Seduta n.377 del 03/03/1999
SEDUTA CCCLXXVII
Mercoledì 3 Marzo 1999
Presidenza del Presidente SELIS
La seduta è aperta alle ore 10 e 15.
PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 24 febbraio 1999, che è approvato.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:
"Interventi per il completamento del trasferimento degli abitanti di Gairo, Cardedu e Osini (NU)". (501)
(Pervenuto il 25 febbraio 1999 ed assegnato alla quarta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri TUNIS Marco - PITTALIS - GIORDO - PIRASTU - GRANARA - OPPIA - LIORI - AMADU: "Modifiche alla legge regionale 24 dicembre 1998, n. 36 riguardante politiche attive sul costo del lavoro (Sgravi fiscali)". (502)
(Pervenuta il 26 febbraio 1999 ed assegnata alla sesta Commissione.)
Dai consiglieri FOIS Paolo - GHIRRA - CADONI: "Modifica alla legge regionale 3 luglio 1998, n. 22, concernente: 'Interventi della Regione a sostegno dell'editoria locale, dell'informazione e disciplina della pubblicità istituzionale e abrogazione delle leggi regionali n. 35 del 1952 e n. 11 del 1953". (503)
(Pervenuta il 2 marzo 1999 ed assegnata alla seconda Commissione.)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca dichiarazioni della Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 119 del Regolamento interno, sulla situazione dell'agricoltura in Sardegna. Ricordo che l'articolo 119 dice: "La Giunta regionale può sempre fare al Consiglio comunicazioni che non eccedano i dieci minuti, con un preavviso di almeno di 24 ore, salvo diversa determinazione del Presidente del Consiglio. Sulle comunicazioni della Giunta regionale ciascun Gruppo può intervenire per non più di dieci minuti. La discussione si chiude con l'eventuale replica della Giunta per non più di dieci minuti".
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Piras. Ne ha facoltà.
PIRAS (Popolari). Per i Gruppi dieci minuti possono anche andare bene, ma per quanto riguarda l'Assessore, perlomeno a me come consigliere regionale, se fosse possibile gradirei che la relazione fosse completa perché è interesse soprattutto del mondo agropastorale capire bene che cosa si può (?) fare per l'agricoltura sarda in questo momento molto difficile.
PRESIDENTE. La Giunta ha dieci minuti, se vi è la necessità di uno o due minuti in più c'è una certa elasticità. L'assessore può lasciare comunque la relazione e la distribuiamo. Il tempo è questo.
Ricordo che l'Assessore ha anche dici minuti di replica.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS MARCO (F.I.). Si tratta, signor Presidente, di conoscere quali motivi ostativi hanno impedito oggi al pubblico di accedere alle tribune.
PRESIDENTE. Non c'è nessun motivo ostativo.
Comunicazioni della Giunta regionale ai sensi dell'articolo 119 del Regolamento sulla situazione dell'agricoltura in Sardegna
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.
FERRARI (F.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, a me dispiace non poter sviluppare interamente la mia relazione e cercherò di sintetizzare il più possibile. Io mi accingo a fare delle dichiarazioni a nome della Giunta regionale, ai sensi - pensavo - dell'articolo 118, invece le devo fare ai sensi dell'articolo 119, al fine di promuovere un dibattito su un problema politico rilevante e comunque sempre spinosamente attuale: lo stato dell'agricoltura in Sardegna.
La richiesta è venuta dal Consiglio, e la Giunta ha aderito di buon grado nella fondata speranza che, seppure a fine legislatura, il Consiglio possa contribuire ad indicare obiettivi e percorsi su quelle cose importanti e meno importanti che in questo scorcio di legislatura si devono e si possono ancora fare. Sono certo che questo Consiglio, questo consesso di rappresentanti del popolo sardo, questo parlamento della Sardegna che nel corso della legislatura ha vissuto momenti alterni di dibattito ed impegno politico, saprà elevare il tono e il livello della discussione all'altezza dei momenti migliori, rifuggendo dalle tentazioni di facili polemiche di fine legislatura.
Affermo questo non per sfuggire a responsabilità mie e della Giunta, non per sfuggire a legittime critiche che potranno venire dal Consiglio, ma per sottolineare che oggi il Consiglio ha soprattutto l'opportunità di offrire un notevole contributo in fase preventiva a un atto di programmazione importante che la Giunta si accinge a predisporre: il programma di interventi per l'agricoltura per gli anni 2000 e 2006, cofinanziato dall'Unione Europea.
Ripartiamo da capo. In quest'ultimo periodo abbiamo assistito, venendo coinvolti direttamente o indirettamente, a una serie di manifestazioni a carattere regionale, nazionale ed europeo. Mi riferisco all'energica azione di protesta svolta in Sardegna dalla COLDIRETTI e dai comuni, contro il Governo in relazione alla rideterminazione ministeriale delle zone svantaggiate. Mi riferisco alle azioni di protesta nei confronti della Regione condotta da gruppi spontanei sostenuti da alcuni sindaci. Mi riferisco ai COBAS delle quote latte; mi riferisco alle grandi manifestazioni unitarie a livello nazionale che hanno interessato anche la Sardegna, che hanno visto protagoniste le grandi organizzazioni agricole sarde, le quali hanno espresso anche momenti di protesta locale, con particolar riferimento a determinati comportamenti dell'AIMA, ma che hanno avuto come obiettivo principale una modifica dell'attuale proposta di una nuova politica agricola comunitaria, la cosiddetta "Agenda 2000", al fine di difendere le produzioni mediterranee.; mi riferisco alle grandi manifestazioni avvenute in sede europea, soprattutto per impedire, al di là dei contrastanti interessi degli stati membri, la riduzione della spesa verde da parte dell'Unione; mi riferisco, in ultimo, alla manifestazione del Movimento pastori che è stato l'ultimo tassello di un mosaico di proteste e di proposte. In un contesto come questo, intendo precisare che la Giunta, correttamente, ha sempre ascoltato per quanto è stato possibile organismi e organizzazioni che rientrano nel settore dell'agricoltura, comunque rappresentativi, compresi raggruppamenti minori quali il Movimento pastori e i gruppi spontanei. Devo aggiungere però, che le organizzazioni professionali e della cooperazione che partecipano al tavolo verde, in quanto rappresentative di tutte le realtà agricole regionali e di interessi a carattere generale, sono state e sono le sole legittimate ad avere un rapporto continuo di consultazione e di concertazione con la Regione, e che tutte le problematiche emerse nelle innumerevoli sedi e negli innumerevoli incontri, ultimo quello col Movimento pastori sono tutt'altro che nuove rispetto a quelle scaturite in sede di tavolo verde.
Allora, onorevoli colleghi, se mi è consentito io farò una rapida riflessione sulla situazione dell'agricoltura sarda, tenuto conto dello stato di fatto di quanto emerso nel tavolo verde, e di quanto la Regione ha fatto e dovrà fare; qui salto tutta una parte analitica che sarebbe molto interessante poter leggere e passo alla parte delle risposte, precisando che comunque la relazione sarà a disposizione.
I quesiti alle problematiche e alle istanze poste in varie situazioni, quali sono state le risposte che la Giunta ha potuto dare? Per quanto riguarda l'insieme delle questioni contingenti, la Giunta ha operato col dovuto impegno ottenendo i seguenti parziali risultati: è stata approvata dall'Unione Europea la legge regionale numero 4, questa ha costituito un valido esempio per il governo nazionale che l'ha utilizzata come base per un decreto interministeriale in corso di approvazione, che dovrà costituire un utile contributo per vincere il contenzioso ancora aperto con la Commissione Europea relativamente al piano di salvataggio delle aziende serricole in difficoltà; la legge regionale numero 8 del 1998 cassati alcuni articoli, uno dei quali riguardanti i consorzi fidi tra agricoltori è ad un bivio, approvazione immediata o approvazione tramite procedura di inflazione, posto che secondo la tesi degli uffici dell'Unione Europea il dispositivo dell'articolo 14 finalizzato a rimediare al problema dei mutui di assestamento (ex legge regionale 44) nel prevedere una legittima integrazione degli indennizzi alle aziende agricole sino al cento per cento dei danni subiti da calamità naturali, estendendo il recupero ad un arco di tempo pari a dieci anni, farebbe insorgere il sospetto di un aiuto alla gestione. Naturalmente abbiamo risposto, con adeguata documentazione ed argomentazione, che hanno torto.
Onorevoli colleghi, la cosa può essere noiosa e in un sforzo di estrema sintesi sicuramente arida; voglio però dirvi che i rapporti con l'Unione sono stati continui, ci sono stati svariati incontri con i maggiori responsabili degli uffici della rappresentanza del Governo a Bruxelles, con lo stesso Ministro De Castro a Roma e a Bruxelles; abbiamo prodotto cataste di documentazione, ci siamo resi conto che non c'è burocrazia peggiore di quella di Bruxelles, ma ci rendiamo conto delle difficoltà a spiegarlo ai nostri agricoltori, comunque confidiamo nel meglio.
Ho già riferito che la norma che prevedeva il finanziamento dei consorzi fidi è stata cassata, perciò dovremo approvarne un'altra adeguatamente emendata rispetto alla precedente.
Occorre dire però sia pure senza enfasi, ma senza nemmeno sottovalutarne la portata, che la Giunta ha centrato l'obiettivo della riduzione del tasso di interesse sempre per i citati mutui di assestamento, dal 14 per cento al 6 per cento, di fronte alla grave crisi finanziaria delle aziende agricole forse non è molto, ma bisogna dire che a livello nazionale un provvedimento così lo stanno ancora attendendo e lo si sta proponendo per legge. Per altri versi siamo anche noi in attesa dell'approvazione di questa legge. A tutto questo c'è da aggiungere che in relazione ad un'altra richiesta, quella del finanziamento dei progetti di miglioramento fondiario e delle macchine agricole, gli stanziamenti sono per i primi complessivamente di 70 miliardi circa e per le seconde di oltre 40, il tutto nel 1999.
Si aggiunga poi che nel programma operativo plurifondo quest'anno ci saranno disponibili probabilmente una ottantina di miliardi, oltre a quei dieci già spesi. Le indennità compensative sono state pagate fino a tutto il 1998, un risultato eccezionale rispetto a situazioni del passato. Sul problema delle zone svantaggiate è aperta un'interlocuzione col Ministro, ma io credo che sia necessario insistere per ottenere una classificazione di zona svantaggiata per l'intera Isola. Sul prezzo del latte numerose sono state le riunioni tenute separatamente col tavolo verde e con gli industriali trasformatori; c'è indubbiamente una situazione difficile di mercato, anche le cooperative che trasformano hanno non pochi problemi, e queste costituiscono non solo l'elemento di riferimento per il prezzo ma possono esercitare, come è stato chiesto e come è stato sentito, una funzione calmieratrice dell'offerta. Agli industriali anche con qualche tensione è stato suggerito di non fare un prezzo inferiore al prezzo medio delle cooperative; al momento non è stato ancora concordato un prezzo tra le parte e si sta pagando solamente l'acconto. La Giunta comunque continuerà a fare il suo dovere cercando di tutelare innanzitutto la produzione.
Per quanto riguarda i danni provocati da calamità naturali, è quasi incessante l'attività di verifica di delimitazione e di rimborso da parte degli uffici. Comunico che a livello nazionale la materia è in fase di riordino totale.
Ora, parlerò brevemente della prospettiva, il Presidente e la Giunta nelle sedi appropriate hanno svolto una loro proficua funzione affinché la Sardegna restasse tra quelle dell'Obiettivo 1, ma ci hanno tolto dall'impasse la sorte e la statistica e come è ben noto a tutti il pericolo è stato scampato. Su "Agenda 2000" devo precisare che, come ha ricordato qualche giorno fa il Presidente, la Giunta è stata tutt'altro che inerte, e lo stesso Presidente ha attivamente operato in sede di Conferenza delle regioni periferiche marittime, mentre il sottoscritto ha trovato terreno fertile nel Governo, prima col Ministro Pinto e col consigliere del Presidente Prodi professor De Castro, e poi con lo stesso De Castro nel frattempo divenuto Ministro. Di che cosa si tratta colleghi? Abbiamo letto tutti sui giornali di questi ultimi giorni che nella "Agenda 2000" non si parla della pecora nell'ipotesi dell'organizzazione comune di mercato per il latte, la cosiddetta OCM latte. Si tratta soltanto del settore vaccino con la previsione di un premio anche per le vacche da latte, già esistente per le vacche nutrici. La Giunta ha proposto al Governo, trovando successivamente anche l'appoggio delle tre organizzazioni professionali nazionali più rappresentative, che per gli allevamenti ovini della Sardegna, del Lazio e della Toscana fortemente danneggiati dalla riduzione del premio all'esportazione del formaggio pecorino romano, dalle lire 4500 alle lire 1200 al chilogrammo, venisse integrato l'attuale premio per capo ovino in misura proporzionata al premio previsto ex novo per le vacche da latte. Per quanto riguarda la riforma dell'Assessorato, essa è iniziata con la legge regionale numero 31 e proseguirà a breve con la riorganizzazione di tutti gli uffici, tuttavia una vera riforma dell'Assessorato non può essere disgiunta dalla riforma dell'Ersat. Sulla riforma degli enti, c'è da dire che nelle more della stessa riforma è stato istituzionalizzato un organismo di coordinamento che eviti doppioni e razionalizzi gli interventi. Per l'Ersat è stata avviata una riforma dell'organizzazione interna che tende a recuperare all'ente il ruolo principale di assistenza tecnica agli agricoltori, ritengo che questa sia la via giusta.
Il disegno di legge a suo tempo approvato dalla Giunta ed esaminato dalla Commissione di merito, non ha trovato accoglimento, tuttavia in quella sede è stata prefigurata una soluzione che ritengo più appropriata: all'ersat si affidi la funzione di vera organizzazione capillare di assistenza tecnica e di divulgazione, in uno con i divulgatori agricoltori, e all'Assessorato si affidino in modo definitivo tutte le funzioni che attualmente svolge anche per il tramite dell'Ersat.
Una soluzione siffatta e suggerita in particolar modo dall'esperienza dell'attuazione del POP; per l'attuazione del programma per motivi di organico si è reso necessario l'utilizzo di non poco personale ersat, ma i vari passaggi per la realizzazione del programma in entrata e in uscita si sono tradotti e si traducono in notevoli e dannosi ritardi; oggi ormai risulta intempestivo dissertare ulteriormente sulla riforma degli enti, per i quali è indispensabile un intervento legislativo di accorpamento e di razionalizzazione tenuto anche presente che al loro interno sono presenti realtà di alto profilo tecnico e scientifico. Siamo ormai in forte ritardo anche per discutere di istituti di formazione professionale che operino in agricoltura; c'è da dire però che il consorzio di formazione degli operatori agricoli ha già costituito un passo avanti rispetto alla miriade degli enti precedentemente operanti in agricoltura. La cosa che richiedono le organizzazioni professionali agricole è che questo consorzio faccia capo l'Assessorato dell'agricoltura e non a quello del lavoro.
L'altro istituito, il CFDA, istituito insieme alla Regione Sicilia svolge un ruolo egregio nella formazione dei divulgatori agricoli e per l'aggiornamento dei tecnici della pubblica amministrazione; si pone il problema di un raccordo maggiore con l'università ed eventualmente col formeZ. Sui consorzi di bonifica il processo di fusione procede con qualche resistenza in determinate situazioni; in tutte le realtà grazie anche ad una norma di legge approvata da questo Consiglio sono in corso le procedure per l'elezione degli organi democratici. Del problema del governo delle acque, il relativo disegno di legge si è arenato in quarta Commissione, questo è avvenuto in diverse legislature precedenti, e non si tratta di argomento di poco conto.
L'obiettivo deve essere quello di programmare unitariamente l'uso della risorsa, indubbiamente questo è compito che spetta alla Regione; non è pensabile però soprattutto nel momento in cui i consorzi di bonifica stanno procedendo alla fusione, che venga istituito un unico e grande ente di gestione che temo potrebbe creare tanti di quei casi, come quello che oggi costituisce motivo di contrasto, tra l'EAF e il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale; una causa per oltre 18 miliardi che l'EAF chiede al consorzio di bonifica e in ultima analisi agli agricoltori. L'obiettivo della riforma deve essere, in definitiva, quello della riduzione dei costi, non il contrario come temo possa avvenire con una gestione che non sente direttamente sulle sue spalle il peso dei costi.
Del riordino fondiario questa Giunta ha fatto un punto di forza della sua politica e debbo dire con soddisfazione anche questo Consiglio, un punto di forza che è espresso dai provvedimenti finanziari approvati per il triennio, 20 miliardi per il 1999 e 50 più 50 per il 2000 e il 2001, è attuabili nello stesso periodo; tuttavia si rende opportuno approvare quanto prima possibile, spero in questa legislatura, anche la legge regionale per il riordino.
Per quanto riguarda la valorizzazione delle produzioni non siamo certamente all'anno zero, e qui c'è tutta un'elencazione di tutte le iniziative andate in porto, fatte dalla Regione, anche sul piano della valorizzazione più complessiva e della commercializzazione, e le salto.
Allora, salto anche la parte relativa al settore precipuo dei vini, e dico che quella della valorizzazione dei prodotti di qualità e dei prodotti tipici è una politica che deve continuare, ma deve trovare anche negli operatori agricoli terreno più fertile, pena il fallimento in un contesto di competizione ormai a carattere mondiale. Il discorso dell'impresa agricola non è semplice, innanzitutto l'impresa bisogna farla! C'è il problema dell'azienda agricola, abbiamo detto, e io non l'ho detto che tipo di azienda è la nostra; c'è il problema dell'imprenditore, e pure di esso abbiamo parlato, in teoria. C'è il problema di scegliere ed organizzare in una rincorsa nel mercato le produzioni che possono dare un reddito, ci sono tutti gli altri elementi che giocano un ruolo nella formazione di un'impresa che possa reggere nel mercato. Non è cosa semplice dunque, nel nostro contesto, reso come abbiamo detto, come avrei dovuto dire, più difficile da costi aggiuntivi derivati da fattori geografici, climatici e politici, quali i maggiori costi per i trasporti, l'acqua e l'energia. Tuttavia il percorso è quello di fare quanta più impresa possibile, sapendo però che in molte nostre situazioni, non solo nelle zone interne, non ci sono i presupposti per costruire l'impresa e in questi casi la politica regionale, nel contesto di quella comunitaria, deve trovare un ruolo e soluzioni anche per coloro che da soli, senza un incremento di reddito riconosciuto, non ce la possono fare. Naturalmente questo discorso di sostegno a situazioni di autentico svantaggio non può non riguardare che gli operatori agricoli a titolo principale, a questo soggetto imprenditoriale devono comunque andare, in ogni contesto, in via prioritaria e principale le risorse destinate a far crescere le imprese.
Sul ricambio generazionale il primo atto della Giunta e del Consiglio è sotto gli occhi di tutti; un finanziamento di 60 miliardi da destinare quale premio di primo insediamento ai giovani agricoltori dai 18 ai 40 anni, interamente da utilizzare nel corso del 1999. A questo primo atto dovranno seguire altri interventi che, con l'ausilio della legge nazionale sull'imprenditoria giovanile, recentemente approvata dal Parlamento, dovranno assicurare una riserva di risorse per sostenere i giovani agricoltori nella loro crescita imprenditoriale. Sui costi delle energie e dei trasporti troveremo, spero, un'adeguata risposta quando sarà del tutto perfezionata l'intesa Stato-Regione. Su questo aspetto in cui appare profilarsi una prospettiva interessante e immediata di riduzione di costi, meglio di me potranno riferire gli Assessori dell'industria e dei trasporti.
Onorevoli colleghi, sono stato spinto ad avviarmi frettolosamente alla conclusione, abbiamo appena accennato del prossimo programma operativo plurifondo, il programma per il 2000, il POP per il 2000-2006, sarebbe eccessivo da parte mia e da parte della Giunta dare un'indicazione sia pure a grandi linee di questo programma. Questa di oggi è anzi un'occasione per sentire le ragioni e le proposte del Consiglio, il prossimo programma dovrà seguire anche formalmente tutto un iter di consultazione e di concertazione con molti soggetti; quella di oggi è la prima opportunità che si presenta al Consiglio e io vorrei ricevere dal Consiglio utili indirizzi ed orientamenti concreti. Per quanto mi riguarda pongo innanzitutto un problema di metodo. Noi abbiamo già fatto una prima esperienza, da essa abbiamo ricavato utili insegnamenti per quanto attiene il contenuto degli interventi previsti e l'organizzazione per attuarli, occorrono aggiornamenti ed adeguamenti in un senso e nell'altro, scelte di contenuto ed organizzazione della spesa devono essere viste con la finalità di raggiungere il massimo di risultati in termini di reddito degli imprenditori, e in termine di pieno utilizzo dei fondi comunitari.
A mio parere l'organizzazione dell'intervento regionale nel settore agricolo si deve sviluppare su due linee parallele, da un lato il POP con le scelte strategiche di politica agraria, dall'altro il bilancio normale per le spese obbligatorie, ordinarie e per il pregresso. Onorevoli colleghi, su quali contenuti di fondo impostare il prossimo programma? A rischio di essere troppo schematico, e tenuta presente la ratio che sottende questa relazione che voi non avete potuto cogliere, direi così.
Primo, costruire le basi infrastrutturali e di servizio alle imprese; secondo, costruire l'azienda agricola e formare l'imprenditore, creando le premesse per l'impresa; terzo, operare in un processo compiuto produzione, trasformazione, commercializzazione; quarto, fare della qualità e delle produzioni tipiche una scelta di fondo; quinto, favorire l'integrazione delle attività agricole con quelle artigianali e turistiche, come fattore di integrazione del reddito agricolo; sesto, riconoscere all'agricoltura un ruolo di salvaguardia ambientale; settimo, considerare la risorsa idrica nel suo valore incommensurabile per la Sardegna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. L'Assessore ci aveva comunicato che la sua relazione era più ampia, però come proposto, siccome in Conferenza dei Capigruppo avevamo concordato che il dibattito fosse ai sensi del articolo 119 e i tempi concordati erano dieci minuti a testa ed uno per Gruppo.
La relazione dell'Assessore, come tutti i testi prodotti in Consiglio è disponibile, sia per i colleghi sia per altri che volevano intervenire. Poc'anzi Il collega Tunis ha posto il problema della presenza del pubblico. Io continuo a dire e ho fatto una verifica, ho chiesto ai colleghi e ho chiesto al segretario generale ed anche al questore, ci sono richieste singole che vengono autorizzate e possono entrare, naturalmente i colleghi sanno che c'è una regola che bisogna rispettare, che noi ci siamo dati, ma non ci sono difficoltà, non mi risultano; a me non sono pervenute richieste di altra natura, non mi pare che vi siano problemi, se dovessero venire le valuteremo ma non ci sono, alcuni colleghi hanno firmato delle autorizzazioni ed entrano le persone autorizzate, non mi sono arrivate richieste di altra natura, l'ho verificato col personale giù, ho fatto verificare anche al segretario generale e ha verificato anche il questore Aresu.
Riprendiamo il nostro dibattito concordato ai sensi dell'articolo 119, pertanto ogni Gruppo deve delegare un suo rappresentante a prendere la parola.
Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente e colleghi consiglieri e signori della Giunta, il problema che io pongo è il risultato di quello che era oggetto dell'incontro avvenuto tra i Capigruppo, l'ultima riunione, e una delegazione del mondo agropastorale. Si era chiesto informalmente che la Commissione addivenisse ad un confronto e potesse portare un'ipotesi in aula, quindi prima di dover intervenire i consiglieri sarebbe utile conoscere il lavoro della sotto Commissione che ha avuto questi incontri. Quindi, prima di dover eventualmente intervenire i consiglieri chiederei di poter dare per primo la parola all'onorevole Marrocu quale Presidente della Commissione Agricoltura. In secondo luogo se è possibile con il tempo consentito a ciascun Gruppo che vi possano essere almeno due interventi, dividendo il tempo consentito.
Presidente. Chiedo subito di propormi le iscrizioni per poter fare le alternanze.
Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Sempre sull'ordine dei lavori, signor Presidente; sarebbe opportuno che questa relazione dell'Assessore all'agricoltura venisse messa a disposizione. Abbiamo seguito con attenzione l'illustrazione della relazione ma mi pare che per poter poi fare un dibattito più approfondito ed appropriato, prendere visione nei particolari della relazione. Non si può mettere a disposizione subito questa relazione?
PRESIDENTE. La relazione verrà messa a disposizione, però l'Assessore poteva anche fare una relazione non avendo un testo scritto. Quello che vale è quello che viene letto in quest'aula, che è oggetto di intervento del dibattito sulla formula che abbiamo scelto, sul 119, prevede che ci sia un intervento della Giunta che aggiorna il Consiglio su una serie di vicende, e il Consiglio che interviene uno per Gruppo. Se poi, alla luce di questo dibattito, volessimo ipotizzare un dibattito più ampio, i Gruppi possono presentare mozioni e possiamo fare altre forme più sviluppate di dibattito. Ma oggi quello che abbiamo scelto è un dibattito rapidissimo, nel giro di giorni, preceduto da un'audizione che la Commissione doveva fare formalmente o informalmente con la delegazione, poi un intervento per Gruppo e decideremo poi come sviluppare i nostri lavori in prosecuzione; il testo dell'Assessore verrà messo a disposizione come un servizio ulteriore, ma quella che è in discussione è la relazione che ha reso in aula oralmente.
Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Sempre sull'ordine dei lavori, signor Presidente, per esprimere la mia personale e vibrata protesta per il metodo utilizzato, che elude il confronto tra consiglieri e Giunta regionale, riduce il problema dell'agricoltura ad una mera formalità in questa sede; pertanto non parteciperò a questa discussione, che mi sembra orientata esclusivamente ad un metodo per evitare di evidenziare quelle che sono le precise responsabilità sul governo dell'agricoltura in quest'Isola e conseguentemente abbandono l'aula.
(Il consigliere Bertolotti abbandona l'Aula.)
PRESIDENTE. Dispiace l'atteggiamento dell'onorevole Bertolotti, però ribadisco che i giorni scorsi noi abbiamo fatto e sviluppato un incontro tra una delegazione del mondo agro pastorale, i Capigruppo e rappresentanti politici. Io stesso ho partecipato per la parte introduttiva, c'era l'assessore, e in Conferenza di Capigruppo abbiamo detto di approfondire gli argomenti. La Commissione ha svolto incontri con la delegazione, si è concordato questo primo dibattito ai sensi dell'articolo 119; questo è un dibattito nella formula che abbiamo scelto molto rapida, di pronta attuazione, che non esclude che ci siano ulteriori approfondimenti, nella misura in cui o la Giunta o la Commissione o ciascuno dei Gruppi intenda proporlo ai sensi del Regolamento. Questo significa che si possono presentare mozioni e che si possono presentare altri tipi di attivazione del dibattito consiliare. Sin quando questo non c'è, e non mi risulta che siano su questo presentati, ma non è precluso per il futuro, questo è un primo dibattito, fatto nella formula agile che il Regolamento prevede, e prelude ad altri approfondimenti in Commissione o in Aula secondo le formule che sceglieremo.
Continuazione della discussione sulle comunicazioni della Giunta regionale ai sensi dell'articolo 119 del Regolamento sulla situazione dell'agricoltura in Sardegna
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (Progr. Fed.). Signor Presidente, cari colleghi, il tema che è stato posto all'ordine del giorno di oggi e la decisione dell'Ufficio di presidenza e dei Capigruppo di accogliere che fosse dedicata una sessione del Consiglio alla drammatica situazione agricola, non è scaturito dal fatto che il Consiglio si fa imporre dalla piazza, e quindi dalla protesta, i tempi e gli argomenti, ma dalla gravità della situazione agricola. Quindi io prescindo, e ritengo che sia giusto e corretto che si prescinda, da chi solleva il problema, ma si analizzi concretamente il problema che è stato sollevato. Perché se è sbagliato che qualcuno imponga i tempi e gli argomenti al Consiglio, è altresì sbagliato che qualcuno per lesa maestà forzi e tenti di impedire che le commissioni del Consiglio affrontino quel problema. Quindi ritengo scorretto anche il fatto che si stia arrivando a questo dibattito con un atteggiamento di alcuni Gruppi completamente assenti rispetto ad un tema di una gravità estrema, esclusivamente perché qualche organizzazione ha sofferto questa lesa maestà rispetto al fatto che il problema venga sollevato da movimenti come il movimento dei pastori. Io ritengo invece che la crisi sia una crisi vera, che la crisi che è stata denunciata e si denuncia, sia una crisi che sta drammaticamente coinvolgimento tutto il settore agricolo regionale, che questa crisi derivi da una debolezza strutturale dell'agricoltura sarda, da una sottocapitalizzazione delle aziende agricole sarde, da un forte indebitamento delle aziende agricole sarde, dalle ripetute calamità che stanno intervenendo su un tessuto già debolissimo e da atteggiamenti burocratici che stanno ulteriormente aggravando la situazione delle aziende agricole tipo quelli che abbiamo riscontrato per le pratiche Aima. La situazione dell'agricoltura è tale per cui realmente siamo in presenza di oltre 1000 aziende nella sola provincia di Cagliari che si trovano pignorate e messe all'asta; realmente abbiamo tutti giorni sui giornali annunci di messa all'asta di aziende agricole dove oltre a mettere all'asta i beni aziendali, vengono messi all'asta i beni personali e quelli dei familiari degli agricoltori, e quindi possiamo capire quale è la situazione, anche dal punto di vista sociale, che si vive nelle campagne della nostra regione e della nostra provincia, quando uno non solo rischia di vedere messo all'asta il proprio lavoro, e quindi perde il proprio lavoro, ma rischia di perdere anche i beni personali frutto magari di decine di anni di lavoro. Quindi, c'è una situazione di emergenza reale in agricoltura che a mio parere avrebbe dovuto prevedere un atteggiamento molto più disponibile ad affrontare questo problema e a ricercare le soluzioni. Il condizionamento rispetto al tema di giugno 1999, avviene sia quando si tenta di strumentalizzare questa situazione, ma anche quando si tende ad ignorare questa situazione di emergenza che c'è. Noi siamo in una situazione, come detto prima, di emergenza. La Commissione ha tentato di istruire, prima di questo dibattito, per far sì che questo dibattito non fosse esclusivamente una contrapposizione di denunce da parte delle forze politiche che strumentalizzano un disagio reale ed arrivasse invece una proposta. Non ci siamo riusciti perché la Commissione del martedì è saltata, perché i protagonisti che abbiamo invitato non hanno aderito al nostro invito e molti dei membri della Commissione non hanno partecipato alla Commissione. La situazione è realmente di emergenza ed anche adesso richiede un atteggiamento di molto equilibrio e di sobrietà da parte del Consiglio e di atteggiamento di disponibilità al dialogo, perché è veramente una situazione drammatica, quindi non è una crisi inventata, né ci facciamo imporre i temi dalla piazza. Come abbiano operato come Commissione? Io concordo con l'assessore e con la Giunta che il Consiglio e la Giunta ha fatto quanto era in suo potere, in questi mesi e in questi anni, rispetto a questo tema. L'abbiamo fatto quando abbiamo approvato la legge numero 4, che era la prima legge in assoluto a livello nazionale ed anche a livello europeo, di Regione che tentava di adeguarsi a quelle che erano le direttive comunitarie pubblicate nel settembre 1997, in relazione a politiche di risanamento e di ristrutturazione. Credo che l'abbiamo fatto quando abbiamo approvato la legge numero 8, che all'articolo 14 tentava di dare una risposta al problema della condanna che abbiamo avuto per la 44. Credo che l'abbiamo fatto anche mettendo a disposizione dell'agricoltura risorse superiori forse a quelle che erano le possibilità concrete che la Sardegna poteva avere a disposizione, ma il risultato è che, come dico spesso in qualche assemblea, abbiamo messo molto pane al forno, che la gente sente l'odore di questo pane, ma pane nessuno ne ha ancora mangiato, perché comunque questi provvedimenti, queste leggi, queste disposizioni che il Consiglio ha approvato all'unanimità, per le quali abbiamo stanziato ingenti risorse, questi risultati non si sono concretizzati in un'azione concreta di governo perché da oltre un anno e mezzo abbiamo un contenzioso, una procedura di infrazione che l'Unione Europea ha aperto nei confronti di questi provvedimenti, che ci ha impedito di concretizzare qualsiasi risultato. Quindi, seppure è vero che lo sforzo il Consiglio e la Giunta l'hanno fatto in direzione di affrontare questa emergenza, perché è emergenza anche sociale quando uno si trova in una situazione di 1.200 aziende pignorate, seppure è vero che questo sforzo l'abbiamo fatto (io del resto ero relatore di tutti e due questi provvedimenti), oggi il risultato concreto è che su questi due provvedimenti non c'è un'azione concreta di intervento nel territorio e la situazione sta diventando sempre più drammatica.
A questo si aggiunge la situazione del prezzo del latte, come è stato qui denunciato, cioè il prezzo del latte è fissato a mille lire come acconto, cioè scende il prezzo del latte nel momento in cui aumentano i costi, aumento dovuto al fatto che la siccità impone l'approvvigionamento esterno di foraggi, e così via, e quindi determina una situazione di ulteriore gravità dell'indebitamento delle aziende. A questo si aggiunge un atteggiamento dell'Aima, che col dover punire l'eventuale furto e l'eventuale abuso, sta finendo invece per intervenire in modo generalizzato su tutte le aziende agricole regionali, uccidendo anche chi l'abuso non l'ha fatto. Questo è un atteggiamento di criminalizzazione che è stata fatto quando, siccome la norma prevede che se c'è una fallanza superiore al 20 per cento viene rigettata la pratica e abbiamo una situazione di decine, centinaia di pratiche che vengono rigettate per una fallanza del 21 per cento, dopo che i sopralluoghi sono avvenuti quando già le pecore hanno pascolato sulle stoppie, per quanto riguarda il grano. Cosa è se non un atteggiamento di criminalizzazione? Magari è la società che ha avuto in appalto, in convenzione la verifica di quelle pratiche che ha interesse a dimostrare che ha fatto risparmiare l'Aima, magari sulla pelle della povera gente che aspettava quell'integrazione comunitaria per poter pagare la rata del mutuo, per poter intervenire nella propria azienda.
Quindi, siamo in una situazione, ma credo che non sfugga né all'Assessore né alla Giunta, né può sfuggire al Consiglio, di reale emergenza che non è più solo economica, ma sta diventando emergenza sociale, e può diventare emergenza di ordine pubblico, perché quando a uno gli si toglie sia il lavoro che i propri beni personali e quelli dei propri familiari, rischia di diventare veramente un problema di ordine pubblico.
Quindi c'è una situazione che non può essere da nessuno sottovalutata per una questione di lesa maestà su chi ha sollevato il problema. E' un errore che qualche forza politica abbia disertato questo dibattito.
Per quanto riguarda l'aspetto specifico, la prima questione che è stata posta nella Commissione è la questione del prezzo del latte. Il prezzo del latte in Sardegna viene fissato a un importo che mediamente è almeno del 30 per cento inferiore alla media nazionale. Questo è dovuto al fatto che 20-25 aziende possono determinare il prezzo del latte, perché anche se decidessero che il latte venisse pagato a metà ancora di quello che si paga, cioè a 500 lire, comunque il pastore non avrebbe alcuna altra alternativa che portare il latte a quelle aziende, a quegli industriali e a quei trasformatori del latte. Quindi c'è un problema comunque reale di un prezzo del latte che è fissato a una soglia talmente bassa che non copre i costi che l'azienda ha. Quale soluzione? Qualcuno potrebbe dire: il prezzo del latte è sceso a quel livello sia per una posizione di monopolio che hanno i trasformatori, sia perché in Sardegna ci sono troppe pecore, e forse ha ragione qualche collega che dice che la Sardegna non può sopportare un numero di pecore come quelle che in Sardegna abbiamo. Credo che oggi questo aspetto possa servire a disquisire in aula, ma non porta a nessun risultato. Quello che occorre fare è capire come il prezzo del latte può essere portato ad un livello tale che metta queste aziende nella possibilità non di ricapitalizzarsi, che questo non avverrà sicuramente, ma almeno di affrontare l'emergenza in una situazione un po' più tranquilla. Le proposte che sono state illustrate in Commissione e che la Commissione ha valutato attentamente e ritenevo opportuno che su queste si potesse marciare in una discussione che avrebbe coinvolto la Commissione martedì, ma non si è tenuta, sono dovute innanzi tutto al fatto di ridurre e consentire alle aziende zootecniche di avere un'alternativa al trasferimento immediato del latte alla trasformazione, attraverso l'istituzione in tutto il territorio regionale di impianti di congelamento, che furono ipotizzati alla fine degli anni '80, ma non si concretizzarono, in funzione di un obiettivo che era quello di avere latte a disposizione d'estate per la produzione di formaggi molli che avesse una collocazione durante il periodo turistico. Oggi questa proposta può essere recuperata non solo in funzione di questo obiettivo, ma soprattutto in funzione di ridurre l'offerta del latte durante il periodo in cui c'è un'offerta eccessiva e può consentire quindi una diluizione della trasformazione del latte in 12 mesi rispetto ai 7-8 mesi attuali.
La seconda questione riguarda il prezzo del latte che è sceso in rapporto al fatto che i trasformatori, così come li chiamano giustamente gli allevatori, utilizzano l'argomento della riduzione delle restituzioni comunitarie come scusante per questa perdita del prezzo del latte, da 1500 a 1000 lire al litro. Ora questo fatto, seppure non giustificabile, perché non tutte le aziende hanno avuto questo calo, perché molte aziende che pagano a 1000 lire non producono pecorino romano e quindi non hanno avuto un calo di restituzione, è l'argomento che viene utilizzato. Quindi si propone di mettere in circolazione risorse che consentano di recuperare questo differenziale che si è avuto, questa riduzione di trasferimento di risorse da parte comunitaria nei confronti degli industriali per l'esportazione, come l'istituzione comunitaria, che consenta di concertare in un tavolo tra industriali, allevatori e ruolo politico della Giunta regionale un aumento del prezzo del latte, cioè trasferire comunque al settore lattiero caseario, quelle risorse che vengono quantificate in una trentina di miliardi che consentano comunque al settore di poter concertare un aumento del prezzo del latte.
Infine, capire se è possibile adeguare la Regione Sardegna a una legge che è stata approvata in altre regioni, come il Trentino e la Liguria, dove sul latte vaccino, che ha meno situazioni di diseconomie rispetto al latte ovino, c'è un trasferimento di risorse pubbliche per il trasporto, considerando il disagio e la diseconomia nel raggiungere i luoghi di trasformazione dei prodotti. Questo in alcune regioni d'Italia. E` vero, come hanno (?) avvisato l'Assessore e gli stessi proponenti, che su queste due leggi c'è una procedura di infrazione che è stata aperta dall'Unione Europea, però questo non ha impedito al Trentino di continuare a dare l'intervento agli allevatori, non ha impedito alla Liguria di approvare la legge; procedura di infrazione non significa attualmente la condanna e non siamo in presenza di una condanna. Quindi anche questo aspetto potrebbe ulteriormente approfondito.
Infine l'altro argomento che viene sottoposto alla Commissione è questo dell'indebitamento. E` un problema reale, si ipotizzava di individuare uno strumento che l'Assessore può individuare, che diventi l'elemento di contatto tra le aziende agricole che sono attualmente pignorate, e gli istituti di credito che hanno messo all'asta i beni. Una struttura pubblica che può fare da intermediario, da soggetto istruttore di queste aziende agricole, perché l'indebitamento e il pignoramento delle aziende è a un livello tale che ne fa un problema di massa e quindi non può essere più lasciato alla singola iniziativa del singolo agricoltore che si trova l'azienda pignorata e al semplice atteggiamento positivo dell'Assessore che magari di volta in volta chiama l'istituto, cerca di farla rinviare, manda una lettera, e così via. Ormai c'è un problema che ha una dimensione di massa che ha raggiunto un aspetto sociale, come quello della messa all'asta delle aziende, per le quali occorre pensare che si può trovare un soggetto a cui viene dato l'incarico di istruire e di andare a una contrattazione collettiva. Può essere un soggetto pubblico, una stessa finanziaria pubblica che abbia questa finalità.
La legge 4 non è stata né sotto procedura di infrazione né condannata. Quella che è sotto procedura di infrazione è il piano serricolo; nessuno impedisce alla Giunta di predisporre piani di risanamento e di ristrutturazione per gli altri comparti, magari impostandoli in modo diverso rispetto al piano serricolo, comunque per rendere attuativa quella norma comunitaria che prevede la possibilità per gli stati membri anche di avviare politiche di risanamento e di ristrutturazione, ivi compreso il superamento della situazione debitoria. Quindi l'altro consiglio che viene fatto è che sulla base della legge numero 4, che è stata comunque pubblicata ed accolta dall'Unione Europea, siano avviati i Piani di Ristrutturazione e di Risanamento per gli altri comparti produttivi in crisi e in grave forte indebitamento, come il settore zootecnico, e si apra anche su questo un confronto con l'Unione Europea.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.
dettori bruno (f.S.D. Progr.Sard.). Signor Presidente, le attese su questo confronto probabilmente rimarranno deluse, rimarranno deluse perché credo che ancora questo Consiglio non voglia portare, in relazione a questo argomento, le tensioni che lo stesso argomento merita.
L'Assessore con la sua relazione ha fatto un'analisi completa, direi anche esaustiva, il Presidente della Commissione ha centrato alcuni altri obiettivi, ma mi permetto di correggere alcune cose, perché personalmente non le condivido, per esempio quando si dice che si è fatto tutto il possibile, quasi a dire che questo Consiglio ormai risulta disarmato. Io sostengo che per quanto si possa essere fatto il possibile, ci si deve soffermare sul fatto che non si è fatto quanto necessario, per cui credo di interpretare che in questo Consiglio non si possa esaurire, o non ci si possa mettere al riparo sostenendo di aver fatto tutto quanto in coscienza fosse possibile, se questo poi non raggiunge obiettivi significativi.
L'incontro di oggi può essere pensato, articolato in maniera molto diversa a seconda di come i gruppi politici intendono svolgere la loro relazione. Si potrebbe soffermare sullo stato dell'economia, dell'innovazione, sul malessere in generale del mondo rurale, e in particolare del mondo agropastorale.
Credo che su tutti questi temi ci sia molto da dire, ma non sfugge a nessuno che ci sia un ritardo perché il malessere, signori colleghi consiglieri, è proprio legato a questo, c'è un ritardo enorme nello sviluppo delle nostre campagne. Questo ritardo non può essere messo in capo unicamente alla singola impresa, è un ritardo di programmazione, è un ritardo di impostazione complessiva, e a questo noi dobbiamo provvedere.
Sotto il profilo metodologico io credo che ci sia solo l'imbarazzo della scelta. Da dove iniziare? Vogliamo ancora una volta partire dalle analisi che ci hanno portato a questi risultati, con l'elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male? Vogliamo analizzare le responsabilità di 50 anni di promesse, o meglio di progetti invocati la maggior parte dei quali non sono ancora realizzati in maniera completa? Vogliamo dirci ancora che la Sardegna è un'isola le cui condizioni ambientali ed agropedoclimatiche non le consentono di essere annoverata fra le aree a vocazione altamente agricola? Vogliamo ancora una volta perdere tempo nell'invocare tutto per non realizzare nulla, o iniziare in termini corretti ad avviare un confronto che consenta, una volta per tutte, di definire il tipo di sviluppo di questa regione, e quale ruolo deve giocare lo sviluppo rurale? Credo che il nodo sia questo, Assessore, nell'ambito della sua Giunta. Che ruolo deve svolgere, che funzione il suo Assessorato? Funzione strategica di uno sviluppo a cui tutti stiamo guardando con molta passione. Questo Consiglio, che tipo di sviluppo intende proporre ai sardi? Il ruolo dello sviluppo rurale quale deve essere, Cenerentola dimenticata , oppure è un ruolo primario? Credo che il dibattito deve avvenire su questo perché quando noi fossimo convinti che lo sviluppo rurale, e naturalmente all'interno il comparto agropastorale è fondamentale, nel momento in cui noi come sardi dovessimo decidere che questo sviluppo deve andare verso questa direzione, la rotta deve essere questa, è questa la nostra vocazione, questo è quanto qui dovremo sostenere e se questo noi riusciamo a dirlo, senza con questo gli altri comparti dover affrontare in termini di cenerentole, credo che non sia sbagliato pensare che in Sardegna l'attività primaria, fondamentale, storica sia quella rurale. Il governo dello spazio della nostra isola, circa 24 mila chilometri quadri, è una delle cose più difficili che in questo ambito consiliare noi dovremo considerare. Per cui io ritengo che il primo discorso da fare, dalla cui risposta discenderanno atteggiamenti, valutazioni, impegni da parte di tutti, sia proprio questo, la forza con la quale lei Assessore si presenta a Bruxelles, quando la scelta di questo Consiglio sia a indirizzo rurale, è una forza diversa, e dovesse essere necessario che ci sia una mobilitazione di questo Consiglio in questa direzione, allora i risultati credo che potrebbero venire.
Non si può più, senza chiarire questo elemento, continuare a viaggiare con navigazione a vista e l'Europa non solo sarà lontana, ma diventerà sempre più nemica della nostra programmazione. Oggi esistono ancora le condizioni per recuperare e far fronte a questa emergenza. La nostra partecipazione all'obiettivo 1 ci consente di poter impostare una strategia di sviluppo per tutte le aree svantaggiate che possa essere fondata sulla ricerca della più ampia compatibilità tra scelte pubbliche ed azione del mercato che possano essere articolate attraverso sviluppo di investimenti ragionati, programmati, che possano coinvolgere attraverso una programmazione regionale anche iniziative locali, proprio attraverso lo sviluppo integrato che si deve avere, è questa la sussidiarietà, andare a cogliere la programmazione dei sistemi locali e coinvolgerla in una programmazione regionale. Queste ovviamente sono indicazioni alla portata ormai della programmazione e di chi queste cose sa fare; è chiaro che la disperazione porterebbe a fare le casistiche, ad enumerare le varie casistiche di ciascuno dei quanti oggi protestano e vogliono vedere risposte, vogliono sentire risposte, vogliono sapere come domani potranno riuscire a continuare la loro battaglia. Credo che a noi competa in quest'Aula comunque riuscire a definire una locazione di risorse che dia risposte più convincenti e non estemporanee e ci sia la possibilità di sperare che in questi 6 anni, in cui ancora noi siamo all'interno dell'obiettivo 1, ci possa essere veramente la rivoluzione del mondo rurale, a cui non deve partecipare solo l'attività consiliare, ma deve essere diffusa, dunque tutte le parti, quelle che oggi chiamano il "tavolo verde", devono essere coinvolte per poter realizzare questo grande obiettivo. Certo ci saranno sacrifici, più di quanto non ne stanno facendo sarà difficile chiederne, però se si da una rotta ben precisa e ben definita io sono convinto che il mondo delle campagne risponderà molto positivamente.
La nuova programmazione deve avere carattere di coerenza con quello che si dice, con quello che si afferma, deve essere compatibile, funzionale rispetto agli indirizzi. E` evidente che situazioni come quelle che si sono create oggi, dove ancora una volta invece di dare risposte senza elevare livelli di conflittualità anche in quest'Aula, si trovano, io non voglio definire scuse di basso profilo, ma non è così che si possono dare le risposte, non è atteggiandosi con elementi di primogenitura o di capacità diversa, qui ci si deve rimboccare le maniche, si deve fare anche un passetto indietro se è possibile, però l'obiettivo si deve tentare di raggiungerlo e di perseguirlo ed è quello delle attese a cui noi dobbiamo dare risposta.
Chiudo dicendo che anche a fine legislatura non credo ci si possa salvare, io credo che si possa ancora tentare e si possa ancora lavorare; l'Assessore pertanto ha ancora molti mesi per rappresentare queste istanze, e in Giunta e fuori dalla Giunta. Io denuncio questo aspetto, e chiedo che se il "tavolo verde" non riesce a garantire la dignità dei nostri operatori, in relazione ai loro bisogni drammatici, si mobiliti l'intero Consiglio, ma non per fare demagogia, bensì per realizzare quel processo unico cui noi tanto teniamo. Ed è quello che veda il nostro mondo rurale vivere con maggiore serenità il proprio futuro, in questo senso dobbiamo prendere l'impegno, e ciascuno secondo le proprie responsabilità.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (Gruppo Misto). Lei, signor Presidente, da buon cattolico sa che San Francesco predicava agli uccelli e noi parleremo ai banchi del Consiglio. Rimarrà anche questo alla storia, che in una situazione così drammatica per quanto riguarda il settore agro pastorale il confronto in quest'Aula avviene tra pochi consiglieri e i banchi di questo Consiglio. Questa legislatura è stata criticata e persino sbeffeggiata per i suoi limiti, credo che lo meriti in ultima analisi, anche se non nelle forme con cui è stata utilizzata questa critica, però attenti alla prossima! State attenti cittadini sardi ed anche pastori, alla prossima legislatura, perché non so se sarà migliore o peggiore. La situazione che si sta determinando, la frantumazione delle forze politiche, le proposte demagogiche che provengono da molti settori non annunciano niente di positivo neanche per il futuro. Le risorse finanziarie dell'assestamento di bilancio del 1998, meglio conosciuto come piano per il lavoro, se fossero state utilizzate in modo da individuare alcuni settori di intervento, la destinazione di questi fondi per pochi settori, destinandovi tutte le somme recuperate in quel periodo e destinandole innanzitutto all'agricoltura e alla pastorizia, forse la situazione oggi sarebbe diversa, e forse comunque sarebbe possibile affrontare con risorse finanziarie più adeguate di quanto non siano disponibili quelle attuali i problemi che incombono sull'allevamento e sull'agricoltura. Invece si è percorsa una strada disseminata di demagogia, di interessi particolari o, forse, persino di interessi personali e di gruppo. I problemi della Sardegna nel suo complesso sono stati ignorati, faceva cassetta, faceva risonanza parlare di decine di migliaia di posti di lavoro, di cinquantamila posti di lavoro, di quarantamila posti di lavoro, mentre in Sardegna il lavoro diminuisce, la disoccupazione aumenta, i giovani sono ancora in cerca di una qualunque occupazione per poter costruirsi un avvenire per sé e per un proprio nucleo familiare. La Sardegna è conosciuta in Europa, è inutile negarcelo, per le sue bellezze ambientali, per il suo mare e per il turismo, è conosciuta anche per il suo folclore, questo lo sono anche gli Stati Uniti d'America con quel che rimane delle tribù indiane disperse e distrutte dall'invasione dei bianchi europei. Ma l'altro settore per il quale è conosciuta la Sardegna, ed anche questo non si può ignorare, era la produzione del grano durante l'occupazione romana, e via via nei secoli successivi per il suo settore agropastorale, per l'allevamento in genere. La Sardegna è conosciuta per questi motivi. Gli altri sono elementi di contorno, ma i dati essenziali della conoscenza in Europa della storia di quest'isola, delle sue potenzialità, delle sue ricchezze, sono questi due aspetti fondamentali, il turismo e l'allevamento, la pastorizia. Se questo è vero, come è vero, perché è difficile confutarlo anche se è conosciuta anche per un'altra cosa, ma appartiene al passato, quella che il generale Eisenhower chiamò la portaerei inaffondabile nel 1943. Ma se questo è vero, ed è certamente vero, bisogna sciogliere il nodo e trovare mezzi e forme per affrontare questa situazione, perché la Sardegna non precipiti ulteriormente in un baratro e le sue popolazioni non abbiano a soffrirne grandemente.
Questa è stata una delle debolezza più gravi di questa legislatura, del suo Governo e della sua maggioranza, il fatto stesso che al banco della Giunta sieda uno dei pochi, credo, che ha più a cuore i problemi dell'agricoltura e della pastorizia, non solo per il suo incarico specifico di Assessore dell'agricoltura, ma anche per una sensibilità particolare per questi problemi, essendo un sardo DOC, di quelli che conoscono la nostra Isola, i suoi problemi, i suoi bisogni, le sue difficoltà; il fatto che questa Giunta non sia presente, non sia presente non solo per altre incombenze che gli derivano dalla gestione del governo dell'isola, ma non sia presente neanche forse per non prendere impegni per una situazione così difficile.
Quali sono questi problemi? Io non ripeterò le cose, è inutile ripetere le cose che dicono tutti con una cantilena che in fondo spesso rasenta anche l'indifferenza. Ci salviamo l'anima ripetendo una serie di cose. Io farò una proposta, alla fine, che credo sia una delle poche, se non la sola, capace di affrontare nell'immediato, nei mesi a venire, la situazione dell'agricoltura e della pastorizia con risorse finanziarie adeguate. Quali sono i suoi problemi essenziali?
Da dati ufficiosi dell'Assessorato risulterebbe che il 50 per cento, forse un po' meno del 50 per cento dell'allevamento ovino, ha subito un processo di trasformazione e di modernizzazione attraverso l'introduzione delle mungitrici meccaniche, la refrigerazione del latte, la selezione delle greggi. Ma è il 50 per cento, la Sardegna ha quattro milioni di ovini, ci sono gli altri due milioni che sono dispersi nelle zone interne, con piccole greggi con un'economia di sussistenza. L'abbiamo detto cento volte, in sede di Commissione e nei confronti con la Giunta regionale si è sempre ignorata questa cosa. Operai del centro dell'Isola, e non solo del centro dell'Isola, ma anche di zone una volta più ricche e più benestanti, hanno dovuto ricorrere alle 80, 100 pecore per un'economia di sussistenza, perché non avevano altra possibilità. Ebbene, bisogna affrontare non solo questa parte che ha percorso un processo di trasformazione moderno, ma anche quell'altra parte, dandogli gli strumenti possibili per risollevare le sue sorti, per aumentare la produzione e la remunerazione della propria attività pastorale. Ci sono i problemi da affrontare, li abbiamo affrontati in Commissione, tante volte, spesso nell'indifferenza, spesso con un'alzata di spalle. Infrastrutture: riuscimmo qualche anno fa a far stanziare 60 miliardi da destinare all'Isola, assolutamente insufficienti, per strade, perché molte volte bisogna spostare un trattore per portare il latte ai punti di raccolta, per poche decine, o per qualche centinaio di litri di latte, per la mancanza di strade.
C'è un problema di infrastrutture, moderne, funzionali; c'è un problema di introdurre in questa nostra Isola un testo unico delle leggi sull'agricoltura. L'abbiamo detto fin dall'inizio della legislatura, in più c'era un impegno della Giunta regionale per procedere, anche se per gradi, per tappe, in tempi lunghi, all'elaborazione di un testo unico. Non si è fatto niente! C'è un problema del prezzo del latte, c'è un problema di riordino fondiario, c'è un problema, che è il più grande in assoluto: dare l'acqua alle terre dell'Isola, consentirgli di trasformare le sue terre soprattutto in zone ricche, particolarmente ricche, o zone che possono essere particolarmente ricche, produrre foraggi, produrre colture pregiate, consentire un allevamento che dia ricchezza al pastore e alla Sardegna. Queste sono alcune delle cose che sono assolutamente importanti; intanto nell'immediato bisogna affrontare la tragedia, autentica tragedia, delle centinaia di aziende che sono messe all'asta da parte delle banche. E` impensabile che si possa perdere, in questa nostra Isola, la ricchezza di intere generazioni soltanto perché insipienza, incapacità, impotenza, scarsa volontà di affrontare questi problemi non sono avviati a soluzione.
Arrivo a una proposta che mi sembra la più concreta, la più possibile, per dotare di risorse finanziarie. Quanto volte abbiamo sentito in Commissione gli assessori che dicevano: "Non abbiamo risorse finanziarie sufficienti. Nel bilancio non è stato consentito un aumento tale che consentisse di affrontare questo problema che avete sollevato. Non è possibile affrontarlo, speriamo nel prossimo bilancio". La situazione si è ulteriormente assottigliata per quanto riguarda le risorse finanziarie, c'è stata una riduzione ulteriore, credo del 4 per cento, nell'ultimo bilancio delle finanze dell'assessorato. Allora facciamo una proposta: nell'assestamento di bilancio del 1999 tutte le somme reperite siano messe a disposizione dell'agricoltura e della pastorizia. Quante erano queste risorse recuperate nel '98 sotto mentite spoglie di avere un piano straordinario per il lavoro e dare occupazione a migliaia o decine di migliaia di persone, che non ha dato, che non darà? Erano 400 e più miliardi solo di assestamento di bilancio, c'erano alcune altre centinaia di miliardi che provenivano da altre direzioni, 832 miliardi. Il nuovo assestamento di bilancio destini queste somme, inferiori o superiori alla cifra dello scorso anno, alla pastorizia e all'allevamento, all'agricoltura, alla trasformazione industriale dei suoi prodotti, che impedisca un ulteriore depauperamento di questo settore, una diminuzione degli occupati, che rilanci in Sardegna uno degli elementi più conosciuti e più apprezzati dal resto d'Europa: le produzioni della sua Isola dell'agro industria. Se faremo questo avremo dato un contributo, senza demagogia, senza false promesse, senza bugie, come spesso sono state dette. Contribuiremo ad elevare anche il confronto politico, tra le forze politiche, con la società civile, con le associazioni che hanno patito, in questo periodo, anche loro una frattura, in conseguenza alla frantumazione del sistema politico che si è avuto in Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che il dibattito di stamattina stia aggiungendo pochi elementi a situazioni che questo Consiglio ha visto più volte, e credo che non siano certamente risolvibili né con i provvedimenti amministrativi e neanche con quei provvedimenti legislativi che abbiamo adottato negli ultimi tempi e che si scontrano con difficoltà di applicazione burocratica, ma soprattutto con i limiti della politica agricola dell'Unione europea. Il problema dell'allevamento ovicaprino in Sardegna è un problema che credo sia da inquadrare nel più ampio quadro dell'agricoltura sarda e dell' agricoltura mediterranea in generale. Ma presenta alcune particolarità anche più negative, perché il principale prodotto di questa attività è la produzione di un formaggio, il pecorino romano, che non ha un mercato all'interno dell'Unione europea. Cioè, si fa un'attività di natura agricola all'interno di un sistema protetto, ma sempre meno protetto, e non si utilizza invece la protezione. Il che poteva anche andar bene quando l'Unione europea poteva permettersi di dare le restituzioni per le esportazioni del pecorino romano verso i mercati americani. Ma da quando si sono fatti i trattati sulla liberalizzazione anche dei commerci dei prodotti agricoli, è chiaro che queste restituzioni vengono meno, sono venute in larga parte meno e credo che ci si avvii alla totale estinzione. Per cui, a quel punto, occorre fare un prodotto competitivo come prezzo e un prodotto che abbia un mercato. Effettivamente io credo che sia difficile in Sardegna produrre a costi inferiori a quelli attuali. Perché il costo della mano d'opera, il costo delle necessarie retribuzioni a chi opera nel settore, sia che lavori come autonomo, sia che lavori come subordinato, sono di gran lunga, per fortuna, superiori a quelle che possono essere, per esempio, in un paese dove i costi in generale della mano d'opera sono inferiori. D'altra parte credo che diminuire i costi di produzione al di là del fattore lavoro sia un'impresa estremamente difficile, perché la riduzione dei costi, adeguandoci a modelli tipo l'Argentina e l'Australia, può avvenire soltanto con una diminuzione delle rese per ettaro, delle rese per capo di bestiame. Quindi anche con un allevamento meno intensivo, ma allora chiaramente non vivrebbero dell'allevamento ovino in Sardegna le decine di migliaia di operatori che vivono attualmente. E` vero che siamo in una situazione in cui in Sardegna abbiamo una percentuale d'impiego in agricoltura superiore largamente alle medie europee, ma io credo che dobbiamo anche cercare di conservare questo elemento, e d'altra parte noi abbiamo visto negli ultimi anni che non c'è affatto una diminuzione di occupazione nell'agricoltura, anzi talvolta abbiamo assistito, anche se momentaneamente, a leggeri incrementi. L'agricoltura quindi è un qualcosa di portante nell'economia sarda, per cui dobbiamo pensare a risolverne i nodi strutturali se non vogliamo perdere questa che comunque è una risorsa, e che comunque ha assicurato posti di lavoro ben più della grande industria che è costata alle finanze pubbliche tutte le migliaia di miliardi che è costata.
L'agricoltura ha la capacità di usare risorse locali e di fare i prodotti di cui poi c'è bisogno sui mercati locali. Credo che il difetto maggiore dell'allevamento ovino sia proprio quello di fare un prodotto che non va sui mercati locali. Quindi occorrerebbe uno sforzo della Regione per la diversificazione produttiva, abbandonando la monocoltura del pecorino romano, che è stato un disegno che è venuto fuori agli inizi del secolo dal Continente, e che ha portato a una monocoltura di tipo coloniale, cioè quello che si è fatto per altre colture in paesi dell'Africa, dell'Asia o del Sud America, si è fatto in Sardegna con la produzione del pecorino romano, un prodotto che nessuno in Sardegna consumava, un prodotto che si consumava poco anche nel Lazio, e un prodotto soprattutto che ha un mercato in esportazione verso paesi lontani, come gli Stati Uniti.
Chiaramente questa attività risente di tutte le crisi, sia di quelle valutarie che probabilmente adesso, con l'introduzione dell'euro, diminuiranno, ma soprattutto delle crisi di un mercato che non si riesce a controllare. Eppure, negli ultimi dieci anni, questi fattori, sia valutari sia di mercato, sono sembrati positivi. Quello che ha creato la crisi è stata la situazione degli accordi internazionali sul commercio che hanno portato a una rapida diminuzione delle restituzioni all'esportazione.
Dobbiamo anche tener conto delle condizioni in cui si svolge l'allevamento in Sardegna e un po' tutte le attività agricole. Noi abbiamo un clima che è ottimale per produrre, ma talvolta presenta degli effetti assolutamente negativi. Il primo effetto è la questione acqua: noi non riusciamo a garantire l'acqua, e quindi una possibile programmazione delle coltivazioni, perché di anno in anno la piovosità è estremamente diversa. Il sistema delle dighe e dei collegamenti è carente, la programmazione amministrativa e la gestione amministrativa sono nel caos, perché sono affidate a una moltitudine di enti che procedono con modalità estremamente diverse, che non si preoccupano di una politica di utilizzazione complessiva delle risorse, o di realizzare economie. La legge che abbiamo approvato sui contatori dell'acqua è restata lettera morta e allora tanto vale abolirla e creare altri sistemi per tentare di contenere i costi e i consumi in materia di acqua. Ma tutto questo - accusiamoci anche come Consiglio - non l'abbiamo fatto. Questa legislatura passerà come una legislatura in cui non siamo riusciti a regolare l'acqua, che è la risorsa principale necessaria per l'agricoltura in Sardegna, per tutte le attività e non solo per quelle agricole. Non siamo riusciti a fare la riforma degli enti agricoli, il peso della burocrazia agricola in Sardegna è largamente superiore a quello di altre regioni, e questo sicuramente non è un primato, perché vuol dire che noi realizziamo gli interventi amministrativi in agricoltura con uno spreco di risorse umane e materiali superiore a quello di altre regioni.
Non siamo riusciti a risolvere il problema dei trasporti, che per i prodotti agricoli, che sono in genere estremamente deperibili, è una cosa fondamentale; non siamo riusciti neppure a fare la politica dei mercati, perché quando nei PIA si è individuato un centro agroalimentare si è riusciti a contrapporgli un doppione, non c'è una politica dei mercati che sia conseguente e soprattutto sia attuata.
E su tutto domina una lentocrazia che sicuramente è nefasta per ogni attività economica, ma sicuramente lo è ancora di più per le attività agricole. E poi abbiamo fenomeni strutturali, come lo spezzettamento delle imprese agricole. Questo Consiglio ha respinto una legge sulla ricomposizione fondiaria e non riesce neanche a creare un disegno alternativo. Il Consiglio ha stanziato 120 miliardi per la ricomposizione fondiaria, ma questi 120 miliardi sono affidati a leggi che hanno dimostrato in passato di non poter funzionare. Abbiamo quindi un fallimento completo, al di là dei tentativi sui singoli problemi.
L'Assessore ha fatto una relazione, che è anche esaustiva su quello che si è fatto, però non è possibile affrontare i problemi dell'allevamento in Sardegna, dell'agricoltura sarda più in generale, se non affrontiamo i nodi di cui parlavo e che sono fondamentali. Il problema non è solo andare a un accordo momentaneo sui mutui, a qualche provvedimento che prolunghi qualche provvidenza comunitaria, a interventi contro atti di pirateria comunitaria, come quello di non accreditare agli agricoltori, per esempio, i contributi per la coltivazione della colza. Lo sapevano tutti che in Sardegna al 90 per cento non è economico raccogliere la colza, eppure per anni sono stati dati contributi e poi, di colpo, li si toglie creando nelle aziende agricole che hanno speso per coltivarla dissesti finanziari che non si sa come potranno essere sanati. La coerenza della pubblica amministrazione, sia regionale, sia statale, sia europea, è un presupposto per chi opera in attività produttive: la certezza di avere ciò che si è detto si doveva dare. Invece tutto questo è venuto meno, si opera alla giornata, ma l'agricoltore ha bisogno di programmare le proprie attività, ha bisogno di certezza che i soldi investiti vengano restituiti, ritornino e alimentino le necessità di vita della famiglia agricola e le necessità di continuare i cicli produttivi, di creare anche investimenti, perché se non interviene la Regione l'investimento in agricoltura è una pia illusione.
Ma per quanto riguarda le condizioni climatiche della Sardegna non c'è solo il problema dell'acqua. Abbiamo una situazione per cui le nostre colture, che hanno necessità di climi caldi, talvolta d'inverno, con una certa frequenza, vengono colpite da situazioni meteorologiche sfavorevoli, dall'ingresso anche nelle nostre latitudini di aria fredda che danneggia le colture. E` un fenomeno che chiaramente non c'è nel nord Europa, dove sono preparati e fanno colture che fronteggiano un clima ben più ostile del nostro, sotto il profilo delle temperature. Noi, invece, purtroppo, tra gelate e venti freddi che comunque provocano una disidratazione della vegetazione, abbiamo un fenomeno ricorrente. Per cui occorrerebbe una cassa di compensazione fra le annate migliori e quelle in cui invece avvengono questi fenomeni, per compensare i disagi che nell'economia agricola della Sardegna sono ciclici.
Io credo che il dibattito di oggi abbia poca utilità, perché questi problemi noi li conosciamo; in Consiglio esistono anche delle proposte, ma queste proposte non hanno mai avuto fortuna, e credo che se vogliamo salvare l'agricoltura in Sardegna, un'attività che chiaramente risente di un clima europeo sfavorevole, ma che comunque è un'attività essenziale per l'economia della Sardegna, noi dovevamo e dobbiamo fare, per quel poco che ci resta, interventi sui nodi chiave e non attardarci su questioni minime che possono momentaneamente risolvere il problema di qualcuno, ma non risolvono certamente i problemi dell'agricoltura sarda.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.
LA ROSA (G.D.R.I. e Ind.). Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore, onorevoli colleghe e colleghi, dico subito, in apertura, che ho apprezzato le dichiarazioni dell'Assessore, perché egli, insieme alle cose che ha fatto la Giunta, che ci ha puntualmente detto, ci ha anche fatto presente comunque qual è lo stato di attuazione di provvedimenti importanti, tema ripreso anche dal Presidente della Commissione, e ci ha anche detto che egli attribuisce a questo dibattito utilità ed importanza. Io, ovviamente, sono molto attento a quello che diceva poco fa il collega Bonesu sull'utilità di un dibattito, non solo di questo, ma di un dibattito che si svolge in questo Consiglio regionale.
L'utilità dipende da come noi riusciamo a dare poi ulteriore continuità alle indicazioni e agli impegni che esprimiamo qui con la nostra volontà. E in questo senso ho anche apprezzato l'intervento dell'Assessore, perché ci ha chiesto di esprimerci, sia per quanto attiene al breve periodo, a questo scorcio di legislatura rimanente, sia per quanto attiene a programmi che riguardano invece il medio periodo. Io credo che in queste direzioni il dibattito stia dando risultati invece positivi e significativi e si stia registrando, al di là dei toni e delle critiche più o meno accentuate, una volontà positiva, costruttiva e propositiva, e si stia un po' tutti riconoscendo, e mi sembra che sarebbe difficile non farlo, che stiamo discutendo di una questione che ha talmente punti di gravità e di emergenza che non possono non essere affrontati, per quel che già è possibile, ora, in queste settimane, in questi mesi. In questo senso ricordava l'Assessore che ci sono state iniziative e manifestazioni diverse e numerose, a dare conto di un disagio reale, forte, grave, che colpisce i lavoratori delle nostre campagne. Quella dei pastori è soltanto l'ultima manifestazione in ordine di tempo, che ci pone con la passione e con la tensione che un problema come questo, quando è vissuto direttamente, in prima persona, certamente non può non porre, e del resto pur astraendoci quando sento dire che ci troviamo davanti a provvedimenti importanti, approvati, ma non operativi, che non hanno prodotto quindi alcuna ricaduta positiva, e le cause sono state richiamate, e le conosciamo, però ci dobbiamo chiedere se è mai possibile che noi possiamo restare prigionieri della tecnocrate burocrazia comunitaria, ma non solo prigionieri, prigionieri che rischiano di perire di fame, di stenti e di sete. Scende il prezzo del latte, ho sentito dire, aumentano i costi di produzione. Mi si dica se c'è una situazione in cui questa è la descrizione che può non trovarsi in una grave emergenza che non può non essere affrontata. Se insieme a questo poi ricordiamo come ci è stato già ricordato che per un grandissimo numero di aziende l'indebitamento ha raggiunto livelli insostenibili, o addirittura si trova in una situazione ormai di interventi da parte degli istituti finanziari che pregiudicano la possibilità dell'azienda stessa di andare avanti, anche se per ora grazie anche agli interventi che la Giunta ha compiuto di volta in volta, si è riusciti a fare in modo che non si arrivi fino alla definitiva conclusione di un iter di pignoramento o quant'altro, tuttavia è chiaro che questa situazione non può perdurare nel tempo per nessuno, tanto meno per noi, tanto meno per l'amministrazione regionale.
Ed allora c'è una questione di fondo da affrontare ed è stata ricordata, ma affrontare questa questione e porla come punto centrale non significa che non dobbiamo assumere anche misure di breve periodo. La questione di fondo è quella dell'infrastrutturazione dei servizi, lo ricordava anche l'Assessore, che deve puntare a far sì che il mercato del latte in questa regione non sia controllato e condizionato nel modo in cui oggi è controllato e condizionato, per cui di mercato non si può parlare. C'è troppo latte? Non è assolutamente vero che c'è troppo latte, perché se il latte si potesse conservare adeguatamente, si potesse vendere anche fuori dalla Sardegna, si potesse utilizzare in quei momenti in cui non c'è produzione abbondante di latte, allora noi non avremmo troppo latte. C'è troppo latte perché mancano tutte quelle cose che ho appena detto; c'è troppo latte tutto insieme in alcuni periodi dell'anno; c'è troppo latte perché non si può conservare adeguatamente. Ecco perché, allora, si è costretti a vendere solo nella nostra regione, solo sempre agli stessi che, a quel punto, possono tranquillamente imporre il prezzo del latte. Ma non si può accettare che una situazione di questo genere permanga, siamo in una di quelle situazioni che non sono accettabili non soltanto in termini di fatto, in termini economici, ma direi neppure in termini di diritto, ed allora, su questo punto, occorre assolutamente intervenire. Possiamo pensare di assumere, come è stato già detto in questo dibattito, anche a seguito di alcune riflessioni importanti che ancora in questi giorni sono state fatte da diversi consiglieri nella Commissione Agricoltura che ha operato, anche se non in termini formali, ma impegnandosi per istruire positivamente alcuni dei problemi reali, reali e non imposti surrettiziamente da qualcuno. Così come voglio cogliere l'occasione per dire che non è stato imposto da nessuno neppure il dibattito oggi in Aula, è stata una scelta di tutti i rappresentanti dei gruppi e dei capigruppo. Allora io credo che il lavoro che è stato già fatto avviando un confronto molto positivo deve continuare, è stata individuata la possibilità di intervenire su una diseconomia, una diseconomia che non è nuova e che certamente pesa moltissimo nella nostra regione, che è quella dei trasporti interni. Sappiamo benissimo che i trasporti interni sono un problema per moltissime delle attività economiche, forse per tutte, ancora di più certamente per chi opera nelle campagne e poi però deve prendere il latte e trasportarlo in centri di raccolta o di trasformazione. E` chiaro che questa è una diseconomia pesante. Perché non si può intervenire? Qui non si tratta di drogare il mercato, al contrario si tratta di cercare di raggiungere pari opportunità all'interno di un mercato. Per cui io credo che queste cose, anche se l'Unione Europea non dovesse comprenderle subito, anche se non dovesse comprenderle subito il governo italiano, perché io sono convinto che molte cose non si capiscono a Bruxelles anche perché non si capiscono adeguatamente a Roma, io credo che su certe questioni questa regione, ad un certo punto, deve anche fare scelte, deve saper prendere decisioni che non sono soltanto quelle di aspettare che si sblocchi qualcosa a Bruxelles, bisogna sbloccare qualcosa anche qui, anche qualche volta ricorrendo alle procedure di inflazione, se questo è inevitabile, perché altrimenti la conseguenza che ne deriva, se noi restiamo fermi ad aspettare e basta, è che potremo dire che abbiamo fatto bei provvedimenti, ma non li abbiamo mai applicati e nel frattempo le nostre campagne diventano un deserto, perché le aziende chiudono e la gente cosa andrà a fare? E` possibile, come fanno già altre regioni e anche la provincia di Trento, intervenire su questo? Io credo di sì, e se è possibile bisogna farlo.
Molti prodotti della trasformazione vengono esportati, l'esportazione noi l'abbiamo sostenuta e la sosteniamo, anche in altri settori produttivi di questa regione; è possibile verificare se noi possiamo intervenire anche in questa direzione? E per quanto riguarda l'indebitamento, è possibile che la questione, vista la dimensione che questo ha ormai nel settore di cui stiamo parlando, vista anche la situazione pesantissima che ha determinato, possa e debba rimanere soltanto una questione che deve affrontare ogni singolo lavoratore con la banca e invece non diventi un problema che assumiamo collettivamente, che assumiamo come amministrazione regionale per affrontarlo, trovando quelle che possono essere le misure, i piani, i programmi di intervento, trattando e negoziando con le banche, con il sistema finanziario, coinvolgendo pienamente, per quello che può essere il ruolo importante che può svolgere in questa direzione, magari un soggetto finanziario pubblico. Io credo che sia possibile. Ci sono probabilmente delle questioni di tipo procedurale, forse anche di tipo politico, però io credo che noi dobbiamo continuare il confronto che è stato iniziato su alcuni di questi temi e che possono dare già alcune risposte anche nel breve periodo. Io quindi chiedo al Consiglio di esprimersi sull'utilità e necessità che il lavoro avviato in Commissione prima e questo dibattito in Aula non siano fini a se stessi, non si concludano qui, ma possano proseguire, ci sia un impegno perché continuino nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, in Commissione prima e poi opportunamente anche in Consiglio, con alcuni provvedimenti sui quali o la Giunta riferisce, o qualora fossero necessarie misure normative di modifica sull'esistente o anche ex novo perché vengano portati in Aula per la loro discussione ed approvazione. La volontà che lei, Assessore, ha dimostrato all'inizio di questo dibattito, ma in coerenza del resto con l'impegno e la disponibilità che ha contraddistinto il suo operato, da consigliere prima, da Assessore ora, la dobbiamo esercitare, dobbiamo fare in modo che si esprima in alcune misure, in quelle possibili, ma anche in quelle che facciamo diventare possibili, forzando se necessario la tecnocrazia e la burocrazia comunitaria; perché non è che noi non vogliamo adeguarci ai regolamenti europei, questo noi lo vogliamo ed è giusto che sia così, ma dobbiamo cercare di fare in modo che a questo si addivenga nel riconoscimento dei problemi reali che dobbiamo affrontare perché questo si possa realizzare, altrimenti noi non stiamo operando bene, non stiamo governando bene. Neppure in nome dell'Europa.
Per cui concludo, come accennavo prima, con l'auspicio che questo dibattito si concluda con un impegno unitario, perché si possa continuare l'impegno, il confronto, la ricerca di alcune misure positive e che su di queste, nel giro di qualche settimana, si posso tornare per definirle in maniera conclusiva.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore, colleghe e colleghi, quando la settimana scorsa il Presidente del Consiglio e i Presidenti di Gruppo hanno incontrato i rappresentanti di un comitato spontaneo, venuti a conoscenza della gravità dei problemi, gravità che per altro già si conosceva, ma anche dell'urgenza che questi problemi venissero portati all'attenzione delle forze politiche e delle istituzioni, del Consiglio e della Giunta, si cercò di individuare quale fosse il percorso preferibile per ottenere questo risultato. Ci fu chi propose un semplice rinvio in Commissione, chi invece, come le forze di opposizione, propose il dibattito in Aula. Perché proprio io sostenni che fosse assolutamente necessario che il dibattito in aula desse le direttrici di marcia ai propri rappresentanti in seno alle Commissioni, perché il problema è sì di natura economica, ma secondo me è di natura politica oltre che di natura culturale. Alcuni intervenuti hanno preso le mosse, come è giusto che sia, dalla relazione dell'Assessore, infatti è ai sensi del 119 del Regolamento che si è aperto questo dibattito e quindi l'atto di impulso per giungere a questo dibattito effettivamente è la dichiarazione dell'Assessore. Inutile dire che io non condivido né gli apprezzamenti fatti dall'onorevole Bonesu circa l'esaustività delle cose dette dall'Assessore in ordine alle cose fatte, e magari su questo aspetto si potrebbe essere anche d'accordo, né il giudizio estremamente positivo affermato dall'onorevole La Rosa. Ma l'onorevole La Rosa fa parte della maggioranza e quindi giustamente sostiene l'operato della Giunta. Io, che invece rappresento un Gruppo di opposizione, devo chiedermi perché l'Assessore, dopo aver parlato delle cose che ha fatto la Giunta, dopo aver indicato in prospettiva le cose che si dovrebbero fare, le legislature future e i governi futuri, perché non ci ha detto le cose che la Giunta e la maggioranza non hanno fatto relativamente ai problemi che sono stati sollevati, e che sono il vero nodo di fronte al quale noi ci troviamo.
Che le aziende agricole fossero in crisi per una situazione debitoria che risale a quando le giunte regionali invogliavano tutti gli agricoltori e i pastori ad applicare determinate leggi che garantivano sovvenzioni gratis et amore dei, eccetera, questo è risaputo. Che per esempio i governi degli anni passati invogliassero gli agricoltori a ricorrere alla legge del piano verde, a ricorrere alla legge della serricoltura, a ricorrere a tutte queste leggi che erano state fatte e che, per ragioni clientelari, volevano dare tutti quei soldi, senza pensare che poi questi sarebbero andati a scadenza, e che prima o poi sarebbero diventati debiti consolidati e che avrebbero forse potuto mettere in crisi le aziende.
Non ci ha detto, l'Assessore, che cosa è stato fatto e che cosa si è proposto di fare nei prossimi mesi per affrontare la situazione debitoria delle aziende. Non ci hanno detto, l'Assessore, la Giunta e la maggioranza, che cosa è successo dei risultati della Conferenza regionale sul credito, dal momento che non è stata adottata alcuna iniziativa legislativa per la riforma del credito agrario, che cosa hanno proposto in ordine alla ridefinizione dei rapporti tra amministrazione regionale e banche dal momento che le banche, delegate dalla Regione all'istruttoria delle pratiche in materia agricola e non solo agricola, in realtà si sostituiscono al potere politico della Regione. Tutti questi sono gli interrogativi che le categorie ci hanno posto, ed è su queste questioni concrete di oggi, non di domani.
Egregio Assessore, tutti sappiamo che i problemi dell'agricoltura, storicamente, si risolveranno in modo definitivo con la ricreazione e la ristrutturazione delle basi strutturali e dei servizi alle imprese, che bisogna creare la cultura imprenditoriale, che bisogna creare tutte queste cose, ma questo certo non le creerà questa legislatura, dal momento che è bene che si sappia, perché occorre ancora una volta distinguere, in campo di responsabilità, il ruolo che ha la maggioranza e il ruolo che deve avere la minoranza e l'opposizione. Queste cose, egregio assessore Ferrari, le abbiamo lette, o meglio le abbiamo sentite leggere dal Presidente Palomba durante l'insediamento della sua prima Giunta, cioè nel settembre del 1994, e le abbiamo sentite ripetere continuamente, o quanto meno le abbiamo viste scritte in ogni programma che ha ripresentato in occasione delle sue cinque crisi. Quindi che cosa mi viene a dire? Non trovo niente di nuovo, perché le cose fatte sono cose fatte; qui le proposte e le richieste, i problemi, sono cose che richiedono cose da fare, da fare oggi, da fare domani, da fare dopo domani. Ecco perché io e il mio Gruppo ci rifiuteremo di votare ordini del giorno che impegnino la Giunta a fare qualsiasi cosa, l'unica cosa che noi possiamo fare è aderire ad eventuali proposte di investire la Commissione perché riprenda in mano le sue prerogative di organo istruttorio del potere legislativo ed affronti i problemi e presenti al Consiglio delle proposte concrete ed operative da fare nei prossimi mesi. Perché diversamente, per tutto quanto è stato detto dall'assessore in ordine alla ricostruzione dell'azienda agricola, in ordine alle qualità tipiche del prodotto, al favorire l'integrità agricola, al costruire le basi infrastrutturali etc., questi possono essere dei programmi elettorali, possono essere anche dei programmi di governo regionale della prossima legislatura, non di questa; possono essere anche dei programmi di governo, ma sicuramente non potranno essere programmi di questo Governo, non potranno essere programmi di qualunque altro Governo sia espressione di questo tipo di maggioranza. Perché il problema è sì politico, ma come ho detto in premessa è di natura culturale, è una questione che attiene alla filosofia della politica economica di questa Regione, la quale ha sempre adottato provvedimenti che vanno nella direzione della tutela dell'attività industriale, è sempre stata contraria ad affrontare i problemi che riguardano la piccola e media impresa e l'agricoltura in particolare. Per esempio, da quattro anni il bilancio dell'assessorato all'agricoltura, e lei lo sa assessore, io so che lei personalmente dovrà fare salti mortali, però intanto i suoi colleghi di Giunta, il suo collega alla programmazione e al bilancio, che è quello che ha le chiavi del cosiddetto tesoro della Sardegna, ogni anno le riduce gli stanziamenti all'agricoltura e la sua maggioranza, anno dietro anno, le sta riducendo gli stanziamenti all'assessorato all'agricoltura, ma nel contempo noi accantoniamo dei soldi che sappiamo già che non verranno spesi. Per esempio, i cento miliardi accantonati fin dal '94 per la creazione del metano, hanno ragione di essere in quanto esiste il metano alle porte; ma se il metano è una cosa che dovrà venire fra vent'anni è inutile che io mi tenga accantonati cento miliardi. Per che cosa? Per darli allo stesso Banco di Sardegna che poi mi strozza, pignorandomi le imprese? E loro invece ci speculano, danno crediti a tassi alti. I soldi della Regione li utilizzano per queste cose? Non lo capisco, tutte queste cose non si capiscono. Quando noi abbiamo i turchi alle porte, accantoniamo cento miliardi per questo, ma anche altri, io non ho il bilancio davanti quindi non lo posso verificare, però intanto è così, è un problema non tanto e non solo economico, ma soprattutto culturale, perché la verità vera è che quando si parla di agricoltura, qui dentro ci si dimentica sempre che siamo in Sardegna, che siamo tutti, nessuno escluso, direttamente o indirettamente provenienti da questo mondo e quasi quasi ce ne vogliamo vergognare. Questa è la verità vera, perché vogliamo emulare l'Italia settentrionale, proseguendo in una politica fallace instaurata negli anni '60 e '70 con la cosiddetta grande industria, volevamo emulare il cosiddetto triangolo industriale e ci siamo dimenticati, invece, che è sul terreno dell'agricoltura che passava lo sviluppo e la rinascita della Sardegna, e non sarà facile recuperare questa filosofia. Ci vorrà tutto l'impegno di una maggioranza, che io mi auguro sia diversa la prossima legislatura, perché se dovesse essere analoga a questa penso che non cambieranno le filosofie e le politiche economiche, perché si lasceranno sempre condizionare dagli interessi dei gruppi e soprattutto da quelli della cosiddetta grande industria. Questa è la verità, dispiace dirlo perché non è mia abitudine fare della speculazione su questo tema, però non posso assistere passivamente alla relazione che ha fatto l'assessore, perché, secondo quello che è stato detto dal collega La Rosa, noi avremmo dovuto già chiudere questo dibattito, perché ha detto che quella relazione è da sottoscrivere in pieno, quindi il problema non esiste. Cosa siamo venuti a fare? Se questa relazione va bene, vuol dire che la Giunta è perfettamente a conoscenza, ha fatto tutto quello che era possibile, quindi noi ce ne possiamo tranquillamente andare a casa, e soprattutto se ne possono andare a casa i pastori e gli agricoltori perché evidentemente questo Consiglio e questa Giunta non avrebbero niente da dire loro.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.).Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente e assessori della Giunta, colleghe e colleghi, siamo in aula solo per spirito di servizio e per il grande rispetto che nutriamo nei confronti dei pastori e dei contadini sardi che ci chiedono attenzione particolare per il loro comparto. Ma è chiaro che una tensione e un interesse ai problemi del comparto agropastorale della Sardegna può muovere soltanto dalla consapevolezza dell'importanza, direi anche strategica, di questo settore, e può muovere solo dalla consapevolezza del grave dramma che attraversano gli addetti al settore agricolo. E lo dico con grande sgomento, oggi siamo in aula, purtroppo, senza tanto entusiasmo e soprattutto senza speranze eccessive, anzi siamo convinti e abbiamo il fondato timore che anche oggi verranno offerti al comparto agrosilvopastorale niente altro che cumuli di parole, di promesse e di infingimenti. Forse chi siede nei banchi della Giunta non ha avuto il proprio genitore o qualche antenato che si occupasse dei problemi dell'agricoltura o, per dirla in parole povere, che facesse il contadino o il pastore. Probabilmente i signori della Giunta vengono da esperienze ovattate, ed è tutta qui la grande miopia verso questo settore, perché se qualcuno di voi si caricasse sulle spalle il dramma di quella madre di famiglia che nel corso dell'audizione con le rappresentanze politiche, i Capigruppo, ha posto un problema: "Cosa dovrò dire a mio marito e ai miei figli oggi, tornando a casa?". Perché, signori, la situazione non è più altrimenti tollerabile, perché non è solo un problema di natura economica, è un problema che investe ormai anche questioni di ordine pubblico. E tutto questo è determinato dalla cecità, da questo assurdo immobilismo di questa Giunta regionale, che ha saputo, come questa mattina, fare soltanto una analisi, che tutti quanti noi conosciamo, dei problemi del comparto agropastorale. Ma la miopia, la cecità di questa sciagurata compagine governativa, si manifesta proprio nell'aver voluto affossare e distruggere un settore che produce ricchezza e che, soprattutto, produce una ricchezza che è unica, non solo nel panorama sardo, ma in quello europeo. Noi abbiamo lavorato per una Sardegna che si ponesse almeno tre essenziali poli di sviluppo: il turismo di altissimo livello, la ricerca scientifica e il potenziamento e il rafforzamento del comparto agricolo pastorale. Ma questo Governo, questi sei sciagurati Governi che si sono succeduti in questa legislatura, in questa litigiosa maggioranza di centro sinistra, ha lavorato alacremente - e in questo ritengo opportuno segnalare la sua riuscita - per affossare questi tre comparti che sono la nostra vera ricchezza.
Sulla vertenza agropastorale si fa in fretta a fare un'analisi che non può che essere condivisa da tutti, assessore Ferrari, destra e sinistra, pastori e agricoltori, governarti e oppositori. Chi non può convenire con lei che esiste in Sardegna un problema di debolezza strutturale? Chi non può convenire con lei che esiste un problema dei problemi, che è quello delle calamità naturali, o quello dei crediti maturati dagli agricoltori, o il carico di addetti e di reddito, o il problema della qualità anche di promuovere una classe imprenditoriale e una rivisitazione dell'organizzazione dell'apparato regionale, dall'Assessorato agli enti strumentali assolutamente inadeguata e dispendiosa? Assessore Ferrari, queste sue dichiarazioni sono talmente ovvie, talmente note a tutti che non meritano certo commento. Cioè, in sostanza, a chiusura di questa legislatura lei viene qui a dirci: "Ho scoperto che esiste anche l'acqua calda"!
Ma, gli agricoltori avrebbero voluto questa mattina, Assessore, da lei, sentire cosa l'azione del suo governo ha prodotto, cosa oggi lei propone per risolvere quei problemi che hanno sottoposto alla nostra attenzione, quali sono gli impegni concreti e soprattutto le risorse, quelle risorse che avete tanto sbandierato con quel fasullo piano del lavoro, nel quale non c'è stata l'attenzione per una sola lira in favore del comparto agropastorale. E l'assessore Cogodi fa il giro dei comuni facendosi la bella compagna elettorale andando a sbandierare i risultati del piano del lavoro! Intanto i nostri agricoltori presidiano il palazzo del Consiglio regionale nella via Roma. Perché non va lì, l'assessore Cogodi, a dare le risposte di quel piano del lavoro? La verità è che mai la pastorizia e l'agricoltura hanno vissuto un dramma come quello attuale; mai si è realizzato un così completo disinteresse per la gestione politica del comparto agricolo; mai gli allevatori e gli agricoltori sono stati così lasciati soli dinanzi alla mole dei problemi che l'ammodernamento delle aziende oggi comporta. Mai, assessore Ferrari! Oggi un litro di latte è giunto a prezzi così ridicoli da pensare che costa meno di quel bicchiere di acqua che anche lei stava poc'anzi bevendo. Questo non è giusto, né economicamente, né moralmente, e questo è solo frutto di una vergognosa politica miope di questa classe politica che è al governo. I dati forniti dal coordinamento dei pastori sono davvero inquietanti e non vi è ragione per dubitarne. Se è vero che la burocrazia regionale da sola assorbe circa il 70 per cento delle risorse destinate alle campagne, il dato è indice di una schizofrenia amministrativa che sgomenta.
Allora avrei voluto chiedere al Presidente della Regione, ma lo chiedo a lei assessore Ferrari, quanti sono gli enti preposti al governo delle acque? Con quale funzione? Con quante risorse? E quali risultati ha sortito l'azione riformatrice, tanto sbandierata, nel settore degli enti e in particolare degli enti del comparto agricolo? Ma è solo un esempio dei tanti che si possono fare e non certo quello relativo alle questioni più gravi, che sono e rimangono quelle concernenti la gestione del credito per la pastorizia. Sicuramente l'intervento che ha portato alla riduzione dei tassi è lodevole, ma di esso non è possibile assumersi meriti eccessivi, se è vero come è vero che la riduzione dei tassi è un fenomeno che ha riguardato l'intero sistema creditizio nazionale e non certo un intervento della Giunta regionale, soprattutto se pensiamo che la quasi totalità dei crediti è vantata da banche di cui la Regione Sardegna ha il totale e diretto controllo. Ma voi delle banche vi siete occupati solo per la spartizione delle poltrone, questa è la verità, non per dare indirizzi alle banche. E non si può certo dire che siano uomini scelti da altri: il consiglio di amministrazione del Banco di Sardegna e della sua fondazione rispondono, come sappiamo, anche ad un cenno del capo dei vostri sponsor. Così come (sempre per fare un check delle vostre responsabilità), perché questo dibattito non può essere il dibattito per accomunarci tutti nelle responsabilità: no, assumetevele e tenetevele voi del centrosinistra. Noi non ci prestiamo, come giustamente ha detto l'onorevole Masala, a sottoscrivere nulla che non siano impegni concreti, perché non si può tollerare oltre misura il tentativo di prendere ancora una volta in giro i lavoratori del comparto agricolo.
E` intollerabile che questa Giunta non abbia adeguatamente difeso gli interessi delle produzioni sarde in sede comunitaria. A Bruxelles, caro presidente Palomba, caro assessore Ferrari, non devono andarci i funzionari regionali, deve andarci il potere politico, chi rappresenta gli interessi dei sardi, perché per capaci che siano i funzionari non rappresentano politicamente la regione e le istanze dei suoi cittadini. Ma voi avete abiurato al vostro ruolo di governo e avete rinunciato ad esercitare qualsiasi azione di tutela. I nostri pastori - lo ricordiamo - sono stati costretti ad andare da soli a manifestare nelle vie del Belgio, e sono rimasti purtroppo inascoltati. Ma, questo sicuramente non è tempo di recriminazioni; questa sciagurata legislatura regionale sicuramente può chiudersi, può chiudersi però con un provvedimento degno e non con le solite chiacchiere, quello che comparta(?) per l'immediato, un intervento di sollievo e ristoro per le aziende agricole in difficoltà finanziarie e garantisce loro una riclassificazione dei mutui e una agevolazione nella restituzione dei ratei; è stata fatta una legge, sono state approntate, previste anche con l'ultima finanziaria adeguate risorse per il consolidamento dei debiti delle imprese turistiche, non comprendiamo perché una simile iniziativa non possa essere fatta per le aziende agricole; che cosa hanno di meno? Forse contano di meno elettoralmente per il presidente Palomba o per l'assessore Ferrari? Questo va fatto costringendo con ogni mezzo lecito il sistema bancario. Allora, diciamocelo che manca in questa legislatura il tempo per un intervento più articolato, manca perché avete perso tempo nelle vostre beghe di potere e nei vostri litigi.
Noi faremo la nostra parte se gli elettorali ci daranno fiducia per la prossima legislatura, certamente abbiamo le idee chiare per una riforma generale di tutto il comparto agricolo, iniziando senza remore ad eliminare quegli enti inutili, quegli enti che oggi sono serviti a voi per dare ospitalità a qualche trombato della politica, a riempire qualche consiglio di amministrazione, a creare qualche posto di lavoro per qualche politico disoccupato. Noi vogliamo una Regione che diventi eccezionalmente la banca delle aziende agricole, le vincoli a non licenziare, a produrre, ad essere trasparenti nella loro contabilità ma le sottragga all'azione implacabile delle banche, così come un segnale immediato deve essere reso in sede comunitaria e nel settore del governo delle acque.
Abbiate il coraggio, signori del Governo, di non difendere i vostri amici negli enti e nelle banche e di assumere un importante segnale per il mondo agrosilvopastorale, altrimenti avranno ragione i pastori a dire di voi quello che dicono.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.
FERRARI (F.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Ho cercato di raccogliere nei miei appunti qualche proposta che fosse di aiuto alla Giunta in un momento di grande difficoltà, in un momento in cui le risorse tutti lo sappiamo sono state impegnate nel bilancio del 1999 e hanno avuto un indirizzo e una destinazione precisa e quindi penso che tutti comprendano come oggi sia quasi impossibile a chiunque modificare un bilancio ed orientare in modo diverso le risorse.
Avrei voluto che dal dibattito emergessero proposte unitarie, ho detto che confidavo in questo, durante gli incontri di questi giorni un'allevatrice, una signora che era in delegazione, quella delegazione che è stata ricevuta dai capigruppo e dal Presidente del Consiglio in primis, questa signora ha sottolineato che l'agricoltura non ha una colorazione politica, oggi invece in questo dibattito prevalgono le colorazioni politiche e non le proposte per aiutare l'agricoltura sarda.
PITTALIS (F.I.). Ci dica le sue di proposte, Assessore.
MARROCU (Progr.Fed.). Sei troppo nervoso!
FERRARI (F.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Lei è stato ascoltato in silenzio.
PITTALIS (F.I.). Ci dica le sue di proposte, Assessore.
MARROCU (Progr.Fed.). Sei troppo nervoso!
FERRARI (F.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Presidente, io ho concluso il mio intervento!
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Chiamiamo Formicioli...
PRESIDENTE. Per cortesia. Non c'entra nulla.
PITTALIS (F.I.). Faccia meno demagogia del territorio, assessore Cogodi, si vergogni.
PRESIDENTE. Per cortesia, non è all'ordine del giorno.
(Interruzione dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica)
PITTALIS (F.I.). Lei non dovrebbe assolutamente parlare, dovrebbe solo vergognarsi.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Vergognati tu di esistere!
PRESIDENTE. Chiedo all'assessore Ferrari di completare il suo intervento, non conosco i contenuti di questo intervento, sentiamo se vi sono delle proposte; il problema è questo, lo dico ora, una volta che l'intervento dell'assessore Ferrari sarà concluso questo dibattito non conclude i lavori del Consiglio, della Giunta e della Commissione in materia di agricoltura. Era un dibattito fatto rapidamente, i capigruppo tutti avevano sollecitato questo dibattito, era stato concordato per dimostrare un'attenzione del Consiglio in materia, ed è stato preceduto dall'audizione della Commissione, la Commissione lavorerà, io solleciterò, ma siamo d'accordo con la Commissione perché continui i suoi lavori, la Giunta perché continui i suoi lavori e le forze politiche se lo riterranno in quest'Aula possano riattivare un dibattito anche più ampio proponendo documenti e nozioni, ed altri provvedimenti. Chiedo all'Assessore se intende prendere la parola.
FERRARI (F.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. No.
PRESIDENTE. L'Assessore non aggiunge nulla, vale la relazione presentata; questa è una fase di un processo più ampio, io inviterò la Commissione, se lo ritiene, e le forze politiche se lo ritengono a continuare. La Commissione tenendo conto di questo dibattito, la Giunta tenendo conto di questo dibattito e le stesse forze politiche.
Ha domandato di parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.
LA ROSA (G.D.R.I. e Ind.). Signor Presidente, le chiederei se fosse possibile una brevissima Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Il Consiglio si conclude qua, la Conferenza di Capigruppo la devo fare per continuare gli ordini dei lavori, ma il Consiglio è concluso qua, non vi sono prosecuzioni.
Ha domandato di parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.
LA ROSA (G.D.R.I. e Ind.). Le chiedevo se in questa Conferenza era possibile valutare l'ipotesi di un documento unitario a conclusione del dibattito.
PRESIDENTE. Non mi pare che vi siano le cose unitarie, ci sono stati pronunciamenti diversi di cui ho preso atto.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Avevamo all'ordine del giorno la votazione sulla legge della bandiera.
PRESIDENTE. Il dibattito sull'agricoltura si conclude qua, è un dibattito interlocutorio in quanto vi sono delle posizioni differenziate, sia i lavori della Giunta sia i lavori della Commissione continueranno e in quest'Aula si potrà eventualmente registrare se vi sono iniziative dei gruppi o altre iniziative.
Approvazione della proposta di legge Bonesu "Bandiera della Regione" (349)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione sulla proposta di legge 349 A che abbiamo discusso ieri, sulla bandiera della Regione; prego i colleghi di prendere posto. Indico la votazione con procedimento elettronico della proposta di legge numero 349.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Aresu - Balia - Ballero - Balletto - Berria - Bertolotti - Boero - Bonesu - Busonera - Casu - Cherchi - Cucca - Degortes - Demontis - Dettori Ivana - Fadda - Falconi - Ferrari - Fois Paolo - Ghirra - Giagu - Giordo - Granara - La Rosa - Ladu - Liori - Locci - Loddo - Macciotta - Manchinu - Manunza - Marracini - Marrocu - Milia - Murgia - Obino - Piras - Pirastu - Pittalis - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sassu - Schirru - Secci - Serrenti - Tunis Marco - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.
Risponde no il consigliere: FRAU
Si sono astenuti: il Presidente Selis e i consiglieri Biggio - Concas - Masala - Montis - Sanna Nivoli - Usai Edoardo.
Voti nulli: Diana.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 59
Votanti 52
Astenuti 7
Maggioranza 27
Favorevoli 50
Contrari 1
Voti nulli 1
(Il Consiglio approva)
Prego i colleghi capigruppo di accomodarsi per una Conferenza di Capigruppo.
Comunico che il Consiglio sarà convocato per la settimana prossima in una giornata di cui oggi la Conferenza deciderà la data e l'ordine dei lavori.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente solo per far notare che da qualche tempo non si riesce più, a livello di Commissioni, a programmare i lavori perché vengono costantemente modificati i programmi stabiliti precedentemente; allora oggi io mi ritrovo, per via delle modificazioni intervenute ad aver dovuto convocare la Commissione per domani, mentre era prevista per la settimana entrante, la settimana entrante si sta convocando di nuovo il Consiglio quando erano state programmate le Commissioni. Quindi, chiederei alla Conferenza dei Capigruppo di definire un percorso e poi, che ci si attenga a questo percorso perché sennò davvero quest'ultimo mese di lavoro della legislatura diventa sostanzialmente impraticabile.
PRESIDENTE. Credo che in quest'ultimo mese i colleghi, sia in Commissione che in Gruppo, debbano essere sempre disponibili. Porrò questo problema in Conferenza dei Capigruppo, però vi prego di essere disponibili per concludere al meglio questa legislatura.
La seduta è tolta alle ore 12 e 39.
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