Seduta n.97 del 26/10/2000 

xcvii SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

GIOVEDI', 26 OTTOBRE 2000

Presidenza del Presidente SERRENTI

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 08.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 18 ottobre 2000, che è approvato.

PRESIDENTE. Poiché non è presente la Giunta e siamo veramente in pochi, sospendo la seduta per mezz'ora.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 09, viene ripresa alle ore 10 e 42.)

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Mauro Pili ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 26 ottobre 2000. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:

dai consiglieri SANNA Giacomo - MANCA:

"Disposizioni in materia di lavori pubblici". (122)

(Pervenuta il 24 ottobre 2000 ed assegnata alla quarta Commissione.)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI LUIGI (R.C.). Io credo che sia nostro dovere rappresentare alla parte presente del Consiglio la continuità di un sistema, che ormai assume i contorni del malcostume politico, in base al quale, dopo lunghe e faticose riunioni, in cui interviene anche qualche momento di nervosismo, si prevede l'ordine dei lavori successivo che generalmente si traduce in disordine.

Era prevista e si è forzata la mano per tenere una riunione di Commissione alle ore 9, affinché alle 10 precise potesse iniziare la seduta del Consiglio; la riunione della Commissione è risultata ovviamente del tutto improduttiva, sono quasi le 11 e non si riesce a iniziare i lavori. Questo perché nel frattempo sono in corso delle conferenze stampa proprio nei locali del Consiglio regionale. Prego il Presidente di ascoltare il consigliere che parla, perché per Regolamento questo è, e non il consigliere che gli sussurra qualcosa all'orecchio.

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, mi ha distratto il collega Cugini che mi chiedeva un'informazione.

COGODI (R.C.). La chieda nell'intervallo.

Noi riteniamo che non sia più accettabile un sistema in base al quale, durante i lavori del Consiglio, che è la massima istituzione rappresentativa, si tengono, a latere, delle conferenze stampa. A questo sistema ricorre ordinariamente la Giunta: abbiamo infatti appreso che ieri, durante i lavori del Consiglio, l'Assessore della programmazione ha chiamato i giornalisti, compresi quelli dell'Ufficio stampa del Consiglio regionale, nei locali consiliari per commentare, a suo modo, le dichiarazioni del ragioniere generale dello Stato, Monorchio, sui buchi della sanità.

Noi riteniamo che questi comportamenti debbano essere censurati e che la Presidenza del Consiglio non li debba consentire, perché ledono le prerogative del Consiglio. Anche oggi sono in corso le conferenze stampa annunciate da diverse parti per commentare i lavori del Consiglio di ieri.

In aula ieri non c'è stato il dibattito che ci doveva essere, il confronto pubblico durante i lavori del Consiglio. Si ritardano i lavori e adesso dovremmo iniziare con queste poche presenze, perché sono in corso le conferenze stampa.

Mi chiedo come viene tutelata la dignità del Consiglio, perché poi accade che dietro quella tenda salgono la tensione e toni, in quanto la giornata è lunga e pesante, e si manifesta intolleranza o fastidio qualche volta anche verso chi, invece, quello che ha da dire prova a dirlo in aula. E qualche volta prova anche a ridirlo, perché se l'Aula non discute non è un'aula parlamentare; se non avviene qui il confronto e chi deve registrare le posizioni le registra qui, o da qui principalmente, tutto il resto è pur consentito, ma non in luogo dei lavori del Consiglio così come sono stati programmati.

Io rappresento questa situazione, non ho da avanzare nessuna proposta. Vedete voi!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io non ho fatto altro che portare avanti il programma così come era stato stabilito dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo, a cui hanno partecipato tutti i Gruppi. Ho autorizzato per stamattina due conferenze stampa, precisando che comunque alle 10 avrei aperto la seduta del Consiglio. Pertanto, sia la riunione della Commissione, che era regolarmente autorizzata, sia le conferenze stampa dovevano finire entro le ore 10. Non ho autorizzato, per sua informazione, nessun'altra conferenza stampa, né nella giornata di ieri né in quella odierna.

Le sto comunicando ciò che mi consta, non so nulla della conferenza stampa di ieri, a cui lei ha fatto riferimento. Peraltro la Giunta non è tenuta a chiedere al Presidente del Consiglio nessuna autorizzazione per fare conferenze stampa.

COGODI (R.C.). Il fatto che la conferenza dell'Assessore della programmazione e bilancio si sia tenuta in locali diversi da quelli del Consiglio non cambia la sostanza, perché quando è riunito il Consiglio, per regola e anche per correttezza, la Giunta deve stare comunque in aula.

Io ho posto una questione di correttezza, non dico che non si debbano fare conferenze stampa, tutti le facciamo in quanto dobbiamo informare i nostri elettori sulle cose che accadono e su ciò che ne pensiamo, purché non si intralcino i lavori dell'Assemblea, perché a me hanno sempre insegnato, e io a suo tempo ho imparato, che il luogo principalmente deputato al confronto politico è l'Assemblea in seduta pubblica, coram populo. Sommessamente vorrei richiamare l'Ufficio stampa del Consiglio regionale, peraltro rafforzato di recente, a seguire i lavori del Consiglio e a informare in modo oggettivo di quanto accade in quest'aula. Non è pensabile che qui si facciano anche gli uffici stampa privati. Sì, chi ha denari e mezzi si fa anche gli uffici stampa privati! Noi siamo rappresentanti di una parte del popolo e ci dobbiamo rimettere al sistema istituzionale che è preposto a questo ed è pure pagato per questo da tutti noi.

Continuazione della discussione degli articoli e approvazione del disegno di legge: "Adeguamento delle provvidenze regionali a favore dell'agricoltura agli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato nel settore agricolo e interventi a favore delle infrastrutture rurali e della silvicoltura" (75/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 75/A. Ricordo che ieri abbiamo interrotto i lavori in sede di votazione dell'articolo 7. C'è stata una prima votazione non andata a buon fine per mancanza del numero legale, pertanto, riprendiamo da quel punto.

Metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Era stato chiesto il voto segreto.

PRESIDENTE. Il voto segreto va chiesto, se lei lo chiede io indico la votazione segreta.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). L'ho chiesto ieri.

PRESIDENTE. Per la votazione di ieri, onorevole Sanna.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Anche per quella di oggi.

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione segreta.

CORDA (A.N.). Su che cosa?

PRESIDENTE. Sull'articolo 7. Onorevole Corda, bisogna stare in aula e seguire i lavori. Non posso ripetere tre volte le stesse cose.

L'onorevole Giacomo Sanna ha chiesto nuovamente la votazione a scrutinio segreto, è nel suo diritto, essendo un Capogruppo. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Dichiarazione di astensione.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Dichiarazione di astensione dal voto. I diritti non valgono solo per Cogodi e per la parte che egli rappresenta, penso che valgano per tutti.

PRESIDENTE. L'onorevole Balletto conosce le regole. Prego, onorevole Balletto.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Qualcuno sosteneva che non si potevano fare dichiarazioni di voto. Intendo fare una dichiarazione di astensione. Posso, Cogodi?

COGODI (R.C.). Che c'entra Cogodi? Lo chieda al "semaforo"!

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, lasci perdere gli stop, soprattutto quando sono pericolosi. Si rivolga a me e faccia la sua dichiarazione.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io dichiaro la mia astensione dal voto dell'articolo 7, perché mi sembra che esso sia incompleto nella sua specificazione almeno per ciò che riguarda qualche punto. Per esempio, alla lettera a) viene detto che i finanziamenti sono destinati a coprire le spese relative alla costruzione, acquisizione o miglioramento di beni immobili. Questa formulazione, a mio modo di vedere, è troppo generica, perché trattandosi di interventi a favore dell'agricoltura, della silvicoltura e dell'allevamento va detto in legge che si tratta di acquisizione di fondi, quindi di terreni da destinare precipuamente allo svolgimento delle attività cui fanno riferimento i richiedenti. E se si tratta, invece, di beni immobili intesi come fabbricati bisognerebbe specificare che si tratta di fabbricati rurali e non, come genericamente detto alla lettera a) del primo comma, di immobili sic et simpliciter.

Altrettanto si deve dire per la lettera d), che riguarda un'introduzione normativa proposta dalla Commissione competente e che, rispetto al testo originario, prevede che possano essere ammesse a finanziamento, fino a un massimo del 12 per cento, le spese relative a onorari e oneri di progettazione, studi di fattibilità, consulenze, acquisti di brevetti e quant'altro può essere riferibile proprio alle spese relative all'impianto della nuova attività o all'ampliamento, ammodernamento o ristrutturazione che vuole essere compiuta.

A me pare che l'individuazione della misura del 12 per cento non sia rispondente a quelle che sono invece le incidenze che tali spese riflettono sul costo complessivo dell'operazione. Quindi mi sembra estremamente inadeguata l'indicazione del 12 per cento e, conseguentemente, la struttura dell'articolo, pur lodevole per i fini che si propone, certamente è carente per gli aspetti che ho indicato.

Ripeto, la genericità dell'indicazione della lettera a), per quanto attiene all'acquisto e costruzione di beni immobili da destinare allo svolgimento dell'attività, e l'inadeguatezza della percentuale del 12 per cento prevista come spesa ammissibile a valere sugli oneri di carattere generale relativi appunto all'impianto della pratica, sono i motivi per cui, se non si provvedesse a una migliore specificazione e individuazione dei punti che ho appena citato, il mio voto non può essere favorevole, ma solamente di astensione, posto che, come ho detto prima, condivido nel suo contenuto l'articolo 7.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Onorevole Rassu, si può intervenire solo per dichiarazione di astensione. Se intende votare in modo diverso, poiché siamo in sede di votazione segreta, non può dichiarare il suo voto.

RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, anch'io intendo esprimere delle perplessità.

PRESIDENTE. No, mi perdoni, può fare solo una dichiarazione di astensione. Altrimenti non le posso dare la parola.

RASSU (F.I.-Sardegna). In tal caso rinuncio a intervenire. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di astensione il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Io, naturalmente, dichiaro di astenermi perché il Regolamento questo prevede, prevede cioè che quando c'è una votazione segreta, chiesta in modo strumentale per tentare di evitare che questo Consiglio lavori...

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Devi stare in aula!

CORDA (A.N.). Vorrei far rilevare che manca almeno la metà dei consiglieri della minoranza e che tutti noi consiglieri siamo pagati per stare in aula, compresi voi della minoranza. Almeno la metà di voi è assente, mentre di noi ne mancano di meno. Se vogliamo fare una classifica delle assenze, contiamoci e vediamo chi è assente di voi e chi è assente di noi. E siccome all'ufficio cassa passiamo tutti, anche voi avete il dovere di essere presenti in aula, di lavorare e di non ostacolare i lavori!

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Devi stare in aula tu! Troppo comodo, alle 10 non c'eri!

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, stia comodo e lasci parlare l'onorevole Corda. Onorevole Corda, concluda.

CORDA (A. N.). I danni li avete fatti voi e non ve ne vergognate nemmeno!

PRESIDENTE. Onorevole Corda, se deve fare la sua dichiarazione io l'ascolto, se deve fare altro...

CORDA (A. N.). Se mi fa parlare, Presidente...

PRESIDENTE. Lei parli e lasci perdere il resto.

CORDA (A. N.). No, io non lascio perdere, perché credo, Presidente, di avere il diritto di parlare senza essere disturbato da nessuno.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). E senza insultare nessuno nel fare la dichiarazione!

PRESIDENTE. Lei adesso ha diritto di fare una dichiarazione di astensione, la faccia.

CORDA (A.N.). Quando sarà possibile che io parli senza essere disturbato da nessuno, farò la mia dichiarazione.

PRESIDENTE. Questo è un suo diritto, la prego. Chiedo ai colleghi di fare silenzio e di lasciar parlare l'onorevole Corda.

CORDA (A.N.). E' in votazione l'articolo 7, che in Commissione è stato approvato all'unanimità. Adesso invece si vuole impedire che venga approvato e si costringe chi voterebbe forse diversamente ad astenersi, perché questo Regolamento, assolutamente inadeguato alle esigenze di quest'Aula, così prevede qualora si vogliano fare dichiarazioni dopo che è stata chiesta la votazione a scrutinio segreto. Allora io mi asterrò perché ho delle perplessità (che in realtà non ho), però devo dirlo, quindi lo dico...

PINNA (D.S.). Insomma, sta parlando a vuoto.

CORDA (A.N.). Egregio onorevole Pinna, se per tutte le parole vane e inutili pronunciate in quest'Aula ci fosse stato un premio per i sardi, il popolo sardo ora sarebbe ricchissimo e voi sareste dei benemeriti, perché avreste contribuito, con la vostra insipienza, con le parole al vento che state pronunciando da un anno qua dentro, a risolvere i problemi finanziari dei sardi.

(Interruzioni dei consiglieri Cogodi e Giacomo Sanna)

CORDA (A.N.). Voi parlate a vanvera solo per far perdere tempo, non per lavorare!

PINNA (D.S.). Lo stai dicendo tu, tu stai dichiarando che stai perdendo tempo.

CORDA (A.N.). Io sto dichiarando che voi volete impedire al Consiglio di lavorare, e questa è la pura realtà.

PRESIDENTE. Onorevole Corda!

CORDA (A.N.). Questa è la realtà, la vostra opposizione non è fatta in modo costruttivo. La vostra opposizione è questa: tu non lavori così io mi posso opporre. Non è questo il modo di fare opposizione; questo è un modo di opporsi ai sardi e alla Sardegna. In Consiglio si deve lavorare, si devono discutere argomenti e progetti utili, ma non si deve impedire di lavorare, perché non è giusto e non è corretto.

PINNA (D.S.). Infatti votiamo invece di perdere tempo in chiacchiere inutili.

CORDA (A.N.). Allora, come vede, Presidente, vengo continuamente aggredito. Viene impedito a un consigliere di parlare, di esprimere compiutamente la propria astensione. Allora io faccio la mia dichiarazione di astensione partendo dalla lettura dell'articolo 7: "Investimenti ammessi a finanziamento. Per le finalità di cui all'articolo 5 sono ammesse a finanziamento le spese relative a: a) costruzione, acquisizione o miglioramento di beni immobili;…". Su questo punto ho la stessa perplessità dell'onorevole Balletto, perché quando si parla di beni immobili è necessario stabilire di che cosa sono fatti questi beni immobili, perché un bene immobile fatto di compensato costa forse 30 mila lire; un bene immobile fatto di pietra, con muri di cinta spessi un metro, ha un costo diverso. E allora, siccome le norme devono essere comprensibili e interpretabili da tutti, mi sembra chiaro che dovrebbe essere specificato che tipo di beni immobili si intende.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Corda.

CORDA (A.N.). Se costruiti in mattoni, se costruiti in pietra, se dipinti all'interno, se decorati, se non decorati. Questo si deve prima stabilire, e poi vanno indicati anche i metri quadri.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, il suo tempo è concluso da un po'.

CORDA (A.N.). Il mio tempo, Presidente, se lo sono preso le provocazioni che ho subito finora, e adesso mi sembra abbastanza strano che lei faccia notare a me che forse ho sforato di un minuto, quando ha consentito ad esponenti dell'opposizione di sforare anche di venti minuti.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, questo non la autorizza a parlare più del tempo dovuto.

CORDA (A.N.). C'è gente che è intervenuta per quattordici volte sul niente e lei mi vuole impedire di parlare per due minuti di più!

PRESIDENTE. Io non le sto impedendo niente. La prego di concludere il suo intervento e di accomodarsi. Dobbiamo votare.

CORDA (A.N.). L'altra perplessità è legata alla lettera c) dell'articolo 7: "Acquisto di apparecchiature e programmi informatici". Cosa vuol dire apparecchiature informatiche? Voi che siete dotti e informati sareste così cortesi da spiegarmi, così io sto tranquillo, cosa significa "apparecchiature informatiche"?

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Cosa ti dobbiamo spiegare? E' una dichiarazione di astensione.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, non lo interrompa.

CORDA (A.N.). E poi cosa vuol dire "acquisto di programmi informatici"? Ci sono programmi informatici che costano 100 lire e ce ne sono altri che costano 50 milioni. Quali sono i programmi informatici dei quali si può dotare un agricoltore? C'è un limite di spesa?

PRESIDENTE. Onorevole Corda, mi perdoni, ma devo insistere. Su questo articolo è stata aperta una discussione generale; lei poteva prendere la parola in quella sede e parlare per dieci minuti, invece ha chiesto di parlare per dichiarazione di astensione e sta dicendo quello che avrebbe potuto dire nella discussione generale.

CORDA (A.N.). Io ho semplicemente chiesto di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La prego di concludere se no mi costringe a toglierle la parola.

CORDA (A.N.). Presidente, concludo in un minuto.

PINNA (D.S.). Sta dicendo banalità.

CORDA (A.N.). Mi è stato chiesto di parlare per consentire a quest'Aula di produrre cose utili, cioè di votare una legge che è stata approvata all'unanimità, quindi anche da voi, in Commissione. Adesso, con pretestuosità, per far capire ai sardi che il Consiglio non lavora per colpa vostra...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Corda, stia comodo.

CORDA (A.N.). …perché il numero legale può essere raggiunto con i consiglieri presenti, non con i soli consiglieri della maggioranza, qualcuno mi dica in quale norma del Regolamento è scritto che il numero legale deve essere garantito dalla maggioranza.

(Interruzioni)

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 7.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 47

votanti 42

astenuti 5

maggioranza 22

favorevoli 40

contrari 1

nulli 1

(Il Consiglio approva)

CORDA (A.N.). Finalmente si lavora.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, la smetta per piacere!

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Dopo un intervento del genere chi non avrebbe votato? Ci hai scioccato!

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 8.

LICANDRO, Segretario:

Capo III

Aiuti a favore della valorizzazione, promozione e commercializzazione dei prodotti agricoli e della produzione zootecnica

Art. 8

Interventi a favore della valorizzazione
e della promozione dei prodotti agricoli

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere aiuti, pari al 50 per cento della spesa ammessa, per attività volte alla valorizzazione dei prodotti agricoli di qualità, elaborati con metodi tipici, tradizionali o biologici, comprese la realizzazione e registrazione di marchi collettivi a livello nazionale e comunitario nonché per attività volte alla promozione e pubblicità delle produzioni, compreso lo studio e la realizzazione di nuovi prodotti e confezioni e per la partecipazione a fiere ed esposizioni e per ricerche di mercato.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 9.

LICANDRO, Segretario:

Art. 9

Aiuti per le spese di controllo e certificazione

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a erogare aiuti per l'introduzione di sistemi di controllo, certificazione e assicurazione della qualità dei prodotti e dei processi di filiere produttive. L'aiuto è pari al 100 per cento delle spese sostenute dagli operatori agricoli nel primo anno di istituzione di tali sistemi di controllo, negli anni successivi l'aiuto viene erogato con una progressiva diminuzione del 20 per cento.

2. Per le produzioni biologiche non si applica la regola dell'aiuto decrescente per quanto riguarda le spese relative all'adesione ai sistemi di controllo ai sensi del Reg. (CEE) n. 2092/91 e successive modifiche e integrazioni.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 10.

LICANDRO, Segretario:

Art. 10

Beneficiari degli aiuti

1. Possono beneficiare degli aiuti di cui agli articoli 8 e 9 le imprese agricole di trasformazione costituite in consorzi di cooperative, i consorzi di privati, i consorzi misti di cooperative e privati, nonché i consorzi di tutela a rilevanza nazionale e, esclusivamente per le produzioni biologiche, anche i singoli operatori iscritti nell'elenco regionale degli operatori biologici.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 11.

LICANDRO, Segretario:

Art. 11

Ricerca e sviluppo

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata ad affidare agli organismi di cui all'articolo 10, attività di studio e ricerca finalizzata allo sviluppo dei relativi settori produttivi.

2. L'ammontare delle spese relative all'attività di cui al comma 1 è interamente rimborsata dall'Amministrazione regionale.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 12.

LICANDRO, Segretario:

Art. 11

Ricerca e sviluppo

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata ad affidare agli organismi di cui all'articolo 10, attività di studio e ricerca finalizzata allo sviluppo dei relativi settori produttivi.

2. L'ammontare delle spese relative all'attività di cui al comma 1 è interamente rimborsata dall'Amministrazione regionale.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 13.

LICANDRO, Segretario:

Art. 13

Riconoscimento delle associazioni di produttori
e loro unioni

1. L'Amministrazione regionale riconosce le associazioni dei produttori e le loro unioni, costituite allo scopo di consentire ai soci di adattare la produzione alle esigenze di mercato e di concentrare l'offerta.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 14.

LICANDRO, Segretario:

Art. 14

Aiuti alle associazioni di produttori
e loro unioni per l'avviamento

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere agli organismi di cui all'articolo 13 aiuti all'avviamento, per i cinque anni successivi al loro riconoscimento. Sono ammesse a contributo le spese relative a:

a) affitto locali;

b) acquisto attrezzature da ufficio, compreso materiale e programmi informatici;

c) costi del personale;

d) costi di esercizio e spese giuridiche e amministrative.

2. L'aiuto è concesso sino al 100 per cento della copertura dei costi sostenuti nel primo anno, con una progressiva riduzione del 20 per cento per ciascun anno di esercizio.

3. Sono altresì concessi aiuti all'avviamento nel caso l'attività dell'associazione o dell'unione di produttori aumenti in maniera significativa.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 15.

LICANDRO, Segretario:

Art. 15

Aiuti all'avviamento ai Consorzi di tutela

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere ai Consorzi di tutela aiuti all'avviamento nella misura e nelle forme previste nell'articolo 14.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 16.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Questo articolo va letto integralmente perché mi sembra difficile.

PRESIDENTE. Si dia lettura integrale dell'articolo 16.

LICANDRO, Segretario:

Art. 16

Aiuti alle associazioni degli allevatori

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere aiuti a sostegno del settore zootecnico per le attività e nelle misure di seguito elencate:

a) contributi a favore delle Associazioni provinciale allevatori, aderenti alla Associazione italiana allevatori, nella misura del 100 per cento delle spese da queste sostenute per garantire la regolare tenuta dei libri genealogici delle varie specie animali e nella misura del 70 per cento per il regolare svolgimento dei controlli funzionali;

b) contributi a favore dell'Associazione regionale allevatori della Sardegna nella misura del 90 per cento delle spese da questa sostenute per il coordinamento della attività delle Associazioni provinciali allevatori di cui alla lettera a);

c) contributi a favore delle Associazioni provinciali allevatori e della Associazione regionale allevatori della Sardegna nella misura del 90 per cento delle spese sostenute per l'attuazione di programmi di attività connesse alla selezione e al miglioramento del bestiame e alla valorizzazione del patrimonio zootecnico e delle produzioni animali;

d) contributi a favore della Associazione regionale allevatori, nella misura del 100 per cento della spesa sostenuta per la realizzazione di servizi di assistenza tecnica in zootecnia, prestati a favore di tutti gli allevatori della zona in cui l'Associazione svolge l'attività e che ne facciano esplicita richiesta.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 17.

LICANDRO, Segretario:

Capo IV

Interventi a favore delle infrastrutture rurali

Art. 17

Strade interpoderali

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a finanziare la costruzione di strade interpoderali al servizio di una pluralità di aziende, minimo tre, con la concessione di contributi nelle misure che seguono:

a) 90 per cento delle spese ammesse per la costruzione delle strade interpoderali, da aprire a pubblico transito, di collegamento tra due strade pubbliche o di interesse pubblico;

b) 60 per cento delle spese ammesse per la costruzione delle strade interpoderali di collegamento tra le aziende e una strada pubblica o di interesse pubblico.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 18.

LICANDRO, Segretario:

Art. 18

Opere di infrastrutturazione rurale

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi, nella misura del 90 per cento della spesa ammessa, ai Comuni, loro Consorzi e alle Comunità montane che realizzino interventi di costruzione, riattamento e manutenzione di strade rurali di interesse comunale, di strade vicinali o classificabili come vicinali, di laghetti collinari, invasi, pozzi e acquedotti rurali che per le loro caratteristiche rispondano ad accertati fini di pubblica utilità.

2. L'Amministrazione regionale è autorizzata a finanziare, ai Comuni, loro Consorzi e alle Comunità montane, programmi di elettrificazione rurale nella misura del 90 per cento della relativa spesa di realizzazione.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 19.

LICANDRO, Segretario:

Capo V

Aiuti a favore della silvicoltura
e della arboricoltura da legno

Art. 19

Finalità e intensità degli aiuti.

1. L'Amministrazione regionale, allo scopo di favorire il mantenimento e la valorizzazione delle risorse silvicole naturali e di incrementare l'estensione della superficie boschiva della Sardegna, è autorizzata a concedere aiuti nella misura del 75 per cento della spesa per gli interventi sotto elencati:

a) esecuzione di lavori di ricostituzione di boschi deteriorati, realizzazione di lavori di imboschimento comprese opere di apertura di viali taglia fuoco, eventuali decespugliamenti e diradamenti, costruzioni di muri divisori o di confine, recinzioni perimetrali, apertura di strade di esbosco, fabbricati di servizio e ogni altra opera utile per la difesa dagli incendi e per il miglior governo del soprassuolo boschivo;

b) operazioni relative al primo diradamento e spalcatura delle piante non tagliate, eseguite in rimboschimenti di conifere e al ripristino delle fasce taglia fuoco e della viabilità;

c) esecuzione di operazioni di potatura in impianti specializzati per la produzione di legno da opera;

d) operazioni di demaschiatura e di estrazione del sughero bruciato quando il costo di tale operazione è superiore all'eventuale ricavo.

2. Sull'ammontare dell'aiuto concesso per i lavori di ricostituzione boschiva, diradamenti e potature, sono portate in detrazione i recuperi per la vendita del legname di risulta.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 20.

LICANDRO, Segretario:

Art. 20

Beneficiari degli aiuti

1. Possono beneficiare degli aiuti le persone fisiche e giuridiche di diritto privato e i Comuni o loro associazioni che dimostrino di avere la piena disponibilità dei terreni e siano legittimati all'esecuzione delle opere.

2. Nei terreni appartenenti al demanio statale, al demanio regionale, ad imprese pubbliche o a persone giuridiche il cui capitale sia detenuto almeno per il 50 per cento da Stato, Regione o da imprese pubbliche, sono ammessi aiuti esclusivamente per interventi di recupero di boschi danneggiati da disastri naturali, nonché per opere di prevenzione e di rimboschimento.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 21.

LICANDRO, Segretario:

Capo VI

Aiuti al contenimento di costi di produzione

Art. 21

Aiuti finalizzati al contenimento dei costi di produzione relativi all'uso di combustibile diverso dal metano

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata ad erogare aiuti alle imprese agricole a copertura della differenza di costo, a parità di calorie consumate, tra il gas metano e il carburante agricolo utilizzato, che non usufruisce di altre agevolazioni.

2. La concessione dell'aiuto cessa con l'attuazione "Programma di metanizzazione della Sardegna" di cui all'articolo 6 della Legge 31 marzo 1998, n. 73.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 22.

LICANDRO, Segretario:

Capo VII

Disposizioni generali

Art. 22

Modalità di erogazione degli aiuti

1. Gli aiuti previsti dalla presente legge possono essere erogati sotto forma di:

a) sovvenzioni in conto capitale;

b) concorso su interessi a fronte di mutui o prestiti concessi dalle banche;

c) combinazione delle forme sopraindicate, purché l'ammontare complessivo non superi i limiti massimi previsti per i singoli interventi.

2. L'Amministrazione regionale, su domanda degli interessati, è autorizzata ad erogare acconti sugli aiuti, fino alla misura massima dell'80 per cento.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 23.

LICANDRO, Segretario:

Art. 23

Limiti degli aiuti

1. Non sono concessi aiuti per opere iniziate prima della presentazione delle domande di aiuto e del rilascio delle necessarie autorizzazioni.

2. Non sono concessi aiuti per investimenti che comportino aumenti di produzione per prodotti che non trovano normali sbocchi sui mercati.

3. Non sono concessi aiuti che contrastino con i divieti e le restrizioni stabilite nelle organizzazioni comuni di mercato.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 24.

LICANDRO, Segretario:

Art. 24

Agricoltura biologica

1. Nell'anno finanziario 2000 una quota pari a lire 3.000.0000.000 dello stanziamento previsto sul capitolo 06029 è destinato agli interventi relativi all'agricoltura biologica.

PRESIDENTE. All'articolo 24 è stato presentato l'emendamento numero 3. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Marrocu - Demuru - Sanna A. - Sanna G.V. - Cugini - Contu - Onnis - Frau - Tunis Marco.

Art. 24

Dopo l'articolo 24 è inserito il seguente:

Art. 25

1. Il comma 4 dell'art. 23 della legge regionale 11 marzo 1998, n° 8, è sostituito dal seguente:

"Le direttive di attuazione degli interventi sono fissate dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, sentito il parere consultivo della Commissione Consiliare competente in materia di agricoltura. Il parere si intende acquisito qualora la Commissione non si pronunci entro 7 giorni dalla data di ricevimento. (3)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 3 ha facoltà di illustrarlo.

MARROCU (D.S.). In occasione della discussione del disegno di legge sulla epizoozia denominata lingua blu, il centrosinistra aveva chiesto che sulle direttive di attuazione di cui all'articolo 23 della legge 8 del 1998, cioè quella sulle calamità, venisse espresso un parere consultivo dalla Commissione consiliare competente per materia.

Tuttavia, secondo l'articolo 23 della legge 8/98, come più volte richiamato, non c'è bisogno di fare una legge specifica per ogni calamità, ma si possono affrontare le singole calamità attraverso direttive che la Giunta approva e trasmette all'Unione Europea. La decisione, assunta ieri, di ripristinare una sorta di fondo di solidarietà, seppure dentro il bilancio, cioè non ricorrendo a fondi fuori bilancio, e prevedendo dal 2001 un unico capitolo nel quale confluiscono tutte le risorse utilizzate per le calamità, consente un ulteriore snellimento delle procedure. Per cui per le prossime calamità sarà sufficiente una direttiva della Giunta, con l'assenso dell'Unione Europea, per attingere le risorse dal capitolo unico che, così come approvato ieri, sarà disponibile dal 2001.

Allora noi diciamo che abbiamo snellito tutto, ma ci pare corretto che per le direttive di attuazione di interventi atti a fronteggiare le calamità sia previsto almeno un passaggio in Commissione. Mettiamo a disposizione della Commissione solo sette giorni per esprimere un proprio parere, che tra l'altro è consultivo, come tutti i pareri delle Commissioni, quindi è pleonastico specificarlo per iscritto, come è stato chiesto. Si tratta di introdurre una modifica aggiuntiva all'articolo 23 della legge numero 8 del 1998, prevedendo che le direttive approvate dalla Giunta siano trasmesse alla Commissione competente per materia, la quale ha sette giorni di tempo dalla data di ricevimento per esprimere un proprio parere.

Non abbiamo introdotto questa modifica nella legge sulle calamità (noi avevamo presentato e poi ritirato il relativo emendamento, che però è stato ugualmente votato) perché ciò avrebbe ritardato l'approvazione del provvedimento sulle calamità, che era già stato approvato dalla Giunta.

Ora, invece, si vuole introdurre questa modifica in legge e d'ora in poi sarà appunto possibile che sulle direttive di attuazione vi sia il parere della Commissione competente per materia.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Onnis, relatore.

ONNIS (A.N.), relatore. Il parere del relatore è favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

USAI, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Il parere della Giunta è favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Voglio precisare che l'onorevole Onnis ha espresso il parere come Presidente della quinta Commissione, la quale non ha avuto la possibilità di valutare questo emendamento.

Per quanto riguarda l'impostazione dell'emendamento siamo d'accordo, tuttavia il comma conclusivo vanifica la portata della modifica che si vuole introdurre, nel momento in cui si dice che "il parere si intende acquisito qualora la Commissione non si esprima entro sette giorni dalla data di ricevimento". Io sono del parere che la Commissione si debba esprimere entro un tempo dato, e possono andare bene i sette giorni, ma sinceramente non si può dire "sette giorni dalla data di ricevimento", perché tra l'altro non si sa bene chi dovrebbe ricevere gli atti, dato che la Commissione non ha un ufficio preposto al ricevimento delle pratiche. Il ricevimento avviene in Consiglio regionale, ci sono i tempi tecnici di trasmissione degli atti, il Presidente può convocare o non convocare la Commissione entro i sette giorni, ma anche se la convoca, la maggioranza può far mancare il numero legale e di fatto viene vanificato il dettato di questo emendamento. Quindi, sinceramente con questa formulazione, la modifica che si vuole introdurre è una farsa.

Se invece si vuole davvero accogliere anche l'indicazione che è stata a più riprese espressa ieri, cioè consentire alle Commissioni competenti di esprimere un parere consultivo, i sette giorni devono decorrere dalla data di convocazione della Commissione o dall'iscrizione all'ordine del giorno della Commissione. Altrimenti, se non c'è la volontà di esprimere il parere, e quindi se non c'è la volontà del Presidente della Commissione o della maggioranza (e la volontà ci può essere su alcune cose, mentre su altre no), il tutto si ridurrà a una farsa e sinceramente un emendamento con limiti di questo tipo noi non possiamo accettarlo. Tanto vale lasciare le cose come stanno e la Giunta si assume la responsabilità di decidere anche senza pareri consultivi, tanto è proprio questo che vuole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà. CONTU (C.C.D.). Presidente, siccome sono anch'io tra i firmatari dell'emendamento, vorrei rassicurare il collega che mi ha preceduto che l'espressione "dal ricevimento" significa ovviamente dal momento in cui l'argomento viene dato in carico alla Commissione. Evidentemente è la Presidenza del Consiglio regionale che dà in carico alla Commissione il provvedimento sul quale dovrà esprimere un parere, quindi non vedo difficoltà, onestamente.

Si dice che sette giorni sono pochi; può darsi che sia così, ma noi dobbiamo fare in modo che le Commissioni sveltiscano il loro lavoro. Lo stesso collega Cogodi qualche volta dice: "Le Commissioni possono lavorare anche di venerdì e di sabato". Ha ragione, le Commissioni devono comunque svolgere il loro lavoro, quindi stabiliamo pure dei termini cogenti, in modo che anche le Commissioni si abituino a svolgere il loro lavoro nel più breve tempo possibile, senza ritardare l'iter dei provvedimenti. Ecco perché il mio voto sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Intervengo brevemente proprio sul punto che ha suscitato i dubbi dell'onorevole Ortu. In effetti io presentai questo emendamento al testo di legge relativo alla lingua blu, per intenderci, ma poi è stato trasferito al testo di legge che abbiamo adesso in discussione. L'emendamento recava la dicitura "entro sette giorni dalla data di iscrizione all'ordine del giorno della Commissione", perché i sette giorni, che sono persino pochi, potevano essere comunque un termine sufficiente per esprimere un parere. Non so se questo emendamento possa essere corretto nella sua parte finale introducendo l'espressione "entro sette giorni dall'iscrizione all'ordine del giorno della Commissione". Desidero comunque che rimanga agli atti che questa è l'interpretazione che diamo noi affinché, giustamente, ogni dubbio sul fatto che un ritardo possa vanificare la possibilità che la Commissione si pronunci sia fugato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). A me pare che il collega Ortu abbia posto all'attenzione del Consiglio una questione di primaria grandezza. Può sembrare un fatto secondario se riferito a questa legge, però è una questione di ordine più generale. Intanto non si comprende perché si debba precisare che il parere è consultivo. E' chiaro che il parere delle Commissioni è consultivo, perché da quando è stato abrogato nel sistema regionale il parere d'intesa, che era una forma di cogestione, di coamministrazione, tutti i pareri delle Commissioni sono consultivi, sono appunto pareri. In questo c'è una prima idea di limitazione di ciò che è già limitato. Però si dà l'impressione di voler comunque coinvolgere il Consiglio nella conoscenza e nel contributo, perché questo è il senso del parere che si può chiedere a una Commissione consiliare, cioè a un'articolazione del Consiglio. Si vuole dare l'impressione, ripeto, di voler coinvolgere il Consiglio nella conoscenza (il che è doveroso che la Giunta lo faccia sempre) e anche nel contributo a un eventuale miglioramento, a un'elaborazione complessiva, salva la responsabilità e il potere del Governo regionale di decidere. Si vuole dare questa impressione, poi, però, si toglie quello che si fa finta di dare, con un sistema di termini tale per cui di fatto il parere non ci sarà.

Non c'è nulla di oggettivo in questo Consiglio regionale, forse non c'è nulla di oggettivo in questo mondo, collega Contu. Cosa significa "oggettivamente si intende che i sette giorni decorrono da quando è ricevuto"? Oggettivamente non si intende niente; se si deve intendere si scrive, perché uno intende quello che è detto o che è scritto; è difficile che intenda un'interpretazione oggettivamente data dall'onorevole Contu verbalmente in aula. Il fatto è che si sta creando, da qualche tempo a questa parte, ma si è accentuata negli ultimi tempi, una sorta di condizione del lavoro del Consiglio regionale per cui i consiglieri regionali, in quanto tali, rischiano di essere estromessi dalla necessaria partecipazione ai procedimenti legislativi, cioè alla costruzione delle leggi e degli altri atti di competenza del Consiglio regionale. Qui si sta creando in capo ai consiglieri regionali una diminutio dei loro poteri e prerogative. I consiglieri regionali in astratto e oggettivamente, direbbe il collega Contu, sono tutti uguali; in concreto, però, e soggettivamente non sono tutti uguali. Ci sono i consiglieri regionali della maggioranza, che hanno non solo un'altra responsabilità, ma anche un'altra condizione di accesso all'informazione e alle conoscenze, proprio perché sono la parte del Consiglio che ha espresso il Governo regionale, quindi hanno una linea diretta di comunicazione col Governo, o dovrebbero averla. Se non ce l'hanno è perché il Governo è deficitario e pure la maggioranza lo è. Questo per rispondere al cenno di sconforto del collega Contu, che visibilmente sembra dire: "Magari fosse così!" Non è così perché voi non lo volete; non c'è comunicazione fra una "maggioranza-non maggioranza" e un "governo-non governo" perché voi non lo volete o non ne siete capaci, ma oggettivamente dovrebbe essere così. Ecco, qui il termine "oggettivamente" ci sta tutto: oggettivamente e correttamente dovrebbe essere così.

Mi dispiace che non sia così, mi dispiace per lei, mi dispiace anche per me. Però la situazione che noi viviamo non è di questa correntezza e di correttezza; noi viviamo una situazione nella quale le correnti si disperdono come fiumi carsici, l'informazione al Consiglio non arriva neppure quando viene chiesta formalmente (immaginiamoci quando non viene richiesta!), e il contributo del Consiglio e dei consiglieri è estremamente limitato.

Noi non ci preoccupiamo solo del Consiglio in generale, ci preoccupiamo di più di noi stessi, di questa parte del Consiglio, cioè della minoranza e dell'opposizione. Un tempo si riteneva che in un'Assemblea parlamentare minoranza fosse sinonimo di opposizione; non è esattamente così, si può essere minoranza senza essere opposizione, e ciò accade quando si adotta una condotta di tipo consociativo. Noi di Rifondazione Comunista vogliamo essere, se ci riusciamo, ma pensiamo di riuscirci, minoranza e in quanto tale opposizione. Ed essendo opposizione vogliamo tutte le garanzie delle minoranze e della opposizione; vogliamo, per esempio, che gli atti che pervengono al Consiglio arrivino anche a noi entro tempi certi.

Siamo in una situazione nella quale le Commissioni non vengono convocate addirittura per mesi. Le Commissioni sono composte, a loro volta, di una maggioranza e di una minoranza, e voi della maggioranza spesso molte Commissioni non le convocate per mesi, e i vostri Presidenti tengono le Commissioni in condizione di non operatività per mesi. E noi che colpa ne abbiamo? Perché dovremmo pagare noi con un limite alla conoscenza e al contributo che vogliamo doverosamente dare? Un contributo di diritto e di dovere, perché essere consiglieri regionali è una funzione, quindi è un diritto e un dovere insieme esercitare il controllo e dare un contributo.

Ecco perché non si può dire "a sette giorni dal ricevimento". Da chi e dove? Dal ricevimento da parte dei consiglieri regionali in Commissione, i quali entro sette giorni (o, se sono troppi, sette settimane, sette ore, sette minuti) possono davvero dare un contributo, dire una parola. Se quell'atto è ricevuto dal Consiglio in astratto non c'è certezza dei tempi, perché la Presidenza del Consiglio non sappiamo quando lo invierà alla Presidenza della Commissione, la quale a sua volta lo dovrà inviare, ma non sappiamo quando, ai singoli commissari. Tra l'altro non ci sono garanzie sulla convocazione della Commissione e non è neppure prevista una sanzione per chi non convoca le Commissioni, ma il Presidente di Commissione, che percepisce la relativa indennità e ha le prerogative di tale carica, se non convoca la sua Commissione ne ritarda il lavoro. In questo modo risulta inadempiente in astratto l'intera Commissione; in concreto, però, l'opposizione è tagliata fuori, perché la maggioranza ha o può avere, se vuole, il suo filo di comunicazione preferenziale e i suoi contributi li dà all'interno della dialettica di maggioranza.

Quindi qui c'è una questione di diritto ineliminabile dei singoli consiglieri, ma in specie dei consiglieri regionali che sono minoranza e hanno scelto di essere anche opposizione. Se noi fossimo minoranza e ci consociassimo, se concordassimo con voi maggioranza tutti i provvedimenti, non in aula, cioè alla luce del sole, ma possibilmente dietro le tende, non avremmo questo problema. Però noi non accediamo a quest'idea; noi con voi non vogliamo concordare nulla, se non qualcosa di utile, nell'aula o nelle sedute pubbliche e nei luoghi dove ci si confronta e dove si misura la bontà di un contributo che può anche pervenire da diverse parti e può convergere sulla soluzione di problemi rilevanti che stiano a cuore, diciamo, a una maggioranza più larga di quella che esprime il Governo regionale.

Al di fuori di questo noi non ci consociamo, siamo minoranza e siamo opposizione e quindi vogliamo garantiti questi diritti che ci sono riconosciuti dalle leggi, dalla Costituzione dello Stato repubblicano e dallo Statuto di autonomia, in base al quale tutti noi, dal primo all'ultimo, stiamo qui.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Telegraficamente anch'io intervengo per dichiararmi d'accordo con quanto detto prima dai colleghi sulla necessità, per maggiore chiarezza, di sostituire, all'ultimo punto di questo emendamento, le parole "dalla data di ricevimento" con le parole "sette giorni dalla data di iscrizione all'ordine del giorno della Commissione".

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 24. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 3 il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Le osservazioni che si sono fatte mi paiono abbastanza corrette. La Giunta, in Commissione, non aveva accolto l'ipotesi di stabilire i giorni nei quali la Commissione esprime il parere sulla base dell'inserimento all'ordine del giorno, perché non c'è nessuna norma che imponga al Presidente di inserire subito un argomento all'ordine del giorno, quindi il parere potrebbe non essere mai espresso. Questa è l'osservazione che la Giunta ha fatto in Commissione e che l'Assessore ha testé ribadito. E' altresì vero che se il documento perviene in giorni in cui la Commissione non può essere convocata non si riesce neppure a inserirlo all'ordine del giorno. Cioè, se per ipotesi il documento lo si riceve giovedì o venerdì, quando magari la Commissione è stata già convocata per martedì o mercoledì, non si riesce neppure a inserirlo all'ordine del giorno della successiva riunione di Commissione. Pertanto, se siamo d'accordo, i sette giorni possono essere portati ai quindici soliti che nel passato erano normalmente concessi, stabilendo che il parere deve essere espresso entro quindici giorni dal ricevimento, in modo da consentire all'Ufficio di Presidenza di inserire tranquillamente l'argomento all'ordine del giorno.

Se gli altri colleghi sono d'accordo, penso che questo sia un modo per consentire l'effettivo passaggio in Commissione e che i tempi non si allunghino oltre misura rispetto all'iter burocratico della norma. Anche in passato, per tutte le leggi che abbiamo approvato, in genere abbiamo indicato quindici giorni come periodo entro il quale può essere espresso il parere.

PRESIDENTE. Vota a favore, è così?

MARROCU (D.S.). Voto a favore ovviamente se si concorda sul termine di quindici giorni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 3 il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, vorrei fare una proposta in deroga al Regolamento del Consiglio, al fine del buon funzionamento dell'Aula, perché credo che questo sia anche il fine del Regolamento. Anche se siamo in fase di votazione, si può derogare proprio perché intendiamo migliorare la legge, il che è nostro compito. Credo che tutti i colleghi siano d'accordo, l'Aula è sovrana e lei, che è persona intelligente, può interpretare in modo elastico il Regolamento. In questo modo facciamo del bene a tutti e non costa niente a nessuno.

PRESIDENTE. Onorevole Liori, io non ho nessuna difficoltà ad accogliere la sua richiesta, ma qualcuno mi deve chiedere di sospendere per cinque minuti, perché c'è un'interlocuzione in corso.

Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Presidente, se il problema è chiedere cinque minuti di sospensione per migliorare il testo dell'emendamento, così come si è detto, chiedo io i cinque minuti. Penso che in questo caso saranno utilizzati bene. D'altronde si tratta solo di modificare leggermente la formulazione dell'emendamento, cosa che ieri per la verità per altri emendamenti è avvenuta in aula. Non riesco a capire perché, invece, oggi, non si abbia questa possibilità che è stata accordata ieri a più riprese all'onorevole Contu.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.

USAI, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. La Giunta, in derivazione anche di quanto aveva espresso in sede di Commissione, non vuole sottrarsi al contributo che la Commissione può dare, chiede solo che il parere venga acquisito nel minor tempo possibile. Se il termine è di quindici giorni, lo si specifichi pure, non abbiamo difficoltà, onorevole Ortu, a informare la Commissione. Il problema è di natura regolamentare: la Giunta è favorevole ad elevare il termine a quindici giorni, purché ciò non serva a bloccare le decisioni.

PRESIDENTE. E' venuta a mancare la ragione del contendere, visto che anche la Giunta è d'accordo.

Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Se stabiliamo sette giorni dall'iscrizione all'ordine del giorno cosa cambia? Diminuiamo i giorni e abbiamo la garanzia che il parere verrà espresso.

USAI, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Il problema è di natura regolamentare, ripeto. La Giunta è favorevole alla modifica del termine in 15 giorni se, come è emerso, non vi sono difficoltà. Ci vuole anche il tempo di iscrivere l'argomento all'ordine del giorno.

ORTU (R.C.). Avete i Presidenti di Commissione, ma insomma!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.

USAI, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Intervengo in termini costruttivi, onorevole Ortu. Avete presentato un emendamento (sul quale la Giunta ha espresso parere favorevole) in cui sostanzialmente si dice che le direttive di attuazione degli interventi sono fissate dalla Giunta regionale sentito il parere consultivo della Commissione consiliare competente in materia di agricoltura, che si intende acquisito qualora la Commissione non si pronunci entro sette giorni. Dalla discussione è emerso che sette giorni forse non sono sufficienti, perché vi è la necessità di iscrivere l'argomento all'ordine del giorno, per cui sono stati proposti quindici giorni. Ma insomma, non si riesce ad andare d'accordo neanche quando si è tutti d'accordo?

(Interruzioni dei consiglieri Ortu e Cogodi)

USAI, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Dite voi che cosa volete fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (C.C.D.). Stiamo facendo una tempesta in un bicchiere d'acqua. Se si rende necessario elevare il termine a quindici giorni, anche perché mi pare che per le precedenti leggi si sono sempre dati quindici giorni, si dica quindici giorni. Si tratta di una precisazione, può essere stato anche un errore di stampa scrivere sette invece che quindici, interpretiamolo così. Mi pare che ci sia il consenso quasi unanime del Consiglio, non capisco perché si voglia anche su questo fare una battaglia inutile, non è il caso. Si elevi il termine a quindici giorni e non se ne parli più!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Onnis. Ne ha facoltà.

ONNIS (A.N.), relatore. Il relatore è d'accordo ad elevare il termine a quindici giorni.

PRESIDENTE. Mi pare che ci sia l'accordo, quindi con questa modifica metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 25.

LICANDRO, Segretario:

Art. 25

Attuazione degli interventi

1. La definizione dei piani, dei programmi e delle direttive generali relative all'attuazione degli interventi di cui alla presente legge, compete alla Giunta regionale su proposta dell'Assessore dell'agricoltura.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 26.

LICANDRO, Segretario:

Art. 26

Esecuzione degli aiuti

1. Gli aiuti alle imprese istituiti dalla presente legge sono attuati dall'Amministrazione regionale solo dopo la loro approvazione da parte della Commissione Europea o solo dopo il decorso del termine previsto per l'esame degli aiuti da parte della Commissione stessa.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 27.

LICANDRO, Segretario:

Art. 27

Norma finanziaria

1. Gli oneri derivanti dall'applicazione degli articolo 3, lettere d) ed e), 7, 8, 9, 11, 14, 15, 17, 19, 21 e 23 bis, sono valutati in lire 17.250.000.000 per l'anno 2000, in lire 3.300.000.000 per l'anno 2001 e in lire 3.100.000.000 annue per gli anni successivi.

2. Nel bilancio della Regione per l'anno 2000 e per gli anni 2000-2002 sono introdotte le seguenti variazioni:

In diminuzione

03 - PROGRAMMAZIONE

Cap. 03017 -

Fondo speciale per fronteggiare spese in conto capitale dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11, art. 3, L.R. 20 aprile 2000, n. 4)

2000 lire 17.250.000.000

mediante utilizzo della riserva di cui alla voce 4) della tabella b), allegata alla legge finanziaria.

06 - AGRICOLTURA

Cap. 06008 -

Contributi alle organizzazioni professionali agricole per l'assistenza agli utenti di motori agricoli (art. 54, commi 2 e 3, decreto Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348) (L.R. 13 luglio 1988, n. 16)

2001 lire 500.000.000

2002 lire 500.000.000

Cap. 06150/01 -

Spese per promuovere l'incremento e il miglioramento della produzione zootecnica, non consistenti nell'acquisizione di beni e nell'esecuzione di opere di natura immobiliare (L. 6 luglio 1912, n. 832, L. 29 giugno 1929, n. 1366, L. 27 novembre 1956, n. 1367, L.R. 14 dicembre 1976, n. 67, artt. 8 e 17, L. 27 dicembre 1977, n. 9844, art. 13, L.R. 12 novembre 1982, n. 38, art. 28, L.R. 28 maggio 1985, n. 12, art. 3, lett. l), L.R. 24 dicembre 1991, n. 39, art. 9, comma 1, L.R. 28 aprile 1992, n. 6 e art. 4, comma 3, L.R. 20 aprile 2000, n. 4)

2001 lire 500.000.000

2002 lire 500.000.000

Cap. 06171 -

Contributi annui alle associazioni allevatori per l'attuazione del programma annuale riguardante la tenuta dei libri genealogici e lo svolgimento dei controlli funzionali (L.R. 14 dicembre 1976, n. 67, art. 33, L.R. 7 maggio 1981, n. 14, art. 43, L.R. 31 maggio 1984, n. 26, art. 46, L.R. 4 giugno 1988, n. 11 e art. 21, L.R. 29 aprile 1994, n. 18)

2001 lire 300.000.000

2002 lire 300.000.000

Cap. 06229/04 -

Contributi in conto capitale per la realizzazione di opere agrituristiche (art. 13, commi 1, 2 e 3, L.R. 23 giugno 1998, n. 18)

2001 lire 500.000.000

2002 lire 500.000.000

Cap. 06261/01 -

Contributi sulle spese di funzionamento per la gestione degli impianti consortili sostenute dai Consorzi di bonifica (L.R. 14 maggio 1984, n. 21, art. 9, L.R. 17 luglio 1987, n. 31, artt. 4 e 5, L.R. 20 marzo 1989, n. 11, art. 11, comma 1, L.R. 28 settembre 1990, n. 43, art. 11, comma 7, L.R. 6 novembre 1992, n. 20, art. 43, L.R. 29 aprile 1994, n. 18, art. 8, L.R. 21 giugno 1995, n. 16 e art. 17, comma 4, L.R. 5 dicembre 1995, n. 33)

2001 lire 1.000.000.000

2002 lire 1.000.000.000

Cap. 06334 -

Contributi per la regolarizzazione catastale dei terreni agricoli (artt. 1 e 2, L.R. 17 novembre 1986, n. 62, art. 47, L.R. 24 febbraio 1987, n. 6, art. 53, L.R. 4 giugno 1988, n. 11, art. 12, L.R. 29 aprile 1994, n. 18 e art. 18, comma 2, L.R. 15 febbraio 1996, n. 9)

2001 lire 300.000.000

2002 lire 300.000.000

Cap. 06346 -

Spese per l'attuazione del programma sperimentale di coltivazione e trasformazione del mirto, di altri frutti minori e piante aromatiche (art. 5, L.R. 5 dicembre 1995, n. 33)

2001 lire 200.000.000

In aumento

06 - AGRICOLTURA

Cap. 06015 - (N.I.) (2.1.2.4.3.3.10.10) (02.01)

Contributi per la valorizzazione, la promozione, la pubblicità, gli studi e la realizzazione di nuovi prodotti, per la partecipazione a fiere e ricerche di mercato, per l'attività di studio e ricerca (artt. 8 e 11 della presente legge)

2000 lire 3.100.000.000

2001 lire 300.000.000

2002 lire 300.000.000

Cap. 06016 - (N.I.) (2.1.2.4.3.3.10.10.) (02.01)

Contributi per i sistemi di controllo, di certificazione e di assicurazione della qualità dei prodotti e processi produttivi (art. 9 della presente legge)

2000 lire 2.000.000.000

2001 lire 500.000.000

2002 lire 400.000.000

Cap. 06017 - (N.I.) (2.1.2.4.3.3.10.10.) (02.01)

Aiuti di avviamento alle associazioni di produttori e ai consorzi di tutela (artt. 14 e 15 della presente legge)

2000 lire 650.000.000

2001 lire 300.000.000

2002 lire 300.000.000

Cap. 06029 -

Aiuti sotto forma di contributo in conto capitale per l'esecuzione di miglioramenti agrari e fondiari (art. 22, L.R. 11 marzo 1998, n. 8, art. 4, comma 3, L.R. 20 aprile 2000, n. 4 e art. 24 della presente legge)

2000 lire 3.000.000.000

Cap. 06033 - (N.I.) (2.1.2.4.3.3.10.10) (02.01)

Aiuti per la valorizzazione delle risorse silvicole naturali e per l'incremento della superficie boschiva (art. 19 della presente legge)

2000 lire 2.000.000.000

2001 lire 400.000.000

2002 lire 400.000.000

Cap. 06036 - (N.I.) (2.1.2.4.3.3.10.10) (02.01)

Contributi per l'acquisto di macchine e attrezzature agricole nonché di apparecchiature e programmi informatici (art. 3, lett. d) ed e), della presente legge)

2000 lire 1.500.000.000

2001 lire 500.000.000

2002 lire 500.000.000

Cap. 06085 - (N.I.) (2.1.2.4.3.3.10.10) (02.01)

Aiuti per la costruzione di strade interpoderali (art. 17 della presente legge)

2000 lire 1.000.000.000

2001 lire 500.000.000

2002 lire 500.000.000

Cap. 06209 - (N.I.) (2.1.2.4.3.3.10.10) (02.01)

Aiuti finalizzati al contenimento dei costi di produzione relativi all'uso di combustibile diverso dal metano (art. 21 della presente legge)

2000 lire 2.000.000.000

2001 lire 300.000.000

2002 lire 300.000.000

Cap. 06236 - (N.I.) (2.1.2.4.3.3.10.10) (02.01)

Contributi per la costruzione, l'acquisizione o il miglioramento di beni immobili nonché per l'acquisto di macchine e attrezzature ivi comprese quelle per il trasporto dei prodotti e l'acquisto di apparecchiature e programmi informatici nonché spese generali, onorari e oneri di progettazione, studi di fattibilità, consulenze, acquisto di brevetti e licenze (art. 7 della presente legge)

2000 lire 2.000.000.000

2001 lire 500.000.000

2002 lire 400.000.000

3. Agli oneri derivanti dall'applicazione degli articoli 3, lettere a), b), c), f), g), h), i) e l), degli articoli 16 e 18, si fa fronte con gli stanziamenti recati dai seguenti capitoli del bilancio della Regione per gli anni 2000-2002 e con gli stanziamenti recati dagli stessi capitoli dei bilanci per gli anni successivi:

Cap. 06029 (D.V.) - Aiuti sotto forma di contributo in conto capitale per l'esecuzione di miglioramenti agrari e fondiari nonché spese generali, onorari e oneri di progettazione, studi di fattibilità, consulenze, acquisto di brevetti e licenze (art. 22, L.R. 11 marzo 1998, n. 8, art. 4, comma 3, L.R. 20 aprile 2000, n. 4 e art. 3, lett. a), b), c) e i) della presente legge)

Cap. 06031 - Aiuti sotto forma di concorso sugli interessi per l'acquisto di scorte vive e morte (art. 22, L. 11 marzo 1998, n. 8, art. 4, comma 3, L.R. 20 aprile 2000, n. 4 e art. 3, lett. g), della presente legge)

Cap. 06086/01 - (D.V.) - Contributi per la costruzione, il riattamento e la manutenzione di opere di infrastrutturazione rurale (art. 18 della presente legge)

Cap. 06150/01 - (D.V.) - Spese per promuovere l'incremento e il miglioramento della produzione zootecnica, non consistenti nell'acquisizione di beni e nell'esecuzione di opere di natura immobiliare (art. 3, lett. f), della presente legge)

Cap. 06151 - (D.V.) - Aiuti a favore dell'Associazione regionale allevatori della Sardegna a fronte delle spese sostenute per il coordinamento delle attività delle associazioni provinciali allevatori (art. 16, lett. b) e c), della presente legge)

Cap. 06163/01 - (D.V.) - Contributi all'Associazione regionale allevatori della Sardegna a fronte delle spese sostenute per la realizzazione dei servizi di assistenza tecnica in zootecnia (art. 16, lett. d), della presente legge)

Cap. 06171 - (D.V.) - Aiuti annui alle Associazioni allevatori per l'attuazione del programma annuale riguardante la tenuta dei libri genealogici e lo svolgimento dei controlli funzionali (art. 16, lett. a), della presente legge)

Cap. 06220 (D.V.) - Somme da versarsi al Fondo regionale per lo sviluppo della proprietà coltivatrice (art. 3, lett. h) e l) della presente legge).

4. Gli oneri per l'attuazione della presente legge gravano sui capitoli di cui ai commi 2 e 3 del bilancio della Regione per l'anno 2000 e sui corrispondenti capitoli dei bilanci per gli anni successivi.

5. Le somme non impegnate alla data del 31 dicembre 2000 in conto dei capitoli 06015, 06016, 06017, 06029, 06033, 06036, 06085, 06209, 06236, 06031, 06086-01, 06150-01, 06151, 06163-01, 06171, 06220, sono conservate nel conto dei residui per essere utilizzate nell'esercizio successivo.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Nella seduta di ieri avevamo sospeso l'articolo 2, di cui era stata data lettura, e l'emendamento numero 2.

Si dia lettura dell'emendamento numero 2.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Demuru - Sanna A. - Sanna G.V. - Cugini - Contu.

Art. 2

All'articolo 2 è aggiunto il seguente comma:

"4. Al fine di combattere la peste suina, alle aziende suinicole che trasformano gli allevamenti suinicoli a pascolo brado in allevamenti razionali è concessa la priorità nella concessione degli aiuti finalizzati alla realizzazione di opere di miglioramento fondiario.". (2)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 2 ha facoltà di illustrarlo.

MARROCU (D.S.). Per quanto riguarda una calamità del settore zootecnico, ossia la peste suina africana, fu approvato un piano di eradicazione finanziato dall'Unione Europea, nel quale la Sardegna si impegnava a eliminare il pascolo brado suinicolo, ritenuto la principale fonte di trasmissione di questa malattia.

Il blocco del pascolo brado però non si è potuto concretizzare; nella provincia di Nuoro, anzi, il pascolo brado è autorizzato nonostante il suddetto piano. Le altre tre province hanno invece decretato il blocco del pascolo brado, ma non in tutti i territori si è riusciti ad attuarlo con efficacia. Per questo motivo l'obiettivo della eradicazione della peste suina in Sardegna non è stato conseguito, tant'è che a distanza di diversi anni, e nonostante le ingenti risorse messe a disposizione, ancora in questi giorni si è dovuto finanziare un ulteriore intervento per l'eradicazione della peste suina africana, in quanto la necessità di attuare degli interventi rimane sempre.

Si pone però un problema: da un lato debellare in modo definitivo la peste suina africana sarebbe per la Sardegna un fatto estremamente positivo, perché ricordo che tutti gli allevamenti, soprattutto quelli del nuorese, hanno l'obbligo di non esportare non solo prodotti suinicoli, ma neppure prodotti ottenuti dalla trasformazione di carni provenienti dalla provincia di Nuoro, e ciò costituisce soprattutto per gli allevamenti suinicoli presenti nel nuorese e anche per le aziende di trasformazione un danno economico notevolissimo. Allo stesso tempo, però, anche nelle altre province c'è stato un crollo economico, perché il blocco delle esportazioni di carni suine, ma non delle importazioni, costituisce un danno per le aziende suinicole sarde. Quindi, ci troviamo di fronte alla impossibilità di potenziare questo settore per i limiti posti a causa della peste suina africana. Limiti, ripeto, legati al fatto che non si è riusciti a superare il metodo di pascolo tradizionale, cioè il pascolo brado. Del resto la possibilità di eliminare il pascolo brado è quasi nulla, perché alla gente che lavora nelle campagne o sui monti non viene offerta nessuna alternativa.

Nel territorio da cui provengo gli allevatori sono stati tutti multati perché continuano ad allevare i propri animali col tradizionale metodo del pascolo brado, e attualmente sono tutti sotto processo. Nel villacidrese e nel guspinese la gente non ha nessuna alternativa, se non quella di commettere un reato, cioè recarsi nel nuorese, come qualcuno ammette di avere già fatto, portandosi dietro un animale infetto al fine di trasmettere la malattia e avere poi le agevolazioni previste in caso di abbattimento dei capi.

Io credo che non dobbiamo favorire questa pratica, anzi questi casi vanno denunciati, perché il danno che si crea nelle altre province è enorme. E infatti focolai di peste suina ne vengono scoperti ogni giorno; pochi mesi fa ci sono stati i casi di Orroli, Mandas e così via, che hanno determinato un ulteriore danno, perché può scattare nuovamente il blocco delle esportazioni anche per la provincia di Cagliari, oltre al fatto che anche le aziende in cui non sono stati rilevati casi di peste suina devono procedere a tutta una serie di adempimenti che creano diseconomia.

Con questo emendamento volevo sollevare un problema relativo alla prevenzione, al fine di offrire agli allevatori suinicoli un'alternativa, perché allo stato attuale è previsto solo un risarcimento per l'abbattimento dei capi infetti, che tra l'altro può avvenire soltanto nelle zone in cui sia stata rilevata la presenza della malattia, quindi non dappertutto. In questo modo si lancia un messaggio agli allevatori suinicoli sardi e chi ha interesse ad ammodernarsi e a trasformare il proprio allevamento suinicolo a pascolo brado in allevamento razionale ha la possibilità di accedere con priorità agli aiuti previsti dalle leggi di settore.

So che qualcuno sollevava obiezioni, ma questo significa ammettere che in Sardegna si pratica ancora l'allevamento a pascolo brado, nonostante vent'anni fa ci fossimo impegnati, con il piano di eradicazione, a eliminarlo. La realtà è che gli allevamenti a pascolo brado esistono (nella provincia di Nuoro sono addirittura regolarmente autorizzati), che con la peste suina abbiamo ancora a che fare e ogni anno spendiamo una notevole quantità di risorse finanziarie per combatterla. Di questo ne soffre un settore, quello suinicolo, che potrebbe evolversi e che invece deve far fronte a una serie di problemi, compresi quelli derivanti dal fatto che i nostri allevatori non possono esportare, però i maiali olandesi o quelli emiliani in Sardegna arrivano e riescono anche a far abbattere i prezzi da 3000 a 1500-1600 lire al chilo, mettendo così in crisi tutto il nostro settore suinicolo.

Io ho voluto affrontare questo problema presentando questo emendamento, però può darsi che ci sia un modo migliore per affrontarlo. A me pare che noi dobbiamo offrire agli allevatori suinicoli un'alternativa per evitare il permanere di questa calamità che vent'anni fa ci eravamo impegnati a combattere e che ancora oggi non abbiamo superato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Onnis, relatore.

ONNIS (A.N.), relatore. L'emendamento sottende e coglie un problema reale, fra l'altro ricorrente e diffuso in tutto il territorio della Sardegna. Per queste ragioni esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

USAI, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. L'emendamento numero 2 è finalizzato a concedere priorità agli allevatori che vogliono uscire dall'allevamento a pascolo brado per rientrare in un tipo di allevamento che dal punto di vista igienico-sanitario è in linea con la lotta contro la peste suina africana.

Questo è l'obiettivo, che però non ci deve far perdere di vista l'impegno che abbiamo preso nei confronti della Comunità europea. Noi ci siamo infatti impegnati, e abbiamo ricevuto centinaia di miliardi per questo, a non consentire il pascolo brado, proprio perché era causa di diffusione della peste suina africana. Oggi diciamo, in una norma che adegua di fatto la normativa regionale a quella comunitaria per il futuro, che non riconosciamo quanto abbiamo a suo tempo sottoscritto.

Io prego veramente i presentatori di ritirare questo emendamento e di riformularlo in altro modo, eliminando il riferimento alla peste suina africana e caso mai motivando la priorità nella concessione degli aiuti con l'adeguamento della struttura aziendale ai principi igienico-sanitari. Di fatto si raggiunge lo stesso obiettivo, si dà priorità a quegli allevatori che vogliono fare questo, ma non ci autodenunciamo, perché significherebbe non poter esportare per i prossimi dieci anni un grammo di carne suina fuori della Sardegna.

Allora, per favore, non c'è difficoltà a raggiungere l'obiettivo di dare priorità agli allevatori che vogliano adeguarsi ai principi igienico-sanitari, ma conseguiamolo formulando diversamente la norma.

Ripeto, non autodenunciamoci dicendo che è consentito il pascolo brado per i suini, perché significherebbe aprire un contenzioso enorme: ci verrebbe chiesta la restituzione di tutti i finanziamenti che ci sono stati concessi e dovremmo anche giustificarci per il fatto che legiferiamo su posizioni che dal punto di vista sanitario non possono essere concepite.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Io vorrei invitare il Consiglio a valutare con attenzione la portata di questo emendamento all'interno del provvedimento di legge in esame. Vorrei anche invitare il Presidente della Commissione agricoltura a fare una verifica più attenta rispetto al contesto in cui viene inserito.

Credo che le ragioni addotte dall'Assessore debbano essere tenute in considerazione. Le questioni esposte dall'onorevole Marrocu hanno indubbiamente una loro validità. Nessuno infatti nega che si debba affrontare questo problema (anche se ci sono atti legislativi per i quali un problema di questo tipo non dovrebbe più esistere) e si debbano creare le condizioni per cui il pascolo brado di fatto non costituisca un'esigenza da affrontare. Quindi non sta qui il tenore delle nostre osservazioni.

Il problema è diverso: se inseriamo questo emendamento dopo l'articolo 2, che stabilisce chi sono i beneficiari degli aiuti, stiamo dicendo che c'è una priorità che scavalca tutto il resto. La priorità può avere validità nell'ambito del settore se la ripartizione dei fondi è settoriale, cioè c'è una quota di fondi per il settore suinicolo e così via. E' chiaro che all'interno delle attribuzioni del settore suinicolo si potrebbe stabilire una priorità tra i beneficiari. Ma stabilire una priorità generale, badate, è cosa diversa, tra l'altro con i problemi di cui abbiamo discusso ieri. Non possiamo infatti escludere che in relazione al virus della blue tongue non ci siano problemi igienico-sanitari; ci sono anche lì problemi di natura igienico-sanitaria, di risanamento ambientale e così via.

Oggi possiamo dire, anche rispetto alle argomentazioni che abbiamo sviluppato in questi giorni, che gli allevatori suinicoli hanno priorità anche a discapito di quegli altri allevatori, a discapito di tutti insomma? Tra l'altro si potrebbe verificare il paradosso, se l'ammontare complessivo delle risorse fosse, com'è quasi sempre, esiguo o non sufficiente per soddisfare tutte le richieste, che le richieste del settore suinicolo siano tali da esaurire tutte le risorse. In tal caso potremmo solo ed esclusivamente, nel campo dei miglioramenti fondiari, oppure tra i beneficiari degli aiuti previsti da questa legge, soddisfare le richieste provenienti da quel settore. Tra l'altro gli impianti delle aziende suinicole sono tali da richiedere risorse finanziarie notevoli.

Questo è ciò che stiamo decidendo con questo emendamento. Io non sono contrario, voglio essere chiaro, a soddisfare un'esigenza giusta e reale, che però non può essere affrontata in questo modo. Non possiamo stabilire oggi che questa esigenza è prioritaria su tutti e su tutto, soprattutto per i temi che abbiamo trattato anche ieri. Qualcuno domani potrebbe dirci: "Scusate un attimo, ieri avete parlato del morbo della lingua blu, avete fatto una grande discussione, concordando sulla necessità di un risanamento, e il giorno dopo accantonate tutto e stabilite altre priorità?"

Badate io non nego che ci sia questa esigenza e che possano essere stabilite delle priorità, però all'interno di una ripartizione delle risorse per settori. Su questo sono perfettamente d'accordo. Il metodo delle priorità non può però essere utilizzato per prosciugare tutte le risorse destinate ai miglioramenti fondiari e soprattutto agli investimenti che la legge prevede in agricoltura.

La questione quindi sta tutta qui: non negare un'esigenza, ma valutare come soddisfarla, tenuto conto, ripeto, delle considerazioni fatte dall'Assessore dell'agricoltura. Tra l'altro questa materia può essere eventualmente disciplinata attraverso direttive di Giunta, oppure si trovino altre forme. Da questo punto di vista noi siamo favorevoli a prevedere in legge anche altre garanzie, che però non possono essere previste nell'articolo 2 del disegno di legge in discussione, che indica chi sono i beneficiari degli aiuti. Non si può infatti prevedere una priorità per gli allevamenti suinicoli e non considerare prioritari anche gli interventi di risanamento igienico-sanitari che saranno necessari per debellare il morbo della lingua blu.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (C.C.D.). Io sono tra i presentatori dell'emendamento numero 2 ed effettivamente, dopo aver ascoltato gli interventi che si sono susseguiti, ho avuto qualche piccolo ripensamento, non tanto perché non sia giusto che noi incoraggiamo la trasformazione degli allevamenti a pascolo brado in allevamenti razionali, io sono favorevole all'obiettivo che con l'emendamento si vuole raggiungere, ma forse è giusta l'osservazione dell'Assessore, cioè che non è il caso, data la situazione, di parlare di peste suina.

Naturalmente la priorità va data per il miglioramento degli impianti suinicoli, non per qualsiasi miglioramento fondiario. Su questo l'onorevole Ortu, a mio giudizio, ha ragione: non possiamo dare preferenza a tutti i miglioramenti fondiari, anche a quelli che riguardano, per esempio, l'impianto di un agrumeto o di un oliveto. Sarebbe assurdo. Però diciamo che nulla impedirebbe di stabilire nelle direttive assessoriali una preferenza per quegli allevatori che oggi tengono allo stato brado i suini e che vogliono trasformare quell'allevamento in un allevamento razionale.

Per inciso, vorrei dire, provocatoriamente, che personalmente non sono del tutto contrario al pascolo brado. Mi rendo conto di dire una cosa grave, ma, parliamoci chiaramente, perché qui bisogna che parliamo sempre con estrema chiarezza: chi di noi non è andato mai a comprare un suinetto al pascolo brado? Sappiamo tutti che c'è differenza di sapore tra la carne di un suino allevato allo stato brado e quella dei suini tenuti in allevamenti di tipo olandese.

Ora, amici cari, mi rendo conto che sto dicendo una cosa provocatoria ma, siccome so che in Sardegna esistono anche i cinghiali, non spero di eliminare la peste suina con il vuoto biologico, come ci è stato sempre chiesto. Noi ci siamo sempre rifiutati di accettare il vuoto biologico; io ho vissuto in prima persona questa vicenda, perché rappresentavo addirittura il Governo italiano (ero sottosegretario alla sanità) quando si è discusso di questo in sede di Comunità europea, e ricordo benissimo che noi ci siamo sempre rifiutati di accettare il cosiddetto vuoto biologico. Tra l'altro avremmo dovuto uccidere anche tutti i cinghiali, perché bastano dieci cinghiali infetti per diffondere la malattia. E' inutile che si distruggano i maiali selvatici se non si distruggono anche i cinghiali.

Quindi, andiamoci piano, so che è un argomento difficilissimo da affrontare, perché ci rendiamo conto che i burocrati della Comunità europea non ragionano così, anche se loro stessi, quando portavo qualche prosciutto sardo, mi chiedevano se proveniva da un maiale allevato al pascolo brado oppure no. Queste cose possiamo anche dirle, perché è la verità, quindi andiamoci cauti.

Però il fine dell'emendamento era quello di favorire, in maniera soft, la trasformazione dell'allevamento suino a pascolo brado in allevamento razionale. Questo si può ottenere benissimo con una direttiva, quindi prego il collega Marrocu, che insieme a me ha presentato questo emendamento, di ritirarlo se c'è questo impegno da parte della Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Ho chiesto la parola, signor Presidente, per dare il mio contributo, perché dopo aver sentito l'intervento del collega Ortu, che ha addotto motivazioni più che plausibili, c'è da stare veramente in pensiero, non foss'altro perché si privilegiano coloro che non hanno rispettato la normativa e per colpa dei quali a tutt'oggi non sono esportabili prodotti suinicoli dalla Sardegna. Ma, giustamente, è necessario tentare di porre rimedio e freno al morbo della peste suina africana.

Io non sono contrario alle incentivazioni, ma giustamente, come ha precisato l'assessore Usai, non è possibile che noi stessi facciamo un atto d'accusa dicendo alla Comunità europea che abbiamo tollerato il pascolo brado dei suini, mi spiego? Quindi è necessario modificare la formulazione dell'emendamento. In secondo luogo, mi rifaccio a quanto detto dal collega Ortu: perché non includere in questo provvedimento gli allevamenti che hanno avuto danni derivanti dall'agalassia? Ci sono allevamenti che hanno perso completamente il bestiame, a cui non è stato dato un centesimo negli anni scorsi. Oppure, perché non includere gli allevamenti dove si sono manifestate e continuano a manifestarsi malattie come la scrapia, e che non hanno avuto un centesimo di rimborso?

Detto questo, se vogliamo affrontare questo problema con obiettività e vogliamo venire incontro agli allevamenti che sono in difficoltà è giusto e necessario identificare in questo emendamento, nel caso venisse approvato, innanzi tutto una percentuale delle risorse che si intende destinare a questo fine, affinché non tutte le risorse siano, come giustamente ha rilevato il collega Ortu, utilizzate per combattere la peste suina; inoltre bisogna includere anche gli allevamenti che hanno subito danni gravissimi, negli anni scorsi, dovuti a malattie come l'agalassia, la scrapia, la brucellosi e quant'altro. Tra l'altro per i suini che hanno contratto la brucellosi e sono stati abbattuti non è stato previsto nessun risarcimento.

Allora, io dico sì all'emendamento, a condizione che venga stabilito un tetto massimo di finanziamento e che siano incluse, oltre alla peste suina, anche malattie come la brucellosi suina, la scrapia, l'agalassia e le malattie endemiche, e che nella formulazione sia eliminato il riferimento agli allevamenti suinicoli a pascolo brado.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Io intendevo intervenire per proporre una soluzione che tenesse conto di ciò che ha detto l'assessore Usai in riferimento all'Unione Europea, ma mi pare che ci sia una disponibilità a ritirare l'emendamento. Sicuramente una cosa da fare è indicare un termine nelle direttive che verranno approvate, per esempio per i primi due anni, per i primi tre anni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Intervengo per fare due osservazioni e preannuncio il ritiro dell'emendamento numero 2.

Le due osservazioni sono queste: io non ritengo affatto grave il fatto che in un articolo di legge si parli di peste suina africana, soprattutto perché l'Unione Europea sa benissimo che in Sardegna questa malattia non è stata debellata, tant'è che sussistono per noi i divieti, le prescrizioni e il blocco delle esportazioni dei prodotti del settore suinicolo che furono stabiliti nel piano di eradicazione. Caso mai questa ipotesi di priorità sarebbe proprio giustificata esclusivamente dal fatto che vogliamo debellare la peste suina, secondo l'impegno preso vent'anni fa, e che non abbiamo ancora debellato. Il problema si ripropone ogni anno in Consiglio quando si parla di assumere o non assumere veterinari con questo compito; infatti, ogni volta che c'è una recrudescenza della peste suina africana si assumono sessanta veterinari nel nuorese. E comunque la malattia non viene debellata, il blocco dell'esportazione dei prodotti suinicoli rimane, gli allevamenti e le aziende di trasformazione ne risentono e ogni anno noi riconfermiamo lo stesso intervento. Per cui, caso mai, l'Unione Europea ci potrebbe contestare il fatto che dopo vent'anni...

SANNA EMANUELE (D.S.). Sono sessanta veterinari, quindi interessati al permanere della peste suina africana.

MARROCU (D.S.). Sì, a loro interessa che la malattia permanga perché il giorno che non ci fosse più verrebbe meno la ragione della loro assunzione. Io spero che non sia così, comunque.

Caso mai l'Unione Europea ci potrebbe chiedere: "Ma come mai, a distanza di vent'anni, avete ancora bisogno di nuovi interventi finanziari per debellare una malattia che non riuscite a debellare?" Quindi, da questo punto di vista, le osservazioni non mi paiono pertinenti.

Il problema è reale, lo ripeto ancora una volta, e va affrontato. Forse è giusto dire che non è un semplice emendamento, inserito all'ultimo momento in una legge, il modo migliore per affrontare un problema di tale gravità, ma il problema in ogni caso esiste in Sardegna. E' pur vero che qualche volta il danno, l'ho detto prima, è procurato, perché a causa del blocco delle esportazioni c'è per tutti gli allevatori il dramma di non sapere dove vendere i maiali; tra l'altro sono obbligati a fare i prelievi di sangue su ogni capo da macellare e farli poi analizzare. Quindi non è neanche sufficiente che gli allevamenti siano ubicati in un territorio esente da peste suina per poter macellare tranquillamente ed esportare i prodotti, che risentono della concorrenza sleale fatta dalle altre regioni.

Quindi io ritiro l'emendamento e non mi impegno a chiedere direttive dell'Assessorato, ma ad affrontare il problema della peste suina con un provvedimento ad hoc, magari concordato non solo con la Giunta, ma anche con l'Unione Europea. Un provvedimento che, facendo un passo indietro rispetto al piano di eradicazione, stabilisca che invece il pascolo brado è lecito, lo dico al collega Contu, il quale sostiene che tutti andiamo ad acquistare il maialetto allevato a pascolo brado. Però non si può continuare a tenere i nostri allevatori fuori legge, perché comunque sono tutti fuori legge e sotto processo, tranne che nella provincia di Nuoro, perché con il pascolo brado creano danni alle aziende razionali. E' un problema che comunque va affrontato.

PRESIDENTE. Quindi, l'emendamento numero 2 è ritirato. Ha domandato a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Io avevo chiesto di intervenire sull'emendamento numero 2 perché avevo preparato una stesura che teneva conto della discussione che si sta svolgendo su questa questione. Tuttavia ritengo che l'ipotesi del ritiro dell'emendamento, a cui dovrà seguire un progetto di legge che in maniera un po' più approfondita affronti questo enorme problema, sia la soluzione migliore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Intervengo solo per rafforzare alcune tesi. Volevo anch'io, che ho una modesta conoscenza di questo tema, parlare sull'emendamento per far capire ai presentatori l'errore, diciamo così, chiaramente non voluto, che si è commesso.

Il collega Antonello Usai ed io sappiamo benissimo che il pascolo brado è consentito solo nella provincia di Nuoro, e a determinate condizioni. Approvare questo emendamento che stabilisce una priorità nella concessione degli aiuti finalizzati ai miglioramenti fondiari scatenerebbe una guerra furibonda, tenendo anche conto che il 99 per cento dell'allevamento brado viene effettuato in territori comunali, non in territori di proprietà, quindi immaginatevi la bagarre che si scatenerebbe tra bovari, porcai e guardiani di ovini che si vedrebbero scavalcare da questi "elementi fuori legge".

Quindi, stiamo attenti, molte volte basterebbe un po' più di coordinamento tra noi per evitare che certe cose succedano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Intervengo sull'articolo 2 per dire che, così come il collega Ortu, condivido anch'io la previsione normativa contenuta nell'articolo 2. Soggiungo solamente una considerazione: l'emendamento numero 2 è stato ritirato, ma alcuni dei presentatori, non tutti, mi pare il collega Contu e qualcun altro, hanno condizionato il ritiro dell'emendamento al recepimento da parte della Giunta regionale di un impegno a comprendere nelle direttive di attuazione alcune questioni che attengono a delle priorità in questa materia.

Intendo dire che noi non riteniamo corretto che venga accolta questa condizione e chiedo che la Giunta precisi che non la sta accogliendo, anche perché il Consiglio se deve dare direttive le dà in altra forma, non sotto forma di condizione per il ritiro di un emendamento, se no alla fine non si capisce più nulla: uno può presentare emendamenti, anche i più disparati e arbitrari, li mette in discussione, poi li ritira "a condizione che…", e siccome nessuno si è opposto, dagli atti del Consiglio sembrerebbe che questa indicazione sia stata accolta.

Noi vorremmo essere rassicurati sul fatto che questa indicazione non è del Consiglio, quindi la Giunta non la sta accogliendo, non la può neppure accogliere, perché è tenuta ad accogliere solo le indicazioni del Consiglio, non quelle dei singoli consiglieri. Se l'emendamento è ritirato muore lì, ed è meglio che muoia lì prima che muoiano gli altri, perché aveva una natura chiaramente negativa. Il collega Ortu ha detto: "Il disastro sociale e anche economico che poteva derivare ..."

Non ho capito, vuoi parlare a voce alta, così sento anch'io? Siccome stai commentando il mio intervento, se parli a voce più alta sento anch'io.

MARROCU (D.S.). Non preoccuparti.

COGODI (R.C.). Io non sono preoccupato.

MARROCU (D.S.). Se non voglio dirtelo continua il tuo intervento e non preoccuparti.

COGODI (R.C.). Se non lo vuoi dire, non dirlo. Non dire significa tacere, se invece dici qualcosa a voce bassa non è vero che non la vuoi dire, la vuoi dire eccome!

MARROCU (D.S.). Dico solo che è sorto un problema per un'azienda serricola.

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, lasci svolgere l'intervento al collega.

COGODI (R.C.). Non capisco che cosa c'entri con questa legge, l'azienda serricola di Marrocu, proprio non lo capisco. Se qui la gente è così sensibile in qualche punto della pelle, credo che si debbano rafforzare un po' tutte le corazze, perché certamente avremo tante occasioni di discutere di questo e di altro.

Torno tranquillamente al mio dire. L'emendamento numero 2 è stato ritirato e noi vogliamo essere rassicurati che è ritirato e basta, cioè che non è soggetto a condizione alcuna, perché le ragioni che ha esposto il collega Ortu, che sono state riconosciute valide, fondate, serie e plausibili da parte di molti consiglieri regionali, è chiaro che sono valide, fondate e plausibili in quanto tali, cioè per quanto il collega Ortu ha esposto nel suo ragionamento. Introdurre delle priorità all'interno di un sistema complessivo e generale di sostegno alle imprese vuol dire non rendersi conto che le priorità escludono altre esigenze, creano uno squilibrio. Ma non per la doppiezza di cui parla il collega Contu, cioè che noi dobbiamo accettare il pascolo brado dicendo agli altri, anche all'Unione Europea, per avere i finanziamenti, che il pascolo brado non c'è. Io credo che le soluzioni vadano ricercate con equilibrio, sì, ma sempre alla luce del sole e non dicendo: "Portiamo il prosciutto a Bruxelles, sanno che noi abbiamo il pascolo brado, perché il prosciutto è buono, però, nel contempo, chiediamo i soldi sostenendo che pascolo brado non ce n'è". Tutto questo non va bene.

CONTU (C.C.D.). E va bene, ma era una battuta, lasciamela fare!

COGODI (R.C.). Sì, ma infatti il gradiente parlamentare europeo pare che si misuri anche dalla bontà del prosciutto, cioè se è prosciutto brado è più buono, chiaramente se è prosciutto stanziale è insipido, ma questi sono altri argomenti che si discuteranno quando faremo la legge sul commercio, appena finirà il commissariamento che il Governo ha stabilito per i vostri ritardi anche in quel settore.

Quindi il senso del mio intervento è quello di chiarire che alla Giunta non è stata posta alcuna condizione, anche perché siamo in questo equivoco; il Presidente della Commissione ha addirittura dichiarato che concordava con l'emendamento, quindi non è che siamo in materia, diciamo, labile. C'è anche una parte del Consiglio qualificata, come il Presidente della Commissione agricoltura, che ritiene che questa priorità deve essere accordata, quindi non vorremmo che rimanesse ombra di dubbio su questo, cioè l'emendamento è ritirato e basta, e non c'è, da parte del Consiglio, indirizzo alcuno, direttiva alcuna validamente data alla Giunta perché sia contenuta nelle direttive di attuazione la prescrizione che non c'è più in legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Intervengo brevemente sull'articolo 2, poiché tanta polemica ha suscitato la presentazione dell'emendamento ormai ritirato., Io vorrei richiamare l'attenzione di tutto il Consiglio sul fatto che suscitare polemiche e attribuire ai presentatori degli emendamenti intenzioni che non hanno significa perdere tempo.

Evidentemente il fine dell'emendamento, almeno nelle mie intenzioni, era quello di dare priorità a una categoria di allevatori, ma riconosco la giustezza delle argomentazioni del collega Ortu. Stabilire una priorità avrebbe significato mettere in contrapposizione diverse categorie di allevatori. Per questo motivo, e anche perché non era il caso di presentarlo in questa sede, ho aderito al ritiro dell'emendamento.

Certamente l'emendamento, che non voglio rimettere in discussione, prevedeva solo che per ottenere l'eradicazione della peste suina, un obiettivo forse ormai non più raggiungibile, come alcuni hanno sostenuto, ma in ogni caso almeno per combattere la peste suina africana che tanti danni ha causato al commercio, dovessero essere approntate delle azioni, tra cui appunto la concessione di aiuti per la trasformazione degli allevamenti suinicoli a pascolo brado in allevamenti razionali. In fondo, si trattava solo di rafforzare il disposto del punto b) dell'articolo 2, e cioè il rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali.

Era tutto qui, e il comma 2 dell'articolo 2 stabilisce che possono beneficiare degli aiuti anche le aziende che intendono realizzare investimenti per raggiungere quei requisiti minimi. Evidentemente per combattere la peste suina africana sono necessari determinati requisiti sanitari, e l'eliminazione dell'allevamento a pascolo brado è uno di questi requisiti minimi per raggiungere questo scopo. Questo diceva l'emendamento numero 2, niente di più.

Io ho aderito a ritirare l'emendamento per le considerazioni dei colleghi Ortu e Rassu, cioè per il fatto che si rischiava di scatenare una competizione tra categorie che tutto sommato sono già abbastanza in crisi, e perché, come ha detto l'Assessore dell'agricoltura, c'era anche il rischio che la Comunità Europea potesse obiettare: "Ma come, non siete ancora riusciti ad abolire il pascolo brado?"

Queste erano le considerazioni che volevo fare, ritenendo che non fosse il caso di innescare una serie di polemiche che l'emendamento ritirato non voleva sicuramente suscitare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Io non voglio continuare a discutere un emendamento che per altro è stato già ritirato, la tentazione è quella di farlo proprio.

Intervengo di nuovo, in seguito agli ultimi interventi dei colleghi, per manifestare una preoccupazione, per chiedere all'Assessore ulteriori chiari impegni su questo argomento e per invitarlo a seguire le indicazioni che stanno venendo da questo Consiglio, perché altrimenti, ripeto, faccio mio l'emendamento. I danni che la peste suina africana ha arrecato in particolare alla zona montana della provincia di Nuoro, in questi anni, sono ancora presenti perché, contrariamente a ciò che è stato ricordato, la cintura sanitaria (che non riguarda più tutta la Sardegna, ma solamente la provincia di Nuoro) per la commercializzazione delle carni suine sta arrecando innumerevoli danni agli allevatori e alle aziende di trasformazione. Occorre quindi prendere atto che, nell'arco di vent'anni, con i sistemi adottati fino ad oggi, la peste suina non è stata eradicata, ma è diventata endemica in montagna, anche perché - e il collega Manca e l'assessore Usai lo sanno molto meglio di me - in particolare le bestie allo stato brado, soprattutto i cinghiali, sono portatori sani della malattia. Ma si riuscirebbe a eradicarla se si puntasse a una razionalizzazione del settore. Ormai sono marginali gli allevamenti che ancora insistono allo stato brado nei territori di alcuni comuni. La provincia di Nuoro non può sopportare un danno così grande e se permane questa situazione nella sostanza bisogna addivenire a un meccanismo come quello previsto dall'emendamento numero 2, naturalmente modificandone la formulazione secondo le indicazioni dell'Assessore dell'agricoltura, cioè cassando l'espressione "al fine di combattere la peste suina africana". Ma la priorità nella concessione degli aiuti solamente nell'ambito del settore suinicolo deve rimanere proprio per poter combattere efficacemente questa malattia. Magari si può fare riferimento al rispetto delle norme igienico-sanitarie, se si vuole ovviare a ciò che paventava il collega Manca sulle priorità in tutti i settori.

Ecco, queste indicazioni devono essere accolte e io vorrei che l'Assessore intervenisse su questo assumendo precisi impegni, proprio perché in quella parte montana del nostro territorio, dove vengono realizzate produzioni tipiche conosciute in Sardegna e fuori della Sardegna, si possano produrre anche le carni di cui quelle produzioni tipiche necessitano.

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, su che cosa vuole intervenire, perché su questo argomento lei è già intervenuto.

COGODI (R.C.). Sull'articolo 2 non è intervenuto.

ORTU (R.C.). Sull'articolo non sono ancora intervenuto.

PRESIDENTE. La discussione era sull'articolo e sull'emendamento, e lei ha già fatto il suo intervento. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.

USAI, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Debbo dire che la problematica che è emersa oggi rientra, a mio avviso, nel punto b) del comma 1 dell'articolo 2, che forse andava integrato. Il comma 1 dice: "Possono beneficiare di aiuti le aziende, singole o associate, a condizione che possano comprovare, mediante valutazione delle prospettive: a) redditività; b) il rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere negli animali; c) il possesso da parte del conduttore di conoscenze e competenze professionali adeguate".

Noi potevamo modificare il punto b) in questa maniera: "Il rispetto dei requisiti minimi in materia di zooprofilassi delle malattie infettive, di ambiente, igiene e benessere degli animali, per i quali è data priorità alle domande". In tal modo non avremo parlato di tante cose e non avremmo individuato un settore specifico, quello suinicolo appunto. Le priorità devono essere date, come già ieri è emerso, per gli allevamenti di ovini, bovini e qualsiasi specie animale, perché la politica che questo Consiglio mi ha imposto come Assessore, cioè la politica della qualità degli alimenti agroalimentari, non può esserci se non c'è il requisito della qualità che è la salubrità. E la salubrità negli alimenti di origine animale la si trova già in stalla, non solo nelle fasi successive.

Ecco, questo di per sé poteva essere assunto come impegno, ma io ritengo che sia sostanziale assumere l'impegno che nelle direttive di attuazione sia indicata questa priorità, chiaramente non predeterminata per alcuni comparti, anche perché nel comparto suinicolo la OCM (Organizzazione comune di mercato) non ci consente molto, anzi non ci consente proprio nulla. Però nulla toglie che proprio nella lotta alle malattie infettive si possa dare priorità ad alcune domande per cercare, nella maniera migliore, di rendere veramente produttive le nostre aziende.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). La risposta tecnica che ha dato l'Assessore, che modifica il punto b) dell'articolo 2, ci trova d'accordo, perché così si soddisfano anche le esigenze emerse nel corso del dibattito da diverse parti del Consiglio, sollecitate chiaramente da chi propone gli argomenti all'attenzione di quest'Aula.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, mi perdoni, dev'essere chiaro che si tratta di una migliore formulazione del punto b), non stiamo facendo un emendamento al testo, perché questo non è consentito. Stiamo semplicemente chiarendo ciò che era già previsto. Dico questo perché rimanga agli atti. Sospendo la seduta per dieci minuti. (La seduta, sospesa alle ore 12 e 34, viene ripresa alle ore 12 e 44.).

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Il punto b) dell'articolo 2 è stato così riformulato: "Il rispetto dei requisiti minimi in materia di zooprofilassi delle malattie infettive, ambiente, igiene e benessere degli animali". In tali casi è data priorità alle domande.

Con questa modifica metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

PRESIDENTE. Ha domandato da parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, credo che sia opportuno che in questo disegno di legge venga inserito l'articolo 28 sull'urgenza, così come abbiamo fatto ieri per la legge sulla blue tongue, secondo la formula usuale, cioè "La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti…".

Credo che siamo tutti d'accordo. E' vero che la legge deve essere notificata all'Unione Europea, ma anche la legge che abbiamo approvato ieri contiene lo stesso articolo. Nel momento in cui verranno pubblicate sul Bollettino ufficiale della Regione potranno essere attuate.

PRESIDENTE. Non è questa la prassi, però se tutti sono d'accordo, io ritengo che la richiesta di inserire la norma sull'urgenza possa essere accolta.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S). Signor Presidente, intervengo rapidamente per sottolineare alcuni aspetti importanti in ordine a questo provvedimento e anche al modo in cui si è lavorato.

Il disegno di legge presentato dalla Giunta è stato modificato, integrato e migliorato notevolmente in Commissione, per rispondere a due esigenze di fondo: adeguare la normativa regionale in materia di agricoltura, attraverso il recepimento del Regolamento CE 1257 del '99, ai nuovi orientamenti dell'Unione europea, previsti da Agenda 2000 in materia di sviluppo rurale, e contemporaneamente rendere operativa una normativa in buona parte ancora non notificata. In cinquant'anni di autonomia noi abbiamo approvato una cinquantina di leggi che operano in agricoltura, di cui ben ventiquattro non sono state notificate, quindi è una distrazione che dura da cinquant'anni. Questo provvedimento recupera una ventina di queste leggi non notificate.

Ecco, quindi, una doppia azione molto importante. Debbo dire, per esprimere una valutazione anche critica su questo provvedimento, che il disegno di legge originario della Giunta tendeva ad attuare in modo quasi scolastico il Regolamento CE 1257/99, e che il lavoro che è stato fatto in Commissione, al quale il Gruppo dei D.S. ha dato un contributo notevole, come dicevo prima, ha migliorato notevolmente il testo.

Ciò nonostante rimane in piedi l'esigenza di dare al comparto agricolo una legislazione organica che tenga conto delle carenze che questo disegno di legge 75 non ha affrontato. Voglio ora richiamare i punti che vanno ripresi in una normativa più complessiva e organica. Infatti le carenze del disegno di legge numero 75 sono in particolare relative alla sistemazione dei giovani in agricoltura, prevista appunto dall'articolo 8 del Regolamento CE 1257/99, al sostegno, alla formazione professionale in agricoltura, agli aiuti per il prepensionamento (articolo 12 del Regolamento CE 1257), agli aiuti agli agricoltori che operano nelle zone svantaggiate e zone soggette a vincoli (c'è tutta la nuova regolamentazione dell'indennità compensativa che va recepita anche in Sardegna), alla promozione dell'adeguamento e dello sviluppo delle zone rurali, alla definizione di piani di sviluppo rurale, previsti dall'articolo 42 dello stesso Regolamento, agli interventi di tipo agroambientale finalizzati alla protezione dell'ambiente e alla conservazione dello spazio naturale e, poi, gli interventi a sostegno del settore zootecnico.

Ecco, io credo che questa sia una prima tappa importante, però, quello che rimane da fare è, a mio parere, più rilevante di quello che noi oggi stiamo facendo. Qual è stato il nostro l'atteggiamento rispetto a questo provvedimento? E' stato un atteggiamento di opposizione alle cose che non abbiamo condiviso; noi ci opponiamo alle azioni della Giunta che non condividiamo e ci opponiamo quando la Giunta non opera, il che succede spesso. Però non ci opponiamo mai agli interessi della gente: noi siamo all'opposizione, ma non siamo all'opposizione degli interessi della comunità regionale, questo va detto e ribadito con molta chiarezza in quest'Aula.

La nostra opposizione è propositiva per risolvere i problemi della gente, penso che questo sia importante dirlo e sottolinearlo. Il voto che noi esprimiamo, come Gruppo dei Democratici di Sinistra, è di approvazione di questo provvedimento, che abbiamo contribuito a definire perché era molto atteso dal mondo delle campagne, ma non è un voto di approvazione dell'operato della Giunta, assolutamente no, perché abbiamo in molte occasioni detto e ripetuto che essa non ha un programma neanche per l'agricoltura, non ha una strategia politica complessiva di governo della nostra Regione.

Questo volevo dire perché non ci siano fraintendimenti in merito alla nostra posizione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Onnis. Ne ha facoltà.

ONNIS (A.N.). Signor Presidente, signori consiglieri, stiamo per approvare una legge fondamentale in materia di agricoltura e stiamo, in sostanza, apponendo il suggello autorevole a un'iniziativa ancora una volta particolarmente meritoria della Giunta, che ha avveertito l'esigenza di fare ordine, di portare semplicità, di regolamentare nel mondo dell'agricoltura quelli che sono i rapporti tra gli agricoltori e l'istituzione Regione.

La norma, in sostanza, recepisce e adegua la legislazione regionale alla normativa comunitaria; un'esigenza che non poteva essere elusa e che, proprio grazie all'attenzione e all'efficienza di questa Giunta, può essere soddisfatta attraverso l'introduzione di questa legge, che non sarà solo una legge di contenuti, perché tutti i rapporti in materia di agricoltura tra l'ente Regione e gli agricoltori sono previsti e saranno regolamentati da questa legge, che introduce anche un modo nuovo di gestire e di vivere i rapporti nel mondo agricolo. D'ora in avanti gli agricoltori non avranno più l'incertezza di situazioni per le quali talvolta hanno subito soltanto danni e pregiudizi amari; avranno, al contrario, la certezza di poter trattare sulla base di una normativa chiara e semplice, in grado di velocizzare i rapporti con la Regione. Quindi essi potranno ancora di più e meglio individuarsi nella Regione dalla quale sono rappresentati, anche con riferimento ai rapporti comunitari.

Si tratta dunque, secondo me, di un'innovazione storica con riferimento al mondo dell'agricoltura. E si tratta anche, non può non evidenziarsi questa dimensione, di una sorta di volano che potrà, nel mondo dell'agricoltura, di nuovo far circolare risorse, consentire e facilitare nuove iniziative, in sostanza dare ossigeno al mondo dell'agricoltura in Sardegna, che di questo ossigeno ha certamente necessità.

Io non starò a dire che la legge è stata fatta grazie a questa o a quest'altra componente politica. Non c'è dubbio che la legge sia nata e arriva in porto grazie a un'iniziativa della Giunta; su questa iniziativa si è misurata la Commissione agricoltura, che ha indubbiamente, nessuno intende negarlo, lavorato a quattro mani e visto con più occhi, tutti abbiamo dato il nostro contributo. Debbo dire che è stato un contributo di affinamento più che altro, perché la sostanza era quella già presente nell'impianto della legge, così come ci è pervenuta dalla Giunta; si è trattato di un'attività di affinamento e di miglioramento, tesa soprattutto a far sì che non ci si discostasse da quelle che erano le previsioni della normativa comunitaria. Siamo stati attenti a evitare che l'introduzione di innovazioni, di nuove previsioni, potesse creare quei rischi che in passato avevano determinato la caduta di tante leggi regionali, tutte quelle alle quali si faceva riferimento, e che avevano creato uno spazio di previsione normativa che indubbiamente andava a discapito del settore dell'agricoltura in Sardegna. Questo spazio è stato riempito con questa legge, che è una sorta di summa delle normative agricole in Sardegna, una sorta di codice dell'agricoltura. Grazie a questo codice d'ora in avanti tutte le situazioni potranno essere incasellate, per ogni situazione esiste infatti una specifica previsione normativa, gli agricoltori lo sanno e attraverso questa previsione normativa potranno operare, chiedere e ottenere ciò di cui abbisognano. E tutto questo, ripeto, grazie all'iniziativa di questa Giunta di centrodestra.

CUGINI (D.S.). Come vota?

ONNIS (A.N.). Ha capito che voterò contro?

CUGINI (D.S.). Sì.

ONNIS (A.N.). Mi dispiace!

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 75.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DORE - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SCANO - SCARPA - SELIS - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - VARGIU - VASSALLO.

Vota no il consigliere: SANNA Salvatore.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 70

votanti 69

astenuti 1

maggioranza 35

favorevoli 68

contrari 1

(Il Consiglio approva)

Svolgimento di interpellanza

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 66/A, però mi comunicano che l'assessore Pani, competente per materia, purtroppo è in ospedale. Quindi cause di forza maggiore gli hanno impedito di essere qui presente.

Passiamo quindi all'interpellanza numero 83/A.

Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Interpellanza Biancu - Dettori Bruno - Deiana - Dore sugli interventi urgenti per la riapertura temporanea dei macelli pubblici a capacità limitata.

I sottoscritti,

CONSIDERATO che la disastrosa diffusione della febbre catarrale ovina ha imposto il blocco della movimentazione degli animali sensibili alla contrazione del morbo su tutto il territorio regionale;

VISTO il decreto dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale n. 34, con il quale è stato disposto il blocco totale della movimentazione degli animali dai rispettivi allevamenti;

CONSIDERATO che detto blocco impedisce inoltre la vendita degli animali vivi nella penisola;

PRESO ATTO del grave danno economico che stanno subendo gli allevatori per la diffusione del morbo e dell'ulteriore perdita alla quale andrebbero incontro per la mancata vendita degli agnelli fuori dai confini regionali;

RITENUTO che l'unica possibilità per contenere il danno sia quella di garantire la vendita degli agnelli macellati;

CONSIDERATO che i macelli pubblici risultano per la maggior parte chiusi per mancanza dei requisiti richiesti della normativa vigente, spesso per carenze anche di modesta entità;

VISTO il D.P.R. n. 286 del 1994, che prevede si possa macellare sino a 1000 U.G.B. presso i mattatoi a capacità limitata, le cui carni possono essere commercializzate in ambito nazionale;

VISTO il Decreto Ministeriale 23 novembre 1995 che porta da 1000 a 2000 le U.G.B. che si possono macellare nei mattatoi a capacità limitata, ubicati nei territori particolarmente svantaggiati, compresa la Sardegna;

CONSIDERATO che lo stesso Decreto Ministeriale consente alla Regione la facoltà di derogare, in caso di particolari esigenze, dando la possibilità di un ulteriore aumento delle U.G.B. macellabili;

RITENUTO che la grave situazione in cui è venuto a trovarsi il settore dell'allevamento ovino consente di derogare alla normativa vigente,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale e dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:

1) se non ritengano necessario garantire la riapertura anche temporanea dei macelli pubblici a capacità limitata, anche in deroga alla normativa vigente, al fine di garantire la commercializzazione di oltre 1.500.000 agnelli e di evitare ulteriori danni a un settore già duramente provato;

2) quali provvedimenti finanziari intendano adottare per consentire ai comuni l'esecuzione delle opere minime indispensabili per garantire il rispetto delle condizioni igieniche nei macelli pubblici a capacità limitata, al fine di permettere la loro riapertura non oltre il 15 novembre 2000. (83)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà. Interviene sull'ordine del giorno?

BALIA (F.S.D.). No, sulla comunicazione che lei ha dato adesso relativamente all'assenza dell'assessore Pani per malattia. Chiedo, in questo caso, che l'interpellanza numero 66/A sia inserita al primo punto dell'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio, sperando che l'assessore Pani sia presente.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni la richiesta è accolta.

Uno dei presentatori dell'interpellanza numero 83/A ha facoltà di illustrarla.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, ieri abbiamo approvato la legge per fronteggiare la drammatica situazione che sta vivendo il mondo degli allevatori a causa del morbo della lingua blu che ha colpito le loro greggi.

Questo provvedimento, profondamente modificato e arricchito dal contributo dei Gruppi di opposizione, affronta l'emergenza per la lingua blu con interventi a medio e lungo termine, con la previsione di un piano strategico per bloccare l'epidemia, che contenga anche la definizione degli interventi necessari per l'eradicazione del morbo, e con interventi immediati rivolti alla profilassi, alla disinfezione e disinfestazione e al risarcimento dei danni subiti dagli allevatori.

Un altro intervento immediato, a nostro avviso, per contenere i gravi danni che stanno subendo gli allevatori, deve essere volto a consentire la vendita degli agnelli. Non essendo possibile commercializzare gli agnelli vivi fuori della Sardegna è necessario garantirne la vendita dopo che sono stati macellati. I macelli pubblici risultano per la maggior parte chiusi per mancanza dei requisiti richiesti dalla normativa vigente, spesso per carenze anche di modesta entità. Molti di questi macelli a capacità limitata, infatti, con adeguamenti minimi potrebbero rispondere ai requisiti igienico-sanitari richiesti per la macellazione. Da una veloce indagine ho scoperto che solo nella provincia di Oristano se ne potrebbero riattivare almeno nove. Si potrebbe garantire la riapertura anche temporanea di questi macelli, ovviamente con apposita deroga dell'Assessorato dell'igiene e sanità, d'intesa con i servizi veterinari delle aziende USL, al fine di consentire la macellazione di oltre un milione di agnelli.

L'interpellanza tende a conoscere quali provvedimenti la Giunta intenda adottare per consentire la riapertura anche temporanea dei macelli pubblici a capacità limitata; quali provvedimenti finanziari intenda adottare per consentire ai comuni l'esecuzione delle opere minime indispensabili per garantire la riapertura di questi macelli in tempo utile per la campagna di macellazione degli agnelli, possibilmente entro il 15 novembre; quali iniziative intenda adottare per consentire la deroga sul numero di U.G.B. (Unità Grandi Bovini) annue e settimanali macellabili in tutti i mattatoi a capacità limitata della Sardegna, e non solo in quelli delle zone circoscritte, essendo l'intero territorio dell'Isola soggetto alle limitazioni di spostamento del bestiame; se la Giunta non ritenga opportuno predisporre un apposito piano regionale dei macelli. Infatti, se può essere valutata positivamente la razionalizzazione dei macelli pubblici, non lo è invece la loro chiusura indiscriminata. La chiusura dei macelli pubblici ha cancellato la loro funzione anche di osservatori epidemiologici. Questi sono stati sostituiti dai mattatoi privati, il cui unico obiettivo è l'interesse economico e non già quello della difesa del patrimonio zootecnico isolano. Infatti, molte delle bestie da questi macellati non provengono né da allevamenti locali e spesso neppure da allevamenti nazionali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Sull'interpellanza appena illustrata dal collega Biancu posso fornire questi elementi di risposta: alla data del 31/12 sono scaduti i termini della proroga di cui all'articolo 48, per l'adeguamento dei macelli ai requisiti strutturali ed igienico-sanitari previsti dal decreto legislativo numero 286 del 1994, citato prima. Tra gli impianti di macellazione del territorio regionale che operavano in regime di deroga alcuni hanno cessato la propria attività, per altri è stata richiesta l'iscrizione nel registro regionale come impianti a capacità limitata, ovviamente adeguandoli ai requisiti di cui al medesimo articolo a cui ho fatto riferimento del decreto legislativo numero 286.

Dal mese di dicembre '99 hanno ottenuto il riconoscimento di macelli a capacità limitata 11 impianti, cioè quelli di Nule, Villaputzu, Ittiri, Sassari, Nulvi, Ploaghe, Padru, Santa Teresa, Baunei, Meana e Orosei. Nove di questi impianti hanno ottenuto finanziamenti regionali per l'acquisizione delle attrezzature.

L'Assessorato ha inviato al Ministero - avete avuto modo di verificarlo - la richiesta di elevare i massimali di macellazione per i mattatoi dell'Isola che hanno operato in deroga sino al 31/12 e sono in attesa di ultimazione dei lavori delle nuove strutture di macellazione. L'autorizzazione all'elevazione, ovviamente, è competenza del Ministero, previo parere conforme della Commissione della Comunità Europea. La Regione può intervenire autorizzando l'aumento delle U.G.B. qualora uno stabilimento di macellazione si trovi in corso di sistemazione secondo un piano di ristrutturazione approvato dal Servizio veterinario dell'azienda USL, allo scopo di poter accedere al riconoscimento di cui appunto al decreto legislativo 286/94.

Ora, per quanto concerne gli eventuali contributi che la Regione può dare, va detto che con delibera di Giunta numero 3819 del 9 settembre noi abbiamo predisposto un programma. Comunque, il fatto è questo: noi abbiamo pregato la maggiore parte di queste strutture di adeguarsi, con una nota del marzo 2000, ma, al di là di questo, posso tranquillizzare che il Ministero della sanità ci ha inviato, in data 16 ottobre, la richiesta di deroga ai limiti di macellazione per macelli a capacità limitata operanti in Sardegna, quindi, praticamente, superando il limite delle mille U.G.B.. Facendomi carico dell'istanza da voi presentata, e in seguito a una serie di interlocuzioni a livello ministeriale, ho inviato, pur sapendo che c'erano alcuni limiti che però saremo in grado di superare, ai direttori generali delle ASL e ai responsabili dei servizi veterinari, area B delle aziende USL, una lettera in cui si precisa che, tenuto conto della particolare situazione venutasi a creare nel territorio regionale a seguito dell'epizoozia di blue tongue, si rappresenta l'urgenza di rendere prontamente operativi i mattatoi comunali attualmente inattivi, per sopperire all'esigenza straordinaria di macellazione dei capi ovini. Per quanto di loro competenza si chiede ai soggetti di indirizzo di intervenire presso le amministrazioni comunali per sollecitare, perché molti non lo fanno, con la rimozione delle eventuali carenze riscontrate, l'adeguamento ai requisiti di cui al decreto 286, nonché consentire la ripresa dell'attività dei mattatoi pubblici interessati.

Oltre al programma che abbiamo predisposto, ritengo che questa lettera (che è recentissima e successiva all'interpellanza che voi avete presentato), unitamente all'altro provvedimento del 13, che ha consentito che per la macellazione ci si potesse recare nelle zone di prevenzione che avevamo circoscritto, possa contribuire ad affrontare la situazione che si è determinata, fermo restando che se alcune carenze ci sono - perché non dirlo ? - dipendono in gran parte dai comuni, che non hanno fatto la domanda per adeguare le piccole strutture, e soprattutto da coloro i quali non hanno risposto alle sollecitazioni dell'Assessorato, compresa la circolare del 29 marzo 2000, che praticamente dava la possibilità di ovviare ad alcuni inconvenienti e quindi di inserirsi nell'ambito di quel programma predisposto in data 9 settembre.

Penso che i due provvedimenti possano dare le necessarie garanzie. Ovviamente ci raccorderemo puntualmente con le varie ASL, in modo tale che la circolare che abbiamo inviato qualche giorno fa venga applicata con la massima solerzia.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biancu per dichiarare se è soddisfatto.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Sono parzialmente soddisfatto per quanto riguarda sia le iniziative adottate dall'Assessore in merito alla richiesta di aumento delle U.G.B. macellabili settimanalmente e annualmente, sia l'azione intrapresa nei confronti delle Aziende sanitarie locali, perché nella sollecitazione che l'Assessore ha fatto non mi sembra che sia contenuto un invito esplicito agli operatori e alle aziende USL a valutare con attenzione le richieste di rendere operativi questi mattatoi per garantire le condizioni minime indispensabili di igiene, perché ritengo che in un momento straordinario come questo non possiamo fare riferimento alla normativa generale, ma dobbiamo valutare la situazione da un'ottica particolare, se necessario anche derogando alla normativa generale.

PRESIDENTE. Questo era l'ultimo punto all'ordine del giorno per stamattina. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17. Ricordo che al primo punto dell'ordine del giorno vi è la legge sui centri storici.

La seduta è tolta alle ore 13 e 14.