Seduta n.218 del 10/03/1993 

CCXVIII SEDUTA

(POMERIDIANA)

MERCOLEDI'10 MARZO 1993

Presidenza del Vicepresidente FADDA ANTONIO

INDICE

Comunicazioni del Presidente ……………

Disegni di legge (Annunzio di presentazione) …………………

Disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1993)" (344), "Bilancio di previsione per l'anno finanziario 1993 e bilancio pluriennale per gli anni 1993-1994-1995" (345) e della "Proposta di programma pluriennale 1993-1995" (Progr. n. 39). (Discussione):

SELIS, relatore di maggioranza. ………………

COGODI, relatore di minoranza ………………….

CABRAS, Presidente della Giunta ……………………

Proposta di legge Cogodi - Sanna E. - Pes - Cuccu - Dadea - Barranu - Casu - Cocco - Ladu L. - Lorelli - Manca - Muledda - Pubusa - Ruggeri - Satta G. - Serri - Urraci - Zucca: "Recepimento nell'ordinamento giuridico della Regione dell'articolo 6 della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull'organizzazione del mercato del lavoro)" (213). (Discussione dell'articolato e approvazione):

COGODI...................................

TAMPONI ................................

BAROSCHI .............................

(Votazione per appello nominale)

(Risultato della votazione).........

Sull'ordine dei lavori:

RUGGERI …………….

CABRAS, Presidente della Giunta ………………..

La seduta è aperta alle ore 17 e 20.

PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 24 febbraio 1993 (215), che è approvato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 27 ottobre 1992, 18 e 24 novembre 1992; 1, 7, 14, 22 e 30 dicembre 1992; 12, 14, 18 e 26 gennaio 1993.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Annunzio che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:

"Disposizioni varie in materia di attività culturali e sociali". (368)

(Presentato il 3 marzo 1993 ed assegnato alla quinta Commissione.)

"Norme per l'accesso agli impieghi nell'amministrazione regionale e negli enti pubblici strumentali della Regione". (369)

(Presentato il 3 marzo 1993 ed assegnato alla prima Commissione.)

"Integrazione dell'articolo 27 della legge regionale 25 giugno 1984, n. 33, recante: 'Norme attuative della legge-quadro sul pubblico impiego, modificative ed integrative della legge regionale 17 agosto 1978, n. 51, e successive modificazioni ed integrazioni'". (370)

(Presentato il 3 marzo 1993 ed assegnato alla prima Commissione.)

Discussione dell'articolato e approvazione della proposta di legge Cogodi - Sanna E. - Pes - Cuccu - Dadea - Barranu - Casu - Cocco - Ladu L. - Lorelli - Manca - Muledda - Pubusa - Ruggeri - Satta G. - Serri - Urraci - Zucca: "Recepimento nell'ordinamento giuridico della Regione dell'articolo 6 della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull'organizzazione del mercato del lavoro)". (213)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolato del disegno di legge numero 213 per il quale era stata esaurita la discussione generale.

Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

PORCU, Segretario:

Art. 1

1. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 3, lettera a), della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, è integralmente recepita nell'ordinamento giuridico della Regione autonoma della Sardegna la disciplina di cui all'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e sue successive integrazioni e modificazioni.

PRESIDENTE. All'articolo 1, è stato presentato un emendamento sostitutivo totale. Se ne dia lettura.

PORCU, Segretario:

Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale

Art. 1

1. Alle assunzioni del personale dell'Amministrazione regionale e degli enti pubblici strumentali della Regione con qualifiche o profili professionali per l'accesso ai quali occorra il possesso del titolo di studio non superiore a quello della scuola dell'obbligo e, ove richiesto, di specifiche specializzazioni, qualificazioni, abilitazioni e patenti, si provvede mediante richiesta di avviamento a selezione da inoltrare all'ufficio del lavoro competente per territorio a cura del servizio del personale dell'Amministrazione regionale o degli enti. La richiesta deve indicare:

a) la qualifica funzionale, il profilo professionale e il livello retributivo;

b) il titolo di studio richiesto;

c) specializzazioni, qualificazioni, abilitazioni, patenti, ove richieste;

d) ogni altro titolo o requisito di legge.

2. La richiesta di cui al precedente comma è effettuata per un numero di iscritti alle liste del collocamento maggiorato, rispetto al numero dei posti da coprire per ciascun profilo professionale, nella seguente percentuale, con arrotondamento delle frazioni all'unità superiore:

a) del 100 % per l'assunzione di un numero di dipendenti sino a cinque unità;

b) del 50 % per l'assunzione di un numero di dipendenti da sei a dieci unità;

c) del 30 % per le assunzioni oltre dieci unità.

3. Per i servizi e i settori con circoscrizione amministrativa compresa in quella di una sola Sezione circoscrizionale per l'impiego, la richiesta di avviamento a selezione è rivolta alla selezione medesima; per i servizi e i settori con circoscrizione compresa in quella di competenza di più Sezioni circoscrizionali per l'impiego, la richiesta è inoltrata a ciascuna di dette sezioni. La richiesta è trasmessa anche all'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione nel caso siano interessate più circoscrizioni della stessa provincia, ovvero all'Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione, nel caso siano interessate più circoscrizioni di province diverse, perché formulino sulla base dei punteggi comunicati dalle Sezioni circoscrizionali interessate, apposita graduatoria unica integrata dei lavoratori individuati dalle Sezioni medesime secondo l'ordine delle rispettive graduatorie approvate.

Nell'ipotesi in cui le Sezioni circoscrizionali per l'impiego, gli Uffici provinciali del lavoro e l'Ufficio regionale del lavoro si trovino nell'impossibilità di avviare alla selezione un numero di lavoratori almeno pari a quello richiesto, l'Amministrazione regionale provvede a bandire apposita selezione pubblica per i posti che restino da ricoprire, alla quale sono ammessi i lavoratori iscritti nelle liste delle sezioni circoscrizionali per l'impiego della Sardegna.

4. I lavoratori avviati a selezione sono sottoposti a prove attitudinali o a sperimentazioni lavorative i cui contenuti sono da determinare con riferimento a quelli previsti nelle declaratorie e nei mansionari di qualifica o profili professionali del comparto e dell'amministrazione o ente che procede all'assunzione. Le prove sono effettuate, a pena di nullità, in seduta pubblica e devono tendere ad accertare l'idoneità del lavoratore a svolgere le mansioni proprie del profilo professionale di assunzione e non comportano formazione di graduatoria. Con apposito provvedimento dei competenti organi dell'Amministrazione e degli enti sono indicati espressamente gli indici di riscontro dell'idoneità ai quali le commissioni di selezione devono attenersi strettamente nell'esecuzione del riscontro medesimo.

5. La commissione giudicatrice della selezione è composta da tre funzionari di qualifica funzionale non inferiore all'ottava sorteggiati tra quelli inclusi in appositi elenchi formati in relazione all'area professionale nel cui ambito sono compresi i profili professionali di assunzione. L'Assessorato regionale competente in materia di personale e i competenti organi degli enti individuano le aree professionali e formano gli elenchi dei funzionari relativi a ciascuna area. I funzionari che abbiano fatto parte di una commissione sono depennati dall'elenco sino all'esaurimento dell'elenco stesso e possono essere esonerati da tali compiti con provvedimento dell'Assessore competente in materia di personale o del competente organo dell'ente solo per giustificati motivi.

6. Ai fini delle assunzioni dei soggetti appartenenti alle categorie protette di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 482 e successive modificazioni e integrazioni, si applicano le disposizioni previste negli articoli 36, primo comma, e 42, primo comma, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29.

7. I pubblici concorsi e le pubbliche selezioni, ivi comprese quelle bandite per le assunzioni di cui alla legge n. 482 del 1968, indetti dall'Amministrazione regionale e dagli enti con provvedimenti divenuti esecutivi alla data di entrata in vigore della presente legge, qualora non abbiano avuto inizio le prove alla data predetta, sono assoggettati alla nuova disciplina che stabilita prevista dalla presente legge.

8. Le assunzioni del personale dell'Amministrazione regionale e degli enti sono disposte nel rispetto dei limiti dei posti vacanti nelle dotazioni organiche delle qualifiche funzionali dell'Amministrazione e degli enti ed in relazione alle esigenze funzionali ed operative delle dipendenti strutture organizzative. Le esigenze stesse sono definite sulla base dei contingenti organici delle strutture medesime, formalmente determinati ogni triennio dalla Giunta regionale e dai competenti organi istituzionali degli enti, secondo la metodologia di rilevazione analisi dei carichi di lavoro.

9. I lavoratori assunti ai sensi della presente legge non possono essere trasferiti, comandati o distaccati dalla sede di destinazione prima che siano trascorsi sette anni dalla assunzione fatti salvi i casi di riduzione da contingente organico del servizio di assegnazione e della impossibilità di impiegarli in Servizi ubicati nella medesima sede di destinazione. (1)

PRESIDENTE. All'emendamento numero 1 è stato presentato un emendamento aggiuntivo. Se ne dia lettura.

PORCU, Segretario:

Emendamento aggiuntivo all'emendamento numero 1 Cogodi

All'art. 1, prima riga, dopo le parole "dell'Amministrazione regionale" si aggiunge: "del Consiglio regionale". (2)

PRESIDENTE. Così come ho avuto modo di comunicare durante la discussione generale, la Presidenza ritiene l'emendamento presentato dall'onorevole Cogodi inammissibile, in quanto estraneo all'oggetto in discussione. Tenuto conto anche delle assicurazioni che sono state fornite dalla Presidenza sulla volontà di recepire in atti successivi le proposte e le finalità che si intendono raggiungere attraverso questo emendamento aggiuntivo, io prego il consigliere Cogodi di ritirarlo, altrimenti sarò costretto a dichiararlo inammissibile.

Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Gruppo Misto). A me dispiace che il Presidente del Consiglio facente funzioni si dichiari costretto a dichiarare inammissibile un emendamento a una legge, posto che costretto proprio non è. Può ritenerlo inammissibile e dichiararlo tale con tutto quello che ne consegue perché io vorrei comprendere in base a quale norma positiva del sistema giuridico regionale possa essere dichiarato inammissibile questo emendamento. In buona sostanza noi stiamo proponendo che il Consiglio regionale deliberi con legge, esplicando quindi la sua funzione primaria che è quella legislativa. Non capisco a quale muro insormontabile, a quale norma positiva si fa riferimento. Lo si dica perché rimanga certificato agli atti di questa Assemblea legislativa che verrebbe impedita di legiferare se l'emendamento fosse dichiarato inammissibile. Altra cosa è che l'Aula lo respinga. Il Consiglio è sovrano, e può deliberare in un modo o in un altro, ma non essere impedito di deliberare. Dov'è la riserva normativa in favore della improponibilità di norme di legge per il Consiglio regionale? Dov'è?

PRESIDENTE. Nel Regolamento.

COGODI (Gruppo Misto). Non è una risposta, il Regolamento è qui, ce l'abbiamo tutti. Potrebbe trattarsi, se ho ben capito, dell'articolo 129 del Regolamento o sbaglio? Laddove si dice che la nomina, le promozioni e la destituzione del personale degli uffici del Consiglio, nonché il trattamento economico del personale stesso, sono di competenza dell'Ufficio di Presidenza. Ma chi sta impedendo all'Ufficio di Presidenza di fare la nomina? Noi stiamo normando in materia di procedure che preordinano quanto è indispensabile ai fini della nomina. Non è scritto nel Regolamento neppure che l'Ufficio di Presidenza deve fare i concorsi. Che ricorra una procedura concorsuale o meno...

(Interruzioni)

Io non so se mi devo appellare alla polizia interna del Consiglio o alla polizia esterna per impedire al collega onorevole - o come si vorrà chiamare - Satta di disturbare un consigliere regionale.

SATTA GABRIELE (P.D.S.). Non ho detto niente io.

COGODI (Gruppo Misto). L'hai detto benissimo e l'hai detto a voce alta e si è pure sentito. Io chiedo, come consigliere regionale, di essere innanzitutto tutelato e chiedo se mi devo appellare alla polizia interna o alla polizia esterna perché non se ne può più davvero.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non credo che ricorrano queste condizioni.

COGODI (Gruppo Misto). Non se ne può più.

PRESIDENTE. Sicuramente gli atti di questo Consiglio testimoniano l'esatto contrario.

COGODI (Gruppo Misto). Impedisca a chiunque di disturbare chi fa il suo mestiere e il suo lavoro, perché qui siamo tutti eletti e siamo anche retribuiti per fare il nostro lavoro. Chi ha da dire cose che dicano o contraddicano alzi la mano e le dica e non disturbi, per favore!

SATTA GABRIELE (P.D.S.). Io non ho aperto bocca.

COGODI (Gruppo Misto). Avevo augurato questa mattina che fosse l'ultima volta, invece era la penultima.

SATTA GABRIELE (P.D.S.). Se devo assentarmi…

COGODI (Gruppo Misto). Faccia quello che vuole, l'importante è che non disturbi quando uno di noi parla.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego continui a illustrare al Consiglio la sua posizione.

COGODI (Gruppo Misto). Dicevo che non esiste nella normativa della Regione un qualche cosa di ostativo. L'articolo 129 del Regolamento dice che la nomina del personale è riservata all'Ufficio di Presidenza. La nomina cos'è? E' l'atto formale di nomina da parte dell'Ufficio di Presidenza, così come è necessaria una deliberazione della Giunta regionale per l'amministrazione attiva, per l'organizzazione interna del Consiglio l'atto formale di nomina è riservato l'Ufficio di Presidenza.

PRESIDENTE. E' l'atto conclusivo di un procedimento complesso.

COGODI (Gruppo Misto). Esatto, però adesso non mi impedisca anche lei di svolgere il mio intervento. E' l'atto conclusivo di un procedimento. La nomina è un atto autonomo. Il Regolamento non dice da nessuna parte che l'Ufficio di Presidenza, in quanto organo di garanzia interno del Consiglio, deve indire concorso pubblico, o deve indire selezione, o deve chiamare dall'Ufficio di collocamento, tant'è che autonomamente se vuole può scegliere una qualsiasi di queste procedure. L'Ufficio di Presidenza può indire un concorso o può fare una selezione perché così è accaduto nel tempo, si vada a ricostruire la storia degli attuali dipendenti del Consiglio e si troverà che talora si è fatto un concorso, talora si è fatta una selezione, talora si sono adottati altri criteri e parametri. Nel Regolamento non è previsto l'obbligo del concorso pubblico, per cui l'Ufficio di Presidenza può scegliere autonomamente uno qualsiasi dei procedimenti. Nella pubblica amministrazione oggi è previsto un procedimento che è il più garantito e garantista per le figure professionali fino alla quarta categoria, cioè per il personale esecutivo, che non prevede il ricorso al concorso pubblico. Questo è un principio che vale per tutti gli uffici pubblici dello Stato e della Regione e se il principio è valido per tutti gli uffici pubblici non capisco perché non debba esser valido per il Consiglio regionale. Fermo restando che l'Ufficio di Presidenza fa le nomine, esattamente come dice il Regolamento. Dov'è l'impedimento? Io non lo vedo e credo che su questo si debba pronunciare il Consiglio. Il Consiglio è sovrano, fa le leggi, le fa come ritiene, nessuno di noi si offende se il Consiglio regionale delibera in un modo o in un altro.

Seconda considerazione rapidissima: si è detto da più parti che al fondo di questa vicenda non c'è una questione di principio. Io invito i colleghi del Consiglio a pensarci un attimino. Non c'è una questione astratta di principio, di difesa di prerogative in astratto, c'è una questione pratica. C'è un concorso indetto dall'Ufficio di Presidenza, che riguarda figure professionali impiegatizie e funzionariali ed è ovvio ed è giusto che ci sia il concorso, perché deve essere selezionato il miglior personale, con quello che vale e con quello che costa un concorso per le funzioni impiegatizie e funzionariali. Ma per le funzioni esecutive, cioè per le mere funzioni d'ordine, per l'assunzione dei commessi, che senso ha che il Consiglio regionale insista a chiamare 30 mila persone - tante sono le domande - per selezionare 12 esecutivi? Che senso ha chiamare 30 mila persona, e spendere 2 miliardi per un concorso assurdo? Si dice che è già stata impegnata una somma in un contratto con una società informatica, per cui si sarebbero già spesi 300 milioni nei preliminari. Questo è un concorso per cui nel bilancio interno del Consiglio è previsto che si debba spendere più di 2 miliardi.

Perché volete spendere 2 miliardi per importunare 30 mila persone e per selezionare 12 esecutivi, quando invece si possono chiamare i primi iscritti alle liste di collocamento e vedere quali sono i migliori che sappiano porgere un bicchiere d'acqua, o svolgere gli altri servizi semplici, richiesti a commessi e agli uscieri, forse anche fare una fotocopia, perché da qualche giorno ci manca la rassegna stampa perché ci è stato riferito che qualche commesso - non dico tutti, guai a fare mazzi e mettere tutti insieme - ha scoperto che nel mansionario non è scritto che deve fare le fotocopie. Così da qualche giorno non abbiamo la rassegna stampa perché i giornalisti la fanno, ma pare che qualche commesso, siccome non è previsto nel mansionario, non faccia le fotocopie. Quindi abbiamo non un sistema che funziona benissimo, ma tante distonie e tante cose che non vanno. Per selezionare questo tipo di personale dobbiamo dunque importunare 30 mila persone e spendere 2 miliardi? Li volete spendere? Li volete sprecare? Io dico che è assurdo. Per cui se la Regione intende rimuovere la riserva di legge e disciplinare in modo diverso questa materia è inconcepibile che solo il Consiglio per il suo personale esecutivo, non voglia applicare una legge dello Stato, che diventerebbe anche legge della Regione valida per tutti eccezion fatta per gli uffici del Consiglio regionale. Io ritengo che sarebbe assurdo, però si pronuncino i consiglieri regionali. Sono sicuro che se a chiunque di noi venisse chiesto in qualsiasi sede perché il Consiglio regionale pretende di avere questo privilegio, risponderebbe che è assurdo. Non si riesce a modificare nulla, facciamo tanti ragionamenti, parliamo di grandi riforme sempre in astratto ma in concreto quando dobbiamo scrivere una norma su cose grandi o piccole, siamo disposti a fare grandi discorsi ma mai a compiere un passo per modificare in concreto una cosa. Qui credo che basti poco per dare un segno di coerenza rispetto ai ragionamenti che si fanno. Per queste ragioni non ritiro l'emendamento. Chiedo cortesemente alla Presidenza di rivedere la sua posizione sulla inammissibilità perché ritengo che non sia fondata e di consentire che il Consiglio regionale, con chiamata nominativa, manifesti la sua volontà sovrana e inoppugnabile.

PRESIDENTE. Ho già avuto modo di comunicare al Consiglio che, senza entrare nel merito del provvedimento che lei ha presentato attraverso l'emendamento, le eventuali modifiche per quanto concerne il Regolamento e le attribuzioni del Consiglio di Presidenza possono essere introdotte attraverso una procedura che non è quella del disegno di legge presentato dalla Giunta. Sono altre le strade da percorrere se si vuole intervenire rispetto a dei procedimenti e delle attribuzioni espressamente previste dal Regolamento approvato da questo Consiglio regionale. Quindi, nel confermare l'inammissibilità, poiché lei insiste che sull'emendamento che lei ha presentato si pronunci il Consiglio regionale, ai sensi dell'articolo 88, secondo comma del Regolamento interno, pongo in votazione questa richiesta. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

E' in discussione l'emendamento numero 1 sostitutivo totale presentato dalla Giunta regionale.

Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.

TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, stavo per presentare un emendamento sostitutivo parziale a questo emendamento, ma poi parlando con la Giunta, con l'assessore Collu e con l'onorevole Cogodi, presentatore del progetto di legge, ho ritenuto opportuno rimandare l'approfondimento di questo aspetto a quando tratteremo il disegno di legge sugli accessi che è già stato presentato dalla Giunta regionale e del quale disegno di legge, di fatto, questo emendamento all'articolo 1 è uno stralcio. Anticipo già per i colleghi, che secondo me dovrebbero approfondire questo aspetto, il contenuto della proposta.

Io ritengo che dovrebbe essere reso possibile all'amministrazione regionale o agli enti strumentali di chiedere gli elenchi dei disoccupati sino alla quinta qualifica funzionale, non alle varie circoscrizioni regionali per l'impiego, ma all'Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione in modo da ottenere una graduatoria integrata, che tenga conto delle varie graduatorie degli uffici circoscrizionali per l'impiego esistenti in Sardegna, in maniera tale da rendere possibile in tutta la Sardegna l'accesso alla selezione in misura proporzionale al numero dei disoccupati iscritti nelle singole circoscrizioni. Io credo che sia un problema un po' complesso che andrebbe approfondito in maniera più articolata. Rinuncio quindi a presentare questo emendamento ma mi affido alla sensibilità dei colleghi perché si voglia approfondire questo aspetto per far sì che non siano selezionati solo quelli che risiedono nelle circoscrizioni per l'impiego ove hanno sede gli uffici regionali o gli enti strumentali della Regione a cui sono destinate le assunzioni, ma che tutti i disoccupati della Sardegna abbiano le stesse possibilità di accedere agli impieghi regionali e al sistema regionale allargato indipendentemente dal luogo ove essi risiedono.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

SECHI, Segretario:

Art. 2

1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 33 dello Statuto speciale per la Sardegna ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

SECHI, Segretario:

Emendamento soppressivo totale Mannoni - Baroschi

Art. 2

L'art. 2 è soppresso. (3)

PRESIDENTE. Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi.

BAROSCHI (P.S.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.). A me sembra che l'articolo sull'urgenza che nello spirito e negli intendimenti dei presentatori della legge era valido l'8 maggio 1991, sia fuori luogo, non foss'altro per una questione di stile, quando il Consiglio esamina la proposta dopo due anni. Voto contro l'urgenza perché non mi pare che sussistano motivi di urgenza per questa legge.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'articolo 2. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della proposta di legge numero 213.

Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 77 corrispondente al nome della consigliera Urraci.) Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dalla consigliera Urraci.

SECHI, Segretario, procede all'appello:

Rispondono sì i consiglieri: Urraci - Usai E. - Usai S. - Zucca - Amadu - Atzeni - Atzori - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Dadea - Deiana - Demontis -Desini - Dettori - Erittu - Fadda F. - Ferrari - Giagu - Ladu G. - Ladu L. - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Meloni - Merella - Mereu S. - Morittu - Mulas F. - Mulas M.G. - Murgia - Onida - Onnis - Pes - Pili - Planetta - Porcu - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Satta G. - Sechi - Selis - Serra - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Tidu.

Si è astenuto: il Vicepresidente Fadda Antonio.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione della proposta di legge numero 213.

presenti 61

votanti 60

astenuti 1

maggioranza 31

favorevoli 60

(Il Consiglio approva)

Discussione dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1993)" (344), "Bilancio di previsione per l'anno finanziario 1993 e bilancio pluriennale per gli anni 1993-1994-1995" (345) e della "Proposta di programma pluriennale 1993-1995". (Progr. n. 39)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge numero 344, 345 e della proposta di programma 39.

Dichiaro aperta la discussione generale congiunta.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERI (P.D.S.). Per chiederle, signor Presidente, mentre ci accingiamo alla discussione sul bilancio e sulla finanziaria, se è possibile prima della discussione generale conoscere da parte della Giunta quali siano i suoi intendimenti...

PRESIDENTE. Onorevole Cabras, l'onorevole Ruggeri sta rivolgendo una richiesta.

RUGGERI (P.D.S.). Dicevo che ci accingiamo alla discussione del bilancio e della finanziaria, quindi c'è un rapporto tra la discussione che si apre in questo momento e la richiesta che è stata avanzata anche questa mattina circa gli intendimenti della Giunta regionale in ordine al sostegno alla vertenza Enichem di Macchiareddu, e quindi alla difesa dell'apparato chimico sardo. Chiedo se è possibile, prima della discussione generale, conoscere gli intendimenti della Giunta.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Io penso che, siccome stiamo per iniziare la discussione generale sui provvedimenti in materia di bilancio e di legge finanziaria, nel corso della discussione su questi provvedimenti avremo modo di approfondire questo argomento e di avanzare una proposta. La Giunta già nella passata seduta ha valutato l'opportunità di proporre un provvedimento a sostegno della lotta dei lavoratori, non solo di Macchiareddu ma di tutte le altre realtà dove ci sono lavoratori che sono in una fase di occupazione e di autogestione. Il provvedimento, se verrà proposto, sarà un provvedimento di carattere generale per sua natura. Non ci sono difficoltà per la individuazione delle risorse finanziarie, ma c'è ancora qualche problema aperto in relazione allo strumento da adoperare. Proprio poco fa parlavo con i colleghi su questo argomento per capire se il fondo sociale può essere uno strumento adeguato o se esistono altri strumenti già previsti che con un emendamento di carattere normativo possano consentire di perseguire le finalità di ordine generale, nelle quali possono trovare risposta i casi particolari che sono stati segnalati. Io chiederei di iniziare la discussione generale sui provvedimenti di bilancio e nel corso della discussione generale, quindi stasera, spero di poter arrivare a una prima valutazione da sottoporre preventivamente alla valutazione dei colleghi.

RUGGERI (P.D.S.). Quindi con un emendamento.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Ma l'emendamento deve essere presentato al momento giusto, non può essere presentato nell'ambito della discussione generale.

(Interruzioni)

Ovviamente, se c'è un consenso, la Giunta non si sottrae a svolgere questa funzione.

Discussione dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1993)" (344), "Bilancio di previsione per l'anno finanziario 1993 e bilancio pluriennale per gli anni 1993-1994-1995" (345) e della "Proposta di programma pluriennale 1993-1995". (Progr. n. 39)

PRESIDENTE. Sono in discussione quindi i disegni di legge numero 344, 345 e il programma numero 39. Come consuetudine la discussione generale su questi tre provvedimenti è congiunta.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Selis, relatore di maggioranza .

SELIS (D.C.), relatore di maggioranza. Presidente, colleghi, credo che non sfugga a nessuno - e ne stiamo discutendo ormai da giorni - che questo bilancio e questo programma arrivano in Aula in un momento particolarmente grave e delicato della situazione economica e sociale, e l'analisi della situazione economica e sociale è stata al centro anche delle riflessioni della Commissione, la quale non solo ha istruito i documenti contabili per l'Aula, ma su questa situazione si è soffermata.

Per quanto riguarda il bilancio, la finanziaria e il programma devo dire preliminarmente che, come il Consiglio sa, sono stati approvati in Commissione a fine febbraio e quindi nei tempi regolamentari. Il metodo che in Commissione è stato seguito per esaminare i provvedimenti - il metodo politico intendo dire - è stato quello di aprire un confronto costruttivo con tutte le componenti della Commissione, maggioranza e opposizione. Devo sottolineare che, nonostante la maggioranza avesse almeno in teoria un'ampia proporzione di consensi, lo sforzo che si è fatto per ragionare all'interno della maggioranza e delle opposizioni è stato rivolto a tentare di trarre, da tutti i suggerimenti e da tutte le proposte che da più parti venivano, il massimo della positività.

Credo che il metodo che abbiamo seguito in Commissione, sia l'espressione del parlamentarismo più alto, più significativo, del tentativo di aprire un dialogo sui temi alti dell'impegno e dei problemi dello sviluppo. Lo dico in un momento in cui pare quasi che il parlamentarismo stia per diventare un istituto in disuso sostituito da altre forme di governo, da altri assetti istituzionali. A noi è sembrato invece che gestire e animare nelle istituzioni il confronto sia ancora un fatto estremamente positivo e sia stato produttivo di effetti importanti. Il confronto è stato fatto e la mediazione è stata fatta sui temi alti dello sviluppo, del lavoro, dell'economia, della razionalizzazione della spesa, della riqualificazione dell'azione amministrativa della Regione e credo che i risultati siano significativi. Dicendo queste cose, dando atto dell'impegno di tutte le componenti e dei risultati significativi raggiunti, noi non ci illudiamo e nessuno si illude che il bilancio che stiamo discutendo e discuteremo nei prossimi giorni sia di per sé sufficiente a fronteggiare la crisi. Diciamo che questo documento contabile è il massimo forse che si sia potuto fare o comunque è un punto avanzato di quello che era possibile fare. E' un passo importante, ma a nessuno sfugge il fatto che le nostre manovre di politica economica sono ancora inadeguate alla gravità della crisi. Dobbiamo introdurre ancora grandi innovazioni nella stessa struttura del bilancio, nel nostro modo di comportarci e di amministrare la spesa e le strutture. In Commissione abbiamo tentato, con lucidità e coraggio, per quanto possibile, anche se con qualche dose di approssimazione, di tagliare le spese correnti, di tagliare le spese per convenzioni, di tagliare, o quanto meno contenere, i trasferimenti agli enti, di tagliare le spese di funzionamento. Si dirà che forse si poteva fare di più, e io credo che si possa e si debba tentare di fare di più nel contenimento e nella riqualificazione della spesa, ma questa è una azione che riguarda il Governo regionale e che richiede una verifica precisa, puntuale dei capitoli, degli obiettivi, delle procedure della spesa. In Commissione si è fatto uno sforzo per ridurre al massimo la spesa corrente e per concentrarla negli investimenti produttivi. Voi sapete che la finanziaria di quest'anno non consente innovazioni normative e quindi la concentrazione delle risorse negli investimenti produttivi ha riguardato essenzialmente i settori e le normative esistenti. I fondi per l'agricoltura hanno superato i 500 miliardi, l'artigianato, il turismo, l'industria quasi 200 miliardi. Ci sono stati alcuni stanziamenti significativi nelle tabelle dei nuovi oneri proprio per consentire alle leggi di accompagnamento di avere le risorse e di attuare la manovra complessiva.

Una riflessione particolare è stata fatta per le politiche del lavoro, per confermare che queste devono integrarsi con le politiche produttive e che questa integrazione deve rinviare a una verifica dei ritardi e delle lentezze nell'attuazione dei progetti speciali dell'articolo 92. Questo dibattito ha consentito alla Commissione di individuare alcuni limiti, alcune vischiosità burocratiche e di individuare alcune innovazioni che, proposte alla Giunta, sono state in linea di massima dalla Giunta recepite e discusse giustamente nella Commissione competente in materia, nella Commissione del lavoro. Altre innovazioni riguardano gli interventi previsti di cui si è tratteggiata una fisionomia normativa per le zone depresse. Si sono fatti stanziamenti significativi per la ricerca, si sono in qualche modo poste le basi per politiche attive in materia di politiche industriali e politiche di sviluppo. Queste sono in sintesi, le indicazioni della struttura del bilancio regionale, così come sono state approvate dalla Commissione.

La Commissione ha tra l'altro dovuto affrontare, come voi sapete, quest'anno una fase nuova della predisposizione del bilancio perché i limiti introdotti con la legge di contabilità regionale l'anno scorso delineano e delimitano la portata della legge finanziaria e fanno sì che una serie di provvedimenti che prima entravano nella legge finanziaria debbano questa volta essere proposti con leggi di accompagnamento. La finanziaria diventa uno strumento più snello, più agile e più limitato nella portata e va integrata dalle norme di accompagnamento che le Commissioni di merito hanno discusso e stanno approvando. Però questo ha posto alla Commissione, e credo che ponga al Consiglio e a tutti noi, un importante problema di metodo, quello di capire esattamente qual è la portata delle leggi di accompagnamento e in che modo le leggi di accompagnamento si integrano e sono coordinate con la legge finanziaria e con il bilancio.

Da questo punto di vista se non affrontassimo in questo contesto, prima ancora di passare all'esame degli articoli della finanziaria e all'approvazione del bilancio, questo problema del coordinamento tra finanziaria e leggi di accompagnamento l'intera manovra assumerebbe una incertezza che nuocerebbe all'efficienza e all'efficacia della stessa. Una ipotesi che in Commissione è stata fatta e che io ripropongo qui è di considerare davvero le leggi di accompagnamento come strumenti che attuano la manovra di bilancio e che quindi sono raccordati al bilancio da un lato a livello finanziario, trovando una copertura nella tabella nuovi oneri legislativi, da un altro lato, a livello di programma, dovendo attuare le strategie indicate nel programma. Questo per dire che il parere che la Commissione programmazione dovrà dare sulle leggi di accompagnamento non può essere dato, se passa questa tesi, prima dell'approvazione del bilancio perché il parere di congruità, che dovremo dare come Commissione programmazione sulle leggi di accompagnamento, dovrà appunto esprimersi sulla congruità tra queste leggi di accompagnamento e il bilancio. Ma se il bilancio non è stato approvato questo parere di congruità non può essere espresso, almeno non può essere espresso per quei casi in cui nella struttura del bilancio non è già definito lo stanziamento. Per esempio nel caso della leggina per l'industria essendo già previsto lo stanziamento nella tabella nuovi oneri, il parere può essere espresso. Ed è stato espresso proprio perché c'è sintonia fra legge di bilancio e legge di accompagnamento. Ma noi sappiamo che ci sono sul tappeto altri provvedimenti estremamente importanti e direi qualificanti della manovra, per i quali questo coordinamento non è stato fatto e questo apre un problema fondamentale di merito.

Signor Presidente, colleghi, dicevo prima che la Commissione, oltre ad analizzare i provvedimenti finanziari e di bilancio, si è soffermata sulla crisi, e la dimensione della crisi è stata presente in ogni fase dei lavori della Commissione. Noi abbiamo percepito, come in quest'aula in questi giorni è ampiamente emerso, che siamo di fronte non solo a una crisi di proporzioni disastrose, e le tensioni sociali, i dati sulla disoccupazione, la rabbia non solo dei lavoratori, ma di tutti noi, l'angoscia per questi fatti, sono i dati più evidenti di questa crisi, siamo di fronte ad una crisi, non solo rappresentata dai dati della disoccupazione e della crisi industriale, ma a una crisi di prospettive, una crisi storica, una crisi inquietante. Credo che noi siamo di fronte ad una crisi inquietante di tipo totalmente nuovo, siamo di fronte ad un cambiamento epocale, ci mancano le categorie concettuali, le teorie, gli strumenti intellettuali per capire sino in fondo la crisi. Non siamo ancora in grado di diagnosticarla e tanto meno di proporre delle politiche. Siamo di fronte ad un cambiamento epocale, sta cambiando la natura dell'economia, la natura della società industriale, la natura dei sistemi produttivi e tutto questo cambiamento, questo profondo sconvolgimento che non riguarda solo la Sardegna, l'Italia, l'Europa ma che è davvero di livello planetario, si ripercuote su di noi nella situazione presente. Non siamo solamente di fronte ad una stagnazione e a una recessione. Siamo di fronte ad un processo che tende a ridisegnare profondamente la geografia mondiale dello sviluppo, a stabilire in quali aree nei prossimi anni andranno ad allocarsi le risorse, gli investimenti, lo sviluppo e quali aree, invece, diventeranno marginali.

Stiamo ridisegnando il sistema mondiale dell'economia e il sistema mondiale del potere e lo stiamo facendo in termini nuovi. In altre epoche queste cose avvenivano dopo le grandi guerre, adesso siamo in una situazione di guerra non combattuta, di guerra economica, di riassetto complessivo del sistema internazionale ed è su questa lunghezza d'onda che dobbiamo fare uno sforzo per ragionare e per sintonizzarci. Stiamo assistendo al cambiamento della geografia dello sviluppo e allo spostamento dell'asse dello sviluppo dall'Atlantico al Pacifico. Anche l'Europa più avanzata rischia di essere marginale in questo contesto se non riuscirà ad integrarsi e a diventare, non solo un grande mercato ma anche qualcosa di più, cioè uno Stato, un livello istituzionale, in grado al suo interno di governare questo mercato in funzione dell'equilibrio.

L'Italia paga il tentativo di questa integrazione europea, dovendo ricondurre a razionalità i conti economici interni, l'indebitamento, l'inflazione e quindi dovendo ricondurre a rigore una situazione finanziaria grave e squilibrata. Ma non ci sono alternative. Solo se l'Europa riuscirà a trovare questo livello di integrazione e se l'Italia riuscirà a stare in Europa noi forse riusciremo ad agganciarci ad un sistema di sviluppo straordinariamente più dinamico, ma anche straordinariamente più squilibrato e squilibrante di quelli che abbiamo visto. Questa situazione pone dei problemi enormi, li pone all'Europa, li pone al nostro Paese che nel contenere la spesa pubblica, nel contenere l'inflazione devono rivedere le proprie politiche e questa revisione sta andando, purtroppo, troppo pesantemente a discapito delle aree svantaggiate. Ma a fronte di questa situazione i problemi che complicano la nostra realtà regionale e nazionale sono anche altri. Sono i problemi che derivano dalla crisi istituzionale di cui abbiamo discusso, dalla crisi politica, dalla crisi morale, dalla crisi sociale complessiva che investe l'assetto stesso dello Stato, della società, la stessa leadership del Paese. Ci chiediamo chi governerà la crisi, chi governerà la transizione. Noi siamo di fronte a uno Stato debole, a uno Stato logorato e che sta logorando. Di questo dobbiamo farci carico per comprendere che la situazione è profondamente diversa dagli anni '60 in cui eravamo in una situazione di Stato nascente, di Stato in sviluppo, in cui il rafforzamento dell'autonomia era legato alla capacità che noi avevamo e avremmo potuto sviluppare di mettere in campo politiche contestative, rivendicative, di acquisizione di poteri e di risorse. Sono politiche che anche adesso dobbiamo mettere in campo e credo che le iniziative presentate ieri dalla Giunta e discusse in Consiglio siano significative. Credo che denunciare la debolezza dello Stato, del Governo non significa ignorare le inadempienze, le responsabilità, significa però pensare che l'azione che stiamo qui sviluppando da sola non sarà sufficiente perché c'è un quadro politico, economico, sociale complessivo che non può consentirci di pensare che una politica rivendicativa da sola possa darci risorse, poteri e competenze in grado di fronteggiare la crisi.

Questa situazione riporta in quest'Aula, signor Presidente, la responsabilità di iniziative politiche, culturali, sociali, di riforma, molto più incisive che integrino la linea fondamentale che il Presidente della Giunta ieri ha illustrato, che il Consiglio ha dibattuto e che dibatteremo i prossimi giorni, ma la integrino, la rafforzino, le diano spessore, dimensione, tensione, attraverso il disegno di una politica che investa quest'Aula, che le dia dignità, elevandone il livello di produzione, di elaborazione politica. Intendo dire che dobbiamo, a fronte di una politica contestativa, mettere in campo una reale stagione nuova per rifondare l'autonomia. Occorre davvero - lo abbiamo detto tante volte - non perderci soltanto dietro leggine di piccole riforme; occorre davvero mettere in campo una nuova stagione di riforme, ripensare l'autonomia nel quadro delle riforme dello Stato che sono in corso. Occorre che la protesta sia fertilizzata ed elevata dalla proposta, occorre il massimo di unità politica e sociale in quest'Aula e in questa Regione, occorre che la classe dirigente, la classe politica prima di tutto, ma poi tutte le classi dirigenti, dal sindacato, ai lavoratori, alle imprese, alla cultura, trovino i massimo di sforzo, di qualificazione, facciano un salto di qualità nel rigore dei loro comportamenti, delle loro scelte, del loro impegno. Anche in Consiglio noi dobbiamo verificare criticamente - so che qualche volta questo discorso è stato mal tollerato in quest'Aula - se il nostro modo di lavorare, di produrre in quest'Aula, nelle Commissioni, nel Governo regionale e sono davvero adeguati a affrontare questa nuova stagione di rifondazione dell'autonomia, se davvero noi stiamo dispiegando il massimo d'impegno, di cultura, di elaborazione, di confronto, per affrontare la stagione delle riforme e per mettere in campo politiche, strategie, interventi atti a fronteggiare la crisi. Noi dobbiamo non solo affrontare un conflitto duro con lo Stato, il Governo, con i partiti nazionali, le forze nazionali, ma dobbiamo sviluppare il massimo di capacità propositiva per mettere in campo azioni, riforme, che cambino le nostre strutture, il nostro modo di lavorare prima di tutto, i nostri strumenti operativi, il nostro apparato legislativo.

Stamane dicevo, discutendo della leggina degli accessi, che occorre rivedere il funzionamento della burocrazia perché se c'è una burocrazia che non funziona, se c'è una Regione che non funziona, a che serve fare leggi innovative, fare stanziamenti, fare discorsi di questo genere? Occorre farsi carico dei limiti di questa Regione. A che serve fare discorsi o enunciare strategie se poi gli enti strumentali sono paralizzati, e sono spesso occasione di dispersione di risorse e di rafforzamento di burocrazie e di clientele? A che serve se noi in questa nostra azione non sconvolgiamo davvero gli enti locali, non solamente decentrando risorse ma decentrando competenze e associandoli alle scelte fondamentali della programmazione, delle strategie dello sviluppo? Noi non avremo la forza per affrontare oggi e domani la situazione Occorre una nuova stagione di riforme e occorre una nuova stagione politica, occorre una nuova stagione dell'autonomia, occorre generare un nuovo clima, una nuova tensione, una nuova cultura. E io credo che le cose che invece andiamo facendo qui dentro - lo dico con amarezza e con preoccupazione - non vanno in questa direzione. Ho la sensazione che le cose che facciamo siano dei rituali stanchi, che stanno logorando noi, i nostri dibattiti, le stesse nostre parole, che stanno logorando gli stessi nostri discorsi, la stessa fiducia che la gente almeno finora ha avuto in questa classe dirigente. Di queste cose dobbiamo farci carico, prima che un ritualismo logori davvero le istituzioni, la fiducia, il nostro modo di essere e operare.

Signor Presidente, se non troveremo questa tensione, se non avremo il coraggio e la coscienza di guardarci dentro, di guardare in questa che deve essere - concordo col collega Cogodi - l'espressione massima, l'assemblea rappresentativa del popolo sardo, questo al di là degli enunciati deve comportare un nostro cambiamento di comportamenti, un nostro slancio, un nostro rinnovamento, una nostra capacità di essere profondamente critici e autocritici, verso le cose che facciamo, verso i nostri ritmi e il nostro metodo di lavoro. Se noi faremo queste cose, se noi riusciremo a essere per una Regione che è sfiduciata, il simbolo di una riscossa davvero, l'impatto tra Consiglio e società, tra Regione e società, lavoratori, sindacati e imprese, diventerà un fatto significativo, se no rimane un discorso retorico che si logora e perde significato per noi che lo pronunciamo e per gli altri che lo ascoltano. Senza queste cose, signor Presidente, noi potremo sviluppare tutte le stagioni, tutte le rivendicazioni e tutti gli ordini del giorno-voto che vogliamo nei confronti del Governo, ma non avranno significato perché saremo i primi a non crederci. Senza queste cose, signor Presidente, senza una Regione rinnovata, senza strutture più efficienti, burocrazie più efficienti, leggi più efficienti, un sistema più razionale ed efficiente noi possiamo sviluppare tutti i discorsi che vogliamo; rimarranno sulla carta e saranno motivo di critica e di condanna per questa classe dirigente e per tutti noi. Riportiamo dunque in campo questa volontà e questa capacità di rivedere criticamente il nostro modo di comportarci. Se facciamo tutte queste cose, ha senso non solo sviluppare le politiche contestative nei confronti dello Stato, non solo aprire alla nuova stagione dell'autonomia, non solo mettere in campo la stagione delle riforme, ma passare a ragionare sul bilancio e sulle politiche di sviluppo, in maniera seria. Affrontare il problema delle politiche significa affrontare prima di tutto il problema delle risorse. I tagli drastici del Governo che noi copriamo con mutui o con risorse proprie non possono lasciarci indifferenti. Dobbiamo quindi, nella contestazione col Governo, mettere in campo l'esigenza di rifare i conti sui trasferimenti, sulla situazione delle entrate regionali e non solo dell'articolo 13 ma delle entrate ordinarie, della legge 64. Tutto questo presuppone che noi siamo in grado di utilizzare al meglio le risorse, perché se è vero come è vero che noi non riusciamo neppure a fare i rendiconti dei programmi che avremmo dovuto attuare, delle risorse che avremmo dovuto spendere, e siamo quindi in ritardo nella riscossione delle risorse, come possiamo poi sviluppare una politica contestativa?

Occorre certo mobilitare il risparmio e alcuni provvedimenti che la Giunta ha proposto vanno in questo senso e questo è un fatto estremamente positivo. Occorre rivedere le spese, essere rigorosi e tagliare tutte le spese inutili per concentrare il massimo delle risorse non solo a sostegno delle politiche produttive, ma a sostegno delle politiche sociali, a favore delle categorie più deboli e più colpite dalla crisi economica. Parlare di queste cose, partire da una politica delle risorse per chiedersi quali politiche di sviluppo mettere in campo con queste risorse, significa ricordarci che anche gli anni scorsi, in quest'Aula, noi abbiamo proclamato l'esigenza di rinnovare profondamente la legislazione di spesa. Le strategie di sviluppo se restano nei programmi, sulla carta, sono enunciati, se non diventano riforma della legislazione di spesa sono enunciati perché la spesa, perché i comportamenti dell'Amministrazione saranno governati dalla vecchia legislazione.

Io chiedo, lo chiedo al Consiglio, a tutti noi, ma lo chiedo prima di tutto alla Giunta di farsi carico, come altre volte avevamo detto, d'intesa con le Commissioni di merito di una profonda revisione delle legislazioni di spesa, dal settore dell'industria al settore dell'agricoltura, al settore del turismo, al settore dell'artigianato. Abbiamo necessità di riordinare questa legislazione In questi anni abbiamo prodotto spinti dalla crisi, dall'emergenza, una quantità di leggi e leggine - pensate all'industria - e occorre un testo unico che configuri una strategia chiara, che dia conto delle risorse stanziate e spese. Ancora di più questo discorso vale per l'agricoltura, per il turismo, per l'artigianato. Senza questa profonda revisione della legislazione non sarà possibile enunciare strategie nuove perché da un lato scriviamo discorsi e strategie, poi la legislazione va in tutt'altra direzione. Occorre da questo punto di vista semplificare la legislazione, renderla più snella, più automatica, renderla gestibile dagli enti e dalle imprese con tempi e procedure di mercato, non con procedure burocratiche che durano anni.

Occorre distinguere gli interventi di salvataggio a sostegno delle imprese in crisi dagli interventi a sostegno delle imprese in sviluppo. Se non facciamo questa distinzione, la nostra legislazione induce la crisi, perché anche le imprese che vanno bene sono indotte a simulare la crisi per poter accedere ai benefici regionali. Occorre infine verificare se tutte le risorse sono poi gestite davvero dagli strumenti operativi col massimo di efficienza e di efficacia. Senza queste cose noi non realizzeremo una reale politica di sviluppo. Ma in un momento di grave crisi come l'attuale non serve solamente fare un discorso di contenimento delle risorse, come diciamo, di concentrazione sui settori produttivi. Dobbiamo rivedere al meglio le politiche sociali, a cominciare dalle politiche sanitarie perché le risorse che abbiamo e che avremo sono e saranno limitate. Dovremo riqualificare la spesa, concentrando le risorse in alcune grandi priorità. Ho detto l'anno scorso che noi abbiamo l'esigenza di vedere in quest'Aula il piano sanitario partendo dallo stato di attuazione del vecchio piano sanitario, dal quadro delle deroghe. Non vorrei trovarmi in quest'Aula, di fronte ad un piano predisposto senza che ci abbiamo messo le mani, costruito al di fuori delle istituzioni con mediazioni tra le corporazioni, le categorie, i gruppi di interesse. E' necessario che le linee politiche del piano sanitario passino in quest'Aula, che quest'Aula sia chiamata a dare le direttive, a dire quali sono i criteri, quali sono gli indicatori, quali sono gli obiettivi e poi dare mandato col massimo di fiducia che la Giunta ha e che le riconfermiamo, perché su questa strategia costruisca un piano che sia in relazione agli interessi e al bene comune e non alla mediazione degli interessi di parte.

Signor Presidente, colleghi, se faremo tutte queste cose, una politica contestativa fatta di unità e di proposta, una politica di riforme e di rifondazione della Regione, una politica delle risorse, una politica di riforma della legislazione di spesa, di riqualificazione della spesa sociale, faremo sicuramente dei passi avanti, ma poi tutti questi interventi, risorse, competenze, andranno gestite attraverso una nuova politica di bilancio. I passi avanti fatti in questi anni sono significativi. Al di là dei problemi di coordinamento, queste innovazioni che scorporano la legislazione sostanziale dalla legge finanziaria sono significative, ma noi dovremo finalmente arrivare - il presidente Cabras lo ha proclamato più volte, e Barranu, Lorettu, tutti gli Assessori che si sono succeduti lo hanno proclamato e su questo hanno lavorato - ad un bilancio che sia davvero un bilancio programmato, che si sappia davvero nel momento in cui il bilancio arriva in Commissione e in Aula dove vanno a finire le risorse, quali sono gli interventi, che si superi la natura del bilancio meramente finanziario per integrare gli stanziamenti con la destinazione. Se non faremo queste cose non potremo porre mano alla riforma dei grandi programmi, dalla formazione professionale alla forestazione, alla sanità. Non potremmo cioè utilizzare con un bilancio moderno il massimo di risorse reperite e il meglio della legislazione varata. Occorre da questo punto di vista che la Giunta dialoghi con il Consiglio già da oggi, non a novembre o a dicembre ma già da oggi per impostare questa nuova manovra e per dare un senso ampio e profondo alle politiche che vengono poste in essere.

Signor Presidente, se non facciamo tutte queste cose io credo che la nostra credibilità sarà sempre più logorata. Se non facciamo tutte queste cose e non andiamo a verificare poi i risultati che i nostri pronunciamenti, i nostri programmi, le nostre strategie hanno raggiunto, noi non saremo credibili, se tutte queste cose rimarranno discorsi che sviluppiamo in quest'Aula e non diventeranno invece non solo provvedimenti ma verifica di risultati, noi non saremo credibili e il logoramento della nostra credibilità porterà a un logoramento profondo dello stesso istituto regionale che non ci consentirà di aprire come vogliamo aprire, di intensificare come vogliamo intensificare, il rapporto propositivo e contestativo nei confronti dello Stato, del Governo, del Parlamento e, attraverso questa strada, rafforzare e rifondare davvero l'autonomia, aprendo una nuova stagione politica che coinvolga quest'Aula prima di tutto, la classe politica, i lavoratori, gli imprenditori, le forze sociali per affrontare assieme un domani che appare estremamente difficile.

PRESIDENTE. I relatori di minoranza sono Puligheddu e Cogodi. Non vedo in Aula l'onorevole Puligheddu, né d'altra parte mi risulta che abbia presentato la sua relazione.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Cogodi, relatore di minoranza.

COGODI (Gruppo Misto), relatore di minoranza. Alcune considerazioni, signor Presidente, colleghi, a sostegno dell'esposizione che è contenuta nella relazione di minoranza. Tra l'altro, come sottolineava il Presidente, è l'unica relazione quindi mi corre l'obbligo, oltre che il dovere, di darne una rapida illustrazione. Potrei farla molto breve dicendo che io condivido quanto ha poc'anzi dichiarato il collega Gian Mario Selis. Questo è un altro dei paradossi della politica, perché Gian Mario Selis è relatore di maggioranza e io di minoranza e parrebbe che pensiamo la stessa cosa, che siamo perfettamente d'accordo e invece, come è noto, proprio d'accordo non siamo. Qualche piccola divergenza di opinione e di valutazione l'abbiamo. Come può accadere che diciamo le stese cose e facciamo cose diverse? Chi è in difetto? Selis e la sua maggioranza o io e la piccola minoranza? Forse la piccola minoranza, però discutiamone perché potrebbe anche essere vero il contrario. Non sempre la maggioranza dei numeri è anche la maggioranza della ragione, ci può essere una stragrande maggioranza dei numeri e insieme a questa grande maggioranza dei numeri una somma di difetti, di egoismi, di petizioni astratte che non hanno poi riscontro nelle politiche pratiche. Infatti il bilancio della Regione, onorevole collega Selis, il bilancio scritto, quello che prevede come spendere i danari della Regione è l'esatto contrario dei principi nobili che lei, credo per la quarta volta - perché da quattro anni siede in quest'aula e da quattro anni parla sul bilancio - enuncia, e siccome io immagino e le auguro che lei possa sedere ancora ventisette anni in quest'aula, non vorrei che per altri ventisette anni lei dicesse inutilmente le stese cose. Vorrei aiutarla perché possa vedere realizzate alcune delle cose che dice da tanto tempo. Ma questo dipende anche da lei e dalla sua maggioranza e da modo in cui decide anche quando vota, non sono quando parla. Questo bilancio è l'esatto contrario, di queste affermazioni: bisogna smettere il ritualismo logoro, dobbiamo andare alla sostanza delle cose, dobbiamo qualificare la spesa, dobbiamo ridurre gli sprechi. Gian Mario, che è bravo anche parlando, ha coniato un bellissimo termine: dobbiamo d'ora in poi pensare a un bilancio programmato. Io so che il bilancio è la programmazione della spesa e che un bilancio sprogrammato non è un bilancio, è un disordine, è un'accozzaglia di cose. Il bilancio è la programmazione della spesa, anche quando questa programmazione è sbagliata. Cos'è il bilancio programmatico? Io penso che il collega Selis intenda un bilancio serio, rispetto a un bilancio non serio, un bilancio che risponda di più ai bisogni sociali rispetto a un bilancio che sperpera risorse e allora se il bilancio programmato vuol dire questa cosa sono d'accordo anche sul neologismo e sulla intenzione di questo nuovo modo di dire. Questo è un bilancio d'altri tempi, colleghi del Consiglio, non è il bilancio del 1993, questo bilancio tra l'altro fu pensato l'estate scorsa, dalla Giunta Cabras 1. Lorettu vi ha lavorato con la sua solita applicazione e capacità quando era Assessore del bilancio, poi questo bilancio è stato ereditato dalla Giunta Cabras 2 e Barranu vi ha lavorato ugualmente con la sua solita applicazione e dedizione. Adesso è colpito da virus anche lui. Questa è una Giunta colpita dalle influenze, auguriamo quindi a Barranu di ristabilirsi ed essere quanto prima in aula, anche perché è inutile l'interlocuzione con l'Assessore del bilancio che ha seguito bene - sotto il profilo dell'impegno, voglio dire, non dei risultati, conseguiti - un lavoro difficile che si è svolto in Commissione e in sottocommissione per diverse settimane. Questo è un bilancio d'altri tempi, non è il bilancio del 1993 perché questo bilancio ancora segue le vecchie strade tracciate da tante leggi e leggine, quelle che si sono affiancate, affastellate, aggiunte in questa Regione dove tutto il nuovo si aggiunge e mai nulla si sostituisce. L'unico modo di introdurre le novità in questa Regione è aggiungere, anche cose buone che però diventano meno buone perché vanno sopra le vecchie e quindi come minimo confliggono. Poc'anzi l'abbiamo visto quando abbiamo votato una cosa piccola, ma significativa. Non si riesce mai a togliere nulla da questa Regione di quello che è incrostato, di quello che è abitudinario, di quello che è viziato perché è entrato nel sangue. Non si riesce mai a togliere nulla, manco a lavarsi la faccia. Non è più possibile. Non sembri una perorazione questa, è una constatazione. Potrei trovare modi come dire più ameni, ma ci vuole anche lo spirito per essere ameni, qui siamo dentro una situazione grave e ne risente anche il nostro umore. Non siamo contenti perché non possiamo essere contenti di come funziona il Consiglio e di come funziona la Regione, di come funzioniamo noi. Chi è contento è uno sciagurato perché vuol dire che non ha capito nulla ed è incapace di capire che questa è una situazione davvero grave per cui bisogna applicarsi per cambiare davvero le cose, non piangere, non reagire in modo scomposto, però ragionare seriamente sì e con rigore sulle cose perché quando una questione è giusta si accantonino le bandiere, cadano le appartenenze e si facciano le cose giuste. Questo bilancio è un bilancio insufficiente per quantità e qualità, non contiene nessuna delle novità oggi necessarie per affrontare la crisi della Sardegna. Tutti noi abbiamo ieri e oggi espresso volontà concorrenti, sinergiche, come si dice, per andare verso una contestazione forte nei confronti dello Stato, ma questa contestazione sarà forte e vincente, se non in tutto almeno in parte, se noi avremo le carte in regola e noi oggi, discutendo il bilancio della Regione, dobbiamo mettere in regola le nostre carte. Se non abbiamo le carte in regola non possiamo combattere e vincere contro chi ha non solo il dovere, ma anche il diritto di conoscerlo di valutarlo. Noi allo Stato chiediamo poteri e risorse e quindi dobbiamo rendere conto del come usiamo le nostre risorse e quando avremo dimostrato che abbiamo usato bene fino all'ultima lire, non dico miliardo, noi avremo più forza anche per rivendicare quello che ci è dovuto e non ci viene dato dall'esterno. Le considerazioni essenziali che io voglio fare sono le seguenti: di fronte ai tagli dissennati, cioè di fronte al venir meno di una solidarietà necessaria, dovuta da parte dello Stato, noi in questi anni abbiamo sempre e comunque giustificato i governi nazionali. E' accaduto più volte in quest'Aula: taglio di 200 miliardi ma la Regione può recuperare diversamente, taglio di 500 miliardi, ma troveremo modo di ovviare, taglio di 900 miliardi, di un terzo del bilancio della Regione, quasi il collasso, come avviene oggi, e abbiamo sempre giustificato. Le Giunta Floris 1, Floris 2, Cabras 1, Cabras 2, hanno sempre giustificato comunque fino ad oggi o fino a ieri! Spero che da ieri sia cambiato registro davvero. Si sono giustificate le politiche di governo che venivano chiamate "politiche di bilancio" quasi che fossero diverse dalle politiche antipopolari, quando i bilanci sono contro la gente. Quindi questa è una Regione che si dichiara all'opposizione del Governo non pregiudizialmente, non per vocazione, ma a questo Governo nazionale per come si comporta. Però se vuole essere all'opposizione di questo Governo nazionale, questa Regione deve inaugurare una politica sua di segno diverso e contrario a quella del Governo nazionale perché se fa in piccolo le stesse cose che quelli fanno in grande a che cosa ci si oppone? A niente! Ma il bilancio della Regione non fa scelte.

(Interruzioni)

Di fronte ai tagli, che sono una cosa seria perché non è più una questione di quantità, ma è divenuta una questione di qualità che sbilancia - se si può dire così - gli impegni principali che questa Regione pensava di poter assumere anche attraverso la previsione del piano triennale di sviluppo, la Giunta regionale procede a una specie di taglio proporzionale, cioè prende il bilancio com'era e taglia il 30 per cento un po' su tutto. L'Assessore al bilancio attuale in Commissione ha detto candidamente e giustamente - perché quello che si fa si deve dire - che in effetti questo bilancio è frutto di questa operazione, che a ogni Assessore si è dato un budget, e che ogni Assessore nell'ambito del suo Assessorato ha distribuito all'interno le spese. Lui l'ha detto a fini di difesa, per contenere le richieste che gli Assessori fanno per il proprio settore quando vanno in Commissione. Naturalmente è in Giunta che essi dovrebbero fare queste richieste perché è in Giunta che si compone la proposta di bilancio, ed è lì che le spinte e le controspinte si devono equilibrare. Per ovviare a questo inconveniente l'Assessore del bilancio ha detto: gli Assessori hanno avuto prima in partenza il budget, e la divisione interna l'hanno già operata loro. Ma questo non è l'esatto contrario della programmazione? Ogni Assessore programma e avanza le sue richieste in base alle spinte interne del singolo Assessorato. Se così è significa che la programmazione generale è venuta meno e che il bilancio è davvero la sommatoria dei dodici Assessorati più la Presidenza tredici. Ma una sommatoria di esigenze particolari e parziali non può portare mai a un'operazione di spesa programmata. Non si può solo risolvere il problema dei tagli con un taglio ulteriore in sede locale proporzionale in tutte le direzioni. I tagli, proprio, per l'entità che hanno, abbisognano di due cose: primo una contestazione forte, perché contestazioni forti in questa Regione sui tagli operati dal Governo non ce ne sono state. Quando si fanno tagli dell'entità di 800-900 miliardi, cioè si toglie la base stessa attraverso cui possono essere finanziate le grandi cose in questa Regione...

CABRAS (P.S.I.), Presidente detta Giunta. Non sono 800-900 miliardi.

COGODI (Gruppo Misto), relatore di minoranza. Non sono 800-900 miliardi? Sono 300-400 miliardi? 50 miliardi? 50 miliardi, aggiudicato, Presidente. Però vada a Roma e li riporti! Ma non sono 50, sono centinaia di miliardi...

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Le minori entrate non sono tagli.

COGODI (Gruppo Misto), relatore di minoranza. Lei dice che le minori entrate non sono tagli? Le minori entrate sono meno denari, e siccome il bilancio si fa con i denari da spendere, li chiami pure minori entrate ma sono pur sempre tagli. Mi scuso per il linguaggio non perfetto sul piano tecnico. Intendevo dire che il bilancio attuale della Regione consente meno spese per centinaia di miliardi.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Questo è vero.

COGODI (Gruppo Misto), relatore di minoranza. Questo è vero ed è questo che conta. Che poi siano tagli o scippi, che siano tagli o strappi la sostanza non cambia. Io posso tagliare una pera o strapparla però sempre me la mangio, e qui, o strappati o tagliati ci hanno tolto i denari per poter fare cose utili alla nostra Regione. Non giochiamo sulle parole! Non si può risolvere il problema tagliando un poco ad ognuno: 30 per cento all'industria, 30 per cento all'agricoltura, 30 per cento ai contributi ai sindacati per poi magari dire che li ho tolti io, o che li ha tolti Serrenti. Non li abbiamo tolti né io né Serrenti.

Questa è la politica di questo bilancio, un taglio generalizzato su tutto. Quello che invece serve è scegliere. Un tempo dicevamo che governare voleva dire scegliere. Governare vuol dire, di fronte a molte esigenze ordinare i bisogni e avere la capacità, assumendosi la responsabilità, di scegliere tra cose diverse le più importanti anche a scapito di altre cose che sarebbero ugualmente utili ma vengono dopo. Questa scelta, questa bonifica del bilancio, questo risanamento della spesa non ci sono, perché se andiamo a vedere, non tanto nella finanziaria ma nei capitoli, non c'è un solo capitolo soppresso. Tutto quello che la Regione comprava nel passato continua a comprare oggi, e non riesco neppure a capire dove metta le cose che compra. Comprava negli anni passati miliardi di mobili e continua a comprare miliardi di mobili, ma dove li mette? Comprava miliardi di computer e continua a comprare miliardi di computer, ma dove li mette? Comprava decine e decine di macchine di rappresentanza e continua a comprare decine e decine di macchine di rappresentanza, ma chi ce le ha? Questa Regione ha comprato, negli ultimi due anni, più macchine di rappresentanza della Presidenza degli Stati Uniti. Più di cento macchine di rappresentanza. E dove le ha messe? Che cosa deve rappresentare? Ma come si presenta di fronte ai bisogni e alle emergenze sociali? Altro che rappresentanza! Badate non è per alleggerire un po' il tono del ragionamento, è vero, tutto questo, è serio! Trenta, quaranta macchine le ha comprate direttamente la Giunta per l'amministrazione interna e altrettante ne hanno comprate gli enti, non è una esagerazione! Dunque si pone un problema serio. Il risanamento del bilancio non è una enunciazione. E' una politica, è una scelta, è vedere i numeri, è lavorare di penna e cancellare e riscrivere anche le norme e le poste di bilancio! E' così che si fa politica nuova, è così che non ci logoriamo. Se no io dico: siamo logorati, ma a questo punto per continuare a fare danni preferisco che siate logorati così ne fate di meno. Voglio energie fresche, forze disponibili, non logorate per fare le cose bene, se no è meglio che vi logoriate. Qui, quando c'è da porre mano alle cose, manco per idea! Ho fatto qualche esempio e ne potrei fare davvero molti.

Un'ultima considerazione: quando parliamo di bilancio - io ho provato qualche altra volta ad accennare questa cosa - non si discute mai di entrate. Non ne discute la Giunta, non ne discute la Commissione, non ne discute l'Aula. Il bilancio ci occupa e ci preoccupa solo sul versante delle spese, saliamo sulla montagna e guardiamo solo un versante, come spendere. Il bilancio si compone di entrate e di uscite; posso dosare e organizzare meglio la spesa se guardo anche al versante delle entrate, come fa ognuno di noi. Decide cosa può spendere in relazione a quello che ha, al suo stipendio. Qui pare che quello che entra sia indifferente, per cui non c'è mai una ricerca delle fonti di possibili entrate. Ci si accontenta di quello che accade, oppure si protesta un po' se ci tolgono qualcosa. Ma chi ha detto che noi dobbiamo fermare al Titolo III,che comunque va sempre meglio valutato, esplorato, reso funzionale ed efficace, e ci sono battaglie che riguardano il Titolo III che non devono essere abbandonate mai, per esempio la battaglia sull'imposta di fabbricazione dell'olio combustibile in questa regione, che deve tornare, in base alla norma statutaria, in gran parte della Regione. Una norma dello Stato che agevola i petrolieri consente che l'imposta di fabbricazione non sia pagata quando si fabbrica l'olio combustibile ma quando si vende. Un'imposta di fabbricazione viene fatta pagare, con decreto dello Stato, non alla fabbricazione ma nell'atto della vendita. Lo Stato agevoli chi vuole e faccia pure pagare dopo l'imposta, ma non può danneggiare la Regione, perché se è un'imposta di fabbricazione - ancorché pagata dopo e pagata altrove - deve tornare in parte qui, perché lo dice il Titolo III. Questa è una vicenda annosa, che comporterebbe centinaia e centinaia di miliardi di credito della Regione nei confronti del Tesoro. Perché abbandonare queste cose? Perché nel bilancio non c'è nulla che parli di entrate, almeno per tenere aperte le controversie? Io posso ancora non avere vinto una causa, ma non abbandono la controversia se ho ragione e la posso vincere. Prima o poi me ne verrà qualcosa. Ho fatto un solo esempio, ma c'è anche altro. Chi l'ha detto che noi non dobbiamo cominciare a pensare in questa Regione a incrementare anche in altro modo le entrate? Chi l'ha detto che il patrimonio pubblico regionale non debba diventare produttivo in questa Regione? Chi l'ha detto? La Regione sarda è il più grande proprietario terriero del mondo perché ha il suo demanio ed è anche erede del demanio dello Stato, in base all'articolo 14 dello Statuto. Chi l'ha detto che questo grande patrimonio immobiliare deve essere tutto o concesso o abusato o regalato? Ma chi l'ha detto che in momenti soprattutto di bisogno le solidarietà non debbano essere anche solidarietà interne e chi ha terreni pubblici, montagne pubbliche, palazzi pubblici, appartamenti pubblici, uffici pubblici, non debba pagare qualcosa alla comunità regionale per far tornare i conti e dare qualcosa a chi non ha nulla da questa Regione? Ma chi l'ha detto? Forse in altri tempi si poteva, oggi non si può più. Perché queste direzioni non vengono esplorate? Perché non si parla di queste e di altre possibilità. Perché non attivare quella norma della legge 122 che modifica il Titolo III che consente alla Regione di collaborare con lo Stato? Con lo Stato si può anche collaborare qualche volta a fin di bene e poi quando c'è da scontrarsi ci si scontra. Ci si può anche separare dallo Stato, però a fin di bene si può anche collaborare con questo Stato e con tutti gli Stati del mondo. Se c'è una norma che dice che la Regione può collaborare con lo Stato istituendo uffici di accertamento fiscale, sapendo che i nove decimi delle entrare fiscali tornano alla Regione, perché non abbiamo pensato di istituire uffici di controllo fiscale che consentano di abbattere il tasso di evasione, perché il tasso di evasione che si abbatte in questa Regione per i nove decimi torna tutto alla Regione? Quindi l'evasione fiscale in questa Regione è un atto di teppismo antiautonomistico, è una lesione antiautonomistica oltre che essere una lesione sul piano generale della moralità e del dovere di pagare le tasse. Perché non ci pensiamo? Proprio perché abbiamo più bisogno oggi, dobbiamo aguzzare l'impegno, dobbiamo guardare oltre, possiamo anche immaginare qualcosa di diverso. Noi non possiamo essere dei pigri, degli abitudinari. Se no cosa ci faremmo qui? Noi dobbiamo pensare, anche sognare qualche volta, ma soprattutto ragionare e trovare soluzioni ai problemi. Siamo qui per questo, per essere applicati a fare qualcosa che non sia sempre l'usuale, però di queste cose non si riesce a parlare. Non se ne parla nei partiti, non se ne parla nei sindacati, non se ne parla nelle Commissioni, non se ne parla nell'Aula consiliare, forse con qualche amico si riesce a parlarne dopo cena, ma è tropo poco per fare politica e per incidere nella modificazione delle cose.

Una considerazione ancora prima di avviarmi a concludere, perché voglio dire queste cose a illustrazione generale dell'insieme della manovra di bilancio. Poi alcune proposte singolari che già sono state avanzate in Commissione e che verranno da noi riproposte in Aula avranno senso e io fin d'ora dico ai colleghi: non vi infastidite - perché non avete ragione e diritto di infastidirvi se uno avanza una proposta e perché non risolveremo nulla se vi infastidite - se proposte già avanzate in Commissione e ritenute importanti, legittime, utili, verranno riavanzate in Aula. Io accetto di mettermi da parte, alzo le mani, mi arrendo; se uno mi dice che la mia proposta è sbagliata, cerco di dimostrare che è giusta ma se non ci riesco mi metto da parte, però non accetto che mi si dica: la tua proposta è giusta però nonostante sia giusta non si fa. Questo non lo accetto. Poi mi si dirà, per finirla prima, che alcune cose che verranno riproposte sono sbagliate, ma quelle cose acquisteranno senso se saranno inserite in un quadro di valutazione di insieme, come in sede di discussione generale e di illustrazione delle relazioni è doveroso fare.

L'altro punto a cui volevo accennare è questo: se noi davvero siamo di fronte al tracollo dell'apparato produttivo, ad un bisogno non dico accresciuto ma del tutto nuovo, quello che Gian Mario Selis chiamava anche crisi di prospettiva della gente, non di questa o di quella categoria - poi questa o quella categoria possono avvertire la crisi in modo più acuto o meno acuto -, una crisi di prospettiva, di credibilità, una crisi esistenziale collettiva. Ci siamo resi conto o no che è così? Che non è che la gente ormai dubiti dell'efficacia delle istituzioni, dell'utilità del Comune o della Regione, comincia ad avere la certezza che non servono a nulla. Non è che la gente dubiti della bontà della politica, comincia a essere sicura che la politica è tutta una cosa poco degna. Su che cosa vogliamo costruire se non ricostruiamo una base di fiducia, se questa Regione non si pone tra i primi obiettivi quello di iniziare a fare pace con le parti più vitali della società sarda? Con chi vuole costruire qualcosa questa Regione? Certo con le menti più illuminate, con le sensibilità migliori, con le personalità più avvertite. Faremo l'Assemblea solenne con i parlamentari, con i sindaci e con i vescovi. Ma non basta. Se non c'è un coinvolgimento di massa, se non c'è la gente comune, quella che passa in via Roma a Cagliari o in Piazza Italia a Sassari la sera, quella che non esce di casa anche perché molte volte non può neppure uscire. Se non ci crede la gente questa Regione non avrà forza, e quindi bisogna fare pace con parte della società civile. Bisogna fare pace innanzitutto inaugurando politiche vere e serie per i giovani, sbloccando i piani per il lavoro e i progetti per il lavoro. E' una delle partite che abbiamo discusso in queste settimane. Basta anche, se siamo d'accordo con i giudizi, lasciamoli dare agli altri i giudizi, non diamoceli più fra noi i giudizi e i voti. Sorvoliamo per comodità di ragionamento e per utilità della causa sulle responsabilità delle Giunte regionali in questi ultimi quattro o cinque anni, da quando i sindacati dei lavoratori e altre componenti della società concordarono con un'altra Giunta regionale, e Pirarba tu eri dall'altra parte, eri fra quelli che firmavano e negoziavano e rivendicavano per il sindacato. Sono passati cinque anni, e quei progetti speciali a cui tenevi tanto a nome dei lavoratori e dei giovani disoccupati sono lì e non si è spesa una lira e questa Regione ha 600 miliardi nelle casse e fa finta di non saperlo. Eppure c'è ancora chi si offende e dice che noi siamo eccessivi e noiosi e facciamo demagogia, quando lo diciamo in ogni occasione di partito, di sindacato, di assemblea, di piazza, di bar, e anche qui. Ma che cosa bisogna fare? Come è possibile che di 600 miliardi - 120 nell'Agenzia del lavoro, 480 nell'articolo 92 della finanziaria 1988 normata dai progetti speciali nell'89 - non si sia spesa una lira quando questi fondi potevano essere tradotti in sette, ottomila o diecimila occasioni di lavoro per diecimila giovani di questa Sardegna? Certo non era la soluzione, ma era un tonico sociale, era un atto di fiducia, era un gesto di pace di una istituzione pubblica verso componenti della società civile. Perché fate finta di non saperlo? Perché, avendo discusso nelle settimane scorse di una normativa speciale, di una task force, di un ufficio specialissimo, di un potere nuovo istituito in capo al Presidente, che è la prima autorità di questa Regione, perché siano istruiti in fretta questi progetti e siano decretati dal Presidente e avviati, ancora ci si attarda a dire che non si può fare perché valgono le vecchie procedure. Se valevano quelle vecchie procedure perché in quattro anni non le avete messe in moto? Siete voi che avete detto che le vecchie procedure hanno impedito di attuare la legge. Adesso modifichiamo le procedure e voi dite che valgono le vecchie. Questo è un imbroglio che non può resistere un minuto di più. Di fronte a 600 miliardi e alla possibile occupazione di diecimila giovani nessuno di voi potrà dire, se passeremo qualche giorno o qualche notte dei giorni prossimi in Aula a discutere, che si sta perdendo tempo. Dovrete tornare e ci torneremo su quella normativa speciale e dovremo sbloccare quei progetti, dovremo fare questa cosa se no voi non avete diritto di fare un'assemblea solenne e neppure di pensarla. Il modo per renderla solenne è prima di tutto spendere i denari per le cause nobili e per le cause sociali più importanti. Il piano del lavoro deve essere sbloccato adesso, mentre discutiamo il bilancio e siccome era una norma della finanziaria '88 nella finanziaria del '93 deve trovare posto la nuova normativa.

Si è detto prima che andava nella legge finanziaria, poi si è inventato che è meglio che vada nella legge di accompagnamento. Io ho già avuto modo di dire - lo diceva prima Gian Mario - che questa vicenda delle leggi di accompagnamento prima si chiarisce o, se continua così, prima si dimentica e meglio è perché aggiungendo beffe a beffe non risolviamo nulla. Abbiamo modificato una legge di contabilità per dire che la legge finanziaria deve essere solo una legge di procedura e che le norme di sostanza vanno nelle leggi di settore che accompagnano il bilancio, infatti si chiamano leggi di accompagnamento. Ma se sono di accompagnamento devono accompagnare, se oggi non sono in discussione e non accompagnano il bilancio non sono più di accompagnamento, sono di scompagnamento e di disordine. Dove sono le leggi di accompagnamento? Io voglio averle. La mia è quasi una pregiudiziale. E' che le leggi non si approvano tutte insieme, non abbiamo dodici mani per alzarle tutte insieme, però io devo sapere quale è la norma sostanziale che mi consente di spendere in base a quello che è scritto sul bilancio. Se non abbiamo le leggi di accompagnamento non possiamo approvare in modo coerente una manovra di bilancio. Chiedo quindi che la normativa del lavoro per intanto, siccome viene da una finanziaria, torni nella finanziaria e si approvi. Torneremo, ripeto, nei prossimi giorni e nelle prossime notti su questa vicenda.

Il tempo è finito, avrei potuto parlare di alcune altre cose, che dovranno essere riprese, ma preferisco soffermarmi sulla proposta che ho avanzato in Commissione, di sbloccare i fondi per il lavoro, istituire il fondo per le aree svantaggiate di questa Regione e normare bene la funzionalità perché in questa Regione ci sono settori e territori più svantaggiati di altri. Il fondo che è promosso in un capitolo di bilancio con una soluzione della Commissione che indica i principali modi attraverso cui organizzare le spese, le indicazioni date per recuperare risorse da molte direzioni di spreco che sono eccessive in questa Regione, questo ed altro sono belle cose, secondo me, che possono dare un diverso tono al bilancio, che possono modificarne un poco la natura e quindi un primo passo in questa direzione va fatto subito, signor Presidente del Consiglio e della Giunta regionale, in questi giorni migliorando questo bilancio. Io ho detto che questo bilancio va smontato.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, concluda per cortesia.

COGODI (Gruppo Misto), relatore di minoranza. Ho concluso. Questo bilancio va smontato pezzo a pezzo, di ogni pezzo va verificata l'utilità e la funzionalità rispetto alla macchina, e poi va rimontato al posto giusto. Questa operazione deve, secondo me, essere iniziata adesso. Mi rendo conto che in alcuni giorni non si potrà fare questa operazione per intero, però dovrebbe essere garantito, da parte della Giunta, e di tutti i Gruppi politici, che nell'arco di pochi mesi il bilancio verrà tutto rivisitato e che vi sarà una manovra successiva che, sulla scorta di una attività che inizia in questi giorni, facendo tutto il fattibile, consenta prima della sospensione estiva, entro due o tre mesi, di sistemare il bilancio per dare risposte vere ai bisogni essenziali di questa Regione con le proprie forze che non sono sufficienti a tutto, ma possono essere utili per risolvere molte cose.

PRESIDENTE. Onorevoli consiglieri, è consuetudine che, finita la discussione generale, la Presidenza chieda ai Gruppi di iscrivere i propri rappresentanti a parlare, cosa che abbiamo fatto. Abbiamo ricevuto le iscrizioni di tutti i Gruppi fuorché quelle del Partito Sardo d'Azione. Gli oratori iscritti hanno chiesto tutti di poter intervenire domani e questo significa allungare i tempi dell'approvazione di questi importanti documenti contabili, significa procrastinare probabilmente di qualche giorno gli effetti positivi che da questo bilancio la Sardegna si attende. Io non posso però obbligare i consiglieri che si sono iscritti a intervenire questo pomeriggio, quindi rinviamo a domani mattina la discussione. Il primo oratore iscritto a parlare è l'onorevole Porcu.

Do la parola al Presidente della Giunta, per rispondere al quesito posto dal collega onorevole Ruggeri all'inizio della seduta.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, io non sono ancora in grado di dare una risposta definitiva. Poiché l'Assessore del lavoro è appena arrivato e stiamo facendo gli approfondimenti necessari, chiedo una breve sospensione della seduta.

PRESIDENTE. Se il Consiglio è d'accordo, sospendo la seduta per quindici minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 10, viene ripresa alle ore 19 e 59.)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Noi abbiamo fatto un approfondimento, riesaminando alcuni episodi, in particolare il più recente relativo a un'azienda dell'area industriale di Cagliari, nella quale si era verificato il ricorso a uno strumento normativo esistente. Siamo però giunti alla conclusione che le norme attualmente in vigore non sono sufficienti a garantire l'obiettivo che ci proponiamo. Quindi non solo bisognerà fare una modifica al bilancio per rimpinguare un capitolo di spesa con le risorse necessarie, ma sarà necessario anche riscrivere le norme esistenti. Questo per evitare che ci siano alcuni appesantimenti di procedura come quelli del coinvolgimento - come è stato nel caso precedente - dei Comuni dove hanno residenza i lavoratori delle aziende, il che introdurrebbe un elemento di appesantimento e di complicazione. La conclusione alla quale siamo pervenuti - e domani mattina scriveremo materialmente l'emendamento - è quella di scrivere una norma specifica per soddisfare l'esigenza che è stata manifestata che - le ripeto - è un'esigenza di carattere generale che riguarda non solo l'area di Cagliari, ma anche altre località della Sardegna. Si tratta di prevedere una forma di sussidio ai lavoratori, i quali ovviamente decideranno, nella loro totale autonomia, di fare quello che ritengono più opportuno del sussidio che riceveranno.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 01.