Seduta n.224 del 24/10/1997 

CCXXIV SEDUTA

Venerdì 24 ottobre 1997

Presidenza del Vicepresidente ZUCCA

indi

del Presidente SELIS

La seduta è aperta alle ore 10 e 07.

CADONI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 1° ottobre 1997, che è approvato.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CADONI, Segretario f.f.:

"Interrogazione GHIRRA - SCANO - FOIS Paolo - CHERCHI, con richiesta di risposta scritta, sull'occupazione da parte della Telecom Italia mobile delle frequenze usate dalle emittenti radio della Sardegna". (860)

"Interrogazione MARTEDDU, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione dei laureati nuoresi dai concorsi per laureati". (861)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi carenze nell'approvvigionamento idrico di Sassari e sull'urgenza di realizzare la nuova condotta dal Coghinas". (862)

"Interrogazione VASSALLO - CONCAS - MONTIS, con richiesta di risposta scritta, sulla discarica del comune di Ortacesus". (863)

"Interrogazione VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sulle linee ferroviarie Porto Torres-Chilivani e Sassari-Olbia-Cagliari". (864)

"Interrogazione BONESU, con richiesta di risposta scritta, sul procedimento per l'istituzione del Comune di Pirri". (865)

"Interrogazione BONESU, con richiesta di risposta scritta, sul servizio farmaceutico nel Comune di Gonnoscodina". (866)

"Interrogazione VASSALLO - CONCAS - MONTIS, con richiesta di risposta scritta, sullo stato dei trasporti per i disabili nelle navi di linea della compagnia di bandiera della Tirrenia". (867)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione della scuola media di Putifigari". (868)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

CADONI, Segretario f.f.:

"Interpellanza GIAGU sulle gravissime conseguenze determinate, in alcune zone della Sardegna, dal randagismo canino". (393)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CADONI, Segretario f.f.:

"Mozione BALLETTO - PITTALIS - TUNIS Marco - PIRASTU - MARRACINI - BIANCAREDDU - OPPIA - MARRAS sulle iniziative urgenti per affrontare e porre rimedio all'inefficienza e responsabilità della SIGMA INVEST S.p.A. conseguenti al mancato risanamento e successiva privatizzazione della SARDAMAG S.p.A., in concordato preventivo". (138)

Discussione della mozione Pittalis - Masala - Amadu - Lippi - Bertolotti - Usai Edoardo - Locci - Boero - Biggio - Biancareddu sulla richiesta di dimissioni dell'Assessore dei lavori pubblici da parte del Presidente della Giunta regionale (137)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 137, a firma Pittalis e più, che è l'unico punto all'ordine del giorno.

Se ne dia lettura.

CADONI, Segretario f.f.:

MOZIONE PITTALIS - MASALA - AMADU - LIPPI - BERTOLOTTI - USAI Edoardo - LOCCI - BOERO - BIGGIO - BIANCAREDDU sulla richiesta di dimissioni dell'Assessore dei lavori pubblici da parte del Presidente della Giunta regionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

APPRESO dalla stampa che:

- nei giorni scorsi il Presidente della Giunta regionale avrebbe revocato dall'incarico di sub-commissario per l'emergenza idrica l'Assessore dei lavori pubblici;

- la revoca - sempre secondo notizie di stampa - non sarebbe imputabile, a detta dell'Assessore, ad inadempienze del medesimo sub-commissario, ma alla sopravvenuta inutilità della figura del sub-commissario;

- nel corso di una conferenza stampa l'Assessore ha illustrato lo stato di attuazione del Programma di opere commissariali e di interventi per fronteggiare l'emergenza idrica in Sardegna, relativi alla gestione del sub-commissario, tra cui il disegno di legge sulle risorse idriche e l'aggiornamento del piano delle acque;

- a seguito di tale conferenza stampa il Presidente - riferisce la stampa - avrebbe invitato l'Assessore dei lavori pubblici a dimettersi dall'incarico di Assessore con la motivazione che "aldilà del tono pacato e comunque positivo, con l'iniziativa assunta dal professor Fadda è stata segnata una distanza incolmabile non solo con il Presidente stesso, ma anche con la maggioranza di governo che ha partecipato alle trattative per la formazione della Giunta nella quale è parso chiaro che egli non si riconosce";

- altresì il Presidente avrebbe dichiarato che la revoca dell'incarico in capo all'Assessore era coerente con la volontà di quest'ultimo di non volere più fare parte del Governo regionale espressa al Presidente e ad altri prima della chiusura dell'ultima crisi regionale;

CONSTATATO che la inclinazione più volte manifestata dal Presidente a privilegiare le colonne dei giornali in luogo delle sedi istituzionali come sede di dibattito politico è divenuta oramai deprecabile abitudine in aperto contrasto con i principi dell'ordinamento e in totale dispregio delle più elementari regole della convivenza politica;

CONSTATATO, ancora, che il Presidente - per sua ammissione - avrebbe affidato l'incarico di sub-commissario all'emergenza idrica all'Assessore dei lavori pubblici soltanto in quanto quest'ultimo espressione della maggioranza, nel rigoroso rispetto pertanto delle regole della lottizzazione e non della dichiarata osservanza della serietà e della competenza;

RILEVATO pertanto che la richiesta di dimissioni - sempre per ammissione del Presidente - non attiene assolutamente all'operato dell'Assessore e del sub-commissario, ma solamente alla sua appartenenza politica, attualmente non in sintonia con la più volte manifestata volontà del Presidente di rimanere tale con qualunque tipo di coalizione;

RIBADITO che il Consiglio regionale rimane - fino ad una modifica statutaria in senso contrario - il titolare della potestà di esprimere il Governo della Sardegna o di negargli la fiducia;

PREOCCUPATO che tale titolarità possa essere rappresentata dalle sedi delle testate giornalistiche o dalle sedi dei partiti, tanto peggio se responsabili della disastrosa situazione economica e sociale nella quale versa la Sardegna,

deplora

l'inqualificabile comportamento del Presidente nell'avere manifestato aperto dispregio per il Consiglio regionale e per le sue prerogative;

impegna il Presidente della Giunta regionale

a riferire immediatamente al Consiglio:

1) quali siano state le dichiarazioni dell'Assessore nel corso della conferenza stampa che abbiano indotto il Presidente a ritenere che l'Assessore "abbia segnato una distanza incolmabile con il Presidente";

2) quali motivazioni - che non rispondano a logiche lottizzatrici - abbiano indotto nel passato il Presidente a nominare l'Assessore dei lavori pubblici sub-commissario all'emergenza idrica;

3) quali motivazioni - che non abbiano attinenza con quelle relative alla richiesta di dimissioni dell'Assessore - abbiano indotto il Presidente a revocare l'incarico di sub-commissario all'Assessore dei lavori pubblici;

4) quali motivazioni - che non siano rappresentate dalla esclusiva aspirazione del Presidente di ricercare maggioranza a tutti i costi o, peggio, dalla sottomissione a ricatti delle forze dell'attuale maggioranza - abbiano indotto il Presidente a richiedere in modo palesemente goffo e certamente volgare le dimissioni di un Assessore designato tale soltanto due mesi fa dal medesimo Presidente;

impegna, altresì, il Presidente della Giunta regionale

a richiedere, comunque, stante il dichiarato mutamento delle condizioni alla base dell'assetto dell'attuale Giunta, la fiducia del Consiglio. (137)

PRESIDENTE. Per la discussione di questa mozione si sta seguendo la procedura prevista dall'articolo 116 del Regolamento. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, mi scuso per il tono della voce dovuto a una improvvisa infreddatura, come suggerisce il collega, ma spero ciò non di meno che sia chiaro il contenuto delle brevi riflessioni che andrò a sottoporre all'attenzione dell'Aula, del Presidente della Giunta e dell'intera Giunta.

Veniamo oggi, finalmente, alla discussione di una mozione che negli ultimi giorni ha avuto sulla stampa e presso l'opinione pubblica una eco a nostro avviso spropositata, una lettura forzata e una esasperazione strumentale. A me spetta il compito di riportare la questione nelle sue sedi, di ridefinirne i contorni, di illustrare correttamente le posizioni, gli intendimenti e le finalità di chi ha presentato la mozione, cioè dei Gruppi consiliari di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e del collega Amadu, quale rappresentante dei Cristiani Democratici Uniti, cioè del Polo per le libertà. E per porre ordine efficacemente riteniamo che sia necessario procedere per punti. In primo luogo va stigmatizzato un atteggiamento curioso e stravagante che aleggia nel mondo politico latamente inteso, presso, cioè, anche questo stesso Consiglio regionale, presso gli esponenti dei partiti e delle associazioni anche della stampa più asservita; un atteggiamento che sarebbe simpatico e financo divertente se non fosse invece, a nostro avviso, surrettizio e proditorio, inclinazione che si sostanzia nello sviare l'attenzione dal problema e rivorgerla inutilmente verso altre direzioni. In un sistema in cui una parte precostituita governa e un'altra coerentemente vi si oppone sono sottoposti a censura ed esame gli atti di governo e non gli atti di opposizione, atti che sono per la loro natura critici e che hanno l'eminente compito di verificare se la maggioranza, questa maggioranza di centrosinistra stia rispettando la legge o se, al contrario, ne stia forzando i termini e i confini. Gli atti di opposizione, appunto, hanno questo e solo questo compito; ad essi non va né può essere attribuito altro significato. Non sono atti che devono compattare o smembrare la maggioranza, non sono atti che devono rispondere a tatticismi o a machiavellismi veri o presunti, non sono atti che devono soprattutto essere interpretati, sono comportamenti cristallini che hanno un senso proprio, un'intenzione che è quella, come mi suggerirebbe il collega Pasqualino Federici, acuto e noto esponente del Polo sassarese, un'intenzione che è quella fatta, palese, dal significato proprio delle parole, secondo la connessione di esse. Dico questo a uso di chi volesse, anche in buona fede, andare a leggere dietrologie, strategie, fumi e veleni. Dico questo a uso di chi pensi che oggi da questo dibattito e da questo confronto possano uscire vincitori e vinti, dico questo alle orecchie di chi ha pensato del tutto erroneamente di poter tacciare questa opposizione, mi rivolgo a lei, Presidente della Giunta, di ignoranza e cialtroneria. A tutti costoro non posso che ribadire che le accuse si rispediscono garbatamente al mittente e che le interpretazioni siffatte sono inutilmente faticose. Il senso delle nostre iniziative è in rebus ipsis e ad esse tutti debbono portare il massimo rispetto, debbono farlo, sia chiaro, se vogliono rispettare le regole della democrazia, poste anche a loro tutela. Ciò premesso veniamo ai fatti della mozione. Quest'opposizione democratica e consapevole del mandato conferitole desidera conoscere per tempo e nei modi prescritti dalle regole - cui tutti siamo, come dicevo, tenuti - ogni cambiamento e ogni avvenimento politico che riguardi la Giunta regionale. Le colonne dei giornali non possono essere l'organo ufficiale del Governo della Sardegna, non perlomeno nell'attuale e vigente sistema istituzionale, non possiamo rassegnarci a vedere il primato di quest'Aula e di questa istituzione surclassato dalle telecamere; questo è il primo punto sostanziale. Noi desideriamo, per dirla eufemisticamente, essere messi al corrente tempestivamente degli avvenimenti e desideriamo che lo si faccia qui in Consiglio regionale. Non si tratta né di cortesie, né di affettuose premure, signor Presidente della Giunta, si tratta di democrazia.

E allora avremmo gradito essere informati qui e a suo tempo della sua decisione di revocare l'incarico di subcommissario per l'emergenza idrica all'Assessore dei lavori pubblici, che stranamente non vedo presente nei banchi della giunta, speriamo che stanotte non sia successo qualcosa e che dobbiamo apprendere da qualche agenzia ANSA il suo destino. Questo anche nel caso in cui Fadda si fosse macchiato della responsabilità di aver collocato una bomba sulla diga del Govossai, tanto più nella circostanza in cui l'Assessore dei lavori pubblici non abbia danneggiato l'erario o mostrato gravi inadempienze. Ma se è vero quello che ella stessa, signor presidente Palomba, ha dichiarato affermando che non vi sono alla base della sua decisioni inottemperanze, negligenze o mancanze dell'assessore Fadda, noi allora vogliamo sapere perché ella abbia provveduto alla revoca della delega a subcommissario delle acque. Vogliamo conoscere ufficialmente, intendo posto che ufficiosamente già li conosciamo e da tempo, i motivi che l'hanno spinta a questa decisione, perché Presidente delle due l'una: o ella è stato colto da un inspiegabile raptus di governo delle acque oppure pesanti e basse pressioni di settori non ampi della sua maggioranza l'hanno costretta ad assumere atteggiamenti tanto pretestuosi. Nella logica della democrazia però tutto deve avvenire in pieno sole, anche gli appetiti più famelici debbono essere dichiarati. Comprendiamo, Presidente, che chi ha fatto le piroette e i salti mortali per passare dal freddo dell'opposizione alla mensa della sua maggioranza non si senta di poter attendere, ma davvero a tutto c'è un limite, anche all'indecenza. Proseguo, non pago di aver delegittimato senza informare il Consiglio l'assessore Fadda, ella Presidente ha pensato bene che non fossero diritti dell'Assessore informare i cittadini della decisione che lo riguardava. Insomma, tutti avremmo dovuto pensare, consiglieri regionali e cittadini, che a governare il sistema idrico fosse ancora l'ingegner Fadda, il quale avrebbe dovuto rispondere di meriti e torti non suoi. Ma la conferenza stampa, che ella, presidente Palomba, definisce pacata, avrebbe segnato distanze incolmabili con la maggioranza, per questo ella, presidente Palomba, chiede le dimissioni dell'Assessore dei lavori pubblici. La questione è censurabile però sotto un duplice profilo: in primo luogo per la sostanza dei fatti, l'assessore Fadda che le assicuro non vogliamo assolutamente difendere, noi non siamo i difensori né tanto meno d'ufficio dell'assessore Fadda, non ha detto niente se non la verità, semplicemente, quasi banale, la verità dei fatti. Ma il centro sinistra, memore della favola del lupo e dell'agnello, ha deciso di far valere in questo caso la sua, in questo caso non esitiamo a definirla, arroganza, senza alcun pudore si è tentato di licenziare un componente del governo regionale, accusandolo di intorbidire l'acqua, anche se stava a valle, ma se sull'aspetto sostanziale si può anche discutere e confrontare legittimi pareri, è il lato formale a mostrare tutte le crepe di una formazione politica allo sbando, allo sbando direi oramai completo e in ostaggio di pochi, pochissimi soggetti protagonisti della politica isolana. Ella, presidente Palomba, ha nell'occasione chiesto le dimissioni dell'assessore Fadda. Bene, Presidente, questo non rientra però assolutamente nelle sue competenze e nelle sue prerogative; lo Statuto speciale di autonomia, all'articolo 37, lo dice a chiare lettere "il Consiglio regionale nomina gli Assessori", il Consiglio regionale, il Presidente della Giunta non ha potere né di nominare, né di revocare gli Assessori, ma solo di proporli al sovrano, e cioè al Consiglio regionale. Il che vuol dire che il Presidente della Regione ha, per chiedere le dimissioni di un membro della Giunta regionale, il medesimo titolo che per chiedere le dimissioni dell'arcivescovo di Canterbury, il medesimo titolo. E non nascondiamoci dietro un dito dicendo che si era voluto solo porre in rilievo una diversità politica che avrebbe consigliato le dimissioni, una specie di amichevole e calorosa raccomandazione. Egregio Presidente, le dimissioni sono un istituto sacro e santo che si fa bene ad invocare quando vi siano divergenze politiche, divergenze incolmabili tra i membri di un collegio paritetico quale la Giunta regionale. Ma, Presidente, qualora ella non si riconosca più nelle posizioni della sua Giunta, o dei suoi membri, sarà lei a dover rassegnare le dimissioni, non certamente ella a doverle chiedere ad altri. Se problemi di natura politica vi fossero stati sarebbe stato suo imprescindibile dovere riferirne immediatamente al Consiglio e non attendere invece che fossero come al solito le opposizioni a chiedere conto dei suoi atti politici. Quindi, riassumendo, è il Consiglio ad esprimere gli Assessori, è il Consiglio a revocare loro la fiducia, il Consiglio a discutere di problemi di natura politica, il Consiglio ad assumere ogni decisione che riguardi la natura e gli assetti politici della Giunta regionale. Il Consiglio, mi permetto di osservare, e non il Presidente della Giunta regionale. La mozione che abbiamo presentato, lo dico a scanso di equivoci, non serve colleghi consiglieri a difendere l'Assessore Paolo Fadda, che è indifendibile proprio per un suo errore originario, quello di aver collaborato con una coalizione raccogliticcia e squassata da lotte intestine, virulente e implacabili. La mozione che abbiamo presentato serve al contrario a difendere le prerogative del Consiglio regionale, soprattutto da chi al contrario desidera dileggiarne i poteri, la rappresentatività e la forza istituzionale. E se questi sono i presupposti, gli scopi che noi desideriamo raggiungere con la presentazione della mozione di censura, allora veramente tutta la dottrina da legulei fatta nei giorni scorsi sulla natura della mozione è leggerissima. Sono dispute simili ad ombra assolutamente prive di peso. Mi rivolgo a lei, Presidente Zucca, visto che manca il Presidente Selis, e stranamente nelle occasioni che contano, quando si tratta di dare anche qualche interpretazione delle norme regolamentari, ma confidiamo nella sua notoria, saggia e prudente valutazione per quanto le verrà di qui a breve richiesto e rappresentato. Mi rivolgo a lei, Presidente del Consiglio, ella come tutti qui dentro sa che la mozione oggi in discussione è una mozione di censura e non di sfiducia. Ma furbescamente la maggioranza ha voluto considerarla di fiducia; bene, non abbiamo niente in contrario, tutt'altro, a vedere finire oggi questa ennesima farsa piuttosto che attendere due o tre settimane per vedere consumare il copione già scritto da mesi. Ci creda, signor Presidente, qualunque decisione ella intenda assumere oggi nel valutare la mozione e disporne il voto palese o segreto è irrilevante. Chiederò al collega Italo Masala, capogruppo di Alleanza nazionale, di venire in soccorso di questo mio breve intervento proprio per una questione di voce. Irrilevante, perché ciò che conta è che la mozione vada oggi discussa e che i sardi sappiano che esiste in Consiglio regionale qualcuno che si oppone, fieramente, al calpestamento delle regole e alla torsione dei regolamenti al proprio personale interesse. Irrilevante perché non si può certamente nascondere una crisi che è in atto, è sommamente, completamente in atto; e non saranno certo gli escamotage procedurali o i temporeggiamenti a mutare la sostanza dei fatti che è una sola, e che posso riassumere proprio con due brevi battute in conclusione di questo mio intervento. La maggioranza oggi come ieri non esiste, gli stessi problemi sono sul tappeto e per far entrare Rifondazione comunista che dubito fortemente riesca in questo contesto, in questa situazione ad entrare in gioco, bisognerebbe che qualcuno rinunciasse alle proprie poltrone proprio ora che le elezioni si avvicinano e le clientele fanno sicuramente molto più comodo. E siccome a rinunciare dovrebbero essere i Gruppi che contano poco in Consiglio, e ancor meno tra gli elettori sardi e cioè proprio le formazioni più agguerrite, la crisi c'è ed è insuperabile. A poco vale rimandarla di due giorni o due settimane, ripeto, sono cose vostre, sia chiaro, problemi che non riguardano il centro destra, problemi che non ci riguardano se non nella misura in cui denunciamo una vostra innegabile, incontrovertibile incapacità di governare insieme, oltre che di farlo almeno decorosamente. Oggi, signor Presidente del Consiglio, la maggioranza si trova incartata, come spesso accade, dai suoi stessi trabocchetti. Qualunque sia la lettura che si dà della mozione, qualunque sistema di votazione si adotti, qualunque sia l'esito della votazione saranno i fatti ad avere la meglio e a darci purtroppo, dico purtroppo, ragione. I fatti a dirci che questo Consiglio continuerà ad essere oltraggiato, i fatti a dirci che questa isola non ha una classe di governo e non ha in assoluto un governo. Noi come opposizione abbiamo fatto quello che dovevamo, quello che i cittadini ci hanno chiesto di fare con il mandato conferitoci. Quello che conta e urla giustizia è che da tre anni questa isola non ha un governo; ciò che davvero conta è che le istituzioni sono trasformate in simulacri di cartapesta, ciò che davvero conta è che questo Consiglio è totalmente, grazie al centro sinistra, ormai un Consiglio delegittimato. Il resto davvero importa poco, anzi pochissimo. Chiedo al collega Masala, cortesemente, se può occuparsi di alcuni aspetti che vorremmo in preliminarità rappresentare alla Presidenza del Consiglio, proprio per un soccorso alla mia voce.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, la ringrazio, ma debbo precisare che questo mio intervento ha natura preliminare e non di merito, quindi non esaurisco la mia possibilità di intervenire nel merito del problema, non ultima quella eventualmente riservata dal Regolamento in sede di replica. Il collega Pittalis ha già enunciato sostanzialmente quella che è la interpretazione che deve essere data alla natura giuridica della mozione di cui oggi viene fatta la discussione. In verità questo risultava molto chiaro dalla sottoscrizione della stessa, perché era sottoscritta dai capigruppo di Forza Italia, Alleanza Nazionale e del CDU, l'onorevole Amadu in rappresentanza del CDU, e veniva accompagnata da una richiesta sottoscritta da venti consiglieri regionali di convocazione straordinaria del Consiglio. Sotto questo profilo quindi era abbastanza chiaro l'intendimento dei presentatori della mozione che la stessa non dovesse essere disciplinata dall'articolo 116 del Regolamento, ma dagli articoli 113 e seguenti. È accaduto che il Presidente del Consiglio, telefonicamente ha informato i Presidenti dei Gruppi che gli uffici avrebbero letto la mozione in un senso diverso da quello che i proponenti intendevano ad essa dare. Ora poiché l'articolo 7 del Regolamento pone in capo al Presidente del Consiglio il potere di interpretare il Regolamento medesimo, già con la telefonata io sono rimasto un pochino spiazzato, perché il Presidente del Consiglio riferì che "gli uffici avevano inteso che", io avrei preferito sentire dire che "io Presidente intendo che". Questo è il primo rilievo. Tant'è che, preso alla sprovvista, non ebbi nulla in contrario ad aderire alla richiesta che mi veniva fatta della integrazione delle sottoscrizioni della mozione che però aveva soltanto la finalità di consentire che il giorno di venerdì, cioè oggi, potesse regolarmente, senza incidenti di percorso extraconsiliari, cioè al di fuori di quest'aula, potessero impedire o ritardare il dibattito odierno. Però il problema è rimasto in piedi. E allora si tratta di risolvere, sia pure nel corso, unitamente al dibattito nel merito, di tener presente, anche nel corso degli interventi, la natura giuridica che questa mozione deve avere e deve essere presente a tutti noi. Ora l'articolo 116 del regolamento è applicabile a due fattispecie specifiche e, più esattamente, alla mozione di fiducia o di sfiducia oppure alle ipotesi in cui ci siano delle censure di carattere generale nei confronti della Giunta. Dalla lettura dei dispositivi emerge, con chiarezza, che non ci troviamo né nel primo né nel secondo caso. Innanzitutto per quanto riguarda la mozione di fiducia o di sfiducia, che ha la sua fonte giuridica addirittura nell'articolo 94 della Costituzione, la stessa non è estensibile analogicamente a nessun'altra ipotesi di mozione che la dottrina e la prassi parlamentare ha di volta in volta elaborato. Per cui alla mozione di fiducia o di sfiducia segue necessariamente l'insorgenza o la rottura del rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento e Consiglio o comunque maggioranza che la sostiene. Si vuole cioè dire che quando la mozione è di sfiducia, l'effetto giuridico che ne deriva è la sfiducia del Governo. Nel senso che il Governo perde la sua legittimazione, la sua legittimità ad operare. Se venisse approvata questa mozione, così come è formulata, la Giunta continuerebbe a rimanere tranquillamente nel suo potere e in modo legittimo senza che succeda niente, perché un impegno al Presidente della Giunta a verificare una determinata situazione politica non è certamente uno sfiduciare né un Presidente della Giunta né una Giunta. Quindi non è senz'altro perché manca l'effetto. Gli atti giuridici hanno una conseguenza: se non c'è quella conseguenza che in modo specifico l'atto di sfiducia, la mozione di sfiducia si propone, e che è connaturata ad essa, cioè la rottura del rapporto fiduciario tra il Governo e organo rappresentativo, evidentemente non può essere interpretata come mozione di sfiducia. Rimane in piedi quindi il problema della censura, ai sensi sempre dell'articolo 116 del Regolamento. L'articolo 116, che assimila proceduralmente alla mozione di sfiducia o di fiducia gli atti di censura generali, non è contemplabile, non è applicabile al caso di specie, perché la formula della deplorazione è riferita a un caso specifico, cioè nella circostanza, a giudizio dei proponenti, il Presidente della Giunta sarebbe entrato in contrasto con le prerogative del Consiglio; nella circostanza, cioè in questo fatto specifico. Quindi non è una censura di carattere generale ma è una censura di carattere speciale, e con riferimento a specifici episodi che si sarebbero verificati nel corso di queste settimane. Quindi neppure la parte relativa alla voce censura è configurata dall'articolo 116 del Regolamento. Questo per dire, e per concludere su questo punto, che a nostro giudizio la mozione va interpretata come una censura per quanto attiene a questo specifico fatto, in quanto coinvolgente un probabile contrasto tra il Governo regionale, o meglio tra il suo Presidente e le prerogative del Consiglio, ma non si configura come un atto ovviamente né di fiducia individuale nei confronti dell'Assessore perché, detto tra noi, checché ne dica il Presidente della Giunta, diciamo non ci interessa proprio niente, nel modo più assoluto, né nei confronti del suo Presidente. Questo volevo precisare preliminarmente.

PRESIDENTE. Io propenderei per la tesi che si continui la discussione sulla mozione, e che al momento in cui si arriverà alla votazione, sia più semplice dirimere questa controversia e duplicità di interpretazioni, anche perché nel corso della discussione, nessuno vieta ai singoli consiglieri che intendano intervenire di pronunciarsi contestualmente, e nel merito e nella procedura. Cioè si può arricchire anche rispetto alla soluzione di questo specifico problema l'insieme delle connessioni di cui la Presidenza disporrà alla fine del dibattito.

Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Signor Presidente, mi pare che questo metodo di procedere possa sfalsare un po' il dibattito, perché una cosa è intervenire essendo convinti di intervenire su una mozione di sfiducia o di censura generale, altra è un intervento, una posizione da parte dei singoli componenti di questa Assemblea, un altro genere di discussione e di mozione. Non vorrei che questa sua volontà di voler procedere ingenerasse qualche confusione nell'ambito del dibattito e degli interventi e delle posizioni politiche da parte dei Gruppi e dei singoli consiglieri.

PRESIDENTE. Onorevole Bertolotti, io davo semplicemente un suggerimento; non è obbligatorio che il consigliere che interviene sul merito della mozione intervenga anche sulla procedura, ma ritenevo che, anziché seguire una prassi che ha portato, diciamocelo francamente, a un grandissimo dispendio di tempo, in passato, anziché produrci in una lunga discussione preliminare, che si potesse risolvere il problema del sistema di votazione alla conclusione. Se il parere prevalente del Consiglio è contrario, io posso anche ipotizzare che si discuta preliminarmente della procedura e darò l'interpretazione che la Presidenza ha già fatto propria.

Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, credo che il dibattito sulla procedura sia in ritardo, perché nella seduta di martedì scorso il Presidente ha annunciato questa mozione, come mozione in base all'articolo 116, e non vi è stato un voto contrario del Consiglio in quel momento, per cui il dato, al di là della discutibilità della questione, sembra assodato. Se siamo arrivati a venerdì è proprio perché sono stati dati termini di tre giorni in base all'articolo 116. Credo che il dato fosse dato per pacifico anche dai presentatori che invece hanno portato le firme da tre a dieci, proprio per rientrare nel caso dell'articolo 116. E' chiaro che in materia, considerate le precedenti decisioni del Consiglio, la questione può anche non essere assolutamente pacifica, però credo che se il Consiglio, in altri momenti, su mozioni che riguardavano assessori, ha preso una posizione che fossero votabili a scrutinio segreto, quindi non riconoscendo in mozioni che criticavano fortemente singoli assessori l'applicabilità dell'articolo numero 116, cioè decisioni della Presidenza peraltro contestati in quell'occasione da varie parti, e credo che però, nel caso di specie, i dubbi non vi sono. In primo luogo non riguarda un singolo assessore ma riguarda il Presidente della Regione, che ha una responsabilità globale della politica della Giunta. Per cui una critica al Presidente della Regione nei termini in cui è proposta chiaramente è una critica sull'elemento fondamentale di conduzione politica della Giunta. D'altra parte il contenuto non riguarda un singolo atto del Presidente della Regione; riguarda i suoi rapporti con i componenti della Giunta e col Consiglio regionale. Se non è una critica generale o una censura generale un fatto del genere, che riguarda proprio la posizione istituzionale del Presidente della Regione e il suo rapporto sia con l'organo esecutivo, sia con l'organo legislativo e di controllo, mi chiedo quale sia la critica generale. E' vero che la mozione non enumera tutti i motivi di critica che possono avere i presentatori nei confronti del Presidente della Regione, ma si limita soltanto a questo aspetto, ma questo aspetto è comunque coinvolgente l'intera politica della Giunta regionale e del suo Presidente che appunto ne dirige la conduzione politica.

Credo che non vi sia dubbio che l'approvazione di questa mozione debba comportare le dimissioni comunque, se non la decadenza automatica del Presidente della Regione. Io mi chiedo quale Presidente della Regione può restare in carica ove il Consiglio dichiari che ha leso le prerogative del Consiglio. Credo che il rapporto fiduciario tra Presidente della Regione e Consiglio dall'approvazione di questa delibera riceverebbe un colpo mortale, quindi mi sembra che non possa assolutamente mettersi in dubbio, in questo caso, l'applicabilità dell'articolo 116.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

Se non ci sono altri interventi, senza porre lunghe more do l'interpretazione della Presidenza. Io ho aperto la discussione su questo aspetto per un rispetto, che non è mai eccessivo, nei confronti del Consiglio, seppure avevo ben presente che già nella scorsa seduta, all'atto della presentazione della mozione il problema si era posto, e tutti gli atti e i passaggi successivi alla scorsa seduta, nella quale la mozione era stata presentata, sono andati nella direzione della piena e totale applicazione dell'articolo 116, sia per quanto attiene all'apposizione delle firme che risultavano in quel momento mancanti, perché le firme erano solo tre, e sono state presentate le firme come richiesto espressamente dall'articolo 116, sia per quanto concerne i termini cronologici, i termini temporanei, per cui si è arrivati a oggi in virtù della totale applicazione dell'articolo 116, sia ancora, al di là della forma, per quanto riguarda la sostanza, la Presidenza ritiene che il dispositivo finale impegna il Presidente della Giunta a richiedere la fiducia del Consiglio. Va da sé che se si richiede la fiducia vuol dire che la fiducia non c'è. Richiedere una cosa che si sa esserci già sarebbe davvero francamente discutibile. Quindi l'interpretazione sotto il profilo formale e sotto il profilo sostanziale che la Presidenza ha dato e fa propria è che si tratti di una mozione da discutere e da votare in base a quanto previsto espressamente dall'articolo 116. Questa è l'interpretazione che era mio dovere dare e che sto comunicando al Consiglio.

Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). Signor Presidente, io inizio il mio intervento richiamandomi all'intervento che ha poc'anzi svolto il collega Capogruppo di Forza Italia, per dire che noi rispettiamo, naturalmente, l'opposizione e gli atti dell'opposizione; aggiungo anche che non esiste uno Statuto di insindacabilità dell'opposizione. Voglio dire, credo che Pittalis convenga con me, che anche gli atti dell'opposizione possono essere esaminati, discussi e criticati, in una libera dialettica democratica.

Il Polo, presentando la mozione che oggi discutiamo, ha fatto ricorso con piena legittimità a tale strumento. Io sostengo, e credo di avere legittimità a sostenere questa tesi, che è una mozione debole sotto il profilo, per l'impianto giuridico-formale. Perché il cuore della mozione, così come ci è stato illustrato, così come l'abbiamo letta e intesa, è che, essendo l'Assemblea titolare della potestà di dare la fiducia e la sfiducia, essendo che il Presidente della Giunta ha rilevato la situazione di non compatibilità venutasi a creare, il Presidente della Giunta avrebbe violato le prerogative dell'Assemblea, e dunque in conseguenza di ciò andrebbe deplorato.

Il collega Pittalis dice: è l'Assemblea che nomina, è l'Assemblea che revoca. Non c'è dubbio, su questo Pittalis ha ragione e su questo non c'è discussione, ma noi aggiungiamo che è perfettamente coerente con l'ordinamento che il capo dell'Esecutivo possa e, aggiungo, talvolta debba, c'è una facoltà e un dovere, invitare un Assessore a dimettersi. Sto svolgendo un'argomentazione generale, non sto ancora parlando del caso singolo. Anzi, io credo che nel passato, non parlo di questi tre anni, parlo in riferimento a un arco cronologico più ampio, bene avrebbero fatto i Presidenti della Giunta a esercitare questa facoltà e adempiere questo dovere. Forse anche la politica regionale avrebbe potuto avere un corso diverso e più virtuoso. A proposito dell'arcivescovo di Canterbury, onorevole Pittalis, io dico che anche un parroco del Kent, che è la zona in cui sta Canterbury, può chiedere le dimissioni dell'arcivescovo di Canterbury, poi l'arcivescovo di Canterbury non è tenuto a dimettersi, ma questo è un altro discorso.

Naturalmente è in capo all'Assemblea la potestà di sostenere e sfiduciare l'Esecutivo, di accogliere o respingere anche le eventuali dimissioni di un Assessore. Allora, domando: dove sta il vulnus alle prerogative e ai poteri dell'Assemblea? Non c'è nessun vulnus, la condotta del Presidente è stata corretta e la proposta della deplorazione, a nostro giudizio, non ha fondamento.

Se questo è l'impianto giuridico e istituzionale della mozione, come a me pare evidente, la mozione medesima è un po' vacillante, sotto questo profilo, nella piena legittimità delle valutazioni politiche, naturalmente, non regge. Vorrei portare ad esempio del carattere forzato della mozione il terzo capoverso: "Il Presidente, attribuendo a un esponente della maggioranza, l'incarico di subcommissario all'emergenza idrica, avrebbe applicato le regole della lottizzazione, e non quelle della serietà e della competenza". Ecco io trovo qui, in questo capoverso, insieme un'offesa e un'assurdità. Un'offesa al subcommissario che, al contrario di quanto qui implicitamente si sostiene, o si fa intendere di sostenere, forse involontariamente, è persona seria e competente, con tutti i requisiti per adempiere a un carico di questo genere. C'è anche un'assurdità, perché l'unica via per non lottizzare, l'unica via praticabile dal Presidente in questo ragionamento sarebbe quello di nominare esponenti dell'opposizione, perché se è uno della maggioranza è lottizzazione. La logica, per la maggioranza e anche per l'opposizione, ha un brutto difetto: quando viene violata la violazione è visibile a occhio nudo e anche le forzature sono visibili a occhio nudo.

Sul carattere della mozione, il Presidente ha correttamente già chiuso la discussione, io ci torno non perché sia un problema aperto, ma perché desidero motivare la piena condivisione con la decisione assunta. Siamo di fronte a una censura politica di carattere generale, a me sembra evidente che la mozione cada sotto la disciplina del "116", aggiungo che siamo già dentro quella procedura, altrimenti non capirei il perché dell'annuncio e dei tre giorni tra l'annuncio e la discussione. E aggiungo, collega Masala, che l'opposizione ha già accettato tale lettura quando ha integrato le firme, altrimenti non riuscirei a capire nemmeno nemmeno in un apprezzabilissimo sforzo di arrampicarsi sugli specchi il perché dell'integrazione delle firme. Tra l'altro per quanto riguarda le modalità di voto, la ratio del Regolamento è chiarissima: voto per appello nominale quando sia in questione la stabilità dell'Esecutivo, voto segreto negli altri casi. Non si tratta qui di censura individuale perché riguarda il capo dell'Esecutivo, non un Assessore, ha argomentato, mi sembra in modo molto convincente, prima di me il collega Bonesu, è di carattere generale e non di natura particolare o episodica perché concerne il rapporto tra l'Esecutivo e l'Assemblea e tra il capo dell'Esecutivo e l'Assemblea. Si dice testualmente nella mozione, si parla della, e cito "deprecabile abitudine in aperto contrasto con i principi dell'ordinamento". Allora badate una deprecabile abitudine non è un fatto singolare, è un'abitudine, cioè una sequenza di fatti e di atti. Quindi se la logica ha un senso mi pare davvero che sia ineccepibile l'interpretazione data dal presidente Selis e riconfermata ora dal presidente Zucca. Il Gruppo Progressista Federativo ha una posizione in questo dibattito chiara e netta, lo ripeto non c'è stata alcuna violazione del ruolo, dei poteri e delle prerogative dell'Assemblea, la proposta di censura al Presidente non ha alcun fondamento. Poi c'è la sfera delle valutazioni politiche, delle posizioni e della battaglia sul piano politico, c'è una dialettica politica nella maggioranza e c'è anche qualcosa di più della dialettica, c'è un conflitto serio e complesso che non avrebbe senso nascondere o tentare di celare. Ma questo conflitto non chiama in causa la correttezza dei rapporti tra l'Esecutivo ed l'Assemblea, tra il Presidente e l'Assemblea, non implica censure o deplorazioni, richiede soluzioni politiche. La maggioranza naturalmente potrebbe decidere di affrontare apertamente in Aula i suoi conflitti politici, è stato fatto tante volte, è stato fatto tante volte...

(Interruzione del consigliere Amadu)

No, caro Amadu, tu vuoi rivedere sempre lo stesso film già visto, noi invece preferiamo cambiare film, possibilmente farne uno migliore di quelli precedenti. Questo può essere, oltre che legittimo, anche giusto per un'esigenza di chiarezza e di trasparenza, noi non abbiamo obiezioni purché sia chiara una cosa: che oggi all'ordine del giorno c'è un'altra questione, c'è la censura dell'opposizione al Presidente, accusato di aver violato le prerogative dell'Assemblea. Questo è il punto che sta di fronte all'Aula oggi. Si tratta di due sfere distinte: da una parte il rispetto o la violazione di regole; dall'altra le relazioni politiche tra forze politiche e il problema non banale del rapporto tra quadro politico e composizione politica della Giunta. Una maggioranza parlamentare può esprimere e sostenere governi di vario tipo, governi tecnici, governi del Presidente, governi politici, governi politici con molti o pochi assessori tecnici, governi politici che siano la proiezione e la rappresentazione della composizione politica della maggioranza. Quest'ultima è la scelta che è stata adottata, questo comporta anche una discussione, come ho detto, una dialettica e anche un conflitto, non banale, serio; io ne parlo con pacatezza e con moderazione, perché qui nessuno è venuto per condurre un assalto all'arma bianca nei confronti di alcuno, ne parlo anche in modo esplicito, oltre che con pacatezza e moderazione. Io sono convinto che il professor Fadda e i consiglieri che lo sostengono, persone assennate, serie, sanno perfettamente che ci sono stati fatti politici, che hanno in qualche modo mutato o che stanno mutando la base della coalizione e sanno che ciò non può non provocare effetti sulla composizione della Giunta, per rivestire la funzione di Assessore non basta essere eccellenti Assessori, competenti ed efficienti, come è indubbiamente, e gliene va dato atto, il professor Fadda, occorre anche avere il rapporto politico con la maggioranza. Si tratta di verificare se questo rapporto politico c'è nelle sedi e nei modi, e ciò va fatto. Naturalmente una cosa è sapere che un'esperienza nell'Esecutivo si possa chiudere per ragioni politiche e credo che questo ragionamento facciano l'assessore Fadda, il collega Dettori, il collega Macciotta, altra cosa è essere disponibili ad essere mandati al rogo. Non si può chiedere a nessuno di essere disponibile ad essere giustiziato. Altra cosa è discutere con correttezza e civiltà della corrispondenza fra una Giunta e una maggioranza e questo è il terreno sul quale il Gruppo Progressista Federativo e il Partito Democratico della Sinistra si attestano, esprimendo come io ho fatto una posizione limpida e chiara.

Tre brevi considerazioni e poi concludo. La prima è questa: la vita politica sarda si è caratterizzata negli scorsi decenni quasi sempre per la capacità di mantenere un certo livello apprezzabile di compostezza e di dignità, non sto parlando dell'Aula ora, sia nella dialettica delle forze politiche e sia nella rappresentazione degli organi di informazione. Ci sono molti sintomi del fatto che la polemica politica in Sardegna in questa fase stia trascendendo, stia superando ogni limite. Nessuno al termine ne trarrà giovamento. Vorrei che arrivasse fuori dall'Aula questo messaggio: nessuno al termine ne trarrà giovamento. Non ne trarrà giovamento nemmeno chi attizza il fuoco e spara ad alzo zero, tutti ne avremo danno, la Sardegna ne avrà danno. Per questo desidero esprimere la solidarietà mia personale e del Gruppo al presidente Palomba che è al centro di una violenta offensiva politica.

Seconda osservazione. E' scoppiato in questi giorni, ne parlo perché la nostra discussione ruota molto intorno all'acqua, è scoppiato il caso del quadro comunitario di sostegno. Io lo dico con molta sincerità, non ho ancora capito come stiano effettivamente le cose e credo anche molti altri colleghi. Se vi sia stato uno scippo, come leggo, o un dirottamento, chi lo abbia compiuto, se vi siano responsabilità, se siano nostre, se siano regionali o se siano nazionali, se siano cagliaritane o se siano romane. Noi vogliamo capire e abbiamo il dovere anche di capire. Bene ha fatto la terza Commissione a chiedere una audizione del Presidente; bene ha fatto il Presidente a rendersi immediatamente disponibile e a sollecitare una seduta pubblica. Va fatta chiarezza, chiarezza andrà fatta.

Presidenza del Presidente Selis

(Segue SCANO.) Terzo e concludo, stiamo vivendo una legislatura travagliata, caratterizzata da un alto tasso di instabilità. Vorrei dire, se mi si passa la battuta, caratterizzata quasi dalla stabilità dell'instabilità. Ci sono ragioni istituzionali e politiche su cui abbiamo discusso altre volte, su cui ciascuno di noi ha avuto modo di esprimere la propria opinione, e non ritorno su quelle valutazioni. Ad agosto abbiamo dovuto riproporre la medesima Giunta, non come soluzione della crisi e si parlò chiaro allora, non è che si parlò in latino o sotto metafora, non come soluzione della crisi ma come estrema ratio per evitare il caos e lo sfascio istituzionale. Ma la crisi va risolta, la crisi eterna deve trovare una soluzione politica e di governo. Noi pensiamo che ci sia una sola strada: l'intesa tra tutte le forze, nessuna esclusa della attuale coalizione, e un patto di programma e di governo con Rifondazione comunista. Questa è la nostra posizione, semplice e chiara, per questa legislatura e per la prossima, per l'oggi e per la prospettiva strategica. Noi lavoreremo in questa direzione a partire da stasera o a ripartire da stasera. Oggi la coalizione deve respingere la mozione del Polo, questo è il presupposto di ogni successiva intesa e di ogni sforzo di costruzione di una alleanza di governo. Questa è la linea del Gruppo progressista federativo, credo, auspico e sono convinto che sia la linea di tutta la maggioranza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente del Consiglio, colleghi consiglieri, noi non voteremo la mozione di censura presentata dalla opposizione di destra, da Forza Italia, da Alleanza nazionale, dal CDU, se non nel finale se si voterà per parti, associando il nostro voto nel richiedere l'impegno del Presidente della Giunta di verificare la fiducia che il Consiglio dovrà esprimere, o che il Consiglio dovrà confermare, stante la mutata situazione politica. Siamo convinti che senza un pronunciamento del Consiglio, la conflittualità che divide le forze di maggioranza continuerà confrontandosi all'interno nella feroce competizione per un posto in più o in meno in Giunta, negli enti e ovunque vi siano rappresentanze regionali da eleggere. Tutto questo non farà che aggravare sempre di più l'incapacità di affrontare i problemi dell'isola. Io mi riferirò in questo mio intervento essenzialmente a queste cose; d'altra parte l'episodio Palomba-Assessore Fadda è un fatto assolutamente marginale nella vita politica e nella situazione drammatica che attraversa questa nostra isola e questo nostro Consiglio. Altro sarebbe stato il nostro atteggiamento se fosse stata presentata una mozione di sfiducia, e se noi avessimo avuto i voti necessari per presentarla direttamente, che prevedendo l'azzeramento della situazione consentisse la ripresa del cammino della unità autonomistica uscita vincente dalle elezioni del '94, e interrotta traumaticamente dalla surrettizia esclusione del nostro partito e del nostro Gruppo. In altre parole l'azzeramento della situazione per mantenere fede al programma elettorale, al modo nuovo di governare, adottando il limpido confronto con le necessarie misure per l'avvio di un percorso atto ad affrontare i problemi dell'isola tuttora drammaticamente aperti. Non si è risolta la crisi politica nell'ottobre del '96, tanto meno quella della scorsa estate e puntuale riesplode ad ogni minimo episodio divaricante in una conflittualità senza fine, per altro vissuta come una autentica tragedia dalle forze di maggioranza alle prese sempre con nuovi motivi di divisione. Non sappiamo come si concluderà la vicenda della richiesta di dimissioni dell'Assessore Paolo Fadda, omonimo di un altro ben più saldo Assessore a cavallo della sanità, da parte dell'onorevole Palomba di certo appare chiaro che il fatto ha innescato risentimenti e rotture recando grande sconcerto nell'opinione pubblica. Mai che la conflittualità avvenga sui temi della crisi economica e sociale che attraversa l'isola e sul modo di affrontarla, mai sui problemi delle politiche del lavoro ed è per questi motivi che i defatiganti intrecci perversi di singoli e di partiti che emergono in Sardegna, macroscopiche manifestazioni di populismo ove si pensi alla nascita di improvvisati movimenti politici che diffondono a piene mani pseudo programmi che ogni sardo avveduto potrebbe produrre e propagandare, solo se avesse la tecnica della scrittura e la possibilità di divulgazione con idonei mezzi di informazione. Così anche altri piccoli gruppuscoli pretendono di scoprire le ingiustizie perpetrate dallo Stato ai danni dei sardi, prendendo questi fatti a pretesto per clamorose iniziative che oltre ad essere di dubbia efficacia danneggiano proprio chi vorrebbero difendere e che tuttavia riscuotono attenzione e forse persino consenso. Per tentare di ovviare a questi episodi di scarsa incidenza la maggioranza e la Giunta in particolare, persino con i suoi membri politicamente e culturalmente più preparati, ricorre sempre più frequentemente a qualificare come fatti di portata storica modesti provvedimenti come la zona franca di Cagliari, ai cui effetti positivi nessuno crede più, se non un gruppo commerciale che avverte in questo provvedimento la possibilità di avere un emporio che risponda ai propri interessi di ristretti gruppi, ma non certo allo sviluppo economico dell'isola. Signor Presidente del Consiglio e colleghi, il difficile decollo di questa legislatura, lo stentato avvio, la permanente crisi più o meno manifesta ha dei risvolti storici, questi sì, con la esse maiuscola, ma che sono di tutt'altra natura che è economica, che è del ruolo che deve assolvere l'istituzione, compressa da una concezione se non autoritaria perlomeno riduttiva dell'esercizio democratico che è chiamata a svolgere. Quale tipo di rapporto tra il Consiglio e la Giunta? Non solo non si favorisce un confronto, ma si tenta di evitarlo quasi fosse un intralcio, una indebita interferenza al governo dell'isola, lasciando la guida al manovratore. Non so quali fossero i rapporti consiliari con la Giunta nelle passate legislature, almeno in quelle più recenti; la mia memoria va più lontano negli anni di una aspra battaglia politica e ideologica, con scelte di campo. Almeno aveva il pregio di presentare nella contesa un progetto con il quale risultato negli anni successivi si è manifestato tuttavia fallimentare. Immagino il tipo di reazione che sarebbe insorta se quei politici e quei partiti di allora si fossero trovati nelle nostre condizioni; certamente una sollevazione per riaffermare diritti e regole inalienabili della vita parlamentare. Non è solo sordità questo rifiuto che si manifesta implicito, perché non ha fermato a considerare le proposte dei singoli consiglieri e dei Gruppi, in concorso indispensabile alla vita istituzionale, ma un'autentica limitazione della vita democratica, un volume di interrogazioni, interpellanze e mozioni non discusse e quanto viene periodicamente spedito all'attenzione dei Gruppi consiliari, quasi prefigurando una gestione autoritaria, considerando l'Esecutivo come il tutto e il Consiglio una coreografia che fa colore e contorno. Del resto non ci furono, in quest'Aula, espressioni che considerarono l'elezione del Presidente della Giunta come elezione di secondo grado, perché già eletto dal popolo? Esagero? Non credo! Ove si consideri soltanto gli ultimi episodi, come la nostra richiesta di discutere una mozione del marzo scorso, sui problemi di occupazione, e le lettere inviate all'Assessore dell'industria, al Presidente recentemente sulle questioni del fallimento dello stabilimento di ceramica di Terre Cotte. La sola industria sorta per il riequilibrio industriale ed occupativo in una zona ex mineraria e in un territorio che in cinque comuni a oltre 60 mila abitanti, pari a tutti quelli dell'intera Ogliastra o di Olbia e dintorni, con un crollo industriale senza uguali e senza nuove iniziative, pur essendo una zona a vocazione industriale, incentivata dalla 221 e da leggi regionali. L'industria è presentata come il primo nucleo di un polo ceramico che non avrebbe dato adito a divisioni territoriali nel senso della concorrenza, e non entrava in conflitto con nessun'altra iniziativa. Le responsabilità di questa Giunta sono gravi. Noi ci siamo permessi, non per propaganda ma per concorrere effettivamente alla soluzione del problema, di inviare una lettera al Presidente della Giunta regionale e all'Assessore dell'industria per chiedere un intervento immediato. Non abbiamo avuto risposta però apprendiamo che questa industria è presentata come una di quelle che avrebbe consentito la reindustrializzazione della zona e dell'Isola e concorso a quella dell'Isola in quattro anni di attività, con un fatturato annuo di 29 miliardi ha già prodotto una passività di 50. L'Ente minerario ha il 30 per cento delle azioni, presiede il Consiglio di amministrazione; come è possibile una situazione di questo genere? Noi chiediamo chiarezza su queste cose; non è possibile accettare una situazione di questo genere, non è possibile non chiamare la responsabilità di questo ente strumentale della Regione che continua imperterrito a provocare passività e centinaia di miliardi di debiti. Non si fa funzionare la Commissione d'inchiesta, si consente che si continui a ingannare le popolazioni presentando fantastici progetti di sviluppo e di investimenti finanziari come quelli di Buggerru e Portixeddu, per 100 miliardi di lire. E poi c'è la mozione, una mozione sull'occupazione. Io vi dispenso, ho qui i documenti. Avevamo chiesto un trasferimento di risorse per progetti cantierabili ai comuni e alle amministrazioni provinciali, capaci di incidere per migliaia di posti di lavoro nell'immediato, subito. Avremmo voluto discutere per accettare interamente e a scatola chiusa le nostre proposte, ma per discuterle, discuterle con la Giunta, discuterle in sede di Consiglio regionale, niente, mi si risponde per lettera che ci sono già intese con il mio partito, quasi ad escludere la possibilità che all'interno di questo Consiglio, per noi che viviamo in questa istituzione, non ci sia lo spazio per intervenire, per parlare, per proporre, per criticare, per modificare atteggiamenti e posizioni che sono della Giunta e della maggioranza. E infine in tanti si chiedono, o forse chiedono soltanto a me queste cose, se vi sono differenze di valutazione all'interno delle scelte e delle posizioni nei confronti del centro sinistra e di questa Giunta tra il partito e il Gruppo consiliare di Rifondazione Comunista ad una nostra partecipazione eventuale alla maggioranza e al Governo dell'Isola. Io rispondo di no, ma anche che le differenze di valutazione e di scelte, che suscitano dibattiti, appaiono sempre come un fatto positivo che favorisce la vivacità politica, all'interno di ogni partito, e, per converso, all'interno delle formazioni politiche complessivamente. Nel nostro Statuto è previsto non solo il dissenso ma anche quello di poterlo esprimere anche nella stampa. Tuttavia non è il nostro caso; spero che non lo sia in futuro. Siamo una forza politica che deve confrontarsi con grande difficoltà per la presentazione falsata e spesso capovolta delle nostre posizioni, che si manifestano di volta in volta con il volto attenuato, allettante dell'unità, altre con quello di volerci emarginare come una forza residuale. La tendenza all'unità, ad accordi strategici e tattici con le altre forze della sinistra è nel nostro DNA. Giudichiamo senza esitazione e positivo che si sia ricomposta la maggioranza intorno al Governo nazionale, garantendone una durata, esistenza e operosità, come positivo che in Sardegna, si sia siglato un patto di consultazione fra il PDS e Federazione democratica e Rifondazione Comunista, alla condizione che ci siano rapporti leali e definiti, negli scopi e che inoltre concorrono a promuovere iniziative politiche unitarie con l'interno arco della sinistra. Così appare nella premessa e così spero che sia, nel futuro come premessa per un avanzamento occupativo e sociale, ma soprattutto per elevare la nostra situazione generale. Abbiamo sentito ieri, in una trasmissione della televisione italiana, privata, un intervento di un rappresentante della Sardegna che parlava a nome dei 300 mila sardi sparsi nelle regioni del centro-nord Italia e dei 600 mila che sono sparsi un po' in tutto il mondo, di questi poveri sardi, andati in cerca di un lavoro, di fortuna e di una vita dignitosa. Ma l'iniziativa unitaria alta, capace di favorire una migliore saldatura fra la sinistra in Sardegna, non deve avere fini reconditi per singole formazioni. Soltanto una migliore difesa delle popolazioni dell'Isola, della parte più povera, per un'elevazione economica dignitosa, rispondente alle conquiste di una società civiltà civile avanzata, moderna quale è quella del nostro Paese. Se però si volta pagina e si considera la vita interna di questa istituzione, il modo di procedere nostro diventa diverso, per il modo scordinato e confuso, la persistente assenza di programmi a medio e lungo termine, capaci di affrontare le strozzature strutturali di un'economia stagnante, le condizioni sociali sempre più difficili, per una parte considerevole del nostro popolo. Il nostro approccio con questa maggioranza e con questa Giunta cambia e cambia di molto. Migliaia e migliaia di miliardi non spesi, disoccupazione in crescita, emergenza che diventa regola di governo, mancanza di una programmazione sanitaria, l'arrembaggio ai posti di potere non può farci critici, che critici senza attenuanti verso questa maggioranza di centro sinistra. Tuttavia la cosa peggiore e quella sprezzante è se si considera in noi un'appendice senza ruolo, aggiuntiva e per di più nei momenti più travagliati della maggioranza, per avere quei pochi voti di cui noi disponiamo. Chiunque, qualunque altro Gruppo o singolo consigliere in questa situazione trarrebbe le stesse conclusioni di giudizio e di atteggiamento politico che concludiamo noi.

O si individuano forme e rapporti diversi, confacenti alla sensibilità e alla dignità di tutte le parti politiche, oppure non credo che si possano stabilire forme di collaborazione più avanzate e durature. Sarebbe anche non facile accedere ai pressanti inviti del PDS e di Federazione democratica, pur rispettabili e ritenendoli sinceri nelle intenzioni e nei propositi. Forse gli ostacoli a questo accordo che le parti della sinistra con noi di Rifondazione a contemplare il centrosinistra oggi ci sono i problemi del Governo, e sono di altra natura di quelli che appaiono, o comunque di quelli che non appaiono in superficie. Posso solo avanzare delle ipotesi, soltanto ipotesi, che tuttavia non ritengo lontano dal vero, osta al pieno accordo del tipo della costruzione, dei poteri nuovi affermatisi in lunghi anni di permanenza al potere delle sinistre e della vecchia DC in posizione preminente, e che non può essere intaccato se non al prezzo di una revisione generale della sua impalcatura, dei metodi di governo e delle risultanze della stessa, senza che la stessa impalcatura non subisca una scossa se non distruttiva, almeno di forte ridimensionamento. In questa nostra analisi risiede una valutazione della situazione politica di governo in Sardegna, e nell'incontro unitario con gli altri Gruppi che Rifondazione Comunista ritiene auspicabile, possibile a condizione che si abbandoni questo modo di interpretare il tutto in mano di una maggioranza, senza consentire agli altri, al resto delle istituzioni, una partecipazione attiva, una possibilità di incidere in modo critico, e se volete anche costruttivo, in una maggioranza che non è più tale in questo Consiglio e in questa Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, cari colleghi, la mozione oggi in discussione rappresenta lo strumento con cui l'opposizione di destra ha conseguito un duplice scopo: sottoporre all'attenzione del Consiglio una vicenda che ha avuto larga eco nell'opinione pubblica e provocare, ad un tempo, un pronunciamento formale in merito da parte della stessa Assemblea.

Una attenta valutazione del documento in questione consente di rilevare come esso contenga fatti oggettivamente avvenuti ed esplicitati da dichiarazioni pubbliche e valutazioni pur del tutto legittime, che non esito a definire delle illazioni in quanto non analogamente documentabili. I fatti sono rappresentati dalla revoca dell'incarico di subcommissario per l'emergenza idrica, a suo tempo conferito all'Assessore dei lavori pubblici, dalla conferenza stampa, nel cui contesto l'Assessore stesso ha illustrato lo stato degli interventi programmati al riguardo del problema delle risorse idriche, dalla valutazione critica di tale iniziativa da parte del Presidente della Giunta, "in quanto suscettibile a suo giudizio di aver segnato" - riporto testualmente le parole riportate dalla mozione - "una distanza incolmabile non solo con il Presidente stesso, ma anche con la maggioranza di governo che ha partecipato alle trattative per la formazione della Giunta, nella quale è parso chiaro che egli, l'Assessore, non si riconosce".

Le illazioni possono identificarsi in due affermazioni soprattutto: la prima, su cui già si è soffermato molto efficacemente il collega Scano, che l'incarico di subcommissario sarebbe stato affidato all'Assessore soltanto in quanto espressione della maggioranza e quindi solo in base a criteri di lottizzazione e non di serietà e di competenza; la seconda, che l'implicita conseguente richiesta di dimissioni atterrebbe soltanto alla sua appartenenza politica non più in sintonia con la maggioranza stessa. Ritengo, infatti, al riguardo, che la prima affermazione sia facilmente confutabile, ciò sulla base della considerazione che appare perfettamente legittima e coerente, anche per motivi pratici di stretto collegamento funzionale, al di là quindi di ogni logica spartitoria, l'attribuzione del predetto incarico all'Assessore dei lavori pubblici con specifica, anche se certamente non esclusiva competenza istituzionale nel settore idrico e nelle opere connesse, Assessore della cui personale serietà e competenza professionale nessuno, ritengo, potesse già allora dubitare per l'impegno in precedenza profuso e la capacità dimostrata nei fatti, anche in questo particolare campo della sua attività.

Per quanto riguarda la seconda affermazione, mi sembra altrettanto ovvio che l'identificazione, del tutto opinabile, del comportamento dell'Assessore come espressione di una divergenza dalla maggioranza di governo atterrebbe, nel caso, ad una sua personale posizione, non certamente al suo riferimento ideale a un'area politica, i cui attuali rappresentanti in questo Consiglio hanno sinora concorso, in maniera talvolta determinante, al mandato fiduciario conferito alla Giunta attualmente in carica e a quelle che l'hanno preceduta, assicurando costantemente, in maniera coerente, il loro sostegno alla maggioranza nelle commissioni e nelle sedute del Consiglio. Mi sia concessa d'altronde, a questo proposito, una riflessione su quanto afferma in tema di diritto regionale un illustre giurista, già presidente della Corte costituzionale: "La insussistenza in capo al Presidente della Giunta di imporre agli Assessori la sua personale visione politica, competendo ad esso solo il compito di coordinarne l'azione, sospendendo ed avocando alla Giunta, eventualmente, quelle decisioni individuali suscettibili di compromettere l'unità dell'indirizzo politico e amministrativo". Autorevole asserzione, a mio avviso ancora più valida nel caso di un governo di coalizione. Queste ultime considerazioni sul tenore della mozione in discussione mi danno lo spunto per alcune precisazioni cui personalmente tengo e che non vi devono sembrare fuori luogo, perché mi consentono un approccio razionale all'analisi dei fatti cui la mozione stessa si riferisce. Tali fatti, che ho in precedenza sinteticamente riportato, comportano infatti, come è già stato messo in evidenza dal collega Pittalis, una doppia valutazione su quello istituzionale e su quello politico, ma è opportuno per maggiore chiarezza anteporre a questa valutazione una breve premessa pertinente a entrambe le prospettive. A conclusione dell'ultima prolungata crisi, il Presidente designato presentava al Consiglio la proposta di un nuovo Esecutivo correttamente formulata con l'indicazione nominativa di ciascun Assessore e delle specifiche funzioni ad esso attribuite. Anche se lo stesso Presidente dava atto che tale proposta configurava di fatto una riconferma della precedente Giunta dimissionaria sì da esimerlo dall'illustrazione di un programma che aveva già ricevuto a suo tempo l'approvazione del Consiglio. In tale ambito era ricompresa la proposta della designazione del professor Paolo Fadda quale Assessore dei lavori pubblici, proposta sulla quale nessuna riserva veniva posta dal Presidente, né alcuna obiezione o richiesta di chiarimento espressa da alcun componente di quest'Assemblea. Il Consiglio approvava con la maggioranza assoluta di 42 voti la composizione del nuovo Esecutivo, prendendo atto del rinvio del giuramento del professor Fadda per la sua temporanea assenza dalla sede, giuramento che aveva regolarmente luogo in occasione della prima seduta del Consiglio dopo l'elezione della Giunta. E vengo ora alle considerazioni di carattere personale a cui prima accennavo. Lo scioglimento del Gruppo consiliare del Patto dei Democratici, in seguito a vicende a tutti note e su cui non intendo soffermarmi, mi ha posto certamente nella condizione di prendere atto del mutamento della mia collocazione istituzionale nell'ambito della maggioranza di Governo. Da quel momento, questa collocazione sarebbe derivata esclusivamente da una personale valutazione coerente con le idealità liberaldemocratiche che hanno motivato il mio impegno politico e modulata su un programma di governo, composizione della maggioranza stessa e dell'organo di governo da essa espresso, e comportamenti di quest'ultimo sul piano politico e operativo. In quest'ambito non ho correttamente rivendicato ed attuato alcuna partecipazione diretta o indiretta alle trattative per la formazione della Giunta nel corso dell'ultima crisi, né tanto meno rivendicato conseguentemente alcuna rappresentatività in tale contesto. Della composizione dell'attuale Esecutivo, assolutamente non prevedibile, ho avuto notizia solo in quest'Aula dalla relativa proposta esposta dal presidente Palomba, e su tale proposta ho espresso il mio voto favorevole in coerenza con quanto fatto alcuni mesi prima su identiche indicazioni del presidente Palomba. Mi sono rallegrato certamente per una soluzione che poneva comunque fine ad una lunga e deleteria crisi, anche se temporaneamente, come il collega Scano ha sottolineato, crisi al cui determinismo il mio Gruppo originario non aveva concorso e ho giustamente apprezzato la riconferma di persone che godevano della mia stima, del mio sostegno e del mio apprezzamento per la capacità dimostrata e per l'impegno profuso nel perseguimento di obiettivi programmatici, coerenti con le mie idealità e con la mia valutazione sulla loro importanza a tutela dell'interesse collettivo. In quest'ottica, e solo in quest'ottica, sento rappresentate soddisfacentemente da tali persone le mie istanze programmatiche e ben comprendo come la convergenza su queste ultime, sulle idealità e sui comportamenti operativi possa far sì che tali persone trovino anche in me un elemento di riferimento pur nell'ambito della mia attuale, anomala collocazione istituzionale. Nel corso della vicenda che oggi è sottoposta all'attenzione del Consiglio non ho rilasciato alcuna dichiarazione pubblica, né ho in qualche modo interferito sulla libera determinazione del professor Fadda che attiene alla doverosa tutela della sua dignità e del suo operato e alla comprensibile esigenza di precisi chiarimenti da parte della maggioranza, in merito alle valutazioni politiche sulla sua permanenza nell'incarico ricevuto. Di fronte al mio doveroso riserbo qualunque notizia che in qualche modo mi coinvolga è pertanto solo frutto di pure e gratuite illazioni. Poste queste premesse, la valutazione, sul piano istituzionale della vicenda oggetto della mozione in discussione, non può che riportarsi ai fatti, fra questi l'elemento più importante sotto questo profilo è costituito a mio avviso dalle dichiarazioni del Presidente, dalle quali emergerebbe - secondo quanto riportato dalla mozione - che la revoca dell'incarico di subcommissario per l'emergenza idrica in capo al professor Fadda era coerente e quindi di fatto da essa motivata con la volontà di quest'ultimo di non voler più fare parte del Governo regionale. Volontà espressa al Presidente stesso e ad altri prima della chiusura dell'ultima crisi regionale, così recita la mozione. Ed è proprio quest'ultimo periodo delle dichiarazioni del presidente Palomba ad acquistare rilievo istituzionale, a me consta diversamente, cioè che l'Assessore avrebbe piuttosto subordinato la sua personale disponibilità all'attivazione della maggioranza per l'approdo in Consiglio di due provvedimenti da lui ritenuti di fondamentale importanza: quello sui lavori pubblici e quello sul governo delle acque, già licenziati dalla Giunta e, limitatamente ad uno di essi, anche dalla Commissione competente.

Nel frattempo tale evenienza ha finalmente iniziato a concretizzarsi con l'iscrizione del primo disegno di legge in questione all'ordine del giorno della prima seduta del Consiglio, dopo la soluzione della crisi. Ma tralasciando comunque ogni valutazione, ogni illazione sulle reali dichiarazioni rese a suo tempo dal professor Fadda, se la volontà espressa da lui fosse stata effettivamente quella intesa e riferita dal Presidente, con quale correttezza istituzionale sarebbe stata sottoposta all'approvazione di questo Consiglio la nomina di un Assessore di cui era certa l'indisponibilità, anche nell'intento di non procedere in sua assenza alla sostituzione dell'Assessore che sarebbe stata la sola nel contesto di una Giunta battezzata fotocopia. Di non procedere, dicevo, alla sua sostituzione per un apprezzabile atto di riguardo nei suoi confronti. Non sarebbe stata più aderente alla prassi istituzionale la temporanea assunzione ad interim dell'incarico fatta dal Presidente o da un altro componente della Giunta? Ma una volta chiarita, comunque, l'effettiva volontà dell'Assessore a ricoprire l'incarico proposto dal Presidente e approvato dal Consiglio, non doveva verificarsi a mio avviso alcun motivo di contrasto, né tanto meno dovevano sussistere le motivazioni per la revoca dall'incarico di subcommissario se queste erano effettivamente inerenti soltanto alla dichiarata indisponibilità del professor Fadda a far parte della Giunta. L'effettivo contrasto insorto ufficialmente solo in epoca successiva si rifà nella valutazione del Presidente alla inopportunità della conferenza stampa dell'Assessore e alle dichiarazioni da lui rese nel corso della stessa. Non entro qui in merito a tale questione, limitandomi a considerare come il diretto accenno fatto dal Presidente, secondo la mozione, ad una presa di distanza incolmabile da parte dell'Assessore nei confronti non solo del Presidente, ma dell'intera maggioranza di governo, possa giustificare sul piano politico la richiesta del professor Fadda di subordinare la sua disponibilità a recedere volontariamente dall'incarico alla esplicita condivisione, da parte della maggioranza stessa, della valutazione espressa dal Presidente sulle iniziative contestate. Questa posizione trova poi riscontro anche sul piano istituzionale. Secondo l'opinione accreditata in dottrina non sussisterebbe dubbio infatti che, malgrado l'accentuata supremazia del Presidente sui singoli Assessori, sia la Giunta, espressione della maggioranza di governo, a costituire l'organo centrale del potere esecutivo regionale, tanto è vero, cito testualmente dal testo di diritto regionale che:"lo stesso Presidente è tenuto a provocare una conforme deliberazione della Giunta sia quando intenda ristabilire per mezzo di una avocazione l'unità dell'indirizzo politico e amministrativo, sia quando voglia risolvere conflitti politici o di competenza tra i singoli membri della Giunta, ivi compreso a maggior ragione il Presidente, sia quando ritenga necessario negli ordinamenti che espressamente prevedano una tale eventualità" e non è, e su questo sono in disaccordo con diversi colleghi che sono finora intervenuti, il caso del nostro ordinamento regionale "la presentazione al Consiglio di una mozione di revoca individuale". Direi che davanti ad una situazione di contrasto sulla base di quanto ho illustrato rimane in definitiva la possibilità di una pressione da parte del Presidente aprendo ufficialmente una crisi e presentandosi dimissionario, il che comporta le dimissioni di tutta la Giunta. Sul piano politico la possibile soluzione della vicenda comporta comunque, per quanto sin qui esposto, un esplicito chiarimento delle posizioni e delle valutazioni in merito delle diverse forze che hanno concorso alla attuale coalizione di governo. Chiarimento che potrebbe anche auspicabilmente tradursi in un successivo iter, in un rasserenamento dei rapporti interni alla Giunta attraverso un pacato confronto atto a permettere di superare equivoci, incomprensioni e valutazioni non del tutto obiettivi. L'intervento del collega Scano, che ho apprezzato, mi pare apra la strada ad un percorso di questo genere, con le tempistiche e le modalità che saranno più opportune. Questa è la conclusione prospettabile stando ai fatti e in tale contesto non appare per me condivisibile, sulla base delle argomentazioni esposte, la mozione oggi all'esame del Consiglio. Se poi anziché ai fatti dovessimo dar credito a illazioni, quali quelle riportate dalla mozione stessa e tra queste alla eventualità che la vicenda conflittuale traesse le sue reali origine da pretese comportanti comunque la disponibilità immediata di incarichi assessoriali, e questo potesse comportare anche il rischio di una nuova crisi inconcepibile nell'attuale momento, sussisterebbe una ragione ulteriore per non condividere la mozione presentata dalla opposizione. Ciascuno dovrebbe assumersi esplicitamente in tal caso le proprie responsabilità non illudendosi di cavare le castagne dal fuoco con la zampa altrui, perché personalmente non intendo prestarmi nell'interesse generale ad alcun gioco del genere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe, cortesi colleghi, ci ritroviamo a un film, per usare le parole del collega Scano, precedentemente veduto. Tanti paroloni, tante interpretazioni procedurali per un qualche cosa che è fin troppo chiaro, fin troppo semplice e cioè questa maggioranza è permanentemente scollata, trova i motivi nella lottizzazione, nella clintelizzazione, caro onorevole Scano, del potere proprio per rappattumarsi e mantenersi in piedi. In pratica, per usare un termine del Regolamento, ci ritroviamo ad un 116 permanente per il popolo sardo. Cioè a dire è il popolo sardo che allo stato attuale, se potesse esprimersi subito con il voto, vi sfiducerebbe. La vicenda dell'Assessore Fadda è solamente una delle tante perle, di una triste e tragica collana di questa legislatura. Onorevole Scano, lei nel suo capace, dialettico intervento afferma che non vuole vivere i film precedenti. Ma quello che ci state facendo vivere adesso è tragicamente peggio, il che è tutto dire, dei film precedenti. Ed è il popolo sardo che non vuole vivere queste vicende, sono i trecentomila circa disoccupati che sperabilmente non vi vorranno più perché voi siete la causa con questi vostri bizantinismi assessoriali, tremate Assessori in carica, perché dalle parole dell'onorevole Scano e dall'ultimo intervento dell'onorevole Macciotta la verifica è in atto, è solo un problema procedurale, però questa maggioranza non è quella giusta, lo dice imitando bene il suo presidente nazionale il collega Ribelle Montis nel dire "non sono con voi, ma sono con voi; sono con voi ma non sono con voi, mi prendete o non mi prendete". Il suo presidente del partito, Valentini, ieri afferma che voterà la mozione, il suo capogruppo qui afferma il contrario; ma questo sì che è un film da Rifondazione comunista, veduto, rivisto e replicato. Per fortuna state perdendo quella credibilità nella opinione pubblica che all'inizio immeritatamente vi eravate fatti, perché la consequenzialità dei comportamenti non è più certo un vostro privilegio. Allora, crisi eterna! Qui si assiste addirittura al ricatto politico. Nel termine del suo dire l'onorevole Scano ha fatto un preciso ricatto, addirittura anche per la prossima legislatura, state attenti cari alleati, le sue parole sono chiare anche se molto sottili, gentili, dette con tono molto soft, "state attenti che se volete stare al governo, noi siamo i padroni, e se fate da bravi", non ha usato questo termine, ma tra le virgole la sostanza era questa "e se fate da bravi, cari alleati", cespugli e cespugliati "vi diamo il vostro bravo ossicino anche per la prossima legislatura", perché le sue parole sono state decisamente chiare in merito. Immediatamente prende la parola Ribelle Montis e dice "obbedisco". Si è messo sull'attenti, non voto più la mozione, smentisco il mio segretario regionale Valentini, che proprio ieri sera diceva il contrario. Allora la coerenza dove sta? E la democrazia dove sta? Ma va bene, non sarà né il primo né l'ultimo esempio al quale ci ha abituato, questo sì che è un triste film rivisto. In buona sostanza, cari colleghi, è una questione di lana caprina; si vuole un assessore al posto di un altro, non sta a me e non mi interessa, né alla mia parte politica, dire chi sia più buono, quello che in pratica avete defenestrato, il signor "Federbostik", così lo definisce Antonangelo Liori ne "L'Unione Sarda", ha defenestrato l'assessore Fadda e chi deve subentrare. Ma io torno a dire: tremate assessori perché dalle parole della così detta verifica permanente in corso la poltrona non ce l'ha sicura nessuna di voi. Ci sarà un giro di valzer ulteriore, nei tempi e nei modi si vedrà. Voi stessi, nei vostri interventi adesso avete fatto capire che è tutto ancora da decidere. Siamo al termine della legislatura, si sta parlando di programmi, ma che cosa volete programmare alla fine della legislatura? Non siete in condizioni di programmare neanche l'emergenza, state programmando sì il giro di poltrone perché la vostra politica di sempre è un gran turn over di poltrone per poter assicurare, questa è la triste verità, quella quota di clientele temporali che ogni assessore di turno deve assicurarsi per poter garantirsi l'elezione. Ma azione di governo che abbia risolto il benché minimo problema della Sardegna fino ad oggi, e non solo a parole del sottoscritto che fa parte dell'opposizione, quindi le mie parole possono essere ovviamente considerate solo da una certa ottica ma è il popolo sardo che soffre, che continua a soffrire e a peggiorare giorno per giorno, voi azione di governo non ne avete fatto, non ne state facendo, continua l'azione clientelare del cattivo film precedente, da sempre visto e rivisto, caro onorevole Scano. Il vecchio film di cui voi ne siete i registri nella ripetizione peggiorativa ai danni dei disoccupati. Dei disoccupati abbiamo diritto di parlare noi dell'opposizione, di Alleanza Nazionale che abbiamo la vera cultura sociale della civiltà del lavoro che voi state affossando totalmente. La vostra è la civiltà del potere per il potere, punto e basta. E oggi è l'ennesima sceneggiata. Sì, la mozione, secondo taluni di voi è solamente un pretesto, ma è un pretesto raccontare la verità, dire la verità, sottolineare la verità, la tragica verità del vostro brutto film, veramente brutto film? E allora, se al di fuori di quest'Aula, con fini che riscontreremo nel tempo, insorgono imprenditori, giornalisti e quant'altro sul brutto film voi legittimate anche ciò che al limite non dovrebbe essere legittimato. Voi, col vostro comportamento, cara brutta maggioranza, state delegittimando, giorno per giorno, questa istituzione, questo Consiglio. E' questo che si legge, si palpa e si sente al di fuori di queste stanze; non si può più essere orgogliosi di essere rappresentanti del popolo sardo perché, pur facendo parte di una leale, costante, incidente minoranza, voi con la vostra inconsistenza, con il vostro modo di non celebrare un minimo di azione di governo, non potete neanche dare forza e legittimazione a un'azione di opposizione, perché non si può fare l'opposizione al nulla e voi siete il nulla, solo il giro e il valzer delle poltrone. Oggi si parla, per l'ennesima volta, grazie a noi, del vostro inverecondo valzer delle poltrone. Poi si possono usare tutti i paroloni più belli, si può usare un parlare decisamente professionale, ma a cosa serve? Io, il mio partito, il Polo vuole parlare a voi, a noi, al popolo sardo della verità. La verità eccola qua: siete un permanente scandalo, una permanente crisi nata su un grande equivoco, e lo ripeto, nel concludere il mio dire per l'ennesima volta: avete inventato un personaggio, avete versato, solo un partito bolscevico riusciva a versare la metà delle sue preferenze personali nella forza di tutti i suoi candidati al presidente Palomba. Palomba non era così conosciuto in Sardegna; era stato sonoramente bollato e trombato tre mesi prima alle politiche; non si resuscita da una trombatura agli altari, se non ci fosse stata quell'azione di un partito, di uno schieramento bolscevico, Rifondazione Comunista compresa, che versò le preferenze. Basta prendere i dati elettorali: lo schieramento di sinistra e i suoi candidati hanno avuto di poco più voti del Polo, però le preferenze personali sono tutte dimezzate. Regolarmente, costantemente, voti versati in conto a Palomba per inventare un personaggio che non è, per sostenere una politica che non è, per sostenere il falso, il fasullo e il fallimento eccolo qui, perché quando si costruisce sulle sabbie mobili non si può che affondare indegnamente, come state affondando e come state facendo affondare la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Progr. S.F.D.). Signor Presidente, dopo l'ultimo intervento, mi consenta di iniziare con una battuta, con una leggerezza, forse serve, introducendo così un argomento al quale altri, tanti hanno fatto riferimento durante questi interventi. Sono stati da più parti, e anche nell'ultimo intervento, richiamati recite, fotogrammi e film. E va bene, l'importante è che non si scada eccessivamente nei toni, perché i toni talora rappresentano anche la sostanza. E' il rischio è quello che il film talvolta appaia o sia squisitamente comico e talvolta che finisca persino nella volgarità. Signor Presidente, come Capogruppo di Federazione democratica dovrei limitarmi ad un intervento di natura rituale, cioè ad un intervento esclusivamente nel merito della mozione, respingendola poi per la debolezza delle tesi contenute, ma, con tutta onestà, sentirei di contravvenire invece ad un dovere; a un dovere che è dovere intanto politico, e per certi versi ha anche connotazioni di natura etica.

Ecco, allora, signor Presidente, l'intervento per certi versi conterrà minori elementi di facciata e più forti accenti anche autocritici, convinto con questo di svolgere un ruolo che serve anche alla maggioranza, e convinto con questo di svolgere un ruolo che serve per il rilancio del centrosinistra e dell'Ulivo. Vede, signor Presidente, io voglio uscire un attimino da quest'aula, guardare verso l'esterno: tra pochi giorni in Sardegna si svolgeranno elezioni comunali, elezioni che coinvolgono popolazioni di centri importanti, di forti agglomerati, ed elezioni che coinvolgono altri comuni della Sardegna meno importanti per popolazione, ma che vivono momenti altamente drammatici. Bisogna riconoscere, e io credo che debba, questo riconoscimento, divenire fatto pubblico e non circoscritto soltanto ad alcune stanze o ad alcuni casi, che sia opportuno e anche necessario, accennarne anche in quest'aula per i riflessi che quelle elezioni sul lavoro che quest'Aula, che questa Giunta sta svolgendo, hanno e avranno. E allora, signor Presidente, bisogna partire da una consapevolezza, che è una verifica di una situazione di fatto e che è anche una dichiarazione, per parte nostra, di onestà: l'Ulivo, il centrosinistra, nella organizzazione delle aggregazioni elettorali ha certamente mancato a un proprio compito, non vi è stata una regia politica sufficiente, capace di compattamento, capace di svolgere quel ruolo di aggregazione e di riaggregazione di cui il centrosinistra aveva e continua ad avere bisogno. Si è andati in modo sparpagliato, si è badato in più casi a tutelare quello che era il senso e i doveri di appartenenza piuttosto che lanciare uno sguardo di prospettiva e badare, invece, al perseguimento di un obiettivo più ampio, che è l'obiettivo comune dell'Ulivo e del centrosinistra. Se noi non dovessimo, anche a voce alta, riconoscere che abbiamo fallito, allo stato delle cose, nel perseguire quell'obiettivo o che, quanto meno, ha subito una fortissima battuta d'arresto, credo che saremmo degli irresponsabili, credo che svolgeremmo un ruolo di facciata, ma non saremmo onesti con noi stessi, e in ogni caso continueremmo in una operazione di mistificazione che non sarebbe utile a nessuno.

Io sono convinto che la mancanza di regia politica intanto all'esterno di quest'aula, ha avuto ed ha forti contraccolpi anche sul dispiegarsi della politica regionale. Le due cose non possono essere vissute in maniera disgiunta e separata, ma sono parte di un unico processo, e io credo che la classe politica regionale sarda abbia il compito, abbia il dovere di riportare a una giusta sintesi politica operativa comportamenti, scelte, fatti, accadimenti, che finora si è lasciato che si svolgessero senza il necessario coordinamento e senza la ricerca di una opportuna soluzione unitaria. Io credo che questo sia il compito principale che attende la classe politica che nell'Ulivo e nel centrosinistra ripone la propria fiducia, e questo invito, signor Presidente, per le responsabilità che anche dentro quest'aula vi sono, per il ruolo che anche dentro quest'aula uomini che sono presenti in questo Consiglio regionale esercitano, questo invito non può essere riservato solo ed esclusivamente all'esterno, ma deve essere recuperato a un dibattito sereno che può trovare sfogo anche in questa sede istituzionale. Così come, signor Presidente, Federazione democratica non nasconde il proprio disagio per una situazione di crisi strisciante che si è determinata e che rischia di continuare a produrre gli stessi effetti nel futuro. Questo significa che il problema non è rappresentato da un Assessore, ma è rappresentato dalla ricerca obbligata, determinata, forte, consapevole, di soluzioni più larghe e più ampie, di soluzioni più globali, più incisive e più definitive. Le commissioni consiliari, bisogna darne atto, stanno producendo un lavoro molto serio, molto responsabile. In alcune commissioni si è iniziato l'esame di progetti e disegni di legge importantissimi. Io credo che noi, come maggioranza, allo stato delle cose, sotto la guida del presidente Palomba abbiamo attuato un processo di accumulo, di conoscenze, di consapevolezze, di progettualità che hanno, sì, iniziato a produrre effetti, che ha, sì, il processo iniziato a produrre effetti, ma che deve produrre effetti ancora più importanti e più definitivi, che deve produrre effetti con maggiore determinazione. Il processo di accumulazione di idee e di cose, si sa, ha bisogno di tempo. Il tempo questa maggioranza in questa direzione, in questo senso lo ha avuto, ora dispiegare tutte le proprie energie per una completa e piena realizzazione di quei processi di accumulo.

Federazione democratica sente, io credo al pari di altri, l'esigenza di uscire da questa condizione, che è una condizione di disagio per la maggioranza, e veleggiare verso situazioni di maggiori certezze, che ci portino, in maniera consapevole e responsabile, a concludere la legislatura in termini di produttività e scongiurando i rischi che di volta in volta in quest'aula si producono nel momento in cui viene richiesto il voto segreto su un argomento importante o su argomenti meno importanti. Le responsabilità di tutto questo, onorevole Palomba, non stanno certamente nella figura, nel ruolo, nella capacità di direzione, nella capacità di dispiegamento della sintesi politica, il Presidente della Giunta regionale ha svolto e svolge con serietà e competenza. Non vanno certamente, queste carenze e questa responsabilità, attribuite al presidente Palomba, ma vanno i motivi del disagio ricercati in quella disamina politica, in quel disagio intanto esterno a cui prima facevo riferimento e che ha, fino a questo momento, privilegiato quel criterio di appartenenza e di valorizzazione dell'appartenenza piuttosto che il criterio delle valutazioni collegiali e della salvaguardia della maggioranza in quanto complessa nella sua unitarietà da queste secche. Noi abbiamo il dovere di uscire, questo è il nostro disagio, io non ho difficoltà a riconoscerlo in quest'Aula, le energie che dobbiamo spendere come forze politiche di centro sinistra in questa direzione devono essere tutte ed interamente proiettate, perché credo che questo sia un nostro preciso dovere, prima politico in quanto in quella linea, in quella scelta, in quell'indirizzo politico noi crediamo e ci riconosciamo. Ma se vi contravvenissimo diverrebbe una carenza di natura etica, perché contravverremmo in maniera consapevole ad una scelta della quale invece siamo convinti che debba essere sostenuta fino in fondo. Espressamente e più direttamente nel merito della mozione, dicevo in apertura che la mozione ha profondi e forti elementi di debolezza, tant'è che tutta la presentazione della medesima mozione è stata sostanzialmente improntata (non volermene Pietro), ma è stata sostanzialmente improntata ad una fragilissima linea di difesa ed era la ricerca di una linea di difesa nella sostanza. Nella forma invece ricompaiono in quest'Aula i toni eccessivamente enfatici, usati da qualche esponente della minoranza che stranamente continua a non avere mai dubbi sulle proprie azioni, sul proprio ruolo, mentre ha sempre dubbi e forti capacità critiche nei confronti del ruolo e delle azioni della maggioranza che definisce costantemente come arrogante, come irridente, come maggioranza che manca di pudore, come maggioranza arrovellata e chiusa, combattuta solo fra lotte intestine e lotte di potere, lotte virulente e chiusa al proprio interno. Ecco, io credo che tutti abbiamo diritto ad esprimerci in maniera dignitosa e che ciascuno tenga alla salvaguardia della dignità per il ruolo che qua svolge, sia la minoranza da un lato, sia la maggioranza dall'altro. Però non si può chiedere che la consapevolezza dei limiti l'abbia la maggioranza e dall'altro lato non si esprime mai, invece, consapevolezza dei propri limiti. Questo non serve né al Gruppo al quale si appartiene, né ai lavori ai quali il Consiglio regionale stesso è chiamato. Io credo che un po' di maggiore laicità pure nella salvaguardia dei ruoli non nuocerebbe a nessuno.

Ancora, il presidente Palomba ha maturato una sua decisione, l'ha maturata in piena autonomia, ha fatto una serie di valutazioni che sono valutazioni politiche, lo ha fatto con piena consapevolezza e con dignità e l'ha resa pubblica. Cioè l'ha sottratta alla segretezza, l'ha sottratta alle decisioni che dovevano essere prese nel chiuso delle stanze, l'ha ufficializzata; bene, questo a mio avviso è un atto di serietà, è un atto di trasparenza, è un atto di coraggio, è una volontà di coinvolgimento, non è una voglia di autoesclusione e di scelte segrete, è una volontà di coinvolgimento. Certo che spetta poi al Consiglio che era e resta, naturalmente non c'è bisogno che ce lo ripetiamo, l'unico organismo legittimato a decidere, in quanto quest'organismo ha espresso con un voto la fiducia alla Giunta, ma non si può confondere una volontà individuale che è volontà con valenza politica, con i percorsi giuridicamente rilevanti che poi devono essere compiuti, sono due aspetti e due cose completamente differenti l'una dall'altra.

Per questo motivo Federazione Democratica respinge la mozione della minoranza e ha nel respingerla anche un'altra consapevolezza, anche questa piena e decisa, che la Giunta fotocopia, così come è nata, ha bisogno, ha l'esigenza assoluta di un assestamento, di una soluzione che io ho detto dev'essere una soluzione più ampia, più risolutiva, più coinvolgente e globale. Il mio giudizio sull'operato dell'assessore Fadda, che peraltro non mi pare dissimile dal giudizio che il presidente Palomba ha espresso relativamente all'operato, e che ha operato con assoluta dignità, svolgendo il proprio ruolo in maniera consapevole e seria, le valutazioni che il Presidente ha fatto, al quale esprimiamo tutta la nostra stima e solidarietà per i continui attacchi ai quali è sottoposto, non negano quel giudizio, badate, ma le valutazioni che il presidente Palomba ha fatto riaffermano quel giudizio positivo, il problema che il presidente Palomba poneva e il problema sul quale la maggioranza deve interrogarsi è un problema invece di natura politica, e in sede politica e con valutazioni politiche dovrà trovare piena, completa e definitiva soluzione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, la mozione presentata dai Gruppi del Polo delle libertà consente ed ha il pregio di far chiarire alcuni aspetti istituzionali e in particolare il rapporto fra il Presidente e gli Assessori e fra il Presidente e il Consiglio. Però io credo che sia fondato su un grosso equivoco che ci stiamo trascinando da alcuni anni in sede regionale, perché il conflitto fra il Presidente della Giunta e l'assessore Fadda non è, almeno stando all'origine, un conflitto tra il Presidente della Regione e l'Assessore, ma attiene a compiti che il Presidente della Regione e l'Assessore avevano a titolo personale. Il Presidente è Commissario per l'emergenza idrica, ma questo potere non deriva dall'ordinamento regionale, ma dall'ordinamento statale, dalle norme per la protezione civile e conseguentemente anche il rapporto con il subcommissario è regolato non da norme regionali ma chiaramente dall'ordinamento statale. Tra l'altro la nomina di commissario è la nomina di un organo monocratico, per cui chiaramente non c'è collegialità. Il vicecommissario è un supporto che il Commissario ritiene di dover avere per un più compiuto esercizio dei suoi compiti. Io credo che è un equivoco che ci stiamo trascinando, cioè l'identificazione nella stessa persona del Presidente della Regione e del Commissario per l'emergenza idrica, sì, ha un vantaggio di consentire che un'azione statale venga compiuta coordinandola con quella regionale, ha portato anche quest'Assemblea, anche in altre occasioni, una tragica confusione a mio parere perché anche questo Consiglio ha approvato, per esempio, il finanziamento di fondi regionali per l'ufficio del commissario per l'emergenza idrica, non per le attività ma addirittura per l'ufficio del commissario per l'emergenza idrica; il che è chiaramente un assurdo, cioè che la Regione vada a finanziare l'attività di un ufficio statale per quanto assegnato personalmente alla persona che ricopre la più alta carica nell'ordinamento regionale. Credo che questo debba far sgomberare il Consiglio dall'argomento forte di questa mozione; questa mozione finisce per criticare l'operato del Presidente come commissario per l'emergenza idrica. Questo non è il compito di commissario per l'emergenza idrica sottoponibile ad alcuna censura da parte del Consiglio regionale; cioè il fatto che il presidente Palomba ricopra questa carica, ma la ricopre senz'altro staccato completamente dall'ordinamento regionale. Questo credo sia fonte di confusione e credo che abbia confuso anche le idee dell'Assessore Fadda. Perché leggiamo dalla stessa mozione che l'Assessore Fadda avrebbe detto in questa conferenza stampa di aver esercitato le funzioni di sub commissario con atti quali il disegno di legge sulle risorse idriche e l'aggiornamento del piano delle acque. Ma la presentazione di disegni di legge appartiene al compito dell'Assessore non al compito di subcommissario. Come subocommissario chiaramente l'Assessore Fadda non poteva assolutamente proporre nessun disegno di legge e nessun piano delle acque. Il compito del commissario riguarda l'emergenza e quindi l'operatività affinché vengano effettuate delle opere, previste appunto dallo Stato, per sopperire ad una situazione di eccezionale calamità che, tra l'altro, è in gran parte derivante anche dall'opera umana come quella della siccità in Sardegna. Io credo che l'Assessore Fadda abbia profondamente sbagliato a confondere i due piani, perché la revoca dell'incarico di subcommissario per l'emergenza idrica è una revoca chiaramente che nulla attiene al rapporto fiduciario tra Presidente della Giunta regionale ed Assessore. E' una pura coincidenza. Credo che l'Assessore male abbia fatto a confondere in quella conferenza stampa il suo operato come subcomissario per l'emergenza idrica, con il suo operato come Assessore, perché il primo ha attinenza soltanto alla sfera dell'ordinamento statale ed il secondo invece è rilevante nell'ordinamento regionale. E credo che svolgendo le critiche come Assessore all'operato della Giunta abbia fatto venir meno un rapporto di fiducia, come è stato rilevato giustamente dal Presidente della Regione. Ora la mozione critica il fatto che il Presidente della Regione abbia fatto rilevare all'Assessore il venir meno di questo rapporto di fiducia, ma io credo che non sia un caso che il nostro ordinamento preveda che il Presidente della Regione sia un consigliere regionale; non è un caso che l'elezione degli assessori avvenga su proposta, tira l'altro con voto palese in un unico contesto, del Presidente della Regione perché il Presidente della Regione è l'incaricato dal Consiglio, riceve una apposita votazione poi confermata dal voto di fiducia sul programma e sulla lista degli Assessori, è il fiduciario del Consiglio nel portare avanti la linea politica che la maggioranza del Consiglio si è data. Quindi appartiene alle potestà del Presidente della Regione ai modi di esercitare i suoi poteri, anche richiamare gli Assessori al rispetto di questa linea politica. E chiaramente questo ha fatto nei confronti dell'Assessore Fadda nel momento in cui l'Assessore Fadda, confondendo piani diversi, ha sollevato chiaramente problemi che inerivano al suo rapporto di fiducia tra Assessore e Presidente della Regione, non distinguendoli dal rapporto tra commissario e subcommissario per l'emergenza idrica. Quindi non si può non dare al Presidente della Regione una facoltà di dire la sua in un rapporto di cui è custode verso il Consiglio, della collegialità dell'azione della Giunta che chiaramente viene minata dalla mancanza di un rapporto di fiducia fra Assessori e Presidente, il Presidente della Regione è custode verso il Consiglio e quindi il Presidente Palomba ha correttamente esercitato i suoi poteri, anzi direi i suoi doveri. Quindi la mozione sotto questo profilo mi sembra assolutamente inconsistente, anche perché il Presidente della Regione nel nostro ordinamento non ha il potere di rimuovere gli Assessori, se un Assessore non sente la sensibilità e non ritiene, considerato che si tratta di una coalizione, di rassegnare le dimissioni, il Presidente chiaramente può portare la questione davanti al Consiglio soltanto rassegnando le dimissioni dell'intera Giunta, cosa che fino a questo momento il Presidente Palomba non ha fatto. Quindi non viene usurpato nessun potere del Consiglio; il Consiglio è chiamato a pronunciarsi nel momento in cui la questione viene portata all'attenzione del Consiglio. Io credo che in questa Regione si faccia troppa politica sui giornali e forse se ne fa pochina in Consiglio, ma chiaramente in questo caso non c'era fino a quel momento la possibilità di portare in Consiglio la questione. E' ovvio che i consiglieri con i loro poteri di presentazione di interpellanze o di mozioni, qualora ritengano che questi conflitti all'interno della Giunta minino l'azione amministrativa e siano in contrasto con la linea politica che il Consiglio si è dato, hanno la facoltà di provocare come è avvenuto oggi un dibattito in Consiglio. Questa è una facoltà dei consiglieri, ma questo non vuol dire che se il Presidente collega una questione senza portarla in Consiglio, considerato poi che l'unico strumento per portarla in Consiglio sono proprio le dimissioni dello stesso Presidente, credo che abbia correttamente agito. Il problema non è questo sollevato dalla mozione, cioè io credo che in questo Consiglio si è parlato da parte di alcuni che sono intervenuti prima di me, di crisi strisciante, ma a sentire qualche intervento come quello dell'onroevole Scano io credo che la crisi sia più che strisciante, perché chiaramente questa maggioranza, questa Giunta, non ha paura della sfiducia che viene dalla opposizione, perché questa maggioranza la sfiducia alla propria Giunta l'ha data giù diverse volte e temo stia per darla per l'ennesima volta, perché quando si considera un equilibrio, pur faticosamente raggiunto, come un qualcosa da superare non con un accordo della maggioranza, ma come qualcosa di conflittuale all'interno della maggioranza, chiaramente si stanno creando le premesse per una crisi di difficile soluzione. E siccome l'onorevole Scano ha parlato di ingresso di Rifondazione Comunista in maggioranza noi teniamo a ribadire quanto abbiamo sempre detto, e che portò l'onorevole Palomba nella prima domenica di agosto sotto il solleone, a dichiarare che le trattative tra il nostro Gruppo, quello di Rinnovamento Italiano da una porte e i Gruppi del PDS, di Federazione Democratica, di Rifondazione Comunista e bontà sua anche del Partito Popolare, erano fallite e che quindi occorreva prenderne atto, salvo tre giorni dopo magari prenderne atto in modo difforme da come aveva pensato tre giorni prima. Ma comunque la constatazione del fallimento della trattativa c'era, c'è ed è innegabile. Perché noi crediamo che la partecipazione in maggioranza ed al governo di Rifondazione Comunista sia un fatto negativo, il che non presuppone nessun disvalore nei confronti dell'azione che Rifondazione Comunista porta coerentemente in questo Consiglio. Rifondazione Comunista è un partito che effettua politica seriamente, ma le sue posizioni non sono le nostre, è lontanissimo dal nostro disegno politico andare verso una Rifondazione Comunista in Sardegna, in Italia, in Europa, in qualunque posto. Credo che noi sardisti saluteremo come un vittoria dell'umanità il giorno in cui al mondo non ci sia più nessun paese governato dai comunisti, e credo che sotto questo

(Interruzione)

Ma io non ricerco applausi, io cerco semplicemente di dire la nostra posizione; siamo in pochi, quindi che non andiamo a cercare neppure gli applausi delle masse, poi qualcuno poi chi cerca le masse non le trova neppure. Sta di fatto che noi riteniamo che la Sardegna non abbia bisogno delle ricette ideologiche del comunismo, e infatti le divergenze che ci siamo trovati al momento della trattativa erano divergenze programmatiche profonde. E' difficile per noi collaborare con un partito che in sede di bicamerale si è battuto coerentemente, ma con visione totalmente opposta alla nostra, contro il federalismo. E' difficile andare a pensare una politica dirigistica che poi interfaccia in una politica assistenzialistica, perché quando non si liberano le energie economiche, le energie individuali, le energie e le risorse che un territorio e un popolo può sviluppare, chiaramente restano sacche di povertà su cui occorre intervenire con strumenti, appunto, assistenzialistici che, d'altra parte, sono anche uno strumento di corruzione politica e di allentamento del sistema democratico. Per questi motivi, noi ad agosto abbiamo rotto le trattative, anzi le ha rotte il Presidente con la sua dichiarazione; e però effettivamente sono posizioni inconciliabili e credo che tutto sia possibile. Le vicende romane delle ultime settimane hanno mostrato che anche in materia programmatica, anche quando le posizioni sembrano le più lontane, poi magari un accordo lo si raggiunge. Ma in Sardegna, fino a questo momento, divisioni come sono avvenute a Roma non sono avvenute, e d'altra parte credo che anche la tregua romana sia abbastanza fragile. E quando si hanno visioni totalmente diverse del mondo credo che l'accordo sia difficile. Quindi riaprire certi discorsi è sicuramente minare la stabilità della maggioranza e impedire quel lavoro che il Consiglio, nelle ultime settimane, ha proficuamente avviato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, esprimendo un giudizio a posteriori, alla luce dei contenuti degli interventi di coloro che mi hanno preceduto, debbo dire che, in effetti, aveva ragione il presidente Zucca e, prima di lui, il presidente Selis nel definire la mozione una mozione di sfiducia. Perché, in effetti, è il taglio che gli esponenti di maggioranza hanno voluto dare a questa mozione. E cioè i Gruppi di maggioranza, che si trovano in crisi, che hanno cioè una Giunta che è in palese crisi, non strisciante ma dichiarata, perché è stata dichiarata in quest'Aula, evidentemente aveva bisogno di un chiarimento al suo interno e forse anche per creare le condizioni, per creare le premesse per una verifica della consistenza della maggioranza medesima ha utilizzato la mozione che ha presentato il Polo con tempi diversi e l'ha trasformata, prima a colpi di Regolamento, di norme regolamentari, e poi nei contenuti in vera e propria mozione di sfiducia o, se si preferisce, perché forse è più corretto, in una sorta di mozione di fiducia, la quale giova già dire da questo momento, sarà sì dichiarata, ma naturalmente con tutte le riserve mentali di tutti coloro che a questa fiducia concorreranno. E cioè a gioco fermo, come si suol dire, è facile dare il voto favorevole, in questo caso formalmente contrario alla mozione, quindi favorevole alla fiducia alla Giunta, perché, per esempio, il Gruppo dei diniani ritiene che con la verifica avrà il legittimo riconoscimento in Giunta, ma il residuo Gruppo del Patto dei Democratici, con la medesima riserva, riterrà di poter mantenere le attuali posizioni. Il Gruppo dei sardisti, ovviamente, è impegnato nella strenua difesa dei suoi due assessori e quindi dice no a Rifondazione, perché evidentemente la quadratura del cerchio non è riuscita neanche all'onorevole Bonesu nel suo, come al solito, brillante intervento, Rifondazione Comunista, giustamente, rivendica di poter votare a favore soltanto se le viene riconosciuto il ruolo che le compete entrando in maggioranza, quindi, di fatto, noi ci siamo trovati di fronte ad un dibattito che ha dimostrato la dichiarazione, l'apertura, sia pure non formale, di una crisi di governo. E infatti, da qualche tempo ogni occasione, anche la più banale, questa non è un'occasione banale, ma anche la più banale, denuncia che in realtà la crisi di governo che si era aperta all'inizio della primavera di quest'anno è ancora lontana dall'essere chiusa, perché riemergono continuamente questi dissensi, riemergono continuamente queste contrapposizioni, tra Gruppi che compongono l'attuale maggioranza ma, in realtà, questi nodi non vengono né affrontati né sciolti. La conseguenza qual è? La conseguenza è che noi ci troviamo sempre di fronte ad un Governo regionale che evidentemente, non sufficientemente sorretto da una omogenea coalizione di maggioranza, evidentemente è costretto a vivere alla giornata. Non è che io voglia spezzare una lancia a favore o voglia giustificare il comportamento della Giunta, la quale è costretta a vivere alla giornata, ma è costretta a vivere alla giornata per uno stato di necessità, perché evidentemente non esiste una maggioranza in grado, perché non esiste un programma, in grado di dare respiro all'azione di governo. Questa è la realtà; è stato detto da tutti gli intervenuti. Chi lo ha detto in modo esplicito, chi lo ha detto in modo implicito, ma il risultato non cambia. L'onorevole Bonesu lo ha detto esplicitamente, l'onorevole Scano lo ha detto pure esplicitamente, allorquando sostiene, testualmente, che il Patto dei democratici, anche gli altri alleati, devono prendere atto del fatto che sono successe cose o stanno per succedere cose alla base della coalizione; è chiaro che questo nient'altro significa che una dichiarazione di stato di crisi. Non vedo perché non si debba prendere atto di queste cose. Ora, la mozione, perché siccome io sono stato tra i compilatori, materialmente compilatore della mozione e quindi nessuno può essere più interprete migliore interprete di me, per conoscere quelli che sono i veri scopi ai quali la mozione medesima tendeva. Ora l'onorevole Bonesu dice che c'è stato un errore di valutazione, nel senso cioè che il Consiglio o una parte del Consiglio, in questo caso alcuni consiglieri, si sarebbero erroneamente sentiti lesi nelle proprie prerogative in quanto, in realtà, il fatto che ha dato avvio a questo dibattito atteneva ad una funzione personalissima, personale del Presidente della Giunta e dello stesso commissario di governo e del suo subcommissario. Ora, in realtà, non è il fatto, quella può essere stata l'occasione, ma il fatto che ha determinato la reazione di alcuni consiglieri, i quali effettivamente si sono sentiti lesi nelle loro prerogative, non è il fatto della revoca del subcommissariamento, che è un fatto che non mi interessa, ma sono le reazioni che il Presidente della Giunta ha avuto quando l'assessore Fadda ha rilasciato un'intervista e nella sua reazione, nelle sue dichiarazioni è stato detto, o sarebbe stato detto, perché fino a prova del contrario è opportuno usare, come è stato illustrato nella mozione, il condizionale, perché così sarebbe stato detto, quindi usiamo il condizionale, ma la stampa ha così riportato che "la conferenza stampa avrebbe segnato una distanza incolmabile", e questo può essere anche vero. E' chiaro che se un Assessore si dissocia, diciamo così, si allontana, si sposta dalla linea unitaria del Presidente, può verificarsi la condizione per la quale il Presidente della Giunta potrebbe anche prendere le distanze. Ma, qui dice che la distanza è incolmabile, ma anche con la maggioranza di governo che ha partecipato alle trattative per la formazione della Giunta, nella quale è parso chiaro che egli non si riconosca.

Questo pone all'attenzione del Consiglio un problema politico di fondo, cioè ci dice che questa Giunta, che era la fotocopia della precedente, che si reggeva quindi su un determinato quadro politico, per dichiarazione del Presidente della Giunta non esisterebbe più, addirittura dice che in quella occasione è stato proposto alla nomina un assessore che non si riconosceva in quella maggioranza, che non si riconosceva in quella Giunta, in quel governo, e comunque in quella maggioranza, e che addirittura avrebbe, nell'occasione delle trattative, dichiarato di non voler far parte di quel governo. E questo è un problema politico, cioè denuncia a chiare lettere all'opinione pubblica, quindi attraverso la stampa, che noi avevamo e abbiamo una Giunta che si regge in una situazione di crisi, che non è di pretestuosità del coso, eccetera, ma è reale e voi attraverso i vostri interventi lo avete dimostrato. Quindi, nelle affermazioni, nel tentativo di separare l'occasione, cioè il fatto che ha dato il via al coso, cioè le dimissioni, il dimissionamento dell'Assessore dalle funzioni di subcommissario, che è una cosa legittimissima, anche se, in verità, avendo questo Consiglio votato una volta, mi ricordo, lo stanziamento di un miliardo a favore di questo commissariamento, forse qualche cosa in merito avrebbe anche potuto dirla il Consiglio.

Il nodo centrale, il punto fondamentale sul quale deve vertere il dibattito è se le dichiarazioni fatte alla stampa da parte del Presidente della Giunta regionale rappresentino o non rappresentino un atto che può essere inteso in dispregio delle prerogative del Consiglio. Questo è il punto fondamentale. L'invito che si è concretato, oltre che nelle dichiarazioni fatte, anche nell'invito più volte ripetuto all'Assessore di rassegnare le dimissioni, ma non per inettitudine, eccetera, ma in quanto non più rispondente a una visione della maggioranza, e quindi non più coeso, non più coerente con una maggioranza di governo. Questo è il punto. E allora, è stato già detto e ricordato che l'articolo 37 non si limita soltanto ad attribuire al Consiglio regionale, come ha detto stamattina l'onorevole Scano, di dare o non dare la fiducia. No, fa qualcosa di diverso e di più di questo: il Consiglio nomina gli Assessori preposti ai rami di amministrazione su proposta della Giunta, cioè è una titolarità alla nomina, cioè al conferimento della legittimazione ai singoli Assessori, singolarmente presi, in quanto capi al vertice di ciascun ramo di amministrazione. Non è una cosa di poco conto; noi ci troviamo ancora in un sistema parlamentare che a me non piace, caro presidente Palomba, io sono d'accordo con lei, credo che lei sia d'accordo con me su questo, perché entrambi vogliamo una repubblica presidenziale, pare che diventi semipresidenziale, vogliamo una Regione presidenziale, ma fino a quel momento, ahimè, bisogna stringere i denti e saper stare, diciamo così, nell'ambito dei propri ruoli. E che sia insospettabile questa mia presa di posizione lo dimostra il fatto, e mi fa piacere che in questo momento a presiedere questa Assemblea sia il presidente Selis, perché dovendo io fare un brevissimo richiamo alla sua persona ovviamente preferisco che sia presente, mi sarebbe dispiaciuto doverlo fare in sua assenza, quando ci furono le famose dichiarazioni presidenziali, quelle definite esternazioni del Presidente, che a nostro giudizio travalicavano il confine delle competenze del Presidente del Consiglio e, a mio giudizio, andavano a incidere, a colpire le prerogative dell'Esecutivo, noi non avemmo alcuna difficoltà a dire, insieme agli altri, al Presidente del Consiglio che secondo noi il Presidente del Consiglio stava uscendo fuori dai compiti istituzionali. Non è stato approfondito, può darsi che non fosse esattamente così, non è stato fatto seguito, non c'è stato alcun dibattito per approfondire, ma intanto la prima sensazione che noi abbiamo avuto e che abbiamo manifestato pubblicamente è che il Presidente del Consiglio avesse travalicato i suoi confini istituzionali e fosse andato a occupare spazi che invece rientrano nelle competenze della Giunta. Ecco, non vedo perché noi oggi, ritenendo in perfetta buona fede, e credo con motivazioni abbastanza sostanziose, ritenuto che il Presidente della Giunta regionale abbia travalicato i suoi confini e abbia invaso quelli del Consiglio, non vedo per quale ragione noi dovremmo avere un trattamento di favore nei confronti del presidente Palomba, rischiando anche di essere rimproverati per non aver osservato le regole della par condicio da parte del presidente Selis.

Ora, io ricordo che quando c'è stata, a livello parlamentare nazionale, la dissociazione, chiamiamola così, tra l'indirizzo generale del governo Dini e il comportamento del ministro Mancuso non ci fu un licenziamento in tronco da parte del Presidente del Consiglio, ma ci fu una iniziativa parlamentare da parte di senatori della maggioranza, i quali avevano presentato una mozione di sfiducia individuale, lì prevista, ma anche qui noi sappiamo, sia pure non sotto forma di sfiducia, ma sotto forma di invito a dimettersi, ammessa nella prassi di questo Consiglio, ricordiamo dell'assessore Fadda, assessoressa, per non confonderla con gli altri Fadda numerosi che occupano...la nuorese Fadda, il Parlamento nazionale, cioè il Senato, introdusse l'argomento nel Senato della Repubblica mediante una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Mancuso, accusato di essersi dissociato nel suo comportamento dalla linea che aveva dettato e che spettava al Presidente del Consiglio. Cioè, questa mozione avrebbe dovuto essere presentata non come è stata interpretata, e poi su questo qualche parolina bisognava pur dirla, dal presidente Palomba, ma avrebbe dovuto essere questo argomento introdotto da una mozione di esponenti della maggioranza, i quali, prendendo atto della dissociazione dell'assessore Fadda nei confronti della linea politica del Presidente, avrebbero dovuto presentare la mozione per sfiduciare l'Assessore; oppure, il Presidente della Giunta regionale, avvalendosi dei suoi poteri costituzionali, e cioè articolo 37 dello Statuto, venire qui in Consiglio e dire: signori, io propongo la nomina di "X" al posto dell'assessore Caio. Noi avremmo votato, cioè la maggioranza avrebbe votato e non sarebbe successo niente, o meglio sarebbe successo sia nel primo che nel secondo caso, sarebbe successa una cosa molto importante e cioè che ognuno avrebbe esercitato appieno le proprie funzioni, senza andare ad invadere la sfera di competenza di attribuzioni dell'altro. Su questo non ci piove.

Quello sarebbe stato il comportamento corretto. Che tutto questo sia vero è dimostrato dalla reazione scomposta, questa volta sì lo devo dire, del presidente Palomba, il quale noto per la sua moderazione, perché di fronte a qualunque problema incassa tutto, lo abbiamo ormai conosciuto in tre anni, accetta tutte le dichiarazioni possibili ed immaginabili, sa accettare e capisce, giustamente io dico, ha dato dimostrazione di grandissima moderazione. Ebbe', la reazione che ha avuto alla presentazione di una mozione che è stata dai più definita non forte, è stata definita debole, eppure evidentemente l'unico a considerarla forte è stato il presidente Palomba, dal momento che ha avuto una reazione così scomposta che si traduce, sempre avrebbe, chiedo scusa Presidente, lei avrebbe detto " ma la stampa ha riportato questo". Quindi è vero che la stampa ha riportato questo, se poi lei lo abbia detto o non detto questo io non lo so, però è scomposto, quando uno dice che di inqualificabile c'è solo dunque, fino a prova contraria, un Assessore governa fino a quando lo sostiene la maggioranza e non l'opposizione, questo è logico, ci mancherebbe altro. Di inqualificabile c'è solo il comportamento della destra che difendendo un Assessore di una Giunta che non ha votato vogliono far pensare alla trasversabilità anche a chi non ci aveva pensato. Questa è malafede, mi consenta, perché lei non può dire che in questa mozione ci sia una sola parola a sostegno della posizione dell'assessore Fadda. Io ho già detto in apertura che a me dell'assessore Fadda, io l'ho conosciuto qui, io non so chi sia, non so che cosa faccia, lei non può accusare il mio Gruppo e il Polo per le libertà di voler sostenere l'assessore Fadda in questa sede, come non sosteniamo lei, non sosteniamo l'assessore Luca Deiana (mi scusi la citazione, perché è qui presente) e non sosteniamo nessun Assessorato e nessun atto di governo come tale qualificato, che si possa qualificare come espressione di una maggioranza. Noi abbiamo infatti assunto l'iniziativa solo ed esclusivamente per tutelare le prerogative del Consiglio e non per difendere questo o quell'Assessorato. Siccome lei sa che non è vero questo, io in questo caso debbo dirle che lei l'ha detto con malizia, con cattiveria questa cosa, come altrettanto con cattiveria ha detto "un cumulo di ignoranze e di convinzioni non fa una mozione seria". Bé, se questa è un cumulo di ignoranze, nel senso di non conoscenze, credo che abbia usato ignoranza nel senso di non conoscenza dei fatti, noi non ci siamo riferiti ai fatti sottostanti che non conosciamo e che potremo conoscere quando lei pubblicherà quei famosi carteggi ai quali dopo nel suo comunicato fa riferimento; potremmo entrare anche nel merito quando si dovessero pubblicare questi carteggi che dovrebbero poi determinare il tonfo della destra. Noi i fatti storici ai quali ci si riferisce in questa mozione sono solo ed esclusivamente alcune notizie apparse sulla stampa, cioè dichiarazioni a lei attribuite, attribuite all'assessore Fadda, attribuite ad altre persone, ma sono fatti storici questi e quindi non è ignoranza dei fatti, è conoscenza dei fatti. Ovviamente di questi fatti documentali che sono lì, quindi io definisco la sua reazione abbastanza scomposta. Il che la dice lunga, conoscendo appunto la sua moderazione e tutto il resto, la dice lunga, e che fosse di necessità scomposta, che fosse quasi da giustificare oggi, sempre facendo giudizi a posteriori, questa sua reazione l'ha dimostrato con ampiezza, con grande chiarezza il dibattito che si è svolto oggi. Perché effettivamente una cosa innocente, una cosa che avrebbe potuto essere tranquillamente esaminata come un incidente di percorso in ordine ad un fatto specifico, è stata ingigantita a tal punto dalla maggioranza da considerarlo mozione di sfiducia, di richiesta di mozione di fiducia, evidentemente il principale destinatario della mozione, cioè il Presidente della Giunta, era talmente malfermo nella sua coalizione che evidentemente ha avuto paura che affrontando un dibattito serio anche su una cosa così banale, come la nomina o la revoca di un subcommissario, avrebbe potuto determinare effetti devastanti per la coalizione medesima. In questa direzione si è detto senza mezzi termini anche gli sforzi fatti per trasformarla in mozione di censura generale, ricorrendo all'articolo 116, era palesemente indirizzata a evitare a tutti i costi il voto segreto perché se non si riesce da questa maggioranza ad avere la maggioranza quando si vota una leggina di poco significato, evidentemente si aveva anche paura di non avere i voti sufficienti per una fiducia, sia pure implicita, dichiarata attraverso un voto segreto. E' molto più facile invece avere la maggioranza col voto palese soprattutto quando questo voto è stato sollecitato in modo così perentorio dal Presidente del Gruppo dei Federalisti il quale non ha lasciato spazio alcuno agli alleati della coalizione. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Grazie Presidente. Mi pare che l'argomento di questo Consiglio e lo stesso dibattito non abbia la solennità del voto di fiducia alla Giunta perché non ci sono i presupposti né politici né formali, per cui potrei semplicemente dire che il Gruppo popolare vota "no" alla mozione, naturalmente sia nei suoi presupposti che nel dispositivo finale. Però non mi sottraggo, signor Presidente, colleghi, a qualche considerazione. Richiamo innanzitutto le introduzioni dei presentatori, l'opposizione fa il suo mestiere, lo deve fare, noi non diamo e non siamo tenuti neanche a dare alcun giudizio sulle forme, sugli strumenti, sulla capacità di fare opposizione, il giudizio lo daranno i sardi, così come i sardi daranno un giudizio sulla capacità di governo, quindi da questo punto di vista, collega Pittalis, da parte mia, da parte nostra c'è un assoluto rispetto dell'opposizione, delle forme in cui l'opposizione intende esprimere le sue posizioni politiche nel rispetto reciproco dei ruoli, nel rispetto delle regole che disciplinano l'attività politica consiliare e di governo in questa Regione. Ma mi pare chiaro, e pare chiaro a tutti ormai, a conclusione quasi di questo dibattito che sono stati fatti male i conti, anzi lo dico nella lingua che il collega Pittalis conosce come la conosco io: a contos male fattos si ritorra (?). La mozione intendeva perseguire alcuni obiettivi e non li raggiunge, appare abbastanza contorta nel suo sviluppo, tra l'altro i primi firmatari sono anche due ottimi giuristi, non legulei, noi possiamo essere dei legulei, ma i primi firmatari della mozione, come sappiamo bene, lo dico anche consapevolmente, amichevolmente, sono ottimi conoscitori della giurisprudenza in generale ma anche della giurisprudenza regionale, dello Statuto regionale e dell'ordinamento consiliare. Eppure è una mozione contorta, che non ha chiari, non ha palesi gli obiettivi che intende raggiungere. Io credo che nella intenzione iniziale della opposizione, in questa fase politica, in questa tornata consiliare, ci fosse l'obiettivo di far schierare due tifoserie in questo Consiglio; da una parte i tifosi delle posizioni del Presidente della Giunta e dall'altra i tifosi dell'Assessore Fadda. Io credo che uno degli obiettivi, seppure appena accennati, seppure palesemente adesso sconfessati dall'onorevole Masala, uno degli obiettivi fosse questo. Noi naturalmente non ci prestiamo a questo tipo di gioco, a questa pratica sportiva perché riteniamo che i problemi vadano affrontati per quello che sono effettivamente, per quello che oggi sono, per come vengono posti dalla politica regionale. La mozione naturalmente non ricerca le condizioni per una maggioranza alternativa a quella che governa oggi la Regione; non può ricercarla, le opposizioni sanno che non ci sono le condizioni, quindi non costruisce, non tende a costruire, non è come si suol dire, pur non essendoci nel nostro Ordinamento, una mozione costruttiva; è una mozione che punta a distruggere, che punta ad inserire elementi di lacerazione talmente forte ma senza che indichi un approdo politico, un approdo di governo. Sarebbe per me semplice dire che mi pare questa, e lo dico all'intermezzo dell'onorevole Boero, la politica del tanto peggio tango meglio. Io non do giudizi, ripeto, sulla politica dell'opposizione, lo daranno i sardi, però mi pare che inchiodare il dibattito consiliare su una mozione siffatta credo che l'obiettivo oggettivo sia quello di dire "tanto peggio tanto meglio". Debbo dire anche, proprio perché ho visto i firmatari della mozione, che l'aggettivazione stessa della mozione, forse per forzarne i toni, da questo punto di vista contiene una aggettivazione un po' sopra le righe, un po' sovraesposta. E in sostanza, mi pare che sia il tentativo direi molto sottile, molto studiato, da questo punto di vista molto riflettuto, ma comunque è risultato un tentativo abbastanza contorto, sia dal punto di vista giuridico formale, e sia per i notevoli, numerosi sofismi elementari che contiene, mi sembra che l'unico obiettivo che si pone è quello si sfuggire al voto palese, quasi che questo sia l'unico obiettivo dell'opposizione: intrappolare il Consiglio e la maggioranza che sostiene la Giunta dentro il voto segreto per farne esplodere le contraddizioni. Tutto legittimo se vi fosse anche una indicazione di prospettiva che non c'è naturalmente, che sanno che non possono indicarla. Questa è la prima osservazione che mi viene di fare. Il dispositivo finale, l'elencazione dei fatti, come diceva l'onorevole Macciotta, l'elencazione dei fatti oggettivi, le supposizioni, le illazioni tra virgolette di cui parlava l'onorevole Macciotta, ma il dispositivo finale che è poi la deplorazione, che è poi la censura che è l'elemento più chiaro che appare dalla mozione, mi pare che contenga tra l'altro qualche elemento, come dire, di goliardia, se mi consentono i colleghi dell'opposizione, perché impegna sostanzialmente il Presidente della Giunta in carica, quindi il titolare della fiducia del Consiglio insieme alla Giunta, impegna il Presidente della Giunta a chiedere la fiducia al Consiglio. Io qui veramente ho colto un elemento di fortissima stranezza, e mi perdoni l'onorevole Palomba, gliel'ho mi pare detto anche in privato, è come chiedere a lei di tagliarsi la barba. Lei la barba la può tagliare o la può tenere, il voto di fiducia può chiederlo o può non chiederlo, nel senso che questo Consiglio ha già dato la fiducia alla Giunta in carica, la maggioranza ha già dato la fiducia alla Giunta in carica, può togliere la fiducia ma con una mozione di sfiducia chiara, precisa, regolamentare oppure può confermarla. La mozione su questo argomento è molto contorta, ma ripeto, l'unico obiettivo era quello di sfuggire, questo sì, per l'opposizione alle forche caudine del voto palese. Ecco perché alcuni colleghi inizialmente si sono intrattenuti sui problemi regolamentari; debbo dire che l'interpretazione che ha dato il Presidente del Consiglio da subito era la più chiara, la più trasparente, la più esplicita riferita al Regolamento. E' chiaro che ci sono problemi di tipo politico, ma è stato già detto da alcuni colleghi, da un punto di vista strettamente formale la funzione del commissario per l'emergenza idrica deriva da un atto del governo. La funzione di subcommissario per l'emergenza idrica deriva da un atto autonomo del Presidente della Giunta che certamente era basato sulla fiducia politica, sulla fiducia in generale per l'Assessore Fadda. Con una scelta anche qui molto cristallina e molto trasparente, mi sarei preoccupato molto se la scelta fosse caduta su un'altra persona, ed è chiaro, ed appare chiaro anche questo, e sarebbe insulso negarlo, che questo rapporto di fiducia si è rotto, e che sempre con atto autonomo quindi il Presidente della Giunta ha revocato la delega al subcommissario. Questo è un atto formale che non implica alcuna valutazione formale o giuridica da parte del Consiglio, e quindi mi pare che non implichi neanche alcun atto di censura da questo punto di vista. Non mi sfugge naturalmente che questo comporta ed ha comportato problemi di natura politica che attengono alla maggioranza. E le valutazioni politiche la maggioranza le sta facendo; ha iniziato a farle con molta determinazione e con molta forza in questi giorni, in queste settimane, in queste ore; le porterà avanti; e credo che alle conclusioni di questa valutazione politica si atterrà il Presidente della Giunta, si atterrà l'Assessore Fadda come si atterrà tutta la Giunta. Mi pare che questo sia un modo di procedere assolutamente lineare. Io non credo che l'Assessore Fadda possa sottrarsi alle valutazioni politiche che la maggioranza farà sulla Giunta, sulla composizione della Giunta, su ruolo di ogni singola forza della maggioranza all'interno della Giunta stessa. E' una riflessione direi molto stringente che è in corso; i popolari danno, stanno dando e daranno il massimo del contributo con l'idea naturalmente di costruire non di distruggere, non con l'idea del "tanto peggio tanto meglio" ma con l'idea di portare questi ultimi mesi della legislatura verso obiettivi di governo serio, di risultati legislativi importanti per la Sardegna. Mi pare che la linearità dei comportamenti ormai sia stata sufficientemente chiarita. D'altro canto credo che sfuggire alla prescrizione statutaria e costituzionale sia difficile, sia impossibile per tutti. Non è possibile che sfugga la Giunta o il Presidente della Giunta al rapporto consiliare o che crei un qualche vulnus nei rapporti col Consiglio, perché tutti sappiamo che la titolarità della nomina degli assessori spetta al Consiglio e alla maggioranza; la titolarità della fiducia o della sfiducia spetta al Consiglio e alla maggioranza che si costituisce in Consiglio. Io credo che su questo c'è un'estrema chiarezza e non ho intravisto, negli atti compiuti, alcun vulnus di queste prescrizioni statutarie. Questo non significa che possiamo sfuggire da tali riflessioni politiche che tutto questo comporta, che la mozione stessa contiene; la mozione stessa che costringe in qualche modo e ha costretto la maggioranza a una riflessione politica. Ma ci sono, io credo, ragioni più generali; questa è una legislatura segnata da interminabili movimenti sismici di cui non si avverte ancora la fine. Le ragioni ci saranno pure, io non credo che sia solo un problema che riguarda la maggioranza o, come diciamo con un'aggettivazione abbastanza tipica, il collega Boero chiama il problema delle poltrone. Io non credo, mi rifiuto di credere che la instabilità permanente nel Consiglio regionale della Sardegna derivi solo da aspirazioni di singoli, solo da aspirazioni di singoli gruppi. Io credo che le ragioni siano molto più profonde e questo sì che comporta una riflessione di tutte le forze politiche consiliari. I cittadini non hanno avuto la possibilità, e non l'hanno ancora, di scegliere la maggioranza che governa la Regione; non ce l'hanno questa possibilità. E con questa legge elettorale le stesse forze che compongono la maggioranza, ma anche quelle che compongono l'opposizione, si stanno posizionando o tentano di posizionarsi, non per concorrere a formare una maggioranza di governo e politica da presentare all'elettorato, da presentare ai cittadini; si posizionano per presentarsi singolarmente, per predisporsi ad una corsa singola, pensando poi di spendere il voto elettorale attraverso un'infinita contrattazione successiva che crea appunto l'instabilità permanente nel Consiglio regionale. La legge elettorale in Sardegna segna una distanza ormai incolmabile tra i cittadini e il Palazzo, e i sintomi di questa malattia, di questa ferita profonda, ci sono in ogni angolo della Sardegna. La distanza tra il Consiglio regionale e i cittadini si segna e si marca in tutta la Sardegna, e non è solo la stampa, sono i cittadini, sono le piccole comunità locali, sono i problemi che affiorano continuamente, compreso l'ultimo che ha toccato il collega Scano, e cioè il problema delle risorse idriche, segna anche questo una distanza enorme, direi quasi incolmabile fra il Palazzo e la Sardegna. Ecco perché credo sia uno degli obiettivi a cui porre mano, subito ma in senso compiuto. Piccoli aggiustamenti, piccole indicazioni che possono configurarsi come una sorta di auto civetta per vedere come va a finire, panniccelli caldi non risolvono il problema ma lo aggravano, alimentano ancor di più la dispersione. Quando noi poniamo e abbiamo posto, anche di recente, il problema della legge elettorale, lo poniamo solo ed esclusivamente con questo obiettivo. Noi dobbiamo andare a creare le condizioni vere, non apparenti, non false, le condizioni vere perché si colmi questa distanza tra il Palazzo e i cittadini, perché i cittadini vengano messi in condizione, sin dalle prossime elezioni, di poter scegliere la maggioranza che può essere posta in condizioni di governare per cinque anni. E questo è il primo elemento importante, la prima riflessione importante che non possiamo non fare in queste occasioni. C'è certo anche una situazione politica bloccata, c'è l'oggettiva impraticabilità dell'alternanza per cui si rafforzano, in questa situazione, le ambizioni, le rendite di posizione, il fatto che è più difficile riconoscersi in un progetto comune. Abbiamo avvertito, proprio in queste settimane, le settimane scorse che c'è una distanza siderale ormai fra il sistema Sardegna e il sistema Italia, sul come si affrontano le crisi nel Paese, nel Parlamento nazionale e su come si affrontano le crisi nel Parlamento regionale. C'è una distanza abissale. L'altro elemento sono gli scarsissimi poteri del Presidente. Nel nostro ordinamento il Presidente ha solo il potere di proporre la Giunta, ma dopo aver faticosamente costruito attorno ad essa una maggioranza e, una volta costituita la maggioranza, quella Giunta deve passare comunque al voto di fiducia del Consiglio regionale e quindi della maggioranza, cioè non ha il potere di scegliersi gli assessori e i collaboratori, non ha nessun potere. Ha il potere, come recita la legge numero 1, di garantire la collegialità, cioè di essere quel punto di coordinamento e di riferimento ma non ha un potere di proposta attiva, cogente, neanche nei confronti della sua Giunta e della maggioranza. Non sto pensando al presidente Palomba, sto pensando ai poteri del Presidente della Regione nel nostro ordinamento. Bene, anche questo noi pensiamo di poterlo lasciare così, pensiamo di poter fare, di poter immaginare una legislatura che possa essere immune dai movimenti sismici, da crisi, lasciando così l'ordinamento, io credo di no. Io credo che questi siano obiettivi imminenti, immediati, sui quali impegnarsi, se non altro per offrire qualche prospettiva alla prima legislatura di questo millennio, per offrire qualche prospettiva di stabilità di governo alla prima legislatura del terzo millennio, perché ci sia stabilità, perché la Sardegna diventi davvero moderna, per non farci scavalcare da movimenti che su queste debolezze strutturali, ordinamentali, politiche, si stanno costruendo in Sardegna, per portare la Sardegna moderna in Europa. Io dico anche per tentare di squarciare in qualche modo quell'atmosfera di ostilità, di diffusissima ostilità che c'è nei confronti della classe politica regionale. Certo non sfuggo neanche ai problemi che ha la maggioranza in questo momento, quella maggioranza che ha il dovere, direi quasi è costretta a trovare la soluzione ai problemi, perché non c'è praticabilità di alternanza quindi è costretta a trovare la soluzione dei problemi, ha il dovere di garantire quel minimo di stabilità per governare, per concludere questi ultimi mesi che mancano alla fine della legislatura nella maniera più dignitosa possibile. Non possiamo restare a contemplare la crisi, dobbiamo affrontarla con determinazione nelle prossime ore, nei prossimi giorni. E io credo che le forze, tutte quelle forze che hanno sottoscritto l'atto di nascita di questa Giunta hanno l'obbligo di verificare lo spessore, la fondatezza e la volontà politica di stare dentro questa coalizione.

Io credo che sia questo il passaggio minimo, che sia questo il punto di partenza minimo dal quale occorre muoversi, verificare se quelle forze che pur nella loro composizione, scomposizione o ricomposizione, ma quelle forze che hanno e che risultano, dall'estratto dell'atto di nascita di questa Giunta, aver firmato quel patto, quelle forze devono verificare subito la loro volontà di stare dentro questa coalizione. Occorre farlo senza pregiudiziali: primo, per rafforzare i patti che sono stati assunti, componendo in un disegno generale le legittime ambizioni di ciascuna forza politica. Io credo che lo sforzo che dobbiamo fare nelle prossime ore sia questo, comporre in un disegno generale le ambizioni legittime che ciascuna forza politica ha.

Ritengo anch'io, signor Presidente della Giunta, che il problema dello stravolgimento della programmazione regionale è un grave problema, che i moti di ribellione che stanno sorgendo da varie parti dell'Isola vanno raccolti - sto parlando della emergenza idrica, sto parlando degli schemi idrici -, vanno chiariti, vanno in qualche modo indirizzati verso un'azione immediata e positiva.

Qualcuno ha tirato in ballo inizialmente parroci e cardinali, seppur diritto anglicano. Io concludo riferendomi solo a un precetto biblico che scandisce, però, il destino e la vita dell'uomo: c'è un tempo per vivere e un tempo per morire. Noi preferiamo, tra questi due tempi, stare a lungo nel primo di essi. Grazie.

SCANO (Progr. Fed.). Anche noi, su questo c'è unanimità.

PRESIDENTE. Se siete d'accordo facciamo un minuto di sospensione, nel senso che non abbandoniamo l'aula.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, farò un intervento davvero molto breve. Questa mozione è stata correttamente, a mio giudizio, qualificata come una mozione di censura politica di carattere generale. Lo stesso collega Masala ha detto che non è una mozione di sfiducia perché nell'ultima parte c'è scritto che c'è un invito al Presidente a porre la questione della fiducia. Questo è un problema - è stato detto da altri colleghi - che si pone indipendentemente dalla mozione e dall'invito, comunque evidentemente la sua approvazione porrebbe a me il problema di collegarmi con la maggioranza che mi ha sostenuto per verificare i passaggi successivi.

Così qualificata la mozione io credo che siano sufficienti poche considerazioni da parte mia, perché in quanto chiamato in causa come commissario per l'emergenza idrica ritengo, come è stato detto, di dover rispondere a un altro ordinamento secondo un principio di responsabilità, e tuttavia qualche notizia la darò. In quanto Presidente della Giunta regionale credo di essere espressione di una maggioranza che decide se sostenere il Presidente o non sostenerlo, se approvare o meno la legittimità di quanto egli fa, e dunque, sia io che la mia Giunta siamo a disposizione di questa maggioranza. Quindi non attiene tanto il problema a questa discussione, non attiene a un problema di difesa personale del Presidente o della Giunta, quanto rispettare la volontà del Consiglio e della maggioranza che esprime il governo stesso e il Presidente. Quanto alla Giunta, poi, evidentemente in questa vicenda si rimette alle valutazioni del Consiglio, quindi potrebbero essere sufficienti davvero poche considerazioni. Dirò subito che non intendo ingaggiare un match consiliare, non è nelle mie caratteristiche. Non ci sarà alcun match né con l'opposizione, malgrado alcune aggettivazioni, diciamo così un po' esuberanti, potrebbero indurmi e forse mi hanno indotto anche a delle reazioni adeguate, ma voglio pensare che sia stata una mozione stesa nella fretta di dare una risposta a questo problema, e dunque a questo fatto attribuisco alcune valutazioni che naturalmente non condivido, che respingo ma sulle quali non mi voglio soffermare. Tanto meno ho alcuna intenzione di ingaggiare un match consiliare sulla vicenda di cui la mozione si occupa. Con l'assessore Fadda ho intrattenuto e intrattengo relazioni del tutto civili e improntate a stima e rispetto. Tre anni di lavoro non si cancellano, né io intendo cancellarli, anzi, tre anni di lavoro insieme lasciano tracce importanti, non si può arrivare al termine di questo periodo se non c'è una condivisione anche delle fatiche che comporta il governare. Dunque non c'è nessun problema di carattere personale, perciò mi avvio rapidissimamente a svolgere alcune considerazioni sui tre punti o sui tre aspetti o versanti di cui ho parlato. Per quanto riguarda il problema dell'emergenza idrica c'è, presso il commissario del Governo, secondo un principio di responsabilità, cioè per cui chi è investito di una funzione ne risponde e risponde anche degli atti preparatori e degli atti conseguenti, c'è stata da parte mia un'assunzione di responsabilità, e gli atti relativi sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, vi invito a leggere la Gazzetta Ufficiale numero 247, dove ci sono scritte le motivazioni di questo fatto. Ognuno potrà rilevare che, come ha detto correttamente l'Assessore, non attengono minimamente a valutazioni di capacità o di incapacità. La nomina del commissario straordinario del Governo per l'emergenza idrica in capo al Presidente può creare qualche problema, ma l'abbiamo richiesta in quanto rivendicazione di autonomia, in quanto rispetto per la nostra autonomia. In altri luoghi, anche regioni a statuto speciale, i commissariamenti sono venuti in capo al Prefetto, noi abbiamo chiesto che fosse il Presidente della Regione, come rappresentante dell'istituto autonomistico ad avere questa funzione. Funzione che poi, al di là di qualche minimo problema, al quale si è anche accennato, si è giovata al contrario di una notevole sinergia, nel senso che c'è una correlazione stretta tra funzioni connesse agli interventi nel settore idrico di stretta competenza della Regione e quindi del competente Assessore, e invece interventi sull'emergenza idrica. Più volte sono stati illustrati anche recentemente i risultati positivi conseguiti grazie a questa forma di commissariamento, questi sono a disposizione del Consiglio, c'è stata un'accelerazione delle procedure, c'è stata una possibilità di ottenere maggiori invasi, c'è stata una capacità, una possibilità di accelerazione anche degli appalti. E vedo che in questa situazione difficile per le amministrazioni pubbliche in pochissimo tempo si è conclusa la progettazione esecutiva e si è dato corso a tutti gli appalti, come ha ricordato anche di recente l'Assessore. Questi risultati che sono stati conseguiti sono opera e frutto dell'Assessore, non meno che del commissario, non meno che di tante persone che hanno lavorato, tante davvero tante a cominciare dai funzionari regionali, io li ringrazio tutti, il professor Fadda e tutti quelli che hanno lavorato per questo risultato.

Per quanto riguarda le caratteristiche e le ragioni della nomina è facile dire come può rilevarsi dai dati ufficiali, che la stretta correlazione tra funzioni, dell'una competenza e dell'altra competenza, hanno indotto non come scelta lottizzatoria, questa sì resta un'invenzione delle opposizioni, non per scelta lottizzatoria, ma semplicemente per una decisione di carattere funzionale, la stessa decisione è quella che ha determinato la revoca (?), come risulta, dicevo, dalla relativa ordinanza che è possibile leggere. Per quanto riguarda il vulnus, il presunto vulnus al Consiglio, io respingo quest'impostazione, ma non mi diffondo molto perché altri colleghi l'hanno fatto, hanno motivato le ragioni per cui la mia condotta non ha rappresentato alcun vulnus al Consiglio. Essi sono coloro i quali devono esprimere un apprezzamento sulla mia condotta, io voglio soltanto fare alcune osservazioni. Al Presidente in quanto capo della coalizione, in quanto presiede un organo collegiale, possono competere anche dei compiti non piacevoli, soprattutto quando si tratta di incidere anche su rapporti di carattere personale consolidati. Tuttavia io vorrei dire che non sono io ad aver portato nelle televisioni o nelle colonne dei giornali la questione, io mi sono attenuto ad un criterio di straordinario riserbo, come deve avvenire quando si tratta di questioni che riguardano le persone. Non avrei avuto difficoltà a spiegare, insieme ad altri, le ragioni, soprattutto perché non si tratta di ragioni minimamente attinenti a questioni personali. Dunque chi ha attivato la televisione non sono stato io, né debbo dire che con le colonne dei giornali ho molta dimestichezza, forse altri ne hanno più di me, hanno accesso diretto più di me, se per dimestichezza s'intende non essere soggetti passivi di interventi che sulle colonne stesse vengono fatte. Ho poco accesso ma spero che l'opinione pubblica possa ugualmente valutare le cose fatte e le cose non fatte. Dunque non credo di aver operato nessun vulnus nei confronti del Consiglio, al quale in ogni caso io porto profondo rispetto e voglio anche dire che persino non ho neppure invitato l'Assessore a dimettersi, ho solo rilevato che un fatto specifico comportava un'oggettiva distanza rispetto al Presidente e rispetto alla maggioranza. Da che dovrebbe essere lasciato alla sensibilità di ciascuno di fare le valutazioni. Comunque queste valutazioni sono oggi all'attenzione del Consiglio e della maggioranza. Anche sul mio operato ci sono state delle espressioni e il voto sarà un voto in qualche modo anzi che in profondità deciderà e valuterà questo mio comportamento. Ripeto, il Presidente è a disposizione della maggioranza, è espressione della maggioranza, è dunque la maggioranza che deve valutare i comportamenti. Ora io vorrei dire dunque conclusivamente che non si è trattata di una questione di carattere personale, ma di una questione di carattere politico e questa questione di carattere politico e cioè il fatto che si possa tutti condividere e dichiarare di condividere uno stesso percorso e uno stesso itinerario, ovvero si possa anche nei fatti esprimere una dissonanza e una dissociazione rispetto a questo, è un fatto che può accadere e io l'ho fatto rilevare e l'ho messo in evidenza, sta alla maggioranza poi valutare questo fatto, valutarlo con una serietà e anche con l'urgenza che esso comporta. C'è infine una questione politica più di fondo, che è una questione seria che è stata già posta in maniera seria dagli esponenti della maggioranza, c'è il problema di ritrovare una compattezza, c'è il problema di definizione complessiva e definitiva del quadro politico della coalizione, di ritrovare un'unità di intenti che possa consentire a questo fine di legislatura di concludere, diciamo, il lavoro anche prezioso che è stato fatto. Questo problema esula dal dibattito politico di oggi, e un minuto più tardi potrà riprendere, al di là dell'attenzione che esso sta già avendo dalle forze politiche che vanno dalle forze moderate a quelle della sinistra. La Giunta che è stata riproposta ed è stata rivotata è una Giunta che si è messa a disposizione della maggioranza per consentire continuità di governo e per consentire riflessione e ponderazione sui problemi che ci sono ancora aperti. Io ringrazio i colleghi che hanno accettato di continuare su questa strada, ma questa strada è strettamente collegata con l'evoluzione del dibattito politico all'interno della maggioranza stessa. Voglio però ricordare che il ripristino della normalità amministrativa, ha consentito già in questo periodo dei risultati importanti al di là di quella che è l'esigenza di una definitiva chiarezza sulle prospettive. Voglio ricordare che nel Consiglio regionale c'è una operosità straordinaria in tutte le commissioni e nella assemblea, c'è una volontà e una serietà nella applicazione alla soluzione di tanti temi, non li voglio ricordare per timore di dimenticarne qualcuno. In questo periodo si sono svolte attività importanti quali quelle che riguardano le zone franche, il dare risposta sulla questione del Master Plan, c'è un concreto avvio del parco del Gennargentu, c'è la definizione dei problemi del parco dell'Asinara, c'è l'approfondimento in Giunta e in maggioranza, tra le forze politiche, della questione delle nuove province, si è conquistato a merito del Consiglio regionale il nulla osta del governo sulla legge sulla lingua e la cultura sarda. Si sta lavorando intensamente per portare a termine il pacchetto Treu, e crediamo di raggiungere quei risultati che consentiranno di dire che ha fatto flop avventatamente chi quindici giorni fa aveva fatto pensare al flop. E' ripresa la relazione con le parti sociali in modo particolare per il problema della occupazione; e a questo proposito voglio ricordare che ho già dato la disponibilità del governo per discutere la mozione sulla occupazione di cui stamattina si è parlato. Tutti questi sono fatti che vanno a merito della coalizione di governo la quale, pur nelle difficoltà che sta incontrando nel raggiungere una definitiva composizione del quadro politico, tuttavia sta dimostrando di essere profondamente interessata ai problemi della Sardegna, e di avere volontà e capacità di affrontarli anche nelle condizioni difficili. E io sono convinto che non appena saranno risolti gli altri problemi di assetti politici, di quadri politici, certamente lo slancio sarà ancora maggiore e questa coalizione dimostrerà, come è stato già ricordato da alcuni, di essere degna di governare la Sardegna. Io chiudo qui il mio intervento perché la terza parte, quella che riguarda la Giunta, non la voglio svolgere in quanto la Giunta, come tale, su questo problema si rimette alla decisione del Consiglio.

PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Signor Presidente, la mozione presentata dai colleghi delle opposizioni, al di là delle intenzioni che ciascuno in quest'Aula può interpretare in maniera diversa, ha avuto sicuramente una valenza, cioè quella di fare chiarezza intorno a dei fatti che hanno visto contrapposte le opinioni di molti di noi, fatti dai quali sembrerebbero discendere violazioni tali da allarmare questa Assemblea. Io sono chiamato responsabilmente a svolgere una funzione alla quale non intendo sottrarmi. Dichiaro di condividere totalmente la posizione espressa nel suo articolato intervento dal professor Macciotta. Comunque ho il dovere, e lo sento pienamente, di puntualizzare due elementi. Uno è quello di difendere l'Assessore Fadda; l'Assessore che occupa un ruolo non per caso, l'Assessore la cui presenza è testimonianza di un preciso progetto politico in linea con il progetto riformatore del Patto dei democratici che lo stesso Assessore, nel corso della sua attività, ha costantemente rappresentato. Non è un Assessore dimenticato, è un Assessore che validamente sta interpretando al servizio dei sardi quello che il Patto dei Democratici aveva come sua intenzione morale quando è arrivato a sedere tra i banchi di questa Assemblea. Dunque non possiamo accettare lezioni da parte di nessuno circa la presunta presenza non condivisibile da parte dell'Assessore Fadda. Richiamiamo viceversa ad una maggiore responsabilità quanti pensano che tutto possa esaurirsi nel freddo calcolo numerico, sopprimendo la dignità di ciascuno di noi e sopprimendo ancora più grave le idealità che all'interno di quest'aula un Gruppo, quello del Patto dei democratici, ha voluto rappresentare fin dall'inizio della sua attività. E mi sento il dovere di difendere questa dignità, perché nessuno qui credo può interpretare a titolo personale la sua presenza, ma qui siamo chiamati a dei precisi doveri, quei doveri che spesso purtroppo non riusciamo ad individuare, quei doveri che non riusciamo a identificare. E io credo che ci voglia molta passione politica per non cedere alla tentazione di dire basta, ci vuole molta fermezza per non perdere l'orientamento, e non rendere giustizia a quanti hanno sostenuto e sostengono le nostre azioni. Ci vuole molta idealità per continuare a pensare che comunque possiamo farcela. Ci vuole molto coraggio per continuare la battaglia sulle riforme intrapresa molti anni fa; e ci vuole molta perseveranza per non vanificare le ragioni per cui siamo qui. E infine credo che ci vogliano molti valori per reggere all'urto dell'appiattimento e della omologazione. Questa coalizione, frutto di una legge elettorale che ormai non stiamo qui a ribadire, che si è presa l'onere di far fare qualche passo avanti alla Sardegna, è chiaro che è fatta di diversi, ma non per questo ci dobbiamo sentire nella posizione di schiacciare qualsiasi voce, questo è uno sbaglio. E io ho apprezzato molto l'intervento dell'onorevole Scano quando dice che dobbiamo ricominciare, perché non è tollerabile, assolutamente, che si possa venir meno alla funzione per cui noi siamo qui. Io credo che in questi tre anni abbiamo dato prova di serietà, abbiamo dato prova di appartenere ad una maggioranza con il preciso compito di svolgere un programma di governo, un programma di governo, presidente Palomba, che abbiamo concorso a costruire e che abbiamo sottoscritto; quello a cui fa riferimento la sua Giunta. Un programma di governo, questo sì, che noi intendiamo tentare, con tutte le nostre forze, di portare avanti. E chiudo dicendo che questo voto che oggi esprimiamo riguarda la mozione e tutto ciò che in essa è contenuto. Non accettiamo interpretazioni e strumentalizzazioni diverse e poco chiare.

Dichiaro che, per le ragioni che mi hanno portato, da tre anni a questa parte, a condividere quanto ho detto, credo che respingere la mozione, prima di essere un fatto strumentale, momentaneo, è un fatto di dovere istituzionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randaccio. Ne ha facoltà.

RANDACCIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi consiglieri, la discussione sulla mozione odierna ha una valenza che va oltre il caso specifico e ci consente, finalmente, di fare chiarezza nella sede opportuna del Consiglio regionale sugli equilibri tra le forze politiche di maggioranza che sostengono la Giunta Palomba. Voglio subito sgombrare il campo da qualsiasi equivoco sulla posizione dei consiglieri di Rinnovamento Italiano. Non siamo ne saremo i responsabili di una crisi di governo che la Sardegna non può permettersi. E questa è una posizione di responsabilità che confermiamo oggi e che già contraddistinse il nostro sostegno alla cosiddetta Giunta fotocopia. Una decisione per noi difficile, dettata principalmente dal senso di responsabilità per assicurare un governo alla Sardegna, ma anche fondata su precisi accordi tra gentiluomini che prevedevano, così come a livello nazionale, il riconoscimento e l'importanza di Rinnovamento Italiano nell'alleanza con l'Ulivo. Un accordo leale e trasparente che in politica, da che mondo è mondo, si traduce necessariamente nella possibilità di essere rappresentati all'interno della compagine che si assume responsabilità di governo. E' quindi veramente scorretto e strumentale il comportamento di coloro che, con ogni mezzo, attribuiscono a Rinnovamento Italiano obiettivi di rincorsa spasmodica e di poltrone assessoriali. Credo basti solo il buon senso e non altro per rendersi conto che il caso Fadda non è un caso personale di incompatibilità tra Assessore e Presidente ma, come tutti sanno, e come sa lo stesso assessore Fadda, un caso esclusivamente politico.

Non è possibile pensare di essere presenti in una Giunta non facendo parte di alcuna forza politica di maggioranza; attribuire a Rinnovamento Italiano le responsabilità di voler provocare una crisi regionale è quindi, per noi, una grande offesa alla verità. Non permetteremo a nessuno, forze di maggioranza comprese, di farci passare per responsabili dell'apertura della nuova crisi. Il patto tra gentiluomini siglato in occasione del varo della Giunta fotocopia, non è stato onorato; ne prendiamo atto. Evidentemente la correttezza e la lealtà non sono oggi di casa tra le forze di maggioranza che sostengono la Giunta. Crediamo però che correttezza e lealtà siano precondizioni irrinunciabili per lo stare insieme, soprattutto nel momento in cui è assolutamente necessario rilanciare e riempire di contenuti politici e programmatici l'azione di governo della Giunta fino alla fine della legislatura. Senza correttezza e senza lealtà non ci può essere alcuna alleanza politica né programmatica. La mancanza di queste essenziali precondizioni, unita a un tasso inaccettabile di conflittualità, ci inducono a ritenere che la migliore soluzione per Rinnovamento Italiano sia oggi quella di autosospendersi dall'Esecutivo, nel rispetto delle istituzioni e dei cittadini che, con il loro consenso, ci hanno accordato la loro fiducia.

Sia chiaro, tuttavia, che in coerenza e per rispetto alla nostra posizione di responsabilità, non intendiamo far mancare l'appoggio alla Giunta Palomba, né mettere in discussione la posizione politica di Rinnovamento Italiano nell'attuale quadro di maggioranza. Rinnovamento Italiano si autosospende dall'Esecutivo ma non lascia la maggioranza che sostiene la Giunta. Con il nostro gesto intendiamo soltanto sottolineare che non esistono oggi, ottobre 1997, le condizioni per la presenza in Giunta di Rinnovamento Italiano, e che risulta necessario lavorare seriamente con le forze dell'Ulivo, senza condizionamenti e ricatti, per arrivare, in prospettiva, a creare quel Polo di centro sinistra che ancora, purtroppo, non esiste, dove i partiti moderati, di ispirazione cattolica e liberaldemocratica, possano realmente esercitare un ruolo di pari dignità con le forze della Sinistra Democratica.

Per le ragioni esposte, presidente Palomba, vi annuncio fin d'ora che Rinnovamento Italiano si autosospende dalla Giunta, ma continuerà a sostenerla con il proprio appoggio esterno. A tal fine l'assessore Costantino ha già provveduto a rimettere formalmente il suo mandato agli organi politici del nostro Partito, facendoci pervenire copia della lettera di dimissioni a lei indirizzata, Presidente. Presidente Palomba, per l'alto senso di stima che le riconosciamo le chiediamo di non consentire a nessuno di strumentalizzare questa nostra decisione. Noi, non siamo noi che vogliamo la crisi, né tanto meno vogliamo far mancare la nostra fiducia al Presidente. Con il nostro appoggio esterno la sua Giunta avrà comunque una maggioranza; per evitare inutili balletti sulle poltrone auspichiamo vivamente che sia proprio lei ad assumere l'interim dell'Assessorato al turismo che noi lasciamo.

Consentitemi infine di ringraziare, a nome di tutti i consiglieri di Rinnovamento Italiano, l'assessore Costantino, non soltanto per aver operato ottimamente in Giunta, come dimostrano i recenti dati sull'andamento del turismo in Sardegna nella stagione appena conclusa, ma anche per essersi rimesso, con responsabilità, alle indicazioni del nostro Partito. Ringrazio infine sentitamente lei, presidente Palomba, a nome di tutto il Gruppo che rappresento, per la coerenza e responsabilità dimostrata in questa difficile situazione politica, e per essersi adoperato in ogni modo nel tentativo di dare a questa maggioranza dignità e coerenza. Per tali ragioni il nostro Gruppo esprime il suo voto respingendo la mozione presentata dalla minoranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (F.I.). Signor Presidente, intervenire dopo notizie di questo genere, apprese peraltro in Aula da un collega consigliere Capogruppo di una forza di maggioranza crea certamente imbarazzo, e penso che su questo fatto specifico interverrà poi il mio Capogruppo. Caro Presidente, io la ringrazio per la risposta che lei ha fornito alla mozione; risposta basata essenzialmente sulla assoluta infondatezza di richiesta di dimissioni all'assessore Fadda, che certamente non è un nostro protetto, la ringrazio anche per averci illustrato quelli che sono i compiti e i doveri del commissario di governo per l'emergenza delle acque. La ringrazio anche per aver aperto un match, perché lei l'ha aperto, ha dato una risposta a quelle che sono state l'oggetto della mozione stessa, ma aspettavo che lei una risposta la desse anche ai suoi colleghi responsabili dei partiti che la sostengono. Cioè, in pratica, lei ha risposto alla mozione, non ha risposto a quelle che sono state le illustrazioni che colleghi che compongono il quadro di maggioranza. E meraviglia non poco sentire autorevoli Capigruppo, quale il collega Scano, che parlano di eterna crisi. E' ora di finirla con questa eterna crisi.

L'altro illustre collega Capogruppo di Federazione democratica, invece, parla di crisi strisciante; entrambi parlano di ritrovare l'unità della coalizione di governo. Lei stesso, Presidente, ha parlato di ritrovare l'unità nell'azione di governo. Ma, questo termine ritrovare significherebbe implicitamente che in un certo lasso di tempo, dagli ultimi tre anni a oggi, voi abbiate trovato una unità nel governare la Sardegna. Questo a me veramente non risulta. A me pare che la sua Giunta, la sua prima Giunta sia entrata immediatamente in crisi quando si è parlato della legge che toglieva l'incompatibilità tra consigliere e assessore, e da allora a oggi la crisi è continua, per cui il termine "ritrovare" la pregherei di volerlo sostituire col termine "trovare" una alleanza. E come può trovare una unità di intenti una coalizione così disomogenea? Ma veramente ancora oggi andiamo avanti alla ricerca di una sottoscrizione di un programma comune? Come fa lei a trovare unità di intenti allorquando vuole allargare la coalizione di maggioranza al partito di Rifondazione Comunista e si trova di fronte l'onorevole Bonesu che oggi le ha detto che con il comunismo non si possono avere ideali in comune, che non può esserci nessun discorso politico in comune laddove Rifondazione Comunista è il partito che nega lo quello che è uno Stato federale, un federalismo. Come si può trovare un collegamento con quella che dovrebbe essere una parvenza dell'ideale liberaldemocratico (?) presente, seppure mal interpretato con la sinistra, nella lista di Rinnovamento Dini, con quella che invece è l'assoluta negazione della liberaldemocrazia presente nei programmi di Rifondazione Comunista. Come si può trovare un collante comune laddove l'assistenzialismo imperversa in una filosofia della sinistra e una ricerca di sviluppo diverso per la Sardegna è presente in altre forze del centro.

Presidente, lei si trova ancora davanti una sola possibilità: resistere giorno per giorno a quella che è una mancanza di unità nelle forze che la sostengono, e cercare di distribuire, così come le ha chiesto il collega Randaccio oggi, le poltrone in modo da tenere unita una maggioranza che altra possibilità non ha se non quella di trovare l'unità nella spartizione. Non mi parli di programmi, non parlino i colleghi della maggioranza, i capigruppo della maggioranza, di ritrovare unità. Non esiste nessuna possibilità. Prendiamo atto che il progetto dell'Ulivo è fallito, e questo l'ha detto per sua stessa ammissione il collega Balia; manca una regia esterna, ma manca anche una regia interna, gli direi io, mancano i fondamenti per creare una vera unità della sinistra: diversi sono i punti di partenza, diversi sono gli obiettivi.

Si rassegni, Presidente, chieda alla coalizione che la sostiene di non presentarle nessun programma. Chieda solamente che in nome di una pace sociale si abbia una sola comune volontà: una equa spartizione di poltrone, non chieda altro. Io potrei chiedere, e lo faccio volentieri essendo soddisfatto della risposta e naturalmente non entrando in merito a quelle che sono, invece, le notizie che abbiamo appreso pochi minuti fa, potrei chiedere al mio Capogruppo anche di ritirare la mozione, se questo non dipendesse anche da altri Capigruppo, ma veramente, di fronte a quello a cui abbiamo assistito oggi, di fronte a quella che è stata una manifestazione e una strumentalizzazione della mozione da parte della coalizione che la sostiene, questa mozione passa in secondo ordine. Prendiamo atto che la crisi più volte dichiarata come chiusa in questo Consiglio regionale è ancora presente. La invito solamente a una cosa: per il rispetto che lei dice di portare verso questa istituzione, verso il Consiglio regionale, ogni volta che ha delle notizie da portare al Consiglio le porti al più presto e non ce le faccia leggere sul giornale, come abbiamo forse il rischio di fare domani mattina su quelle che sono le notizie del collega Randaccio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, noi non abbiamo da aggiungere granché alle cose che abbiamo detto partecipando al dibattito su questa mozione. La consideriamo un fatto marginale, non incisivo ai fini di una ricomposizione della maggioranza, che affronti i problemi dell'Isola nel medio termine e in un termine più lungo, determinando un programma, almeno alcuni che incidano sulla situazione economica e sociale, soprattutto incidano in questa drammatica situazione occupativa dell'Isola. E la consideriamo un fatto marginale anche perché non schiera con molta precisione le forze che sono avverse a questa Giunta e le forze che la sostengono. Spesso le argomentazioni e i pronunciamenti sono di carattere strumentale e non hanno la visione di una politica alta, come spesso viene concepita. Quindi ci asterremo, manteniamo questa posizione, però vorrei, signor Presidente, che lei desse un'interpretazione autentica degli articoli 115 e 116 del nostro Regolamento, perché è vero che potrebbe configurarsi una scelta già fatta da parte sua, nel senso che ha rinviato di tre giorni dopo la presentazione e l'annuncio in Consiglio della discussione della mozione, il che configurerebbe una scelta a favore dell'articolo 116. Ma io la invito a riconsiderarla, perché non mi sembra che questa mozione abbia una valenza generale, il che potrebbe rientrare negli articoli e nei commi del 115 e, quindi, aversi una votazione per parti, il che noi voteremo a favore dell'ultima parte, delle ultime due righe, astenendoci per la prima parte nella stesura attuale della mozione presentata dal Polo delle libertà. Io non sono un grande esperto in materia, mi affido al suo grande e conosciuto equilibrio per una valutazione di questo genere.

PRESIDENTE. Onorevole Montis, alla fine delle dichiarazioni di voto le farò conoscere la valutazione. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, innanzitutto riteniamo assolutamente insoddisfacenti le dichiarazioni del presidente Palomba che riteniamo si collochino in un quadro di normalizzazione di fatti di rilevanza politica ed istituzionale della nostra Isola e che non possono certamente, presidente Palomba, essere liquidati con poche battute. Noi comprendiamo gli accorati appelli all'unità, noi comprendiamo anche lo sforzo fatto dagli oratori di questa, se esiste ancora, maggioranza, di questa parvenza di maggioranza, ma non giustifichiamo fatti gravi quali quelli che ancora questa mattina si sono verificati. Perché, presidente Palomba, se lei era a conoscenza, e questo io lo voglio subito come chiarimento, a nome del mio Gruppo e penso di esprimere anche quella che è la posizione del Polo per le libertà, perché se ella era a conoscenza della dimissioni dell'assessore Costantino, un fatto politico di questa rilevanza non poteva non essere comunicato in quest'Aula, altrimenti abbiamo ragione, Presidente, che lei privilegia la televisione, i giornali per dare conoscenza di fatti di questa portata e di questa natura. L'abbiamo appreso grazie all'intervento che ha fatto l'onorevole Randaccio a nome del suo Gruppo, di Rinnovamento italiano, e che ha posto e che ha portato a conoscenza quelli che sono non problemi di routine, non problemi che sono frutto della fantasia dell'opposizione che ad un certo momento si sveglia e decide di portare una mozione per rallentare il non governo della Sardegna. No, qui il problema esiste ed esiste in tutta la sua portata, l'ha detto l'onorevole Randaccio nel suo ultimo intervento. Avremmo gradito che fosse il primo intervento di questa tornata dei lavori, perché il problema è un problema politico, è un problema addirittura di onestà e di correttezza di questa maggioranza, si pone il problema di onestà, l'ha detto l'onorevole Randaccio, non me lo invento io, addirittura si arriva all'autosospensione di un Gruppo dalla compagine di governo e apprendiamo delle dimissioni dell'assessore Costantino. Signor Presidente, questa è una crisi, nei fatti è una crisi politica che deve immediatamente determinare lei e la sua Giunta, in questo momento, ad annunciare le dimissioni. Noi vorremmo questo atto di grande sensibilità istituzionale in questo momento, e non vorremmo certamente apprenderlo domani o fra qualche settimana o attendendo le risultanze del congresso di qualche partito, ancora i balletti e i giochetti cui state oramai dilettando il popolo sardo da qui non dico a qualche mese, ma in questi tre anni, con i vostri astuti tatticismi nelle vostre segrete stanze. Allora il risultato, caro onorevole Marteddu, c'è stato grazie all'opposizione, c'è stato ed è costituito proprio dall'aver potuto portare all'attenzione di tutto il Consiglio, dell'organo istituzionale deputato all'attenzione dei sardi, che vi è una crisi, una crisi perenne, altro che normalità amministrativa, presidente Palomba! Lei ha annunciato alcuni che lei chiama importanti risultati, questioni che vanno a merito del governo e della maggioranza, richiamando addirittura il Master Plan, presidente Palomba. Allora a noi non resta altro che prendere atto di questo balletto di due esponenti pattisti che si ritengono vincolati alla maggioranza per dovere istituzionale, però la criticano su tutto e soprattutto sulla questione parchi. Il Partito della Rifondazione Comunista che le ha detto ancora un bel "no" in una situazione di assoluta confusione; Rinnovamento Italiano, che si autosospende e ritira dalla delegazione di governo il proprio rappresentante. Presidente Palomba mi pare che ci siano tutti gli ingredienti perché lei ne prenda atto e sanzioni formalmente l'apertura della crisi in Sardegna e ci pare conseguente che insistere su una mozione che diventa un fatto secondario, anzi diventa un fatto marginale rispetto a quello che è emerso in questo momento, in queste ore, in questo Consiglio regionale.

Per questo, a nome anche del Gruppo di Alleanza Nazionale e del collega Tore Amadu, dei Cristiani Democratici Uniti, nonché di Forza Italia, quali presentatori della mozione stessa, signor Presidente, ne annuncio il ritiro.

PRESIDENTE. E' stata ritirata la mozione, mi pare che non ci siano altri interventi. Ha domandato di parlare il presidente Palomba per una precisazione.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie, Presidente. E' mio dovere dire che ho appreso in Aula dagli amici di Rinnovamento Italiano il fatto che il partito ha deciso di autosospendersi dalla Giunta, ho appreso anche che l'assessore Costantino avrebbe deciso di dimettersi, la comunicazione in questo senso non è pervenuta a me, non appena mi sarà pervenuta sarà mio dovere comunicarla all'Ufficio. Ieri abbiamo avuto riunione di Giunta, c'è stata una conferenza stampa, non ho avuto notizia di questo, se dovesse accadere, come non ho ragione di dubitare dopo aver sentito, informerò immediatamente il Consiglio.

PRESIDENTE. Grazie. Il dibattito si conclude qua. Naturalmente i problemi politici che sono stati sollevati attendono un'evoluzione, ma informali a cui faceva riferimento il Presidente. Prima di concludere la seduta, mentre dichiaro chiuso il dibattito, convoco la Conferenza dei Capigruppo e prego i colleghi di attendere cinque minuti la determinazione sul programma di lavoro.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 22, viene ripresa alle ore 15 e 05.)

Approvazione di estratto di verbale

PRESIDENTE. Un attimo di pazienza, prima di informare l'Assemblea sull'ordine dei lavori concordato in Conferenza dei Capigruppo, di cui vi do gli elementi specifici dopo, prima abbiamo dimenticato di procedere ad un adempimento, cioè di dare lettura di una parte del processo verbale della seduta che consente di procedere alla sostituzione di un componente del CO.CI.CO. già votato, e quindi questo è un adempimento che va comunicato alla Corte dei Conti, se allora siamo d'accordo ne diamo lettura.

LODDO, Segretario, dà lettura dell'estratto del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 2 ottobre 1997.

PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni l'estratto del processo verbale si intende approvato. Comunico che la Conferenza dei Capigruppo ha deciso a maggioranza, non raggiungendosi l'unanimità, questa programmazione dei lavori. Il Consiglio riprenderà martedì, 4 novembre, alle ore 17 e verranno discussi gli argomenti che vi saranno comunicati, visto che ci sono i termini, con l'apposita comunicazione. Comunque vi anticipo gli argomenti che sono: assestamento di bilancio, legge elettorale, agriturismo e proposta di legge numero 171. Naturalmente, siccome i termini lo consentono, farò nella prossima settimana un'altra Conferenza dei Capigruppo; se vi saranno provvedimenti ulteriori che matureranno e verranno a conclusione in Commissione, d'intesa con i Capigruppo li inserirò. Il Consiglio sarà quindi riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 15 e 10.



Allegati seduta

Testo dell'interpellanza, delle interrogazioni e della mozione annunziate in apertura di sedute

INTERPELLANZA GIAGU sulle gravissime conseguenze determinate, in alcune zone della Sardegna, dal randagismo canino.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza dell'ennesimo episodio di strage di ovini ad opera di branchi di cani randagi che sta imperversando nelle campagne della Nurra e più precisamente nei territori dei comuni di Tissi, Ossi, Muros e Cargeghe;

considerato che il fatto, oltre a produrre significativi danni economici e occupazionali, all'interpellante risulta che un solo allevatore ha denunciato la perdita, in un anno, di circa 250 capi ovini, sta rappresentando un chiaro segnale di abbandono del territorio con tutte le conseguenze immaginabili in ordine a qualsiasi problema;

preoccupato per il dilagare del fenomeno;

preoccupato, altresì, che la protesta degli allevatori, che si sentono abbandonati, non protetti e non risarciti, possa assumere delle connotazioni preoccupanti,

chiede di interpellare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se in ordine al problema:

1) è possibile innanzitutto determinare con esattezza la portata ad oggi del randagismo;

2) si possano conoscere i risultati ottenuti dalla vigenza delle leggi regionale n. 21 del 1994 e n. 35 del 1996 le quali contemplano norme per combattere il fenomeno del randagismo;

3) quali provvedimenti urgenti intendano adottare per risolvere le problematiche evidenziate;

4) è allo studio degli Assessorati competenti una forma di risarcimento in favore di coloro che subiscono danni di questo genere e che, naturalmente, devono essere certificati dalle Autorità;

5) la Regione intende promuovere presso le maggiori Compagnie di assicurazioni una iniziativa volta a ricomprendere i danni, oggetto dell'interpellanza, come assicurabili. (393)

INTERROGAZIONE GHIRRA - SCANO - FOIS Paolo - CHERCHI, con richiesta di risposta scritta, sull'occupazione da parte della Telecom Italia mobile delle frequenze usate dalle emittenti radio della Sardegna.

I sottoscritti, premesso che:

u sulla base di un decreto ministeriale del 3 giugno del 1997 Telecom Italia mobile (Tim) ha occupato le frequenze usate dalle 82 radio della Sardegna per le loro trasmissioni;

u l'occupazione delle frequenze ha creato nelle scorse settimane forti disagi ad alcune radio, disturbate da telefonate private e da continue interferenze;

u il Ministero delle Comunicazioni, attraverso l'Ispettorato territoriale per la Sardegna, ha concesso autorizzazioni provvisorie alle radio perché trasmettano ancora nella fascia dei 900 megahertz, ma entro il termine massimo di centoventi giorni le 82 radio dell'Isola dovranno spostarsi ulteriormente, e definitivamente, sulla banda dei 2 gigahertz, finora esclusa dai progetti di sviluppo della telefonia cellulare;

considerato che tempi tecnici e costi dell'operazione appaiono vertiginosi (si parla di dieci milioni a tratta, da moltiplicare dunque in più di un caso per due, per tre, persino per cinque volte) con cifre insostenibili, in grado di mettere in ginocchio anche le aziende commerciali più solide, ma sicuramente devastanti per le piccole emittenti comunitarie,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere se:

u intenda intervenire immediatamente sul Ministro delle Comunicazioni perché modifichi un decreto che, così come formulato, rischia di far chiudere numerose delle 82 radio sarde, e mette in difficoltà anche quelle aziendalmente più solide, affaticate da una lunga crisi di mercato, con conseguenze gravissime sul pluralismo dell'informazione e sulla libertà di espressione e di opinione;

u intenda studiare un possibile intervento finanziario, ipotizzando forme di agevolazione creditizia a favore delle emittenti, anche consorziate, per consentire loro il trasferimento sulle nuove frequenze anche attraverso il piano regionale dei siti. (860)

INTERROGAZIONE MARTEDDU, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione dei laureati nuoresi dai concorsi per laureati.

Il sottoscritto, premesso che:

- sono stati esclusi dal concorso per direttivi della Regione dei giovani nuoresi in possesso di laurea in economia aziendale o scienze economiche e bancarie, conseguita nei più prestigiosi atenei italiani;

- l'esclusione è motivata dalla mancanza del titolo di studio specifico richiesto dal bando,

chiede di interrogare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere:

1) se è a conoscenza della contraddittorietà e dell'assurdità di tale provvedimento;

2) se non ritenga di porre in essere tutti gli atti necessari per riammettere, con effetto immediato, al concorso i giovani in possesso di laurea chiaramente e legalmente equipollente, per porre fine quindi ad una azione palesemente arbitraria e, ritengo, fuori della legalità che ha reso vittime di una sconcertante ingiustizia giovani abilitati a concorrere per i ruoli direttivi nell'Amministrazione regionale. (861)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi carenze nell'approvvigionamento idrico di Sassari e sull'urgenza di realizzare la nuova condotta dal Coghinas.

Il sottoscritto,

premesso che in Sassari viene attuata quotidianamente la sospensione generalizzata della distribuzione dell'acqua a partire dalle ore 22,00 a causa del calo della disponibilità delle risorse idriche dei bacini cui è collegata la rete idrica cittadina;

rilevato che le restrizioni potrebbero subire un ulteriore inasprimento creando nuovi, gravi disagi alla popolazione, mentre paradossalmente l'acqua abbondante del Coghinas attende di essere convogliata nella rete idrica urbana;

considerato a tale riguardo, che un progetto predisposto dall'ESAF, che prevede la realizzazione di un nuovo collegamento del bacino Coghinas con l'acquedotto di Viale Adua, è sospeso per incomprensibili motivazioni di ordine tecnico - amministrativo; il tempo passa e la grande sete sembra materializzarsi senza che vengano assunti adeguati provvedimenti;

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere se, anche nella sua responsabilità di commissario per l'emergenza idrica in Sardegna, non ritenga opportuno assumere immediate iniziative ad ogni livello per sbloccare la pratica in questione e se non ritenga necessario, stante la gravità della situazione, disporre con un atto urgente la realizzazione dell'opera indispensabile a risolvere definitivamente il problema dell'approvvigionamento idrico a Sassari. (862)

INTERROGAZIONE VASSALLO - CONCAS - MONTIS, con richiesta di risposta scritta, sulla discarica del comune di Ortacesus.

I sottoscritti,

accertato che, presso il comune di Ortacesus, oltre dieci anni fa, fu aperta una discarica adibita al conferimento dei rifiuti solidi urbani della piccola comunità;

verificato che, successivamente, la discarica veniva ampliata e utilizzata anche dai comuni limitrofi;

considerato che oggi, a distanza di alcuni anni dalla chiusura della stessa, risultano visibili i danni causati dall'irresponsabile scelta di ampliamento per la presenza del pergolato che si spande nei terreni circostanti;

considerato, altresì, che il comune di Ortacesus, per svariati anni, ha usufruito di ingenti somme dai comuni limitrofi per il conferimento a suo tempo effettuato,

chiedono di interrogare l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere:

1) se la discarica in questione abbia avuto regolare autorizzazione per il suo esercizio;

2) se sia a conoscenza dei danni ambientali che provoca tutt'oggi con possibili ripercussioni sulla falda acquifera sottostante;

3) se intenda intervenire con urgenza affinché il comune operi in tempi brevi il ripristino del sito, il prelievo dei pergolati in questione e il loro smaltimento presso il più vicino depuratore. (863)

INTERROGAZIONE VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sulle linee ferroviarie Porto Torres-Chilivani e Sassari-Olbia-Cagliari.

Il sottoscritto,

verificato che la situazione attuale delle ferrovie in Sardegna, nonostante i ripetuti proclami di annunciati finanziamenti per l'ammodernamento della rete e dei servizi, rimane perennemente immutata;

appurato che è quanto mai opportuno garantire alcuni interventi quali:

u l'automazione degli scambi, nella tratta Porto Torres-Chilivani (Km. 69), considerato che attualmente vengono manovrati a mano (unico caso in Sardegna) provocando notevoli perdite di tempo durante gli incroci;

u l'integrazione del programma della metropolitana di superficie con l'introduzione della linea ferroviaria Porto Torres-Sassari, considerando che i marciapiedi lungo il percorso sono stati da tempo ultimati e la tratta consentirebbe una percorrenza ferroviaria di circa 20 minuti, con una potenzialità di trasporto superiore ai 60 viaggiatori per corsa, decongestionando in tal modo il traffico stradale e programmando inoltre un interscambio (treno-bus) in piazza della Stazione a Sassari per favorire un salto di qualità per l'intero trasporto pubblico;

u l'adeguamento dei vagoni ferroviari al fine di garantire viaggi confortevoli per lunghe distanze (Sassari-Olbia-Cagliari) in quanto attualmente le dotazioni sono adeguate alle sole brevi percorrenze;

u la trasformazione della corsa in partenza Sassari-Cagliari alle ore 6,50 per la durata di circa 3 ore con treni di qualità tipo Eurostar;

u il miglioramento dei servizio di pulizia sui treni;

considerato inoltre che tutt'oggi le FF.SS. perseguono la riduzione della forza lavoro come unico sistema per contenere i costi, pregiudicando ulteriormente il discreto livello qualitativamente raggiunto delle pulizie, dei servizi igienici, dell'assistenza accoglienza e sicurezza dei clienti nelle stazioni ferroviarie,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti per sapere se intenda intervenire al fine di garantire gli interventi succitati e per limitare i recenti provvedimenti che hanno determinato la riduzione della manodopera con il conseguente decadimento dei servizi ferroviari. (864)

INTERROGAZIONE BONESU, con richiesta di risposta scritta, sul procedimento per l'istituzione del Comune di Pirri.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica sui seguenti fatti.

A seguito di iniziativa proposta da oltre un quinto dei consiglieri regionali è stato avviato, dall'Assessorato degli enti locali, finanze ed urbanistica, il procedimento per l'erezione in comune autonomo di Pirri, attualmente frazione di Cagliari.

In data 30 maggio u.s. l'Assessore ha chiesto al Comune di Cagliari la designazione dei tre rappresentanti del Consiglio comunale nella commissione paritetica per la definizione dei confini del nuovo comune, prevista dall'articolo 8 della legge regionale 30 ottobre 1986, n. 58.

Nonostante che la legge assegni al Consiglio il termine di trenta giorni dalla richiesta per provvedere in merito, non risulta che a tutt'oggi il Consiglio comunale di Cagliari abbia proceduto alla nomina.

Poiché il comma 4 del predetto articolo 8 prevede, in tal caso, l'adozione dei provvedimenti di controllo sostitutivo, si chiede se l'Assessorato si sia attivato affinché il competente Comitato di controllo sugli Enti locali provvedesse ad adottare, nei confronti del Consiglio comunale di Cagliari, i provvedimenti di diffida e successiva nomina di commissario come previsti dalla normativa vigente. (865)

INTERROGAZIONE BONESU, con richiesta di risposta scritta, sul servizio farmaceutico nel Comune di Gonnoscodina.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assitenza sociale sui seguenti fatti:

u da circa sei mesi, a causa di rinunzia del titolare, la farmacia di Gonnoscodina è chiusa, con conseguenti disagi per i cittadini, in particolare per gli anziani, costretti a recarsi nei paesi vicini per provvedersi dei farmaci;

u l'Assessorato non ha provveduto né ad assegnare la sede ad altro farmacista, né all'istituzione di un dispensario farmaceutico;

u da notizie diffuse dai mezzi di informazione sembra che ciò sia dovuto ad una controversia fra i titolari delle farmacie di Gonnostramatza e Baressa, circa le distanze fra le rispettive farmacie e l'abitato di Gonnoscodina, sostenendosi da entrambi di avere la farmacia più vicina; se tale fatto fosse vero ci sarebbe da stupirsi. Infatti l'articolo 5 della legge regionale 12/1984 afferma che la gestione del dispensario farmaceutico va affidata a titolare o gestore provvisorio di farmacia della zona, non creando alcuna priorità per il titolare della farmacia più vicina. Il criterio della sede viciniore era presente nella Legge 221/1968, che non dovrebbe trovare applicazione dopo l'emanazione dell'apposita normativa regionale. Stupisce invece che non si sia tenuto conto dell'altro criterio previsto dalla legge regionale e cioè del divieto di affidare la gestione di dispensario farmaceutico ai titolari di altro dispensario. Ciò dovrebbe portare all'esclusione del titolare della farmacia di Baressa, in quanto gestore del dispensario di Pompu;

ciò premesso si chiede quali provvedimenti l'Assessorato intenda assumere per assicurare rapidamente il servizio farmaceutico ai cittadini di Gonnoscodina, considerato che i medesimi poco interesse hanno alle controversie fra i farmacisti e hanno ancor meno considerazione per chi, magari occupando cariche a livello comunale, tifa poco disinteressatamente per uno dei contendenti, e considerato che a Gonnoscodina si continua, mentre l'Assessore attende, ad ammalarsi ed ad aver bisogno di medicinali. (866)

INTERROGAZIONE VASSALLO - CONCAS - MONTIS, con richiesta di risposta scritta, sullo stato dei trasporti per i disabili nelle navi di linea della compagnia di bandiera della Tirrenia.

I sottoscritti,

considerato che le navi della Tirrenia, che collegano la penisola con la Sardegna, trasportano ogni giorno migliaia di passeggeri;

accertato che:

- in ogni nave è disponibile una sola cabina per due persone con letti a castello ed un solo bagno idoneo per i soggetti paraplegici, poliomielitici, tetraplegici, amputato totale, amputato parziale;

- tale cabina non è abilitata per ospitare le carrozzine con conseguenti limitazioni nell'autonomia dei passeggeri;

verificato che:

- si ritiene indispensabile considerare le persone con handicap cittadini a tutti gli effetti consentendo loro un'adeguata mobilità all'interno dei mezzi di trasporto da e per la Sardegna al fine di contribuire al superamento degli stati di emarginazione e di esclusione sociale;

- i servizi per la persona disabile debbono di norma essere forniti da chi fornisce equivalenti servizi (trasporti, tempo libero, sanità, pubblica amministrazione, ecc.) per tutti i cittadini organizzando spazi in modo tale che anche il disabile possa usufruirne,

chiedono di interrogare l'Assessore dei trasporti per sapere se non ritenga opportuno intervenire presso la Tirrenia e presso il Ministro dei trasporti al fine di modificare con urgenza questo stato di cose. (867)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione della scuola media di Putifigari.

Il sottoscritto

premesso che dopo ripetute interlocuzioni tra l'Amministrazione Comunale di Putifigari e il Provveditore agli Studi di Sassari, quest'ultimo ha disposto la soppressione della Scuola Media di Putifigari;

ritenuto che questa decisione è fortemente punitiva nei confronti degli alunni e dei genitori residenti nel comune di Putifigari, dato che il numero di alunni interessati (28 bambini) è ben superiore a quello frequentante in altri centri della provincia di Sassari nei quali, al contrario, è stata mantenuta la scuola;

ritenuto, altresì, che questa situazione, alla cui soluzione ha cercato di contribuire vanamente l'Amministrazione Comunale interessata, può essere riesaminata dagli organismi competenti (Provveditorato e Ministero della Pubblica Istruzione) al fine di evitare i gravi disagi che gli alunni di Putifigari devono quotidianamente affrontare per frequentare la Scuola Media di Villanova Monteleone;

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della pubblica istruzione per sapere se non ritengano di intervenire urgentemente presso il Ministro della Pubblica Istruzione e il Provveditore agli Studi di Sassari affinché venga ripristinata fin dal corrente anno scolastico la scuola media di Putifigari. (868)

MOZIONE BALLETTO - PITTALIS - TUNIS Marco - PIRASTU - MARRACINI - BIANCAREDDU - OPPIA - MARRAS sulle iniziative urgenti per affrontare e porre rimedio all'inefficienza e responsabilità della SIGMA INVEST S.p.A. conseguenti al mancato risanamento e successiva privatizzazione della SARDAMAG S.p.A., in concordato preventivo.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

u qualche anno fa, quando in seguito alla profonda crisi del mercato la Società SARDAMAG versava in conclamato stato di dissesto economico e finanziario ed erano state avanzate da parte di numerosi creditori motivate domande al Tribunale di Cagliari per ottenere la declaratoria di fallimento, la Regione Sarda, per mezzo della sua finanziaria SIGMA S.p.A., riteneva opportuno intervenire con fondi pubblici al fine di conseguirne il salvataggio;

u l'operazione era effettuata con l'evidente intento di giungere al risanamento della società in vista della sua successiva privatizzazione;

u per garantire il successo dell'operazione, il processo di privatizzazione avrebbe dovuto essere di rapida attuazione temporale;

CONSIDERATO CHE:

u nonostante le cospicue risorse sinora impiegate dalla Regione Sardegna - circa 80 miliardi complessivi dei quali 60 di erogazioni già effettuate e ulteriori 20 di debiti ancora esistenti - il processo di risanamento è ben lungi dall'essere stato attuato, tanto è che già da diversi mesi è cessata ogni attività produttiva con la chiusura dello stabilimento industriale;

u nonostante le assicurazioni dell'ex Assessore dell'industria On. Giuliano Murgia, il quale ha sempre minimizzato le difficoltà esistenti assicurando che il gruppo indiano della Kaitan entro breve termine avrebbe dato corso all'operazione d'acquisto a condizioni vantaggiose e con la massima soddisfazione per la Regione Sardegna, la privatizzazione rappresenta l'ennesima incompiuta e, ciò che è peggio, con un dispendio enorme di pubblico denaro;

DATO ATTO che la SIGMA INVEST poco più di un anno fa ha compiuto un'operazione, all'apparenza inspiegabile, poiché ha rilevato il residuo 20 per cento del capitale sociale ancora in proprietà dei vecchi azionisti per il prezzo di 6 miliardi, ancorché lo stesso prezzo d'acquisto - oggettivamente determinabile su base contrattuale - fosse stato commisurato al netto patrimoniale della SARDAMAG in concordato preventivo, e quindi, verosimilmente, per un prezzo pari a 0 lire dato che, all'epoca, la società esprimeva un capitale negativo;

RILEVATO ANCORA CHE:

u è intendimento della Regione - e per essa della SIGMA INVEST - pervenire alla privatizzazione attraverso la cessione dell'intera partecipazione azionaria alla Norka per il prezzo simbolico di 1 lira (originaria pretendente all'acquisto rocambolescamente esclusa dalle trattative per preferenza accordata dalla stessa SIGMA INVEST alla Kaitan, gruppo economico indiano ritenuto di maggior affidamento);

u le trattative con la Kaitan sono miseramente fallite a seguito di sua grave inadempienza e che in relazione a questo fatto esiste una difficile e complessa controversia internazionale;

APPURATO che i soli risultati tangibili sin qui conseguiti sono stati quelli di assumere debiti altrui facenti capo all'imprenditore privato trasformandoli in debiti propri e, quindi a carico della collettività, nonché quelli di procurare ingiusti profitti e inqualificabili vantaggi ai vecchi azionisti e a quanti dirigenti ed imprenditori, nel periodo della scriteriata gestione della SARDAMAG, siano stati con essa in relazione d'affari,

impegna la Giunta regionale

a riferire in Aula quale sia la reale situazione della SARDAMAG e ad accertare quali siano stati i veri motivi e quali interessi abbiano originato i ritardi per l'attuazione del processo di privatizzazione, e quali siano le sottostanti responsabilità di quanti hanno gestito l'operazione

impegna altresì la Giunta regionale

ad astenersi dal formalizzare l'operazione di privatizzazione per il prezzo simbolico di 1 lira sino a quando non sarà fatta piena luce ed accertata la responsabilità della SIGMA INVEST S.p.A. (138)