Seduta n.103 del 04/12/2000
CIII SEDUTA
Lunedì 4 dicembre 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 17 e 05.
Manca, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giovedì 26 ottobre 2000 (98), che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Sanna Nivoli, Nuvoli e Piana, hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 4 dicembre 2000.
Si dia lettura delle richieste.
MANCA, Segretario:
"La sottoscritta Noemi Sanna chiede di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 4 dicembre 2000 per questioni di studio".
"Il sottoscritto consigliere regionale Giampaolo Nuvoli chiede congedo per la giornata del 4.12.2000 per motivi familiari".
"Il sottoscritto consigliere regionale Salvatore Piana chiede, ai sensi dell'articolo 57, comma 5 del Regolamento interno del Consiglio regionale, di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 4 dicembre 2000 per motivi familiari".
PRESIDENTE. Poiché non vi sono osservazioni i congedi si intendono accordati.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Il consigliere regionale Silvestro Ladu chiede di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 4 dicembre 2000 per l'espletamento di doveri inerenti alla carica di Assessore.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento di programmazione POR Sardegna 2000-2006; il relatore di maggioranza, onorevole Scarpa, non è in Aula; i relatori di minoranza, onorevoli Scano e Cogodi, non sono in Aula.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Forse io ricordo male, proprio per questo che lo sto chiedendo, ma al primo punto c'era la discussione degli ordini del giorno sui trasporti iniziata nell'ultima seduta. Questo era l'accordo che nella Conferenza dei Capigruppo avevamo raggiunto; abbiamo anticipato di un'ora la seduta, proprio per discutere prima gli ordini del giorno. Invece vedo che si sta passando direttamente al Complemento di programmazione, non riesco a capirne il motivo; qualcuno sia così gentile da espormelo, altrimenti mi vedrò costretto a chiedere la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, mi dice il Segretario Generale che, in sua e in mia assenza, il Consiglio avrebbe deciso che spettasse all'opposizione indicare la data, o comunque il momento della discussione degli ordini del giorno. Al primo punto rimane il Complemento di programmazione. Naturalmente l'Aula è sovrana, se l'opposizione chiede di discutere ora gli ordini del giorno, non ci sono problemi; ma questa fu la decisione assunta, così mi dice il Segretario generale, su richiesta dell'onorevole Gianmario Selis.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Presidente, in attesa che si chiarisca questo delicato problema, e per dare modo anche ai consiglieri di raggiungere l'Aula, io vorrei sollevare, una questione che attiene alle prerogative dei consiglieri regionali. Ieri un quotidiano sardo ha titolato: "Le poco onorevoli assenze dei consiglieri" e ha pubblicato una scheda con la tabella delle presenze e delle assenze ai lavori delle Commissioni permanenti, di tutti i componenti di questa Assemblea. Personalmente, in fatto di diligenza, ho avuto un voto discreto, abbastanza sufficiente; però, signor Presidente, data la delicatezza della questione, le chiedo formalmente di far conoscere a tutti i consiglieri regionali la fonte che ha fornito alla stampa questi dati, e di trasmettere a tutti i consiglieri regionali i dati che sono stati inviati alla stampa, controfirmati dal servizio competente dell'Assemblea legislativa sarda. Mi riservo di fare delle osservazioni dopo che avrò esaminato questi dati.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, credo sia superfluo dire che io non ho diffuso nessun dato. L'Ufficio di Presidenza, non ha diffuso nessun dato. Sono pronto a garantire che gli uffici non hanno dato alla stampa nessuna informazione, io non le so dire chi ha diffuso queste informazioni. Cercheremo di capire come possano essere state fornite alla stampa. Ho letto anche io i giornali; ritengo che quanto è avvenuto, come lei giustamente diceva, non sia corretto, né rispettoso dei colleghi. Comunque, visto che ormai sono stati pubblicati dalla stampa, io farò avere i dati puntuali a tutti i consiglieri regionali, e quindi tutti gli elementi che sono in nostro possesso, in maniera corretta. Non sono neanche in grado, in questo momento, di stabilire se i dati che sono stati pubblicati ieri siano corretti, o inventati; fornirò a lei, e a tutti i colleghi che lo richiederanno, i dati che sono in possesso dei nostri uffici, può starne certo.
TUNIS Gianfranco (CCD). Signor Presidente, anche io richiedo tali dati sin d'ora.
PRESIDENTE. Li avranno tutti coloro che ne faranno richiesta.
Discussione del Complemento di programmazione POR Sardegna 2000-2006 (Doc. N. 12/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento 12/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa, relatore di maggioranza.
SCARPA (Gruppo Misto),relatore di maggioranza. Signor Presidente, colleghe, colleghi, la Seconda e la Terza commissione del Consiglio, in seduta congiunta, hanno approvato, lo scorso 30 novembre 2000, con il voto contrario dei Gruppi di minoranza, il testo che abbiamo all'ordine del giorno.
Con il Complemento di programmazione, si chiude il processo di programmazione a cascata dei fondi strutturali per il periodo 2000-2006. Ritengo opportuno ricordare alcuni passaggi che dal 1998 ad oggi hanno portato alla fase attuale della programmazione, che si concluderà i prossimi 6 e 7 dicembre, con l'adozione del documento in esame, secondo le modalità previste dall'articolo 15, paragrafo 6, del Regolamento (CE) 1260/99.
Nel 1997 la Commissione Europea aveva elaborato ed adottato delle strategie che sono state esplicitate nella comunicazione "Agenda 2000", nella quale erano state, tra l'altro, riaffermate la priorità dell'obiettivo della coesione economica e sociale e l'importanza dello strumento delle politiche strutturali, per il suo conseguimento.
In Italia, all'inizio del dicembre 1998, il Dipartimento per le politiche di sviluppo e di coesione del Ministero del Tesoro, aveva presentato a Catania il documento "Cento idee per lo sviluppo", che aveva raccolto la creatività regionale e dei partner istituzionali, sociali e economici. Da quell'incontro è scaturito il documento di programmazione dei fondi strutturali 2000-2006, che è stato approvato dal CIPE il 22 dicembre 1998, dove venivano indicati gli adempimenti e i percorsi metodologici che le regioni avrebbero dovuto seguire, per la stesura dei documenti di programmazione. Lo stesso CIPE adottò, in data 14 maggio 1999, un'altra delibera contenente gli orientamenti per la programmazione dei fondi strutturali e il 4 agosto 2000 una terza delibera, nella quale venivano indicate le modalità attuative.
Le Commissioni consiliari seconda e terza, nella passata legislatura, si occuparono dell'argomento pur in una fase convulsa, per via dell'esaurimento della legislatura. Tuttavia l'iter programmatorio andò avanti, e la Regione, nel maggio e nel settembre 1999, con una prima stesura, e poi con una definitiva, presentò il proprio programma operativo regionale, che venne dichiarato ricevibile il 5 ottobre 1999 dall'Unione Europea; da quella data la Regione potrà rendicontare le spese.
Nel frattempo vennero pubblicati i regolamento dei fondi strutturali e lo svolgimento delle procedure venne sancito definitivamente. Infatti, secondo il Regolamento 1260/99, la Commissione europea deve adottare le strategie e le priorità di sviluppo per le aree dell'obiettivo 1; le regioni individuano le linee d'intervento che sono contenute nei programmi operativi regionali, e dopo la loro approvazione in sede comunitaria, definiscono, con i partner istituzionali, sociali e economici, le modalità di attuazione ed individuano i beneficiari finali degli interventi.
Appunto in questa fase ci troviamo: dopo l'approvazione del POR da parte dell'Unione Europea, la Giunta ha predisposto, nel rispetto di tutte le procedure previste, il complemento di programmazione, che abbiamo oggi all'esame e che, come dicevo, è stato esaminato ed approvato dalle Commissioni congiunte. Questo documento è attuativo del POR Sardegna, e, secondo quanto previsto dall'articolo 18, paragrafo 3 del Regolamento CEE 1260/99, contiene descrizioni dettagliate delle misure di attuazione degli assi prioritari, che già erano sinteticamente delineati nel programma operativo.
Il documento si compone di tre parti. Una prima parte generale che, secondo uno schema che è comune a tutti i complementi, in base alle disposizioni dell'Unione Europea e del Ministero del Tesoro, contiene un riepilogo sintetico dell'articolazione del POR in assi, obiettivi e misure, il quadro complessivo degli indicatori di programma, le informazioni relative ai criteri di premialità, alle modalità di pubblicità del complemento, alle modalità di trasferimento dei dati dall'Autorità di gestione alla Commissione. Vi è inoltre il piano finanziario generale del complemento e infine una parte sui progetti integrati.
Quest'ultimo aspetto, la progettazione integrata, è uno fra i più innovativi della nuova parte di programmazione, e tali progetti devono essere intesi come un complesso di azioni intersettoriali, strettamente coerenti e collegate tra loro, che convergono verso il conseguimento di un comune obiettivo di sviluppo. Il programma integrato, quindi, non è un'ulteriore articolazione, ma una modalità operativa che si sceglie di adottare, affinché una serie di azioni previste all'interno di misure diverse siano, invece, collegate e finalizzate a un obiettivo comune. In un recentissimo documento del Ministero del Tesoro si ribadisce anche che l'esistenza e il funzionamento corretto di progetti integrati, costituiscono uno degli elementi di valutazione per la premialità, e quindi l'importanza dell'averli inseriti è sotto gli occhi di tutti.
Nel complemento di programmazione è presente un capitolo che indica i criteri generali che devono essere seguiti mentre la definizione dei singoli progetti è rinviata ad un momento successivo. Questo aspetto, comune anche ad altri complementi, è considerato possibile da un recentissimo documento del Ministero in materia. Bisogna comunque ricordare che i progetti integrati non potranno prescindere, o comunque allontanarsi dagli obiettivi già indicati nel complemento di programmazione. Il complemento indica quali sono gli assi che sono prioritariamente interessati alla programmazione integrata, e la Commissione ha emendato il testo originario, includendo anche l'asse 1. Per quanto riguarda i programmi integrati bisogna ricordare che la Seconda commissione già discusse ed approvò, sempre a maggioranza, un documento nel quale veniva auspicato, in sede di indirizzi, il loro inserimento nel complemento di programmazione.
Nella seconda parte del complemento sono presenti le schede che per ogni singolo asse e misura, descrivono gli interventi da realizzare, i destinatari, i beneficiari finali, la scansione dell'iter procedurale e la valutazione ex ante. A questa seconda parte, le Commissioni hanno apportato alcuni emendamenti riguardanti misure specifiche, più precisamente la misura 3.13, la misura 4.14, la misura 4.8 e la misura 6.2.
Nell'ultima parte è presente un insieme di tabelle che compongono il piano finanziario, il quadro degli indicatori di programma e gli indicatori di realizzazione e target. Questo documento, che appunto sarà adottato dalla Giunta di concerto con il Comitato di Sorveglianza nei prossimi giorni, non viene approvato dalla Commissione europea, che lo riceve solo per informazione, ma dalla Regione e dal Comitato di sorveglianza. La Commissione tuttavia ne verifica la coerenza con il POR. Questo aspetto rappresenta , rispetto al precedente piano operativo plurifondo 1994/1999, una precisa scelta della Commissione europea che svolge un ruolo di verifica strategica dei programmi e responsabilizza le autorità nazionali e regionali. Ciò rende l'attuazione delle misure da parte della Regione più flessibile. Tuttavia a questo si contrappone la rigidità della procedura di revoca automatica delle risorse non spese entro i due anni successivi all'anno di programmazione delle stesse.
Il Complemento di programmazione che oggi si chiede di approvare è, in conclusione, da un lato il punto di arrivo dell'iter programmatorio configurato dall'Agenda 2000, e dall'altro un momento iniziale di una nuova fase di continuo arricchimento ed aggiornamento del documento di programmazione, così da renderlo sempre più finalizzato all'evoluzione dello scenario regionale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scano, relatore di minoranza.
SCANO (D.S.), relatore di minoranza. Io, come i colleghi possono vedere dal testo scritto, ho affidato la mia valutazione sintetica sul complemento di programmazione alle ultime due righe del testo scritto, dove dico: "la conclusione è piuttosto sconfortante". I credenti potrebbero dire: "che Dio ce la mandi buona" ed io, ahimè!, non credente, francamente non troverei di meglio che dire la stessa cosa. Mi dispiacerebbe se questa battuta, questa affermazione, sembrasse una forzatura polemica o addirittura un atto di irriverenza, che non è naturalmente nelle mie intenzioni.
E` che se si guarda obiettivamente, penso al bilancio, al ritardo nella manovra finanziaria, penso ai fondi strutturali, penso alle lentezze, al blocco dell'Intesa istituzionale di programma, si è portati a concludere in questo modo. Dalle mie parti, quando ci si trova di fronte a una situazione di questo genere, di fronte a persone che annaspano un po' confusamente, si dice: "Deus s'aggiudidi", questo è il senso della chiusa della mia relazione. Intendiamoci, il centro sinistra, visto che sto polemizzando con il centro destra, sicuramente non ha poche cose da farsi perdonare, anzi ne ha tante, ma se si guarda a quanta gente è stata perdonata (ne vedo anche nella maggioranza, adesso non c'è il Presidente) si può ragionevolmente guardare con moderata fiducia alla misericordia umana, oltre che a quella divina.
Quali sono le ragioni dello sconforto? Se si prende in mano il complemento di programmazione le ragioni sono due: la prima è l'incompletezza, e la seconda sono i ritardi. Il nuovo ciclo di programmazione è profondamente diverso dal precedente, nell'impianto europeo. Quanto quello, sto parlando del ciclo 1994/1999, era rigido e dirigista (il pop era - come tutti sanno - un vero e proprio elenco di progetti, e per modificare un progetto bisognava affrontare iter lunghi, macchinosi e complessi di riprogrammazione), tanto questo ciclo è fondato invece su principi completamente diversi, sulla flessibilità, l'autonomia, la responsabilità.
Il partenariato istituzionale e sociale, cioè il nesso programmazione-concertazione e lo sviluppo dal basso, sono esaltati al massimo grado, sono la vera e propria priorità, il punto più importante della programmazione comunitaria. E` giusto quindi che il complemento di programmazione non sia rigido, bloccato su un elenco di progetti, però ciò non significa che ci possa essere un buon complemento di programmazione senza un contenuto definito. Se è giusto che il complemento di programmazione non sia rigido, cioè bloccato in un elenco di progetti, questo però non significa che possa essere tale da contenere il nulla, o che possa contenere tutto e il contrario di tutto. La flessibilità, cioè, non è arbitrarietà: sono due concetti molto diversi. E l'autonomia e la responsabilità non significano dispersione degli interventi.
Per evitare questi rischi decisiva è la funzione degli indicatori e la quantificazione degli obiettivi. Allora qui debbo dire, e questa affermazione non è frutto di una esasperazione polemica, da guerra tra schieramenti, che su questo versante c'è veramente poco. Sul versante degli indicatori e della quantificazione degli obiettivi, nel complemento c'è veramente poco; in qualche caso pochissimo, in molti casi nulla.
Il fatto è che il complemento di programmazione, a differenza del vecchio POP, non deve contenere - su questo siamo d'accordo, non c'è contrasto - l'elenco dei progetti e dei programmi. Ma in certo senso, ed almeno per molte misure, non per tutte le 48 o 49 o quante sono, ma per molte misure, presuppone i programmi e i progetti e comunque presuppone le scelte, quelle strategiche ed anche scelte di merito, relative ai programmi e ai progetti medesimi.
Questa è la prima ragione di sconforto, e la seconda ragione è il ritardo. Prendiamo i programmi integrati; programmi integrati cosa significa? Significa programmazione integrata territoriale, andando al dunque. Nel complemento di programma si attribuisce ai programmi integrati territoriali almeno il 40 per cento delle risorse. Bene! Noi pensiamo che sia un fatto positivo. Mi pare addirittura di vedere un ripensamento, o un inizio di ripensamento, negli orientamenti del Governo regionale. Nella scorsa legislatura, soprattutto nella parte finale (non solo, ma soprattutto nella parte finale) si è provato a impostare (dico ad impostare: la realizzazione sarebbe stata anche per noi lavoro di lunga lena) una programmazione nuova: per gli strumenti (il DPEF, la riforma del bilancio), per la scelta di puntare, prima ancora che venisse concepito a livello europeo, il nuovo quadro comunitario di sostegno sulla programmazione territoriale integrata e sul partenariato. Gli stessi PIA, con tutti i loro limiti, che andavano, vanno e andranno corretti, anticipano nella loro logica e nella loro filosofia, discostandosene per altri versi, ma anticipano - questo è difficile negarlo - i progetti integrati. Questo nella scorsa legislatura. In questa voi - dico ai colleghi della Giunta e della maggioranza - avete camminato su un'altra rotta. Questi sono i segnali che hanno dato le due ultime leggi finanziarie. Ora si cambia e si dice: "Almeno il 40 per cento sui progetti integrati". E noi diciamo: "Bene". Ma io domando: cosa sono? Come si inseriscono nell'ordinamento regionale? Quanti sono? Dove? Mirati su che cosa? Non è che si pretende che i progetti integrati siano già pronti, il fatto è che tutto ciò è ancora largamente sulle nuvole, e siamo a fine 2000. Si potrà recuperare? Speriamo. Noi faremo la nostra parte, però sicuramente si arriva a questa scelta correggendo un'impostazione precedente con grande ritardo.
Su due questioni di fondo, che sono la questione della produttività e della competitività complessive del sistema sardo, e la questione del riequilibrio, c'era un'idea chiara. Nei documenti preliminari del quadro comunitario di sostegno c'era un'idea chiara, limpida, che si è andata annebbiando. La prima consisteva in questo obiettivo: usare l'insieme degli strumenti e delle risorse per cercare, in un arco concentrato di tempo, di determinare un salto appunto nella produttività e nella competitività complessive del sistema Sardegna. Non è più così chiaro questo obiettivo, non emerge più con la limpidità che aveva prima, dalla lettura del complemento di programmazione.
La seconda opzione, la seconda idea chiara, nella parte preliminare, consisteva nell'assumere l'obiettivo, il fine di correggere quell'idea che viene dall'Europa, di puntare sulle aree e i settori forti, perché questa è l'idea del Quadro comunitario di sostegno, anche se talvolta qui si dice il contrario, coniugandola con la lotta contro gli squilibri, coniugandola con una vera e propria strategia per combattere lo spopolamento e il degrado dell'interno. E anche questa idea, se voi leggete la seconda paginetta del complemento di programma, potete vedere come sia andata indebolendosi e annebbiandosi.
Io, naturalmente, conosco l'obiezione che verrà fatta a queste osservazioni, e cioè: "Questi limiti ci sono anche nel POR". Ed è vero, questi limiti ci sono anche nel POR. Allora si dirà: "Ma il POR è responsabilità più di questa Giunta o più dell'altra? Più di questa maggioranza o più dell'altra?". Io ho già avuto modo di rispondere a questa obiezione con le date e con ragionamenti, mi sembra, molto forti e fondati.
Badate, il POR venne elaborato in due mesi, giugno e luglio del 1999, in un percorso di guerra, in piena bufera elettorale, istituzionale e politica. E la stessa Giunta, che ne prendeva necessariamente atto per non interromperne l'iter, diceva: "Non mi ci riconosco", perché il lavoro delle strutture e degli uffici non è riuscito per le debolezze della nostra amministrazione, per i tempi brevi, a essere coerente rispetto agli indirizzi dati dall'allora Governo della Regione e dal partenariato sociale e istituzionale.
Però, amici cari, le debolezze di oggi non possono essere sempre schivate con la polemica su ieri, sull'altro ieri, sul giorno che viene prima dell'altro ieri; anche perché nell'altro ieri e nel giorno prima dell'altro ieri molti di noi non c'erano e molti di voi c'erano. Poi c'è stato un anno, che andava utilizzato meglio e di più, per fare che cosa? Per adeguare e correggere il POR, su cui era in atto un negoziato (le osservazioni della Commissione rispecchiavano quei limiti di cui già si era, in sede regionale, perfettamente coscienti, quando il POR veniva inviato a Roma e a Bruxelles per l'iter successivo); per preparare in tempo il complemento di programma, senza attendere l'approvazione formale del POR; per predisporre programmi e progetti e per affrontare, e questo io dico che addirittura è il punto più importante, la questione delle procedure e degli uffici. E' stato fatto? Questa è la vostra responsabilità. E, ripeto, non bastano le polemiche sul passato. Le polemiche sul passato non possono occultare il fatto che questo anno è stato utilizzato, sotto questo profilo, assai male. Anzi, che non è stato utilizzato affatto. Potrei perfino dire, se nessuno si offende, che è stato perso.
La nostra linea, la linea del centrosinistra, da una parte è ispirata al dovere della critica, perché quando si è di fronte a un lavoro che presenta questi limiti se l'opposizione fosse condiscendente, se fosse debole, se fosse morbida, non solo non farebbe gli interessi della Sardegna, ma non darebbe nemmeno, diciamo, un reale aiuto a chi, per dovere istituzionale, deve gestire questa fase politica, questi strumenti e queste risorse, da cui il dovere della critica; la nostra linea sarà ispirata anche da una posizione di responsabilità e questa credo che sarà la nostra condotta in questi giorni e nel lungo percorso del programma operativo regionale, perché qui c'è qualcosa che va oltre la polemica politica, che pure è legittima e anche doverosa, come ho detto, che va oltre i rapporti tra gli schieramenti, tra i poli. Sono in gioco, e davvero non è un'affermazione retorica, interessi profondi veri, autentici della Sardegna, della comunità sarda.Per cui, badate, il sentimento, inteso come il dato che riassume i nostri pensieri, i nostri umori e le nostre valutazioni in questo momento, sì, è la critica, ma è ancora di più la preoccupazione profonda. Il futuro della nostra comunità in questo momento, per quanto riguarda gli assetti istituzionali, è, colleghi della Giunta e della maggioranza, sulle vostre spalle. Oggi, domani si vedrà. E queste spalle appaiono fragili e, consentitemi, per certi versi dimostrano di non padroneggiare a sufficienza le metodiche comunitarie e di muoversi con una qualche difficoltà culturale e operativa. E forse bisognerà, e questo cercheremo di far venire fuori tra stasera e domani, per concludere questo passaggio consiliare in modo utile ai sardi, ferma rimanendo la più intransigente battaglia politica, pensare e concordare un percorso che coinvolga sul serio sulla strategia e sulle scelte il partenariato sociale e istituzionale coinvolto solo tardivamente, il Consiglio regionale (non l'opposizione, l'opposizione e la maggioranza) coinvolto per nulla. Questa è la nostra proposta che cercheremo di far venire fuori in questo dibattito. Il rischio altrimenti è che, pur di fronte ad una straordinaria occasione di sviluppo e di crescita per il mezzogiorno e per la Sardegna, sia per l'entità delle risorse sia per la metodologia voluta, intelligentemente, dall'Unione Europea fondata appunto sulla autonomia e sulla flessibilità, nonostante tutto questo, dicevo, il rischio è che si tratti di un'altra occasione perduta e di un'altra sconfitta, che non mi fa dimenticare quelle precedenti, dell'autonomia e della Sardegna.
Ma possiamo permetterci ancora, quale che sia la maggioranza, io sto ragionando adesso con uno sguardo che va oltre la contingenza e con un respiro maggiore, possiamo permetterci che si accumulino occasioni perdute e sconfitte? Possiamo continuare a permettercelo? La risposta, io credo che sia chiaro, è no. E non dipende dalla collocazione politica in questo caso, che pure c'è, ma dalla preoccupazione profonda per le sorti della nostra comunità.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Scano, le relazioni di minoranza sono due, l'altra la svolgerà il consigliere Cogodi, che ha facoltà di prendere la parola.
COGODI (R.C.). Qualche settimana fa, signor Presidente, colleghi consiglieri, la maggioranza sosteneva che il Consiglio regionale non avrebbe dovuto necessariamente conoscere, dibattere e decidere sul complemento di programmazione perché, assumevano, il POR già dice tutto e il complemento altro non conterrà che le modalità esecutive dell'impostazione generale, per cui la norma regionale che prescrive che gli atti di programmazione debbono essere discussi e approvati dal Consiglio, non avrebbe dovuto essere efficace. L'opposizione, vi ricordate bene, insisteva su una diversa impostazione di questa questione e alla fine, sotto il profilo dei rapporti politici, la maggioranza ribadì la sua posizione e la Giunta, per mezzo del suo Presidente, annunciò che gli atti sarebbero stati inviati al Consiglio. La maggioranza, nel frattempo, però ha mantenuto la sua posizione e ha presentato nella Seconda commissione consiliare, che lo ha esaminato, discusso e ha approvato, un ordine del giorno a suo tempo proposto in Aula, che è stato inviato alla Presidenza del Consiglio ovviamente perché torni in Aula. E' un atto consiliare. Quell'ordine del giorno, in esito ad una battaglia politica condotta in occasione del suo esame in Aula, è stato poi inviato alla Commissione dalla Presidenza del Consiglio, la Commissione lo ha esaminato, lo ha approvato e lo ha inviato nuovamente alla Presidenza che, se ascolta non fa male, anzi fa bene e fa il suo dovere…
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Cogodi, prego.
COGODI (R.C.). E' scusato, però le chiederei di ripetere che cosa ho detto, perché parlavo anche di lei.
PRESIDENTE. Mi sta interrogando? Io sono stato interrotto dal collega.
COGODI (R.C.). No, io ho diritto di interrogarla, perché parlavo anche della sua funzione e lei non può imparare mai nulla se non ascolta. Dicevo che c'è un'ordine del giorno presentato in quest'Aula inviato dalla Presidenza del Consiglio per l'istruttoria alla Commissione seconda, che l'ha approvato a maggioranza, e che è stato restituito alla Presidenza del Consiglio perché torni in Aula, e di questo documento non c'è traccia e non è possibile che si disperda per le vie del vento; quel documento o si ritira o arriva in Aula e arriva oggi perché riguarda l'argomento in discussione. Qui non siamo di fronte al gioco delle tre carte in via permanente, quel documento riguarda questa questione, deve essere preliminarmente distribuito in Aula, perché delle due una: o quel documento viene ritirato, cioè chi lo ha presentato se lo rimangia, oppure bisogna prendere atto che esso è in palese contrasto, in contraddizione frontale con l'atto che la Giunta ha presentato, che altre Commissioni hanno istruito, e che arriva oggi in Aula.
Quell'ordine del giorno, per semplificare denominato documento Pili (credo dal nome del primo firmatario o del più autorevole esponente tra i firmatari, non che sia tuo o farina del tuo sacco, è difficile, tanti sacchi sono a portata di mano da cui spesso potete attingere, tuttavia è conosciuto come documento Pili), il famoso documento di indirizzi dati alla Giunta per redigere il complemento di programma, detta indirizzi appunto che sono totalmente diversi perché indica priorità, giuste o sbagliate che siano, noi riteniamo del tutto sbagliate, però da alla Giunta indicazioni che la Giunta palesemente ritiene di non dover prendere in considerazione. Però non è possibile che gli atti istituzionali si perdano in tal modo e che la maggioranza, possa fare tutto e il contrario di tutto contemporaneamente senza obbedire neppure alla logica elementare, e chi garantisce e deve garantire la regolarità del funzionamento dell'Assemblea…quando è finito il colloquio io potrò ancora parlare con qualcuno…
PRESIDENTE. Chiedevo proprio informazioni.
COGODI (R.C.). Esatto, le doveva chiedere prima, le dovevano essere fornite prima, e pongo una pregiudiziale…
PRESIDENTE. Quel documento non è tornato in Aula.
COGODI (R.C.). Sto ponendo, se non si è capito, prima di illustrare la relazione di minoranza a nome del Gruppo della Rifondazione Comunista, una questione pregiudiziale, che il Consiglio prenda in esame quell'ordine del giorno che è stato presentato in Aula, che dalla Presidenza è stato inviato alla Commissione, che lo ha approvato perché torni in Aula, e siccome riguarda l'argomento in discussione deve essere preso in esame contestualmente. E mi fermo per ora alla pregiudiziale.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, stiamo recuperando quell'ordine del giorno che non è stato inserito perché gli uffici ritenevano che il complemento di programmazione esaurisse l'intera materia. In realtà tutti i documenti dovevano essere allegati, adesso verrà recuperato e verrà distribuito perché faccia parte integrante della discussione. Vuole ancora intervenire onorevole Cogodi?
COGODI (R.C.). Ne prendo atto e la ringrazio. Siccome però non si tratta di un documento che integra gli atti distribuiti ma si pone come preliminare, sotto il profilo anche logico e politico, al documento in discussione, chiedo una breve sospensione, tanto quanto basta sul piano tecnico perché il documento arrivi in Aula e venga distribuito.
PRESIDENTE. Un problema così va affrontato in sede di Conferenza dei Presidenti di gruppo che convoco, sospendendo per qualche minuto la seduta. I colleghi Capigruppo sono pregati di seguirmi.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 50, viene ripresa alle ore 18 e 47).
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio.
Così come richiesto dall'onorevole Cogodi abbiamo distribuito in Aula gli ordini del giorno che sono quattro, voglio ricordarlo, col parere della Commissione chiamata ad istruirli.
Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Presidente, l'ordine del giorno numero 4, pur non essendo originariamente inserito all'ordine del giorno, è stato distribuito e ormai si ritiene inserito formalmente all'ordine del giorno di questa seduta. Come firmatario del documento, poiché l'ultima stesura del complemento di programmazione contiene la filosofia e i molti suggerimenti che sono indicati nell'ordine del giorno, per quel che mi riguarda io sono favorevole al ritiro dello stesso, però ci sono anche altri firmatari che dovrebbero essere sentiti.
PRESIDENTE. Mi rivolgo agli altri firmatari: l'onorevole Contu, che non è il solo firmatario dell'ordine del giorno numero 4, ha detto che è disposto a ritirarlo. Altri firmatari chiedono di parlare?
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Confermo il ritiro dell'ordine del giorno con le stesse motivazioni addotte dall'onorevole Contu.
PRESIDENTE.. L'onorevole Biggio non è presente. Io devo avere da parte di tutti i firmatari un'espressione di volontà favorevole al ritiro.
COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Confermo il ritiro.
PRESIDENTE. L'onorevole Fois non è presente in Aula. Onorevole Capelli lei dice che è ritirato, anche l'onorevole Frau è del medesimo avviso; i Capigruppo e gli altri firmatari sono favorevoli al ritiro dell'ordine del giorno, l'onorevole Biggio non è in aula in questo momento, ma l'onorevole Frau, vice Capogruppo, ha confermato la medesima volontà. Pertanto ritengo che possiamo considerare l'ordine del giorno ritirato.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.).Gli ordini del giorno numero 1, 2 e 3 in realtà sono identici, impegnano tutti la Giunta a sottoporre al Consiglio il complemento di programmazione. Cosa che la Giunta ha fatto, infatti esso è oggi oggetto della discussione principale. Quindi, per la parte che ci tocca, noi ne abbiamo firmato uno, altri hanno firmato i restanti, se serve formalmente procediamo al ritiro dell'ordine del giorno da noi presentato. Per raggiungere questo risultato abbiamo chiesto la distribuzione, e non riusciamo a capire perché sia tanto faticoso acquisire gli atti del Consiglio, anche del parere dato dalla Commissione, perché in quel parere è detto che gli ordini del giorno numero 1, 2 e 3, che poi sono uguali, già in quella sede, erano stati considerati superati dai loro presentatori perché in via di fatto, la Giunta che, in concomitanza con la seduta della Commissione, era presente presso la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, aveva già formalmente dichiarato che avrebbe inviato al Consiglio il complemento di programmazione.
Peraltro non abbiamo neppure mai capito perché la Presidenza del Consiglio abbia ritenuto di inviare alla Commissione gli ordini del giorno presentati dall'opposizione, perché avevano contenuto tipico di tale atto, chiedevano che il Consiglio impegnasse la Giunta, non vi era contenuto nessun indirizzo per la programmazione e, a norma della legge regionale numero 20, sono solo gli atti di programmazione che vanno in Commissione, quindi era solo l'ordine del giorno numero 4 che doveva essere esaminato dalla Commissione, ma così è stato fatto e così è risultato.
Quindi, se è formalmente utile per andare avanti, noi l'ordine del giorno numero 1, quello a firma del nostro Gruppo, lo riteniamo superato in fatto, con quello che ne consegue, ma questo l'avevamo già dichiarato in Commissione; l'ordine del giorno numero 4, invece, quello che la maggioranza adesso dice di voler ritirare, mi pare sia superato in diritto, perché la Giunta regionale ha fatto l'esatto contrario di quello che la maggioranza chiedeva, ha presentato il complemento di programmazione su tutti e sei gli assi mentre voi chiedevate di fare una selezione diversa; già nel corso delle riunioni congiunte delle commissioni abbiamo detto, evidentemente nessuno ascolta, che due atti consiliari di valore istituzionale, uno in contrasto con l'altro, non possono coesistere, o si ritira l'uno o si ritira l'altro; in questo momento la Giunta avrebbe potuto ritirare il complemento di programmazione, o la maggioranza ritirare i suoi indirizzi che sono diversi e contrari. Prendiamo atto che la maggioranza ritira i suoi indirizzi e rimane in esame il provvedimento inviato dalla Giunta.
PRESIDENTE. Poiché anche gli altri due ordini del giorno presentati dall'opposizione, il numero 2 e il numero 3 che hanno identico contenuto, sono di fatto superati, possiamo ritornare all'esame del documento 12/A. Ha facoltà di parlare l'onorevole Cogodi, relatore di minoranza.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Grazie, signor Presidente, quindi possiamo riprendere il corso ordinato dei lavori del Consiglio. Quanto testé è accaduto in buona sostanza mi esime dal trattare uno dei punti che sono contenuti nella relazione di minoranza che noi abbiamo depositato; quello relativo alla contraddizione e alla confusione istituzionale, diretta conseguenza della confusione politica in cui si dibattono questa maggioranza e questa Giunta, che si rappresentava in tutta la sua gravità ed allarme. Vedete, quando succedono cose di questo genere, può essere che si possono liquidare questi inconvenienti come incomprensioni o come difficoltà procedimentali? In realtà non è così.
I due documenti, il complemento di programmazione approvato dalla Giunta e l'ordine del giorno della maggioranza, con i suoi indirizzi dati e non ricevuti dalla Giunta, che io non dico contrastanti nel senso che uno sia buono e l'altro cattivo, no, sono pessimi tutte e due, tuttavia l'uno contiene cose diametralmente opposte rispetto all'altro, e sono due documenti che non potrebbero, sul piano politico e istituzionale, in tal modo formarsi e percorrere per di più anche un lungo tratto del loro iter. In questo modo di procedere c'è ancora una leggerezza, una sottovalutazione, direi quasi un disprezzo della politica e delle funzioni istituzionali, un non dare valore ai contenuti delle cose, cioè ritenere che si possa fare tutto e il contrario di tutto, che tutto sia lecito. In quest'Aula abbiamo discusso per giorni e giorni, contrastando la Giunta e la maggioranza, noi dell'opposizione, rivendicando il diritto e rivendicando soprattutto il rispetto della legge regionale numero 20, che obbliga la Giunta a portare in aula il complemento di programmazione, cioè gli atti più rilevanti del Governo della Regione. Allora, per giorni e giorni ci è stato detto che una volta che il Consiglio avesse approvato il POR, la Giunta avrebbe esitato il complemento di programmazione, "al più al Consiglio - ha affermato l'Assessore della Programmazione a più riprese, in Commissione e in Aula - daremo comunicazione". Cioè, lo informeremo, ma non lo chiameremo a deliberare.
Sulla stessa linea era la maggioranza tutta, che con quell'ordine del giorno di indirizzi alla Giunta diceva: "Non solo tu approvi il complemento di programmazione senza coinvolgere il Consiglio, ma svolgiamo noi come maggioranza la funzione del Consiglio, che si esaurisce nella sola indicazione degli indirizzi che la Giunta dovrà seguire".
Oggi noi siamo di fronte ad una questione, non secondaria, che poco fa si è riproposta e che vorrei venisse capita da qualcuno. Non è un incidente procedimentale quello che è avvenuto, riveste grande rilevanza politica. Non so, evidentemente la "terapia Floris" è risultata efficace, da ieri ad oggi; se il Presidente Floris, ritornando da Chia a Cagliari, vi ha detto: "Signori della maggioranza, o tutti in riga o tutti a casa", evidentemente voi per intanto preferite stare in riga o comunque non andare a casa, avete capito la lezione, vi adeguate, almeno formalmente, sappiamo tutti che sostanzialmente non vi adeguate, perché ognuno di voi continua a pensare come ritiene meglio. Il fatto è che non c'era e non c'è una maggioranza politica con un indirizzo unitario, con un progetto politico di governo. Questa non è una battuta polemica, questa che noi andiamo sostenendo, purtroppo, è la realtà delle cose.
Il documento che è in discussione, il complemento di programmazione, non è una delle tante cose, uno dei tanti documenti metodologici, generali e generici, tanto quanto è sufficiente perché nessuno si preoccupi più di tanto, perché c'è tempo per specificare. No. Questa dovrebbe essere la specificazione, se no perché si chiamerebbe complemento rispetto al POR? In questo documento dovrebbe essere contenuta la strategia di utilizzazione, gli obiettivi e i soggetti destinatari, i modi e i tempi secondo i quali questa Regione nei prossimi sei anni utilizzerà quasi interamente le sue risorse, cioè più di 11.000 miliardi. Se ciò è vero, si tratta di uno degli atti più rilevanti, non dico di una legislatura, ma anche di una fase storica della vita della Regione.
Non mi pare che vi sia tutta questa premura e tutta questa preoccupazione, non mi pare che qui ci sia tutta questa tensione e comprensione di questo fatto, perché? Puramente e semplicemente perché anche il provvedimento denominato complemento di programmazione non "complementa", non specifica e non concretizza alcunché; è una ripetizione ancora una volta di asserzioni generiche, di letture double-face, ed anche più che doppie, è un mostro multiforme che si adatta a tutte le circostanze, quindi, come tale, in via di fatto, lascia aperte tutte le possibilità, per i prossimi anni, di gestione arbitraria di risorse ingenti della Regione, dell'entità di oltre 11.000 miliardi.
Mi limito ad esporre alcuni punti essenziali, altre osservazioni sono contenute nella relazione scritta. Punto primo: viene riaffermato in questo documento che con esso si compie il ciclo unico della programmazione, che il complemento di programmazione raccoglie e completa questo oggetto sempre più misterioso che si chiama, da un po' di tempo a questa parte, il ciclo unico della programmazione. E viene detto anche che cosa, secondo i redattori di questo documento, sarebbe il ciclo unico di programmazione, e cioè la messa insieme, il coordinamento, in modo funzionale ed unitario, di tutte le risorse di cui la Regione dispone in un arco di tempo, che in questo caso dovrebbe essere di sei anni.
Non ci si ferma neppure un attimo a dubitare che simile affermazione sia un mero proclama, parole al vento, perché mentre si fa, nel primo capoverso, questa importante affermazione, nello stesso tempo noi sappiamo che alcuni degli elementi costitutivi essenziali del cosiddetto ciclo unico della programmazione, non ci sono, e non lo dico solo perché manca qualsiasi riferimento all'intervento straordinario ex articolo 13 dello Statuto, il piano di rinascita, che pure per questa Regione storicamente è stato determinante e dovrebbe esserlo ancor di più. Come si fa a dire ciclo unico se in questa Regione, che nel suo Statuto di autonomia enuncia l'articolo 13, che dovrebbe essere quello che chiama lo Stato a quel concorso, a quel patto federativo già fatto cinquant'anni fa, per chi di più oggi vuol parlare di federalismo, per cui Stato e Regione insieme, redigono un piano di sviluppo sociale ed economico della Regione perché sia superato il divario, la distanza, la negatività nello sviluppo tra questa Regione e le altre regioni più evolute d'Italia e d'Europa, come si fa a dire che questo è un ciclo unico senza l'intervento neppure accennato delle risorse, se non attuali almeno potenziali, almeno ipotizzate, almeno proposte, almeno rivendicate nei confronti dello Stato, ex articolo 13 dello Statuto! Zero, non c'è questa partita. Si potrà dire però che questa è una partita che in gran parte si gioca insieme allo Stato, ed essendo una partita doppia, se manca uno dei due è difficile giocare da soli.
Ammettiamo che questa possa essere una attenuate, di sicuro è un alibi più che una attenuante, ma certo lo stesso non si può dire per l'altro elemento insostituibile, essenziale, perché ci sia almeno la dignità per poter affermare che si realizza il ciclo unico di programmazione, che è il computo delle risorse proprie, cioè dei mezzi e degli strumenti finanziari propri della Regione, cioè il bilancio annuale e triennale. Come si fa a programmare oggi e pomposamente affermare che si sta programmando, cioè che si sta facendo previsione ordinata, che si sta realizzando il ciclo unico della programmazione e che tutto questo vale solo perché voi lo dite? E se lo dicono anche i vertici sindacali insieme a voi, firmando un foglio di carta, non è che ciò aggiunga nulla di sostanziale alla gravità della situazione. Non abbiamo il disegno di legge di bilancio della Regione, oggi, 4 di dicembre.
Assessore del bilancio, va bene che non faccia il bilancio, va bene che non rispetti le regole e non rispetti le scadenze e i termini, ma che preferisca chiacchierare con Cesare Corda mentre si svolge in aula... Presidente, io sono sempre favorevole alla massima tolleranza, però almeno quando li ha sotto il naso, dica a Corda di sedersi al suo posto e all'Assessore di ascoltare. Già non abbiamo chissà quale audience presso i banchi della Giunta, a parte il buon Assessore dell'industria. Grazie, Assessore dell'industria, perché lei dà man forte all'Assessore del bilancio, però almeno lei in qualche cosa si industria! L'Assessore del bilancio, invece, non "bilancia" niente, perché del bilancio della Regione, che la legge dice che deve essere inviato al Consiglio entro il 30 di settembre, al 4 di dicembre non se ne ha notizia.
Non è che sia in fase istruttoria in Commissione, non se ne ha notizia! Noi, in Commissione, in tutte le circostanze abbiamo chiesto, in questo tempo, alla Giunta e principalmente all'Assessore del Bilancio, quando avrebbe presentato il bilancio di previsione della Regione per l'anno prossimo, posto che l'anno sta scadendo. Ai primi di ottobre ci ha detto: "A giorni arriverà". A fine ottobre ci ha detto: "A giorni arriverà". E così a novembre e ai primi di dicembre. Non si capisce dove arriverà. Abbiamo notizia che ancora non è arrivato neanche in Giunta, quando arriverà in Consiglio non si sa.
L'ultima versione data dall'Assessore in Commissione, quella più recente, sempre rispetto a questa sollecitazione, è che il bilancio sarebbe pronto, però lo stanno traducendo, non in sardo e neppure in inglese. L'Assessore dice che il bilancio è pronto però è in atto la traduzione dai capitoli in unità previsionali di spesa, non si capisce chi sia il traduttore e non si capisce quale sia il codice che consenta questa traduzione. Credo non si sia mai verificato, neppure nei momenti di crisi politica, neppure nei momenti di sconquasso della Regione, per difficoltà istituzionale o di formazione di maggioranza, che a dicembre ancora il Consiglio non abbia ricevuto, per la preliminare istruttoria delle Commissioni, il bilancio di previsione per l'anno successivo.
E' chiaro che c'è un disegno, è chiaro che c'è un gioco, un gioco politico che è sporco. E' un gioco che non va bene, perché qui è ovvio che si vuole portare il Consiglio a discutere il bilancio di previsione per l'anno prossimo ad anno iniziato. Lo si vuole portare all'anno prossimo, non per ritardi o per diligenza dei consiglieri che vorranno procedere ad un suo esame approfondito, e quindi il tempo ci vuole (il Regolamento prevede addirittura una sessione di bilancio, perché tutti possano concentrare l'attenzione principalmente su tale atto); lo si vuol portare con questo ritardo, in modo che a febbraio, a marzo, possibilmente ad aprile, il Consiglio regionale stia discutendo il bilancio di previsione. Non è che noi non abbiamo la patente di programmatori, non è che non sappiamo che già il calendario è un programma, almeno del tempo, e non è che non sappiamo che febbraio e marzo saranno mesi di campagna elettorale, non è che non sappiamo che in primavera ci saranno le elezioni politiche in Italia, e quindi anche in Sardegna. Voi volete portare il Consiglio regionale a discutere il bilancio in campagna elettorale, per poter promettere tutto a tutti e per poter sfuggire alle vostre responsabilità. E per raggiungere questo obiettivo politico peloso voi state ancora violando le leggi, e fate finta di non accorgervene, e pensate di passare inosservati, che l'opposizione o parte dell'opposizione sia distratta, non voglio dire complice. E invece non è così. Senza rappresentare al Consiglio qual è la disponibilità delle risorse proprie di questa Regione, senza l'ipotesi, non dico definita, ma almeno rappresentata e rivendicata nei confronti dello Stato, dell'intervento straordinario, in attuazione dell'articolo 13, come fate voi a dire che si realizza il ciclo unico di programmazione?
Questa è una definizione parziale, confusa e dispersiva di risorse che voi ipotizzate di spendere nelle direzioni più disparate, nell'unico modo in cui voi sapete gestire il danaro pubblico, che non è quello di dare a tutti un poco, non è neppure l'intervento a pioggia, come si suol dire, no! Qui non piove da tutte le parti, qui c'è intervento a pioggia, ed anche alluvionale, da qualche parte e c'è siccità permanente da altre parti. Voi prevedete interventi finanziari per questi 11.000 miliardi in base a un criterio, che è quello che chi ha avuto di più continui ad avere non di più, ma tutto, e chi ha avuto di meno o non ha avuto niente non dovrà avere niente, sarà condannato ad aspettare non si capisce quale turno. Questo non lo dico e non lo diciamo noi dell'opposizione di Rifondazione Comunista. Potete dire: "Come, non vi accontentate neppure della opposizione del centrosinistra?". Non è che non ci accontentiamo, abbiamo una parola da dire e la vogliamo dire. Non è perché siamo più esigenti o più intransigenti o più radicali; è che vogliamo dire la nostra opinione. Ecco perché abbiamo ritenuto giusto presentare una nostra relazione su questo e su altro.
Voi dite e scrivete nel documento, nella parte generale, punto 1.1, in testa a tutte le indicazioni, che esso segue la nuova metodologia di programmazione, quindi la novità, quella novità che volevate essere e quell'inganno che avete rappresentato e che in parte vi è anche riuscito, intendo inganno politico ed elettorale, la nuova metodologia di programmazione che si sta realizzando a livello regionale, nazionale e comunitario. Siete dentro il calderone, non vi distanziate appena appena; si era detto di autonomia, di specialità, di vocazione nazionalitaria, di Catalogna, di Irlanda, di Cecenia. Per tifare a favore di tutte le autonomie del mondo voi siete campioni. L'unica cosa che non sapete fare, e non volete fare, è essere un po' premurosi nei confronti della nostra autonomia, per cui quello che vale per voi è il metodo nazionale e comunitario su cui quello regionale si deve adagiare. Il metodo nazionale e comunitario e quindi anche regionale, quello supino e subalterno che voi proponete, implica, per voi della novità, una crescita fondata non su politiche di compensazione, ma sulle convenienze alle localizzazioni produttive.
Ma come, voi state dicendo a chiare lettere, e nessuno domani vi potrà dire che non farete coerentemente quello che state dicendo, lo state dicendo ora e adesso dovete essere contraddetti e contrastati (mi dispiace per i vertici sindacali, ai quali forse non avete fatto leggere tutto), che il vostro progetto politico non è la politica di compensazione, cioè di riequilibrio, cioè di equità, ma al contrario è quella fondata sulle convenienze alle localizzazioni produttive. E dove saranno le convenienze alle localizzazioni produttive? Saranno nelle aree già attrezzate, nelle aree più forti, a danno dei territori meno attrezzati, che invece di essere recuperati ad un progetto di sviluppo con interventi da fare oggi perché non si sono fatti ieri, voi condannate in via permanente al sottosviluppo…
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la invito a concludere.
COGODI (R.C.). Ed aggiungete ancora che questa nuova programmazione che voi ipotizzate, si concreta nella concentrazione delle iniziative in quelle aree dove lo sviluppo può essere accelerato. E quali sono queste aree se non ancora quelle forti, se parliamo di territori, se no i gruppi sociali più attrezzati e più forti e privilegiati, se vogliamo parlare di aree sociali? Lo dite, lo dite con chiarezza, ed è questo il punto politico che dev'essere contraddetto e che dev'essere contestato. Tutto il resto segue.
La relazione scritta che noi abbiamo depositato, a quella mi rifaccio, e ho concluso, indica molti punti che, conseguentemente, vengono pretermessi, perché è chiaro che con questa vostra impostazione di dare a chi ha avuto, di accrescere chi è già cresciuto, di abbandonare chi è già abbandonato, quindi principalmente le aree interne, i ceti deboli, con questa vostra filosofia voi realizzate la vostra politica, quella dell'iperliberismo, quella dell'affidare alle forze prepotenti dell'economia, e quindi anche della politica, il ruolo di guida, dite voi, in realtà quello di travolgere tutto il resto che è attorno ad esse. Ecco, mi limito a questa osservazione di carattere generale, rimandando, per il resto, alla nostra relazione. Su alcune di queste questioni, però, avremo modo di tornare nel corso dell'esame particolareggiato del complemento di programmazione, perché alcune parti, che sono difficilmente emendabili, lo diciamo da subito, perché sono dentro una filosofia generale, meritano di essere riprese, riconsiderate e, per quanto vale, fortemente contestate.
PRESIDENTE. Così come era stato concordato, i lavori del Consiglio sono terminati. Riprenderanno domani mattina, alle ore 10 con l'intervento dell'onorevole Balletto.
La seduta è tolta alle ore 19 e 18.
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