Seduta n.44 del 03/03/2000
XLIV SEDUTA
VENERDI' 3 MARZO 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 21.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 24 febbraio 2000 , che è approvato.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
Presidente. Annunzio che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri DEIANA - DETTORI Bruno - DORE - LODDO: "Promozione della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica". (52)
(Pervenuta il 22 febbraio 2000 ed assegnata all'ottava Commissione.)
dai consiglieri RASSU - GRANARA: "Riduzione del tasso di interesse sui prestiti contratti dalle imprese artigiane a valere sui fondi di rotazione ai sensi della legge regionale 21 luglio 1976, n. 40". (53)
(Pervenuta il 24 febbraio 2000 ed assegnata alla sesta Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:
"Interrogazione PINNA - SANNA Emanuele - SELIS - DORE - BALIA - COGODI sulla bonifica e il risanamento delle discariche di rifiuti industriali tossici e nocivi giacenti nei pressi della miniera dismessa di Monteponi in Comune di Iglesias". (12)
(Risposta scritta in data 25 febbraio 2000.)
Comunicazione del Presidente ai sensi dell'articolo 59, comma 4, del Regolamento
PRESIDENTE. In ottemperanza all'articolo 59, comma 4, del Regolamento, che recita: "I nomi dei consiglieri che non partecipano per oltre 5 giornate di sedute consecutive alle sedute del Consiglio, senza aver ottenuto regolare congedo, sono annunziati dal Presidente del Consiglio in Assemblea", annunzio che l'onorevole Grauso è già stato assente per 7 sedute.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione PIANA, con richiesta di risposta scritta, sui gravi sistemi gestionali attuati dal Consiglio di Amministrazione dell'ERSAT". (107)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di erogare indennizzi per il triennio 1997-1999 agli operatori agricoli del Comprensorio del Sassarese". (108)
"Interrogazione CUGINI - LAI - MORITTU - SPISSU - GIAGU - DEIANA - DETTORI Bruno - MASIA - VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rilascio del parere di conformità da parte dell'Assessorato della programmazione che impedisce di fatto di far decollare il contratto di programma nel settore agroalimentare nell'area nord-occidentale della provincia di Sassari". (109)
"Interrogazione LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sul reintegro dei dipendenti della ex S.I.A.C.A.". (110)
"Interrogazione PINNA - SCANO - ORRU' - MARROCU - PACIFICO, con richiesta di risposta scritta, sulle dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Regione, On. Mario Floris, alla radio nazionale (Radio 1) sulla miniera d'oro di Furtei". (111)
"Interrogazione FRAU, con richiesta si risposta scritta, sul distaccamento dei vigili del Fuoco ad Alghero". (112)
"Interrogazione FRAU, con richiesta si risposta scritta, sul cantiere forestale di Porto Conte (Alghero)". (113)
"Interrogazione NUVOLI, con richiesta si risposta scritta, sulla proroga del direttore generale della A.S.L. di Sassari". (114)
"Interrogazione GRANARA - FLORIS Emilio - CORONA - BALLETTO - BIANCAREDDU - FEDERICI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - NUVOLI - PILO - RASSU - TUNIS Marco, con richiesta si risposta scritta, sulla grave situazione che andrebbe a crearsi realizzando il gassificatore in prossimità degli abitati di Paringianu e Portoscuso". (115)
"Interrogazione AMADU, con richiesta si risposta scritta, sulla necessità di intervenire per accelerare le disposizioni concernenti lo sconto del gasolio alle imprese sarde". (116)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza DEIANA - DETTORI Bruno sui danni provocati nel territorio del Golfo dell'Asinara ed oltre dalla fuoriuscita di orimulsion nella centrale di Fiumesanto". (32)
"Interpellanza SELIS - CUGINI - DETTORI Bruno - BALIA - COGODI - GIAGU sulla rimozione dei Direttori generali degli Assessorati regionali e la nomina dei sostituti". (33)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 21 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione, legge finanziaria 2000".
Sulla base degli accordi raggiunti in Commissione, alcuni emendamenti sono stati accorpati, per cui gli uffici hanno bisogno di qualche minuto per metterli in ordine, sospendiamo pertanto la seduta per un quarto d'ora.
(La seduta, sospesa alle ore10 e 27, viene ripresa alle ore 11.)
PRESIDENTE. Poiché gli Uffici hanno bisogno ancora di qualche minuto per riordinare gli emendamenti, essendo stata presentata l'interpellanza numero 33, a firma dei consiglieri Selis, Cugini, Dettori, Balia, Cogodi e Giagu, cominciamo con la discussione dell'interpellanza, subito dopo passeremo alla finanziaria.
I presentatori fanno osservare che c'è un errore nel testo, e dovrebbe essere corretto.
Onorevole Selis, prima di cominciare le devo far osservare che il tempo a sua disposizione è di 5 minuti complessivamente. L'articolo 109, infatti, al quinto comma, dice: "Il tempo concesso all'interpellante per l'illustrazione e per l'eventuale replica alle dichiarazioni della Giunta regionale non può superare complessivamente i cinque minuti". Quindi lei ha cinque minuti complessivamente e cinque minuti ha la Giunta. Se sarà necessario qualche minuto in più non ci saranno problemi, ma la prego per quanto possibile di attenersi al Regolamento. Si dia lettura integrale dell'interpellanza.
LODDO, Segretario:
INTERPELLANZA SELIS - CUGINI - DETTORI Bruno - BALIA - COGODI - GIAGU sulla rimozione dei Direttori generali degli Assessorati regionali e la nomina dei sostituti.
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I sottoscritti, considerato che:
- la legge prevede che i Direttori generali degli Assessorati vengano nominati dalla Giunta regionale nell'ambito dei ruoli della dirigenza, nel rispetto non di un mero criterio fiduciario o di parentela ma di un fondamentale principio costituzionale di interesse generale (art. 97 della Costituzione) che deve ispirare le decisioni del governo regionale e deve condurre a scelte ponderate sulla base di criteri di valutazione delle esperienze e della professionalità;
- la Giunta regionale, con un vero e proprio "assalto alla dirigenza", dimostra tutta la smania di occupazione del potere rimuovendo con un colpo di mano i Direttori generali degli Assessorati e sostituendoli con personale non tutto di adeguate professionalità ed esperienza;
- l'operazione è stata consumata con uno stile offensivo e irriguardoso per le persone e le loro storie. Gran parte degli interessati, dopo una vita dedicata all'Amministrazione regionale, hanno appreso le notizie della loro rimozione dai giornali. Questi meritano rispetto e stima non gli insulti arroganti e assurdi che qualche esponente del Polo ha espresso affermando "non possiamo lasciare al loro posto gli uomini del centrosinistra che sono corresponsabili del fallimento";
- questo stile è in linea con quanto più volte dichiarato dal Presidente Floris che ritiene i funzionari regionali responsabili di tutti i limiti e le carenze dell'Amministrazione regionale, dimenticando così responsabilità proprie e di quanti per molti anni hanno gestito la Regione in Giunte di centrodestra o di centrosinistra come lo stesso Presidente Floris e molti Assessori della attuale Giunta regionale;
- la rimozione dei Direttori serve come alibi e copertura per proprie responsabilità storiche e attuali visto che molti degli stessi sono stati nominati da Giunte regionali nelle quali avevano un ruolo primario Floris e molti dei suoi attuali Assessori;
- tale atteggiamento serve tra l'altro ad avallare la politica annunciata nelle dichiarazioni programmatiche della Giunta regionale Floris che tende a rigonfiare le schiere di consulenti fedeli (fino a venti volte in più rispetto agli scorsi anni);
- ciò rivela una esplicita volontà di esautorare gli uffici e di forzare la loro professionalità e imparzialità per piegarli agli interessi dominanti;
- la decisione è tesa non solo a rimuovere e a sostituire i Direttori, ma anche a mandare un messaggio minaccioso all'intera burocrazia regionale che potrà essere anch'essa oggetto di ritorsioni se non saprà adeguarsi al volere dei nuovi governanti,
chiedono di interpellare la Giunta regionale per conoscere:
1) quali criteri siano stati seguiti per la nomina dei nuovi Direttori e in particolare se siano stati rispettati i criteri previsti dal comma 6 dell'articolo 28 della legge regionale n. 31 del 1998;
2) quali siano le linee di politica del personale e di riforma dell'Amministrazione regionale che la Giunta intende seguire, i provvedimenti attuativi che intende adottare e i tempi previsti per la loro adozione;
3) se condivida le espressioni degli esponenti del Polo in merito alla responsabilità dei Direttori rimossi. (33)
PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza, ha facoltà di parlare il consigliere Selis.
SELIS (Popolari-P.S.). Cercherò di utilizzare i cinque minuti tenendomi un minuto per la replica. L'interpellanza si fonda, come è stato appena letto, su due punti: uno di carattere squisitamente giuridico e uno politico.
Il punto giuridico è fondato sull'articolo 97 della Costituzione che disciplina quelli che devono essere i comportamenti dell'amministrazione nel garantire, prima di ogni altra cosa, l'interesse pubblico. Sulla base di tali principi, la scelta dei direttori da nominare si basa anche su un rapporto di natura fiduciaria, ma la natura fiduciaria del rapporto tra la Giunta e i direttori deve essere subordinata all'esigenza che la Giunta persegua comunque il bene comune e l'interesse generale. In questo in senso il comma secondo dell'articolo 28 della legge 31 è chiaro, laddove afferma che: "Le funzioni di direttore generale e di ispettore sono conferite a dirigenti dell'Amministrazione e degli enti con capacità adeguate alle funzioni da svolgere", e quindi il termine "adeguate" presuppone che ci sia una comparazione; questo comma è poi specificato meglio dal comma sesto: "La proposta di attribuzione delle funzioni dirigenziali deve tenere conto delle attitudini e della capacità professionale del singolo dirigente, in relazione alla natura e alla caratteristica delle funzioni da conferire e ai programmi da realizzare, nonché ai risultati conseguiti nelle precedenti esperienze di servizio". Il che significa che per procedere ad una rimozione dei dirigenti, occorre una causa, non basta solamente il venir meno del un rapporto fiduciario tra direttore e assessore o tra direttori e Giunta; occorre una valutazione dell'attività dei singoli dirigenti e occorre, in qualche modo, una comparazione tra i dirigenti uscenti e i nuovi che vengono proposti.
In questo senso credo che l'espressione di qualche esponente del Polo, che afferma: "Noi non possiamo tenere gli attuali direttori, perché sono complici dello sfascio", implichi un giudizio. Noi chiediamo di sapere se questo è il giudizio dell'intera Giunta o solo di qualche autorevolissimo esponente della maggioranza. Noi riteniamo che la procedura seguita sia profondamente ingiusta e profondamente scorretta dal punto di vista giuridico, e si esponga anche a ricorsi che, immagino, ci saranno.
Il secondo problema è di carattere squisitamente politico. Noi riteniamo che il comportamento riservato ai direttori che hanno dedicato una vita all'amministrazione regionale sia stato scorretto dal punto di vista comportamentale; ma questo è un problema che attiene allo stile di ciascuno o allo stile della Giunta. Invece ci sembra che il dato politico sia da rinvenire nella smania, nel tentativo, nel progetto di occupazione di ogni livello di potere, di ogni livello di governo e di ogni livello di decisione, proprio giustificato dal fatto che ormai la separazione delle funzioni e la separazione di ruoli tra potere politico e potere burocratico poteva sottrarre al controllo del potere politico, direttori di provata autonomia e di provata autorevolezza professionale.
Il segnale che si manda all'intera amministrazione è un segnale raccapricciante, cioè, nei provvedimenti adottati dalla Giunta vi è il tentativo di intimidire tutti i dirigenti dell'amministrazione regionale e di minacciare ritorsioni nei loro confronti, ove rivendichino l'autonomia di giudizio, l'autonomia di decisione e l'autonomia di comportamento. L'azione è quindi gravissima dal punto di vista giuridico e, se vogliamo, ancora più grave dal punto di vista politico; si sta creando un clima di tensione, di intimidazione che è preoccupante per la stessa funzionalità dell'Amministrazione regionale. Questo a voler tacere dello stile, del comportamento e del mancato rispetto delle persone.
Presidenza del Vicepresidente SpissuPRESIDENTE. Grazie onorevole Selis, ha parlato per 4 minuti e 1 secondo. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Signor Presidente e onorevoli colleghi, mi dispiace molto che i nuovi direttori generali della Regione siano stati qualificati nell'interpellanza come di non adeguata professionalità ed esperienza, facendo così un grave torto alle persone che formano il complesso della dirigenza regionale. Sappiamo benissimo che la legge numero 31, che è stata richiamata, prescrive che l'attribuzione delle funzioni di direzione generale deve avvenire mediante conferma o revoca e conseguente nomina dei nuovi direttori entro i tre mesi successivi all'insediamento di una nuova Giunta regionale, quindi di ciascuna Giunta regionale, non solo all'inizio di legislatura, un provvedimento pertanto obbligatorio per qualsiasi Giunta regionale. L'attribuzione delle funzioni dirigenziali deve tenere conto, come la Giunta ha fatto, delle attitudini e delle capacità professionali di ciascuno, non solo in relazione alla natura e alle caratteristiche delle funzioni da conferire, ma anche dei programmi che la Giunta regionale intende realizzare.
La Giunta ha perciò esercitato un diritto-dovere espressamente previsto dalla legge, non ha posto in essere alcun atto prevaricatore, è stata rispettosa delle norme e delle procedure. Ha fatto una scelta che le competeva, la nomina di nuovi direttori oltretutto è avvenuta scegliendoli all'interno della dirigenza regionale, cosa che poteva anche non avvenire, si potevano anche scegliere direttori generali che provenissero dall'esterno. Posso assicurare agli interpellanti e all'intera Assemblea che la Giunta regionale non ha mai manifestato la volontà che le viene ingenerosamente attribuita, né altra se non quella di esaltare la capacità di tutto il personale regionale chiamato a concorrere unitamente alla classe politica dirigente, a risolvere i problemi della comunità sarda.
Con la nomina della nuova dirigenza la Giunta regionale ha ritenuto non solo di esercitare le sue legittime prerogative, ma anche di dotarsi delle necessarie e indispensabili risorse umane in grado di realizzare i programmi con i quali intende caratterizzare l'attività della Regione I precedenti direttori regionali non sono stati destituiti dai loro incarichi, come è stato erroneamente dichiarato, sono state loro offerte invece altre possibilità negli incarichi ispettivi e nelle posizioni dirigenziali di staff previste dall'articolo 14 della legge numero 31, e in questi diversi incarichi quei dirigenti, ai sensi dell'articolo 21, esercitano funzioni di studio, di ricerca e di consulenza con una autonomia funzionale propria, nell'ambito della Presidenza della Giunta e degli Assessori competenti, un ruolo e una funzione cioè di alta qualificazione, aperta al confronto con analoghe strutture regionali, nazionali ed europee per ciò gratificanti per la dirigenza regionale, anche per la battaglia comune che stiamo combattendo nell'interesse della Sardegna e dei sardi.
A noi dispiace molto che sia trapelata questa notizia, però vi posso assicurare che il colloquio avuto con i direttori è stato cordiale, assolutamente lineare; molti di questi direttori non soltanto hanno capito, ma hanno fatto pervenire alla Giunta regionale le proprie dichiarazioni in ordine al ruolo che intendono svolgere all'interno dell'amministrazione regionale e in questo senso mi pare che ci sia da parte nostra profondo rispetto per quello che hanno fatto; non mi pare che qualche collega si riferisse ai dirigenti regionali né al personale bensì agli enti, quando affermava la necessità di cambiare.
FADDA (Popolari-P.S.). E' specificato!
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Comunque, noi abbiamo sempre dato atto alla dirigenza, quella passata, del ruolo che ha svolto, così come diamo atto agli attuali direttori, scelti all'interno della stessa dirigenza, di essere certamente capaci di reggere le sorti della Regione.
Onorevole amico Selis, tutti siamo necessari e nessuno di noi è indispensabile, né il Presidente né il direttore generale di nessun Assessorato della Regione.
PRESIDENTE. Grazie Onorevole Floris.
Ha facoltà di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, utilizzerò il minuto che mi rimane per dichiararmi profondamente insoddisfatto di una risposta che mi sembra formale, burocratica e che non tiene conto della reale portata dei problemi.
Certo, la Giunta deve nominare, ma nominare non significa rimuovere, soprattutto con questo stile. Ricordo alla Giunta che non gestisce un'azienda di famiglia, ma gestisce un'istituzione per volere degli elettori e in funzione del bene collettivo e degli interessi generali. Il che significa che le scelte devono essere adeguatamente motivate ed adeguatamente argomentate. Non credo, quando si afferma che si potevano scegliere direttori esterni, il che è vero, che ciò possa esimere la Giunta dal fare delle valutazioni, delle comparazioni e dal dimostrare, non a se stessa, ma all'Aula e alla comunità sarda, che la scelta operata è la migliore possibile. Perché è questo che bisogna fare. Noi non abbiamo detto che i direttori non sono adeguati, abbiamo detto che non tutti sono adeguati e, sicuramente, la gran parte non è migliore dei direttori uscenti. Quello che ci importa non è fare una polemica su questo. Quello che ci importa è sottolineare che la Giunta non ha argomentato, non ha motivato, non ha proposto una sua giustificazione dei provvedimenti adottati.
Avete convocato i direttori per un incontro che mi dicono allucinante, è stato riportato anche in interviste recenti, è chiaro che in conseguenza di ciò alcuni sono andati in pensione, quindi c'è una perdita evidente di professionalità, e gli altri fanno buon viso a cattivo gioco. Ma è proprio di questo che stiamo rimproverando la Giunta, che c'è un'azione intimidatoria e prevaricatoria nei confronti dell'intera burocrazia.
Noi preannunciamo fin da ora che trasformeremo, con le adeguate integrazioni, l'interpellanza in mozione e ne proporremo la discussione in Aula, ai sensi dell'articolo 54. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Selis. Abbiamo concluso l'esame dell'interpellanza. Passiamo ora all'esame del disegno di legge 21A recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione, legge finanziaria del 2000".
Si dia lettura dell'articolo 1.
LODDO, Segretario,
CAPO I
DISPOSIZIONI
DI CARATTERE FINANZIARIO
Art.1
Rispetto del Patto di stabilità
1. Al fine del concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica derivanti dall'adesione al Patto di stabilità e crescita, la Regione contiene i propri pagamenti entro i limiti stabiliti dalla normativa statale in quanto applicabili alla Regione Autonoma della Sardegna.
2. A tal fine la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, determina il livello complessivo dei pagamenti da effettuarsi nell'esercizio e la sua ripartizione tra gli stati di previsione della spesa; di tali provvedimenti la Giunta regionale da comunicazione, entro trenta giorni, al Consiglio.
PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati gli emendamenti numero 284, 212 e 81. Se ne dia lettura.
LODDO, Segretario:
Emendamento sostitutivo totale GIUNTA REGIONALE
Art. 13
Al capo III, prima dell'articolo 14, è aggiunto il seguente:
ART. 13 bis
Interventi prioritari in materia economico - finanziaria
1. La Giunta regionale, in conformità agli indirizzi emersi nella discussione consiliare sulla manovra economico-finanziaria 2000-2002, predispone e invia al Consiglio, entro il 30 giugno, il disegno di legge di assestamento del bilancio dell'anno 2000, destinando prioritariamente le risorse finanziarie disponibili alle seguenti priorità:
a) politiche del lavoro e imprenditoria giovanile;
b) incentivi alle imprese;
c) politiche degli enti locali;
d) ambiente;
e) pubblica istruzione, formazione, informatizzazione e ricerca.
2. Per il reperimento delle risorse da destinare agli interventi di cui al presente articolo la Giunta provvede preliminarmente alla verifica della consistenza dei residui attivi e passivi.
3. Col medesimo disegno di legge di assestamento, ovvero con contestuali specifici disegni di legge, la Giunta individua ulteriori stanziamenti per il perseguimento delle seguenti finalità:
a) ripristino integrale dello stanziamento previsto dall'articolo 8, comma 2, lett a) della legge finanziaria regionale per il 1999, destinato ai Piani Integrati d'Area;
b) abbattimento dei tassi d'interesse relativi a mutui comportanti un eccessivo onere di restituzione;
c) ricostituzione degli aiuti alle imprese industriali, commerciali e agricole, attraverso i consorzi fidi;
d) riordino e completamento dei Piani di Insediamento Produttivo (P.I.P.);
e) valorizzazione delle risorse vocate all'acquacoltura, sviluppo dell'attività peschereccia e completamento dell'azione sul fermo biologico;
f) promozione della ricomposizione fondiaria e dell'agricoltura biologica. (284)
Emendamento sostitutivo totale Cogodi - Ortu - Vassallo
Art. 1
L'art. 1 è sostituito dal seguente:
1. Al fine di reperire ulteriori ed idonee risorse da destinare prioritariamente per lo sviluppo e l'occupazione, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica derivanti dall'adesione al patto di stabilità e crescita, la Regione provvede entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente Legge:
a) alla definizione degli accordi di programma quadro derivanti dall'Intesa istituzionale di Programma Stato -Regione;
b) alla verifica dei residui di Bilancio, sotto i profili della priorità e delle produttività;
c) al reperimento di nuove entrate di diretta emanazione regionale, prioritariamente attraverso la gestione produttiva delle disponibilità di demani e patrimoni pubblici e del demanio marittimo, e attraverso la definizione di adeguati indennizzi ed altre utilità conseguenti all'uso militare del territorio;
d) alla realizzazione dei necessari interventi di riorganizzazione e riforma dell'apparato amministrativo regionale, finalizzati ad accrescere l'efficienza degli uffici e ad adottare criteri di essenzialità nella gestione delle spese per il loro funzionamento.
2. La Giunta Regionale, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, determina il livello complessivo dei pagamenti da effettuarsi nell'esercizio e la sua ripartizione tra gli stati di previsione della spesa dando la priorità agli interventi in materia di politiche del lavoro e di sostegno alle attività produttive. Di tali provvedimenti la Giunta dà comunicazione alla Commissione Consiliare competente in materia di Bilancio. (212)
Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Dettori Ivana - Calledda - Demuru - Sanna Salvatore
All'articolo 1 comma 2 del Disegno di legge n. 21 dopo le parole "assetto del territorio" sono inserite le seguenti "sentita la Commissione Consiliare di merito,". (81)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 212 ha facoltà di illustrarlo.
COGODI (R.C.). Intendo illustrare l'emendamento numero 212. Ad evitare il rischio di essere colti in fallo, come qualcuno della maggioranza ha potuto ritenere in Commissione, dico subito che siamo consapevoli che l'articolo 1 della finanziaria proposta al Consiglio, riprende un articolo di finanziarie pregresse che ugualmente fanno riferimento all'impegno della Regione di rispettare il così detto "Patto di stabilità". Noi non vogliamo che vengano stancamente ripetute le cose, e siamo anche favorevoli al fatto che delle cose nuove che nel frattempo accadono, cose nuove e importanti che debbono suggerire una modificazione positiva, un intervento efficiente della Regione, si faccia tesoro, si tenga conto per migliorare il sistema.
Noi abbiamo presentato un emendamento che è sostitutivo dell'articolo 1 così come proposto al Consiglio. Perché l'articolo 1 proposto dalla Giunta e dalla maggioranza è un articolo che indebolisce la Regione, e che la pone in una condizione di passività e di subalternità. "Rispetto del Patto di stabilità", è il titolo. Bisognerebbe che il Consiglio approfondisse meglio la conoscenza e gli effetti che ritiene debbano essere dedotti dal cosiddetto Patto di stabilità. Il Patto di stabilità di cui tutti parlano e di cui abbiamo conoscenza, deriva dall'articolo 4 del trattato di Amsterdam, trattato spesso citato, talora a proposito e talora a sproposito. L'articolo 4 del trattato di Amsterdam, adottato dal Consiglio europeo del 1997, prevede non esattamente ciò che è ripreso in questo articolo programmatico del disegno di legge in esame, ma una cosa diversa ed anche di gran lunga migliore. Nel trattato di Amsterdam infatti, tale principio è riferito alla crescita, che deve essere equilibrata, armonica, sostenibile nel contesto europeo. Crescita economica, ma anche crescita sociale, con particolare riguardo alle politiche del lavoro e dell'occupazione.
Un'Europa, come abbiamo avuto modo di dire in altra circostanza, e qui possiamo ancora confermare, ricca e civile, che nella sua prima edizione annoverava al suo interno 18 milioni di disoccupati; con l'allargamento dei suoi confini questa Europa, sempre ricca e sempre meno civile, annovera 35 milioni di disoccupati;. una gran parte della sua popolazione, giovani e donne; è chiaro che 35 milioni di giovani e donne che sono posti fuori dai processi produttivi, minano le basi della coesistenza sociale. Ecco perché l'Europa si è posta l'obiettivo innanzitutto della crescita e della stabilità, della crescita nella stabilità. Questo Patto di stabilità deve essere poi recepito dai paesi membri, ed anche l'Italia l'ha recepito nella sua finanziaria e nel farlo lo Stato italiano ha cominciato a ridurre la portata innovativa di quella indicazione europea. In Italia, il Patto di crescita e stabilità comincia a diventare Patto di stabilità e crescita, e ciò non rappresenta solo inversione dei termini.
La Sardegna, essendo più avanti, essendo autonoma, e per altro avendo il vantaggio di avere un Governo che si proclama non solo autonomista ma nazionalitario (con tanto di Casa comune dei sardi, di appello al cambiamento radicale, di vocazione addirittura alla rivoluzione, a iniziare dalla rivoluzione burocratica dei dirigenti della Regione, parrebbe intendere, e dalle rivoluzioni "fantoliane", di cui non vediamo ne costrutto né esito) dicevo che questa maggioranza e questa Giunta, cambiando e rivoluzionando, invece determinano un regressione anche sotto il profilo normativo proponendo di ridurre la portata del Patto di crescita e di stabilità, addirittura neanche più a stabilità e crescita, ma solo a stabilità, infatti il titolo di questo articolo è: "Rispetto del patto di stabilità"; la crescita addirittura scompare.
L'emendamento che noi abbiamo proposto, che non costa una lira, perché ci si impone di non fare debiti, adotta una diversa formulazione in positivo di questa norma sostituendo un articolo di legge di acquiescenza passiva, di regressione anche rispetto all'indicazione europea, con una disposizione che rispetta il contenuto vero del patto siglato con i paesi europei, che soddisfa i bisogni della Regione considerati nel contesto dell'equilibrio economico e sociale italiano ed europeo. Se questo rispetto non è subalterno, non è ossequioso, se non è servile, non è cioè il rispetto del servo con il cappello in mano nei confronti del padrone, allora deve sostanziarsi degli impegni e degli obiettivi che la Regione intende perseguire pure all'interno del patto di crescita e di stabilità, e quindi deve definire il cammino, l'itinerario attraverso cui nella stabilità, sia garantita la crescita di una regione in via di sviluppo, che consiste nell'eliminare il divario, il ritardo, crescere di più rispetto alle altre regioni; altrimenti il divario non si elimina mai. E' necessario quindi, forzare in qualche modo i parametri all'interno - ripeto - del rispetto dei patti, perché questa regione possa crescere davvero secondo il suo diritto e i suoi bisogni.
Ecco perché l'emendamento che proponiamo afferma che la Regione non solo rispetta i patti, ma all'interno dei patti persegue i suoi obiettivi, e quindi si pone l'obiettivo, appunto, di acquisire nuove risorse per lo sviluppo, e indica anche ex professo, pubblicamente, esplicitamente, quali sono le leve attraverso cui deve essere sollevato questo peso (ne abbiamo indicato alcune, principali, ma possono essere anche meglio precisate) ad iniziare dalla definizione degli accordi di programma quadro, cioè quelli derivanti dall'Intesa istituzionale di programma siglata con lo Stato. Ciò non significa solo una territorializzazione del bilancio dello Stato, ma deve realizzare un riequilibrio del bilancio dello Stato, perché territorializzare vuol dire dare ai territori, ma se ai territori si dà in modo ineguale, serve solo a sancire l'ingiustizia. La territorializzazione del bilancio dello Stato deve essere da noi rivendicata in chiave di riequilibrio, nel senso di dare di più a chi ha avuto di meno e dare un pochino di meno a chi ha avuto tanto di più; deve inserirsi nella linea del superamento dello sviluppo duale, dello squilibrio territoriale e sociale che è nel nostro Paese, fra un nord ricco e sempre più potente, e quindi più vicino all'Europa ricca, e un sud o meridione insulare, dove siamo noi, sempre più povero ed in difficoltà, per ridurre appunto questa differenza e questo divario.
Nel testo dell'emendamento sono anche indicate altre linee di intervento che adesso non ho il tempo di illustrare. In Commissione su questo punto c'è stata un'interessante discussione, molti colleghi, anche di maggioranza, hanno manifestato attenzione per questa diversa indicazione, c'è stato anche un voto che formalmente si è concluso quasi in parità. Noi riteniamo che l'Aula possa, nel quadro di una valutazione più approfondita degli interessi generali della Regione, trovare una formulazione migliore, indicando la sua prospettiva di sviluppo, non solo nel rispetto dei patti in modo non subalterno, ma agendo da protagonista, facendo cose utili, perché si rafforzino gli strumenti attraverso cui si garantisca lo sviluppo. Quindi non è che questa diversa formulazione gioverà alla minoranza, all'opposizione, è una diversa formulazione che rafforza anche l'azione di governo, di chiunque governi. Questo è il senso dell'emendamento, il suo senso politico ma anche di utilità per la Regione, che sottoponiamo all'attenzione del Consiglio, perché si possa addivenire magari a una diversa formulazione, che però contenga nel primo articolo della finanziaria, che ha questo valore importante e programmatico, alcune di queste indicazioni positive.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. In realtà voglio chiarire, non solo con riferimento all'emendamento numero 284, che risulta presentato formalmente dalla Giunta regionale, ma anche ad altri emendamenti, che sono la risultante di un confronto aperto con le opposizioni su temi importanti come le politiche del lavoro, gli incentivi alle imprese, le politiche nei confronti degli enti locali, l'ambiente, la pubblica istruzione. E dunque mi pare corretto che questo emendamento, che è la risultante appunto di un ampio confronto con le opposizioni, ancorché formalmente presentato dalla Giunta regionale, venga illustrato da un esponente delle opposizioni, anche perché riconosciamo che, in particolare su questo emendamento, vi è stata una forte iniziativa e sollecitazione dai banchi dell'opposizione e dunque la Giunta invita un esponente dell'opposizione ad illustrarlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di illustrare l'emendamento il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.-F.D.). Come è chiaro dalle poche battute pronunciate dall'Assessore al Bilancio si tratta di un emendamento chiave, nel senso che è l'emendamento di carattere programmatico, nel quale in qualche modo risulta un concorso di volontà tra la Giunta e la maggioranza da una parte e l'opposizione dall'altra. Ed essendo quindi un emendamento che è frutto di un incontro tra schieramenti diversi, giustamente io sottolineo ciò che ora è stato affermato dall'Assessore, non può essere presentato, anche formalmente, da una sola parte; dovremo poi in qualche modo trovare la soluzione perché questo risulti. Il senso dell'emendamento, nell'ottica della battaglia delle forze di opposizione, è questo: la politica economica finanziaria tracciata nel DPEF (Documento di programmazione economica e finanziaria) è perfettamente compatibile ed armonizzabile con il Patto di stabilità e di crescita. Il cuore del documento di programmazione, come abbiamo detto più volte, è rappresentato dallo sforzo di tenere insieme due obiettivi: quello della spesa, molto forte e strategicamente coordinata per obiettivi di sviluppo e di crescita dell'occupazione, e quello della ristrutturazione della spesa regionale e del rientro del debito, tracciato appunto nel documento di programmazione.
Noi, come opposizione, abbiamo rilevato un divario, una non coerenza tra il DPEF e la manovra finanziaria e ci siamo battuti e ci stiamo battendo per realizzare una migliore sintesi. In particolare, riteniamo che sia pericoloso, per gli effetti che potrebbe avere sul sistema economico sardo e sul mercato del lavoro nel suo insieme, il divario rilevante nella spesa per sviluppo e per lavoro tra la manovra 2000 e la manovra 1999. Il nostro obiettivo dunque, in relazione all'esercizio 2000 e in prospettiva nel triennio considerato dal bilancio che stiamo esaminando, che come è noto è un bilancio triennale, è riportare la spesa per lavoro e sviluppo più o meno al livello almeno del '99.
In quest'ottica si muove, quindi, l'emendamento numero 284, che dice appunto che la Giunta regionale, al di là del momento attuale dedicato all'esame della manovra, prefigura, su preciso vincolo del Consiglio, un secondo momento della manovra di bilancio. Cioè deve procedere, entro il 30 giugno (sottolineo entro il 30 giugno), alla presentazione del disegno di legge di assestamento, destinando prioritariamente le risorse disponibili a cinque grandi finalità: lavoro ed imprenditoria giovanile, incentivi alle imprese, politiche nei confronti degli enti locali, ambiente, pubblica istruzione, formazione, informatizzazione e ricerca.
Richiamo l'attenzione sul comma 2, che recita: "Per il reperimento delle risorse la Giunta provvede preliminarmente alla verifica della consistenza dei residui attivi e passivi". E' un tema del quale abbiamo parlato, sia in sede di discussione generale, sia nella terza Commissione. Quindi un accertamento profondo e in tempi rapidi del "pentolone" dei residui, attivi e passivi, per recuperare anche spazi di manovra ed elasticità in modo da poter riportare a livelli più alti la spesa per il lavoro e per l'occupazione, senza aumentare il livello del debito. Abbiamo detto che occorre manovrare tre leve. La prima leva è la ristrutturazione della spesa; la seconda leva è l'accertamento dei residui; la terza leva sono le entrate, a partire da una attuazione rapida e soddisfacente, nell'ottica della Regione, dell'impegno contenuto nell'articolo 3 dell'Intesa istituzionale di programma, firmata dal Governo centrale e dal Governo regionale al termine della scorsa legislatura, per la ricostituzione del livello delle entrate della Regione.
Nel comma 3 si indicano poi alcuni obiettivi specifici, sui quali io adesso non mi soffermo, e segnalo - ne avevamo parlato nella fase di confronto, poi nella redazione finale la cosa è un po' sfuggita - che c'è necessità di una qualche integrazione, ma possiamo farla rapidamente anche lavorando mentre si svolge la discussione . Per esempio la lettera f), dedicata alle tematiche agricole, è da integrare con alcuni riferimenti che vadano oltre gli obiettivi qui indicati della ricomposizione fondiaria e dell'agricoltura biologica, che vanno benissimo ma non sono tutto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Intervengo per l'illustrazione dell'emendamento numero 81. Al di là della sua formulazione, l'emendamento tende, all'interno della formulazione dell'articolo 1, nel rispetto del Patto di stabilità per quanto riguarda il contenimento dei flussi di spesa all'interno del limite stabilito dalle normative correnti, ad introdurre il coinvolgimento ed il controllo da parte del Consiglio, a nostro giudizio mancante nella formulazione iniziale.
Il contenimento della spesa, infatti, determina una indubitabile correlazione tra il flusso della spesa e l'attuazione dei programmi e fra qualità della spesa e sviluppo e crescita determinati. La coerenza fra l'attuazione dei programmi e contenimento e qualificazione della spesa impone perciò l'esercizio di una funzione di controllo, di verifica e di monitoraggio che non compete esclusivamente alla Giunta, ma che immaginiamo debba essere esercitata anche dalla Commissione di merito, nel momento in cui vengono definiti i flussi di spesa. Quindi la proposta è quella di inserire un parere della Commissione consiliare di merito, all'atto della determinazione del livello complessivo dei pagamenti, e questo non solo per una finalità di contenimento della spesa, ma anche per assicurare maggiore coerenza fra spesa ed attuazione dei programmi, tempistica e qualità della stessa. Devo anche aggiungere che, poiché questa formulazione è anche contenuta nell'emendamento numero 212, presentato poc'anzi, mi riservo di ritirare l'emendamento appena illustrato qualora lo stesso 212 venga approvato.
PRESIDENTE. Credo sia bene chiarire che il Regolamento prevede le seguenti fasi procedurali: lettura degli articoli e degli eventuali emendamenti, loro illustrazione, pareri della Commissione e della Giunta sugli emendamenti, discussione sul complesso di articoli ed emendamenti. Quindi io vorrei che i colleghi avessero chiaro che siamo nella fase della illustrazione degli emendamenti, quindi non siamo alla discussione dell'articolo e degli emendamenti, che apriremo successivamente.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Debbo dare atto all'Assessore di aver fatto illustrare l'emendamento 284 al collega Scano. Nella confusione, ieri, perché si è lavorato sino a tardi, molto probabilmente è stato commesso qualche errore, io dico errore tecnico, visto anche quanto dichiarato dall'Assessore. Prima che il Presidente della Commissione e relatore di maggioranza si esprima, si tratta di un fatto più che altro formale, che però per noi assume un certo rilievo politico, poiché era stato concordato che questo emendamento l'avrebbe presentato l'opposizione, chiedo se è possibile fare una breve sospensione dei lavori per concordare come procedere da un punto di vista tecnico, perché pur avendo l'Assessore consentito che l'illustrazione venisse fatta dal collega Scano, per noi questo è un punto qualificante anche degli accordi intercorsi e vorrei capire in che modo, da un punto di vista regolamentare, è possibile procedere. Chiedo soltanto una breve sospensione, perché si concordi in che modo presentare questo emendamento.
PRESIDENTE. Se si tratta di un problema di natura tecnica che richiede una breve sospensione, sospendiamo la seduta per un minuto. La prego di informare anche me sul senso di ciò che lei chiede.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 49, viene ripresa alle ore 12 e 40.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. E` stato presentato l'emendamento numero 286 che raccoglie e sintetizza gli emendamenti numero 284, 212 e 81. Se ne dia lettura.
LODDO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Selis - Scano - Cugini - Dettori - Giagu - Balia - Cogodi - Sanna Giacomo
1. La Giunta regionale, in conformità agli indirizzi emersi nella discussione consiliare sulla manovra economico-finanziaria 2000-2002, predispone e invia al Consiglio, entro il 30 giugno, il disegno di legge di assestamento del bilancio dell'anno 2000, destinando prioritariamente le risorse finanziarie disponibili alle seguenti priorità:
a) politiche del lavoro e imprenditoria giovanile;
b) incentivi alle imprese;
c) politiche degli enti locali;
d) ambiente;
e) pubblica istruzione, formazione, informatizzazione e ricerca.
2. Per il reperimento delle risorse da destinare agli interventi di cui al presente articolo la Giunta provvede preliminarmente:
a) alla verifica della consistenza dei residui attivi e passivi.
b) alla definizione degli accordi di programma-quadro derivanti dall'Intesa Istituzionale di Programma Stato-Regione;
c) al reperimento di nuove entrate di diretta emanazione regionale, prioritariamente attraverso la gestione produttiva delle disponibilità di demani e patrimoni pubblici e del demanio marittimo, e attraverso la definizione di adeguati indennizzi ed altre utilità conseguenti all'uso militare del territorio;
d) alla realizzazione dei necessari interventi di riorganizzazione e riforma dell'apparato amministrativo regionale, finalizzati ad accrescere l'efficienza degli uffici e ad adottare criteri di essenzialità nella gestione delle spese per il loro funzionamento.
3. Col medesimo disegno di legge di assestamento, ovvero con contestuali specifici disegni di legge, la Giunta individua ulteriori stanziamenti per il perseguimento delle seguenti finalità:
a) ripristino integrale dello stanziamento previsto dall'articolo 8, comma 2, lett a) della legge finanziaria regionale per il 1999, destinato ai Piani Integrati d'Area;
b) abbattimento dei tassi d'interesse relativi a mutui comportanti un eccessivo onere di restituzione;
c) ricostituzione degli aiuti alle imprese industriali, commerciali e agricole, attraverso i consorzi fidi;
d) riordino e completamento dei Piani di Insediamento Produttivo (P.I.P.);
e) valorizzazione delle risorse vocate all'acquacoltura, sviluppo dell'attività peschereccia e completamento dell'azione sul fermo biologico;
f) promozione della ricomposizione fondiaria e dell'agricoltura biologica;
g) riforma della formazione professionale;
h) riordino degli strumenti di promozione della ricerca scientifica e tecnologica. (286)
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori degli emendamenti ricompresi nell'emendamento numero 286 se intendano ritirarli.
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
PITTALIS.(F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio credito e assetto del territorio. La Giunta ritira il proprio emendamento, costituendo una sintesi ancora meglio articolata quello recante il numero 286.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI.(R.C.). Anche l'emendamento da noi presentato, che era il numero 212, sostitutivo totale dell'articolo 1, si intende ritirato, perché trasfuso e recepito nell'emendamento numero 286.
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 284 e 212 si intendono quindi ritirati, sostituiti e compresi nell'emendamento numero 286.
Per illustrarlo ha facoltà di parlare il consigliere Scano.
SCANO (D.S.-F.D.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore.
LA SPISA.(F.I.-Sardegna), relatore. Mi limito semplicemente a dare il parere favorevole all'emendamento ultimamente presentato, che riassume tutto il fin troppo ampio dibattito avuto su questo argomento.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS.(F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio credito e assetto del territorio. Esprimo parere favorevole sul "286", e invito i presentatori al ritiro dell'emendamento numero 81, secondo quanto era stato concordato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA. GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, io ho controllato l'emendamento presentato, non mi sembra che lo spirito dell'emendamento da me illustrato sia stato recepito. Io credo che il parere della Commissione in via preliminare debba essere inserito, non intendo ritirarlo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 81, ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Non ho dato il parere sull'emendamento numero 81 perché ritenevo che fosse stato ritirato. Su questo emendamento la Commissione si rimette all'Aula, però facendo osservare che l'errata corrige che è stata distribuita e che prevede che il secondo comma dell'articolo 1 sia così formulato: "A tal fine la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito etc., determina il livello complessivo dei pagamenti da effettuarsi nell'esercizio e la sua ripartizione tra gli stati di previsione della spesa, di tali provvedimenti la Giunta regionale dà comunicazione entro 30 giorni al Consiglio" recepisca ampiamente il contenuto di quell'emendamento.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Concordo con quanto affermato dal relatore di maggioranza.
PRESIDENTE. L'emendamento aggiuntivo numero 81 si intende ritirato.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI. (R.C.).Intervengo brevemente, solo per riassumere in poche battute una serie di considerazioni che avremmo sviluppato qualora non si fosse addivenuti ad un testo concordato. Poiché la sintesi operata, il coordinamento al quale si è proceduto, recepisce interamente la proposta che noi abbiamo avanzato, è chiaro che ci esime da una illustrazione particolareggiata. Tuttavia voglio solo richiamare all'attenzione dell'Aula due punti essenziali: il primo punto è relativo al modo in cui stiamo procedendo, lo dico con senso di estrema responsabilità. Forse è necessario che, anche attraverso un miglior sostegno dell'apparato tecnico, il Consiglio regionale, sia un po' più attento ed anche edotto rispetto a quello che noi stiamo facendo. Perché noi abbiamo corso un piccolo rischio poco fa: era in discussione un emendamento presentato da noi, dall'opposizione, che era sostituivo totale dell'articolo 1, che contiene comunque il richiamo al Patto di crescita e stabilità o stabilità e crescita; è stato presentato poi da parte della Giunta un emendamento che era integralmente sostituivo dell'emendamento sostitutivo. Se noi avessimo ritirato il nostro emendamento, cosa che potevamo fare, ed avessimo lasciato votare alla Giunta e alla maggioranza il suo emendamento, il richiamo al Patto di stabilità sarebbe saltato. Vero è che poi magari si sarebbe potuto rimediare in altro modo, però siccome l'articolo 1 ha proprio come obiettivo e titolo da voi indicato e voluto, voi della Giunta e della maggioranza, il rispetto del Patto di stabilità, sarebbe stata una cosa poco simpatica. Noi invece, pur dando del Patto di crescita e stabilità una interpretazione di carattere dinamico, evolutivo, dialettico, aperto, non ne disconosciamo l'utilità, o comunque il fatto che rappresenta un vincolo, abbiamo solo voluto dire con l'emendamento che abbiamo inizialmente presentato, e adesso con il concorso che diamo a questo emendamento sostituivo concordato, che il Patto di stabilità e crescita non deve essere assunto come un vincolo puramente negativo; che la Regione non deve avere un atteggiamento di subalternità;, che le vie di accesso allo sviluppo necessario e alla crescita non solo economica ma anche sociale, quindi il lavoro e l'occupazione, e il livello dei servizi e la qualità della vita, rimangono obiettivi irrinunciabili, anche rispetto a qualsiasi Patto di stabilità o di crescita nella stabilità che altrove si possa statuire.
BIGGIO (A.N.). Faccia un emendamento all'emendamento.
COGODI (R.C.). Non ho capito, scusi. Chiedo di capire che cosa è stato detto!
PRESIDENTE. Che cosa chiede di poter capire, onorevole Cogodi?
COGODI (R.C.). L'interruzione dell'onorevole Biggio. Che cosa voleva dire?
PRESIDENTE. Prosegua il suo intervento!
COGODI (R.C.). Allora inviti i consiglieri o a interrompere opportunamente, cioè con interruzioni che abbiano un senso, oppure, meglio ancora, a non interrompere perché ci guadagnano tutti in tempo e anche in salute.
PRESIDENTE. Lei ha ragione onorevole Cogodi, prosegua il suo intervento.
COGODI (R.C.). Non mi dica che ho ragione tanto per dirlo, se no non mi convince. Deve dirlo in modo che mi convinca.
PRESIDENTE.E' un invito ai colleghi a non interromperla. Prosegua, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Nella nuova formulazione sostanzialmente il Consiglio regionale si appresta invece ad assumere il vincolo del Patto di stabilità all'interno di una scelta di azione, di libertà, di protagonismo, da ciò deriva il reperimento delle risorse attraverso l'azione politica che consiste nella rivendicazione verso l'esterno, faccio riferimento all'Intesa istituzionale di programma, ma anche nell'azione propria di riordino e di riforma, perché per fare riforme vere ci vogliono anche risorse e perché anche per realizzare una crescita vera, solida e duratura ci vogliono risorse, e le risorse non vanno solo chieste, vanno anche rivendicate all'esterno, quando c'è il diritto di partecipare in modo adeguato alla ripartizione delle risorse comuni cioè quelle dello Stato ed oggi anche quelle dell'Unione Europea. Ma nel contempo la Regione non può rinunciare all'altro suo obiettivo primario, che è quello di reperire risorse proprie, anche attraverso il miglior utilizzo di denaro, quindi operando riforme e riordinando tutti quei comparti in cui si ravvisi non dico un uso improprio, ma eccessivo di risorse per raggiungere obiettivi che spesso sono modesti.
Questi due obiettivi nell'attuale formulazione sono non solo enunciati, ma solennemente e formalmente affermati e attraverso questa formulazione noi riteniamo di avere non una soddisfazione né personale né genericamente politica, ma di poter valutare che vi è un diverso impegno da parte di tutto il Consiglio, e soprattutto da parte della maggioranza e della Giunta, che questo aspetto inizialmente avevano sottovalutato, e che ora invece assumono come uno degli impegni prioritari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari- PS). Io credo che non sia necessario soffermarsi molto sul fatto che nel dibattito generale noi abbiamo già espresso un giudizio severo, negativo, sul complesso della manovra, che abbiamo giudicato anzi molto miope, per due motivi, perché da un lato pensa di rientrare dall'indebitamento deprimendo gli investimenti e questo, secondo noi, rischia di deprimere la produzione e di conseguenza il gettito fiscale e le entrate. Noi riteniamo che il rientro del debito si possa fare sviluppando la produzione, quindi il gettito fiscale e le nostre entrate, e per questo occorre certo una politica di riqualificazione del bilancio, ma anche una politica di sviluppo che acceleri gli investimenti. La nostra riflessione, la nostra proposta, anche nei momenti di maggior tensione dialettica, naturalmente nel rispetto reciproco tra maggioranza ed opposizione, tra la Giunta e noi, è stata sempre tesa a ribadire le cose che abbiamo scritto, che avete scritto, recepito, nel DPEF. Ma direi di più, il senso dell'articolo 1 è che il Patto di stabilità non deve essere letto solamente in funzione di contenimento della spesa e del debito, ma deve essere visto in una prospettiva di sviluppo. Solamente se noi riusciamo ad attivare una prospettiva di sviluppo, tutti insieme, e trovando la convergenza sulla manovra finanziaria, questa volta sì, per generare al di là delle divisioni di parte, al di là delle logiche di parte, questa politica di crescita, noi avremo la possibilità di aumentare le entrate e, aumentando le entrate, di diminuire il debito. Occorrono sì una riqualificazione e un contenimento della spesa, ma con riferimento principalmente alla spesa corrente e concentrando il massimo di risorse sugli investimenti.
Dicevo che la dialettica che abbiamo sviluppato in questi mesi, in queste settimane, in questi giorni, verte proprio su questo: il tentativo di convincervi, da parte nostra, che il nostro modo di fare opposizione non voleva in alcun modo ostacolare il manovratore. Ho avuto modo di ricordare al Presidente Floris, in uno degli incontri informali, un po' tra il serio e lo scherzoso, che in altri tempi l'opposizione si caratterizzava per il fatto di cercare di sottrarre risorse alla Giunta, ho vissuto anch'io questi momenti, anche all'interno del partito al quale appartenevo, quando c'era un'opposizione il tentativo era di sottrarre risorse alla Giunta e di creare dei grandi fondi di riserva che potessero limitare la manovra e la capacità di gestione delle risorse da parte della Giunta. Lo dico non tanto per un fatto di memoria, per sottolineare ancora una volta come noi stiamo scommettendo la nostra credibilità di opposizione sulla qualità della politica; non riteniamo che la nostra qualità di opposizione si giochi su un giorno perso o guadagnato, non riteniamo che la nostra qualità di opposizione si giochi sui tatticismi, non riteniamo che la nostra qualità di opposizione si giochi sul limitare la capacità operativa della Giunta. Anzi, vogliamo amplificarla, vogliamo aumentare le risorse che la Giunta ha a disposizione, vogliamo fare battaglie e battaglie anche comuni per aumentare le risorse, però in questo momento la vostra impostazione della manovra finanziaria ci sembrava miope.
Quando c'è stato presentato un bilancio con le risorse ampiamente ridotte, con gli investimenti fortemente mortificati, noi ci siamo allarmati; ma non in un'ottica di opposizione, perché potevamo dire "Ci sta benissimo, anzi tagliamone ancora", potevamo cavalcare la vostra logica e dire "Certo bisogna azzerare l'indebitamento, tagliamo ancora ed ingabbiamo l'azione della Giunta, limitiamo l'azione della Giunta". Se fossimo stati un'opposizione con una vecchia cultura lo avremmo fatto, avremmo contribuito e cavalcato la vostra logica dei tagli e avremmo detto "La Giunta a questo punto ha le mani legate, va a gestire che cosa? Rinvia sì agli assestamenti, rinvia sì alle leggi future, ma nei primi mesi di quest'anno avrà le mani legate". E, per essere molto espliciti fra di noi, quella logica era una tentazione per noi, perché vi avremmo detto "Andate alla elezioni amministrative, forse a quelle politiche, con pochissime risorse". In una logica di opposizione tradizionale, e di opposizione miope anch'essa, noi avremmo dovuto fare proprio questo, cavalcare la vostra strategia, tagliare risorse e dire "Certo, bisogna rientrare dal debito" ed ancora più radicalmente cavalcare la vostra logica e tagliare le risorse.
Ci siamo preoccupati, questo voglio sottolineare, non degli interessi nostri, angusti, di parte, e di parte politica di minoranza, ci siamo preoccupati degli interessi complessivi della Sardegna, ci siamo preoccupati di dirvi "Badate che se voi non recuperate, o se non recuperiamo insieme le risorse per stimolare gli investimenti, la Giunta ha poche carte da giocare, pochi strumenti per stimolare lo sviluppo". Ci siamo preoccupati di dirvi che sembrava paradossale che noi all'opposizione facessimo la battaglia per dare le risorse alla Giunta , per dire "Riqualifichiamo le spese correnti"; per dirvi "Andate a chiudere i conti correnti, andate a chiudere i fondi di rotazione"; per dirvi "Ripulite i residui"; per dirvi "Concentriamo il massimo di risorse sugli investimenti". Tutto ciò non in una logica di opposizione tradizionale, miope, paradossale, ma in una logica di opposizione di qualità, in una logica di opposizione che si ritiene essere forza di governo, e di non esserlo solamente per le note vicende su cui in questo momento non ritorno, noi continuiamo a dire che siamo coerenti con la nostra strategia.
Mettiamo in campo un'azione di confronto che ci consenta di sviluppare questa regione, di anteporre gli interessi della Regione anche agli interessi di parte, di essere disponibili a fare battaglie e battaglie insieme; mi sembra che il dialogo che si è sviluppato anche tra di noi e le proposte che abbiamo fatto, anche su questo primo articolo, vadano in questa prospettiva. L'emendamento che abbiamo concordato, su cui nelle riunioni formali ed informali di Commissione ci siamo più volte soffermati, va visto proprio in questa prospettiva: da un lato noi abbiamo teso, con i nostri emendamenti, a correggere la manovra soprattutto in riferimento agli investimenti, a dare risorse al Governo e alle istituzioni regionali perché ci siano gli investimenti necessari per stimolare la crescita, e da un altro lato, quando questo, per dichiarazione della Giunta, non è stato possibile, perché non si vogliono, non si sanno, non si possono recuperare risorse in altri modi, perché si ha una fobia quasi del debito, (e vi ricordo che con il denaro al tasso del 2 per cento ogni istituto, ogni grande impresa, ogni imprenditore sta facendo provvista sul mercato, perché ogni imprenditore appena accettabile sa far rendere il denaro oltre il 2, il 3 per cento) si cerca di tracciare le linee per la prossima manovra riformulando questo articolo. In primo luogo si dice che entro il 30 giugno, ed io mi auguro che la Giunta che ha accolto l'emendamento rispetti questo termine, si farà la manovra di assestamento. Ed io prego in questo caso l'Assessore, lo dico qua, non è detto nell'articolo, perché ci sembrava pleonastico dire anche questo, di predisporre a corredo della manovra di assestamento un serio stato di attuazione degli interventi. In secondo luogo, si prescrive che tale manovra tenda a essere, essa, profondamente orientata alle politiche del lavoro, dell'imprenditoria giovanile, degli incentivi alle imprese, degli enti locali, dell'ambiente, della pubblica istruzione, le cose di cui stiamo discutendo, sia cioè, al di là delle nostre divisioni e contrapposizioni, una manovra che favorisca la crescita di questa regione, che ci faccia tutti quanti, in ruoli diversi, maggioranza ed opposizione, essere una classe dirigente degna di questo nome, capace di anteporre alle logiche di parte gli interessi comuni.
Anche lo sforzo fatto poc'anzi di dialogo reciproco e al nostro interno, e la disponibilità anche dei colleghi (Cogodi, Ortu, Vassallo) di integrare il loro emendamento con questo, è da considerare proprio in questa prospettiva, attuando la quale si dovranno realizzare gli accordi di programma, si dovrà fare un discorso serio sulle entrate, ci si dovrà porre il problema della riorganizzazione dell'amministrazione regionale. Stamattina abbiamo annunciato una mozione, sarà quella l'occasione, non solo per parlare di "direttori sì, direttori no", ma per parlare più in generale della riforma della Regione.
Ed allora, in questa logica, per noi è essenziale questo articolo programmatico, immaginiamo che lo sia anche per voi che lo avete accettato, è la traccia su cui dovete e dobbiamo insieme camminare, pur nella divisione di ruoli. Con questo articolo verrà richiesto, in prospettiva, che la manovra di assestamento ripristini integralmente le risorse per i PIA, che si operi per abbattere i tassi di interesse, quindi per avviare un'azione di sviluppo, per ricostituire gli aiuti alle imprese industriali, commerciali, agricole, attraverso anche i Consorzi fidi, per il riordino dei piani di insediamento produttivo, per la valorizzazione delle zone vocate all'agricoltura, alla pesca ecc., per la ricomposizione fondiaria, per la riforma della formazione professionale, per gli strumenti di promozione della ricerca scientifica e tecnologica. Mi pare che sia una traccia di lavoro comune; comune significa sulla quale convergere, ma nel rispetto reciproco dei ruoli. Voi siete la maggioranza e governate la Regione, noi facciamo l'opposizione, ma con questo stile, con questo rigore, con questa severità e, se ci consentite, con questa serietà, dicendovi, ancora una volta, che sfidiamo la maggioranza sul terreno della serietà, dei contenuti, delle idee, delle proposte, non sui trucchetti e sui giochetti di vecchia tradizione, ma sulla capacità di mettere in campo idee, proposte, progetti, e su questo terreno noi opposizione riteniamo di avere le carte in regola e di essere all'altezza della situazione. Speriamo che possano esserlo, all'altezza di questo confronto, anche la maggioranza e la Giunta. Saremo severissimi, ma seri, e in questa sessione di bilancio vogliamo ancora una volta dimostrare questa nostra qualità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.
COSSA (Patto Segni-Rif.Sardi). Io credo che si debba cogliere positivamente lo spirito di quella che possiamo chiamare intesa, che ha portato alla definizione di alcuni orientamenti comuni, tra maggioranza e minoranza. Ma io, più che d'intesa, preferirei parlare di riconoscimento di una serie di esigenze sulle quali si è trovata questa unità di intenti, in quanto si tratta di emergenze, di priorità che riguardano tutto il popolo sardo, in particolare per quanto riguarda i temi del lavoro, degli incentivi alle imprese nella più ampia accezione, le imprese agricole, le imprese del settore turistico eccetera, e per quanto attiene le politiche che riguardano gli enti locali. Chi mi ha preceduto ha messo in evidenza questo.
Volevo soltanto rimarcare come all'interno anche della maggioranza ci sia piena consapevolezza dell'importanza dei settori su cui si è discusso a lungo animatamente, ma credo proficuamente, nelle scorse settimane tra maggioranza e minoranza, e credo che si debba riconoscere alla Giunta regionale la disponibilità manifestata anche nel reperimento materiale delle risorse per far fronte agli interventi che sono stati evidenziati.
Volevo infine evidenziare soltanto come credo di poter interpretare il richiamo, di cui alla lettera g) del terzo comma dell'emendamento, (non voglio soffermarmi sulle altre cose, per non togliere tempo all'Aula, perché ritengo che siano state già abbastanza approfondite, in questa e nelle sedi in cui precedentemente si è discusso) in cui si parla di riforma della formazione professionale, anche con riferimento ad un aspetto che è stato toccato cioè l'applicazione della norma che prevede l'obbligo formativo in relazione alla riforma della pubblica istruzione.
E` un tema estremamente delicato ed importante, che chiama la Regione all'obbligo appunto, di dare applicazione, per quanto riguarda le sue competenze, a quella che potremmo sostanzialmente sintetizzare come una integrazione tra l'attività svolta dallo Stato in materia di educazione e di pubblica istruzione, e quella svolta dalla Regione in materia di formazione. Due mondi che fino ad oggi hanno camminato parallelamente, quasi indipendentemente l'uno dall'altro, e che oggi, invece, la riforma ci chiama a integrare, soprattutto per conseguire quel risultato importante di fornire ai nostri giovani una formazione tale che porti ad un loro inserimento più facile nel mondo del lavoro, laddove non ritengano di proseguire gli studi nell'università e negli istituti superiori.
Volevo semplicemente evidenziare questo aspetto, richiamare l'attenzione dei colleghi su questo delicato argomento, in quanto mi pare che comunque l'emendamento inserisca anche questa tra le priorità, che l'Aula deve tenere in debito conto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.-F.D.). Molto brevemente, signor Presidente, essendo uno degli articoli fondamentali della legge finanziaria, non solo per essere il primo, ma anche per il suo contenuto, vorrei sottolineare un punto: nel periodo 1998-1999, anche sviluppando, naturalmente, precedenti impostazioni e precedenti esperienze, la Regione Sardegna - non parlo di maggioranze o di opposizioni, parlo della Regione Sardegna - ha impostato e realizzato una forte politica di sostegno all'economia reale, all'impresa e anche un forte intervento nel mercato del lavoro. Questa politica nasceva - detto in estrema sintesi - dal convincimento dell'inaccettabilità degli attuali tassi di disoccupazione e anche del pesante ritardo nello sviluppo. Allora, la critica che le opposizioni in questa fase, non solo le opposizioni, ma anche le forze sociali e gli enti locali, hanno sviluppato nei confronti della proposta della Giunta non derivava da una pur legittima logica di schieramento politico, cioè da una battaglia politica tra gli schieramenti, ma da una preoccupazione autentica, che si può esprimere con una domanda, che ci siamo posti e che abbiamo posto anche alla Giunta e alla maggioranza: che cosa succede proprio nel momento in cui, passato il punto più negativo del ciclo economico, identificabile nel periodo 1994, 1995 e 1996, mentre iniziano a verificarsi segnali di ripresa, che cosa succede se c'è una caduta del livello degli investimenti per il lavoro e per lo sviluppo? Da qui è nata l'azione che abbiamo condotto e che, devo dire, ha trovato e sta trovando una posizione di dialogo e di apertura anche da parte della Giunta regionale e della maggioranza.
Allora, questo emendamento, che va in questa direzione, come è stato detto efficacemente poc'anzi da Gian Mario Selis, configura una manovra in due tempi: una parte dell'operazione di correzione e di miglioramento, quella che è possibile, o giudicata possibile, si fa ora, una parte si fa con l'assestamento da portare in Aula entro il primo semestre dell'anno, attraverso una serie di operazioni preliminari, cito semplicemente quella relativa ai residui e quella relativa alla stipula di alcuni atti previsti nell'Intesa istituzionale di programma.
Io, però, ho preso la parola per aggiungere a questo ragionamento che è già stato fatto, un elemento. L'elemento che aggiungo è questo: il ragionamento dell'opposizione ha come campo e come dimensione non l'esercizio 2000 ma il triennio 2000-2002. La sintesi tra sfida per lo sviluppo e lotta alla disoccupazione, e risanamento della situazione finanziaria della Regione e rientro dal debito, si raggiunge con una ricetta, in due punti: primo, mantenere nel triennio gli investimenti per lavoro e sviluppo a livello almeno del 1999; secondo, non aumentare il debito (obiettivo scritto nel primo o nel secondo DPEF), anzi mandare avanti secondo, appunto, la strada tracciata nel Documento di programmazione, l'operazione di rientro dal debito. Quindi, mantenere lo stesso livello di investimenti e mandare avanti il piano di rientro. Abbiamo detto, e mi pare che questo ragionamento si stia lentamente facendo strada, che questa non è un'operazione di illusoria conciliazione di obiettivi non conciliabili, ma è invece una strada praticabile. Che questa strada è praticabile operando: a) sulla ristrutturazione della spesa; alcune misure le stimo inserendo anche nella finanziaria ed altre se ne possono adottare; b) attraverso l'operazione di accertamento dei residui, che ci diranno anche qualcosa dell'effettiva dimensione del debito; c) con l'accordo di programma quadro sulle entrate, cioè sulla ricostituzione del livello delle entrate della Regione Sardegna, contenuto, come ho già avuto modo di richiamare diverse volte, nell'articolo 3 dell'Intesa istituzionale di programma, firmata nella primavera del 1999.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, pochi minuti per sottolineare l'importanza di questo articolo 1, così com'è stato riformulato con l'emendamento 286, presentato dai Capigruppo del centrosinistra che, in effetti, introduce un articolo 1 bis e dà senso e significato all'intera manovra e a quanto è avvenuto in questi due mesi di confronto politico che ha interessato anche le parti sociali.
Il primo comma contiene l'affermazione che la Regione, in quanto parte dello Stato, si fa carico degli obiettivi di stabilizzazione della finanza pubblica. E' giusto che si concorra alla diminuzione del disavanzo pubblico riducendo il rapporto tra l'indebitamento netto e il prodotto interno lordo di un decimo di punto percentuale, come è previsto dal documento di programmazione economica e finanziaria.
Ciò è importante, perché la stabilità è una precondizione per poter sviluppare degli obiettivi di crescita e di competitività e proprio per legare l'impegno verso il Patto di stabilità alla crescita e alla competitività, abbiamo voluto che venisse definito in legge un obiettivo di carattere politico per il raggiungimento di alcuni risultati che possono far fare un salto di qualità alla nostra regione, che non può essere condannata ad una condizione perenne di sottosviluppo. Ritengo che stabilità vada perseguita attraverso la riduzione del disavanzo e che però vi sia la necessità di porre in essere tutta una serie di iniziative, di misure e di indirizzi che consentano soprattutto di riqualificare la spesa regionale e di raggiungere alcuni obiettivi.
Nel comma due dell'emendamento si fa specifico riferimento alla necessità di risorse aggiuntive che possano consentire di attuare gli obiettivi prioritari dal punto di vista programmatico, obiettivi che nel corso di questi mesi, nella battaglia condotta dall'opposizione, abbiamo individuato in cinque punti: le politiche del lavoro, gli incentivi al sistema delle imprese e al sistema produttivo, le politiche e i trasferimenti nei confronti degli enti locali che rappresentano il cardine del nostro ordinamento autonomistico, le politiche per l'ambiente e le politiche di valorizzazione delle risorse umane, attraverso interventi specifici nel campo della cultura, dell'istruzione, della formazione, della ricerca e dell'innovazione tecnologica. Per perseguire questi obiettivi, è però necessario disporre di ulteriori risorse finanziarie che potranno essere reperite attraverso la verifica della consistenza dei residui attivi e passivi, e attraverso altre iniziative che mirano a privilegiare soprattutto una gestione produttiva di disponibilità di risorse, anche patrimoniali, che detiene l'Ente regione. Ma è soprattutto necessario definire una politica di riorganizzazione, di riforma dell'apparato amministrativo regionale. Insieme a questi punti che sono contenuti all'interno dell'emendamento presentato, vorrei sottolineare, proprio come una raccomandazione alla Giunta e all'Assessore del bilancio, di tenere conto anche di altri settori che possono consentire la riqualificazione della spesa e il reperimento di ulteriori risorse. Mi riferisco proprio alla limitazione delle consulenze esterne, alla soppressione per esempio degli organismi collegiali che non sono ritenuti più necessari e indispensabili per la Regione, alla realizzazione di maggiori economie che possono derivare appunto, dagli interventi di riorganizzazione e di qualificazione della spesa, alla necessità di ridurre l'intervento diretto dell'ente Regione in settori dell'economia, e soprattutto nella gestione diretta di servizi pubblici che, invece, potrebbero essere dati in gestione a soggetti privati assicurando anche il concorso di capitali privati. Per cui, anche rispetto a questi nuovi strumenti di ingegneria finanziaria, occorre sviluppare la massima attenzione, così come vi è la necessità di dare attuazione a quanto previsto dall'articolo 34 della legge numero 488, la finanziaria dello Stato del dicembre scorso, che fa carico proprio alle Regioni di istituire un organismo unico per razionalizzare ed ottimizzare le procedure di acquisto nel settore sanitario. Occorre proprio un organismo unico che abbia questo compito per cercare di arrivare all'acquisizione dei beni e servizi delle aziende sanitarie ospedaliere attraverso strumenti che possano accentrare alcune tipologie di acquisti. Perché proprio quello sanitario è uno dei settori di maggiore incidenza sulla spesa pubblica.
Insieme a questi obiettivi di stabilizzazione della spesa e di riduzione del disavanzo, appare in tutta evidenza con l'emendamento da noi presentato, proprio la necessità di dare senso compiuto all'intera manovra e alla battaglia che abbiamo sviluppato in questi mesi. E' appunto questo il primo elemento che emerge cioè che questa manovra ha significato, se intesa in progress, agganciata al secondo momento che è quello dell'assestamento del bilancio da effettuare nei prossimi mesi, ma soprattutto nella sua dimensione triennale e in stretta aderenza rispetto agli obiettivi del Documento di programmazione economica finanziaria approvato da questo Consiglio. E` proprio per questo che abbiamo voluto che questi obiettivi venissero recepiti in legge, non in un ordine del giorno di mero indirizzo politico, perché queste devono essere esigenze in cui tutto il Consiglio si riconosce ed alle quali è vincolato dal punto di vista legislativo.
Ed è per questo che vigileremo sull'attuazione da parte della Giunta degli impegni che dal punto di vista legislativo verranno assunti e voglio dire che il nostro intervento politico non può essere configurato come una sorta di consociativismo, come una sorta di "inciucio". Non si tratta di questo. Noi abbiamo voluto porre all'attenzione dell'opinione pubblica, all'attenzione delle forze politiche la necessità di privilegiare alcuni settori strategici per lo sviluppo della nostra regione, su cui far convergere le volontà politiche. Ripetiamo che è un elemento di soddisfazione essere riusciti in questo intento e aver verificato che sulle nostre battaglie c'è stata anche una convergenza delle parti sociali e, per ultimo, anche della Giunta regionale. Però, il nostro impegno dai banchi dell'opposizione, sarà soprattutto vigilare per fare in modo che quanto di positivo è contenuto in questo articolo 1 che ripeto, dà senso e significato a tutta la manovra finanziaria, venga puntualmente attuato.
Mi riferisco in particolare agli impegni che dovranno essere onorati una volta recuperate ulteriori risorse e, soprattutto, attraverso il disegno di legge di assestamento e gli ulteriori disegni di legge che dovranno essere presentati, e faccio riferimento agli stanziamenti per gli aiuti alle imprese industriali, agli stanziamenti per l'ambiente, per la pesca, per la ricomposizione fondiaria e, non ultimo, per la riforma della formazione professionale. Proprio su questo settore l'anno scorso nel fondo nuovi oneri legislativi erano previsti 20 miliardi, che quest'anno sono spariti dalle previsioni delle tabelle A e B allegate alla legge finanziaria.
Con questo emendamento si vuole proprio sottolineare, dal punto di vista politico-amministrativo che non potremo fare una riforma della formazione professionale a costo zero, soprattutto se la riforma dovrà avere come protagonisti gli enti locali e le province a cui chiaramente devono essere trasferite funzioni, competenze ma soprattutto risorse. Per cui è opportuno sia per la formazione, che per l'innovazione tecnologica e la ricerca scientifica, arrivare ad una legislazione di riordino perché sulla ricerca noi abbiamo un approccio che è troppo dipartimentalizzato. La sanità fa la propria ricerca scientifica, l'agricoltura fa la sua, la zootecnia fa altra ricerca scientifica, invece è necessario collegare la ricerca all'innovazione tecnologica, stabilire dei raccordi puntuali con l'università, che rappresenta proprio lo strumento cardine per l'innovazione e la ricerca, in modo da definire un quadro compiuto di riordino in un settore anch'esso strategico per lo sviluppo della nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU.(D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, anch'io intervengo brevemente per esprimere condivisione della netta correzione dell'impostazione dell'articolo 1 grazie all'ultimo emendamento presentato, che ne corregge l'impostazione, che nella versione originaria era di carattere burocratico, dà un'anima, indirizza la manovra finanziaria disincagliandola da un'impostazione nettamente recessiva. Tale era infatti la proposta iniziale della manovra da parte della maggioranza. Una proposta che era, come abbiamo detto in sede di discussione generale del DPEF, in netta contraddizione con lo stesso Documento di programmazione economica e finanziaria, prevedeva tagli consistenti al sistema degli Enti locali, al sistema delle imprese, al sistema produttivo, all'ambiente, al sistema del lavoro, sostenuto e produttivo.
L'articolo 1 bis proposto ne capovolge l'impostazione, e su tale modifica mi pare che già in sede di discussione in Commissione, si era trovata una convergenza, seppure dopo una lunga discussione, accordo che, tuttavia, poi non era stato sancito da un voto favorevole. Mi era sembrato, in quella riunione di Commissione, di capire, che vi fosse da parte dell'onorevole Biggio, una disponibilità, che poi puntualmente è arrivata - mi pare oggi - in Aula, a rivedere quella impostazione burocratica ed asettica dell'articolo 1; impostazione che poi il Presidente della Giunta regionale, che era presente in quell'occasione, ebbe a dire che era contenuta, nella medesima formulazione, nella Finanziaria del 1999. Ma noi siamo qua certamente per vedere e per copiare, tra virgolette, tutto ciò che di positivo, negli anni passati o in altre parti d'Italia, si è fatto, ma siamo anche qua, non per accettare acriticamente ciò che prima si è fatto, ma per dare un contributo non solo di fantasia, ma concreto e positivo.
Dicevo che l'emendamento proposto capovolge l'impostazione originaria del riferimento al rispetto del Patto di stabilità, così come è riportato nel titolo dell'articolo 1. Come avemmo a dire nella riunione di Commissione rispetto alla dizione europea che parlava di Patto di crescita e di stabilità, a quella del Governo italiano, che parla, come è richiamato qua all'articolo 1, di patto di stabilità e crescita, ponendo il termine crescita al secondo posto, nella formulazione originaria del testo è stata utilizzata la dizione Patto di stabilità; insomma, siamo passati dalla crescita e stabilità, alla stabilità e crescita, sino alla sola stabilità.
Io concordo con quanto detto poc'anzi dal collega Scano, ragionando sul significato della stabilità e crescita; sono convinto, come credo tanti colleghi, che la stabilità e la crescita sono fortemente interconnesse tra di loro, non vi può essere una stabilità senza crescita, così come inversamente non vi può essere sviluppo senza una stabilità, e la stabilità non può essere la sola stabilità finanziaria, deve essere una stabilità economica, ma anche una stabilità sociale. Cioè, insomma, vi deve essere una forte interconnessione tra la finanza, lo sviluppo, l'economia e l'uomo. In una fase per altro in cui, come titola un economista in un suo ultimo libro "Eppur si muove", riferito alla crescita in una fase, dicevo, come quella che stiamo vivendo e che abbiamo appena trascorso, soprattutto in Sardegna, e alcuni indicatori, come abbiamo avuto modo di riferire anche in aula, confermano una crescita che coinvolge anche la nostra Isola, ma che sta dando segnali fortissimi a livello nazionale e a livello europeo. Ed allora, di fronte a questa contingenza, di fronte a questa occasione, noi non possiamo tagliare e deprimere presentando manovre di carattere recessivo che avrebbero davvero un impatto fortemente negativo. E` vero, io concordo anche con le considerazioni che faceva l'onorevole Selis dicendo: "Noi potevamo avere un atteggiamento del tanto peggio, tanto meglio", come dire: "Tagliate, aprite fronti di scontro con gli enti locali, con le imprese, con i sindacati e così via. Bene, tanto peggio, tanto meglio". Non è stato questo il nostro atteggiamento, è stato un atteggiamento costruttivo, un atteggiamento volto a guardare innanzitutto all'interesse della Sardegna, non all'interesse di bottega, di parte, e così via.
Però noi siamo convinti che se davvero voi, come avete dato in qualche modo dimostrazione stamattina in quest'aula, volete aprire questa strada, noi siamo pronti davvero a percorrerla tutta e a dare un contributo, nella diversità, nel rispetto dei ruoli di maggioranza e di opposizione, un contributo davvero fattivo. E mi pare che questo emendamento introducendo l'articolo 1 bis, intitolato "Interventi prioritari in materia economico-finanziaria", capovolga, indirizzi ed imposti, in coerenza con il Documento di programmazione economica e finanziaria, la manovra finanziaria. E, capovolgendo l'ordine prioritario degli obiettivi indicati all'articolo 1, pone al primo punto le politiche del lavoro e dell'imprenditoria giovanile, le politiche degli incentivi alle imprese, le politiche nei confronti degli enti locali, dell'ambiente, della pubblica istruzione, formazione, informatizzazione e ricerca. Su quest'ultimo punto, informatizzazione e ricerca, che era uno dei punti forti contenuti nelle dichiarazioni programmatiche proposte dall'allora Presidente incaricato, onorevole Selis, io credo davvero che sia contenuto, uno degli obiettivi fondamentali che questa Assemblea regionale deve perseguire, e non soltanto incentivando positivamente - questa era una nostra proposta - l'acquisto dei personal computer da parte delle famiglie degli studenti, da parte delle scuole e così via, ma mettendoci qualcosa di più, prevedendo un piano regionale di informatizzazione, che partendo dalla stessa Regione, dal sistema degli enti locali, dal sistema delle scuole, delle imprese e così via, dia davvero un contributo forte in direzione della nuova economia, forse troppo enfatizzata, ma comunque sicuramente importante, sicuramente d'avanguardia, che noi abbiamo di fronte. E' un'opportunità per noi che, chiusi in un'isola, in questa nuova frontiera troveremo sicuramente tante iniziative da intraprendere così come qualcuno, per altro, ce ne ha dato esempio, anche con iniziative di carattere ormai mondiale. Mi riferisco all'intrapresa sarda di Tiscali che ha raggiunto davvero livelli eccezionali ed entusiasmanti.
Ma diamo anche nell'articolo 1 bis, non soltanto un indirizzo sulle cose che vorremmo e che quest'Aula si impegna a fare, insieme alla Giunta regionale, ma indichiamo anche come reperire le risorse partendo innanzitutto da una verifica dei mille rivoli della spesa, dei residui passivi, soprattutto di quelli improduttivi e superflui, così come indichiamo nelle risorse provenienti dall'Intesa istituzionale di programma un'altra fonte importante di finanziamento che noi dobbiamo attivare, con tenacia e con efficacia, così come la previsione di nuove entrate di diretta emanazione regionale, per esempio, attraverso la gestione produttiva delle disponibilità di demanio; ci risulta che ultimamente la Giunta invece su questo abbia fatto un qualche passo indietro. Così come abbiamo indicato la riorganizzazione e riforma dell'apparato amministrativo regionale e così via quali mezzi per recuperare risorse.
Siamo d'accordo che bisogna ragionare anche su un secondo tempo, impegnando naturalmente la Giunta affinché si ripristinino le dotazioni per il finanziamento dei Piani integrati d'area, strumenti di sviluppo locale che hanno iniziato ad avere effetti positivi sull'economia isolana. Dal sostegno pubblico all'economia in Sardegna è derivato un contenimento dei livelli di disoccupazione che altrimenti, davvero, sarebbero oggi ancor più allarmanti di quanto già non lo siano.
Quindi, per concludere, dico che condivido la correzione all'impostazione che deriva dall'articolo 1 bis, e mi auguro che sia il preludio per un netto cambiamento dalla manovra finanziaria, che la riporti quanto meno a ripristinare i livelli di investimento del 1999.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Emilio. Ne ha facoltà.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Intervengo solamente per dire che quando maggioranza ed opposizione lavorano insieme sui progetti di sviluppo per la Sardegna, si producono atti come quello contenuto nell'emendamento presentato dall'opposizione, ma sappiamo largamente condiviso dalla maggioranza, che possono veramente incentivare il nostro sviluppo. In particolare, mi pare che si individuano gli strumenti, con questo emendamento, attraverso i quali, soprattutto nella parte seconda, aumentare le risorse disponibili per la Sardegna, e si individua anche la linea di fondo strategica della valorizzazione delle risorse naturali della Sardegna, anche attraverso il sostegno dell'agricoltura, soprattutto di quella biologica che tanta importanza ha per il rispetto dell'ambiente, attraverso il sostegno all'acquacoltura e alla pesca, che incidono anch'esse sulla tutela e valorizzazione delle risorse ambientali, e altri interventi che non mi dilungo a elencare.
Sempre nell'intento di valorizzare le risorse sarde si tiene in considerazione l'aspetto culturale, la risorsa uomo che va potenziata con la riforma di tutto l'assetto della formazione professionale. E in più, e non lo voglio trascurare, devo dare atto all'opposizione che grande impulso ha dato al settore dell'informatizzazione, per il quale si è battuta lungamente, e contemporaneamente allo sviluppo della ricerca scientifica.
Ritengo che con questo modo di procedere, si possano raggiungere risultati positivi; non per la maggioranza o per l'opposizione, ma per la nostra Isola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.-F.D.). Intervengo molto brevemente concordando anche con le ultime cose dette dal collega Floris, il che non deve apparire un qualcosa di anomalo, che travalica i rispettivi ruoli, ma semplicemente per dare anche un senso a tutto ciò che abbiamo fatto questi giorni. E senso dà, a ciò che si è fatto, proprio l'emendamento numero 286, che modifica l'articolo 1, che contiene principi generali, e come tale dà esso stesso un senso e un orientamento all'intera manovra economica e finanziaria.
Quindi, non si debbono spazientire i colleghi e la stessa Giunta se ci tratteniamo un po' più del dovuto su questo articolo e su questo emendamento. Stiamo dando senso a ciò che abbiamo fatto i giorni scorsi, ma stiamo dando senso a ciò che faremo durante l'intera discussione della manovra. Anche senso politico, se si vuole, si può rinvenire proprio in questo emendamento 286, che io condivido esplicitando tuttavia una preoccupazione e facendo una segnalazione. L'unica preoccupazione che io ho è che, si evince da questa norma, ma appare anche in precedenti documenti, stiamo già anche mentalmente predisponendoci a una manovra in due tempi. Una manovra in due tempi, se non stiamo attenti, ci porta a ulteriori rinvii. Bene, in riferimento al sostegno da dare alle imprese non dobbiamo incentivare il rinvio, perché stiamo vivendo un momento particolare, un momento che è anche di crescita, in Sardegna e nel sud. E` notizia di questi giorni che le imprese allocate nel sud Italia, in questi ultimi mesi sono maggiori come numero, rispetto alle imprese allocate nel nord Italia. E` la prima volta che succede dagli anni '70 in qua, e noi non dobbiamo non solo frenare questo andamento delle cose anche qui in Sardegna, ma dobbiamo fare tutti gli sforzi per incentivarlo ulteriormente. Ed il rinvio di alcuni interventi rallenta questo processo di crescita. Le leggi che sono finanziate in questa prima parte, chiamiamola così, di manovra finanziaria, devono essere immediatamente attivabili dal mondo imprenditoriale. Per i Consorzi fidi, che si rinviano alla seconda parte, all'assestamento di bilancio, se ne riparla, se tutto va bene, a giugno - luglio, per cui saranno operativi alla fine del 2000. Anche questa è una mia preoccupazione, perché già da subito - Assessore, questo l'abbiamo detto in discussione generale e lo ribadisco adesso - si può intervenire con la concessione del de minimis e quindi definire il novanta per cento delle pratiche attualmente giacenti.
Faccio da ultimo una segnalazione e chiudo; una segnalazione che ci serve anche per ragionare diversamente, d'ora in poi in quest'aula, su questo tema, e che non riguarda uno sbaglio ma un correttivo da apportare successivamente anche a questo emendamento: quando parliamo di impresa, dobbiamo essere consapevoli che tale termine comprende anche l'impresa giovanile e quindi, la dicitura "imprenditoria giovanile" di cui alla lettera a) dell'emendamento 286, secondo ma, va traslata alla lettera b), proprio perché l'imprenditoria giovanile è impresa, e quando si parla di incentivi alle imprese, si ricomprendono in questo intervento anche quelli all'imprenditoria giovanile.
Con questo concludo il mio breve intervento, rinviando alcune altre considerazioni, sempre su questa materia alla discussione dei successivi articoli.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi, voglio scusarmi per l'interruzione dovuta alla mia intemperanza, onorevole Cogodi, ed era mia intenzione suggerirvi semmai di fare un emendamento all'emendamento.
Detto questo, e chiuso l'incidente - cercherò di non interrompere in futuro - devo dire che trarremmo certamente dei grandi stimoli e l'attività consiliare sarà più aderente alle esigenze della società sarda se continueremo a collaborare in un clima così disteso, per cui penso che possa essere espresso un parere favorevole su questo emendamento anche se, così come ebbi occasione di rilevare in Commissione, contiene delle ripetizioni di concetti e alcune precisazioni che già sono presenti in altre norme, tuttavia non mi soffermerò su questi aspetti e non porrò problemi chiedendo il voto per parti; però alcuni contenuti della norma proposta sono pleonastici.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Vorrei soltanto ricordare che questo emendamento sintetizza, come è stato detto, un lavoro lunghissimo di questi giorni, che ha visto impegnati tutti noi in un confronto che credo possa dimostrarsi positivo con l'approvazione, non solo di questo emendamento, ma anche degli altri articoli della legge finanziaria e complessivamente della manovra finanziaria e di bilancio, avendo presente che l'obiettivo che abbiamo cercato di raggiungere è non tanto quello di sottolineare posizioni di ciascuna parte, di maggioranza o di opposizione, ma quello di raggiungere obiettivi fondamentali per lo sviluppo della Sardegna: tenere insieme l'esigenza della stabilità e del risanamento finanziario, accanto alla necessaria e indilazionabile esigenza di dare impulso alla nostra economia, alla nostra società. Si tratta di un intendimento che la maggioranza, questa maggioranza, aveva già, nel programma da cui è partita per questa esperienza di Giunta, ma anche nel proprio programma elettorale.
I contenuti sono in grandissima parte gli stessi che abbiamo tutti quanti promesso ai nostri elettori. Il fatto che in quest'Aula maggioranza ed opposizione concordino su alcuni di questi grandi obiettivi, non significa la ripetizione di vecchie logiche del passato, ma semplicemente il fatto che su alcune questioni concrete, effettivamente non esistono posizioni di maggioranza o di opposizione, ma esiste l'esigenza per tutti di trovare strumenti concreti per dare ossigeno alla nostra società e alle nostre imprese, perché così possiamo portare veramente la Regione ad essere uno strumento a favore della società e dell'economia e non uno strumento di freno per tutte le iniziative che possono portare un vantaggio.
Credo, e concludo, che la disponibilità che la maggioranza ha dimostrato sia in Commissione che adesso in aula, ci debba portare anche ad un utilizzo del Regolamento del Consiglio, tale da poter, nel più breve tempo possibile, dare alla Sardegna una legge finanziaria e di bilancio. Credo che sia una dimostrazione concreta che tutti, a partire dai prossimi articoli, dobbiamo dare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Non credo di aver fatto un colpo di mano chiedendo di intervenire, credo di avere diritto anch'io a dire qualcosa, soprattutto in quanto esponente di un Gruppo che altrimenti resterebbe senza parola, non perché sia obbligatorio, ma perché ritengo che sia opportuno.
Il risultato di questi giorni di confronto, all'inizio un po' forzato, poi via via divenuto sempre più responsabile e consapevole, e quindi in definitiva utile, è ciò che può scaturire quando alla contrapposizione si sostituisce il ragionamento, si sostituisce la logica, si sostituisce la volontà di perseguire l'interesse generale. Naturalmente il merito va dato a chi ha preso l'iniziativa di emendare il testo presentato dalla Giunta; testo che stava a dimostrare l'esistenza di un corpo amorfo, burocratico, potremmo dire privo di vita, privo di fantasia, privo di vivacità; potremmo dire "un tantino ottuso". La parola "ottuso" è pesante, però il testo originario lo era. Allora va dato merito a chi ha ritenuto che il primo articolo, quello che deve caratterizzare gli obiettivi della manovra finanziaria, dovesse avere un altro substrato, dovesse avere sostanzialmente un'anima, essere segno di fantasia, essere segno di vivacità, essere segno della volontà di perseguire qualcosa che non fosse, ripeto, strettamente burocratico, ma che fosse proiettato nel futuro per perseguire obiettivi quali il lavoro, lo sviluppo, il progresso.
E' inutile confrontare i due testi, non perché la seconda formulazione dell'articolo 1 sia più lunga dell'originario, ma perché ha un contenuto, ha un significato, ha una prospettiva futura, sta a dimostrare che la Regione non vuole solamente abbattere gli investimenti, non vuole solamente perseguire, come si diceva, il rientro dai debiti, la loro estinzione, l'evitare di aumentarli, ma vuole semplicemente perseguire lo sviluppo. C'è l'intenzione di pensare seriamente agli investimenti produttivi, c'è l'intenzione di pensare al lavoro, di pensare all'imprenditoria, di pensare all'artigianato, al turismo, al commercio, ai lavori pubblici, a tutta una serie di interventi che garantiscono lo sviluppo che altrimenti sarebbe rimasto seriamente e gravemente mortificato.
Quindi, ripeto, va dato atto di ciò a chi ha avuto l'idea, a chi ha lavorato in questi giorni con estremo impegno, con estremo senso di responsabilità, all'intelligenza mostrata, devo dire, anche dalla maggioranza, che a un certo punto ha ritenuto di non fare muro, perché tra l'altro era nel suo evidente interesse seguire questa strada, e, ripeto, finalmente la conclusione è che da questa norma di carattere programmatico, emerge quella che potrà essere una buona manovra finanziaria, se verranno accolti anche gli altri emendamenti che sono stati prospettati dalle forze del centrosinistra.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento 286. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
LODDO, Segretario:
Art.2
Autorizzazione alla contrazione di mutui
o prestiti obbligazionari
1. Le autorizzazioni alla contrazione di mutui per provvedere ad investimenti in opere di carattere permanente di cui agli articoli 2, lettere d) ed e) della legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1, pari a 690.000.000.000 per l'anno 2000 e 660.000.000.000 per l'anno 2001, e 34, lettera c) della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37, pari a lire 263.040.000.000 per l'anno 2000, sono confermate per gli stessi anni.
2. E' autorizzata nell'anno 2000 la contrazione di uno o più mutui per la copertura della quota negativa del saldo finanziario presunto alla data del 31 dicembre 1999, pari a lire 1.527.578.000.000, derivante dalla mancata contrazione dei mutui di cui alle seguenti autorizzazioni:
a) articolo 2, lettere a) b) e c) della legge regionale n. 1 del 1999, per complessive lire 1.355.000.000.000;
b) articolo 34, lettera b) della legge regionale n. 37 del 1998, per lire 172.578.000.000.
3. E' autorizzata, nell'anno 2000, inoltre, la contrazione di uno o più mutui per la copertura della somma di lire 336.305.000.000 pari alla differenza tra il disavanzo d'amministrazione accertato col conto consuntivo dell'anno 1998 (lire 2.565.232.000.000) e quello presunto (lire 2.228.928.000.000) in ammortamento a' termini dell'articolo 3 della legge regionale n. 1 del 1999.
4. Le spese, al cui finanziamento è possibile provvedere mediante l'autorizzazione alla contrazione dei mutui di cui al comma 1, sono indicate, ai sensi dell'articolo 37, ultimo comma, della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, nella tabella F), allegata alla presente legge.
5. L'ammortamento dei mutui di cui ai precedenti commi decorre dal 1 gennaio 2001 per quelli autorizzati nell'anno 2000 e dal 1° gennaio 2002 per quello autorizzato nell'anno 2001.
6. Per la contrazione dei mutui di cui ai commi 1, 2 e 3, valgono le condizioni e le modalità previste nei commi 4, 5 e 6 dell'articolo 1 della legge regionale 8 marzo 1997, n. 8.
7. Gli oneri derivanti dall'applicazione dei precedenti commi sono valutati nei seguenti importi:
anno 2000 lire 35.210.000.000
anno 2001 lire 270.552.000.000
anno dal 2002 al 2015 lire 323.748.000.000
anno 2016 lire 61.455.000.000
8. In alternativa ai mutui di cui al comma 1, l'Amministrazione regionale può ricorrere all'emissione di prestiti obbligazionari, a' termini dei commi 11, 12, 13, 14 e 15 dell'articolo 1 della legge regionale n. 8 del 1997.
9. I mutui di cui all'articolo 63 della legge regionale 15 febbraio 1996, n. 9, limitatamente al ripiano delle maggiori occorrenze finanziarie delle unità sanitarie locali per l'anno 1991, possono essere contratti entro il 31 dicembre 2000, con le modalità e le condizioni previste dal medesimo articolo (capitoli 03148, 03148/01 e 03148/02).
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 58, 83, 73, 82, 25 e 287. Se ne dia lettura.
LODDO, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Pusceddu - Sanna Salvatore - Pirisi - Demuru - Falconi
Art. 2
1. Il comma 1 è sostituito dal seguente:
"1. Le autorizzazioni alla contrazione di mutui per provvedere ad investimenti in opere di carattere permanente di cui all'articolo 8, lettere d) ed e) della legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1, sono rideterminate in lire 900.000.000.000 per l'anno 2000 e in lire 800.000.000.000 per l'anno 2001; è confermata l'autorizzazione alla contrazione di mutui di cui all'articolo 34, lettera c), della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37, pari a lire 263.040.000.000 per l'anno 2000".
2. Il comma 7 è sostituito dal seguente:
"7. Gli oneri derivanti dall'applicazione dei precedenti commi sono valutati nei seguenti importi:
Anno 2000 lire 61.210.000.000
Anno 2001 lire 313.552.000.000
Anni dal 2002 al 2015 lire 366.748.000.000
Anno 2016 lire 104.455.000.000"
3. Gli incrementi di cui al presente emendamento sono destinati ad incrementare gli importi di cui alla Tabella B, voce 7, allegata all'articolo 4 del D.L. n. 21. (58)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Randazzo - Manca - Demuru - Giagu
All'articolo 2 comma 5 del Disegno di legge n. 21, le parole "per quello autorizzato" sono sostituite dalle parole "per quelli autorizzati". (83)
Emendamento aggiuntivo Selis - Scano - Cogodi - Balia - Ortu - Vassallo - Pinna
1. Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
" 1/bis. E' autorizzata nell'anno 2000 la contrazione di uno o più mutui per la somma complessiva di lire 333.000.000.000 per le finalità di cui all'articolo 19, comma 3, della L. R. 24 dicembre 1998, n. 37".
2. Gli importi di cui al comma 7 sono così rideterminati:
Anno 2000 lire 75.210.000.000
Anno 2001 lire 310.552.000.000
Anni dal 2002 al 2014 lire 366.748.000.000
Anno 2015 lire 323.748.000.000
Anno 2016 lire 61.455.000.000" (73)
Emendamento aggiuntivo Lai - Pusceddu - Pirisi - Spissu - Demuru
Dopo il comma 9 sono inseriti i seguenti commi:
10. La Regione è autorizzata a rinegoziare, entro il 30 giugno 2000, i mutui le cui condizioni siano disallineate rispetto a quelle medie praticate sul mercato alla data di entrata in vigore della presente legge.
11. In occasione della presentazione della legge di assestamento del bilancio 2000 e comunque non oltre il 30 settembre 2000 l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio riferisce al Consiglio Regionale sui risultati dell'attuazione del precedente comma. (82)
Emendamento aggiuntivo Sanna Giacomo - Manca
Dopo l'art. 2 è introdotto il seguente art. 2 bis:
Art. 2 bis
Azioni per l'abbattimento dei tassi di interesse
1. L'Amministrazione Regionale è autorizzata, al fine di ridurre i tassi di interesse, al riscatto anticipato dei mutui contratti da imprese o privati per attività produttive o edilizia abitativa, che godano, o abbiano goduto, di contributo regionale per l'abbattimento degli interessi.
2. Il riscatto può avvenire solamente per mutui garantiti da ipoteca immobiliare e l'Amministrazione Regionale deve surrogarsi al mutuante nell'iscrizione ipotecaria.
3.Il debitore dovrà rimborsare, mantenendo le scadenze originarie del mutuo e delle singole rate, l'Amministrazione Regionale del capitale riscattato, degli interessi al tasso che sarà negoziato ai sensi del comma 4, delle spese delle operazioni di riscatto e di quelle sostenute dalla Regione per la contrazione dei mutui o dei prestiti obbligazionari di cui al comma 4.
4. Per finanziare il riscatto anticipato l'Amministrazione Regionale è autorizzata a contrarre mutui, o ad emettere prestiti obbligazionari, secondo le norme di cui ai commi 6 e 8 dell'art. 2, sino all'importo di £ 300 miliardi per l'anno 2000.
5. L'Amministrazione Regionale può delegare il compimento delle operazioni di cui al presente articolo, e cedere crediti di cui al comma 3, ad uno o più istituti di credito. (25)
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Selis
All'art. 2 dopo il 3° comma è aggiunto il seguente quarto comma:
Agli oneri derivanti dall'applicazione dell'art. 19 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'anno 2000, valutati in lire 46.500.000.000 per gli anni dal 2000 al 2009, si provvede mediante riduzione di pari importo e per gli stessi anni dell'attuazione di spesa prevista dall'art. 8, comma 2, lettera a) della L.R. 18 gennaio 1999, n. 1 (cap. 03056). (287)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 58 ha
facoltà di illustrarlo.
PUSCEDDU (D.S.-F.D.). L'emendamento numero 58, che prevedeva un'autorizzazione alla contrazione di mutui, nasceva dall'esigenza di determinare una provvista finanziaria per realizzare tutta quella serie di interventi a favore del sistema delle imprese e del lavoro, su cui abbiamo speso una battaglia politica nel corso di questi mesi.
Con la configurazione che è stata data all'articolo 1 con l'emendamento 286, che abbiamo poc'anzi approvato, e col riferimento ad una manovra aggiuntiva per reperire nuove entrate in occasione dell'assestamento di bilancio e poiché molte delle iniziative che sono state proposte sono state recepite, diciamo che questo emendamento non ha più alcuna utilità, per cui viene ritirato.
Per quanto riguarda invece l'emendamento numero 82, anche questo potrebbe essere ritirato se la Giunta lo accogliesse come raccomandazione che in occasione dell'assestamento di bilancio vengano definiti, e se ne dia contezza al Consiglio, il numero e l'entità dei mutui in essere che hanno necessità di essere ricontrattati per realizzare anche qui, diciamo, migliori condizioni rispetto ai tassi medi di mercato che sono praticati.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pusceddu.
Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento numero 287.
COGODI (R.C.). Intervengo per illustrare l'emendamento numero 287, che è un emendamento di raccordo che è stato presentato anche per ordinare ed agevolare la prosecuzione del lavoro del Consiglio, perché in buona sostanza l'emendamento numero 287 propone di anticipare all'articolo 2, l'ultimo comma, o comma undicesimo, dell'emendamento numero 277, che è uno di quegli emendamenti concordati, o meglio, su cui l'opposizione ha avanzato delle proposte sulle quali si è verificata la convergenza anche della Giunta e della maggioranza e sul cui contenuto è ancora in corso una interlocuzione per una migliore formulazione.
L'ultimo comma di quell'emendamento pressoché concordato, il numero 277, che è relativo all'articolo 17, in materia di lavoro, contiene la relativa copertura finanziaria, ed è più opportuno che tale disposizione sia contenuta nell'articolo 2 per una questione di armonia normativa, di ordine legislativo, perché l'articolo 2 tratta proprio dell'autorizzazione alla contrazione dei mutui e dei prestiti obbligazionari, a copertura delle esigenze finanziarie della Regione, ed anche per una questione di ordine politico, perché tutta una serie di emendamenti a tutela della richiesta avanzata dall'opposizione di ripristino dell'articolo 19 della legge numero 37 del 1998 e della copertura finanziaria della seconda annualità degli interventi ivi previsti, come è facile evincere dal fascicolo degli emendamenti, è distribuita in relazione a diversi articoli, a tutti quelli ai quali è stato possibile riferire tali interventi.
Approvando, invece, questo emendamento all'articolo 2, automaticamente verrebbero a cadere tutta una serie di emendamenti che sono distribuiti nei successivi articoli. Questa è la questione di ordine tecnico e di funzionalità. Anche la ragione di ordine politico si accompagna a questa valutazione perché in virtù di una convergente espressione di volontà, che è maturata in queste settimane, la richiesta dell'opposizione di ridare copertura finanziaria alla seconda annualità degli interventi previsti dall'articolo 19, sullo sviluppo locale e sull'occupazione, consente una volta che il Consiglio abbia approvato e quindi abbia sancito con una norma di legge questa ipotesi di convergenza, di procedere anche più tranquillamente sul resto. Ancorché noi, dobbiamo dire, non siamo interamente soddisfatti della modalità che la Giunta e la maggioranza hanno ritenuto di preferire in ordine alla copertura finanziaria da dare alla seconda annualità del piano per il lavoro. Avremo modo di esplicitare questa nostra insoddisfazione, questa riserva, nel corso di altri interventi, nel merito sia di questo articolo che di altri articoli successivi; allo stato ci è sufficiente fermarci al titolo della questione.
Lo ha di nuovo sottolineato poco fa lo stesso onorevole Selis, lo abbiamo detto in tante circostanze, e però la Giunta e la maggioranza su questo punto restano sorde, che il ricorso ad una misura compatibile di indebitamento, in questa fase e per le tante esigenze della Regione, per il suo sviluppo, per il sostegno quantitativo e qualitativo dello sviluppo, per risolvere problemi sociali, perché una gran parte dei cittadini di questa Regione siano lavoratori e produttori, in modo da diventare anche contribuenti, è compatibile con l'obiettivo del risanamento economico, tuttavia questo concetto non siamo riusciti a farlo capire. E neanche volete capire che ad una Regione, che deriva le sue entrate in gran parte dai tributi che i cittadini pagano, in conto del reddito prodotto e in conto delle transazioni, delle operazioni anche di natura economica, tale politica darebbe la possibilità di ripagare quasi interamente quel debito attivando nel contempo politiche di sviluppo, politiche sociali, senza aggravare le condizioni finanziarie della Regione.
Questo ragionamento non vi ha convinto, non vi convince, avremo modo poi di capire, nel confronto che ancora ci sarà, qual è la ragione vera per cui voi rifuggite da questa opportunità. Allo stato, in sede di illustrazione dell'emendamento, mi limito a richiamare il fatto che questo emendamento, che anticipa l'ultimo comma di un emendamento successivo, serve solo, per intanto, a facilitare il percorso, poi sul merito avremo possibilità di chiarire ancora qual è l'opinione che noi rappresentiamo.
PRESIDENTE. Se siete d'accordo procediamo con gli interventi seguendo l'ordine degli emendamenti, perché così non saltiamo da un emendamento all'altro. Quindi chiedo se ci sono altri iscritti a parlare sull'emendamento numero 58.
Se nessuno intende intervenire si può passare ad illustrare l'emendamento numero 83.
Ha chiesto di parlare il consigliere Sanna per illustrare l'emendamento, ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari - P.S.). Signor Presidente, volevo solamente evidenziare che all'ultima riga del comma cinque dell'articolo 2, dove si fa riferimento all'ammortamento dei mutui autorizzati nell'anno 2001, nell'ambito del triennio considerato dalla manovra, 2000-2002, si usa il singolare in luogo del plurale, facendo desumere che nel 2001 ci sia un unico mutuo, quando dal contesto complessivo non si pone questa limitazione.
Ora, probabilmente, anche tecnicamente è così, ma credo che nella previsione normativa non debba essere posto questo limite, anche perché si tratta della seconda annualità, quindi credo che sia o un errore materiale, o comunque se questo non dovesse essere attendiamo di capire dalla Giunta qual è il senso di questa disposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, con questo mio intervento non voglio né provocare, né essere provocato, né rompere il clima di collaborazione che si sta instaurando, ma vorrei chiedere alla Presidenza, che cosa si intende per illustrazione degli emendamenti, posto che nel Regolamento non si fa riferimento all'illustrazione, ma che ovviamente è prassi che vengano illustrati, e quali sono modalità e tempi per l'illustrazione, se si considera che a norma dell'articolo 78 per la discussione di ciascun articolo e del complesso degli emendamenti che ad esso si riferiscono, a ciascun consigliere è riservato il tempo massimo di dieci minuti. Mi sembra di poter capire che per l'illustrazione dei singoli emendamenti non possa essere attribuito un tempo pari o superiore a quello che invece è consentito a ciascuno di noi per la discussione dell'articolo e di tutti gli emendamenti che a quell'articolo fanno riferimento. Questo sarebbe utile definirlo, ai fini di un celere e ordinato svolgimento dei lavori. Mi parrebbe che forse sarebbe opportuno che la Presidenza desse indicazioni di questo genere, in modo tale che ciascuno di noi sappia come comportarsi.
PRESIDENTE. Noi stiamo seguendo un prassi consolidata che vuole che gli emendamenti presentati possano essere illustrati all'Aula dai presentatori, naturalmente. Ci rifacciamo all'articolo 78 per quanto riguarda i tempi che sono attribuiti a ciascun consigliere per l'intervento, cioè dieci minuti. Ovviamente, credo che tale norma debba essere utilizzata come riferimento, il resto è affidato naturalmente al nostro buon senso, ma mi pare che stiamo procedendo con sufficiente ordine.
Ha facoltà di parlare il consigliere Scano per illustrare l'emendamento numero 73.
SCANO (D.S.-F.D.). In esito alla discussione, alla breve discussione che faremo, l'emendamento 73 potrà anche essere ritirato, però sento l'esigenza di spiegare, anche con estrema sintesi, il nostro punto di vista. Per la copertura della seconda annualità dell'articolo 19 della legge 37 noi, è stato già accennato, avremmo preferito una soluzione analoga a quella adottata nell'esercizio '99. Questo sia per omogeneità, sia anche per la entità abbastanza ridotta del ricorso al mutuo. Stiamo parlando di una dimensione che si aggira attorno ai 40 miliardi, che quindi non pregiudica sicuramente il sentiero di rientro dal debito, tracciato nel DPEF al quale assolutamente, avendolo votato maggioranza ed anche opposizione, che a suo tempo lo ha anche proposto, intendiamo attenerci. La soluzione indicata, quindi, nell'emendamento 73 è differente rispetto alla soluzione indicata nell'emendamento numero 287, precedentemente illustrato, che è un po' il frutto di un confronto, nel corso del quale naturalmente si può anche rinunciare a posizioni di partenza.
Io ho preso la parola non per dire, per argomentare il fatto che non vada bene il 287, perché il 287 può anche andare bene, anzi benissimo, ma per dire che il ritiro dell'emendamento 73 trova la sua motivazione esclusivamente nella disposizione contenuta alla lettera a) del terzo comma dell'emendamento 286, che è poc'anzi diventato articolo 1 bis della legge, cioè nella previsione che si andrà con l'assestamento del bilancio al ripristino integrale dello stanziamento previsto per i Piani integrati d'area. Intendiamoci, io credo che su quello stanziamento, come su altri, quando ciò si renda opportuno o necessario per ragioni varie, dovute all'evoluzione o ai problemi di gestione dello strumento, si possano anche operare riprogrammazioni e rimodulazioni. Ciò che mi sta e ci sta veramente a cuore, ma spero che stia anche a cuore anche alla Giunta e alla maggioranza, è il fatto di mantenere fermo l'orientamento sull'uso dello strumento Piano integrato d'area, che come tutti gli strumenti ha necessità di adattamenti, di miglioramenti e di correzioni, quando ne parleremo dirò anche su questo la mia opinione, ma tuttavia rimane uno strumento valido, che va modificato, ma mantenuto nella sua ratio originaria. Anzi mi permetto di dire, altre volte in quest'aula se n'è parlato, che il Piano integrato d'area rappresenta nel panorama nazionale e regionale degli strumenti di programmazione, con i miglioramenti e i correttivi che pure sono indispensabili, quanto di più vicino ci sia nella legislazione regionale, non solo della nostra Regione, rispetto ai modelli più avanzati concepiti, diciamo, nell'ambito della ricerca sulla strumentazione per lo sviluppo locale dell'Unione Europea.
Questi adeguamenti e questi correttivi, cui ho fatto riferimento, ssono ancora più urgenti, proprio perché siamo nel momento in cui da una parte si va al completamento dei P.I.A. di prima generazione, cioè del pacchetto dei primi 37 accordi di programma, e nel contempo ci si accinge a mettere in gestazione il pacchetto dei P.I.A. di seconda generazione. Dovremmo riflettere su come cronologicamente si debbano condurre le operazioni di consolidamento prevista dalla legge, e di impostazione dei P.I.A di seconda generazione, io sono convinto che su questo sia possibile trovare soluzioni ragionevoli, efficaci ed anche unitarie.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 82 si dà per illustrato. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna per illustrare l'emendamento numero 25. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, con l'emendamento numero 25 intendiamo portare all'attenzione dell'Aula un problema che nell'intera Sardegna sta creando grosse difficoltà. Si tratta dei tassi di interesse dei mutui che la Regione partecipa ad abbattere, e per i quali gli istituti di credito continuano ad essere - si può affermare tranquillamente - gli usurai autorizzati, che approfittano di un sistema che va solo ed esclusivamente a loro favore.
Faccio un piccolo esempio: il tasso di interesse sulla legge 32, mutuo sulla prima casa, arriva oggi alla percentuale del 6 e 75 più l'abbattimento pagato dalla Regione stessa. Altrettanto si può dire per i tassi dei mutui sulle attività produttive, sia di imprese che di privati, e se consideriamo che col passare del tempo il costo del denaro ha avuto una netta diminuzione, i mutui attivati a suo tempo hanno tassi di interesse enormemente penalizzanti. Se poi si pensa che la partecipazione della Regione all'abbattimento del tasso di interesse del mutuo stipulato per l'acquisto della prima casa, dura solamente per i primi nove anni e che per i restanti anni tali mutui vengono pagati al tasso ordinario, si determinano costi insostenibili e tutto ciò in contrasto con lo scopo per il quale la Regione stessa ha approvato la legge.
Ritengo che la Regione debba e possa intervenire, garantendosi attraverso le ipoteche immobiliari di quei mutui in corso, surrogando gli istituti di credito per quei mutui attivati da tempo. Questo consentirebbe una rincontrattazione degli stessi mutui con uno o più istituti di credito, e potrebbe dare la possibilità, a tutti quei soggetti interessati, e quindi si tratta dell'intera Isola, di pagare i mutui a tassi certamente più convenienti e più prossimi a quelli praticati sul mercato in questo momento.
Io ho provato nell'emendamento a quantificare l'onere finanziario, capisco anche che non avendo elementi conoscitivi per poter fare con certezza questa stima, l'importo previsto di 300 miliardi possa apparire piuttosto elevato. Credo che la Giunta, che ha gli elementi necessari per quantificare tale onere possa definire con maggiore esattezza i costi di questo intervento, che alla Regione stessa non costerebbe niente, in quanto porrebbe a carico dei destinatari finali tutte le spese sostenute. Quindi l'intervento si tradurrebbe più in una partita di giro, che in un onere finanziario vero e proprio per la Regione stessa.
Ritengo che sia un intervento doveroso da parte nostra, abbiamo parlato in quest'Aula in diverse circostanze di una situazione del credito insostenibile in Sardegna, riteniamo che le banche ancora oggi, nonostante l'ultimo richiamo che, così come ho appreso dagli organi di informazione, è stato fatto dall'Assessore Pittalis, continuino ad imperversare e a comportarsi, ritengo, in modo non positivo verso una realtà come la nostra. Credo che sia un intervento del quale ci dovremmo far carico per sopperire alle difficoltà di un numero piuttosto consistente di cittadini che hanno contratto mutui da diverso tempo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 287, che riguarda il punto su cui la Commissione ha convenuto, e cioè il finanziamento della seconda annualità delle iniziative dei comuni finalizzate allo sviluppo e all'occupazione previste dall'articolo 19 della legge 37.
La Commissione è quindi favorevole alla decisione di provvedere alla copertura della quota di ammortamento mediante la riduzione per lo stesso importo, per gli anni dal 2000 al 2009, della attuazione di spesa prevista dall'articolo 8, comma 2, della legge regionale numero 1 del '99, con l'avvertenza che questa indicazione della quota di ammortamento non può che evidenziare il fatto che la maggioranza ha in questo momento dimostrato un'ampia disponibilità ad affrontare questo gravissimo problema.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 25 la Commissione si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Per quanto riguarda l'emendamento numero 83, l'onorevole Gian Valerio Sanna sollecitava un chiarimento, è evidente che si è usato il singolare in luogo del plurale per il mutuo autorizzato, perché alla data attuale, il mutuo autorizzato nell'anno 2001, è proprio quello cui fa riferimento la legge finanziaria del '99, quindi usare il plurale sarebbe improprio. Quindi, ritengo che sulla base di questo chiarimento l'onorevole Gian Valerio Sanna possa anche ritirare l'emendamento.
L'emendamento 82, a firma Lai, Pusceddu, Pirisi e più, e l'emendamento 25, a firma Sanna Giacomo e Manca, pongono un problema di grande attualità, nel momento in cui il costo del denaro ormai è diminuito, e nonostante ciò, i tassi di interesse dei mutui ai quali la Regione concorre con l'abbattimento, si mantengono a livelli che, come è stato già evidenziato, ormai non sono neanche più conformi a quanto recenti disposizioni di legge prevedono al riguardo.
La Giunta regionale per la verità si è già occupata del problema, provvedendo ad incontrare i direttori generali degli istituti di credito operanti in Sardegna, e ritengo che questi emendamenti, in particolare quello dell'onorevole Giacomo Sanna, che è anche meglio articolato rispetto a quello presentato da Lai, Pusceddu e Pirisi, che ha comunque per oggetto lo stesso problema, sia utile accoglierlo come raccomandazione, perché è necessario un atto forte anche del Consiglio regionale, di indirizzo politico verso il sistema creditizio. Essendo emendamenti che pongono correttamente un serio problema, la Giunta invita i proponenti eventualmente a tradurli anche in ordine del giorno, o comunque li accoglie, sia pure come raccomandazione.
D'altra parte, nell'articolo che abbiamo già approvato, tale indirizzo è stato proprio recepito chiaramente alla lettera b) del comma 3, che prevede specificamente l'abbattimento dei tassi di interesse relativi a mutui comportanti un eccessivo onore di restituzione. Mi pare, addirittura, che già esista nell'articolo 1 bis una chiara disposizione nella quale possiamo certamente ritenere che rientrino le giuste preoccupazioni che sono state esposte negli emendamenti e negli interventi sia dell'onorevole Pusceddu che dell'onorevole Giacomo Sanna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sul complesso dell'articolo e degli emendamenti, e per il significato generale che assume questa norma, a noi pare di dover ancora, seppure in modo rapido, sottolineare o richiamare un punto. Non abbiamo compreso, non comprendiamo, e la Giunta e la maggioranza non aiutano a comprendere, perché si voglia fare una bandiera, un punto d'onore, un impegno positivo (fare nel senso di fare apparire) di una misura che, invece, è sicuramente dannosa per la Regione. Non si riesce a capire, e la Giunta non aiuta a capire, perché mai il ricorso al credito, in una condizione favorevole, e a fronte di tanti bisogni insoddisfatti della regione, delle sue strutture produttive, di condizioni di vita delle nostre comunità, che spesso sono al limite della tollerabilità, perché mai il ricorso al credito nei limiti consentiti dalle leggi, dai patti di stabilità, dai vincoli tutti che potete enumerare, richiamare, incorniciare, perché mai stando all'interno di tutti quei limiti e vincoli, si rifiuti la possibilità che con un ricorso virtuoso al credito si possano affrontare alcuni problemi della regione. Non si comprende!
E siccome nessuno è autorizzato a fare processi alle intenzioni, se la vostra intenzione rimane nascosta, noi aspetteremo di trovare modo di poterla prima o poi scoprire, o meglio la scoprirete da soli prima a poi, perché solamente ragionando, e quindi non sospettando, a noi pare di comprendere che voi volete colpire oggi alcune direzioni di spesa qualificata della Regione, adducendo l'eccesso di indebitamento, e quindi la necessità di riduzione del ricorso al credito, per riservarvi domani la possibilità di cambiare direzione di marcia e ricorrendo al credito. Questo è l'unico ragionamento che noi possiamo dedurre dal vostro comportamento, che politicamente rimane reticente.
Tuttavia, siccome noi sosteniamo e coerentemente adottiamo la condotta di praticare la buonafede nella contrattazione, e anche la lealtà sull'esito che può dare una contrattazione, noi accediamo a questa ipotesi, che si possa dare copertura alla provvista finanziaria necessaria per finanziare la seconda annualità del piano per il lavoro, con lo strumento e con le modalità che voi avete indicato. Cioè quello di attingere a quella riserva che complessivamente era individuata a sostegno dei Programmi integrati d'area, avendo però, voi stessi, non solo dichiarato, ma concordato e statuito, perché abbiamo approvato già l'articolo 1 che pone un vincolo giuridico in tal senso, che dovrete ricostituire integralmente tutta la provvista finanziaria per i programmi integrati d'area. Allora, una domanda vi pongo conclusivamente: se non spiegate meglio qual è la finalità recondita della vostra scelta, voi state compiendo una pura operazione di cosmesi facciale, una mera operazione propagandistica, che poi non so quanto verrà capita e quanto verrà apprezzata. Voi fate solo finta di contenere il ricorso al credito, mentre sapete benissimo e, anzi, state concordando e state pure prevedendo in legge un ulteriore ricorso al credito, perché in conclusione di questa operazione complessiva e un poco complicata, voi state dicendo: al piano per il lavoro io do oggi copertura con quindici annualità pari al mutuo che è necessario per attualizzare oggi 350 miliardi che avevo previsto a copertura dei PIA. Ma la copertura prevista per i PIA non era ugualmente statuita attraverso il ricorso al credito? Quindi, in buona sostanza, voi state trasferendo un debito, cioè i 350 miliardi che erano debito della Regione da contrarre, o ricorso al credito, se volete, è più bella l'espressione, altrimenti sembra che siamo tutti qui miserabili e straccioni, magari è vero, però è meglio che non appaia, che non si sappia, diciamo che non ci dobbiamo indebitare, né noi ci renderemo mai responsabili di indebitare la Regione. No, non ci indebitiamo, ricorriamo al credito, però, nel momento in cui voi dite do copertura per 15 anni, con quel rateo che io con ricorso al credito devo garantire a sostegno integrale dei PIA, voi state solo trasferendo il ricorso al credito dal piano per il lavoro ai PIA, perché l'unica condizione che si dovrebbe realizzare perché ciò non accada è che voi reperiate tante risorse finanziarie proprie, tanta abbondanza di danaro fresco per poter finanziarie, con danaro della Regione, non solo quanto serve per i PIA, quindi reintegrando come vi siete impegnati a fare e da subito, già dall'assestamento, quanto manca al sostegno finanziario dei programmi integrati d'area, ma dovreste nel contempo trovare tante risorse fresche, tanti danari per sopperire a quelle altre necessità che sono state pure individuate, indicate e statuite con legge, nell'articolo 1 bis. Su ciò noi abbiamo il dovere di chiarire interamente qual è il nostro pensiero: concordiamo con questa misura e con questo livello di accordo perché soddisfa nella sostanza l'obiettivo che noi abbiamo posto: restituire integralmente agli interventi per il lavoro quanto il Consiglio regionale aveva già deciso di destinare, tuttavia abbiamo anche il dovere di non cadere nel tranello, non dico di non esserci, ma di non apparire neppure dentro questa logica perversa, o partecipi di una logica perversa secondo la quale si afferma una cosa e se ne fa un'altra.
Nella sostanza se manterrete fede a tutti gli impegni, e non potete non mantenere fede perché l'abbiamo messo in legge, quando dovrete reintegrare tutta la provvista finanziaria per i PIA voi avrete sostanzialmente accettato di ricorrere al reperimento di provvista finanziaria parzialmente attraverso il ricorso al credito. Noi non vi critichiamo per questo, perché sosteniamo che in questa condizione è utile fare questo, noi critichiamo il fatto che lo facciate e non lo vogliate riconoscere, che lo facciate e lo neghiate con buona pace di Balletto che ogni tanto invece di ricordarsi di dare un contributo positivo alla soluzione dei problemi, si ricorda solo di sfoderare gli artigli, le unghiette e di tentare di graffiare. Qui nessuno si fa graffiare, gli artigli, collega Balletto, li può sempre riporre, richiamare dentro le dita.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
COGODI (R.C.). Secondo me è utile quello che stiamo facendo, però è utile se lo facciamo non solo con buona fede e non solo con totale lealtà, ma se lo facciamo anche in totale chiarezza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, voglio brevemente sottolineare come questo sforzo di trovare sintesi ai problemi, fatto che però non significa, lo dico per essere chiari e leali tra di noi, che noi dimentichiamo di essere l'opposizione e voi la maggioranza, noi avremmo preferito mettere in votazione il nostro emendamento numero 73. In certi momenti siamo stati quasi più realisti del re se è vero come è vero che ritirando l'emendamento 73 e proponendo e portando in votazione il 287 abbiamo fatto forse un po' di più di quello che era il nostro dovere, ma l'abbiamo fatto per manifestare un atteggiamento positivo nei confronti del problema. Però questo non ci esime dal ribadire, l'ha fatto bene adesso il collega Cogodi, la nostra posizione, lo dico anche in questa sede perché non venga confuso un atteggiamento costruttivo, un atteggiamento positivo, un atteggiamento di dialogo con un atteggiamento di rinuncia alle proprie posizioni. La nostra posizione è che il vostro atteggiamento, la vostra politica nei confronti delle risorse, più in generale la vostra politica delle entrate con particolare riferimento al problema del ricorso al credito, non al debito, come giustamente sottolineava il collega Cogodi, è secondo noi in questo momento improntata ad una concezione riduttiva e sbagliata.
Ci rendiamo conto che questo atteggiamento sbagliato sia originato in qualche modo da una situazione in cui c'è stata, soprattutto da parte vostra, un po' di confusione tra deficit, debiti, mutui rispetto ai residui; mettendo tutto assieme in una fase anche comprensibile come era la fase elettorale e postelettorale, si è rigonfiato a dismisura questo problema del debito, e sommando deficit di bilancio e quant'altro è sembrata una somma eccessiva, se poi si va a vedere il debito realmente contratto è sotto i mille miliardi, che non è una cifra così allarmante tanto più se consideriamo che - lo dicevamo prima - gran parte delle imprese oggi attingono al credito, perché con l'inflazione contenuta e con il costo del denaro ipercontenuto, sarebbe straordinario che un imprenditore illuminato non sapesse far rendere il danaro oltre il 2 - 3 per cento.
Il problema che oggi state e stiamo discutendo è proprio questo: noi avevamo chiesto e vi chiediamo se la Giunta abbia la fobia del debito perché questo vuol dire che prendendo il danaro al 3 per cento non lo sa far rendere al 3 per cento, e non lo sa neanche girare alle imprese nei confronti delle quali la Regione e le istituzioni hanno contratto dei debiti che vanno onorati, è certo che se dessimo quel danaro alle imprese pagando i debiti che abbiamo nei loro confronti, quel danaro renderebbe molto più del 2, 3, 4 per cento che costa sul mercato, e ci sarebbe una propulsione alla produzione, e quindi al gettito fiscale e alle entrate, che migliorerebbe visibilmente il nostro bilancio.
Voi avete continuato con coerenza a sostenere la vostra tesi, ma non sempre la coerenza è una virtù, in questo caso quando si persiste su una posizione che noi riteniamo erronea è tutt'altro che una virtù, e nonostante ciò noi vi lasciamo fare questo, non solo ritiriamo il nostro emendamento ma accogliamo parte del vostro emendamento per dimostrarvi il massimo di disponibilità in questa fase. Il massimo di disponibilità in questa fase, lo dicevo prima, non significa che noi rinunciamo e rinunceremo fin da ora a fare su altri problemi le nostre battaglie, così come adesso: pur venendovi incontro per risolvere questa situazione vi diciamo che la vostra è una posizione sbagliata.
Vi avevamo detto all'inizio, e mi sono testimoni il Presidente La Spisa, i colleghi della Commissione programmazione e credo lo stesso Assessore, che forse non dovevamo arrivare a questo punto, si poteva fare una stima dei residui passivi già nel dibattito preparatorio in Commissione, una analisi dei fondi di rotazione, una analisi dei conti correnti aperti e sterilizzati, si sarebbe dovuta fare una analisi dello stato di attuazione e della spesa, e un bilancio di cassa, come tra l'altro è previsto dalla legge di contabilità. Tutto questo non è stato fatto e siamo qua adesso a cercare di capire come si può non mortificare la politica degli investimenti e contemporaneamente consentire a voi di essere coerenti con la politica del restringimento del debito, di vera e propria fobia nei confronti del debito, della vostra ammissione di non essere in grado di valorizzare le risorse che il mercato finanziario ci offre, che noi rispettiamo ma non condividiamo, e cercare però di rendere compatibile questa vostra posizione con l'esigenza che abbiamo, che avete e che condividiamo, di enfatizzare al massimo gli investimenti.
La strada scelta è quella dell'emendamento numero 287, l'abbiamo persino sostenuta, ho firmato anch'io l'emendamento, convinto che sia migliore dell'emendamento numero73, ma mi auguro che su questo la Giunta nei prossimi mesi faccia una riflessione seria. Faccia una riflessione che porti a rivedere profondamente questa posizione che non è consentita in una situazione di mercato finanziario come questo. Facciamo atti di coraggio, rilanciamo progetti e mobilitiamo soggetti che siano in grado di valorizzare le risorse che possiamo attingere dal mercato finanziario, conteniamo le spese correnti, sosteniamo gli investimenti e soprattutto, lo dico alla Giunta, teniamo fede agli impegni che avete preso testé e che abbiamo preso insieme, di ripulire il sistema dei residui, di rivedere i fondi di rotazione, di rivedere i conti correnti, di arrivare all'assestamento di bilancio con uno stato di attuazione, di fare il punto sulle entrate e sui flussi di cassa, lo dico qua perché voglio che rimanga agli atti, non vorrei trovarmi in futuro come mi sono trovato all'inizio della discussione del bilancio dicendo: non abbiamo uno stato di attuazione, non abbiamo i flussi di cassa e così via. Siamo passati sopra questa situazione, ma i mesi che rimangono vi devono consentire di fare e preparare in questo modo il bilancio e di ripristinare davvero il finanziamento per i PIA. In questo caso siamo stati disponibili a fare questo intervento sottraendo risorse ai PIA, ma i pia sono un contratto che l'istituzione regionale - l'hanno detto i miei colleghi Scano e Cogodi - ha fatto con le realtà locali. Se c'è qualcosa che non funziona si corregga, ma correggere qualcosa che non funziona non significa disdire il contratto, venir meno al patto! Si sostituiscano gli interventi che vanno lentamente, si analizzino le cause dei ritardi, si accelerino le procedure, ma si mantengano i patti tra le istituzioni, il territorio e il sistema degli enti locali. Se non facciamo questo e se cogliamo l'occasione di qualche difficoltà, che pure i PIA presentano, per smontare l'impianto della contrattazione tra Regione ed enti locali, daremmo un segnale depressivo e un segnale di sfiducia nei confronti delle realtà locali, del mondo imprenditoriale e degli amministratori locali che davvero non possiamo permetterci.
Mi auguro che questo atteggiamento che non è di accondiscendenza nei confronti della Giunta e della maggioranza, ma è dettato dal tentativo di trovare punti di sintesi, non sia interpretato come rinuncia a fare il nostro lavoro e a svolgere il nostro ruolo di opposizione, ma come un richiamo nei vostri confronti a svolgere bene il ruolo di maggioranza e di governo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
GIACOMO SANNA (Gruppo Misto). Signor Presidente, credo che non si sia recepito il significato e lo spirito dell'emendamento 25.
Il riferimento che l'Assessore ha fatto al terzo comma, lettera b) dell'articolo 1 bis, dove testualmente si parla di abbattimento dei tassi di interesse relativi ai mutui comportanti un eccessivo onore di restituzione, sta a significare, se ben intendo, che ancora una volta la Regione interviene con denari propri per abbattere l'interesse di mutui in corso o eventualmente anche in fase di contrazione. Lo spirito dell'emendamento 25 è completamente diverso. Con tale norma infatti si vuole azzerare una situazione ormai insostenibile per tutta una serie di mutui contratti sia per l'acquisto della prima casa, sia per attività produttive private e non, oggi gravati da tassi di interesse troppo elevati stante il costo del danaro.
L'operazione che l'emendamento numero 25 prevede è riferita al fatto che la Regione dovrebbe riscattare quei mutui, per ricontrattarli con istituti di credito a condizioni certamente diverse, che gli stessi mutui senza far passare tempo alcuno, e quindi scadenze, devono essere restituiti dagli interessati all'istituto di credito stesso al quale la Regione dovrà comunque cederli. Quindi, si tratta di una partita di giro sia pure con una anticipazione da parte della Regione che tuttavia non dovrà pagare neanche le spese di questa operazione che io sto cercando di spiegare; si tratta quindi di una disciplina completamente diversa da quella dettata dall'articolo 1 bis che questo Consiglio ha approvato poc'anzi.
Ritengo che questo sia un modo corretto di intervenire su un sistema bancario che pone oneri ormai insostenibili, su una situazione in cui i singoli ma anche le imprese non riescono più a sopportare il peso di interessi che sono al di fuori della realtà nazionale, credo che sia anche significativo il fatto che la Regione possa finalmente mettere mano ad un sistema del credito che riteniamo di non dover più subire. Quindi siamo fuori dall'articolo 1 bis, per cui quello che chiedo a lei, Assessore, e all'intera Giunta è che questo emendamento 25 la quantificazione dei cui oneri io capisco benissimo non possa essere fatta da me né da voi in modo istantaneo, venga recepito nella legge di assestamento con questo spirito, con questo scopo, con questi obiettivi, avendo così il tempo di quantificare i relativi oneri sino al momento in cui andremo a discutere la legge di assestamento. Se vi impegnate in tal senso noi ritiriamo l'emendamento, in caso contrario l'emendamento resta in piedi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per una precisazione l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Pensavo di essere stato chiaro, ma ribadisco che siamo pienamente d'accordo sul problema che ha posto l'onorevole Sanna.
C'è la necessità di fare una ricognizione complessiva della situazione, quantificare esattamente l'onere e quindi siamo d'accordo a rivedere tutta la partita in sede di discussione della legge di assestamento.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, intende ritirare l'emendamento numero 25?
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Ritiriamo l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.-F.D.). Siamo tutti un po' stanchi ed ogni tanto ci ritroviamo a guardare l'orologio, però il tema che stiamo affrontando è di una certa rilevanza, perché l'articolo in discussione porta appunto come titolo: "Autorizzazione alla contrazione di mutui o prestiti obbligazionari", cioè stiamo parlando della famosa questione dell'indebitamento, un tema sul quale ci sono (sono emerse anche in questa breve discussione) sensibilità e posizioni diverse, legittime e argomentate, d'altra parte si tratta di una questione che è complessa sia dal punto di vista politico, che dal punto di vista tecnico.
Al di là delle posizioni io voglio fare riferimento agli atti approvati, che sono appunto una cosa diversa dalle posizioni assunte nel dibattito, per ricordare a merito di nessuno, a merito del Consiglio regionale, che sono stati i due ultimi documenti di programmazione economica e finanziaria approvati, quello 1999 - 2001 e quello 2000 - 2002, a sollevare la questione, a farne la radiografia ed anche a definire una strategia d'azione. In particolare (è un piccolo sacrificio che chiedo ai colleghi), leggo quattro righe dell'ultimo Documento di programmazione, proprio la conclusione del capitolo dedicato alla gestione finanziaria. Dopo aver richiamato due scenari, la prima ipotesi e la seconda ipotesi, quella diciamo più tollerante sulla questione del debito, la prima, e quella più restrittiva, la seconda, si conclude dicendo: "Ciò premesso si indica una terza ipotesi più accoglibile, in quanto basata sulla conferma del livello di indebitamento già autorizzato, cioè non ampliando con nuove autorizzazioni detto debito. Questa ipotesi porterebbe ad incrementare il livello degli investimenti regionali rispettivamente di 953 miliardi nel 2000 e di 660 miliardi nel 2001. In conclusione -su questo richiamo un attimo l'attenzione dei colleghi- il bilancio per il biennio 2000 - 2001 sarebbe integrato dai mutui già autorizzati dalla legge finanziaria 1999 e dall'articolo 37 della legge regionale numero 37/1998. -il così detto piano del lavoro- Eventuali scelte di incremento dello stock del debito, che comportassero significativi scostamenti dal piano di rientro, dovrebbero essere rigorosamente fondate su necessità inderogabili".
Su questo punto sento l'esigenza di dire una cosa chiara, avendo premesso che è un tema sul quale legittimamente ci sono posizioni e sensibilità diverse. La cosa chiara che voglio dire è che a mio giudizio questa scelta è giusta, io questa politica non la subisco, la propongo, tant'è che - e credo che l'attuale Presidente della Giunta e l'attuale Assessore della programmazione me ne possano tranquillamente dare atto, ma non lo chiedo - questa formulazione, queste cinque righe che ho letto, che affermano l'esigenza di non incrementare il livello del debito e che eventuali scelte di incremento dello stock del debito debbono essere rigorosamente fondate su necessità inderogabili, stiamo parlando di cose impreviste, cose che fuoriescono dall'ambito dell'ordinarietà, questa formulazione è precedente al cambio di maggioranza. Naturalmente capisco bene che non si può pretendere, e io non lo pretendo, che chi ha posizioni diverse o chi non ha partecipato all'elaborazione di questa posizione si senta impegnato a rispettarla, sicuramente, e questo lo sottolineo, questa posizione vincola politicamente e moralmente chi l'ha scritta, e quindi anche il sottoscritto. Quindi ripeto che questa politica che dice che bisogna coniugare sviluppo e lavoro e risanamento, bisogna mantenere gli investimenti ai livelli '99 per combattere la disoccupazione e rimettere in moto lo sviluppo, bisogna fare questo senza incrementare il debito, lo ripeto ancora, mi scuso con chi mi ha ascoltato anche prima, io non la subisco ma la propongo.
Detto questo, il problema dell'indebitamento va colto nei suoi termini effettivi, ed allora devo dire che esasperazioni propagandistiche ci sono state, che le abbiamo udite e che il problema va colto invece nella sua dimensione reale, sia per quanto riguarda l'entità e sia (ma questo sarebbe un discorso più lungo che non faccio in questo momento, avremmo altre occasioni per farlo) nelle sue ragioni.
Per quanto riguarda l'entità mi limito a dire che è ormai improcrastinabile, e mi sembra che questo stia diventando cultura diffusa di questo Consiglio, l'operazione di accertamento dei residui passivi ed attivi, tant'è che abbiamo scritto questo nell'articolo 1 bis della legge che stiamo discutendo, abbiamo anche scritto che questo accertamento va fatto preliminarmente rispetto all'assestamento, la cui scadenza di presentazione al Consiglio è fissata al 30 giugno.
Per quanto riguarda le cause dell'indebitamento, le cause storiche, se si vogliono fare discorsi fondati, discorsi rigorosi, discorsi seri, allora bisogna aver chiaro che la Sardegna negli ultimi 10-15 anni, quindi parliamo di un arco di tempo vasto, non identificabile né con una Giunta, né con una legislatura, né con una formula politica, in questo periodo, in questo arco di tempo, la Sardegna ha dovuto far fronte alla fine dell'intervento straordinario, alla fine del sistema delle partecipazioni statali, con la conseguente deindustrializzazione che ha colpito l'Isola, ad una fase di crisi profonda. L'ha fatto ene? L'ha fatto male? Io sono più incline a pensare che l'ha fatto più male che bene, però l'ha fatto e comunque ha dovuto farlo. Non so quale sarebbe il paesaggio economico e sociale della Sardegna se non si fosse fatto questo, anche con operazioni opinabili, non perfette, discutibili, non so quale sarebbe il tasso di disoccupazione che è già elevato e sarebbe forse molto più elevato. Certo è che la Regione, non una legislatura, non una Giunta, non una maggioranza, ha dovuto misurarsi con questo scenario, e queste sono le ragioni che stanno al fondo, assieme alla diminuzione relativa dell'incidenza dei trasferimenti statali negli ultimi dieci anni, basta naturalmente scorrersi le tabelle per rendersi conto da quanto ciò abbia inciso anche sul fabbisogno finanziario della Regione, assieme naturalmente ad un'altra ragione, parlo sempre delle cause di fondo dell'indebitamento. L'altra causa di fondo, oltre a quelle che ho testé richiamato, è la stratificazione, l'accumularsi delle leggi di spesa, alcune valide, altre non valide, altre fallimentari, altre assistenzialistiche; il risultato sono le cifre che sono scritte nel Documento di programmazione economica e finanziaria.
A conclusione ribadisco però che nel triennio considerato dal bilancio si può, e secondo me si deve, da una parte non aumentare il debito, dall'altra mantenere la spesa per lavoro e sviluppo ai livelli almeno del 1999, ricorrendo, credo di aver a sufficienza illustrato questo concetto, a quelle tre leve di cui abbiamo parlato: ricostituzione del livello delle entrate con l'accordo di programma quadro, ristrutturazione della spesa, accertamento dei residui e le altre operazioni che sono indicate nell'articolo 1 bis in esito ad una intesa tra la maggioranza e l'opposizione.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 287. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Sospendo la seduta e convoco una breve Conferenza dei Capigruppo per decidere sulla prosecuzione dei lavori.
(La seduta, sospesa alle ore 15 e 06, viene ripresa alle ore15 e 46.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio per comunicare le decisioni della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. Per questa settimana i lavori finiscono con questa seduta, riprenderemo martedì mattina alle ore 10. Ci siamo dati un calendario di lavoro almeno per i primi due giorni: martedì e mercoledì si lavorerà dalle ore 10 alle ore 14; dalle ore 15 fino alle 20. Valuteremo, dopo la riunione di mercoledì, se i tempi che ci siamo dati siano congrui rispetto alla volontà di concludere quanto prima, possibilmente in settimana, l'esame della manovra finanziaria. Se vedessimo che è necessario impegnarci un po' di più, valutato lo stato dei lavori, allungheremo un po' più i tempi, in tutti i casi questa programmazione vale per tutta la settimana, sperando di poter concludere.
La seduta è tolta alle ore 15 e 48.Allegati seduta
XLIV SEDUTA
VENERDI' 3 MARZO 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 21.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 24 febbraio 2000 , che è approvato.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
Presidente. Annunzio che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri DEIANA - DETTORI Bruno - DORE - LODDO: "Promozione della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica". (52)
(Pervenuta il 22 febbraio 2000 ed assegnata all'ottava Commissione.)
dai consiglieri RASSU - GRANARA: "Riduzione del tasso di interesse sui prestiti contratti dalle imprese artigiane a valere sui fondi di rotazione ai sensi della legge regionale 21 luglio 1976, n. 40". (53)
(Pervenuta il 24 febbraio 2000 ed assegnata alla sesta Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:
"Interrogazione PINNA - SANNA Emanuele - SELIS - DORE - BALIA - COGODI sulla bonifica e il risanamento delle discariche di rifiuti industriali tossici e nocivi giacenti nei pressi della miniera dismessa di Monteponi in Comune di Iglesias". (12)
(Risposta scritta in data 25 febbraio 2000.)
Comunicazione del Presidente ai sensi dell'articolo 59, comma 4, del Regolamento
PRESIDENTE. In ottemperanza all'articolo 59, comma 4, del Regolamento, che recita: "I nomi dei consiglieri che non partecipano per oltre 5 giornate di sedute consecutive alle sedute del Consiglio, senza aver ottenuto regolare congedo, sono annunziati dal Presidente del Consiglio in Assemblea", annunzio che l'onorevole Grauso è già stato assente per 7 sedute.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione PIANA, con richiesta di risposta scritta, sui gravi sistemi gestionali attuati dal Consiglio di Amministrazione dell'ERSAT". (107)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di erogare indennizzi per il triennio 1997-1999 agli operatori agricoli del Comprensorio del Sassarese". (108)
"Interrogazione CUGINI - LAI - MORITTU - SPISSU - GIAGU - DEIANA - DETTORI Bruno - MASIA - VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rilascio del parere di conformità da parte dell'Assessorato della programmazione che impedisce di fatto di far decollare il contratto di programma nel settore agroalimentare nell'area nord-occidentale della provincia di Sassari". (109)
"Interrogazione LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sul reintegro dei dipendenti della ex S.I.A.C.A.". (110)
"Interrogazione PINNA - SCANO - ORRU' - MARROCU - PACIFICO, con richiesta di risposta scritta, sulle dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Regione, On. Mario Floris, alla radio nazionale (Radio 1) sulla miniera d'oro di Furtei". (111)
"Interrogazione FRAU, con richiesta si risposta scritta, sul distaccamento dei vigili del Fuoco ad Alghero". (112)
"Interrogazione FRAU, con richiesta si risposta scritta, sul cantiere forestale di Porto Conte (Alghero)". (113)
"Interrogazione NUVOLI, con richiesta si risposta scritta, sulla proroga del direttore generale della A.S.L. di Sassari". (114)
"Interrogazione GRANARA - FLORIS Emilio - CORONA - BALLETTO - BIANCAREDDU - FEDERICI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - NUVOLI - PILO - RASSU - TUNIS Marco, con richiesta si risposta scritta, sulla grave situazione che andrebbe a crearsi realizzando il gassificatore in prossimità degli abitati di Paringianu e Portoscuso". (115)
"Interrogazione AMADU, con richiesta si risposta scritta, sulla necessità di intervenire per accelerare le disposizioni concernenti lo sconto del gasolio alle imprese sarde". (116)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza DEIANA - DETTORI Bruno sui danni provocati nel territorio del Golfo dell'Asinara ed oltre dalla fuoriuscita di orimulsion nella centrale di Fiumesanto". (32)
"Interpellanza SELIS - CUGINI - DETTORI Bruno - BALIA - COGODI - GIAGU sulla rimozione dei Direttori generali degli Assessorati regionali e la nomina dei sostituti". (33)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 21 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione, legge finanziaria 2000".
Sulla base degli accordi raggiunti in Commissione, alcuni emendamenti sono stati accorpati, per cui gli uffici hanno bisogno di qualche minuto per metterli in ordine, sospendiamo pertanto la seduta per un quarto d'ora.
(La seduta, sospesa alle ore10 e 27, viene ripresa alle ore 11.)
PRESIDENTE. Poiché gli Uffici hanno bisogno ancora di qualche minuto per riordinare gli emendamenti, essendo stata presentata l'interpellanza numero 33, a firma dei consiglieri Selis, Cugini, Dettori, Balia, Cogodi e Giagu, cominciamo con la discussione dell'interpellanza, subito dopo passeremo alla finanziaria.
I presentatori fanno osservare che c'è un errore nel testo, e dovrebbe essere corretto.
Onorevole Selis, prima di cominciare le devo far osservare che il tempo a sua disposizione è di 5 minuti complessivamente. L'articolo 109, infatti, al quinto comma, dice: "Il tempo concesso all'interpellante per l'illustrazione e per l'eventuale replica alle dichiarazioni della Giunta regionale non può superare complessivamente i cinque minuti". Quindi lei ha cinque minuti complessivamente e cinque minuti ha la Giunta. Se sarà necessario qualche minuto in più non ci saranno problemi, ma la prego per quanto possibile di attenersi al Regolamento. Si dia lettura integrale dell'interpellanza.
LODDO, Segretario:
INTERPELLANZA SELIS - CUGINI - DETTORI Bruno - BALIA - COGODI - GIAGU sulla rimozione dei Direttori generali degli Assessorati regionali e la nomina dei sostituti.
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I sottoscritti, considerato che:
- la legge prevede che i Direttori generali degli Assessorati vengano nominati dalla Giunta regionale nell'ambito dei ruoli della dirigenza, nel rispetto non di un mero criterio fiduciario o di parentela ma di un fondamentale principio costituzionale di interesse generale (art. 97 della Costituzione) che deve ispirare le decisioni del governo regionale e deve condurre a scelte ponderate sulla base di criteri di valutazione delle esperienze e della professionalità;
- la Giunta regionale, con un vero e proprio "assalto alla dirigenza", dimostra tutta la smania di occupazione del potere rimuovendo con un colpo di mano i Direttori generali degli Assessorati e sostituendoli con personale non tutto di adeguate professionalità ed esperienza;
- l'operazione è stata consumata con uno stile offensivo e irriguardoso per le persone e le loro storie. Gran parte degli interessati, dopo una vita dedicata all'Amministrazione regionale, hanno appreso le notizie della loro rimozione dai giornali. Questi meritano rispetto e stima non gli insulti arroganti e assurdi che qualche esponente del Polo ha espresso affermando "non possiamo lasciare al loro posto gli uomini del centrosinistra che sono corresponsabili del fallimento";
- questo stile è in linea con quanto più volte dichiarato dal Presidente Floris che ritiene i funzionari regionali responsabili di tutti i limiti e le carenze dell'Amministrazione regionale, dimenticando così responsabilità proprie e di quanti per molti anni hanno gestito la Regione in Giunte di centrodestra o di centrosinistra come lo stesso Presidente Floris e molti Assessori della attuale Giunta regionale;
- la rimozione dei Direttori serve come alibi e copertura per proprie responsabilità storiche e attuali visto che molti degli stessi sono stati nominati da Giunte regionali nelle quali avevano un ruolo primario Floris e molti dei suoi attuali Assessori;
- tale atteggiamento serve tra l'altro ad avallare la politica annunciata nelle dichiarazioni programmatiche della Giunta regionale Floris che tende a rigonfiare le schiere di consulenti fedeli (fino a venti volte in più rispetto agli scorsi anni);
- ciò rivela una esplicita volontà di esautorare gli uffici e di forzare la loro professionalità e imparzialità per piegarli agli interessi dominanti;
- la decisione è tesa non solo a rimuovere e a sostituire i Direttori, ma anche a mandare un messaggio minaccioso all'intera burocrazia regionale che potrà essere anch'essa oggetto di ritorsioni se non saprà adeguarsi al volere dei nuovi governanti,
chiedono di interpellare la Giunta regionale per conoscere:
1) quali criteri siano stati seguiti per la nomina dei nuovi Direttori e in particolare se siano stati rispettati i criteri previsti dal comma 6 dell'articolo 28 della legge regionale n. 31 del 1998;
2) quali siano le linee di politica del personale e di riforma dell'Amministrazione regionale che la Giunta intende seguire, i provvedimenti attuativi che intende adottare e i tempi previsti per la loro adozione;
3) se condivida le espressioni degli esponenti del Polo in merito alla responsabilità dei Direttori rimossi. (33)
PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza, ha facoltà di parlare il consigliere Selis.
SELIS (Popolari-P.S.). Cercherò di utilizzare i cinque minuti tenendomi un minuto per la replica. L'interpellanza si fonda, come è stato appena letto, su due punti: uno di carattere squisitamente giuridico e uno politico.
Il punto giuridico è fondato sull'articolo 97 della Costituzione che disciplina quelli che devono essere i comportamenti dell'amministrazione nel garantire, prima di ogni altra cosa, l'interesse pubblico. Sulla base di tali principi, la scelta dei direttori da nominare si basa anche su un rapporto di natura fiduciaria, ma la natura fiduciaria del rapporto tra la Giunta e i direttori deve essere subordinata all'esigenza che la Giunta persegua comunque il bene comune e l'interesse generale. In questo in senso il comma secondo dell'articolo 28 della legge 31 è chiaro, laddove afferma che: "Le funzioni di direttore generale e di ispettore sono conferite a dirigenti dell'Amministrazione e degli enti con capacità adeguate alle funzioni da svolgere", e quindi il termine "adeguate" presuppone che ci sia una comparazione; questo comma è poi specificato meglio dal comma sesto: "La proposta di attribuzione delle funzioni dirigenziali deve tenere conto delle attitudini e della capacità professionale del singolo dirigente, in relazione alla natura e alla caratteristica delle funzioni da conferire e ai programmi da realizzare, nonché ai risultati conseguiti nelle precedenti esperienze di servizio". Il che significa che per procedere ad una rimozione dei dirigenti, occorre una causa, non basta solamente il venir meno del un rapporto fiduciario tra direttore e assessore o tra direttori e Giunta; occorre una valutazione dell'attività dei singoli dirigenti e occorre, in qualche modo, una comparazione tra i dirigenti uscenti e i nuovi che vengono proposti.
In questo senso credo che l'espressione di qualche esponente del Polo, che afferma: "Noi non possiamo tenere gli attuali direttori, perché sono complici dello sfascio", implichi un giudizio. Noi chiediamo di sapere se questo è il giudizio dell'intera Giunta o solo di qualche autorevolissimo esponente della maggioranza. Noi riteniamo che la procedura seguita sia profondamente ingiusta e profondamente scorretta dal punto di vista giuridico, e si esponga anche a ricorsi che, immagino, ci saranno.
Il secondo problema è di carattere squisitamente politico. Noi riteniamo che il comportamento riservato ai direttori che hanno dedicato una vita all'amministrazione regionale sia stato scorretto dal punto di vista comportamentale; ma questo è un problema che attiene allo stile di ciascuno o allo stile della Giunta. Invece ci sembra che il dato politico sia da rinvenire nella smania, nel tentativo, nel progetto di occupazione di ogni livello di potere, di ogni livello di governo e di ogni livello di decisione, proprio giustificato dal fatto che ormai la separazione delle funzioni e la separazione di ruoli tra potere politico e potere burocratico poteva sottrarre al controllo del potere politico, direttori di provata autonomia e di provata autorevolezza professionale.
Il segnale che si manda all'intera amministrazione è un segnale raccapricciante, cioè, nei provvedimenti adottati dalla Giunta vi è il tentativo di intimidire tutti i dirigenti dell'amministrazione regionale e di minacciare ritorsioni nei loro confronti, ove rivendichino l'autonomia di giudizio, l'autonomia di decisione e l'autonomia di comportamento. L'azione è quindi gravissima dal punto di vista giuridico e, se vogliamo, ancora più grave dal punto di vista politico; si sta creando un clima di tensione, di intimidazione che è preoccupante per la stessa funzionalità dell'Amministrazione regionale. Questo a voler tacere dello stile, del comportamento e del mancato rispetto delle persone.
Presidenza del Vicepresidente SpissuPRESIDENTE. Grazie onorevole Selis, ha parlato per 4 minuti e 1 secondo. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Signor Presidente e onorevoli colleghi, mi dispiace molto che i nuovi direttori generali della Regione siano stati qualificati nell'interpellanza come di non adeguata professionalità ed esperienza, facendo così un grave torto alle persone che formano il complesso della dirigenza regionale. Sappiamo benissimo che la legge numero 31, che è stata richiamata, prescrive che l'attribuzione delle funzioni di direzione generale deve avvenire mediante conferma o revoca e conseguente nomina dei nuovi direttori entro i tre mesi successivi all'insediamento di una nuova Giunta regionale, quindi di ciascuna Giunta regionale, non solo all'inizio di legislatura, un provvedimento pertanto obbligatorio per qualsiasi Giunta regionale. L'attribuzione delle funzioni dirigenziali deve tenere conto, come la Giunta ha fatto, delle attitudini e delle capacità professionali di ciascuno, non solo in relazione alla natura e alle caratteristiche delle funzioni da conferire, ma anche dei programmi che la Giunta regionale intende realizzare.
La Giunta ha perciò esercitato un diritto-dovere espressamente previsto dalla legge, non ha posto in essere alcun atto prevaricatore, è stata rispettosa delle norme e delle procedure. Ha fatto una scelta che le competeva, la nomina di nuovi direttori oltretutto è avvenuta scegliendoli all'interno della dirigenza regionale, cosa che poteva anche non avvenire, si potevano anche scegliere direttori generali che provenissero dall'esterno. Posso assicurare agli interpellanti e all'intera Assemblea che la Giunta regionale non ha mai manifestato la volontà che le viene ingenerosamente attribuita, né altra se non quella di esaltare la capacità di tutto il personale regionale chiamato a concorrere unitamente alla classe politica dirigente, a risolvere i problemi della comunità sarda.
Con la nomina della nuova dirigenza la Giunta regionale ha ritenuto non solo di esercitare le sue legittime prerogative, ma anche di dotarsi delle necessarie e indispensabili risorse umane in grado di realizzare i programmi con i quali intende caratterizzare l'attività della Regione I precedenti direttori regionali non sono stati destituiti dai loro incarichi, come è stato erroneamente dichiarato, sono state loro offerte invece altre possibilità negli incarichi ispettivi e nelle posizioni dirigenziali di staff previste dall'articolo 14 della legge numero 31, e in questi diversi incarichi quei dirigenti, ai sensi dell'articolo 21, esercitano funzioni di studio, di ricerca e di consulenza con una autonomia funzionale propria, nell'ambito della Presidenza della Giunta e degli Assessori competenti, un ruolo e una funzione cioè di alta qualificazione, aperta al confronto con analoghe strutture regionali, nazionali ed europee per ciò gratificanti per la dirigenza regionale, anche per la battaglia comune che stiamo combattendo nell'interesse della Sardegna e dei sardi.
A noi dispiace molto che sia trapelata questa notizia, però vi posso assicurare che il colloquio avuto con i direttori è stato cordiale, assolutamente lineare; molti di questi direttori non soltanto hanno capito, ma hanno fatto pervenire alla Giunta regionale le proprie dichiarazioni in ordine al ruolo che intendono svolgere all'interno dell'amministrazione regionale e in questo senso mi pare che ci sia da parte nostra profondo rispetto per quello che hanno fatto; non mi pare che qualche collega si riferisse ai dirigenti regionali né al personale bensì agli enti, quando affermava la necessità di cambiare.
FADDA (Popolari-P.S.). E' specificato!
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Comunque, noi abbiamo sempre dato atto alla dirigenza, quella passata, del ruolo che ha svolto, così come diamo atto agli attuali direttori, scelti all'interno della stessa dirigenza, di essere certamente capaci di reggere le sorti della Regione.
Onorevole amico Selis, tutti siamo necessari e nessuno di noi è indispensabile, né il Presidente né il direttore generale di nessun Assessorato della Regione.
PRESIDENTE. Grazie Onorevole Floris.
Ha facoltà di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, utilizzerò il minuto che mi rimane per dichiararmi profondamente insoddisfatto di una risposta che mi sembra formale, burocratica e che non tiene conto della reale portata dei problemi.
Certo, la Giunta deve nominare, ma nominare non significa rimuovere, soprattutto con questo stile. Ricordo alla Giunta che non gestisce un'azienda di famiglia, ma gestisce un'istituzione per volere degli elettori e in funzione del bene collettivo e degli interessi generali. Il che significa che le scelte devono essere adeguatamente motivate ed adeguatamente argomentate. Non credo, quando si afferma che si potevano scegliere direttori esterni, il che è vero, che ciò possa esimere la Giunta dal fare delle valutazioni, delle comparazioni e dal dimostrare, non a se stessa, ma all'Aula e alla comunità sarda, che la scelta operata è la migliore possibile. Perché è questo che bisogna fare. Noi non abbiamo detto che i direttori non sono adeguati, abbiamo detto che non tutti sono adeguati e, sicuramente, la gran parte non è migliore dei direttori uscenti. Quello che ci importa non è fare una polemica su questo. Quello che ci importa è sottolineare che la Giunta non ha argomentato, non ha motivato, non ha proposto una sua giustificazione dei provvedimenti adottati.
Avete convocato i direttori per un incontro che mi dicono allucinante, è stato riportato anche in interviste recenti, è chiaro che in conseguenza di ciò alcuni sono andati in pensione, quindi c'è una perdita evidente di professionalità, e gli altri fanno buon viso a cattivo gioco. Ma è proprio di questo che stiamo rimproverando la Giunta, che c'è un'azione intimidatoria e prevaricatoria nei confronti dell'intera burocrazia.
Noi preannunciamo fin da ora che trasformeremo, con le adeguate integrazioni, l'interpellanza in mozione e ne proporremo la discussione in Aula, ai sensi dell'articolo 54. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Selis. Abbiamo concluso l'esame dell'interpellanza. Passiamo ora all'esame del disegno di legge 21A recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione, legge finanziaria del 2000".
Si dia lettura dell'articolo 1.
LODDO, Segretario,
CAPO I
DISPOSIZIONI
DI CARATTERE FINANZIARIO
Art.1
Rispetto del Patto di stabilità
1. Al fine del concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica derivanti dall'adesione al Patto di stabilità e crescita, la Regione contiene i propri pagamenti entro i limiti stabiliti dalla normativa statale in quanto applicabili alla Regione Autonoma della Sardegna.
2. A tal fine la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, determina il livello complessivo dei pagamenti da effettuarsi nell'esercizio e la sua ripartizione tra gli stati di previsione della spesa; di tali provvedimenti la Giunta regionale da comunicazione, entro trenta giorni, al Consiglio.
PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati gli emendamenti numero 284, 212 e 81. Se ne dia lettura.
LODDO, Segretario:
Emendamento sostitutivo totale GIUNTA REGIONALE
Art. 13
Al capo III, prima dell'articolo 14, è aggiunto il seguente:
ART. 13 bis
Interventi prioritari in materia economico - finanziaria
1. La Giunta regionale, in conformità agli indirizzi emersi nella discussione consiliare sulla manovra economico-finanziaria 2000-2002, predispone e invia al Consiglio, entro il 30 giugno, il disegno di legge di assestamento del bilancio dell'anno 2000, destinando prioritariamente le risorse finanziarie disponibili alle seguenti priorità:
a) politiche del lavoro e imprenditoria giovanile;
b) incentivi alle imprese;
c) politiche degli enti locali;
d) ambiente;
e) pubblica istruzione, formazione, informatizzazione e ricerca.
2. Per il reperimento delle risorse da destinare agli interventi di cui al presente articolo la Giunta provvede preliminarmente alla verifica della consistenza dei residui attivi e passivi.
3. Col medesimo disegno di legge di assestamento, ovvero con contestuali specifici disegni di legge, la Giunta individua ulteriori stanziamenti per il perseguimento delle seguenti finalità:
a) ripristino integrale dello stanziamento previsto dall'articolo 8, comma 2, lett a) della legge finanziaria regionale per il 1999, destinato ai Piani Integrati d'Area;
b) abbattimento dei tassi d'interesse relativi a mutui comportanti un eccessivo onere di restituzione;
c) ricostituzione degli aiuti alle imprese industriali, commerciali e agricole, attraverso i consorzi fidi;
d) riordino e completamento dei Piani di Insediamento Produttivo (P.I.P.);
e) valorizzazione delle risorse vocate all'acquacoltura, sviluppo dell'attività peschereccia e completamento dell'azione sul fermo biologico;
f) promozione della ricomposizione fondiaria e dell'agricoltura biologica. (284)
Emendamento sostitutivo totale Cogodi - Ortu - Vassallo
Art. 1
L'art. 1 è sostituito dal seguente:
1. Al fine di reperire ulteriori ed idonee risorse da destinare prioritariamente per lo sviluppo e l'occupazione, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica derivanti dall'adesione al patto di stabilità e crescita, la Regione provvede entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente Legge:
a) alla definizione degli accordi di programma quadro derivanti dall'Intesa istituzionale di Programma Stato -Regione;
b) alla verifica dei residui di Bilancio, sotto i profili della priorità e delle produttività;
c) al reperimento di nuove entrate di diretta emanazione regionale, prioritariamente attraverso la gestione produttiva delle disponibilità di demani e patrimoni pubblici e del demanio marittimo, e attraverso la definizione di adeguati indennizzi ed altre utilità conseguenti all'uso militare del territorio;
d) alla realizzazione dei necessari interventi di riorganizzazione e riforma dell'apparato amministrativo regionale, finalizzati ad accrescere l'efficienza degli uffici e ad adottare criteri di essenzialità nella gestione delle spese per il loro funzionamento.
2. La Giunta Regionale, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, determina il livello complessivo dei pagamenti da effettuarsi nell'esercizio e la sua ripartizione tra gli stati di previsione della spesa dando la priorità agli interventi in materia di politiche del lavoro e di sostegno alle attività produttive. Di tali provvedimenti la Giunta dà comunicazione alla Commissione Consiliare competente in materia di Bilancio. (212)
Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Dettori Ivana - Calledda - Demuru - Sanna Salvatore
All'articolo 1 comma 2 del Disegno di legge n. 21 dopo le parole "assetto del territorio" sono inserite le seguenti "sentita la Commissione Consiliare di merito,". (81)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 212 ha facoltà di illustrarlo.
COGODI (R.C.). Intendo illustrare l'emendamento numero 212. Ad evitare il rischio di essere colti in fallo, come qualcuno della maggioranza ha potuto ritenere in Commissione, dico subito che siamo consapevoli che l'articolo 1 della finanziaria proposta al Consiglio, riprende un articolo di finanziarie pregresse che ugualmente fanno riferimento all'impegno della Regione di rispettare il così detto "Patto di stabilità". Noi non vogliamo che vengano stancamente ripetute le cose, e siamo anche favorevoli al fatto che delle cose nuove che nel frattempo accadono, cose nuove e importanti che debbono suggerire una modificazione positiva, un intervento efficiente della Regione, si faccia tesoro, si tenga conto per migliorare il sistema.
Noi abbiamo presentato un emendamento che è sostitutivo dell'articolo 1 così come proposto al Consiglio. Perché l'articolo 1 proposto dalla Giunta e dalla maggioranza è un articolo che indebolisce la Regione, e che la pone in una condizione di passività e di subalternità. "Rispetto del Patto di stabilità", è il titolo. Bisognerebbe che il Consiglio approfondisse meglio la conoscenza e gli effetti che ritiene debbano essere dedotti dal cosiddetto Patto di stabilità. Il Patto di stabilità di cui tutti parlano e di cui abbiamo conoscenza, deriva dall'articolo 4 del trattato di Amsterdam, trattato spesso citato, talora a proposito e talora a sproposito. L'articolo 4 del trattato di Amsterdam, adottato dal Consiglio europeo del 1997, prevede non esattamente ciò che è ripreso in questo articolo programmatico del disegno di legge in esame, ma una cosa diversa ed anche di gran lunga migliore. Nel trattato di Amsterdam infatti, tale principio è riferito alla crescita, che deve essere equilibrata, armonica, sostenibile nel contesto europeo. Crescita economica, ma anche crescita sociale, con particolare riguardo alle politiche del lavoro e dell'occupazione.
Un'Europa, come abbiamo avuto modo di dire in altra circostanza, e qui possiamo ancora confermare, ricca e civile, che nella sua prima edizione annoverava al suo interno 18 milioni di disoccupati; con l'allargamento dei suoi confini questa Europa, sempre ricca e sempre meno civile, annovera 35 milioni di disoccupati;. una gran parte della sua popolazione, giovani e donne; è chiaro che 35 milioni di giovani e donne che sono posti fuori dai processi produttivi, minano le basi della coesistenza sociale. Ecco perché l'Europa si è posta l'obiettivo innanzitutto della crescita e della stabilità, della crescita nella stabilità. Questo Patto di stabilità deve essere poi recepito dai paesi membri, ed anche l'Italia l'ha recepito nella sua finanziaria e nel farlo lo Stato italiano ha cominciato a ridurre la portata innovativa di quella indicazione europea. In Italia, il Patto di crescita e stabilità comincia a diventare Patto di stabilità e crescita, e ciò non rappresenta solo inversione dei termini.
La Sardegna, essendo più avanti, essendo autonoma, e per altro avendo il vantaggio di avere un Governo che si proclama non solo autonomista ma nazionalitario (con tanto di Casa comune dei sardi, di appello al cambiamento radicale, di vocazione addirittura alla rivoluzione, a iniziare dalla rivoluzione burocratica dei dirigenti della Regione, parrebbe intendere, e dalle rivoluzioni "fantoliane", di cui non vediamo ne costrutto né esito) dicevo che questa maggioranza e questa Giunta, cambiando e rivoluzionando, invece determinano un regressione anche sotto il profilo normativo proponendo di ridurre la portata del Patto di crescita e di stabilità, addirittura neanche più a stabilità e crescita, ma solo a stabilità, infatti il titolo di questo articolo è: "Rispetto del patto di stabilità"; la crescita addirittura scompare.
L'emendamento che noi abbiamo proposto, che non costa una lira, perché ci si impone di non fare debiti, adotta una diversa formulazione in positivo di questa norma sostituendo un articolo di legge di acquiescenza passiva, di regressione anche rispetto all'indicazione europea, con una disposizione che rispetta il contenuto vero del patto siglato con i paesi europei, che soddisfa i bisogni della Regione considerati nel contesto dell'equilibrio economico e sociale italiano ed europeo. Se questo rispetto non è subalterno, non è ossequioso, se non è servile, non è cioè il rispetto del servo con il cappello in mano nei confronti del padrone, allora deve sostanziarsi degli impegni e degli obiettivi che la Regione intende perseguire pure all'interno del patto di crescita e di stabilità, e quindi deve definire il cammino, l'itinerario attraverso cui nella stabilità, sia garantita la crescita di una regione in via di sviluppo, che consiste nell'eliminare il divario, il ritardo, crescere di più rispetto alle altre regioni; altrimenti il divario non si elimina mai. E' necessario quindi, forzare in qualche modo i parametri all'interno - ripeto - del rispetto dei patti, perché questa regione possa crescere davvero secondo il suo diritto e i suoi bisogni.
Ecco perché l'emendamento che proponiamo afferma che la Regione non solo rispetta i patti, ma all'interno dei patti persegue i suoi obiettivi, e quindi si pone l'obiettivo, appunto, di acquisire nuove risorse per lo sviluppo, e indica anche ex professo, pubblicamente, esplicitamente, quali sono le leve attraverso cui deve essere sollevato questo peso (ne abbiamo indicato alcune, principali, ma possono essere anche meglio precisate) ad iniziare dalla definizione degli accordi di programma quadro, cioè quelli derivanti dall'Intesa istituzionale di programma siglata con lo Stato. Ciò non significa solo una territorializzazione del bilancio dello Stato, ma deve realizzare un riequilibrio del bilancio dello Stato, perché territorializzare vuol dire dare ai territori, ma se ai territori si dà in modo ineguale, serve solo a sancire l'ingiustizia. La territorializzazione del bilancio dello Stato deve essere da noi rivendicata in chiave di riequilibrio, nel senso di dare di più a chi ha avuto di meno e dare un pochino di meno a chi ha avuto tanto di più; deve inserirsi nella linea del superamento dello sviluppo duale, dello squilibrio territoriale e sociale che è nel nostro Paese, fra un nord ricco e sempre più potente, e quindi più vicino all'Europa ricca, e un sud o meridione insulare, dove siamo noi, sempre più povero ed in difficoltà, per ridurre appunto questa differenza e questo divario.
Nel testo dell'emendamento sono anche indicate altre linee di intervento che adesso non ho il tempo di illustrare. In Commissione su questo punto c'è stata un'interessante discussione, molti colleghi, anche di maggioranza, hanno manifestato attenzione per questa diversa indicazione, c'è stato anche un voto che formalmente si è concluso quasi in parità. Noi riteniamo che l'Aula possa, nel quadro di una valutazione più approfondita degli interessi generali della Regione, trovare una formulazione migliore, indicando la sua prospettiva di sviluppo, non solo nel rispetto dei patti in modo non subalterno, ma agendo da protagonista, facendo cose utili, perché si rafforzino gli strumenti attraverso cui si garantisca lo sviluppo. Quindi non è che questa diversa formulazione gioverà alla minoranza, all'opposizione, è una diversa formulazione che rafforza anche l'azione di governo, di chiunque governi. Questo è il senso dell'emendamento, il suo senso politico ma anche di utilità per la Regione, che sottoponiamo all'attenzione del Consiglio, perché si possa addivenire magari a una diversa formulazione, che però contenga nel primo articolo della finanziaria, che ha questo valore importante e programmatico, alcune di queste indicazioni positive.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. In realtà voglio chiarire, non solo con riferimento all'emendamento numero 284, che risulta presentato formalmente dalla Giunta regionale, ma anche ad altri emendamenti, che sono la risultante di un confronto aperto con le opposizioni su temi importanti come le politiche del lavoro, gli incentivi alle imprese, le politiche nei confronti degli enti locali, l'ambiente, la pubblica istruzione. E dunque mi pare corretto che questo emendamento, che è la risultante appunto di un ampio confronto con le opposizioni, ancorché formalmente presentato dalla Giunta regionale, venga illustrato da un esponente delle opposizioni, anche perché riconosciamo che, in particolare su questo emendamento, vi è stata una forte iniziativa e sollecitazione dai banchi dell'opposizione e dunque la Giunta invita un esponente dell'opposizione ad illustrarlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di illustrare l'emendamento il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.-F.D.). Come è chiaro dalle poche battute pronunciate dall'Assessore al Bilancio si tratta di un emendamento chiave, nel senso che è l'emendamento di carattere programmatico, nel quale in qualche modo risulta un concorso di volontà tra la Giunta e la maggioranza da una parte e l'opposizione dall'altra. Ed essendo quindi un emendamento che è frutto di un incontro tra schieramenti diversi, giustamente io sottolineo ciò che ora è stato affermato dall'Assessore, non può essere presentato, anche formalmente, da una sola parte; dovremo poi in qualche modo trovare la soluzione perché questo risulti. Il senso dell'emendamento, nell'ottica della battaglia delle forze di opposizione, è questo: la politica economica finanziaria tracciata nel DPEF (Documento di programmazione economica e finanziaria) è perfettamente compatibile ed armonizzabile con il Patto di stabilità e di crescita. Il cuore del documento di programmazione, come abbiamo detto più volte, è rappresentato dallo sforzo di tenere insieme due obiettivi: quello della spesa, molto forte e strategicamente coordinata per obiettivi di sviluppo e di crescita dell'occupazione, e quello della ristrutturazione della spesa regionale e del rientro del debito, tracciato appunto nel documento di programmazione.
Noi, come opposizione, abbiamo rilevato un divario, una non coerenza tra il DPEF e la manovra finanziaria e ci siamo battuti e ci stiamo battendo per realizzare una migliore sintesi. In particolare, riteniamo che sia pericoloso, per gli effetti che potrebbe avere sul sistema economico sardo e sul mercato del lavoro nel suo insieme, il divario rilevante nella spesa per sviluppo e per lavoro tra la manovra 2000 e la manovra 1999. Il nostro obiettivo dunque, in relazione all'esercizio 2000 e in prospettiva nel triennio considerato dal bilancio che stiamo esaminando, che come è noto è un bilancio triennale, è riportare la spesa per lavoro e sviluppo più o meno al livello almeno del '99.
In quest'ottica si muove, quindi, l'emendamento numero 284, che dice appunto che la Giunta regionale, al di là del momento attuale dedicato all'esame della manovra, prefigura, su preciso vincolo del Consiglio, un secondo momento della manovra di bilancio. Cioè deve procedere, entro il 30 giugno (sottolineo entro il 30 giugno), alla presentazione del disegno di legge di assestamento, destinando prioritariamente le risorse disponibili a cinque grandi finalità: lavoro ed imprenditoria giovanile, incentivi alle imprese, politiche nei confronti degli enti locali, ambiente, pubblica istruzione, formazione, informatizzazione e ricerca.
Richiamo l'attenzione sul comma 2, che recita: "Per il reperimento delle risorse la Giunta provvede preliminarmente alla verifica della consistenza dei residui attivi e passivi". E' un tema del quale abbiamo parlato, sia in sede di discussione generale, sia nella terza Commissione. Quindi un accertamento profondo e in tempi rapidi del "pentolone" dei residui, attivi e passivi, per recuperare anche spazi di manovra ed elasticità in modo da poter riportare a livelli più alti la spesa per il lavoro e per l'occupazione, senza aumentare il livello del debito. Abbiamo detto che occorre manovrare tre leve. La prima leva è la ristrutturazione della spesa; la seconda leva è l'accertamento dei residui; la terza leva sono le entrate, a partire da una attuazione rapida e soddisfacente, nell'ottica della Regione, dell'impegno contenuto nell'articolo 3 dell'Intesa istituzionale di programma, firmata dal Governo centrale e dal Governo regionale al termine della scorsa legislatura, per la ricostituzione del livello delle entrate della Regione.
Nel comma 3 si indicano poi alcuni obiettivi specifici, sui quali io adesso non mi soffermo, e segnalo - ne avevamo parlato nella fase di confronto, poi nella redazione finale la cosa è un po' sfuggita - che c'è necessità di una qualche integrazione, ma possiamo farla rapidamente anche lavorando mentre si svolge la discussione . Per esempio la lettera f), dedicata alle tematiche agricole, è da integrare con alcuni riferimenti che vadano oltre gli obiettivi qui indicati della ricomposizione fondiaria e dell'agricoltura biologica, che vanno benissimo ma non sono tutto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Intervengo per l'illustrazione dell'emendamento numero 81. Al di là della sua formulazione, l'emendamento tende, all'interno della formulazione dell'articolo 1, nel rispetto del Patto di stabilità per quanto riguarda il contenimento dei flussi di spesa all'interno del limite stabilito dalle normative correnti, ad introdurre il coinvolgimento ed il controllo da parte del Consiglio, a nostro giudizio mancante nella formulazione iniziale.
Il contenimento della spesa, infatti, determina una indubitabile correlazione tra il flusso della spesa e l'attuazione dei programmi e fra qualità della spesa e sviluppo e crescita determinati. La coerenza fra l'attuazione dei programmi e contenimento e qualificazione della spesa impone perciò l'esercizio di una funzione di controllo, di verifica e di monitoraggio che non compete esclusivamente alla Giunta, ma che immaginiamo debba essere esercitata anche dalla Commissione di merito, nel momento in cui vengono definiti i flussi di spesa. Quindi la proposta è quella di inserire un parere della Commissione consiliare di merito, all'atto della determinazione del livello complessivo dei pagamenti, e questo non solo per una finalità di contenimento della spesa, ma anche per assicurare maggiore coerenza fra spesa ed attuazione dei programmi, tempistica e qualità della stessa. Devo anche aggiungere che, poiché questa formulazione è anche contenuta nell'emendamento numero 212, presentato poc'anzi, mi riservo di ritirare l'emendamento appena illustrato qualora lo stesso 212 venga approvato.
PRESIDENTE. Credo sia bene chiarire che il Regolamento prevede le seguenti fasi procedurali: lettura degli articoli e degli eventuali emendamenti, loro illustrazione, pareri della Commissione e della Giunta sugli emendamenti, discussione sul complesso di articoli ed emendamenti. Quindi io vorrei che i colleghi avessero chiaro che siamo nella fase della illustrazione degli emendamenti, quindi non siamo alla discussione dell'articolo e degli emendamenti, che apriremo successivamente.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Debbo dare atto all'Assessore di aver fatto illustrare l'emendamento 284 al collega Scano. Nella confusione, ieri, perché si è lavorato sino a tardi, molto probabilmente è stato commesso qualche errore, io dico errore tecnico, visto anche quanto dichiarato dall'Assessore. Prima che il Presidente della Commissione e relatore di maggioranza si esprima, si tratta di un fatto più che altro formale, che però per noi assume un certo rilievo politico, poiché era stato concordato che questo emendamento l'avrebbe presentato l'opposizione, chiedo se è possibile fare una breve sospensione dei lavori per concordare come procedere da un punto di vista tecnico, perché pur avendo l'Assessore consentito che l'illustrazione venisse fatta dal collega Scano, per noi questo è un punto qualificante anche degli accordi intercorsi e vorrei capire in che modo, da un punto di vista regolamentare, è possibile procedere. Chiedo soltanto una breve sospensione, perché si concordi in che modo presentare questo emendamento.
PRESIDENTE. Se si tratta di un problema di natura tecnica che richiede una breve sospensione, sospendiamo la seduta per un minuto. La prego di informare anche me sul senso di ciò che lei chiede.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 49, viene ripresa alle ore 12 e 40.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. E` stato presentato l'emendamento numero 286 che raccoglie e sintetizza gli emendamenti numero 284, 212 e 81. Se ne dia lettura.
LODDO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Selis - Scano - Cugini - Dettori - Giagu - Balia - Cogodi - Sanna Giacomo
1. La Giunta regionale, in conformità agli indirizzi emersi nella discussione consiliare sulla manovra economico-finanziaria 2000-2002, predispone e invia al Consiglio, entro il 30 giugno, il disegno di legge di assestamento del bilancio dell'anno 2000, destinando prioritariamente le risorse finanziarie disponibili alle seguenti priorità:
a) politiche del lavoro e imprenditoria giovanile;
b) incentivi alle imprese;
c) politiche degli enti locali;
d) ambiente;
e) pubblica istruzione, formazione, informatizzazione e ricerca.
2. Per il reperimento delle risorse da destinare agli interventi di cui al presente articolo la Giunta provvede preliminarmente:
a) alla verifica della consistenza dei residui attivi e passivi.
b) alla definizione degli accordi di programma-quadro derivanti dall'Intesa Istituzionale di Programma Stato-Regione;
c) al reperimento di nuove entrate di diretta emanazione regionale, prioritariamente attraverso la gestione produttiva delle disponibilità di demani e patrimoni pubblici e del demanio marittimo, e attraverso la definizione di adeguati indennizzi ed altre utilità conseguenti all'uso militare del territorio;
d) alla realizzazione dei necessari interventi di riorganizzazione e riforma dell'apparato amministrativo regionale, finalizzati ad accrescere l'efficienza degli uffici e ad adottare criteri di essenzialità nella gestione delle spese per il loro funzionamento.
3. Col medesimo disegno di legge di assestamento, ovvero con contestuali specifici disegni di legge, la Giunta individua ulteriori stanziamenti per il perseguimento delle seguenti finalità:
a) ripristino integrale dello stanziamento previsto dall'articolo 8, comma 2, lett a) della legge finanziaria regionale per il 1999, destinato ai Piani Integrati d'Area;
b) abbattimento dei tassi d'interesse relativi a mutui comportanti un eccessivo onere di restituzione;
c) ricostituzione degli aiuti alle imprese industriali, commerciali e agricole, attraverso i consorzi fidi;
d) riordino e completamento dei Piani di Insediamento Produttivo (P.I.P.);
e) valorizzazione delle risorse vocate all'acquacoltura, sviluppo dell'attività peschereccia e completamento dell'azione sul fermo biologico;
f) promozione della ricomposizione fondiaria e dell'agricoltura biologica;
g) riforma della formazione professionale;
h) riordino degli strumenti di promozione della ricerca scientifica e tecnologica. (286)
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori degli emendamenti ricompresi nell'emendamento numero 286 se intendano ritirarli.
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
PITTALIS.(F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio credito e assetto del territorio. La Giunta ritira il proprio emendamento, costituendo una sintesi ancora meglio articolata quello recante il numero 286.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI.(R.C.). Anche l'emendamento da noi presentato, che era il numero 212, sostitutivo totale dell'articolo 1, si intende ritirato, perché trasfuso e recepito nell'emendamento numero 286.
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 284 e 212 si intendono quindi ritirati, sostituiti e compresi nell'emendamento numero 286.
Per illustrarlo ha facoltà di parlare il consigliere Scano.
SCANO (D.S.-F.D.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore.
LA SPISA.(F.I.-Sardegna), relatore. Mi limito semplicemente a dare il parere favorevole all'emendamento ultimamente presentato, che riassume tutto il fin troppo ampio dibattito avuto su questo argomento.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS.(F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio credito e assetto del territorio. Esprimo parere favorevole sul "286", e invito i presentatori al ritiro dell'emendamento numero 81, secondo quanto era stato concordato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA. GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, io ho controllato l'emendamento presentato, non mi sembra che lo spirito dell'emendamento da me illustrato sia stato recepito. Io credo che il parere della Commissione in via preliminare debba essere inserito, non intendo ritirarlo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 81, ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Non ho dato il parere sull'emendamento numero 81 perché ritenevo che fosse stato ritirato. Su questo emendamento la Commissione si rimette all'Aula, però facendo osservare che l'errata corrige che è stata distribuita e che prevede che il secondo comma dell'articolo 1 sia così formulato: "A tal fine la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito etc., determina il livello complessivo dei pagamenti da effettuarsi nell'esercizio e la sua ripartizione tra gli stati di previsione della spesa, di tali provvedimenti la Giunta regionale dà comunicazione entro 30 giorni al Consiglio" recepisca ampiamente il contenuto di quell'emendamento.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Concordo con quanto affermato dal relatore di maggioranza.
PRESIDENTE. L'emendamento aggiuntivo numero 81 si intende ritirato.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI. (R.C.).Intervengo brevemente, solo per riassumere in poche battute una serie di considerazioni che avremmo sviluppato qualora non si fosse addivenuti ad un testo concordato. Poiché la sintesi operata, il coordinamento al quale si è proceduto, recepisce interamente la proposta che noi abbiamo avanzato, è chiaro che ci esime da una illustrazione particolareggiata. Tuttavia voglio solo richiamare all'attenzione dell'Aula due punti essenziali: il primo punto è relativo al modo in cui stiamo procedendo, lo dico con senso di estrema responsabilità. Forse è necessario che, anche attraverso un miglior sostegno dell'apparato tecnico, il Consiglio regionale, sia un po' più attento ed anche edotto rispetto a quello che noi stiamo facendo. Perché noi abbiamo corso un piccolo rischio poco fa: era in discussione un emendamento presentato da noi, dall'opposizione, che era sostituivo totale dell'articolo 1, che contiene comunque il richiamo al Patto di crescita e stabilità o stabilità e crescita; è stato presentato poi da parte della Giunta un emendamento che era integralmente sostituivo dell'emendamento sostitutivo. Se noi avessimo ritirato il nostro emendamento, cosa che potevamo fare, ed avessimo lasciato votare alla Giunta e alla maggioranza il suo emendamento, il richiamo al Patto di stabilità sarebbe saltato. Vero è che poi magari si sarebbe potuto rimediare in altro modo, però siccome l'articolo 1 ha proprio come obiettivo e titolo da voi indicato e voluto, voi della Giunta e della maggioranza, il rispetto del Patto di stabilità, sarebbe stata una cosa poco simpatica. Noi invece, pur dando del Patto di crescita e stabilità una interpretazione di carattere dinamico, evolutivo, dialettico, aperto, non ne disconosciamo l'utilità, o comunque il fatto che rappresenta un vincolo, abbiamo solo voluto dire con l'emendamento che abbiamo inizialmente presentato, e adesso con il concorso che diamo a questo emendamento sostituivo concordato, che il Patto di stabilità e crescita non deve essere assunto come un vincolo puramente negativo; che la Regione non deve avere un atteggiamento di subalternità;, che le vie di accesso allo sviluppo necessario e alla crescita non solo economica ma anche sociale, quindi il lavoro e l'occupazione, e il livello dei servizi e la qualità della vita, rimangono obiettivi irrinunciabili, anche rispetto a qualsiasi Patto di stabilità o di crescita nella stabilità che altrove si possa statuire.
BIGGIO (A.N.). Faccia un emendamento all'emendamento.
COGODI (R.C.). Non ho capito, scusi. Chiedo di capire che cosa è stato detto!
PRESIDENTE. Che cosa chiede di poter capire, onorevole Cogodi?
COGODI (R.C.). L'interruzione dell'onorevole Biggio. Che cosa voleva dire?
PRESIDENTE. Prosegua il suo intervento!
COGODI (R.C.). Allora inviti i consiglieri o a interrompere opportunamente, cioè con interruzioni che abbiano un senso, oppure, meglio ancora, a non interrompere perché ci guadagnano tutti in tempo e anche in salute.
PRESIDENTE. Lei ha ragione onorevole Cogodi, prosegua il suo intervento.
COGODI (R.C.). Non mi dica che ho ragione tanto per dirlo, se no non mi convince. Deve dirlo in modo che mi convinca.
PRESIDENTE.E' un invito ai colleghi a non interromperla. Prosegua, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Nella nuova formulazione sostanzialmente il Consiglio regionale si appresta invece ad assumere il vincolo del Patto di stabilità all'interno di una scelta di azione, di libertà, di protagonismo, da ciò deriva il reperimento delle risorse attraverso l'azione politica che consiste nella rivendicazione verso l'esterno, faccio riferimento all'Intesa istituzionale di programma, ma anche nell'azione propria di riordino e di riforma, perché per fare riforme vere ci vogliono anche risorse e perché anche per realizzare una crescita vera, solida e duratura ci vogliono risorse, e le risorse non vanno solo chieste, vanno anche rivendicate all'esterno, quando c'è il diritto di partecipare in modo adeguato alla ripartizione delle risorse comuni cioè quelle dello Stato ed oggi anche quelle dell'Unione Europea. Ma nel contempo la Regione non può rinunciare all'altro suo obiettivo primario, che è quello di reperire risorse proprie, anche attraverso il miglior utilizzo di denaro, quindi operando riforme e riordinando tutti quei comparti in cui si ravvisi non dico un uso improprio, ma eccessivo di risorse per raggiungere obiettivi che spesso sono modesti.
Questi due obiettivi nell'attuale formulazione sono non solo enunciati, ma solennemente e formalmente affermati e attraverso questa formulazione noi riteniamo di avere non una soddisfazione né personale né genericamente politica, ma di poter valutare che vi è un diverso impegno da parte di tutto il Consiglio, e soprattutto da parte della maggioranza e della Giunta, che questo aspetto inizialmente avevano sottovalutato, e che ora invece assumono come uno degli impegni prioritari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari- PS). Io credo che non sia necessario soffermarsi molto sul fatto che nel dibattito generale noi abbiamo già espresso un giudizio severo, negativo, sul complesso della manovra, che abbiamo giudicato anzi molto miope, per due motivi, perché da un lato pensa di rientrare dall'indebitamento deprimendo gli investimenti e questo, secondo noi, rischia di deprimere la produzione e di conseguenza il gettito fiscale e le entrate. Noi riteniamo che il rientro del debito si possa fare sviluppando la produzione, quindi il gettito fiscale e le nostre entrate, e per questo occorre certo una politica di riqualificazione del bilancio, ma anche una politica di sviluppo che acceleri gli investimenti. La nostra riflessione, la nostra proposta, anche nei momenti di maggior tensione dialettica, naturalmente nel rispetto reciproco tra maggioranza ed opposizione, tra la Giunta e noi, è stata sempre tesa a ribadire le cose che abbiamo scritto, che avete scritto, recepito, nel DPEF. Ma direi di più, il senso dell'articolo 1 è che il Patto di stabilità non deve essere letto solamente in funzione di contenimento della spesa e del debito, ma deve essere visto in una prospettiva di sviluppo. Solamente se noi riusciamo ad attivare una prospettiva di sviluppo, tutti insieme, e trovando la convergenza sulla manovra finanziaria, questa volta sì, per generare al di là delle divisioni di parte, al di là delle logiche di parte, questa politica di crescita, noi avremo la possibilità di aumentare le entrate e, aumentando le entrate, di diminuire il debito. Occorrono sì una riqualificazione e un contenimento della spesa, ma con riferimento principalmente alla spesa corrente e concentrando il massimo di risorse sugli investimenti.
Dicevo che la dialettica che abbiamo sviluppato in questi mesi, in queste settimane, in questi giorni, verte proprio su questo: il tentativo di convincervi, da parte nostra, che il nostro modo di fare opposizione non voleva in alcun modo ostacolare il manovratore. Ho avuto modo di ricordare al Presidente Floris, in uno degli incontri informali, un po' tra il serio e lo scherzoso, che in altri tempi l'opposizione si caratterizzava per il fatto di cercare di sottrarre risorse alla Giunta, ho vissuto anch'io questi momenti, anche all'interno del partito al quale appartenevo, quando c'era un'opposizione il tentativo era di sottrarre risorse alla Giunta e di creare dei grandi fondi di riserva che potessero limitare la manovra e la capacità di gestione delle risorse da parte della Giunta. Lo dico non tanto per un fatto di memoria, per sottolineare ancora una volta come noi stiamo scommettendo la nostra credibilità di opposizione sulla qualità della politica; non riteniamo che la nostra qualità di opposizione si giochi su un giorno perso o guadagnato, non riteniamo che la nostra qualità di opposizione si giochi sui tatticismi, non riteniamo che la nostra qualità di opposizione si giochi sul limitare la capacità operativa della Giunta. Anzi, vogliamo amplificarla, vogliamo aumentare le risorse che la Giunta ha a disposizione, vogliamo fare battaglie e battaglie anche comuni per aumentare le risorse, però in questo momento la vostra impostazione della manovra finanziaria ci sembrava miope.
Quando c'è stato presentato un bilancio con le risorse ampiamente ridotte, con gli investimenti fortemente mortificati, noi ci siamo allarmati; ma non in un'ottica di opposizione, perché potevamo dire "Ci sta benissimo, anzi tagliamone ancora", potevamo cavalcare la vostra logica e dire "Certo bisogna azzerare l'indebitamento, tagliamo ancora ed ingabbiamo l'azione della Giunta, limitiamo l'azione della Giunta". Se fossimo stati un'opposizione con una vecchia cultura lo avremmo fatto, avremmo contribuito e cavalcato la vostra logica dei tagli e avremmo detto "La Giunta a questo punto ha le mani legate, va a gestire che cosa? Rinvia sì agli assestamenti, rinvia sì alle leggi future, ma nei primi mesi di quest'anno avrà le mani legate". E, per essere molto espliciti fra di noi, quella logica era una tentazione per noi, perché vi avremmo detto "Andate alla elezioni amministrative, forse a quelle politiche, con pochissime risorse". In una logica di opposizione tradizionale, e di opposizione miope anch'essa, noi avremmo dovuto fare proprio questo, cavalcare la vostra strategia, tagliare risorse e dire "Certo, bisogna rientrare dal debito" ed ancora più radicalmente cavalcare la vostra logica e tagliare le risorse.
Ci siamo preoccupati, questo voglio sottolineare, non degli interessi nostri, angusti, di parte, e di parte politica di minoranza, ci siamo preoccupati degli interessi complessivi della Sardegna, ci siamo preoccupati di dirvi "Badate che se voi non recuperate, o se non recuperiamo insieme le risorse per stimolare gli investimenti, la Giunta ha poche carte da giocare, pochi strumenti per stimolare lo sviluppo". Ci siamo preoccupati di dirvi che sembrava paradossale che noi all'opposizione facessimo la battaglia per dare le risorse alla Giunta , per dire "Riqualifichiamo le spese correnti"; per dirvi "Andate a chiudere i conti correnti, andate a chiudere i fondi di rotazione"; per dirvi "Ripulite i residui"; per dirvi "Concentriamo il massimo di risorse sugli investimenti". Tutto ciò non in una logica di opposizione tradizionale, miope, paradossale, ma in una logica di opposizione di qualità, in una logica di opposizione che si ritiene essere forza di governo, e di non esserlo solamente per le note vicende su cui in questo momento non ritorno, noi continuiamo a dire che siamo coerenti con la nostra strategia.
Mettiamo in campo un'azione di confronto che ci consenta di sviluppare questa regione, di anteporre gli interessi della Regione anche agli interessi di parte, di essere disponibili a fare battaglie e battaglie insieme; mi sembra che il dialogo che si è sviluppato anche tra di noi e le proposte che abbiamo fatto, anche su questo primo articolo, vadano in questa prospettiva. L'emendamento che abbiamo concordato, su cui nelle riunioni formali ed informali di Commissione ci siamo più volte soffermati, va visto proprio in questa prospettiva: da un lato noi abbiamo teso, con i nostri emendamenti, a correggere la manovra soprattutto in riferimento agli investimenti, a dare risorse al Governo e alle istituzioni regionali perché ci siano gli investimenti necessari per stimolare la crescita, e da un altro lato, quando questo, per dichiarazione della Giunta, non è stato possibile, perché non si vogliono, non si sanno, non si possono recuperare risorse in altri modi, perché si ha una fobia quasi del debito, (e vi ricordo che con il denaro al tasso del 2 per cento ogni istituto, ogni grande impresa, ogni imprenditore sta facendo provvista sul mercato, perché ogni imprenditore appena accettabile sa far rendere il denaro oltre il 2, il 3 per cento) si cerca di tracciare le linee per la prossima manovra riformulando questo articolo. In primo luogo si dice che entro il 30 giugno, ed io mi auguro che la Giunta che ha accolto l'emendamento rispetti questo termine, si farà la manovra di assestamento. Ed io prego in questo caso l'Assessore, lo dico qua, non è detto nell'articolo, perché ci sembrava pleonastico dire anche questo, di predisporre a corredo della manovra di assestamento un serio stato di attuazione degli interventi. In secondo luogo, si prescrive che tale manovra tenda a essere, essa, profondamente orientata alle politiche del lavoro, dell'imprenditoria giovanile, degli incentivi alle imprese, degli enti locali, dell'ambiente, della pubblica istruzione, le cose di cui stiamo discutendo, sia cioè, al di là delle nostre divisioni e contrapposizioni, una manovra che favorisca la crescita di questa regione, che ci faccia tutti quanti, in ruoli diversi, maggioranza ed opposizione, essere una classe dirigente degna di questo nome, capace di anteporre alle logiche di parte gli interessi comuni.
Anche lo sforzo fatto poc'anzi di dialogo reciproco e al nostro interno, e la disponibilità anche dei colleghi (Cogodi, Ortu, Vassallo) di integrare il loro emendamento con questo, è da considerare proprio in questa prospettiva, attuando la quale si dovranno realizzare gli accordi di programma, si dovrà fare un discorso serio sulle entrate, ci si dovrà porre il problema della riorganizzazione dell'amministrazione regionale. Stamattina abbiamo annunciato una mozione, sarà quella l'occasione, non solo per parlare di "direttori sì, direttori no", ma per parlare più in generale della riforma della Regione.
Ed allora, in questa logica, per noi è essenziale questo articolo programmatico, immaginiamo che lo sia anche per voi che lo avete accettato, è la traccia su cui dovete e dobbiamo insieme camminare, pur nella divisione di ruoli. Con questo articolo verrà richiesto, in prospettiva, che la manovra di assestamento ripristini integralmente le risorse per i PIA, che si operi per abbattere i tassi di interesse, quindi per avviare un'azione di sviluppo, per ricostituire gli aiuti alle imprese industriali, commerciali, agricole, attraverso anche i Consorzi fidi, per il riordino dei piani di insediamento produttivo, per la valorizzazione delle zone vocate all'agricoltura, alla pesca ecc., per la ricomposizione fondiaria, per la riforma della formazione professionale, per gli strumenti di promozione della ricerca scientifica e tecnologica. Mi pare che sia una traccia di lavoro comune; comune significa sulla quale convergere, ma nel rispetto reciproco dei ruoli. Voi siete la maggioranza e governate la Regione, noi facciamo l'opposizione, ma con questo stile, con questo rigore, con questa severità e, se ci consentite, con questa serietà, dicendovi, ancora una volta, che sfidiamo la maggioranza sul terreno della serietà, dei contenuti, delle idee, delle proposte, non sui trucchetti e sui giochetti di vecchia tradizione, ma sulla capacità di mettere in campo idee, proposte, progetti, e su questo terreno noi opposizione riteniamo di avere le carte in regola e di essere all'altezza della situazione. Speriamo che possano esserlo, all'altezza di questo confronto, anche la maggioranza e la Giunta. Saremo severissimi, ma seri, e in questa sessione di bilancio vogliamo ancora una volta dimostrare questa nostra qualità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.
COSSA (Patto Segni-Rif.Sardi). Io credo che si debba cogliere positivamente lo spirito di quella che possiamo chiamare intesa, che ha portato alla definizione di alcuni orientamenti comuni, tra maggioranza e minoranza. Ma io, più che d'intesa, preferirei parlare di riconoscimento di una serie di esigenze sulle quali si è trovata questa unità di intenti, in quanto si tratta di emergenze, di priorità che riguardano tutto il popolo sardo, in particolare per quanto riguarda i temi del lavoro, degli incentivi alle imprese nella più ampia accezione, le imprese agricole, le imprese del settore turistico eccetera, e per quanto attiene le politiche che riguardano gli enti locali. Chi mi ha preceduto ha messo in evidenza questo.
Volevo soltanto rimarcare come all'interno anche della maggioranza ci sia piena consapevolezza dell'importanza dei settori su cui si è discusso a lungo animatamente, ma credo proficuamente, nelle scorse settimane tra maggioranza e minoranza, e credo che si debba riconoscere alla Giunta regionale la disponibilità manifestata anche nel reperimento materiale delle risorse per far fronte agli interventi che sono stati evidenziati.
Volevo infine evidenziare soltanto come credo di poter interpretare il richiamo, di cui alla lettera g) del terzo comma dell'emendamento, (non voglio soffermarmi sulle altre cose, per non togliere tempo all'Aula, perché ritengo che siano state già abbastanza approfondite, in questa e nelle sedi in cui precedentemente si è discusso) in cui si parla di riforma della formazione professionale, anche con riferimento ad un aspetto che è stato toccato cioè l'applicazione della norma che prevede l'obbligo formativo in relazione alla riforma della pubblica istruzione.
E` un tema estremamente delicato ed importante, che chiama la Regione all'obbligo appunto, di dare applicazione, per quanto riguarda le sue competenze, a quella che potremmo sostanzialmente sintetizzare come una integrazione tra l'attività svolta dallo Stato in materia di educazione e di pubblica istruzione, e quella svolta dalla Regione in materia di formazione. Due mondi che fino ad oggi hanno camminato parallelamente, quasi indipendentemente l'uno dall'altro, e che oggi, invece, la riforma ci chiama a integrare, soprattutto per conseguire quel risultato importante di fornire ai nostri giovani una formazione tale che porti ad un loro inserimento più facile nel mondo del lavoro, laddove non ritengano di proseguire gli studi nell'università e negli istituti superiori.
Volevo semplicemente evidenziare questo aspetto, richiamare l'attenzione dei colleghi su questo delicato argomento, in quanto mi pare che comunque l'emendamento inserisca anche questa tra le priorità, che l'Aula deve tenere in debito conto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.-F.D.). Molto brevemente, signor Presidente, essendo uno degli articoli fondamentali della legge finanziaria, non solo per essere il primo, ma anche per il suo contenuto, vorrei sottolineare un punto: nel periodo 1998-1999, anche sviluppando, naturalmente, precedenti impostazioni e precedenti esperienze, la Regione Sardegna - non parlo di maggioranze o di opposizioni, parlo della Regione Sardegna - ha impostato e realizzato una forte politica di sostegno all'economia reale, all'impresa e anche un forte intervento nel mercato del lavoro. Questa politica nasceva - detto in estrema sintesi - dal convincimento dell'inaccettabilità degli attuali tassi di disoccupazione e anche del pesante ritardo nello sviluppo. Allora, la critica che le opposizioni in questa fase, non solo le opposizioni, ma anche le forze sociali e gli enti locali, hanno sviluppato nei confronti della proposta della Giunta non derivava da una pur legittima logica di schieramento politico, cioè da una battaglia politica tra gli schieramenti, ma da una preoccupazione autentica, che si può esprimere con una domanda, che ci siamo posti e che abbiamo posto anche alla Giunta e alla maggioranza: che cosa succede proprio nel momento in cui, passato il punto più negativo del ciclo economico, identificabile nel periodo 1994, 1995 e 1996, mentre iniziano a verificarsi segnali di ripresa, che cosa succede se c'è una caduta del livello degli investimenti per il lavoro e per lo sviluppo? Da qui è nata l'azione che abbiamo condotto e che, devo dire, ha trovato e sta trovando una posizione di dialogo e di apertura anche da parte della Giunta regionale e della maggioranza.
Allora, questo emendamento, che va in questa direzione, come è stato detto efficacemente poc'anzi da Gian Mario Selis, configura una manovra in due tempi: una parte dell'operazione di correzione e di miglioramento, quella che è possibile, o giudicata possibile, si fa ora, una parte si fa con l'assestamento da portare in Aula entro il primo semestre dell'anno, attraverso una serie di operazioni preliminari, cito semplicemente quella relativa ai residui e quella relativa alla stipula di alcuni atti previsti nell'Intesa istituzionale di programma.
Io, però, ho preso la parola per aggiungere a questo ragionamento che è già stato fatto, un elemento. L'elemento che aggiungo è questo: il ragionamento dell'opposizione ha come campo e come dimensione non l'esercizio 2000 ma il triennio 2000-2002. La sintesi tra sfida per lo sviluppo e lotta alla disoccupazione, e risanamento della situazione finanziaria della Regione e rientro dal debito, si raggiunge con una ricetta, in due punti: primo, mantenere nel triennio gli investimenti per lavoro e sviluppo a livello almeno del 1999; secondo, non aumentare il debito (obiettivo scritto nel primo o nel secondo DPEF), anzi mandare avanti secondo, appunto, la strada tracciata nel Documento di programmazione, l'operazione di rientro dal debito. Quindi, mantenere lo stesso livello di investimenti e mandare avanti il piano di rientro. Abbiamo detto, e mi pare che questo ragionamento si stia lentamente facendo strada, che questa non è un'operazione di illusoria conciliazione di obiettivi non conciliabili, ma è invece una strada praticabile. Che questa strada è praticabile operando: a) sulla ristrutturazione della spesa; alcune misure le stimo inserendo anche nella finanziaria ed altre se ne possono adottare; b) attraverso l'operazione di accertamento dei residui, che ci diranno anche qualcosa dell'effettiva dimensione del debito; c) con l'accordo di programma quadro sulle entrate, cioè sulla ricostituzione del livello delle entrate della Regione Sardegna, contenuto, come ho già avuto modo di richiamare diverse volte, nell'articolo 3 dell'Intesa istituzionale di programma, firmata nella primavera del 1999.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, pochi minuti per sottolineare l'importanza di questo articolo 1, così com'è stato riformulato con l'emendamento 286, presentato dai Capigruppo del centrosinistra che, in effetti, introduce un articolo 1 bis e dà senso e significato all'intera manovra e a quanto è avvenuto in questi due mesi di confronto politico che ha interessato anche le parti sociali.
Il primo comma contiene l'affermazione che la Regione, in quanto parte dello Stato, si fa carico degli obiettivi di stabilizzazione della finanza pubblica. E' giusto che si concorra alla diminuzione del disavanzo pubblico riducendo il rapporto tra l'indebitamento netto e il prodotto interno lordo di un decimo di punto percentuale, come è previsto dal documento di programmazione economica e finanziaria.
Ciò è importante, perché la stabilità è una precondizione per poter sviluppare degli obiettivi di crescita e di competitività e proprio per legare l'impegno verso il Patto di stabilità alla crescita e alla competitività, abbiamo voluto che venisse definito in legge un obiettivo di carattere politico per il raggiungimento di alcuni risultati che possono far fare un salto di qualità alla nostra regione, che non può essere condannata ad una condizione perenne di sottosviluppo. Ritengo che stabilità vada perseguita attraverso la riduzione del disavanzo e che però vi sia la necessità di porre in essere tutta una serie di iniziative, di misure e di indirizzi che consentano soprattutto di riqualificare la spesa regionale e di raggiungere alcuni obiettivi.
Nel comma due dell'emendamento si fa specifico riferimento alla necessità di risorse aggiuntive che possano consentire di attuare gli obiettivi prioritari dal punto di vista programmatico, obiettivi che nel corso di questi mesi, nella battaglia condotta dall'opposizione, abbiamo individuato in cinque punti: le politiche del lavoro, gli incentivi al sistema delle imprese e al sistema produttivo, le politiche e i trasferimenti nei confronti degli enti locali che rappresentano il cardine del nostro ordinamento autonomistico, le politiche per l'ambiente e le politiche di valorizzazione delle risorse umane, attraverso interventi specifici nel campo della cultura, dell'istruzione, della formazione, della ricerca e dell'innovazione tecnologica. Per perseguire questi obiettivi, è però necessario disporre di ulteriori risorse finanziarie che potranno essere reperite attraverso la verifica della consistenza dei residui attivi e passivi, e attraverso altre iniziative che mirano a privilegiare soprattutto una gestione produttiva di disponibilità di risorse, anche patrimoniali, che detiene l'Ente regione. Ma è soprattutto necessario definire una politica di riorganizzazione, di riforma dell'apparato amministrativo regionale. Insieme a questi punti che sono contenuti all'interno dell'emendamento presentato, vorrei sottolineare, proprio come una raccomandazione alla Giunta e all'Assessore del bilancio, di tenere conto anche di altri settori che possono consentire la riqualificazione della spesa e il reperimento di ulteriori risorse. Mi riferisco proprio alla limitazione delle consulenze esterne, alla soppressione per esempio degli organismi collegiali che non sono ritenuti più necessari e indispensabili per la Regione, alla realizzazione di maggiori economie che possono derivare appunto, dagli interventi di riorganizzazione e di qualificazione della spesa, alla necessità di ridurre l'intervento diretto dell'ente Regione in settori dell'economia, e soprattutto nella gestione diretta di servizi pubblici che, invece, potrebbero essere dati in gestione a soggetti privati assicurando anche il concorso di capitali privati. Per cui, anche rispetto a questi nuovi strumenti di ingegneria finanziaria, occorre sviluppare la massima attenzione, così come vi è la necessità di dare attuazione a quanto previsto dall'articolo 34 della legge numero 488, la finanziaria dello Stato del dicembre scorso, che fa carico proprio alle Regioni di istituire un organismo unico per razionalizzare ed ottimizzare le procedure di acquisto nel settore sanitario. Occorre proprio un organismo unico che abbia questo compito per cercare di arrivare all'acquisizione dei beni e servizi delle aziende sanitarie ospedaliere attraverso strumenti che possano accentrare alcune tipologie di acquisti. Perché proprio quello sanitario è uno dei settori di maggiore incidenza sulla spesa pubblica.
Insieme a questi obiettivi di stabilizzazione della spesa e di riduzione del disavanzo, appare in tutta evidenza con l'emendamento da noi presentato, proprio la necessità di dare senso compiuto all'intera manovra e alla battaglia che abbiamo sviluppato in questi mesi. E' appunto questo il primo elemento che emerge cioè che questa manovra ha significato, se intesa in progress, agganciata al secondo momento che è quello dell'assestamento del bilancio da effettuare nei prossimi mesi, ma soprattutto nella sua dimensione triennale e in stretta aderenza rispetto agli obiettivi del Documento di programmazione economica finanziaria approvato da questo Consiglio. E` proprio per questo che abbiamo voluto che questi obiettivi venissero recepiti in legge, non in un ordine del giorno di mero indirizzo politico, perché queste devono essere esigenze in cui tutto il Consiglio si riconosce ed alle quali è vincolato dal punto di vista legislativo.
Ed è per questo che vigileremo sull'attuazione da parte della Giunta degli impegni che dal punto di vista legislativo verranno assunti e voglio dire che il nostro intervento politico non può essere configurato come una sorta di consociativismo, come una sorta di "inciucio". Non si tratta di questo. Noi abbiamo voluto porre all'attenzione dell'opinione pubblica, all'attenzione delle forze politiche la necessità di privilegiare alcuni settori strategici per lo sviluppo della nostra regione, su cui far convergere le volontà politiche. Ripetiamo che è un elemento di soddisfazione essere riusciti in questo intento e aver verificato che sulle nostre battaglie c'è stata anche una convergenza delle parti sociali e, per ultimo, anche della Giunta regionale. Però, il nostro impegno dai banchi dell'opposizione, sarà soprattutto vigilare per fare in modo che quanto di positivo è contenuto in questo articolo 1 che ripeto, dà senso e significato a tutta la manovra finanziaria, venga puntualmente attuato.
Mi riferisco in particolare agli impegni che dovranno essere onorati una volta recuperate ulteriori risorse e, soprattutto, attraverso il disegno di legge di assestamento e gli ulteriori disegni di legge che dovranno essere presentati, e faccio riferimento agli stanziamenti per gli aiuti alle imprese industriali, agli stanziamenti per l'ambiente, per la pesca, per la ricomposizione fondiaria e, non ultimo, per la riforma della formazione professionale. Proprio su questo settore l'anno scorso nel fondo nuovi oneri legislativi erano previsti 20 miliardi, che quest'anno sono spariti dalle previsioni delle tabelle A e B allegate alla legge finanziaria.
Con questo emendamento si vuole proprio sottolineare, dal punto di vista politico-amministrativo che non potremo fare una riforma della formazione professionale a costo zero, soprattutto se la riforma dovrà avere come protagonisti gli enti locali e le province a cui chiaramente devono essere trasferite funzioni, competenze ma soprattutto risorse. Per cui è opportuno sia per la formazione, che per l'innovazione tecnologica e la ricerca scientifica, arrivare ad una legislazione di riordino perché sulla ricerca noi abbiamo un approccio che è troppo dipartimentalizzato. La sanità fa la propria ricerca scientifica, l'agricoltura fa la sua, la zootecnia fa altra ricerca scientifica, invece è necessario collegare la ricerca all'innovazione tecnologica, stabilire dei raccordi puntuali con l'università, che rappresenta proprio lo strumento cardine per l'innovazione e la ricerca, in modo da definire un quadro compiuto di riordino in un settore anch'esso strategico per lo sviluppo della nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU.(D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, anch'io intervengo brevemente per esprimere condivisione della netta correzione dell'impostazione dell'articolo 1 grazie all'ultimo emendamento presentato, che ne corregge l'impostazione, che nella versione originaria era di carattere burocratico, dà un'anima, indirizza la manovra finanziaria disincagliandola da un'impostazione nettamente recessiva. Tale era infatti la proposta iniziale della manovra da parte della maggioranza. Una proposta che era, come abbiamo detto in sede di discussione generale del DPEF, in netta contraddizione con lo stesso Documento di programmazione economica e finanziaria, prevedeva tagli consistenti al sistema degli Enti locali, al sistema delle imprese, al sistema produttivo, all'ambiente, al sistema del lavoro, sostenuto e produttivo.
L'articolo 1 bis proposto ne capovolge l'impostazione, e su tale modifica mi pare che già in sede di discussione in Commissione, si era trovata una convergenza, seppure dopo una lunga discussione, accordo che, tuttavia, poi non era stato sancito da un voto favorevole. Mi era sembrato, in quella riunione di Commissione, di capire, che vi fosse da parte dell'onorevole Biggio, una disponibilità, che poi puntualmente è arrivata - mi pare oggi - in Aula, a rivedere quella impostazione burocratica ed asettica dell'articolo 1; impostazione che poi il Presidente della Giunta regionale, che era presente in quell'occasione, ebbe a dire che era contenuta, nella medesima formulazione, nella Finanziaria del 1999. Ma noi siamo qua certamente per vedere e per copiare, tra virgolette, tutto ciò che di positivo, negli anni passati o in altre parti d'Italia, si è fatto, ma siamo anche qua, non per accettare acriticamente ciò che prima si è fatto, ma per dare un contributo non solo di fantasia, ma concreto e positivo.
Dicevo che l'emendamento proposto capovolge l'impostazione originaria del riferimento al rispetto del Patto di stabilità, così come è riportato nel titolo dell'articolo 1. Come avemmo a dire nella riunione di Commissione rispetto alla dizione europea che parlava di Patto di crescita e di stabilità, a quella del Governo italiano, che parla, come è richiamato qua all'articolo 1, di patto di stabilità e crescita, ponendo il termine crescita al secondo posto, nella formulazione originaria del testo è stata utilizzata la dizione Patto di stabilità; insomma, siamo passati dalla crescita e stabilità, alla stabilità e crescita, sino alla sola stabilità.
Io concordo con quanto detto poc'anzi dal collega Scano, ragionando sul significato della stabilità e crescita; sono convinto, come credo tanti colleghi, che la stabilità e la crescita sono fortemente interconnesse tra di loro, non vi può essere una stabilità senza crescita, così come inversamente non vi può essere sviluppo senza una stabilità, e la stabilità non può essere la sola stabilità finanziaria, deve essere una stabilità economica, ma anche una stabilità sociale. Cioè, insomma, vi deve essere una forte interconnessione tra la finanza, lo sviluppo, l'economia e l'uomo. In una fase per altro in cui, come titola un economista in un suo ultimo libro "Eppur si muove", riferito alla crescita in una fase, dicevo, come quella che stiamo vivendo e che abbiamo appena trascorso, soprattutto in Sardegna, e alcuni indicatori, come abbiamo avuto modo di riferire anche in aula, confermano una crescita che coinvolge anche la nostra Isola, ma che sta dando segnali fortissimi a livello nazionale e a livello europeo. Ed allora, di fronte a questa contingenza, di fronte a questa occasione, noi non possiamo tagliare e deprimere presentando manovre di carattere recessivo che avrebbero davvero un impatto fortemente negativo. E` vero, io concordo anche con le considerazioni che faceva l'onorevole Selis dicendo: "Noi potevamo avere un atteggiamento del tanto peggio, tanto meglio", come dire: "Tagliate, aprite fronti di scontro con gli enti locali, con le imprese, con i sindacati e così via. Bene, tanto peggio, tanto meglio". Non è stato questo il nostro atteggiamento, è stato un atteggiamento costruttivo, un atteggiamento volto a guardare innanzitutto all'interesse della Sardegna, non all'interesse di bottega, di parte, e così via.
Però noi siamo convinti che se davvero voi, come avete dato in qualche modo dimostrazione stamattina in quest'aula, volete aprire questa strada, noi siamo pronti davvero a percorrerla tutta e a dare un contributo, nella diversità, nel rispetto dei ruoli di maggioranza e di opposizione, un contributo davvero fattivo. E mi pare che questo emendamento introducendo l'articolo 1 bis, intitolato "Interventi prioritari in materia economico-finanziaria", capovolga, indirizzi ed imposti, in coerenza con il Documento di programmazione economica e finanziaria, la manovra finanziaria. E, capovolgendo l'ordine prioritario degli obiettivi indicati all'articolo 1, pone al primo punto le politiche del lavoro e dell'imprenditoria giovanile, le politiche degli incentivi alle imprese, le politiche nei confronti degli enti locali, dell'ambiente, della pubblica istruzione, formazione, informatizzazione e ricerca. Su quest'ultimo punto, informatizzazione e ricerca, che era uno dei punti forti contenuti nelle dichiarazioni programmatiche proposte dall'allora Presidente incaricato, onorevole Selis, io credo davvero che sia contenuto, uno degli obiettivi fondamentali che questa Assemblea regionale deve perseguire, e non soltanto incentivando positivamente - questa era una nostra proposta - l'acquisto dei personal computer da parte delle famiglie degli studenti, da parte delle scuole e così via, ma mettendoci qualcosa di più, prevedendo un piano regionale di informatizzazione, che partendo dalla stessa Regione, dal sistema degli enti locali, dal sistema delle scuole, delle imprese e così via, dia davvero un contributo forte in direzione della nuova economia, forse troppo enfatizzata, ma comunque sicuramente importante, sicuramente d'avanguardia, che noi abbiamo di fronte. E' un'opportunità per noi che, chiusi in un'isola, in questa nuova frontiera troveremo sicuramente tante iniziative da intraprendere così come qualcuno, per altro, ce ne ha dato esempio, anche con iniziative di carattere ormai mondiale. Mi riferisco all'intrapresa sarda di Tiscali che ha raggiunto davvero livelli eccezionali ed entusiasmanti.
Ma diamo anche nell'articolo 1 bis, non soltanto un indirizzo sulle cose che vorremmo e che quest'Aula si impegna a fare, insieme alla Giunta regionale, ma indichiamo anche come reperire le risorse partendo innanzitutto da una verifica dei mille rivoli della spesa, dei residui passivi, soprattutto di quelli improduttivi e superflui, così come indichiamo nelle risorse provenienti dall'Intesa istituzionale di programma un'altra fonte importante di finanziamento che noi dobbiamo attivare, con tenacia e con efficacia, così come la previsione di nuove entrate di diretta emanazione regionale, per esempio, attraverso la gestione produttiva delle disponibilità di demanio; ci risulta che ultimamente la Giunta invece su questo abbia fatto un qualche passo indietro. Così come abbiamo indicato la riorganizzazione e riforma dell'apparato amministrativo regionale e così via quali mezzi per recuperare risorse.
Siamo d'accordo che bisogna ragionare anche su un secondo tempo, impegnando naturalmente la Giunta affinché si ripristinino le dotazioni per il finanziamento dei Piani integrati d'area, strumenti di sviluppo locale che hanno iniziato ad avere effetti positivi sull'economia isolana. Dal sostegno pubblico all'economia in Sardegna è derivato un contenimento dei livelli di disoccupazione che altrimenti, davvero, sarebbero oggi ancor più allarmanti di quanto già non lo siano.
Quindi, per concludere, dico che condivido la correzione all'impostazione che deriva dall'articolo 1 bis, e mi auguro che sia il preludio per un netto cambiamento dalla manovra finanziaria, che la riporti quanto meno a ripristinare i livelli di investimento del 1999.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Emilio. Ne ha facoltà.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Intervengo solamente per dire che quando maggioranza ed opposizione lavorano insieme sui progetti di sviluppo per la Sardegna, si producono atti come quello contenuto nell'emendamento presentato dall'opposizione, ma sappiamo largamente condiviso dalla maggioranza, che possono veramente incentivare il nostro sviluppo. In particolare, mi pare che si individuano gli strumenti, con questo emendamento, attraverso i quali, soprattutto nella parte seconda, aumentare le risorse disponibili per la Sardegna, e si individua anche la linea di fondo strategica della valorizzazione delle risorse naturali della Sardegna, anche attraverso il sostegno dell'agricoltura, soprattutto di quella biologica che tanta importanza ha per il rispetto dell'ambiente, attraverso il sostegno all'acquacoltura e alla pesca, che incidono anch'esse sulla tutela e valorizzazione delle risorse ambientali, e altri interventi che non mi dilungo a elencare.
Sempre nell'intento di valorizzare le risorse sarde si tiene in considerazione l'aspetto culturale, la risorsa uomo che va potenziata con la riforma di tutto l'assetto della formazione professionale. E in più, e non lo voglio trascurare, devo dare atto all'opposizione che grande impulso ha dato al settore dell'informatizzazione, per il quale si è battuta lungamente, e contemporaneamente allo sviluppo della ricerca scientifica.
Ritengo che con questo modo di procedere, si possano raggiungere risultati positivi; non per la maggioranza o per l'opposizione, ma per la nostra Isola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.-F.D.). Intervengo molto brevemente concordando anche con le ultime cose dette dal collega Floris, il che non deve apparire un qualcosa di anomalo, che travalica i rispettivi ruoli, ma semplicemente per dare anche un senso a tutto ciò che abbiamo fatto questi giorni. E senso dà, a ciò che si è fatto, proprio l'emendamento numero 286, che modifica l'articolo 1, che contiene principi generali, e come tale dà esso stesso un senso e un orientamento all'intera manovra economica e finanziaria.
Quindi, non si debbono spazientire i colleghi e la stessa Giunta se ci tratteniamo un po' più del dovuto su questo articolo e su questo emendamento. Stiamo dando senso a ciò che abbiamo fatto i giorni scorsi, ma stiamo dando senso a ciò che faremo durante l'intera discussione della manovra. Anche senso politico, se si vuole, si può rinvenire proprio in questo emendamento 286, che io condivido esplicitando tuttavia una preoccupazione e facendo una segnalazione. L'unica preoccupazione che io ho è che, si evince da questa norma, ma appare anche in precedenti documenti, stiamo già anche mentalmente predisponendoci a una manovra in due tempi. Una manovra in due tempi, se non stiamo attenti, ci porta a ulteriori rinvii. Bene, in riferimento al sostegno da dare alle imprese non dobbiamo incentivare il rinvio, perché stiamo vivendo un momento particolare, un momento che è anche di crescita, in Sardegna e nel sud. E` notizia di questi giorni che le imprese allocate nel sud Italia, in questi ultimi mesi sono maggiori come numero, rispetto alle imprese allocate nel nord Italia. E` la prima volta che succede dagli anni '70 in qua, e noi non dobbiamo non solo frenare questo andamento delle cose anche qui in Sardegna, ma dobbiamo fare tutti gli sforzi per incentivarlo ulteriormente. Ed il rinvio di alcuni interventi rallenta questo processo di crescita. Le leggi che sono finanziate in questa prima parte, chiamiamola così, di manovra finanziaria, devono essere immediatamente attivabili dal mondo imprenditoriale. Per i Consorzi fidi, che si rinviano alla seconda parte, all'assestamento di bilancio, se ne riparla, se tutto va bene, a giugno - luglio, per cui saranno operativi alla fine del 2000. Anche questa è una mia preoccupazione, perché già da subito - Assessore, questo l'abbiamo detto in discussione generale e lo ribadisco adesso - si può intervenire con la concessione del de minimis e quindi definire il novanta per cento delle pratiche attualmente giacenti.
Faccio da ultimo una segnalazione e chiudo; una segnalazione che ci serve anche per ragionare diversamente, d'ora in poi in quest'aula, su questo tema, e che non riguarda uno sbaglio ma un correttivo da apportare successivamente anche a questo emendamento: quando parliamo di impresa, dobbiamo essere consapevoli che tale termine comprende anche l'impresa giovanile e quindi, la dicitura "imprenditoria giovanile" di cui alla lettera a) dell'emendamento 286, secondo ma, va traslata alla lettera b), proprio perché l'imprenditoria giovanile è impresa, e quando si parla di incentivi alle imprese, si ricomprendono in questo intervento anche quelli all'imprenditoria giovanile.
Con questo concludo il mio breve intervento, rinviando alcune altre considerazioni, sempre su questa materia alla discussione dei successivi articoli.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi, voglio scusarmi per l'interruzione dovuta alla mia intemperanza, onorevole Cogodi, ed era mia intenzione suggerirvi semmai di fare un emendamento all'emendamento.
Detto questo, e chiuso l'incidente - cercherò di non interrompere in futuro - devo dire che trarremmo certamente dei grandi stimoli e l'attività consiliare sarà più aderente alle esigenze della società sarda se continueremo a collaborare in un clima così disteso, per cui penso che possa essere espresso un parere favorevole su questo emendamento anche se, così come ebbi occasione di rilevare in Commissione, contiene delle ripetizioni di concetti e alcune precisazioni che già sono presenti in altre norme, tuttavia non mi soffermerò su questi aspetti e non porrò problemi chiedendo il voto per parti; però alcuni contenuti della norma proposta sono pleonastici.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Vorrei soltanto ricordare che questo emendamento sintetizza, come è stato detto, un lavoro lunghissimo di questi giorni, che ha visto impegnati tutti noi in un confronto che credo possa dimostrarsi positivo con l'approvazione, non solo di questo emendamento, ma anche degli altri articoli della legge finanziaria e complessivamente della manovra finanziaria e di bilancio, avendo presente che l'obiettivo che abbiamo cercato di raggiungere è non tanto quello di sottolineare posizioni di ciascuna parte, di maggioranza o di opposizione, ma quello di raggiungere obiettivi fondamentali per lo sviluppo della Sardegna: tenere insieme l'esigenza della stabilità e del risanamento finanziario, accanto alla necessaria e indilazionabile esigenza di dare impulso alla nostra economia, alla nostra società. Si tratta di un intendimento che la maggioranza, questa maggioranza, aveva già, nel programma da cui è partita per questa esperienza di Giunta, ma anche nel proprio programma elettorale.
I contenuti sono in grandissima parte gli stessi che abbiamo tutti quanti promesso ai nostri elettori. Il fatto che in quest'Aula maggioranza ed opposizione concordino su alcuni di questi grandi obiettivi, non significa la ripetizione di vecchie logiche del passato, ma semplicemente il fatto che su alcune questioni concrete, effettivamente non esistono posizioni di maggioranza o di opposizione, ma esiste l'esigenza per tutti di trovare strumenti concreti per dare ossigeno alla nostra società e alle nostre imprese, perché così possiamo portare veramente la Regione ad essere uno strumento a favore della società e dell'economia e non uno strumento di freno per tutte le iniziative che possono portare un vantaggio.
Credo, e concludo, che la disponibilità che la maggioranza ha dimostrato sia in Commissione che adesso in aula, ci debba portare anche ad un utilizzo del Regolamento del Consiglio, tale da poter, nel più breve tempo possibile, dare alla Sardegna una legge finanziaria e di bilancio. Credo che sia una dimostrazione concreta che tutti, a partire dai prossimi articoli, dobbiamo dare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Non credo di aver fatto un colpo di mano chiedendo di intervenire, credo di avere diritto anch'io a dire qualcosa, soprattutto in quanto esponente di un Gruppo che altrimenti resterebbe senza parola, non perché sia obbligatorio, ma perché ritengo che sia opportuno.
Il risultato di questi giorni di confronto, all'inizio un po' forzato, poi via via divenuto sempre più responsabile e consapevole, e quindi in definitiva utile, è ciò che può scaturire quando alla contrapposizione si sostituisce il ragionamento, si sostituisce la logica, si sostituisce la volontà di perseguire l'interesse generale. Naturalmente il merito va dato a chi ha preso l'iniziativa di emendare il testo presentato dalla Giunta; testo che stava a dimostrare l'esistenza di un corpo amorfo, burocratico, potremmo dire privo di vita, privo di fantasia, privo di vivacità; potremmo dire "un tantino ottuso". La parola "ottuso" è pesante, però il testo originario lo era. Allora va dato merito a chi ha ritenuto che il primo articolo, quello che deve caratterizzare gli obiettivi della manovra finanziaria, dovesse avere un altro substrato, dovesse avere sostanzialmente un'anima, essere segno di fantasia, essere segno di vivacità, essere segno della volontà di perseguire qualcosa che non fosse, ripeto, strettamente burocratico, ma che fosse proiettato nel futuro per perseguire obiettivi quali il lavoro, lo sviluppo, il progresso.
E' inutile confrontare i due testi, non perché la seconda formulazione dell'articolo 1 sia più lunga dell'originario, ma perché ha un contenuto, ha un significato, ha una prospettiva futura, sta a dimostrare che la Regione non vuole solamente abbattere gli investimenti, non vuole solamente perseguire, come si diceva, il rientro dai debiti, la loro estinzione, l'evitare di aumentarli, ma vuole semplicemente perseguire lo sviluppo. C'è l'intenzione di pensare seriamente agli investimenti produttivi, c'è l'intenzione di pensare al lavoro, di pensare all'imprenditoria, di pensare all'artigianato, al turismo, al commercio, ai lavori pubblici, a tutta una serie di interventi che garantiscono lo sviluppo che altrimenti sarebbe rimasto seriamente e gravemente mortificato.
Quindi, ripeto, va dato atto di ciò a chi ha avuto l'idea, a chi ha lavorato in questi giorni con estremo impegno, con estremo senso di responsabilità, all'intelligenza mostrata, devo dire, anche dalla maggioranza, che a un certo punto ha ritenuto di non fare muro, perché tra l'altro era nel suo evidente interesse seguire questa strada, e, ripeto, finalmente la conclusione è che da questa norma di carattere programmatico, emerge quella che potrà essere una buona manovra finanziaria, se verranno accolti anche gli altri emendamenti che sono stati prospettati dalle forze del centrosinistra.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento 286. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
LODDO, Segretario:
Art.2
Autorizzazione alla contrazione di mutui
o prestiti obbligazionari
1. Le autorizzazioni alla contrazione di mutui per provvedere ad investimenti in opere di carattere permanente di cui agli articoli 2, lettere d) ed e) della legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1, pari a 690.000.000.000 per l'anno 2000 e 660.000.000.000 per l'anno 2001, e 34, lettera c) della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37, pari a lire 263.040.000.000 per l'anno 2000, sono confermate per gli stessi anni.
2. E' autorizzata nell'anno 2000 la contrazione di uno o più mutui per la copertura della quota negativa del saldo finanziario presunto alla data del 31 dicembre 1999, pari a lire 1.527.578.000.000, derivante dalla mancata contrazione dei mutui di cui alle seguenti autorizzazioni:
a) articolo 2, lettere a) b) e c) della legge regionale n. 1 del 1999, per complessive lire 1.355.000.000.000;
b) articolo 34, lettera b) della legge regionale n. 37 del 1998, per lire 172.578.000.000.
3. E' autorizzata, nell'anno 2000, inoltre, la contrazione di uno o più mutui per la copertura della somma di lire 336.305.000.000 pari alla differenza tra il disavanzo d'amministrazione accertato col conto consuntivo dell'anno 1998 (lire 2.565.232.000.000) e quello presunto (lire 2.228.928.000.000) in ammortamento a' termini dell'articolo 3 della legge regionale n. 1 del 1999.
4. Le spese, al cui finanziamento è possibile provvedere mediante l'autorizzazione alla contrazione dei mutui di cui al comma 1, sono indicate, ai sensi dell'articolo 37, ultimo comma, della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, nella tabella F), allegata alla presente legge.
5. L'ammortamento dei mutui di cui ai precedenti commi decorre dal 1 gennaio 2001 per quelli autorizzati nell'anno 2000 e dal 1° gennaio 2002 per quello autorizzato nell'anno 2001.
6. Per la contrazione dei mutui di cui ai commi 1, 2 e 3, valgono le condizioni e le modalità previste nei commi 4, 5 e 6 dell'articolo 1 della legge regionale 8 marzo 1997, n. 8.
7. Gli oneri derivanti dall'applicazione dei precedenti commi sono valutati nei seguenti importi:
anno 2000 lire 35.210.000.000
anno 2001 lire 270.552.000.000
anno dal 2002 al 2015 lire 323.748.000.000
anno 2016 lire 61.455.000.000
8. In alternativa ai mutui di cui al comma 1, l'Amministrazione regionale può ricorrere all'emissione di prestiti obbligazionari, a' termini dei commi 11, 12, 13, 14 e 15 dell'articolo 1 della legge regionale n. 8 del 1997.
9. I mutui di cui all'articolo 63 della legge regionale 15 febbraio 1996, n. 9, limitatamente al ripiano delle maggiori occorrenze finanziarie delle unità sanitarie locali per l'anno 1991, possono essere contratti entro il 31 dicembre 2000, con le modalità e le condizioni previste dal medesimo articolo (capitoli 03148, 03148/01 e 03148/02).
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 58, 83, 73, 82, 25 e 287. Se ne dia lettura.
LODDO, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Pusceddu - Sanna Salvatore - Pirisi - Demuru - Falconi
Art. 2
1. Il comma 1 è sostituito dal seguente:
"1. Le autorizzazioni alla contrazione di mutui per provvedere ad investimenti in opere di carattere permanente di cui all'articolo 8, lettere d) ed e) della legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1, sono rideterminate in lire 900.000.000.000 per l'anno 2000 e in lire 800.000.000.000 per l'anno 2001; è confermata l'autorizzazione alla contrazione di mutui di cui all'articolo 34, lettera c), della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37, pari a lire 263.040.000.000 per l'anno 2000".
2. Il comma 7 è sostituito dal seguente:
"7. Gli oneri derivanti dall'applicazione dei precedenti commi sono valutati nei seguenti importi:
Anno 2000 lire 61.210.000.000
Anno 2001 lire 313.552.000.000
Anni dal 2002 al 2015 lire 366.748.000.000
Anno 2016 lire 104.455.000.000"
3. Gli incrementi di cui al presente emendamento sono destinati ad incrementare gli importi di cui alla Tabella B, voce 7, allegata all'articolo 4 del D.L. n. 21. (58)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Randazzo - Manca - Demuru - Giagu
All'articolo 2 comma 5 del Disegno di legge n. 21, le parole "per quello autorizzato" sono sostituite dalle parole "per quelli autorizzati". (83)
Emendamento aggiuntivo Selis - Scano - Cogodi - Balia - Ortu - Vassallo - Pinna
1. Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
" 1/bis. E' autorizzata nell'anno 2000 la contrazione di uno o più mutui per la somma complessiva di lire 333.000.000.000 per le finalità di cui all'articolo 19, comma 3, della L. R. 24 dicembre 1998, n. 37".
2. Gli importi di cui al comma 7 sono così rideterminati:
Anno 2000 lire 75.210.000.000
Anno 2001 lire 310.552.000.000
Anni dal 2002 al 2014 lire 366.748.000.000
Anno 2015 lire 323.748.000.000
Anno 2016 lire 61.455.000.000" (73)
Emendamento aggiuntivo Lai - Pusceddu - Pirisi - Spissu - Demuru
Dopo il comma 9 sono inseriti i seguenti commi:
10. La Regione è autorizzata a rinegoziare, entro il 30 giugno 2000, i mutui le cui condizioni siano disallineate rispetto a quelle medie praticate sul mercato alla data di entrata in vigore della presente legge.
11. In occasione della presentazione della legge di assestamento del bilancio 2000 e comunque non oltre il 30 settembre 2000 l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio riferisce al Consiglio Regionale sui risultati dell'attuazione del precedente comma. (82)
Emendamento aggiuntivo Sanna Giacomo - Manca
Dopo l'art. 2 è introdotto il seguente art. 2 bis:
Art. 2 bis
Azioni per l'abbattimento dei tassi di interesse
1. L'Amministrazione Regionale è autorizzata, al fine di ridurre i tassi di interesse, al riscatto anticipato dei mutui contratti da imprese o privati per attività produttive o edilizia abitativa, che godano, o abbiano goduto, di contributo regionale per l'abbattimento degli interessi.
2. Il riscatto può avvenire solamente per mutui garantiti da ipoteca immobiliare e l'Amministrazione Regionale deve surrogarsi al mutuante nell'iscrizione ipotecaria.
3.Il debitore dovrà rimborsare, mantenendo le scadenze originarie del mutuo e delle singole rate, l'Amministrazione Regionale del capitale riscattato, degli interessi al tasso che sarà negoziato ai sensi del comma 4, delle spese delle operazioni di riscatto e di quelle sostenute dalla Regione per la contrazione dei mutui o dei prestiti obbligazionari di cui al comma 4.
4. Per finanziare il riscatto anticipato l'Amministrazione Regionale è autorizzata a contrarre mutui, o ad emettere prestiti obbligazionari, secondo le norme di cui ai commi 6 e 8 dell'art. 2, sino all'importo di £ 300 miliardi per l'anno 2000.
5. L'Amministrazione Regionale può delegare il compimento delle operazioni di cui al presente articolo, e cedere crediti di cui al comma 3, ad uno o più istituti di credito. (25)
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Selis
All'art. 2 dopo il 3° comma è aggiunto il seguente quarto comma:
Agli oneri derivanti dall'applicazione dell'art. 19 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'anno 2000, valutati in lire 46.500.000.000 per gli anni dal 2000 al 2009, si provvede mediante riduzione di pari importo e per gli stessi anni dell'attuazione di spesa prevista dall'art. 8, comma 2, lettera a) della L.R. 18 gennaio 1999, n. 1 (cap. 03056). (287)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 58 ha
facoltà di illustrarlo.
PUSCEDDU (D.S.-F.D.). L'emendamento numero 58, che prevedeva un'autorizzazione alla contrazione di mutui, nasceva dall'esigenza di determinare una provvista finanziaria per realizzare tutta quella serie di interventi a favore del sistema delle imprese e del lavoro, su cui abbiamo speso una battaglia politica nel corso di questi mesi.
Con la configurazione che è stata data all'articolo 1 con l'emendamento 286, che abbiamo poc'anzi approvato, e col riferimento ad una manovra aggiuntiva per reperire nuove entrate in occasione dell'assestamento di bilancio e poiché molte delle iniziative che sono state proposte sono state recepite, diciamo che questo emendamento non ha più alcuna utilità, per cui viene ritirato.
Per quanto riguarda invece l'emendamento numero 82, anche questo potrebbe essere ritirato se la Giunta lo accogliesse come raccomandazione che in occasione dell'assestamento di bilancio vengano definiti, e se ne dia contezza al Consiglio, il numero e l'entità dei mutui in essere che hanno necessità di essere ricontrattati per realizzare anche qui, diciamo, migliori condizioni rispetto ai tassi medi di mercato che sono praticati.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pusceddu.
Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento numero 287.
COGODI (R.C.). Intervengo per illustrare l'emendamento numero 287, che è un emendamento di raccordo che è stato presentato anche per ordinare ed agevolare la prosecuzione del lavoro del Consiglio, perché in buona sostanza l'emendamento numero 287 propone di anticipare all'articolo 2, l'ultimo comma, o comma undicesimo, dell'emendamento numero 277, che è uno di quegli emendamenti concordati, o meglio, su cui l'opposizione ha avanzato delle proposte sulle quali si è verificata la convergenza anche della Giunta e della maggioranza e sul cui contenuto è ancora in corso una interlocuzione per una migliore formulazione.
L'ultimo comma di quell'emendamento pressoché concordato, il numero 277, che è relativo all'articolo 17, in materia di lavoro, contiene la relativa copertura finanziaria, ed è più opportuno che tale disposizione sia contenuta nell'articolo 2 per una questione di armonia normativa, di ordine legislativo, perché l'articolo 2 tratta proprio dell'autorizzazione alla contrazione dei mutui e dei prestiti obbligazionari, a copertura delle esigenze finanziarie della Regione, ed anche per una questione di ordine politico, perché tutta una serie di emendamenti a tutela della richiesta avanzata dall'opposizione di ripristino dell'articolo 19 della legge numero 37 del 1998 e della copertura finanziaria della seconda annualità degli interventi ivi previsti, come è facile evincere dal fascicolo degli emendamenti, è distribuita in relazione a diversi articoli, a tutti quelli ai quali è stato possibile riferire tali interventi.
Approvando, invece, questo emendamento all'articolo 2, automaticamente verrebbero a cadere tutta una serie di emendamenti che sono distribuiti nei successivi articoli. Questa è la questione di ordine tecnico e di funzionalità. Anche la ragione di ordine politico si accompagna a questa valutazione perché in virtù di una convergente espressione di volontà, che è maturata in queste settimane, la richiesta dell'opposizione di ridare copertura finanziaria alla seconda annualità degli interventi previsti dall'articolo 19, sullo sviluppo locale e sull'occupazione, consente una volta che il Consiglio abbia approvato e quindi abbia sancito con una norma di legge questa ipotesi di convergenza, di procedere anche più tranquillamente sul resto. Ancorché noi, dobbiamo dire, non siamo interamente soddisfatti della modalità che la Giunta e la maggioranza hanno ritenuto di preferire in ordine alla copertura finanziaria da dare alla seconda annualità del piano per il lavoro. Avremo modo di esplicitare questa nostra insoddisfazione, questa riserva, nel corso di altri interventi, nel merito sia di questo articolo che di altri articoli successivi; allo stato ci è sufficiente fermarci al titolo della questione.
Lo ha di nuovo sottolineato poco fa lo stesso onorevole Selis, lo abbiamo detto in tante circostanze, e però la Giunta e la maggioranza su questo punto restano sorde, che il ricorso ad una misura compatibile di indebitamento, in questa fase e per le tante esigenze della Regione, per il suo sviluppo, per il sostegno quantitativo e qualitativo dello sviluppo, per risolvere problemi sociali, perché una gran parte dei cittadini di questa Regione siano lavoratori e produttori, in modo da diventare anche contribuenti, è compatibile con l'obiettivo del risanamento economico, tuttavia questo concetto non siamo riusciti a farlo capire. E neanche volete capire che ad una Regione, che deriva le sue entrate in gran parte dai tributi che i cittadini pagano, in conto del reddito prodotto e in conto delle transazioni, delle operazioni anche di natura economica, tale politica darebbe la possibilità di ripagare quasi interamente quel debito attivando nel contempo politiche di sviluppo, politiche sociali, senza aggravare le condizioni finanziarie della Regione.
Questo ragionamento non vi ha convinto, non vi convince, avremo modo poi di capire, nel confronto che ancora ci sarà, qual è la ragione vera per cui voi rifuggite da questa opportunità. Allo stato, in sede di illustrazione dell'emendamento, mi limito a richiamare il fatto che questo emendamento, che anticipa l'ultimo comma di un emendamento successivo, serve solo, per intanto, a facilitare il percorso, poi sul merito avremo possibilità di chiarire ancora qual è l'opinione che noi rappresentiamo.
PRESIDENTE. Se siete d'accordo procediamo con gli interventi seguendo l'ordine degli emendamenti, perché così non saltiamo da un emendamento all'altro. Quindi chiedo se ci sono altri iscritti a parlare sull'emendamento numero 58.
Se nessuno intende intervenire si può passare ad illustrare l'emendamento numero 83.
Ha chiesto di parlare il consigliere Sanna per illustrare l'emendamento, ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari - P.S.). Signor Presidente, volevo solamente evidenziare che all'ultima riga del comma cinque dell'articolo 2, dove si fa riferimento all'ammortamento dei mutui autorizzati nell'anno 2001, nell'ambito del triennio considerato dalla manovra, 2000-2002, si usa il singolare in luogo del plurale, facendo desumere che nel 2001 ci sia un unico mutuo, quando dal contesto complessivo non si pone questa limitazione.
Ora, probabilmente, anche tecnicamente è così, ma credo che nella previsione normativa non debba essere posto questo limite, anche perché si tratta della seconda annualità, quindi credo che sia o un errore materiale, o comunque se questo non dovesse essere attendiamo di capire dalla Giunta qual è il senso di questa disposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, con questo mio intervento non voglio né provocare, né essere provocato, né rompere il clima di collaborazione che si sta instaurando, ma vorrei chiedere alla Presidenza, che cosa si intende per illustrazione degli emendamenti, posto che nel Regolamento non si fa riferimento all'illustrazione, ma che ovviamente è prassi che vengano illustrati, e quali sono modalità e tempi per l'illustrazione, se si considera che a norma dell'articolo 78 per la discussione di ciascun articolo e del complesso degli emendamenti che ad esso si riferiscono, a ciascun consigliere è riservato il tempo massimo di dieci minuti. Mi sembra di poter capire che per l'illustrazione dei singoli emendamenti non possa essere attribuito un tempo pari o superiore a quello che invece è consentito a ciascuno di noi per la discussione dell'articolo e di tutti gli emendamenti che a quell'articolo fanno riferimento. Questo sarebbe utile definirlo, ai fini di un celere e ordinato svolgimento dei lavori. Mi parrebbe che forse sarebbe opportuno che la Presidenza desse indicazioni di questo genere, in modo tale che ciascuno di noi sappia come comportarsi.
PRESIDENTE. Noi stiamo seguendo un prassi consolidata che vuole che gli emendamenti presentati possano essere illustrati all'Aula dai presentatori, naturalmente. Ci rifacciamo all'articolo 78 per quanto riguarda i tempi che sono attribuiti a ciascun consigliere per l'intervento, cioè dieci minuti. Ovviamente, credo che tale norma debba essere utilizzata come riferimento, il resto è affidato naturalmente al nostro buon senso, ma mi pare che stiamo procedendo con sufficiente ordine.
Ha facoltà di parlare il consigliere Scano per illustrare l'emendamento numero 73.
SCANO (D.S.-F.D.). In esito alla discussione, alla breve discussione che faremo, l'emendamento 73 potrà anche essere ritirato, però sento l'esigenza di spiegare, anche con estrema sintesi, il nostro punto di vista. Per la copertura della seconda annualità dell'articolo 19 della legge 37 noi, è stato già accennato, avremmo preferito una soluzione analoga a quella adottata nell'esercizio '99. Questo sia per omogeneità, sia anche per la entità abbastanza ridotta del ricorso al mutuo. Stiamo parlando di una dimensione che si aggira attorno ai 40 miliardi, che quindi non pregiudica sicuramente il sentiero di rientro dal debito, tracciato nel DPEF al quale assolutamente, avendolo votato maggioranza ed anche opposizione, che a suo tempo lo ha anche proposto, intendiamo attenerci. La soluzione indicata, quindi, nell'emendamento 73 è differente rispetto alla soluzione indicata nell'emendamento numero 287, precedentemente illustrato, che è un po' il frutto di un confronto, nel corso del quale naturalmente si può anche rinunciare a posizioni di partenza.
Io ho preso la parola non per dire, per argomentare il fatto che non vada bene il 287, perché il 287 può anche andare bene, anzi benissimo, ma per dire che il ritiro dell'emendamento 73 trova la sua motivazione esclusivamente nella disposizione contenuta alla lettera a) del terzo comma dell'emendamento 286, che è poc'anzi diventato articolo 1 bis della legge, cioè nella previsione che si andrà con l'assestamento del bilancio al ripristino integrale dello stanziamento previsto per i Piani integrati d'area. Intendiamoci, io credo che su quello stanziamento, come su altri, quando ciò si renda opportuno o necessario per ragioni varie, dovute all'evoluzione o ai problemi di gestione dello strumento, si possano anche operare riprogrammazioni e rimodulazioni. Ciò che mi sta e ci sta veramente a cuore, ma spero che stia anche a cuore anche alla Giunta e alla maggioranza, è il fatto di mantenere fermo l'orientamento sull'uso dello strumento Piano integrato d'area, che come tutti gli strumenti ha necessità di adattamenti, di miglioramenti e di correzioni, quando ne parleremo dirò anche su questo la mia opinione, ma tuttavia rimane uno strumento valido, che va modificato, ma mantenuto nella sua ratio originaria. Anzi mi permetto di dire, altre volte in quest'aula se n'è parlato, che il Piano integrato d'area rappresenta nel panorama nazionale e regionale degli strumenti di programmazione, con i miglioramenti e i correttivi che pure sono indispensabili, quanto di più vicino ci sia nella legislazione regionale, non solo della nostra Regione, rispetto ai modelli più avanzati concepiti, diciamo, nell'ambito della ricerca sulla strumentazione per lo sviluppo locale dell'Unione Europea.
Questi adeguamenti e questi correttivi, cui ho fatto riferimento, ssono ancora più urgenti, proprio perché siamo nel momento in cui da una parte si va al completamento dei P.I.A. di prima generazione, cioè del pacchetto dei primi 37 accordi di programma, e nel contempo ci si accinge a mettere in gestazione il pacchetto dei P.I.A. di seconda generazione. Dovremmo riflettere su come cronologicamente si debbano condurre le operazioni di consolidamento prevista dalla legge, e di impostazione dei P.I.A di seconda generazione, io sono convinto che su questo sia possibile trovare soluzioni ragionevoli, efficaci ed anche unitarie.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 82 si dà per illustrato. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna per illustrare l'emendamento numero 25. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, con l'emendamento numero 25 intendiamo portare all'attenzione dell'Aula un problema che nell'intera Sardegna sta creando grosse difficoltà. Si tratta dei tassi di interesse dei mutui che la Regione partecipa ad abbattere, e per i quali gli istituti di credito continuano ad essere - si può affermare tranquillamente - gli usurai autorizzati, che approfittano di un sistema che va solo ed esclusivamente a loro favore.
Faccio un piccolo esempio: il tasso di interesse sulla legge 32, mutuo sulla prima casa, arriva oggi alla percentuale del 6 e 75 più l'abbattimento pagato dalla Regione stessa. Altrettanto si può dire per i tassi dei mutui sulle attività produttive, sia di imprese che di privati, e se consideriamo che col passare del tempo il costo del denaro ha avuto una netta diminuzione, i mutui attivati a suo tempo hanno tassi di interesse enormemente penalizzanti. Se poi si pensa che la partecipazione della Regione all'abbattimento del tasso di interesse del mutuo stipulato per l'acquisto della prima casa, dura solamente per i primi nove anni e che per i restanti anni tali mutui vengono pagati al tasso ordinario, si determinano costi insostenibili e tutto ciò in contrasto con lo scopo per il quale la Regione stessa ha approvato la legge.
Ritengo che la Regione debba e possa intervenire, garantendosi attraverso le ipoteche immobiliari di quei mutui in corso, surrogando gli istituti di credito per quei mutui attivati da tempo. Questo consentirebbe una rincontrattazione degli stessi mutui con uno o più istituti di credito, e potrebbe dare la possibilità, a tutti quei soggetti interessati, e quindi si tratta dell'intera Isola, di pagare i mutui a tassi certamente più convenienti e più prossimi a quelli praticati sul mercato in questo momento.
Io ho provato nell'emendamento a quantificare l'onere finanziario, capisco anche che non avendo elementi conoscitivi per poter fare con certezza questa stima, l'importo previsto di 300 miliardi possa apparire piuttosto elevato. Credo che la Giunta, che ha gli elementi necessari per quantificare tale onere possa definire con maggiore esattezza i costi di questo intervento, che alla Regione stessa non costerebbe niente, in quanto porrebbe a carico dei destinatari finali tutte le spese sostenute. Quindi l'intervento si tradurrebbe più in una partita di giro, che in un onere finanziario vero e proprio per la Regione stessa.
Ritengo che sia un intervento doveroso da parte nostra, abbiamo parlato in quest'Aula in diverse circostanze di una situazione del credito insostenibile in Sardegna, riteniamo che le banche ancora oggi, nonostante l'ultimo richiamo che, così come ho appreso dagli organi di informazione, è stato fatto dall'Assessore Pittalis, continuino ad imperversare e a comportarsi, ritengo, in modo non positivo verso una realtà come la nostra. Credo che sia un intervento del quale ci dovremmo far carico per sopperire alle difficoltà di un numero piuttosto consistente di cittadini che hanno contratto mutui da diverso tempo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 287, che riguarda il punto su cui la Commissione ha convenuto, e cioè il finanziamento della seconda annualità delle iniziative dei comuni finalizzate allo sviluppo e all'occupazione previste dall'articolo 19 della legge 37.
La Commissione è quindi favorevole alla decisione di provvedere alla copertura della quota di ammortamento mediante la riduzione per lo stesso importo, per gli anni dal 2000 al 2009, della attuazione di spesa prevista dall'articolo 8, comma 2, della legge regionale numero 1 del '99, con l'avvertenza che questa indicazione della quota di ammortamento non può che evidenziare il fatto che la maggioranza ha in questo momento dimostrato un'ampia disponibilità ad affrontare questo gravissimo problema.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 25 la Commissione si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Per quanto riguarda l'emendamento numero 83, l'onorevole Gian Valerio Sanna sollecitava un chiarimento, è evidente che si è usato il singolare in luogo del plurale per il mutuo autorizzato, perché alla data attuale, il mutuo autorizzato nell'anno 2001, è proprio quello cui fa riferimento la legge finanziaria del '99, quindi usare il plurale sarebbe improprio. Quindi, ritengo che sulla base di questo chiarimento l'onorevole Gian Valerio Sanna possa anche ritirare l'emendamento.
L'emendamento 82, a firma Lai, Pusceddu, Pirisi e più, e l'emendamento 25, a firma Sanna Giacomo e Manca, pongono un problema di grande attualità, nel momento in cui il costo del denaro ormai è diminuito, e nonostante ciò, i tassi di interesse dei mutui ai quali la Regione concorre con l'abbattimento, si mantengono a livelli che, come è stato già evidenziato, ormai non sono neanche più conformi a quanto recenti disposizioni di legge prevedono al riguardo.
La Giunta regionale per la verità si è già occupata del problema, provvedendo ad incontrare i direttori generali degli istituti di credito operanti in Sardegna, e ritengo che questi emendamenti, in particolare quello dell'onorevole Giacomo Sanna, che è anche meglio articolato rispetto a quello presentato da Lai, Pusceddu e Pirisi, che ha comunque per oggetto lo stesso problema, sia utile accoglierlo come raccomandazione, perché è necessario un atto forte anche del Consiglio regionale, di indirizzo politico verso il sistema creditizio. Essendo emendamenti che pongono correttamente un serio problema, la Giunta invita i proponenti eventualmente a tradurli anche in ordine del giorno, o comunque li accoglie, sia pure come raccomandazione.
D'altra parte, nell'articolo che abbiamo già approvato, tale indirizzo è stato proprio recepito chiaramente alla lettera b) del comma 3, che prevede specificamente l'abbattimento dei tassi di interesse relativi a mutui comportanti un eccessivo onore di restituzione. Mi pare, addirittura, che già esista nell'articolo 1 bis una chiara disposizione nella quale possiamo certamente ritenere che rientrino le giuste preoccupazioni che sono state esposte negli emendamenti e negli interventi sia dell'onorevole Pusceddu che dell'onorevole Giacomo Sanna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sul complesso dell'articolo e degli emendamenti, e per il significato generale che assume questa norma, a noi pare di dover ancora, seppure in modo rapido, sottolineare o richiamare un punto. Non abbiamo compreso, non comprendiamo, e la Giunta e la maggioranza non aiutano a comprendere, perché si voglia fare una bandiera, un punto d'onore, un impegno positivo (fare nel senso di fare apparire) di una misura che, invece, è sicuramente dannosa per la Regione. Non si riesce a capire, e la Giunta non aiuta a capire, perché mai il ricorso al credito, in una condizione favorevole, e a fronte di tanti bisogni insoddisfatti della regione, delle sue strutture produttive, di condizioni di vita delle nostre comunità, che spesso sono al limite della tollerabilità, perché mai il ricorso al credito nei limiti consentiti dalle leggi, dai patti di stabilità, dai vincoli tutti che potete enumerare, richiamare, incorniciare, perché mai stando all'interno di tutti quei limiti e vincoli, si rifiuti la possibilità che con un ricorso virtuoso al credito si possano affrontare alcuni problemi della regione. Non si comprende!
E siccome nessuno è autorizzato a fare processi alle intenzioni, se la vostra intenzione rimane nascosta, noi aspetteremo di trovare modo di poterla prima o poi scoprire, o meglio la scoprirete da soli prima a poi, perché solamente ragionando, e quindi non sospettando, a noi pare di comprendere che voi volete colpire oggi alcune direzioni di spesa qualificata della Regione, adducendo l'eccesso di indebitamento, e quindi la necessità di riduzione del ricorso al credito, per riservarvi domani la possibilità di cambiare direzione di marcia e ricorrendo al credito. Questo è l'unico ragionamento che noi possiamo dedurre dal vostro comportamento, che politicamente rimane reticente.
Tuttavia, siccome noi sosteniamo e coerentemente adottiamo la condotta di praticare la buonafede nella contrattazione, e anche la lealtà sull'esito che può dare una contrattazione, noi accediamo a questa ipotesi, che si possa dare copertura alla provvista finanziaria necessaria per finanziare la seconda annualità del piano per il lavoro, con lo strumento e con le modalità che voi avete indicato. Cioè quello di attingere a quella riserva che complessivamente era individuata a sostegno dei Programmi integrati d'area, avendo però, voi stessi, non solo dichiarato, ma concordato e statuito, perché abbiamo approvato già l'articolo 1 che pone un vincolo giuridico in tal senso, che dovrete ricostituire integralmente tutta la provvista finanziaria per i programmi integrati d'area. Allora, una domanda vi pongo conclusivamente: se non spiegate meglio qual è la finalità recondita della vostra scelta, voi state compiendo una pura operazione di cosmesi facciale, una mera operazione propagandistica, che poi non so quanto verrà capita e quanto verrà apprezzata. Voi fate solo finta di contenere il ricorso al credito, mentre sapete benissimo e, anzi, state concordando e state pure prevedendo in legge un ulteriore ricorso al credito, perché in conclusione di questa operazione complessiva e un poco complicata, voi state dicendo: al piano per il lavoro io do oggi copertura con quindici annualità pari al mutuo che è necessario per attualizzare oggi 350 miliardi che avevo previsto a copertura dei PIA. Ma la copertura prevista per i PIA non era ugualmente statuita attraverso il ricorso al credito? Quindi, in buona sostanza, voi state trasferendo un debito, cioè i 350 miliardi che erano debito della Regione da contrarre, o ricorso al credito, se volete, è più bella l'espressione, altrimenti sembra che siamo tutti qui miserabili e straccioni, magari è vero, però è meglio che non appaia, che non si sappia, diciamo che non ci dobbiamo indebitare, né noi ci renderemo mai responsabili di indebitare la Regione. No, non ci indebitiamo, ricorriamo al credito, però, nel momento in cui voi dite do copertura per 15 anni, con quel rateo che io con ricorso al credito devo garantire a sostegno integrale dei PIA, voi state solo trasferendo il ricorso al credito dal piano per il lavoro ai PIA, perché l'unica condizione che si dovrebbe realizzare perché ciò non accada è che voi reperiate tante risorse finanziarie proprie, tanta abbondanza di danaro fresco per poter finanziarie, con danaro della Regione, non solo quanto serve per i PIA, quindi reintegrando come vi siete impegnati a fare e da subito, già dall'assestamento, quanto manca al sostegno finanziario dei programmi integrati d'area, ma dovreste nel contempo trovare tante risorse fresche, tanti danari per sopperire a quelle altre necessità che sono state pure individuate, indicate e statuite con legge, nell'articolo 1 bis. Su ciò noi abbiamo il dovere di chiarire interamente qual è il nostro pensiero: concordiamo con questa misura e con questo livello di accordo perché soddisfa nella sostanza l'obiettivo che noi abbiamo posto: restituire integralmente agli interventi per il lavoro quanto il Consiglio regionale aveva già deciso di destinare, tuttavia abbiamo anche il dovere di non cadere nel tranello, non dico di non esserci, ma di non apparire neppure dentro questa logica perversa, o partecipi di una logica perversa secondo la quale si afferma una cosa e se ne fa un'altra.
Nella sostanza se manterrete fede a tutti gli impegni, e non potete non mantenere fede perché l'abbiamo messo in legge, quando dovrete reintegrare tutta la provvista finanziaria per i PIA voi avrete sostanzialmente accettato di ricorrere al reperimento di provvista finanziaria parzialmente attraverso il ricorso al credito. Noi non vi critichiamo per questo, perché sosteniamo che in questa condizione è utile fare questo, noi critichiamo il fatto che lo facciate e non lo vogliate riconoscere, che lo facciate e lo neghiate con buona pace di Balletto che ogni tanto invece di ricordarsi di dare un contributo positivo alla soluzione dei problemi, si ricorda solo di sfoderare gli artigli, le unghiette e di tentare di graffiare. Qui nessuno si fa graffiare, gli artigli, collega Balletto, li può sempre riporre, richiamare dentro le dita.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
COGODI (R.C.). Secondo me è utile quello che stiamo facendo, però è utile se lo facciamo non solo con buona fede e non solo con totale lealtà, ma se lo facciamo anche in totale chiarezza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, voglio brevemente sottolineare come questo sforzo di trovare sintesi ai problemi, fatto che però non significa, lo dico per essere chiari e leali tra di noi, che noi dimentichiamo di essere l'opposizione e voi la maggioranza, noi avremmo preferito mettere in votazione il nostro emendamento numero 73. In certi momenti siamo stati quasi più realisti del re se è vero come è vero che ritirando l'emendamento 73 e proponendo e portando in votazione il 287 abbiamo fatto forse un po' di più di quello che era il nostro dovere, ma l'abbiamo fatto per manifestare un atteggiamento positivo nei confronti del problema. Però questo non ci esime dal ribadire, l'ha fatto bene adesso il collega Cogodi, la nostra posizione, lo dico anche in questa sede perché non venga confuso un atteggiamento costruttivo, un atteggiamento positivo, un atteggiamento di dialogo con un atteggiamento di rinuncia alle proprie posizioni. La nostra posizione è che il vostro atteggiamento, la vostra politica nei confronti delle risorse, più in generale la vostra politica delle entrate con particolare riferimento al problema del ricorso al credito, non al debito, come giustamente sottolineava il collega Cogodi, è secondo noi in questo momento improntata ad una concezione riduttiva e sbagliata.
Ci rendiamo conto che questo atteggiamento sbagliato sia originato in qualche modo da una situazione in cui c'è stata, soprattutto da parte vostra, un po' di confusione tra deficit, debiti, mutui rispetto ai residui; mettendo tutto assieme in una fase anche comprensibile come era la fase elettorale e postelettorale, si è rigonfiato a dismisura questo problema del debito, e sommando deficit di bilancio e quant'altro è sembrata una somma eccessiva, se poi si va a vedere il debito realmente contratto è sotto i mille miliardi, che non è una cifra così allarmante tanto più se consideriamo che - lo dicevamo prima - gran parte delle imprese oggi attingono al credito, perché con l'inflazione contenuta e con il costo del denaro ipercontenuto, sarebbe straordinario che un imprenditore illuminato non sapesse far rendere il danaro oltre il 2 - 3 per cento.
Il problema che oggi state e stiamo discutendo è proprio questo: noi avevamo chiesto e vi chiediamo se la Giunta abbia la fobia del debito perché questo vuol dire che prendendo il danaro al 3 per cento non lo sa far rendere al 3 per cento, e non lo sa neanche girare alle imprese nei confronti delle quali la Regione e le istituzioni hanno contratto dei debiti che vanno onorati, è certo che se dessimo quel danaro alle imprese pagando i debiti che abbiamo nei loro confronti, quel danaro renderebbe molto più del 2, 3, 4 per cento che costa sul mercato, e ci sarebbe una propulsione alla produzione, e quindi al gettito fiscale e alle entrate, che migliorerebbe visibilmente il nostro bilancio.
Voi avete continuato con coerenza a sostenere la vostra tesi, ma non sempre la coerenza è una virtù, in questo caso quando si persiste su una posizione che noi riteniamo erronea è tutt'altro che una virtù, e nonostante ciò noi vi lasciamo fare questo, non solo ritiriamo il nostro emendamento ma accogliamo parte del vostro emendamento per dimostrarvi il massimo di disponibilità in questa fase. Il massimo di disponibilità in questa fase, lo dicevo prima, non significa che noi rinunciamo e rinunceremo fin da ora a fare su altri problemi le nostre battaglie, così come adesso: pur venendovi incontro per risolvere questa situazione vi diciamo che la vostra è una posizione sbagliata.
Vi avevamo detto all'inizio, e mi sono testimoni il Presidente La Spisa, i colleghi della Commissione programmazione e credo lo stesso Assessore, che forse non dovevamo arrivare a questo punto, si poteva fare una stima dei residui passivi già nel dibattito preparatorio in Commissione, una analisi dei fondi di rotazione, una analisi dei conti correnti aperti e sterilizzati, si sarebbe dovuta fare una analisi dello stato di attuazione e della spesa, e un bilancio di cassa, come tra l'altro è previsto dalla legge di contabilità. Tutto questo non è stato fatto e siamo qua adesso a cercare di capire come si può non mortificare la politica degli investimenti e contemporaneamente consentire a voi di essere coerenti con la politica del restringimento del debito, di vera e propria fobia nei confronti del debito, della vostra ammissione di non essere in grado di valorizzare le risorse che il mercato finanziario ci offre, che noi rispettiamo ma non condividiamo, e cercare però di rendere compatibile questa vostra posizione con l'esigenza che abbiamo, che avete e che condividiamo, di enfatizzare al massimo gli investimenti.
La strada scelta è quella dell'emendamento numero 287, l'abbiamo persino sostenuta, ho firmato anch'io l'emendamento, convinto che sia migliore dell'emendamento numero73, ma mi auguro che su questo la Giunta nei prossimi mesi faccia una riflessione seria. Faccia una riflessione che porti a rivedere profondamente questa posizione che non è consentita in una situazione di mercato finanziario come questo. Facciamo atti di coraggio, rilanciamo progetti e mobilitiamo soggetti che siano in grado di valorizzare le risorse che possiamo attingere dal mercato finanziario, conteniamo le spese correnti, sosteniamo gli investimenti e soprattutto, lo dico alla Giunta, teniamo fede agli impegni che avete preso testé e che abbiamo preso insieme, di ripulire il sistema dei residui, di rivedere i fondi di rotazione, di rivedere i conti correnti, di arrivare all'assestamento di bilancio con uno stato di attuazione, di fare il punto sulle entrate e sui flussi di cassa, lo dico qua perché voglio che rimanga agli atti, non vorrei trovarmi in futuro come mi sono trovato all'inizio della discussione del bilancio dicendo: non abbiamo uno stato di attuazione, non abbiamo i flussi di cassa e così via. Siamo passati sopra questa situazione, ma i mesi che rimangono vi devono consentire di fare e preparare in questo modo il bilancio e di ripristinare davvero il finanziamento per i PIA. In questo caso siamo stati disponibili a fare questo intervento sottraendo risorse ai PIA, ma i pia sono un contratto che l'istituzione regionale - l'hanno detto i miei colleghi Scano e Cogodi - ha fatto con le realtà locali. Se c'è qualcosa che non funziona si corregga, ma correggere qualcosa che non funziona non significa disdire il contratto, venir meno al patto! Si sostituiscano gli interventi che vanno lentamente, si analizzino le cause dei ritardi, si accelerino le procedure, ma si mantengano i patti tra le istituzioni, il territorio e il sistema degli enti locali. Se non facciamo questo e se cogliamo l'occasione di qualche difficoltà, che pure i PIA presentano, per smontare l'impianto della contrattazione tra Regione ed enti locali, daremmo un segnale depressivo e un segnale di sfiducia nei confronti delle realtà locali, del mondo imprenditoriale e degli amministratori locali che davvero non possiamo permetterci.
Mi auguro che questo atteggiamento che non è di accondiscendenza nei confronti della Giunta e della maggioranza, ma è dettato dal tentativo di trovare punti di sintesi, non sia interpretato come rinuncia a fare il nostro lavoro e a svolgere il nostro ruolo di opposizione, ma come un richiamo nei vostri confronti a svolgere bene il ruolo di maggioranza e di governo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
GIACOMO SANNA (Gruppo Misto). Signor Presidente, credo che non si sia recepito il significato e lo spirito dell'emendamento 25.
Il riferimento che l'Assessore ha fatto al terzo comma, lettera b) dell'articolo 1 bis, dove testualmente si parla di abbattimento dei tassi di interesse relativi ai mutui comportanti un eccessivo onore di restituzione, sta a significare, se ben intendo, che ancora una volta la Regione interviene con denari propri per abbattere l'interesse di mutui in corso o eventualmente anche in fase di contrazione. Lo spirito dell'emendamento 25 è completamente diverso. Con tale norma infatti si vuole azzerare una situazione ormai insostenibile per tutta una serie di mutui contratti sia per l'acquisto della prima casa, sia per attività produttive private e non, oggi gravati da tassi di interesse troppo elevati stante il costo del danaro.
L'operazione che l'emendamento numero 25 prevede è riferita al fatto che la Regione dovrebbe riscattare quei mutui, per ricontrattarli con istituti di credito a condizioni certamente diverse, che gli stessi mutui senza far passare tempo alcuno, e quindi scadenze, devono essere restituiti dagli interessati all'istituto di credito stesso al quale la Regione dovrà comunque cederli. Quindi, si tratta di una partita di giro sia pure con una anticipazione da parte della Regione che tuttavia non dovrà pagare neanche le spese di questa operazione che io sto cercando di spiegare; si tratta quindi di una disciplina completamente diversa da quella dettata dall'articolo 1 bis che questo Consiglio ha approvato poc'anzi.
Ritengo che questo sia un modo corretto di intervenire su un sistema bancario che pone oneri ormai insostenibili, su una situazione in cui i singoli ma anche le imprese non riescono più a sopportare il peso di interessi che sono al di fuori della realtà nazionale, credo che sia anche significativo il fatto che la Regione possa finalmente mettere mano ad un sistema del credito che riteniamo di non dover più subire. Quindi siamo fuori dall'articolo 1 bis, per cui quello che chiedo a lei, Assessore, e all'intera Giunta è che questo emendamento 25 la quantificazione dei cui oneri io capisco benissimo non possa essere fatta da me né da voi in modo istantaneo, venga recepito nella legge di assestamento con questo spirito, con questo scopo, con questi obiettivi, avendo così il tempo di quantificare i relativi oneri sino al momento in cui andremo a discutere la legge di assestamento. Se vi impegnate in tal senso noi ritiriamo l'emendamento, in caso contrario l'emendamento resta in piedi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per una precisazione l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Pensavo di essere stato chiaro, ma ribadisco che siamo pienamente d'accordo sul problema che ha posto l'onorevole Sanna.
C'è la necessità di fare una ricognizione complessiva della situazione, quantificare esattamente l'onere e quindi siamo d'accordo a rivedere tutta la partita in sede di discussione della legge di assestamento.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, intende ritirare l'emendamento numero 25?
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Ritiriamo l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.-F.D.). Siamo tutti un po' stanchi ed ogni tanto ci ritroviamo a guardare l'orologio, però il tema che stiamo affrontando è di una certa rilevanza, perché l'articolo in discussione porta appunto come titolo: "Autorizzazione alla contrazione di mutui o prestiti obbligazionari", cioè stiamo parlando della famosa questione dell'indebitamento, un tema sul quale ci sono (sono emerse anche in questa breve discussione) sensibilità e posizioni diverse, legittime e argomentate, d'altra parte si tratta di una questione che è complessa sia dal punto di vista politico, che dal punto di vista tecnico.
Al di là delle posizioni io voglio fare riferimento agli atti approvati, che sono appunto una cosa diversa dalle posizioni assunte nel dibattito, per ricordare a merito di nessuno, a merito del Consiglio regionale, che sono stati i due ultimi documenti di programmazione economica e finanziaria approvati, quello 1999 - 2001 e quello 2000 - 2002, a sollevare la questione, a farne la radiografia ed anche a definire una strategia d'azione. In particolare (è un piccolo sacrificio che chiedo ai colleghi), leggo quattro righe dell'ultimo Documento di programmazione, proprio la conclusione del capitolo dedicato alla gestione finanziaria. Dopo aver richiamato due scenari, la prima ipotesi e la seconda ipotesi, quella diciamo più tollerante sulla questione del debito, la prima, e quella più restrittiva, la seconda, si conclude dicendo: "Ciò premesso si indica una terza ipotesi più accoglibile, in quanto basata sulla conferma del livello di indebitamento già autorizzato, cioè non ampliando con nuove autorizzazioni detto debito. Questa ipotesi porterebbe ad incrementare il livello degli investimenti regionali rispettivamente di 953 miliardi nel 2000 e di 660 miliardi nel 2001. In conclusione -su questo richiamo un attimo l'attenzione dei colleghi- il bilancio per il biennio 2000 - 2001 sarebbe integrato dai mutui già autorizzati dalla legge finanziaria 1999 e dall'articolo 37 della legge regionale numero 37/1998. -il così detto piano del lavoro- Eventuali scelte di incremento dello stock del debito, che comportassero significativi scostamenti dal piano di rientro, dovrebbero essere rigorosamente fondate su necessità inderogabili".
Su questo punto sento l'esigenza di dire una cosa chiara, avendo premesso che è un tema sul quale legittimamente ci sono posizioni e sensibilità diverse. La cosa chiara che voglio dire è che a mio giudizio questa scelta è giusta, io questa politica non la subisco, la propongo, tant'è che - e credo che l'attuale Presidente della Giunta e l'attuale Assessore della programmazione me ne possano tranquillamente dare atto, ma non lo chiedo - questa formulazione, queste cinque righe che ho letto, che affermano l'esigenza di non incrementare il livello del debito e che eventuali scelte di incremento dello stock del debito debbono essere rigorosamente fondate su necessità inderogabili, stiamo parlando di cose impreviste, cose che fuoriescono dall'ambito dell'ordinarietà, questa formulazione è precedente al cambio di maggioranza. Naturalmente capisco bene che non si può pretendere, e io non lo pretendo, che chi ha posizioni diverse o chi non ha partecipato all'elaborazione di questa posizione si senta impegnato a rispettarla, sicuramente, e questo lo sottolineo, questa posizione vincola politicamente e moralmente chi l'ha scritta, e quindi anche il sottoscritto. Quindi ripeto che questa politica che dice che bisogna coniugare sviluppo e lavoro e risanamento, bisogna mantenere gli investimenti ai livelli '99 per combattere la disoccupazione e rimettere in moto lo sviluppo, bisogna fare questo senza incrementare il debito, lo ripeto ancora, mi scuso con chi mi ha ascoltato anche prima, io non la subisco ma la propongo.
Detto questo, il problema dell'indebitamento va colto nei suoi termini effettivi, ed allora devo dire che esasperazioni propagandistiche ci sono state, che le abbiamo udite e che il problema va colto invece nella sua dimensione reale, sia per quanto riguarda l'entità e sia (ma questo sarebbe un discorso più lungo che non faccio in questo momento, avremmo altre occasioni per farlo) nelle sue ragioni.
Per quanto riguarda l'entità mi limito a dire che è ormai improcrastinabile, e mi sembra che questo stia diventando cultura diffusa di questo Consiglio, l'operazione di accertamento dei residui passivi ed attivi, tant'è che abbiamo scritto questo nell'articolo 1 bis della legge che stiamo discutendo, abbiamo anche scritto che questo accertamento va fatto preliminarmente rispetto all'assestamento, la cui scadenza di presentazione al Consiglio è fissata al 30 giugno.
Per quanto riguarda le cause dell'indebitamento, le cause storiche, se si vogliono fare discorsi fondati, discorsi rigorosi, discorsi seri, allora bisogna aver chiaro che la Sardegna negli ultimi 10-15 anni, quindi parliamo di un arco di tempo vasto, non identificabile né con una Giunta, né con una legislatura, né con una formula politica, in questo periodo, in questo arco di tempo, la Sardegna ha dovuto far fronte alla fine dell'intervento straordinario, alla fine del sistema delle partecipazioni statali, con la conseguente deindustrializzazione che ha colpito l'Isola, ad una fase di crisi profonda. L'ha fatto ene? L'ha fatto male? Io sono più incline a pensare che l'ha fatto più male che bene, però l'ha fatto e comunque ha dovuto farlo. Non so quale sarebbe il paesaggio economico e sociale della Sardegna se non si fosse fatto questo, anche con operazioni opinabili, non perfette, discutibili, non so quale sarebbe il tasso di disoccupazione che è già elevato e sarebbe forse molto più elevato. Certo è che la Regione, non una legislatura, non una Giunta, non una maggioranza, ha dovuto misurarsi con questo scenario, e queste sono le ragioni che stanno al fondo, assieme alla diminuzione relativa dell'incidenza dei trasferimenti statali negli ultimi dieci anni, basta naturalmente scorrersi le tabelle per rendersi conto da quanto ciò abbia inciso anche sul fabbisogno finanziario della Regione, assieme naturalmente ad un'altra ragione, parlo sempre delle cause di fondo dell'indebitamento. L'altra causa di fondo, oltre a quelle che ho testé richiamato, è la stratificazione, l'accumularsi delle leggi di spesa, alcune valide, altre non valide, altre fallimentari, altre assistenzialistiche; il risultato sono le cifre che sono scritte nel Documento di programmazione economica e finanziaria.
A conclusione ribadisco però che nel triennio considerato dal bilancio si può, e secondo me si deve, da una parte non aumentare il debito, dall'altra mantenere la spesa per lavoro e sviluppo ai livelli almeno del 1999, ricorrendo, credo di aver a sufficienza illustrato questo concetto, a quelle tre leve di cui abbiamo parlato: ricostituzione del livello delle entrate con l'accordo di programma quadro, ristrutturazione della spesa, accertamento dei residui e le altre operazioni che sono indicate nell'articolo 1 bis in esito ad una intesa tra la maggioranza e l'opposizione.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 287. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Sospendo la seduta e convoco una breve Conferenza dei Capigruppo per decidere sulla prosecuzione dei lavori.
(La seduta, sospesa alle ore 15 e 06, viene ripresa alle ore15 e 46.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio per comunicare le decisioni della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. Per questa settimana i lavori finiscono con questa seduta, riprenderemo martedì mattina alle ore 10. Ci siamo dati un calendario di lavoro almeno per i primi due giorni: martedì e mercoledì si lavorerà dalle ore 10 alle ore 14; dalle ore 15 fino alle 20. Valuteremo, dopo la riunione di mercoledì, se i tempi che ci siamo dati siano congrui rispetto alla volontà di concludere quanto prima, possibilmente in settimana, l'esame della manovra finanziaria. Se vedessimo che è necessario impegnarci un po' di più, valutato lo stato dei lavori, allungheremo un po' più i tempi, in tutti i casi questa programmazione vale per tutta la settimana, sperando di poter concludere.
La seduta è tolta alle ore 15 e 48.
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