Seduta n.86 del 19/09/2000 

SEDUTA LXXXVI

Martedì, 19 settembre 2000

(Pomeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Spissu

indi

del Vicepresidente Carloni

indi

del Presidente Serrenti

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 10.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 2 agosto 2000, che è approvato.

Discussione sulle dichiarazioni della Giunta sull'epidemia di febbre

catarrale degli ovini (Blue Tongue)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle dichiarazioni della Giunta.

Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Signor Presidente, avendo seguito con estrema attenzione le dichiarazioni rese stamattina dall'Assessore della sanità, riterrei utile, al fine di definire il quadro più complessivo degli interventi, e quindi delle intenzioni della Giunta, un pronunciamento da parte dell'Assessore dell'agricoltura, per definire meglio anche l'aspetto più propriamente agricolo.

Quindi io avanzo questa proposta, anche se mi rendo conto che anche stamattina, con l'esposizione dell'assessore Oppi, sono stati superati i tempi concessi dal Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, non ho alcuna difficoltà a concedere la parola all'Assessore della sanità, sempre che l'Assessore voglia intervenire.

Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, anche io chiedo, se è possibile, che l'Assessore dell'agricoltura porti il suo contributo per ampliare il livello di conoscenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, io credo che il Regolamento debba essere comunque rispettato. Se c'è l'esigenza da parte della Giunta di riferire, attraverso l'Assessore dell'agricoltura, il Consiglio ne può prendere atto ma il Regolamento è abbastanza chiaro. Io non ho niente in contrario, l'importante è che si sappia che stiamo comunque violando il Regolamento, perché il tempo a disposizione della Giunta Regionale è stato abbondantemente utilizzato dall'Assessore Oppi. E i limiti temporali valgono sia per il Consiglio regionale, sia per la Giunta regionale.

PRESIDENTE. Il Regolamento disciplina la durata degli interventi; per le dichiarazioni della Giunta prevede un tempo massimo di 30 minuti mentre l'assessore Oppi, stamattina ha parlato molto più a lungo, ma mi pare che ci fosse stata una richiesta dell'Aula in tal senso. Non mi sembra quindi che si violerebbe il Regolamento facendo intervenire l'Assessore. Il problema è che per fornire risposte precise bisogna arrivare in Aula con un intervento preparato, dettagliato, e forse noi stiamo prendendo alla sprovvista l'Assessore dell'agricoltura.

Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforme agro-pastorale.

Ne ha facoltà.

USAI, Assessore dell'Agricoltura e riforma agro-pastorale. La ringrazio, mi creda, non ho nessuna intenzione di portare via un secondo ai lavori del Consiglio. Mi riservo, vista l'esauriente esposizione del collega Oppi, di intervenire al termine della discussione, relazionando su tutte le azioni che ha svolto l'assessorato dell'Agricoltura, e fornendo chiarimenti a chi li dovesse richiedere, perché ritengo che su questo argomento ci sia ancora molto da chiarire e molto da discutere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Su che cosa intende intervenire?

ORTU (R.C.). Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Lei è già intervenuto; ha avanzato una richiesta e l'assessore le ha dato una risposta.

ORTU (R.C.). Io mi permetto di insistere; al di là del parere rispettabilissimo del collega Fadda ritengo che per consentire a quest'Aula di valutare i diversi aspetti, che non sono solo sanitari, sarebbe più che utile un intervento dell'Assessore all'agricoltura, per conoscere anche, eventualmente, come intende procedere. Noi vorremmo discutere conoscendo l'insieme della riflessione che la Giunta fa sulla materia, che riguarda anche lei, Assessore Usai, anzi, riguarda principalmente lei.

PRESIDENTE. L'Assessore ha già risposto dicendo che si riserva di intervenire nel dibattito. Anche se sarebbe irrituale, perché la Giunta o interviene adesso o interviene a conclusione della discussione.

USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Intervengo a conclusione del dibattito

PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.

E` iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Signor Presidente, anche io avrei voluto ascoltare le dichiarazioni dell'Assessore dell'Agricoltura, per poter valutare con qualche elemento in più, questa complessa problematica. Però l'Aula, considerato il numero esiguo di consiglieri presenti, non mi pare particolarmente interessata. Forse sono andati a mangiare le pecore appena abbattute!

Comunque, cari colleghi, mi pare che stia diventando un fatto usuale, almeno in questa prima fase della legislatura, la convocazione straordinaria del Consiglio regionale, per discutere di problemi che in maniera drammatica stanno investendo un settore, quello agro- zootecnico, già pesantemente colpito dalla ormai endemica siccità. Da quando questa maggioranza si è insediata nella nostra Isola è successo di tutto; soprattutto eventi di tipo calamitoso, che fanno supporre che essa sia nata sotto una cattiva stella.

L'argomento oggi in discussione mi tocca molto da vicino, essendo, come ben sapete, un operatore del settore, pertanto voglio conferire a questo mio intervento un taglio particolare suddividendo le mie considerazioni in base alle implicazioni che la febbre catarrale degli ovini sta procurando e ha procurato in questo periodo. Nella fase attuale, cioè quella di maggiore incidenza epidemica della malattia credo che tutte le iniziative e le decisioni siano state intraprese con le modalità che scienza, leggi e regolamenti oggi consentono.

In questi casi la prontezza nell'assumere le decisioni è fondamentale; prontezza, però, non significa necessariamente risultati coincidenti con gli obiettivi auspicati; e mi spiego meglio. Ufficialmente la malattia compare nel nostro territorio il 18 agosto; dall'andamento e dalla diffusione conseguente a quella data, secondo anche il parere degli addetti ai lavori, si è propensi a pensare che essa sia stata introdotta in Sardegna, non un anno, come qualcuno afferma, ma uno o due mesi prima.

A questo riguardo voglio sensibilizzare tutti gli allevatori, affinché evitino con grande determinazione l'introduzione di qualsiasi specie di animale che non sia passata al vaglio del servizio veterinario, o prive della documentazione prevista dai regolamenti. I servizi veterinari devono sempre essere informati; nessuno può permettersi distrazioni o omissioni, perché prima o poi l'errore si paga. Ma su questo punto ritornerò, perché ritengo costituisca uno degli elementi fondamentali sui quali le nostre riflessioni si dovranno concentrare. L'unità di crisi o comitato tecnico, che è stato quasi immediatamente costituito, sta sicuramente funzionando bene; tutto ciò che era scientificamente o tecnicamente possibile fare, dal punto di vista preventivo, è stato fatto.

Io propongo, considerata l'importanza che il settore zootecnico riveste per l'economia isolana, che questa unità di crisi venga allargata a tecnici di livello altissimo, al mondo universitario, ma, soprattutto, agli addetti ai lavori, perché è fondamentale che il mondo politico si confronti ufficialmente con i tecnici e li ascolti; le decisioni non possono essere prese da pochi. In questa prima fase ciò che si può notare (e a me pare un'anomalia) è l'eccessivo presenzialismo di un Assessore, quello dell'agricoltura - che, anche giustamente, si preoccupa delle gravi implicazioni economiche che questa malattia sta determinando, e può ancora determinare nel comparto agro zootecnico - che si contrappone all'atteggiamento più defilato dell'Assessore della Sanità.

In questo momento credo sia importante che l'epidemia venga affrontata soprattutto dal punto di vista sanitario; i provvedimenti essenziali sono di carattere sanitario, anche se, le implicazioni, come dicevo, sono soprattutto di carattere economico. Comunque ognuno ha doveri e limiti istituzionali; l' unità di crisi, allargata nel senso da me indicato, deve, in questo momento, poter lavorare con grande serenità, perché le indicazioni e le conseguenti decisioni assunte d'ora in avanti, saranno determinanti per il futuro di questa malattia. Dobbiamo infatti assolutamente evitare che l'epidemia diventi endemia, e cioè che si radichi stabilmente nel nostro territorio.

Abbiamo la necessità di conoscere tutte le implicazioni, tutte le minime sfaccettature di questa malattia per affrontare la situazione in maniera radicale, ma ognuno nel rispetto totale dai propri ruoli. E` necessario disporre di una mappatura della diffusione della malattia, una mappatura delle presenze dell'insetto, che così fondamentale importanza riveste nella trasmissione e diffusione della malattia. I tecnici devono studiare tutti gli aspetti con assoluto rigore scientifico: per quanto tempo il virus resta silente nell'insetto, se è utile abbattere solo i capi infetti, o tutti gli animali di un allevamento colpito, e tanti altri problemi che studiati e verificati ci permetteranno, speriamo, di eradicare la malattia. Secondo me, infatti, è proprio questo l'obiettivo preminente: la totale eradicazione della malattia.

Non possiamo assolutamente permetterci, non dico di sbagliare, ma di lasciare nulla al caso, per impedire che si verifichi ciò che con altre malattie - vedi peste suina africana e agalassia - si è già verificato. Ecco perché chiedo in maniera decisa agli interessati di consentire l'allargamento dell'unità di crisi. Gli allevatori devono conoscere le strategie d'intervento, quali iniziative a breve, a medio e a lungo termine devono essere intraprese; devono essere coinvolti personalmente, devono poter direttamente, e non come sta succedendo ora indirettamente, sapere in quale direzione ci si muove. Questo non attenuerà le loro preoccupazioni, ma almeno in tempo reale conosceranno tutte le implicazioni che le varie strategie d'intervento determineranno nei loro allevamenti.

E' quindi necessaria e fondamentale una maggiore informazione: opuscoli, giornali, televisioni. L'informazione deve essere capillare; tutti gli allevatori devono conoscere le decisioni; le informazioni ufficiali devono provenire da un servizio informativo apposito. Un esempio per tutti: siccome una delle strategie più importanti in questa fase è la lotta al Culicoides, all'insetto, non avendo le nostre strutture la possibilità tecnica di effettuare disinfestazioni massicce in tutto il territorio regionale, perché non informare ufficialmente tutti gli allevatori, soprattutto quelli che volessero, di loro iniziativa, disinfestare le loro aziende, su quali prodotti utilizzare, come utilizzarli, a che ora è più giusto usarli, come ci si deve comportare con gli animali e quant'altro possa essere utile? Gli allevatori si lamentano proprio di questo, di non essere minimamente coinvolti, di essere emarginati.

Alcune delle richieste che ritengo fondamentali per gli allevatori sono: informazioni precise sui media, sulle caratteristiche della malattia, sul circolo del vettore, sui metodi di lotta ecc.; disinfestazione immediata dei locali e delle zone limitrofe, dei corsi d'acqua e dei bacini da parte del CRAAI o delle ditte specializzate; superamento di quegli steccati amministrativi che impediscono di passare da un territorio di una A.S.L. a un altro; nomina di un portavoce dell'Unità di crisi col compito di fornire notizie ufficiali e smentire le "bufale" della stampa; campagna di informazione sui media, sulla sicurezza dei prodotti ovini; individuazione di una via di sfogo, (una sorta di ammasso) nel caso di rifiuto da parte del mercato degli agnelli sardi; indennizzo agli allevatori, differenziando tra allevatori iscritti ai libri genealogici e gli altri, e soprattutto evitare che per i capi abbattuti vengono tolti anche i benefici delle. Questo non deve assolutamente succedere.

Gli Assessori interessati devono promuovere tutte le iniziative presso l'A.I.M.A. e l'Unione europea, perché altrimenti al danno si aggiungerebbe anche la beffa. Più avanti, quando per le condizioni climatiche la malattia si fermerà, l'Unità di crisi dovrà valutare se è più giusto usare un vaccino e che tipo di vaccino (ricombinato, marcato geneticamente, oppure quello standard) e come si deve intervenire nei confronti degli animali che si sono immunizzati naturalmente, sui selvatici, sul brado. Su tutte le strategie, su tutte le ipotesi, sentire gli addetti ai lavori mi sembra, oltre che giusto, doveroso.

Ma su un punto vorrei ulteriormente soffermarmi, perché ritengo che sia di importanza fondamentale per poter capire e affrontare con una strategia veramente efficace, il vero nodo del problema che oggi ci sta davanti: quello dell'introduzione e della conseguente propagazione della malattia o, per meglio dire, delle malattie. Colui che è stato forse il maggior interprete e conoscitore di polizia veterinaria, il professor Benazzi, nel suo testo che noi veterinari addetti ai lavori utilizziamo quotidianamente afferma che il baluardo più importante nella lotta contro le malattie infettive, contagiose e non, degli animali si trova proprio nelle frontiere. Questo perché tutti i Paesi che hanno allevamenti di animali domestici ben sviluppati, con l'adozione o con l'imposizione di limitazioni alle importazioni cercano di garantirsi contro l'introduzione delle malattie.

In ogni caso vi è da dire che, essendo estremamente difficile effettuare un blocco totale, anche perché la nostra Isola per certi fabbisogni alimentari deve necessariamente ricorrere alle importazioni sia di animali che di derivati, gli Stati, le Regioni autonome e quant'altro, devono conseguentemente stabilire e soprattutto far attuare le regole sul controllo, per limitare al massimo i rischi per i Paesi importatori.

La legislazione attuale non ci dà, purtroppo, una mano: norme e leggi antiquate hanno perso buona parte della loro validità. Pensate che il Testo Unico delle leggi sanitarie è del 1934; il nostro regolamento di polizia veterinaria è del 1954! E' quindi urgente che gli accordi tra Stati, in questo campo, vengono aggiornati, e rinnovati con maggiore frequenza, per avere sempre una legislazione al passo con i tempi. Si deve inoltre lavorare per armonizzare a livello comunitario tutte le varie e a volte inutili normative.

Risulta inoltre necessario poter disporre di un servizio di controllo (e parlo di veterinari di Stato, i cosiddetti veterinari di frontiera di dogana) in grado di effettuare gli opportuni accertamenti sulla movimentazione animale, e di un Servizio veterinario delle A.S.L. veramente efficace, dotato di mezzi e attrezzature e in grado di affrontare, oltre che le routinarie operazioni quotidiane, anche le emergenze come queste. Io che vengo da quel mondo vi garantisco che le potenzialità sono enormi; c'è personale preparato e motivato, ma che si scontra abitualmente con la burocrazia e, lasciatemelo dire, con l'ignoranza che a tutti i livelli è presente fra gli amministratori delle A.S.L.. Il vecchio direttore generale dell'A.S.L. numero 3 di Nuoro, durante un incontro con il Servizio veterinario, ha dimostrato di non sapere che il Servizio veterinario fa parte del Servizio sanitario nazionale!

Ma torniamo alla vigilanza: in Sardegna, in base a un decreto ministeriale, è stata istituita come ufficio periferico del Ministero della sanità la Circoscrizione territoriale degli uffici di porto, aeroporto e dogana interna a Porto Torres, che, a tutt'oggi, non solo non ha strutture per ricevere gli animali ma - ed è altrettanto grave - non ha nemmeno una struttura o stazione marittima per ricevere le persone. L'ufficio avrebbe dovuto essere situato a Porto Torres, invece, sempre a tutt'oggi, i soli due o tre veterinari incaricati sono dislocati a Sassari. Il Ministero, in ogni caso, quando porti e dogane sono sprovvisti di uffici veterinari, possono conferire incarichi provvisori al Servizio sanitario pubblico. Vi deve comunque essere sempre un continuo collegamento con le articolazioni periferiche del Servizio sanitario nazionale, per controllare il destino degli animali provenienti dall'estero.

Tutto questo, colleghi, per rimarcare con forza la quasi totale mancanza, non solo di coordinamento, ma di controlli, di verifiche, di qualsiasi tipo di certificazione che deve inderogabilmente accompagnare tutti gli animali in entrata. I pericoli, però, non arrivano soltanto dall'estero, ma anche dal territorio nazionale, sia ben chiaro. Vi faccio un esempio: nel 1999 si sono verificati in Sardegna, se non sbaglio, due casi di brucellosi, il cui ceppo proviene dalla Sicilia. Siccome in tale regione non vi è nessuna provincia ufficialmente indenne, mentre la Sardegna è ufficialmente indenne, e siccome per legge gli scambi possono avvenire solo tra province ufficialmente indenni, non si riesce a capire come mai questi ceppi di brucella, che provocano la malattia anche nell'uomo, siano arrivati anche da noi.

A questo riguardo vorrei conoscere dall'Assessore della sanità quanti spostamenti si sono verificati e si verificano, quanti controlli sono stati effettuati, quante irregolarità e violazioni sono state riscontrate, quante multe comminate, quanti animali e derivati non in regola sequestrati, distrutti e respinti. L'Assessore stamattina faceva riferimento alle forze di polizia e quant'altro negli spostamenti tramite mezzi su strada; io vorrei dire che in vent'anni di professione non ho mai ricevuto una richiesta da parte di queste forze per controlli su camion che trasportavano animali. Non voglio "sparare" percentuali, ma presumo che il 90 per cento degli addetti ai lavori della Polizia di Stato non conosca neanche che tipo di certificazione a questi camion devono poter esibire. Vi faccio presente che venerdì, alle ore 12, in un comune del territorio della provincia di Nuoro è arrivato un camion con capre provenienti dalla Francia, senza che queste abbiano dovuto superare il benché minimo controllo.

Cari colleghi, queste domande, come dicevo prima, molto difficilmente riceveranno delle risposte; in queste condizioni tutto è possibile. Del resto anche la peste suina africana e l'agalassia sono diventate, quasi certamente per colpa nostra, da epidemiche a endemiche. Se mi passate la battuta, da noi tutti si trovano bene, non solo i turisti, ma anche le malattie. Ma non è il caso di scherzare; questi esempi dovevano servire da monito. Speriamo che nel breve periodo la malattia, per le condizioni climatiche poco favorevoli, si blocchi. Però le strategie studiate da valenti studiosi dovranno essere applicate con grande determinazione sul campo, e nessuno può permettersi di sbagliare: ne va di mezzo l'avvenire di migliaia di persone.

Per concludere vorrei portare a conoscenza del Consiglio un'anomalia che mi auguro presto venga appianata (l'Assessore poi mi ragguaglierà su questo) ed è la seguente: siamo forse una delle poche regioni dove il servizio veterinario regionale è retto da un solo soggetto; l'attuazione di importanti leggi di riforma in materia veterinaria ha portato alla suddivisione del servizio veterinario in tre aree funzionali che, benché tra loro in coordinamento, svolgono ruoli e funzioni ben distinte, a capo delle quali vi sono distinti dirigenti. E' in questa visione che è ormai inderogabile l'esigenza di dotare ed incrementare la nostra Regione, il nostro Assessorato, di veterinari in ruolo effettivo, anche per evitare, non me ne voglia l'Assessore, come in questo caso, possibili commistioni tra figura professionale e figura assessoriale. A titolo di esempio vi dirò, pur con tutte le diverse problematiche ed esigenze, che nella Regione Piemonte il numero dei veterinari regionali è, se non sbaglio di trenta, io dico che sono troppi, ma uno, due o tre sicuramente sono troppo pochi.

A me pare, assessore Usai, che per quello che sto dicendo debba avere anche il suo assenso, la sua approvazione. Non si vuole sminuire assolutamente il suo ruolo, ciò che lei ha rappresentato nella veterinaria regionale, si vuole solo cercare di creare una struttura in grado di affrontare con grande capacità, con grande decisione, tutte le problematiche sanitarie, che, ripeto, purtroppo in queste situazioni possono sempre verificarsi. Sta quindi alla nostra determinazione creare i presupposti per dotare la nostra Isola di tutti gli strumenti scientifici e tecnici che sappiano salvaguardare quel patrimonio che, per quantità, qualità e produttività, tutto il mondo ci invidia; metterlo in pericolo, in una situazione favorevole come la nostra, cioè quella di essere isola, è una responsabilità che nessuna maggioranza e nessuna opposizione politica si può permettere.

In maniera responsabile, senza paternalismi fuori luogo, senza distinzione di colore o ideologia, senza proclami, con finalità che non oso neanche pensare, tutti dobbiamo, con proposte chiare, contribuire a creare condizioni di maggiore sicurezza in un settore che così grande importanza riveste nel nostro panorama economico e sociale.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io come sempre sarò breve. C'è in atto una grave epidemia, che sta mettendo in ginocchio gli allevatori, i nostri produttori di formaggi; l'emergenza è grande, grandissima, i danni materiali sono ingenti, oltre al valore delle bestie morte, o che purtroppo moriranno nei prossimi giorni per causa di questa epidemia, si deve tener conto della mancata o diminuita produzione di latte, di formaggi (come il pecorino romano, che per l'85 per cento viene prodotto in Sardegna, e il pecorino sardo), e anche di carne. Forse, però, purtroppo, il danno più ingente sarà quello di immagine per i prodotti alimentari della Sardegna, soprattutto per il pecorino e per la carne, rischiamo di perdere le importanti quote di mercato conquistate dai nostri produttori con fatica.

Chi ha la colpa di questo disastro? Si tratta solo di una tragica fatalità, di poca fortuna? E` colpa della mala sorte che ci manda prima tre alluvioni, in pochi mesi, sommergendo campi e centri abitati e, destino beffardo, non facendo cadere neanche una goccia nei bacini di raccolta? Ed è anche attribuibile alla poca fortuna la siccità che ha fatto inaridire i nostri campi, le nostre colture, nonché i pozzi e le sorgenti? Probabilmente sì, la mala sorte un ruolo potrebbe averlo avuto, e pertanto queste possono essere considerate, almeno in parte, tragiche fatalità. Ma questa epidemia non viene dal cielo, come le alluvioni o la siccità. Certamente ci sono dei responsabili, quanto meno di poca attenzione, di noncuranza. Però questa epidemia costituisce anche una grandissima emergenza, e pertanto non dobbiamo dividerci o disperdere le nostre energie in sterili polemiche. Verrà anche il giorno in cui punteremo il dito contro i responsabili, se ve ne sono. Ora bisogna combattere contro il vero nemico, che è un insetto; e la prima regola per combattere con successo questo insetto è conoscerlo, sapere chi è, com'è, dove vive, e come si comporta.

Io ho assunto alcune informazioni e mi sento in dovere, in pochissimi minuti, di porle all'attenzione di questa Assemblea; citerò anche la fonte affinché chi lo desideri possa approfondire l'argomento. Lo faccio con assoluto spirito costruttivo, consapevole di non avere in mano nessuna verità e tanto meno la soluzione del problema. E proprio con questo spirito, per cercare di rendermi utile in questo momento difficile ho riindossato la casacca da giornalista e ho posto tante domande ai massimi esperti per conoscere più da vicino questo malefico insetto.

Si chiama culex imicola, del genere dei Ceratopogonidi, della famiglia dei Culicoidi, dei Ditteri ematofagi, che cioè bevono il sangue; è una specie esofila, cioè che vive all'esterno. Durante il giorno si nasconde sotto le pietre, in mezzo all'erba o agli sterpi, ha le ali molto piccole ed aderenti al corpo; per questo ha una scarsa capacità di volo. Dico questo perché ho sentito anche oggi che questo insetto sarebbe arrivato via mare dal Nord Africa. Sappiate allora che, secondo gli esperti, questo insetto può percorrere distanze, a seconda del vento, varianti dai 200 metri al chilometro. Questa è la distanza massima che può percorrere, e per questa ragione può procedere solo a brevi spostamenti. Questa culex imicola ha il pungiglione come le zanzare ma non è una zanzara e non trasporta il plasmodio come nel caso della malaria ma un…

PRESIDENTE. Onorevole Corda, mi scusi, se si allontana un po' dal microfono si sente meglio, perché così rimbomba, lo dico nel suo interesse perché così si capisce meglio.

CORDA (A.N.). Ha ragione, io sono abituato, per deformazione professionale, a usare il microfono come si usa, correttamente, vicino alla bocca, questo Consiglio, invece, ha ritenuto di utilizzare microfoni adatti per chi parla stando seduto.

Dicevo che questa culex imicola ha il pungiglione come le zanzare, ma per fortuna punge solo gli erbivori e non tutti i mammiferi, come invece fanno le zanzare. I suoi nascondigli sono le pietre, l'erba eccetera, da dove esce solamente al crepuscolo per andare in cerca di animali da pungere. Questo insetto non ama l'acqua, non deposita le uova nell'acqua, non si nasconde sotto l'acqua, proprio non ci va nell'acqua. Può vivere da dieci mesi ad un anno a seconda della temperatura e si riproduce attraverso il deposito di uova nelle pozze inquinate anche dalle feci e nella fanghiglia; ma non depone le uova nell'acqua.

Molti culicoidi trasmettono il virus direttamente alle uova e dunque alle larve. In primavera quando si schiudono le uova nasce una ninfa che è già portatrice di quel virus che, appena diventata adulta, trasmetterà agli animali. La culex imicola potendo scegliere preferisce pungere i bovini, pertanto gli esperti suggeriscono di far stazionare dei bovini vicino alle greggi di pecore e capre. Le uova si schiudono dopo circa due settimane e danno vita ad una larva che, dopo due settimane, diventa prima ninfa e poi adulta e inizia la sua attività.

COGODI (R.C.). Lo sappiamo già, è scritto sui libri!

CORDA (A.N.). Se lei lo sa già se lo tenga per lei, c'è probabilmente chi non lo sa.

Allora, in Nord America una specie simile alla culex imicola non ha colpito solamente capre e pecore ma tutti gli erbivori. Come la combattono? Soprattutto con grande attenzione all'igiene e all'ambiente. E' perfettamente inutile, dicono gli esperti, usare gli insetticidi, la culex imicola non è un insetto nuovo per la Sardegna, non è arrivata l'altro ieri o due mesi fa. Il dottor Carlo Contini, che è considerato il miglior ematologo che abbiamo in Sardegna, studia questo insetto dal 1969. A Cipro hanno accertato che il virus può essere trasmesso anche da un altro insetto che si chiama culicoides obsoletus; questo insetto è presente in larga misura anche in Sardegna, e non si sa se anche questa specie trasmette il virus alle pecore e alle capre.

Secondo il dottor Contini, però, la soluzione a questo problema forse arriverà dal cielo perché entro 15 - 20 giorni, questo insetto smetterà di pungere, morirà o andrà in letargo. Ma allora il problema sarà risolto solo in parte, perché se è vero, come parrebbe, che questo insetto trasmette il virus alle uova e poi alle larve, e quindi quando nasce il nuovo insetto in primavera è già portatore del virus, si capisce che il problema è veramente grande e non si risolve solo disinfestando adesso.

A proposito di disinfestazioni - parole del dottor Contini - le disinfestazioni effettuate con gli insetticidi sono veri e propri delitti ambientali - così li ha definiti - non servono assolutamente a nulla, non raggiungono l'insetto e non servono ad uccidere le larve. Occorre fare uno studio preciso per capire qual è il luogo dove le larve si riproducono; è necessario effettuare una ricerca per sapere qual è il tipo di umidità, il tipo di granulosità, il tipo di PH del terreno adatto a questa riproduzione. Con tutto il bene che possiamo volere ai medici o ai veterinari, però credo che qui un entomologo andrebbe interpellato, e so che l'assessore Usai l'ha interpellato perché ne ho avuto notizia.

Ma io non ho sentito solo il dottor Contini, ho ascoltato il parere anche di altri esperti della facoltà di biologia dell'università di Cagliari, e tutti concordano nello stesso modo: l'insetticida è dannoso, è pericoloso, crea solo danno ambientale e non risolve il problema. Nella unità di crisi sarebbe importante utilizzare i massimi esperti che abbiamo in Sardegna in entomologia e non in veterinaria, che siano capaci di capire e combattere questo insetto, capire dove possono annidarsi le larve in modo che possiamo risolvere il problema.

Oltre al dottor Contini io ho contattato anche la dottoressa Figus, che è un'altra autorità in materia di entomologia. Tutti e due questi esperti concordano nel ritenere necessaria l'istituzione di una commissione che esamini il territorio e lo faccia in fretta per capire dove e come si deve intervenire.

Credo di non aver altro da aggiungere se non che questo mio intervento, che può essere apparso in qualche modo polemico, non voleva esserlo assolutamente; il mio intento era solo quello di informarmi, di rendermi utile e fornire delle informazioni che in parte potevano non essere conosciute.

Spero, così facendo, di aver recato un contributo, anche infinitesimale, per affrontare meglio il problema.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo richiesto la convocazione di questo Consiglio regionale per cercare di capire dalla Giunta in che modo essa ritenga arginare il dramma che una categoria importantissima della nostra Isola sta subendo in questi giorni. Io ringrazio l'onorevole Corda per le informazioni che ci ha fornito, ha consultato senza dubbio dei grandi luminari, e queste cose potranno essere utili all'assessore Oppi e all'assessore Usai.

Però mi chiedo se il centro-destra ha davvero a cuore il problema che stanno affrontando i nostri allevatori, i nostri pastori e me lo chiedo senza strumentalizzazioni. Mi auguro che almeno l'assessore Oppi torni in aula, perché, assessore Usai, al di là della sua presenza e della presenza di qualche altro suo collega, io credo che il problema sia così importante da richiedere una presenza, anche tra i consiglieri regionali del centro-destra, un pò più numerosa, nonché la presenza del Presidente della Giunta regionale. Ma quanto c'è stato riferito dai pastori molto probabilmente è vero; questo problema è stato sottovalutato. Noi abbiamo avuto come centro-sinistra un grande senso di responsabilità; non abbiamo voluto strumentalizzare il dramma che gli allevatori stanno vivendo in questo momento.

Mi scusi l'onorevole Corda, mentre lui giustamente ha ritenuto opportuno sentire dai massimi esperti quali potevano essere le cause di questa tragedia, noi abbiamo incontrato le associazioni di categoria, abbiamo incontrato i pastori, abbiamo cercato di capire i drammi che stavano attraversando. Io ho ascoltato con molta attenzione la relazione che l'assessore Oppi ha svolto stamattina e devo dire in modo abbastanza preciso, però mi fermo ai fatti: non è bastata, per bloccare questa epidemia, l'azione che la Giunta regionale ha portato avanti. Io non so se ci siano state delle strumentalizzazioni; certamente non sono venute dal centro-sinistra, non sono pervenute da nessuna assemblea, anzi in alcune assemblee organizzate dal centro-sinistra sono stati invitati gli Assessori competenti perché illustrassero le iniziative che la Giunta regionale stava portando avanti. Abbiamo partecipato a queste assemblee di pastori, di sindaci, abbiamo presentato delle interpellanze per cercare di capire anche noi quali fossero le iniziative intraprese dalla Giunta regionale, abbiamo richiesto la convocazione straordinaria del Consiglio regionale perché assieme, centro-destra e centro-sinistra, studiassero le iniziative più idonee. La scarsa presenza in Aula testimonia la sottovalutazione del dramma che queste persone stanno vivendo.

Non c'è dubbio che conoscere le cause sia importante, noi abbiamo cercato invece di capire il dramma che queste persone stavano vivendo. Potevamo, assessore Usai, cavalcare il malcontento, potevamo farlo, c'è tantissimo malcontento all'interno della campagna e lei lo sa, c'è un malcontento che non ci sentiamo di cavalcare, non ci sentiamo di cavalcare il dramma che queste categorie stanno vivendo. Mi chiedo comunque: il centro-destra avrebbe dimostrato il senso di responsabilità che il centro-sinistra sta dimostrando in questa occasione? E non soltanto in questa occasione, perché l'abbiamo dimostrato sia in occasione della discussione sui danni causati dall'alluvione, sia in occasione dell'esame del disegno di legge sulla siccità, un altro dramma che ha colpito le stesse categorie, i pastori e l'agricoltura in generale.

Anche per quanto riguarda l'alluvione, assessore Usai, lei sa benissimo che purtroppo questa epidemia ha iniziato il suo percorso nell'intero territorio della nostra Isola partendo da una zona che era stata colpita anche dall'alluvione, così come sa benissimo che questi pastori non hanno ricevuto ancora una lira delle somme che sono stati stanziate in legge per quanto riguarda quest'ultima calamità. Quindi si sono indebitati due volte. Si sono indebitati per far fronte ai danni causati dall'alluvione (e abbiamo provveduto ad approvare all'unanimità una legge) si sono ricostituiti il loro gregge e adesso si trovano colpiti da questa nuova epidemia.

Io non so, assessore Usai, da che cosa dipenda questa incapacità di spendita, anche se posso immaginarlo, ma è chiaro che diventa urgente, indispensabile che la Giunta regionale si attivi immediatamente perché a queste persone vengano concessi almeno i rimborsi previsti dalle leggi che sono state già approvate. Purtroppo c'è una sfiducia generale verso la classe politica. Io non so se l'impegno, che voi come Giunta regionale avete assunto di pagare entro 60 giorni i contributi, per esempio, ai pastori per i capi abbattuti, sarà mantenuto. E' vero che si tratta di una anticipazione, e si fa pertanto affidamento su un'azione comune tra centro destra e centro sinistra, perché anche il Governo intervenga in modo più massiccio e più consistente, però ci aspettavamo che la Giunta regionale, nella relazione al bilancio ci dicesse in che modo intendeva rispettare gli impegni assunti. Da quello che mi risulta, invece, nel bilancio non è indicata alcuna somma da destinare a questo scopo.

Peraltro l'azione della Giunta non ha avuto sortito quei risultati che tutti noi ci auguravamo. Il rischio, il rischio molto grosso - e l'ha detto bene il collega Manca - è che questa malattia possa diventare endemica. Al di là delle azioni che sono state portate avanti, noi ci aspettavamo, da parte della Giunta regionale, una informazione un po' più completa sulle iniziative che intende intraprendere per evitare che questa malattia diventi endemica nel nostro territorio regionale.

Può darsi anche che i sindaci e i pastori che mi hanno chiamato, siano i sindaci e i pastori più disattenti, ma non ci sono state delle campagne di sensibilizzazione, delle direttive precise e tempestive, al di là di quello che è stato dichiarato dall'assessore Oppi. C'è ancora oggi disorientamento, assessore Usai, e lei lo sa. Le azioni che sono state elencate stamattina da parte dall'assessore Oppi non sono condivise dagli allevatori. Io vi chiedo di ascoltare un po' di più chi sta patendo questo dramma, perché il metodo che è stato utilizzato non pare esente da critiche. Io non ho dubbi che il ricorso alle ditte private fosse un atto indispensabile, ma molto probabilmente si è provveduto in ritardo, dopo che qualche comune, come Decimoputzu, aveva già proceduto autonomamente, senza ricevere direttive e quindi anche senza fare in modo che una certa disinfestazione venisse attuata dagli allevatori stessi.

C'è la massima disponibilità da parte degli allevatori, da parte dei pastori, ad essere protagonisti di qualsiasi azione dentro i propri ovili, ad impegnarsi per evitare il peggio. Se qualcuno poi pensa che da parte dei pastori si sia, in un certo senso "abusato" della legge, diciamo subito, in modo che siano evitate tutte le strumentalizzazioni, che nessuno dei pastori vuole vedere il proprio gregge distrutto, che stanno cercando di salvare sino all'ultimo capo, si stanno impegnando, non sanno neanche loro però come muoversi, perché non sono veterinari. Tantissimi allevatori hanno denunciato l'assenza di una assistenza tecnica, l'assenza del servizio veterinario. Senza dubbio si poteva procedere prima all'assunzione di nuovi veterinari, comprendo che eravamo nel mese estivo, però di fronte ad un dramma del genere, la Giunta regionale non avrebbe dovuto aspettare al 5 settembre per riunirsi e decidere le strategie da mettere in atto, ma poteva riunirsi il 14, il 15, il 16 agosto, perché questo è un autentico dramma per un settore così importante della nostra economia.

Spero che l'Assessore Usai, nella sua replica, possa già rassicurarci sul rispetto della legge per quanto concerne il rimborso dei capi abbattuti. Mi auguro, perché anche la legge lo permette, del resto lo stesso Assessore Usai l'ha dichiarato, che anche per il rimborso dei capi morti non sopraggiungano problemi. Però, se esaminiamo il bilancio regionale appare evidente che mancano i fondi per le anticipazioni. Mi sembra che ci siano solo due miliardi, e siccome questo è un dramma che può colpire, non soltanto i pastori che fino ad oggi sono stati colpiti, ma l'intera economia della Sardegna, da oggi noi come opposizione, come centro sinistra, ci dichiariamo disponibili a discutere, insieme alla maggioranza, insieme alla Giunta regionale, le iniziative che devono essere intraprese. Siamo disponibili oggi a procedere alle variazioni di bilancio necessarie per offrire una risposta immediata alle necessità del maggior numero possibile di allevatori colpiti. E se i soldi non dovessero esserci, chiediamo che oggi stesso l'assessore ci indichi in che modo è possibile offrire una risposta, perché altrimenti al dramma si aggiungerà la beffa, la beffa di un'attesa lunga parecchi mesi, se non addirittura anni, per ottenere un rimborso.

Vogliamo inoltre sapere, in che modo la Giunta regionale intende provvedere per quanto riguarda il problema del mancato reddito e in che misura; quali sono le proposte che la Giunta regionale intende formulare per evitare di gettare sul lastrico uno dei settori più importanti della nostra economia, e quindi l'economia tutta. Ci sono delle iniziative; se vogliamo utilizzare gli strumenti messi a disposizione dalla Unione europea, dallo Stato, dalla stessa Regione noi siamo disponibili; non so quando il Consiglio regionale potrà essere riconvocato, ma se sarà necessario vi garantiamo che utilizzando il Regolamento del Consiglio richiameremo la Giunta regionale in Aula perché ci comunichi quali sono le azioni che intenderà intraprendere su questo specifico settore. Non è pensabile che dopo i drammi della siccità e dell'alluvione, adesso con il morbo della lingua blu, con i pastori completamente indebitati, la Giunta resti inerte e Lei sa che tantissimi pastori si sono dovuti indebitare perché non potevano portare il loro gregge a pascolare e hanno dovuto comprare i mangimi, indebitandosi ulteriormente. Oggi quanti pastori versano in una situazione veramente disperata, pertanto desideriamo sapere in che modo la Giunta regionale, al di là della presenza in quest'Aula del Presidente della Giunta, di tantissimi assessori, di tantissimi colleghi del centro destra, al di là degli ordini del giorno, intenda far fronte a questa situazione, non solo da un punto di vista sanitario ma anche da un punto di vista economico e finanziario.

Dico che siamo in ritardo; è necessaria anche una campagna di informazione più precisa, per quanto riguarda i problemi dello smaltimento delle carcasse. E' vero che la legge prevede quello che stamattina l'assessore Oppi ci ha detto, però è anche vero che ci sono dei pastori che non possono seppellire i capi morti nel proprio terreno. Al di là delle competenze, da parte dei comuni, ci sarebbero voluti degli studi un po' più precisi, perché non si tratta di abbattere soltanto 200, 300, 400, 500 pecore, qui ne stiamo abbattendo decine di migliaia e credo che ciascuno di noi comprenda quali possano essere i pericoli che una sepoltura all'interno del proprio terreno comporti. Non c'è dubbio, infatti che le competenze siano queste e che la legge dica questo, ma non abbiamo inceneritori a sufficienza per poter dare una risposta diversa da quella che stiamo dando. Però credo che uno studio un po' più preciso, specialmente nelle zone dove il rischio di altre epidemie, il rischio di inquinamento è maggiore, doveva essere portato avanti.

So che quanto sto per proporre in questo momento potrebbe non essere condiviso dalla Unione europea, però noi, dopo la peste suina e il blocco delle esportazioni, di cui per tantissimo tempo tutto il territorio regionale ha sofferto, dobbiamo condurre tutti insieme una battaglia, coinvolgendo anche il Governo nazionale, per il blocco delle importazioni. Conosco benissimo le difficoltà, so benissimo che questo non dipende soltanto dalla Giunta regionale o dal Governo regionale, ma ritengo che la proposta del blocco delle importazioni debba essere avanzata se vogliamo veramente cercare di aiutare la nostra economia. Credo quindi che il tentativo di consumare prima tutto quello che produciamo in Sardegna senza ricorrere ad importazioni da altre regioni, o addirittura da altre nazioni (perché molto probabilmente questo sarà il problema più grosso che incontreremo a livello di Unione europea) debba essere portato avanti se veramente vogliamo affrontare il dramma che questi pastori stanno vivendo.

Quindi, Assessori, cercate di attivarvi un po' di più. Perché l'Assessore al bilancio non è presente? Perché non ci dice che il DPEF, che il nuovo bilancio conterrà determinate somme per offrire una risposta tempestiva? Perché non ci dice che è indispensabile una variazione di bilancio? A meno che, assessore Usai (o assessore Oppi, ma in questo caso mi rivolgo più all'assessore Usai) non sia stato delegato lei a dire che c'è da parte della Giunta regionale non la disponibilità, ma la certezza di trovare i fondi per rimborsare tempestivamente i pastori per l'abbattimento dei capi e che oggi insieme, Giunta regionale, maggioranza, opposizione, centrodestra e centrosinistra stabiliranno i criteri di rimborso per il mancato reddito.

Penso che se questo dibattito si dovesse concludere con un nulla di fatto non avremmo provocato soltanto un enorme danno al settore più importante della nostra economia, ma...

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, la prego di concludere.

FADDA (Popolari-P.S.). Lei si è accorto che io stavo concludendo, però ho approfittato del fatto che l'assessore Oppi ha parlato qualche minuto in più. Avrei già concluso, se lei non mi avesse interrotto. Adesso devo riprendere il filo del discorso e mi concederà qualche minuto.

BIGGIO (A.N.). Può spiegare meglio la questione dell'importazione ed esportazione, per cortesia?

FADDA (Popolari-P.S.). Per quanto mi riguarda non ho nessun problema, se il Presidente mi concede di poter riprendere questo argomento.

PRESIDENTE. No, onorevole Fadda, la prego, ci sono 22 iscritti a parlare, quindi la prego di arrivare rapidamente alla conclusione.

FADDA (Popolari-P.S.). Riepilogando, dico, primo, che noi oggi vogliamo, insieme alla Giunta regionale, fare in modo che la legge venga rispettata e che i pastori vengano rimborsati entro i 60 giorni previsti dalla legge per quanto riguarda i capi morti e quelli abbattuti.

Secondo: noi vogliamo sapere oggi quale sarà il reddito di cui questi pastori dovranno godere per i prossimi mesi, per il prossimo anno; non lo sappiamo, ma desideriamo sapere dalla Giunta regionale quali sono le azioni che intende portare avanti.

Terzo: Richiamandomi anche a quanto ha dichiarato anche stamattina l'assessore Oppi, nulla necessita di un miglioramento di tutto il sistema della pastorizia, vorrei sapere quali sono i fondi strutturali che si intende utilizzare e quali le priorità di intervento per quanto riguarda il miglioramento delle aziende. Domando questo perché, se non operassimo contemporaneamente sui diversi fronti, cioè la prevenzione, il rimborso per permettere ai pastori di vivere e contemporaneamente il miglioramento delle condizioni complessive delle loro aziende, credo che un domani ci potremmo trovare nella stessa identica situazione.

Chiedo scusa ai colleghi e al Presidente se mi sono dilungato, ma il mio è lunico intervento del Gruppo del Partito popolare. Credo comunque di avervi fatto risparmiare del tempo.

PRESIDENTE. Sia l'onorevole Fadda sia l'onorevole Manca hanno fatto riferimento alla assenza del Presidente della Giunta. Mi corre l'obbligo di informare l'Aula che il Presidente della Giunta è partito questo pomeriggio per presenziare alla Conferenza delle Regioni d'Europa, convocata a Bruxelles. Si tratta, come è evidente, di un impegno improcrastinabile.

E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.

PIANA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'epidemia che sta colpendo la Sardegna in questi giorni sia la terza calamità che nel giro di pochi mesi ha investito la nostra Isola. Prima c'è stata l'alluvione, poi la siccità e adesso combattiamo contro un male terribile, che investe quello che riteniamo il settore più importante, insieme all'agricoltura, per la Sardegna: l'allevamento. Quindi, ho apprezzato che si sia portato anche in Aula, all'attenzione della massima espressione regionale, un problema sentito da tutta la Sardegna e quindi anche dalla classe politica regionale, maggioranza e opposizione.

I dati che ci sono stati forniti, sia stamattina sia in un incontro che abbiamo avuto in Commissione agricoltura, con l'Assessore della sanità e quello dell'agricoltura, hanno portato a conoscenza del Consiglio, quindi anche all'interno di un confronto propositivo tra tutte le forze politiche, le azioni che si intendono intraprendere per combattere questa grave epidemia. Allora non credo che ci sia bisogno di rivolgere elogi all'attività della Giunta, all'operato di tutto l'apparato regionale, sia quello sanitario, veterinario, sia gli Assessori competenti, però non dobbiamo neanche fornirci notizie inesatte: tutte le operazioni, tutti gli interventi, dal 18 agosto ad oggi, sono stati diretti ad isolare questo insetto, e quindi anche a prevenire la diffusione della stessa malattia.

Ma l'epidemia non è solamente un problema della Regione Sarda, è un problema - come giustamente più volte è stato ricordato anche in quella Commissione Agricoltura di cui faccio parte - dell'intero territorio nazionale, quindi del Governo nazionale, anche della Unione europea. Il settore ovino, infatti, attraverso la produzione e la trasformazione del latte che viene anche esportato, costituisce una delle risorse economiche principali della Sardegna. Quindi è un fattore di ricchezza per tutti, non solo per la Sardegna, ma anche per il resto dell'Italia e dell'Europa.

Allora, collega Fadda, quando lei dice, all'Assessore della Sanità e all'Assessore dell'Agricoltura: "Noi non vogliamo cavalcare la protesta, ma non tutto è stato fatto. L'operato della Giunta regionale non è bastato...", io le rispondo che non è solo una responsabilità del Consiglio regionale. Io credo che un appello, visto che voi siete in maggioranza al Governo nazionale, debba essere rivolto anche al suo Ministro…

FADDA (Popolari-P.S.). E' stato rivolto.

PIANA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Perché mi risulta che il fondo di solidarietà nazionale sia sostanzialmente esaurito. L'abbiamo visto con la siccità: la Regione sarda stanzia 250 miliardi e il Governo nazionale qualche decina di miliardi. Indubbiamente non possono bastare le sole finanze regionali. Io ritengo, visto che sino ad oggi quella maggioranza, quel Ministro, quel Governo, non hanno dimostrato la sensibilità che lei, in quest'Aula, crede o vuole far credere di dimostrare (naturalmente senza fare demagogia), che veramente farebbe bene ad andare a Roma a sollecitare i Ministri della sua parte politica, come forza politica appartenente a questo Consiglio regionale.

FADDA (Popolari-P.S.). Se la Giunta me lo chiederà, lo farò.

PIANA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Perché sino adesso, dal Governo nazionale, alla Sardegna è arrivato ben poco; e non è arrivata certamente quella solidarietà di cui la stessa legge parla. Quindi veramente rivolga un appello ai suoi compagni di partito presenti all'interno del Governo nazionale.

Io credo che occorra davvero impegnarsi, trovare un'unione d'intenti. Per esempio, nella relazione è detto che non tutte le A.S.L. stanno affrontando il problema della disinfestazione, o si sono attivate per adoperarsi nella disinfestazione delle aziende agricole. Allora è necessario un maggiore sforzo, lo dico all'Assessore della Sanità, alla Giunta intera, perché veramente tutte le A.S.L. siano messe in condizioni di operare una disinfestazione diffusa. Mi sono espresso favorevolmente anche in Commissione Agricoltura, sia all'affidamento, anche a ditte esterne, private, di disinfestazione più capillare di tutte le aziende agricole, sia ai decreti di blocco del trasferimento del bestiame, per evitare il diffondersi dell'epidemia.

Ritengo inoltre - e questo è un appello che rivolgo alla Giunta e agli Assessori competenti, l'ho già detto in Commissione agricoltura - che sia necessaria una maggiore informazione verso il mondo agro-pastorale, e soprattutto verso i consumatori di carne, verso tutta la popolazione. In quella Commissione proposi di avviare una campagna istituzionale pubblicitaria, attraverso tutti i mezzi di informazione, perché tutti, ma soprattutto gli appartenenti al mondo agro-pastorale, venissero messi a conoscenza immediatamente sia della diffusione della malattia, sia dei metodi più idonei a contrastarla. Certe disinfestazioni effettuate con l'utilizzo di alcuni piretroidi (che non sono insetticidi) non necessitano infatti di alcuna autorizzazione, e pertanto potrebbero essere poste in atto dall'allevatore anche personalmente.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

(Segue PIANA.) Un altro problema è quello del danno indiretto al mondo agricolo; il danno indiretto è quello provocato dalla diffusione dell'idea, all'interno della popolazione, che il consumo delle carni, soprattutto sarde, possa provocare il contagio della malattia anche nell'uomo. Ho apprezzato il grande sforzo profuso in alcune occasioni agli Assessori competenti per convincere, attraverso comunicati stampa, conferenze e riunioni, che la carne che è in vendita nei banchi delle macellerie e nelle rivendite di carne è assolutamente sana e quindi si può consumare, ma non tutti ne sono convinti. E' necessaria una campagna pubblicitaria istituzionale, per far capire a tutta la popolazione che il consumo delle carni non costituisce un pericolo. In queste settimane, infatti, si sono registrati dei cali, delle diminuzioni di consumo di carne, e quindi indirettamente anche un ulteriore danno per gli allevatori.

Erano queste le richieste che avevo avanzato in Commissione agricoltura e che mi auguro possano essere soddisfatte in tempi brevi. Ma uno degli aspetti che sta più a cuore anche ai nostri allevatori riguarda soprattutto il ristoro per chi ha subito il danno, in queste settimane, e per chi, purtroppo, lo subirà nelle prossime settimane, perché l'epidemia non è stata isolata; è ancora in una fase - mi auguro breve - di espansione.

Però approvare oggi una legge straordinaria, una variazione di bilancio può essere inutile se non si quantifica prima il danno generale causato dall'epidemia. Siamo peraltro anche vicini alla stagione dei parti, della nascita degli agnelli, quindi anche quell'economia legata al commercio degli agnelli, soprattutto dopo aver approvato la legge sull'agnello D.O.C. rischia di subire un duro colpo. Allora bisogna iniziare a pensare da subito; Giunta, Commissione e Consiglio regionale possono considerarsi in riunione permanente su questo grave problema, ed adottare immediati provvedimenti solamente in presenza di dati precisi.

Oggi la situazione è in evoluzione, quindi non sappiamo ancora come comportarci. Però è vero che dobbiamo pensare già a prevedere dei criteri, a quantificare almeno quanto concedere come indennizzo a capo e quanto, eventualmente, per mancato reddito, dovremo elargire alle aziende agricole. Su questo io credo che il centro-destra e la maggioranza, la Giunta e il Consiglio intero, stiano facendo il proprio dovere, stiano affrontando il problema con la dovuta cautela. Certamente ci sono difficoltà, non è che non si riconoscano, di fronte ad una malattia ancora in gran parte sconosciuta le difficoltà sono numerosissime, ma credo che tutte le azioni che questa Giunta regionale sta portando avanti siano le migliori possibili; siano quelle che si dovevano intraprendere.

Il sostegno mio e del mio Gruppo per l'operato della Giunta arriva quindi in un momento di particolare gravità, ma anche in un momento di particolare attenzione per il problema e per la soluzione dello stesso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, abbiamo sentito parlare tanto, in queste ultime settimane, della malattia della lingua blu. Io volevo invece sottolineare che la malattia non è solo la malattia della lingua blu, è la malattia della lingua sarda! Perché rischia, con questa malattia, di scomparire dalla Sardegna una cultura che ci ha caratterizzato negli ultimi millenni più che negli ultimi secoli.

Abbiamo appreso, dai discorsi pronunciati in quest'Aula, che si tratta di una malattia di origine tropicale, che questo ceppo arriva dal nord Africa, che colpisce solo una certa percentuale di ovini, non la totalità, e che all'interno di questa percentuale il numero dei capi destinati a morire sarebbe ancora minore, anche se poi siamo costretti ad abbattere gli animali per evitare che si estenda e si perpetui il focolaio di infezione. Sappiamo che la viremia negli ovini, prima che manifesti i sintomi, ha un'incubazione di 7, 10 giorni; abbiamo appreso che nei grossi ruminanti, i bovidi, cioè cervi e buoi, la viremia può albergare anche per tre mesi nel loro corpo, senza che questi addirittura contraggano la malattia, costituendone però il più importante serbatoio di infezione. Tutto questo ci dice quanto sia difficile combattere questa malattia.

Il serbatoio, lo sappiamo, non è soltanto negli animali, nei bovini e nei mammiferi, negli ovini, ma è anche nel virus, ce l'ha detto bene l'onorevole Corda; può addirittura albergare nelle uova di queste culicoidi. Però io voglio esprimere alcune considerazioni; la malattia non è comparsa solo adesso, in questi mesi estivi, in questi mesi caldi. Io, che ho studiato epidemiologia e microbiologia, posso affermare, non dico con certezza ma con un'ottima probabilità, che l'ampiezza e la velocità della diffusione della malattia in Sardegna rivela come essa non sia arrivata nell'Isola negli ultimi mesi, ma come alberghi in Sardegna, non dico dalle ultime stagioni, ma addirittura dagli ultimi anni.

Se infatti ad agosto sono stati riconosciuti i primi casi, io penso che questa malattia fosse presente da almeno 3-6 anni senza che il nostro servizio di difesa, la nostra catena di controllo, il nostro cordone sanitario, che ha sempre fatto acqua negli ultimi decenni, sia stato in grado di individuarla e di bloccarla. Questo dimostra, ancora una volta, quanto il nostro cordone sanitario sia fallimentare. Ma arrivati a questo punto è inutile recriminare; "leninisticamente" ora bisogna chiedersi: "Che fare?" Cosa dobbiamo fare prima che il disastro dilaghi, prima che questa malattia, diventando endemica, colpisca tutta la Sardegna e ci costringa davvero ad uccidere un mondo, creando un disastro che non è solo economico, ma anche culturale?

Oggi noi, secondo me, siamo ancora confusi; ho letto tante affermazioni riportate dalla stampa, e pronunciate anche in quest'Aula, affermazioni anche autorevoli, che però non sono convincenti, che non fanno intravvedere una strada, una direttiva, che permettano di capire, a noi ed anche a coloro che devono abbattere il bestiame, a coloro che stanno subendo materialmente e direttamente il danno, cosa si vuole fare, come si vuole fare, dove si vuole arrivare. Per fare questo occorre un'unità di crisi, un'unità di crisi seria, che abbia un'unica testa pensante, un'unica testa che abbia capacità di raccordo, e che metta insieme tutte le persone che hanno capacità, conoscenze e possibilità di offrire un contributo serio, e che poi assuma in proprio le decisioni, assuma in proprio l'onere di decidere anche in maniera sgradevole, però decida per il bene della Sardegna assumendosene direttamente le responsabilità.

Quindi questa persona dovrebbe riunire in sé l'autorità del Presidente della Giunta, degli Assessori della sanità e dell'agricoltura, e anche dei comuni e delle province, perché anche loro hanno delle responsabilità, hanno delle competenze in materia e pertanto potrebbero e dovrebbero essere coinvolte in quest'unità di crisi. Non sono gli ottanta veterinari che si vogliono assumere che determineranno la salvezza degli allevatori, perché questi potranno tutt'al più eseguire materialmente l'abbattimento degli animali, se continuiamo a ritenere che ciò sia utile. Abbiamo la necessità di interrompere questa catena, così come è stato fatto grazie all'E.R.L.A.S. per la malaria in Sardegna, quando si è riusciti a debellare questo male endemico, presente da millenni nell'Isola e anch'esso originariamente di importazione.

Io ritengo che in Sardegna di veterinari che vanno a visitare le aziende ce ne siano tantissimi: ci sono i veterinari delle A.S.L., dell'Associazione Regionale Allevatori, dell'Associazione Provinciale Allevatori, delle Cooperative alle quali gli allevatori versano il bestiame, ci sono i liberi professionisti e quant'altri; forse le forze in campo, al fine del contenimento della malattia, sono addirittura eccessive. E' importante, invece, che venga attuato questo collegamento, questo raccordo in capo ad un'unica persona che metta insieme l'unità di crisi e che mandi avanti una battaglia, una strategia convincente, che abbia le idee chiare di quello che si deve fare, e con quali mezzi si intenda combattere. Mezzi sanitari, farmacologici, preventivi, qualunque mezzo, però dobbiamo avere le idee chiare, dobbiamo disporre di una strategia, altrimenti non arriveremo a capo della soluzione del problema.

C'è tanto allarmismo, si sono lamentati anche i sindaci, mi risulta che si sia lamentata anche l'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) della scarsa informazione che i comuni, i sindaci hanno ricevuto. Ciò ha reso ancora più difficile mettere d'accordo gli allevatori, raccordarli, e convincerli a collaborare al fine della soluzione di questo problema. Tante volte anche a me è capitato di leggere sulla stampa di notizie e direttive in parte contrastanti provenienti dai diversi assessori; è una pecca alla quale dobbiamo presto porre rimedio, con questo Commissario straordinario, o comunque con un'unità di crisi guidata da un'unica persona.

Dopo aver deciso come, perché e quali devono essere gli obiettivi, soltanto allora potremmo sperare di riuscire ad eradicare questa malattia. Perché dobbiamo chiederci anche se sia possibile eradicarla, o se questa malattia non sia destinata a diventare endemica in Sardegna, e quindi sia meglio lasciare che faccia il suo corso, così come, per esempio, per nostra colpa grave, gravissima, è già capitato per la brucellosi, che sembra destinata a convivere con le nostre greggi ancora per diversi anni seppure con una casistica molto limitata. Abbiamo, per esempio tante persone che sono già attive sul campo, proprio per tentare di eradicare la brucellosi dalla Sardegna (delle parole però mi risulta che da anni non si denunciavano più nuovi casi) e solo ultimamente c'è stata una limitatissima ripresa; si potrebbe spostare tutta questa forza verso altri obiettivi; tutti questi veterinari, tutto questo personale anche parasanitario, che è impegnato contro la brucellosi, potrebbe essere coinvolto in una strategia finalizzata all'eradicazione della malattia della lingua blu.

Non possiamo neanche chiederci come abbia fatto ad arrivare in Sardegna la malattia della lingua blu, perché scorrendo anche la nostra storia più recente, degli ultimi cinquant'anni, potremmo annoverare l'approdo nella nostra Isola di tutta una serie di malattie che, se fossero state rispettate le leggi sanitarie vigenti, e che dovrebbero tutelare la catena alimentare della Sardegna, la salute degli animali ed anche la salute umana (e poi vi dirò perché dico questo), non sarebbero potute entrare. Basti basti pensare a malattie come - nel primo dopo guerra - l'afta epizootica dalla quale eravamo indenni, la peste suina africana, l'agalassia contagiosa, la tubercolosi bovina che, dopo essere stata eradicata, è ritornata grazie a colpevoli negligenze della nostra catena di controllo e dei nostri cordoni sanitari.

Un altro esempio è costituito dall'afterite virale equina, diffusasi nell'Isola pare grazie ad un istituto pubblico della Sardegna, che ha causato dei veri disastri in Sardegna, bloccando le monte dei cavalli. E' capitato anche che qualche allevatore si sia sentito accusare di aver contagiato con la sua puledra lo stallone dell'Istituto nonostante questa fosse stata inseminata artificialmente.

Ma in Sardegna sono entrate anche altre malattie, come la varroa, che sta distruggendo gli alveari, un'altra fonte di ricchezza importante in certe zone dell'Isola; ma soprattutto, ultimamente, si è verificato, mi sembra a Portoscuso, un caso di infezione umana di malattia del sierotipo OX 19 della rickettsiosi, che è stata trasmessa da una zecca giapponese. Qualcuno mi ha detto che quando le nostre navi arrivano in paesi anche non molto evoluti tecnicamente, come la Cina, Hong Kong o Singapore, o anche la Cambogia, salgono i "marziani" che, armati di tutto punto, disinfestano tutto e impediscono l'ingresso a qualunque insetto che non sia gradito nel loro territorio. L'ingresso degli animali, anche dei canarini, nelle nazioni avanzate, è controllato; nei porti esistono dei locali dove gli animali che entrano in quel paese vengono messi in quarantena; questo problema è stato sollevato in quest'Aula anche negli anni passati.

Esistono certamente delle responsabilità politiche, delle colpe; qualcuno dovrà sicuramente rispondere, almeno politicamente, se non dal punto di vista giudiziario, del fatto che queste malattie siano entrate in Sardegna. Il funzionario che ha contratto la rickettsiosi nella dogana di Portoscuso è stato ricoverato ed addirittura ha rischiato di morire. E chi ci garantisce che non continuino ad entrare altre malattie nella nostra Isola? Quando entriamo noi nelle altre nazioni ci chiedono tanto di certificato di vaccinazione, in Italia invece entrano tutti, entrano gli emigranti dalle frontiere... .

Per carità, facciamo parte di una nazione che ha inviato emigranti in tutto il mondo, ma erano altri tempi! Gli emigranti italiani venivano messi in quarantena in quell'isola dove oggi si trova la statua della libertà, mentire noi non siamo in grado di garantire che nella nostra nazione - e qui ci sono sicuramente delle responsabilità non solo a livello regionale, ma anche a livello di Governo nazionale - non entrino tutte queste malattie che mettono in pericolo l'incolumità dei nostri allevamenti, delle nostre persone fisiche, delle nostre famiglie e di quant'altro. E' una vergogna; non siamo a livelli di nazione che reputa di essere tra le prime dieci potenze industriali del mondo!

Tutto questo ci deve servire da esperienza; non possiamo permetterci che venga approvata una legge che, come è successo per quella che prevedeva il rimborso per gli allevatori proprietari di capi colpiti dall'agalassia, si risolva in beffa, una vera beffa, una vergogna per i legislatori regionali, ma anche un insulto nei confronti di questa categoria di operatori benemeriti, che mantengono in piedi l'economia della Sardegna. Certamente questo non può e non deve essere tollerato da un Governo di centro destra.

Tutto questo ci deve far riflettere, dobbiamo affrontare con molta più serietà gli argomenti, dobbiamo riunirci tutti, senza cercare di speculare, da nessun punto di vista (di maggioranza, di opposizione, dal punto di vista elettorale). Dobbiamo tutelare la nostra cultura, la nostra economia, dobbiamo essere tutti coinvolti. Onorevole Fadda, come consigliere lei ha il dovere di andare a Roma, perché glielo chiede il popolo sardo, glielo chiedo io, glielo chiederà la Giunta, ve lo chiediamo tutti; chi ha la possibilità di fare qualcosa, deve sentirsi impegnato per la Sardegna, per il nostro popolo, perché siamo qui a rappresentarlo; ci hanno votato per questo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, l'opportunità che questo Consiglio regionale dibatta, nella seduta odierna, argomenti che attengono alle problematiche gravissime, direi sociali, relative all'emergenza causata da un'epidemia che rischia di mettere definitivamente in ginocchio l'intero mondo agropastorale, dovrà costituire, a mio avviso, il momento decisivo per fornire fra l'altro risposte chiare sullo stato di efficienza delle strutture istituzionali che provvedono allo studio e al controllo degli aspetti sanitari che riguardano l'intero comparto zootecnico della Sardegna.

Chi mi ha preceduto in questo dibattito ha fornito elementi, credo, abbastanza chiari sullo stato, sulle condizioni in cui versa questa nostra Regione, e poco importa se quando le nostre inadempienze si fanno così alte, si richiamino le responsabilità esterne. Queste sono responsabilità solo nostre, e questa Assemblea, oggi e non domani, oggi se ne deve fare carico, perché ritengo che sia sbagliato dire che questa malattia sia un problema dei pastori; degli allevatori. Cari colleghi, è un problema nostro, è un problema della nostra economia, è un problema che ci deve attraversare dentro, che ci deve far capire che non è sufficiente indicare sempre chi possano essere i responsabili; qui c'è un problema grosso e di questo problema ce ne dobbiamo far carico e dobbiamo cercare di limitarne i danni. Il dramma non è dei pastori, dicevo; il dramma è nostro. Il vero dramma però è che forse non tutti lo hanno capito e ancora credono che il problema sia solo dei pastori.

Questo dibattito deve fare chiarezza su questo punto, perché questa Assemblea deve farsi carico dei troppi ritardi nei confronti di un comparto, quello agropastorale e ambientale, che è stato da troppo tempo dimenticato. Quanto sta accadendo in Sardegna in questi giorni rappresenta un fatto molto grave, ma non per questo si deve favorire chi riesce ad urlare di più o chi riesce a creare più allarmismi.

L'assessore Oppi ci ha raccontato come sono andate le cose, ma non ci ha detto come intende proseguire, come intende affrontare il problema. Credo che questo ce lo dirà l'assessore Usai a conclusione del dibattito; io invece ritenevo più opportuno che l'assessore Usai, ci fornisse preliminarmente questi elementi.

Il consigliere Liori ha conferito un'impostazione severa al suo intervento; il consigliere Fadda ha dato un'impostazione passionale. Io mi limito invece a enucleare alcuni problemi, per cercare di portare questa Assemblea a una consapevolezza ancora maggiore. Inizio col dire che non mi soddisfa la campagna d'informazione che è stata portata avanti fino ad oggi; non mi soddisfa affatto, perché questa campagna di informazione ha colpito e raggiunto solo pochi, non tutti gli addetti ai lavori. Io credo che la campagna d'informazione debba raggiungere tutti i sardi; tutti i sardi devono essere informati su quanto sta avvenendo in Sardegna, sugli effetti che questo tipo di epidemia potrà provocare sullo scenario socio economico dell'intera Sardegna.

La campagna di informazione, in poche parole, deve raggiungere capillarmente tutti i cittadini in Sardegna, perché è in pericolo il patrimonio dei cittadini sardi, di tutti noi, perché la nostra credibilità si misurerà anche da questi eventi, da come affronteremo tutti insieme questo problema. Mi chiedo inoltre come si possa pretendere di monitorare i focolai di infezione senza una campagna d'informazione, senza gli strumenti per effettuare questo tipo di osservazione. Mi sembra infatti fondamentale per circoscrivere l'ampiezza di questo male, prima ancora di pensare a una strategia di qualsiasi tipo, disporre di dati certi.

Sempre sul versante interno alle problematiche, come si intende poi condurre l'attacco nei confronti della malattia: attraverso la sola lotta al vettore o contemporaneamente agendo anche sul fronte degli animali infetti? Questo è un problema che si deve risolvere anche abbastanza celermente. Non si può lasciare l'allevatore nella condizione di non sapere cosa deve fare del suo gregge laddove riscontri un animale infetto. Cosa fare, poi, dei portatori sani? Mi sto riferendo ai bovini, ai cervi, ai mufloni, a tutti quegli animali che possono portare il virus e che possono essere causa di infezione e quindi di diffusione.

E infine, sempre sul versante interno: chi sta garantendo il coordinamento tra i vari enti che si occupano di agricoltura? Sono stati coinvolti tutti? E' stata coinvolta, per esempio, l'Università, la Facoltà di veterinaria, la Facoltà di agraria? Certo, è giusto scomodare gli studiosi del Sud Africa, o comunque studiosi di fama mondiale, ma abbiamo anche al nostro interno risorse che ci possono garantire un valido supporto.

Per quanto riguarda i rapporti con l'esterno non basta evidentemente rivendicare all'Europa nicchie di mercato per la produzione dell'agnello, se non siamo in condizioni di tutelare il nostro patrimonio. Dov'è - se lo chiedeva anche il collega Liori - il cordone di sicurezza sanitario e - io aggiungo - quello fitosanitario? Questa sembra la terra di Bengodi, dove tutti possono entrare. All'onorevole Manca, per esempio, al quale hanno riferito di una partita di capre, mi pare, arrivata senza alcun controllo.

Io credo che questa possa essere l'occasione, cari consiglieri, per dare queste risposte, per una riflessione sulla necessità improrogabile di istituire cordoni sanitari efficienti, capaci di garantire una volta per tutte la tutela del nostro patrimonio. Questo per quanto riguarda gli aspetti generali; credo comunque che competa ai tecnici la responsabilità organizzativa per affrontare questo tipo di emergenza, mentre spetta a noi, a questa Assemblea, la responsabilità di indirizzo. Quindi gli Assessori dovranno tener conto di quanto si discute qui; non possono distrarsi, e non è un problema di destra o di sinistra, non mi risulta che questo tipo di malattia abbia una particolare vocazione ad attaccare le regioni di destra o quelle di sinistra. E' un problema ben diverso; è un problema che non si presta a strumentalizzazioni, perché fra l'altro faremmo male a noi stessi. Io voglio ritornare su questo argomento: non stiamo facendo male agli altri, stiamo facendo male a noi stessi.

A questo punto voglio porre una serie di quesiti all'assessore Usai e all'assessore Oppi, e spero di poter avere risposta. Intanto domando: gli allevatori sono stati messi al corrente delle iniziative promosse dalla Giunta? Io non ho capito, dalla relazione dell'assessore Oppi, se sono state attivate tutte le risorse istituzionali; non ho capito come si intende affrontare l'eliminazione degli animali infetti. Gli allevatori, cioè, sanno come devono procedere per eliminare i capi morti? Non è chiaro neanche come si intenda tutelare chi perde il capitale, sia in relazione al danno attuale, sia in relazione a quello futuro; come quello derivante, per esempio, dalla eventuale perdita delle quote latte loro riservate. Io voglio capire in che maniera e quando e come si intenda tutelare questa impresa. Non si capisce, infine, come si intenda combattere il vettore che è causa della diffusione; forse con gli enti di controllo ex CraAi, che sono stati svuotati del personale e che attualmente non sarebbero proprio in grado di intervenire?

Ho avuto informazione che nelle adiacenze di Palmadula, credo che l'Assessore ne sia al corrente, sono stati prelevati dei campioni di terreno, ai bordi di un laghetto, della battigia, diciamo, dove sono state trovate le larve; in un cucchiaino di terreno ne sono state trovate moltissime. Il ciclo di questo dittero, anche se non sono stati effettuati studi appropriati, è ben conosciuto. Noi sappiamo che è presente e si annida nei terreni umidi adiacenti ai corsi d'acqua, nella battigia, per cui è evidente che una strategia, se vogliamo agire sul vettore, sarà quella di monitorare, di censire tutti i punti d'acqua e - così come è successo nei tempi trascorsi - intervenire abbattendo con prodotti selezionati le larve o pupe o gli stessi insetti adulti.

Sono sicuro che l'assessore Usai ha le risposte a tutte le domande, ma non so se ha la risposta anche a quest'ultima domanda: E' sicuro l'Assessore, è sicura la Giunta, di aver fatto tutto il possibile e in particolare di aver valutato fino in fondo la portata di questa epidemia, che al di là degli allarmismi facili può veramente diventare una calamità per l'intera economia isolana? Non si tratta solamente, io credo, di risarcire un comparto; qui è in gioco tutta la nostra credibilità, la credibilità di un sistema.

La voglia di rilancio è tanta; anche a me è capitato di sentire la disperazione degli allevatori, ma c'è voglia di rilancio, c'è voglia di riprendere; ma credo che tutti debbano essere coinvolti in questa partita, tutti devono essere messi in condizioni di fare la loro parte. Dobbiamo anche mettere in conto che, forse, dovremo convivere per qualche anno con questa malattia, però dobbiamo non abbassare la guardia e tentare, anche nel periodo lungo, di debellarla totalmente, perché è un obiettivo alla nostra portata, siamo in un'isola ed è possibile farlo. Ma credo che per ottenere questo sia necessario lo sforzo di tutti; il mondo agricolo, agropastorale, rurale, aspetta ancora una volta un segnale di attenzione, proprio perché gli venga restituita la dignità che merita.

Concludendo, signor Presidente, dicendo che c'è una responsabilità politica - se ne sta parlando, è inutile negarlo - ma la vera responsabilità politica non sono i ritardi di quindici giorni o di due giorni, ma è la disattenzione che questa Assemblea da troppo tempo ha mostrato nei confronti del mondo agricolo. Io credo che di questo dobbiamo farcene carico. Una regione ad agricoltura forte sarà una regione forte; una regione ad agricoltura dimenticata sarà sempre una regione piena di guai. Per cui mettiamocela tutta, perché questa è una partita che non possiamo perdere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi consiglieri, essere in maggioranza, far parte di una alleanza politica non vuol dire essere acquiescenti sulle discutibili azioni politiche e amministrative portate avanti dal Presidente e dai suoi Assessori, né tanto meno vuol dire appiattirsi sulle loro posizioni. A distanza di circa un anno dall'insediamento della Giunta regionale, l'Assessore dell'Agricoltura (ma il discorso vale anche per l'assessore Oppi) pur essendo considerato un tecnico del settore agricolo e quindi conoscitore dei problemi, ha dimostrato un'insufficiente capacità operativa e, cosa ancora più grave, ha sottovalutato i drammi contingenti.

L'assessore Usai, infatti, mi pare che finora abbia dedicato troppo tempo a presenziare a una moltitudine di convegni in Sardegna e oltre Tirreno, non sempre utili per affrontare i problemi dell'agricoltura e della zootecnia isolana. E' continuata infatti anche quest'anno l'attività di "strozzinaggio" delle banche nei confronti di centinaia di aziende agricole sarde, finite così sotto sequestro cautelativo o vendute all'asta. Per tornare sull'argomento odierno, non posso non rilevare che lo stesso Assessore e la struttura veterinaria regionale da lui fino a tempi recenti burocraticamente capeggiata (e che dipende, se non erro, dall'Assessore regionale della Sanità) hanno inizialmente sottovalutato il problema del virus della blue tongue. Pare, infatti, che alcuni allevatori di Pula e Sarroch avessero segnalato alle autorità sanitarie competenti, fin dai primi di luglio del corrente anno, il caso di diversi capi che presentavano i sintomi tipici di quella che soltanto il 18 agosto è stata accertata essere la febbre catarrale degli ovini, scambiata in un primo momento dall'autorità sanitaria competente per semplice fotosensibilizzazione, altro tipo di malattia endemica.

Ho parlato direttamente con l'allevatore che ha presentato questa denuncia e mi ha confermato di aver effettuato la segnalazione all'autorità sanitaria ai primi di luglio, forse addirittura a giugno.

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Qual è l'autorità sanitaria a cui si è rivolto? L'A.S.L.?

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). L'organizzazione internazionale di epizoozia, del resto, sin dalla scorsa primavera, ha inviato al Governo nazionale (Ministero della Sanità) un documento contenente le linee guida sulla febbre catarrale degli ovini - rintracciabile pure questo su Internet - anche sulla scorta della considerazione che una simile epidemia, (si trattava dello stesso virus) era scoppiata nel 1999 in Tunisia interessando anche alcune zone dell'Algeria. Quindi la struttura veterinaria regionale doveva essere allertata ed allertarsi, piuttosto che tenere il comportamento dello struzzo, come è successo nell'agosto scorso. Si paga così la scarsa e debole azione sanitaria della politica regionale, e si paga così pesantemente il fatto della mancata attivazione dei dipartimenti, dei servizi che dipendono dal settore prevenzione delle A.S.L. e quindi la mancanza di strutture, risorse e personale. Occorre aggiungere poi la mancata mobilitazione del personale dell'E.r.s.a.t. e dell'a.r.a. (Associazione Regionale Allevatori), con conseguente ricaduta del carico di tutto il lavoro sulle strutture delle a.s.l..

Signor Presidente, colleghi consiglieri, signori della Giunta, sono indignato per quanto è successo ed anche preoccupato per quanto sta succedendo circa la metodologia adottata nella lotta contro la blue tongue: siamo in netto ritardo, la disinfestazione e disinfezione dei focolai e dei locali, spesso affidata a ditte private anche pagate dagli stessi allevatori, a causa della carenza delle strutture regionali, si sta dimostrando non sufficientemente efficace, come anche il drastico abbattimento degli animali infetti. I focolai dell'infezione continuano a proliferare e con l'abbattimento non si risolverà il problema alla radice; certamente, però, verrà eliminato il patrimonio ovicaprino del Sulcis-Iglesiente, poi della provincia di Cagliari e in seguito del resto dell'Isola. Cioè si rischia, in questo modo, l'estinzione genetica della pecora sarda, mentre il virus continuerà a essere veicolato dai bovini e dalla selvaggina: cervi, daini e mufloni.

Non è meglio, a questo punto, impegnarsi nella ricerca rapida di un vaccino? E non è sufficiente, assessore Oppi, che lei ci dica che le è stato sconsigliato dall'Unione europea. Queste sono parole sue, ma non sono suffragate da nessuna conferma, da nessun supporto. Se fino al 1999 si sono verificate nei paesi nord africani, come la Tunisia, per non parlare poi della Grecia, malattie causate dallo stesso tipo di virus, in quelle occasioni il vaccino sarà stato utilizzato; perché allora non si potrebbe almeno sperimentare sui nostri ovini? Invece, basta dire: "L'Unione europea lo esclude" per chiudere il discorso.

Le autorità sanitarie sono tutte preoccupate di questa situazione. Chiedo quindi, alla luce degli eventi, che venga costituito un organo consiliare che indaghi sulla vicenda e in tempi rapidi riferisca al Consiglio; anche perché l'Assessore, nel documento presentato alla Commissione agricoltura di cui io faccio parte, in data 4 settembre ha affermato che l'epidemia è scoppiata il 18 agosto, cioè con almeno due mesi di ritardo rispetto alle prime segnalazioni di ovini morti. Stante questa situazione, si evidenziano a prima vista responsabilità precise degli assessori competenti, Usai e Oppi, (guarda caso appartenenti allo stesso partito ad un comune partito, il C.C.D.) entrambi probabilmente tesi a cercare di ricavarsi un ruolo maggiore rispetto a quello che gli sarebbe spettato in virtù del consenso elettorale ricevuto, con nomine esasperate di amici e luogotenenti nei consorzi di bonifica della Nurra, del Cixerri e del basso Sulcis; nei consorzi industriali (quello del basso Sulcis), e nei vari enti.

A ciò hanno fatto seguito operazioni di dubbia chirurgia plastica politica, di espansione forzata del consenso nei diversi territori dell'Isola, in particolare nel Sulcis-Iglesiente dove hanno trascurato di curare con attenzione i problemi gravissimi dei loro assessorati. Non voglio, con ciò, essere critico a tutti i costi, però bisogna rendersi conto che noi abbiamo ereditato una situazione pesantissima in agricoltura, alla quale dovevamo dedicare la massima attenzione. Noi non siamo riusciti a rendere operativa la legge regionale numero 4 del 1998; non siamo riusciti a sbloccare il piano regionale di ristrutturazione delle aziende del comparto delle colture agricole protette che è fermo da circa un anno e mezzo a Bruxelles; non si erogano gli indennizzi per i danni causati agli agricoltori dal virus giallo del pomodoro per gli anni 94-97. Ho presentato un'interpellanza al riguardo; nella risposta si parla di rimborsi a partire dal mese di febbraio, ma fino ad ora, non si è visto nulla.

Sono in corso degli accordi tra banca e Regione, però gli agricoltori ancora non hanno ricevuto alcun contributo. Non si erogano i contributi dovuti agli agricoltori per l'acquisto di macchine agricole le cui domande sono state presentate sin dal 1992; non sblocca la chiusura del mattatoio di Carbonia, con tutte le conseguenze per gli allevatori della zona; da due anni non vengono erogati i contributi A.I.M.A. (sto elencando ciò che mi hanno riferito gli agricoltori in un incontro che ho avuto con loro venerdì scorso) perché, sono sorte contestazioni in merito all'effettiva entità della produzione. Gli agricoltori, inoltre, non hanno, negli ultimi due anni, ottenuto neanche il rimborso delle anticipazioni per le assicurazioni. Diciamo la verità, ci sono dei problemi gravissimi; per questo è importante che il settore non sia ulteriormente mortificato.

Per quanto riguarda gli aspetti di competenza dell'Assessore della sanità, ho citato il problema dell'organizzazione dei dipartimenti di prevenzione delle a.s.l., carenti di strutture, personale, mezzi e risorse. In particolare, per il problema della blue tongue, rilevo l'inadeguatezza degli interventi. In particolar modo, il decisionismo dell'Assessore ha impedito la tempestiva assunzione del personale, la mancata mobilitazione del personale dell'e.r.s.a.t. e dell'a.r.a. con la conseguente ricaduta di tutto il lavoro sulle strutture delle A.S.L. e la tardiva disinfestazione e disinfezione dei focolai. I settori sanitari di base si lamentano della pochezza della politica sanitaria, in particolare modo riguardo agli interventi immediati, di prima emergenza nei focolai.

Chiedo inoltre che si indaghi in relazione alla notizia secondo la quale l'insorgenza dei focolai sarebbe stata denunciata alle autorità sanitarie fin dai primi di luglio; se la notizia risultasse fondata è necessario che i responsabili dei ritardi vengano richiamati alle proprie responsabilità. Per altro verso, chiedo all'assessore Oppi l'attivazione di una politica sanitaria reale, tempestiva ed efficace; in modo tale da permettere la tutela del patrimonio zootecnico della Sardegna con una piena e totale mobilitazione di tutti gli enti pubblici e soggetti privati (Ersat, ARA, A.S.L., forza pubblica, unione dei pastori, coltivatori diretti eccetera) che, a vario titolo, operano attorno al settore zootecnico.

Inoltre vorrei fare un'osservazione sulla relazione di stamattina. L'assessore Oppi è incorso in un errore: contrariamente a quanto dichiarato, in Europa c'è stata una epidemia di blue tongue. Scoppiò in Portogallo nel 1956: 118 mila capi colpiti, ne morirono 45.815. Anche in Spagna ci fu la blue tongue: 176 mila ovini colpiti e 248 bovini con 132 mila capi ovini e nove capi bovini morti.

Quindi, i dati non sono completi, sono errati, e soprattutto la relazione non contiene una dichiarazione molto importante che noi tutti, gli agricoltori ed anche gli allevatori, aspettavamo: la richiesta in data odierna, da parte del Consiglio regionale, dello stato di calamità naturale al Governo nazionale. In Consiglio regionale, per esempio, quando si è verificata la siccità, abbiamo sempre chiesto che venisse dichiarata la calamità naturale.

Altro fatto molto grave è il mancato accenno alla necessità di intervenire a favore degli allevatori per i danni subiti. Il problema è grave, il settore rientra tra quelli strategici per lo sviluppo dell'economia della Sardegna; non possiamo prescindere dalla situazione...

USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. L'abbiamo detto in Commissione dove lei viene e va.

PRESIDENTE. Prego gli Assessori di lasciar concludere l'intervento all'oratore.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Chiedo che al termine di questa seduta, oltre la dichiarazione di calamità naturale, come è stato fatto in altri casi analoghi, al fine di poter ottenere dal Governo nazionale i relativi rimborsi, venga assunto l'impegno di prevedere un rimborso per azienda, un rimborso per la mancata produzione, un rimborso per i capi abbattuti.

In conclusione, essere in maggioranza, caro assessore Oppi e caro assessore Usai, non vuol dire nascondere la testa nella sabbia; la dignità del ruolo di consigliere regionale mi spinge a prendere di petto la situazione, affrontarla seriamente e condannare i comportamenti fin qui tenuti dagli assessori che ho citato, e a chiedere contemporaneamente una Commissione Consiliare di inchiesta, e l'approvazione di provvedimenti urgenti a favore degli agricoltori. Quindi, le richieste sono tre: Commissione di inchiesta, deliberazione del Consiglio per la richiesta della dichiarazione di calamità naturale, assunzione dell'impegno a ristorare gli allevatori dei danni subiti.

COGODI (R.C.). E dimissioni di Oppi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Signor Presidente, vorrei introdurre il mio intervento con due premesse, per poi svolgere una serie di considerazioni nel merito: la prima premessa riguarda l'intervento dell'onorevole Tunis. Qui è palese un'esigenza: se l'onorevole Tunis era serio quando esprimeva quei giudizi avrebbe dovuto concludere chiedendo le dimissioni degli assessori del C.C.D., di tutti e due. L'onorevole Tunis, tra l'altro, ha parlato avendo a fianco l'onorevole Emilio Floris, che è Presidente del Gruppo di Forza Italia, del partito di maggioranza relativa. Se l'onorevole Tunis ha parlato a nome di Forza Italia, esprimendo quindi un giudizio politico sugli assessori, avendo il Presidente del Gruppo al suo fianco, allora è inevitabile che si apra un problema politico, di rapporto di fiducia non solo nei confronti dei due assessori, ma addirittura nei confronti di una componente politica che fa parte dell'attuale maggioranza.

L'onorevole Tunis a più riprese ha qualificato la forza politica di cui sono espressione gli assessori, come inaffidabile in relazione all'attività svolta da questo Esecutivo nel corso di questo anno di mandato; quindi si pone un problema politico. Se così non è e se Forza Italia vuole essere credibile e seria, come dice di essere, allora l'onorevole Emilio Floris, che ha già chiesto di parlare, non solo sconfessi l'onorevole Tunis, ma dica chiaro e tondo che la posizione dell'onorevole Tunis non ha nulla a che fare con Forza Italia, quindi se ne traggano anche da questo punto di vista le conseguenze.

A me sembra che le due posizioni, in assenza di un chiarimento politico, non siano conciliabili. Badate, un giudizio così pesante e così negativo, se davvero viene espresso in modo serio, (altrimenti serio non lo è l'onorevole Tunis) su una questione così delicata non può passare inosservato in quest'Aula. Altrimenti si fa il gioco delle tre carte, si cerca ancora una volta, da parte della maggioranza, di barare, e in questo caso barare alle spalle di una categoria che di tutto ha bisogno fuorché di essere ancora una volta presa in giro.

Seconda premessa: io ho chiesto, in apertura dei lavori della seduta della serata, ritenendolo utile, anzi necessario per il dibattito in quest'Aula, che anche l'assessore dell'agricoltura riferisse in Aula; così non è stato. Ritengo che sarebbe stato utile ascoltare le valutazioni dell'assessore dell'agricoltura, perché il problema non è solo ed esclusivamente sanitario. Le nostre campagne versano in una condizione drammatica, e se avessimo veramente voluto affrontare il problema in modo serio, avremmo dovuto cogliere questa occasione per incominciare ad avviare una discussione che non si potrà concludere stasera, perché all'ordine del giorno non sono iscritti i provvedimenti di legge indispensabili per intervenire in materia.

Avremmo però potuto cogliere questa occasione per uno scambio di opinioni utili, per capire in quale direzione si vuole andare; invece si è preferito imboccare un'altra strada, la strada della replica dell'assessore dell'agricoltura. Qualcuno ha anche detto che questo dibattito non si può concludere così; penso che volesse dire che si deve concludere con fatti. Però, badate, i fatti non possono essere costituiti, in una situazione così grave, da un ordine del giorno, dal solito ordine del giorno, perché il mondo delle nostre campagne è pieno di calamità e di ordini del giorno che non sono mai stati capaci di affrontare in modo adeguato i problemi.

Allora, per quanto ci riguarda, vogliamo fatti e vogliamo giudicare questa Giunta su una materia così delicata, su un problema così delicato sui fatti, e quindi vogliamo capire e discutere di provvedimenti che non possono essere rimandati nel tempo, ma che per essere efficaci debbono essere immediati e tempestivi. Badate, non è una situazione straordinaria quella che si è verificata nelle ultime settimane, è un'emergenza che si aggiunge ad ulteriori emergenze, in una condizione delle nostre campagne ormai stremate dalle calamità naturali.

Quindi c'è la necessità di capire in che direzione si vuole andare; anzi c'è la necessità di una riflessione profonda su quanto sta accadendo nelle nostre campagne; bisogna ripensare tutto, bisogna davvero prendere atto che il tentativo di modernizzazione delle nostre campagne compiuto in questi ultimi decenni non ha prodotto risultati e oggi ci troviamo in una condizione drammatica.

Quindi, c'è bisogno di una riflessione profonda, c'è bisogno di ripensare l'agricoltura sarda, ripensarla anche alla luce della ricorrenza del cinquantenario dell'occupazione delle terre. Bisogna riflettere su quanto è accaduto in Sardegna e in Italia nel corso di questi decenni e su cosa avrebbero voluto invece quei lavoratori che scelsero la strada di chiedere le terre per poter lavorare. Soprattutto oggi che, tra l'altro, registriamo il fallimento dei tentativi di introdurre una vera e propria riforma che portasse alla modernizzazione delle nostre campagne. Quindi c'è l'esigenza di una riflessione profonda che prima o poi dovrà pur essere avviata anche dentro quest'Aula, dentro questo Consiglio.

Ma in attesa che si imbocchi questa strada siamo convinti che occorra discutere con chiarezza di quanto è accaduto e delle responsabilità, perché gran parte delle cose dette dall'onorevole Tunis sono vere e quindi bisogna prenderne atto. Deve prenderne atto quest'Aula, ma deve prenderne atto lo stesso onorevole Tunis, perché la sua posizione non è conciliabile con la presenza in Giunta degli Assessori sui quali si è appuntata la sua feroce critica. Bisogna discutere delle responsabilità.

Qui voglio ricordare la preoccupazione dell'onorevole Oppi espressa all'apertura di questa discussione: ha parlato di critiche ingenerose che gli sarebbero state rivolte dalla stampa. La stampa, a nostro avviso, ha tentato invece di fare solo il suo dovere, di denunciare una situazione drammatica, una goccia ulteriore caduta in un vaso che non smette mai di traboccare. Quindi altro che critica ingenerosa! E' una situazione sulla quale bisogna indagare per coglierne le responsabilità, per capire quali sono gli interventi che dobbiamo mettere in atto per fermare il dilagare incontrollato di questa piaga, con i rischi che in quest'aula sono stati da tutti ribaditi.

Bisogna indagare anche per capire quali strade occorre abbandonare e quali strade nuove invece bisogna aprire per rimettere l'agricoltura e la terra al centro di un'ipotesi di sviluppo capace di offrire un contributo determinante alla crescita della nostra Isola, al Mezzogiorno del nostro Paese, proprio a cinquant'anni di distanza da quel grande movimento di lotta che impose a tutti l'esigenza di affrontare una questione cruciale per il Mezzogiorno d'Italia.

Questo, ripeto, non ci deve esimere dal ricercare anche le responsabilità; ripeto, avrei preferito sentire l'Assessore dell'agricoltura non solo sul versante di sua competenza, ma anche su quello sanitario. Badate, in quest'aula, tra l'altro, assistiamo anche, non dico a un'incongruenza, ma a un fatto di per sé eccezionale, a una sorta di continuità sul piano delle responsabilità. L'Assessore dell'agricoltura, infatti, è anche veterinario regionale, quindi era parte di quello strumento tecnico disposto dalla Giunta regionale in questi anni per vigilare, per indagare, per sapere e anche per intervenire in materia sanitaria.

Proprio circa dieci giorni fa, a Bonassai in un incontro nel tavolo verde, (penso, in quell'occasione in qualità di veterinario regionale, oltre che di membro della Giunta) l'Assessore dell'agricoltura ha dichiarato che il virus esiste in Sardegna da sei anni, e che quest'anno nell'Isola si sono verificate le condizioni climatiche ottimali - sono parole testuali dell'Assessore, riportate anche dalla stampa e non smentite - perché il virus potesse produrre il suo effetto, così com'è accaduto.

Allora io mi domando perchè un Assessore che dispone del potere politico, e che, in virtù della sua attività professionale, ha anche una conoscenza tecnica adeguata, considerato che c'erano le condizioni ottimali per il diffondersi della malattia, che tutto in qualche modo complottava in quella direzione, in primavera non ha deciso di monitorare il territorio? Perché il monitoraggio non è stato eseguito, così come dovrebbe essere, costantemente, pur sapendo che siamo circondanti dal virus, ormai non più relegato solo in Tunisia e in Algeria, ma diffusosi ampiamente nella Unione Europea?

L'Assessore, quindi, aveva tutte le conoscenze, tutte le competenze per fare quello che non è stato fatto, per attuare un piano di prevenzione che, ripeto, dovrebbe essere ordinaria amministrazione in una regione in cui ci sono...

USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Lei sta dicendo che io sapevo da sei anni. Lei non ha letto la mia smentita il giorno dopo sul giornale.

PRESIDENTE. Assessore Usai, la prego di lasciar svolgere l'intervento all'onorevole Ortu, tanto lei è iscritto a parlare se non sbaglio.

ORTU (R.C.). Assessore, lei dichiara e poi smentisce, dichiara il giorno prima e smentisce il giorno dopo!

USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Io non ho dichiarato quello che lei ha detto. E' stato scritto evidentemente da qualche giornalista poco attento a quello che ho io detto.

ORTU (R.C.). Prendo atto, Assessore.

USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ma lei non deve continuare, legga le dichiarazioni pubblicate il giorno dopo sullo stesso giornale. Non si può accusare in questa maniera.

PRESIDENTE. Assessore, lascia terminare l'intervento.

ORTU (R.C.). Assessore, lei sa benissimo che io non mi faccio affatto impressionare, quindi può interrompermi quanto vuole, poi continueremo a discutere. Non le lasceremo soltanto la possibilità di rispondere: lei dirà la sua e noi ribadiremo la nostra, com'è costume in quest'Aula.

Ma a maggior ragione, Assessore, se lei, dal punto di vista tecnico, non era in grado di valutare l'esistenza di tutte le premesse, (e io di questo prendo atto) in una situazione così drammatica, quale quella che abbiamo registrato quest'anno, avrebbe dovuto preoccuparsi di sapere se dietro l'uscio c'era qualcosa di più grave che poteva verificarsi. Altrimenti ha ragione qualcuno, nel dire che dovete andare a farvi benedire, perché non c'è altra soluzione.

USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ci vado tutte le domeniche!

ORTU (R.C.). Allora, forse ci deve andare appositamente, ma a farsi benedire in senso lato, Assessore.

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Tocchiamo ferro!

ORTU (R.C.). No, non in quel senso! Lungi da a me la volontà di augurare sfortune nei confronti di nessuno. Lunga vita, anche fuori di quest'Aula a chiunque, soprattutto fuori di quest'Aula.

Allora, dicevo, se c'erano le condizioni perché si potesse paventare questa ipotesi, non si capisce perché non si sia intervenuti prima. Tra l'altro anche qui va valutato un altro aspetto: l'Amministrazione regionale dispone nel territorio, così com'è stato anche poc'anzi sottolineato, di strumenti tecnici che hanno una dimensione e un costo incredibile; hanno un costo che costituisce tra l'altro la palla al piede di questa agricoltura, perché vi si investe una quantità di risorse enormi, invece non si investe quasi nulla o pochissimo nelle infrastrutture necessarie per evitare le calamità, le alluvioni, le siccità e le pestilenze.

A qualcuno sfugge che quest'anno, per fronteggiare le calamità naturali che si sono abbattute su quest'Isola, abbiamo già stanziato oltre cinquecento miliardi, e che con quei cinquecento miliardi avremmo davvero realizzato un pezzo di quella lunga strada, che pure bisogna percorrere, per la modernizzazione di un settore così rilevante ed importante per l'economia della nostra Isola.

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, la prego!

ORTU (R.C.). Concludo, poi avremo modo di riprendere alcuni punti.

Quanti assistenti ci sono per ogni azienda? E` possibile che l'Ara, (Associazione Regionale Agricoltori) l'Apa (Associazione Provinciale Agricoltori) l'Ersat, gli istituti di ogni tipo e così via, non avessero l'organizzazione, le risorse per vigilare nel territorio e quindi per capire, non solo i rischi ma per tentare di prevenire le conseguenze. Finisco ricordando che le piaghe non vengono dal cielo!

PRESIDENTE. Onorevole Ortu…

SANNA EMANUELE (D.S.). Tolleranza anche per l'opposizione, Presidente.

ORTU (R.C.). Poi riprenderemo questi ragionamenti. C'è l'esigenza di una riflessione profonda; l'agricoltura sarda non può continuare ad essere la "pattumiera" che è diventata, pattumiera in tutti i sensi; non può continuare ad essere settore rifugio per chiunque venga espulso dal posto di lavoro. Questi soggetti sono costretti ad arrangiarsi e ad utilizzare tutti i mezzi. Così abbiamo porcari che hanno la loro porcilaia nei letamai, abbiamo i pastori che pascolano le loro greggi nelle cunette e così via. E' necessaria una riflessione su come deve essere la nostra agricoltura, di quali professionalità ha bisogno, e chi deve essere agricoltore nella nostra Isola; e tutto ciò in funzione di un'ipotesi di sviluppo, per recuperare quella grande idea degli anni 50 secondo la quale la terra doveva creare sviluppo e lavoro.

Bisogna - e ho concluso - ripensare la condizione anche ambientale in cui si svolge la nostra agricoltura; le nostre campagne non possono cosituire una discarica di tutto quello che si produce e si consuma nelle aree urbane, nelle aree urbanizzate, negli agglomerati urbani. Quindi, bisogna ripensare a un disegno più complessivo di sviluppo della nostra risorsa più importante.

PRESIDENTE. Onorevole Ortu.

ORTU (R.C.). Se mi lascia terminare, Presidente, concludo. Bisogna davvero metter mano a una discussione seria che ci aiuti ad individuare la strada che nell'interesse degli agricoltori, ma anche nell'interesse della Sardegna, dobbiamo percorrere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emanuele Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, bisogna riconoscere che il collega Marco Fabrizio Tunis ha risvegliato un Consiglio un po' sonnolento, ed anche una Giunta forse un po' troppo rilassata e goliardica, mentre l'Assemblea è riunita in seduta straordinaria per discutere un problema particolarmente delicato e rilevante.

Anche per l'incisività e la fluidità del suo argomentare, il collega Tunis ha svolto un'analisi impietosa dei comportamenti della Giunta regionale e ha sferrato un attacco che, per il suo oggettivo contenuto politico, prelude, secondo me, a due soli scenari possibili: o ad una verifica della tenuta di questa maggioranza e della compatibilità di un partito essenziale della maggioranza, il C.C.D. (che esprime ben due Assessori regionali) con l'onorevole Tunis, autorevole esponente di Forza Italia, nella stessa coalizione, o ad un passaggio dell'onorevole Marco Fabrizio Tunis all'opposizione fin da stasera. Come dire: un Tunis che va e un Tunis che viene. Noi attendiamo gli sviluppi di questo problema o di questa pantomima politica, come potrebbe poi rivelarsi, e comunque la seguiremo con la massima attenzione fino alla conclusione di questo dibattito.

Veniamo all'ordine del giorno. Sicuramente il rapporto dell'Assessore della Sanità ha offerto al Consiglio molti spunti per la discussione che noi, della coalizione autonomista del centro-sinistra, abbiamo sollecitato con una seduta straordinaria dell'Assemblea, ed anche informazioni e dati di sicuro interesse. Tuttavia, onorevole Assessore, permangono, secondo noi, molte perplessità e molte zone d'ombra, sulla genesi dell'epidemia che sta decimando il patrimonio ovi-caprino della nostra Isola, sulla tempestività e sulla efficacia delle misure sanitarie finora adottate per circoscrivere la malattia e impedire che questa temibilissima epizoozia si diffonda in tutto il territorio regionale e diventi una nuova e drammatica endemia.

Noi storicamente abbiamo fatto i conti, in materia di sanità animale, con vere e proprie calamità, sanitarie e produttive: la idatidosi, la brucellosi, la TBC. Ma questa, cari colleghi, badate bene, è una peste nuova, è un'altra tara sanitaria e produttiva che non colpisce l'uomo e la sua salute, ma minaccia come non mai la sopravvivenza e lo sviluppo di un settore fondamentale dell'economia della Sardegna: l'allevamento della pecora, il consumo e la commercializzazione dei suoi pregiatissimi prodotti.

Zone d'ombre e perplessità, onorevole Assessore, nonostante la sua diligente e lunga relazione - Presidente, sia tollerante anche con noi in fatto di tempi, perché noi abbiamo ascoltato, data la rilevanza del problema, con molta pazienza ed attenzione la Giunta - perplessità e zone d'ombre, dicevo, che derivano in parte, perché non dirlo, ce lo dobbiamo dire con la massima franchezza in quest'Aula, dalla complessità clinica ed epidemiologica di questa nuova virosi animale, che si affaccia per la prima volta nel territorio sardo e nel territorio nazionale, e che si affaccia solo per la seconda volta nel territorio europeo. E' approdata nella nostra Isola trovando anche un terreno culturale e professionale vulnerabile, assessore Usai, con imprese agro-pastorali e organizzazioni veterinarie impreparate e in qualche misura disarmate di fronte a questa novità. Ma zone d'ombre e perplessità che derivano sempre di più, a mio giudizio, anche da un'inadeguata risposta istituzionale di fronte ai primi focolai epidemici e alle misure di polizia veterinaria e di controllo dei vettori virali, che andavano assunte immediatamente dopo la prima, sicura denuncia di febbre catarrale ovina.

Di questo limite preoccupante noi abbiamo avuto conferma anche oggi, nella relazione dell'Assessore, quando ha affermato, con la massima sincerità, che ci sono ancora molte incertezze sulla eziopatogenesi di questa malattia. Non c'è, badate bene, cari colleghi del Consiglio e della Giunta, nessun intendimento polemico, nessuna strumentalità in questa nostra valutazione; è una valutazione che nasce dai fatti, dalla cronologia degli eventi che lei, onorevole assessore, ha prima riferito in Commissione circa dieci giorni fa e ha ribadito stamattina, e che si sono registrati dal 18 di agosto ad oggi, in meno di un mese.

Noi abbiamo chiesto la convocazione straordinaria del Consiglio per fronteggiare, con la massima forza e con la massima compattezza istituzionale possibile, questa emergenza, ma il dibattito non dev'essere un rito, cari colleghi, come stava diventando. Ci interessa quello che si deve fare, più di quello che non si è fatto finora; non vogliamo recriminare, vogliamo agire per arginare un male che può diventare irreversibile. La nostra valutazione, cari colleghi, è che finora si è agito con comportamenti un po' superficiali, senza la necessaria tempestività e determinazione.

Abbiamo chiesto la massima mobilitazione istituzionale, la convocazione urgente e congiunta delle due Commissioni, l'audizione dei due Assessori, la convocazione oggi del Consiglio, abbiamo ascoltato le associazioni degli allevatori, abbiamo partecipato a diverse assemblee promosse dai sindaci con gli allevatori, in tanti comuni della Sardegna, continueremo a farlo nei prossimi giorni, perché forse il peggio, cari colleghi, deve ancora arrivare.

Ovunque abbiamo manifestato una grande preoccupazione e insieme, come sanno gli onorevoli Assessori, abbiamo assunto una posizione di grande senso di responsabilità e in qualche misura finora anche di grande sostegno e solidarietà verso le istituzioni preposte al controllo di questa emergenza e di questa epidemia. Ovunque abbiamo detto che non intendiamo strumentalizzare questa pestilenza, che non utilizzeremo il virus della blue tongue ai fini della lotta politica, che non ci sarà una terapia del centro-sinistra contrapposta a quella del centro-destra per arrestare un'epidemia animale che minaccia tutta l'economia e tutta la zootecnia della nostra regione. Però, non attendetevi, colleghi della Giunta, neanche un sostegno acritico e passivo da parte nostra: noi intendiamo collaborare ma non coprire ulteriori incertezze o inerzie da parte del Governo regionale.

Fatta questa premessa, io credo che l'analisi dell'ultimo mese e del dilagare della malattia negli ovili e nel territorio della nostra Isola debba essere quanto mai obiettiva e rigorosa; per questo abbiamo chiesto la convocazione del Consiglio; non per fare una passerella o rilasciare qualche intervista ai giornali e alle televisioni locali.

I dati; io mi rifaccio alla relazione della Giunta in Commissione e alla relazione largamente ripetuta o ripetitiva letta dall'assessore stamattina in aula. Il primo focolaio è stato segnalato il 18 agosto a Pula, in un'azienda di Pula. All'A.S.L. numero 8 è stato commesso (perché non dirlo? Io mi aspettavo che lo dicesse l'Assessore con la massima chiarezza) un errore diagnostico iniziale, grave e per qualche aspetto drammatico, un errore sul quale noi non vogliamo infierire, perché la malattia è nuova, perché anche i veterinari che hanno confuso la blue tongue con la fotosensibilizzazione potevano sbagliare. Però, abbiamo appreso dai giornali e dai rappresentanti degli allevatori, quando li abbiamo incontrati come coalizione autonomista, che ben prima, molti giorni prima, l'allevatore del gregge dove è stato segnalato il primo focolaio navigando su internet, aveva appreso già molte settimane prima, che poteva trattarsi di questa terribile malattia virale ovi-caprina. Purtroppo l'allevatore è rimasto inascoltato. Poi ci sono state le prime dichiarazioni dell'Assessore dell'agricoltura, che è competente in questa materia (noi abbiamo la fortuna di avere oggi un Assessore che è anche la massima autorità in materia veterinaria della nostra Regione).

Allora credo che fosse giusta, assessore Usai, la linea di non drammatizzare, per non darci la zappa sui piedi e per non danneggiare la commercializzazione e l'immagine dei nostri prodotti, ma non drammatizzare non significa sottovalutare e, alla luce di questi dati, dobbiamo tutti quanti dire, (la Giunta con un'adeguata dose di autocritica) che si è sottovalutato. Il cordone sanitario non ha funzionato; quando e come è arrivata la malattia? L'assessore Oppi afferma che c'è incertezza sull'eziopatogenesi, ma un po' di chiarezza e qualche passo in avanti si può fare; si ipotizza di un'imicola culicoides nascosta nei bagagli di un turista o di un immigrato - abbiamo letto anche queste notizie sui giornali - o più probabilmente di un ruminante, un animale che aveva il virus nel suo sangue e che è purtroppo sfuggito ai controlli che dovevano essere effettuati nei porti della nostra Isola.

Percorrere a ritroso, cari colleghi, la via che ha portato il virus in Sardegna, non è una curiosità culturale, assessore Oppi; all'errore della mancata tempestività diagnostica si è aggiunto quello dell'approssimazione sulle modalità di arrivo del vettore e dell'insorgenza dell'epidemia. L'Assessore Oppi è stato sincero: eziopatogenesi incerta. Però c'è anche qui una tempistica e ci sono delle responsabilità. E` ancora sostenibile la tesi che il virus, per nave o per aereo, per moscerino o per animale infetto, sia approdato in Sardegna quest'estate? E` questa la domanda, non teorica, non accademica, cari Assessori, che vi dovete porre, che tutti qui dentro ci dobbiamo porre. E` ancora sostenibile la tesi, un po' bizzarra, che il virus ci ha colpito proditoriamente quest'estate quando eravamo tutti in ferie - anche se il Consiglio ha chiuso il 10 di agosto - e poi la culicoides imicola l'ha trasportato con la velocità di un jet in tutta la Sardegna? Su via, un po' di buon senso, Assessori, se fanno difetto le più elementari conoscenze epidemiologiche su questa virosi, almeno un po' di buon senso.

Io cito dati e dichiarazioni della Giunta. L'Assessore Usai all'inizio (forse doveva, come dire, inoculare non il virus ma un po' di ottimismo negli allevatori, nella pubblica opinione) ha affermato che ci salverà per fortuna il "generale inverno" o l'autunno, i primi freddi. Oppi e Usai sono venuti in Commissione e ci hanno riferito questi dati: 6 settembre del 2000, (stiamo parlando di nove giorni fa) malati 1759, morti 527, abbattuti 1388. Oppi quel giorno ha detto, un po' preoccupato: "Forse arriveremo a diecimila". Oggi, dopo 11 giorni, i capi abbattuti e morti sono 21.463, secondo il rapporto della Giunta; i focolai sono 885. E` un'epidemia regionale; non è pensabile, non è sostenibile che il virus sia arrivato nel mese di agosto e sia stato trasportato fulmineamente in tutto il territorio regionale.

La quarantena e il cordone sanitario hanno fallito perché il virus e il vettore erano ben oltre i confini territoriali che sono stati all'inizio individuati e presidiati; presidiati male, aggiungo io. E` più verosimile quindi che il virus sia sbarcato in Sardegna prima di questa drammatica estate del 2000; ma questo è un dato, cari colleghi, molto preoccupante perché significa che l'imicola culicoides ha superato in Sardegna almeno un inverno, assessore Usai. E' quindi infondato l'ottimismo iniziale dell'Assessore veterinario sul fatto che il prossimo autunno, il prossimo freddo ci dovrebbe mettere al riparo dal rischio che l'epidemia che sta decimando il nostro patrimonio zootecnico diventi un'endemia.

Ci dobbiamo quindi attrezzare per una battaglia più difficile e più lunga, perché il peggio deve, come dicevo, forse ancora arrivare. Se sono veri i dati che ci avete fornito, se i controlli del Centro europeo di Londra rilevano che il sierotipo del virus che è presente oggi negli organismi delle nostre pecore e dei nostri allevamenti è uguale a quello africano, il virus viene quasi sicuramente dal nord Africa.

Bisogna condurre una lotta più seria e più sistematica al vettore. Abbiamo sentito i sindaci e gli allevatori, l'Assessore oggi ci ha fatto un lungo excursus sul numero degli allevamenti trattati e sulle ditte che sono intervenute; sappiamo che con il CRAAI non ce la facciamo, l'ERLAS, di buona memoria purtroppo non c'è più, il CRAAI è stato anch'esso, come ho detto con una battuta in Commissione, un vorace insetto delle casse regionali; speriamo che adesso riesca ad intervenire più efficacemente, ma occorre anche l'intervento dei privati.

Intervengano pure i privati, ma a noi assessore, quante ditte o quali ditte intervengano non interessa molto, però i sindaci ci hanno detto che stanno intervenendo i pastori, spesso anche con i loro mezzi, anticipando le risorse, senza un indirizzo o delle direttive precise da parte della Regione e quindi con metodi qualche volta anche approssimativi dal punto di vista tecnico. E' necessaria una mappa delle fonti idriche dove si compie il ciclo biologico del vettore; ci vogliono non solo veterinari, virologi, epidemiologi, ci vogliono entomologi. Il collega Corda, c'è stato un lapsus, ha parlato di un ematologo; è invece un entomologo di qualità.

L'Assessore ci ha detto che collabora con le autorità sanitarie il più bravo entomologo mondiale sudafricano; so che anche il centro di Teramo per le malattie tropicali e subtropicali, si sta occupando di questo problema. Però noi abbiamo bisogno, anche da questo punto di vista, di un'azione più sistematica, di uscire dal volontarismo e dall'approssimazione che hanno caratterizzato questo punto cruciale della lotta e della prevenzione dell'endemia di questa terribile malattia.

Le indagini sierologiche, il controllo rigido del movimento degli animali e degli armenti, credo che stiano procedendo, sia pure con gli strumenti ancora gracili di cui disponiamo. Però anche qui bisogna fare di più e bisogna dire in maniera più chiara, se è necessario anche con un po' di pubblicità attraverso i mezzi di comunicazione, a tutti gli allevatori della Sardegna, non solo a quelli che hanno la peste nell'ovile, ma a quelli che rischiano di averla nei prossimi giorni, che cosa devono esattamente fare di fronte a questa minaccia e a questa emergenza.

Non si possono naturalmente raccontare stupidaggini o cose impossibili, perché quando i tecnici dicono che bisogna ricoverare di notte le greggi, in luoghi chiusi, perché l'insetto ematofago punge di notte, bisognerà poi dire agli allevatori che devono mettere le zanzariere per impedire che l'insetto e il moscerino penetri comunque. Sento delle stupidità terribili e pericolose, simili a quelle che abbiamo sentito quasi vent'anni fa, quando ha dilagato (e non ce ne siamo più liberati) nel territorio della nostra Isola la peste suina africana. Anche allora c'era chi affermava che bastava catturare ed ammazzare tutti i maiali e tutti i cinghiali della nostra Isola, creando il vuoto biologico, per liberarci da questa malattia. Ma noi sappiamo che anche mettendo a ferro e fuoco la Sardegna, non si potevano eliminare tutti i portatori sani e tutti i vettori di quella terribile malattia.

Poi c'è il problema dello smaltimento dei capi morti ed abbattuti. Sembra un problema banale, assessore, l'ha ripreso il collega Fadda, l'hanno ripreso altri colleghi che sono intervenuti, il collega Liori, però bisogna tenere presente che sono già ventiduemila i capi morti abbattuti, e forse diventeranno centinaia di migliaia nelle prossime settimane o nei prossimi mesi, ed interrare decine, centinaia di migliaia di capi, nei singoli poderi, comporta problemi igienico-sanitari ed anche, vorrei dire, economici, assai rilevanti. Occorrono direttive precise. Non basta affermare negli ordini del giorno, che bisogna mobilitare i sindaci e le amministrazioni locali; i sindaci e le amministrazioni locali si sono già mobilitati per conto loro, sono già in trincea dalla metà del mese di agosto.

Poi c'è il problema terribile - e mi avvio a concludere - degli animali serbatoio e dei vettori. Ne ha parlato qualcuno, ne parlerà sicuramente l'assessore Usai, nel suo intervento. Noi sappiamo che il pericolo di endemia è insito nel fatto che ci sono bovini, ungulati, cervi e daini, mufloni selvatici, che pur contraendo la malattia, non muoiono, ma finiscono per diventare il serbatoio inesauribile. Cosa facciamo? Abbattiamo anche tutti i capi bovini della nostra Isola? C'è già adesso un blocco commerciale drammatico, noi non possiamo più esportare nessun capo vivo. Attenzione agli animali selvatici quindi, come i cinghiali, perchè possono perpetuare l'infezione e portarci, come per la peste suina, verso l'endemia irreversibile.

Poi ho sentito molti colleghi, accennare al vaccino, in particolare il collega Tunis, che ha svolto un intervento da noi particolarmente apprezzato, ma da questo punto di vista ha fatto anche un riferimento, come dire, tecnico scientifico, un po' spericolato. Il collega Tunis, a proposito del vaccino, dice: "Proviamo a vedere che effetto gli fa". No, in questo modo si rischia di effettuare una prova drammatica, che pagheranno gli allevatori ed anche tutti noi e tutta l'economia regionale. La Comunità Europea non ci autorizza a vaccinare, la scienza non ci offre sufficienti garanzie per decidere di utilizzare lo strumento della vaccinazione di massa e dell'immunizzazione attiva. Sappiamo che il vaccino - che poi è un virus addomesticato, attenuato, caro collega Tunis - attraversa la placenta degli animali, provoca aborti. Il virus attenuato vive negli embrioni, è teratogeno, è mutante e si possono selezionare attraverso i vaccini, virus anche più aggressivi e morbigeni.

Bisogna incoraggiare quindi la ricerca scientifica e non abbandonare questa strada, che può essere la strada del futuro, ma non è la strada del presente. Forse in futuro ci saranno vaccini con particelle virali senza genoma, o ricombinati, vaccini markers per distinguere la sieropositività da vaccino dalla sieropositività da malattia, per adesso però è una strada sbarrata e gli allevatori lo devono sapere. Non si possono diffondere pericolose illusioni. Che fare, allora? Ci vuole, oltre all'unità di crisi, assessore, un Comitato consultivo regionale tecnico scientifico più robusto che utilizzi le consulenze che sono state già utilizzate al massimo livello, ci vuole un Comitato tecnico scientifico multi disciplinare, con entomologi, in particolare - sono d'accordo col collega Corda - per la lotta al vettore, all'insetto. Noi siamo un organo politico legislativo, non dobbiamo combattere noi l'insetto e il moscerino, però dobbiamo dettare indirizzi e direttive e dobbiamo controllare l'operato del Governo regionale.

Ci vuole una vigilanza effettiva nei porti, perché da lì è sicuramente passato il virus e da lì possono passare altre malattie. Stanno tornando purtroppo, perché si spostano nel pianeta quattro milioni di esseri umani ogni anno, stanno tornando anche nelle nostre contrade, anche per le particolari condizioni climatiche, malattie umane ed animali che consideravamo definitivamente debellate. Poi, assessore Usai, mi consenta di dirlo, ci vuole anche un Servizio veterinario regionale più robusto e più attrezzato. Non propongo di licenziare il dottor Usai mentre è in mandato assessoriale, però l'assessore Usai potrebbe anche fare una lunga ed ancora più prestigiosa carriera politica, nonostante l'attacco sferrato dal collega Tunis, e il Servizio regionale non può e non deve aspettare l'assessore veterinario in mandato istituzionale.

Questa malattia ha determinato - e ho concluso davvero signor Presidente - danni economici, commerciali e d'immagine ai nostri prodotti ai quali si deve porre rimedio con la massima determinazione. Non possiamo più esportare animali vivi, come dicevo prima, non possiamo più esportare i nostri arieti pregiatissimi, non so come andrà a finire la prossima campagna dell'agnello. L'assessore Usai - è stato scritto sui giornali - ha incontrato recentemente uno degli operatori commerciali più blasonati e più agguerriti su scala europea, che si è impegnato a comprarci 900 mila agnelli entro la fine di quest'anno. Non so se questi agnelli potranno uscire dalla Sardegna, se questa malattia non sarà arrestata. E l'immagine del prodotto sardo, buono per natura, dopo questa pestilenza che fine farà? Ci vogliono indennizzi più tempestivi, come diceva il collega Fadda, bisogna ricostituire la fonte primaria del reddito di molte decine di migliaia di aziende agropastorali. Io penso che le fonti normative ci siano; c'è la legge regionale numero 8 del 1998, che prevede indennizzi per i danni provocati da epizoozie, c'è la legge nazionale 2 giugno 1998 numero 218, che prevede indennizzi per i capi abbattuti, e soprattutto ci sono le norme pubblicate nella Gazzetta ufficiale delle Comunità Europee, la C28 (la richiamo per precisione, perché questo Consiglio non si deve concludere solo con una polemica, o con un "blablà") del primo febbraio del 2000, che contiene gli orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo.

Di sicuro da soli non ce la possiamo fare e quindi, siccome siamo parte integrante dell'Italia e dell'Europa, credo che dobbiamo avere anche l'umiltà e il buon senso di chiedere sostegno e adeguata solidarietà nazionale.

PRESIDENTE. Io invito i colleghi a rispettare il tempo assegnato, per non costringere la Presidenza a continui richiami. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, sicuramente sarò molto breve perché non parlerò di disinfestazione, di vaccinazione (che, come giustamente è stato detto, è pericolosa) di abbattimento degli animali infetti, di provvidenze agli allevatori, di eradicazione della malattia, di economia agricola, di cose fatte e cose da fare. Su questi argomenti si è abbondantemente discusso in Commissione, quando ci siamo riuniti insieme alla Commissione sanità per ascoltare gli Assessori competenti, e in quest'Aula oggi.

Il problema dell'emergenza, quindi, è sotto gli occhi di tutti; pertanto è opportuno parlare, seppur brevemente, anche del passato (perché forse ci sono state delle sottovalutazioni) e fornire eventualmente, se possibile, alcuni consigli per il futuro.

Il morbo della "lingua blu", che sta travolgendo la zootecnia sarda, merita alcune considerazioni di ordine sia tecnico, sia politico, perché dalle prime discendono direttamente le seconde. Innanzitutto, la peculiare epidemiologia della malattia, che ha colpito simultaneamente diverse zone della Sardegna, anche molto distanti fra di loro, rende improbabile un'origine anemogena, come in un primo momento si poteva supporre. Questa circostanza suggerisce invece che il vettore, se non la malattia, si trovi nell'Isola da più tempo di quanto non si immagini, forse anche da un paio di anni.

Quanto detto si deduce da un'analisi dell'andamento epidemiologico che si è svolto a pelle di leopardo, piuttosto che a cerchi concentrici, come avrebbe lasciato intendere la capacità di spostamento del Culicoides, che non supera al massimo i due chilometri di raggio. Inoltre, cari colleghi, è acquisizione banale che questo genere di insetti ha un grande nemico proprio nel vento. Non vi è, infatti, chi non sappia che nelle giornate ventose i Culicoides non si levano in volo, e pertanto non credo che sia arrivato dalla Tunisia o dal Nord Africa direttamente con le proprie ali.

Ne consegue che il diffondersi dell'insetto è affidato in gran parte alla sua propria capacità di spostamento e solo in piccola parte al trasporto passivo con mezzi o animali. Per nostra fortuna - questo lo speriamo tutti - le condizioni climatiche della Sardegna e le caratteristiche intrinseche della malattia lasciano supporre e sperare un esaurimento dell'epidemia nei mesi invernali che, se unita ad una valida campagna di disinfestazione, dovrebbe comportare una possibile evoluzione positiva dell'emergenza entro la prossima primavera. Tuttavia non è possibile sorvolare su alcune importanti considerazioni.

Primo: il vettore è arrivato e si è insediato in Sardegna senza che il fenomeno emergesse, se non a causa dell'emergenza sanitaria. Secondo: la malattia è stata individuata e diagnostica in ritardo, a causa di un deficit sia culturale che diagnostico dei nostri servizi, ai quali pure va riconosciuta una capacità di mobilitazione e di diffusione capillare sul territorio non indifferente.

Queste considerazioni, onorevoli colleghi, non vanno in alcun modo intese come una critica ai servizi veterinari, già oberati di lavoro e afflitti da una serie impressionante di mansioni che dovrebbero spingere a riconsiderare le piante organiche alla luce delle nuove responsabilità.

Tuttavia, però, appare evidente, e non da oggi, il ritardo culturale della politica, il ritardo cronico sui tempi. Non esistono più, infatti, ed è stato detto da altri, compartimenti sanitari stagni, ma la facilità e velocità di spostamento di grandi masse umane, gli scambi commerciali e anche il turismo devono far riconsiderare molti concetti epidemiologici dati per acquisiti, in un senso più globalistico che tenga conto delle alte probabilità di interscambio di patologie animali e umane che in passato non era dato neanche immaginare. Tanto per fare un esempio: la tubercolosi e la lebbra, di fatto sradicate nella nostra Isola, sono ricomparse purtroppo in forze in questi ultimi anni. L'onorevole Liori, da medico, ha ricordato tutte le malattie umane e animali che in questi anni sono arrivate in Sardegna, sono state eliminate, sono ricomparse e così via. Questo giustamente ci deve far riflettere.

Allora, cari colleghi, cosa può fare la politica davanti alla rivoluzione dei collegamenti? Come si può reagire al rimpicciolimento di fatto del nostro pianeta? Certo non si può pensare di annullare il problema, ma si ha il dovere di prepararsi adeguatamente, utilizzando al meglio uomini, mezzi e competenze, in un'ottica di prevenzione dei fenomeni piuttosto che di continuo confronto con le emergenze, i cui costi vengono, come sempre, sostenuti dall'economia già asfittica della nostra Isola.

Il morbo della lingua blu, o febbre catarrale degli ovini, quindi può rappresentare, speriamo, l'ultima e salutare lezione per prevenire l'arrivo di altre e più devastanti patologie. Appare ormai inderogabile, pertanto, che la Regione si doti di servizi di vigilanza alle frontiere sempre più stretti e professionali. Anche questo concetto è rimbalzato, ma bisogna dirlo. Chi non ricorda, per esempio, la figura del veterinario di frontiera, eliminata qualche anno fa improvvisamente per far posto ad altre figure? E' di questi giorni - l'ha ricordato l'onorevole Manca - la notizia che a Porto Torres verrà finalmente aperta all'interno del porto, la stazione sanitaria marittima. La stazione sanitaria marittima, costruita da sei anni, a causa di beghe politiche intervenute tra ministeri e ministeri non era stata ancora assegnata a chi di dovere, anzi la si voleva smembrare tra la dogana e la stessa stazione marittima, che adesso opera a molti chilometri dal porto.

Credo che questo costituisca un importante baluardo nella fase di controllo delle merci e dei passeggeri, controllo di merci e di passeggeri che spessissimo non poteva essere effettuato proprio per la distanza o perché non si avevano tutti i mezzi a disposizione.

Il mezzo più idoneo, pertanto, sembra essere la creazione e l'uso a tempo pieno di una task-force di medici, veterinari, biologi, entomologi e ricercatori, da specializzare nei confronti delle patologie esotiche o di rientro. Patologie esotiche che arriveranno sempre più spesso, purtroppo, proprio per quel mondialismo di cui abbiamo parlato prima. E' necessario, pertanto, che questa task-force si doti di moderni mezzi di indagine e venga supportata da strutture di diagnostica specificatamente rivolte a tali patologie, quale potrebbe essere, per esempio, se utilizzato in maniera finalmente seria, l'Istituto zooprofilattico. Questo potrebbe diagnosticare, nel giro di qualche giorno, il tipo di malattia, senza, per esempio, come nel caso della "lingua blu", entrare in concorrenza con l'istituto di Teramo, al quale può restare il compito della tipizzazione del virus. Il tutto deve essere informato alla più estesa flessibilità di intervento e facilità di spostamento sul territorio isolano.

Sarebbe anche utile, necessario direi, un maggior coordinamento tra i vari enti regionali che si interessano di problemi veterinari o di problemi di agricoltura. Questo purtroppo oggi non c'è, ognuno lavora in comparti stagni, ognuno fa ricerca per conto proprio, non ci sono assolutamente sinergie, si spendono soldi malamente. Io credo però che si possa e si debba cambiare. L'Istituto zootecnico e caseario, l'Istituto zooprofilattico, l'Istituto di incremento ippico, la stessa Università e quant'altri possono lavorare tutti insieme. Mi piace dirvi, perché mi è stato detto di riferirvelo, che ieri sera a Sassari si sono incontrate molto informalmente e prendendo loro l'iniziativa, le rappresentanze politiche all'interno dell'Istituto zooprofilattico, dell'Istituto zootecnico caseario e dell'Istituto ad incremento ippico, si sono incontrate per vedere di studiare tutte quante insieme, per accordarsi, per non trovarsi esse stesse impreparate.

Pertanto, e ho subito concluso, i compiti di tale task force non si esaurirebbero nell'intercettare le emergenze sanitarie al loro affacciarsi nelle frontiere nei porti e negli aeroporti, ma dovrebbero essere estesi anche ad un inteso lavoro di ricerca e di continuo monitoraggio. Solo in questo modo si potranno evitare o ridimensionare eventuali altre epidemie, ricordando che la vera globalizzazione è quella di una sanità che non conosce frontiere.

PRESIDENTE. Io devo chiedere all'Aula se acconsente a far intervenire l'onorevole Cogodi, il quale è rientrato da Roma per partecipare a questo dibattito e alle ore 20, mi dice, deve lasciare l'Aula per raggiungere l'aeroporto, perché deve ripartire per Roma. Quindi, io chiederei ai colleghi se sono d'accordo per farlo intervenire adesso.

E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io ringrazio il Presidente e ringrazio anche la cortesia dei colleghi, anche se reputo la cosa del tutto superflua perché sono ancora convinto che se si fosse tenuto conto più debitamente dell'ordine di iscrizione a parlare, io avrei potuto tranquillamente intervenire e poi proseguire anche in un'altra parte con la mia attività e il mio impegno. A Roma non vado per diletto, ma vado perché impegnato per conto anche della Regione nella difesa dei Sardi che sono stati uccisi in Argentina nel corso della dittatura militare.

Tuttavia sentivo l'esigenza di intervenire, anche per riprendere alcune questioni che sono state già tratteggiate e portate all'attenzione, alla riflessione del Consiglio regionale, dal collega Velio Ortu. Io penso che il Consiglio dovrebbe, a questo punto della discussione, porsi la domanda se convenga proseguire questo dibattito in modo quasi inconcludente, o non sia più utile invece fermarsi un attimo e chiedere alla Giunta regionale qual è la proposta, se una proposta c'è, che avanza al Consiglio, e quindi discutere di quella proposta.

Questa riunione è stata richiesta dallo schieramento del centro-sinistra, a termini di Regolamento, come riunione straordinaria del Consiglio per prendere in considerazione misure straordinarie, risposte concrete, ad un danno che tutti reputano - e tutti quelli che parlano continuano a dirlo - di carattere eccezionale e straordinario. Però, finirà che noi, in conclusione di questa serata, sapremo tutti qualcosa di più sulla vita, sulla nascita, sulla morte di un insetto, senza aver deciso niente in merito alle misure da adottare per affrontare la calamità che sta decimando le greggi e che sta minacciando una delle componenti fondamentali, se non la principale componente, della nostra economia, della nostra cultura e della nostra stessa identità, che è l'allevamento, la pastorizia, ed oltre la pastorizia - qualche collega l'ha accennato - la pastoralità, che è qualcosa di più della sola forma economica del produrre, della sola tecnica del sopravvivere, del ricavare reddito, ma che è anche una condizione umana di relazioni sociali e culturali.

Abbiamo o no consapevolezza che questa è la straordinarietà della circostanza, e che i rimedi che la Regione deve essere capace di mettere in campo, che la Giunta ha il dovere di elaborare e di avanzare al Consiglio (perché questo è un Consiglio chiamato in via straordinaria non solo a discutere, ma a decidere) deve essere pari a questa drammaticità e a questa urgenza? A noi pare che per come si sta svolgendo il dibattito questa consapevolezza e questa urgenza ci sia per un verso e non sia avvertita per altro verso.

Il 6 settembre, lo stesso giorno nel quale gli Assessori della sanità e dell'agricoltura venivano sentiti dalle rispettive Commissioni di riferimento, lo stesso giorno, alla stessa ora, era riunita la Commissione Bilancio e Programmazione per ascoltare l'illustrazione, da parte dell'Assessore della Programmazione, del D.P.E.F., il documento di programmazione economica e finanziaria della Regione che approderà in Aula nei prossimi giorni.

Noi ponemmo in quella circostanza, e quindi quello stesso giorno, alla stessa Giunta, però all'Assessore della Programmazione, una domanda: "Ma i suoi colleghi assessori della sanità e dell'agricoltura, che stanno riferendo qui a fianco alle Commissioni di merito, sanno e hanno concordato nella collegialità dell'azione di governo, in termini finanziari ma anche normativi, che tipo di intervento legislativo eccezionale dovrà essere effettuato sia nell'immediato per affrontare l'emergenza e sia in un prossimo futuro?" "Sanno cioè che cosa insieme avete o no concertato?"

L'assessore Pittalis - come si legge nei verbali della Commissione programmazione - ha risposto: "Ma non c'è problema, non c'è problema. Perché quanto i colleghi Assessori della sanità e dell'agricoltura hanno rappresentato alla Giunta, e quindi a me Assessore del bilancio che qui vi riferisco, è un fabbisogno finanziario per ripagare i danni degli animali che dovranno essere abbattuti, pari a lire 3 miliardi". Questo è quanto, nella sostanza, si legge nei verbali della seduta del sei settembre della Commissione programmazione.

Quindi, il 6 di settembre un Assessore di questa Giunta, della vostra Giunta (pertanto in accordo con voi) così ha riferito - ed è scritto nei verbali - ha affermato che voi stimavate in tre miliardi tutti i danni, non quelli già verificatisi ma anche quelli futuri. Ecco allora la constatazione, non l'accusa, la constatazione sia della sottovalutazione, da parte vostra della gravità del fenomeno, sia dell'incapacità (che voi avete manifestato ed ancora manifestate) a cogliere le implicanze, non solo sanitarie, ma economiche, sociali, culturali - ma se volete fermiamoci pure alle sole implicanze economiche - di questa gravissima calamità.

Ancora oggi voi date dimostrazione di questa sottovalutazione colpevole, proprio con lo svolgimento dei lavori in quest'Aula, con l'intervento solo dell'Assessore della sanità, e non anche dell'Assessore dell'agricoltura. Non perché non voglia l'Assessore (e non me ne voglia l'Assessore) ma di fatto non ha riferito niente; di fatto non ha avanzato al Consiglio una proposta di intervento positivo. I medici facciano i medici, i veterinari facciano i veterinari, i governi facciano i governi e governino per porre rimedio a queste calamità, per guidare questi processi e soddisfare questi bisogni.

Il Presidente della Giunta non c'è, è impegnato avete detto (l'ha giustificato il Presidente del Consiglio di destra, dando la giustificazione allo scolaro Presidente della Giunta di destra) non c'è perché impegnato nella Conferenza delle regioni. E questa non è una Regione? E questa non è la sua Regione? Non è la Regione di cui è Presidente? Perché è assente quando discutiamo di argomenti di questa rilevanza? O vogliamo ancora continuare a disertare il Consiglio, vogliamo ancora continuare a sostenere che i problemi della Sardegna, della sua economia, i problemi così gravi possono essere risolti passando di conferenza in conferenza? Quelle Conferenze delle regioni a Statuto speciale dove uno si alza a dire che noi dobbiamo avere la benzina a mille lire, e tutti a cavalcare la richiesta della benzina a mille lire, tutti a chiedere e a rivendicare tutto quello che si sa che non può essere concesso. Questa Giunta nata in Catalogna, questa Giunta, l'avevo detto a suo tempo, sembra fare rima con "scalogna" perché è piovuto solo il giorno in cui è nata, quando vi siete insediati (quel giorno c'è stata un'alluvione) poi non è piovuto più; c'è stata la siccità, che ha causato danni per centinaia di miliardi.

Voi, per fortuna, non viaggiate molto, non girate molto per la Sardegna; è meglio, infatti, che andiate all'estero, o per altri lidi, perché se visitate Carloforte si incaglia una nave carbonifera, se andate ad Olbia si annuncia un terremoto, e quelli che sto citando sono tutti avvenimenti certificabili, badate. Questa è solo l'ultima sequenza di quella Giunta "Catalogna della scalogna" che voi avete voluto instaurare in questa Regione. Ma quando avete varato il DPEF, quello del quale stiamo discutendo in Commissione, che esamineremo qui nei prossimi giorni, avete abbandonato la culla, la Catalogna, siete cresciuti appena appena, avete mosso i primi passetti e ve ne siete andati in Irlanda; il DPEF non è della Catalogna, avete già cambiato patria, siete gente senza bandiera e senza patria, come si evince dai "traslochi" improvvisi, (absit iniuria verbis) e dei Tunis pure. Tuttavia questa Giunta, ondivaga, peripatetica, e questa maggioranza stravagante e, per molti versi, anche stravaccata, dimentica di esser nata in Catalogna e si fa adottare dall'Irlanda. Il DPEF che avete presentato per tre quarti parla dell'economia dell'Irlanda dimenticando la Catalogna. Contemporaneamente vi "fidanzate" anche con la Padania e reclamate un federalismo sul modello di quello rivendicato da Bossi, da colui, cioè che ha dimostrato di essere il peggiore nemico delle regioni in via di sviluppo, soprattutto delle regioni meridionali.

"Il Sole 24 Ore" di oggi, pubblica la tabella della spesa delle Regioni; mentre voi -Pittalis e compagnia andante - dite che bisogna risanare e risanare, che non bisogna spendere, che non bisogna investire per migliorare le condizioni strutturali dell'economia della Sardegna, nella tabella pubblicata da "Il Sole 24 Ore" la nostra Isola si trova in testa alle Regioni d'Italia che hanno speso di meno nel corso di quest'anno (meno 17,1 per cento) insieme all'Abruzzo e al Friuli Venezia Giulia. Le regioni ricche, invece, quelle che hanno speso tanto prima, per le quali lo Stato ha sempre stanziato risorse ingenti, quelle più infrastrutturate, più dotate, più ricche perché l'economia italiana è stata modellata a misura loro, invece di essere, come la Sardegna a meno 17,1 per cento, o a meno 9 per cento come il Friuli o a meno 1 per cento come l'Abruzzo, presentano tutte variazioni positive. Anzi, le regioni più ricche sono proprio quelle che spendono di più. La Lombardia del vostro amico Formigoni, che è la Regione che chiede più devolution di soldi dello Stato prima e dei ricchi arricchiti dai soldi dello Stato dopo, ha speso quest'anno il 7,7 per cento in più. Il Veneto, la regione più ricca, la protagonista del nuovo miracolo economico, quest'anno ha speso il 15,5 per cento in più. E sono regioni che hanno bilanci quattro, cinque o sette volte superiori al nostro. La Sicilia, che era pure governata dal centro-destra (salvo una breve parentesi) è in cima alla classifica dell'incremento di spesa con un più 25,8 per cento.

Queste Regioni, questi Presidenti, i vostri, quelli di destra, i vostri "berlusconisti" sparsi nelle altre regioni, quindi quelli che hanno fatto si che Pili diventasse coordinatore, Pittalis assessore del bilancio, Floris Presidente della Regione, e che gli stessi Oppi e Usai venissero assessori affiancati in questa avventura, alle accuse mosse dal Governo di spendere troppo rispondono: "guai a noi se non spendessimo in questa fase, perché spendendo più oggi che i tassi di interesse sono bassi, stiamo creando le condizioni per un incremento della produzione futura, tale da permetterci di competere sullo scenario europeo mondiale".

Ma non è all'incirca quello che sostenevamo noi (anche se con toni diversi, più spostati sul versante sociale, più preoccupati di chi non ha avuto nulla ieri e non ha nulla oggi e non ha speranza di avere quasi nulla domani) quando vi abbiamo detto che occorre valorizzare le nostre ricchezze, che è necessario un grande investimento in innovazione, per rivoluzionare i modi di produrre, di trasformare e di vendere le nostre merci? Stiamo parlando innanzitutto di pastorizia, di agricoltura, poi quando allargheremo il discorso parleremo di artigianato, di turismo di altro tipo, di servizi ecc.. Questo vi abbiamo detto; è necessario un grande progetto di sviluppo, di lavoro e di impiego in questa nostra Regione che approfitti di questa congiuntura favorevole per reperire ingenti risorse finanziarie da restituire con la ricchezza prodotta, perché permanendo in questa situazione di miseria non si pagherà nulla. Voi avete portato la Regione in un anno a spendere il 17 per cento in meno, mentre le regioni ricche continuano a spendere molto, perché già spendevano molto prima, e quest'anno mediamente hanno incrementato la spesa di oltre il 15 per cento.

E se con la realizzazione del federalismo voluto da Formigoni verranno presi come parametro i livelli di spesa degli ultimi anni, succederà ciò che è avvenuto per i comuni con i decreti "Stammati" una ventina di anni fa, quando i comuni che spendevano di più erano riusciti a ottenere di mantenere un livello di entrate corrispondente al livello di spese.

Quindi bisogna spendere, ma spendere bene però, spendere nella direzione giusta, investire nei progetti di sviluppo, dare lavoro, perché il lavoro crea serenità nella vita e nella società e contribuisce anche ad una migliore distribuzione della ricchezza. Allo stesso tempo il lavoro crea reddito, e dal reddito dipende il gettito d'imposta. Che gettito di imposta infatti possiamo rivendicare dallo Stato se la gente qui in gran parte non lavora, e quindi non produce reddito?

Noi non aderiremo a nessun ordine del giorno unitario, falsamente unitario, in questo clima di sbraccamento dove non c'è da mettere insieme niente, dove non c'è neanche una proposta della Giunta che si possa discutere in Aula. Qualcuno ha parlato di una bozza, di un ordine del giorno che la maggioranza sta facendo circolare non so dove, fuori da quest'Aula. Ma se proprio la maggioranza avesse voluto raccogliere consensi attorno a questa proposta l'avrebbe presentata in quest'Aula, e l'avrebbe presentata la Giunta nel suo interesse e nella sua autorità, non procedendo in questo modo, tanto per far credere che si stanno affrontando le emergenze. Succederà come per l'emergenza della alluvione; anche allora avete detto: "voi volete sempre differenziare". No, noi vorremmo che vi differenziaste, che vi differenziaste da voi stessi, perché quando il Consiglio ha approvato quello stanziamento di trecento miliardi per l'alluvione, noi avevamo detto: stabilite delle priorità, affrontiamo con questi trecento miliardi alcune questioni, in modo che quando riprenderà a piovere non saremo punto e a capo.

Tutti infatti concordano sulla previsione che se a Capoterra, ad Assemini, o a Decimo si verificherà non chissà quale grande burrasca o alluvione, ma semplicemente quella pioggia fitta che è caduta un anno fa, si ripeteranno gli stessi disastri di un anno fa. Punto e a capo, perché non si è migliorato nulla, non si è attrezzato niente, non si è emanata una direttiva, un ordine. Quindi tutte le cantine verrebbero nuovamente allagate, tutte ciò che è stato ricomprato verrebbe di nuovo danneggiato, e le costruzioni sui greti dei fiumi, i canali ostruiti, tutto resterebbe come prima e peggio di prima. Anche la siccità non è una calamità indifferente rispetto alla politica, soprattutto se continua questo specie di auto assolvimento annuale, in forza del quale l'Assessore di turno dell'ambiente ogni anno si "bea", perché gli ettari di bosco distrutti sono stati meno dell'anno precedente. Ogni anno vengono distrutti venti o trenta mila ettari di bosco e ci si consola dicendo: "quest'anno è andata bene, gli ettari di bosco distrutti non sono trenta mila come l'anno scorso ma sono ventotto mila". Però sono ventotto mila meno i trenta mila dell'anno prima, e i trentacinque mila dell'anno prima, e i quaranta mila dell'anno ancora prima; gli ettari distrutti vanno rapportati a quel che resta di bosco. Questa è una Regione che non è capace di attrezzarsi per evitare l'incendio dei boschi e la distruzione definitiva di quel che rimane di un ecosistema; è una Regione che ancora spende centinaia di miliardi in un apparato antincendio, e che con sacrificio di molti, affronta con difficoltà alcune situazioni senza però riuscire ad aggredire alla radice il problema; è una Regione che si disertifica a causa della siccità; una Regione che con una politica scellerata dei pozzi e delle trivellazioni è stata ridotta ad una gruviera, determinando un abbassamento delle falde oltre lo strato impermeabile. Una Regione senza una prospettiva, senza una programmazione seria, che opera le sue scelte di fondo senza l'ausilio della tecnica e della scienza. Una Regione che vive la giornata così, non potrebbe che meritare una Giunta delle "disgrazie" come quella che ha.

Però questa regione merita altro e la Giunta, al di là di una battuta che può sembrare in qualche momento o felice o anche infelice, sicuramente la Giunta, o parte almeno della Giunta, pensa a questi problemi, e credo che abbiamo tutti, ma soprattutto chi di più pensa, il diritto di avanzare delle proposte serie al Consiglio. Avanzate queste proposte e il Consiglio le discuterà seriamente; solo così il Consiglio regionale troverà la forza e la dignità di elaborare delle soluzioni adeguate alla gravità di quest'ultima difficoltà che è intervenuta.

Una difficoltà che non dovrà essere sottovalutata da voi, ma se voi continuerete a sottovalutarla, chi ha il dovere dell'intervento e della rappresentanza politica (io credo, innanzitutto il Consiglio regionale) troverà la forza e la dignità di reagire e di affrontare in modo adeguato il problema e poi, subito dopo (prima diamo la precedenza al dramma dei pastori, degli allevatori, dei coltivatori, che sono drammi che poi si riflettono su tutta la comunità regionale) ma, quasi contestualmente, questo Consiglio vi dirà: "grazie per quello che non avete saputo fare, toglietevi di mezzo, consentite che questa Regione possa avere finalmente un Governo che sappia rendersi conto, per davvero e a tempo debito, delle grandi questioni che la riguardano e delle grandi questioni che devono essere tempestivamente affrontate e risolte".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, dopo il dramma degli incendi, dell'alluvione e della siccità, oggi ci troviamo di fronte ad una nuova grave emergenza, quella della "lingua blu". Di fatto questo Consiglio si trova a dovere inseguire le tragedie e a cercare di tamponare i danni che periodicamente si succedono, anziché definire politiche organiche per lo sviluppo e per prevenire le emergenze. E` evidente che mancano programmi organici in grado di prevenire molte delle tragedie che periodicamente siamo costretti a dover affrontare.

Pensiamo, onorevoli colleghi, che il dramma della "lingua blu" possa essere ascrivibile a qualche maledizione piovutaci dal cielo o non invece ad una precisa responsabilità? Non ritenete una qualche responsabilità sia attribuibile all'abbandono di quella positiva politica sanitaria che negli anni 80 investì non poco nella prevenzione per passare poi, con l'aziendalizzazione del servizio sanitario, a perseguire pressoché un unico obiettivo: quello di far quadrare i numeri, e non già quello di ricercare un bilancio positivo, ossia migliorare lo stato di salute delle nostre popolazioni?

Anche nel caso del morbo della lingua blu, se ci fermassimo a riflettere, ci renderemmo conto che la vulnerabilità e il rapido diffondersi dal morbo, sono stati determinati sia da un'inadeguata opera di prevenzione ambientale, per la mancanza di interventi programmati di disinfestazione, sia da carenze relative ai controlli veterinari effettuati all'ingresso nell'Isola degli animali vivi. Infatti, questa malattia presente in Africa non risulta essere mai stata presente in Italia, fino ai casi attuali registrati in Sardegna.

Come voi sapete, onorevoli colleghi, la bleu tongue è una malattia grave negli ovini mentre quasi sempre è asintomatica nei bovini e nei caprini. Molto preoccupante inoltre è la circostanza che la stessa malattia possa colpire anche i ruminanti selvatici, come i cervi e i mufloni, rendendola quindi, molto difficile da monitorare e debellare.

Questa malattia è causata da un virus che viene trasmesso mediante la puntura di insetti ematofagi, i culicoides, che si infettano succhiando il sangue di altri animali infetti: bovini, ovini, caprini , cervi e mufloni. Poiché la Sardegna e l'Italia risultavano indenni da questo morbo, è naturale porci e porre a lei, onorevole assessore Oppi, alcune domande su come possa essere arrivato nella nostra Isola. Risultano importati animali dal continente africano, caprini ed ovini, negli ultimi due anni?

Presidenza del Vicepresidente CARLONI

(Segue BIANCU.) Sono state avviate indagini in tal senso o ci si è limitati a controllare la movimentazione degli animali indigeni e solo in ambito regionale? Quali controlli veterinari risultano garantiti nei porti, negli aeroporti?

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. I controlli in entrata e in uscita competono al Ministero della sanità; non alla Regione né tanto meno alla ASL

BIANCU (I DEMOCRATICI). La domanda gliela pongo lo stesso, onorevole Oppi, perché credo che sia sua la responsabilità della sanità nella nostra Isola e comunque noi rivendichiamo la responsabilità del Governo della sanità nella nostra Isola alla Regione Sardegna.

Quindi, le chiedevo, sono state avviate delle indagini in tal senso? Ci si limita a controllare la movimentazione degli animali indigeni e solo in ambito regionale? Quali controlli veterinari risultano garantiti nei porti, negli aeroporti, sull'importazione di animali vivi? Quali controlli vengono effettuati sul seme importato da paesi dove la malattia è endemica per l'inseminazione artificiale? E` evidente che non ci si è attenuti alla buona prassi se oggi siamo costretti ad affrontare questo ennesimo dramma per ricercare gli interventi necessari per liberare la Sardegna dal morbo della lingua blu.

Tra i possibili interventi per debellare il morbo, si è parlato in questi giorni di vaccinazione. La profilassi vaccinale, da quanto è dato sapere oggi, produce risultati discordanti e potrebbe portare alla comparsa di nuove varianti, e ciò potrebbe significare una endemizzazione della malattia, con danni permanenti per l'economia del settore agrozootecnico. Al contrario, ritengo utile, primo, accelerare il controllo dei focolai della malattia con l'isolamento degli animali infetti e l'abbattimento degli stessi, con la garanzia di indennizzi immediati e comunque entro i sessanta giorni; secondo, procedere al trattamento degli ovini sani nei focolai e negli allevamenti limitrofi con insetticidi repellenti al Culicoides; terzo, effettuare la disinfestazione dei focolai con sostanze non nocive per gli animali e che non compromettano i loro prodotti destinati al consumo umano.

E' importante anche che gli allevatori vengano informati puntualmente sui comportamenti corretti da tenere in azienda per combattere il morbo; informazione che, a mio avviso, è stata del tutto inadeguata sino a questo momento. Agli interventi immediati e necessari per contenere l'espandersi del morbo occorrerà inoltre collegare immediatamente, onorevole Oppi, tutti gli interventi utili per l'eradicazione della malattia.

Onorevole Presidente della Giunta (anche se adesso è assente) signori Assessori, onorevole Assessore della Sanità, poiché è chiaro a tutti noi che non possiamo permetterci di disperdere la professionalità acquisita nel settore dell'allevamento ovino, settore tra i più significativi dell'economia della Sardegna, è necessario approvare una legge speciale e specifici interventi regionali per una rapida ricostituzione del patrimonio ovino abbattuto, per riconoscere agli allevatori colpiti un assegno di inattività che compensi la mancata produzione, sino alla completa ricostituzione degli allevamenti.

Assessore Oppi, poiché non è possibile esportare gli animali vivi, credo che sia necessario garantire la riapertura dei macelli pubblici, anche in deroga alla normativa vigente, fatto salvo il rispetto delle condizioni igieniche, per garantire almeno la vendita degli agnelli macellati. Per quanto riguarda i macelli pubblici, se può essere valutata positivamente la razionalizzazione, non lo è invece la loro chiusura indiscriminata. La chiusura di questi ha cancellato anche la loro funzione di osservatori epidemiologici, perché i mattatoi privati hanno come unico obiettivo il perseguimento dell'interesse economico, e non la difesa del patrimonio zootecnico isolano. Infatti molte delle bestie macellate nei mattatoi privati non provengono né da allevamenti locali e neppure da allevamenti nazionali.

La riapertura, anche temporanea, dei macelli pubblici, se non altro consentirebbe di evitare ulteriori danni agli operatori di questo settore, nei confronti del quale abbiamo il dovere non solo di esprimere la nostra solidarietà, ma anche di porre in essere tutti quei provvedimenti capaci di consentire un rapido superamento di questa grave emergenza.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.

SANNA NIVOLI (A.N.). Signor Presidente, il dibattito che si sta svolgendo in quest'Aula inizialmente sembrava quasi un atto dovuto, adesso invece si sta articolando in modo molto interessante. Abbiamo imparato, per esempio, qual è il supposto agente infettivo; abbiamo ascoltato quasi una lezione accademica, apprezzabilissima, del collega Corda su questo argomento. Abbiamo ricevuto anche suggerimenti quasi onnicomprensivi dal collega Sanna, che proponeva tutta una serie di interventi globali; proviamo a fare quasi una riforma su questo problema. Abbiamo avuto anche il piacere, per ultimo, di sentire l'onorevole Cogodi che, con note bucoliche, ci ricordava che la nostra Isola è caratterizzata da una cultura chiamata "pastoralità", regalando così al dibattito una nota romantica che ne ha spezzato un pochino la durezza.

Il morbo della lingua blu, per entrare nell'argomento, è vissuto come un dramma profondo da parte del comparto zootecnico e costituisce certamente per tutti noi una grave emergenza, e come tale, mi pare, che la Giunta e il Consiglio nella sua interezza, nella collaborazione fra maggioranza e opposizione lo stiano affrontando. Al di là delle asprezze verbali, mi pare che ci sia la volontà di affrontare questa emergenza, per difendere non solo il comparto zootecnico, ma anche credo l'immagine complessiva del prodotto Sardegna.

Peraltro credo che dovremmo incominciare a non affrontare più le cose come se costituissero sempre delle emergenze. Io capisco che la cultura del centrosinistra ci abbia abituati per trent'anni a legiferare sulla spinta delle emergenze, ma mi auguro che questa cattiva abitudine del legislatore possa essere sostituita dal buon senso del legiferare sulle questioni di ordinaria amministrazione, che poi sono la parte costruens di un buon governo.

Ad ogni modo noi dobbiamo avvertire il dovere, oltre che come politici, proprio come cittadini sardi, di affrontare in quest'aula, che è la sede della massima istituzione della Sardegna, questo problema. E lo stiamo affrontando, abbiamo visto, provando a varare tutta una serie di altri provvedimenti. Io mi chiedo se sia opportuno organizzare altre task-force, me lo chiedo sinceramente, perché mi sembra che tutto sommato, ogni volta che è stata costituita una task-force i risultati non siano stati ottimi e poi comunque è il risultato di un intervento sull'emergenza. Quindi, vediamo con attenzione se è opportuno organizzare una task-force che studi le modalità di riproduzione di questo insetto, i suoi spostamenti e tanti altri aspetti che sono importantissimi, io non voglio assolutamente sottovalutarli, ai fini di un efficace intervento.

A proposito di strumenti di intervento, ho appreso una notizia che mi ha incuriosito e anche spaventato: ho sentito che, anche se in forme e dimensioni ovviamente diverse, questo fenomeno (è sempre un'ipotesi, perché non bisogna mai essere troppo sicuri di quello che si dice, neanche in questa sede), era già presente sei anni fa. Allora, anche la foga passionale dell'onorevole Fadda, che è stato Assessore della Sanità, di fronte a questa affermazione dovrebbe, come dire, rientrare in un atteggiamento un po' più modesto. D'altra parte l'onorevole Fadda ci ha fornito un esempio molto dotto di cosa significa legiferare sotto la spinta dell'emergenza, perché anche a livello parlamentare esistono precise modalità comportamentali per affrontare le emergenze.

Comunque, se sei anni fa esisteva già questo virus, o esisteva già il sospetto di questo virus, significa che qualcuno ha dimenticato, nel frattempo, di effettuare le dovute verifiche; e non dimentichiamo che noi abbiamo un'infinità di enti che hanno la responsabilità di effettuare i controlli sulla salute degli alimenti, dei nostri animali e sulla salute pubblica. Abbiamo, per esempio, l'Istituto zooprofilattico, che non si sa dove era o dove non era, ma che sicuramente non è stato sufficientemente incisivo nel farci presente la gravità del problema che si stava sviluppando. Esistono i Servizi veterinari delle A.S.L.: dove erano, dormivano? Esiste una organizzazione veterinaria presso la A.S.L. che forse non era stata opportunamente informata. Come mai?

Io ho cercato di approfondire l'indagine per verificare, perché mi occupo di sanità, se l'organizzazione della sanità pubblica è opportunamente preparata ad affrontare questi problemi, e ho constatato che non è preparata. Per esempio, se veramente sei anni fa esisteva il virus che cominciava a organizzarsi, una segnalazione sarebbe dovuta arrivare almeno dal Dipartimento di prevenzione, che è non un organismo nuovo, è l'unico istituto dipartimentale obbligatorio per legge. Perché? Perché la prevenzione effettivamente coinvolge una serie di responsabilità e di materie (ambiente, sanità, zootecnia, alimentazione eccetera) le cui competenze non possono essere esercitate se non a livello dipartimentale.

Per concludere, due parole sull'ordine del giorno che verrà votato alla fine di questo dibattito. Sicuramente tutti noi della maggioranza lo approveremo perché è necessario palesare in modo chiaro la volontà assoluta di risolvere il problema, sia pure in termini emergenziali. In questo ordine del giorno si avanza, nei confronti dello Stato centrale, una serie di richieste legittime. "Aiutaci" si chiede "perché ci troviamo in emergenza, aiutaci perché molti dei nostri allevatori incorreranno in difficoltà economiche, aiutaci ad acquisire strumenti di ulteriore e di migliore approfondimento tecnico e scientifico su eventuali problemi analoghi".

Io mi permetto di aggiungere - se l'Aula è d'accordo - un invito non solo alla Giunta ma anche, in qualche maniera, al Consiglio e particolarmente alla Commissione Sanità, a organizzare e verificare se è possibile, in questa legislatura e al più presto, rendere operante e applicare la legge nazionale, in modo che il dipartimento di prevenzione finisca di essere finalmente una pura chimera.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito assetto del territorio, per una precisazione sollecitata da precedenti interventi. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito assetto del territorio. Chiedo cortesemente all'Aula, dovendomi purtroppo assentare per altri impegni, di poter fornire qualche dato e anche qualche assicurazione, così come sollecitata sia dai banchi dell'opposizione sia dai banchi della maggioranza, in relazione allo sforzo anche finanziario che questa Regione ha già posto in essere, e che intende continuare a porre in essere in correlazione anche alla dimensione davvero non irrilevante del problema.

Sulle questioni sanitarie e tecniche ha già parlato il collega Assessore della sanità, e so che dovrà ancora intervenire insieme al collega Assessore dell'agricoltura. Finora gli interventi si sono caratterizzati per capacità, efficienza e professionalità, in relazione logicamente alle strutture di cui è dotata questa Regione, poi da questo dibattito sicuramente verranno e stanno venendo anche apporti utili, che potranno permettere di apportare correzioni migliorative. Ma una cosa dobbiamo dire: mai come in questa legislatura, purtroppo, in relazione ad eventi calamitosi, eccezionali, vi è stata una attenzione da parte del Governo regionale.

FADDA (Popolari-P.S.). Del Consiglio regionale!

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Voglio ricordare i problemi dell'alluvione; la Giunta regionale portò in Aula e fu approvato con il consenso delle forze politiche presenti in Consiglio, il provvedimento urgente per l'alluvione. Abbiamo poi previsto uno stanziamento di altri duecentocinquanta miliardi.

E' vero, onorevole Cogodi, se la Sardegna oggi è una delle Regioni che ha dimostrato di saper governare la spesa con una lotta senza frontiere agli sprechi, bene, di questo noi siamo veramente orgogliosi, perché aver ridotto gli sprechi, le spese "a pioggia", e aver ricondotto il deficit pubblico a livelli accettabili è un merito di questo Governo regionale. E nonostante questo contenimento del deficit pubblico, siamo riusciti a trovare altri duecentocinquanta miliardi per la siccità.

Ma voglio ricordare all'assessore Fadda, che nel suo intervento sottolineava i problemi dell'inefficienza, che noi stiamo ancora lottando con quella peste suina che lei ha ereditato e che neanche i cinque anni del suo mandato assessoriale hanno debellato.

FADDA (Popolari-P.S.). In tre province, sì. Chieda al dottor Usai.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Lei, quindi, capisce bene che vi sono dei fenomeni particolarmente resistenti. Noi speriamo che il morbo della lingua blu non diventi un flagello per l'economia pastorale sarda; stiamo ponendo in essere tutti gli interventi possibili e immaginabili per evitarlo. Gli Assessori hanno già messo in campo, con cinque - sei miliardi, i primi interventi per far fronte alle emergenze; io stesso sto già individuando risorse per una cifra complessiva non inferiore ai cinquanta miliardi; di tale portata riteniamo debba essere il primo, immediato segnale che questo Governo regionale vuole inviare.

Io sono l'Assessore del bilancio, e vengo spesso definito l'Assessore del rigore, però ritengo che di fronte ad una calamità di questa natura si potrebbe anche, almeno in questo caso, ricorrere al mutuo, perché non possiamo abbandonare a sé stesso un settore come quello agropastorale, non possiamo lasciare che l'allevamento della pecora, che costituisce un comparto strategico per la nostra economia, possa essere dimenticato in queste condizioni.

Io assicuro però che ai mutui non ricorreremo, perché proprio grazie alla politica di contenimento della spesa pubblica, ai tagli della spesa indirizzata verso settori assolutamente inutili per lo sviluppo produttivo, noi recupereremo ulteriori risorse, recupereremo i trenta, quaranta o i cinquanta miliardi, che saranno necessari nell'immediato. Quindi ecco perché riteniamo che, al di là degli interventi ordinari, degli interventi a valere sui fondi strutturali, sui programmi di iniziativa comunitaria che interesseranno appunto il settore agricolo con interventi strutturali, l'emergenza vada sicuramente affrontata anche con risposte di emergenza.

E anche in questo caso la Giunta regionale, dal punto di vista della disponibilità delle risorse, farà fino in fondo la propria parte, come l'ha fatta, ripeto, per l'alluvione, per la siccità e per le altre calamità che hanno interessato questo settore.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Signor Presidente, onorevoli consiglieri, signori della Giunta, l'ora tarda mi consiglia di essere breve. Del resto gli oratori che mi hanno preceduto hanno sviluppato e sviscerato l'argomento. Siamo tutti consapevoli di essere di fronte ad una calamità di grossissima portata. Forse non tutti, anche qui dentro, hanno percepito la dimensione del fenomeno e il danno economico che deriva e potrà derivare soprattutto in futuro alla nostra economia se non riusciremo a fronteggiare e a risolvere questo grosso problema.

Io non ho interesse a muovere alcuna critica alla Giunta, ma se proprio volessimo muoverle basterebbe sottoscrivere un dieci per cento dell'intervento dell'onorevole Tunis, e saremmo soddisfatti. Però quello che abbiamo di fronte non è un problema né di critiche né di polemiche; è un problema molto serio che ha provocato un enorme danno economico a tutta la Sardegna. Il comparto interessato è riconosciuto da tutti come l'industria principale della Sardegna. Forse non in termini di reddito prodotto, ma sicuramente in termini occupazionali. Il problema che abbiamo di fronte necessita, per quanto riguarda l'epidemia, di interventi immediati, ma non mi voglio addentrare; sarà la Giunta, attraverso i consulenti dell'unità di crisi, a fare quanto di meglio sarà possibile fare.

Per quanto riguarda il settore veterinario ho partecipato anche a qualche incontro in periferia e devo testimoniare che il problema è molto sentito e che i veterinari si stanno prodigando, considerati i mezzi che hanno a disposizione, in modo adeguato. Quello che invece mi preoccupa è il futuro, è l'affrontare il problema per risolvere, se è possibile, in via definitiva, eradicandone, questa malattia.

Voglio però, a questo proposito, rilevare un difetto di informazione, o, meglio, una insufficiente informazione. L'intervento dell'onorevole Corda ci ha fornito una dimostrazione di come anche gli scienziati possano avere delle opinioni abbastanza distanti su uno stesso argomento, ma ciò è nella natura stessa della ricerca, che non è una scienza esatta. Quello che a me interessa, però, è che l'informazione sia quanto più precisa possibile.

Per esempio, nella relazione dell'assessore Oppi si afferma che i culicoides vivono in genere dieci-venti giorni e talora arrivano fino a novanta giorni. L'esperto consultato, o comunque la fonte dalla quale ha attinto l'onorevole Corda, parla di dieci mesi, un anno. Quindi, già queste notizie, che contrastano anche con le relazioni ufficiali, dimostrano che c'è la necessità, almeno da parte del Consiglio, di disporre di dati certi, per poter poi decidere il da farsi.

E` stato detto, e io sono uno di quelli che è convinto di questo, che non è un problema sanitario; è un problema economico soprattutto, e bisognerebbe ragionare in questi termini. Certo, c'è anche la parte sanitaria, ma si tratta di sanità veterinaria, per fortuna, non di salute umana; comunque anche sull'aspetto veterinario si stanno già concentrando gli studiosi; per il futuro, sarà necessario incentivare la ricerca finalizzata alla prevenzione.

Condivido molte delle affermazioni pronunciate in questa sede, però gradirei - ed è questa la mia richiesta - che la Giunta, una volta consultati gli esperti (e non è necessario che vengano consultati per anni ed anni) si ponga un obiettivo e lo renda noto. Io in Commissione avevo chiesto (e lo richiedo oggi): la Giunta ha un obiettivo, si è posta un obiettivo? Ha oggi gli elementi di conoscenza per poter anche scegliere un obiettivo? E se l'obiettivo è l'eradicazione ci dobbiamo chiedere se è un obiettivo possibile. E se è possibile con quali modalità intende procedere? Si vuole, per esempio, procedere ad una eradicazione drastica?

Sui quotidiani di oggi veniva paventata l'ipotesi di irrorare tutta la Sardegna. E', io dico, un'assurdità, perché probabilmente una tale operazione non risolverebbe il problema, ma sicuramente creerebbe ulteriori danni. Quindi lasciamo che restino delle ipotesi fantasiose, però certamente la Giunta, avrebbe dovuto già formulare qualche ipotesi di obiettivo. L'eradicazione attraverso la conoscenza esatta dei focolai non è più possibile, perché oggi il problema è cambiato rispetto a quando lo avete esposto in Commissione. Allora, la malattia sembrava quasi circoscritta ad una provincia; oggi invece è esplosa in tutta la Sardegna. Non tutte le zone della Sardegna, per fortuna, sono infette, però certamente questi sono i problemi che la gente, e soprattutto il Consiglio, adesso deve conoscere, perché una volta che si conoscono gli obiettivi il Consiglio avrà elementi sufficienti per poter scegliere e qualificare l'intervento. Per assurdo potrebbe esserci anche l'impossibilità di procedere all'eradicazione (io mi auguro di no, però potrebbe succedere) ed allora la Giunta, deve porsi l'altro obiettivo: trovare il modo di convivere con un'endemia.

Tutte queste problematiche pongono la necessità di individuare un obiettivo ipotetico, ma che abbia dietro uno studio sul che cosa fare. Questa è la mia esigenza e penso che sia l'esigenza di tutto il Consiglio.

Un'ultima considerazione a proposito del problema dell'informazione e ho concluso. E` ormai accertato che questa malattia non è pericolosa per l'uomo. Che cosa la Giunta ha fatto o intende fare per informare la popolazione, in modo che non si creino pericolose psicosi a danno del prodotto che si mangia e di quello che si esporta? I danni materiali, infatti, possono essere più o meno grandi a seconda del grado di penetrazione della giusta informazione che la Giunta ha l'obbligo, ha il dovere di diffondere. E io chiudo qui per evitare di dilungarmi troppo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Onnis. Ne ha facoltà.

ONNIS (A.N.). Signor Presidente, signori della Giunta, signori consiglieri, debbo dire che dopo le considerazioni, come sempre attente e molto puntuali, molto approfondite dell'onorevole Demuru, sento anch'io la preoccupazione di svolgere un breve, brevissimo intervento, perché mi rendo conto che parlare alle venti e quindici, dopo quattro ore di seduta, di fronte ad un'assemblea che - debbo dire - mi è parsa particolarmente coinvolta e particolarmente attenta alla trattazione di questo importante argomento, non sia particolarmente delicato nei confronti della stessa Assemblea. Pertanto conterrò il mio intervento e tenterò, in primo luogo, di esporre due brevissime riflessioni.

Signori della Giunta, io non vorrei che venisse sottovalutata la gravità del fenomeno con il quale oggi siamo chiamati a fare i conti, con il quale la Sardegna è chiamata a fare i conti. E non vorrei che attorno a questa sventura - perché di una sventura si tratta per la Sardegna - noi, o taluno di noi, o taluno dei versanti politici di questa Assemblea, si impegnassero nel gioco della macina della politica, perché se questo gioco dovesse essere fatto, e in parte è stato fatto, noi certamente degraderemo il nostro impegno.

A me dispiace per i cortesi colleghi della sinistra il fatto che questo insetto, questa zanzara killer, non voli né a destra, né a sinistra; è un fatto oggettivo, una calamità che arriva dal fato, che arriva dall'alto, che arriva dalla scalogna, come diceva Cogodi. Ed è chiaro che non possa essere etichettato né da una parte e né dall'altra.

Io credo che proprio per questa semplicissima considerazione l'Assemblea ritrovi quella unità che taluno dei consiglieri autorevoli intervenuti ha voluto sottolineare. Soltanto grazie alla unità e alla compattezza questo problema potrà essere affrontato, e Dio volendo, quanto prima definitivamente risolto. Perché vedete, ciò che colpisce, il fatto che deve piegare la nostra attenzione e le nostre volontà, è indubbiamente la gravità della situazione che abbiamo di fronte. Un fatto certamente lacerante, un fatto improvviso, imprevedibile, onorevole Sanna, che ha avuto l'onestà morale di ricordare che per la prima volta questa zanzara si presenta sui lidi della Sardegna. Non era facile prevedere l'arrivo di questa micidiale zanzara. Non era possibile, io ritengo, neppure sul piano della prevenzione scientifica, immaginare che questa zanzara si sarebbe presentata nell'anno 2000 nei territori della Sardegna.

Un fatto traumatico per l'economia della Sardegna, non soltanto per l'economia degli allevatori della Sardegna. Un fatto traumatico per la stessa anima della nostra popolazione, della nostra società. Una mina vagante per il tessuto sociale, nel quale si innesta e riposa il quieto vivere civile dei sardi. Una coltellata per le categorie benemerite, attive, operose dei nostri allevatori, un colpo micidiale per il futuro della nostra Isola.

Ed allora è necessario il massimo impegno, è necessario il massimo sforzo unitario, frutto di intelligenza e di onestà culturale, perché questo fenomeno venga contrastato, perché venga combattuto, perché venga sconfitto, perché sia definitivamente debellato, perché torni ad essere un ricordo soltanto, un ricordo angosciante per la nostra Isola e per le esperienze ulteriori che questa Isola sfortunata ha dovuto ancora una volta subire e vivere.

Io non mi occuperò di problemi tecnici (andrei ben al di là delle mie modestissime cognizioni) ma comprendo che il problema, anche sotto il profilo tecnico, è particolarmente difficoltoso, comprendo le preoccupazioni degli assessori che affermano che non si possono ancora stabilire l'origine, la matrice, le ragioni che hanno determinato l'arrivo di questo moscerino in Sardegna. Comprendo queste difficoltà oggettive perché so che hanno una giustificazione, una spiegazione scientifica. Ma questo non significa che il problema non debba essere affrontato con la massima serietà e con la massima concentrazione di sforzi.

E` necessario che ci sia uno staff, che il braccio operativo unico sia guidato, sia illuminato, sia orientato dalla risultante di un assemblaggio di cervelli, di competenze, di professionalità a livello nazionale ed internazionale, perché si possa stabilire il meglio ottenendo i migliori risultati. Le conseguenze di questa sventura sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo vissuto anche noi le esperienze che avete ritenuto doverosamente e responsabilmente di fare voi colleghi della sinistra. Abbiamo visto i capi morti, abbiamo assistito agli abbattimenti, abbiamo vissuto la tragedia di tanti allevatori che si sono visti trucidare sotto i loro occhi quei capi di bestiame dai quali traggono sostentamento per se stessi e per le proprie famiglie.

Conosciamo le prospettive di blocco della commercializzazione del bestiame, comprendiamo che cosa potrà accadere domani per questi agnelli, per il latte, per le carni dei nostri capi ovini; tutto questo è sotto gli occhi di tutti. Ma contro questa sventura noi dobbiamo assolutamente reagire; e come reagire? Io credo che la Regione abbia fatto la sua parte, credo che gli Assessori competenti si siano mossi con particolare solerzia, con particolare capacità, con particolare senso di responsabilità. Ma deve fare altrettanto il Governo nazionale, deve fare altrettanto l'Unione europea. E in questa direzione non c'è dubbio che la Regione debba attivarsi, debba sollecitare il Governo nazionale e la Unione europea perché intervengano secondo quanto prevedono le leggi.

Dobbiamo puntare senza tentennamenti, senza incertezze, su un obiettivo unico: non possiamo tollerare l'idea che questa malattia diventi endemica. Dobbiamo evitare il ripetersi di quanto è accaduto per la peste suina, una malattia che ha falcidiato gli allevamenti, che ha ridotto le possibilità di commercializzazione delle nostre carni e che talvolta ha consentito ad allevatori non troppo corretti e non troppo cristallini di ottenere premi non dovuti. Noi dobbiamo ottenere che questa malattia scompaia, che questo flagello sia definitivamente cancellato dal territorio della nostra Isola. Ed occorre un intervento immediato perché gli allevatori possano ottenere la reintegrazione del danno che hanno subito, e non soltanto attraverso delle erogazioni che rappresentino il corrispettivo del valore dei capi morti o soppressi, ma attraverso provvidenze che tengano conto anche della perdita del reddito, perché proprio questo è l'aspetto più angosciante di questa tragedia.

Io mi domando che cosa potranno fare, quali prospettive potranno avere, come potranno vivere, come potranno far vivere i propri familiari quegli allevatori che hanno perso il gregge e che non dispongono di un'altra attività. Dobbiamo essere particolarmente sensibili a questi profili sociali, umani, di solidarietà verso questi nostri sfortunati fratelli allevatori della Sardegna. Ed interviene puntuale l'assessore Pittalis a dire che per una esigenza così pressante, per un problema che schianta, che schiatta la coscienza e la responsabilità di tutti i sardi, questa Giunta, che si è caratterizzata come la Giunta del risparmio e del rigore, se necessario sarebbe disposta anche a ricorrere ad un mutuo pur di sopperire alle esigenze degli allevatori.

Io sono assolutamente d'accordo su questa scelta di politica economica, perché l'interesse degli allevatori è l'interesse della Sardegna, è l'interesse di tutti noi. Si tratta di una categoria che non può essere assolutamente abbandonata, che va assistita, che va aiutata, che deve avere sempre al fianco la classe politica della Sardegna e la solidarietà di tutti i sardi.

Io ho ricordato poc'anzi quelle esperienze di presenza all'interno degli ovili, quando abbiamo assistito ad abbattimenti, a morti, a pianti; io vorrei rendere una testimonianza a questo Consiglio per trarne insegnamento, e per trarne quella che potrebbe essere, che dovrà essere la linea di condotta di coloro che in Sardegna rappresentano e attuano la politica. Io ho avvertito in questi allevatori distrutti dal dramma subito una grande dignità, un grande senso di responsabilità, un grande senso delle istituzioni, un grande senso di vicinanza al resto della società. Io vorrei, è questo l'augurio che rivolgo a me stesso, ma che rivolgo, se mi permettete, a ciascuno di voi, che noi, classe politica della Sardegna, Giunta della Regione sarda, Consiglio della Regione sarda, maggioranza e opposizione, rispondessimo a questo problema, affrontassimo questo problema, considerassimo le esigenze di questi allevatori con la stessa serietà, con la stessa dignità, con la stessa compostezza con cui questa categoria benemerita della Sardegna sta affrontando il dramma nel quale si è trovata coinvolta.

L'intervento della Giunta, assessore Oppi, è stato certamente valido, ed è stato certamente tempestivo, è stato certamente capace, ed è stato il meglio che in un contesto come quello nel quale la Giunta si è trovata ad operare poteva essere dispiegato, perché quella cronistoria, quella ricostruzione storica, che nell'ironia di Cogodi ricorda la partita minuto per minuto, è un ricostruzione che dimostra, che prova con quale serietà, con quale concretezza, con quale tempismo la Giunta è intervenuta.

Non si può sostenere, infatti, che già dal 16 di agosto si doveva sapere che questa zanzara killer era in Sardegna. Non era possibile, non era umanamente possibile, perché i tempi sono quelli descritti in quella ricostruzione, e soltanto il 23 - se non ricordo male, mi corregga assessore Oppi - si è avuta la certezza, attraverso gli esiti dell'analisi, che quelle pecore erano state colpite da questa zanzara, e che dunque quella febbre era presente nei capi dei quali era stato esaminato il sangue. Non c'era tempo, non c'era possibilità umana di avvertire prima del 23 agosto la presenza di questa malattia. Le tappe dell'azione della Giunta dimostrano con quale capacità, con quale senso della realtà, con quale attenzione il problema è stato affrontato e avviato - io ritengo - alla migliore e più completa soluzione.

Io non sono d'accordo con le osservazioni, con la simpatica ironia del valido collega Marco Tunis. L'onorevole Tunis è una persona di grande intelligenza, di grande sensibilità e sincerità; è una persona che talvolta si lascia condurre, come ciascuno di noi, come tanti di noi, dalla passione, e quando, sull'onda della passione, intende dire qualcosa la dice, ma ha la capacità, l'intelligenza, l'onestà morale di rivedere le sue posizioni e di comprendere che talvolta ciascuno di noi può sbagliare. Ed è questa una fortuna che capita soltanto alle persone intelligenti.

Un'osservazione sulla informazione, se mi è consentita: non c'è dubbio che si è determinato - e io ritengo a torto, assessore Oppi - un esagerato allarmismo presso l'opinione pubblica. E' bene affrontare la situazione con realismo, perché è certamente grave e può aggravarsi ulteriormente. Però noi sappiamo che le carni di questi animali sono commestibili, sappiamo che le carni, quando arrivano nei mercati o nei negozi, o nelle rivendite, sono state certamente analizzate, e più volte. Abbiamo dunque il dovere di far sapere all'opinione pubblica che quelle carni possono essere acquistate, che quelle carni possono essere commestibili, perché in questo modo - io spero e mi auguro - il danno che gli allevatori stanno subendo giorno dopo giorno potrà essere in qualche modo contenuto.

Così come io ritengo che la Regione abbia il dovere istituzionale di promuovere le più opportune iniziative perché si sappia - non solo presso l'opinione pubblica locale, ma anche presso i mercati della carne - che queste carni possono essere commercializzate, possono essere utilizzate, si tratta di carni commestibili. Ma qui è la Regione che deve promuovere forme adeguate, opportune e tempestive di pubblicità, perché in qualche modo le conseguenze del fenomeno possano essere contenute.

Io credo che sulla Sardegna incomba, vorrei sbagliare, una disgrazia peggiore di dieci, di cinquanta alluvioni, peggiore forse della siccità, degli attentati criminali ai nostri boschi, della distruzione delle nostre coste, della distruzione del nostro ambiente, ed è per questo che ripeto con convinzione che di fronte a questa situazione, dobbiamo reagire uniti, compatti, maggioranza e opposizione, con la caparbia, l'intelligenza, la determinazione, con l'orgoglio dei sardi, perché ancora un volta i sardi dimostrino che, attraverso la loro volontà, attraverso la loro determinazione, sanno anche affrontare e superare situazioni di sventura, come tante nel corso dei secoli e dei millenni ne hanno affrontate e superate, per mettere nel dimenticatoio anche questa esperienza che il 2000 ha ritenuto di portarci, affinché si possa dire che questa malattia è stata vinta, superata e dimenticata.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevoli Presidenti, onorevoli colleghi, io ho partecipato, nel corso di queste settimane, a diverse iniziative promosse dagli allevatori, dalle associazioni, dagli enti locali, e quindi mi sono fatto un'idea della situazione, così come nel territorio si sta in queste settimane purtroppo definendo. Anche sulla base degli interventi pronunciati dagli Assessori competenti, in Consiglio e in Commissione, mi pare di poter dire che rispetto a questo problema ci troviamo di fronte a una situazione che io definisco anomala.

Gli Assessori infatti ci rassicurano che i focolai sono individuati e circoscritti. Io ricordo che gli assessori Oppi e Usai nell'incontro con la Commissione agricoltura già il 6 settembre affermarono che tutto era sotto controllo, che l'epidemia era limitata ad alcune aree del Sulcis, che l'Unità di crisi aveva rapporti con le A.S.L. con gli allevatori, con gli amministratori locali, e che erano state già impartite tutte le disposizioni necessarie. Anche oggi l'assessore Oppi ha in una certa misura ricalcato questa impostazione.

Io capisco che ci sia anche la preoccupazione nella Giunta (una preoccupazione giusta) che non si drammatizzi e che il male non appaia superiore a quello che è, però - lo dirò un po' più avanti - credo che il problema non si risolva sottovalutando o rassicurando; si rassicura risolvendolo.

Oggi, in apertura, l'assessore Oppi ci ha fornito i dati aggiornati: dal 6 al 18 di settembre da 283 focolai passiamo a 885, da 3000 animali abbattuti passiamo a 21000 capi. Insomma, questi sono i numeri che parlano da soli, purtroppo. Il rapporto con gli allevatori: io, come dicevo, ho partecipato a diverse assemblee in queste settimane, e ho sentito da loro dire le cose che riferisco in Consiglio, cioè che non hanno avuto direttive, che non sanno che cosa fare, che sono abbandonati sé stessi. Queste affermazioni le ho sentite dalla viva voce degli allevatori e degli stessi sindaci. Ho sentito dire queste cose a Carbonia, dove ho avuto modo di partecipare a un'assemblea molto nutrita e animata di allevatori le cui greggi sono state colpite, in parte o in tutto. Per quanto riguarda la disinfestazione è stato detto anche in quella occasione che affidarsi ai diversi CRAAI provinciali non era assolutamente sufficiente. E' vero che si è cercato di rimediare ricorrendo alle imprese private, però lo si è fatto con forte ritardo, ricorrendo a procedure ordinarie nonostante si trattasse di una situazione di emergenza. Si sono persi così 25 giorni (dal 18 di agosto) perchè i primi interventi di disinfestazione risalgono a quattro, cinque giorni fa.

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Dal 18 non esiste niente.

SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Oppi, lei ha fatto l'elenco dei comuni dove è stata già effettuata la disinfestazione dalle diverse aziende private; io il 13 di settembre ero a Carbonia, e in quella occasione erano presenti allevatori di tutti quei comuni di cui lei ha parlato, dove non era stata disinfestata neanche un'azienda. I 25 giorni di ritardo, quindi, non me li sono inventati io. Per questi interventi bisognava partire immediatamente. E i giorni bruciati improduttivamente sono giorni concessi alla malattia per diffondersi, con tutto ciò che questo significa.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue SANNA ALBERTO.) E sull'accertamento le cose non stanno andando meglio, perché non abbiamo ancora oggi una mappa chiara della presenza della malattia in tutta la Sardegna e non sappiamo ancora quale sia la dimensione vera del fenomeno. I focolai vengono individuati dopo che gli allevatori li hanno segnalati ai servizi della A.S.L., però gli animali non vengono visitati da nessuno.

E all'inadeguatezza dei nostri servizi veterinari che purtroppo non erano, vista la novità della malattia, opportunamente preparati, non si è cercato di rimediare con un rapporto costruttivo col Governo. I limiti del rapporto di questa Giunta regionale col Governo vengono così fuori nuovamente, perché - lo dico e lo ripeto - questo rapporto è un rapporto strumentale, lo abbiamo visto, per quanto riguarda il problema dei parchi, per Is Arenas, e lo vediamo anche per quanto riguarda il problema della siccità. Insomma, la Giunta regionale si faccia carico della sua parte di responsabilità, e in un rapporto di sussidiarietà stabilisca rapporti corretti col Governo. Se così farà la Giunta regionale potrà chiedere all'Esecutivo nazionale, con la necessaria umiltà, che anche su questo gravissimo problema faccia la sua parte, senza cercare di scaricare le responsabilità sugli altri. I problemi si affrontano assumendo ciascuno la sua parte di responsabilità.

Sul versante del risarcimento dei danni, io apprendo con soddisfazione oggi, dalle dichiarazioni dell'assessore Oppi e dall'intervento dell'onorevole Pittalis, che la Giunta ha deciso di intervenire oltre che per risarcire i capi abbattuti, anche per indennizzare le aziende colpite rispetto al mancato reddito. Questo nella riunione della Commissione del 6 settembre non era stato detto, anzi l'onorevole Usai affermò, in quella occasione, che non bisognava effettuare interventi che premiassero gli allevatori colpiti. La cosa ci era sembrata estremamente preoccupante e pericolosa; prendiamo atto che la Giunta anche su questo argomento ha cambiato posizione e che è disponibile a reperire le risorse necessarie per fronteggiare la gravità di questa situazione. Ne prendiamo atto e siamo soddisfatti, perché questo è anche il risultato del lavoro che noi abbiamo svolto in queste settimane; un lavoro responsabile, propositivo, teso e finalizzato non a drammatizzare la situazione, ma a risolvere la gravità di questi problemi.

Ma, oltre al mancato reddito, io credo che in questa occasione dobbiamo anche, assessore Usai, differire e diluire gli stessi pagamenti. Mi riferisco all'indebitamento delle aziende agricole. Non possiamo chiedere a chi ha perso il bestiame di pagare rispettando le scadenze delle rate e delle cambiali. Questo è un aspetto molto importante; questa è stata una richiesta che le associazioni e un po' tutti gli allevatori hanno avanzato nelle assemblee alle quali ho avuto modo di partecipare. L'altro aspetto importante riguarda gli interventi che la Giunta deve mettere a punto: è necessario che questi siano realizzati con assoluta rapidità, perché di questa c'è assoluto bisogno.

Dicevo prima che la giusta preoccupazione della Giunta di non creare allarmismi non può, però, sconfinare nella mancata informazione; mi riferisco al rapporto con gli operatori, con le istituzioni e con l'opinione pubblica. Bisogna informare tutti; bisogna dire qual è la situazione sulla qualità delle carni, sulla natura di questa malattia, sulle conseguenze e su quant'altro. Io credo che la corretta informazione aiuti un po' tutti ad affrontare meglio il problema e ad uscirne positivamente. Penso che il modo migliore per non drammatizzare sia quello di mettere in campo un'azione efficace per debellare il male.

Il vero allarme, a mio parere - ed è di questo che noi dobbiamo essere preoccupati - nasce dal dramma del diffondersi della malattia, dall'inefficienza dell'azione della Giunta e dalla sottovalutazione del male medesimo. Le possibili conseguenze sia sanitarie che economiche sono state a più riprese denunciate da altri interventi in questa Aula. Io non voglio insistere, però è chiaro che se noi non riusciremo a debellare in tempi rapidi questa malattia le conseguenze per la nostra economia saranno drammatiche. Io credo che sia necessario, riassumendo le nostre riflessioni di queste settimane, mettere in campo un programma che io sintetizzerei nei seguenti dieci punti:

1) Definizione, da parte della Giunta, d'intesa col Ministero della sanità e l'Unione europea di un pacchetto di interventi straordinari che porti a debellare la malattia;

2) impartizione di disposizioni precise a tutti gli allevatori su come si devono comportare per bloccare il male e per prevenirlo;

3) effettuazione di tutti i controlli sanitari necessari su tutti gli allevamenti della Sardegna per conoscere e isolare la presenza della malattia;

4) attuazione di un intervento generale di disinfestazione per bloccare il diffondersi dell'epidemia;

5) operatività dell'unità di crisi in stretto rapporto con i comuni e gli allevatori;

6) previsione di indennizzi alle aziende colpite non per solo i capi abbattuti, ma anche per il mancato reddito;

7) promozione di una campagna di informazione verso i consumatori sulla salute delle carni, del latte e dei suoi derivati;

8) costituzione di un comitato di coordinamento tecnico scientifico pluridisciplinare;

9) definizione di un piano sanitario di prevenzione che eviti il ripetersi dell'epidemia nel futuro;

10) predisposizione delle iniziative legislative che si dovessero rendere necessarie per fronteggiare il male.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (C.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, voglio brevemente intervenire su questo argomento di drammatica attualità per esprimere alcune precise considerazioni. Sono fermamente convinto che gli Assessori dell'agricoltura e della sanità e tutto lo staff sanitario hanno compiuto passi adeguati e decisi per contrastare l'ennesima piaga che si è abbattuta sulla nostra Isola. Con rapidità e competenza il dottor Usai e l'Assessore della sanità hanno subito assunto contromisure per far fronte all'epidemia della blue tongue, ed il dottor Usai, meglio di me conosce i limiti degli interventi adottati e i danni diretti ed indiretti che ricadranno su uno dei comparti trainanti dell'economia sarda.

Esistono, però, perplessità che qui voglio esternare insieme ad alcuni quesiti sui quali richiamo l'attenzione del Consiglio. Proprio nel momento in cui la produzione ovina ottiene importanti risultati di qualità e riconoscimenti a livello comunitario, un piccolissimo insetto proveniente dal nord Africa rischia di mandare per aria anni ed anni di sacrifici e di studi, riducendo sul lastrico centinaia e centinaia di operatori di settore. E` strana questa concomitanza; stranissima. Gli esperti sostengono che il terribile insetto sia stato introdotto da un TIR proveniente dal nostro vicino Continente. Ma allora mi chiedo se, per caso, questo stesso TIR abbia compiuto un tour nell'Isola, oppure se si sia sottovalutato il numero dei malevoli insetti.

Onorevoli colleghi, delle due l'una: o ci troviamo dinanzi ad una invasione scientificamente studiata a tavolino, giacché anche il Nord Africa basa sugli ovini parte della sua economia, oppure i sistemi di quarantena non funzionano adeguatamente e vanno rivisti, partendo dal principio che attraverso il movimento delle merci e del bestiame può facilmente diffondersi il contagio.. Oggi rileviamo i danni del morbo della lingua blu, domani dovremo annotare chissà quante altre malattie per gli animali allevati in Sardegna, e magari altre epidemie che potrebbero contagiare anche l'uomo. Ribadisco pertanto con forza il quesito: siamo sicuri che la cintura di protezione sanitaria sia veramente efficace e che ci metta al riparo da questo genere di sorprese?

Altro aspetto importante, e quindi conseguente, riguarda la piaga endemica che ci ha messo in ginocchio: la siccità. E se risulta ovviamente impossibile modificare le temperature, come diceva l'Assessore, che facilitano la riproduzione di questo animale, altrettanto non si può dire per i rifornimenti idrici nelle campagne. Il bestiame, non solo quello ovino, è allo stremo, perché nonostante anni di parole ancora oggi gli invasi restano asciutti e l'acqua viene erogata in quantità limitate e inadeguate al fabbisogno degli allevamenti. Senz'acqua gli allevamenti sono ridotti allo stremo, e quindi la resistenza delle bestie, o degli animali, risulta fortemente limitata. Ecco, dunque, il secondo quesito che ci hanno posto gli allevatori in alcuni incontri: quanti anni dovremo ancora aspettare prima che il sistema di distribuzione e di raccolta possa rapportarsi a quello delle progredite nazioni europee e non a quelle del Nord Africa?

L'ultima considerazione riguarda l'informazione negativa e positiva sull'argomento. La notizia di un'epidemia di così vaste proporzioni, al pari della peste suina e della encefalopatia spongiforme bovina (cosiddetto virus della mucca pazza) ha un'eco imponente e crea allarmismo tra i produttori - soprattutto quelli piccoli - e i consumatori. Sostenere la tesi di un'epidemia dilagante, quasi inarrestabile, in mancanza di precise informazioni sulla ricaduta che essa produce sul consumatore equivale a innescare un "effetto domino" devastante. Con il risultato, onorevoli colleghi, che la gente non vorrà più consumare carne o derivati di pecora, e che i produttori avranno paura di trovarsi, entro qualche mese, sul lastrico, come a qualcuno è già accaduto, e quindi decideranno di abbandonare il settore della produzione.

Da questa considerazione deriva l'ultimo quesito: l'Assessorato competente ha effettuato tutti i passi necessari per rasserenare i consumatori e i produttori? E` una domanda che rivolgo alla Giunta. Ha cioè fatto capire alla gente che la carne di pecora non rappresenta un pericolo dal quale fuggire e soprattutto ha incoraggiato i piccoli allevatori sulle misure di prevenzione, sostegno e rifusione dei danni economici che sono state e verranno attivate? L'economia della Sardegna poggia su pochi comparti certi, uno di questi è l'allevamento degli ovini e la trasformazione dei loro derivati; se l'effetto domino cui ho fatto cenno prima dovesse attivarsi assisteremo ad un massiccio esodo dalle campagne dei piccoli allevatori, e quindi ad un contestuale crollo di uno dei pilastri dell'economia isolana.

Ecco perché alle parole di questo importante ed attento dibattito devono far seguito fatti concreti e provvedimenti capaci di tutelare la produzione futura. Chiediamo di intervenire affinché gli allevatori vengano sollecitamente risarciti, sia per gli indennizzi derivanti dall'abbattimento del bestiame, sia per i danni derivati dal mancato reddito, come hanno reclamato molti colleghi prima. Il rischio è che, qualora non riuscissimo a porre in essere tutti questi interventi, dentro quelle fosse comuni foderate da calce bianca venga sepolta anche la coscienza e la dignità di questo Consiglio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non mi dilungherò in un intervento che farebbe perdere ulteriore tempo a questo Consiglio, anche in considerazione del fatto che moltissimi colleghi che sono intervenuti, del mio Gruppo e del centro-sinistra, hanno trattato l'argomento con grande responsabilità, senza intenti di strumentalizzazione politica, ma affrontando seriamente il problema: Tuttavia io credo che alcuni elementi, come è già stato fatto nel dibattito, vadano nuovamente sottolineati, perché ognuno è bene che si assuma le proprie responsabilità.

D'altro canto la sottovalutazione del problema e certi aspetti di disorganizzazione e di sufficienza con la quale questa emergenza è stata affrontata - denunciati da più parti anche dalla stessa maggioranza - credo che vadano messi in evidenza. Durante la esposizione della relazione dell'assessore Oppi, che cercava, probabilmente anche per non creare allarmismi, di tranquillizzare un po' tutti, io mi sono trovato, questa mattina, in un clima totalmente diverso rispetto a quello generato dalle grandi preoccupazioni espresse nelle assemblee degli allevatori, a cui ho partecipato.In queste assemblee alla disperazione si aggiungeva il senso di abbandono, anche per le indicazioni controverse provenienti addirittura da diversi veterinari delle stesse A.S.L..Non perveniva, pertanto, nessuna indicazione univoca.

Tra le tante preoccupazioni sollevate in quelle sedi io voglio affrontarne una, quella - fortemente sottovalutata - relativa allo smaltimento delle carcasse di animali morti. Siamo partiti da una previsione iniziale di duemila capi morti e siamo arrivati ad oltre ventimila capi. Credo che questo problema stia diventando una vera emergenza ambientale. Se nel caso di una semplice moria di qualche decina di capi il ricorso all'interramento poteva anche non creare troppi problemi, considerate le dimensioni assunte dal fenomeno quella forma di smaltimento non è assolutamente più accettabile. E ciò non tanto per le sostanze letali che vengono sotterrate - e mi riferisco in particolare all'uso del Tanax, che viene utilizzato per abbattere i capi, e di cui rischiamo di riempiere il sottosuolo della Sardegna, ma per la stessa sopravvivenza del virus.

Io non sono un tecnico del settore, però mi è parso di capire che il virus non si distrugge se non a temperature superiori a cento gradi, che è un virus che può sopravvivere a lungo anche sottoterra, e quindi si può trasmettere attraverso le falde. Questa è una grande preoccupazione, perché questa politica oltre a creare un grande disastro ambientale rischia di contribuire ad endemizzare la malattia, impedendo quegli interventi di eradicazione che sono indispensabili perché questo disastro e questa emergenza non diventi una catastrofe.

L'Assessore stamattina ha fatto riferimento alle disposizioni di legge, ha fatto riferimento in particolare al D.P.R. 362/96, che prevede - diceva l'Assessore - l'interramento delle carcasse. In realtà non è esattamente così, perché il D.P.R., prevede l'immediato abbattimento in loco degli animali - in questi casi delle specie sensibili presenti nell'azienda - e la distruzione delle carcasse per incenerimento o il sotterramento in loco, qualora possibile. E poi aggiunge che in caso di sotterramento di carcasse, di materiali e rifiuti, di cui al comma precedente, questi elementi devono essere collocati in un terreno adeguato per evitare contaminazioni delle falde freatiche o danni all'ambiente, e ad una profondità sufficiente per impedire ai carnivori di accedervi.

Ecco, io mi chiedo quali esami sono stati effettuati sulle singole fosse nelle quali sono stati interrati gli animali morti. A me risulta che nell' emergenza, l'ubicazione venisse decisa da chiunque, o dall'escavatorista o dallo stesso proprietario dell'ovile, nel luogo che al momento sembrava più opportuno. In molti casi, in realtà, nonostante si trovasse la falda le carcasse venivano interrate ugualmente. Io credo che da questo punto di vista il problema sia stato notevolmente sottovalutato ed occorra ripensare a questo modo di smaltire le carcasse, soprattutto alla luce dell'ultima direttiva dell'Unione europea, la numero 418 del 29 giugno 2000 che disciplina essenzialmente l'impiego di materiali a rischio specifico per trasmissività dell' encefalopatia spongiforme bovina, cioè il morbo della mucca pazza.

Si tratta, è vero, di un'altra patologia, in ogni caso già per questa specifica malattia la direttiva e le successive ordinanze (che se non sono già pervenute dal Ministero della Sanità, arriveranno tra breve) dopo aver individuato le parti ad alto rischio degli organi degli animali, come il cervello, il midollo spinale eccetera(e tra questi animali l'ordinanza inserisce anche quelli morti non macellati, e quindi morti per altre cause) stabilisce che tutti questi animali devono essere obbligatoriamente distrutti secondo precisi criteri alternativi: l'incenerimento, il pre-trattamento, il successivo smaltimento. In nessun caso si consente di sotterrare le carcasse degli animali per cause diverse dalla macellazione volontaria voluta dall'uomo.

Quindi alla luce di questa direttiva, che prevede che dal primo di ottobre nessuna carcassa soprattutto di animale morto per malattie infettive, possa essere sotterrata, io chiedo:, che cosa prevede di fare la Giunta, per affrontare il problema in modo diverso, diciamo meno improvvisato, e comunque per ovviare alla sottovalutazione che c'è stata?

Se le dimensioni di questa epidemia dovessero continuare ad aumentare, lo sconforto degli allevatori si trasformerebbe in un dramma che colpirebbe l'intera economia agro-pastorale della Sardegna, trasformando il danno economico in una catastrofe anche culturale, una catastrofe antropologica. Io credo che nulla debba essere lasciato al caso, e tutto quanto debbaessere affrontato con il massimo del rigore e delle verifiche tecniche scientifiche, sia per quanto riguarda la eradicazione del morbo e della malattia, sia per quanto riguarda il problema dello smaltimento delle carcasse.

Credo che queste sottovalutazioni che, ripeto, sono state messe in evidenza soprattutto dalla maggioranza , ci spingano ad impegnare questo Consiglio, ad introdurre misure straordinarie, efficaci, rapide, tempestive, efficienti, in linea con la normativa. Penso che sia nostro dovere farlo, soprattutto perché ritengo che tutti i servizi veterinari della regione debbano essere riesaminati, riorganizzati. Credo che gli ottanta veterinari che sono stati introdotti, chiamati soprattutto per fare i boia, perché prevalentemente sono impegnati nell'abbattimento dei capi, possano diventare l'ossatura del nuovo servizio veterinario regionale, che dovrà impegnarsi soprattutto nei controlli preventivi. Uno dei motivi essenziali che ha poi consentito di non affrontare per tempo e con la dovuta tempestività il morbo, è stato infatti proprio la mancanza di un servizio di prevenzione delle malattie epidemiche che interessano il nostro patrimonio zootecnico.

Terminata questa emergenza occorrerà pertanto mettere mano a questo problema, affinchè i controlli sanitari del nostro patrimonio zootecnico diventino un fatto ordinario nella gestione di un comparto che da lavoro e sostegno all'economia regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Floris sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Ho sentito molti apprezzamenti per l'intervento in Aula del collega Tunis; qualcuno ha formulato anche degli apprezzamenti riguardanti una sua eventuale e possibile decisione di passare al centro sinistra, o quanto meno....

COGODI (R.C.). No, non lo vogliamo.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Vi assicuro che il cartellino dell'onorevole Tunis non è in discussione, è di Forza Italia; ha espresso solo una considerazione personale che, devo dire, non è condivisa dai più.

COGODI (R.C.). Anche perché ci vuole chi dà e chi prende.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Fermo resta il fatto che il problema è molto importante, e che sarebbe auspicabile che gli ordini del giorno che sembra verranno presentati, possono raccogliere il più largo consenso.Questo sarà un problema che se non affrontato subito, con il giusto intervento, con mezzi drastici, ho paura che non ce lo leveremo di torno tanto presto; e naturalmente auspico che questo non avvenga, ma ripeto, se si trovasse l'unità almeno sul meccanismo di intervento, ritengo che si conseguirebbe un risultato utile e produttivo non solo per noi, ma per tutti coloro che soffrono per questo problema.

PRESIDENTE. A parte il richiamo all'unità al quale mi associo, non ho capito quale fosse l'intervento sull'ordinedei lavori.

Ha facoltà di replicare l'Assessore dell'igiene, sanità ed assistenza sociale.

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Io avverto l'esigenza di fare alcune precisazioni, perché credo che ci siano state alcune imprecisioni, anche in alcuni interventi di colleghi. Voglio soprattutto specificare quali sono esattamente le competenze degli Assessori, della Giunta e ovviamente delle A.S.L. in materia, perché evidentemente non sono conosciute.

Innanzitutto voglio precisare che, ai sensi dell'articolo 54 del Regolamento, è stata avanzata una richiesta specifica da parte del Gruppo dei Democratici di sinistra per "esaminare la preoccupante situazione di ordine sanitario e produttivo che si è determinata in Sardegna a seguito dell'epidemia di febbre catarrale ovina". E' evidente quindi che la mia relazione costituiva la risposta alla richiesta di una discussione, e quindi di evidenziare lo stato di attuazione, la situazione generale. Penso che nessuno di noi potesse ritenere che fenomeni di questa dimensione, che non sono stati ancora risolti da paesi colpiti prima di noi, come la Grecia, dove da ben tre anni esiste questo fenomeno, potessero essere risolti nel caldo torrido estivo, nell'arco di quindici giorni da una Giunta che non dispone(sempre per amore della verità, va precisato, siccome il contrario è stato affermato da molti colleghi, e anche da qualche autorevole amico) di un Servizio veterinario regionale. Chi volesse affermare il contrario evidentemente affermerebbe una cosa sbagliata.

Il Servizio veterinario regionale, va precisato, all'interno dell'Assessorato della Sanità si esauriva nella sola persona del dottor Usai. Con la presenza dell'assessore Usai in Giunta, di fatto, viene a mancare questa figura. Io ho, appena ricevuto l'incarico, nel mese di dicembre, chiesto di poter utilizzare la legge regionale numero 31 del 1998, non presentata certamente dal sottoscritto, che per amore della verità, attraverso un'interpretazione dell'allora assessore Fadda, consentì, in una prima fase di avere ventidue veterinari in Assessorato. Con una seconda interpretazione, poi, è stato possibile l'allargamento, che ha portato alla situazione attuale. Questa stessa interpretazione è stata recentemente confermata dall'assessore Masala, ma gli Uffici non la pensano, al momento, allo stesso modo, per cui a distanza di otto mesi non abbiamo ancora potuto procedere ai comandi. Nei primi quattro si è proceduto al comando di un medico e di un veterinario, nell'ambito delle cinque unità consentite dalla legge numero 31 del 1998. Non esiste quindi la struttura, ma non esiste da anni ben inteso; gli stessi progetti-obiettivo non hanno sortito alcun risultato perché non c'è un veterinario, un medico che voglia accedere ai ruoli regionali, perché godrebbe di una retribuzione nettamente inferiore; questo è il vero motivo. Quindi la struttura va ancora realizzata.

Va anche precisato che all'interno di questa organizzazione le competenze specifiche non sono dell'Assessorato della sanità, bensì delle A.S.L.. Infatti, l'allevatore di Pula si è recato puntualmente dall'organo competente, cioè presso la struttura veterinaria della A.S.L. n. 8, la quale forse ha commesso qualche inadempienza, e successivamente ne ha informato l'Assessorato, e quindi la struttura dell'Assessorato, l'Ufficio di prevenzione. Noi dal 26 agosto ci siamo attivati, e abbiamo fornito i dati obiettivi, onorevole Sanna. Io non ho mai detto che avremmo risolto il problema in tempi brevi; ho detto che mi auguravo che il fenomeno rimanesse circoscritto, nell'ambito dei diecimila capi. E mi meraviglia che molti veterinari affermino che il fenomeno è stato sottovalutato. Questo comitato che abbiamo creato, che hanno creato anche all'interno delle A.S.L., è costituito proprio dall'Associazione dei veterinari e da quella degli allevatori, l'A.R.A.. E dico di più; fanno parte di questo comitato di crisi, sin dal giorno 26 di agosto, tutti i responsabili delle A.S.L. della Sardegna, i quali, ovviamente, nell'ambito delle proprie competenze impartiscono gli indirizzi dalle proprie strutture operative. Questo, ben inteso, per quanto riguarda le A.S.L. Quindi ci meraviglia, che ci si accusi di aver sottovalutato il fenomeno; lo neghiamo nel modo più categorico: i dati analitici oggi riportati sono dati obiettivi. Molte volte gli stessi veterinari hanno fornito dati erronei, diffondendoli, peraltro, con una tempestività eccessiva. Come è stato sostenuto in un'assemblea da noi convocata, alla presenza di quarantadue sindaci, allevatori e esponenti delle varie categorie interessate, è stata posta in essere una attività costante di informazione; la struttura, così come abbiamo riferito alle Commissioni competenti, era a completa disposizione, e comunque non abbiamo nulla in contrario (ci mancherebbe altro) che venga allargata, integrata e corretta, per consentire di fornire risposte più esaurienti. Ma non c'è stata disinformazione. Dal giorno 26 agosto sul sito Internet, aggiornato quotidianamente, viene dato conto dello stato di attuazione degli interventi e della situazione che si è venuta a creare in Sardegna. E, ovviamente, la divulgazione e l'informazione non competono all'Assessorato della sanità.

In ogni caso ci siamo fatti carico, in quella circostanza, di chiedere a tutte le strutture sanitarie locali di organizzare incontri con gli allevatori nelle cinque aree del Sulcis e nelle tre aree del cagliaritano, per spiegare loro quelle sintomatologie, modalità di intervento eccetera che sono riportate neell'appunto che io stamattina vi ho consegnato. Nonostante tutto ciò, si è parlato di ritardi macroscopici. Non è così! Abbiamo anche precisato, con molta puntualità, ma anche con senso di responsabilità, il numero esatto di capi morti e abbattuti (21463) anche in contrasto con quanto avevano divulgato molti di questi veterinari, i quali non avevano fornito i dati obiettivi. All'interno dei comuni, infatti, i Vigili urbani e anche i Carabinieri, facevano circolare dati diversi, e non verificati, pur non essendo gli organi preposti a svolgere certe funzioni.

Noi, invece, abbiamo utilizzato solo dati ufficiali. E da questi emerge innanzitutto che la maggior parte della Sardegna non è infetta. Questo l'ho detto stamattina. La cartografia dimostra che la stragrande maggioranza, oltre i due terzi della Sardegna, non è infetta; e in queste parti, infatti, sono stati effettuati 4500 prelievi e verifiche che hanno dato risultato negativo; i focolai sono 885 ma in 4500 verifiche e controlli effettuati i risultati sono stati negativi; negativi nel senso dell'inesistenzadi focolai.

Abbiamo ritenuto opportuno circoscrivere l'ambito di operatività della struttura proprio perché, se si guarda anche la cartografia, si riscontra che soltanto la parte sud della Sardegna è fortemente interessata al fenomeno, basti pensare che il solo Sulcis conta 10500 capi morti su 21 mila , quindi sommando, i cagliaritani...

SANNA ALBERTO (D.S.). In Sardegna vi sono 40 mila aziende di allevamento ovino.

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Non è vero; tutt'al più saranno 18.700. Quando si parla di disinfestazione, si dice che ci si è attivati con un notevole ritardo, non è così. I tempi li conosciamo tutti; del resto sappiamo tutti che per effettuare un trasferimento di 50 miliardi da una ferrovia all'altra, la Giunta Palomba ha impiegato due anni (mi riferisco al porto di Portovesme). Si parla da due anni anche del contratto d'area; se ne parla e non arriva. I tempi burocratici purtroppo ci sono.

Noi abbiamo attivato immediatamente il CraAi, pur sapendo le difficoltà nelle quali questo ente deve operare. Ma io non debbo giudicare il CraAi e le scelte operate. Sta di fatto che il CraAi, anche recentemente, ci ha scritto che la celerità dell'intervento sarebbe dipesa dalle risorse finanziarie che eravamo in grado di garantirgli. Abbiamo ritenuto, a torto o a ragione, in quella fase, per poter incidere in tutte le realtà della Sardegna, di autorizzare le A.S.L., che, caro onorevole Biancu, non tengono molto, al contrario di quanto dice lei, a far quadrare i conti. Tanto è vero che nel 1999 hanno determinato un deficit di bilancio di circa 500 miliardi e oggi si trovano in difficoltà obiettive per pagare gli stipendi ai dipendenti delle Case di cura private, agli stessi operatori, per onorare gli impegni nei confronti dei medici professionisti...

BIANCU (I DEMOCRATICI). Quindi neanche i numeri sono state capaci di far quadrare!

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Glielo sto riferendo, ma pensavo che lei lo sapesse, è un dato ormai noto, tant'è che ho ritenuto opportuno, a causa di una serie di inadempienze, chiedere al Ministro competente un'indagine conoscitiva sulla situazione fallimentare del 1999 delle a.s.l. della Sardegna. Questo lo dico con molta chiarezza, perché credo che sia doveroso, alla luce di provvedimenti che hanno del fantasioso e del ridicolo.

Abbiamo elementi concreti per poter dire questo e quindi abbiamo ritenuto opportuno chiedere lumi su una situazione finanziaria che creerà problemi e che costringerà quest'Aula a assumere provvedimenti urgenti per far fronte ai creditori che ormai bussano alla porta, tutti quanti, muniti di decreti ingiuntivi. Questa è la situazione della sanità in Sardegna.

Detto questo, ci sono state una serie di valutazioni sulle quali noi siamo d'accordo. Noi siamo favorevoli ad allargare l'unità di crisi; non abbiamo però alcuna responsabilità, onorevole Dettori, per quanto riguarda il "bengodi", in entrata e in uscita, perché lei deve sapere che noi non abbiamo alcuna competenza né per le entrate né per le spese; sono competenze del Ministero della Sanità che le esercita attraverso gli organi preposti.

SANNA ALBERTO (D.S.). Ma avete o no rapporti con il Ministero?

OPPI (C.C.D.). Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Li abbiamo creati, io non credo che...

Presidente. Onorevole Sanna, la prego, l'onorevole Oppi non può interloquire con lei, lo capisce?

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Io non credo che il sabato e la domenica il Ministero sia così sensibile a rispondere laddove non l'ha fatto in altre circostanze. I tempi tecnici sono insopprimibili; così come le gare che abbiamo bandito, richiedono il rispetto di normative precise.

Mentre condivido le osservazioni espresse dall'onorevole Paolo Fadda, dall'onorevole Emanuele Sanna, da Liori eccetera, che si pongono in termini costruttivi non sono d'accordo quando si afferma che non abbiamofornito indicazioni. Nel documento che vi è stato consegnato, infatti, in modo certamente non puntuale, queste indicazioni ci sono. Alcune cose comunque vanno dette: considerato che, non si può procedere a vaccinazione perché la si ritiene inopportuna; noi ci dobbiamo muovere cercando di creare determinate condizioni, sperando che la diffusione della malattia rimanga contenuta al di sotto dell'uno per cento degli ovini caprini esistenti in Sardegna, evitando quindi che si arrivi a toccare le percentuali di paesi come la Grecia e alcuni stati del nel nord Africa dove la malattia ha colpito fino al 20 per cento dei capi. Noi comunque, pur non avendo una struttura organizzata, ci siamo fatti carico di offrire un supporto alle a.s.l., che muovendosi in modo autonomo, sarebbero dovute essere in condizioni (lo avete detto voi che non sono in condizioni) di poter intervenire tempestivamente. Prendiamo atto che le strutture sanitarie e veterinarie della Sardegna non sono in grado di poter fare questo. Noi abbiamo fornito alcune indicazioni, ma non potevamo certamente dire: "Fra dieci giorni risolviamo il problema, bisogna seguire questa o quella procedura". Abbiamo pertanto predisposto una nota dove abbiamo fornito indicazioni sul piano di intervento, che certo non è il toccasana ma, al momento, costituisce l'unica soluzione possibile.

E` chiaro che il fenomeno va circoscritto, va analizzato, e costantemente monitorato, potenziando anche le strutture. Confidiamo anche nelle possibilità, - se non nei tempi brevi almeno nel medio periodo - di sapere con certezza se il vaccino possa essere utilizzato, sperando che la malattia non si diffonda oltre un certo limite, perché in tal caso diventerebbe un flagello inarrestabile. Di ciò ne siamo convinti e per questo questa struttura sta operativamente lavorando; noi la supporteremo come voi ritenete opportuno, con esperti di varia natura, con soggetti designati dall'a.r.a., dalle associazioni di categoria eccetera, per offrire un servizio che sia il migliore possibile. Questo è il nostro dovere e questo stiamo facendo.

Per quanto riguarda il resto, io stamattina, ho accennato al fatto che noi, considerato che il "bollettino di guerra", come l'abbiamo chiamato, era in continua ascesa, abbiamo reperito quei cinque - sei miliardi per poter far fronte nell'immediatezza al problema della disinfestazione, e dell'abbattimento dei capi. Successivamente, abbiamo tenuto un incontro a livello di Giunta e abbiamo predisposto quel documento che io ho cominciato ad illustrare e che l'Assessore dell'agricoltura, che ha una propria forma mentis, espliciterà meglio.

Del resto l'aspetto economico non attiene all'assessorato della Sanità che doveva porre in essere una serie di adempimenti, e li ha posti, forse ingenerando confusione, forse fornendo qualche input in più alle a.s.l., forse invitando le A.s.l. a porre in essere quell'azione capillare che era necessaria. Ma quando noi informiamo tempestivamente i quarantadue Sindaci presenti in Assessorato, e tutte le categorie e le strutture sanitarie, gli diamo tutta una serie di documenti, e nello stesso contempo impartiamo indirizzi alle a.s.l. perché informino sulle procedure che devono essere omogenee per tutta la Sardegna, come si può sostenere che non c'è stata informazione nei confronti degli enti locali? I Sindaci li rappresentano a pieno titolo, sono quarantadue. ..

SANNA ALBERTO (D.S.). Sono 370 i sindaci della Sardegna.

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. In questa prima fase, se mi permetti, noi avevamo l'esigenza di convocare non tutti i trecentosettanta sindaci, ma coloro che si trovavano in trincea. Erano quarantadue, e abbiamo ritenuto opportuno convocare quelli tempestivamente. In seguito ci si potrà organizzare per porre in essere un'azione congiunta, in modo tale che tutti quanti saranno informati tempestivamente, ovviamente secondo le competenze dei vari Assessorati.

Io tutto questo avevo il dovere di dirlo, di precisarlo, per evitare una confusione di competenze; le competenze delle a.s.l., che hanno vissuto sempre in piena autonomia e continueranno ad operare in piena autonomia, sono cosa diversa da quella di una struttura assessoriale che, si voglia o non si voglia, in questo momento, non ha nemmeno un rappresentante in quel settore fondamentale.

PRESIDENTE. Chiedo all'assessore dell'agricoltura di contenere il suo intervento in cinque minuti perché la Giunta aveva diritto a venti minuti per la replica, esauriti con l'intervento dell'assessore Oppi.

SANNA ALBERTO (D.S.). Vogliamo che l'Assessore dell'agricoltura parli per il tempo necessario.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.

USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Presidente, io chiedo in anticipo scusa, se non riuscirò a chiudere il mio intervento in tre minuti.

Presidente. Cinque minuti, la prego.

USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. In cinque minuti io cercherò di passare in rassegna le fasi più importanti di questa vicenda, perché mi pare che molto si sia detto in quest'Aula. Comunque raccolgo da quest'Aula tutte le proposte e i suggerimenti che sono stati avanzati per risolvere il problema e lascio ad altri le questioni che nulla hanno a che fare col problema stesso e che sono, invece, state strumentalmente utilizzate per ragioni politiche.Del resto, come si suol dire, ognuno ha famiglia e all'interno della sua famiglia fa quello che vuole.

Dal dibattito che si è svolto stasera, sono emersi degli spunti validi che purtroppo rischiano di essere mortificati dalla voglia di strumentalizzazione. Essi, invece, debbono essere e sono esattamente il frutto di quanto raccolto in seguito alle verifiche effettuate sul posto, nella campagna. E che la campagna oggi sia un serbatoio difficile da governare per tutto quello che è capitato, non solo quest'anno, è un dato di fatto. Qualcuno ultimamente ha cercato di attribuirci un'aureola di "porta scalogna". Beh! Insomma, se esaminassimo attentamente le vicende del mondo agricolo, noteremmo che è da qualche anno che le nostre campagne si portano dietro questa scalogna, e qualche volta oltre alla scalogna hanno subito anche la beffa di non vedersi riconosciute dagli organi politici nemmeno un ristoro per le conseguenze di calamità naturali come la siccità. Quindi, non cadiamo nella provocazione e prendiamo atto, invece, che la situazione nelle campagne è difficile, e proprio perché è difficile e ha dovuto sopportare un costante attacco alla cultura, alle colture, alla proprietà, alla zootecnia, al futuro, merita l'attenzione che le è stata rivolta.

Io non ho mai sostenuto che bisognava prendere sotto gamba questa malattia. Responsabilmente - perché anche stasera, in Aula e da parte di qualche consigliere che più degli altri avrebbe dovuto conoscere il valore biologico di questa malattia si è parlato di macellazione, di ricorso all'aima - io ho affermato che non c'è bisogno di nessuna macellazione. Le carni degli animali sono commestibili! Il latte degli animali è commestibile! I mercati non possono vietare il trasferimento di questi prodotti; ci è stato garantito, da parte dell'Unione europea, che nessuno cercherà di contrastare il commercio di questi alimenti, che giocano un ruolo importantissimo dal punto di vista economico in questa Regione.

Ma vogliamo per forza farci male? Abbandoniamo questo allarmismo nei confronti degli agnelli, che hanno già ricevuto una consacrazione per la loro qualità e che da quest'anno avranno un mercato corrente. Non dobbiamo essere noi ad indurre il consumatore che, chiaramente, dopo tutto quello che è successo in questi anni, qualche dubbio ce l'ha, a rifiutare le produzioni che rendono viva la società sarda.

Io debbo dire che sono preoccupato, perché non è facile debellare questo insetto e sarà necessario investire ben altre risorse rispetto a quelle di cui si è parlato in quest'Aula. Lo dico con il rispetto dovuto, ma anche con il ricordo di quello che è stato fatto nei confronti di un ente che avrebbe dovuto mandare avanti la lotta contro gli insetti, le cui strutture negli ultimi dieci anni sono state relegate al ruolo di "Cenerentola", all'interno di qualche amministrazione che richiedeva costantemente dei fondi per attivare ulteriori strutture.

Forse sarà necessario che tutti noi riflettiamo sugli errori che sono stati commessi, perché l'insetto che oggi sta falcidiando le greggi è lo stesso che potrebbe falcidiare il nostro patrimonio ippico. Ma la presenza dell'anopheles, che è data sempre in aumento, potrebbe diventare preoccupante nel momento in cui dovesse incontrare il plasmodio della malaria, così come è successo per il virus della blue tongue, che ha trovato nel matrimonio con questo insetto la possibilità di diffondersi.

Nessuno, neanche i maggiori esperti di epidemiologia, possono essere in grado di stabilire l'ingresso di una malattia in una nazione, non possono stabilirlo perché i tempi della presentazione della malattia possono essere più o meno lunghi, a seconda delle opportunità che l'insetto vettore, nel caso specifico ha avuto o a seguito, invece, di diversificazioni che hanno ritardato l'apparire della malattia.

PRESIDENTE. Onorevole Usai, la prego, arrivi alle conclusioni.

Usai, Assessore dell'agricoltura e della riforma agro-pastorale. Che la malattia sia presente da poco tempo è chiaro; non ne è stata registrata una concentrazione massiccia all'interno delle greggi sarde negli ultimi mesi; che l'insetto sia presente ormai da qualche anno è un fatto invece che si evince, come è stato da qualcuno in questa sede ricordato, dalla presenza massiva in determinati distretti. Se l'insetto non ha tempo, non può riprodursi in così grande quantità.

Ho concluso e me ne dispaccio, Presidente; pensavo che in sede di replica potessero intervenire entrambi gli Assessori, perché volevo parlare anche dell'aspetto economico, che abbiamo affrontato diffusamente in sede di Commissione. Fortunatamente quest'Aula non dovrà approvare nessun nuovo strumento legislativo, perché lo strumento legislativo esiste già, ed è rappresentato dall'articolo 23 della legge regionale numero 8 del '98, che prevede l'intervento della Regione non solo per la parte relativa agli abbattimenti, ma anche per il mancato reddito. Ora, laddove vi siano disponibilità finanziarie, nulla vieta di procedere alle erogazioni perché la legge regionale numero 8 è stata già notificata in sede comunitaria, dovremmo solo notificare l'entità degli stanziamenti.

Il regolamento c'è già, è previsto nell'articolo, non c'è bisogno di ulteriore normativa di dettaglio, perché tra regolamenti e pandette non ne usciamo più.

PRESIDENTE. Assessore, se lei perde tempo a rispondere ai consiglieri...

Usai, Assessore dell'agricoltura e della riforma agro-pastorale. In quel discorso è già ricompresa la possibilità di intervento. Gli interventi in sede comunitaria sono ormai difficili perché in sede comunitaria la logica che si segue non è più quella dell'aiuto specifico all'allevatore, ma dell'aiuto a contrastare la malattia, a meno che dalla lotta alla malattia non derivi una perturbazione del mercato. Questa è la strada che stiamo seguendo, perché laddove si verificasse una perturbazione del mercato, per esempio quello delle carni ovine o quello degli animali vivi, vi sarebbe l'obbligo per l'Unione europea intervenire.

Per quanto riguarda, invece, l'intervento nei confronti dell'Amministrazione centrale, abbiamo richiesto al Ministro un aumento dei finanziamenti del fondo di solidarietà nazionale, perché quelli esistenti sono del tutto insufficienti rispetto alle esigenze appalesate, anche da altre regioni, in relazione ad altri problemi come quello della siccità e della diffusione di altre patologie. Il Ministro ha assicurato la sua disponibilità, e ha già allestito un tavolo di confronto con il Ministro delle finanze per verificarne la possibilità.

Come vedete, il problema non è la parte economica, perché quella - a mio avviso - potrebbe essere risolta, sia in sede regionale, che in sede nazionale o internazionale. La preoccupazione è un'altra. La preoccupazione è che non si incida negativamente sul mercato dei nostri prodotti con una informazione distorta che potrebbe godere dei favori della speculazione di qualche società multinazionale, la quale sposando la logica del mors tua vita mea, potrebbe creare condizioni commerciali veramente difficili per i nostri operatori.

Concludo affermando che il servizio veterinario pubblico sta facendo il suo dovere, nei limiti della disponibilità di uomini e di mezzi. L'Assessorato dell'agricoltura è intervenuto presso l'Associazione Regionale Allevatori e i cento veterinari dell'Associazione Regionale Allevatori stanno lavorando a fianco dei servizi veterinari delle A.S.L. Nell'arco di diciotto giorni sono state visitate oltre cinquemila aziende e sono stati rilevati oltre duecento focolai della malattia; duecento focolai che non sono stati denunciati dagli allevatori, ma individuati dai servizi veterinari.

Certo, ci sarebbe da fare più...

Presidente. Assessore Usai, mi perdoni, poiché lei avrà la possibilità di riprendere la parola sugli ordini del giorno; la prego di concludere. Io purtroppo devo far osservare il Regolamento altrimenti, lei capisce, ci sarà sempre una deroga, perché gli argomenti che tratta quest'Aula sono sempre importanti. La prego, onorevole Sanna, lasci fare al Presidente il suo lavoro.

SANNA ALBERTO (D.S.).Il Regolamento va interpretato con intelligenza ed elasticità.

USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Obbedisco a quanto lei mi chiede; riprenderò la parola dopo perché una domanda è stata formulata a gran voce dall'Aula: qual è la strategia per il futuro?

Riprenderò questa parte successivamente; mi limito ad anticipare che non è possibile prevedere delle fasi rigide, basate su determinati principi, la lotta alla malattia deve tenere conto di alcune situazioni che oggi si vanno valutando sul territorio e che necessitano ancora di ulteriore tempo. Noi, in sede di Commissione, nei primi giorni, chiedemmo cinque settimane di tempo per verificare esattamente la situazione.Successivamente illustrerò quali possono essere gli scenari concordati in sede nazionale e internazionale, dei servizi veterinari, dell'Unione europea e del Ministero della sanità.

Presidente. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

Cogodi (R.C). Ho chiesto la parola sull'ordine dei lavori, ma in realtà intendo intervenire nel dibattito, perché non essendo potuto partire alle 8.15...

Presidente. Lei vuole intervenire sul dibattito?

Cogodi (R.C). Sì.

PRESIDENTE. No, guardi, il dibattito è chiuso.

Cogodi (R.C). Posto che dovrò partire domattina alle 6.40, chiedo di intervenire nel dibattito che necessariamente, secondo me...

Presidente. Onorevole Cogodi, mi risulta che lei abbia già svolto il suo intervento.

Cogodi (R.C). Esatto, lei non sbaglia, Presidente, una volta tanto. Io sono già intervenuto nel dibattito che si è svolto sulle dichiarazioni dell'Assessore della sanità. Non sono ancora intervenuto...

Presidente. No, no, è lei che sta sbagliando, onorevole Cogodi; le dichiarazioni erano dichiarazioni della Giunta, che sono state rese. Lei su quelle dichiarazioni ha svolto il suo intervento, pertanto non può intervenire di nuovo.

Cogodi (R.C). Io sto facendo serenamente osservare che il dibattito introdotto dall'Assessore della sanità per conto della Giunta, e concluso in replica dello stesso Assessore ha registrato un intervento di un altro componente della Giunta, quello dell'Assessore dell'agricoltura, dell'agricoltura, che peraltro ha la competenza principale su questa materia, il quale ha accennato, se non proprio precisato, le strategie che in questa materia il Governo della Regione vorrebbe adottare.

Chiedo di sapere, posto che non ne avrò la possibilità in seguito perché non ci sarà un altro dibattito, quando la Giunta nella sua interezza vorrà riproporre al Consiglio l'argomento, perché il Consiglio possa davvero discutere e decidere. Questa è la domanda che rivolgo al Presidente del Consiglio perché la rivolga alla Giunta, perché allo stato delle cose noi abbiamo avuto una informazione parziale.

Ricordo che in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo, da lei presieduta, la Giunta regionale, attraverso l'Assessore della Programmazione e del Bilancio, perché era assente il Presidente, dichiarò: "L'argomento in Aula non è opportuno che lo introduca l'opposizione che ha chiesto la convocazione straordinaria, chiede di introdurlo la Giunta, con dichiarazioni "importantissime".

Noi aspettiamo che la Giunta renda queste dichiarazioni importantissime, che le renda il Presidente Floris, o in subordine l'Assessore Pittalis, o comunque la Giunta nella sua interezza. Allo stato delle cose noi registriamo solo l' informazione "parasanitaria" che ci ha fornito l'Assessore Oppi ma che ci pare del tutto insufficiente ad affrontare nella sua interezza la questione.

Presidente. Onorevole Cogodi, le assicuro che mi farò portatore di questa sua richiesta, e chiederò al Presidente della Giunta di fornire le informazioni sugli aspetti che stasera non sono stati trattati; quello economico e quanti altri.

Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, colleghi, ho assistito a molti momenti anche pesanti, anche preoccupanti nei lavori del Consiglio durante i sei anni nei quali ha svolto attività politica, ma mai come oggi, in una situazione veramente pesante e seria, avrei immaginato di assistere a interventi pretestuosi, come quello che è terminato poc'anzi; assolutamente pretestuosi e provocatori.

Io invito la Giunta a non rispondere, perché anche un bambino capisce, anche la persona più elementare capisce che una situazione così drammatica e così grave, così seria, richiede un comportamento serio da parte di tutti, maggioranza ed opposizione. Se la situazione è così grave e difficile e così in divenire (tanto che un impegno oggi può e dovrà essere ripreso e rivisto domani) che impegni volete che assuma la Giunta, se non quello di far fronte alle esigenze, che si verificheranno di volta in volta?

Vogliamo smetterla con questa pretestuosità, con questi imbrogli nei confronti della gente, imbrogli di giri di parole? Iniziamo ad essere finalmente seri, caro Cogodi. Io condivido molte delle tue battaglie, ma questo di oggi è stato davvero un pessimo esempio di modo di fare politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda.Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari - P.S.). Noi chiediamo ancora qualche minuto per consentirci di presentare un ordine del giorno, in modo da poter leggere due ordini del giorno uno dopo l'altro.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, l'ordine del giorno è pervenuto, io ne faccio dare lettura e poi i presentatori potranno illustrarlo. Naturalmente, intanto che tutto questo avviene, le "diplomazie" dei partiti potranno lavorare per trovare una via unitaria.

Comunico che sono stati presentati due ordini del giorno. Se ne dia lettura.

RANDAZZO, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO FLORIS Emilio - USAI - CONTU - DEMONTIS - FOIS - AMADU -

Il Consiglio Regionale

Preso atto della grave situazione in cui versa il comparto zootecnico della Sardegna per la preoccupante diffusione della febbre catarrale degli ovini, più comunemente conosciuta come "blue tongue" e dai rilevanti danni che possono derivarne agli allevamenti ovini, caprini e bovini sardi nonché alla fauna selvatica sensibile all'infezione virale;

Preso atto della tempestività con la quale la Giunta regionale ha affrontato l'emergenza istituendo apposita Unità di crisi composta da esperti nazionali ed internazionali del settore che sono stati supportati, dal Ministero della Sanità, dagli Istituti zooprofilattici di riferimento regionale e nazionale;

Preso atto della immediata assunzione da parte della Giunta Regionale di atti deliberativi che hanno consentito l'immediato superamento delle difficoltà derivanti dall'esiguo numero di veterinari operanti sul territorio regionale, dalle limitate possibilità finanziarie degli Enti Locali a fronte delle ingenti risorse necessarie per le operazioni di disinfezione, disinfestazione e smaltimento degli ovini morti o abbattuti e delle precise disposizioni impartite che hanno comportato una rilevante attività di profilassi veterinaria da parte delle Aziende Sanitarie Locali, degli Enti Locali e delle Associazioni degli allevatori;

Impegna La Giunta Regionale

a) a chiedere al Governo nazionale una intensificazione della vigilanza veterinaria nei posti di ispezione frontaliera dotandoli di personale, strutture e mezzi sufficienti per un più efficace controllo;

b) ad intervenire per il potenziamento dei servizi veterinari della Regione, delle A.S.L. e dell'Associazione Allevatori per una tempestiva lotta all'epizoozia;

c) a chiedere al Governo nazionale un immediato intervento finanziario che serva a limitare i danni derivanti dall'epizoozia attivando oltre che il Fondo di solidarietà anche altre fonti finanziarie per evitare che la stessa malattia possa estendersi al resto del territorio regionale e nazionale;

d) a chiedere al Governo di sostenere la ricerca scientifica nello specifico settore per consentire una maggior conoscenza della lotta all'insetto vettore atta a limitarne l'azione e la diffusione; e nel contempo ad identificare presidi immunitari che possano eliminare i pericoli derivanti dal ricorso ad una vaccinazione sistematica di tutti gli ovini;

e) a chiedere al Governo di intervenire per risarcire i danni derivanti al settore per il divieto di movimentazione degli animali recettivi alla malattia;

f) ad attivare agli Enti Locali e le Aziende Sanitarie Locali per una più incisiva lotta agli insetti vettori ed a vigilare che gli stessi intervengano tempestivamente per le operazioni di smaltimento delle carcasse degli animali morti o abbattuti, e per le successive operazioni di disinfezione e di disinfestazione anche ricorrendo all'intervento di ditte specializzate;

g) ad intervenire perché gli allevatori vengano sollecitamente risarciti sia per gli indennizzi derivanti dall'abbattimento del bestiame, sia per i danni derivanti dal mancato reddito e per la ricostituzione delle scorte secondo le norme regionali e comunitarie vigenti in materia di interventi;

h) ad intervenire presso l'Unione Europea perché si faccia carico di una epizoozia che diffondendosi nel territorio comunitario potrebbe causare ingenti ed irreparabili danni con specifici interventi finanziari che consentano l'adozione di tutti gli strumenti di profilassi veterinaria nonché l'emissione di provvedimenti destinati al riequilibrio del mercato nel settore caseario e delle carni ovine;

> i) richiedere all'Unione Europea il mantenimento delle quote ovini - caprini. (1)

ORDINE DEL GIORNO CUGINI - BALIA - GIAGU - COGODI - SANNA Giacomo - DETTORI Bruno -

IL CONSIGLIO REGIONALE

convocato con straordinarietà per discutere ed approfondire i contorni, gli aspetti tecnici e la particolare gravità in cui si è venuto a trovare il comparto ovi-caprino della Sardegna per la acclarata e disastrosa diffusione della febbre catarrale ovina;

SENTITE le relazioni degli Assessori competenti della sanità e dell'agricoltura che al di là dell'apprezzabile ricostruzione degli eventi non hanno mancato di evidenziare lacune, impreparazione e mancata prevenzione attuate intorno al diffondersi di tali, inedite e gravi epizoozie;

PRESO ATTO che il bilancio del fenomeno alla data odierna, peraltro determinato sulla base rudimentale di una ipotetica e frammentaria ricostruzione epidemiologica, non costituisce che una rappresentazione provvisoria e per nulla rassicurante rispetto a possibili, ulteriori e più gravi evoluzioni, epidemiche che potrebbero sfociare in una irreversibile endemia;

PRESO ATTO dell'evidente ritardo con il quale gli apparati regionale e sanitario si sono attivati e sono intervenuti, nonché l'evidente sottovalutazione, sia tecnica che scientifica, con la quale si sono affrontati i primi focolai e approntate le misure per circoscrivere la diffusione della malattia che anche per tali carenze ha raggiunto oramai gran parte del territorio regionale,

impegna la Giunta regionale

1) a voler concertare con il Ministero della Sanità e l'U.E. un immediato, rapido e specifico intervento per circoscrivere e debellare la malattia in Sardegna, facendo affidamento sui più moderni strumenti scientifici e tecnici a disposizione;

2) ad attivare ogni possibile strumento perché siano messi a regime i controlli sanitari necessari su tutti gli allevamenti della regione, per controllare ed isolare il diffondersi della malattia ed agire efficacemente sull'insidioso vettore;

3) a programmare le adeguate iniziative informative e di comunicazione, che agendo sul fattore della piena consapevolezza degli operatori interessati, sia in grado di agevolare e rendere più incisiva l'azione di contrasto del morbo e renda rispondenti alle normative vigenti le indispensabili azioni di smaltimento delle migliaia di capi abbattuti;

4) a proporre al Consiglio regionale, nei tempi più rapidi possibili, la costituzione di un più consistente comitato di coordinamento tecnico-scientifico pluridisciplinare, in grado di affrontare, con i Comuni interessati e se necessario con l'ausilio della Protezione civile, e con la necessaria adeguatezza la dimensione calamitosa della epidemia e possa predisporre per il futuro uno specifico Piano sanitario regionale di prevenzione e di rapida aggressione dei fattori epidemiologici e virali potenziali;

5) a voler proporre le conseguenti iniziative legislative e finanziarie perché si provveda rapidamente e con efficacia agli indennizzi delle aziende colpite e per compensare i danni indotti per il mancato reddito;

6) a proporre con urgenza al Consiglio , perché nella sua componente di medio termine sia parte integrante e fondamentale del prossimo DPEF, un programma generale di riordino e di ammodernamento del comparto agricolo e pastorale che produca la salvaguardia del patrimonio zootecnico regionale, il ristoro dei danni, la garanzia della salubrità dell'ambiente e dei prodotti della Sardegna. (2)

PRESIDENTE. Ricordo che, a termini di Regolamento, l'ordine del giorno numero 2, in quanto è stato presentato a dibattito ormai chiuso, non può essere illustrato.

Uno dei presentatori dell'ordine del giorno numero 1 ha facoltà di illustrarlo.

CONTU (C.C.D.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti per permettere alla Giunta di prendere visione dell'ordine del giorno numero 2.

(La seduta, sospesa alle ore 21 e 55, viene ripresa alle ore 22 e 07)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Per esprimere il parere della Giunta sugli ordini del giorno ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

USAI, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Molto brevemente, perché non intendo dilungarmi. Noi accogliamo come Giunta l'ordine del giorno numero 1 e respingiamo il numero 2 perché riteniamo che alcune affermazioni siano completamente ingiuste e altre non possano essere accettate.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione…

Onorevole Cogodi, non l'avevo vista, mi scusi.

COGODI (R.C.). Basta guardare!

PRESIDENTE. Pensavo non volesse intervenire. Prego.

COGODI (R.C.). Lei come al solito è molto lungimirante nelle sue pensate, però "lungimirare" talmente da ipotizzare che io non debba intervenire mi sembra un po' troppo.

PRESIDENTE. Le chiedo scusa. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Colgo l'occasione, personalmente ed anche per conto del Gruppo della Rifondazione Comunista, della possibilità offertami di esprimermi in sede di dichiarazione di voto per rimarcare quello che ormai è stato certificato: attraverso il suo ordine del giorno la maggioranza conclude questo dibattito in modo del tutto consequenziale, estremamente coerente rispetto al modo come l'ha introdotto, con una certa superficialità mista ad arroganza.

Infatti, quando è intervenuta in sede di Conferenza di Presidenti di Gruppo chiedendo che il dibattito in Aula non venisse introdotto attraverso un documento che l'opposizione che aveva chiesto la convocazione straordinaria si impegnava a redigere per poter avviare il dibattito in Aula, la Giunta ha affermato la sua primazia, dicendo "L'argomento sarà introdotto dalla Giunta con dichiarazioni molto importanti". Non "importanti": "molto importanti". Tant'è che l'assessore Pittalis si è così conquistato per alcuni giorni i titoli sui giornali. "La Giunta" - ha promesso l'Assessore - "discuterà l'argomento della "lingua blu", della malattia, del danno, dell'allarme, del disastro che può derivare ad un comparto fondamentale dell'economia sarda con le dichiarazioni molto importanti che renderà". Abbiamo visto quale importanza, rilevanza ed incidenza avessero quelle dichiarazioni, tant'è che nulla hanno consentito in un confronto di merito nel Consiglio, e così coerentemente la maggioranza intende concludere.

Dirà poi Biggio: "Ma tu che sai dire anche cose migliori perché oggi ci vuoi annoiare, o anche infastidire, o anche provocare con un dire, con un fare, un accennare un po' celioso che non si attaglia all'importanza del momento?". Mi dispiace per il collega Biggio. Io invito il collega Biggio (e con lui tutti i colleghi che hanno ancora un po' di "sale in zucca", non quelli che hanno la testa sulla sabbia o la sabbia nella testa come Tunis) invito invece il collega Biggio e tutti i colleghi della maggioranza, (abbiamo sentito interventi anche molto seri e pensosi da parte della maggioranza, e tra questi non c'era quello di Tunis) a leggere davvero con attenzione, ma neppure tanta attenzione, con minima diligenza, perché è sufficiente la minima diligenza, l'ordine del giorno redatto dalla maggioranza.

In questo ordine del giorno, badate, nell'elencare gli impegni della Giunta si scomoda l'alfabeto dalla lettera A fino alla lettera H. Si inizia col chiedere al Governo nazionale vigilanza sanitaria, interventi finanziari per limitare i danni, sostegno per la ricerca scientifica e interventi per risarcire i danni, per dare degna sepoltura agli animali, e quant'altro. Da ultimo, al punto H, si chiede di intervenire presso l'Unione europea, sottolineando che ciò conviene anche all'Unione Europea, perché la pestilenza potrebbe arrivare anche in altri paesi europei.

E' come se dicessimo all'Unione europea: "Metti i danari per limitare qui la peste sennò potrebbe estendersi anche in Francia o in Germania". Allora non ci si dovrà meravigliare poi se la risposta sarà la seguente: "Ti isoliamo, guai se ti muovi da lì con un qualche prodotto che mi può creare danno".Praticamente gli stiamo chiedendo:"Per favore, fammi il cordone sanitario".

Ho saltato volutamente - e ho finito - un solo punto, perché in questi punti, che sono cinque, sei, sette, voi maggioranza dite solo "la Giunta non serve a nulla, non deve fare niente". Che non serva a nulla può essere un dato di fatto condivisibile, che non faccia niente, siamo pure d'accordo, che non debba fare niente questo no, non siamo d'accordo, perché se non deve fare niente cosa ci sta a fare? Però voi per cinque, sei, sette punti dite che la Giunta non deve fare niente, deve solo chiedere al Governo. Allora non si capisce a cosa serva una Giunta regionale; basterebbe un postino per recapitare le richieste al Governo. Ho saltato un punto.

(Interruzione del consigliere Usai)

COGODI (R.C.). Non è esattamente così. Questo lo dirà il collega Biggio dopo. Recupero i trenta secondi dell'interruzione del collega Usai e ho finito.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei ha già superato il tempo concessole di due minuti. La prego di concludere.

COGODI (R.C.). Nell'ordine del giorno dell'opposizione solo al primo punto si parla di "Concertare con il Governo", ( e concertare vuol dire fare io quello che intendo fare e concordarlo con un altro soggetto istituzionale) tutti gli altri punti riguardano invece ciò che deve fare la Regione, ivi compreso un suo programma, che poi contratta, rivendica, chiede. Ma non c'è bisogno che sia il Consiglio a chiedere che la Giunta chieda. Il vostro ordine del giorno, invece, è tutto una richiesta, è tutto una domanda, è tutto una lamentela; la Giunta non dovrebbe fare nulla, eccezion fatta per quanto previsto nel punto G), che prima ho saltato.

Nel punto G) si afferma che la Giunta deve fare l'unica cosa che dovrebbe fare. Ma voi state sostenendo e certificando con il punto G) che la Giunta dovrebbe anche risarcire danni derivanti dal mancato reddito. Poi non ho capito cosa voglia dire risarcire per gli indennizzi, perché risarcire è una diversa cosa da indennizzare.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, perché mi deve mettere in difficoltà?

COGODI (R.C.). Se mi lasciate dire…

PRESIDENTE. Lei ha detto, nessuno l'ha interrotta, lei sta parlando da otto minuti, ne aveva cinque a disposizione

COGODI (R.C.). Ma per tre minuti avete parlato voi. Sto dicendo che al punto G) che è quello che riguarda l'unico impegno che la Giunta regionale assumerebbe dietro vostra richiesta, si prevede che tutto ciò dovrebbe avvenire secondo le norme....

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei mette in difficoltà il Presidente.

COGODI (R.C.). Presidente, non si lasci mettere in difficoltà.

PRESIDENTE. Lei mi mette in difficoltà, lei deve parlare per il tempo che è stabilito dal Regolamento, la prego di prendere posto.

COGODI (R.C.). Se questo è il problema che tanto vi preoccupa…

PRESIDENTE. La prego di prendere posto, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Senza troppe preghiere; non si sprechi pregando.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le tolgo la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Balia (F.S.D.). Intervengo intanto per sottolineare quella che mi pare un'esasperazione eccessiva, che oggi si ripete per la seconda volta, adesso durante l'intervento del collega Cogodi ma precedentemente nei confronti dell'assessore Usai, nonostante l'Aula mi fosse sembrata abbastanza disponibile all'ascolto. Non riesco a comprendere perché, anche su questioni così importanti, ci si attesti sul rigido rispetto delle norme regolamentari, nonostante sia l'Aula, quando chiede all'assessore Usai di continuare ad esprimersi, ad essere sovrana.

Non nascondo, tra l'altro, che provo un certo disagio, perché uno dei rischi, è che qualunque cosa si dica (siccome proviene da una certa parte politica) si venga accusati in ogni caso di demagogia e di recitare la propria parte. Chiedo scusa agli assessori Usai e Oppi, hanno fatto una cronistoria, soprattutto l'assessore Oppi, puntigliosa, rigorosa, persino pignolesca dell'andamento dei fatti: "tal giorno è avvenuto questo, a tale ora quest'altro, un giorno dopo siamo intervenuti a questo modo" e via di seguito.

Dò per scontato che tutti questi interventi siano stati effettuati in maniera così rigorosa e puntuale, però onestamente non siamo, e credo che non lo siate neanche voi, come Giunta e come maggioranza, pienamente soddisfatti dei risultati che allo stato attuale si sono conseguiti. Perché? Perché il problema c'era originariamente, è esploso, il problema, allo stato attuale delle cose, siamo ben lontani dal dire che è risolto, nè abbiamo certezza e neanche consapevolezza piena che tutte le azioni che sono state poste in essere portino poi in ogni caso ad una situazione di tranquillità.

Probabilmente oltre alla mancanza di risultati credo che qualcosa si sarebbe potutoindicare in termini anche di prevenzione, il che non significa improvvisarsi indovini, ma significa dotarsi di strumentazioni scientifiche per prevedere ciò che può essere previsto, quindi anticipare, attraverso le conoscenze scientifiche, gli eventi che devono accadere, i disastri. Poi c'è tutto il problema dell'informazione, l'unità di crisi fissa, i veterinari aggiuntivi, i rimborsi eccetera.

Un'ultima considerazione: manca la consapevolezza, (stando anche agli interventi della maggioranza ma anche alle conclusioni alle quali la maggioranza perviene nel documento) dell'importanza che il comparto agro-pastorale rappresenta in Sardegna. A parole lo affermiamo tutti: il nostro è un sistema economico che bene o male continua a funzionare e si regge grazie al settore agro-pastorale, però non siamo conseguenti nelle conclusioni. Ha ragione l'onorevole Cogodi quando afferma che tutto il documento si esaurisce in un rinvio e un richiamo ad interventi che devono provenire dall'esterno, quasi che il Consiglio e la Giunta regionale non debbano assumere impegni e nulla abbiano da fare. C'è tanto da fare invece!

Mi consenta, onorevole Usai, un'ultima riflessione. Non è vero che la malattia non colpisce l'uomo; la malattia colpisce un sistema economico in un comparto basilare, pertanto colpisce in ogni caso l'uomo, non lo colpisce direttamente, ma lo colpisce indirettamente, e ciò è ancora più drammatico. Manca anche un'altra consapevolezza; quando si afferma che i mercati non vietano, assessore Usai, mi pare che si interpreti tutta la situazione in termini semplicistici. Le norme giuridiche in questo caso non vietano il commercio, ma vi sono le regole di mercato e comportamenti umani che naturalmente assumono un atteggiamento di rifiuto; e se assumono un atteggiamento di rifiuto e di ripulsa quale regolamentazione giuridica potrebbe imporre l'esatto contrario?

Proprio perché c'è questa consapevolezza io chiedo un impegno più preciso che onestamente oggi manca. Noi nel nostro documento ne facciamo solo un richiamo, (al punto 6) chiedendo un impegno nel medio termine perché nel DPEF si inizi a dare una risposta, non episodica, ma compiuta e organica, partendo dalla consapevolezza dell'importanza che il comparto agricolo e pastorale riveste nel sistema economico sardo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Sanna Alberto (D.S.). Noi non possiamo condividere le conclusioni dell'onorevole Oppi e dell'Assessore Usai, rispetto alle critiche e alle preoccupazioni che non solo da parte nostra, cioè da parte delle forze di opposizione, ma anche da parte della maggioranza sono state portate in questo dibattito. Il Consiglio è stato convocato dietro richiesta del centro-sinistra, ha discusso in modo serio e per niente strumentale.

Io non ho sentito nessun intervento che avesse questo carattere, tutti gli interventi della maggioranza e dell'opposizione sono stati responsabili e seri, consapevoli della drammaticità della situazione. Quindi mi dispiace, Assessore Usai, che lei abbia denunciato nel suo intervento comportamenti che, effettivamente, non mi pare ci siano stati. Noi non possiamo assolutamente condividere queste conclusioni; l'ordine del giorno presentato dalla maggioranza è un ordine del giorno che deresponsabilizza la Giunta, ed è l'esatto contrario delle risultanze della discussione che c'è stata in quest'Aula, perché durante la discussione di oggi tutto si è detto fuorché quello che è contenuto nell'ordine del giorno della maggioranza, in forza del quale la Giunta non dovrebbe fare niente. E` chiaro che questo noi non possiamo assolutamente condividerlo, perché abbiamo bisogno di una Giunta che si assuma fino in fondo le sue responsabilità.

E` per questo motivo che abbiamo presentato il nostro ordine del giorno, che rispecchia effettivamente il senso e le proposte scaturite dalla discussione di stasera.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (C.C.D.). Signor Presidente, colleghi, avevo dichiarato all'inizio che non avrei illustrato l'ordine del giorno; pensavo infatti che fosse più opportuno passare subito al voto. Quindi approfitto della facoltà che mi è offerta di pronunciare una dichiarazione di voto per chiarire alcuni punti dell'ordine del giorno che porta la firma dei Presidenti di Gruppo della maggioranza.

E` stato detto che quest'ordine del giorno delegittima la Giunta; solo una maggioranza sciocca può pensare di delegittimare la Giunta.

FADDA (Popolari-P.S.). O astuta.

CONTU (C.C.D.). Una maggioranza intelligente, non astuta, c'è differenza tra astuzia e intelligenza, onorevole Fadda....

L'ordine del giornoinsiste molto sulla considerazione che debbano essere coinvolti negli interventi anche il Governo nazionale e l'Unione europea, perché noi, come maggioranza, siamo sicuri che la Giunta regionale sarda compirà il suo dovere sino un fondo, così come l'ha compiuto sino ad oggi. Certo, si tratta di una visuale diversa dalla vostra, ma io ho preso atto, con molto piacere, della puntualizzazione fatta dall'Assessore della Sanità, che dimostra che ha seguito minuto per minuto l'iter di questa epizoozia disastrosa. Se si fosse forse lasciato parlare di più l'Assessore dell'Agricoltura, avremmo avuto anche la possibilità di plaudire il suo operato.

Detto questo noi abbiamo, nel nostro ordine del giorno, chiesto alla Giunta di adoperarsi presso il Governo nazionale. Lo abbiamo fatto perché abbiamo capito che occorrono strumenti finanziari di un certo spessore, e che la Ragione sarda da sola non ce la può fare. Lo stesso onorevole Emanuele Sanna ha detto: "Non possiamo rimanere soli"; e ha ragione. Noi abbiamo vissuto sulla nostra pelle l'esperienza triste della siccità; il Governo nazionale non se la può cavare offrendoci l'elemosina di dieci miliardi, come ha fatto per la siccità. Noi abbiamo stanziato ben altre somme, il Governo nazionale non può non dimostrare la sua solidarietà alla Sardegna.

Io vorrei ricordare che per altre regioni lo Stato ha fatto ben altro. Ricordo, che in passato, quando si è trattato di assumere duemila operai dell'Olivetti, lo ha fatto perché c'era crisi. La stessa attenzione deve mostrare per la Sardegna; e non se la può cavare con altri dieci miliardi, perché sappiamo benissimo che le risorse del nostro bilancio si stanno assottigliando a causa di tutta questa serie di disgrazie. Qualcuno ha detto che siamo degli iettatori; è la prima volta che la distinzione viene operata non tra Giunte capaci e Giunte incapaci ma in base a qualche cosa che va a finire forse con la.... non voglio dire quella parola, diciamo quasi con la stregoneria, o con previsioni zodiacali non favorevoli. Può darsi che la prossima volta la Giunta verrà fornita di amuleti appositi.

Aggiungo che avremmo preferito che il ministro Veronesi, invece di occuparsi dell'embrione o della clonazione, fosse andato a Bruxelles a combattere questa battaglia, perché è una battaglia che domani può interessare anche il resto dell'Italia. Per la peste suina io ricordo che abbiamo combattuto una battaglia a Bruxelles e abbiamo ottenuto fondi, anche ragguardevoli, dall'Unione europea. Voglio ricordare queste cose perché, amici carissimi, è curioso - d'altra parte però rientra nell'ordine naturale delle cose - che voi vediate come solo ed unico avversario la Giunta. Nessuno infatti ha ricordato che il controllo sui porti e sugli aeroporti dipende dal Ministero della sanità. Capisco che è difficile controllare tutto quello che entra; io stesso sono stato il sottosegretario alla sanità, avevo questa delega, e ricordo che avevo a disposizione soltanto sessanta unità per svolgere tutto questo lavoro; veniva controllato solo un TIR su quaranta. Purtroppo sono carenze anche del Governo nazionale; quindi diciamo che occorre una sinergia tra Governo regionale, Governo nazionale e, (perché non dirlo?) Unione europea.

Il nostro ordine del giorno costituisce pertanto un sollecito alla Giunta, perché si adoperi presso il Governo nazionale e presso l'Unione europea per la provvista di fondi che sono necessari e che devono integrare necessariamente i pochi fondi che sono in nostro possesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Signor Presidente, per sottolineare che una discussione serena, utile ed anche proficua, si deve concludere sulla base delle premesse, e pertanto non serve che scendano in campo le tifoserie. Tanto meno le tifoserie sono utili quando vogliono condizionare l'arbitro. Quindi credo che da questo punto di vista ci voglia non solo attenzione, ma anche equilibrio e ponderatezza per consentire anche a questo dibattito di potersi concludere in modo tale da rispondere positivamente alle attese che ha generato.

Non ritengo pertanto utile che in qualche modo si interferisca per condizionare lo svolgimento del dibattito. E penso che tra l'altro questo sia anche poco opportuno per la stessa maggioranza, anche perché noi non abbiamo adottato lo stesso metro di misura, abbiamo consentito all'Assessore Oppi di illustrare le sue ragioni. Abbiamo anche posto l'esigenza che lo stesso Assessore Usai contribuisse a rendere al Consiglio una informazione più completa, chiarendo anche le intenzioni dell'amministrazione regionale e gli intendimenti dell'Assessorato competente riguardo gli interventi da effettuare in un settore e in una situazione estremamente delicata. Se questi chiarimenti ci fossero stati, forse anche gli ordini del giorno, lo stesso ordine del giorno della maggioranza sarebbe potuto essere, anche da questo punto di vista, più calibrato.

Noi non abbiamo mai sostenuto che non bisogna chiedere al Governo regionale e che non bisogna porre problemi in sede comunitaria; sinceramente, una affermazione di questo tipo, rivolta a noi, mi sembra perfino assurda. Sono conosciute, infatti, le nostre posizioni in relazione alla politica che viene perseguita dal Governo a livello nazionale; sono ampiamente conosciute le nostre critiche per l'azione insufficiente da parte del Governo a livello nazionale; allora, sinceramente, a noi non può essere rivolta una critica di questo tipo.

Noi abbiamo avanzato una critica all'ordine del giorno presentato dalla maggioranza, perché nell'ordine del giorno della maggioranza manca l'oggetto in relazione alla conclusione della discussione che si è tenuta in Aula. E se queste sono le conclusioni a cui miravano questa maggioranza e questa Giunta saranno i produttori, gli agricoltori, gli allevatori, a valutarle, ma onestamente noi dobbiamo dire non solo che sono assolutamente insufficienti, ma perfino ridicole. Questo è il punto! Infatti, non si può ridurre l'intervento della Giunta a quanto richiesto nell'ordine del giorno. La Giunta dovrebbe limitare il suo impegno ad accelerare l'erogazione degli indennizzi derivanti dalla legislazione vigente. Ma, scusatemi un attimo, gli Assessori, entrambi, in Commissione, negli incontri con le organizzazioni professionali, in dichiarazioni pubbliche, tutti hanno sottolineato, di fronte ad una preoccupazione che è stata rappresentata - e concludo, prima che mi venga tolta la parola - in tutte le sedi, che il danno è così grave che si corre il rischio di bruciare il capitale e quindi la possibilità stessa di poter disporre di un bene che produce reddito, e qui si vuole ricorrere, per risarcire gli allevatori, agli strumenti legislativi di cui disponiamo, sapendo che non verrà risarcito nulla, che queste sono le premesse per non ricostituire nessuna delle aziende che sono state danneggiate?

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, io non le voglio togliere la parola, ma concluda il suo intervento.

ORTU (R.C.). Ho terminato, Presidente, mi lasci concludere il concetto. D'altronde…Presidente, altri hanno potuto concludere il loro intervento senza che gli venisse tolta la parola.

PRESIDENTE. Io mi rivolgo a tutti: se il Regolamento non va bene, possiamo decidere di modificarlo, ma sino a quel momento le norme attuali vanno rispettate. E' inutile che ogni collega pretenda di parlare tre minuti in più. Per quanto riguarda l'intervento dell'assessore Usai è stato lei, onorevole Ortu, a sollecitarlo.

CONTU (C.C.D.). Io ho chiesto che intervenisse all'inizio della discussione. Va bene, Presidente, rinuncio a parlare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, per cercare di recuperare un po' di tempo limiterò il mio intervento a un minuto. Avevo deciso di non intervenire, ma poi la dichiarazione di voto dell'onorevole Contu, che io naturalmente per la gran parte non ho condiviso, mi ha fatto cambiare idea. L'onorevole Contu, en passant, ha parlato di stregoneria o qualcosa del genere. Ecco, io debbo dire che se c'è una persona esperta in questo è proprio lui, l'ex presidente nazionale dei maghi. Quindi alla Giunta regionale un invito: rivolgetevi, per risolvere il problema, all'ex presidente nazionale dei maghi!

PRESIDENTE. Questo è un Consiglio eclettico, ci sono molte scienze presenti in aula.

Questa era l'ultima dichiarazione di voto. Voglio ricordare che i due ordini del giorno sono alternativi, pertanto se passa il primo non si pone in votazione il secondo.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha a disposizione un minuto di tempo.

COGODI (R.C.). Io il minuto non lo utilizzo manco per un secondo prima di avere la garanzia che Noemi Sanna e tutti gli altri non mi interromperanno, compreso il Presidente.

USAI (A.N.). Attieniti al Regolamento, che non è carta straccia, come ricordi sempre tu stesso.

CORDA (A.N.). Cogodi, sei peggio di un insetto!

COGODI (R.C.). Di chi?

CORDA (A.N.). Di un insetto!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego.

COGODI (R.C.). Io inizierò a parlare dopo che lei mi avrà garantito che non parleranno gli altri al posto mio.

PRESIDENTE. Lei parli, perché io fra trenta secondi le toglierò la parola.

COGODI (R.C.). Come trenta secondi?

PRESIDENTE. Fra trenta secondi, perché le avevo concesso un minuto.

COGODI (R.C.). Un minuto? Ma per un minuto hanno parlato loro.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego, sia serio, ci dica quello che ci deve dire sull'ordine del giorno.

COGODI (R.C.). Lei dice un minuto, io non ricordo alcun articolo del Regolamento che preveda un simile limite temporale, ma se lo dice lei che decide tutto in quest'Aula e anche fuori da quest'Aula per il Governo (e spero non voglia decidere anche per l'opposizione, o almeno per parte dell'opposizione) vuol dire che è così.Io intendo intervenire su una questione estremamente delicata e seria, cioè sulla natura alternativa o meno dei due ordini del giorno. Non è affatto vero che i due ordini del giorno siano da considerarsi alternativi, anzi qualcuno ha ipotizzato addirittura una votazione per parti, in modo che, come è avvenuto in altre circostanze, conclusivamente si componga una volontà del Consiglio che ne rifletta maggiormente non solo l'orientamento più vero e più serio, ma più utile e produttivo. I due ordini del giorno non sono affatto alternativi, e se anche venissero approvati entrambi non si creerebbe nessun contrasto, perché non c'è nessun punto, in nessuno dei due ordini del giorno, che frontalmente, sul piano formale, contrasti con un altro punto contenuto nell'altro ordine del giorno.

Da una parte si esprime un giudizio - come dire? - più attenuato e ovviamente più di parte favorevole sulla Giunta...

BIGGIO (A.N.). Ma che ragionamento stai facendo?

COGODI (R.C.). Io non so se questo è un Consiglio regionale o se vuole essere un luogo di libera espressione del pensiero.

BIGGIO (A.N.). Lei non può dire dopo cinque minuti il contrario di quello che ha detto cinque minuti prima.

PRESIDENTE. Onorevole Biggio, la prego, stia calmo anche lei. Onorevole Cogodi concluda il suo intervento.

COGODI (R.C.). Ti arrabbi quando faccio delle osservazioni che condividi; ti arrabbi quando non le condividi, ma cosa vuoi che dica?

BIGGIO (A.N.). Siete stati invitati a partecipare alla stesura di un documento unitario e avete rifiutato.

PRESIDENTE. Onorevole Biggio, se vuole presiedere lei non ha che da venire qua. Faccia svolgere a me le funzioni di Presidente. Ho concesso un minuto all'onorevole Cogodi, il minuto è trascorso, credo che stia concludendo.

COGODI (R.C.). Ho capito tutto, questo è l'umore che c'è nel Consiglio, questo è lo spirito con cui la maggioranza affronta i dibattiti: finire, finire e finire. Ornella Vanoni aveva anche cantato una canzone "Purché finisca", ripassatela. A voi interessa solo che si finisca, non vi importa il merito, non vi importa la sostanza delle cose. Volete finire così? Finite così. State votando un ordine del giorno del tutto inutile e superfluo; non volete trovare neppure una degna conclusione. Siete degli invasati; non è proprio possibile che in questo modo si possa produrre qualcosa di buono.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io le ho dato la parola…

COGODI (R.C.). Lei è parte di quel modo di essere prevaricante di questo Consiglio. Lei, sin dall'inizio, e spero per non troppo tempo ancora, ha difeso la miseria politica e morale di questo Consiglio, dove non si può mai interloquire sulle cose serie.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di avere rispetto.

COGODI (R.C.). In ogni caso gli ordini del giorno non sono alternativi e lei si guardi bene dal dichiarare decaduto l'ordine del giorno che noi abbiamo presentato. Lei lo deve mettere in votazione, il Consiglio sarà libero di approvarlo o di respingerlo, lei dia le interpretazioni che vuole con i suoi pasdaran, però i nostri ordini del giorno hanno diritto di essere discussi e di essere votati, ed anche di essere bocciati, ma non di essere cancellati per arbitrarie interpretazioni.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, prenda posto per favore.

COGODI (R.C.). Prenda lei il posto che merita!

PRESIDENTE. Colleghi, è evidente che due ordini del giorno che contengono premesse politiche contrastanti non possono essere messi entrambi in votazione. Se passa un ordine del giorno io non posso mettere in votazione l'altro ordine del giorno che contiene una premessa politica che esprime valutazioni che sono esattamente contrarie.

SELIS (Popolari-P.S.). Non è possibile.

PRESIDENTE. Credo che invece sia possibile votare per parti il dispositivo contenente l'elenco degli impegni.

COGODI (R.C.). Possiamo chiedere la votazione per parti se lei non dichiara decaduto il nostro ordine del giorno.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, stiamo ragionando.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Non è affatto incongruo.

Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Presidente, mi consenta rispettosamente, a nome della Giunta, di dissentire da questa interpretazione. Riteniamo che un conto sia la valutazione di merito che si dà - e la Giunta ha espresso una valutazione positiva per il primo e una valutazione negativa per il secondo ordine del giorno - un conto sia (uso un termine anche forte, ma per comprendere meglio), espropriare l'Assemblea dal diritto-dovere di esaminare gli atti a lei sottoposti. Siccome non vi è contrasto logico tra i due ordini del giorno, né alternatività, cioè l'approvazione dell'uno non esclude poi che si possano recepire anche parti dell'altro, mi sembra che la sua posizione non possa essere condivisa. Poi se anche la parte che contiene censure sull'operato della Giunta dovesse passare, essendoci una maggioranza e un'opposizione, sarà rimesso alla libera determinazione dell'Aula.

Io mi permetto di rilevare che i due ordini del giorno possono essere entrambi votati, anzi mi permetto di osservare che debbono essere votati entrambi.

PRESIDENTE. Poichè anche la Giunta ritiene che i due ordini del giorno non siano in contraddizione non ho problemi a metterli in votazione entrambi.

Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, chiedo la votazione per parti dell'ordine del giorno numero 2. Prima venga posta in votazione la premessa e poi il dispositivo.

PRESIDENTE. Metto in votazione la prima parte. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Metto in votazione la seconda parte. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Il Consiglio verrà convocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 22 e 53.