Seduta n.261 del 11/07/2002 

CCLXI SEDUTA

Giovedì 11 Luglio 2002

(Antimeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Salvatore Sanna

La seduta è aperta alle ore 10 e 07.

CAPPAI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 2 luglio 2002 (255) che è approvato.

Continuazione della discussione generale del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2003-2005 (Doc. n. 39/A)

PRESIDENTE. Voglio ricordare ai colleghi che stiamo discutendo il documento 39/A, che è il documento di programmazione economica e finanziaria per gli anni 2003-2005.

A conclusione della discussione generale interverranno i Capigruppo, il primo iscritto a parlare per il Gruppo di Rifondazione Comunista è l'onorevole Vassallo, al quale do la parola.

VASSALLO (R.C.). Presidente, è sempre imbarazzante parlare di fronte ad un'Aula vuota, già è sorda quando è piena, figuriamoci quando è vuota!

PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, se i colleghi sono d'accordo possiamo sospendere i lavori per dieci minuti,. Intanto lei sta parlando per la storia, quindi, tutto ciò che dirà verrà registrato, poi pubblicato in tomi così alti che gli storici potranno consultare nel futuro, fra un secolo!

VASSALLO (R.C.). Sono cosciente di questo fatto per cui continuerò l'intervento che non avevo ancora iniziato. Da quando è iniziata questa discussione sul documento di programmazione economica e finanziaria, voglio ricordare che abbiamo sospeso i nostri lavori per alcuni giorni, auspicavamo che la Giunta e la sua maggioranza utilizzassero questo tempo per recuperare ritardi ed incertezze. Non ci aspettavamo una ripresa immediata del confronto con le forze sociali, sindacati ed imprenditori, ma almeno che si cercasse di mettere una pezza attraverso una robusta azione modificativa del documento alla nostra attenzione, mettendo a frutto le indicazioni che comunque sono arrivate, in primo luogo dai sindacati, con una grande, vigorosa e motivata manifestazione che si è tenuta a fine giugno a Cagliari. Una manifestazione per il lavoro, quello vero, quello produttivo, alla quale la Giunta doveva rispondere almeno con sufficienza, non diciamo con efficienza, almeno con sufficienza per affrontare i problemi in campo.

Questo è il minimo che si poteva fare e che non è stato fatto, avete perso anche questa occasione, altro che elogio alla Giunta e al Presidente della Commissione Balletto per il rispetto dei tempi di presentazione del documento; i risultati, come lei ben sa, onorevole Lombardo, si misurano all'arrivo e non alla partenza. Avete scelto la strada che ignora ancora una volta i contenuti per privilegiare la questione degli assetti di potere.

Abbiamo letto, peraltro è stato riportato da tutti gli organi di stampa, alcuni punti da voi posti, come il possibile ricambio degli Assessorati per far quadrare il cerchio delle aspirazioni all'interno delle forze politiche; un secondo punto era il rimpasto per il riequilibrio dei rapporti di forza e la realizzazione di nuovi equilibri anche attraverso la nomina dei componenti degli enti rimasti e con possibile rimescolamento dell'intera lottizzazione a suo tempo operata. Tutte alchimie politiche per cercare di rimettere insieme i cocci prodotti dal fallimento di un'aggregazione che nemmeno il miglior collante in commercio riuscirebbe a rimettere insieme per più di pochi giorni. Questo è il quadro della situazione; questa è la strada che avete imboccato, caro onorevole Pittalis, una strada sempre in rifacimento e con continue deviazioni, l'ultima delle quali risulta essere il patto di fine legislatura; forse per recuperare le numerose critiche di grandi esponenti del centrodestra che sono intervenuti nella prima parte della discussione, il Presidente presenta il programma di governo per i prossimi due anni; siamo di nuovo di fronte all'enunciazione, enunciazione ad effetto, ormai caratteristica del nostro Presidente Pili: "acqua e ciclo integrato". Si enuncia, però non si fa nulla per correggere e per far fronte all'emergenza tutt'oggi in corso, aumentano le restrizioni, l'agricoltura langue e i fondi disponibili anche per questo grande settore rimangono sempre non spesi.

Si enuncia il secondo punto: urbanistica, sviluppo economico, si parla di sviluppo economico equilibrato, di infrastrutture, ma quale equilibrio state perpetrando? Lo vediamo anche in questi giorni rispetto allo sfruttamento incondizionato del territorio, soprattutto quello del sassarese, attraverso le autorizzazioni che vengono rilasciate per le cave, non bastava Muros, Cargeghe, adesso arriva anche Chiaramonti! Questa è la vostra politica dell'assetto del territorio, per non parlare dei progetti di regolamentazione, delle normative che salvaguardano la nostra Regione.

Il terzo punto è sempre quello delle riforme, tanto caro ai Riformatori, sono tre anni che ci ripetete queste cose, sarebbe ora che passaste dalle parole ai fatti. Vi è da chiedersi se il documento al nostro esame sia quello valido o se a latere ve ne siano altri, diversi, se vi siano documenti che sfornate a seconda del momento e dell'occasione. Non è dato a noi conoscere se quest'ultimo, quello sul programma della fine legislatura abbia soddisfatto gli alleati, una cosa è certa: non può soddisfare noi di Rifondazione Comunista come riteniamo che non possa soddisfare questo Consiglio. I consiglieri regionali di questa Assemblea, devono esprimere la loro posizione a viso aperto avendo la cognizione completa delle scelte che si operano e che si intendono operare. Ci si potrà dire che sono solamente indicazioni della stampa, comunque lei, presidente Pili, ha il dovere di riferire se tale patto di fine legislatura differisce dal documento in discussione.

Ma veniamo al merito del documento di programmazione economica. Siamo di fronte ad un documento senza spina dorsale, che non si regge né dal punto di vista economico, né da quello politico; documento - abbiamo detto - rinunziatario che si pone i problemi in termini assolutamente riduttivi rispetto al punto cardine su cui dovrebbe ruotare la politica della nostra Regione, quella del lavoro che non c'è, il lavoro che ci potrebbe essere ma che non c'è. Non si vuole mettere al centro la risorsa umana come elemento insostituibile per l'avanzamento della società sarda. Da una lettura attenta le stesse politiche che si vogliono porre in campo sono in contraddizione l'una con l'altra con il risultato di annullarsi a vicenda.

Le stesse osservazioni pervenuteci dalle diverse associazioni imprenditoriali esprimono un giudizio netto e negativo, questo è sintomatico: non riuscite nemmeno a rappresentare quegli interessi a voi ritenuti più affini; a questo proposito vorrei leggere alcuni passi del documento del tavolo di coordinamento delle associazioni imprenditoriali. Nella prima parte dice: "La Commissione Bilancio del Consiglio ha approvato e trasmesso per l'esame in Aula lo stesso testo senza procedere, come da prassi consolidata, alle audizioni delle parti sociali e delle associazioni degli enti locali. Osserviamo che si tratta di un fatto senza precedenti che segnala una difficoltà dei rapporti tra Giunta e parti sociali". Seconda pagina: "Sul piano generale si può osservare che il DPEF 2003-2005 non contiene sostanziali innovazioni di merito rispetto al DPEF 2002-2004, è anche strutturato entro uno schema che potrebbe essere adatto anche per le altre Regioni dell'Obiettivo 1 e sono assenti quegli elementi specifici e peculiari che caratterizzano la realtà economica e sociale della Sardegna e che avrebbero potuto renderlo un piano originale. Un documento che ripropone in termini enunciativi una serie di grandi obiettivi". Altro punto: "Si tratta in linea di massima di contenuti in parte già proposti con norme nell'originario documento finanziario del 2002, o in altri documenti"; "grandi enunciazioni senza individuazione di progetti immediati e definiti per la loro attuazione". Altro punto: "Non è presente nel documento, alcuna indicazione sugli obiettivi programmatici dello sviluppo regionale che si prefigge di raggiungere" e così via, così si potrebbe andare avanti.

Questo è il documento del tavolo di coordinamento delle associazioni imprenditoriali, che riunisce tutte le associazioni dell'impresa. Per cui cosa c'è da dire? Altro che aumento della fiducia del sistema produttivo nei confronti del sistema Sardegna, come ieri affermava l'onorevole Pittalis! Questi sono gli elementi di verità e mi farò carico, caro Pittalis, di farti avere copia di questi documenti, che peraltro dovresti già aver ricevuto anche tu, perché sono stati trasmessi a tutti i consiglieri regionali.

Così come appare, allo stato attuale delle cose, poco credibile l'affermazione del riformatore Fantola, su una vostra presunta politica estranea al neoliberalismo, avendo sposato quella solidaristica. Ma come si può affermare ciò e oltretutto tra le righe, anzi, forse in maniera anche esplicita, e condividere questo documento di programmazione finanziaria ed economica? Lo stesso onorevole Floris rilanciava il progetto nazionalitario, un ragionamento di per sé interessante, ma poggiato su quale programma? Forse su questo documento? State tutti insieme, la verità è questa, sempre più divisi e litigiosi, perpetuate una politica recessiva che non è in grado di mettere in circolo nemmeno le risorse che avete disponibili, sia quelle del bilancio originario, sia quelle di provenienza comunitaria, condannando la Sardegna al sottosviluppo. I dati che sono emersi dal Comitato di Sorveglianza sull'utilizzo dei grandi fondi comunitari, peraltro già denunciati in precedenza dall'opposizione, evidenziano un impressionante oltre che catastrofico risultato: 31 delle 53 misure sono a quota zero, spesa zero, altre sono appena partite.

Vi siete salvati da un giudizio complessivamente negativo per quelle misure attivate dalla precedente Giunta regionale, questa è la verità e questo è il risultato, se si continua così sono a rischio diversi milioni di euro. Domando a voi del centrodestra, lo domando al Presidente della Giunta Pili che non vedo mai presente in quest'Aula, ma lo possiamo domandare all'Assessore della programmazione che invece è sempre al suo posto al banco della Giunta, se è giusto e corretto far pagare ad un'intera Regione il frutto delle vostre incapacità.

In questo marasma non bastano le uscite di Pili, ieri si è aggiunto anche Pittalis: un patto per i sardi, attivare anche in Sardegna una concertazione separata, buoni e cattivi. Caro Pittalis tu ti dimentichi che solamente pochi giorni fa la grande risposta unitaria all'arroganza e all'inconcludenza di questa Giunta è stata organizzata ed attuata unitariamente dalle tre organizzazioni sindacali; e non penso che senza un sostanzioso cambiamento di rotta si possa far cambiare il giudizio già serenamente e ponderatamente espresso dai sindacati. Ma non solo dai sindacati, poc'anzi leggevo alcuni brevi tratti delle osservazioni del tavolo di coordinamento delle associazioni imprenditoriali: voi siete stati bocciati non soltanto dai lavoratori, ma siete stati bocciati anche dal sistema delle imprese.

Questa è la realtà che è sotto gli occhi di tutti ed appaiono incongruenti e non comprensibili le affermazioni di Rassu e Pirastu quando dicono che non c'è da votare nulla, che il documento è un documento della Giunta, un documento di mera enunciazione di obiettivi, per cui il Consiglio non deve votare, oppure anche se vota contro poco importa perchè è una competenza stretta della Giunta e, poi, il voto si dovrà dare alla fine del percorso di attuazione del programma stesso. E` originale questa teoria, che non soltanto non riesce a nascondere un'insufficienza politica e l'incapacità di stare insieme, ma persino quella di condividere gli stessi obiettivi che voi vi ponete.

Noi abbiamo detto chiaramente che, su questo documento, siamo assolutamente contrari, lo contrasteremo e non potremo condividerlo nemmeno parzialmente. Abbiamo fatto una serie di osservazioni di carattere generale e di principio, abbiamo presentato alcuni emendamenti, ma complessivamente questo documento rimane un documento altamente negativo e se il Consiglio dovesse confermare il giudizio netto che noi abbiamo dato in quest'aula e fuori da quest'aula, io penso che la Giunta e la maggioranza nel suo complesso dovranno prenderne atto. Altro che non serve votare, non serve esprimere un giudizio compiuto!

I governi, Pittalis diceva, si contrastano e non si boicottano; vedete noi non abbiamo mai usato il sistema dell'ostruzionismo in quest'Aula, abbiamo sempre cercato di portare elementi di novità, di miglioramento cercando di ragionare, ragionare anche con chi fino ad oggi non ha voluto ragionare insieme a noi per portare quegli elementi di novità che potessero far cambiare le cose in meglio, che potessero dare una sterzata in termini positivi.

Fino ad oggi siete stati sordi e lo stesso atteggiamento a cui stiamo assistendo ed abbiamo assistito in questi giorni, non preannuncia niente di buono; peraltro, non possiamo pretendere di cambiare la vostra ideologia, le vostre sensibilità che sempre più si allontanano da quelle sensibilità collettive che molte volte dicevate di voler rappresentare, quelle dei più deboli, quelle dei più poveri, di quelli che da questa Sardegna non riescono ad avere nulla, nemmeno una parte di quel poco che gli dovrebbe essere dato.

Siamo di fronte a questa situazione, per cui è opportuno che su questo documento si arrivi quanto prima ad esprimere un giudizio di merito, un giudizio complessivo e noi riteniamo che siete ad un bivio, o dimostrate che avete la volontà di cambiare o lasciate campo libero e sono sicuro che peggio di così non si potrà fare e comunque non si riuscirebbe a fare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, è comprensibile che su documenti di questa importanza, perchè di documenti importanti si tratta, vi siano opinioni diverse, giudizi differenti; ed è comprensibile che le opinioni diverse talvolta possano essere espresse anche da componenti della maggioranza che hanno un diverso approccio, un diverso modo di essere e ciascuno naturalmente ragiona per le conoscenze che ha.

Ciò che non si comprende è come sia possibile che la relazione del relatore di maggioranza, onorevole Balletto, al terzo e al quarto capoverso definisca - e leggo - il documento di programmazione economica finanziaria come il documento "che traccia le linee guida per orientare lo sviluppo economico, delinea gli obiettivi e le azioni di intervento, coordina i flussi finanziari determinando l'ammontare delle risorse disponibili per il triennio in argomento". In buona sostanza, dice il relatore di maggioranza, il DPEF costituisce il fondamento di tutta l'attività programmatoria in Sardegna, e pertanto prevede il coordinamento degli interventi di spesa, con le risorse proprie e con le entrate di provenienza sia nazionali che comunitarie.

Credo che questa sia un'interpretazione corretta del documento di programmazione economica e finanziaria, ne delinea l'importanza, ne individua le finalità e traccia quelli che sono gli itinerari e quali obiettivi attraverso il DPEF si intendano perseguire. Ecco, dicevo, comprendo che vi siano opinioni differenti, pur espresse per parte di consiglieri di maggioranza; è difficile però comprendere che alcuni consiglieri di maggioranza in totale antitesi con la linea del relatore, onorevole Balletto, definiscano questo documento una specie di esercitazione teorica, una cosa per perdere tempo, un optional, un documento superfluo, un documento che sarebbe persino inutile sottoporre al voto dell'Aula, con l'avvertimento poi: "Attenti, che qualunque sia il risultato del voto, siccome non è un documento utile ed importante, evidentemente non lo riteniamo un fatto politicamente significativo".

L'onorevole Rassu, assessore Masala, sostiene che non è possibile programmare quando quotidianamente si verificano accadimenti che stravolgono il sistema sociale, e quindi qualunque logica programmatoria ed avverte: "Non mi riferisco alle calamità naturali ma ai fatti dell'11 settembre". Onorevole Rassu, le vere calamità naturali per la Sardegna siete voi, questa Giunta e questa maggioranza, non si comprende come lei possa svilire, con l'intervento che ha fatto, non il documento in sé stesso, ma i principi ai quali il documento si ispira, che naturalmente sono principi di natura giuridica, sono previsto dall'ordinamento giuridico positivo e pertanto devono obbligatoriamente essere rispettati, a meno che non si intervenga e non si modifichino le norme originarie che li hanno previsti. Ma la norme originarie allo stato delle cose non sono modificate e pertanto il documento assume quell'importanza, quel significato, quella valenza politica che il relatore ha inteso dargli e che sicuramente ha inteso dargli anche l'assessore Masala e l'intera Giunta regionale.

L'onorevole Pittalis poi, ad imitazione del Presidente Berlusconi, da un lato spreca anatemi, ne spende molti contro la logica del voto segreto, e dall'altro lato propone la concertazione, per carità con due sindacati e non con tre, le concertazioni si fanno con due sindacati, e propone - lei ne ha citato due espressamente per sigle ieri, se vuole possiamo andare a rivedere l'intervento citando anche le sigle - un patto per i sardi; onorevole Pittalis, io credo che, siccome lei ha certamente buona memoria - se ne avessi avuto tempo mi sarei procurato gli interventi da lei svolti nel passato - ricorderà sicuramente con quale accanimento invece abbia difeso la logica del voto segreto. Parlo di un passato abbastanza recente, della scorsa legislatura quando lei sosteneva che il voto segreto era un istituto che garantiva la libertà di espressione.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Mi tiri fuori un solo atto in cui dico questo, onorevole Balia.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Se lei mi sfida stia tranquillo che citeremo più di un atto, leggeremo in Aula più di un atto dal quale si potrà evincere con chiarezza che lei era un accanito tutore del voto segreto. Noi dell'area socialista, che abbiamo una storia, una cultura ed una tradizione al riguardo, sostenevamo esattamente il contrario. E assieme a noi altri.

Comunque, badi, io continuo ad essere anche oggi contro il voto segreto, ma continuo ad esserlo in maniera coerente, naturalmente le regole debbono essere variate in maniera obiettiva; le nuove regole non possono entrare in vigore all'indomani della data in cui la variazione viene introdotta, ma debbono naturalmente decorrere dalla legislatura successiva e quindi si deve procedere ad una riforma del Regolamento a bocce ferme, cioè senza sapere chi sarà al governo in quel momento, perchè questo porterebbe ad una legislazione di parte, ad una legislazione per una parte, per la parte che governa; le regole possono essere variate per il futuro quando né l'una e né l'altra parte sa quale sarà il risultato elettorale e quindi è totalmente libera di legiferare in maniera trasparente e obiettiva.

Dicevo che lei propone un patto per i sardi; ma quale patto, onorevole Pittalis? Che cosa potete proporre ai sardi? Al massimo potete proporre un pacco e non un patto! Ai sardi potrete consegnare quello, ma io credo che i sardi inizino a rendersi conto che troppi impegni, troppe promesse sono state spese nel passato e di fatto non hanno mai trovato una positiva attuazione. Lo stesso vostro inneggiare alla diminuita percentuale dei disoccupati: la percentuale è davvero diminuita, ma mi consenta, lei ha troppa esperienza per non comprendere che eventi di questa portata non sono il frutto di politiche divenute operative il giorno prima, ma sono il frutto di concertazioni di più parti, di interventi di più istituzioni, con ricadute naturalmente anche sulle istituzioni locali ed in ogni caso che si tratta di interventi che per avere effetti, per manifestarsi in maniera tangibile e visibile, leggibile, impiegano anni e, quindi, la diminuita percentuale dei disoccupati è assolutamente e sicuramente da ascrivere all'azione politica svolta nel passato dal centrosinistra sia a livello locale e sia a livello nazionale, non può essere oggi usata a fini strumentali e a fini propagandistici.

Vi è un altro dato che io credo debba preoccupare tutti, la Giunta regionale, la maggioranza e l'opposizione, ed anch'esso è un dato innegabile che non può essere considerato una svolta positiva, ma è un termometro, è un segnale che fa intravedere per la Sardegna forti preoccupazioni ed è rappresentato dai 13 mila sardi emigrati, la maggior parte dei quali sono giovani tra i 18 e i 30 anni; emigrazione che non riguarda più come avveniva nel passato solo i lavoratori manuali, ma che oggi si estende ed abbraccia invece anche il mondo intellettuale. Assistiamo quindi ad un fenomeno di l'esportazione di cervelli che non solo rappresenta in ogni caso e sempre un impoverimento per la Sardegna, ma impoverisce questa terra di coloro i quali dovrebbero essere i futuri attori, i futuri protagonisti della vita sociale, politica e culturale in Sardegna. Vanno via, scappano, lo scappare è già un segnale di sfiducia, l'andar via è un segnale di sfiducia e, mi consenta, prima di tutto tale sfiducia investe chi governa, non hanno fiducia in voi.

Nessuno della maggioranza ha fatto cenno alle raccomandazioni espresse appena due giorni fa dai commissari CEE dalle quali si evince tutta l'inerzia della Giunta regionale rispetto ai programmi e alla spesa dei fondi comunitari con un rischio, che è stato sottolineato più volte, della perdita dei finanziamenti, della perdita dei fondi; ma anche rispetto a questo, almeno per le notizie apprese dal giornale, l'Assessore competente, l'assessore Masala si è limitato a dire che a queste occasioni di incontro è opportuno arrivarci più attrezzati, con una migliore documentazione. Ma il problema, Assessore, non è quello di arrivare con una documentazione più coerente, più completa, più organica, più compiuta - i documenti si possono anche truccare, volendo, ma restano dei trucchi naturalmente - il problema è svolgere, nei giorni, nei mesi che precedono gli incontri, quell'azione programmatoria e politica necessaria affinché i richiami dei commissari CEE non siano così pesanti e così brutali; altro che migliorare la qualità della documentazione, il problema è quello dell'operatività reale della Giunta regionale.

Ecco, io però alla fine pongo una domanda; assessore Masala io sono convinto che sia lei, sia il Presidente della Commissione, onorevole Balletto, abbiate letto con molta attenzione il DPEF. Il relatore, poi, ne richiama alcuni aspetti, le politiche prioritarie di intervento finalizzate al rilancio e alla valorizzazione del territorio e, dice, a partire dal settore delle innovazioni tecnologiche per proseguire con i trasporti, con la soluzione del problema idrico. Come si fa ad individuare quelle che chiamate politiche settoriali e di coesione? Come si fa a prevedere una strategia organizzativa per l'efficienza e l'efficacia gestionale - la definite voi così - se poi, dall'altro lato, a dare uno sguardo al quadro economico e finanziario viene da piangere, nasce lo sconforto, il quadro di sostegno economico e finanziario è fatto solo di prescrizioni e di limiti.

Come si fa ad ipotizzare una politica innovativa, una politica di cambiamento, una politica che concorra a modificare l'attuale assetto economico della Sardegna e che trascini la Sardegna verso possibilità di sviluppo, se poi il quadro economico - finanziario è solo fatto di prescrizioni e limiti? Cioè, mancano le risorse, ma mancano le risorse per affermazione dell'Assessore. Tant'è che l'Assessore afferma, nel DPEF, sono parole sue, che la manovra di bilancio non dovrà includere nuovi o maggiori interventi; ma se non include nuovi o maggiori interventi che cosa comprenderà? Cosa includerà? Quali sono le innovazioni e quali sono le possibilità di sviluppo? E l'Assessore continua: "Le politiche di funzionamento devono essere limitate a quelle strettamente legate al soddisfacimento di obbligazioni in essere, escludendo quelle finalizziate al soddisfacimento di nuovi o maggiori bisogni." Io comprendo che la spesa corrente debba essere contenuta, comprendo che vi sia una logica che tende a porre in essere azioni di risparmio, ma come si fa ad escludere le azioni finalizzate al soddisfacimento di nuovi o maggiori bisogni? Come si cresce? Attraverso quali azioni? Attraverso quali strumenti? Con quale personale? Come viene formato? E, poi, in ogni caso, fissa un tetto senza dire a quali spese correnti taglierà fondi, e il tetto è una progressiva diminuzione annuale delle spese di funzionamento tale da garantire una flessione perlomeno del dieci per cento annuo.

Per il personale si dice che non si dovranno prevedere nuove assunzioni, cioè non si assumerà nessuno. Assessore, io credo che siano affermazioni per certi versi sconcertanti. Dice l'Assessore: "Sono vietate". Vi è un divieto assoluto imposto attraverso il DPEF, altro che documento di secondaria importanza, onorevole Rassu, altro che esercitazione teorica, si dice espressamente che sono vietate le assunzioni anche per garantire il turn over. Beh, auguri! L'Assessore dell'ambiente è come al solito assente, ma auguri all'Assessore dell'ambiente che ha percorso la Sardegna garantendo i dipendenti dell'ente unico che il turn over si sarebbe attuato e si sarebbe attuato in tempi brevi, auguri ai sindaci ed ai nostri sindaci che hanno sottoscritto, ma li hanno sottoscritti insieme agli assessori regionali, impegni attraverso i quali, con l'atto di cessione in uso dei terreni comunali, garantivano poi ai propri concittadini di essere assunti entro una certa percentuale. Quelle sono nuove assunzioni e lei le nuove assunzioni, Assessore, lei le vieta anche agli enti strumentali, questa è la prescrizione che prevede. Hanno firmato contratti, hanno firmato impegni da una parte i sindaci che cedono in uso il terreno, dall'altra parte gli assessori competenti per materia e poi, però, vi è una prescrizione nel documento di programmazione economico finanziaria che vi impone di dire: "noi firmiamo ma sappiate già in partenza che non rispetteremo gli accordi che abbiamo sottoscritto". Bene, queste sono parte delle perplessità forti che restano rispetto alle affermazioni contenute nel DPEF; altro che progetto reale di sviluppo, assessore Masala, un progetto reale di sviluppo a zero spese: dovrebbe essere un mago, ma non mi pare che lo sia!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (P.P.S. - Sardistas). Signor Presidente ed onorevoli colleghi, il Partito del Popolo Sardo voterà a favore di questo documento di programmazione economico finanziaria. Abbiamo assistito per lunghissimo tempo, nei mesi passati, ad un'azione defatigante, di contrasto da parte delle opposizioni nei confronti degli atti di pianificazione della Giunta e della maggioranza; per porre argine all'indebitamento, per recuperare il rispetto delle leggi di contabilità, per mantenere dignità alle leggi di settore e per cancellare presunte azioni di clientela, avete detto, tutto abbondantemente condito dall'uso indiscriminato ed irresponsabile del voto segreto. Atteggiamento legittimo ma sicuramente degno di censura per quanto riguarda l'uso esasperato di questo strumento e del metodo. Abbiamo assistito ai riti del "Su Connotu" con oratori dal piglio cardinalizio, cassandre poco ispirate, cicale avvelenate, tribuni invecchiati, ma a dir la verità anche voci sobrie ed attendibili e proposte degne di rispetto. Io non mi sorprendo, colleghi, è tutto dejà vu, anche a parti invertite.

Noi voteremo a favore del DPEF non perché lo riteniamo il migliore dei documenti possibili, ma perché nella sua filosofia ispiratrice e nelle sue parti fondanti lo riteniamo coerente con le dichiarazioni programmatiche del presidente Pili e con i precedenti atti di programmazione di questo Governo regionale. Una forte motivazione politica, la determinazione verso il risultato, l'entusiasmo per il progetto pervadono l'intero documento, ma soprattutto quando questo si sofferma a definire e a risolvere temi quali la continuità territoriale, l'acqua, il lavoro, la viabilità, la pianificazione territoriale, le linee di tutela del territorio e l'accelerazione delle opere pubbliche, forte appare la volontà di abbandonare la politica dei dogmi e dell'ideologia per percorrere invece la strada delle soluzioni concrete dei problemi della nostra Isola; le idee forza, le grandi sfide e le grandi questioni sono, secondo noi, tutte recuperate nel testo che è approdato in Aula.

Le critiche alla programmazione finanziaria contenute negli interventi delle opposizioni sono, a mio modo di vedere, la conseguenza di una poco riflettuta considerazione. Mentre da un lato riteniamo conclusa la stagione illuministica, madre dei piani generali di sviluppo della nostra Regione, dall'altro riteniamo aperta, dal 1995 in poi, la stagione della pianificazione dal basso. La legislazione sui piani integrati d'area sul versante dei governi di centro sinistra, la programmazione negoziata, gli accordi di programma, i patti territoriali, i PIT, sul versante dell'esperienza di centro destra, costituiscono la via nuova alla rinascita. Eppure gli uni e gli altri strumenti vivono ancora una grave difficoltà a produrre effetti, soprattutto a produrre effetti positivi. Questo perché, all'interno dell'ordinamento, il sistema delle autonomie è rimasto tale e quale a prima, anzi - per dirla con Alberoni su Il Corriere della Sera di qualche tempo fa - lo stesso sistema è rimasto oppresso dai recenti condizionamenti europei. La riflessione tocca, quindi, entrambe le parti della democrazia assembleare: noi e voi, maggioranza ed opposizione. Maggioranza ed opposizione hanno però il diritto - dovere di procedere alle riforme ed alla stagione del cambiamento.

La Sardegna si trova ancora una volta, nella sua storia millenaria, a giocare il ruolo dell'oggetto nei processi di mondializzazione della politica, dell'economia, della cultura e del linguaggio. Sempre, dai tempi dell'Impero Romano a quelli degli imperi europei sino ad oggi, la questione che si è posta ai sardi con maggiore o minore consapevolezza è stata quella di coniugare i benefici della globalizzazione con il pericolo di omologazione e di riduzione dell'identità e della diversità. Il fatto che i processi del passato non abbiano cancellato né l'una né l'altra, o che anche la nostra identità sia entrata in rapporto dinamico con essi, adattandoli alle necessità vitali dei sardi, non comporta, di per sé, che questo sia possibile fare anche oggi, con la mondializzazione che avanza. E` a tutti evidente che i meccanismi, gli strumenti, le politiche messe in atto, sono tese più che nel passato a scoraggiare e comprimere le diversità, e che i mezzi messi in campo sono straordinariamente più potenti che mai.

Questo non vuol dire assolutamente che i giochi sono fatti, che la Sardegna è destinata ad una irreversibile omologazione e ad una inevitabile perdita di identità. Nella storia della nostra terra è rintracciabile una lezione: quando il sentimento di appartenenza si è trasformato in coscienza e in volontà di essere, l'identità ha vinto. Quando la diversità è stata vissuta non come valore ma come fardello, l'identità è stata sommersa e sono occorsi molti decenni perché si riaffermasse. Il sentimento di appartenenza - siamo un popolo, una nazione senza stato - è quanto mai diffuso, ed è diffusa la sensazione che la prosperità economica, la crescita culturale, lo sviluppo della società, in altre parole un nuovo modello di civiltà, siano strettamente collegati all'autogoverno della nazione sarda. Il passaggio dal sentimento alla coscienza, e quindi alla volontà di essere, è compito della politica e del radicarsi di una classe dirigente sarda indipendente e quindi autonoma nel progetto, nelle scelte, nel governo.

Oggi sia la classe dirigente, sia la cultura politica, sono inadeguate a raccogliere le sfide che la globalizzazione pone, sia alle grandi sia alle piccole nazioni come la nostra. Parole come autonomia, indipendenza, autodeterminazione, sovranità territoriale, dense di importanti significati solo dieci anni fa, rischiano di trasformarsi in antiquati luoghi comuni incapaci di mobilitare ed aggregare le coscienze, se intorno ad esse non si instaura un circolo virtuoso di progettualità, coerenza, partecipazione, unità di popolo e sua rappresentanza, rispetto dei diritti di cittadinanza, per restituire nobiltà alla politica e per contribuire a risolvere la sua crisi. Ecco perché irrompe sulla scena la Costituente, il luogo vero della sovranità popolare, lo strumento unico e decisivo per definire le questioni che riguardano l'autonomia, il federalismo, l'identità, la compatibilità del nostro essere popolo e nazione con l'unità della Repubblica e con l'avvento dell'Europa, non solo economica ma anche politica. Il polo nazionalitario, caro Presidente Floris, prima della Costituente o è inganno o è superficialità.

Per questi motivi vanno respinte tutte le altre tentazioni di rovesciare questa maggioranza e questo Governo in nome di una possibile e più coesa alleanza che apra la via ad un Governo delle emergenze o delle regole o delle grandi intese o altro. Questo Governo può e deve concludere la legislatura, diversamente è meglio uscire dalla confusione andando ad elezioni anticipate.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, è del tutto evidente che, di fronte alla complessità e alla interdipendenza delle questioni sollevate, la concezione corrente della politica è del tutto inadeguata, ed è altrettanto evidente che preliminare a qualsiasi programma economico e sociale per la Sardegna è indispensabile una carta fondamentale in cui siano stabiliti e certi i poteri e le risorse. Al di sotto di questo si potrà amministrare solo la dipendenza, cosa che va naturalmente fatta con sapienza e senso di responsabilità, ma senza cadere nella illusione che sia possibile quel nuovo modello di civiltà che solo potrà assicurare ai sardi prosperità e reale autogoverno.

Certo, il documento che stiamo esaminando, che inizieremo ad esaminare nel merito, non può avere l'ambizione di dare puntuale indicazione di soluzioni di problemi se non a larghe maglie, e vola indubbiamente alto, è una visione molto poco puntuale delle questioni, ma questo per la funzione e la ratio di questo documento, che secondo noi è invece importante perché consente, con i successivi strumenti di pianificazione, di riprendere il rapporto di concertazione con le organizzazioni sindacali, consente di tenere presenti, di tenere vive, di considerare le osservazioni che l'associazione degli industriali, il mondo dell'impresa ha posto all'attenzione della Giunta.

Noi siamo convinti che anche le critiche dell'onorevole Fantola, quando parla di luci ed ombre, dell'onorevole Scano, che chiede di dare una valutazione sulla coerenza quando si rifà ai contenuti delle pagine 65 e 66, dello stesso onorevole Balia di questa mattina, dovranno, da parte della Giunta, dell'Assessore, in qualche modo anche in questa fase del dibattito, essere oggetto di una valutazione più puntuale e più precisa che tolga l'ombra delle incoerenze, cosa che è possibile fare e che credo l'Assessore farà in maniera egregia.

Signor Presidente, la Sardegna ha bisogno di due anni di pace politica. E` dovere di tutti noi consentire a questa Giunta di governare con tranquillità. Sino ad oggi non l'ha potuto fare. Tra due anni il popolo sardo, nell'esercizio della sua sovranità, giudicherà, ma ricordiamocene tutti: tra due anni oggetto del giudizio del popolo sovrano saremo tutti noi ma anche voi, amici dell'opposizione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). C'è poco da commentare in relazione al DPEF 2003 - 2005. Infatti, al di là della veste patinata, rappresenta una nuova tappa del fallimento ormai triennale di questa sgangherata maggioranza, sgangherata ed abusiva, che ha preteso di impossessarsi della Sardegna per spartirsene le spoglie; non per portare avanti un sano e costruttivo progetto di sviluppo ma per spartirsene le spoglie; almeno questo è ciò che si può desumere dai risultati fallimentari fin qui conseguiti.

Cos'è il DPEF? Io penso possa essere definito solo un ectoplasma. Basta pensare che è stato confezionato fuori dalla sua sede naturale, Presidente Pili, è stato confezionato ancora una volta fuori dalla sua sede naturale, e da persone che non rivestono alcuna funzione istituzionale e, soprattutto, che la Giunta da lei presieduta non ha nemmeno sentito il dovere elementare di svolgere la minima concertazione con le parti sociali e con il mondo produttivo. Questa è una novità rivoluzionaria, ma ancora una volta in peggio. Le realtà fondamentali della Sardegna non contano niente, sono delle comparse da lasciare ai margini. E c'era il tempo, c'era il tempo disponibile per fare tutto, invece, chissà perché, si è voluta imporre questa improvvisa svolta di efficienza per poi confezionare questo - lo ripeto ancora una volta, - ectoplasma.

In sostanza, si tratta di un documento del tutto avulso dalla realtà sociale, economica e politica della Sardegna. Del resto la migliore riprova è che alcuni degli esponenti, potremmo dire i più autorevoli o fra i più autorevoli - se questo aggettivo può essere utilizzato in questo caso - della maggioranza (Fantola, Floris, Locci, Pittalis, eccetera), nell'affrontare la discussione sul DPEF non hanno parlato del DPEF, hanno parlato d'altro. E perché? Per il semplice fatto che sul DPEF non c'era proprio niente da dire.

E allora, venendo un attimo a questo riferimento, l'onorevole Floris sicuramente ha detto delle cose interessanti, sia pure con tutti i suoi limiti; ha cercato quanto meno di dare una parvenza di contenuto a quell'oggetto misterioso che è la piattaforma logistica del presidente Pili, ha parlato di Porto Canale, di zona franca, dei porti di Porto Torres e Oristano; quanto meno, ripeto, ha cercato di dare un contenuto, di spiegare come dovrebbe essere intesa questa piattaforma logistica, ma questo non basta. Ha affrontato alcuni problemi reali dell'Isola: l'indebitamento, il problema della crisi dell'industria chimica, stigmatizzando la politica delle cattedrali nel deserto e i conseguenti guasti all'identità regionale, alla cultura. Sì, certo, ha accennato il problema, ha parlato del nuovo piano di rinascita, di come dovrebbe essere inteso, ha parlato della riforma dello Statuto, ha opportunamente, questo bisogna dirlo, riproposto la necessità della concertazione, irresponsabilmente affossata dal presidente Pili, come si è detto in precedenza. Infine, sempre opportunamente, Floris ha richiamato il tema della sardità dal quale non si può assolutamente prescindere. Fatto questo riconoscimento, va peraltro detto che anche Floris, che pure si eleva parecchio rispetto alla maggioranza o alla ex maggioranza, chiamiamola come vogliamo, del centrodestra, non ha saputo sfuggire alla consueta ambiguità, soprattutto non ha avuto il coraggio di fare un po' di mea culpa.

Onorevole Floris, lei dov'era quando si realizzavano le cattedrali nel deserto? Non ha contribuito anche la sua Giunta a presentare progetti fallimentari e irrealizzabili e ad aumentare l'indebitamento? Ma soprattutto, com'è possibile che un politico scaltro ed esperto come lei, e anche di valore, abbia potuto pensare di costruire qualcosa di buono aggregandosi a una compagnia così sgangherata? Come è possibile? Perchè nel 1999 ha rifiutato sdegnosamente un'alleanza con chi era in grado di fare una proposta di governo seria e dignitosa? Perché si è fatto coinvolgere nel progetto della Costituente pur sapendo che era inattuabile? Perché una volta riconosciuta questa non attuabilità, anziché aderire alla proposta ragionevole del centrosinistra (istituzione di una Commissione speciale, di una Consulta), si è imbarcato nel cervellotico progetto della Convenzione costituente, anch'esso impraticabile, giusto per fare qualcosa di originale? Perché pretende di porsi sempre al centro dell'universo?

E che dire di Fantola e Pittalis? Con quale coraggio Fantola propone soluzioni miracolistiche sull'emergenza idrica quando per anni questo settore è stato gestito da persone o gruppi scelti direttamente da lui o che a lui facevano comunque riferimento? Ci vuole un po' di faccia tosta, un bel po' di faccia tosta. Come può dire, Fantola, che la situazione economica della Sardegna non è preoccupante, quando le statistiche fanno quasi paura e arrivano bacchettate da tutte le parti, a cominciare dalle istituzioni comunitarie? Anche recentissimamente. E Pittalis, che per due anni ha guidato l'Assessorato chiave, alimentando il clientelismo e i progetti inutili o pasticciati, come può pensare di risolvere i grandi problemi della Sardegna scopiazzando gli slogan di Berlusconi, Maroni e compagni e cercando di trasformare lo sciagurato patto per l'Italia in patto per la Sardegna? Un patto berlusconiano in salsa sarda, ci sarebbe da chiedersi. Bah!

Fatte queste considerazioni e tornando al DPEF, che poi doveva essere l'argomento in discussione, ritengo che altro non resti da fare che consigliare, come alcuni colleghi che mi hanno preceduto hanno proposto, al presidente Pili e alla sua Giunta di ritirare il DPEF e ripartire dalla piattaforma proposta dalle parti sociali produttive, cominciando da una seria concertazione. Si fa sempre in tempo. Ritiratelo e ricominciate da capo. E' l'unica cosa da fare. Occorre affrontare da capo i problemi fondamentali della Sardegna seriamente, presentando finalmente un reale progetto di sviluppo, onorevole Pili, e tenendo presente soprattutto la drammatica situazione dell'occupazione o, meglio dire, della disoccupazione, le cui statistiche pubblicate in questi giorni fanno paura e dovrebbero provocare vergogna in chi ha governato in questi anni.

Occorre, in sostanza, affrontare finalmente in modo serio e non velleitario il problema dell'acqua, delle risorse idriche - altro che tubi con la Corsica, altro che dissalatori! -, delle fonti energetiche - ma seriamente, smettendola di parlare di tubazioni che chissà tra quanti anni potranno passare in Sardegna e pensando ad affrontare subito e in modo serio questo problema - i problemi dell'agricoltura, che è boccheggiante perché è abbandonata, perché è lasciata andare verso lo sfacelo; il problema di salvare ciò che resta dell'industria: la struttura industriale va salvata, finalmente qualcuno se n'è accorto, non va smantellata; il problema di acquisire le competenze tecniche e professionali che consentano alla Sardegna di dialogare da pari a pari con le istituzioni comunitarie e di evitare nuove brutte figure e ulteriori gravi danni - e questo non si ottiene certamente chiudendo le porte della Regione ai giovani sardi preparati seriamente e di valore, che sarebbero in grado di dare nuova linfa alla Regione. Invece li si vuol tenere fuori dalla porta, escluderli, quasi che fossero cittadini di serie B, destinati alla disoccupazione permanente o all'emigrazione -; il problema di una seria riforma della legge elettorale e dello Statuto: io mi chiedo cosa sta facendo la maggioranza su questi due problemi, come se li sta ponendo, come sta preparandosi a risolverli, in modo direi quasi sconsiderato pare che non se ne stia proprio occupando.

Bisogna affrontare il problema della reale tutela dell'ambiente, invece che preparare la cementificazione definitiva del territorio, come sembra sia in animo di diversi esponenti di questa cosiddetta maggioranza; il problema della salvaguardia dei beni culturali, ambientali, demaniali. A proposito di questi ultimi io vorrei sapere perché nessuno ha parlato della necessità di attuare l'articolo 14 dello Statuto regionale che, come è noto, impedisce che i beni demaniali e patrimoniali esistenti in Sardegna vengano acquisiti dalle nuove società berlusconiane, patrimonio dello Stato e infrastrutture, per essere poi ipotecati o venduti. Cosa si aspetta? Cosa ne pensano i sedicenti nazionalitari, Floris, Onida e compagni? Perché non si pongono il problema? Perché parlano di cose che non stanno né in cielo né in terra, o meglio, forse stanno fra le nuvole?

Bene, credo di non aver altro da aggiungere, se non ribadire quel consiglio dato in precedenza all'onorevole Pili: non è mai troppo tardi, si può sempre rinsavire. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu, che non vedo in aula. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione del documento di programmazione economica e finanziaria avviene in un momento particolarmente difficile della vita del nostro Consiglio regionale, un Consiglio tenuto in ostaggio da un Presidente e da una Giunta senza una maggioranza. Una paralisi legislativa - credo, presidente Pili, che sia d'accordo su questo - senza precedenti; un Presidente che resiste a una serie ormai lunga e ripetuta di disastrose sconfitte, di proposte bocciate anche con votazioni palesi, al solo fine di assecondare le sue ambizioni e utilizzare tutto e tutti con spregiudicatezza pur di rimanere in carica quanto più tempo possibile.

In questa situazione è giunto in Aula il DPEF, approvato in Giunta e in Commissione nei tempi stabiliti dalla legge, ma bloccato dallo stesso presidente Pili per le paure che lo attanagliano sulla sorte che il Consiglio potrebbe riservare ad un documento che è già stato bocciato dai sindacati, dagli imprenditori, dalle associazioni dei comuni. In questa situazione la predisposizione del DPEF viene vista solo come un obbligo di legge, non come occasione per tracciare un itinerario credibile dello sviluppo futuro della nostra regione.

Viene così presentato all'attenzione dell'Aula un documento della cui elaborazione è sconosciuto il costo economico; assessore Masala, continua a tenere segreto quanto ha speso per i consulenti, per fare in modo che questo documento potesse essere elaborato; un documento scritto più per essere letto come un qualsiasi saggio economico o letterario. Chi ha la pazienza di tollerare la lunghezza dell'esposizione può facilmente notare anche la sostanziale mancanza di conoscenza della reale situazione della nostra Regione e l'incapacità di comprendere la necessaria gradualità dei processi di cambiamento, denotata dalla pretesa di suggerire ricette di trasformazione della realtà in tempi che sono invece insufficienti persino alla semplice diffusione dei messaggi nel tessuto politico ed istituzionale dell'amministrazione regionale e delle autonomie locali. La discussione e la possibile approvazione del DPEF sono diventate solo un semplice obbligo per la Giunta e per la sua maggioranza; per questo il DPEF può tollerare persino le più palesi contraddizioni con leggi già approvate, come ha ricordato testé anche il collega Balia, e siamo sicuri che entrerà in contraddizione anche con la prossima manovra finanziaria, così come è capitato, onorevole Masala, anche con l'altro DPEF.

Davanti a questa urgenza formale, di pura facciata, vengono considerate inutili, ininfluenti le osservazioni e le proteste che non hanno solo contenuto di rilievo formale quali quelle del tavolo del coordinamento delle associazioni imprenditoriali che riguardano la sostanza, e io mi auguro che il presidente Pili e l'assessore Masala abbiano letto questi documenti. Grande è l'imbarazzo e lo sconcerto degli imprenditori, non della CGIL, onorevole Onida, ma degli imprenditori, nel vedere escluse dal confronto quelle realtà che sono protagoniste importanti di ogni prospettiva seria e di sviluppo. Grande è la preoccupazione nel constatare, e cito testualmente, "Che ci si trova di fronte a un fatto senza precedenti, che segnala una difficoltà di rapporti tra la Giunta e le parti sociali, dal momento che lo strumento della concertazione fra la Giunta regionale, le forze imprenditoriali e sociali è fondamentale per costruire politiche finalizzate alla crescita economica, sociale e dell'occupazione".

Ma forse non è questa la maggiore preoccupazione della Giunta regionale e del suo Presidente. Se così non fosse, non sarebbe stata trascurata e persino offesa la protesta di decine di migliaia di lavoratori uniti nel gridare la loro contestazione durante lo sciopero del 28 giugno scorso; una protesta dovuta, secondo il Presidente Pili, non all'esistenza di un'effettiva condizione di disagio e di sofferenza dei lavoratori sardi, dei pensionati, dei disoccupati e delle loro organizzazioni, ma dovuta solo all'incapacità di queste organizzazioni di resistere al richiamo di forze politiche ritenute in grado di egemonizzare la vita e l'attività dei sindacati secondo uno schema rovesciato rispetto alla realtà nazionale. In sede nazionale si dice che i partiti prendono ordini dalle organizzazioni sindacali e qui in Sardegna il presidente Pili dice che sono queste ad essere schierate da qualche partito dell'opposizione contro il Governo regionale.

L'onorevole Pili vorrebbe applicare in Sardegna lo schema padronale ai rapporti politici, senza avere gli stessi mezzi di cui dispone Berlusconi e senza avere la stessa capacità di richiamo alla fedeltà che ha il suo riferimento nazionale. Ecco perché il Presidente, con questo suo comportamento arrogante e presuntuoso, è riuscito a compattare contro la sua Giunta le organizzazioni sindacali, imprenditoriali, degli enti locali, della cooperazione in modo così forte che da tempo non si vedeva. La verità è che i lavoratori in piazza, a Cagliari, ponevano, così come gli imprenditori e le organizzazioni degli enti locali, problemi di sostanza, questioni vitali per lo sviluppo della Regione e non solo nel campo dell'economia, ma in quello dei rapporti con le autonomie, delle riforme istituzionali. Basti pensare all'applicazione del Titolo V della Costituzione, alla organizzazione della Regione e degli enti e alle riforme, alla sanità e ai servizi alle persone, alla formazione professionale e allo sviluppo locale, alla nuova articolazione dei poteri. Queste sono le richieste delle organizzazioni sociali della nostra Isola. Ponevano, insomma, le organizzazioni sindacali, i sessantamila lavoratori scesi in piazza, problemi di merito e di contenuto, problemi decisivi per lo sviluppo, problemi sui quali il DPEF può incidere seriamente se non è inteso, come lo sta intendendo la Giunta e anche la maggioranza, come un fastidioso passaggio obbligato, un altro necessario ed inevitabile momento di sofferenza e di possibile sconfitta.

Al di là delle considerazioni di merito su questo documento, degli schemi astratti che pretende di imporre, delle soluzioni semplicistiche e automatiche, delle dichiarazioni efficientistiche e degli annunci nello stile della politica nazionale, dobbiamo guardare alla realtà attuale e alle prospettive. Dobbiamo farlo per comprendere i motivi della paralisi del Consiglio e deve farlo ciascuno di noi anche analizzando con serenità le ragioni che hanno permesso a questa maggioranza di occupare solo gli spazi di potere della nostra Regione sottraendo all'Assemblea il suo ruolo di controllo e di propulsione.

Si tratta infatti di una Giunta di cui noi tutti conosciamo la genesi - della quale l'onorevole Onida non dovrebbe dimenticarsi, anziché appuntare la sua attenzione soltanto sul tono e non sul contenuto degli interventi dell'opposizione - e le logiche di aggregazione, così come le cause della possibile disgregazione. Non può certo essere la paura, ripeto, la paura dello scioglimento del Consiglio regionale, il motivo che consente al Presidente Pili e alla sua Giunta di tenersi in piedi, dopo che non solo sono stati bocciati decine di volte dal Consiglio, ma anche dalle stesse organizzazioni imprenditoriali, da quelle sindacali e delle associazioni dei comuni, e infine dal comitato di sorveglianza dei POR, che ha affacciato la concreta ipotesi, assessore Masala, che si debbano restituire centinaia di milioni di euro.

DIANA (A.N.). Balle!

FADDA (Popolari-P.S.). Balle? Chiediamolo al Comitato di Sorveglianza. Onorevole Diana, io sono d'accordo.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, la prego di svolgere il suo intervento, non interloquisca con i colleghi.

FADDA (Popolari-P.S.). Dica all'onorevole Diana di non interrompermi. Glielo dica!

PRESIDENTE. Glielo dico, glielo dico sì. Onorevole Diana, per cortesia, non interrompa.

FADDA (Popolari-P.S.). Bisogna ragionare con serenità ed equilibrio su ciò che ci attende. Siamo convinti che un voto contrario su questo DPEF dovrà comportare di necessità, io mi auguro che abbia un minimo di dignità, presidente Pili, la caduta della Giunta e le sue dimissioni.

Sono altrettanto convinto, però, che questa inevitabile conseguenza non deve produrre l'altra, questa sì disastrosa, cioè lo scioglimento del Consiglio. Disastrosa perchè si andrebbe verso nuove elezioni non avendo risolto alcuni problemi che si ripresenterebbero come nodi aggrovigliati ed ostacolo all'avvio e alla vita della nuova legislatura: quelle riforme colpevolmente non avviate da questa Giunta e da questa maggioranza. Occorre, in sostanza, che questo Consiglio faccia con urgenza ciò che andiamo chiedendo da tempo: la nuova legge elettorale, la modifica del Regolamento interno del Consiglio, non soltanto per quanto riguarda il voto segreto, la piena attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione e l'approvazione di una legge che consenta il bilanciamento dei poteri tra il Presidente della Giunta e il Consiglio regionale. Con l'elezione diretta, infatti, non è sufficiente neppure la scelta del migliore, del più equilibrato dei Presidenti, se questo Consiglio non avrà approvato efficaci norme di garanzia sull'equilibrio dei poteri tra il Consiglio e la Giunta e lo stesso Presidente. Allora è necessario che ci si guardi in faccia con franchezza per decidere che qui, in quest'Aula, e nelle Commissioni, dobbiamo fare meglio e fino in fondo il compito per il quale siamo stati eletti, rinviando il confronto elettorale al quale nessuno si vuole sottrarre, al momento in cui saranno state create da noi, da questo Consiglio, le condizioni essenziali perchè almeno nella prossima legislatura possano essere affrontati con più serietà i problemi che affliggono la nostra isola.

Si guardi dunque a questo documento e a questa occasione come a un'occasione di ulteriore ed approfondita riflessione. Si superi il ricatto di chi vuole considerare ogni possibilità di dibattito in Consiglio come un fastidioso confronto ed un pericolo per la propria sopravvivenza politica. La discussione generale su questo documento e gli interventi che si sono registrati anche dall'interno della stessa maggioranza, onorevole Pittalis, hanno sollevato le giuste osservazioni che il documento merita e quanto già riportato nelle relazioni di minoranza e persino di maggioranza. La constatazione cioè di contraddizioni interne tra tendenze espansive della spesa e i vincoli di bilancio, la constatazione dell'aver trascurato settori importanti della nostra economia come la chimica e altri settori certamente bisognosi non del silenzio della Giunta e del Consiglio ma di una più forte attenzione proprio per lo stato di crisi in cui si trovano; nel corso della discussione generale, anche dall'interno della maggioranza e da parti attente e qualificate di essa, è stato fatto rilevare lo stato di scollamento dalla realtà, le tendenze al neocentralismo, le tentazioni di chiusure e di arroccamento, la sordità verso le istanze dei cittadini e delle loro aggregazioni.

Non possiamo certo non tener conto di questi giudizi ed accingerci a sostenere un documento del quale possiamo approvare solo, come ha detto l'onorevole Scano, la veste formale, un documento per redigere il quale la Giunta ha il solo merito, se questo è un merito, di aver impiegato tante risorse finanziarie. Comprendiamo come quest'Aula non possa seriamente impegnarsi in un esame di merito che dovrebbe innanzitutto ricostruire un percorso che la Giunta ha rifiutato di seguire. Questo DPEF rivelerà, ne siamo certi, tutta la sua incoerenza, contraddittorietà e scollamento dall'effettiva realtà della nostra Regione.

Noi ci auguriamo che il Consiglio abbia il coraggio di schierarsi con quei soggetti che l'hanno respinto, e cioè con le organizzazioni sindacali ed imprenditoriali, con gli enti locali e con tutti gli organismi sociali che finora hanno potuto esprimere una loro valutazione. Ci dobbiamo augurare che la maggioranza del Consiglio accetti di essere interprete di questa vasta rappresentanza del popolo sardo. Se questo avverrà si potranno creare, se non le condizioni per la nascita di una Giunta sostenuta da una maggioranza diversa che sembra ipotesi politica ormai impraticabile, almeno le condizioni per un dialogo più sereno tra maggioranza ed opposizione come indispensabile condizione per avviare quel percorso di riforme che tutti riteniamo indispensabile.

PRESIDENTE. Io devo chiedere scusa ai colleghi e all'onorevole Vargiu, perchè l'ho chiamato prima, non era presente in Aula, ma l'ho chiamato per un mio errore, perchè il numero dei Gruppi purtroppo muta continuamente. Avrei dovuto chiamare, invece, l'onorevole Capelli, che era qui presente e che, i colleghi mi perdonino, chiamo adesso.

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Colleghi, Presidente della Giunta, l'esame del DPEF in questi anni è sempre stato un momento particolare per quest'Aula. Oggi forse è un momento ancor più significativo di quelli passati. Io vorrei partire da un'analisi sicuramente non molto approfondita ma che, nella sua superficialità, cercherà, comunque, di toccare alcuni aspetti per noi, per me, significativi.

Il primo aspetto è che è difficile parlare in quest'Aula, è sicuramente molto difficile, ma non perchè si pretenda assolutamente di essere ascoltati, per carità!, non ho questa ambizione personalmente, ma perchè credo che questo, non altri che vengono utilizzati per stabilire il futuro della politica sarda, sia il luogo deputato al confronto. Perciò c'è ancora chi è convinto che serva, in qualche modo, parlare in quest'Aula. Io ne sono tanto convinto che nei giorni scorsi sono andato a rileggermi alcuni atti che appartengono alla storia di quest'Aula, allora non localizzata sicuramente qui, perché ritengo che per conoscere e capire bene il presente bisogna anche avere conoscenza del passato.

Sono stati fatti tanti riferimenti in quest'Aula ai padri dell'autonomia, sono stati fatti riferimenti a grandissimi personaggi. Io sono andato a rileggermi i discorsi di insediamento dei Presidenti del Consiglio regionale, e devo dire, non per piaggeria sicuramente, anche perchè ci distingue notoriamente sia l'appartenenza politica che le convinzioni culturali e politiche, che oggi non avrei nessuna difficoltà a sottoscrivere quello dell'onorevole Emanuele Sanna, un discorso che, se fosse stato in qualche modo possibile, avrei riportato nel mio intervento di oggi, e non lo faccio unicamente perchè pur condividendone il contenuto, che si distingueva da altri, a mio avviso, mi porterebbe quasi a chiedere all'onorevole Sanna perché è seduto lì e perchè non si avvicina un po' di più da queste parti...

SANNA EMANUELE (D.S.). Non mi aspettavo questa citazione.

CAPELLI (U.D.C.). Condivido quel discorso perché vi era la ricerca del dialogo, la proposta del dialogo, la proposta del ritrovarsi insieme su alcuni temi che non possono dividere e non voglio, per carità, che qualcuno riporti questa mia frase a quanto detto ieri in una nota trasmissione televisiva, dal Presidente del Consiglio, che sicuramente ha avanzato una proposta più elevata della mia, ma, sempre rifacendomi a quel discorso di insediamento, dico che ci sono delle cose intorno alle quali i sardi, i politici, i rappresentanti della Sardegna non possono fare distinzioni di parte, cercando di riconquistare quella dignità, quella autorevolezza del ruolo e del luogo dove si svolgono i dibattiti politici; ritengo che pur datata quella affermazione purtroppo ahimè! sia molto attuale.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE

(Segue CAPELLI.) Però, da allora ad oggi, in tutti questi anni, non abbiamo forse adeguatamente riflettuto su cosa ci è stato consegnato dalla storia e su cosa nel 1999 la classe politica qui presente ha ereditato. Non è una gran bella eredità. Tante cose positive sicuramente, ma se andiamo ad esaminare il DPEF e riportiamo i capitoli del DPEF a quella che era la situazione e riflettiamo su quello che oggi si pretende che sia, io non dimentico che il Presidente Pili e la sua Giunta sono qui da forse otto mesi all'incirca. In otto mesi sono state presentate in quest'Aula delle proposte, cosa c'è di più semplice che attaccarle o cercare di smontarle o cercare di avere consenso dalla gente perchè siamo tanto bravi a distruggere? E` la cosa più semplice che si possa fare in un'Aula parlamentare o nella vita civile e democratica.

Perciò, rileggo per la seconda volta il DPEF, e ritrovo in esso tante proposte che non hanno l'ambizione di essere la soluzione dei problemi della Sardegna, ma che tentano, a volte anche con umiltà, a volte con tanta speranza, di dare risposta a problemi atavici, che perdurano, alle quali sempre si contrappone un'altra soluzione. Si parlava prima dell'acqua. Facciamo le dighe? No, non va bene se proposte da una parte. Facciamo il collegamento tra le dighe, tra gli invasi? Non va bene perchè ci vuole troppo tempo, ci vuole un anno e dobbiamo risolvere subito il problema. Parliamo del bombardamento delle nuvole, è una soluzione, però dipende da chi la propone. Perciò, qualsiasi proposta viene affrontata non solo in termini critici ma anche per niente propositivi.

Perciò cos'è oggi il DPEF? E' un documento che forse avrebbe, per quello che rappresenta, meritato sicuramente un confronto più aperto, magari anche duro perchè non tutto è condivisibile, ma sicuramente oggi è in discussione questo documento che ha assunto una valenza particolarmente politica per questa maggioranza, perciò il voto sul documento di programmazione economica e finanziaria assorge a voto di fiducia su questa Giunta, su questo Presidente.

USAI (A.N.). Assurge.

CAPELLI (U.D.C.). Assorge. Per questa maggioranza che si è formata nel 1999 e che è figlia di una diabolica, a volte giudicata perversa, legge elettorale. E che tuttavia, non dobbiamo dimenticarlo, ha fatto scelte di campo che via via hanno ottenuto il consenso della gente, il plauso dei sardi che si sono tradotti nei risultati positivi delle ultime elezioni amministrative. Il Presidente Pili, come dicevo prima, svolge il proprio mandato da non più di otto mesi, e la sua Giunta viene già processata, in particolare dal centrosinistra, perchè altro in questo momento perlomeno io non ho colto. Non vuole essere una critica di parte, ma non ho colto altro che critiche o processi. Non ho colto proposte. Troppi pensano, a mio avviso, che il compito dei componenti dell'opposizione sia solo distruggere, o meglio, non lasciar fare, perchè c'è paura che si possa fare qualcosa, che si faccia bene e che ciò possa ostacolare il loro successo nel futuro, un futuro personale, non sicuramente il futuro dei sardi.

Fino ad oggi devo dire anche che costoro, che ritengo palla al piede di questa maggioranza e di questo Consiglio, ci sono anche riusciti utilizzando un Regolamento che non contiene regole democratiche e democraticamente espresse da questa Assemblea, ma regole fatte per impedire a chi vuol fare di poter andare avanti, perchè il voto segreto è pur uno strumento di questa Assemblea, così come di diverse assemblee, ma è sicuramente l'abuso del voto segreto, l'utilizzo politico del voto segreto che non può essere condiviso, ma mi auguro che entro brevissimo tempo avremo modo di intervenire e di abolire questo perverso meccanismo.

Una maggioranza stabile, unita, leale, coesa, coesa intorno al suo Presidente, alla sua Giunta, al suo programma, non dovrebbe essere preoccupata dell'esistenza di questo meccanismo. Forse fino ad oggi hanno prevalso però altro tipo di interessi, forse non abbiamo ancora, tutti noi, quella che molti indicano come cultura di governo. Forse la nostra maggioranza, cari colleghi, è vero, è minata dall'interno, è minata dalla incapacità, dalla mancanza della cultura di governo. Eppure questa Giunta, pur non essendo, per carità, in tutte le sue componenti, un fulmine di guerra, ha presentato il DPEF entro i termini, cosa che non avveniva da tempo immemorabile, e ha prodotto anche un DPEF innovativo, che è arrivato in Aula nonostante uno sciopero generale, per carità, legittimo, uno sciopero probabilmente anche opportuno, e vorrei spiegarmi meglio. Opportuno perchè è inteso come uno strumento di stimolo nei confronti di questa Giunta, ma anche nei confronti, credo, negli intenti di chi lo sciopero ha proposto, della politica regionale nel suo insieme, probabilmente per farci velocemente recuperare la strada della tutela degli interessi generali, del lavoro, della risoluzione dei problemi derivanti dalle emergenze, dei giovani, della sempre opportuna concertazione. Altrettanto inopportuno, però, utilizzare da parte di alcuni questo prezioso diritto per strumentalizzazioni politiche di parte che niente hanno a che fare con i lavoratori, o per lanciare con troppo anticipo campagne elettorali, approfittando comunque e sempre della buona fede di chi partecipa.

Sembra che questa Giunta e questo Presidente siano destinati a pagare per quello che altri non sono stati in grado di fare. Parrebbe che ci sia dal novembre del 1999 ad oggi una sorta di accanimento terapeutico verso chi malato non è, distinguendo e distogliendo in modo particolare le attenzioni dal vero malato, una certa politica, quella che purtroppo abbiamo ereditato. Ma non voglio sicuramente attardarmi su questi concetti, preferisco destinare energie ed attenzioni ai problemi della nostra Sardegna.

L'U.D.C a molti può apparire una formazione giovane, comunque ricordo che è una formazione politica, giovane sicuramente, ma che affonda le radici nel tempo e che si onora comunque di avere tante foglie nuove. Noi insieme alla coalizione, vogliamo confrontarci in quest'Aula sui contenuti del DPEF, sul cosa fare e sul come fare; siamo stanchi e diciamo basta a confronti sterili, superficiali, personalistici, intendiamo fare quadrato intorno ai nostri giovani, alle loro famiglie, ai deboli non con superate lotte di classe, ma utilizzando i più fortunati al servizio di chi fortunato non è stato, anche se non tutto è da addebitare nella vita alla fortuna. Sulla situazione attuale pesano grandi responsabilità, verrebbe semplice individuarle, ma parlare del passato in questo momento, a mio avviso, non sarebbe produttivo, l'importante è avere coscienza e conoscenza del passato per evitare di commettere tanti errori nel futuro.

Se dovessimo fare un appunto propositivo a questo DPEF che in larga, larghissima parte condividiamo, esso riguarda proprio l'individuazione delle priorità che distinguerei dalle emergenze, le emergenze sono tali e come tali vanno subito affrontate. Le emergenze non ce le detta un programma, non vengono dettate da un programma politico, le emergenze sono dettate dalla situazione economica, sociale; la nostra società è oggi figlia, indubbiamente, di un qualunquismo esasperato, della ideologia della ricchezza a tutti costi, del potere fine a sé stesso, della demagogia, di una politica, almeno per alcuni, che crea il bisogno per potersi perpetuare, della prevalenza del diritto sul dovere con divari sempre più marcati tra i pochi ricchi e i molti, purtroppo in aumento, poveri; con finti valori legati più all'apparire che all'essere. Non vi nascondo un certo imbarazzo, e questo per me è estremamente negativo, personalmente, nel pronunciare in quest'Aula queste parole, nell'affermare questi convincimenti, perché il parlare delle cose in cui si crede a volte crea uno stato di rigetto nei confronti di chi considera questi valori superati, non importanti, a volte utilizzati per semplice e strumentale demagogia, in una società governata dal principio mors tua vita mea, in un'Aula governata dal medesimo principio. Ecco perché ancora qui non si vuole capire, ma non da parte di tutti credo, che per migliorare la nostra società, la nostra economia, la nostra cultura, le opportunità di lavoro non possiamo non partire dal nucleo fondante della società, dalla famiglia, e pariteticamente dalla scuola, dall'istruzione, dalla formazione. Queste, a nostro avviso, sono le priorità.

La famiglia è il primo bene da tutelare, concetto questo abusato negli ultimi tempi, in modo da consentire ai giovani di avere la serenità per poter programmare il loro futuro, quindi il loro lavoro, quindi l'assistenza, quindi l'istruzione. Come si fa a non considerare questa istituzione della nostra società, prima di tutto morale, poi civile, anche un'istituzione posta a fondamento dell'economia. Sfido chiunque in quest'Aula a parlare di economia senza poter parlare di famiglia, in tutte le statistiche, in tutti i business plan, si dice così, in tutte le programmazioni economiche imprenditoriali si parte dalla famiglia, da un lato vista da un punto di vista, scusate il bisticcio di parole, o da un altro, come entità primaria dei consumi, come nucleo dell'organizzazione sociale, del bisogno, del prodotto, della fornitura di servizi; come può l'istituzione regionale intervenire affinché queste non rimangano enunciazioni di principio? Destinando fondi che consentano ai giovani di costruire il proprio nucleo familiare, che consentano alle madri di svolgere il loro ruolo di mamme e di lavoratrici, impegnando risorse per scuole materne, asili nido, scuole dell'obbligo, costituendo punti di eccellenza nel settore, contribuendo adeguatamente alla formazione del personale insegnante, garantendo una scuola veramente libera e formativa, investendo nelle strutture sportive e ricreative, nel tempo libero, investendo nella ricerca, nell'università, garantendo ad ogni sardo la solidarietà, facendo sì che ognuno di noi si senta un pochino meno nuorese, un pochino meno gallurese, un pochino meno iglesiente, un pochino meno oristanese, ogliastrino o quant'altro e si senta sempre e di più sardo. Solo così noi e i nostri giovani sapremo utilizzare meglio ed adeguatamente le risorse, sapremo gestire noi la nostra autonomia, sapremo discernere la demagogia dalla realtà, sapremo gestire la nostra economia.

Ho cercato di tracciare un percorso, un percorso che dalla famiglia, nucleo fondante della società, ci porti ad un maggiore benessere di tipo economico. Questi giovani, questa gente colta saprà creare lavoro e ricchezza, ricchezza nei valori, nelle idee, nella professionalità, nella conoscenza. Visto che il tempo sta per scadere, per concludere vorrei dire che l'impostazione del DPEF è totalmente condivisa nel merito e il nostro Gruppo interverrà sui singoli capitoli per meglio specificare quelle che sono a nostro avviso le priorità, a volte marginalmente toccate nel Dpef.

Sul significato del voto sul DPEF come atto di fiducia nei confronti della Giunta vorrei dire che tale documento, per noi, non è che un atto formale, perché palesemente o meno, la fiducia in questo Presidente, in questa Giunta, per noi non è minimamente in discussione anche perché oltre questa maggioranza e oltre questo Presidente non vediamo altro. Il voto sul DPEF è un rinnovato patto di coalizione, nel netto e definito bipolarismo, per il perseguimento degli obiettivi programmati, un patto con tutte le parti sociali che vorranno civilmente confrontarsi e che sposino con noi la difesa dell'unico interesse che deve guidare la nostra politica: quello dei sardi, di tutti i sardi, assieme a quelli ai quali nel '99 abbiamo proposto il nostro patto e che ci hanno allora accordato la loro fiducia; con loro abbiamo scritto e sottoscritto un patto, a noi in questo momento dimostrare di aver meritato quella fiducia ed eventualmente di poter chiedere che venga rinnovata.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, i Riformatori voteranno a favore del DPEF con qualche riflessione aggiuntiva che portano come sempre all'attenzione dell'Aula, perché l'Aula ne faccia ciò che ritiene.

Il momento della discussione del DPEF, secondo noi, dovrebbe rappresentare il punto più alto del confronto tra maggioranza ed opposizione, il confronto tra diverse strategie di programmazione, tra diverse culture che si scontrano e si incontrano sul terreno dell'attuazione progettuale. Chi non ci conoscesse, chi non avesse mai preso parte ai lavori di quest'Aula potrebbe immaginarsi un'Aula gremita, piena di interesse, all'interno della quale i consiglieri ascoltano con attenzione le sfumature degli interventi dei colleghi e cercano di tradurre in concreti atti di indirizzo le proposte che scaturiscono dal dibattito che in quest'Aula, che è il Parlamento della Sardegna, si svolge. Non è così, è evidente a tutti; il dibattito consiliare sul DPEF si svolge in un clima surreale, al quale è difficile sottrarsi, pochi sono stati gli autentici interventi sul tema, la maggior parte dei colleghi ha preso spunto dalla discussione del DPEF per andare a spaziare su temi più generali della politica regionale e nazionale; la maggior parte dei colleghi ha parlato per se stessa e per gli atti parlamentari - il collega Capelli li legge, speriamo che ci sia tra dieci o vent'anni qualcuno che rilegga ciò che abbiamo detto noi, magari avrà miglior fortuna di quella che si ha quotidianamente in Aula -più che per arricchire un dibattito che non può avvenire, come sta avvenendo, tra sordi o tra marziani; perché effettivamente se ciascuno per un attimo dimenticasse di essere un consigliere regionale, un rappresentante del popolo sardo e tornasse ad essere quello che non dovrebbe mai dimenticare di essere e cioè un cittadino normale, un cittadino che vota alle elezioni scegliendo anche lui i propri rappresentanti all'interno del Consiglio regionale, uno dell'altra metà del mondo, si renderebbe conto che questo dibattito consiliare sembra svolgersi tra marziani, marziani mortali che seguono il rituale stanco de su connottu, che obbediscono alle regole del proprio personale gioco, mentre ciò che succede fuori è altra cosa.

Non fraintendetemi, non intendo dire che non ci interessa ciò che succede fuori, che invece ci interessa eccome!, ma intendo affermare che ciascuno di noi lo vede con la lente del proprio particulare e vede tutto ciò che succede al di là e al di fuori del Palazzo e lo interpreta sempre e soltanto con la propria chiave di lettura; eppure la nostra sensazione, la sensazione dei Riformatori è che questo DPEF possa rappresentare per tutti noi un punto di non ritorno, questo DPEF rischia di essere il "bello e impossibile" di una canzone rochettara di Gianna Nannini, che segna lo spartiacque definitivo tra le parole e i fatti della politica; è vero, la politica necessita della parola per poter essere spiegata, perché si attui il confronto, ma la parola non può diventare essa stessa contenuto, l'enunciazione non può restare l'eterno monumento di se stessa; occorrono i fatti e per realizzarli dopo i programmi sono necessarie le contingenze, le volontà politiche, gli strumenti di attuazione.

Questo Consiglio che discute stancamente il DPEF con un rituale che tutti quanti ripetiamo senza convinzione, quasi per obbligo, quasi per dovere, ha le capacità di elaborazione, le energie morali per dare ai sardi qualche risposta? Questo Consiglio, eternamente incartato in un gioco delle parti, che trae origine dal peccato primigenio, quello del tradimento perpetrato all'inizio della legislatura e maniacalmente ricordato in quest'Aula, è in grado di rappresentare per i sardi la massima assise di trattazione e di soluzione delle loro problematiche?

Per fare un buon DPEF occorre conoscenza profonda dei problemi, fantasia e idee per tratteggiare la loro soluzione, ma per attuare la politica del quotidiano che discende da un buon DPEF occorre molto di più, perché non c'è il DPEF da una parte e la maggioranza dall'altra, c'è il DPEF della maggioranza, la maggioranza e il suo DPEF sono una cosa sola ed è per questo che occorre una maggioranza che si identifichi in un progetto politico e, in nome della solidarietà, discendente dalla omogeneità, sappia risolvere tutti i suoi problemi interni e sappia dare gambe robuste alle enunciazioni contenute all'interno del proprio DPEF. Ed occorre una minoranza matura e consapevole che non si limiti a distruggere ma sappia costruire per la sua parte. Occorrono dei terreni neutri - è stato da più parti ripetuto in quest'Aula - che siano d'incontro tra minoranza e maggioranza, sulle regole, sulle riforme e sulle politiche sociali, che consentano di fare insieme quel pezzo di strada che è comunque necessario per i sardi che si faccia insieme.

Ma la nostra maggioranza, la maggioranza alla quale i Riformatori appartengono nel bene e nel male senza chiedere alcuno sconto sulle proprie responsabilità, non può certo pensare che qualcuno dall'altra parte le toglierà le castagne dal fuoco. Ci sono problemi noti a tutti, a cui si è deciso di non dare soluzione e se non paghiamo il debito non possiamo fingere sempre di stupirci e poi sdegnarci per ogni cambiale che puntualmente viene portata allo sconto.

Certo, non è pensabile, non è tollerabile che i moderni incappucciati parlamentari, come tanti banditi senza nome, massacrino, coperti dall'anonimato, provvedimenti che niente hanno a che vedere con la garanzia della libertà di coscienza. I Riformatori, nell'interesse di tutti, si batteranno con tutte le proprie forze, perché a questo Consiglio regionale sia consegnato un regolamento che rada al suolo tutti i muretti a secco, tutte le siepi di fico d'India che in sa die nota consentono il consumarsi di vendette e rivalse, il cui prezzo non è pagato da chi spara ma è pagato dai sardi.

Il confronto tra maggioranza ed opposizione, colleghi, deve avere regole certe che siano comprensibili a noi in quest'Aula, ma che lo siano anche fuori dal Palazzo, che senza commistione di ruoli consentano alla maggioranza di esercitare il proprio diritto di governare e alla minoranza di esercitare il diritto di critica e di controllo; il voto segreto suoi documenti economici, è uno strumento che gronda di vecchiume e vigliaccheria, che puzza di interessi inconfessabili, che protegge privilegi inaccettabili; ma non è neppure possibile attribuire soltanto ai franchi tiratori le sofferenze di questa maggioranza: un buon medico direbbe che i franchi tiratori sono il sintomo della malattia, ma non certo la causa né la malattia in sé. La malattia è la progressiva perdita del senso di appartenenza, del senso di condivisione del progetto politico, che rischia di creare il Libano della maggioranza: ogni consigliere un interesse diversificato, ogni consigliere un partito politico, il proprio. Se muore il senso di appartenenza non muore soltanto la solidarietà consiliare, muore anche la capacità della maggioranza, fuori da quest'Aula, di continuare a trasmettere quella speranza nel cambiamento che è sempre stata la nostra più importante carta vincente e che ha convinto tanti sardi a darci la loro fiducia. La perdita del senso di appartenenza è l'anticamera della rassegnazione, è l'anticamera del "si salvi chi può", per cui all'avvicinarsi del confronto elettorale ognuno cerca di scindere le proprie responsabilità da quelle altrui e cerca di salvarsi l'anima da solo.

Non può certo essere questa la mentalità con cui andiamo ad affrontare i problemi della Sardegna, non può essere questo l'atteggiamento con cui andiamo ad affrontare la più drammatica siccità che abbia mai sconvolto la nostra Isola; il Campidano di Cagliari è oggi una bomba innescata la cui miccia accesa è sempre più corta, oggi mancano le scorte idriche, gli agricoltori occupano per disperazione i municipi; tutti sappiamo che a fine novembre, se non piove, la città di Cagliari non avrà più acqua all'interno delle sue condotte idriche.

Caro Presidente Pili, a lei che è Commissario per l'emergenza idrica, i Riformatori con apprensione ricordano che ai sardi, ai cagliaritani non importa di sapere quali sono le difficoltà interne di questa maggioranza, non interessano i rimpasti e i "toto assessori". Lo scioglimento del Consiglio che forse oggi i sardi realizzerebbero a furor di popolo, sarebbe soltanto una vendetta nei confronti del nostro eventuale immobilismo. Signor Presidente Pili, signor Commissario per l'emergenza idrica, non dimentichiamoci neppure per un istante che i sardi, i cagliaritani vogliono conoscere subito il piano di questa Regione, il piano del Commissario, il piano di questa maggioranza contro la loro sete; a Sanluri, a Serramanna, a Nuraminis dove occupano i municipi vogliono sapere adesso cosa stiamo facendo contro la desertificazione delle loro colture, contro il rischio della disgrazia economica delle loro famiglie. A noi compete l'obbligo di scelte immediate, che possano dare certezze, sui dissalatori, sui collegamenti tra i sistemi idrici, su tutto ciò che possa dare sollievo all'attuale tragedia dei sardi. Certo, i sardi sanno che niente, se non il cielo, può alleviare nell'immediato la loro sofferenza, ma la siccità diventa ancora più grave, la sete si fa ancora più insopportabile anche psicologicamente, anche come malessere sociale, se manca la certezza che il Governo della Regione, che questa maggioranza abbia in tasca i soldi e le idee per non avere più sete a partire da dopodomani.

Ecco, cari amici, di questo non possiamo proprio incolpare l'opposizione, che forse non farà bene il suo mestiere - altri la dovranno giudicare, non certo noi - ma che certamente non potrebbe sostituirsi a noi nel dare le risposte che spettano alla maggioranza e che noi dobbiamo dare se vogliamo confermare ai sardi la nostra volontà di realizzare il progetto politico assolutamente peculiare che è nato con questa maggioranza in Sardegna. Cari amici, approviamo questo DPEF e facciamo in modo che i sardi capiscano che questa maggioranza vuole e sa superare i propri limiti e possiede la forza, la fantasia e i progetti per non far morire la speranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Signor Presidente, colleghi dell'Aula, io credo che si stia assistendo ad un dibattito che in qualche modo mi pare proprio schizofrenico, perché da un lato abbiamo potuto registrare una serie di interventi da parte della maggioranza che certamente hanno dato credito a questo documento di programmazione economica e finanziaria. Molti interventi autorevoli, molti interventi di qualità, molti interventi che hanno in realtà spiegato agilmente la qualità di questo documento che è un documento che ha la peculiarità di non fermarsi solamente alle questioni minime, di non fermarsi solamente al giorno per giorno, ma che vuole guardare anche oltre. E` un documento che quindi può arrivare fino alla prossima legislatura come arco temporale, è un documento che comunque, questo va detto a chiare lettere, e per questo ringraziamo l'ottimo lavoro della Giunta, è stato presentato entro i termini previsti, un documento che è passato in Commissione, anche attraverso alcune polemiche.

Voglio ricordare la polemica che colleghi del centrosinistra, dal loro punto di vista, hanno sollevato sul fatto della non avvenuta concertazione. Ma noi, lo possiamo dire nell'Aula massima del Parlamento sardo, siamo convinti di aver avuto ragione quando abbiamo sostenuto che comunque uno sciopero generale andava consumato, una fase così importante andava consumata. E' comunque, dicevo, una schizofrenia perché, da un lato, siamo in presenza di un ottimo documento, chiaro, preciso, sintetico, con dei punti molto precisi ed essenziali e, dall'altro lato, noi siamo alle prese con un'interminabile verifica politica che spesso è difficile collegare al documento e alla qualità delle azioni di governo, e quindi questo è il primo dato che noi possiamo intravedere in questo schermo, spesso nebuloso, che è la politica sarda.

Il DPEF ha una serie di caratteristiche importanti, caratteristiche che sono state elencate e spiegate in molti interventi dai colleghi del centro destra e che io cercherò di ricordare rapidamente, cercando poi anche di suggerire alcune delle questioni che mancano in questo documento, anche a partire dalle critiche contenute nei documenti, per esempio, che ha citato il collega Paolo Fadda, delle associazioni imprenditoriali, che io comunque tendo a vedere in una maniera diversa da quella dell'onorevole Fadda, e cioè in una maniera certamente meno faziosa e (mi si passi il termine) meno "drogata", meno tendenziosa direi.

Quando noi sosteniamo che il nucleo intorno al quale si muove l'azione di sviluppo della Sardegna è il turismo, abbiamo fatto una precisa scelta di campo, abbiamo stabilito che il turismo è quel motore che stabilisce che noi possiamo creare sviluppo, possiamo tirare fuori la Sardegna dalle secche del sottosviluppo, possiamo anche creare dei posti di lavoro. Quando diciamo che la Sardegna è un grande centro nevralgico per i rapporti col Mediterraneo, quella famosa piattaforma logistica, stiamo facendo delle scelte precise. Quando diciamo che la scelta dell'innovazione tecnologica è un'altra delle nostre peculiarità, delle nostre caratteristiche, stiamo facendo delle scelte precise. Allora ecco la schizofrenia tra una verifica politica interminabile e alcune proposte che sono già importanti, che sono già delle risposte concrete.

Poi è vero, i colleghi del centrosinistra, ricordo perfettamente i loro interventi, soprattutto in Commissione bilancio, hanno sollevato il problema delle entrate. Certamente esiste un problema delle entrate; è lo stesso problema che ha sollevato il tavolo di coordinamento degli imprenditori che hanno sostenuto nel loro documento, che va assicurato un livello di entrate tale da garantire il finanziamento delle politiche di sviluppo; collega Fadda, mi consenta di dirle questo, all'inizio del documento è specificato con molta chiarezza che probabilmente il Dpef contiene una grandissima strategia, moltissima voglia di innovazione e molte buone idee, però vi è questo problema delle entrate, e quindi vengono fatte salve comunque le idee, le opzioni e le scelte.

E` vero, noi abbiamo, oggi come oggi, lo dicono non solo i governatori del centro sinistra e del centro destra, ma un po' tutti, un federalismo che alle regioni costa molto, abbiamo un federalismo che certamente oggi ha soppresso alcuni tributi che vanno direttamente allo Stato, quindi un federalismo che ha un costo eccessivo e che sta creando alcuni problemi sui quali noi dobbiamo intervenire strategicamente; il DPEF dice: revisione del Titolo Terzo dello Statuto regionale e, dall'altro lato, ecco ancora evidenziata la schizofrenia, abbiamo un programma, abbiamo la possibilità di fare alcune cose, eppure siamo ancora appresso a un'interminabile verifica.

Peraltro, sull'intesa Stato - Regione possono essere messe in campo più opzioni, anche queste indicate con chiarezza dal DPEF. E parliamo anche di piano di rinascita, e speriamo di concretizzarlo veramente se dovessimo averne la possibilità; abbiamo anche messo in campo una serie di accordi di programma che potranno essere specificati meglio dal Presidente della Giunta e dall'Assessore della programmazione, e poi abbiamo la partita del POR. Anche su questo mi tocca veramente rintuzzare l'attacco che proviene dalle opposizioni, perché io ho appena letto un documento che proviene dal Comitato di Sorveglianza, che certamente tutto dice tranne quello che dice l'opposizione, le valutazioni che poi preciserà meglio la Giunta sono chiarissime. C'è un documento che in sostanza dice che la Sardegna è in buona posizione e che certamente, rispetto alle altre regioni, sta spendendo meglio le risorse, e quindi il trend della spesa è positivo. Ecco perché noi diciamo che vi sono una serie di condizioni interessanti e ideali per poter operare bene.

C'è un'altra questione che noi riteniamo importante, come Alleanza Nazionale, l'abbiamo sempre detto, prima e dopo lo sciopero. Prima pensavamo che non si dovesse arrivare allo sciopero, e forse si è verificata qualche mancanza nel dialogo sociale, certamente, poi abbiamo pensato che questa fase dovesse essere superata. Ma io voglio fare una dichiarazione provocatoria, e lo dico al Presidente Pili. Presidente, questa volta non è una critica nei tuoi confronti, ma io penso, a differenza di quanto tu hai affermato, che invece questo sciopero non è stato politico, amici del centro sinistra, perché uno sciopero è politico quando vi sono gruppi politici coesi che impongono quello sciopero. Lo sciopero l'hanno fatto i sindacati, non l'avete fatto voi. Voi siete andati a rimorchio, questa è la grande sfortuna vostra e la nostra fortuna, colleghi del centro destra, perché se non fosse stato per Cofferati, probabilmente noi, voto segreto o non voto segreto, saremo ancora qui, belli tranquilli. Allora noi siamo d'accordo con quello che ha detto ieri il collega Pietro Pittalis, quando ha parlato di patto dei sardi. Io aggiungerei un'altra questione: il patto dei sardi si fa tra tutti e, anzi, dico: Presidente Pili, prendi il telefono - mi permetto di dirtelo con grande affetto e con grande amicizia - e invita a pranzo il segretario regionale della CGIL Pino Marras, invitalo a pranzo e non la sera a cena perché magari a cena abbiamo voglia di fare altre cose.

Aspetta Cogodi, che voglio parlare bene di te, perché per quanto non condivida niente delle cose che dici - anzi alcune le condivido; appartenendo alla destra sociale, mi sembrano vagamente vicine alle mie posizioni - però anche tu hai dato una dimostrazione ai tuoi colleghi del centro sinistra che, in realtà, un'idea alternativa l'avevi. Hai fatto una conferenza stampa, hai presentato delle proposte, hai messo al centro della tua azione politica il lavoro; questo è già un fatto importante, siamo tutti d'accordo; ecco un'altra delle grandi sfide che possiamo lanciare alla Giunta; noi siamo drammaticamente alle prese soprattutto con un aspetto: la disoccupazione giovanile; la stabilità serve soprattutto a combattere queste grandi piaghe e la Giunta, anche sul tema della disoccupazione giovanile, deve aprire un grande confronto con tutto il mondo del credito sardo, non solo con le banche legate alla Regione, con tutto il mondo del credito sardo: questa proposta avanzata dal collega Pirastu mi ha convinto.

E comunque bisogna anche parlare un po' di politica, amici. Noi abbiamo un problema che si chiama coalizione di centro destra; lo abbiamo voluto ripetere soprattutto in questi ultimi giorni. Noi pensiamo che questa sia una coalizione di centro destra, non è una coalizione di centro, trattino, destra, è una coalizione di centro destra nella quale vi è un centro che si è unito alla destra perché ha qualcosa in comune. Ed è proprio sull'aspetto politico programmatico e culturale che voglio dire al collega Mario Floris che è importantissimo accettare l'idea strategica del polo nazionalitario, forse ne abbiamo anche bisogno, ma il polo nazionalitario si sposa con una cultura che è quella del bipolarismo, che è quella per la quale il terzo polo è solo interdizione e il terzo polo, è dimostrato dai numeri, è dimostrato dai tempi di governo, il terzo polo, se dovesse fare leva sulla propria interdizione, governerebbe per due anni, poi le spinte dell'elettorato finirebbero, questo è il problema, perché è il 51 per cento dell'elettorato che dà la possibilità di governare, perché quando governi col 20 per cento, tutto il resto ti è contro. Allora c'è bisogno di grandi coalizioni, allora c'è bisogno veramente di ripensare questo grande progetto di centro, di destra, nazionalitario. Io direi ancora che se bisogna dare una maggiore caratterizzazione nazionalitaria a questa coalizione è impossibile non pensare che vi sono, e mi riferiscono ai sardisti, e parlo soprattutto sotto l'aspetto culturale, strettamente culturale, alcuni personaggi che siedono dentro quest'Aula che certamente hanno la primogenitura su tutte le idee di cui abbiamo parlato. Ecco perché continuo a dire che il bipolarismo può essere la nostra ricchezza. Ed allora una coalizione non ha paura nemmeno del voto segreto, però certamente il voto segreto rappresenta un grande spartiacque di questa maggioranza. Presidente Pili, la tua è una battaglia che condividiamo, una battaglia che ha cominciato anche il collega Corda, una battaglia che è diventata un po' di tutti, una battaglia seria, di civiltà, ecco perché noi pensiamo che questa partita possa essere chiusa immediatamente; se l'entrata in vigore di questa riforma del Regolamento avesse immediata decorrenza sarebbe anche meglio, però sarebbe un segnare eccellente, eccezionale ai nostri cittadini che non capiscono com'è che noi siamo in presenza di un buon documento e dall'altro lato siamo alle prese con quella verifica di cui parlavo prima.

Allora, una questione la voglio sottolineare, riprendendo un po' le parole, e mi avvio alla conclusione, del collega Vargiu sulla questione dell'acqua. Pierpaolo, sulla questione dell'acqua, ho visto che sta cominciando a spezzarsi anche quel patto non scritto che vi è tra i sardi, cioè vi sono intere popolazioni che dicono di non voler cedere l'acqua ad un altro territorio che probabilmente ne ha più bisogno, hanno voglia e paura di perdere l'acqua. Questo è un grande problema, questo è un grande problema. Ecco perché noi dobbiamo stare molto attenti quando giochiamo con le verifiche, con le crisi. Penso che vi sia ancora la possibilità di approvare questo DPEF e veramente di aprire un confronto serio, tutti insieme, un confronto politico, programmatico, un confronto che se si vorrà interesserà anche gli assetti, ma noi non possiamo bocciare questo documento, perché questo documento ha qualità, è un documento che comunque riprende molte delle questioni già poste dal Presidente Pili e dalla sua ottima Giunta, per la verità. Ecco perché - questo può essere considerato un appello, ma probabilmente gli appelli stanno diventando un po' sciocchi - ecco perché ci vuole un mandato preciso e chiaro. Con armonia, con equilibrio, i componenti di questa maggioranza devono avere forza, però non bisogna persistere nella volontà di interdire continuamente. Bisogna fare uno sforzo, lo faccia il Presidente, lo faccia anche chi di dovere; dobbiamo (ognuno di noi) fare un passo indietro perché vi sono alcune questioni che sarà difficile spiegare se continuiamo a perdere ancora dell'altro tempo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA Giacomo. (Gruppo Misto). Colleghe e colleghi, è forte la tentazione di rinunciare ad intervenire nella discussione sul documento di programmazione economica e finanziaria 2003 - 2005; avrebbe un chiaro e preciso significato politico se soltanto la Giunta regionale avesse in questi anni mostrato una qualche sensibilità politica. La verità è, invece, che il Governo regionale, con in testa il suo Presidente, si sono dimostrati altamente refrattari alle indicazioni del Consiglio regionale, non sono mai stati capaci, infatti, di trarre valutazioni politiche conseguenti alle indicazioni dell'Assemblea sarda; sia che queste fossero palesemente manifestate o segretamente espresse. E` dunque impresa titanica pretendere da costoro l'interpretazione di un dissenso dal silenzio. Non sono state sufficienti le fragorose bocciature nell'Aula, figurarsi un intervento politicamente non svolto. In ogni caso è oltremodo difficoltoso provare ad articolarne uno, peggio se sul DPEF, non foss'altro per ciò che è accaduto in occasione della discussione su quello precedente, proposto da questa stessa Giunta, stravolto e mutilato dal voto della maggioranza dell'Aula, svilito da una legge finanziaria che, già nella fase di predisposizione, non teneva conto delle indicazioni del documento, banalizzato dalla finanziaria approvata, completamente differente da quella proposta dalla Giunta che già ne era distante.

Il documento 2003 - 2005 nasce ancor peggio di quello 2002 - 2004: prende forma soltanto nelle segrete stanze della Giunta, è benedetto nella competente Commissione dai soli consiglieri della maggioranza, senza discussione, senza confronto o contributo alcuno, catapultato in Aula senza la consultazione delle parti sociali, imprese e sindacati; utilizzato strumentalmente per consumare uno strappo lacerante con le organizzazioni di categoria e del mondo del lavoro, nel momento in cui il malcontento in Sardegna ritrova i numeri della protesta nelle piazze con lo sciopero generale; un successo per i lavoratori e per i sindacati. Quelle organizzazioni che il Presidente definisce succursali di un partito della sinistra democratica. Un'azione di delegittimazione senza precedenti, una chiusura pretestuosa al dialogo con la società e le istituzioni sarde, una ricerca strumentale di divisione e scontro, un rifiuto del confronto, una prova di forza che viene da chi forza non ne ha, da chi non ha una maggioranza politica all'interno del Consiglio regionale, un programma condiviso, una strategia credibile perché realizzabile, e ha invece soltanto una maggioranza numerica tra le più litigiose della storia dell'autonomia, numeri talmente risicati che in meno di un anno hanno mandato sotto la Giunta per circa cinquanta volte nell'Aula; un'azione di governo talmente penalizzata che ha resuscitato l'unità sindacale in Sardegna, compromessa invece altrove.

L'unica novità politica rilevante di questo DPEF è dunque la rottura di una prassi consolidata: il confronto preliminare con le associazioni di categoria, la mancanza di concertazione, e non è certo una novità positiva. La costante è, invece, rappresentata dal difficile clima politico, tutto interno alla maggioranza, clima che condiziona anche questa discussione sul documento di programmazione economica e finanziaria. L'attenzione non è riposta sull'efficacia delle linee guida per orientare lo sviluppo in Sardegna, quanto sul rimpasto prossimo venturo, sui futuribili assetti di Giunta, sulla scommessa se il Presidente cadrà, verrà azzoppato o definitivamente disarcionato. Ancora una volta l'esame del DPEF non è occasione di confronto per disegnare il futuro dell'Isola, ma è la resa dei conti per delineare improbabili assetti futuri, opportunità per prenotare candidature o posti al sole. Così è stato per i precedenti, così anche per questo, nonostante si sia già consumata più della metà della legislatura e nessuna delle realizzazioni promesse ha visto la luce, nessuna delle riforme annunciate è stata realizzata; le poche delineate sono mal digerite dalla Giunta e dal suo Presidente, quella delle nuove province, addirittura, contraddittoriamente sopportata, mentre continuano a restare insolute le grandi questioni della Sardegna, mentre si accentuano i problemi e crescono le penalizzazioni: quelle derivanti dalla mancanza dell'acqua rischiano di trasformarsi in un vero e proprio dramma, manca persino la speranza di soluzioni che in un futuro non lontano ne attenuino la portata. Le estemporanee proposte del Presidente si scontrano con la realtà dei fatti: la vicina Corsica, che avrebbe dovuto placare la sete dei sardi, non solo non ne ha la volontà, ma da qualche mese raziona l'acqua ai suoi concittadini, e nel frattempo il CIPE prevede la costruzione degli invasi, la provincia di Sassari assegna uno studio di fattibilità per lo stesso motivo con i finanziamenti dell'Interreg II, mentre nel DPEF non viene citata per niente la parola Corsica. Ogni giorno si fa un annuncio diverso, ad ogni occasione una proposta che si contraddice con le precedenti, senza un piano preciso, senza una strategia efficace, senza il confronto con il Consiglio regionale; non una risposta credibile a una fra le più elementari richieste, quella dell'acqua. Altri esempi potrebbero farsi, anche di più emblematici, su argomenti molteplici, come quelli riguardanti le grandi opere, l'energia, i trasporti o l'ordine pubblico in Sardegna. Fatti che evidenziano un formidabile utilizzo del sistema mediatico, per cercare di avvalorare per qualche ora, o qualche giorno, i proponimenti annunciati dal Presidente, ai quali non sono mai seguiti, però, atti, azioni, realizzazioni e interventi concreti.

La Sardegna, frattanto, continua a restare assente dai grandi temi e dalle grandi questioni, continua a trascurare le grandi scelte, non si interroga, ad esempio, su quale ruolo debbano avere i sardi nell'Europa, chi dovrà rappresentarne le ragioni, chi e a che titolo oggi pretende di farlo nel contesto europeo. I ritardi nel recepimento delle modifiche del Titolo V della Costituzione italiana privano di fatto il popolo sardo di nuovi diritti che in altre realtà vengono, invece, esercitati: soltanto la politica sarda li nega alla Sardegna. Ci si rifiuta di prendere coscienza che è morto il sistema politico basato sulle larghe disponibilità della finanza pubblica, che il cosiddetto federalismo fiscale produrrà un ulteriore fabbisogno di risorse regionali da sottrarre allo sviluppo per far fronte ai minori trasferimenti dello Stato, che fra meno di quattro anni avranno termine gli interventi di sostegno previsti per le regioni dell'Obiettivo 1. La Sardegna non ha recuperato il gap che la separa dalle regioni più sviluppate, nonostante le risorse che ci derivano dall'essere in una condizione di sottosviluppo, nonostante l'intervento ordinario e straordinario. Si è fallito, in pratica, su tutti i fronti; cresciamo meno delle altre regioni italiane. Oggi questa Giunta si dimostra ancora più di ieri incapace di governare e di progettare, non solo il futuro, ma anche le opere, quelle necessarie e improcrastinabili, incapace di sperdere e di programmare. Limiti insormontabili per poter sperare di riconquistare livelli di competitività perduti in Europa, in Italia, o nell'area mediterranea; limiti che rischiano di far perdere all'Isola le ultime opportunità di sviluppo.

Serve una svolta, serve un programma nuovo, se mai si è avuto, un nuovo governo e soprattutto una maggioranza politica, in pratica tutto quello che in questi tre anni è mancato. Tutto ciò che non è mai stato. La politica è un progetto per la Sardegna, lo abbiamo ripetuto ogni volta che ne abbiamo avuto l'occasione, e i fatti continuano a darci ragione; le vostre crisi ne certificano l'indispensabilità. Questo DPEF è lo spartiacque, ma non nel senso che da voi viene inteso, quello di ipotecare o meno un posto nel listone di quella legge elettorale che non volete cambiare, è l'ultima occasione per capire se nel tempo che rimane i sardi possono almeno riprendere a sperare.

Ci impegneremo perchè ciò possa accadere, perché questo Governo finisca di sgovernare la Sardegna, per rafforzare la domanda di partecipazione e alternativa alla vostra impalpabile proposta politica, perché si possa interrompere la riproposizione degli schemi della politica italiana, quelli che oggi utilizzate per ingabbiare le energie migliori della Sardegna, mortificando la specialità dei sardi, la speranza dell'autogoverno, la possibilità di stare in Europa come popolo alla pari degli altri popoli. Fallite perché avete un deficit incolmabile, un deficit di sardismo, quel deficit che ha fatto fallire il vecchio piano di rinascita, che farà fallire quello che volete riproporre con "i cavalli di ritorno". I surrogati non vi sono mai stati d'aiuto, anzi, oggi più di ieri sono un ingombro tutto vostro, esattamente ciò che questo Governo, questo Presidente e questo DPEF rappresentano nel cammino di crescita e di sviluppo della Sardegna, come lo sono le impostazioni alla manovra del bilancio 2003-2005 per gli obiettivi che voi stessi avete indicato nel DPEF. Infatti, escludere nuovi interventi, comprimere le spese di funzionamento, escludere nuove assunzioni, ridurre la spesa corrente, escludere ulteriori stanziamenti per le spese di investimento potrebbe anche significare una rigorosa politica di riqualificazione della spesa. Ma significa prima di ogni altra cosa che le parti precedenti del documento sono l'ennesimo libro dei sogni, destinato a restare l'ennesima dichiarazione di intenti senza seguito.

Vorremmo poter immaginare, invece, interventi concreti, nel segno di una ripresa reale e non virtuale; vogliamo contribuire a restituire alla Sardegna almeno la speranza che ciò possa accadere. Sappiamo che tutto questo, in questo particolare momento politico, passa prima di ogni altra cosa per la bocciatura delle vostre proposte, e il richiamo di alcuni colleghi della maggioranza che mi hanno preceduto mi lascia molto perplesso. Il voto segreto durante le Giunte Palomba era interpretato come strumento avente un alto significato di democrazia e di libertà individuale, e lo era anche quando era Floris a presiedere la Giunta, guarda caso, oggi è diventato l'atto più vile, l'imboscata più infame, quanto di peggio si possa immaginare perché in questo momento veramente non vi è utile. Quando è stato utile a voi aveva un valore inestimabile, oggi quel valore è venuto meno. Vi faccio una raccomandazione: è preferibile che chi è al governo, invece di pretendere di insegnare all'opposizione come deve svolgere il suo ruolo, inizi piuttosto ad imparare a governare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io voglio innanzitutto rivolgere un plauso alla Giunta regionale e alla Commissione bilancio per aver portato in Aula, nei termini dovuti, il Documento di programmazione economica e finanziaria 2003-2005. Vorrei anche sottolineare la nuova formulazione del documento, che lo rende snello e di facile consultazione, consentendo di evidenziare con chiarezza le priorità di governo.

Anche questo nuovo documento, come i precedenti, continua a svolgere una principale funzione di indirizzo e orientamento della spesa pubblica regionale; ha come riferimento un programma di crescita di ampia portata, ma la sua funzione è quella di poter meglio dar conto annualmente dell'attuazione del programma di crescita e di introdurre in maniera tempestiva gli opportuni correttivi. E mai come questa volta il documento assolve questo compito fondamentale.

Inoltre, con l'imminente riscrittura del piano di rinascita, i nuovi presupposti dello sviluppo regionale potranno essere meglio articolati entro un programma di medio e lungo termine. Bisogna anche ricordare che il documento ha una stretta integrazione con il POR 2000-2006, attraverso il quale la Sardegna ha segnato una discontinuità con le politiche del passato e sta perseguendo un nuovo modello di crescita, orientato non più su politiche di compensazione dei divari, ma sulle convenienze alle localizzazioni produttive. Queste convenienze sono strettamente legate sia alle risorse mobili sia alle risorse immobili. Per questo il POR Sardegna rappresenta un essenziale canale di finanziamento e attuazione delle politiche delineate dal documento.

Nel documento vengono evidenziate le precondizioni per lo sviluppo che vengono definite come politiche prioritarie e riguardano tre ambiti di intervento distinti, ma integrati: le politiche per il rilancio del territorio, le politiche per la valorizzazione del territorio, le politiche per l'innovazione tecnologica. Alle politiche prioritarie il documento affianca un secondo livello di interventi che riguardano gli ambiti settoriali: economia e impresa, benessere sociale, ambiente, sviluppo delle risorse umane. Gli ambiti settoriali delineano azioni specifiche per i settori economici e sociali, che si integrano con le politiche prioritarie, ma puntano su particolari obiettivi e hanno ricadute dirette; con le linee definite si pongono le basi per il raggiungimento di una crescita media annuale per il prodotto interno lordo pari all'1,9 per cento e per l'occupazione dello 0,8 per cento.

Un altro aspetto nuovo è l'interazione fra le politiche e le azioni (cosa fare) e l'organizzazione amministrativa e gestionale (come fare). Questa sinergia porta a definire precisamente per ogni politica individuata le competenze dei diversi Assessorati, anche in partecipazione, e le modalità operative e attuative. Il documento, in sostanza, delinea con precisione le aree di intervento strategico e prioritario e nello stesso tempo stabilisce gli interventi organizzativi e gestionali per raccordare queste azioni. Per quanto riguarda le aree di intervento strategico e prioritario si punta l'attenzione su questioni che da troppi anni ormai caratterizzano il dibattito politico di questa Regione. Su questi nodi centrali dello sviluppo non possiamo dimenticare che le attuali forze di governo hanno ereditato dal passato una situazione pesante e critica. Tuttavia, fin dall'avvio della legislatura importanti e nuovi segnali sono stati dati per invertire la rotta. Infatti, grazie al presidente Floris e al presidente Pili, è stata vinta la battaglia storica della continuità territoriale. I primi importanti risultati sono ormai una realtà per i sardi e nel futuro dovranno essere in grado di migliorare, allargando la rete dei collegamenti con i principali aeroporti nazionali e con le principali capitali europee.

Ma la vera priorità assoluta per il Governo della Regione resta quella del miglioramento del sistema idrico, portando a soluzione l'annosa questione della siccità. L'acqua è una precondizione per lo sviluppo di tutti i settori economici, ma ora sta assumendo le caratteristiche di una vera e propria emergenza, e come emergenza va trattata. Sull'emergenza idrica ci sono le risorse e i poteri per intervenire da subito. Chiediamo, come sardi, di sbloccare le opere già appaltate e di dare concrete risposte su quattro direttrici: l'interconnessione tra i sistemi idrici nord-sud ed est-ovest, il potenziamento dei sistemi della depurazione per il riuso, gli interventi sulle condotte colabrodo, la ricerca di fonti aggiuntive, con particolare attenzione ai sistemi di dissalazione. Ciascuna di queste misure, però, non è sufficiente da sola a sconfiggere la siccità, per questo è urgente una azione sinergica e immediata.

Come per l'acqua anche in linea generale l'obiettivo è passare dalle enunciazioni, dai programmi e dalle priorità ai fatti concreti e alle soluzioni che tutti i sardi aspettano. In questa semplice affermazione, signor Presidente, si racchiude la vera essenza del problema di questa legislatura. Le forze di centrodestra che governano la Regione devono intensificare la loro azione e dimostrare ai sardi di riuscire in questa legislatura a voltare davvero pagina. Ma voltare pagina significa mettere in moto fatti concreti che diano ai sardi il segno tangibile che le forze di centrodestra sono riuscite davvero a invertire la rotta.

In questa direzione va sottolineato che la Corte dei Conti recentemente ha riconosciuto l'esistenza di importanti segnali positivi, come la crescita di alcuni settori produttivi: l'edilizia con un aumento del 10 per cento delle ore lavorate, e il turismo con un incremento del 6 per cento delle presenze. Ma il dato più significativo che è stato portato è l'aumento dell'occupazione (4,1 per cento) e il calo della disoccupazione (meno 2 per cento in un anno).

Nonostante questi segnali positivi, però, c'è ancora un divario tra gli obiettivi che ci siamo posti e i risultati che effettivamente sono stati raggiunti. Per queste ragioni, con grande serenità, sento di poter affermare che lo sciopero generale organizzato da CGIL, CISL e UIL deve avere l'effetto di ricordarci proprio quello che dicevo prima: i sardi si attendono dalle forze di governo, stabilità politica, un'efficace azione di governo e effettivo utilizzo delle risorse. Attribuisco, quindi, allo sciopero anche una valenza costruttiva. Sia chiaro, secondo me è stato uno sciopero politico, uno sciopero contro questa maggioranza, ma non possiamo ignorare le richieste di chi ha scioperato. Dobbiamo riprendere immediatamente il confronto e la concertazione con le parti sociali. La concertazione non può significare subire veti, ostruzionismo, o peggio, interminabili mediazioni; concertare significa confrontare, dialogare e trovare le soluzioni, ma ognuno si deve assumere le sue responsabilità e noi, prime tra tutte, quella di governare.

Sono molte le partite che sia la Giunta Floris che quella del Presidente Pili hanno avviato ponendo le condizioni che ci consentiranno, in conclusione di legislatura, di raccogliere importanti frutti. La Giunta del Presidente Pili si è insediata solamente sette mesi fa, e grazie alla sintonia col Governo nazionale e alla particolare disponibilità del Presidente del Consiglio e del ministro Pisanu, sono state poste le condizioni per intervenire proprio sulle priorità indicate dal documento.

Sul fronte dell'emergenza idrica il Presidente ha portato a casa la piena disponibilità di 3700 miliardi di vecchie lire, ma oltre alle ingenti risorse stanziate il Presidente può contare, come Commissario governativo, sui maggiori poteri ottenuti con una specifica determinazione del Ministero degli Interni, la cosiddetta ordinanza sblocca fondi. Altri 2300 miliardi sono stati stanziati per l'ammodernamento delle strade, la Carlo Felice e la Nuoro-Olbia, e dei sistemi portuali, cui vanno aggiunti 350 miliardi a carico dell'ANAS per l'accelerazione dei cantieri della 131.

Bisogna inoltre ricordare gli accordi e gli impegni del Governo Berlusconi per il mantenimento alla Sardegna, all'indomani dell'uscita delle Regioni dall'Obiettivo 1, di uguali flussi di finanziamento da parte dell'Unione Europea in ragione della nostra insularità. All'attivo di questa maggioranza non vanno inoltre dimenticate la nuova legge sull'imprenditoria giovanile, ex legge 28, che ha sbloccato 600 miliardi per l'occupazione, e quella per il settore del commercio.

La particolarità dei poteri conferiti al Presidente sul tema delle acque sottolinea l'importanza di una riscrittura delle norme regionali in materia di competenza del Presidente e più in generale di riforma del nostro sistema di autonomia. E` necessario attribuire più poteri al Presidente; questi nuovi poteri devono assicurargli le prerogative tipiche del governatore che, a differenza dell'attuale Presidente, deve avere in certe materie autonome e dirette facoltà decisionali. Vorrei anche richiamare l'importanza delle riforme istituzionali con la possibilità per i sardi di riscrivere con la Costituente il nostro Statuto di autonomia.

Ma è anche necessario che sul tema delle regole sia ricostruito un clima di serena collaborazione tra maggioranza ed opposizione; a questo proposito sono convinto che dobbiamo fare il primo passo per ristabilire un rapporto costruttivo con l'opposizione e questo soprattutto se vogliamo riuscire a varare, prima della fine della legislatura, una nuova legge elettorale. Dobbiamo trovare un accordo serio prendendo come base il modello nazionale per le Regioni, adattandolo alla nostra specialità. Serve una legge che garantisca la stabilità e la governabilità, per raggiungere questi risultati è indispensabile il sostegno di tutte le forze di maggioranza e soprattutto un proficuo rapporto di collaborazione tra Giunta e Consiglio.

Sono certo che, a fronte dell'azione decisa del Presidente, sarà difficile che qualcuno provi a fare ostruzionismo o a giocare a fare il detrattore. Deve prevalere il senso di responsabilità di ciascuno e nessuno vorrà essere additato come colui che avrà bloccato il processo di spendita delle risorse che il Governo ha messo a disposizione dei sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Grazie signor Presidente. In questi giorni abbiamo assistito ad una discussione con una maggioranza improvvisamente loquace, desiderosa come non mai di confronto politico e di dibattito sul DPEF in Aula, con un'azione neanche tanto occulta di ostruzionismo al rovescio e di rinviare il voto sul documento di programmazione economica e finanziaria. Uno dei punti principali di vanto e di merito richiamato da tutti gli oratori, per ultimo dall'onorevole Corona, è che questo DPEF è stato presentato entro i termini: complimenti alla Giunta e all'assessore Masala, perché questo è un DPEF che arriva in Aula entro i termini, ed è certamente un risultato positivo se raffrontato ai ritardi dell'onorevole Pittalis; sennonché non si può spacciare per merito quello che dovrebbe essere usuale: quando si passa da una condizione patologia ad una condizione di normalità, questo non può diventare improvvisamente un merito ed un vanto. Ma anche ammesso che sia così, ed ammesso che sia questo un merito che voi potete sbandierare di fronte alla Sardegna ed ai sardi, capite benissimo che, dal punto di vista politico, questo merito non serve a niente, è una cosa che non è politicamente utilizzabile.

Dite che siamo in presenza di un buon documento di programmazione economica e finanziaria, ma non si capisce, se non ci mettiamo d'accordo, quali siano i parametri da utilizzare per valutare buono un documento di programmazione economica e finanziaria. Come sappiamo, il documento di programmazione economica e finanziaria è uno degli strumenti della programmazione della Regione, esso traccia le linee guida per orientare lo sviluppo, delinea gli obiettivi e le azioni di intervento, coordina i flussi finanziari pubblici in un ambito temporale di riferimento triennale. E' quindi lo strumento fondamentale dell'azione programmatoria della Regione. Analizza gli aspetti strutturali, gli andamenti economici del sistema regionale, contiene un esame dei risultati raggiunti sulla base delle previsioni precedenti anche in termini economici, fissa gli obiettivi generali dello sviluppo regionale, in particolare quelli dell'occupazione, del reddito, delle infrastrutture e dei servizi alla produzione. Insomma un complesso esercizio di definizione di obiettivi economici, sociali, di bilancio, di strumenti legislativi e di costante ed annuale verifica di previsioni e stati di attuazione.

Questo dovrebbe essere un documento di programmazione economica e finanziaria secondo la nostra legge di contabilità ma anche secondo il senso comune; questo significa in tutte le Regioni, non solo nelle Regioni a statuto speciale come la nostra. Io capisco che l'approccio vostro al documento di programmazione economica e finanziaria sia un approccio del tutto formale, lo si capisce per esempio dalle parole dell'onorevole Pirastu, che ieri ha sostenuto che oramai siamo al termine di questo esercizio che ci costringe a formulare astratte ipotesi di sviluppo; secondo l'onorevole Pirastu infatti con l'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni i documenti di programmazione economica e finanziaria nient'altro saranno se non il programma dei futuri Presidenti, che non dobbiamo chiamare governatori, dato che non è un termine che esiste nella legge cui si fa riferimento per l'elezione diretta dei Presidenti.

Ebbene, in tre anni di governo del centrodestra in Regione, i documenti di programmazione economica e finanziaria sono stati tutti, questo compreso, documenti interessanti ma di carattere descrittivo; i due di Floris prima, questo di Pili adesso, hanno costituito nel sistema della programmazione e del ciclo unico della programmazione, continuamente richiamato per la verità, adesso un po' in disgrazia anche nei vostri discorsi, una variabile indipendente nel nostro sistema della programmazione; indipendente nei tempi di presentazione e di approvazione, come abbiamo detto, indipendente nei contenuti e nel rapporto tra le previsioni e la concreta realizzazione degli obiettivi fissati. Ed è per questo che, secondo me, secondo noi, il DPEF si configura, piuttosto che come un puntuale strumento di lavoro, come un documento descrittivo, strutturato entro uno schema che potrebbe essere adatto anche per le altre Regioni dell'Obiettivo 1, senza elementi specifici e peculiari della realtà sarda che avrebbero potuto renderlo un piano originale. Queste affermazioni non sono mie, sono affermazioni che ho citato riprendendole testualmente dal documento delle organizzazioni degli imprenditori della Sardegna, arrivato anche a voi che, come sapete, non sono all'opposizione né sono viziate da pregiudizi ideologici contro questa Giunta e contro questo centrodestra.

Il rischio è, continuano sempre tutte le associazioni degli imprenditori, che gli obiettivi proposti restino a livello di grandi enunciazioni, senza l'individuazione di programmi immediati e definiti; un giudizio durissimo, un chiaro atto d'accusa che rappresenta uno dei punti di criticità della vostra politica e del vostro documento. La concertazione è infatti sparita, e non per un incidente di percorso, nel corso della formazione di questo documento di programmazione economica e finanziaria, è sparita come modo concreto di confrontarsi, di rapportarsi alle organizzazioni più rappresentative della Sardegna. E' da qui che nasce lo sciopero generale del 28 di maggio, che non è il nostro certamente, però è di gran parte della Sardegna, è una manifestazione a cui hanno aderito lavoratori, pensionati, convintamente; è una manifestazione di cui condividiamo tutta la critica e tutta la carica oppositoria alle vostre politiche, sul lavoro, sullo sviluppo, alle politiche generali e alle politiche settoriali. E` una manifestazione che segue un'altra grandiosa manifestazione degli artigiani, tenutasi qualche settimana prima, sempre a Cagliari, per protestare contro le stesse cose. La verità è che la vostra Giunta, la Giunta Pili, perde consenso e fa aumentare il disagio delle categorie sociali e economiche: di qui nasce lo sciopero generale.

Per Pittalis si tratta di invenzioni propagandistiche, propone un patto per la Sardegna con le organizzazioni sindacali meno viziate da pregiudizi ideologici che tradotto - per chi capisce poco e per chi capisce meno - significa senza la C.G.I.L.. Secondo me, quella di Pittalis ieri è stata un'eccezionale manomissione della realtà: sembrerebbe che i sindacati abbiano rotto la trattativa, che abbiano abbandonato il tavolo, la realtà, caro Pittalis, come sai è un'altra: non c'è stato nessun abbandono di tavolo, semplicemente non c'è stato nessun tavolo, e quello che emerge in questa vicenda è un vostro atteggiamento illiberale, un vostro atteggiamento autoritario che nega un confronto con le organizzazioni dei lavoratori e che lo nega a prescindere, facendo finta che si tratti di questioni viziate da ideologia.

Nel merito del vostro documento di programmazione economica e finanziaria mi limito ad evidenziare alcuni nodi: nel '98 e nel '99, la Sardegna aveva fatto registrare un tasso di crescita superiore alla media nazionale e aveva di fatto ridotto la differenza con il resto del paese, neegli ultimi due anni questa tendenza si è modificata e si è quindi di nuovo aperta la forbice che segna la distanza con il resto del paese: cresciamo di meno, cresce la distanza. Il DPEF di Pili fissa il tasso di crescita del 2001 con un più 1,9 per cento, senza spiegare come questo miracolo possa avvenire senza precise politiche espansive, senza cioè quelle politiche di investimento che avevano caratterizzato la fase precedente attraverso l'uso, per esempio, di tutti gli strumenti della programmazione negoziata.

Voi sapete che il DPEF nazionale contiene previsioni di crescita medie del paese dello 0,9 per cento e non si comprende in virtù di quali analisi per la Sardegna voi ipotizzate un tasso di crescita che è quasi doppio rispetto a quello nazionale. La realtà è che in questi tre anni voi ci avete abituato e vi siete anche un po' abituati a previsioni fantastiche nel DPEF; lo scorso anno - ma ce lo siamo già dimenticati - avevate, per esempio, fissato e previsto una crescita pari al 4 per cento; naturalmente, non si fa cenno a nessuno dei motivi per i quali le previsioni degli anni precedenti non si siano realizzate e come sia giustificabile tale importante scostamento dalla previsione. Ma come abbiamo detto, poiché il documento di programmazione economica e finanziaria è un esercizio retorico, non si paga dazio per gli errori commessi nelle previsioni.

Io tralascio tutta la partita della piattaforma logistica del Mediterraneo perché credo che ci torneremo in Aula; rilevo soltanto che non sono punti del DPEF, non sono punti che riguardano il triennio 2003-2005; sono obiettivi al massimo di un piano generale di sviluppo su cui molto ci sarebbe da dire e molto ci sarebbe da discutere. Mi soffermo invece un momento sulle politiche del turismo che sono quelle strategiche, quelle su cui si fonderà un nuovo sviluppo della nostra Regione; turismo, immobili e aree minerarie, sono questi i settori strategici su cui si svilupperà la vostra iniziativa; e a parte l'esigenza reiterata, ripetuta e costante della modifica della legge urbanistica regionale, è interessante affrontare parlando di turismo, alcune questioni di merito che introducete con nonchalance nel documento di programmazione economica e finanziaria; si costituisce un'agenzia di assistenza ai progetti di investimento, un interlocutore privilegiato, si dice, dei soggetti investitori e decisore degli investimenti di qualità - quindi un centro che sovraintende agli investimenti, che decide dove, come e quando e perché - per realizzare flussi turistici di venti milioni all'anno, portando la stagione a dieci mesi nei dieci anni - quindi insomma l'obiettivo si allunga un pochino - con un'agenzia, e sono due, di promo-commercializzazione nel settore che mira a creare strutture alberghiere nelle aree costiere non ancora dotate - cito sempre testualmente dal DPEF, non sto interpretando liberamente - attraverso una politica di alienazione degli immobili ed anche con la messa a reddito degli stessi con vendita eventuale successiva anche a seguito di varianti urbanistiche. Tutto questo è contenuto nel DPEF. A me pare che ci sia molto da dire, molto da discutere su questa impostazione, e che il turismo al pari delle altre cose rappresenti un elemento di propaganda su cui poco si fa, se è vero come è vero che da oltre due anni, per esempio, aspettiamo le graduatorie per gli investimenti nel settore turistico, che sono attesi e lungamente attesi da imprese e imprenditori pronti ad investire.

Ma il buco nero del vostro documento di programmazione economica e finanziaria sono le zone interne che spariscono come problema della Sardegna, e che spariscono come aree nelle quali è necessario realizzare politiche di intervento mirate che evitino il progressivo degrado e spopolamento. Le politiche industriali sono assolutamente assenti, e viene ripetutamente richiamata l'incentivazione fiscale per favorire il settore industriale, ma sapete benissimo che l'incentivazione fiscale non è utilizzabile dalle regioni; le regioni per normativa comunitaria non possono utilizzare l'incentivazione fiscale come sostegno alle imprese, quindi anche qui credo che siamo alla totale superficialità per non dire altro. Le politiche ambientali sono superficiali, i parchi della Sardegna non vengono citati una volta nel vostro documento di programmazione economica e finanziaria.

Non c'è nel documento alcun riferimento alla riforma della Regione e al nuovo ruolo degli enti locali e delle province che abbiamo appena costituito; e quello del federalismo interno e dell'attuazione del Titolo V della Costituzione secondo noi è una cartina di tornasole anche per leggere in trasparenza le volontà costituenti di cui parlate in continuazione.

Io credo che anche sulla vicenda dell'Assemblea costituente del popolo sardo occorre prendere atto, e in parte lo ha fatto l'onorevole Floris nel suo intervento sul DPEF, che al di là dell'idea, su cui non voglio discutere, quella proposta non fa passi in avanti e che non si può continuare a imbrogliarvi e ad imbrogliare su questa materia. Occorre rilevare e prendere atto delle gravi contraddizioni della maggioranza in materia di costituente, una maggioranza che è per la costituente a Cagliari e mostra un atteggiamento accondiscendente a Roma; e di accondiscendenza alle politiche romane credo che si debba parlare sia per quanto riguarda le questioni della nomina a commissario straordinario per l'emergenza idrica, sia per quanto riguarda la costituzione della Patrimonio SPA e della Infrastrutture SPA, su cui nessuna parola è stata detta, cui dovrebbe essere conferito l'intero patrimonio della Regione senza che la Regione subentri o dica allo Stato di voler subentrare nella gestione del patrimonio; allo stesso modo niente si dice per quanto riguarda le priorità circa le opere pubbliche che il ministro Lunardi stabilisce per conto nostro nella legge obiettivo.

Per concludere, questo documento di programmazione economica e finanziaria è per noi inemendabile, la sua struttura è semplicemente estranea alla programmazione economica e finanziaria della Regione. Gli obiettivi che voi dite di voler perseguire, anche condividendoli, come ho detto, si collocano fuori dall'arco di riferimento temporale triennale del documento di programmazione economica e finanziaria, e questo renderà impossibile qualunque verifica annuale sulla sua attuazione perché manca la quantificazione e la temporizzazione degli obiettivi, ed è fuori dalla nostra norma in materia di bilancio e di contabilità; è il frutto esterno ed estraneo e alla vostra maggioranza, questo documento sta come un riferimento generale e generico perché negli interventi abbiamo assistito a una babele di linguaggi e a una performance oratoria nuova ed assolutamente inusuale, a parte il training autogeno che dite che bisogna fare, che dobbiamo fare, che i sardi si aspettano, ma oltre questo non si capisce chi davvero impedisca a questa maggioranza di fare, se non la vostra stessa incapacità.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghe e colleghi, non è senza difficoltà che mi accingo a svolgere una replica ai numerosissimi interventi che si sono susseguiti nella discussione del documento di programmazione economica e finanziaria 2003-2005.

La Giunta regionale in riferimento allo sciopero generale del maggio scorso non è rimasta né insensibile né ha assunto atteggiamenti di arroganza; sa perfettamente che quando lo sciopero è l'esercizio di un diritto costituzionale, esso è meritevole del rispetto sia dei singoli sia delle collettività, perché io penso che un'organizzazione sindacale non proclami uno sciopero generale a cuor leggero, perché si tratta alla fin fine di chiedere a delle persone, a dei cittadini, a dei lavoratori di sacrificare una giornata di retribuzione e sappiamo che questo è già un grosso sacrificio e quindi noi siamo convinti che le organizzazioni sindacali non proclamino gli scioperi così a cuor leggero. Tuttavia, nell'occasione specifica si è avuta un pochino la sensazione che ci sia stata un'accelerazione, dovuta non alla mancanza di incontri, di colloqui con le organizzazioni sindacali, ma alla pretesa da parte di alcune organizzazioni sindacali di ottenere in tempi certi, cioè in tempi predefiniti dalle stesse organizzazioni sindacali, risposte anche su questioni alle quali la Giunta regionale non poteva dare risposta. A titolo esemplificativo, io faccio riferimento per esempio alla richiesta di ottenere dalla Giunta regionale tempi certi in ordine alla data di approvazione, da parte della Commissione Bicamerale del Parlamento nazionale, della legge in materia di costituente, è chiaro che su questi temi la Giunta regionale non poteva dare assolutamente alcuna risposta. Quindi, si è avuta la sensazione che ci sia stata un'accelerazione, forse sull'onda anche del successo, perché non riconoscerlo, dello sciopero generale nazionale che c'è stato quindici o venti giorni prima di quello di maggio.

Ma intanto noi riteniamo di poter affermare che sia prima dello sciopero generale, sia dopo la proclamazione dello sciopero generale, prima che lo stesso avvenisse, ma anche dopo lo sciopero generale, non abbiamo mai cessato di tenere i rapporti con le organizzazioni sindacali su temi specifici in materia di lavoro, per esempio, per quanto riguarda il disegno di legge in discussione e che sarà prossimamente portato all'esame della Giunta regionale e sul quale non esiste l'accordo di tutte le organizzazioni sindacali; ma intanto il colloquio c'è stato, è durato tre-quattro mesi, perché poi bisognerà alla fine che noi ci cominciamo ad interrogare sui contenuti, sui tempi, sulle modalità che noi dobbiamo seguire nella concertazione, che dobbiamo seguire negli incontri con le organizzazioni sociali perché evidentemente ognuno di noi deve per primo riconoscere le ragioni degli altri, e cioè la Giunta ed anche la maggioranza hanno il dovere di sentire le ragioni delle parti sociali e economiche ed anche istituzionali, ma esse debbono tener conto anche delle ragioni di un organo di governo che deve rispondere al Consiglio ma deve soprattutto rispondere ai cittadini. Ed allora questo Governo regionale, come i governi nazionali, come quelli degli enti locali, deve poter contare su tempi certi nell'attuazione dei loro provvedimenti.

Noi abbiamo necessità di approvare la legge finanziaria entro l'anno, avevamo ed abbiamo la necessità di approvare il documento di programmazione economica e finanziaria entro il 15 maggio, così come prescritto dalla legge, ed è evidente per tutti che essendo stata approvata la legge finanziaria del 2002 il 24 aprile, questa concertazione, questo dialogo doveva svilupparsi e concludersi nell'arco temporale che va tra il 24 aprile e il 15 maggio, perchè se noi fossimo andati oltre il 15 maggio avremmo per primi violato la legge. Saremmo stati cioè passibili di tale accusa e al contrario non può essere uno accusato di aver osservato la legge; e allora cominciamo a registrare il primo punto: noi abbiamo voluto osservare la legge che questo Consiglio si è dato, se questa è una colpa, a me la responsabilità di assumere questa colpa, in quanto sono stato io che ho forzato la mano nel senso cioè che ho chiesto che la Giunta regionale approvasse il documento di programmazione economica e finanziaria entro i termini previsti dalla legge.

Ma questo non significa che noi non abbiamo avuto l'incontro con le organizzazioni sindacali, noi ci siamo incontrati con le organizzazioni sindacali, le organizzazioni sindacali hanno avuto modo di vedere e di apprezzare l'indice contenente lo schema di tutto il DPEF, abbiamo avuto anche il lasciapassare relativamente alla prosecuzione dell'iter necessario, con l'intesa di continuare il confronto anche dopo l'approvazione da parte della Giunta; è questo che è mancato, è mancata cioè la condizione che era stata indicata come premessa per la continuazione della consultazione dopo l'approvazione da parte della Giunta regionale, perchè? Perchè il sindacato ha dichiarato lo sciopero, ma non l'ha dichiarato a causa del DPEF, l'ha dichiarato dopo l'approvazione del DPEF, e l'ha dichiarato con riferimento ai problemi ai quali accennavo prima. Questo non significa che noi non siamo per la concertazione come metodo di governo; la concertazione deve essere però intesa come confronto tra le parti sociali, deve essere cioè intesa in modo diverso dalla cogestione, nel senso cioè che si discute dei problemi, si affrontano i problemi, si esaminino le questioni e su determinati problemi ci può essere l'accordo che è auspicabile di tutti - di chi propone, la Giunta, la maggioranza e possibilmente anche tutto il Consiglio regionale - con le organizzazioni sindacali e tutte le altre parti economiche e sociali, quindi sia datoriali che istituzionali comprendendo anche i rappresentanti dei comuni e delle province, questo è il massimo che si possa sperare, ma su qualche argomento può anche accadere che ci sia invece l'accordo delle parti datoriali e di alcuni sindacati e non di tutti, come a me risulta allo stato essersi verificato in materia di riforma delle politiche del lavoro, oppure su altri argomenti; questo non significa che viene meno la concertazione, la concertazione deve essere considerata come metodo, non come obiettivo. E io credo che su questo siano d'accordo più i sindacati che qualche collega che invece ho sentito parlare in quest'Aula in questi giorni. I sindacati non hanno mai chiesto, non hanno mai ritenuto di affermare e non hanno mai affermato che per loro concertazione significa cogestione. Non l'hanno mai detto! Loro si riferiscono, come io mi sto riferendo, al metodo, cioè all'impostazione del processo di confronto che deve esistere tra chi ha da proporre qualcosa e chi ha da esprimere delle opinioni sull'argomento.

Quanto detto per le organizzazioni sindacali, vale per il tavolo di concertazione; non è colpa mia se il presidente del tavolo della concertazione alla riunione che si è tenuta davanti a me era assente per motivi personali, e se poi lui motu proprio con sua personale interpretazione e lettura dà una valutazione diversa da quello che gli altri colleghi del tavolo avevano dato nelle occasioni di incontro, non è colpa mia. Ognuno quando è assente deve giustificare la propria assenza e non la può giustificare certamente buttando fango e veleno addosso agli altri.

Qui sono stati fatti numerosissimi interventi, molti di elevato livello debbo dire, che hanno riguardato anche temi di carattere generale, altri pure di elevato livello si sono soffermati su argomenti pertinenti al tema in discussione, cioè sul DPEF. Io mi rendo conto, credo che si renda conto il Presidente, credo che si renda conto l'intera Giunta, credo che si renda conto l'intera maggioranza, che questa discussione cade in un momento particolare della vita politica di questa legislatura; cade infatti oltre il giro di boa: già si può ipotizzare di intravedere dietro l'angolo del 2002, all'inizio del 2003, una lunga campagna elettorale e quindi sono anche giustificabili certi atteggiamenti che possono rientrare nel quadro delle cosiddette guerre di posizione. Ognuno di noi è possibile che cerchi di posizionarsi meglio in funzione delle prossime elezioni e quindi è giusto, è giusto, io non mi sento per niente toccato per il solo fatto che molti colleghi hanno trascurato di affrontare temi attinenti al documento in discussione ma si siano attardati a parlare di argomenti di grande levatura e di grande rilievo soprattutto istituzionale. Questo è logico, ma a me in questa veste non compete poter intervenire su questi argomenti, anche se mi sarebbe piaciuto, perchè anche io avrei potuto parlare dell'esigenza di rivedere eventualmente la legge elettorale regionale, perché noi voteremo la prossima volta, se questo Consiglio non interverrà per modificarla, con la legge nazionale che prevede l'elezione diretta del Presidente - di quello che ,ci piaccia o non ci piaccia anche se non è giuridicamente corretto, nella prassi viene chiamato "Governatore" - senza che noi, per esempio, ci siamo ancora attrezzati per modificare la legge numero 1 che è del '77.

Io capisco tutte queste cose e avrei forse, con maggiore piacere per me, parlato di questi argomenti, ma purtroppo il ruolo che mi compete è quello di essere presentatore del documento di programmazione economico-finanziaria, che pure contiene una parte relativa alle riforme e quindi riguarda anche l'aspetto istituzionale del problema, tuttavia a me pare che sia più corretto da parte mia accantonare questi temi e parlare invece dei temi più specifici del documento in discussione, il quale sul piano teorico è inquadrato dalla legge di contabilità come il documento che deve tracciare le linee di indirizzo della politica economica per l'arco temporale entro il quale si programma il bilancio pluriennale, e quindi nel caso di specie per tre anni. Sappiamo perfettamente che questa è la sua funzione generale. Ma attenzione: nel caso specifico questo documento di programmazione economico finanziaria copre un arco temporale che sta a cavallo di due legislature, va dal 2002 al 2005, e quindi contiene inevitabilmente qualche timido cenno di novità, perchè evidentemente va oltre il 2004, e quindi non può essere al cento per cento espressione dei precedenti documenti di programmazione economica e finanziaria perchè intravede forse, sia pure con grande timidezza, qualche novità in più.

Quando noi parliamo di turismo e ne parliamo in termini di sistema di cui abbiamo sempre parlato per anni, senza mai realizzarlo, evidentemente lo vediamo anche in una prospettiva che vada oltre il 2004, anno in cui termina questa Legislatura, ma cominciamo anche a dire qualcosa per il 2005. Ma allo stesso tempo questo documento è idealmente e programmaticamente la continuazione della stessa politica economica e sociale delle precedenti giunte, dei precedenti DPEF, perché identica è la maggioranza, identico è il quadro politico e identico è il programma. Quindi non riesco a capire perché alle volte, da un verso, si dica che questo documento è nuovo e quindi è da condannare perché nuovo, dall'altro si dica che è la fotocopia dell'altro e quindi è superfluo farlo; evidentemente, come tutte le cose, siccome si passa da un anno all'altro, il 2002 è diverso dal 2003, il 2003 avrà qualcosa di diverso rispetto al 2002, e quindi qualche aggiustamento ci dovrà pur essere, e così l'anno prossimo chi preparerà il DPEF per gli anni 2004 - 2006 dovrà apportare necessariamente qualche piccola novità.

Ma dico di più con riferimento a questo DPEF ma anche al DPEF dell'anno scorso e a quelli che l'hanno preceduto: se si dedicasse qualche minuto all'attenta lettura dei documenti dei quali parliamo - qualcuno l'ha detto, per esempio l'onorevole Pirastu, ma stamattina anche qualche altro, mi pare l'onorevole Corona - ci si accorgerebbe che la novità è rappresentata dalla coerenza del documento di programmazione economica e finanziaria con il POR 2000 - 2006. Come si può pensare di fare un documento di programmazione economica e finanziaria senza inquadrarlo nell'ambito del documento più generale, che è quello che ci consente di sopravvivere, il POR 2000 - 2006, che contiene determinate regole e determinati paletti, contiene determinati parametri che non possiamo assolutamente ignorare? Allora, perché quasi con ironia, alle volte si parla delle politiche per il rilancio del territorio come se fossero una cosa avulsa da qualunque contesto programmatorio, quando lo stesso è previsto nel POR? Perché meravigliarsi delle politiche per la valorizzazione del territorio, che pure sono politiche essenziali del POR Sardegna? Ma perché meravigliarsi del progetto delle politiche per l'innovazione tecnologica che è parte integrante del POR Sardegna?

Alla Commissione di sorveglianza io ero presente, molti di voi non c'erano, c'era soltanto, tra i consiglieri regionali, il Presidente della Commissione, onorevole Pilo, e l'Assessore dell'Agricoltura onorevole Contu. Gli altri erano tutti assenti. Quindi, nessuno può riferire per sentito dire le cose. Delle cose si riferisce quando si è presenti, o quando si ha la fortuna, come in questo caso io ho, di poter avere a disposizione i resoconti delle trascrizioni integrali delle cose che sono state dette da coloro che hanno partecipato al Comitato di Sorveglianza. Allora, quest'Aula mi consentirà di contestare le informazioni che sono state date, gli allarmismi che certe volte sono anche giustificati: si grida "al lupo!", "al lupo!" anche quando il lupo esiste, ma è lontano, è solo ipoteticamente nelle condizioni di poterci fare del male. Il Commissario dell'Unione Europea, la dottoressa Campogrande, nel suo intervento introduttivo ha testualmente detto: "Grazie, signor Presidente (riferito al Presidente del Comitato), sono lieta di poter confermare le considerazioni che lei ha fatto in apertura, circa la situazione abbastanza buona per quanto riguarda il programma della Regione Sardegna. Abbiamo rilevato, con grande soddisfazione, che è stato fatto uno sforzo veramente notevole, veramente importante e rispetto a tutte le altre regioni del Mezzogiorno, la Sardegna si trova in una buona posizione". Questo non significa che siano tutte luci, ci sono certamente anche le ombre, ma le ombre devono essere lo stimolo per evitare che noi si possa...

PRESIDENTE. Qualche secondo all'onorevole Masala.

MASALA, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non immaginavo che mi sarebbe scappato così velocemente il tempo e quindi la ringrazio Presidente della possibilità che mi ha dato di concludere; senza togliere tempo ad altre questioni, mi avvio tranquillamente e serenamente alla conclusione.

Con l'approvazione di questo DPEF noi ci avviamo ad affrontare gli altri due anni della Legislatura, in questi due anni sarebbe auspicabile per tutti che ci fosse stabilità politica, perché attraverso la stabilità politica si ha la credibilità, la credibilità nei confronti di coloro i quali devono poi prendere i contatti con le istituzioni, e cioè le stesse rappresentanze sindacali e datoriali alle quali si è fatto riferimento. Infatti attraverso la stabilità politica si può instaurare un sereno e corretto rapporto e dialogo sociale per creare le condizioni per avere realmente la possibilità di affrontare gli annosi problemi che angustiano la Sardegna e fronteggiare tranquillamente e serenamente il cammino che abbiamo di fronte.

PRESIDENTE. Con la replica della Giunta si conclude da discussione generale, dobbiamo passare alla votazione sul passaggio all'esame dei capitoli del DPEF.

Metto in votazione il passaggio all'esame dei capitoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

PRESIDENTE. I lavori dell'Aula riprenderanno stasera alle 16 e 30. La seduta è conclusa.

La seduta è tolta alle ore 13 e 29.