Seduta n.435 del 27/01/2004
CDXXXV SEDUTA
Martedì 27 gennaio 2004
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente BIGGIO
La seduta è aperta alle ore 17 e 05.
RANDAZZO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 7 gennaio 2004, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Claudia Lombardo, Andrea Pirastu, Mariella Pilo e Nicola Rassu hanno chiesto congedo per la seduta del 27 gennaio 2004. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che l'assessore Giorgio La Spisa è assente nella seduta del 27 gennaio 2004 perché fuori sede per motivi istituzionali.
PRESIDENTE. Comunico che la Giunta regionale, con nota 626 del 23 gennaio 2004, ha ritirato il disegno di legge numero 488, che era inserito all'ordine del giorno dei lavori di questo Consiglio, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento, sostituendolo col disegno di legge numero 517.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:
Convalidazione del D.P.G.R. del 20 novembre 2003, n. 146, relativo al prelevamento della somma di euro 732.000,00 dal fondo di riserva per le spese impreviste dal cap. 03008 - UPB S03.002 a favore del cap. 05321 - UPB S05.087. Campagna antincendi 2003. Ulteriori stanziamenti per operatività elicotteri antincendi. (510)
(Pervenuto il 16 gennaio 2004 ed assegnato alla terza Commissione.)
Norme urgenti per la costituzione della comunità d'ambito per la gestione integrata dei rifiuti urbani in applicazione dell'art. 23 del decreto legislativo n. 22 del 1997 e successive modifiche e integrazioni. (511)
(Pervenuto il 16 gennaio 2004 ed assegnato alla quinta Commissione.)
Convalidazione del D.P.G.R. del 20 novembre 2003, n. 144, relativo al prelevamento della somma di euro 1.422.505,39 dal fondo di riserva per le spese impreviste dal cap. 03008 - UPB S03.002 a favore del cap. 06086 - UPB S06.024. Assolvimento garanzia fideiussoria. (512)
(Pervenuto il 16 gennaio 2004 ed assegnato alla terza Commissione.)
Elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale e del Presidente della Regione. Circoscrizioni elettorali. (517/Stat)
(Pervenuto il 23 gennaio 2004 ed assegnato alla prima Commissione.)
Integrazione alla legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 - Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna - in attuazione della legge 3 ottobre 2002, n. 221. (518)
(Pervenuto il 26 gennaio 2004 ed assegnato alla quinta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
dai consiglieri PISANO - FANTOLA - VARGIU - CASSANO:
"Norme per l'introduzione e la valorizzazione del servizio civile regionale". (508)
(Pervenuta il 14 gennaio 2004 ed assegnata alla seconda Commissione.)
dal consigliere DEIANA:
"Disciplina e predisposizione del fascicolo di fabbricato. (509)
(Pervenuta il 14 gennaio 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)
dai consiglieri VARGIU - FANTOLA - PISANO - CASSANO:
"Riorganizzazione su base provinciale degli ambiti territoriali delle ASL della Sardegna". (513)
(Pervenuta il 21 gennaio 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)
dai consiglieri SANNA Salvatore - DEMURU - SANNA Alberto - PACIFICO:
"Norme sul 'Piano di gestione dei rifiuti'". (514)
(Pervenuta il 21 gennaio 2004 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri LAI - CUGINI - PINNA - SPISSU - CALLEDDA - DEMURU - FALCONI -MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore:
"Costituzione delle Aziende Ospedaliere della Sardegna". (515)
(Pervenuta il 21 gennaio 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)
dal consigliere DEIANA:
"Servizi di alloggio e prima colazione a carattere familiare denominato 'Bed and breakfast'". (516)
(Pervenuta il 22 gennaio 2004 ed assegnata alla sesta Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
RANDAZZO, Segretario:
Interrogazione PISANO - CASSANO, richiesta di risposta scritta, sul provvedimento di revoca delle annualità 2000, 2001 e 2002 dei finanziamenti a favore dei Comuni della Sardegna ai sensi dell'articolo 19 della legge n. 37 del 1999. (728)
Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato finanziamento dei PIT 2003 riguardanti i comuni di Muros, Cargeghe, Florinas, Ploaghe, Codrongianus, Ossi, Tissi, Usini, Uri, Ittiri, Olmedo, Villanova Monteleone e più. (729)
Interrogazione SPISSU - MARROCU - ORRU' - CALLEDDA - CUGINI - DEMURU - FALCONI - LAI - MORITTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore sul grave incidente occorso il 31 dicembre 2003 alla nave russa ormeggiata nel pontile del Petrolchimico di Porto Torres. (730)
Interrogazione SANNA NIVOLI, con richiesta di risposta scritta, sul mancato avvio del Consorzio per l'area di sviluppo industriale di Sassari-Porto Torres-Alghero. (731)
Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla istruttoria delle pratiche per l'invalidità civile. (732)
Interrogazione GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di richiesta dello stato di crisi per lo scalo marittimo di Porto Torres a seguito del gravissimo incendio sviluppatosi nella nave gasiera Panam Serena. (733)
Interrogazione FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS, con richiesta di risposta scritta, sul protrarsi della gestione commissariale dell'Ersu. (734)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
RANDAZZO, Segretario:
Interpellanza FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sul perdurare dei ritardi nella realizzazione della diga di sbarramento di Monti Nieddu. (413)
Interpellanza MARROCU - SANNA Emanuele - ORRU' sull'approvazione del progetto per la realizzazione del Parco eolico nel territorio del Comune di Pabillonis. (414)
Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA - SCARPA sul nuovo impianto di depurazione del Comune di Alghero. (415)
Interpellanza MANCA - SANNA Giacomo - SCARPA sul funzionamento del centro di referenza nazionale per la zootecnia biologica. (416)
Interpellanza DORE sulle gravissime conseguenze derivanti dal Piano Provinciale di Urbanistica Commerciale ai danni del tessuto commerciale della città di Cagliari e dei comuni della provincia in conseguenza dell'annunciato incremento della superficie di 36.000 mq a disposizione delle grandi strutture di vendita previsto dalla proposta stessa. (417)
Interpellanza PINNA - SPISSU - CALLEDDA - MORITTU - PACIFICO sulle condizioni di pericolosità per i cittadini in cui si trova la strada statale 126 e sul mancato avvio delle opere già finanziate per l'adeguamento della stessa strada statale. (418)
Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA - SCARPA sul alcune discutibili attività di ricerca svolte in danno dell'Istituto Zooprofilatico Sperimentale della Sardegna. (419)
Interpellanza VASSALLO sulla situazione creatasi nella fase attuativa dei programmi di edilizia agevolata realizzati ai sensi della legge 17 febbraio 1992, n. 179. (420)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
RANDAZZO, Segretario:
Mozione MURGIA - BIGGIO sull'emendamento all'articolo 32 della legge delega sull'ambiente e sui rischi per il paesaggio conseguenti ad una sua eventuale approvazione definitiva. (131)
Dichiarazioni del Presidente della Regione sulla base militare di La Maddalena abbinata alla discussione delle mozioni COGODI - ORTU - VASSALLO Né scorie né basi militari - Dichiarazione della Sardegna "Terra di pace e di amicizia tra i popoli" - Progetto di sviluppo di qualità ambientale (113), COGODI - VASSALLO - ORTU contro rifiuti tossici, scorie e inquinamenti: progetto regionale di rispetto ambientale; bonifica di tutto il territorio isolano; difesa integrale e ricostituzione dell'ambiente naturale della Sardegna; destinazione a tal fine del prossimo Piano di rinascita (123), CUGINI - SPISSU - CALLEDDA - DEMURU - FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore sul progetto di espansione della base americana di La Maddalena (128) e allo svolgimento delle interpellanze SANNA Giacomo - MANCA sul potenziamento della base navale di Santo Stefano (325/A), SANNA Giacomo - MANCA sull'ampliamento della base militare USA di Santo Stefano (383/A), CUGINI - DEIANA - GIAGU - GRANELLA -LAI - MASIA - MORITTU - SPISSU sulla ipotizzata chiusura dell'Arsenale militare di La Maddalena e il progetto di espansione della base americana (393/A)
PRESIDENTE. Colleghi, l'ordine del giorno reca dichiarazioni del Presidente della Regione sulla base militare di La Maddalena. Ci sono anche la mozione numero 113, Cogodi, Ortu, Vassallo, la mozione numero 123, Cogodi, Vassallo, Ortu, la mozione 128, Cugini, Spissu, Calledda, l'interpellanza 325, Sanna Giacomo, l'interpellanza 383, Sanna Giacomo e l'interpellanza 393, Cugini e più. Quindi apriamo con le dichiarazioni del Presidente, al quale do la parola.
MASALA (A.N.), Presidente della Regione. Grazie, Presidente. Il comprensorio militare dell'Isola di Santo Stefano, comune di La Maddalena, è una base italiana. Il territorio dell'Isola di Santo Stefano, che conta una superficie di circa 3,3 milioni di metri quadrati, è interessato dall'insediamento militare italiano per una superficie di 195 mila metri quadrati. Di quest'ultima, un'aliquota pari a 12.800 metri quadri, interclusa nell'ambito del comprensorio militare predetto e sempre sotto comando nazionale italiano, è concessa in uso alla Marina Militare degli Stati Uniti d'America, quale area a terra del punto di approdo per nave appoggio officina di supporto navale, in ottemperanza a specifici accordi bilaterali risalenti all'anno 1972.
Da tale data le attività a terra svolte su tale area sono state organizzate in modo non organico, prevalentemente con strutture precarie e amovibili. Un progetto di riqualificazione strutturale e ambientale di tale area senza ampliamento dell'area stessa, che resta di 12.800 metri quadri, ma con riorganizzazione dei volumi operativi attualmente impattanti sull'area medesima, è stato sottoposto dall'Amministrazione della difesa, in data 8 luglio 2003, al Comitato misto paritetico Stato-Regione, previsto dalla legge 24 dicembre 1976, numero 898.
Tale Comitato di reciproca consultazione Stato-Regione è costituito, come è noto, per l'esame, anche con proposte alternative della Regione e dell'Autorità militare, dei problemi connessi alla armonizzazione tra i piani di assetto territoriale della Regione e i programmi delle installazioni militari e delle conseguenti limitazioni. Tale progetto ha riportato il parere favorevole di cinque dei sei membri di espressione statale della Commissione e di uno dei quattro membri presenti di espressione della Regione Sardegna, ha cioè riportato invece il parere contrario di uno dei sei sembri di espressione statale e di tre membri di espressione regionale. In relazione a tale esito non è stata raggiunta su tale progetto l'intesa nell'ambito della commissione paritetica. Il Ministro della difesa, anche considerato l'esito negativo di tale confronto, ha assunto, in data 30 settembre 2003, ai sensi dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 1976, numero 898, la propria definitiva decisione autorizzando i lavori previsti dal progetto predetto. Con tempestiva nota del 10 ottobre 2003, seguita da una memoria illustrativa, il Presidente della Regione si è avvalso della facoltà di richiedere al Presidente del Consiglio dei ministri il riesame della decisione ministeriale da parte del Consiglio dei ministri stesso. Di tale intervento è stata data comunicazione alla Giunta regionale nella seduta del 24 ottobre 2003, con deliberazione numero 38/4, comunicata con nota in data 5 novembre 2003 al Consiglio regionale. Alla deliberazione è allegata la memoria.
Il Presidente del Consiglio dei ministri, con nota 27 ottobre 2003, in accoglimento della richiesta del riesame ha disposto l'avvio di un'attività istruttoria dandone incarico agli uffici della Presidenza del Consiglio medesimo.
A seguito dell'attività istruttoria e dei contatti intercorsi tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione, in data 14 gennaio 2004 è stato siglato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, sulla base del negoziato portato avanti dal Presidente della Regione, un protocollo di impegno conclusivo del procedimento attivato con l'istanza di riesame della decisione del Ministero della difesa, relativa agli interventi di migliorie infrastrutturali della porzione di area del comprensorio militare italiano di Santo Stefano concessa in uso per il supporto navale alla US Navy. Tale protocollo prevede i seguenti principali impegni da parte dello Stato: è stata data assicurazione da parte dello Stato che le migliorie infrastrutturali alle attività di supporto logistico da realizzare nel sito non prevedono né l'ampliamento territoriale del sito stesso, né alcun potenziamento della struttura esistente sia dal punto di vista del personale militare o civile sia dell'attività operativa in essa svolto; da parte dell'amministrazione statale è stata data assicurazione, inoltre, che su tale sito non verrà operata alcuna trasformazione territoriale che non tenga in considerazione le norme di tutela del territorio che hanno formato oggetto di richiamo da parte del Presidente della Regione nella sua richiesta di riesame. Il Ministero della difesa ha assunto l'impegno, nella realizzazione delle migliorie infrastrutturali predette, di far propri tutti i suggerimenti progettuali che la Regione Sardegna vorrà proporre per il rispetto dell'ambiente e del paesaggio. Lo Stato Maggiore della difesa si è impegnato, inoltre, in una sollecita azione di proposta concernente interventi strutturali di bonifica ambientale dell'intero comprensorio di La Maddalena, da concordare tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Regione Sardegna.
Per esigenze specifiche del Comune di La Maddalena è stato deciso inoltre un apposito tavolo di lavoro, coordinato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, con una prima riunione fissata per il 24 gennaio 2004 e che si è tenuta nella data prevista conseguendo gli esiti che saranno più avanti illustrati.
In merito alle problematiche di sorveglianza ambientale e al fine di attivare un processo di massima trasparenza sulle condizioni dell'intero comparto, l'amministrazione della difesa ha garantito di assentire, all'interno del comprensorio militare di Santo Stefano, a tutti gli enti pubblici territoriali interessati l'effettuazione diretta di analisi concernenti la qualità dell'area e dell'acqua e del fondale marino della rotta di transito delle unità navali dell'US Navy. Stante l'immediata operatività del protocollo siglato a Roma il 14 gennaio 2004, il Comune di La Maddalena ha già fruito tempestivamente, avendo formulato semplice richiesta alle autorità militari competenti, in data 21 gennaio 2004, della possibilità di accedere all'area militare di Santo Stefano per l'effettuazione di prelievi di campioni che ha voluto affidare a laboratori di analisi di sua fiducia. La stessa cosa può fare in qualsiasi momento qualsiasi ente territoriale interessato ad appurare direttamente con i propri mezzi e avvalendosi di laboratori di propria fiducia lo stato dell'ambiente nel sito militare e nei fondali marini percorsi dalle rotte dei sottomarini a propulsione nucleare.
Il protocollo siglato, si ribadisce, immediatamente operativo, costituisce garanzia di piena e totale trasparenza sulle condizioni ambientali del sito e dello specchio marino prospiciente. Allo stato non risultano certificate dai competenti organi di vigilanza ambientale situazioni allarmanti di inquinamento, in specie radioattivo, nell'area e nello specchio d'acqua interessati.
Ciò in particolare per quanto riguarda eventuali situazioni di pericolo determinate dal noto incidente al sottomarino USA, com'è evidenziato dalla comunicazione del presidio multizonale di prevenzione di Sassari, numero 11004 del 22/11/2003, che proprio in relazione alle notizie in merito ha effettuato tempestivamente accertamenti specifici anche con prelievi di sedimenti e alghe dai fondali nella Secca dei Monaci e a Punta Fico, che hanno dato esito totalmente negativo.
Apro una parentesi: a seguito dell'incidente in data di cui si è detto, in data 12 novembre, il Presidente della Regione aveva chiesto al Ministro della difesa notizie in ordine a questo incidente. Il Ministero della difesa ha dato notizie il 2 dicembre 2003, allegando anche una scheda relativa all'incidente, e da questa scheda risulta, conferma che i danneggiamenti afferiscono esclusivamente allo scafo non resistente del battello, vernice, e al timone, escludendo qualsiasi pericolo di inquinamento ambientale.
Lo stesso Presidio Multizonale di Prevenzione di Sassari, con nota numero 467 del 19 gennaio 2004, con riguardo all'articolo diffuso al riguardo dal CRIIAD ha diffuso una relazione di accertamento del fisico del Presidio stesso dando la seguente informazione: "Come già comunicato con nostra nota numero 11(commento di FT: nel discorso scritto del Presidente c'è scritto n.11004) del 22/11/2003 in relazione alle attività svolte a seguito dell'incidente del sommergibile e per quanto si comunica con cadenza mensile sui rilievi continuamente eseguiti, si può confermare che non esistono motivi di pericolo né per la popolazione né per l'ambiente e si esclude anche che l'incidente al sommergibile abbia provocato particolari inquinamenti radioattivi, situazione che peraltro viene esclusa dallo stesso CRIIAD nel suo articolo.".
Con il protocollo d'impegno siglato il 14 gennaio 2004, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Gabinetto del Ministro e lo Stato Maggiore della Difesa, hanno assicurato riunioni periodiche al fine di un monitoraggio costante di tutte le azioni concordate nel protocollo stesso in diretto raccordo con la Direzione generale della Presidenza della Regione per gli eventuali interventi o azioni da assumere.
In relazione alle altre problematiche inerenti comunque la presenza di gravami militari in Sardegna, con il predetto protocollo è stata anche assicurata alla Regione Sardegna una quota del 60,69 per cento dello stanziamento nazionale previsto per la concessione di contributi per le Regioni a statuto speciale maggiormente oberate da vincoli e attività militari. E' stata anche assicurata la richiesta della preventiva intesa della Regione Sardegna da parte dello Stato per la fissazione dei criteri di eventuale macroriparto tra le Regioni a statuto speciale e le Regioni a statuto ordinario dello stanziamento nazionale ancora da definire. Per quanto concerne, perché nella richiesta del riesame era stato anche sollevato il problema riguardante il trasferimento degli immobili dallo Stato alla Regione, ai sensi dell'articolo 14 dello Statuto, sul trasferimento dei beni immobili dallo Stato alla Regione in quanto non più utilizzati dalle amministrazioni statali, nel protocollo siglato il 14 gennaio 2004 è stato assunto l'impegno dell'emanazione di una norma di attuazione dello Statuto speciale della Regione Sardegna che consenta l'immediato passaggio dei beni dal Ministero della Difesa alla Regione stessa senza coinvolgimento di altri organi statali per rendere certo e celere il trasferimento stesso.
Nelle more dell'entrata in vigore di tale norma di attuazione, l'Amministrazione della difesa si è impegnata a dare priorità alle richieste della Regione Sardegna dirette ad ottenere in via provvisoria l'uso di tutti i beni che non siano necessari per l'espletamento delle funzioni istituzionali dell'amministrazione statale. Per l'individuazione ai fini del trasferimento alla Regione dei beni immobili dello Stato non più utili ai fini istituzionali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha assicurato l'immediata attivazione del gruppo di lavoro costituito presso il dipartimento del coordinamento amministrativo della Presidenza stessa come richiesto dal Presidente della Regione.
In data 20 gennaio 2004 si è tenuta a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri la riunione concordata, nella riunione del 14, riguardante problematiche specifiche del Comune di La Maddalena. E' stato affrontato in modo particolare il problema occupazionale dell'arsenale militare di La Maddalena di cui anche ad una mozione; sull'argomento il rappresentante dell'Agenzia Industrie Difesa ha assicurato che sarà comunque garantita anche per il 2004 l'occupazione civile dell'arsenale militare attualmente composto da 190 addetti. Sono in corso gli studi relativi alla riorganizzazione dell'arsenale che comprendono tanto l'impiego per le attuali attività quanto per l'avvio di nuove iniziative di servizio e di sviluppo, quali l'assistenza a yacht con la creazione anche di bacini attracco galleggianti, ed assistenza alle imbarcazioni per componenti elettronici. In questa direzione sono attualmente in corso contatti con le imprese produttrici di componentistica per l'attivazione di rapporti esclusivi di manutenzione necessari per garantire l'attivazione di un adeguato bacino di utenza.
Tali ipotesi di sviluppo che richiederanno ovviamente processi di formazione professionale, riqualificazione ed in qualche caso anche riconversione, formeranno oggetto di raccordo informativo e comunicazionale e propositivo tra l'Agenzia Industrie Difesa, il Dipartimento Sviluppo Economie Territoriali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Sardegna e il comune di La Maddalena. Le ipotesi di sviluppo predette tenderanno tanto al mantenimento degli attuali posti di lavoro nel settore quanto ad un incremento dell'occupazione. Con riguardo alla richiesta da parte del comune di La Maddalena relativa al monitoraggio delle condizioni ambientali dell'Isola, soprattutto con riguardo alla presenza delle unità sottomarine a propulsione atomica dell'US. Navy da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato sottolineato che la problematica è stata affrontata nell'incontro Stato - Regione del 14 gennaio 2004, per quanto attiene alla possibilità per qualunque ente territoriale interessato di effettuare direttamente le analisi nel comparto militale La Maddalena - Santo Stefano. In ogni caso, è stata sottolineata l'opportunità di uno stretto raccordo tra Regione - Agenzia Regionale Protezione Ambiente Sardegna ed Ente Parco nazionale di La Maddalena e il comune di La Maddalena finalizzato ad assicurare la massima operatività e il massimo raccordo informativo sull'argomento.
PRESIDENTE. Grazie Presidente, passiamo adesso all'illustrazione delle mozioni; le mozioni 113 e 123 presentate da Cogodi, Ortu, Vassallo, possono essere illustrate. Ricordo all'onorevole Cogodi o a chi illustrerà le mozioni che essendo una discussione unificata il tempo a disposizione per l'illustrazione delle due mozioni è venti minuti. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare le mozioni.
COGODI (R.C.). Mi pare di poter dire, innanzitutto, che la relazione, la dichiarazione, l'informazione che ha testé reso il Presidente Masala meriti una sola parola di commento: è sconcertante. E' sconcertante che il Presidente della Regione arrivi in Aula e legga un testo anodino nel quale riprende le cose più scontate, le cose più semplici nel senso di semplicioneria, di parvenza, di diceria e non dedichi una parola, il Presidente della Regione, al fatto vero di cui il Consiglio oggi deve discutere. Se questa Regione, nella sua autonomia, nel suo potere, nella sua decisione, intende o no, intende o no, che una base militare nucleare permanga nel territorio dell'Isola, perché questo è il punto. Il Presidente ha reso una dichiarazione di piglio notarile, dimenticando che i notai certificano le volontà degli altri e che invece nelle istituzioni pubbliche si certifica la propria volontà.
Si è arrivati all'assurdo di definire l'ipotesi di raddoppio, ampliamento, potenziamento, quel che è, di una base militare nucleare, di definirlo come progetto di riqualificazione strutturale ed ambientale; roba da inserire nella prossima pianificazione paesistica; servirà un piano paesistico speciale per definire la qualità ambientale, così come lei Presidente l'ha definita, riportando il titolo di un progetto folle, una base nucleare come progetto ambientale, con le parole tutto si può! Si può dire naturalmente, resta poi la realtà cruda, difficile, complessa e tuttavia affrontabile delle cose. La Regione parrebbe addirittura che abbia ottenuto un vantaggio in questa vicenda e, il Presidente con tutta elementare semplicità, nel senso di semplicioneria come prima dicevo, di superficialità persino la riferisce al Consiglio; questa Regione avrebbe ottenuto di recente in questa Intesa che non si è capito tra chi sia intercorsa, tra quale Regione e quale Autorità di questa Regione e quale Stato o Governo o Autorità dello Stato italiano e del Governo italiano non si è capito chi sono gli interlocutori di un patto, di un'intesa nella quale addirittura si ipotizza che i beni demaniali che non siano più utilizzabili dallo Stato per le finalità istituzionali passino alla Regione. Ma non è già scritto nella norma costituzionale? Ma non è già scritto nella massima legge della Regione? Non è già scritto nello Statuto di autonomia, articolo 14, tutto questo? E riscrivere in un pezzo di carta, non si sa dove, non si sa chi, non si sa perché, quello che è già scritto nella Legge costituzionale addirittura parrebbe un vantaggio! Proprio non ci siamo.
Noi abbiamo proposto alcune mozioni e principalmente io voglio richiamare la mozione numero 113 attraverso la quale chiediamo che il Consiglio regionale della Sardegna nella sua potestà, nella sua sovranità, deliberi cose chiare e cose utili per la Regione. Riprendiamo attraverso questa mozione per intanto un principio, un valore che è già norma della Regione. E' vero che il Governo Berlusconi, la legge approvata da questa Regione l'ha impugnata presso la Corte Costituzionale, ma è un'impugnativa che ha fatto il Governo nazionale di una legge che questo Consiglio regionale di recente e all'unanimità ha nel frattempo però approvato. Nel luglio dell'anno 2003 la legge numero 3. E in quella legge, questo Consiglio regionale all'unanimità ha deciso nella forma più solenne che nel territorio della Sardegna è inibito il transito, e la permanenza, di ogni elemento, di ogni fattore, di ogni prodotto nucleare. In quale articolo della legge della Regione, chiedo al Presidente, non lo chiedo al Consiglio perché il Consiglio lo sa, perché ha approvato all'unanimità questa legge, in quale articolo di quella legge, la legge numero 3 del 2003, è scritto che il divieto di permanenza di transito dei materiali nucleari in questa Regione, dichiarata solennemente territorio denuclearizzato, in quale articolo è scritto che il nucleare a cui ci si riferisce è quello civile e che fa eccezione il nucleare militare? In quale articolo è scritto che il nucleare civile è cattivo e che il nucleare militare è buono? In quale articolo è scritto che il nucleare civile è bandito e il nucleare militare è accettato? Non si può violare la legge della Regione perché quella legge questo Consiglio di recente l'ha approvata all'unanimità ed io non credo che questo Consiglio, che nessun componente di questo Consiglio voglia oggi affermare che quando ha approvato quella legge l'ha fatto non sapendo quello che faceva, che l'ha fatto tanto per far vedere che ha approvato una legge per finta. In questa materia non si può giocare, non si può scherzare, cioè in materia di serietà non in materia nucleare, in materia di serietà dei propri comportamenti. Quindi la nostra mozione per intanto propone una cosa che per questo Consiglio dovrebbe essere scontata perché l'ha già certificato e solennemente sancito in un articolo di una sua legge che il nucleare, tutto il nucleare, ovviamente ivi compreso il nucleare militare, deve essere escluso dal territorio di questa Regione e se la base militare americana di La Maddalena è una base nucleare perché ospita sommergibili a propulsione nucleare coerentemente non può che essere detto che questo Consiglio è contrario; è contrario non agli americani, è contrario ai sommergibili nucleari americani, perché se quei sommergibili nucleari non fossero americani ma cinesi, sarebbe contrario ai sommergibili nucleari, comunque! Ma sono americani, quindi a quei sommergibili, a quella base perché è quella la condizione che rende difficile, che offende, che danneggia oggi questa Regione. In secondo luogo dovrebbe essere chiaro che in questa materia nel Consiglio non c'è più ragione alcuna di distinzioni o peggio di contrapposizioni che abbiano sapore di ideologia, di idealità sì, ed infatti l'idealità dello sviluppo pacifico, l'idealità della pace che si persegue con l'organizzazione dell'economia, l'attrezzatura del territorio, delle scelte politiche coerentemente rivolte a costruire un mondo pacifico di cooperazione e di pacifica competizione, tutto questo sì, questa idealità, ma non c'è più ragione oggi di contrapposizione ideologica per cui va chiarito un principio che ha anche un'utilità d'insieme di questa Regione; il Sottosegretario del Governo Berlusconi ancorché porti un cognome sardo, pure lui nei giorni scorsi è arrivato a dichiarare, mi riferisco all'onorevole Cicu, che sarebbe addirittura in atto una congiura internazionale contro il turismo della Sardegna e tutti quelli che non vogliono il nucleare e tutti quelli che dicono che in questa Regione, non solo per prudenza, ma per accertata pericolosità e danno, il nucleare militare oltre che civile non ha ragione di esserci, sarebbero congiurati. Cari colleghi, tutti voi siete dei congiurati, perché avete approvato la legge di questa Regione, insieme, per dichiarare la Sardegna territorio denuclearizzato, siete dei congiurati contro il turismo, contro l'economia. Ma sono cose ammissibili? O non è invece nella pericolosità, nel danno già parzialmente accertato dell'elemento nucleare speso peraltro a fini bellici? Non è lì invece, non dico la congiura, ma l'attentato invece allo sviluppo economico armonico di questa Regione, all'immagine stessa di questa Regione e quindi anche all'economia turistica? Mi pare che sia esattamente così.
Da ultimo credo che debba essere affermato in questo Consiglio, in tutta chiarezza, un altro principio; non facciamo più finta nessuno, semmai è stato tentato in altre circostanze, di nascondere la testa sotto la sabbia; il punto in discussione oggi non è il raddoppio, il potenziamento, perché sul potenziamento sì, no, ma, però, come, si può discutere in eterno, è un fatto di interpretazione. Il punto che è in discussione oggi è se una base militare nucleare rispetto alla quale mai le istituzioni autonomistiche sono state chiamate a dire una parola, mai, dal 1972 ad oggi e perciò quella presenza costituisce anche una imposizione esterna, una violenza permanente se con la scusa degli ampliamenti, addirittura delle riqualificazioni ambientali non si voglia ottenere oggi una legittimazione ex post.
Sarebbe la prima volta nella quale questa Regione direbbe, seppure surrettiziamente, imbrogliando ancor di più le carte e tentando di imbrogliare persino le coscienze, che quella base militare che c'è, e finora è contestata anche dalle istituzioni, tutte le istituzioni, è imposta e perciò è subita come un'imposizione, oltre che essere contestata dalla coscienza civile del popolo sardo, che accada che vi si dia una sorta di lasciapassare, di implicita legittimazione.
Perciò non bastano le mezze misure, perché sarebbe del tutto reticente usare espressioni forti o anche calcare il tono della voce o anche dei ragionamenti sul pericolo di potenziamento, di ampliamento, di raddoppio e sfuggire invece al punto che è quello principale, nodale che la base comunque deve essere smantellata, deve essere eliminata, rifiutata perché questa Regione non la vuole, perché non è utile, perché è dannosa, perché contrasta col progetto di sviluppo armonico e pacifico di questa Regione e perché contraddice la vocazione a questo sviluppo armonico, sereno, pacifico delle popolazioni della Sardegna.
Illustri scienziati, non degli allarmisti, illustri scienziati nucleari, e non solo il professor Cortellessa, sono più di vent'anni che analizza e certifica che nelle acque della Sardegna settentrionale già erano riscontrabili quindici, forse vent'anni fa, tracce consistenti di cobalto 60. Io non sono esperto in questa materia tecnica ma ascolto e so che il cobalto 60 è uno degli elementi che derivano dal nucleare e che più di recente sono state riscontrate tracce consistenti addirittura tre - quattrocento volte superiori ai tassi che si ritengono compatibili di torio 234.
E quando eminenti scienziati nucleari, riconosciuti a livello internazionale perché consulenti di governi e di istituzioni internazionali, quali il professor Cortellessa, danno questi dati e nessuno obietta negli anni e si tenta solo di minimizzare, non si può poi rispondere in modo ridicolo che in Sardegna può essere che la radioattività delle acque derivi dal fatto che il granito conterrebbe uranio. Se il granito contenesse uranio in condizioni e in termini tali per cui derivassero la liberazione di questi elementi, che derivano dall'inquinamento nucleare, il professor Cortellessa ancora l'altro ieri a Bonifacio, in una pubblica assemblea, di fronte ad amministratori e all'opinione pubblica internazionale ha affermato che se dal granito o il granito della Sardegna liberasse questo tipo di scorie nucleari la Sardegna sarebbe tutta radioattiva. Noi saremmo già tutti espatriati o già morti; eppure c'è ancora chi sottovaluta, eppure c'è ancora chi fa finta di non capire e di non sapere, e c'è anche chi fa finta di chiacchierare in questa condizione in cui il Consiglio regionale deve decidere cose di questa rilevanza quasi che trattassimo di una qualsiasi questione secondaria. Ecco perché noi riteniamo e proponiamo con le nostre mozioni che il Consiglio regionale dica una parola chiara, decisa, che non è un no a qualcuno, ma che è un sì. Un sì alla serenità di vita, all'ambiente, alla salute, allo sviluppo pacifico anche dell'economia di questa Regione, ipotizzando peraltro senza base ed insediamenti nucleari un piano di risanamento, un progetto di risanamento e di rinaturalizzazione integrale di tutto il territorio e dell'ambiente naturale di questa nostra Regione. Se il Consiglio regionale, noi non abbiamo dubbi, deciderà con chiarezza su questo punto, io credo che questa legislatura che si avvia ad una sua conclusione, per altri versi non esaltante, invece segnerebbe un grande punto di favore e di riconoscimento da parte del popolo sardo della bontà delle sue istituzioni autonomistiche.
PRESIDENTE. Ha facoltà di illustrare la mozione numero 128 il consigliere Cugini.
CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Io illustro la mozione 128 e richiamo l'interpellanza 393 perché trattano, o no nell'insieme dopo, ma come argomento...
PRESIDENTE. Avrà se vuole cinque minuti a disposizione per rivolgere l'interpellanza al Presidente. Dopo, se crede.
CUGINI (D.S.). Siccome gli argomenti sono molto ravvicinati li tratto nel corso dei venti minuti così diamo la possibilità al Consiglio di partecipare meglio alla discussione. Ora, è bene forse per il Consiglio regionale stabilire da subito, lo dico per lei Presidente del Consiglio, che rappresenta il momento più alto dell'istituzione sarda, e poi per tutti i colleghi insieme al presidente Masala, noi vogliamo evitare di discutere sul contenuto delle nostre mozioni confondendo la difesa che noi vogliamo fare del territorio regionale con i rapporti di amicizia che ci legano al popolo americano. Lo dico in premessa, qualora si dovesse sviluppare, come spero ed auspico, un dibattito in Consiglio regionale, lo dico in premessa perché occorre evitare la propaganda quando si ragiona di una questione delicata come quella che le diverse interpellanze propongono alla nostra attenzione.
Il rapporto tra il popolo sardo e il popolo americano è un rapporto di collaborazione e di civile convivenza e noi vogliamo continuare a mantenerlo e a rafforzarlo, perché stiamo parlando di due popoli distinti, ma che per quanto riguarda la Sardegna vivono ormai da tanti anni assieme una situazione che noi vogliamo portare a valutazione. Quindi, nessuna volontà anti-americana, ma assieme nessuna disponibilità a sottovalutare la difficoltà nella quale noi stiamo operando.
Noi vogliamo parlare e il presidente Masala è chiamato prima di tutto ad ascoltare, ed assieme quando spetterà il suo turno a rispondere puntualmente alle nostre considerazioni, e alle parti delle considerazioni che dovessero...
PRESIDENTE. Assessore Onida, la prego c'è il collega Cugini che giustamente si lamenta per non essere ascoltato.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Questo era importante per te.
CUGINI (D.S.). Avete avuto occasione in questi quattro anni di stabilire rapporti molto collaborativi, quindi quello che dovevate dire ve lo siete detti, adesso vi rimane qualche scampolo di tempo per precisare ancora quale sarà il vostro destino, ma io penso che lo potrete fare senz'altro dopo l'illustrazione delle mozioni. Lo dico al presidente Masala, Presidente evitiamo di glissare sull'argomento; noi portiamo ragionamenti, considerazioni, valutazioni e pretendiamo risposte puntuali. Noi non pretendiamo che lei condivida la nostra posizione, ma vogliamo sapere qual è la sua posizione come espressione del Governo; perché a me è capitato in diversi momenti di avere con lei un rapporto sul tema anche di tipo collaborativo, e ho apprezzato la sua posizione quando ha assunto decisioni in linea con le considerazioni che noi abbiamo fatto, però poi ho potuto verificare che quelle considerazioni sono state disattese dalla sua iniziativa politica e questo ha prodotto la nostra mozione, le interpellanze e il rapporto anche conflittuale con lei e con la sua Giunta.
Non stiamo trattando di argomenti che possono essere vissuti come argomenti di parte, parliamo di una esigenza che è quella di conoscere qual è la vera situazione nel territorio dell'arcipelago de La Maddalena. Come lei sa, perché è stato scritto, c'è stato un incidente di un sommergibile e, a distanza di tempo, prima gli americani hanno comunicato all'insieme del paese, quindi anche a noi, che non era avvenuto niente, che non c'era stato nessun incidente e, successivamente, perché incalzati dalle iniziative dei cittadini de La Maddalena, quelli che si esprimono attraverso l'istituzione locale e i cittadini comuni, incalzati da questi cittadini hanno dovuto ammettere che c'era stato un incidente.
Nessuno di quelli che hanno trattato, ed abbiamo trattato l'argomento, auspicavano l'incidente e però l'incidente c'è stato. E' stato nascosto il fatto, non siamo in grado di dire che cosa ha prodotto quell'incidente per quanto riguarda l'inquinamento, e se lei dovesse accettare la versione che è stata data anche pubblicamente dal sindaco de La Maddalena e non si può dire se vogliamo essere rappresentanti del popolo sardo, e più modestamente persone serie, non si può dire che la radioattività a La Maddalena è conseguenza della presenza del granito a La Maddalena, sapendo tutti o conoscendo tutti alcuni dati elementari della radioattività del granito perché sappiamo che è radioattivo come tanti altri minerali, ma non possiamo nascondere dietro la radioattività del granito che c'è stato l'incidente e che scienziati neutri e non di parte hanno confermato questa presenza preoccupante di elementi di inquinamento.
Perché lei, presidente Masala, non in quanto Presidente della Regione, in quanto cittadino sardo, perché lei deve coprire questa situazione? Perché lei si assume la responsabilità di coprire le vergogne e le bugie? Perché lei lo fa? Che interessi vuole rappresentare? Lei deve rappresentare la verità; lei deve rappresentare la limpidezza delle istituzioni; lei non si può prestare ad una lettura sbagliata di una situazione che si è verificata a La Maddalena; e se lei lo dovesse fare, deve avere il coraggio di assumersene le responsabilità, ma non possiamo giocare sulla salute dei cittadini, non si può scherzare su un argomento così delicato e serio perché dobbiamo evitare di creare allarme, di creare preoccupazione e, conseguentemente, dobbiamo evitare di penalizzare quel territorio della nostra Regione ed insieme la nostra Regione per quanto riguarda le questioni riferite allo sviluppo turistico.
Perché si tende a sminuire? Perché si tende a confondere? Perché si tende a nascondere? Che interesse abbiamo, noi, il Consiglio regionale, quelli che siamo qui oggi, che interesse abbiamo noi a nascondere una situazione che non conosciamo? Oppure, ma io non lo voglio dire imputandolo a lei, o lei conosce e non vuole che gli altri conoscano? Sarebbe, presidente Masala, un errore molto grave per lei sul piano politico e personale, e per noi se dovessimo accettare il fatto che è stato comunicato che la radioattività è figlia della presenza del granito in Gallura e a La Maddalena.
C'è stato un incidente, c'è la base americana, c'è l'esigenza di conoscere la situazione, perché non decidiamo, lei mi deve rispondere direttamente, perché non decidiamo noi Consiglio regionale di incaricare competenti e competenze per andare a verificare e se poi il dato dovesse essere di conferma che non c'è inquinamento, ma noi quelli che siamo qui, saremmo tutti contenti del fatto, non è che noi richiamiamo l'argomento perché vogliamo che risulti alla fine che effettivamente c'è l'inquinamento, noi vorremmo che il dato finale fosse: "non c'è inquinamento!"
Ma se invece il dato dovesse essere preoccupante perché noi dobbiamo sminuire o nascondere questo fatto? Perché? Perché ci sono rapporti tra l'Italia e l'America che impongono la presenza di una base americana così come noi abbiamo detto non regolamentata che serve a difendere il nostro Paese da forze estranee che vorrebbero entrare in conflitto militare con noi? Non siamo più di fronte a quella lettura della situazione, sono passati oltre trent'anni da quando è stato deciso l'insediamento di quella base d'appoggio.
Ed allora io penso che noi dobbiamo stabilire un rapporto di collaborazione ed aggiungo di fiducia, Masala, perché essendo un rapporto di collaborazione e di fiducia emerge un dato preoccupante, assumeremo tutti insieme le iniziative e le responsabilità per rimuovere quel dato preoccupante, e viceversa e se non dovesse essere così, perché il tema che stiamo trattando non è un tema che entra tra gli accordi di Governo, tra gli accordi politici della maggioranza o un tema di scontro con le opposizioni. Almeno io pacatamente la leggo e la vedo così e lei dovrebbe vederla come la vediamo noi, in modo preoccupato ma responsabile, perché non vogliamo creare allarme, e non vogliamo danneggiare quel territorio, però vogliamo dare voce a quella parte del popolo sardo che vive in quella situazione e vorrebbe avere da noi una risposta tranquillizzante. Mi rivolgo a lei, presidente Masala, però rivolgendomi a lei mi rivolgo a tutti i colleghi del Consiglio perché, mi stava venendo una battuta...
PRESIDENTE. Colleghi vi posso chiedere di tornare ognuno al proprio posto.
CUGINI (D.S.). Mi stava venendo una battuta a proposito del collega Corona, poi, meno male che ho riflettuto e non l'ho fatta, e forse è meglio che non l'abbia fatta perché magari il collega Corona si sarebbe anche offeso! Però, io credo che presidente Serrenti, lei dovrebbe avere chiaro che in quest'Aula si deve svolgere una discussione serena, dovrebbe avere chiaro che in quest'Aula si deve fare una discussione di merito. Se invece lei dovesse accettare l'idea che anche quando parliamo della salute dei cittadini questo Consiglio regionale produce comportamenti che abbiamo visto in altre occasioni, beh, allora, Presidente io non ci impiego nulla a cambiare gli appunti. Allora, io lo sto dicendo prima che cambi gli appunti.
PRESIDENTE. Guardi che lei fino adesso mi sta convincendo, continui a convincermi.
CUGINI (D.S.). Presidente, io non ci impiego nulla a cambiare gli appunti!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, io sono anche intervenuto per chiedere ai colleghi di fare silenzio e di seguire.
CUGINI (D.S.). Come lei sa, io ho anche una certa predisposizione alla polemica, non la voglio fare, però le chiedo di svolgere a fine mandato seriamente il mandato che le abbiamo dato.
PRESIDENTE. Colleghi, però scusate quando queste cose accadono in maniera fastidiosa io intervengo, lo faccio sempre.
CUGINI (D.S.). Stiamo parlando di inquinamento e di ambiente. Guardi lì però, l'Assessore dell'ambiente è preoccupato delle questioni che stiamo discutendo e lei si dovrebbe preoccupare che si preoccupi!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini la prego non si preoccupi, guardi...
SANNA EMANUELE (D.S.). Presidente, gli dica di uscire; sta disturbando se continua a parlare lì.
PRESIDENTE. La prego continui, onorevole Cugini.
CUGINI (D.S.). A volte è difficile discutere dopo pranzo. Io dicevo che occorre fare una discussione che impegni tutti per evitare che si determini allarme, però, noi vogliamo rappresentare le istanze di quella parte del territorio sardo ed assieme le istanze, le attenzioni e le preoccupazioni dei cittadini sardi. Noi dobbiamo, al di là di quello che abbiamo scritto, cercare di convenire su alcune esigenze che sono presenti in tutte le mozioni. C'è stata recentemente un'importante iniziativa tra rappresentanti del popolo corso e i rappresentanti del popolo sardo, e le due regioni, quindi, i due paesi, avanzano un'indicazione di lavoro. Abbiamo sentito valutazioni, opinioni altamente qualificate sull'inquinamento che c'è a La Maddalena; io penso che noi quelle valutazioni le dobbiamo avere presenti, però sarebbe sbagliato se l'istituito autonomistico, se la Regione Sarda non si dotasse immediatamente di informazioni e conoscenze che permettano di promuovere un'iniziativa e conseguentemente una decisione. Io so, perché mi è stato riferito, che gli strumenti che vengono usati per analizzare le acque de La Maddalena, per determinare e verificare l'inquinamento sono inadeguati. Colleghi del Consiglio regionale lo hanno richiamato questo argomento, sono strumenti obsoleti, sono strumenti inadeguati e noi non possiamo far finta che queste cose non sono state dette. Ma se quegli strumenti fossero idonei, noi abbiamo il dovere, Consiglio regionale, di dire che sono idonei, ma se come risulta non fossero idonei quegli strumenti andrebbero cambiati e modificati. Poi, si fa sul tema anche qualche riflessione in più di preoccupazione, e noi dobbiamo riuscire a dare una risposta. È polemica di questi giorni: l'esigenza americana di trasformare il punto di appoggio in base viene contestata perché è fuori da qualunque accordo internazionale, ed è fuori da qualunque intesa con il Governo nazionale. Perché noi dobbiamo limitarci al ragionamento sulla quantità delle cubature che sono già un problema serio? Per far passare l'idea che si può fare la trasformazione di punto d'appoggio a base, noi dovremmo dirlo, lei lo dovrebbe dire, assieme lo dobbiamo dire che siamo contrari, siamo contrari perché non sta scritto in nessun accordo conosciuto che il punto d'appoggio debba diventare base. Ma se invece voi come maggioranza avete un'idea diversa da quella che io sto esponendo, dovete assumervi la responsabilità di dire che siete d'accordo per la trasformazione del punto d'appoggio in base, e presidente Masala non mi risponda che si tratta di un ammodernamento degli edifici già esistenti, perché sappiamo che non è così, e non mi risponda come hanno risposto gli americani che la prima comunicazione sugli interventi che dovevano essere fatti è stato un errore tecnico nel darla, perché così noi non produciamo una riflessione positiva. Ossia, lei non mi deve rispondere, presidente Masala, così come ha fatto nella relazione introduttiva; lei deve fare uno sforzo in più, non per comunicare ciò che i suoi uffici, i suoi collaboratori magari le hanno predisposto, lei deve fare uno sforzo in più magari prendendosi anche qualche attimo di tempo, per leggere puntualmente le nostre considerazioni, per mettere a fuoco quello che dicono i cittadini di La Maddalena e per assumere conseguentemente un'iniziativa che determini serenità.
Lei ha polemizzato, più che lei, per dire la verità, il Sindaco di La Maddalena ha polemizzato con lei quando ha assunto un'iniziativa riferita al raddoppio o alla trasformazione dei punti d'appoggio. C'è stata una polemica sui giornali, c'è stata una polemica anche di basso profilo, ma io non mi richiamo a quella, io mi richiamo al contenuto dell'incontro che lei ha avuto con il Sindaco de La Maddalena e alle comunicazioni successive. Se lei dovesse accettare l'idea, in contrapposizione alla nostra mozione, che l'inquinamento è, come dicevo prima, derivante dalla radioattività del granito, guardi presidente Masala che in Sardegna si può determinare un conflitto tra istituzioni, tra parti di territorio e la Regione Sarda. Noi non possiamo dare una lettura sbagliata della preoccupazione di quei cittadini. Ora, la nostra mozione ha appunto questo obiettivo, quello di rendere chiara la situazione che si è determinata a La Maddalena, conseguente all'incidente che c'è stato, che è stato riconosciuto, ma anche precedente all'incidente. Forse l'incidente è l'elemento che richiama l'argomento, però ecco, se dovesse risultare verità che gli strumenti per rilevare l'inquinamento sono strumenti inadeguati, beh, insomma, io penso che noi dovremmo reagire, dovremmo assumere iniziative conseguenti. A me la comunicazione è stata fatta da chi ha operato per tanto tempo come operatore proprio nel rilevare, nel prelevare le acque di quella parte del territorio che si pensa possa essere inquinata. Può essere, e chiedo preventivamente scusa, che mi abbiano dato un'informazione esagerata, può essere! Io voglio avere da lei, e noi vogliamo avere da lei, invece, una risposta chiara. Ripeto presidente Masala, personalmente e come coalizione non pretendiamo che stasera, dopo la discussione, nel corso della discussione, lei risponda puntualmente a tutte le considerazioni che noi abbiamo fatto nella mozione, ma vogliamo che nel tempo rapido, utile stasera, domani lei ci dica e dica al popolo sardo come intende e come intendente affrontare quest'argomento.
Concludo dando la disponibilità, perché non si tratta qui di materia di parte, ad un'iniziativa politica unitaria del Consiglio regionale che metta e determini tranquillità tra il popolo sardo, ma se ci dovessimo rendere conto che invece si vuole fare propaganda, si vuole nascondere la verità, presidente Masala, è chiaro che questo diventa, dal punto di vista politico, un argomento più impegnativo della discussione che saremo chiamati nei prossimi giorni a fare sulla finanziaria e sulle scelte di governo, ossia si apre un conflitto tra le opposizioni e la maggioranza che creerà un insieme di difficoltà all'ultima parte della legislatura e, dal nostro punto di vista, questo conflitto avrà l'obiettivo di ridare dignità a questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Procediamo in questo modo, adesso l'onorevole Sanna farà le sue interpellanze, sono due, la prego onorevole Sanna di contenerle in cinque minuti come abbiamo fatto per le mozioni; l'onorevole Cugini ha dichiarato che la sua interpellanza era compresa nell'intervento di illustrazione della mozione e poi nella replica, dopo la discussione, il Presidente della Giunta darà le risposte anche alle interpellanze. Pertanto, onorevole Sanna Giacomo, la prego.
Ha facoltà di parlare il Consigliere Sanna Giacomo per illustrare le interpellanze.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). La prima interpellanza è datata 12 febbraio 2003, abbiamo cercato in tutti i modi di allertare il Presidente della Giunta regionale e l'abbiamo ripetuto al 1° luglio 2003 con una disattenzione unica, lo testimonia la relazione del Presidente della Giunta di questo pomeriggio, lo testimonia in tutta la sua interezza, lo testimonia il fatto che possa passare quasi come ininfluente il voto della Commissione paritetica.
Le ricordo, presidente Masala, che basta un voto contrario perché l'argomento in discussione in quella Commissione non possa essere approvato. Qui non si tratta di un voto contrario, qui si tratta di voti contrari, compreso quello che rappresenta il Governo, in una situazione che ha quasi del patetico per le giustificazioni da lei portate all'attenzione di quest'Aula questo pomeriggio, come se l'ampliamento non sia una cosa reale, l'ampliamento è un progetto di riqualificazione strutturale ed ambientale senza ampliamento della stessa area, che resta di 12.800 metri quadri. Però nel suo discorso e noi la nostra interpellanza lo facciamo, le diciamo che con assoluta chiarezza che pur restando quello lo spazio destinato agli americani, ci mancherebbe che subisse anche una variazione, l'aumento di cubatura dalla sommatoria di quella documentazione che ormai è diventata di dominio pubblico e che in quella circostanza, anni addietro noi abbiamo denunciato, comporta un aumento di volumetrie di oltre 10 mila metri quadri, pur restando in quell'ambito, si aumenta di oltre 10 mila metri quadri. Non succede niente, non accade niente, accade che guarda caso in data 9 settembre 2002 la Sovrintendenza dei beni ambientali architettonici e storici ha espresso parere preliminare favorevole. Qualcuno l'avrà sensibilizzata, perché un aumento di volumetrie in quel contesto, in quel modo, per quelle ragioni, con quella tipologia non scandalizza assolutamente la Sovrintendenza ma anzi la vede disposta, piacevolmente disposta ad accontentare le richieste che dal Ministero qualcuno ha sensibilizzato e che gli americani dovranno poi aumentare pur di cubatura la loro presenza; da quello che era tutto provvisorio, oltre ad amplificarlo diventa definitivo, quindi, non è più una base appoggio, è un qualcosa di completamente diverso, ed in questi anni tutto ciò che è successo non può passare in secondo piano. E' maturata nella gente una certa sensibilità, una certa paura, una certa attenzione, e questa attenzione si sta manifestando giorno per giorno con grande preoccupazione e il tutto si può definire come? Come un qualcosa verso il quale non possiamo fare niente, va bene? Con chiarezza le abbiamo chiesto nella nostra interpellanza di chiarirci in ordine alla stretta osservanza delle leggi urbanistiche della Regione Autonoma della Sardegna, ma questa parte è terra di conquista; qui le leggi della Regione Sarda, le leggi urbanistiche in questo caso, non hanno valore alcuno, qui si può fare tutto quello che si vuole e nessuno vi si può opporre. Devo riconoscere che inizialmente lei al suo insediamento l'ha fatto, l'ha fatto in modo deciso ed io pensavo: Italo Masala sta rivestendo a pieno il ruolo che ha ricevuto. Ho fatto riferimento in quella circostanza, presidente Masala, a ciò che è il deliberato del Consiglio regionale stesso, del 5 dicembre 2002, non era lei Presidente della Giunta, se vi ricordate quella mozione era presentata da me e dal collega Manca e fu massacrata per volontà di chi l'ha preceduto, facendo sparire completamente il vero significato della stessa mozione che riguardava le servitù militari nella loro interezza. È rimasto in piedi, però, presidente Masala, quel comma di riferimento proprio alla volontà del Consiglio regionale di non consentire l'ampliamento della base militare americana di Santo Stefano a La Maddalena. Questo è che il Consiglio ha deciso in quella circostanza, e a questo noi facciamo riferimento, cosa che lei ha dimenticato completamente nella sua relazione e che si diverte semplicemente a manifestare in termini di sorveglianza ambientale, come dovranno essere fatti per la buona disponibilità in questo caso dell'esercito italiano, va bene, del Ministero della Difesa, per essere più preciso, che ci dirà come dovremo controllarla, quali saranno le possibilità, in quali spazi dovremo operare, ma nel proseguo del dibattito questa sera le ricorderò altri passaggi che lei volutamente in questa relazione ha dimenticato, perché lo scontro iniziale col suo Sindaco compagno di partito di La Maddalena era in altri termini, oggi vedo che invece quello scontro ha portato lei a fare retromarcia e il sindaco di La Maddalena ad apparire come quello che in quella circostanza aveva veramente ragione. Io credo che non ha ragione il sindaco di La Maddalena e tanto meno possa aver ragione lei.
PRESIDENTE. Adesso passiamo alla discussione generale. Risponderà alle interpellanze, Presidente, nella replica successivamente.
Dichiaro aperta la discussione. E' iscritto a parlare i consigliere Scano. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che entro l'intervento dell'onorevole Scano devono pervenire le iscrizioni a parlare.
SCANO (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Io inizio sottolineando il fatto che questo è un dibattito importante, anche se forse molti colleghi, penso agli assenti in particolare, non ne hanno consapevolezza. E' un dibattito importante e la prima esigenza è che il Consiglio regionale, prima ancora dell'opinione pubblica, certo anche l'opinione pubblica, ma il Consiglio regionale abbia chiari i termini della questione, perché io ho la sensazione che invece c'è molta confusione, c'è un gran polverone, secondo me, in cui si sovrappongono gli aspetti ambientali, urbanistici, giuridici e politici. Noi abbiamo invece il dovere di cercare di capire distinguendo bene i vari aspetti e penetrandoli.
Io dirò innanzitutto alcune cose sulla questione ambientale, per esprimere questo concetto: che l'incidente all'Hartford di cui tanto si parla e quello precedente all'Oklahoma City non sono il vero problema, non voglio dire che un incidente a un sommergibile a propulsione nucleare sia un fatto trascurabile, ma non è il vero problema, anzi è in un certo senso un falso problema. Questo è il motivo per cui l'affermazione che viene dalla N.S.A., cioè dalla Naval Support Activity, che nessun rilascio radioattivo c'è stato in coincidenza con l'incidente all'Hartford, non ci tranquillizza affatto, proprio perché il problema non è principalmente quello. Il rilascio radioattivo, come tutti sanno, può essere di duplice natura: può essere di natura, diciamo, incidentale, cioè conseguente a un incidente, oppure può essere quello di routine, quello dovuto alla situazione ordinaria, a un processo di accumulo. La nostra preoccupazione, io penso, deve riguardare ambedue le tipologie, ma deve riguardare in primo luogo il secondo tipo, perché è ciò che accade, diciamo, ordinariamente, anche in assenza di incidenti. E qui ci sono degli interrogativi anche angosciosi, c'è già stato nel dibattito qualche giusto riferimento. La rete di rilevamento gestita dal Presidio multizonale che cossa rivela? E' adeguata? E' ciò di cui si ha la necessità? Con i suoi due livelli, quello che viene chiamato mi pare livello uno, che opera in continuo, e il livello zero che è quello che funziona attraverso prelievi periodici proprio per valutare il processo di accumulo. Beh, quello che ci è stato detto è che la rete di rilevamento misura esclusivamente il cesio. E gli altri radionuclidi? Perché non si cerca altro? Perché non si rileva altro? La CRIIRAD ha misurato, l'abbiamo detto, il torio 234. Mi pare che sia stata rilevata una presenza enormemente maggiore del normale, addirittura 400 volte più del normale, è stato detto, sette volte più che nella costa Corsa, ho letto. Qui non stiamo parlando, quindi, di radioattività come effetto di un incidente; qui stiamo parlando di spie di accumulo, questo è il punto su cui bisogna fare chiarezza. Io credo che il Consiglio regionale innanzitutto debba avere chiaro questo, che il punto non è tanto la radioattività di natura accidentale, anche, ma in particolare la radioattività ordinaria, l'accumulo appunto.
Sugli aspetti ambientali il Consiglio regionale deve esigere una trasparenza totale, mentre oggi la presenza di una fonte di rischio col suo particolare status, poi se avrò tempo dirò che si tratta di uno status unico, quello del punto d'appoggio base di La Maddalena, fuori dal quadro NATO e anche fuori dagli accordi bilaterali standard, normali, che regolano i rapporti e le basi italiane e americane, uno status unico. Bene, quel particolare status è causa di segretezza, persino eventi naturali come un terremoto diventano argomenti da trattare con delle cautele inaudite, per cui se ne se qualcosa cinque giorni dopo, mentre i terremoti, come tutti sanno, vengono, oltre che percepiti, rilevati immediatamente dai sistemi di rilevazione. Persino il registro dei tumori diventa una questione da tenere secretata. Il registro dei tumori vede in testa, per il nord della Sardegna, Porto Torres, ambiente tappa industriale, diciamo, e La Maddalena. La base produce segreto e invece proprio perché c'è una fonte di rischio oggettivo, e questo nessuno lo può negare, occorre il massimo di trasparenza e questo il Consiglio regionale lo deve dire unanime. Non è un problema di centrodestra e di centrosinistra, occorre una trasparenza totale sulla situazione ambientale di La Maddalena.
Secondo: la questione urbanistica. Anche qui secondo me, per la modesta opinione che mi sono fatto studiando la documentazione, c'è un po' di polverone, anzi molto! Ora, siamo di fronte a un intervento finalizzato si dice a risanare, ad apportare delle migliorie; sistemazione senza un mutamento funzionale, si dice. Beh, se si tratta di questo è una cosa ragionevole, o vogliamo forse noi che i ragazzi americani vivano in una baraccopoli? No. Si tratta di capire, però, se siamo di fronte a qualcosa del genere oppure ad altro.
C'è una disputa sulla cubatura. Ecco, io con la nostra nettezza con cui prima ho detto che il problema principale in materia ambientale non è la radioattività di natura incidentale, ma quella di natura ordinaria e di routine, dico, che il problema non è di cubatura, con la stessa tranquilla nettezza. Il problema non è di cubatura, il problema è che se gli USA chiedono e il Governo italiano consente una ristrutturazione, ne consegue logicamente che la base rimarrà a Santo Stefano per tempi lunghi, per un congruo periodo di tempo, perché gli americani non è che siano dei frilli che spendono una montagna di quattrini per realizzare questa cosa qui, per essere esposti ad una revisione dello status o perfino per veder messa in questione la permanenza della base nel giro di qualche anno. Allora dobbiamo sapere che quell'accordo, presidente Masala, di cui lei parla - su questo poi dirò qualcosa fra un attimo - è un accordo che, dietro l'assenso a una sistemazione, a delle migliorie, comporta in realtà l'assenso a una permanenza di lungo periodo di una base militare straniera, con sommergibili a propulsione nucleare, dotata di armamento nucleare. Ma è lo stesso Consiglio che ha votato una certa legge un anno fa e che era consapevole di fare un atto politico di grandissima importanza che riguardava sia le scorie nucleari, sia anche la prospettiva di una Sardegna senza nucleare militare. Veniamo un attimo, ma solo di sfuggita, alle volumetrie: il comandante Gardner [s1] (?), mi pare si chiami, dice che la Water Front Ricapitalitation, così si chiama, comporterebbe una diminuzione delle cubature, da 57 a 48 mila circa. Io penso che abbia ragione chi ha detto con molta competenza, parlo di Salvatore Sanna, a cui la Sardegna deve essere grata per come ha seguito con puntualità per anni l'evoluzione di questa struttura, ha ragione quando dice che non solo viene computato - anche lui merita molto, ma sto parlando in questo caso di un Salvatore Sanna maddalenino, non di Villasimius, è un'isola e invece lui è terrigno - come volumetria ciò che è solo materiale accatastato e struttura volante, ma addirittura ci sono elementi, come la cosiddetta bettolina, cioè una chiatta, che viene computata due volte. Io se avessi tempo qui vi leggerei dalla documentazione ciò che fa risultare evidente, palmare questa roba qui. Comunque, anche se siamo di fronte a più che un raddoppio della cubatura, io ripeto che a mio giudizio questo è un problema secondario e che ciò che invece è decisivo, come dire, è l'intreccio tra volumetria e diritto, cioè la volumetria, l'andamento della volumetria cosa dice rispetto alla natura operativa e funzionale della base e che cosa dice rispetto anche al profilo giuridico? Questo è il problema vero. Il problema vero è che lì sta nascendo, con una trasformazione, con una evoluzione, al posto del punto d'approdo per navi appoggio e per sommergibili d'attacco, sta nascendo una base di fatto.
Sorvolo su un altro elemento della questione urbanistica che è la procedura seguita, perché non è vero che è stata l'Amministrazione militare italiana e non è neppure vero che sia stata la Commissione mista nel caso specifico a proporre. Nel caso specifico a proporre è stata la Sezione USA della Commissione mista, e il Comitato paritetico ha espresso un parere non positivo su quella proposta. Quindi ci sono anche interrogativi fondati sulla legittimità dell'iter, ma io su questo adesso vado oltre, perché cerco di attenermi, nel poco tempo a disposizione, alle questioni veramente essenziali.
La terza questione è quella giuridica. Il punto d'approdo nasce, come è noto, con gli accordi segreti del 1972; nel 1978 viene autorizzata qualcosa a terra, infrastrutture mobili, adesso cosa succede? Succede che si passa dal mobile al fisso. Succede che si forma una base a terra a Santo Stefano, succede che c'è un mutamento di qualità: non è più una nave d'appoggio, è una nave d'appoggio con una base vera e propria basata a terra, cosa che non era presente, per quel che se ne sa, negli accordi del 1972. Cosa c'è, appunto, negli accordi segreti? Quel che sappiamo è che nel memorandum 1995 (che è uno dei pochi documenti resi pubblici dal presidente D'Alema allora, successivamente, ma il memorandum è del 1995) sulle basi in Italia risulta chiaro, da una lettura anche superficiale, che non è contemplato il caso di una base con lo status unico di La Maddalena, cioè La Maddalena non rientra nella situazione disciplinata in quel memorandum. Allora noi possiamo, la Sardegna può, il Consiglio regionale può chiedere intanto di sapere? Io credo che noi non è che possiamo, noi dobbiamo esigere di sapere, quelli di sinistra, quelli di centro e quelli di destra, dobbiamo esigere di sapere. Dico di più: dobbiamo cogliere questa occasione per sapere. Il problema è se utilizziamo gli spazi che la legge ci consente, oppure se facciamo un piccolo accordo, come quello - chiedo scusa, Presidente - che lei ci ha illustrato, peraltro noi ne abbiamo saputo qualcosa dalla stampa anche in forme che sono risultate un tantino offensive per la Giunta regionale e per il Consiglio regionale, come un incontro con un funzionario. Ma qui stiamo parlando di una cosa enorme! Io, da Presidente della Regione, avrei rifiutato di incontrare su questa materia un funzionario, ma, insomma, pare che queste cose si facessero solo nel passato, non lo so. Allora questo accordo qui, io penso che il Presidente della Regione abbia fatto bene quando ha chiesto il riesame della decisione del Governo, del ministro Martino. Ha fatto bene, è stato un atto tempestivo. Io di questo gliene do atto, è stato giusto farlo. Una volta che si chiede il riesame, la procedura prevista dalla legge sulle servitù militari, la 898 del 1976, all'articolo 3, è che il Consiglio dei ministri entro novanta giorni, quindi la scadenza sarebbe, se non erro, al 28 febbraio, con la presenza del Presidente della Regione, riesamina la materia. Bisognava andare lì, Presidente. Non bisognava interrompere questo… Io credo che, se ho capito bene, se questo protocollo di accordo interrompe la procedura del riesame questo è un errore drammatico. Non c'era occasione migliore per discutere la questione di La Maddalena nel quadro intero dei gravami militari sulla Sardegna della riunione del Consiglio dei ministri, con la partecipazione del Presidente della Regione, con all'ordine del giorno il riesame della decisione precedentemente assunta dal Ministro sulla questione di La Maddalena.
Io su questo chiedo, Presidente, perché ci stiamo rinunciando? Possiamo rivedere questo punto qui? Se questo protocollo di impegno costituisce una rinuncia al riesame è un errore tragico. E c'è anche un punto relativo al rapporto tra Giunta e Consiglio, ma il mandato del Consiglio era questo; era questo il mandato del Consiglio, andiamo a vedere i pronunciamenti del Consiglio regionale, nella storia, sulla questione di La Maddalena. Non mi pare, perché il senso di quell'accordo, in cambio di un po' di rassicurazioni verbali, con uno scambio di cose che peraltro sono già nostre, come la questione relativa ai beni immobili, non mi pare che lì ci siano acquisizioni sostanziali, che ci siano vittorie, che ci siano vantaggi significativi, in cambio di "zero" la Giunta regionale della Sardegna dà in sostanza un assenso alla trasformazione operativa, funzionale del punto di appoggio, che diventa base, di fatto diventa base.
Io penso che dovremmo ragionare in modo diverso e che il Presidente della Regione e la Giunta dovrebbero ragionare in modo diverso, c'è una vertenza storica sull'eccesso di gravami e di servitù militari. E allora intanto stop, intanto io non ti do nessun assenso, intanto trattiamo, intanto voglio conoscere la verità, intanto voglio conoscere la verità vera su La Maddalena e sul Salto di Quirra, e colgo questa occasione per porre il Governo di fronte alle sue responsabilità. La Sardegna vuole sapere sul profilo ambientale e sanitario e vuole sapere anche qualcosa di più sulla natura degli accordi segreti, su questo gioco di scatole cinesi che riguardano qualcosa che è territorio della Sardegna.
PRESIDENTE. Prego onorevole Scano, concluda pure.
SCANO (Gruppo Misto). Non mi sfugge la problematica legata alla politica internazionale, agli accordi diplomatici, al quadro internazionale complessivo, non mi sfugge tutto questo. Però noi intanto abbiamo il dovere e non abbiamo il diritto di far finta di nulla, abbiamo il dovere di chiedere chiarezza sull'aspetto dei rischi ambientali, sull'aspetto giuridico ed anche sulla prospettiva, cioè sulla riduzione delle presenze militari e dei gravami militari in Sardegna, perché sul nostro territorio c'è una base militare straniera, amica ma straniera, con sommergibili a propulsione nucleare e questo Consiglio ha detto che non vogliamo il nucleare, dotata di armamento nucleare, gli ssn che sono missili d'attacco definibili non più come strategia antisomm ma come capacità contro terra, quindi cambia anche qui la natura operativa e funzionale degli armamenti che sono basati in quel sito. Una base con status unico, come ho già detto, fuori dalla NATO e fuori dagli accordi bilaterali normali tra il Governo italiano e gli Stati Uniti d'America.
Allora io credo che davvero noi non possiamo rinunciare a sapere, non possiamo rinunciare a tutelare noi stessi, non possiamo rinunciare ad un futuro privo di armamenti nucleari sulla nostra terra. E la Giunta regionale, quale che ne sia il colore, non solo non può, non solo ha il dovere di non accettare, ma non ha il diritto di concludere un accordo che comporti una rinuncia a posizioni che sono storicamente consolidate nell'autonomia sarda e che non sono patrimonio di una forza politica, ma che sono patrimonio dell'intero arco delle forze politiche democratiche della Sardegna. Grazie.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (P.P.S. - Sardistas). Presidente, colleghi, al di là delle espressioni forti usate dall'onorevole Cogodi e al di là della facile disposizione alla polemica dell'onorevole Cugini, sono parole sue, il dibattito che si sta sviluppando in quest'Aula intorno alla base USA di La Maddalena è un dibattito giusto, nel senso che è proprio del Consiglio regionale per le alte funzioni che l'Assemblea dei sardi rappresenta, discutere prima di tutto in questa sede della questione di La Maddalena, che è una questione di diritto ambientale, di salute pubblica, ma è anche una questione di sovranità, limitata, ma sempre di sovranità. E anche su quest'ultimo tema il Gruppo di Forza Italia intende dire la sua, non sottraendosi fra l'altro ad una discussione che non si può limitare alla base, ai sommergibili e al pericolo radioattivo. Partiamo dal primo elemento, dunque, quello del diritto ambientale che è strettamente correlato con l'aspetto della salute pubblica, con quello che è un diritto primario per tutti i cittadini.
Ricordo che non più di sei mesi fa le cronache dei due più importanti quotidiani sardi, per l'opera di denuncia effettuata da alcuni giornalisti, in particolare ricordo gli articoli di Piero Mannironi e Stefano Lenza, nemmeno sei mesi fa, dicevo, L'Unione Sarda e La Nuova Sardegna denunciavano l'impennata di leucemie fra gli abitanti dei territori vicini alla base di Perdasdefogu. Si parlava in quegli articoli, ed era drammaticamente vero, ed è drammaticamente vero, di morti per leucemia e di parti con malformazioni. Nessuno però, nemmeno i cronisti che pure non hanno questo tra i loro compiti, ha accertato l'esistenza di un nesso scientifico tra i casi di linfoma e le attività svolte presso l'installazione militare. Di più, dalle indagini svolte da studiosi terzi, indagini che sono state commissionate dal Ministero della Difesa, pare proprio che un nesso scientifico non sia ravvisabile. Fu allarme, giustamente, sui giornali sardi per quello che accadeva dalle parti di Perdasdefogu. Allarme. Ma ancora attendiamo un riscontro scientifico in assenza del quale è possibile che anche altri siano i fattori delle malattie. Su questo però, anche per evitare che il tutto si perda nel dimenticatoio, sarebbe il caso che il Consiglio regionale con i suoi organi facesse al più presto chiarezza, interpellando anche i soggetti pubblici che risposte devono dare a cominciare dalle A.S.L. competenti.
Con lo stesso approccio rigoroso e per niente omissivo, ci permettiamo di trattare oggi il caso di La Maddalena. Quali sono gli elementi certi, gli elementi realmente e veramente certi? La presenza di un'installazione nucleare, lo studio di un soggetto privato che dice, noi per il principio della buonafede, e per tale lo prendiamo, afferma che il torio 234 è presente in valori anormali nell'arcipelago. Sempre su un quotidiano sardo, L'Unione Sarda, mercoledì 21 gennaio è apparso l'articolo che riportava l'intervento di un docente di fisica dell'università di Cagliari, il professor Paolo Randaccio, riporto testualmente: "i radioisotopi eventualmente prodotti dal reattore nucleare e dispersi nell'ambiente sono completamente differenti da quelli di origine naturale", quindi è semplicissimo per chi lo sa fare misurare l'inquinamento prodotto dai reattori nucleari distinguendolo dal fondo di radioattività naturale.
Il laboratorio di La Maddalena ha tutte le apparecchiature e le conoscenze scientifiche, oltre che l'esperienza, per fare queste valutazioni. Cosa dicono dunque le analisi effettuate costantemente nel laboratorio di La Maddalena? Niente, nel senso che i valori radioattivi costantemente monitorati non evidenziano una presenza fuori controllo di radioisotopi da reattore nucleare. Mi scuso, cari colleghi, per questa breve parentesi tecnica che però è necessaria se noi vogliamo discutere con cognizione di causa e senza la retorica che il trasporto umano verso vicende così delicate rischia di provocare.
Resta aperta, però questo è certamente un altro aspetto, la questione della sovranità dei sardi in Sardegna. Questo è un tema che vale per tutte le installazioni, basi o servitù militari presenti in Sardegna. Un tema che però resta sempre scottante per La Maddalena. La base USA, come tutti sappiamo, è sorta per effetto di un accordo internazionale che ha più di trent'anni, dunque è stato sottoscritto in piena guerra fredda tra il Governo degli Stati Uniti e quello italiano. Un accordo questo che non è mai stato, non dimentichiamolo, ratificato dal Parlamento, un accordo sul quale chi ci ha preceduto in questa Aula ha sempre espresso delle posizioni nettamente contrarie nel merito ma soprattutto nel metodo. Noi condividiamo questa posizione oggi e riteniamo che si possa andare anche oltre, che si debba cioè riaprire con lo Stato tutta la partita della presenza militare italiana e straniera in Sardegna.
Il nostro non è certamente un no alle servitù militari che hanno svolto funzioni di grado elevato nella nostra isola, e non mi riferisco soltanto ai posti di lavoro e alle ricadute nel nostro territorio. Il nostro desiderio di riaprire la partita con lo Stato nasce proprio dall'affermazione di principio di sovranità dei sardi in Sardegna. Dunque, sì alle basi ma soltanto alle condizioni che il popolo sardo per mezzo del suo parlamento vorrà indicare. Per arrivare a garantire all'isola la presenza militare dove è necessaria e utile, ma senza che la Sardegna si trasformi in un'immensa caserma, in un immenso scenario di guerra simulata. E questo anche quando il tutto non è necessario. Ci riferiamo, quindi, ai tanti territori demaniali, elencarli oggi sarebbe troppo lungo, che ancora giacciono inutilizzati o dimessi nel possesso dei militari. Quelle aree sono funzionali allo sviluppo dell'isola e il processo di trasferimento appena avviato deve certamente subire un'accelerazione. Con questo spirito, Presidente Masala, noi le chiediamo di agire presso il Governo lasciando da parte l'allarmismo e andando veramente alla sostanza del problema, ovvero del diritto dei sardi di decidere in prima persona come utilizzare correttamente il proprio territorio. Grazie.
PRESIDENTE È iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Grazie Presidente Biggio. Sabato a Bonifacio non eravamo poi molti, o non eravamo poi tanti come consiglieri regionali. Ho manifestato in quell'occasione il dubbio che questo Consiglio nella giornata di oggi ritrovasse un minimo di interesse. Vista e considerata la presenza debbo dire che non avevo sbagliato, interesse non ce n'é, non ce n'é mai stato, come se il problema in discussione sia un problema che riguarda solo ed esclusivamente l'isola di La Maddalena o di chi ha il piacere di interessarsi. Ma le basi militari, Presidente Masala, sono da sempre argomento controverso, rappresentano una delle grandi questioni insolute, sono porzioni di territorio sottratte ai sardi, rappresentano un'erosione di autonomia sostanziale, sono una negazione della sovranità. Oggi risvegliano antichi dubbi, suscitano nuove inquietudini, certificano penalizzazioni e disparità. Il Demanio Militare in Sardegna è pari a 24 mila ettari, mentre nel resto d'Italia è complessivamente pari a 16 mila ettari. Ve li ripeto ancora questi dati, so che è inutile, ma insisto, forse un giorno li capirete. I poligoni militari e la base di Santo Stefano sono oggi più di ieri fondato motivo di preoccupazione per la nostra popolazione. Non vi è certezza sulle implicazioni in ordine all'ambiente e alla tutela della salute dei nostri concittadini. Non vi è chiarezza, il segreto è diventata una condizione di normalità, una regola alla quale si sono adeguati anche sindaci conniventi. Sono ministri reticenti e presidenti falsamente rassicuranti. Basti considerare che a distanza di trentuno anni è impossibile conoscere il contenuto dell'accordo che ha consentito l'insediamento della base di Santo Stefano. Non è dato sapere neppure se l'accordo prevedesse una scadenza e se dunque il termine fissato è già scaduto, sta per scadere oppure non scadrà mai. Nel frattempo sono mutate le condizioni internazionali, è crollato l'impero sovietico, è finita la guerra fredda. Nell'arcipelago è stato istituito un parco nazionale ed uno internazionale, quello delle Bocche di Bonifacio, fortemente voluto dalla Sardegna e dalla Corsica per interrompere il passaggio delle carrette del mare che trasportano carichi pericolosi altamente inquinanti. Ma la base militare, usata come appoggio ai sommergibili a testata nucleare, è rimasta lì con le sue gallerie, i suoi misteri, le sue scorie e i suoi sommergibili che transitano all'interno della riserva ambientale, anzi minaccia di espandersi e di trasformarsi da base appoggio a base navale vera e propria, con il suo consenso e il suo plauso.
I militari sostengono che tali lavori siano necessari per ridurre l'alto rischio per il personale, ma non forniscono i dati della situazione sanitaria ed infortunistica all'interno della base. Dal progetto presentato dalla Marina Statunitense si deduce un incremento delle volumetrie pari a 10840 metri cubi, cioè il 25 per cento in più delle volumetrie esistenti, ma in realtà la percentuale è di molto superiore. La Marina Americana considera, infatti, come esistenti anche le volumetrie asportabili, quali sono quelle rappresentate dal pontone galleggiante, dalla bettolina, da una serie di container adibiti a varie mansioni. Nella realtà verrebbero realizzati nuovi immobili in cemento armato per un totale di 52 mila metri cubi, con l'eliminazione dell'unico manufatto in muratura esistente nel compendio militare. Le linee architettoniche sono fuori contesto e il complesso immobiliare verrebbe realizzato in disprezzo delle norme urbanistiche vigenti; il Comitato misto paritetico per le servitù militari in Sardegna ha espresso parere negativo con il voto contrario anche del rappresentante del Ministero. Definire, dunque, il progetto della Marina Statunitense come una semplice riqualificazione logistica e ambientale è quanto meno una truffa semantica, l'ampliamento della base statunitense è nei fatti, certificato dai dati e dai volumi depurati da quelli asportabili.
Lo capirebbe anche il Presidente della Giunta, sarebbe sufficiente che incontrasse i componenti civili del Comitato paritetico che rappresentano la Regione Sarda in seno ad esso e lei non l'ha mai fatto. La benedizione del Presidente all'ampliamento di Santo Stefano è una rinuncia alla difesa dei diritti dei sardi, prima ancora che uno sfregio alle prerogative del Consiglio regionale, e glielo ripeto, che il 5 dicembre del 2002 ha approvato la mozione con la quale si impegnano Presidente e Giunta a manifestare la contrarietà della Sardegna verso qualunque forma di potenziamento delle basi militari presenti in Sardegna. Consentirlo significherebbe far crescere i dubbi, le contraddizioni, i misteri e le incongruenze. In questa situazione gli unici che tengono un comportamento lineare e coerente sono senza alcun dubbio i militari statunitensi, i quali mostrano una straordinaria determinazione a voler mantenere le strutture di Santo Stefano. Non sono pochi coloro che pensano che tutta la vicenda dell'ampliamento serva in realtà a depistare l'opinione pubblica dal vero obiettivo dell'Amministrazione americana, quello di mantenere la base per i sommergibili nucleari per altri trent'anni, per nuove e più pericolose esigenze ed in barba a qualunque ipotesi di scadenza, di decadenza o di mutamento delle condizioni oggettive che ne giustificano il mantenimento; in barba soprattutto alla volontà dei sardi e alle reali esigenze della nostra isola; in dispregio alla vocazione turistica del territorio ed in netta contraddizione col permanere del parco naturale.
E' questo il punto centrale, la questione delle questioni: la base americana di Santo Stefano non solo non deve essere ampliata, ma deve essere smantellata! Deve essere questa la richiesta forte della Regione sarda, programmare la dismissione delle strutture militari perché l'isola di Santo Stefano sia restituita ai sardi, perché la Sardegna possa rientrare in possesso di quel territorio da troppi anni negato. Tutto il resto sono questioni certamente importanti, ma contingenti e come tali devono essere affrontate, con l'urgenza che il caso richiede, prima fra tutte la questione della corretta informazione alle popolazioni e la tutela della salute delle nostre comunità.
L'incidente occorso alla fine dello scorso mese di ottobre al sommergibile nucleare della Marina americana è sintomatico, soltanto dopo 18 giorni se ne è avuta notizia, e soltanto perché il giornale di una cittadina americana ha dato notizia di alcune misure disciplinari adottate nei confronti dei Comandanti del 22° squadrone e del sommergibile Hartford. Non è dato sapere quali siano state le reali conseguenze per l'ambiente derivanti dall'incidente, l'istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare francese ha comunicato alla fine del mese di novembre che le misurazioni effettuate sui campioni di acqua e vegetali acquatici non rilevano livelli anomali di radioattività, precisando però che nel periodo in cui erano state condotte le rilevazioni le correnti non erano propizie al trasferimento di una eventuale radioattività emessa nella zona dell'incidente. Il 15 gennaio 2004 l'istituto di ricerca indipendente di Criirad ha reso noti i risultati di un'indagine volta a accertare i livelli di radioattività delle acque nell'isola di La Maddalena e nelle bocche di Bonifacio. I risultati di questo istituto dicono che su due dei sei campioni di alghe esaminati si è riscontrata un'alta concentrazione di torio 234, un elemento della catena dell'uranio 238, nonché componente del combustibile nucleare che alimenta i sommergibili.
Senza alcun riscontro scientifico il sindaco di La Maddalena, e il Presidente della Giunta, si sono affrettati a smentire ciò che non può essere smentito solo a parole, il granito - caro Presidente - è la roccia meno radioattiva del pianeta Terra. Lo spieghi alla sua compagna di partito che ha ospitato a Villa Devoto per continuare nella sagra dei segreti e delle bugie; così come caro Presidente lei non può permettersi di contrapporre ai risultati del CRIDEL quelli dell'A.S.L.. Non può consentirsi di continuare a prendere in giro i sardi. Le cinque centraline dislocate nell'arcipelago non possono, infatti, rilevare la presenza di un elemento radioattivo come il torio 234. Quelle centraline risalgono all'inizio degli anni Ottanta, installate dalla Provincia di Sassari e glielo posso garantire perché l'ho vissuto in prima persona. Sono passate a partire dall'87 alla Regione sarda che ne ha affidato la gestione alla A.S.L. numero 1, sono obsolete e tecnologicamente superate. Non a caso il torio 234 non è mai stato inserito fra i parametri rilevati normalmente dalla rete e i prelievi dei campioni delle alghe e dei sedimenti sono fatti dai sommozzatori della Marina Militare in punti che non sono quelli individuati allora dall'ENEA e dal CNEN.
Lei oggi con le sue comunicazioni, dinnanzi ad un problema sentito e grave, per certi versi storico, mostra tutta la sua inadeguatezza a rappresentare gli interessi dei sardi. Ha dimostrato tutta la sua superficialità e la sua naturale propensione a non dire la verità, ma sappia caro Presidente che i sardi sulla questione di Santo Stefano hanno maturato una nuova coscienza, hanno compreso quanto sia pericolosa la presenza militare e quanto siano pericolosi coloro che pretestuosamente la difendono. Non è un problema di essere pro o contro gli Stati Uniti d'America, è un problema molto più semplice. E' dimostrare di essere pro o contro la Sardegna e contro i sardi. Lei, presidente, Masala, ha scelto di stare contro i sardi difendendo interessi estranei alla Sardegna, noi da ottantatre anni abbiamo scelto di stare dalla parte del popolo sardo.
E voglio ancora una volta spiegare, presidente Masala, le sue dichiarazioni di questa mattina "ci sono state Amministrazioni regionali e nessuna ha mai mosso un dito", anche su questo lei sbaglia. Si ricordi negli anni ottanta il Partito sardo d'azione che portò avanti quel referendum che fu poi impedito dalla Corte Costituzionale, che allora capeggiava e a presiedere la Giunta di allora c'era un sardista che condivideva appieno il percorso del partito, ma non supportava politicamente, istituzionalmente per il ruolo che rivestiva in quel momento.
E quindi la storia va letta nel verso giusto, perché dichiarare che sino ad oggi nessuno si è interessato del problema, nessuna Giunta che gli ha succeduto si è interessata del problema, lei dovrebbe restringerlo - a parer mio - soprattutto a questa legislatura. Le ricordo la mozione sulle servitù militari, che il suo predecessore ha voluto massacrare volutamente, e in quel massacro si era dimenticato uno degli aspetti principali che quest'Aula ha approvato ed era quello di una volontà espressa qua dentro da tutti all'unanimità di impedire l'ampliamento della base militare di Santo Stefano. E se non c'è un altro pronunciamento del Consiglio regionale che dice cose diverse, completamente diverse da quelle che tutti assieme abbiamo deciso, quello ha valore presidente Masala. Non commetta l'errore di qualche suo predecessore che alle volontà dell'Aula rispondeva con le proprie, il risultato finale non è stato dei migliori, se lei vuol perseguire quella strada credo che anche per lei il risultato non sarà dei migliori.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (U.D.C.). Signor Presidente, l'argomento in discussione questo pomeriggio sulla presenza militare in Sardegna e in particolare sulla presenza militare americana a La Maddalena è un argomento importante, anzi devo dire importantissimo, che in questi giorni ed in queste ultime settimane è diventato attualissimo per i due fatti straordinari che ad essa si collegano. Questo Consiglio regionale, come è stato ricordato da diversi miei colleghi, è intervenuto più volte sulla presenza militare in Sardegna, in modo particolare anche sulla presenza nell'isola di La Maddalena e di Santo Stefano. Oggi la discussione, diverse mozioni e interpellanze e dopo aver sentito anche la relazione del Presidente della Regione sulle problematiche, queste si sono caratterizzate su due direttrici, la prima è ampliamento vero o presunto della base americana, ampliamento urbanistico; il secondo invece è dato dal problema della presenza di strutture, ma anche di macchinari, quindi di sommergibili a propulsione nucleare, quindi dell'inquinamento ambientale anche a seguito di un incidente ad un sommergibile nucleare avvenuto qualche mese fa.
La relazione del presidente Masala, quindi il Presidente della Giunta Regionale, ci conforta parzialmente perché conferma una discreta collaborazione fra Governo, Ministero, Regione in modo particolare e popolazioni locali con gli enti territoriali. Tuttavia credo che esistano ancora molti aspetti non chiari sugli argomenti, voglio precisare innanzitutto che noi, come Gruppo politico dell'U.D.C., non siamo contrari alla presenza americana, così come i nostri rappresentanti politici locali che in questo momento hanno anche la fortuna di essere al governo nel comune di La Maddalena, ma nello stesso tempo vorremmo avere chiarezza e trasparenza su quello che avviene ed in modo particolare sui due aspetti che stiamo discutendo. Deve riflettere anche il voto contrario di alcuni componenti del comitato paritetico sulle servitù militari, così come indicato nella relazione che il Presidente della Giunta regionale ha illustrato a quest'Aula e a questo Consiglio.
Credo che a La Maddalena, per quanto riguarda l'aspetto dell'ampliamento, dalle informazioni anche che ci giungono, possa essere interessato un vero e proprio ampliamento, a differenza di quanto molte volte e anche nelle relazioni della Presidente della Giunta regionale sono state riportate. Credo che invece, sulla base di alcune informazioni ricevute anche da rappresentanze locali, le volumetrie che si vogliono realizzare all'interno della base di Santo Stefano siano un vero e proprio aumento ed ampliamento della stessa base. Mi giunge anche notizia di un CD contenente le planimetrie, tutte le volumetrie, che è in circolazione in questo momento in alcuni uffici regionali e credo anche in possesso del Presidente della Giunta regionale stesso, riporti delle inesattezze per quanto riguarda la volumetria e, quindi, tutti gli ampliamenti. Allora c'è anche l'aspetto economico molto rilevante. Sembra che l'ampliamento interessi un impegno finanziario di investimenti pari a 37 milioni di dollari, questo è l'importo destinato agli interventi strutturali.
E allora così molti interrogativi e dubbi fra le amministrazioni locali, i cittadini, fra noi stessi ci poniamo. Allora io credo che la strada intrapresa anche dal Presidente della Giunta regionale, quella di aver richiesto al Ministero e quindi al Governo un riesame di tutto il carteggio, di tutta la pratica sia un notevole passo avanti ed una conquista anche fatta da questa Regione che è intervenuta, così come anche è stato riportato da altri colleghi, nel suo ruolo di regione a statuto speciale e quindi anche far valere il suo peso politico, ma anche amministrativo. Allora io credo che per chiarezza di tutti, di noi, di questo Consiglio regionale, delle popolazioni locali, degli enti locali si possa addivenire ad una soluzione che possa fare chiarezza. Lo chiedo io come consigliere regionale, lo chiedo anche a nome del Gruppo dell'U.D.C. che rappresento.
Allora noi proponiamo, appunto perché ripeto non siamo contrari ad una presenza americana in Sardegna, in modo particolare a Santo Stefano e a La Maddalena, ma vogliamo chiarezza e allora vogliamo l'istituzione di una Commissione regionale insieme con rappresentanti politici e dell'ufficio tecnico del comune di La Maddalena, questo per verificare se le volumetrie esistenti e le volumetrie che si intendono realizzare siano quelle dichiarate, perché non si autorizzano eventuali cessioni di territorio su un tema così grande, che molte volte supera anche i poteri locali, regionali perché tramite accordi internazionali senza contraccambiare e molte volte anche senza avere in cambio qualcosa, perché il rischio è che ci sia un ampliamento della stessa base, ci sia un ampliamento delle volumetrie, si stia a discutere tanto ma poi le stesse amministrazioni locali non ricevano nulla in contraccambio di una presenza che comunque è una presenza massiccia, una presenza che è inserita all'interno anche di una situazione ambientale di particolare pregio, in quanto inserita in un parco ed inserita anche in un'isola che ha la vocazione principale turistica.
Dico anche che l'intervento di 37 milioni di dollari previsto sta già portando interesse da parte anche di imprese, da parte di imprenditori non sardi, e addirittura non italiani, mi giungono notizie da quel territorio che c'è una serie di intrecci, di incontri tra gruppi imprenditoriali non italiani e questo sarebbe un aspetto anche di rilevanza economica e di ricaduta sul territorio locale.
L'altro aspetto, invece, è l'aspetto ambientale, l'aspetto dell'inquinamento accertato vero o presunto, ripeto stiamo operando in un'area dove esiste un parco, in un'isola, in un territorio dove c'è un'altissima, la vocazione principale è turistica, un problema della popolazione locale che deve sapere, che deve avere tutte le informazioni necessarie. Io posso dire che do e diamo piena fiducia al lavoro del governo regionale, del Presidente della Giunta regionale, di quello che sta facendo per un monitoraggio che dia trasparenza soprattutto a tutta la Sardegna, perché il problema di inquinamento, un problema non è radioattivo, non è un problema solamente dell'isola di La Maddalena o di Palau e dei comuni limitrofi, ma il problema si estenderebbe a tutta la Regione Sardegna, quindi a tutta la popolazione della Sardegna, coinvolgendo quindi tutta la Sardegna.
Allora io credo che oggi monitoraggi, l'analisi delle acque, l'analisi delle alghe, ci sia una rincorsa a fare prelievi di acque, il comune lo manda in un laboratorio, un'associazione di cittadini fa i suoi prelievi e li manda ad un altro, è giusto che ci sia questa trasparenza, ma io credo che la regione Sardegna, la Regione sarda debba effettuare un monitoraggio da poter essere distribuito in modo chiaro e trasparente su quello che si sta facendo tramite istituti nazionali ed internazionali a carattere europeo, che sono istituti che possono essere non di parte, che possono essere istituti che hanno anche esperienze notevoli sul monitoraggio di eventuali tracce di inquinamento radioattivo di questo tipo.
Quindi, concludo il mio intervento dando il pieno appoggio all'operato della Giunta regionale, del governo regionale, del suo Presidente per il lavoro fatto, per quanto ci ha detto sulla relazione, ma chiedo a nome anche mio e del Gruppo dell'U.D.C. di adoperarci attraverso le due proposte, la proposta di costituire una Commissione insieme all'ufficio tecnico del comune di La Maddalena per confrontare i dati che ci sono stati forniti che, a nostro avviso, non coincidono, perché c'è veramente un ampliamento vero e proprio della base a Santo Stefano e poi quello della Commissione di monitoraggio tramite istituti internazionali e nazionali di carattere europeo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghe e colleghi il ritardo con cui è arrivata nell'Aula la discussione riguardante le preoccupazioni e l'incertezza che in questi mesi la comunità maddalenina, gallurese e sarda stanno vivendo non significa che le nostre riflessioni non dovranno avere risposte certe ed azioni conseguenti nel rispetto di una richiesta vastissima di verità che tutti noi rivendichiamo pretendiamo. Tutto ha avuto inizio quando si è appresa la notizia della volontà statunitense di ampliare massicciamente la propria presenza nell'arcipelago. Si è venuti a conoscenza di un progetto che prevede oltre cinquantamila metri cubi nell'isola di Santo Stefano. Dalla data del suo insediamento fino ad oggi il sito di Santo Stefano veniva ufficialmente definito dalla Marina statunitense e dal Governo come punto di approdo. Per la prima volta nel documento che è stato sottoposto al comitato paritetico per le servitù militari della Regione Sarda si è utilizzato il termine ?base?. Non è solo un fatto lessicale, è la consacrazione della scelta di un vero potenziamento militare. Secondo il presidente Masala e il sindaco Giudice si tratta, invece, di una riqualificazione indispensabile per migliorare le condizioni abitative e lavorative di Santo Stefano. In effetti, però, si è di fronte ad un autentico aumento delle volumetrie che i maddalenini e non solo interpretano come l'anticamera di un raddoppio anche in termini di uomini e mezzi. Raddoppio che stravolgerebbe la vita di La Maddalena e arcipelago mortificando, forse, in maniera definitiva ed irreversibile, la vocazione turistica del territorio ora che dopo il disimpegno della Marina Italiana si profilavano immense potenzialità. Questo timore è giustificato innanzitutto dalla storia: nel 1972, anno in cui la bandiere a stelle e strisce è arrivata nell'isola, i militari erano appena 170, attualmente circa 1200, oltre 3000 considerando i familiari al seguito. Una seria riflessione credo sia dovuta, a distanza di 34 anni, siamo nel 2004, abbiamo alle spalle l'epoca dei muri, delle cortine, consegnata ai libri di storia la guerra fredda. I maddalenini, la Gallura, tutti noi viviamo sempre più come gravosa questa presenza. Perfino chi allora, come sindaco, li accolse, oggi è uno dei più attenti e combattivi oppositori del potenziamento americano. Tutto ciò poi accade in un periodo delicatissimo per la pace e la sicurezza nel mondo, un presente che angoscia tutta la comunità sarda e particolarmente chi anima e vive eventuali siti definiti obiettivi sensibili. Rimane il sogno di un'economia turistica, e i sommergibili nucleari pesano come mai sull'opinione pubblica e sul cammino intrapreso faticosamente ma coscientemente alcuni decenni orsono.
In questo clima già rovente, nuovi episodi hanno alimentato l'allarme, in una sorta di crescendo. Attraverso un quotidiano americano si apprende la notizia che i vertici militari della base sono stati rimossi a seguito di un incidente al sottomarino HATFORD, le autorità italiane erano all'oscuro di tutto, non avevano ricevuto nessuna comunicazione, perfino il ministro dell'ambiente Matteoli protesta in una conferenza internazionale. Tutto questo ha creato ulteriori preoccupazioni, La Maddalena e l'intero territorio si sono mobilitati, e in un'affollata assemblea con alcuni parlamentari dell'Ulivo è stata lanciata l'idea di richiedere l'istituzione di una Commissione d'inchiesta. A tale proposito è stata effettivamente presentata da alcuni giorni. Ma mi chiedo: la Giunta regionale dove si trovava in questo periodo?
Contestualmente veniva reso pubblico il piano di evacuazione in caso di emergenza, oltre ad essere alquanto lacunoso prende in considerazione 15000 abitanti e non l'ipotesi, auguriamoci di no, di un incidente durante la stagione estiva quando l'arcipelago è invaso dai turisti. Da ultimo la notizia delle analisi condotte da un laboratorio francese di un'agenzia indipendente che, effettuando prelievi di alghe, ha riscontrato una concentrazione a livelli eccessivamente superiori alla media di torio 234. In molti, inoltre, sostengono che le centraline di rilevamento gestite dalle A.S.L. funzionino ad intermittenza e siano ormai obsolete. A questo punto cosa possiamo dire? Intorno a questa vicenda vi è una cortina di omissioni e di segreti che va spazzata via. L'allontanamento degli ufficiali, le continue visite militari straniere alla base, nessuna pratica che giace - come sostengono gli amministratori - presso il comune di La Maddalena per eventuali ampliamenti, la perdurante mancanza delle analisi e dei rilevamenti prima dell'insediamento nel 1972. La ricerca dell'istituto francese CRIAD ha rilevato livelli dieci volte superiori al consentito, specialmente a ridosso della base, dati preoccupanti secondo l'esperienza del direttore della società di ricerca. L'altro poco consolante aspetto è l'inadeguatezza del sistema di controlli da parte della A.S.L., non certo per proprie colpe ma per evidenti limiti tecnici. Ma purtroppo, come spesso negli ultimi anni, le peggiori notizie arrivano dalle risposte della Giunta regionale e del primo cittadino di La Maddalena, definiamoli preoccupanti e superficiali: nuovi ampliamenti, non si riscontra radioattività, solo terrorismo mediatico. Addirittura ci si aggrappa ad una ricerca del 1975 per cui una quota naturale di radioattività è una particolarità delle rocce sarde, perfino a Bono dicono, poveri goceanini. Fatto strano è però che le stesse rocce in paesi vicini come la Francia, a giudizio di alcuni esperti, non hanno la stessa particolarità. Infine, l'onorevole Cicu in una acrobatica intervista cerca di minimizzare l'accaduto, sia per la radioattività che per l'eventuale ampliamento della base, contribuendo ad aumentare le preoccupazioni, non fugando minimamente dubbi. In un contesto del genere cresce la protesta, soprattutto di fronte al servilismo dell'autorità regionale e comunale. Noi, come sempre, teniamo una posizione pacata e moderata nelle forme, non nella sostanza. A differenza di altri noi non ci spingiamo fino a chiedere l'allontanamento della base, ma riconosciamo l'evidente contraddizione di sommergibili nucleari nel parco e la sua difficile conciliabilità con le ambizioni turistiche. Diciamo un no netto a qualsiasi potenziamento della base che accomuna l'intero schieramento del Centro Sinistra. Siamo una forza politica responsabile, pacata nei toni e sottolineiamo che alimentare l'allarmismo può provocare danni incalcolabili all'immagine dell'isola, della Gallura, dell'intera Sardegna. Ma il miglior modo per eliminare l'allarme è quello di eliminare i dubbi, non con la politica dello struzzo, non ci si può infilare la testa sotto la sabbia come fa il Centro Destra e dire che il problema non esiste, la migliore risposta è quella della chiarezza e della trasparenza. L'unico modo per eliminare le ombre è garantire delle autorevoli risposte scientifiche; un monitoraggio qualificato ed efficiente, esperti di livello dai fisici ai medici che possono spendere la loro autorevolezza. Il minimo dubbio che ci possano essere rischi per la salute va fugato. Vivere con questa angoscia è un peso davvero eccessivo per la comunità maddalenina, la Gallura e noi tutti. L'incubo dell'inquinamento radioattivo merita qualcosa di più che la risposta di Masala o del sindaco di La Maddalena. Serve la risposta degli scienziati, per questo noi ci batteremo, saremo vigili, non permetteremo che per incuria o vassallaggio quest'Isola, la Sardegna, possa diventare una polveriera. Porremo in essere tutte le azioni utili per impedire che le generazioni future piangano errori irrimediabili, da Quirra a Porto Torres a La Maddalena. Signor Presidente della Giunta, dal suo intervento stasera non emergono rilevanti novità, anzi conferma che questo argomento poco la appassiona e lo dimostra anche la presenza in Aula della sua asfittica maggioranza. Onorevole Masala, abbandoni il pressappochismo, svesta i panni del difensore d'ufficio del Governo, di questa maggioranza, abbandoni i tatticismi e accolga e dubbi e le perplessità che diffusamente si manifestano, concertiamo un'azione che punti ad abbattere silenzi ed omissioni, ricerchiamo la verità qualunque essa sia, a qualsiasi costo. Stiamo ragionando di noi stessi, della nostra isola, del nostro mare che viviamo, dei beni che non appartengono solo a noi e per i quali in periodi magari diversi abbiamo tracciato un destino differente e distante dal pericolo che oggi dobbiamo allontanare. Potrebbe essere, presidente Masala, un'occasione per accendere una fiammella, flebile fiammella nel buio profondo che ha caratterizzato la vostra azione negli ultimi anni.
PRESIDENTE Grazie onorevole Giagu. Onorevole Cappai ha chiesto di intervenire? Su cosa vuole intervenire?
CAPPAI (U.D.C.). Sull'ordine dei lavori, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). La ringrazio, compatibilmente col proseguo dei lavori di stasera le chiederei a nome del mio Gruppo, ma anche dei Gruppi della maggioranza, e ho avuto modo di scambiare qualche parola anche con qualche Gruppo dell'opposizione, se fosse possibile stasera, prima di chiudere i lavori, convocare una breve Conferenza dei Capigruppo per organizzare i lavori della giornata di domani. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Cappai e colleghi, abbiamo cinque interventi ancora e poi i Capigruppo nella discussione generale. Vista l'ora, con l'impegno ad essere brevi dei Capigruppo si potrebbe fare ancora un intervento e poi fare la Conferenza dei Capigruppo, oppure fare direttamente la Capigruppo e poi si va a domani. E' convocata la Conferenza dei Capigruppo. La seduta è sospesa.
(La Seduta, sospesa alle ore 19 e 34, viene ripresa alle ore 20 e 09.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Presidente della Regione. Vorrei comunicare all'Aula la volontà della Giunta di chiedere l'annullamento della richiesta di ritiro del disegno di legge 488, quello relativo alle circoscrizioni elettorali, quindi chiedo che rimanga all'ordine del giorno e poi il D.L. 517 verrà presentato come emendamento.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle ore 10.00.
La seduta è tolta alle ore 20 e 10.
[s1]Oppure Greg Parker
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