezza sulle reali prospettive di tale percorso;
- tutto ciò non si traduce solo nella perdita di ingenti risorse, ma anche in un enorme esborso per gli agricoltori cui per partecipare ai bandi è stata richiesta la progettazione esecutiva delle opere da realizzare, non un semplice progetto dì massima: migliaia di euro che chi non ha avuto la fortuna di essere finanziato, magari non per demerito suo ma semplicemente perché la Regione non può più disporre delle risorse da mettere a bando, non potrà mai recuperare;
- ciò è potuto accadere nonostante le ripetute segnalazioni mosse dalle associazioni di categoria fin dalle prime fasi dei bandi, che sono rimaste inascoltate;
- le associazioni hanno proposto procedure alternative più snelle, rapide e meno costose per gli agricoltori, di cui la Giunta regionale non ha tenuto alcun conto;
- un esempio emblematico dell'inadeguatezza dell'Amministrazione a gestire le procedure di spendita delle risorse comunitarie è dato dai contributi per la ricomposizione fondiaria, misura 4.19 del POR;
- la graduatoria relativa all'annualità 2006 è stata approvata soltanto il 6 luglio 2007, mentre quella relativa all'annualità 2005 è stata approvata il 31 ottobre 2006;
- i fondi stanziati sono dunque rimasti a lungo inutilizzati e, trattandosi di risorse comunitarie, a rischio di disimpegno;
- il Consiglio regionale ha respinto con voto a maggioranza, durante l'esame della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria 2007), la proposta del gruppo consiliare di Alleanza Nazionale per l'istituzione di due fondi permanenti per finanziare gli indennizzi per le calamità naturali e per le epizoozie;
- solo strumenti simili possono consentire di avere indennizzi certi e rapidi, ma il Presidente della Regione ha dichiarato pubblicamente di essere contrario al sistema degli indennizzi e che, secondo lui, agricoltori e allevatori dovrebbero premunirsi contro calamità e malattie attraverso la stipulazione di polizze assicurative: un sistema comodo ed economico per la Regione, che potrebbe liberarsi del peso dì dover programmare le proprie risorse in vîsta di eventi imprevedibili, ma che la crisi economica rende impraticabile;
VALUTATO che:
- l'incapacità di programmazione, insieme al rifiuto della concertazione, è a monte di gran parte delle scelte sbagliate o mancate dell'esecutivo;
- ne è la prova più lampante il Programma di sviluppo rurale 2007-2013, la cui bozza propositiva è stata adottata dalla Giunta con deliberazione n. 24/1 del 28 giugno 2007 e che prima di divenire operativo dovrà passare l'esame preliminare della Commissione europea e la contrattazione tra Regione e Unione europea: se tutto va bene, non potrà essere approvato prima di un anno; il mondo dei campi, però, non può aspettare tanto;
- il Piano paesaggistico regionale, adottato con deliberazione n. 22/3 del 24 maggio 2006, nelle intenzioni sbandierate dal Presidente della Regione sarebbe dovuto servire a frenare la speculazione edilizia sulle coste ma, lungi dal raggiungere tale scopo, sta riuscendo a trasformare le campagne sarde in un deserto;
- gli assurdi vincoli che impediscono quasi tutte le costruzioni nelle aziende agricole, che si trovino o meno nella fascia costiera, rendono impossibile dare vita a nuove imprese;
- le campagne si spopolano, i giovani che pure vorrebbero stabilirvisi vengono respinti dal muro dei divieti e scoprono quale unica alternativa l'emigrazione, mentre i prezzi delle abitazioni e degli affitti nei centri urbani salgono alle stelle;
- obiettivo dichiarato del Piano paesaggistico regionale è una campagna incontaminata, che non prevede la presenza dell'uomo, ma questa sarebbe una campagna abbandonata a se stessa, in balia del degrado e degli incendiari, una campagna priva di ogni tutela sotto il profilo ambientale;
- gli effetti negativi dell'applicazione del Piano paesaggistico regionale sono già tangibili, come dimostra il drammatico incremento degli incendi dolosi che sta caratterizzando l'estate 2007, complice anche un Piano regionale antincendi nella cui redazione la Giunta regionale ha anteposto le politiche di risparmio alla tutela del patrimonio ambientale e dell'incolumità dei cittadini;
VERIFICATO che:
- le piccole e medie aziende del comparto zootecnico non godono di alcuna attenzione e devono affrontare da sole un mercato in cui partono penalizzate dall'insularità e dalla scarsa produttività che gli allevamenti sardi soffrono per numerose ragioni, ataviche e non;
- prosegue indisturbata l'importazione illegale di bestiame da macello da altri paesi europei, come i famigerati maialetti olandesi e agnelli rumeni, animali considerati di scarto dagli allevamenti di provenienza che vengono macellati nei mattatoi isolani e commercializzati come prodotti sardi, con danni gravissimi per i nostri allevatori e per l'immagine dei nostri prodotti;
- il Piano per 1'eradicazione delle pesti suine, adottato con decreto dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale n. 11277/9 del 16 maggio 2007, si concentra soprattutto su misure volte a limitare l'attività venatoria mentre non è prevista alcuna forma di incentivazione per le aziende zootecniche che adottano pratiche di allevamento volte a minimizzare i rischi di contagio;
PRESO ATTO che:
- la riforma degli enti agricoli regionali, avviata con la legge regionale 21 aprile 2005, n. 7 (legge finanziaria 2005), si è arenata ed è stata successivamente "riformata" con una legge specifica, la legge regionale 8 agosto 2006, n. 13, che risulta tuttora inapplicata;
- Ersat Sardegna ed Era Sardegna, gli enti istituiti con il primo abortito tentativo di riforma, continuano a esistere e, si fa per dire, a operare, in una situazione di incertezza che incide negativamente sul rapporto tra il mondo dei campi e le istituzioni regionali e sulla capacità di programmazione della Regione in materia di agricoltura e zootecnia;
- un'altra riforma di cui si parla da tempo ma che ancora non è approdata in Aula è quella dei consorzi di bonifica, più volte annunciata dalla Giunta regionale ed esitata dalla Commissione competente;
- l'ultima versione della proposta prevede l'esclusione delle associazioni di categoria dal governo dei consorzi, che si vorrebbe porre interamente nelle mani della politica;
- anche questo è un sintomo della fiducia che la Giunta regionale e la maggioranza nutrono nei confronti degli agricoltori e delle realtà che li rappresentano;
- nonostante le ripetute proteste da parte delle associazioni, l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale assicura di non voler modificare il disegno di legge: questa è l'idea di concertazione che muove l'esecutivo regionale;
- intanto, gli agricoltori devono sperare che l'Assessore, nella sua infinita magnanimità, voglia di volta in volta prorogare la sospensione delle cosiddette "cartelle pazze", mentre sul costo dell'acqua continua a regnare l'incertezza,
impegna la Giunta regionale
1) a mutare drasticamente le proprie politiche in materia di agricoltura e allevamento;
2) a fare del comparto agro-pastorale il nucleo portante dello sviluppo economico della Sardegna, la massima priorità nelle politiche di sostegno allo sviluppo;
3) a basare la programmazione nel comparto agro-pastorale sulla concertazione, sull'ascolto delle istanze e delle proposte che il mondo dei campi rivolge all'esecutivo per il tramite delle associazioni di categoria, perché nessuno meglio di loro può conoscere i problemi del comparto;
4) a proporre una vera riforma degli enti regionali, che abbia un'impostazione moderna e funzionale e che istituisca un ordinamento snello ed efficiente, non fatto di carrozzoni da usare per elargire consulenze ai soliti noti o a qualche illusionista importato dal continente;
5) a rivedere profondamente le procedure per i bandi relativi ai fondi comunitari, rendendole più semplici ed economiche per i partecipanti; la progettazione esecutiva dovrà essere eseguita sola a graduatoria approvata, riducendo così le spese per la partecipazione ed evitando che le aziende debbano sobbarcarsi costi insostenibili per poi non poter neppure accedere alle risorse;
6) a rendere inoltre le procedure di cui sopra più snelle e rapide, alfine di accelerare la spendita delle risorse e liberare la Regione dalla spada di Damocle del disimpegno automatico;
7) a risarcire gli imprenditori agricoli che hanno partecipato a bandi per i quali era richiesta la presentazione di progetti esecutivi e che non sono stati ammessi al finanziamento;
8) a impegnarsi nella semplificazione e nella razionalizzazione dell'Amministrazione, coerentemente con gli impegni assunti in campagna elettorale e nelle dichiarazioni programmatiche esposte al cospetto del Consiglio regionale;
9) a non effettuare, nei propri atti e nelle proprie proposte, discriminazioni tra le aziende agricole sulla base della tipologia e delle dimensioni, poiché tutte costituiscono un patrimonio dell'economia sarda e l'esistenza di realtà diverse deve essere valorizzata come un punto di forza;
10) ad agevolare e sostenere la creazione di nuove aziende agricole e a incentivare i giovani che intendono trasferirsi nelle campagne per abitarvi e per avviare iniziative imprenditoriali;
11) a promuovere un modello di sviluppo delle zone interne della Sardegna, basato sul modello toscano, con un territorio in grado di attrarre il turismo anche e soprattutto grazie all'agricoltura, agli effetti positivi che la presenza umana ha sul paesaggio nelle campagne, oltre all'attrattività delle nostre peculiari produzioni agro-alimentari;
12) ad apportare le modifiche agli strumenti di pianificazione paesaggistica che si rendono necessarie al fine di porre in essere i punti precedenti;
13) a demandare l'applicazione degli strumenti di pianificazione paesaggistica ai comuni, al fine di rendere più efficace il controllo del territorio e di rendere i tempi di istruttoria compatibili con le esigenze delle imprese;
14) a tutelare e sostenere la qualità e la tipicità dei prodotti agro-alimentari sardi sia sul mercato interno che su quelli nazionale ed estero, con investimenti in grado di assicurare un miglior livello di promozione e di penetrazione, coinvolgendo la totalità delle aziende, non solo poche fortunate selezionate con criteri tutt'altro che trasparenti come è accaduto con la costosa e inutile iniziativa ospitata a Londra dai grandi magazzini Harrods;
15) a promuovere un sistema di continuità territoriale per le merci, senza il quale i produttori sardi saranno sempre penalizzati rispetto ai concorrenti;
16) a rivedere il sistema di erogazione degli indennizzi per le calamità naturali e le epizoozie, che devono essere correttamente dimensionati ai danni subiti e immediatamente disponibili;
17) a modificare il Piano per l'erogazione delle pesti suine, prevedendo forme di incentivazione per la creazione di aziende modello in grado di veicolare il messaggio che l'adozione delle buone pratiche necessarie a evitare il contagio può avere ricadute positive sullo sviluppo dell'impresa e quindi sul suo volume d'affari;
impegna inoltre l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale
a prendere atto delle proprie responsabilità relativamente allo stato di crisi in cui versa il comparto agro-zootecnico sardo e a rassegnare le dimissioni dall'incarico, non ritenendo la sua figura adatta a porre in essere gli impegni testè affidati alla Giunta regionale. (138).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 142 ha facoltà di illustrarla.
CAPPAI (U.D.C.). Io sono veramente sconcertato, dopo otto anni che siedo in questi banchi e dopo aver letto, in questi giorni, montagne di documenti, fiume di parole spese in quest'Aula sul problema dell'agricoltura in Sardegna, vedere l'Aula vuota. Evidentemente è un problema poco sentito, un problema che veramente non vuole essere affrontato. Mi dispiace che non sia in Aula l'onorevole Uras che ieri sera, con la solita verve, dichiarava che bisognava essere seri, coerenti e soprattutto uniti per buttar giù una proposta di legge che sanasse definitivamente il problema dell'agricoltura in Sardegna. Io, per poter illustrare la mozione, mi sia consentito, avrei voluto il Presidente della Giunta in Aula, ma come al solito fa il latitante. Non lo fa quando è in campagna elettorale per il Partito Democratico, per tre anni e mezzo qui si è discusso di agricoltura, dei problemi degli agricoltori, dei problemi dei pastori, dei problemi del prezzo del latte, del problema dell'aumento del costo dei mangimi, del problema del costo dell'acqua, del problema del costo energetico. Si è parlato di tutto, ma sistematicamente questo Presidente non ascolta, non partecipa ai lavori, non sente; quindi non può recepire quelle che sono le istanze, non tanto del mondo agricolo, ma quanto le cose che denunciamo qua dentro. Sì, è presente l'Assessore, ma poi dirò perché l'Assessore non ha seguito ciò che l'Assessore del centrodestra aveva deciso, assieme alla Commissione consiliare, di svolgere per poter risolvere il problema della "44", e non è solo la "44".
Dicevo, questo Presidente continua a fare il latitante salvo durante la campagna per il P.D., presentarsi a Decimoputzu, dopo che non c'è stato per tre anni e mezzo e dopo che quella vicenda gli agricoltori di Decimoputzu la stanno vivendo dal '97, si presenta e dice: "Ah! Ci pensiamo noi. Adesso affronteremo il problema". Non so con chi lo voglia affrontare, non so se lo voglia affrontare col Governo nazionale o con la Comunità europea. Io dico che il mondo agricolo è in grave crisi, non solo quelli che hanno usufruito della "44", ma la crisi è ben più generale.
Leggo un passo dal collega Alberto Sanna della precedente legislatura, del 1 febbraio 2000, quando si discuteva, anzi illustrava, una mozione del centrosinistra simile a quella nostra di oggi. Dice che avrebbe, il collega Sanna… non sto qui ad indicare i problemi della "44" e delle altre leggi, il collega Sanna recitava: "Veniamo alla situazione attuale, quali sono i termini del problema oggi. Va detto che questo provvedimento riguarda 4800 aziende sarde - oggi sono diventate di più sono quasi 5000 - è un provvedimento che riguarda il grosso del comparto agricolo regionale, un comparto agricolo interessato e coinvolto in una situazione di crisi profondissima, crisi che da un lato vede le aziende fortemente indebitate, pare che almeno dai dati di cui disponiamo l'indebitamento sia intorno ai 1.500 miliardi. Quindi, un indebitamento ormai cronico che rappresenta un ostacolo di fondo per lo sviluppo del nostro comparto agricolo". Ho letto questo passaggio per fare una domanda al centrosinistra: che cosa è cambiato dal 2000 al 2007? Con voi al Governo e con voi che avete gestito l'agricoltura dall'87 a oggi, salva la parentesi dei cinque anni di centrodestra, sempre con Assessori del centrosinistra? Dal '87 a oggi l'agricoltura è stata in mano ad Assessori del centrosinistra, salvo poi leggere in questa stessa relazione ulteriori dichiarazioni del collega Sanna, che dopo essersi recato a Bruxelles assieme all'Assessore, al direttore Orefici, al Presidente della Giunta e al sottoscritto, dichiara in Aula, sempre nell'aula del febbraio 2000, il collega Sanna dichiara che il Consiglio deve lavorare assieme per trovare una soluzione al problema dell'agricoltura in Sardegna. E indica anche i percorsi, il collega Sanna, per poter arrivare ad una soluzione unitaria di questa Aula per mettere fine, una volta per tutte, agli annosi problemi dell'agricoltura, relaziona su ciò che si è discusso a Bruxelles, sui consigli che abbiamo ricevuto da Bruxelles, e dichiara, anche, che il centro sinistra in quell'epoca era disposto a collaborare con il centro destra per risolvere i problemi dell'agricoltura. A distanza di sette anni, con tre anni e mezzo che state governando questa Regione, il percorso allora indicato dal collega Sanna, che è stato per due anni e mezzo Presidente della Commissione agricoltura in questa legislatura, niente è stato fatto. Invito, e sfido, chiunque a dimostrare in quest'Aula se un solo provvedimento, un disegno di legge oppure una proposta di legge sia pervenuta dal centro sinistra in Commissione per porre la prima pietra per risolvere i problemi dell'agricoltura in Sardegna. Niente di niente, non avete proposto una sola proposta di legge, non avete presentato nessun disegno di legge, sull'indebitamento degli agricoltori in Sardegna.
Avete voluto dare, in questi giorni, per rendere più forte il nostro governatore, un po' di fumo negli occhi agli agricoltori col disegno di legge di ieri sera. Preparato male, non me ne voglia, Assessore, sbagliato anche nella copertura finanziaria, per quello volevo intervenire ieri sera, Presidente. Perché le leggi fatte in fretta, spesso sono fatte male; meno male che durante il lavoro in Aula il funzionario della Commissione agricoltura da me interpellato, a sua volta ha interpellato il responsabile della Commissione bilancio e ha trovato l'errore. Altrimenti probabilmente in questa Aula per la fretta sarebbe stato approvato un provvedimento, che non avrebbe potuto avere efficacia. Bisogna leggerli i provvedimenti, Assessore, prima di portarli in Aula, o comunque bisogna rileggerli. Ma che cosa ha chiesto, che cosa ha chiesto Bruxelles? Quando siamo andati, per esaminare il problema dell'indebitamento in agricoltura, sostanzialmente due cose: la prima è che vogliono avere un rapporto dettagliato e puntuale sullo stato della situazione, perché molti passaggi, soprattutto a loro sfugge la gravità, la drammaticità della situazione economica e sociale in cui opera la nostra agricoltura, questa è la prima richiesta. C'è stato detto, anche, se questa richiesta, se questo rapporto fosse stato presentato, e avesse preceduto il nostro viaggio a Bruxelles, sarebbe stato senz'altro un fatto positivo, che avrebbe anche aiutato i nostri incontri, successivamente va studiato un provvedimento ad hoc che tenendo conto dell'emergenza, probabilmente, saremo stati già messi nelle condizioni di poter risolvere il problema. Tutto questo risale sempre al 2000, Assessore, quindi quel rapporto all'Unione Europea è stato presentato dall'assessore Contu, non sappiamo, dopo tre anni e mezzo, la risposta che è stata data a questo rapporto, sappiamo solo che il mondo agricolo continua ad essere indebitato per 1.500 miliardi e niente è stato fatto, né dal lei né dal suo predecessore per iniziare a discutere la situazione. Ma soprattutto dico, Assessore, soprattutto voi il problema non lo volete affrontare.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 145 ha facoltà di illustrarla.
RASSU (F.I.). Che cosa dire di più di ciò che è stato abbondantemente, Presidente, discusso ieri sera. Il settore agricolo ed agro pastorale, come tutti sappiamo, è composto in Sardegna, nella sua quasi totalità, da piccole e micro imprese agricole, e rappresenta, come abbiamo detto ieri, per la nostra economia uno dei fattori trainanti, se non il più importante dei fattori economici trainanti. A causa, comunque, della peculiarità e caratteristiche del sistema economico isolano, così come abbiamo detto, perché diversi, sappiamo tutti che è un sistema chiuso trattandosi, la nostra, di un'isola che al centro del Mediterraneo, questo sistema risente ancor più dei riflessi negativi della congiuntura economica che di fatto è originata, non da fattori interni, alla nostra economia, ma bensì per la maggior parte da fattori esterni. Fattori questi, che come ho detto ieri, condizionano la redditività delle nostre imprese agricole. E in particolare questi fattori negativi esterni incidono su che cosa? Incidono sui costi di produzione delle nostre imprese risentendo, come detto anche, come detto poc'anzi, della posizione geografica della nostra Isola, della mancanza della continuità territoriale merci, dell'alto costo, quindi, dei trasporti esterni, della mancanza di infrastrutture interne, dell'alto costo del denaro, e chi più ne ha più ne metta. Questo incide, come ha detto ieri, con un gap negativo che porta il nostro costo di produzione, Assessore su questo penso che sia d'accordo, sul 30-35 percento in più del costo di produzione, che sopportano gli altri sistemi produttivi regionali, nazionali ed esteri.
Io credo, ma non credo, sono convinto, che se questa situazione continua a degenerare è in pericolo la stabilità stessa ed economica dell'intera Isola. La stabilità del nostro sistema economico può ottenersi solo ed esclusivamente con il riequilibrio economico e finanziario del settore agricolo ed agropastorale, come ieri ho accennato. Bisogna, io dico le cose come è necessario dirle, il fallimento della politica industriale sarda, in quanto legata all'importazione, la lavorazione di materie prime che poi prendono nuovamente il mare per andare oltre, cosa ha evidenziato? In questo periodo ha evidenziato la mancanza e la debolezza dei presupposti economici e a posto in evidenza la necessità di dare al settore agricolo il ruolo che quarant'anni fa gli è stato tolto, mai come in questo periodo storico resta evidente ed indispensabile questa particolarità del nostro sistema. Da una parte la debolezza del settore industriale, in mano ai grossi capitali, che ne causano lo spezzettamento, la vendita a vari soggetti esterni, indebolendo quella che è anche la domanda di lavoro che è presente nell'Isola, e dall'altro abbiamo la debolezza del sistema agricolo, causata, appunto, dalla noncuranza, dalla distrazione degli ultimi 30 anni delle varie Giunte regionali che si sono seguite, compresa, a me piace dire sempre la verità, quando è necessario dirla, obiettivamente, compresa l'amministrazione dell'Assessore all'agricoltura della Giunta di centrodestra.
Però oggi, oggi, le responsabilità sono di colui il quale, e di coloro i quali governano l'Isola, da tre anni e mezzo, ormai, tutta la responsabilità politica cade su questa Giunta. Questo obbiettive difficoltà che poc'anzi ho accennato, sono intrinseche al nostro sistema economico isolano, ma sono ancora più accentuate, se noi appena appena ci riflettiamo, da che cosa? Dalla debolezza del sistema, dovuto, anche in questi ultimi sei anni, all'adesione dell'Italia all'euro, alla globalizzazione del mercato e, come ho detto poc'anzi, alla debolezza del nostro sistema economico non strutturato sufficientemente, né tanto meno idoneo ad affrontare un impatto del genere. Bene, tutto questo è così, perché? Perché negli ultimi 20 anni nulla e niente è stato fatto per sopperire. Cosa ne è conseguito? Ne è conseguito automaticamente un aumento dei costi di produzione con un conseguente squilibrio dei prezzi, con un insopportabile appesantimento della struttura di bilancio delle aziende agricole e pastorali, aziende agricole e pastorali che già avevano grosse difficoltà congiunturali, come ho detto, sul sistema economico. A ciò si sono aggiunte le calamità naturali, a ciò si sono aggiunte le epizoozie, a ciò si è aggiunta la disgrazia immane della legge numero 44 dell'88. Bene, questo quadro, che è quadro, credetemi, da bolgia infernale, per quanto riguarda… Presidente, se devo parlare, voglio un po' di attenzione, sennò non continuo. Presidente, la prego. Grazie. A questo quadro, ripeto, che tenta di individuare, per un sistema economico ad una bolgia infernale, ad una bolgia infernale si aggiunge che cosa? - questo è necessario che mi venga consentito dirlo - la distrazione, dico distrazione tra virgolette, in questi ultimi tre anni e mezzo dell'attuale Giunta regionale, verso la madre di tutti i problemi della nostra agricoltura, e cioè il grosso e l'immane indebitamento che hanno dovuto e che sopportano le nostre aziende agricole, in conseguenza di quanto specificato prima, indebitamento che è quasi pari, ripeto, alla produzione lorda, vendibile in agricoltura in Sardegna. Ciò vuol dire che, di fatto, il nostro patrimonio agricolo e agro-pastorale, attualmente, è di proprietà delle banche. Ora, in questo panorama non certamente roseo né celestiale, stiamo assistendo al collasso vero e proprio del sistema economico. Se ciò dovesse avvenire, parlo del sistema economico-agricolo, avrebbe ripercussioni gravissime e devastanti, come ho detto ieri, su tutto il sistema economico isolano per effetto domino. Ecco perché richiamo la responsabilità grave dell'attuale politica regionale. Se la politica regionale, se il Presidente, giustamente, preferisce una Giunta tecnica a una Giunta politica, è indispensabile e necessario che i tecnici chiamati responsabilmente a guidare un settore abbiano e debbano avere quella particolare attenzione affinché un fenomeno non degeneri, ma affinché un fenomeno negativo si possa se non altro calmierare. In questi tre anni e mezzo niente è stato fatto da questo, l'ha accennato il collega Cappai poc'anzi, l'ho ribadito ieri io. Non è stato fatto niente sulle indicazioni che Bruxelles ha dato sei anni fa alla Giunta regionale, nulla e niente. Il sottoscritto ha presentato una legge in Commissione, nel 2005, per la ristrutturazione delle aziende, per la ristrutturazione finanziaria delle aziende agrarie, e ancora non è stata mai neanche accennatamente portata all'attenzione della Commissione. Quindi, diventa improcrastinabile un provvedimento concordato, come ho detto ieri, con l'Unione Europea, che possa sollevare le aziende agricole e agro-pastorali da questo impatto negativo, che possa ridare fiducia alle campagne, che possa salvaguardare il patrimonio, il capitale agrario e il capitale fondiario delle nostre aziende e dell'intera Regione sarda. Ma a questo, come ho detto poc'anzi, è indispensabile, è necessario studiare un provvedimento che intervenga a calmierare il costo di produzione del sistema economico-agricolo e agro-pastorale, e non solo; Bruxelles deve sentirci così come ha sentito, a suo tempo, la Grecia, come ho detto ieri noi abbiamo dignità nazionale nelle trattative con l'Unione Europea, quindi possiamo trattare direttamente, senza intermediari governativi, senza promesse di nessun genere. E' necessario congelare, attualmente, gli atti esecutivi, e predisporre questi provvedimenti di concerto con Bruxelles affinché oggi e per il futuro si possa intervenire e si possa evitare il collasso di un sistema che trascinerà con sé indubbiamente tutti gli altri settori economici isolani. A questo la richiamiamo, Assessore, e voglio che si impegni il Presidente della quinta Commissione a portare all'attenzione della quinta Commissione il progetto di legge numero 129 sulla ristrutturazione delle imprese agricole, ma su questo è necessaria l'unità di tutto il Consiglio regionale, di tutto il Consiglio regionale, che seriamente deve…
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 147 ha facoltà di illustrarla.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessore e colleghi, questa mozione è stata presentata a seguito della crisi che sta attraversando il mondo agro-pastorale, che vede coinvolte molte aziende agricole, e quindi c'è la necessità da parte di questo Consiglio regionale di fare un approfondimento di questa materia. La sofferenza di queste aziende agricole è dovuta non a una sola motivazione, ma a diverse motivazioni, però, devo dire che la motivazione principale, in questo caso che sta mettendo in ginocchio delle aziende, è dovuto soprattutto al fatto che alcune leggi della Regione sarda, che riguardavano i mutui agevolati nel settore agricolo, sono state impugnate dalla Commissione europea, e questo ha creato tutta una serie di problemi al mondo agricolo, problemi al punto che oggi possiamo dire che c'è nell'intero settore una situazione di vera e propria emergenza, emergenza che coinvolge migliaia di aziende, lavoratori e famiglie, e basta vedere quello che è successo alcuni giorni fa a Decimo Mannu, dove un folto gruppo di allevatori, con le loro famiglie, hanno iniziato uno sciopero della fame, e quindi questo senza considerare poi le altre manifestazioni dei giorni successivi delle associazioni agricole. Quindi, questo ha determinato una situazione di grave preoccupazione per quanto riguarda il mondo politico isolano, che deve assumere comunque delle iniziative importanti in merito. Basta pensare qual è oggi la situazione in Sardegna: ci sono circa 700 milioni di euro di indebitamento per quanto riguarda le aziende agricole, a fronte di 1miliardo e 500 milioni di euro di produzione lorda vendibile, quindi sono cifre che fanno veramente spavento e, considerato anche che le aziende in sofferenza oggi sono circa 7 mila in tutta la Sardegna, molte delle quali hanno già dovuto subire i provvedimenti esecutivi da parte delle banche, e quindi sono state già messe all'asta, io credo che questo debba far riflettere questo Consiglio regionale, e la Giunta regionale è chiamata ad assumere dei provvedimenti. Allora, noi chiediamo che questo Governo della Regione assuma veramente delle iniziative forti e concrete, perché l'impegno di facciata non serve a nessuno. Anche le cose che sono state fatte in questi giorni da parte della Giunta regionale, lo stesso provvedimento che è stato approvato ieri, che pure costituirà motivo di sollievo alle aziende agricole, perché permetterà a queste di prendere quanto è dovuto in ritardo per l'indennità compensativa, e soprattutto per il benessere animale, e questo è solo un punto a favore di questi agricoltori, ma non è assolutamente in grado di risolvere la crisi che in questo momento sta attraversando il mondo agro-pastorale. Io credo che la proposta che ha fatto la Giunta regionale, di acquisire i debiti a valore di bilancio, una delle proposte che perlomeno noi abbiamo letto sulla stampa, poi sentiremo dalla Giunta quali sono le proposte che deve portare avanti, dicevo, che la costituzione di un ente ad hoc, non ci pare sia la soluzione adeguata, non soddisfa gli interessati, ma, soprattutto, c'è la possibile impugnativa da parte dell'Unione Europea di questo provvedimento. Allora bisogna dirlo, Assessore, in questo momento il mondo agricolo, per tutta una serie di motivazioni, si sente abbandonato a se stesso, c'è ancora aperta la vertenza sul prezzo del latte, vertenza difficilissima, non sappiamo come andrà a finire. Per quanto riguarda gli interventi sul benessere animale, abbiamo visto che anche questo ulteriore intervento non riuscirà a risolvere definitivamente il pregresso che riguarda le aziende agricole; non capiamo, insomma, perché l'atteggiamento della Giunta regionale in questo momento sia così morbido nei confronti del Governo nazionale che, di fatto, sta trascurando le emergenze che riguardano oggi il mondo agricolo sardo, senza considerare che oggi, il mondo agropastorale, sta attraversando una crisi dovuta all'aumento dei prezzi, all'aumento dei costi di produzione, all'aumento dei costi dei mangimi, dei trasporti, dell'energia, tutta una serie di situazioni che complicano la situazione nel mondo agropastorale, senza considerare che gli indennizzi sulle calamità naturali stanno arrivando con forte ritardo. Tutto questo costituisce una miscela esplosiva pericolosa all'interno del mondo agropastorale che va disinnescata, va trovata una soluzione in tempi rapidi. Allora noi, con questa mozione, impegniamo la Giunta regionale ad adottare misure urgenti, Assessore, che siano capaci di frenare questa crisi, chiediamo che sia aperta una trattativa immediata, lo sta già facendo ma va accelerato, con gli istituti bancari, per consentire una dilazione dei tempi di esigibilità dei crediti, perché senza un provvedimento del genere queste aziende saranno destinate al fallimento. Chiediamo anche al Governo nazionale, all'Unione Europea il riconoscimento di uno stato di crisi dell'agricoltura sarda, e questo è un dato di fatto, così come hanno fatto altre nazioni inserite all'interno dell'Unione Europea, sono riuscite ad ottenere delle agevolazioni, dei vantaggi, proprio perché sono state riconosciute delle situazioni particolari, e quindi chiediamo anche che venga istituito un fondo straordinario di solidarietà per scongiurare la chiusura di queste imprese che sono in crisi, e chiediamo ancora una rapida concertazione fra la Regione, il governo nazionale e l'Unione Europea, per trovare soluzioni che siano capaci, compatibilmente a quanto previsto dalla normativa europea, di trovare una via d'uscita per queste situazioni di crisi. Inoltre io credo che non dovrebbe essere difficile, impossibile, chiedere all'Unione Europea che venga rimossa l'impugnativa nei confronti della legge regionale 17/92, proprio motivando con questa situazione di emergenza, con la situazione particolare della Sardegna, questa impugnativa. Io credo che se la Giunta regionale e il governo nazionale sono convinti di questa situazione che si è verificata in Sardegna, si può chiedere che venga rivista anche questa posizione che, a suo tempo, ha assunto l'Unione Europea. Inoltre chiediamo che questa Giunta regionale adotti ulteriori misure che sono appunto quella di rivedere in tempi rapidi la vertenza del prezzo del latte. Ormai gli allevatori stanno iniziando la produzione, e questo è il tempo giusto per fare le trattative anche con gli imprenditori del latte, e questo è il momento giusto per iniziare ragionamenti, non possiamo certamente aspettare a dicembre o a gennaio quando le aziende sono già in produzione e quindi hanno già contattato, perché in questo momento, oggi, gli allevatori che sono in una situazione di estrema sofferenza, sono costretti a contrattare il prezzo del latte anche a prezzi bassissimi, proprio perché hanno bisogno di soldi, in questo momento le aziende non hanno risorse e pertanto sono costrette a cedere alle anticipazioni che vengono date dagli imprenditori del latte e del formaggio, e quindi praticamente sono costretti a vendere il latte a un prezzo bassissimo. Chiediamo, inoltre, di completare la liquidazione degli indennizzi dovuta alle calamità naturali; anche queste sono spettanze che riguardano il mondo agricolo da anni, e quindi potrebbe, questo, alleviare i problemi che riguardano in questo momento il mondo agricolo così come, per quanto riguarda il benessere animale, noi chiediamo che oltre che queste risorse venga completato l'intero ciclo che riguarda la liquidazione di queste competenze, e così come… non se ne è parlato in questi giorni; c'è una misura che riguarda il premio unico che soltanto pochi agricoltori sono riusciti ad ottenere, anche su questo c'è bisogno di un intervento… sto concludendo…
Presidenza del Vicepresidente Rassu
PRESIDENTE. Concluda.
LADU (Fortza Paris). …di un intervento della Giunta regionale, affinché queste competenze vengano liquidate al mondo agricolo, e, infine, per quanto riguarda l'indennità compensativa; se n'è parlato ieri, io credo che la proposta che sta facendo la Giunta regionale di una riduzione del 30 percento dell'indennità compensativa sia una cosa che vada rivista, credo che l'indennità compensativa venga data in modo completo, così come è stato fatto in passato, perché questo servirà in qualche modo a uscire da questa situazione di crisi e di emergenza in un settore che, probabilmente, se ci sono le condizioni dal punto di vista infrastrutturale siano capaci di rilanciare quest'agricoltura, ma per arrivare a questo, per arrivare al rilancio dell'agricoltura e della pastorizia in Sardegna c'è bisogno di interventi forti dal punto di vista infrastrutturale, che purtroppo questa Regione non è riuscita ancora a dare. Ecco, io credo che la crisi si risolva dando quanto spetta a loro, ma soprattutto investendo e creando condizioni per un'agricoltura moderna e capace di essere competitiva nel prossimo futuro. Grazie.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 138 ha facoltà di illustrarla.
DIANA (A.N.). Grazie presidente, 10 minuti sono certamente pochi per gli argomenti che i colleghi hanno affrontato, e che io intendo ancora più efficacemente, spero, portare all'attenzione di questa Aula. Perché vede assessore Foddis, lei che rappresenta il Presidente della Regione e null'altro, dico questo perché ieri, in quei pochi minuti che mi sono stati concessi, ho ricordato a questa Aula, come lei sia diventato il più impopolare di tutti gli Assessori all'agricoltura di tutta la storia dell'autonomia della Sardegna; e mi dispiace questo, perché neanche l'assessore Paba, a suo tempo, responsabile certamente di una non notifica all'Unione Europea, per cui responsabile anche dei danni che ci stiamo trascinando oggi, ma io non voglio infierire sull'assessore Foddis, che bontà sua si ritrova certamente in mano una situazione drammatica che non è denunciata solo da noi, ma è denunciata dalle organizzazioni, è denunciata dai produttori, dagli agricoltori, dagli allevatori, è denunciata da tutti quanti, sino ad arrivare al punto che gli allevatori a momenti rischiano di scagliarsi anche contro le stesse organizzazioni. Un fatto drammatico che non può assolutamente essere condiviso. Perché dico che 10 minuti sono pochi? Perché l'argomento di cui stiamo trattando è un argomento che avrebbe avuto necessità, probabilmente, non di una giornata intera, ma forse di due, tre giorni, perché noi potessimo essere messi nella condizione di sviscerare tutte le difficoltà che sono manifestate dalle mozioni che sono state presentate dai colleghi, e da quella che molto modestamente io sto illustrando e che spero l'Assessore abbia letto. Perché - diceva l'onorevole Cugini ieri - è sufficiente essere cercatori di funghi? Per fare che cosa poi è necessario o è sufficiente essere cercatori di funghi? Per rendersi conto di che cosa sta succedendo oggi nelle campagne della Sardegna! E' un dramma nel dramma. E se non si prende atto di questa situazione possiamo forse essere convinti, e lo abbiamo fatto di buon cuore ieri, quando abbiamo approvato quella leggina che dà un minimo ristoro, 19 milioni di euro, che sono poca cosa rispetto a quella che è la drammaticità del momento. Non bastano i proclami dell'assessore Foddis che rientra da Roma l'altro giorno annunciando… cosa ha annunciato l'Assessore? Non ha annunciato proprio un bel niente! Stiamo anticipando le risorse degli anni futuri per quest'anno. Questo stiamo facendo! Non stiamo facendo assolutamente altro. E allora perché la gente si lamenta se il benessere animale e l'indennità compensativa non è stata pagata o è stata pagata ad alcuni e ad altri no? I ritardi: dieci mesi di ritardo, Assessore, a chi sono dovuti? Agli agricoltori? Alle organizzazioni? Al Consiglio regionale? O alla struttura dell'Assessorato che evidentemente, oberata da tantissimi problemi, non riesce più a far fronte alle emergenze? Beh, ne vogliamo prendere atto di questo? O dobbiamo ricordarci del Piano di sviluppo rurale che è stato l'ultimo ad essere presentato all'Unione Europea e che ha 30 pagine di rilievi, definiamoli rilievi; vorrei capire come risponderemo e come staranno rispondendo gli uffici, l'Assessore, il Presidente della Regione. Quindi grandissimo ritardo. Progetti POR approvati allungando le graduatorie, privi di copertura! Giustifichi queste cose l'Assessore. Le deve giustificare! Trasparenza sulla rendicontazione dei fondi europei. Assessore sarebbe opportuno e io lo chiedo qui all'onorevole collega Licheri, Presidente della Commissione agricoltura, che si faccia carico di chiedere all'Assessore mensilmente lo stato di spendita e di rendicontazione dei fondi europei in agricoltura. Non ne sa niente nessuno! E' un tabù. Non sappiamo quanto stiamo spendendo, quanto stiamo rendicontando, non sappiamo assolutamente nulla! Top secret! Non è assolutamente possibile, Assessore: queste cose debbono essere portate alla nostra attenzione e all'attenzione di tutto il mondo agro-pastorale della Sardegna. Collaudi fermi ce ne sono una marea. E allora perché noi nella mozione che io, non fidandomi di ciò che accade, preferisco leggere che cosa chiediamo noi, oltre che le dimissioni dell'Assessore. Preferisco leggere perché in pochissimi minuti potremo fare un quadro chiaro della situazione e di ciò che è necessario fare. E quindi noi chiediamo che debba essere "mutata drasticamente la politica in materia di agricoltura e di allevamento", se politica c'è. Noi chiediamo che venga fatto del comparto agro-pastorale "il nucleo portante dello sviluppo economico della Sardegna, la massima priorità nelle politiche di sostegno allo sviluppo". Ci sono aziende che si sono presentate anche in questo Consiglio regionale con 80-90 dipendenti che non riescono a fare cassa e le banche li stanno strozzando! Ieri abbiamo saputo che un'azienda del comparto ortofrutticolo all'improvviso, senza notifica di nessun genere, un istituto di credito di livello nazionale ha chiuso il conto per 800 milioni di euro all'improvviso, mettendoli dove? Lo sappiamo tutti dove vanno a finire queste persone che hanno 80 dipendenti e circa 500 persone che lavorano per loro. 800 milioni di euro l'Unicredit italiano ha bloccato il conto e ha chiesto l'immediato recupero delle risorse. Questo sta accadendo nel mondo agro-pastorale, al di là di tutte le altre questioni che il collega Ladu, il collega Rassu e il collega Cappai hanno enunciato. Noi chiediamo di "basare la programmazione nel comparto agro-pastorale sulla concertazione, sull'ascolto delle istanze e delle proposte che il mondo dei campi rivolge all'Esecutivo per il tramite delle associazioni di categoria", pesantemente trascurate! Lo ha detto anche il Presidente in un'intervista qualche mese fa che l'agricoltura sarda era nettamente migliorata in questi due anni. Ma come si possono fare dichiarazioni di questo genere? Sta prendendo in giro noi? Sta prendendo in giro voi? Sta prendendo in giro i sardi? E' un obbrobrio una dichiarazione di questo genere! La riforma degli enti regionali. L'avete voluta, l'avete fatta, vediamo che cosa sta succedendo oggi con le pratiche evase dall'ERSAT e ancora messe in pagamento, ancora non sono pagate! E' una bugia anche questa, Assessore, o ci sono questi ritardi? Io credo di sì, lo possiamo verificare quotidianamente. Le procedure. Ma più snelle! Ma è possibile che non si riesca a fare delle procedure più snelle? Avete preteso progetti esecutivi dai nostri agricoltori e poi sono rimasti esclusi dalle graduatorie. Ma chi li ristora? Chi è che gli può dare una risposta? Nessuno! Perché nessuno è in grado di ristorare i nostri agricoltori per aver affrontato i costi di una progettazione pesantissima e che quindi, una volta che si sono trovati esclusi, rinunciano a tutto quanto e inoltre devono pagare anche i professionisti. Che sforzo è stato fatto per agevolare l'iniziativa dei giovani agricoltori? Nulla! Il riordino fondiario: due bandi, colleghi, con ritardi pesantissimi, non siamo riusciti a spendere neanche quelle risorse! Non siamo riusciti a spendere neanche quelle risorse! E come si può pensare di riorganizzare l'agricoltura se non si parte da un riordino fondiario visto che la nostra proprietà è abbastanza parcellizzata e per cui c'è necessità comunque di avere delle aziende che in qualche maniera si misurino con mercati più ampi? Il Piano paesaggistico, meglio non parlarne. Problemi di tutti i generi! Ha creato problemi anche che il Piano paesaggistico agli agricoltori, che non riescono più ad avere le autorizzazioni per costruire i loro capannoni, per costruire le loro strutture da adibire agli attrezzi, per presidiare il territorio! Anche su questo siamo inadempienti. Siamo inadempienti su tutto! Non c'è un comparto dell'agricoltura in Sardegna che possa dirsi soddisfatto dalle scelte della Giunta regionale. Queste non sono cose che sto dicendo io, che è una vecchia conoscenza con l'Assessore, non posso dire amicizia perché abbiamo avuto sempre un rapporto da istituzione a rappresentante importante della più grossa cooperativa agricola che c'è nel Mediterraneo, e anche lì, Assessore, ci sono segnali di incrinazione. A lei non piace questo, ma io glielo dico lo stesso perché lei ha rovinato anche sistema Arborea e lo sta rovinando! Perché non ha dato risposte sulla SBS? Che cosa si aspetta sulla SBS? Avete fatto un bando, ci sono state delle manifestazioni di interesse… Ho terminato.
PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole Diana.
DIANA (A.N.). …ci sono state delle manifestazioni d'interesse, una a dir la verità, e perché ancora a distanza di tanti mesi non si è data risposta? Che cosa si aspetta? Che cosa si sta attendendo? E allora, non potendo certamente continuare e non voglio levare altro tempo a quest'Aula, continuo a rimarcare che è necessario che questo Consiglio regionale, anche con un ordine del giorno che io invito a sottoscrivere e a concordare tra tutte le forze politiche, possa in qualche maniera a far capire alla Giunta, al Presidente e credo anche a tutti i colleghi di quest'Aula come è opportuno intervenire, perché con questi meccanismi, con questa incapacità che abbiamo avuto fino adesso io credo che non ci sarà soluzione per l'agricoltura in Sardegna. E allora uno sforzo… abbassiamo i toni? Disponibilissimo, però otteniamo qualche risultato, ma con tutto ciò che sta facendo fino adesso l'Assessorato all'agricoltura io credo che i risultati per il comparto agro-pastorale e agricolo della Sardegna non ce ne saranno, per cui io credo che nel proseguo di questa discussione sia possibile trovare con serenità, ma certamente con fermezza, la possibilità di individuare e di dare strategie precise alla Giunta regionale per risolvere questo annoso problema. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io mi auguro che questo dibattito non finisca come l'altro che abbiamo fatto pochi mesi fa, vogliamoci bene, mi pare di essere stato l'unico ad aver votato contro quell'ordine del giorno. Io vorrei portare un mio contributo, indipendentemente adesso dalle responsabilità che ci sono state o non ci sono state tra le diverse Giunte anche perché non mi pare congruo né giusto che si dica che non è stato fatto niente per l'agricoltura, non voglio richiamare tutti i provvedimenti che sono stati fatti e presentati anche dalla mia Giunta in ordine a determinate situazioni contingenti. E' chiaro che esiste un problema contingente che è quello del risanamento dei debiti delle aziende, senza i quali tutto questo comparto va a remengo. Ma esiste un problema più ampio, che è un problema di miglioramento aziendale per rendere le nostre aziende competitive con le altre aziende presenti nel territorio nazionale e comunitario. Sappiamo tutti, Assessore, che esiste un problema di gasolio e un problema di metano; sappiamo che siamo intervenuti su questo capitolo di spesa importante, ma che è stato revocato anche il provvedimento che abbassava il costo del gasolio; sappiamo benissimo che esiste un'esigenza di ristrutturazione delle nostre aziende per renderle più produttive, per fare in modo che esse si consorzino, si aggreghino, anche per quanto riguarda quelli che sono i contributi regionali e comunitari; sappiamo benissimo che esiste un problema di continuità territoriale - purtroppo ammazzato da questa Giunta regionale - aerea e marittima, che deve essere ripreso con forza e con determinazione. Ora, l'agricoltura sarda, lo diciamo da diverso tempo, è fiaccata da una serie di calamità naturali, le abbiamo richiamate tante volte, è bene richiamarle per coloro che non fossero stati attenti l'altra volta durante la discussione: abbiamo avuto le alluvioni, le grandinate, la siccità, più volte ripetute, la salinità delle falde, la virosi, la peste suina, la lingua blu, eccetera, eccetera. Avevamo fatto un intervento, lo avevano fatto le precedenti Giunte, non era stato notificato all'Unione Europea, questo intervento non è andato avanti per le note vicende che riguardano la Comunità economica europea. Durante questo interregno centinaia di aziende sono andate all'asta e altre stanno per andare all'asta. Queste aziende come nascono? Queste aziende nascono e sono state realizzate con interventi regionali, col 50 per cento di contributo a fondo perduto e col 50 per cento di integrazione sugli interessi e sui prestiti annuali di conduzione. Quindi, non stiamo parlando proprio di cose private, stiamo parlando di cose private dove c'è stata anche la mano della Regione. Se queste aziende dovessero fallire, vi porterò un esempio pratico per comprenderlo, la Regione dovrà intervenire con un altro 100 per cento del valore delle aziende per distruggere migliaia di posti di lavoro e per distruggere queste aziende, cioè pagherà! Se a questo si aggiungono, come abbiamo detto anche altre volte, la perdita di 12 mila posti di lavoro nell'agricoltura e di 24 mila posti di lavoro nell'industria, è bene che noi chiudiamo, è bene che la Regione chiuda. Per un'azienda che è fallita nel Nord Sardegna, per mancato pagamento di 250 mila euro, per un fallimento di 10 milioni di euro la Regione pagherà 5,5 milioni di euro per fideiussioni e perdita di lavoro di questi dipendenti, cioè non è che la Regione non paga! E allora che cosa bisogna fare? Questo è il punto fondamentale, sennò continuiamo a raccontarci delle storielle, a far finta di andare dal Ministro una volta, di fare gli incontri con la Regione e nel frattempo tutto questo non si risolverà. Voglio ricordare anche all'Assessore che per quanto riguarda il bando POR del 2006, che era stato pubblicato nell'aprile del 2006, i progetti sono stati presentati il 10 di luglio, non mi pare che queste cose stanno andando molto avanti, rischiamo anche qui di restituire alla CE buona parte di questi fondi. Che cosa, secondo me, bisognerebbe fare nei confronti dell'Unione Europea? E' un tentativo che avevamo già fatto, che secondo me va ripreso, e che può andare in porto: bisognerebbe che le banche creditrici vendano ad altre banche il loro credito per il 25-30 per cento - poi le percentuali si possono vedere e stabilire, può darsi che non sia il 25-30, ma che sia il 30-35 - ma loro possano farlo perché vanno in detrazione di imposta sul capitale, quindi non ci perdono nulla. Per vendere bisogna togliere l'ipoteca, nel momento in cui si è tolta l'ipoteca in un terreno non ipotecato può intervenite l'ISMEA e sostituirsi alla Regione con la fideiussione. La Regione comincerebbe a togliere il 50 per cento delle proprie fideiussioni, la nuova banca concede il mutuo agli agricoltori al 50 per cento del valore del capitale con un tasso agevolato, anche qui, i tassi bisogna vederli, perchè l'indebitamento è legato anche a questo strozzinaggio che c'è e che ha fatto vedere i tassi di interesse passare dal 3 per cento, prima al 15 per cento e poi al 17 per cento.
Questo vuol essere un contributo e una proposta per cercare di non chiudere questo dibattito con l'ennesimo ordine del giorno che dice tutto e che non dice nulla e per trovare un'intesa unitaria per risolvere questo problema. D'altra parte il Presidente della Regione si era impegnato in campagna elettorale in un'assemblea pubblica, alla quale anch'io dal fondo ho partecipato, dicendo che avrebbe sanato questa situazione, lo ha ribadito, adesso mi pare che sia il momento di raccogliere i frutti di una promessa che io credo seria per non dire che siamo tutti quanti, come classe politica, in primis il Presidente della Regione, come dei grandi bugiardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Grazie, Presidente. Signori Assessori, colleghe e colleghi, il mondo agricolo - l'hanno anche affermato chi mi ha preceduto, gli interlocutori che hanno presentato le mozioni in modo particolare, quindi lo sostengo anch'io - è oggi attraversato da una delle peggiori crisi della cosiddetta era moderna. Non vi è settore, infatti, che non sia entrato in sofferenza e questo sincronismo in negativo ci deve far preoccupare sul futuro di questa storica, quanto antica, ma certamente non arcaica, fonte economica. Ora, io non ambisco a effettuare un'analisi socio-economica sulle motivazioni che si accompagnano a questo drammatico momento per l'agricoltura sarda, ma insieme a voi mi chiedo quali soluzioni possano essere adottate, perché questo è il compito di un legislatore, trovare risposte ai problemi e il mondo delle campagne, oggi, ha certamente tanti problemi e aspetta da noi tantissime risposte.
Ho voluto segnatamente parlare di era moderna per distinguerla dal periodo successivo alla seconda guerra mondiale, quando in Sardegna scoppiò la lotta per l'assegnazione delle terre incolte e l'agricoltura sembrava soccombere di fronte a una crisi che appariva, anche allora, senza sbocchi. Furono quelle difficoltà che spinsero i legislatori dell'epoca ad attuare, con grande coraggio e determinazione, un piano di riforma strutturale del comparto agricolo, disegnando il ruolo che tale settore avrebbe dovuto ricoprire nell'economia regionale. Erano anni fecondi per il mondo agricolo che subì in Sardegna importanti trasformazioni. In attuazione alla legge stralcio in materia di riforma agraria voluta dal Ministro dell'agricoltura di allora - il sardo Antonio Segni - nel 1951 nacque in Sardegna l'ETFAS, un ente tecnico specializzato, nato per guidare la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna. Sempre sulla scia di questa volontà riformatrice e per accentuare una più larga diffusione delle conoscenze tecniche, scientifiche e professionali fu istituita a Sassari la Facoltà di Agraria. Uno sguardo ai numeri dell'epoca ci aiuta meglio a comprendere l'importanza che ha sempre rivestito l'agricoltura in Sardegna: nel 1936 la popolazione sarda al censimento era di 1.024.686 persone, il 48 per cento delle famiglie sarde aveva perlomeno un'occupazione in agricoltura. Nel cinquantunesimo anno di avvio della riforma agraria l'agricoltura aveva un carattere estensivo, dove prevaleva la cerealicultura alternata al pascolo. Una produzione agricola del triennio di 36-38, prevaleva il grano, coltivato su una superficie di 250 mila ettari, mentre l'avicoltura contava 24 mila. Nel settore dell'allevamento nell'anno 1942, furono censiti 374 mila caprini, 226 mila bovini, 116 mila suini, 73 mila equini ed in particolare 2000 e rotti ovini, che assicuravano una produzione casearia di pecorino per circa 175 mila quintali. Di fatto però il processo di riforma agricola nella nostra Isola, a causa delle endemiche difficoltà legate ai fattori locali quali il dimensionamento e la frammentazione delle aziende -e la ben specificato il collega Diana -, tra l'altro problemi ancora esistenti, addirittura accentuati in alcuni casi, mancato decollo delle riforme di consorzio e cooperazione non diano i frutti sperati. Tanto che la classe politica, alla ricerca di un modello di sviluppo che portasse concreti e immediati risultati, si concentrò sulla cosiddetta politica dell'industrializzazione per poli, che prometteva iperboliche possibilità di crescita economica. Venuto meno il miracolo industriale che la grande industria chimica e petrolchimica aveva alimentato, riesploso il dramma della disoccupazione ha ripreso quota la prospettiva di un rilancio dell'agricoltura. In questo senso è importante guardare all'attuale sofferenza di questo settore economico vitale, forti della consolidata conoscenza storica, per aiutarlo a superare la crisi ed assegnargli un ruolo dinamico, promuovendo le produzioni di qualità, valorizzando le risorse, senza però pregiudicarne il rinnovamento. Evitando cioè il processo di mero sfruttamento intensivo del territorio, destinato a creare desertificazione e spopolamento delle campagne per mancanza di risorse. Allora la domanda che sorge spontanea è la seguente. Posto l'incipiente abbandono delle campagne per la chiusura di migliaia di aziende a causa dell'insolvenza dei mutui e per le tante vertenze, tra l'altro citate molto bene, con puntualità, dal collega Ladu: quella delle prezzo del latte, il benessere degli animali, la virosi del pomodoro, l'indennità compensativa, anche se sono problemi che si stanno andando a risolvere, però lo si sta risolvendo forse con un importo sottodimensionato alle esigenze e alle aspettative della categoria. La difficoltà legata alla urbanizzazione rurale, l'impossibilità di modernizzare e rendere competitive le strutture aziendali a causa dell'ultimo provvedimento, il famoso PPR tanto discusso, l'approvvigionamento idrico, l'alto costo di produzione, dovuto al continuo aumento dei prezzi dei prodotti acquistati dalle aziende, l'elettrificazione, l'alto costo dell'energia, il costo del trasporto delle merci, la condizione geografica, eccetera.
E' oggi possibile attuare un piano di riforma complessiva del mondo agricolo? E' possibile ipotizzare un nuovo piano di rinascita dell'agricoltura che si coniughi con misure di aiuti economici, in deroga alla normativa europea, per agevolare la creazione, la ricerca tecnologica, lo studio di nuove strategie di produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli sardi, da proporre nei mercati nazionali e internazionali?
Sarebbe stato bello dibattere e confrontarci su queste vie direttrici dello sviluppo agrario, tuttavia oggi i nostri pastori e i nostri contadini sono scesi in lotta non già per chiedere un rilancio economico del comparto, ma più semplicemente, ma drammaticamente, per chiedere di sopravvivere. Come possiamo testimoniare il grande affetto dei sardi su questo mondo se ne ignoriamo il richiamo? Come possiamo permettere che i nostri contadini e i nostri pastori abbandonino le loro aziende, travolti da interessi altissimi, ingiustificati, che non riescono loro malgrado ad onorare?
Colleghi, oggi non si tratta di disegnare grandi scenari futuri, le campagne sono attraversate da un unico fermento di contadini e pastori disperati, che cercano di salvare il frutto delle loro fatiche. Non è più tempo di analisi è tempo di agire. È tempo di impegnare le istituzioni sarde, in primo luogo la Giunta regionale, in una grande e generosa battaglia per far sì che l'agricoltura in Sardegna non muoia. La stretta creditizia che sta strangolando le aziende sarde in difficoltà per via degli altissimi tassi dei mutui, lievitati a causa dell'intervento sanzionatorio della Commissione europea, per le leggi 14 dell'81, la 44 dell'88 e la 17 dell'92, che prevedevano un regime agevolato di aiuti regionali, e oggi sono la punta di un iceberg, certamente quella più avanzata e drammatica. Una situazione che richiede, come dicevo, un immediato intervento del Governo sardo presso gli istituti di credito per ottenere una dilazione dei tempi e per il rientro delle aziende in crisi. E successivamente concordare le forme per pervenire alla cancellazione dei debiti, di tutti i debiti sui mutui. Posto che la banca che vanta maggiori crediti è proprio il Banco di Sardegna, c'è da chiedersi anche quanto sia credibile e autorevole questo Governo regionale, che ha compiuto un mirabolante autogol, esautorando l'unico istituto sardo, perlomeno nel nome, dalla propria tesoreria, per aver voluto eliminare la clausola della presenza capillare di sedi nel territorio sardo. Un fatto è certo, nel passato questi problemi sono state affrontati positivamente dalle amministrazioni precedenti, proprio in virtù della loro credibilità e vicinanza nei confronti degli istituti bancari sardi. Le mie parole non hanno uno spirito polemico, ma vogliono rimarcare un diverso approccio, teso a favorire un clima positivo per la risoluzione dei problemi connessi alle politiche sul credito e sul costo del denaro in Sardegna. La Regione perciò non può continuare a fare orecchie da mercante, o semplicemente sperare di ottenere aiuti dal Governo dello Stato. Infatti, essendo garante dei mutui contratti dagli imprenditori del mondo agricolo, sarà presto comunque chiamata a pagare per l'insolvenza delle aziende, con grave e ulteriore nocumento economico. Allora, perché non intervenire tempestivamente con adeguati incentivi finanziari, assicurando nel contempo la sopravvivenza delle aziende agricole sarde, entrate in sofferenza e salvando il settore.
Ieri abbiamo dato una prima risposta con la leggina per l'anticipazione da parte della Regione dei 19 milioni che lo Stato deve devolvere gli agricoltori, ma tutto ciò non basta per cantare vittoria. Noi dobbiamo ottenere oggi per l'agricoltura sarda il riconoscimento dello stato di crisi dal Governo nazionale e dall'Unione Europea. Premessa essenziale per predisporre un pacchetto di provvedimenti adottati per un periodo prestabilito, sia di fiscalità agevolata, che di abbattimento dei costi di esercizio per l'aiuto delle aziende agricole in crisi, e rilanciare di conseguenza il comparto. Poi bisogna mettere mano ad una riforma vera strutturale, che dia risposte al mondo delle campagne. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Murgioni.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Onorevoli colleghi, l'altro giorno guardavo con attenzione un servizio trasmesso da Rai Educational, sui mali del pianeta, e iniziava con una sorta di premonizione catastrofica. Nel 2080 noi avremo la fine del mondo per mancanza d'acqua, per una condizione climatica invivibile in ogni parte del mondo. Questo lo dico, non perché pensi… non sono all'altezza, non ho gli elementi e la cultura scientifica che mi può far pendere per questa tesi, che peraltro è stata espressa in documenti ufficiali di organizzazioni internazionali di primo piano, ma lo dico per sottolineare che siamo di fronte a questioni che sono totalmente nuove, lo sono sul fronte ambientale, lo sono sul fronte sociale: processi migratori di massa, incontrollabili nonostante le volontà dei governi. Siamo di fronte a situazioni nuove, totalmente anche incontrollabili a questo livello di governo per via delle trasformazioni istituzionali, per la relazione che noi abbiamo con altre regioni, con altri paesi, per le relazioni che ci sono tra diversi comparti dell'economia, che richiedono, non più le risposte che stiamo dando, anche oggi, che stamattina, io ho ascoltato con attenzione i colleghi che hanno presentato le mozioni, ma pensiamo che noi risolviamo la cosa attraverso un atto di accusa nei confronti dell'assessore di turno? Cioè noi abbiamo uno stato debitorio di queste aziende dovuto ad un pasticciaccio gigantesco su cui tutti hanno marciato, per anni, dagli istituti di credito alla politica e voglio dire anche, in qualche misura, gli stessi operatori dell'agricoltura e le loro associazioni. Abbiamo una situazione catastrofica determinata da questa modalità di comportamento, ci polemizziamo sopra, diciamo che l'assessore Foddis non è all'altezza della situazione, e ci plachiamo la coscienza, andiamo magari dagli agricoltori e gli diciamo, e sbaglieremo, perché saremo in grado, lo dico all'onorevole Diana: "ma noi sistemiamo tutto perché possiamo, abbiamo difficoltà di sistemazione di questa partita che prescindono da noi, dalle nostre volontà, anche dagli atti di governo che noi potremmo predisporre". Allora dobbiamo inventare cose nuove se vogliamo risolvere il problema, se vogliamo polemizzare e vedere chi è più bravo di noi a raccattare qualche voto, per le prossime elezioni, non si fa un passo in avanti sul problema, le aziende, le stanno pignorando da anni, io personalmente, lo citavo ieri, sono andato con colleghi della minoranza a tentare di difendere gli agricoltori che venivano cacciati, cosa abbiamo proposto noi ieri: abbiamo proposto una metodologia, l'abbiamo messa in un emendamento che abbiamo presentato per sollecitare una discussione oggi, oggi, sulle mozioni, che affrontasse i termini della questione anche sotto un profilo diverso, io non accetto più lo devo dire alla Giunta, ma lo devo dire anche alla nostra burocrazia, lo devo dire anche alla nostra burocrazia noi, non accetto più che mi si dica: "Ma l'Europa ha detto.." perché se noi accettiamo questa condizione allora dobbiamo prendere il Governo regionale, andare alla Commissione europea affidarglielo e rinunciare su ogni fronte, sono più positivo, lo citava ieri il Presidente Rassu, quando si è posto il problema dell'ex "28", che non era stata notificata, che aveva una serie di procedure in atto, finanziamenti sospesi, imprese che attendevano, si è deciso di attribuire a qualcuno l'incarico di trattare la questione presso la Commissione europea, utilizzando anche i contributi tecnici che fossero reperibili sul mercato. Sul mercato delle intelligenze e delle capacità tecniche e della conoscenza del diritto comunitario, e anche della relazione, che noi non curiamo, con la Commissione europea.
Ci è andato il dottor Duranti, che oggi è oggetto di una serie di interrogazioni, solo perché verrebbe utilizzato per lo stesso fine su un altro fronte cui anche spesso si discute in questo Consiglio per vedere se salviamo i lavoratori che si sono impegnati, parlo della formazione professionale, molti di voi non sanno che il dottor Duranti è la più grande esperienza e capacità che esista sotto questo profilo riconosciuta anche dalla Commissione europea, è maturata quando dirigeva l'assessorato del lavoro, che ha diretto per diversi anni. Beh, se vogliamo risolvere le questioni, dobbiamo inventare nuovi strumenti, noi che cosa proponiamo? Proponiamo la costituzione di un soggetto che funzioni da arbitro, che convochi le parti, anche la Regione! La Regione non è un terzo! La Regione è una parte di questa vicenda, perché ne ha responsabilità, ma rischia anche, lo diceva l'onorevole Floris, di pagare ancora per tutto il danno che si è realizzato, anche per i debiti che bisogna ancora restituire al sistema dei crediti, e il rapporto, la relazione con il sistema dei credito non può essere più un rapporto di sudditanza e di subalternità, deve essere un rapporto di relazione, di collaborazione e di cooperazione, chiamando anche loro, sono soggetti economici, non possono essere gli artefici della devastazione di questo Paese, così come lo sono state in altre parti d'Italia, su grandi imprese, su grandi linee di produzione, non possono più svolgere questo ruolo, è una responsabilità loro, scegliere di essere invece un soggetto attivo, positivo.
Allora un soggetto che faccia da arbitro, che valuti la situazione, che lo faccia in collaborazione con le autorità, nazionali e comunitarie, che lo faccia con un percorso anche tecnico fondato, non è più roba da funzionari dell'Assessorato dell'Agricoltura, è una questione imponente, e quindi va trattata con gli strumenti straordinari di cui noi sempre più dovremo essere in grado di dotarci, ebbene questo arbitrato deve definire quale è il limite del debito su cui è possibile fare rientro e deve organizzare i rientri azienda per azienda, perché non è pensabile di andare a trattare altri ulteriori aiuti, perché penso che non ce lo consentiranno, che non ci consentiranno di mettere soldi per pagare soldi per aiuti che non avremmo già dovuto concedere quando gli abbiamo concessi, quindi bisogna trovare una strada diversa, più fine, più intelligente, su cui anche la Commissione possa concordare. Noi una proposta di lavoro… non è chiusa, è aperta,…una proposta di lavoro l'abbiamo fatta, chiediamo che nell'ordine del giorno venga accolta anche questa tra la gamma delle soluzioni che verranno proposte e chiediamo che si attivi in Consiglio regionale e con la Giunta il più produttivo rapporto per trovare una soluzione definitiva a questo problema.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras.
E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (Sinistra Autonomista). Grazie Signor Presidente, intanto non sono intervenuto ieri pomeriggio sul disegno di legge numero 299, non per disinteresse ma perché mi è parso che fossimo tutti d'accordo sull'approvazione di una semplice variazione di bilancio che va nella direzione di un intervento urgente e immediato per gli agricoltori. E vorrei sottolineare prima di entrare nel merito delle mozioni, e nel rispondere all'onorevole Ladu che ieri, ieri sera, rimarcava i ritardi della Commissione, che certamente a qualche difficoltà nel riunirsi ma un circa un mese fa che il Presidente sottoscritto ha preso posizione sulla stampa con chiarezza dicendo anche che se la mia presenza rappresenta un freno dell'attività di questa maggioranza sono disponibile a rinunciare all'incarico. Con la consapevolezza che si può dare un contributo positivo anche standone fuori, le tre mozioni presentate dai colleghi dell'opposizione hanno il merito comunque per richiamare l'attenzione del Consiglio regionale sulla crisi del comparto agricolo in particolar modo sull'indebitamento delle aziende agricole sarde. E' necessaria una riflessione da parte di tutti, attenta, con la consapevolezza che i problemi sono di grande attualità, sono tanti ma che provengono anche da lontano, e sono un fenomeno diffuso, basterebbe analizzare gli ultimi dati diffusi dall'Istat che evidenziano il fatto che le campagne del sud sono quelle che in Italia hanno pagato di più in termini di riduzione del valore aggiunto. Viene rimarcato altresì proprio dall'Istat, che l'agricoltura meridionale, quindi in generale, caratterizzata da diffusi elementi di debolezza strutturali, infrastrutturali e organizzativi, ha risentito della crisi in misura maggiore rispetto al resto del paese, della penisola. La Sardegna però nei dati Istat, a questa cruda analisi, ahimè si trova agli ultimi posti. Quindi, c'è un tema che certamente è legato all'indebitamento delle aziende agricole e agro-pastorali e del continuo aumento dei costi di produzione, ma c'è anche un dato, a mio giudizio, che è strutturale che mostra un'agricoltura che è in crisi in tutto il sud del paese. La protesta di questi giorni e il malessere diffuso nelle nostre campagne evidenziano l'impossibilità degli operatori del settore di fronteggiare la crisi dilagante che coinvolge le nostre aziende, per non parlare delle calamità naturali, che hanno sottolineate anche altri colleghi, che si aggiungono di volta in volta e che spesso mettono in ginocchio le nostre aziende, costringendole anche ad abbandonare definitivamente le nostre campagne. Faccio un esempio, e vale per tutti, che è quello di tantissimi allevatori del nuorese che hanno visto i loro terreni, le loro aziende interessate dagli incendi estivi, circa un mese fa, e che oggi sono costretti ad acquistare i mangimi, il fieno a costi esorbitanti e affrontano l'emergenza senza potersi difendere, senza nessun tipo di strumento che possa salvare il proprio patrimonio. Penso al comparto ortofrutticolo con le aziende indebitate, con il patrimonio completamente ipotecato, stiamo parlando solo nella zona di Terralba di 70-80 operatori con un indotto di circa 600 operatori in agricoltura a cui noi in questo momento non siamo in grado di dare una risposta chiara. Questi sono i problemi di tutti giorni. Sono questi che attendono risposte concrete e a cui la politica non si può sottrarre, a cui quest'Aula non si può sottrarre, e a cui questo Governo non si può sottrarre. Quando affermo che non si può sottrarre significa rispondere in primis alle esigenze, alle contingenze a partire da quelle più drammatiche, quelle più evidenti; per poi, in una seconda fase, studiare tutte le forme per un'agricoltura moderna, efficiente e duratura.
Allora è necessario, in un momento delicato come questo, saper ascoltare gli operatori del settore, saper ascoltare le associazioni, saper ascoltare quest'Aula per trovare delle soluzioni condivise. Nessuno è legittimato ad andare, come dire, da solo a navigare a vista c'è un'Aula, c'è un rispetto delle istituzioni e quindi il confronto deve essere serrato con la Commissione e con i consiglieri regionali. Abbiamo appreso, proprio ieri, che il ministro De Castro ha assicurato al nostro Assessore un impegno del Governo per affrontare la questione delle aziende sarde indebitate. Ha comunicato, mi pare, che fra qualche giorno verranno liquidate sei mila domande per un importo di 32 milioni di euro, per il benessere animale e per le indennità compensative. Io penso che tutto questo sia positivo, staremo a vedere, ma non basta. Io ho un'unica certezza, l'unica certezza che ho io in quest'aula e personalmente chiaramente, che le parole non bastano più, servono fatti concreti, risposte chiare, atti che diano nuova speranza ai nostri agricoltori e ai nostri allevatori.
A me ha colpito tantissimo, giusto per stare sull'argomento delle mancate promesse e anche della burocrazia che attanaglia l'agricoltura nazionale chiaramente, ma anche quella regionale, un articolo che è apparso nel settimanale Agrisole del 4 ottobre intitolato "La burocrazia incatena l'impresa". Proprio la C.I.A. denuncia: troppe carte, ogni anno l'agricoltura brucia un miliardo e mezzo nella gestione delle pratiche, è stato calcolato che un giovane per il subentro in azienda perde dai 75 ai 100 giorni lavorativi. Un aggravio che in qualche caso può arrivare a 200 giorni lavorativi. Questi dati dimostrano ancora una volta che l'agricoltura è a un bivio e che quindi non possono bastare le promesse del Ministro che a breve la burocrazia sarà snellita, io ho citato questo fatto, che è di carattere certamente nazionale, perché ho la sensazione che anche in Sardegna la burocrazia ci tenga lontani, distanti dai problemi e dalle necessità, anche quelle più elementari del comparto agricolo.
Il tempo è tiranno, potrei fare altri esempi, ma mi soffermo per esempio, l'ha sollevato qualche consigliere al tema delle Agenzie, che ho ritenuto positiva, una riforma importante le agenzie in agricoltura, che però a oggi non si comprende quale sia il ruolo, cosa stiano producendo. Io l'unica cosa che so da Presidente della Commissione agricoltura è che spesso attuano provvedimenti, spesso dico, in controtendenza rispetto ai pareri espressi all'unanimità dalla Commissione. Ma le mie non è che siano affermazioni così, penso all'agenzia Agris, quando abbiamo sottolineato nei nostre pareri, con chiarezza, che non ci dovevano essere invasioni, non si doveva sostituire l'università nella ricerca, avviene tutto il contrario rispetto a ciò che questo Consiglio dice e a ciò che delibera la Commissione agricoltura.
Io penso allora che, per concludere, la discussione di oggi può e deve essere positiva, se ognuno di noi, chiaramente senza strumentalizzazioni, lavora per costruire un ordine del giorno conclusivo che però vada nella direzione di tre punti semplicissimi: uno, di impegnare la Giunta e l'Assessore, l'Assessorato a trovare tutte le forme ritenute opportune per avviare un confronto serrato con lo Stato, che sia risolutivo dei problemi dell'indebitamento; due, risolvere le urgenze relative alle calamità e a tutte le altre forme che hanno interessato il comparto; tre, avviare una discussione trovando misure concrete già a partire da questa finanziaria che arriverà a giorni in aula che per risollevare e sviluppare tutto il settore agricolo. Così anche come è stato sottolineato ieri dall'emendamento presentato dai Gruppi della sinistra consiliare che vanno in questa direzione e che possono iniziare a dare una risposta concreta alla risoluzione del problema.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licheri.
E' iscritto a parlare il consigliere Giorico. Ne ha facoltà.
GIORICO (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Siamo consapevoli onorevoli colleghi del dramma che attraversa il mondo agricolo, basterebbero i numeri nella loro aridità a raccontarlo. Poco meno di 500 aziende verso le quali è in atto la rivalsa giudiziaria da parte degli istituti di credito, per debiti non pagati; 2500 aziende soffocate da una situazione debitoria, che difficilmente potranno risolvere senza aiuti straordinari; 12.000 posti di lavoro in pericolo; un mercato che penalizza i produttori e privilegia gli intermediari. Signor Assessore, occorre aggiungere che il dissesto aziendale non è colpa di gestione avventata, di imprudenza imprenditoriale, di negligenza nella conduzione, esso dipende da vecchi i mali mai curati o mal curati la cui memoria storica è viva in noi e che possiamo addebitare alle incertezze della politica regionale. Signor Assessore, l'agricoltura è in tutti paesi industrializzati un'economia assistita, ma è anche un settore strategico di sviluppo e di serenità sociale, è, come dire, il cuore del sistema produttivo. L'esperienza più autentica della storia dell'uomo. In Sardegna essa ha avuto sempre importanza fondamentale nella programmazione delle risorse e dello sviluppo, signor Assessore, purtroppo il passaggio all'assistenza pura e semplice, dei famosi i contributi a pioggia che abbiamo spesso criticato, è una nuova fase, quella dell'adeguamento delle condizione ai mercati, e sopratutto nella commercializzazione dei prodotti, è stata sotto molti aspetti carente, probabilmente è mancata la forza necessaria, cioè la volontà politica per rimuovere l'ostacolo dell'isolamento della pubblicità. Un mercato interno di dimensioni ridotte, come il nostro, che si contrappone alla globalizzazione dei mercati e insieme la scarsa tutela delle produzioni locali. La difficoltà di trasformazione e commercializzazione dei prodotti hanno ridotto il profitto delle aziende agricole, la vicenda del latte ovino è significativa, i produttori hanno percepito quanto avevano ottenuto 15 anni fa, essendo nel frattempo profondamente cambiata la situazione, e soprattutto i costi generali, caro Assessore. Ciò io dico, come mio solito, in poche parole sottende un problema della cui ricaduta riguarda direttamente o indirettamente buona parte dei sardi anche quelli che si sentono estranei al comparto, la ricaduta dell'agricoltura investe infatti l'intero sistema sociale dell'Isola, di questo si deve tener conto, caro Assessore. Ma torniamo al punto di partenza, i debiti con le banche sono dunque la principale emergenza, non la sola, cito il problema della sicurezza delle compagnie, della riforma fondiaria, delle infrastrutture, della forte penalizzazione dei vincoli e dei divieti del piano paesaggistico. Per inciso, sono convinto che la campagna e le sue attività si difendano favorendo a qualsiasi titolo la presenza dell'uomo, non costringendolo ad andar via, di questo, tuttavia, parleremo in altre occasioni. Per il momento dobbiamo concentrare il nostro intervento contro il nemico, nemico ovviamente tra virgolette, rappresentato dalle banche. Io credo che come Consiglio dobbiamo chiarire con forza che la Regione intervenga pesantemente perché siano bloccate le procedure giudiziarie, e famiglie di onesti lavoratori non vedano mettere all'asta il loro patrimonio per poche decine di migliaia di euro, signor Assessore. In secondo luogo, è necessario che la Regione garantisca in qualche misura i debiti, favorendo un piano di rimborso a lunga scadenza, con l'abbattimento di una parte di essi, mentre le banche dovrebbero continuare alla svolta, rinunciando, attraverso un negoziato, ad una buona parte degli interessi maturati, signor Assessore. Ricordo sommessamente alla Giunta, che la tesoreria regionale garantisce ampi margini di utile e agli istituti di credito interessati per le alte giacenze. Una certa compensazione mi sembra tutt'altro che arbitraria sul piano del profitto bancario, Assessore. In ogni caso è indispensabile sbloccare una situazione che rischia di andare in cancrena con effetti disastrosi per l'agricoltura sarda, aggiungo che anche la sconfitta dell'agricoltura del mondo rurale, al quale essa fa riferimento, rappresentano un ulteriore passo verso l'abbandono della terra, la riduzione delle culture, la minore sorveglianza delle campagne e dei territori, l'aumento del malessere sociale, che colpirebbe, come dicevo, buona parte della società sarda. Non dobbiamo aspettare di tastare ulteriormente il polso alla esasperazione della gente, né dobbiamo occuparci del problema, quando i trattori scendono in piazza; avendo ricevuto l'investitura popolare al nostro mandato, dobbiamo risolvere, a qualunque costo il problema, caro Assessore. Dare sicurezza e tranquillità al mondo agricolo, significa rasserenare anche il mondo sociale, evitare conflitti ed incertezze, questo è il nostro dovere, caro Assessore. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Grazie Presidente. Del problema il Consiglio regionale nel corso di questi anni è stato investito a più riprese. Ricordo che abbiamo approvato diversi ordini del giorno e mozioni anche unitarie sul problema. Brevemente, così andando per punti essenziali, nel corso di questa legislatura la Commissione agricoltura ha portato avanti, e ha concluso ai primi di agosto del 2005, un'indagine conoscitiva, questa indagine è stata conclusa con una relazione che è agli atti di questo Consiglio, naturalmente, dove il fenomeno viene esaminato nei suoi elementi essenziali, le cause, i punti di maggiore criticità del problema e poi si avanzano anche delle ipotesi di soluzione dello stesso problema. Io brevemente voglio richiamare questi elementi fondamentali che ci aiutano senz'altro nel nostro lavoro. Intanto sulle cause, le cause sono diverse e in parte sono state richiamate anche dalla discussione in atto oggi in Consiglio, le voglio ricordare: la sottocapitalizzazione delle nostre aziende agricole, la loro debolezza strutturale; poi elementi esterni, le calamità naturale ricorrenti, che hanno senz'altro inciso su un tessuto aziendale piuttosto debole, e poi anche alcune politiche regionali che hanno favorito l'indebitamento. Nel senso che hanno dato, con eccessiva facilità, una contribuzione a fondo perduto, anche a fronte di piani di sviluppo aziendale non sufficientemente valutati e ponderati. Questo naturalmente ha messo molte aziende nelle condizioni di non poter rientrare rispetto agli impegni creditizi assunti. Poi vedremo anche questo fenomeno, che io ho richiamato, lo vedremo anche quando farò il punto sui comparti più colpiti dal fenomeno, perché non sono le aziende più deboli che sono colpiti in misura più rilevante, sono quelle più strutturate, poi vediamo perché. Poi c'è il fattore credito, e il ruolo che le nostre banche svolgono, e nel sistema creditizio isolano il Banco di Sardegna non sempre, anche rispetto all'agricoltura, ha svolto una funzione positiva, insomma, questo anche quando il Banco di Sardegna era tutto dei sardi, che non sempre, insomma, ha lavorato a favore degli interessi dei sardi, perché le cose ce le dobbiamo dire, insomma, che tra l'altro, è la Banca che gestisce il quantitativo più importante del credito in agricoltura. E anche il Banco di Sardegna ha praticato interessi nel mercato regionale superiori a quelli del mercato nazionale e comunitario, e poi ha praticato in misura molto diffusa il fenomeno del anatocismo, cioè il quello di far pagare gli interessi sugli interessi, e questo soprattutto quando un'azienda entrava nella fase di sofferenza, interessi sugli interessi che è stato questo un elemento, che nella legge antiusura approvata dal Parlamento italiano è tassativamente vietato, e che purtroppo ancora oggi viene praticato dal Banco di Sardegna e dalle altre banche che operano in Sardegna. Io credo che noi, siccome il problema non riguarda soltanto il Credito Agricolo, ma riguarda il credito in generale, sarebbe bene che il Consiglio regionale attivasse un'indagine per conoscere gli aspetti di questo fenomeno, che sono davvero preoccupanti. Qual è l'entità vera del fenomeno di cui stiamo parlando? L'indebitamento complessivo delle nostre aziende agricole è intorno ai 700 milioni di euro, tra l'altro qualche banca si è rifiutata di fornire alla Commissione i dati effettivi, però, grosso modo, siamo intorno a questa entità. La sofferenza, su 700 milioni di euro complessivi di indebitamento, è intorno ai 200 milioni di euro; l'incaglio di 30 milioni. Per incaglio si intende la fase in cui le aziende incominciano a non essere più in grado di far fronte ai loro impegni con le gambe, quindi entrano in una fase di pre-sofferenza che poi le porterà alla sofferenza, anche perché, a quel punto, le banche intervengono col sistema degli interessi su interessi che favoriscono il passaggio dall'incaglio alla sofferenza. Questo avviene molto spesso. Le aziende interessate realmente sono intorno a 2 mila, quindi non sono né 4 mila né 5 mila né 7 mila, come impropriamente si dice, e questo è il risultato della nostra indagine. I comparti colpiti sono in modo particolare quello serricolo, quindi dell'area cagliaritana, dove il comparto serricolo rappresenta un comparto di eccellenza, un comparto molto importante dell'agricoltura sarda. 40 per cento dell'indebitamento fa capo a queste aziende. L'altro comparto molto colpito è quello florovivaistico, intorno al 20 per cento, e poi quello della trasformazione dei prodotti agricoli, 15 per cento. Poi, viene ancora il comparto orticolo in pieno campo, circa il 10 per cento, e così via. Insomma, questi comparti che ho richiamato arrivano quasi all'85 per cento dell'ammontare complessivo dell'esposizione con le banche, ma non c'è il comparto principale dell'agricoltura sarda, quello zootecnico, non c'è, soprattutto quello agro-pastorale, non c'è perché è un comparto che non ha mai fatto uso di misura così rilevante del credito in queste forme, ma si è arrangiato diversamente, possiamo dire.
Rapidamente, arrivo alle proposte. Che fare? Noi, in quella relazione, ponevamo l'esigenza sia nel metodo che nella sostanza di aggredire questo fenomeno, attraverso la definizione di un piano di risanamento, consapevoli naturalmente che non è un problema soltanto di risanamento dei debiti, perché, se non cambia la politica del credito e se non cambiano anche le condizioni strutturali di molte aziende agricole sarde, questo problema non si risolve risanando il debito, si risolve solo momentaneamente. Allora, noi proponevamo un tavolo tecnico-politico nel quale fossero presenti la Regione, naturalmente la Giunta regionale, le banche, e poi le associazioni agricole. Nel merito, la proposta che noi avanzavamo era semplicemente questa, che, per quanto riguarda la parte dei crediti in sofferenza, le banche sospendessero immediatamente le procedure esecutive, cioè la messa all'asta delle aziende, in attesa che si definisse il quadro di riferimento entro il quale affrontare il problema, e che quindi, insomma, si evitassero le situazioni drammatiche di cui anche in questi giorni sono piene le pagine dei giornali, il dramma di tante famiglie; che si andasse ad un accordo con le banche, che prevedesse intanto la rinuncia al 100 per cento sia degli interessi di legge che degli interessi sugli interessi, quindi cancellare tutti gli interessi accumulati e che si andasse anche ad una riduzione della quota capitale che si avvicinasse al valore che quei crediti avevano nella valutazione delle stesse banche che mettono a bilancio il valore di quei capitali, naturalmente capitali che sono in molti casi inesigibili, e che quindi hanno un valore di gran lunga ridotto rispetto al loro valore originario. Poi, una volta ridefinito questo quadro, si richiedeva che si andasse alla ristrutturazione dei debiti, passando da debiti a breve a debiti a lungo periodo, fra l'altro anche il fatto che si dovesse restituire il danaro in tempi ravvicinati, si parlava di cinque anni, sei anni, e questo naturalmente aggravava la situazione, e quindi la necessità anche di passare da un breve ad un lungo periodo nella restituzione dei debiti così ridefiniti e ricontrattati. Per fare questo noi individuavamo anche la necessità che la Regione individuasse un soggetto terzo che acquisisse i crediti dalle banche, così ridefiniti e ricontrattati, e che andasse poi a fare su ciascuna azienda interessata un piano di rientro. C'era anche una proposta sui crediti non in sofferenza, ma non mi voglio dilungare su questo perché concentro il ragionamento sulla emergenza. Credo che queste impostazioni siano valide. Io credo che noi potremmo concludere con un ordine del giorno unitario, il problema è di quelli che richiedono che ci sia una volontà complessiva del Consiglio regionale, e credo che sia giusta anche l'esigenza che nell'emendamento numero 2, presentato da diversi colleghi, ieri, a proposto della discussione della leggina che abbiamo provato, che per esempio ci sia un coinvolgimento della Commissione. Io non condivido la proposta di un soggetto terzo, perché mi sembra che non è di questo che abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di un momento di collaborazione stretta tra l'azione della Giunta e l'azione del Consiglio. Quindi, io credo che in questo modo si potrebbe coinvolgere il Presidente della Commissione agricoltura che, assieme all'Assessore, porta avanti quest'azione di definizione e di risanamento di questo annoso problema. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanna.
E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Grazie, signor Presidente, signori Assessori, colleghi. Sembra ormai un rito questo, periodicamente torniamo in quest'Aula con gli stessi argomenti. Ecco, io non voglio pensare che sia un rito questo, voglio piuttosto ritenere che questo ripetersi del dibattito sulla questione è una presa d'atto, una presa d'atto che i problemi sono ancora tutti quanti sul campo, che non ne è stato risolto neanche uno, ma è anche il riconoscimento della centralità della questione agricoltura per quanto riguarda la nostra economia, e anche il riconoscimento dell'assoluta necessità che questi problemi vadano risolti quanto prima, perché sennò, qua, abbiamo voglia ogni volta di parlare di rilancio dell'agricoltura, della centralità dell'agricoltura sul nostro sistema economico, abbiamo voglia di cercare di far spiccare il volo a questo uccello che però poi parte con le ali piene di piombo, e quindi ha grosse difficoltà a volare. Ecco, l'indebitamento appesantisce notevolmente la possibilità che il nostro settore agricolo possa finalmente spiccare il volo. Di per se l'indebitamento non è una questione negativa, in un'azienda seria, sana, l'indebitamento è anche la leva finanziaria ed è virtuoso; se questo è fisiologico è anche necessario per garantire risorse indispensabili per l'esercizio dell'attività ordinaria e anche per lo sviluppo delle aziende. Noi abbiamo avuto momenti diversi in cui le nostre aziende agricole hanno avuto la necessità di affrontare la tecnicità dell'ordinario, ma anche di fare investimenti. Qui siamo purtroppo di fronte a una situazione che non è normale, siamo di fronte ad una situazione dove abbiamo una grande sofferenza del debito in agricoltura, l'eccessivo indebitamento quindi comporta anche la difficoltà che le aziende sarde hanno di accedere al credito. Questa difficoltà rischia anche di vanificare gli sforzi che spesso la Regione, l'Unione Europea fanno, mettendo a disposizione anche ingenti risorse. Spesso addirittura questi sforzi, come nel caso della legge numero 44, sono addirittura controproducenti. Ecco, gli sforzi, dicevo, perché spesso vengono vanificati? Diciamo che in questi anni risorse in questi decenni, risolse nel settore ne sono state investite sia dalla Regione che dall'Unione Europea, però se le aziende hanno sempre più difficoltà ad accedere alle risorse messe a disposizione, è perché sono impossibilitati a coprire con risorse proprie la Quota parte degli investimenti che è a loro carico. Se hanno una sofferenza di questo tipo, è chiaro che non sono neanche in condizioni di accedere al credito per coprire quella che è la parte di investimento che a loro carico. Quindi un settore che è già sofferente non ha possibilità di investire in innovazione, né tantomeno ha la possibilità di far fronte a difficoltà che sono temporanee. Spesso abbiamo difficoltà di mercato, quindi è necessario che le aziende facciano fronte con risorse e con liquidità per far fronte a queste difficoltà di mercato, altre volte abbiamo cause; fenomeni meteorologici, o calamità di altro genere che abbiamo affrontato. Ecco, da alcuni anni la situazione debitoria delle aziende agricole ha smesso anche, lo dicevo ieri, di assumere un significato solo economico. Sta purtroppo assumendo sempre più una rilevanza sociale con risvolti che, se non governati, possono portare anche a problemi di ordine pubblico. Noi abbiamo visto quello che stanno vivendo alcune realtà, specie nel Campidano, adesso la punta dell'iceberg è il comune di Decimoputzu, ma se noi abbiamo un fenomeno così diffuso, di grande tensione sociale, in territori dove l'economia agricola è quella irrigua, e dovrebbe essere quella l'economia agricola ricca, allora qualche problema dobbiamo porcelo. Se in questi mesi scorsi sono stati occupati i municipi di Samassi, di Serramanna, di Serrenti, di Villasor, i municipi del Campidano, dove c'è la cosiddetta "economia agricola ricca", allora probabilmente il sistema sta implodendo, il problema sta diventando quindi non più di natura solo economica, ma anche di natura sociale, perché quando il fenomeno non è isolato, ma interessa intere collettività, o meglio un'intera categoria produttiva, come in questo caso, il problema quindi è di carattere sociale e ormai sta assumendo anche i contorni del dramma sociale, non più neanche del dramma individuale. Ecco, quali sono le soluzioni? Non è che qui abbiamo la ricetta, però, intanto è utile iniziare anche a risalire alle cause. Certo, è vero, in questi anni il susseguirsi di numerose calamità ha minato senz'altro alla base la solidità dell'intero settore. Dicevo prima; siccità, alluvioni, fitopatie, epizozie, ma ci sono anche, qualcuno l'ha ricordato, anche cause che vengono da lontano, c'è una debolezza di fondo della struttura del settore, un settore che non ha la redditività sufficiente per supportare i finanziamenti, e se un'azienda non ha la possibilità di rendere i finanziamenti, anziché aiutarla quando gli si concedono, si rischia di danneggiarla ulteriormente, adesso, non è che gli facciamo un favore all'azienda, un'azienda che è già decotta, aggiungendogli risorse che non sono sue. Ecco, la buona volontà, gli sforzi della Regione se non supportati da un rafforzamento della struttura economica del settore, rischiano di ottenere risultati opposti rispetto a quelli che sono auspicati. Ecco perché alla soluzione del problema contingente, che è quello dell'eccessivo indebitamento, questo intervento non può rimanere isolato, va affrontato unitamente ad interventi tesi a ridare competitività all'intero settore, diversamente non faremo altro che spostare nel tempo la soluzione del problema, risolviamo il contingente, ma poi domani avremo sempre aziende che non sono in grado di andare sul mercato in maniera competitiva. Se le aziende rimangono delle dimensioni che conosciamo, se non hanno garanzie nell'approvvigionamento idrico, se rimangono frantumate, frazionate, la proprietà rimane polverizzata come oggi, se non hanno la forza, come dicevo prima, di presentarsi sul mercato con forza contrattuale, ecco, quindi, se non creiamo le condizioni perché il settore primario sia considerato di nuovo un settore economico come lo era fino a cinquanta anni fa, quindi in grado di produrre ricchezza, come lo sono gli altri settori, il secondario e il terziario, allora qualsiasi intervento che azzeri il debito rischia di diventare un intervento vano. Pertanto le dimensioni, la drammaticità del fenomeno richiedono sforzi straordinari nell'immediato, è un accollo di responsabilità collettiva che deve essere non solo della Regione, in questo caso la Regione deve fare la sua parte, ma non deve essere solo della Regione, dev'essere anche del Governo, dell'Unione Europea, che devono farsi carico della questione, tenendo conto, come dicevo prima, che i termini del problema non sono più solo di natura economica ma che, essendo di natura sociale, non possono sottostare nella loro soluzione solo a regole di mercato o a regole della concorrenza, che sono quelle dettate dall'Unione Europea, ma si deve prendere atto che i risvolti sociali richiedono interventi diversi e che va trattata, la problematica, anche tenendo conto di questi aspetti. E' se la questione sociale vien da se, che gli oneri debbano per forza essere, almeno in parte, a carico della collettività, non possiamo nasconderci dietro questa cosa, se la questione è sociale, la collettività se ne deve far carico. Pertanto, a mio avviso, sono necessarie delle deroghe all'utilizzo di strumenti straordinari; con queste motivazioni io penso che noi potremo mettere in campo queste deroghe all'utilizzo di strumenti straordinari, e poi è chiaro che ci sono tutta una serie di strumenti, di cui ha parlato anche l'ex Presidente della Commissione, che sono già stati individuate due anni fa dalla Commissione agricoltura. La Commissione agricoltura due anni fa ha adottato una risoluzione dove sono indicati alcuni punti, la sospensione immediata degli atti esecutivi, la ristrutturazione del debito, ecco, queste sono alcune iniziative, quelle che sono per il contingente ma non basta… chiudo un passaggio…
PRESIDENTE. Prego, concluda.
CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). …serve, come dicevo prima, un'azione strategica che non vanifichi questi interventi, e serve che si completi per l'aumento della competitività, anche la riforma degli enti agricoli che ha mostrato in questi mesi di avvio qualche difficoltà, noi abbiamo uno strumento subito, nell'immediato, all'interno del quale possiamo inserire queste risposte, abbiamo lo strumento della finanziaria, dove possiamo parlare della definitiva attuazione degli enti agricoli, possiamo trovare anche gli strumenti normativi necessari per porre anche un freno immediato al pignoramento delle aziende anche per dare un ristoro di tipo finanziario alle aziende in crisi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cuccu.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie Presidente. Un ordine del giorno unitario sono convinto che non risolva il problema, anzi, oserei dire che, accetto scommesse, la terapia che verrà proposta dopo questa seduta non guarirà il malato. E' una crisi, quella dell'agricoltura, ed è già stato rimarcato da diversi colleghi, che viene da molto lontano. Anzi, leggevo che quando è stato defenestrato il precedente Assessore, secondo il presidente Soru per manifesta incapacità, era stata sostituita in pompa magna dall'attuale assessore Foddis; un manager in grado di salvare l'agricoltura. Arriviamo a oggi e qualcheduno ha detto che l'Assessore dovrà dimettersi perché i problemi dell'agricoltura non solo non sono diminuiti, ma anzi sono peggiorati. In più vedo che questa Giunta non ha a cuore il problema dell'agricoltura. A parole abbiamo sempre detto che dovrebbe essere il polo trainante dello sviluppo in Sardegna e invece, se andiamo a guardare e a leggere i numeri di tutte le finanziarie di questa Giunta, vediamo che vi sono delle poste in bilancio così residuali che non certo servono per risolvere il problema. Ecco perché ho esordito dicendo che la terapia che noi, a prescindere da tutti gli ordini del giorno che potremo mettere e votare all'unanimità, potrà risolvere il problema dell'agricoltura. Ed è perché le nostre produzioni - se vogliamo lo ha accennato ieri il collega Cugini, neo allevatore, neo agricoltore - non sono competitive con quelle del Nord Europa e quindi noi saremo sempre in sofferenza per quanto riguarda il mantenimento in salute delle nostre aziende zootecniche. Perché? Perché dovremo irrigare, perché dovremo comprare mangimi, perché dovremo comprare erba e pure dovremo irrigare, e l'irrigazione sappiamo, perché stiamo parlando in Commissione, quando la maggioranza vorrà, dei consorzi di bonifica, appunto di quanto costi all'agricoltore l'irrigazione. Quindi già questo è un dato di fatto che pone sempre l'agricoltura in grande sofferenza. E mi rivolgo soprattutto ad una frase che ha detto il collega Uras: "Dovremo inventarci qualche cosa". Bene. Molto spesso l'Europa ci bacchetta e vieta che sia la Regione sia lo Stato italiano possano dare dei contributi a favore di un'agricoltura e di una zootecnia in sofferenza. Mi dà la sensazione - e qui effettivamente dovremo inventarci qualche cosa - di aver vissuto per tutti questi anni, per tutti questi decenni nella illegalità, perché da quando abbiamo costituito l'Europa unita noi dobbiamo sempre adeguarci all'Europa. Io vorrei sapere se vi è qualche altro Paese che fa parte dell'Unione Europea che si debba adeguare a quelli che sono i valori dell'Europa. Veramente io non capisco per quale motivo non si apre o non abbiamo il coraggio di aprire un contenzioso nei confronti dell'Europa per cercare di far capire a lor signori, alla Commissione europea, che la Sardegna in particolar modo ha un credito nei confronti della natura perché non piove, quindi l'agricoltura non potrà mai essere fiorente né competitiva nei confronti dell'Olanda, dei Paesi Bassi, della Germania e degli altri Paesi che hanno chiesto di arrivare nell'Unione Europea. E' inutile che noi andiamo a dare il cosiddetto premio di insediamento per l'imprenditoria giovanile. Ma volete sapere dove vanno a finire questi 50 milioni di lire o 25.000 euro che vengono elargiti perché un allevatore, un agricoltore propone di passare in mano al figlio l'azienda? Perché deve pagare alcuni debiti pregressi. L'azienda non subisce nessun cambiamento di titolarità, di proprietà, però vi è la necessità di avere liquidità per poter pagare le banche che sono usuraie, che addirittura mettono il capestro al collo all'allevatore se non ottempera a quelle che sono le scadenze che mai potrà pagare. Ed ecco che una di quelle invenzioni potrebbe essere benissimo la cartolarizzazione dei debiti nei confronti delle banche. Si è parlato di anatocismo, questo ormai è assodato. In una delle tante audizioni che abbiamo fatto nella Commissione agricoltura abbiamo sentito anche i direttori generali dei diversi istituti di credito, sia a respiro regionale che nazionale, e quando si diceva che loro stavano uccidendo l'agricoltura, stavano uccidendo quindi l'agricoltore e appresso tutta la famiglia che logicamente aveva investito nella propria azienda, loro dicevano: "Noi dobbiamo mantenerli in piedi, non possiamo ucciderli perché altrimenti perdiamo un cliente". Però ho la sensazione che questi vorrebbero tenerlo in piedi in modo asfittico. Io sono convinto che vi sono tutte queste aziende - non è vero che sono soltanto 2000, e già 2000 sarebbe un numero spropositato in Sardegna di aziende in crisi, ma credo che siano quasi la totalità delle aziende in Sardegna - vi posso citare, per mia conoscenza diretta, che io devo vendere le mie bestie perché mi costano più di quanto non mi possano produrre eppure ho messo in piedi un'azienda senza i contributi regionali, che non vi sono più, di tasca. Beh, nonostante non abbia debiti se non voglio logicamente far parte di quella schiera immensa di agricoltori, di allevatori che poi bussano alle banche e chiedono di avere ancora delle dilazioni da queste, prima di morire del tutto ho cercato di porre fine a quella che è un'azienda zootecnica. Inizierò un altro percorso, ma devo ringraziare che ho cercato, prima di trovarmi nel baratro, di fermarmi in tempo per regredire. Questo sta a significare una cosa molto chiara, cari colleghi: che forse l'agricoltura, che dovrebbe essere il punto trainante dell'economia sarda, non lo è. O dobbiamo uccidere, dico uccidere in termini…, tutte le possibilità di investimento, cioè dobbiamo fare a meno di investire in agricoltura e trovare altri spazi che possono essere molto più remunerativi di quanto non possa essere l'allevamento, altrimenti effettivamente noi qui celebreremo fra qualche tempo il de profundis di quest'azione.
Io ho letto anche tra l'altro, se l'Assessore ha letto molto bene, mi auguro, la mozione presentata dal centrodestra, dove si diceva che in una finanziaria la proposta del Gruppo consiliare di Alleanza Nazionale era per l'istituzione di due fondi permanenti per finanziare gli indennizzi delle calamità naturali e per le epizoozie. Credo che la maggioranza l'abbia bocciata, non ha avuto il coraggio di mantenere in piedi forse una norma che oggi avrebbe senz'altro dato ossigeno a quelli che chiedono di poter respirare in questo settore, invece la miopia di questa maggioranza e della Giunta stessa effettivamente non ha capito che il problema era sentito ed anche molto grave. Ma non solo. Mi rendo conto che in tutte le audizioni che noi facciamo in Commissione, effettivamente noi ascoltiamo, la Commissione ascolta quelle che sono le proposte che vengono fatte dal mondo agro-pastorale, abbiamo sentito più volte i nostri agricoltori, i nostri allevatori, e soltanto quando vi sono manifestazioni che rischiano addirittura di creare una posizione piuttosto dura da parte degli allevatori, sia anche in ordine all'ordine pubblico, che è un problema che io sono convinto non dovremmo trascurare né dobbiamo mettere la testa sotto la sabbia, stiamo attenti perché la situazione sta arrivando al culmine della sopportazione. E' un mondo questo agro-pastorale che per sua natura è fatalista. E' una posizione che dice "speriamo che l'anno prossimo", da parte dei nostri allevatori, "sia migliore di quello attuale", però ogni cosa ha un limite. Attenti perché altrimenti in Sardegna in particolare potremo avere delle ripercussioni che sono molto gravi e che ci darebbero molto ma molto fastidio. Quindi abbiamo detto che specialmente, caro Assessore, le piccole aziende del comparto zootecnico sono quelle che soffrono maggiormente perché sono in balia delle loro forze, però al di là di tutte le questioni, un suggerimento, se è possibile sempre in base a quella terapia che mi auguro possa, al di là di quello che io ho detto, effettivamente sortire la guarigione del comparto. Ci sono degli ipermercati e noi diamo a livello regionale tante autorizzazioni; non capisco per quale motivo non ci sia anche la conditio sine qua non perché si possa vendere o si debba vendere all'interno di questi ipermercati il prodotto sardo in una certa percentuale da concordare. Comunque chiudo riportando una famosa frase: "Mentre a Roma si discute Sagunto brucia". Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Moro.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. Vorrei intervenire brevissimamente su questo argomento, per non attardarci inutilmente e ulteriormente. Gli interventi finora fatti sono comunque interessanti, credo si debba riprendere l'introduzione anche del Presidente della Commissione agricoltura che ha sottolineato che la discussione su questo tema, a parte gli interventi legislativi come quello che è stato affrontato con urgenza dal Consiglio regionale, con la disponibilità anche dell'opposizione a utilizzare tutti gli strumenti regolamentari per accelerare quell'esame, però questo problema è stato introdotto in termini generali, per questa discussione, da mozioni dell'opposizione. Io prendo atto del riconoscimento del Presidente della Commissione agricoltura, però vorrei sottolineare questo sul piano politico, noi evidentemente con queste mozioni poniamo all'attenzione dell'Aula un problema che è di tutti, un problema generale, un problema che può e deve portare tutto il Consiglio regionale a esprimersi, possibilmente, unitariamente nella indicazione di direttive, di direzioni, di direttive alla Giunta, e quindi di direzioni, di possibili soluzioni al problema, ai tanti problemi che sono stati sollevati da queste mozioni, però dobbiamo sottolineare il fatto che - l'ha detto prima anche qualche collega - l'iniziativa della Giunta regionale su questo tema, in questi tre anni e mezzo, è stata veramente debolissima, debolissima! A fronte di un'iniziativa della Giunta regionale molto debole vi è stata anche una posizione da parte dei Gruppi della maggioranza tutto sommato attendista, avete atteso che la Giunta affrontasse i problemi. Ora, si apre, credo, anche sul piano politico in questo Consiglio regionale una stagione che potrebbe portare a una maggiore corresponsabilizzazione da parte di tutto il Consiglio regionale su temi come questo. Credo sia necessario adesso che se la Giunta ha ottenuto dai Ministri delle politiche agricole e anche dell'economia un appuntamento importante, a fine mese, perché lo Stato affronti le diverse questioni, ma prioritariamente la questione dell'indebitamento delle aziende, se la Giunta ha ritenuto di dover andare dallo Stato, dai Ministri competenti, per chiamare le banche regionali, il Banco di Sardegna e l'azionista di riferimento, la controllante Banca Popolare dell'Emilia-Romagna, è già questo un segno di forte debolezza della Giunta regionale. Come è possibile che la Giunta regionale per trattare le questioni legate all'indebitamento e alla necessità di interventi per la ristrutturazione dei debiti degli agricoltori, abbia necessità oggi di chiamare il Ministro dell'economia e il Ministro delle politiche agricole per trattare con una banca che è fino ad ora la banca tesoriera della Regione, che questa stessa Giunta sta facendo in modo che non sia più banca tesoriera! E questo spiega anche il fatto che siete deboli, la Regione è debole, oggi, di fronte al Banco di Sardegna che è, di fatto, la potenziale proprietaria di gran parte delle aziende agricole e dei terreni, con una possibile spinta speculativa spaventosa e con una spinta verso la tensione sociale che, credo, per molti è inimmaginabile! Se le aste andranno avanti, mi chiedo, chi andrà a prendere possesso di quei terreni, di quelle serre, di quelle aree, di quelle case? Allora, questo per dire, in sostanza, che questi tre anni e mezzo hanno segnato un'assenza di politica agricola grave, gravissima, Assessore e signori della Giunta, però a fronte di questo noi adesso non ci limitiamo a dire: "E' tutto sbagliato e dovete pagare il filo di questi errori", spero che li paghiate prima o poi, spero davvero, ma non è questo il punto, perché il punto è la situazione grave degli agricoltori. Noi come opposizione facciamo la nostra parte, presentiamo mozioni, lo faremo anche per altri argomenti d'ora in poi, sempre di più, perché è l'unico modo per chiamare questo Consiglio ad essere protagonista della politica. Adesso io credo che sia utile che noi arriviamo a un ordine del giorno unitario che non permetta... so che gli ordini del giorno hanno l'importanza che hanno, so bene però anche che andare davanti al Ministro avendo un pronunciamento del Consiglio regionale forte e univoco in una direzione può contribuire, quanto meno, a rappresentare la Sardegna non come una terra di persone irresponsabili e divise e noi, come forze politiche di opposizione, non ci sottraiamo da questa responsabilità. Vogliamo contribuire anche all'unità di intenti, purché però i problemi vengano posti all'attenzione e non ci si attenda debolmente dallo Stato unicamente la soluzione di queste questioni. Mi chiedo che forza abbia oggi un Ministro dell'economia di un Governo che da un giorno all'altro potrebbe cadere, da un Governo debole, che non ha certamente una legittimazione popolare molto forte, che soffre di tensioni parlamentari altrettanto forti e gravi, che tutti quanti voi conoscete meglio di me...
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Vedo che se già proiettato...
LA SPISA (F.I.). Francesco, non disturbare, perché sai perfettamente cosa vuol dire questa questione! Allora, la Giunta non pensi di scaricare sullo Stato, adesso, una questione scottante che, però, deve essere affrontata con forza dalla Regione Sardegna. Si vada pure dal Ministro dell'economia, si chiami la controllante del Banco di Sardegna, si chieda un atteggiamento delle banche più collaborativo e responsabile, però si tenga saldamente in mano la questione qui, in Regione, e direi - vista la situazione politica attuale - qui, in Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
FODDIS, Assessore tecnicodell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Grazie. Un tema di grande attualità e di grande gravità, sulla quale tutti gli interventi purtroppo concordano, è un dato di fatto, è una crisi dell'agricoltura, oserei dire, eccezionale, appesantita in maniera sempre più importante dall'indebitamento e non solo.
Sul tema dell'indebitamento, sin dal momento in cui ho assunto questa responsabilità, mi sono sforzato, sino ad oggi senza risultati evidentemente apprezzabili. Però, anche per una questione di testimonianza storica, mi piace ricordare che questa Giunta ha ereditato, di fatto, come atto concreto dalla precedente Giunta un protocollo di intesa del 5 aprile del 2004 tra gli imprenditori agricoli, la Regione, e per essa l'Assessore all'agricoltura del periodo, le banche, le associazioni di categoria. Siamo al 5 aprile 2004 e rispetto ad un problema dell'indebitamento, che le testimonianze generali fanno risalire a ben altri tempi e non soltanto agli ultimi anni, questo documento, con tante firme, cosa dice: "La Regione si impegna a mantenere i benefici di legge in essere nei confronti degli agricoltori; la Regione si impegna ad elaborare, d'intesa con le organizzazioni, una proposta attuativa delle disposizioni nazionali che prevedono interventi per la ricontrattazione dei mutui e l'utilizzo dei fondi previsti dalle stesse disposizioni; le banche si impegnano ad avviare trattative per superare la condizione di sofferenza attraverso la ridefinizione del rapporto di credito, finalizzata a realizzare la condizione per cui l'imprenditore agricolo possa riprendere le produzioni ed onorare il suo debito e, a tal fine, le banche si impegnano ad abbattere, per quanto possibile, ogni onere gravante al fine di riportare il debito a un livello per cui la produttività aziendale possa garantire la restituzione; gli imprenditori agricoli proporranno un piano di rientro, documenteranno le possibilità produttive e finanziarie, concorreranno nei limiti delle loro possibilità alla riduzione dell'esposizione in essere. In ordine alle procedure esecutive le banche si impegnano a richiedere il differimento delle aste per 90 giorni. Saranno da privilegiare gli accordi extragiudiziali in cui il rapporto tra banche e creditore trovino un accordo diretto. Le banche e i debitori possono attuare formule di intervento che prevedono anche interventi di terzi, garanzie di terzi. Tali soggetti possono essere costituiti anche da produttori agricoli, loro consorzi ecc. Questo è il documento che fa sintesi di come sino al 2004 sia stato approcciato concretamente il problema dell'indebitamento in agricoltura. Si è lasciato quindi alla banca la possibilità di affrontare, posizione per posizione, laddove vi fosse una garanzia, poter ricontrattare e rimodulare il credito. Questo è quello che ho ereditato. Successivamente la Commissione agricoltura ha dibattuto sul tema con una risoluzione che è stata citata poc'anzi dall'onorevole Sanna, allora Presidente della Commissione agricoltura, nella quale risoluzione la Commissione agricoltura unitariamente stabilisce un percorso. Un percorso dove individua quelli che sono i cediti, chiamiamoli fisiologici, quelli che fanno parte, come giustamente diceva l'onorevole Cuccu poc'anzi, del credito fisiologico di ogni azienda che sta sul mercato, che era allora intorno ai 670 milioni, oggi sulla base dell'ultimo dato Istat invece siamo sui 597 milioni, in data 31/12/2006; e una parte invece relativa a quelli cosiddetti in sofferenza, che in quel periodo erano circa 200 milioni, e che al 31/12/2006 sono 182 milioni, con una diminuzione rispetto ad allora del 4,21 percento. Individua precisamente la Commissione agricoltura un percorso, nel quale dice: "Bisogna trattare con la banca un percorso per andare a ristrutturare i debiti in sofferenza, partendo da un abbattimento degli interessi e da un abbattimento del valore capitale. In subordine, dice la Commissione agricoltura, bisogna andare ad acquistare i crediti dalle banche, con uno strumento, una società veicolo, che acquista i crediti delle banche, ricontrattati come sopra, e procedere ad un'operazione di cartolarizzazione dei crediti medesimi, definendo il piano di rientro dal debito per ciascuna azienda agricola interessata. Questo è stato l'input che la Commissione ha dato alla Giunta e su questo cammino la Giunta si è fermamente, diciamo, attenuta; ha portato avanti una serrata trattativa che è durata mesi con l'istituto creditore più importante, arrivando ad un'intesa, un'intesa che ha trovato poi formale contenuto in una delibera di giunta del 7 giugno 2006, nella quale la Giunta dà mandato all'Assessore all'agricoltura per la definizione di questo piano di ristrutturazione, che parta dall'accordo che prevedeva l'abbattimento di tutti gli interessi, e che prevedeva che la negoziazione avvenisse partendo dal valore a bilancio di quella partita debitoria. Siccome non era stato accettato l'accordo globale per tutte le posizioni debitorie, avevamo aderito all'invito che le partite fossero analizzate una per una nel giro di 90 giorni, ma che si partisse dal valore a bilancio di quella posizione là. L'indomani l'azionista, quindi andiamo… il Ministro ha convocato l'azionista, anche perché se a livello locale gli impegni assunti non vengono mantenuti perché subentra dopo l'azionista, andiamo direttamente a parlare con l'azionista, per verificare se su questo percorso possiamo essere ancora d'intesa. L'azionista rispetto a questo accordo di cui alla delibera che ho citato poc'anzi, del 7 giugno, manifesta delle osservazioni di carattere tecnico rispetto alla vigilanza della Banca d'Italia. Noi a quel punto non ci fermiamo, nel rispetto dell'invito ottenuto, dell'indirizzo della Commissione agricoltura, chiudiamo la seconda fase. Laddove dice, con una società veicolo, andiamo a proporre l'acquisto di tutti i crediti, proponiamo formalmente - ho qua i documenti - la proposta che, anche con la partecipazione e la capitalizzazione della Regione, si costituisca una baby-company, una società veicolo che acquisti tutti i crediti per poi poterli, attraverso una cartolarizzazione, non di quella classica che significa dover attivare un percorso per cui un advisor deve andare a valutare questi crediti ed emettere degli strumenti finanziari a copertura, ma che si attui una forma di cartolarizzazione che consenta alla stessa banca titolare del credito di poter attivare poi la ristrutturazione di quel credito sulla base della garanzia prima richiesta dell'Ismea, con la quale la Regione ha effettuato una convenzione. Su questo versante la disponibilità c'era stata nel momento in cui però la valutazione non fosse sulla base del valore a libro, del valore a bilancio, ma sulla base del principio della massimizzazione del profitto, perché così vorrebbe l'istituto di vigilanza della Banca d'Italia. Quindi, questa proposta che venne dalla Commissione agricoltura, che la Giunta ha fatto propria, l'ha portata avanti, non è altro che la proposta che condivido, in maniera perfetta, dell'onorevole Floris, che l'ha citata poc'anzi, è la stessa, poi sai i tecnicismi, la valorizzazione del credito, è chiaro, farà parte poi di un momento successivo, e quindi è con questo impegno che noi crediamo di poter ancora ereditare il percorso, che all'incontro che ha programmato il Ministro noi ci presenteremo con l'intenzione di tener fede all'indirizzo della Commissione, ma anche con la ferma intenzione di andare a chiudere un'intesa che porti reale beneficio agli agricoltori. Perché se noi andiamo a chiudere un'intesa per la quale consentiamo la ristrutturazione soltanto di coloro che si trovano in una condizione di stress finanziario, per i quali è giusto intervenire, ma abbiamo già lo strumento, abbiamo già la possibilità di intervenire con la garanzia Ismea, noi abbiamo a cuore in questo momento particolare la situazione di quelli che hanno le aziende all'asta, che su 1678, complessivamente, secondo i dati della Banca d'Italia, oltre il 50 percento si trovano in questa terribile situazione. Ma intervenire su queste aziende con strumenti che non siano quelli esclusivamente di mercato vuol dire incorrere in infrazioni comunitarie, rispetto alle quali evidentemente, col Ministro e anche noi faremo la nostra parte, andremo a verificare se è vero che sono possibili, tramite l'Unione Europea.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue FODDIS.) Stante il fatto che è disinformazione che diceva che la Grecia era riuscita ad ottenere una deroga del genere, sono prive totalmente di fondamento. Il problema dell'indebitamento, è chiaro, trova maggiore, come posso dire, fatto emotivo anche nel momento in cui il sistema generale è in crisi, dal momento in cui la liquidità nelle aziende viene meno, nel momento in cui di fatto siamo stati in forte ritardo nel pagamento dell'indennità, siamo stati di fatto in ritardo nel pagamento delle risorse provenienti da Agea, ma sono risorse che provengono direttamente dalla Agea, e per le quali noi abbiamo cercato di attivare i nostri interventi. Però non è vero che non ci si stia impegnando in maniera significativa affinché le risorse arrivino nel comparto. Nel 2005 e nel 2006 soltanto pagamenti per il tramite di AGEA, ma pagamenti che hanno quindi avuto l'istruttoria della Regione, sono 246 milioni di euro nel 2005, 265 milioni di euro nel 2006, sul PSR del 2000-2006, abbiamo avuto un overbooking di 46 milioni e questo bisogna dircelo, comunque sia forse non sono sufficienti queste liquidità che arrivano nel sistema, ma non è vero che in qualche maniera la macchina non stia girando, la macchina vive una difficoltà anche legata ai processi di riforma, ai processi di riorganizzazione informatica, alla nuova legge di contabilità, sono tutti fatti che accadono in un momento di eccessiva difficoltà e pesano in maniera importante anche loro. Mi piace ricordare che l'andamento della spesa non è così come lo si vuole rappresentare, perché quando ieri, e in qualche passaggio anche oggi, si dice che i residui passivi, ereditati da questa Giunta, nell'agricoltura erano a gennaio del 2004 erano di oltre 1 migliaio di euro, siamo invece al gennaio 2007, con 690 milioni di euro, sono molti. Sono eccessivi, ma siamo partiti da 1 milione e oltre nel Gennaio del 2004.
Queste sono frutto di un lavoro che non si vede ma certamente abbiamo quasi dimezzato i residui passivi.
Per quanto riguarda il POR, siccome si dice che abbiamo perso i soldi io continuo a dire che se noi avessimo avuto la possibilità di rendicontare le anticipazioni, come sono state fatte sino al 2006, noi saremo stati in pareggio, e su questo noi abbiamo messo su, non noi, il Ministero, l'Avvocatura dello Stato, d'iniziativa, lo Stato italiano sta difendendo se stesso e noi rispetto a quella interpretazione con l'Unione Europea.
Si dice che il Piano di sviluppo rurale non verrà approvato, ebbene, proprio poc'anzi una nota dell'Informatore agrario, con una intervista della responsabile della Segreteria tecnica del Ministro, quando era ministro Alemanno mette in evidenza che solo cinque piani regionali sono stati approvati in Italia: quello di Bolzano, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Toscana.
Ma quelle regioni italiane sono i fase di negoziazione, come la Spagna, l'Austria, il Belgio e la Danimarca, manca l'approvazione dei piani da parte degli Lander tedeschi, in Gran Bretagna solo il Piano dell'Irlanda del nord è stato approvato.
Non sono stati approvati ancora quelli della Romania, della Bulgaria e dell'Estonia, di Cipro, di Malta. Molto ha influito il ritardo della Commissione nel produrre le procedure di applicazione dei regolamenti, l'ultimo documento sui premi agro-ambientali è dell'anno scorso, però contemporaneamente mentre da un lato registriamo questa dichiarazione della professoressa Ventura, responsabile della Segreteria tecnica dell'ex ministro Alemanno, noi invece registriamo un'intervista, che a domanda del giornalista Emanuele Dessì, il Ministro dice: "Il piano di sviluppo rurale della Sardegna sarà approvato sicuramente nel prossimo mese di Novembre, il documento della Sardegna, nonostante le 28 pagine di osservazioni della Commissione europea, in termini qualitativi è tra i migliori, e avrà, entro il mese prossimo, il bollino UE". Stiamo lavorando e i risultati chiaramente sono difficili da ottenere, difficili da dimostrare, ma saranno certamente quelli che consentiranno una svolta alle situazioni di criticità che oggi sono venute fuori. Abbiamo detto che non è solo l'indebitamento, abbiamo detto che c'è la difficoltà di andare sui mercati, ma abbiamo detto anche che c'è un problema di dimensionamento dell'impresa, perché noi verifichiamo una cosa, nella difficoltà generale, ma laddove abbiamo imprese aggregate e organizzate, affrontano meglio le difficoltà del mercato. Sono stato recentemente con il Sottosegretario Zampieri ad un incontro, ad una riunione sull'ortofrutta, ebbene noi abbiamo delle realtà organizzate a Sestu, a Santa Margherita di Pula, abbiamo diverse realtà organizzate che quando c'è aggregazione, quando c'è dimensione d'impresa, anche le risorse che dalla Regione arrivano riescono a trovare i percorsi virtuosi per andare sui mercati. Vivono le difficoltà ma le affrontano meglio di chi invece continua testardamente a voler essere solo. Il problema del latte ovino è un problema drammatico, è drammatico ma è più drammatico il fatto che non riusciamo a farle aggregare, perché laddove abbiamo i produttori organizzati, e faccio riferimento alla …. di Siamanna, e faccio riferimento alla OP Sardegna formaggi, che raccoglie 11 cooperative, faccio riferimento a quelle realtà, i prezzi che andranno a liquidare per la campagna in corso, partono dai 75 agli 85 centesimi il litro-latte contro i 60-62, bontà loro qualcuno 63 centesimi, che chiude l'industria nel momento in cui però accoglie la caparra per l'anno successivo. Allora lo sforzo che noi facciamo deve essere quello di mettere a dimensione una 'impresa per essere attore del processo. Stiamo lavorando anche sul problema del caro mangime, il caro mangime non va vissuto, non lo si può vivere sperando che arrivino delle risorse perché non ce lo possono consentire, ma abbiamo comunque gli strumenti per poter lenire quanto meno l'aspetto speculativo che nei trade dei cereali tutti voi sapete esiste, c'è un problema di accaparramento mondiale delle scorte di cereali, chi ha il prodotto ci fa la speculazione, sono mercati che non governiamo certamente in Sardegna ma in Sardegna siamo in grado di iniziare a governare e la nostra capacità di produrre, se il produttore anche cerealicolo continuerà anche nel percorso di aggregazione, saremo in grado di mettere a dimora circa 80 mila ettari e potranno tenere su questi 80 mila ettari i vantaggi di una misura che fa parte del Piano di sviluppo rurale e che la Commissione europea, nel primo incontro bilaterale, non solo ci ha provato, ma ci ha invitati ad implementare, perché quella misura della difesa del suolo consente il ciclo produttivo cerealicolo quindi la messa a dimora di questi terreni consentiranno di produrre cereali per poter alimentare anche le greggi, agli agnelli, poter chiudere la filiera del latte, della carne dicendo: "prodotto soltanto con alimenti sardi".
Io credo che sia non soltanto un maggiore valore aggiunto che rimane nell'isola ma che sia anche un fatto di marketing per approcciare dei mercati nuovi.
Io domani incontrerò tutti i buyer della grande distribuzione a Milano, per quanto riguarda l'agnello, poter dire che quel agnello è allevato con mangimi sardi credo sia un fatto importante.
PRESIDENTE. Grazie Assessore. E' stato proposto di concludere la discussione con un ordine del giorno unitario laddove questo sia possibile, al momento non abbiamo ricevuto nessun ordine del giorno.
Quindi, voglio capire dei colleghi e dai proponenti le mozioni se c'è un intendimento in questa direzione e se c'è un ordine del giorno che viene proposto.
Ha domandato di replicare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente, io sono andato nella mia stanza perché avevo piacere di ascoltare l'Assessore Foddis non in solitudine ma comunque con la massima attenzione, ora, debbo riconoscere all'Assessore Foddis che ha praticamente confermato tutte le difficoltà che sono emerse in questo dibattito, e bontà sua, gliene rendiamo merito, quindi queste mozioni, questo dibattito, nessuno potrà dire che nono avevano un fondamento, ora poi l'Assessore ha dato anche delle informazioni che forse sarebbe opportuno che il Consiglio regionale conoscesse un po' prima, invece alcune comunicazioni ce le ha fatte nella giornata odierna. Ora, il riconoscimento e l'ammissione delle difficoltà delle rendicontazioni, dei ritardi, anche le modifiche che ci sono state relativamente agli enti regionali, sono tutte difficoltà che certamente vengono riconosciute e che si sommano però, Assessore, alla drammatica situazione dell'agricoltura in Sardegna, che non è determinata solo da quello, perché questa è un'aggravante certamente. Quello che noi vorremmo si riuscisse a concordare in questo Consiglio regionale è il prendere atto di una situazione climatica attuale, e non solo climatica, che ci impone di prendere dei provvedimenti adesso e non esitare in qualche maniera. Non piove dal mese di maggio, le precipitazioni parrebbe debbano arrivare, ma chiunque si interessi di agricoltura e io, onorevole Cugini che a funghi ci vado da bambino, conoscono bene cosa succede credo che pochissimi quest'anno, per esempio in Sardegna, abbiano raccolto dei funghi porcini, il fungo porcino è l'elemento più caratterizzante dell'arrivo dell'autunno. Quando non spuntano i porcini è segno evidente che nella piovosità che tutti quanti noi auspicavamo ci sono delle pecche e le pecche ci sono. Non piove da nessuna parte i piovaschi anche odierni non determinano assolutamente nulla, questo ci impone di pensare che con l'abbassamento delle temperature non è assolutamente possibile prevedere una stagione di pascoli importanti per quanto riguarda l'agricoltura. Perché faccio questo ragionamento a tutte le altre epizoozie che abbiamo in Sardegna, non c'è bisogno di parlarne perché le conosciamo tutti. Assessore lei ha detto che il prezzo del latte ovino quest'anno avrà certamente un miglioramento rispetto al prezzo è a nostra conoscenza, è una cosa che verifichiamo ma io le dico che la settimana scorsa la farina di mais, ne cito una, da 21,50 euro al quintale è andato a 29,70 euro poi può variare 0,10, 0,15, 0,20; nell'arco di quindici giorni la farina di mais è salita di 8 euro a quintale. Certo che ci sono tutti i problemi legati al mercato mondiale, lo sappiamo benissimo, sappiamo benissimo per esempio che l'Australia non ha prodotto grano duro e per cui le scorte e l'accaparramento certamente è un fatto globale e mondiale. Ma noi di queste cose ne dobbiamo tener conto, lei ha detto che nei Piano di sviluppo rurale sono stati, guarda caso, quali sono stati approvati in tempo utile? Ne ha citato uno in Irlanda, non ha considerato la Germania, ha detto che non sono stati… i tedeschi non sono stati… no, no voglio dire.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. C'è la professoressa Ventura.
DIANA (A.N.). Sì, la professoressa Ventura certamente che conosciamo molto bene. Però, voglio dire, è sufficiente dare risposte di questo genere o noi dobbiamo sforzarci di trovare una strada ancora diversa e più appagante per quanto riguarda gli agricoltori sardi. Ecco perché io mi sono sforzato già nell'intervento di stamattina di vedere se era possibile votare un ordine del giorno che in qualche maniera coinvolga il Consiglio regionale certamente e che "imponga", indirizzi la Giunta regionale verso provvedimenti ancora più importanti e che possano dare risposte, non tanto alle organizzazioni, che comunque sono sempre benemerite, ma certamente alle tantissime famiglie di sardi che oggi veramente non riescono più, non a terminare la terza settimana, come accade per gli operai, ma non riescono a mettere assieme neanche sei mesi su dodici. Questa è la realtà della situazione se la vogliamo affrontare noi abbiamo preparato, come centrodestra, una bozza di ordine del giorno che io posso leggere e che, se il Presidente lo consente, può essere distribuita, poi eventualmente con una sospensione, che può essere fatta, concordare un ordine del giorno e vedere di votarlo unitariamente. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Se dà copia dell'ipotesi di ordine del giorno ai colleghi agevola sicuramente il nostro lavoro.
Ha domandato di replicare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Sì, grazie Presidente. Solo per fare alcune dichiarazioni dopo la relazione dell'Assessore. Io ho capito dall'Assessore che i problemi si stanno risolvendo, data la sua mole di lavoro e l'impegno che sta profondendo i problemi dell'agricoltura probabilmente verranno risolti non appena verrà approvato il Piano di sviluppo rurale. Io penso Assessore di vivere con i piedi per terra, giorno per giorno, e quando vado in giro mi preoccupo sempre di più perché le campagne sono sempre più sole, abbandonate, le aziende agricole ormai stanno chiudendo tutte, i debiti stanno crescendo, nessuno vuole più produrre grano perché quest'anno lo regalavano. Vorrei ricordare all'Assessore che un quintale di grano, nel mese di luglio-agosto, costava 15 euro, 15 euro! E vi posso portare tanti testimoni. Oggi è aumentato, sì costa qualcosa di più, oggi lo pagano 18-20 euro anche 22 euro.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. 40 euro.
CAPPAI (U.D.C.). Non mi risulta che qualcuno lo paghi 40 euro. Ma per tornare al grande lavoro che sta facendo l'Assessorato per risolvere i problemi dell'agricoltura, vorrei che all'Assessore non sfuggisse la proposta fatta sia dal centrosinistra che dal centrodestra che è quella di sedersi attorno a un tavolo, studiare una proposta di legge che ponga fine alla crisi del settore agricolo. Non lo dico io, Assessore, che c'è la crisi, lo dicono le continue manifestazioni degli operatori del settore in viale Trento, qui sotto il Consiglio regionale, non più tardi dell'altro giorno la 131 era bloccata, non era bloccata da me era bloccata dagli operatori del settore che evidentemente riconoscono che qualcosa in agricoltura non va. Io non dico che lei deve avere la bacchetta magica, ma Assessore non faccia il fazioso. Non dica che lei ha ereditato una relazione nell'aprile del 2004, perché poi sino alla relazione unitaria della Commissione agricoltura vuol dire che non ha fatto niente. Perché lei ha detto di avere iniziato il suo lavoro in base alla soluzione unitaria della Commissione agricoltura, dal 2004 al 2006 vuol dire che lei allora non se ne è preoccupato. Questo ha detto lei. Lo ha detto lei questo, che è partito da due punti sostanziali previsti nella relazione, nella conclusione unitaria della Commissione agricoltura. Quest'ordine del giorno sicuramente io mi auguro che venga approvato all'unanimità, ma non ci possiamo limitare a un ordine del giorno. Bisogna prendere con immediatezza e con la dovuta serietà il problema e sottoporre a tutte le associazioni di categoria, a tutti gli operatori del settore, l'attenzione attorno a un tavolo di concertazione per studiare quel provvedimento che sia veramente definitivo per la soluzione del problema. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cappai.
Ha domandato di replicare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Assessore, io ho ascoltato attentamente la sua relazione e devo dire che nel suo intervento ha ricostruito abbastanza fedelmente anche tutte le varie vicissitudini del mondo agricolo, a partire da questi provvedimenti che sono stati adottati anche in questo Consiglio regionale, mozioni e quant'altro, dei provvedimenti della Giunta, e altri provvedimenti della Giunta del passato; però a me pare, insomma, che tutto il suo sforzo che è stato fatto sia al momento soltanto da catalogare nel registro delle buone intenzioni, però di concreto io sinceramente non vedo assolutamente nulla. Lei, Assessore, ha prodotto un fiume di parole, però oggi non mi pare che siano state individuate delle scelte e abbia in mente delle scelte che siano capaci di dare risposte definitive alla crisi del mondo agricolo. Quelle cose che lei ha detto sono cose trite e ritrite, che anche in passato in qualche modo sono state già analizzata e, già viste. Il vero problema è che oggi abbiamo una crisi del mondo agricolo senza precedenti, con moltissime aziende agricole che sono già all'asta, altre stanno per esserlo con il risultato che non mi pare che in questo momento ci siano proposte concrete e capaci di uscire da questa situazione di crisi. E mi creda, Assessore, io credo che il discorso della crisi nell'agricoltura è un discorso molto più ampio, molto più complesso che certamente non può essere risolto in due ore di discussione, però io sono convinto, che anche il piano di sviluppo rurale, qualora dovesse essere approvato, io non lo so se le ottimistiche dichiarazioni del Ministro dell'agricoltura siano veritiere, e quindi, che entro l'anno avremmo l'approvazione del piano di sviluppo rurale, però io non credo che anche con l'approvazione di questo piano di sviluppo rurale, noi riusciremo a risolvere il problema dell'agricoltura. Ecco io fra le relazioni che ho sentito questa mattina ne ho apprezzato una in particolare, quella del collega Murgioni che diceva, ma siamo, oggi la Sardegna è capace di fare una riforma agraria vera come quella che è stata fatta in passato per rilanciare veramente l'agricoltura? Siamo noi oggi in condizioni di fare interventi in agricoltura, che siano capaci di limitare veramente anche quelle situazioni di emergenza, le calamità? Perché se noi dovessimo fare interventi organici, infrastrutturali in tutto il territorio della Sardegna, io sono convinto che anche le varie calamità, le siccità, le alluvioni tutto quello che ha fatto spendere tantissime risorse in passato io sono convinto che la Regione sarda potrebbe spendere molto di meno, forse nulla nel prossimo futuro. Ecco noi siamo in grado di pensare ad un'agricoltura che sia capace davvero di autogovernarsi, di andare avanti, di essere competitiva nei confronti con le altre agricolture del resto d'Italia e dell'Europa? Ecco questo è il punto, io vedo che c'è un tentativo affannoso di andare a risolvere i problemi immediati, che devono essere risolti senza avere manco la certezza che queste debbano essere risolti, però effettivamente a tre anni e mezzo di governo di questa Giunta regionale, io non vedo nulla che possa fare sperare che questa agricoltura abbia un futuro in Sardegna. Il vero problema è che oggi stiamo attraversando una crisi, come dicevo senza precedenti, con il risultato che le medicine che noi stiamo individuando, per curare il male non sono assolutamente capaci di risolvere il problema. Allora non pastiglie ci vogliono, qui ci vuole un intervento chirurgico vero e proprio, che sia capace di chiudere questa fase di interventi che servono per tappare semplicemente i buchi. Ecco, io vorrei che dall'incontro, dal dibattito di questa mattina, che secondo me è stato, ha avuto degli spunti importanti, si riesca, sia l'inizio di un momento di confronto e di proposte tali che portino questo Consiglio regionale, questa Giunta regionale a fare interventi concreti, definitivi per quanto riguarda l'agricoltura in Sardegna. Poi sugli interventi immediati che riguardano appunto l'indebitamento delle aziende e tutte le altre questioni, che abbiamo discusso anche questa mattina, per quanto riguarda gli indennizzi all'agricoltura, io mi auguro che su questo si trovino soluzioni che siano compatibili al difficile momento, che in questo momento sta vivendo l'agricoltura. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu. Abbiamo concluso la discussione sulle mozioni, c'è un'ipotesi di ordine del giorno, sulla quale i Gruppi stanno lavorando, che però non è stata presentata, quindi, non siamo materialmente in condizione di votarla.
Allora io proporrei ai colleghi di sospendere la discussione sulle mozioni e di affrontare questo pomeriggio, con un ordine del giorno, che, a quel punto, spero sia stato concordato e presentato, e invece votare adesso, prima della conclusione dei lavori di questa mattina, l'ordine del giorno sul trasporto pubblico locale, che avevamo sospeso nella seduta di ieri. Sì, è stato presentato in questo momento, onorevole Capelli, quindi, adesso lo stiamo facendo riprodurre e lo distribuiamo. Onorevole Biancu, prego. Sull'ordine ai lavori?
Continuazione della discussione sullo schema di norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna concernenti il conferimento di funzioni e compiti di programmazione e amministrazione
in materia di trasporto pubblico locale (1/XIII/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sullo schema di norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna concernenti il conferimento di funzioni e compiti di programmazione e amministrazione in materia di trasporto pubblico locale numero 1/XIII/A.
E' stato presentato un ordine del giorno.
(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:
Ordine del giorno Biancu - Pacifico - Uras - Porcu - Orrù - Marrocu
Sullo schema di norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna concernenti il conferimento di funzioni e compiti di programmazione e amministrazione in materia di trasporto pubblico locale
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTO lo schema di decreto del Presidente della Repubblica n. 1/XIII recante "Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna concernenti il conferimento di funzioni e compiti di programmazione e amministrazione in materia di trasporto pubblico locale", trasmesso dal Ministro per gli affari regionali in data 23 luglio 2007;
ritenuta necessaria l'immediata assunzione di tutte le funzioni in materia di trasporto pubblico locale, al fine di colmare il notevole ritardo rispetto alle altre regioni nell'attuazione della riforma Bassanini (decreto del Presidente della Repubblica n. 422 del 1997), in modo tale da realizzare un sistema integrato del settore, atto a garantire un servizio determinante per lo sviluppo economico e per l'esercizio di diritti sociali essenziali;
CONSIDERATO rilevante a tal fine che la Regione eserciti le funzioni ed i compiti di programmazione e amministrazione relativamente ai servizi di trasporto pubblico ferroviario di passeggeri di interesse regionale e locale erogati da Trenitalia, ed in particolare provveda alla stipulazione dei relativi contratti di servizio;
RITENUTO che la Giunta debba stipulare quanto prima l'accordo di programma di cui all'articolo 5 comma 2, assicurando già in quella sede il miglioramento della qualità dei servizi;
VALUTATO lo stato di vetustà in cui versano le strutture, che incide negativamente sui servizi erogati;
RITENUTO che peraltro, un rinvio del trasferimento di funzioni non porterebbe reali vantaggi, provocando, piuttosto, come attesta l'esperienza degli ultimi dieci anni, un peggioramento delle strutture, mentre attraverso una gestione unitaria del settore la Regione punta ad un netto miglioramento del servizio di trasporto locale anche per gli evidenti margini di crescita della produttività realizzabili già mediante il coordinamento coi servizi erogati dall'ARST;
CONSIDERATO che la Regione ha in corso diversi progetti di investimento volti a migliorare la rete e che in ogni caso permane il confronto con lo Stato per acquisire ulteriori risorse a tal fine;
VALUTATO che le norme di attuazione prevedono, con atto avente valore legislativo, trasferimenti finanziari statali per i prossimi tre anni, assicurando in questo modo il pareggio delle gestioni e la continuità dei servizi, mentre dal 2010 le relative spese potranno essere coperte con le maggiori entrate derivanti dalla riforma del Titolo III dello Statuto regionale;
CONSIDERATO preminente e non più rinviabile l'interesse della Regione a realizzare e migliorare, con l'esercizio di tutti i poteri, un servizio rispondente alle esigenze della popolazione e fondamentale per lo sviluppo socio-economico della Sardegna,
esprime
parere favorevole sullo schema di norme di attuazione dello Statuto in materia di trasporto locale,
ribadisce
al contempo l'impegno del Consiglio e della Giunta a rafforzare ogni azione per garantire investimenti adeguati tenuto conto dei ritardi accumulati già nella gestione statale. (1).)
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, l'ordine del giorno è stato distribuito. Può essere illustrato. Chiedo scusa, non può essere illustrato perché avevamo già concluso la discussione generale.
Metto in votazione l'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Io intendo esprimere, da socialista, un parere contrario all'approvazione dell'ordine del giorno, però intendo precisare le ragioni di questa contrarietà in modo da evitare qualunque strumentalizzazione. Sono contraria per questioni di merito specifico, in quanto non ritengo che una regione come la nostra possa farsi carico con propri mezzi finanziari dell'adeguamento della rete ferroviaria locale, e anche per i riflessi politico-culturali che l'accettazione del documento proposto avrà sui rapporti futuri tra Stato e Regione. Non ci si è infatti limitati, Assessore Broccia e onorevole Orrù, a un atto dovuto, ma si è proceduto con un accordo che giudico penalizzante. Il trasferimento dallo stato alla Regione dei servizi importanti come la sanità e il trasporto locale non può avvenire con un automatismo basato su una filosofia federalista priva di qualsiasi solidarietà per le regioni più deboli e, in particolare, senza alcuna considerazione per la questione meridionale, rimossa a vantaggio delle politiche della Lega Nord. Non vorrei che da domani, sull'onda di questa logica che concepisce il federalismo a vantaggio delle regioni forti, anche la scuola pubblica venisse regionalizzata con un ulteriore onere. Il mio voto contrario si lega quindi alla necessità di contrapporsi a logiche che non garantiscono la solidarietà nazionale e alla non opportunità di accettare il trasferimento di oneri finanziari. Sono profondamente convinta che la nostra Regione non possa accettare queste soluzioni in nome di una falsa interpretazione dell'autonomia regionale e deve invece impegnarsi fortemente per il riconoscimento dei diritti. Non si può ignorare che il prossimo 1 dicembre i sindacati faranno una manifestazione pubblica per richiamare l'attenzione sulla situazione difficile che vivono i sardi. Oggi, inoltre, si è parlato del settore agro-pastorale con toni drammatici, che non possono essere dimenticati in ogni momento delle nostre scelte. Ecco perché ritengo indispensabile aprire una vertenza con lo stato in materia di trasporto e tenere presente che l'articolo 13 dello statuto speciale, per fortuna, è ancora nella nostra carta costituzionale. Non vorrei, infine, che per far quadrare i conti, a partire dal 2010, dovessimo vedere ridotti i posti di lavoro insieme alle strade ferrate. Ci sono senz'altro ritardi non attribuibili a questa legislatura e a questa Giunta, ma ritengo che quella individuata non sia la strada più corretta e più sicura. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris.
Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Invito i colleghi a prestare un po' di attenzione, è difficoltoso ascoltare chi parla, e immagino che sia altrettanto difficoltoso per chi parla svolgere l'intervento con l'attenzione necessaria.
MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Sì, Presidente, onorevoli colleghi, noi manifestiamo una grande perplessità sulle norme di attuazione e sull'ordine del giorno, soprattutto perché l'ordine del giorno, in uno dei suoi punti, ripete che dal 2010 le relative spese potranno essere coperte con le maggiori entrate derivanti dalla riforma del Titolo III dello Statuto della Regione. Vorrei ricordare all'Aula che, in occasione di quella modifica, io e altri dicemmo con chiarezza che quella modifica che portò ad accollarci interamente i costi dei trasporti della sanità a valere sulle nostre entrate fiscali poneva un limite serissimo nella trattativa con lo Stato. Non a caso, lo schema di attuazione, nella parte che va dal primo al terzo articolo ha un vincolo. Lo Stato si impegna a mantenere gli Stati attuali, ma fra quattro anni quegli Stati saranno invecchiati, e sulla senescenza lo Stato non ha nessun vincolo perché nel Titolo III noi abbiamo detto: "Ci pensiamo noi". Nella parte che va dal terzo al quinto comma, la Regione che ottiene un'importante funzione, che è quella di programmazione, non si vede riconosciuto il dovere dello Stato nel caso in cui derivino nuovi oneri dai servizi trasferiti della certezza del trasferimento di nuove risorse. Perché? Perché lo Stato già detto nella riforma del Titolo III che non aggiungerà risorse. Quindi, il problema per noi è di emendare l'ordine del giorno, di emendarlo in questa direzione, cioè che sia possibile inserire nell'ordine del giorno, ritenuto che, per i trasferimenti previsti dall'articolo primo e dall'articolo quinto, debba comunque essere a carico dello Stato attraverso il fondo perequativo nazionale la parificazione degli standard qualitativi dei servizi e delle infrastrutture sarde a quelli nazionali. A queste condizioni noi possiamo passare da una valutazione contraria a una valutazione di sospensione del giudizio, diversamente è evidente che la trattativa che la norma d'attuazione prevede, avendo il vincolo posto dallo Statuto, per cui lo Stato non aggiungerà risorse, condanna le strutture della Sardegna alla senescenza, oppure impone alla Regione di farvi carico e di farvi fronte esclusivamente con le proprie forze, con lo Stato che si disimpegna dall'aggiornamento tecnologico e qualitativo dei servizi.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Maninchedda.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente. Io credo che l'approvazione di questa norma di attuazione relativa al trasporto pubblico su rotaie di interesse regionale sia un fatto positivo. Io credo che le osservazioni e la proposta di modifica dell'ordine del giorno, che proponeva il collega Maninchedda, possa, in qualche modo, essere presa in debita considerazione. Però, io credo che, al di là dell'emendamento proposto, l'approvazione di quest'ordine del giorno relativo allo schema di norme di attuazione, come dicevo, sia un fatto positivo, anche perché su un'altra parte importante dell'organizzazione interna della nostra Regione, in questo caso per quanto riguarda il trasporto su rotaie di interesse regionale, io credo che sia un altro testo che si aggiunge alla possibilità autonoma di programmare all'interno della nostra Regione. Quindi, io credo che anche rinviare il trasferimento di queste funzioni sarebbe un altro danno, come lo è stata già l'approvazione che sta avvenendo a dieci anni dal momento in cui c'è stata data questa possibilità, non farebbe altro che arrecare ulteriori danni a quello che è il servizio che viene erogato nella nostra Regione. Io credo che qui ci debba essere anche, e io voglio fare un appello alle forze del centrosinistra, in particolare alla Sinistra Autonomista, allo S.D.I., all'UDEUR, ma anche allo stesso amico e collega Maninchedda, che vi sia un'attenzione, una disponibilità, appunto, perché venga rimossa questa dichiarazione di astensione. Poc'anzi sentivo la dichiarazione di voto contrario e quindi anche la rimozione della dichiarazione di voto contrario della collega Caligaris, perché ci sia una dimostrazione che c'è una maggioranza, questa maggioranza ha bisogno di tutte le parti che la compongono anche delle forze, come dicevo prima, della Sinistra Autonomista, dello S.D.I. e dell'UDEUR. Per questo, nell'annunciare il voto favorevole sull'ordine del giorno, un appello ai colleghi per concorrere tutti quanti nell'approvazione di quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Biancu.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Sì, Presidente. Io sono partito dal presupposto di votare contro quest'ordine del giorno, per tutti gli argomenti che sono stati sviluppati in quest'Aula, ma potrei accedere a rivedere le mie posizioni sempre che venga accolto l'emendamento che non credo sia verbale, ma che sarà prodotto dal collega Maninchedda. E' chiaro anche che cambierei la mia posizione, perché quell'emendamento determina il contrario di quello che c'è scritto nel documento che abbiamo in esame. Ora, vede, io ho cercato in tutti i modi, in queste ore, di avere lo stato della spesa dei trasporti, cosa impossibile! ho cercato di avere lo stato della spesa dell'agricoltura, cosa impossibile! per dare una valutazione più approfondita; se qualcuno riesce ad averlo sono pronto a verificarlo, per comprendere e dare un giudizio molto più compiuto sulla reale capacità di intervento dell'Assessorato stesso, questo non mi è dato sapere, e non è dato sapere a nessuno di noi, perché non è possibile avere lo stato della spesa se non quello dell'anno scorso, questo per dire in che stato abbiamo la programmazione finanziaria regionale. Poi sono andato a rileggermi alcune parti, per esempio il trasferimento degli immobili che è presente nel documento, e mi sono… non m'interessa se l'Assessore non ascolta, preferisco che ascoltino i colleghi… e andare a rivedere cos'è stato degli immobili delle ferrovie dello Stato. Vorrei ricordarvi che il 20 maggio 2006 c'era un giornale che pubblicava un fatto alquanto inopportuno, non illegittimo, inopportuno, in cui alcuni Assessori acquistavano gli immobili delle ferrovie dello Stato attraverso una gara pubblica, attraverso un bando pubblico, attraverso un pubblico incanto e quant'altro. Io continuo a considerarlo inopportuno quel gesto, continuo a considerare inopportuno dare la gestione di tutto questo fardello, perché altro non è, delle ferrovie e dei trasporti. Aggiungo, sempre con un esempio, per dire che cos'è questo documento; mi è stata regalata una macchina da rottamare il mese scorso, non l'ho pagato una lira, per rottamarla a mia volta e consegnare le targhe ho speso 450 euro. Io credo che in questo documento non si evidenzi quanto sarà il costo della rottamazione, un esempio per tutti l'amianto; diversi di questi immobili hanno le coperture in amianto, sarà carico della Regione provvedere allo smaltimento di tutto questo. Allora, lo Stato che si sta disimpegnando in Sardegna, per i nuoresi vorrei ricordare il disimpegno dello Stato nei confronti dell'ufficio del Tesoro, della Banca d'Italia, degli uffici pubblici, delle scuole, delle poste e quant'altro, si sta disimpegnando anche dei trasporti. Perché citò il nuorese? Perché è l'unica ferrovia d'Italia, di un capoluogo di provincia che è ancora a scartamento ridotto, e voi credete davvero che chi ha votato contro, come me, il referendum sul federalismo, possa votare questo documento? Chi come voi ha votato contro il referendum sul federalismo? Io non ho nessuna difficoltà a dire che per quel referendum ho fatto campagna e ho votato contro quel referendum, perché non lo condivido nel merito e nei principi da esso espressi. E come si può votare questo documento che praticamente ci riporta in carico i rottami dei trasporti pubblici locali? Come si fa? Quali capacità abbiamo noi di intervenire? Io compro e chiedo come si fa nella classica trattativa tra imprese, compro un bene che può essere subito efficiente e efficace, oppure da una valutazione allo stesso per quello che è. Noi dobbiamo essere pagati dallo Stato per assumerci questa responsabilità. Il Tesoretto sarebbe stata una buona occasione per risolvere la vertenza delle entrate, per risolvere i debiti che lo Stato ha nei confronti della Sardegna, per risolvere il problema dei mancati investimenti nel trasporto pubblico locale; non l'abbiamo sfruttato, abbiamo preferito transare a 20 milioni l'anno, abbiamo preferito transare i 5 miliardi di credito che vantiamo con lo Stato con un tozzo di pane. Se avessimo avuto contezza della capacità dello Stato di renderci il dovuto anche attraverso il Tesoretto, forse, probabilmente qui, avremmo onorato il nostro impegno nei confronti dei cittadini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Credo che se 10 anni fa l'allora Giunta di centrosinistra non abbia ottemperato all'accettazione di questo protocollo, le motivazioni siano state né più e né meno quelle che i colleghi che mi hanno preceduto, intendo la collega Caligaris, il collega Capelli e il collega Maninchedda, hanno presentato. Guardate, noi abbiamo le nostre ferrovie in condizioni, lo si legge sempre, abbiamo purtroppo la possibilità di constatarlo di persona, di come erano le ferrovie 100, 150 anni fa. Oggi chi ha la possibilità di poter fare la Macomer-Nuoro o la Sassari-Ossi, si rende conto a che punto siamo. Effettivamente sulla tratta Sassari-Cagliari un po' di velocità probabilmente si è conquistata, ma certamente non si sono modernizzate le strutture. Mi risulta che avevano iniziato a elettrificare un tratto della Cagliari… non so, verso Decimo, parlavo proprio l'altro ieri con un ferroviere, e poi attualmente stanno procedendo a smantellarlo. Noi non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo che lo Stato ci scarichi un servizio che non è assolutamente al passo con le esigenze di trasporto passeggeri e merci nel 3000. Noi abbiamo le ferrovie dello Stato in Sardegna che rasentano, credetemi, rasentano la capacità che avevano le nostre ferrovie funzionali a fine 800; sta qui il problema. Certo che è un atto dovuto, certo che deve essere presa in carico dalla Regione, ma scusate, abbiamo chiesto, ad esempio, non dico al personale delle ferrovie, cioè a quelli che staccano i biglietti, ma bensì alle forze sindacali, ai rappresentanti di categoria cosa ne pensano, in che condizioni sono le strutture, se sono al pari con quelle del continente, se è vantaggioso o meno prenderle, e se prenderle a che condizioni dobbiamo prenderle. Io non credo che questo sia stato fatto. Perché dobbiamo sobbarcarci un servizio dove è necessario spenderci miliardi di euro per poterlo mettere al passo con i tempi, perchè fa delle tratte ferroviarie rispondenti, ai tempi d'oggi è necessario spendere. E allora lo Stato, se veramente vuol scaricarsi questo servizio, perché non ci dà i fondi affinché noi possiamo intervenire? Perché i fondi che ci dà per tre anni, mi consenta Assessore, sono irrisori, sono irrisori! Perché questa fretta? Anche se la Regione sarda è stata l'ultima, certo che è stata l'ultima ad accettare queste condizioni, perché le ferrovie mica sono nelle condizioni delle ferrovie del continente, noi siamo indietro di 100 anni ancora, anche se è un atto dovuto, anche se capisco che con la disponibilità, noi, di questo servizio, insieme allo stato, possiamo senz'altro intervenire più velocemente, possiamo rendere probabilmente più funzionali determinate tratte; ma perché cee le danno in queste condizioni? Questo è il punto di domanda e che non ci convince. Quando si dice che viene lasciato allo stato attuale, viene consegnato allo stato attuale in cui le ferrovie versano, ciò vuol dire che lo Stato non farà più niente. Avrei preferito che ci fosse scritto: vengono consegnati allo stato attuale e per il loro riammodernamento lo stato, nei prossimi 10 anni, trasferisce le competenze alla Regione per euro milioni tot; Beh, allora sarebbe stato più accettabile, ma molto più accettabile, così come io credo che non sia sostenibile per la Regione un onere del genere. Anch'io ho votato contro quel referendum, benché fosse proposto dal centrodestra, perché noi non possiamo competere non solo con le ferrovie, ma in tutti gli altri servizi con le altre Regioni italiane, e continuiamo comunque a sobbarcarci cose che lo Stato padrone, in questo caso sono d'accordo con Atzeri, ci vuole a tutti i costi scaricare.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Rassu.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente, molto brevemente. Io in Commissione ho avuto occasione, anche quando abbiamo avuto l'audizione dell'Assessore che poi ho risentito qui, di esprimere quelle che erano le mie perplessità, perplessità naturalmente che si possono enunciare molto brevemente dicendo che non c'è niente di entusiasmante in quello che noi stiamo facendo, perché mi pareva, almeno nell'intervento dell'Assessore, che ci fosse quasi un qualche cosa che finalmente si porta in porto. Io credo che sì, è vero, è un atto dovuto questo, perché è previsto che noi dovremmo prendere in carico anche le ferrovie complementari così come sono, è tutto quanto il personale che naturalmente ci lavora. Credo che sia il caso però che un'analisi, così come è stata fatta in Commissione, anche qui in Consiglio avrebbe dovuto portare probabilmente ad un ordine del giorno un pochettino diverso rispetto a quello che si sta proponendo e che niente cambia naturalmente da quelle che erano invece le posizioni che, pure contrarie, sono emerse durante il dibattito in Commissione. Io dico che se è pure un atto dovuto non è così che naturalmente dovrebbe avvenire. Qui è emerso, è stato detto più volte. E' stato detto che noi stiamo andando ad acquisire una serie di immobili, una serie di infrastrutture, tutta un'attività che negli ultimi anni, probabilmente diversi lustri, lo Stato italiano, il Governo linea di massima ha trascurato totalmente. In questi anni si sono persi oltre 1500 posti di lavoro, si è lasciato andare a perdere tutta una serie di strutture di cui oggi noi ci stiamo facendo carico e che riteniamo che invece debbano funzionare. Allora, in questo passaggio, dove io vedo che c'è un malloppo di vecchia ferraglia, perché è così, dove si evince chiaramente che non c'è stato un minimo investimento in questi ultimi anni, perché le risorse che sono arrivate dallo Stato sono state solo ed esclusivamente per coprire le esigenze dei costi del personale che mano a mano andava sempre a ridursi, non c'è stato nessun turn over, non c'è stato nessun investimento per fare in modo di mantenere queste strutture, questi immobili e tutto quanto quello che serve per far funzionare i trasporti interni su rotaia a scartamento ridotto in maniera efficiente. Allora, quando da qui emerge che, sì d'accordo, nessuno contesta il fatto che questa cosa noi la dobbiamo pur prendere in possesso, ma sarebbe opportuno che la potessimo prendere, come si può dire, un pochettino più funzionante. Cioè farci carico, così come si sta dicendo, di quelle che sono gli smaltimenti, le bonifiche e di tutto quanto quello che naturalmente non serve per far funzionare questa struttura delle ferrovie complementari mi sembra che in questo passaggio nessuno lo ha voluto quantizzare. Ha detto bene Maninchedda: noi siamo disponibili ad approvare quest'ordine del giorno se risulta che quando noi andiamo ad acquisire tutto questo patrimonio - io metterei anche tra virgolette perché di patrimonio non si tratta - vuole il buonsenso e un Consiglio regionale che naturalmente voglia far rispettare anche quelli che sono i diritti della nostra Regione e dei sardi, portato a noi in maniera un pochettino più efficiente e che non sia davvero il famoso pacco napoletano che noi ci stiamo portando in casa e che da domani comincerà davvero a costarci. D'altronde non è un fatto che sfugge a nessuno quelli che sono… Anche oggi c'è sul giornale: una lettorina è deragliata; meno male, probabilmente velocità non ne poteva acquisire, forse bravo anche l'autista, non ci sono stati feriti. Vero è che questo è all'ordine del giorno! Non c'è settimana che non ci sia davvero un qualche cosa che porti a dire e a portare alla nostra attenzione che noi stiamo portando in casa una struttura i cui costi per poterla far funzionare in maniera minimale noi non abbiamo voluto in alcun modo quantizzare. Noi ci asteniamo. Noi ci asteniamo, onorevole Biancu, perché la maggioranza, voglio dire, pretendere che si debba dare il voto così come è stato fatto diverse altre volte, così, per fiducia, credo che sia finita questa stagione ed è finita per il semplice fatto che molte volte ci siamo ritrovati nella situazione di vederci leggi rinviate e votate molto sulla fiducia da parte di noi altri, molte volte abbiamo visto obiettivi che non sono stati raggiunti e nessuno se ne vuole assumere la responsabilità, abbiamo visto anche statutarie, così come è capitato, che sono state bocciate dai sardi, che non se ne vuole prendere coscienza e che se forse avessimo fatto maggiore attenzione a suo tempo non avremmo vissuto questa stagione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Masia.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Grazie Presidente. Gli interventi dei colleghi dimostrano che siamo di fronte ad un argomento complesso e quindi tutti i suggerimenti per migliorare il testo e per rispondere meglio alle esigenze che sono state manifestate anche nelle audizioni con l'Assessore sono importanti e quindi io suggerirei che tutto ciò che non è in contraddizione con l'impostazione venisse accolto dagli estensori dell'emendamento, perché può aiutare non solo per esprimere un voto favorevole, ma può aiutare nell'iniziativa del governo della Regione nei confronti dello Stato. Ripeto: tutto ciò che non entra in contraddizione con la filosofia che sta alla base dell'ordine del giorno. Diversi colleghi del mio Gruppo, me compreso, quando abbiamo trattato l'argomento ieri avevano espresso una considerazione di natura tecnica, ma soprattutto politica, che portava a un'astensione dal voto su questo ordine del giorno, però mi pare che le interlocuzioni che vi sono state fra i Gruppi ed in particolare l'iniziativa del collega Biancu, che io apprezzo non solo per le considerazioni che ha svolto riferite all'esigenza di un segnale in qualche modo ricompositivo nel centrosinistra, che impegni tutti quelli che abbiamo sostenuto a suo tempo il programma sottoposto agli elettori, è un fatto positivo, non solo per quello, ma perché mi pare che stiamo incominciando a comprendere che occorrerà per il futuro sempre di più entrare nel merito degli argomenti, non dando per scontato nulla o evitando di dare per scontato parti di ragionamenti che magari non sono stati svolti sino in fondo tra di noi. Quindi noi come Sinistra Autonomista accogliamo la richiesta del collega Biancu e votiamo a favore dell'ordine del giorno, sottolineando però che tutto ciò che viene proposto e che può migliorare il testo è bene accoglierlo e soprattutto è bene tener presente che quando si trattano di questi argomenti, ripeto, complessi non c'è autosufficienza da parte di nessuno, ma saper ascoltare è un fatto che noi consideriamo positivo e saper ascoltare anche le opinioni di colleghi che esprimono valutazioni diverse è anche questo aspetto estremamente positivo perché rimaniamo dell'idea che le diversità nel centrosinistra sono una ricchezza e allora questa ricchezza va coltivata, va estesa, va rafforzata e va sempre ricercata. L'intervento del collega Biancu mi pare che muova in questa direzione e conseguentemente noi lo accogliamo e votiamo a favore dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini.
Ha domandato di parlare consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Grazie signor Presidente. Io non credo che ci troviamo davanti a un atto dovuto, noi ci troviamo davanti a una scelta: il Consiglio regionale può approvare, esprimere cioè un parere positivo e condividere lo schema che ci è proposto, lo schema di provvedimento legislativo, oppure può non condividerlo. Può anche esprimere delle valutazioni non pienamente positive e quindi che tendono a modificarlo o comunque suggerire modifiche; suggerire modifiche però significa poi alcune conseguenze. Non è emendabile come tale perché è sottoposto a una procedura particolare, significa riniziare da capo, cosa che può essere fatta nel senso che la Commissione paritetica può essere incaricata, su richiesta del Consiglio regionale, di ricominciare. Io credo che dobbiamo ragionare quindi sulla base di ciò che è fattibile, di ciò che è più utile per l'oggetto di cui ci stiamo occupando e dovremo credo partire dalle cose condivise. Una prima cosa condivisa: gli obiettivi che condividiamo tutti. Io ho ascoltato con molta attenzione i colleghi che sono intervenuti nella discussione e anche testé nella dichiarazione di voto. Il Titolo I, le gestioni governative, FdS e Ferrovie meridionali sarde: la causa del perché sono in quelle condizioni è perché sono da un decennio senza governo e non c'è nessuno che ha chiesto investimenti su questo, appunto perché non c'è un livello di governo, perché è affidata all'agonia, al fatto che deve andare a perdersi. E i posti di lavoro, collega Caligaris, sono persi per questa ragione, perché il turn-over dall'88 in poi non è stato fatto, perché nessun ha interesse a farlo, e la Regione non ha alcuna titolarità. Noi questo lo facciamo non sulla base di un'imposizione, ma sulla base di una scelta del Consiglio regionale che nella legge di riforma ha detto che questo finalmente ha acquisito le ferrovie concesse, quelle lì. Secondo, dobbiamo farlo perché non possiamo avere quattro livelli di direzione del trasporto pubblico locale, di cui uno solo, l'ARST su gomma è sotto la responsabilità della Regione. Le altre due, le altre tre, Trenitalia, FDS, Ferrovie meridionali sarde, ciascuna ha un livello di direzione sua e sono compartimenti stagni che non comunicano tra di loro. Se noi vogliamo fare un piano di rilancio del trasporto pubblico locale dobbiamo avere il governo di queste quattro cose, di per sé solo acquisendo le funzioni e le competenze solo con questo atto migliora la situazione, perlomeno non facciamo percorrere la stessa tratta a tre pullman diversi, di cui uno strapieno e due voti.
Secondo aspetto, che è quello di carattere finanziario, che è un aspetto credo giusto perché condividiamo l'obiettivo, ma come avviene? Su questo credo che le preoccupazioni siano fondate, è giusto vedere e discutere. Io non credo che il titolo I, l'articolo I, o meglio, il titolo I, non l'articolo, sull'emendamento proposto dall'onorevole Maninchedda io vorrei vederlo più attentamente. Il titolo I, secondo me, non è modificabile, non è modificabile perché fa parte della più generale trattativa con lo Stato che si è avuta sulla partita delle entrate. Allora, noi possiamo anche, certo, scriverlo un ordine del giorno, ma otteniamo il doppio effetto che non otteniamo nessuna risposta su quel livello e potremo mettere in discussione persino ciò che di positivo c'è. Allora, quello è! Sul titolo II, e concludo, io credo che non è in automatico perché la gestione, che vale per tutte le regioni, non riguarda il farci carico di una gestione così, di Trenitalia, ma significa subentrare allo Stato nella titolarità e nella responsabilità di affidare i contratti a Trenitalia o a chi per lei, sulla base delle nostre esigenze, non sulla base di bilanci.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io pensavo di non intervenire e non sono infatti intervenuto nel dibattito generale perché le preoccupazioni che avevamo manifestato in sede di Commissione sembrava che potessero essere accolte e quindi recepite dentro quest'ordine del giorno finale. Vedo che invece quest'ordine del giorno finale assomiglia più ad una cambiale in bianco che sta sottoscrivendo la Regione sarda nei confronti del Governo e questo passaggio, che diventa un passaggio abbastanza fatale, rischia di assomigliare molto ad un percorso che già avevamo fatto. Non dimentichiamo che l'applicazione della legge Bassanini, il DPR 422 del '97, questo Consiglio l'ha già vissuto come esperienza nel momento in cui ci fu il passaggio delle competenze dei servizi per l'impiego, dal Governo alla Regione sarda. In quella sede la Commissione paritetica che si confrontò, naturalmente, tra Governo e Regione per circa un anno e mezzo in sede, appunto, del Ministero del lavoro, portò avanti un discorso che era un po' il discorso e la considerazione che faceva il collega Maninchedda poco fa, cioè noi non possiamo non tener conto del problema della senescenza degli impianti e delle ristrutturazioni, ma ancora di più non possiamo non tener conto di quelle che sono le vacanze dell'organico oggi esistenti, non possiamo non tenere conto di quella che è la pariteticità degli inquadramenti del contratto collettivo di lavoro che applica oggi lo Stato e che dovremo, invece, applicare noi in Regione, non possiamo non tenere conto dei concorsi interni che non sono stati ancora fatti e che invece per legge si sarebbero dovuti fare, che si traducono tutti con un costo inevitabile che viene ad essere rapportato ad un costo di circa il 40 per cento in più rispetto a quello che noi oggi stiamo andando a ottenere come riconoscimento del passaggio dal Governo alla Regione. Ecco perché queste preoccupazioni sono preoccupazioni molto serie e quindi dobbiamo andare molto prudenti! Quest'ordine del giorno è un ordine del giorno che assomiglia più a un passaggio a livello aperto, a un passaggio a livello incustodito, dove inevitabilmente noi troveremo uno scontro fatale. Non c'è possibilità alcuna di accettarlo, occorre in maniera molto prudente ristudiare il problema. Dice bene, tra l'altro, il collega Orrù, perché non incaricare la Commissione paritetica di uno studio e di un confronto ulteriore? E' paradossale quello che diceva poi il collega Capelli, non si riesce addirittura nemmeno a fotografare lo stato attuale dei costi, non già lo stato futuro dei costi e immediati che servirebbero a questo passaggio. Per questo occorre assolutamente vigilare, non accettare in funzione di un vantaggio - che non capisco quale possa essere - se si realizza in 15 giorni e non in un mese o non in più mesi, ma andare a verificare attentamente, costo per costo, quello che deriverebbe alla Regione sarda se questo passaggio avvenisse secondo un'accelerazione che così vuole quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io sono già intervenuto su questo a dire che avremo votato favorevolmente. E' un ordine del giorno che approva uno schema di norme di attuazione attraverso la quale una situazione ormai, come la vogliamo chiamare, forse super compromessa di non funzionamento di una parte del servizio, le ferrovie concesse sono state oggetto spesso di attenzione, politica e non politica, possa venire alla competenza dell'Amministrazione regionale che in questo senso ha già legiferato, ha già legiferato. Abbiamo approvato, credo all'unanimità, mi pare di ricordare così, una legge di organizzazione del servizio pubblico locale in cui anche questa partita è dentro. Allora stiamo un po' dentro la coerenza di un percorso che insieme ci siamo dati tutti. E' un percorso che insieme ci siamo dati tutti e ce lo siamo dati perché abbiamo pensato che l'obiettivo non sia una polemica tra Stato e Regione, l'obiettivo sia il diritto del cittadino sardo ad avere un qualificato servizio di trasporto pubblico. Noi possiamo lasciare che con l'ipotesi di avere una gran parte del nostro territorio gestito, governato, sotto questo profilo da rami secchi del sistema pubblico nazionale del trasporto, il cittadino non abbia una qualità del servizio pari ad un altro cittadino che risiede in altre parti della nostra isola? Credo di no! Ed è in questa direzione che ci siamo mossi. Le norme di attuazione prescindono da quello che è già stato deciso dal Governo con la finanziaria passata in materia di modifica dell'articolo 8 dello Statuto speciale e quindi delle entrate. Noi possiamo anche rimpolpare, riorganizzare, al meglio questo ordine del giorno per tutelare noi rispetto all'iniziativa politica che la Giunta e il Consiglio devono assumere, oggi e anche domani, rispetto agli impegni del Governo. Dobbiamo però sapere che la frase che dà il via a questa operazione e che approva quindi, o meglio, esprime parere di rito da parte del Consiglio per la norma di attuazione che è sottoposta all'esame, prescinde dal contenuto e dalle premesse di quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Noi voteremo contro quest'ordine del giorno, anche perché mi pare che l'ordine del giorno non ha modificato assolutamente nulla di quanto previsto nelle norme di attuazione che stiamo tentando di approvare, o meglio che abbiamo in discussione, e quindi non capisco dove è il cambiamento, quale la volontà della maggioranza per creare condizioni diverse da quelle che sono previste nel piano di attuazione. Pertanto, per questo motivo, come dicevo, perché noi effettivamente non condividiamo la scelta che sta facendo in questo momento la Giunta regionale in merito alle nuove competenze che sono state attribuite alla Regione, in base alla modifica dell'articolo 8 dello Statuto. Bene, noi non condividiamo, ma non perché siamo contro il fatto che ci sia un accorpamento delle funzioni, perché di per sé l'idea di unire tutto il trasporto pubblico locale in Sardegna è un fatto positivo. Io dico che questa può essere una scelta valida. Quello che non è accettabile, che non è condivisibile da parte di questo Consiglio regionale e che questa Regione sarda si sta accollando una serie di competenze, senza d'altra parte avere da parte dello Stato una contropartita che ti permette di avere un servizio di trasporto pubblico adeguato. Allora, caro collega Uras, noi siamo contro questo tipo di federalismo che è un federalismo per abbandono fatto dallo Stato nei confronti della Sardegna. Allora questo non lo accettiamo nella maniera più assoluta, perché noi possiamo accettare questa forma di federalismo, queste competenze nuove, qualora lo Stato ci metta nelle condizioni di poter garantire un servizio adeguato all'altezza degli standard italiani ed europei. Siccome questo non lo prevede tutto questo, prevede l'esatto contrario, di quello che noi stiamo dicendo, allora noi diciamo che non lo possiamo accettare tutto questo. Allora, sia chiaro, possiamo noi accettare che lo Stato o la Regione si accolli l'onere di questo servizio, dal 2010 in poi, e poi per i prossimi tre anni che accetti lo Stato di pagare praticamente quello che ha pagato fino ad oggi: 49 milioni di euro. Ma, sono le parole che ha detto lei stesso Assessore, è da vent'anni che lo Stato non interviene sulla rete ferroviaria, è da vent'anni che praticamente non fanno assunzioni per quanto riguarda gli interventi nelle ferrovie della Sardegna, nelle ferrovie meridionali della Sardegna, e quindi praticamente c'è una situazione che non può assolutamente essere accettata da noi. Lei ha detto ieri nel suo intervento che fra gli interventi che sono previsti in questo momento nella Regione sarda, ci sono anche 20 milioni di euro per l'ammodernamento della tratta ferroviaria da Macomer a Nuoro. Ma guardi che per mettere a posto quella rete ferroviaria non ci vogliono 20 milioni di euro, per fare un intervento concreto in quella rete ferroviaria ci vogliono almeno 300 milioni di euro. Perché credo che quella provincia abbia diritto, quel capoluogo di provincia abbia diritto, come tutti gli altri capoluoghi di provincia di Italia, ad avere le ferrovie dello Stato, non ferrovie a scartamento ridotto. Ferrovie a scartamento ridotto dove si verificano deragliamenti, non tanto per errori del macchinista, ma perché praticamente queste ferrovie stanno cadendo a pezzi. Allora, se noi non prendiamo in considerazione il fatto che queste ferrovie hanno bisogno di interventi concreti, come di fatto non li stiamo facendo e non sono previsti neanche nel prossimo futuro, noi diciamo che dal punto di vista politico stiamo facendo un grave errore, perché noi ci stiamo accollando l'onere di una gestione, di tutta una serie di infrastrutture che sono obsolete, che sono delle autentiche, vere e proprie ferraglie. Pertanto io credo che se non ci sarà un impegno concreto di equiparazione del sistema ferroviario del trasporto locale a quello delle altre Regioni d'Italia e d'Europa, noi non potremo accettare. Comunque sono problemi della maggioranza, si vuole fare l'ennesimo errore politico ai danni della Regione sarda, poi qualcheduno domani ne risponderà in altre sedi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Quest'ordine del giorno parrebbe somigliare molto a quella che è la condizione dei trasporti in Sardegna, in particolar modo a quelli delle ferrovie dello Stato, che con troppa leggerezza ci siamo voluti accollare quando il presidente Soru, accompagnato da una grandissima rappresentanza del popolo sardo, nel dicembre 2005, andava a Roma per far sì che la vertenza Sardegna avesse una consistenza e un risultato certamente diverso da quello che poi è stato sancito in un accordo privato, perché non poteva essere diversamente, un accordo privato fra il presidente Soru e il Governo dello Stato italiano, che nella finanziaria sua ha riconosciuto niente alla Sardegna se non il travaso di quelle che erano competenze che potevano portare gravami ad un bilancio già appesantito, come d'altronde è dimostrato ed è dimostrabile. Parliamo della sanità e parliamo oggi, in quest'ordine del giorno, dei trasporti. Ora, a nessuno in quest'aula credo sia sfuggito che tutti gli interventi avvenuti in questa tornata da parte di responsabili del centro-sinistra abbiano in qualche misura posto il problema di modificare, di attenuare, di far capire che insomma questa era una cosa da fare, ma poi si vedrà, l'importante era salvaguardare la filosofia di base, per cui il Governatore ha detto che dovevamo accollarci sanità, ferrovie, trasporti e quella è la dirittura d'arrivo. Al di là del richiamo posto in campo a non deragliare dal collega Maninchedda, in cui cercava di dare qualche supporto, facendo capire che quella filosofia non aveva ragion d'essere per tutti i disastri che ha combinato e che può combinare e combinerà di sicuro per il futuro dello sviluppo della nostra Isola. E pur tuttavia c'è il richiamo a che ci sia un centro-sinistra compatto, che salvaguardi comunque le cose che si sono concretizzate sino adesso. Onorevole Uras, sembrava quasi piangere lei che troneggia sempre da quel pulpito, cercando di far capire che andava comunque sia approvato questo salvacondotto della filosofia governativa. Ma ci siamo accorti di dove vogliamo portare la Sardegna? Di quale disastro annunciato stiamo parlando? Di quale difficoltà veramente oggi si vive nei trasporti isolani e soprattutto nelle ferrovie? Ma viviamo fuori?
Quando abbiamo, in più di una circostanza, denunciato l'incapacità a gestire le ferrovie almeno in un raccordo poi, onorevole Orrù lei ci viene a dire che bisogna comunque sia trovare un'autorità che governi i tre o quattro sistemi che sono attorno a queste cose, quindi non si tratta di programmare e di organizzare, ma di gestire, quindi lei mi sta dicendo che noi ci esponiamo come gestori in un sistema. Con quali capacità? Con quale tipo di organizzazione? E' grave che si venga a proporre un simile emendamento, per questo, se non si era capito quando è intervenuto l'onorevole Pisano, siamo, come Riformatori, nettamente contrari perché siamo consapevoli dei disastri che avranno, sia nei trasporti, ma ancorché non se ne discuta oggi nella Sanità, di quella che è la politica fino ad oggi portata avanti da parte del governatore di questa maggioranza che lo sostiene. Di questo indirizzo che chiude, anziché aprire, una nuova possibilità di sviluppo per la nostra terra.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
Dopo il consigliere Pisu ho un altro collega iscritto a parlare, io prego i colleghi se intendono iscriversi di farlo perché altrimenti è impossibile organizzare il lavoro con le iscrizioni che arrivano all'ultimo momento. Prego.
PISU (R.C.). Grazie Presidente, solo per sottolineare alcuni aspetti che sembrano essere dimenticati quando affrontiamo problemi di questo tipo, io sono convinto che intanto nella prima Commissione, per chi ha voluto partecipare a quei lavori, il tema sia stato sufficientemente dibattuto, abbiamo capito che c'era da colmare un ritardo di 10 anni, com'è stato più volte ribadito anche oggi e che doveva essere operata a una svolta, una svolta nelle ferrovie della Sardegna, di questo c'è urgente bisogno. Io non capisco perché tutto il ragionamento che abbiamo fatto in questi anni, anche su questo tema, sia stato oggi dimenticato, quasi dimenticato. E abbiamo anche sottolineato che lo Stato è da tempo inadempiente, Qui è stato ricordato che queste problematiche riguardano i decenni scorsi, il secolo scorso, io credo che riguardino addirittura l'unità d'Italia, forse anche prima, potrei aggiungere, certo è che lo stesso Gramsci in un articolo sull'ordine nuovo, che onorevole Dedoni le consiglierei di leggere, nel 1919, dal titolo "dolori di Sardegna" scriveva che questo Stato, che è stato descritto in maniera corretta anche da alcuni di voi e che è colonialista, diceva che tratta questo Stato, anche allora, la Sardegna come a una colonia di sfruttamento e persino nei servizi essenziali come le ferrovie della Sardegna, hanno sede a Torino e poi a Roma, è passato tanto tempo da allora, non leggiamo, non studiamo, discutiamo e poi ci dimentichiamo, però non facciamo tesoro delle cose che abbiamo fatto bene. Adesso io credo che sia arrivato il momento di dire basta, basta all'assenza dello Stato e alla cultura auto-colonialista, che anche qui oggi è stata ribadita in varie forme, io sono d'accordo che lo Stato non abbia più queste competenze e che le abbia la Sardegna, i soldi sono pochi, quelli che ci hanno dato, il patrimonio delle ferrovie è quasi un cantiere di rottamazione, le maestranze sono state ridotte al minimo, sotto l'essenziale, per cui io credo che questa situazione non dovesse perdurare, o dobbiamo continuare ancora a chiedere l'elemosina allo Stato? L'ho capito che ci sta consegnando tutto questo, io credo che si sia fatto bene a prendere in carico questo settore, bisogna agire anche su altri settori, in questo modo, se veramente lo Stato, al di là dei governi che si succedono alla guida di essi si comporta in questo modo, e allora per poter venirne a capo c'è una grande riforma, la madre di tutte le riforme, su cui noi dobbiamo insistere, ed è il nuovo Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna che ci possa dare risorse e poteri per poter avere l'autonomia in altri campi, così come nelle stesse ferrovie. Io sono ottimista su questo, credo che abbiamo le risorse umane e tecniche per poter pensare di gestire le ferrovie della Sardegna in maniera autonoma, sul trenino verde, su cui voi avete riso anche l'onorevole Sanjust e lo fa spesso, abbiamo tenuto 120 milioni di euro da fondi … e io credo che si presenterà oggi il progetto di valorizzazione anche di quel settore così come si potrà fare per rendere finalmente moderne ed efficienti le ferrovie della Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisu, chiedo scusa ai colleghi, poiché….
(Interruzioni)
No, l'ora non è tarda, vista l'ora in cui abbiamo iniziato quindi i colleghi hanno potuto fare colazione con calma stamattina, chiedo scusa, superando le battute, siccome io avevo chiesto ai colleghi di stare in aula sino alla votazione di questo ordine del giorno per evitare che poi interrompessimo un dibattito tutto sommato molto interessante e che lo interrompessimo per riprenderlo questo pomeriggio.
Adesso sono arrivate numerose iscrizioni a parlare, molte delle quali penso servano soltanto a sollecitare la conclusione di questa discussione, quindi io ringrazio i colleghi per questa sollecitazione, se siete d'accordo, e andrei alla votazione dell'ordine del giorno. Se interpreto bene molte delle iscrizioni. E concludiamo così questo lavoro perché interromperlo mi sembra davvero poco utile per tutti, ringrazio i colleghi. L'onorevole Maninchedda, che ha presentato oralmente una proposta di modifica dell'ordine del giorno ha chiesto di poter spiegare il senso di questa modifica, io gli do la parola e conclusivamente votiamo, dato che le dichiarazioni di voto sono avvenute.
Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Sì, una precisazione, non è stata chiesta una modifica, l'emendamento non è allo schema di norme di attuazione proposto a quest'Aula, perché questo farebbe ripartire il processo di cui parlava l'onorevole Orrù. L'emendamento è all'ordine del giorno, in altre circostanze, ricordo le norme di attuazione per il trasferimento dei beni demaniali, questo Consiglio inserì nell'ordine del giorno una correzione dello schema proposto dal Consiglio dei ministri, laddove si diceva che i beni da trasferire erano solo quelli culturali, invece noi volevamo i beni demaniali latu sensu. Ebbene, nella fase successiva, questo è stato realizzato, un indirizzo del Consiglio. Allo stesso modo si chiede un emendamento aggiuntivo all'ordine del giorno, quindi onorevole Orrù, non un qualcosa che inceppi il meccanismo ma un qualcosa che è stato già fatto.
Secondo, ciò che si vuole mettere in evidenza, nell'emendamento non è il modello, il vantaggio gestionale che ne ha la Sardegna dalle norme di attuazione, ma è la rottura della gabbia in cui la Sardegna si troverebbe nella trattativa con lo Stato, laddove le norme di attuazione prevedono il mantenimento degli standard attuali e niente sul futuro, e laddove si parla di accordo di programma, per eventuali altre risorse a carico dello Stato, avendo dietro il vincolo della modifica del Titolo III che dice che non ci sono soldi per la Sardegna sui trasporti per cui la Sardegna provveda autonomamente. Per cui l'emendamento precisa che debbano essere comunque a carico dello Stato l'adeguamento degli standard strutturali e qualitativi del sistema sardo agli standard nazionali, oltre che alle censite e storiche esigenze della società sarda. Vogliamo consentire una trattativa più larga. Questo a noi consentirebbe di non dare un giudizio negativo, totalmente negativo, e di arrivare a poterci astenere.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Maninchedda.
Non so se l'Assessore o il Presidente della Commissione…
Per esprimere il parere sull'emendamento orale ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Se fosse possibile cinque minuti per definire…
(Interruzioni)
Chiedere non costa nulla, poi si può anche non concedere.
PRESIDENTE. Se c'è bisogno di riflettere, Assessore, riflettiamo.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
BROCCIA, Assessore tecnico dei trasporti. Io credo che possa essere accolta la proposta.
PRESIDENTE. Assessore, lei ritiene che la proposta di emendamento all'ordine del giorno avanzata dall'onorevole Maninchedda possa essere accolta?
BROCCIA, Assessore tecnicodei trasporti. Sì, come è stata spiegata.
PRESIDENTE. E' scritta, lei ha il testo scritto, Assessore?
CAPELLI (U.D.C.). E' scritta.
~BROCCIA, Assessore tecnico dei trasporti. Sì.
PRESIDENTE. Va bene, va bene colleghi. Onorevole Orrù, l'Assessore ha detto che è accoglibile la proposta emendativa dell'onorevole Maninchedda.
Colleghi, stiamo concludendo.
(Interruzioni)
Cosa facciamo votiamo? Se c'è un'esigenza, che la maggioranza ha, è meglio dirlo.
(Interruzioni)
Va bene colleghi, concludiamo il nostro lavoro, ci vediamo questo pomeriggio alle ore 17, riprendiamo dalla votazione dell'ordine del giorno sulle norme di attuazione.
La seduta è tolta alle ore 14 e 40.
Versione per la stampa