Seduta n.275 del 01/08/2002
CCLXXV SEDUTA
Giovedì 1 agosto 2002
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente Salvatore SANNA
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del Presidente SERRENTI
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del Vicepresidente Salvatore SANNA
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del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 11 e 24.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 25 luglio 2002 (269), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Salvatore Piana ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 1 agosto 2002 per motivi familiari. Se non ci sono opposizioni, il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Mozione SPISSU - FADDA - DORE - SANNA Giacomo - BALIA - COGODI - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sul ruolo della società finanziaria regionale SFIRS nell'operazione di acquisto da parte di una cordata sardo-veneta degli hotel Starwood e dei terreni del Master Plan". (79)
PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che siamo in sede di discussione generale del disegno di legge 327/A. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, chiedo di conoscere le determinazioni della Giunta per poter decidere le modalità di intervento nel corso della discussione generale. Ieri sera l'Assessore del bilancio ha chiesto una pausa di riflessione per valutare la situazione, sarebbe opportuno che qualcuno riferisse in merito così da consentirci di avviare una discussione seria sul disegno di legge, nel corso della quale vengano esplicitati gli intendimenti della Giunta rispetto al dibattito che si è aperto in Consiglio, posto che sono stati l'Assessore e la Giunta a chiedere la sospensione.
Presidente. Onorevole Ortu, l'Assessore in Conferenza dei Capigruppo ha detto che i problemi erano stati risolti e pertanto si poteva procedere. Da questa dichiarazione si desume che l'Assessore ha superato le sue perplessità, sue e di nessun altro, e pertanto l'Aula è nella condizione di proseguire i lavori.
Collega Ortu, l'assessore Masala è disponibile a dire due parole in merito, ma dobbiamo attendere qualche minuto perchè l'assessore sta lavorando all'emendamento.
Colleghi, vi chiedo anche un'altra cosa per economia di tempo, siccome la discussione comunque ci sarà, vorrei sapere chi sarà il primo iscritto a parlare.
Assessore, poiché era impegnato non ha potuto sentire il quesito che le ha posto il collega Ortu, il quale voleva sapere se sono da ritenersi superate le perplessità che ieri lei aveva manifestato, e se pertanto possiamo procedere. Le do la parola.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Signor Presidente, per sgombrare il campo da facili illazioni o questioni di vario genere, dichiaro che io non ho problemi di alcun genere, si può iniziare quindi, tranquillamente, la discussione generale. Chiedo soltanto che prima del voto sul passaggio all'esame degli articoli si verifichi se ho depositato l'emendamento in corso di presentazione che, a mio giudizio, conteneva un errore materiale, da correggere. In seguito motiverò le ragioni di fondo, di sostanza che hanno determinato la questione. Ma ribadisco di non avere nessun problema.
COGODI (R.C.). Siamo all'inizio della discussione, non le può motivare adesso?
Presidente. L'Assessore è molto chiaramente. ha detto che i problemi sono risolti; e,che prima di votare il passaggio all'esame dell'articolato, sarà in grado di dirci i capitoli sui quali insisterà la norma finanziaria. Io credo che si possa andare avanti.. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Io non riesco a comprendere perché l'Assessore abbia risposto in questo modo. Presidente, la Giunta regionale ieri ha chiesto una sospensione dei lavori, perché doveva valutare con attenzione il testo che era stato licenziato dalla Commissione. Ora, per l'economia anche della discussione generale, se ci sono degli emendamenti così importanti che modificano il testo licenziato dalla Commissione, chiediamo umilmente e gentilmente alla Giunta regionale se ci può preannunciare, se non li ha ancora pronti, i contenuti dell'emendamento sulla norma finanziaria, e questo non perché si voglia fare polemica, ma perché vogliamo capire come impostare la discussione generale; perché se il testo non ha subito modifiche la discussione seguirà una direzione, mentre se ci sono giustamente o ingiustamente degli stravolgimenti proposti dalla Giunta regionale ne seguirà un'altra. A mio avviso non stiamo chiedendo niente di particolare!
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Io potrei chiedere, ignorando il Regolamento, di anticipare l'intervento della Giunta su questo disegno di legge; sinceramente, io devo fare degli sforzi per impedirmi di farlo, perché il Regolamento deve essere comunque osservato. Io ho detto che non esiste alcun impedimento a che venga avviata la discussione generale sul disegno di legge.
FADDA (Popolari-P.S.). Questo non lo decide lei!
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Intendevo dire che sono venuti meno i motivi per cui io ieri sera ho chiesto, a questo Consiglio, la sospensione dell'esame del disegno di legge. Avevo infatti necessità di verificare in Commissione bilancio se le rate di ammortamento, per esempio, fossero state calcolate in misura esatta e le ragioni per le quali un capitolo di spesa, che era stato previsto nel disegno di legge trasmesso in Commissione, fosse stato erroneamente trascurato nel testo esitato dalla Commissione medesima.
Credo non sia stata una richiesta illegale; al momento ribadisco che non esistono ostacoli che possano impedire la discussione del provvedimento di legge. Se vogliamo anticipare e rovesciare il problema, sono pronto. Cioè, se è questo l'argomento in discussione sono pronto a farlo.
Io avevo chiesto una verifica tecnico-contabile di queste questioni, il Consiglio é stato rinviato non a seguito della richiesta avanzata dalla Giunta, ma perché non sussistevano le condizioni per procedere, quindi è stata sospesa la riunione, e basta. Io ho aderito all'invito dell'onorevole Cogodi che mi ha invitato a lavorare durante la notte, e questo ho fatto. Quindi ho risolto tutti i problemi e non vedo per quale ragione si debba perdere altro tempo. Grazie e chiedo scusa per il tono.
PRESIDENTE. Devo pregare i colleghi di non costringermi ad aprire, su questo fatto specifico, un dibattito, altrimenti stamattina finiamo per parlare di questo. L'Assessore, appena gli emendamenti saranno pronti, dovrà seguire i canali regolamentari che prevedono la presentazione degli stessi prima del passaggio all'esame degli articoli. Gli emendamenti verranno distribuiti in Aula, se i colleghi avranno bisogno di qualche minuto - come è sempre accaduto - per valutarli, sospenderemo la seduta per qualche minuto. Saremo in grado, a questo punto, di arrivare alla fine della discussione in maniera corretta, compiuta e informata perché decideremo in modo consapevole su un provvedimento che mi pare importante e determinante.
Su che cosa vuole parlare, onorevole Cogodi?
COGODI (R.C.). Se vogliamo sempre complicare ed appesantire, possiamo provarci. Io ho chiesto la parola esattamente sullo stesso argomento su cui hanno interloquito gli altri, per dire che il Regolamento lo conosciamo tutti, però esiste quella che definirei un'economia anche del lavoro istituzionale e le norme regolamentari servono, appunto, a regolare l'andamento delle cose.
Quindi, mi permetto, ma serenamente, di suggerire ancora e di richiedere anche con cortesia alla Giunta regionale di voler dare al Consiglio regionale, che si appresta a discutere questo provvedimento,, l'informazione necessaria e sufficiente perché la discussione generale sia vera, cioè tenga conto di tutti i punti del confronto e non sia un rito.
Perché se noi discutessimo adesso la legge, allo stato delle conoscenze che ha il Consiglio, e la Giunta in conclusione della discussione generale presentasse le sue proposte di modifica - come l'Assessore adesso annuncia - e quelle proposte di modifica fossero tali da cambiare l'equilibrio della proposta legislativa, è chiaro che bisognerebbe ricominciare la discussione o comunque avremmo perso abbastanza tempo!
Non è che la Giunta possa agire dispettosamente. Dice l'Assessore del bilancio: "Io ho risolto i problemi!". I problemi non sono suoi personali, tutti abbiamo lavorato tutta la notte, chi facendo una cosa, chi facendone un'altra. Il suo lavoro è stato un lavoro istituzionale finalizzato a portare in Consiglio il risultato del suo lavoro. Dice di averlo compiuto. Comprenderemmo se dicesse: "Ho ancora bisogno di tre ore", ma dice di aver compiuto quel lavoro e di averlo pronto.
Stiamo solo chiedendo - e non mi pare che sia mera cortesia - che ai fini della produttività del confronto e per operare nel merito delle cose, la Giunta abbia la bontà di riferire al Consiglio in che cosa è consistita la meditazione notturna e qual è stato l'esito, in modo che si discuta nel merito delle cose. Poi, appellandosi al Regolamento, si può fare quello che si vuole, nascondere le carte e presentarle alla fine del confronto, ma è chiaro che in questo modo sarebbe colpita, come dire, la produttività stessa del confronto politico.
Per esempio, e ho finito, in merito all'entità delle risorse, uno dei punti in discussione, Giunta pensa che sia quella, grosso modo, l'entità su cui dobbiamo ragionare o è un'altra? E, se è un'altra, è di più o di meno? E se è di meno, è di meno di un poco o è di meno di molto? Perché questo cambia - come dire - l'asse, l'equilibrio complessivo del provvedimento.
Quindi, non è una questione formalistica di lana caprina quella che stiamo ponendo, è una questione politica che riprende la ragione per la quale la Giunta e l'Assessore del bilancio hanno chiesto la sospensione dei lavori. Alla ripresa dei lavori l'Assessore dice di aver risolto i problemi. Ci dica quindi in che cosa consiste la soluzione.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, credo che l'Assessore nei suoi due interventi, e non vedo perché ne debba fare un terzo, abbia detto, in maniera chiara e inequivocabile, che le ragioni per le quali ieri lui, e non altri, aveva chiesto la sospensione della discussione del provvedimento, siano ragioni superate. Facciamo finta, pertanto, che quella interruzione di ieri non ci sia stata, procediamo nella discussione della legge così come normalmente avviene. La legge ha i crismi della correttezza regolamentare, quindi continuiamo a discutere. Ricordo ai colleghi che nel corso del primo intervento devono pervenire le successive iscrizioni a parlare.
Il primo iscritto a parlare è il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA Alberto (D.S.). Signor Presidente, ho chiesto la parola perché ciò che sta succedendo su questo provvedimento, molto atteso dal mondo agricolo, sembra una telenovela, e non si capisce fino in fondo quale sia la volontà dell'amministrazione regionale. Noi abbiamo discusso la settimana scorsa in Commissione agricoltura, compiendo uno sforzo particolare visto che eravamo impegnati anche in Aula, per mettere a punto e definire un provvedimento molto importante che ha la finalità di salvare le aziende agricole sarde la cui sopravvivenza è messa in forse dalle avversità che, nel corso di questi ultimi anni, le hanno colpite. Mi riferisco alla siccità del 2000, alla blue tongue, alla BSE, alla mancata movimentazione del bestiame e a quest'ultima siccità del 2001-2002. Insomma, una fase così difficile e così pesante il nostro mondo agricolo penso che non l'avesse attraversata neanche nell'annata agraria 1988-1989 che è quella probabilmente, almeno così noi ricordiamo, più pesante e difficile.
Voglio ricordare che il Consiglio regionale, facendo uno sforzo eccezionale, mise a disposizione del mondo agricolo ben 600 miliardi per fronteggiare quella situazione calamitosa. E la situazione odierna è anche più pesante di quella di allora, perché è cresciuto il livello di indebitamento delle nostre aziende che si sta avvicinando (fatto davvero eccezionale) quasi al prodotto lordo vendibile di un anno; cioè siamo arrivati ad una quota di indebitamento delle nostre aziende pari a 1.700 miliardi, a fronte di 2.200 miliardi di prodotto lordo vendibile annuo. Siamo davvero giunti a livelli non più sopportabili.
La mortalità delle nostre aziende sta crescendo in modo esponenziale, e non c'è dubbio che ci troviamo - onorevole Masala - di fronte a una situazione davvero drammatica. Questo è il quadro. A questo va aggiunto il fatto - e l'abbiamo approfondito molto bene in Commissione la settimana scorsa - che nel bilancio regionale, dal 1999 ad oggi, vi è stata una progressiva diminuzione delle risorse messe a disposizione del comparto agricolo. Una diminuzione di risorse quindi nonostante l'agricoltura, pur in presenza della crisi drammatica di cui stiamo parlando, sia ancora il settore economico e produttivo più importante dell'isola che partecipa, in modo rilevante, alla formazione del reddito e della ricchezza della nostra comunità regionale, e nonostante l'Unione europea con i programmi strutturali abbia messo a disposizione del settore agricolo ingenti quantitativi di risorse finalizzati soprattutto al superamento del gap che divide la nostra agricoltura da quella delle regioni più ricche e sviluppate d'Europa.
Voglio ricordare solo due dati che sono a mio parere significativi all'interno di questo discorso. Nel 1999, quando non erano stati ancora previsti i POR, l'agricoltura aveva a disposizione più di 700 miliardi di risorse prevalentemente provenienti dal bilancio regionale, cioè erano quelle che definiamo risorse ordinarie.
Con l'entrata in vigore dei Por, tutti pensavamo, ed era nelle cose ritenere che questo sarebbe successo, che la dotazione finanziaria a favore del settore agricolo sarebbe cresciuta; invece, è andata progressivamente diminuendo. Infatti quest'anno le risorse a favore del comparto agricolo si sono ridotte a 560 miliardi, di cui 220 miliardi e riguardano le spese correnti, quindi finanziamenti per mantenere in piedi diciamo la macchina regionale compresa quella degli enti, 220 miliardi!
Gli altri 340 miliardi sono destinati agli investimenti; ma queste risorse sono prevalentemente, se non quasi per intero, provenienti dal POR. Io non mi stanco di ripetere queste cose perché c'è una doppia ingiustizia e un doppio errore in questa scelta. Non si capisce infatti per quale motivo, nel momento in cui nel bilancio regionale entrano maggiori risorse straordinarie da destinare all'agricoltura, per farla uscire dall'arretratezza in cui si trova e, quindi, metterla al passo con le agricolture più sviluppate d'Italia e d'Europa, vengano ridotti i fondi di cui l'agricoltura godeva precedentemente.
Ma, la cosa assurda è che, se sommiamo le risorse aggiuntive previste dai POR a quelle ordinarie, il totale non supera quello delle risorse ordinarie disponibili precedentemente all'entrata in vigore della programmazione dei fondi strutturali. Siamo davvero in una situazione paradossale! L'agricoltura anziché beneficiare dei vantaggi derivanti dall'avere accesso alle risorse comunitarie si trova in una situazione di svantaggio. Quindi i fondi del POR sono parzialmente sostitutivi dei fondi ordinari - onorevole Contu - questa è la situazione!
Cioè, il suo Assessorato è stato scippato dalla manovra di bilancio del 2000 di circa 500 miliardi. Questa è la verità vera! Perché si doveva partire dai 700 miliardi del 1999 e a quelli andavano aggiunti i 340 miliardi del POR! Questi sono i conti dell'agricoltura!
E mi spiace che l'onorevole Masala quando si parla di queste cose non sia presente, mi dispiace molto. L'onorevole Masala deve tenere conto delle esigenze di tutta la comunità regionale. L'agricoltura non può essere trattata come un comparto residuale della nostra economia, l'agricoltura è comparto primario di produzione di beni indispensabili per la vita della nostra comunità; in agricoltura ancora oggi c'è il maggior numero di occupati, è il comparto che produce più reddito per la nostra comunità, per la nostra economia, e di conseguenza deve avere l'attenzione centrale da parte dell'amministrazione regionale.
La nostra battaglia come centrosinistra da questo punto di vista è chiara e non ha tentennamenti; ma non solo ci deve essere dal punto di vista della disponibilità delle risorse attenzione fondamentale verso questi problemi, ma ci deve essere anche un disegno complessivo di rilancio dell'agricoltura. Ma è chiaro che questo rilancio non può che partire della salvezza di quello che c'è. Se noi non salviamo le aziende, che cosa rilanciamo? Il nulla!
Quindi, di fronte ad una situazione così difficile, ad un'emergenza così grave è necessario che tutta l'amministrazione regionale compia uno sforzo eccezionale.
Ma questo noi non lo chiediamo soltanto alla Giunta regionale, noi lo chiediamo anche al Governo, allo Stato centrale. Non è pensabile che nei momenti più difficili e di maggiore contestazione, quale si è verificata nelle diverse regioni del Mezzogiorno, dalle Puglie alla Sicilia e alla Sardegna, durante la quale si prospetta al Governo nazionale l'emergenza in cui si vive nel mondo agricolo, il ministro Alemanno risponda con annunci in cui parla di interventi da fare, di programmi, di migliaia di miliardi da spendere e così via; però poi non si capisce mai quanti siano questi miliardi, per chi siano, quando verranno erogati e da dove provengono, cioè, non c'è certezza.
Io credo che dobbiamo intervenire con forza presso il Governo, in modo particolare la Giunta che ha la massima responsabilità nel governo della Regione, perché ci sia una assunzione di responsabilità, perché il tanto declamato e richiamato principio della sussidiarietà non rimanga soltanto una pia intenzione ma si sostanzi e si concretizzi con interventi finanziari, materiali e concreti.
Noi vogliamo che il Governo faccia la sua parte! Quindi, riteniamo che intanto la Regione possa adottare un provvedimento straordinario attraverso il quale mettere a disposizione quante più risorse possibili, chiedendo uno sforzo in tal senso a tutti gli assessorati, e, se è necessario, ricorrendo anche all'indebitamento. Vorrei chiedere all'onorevole Masala (che non c'è), visto che si prevedono più di 12 mila miliardi di indebitamento, questo indebitamento per chi è, ma per l'agricoltura non si prevede niente? Io lo voglio capire.
Qual è il motivo che giustifica l'indebitamento per gli altri comparti e non per l'agricoltura? Ce lo deve dire l'onorevole Masala! Noi pensiamo che di fronte ad una situazione, dove già si delinea un quadro di danni subiti dal comporto agricolo che si aggira intorno agli 800 miliardi, si debba porre in essere uno sforzo eccezionale. Certo, capisco che non si può essere in grado di ristorare per intero tutti i danni subiti da tutte le aziende agricole, però bisogna fare il possibile, bisogna dare una risposta consistente e forte!
Ecco, in questo senso - ripeto - c'è bisogno di una assunzione di responsabilità seria da parte della Giunta regionale, che comporti anche la disponibilità di risorse importanti. Noi, negli emendamenti che abbiamo presentato in Commissione, onorevole Contu, abbiamo portato da 125 milioni di euro a 250 milioni di euro, quindi a 500 miliardi circa, la dotazione finanziaria. Noi crediamo che questa sia una dotazione minima per ragionare sulle risposte possibili da dare al mondo agricolo. Se così non è, diteci allora che i dati sui danni subiti non sono veri! Diteci come intendente intervenire, diteci qual è l'intervento che assicura il Governo centrale, il Governo amico! Insomma, Berlusconi non può limitarsi a fare proclami; quando c'è bisogno davvero dell'intervento dello Stato, lo deve fornire!
Questi sono i termini delle questioni. Come centrosinistra abbiamo fatto anche una battaglia perché la spesa sia selettiva. La Giunta proponeva infatti di mettere a disposizione le risorse per tutte le aziende agricole, cioè, per tutte quelle aziende che in qualche modo a vario titolo operano in agricoltura. Il centrosinistra ha detto no a questa impostazione, onorevole Contu, il centrosinistra è contrario a spalmare queste sovvenzioni su tutte le aziende agricole.
Noi vogliamo che siano sostenute le aziende agricole che siano tali a titolo principale, che siano condotte da imprenditori agricoli o da coltivatori diretti. Questa è la nostra posizione votata in Commissione agricoltura. Noi questa posizione la manterremo ferma. Ho visto che diversi colleghi del centrodestra hanno già presentato emendamenti finalizzati a spalmare su tutto il mondo agricolo queste risorse. Io vorrei capire, onorevole Contu, da un lato la Giunta sostiene che non ci sono risorse, e quindi contesta i 500 miliardi che abbiamo proposto, dall'altro lato però non ci dice quante risorse è disposta a mettere a disposizione; eppure il disegno di legge è stato depositato, mi pare, ai primi di giugno, quindi l'onorevole Masala aveva tutto il tempo per svolgere una approfondita verifica sulle disponibilità finanziarie dell'amministrazione regionale.
Quindi, si dice: "E' troppo", però non si dice quanto si può mettere a disposizione e non si dice neanche da dove eventualmente quelle risorse devono essere prelevate, questo da un lato. Dall'altro lato, però, si vuole dare pochi soldi a tutti! Questa è una doppia ingiustizia; intanto, perché si sta sottovalutando la gravità della situazione, e cioè che la maggior parte delle aziende sarde rischia il fallimento. Questa è la vera partita che noi stiamo giocando. D'altro canto la Giunta vorrebbe perpetrare un'ingiustizia - che anche in altre occasioni è stata posta in essere - e cioè, si toglie da chi davvero ne ha bisogno perché il suo reddito proviene unicamente dall'azienda agricola, per darlo a chi ha un'altra attività economica prevalente e, in subordine, gestisce anche un'azienda agricola.
Questo noi non lo riteniamo giusto, ci deve essere una assunzione di responsabilità; noi nel corso del nostro lavoro in Commissione, abbiamo sentito anche le organizzazioni del mondo agricolo, le abbiamo sentite tutte, e su questo punto tutte le organizzazioni ci hanno detto con chiarezza che vogliono che la spesa delle risorse disponibili, delle poche risorse disponibili sia selettiva. Quindi, noi su questo punto saremo irremovibili! Faremo una battaglia fino in fondo!
L'altro punto su cui noi insisteremo ugualmente moltissimo, è che l'accertamento dei danni deve essere fatto nelle singole aree omogenee territoriali della nostra Regione. Non accetteremo l'impostazione della Giunta secondo la quale per ciascuna coltura si deve stabilire lo stesso coefficiente di danni a tavolino. No! I danni vanno accertati sul campo dagli ispettorati agrari, chi ha avuto più danni deve ottenere un maggiore risarcimento, perché il risarcimento deve essere commisurato ai danni subiti, zona per zona, coltura per coltura!
Anche su questo, onorevole Contu, torneremo, perché in Commissione abbiamo inserito l'articolo che prescrive che le direttive, che molte volte hanno mirato non al rispetto della legge fatta dal Consiglio, ma al suo svuotamento, torneremo su questo, siano rispettose della volontà del legislatore regionale.
E l'altro punto ugualmente importante, strettamente legato a questo, è che i danni devono essere risarciti al cento per cento. Questo l'Unione europea lo consente. Ma, onorevole Contu, per quale motivo noi ci scagliamo contro l'Unione europea quando questa limita la nostra sfera d'azione, e quando invece emana direttive che ci aiutano a venire incontro alle esigenze degli agricoltori non cogliamo queste opportunità? Queste sono le domande che poniamo. Questi sono gli interrogativi che noi, onorevole Contu, poniamo alla Giunta, alla maggioranza che governa e dovrebbe governare bene questa Regione. Noi saremo molto attenti e molto vigili. La nostra azione anche in questa occasione sarà un'azione da forza di governo. Noi ci opponiamo allo cose fatte male e alle cose non fatte!
Ma noi proponiamo in modo fattivo e positivo le soluzioni di cui la comunità regionale ha bisogno, di cui il mondo agricolo, nel caso specifico, ha vitale bisogno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, noi abbiamo l'esigenza di discutere, e di discutere in modo serio ed attento questo provvedimento, perchè è necessario esaminarlo con grande chiarezza. Una chiarezza che in qualche misura è venuta meno ieri sera, e rimane equivoca anche questa mattina. Vogliamo discutere con chiarezza perché abbiamo una preoccupazione: che la Giunta, attraverso l'assessore del bilancio e della programmazione, Masala, voglia stravolgere il provvedimento che è stato approvato in Commissione, soprattutto nella parte più sostanziale che è quella relativa alla dotazione finanziaria, la cui entità è indispensabile che venga chiaramente definita; ed è indispensabile questa definizione per noi , e penso anche per gli altri Gruppi, al fine di poter esprimere un giudizio sul provvedimento, perché di per sé poi il contenuto complessivo sul quale torneremo anche nell'esame dell'articolato è abbastanza semplice. Il problema è la dotazione finanziaria, e non è una cosa di poco conto!
Io dico che l'atteggiamento dell'Assessore del bilancio, dell'assessore Masala, da un lato è un atteggiamento equivoco, e lo è da tempo, ma da un altro lato l'assessore Masala si è già pronunciato contro il parere dell'assessore Contu, o per lo meno l'assessore Contu non ha avuto il coraggio e la forza di imporre quell'orientamento, che in Commissione anche lui ha dichiarato di condividere, emerso dalle modifiche che noi, cioè l'opposizione, abbiamo introdotto in Commissione.
Qual è il problema principale? E' assolutamente non credibile la versione data ieri sera dall'onorevole Masala che in realtà, sulla questione delle entità delle risorse, sia stato in qualche misura preso alla sprovvista. Non è assolutamente vero ed io dimostrerò perché non è vero. Non è vero perché l'assessore Contu ha fatto circolare una bozza di provvedimento, che poi è quella che è finita in Commissione sin da metà aprile o dagli inizi di aprile, spinto da una situazione drammatica che già da allora era chiaramente emersa nelle nostre campagne, ma anche spinto, diciamo la verità, dal fatto che da lì a qualche settimana si andava al voto per le elezioni amministrative.
Ricordo che l'assessore Contu per rispondere alle preoccupazioni, che anche allora erano diffuse nel mondo delle campagne, tenne alcune riunioni ad aprile a Samassi, a Serramanna, a Villasor, i comuni cardine del confronto elettorale ma anche i più colpiti dalla situazione drammatica che si registrava nelle nostre campagne. Un provvedimento è circolato quindi a metà aprile, e nulla da dire. Ma l'approvazione in Giunta è avvenuta il 6 giugno, come dice il testo ufficiale depositato... Assessore è il suo testo, depositato agli atti del Consiglio regionale.
CONTU (U.D.C.) Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Trasmesso.
ORTU (R.C.). No, no Assessore, lei è avveduto sulle cose, ha titolo abbondante per capire, allora quando qui c'è scritto, quando qui nel testo viene detto: "Disegno di legge presentato dalla Giunta regionale di concerto e così via il 6 giugno 2002", allora significa che la Giunta ha licenziato, ha approvato questo testo il 6 giugno, e poi dopo l'ha trasmesso al Consiglio, perché questa è la data del testo. Presentato dalla Giunta regionale il 6 giugno 2002!
CONTU (U.D.C.) Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Non è così; è arrivato qui il 6 di giugno.
ORTU (R.C.). Sì, va bene, può essere stato approvato due giorni prima, però l'ha presentato il 6 giugno in modo ufficiale ; poi l'iter della procedura dell'approvazione dei disegni di legge lo conosciamo tutti. Comunque, il 6 giugno è il giorno della presentazione ufficiale del disegno di legge, poi a me poco importa se è il 6, il 4 o il 3 di giugno. Il problema che volevo porre è che l'assessore Masala dalla prima bozza che è stata presentata in Giunta, e da lui bloccata, ha avuto tutto il tempo, da metà aprile a giugno , per riflettere sulla entità della dotazione finanziaria; tant'è che a me risulta, dalle cose dette da voi e dallo stesso assessore Contu, ma dette in via ufficiosa, che una delle difficoltà per cui la presentazione del provvedimento è scivolata - utilizziamo i termini con precisione, così non ci sono equivoci - di oltre un mese, derivava dal fatto che non vi era accordo sulla dotazione finanziaria. Ma non solo, quando il provvedimento è arrivato in Commissione agricoltura noi, opposizioni, consapevoli dell'orientamento dell'Assessore del bilancio e della programmazione, Masala, contrariamente alla procedura solita, abbiamo chiesto di effettuare l'audizione non solo dell'assessore Contu, in qualità di Assessore competente, ma anche dell'Assessore del bilancio.
Noi, infatti, avevamo sollevato subito, nel corso della discussione generale, quando è stato presentato l'emendamento in Commissione, la questione della dotazione finanziaria, dicendo che la dotazione finanziaria indicata nel provvedimento, per la drammaticità della situazione che si era determinata nelle nostre campagne, era assolutamente insufficiente. L'assessore Contu che è stato sentito per primo sapeva e sa queste cose; successivamente abbiamo richiesto l'audizione dell'assessore Masala, che non abbiamo sentito "per sport", come suol dirsi, per essere chiari, o perché ci è simpatico. L'assessore Masala può anche essere una persona a modo, ma noi l'abbiamo sentito perché volevamo risposte precise, e chiaramente gli abbiamo posto il problema della dotazione finanziaria assolutamente insufficiente, che richiedeva uno sforzo da parte della Giunta per venire incontro alle esigenze che come Commissione gli si stavano rappresentando così da fare complessivamente, tutti assieme, un passo in avanti.
L'assessore Masala non ha voluto sentire ragioni, per cui ieri si è presentato qui chiedendo il blocco del provvedimento. Ed ecco perché noi oggi qui, prima di incominciare a discutere, abbiamo chiesto ripetutamente di conoscere l'orientamento dell'Assessore del bilancio che, evidentemente, esprime l'orientamento della Giunta, tant'è che l'Assessore del bilancio corregge anche l'Assessore dell'agricoltura, competente per materia. D'altronde, siccome l'Assessore dell'agricoltura, ha seguito tutto l'iter fino all'approvazione del provvedimento finale in Commissione, compreso il passaggio in Commissione bilancio, avvenuto l'altro giorno, siccome presumo che tra Assessori si parlino e che l'informazione sia corretta e puntuale, oltreché necessaria, siccome penso che l'assessore Contu abbia riferito al suo collega di Giunta Masala e al Presidente della Giunta, che non a caso oggi è assente, e che mi sembra anche lui abbastanza tiepido sul provvedimento,
non ritengo accettabile l'atteggiamento dell'assessore Masala, a meno che non nasconda la volontà, che noi avremmo voluto che qui fosse dichiarata con chiarezza, e questa è la preoccupazione maggiore, , e se questo accadrà noi ci batteremo contro, di voler stravolgere il provvedimento tagliando le risorse a disposizione.
Detto questo, noi diciamo anche con grande chiarezza, che vogliamo un provvedimento serio, perché anche noi siamo consapevoli che le risorse della Regione non debbono essere sperperate. Vogliamo un provvedimento serio, con una dotazione finanziaria adeguata, e adeguata alle condizioni e alla situazione drammatica esistente nelle nostre campagne. Allora anche qui facciamo chiarezza. Noi in Commissione abbiamo introdotto una linea di condotta, che poi è stata raccolta, e che quindi pervade tutto il provvedimento di legge che oggi discutiamo in Aula, che tende da un lato a dare risposte concrete e serie ai danni che hanno subito i produttori agricoli nelle nostre campagne, ma dall'altro lato tende a introdurre anche misure di rigore, perché pensiamo che la dotazione finanziaria non sia un optional, ma sia elemento a cui tutti, con grande attenzione, dobbiamo guardare.
Però, lo diciamo con chiarezza, le risorse debbono essere sufficienti per dare risposte ai danni subiti dai produttori agricoli. Ecco perché noi diciamo in particolare due cose. In primo luogo sosteniamo che i risarcimenti debbono andare ai produttori agricoli a titolo principale;, e anche in questo caso chiediamo che non si venda fumo, che non si tenti di generare equivoci per fare cose che hanno dell'incredibile, come per esempio dare soldi a tutti a prescindere dalla vera attività svolta. Noi abbiamo detto che i risarcimenti debbono andare ai coltivatori diretti e agli agricoltori a titolo principale sulla base della normativa di legge.
Bene, la normativa di legge consente di dare agli agricoltori, tutti, e alle società di persone, qualora almeno la metà dei soci siano in possesso della qualifica di imprenditore agricolo. Perché si fa qui tanto fumo per nascondere un tentativo di cambiare la legge, e quindi di modificarla in peggio? La normativa parla anche di società cooperative, qualora utilizzino prevalentemente prodotti conferiti dai soci ed almeno la metà dei soci sia in possesso della qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale. Quindi rientrano anche le cooperative, purché "facciano agricoltura", non altro. Così come sono previste anche le società di capitali; questo va detto, perché relativamente a questo tipo di società si tenta, in genere, di accreditare la tesi che si vorrebbe discriminare qualcuno. Non è vero. Anche le società di capitali possono accedere ai risarcimenti qualora oltre il cinquanta per cento del capitale sociale sia sottoscritto da imprenditori agricoli a titolo principale, da persone cioè che si occupano effettivamente di agricoltura. Questo è il concetto di fondo che noi abbiamo voluto introdurre e che noi vogliamo difendere.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA
(Segue ORTU.) L'Assessore del bilancio ci dice che non ci sono soldi, molto probabilmente; noi ci auguriamo che non sia così affinché la legge possa essere approvata tranquillamente anche in tempi rapidi, perché non sarà più necessario sostenere una lunga ed estenuate discussione. Noi ci auguriamo che l'Assessore del bilancio non presenti una modifica sulla dotazione finanziaria, non tenti di diminuire le risorse disponibili, ma non comprendiamo perché il centrodestra, che dice di essere preoccupato dall'entità delle risorse, presenti in Aula un emendamento che ripropone la vecchia formulazione.
Badate che tutte le organizzazioni professionali agricole, compresi i movimenti degli autonomi, ci hanno sollecitato limitare i risarcimenti soltanto ai professionisti del settore agricolo. Non si capisce perché il centrodestra invece voglia estendere i benefici a tutti. Cioè vuole consentire che si rimborsino o si risarciscano (di che cosa?) i notai, gli avvocati, i medici, gli ingegneri, cioè tutti, anche quelli che non svolgono attività agricola, e magari quelli, perché più avveduti, più capaci, più organizzati, arriveranno prima degli altri, perché magari dispongono anche di un maggior numero di segretari per presentare le domande.
Allora noi diciamo con grande chiarezza che siamo contrari a questa posizione; sappiamo che il problema delle risorse non è una cosa secondaria, e proprio per tutelare le risorse, che non sono sufficienti nella proposta iniziale della Giunta, e che debbono essere aumentate, ma proprio per garantire il risarcimento ai produttori agricoli; diciamo che debbono essere risarciti solo coloro che vivono di agricoltura. Quindi noi invitiamo l'Assessore dell'agricoltura a chiedere al centrodestra di ritirare l'emendamento.
Quindi, per quanto ci riguarda, noi siamo per una politica seria, per una legge seria, per una legge chiara e trasparente, per una legge che abbia la dotazione finanziaria necessaria e adeguata per risarcire i danni, perché l'agricoltura è in una condizione drammatica. Ma, badate, ieri il collega Pittalis, intervenendo in Aula, sosteneva che la Giunta non può contrarre un mutuo di 500 miliardi perché ne dovrebbe restituire 1000.
Ma voi che sostenete la modernizzazione del settore agricolo, attraverso l'utilizzazione di tutte le tecnologie che oggi sono presenti per il risparmio dell'acqua, essendo l'acqua uno dei drammi che, a monte,?causano la siccità, ma tutti voi sapete che cosa significa oggi investire in agricoltura? Tutti voi sapete che ci vogliono capitali ingenti per realizzare questo processo di modernizzazione che ci aiuti a risparmiare anche l'acqua? Ma qualcuno di voi ha riflettuto sul fatto che, per esempio, i POR non sono stati utilizzati, che la legislazione in agricoltura non funziona, non cammina, non viene utilizzata? Perché gli agricoltori, che sono chiamati a fare grandi investimenti, poi hanno anche il problema di restituire quelle risorse, nonostante la Regione intervenga abbattendo gli interessi del cinquanta o del quaranta per cento; una misura che non è comunque sufficiente, perché se un agricoltore deve fare un investimento di 500 milioni, che è una cosa irrisoria per un miglioramento fondiario, di cui 250 presi in prestito con un mutuo, per quei 250, se il ragionamento di Pittalis è valido, deve restituirne poi 500. Questo significa una rata di 40 - 50 milioni all'anno che quell'agricoltore, a causa delle condizioni in cui versa il settore, chiaramente è impossibilitato a restituire.
Ecco il perché dell'indebitamento, ecco perché poi vengono sequestrate le aziende, e i beni dati in garanzia. Allora, se le cose stanno in questi termini, e se nelle campagne c'è una situazione drammatica, noi dobbiamo intervenire in modo serio e risarcire i danni, cioè ridare liquidità alle aziende, così come consente l'Unione europea.
Badate, io do un giudizio negativo sull'orientamento dell'Unione europea o perlomeno sull'atteggiamento che l'Unione europea tiene o ha tenuto nei confronti della Sardegna, al punto tale che ho detto anche ai miei amici coltivatori che in Sardegna - l'ho detto anche all'Assessore, l'abbiamo sostenuto in Aula con i colleghi - bisogna dar vita ad una mobilitazione in modo tale che l'Unione europea avverta il dramma dell'agricoltura sarda e quindi consenta di allargare le possibilità di intervento, al fine di risolvere i problemi che gravano su un comparto così delicato ma indispensabile all'economia della nostra Isola.
Questi sono i problemi che noi abbiamo posto. E se l'Unione europea in questo caso consente di intervenire, in altri casi addirittura ci chiede forzosamente di recuperare, per esempio, il concorso degli interessi sulla legge 44/88, non si capisce perché noi dobbiamo essere costretti, e siamo costretti, così dite tutti voi, ad accettare le sue imposizioni quando invece è possibile utilizzare uno strumento che ci consente di dare un beneficio, magari anche il risarcimento dei torti subiti perché la legge 44 è un torto subito dagli agricoltori, allora perché non intervenire anche per il risarcimento dei torti subiti? Perché non utilizzare gli strumenti? Perché non approvare il provvedimento in discussione, così come l'abbiamo esitato in Commissione, mentre invece vi ostinate qui a porre veti, contro veti, a chiedere modifiche, a tornare indietro rispetto ai passi in avanti compiuti in Commissione e accolti, accettati dalle organizzazioni professionali agricole, dai comitati spontanei e così via.
Allora, Assessore, se vogliamo uscire da una situazione difficile, se si vogliono dare risposte immediate, badi, questo è il primo passo; poi discuteremo anche del provvedimento, perché io non sono d'accordo, lo dico con grande chiarezza, anche con il decreto di riconoscimento della calamità naturale emanato dal Governo nazionale, dal Ministro, perché è una porcheria che va rivista. E' una porcheria, Assessore, poi ne parleremo, quando entreremo nell'articolato parleremo delle porcherie!
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Ortu, la lista dei colleghi che devono intervenire è lunga.
ORTU (R.C.). Chiedo scusa.
Per concludere, io ritengo che questo provvedimento sia frutto anche di un intervento non puntuale da parte della Regione e da parte dell'Assessorato.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Davvero? Ne parliamo.
ORTU (R.C.). Ne sono più che convinto e poi glielo dimostrerò, perché è anche un pasticcio dal punto di vista dell'impostazione, perché le calamità naturali si dichiarano per annata agraria, quindi hanno una data temporale, ma hanno anche una data riferita al ciclo delle produzioni, Assessore, e lei, che in agricoltura ci naviga ben prima di me, queste cose le sa benissimo. Lei dell'agricoltura sarda porta tanta responsabilità. Allora, rispetto anche a quella responsabilità, mettetevi, lei, la sua maggioranza e la sua Giunta, la mano sulla coscienza e consentiteci di lavorare in modo serio e di approvare rapidamente il provvedimento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Presidente, vista la scarsa attenzione da parte dell'Aula, rinuncio al mio intervento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Qualche collega suggerisce di chiedere una sospensione, noi non la chiediamo pur comprendendo la ragione del suggerimento. Non è molto edificante lo spettacolo di un'Aula pressoché deserta, mentre si discute, si confrontano le questioni di ordine generale relative all'impostazione di una legge così importante.
spissu (d.s.). Ce ne andiamo anche noi, Cogodi? Usciamo tutti.
COGODI (R.C.). Sì, possiamo.
Ragione per la quale io, così come il collega Vassallo, rinuncio a svolgere l'intervento di merito in questa fase di discussione generale per questa disattenzione generale. I banchi della maggioranza sono, come dire, disertati, la Giunta, poca, è confusa e distratta. Sì, lo so che noi per la gran parte siamo qua. In più c'è la questione che abbiamo posto all'inizio, cioè che la Giunta, nella parte riferibile all'Assessore del bilancio, renda noto al Consiglio qual è l'intendimento di aggiustamento, di assestamento, di diversa organizzazione della parte finanziaria, perché in questa legge la parte finanziaria è una delle parti fondamentali.
Per questo insieme di ragioni io rinuncio a svolgere l'intervento nella discussione generale, può essere che quando si entrerà nel merito della normativa e delle proposte, dopo aver sentito finalmente anche la Giunta, non solo l'Assessore dell'agricoltura e i suoi, sicuramente, buoni propositi, che vorremmo sostenuti e suffragati dal sostegno della posta finanziaria adeguata, allora ci riserveremo di interloquire sui punti specifici della normativa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, l'intervento previsto in questo disegno di legge è molto sentito dagli operatori, e tutti gli esponenti di questa Assemblea si sono dimostrati sensibili sull'argomento, per cui ci accingiamo a varare un provvedimento che è teso a dare soddisfazione a un settore che, purtroppo,. data anche la difficile situazione, sta pagando per tutti.
L'argomento è di ampia portata e io sono più volte intervenuto in merito ma, poiché ci sono da discutere altri provvedimenti, spero nel corso della prossima settimana, questo provvedimento dovrebbe avere una corsia preferenziale, cosi da arrivare in tempi rapidi alla sua approvazione.
Io mi limiterò ad intervenire brevissimamente su un aspetto particolare riservandomi, come il collega Cogodi, di intervenire eventualmente sull'articolato. Ritengo infatti che non sia il momento di fare troppi interventi che possano togliere spazio all'approvazione.
COGODI (R.C.). Non copiare!
TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). No, non copio, purtroppo in questa situazione, pur essendoci scontrati su tanti altri argomenti, abbiamo uno stesso "comune sentire".
L'unico aspetto che vorrei sottolineare, in merito a questo provvedimento, è che si stanno presentando troppi emendamenti per fissare dei tetti. Fissare dei tetti per la concessione dei contributi a volte può sembrare un fatto democratico; infatti così si sostiene di accontentare più persone, però, nel caso di altri provvedimenti riguardanti altri settori, come nel caso della blue tongue, si è stabilità una cifra per ogni capo abbattuto o morto a causa del morbo stesso, e quindi sono stati corrisposti gli indennizzi in relazione al danno. In questo caso, invece, si stanno stabilendo dei massimali che, secondo me, sono antidemocratici. Chiederei quindi ai presentatori di questi emendamenti un ripensamento e di discuterli in una fase separata.
Chiudo il mio intervento invitando tutti i colleghi, possibilmente, a essere brevi, per arrivare in tempi rapidi al voto su questo provvedimento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, nel corso della discussione generale mi pare sia il caso di evidenziare anche un aspetto che sta emergendo e che qualche parola probabilmente merita. Noi la scorsa settimana abbiamo parlato di emergenza idrica, abbiamo parlato della esigenza di intervenire sulle infrastrutturazioni per cercare di evitare quello che sta accadendo, però credo che a nessuno sfugga che da circa sette settimane qui dentro si discute, si discute, e ancora si discute, che a metà anno il numero delle riunioni ha superato il totale di quelle che si sono svolte l'anno scorso, e che, nonostante ciò, probabilmente si riesce a concludere poco.
Si fa demagogia, l'abbiamo constatato ieri, con l'approvazione del provvedimento che era in discussione, si presentano emendamenti che, alla fine, diventano anche gratuiti, nel senso che dopo aver trascorso un giorno a discutere vengono magari ritirati; e questo significa che erano stati presentati soltanto per dimostrare che in qualche modo si partecipa, si chiedono voti segreti che servono solo a fare danno, a mettere un po' in fibrillazione tutta l'Aula, perché si poteva inficiare la legge, proprio con un'estrema leggerezza.
Sono state avanzate anche richieste di rinvio, proprio ieri, da parte dell'Assessore del bilancio, perché aveva bisogno di verificare le importanti risorse che questa legge prevedeva, perché sembrava non ci fosse la possibilità di recuperarle, e tutta la Giunta naturalmente si adoperava per reperire queste importanti risorse. Poi, di punto in bianco, stamattina l'Assessore ci dice di avere risolto tutto nel corso della notte e che si può andare avanti. L'abbiamo visto come si va avanti!
Anche queste dichiarazioni naturalmente evidenziano con quanta leggerezza si affrontano problemi di questa entità, parlo naturalmente del comportamento della maggioranza che mi lascia perplesso, ma credo che lasci perplesso chiunque cerchi di osservare la nostra attività.
Entrando nel merito della legge in discussione, va detto in primo luogo che questo provvedimento fa parte di quelle che noi abbiamo definito "leggi di solidarietà", solidarietà in questo caso ancora una volta verso gli agricoltori, per cercare di risarcire i danni causati da eventi cosiddetti calamitosi, e che comunque molto dipendono dall'andamento atmosferico.
Noi parliamo in questo momento di siccità, ma abbiamo visto che importanti leggi all'interno di quest'Aula sono state approvate anche per affrontare i danni derivanti dalle alluvioni, dalle gelate, dalla lingua blu, per quanto questo evento abbia poche relazioni con l'agente atmosferico,.
Noi mettiamo a disposizione importanti risorse con queste "leggi di solidarietà", perché è chiaro che non ci possiamo permettere di abbandonare a se stessi i cittadini della Sardegna che operano in questo settore. Ma in particolare io ritengo, e credo che questo aspetto sia da sottolineare, che non ci possiamo permettere di perdere un grande patrimonio, un patrimonio formato non soltanto da persone che lavorano, ma anche un patrimonio di aziende che operano in quel settore, che rappresentano, per noi, una importante voce della nostra economia. Direi anche che non possiamo nemmeno addebitare questi eventi alla fatalità, nel senso che ci capita questo e pazienza, no, bisogna intervenire.
Io credo che si debba entrare nel merito anche di altri aspetti, lo stiamo dicendo da molto tempo. Noi spesso, come dicevo, diamo le colpe alla fatalità, ma non è così; se le alluvioni quando arrivano creano i danni che creano, li creano perché non ci sono infrastrutture che possano, in qualche modo, reggere l'impatto con questi fenomeni. E lo stesso discorso vale per la siccità. Noi stiamo soffrendo in questi termini per la siccità - ne abbiamo discusso la volta scorsa - perché mancano tutte le infrastrutturazioni necessarie per accumulare le risorse idriche e quindi far sì che ci sia la possibilità di restituire queste risorse quando ce n'è bisogno.
Però è anche vero che tutte le risorse che stiamo impegnando per finanziare le "leggi di solidarietà", che io condivido, si sarebbero potute destinare alla realizzazione di queste grandi e importanti opere. Questo naturalmente ci deve far riflettere perché dobbiamo operare su due fronti. Dobbiamo far sì che queste opere vengano realizzate, dobbiamo far sì che non si perda, come dicevo poco fa, il patrimonio che possiede la nostra Regione nel settore della pastorizia nel settore dell'agricoltura.
La settimana scorsa - è stato detto, ma vale la pena di ribadirlo - la Commissione agricoltura ha lavorato anche in orari impossibili, in deroga durante i lavori del Consiglio che, come ho detto, non si interrompono da diverso tempo. La Commissione aveva infatti in esame un provvedimento che doveva essere portato a compimento e, pur lavorando naturalmente in maniera puntuale sui singoli articoli, sia nella maggioranza che nell'opposizione ha prevalso l'intendimento che la legge arrivasse velocemente in porto, che cercasse - qui è stato detto - di dare il più possibile ristoro a chi aveva subito i danni. Di conseguenza si è verificata anche la possibilità di raddoppiare le risorse, perché si è ritenuto inutile risarcire i danni solo in minima parte, si è quindi passati da una dotazione di 125 milioni di euro ad una di 250 milioni. Io credo infatti che si debba fare in modo di ripristinare - questa è la legge - le situazioni antecedenti all'evento calamitoso, perché chi ha subito i danni possa operare con tranquillità e possa ancora vedere un futuro. Troppa gente sta andando via, troppi giovani si stanno allontanando dalla Sardegna, molti di questi, a mio avviso, provenienti proprio da questo settore, perché non vedono prospettive, quindi non hanno la voglia e spesso neanche la possibilità di investire le proprie risorse nel settore agropastorale. Risorse che qualche volta sono non soltanto di carattere manuale, ma anche di carattere intellettuale;
Si può constatare infatti che nel mondo agropastorale sicuramente è in atto un cambiamento, le nuove aziende utilizzano infatti tutti gli strumenti della modernità. E allora è necessario definire l'entità delle risorse. Dagli incontri in Commissione con i rappresentanti delle categorie, è emerso che per una copertura totale dei danni causati dalla siccità sarebbero stati necessari almeno 800 miliardi di vecchie lire; il primo stanziamento pari a 125 milioni di euro, 250 miliardi circa, poco più, poco meno, non sarebbe servito a niente. La Commissione ha quindi operato per raddoppiare questa cifra, sappiamo che non è ancora sufficiente, ma sicuramente può coprire un maggior numero di necessità. Abbiamo quindi stanziato questa cifra, ma a questo punto non capisco l'intervento dell'onorevole Pittalis, che mi ha lasciato perplesso. E mi ha lasciato perplesso questo intervento per due motivi; in primo luogo ieri sera, quando, per cercare di spaventare l'Aula e i suoi in particolare, ha detto che il debito che si stava accumulando per la nostra Regione era di mille miliardi.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Ma chi l'ha detto questo?
MASIA (S.D.I.-S.U.). L'ha detto, risulta. Mille miliardi, guardate, che sono la somma di aglio con cipolle, nel senso che i 500 miliardi che noi incameriamo accendendo un mutuo sono 500 miliardi...
COGODI (R.C.). Perché se ne va, onorevole Pittalis?
MASIA (S.D.I.-S.U.). Dovrebbe ascoltare, onorevole Pittalis, ex Assessore delle finanze, perché non era Assessore ad altro, era alle finanze, e questi conti non possono essere fatti da lei. Li avrei potuti fare io che non me ne intendo.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Sono tutte sciocchezze!
MASIA (S.D.I.-S.U.). Mille miliardi non esistono, sono 500 miliardi, che poi, restituiremo con gli interessi, sono 300 milioni di euro a fronte di 250 milioni concessi dalle banche; 300 milioni di euro non sono mille miliardi. Si continua perciò a fare demagogia, si continua a fare terrorismo che non serve a niente, serve soltanto, probabilmente, a far capire agli altri che questa maggioranza non ha la solidarietà e la sensibilità necessarie per garantire a queste aziende l'opportunità di mantenere vitali le proprie capacità lavorative. .
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Onorevoli colleghi, colleghe, Presidente della Giunta, o meglio la Giunta…
FADDA (Popolari-P.S.). Il Presidente non c'è.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Chi la rappresenta, è lo stesso. E' certo che siamo in presenza di un'emergenza a fronte della quale il Consiglio credo non debba non dare una risposta. Tra le tante espressioni di richiesta di intervento da parte del mondo agricolo, mi piace sottolineare, perché mi è venuta sottomano in una delle tante assemblee alle quali ho partecipato, quella del movimento spontaneo degli agricoltori di Villasor. Questi rappresentati del mondo agricolo, in un documento, elencano una serie di richieste; queste richieste sono esattamente dieci e, leggendole, nessuno potrebbe affermare o mettere in dubbio che non siano richieste legittime. Perché nel momento in cui si chiede un monitoraggio regionale aggiornato della situazione delle colture, non si sta certamente chiedendo cosa non giusta.
Quando dal loro punto di vista si rivolgono ancora all'amministrazione regionale per chiedere la liquidazione dei contributi sulle macchine agricole di cui la Regione è debitrice da dieci anni, non stanno certamente chiedendo cosa sbagliata, anche in relazione al fatto che quelle richieste le hanno fatte a valere su leggi regionali di incentivazione, leggi che il Consiglio appunto aveva licenziato e in funzione delle quali si erano basate le loro aspettative e i loro preventivi d'impresa. Interventi finanziari straordinari mediati, equi, per far fronte all'indebitamento delle aziende viste le mancate produzioni e coltivazioni, e così via.
Tutto questo ci fa pensare che l'agricoltura sia un comparto che, in passato, non ha goduto di particolari attenzioni da parte delle classi politiche che si sono succedute nel tempo. Il risultato di degrado è sotto i nostri occhi, ma è un risultato di degrado strutturale, aggravato in questo momento dall'evento calamitoso, , è un degrado che nasce proprio da politiche che sono state portate avanti nel passato...
FADDA (Popolari-P.S.). Contu!
BALLETTO (F.I.-Sardegna). E' sempre Contu che deve pagare! Ma siamo... ma, collega Fadda, vogliamo discutere per risolvere i problemi?
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, per cortesia, non interloquisca.
Colleghi, per cortesia!
CARLONI (A.N.). Non si può tollerare che si interrompa!
PRESIDENTE. Onorevole Carloni, stiamo intervenendo.
(Interruzioni dei consiglieri Fadda e Marrocu)
Onorevole Fadda, per cortesia! Onorevole Marrocu, ma vogliamo lasciar parlare i colleghi che hanno chiesto di intervenire?
FADDA (Popolari-P.S.). Stiamo difendendo la Giunta.
PRESIDENTE. Per cortesia. Prego onorevole Balletto. Non sta difendendo nulla, onorevole Fadda, in questo modo.
. Prego onorevole Balletto, le chiedo scusa.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). No, Presidente, lei non deve scusarsi, so quanto sia ingrato il compito, suo e del Presidente Serrenti, di condurre i lavori di quest'Aula per le intemperanze che molto spesso si manifestano, ma sa, laddove c'è nervosismo, Presidente, io mi sto rivolgendo a lei, dove c'è arroganza, dove c'è intolleranza, impazienza, tutto rimane nella sfera di chi di questi comportamenti se ne macchia o se ne fa onore a seconda dei punti di vista, quindi non è un problema.
Sta di fatto che io affermo che il settore dell'agricoltura, così come tanti altri comparti, oggi soffre per scelte politiche che si sono fatte nel passato e che si sono rivelate sbagliate. Se questo preoccupa ed offende, vuol dire che evidentemente non c'è senso di responsabilità né senso non dico di autocritica ma di valutazione critica del passato. Quindi per questo settore, proprio per il deficit di infrastrutturazioni, sono state impegnate numerosissime risorse, , sottratte anche ad altri impegni, che non hanno portato utilità alcuna; ora, è ovvio che se devono essere destinate periodicamente cospicue risorse ad un comparto, siccome il monte delle risorse disponibili è quello che è, e si devono far quadrare i conti, nella ripartizione, e quindi nella sottrazione ad altri comparti, c'è chi evidentemente ha dovuto lamentarsi e dolersi del fatto che a questo settore venivano destinate risorse eccessive.
E quindi noi abbiamo assistito, anche in passato, a guerre tra poveri, perché nel momento in cui si destinavano risorse all'industria e si trascuravano l'artigianato o il commercio piuttosto che l'agricoltura, le altre categorie, giustamente, dal loro punto di vista, si sentivano autorizzate a protestare e a reclamare un soccorso di entità superiore.
Come si può essere, a questo punto, insensibili a quelle richieste di una categoria, qual è quella appunto degli agricoltori, a mio avviso meritoria per i sacrifici che comporta il loro lavoro, durissimo lavoro, angustiata dall'incertezza continua, in questi ultimi cinquant'anni, sugli esiti della loro produzione. Pioverà a sufficienza per poter raccogliere il prodotto delle nostre lavorazioni? Avremo, se non piove a sufficienza, attraverso i prelievi degli enti preposti alla fornitura di acqua, acqua a sufficienza per poter rifornire le nostre lavorazioni, nei momenti e nei periodi giusti?
Da queste mancanze, da queste carenze, dipende la mancata competitività del settore che oggi deve, fra le altre cose, misurarsi con un mercato aperto, globale, sul quale i nostri produttori non sono neanche in condizioni di offrire a prezzi competitivi le loro colture, le loro produzioni, a fronte di prodotti più competitivi perché provenienti da comparti meglio seguiti e strutturati, non gravati da un costo della mano d'opera eccessivo. Quindi difficoltà di produzioni a monte, concorrenza spietata dall'esterno, infrastrutturazioni carenti, non solo a livello di rifornimento di acqua, ma anche e soprattutto in termini di viabilità e quindi di trasferimento dei prodotti, elevati costi di trasporto per le merci in entrata e in uscita a causa anche della mancata attuazione della continuità territoriale. L'Esecutivo regionale ha predisposto, con notevole tempestività, e di questo ne va dato atto e merito all'Assessore dell'agricoltura, il disegno di legge in discussione. La Commissione agricoltura ha fatto la sua parte con altrettanta sollecitudine, e di questo va dato atto e merito alla Commissione, ovviamente da questo lavoro va eliminata quella parte di demagogia di cui talune forze politiche non hanno sentito o non hanno avuto la responsabilità di spogliarsi, ancorché il collega Masia nell'intervento di poc'anzi abbia accusato la maggioranza di demagogia. Allora io chiederei al collega Masia, che so persona corretta e seria, di fare un velocissimo esame della situazione per capire dove sta la demagogia, dove sta la retorica, dove sta l'enfasi e dove sta la perdita di tempo, dove stanno gli abusi del Regolamento, per capire chi ritarda i lavori nell'Aula, chi impedisce all'Aula di lavorare.
Quindi, è vero che il gioco delle parti porta a dire anche queste cose, e che talvolta si esagera, ma quello che io chiedo è che la serietà di fondo che deve contraddistinguere, e che contraddistingue, tutti noi sia sempre presente nel momento in cui si devono fare cose utili e indispensabili per il benessere della nostra gente, dei nostri cittadini. Quindi la Giunta e la Commissione hanno fatto il loro dovere, spetta adesso all'Aula dire la parola definitiva.
Però, proprio richiamandomi a questo senso di serietà, che sono sicuro pervade ciascuno di noi, io invito a riflettere su alcune problematiche che il testo pone in evidenza. In primo luogo dobbiamo, noi Consiglio, interrogarci sull'entità dell'intervento, fissata dalla Commissione in 250 milioni di euro; tanto per intenderci poco meno di 500 miliardi delle vecchie lire.
Io mi chiedo, ma è una domanda che non vuole essere retorica, è una domanda che è rivolta a tutto il Consiglio, a tutte le forze politiche di questo Consiglio, se l'amministrazione regionale, con tutti i problemi che le derivano dalla sua modesta capacità finanziaria, e dalla sua insufficiente e scarsa capacità di indebitamento, peraltro ribadita e valutata da quest'Aula sia in occasione della discussione della legge finanziaria all'inizio di quest'anno e più recentemente in occasione della discussione del Dpef, e soprattutto per l'approfondimento sollecitato dal centrosinistra, e non certamente trascurato dalla maggioranza, può veramente permettersi di ricorrere all'indebitamento per ulteriori 500 miliardi di vecchie lire.
Parlavo poc'anzi con un collega del centrosinistra (non ne faccio ovviamente il nome), il quale mi ha detto che se noi non ragioniamo seriamente su questo punto, forse decideremo con superficialità, e nella prospettiva del governo futuro della Regione che può riguardare tanto il centrodestra quanto il centrosinistra, a seconda degli orientamenti dell'elettorato tra poco meno di due anni, con i debiti nessuno sarà in grado di governare. E quindi se vogliamo garantire governabilità a questo Consiglio, il Consiglio deve seriamente ragionare su questo aspetto. Quindi io dico che dobbiamo fare una riflessione ponderata, lasciando da parte i giochi di schieramento e le logiche politiche che ci vedono contrapposti.
Altro problema è quello della copertura finanziaria, così come è stata individuata; e, badate, colleghi, e tutti quanti ne siamo consapevoli, ma è giusto ripetercelo nella seduta pubblica, la copertura finanziaria, e il parere favorevole che ne ha dato la Commissione, nasce solamente ed esclusivamente dall'esigenza forte e sentita di portare il provvedimento in Aula, perché la copertura finanziaria, così come è stata individuata, non è corretta.
Tutti quanti sappiamo che il ricorso ai mutui è consentito dalla nostra legge costituzionale, cioè dal nostro Statuto solo ed esclusivamente per investimenti in opere a carattere permanente.
Quindi noi tutti dobbiamo, in un sussulto di responsabilità, mettere anche la Giunta nelle condizioni di trovare una copertura finanziaria che vada in direzioni diverse da quelle che sono state individuate nell'ambito delle risorse comunque disponibili; e se anche una piccola parte può essere rappresentata dai mutui, la contrazione di un mutuo per 250 milioni di euro rischierebbe di far sì che questo provvedimento, che tutti a parole diciamo di volere, ma che concretamente nei fatti forse non si vuole, venga impugnato dal Governo centrale. Quindi, se vogliamo andare incontro realmente alle esigenze del comparto agricolo, che nessuno mette in discussione, noi dobbiamo ragionare su questo aspetto per trovare, sia nell'entità delle risorse da mettere a disposizione, sia nella corretta forma di copertura, l'espediente e la soluzione perché la legge non abbia inciampi ai livelli superiori che, purtroppo, non dipendono più dalla volontà del Consiglio.
Il Consiglio può e deve fare una buona legge che sia equa nella misura e che sia inattaccabile dal punto di vista della forma. Se la legge venisse bloccata, io credo che il comparto non giustificherebbe un ulteriore ritardo. Le responsabilità non sono della maggioranza, non sono dell'opposizione, sono dell'intero Consiglio. Su questo aspetto, colleghi, riflettiamo. Ci sono anche altri aspetti, nel provvedimento - e mi avvio a concludere - che meritano di essere discussi ed approfonditi.
Il disegno di legge originario prevedeva che gli indennizzi fossero destinati a tutti gli imprenditori agricoli, la Commissione ne ha limitato la sfera. Io ritengo, e sto parlando ovviamente a titolo personale, che questa è e sarebbe una forma di ingiustizia nei confronti di imprenditori, cioè di soggetti che sono regolarmente iscritti alla Camera di Commercio, che regolarmente pagano i contributi per i lavoratori agricoli assunti, che regolarmente assolvono al debito d'imposta in relazione alla loro attività produttiva e quindi mi sembra giusto ritornare alla previsione della Giunta nel disegno di legge originario.
Così come credo anche che sia giusto, ma ho visto che in questa direzione ci sono emendamenti sia del centrodestra che del centrosinistra, fissare un tetto massimo di importo risarcibile che è stato individuato negli emendamenti del centrosinistra in 51 mila euro e in qualche emendamento presentato dal centrodestra in 50 mila euro. Quindi, sotto questo aspetto c'è unità di intenti e credo che questa sia anche l'affermazione di un principio perché è giusto che l'imprenditore danneggiato in una certa misura debba sobbarcarsi, per quanto ridotta al minimo, una parte del danno subito.
Questo è un principio di giustizia universale che viene applicato in tutti i settori produttivi e quindi, ritengo che anche questo debba essere fatto. Si tratta ovviamente di stabilire misure eque e giuste, perché io sono convinto che gli stessi destinatari responsabili capiscono il nostro lavoro e le difficoltà nelle quali ci dobbiamo dibattere per trovare soluzioni che siano le più equilibrate possibili e compatibili con la soddisfazione di esigenze diverse complicate e talvolta confliggenti tra esse, e tra esse e quelle di altri settori; questo è il nostro compito.
Impegnandoci seriamente, sono convinto che se questo noi saremo capaci di fare, avremo tutti quanti da rallegrarci e così facendo renderemo veramente un servizio utile a chi ci ha mandato a rappresentarli.
Presidente. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, la tentazione di rinunciare all'intervento nel corso della discussione generale, come altri colleghi hanno fatto, , debbo significare che è abbastanza forte, perché il dibattito generale su questa legge sta avvenendo nel più totale disinteresse con la maggioranza presente in un numero assolutamente esiguo, sei, sette persone, un paio di componenti la Giunta regionale, e con qualche frustata che di tanto in tanto dalla maggioranza viene perché continua a ragionare quasi sempre, solo ed esclusivamente, in termini di cose fatte nel passato e non aggiorna, invece, i suoi ragionamenti alle cose che oggi essa deve obbligatoriamente fare, con interventi quale l'ultimo svolto dell'onorevole Balletto abbastanza contraddittori nella sostanza, e poi dirò onorevole Balletto dove sta la contraddittorietà.
Tutti partiamo, Presidente ed assessore Contu, da un assunto, dalla consapevolezza che questo è un comparto essenziale, un comparto irrinunciabile, un comparto assolutamente importante, un comparto strategico per lo sviluppo del sistema economico in Sardegna. Tutti partiamo però contemporaneamente da un'altra consapevolezza, e cioè che questo è un comparto molto sensibile, soggetto agli agenti atmosferici e quanto altro e quindi la produzione del reddito è più difficoltosa, è più onerosa, è più difficile da perseguire di quanto non avvenga in altri settori.
Bene, i componenti della Commissione, di opposizione unitamente a quelli della maggioranza, hanno dimostrato una grandissima sensibilità nel partecipare ai lavori della Commissione che si sono svolti contemporaneamente ai lavori dell'Aula, perché si è partiti - onorevole Balletto - dalla consapevolezza dell'irrinunciabilità del provvedimento che non può ogni volta giungere tardivamente rispetto alle aspettative di una categoria già eccessivamente martoriata.
Onorevole Pittalis, lei scappa dall'Aula ogni qualvolta chiunque dell'opposizione abbia da rimarcare qualcosa rispetto al suo intervento. Io non ho capito perché debba comportarsi ogni volta come colui che soffre di lesa maestà, lei che, per altro, proprio nella fase finale dei lavori di ieri, ha frustato l'onorevole Cogodi dicendogli: "E no, tu queste cose non puoi dirmele! Perché io essendo stato Assessore del bilancio, sono colui il quale del bilancio ne fa una lettura molto chiara, obiettiva e giusta, mentre tu, Luigi Cogodi, che inutilmente siedi in questi banchi del Consiglio regionale non riesci a fare una lettura chiara e giusta del bilancio!"0
Allora si sparano delle cifre, allora si sparano - onorevole Balletto - delle cifre! Perché, come ha detto il collega Pierangelo Masia non è vero che si tratta di un provvedimento il cui costo è di mille miliardi, si tratta di un costo di gran lunga inferiore, si aggira infatti intorno ai 500 miliardi in quota capitale, più una quota che è naturalmente riferita agli interessi di un eventuale mutuo, se un mutuo si dovrà contrarre.
Quella quota non può essere tutta interamente attualizzata - caro onorevole Pittalis - rapportata cioè tutta ai valori odierni, perché il sacrificio che la Regione farà, sarà diluito in un arco di tempo molto lungo, ed esattamente in quindici anni. Quindi, attualizzare una cifra la cui spendita dispiega efficacia in un arco di quindici anni, caro onorevole Cogodi, tu mi insegni che non ha nessun significato. Però all'onorevole Pittalis qualcuno dovrà pure dirglielo!
Io intanto nel discorso dell'onorevole Balletto rilevo essenzialmente due preoccupazioni. La prima è che venga ridotto l'importo, 250 milioni di euro, determinato dalla Commissione. Eppure il filo conduttore dell'intervento dell'onorevole Balletto consisteva nel dimostrare che quello stanziamento è esagerato; però, mentre sottolineava questo aspetto, non condivideva l'ipotesi che le risorse finanziarie venissero concesse solo agli imprenditori agricoli a titolo principale ed ai coltivatori diretti, e chiedeva quindi di estendere la concessione del risarcimento a tutti gli altri!
Onorevole Balletto, io non ho nulla in contrario, però si metta d'accordo con se stesso e decida allora che l'importo di 250 milioni di euro anziché essere un importo eccessivo, probabilmente necessita di essere ulteriormente impinguato proprio perché si devono dare risposte non solo agli imprenditori agricoli a titolo principale ed ai coltivatori diretti, ma anche agli altri, diversamente permane la contraddizione! E a poco vale l'affermazione finale che parte del danno subito debba ricadere sull'operatore agricolo, perché se noi riapriamo una breccia in questa direzione, si deve avere il coraggio di dire adesso in quale misura avviene il risarcimento, perché poi il risultato sarà che siccome le somme non basteranno, le percentuali di risarcimento verranno via via diminuite, mentre abbiamo in questo caso l'opportunità, consentita per altro dalle leggi comunitarie, di un risarcimento integrale, e noi continuiamo a sostenere che questo deve essere il metodo: ristoro integrale del danno subito.
La Commissione bene ha fatto, poi, ad adottare un altro concetto di equità differenziando gli interventi per zone perché, sempre in relazione al danno integralmente subito, nelle diverse zone della Sardegna l'incidenza è stata percentualmente differente. Ciò detto, noi vorremmo intanto chiarezza dall'onorevole Masala. Non riesco a comprendere, onorevole Balletto, di che cosa stiamo discutendo!
Io vedo l'Assessore dell'agricoltura vieppiù di momento in momento preoccupato, perché alla fine presumibilmente si starà chiedendo quale sarà l'importo finale che la maggioranza intende destinare a questo provvedimento. Ed ha ragione l'assessore Contu a preoccuparsene! Perché è colui il quale poi in prima persona più degli altri, in quanto responsabile e competente per quella materia, risponderà alle categorie interessate.
Infine, onorevole Balletto, è vero che la contrazione di mutui da noi è osteggiata, perché vorremmo in effetti un tipo di politica differente; e noi siamo sicuri che un tipo di politica economica differente poteva essere messa in atto se aveste fatto scelte prioritarie a favore di alcuni settori anziché a favore di altri. Non solo critichiamo quello, ma è vero, così come lei afferma, che in linea generale i mutui non si possono contrarre se non per investimento in opere permanenti; e però abbiamo (e lei per primo ce l'ha come Presidente della Commissione bilancio) piena consapevolezza che nel passato, intendo anche da questa maggioranza, quindi, in un passato molto recente, mutui sono stati contratti anche per la realizzazione di opere a carattere non permanente.
Ma, infine, onorevole Balletto la domanda è questa; chiaramente, se la Commissione individua una norma finanziaria non perfettamente rispondente è giusto che l'Assessore competente per materia intervenga ed affronti con una correzione le carenze che, eventualmente, nella norma finanziaria fossero contenute. Però, mi consenta di sottolineare il fatto che la Commissione all'articolo 10 ha inserito, indubbiamente, una norma finanziaria attraverso la quale prevede la contrazione di uno o più mutui; però, è ben vero che nel testo originario, predisposto dalla Giunta regionale, primo firmatario l'Assessore dell'agricoltura, onorevole Contu, ma secondo firmatario l'Assessore della programmazione, sempre all'articolo 10, sempre norma finanziaria, si prevede la contrazione di uno o più mutui eccetera, eccetera, eccetera. E ripete la stessa identica formulazione che è prevista all'articolo 10 nella norma finanziaria così come è approvata...
BALLETTO (F.I.-Sardegna). E l'importo del mutuo, onorevole Balia?
BALIA (SDI-SU). No, non sto parlando di importi, lei ha contestato la metodica. Allora, lei mi insegna che se un atto è illegittimo lo è per una lira così come lo è per un miliardo.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Questo l'ho detto nel mio intervento.
BALIA (SDI-SU). L'illegittimità vi è, ed è un'illegittimità, se vi è, di natura assoluta che non può essere sanata in relazione all'importo.
Allora, se un'incongruenza esiste oggi nella norma finanziaria, un'incongruenza esisteva ieri nella norma finanziaria così come la Giunta regionale e l'assessore Masala nello specifico l'avevano prevista.
Comunque, il problema che noi ci poniamo non è tanto quello di conservare obbligatoriamente una norma finanziaria attraverso la quale si faccia la previsione di contrazione di un mutuo. No, nel modo più assoluto, anzi se è possibile e per quanto possibile noi siamo perchè l'indebitamento della Regione sia contenuto al minimo. Evidentemente chiediamo alla maggioranza, alla Giunta regionale e all'assessore Masala, invece, uno sforzo di fantasia ed obiettività per trovare attraverso altri sistemi quelle risorse, a condizione che non subiscano variazioni naturalmente nell'entità globale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che la discussione che noi oggi stiamo svolgendo sul disegno di legge numero 327, che riguarda le provvidenze relative ai danni causati dalla siccità negli anni 2001-2002, abbia delle caratteristiche che forse vale la pena di ricordare in quest'Aula (a quelli che le vogliono sentire ricordate), perché possono essere di riflessione per qualche ragionamento da svolgere in queste giornate di discussione. L'attuale disegno di legge, che ha come obiettivo quello di dare una risposta a problemi drammatici e reali che noi tutti abbiamo toccato con mano nelle campagne della Sardegna, originariamente nasce come disegno di legge della Giunta, a firma dell'assessore dell'agricoltura, Contu, e dell'assessore della programmazione, Masala, i quali Assessori ipotizzano un percorso che possa dare ristoro ai danni reali rilevati nel comparto dell'agricoltura.
Il provvedimento arriva in Commissione agricoltura, vi arriva con i crismi dell'urgenza che tutti quanti conosciamo e ovviamente comprendiamo.
MARROCU (D.S). Tre mesi!
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R). Allora diciamo che l'urgenza è relativa, mi fa rilevare il collega Marrocu, che sicuramente avrà ragione nell'indicare nell'attività della Commissione agricoltura qualche ritardo, allora visto che ritardi ci sono stati giustamente bene ha fatto la Commissione agricoltura e bene ha fatto l'intero Consiglio regionale a dare la maggior accelerazione possibile alla discussione di problemi che, verosimilmente, nel frattempo che venivano trattati o di cui si impostava la trattazione, peggioravano e diventavano vieppiù insostenibili per il comparto agricolo sardo.
Questa legge arriva quindi in Commissione con l'etichetta dell'urgenza attaccata, e nello stesso modo viene ricevuta anche nelle altre due Commissioni che la devono in qualche maniera visionare, cioè la Commissione bilancio e la Commissione politiche comunitarie. Per cui tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio avvertono la necessità di dare delle risposte quanto più in fretta possibile. Però, una considerazione va fatta; all'interno della Commissione agricoltura è istituzionalmente ad oggi presente una maggioranza di centrosinistra, per cui un provvedimento portato dalla Giunta, cioè da chi nel sistema dell'alternanza ha il compito di governare ed esprime la maggioranza di questo Consiglio, viene in ampia parte o in parte sostanziale comunque modificato perché la maggioranza della Commissione agricoltura ha, comunque, una filosofia sua che per alcuni versi è differente rispetto a quella della Giunta.
Questa premessa va fatta perché ieri, durante la discussione relativa alla legge sull'Ente foreste, è stato più volte sottolineato come alcuni emendamenti, presentati soprattutto da consiglieri della maggioranza, andavano contro la riflessione congiunta della Commissione e l'impegno preso a non modificare in nessuna parte il testo finale esitato dalla Commissione medesima.
Credo che in questo caso, ovviamente, non siano stati assunti impegni di questo genere. Anzi credo che ci sia un impegno non scritto, da parte della maggioranza che governa questo Consiglio, più o meno bene, a riportare il provvedimento alla impostazione che l'Assessore dell'agricoltura e quello della programmazione gli hanno dato nel momento in cui l'hanno inviato in Commissione.
Io non mi esprimo sulla posta economica, nel senso che non sono in grado di quantificare nel dettaglio quali siano i danni reali che l'agricoltura sarda ha subito per effetto della calamità naturale della siccità; i danni saranno stati quantizzati dagli uffici dell'Assessorato dell'agricoltura e probabilmente saranno riferiti in quest'Aula, e compatibilmente con la disponibilità delle risorse che sono in capo all'Assessorato della programmazione, le poste di bilancio che erano allegate a questo disegno di legge è verosimile che andassero nella direzione del ristoro di quei danni.
Non vi può essere ovviamente nessuna remora da parte dei Riformatori ad accettare che il finanziamento di questa legge sia quanto più congruo possibile rispetto alle esigenze che ci sono in Sardegna.
Qualche parola in più però noi Riformatori intendiamo spendere su qualche altra modifica che è stata apportata al testo di legge; in particolare mi riferisco all'esclusione di un'ampia fetta di imprese agricole dalle provvidenze previste nel testo di legge, e alla mancata presenza all'interno del provvedimento di un riferimento al danno subito dai braccianti agricoli.
Si tratta di due problematiche che possono sembrare anche lontane tra di loro ma che, essendo realmente e fortemente sentite entrambe dall'intero comparto agricolo sardo, trovano allocazione all'interno della legge di solidarietà che noi vareremo. Quando noi l'anno scorso abbiamo affrontato un'altra emergenza del settore altrettanto grave, quella della lingua blu, non abbiamo avuto questo atteggiamento discriminatorio tra coloro che avevano subito il danno, , e la tendenza giusta e giustificata di questo Consiglio è stata quella di riconoscere il danno e, quindi, di indennizzare chiunque l'avesse subito.
Credo che questo sia il metodo più corretto se è vero, e ce lo dice un comunicato dell'Unione agricoltori, che il 40 per cento delle imprese agricole della Provincia di Cagliari sarebbe sostanzialmente esclusa da ogni provvidenza contenuta all'interno di questa legge. Ci sono imprese che hanno subito dei danni pari al 90 per cento della possibile produzione, che hanno salariati alle loro dipendenze, che rischiano il fallimento o comunque rischiano di licenziare i propri salariati e, quindi, di mettere sul lastrico altre famiglie; queste imprese per la tipologia societaria o per la tipologia di conduzione sarebbero assolutamente escluse da tutte le provvidenze previste dalla presente legge.
Allora, questa esclusione ci sembra un'incongruenza, e ci sembra tale perchè la filosofia di tutti i provvedimenti della Comunità europea, di tutte le direttive che la Comunità europea dà agli Stati membri, non è quella di penalizzare in qualche maniera l'azienda agricola in rapporto alla propria conduzione, ma è quella di valorizzazione l'impresa agricola e di valorizzare i criteri di redditività, di modernità, di capacità di innovazione che l'impresa agricola riesce ad avere, ed è questo che probabilmente in Sardegna a noi in questo momento interessa e serve.
Addirittura questa discriminazione che noi rischiamo di introdurre attraverso l'attuale testo di legge tra aziende, esclusivamente in rapporto alla figura giuridica del conduttore, rischia - ed è bene che lo sappiano i colleghi consiglieri del centrosinistra e del centrodestra ma anche gli agricoltori - di essere poi considerata una discriminante dalla Unione europea alla quale noi dovremo notificare il provvedimento, che potrebbe considerarla una concorrenza sleale tra aziende all'interno dello stesso comparto, per cui un'azienda che ha un sistema di conduzione accede agli aiuti della legge e l'altra no..
Noi non stiamo certo chiedendo che la torta venga ristretta, stiamo semplicemente sostenendo che, nel momento in cui c'è un danno reale che deve essere indennizzato, il danno reale è di chiunque l'abbia subito, e qualunque ragionamento differente rischia di essere un ragionamento di tipo neocorporativo, assolutamente non tollerabile da questo Consiglio.
Soprattutto se noi abbiamo descritto - e l'abbiamo fatto - il provvedimento che stiamo varando, come un provvedimento di solidarietà. Allora, cari amici e cari colleghi del Consiglio, la solidarietà deve riguardare in maniera libera e liberale tutti coloro che sono stati in qualche maniera danneggiati dall'evento naturale calamitoso di cui stiamo parlando. Quindi, non c'è l'esclusione di una parte a vantaggio di un'altra, ma c'è la necessità di dover indennizzare, trovando le risorse adeguate, tutti coloro che il danno hanno subito, altrimenti non è più solidarietà ma è una scelta degli uni che prevarica gli altri, ed anche l'esclusione dalla presente legge del problema del risarcimento del mancato guadagno da parte dei braccianti, ricade nella stessa identica logica!
Esistono delle figure professionali, che probabilmente sono l'anello più debole della catena in agricoltura, che non sono adeguatamente protette e che in nessuna maniera probabilmente troverebbero ristoro attraverso le provvidenze che sono previste nell'attuale legge.
Quindi, la raccomandazione che noi Riformatori vogliamo rivolgere all'intero Consiglio, è quella di tenere conto della impostazione originaria con cui il provvedimento era giunto in Commissione. Infatti, nell'ambito delle indicazioni per le direttive di attuazione, si valutava la possibilità di risarcire in modo diverso le imprese rispetto all'agricoltore a titolo principale, cioè a colui che direttamente è a contatto quotidiano con il lavoro della terra. Ma non è sicuramente possibile accettare che venga completamente cancellato un settore che, se non ricevesse alcuna provvidenza attraverso questa legge, probabilmente sarebbe condannato al collasso definitivo con la messa in mobilità e il licenziamento di una quantità di salariati che andrebbero ad accrescere il numero dei disoccupati in Sardegna.
Quindi, questo è l'appello che noi Riformatori rivolgiamo all'intero Consiglio. Il provvedimento in discussione deve dare ristoro a tutti i sardi, a tutti i sardi che lavorano in agricoltura e che hanno subito dei danni a causa dell'evento siccitoso. Non può essere una legge di parte, non può essere una legge proposta e votata da una parte del Consiglio contro un'altra parte del Consiglio.
Esistono margini di ragionamento, esistono tanti aspetti sui quali ci si può incontrare, si può ragionare, si può discutere per trovare delle soluzioni mediate e che garantiscano il diritto di tutti, ma una chiusura nei confronti di queste esigenze sarebbe imperdonabile proprio perché lederebbe quel diritto alla solidarietà, e quel diritto al rapporto di uguaglianza tra tutti i sardi che, più volte, tutti quanti abbiamo sostenuto essere uno dei fondamentali diritti che questo Consiglio intende rispettare e far rispettare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (Gruppo Misto). Signor Presidente, innanzitutto guardo con estremo rispetto al coraggio dei colleghi che con abnegazione assistono e concorrono al dibattito su questo problema così grave e sentito.
I provvedimenti che stiamo discutendo oggi per dare ristoro al settore agricolo e zootecnico, stanno diventando ormai di routine. Diciamo che in questi tre anni di legislatura, mi pare che questo sia il terzo provvedimento che questo Consiglio adotta per ripianare perdite dovute a calamità naturali. Mi pare che solo il primo, quello del novembre '99 fosse dovuto all'alluvione, tutti gli altri provvedimenti si riferiscono alla siccità. Questo disegno di legge numero 327, oggi in discussione, ha subito - come qualcuno ricordava poc'anzi- un iter tortuoso, esageratamente lungo; è stato presentato in aprile dalla Giunta ed è arrivato in Commissione solo a giugno. Quindi, un ritardo per certi versi incomprensibile, che la maggioranza mi pare spieghi e giustifichi con la determinazione del Ministero dell'agricoltura e delle politiche agricole e comunitarie, di opporsi alla nostra richiesta di riconoscimento della calamità naturale; secondo i solerti funzionari romani, infatti, i dati pluviometrici in loro possesso, relativi alle province di Sassari e Nuoro, non erano tali da giustificare questa richiesta e, quindi, le due province venivano preliminarmente escluse.
Nelle loro comunicazioni dichiaravano addirittura che i loro dati - e sinceramente non riesco a capire chi glieli trasmette- sempre per le province - ripeto - di Sassari e di Nuoro, segnalavano piovosità in aumento. A distanza di circa due mesi da queste comunicazioni la nostra Isola era già in emergenza; a distanza di 4 mesi siamo al dramma. Tutto questo chiaramente ha portato un allungamento dei tempi di discussione del provvedimento che oggi è alla nostra attenzione.
Il problema secondo me è che, anche in questo caso, non siamo stati, e non siamo ancora così determinati da svincolarci da questi lacci romani, cioè, non abbiamo neanche l'autonomia e l'autorevolezza di garantire e di garantirci una dichiarazione di stato di calamità naturale, tanto più che alla fine loro non sborsano neanche una lira. Inoltre, teniamo conto che lo Stato italiano per dichiarare lo stato di calamità naturale richiede che le perdite subite siano pari al 35 per cento della produzione normale, mentre la Comunità Economica Europea richiede invece percentuali di perdite del 20 per cento per le zone svantaggiate, e del 30 cento per le altre zone.
Negli ultimi 10 anni, accanto a questi eventi calamitosi nelle campagne si è assistito ad un altro fenomeno ad essi collegato, e cioè al progressivo depauperamento e al progressivo abbandono delle stesse ad opera soprattutto di quelle forze giovanili che dovrebbero fungere da ricambio generazionale.
Infatti, anche gli ultimi dati sui livelli occupazionali di questo, ancora, importante e fondamentale settore, sono negativi; questo è tra i pochi settori della nostra economia dove c'è una contrazione non marginale degli addetti, dove l'età media degli operatori è più alta che in altri settori.
Tutto questo perché? Il perché ho cercato anche di spiegarlo la scorsa settimana nel corso della discussione sulla siccità e sulle sue implicazioni in agricoltura. La mancanza di un bene primario come l'acqua, impedisce qualsiasi, pur minima, programmazione sia in zootecnia che in agricoltura. Tutto ciò che cosa comporta? Comporta secondo me un'ulteriore marginalizzazione di queste aree rurali, che le allontana sempre più dalle aree urbane. Ne consegue, quindi, un abbandono, uno spopolamento, come dicevo prima, che quest'Aula tante volte ha rimarcato, messo in evidenza, ma che mai con serietà e con grande determinazione ha affrontato.
La mancanza di risorse finanziarie e di qualsiasi politica di riforma, allontana sempre più questi nostri operatori, soprattutto quelli giovani che, in mancanza di un minimo di prospettive, cercano giustamente altre occupazioni talvolta purtroppo fuori dalla nostra Isola per la mancanza qui nella nostra terra di alternative..
Le notizie, inoltre, relative alle ultime determinazioni assunte in sede comunitaria sono tutt'altro che positive. L'Assessore giorni fa le ha esposte in maniera ancora superficiale nella Commissione competente; però sarà necessario che si vigili attentamente per evitare che da oggi e sino al 2010 questo settore subisca un tracollo definitivo. I segnali che provengono da Bruxelles sono allarmanti.
Poco fa il collega Tunis diceva che gli allevatori e gli agricoltori subiscono queste situazioni, e che siamo noi come istituzione regionale che dovremmo con maggiore tempestività intervenire per risarcire queste gravissime perdite. Sarà necessario, quindi, lo ribadisco, che l'Assessore, l'Esecutivo e tutto il Consiglio vigilino con grande determinazione e intervengano in sede prima ministeriale e poi anche comunitaria per salvaguardare i nostri operatori. Non c'è molto tempo da perdere, prima si interviene meglio è.
E' fuor di dubbio, perciò, che per affrontare un problema serio come la siccità, con le sue drammatiche conseguenze, sia necessario uno sforzo comune eccezionale, una risposta forte commisurata all'entità del danno.
Collega Balletto, che non vedo in Aula, io non voglio assolutamente fare polemiche però io mi sto stancando di questi continui ritornelli, del ritornello che ogni qualvolta che c'è qualcosa che non va, sono sempre richiamate le vecchie amministrazioni, amministrazioni che noi abbiamo già dimenticato. Noi siamo contenti che siano arrivati i nuovi uomini, gli uomini impavidi senza macchia e senza paura.
PRESIDENTE. Colleghi per cortesia un po' di silenzio.
MANCA (Gruppo Misto). Pochi ma buoni, li abbiamo selezionati. Era finalmente ora che arrivassero questi uomini, però con il tempismo che state dimostrando credo che tra 15 - 20 anni gli uomini della maggioranza ci daranno risposte su tutte le problematiche che affliggono la nostra Isola. Che cosa facciamo nel frattempo? Passiamo il tempo a rimembrare e a ricordare...
(Brusio in Aula)
PRESIDENTE. Colleghi per cortesia non è possibile continuare i nostri lavori! Dobbiamo interrompere?
MANCA (Gruppo Misto). Dicevo che non facciamo altro che passare il nostro tempo a ricordare al popolo ignaro le angustie che ha subito dai vari esponenti di questa nuova maggioranza che erano presenti anche nella vecchia maggioranza. Dicevo prima che sono millenni che la Sardegna e i sardi affrontano i problemi e le difficoltà dovute al mancato approvvigionamento idrico, ma credo che mai nessun Governo regionale, nessun Consiglio regionale abbia affrontato e discusso con serietà questo problema. Ci si è limitati, come è stato fatto oggi, a constatarne le conseguenze, a cercare arrangiandosi alla bell'e meglio di trovare risorse, non per migliorare il settore, ma per risarcire i danni e per concedere agli operatori quell'indennizzo minimo, vitale per impedire il totale tracollo del mondo agricolo.
Ecco che quindi, fuori da schemi di tipo ideologico che sono come al solito fuorvianti, fuori dai partitismi, fuori dagli interessi particolari o lobbystici, è necessario che quanto prima l'Esecutivo si faccia carico di avanzare proposte. E' necessario perché ne ha la responsabilità politica e istituzionale.
(Brusio in Aula)
Presidente. Colleghi davvero non è possibile lavorare in queste condizioni.
MANCA (Gruppo Misto). L'impegno, quindi, è di tutti, il nostro contributo come opposizione non mancherà di certo; come ho gia detto infatti il rimpallarsi vecchie e nuove responsabilità non giova a nessuno, non risolve i problemi, però allo stesso tempo è inderogabile, nel rispetto dei ruoli, avviare una seria programmazione per impedire o quanto meno per poter scongiurare i danni futuri. I segnali che provengono però non sono quelli giusti. Maggiore determinazione, più responsabilità sono in capo all'Esecutivo regionale. Gli strumenti, anche quelli eccezionali, vanno messi in campo, tutte le norme vanno utilizzate per alleviare il dramma che il mondo agricolo sta vivendo!
Accanto a questi provvedimenti eccezionali sarà necessario mettere mano anche agli strumenti ordinari. Leggi di settore e quant'altro vanno utilizzati al meglio, caro Assessore. Ho più volte richiamato in quest'Aula e in Commissione che leggi indispensabili come la legge numero 21/2000 sono prive di qualsiasi risorsa. Non c'è un euro! Non credo sia questo il modo migliore per far uscire la nostra agricoltura dal sottosviluppo, per renderla più moderna ed efficace.
La gravissima siccità che con periodicità sempre più frequente colpisce la nostra Isola con gravi ripercussioni su tutto il tessuto economico e sociale, va affrontata oltre che con interventi urgenti, con programmi seri, con progetti adeguati e con proposte concrete. Bisognerà uscire dall'emergenza! Tutte le ingenti risorse che in questi ultimi anni la Regione ha dirottato per questo settore, non sono state sicuramente utilizzate al meglio. Tutti gli interventi sono stati provvisori, le strategie confuse inserite in provvedimenti tampone; e i consiglieri e gli Assessori regionali nell'immaginario comune sono entrati a far parte della storia del mondo agricolo solo perchè dispensatori ed elargitori delle ingenti risorse previste dai soliti provvedimenti tampone, come questo disegno di legge numero 327.
Sono sicuro che anche l'assessore Contu, se mi permette, con questo provvedimento aumenterà la sua popolarità che, per altro, è già rimarchevole. Mi auguro, quindi, che sia il dibattito della scorsa settimana sulle mozioni, che quello odierno su questo provvedimento, siano di utile stimolo all'Esecutivo dal quale pretendiamo una politica di sviluppo per il settore agricolo che fino ad oggi non c'è stata, per far sì che le centinaia di milioni di euro investiti in agricoltura e zootecnica creino effettivo sviluppo.
Non si può continuare in questa maniera! Non fare decollare un'agricoltura che produce significa dipendere dall'esterno, autoescluderci dai mercati a tutti i livelli. La finalità è quindi comune, è comune a tutti noi, almeno questo mi auguro. Le strategie dovranno essere elaborate e discusse, non nelle segrete stanze ma in questa sede. Le prospettive future le dobbiamo garantire a tutti i nostri operatori. Questo disegno di legge approvato con il determinante apporto dell'opposizione, che in maniera sostanziale in Commissione ha modificato l'impianto originale, deve andare incontro alle pressanti richieste del settore. Si devono non creare privilegi ma dare priorità. Si deve intervenire a favore di coloro che effettivamente e concretamente lavorano e ricavano il loro reddito da questa attività.
Deve essere garantito il ristoro a tutte le singole colture, non si possono fare assolutamente distinzioni; chiunque, coltivatore diretto o imprenditore agricolo a titolo principale che abbia subito un danno deve essere risarcito. Non dobbiamo creare categorie privilegiate; non deve più succedere, come è accaduto per il dramma della lingua blu, che settori molto importanti siano ingiustamente esclusi dalle provvidenze.. Categorie di allevatori, infatti, che non hanno potuto vendere i loro capi per il blocco della movimentazione, sono stati esclusi della Comunità Economica Europea dai rimborsi che noi avevamo stabilito essere necessari e indispensabili. Anche i proprietari di pascolo attivo hanno subito danni terribili, quindi è necessario che anche loro vengano compresi all'interno del provvedimento.
Se qualcosa c'è da rivedere, e secondo me è da ripristinare, questo è il tetto per l'ammontare del contributo che ogni singola azienda non può superare. Sarà probabile quindi, con l'accordo di tutti, un aggiustamento in questo senso, senza svilire l'ossatura della legge che, pur essendo perfettibile, contiene al suo interno tutte le misure necessarie per comprendere tutte le aziende veramente colpite dalla siccità.
Alla luce anche delle precedenti esperienze bisognerà non restringere eccessivamente il nucleo degli operatori compresi in questo provvedimento, per evitare che, come nell'ultima legge da noi esitata, ingenti risorse restino inutilizzate. L'ultima legge, cari colleghi, ha lasciato inutilizzati circa 20 miliardi di vecchie lire. Se appunti fanno fatti questi vanno mossi al fantomatico Governo nazionale, impositore di continui tagli e interventi in settori cruciali come quello della sanità, piuttosto che elargitore di risorse soprattutto in casi di emergenza come questo, nel quale siamo costretti, nostro malgrado, a ricorrere a indebitamenti che ci vedono, in linea di principio, abbondantemente contrari.
Io mi auguro che dopo l'approvazione del provvedimento, che dovrebbe avvenire entro oggi, la struttura dell'Assessorato d'intento con la Commissione competente approvi celermente le direttive di attuazione, per iniziare a far sì e che i contributi che il Consiglio deciderà di attribuire vengano elargiti tempestivamente e celermente. Tutte le strutture, centrali, ma soprattutto periferiche, devono essere coinvolte e messe in condizioni di raccogliere e verificare le richieste. Non possiamo far aspettare, così come è successo per le altre provvidenze.
Sarebbe anzi auspicabile, e va verificato - questo lo chiedo all'assessore Contu - se sia possibile, per non far presentare ulteriori domande, che gli uffici utilizzino per l'istruttoria relativa ai rimborsi previsti da questo disegno di legge le stesse domande che verranno presentate, mi pare entro il 10 agosto, per ottenere le provvidenze previste dalla legge nazionale numero 185/92. Chiedo all'Assessore una verifica in questo senso.
Una decisione positiva in tal senso sarebbe molto importante e utile per due motivi. In primo luogo perché gli operatori che ne faranno richiesta saranno gli stessi; in secondo luogo, perché ci ritroveremo, in pratica, con le istruttorie già completate, con il danno già quantificato, e quindi con un risparmio di tempi notevole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, cercherò di essere breve, anzi, lo sarò senz'altro, data l'ora, in quanto credo che, se effettivamente questo provvedimento di legge deve vedere la luce entro oggi, sia necessaria un po' di buona volontà da parte di tutti i componenti di quest'Aula.
Da tre anni a questa parte, da quando cioè vivo la mia prima esperienza come consigliere regionale, ho sentito spendere fiumi, mari, oceani di parole sull'agricoltura. Su questa grande realtà economica, su questa grande scommessa che la Sardegna credo abbia perso, su questa grande morente che, malgrado tutte le terapie contingenti e momentanee, non si riesce a riportare in salute.
Non mi piace fare dietrologia, e quindi non trovo neanche giusto che si richiamino manchevolezze, che si richiamino omissioni da parte di maggioranze che oggi sono minoranze. Sono certo che se dovessi girarmi indietro ci sarebbe tanto da dire e da rimproverare a tutti, a tutti coloro i quali, a qualsiasi livello, in quest'ultimo ventennio hanno avuto responsabilità di governo in Regione, in province, in comuni e quant'altro. E' necessario dire tutta la verità!
Io credo che per poter raggiungere, non dico uno stato ottimale, ma uno stato di equilibrio tra la nostra economia, principalmente agropastorale, e quella delle altre regioni più avanzate d'Italia e d'Europa, sia indispensabile e necessario fare quella analisi economica strutturale, seria, che si sarebbe dovuta fare anni fa, quando il settore non era ancora malato grave, quasi in coma come è oggi; ; allora occorreva trovare una terapia di attacco e non consentire che la malattia degenerasse sino ai livelli attuali.
Livelli in cui un'annata di siccità, che può rientrare nel ciclo climatico normale, mette completamente a terra, anzi, sottoterra, tutto un comparto nel quale lavorano circa centomila addetti.
In un altro intervento ho definito l'agricoltura "la FIAT della Sardegna", ma su un'azienda si deve intervenire non quando è in stato di prefallimento, ma prima, anni prima. Ma, ripeto, non voglio fare dietrologia, perché questo è un problema talmente importante che tutti, dico tutti, dobbiamo essere uniti nel credere nel settore per poterne risolvere i problemi.
Io credo che questa analisi strutturale sia necessaria se non altro per evitare che la Comunità Europea blocchi, volta per volta, i vari provvedimenti che variamo a favore del nostro settore agricolo che, come sappiamo, è un settore particolarmente sensibile.
Il collega dei Riformatori che mi ha preceduto ha accennato a questa problematica. Il settore è sensibile, è vero, però noi possiamo dimostrare, matematicamente, che gli incentivi che possono e debbono essere dati alla nostra agricoltura in alcun modo incidono, in maniera negativa, sugli equilibri del mercato europeo e di quello mondiale, e tanto meno determinerebbero una concorrenza sleale. Anzi, questa analisi dimostrerebbe che la debolezza della struttura del comparto, la mancanza di viabilità, di elettrificazioni rurali, di irrigazione e quant'altro, potrebbe, come sta capitando, causare uncrollo del settore che, questo sì, causerebbe conseguenze negative sul mercato sia nazionale che europeo.
Va quindi presentata a Bruxelles questa analisi sulla nostra economia agropastorale che, per certi versi, è ancora condotta con sistemi tradizionali, soprattutto per quanto riguarda l'allevamento del bestiame. E, viste le malattie che stanno colpendo questo particolare settore, io dico che è un bene, perché comunque questa economia agropastorale tradizionale ha tenuto e tiene, grazie ad un'esperienza millenaria, malgrado le difficoltà, malgrado le avversità, malgrado le calamità naturali, malgrado i difficili rapporti con il mondo bancario. La vera grande calamità infatti che ha colpito il mondo agropastorale è il grave indebitamento che le aziende del settore hanno nei confronti del sistema bancario; e questa legge, intervenendo sul capitale di conduzione, potrebbe consentire in parte a molte aziende di non ricorrere ulteriormente all'indebitamento. E, detto questo, non voglio ancora tediare perché, ripeto, i fiumi di parole che possono spendersi in questo campo servono solo ad ognuno di noi per fare un esercizio dialettico.
Io chiudo complimentandomi con la Giunta e con l'Assessore che, nei tempi dovuti e celermente, hanno presentato il provvedimento, col Presidente e con l'intera Commissione, che hanno lavorato, senza perdere un giorno, anche durante i lavori dell'Aula; e vorrei complimentarmi anche con i colleghi dell'opposizione, che mai hanno lasciato la Commissione e hanno dato assieme ai colleghi della maggioranza un apporto positivo e determinante affinché questo importantissimo provvedimento di legge arrivasse in Aula.
Oggi il provvedimento è in Aula, tentiamo di esitarlo, diamo una risposta, almeno una piccola risposta al grande mondo delle campagne che ci ascolta e aspetta un nostro segnale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, debbo constatare che, nonostante la rinuncia di diversi colleghi del centrosinistra, per l'assenza della maggioranza il risultato è davanti a tutti noi.
CAPPAI (U.D.C.). A un certo punto eravate in nove, dai!
BIANCU (I DEMOCRATICI). Onorevole Cappai, non sia nervoso, mi sembra chiara l'attenzione che state dedicando a questo provvedimento.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Quindi, condividendo l'urgenza di approvare il provvedimento, e ritenendo che solo il passaggio al voto produce un effetto positivo, anzi un effetto magico per la presenza in Aula dei colleghi della maggioranza, io rinuncio a svolgere il mio intervento nella discussione generale. Riprendendo unicamente il richiamo fatto dall'onorevole Balletto, dandoci lettura di uno dei dieci punti rivendicativi contenuti nel documento del Comitato spontaneo degli agricoltori di Villasor, quello relativo alla mancata erogazione dei contributi per l'acquisto dei mezzi agricoli; mezzi agricoli che, è opportuno ricordare, vennero acquistati in base alla normativa allora vigente.
A mio avviso, la Regione non può non adempiere, e con la dovuta urgenza, a questo impegno procedendo, se necessario, a un'apposita negoziazione con l'Unione Europea, così come è stato fatto per la legge 28. Infatti, non ci può sfuggire che molte delle difficoltà finanziarie che molti agricoltori stanno incontrando dipendono dalla mancata liquidazione dei contributi per l'acquisto dei mezzi agricoli.
Assessore Contu, se ne faccia carico, promuova con gli uffici di Bruxelles gli appositi confronti, e proponga al Consiglio la soluzione per questo problema, anche perché lei sa che troverà in questo Consiglio, e nella minoranza in particolare, piena disponibilità, così come l'ha trovata per il disegno di legge in discussione e per gli altri provvedimenti che sono arrivati in quest'Aula e hanno riguardato il mondo del lavoro e della produzione nella nostra Isola.
PRESIDENTE. E'iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola alla Giunta per la replica, informo i colleghi che sono pervenuti a questa Presidenza 25 emendamenti. Io vorrei concludere la mattinata di oggi con il voto sul passaggio all'esame degli articoli, anche per avere la certezza che non saranno presentati ulteriori emendamenti, così che gli Uffici possano utilizzare l'intervallo di tempo intercorrente tra chiusura e ripresa dei lavori per riordinarli.
Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Signor Presidente, colleghi, desidero innanzitutto ringraziare i colleghi che, rinunziando a prendere la parola, mi hanno consentito di replicare.
Io sarò brevissimo perché le parole servono, è vero, ma fino a un certo punto. Inoltre su questo provvedimento di legge, che in fondo, se non drammatizziamo, può essere un provvedimento di legge voluto dall'intero Consiglio regionale, non è il caso di fare eccessive polemiche; a mio giudizio, infatti, la siccità non è né bianca, né rossa e neanche nera, è la siccità punto e basta.
Desidero comunque ringraziare la Commissione per il lavoro svolto e soprattutto i colleghi dell'opposizione, che all'interno di quella Commissione sono in maggioranza. Vorrei, però, dopo aver dato atto da parte mia del lavoro compiuto dai commissari, che si desse anche atto, almeno un po', del lavoro fatto dalla Giunta.
CUGINI (D.S.). Dall'Assessore, non dalla Giunta!
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Diciamo l'Assessore, ma io rappresento anche la Giunta. Vorrei ricordare ai colleghi che l'attuale Assessore pur avendo, diciamo così, assunto l'incarico solo a fine novembre, a gennaio, dopo un mese circa, aveva dato già disposizioni perché si attivassero le indagini sui danni causati dal maltempo; ai primi di febbraio, esattamente il giorno 12 febbraio, su richiesta dell'Assessore, la Giunta poteva deliberare lo stato di calamità naturale per tutta la Sardegna, ed il 26 febbraio veniva inviata al Ministero tutta la documentazione necessaria per l'emanazione del decreto del Ministro recante la dichiarazione sullo stato di calamità naturale.
Devo dire che c'è stata una certa opposizione da parte del Ministero, perché i dati pluviometrici forniti dall'Aeronautica militare erano diversi dai dati che a noi aveva fornito il SAR. Tuttavia il decreto ministeriale è stato emanato. Veniamo ora al provvedimento legislativo.
Il provvedimento legislativo è stato approvato dalla Giunta nel marzo ma, come dicono giustamente i colleghi, è arrivato in Consiglio regionale solo il 6 giugno. Obiettivamente è la verità; però vorrei che gli stessi colleghi mi dessero atto del fatto che questo ritardo nasce dalla scelta dell'Assessore regionale dell'agricoltura che ha preferito inviare il progetto di legge approvato dalla Giunta alla Comunità Economica Europea, in modo da risparmiare il famoso termine che poi sarebbe stato impiegato per la discussione. E la Commissione mi deve dare atto che sono stato in grado di trasmettere alla Commissione agricoltura, cosa che non è mai accaduta in questo Consiglio, anche le osservazioni della Commissione Europea. Però, poiché il progetto di legge è stato approvato con alcune modifiche, sostanziali, saremo purtroppo costretti a rinviarlo ancora alla Commissione Europea.
La prima modifica riguarda i titolari del risarcimento. Io avevo proposto inizialmente che il risarcimento fosse esteso a tutti gli imprenditori, a qualunque titolo operanti in agricoltura. Io voglio precisare, perché non ho remore a dirlo, che io ero e rimango favorevole a limitare il risarcimento ai soli imprenditori professionali. Ho modificato questo mio orientamento perché l'ho adeguato all'orientamento europeo che tende ad estendere i benefici a tutte le imprese.
E voglio comunicare al Consiglio, questa notizia può essere utile, che avant'ieri il Senato ha approvato una norma che modifica la legge nazionale numero 185 del '92, . Infatti, mentre prima il provvedimento nazionale prevedeva il ristoro dei danni soltanto ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale ora, proprio per seguire l'orientamento europeo, il risarcimento è stato esteso a tutte le imprese agricole.
Io avevo attenuato, nel mio disegno di legge, questa prescrizione, inserendo un articolo dove si precisava che si sarebbe data la preferenza e i parametri superiori agli operatori professionali. Tuttavia, personalmente, ribadisco di non essere assolutamente contrario alla restrizione del risarcimento dei danni ai soli operatori agricoli professionali. L'unica preoccupazione che ho è che possano essere mosse delle osservazioni da parte dell'Unione Europea ma, se questa non interverrà, io penso che anche questa dizione possa essere accettata.
Rimane il problema della delimitazione delle zone. Su questo punto la Commissione ha voluto innovare perché parte dal principio che bisogna risarcire tutti; e chi non vorrebbe risarcire tutti? Se io fossi cattivo rileverei che certe posizioni non sono state assunte neanche quando c'erano Assessori di altro colore; però io queste cose non le dico perché preferisco non alimentare la polemica.
Tutti quindi vorremmo risarcire tutto e tutti, se fosse possibile farebbe piacere anche a me. Mi rendo conto che per risarcire tutti sarebbero necessarie centinaia e centinaia di miliardi. I dati in mio possesso, che però risalgono, onestamente, a gennaio, stimano il danno esattamente in circa 600 miliardi di vecchie lire calcolati sul prodotto lordo; e potrei anche leggervi le percentuali, prodotto per prodotto, derrata per derrata, ma non è il caso.
E' chiaro però che da gennaio ad oggi la situazione non è certamente migliorata, anzi, è terribilmente peggiorata, per cui lo stanziamento previsto, 250 miliardi, che era - secondo me - sufficiente relativamente ai danni acclarati al gennaio del 2002, certamente oggi non è più sufficiente. Quindi io, come Assessore regionale dell'agricoltura, non posso non essere favorevole, lo dico con molta franchezza, ad un aumento dello stanziamento a 500 miliardi delle vecchie lire. Però capisco anche le difficoltà dell'Assessore del bilancio che è un po' il cane da guardia del bilancio, il mastino che deve difendere il bilancio e quindi, giustamente, deve preoccuparsi dell'entità delle risorse.
Io ho vissuto una esperienza in qualità di sottosegretario al Tesoro e so molto bene che chi rappresentava il Tesoro si presentava nell'Aula parlamentare solo per dire dei reiterati "no" oppure per contenere comunque la spesa. Mi rendo conto quindi delle difficoltà, però ho l'impressione che si stia facendo una tempesta in un bicchiere d'acqua perché, anche su alcune questioni fondamentali, relative all'impresa e al soddisfacimento totale del danno, devo riconoscere che la Commissione è stata saggia perché nel suo testo è scritto che la misura del contributo è finalizzata al totale risarcimento, dire "è finalizzata" vuol dire che si tenterà, che si farà il possibile per arrivare a un risarcimento totale; e se questo avverrà certo non sarò io che lo impedirò.
Aggiungo ancora un'annotazione. Io sono invece preoccupato, e chiudo, per gli accertamenti da fare sulle aziende interessate. Tutti vorremmo che venisse controllata ogni azienda, così che giustamente chi ha avuto un danno pari al 70 per cento venga risarcito al 70 per cento e a chi l'ha avuto pari al 30 venga risarcito il 30; però, amici cari, io ho la responsabilità di fare effettuare il controllo su 40 mila o su 30 mila aziende, ma come si fa? Non è una cosa facile, tant'è vero che la Commissione, onorevole Marrocu, con molta intelligenza, ha stabilito che la determinazione dei parametri avviene per singole colture e secondo aree territoriali. Questa scelta consente un maggiore respiro agli Ispettorati agrari che, invece di compiere gli accertamenti azienda per azienda (ci vorrebbero anni ed anni), possono, utilizzando i parametri così definiti, operare in maniera più globale, più complessiva. . Poi vedremo se le zone territoriali dovranno essere quaranta, trenta o venti, perché io concordo volentieri con la tesi secondo la quale le direttive è bene che non le faccia il solo Assessore, ma l'Assessore le faccia insieme alla Commissione.
L'ultima annotazione, ed ho veramente finito; se lo stanziamento verrà portato a 500 miliardi di vecchie lire, lo dico con molta franchezza, io ne sarò molto lieto,perché questo ci consentirà probabilmente di intervenire sulla legge numero 44. Non bisogna dimenticare che in base al dettato di questa legge quattro mila e settecento agricoltori non solo dovranno restituire i soldi all'Europa, ma saranno anche tagliati fuori da qualunque aiuto della Regione, dello Stato e dell'Europa. Quindi che cosa accade? Che io non posso per esempio dare aiuti per la siccità a quattro mila e settecento imprese agricole.
Lo stesso discorso si può fare relativamente al provvedimento sulle macchine agricole che, onorevole Biancu, posso garantirle essere già pronto, ma prima di presentarlo vorrei risolvere il problema della legge numero 44, perché neanche questa legge è stata notificata all'Unione Europea, quindi dobbiamo essere cauti. Allora, se noi ci ponessimo l'obiettivo di risolvere anche i problemi legati alla "44", seppure non totalmente, per esempio la mia proposta sarà di far sì che nelle direttive si cerchi almeno di reperire il 50 per cento attraverso i soldi che diamo per la siccità, nel futuro potremmo dare a questi nostri fratelli non solo gli aiuti per la siccità, ma anche gli altri quali quelli per la meccanizzazione agricola, i POR e quant'altro.
L'unica mia vera preoccupazione sono le difficoltà legate alla legge 44, però se il Consiglio regionale vorrà approvare un aumento dello stanziamento a 500 miliardi, e l'Assessore regionale dell'agricoltura è favorevole a questa operazione, io sono convinto che riusciremo anche, in qualche maniera, a risolvere il problema della legge numero 44.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Avverto i colleghi che, essendo in corso una riunione della Giunta, è necessario attendere qualche minuto prima di procedere alla votazione per consentire alla Giunta medesima di raggiungere i propri banchi.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame agli articoli.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FLORIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto -SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SECCI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 56
Votanti 56
Maggioranza 28
Favorevoli 56
(Il Consiglio approva)
La seduta è sospesa, i lavori riprenderanno alle ore 16.
(La seduta, sospesa alle ore 14 e 13, viene ripresa alle ore16 e 23.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Devo comunicare ai colleghi che ho ricevuto circa un'ora fa, quindi in ritardo, una lettera da parte del Presidente Pili, che leggo: "A seguito della convocazione della riunione della Conferenza delle Regioni sono impossibilitato a partecipare ai lavori della seduta antimeridiana di giovedì 1 agosto 2002, pertanto chiedo congedo. Ringraziando per la disponibilità colgo l'occasione per porgere cordiali saluti". L'onorevole Pili evidentemente , essendo la seduta unica, è considerato in congedo anche stasera.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione degli articoli del disegno di legge 327/A. Si dia lettura del Titolo.
ORTU, Segretario:
Titolo
Interventi per i danni provocati dalla siccità 2001-2202 e dalle gelate dell'inverno 2001-2002.
PRESIDENTE. Al titolo è stato presentato l'emendamento numero 19, dai colleghi Marrocu, e più. Se ne dia lettura.
ORTU, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Marrocu - Granella - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Giagu - Manca
Nel Titolo le parole "2001-2002" sono sostituite dalle seguenti: "2001 e 2002". (19)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu per illustrare l'emendamento.
MARROCU (D.S.). Come ben sa l'Assessore, il primo decreto sulle calamità temporalmente parte dal marzo 2001 e quindi abbraccia periodi diversi rispetto a quelli dell'anno agrario. Se noi lasciassimo "2001-2002" con il trattino potrebbe essere interpretato come se si trattasse dell'annata agraria 2001/2002, se fosse così alcune colture rischierebbero di rimanere fuori, perché il danno è avvenuto nel 2001, ma prima dell'inizio dell'annata agraria 2001/2002, ed anche alcune colture che invece - penso ai vigneti - stanno subendo un danno, danno che potrà essere accertato, ma che noi sappiamo esserci già, ad ottobre rischierebbero di rimanere fuori. Invece quella "e" inserita tra gli anni consentirà nelle direttive di abbracciare tutti i vari decreti relativi a calamità emessi sia nel 2001 che nel 2002. Quindi è un modo per evitare di apportare dei correttivi successivamente.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Frau, correlatore.
FRAU (A.N.), relatore. Onorevole Presidente, è chiaro che io non posso dare un parere a nome della Commissione visto che non ho potuto convocare la Commissione per esaminare gli emendamenti, dato che sono arrivati tutti dopo che noi abbiamo esitato ieri il disegno di legge. Quindi per quanto riguarda questo emendamento in particolare, che credo, almeno in questo caso possa essere accolto, mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. La Giunta è favorevole. Approfitto dell'occasione per informare i colleghi che, poiché il decreto del Ministro ha validità sino al 30 gennaio 2002, in quanto abbiamo inviato la documentazione in quel periodo, è in corso l'altra nostra richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale per il periodo che va dal gennaio 2002 in poi. Quindi ha ragione l'onorevole Marrocu che per alcune colture, per esempio i vigneti, possiamo già valutare approssimativamente l'entità dei danni, anche se daranno i loro frutti dopo il 30 settembre. La seconda relazione verrà inviata a fine agosto primi di settembre, ma è bene che questo disegno di legge abbracci sia il 2001 che il 2002.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). L'emendamento mi dà la possibilità di fare alcune precisazioni rispetto anche ad alcune considerazioni che ho svolto stamattina. Si può tranquillamente dire che mettendo la congiunzione al posto del trattino, l'anno di riferimento temporale sia costituito dall'anno 2001 e dall'anno 2002, con tutto ciò che eventualmente entro questi due anni è accaduto o potrebbe accadere; eppure io trovo questa spiegazione di per sé un po' artificiosa, oltre che discutibile.
In agricoltura, infatti, soprattutto quando si parla di calamità (e questo l'Assessore lo sa benissimo, e dovrebbero saperlo anche i colleghi), si va per annate agrarie e non solo, il danno si accerta quando la coltura è arrivata a maturazione, quindi si accerta anche con tempi precisi, che non sono opinabili.
Io stamattina ho avuto modo di dire che trovavo discutibili le modalità con cui è stata decretata la calamità naturale dal Ministero competente, perchè sinceramente il decreto è del tutto incomprensibile, o per lo meno il decreto così come è stato formulato può essere attuato in mille modi con grande discrezionalità. In un settore, badate, dove non è che possiamo agire o intervenire sulla base anche della volontà individuale o collettiva che viene definita in un organismo, anche se questo fosse il Consiglio regionale. Qui in realtà siamo in una fase in cui dobbiamo accertare i danni reali e dobbiamo risarcire i danni reali, che hanno un riferimento ben preciso, sia temporale sia spaziale per quanto riguarda il territorio. Allora mettere il trattino ha già un significato, perché è chiaro che con il trattino l'Assessore sceglieva di intervenire per i danni verificatisi nell'annata agraria 2001-2002, mettere una congiunzione significa lasciare indefinita la questione, quindi permettere successivamente di emanare direttive che possono consentire di intervenire, non si sa bene però sulla base di quale riscontro oggettivo, per il 2001 e per il 2002.
Allora, io stimo l'Assessore, così come stimo tutti i colleghi, però sinceramente io avrei dei seri dubbi ad adottare la discrezionalità come metodo di lavoro in un settore al quale vengono destinati anche tante risorse e in cui si vuole agire con trasparenza. Io dico allora con grande chiarezza che l'Assessore, rispetto a questa materia, deve dire con grande precisione in Aula come intende intervenire e, soprattutto, in relazione al decreto emesso dal Ministero, che cosa si intende per i danni che sono in esso riconosciuti, per quali annate agrarie e per quali territori. Perchè all'interno del decreto che è stato emanato e che è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (tra l'altro trovo anche questo singolare, che un atto del genere venga pubblicato in questi termini), io ho avuto modo già di chiedere in Commissione agricoltura all'Assessore che su questa questione venissero forniti i riscontri oggettivi.
L'Assessore, con grande chiarezza, deve dire quello che è accaduto. Assessore, anche oggi, anche stasera, anche poco fa lei ha fatto un po' il Ponzio Pilato, diciamo come stanno le cose, perché concorda su una correzione, accetta che si tolga il trattino e lo si sostituisca con la congiunzione. Badi che togliere il trattino e mettere la congiunzione non è una cosa di poco conto!
Io perciò voglio sapere (le ho già posto il quesito in Commissione) con chiarezza, con precisione e con certezza, in base alle relazioni degli ispettorati agrari, come sono stati accertati i danni che si sono verificati a conclusione dell'annata agraria 2000/2001; perché quando nel decreto del Ministero, su sua istanza, Assessore, viene indicato il 31 di marzo come termine ultimo, significa che si stanno riconoscendo i danni maturati a conclusione di quella annata agraria.
Per poter accettare, eventualmente, questa modifica, ho necessità di conoscere i dati degli ispettorati agrari, che sono quelli tenuti per legge, su istanza dei comuni, dei sindaci, ad accertare i danni e a trasmettere le risultanze a lei, che a sua volta deve poi trasmetterle al Ministero. Inoltre, Assessore, non si giustifichi adducendo la scarsa dotazione di personale degli ispettorati perché su questo sono d'accordo con lei, ma lei può comunque utilizzare il personale tecnico di altri enti, per esempio l'ERSAT e lo stesso CRAS di cui si parla in queste ore.
Ci dica quindi che cosa è accaduto in Sardegna, in tutte le province. Per esempio mi spieghi perché i danni subiti dalle carciofaie della provincia - anche se entro in un dettaglio, le chiedo scusa - di Oristano, che pure sappiamo avere una dotazione irrigua non indifferente rispetto alle altre province, a tutt'oggi che perdura la siccità, in questo decreto vengono riconosciuti, anche per il 2001 (2000/2001 perché la congiunzione significa questo Assessore), mentre non vengono riconosciuti in altre province, dove c'è una situazione che lei conosce benissimo e dove, tra l'altro - anche qui non voglio contrapporre territori a territori - il dramma vissuto è maggiore, come per esempio nel Campidano di Cagliari.
Allora la congiunzione a me va bene, la congiunzione che propone il collega Marrocu, però se riferita ad un quadro preciso, oggettivo, sulla base di riscontri che debbono essere frutto di una documentazione tecnica, che noi abbiamo già chiesto in Commissione e che non c'è stata data. Vorremmo avere almeno qui, in Aula, una precisazione che ci consenta di capire e di poter dire, anche a chi è fuori da quest'Aula e che sta attendendo, che il provvedimento di cui parliamo riguarda questi anni, queste colture, che sono distribuite in questo modo nei territori della Sardegna; quindi nelle province e, come giustamente lei sottolineava nelle sue conclusioni stamattina, anche nell'ambito di territori o di aree territoriali che pure debbono essere definite.
Il problema non è di poco conto ed è anche una questione di serietà, perchè io, ripeto, ritengo che nessuno, in modo discrezionale, possa andare in giro a dire che poi, se vogliamo, nelle direttive si fa in un modo o nell'altro. No, qui stiamo facendo leggi, stiamo parlando di rimborsi, stiamo parlando di stanziare centinaia di miliardi, è necessario quindi che si dica esattamente per che cosa e per quali territori debbono servire.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Onorevole Ortu, intendo fornirle le precisazioni da lei richieste. Io potrei annoiare l'Aula leggendo tutti i dati in mio possesso e desunti dalle relazioni degli ispettorati agrari; se vuole, però, gliene posso fornire una copia..
In primo luogo le dirò che la sua osservazione sulle carciofaie dell'oristanese è pertinente, non si capisce infatti perché il Ministero abbia accettato il dato sui danni per la provincia di Oristano e non abbia accettato quello per la provincia di Cagliari. Posso garantirle che il Ministro, su mia sollecitazione, ha in corso l'emanazione di un decreto correttivo del precedente nel quale, relativamente alla provincia di Cagliari, vengono inserite una serie di colture mancanti quali i carciofi, gli agrumi, gli ulivi.
Detto questo, io ho accolto l'emendamento dell'onorevole Marrocu perché mi pare che la dizione del suo emendamento sia più corretta rispetto alla mia. Perché mi sembra più corretta? Perché le relazioni degli ispettori si chiudono al 30 gennaio 2002, sono in corso gli altri accertamenti perché noi, entro il 20 settembre, siamo obbligati a inviare al Ministero la relazione per i danni che vanno dal 30 gennaio al 30 settembre, in quanto al 30 settembre si chiude l'annata agraria.
Quindi, se accettiamo l'emendamento Marrocu, la situazione diventa più chiara, cioè questo provvedimento copre sia danni del 2001 che quelli del 2002. Pertanto ribadisco di essere favorevole all'emendamento Marrocu.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 19. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale con procedimento elettronico sull'emendamento 19. E' opportuno che ricordi ai colleghi che uno dei proponenti l'emendamento 19 è anche uno dei due relatori del provvedimento. L'altro relatore si è rimesso all'Aula. La Giunta accoglie l'emendamento.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 19.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORTU - PACIFICO - PILI - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto -SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SECCI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione sull'emendamento 19 al titolo del disegno di legge 327/A:
Presenti 61
Votanti 60
Astenuti 1
Maggioranza 31
Favorevoli 60
(Il Consiglio approva).
Metto in votazione il Titolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
CAPPAI, Segretario:
Art. 1
Interventi urgenti e autorizzazioni di spesa
1. Per far fronte alle gravi conseguenze della eccezionale siccità 2001/2002 e delle gelate dell'inverno 2001/2002 che hanno colpito l'intero territorio regionale, è autorizzato, anche ad integrazione di eventuali finanziamenti statali, lo stanziamento complessivo di euro 250.000.000.
PRESIDENTE. All'articolo 1 è stato presentato l'emendamento numero 20. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Marrocu - Granella - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Giagu - Manca
All'articolo 1 le parole "2001-2002" sono sostituite dalle seguenti: "2001 e 2002". (20)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu.
MARROCU (D.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Frau, relatore.
FRAU (A.N.), relatore. Si accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Si accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). L'emendamento numero 20 riprende il senso ed anche la lettera dell'emendamento precedente al titolo sul quale noi abbiamo votato a favore, nonostante il collega Ortu avesse avanzato non delle perplessità ma delle richieste di chiarimenti cui la replica dell'Assessore non ha risposto nel modo più assoluto.
Noi, ripeto, abbiamo votato a favore perché intendiamo questa dizione "2001/2002" per quello che significa, per quello che è scritto, cioè che in buona sostanza la Regione, con la sua legge, sta già decidendo di risarcire i danni che ricadono nell'anno solare 2001 e nell'anno solare 2002, cioè sta pensando di risarcire i danni per due anni. La precedente dizione era 2001-2002 con il trattino, il che significava un anno agrario, cioè un ciclo di produzione agraria. Il concetto è sostanzialmente diverso e non è una argomentazione valida dire che l'accertamento di alcuni danni è stato effettuato fino al gennaio del 2002, perché l'accertamento può avvenire quando si vuole. Può esserci un accertamento del primo gennaio 2002 e i danni essersi prodotti nel novembre 2001, se si tratta di una coltura che va a semina in autunno e a raccolto in primavera.
Allora, punto primo, il Consiglio deve dare un'interpretazione autentica, o la dia la Giunta che valga per il Consiglio se concorda. Si chiarisca cioè se si intendono risarcire interamente i danni in agricoltura delle colture messe a coltivazione, quindi raccolte sia nel 2001, sia nel 2002, oppure, essendo due anni, a cavallo ugualmente tra 2001 e 2002. Questa può essere una interpretazione, però, siccome la posta finanziaria è sempre la stessa, ben si comprende che se si ha un bicchiere d'acqua, una cosa è che bevano in due, una cosa è che bevano in quattro, non si deve dire che è la stessa cosa.
Per altro, anche con le tecniche di coltivazione più moderne, non è che tutte le colture sono ad anno né solare né agrario, cioè non è che durano un anno, ci sono delle colture anche stagionali, concentrate anche nell'arco di alcuni mesi. Di queste colture quali vi sono comprese? Oppure vi sono delle colture o delle attività agricole che derivano dall'albero, dalla pianta, che è piantata, è lì, e il frutto va a maturazione in autunno, va a maturazione in inverno, va a maturazione in primavera. Che cosa si intende? La domanda che si rivolgeva era puramente e semplicemente per capire che cosa si intende esattamente. Che tutti i danni derivanti da siccità e nell'anno solare dal primo gennaio al 31 dicembre 2001 e nell'anno solare primo gennaio 31 dicembre 2002, quindi anche quelli che si produrranno da qui a dicembre, sono soggetti a risarcimento?
Se è così intanto per applicare la legge bisognerebbe aspettare il 31 dicembre del 2002, perché se faccio una legge in cui dico che risarcisco tutti i danni che si producono a causa della siccità nel 2002, devo almeno tenere una riserva finanziaria per i danni che eventualmente si dovessero produrre. Mentre la dizione precedente parlava del ciclo agrario, quindi si intende la siccità di questa stagione agraria ed anche delle colture che sono a cavallo fra il 2001 e il 2002, sono due cose diverse.
La domanda che è stata posta intendeva appurare di che cosa si tratta, che cosa si sta decidendo ed urge un chiarimento, non si può rimanere nel vago. Perchè poi dal vago del tempo deriva la vaghezza anche delle categorie produttive, delle cose che vengono ammesse o no, eventualmente, a risarcimento.
Sul testo dell'articolo invece una rapida considerazione. L'articolo 1 sostanzialmente definisce l'entità delle risorse finanziarie che la Regione si propone di impegnare. Qui si è detto che ha lavorato bene la Commissione, ha lavorato bene la Giunta, ha lavorato bene l'Assessore, ha lavorato bene anche l'assessore Ladu, hanno lavorato bene tutti, evviva tutti. Però fra il testo della Giunta, che prevedeva 125 milioni di euro, cioè 250 miliardi, e il testo della Commissione, che ne prevede il doppio, passa una differenza di 250 miliardi. Evidentemente lavorando bene tutti c'è chi lavorando bene pensa ad un ristoro, data l'entità enorme dei danni, di 500 miliardi, e chi per lavorare bene intende che basta la metà. Né può dire l'Assessore dell'agricoltura, benché simpatico e disinvolto nell'esporre, che la Giunta ha avanzato la proposta di 250 (parliamo di miliardi di lire) perché gli accertamenti erano stati fatti fino ai primi di gennaio, perché la proposta della Giunta in Consiglio porta la data del 6 giugno, non del 4 gennaio. Quindi il 6 giugno ben si sapeva che l'entità dei danni non era più quella che pure era di gran lunga superiore, perché l'assessore Contu ha detto che era già allora stimata in 700 miliardi e più, a gennaio, e che da gennaio a giugno poteva essere enormemente cresciuta la stima dei danni e non diminuita.
Tuttavia va bene dire che si lavora bene tutti però, lavorando bene tutti, i risultati sono diversi. Perché non solo la Giunta ha proposto 250, non solo su questo si è molto discusso, non dico bisticciato o accapigliato, ma molto discusso, e se non ci fosse stata l'opinione forte e la manifestazione e le manifestazioni, e la giusta istanza e movimento rappresentata dagli agricoltori, spontanei o organizzati, associati o singoli, comunque mossi dalla stessa preoccupazione e talvolta, o quasi sempre, dalla stessa disperazione, sicuramente l'intendimento vostro di destinare 250 miliardi anziché 500 avrebbe potuto anche concretarsi.
Poi nel proseguo vedremo come l'unico parametro di riferimento non possa essere solo l'entità delle risorse, ma si debba vedere anche come, quando e a chi queste risorse potranno toccare, perché vi sono ancora punti della legge che già la Commissione ha migliorato, ma che il Consiglio può e deve migliorare ancora, perchè se l'emergenza ed anche l'urgenza sono reali non possiamo pensare ad un sistema che metta in movimento queste risorse fra un anno e non invece fra un mese.
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, prima di darle la parola vorrei fare una precisazione. L'emendamento 20 non l'avremmo dovuto ricevere, onorevole Marrocu, perché ripropone una questione sulla quale abbiamo già votato, seppure nel titolo. Noi abbiamo votato l'emendamento 19 che modifica le parole "2001-2002" in "2001 e 2002". E' chiaro che in sede di coordinamento tutte le volte che la legge conterrà questa indicazione dovrà essere adeguata a quanto già abbiamo votato. Quindi io la prego di ritirare l'emendamento 20, altrimenti lo devo giudicare inammissibile; e se ce ne sono altri che trattano lo stesso argomento vanno ritirati perché in sede di coordinamento la dizione riportata sarà sempre "2001 e 2002", al di là delle valutazioni politiche che sull'argomento sono state fatte e che spettano all'Aula. Quindi chiedo ai proponenti di ritirare l'emendamento numero 20.
MARROCU (D.S.). L'emendamento è ritirato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, noi abbiamo già votato in modo favorevole sull'introduzione della congiunzione al posto del trattino, quindi da questo punto di vista è chiara la nostra posizione; dico questo per evitare equivoci, per evitare strumentalizzazioni e per evitare si dicano cose che non rispondono al vero. La nostra preoccupazione era che si facesse chiarezza per evitare strumentalizzazioni, cosa che in qualche modo per la verità anche nella discussione generale in Commissione stava succedendo quando ci si chiedeva come fare dopo.
No, noi vogliamo sapere con certezza quali sono i diritti a cui i cittadini possono accedere, perchè sono riconosciuti in legge non perché concessi da qualcuno. Questo lo vogliamo dire con grande chiarezza, perché è una materia molto delicata e molto opinabile sulla quale, tra l'altro, potrebbe intervenire anche un eventuale ricorso.
Vorrei ricordare all'Assessore, ma lo ricorda benissimo, che la virosi insegna che i diritti, una volta che sono costituiti, poi devono essere anche riconosciuti. Perché la virosi è stata riconosciuta a seguito di un'impugnativa in sede legale promossa dalle organizzazioni professionali agricole, perché era stato leso un loro diritto. Allora, da questo punto di vista, quando noi vi chiediamo chiarezza, Assessore…
CONTU (U.D.C.) Assessore dell'agricoltura e riforma agro pastorale. L'emendamento non è neanche mio.
ORTU (R.C.). L'emendamento va benissimo. Assessore, adesso anche lei non rigiri le carte! Lo so che lei ha qualche anno più di me e so che le carte le conosce meglio di me! Il problema, Assessore, non è l'emendamento, la questione è quella che io le ho posto in Commissione. Lei non può dirmi, qui, mentre stiamo discutendo il provvedimento che lei ha tutta la documentazione, e se vogliamo possiamo vederla., Io lo so che ha documenti, ma non so nemmeno quali ha; avrà i suoi! Ma non è neanche questo il problema. Assessore, io qui ho un decreto dove in tre righe, si dice, gliele leggo: : "Per quanto riguarda la siccità questi sono i danni riconosciuti per le colture". Allora, Assessore, io le sto chiedendo di dire in quattro parole, non in tre righe, o in dieci parole per sintetizzare le tre righe, così come viene fatto nel decreto, se è vero come lei mi dice che i carciofi hanno subito il danno, allora presumo che lei abbia le carte che lo dimostrino.
Io le ho chiesto però, in primo luogo, perché relativamente a questa coltura la provincia di Cagliari non sia compresa in questo decreto; in secondo luogo le sto chiedendo, Assessore, di dirmi per le annate agrarie, o per l'anno solare - a questo punto - 2001 e per l'eventuale anno solare 2002, rispetto alle diciture che qui sono formulate, che sono semplicissime, "nell'intero territorio provinciale" per quanto riguarda Cagliari "limitatamente alle colture cerealicole, foraggiere, leguminose, ortive e di pieno campo" (sono quattro descrizioni), se le colture riconosciute e soggette ad intervento di risarcimento fossero più di quattro, perché sarebbe utile che questo Consiglio, non solo io, sapesse qual è la certezza del diritto per l'anno 2001 e per l'anno 2002.
Questo lo ripeto. Badi Assessore, io sono fortemente perché noi siamo in un campo in cui è giusto dare certezze di diritto agli operatori, perché questa è una materia delicata, le nostre campagne vivono una condizione difficile causata anche dalla pressione esercitata dalle banche ed anche da altri, non per responsabilità loro. Quindi è giusto che gli operatori agricoli possano "tirar di conto", come dite voi, e quindi alla fine fare un bilancio che possa consentirgli di guardare al futuro, cioè al prossimo autunno, quando ricomincia l'annata agraria, sapendo come muoversi sulla base delle entrate che possono derivare dalla loro attività e dai risarcimenti per i danni subiti. Da questo punto di vista, mi perdoni Assessore, forse sono anche un po' troppo pignolo, vorrei avere chiarezza e certezza.
Nell'ambito della discussione generale sull'articolo 1 io pongo, preventivamente (e concludo) un'altra questione sia all'Assessore dell'agricoltura che all'assessore Masala, soprattutto all'assessore Masala. La pongo in via preventiva perchè stiamo parlando dell'articolo 1 dove viene definita la dotazione finanziaria che la Giunta ha confermato; - e di questo ne prendo atto e mi fa piacere. Però, Assessore, a me i giri di parole come i tentativi di imbrogliare le carte, non piacciono! Sì, Assessore, ho utilizzato il termine in modo appropriato e me ne assumo la responsabilità.
Mi sto riferendo all'emendamento numero 23 della Giunta sull'articolo 10, norma finanziaria; poiché il tetto di spesa è contenuto nell'articolo 1, ne sto parlando preventivamente, ma in modo appropriato, in modo che l'Assessore non si trova di fronte a un problema impreparato.
Nell'emendamento 23 viene detto, al punto a), che per l'anno 2002,- stiamo parlando delle entrate che devono coprire i 250 milioni di euro - quanto a euro 50.786.830, cioè cento milioni grosso modo…
FADDA (Popolari-P.S.). Cento miliardi.
ORTU (R.C.). Cento miliardi, Paolo sei bravissimo, puntuale. Dicevo che quanto a euro 50.786.830 si fa fronte con le entrate derivanti dal recupero dei crediti vantati nei confronti di operatori agricoli, previo loro accertamento e così via. Assessore, lei è venuto in Commissione, ci ha mostrato perfino le carte di cui siamo in possesso, ci ha detto che il recupero degli interessi (si riferisce al recupero degli interessi della legge numero 44, in modo tale che anche qui tutti capiscano) riguardava grosso modo 5000 aziende, anche stamattina ha precisato, 4700 e qualcosa, e che al massimo l'ammontare di queste restituzioni oscillava tra i 50 e i 60 miliardi. Qui si parla invece di 100 miliardi. Che cosa vuol dire? Che volete recuperare più di quanto vi è dovuto? Oppure che state dicendo 500 miliardi, ma in pratica ne mettete di meno? Questo è imbrogliare le carte, non è corretto!
Dite che non volete mettere i 500 miliardi, ne prendiamo atto, ma 50 miliardi ve li abbuoniamo anche noi! Se il problema è questo la Giunta farebbe anche una bella figura se non discutesse per 50 miliardi. Perché si vogliono imbrogliare le carte?
Ma ciò che non è accettabile, che noi abbiamo cancellato dalla proposta originale, è un criterio che viene introdotto con questa formulazione che è odioso, e utilizzo il termine odioso essendo consapevole di quello che dico, perché si mettono agricoltori contro agricoltori. Si sta dicendo infatti ad alcuni di loro che se vogliono il risarcimento per la siccità devono consentire che la Giunta recuperi i 60 o i 100 miliardi necessari dagli altri agricoltori, che hanno utilizzato la 44 su indicazione della Regione, che hanno subito un torto, quindi, che la Regione dovrebbe tentare di cancellare utilizzando tutti gli strumenti di cui dispone".
Allora io non nego che l'Amministrazione regionale sia di fronte al problema di verificare come recuperare quelle somme, perché non dipende da noi, dipende da un'imposizione comunitaria ed anche la Comunità Economica Europea ogni tanto andrebbe "mandata a farsi benedire", per dirlo non con linguaggio parlamentare, ma con la forza che questa frase comporta.
Ma è odioso, oltre che un imbroglio, cercare di recuperare quei 100 miliardi mettendo agricoltori gli uni contro gli altri. Ma cancellatelo dal provvedimento questo recupero!
E poi, il recupero, siccome deriva da una condizione che non determina il Consiglio, è chiaro che nessuno vi potrà impedire di farlo. Io vi chiedo però di utilizzare anche in questo caso tutti gli strumenti di cui disponete per evitare di porre in essere questa operazione. E' impossibile accettare una norma di questo tipo; ve l'ho detto in anticipo, quindi abbiamo tutto il tempo per arrivare alla ridefinizione e alla discussione dell'emendamento numero 23. Cambiatelo, perché sarebbe più corretto nei confronti degli agricoltori e vi risparmiereste una brutta figura.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Presidente, onorevoli colleghi, assessore Contu, io intervengo sull'articolo 1 perché è uno degli articoli più importanti, in quanto si riferisce alle risorse disponibili. Il collega Ortu ha già evidenziato come, con l'emendamento 23, che in qualche modo, con questi nostri interventi, anticipiamo nella discussione, si vorrebbero fare delle scelte a nostro parere non condivisibili. L'assessore Masala intanto da un lato ha ripetuto ,a più riprese, che la Regione non poteva sopportare livelli di indebitamento eccessivi e così via, eppure il grosso delle risorse - 400 miliardi - è completamente a carico dell'indebitamento. Questa è quindi già una prima incongruenza rispetto ai proclami e alle linee dichiarate dalla Giunta; però, diciamo pure che ci siamo abituati a una Giunta che dice una cosa e poi ne fa un'altra.
Rispetto a questa impostazione noi abbiamo parlato, anche in Commissione, dell'esigenza di recuperare le risorse della siccità 2000 che non sono state spese. Quindi io chiedo all'assessore Masala e all'assessore Contu se quelle risorse possono essere recuperate, e se si può, perché non farlo.
L'altro aspetto che voglio sottolineare è che nessun Assessorato, a fronte del dramma che attraversa l'agricoltura, si è sentito in dovere di dare un minimo delle proprie disponibilità finanziarie al mondo agricolo. In sede di bilancio sono state tolte al comparto agricolo le risorse ordinarie nella misura di circa 500 miliardi quest'anno, 400 l'anno scorso e così via, adesso si fa un'operazione per cui chi ha avuto ha avuto e chi non ha avuto si arrangia. Addirittura si coprirebbe questo impegno di spesa con 100 miliardi da recuperare dagli agricoltori! Anche questa è un'operazione inammissibile, assessore Masala, è davvero un imbroglio questo!
Noi pensiamo che la giusta esigenza di risolvere il problema della legge 44, imponga di definire un piano di rientro con un provvedimento specifico, serio, meditato, ma non in questo modo, perché questo è un modo poco serio, poco corretto di affrontare i problemi. Perché se riteniamo che uno stanziamento di 500 miliardi costituisca l'entità delle risorse necessarie per dare una risposta degna di questo nome al mondo agricolo, stanziamo 500 miliardi, non 400 più 100 da riscuotere dagli agricoltori, in questo caso davvero saremmo alla farsa!
Io mi rendo conto che stiamo anticipando la discussione sul merito dell'emendamento 23, della Giunta, che tratta questo problema, però, è legato in effetti all'articolo 1 che definisce l'insieme delle risorse.. Comunque la Giunta da un lato perde tempo, è contraddittoria e alla fine poi produce un emendamento di questo genere!
Noi chiediamo alla Giunta un supplemento di riflessione e che si mettano a disposizione effettivamente 500 miliardi .
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Presidente, solo pochi secondi sul problema dell'individuazione temporale dei danni. Ora, è stato approvato un emendamento al titolo e quindi io non torno, naturalmente, sui voti già espressi dal Consiglio, ma l'argomento è anche ricompreso nel testo del primo articolo.
Io ho qualche preoccupazione sulla discussione che è avvenuta perché è del tutto evidente che i danni si registrano ex post, diciamo, non ex ante, e anche che ci deve essere una definizione temporale. Stiamo parlando di risarcimento di danni avvenuti e se sono avvenuti sono avvenuti nel passato. E siccome siamo al 1° agosto del 2002 la dizione "e 2002" non tiene conto del fatto che ci sono diversi mesi tra il 1° agosto del 2002 e il 31 dicembre del 2002. Io credo, senza tornare sul titolo, che può rimanere come è naturalmente, che il testo dell'articolo andrebbe scritto in modo inequivoco..
PRESIDENTE. Onorevole Scano, mi consenta di precisare che l'articolo 1 riporta l'importo complessivo di euro 250 milioni. Devo ricordare all'Aula che la norma finanziaria è ancora da definire, in quanto questo importo potrebbe essere modificato sulla base delle valutazioni o degli accordi che si faranno, in relazione alla norma finanziaria che verrà approvata.. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, intervengo solo per due osservazioni. La prima è relativa alla richiesta, contenuta negli emendamenti 19 e 20, di modificare il trattino che unisce i due anni in una "e" congiunzione. Questa modifica è stata proposta, e poi accolta dall'Aula, per evitare che alcune delle colture danneggiate, per le quali è già in essere un decreto che riconosce lo stato di calamità, e per le quali siamo in attesa di un decreto che corregga e aggiunga colture anche di altre province, siano fuori dall'annata agraria 2001-2002, pur avendo subito danni che sono stati accertati, però, da marzo del 2001.
L'Assessore ricordava i danni ai carciofi, agli agrumi e anche all'ulivo, estesi alla provincia di Cagliari per il 2001. Se rimaneva il trattino tra i due anni queste colture sarebbero rimaste fuori dagli indennizzi; se l'intento era questo chiaramente andava bene il trattino. Siccome non mi pare che l'Assessore in Commissione, la stessa Commissione e l'Aula si siano espresse in tal senso, è stata aggiunta la "e" in modo che, non limitando la dichiarazione di calamità all'annata agraria 2001-2002, potessero essere ricomprese colture che sono fuori dall'annata agraria, anche colture ortive per esempio, che vanno a maturazione tra un'annata agraria e l'altra, e che rischiavano di rimanere fuori. In questo modo invece si ha la possibilità di recuperarle.
Qualora dovessero insorgere problemi tecnici, li valuteranno gli Uffici. Nel 2002 potrebbero verificarsi infatti ulteriori danni, che potrebbero magari trovare ristoro in questa legge, ma questo è un problema da valutare successivamente. In relazione alla disponibilità finanziaria, a me pare importante che non ci sia nessun emendamento che modifichi la cifra. Devo dire che già nella proposta iniziale della Giunta che pervenne in Commissione non erano previsti 250 miliardi, perché dei 250 miliardi 100 miliardi venivano da un recupero presunto dei crediti a valere sulla legge numero . Ma tutti noi sappiamo che il debito degli agricoltori verso la 44 ammonta, se venisse totalmente recuperato, a 57 miliardi, cioè a meno di 60 miliardi, quindi la cifra dei 100 miliardi era conteggiata un po' a caso. Inoltre, il mutuo che veniva ipotizzato dalla Giunta allora ammontava a 74 milioni di euro; oggi il mutuo viene portato nella proposta della Giunta a 125 milioni di euro. Rispetto alla proposta iniziale della Giunta è previsto un aumento di risorse che io ritengo, lo dico anche ai colleghi, comunque una vittoria dei componenti del centrosinistra della Commissione agricoltura che si sono battuti in Commissione in questa direzione. E' vero, è ancora presente in questo testo un elemento che noi avevamo contestato nel disegno di legge iniziale, il recupero dei crediti relativi alla legge numero 44, per un importo non recuperabile, però questo aspetto si può superare a fronte di un impegno reale della Giunta. Siccome nel testo si parla di risorse "da accertare", noi sappiamo che quando "si accerta" vuol dire che le risorse non ci sono, è dannoso quindi creare illusioni, parlare di importi e poi non essere in grado di rispondere a quell'impegno, e sarebbe veramente inaccettabile che al dramma della siccità si aggiungesse la beffa di attendere una risposta che poi non arriva dopo che la legge entra in vigore.
Allora, una volta che si accerta che quelle risorse non ci sono, le risorse vanno reperite, lo ripeto, l'ho detto anche ieri sera nella mia relazione, dai residui, vanno reperite spostando eventualmente altre spese e quindi vanno reperite tra le pieghe del bilancio, perché sul recupero dei crediti della legge numero 44 mi pare che non si possa fare affidamento.
Tra l'altro, Assessore, voglio ribadirlo, qualora sia vero che si debba effettuare questo recupero, perché altrimenti agricoltori interessati rimangono fuori da altre provvidenze, nessuno ha detto che si devono recuperare questi crediti in un'unica soluzione. Allora possiamo studiare soluzioni che consentano di ristorare i danni anche a chi ha debiti ex lege 44, però deve continuare a vivere. Possiamo pensare a recuperare questi crediti in dieci, quindici anni, e intanto, comunque, continuare a dare soldi agli agricoltori. Questo stratagemma, uso un termine improprio, fu utilizzato per il risarcimento dei danni causati dalla mosca bianca Quindi anche in questo caso il problema è la volontà da parte della Giunta di stanziare realmente 500 miliardi; relativamente al mutuo una svolta è stata già compiuta perché si è deciso di richiedere non più 74 milioni di euro ma 199 milioni di euro, quindi con un aumento di 125 milioni di euro. E' rimasto il riferimento alla legge numero 44 che è improprio, che sappiamo tutti noi essere improprio, e per questo è necessario che la Giunta si impegni veramente a reperire risorse dal bilancio, dai residui, da somme non spese, da spese che si possono differire nel tempo, per consentire realmente 500 miliardi, o meglio 250 milioni di euro, di spesa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, io, per la verità, contavo di intervenire sull'emendamento numero 23, come mi compete o mi sarebbe spettato, ma poiché è stato anticipato il discorso relativo al finanziamento della legge, colgo questa occasione per analizzare in modo sintetico tutti gli aspetti relativi alla questione.
Innanzitutto è da chiarire, e quindi sgombriamo il campo da qualunque equivoco, che se la Giunta e la maggioranza avessero voluto intervenire per modificare gli importi relativi al finanziamento complessivo della legge sarebbero intervenuti non con un emendamento sull'articolo 10, o quello che è, ma con un emendamento sull'articolo 1, posto che quando si impegna alla francese, così come abbiamo introdotto con questo tipo di legge, con l'articolo 1, l'ammontare delle risorse sulle quali fare affidamento, votato questo articolo, il resto può essere modificato in meglio, non in modo riduttivo.
Quindi è chiaro che mai nessuno qui ha detto che avremmo dovuto impegnarci per un importo inferiore a questo. Cinquecento miliardi di lire è l'impegno, quindi 250 milioni di euro interamente disponibili.
Ora, se qualcuno avesse letto con maggiore attenzione l'emendamento numero 23 avrebbe visto che, proprio per evitare che ci possa essere incertezza sull'immediata disponibilità delle intere risorse, appena approvata la legge, evidentemente, la quota relativa alla disponibilità, quindi alla cassa, è stabilita mediante riferimento al fondo di riserva della cassa; detto questo, quindi si tratta di somme completamente disponibili perché sono in parte finanziate dal mutuo, sul quale poi dirò qualcosa, e in parte mediante anticipazione dal fondo di riserva della cassa.
Il discorso delle entrate, cioè la parte delle entrate è una parte che è completamente separata da quella delle uscite, le leggi si finanziano con gli impegni di uscita, non con quelli delle entrate, la partita delle entrate è cosa diversa, se si incassano si incassano, se non si incassano diventano residui attivi, quando non si spendono diventano residui passivi, ma non per questo se esistono residui attivi viene a cessare l'impegno, questo per precisare.
Relativamente al mancato utilizzo, in questa fase, dei 25, 30 miliardi residui sulla legge relativa alla precedente siccità è da dire che, allo stato, negli uffici dell'Assessorato dell'agricoltura sono ancora giacenti circa 1200, 1300 pratiche relative a richieste di risarcimento danni, quindi è chiaro che quelle sono risorse allo stato accantonate nell'eventualità di un esito favorevole delle istruttorie di quelle pratiche. Relativamente, quindi, all'utilizzo in conto entrate delle somme previste nella UPB E06 003 va detto che i dati sono forniti dagli uffici, non sono invenzioni dell'Assessore né dell'Assessorato; tant'è vero che nel disegno di legge della Giunta era prevista questa entrata che soltanto nella Commissione bilancio per non so quali motivi è stata soppressa, sostituita integralmente con il mutuo.
Relativamente al mutuo, è vero che nel disegno di legge approvato nel mese di febbraio o marzo, anche se trasmesso al Consiglio a giugno per ragioni che io non conosco, evidentemente si faceva riferimento all'ammontare delle esigenze che venivano valutate in quella circostanza, ma di fronte al deliberato di due Commissioni, cioè la Commissione agricoltura e la Commissione bilancio, che hanno prospettato un fabbisogno di 250 milioni di euro, è evidente che la Giunta regionale non può non prendere atto della volontà del Consiglio che nella sua totalità, io non faccio qui distinzione fra chi vince o chi perde, ha chiesto alla Giunta regionale di accendere un mutuo per coprire l'intera somma, perché non esistono altre risorse disponibili in questo momento; è inutile quindi che si dica che si può attingere dalle risorse degli altri Assessorati.
Intanto le risorse relative al 2002, di questo stiamo parlando , non possono essere sottratte ai bilanci degli altri Assessorati, perché i programmi previsti dagli Assessorati comportano degli impegni di spesa che, se non sono stati ancora emanati sono in corso di emanazione, quindi non è possibile sottrarre risorse in conto competenze.
Per quanto concerne i residui, intanto ci devono essere i residui, intanto devono essere accertati, intanto i residui rappresentano sempre un risparmio di spesa, cioè non sono utilizzabili come regola generale per essere trasferiti poi alle competenze, sono dei risparmi di spesa, per cui se risulterà, come risulterà dalle prime indicazioni, una massa finanziaria di residui passivi, questi residui passivi saranno delle riduzioni di spese precedenti, ma non è che possono essere presi e trasferiti in conto competenze se non attraverso alchimie che in questo momento non siamo riusciti ancora ad inventare.
Quindi esiste assoluta coerenza tra la proposta della Giunta, anche con l'indicazione delle fonti di entrate, e il comportamento attuale. Quindi non esiste nessun imbroglio, ma perché usare queste parole, quando poi in effetti tutto si svolge, credo, alla luce del sole! Comunque ci vediamo e possiamo tranquillamente, serenamente parlare.
Ora, è evidente che, di fronte a una presa d'atto della volontà comune delle Commissioni, e tra l'altro due Commissioni rappresentano quasi mezzo Consiglio regionale, è chiaro che la Giunta regionale non può fare altro che recepire l'espressione della volontà di questo Consiglio che, nella sua sovranità, ha avanzato la proposta di raddoppiare i finanziamenti per fronteggiare questa emergenza, nella consapevolezza che, forse, questo raddoppio non sarà neanche sufficiente per coprire tutti i danni che questa malaugurata siccità sta causando alla Regione.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, lo ricordo, dell'articolo 1.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Noi votiamo a favore dell'articolo 1 perché vogliamo confermare l'intendimento, preciso e convinto, di portare questa legge ad approvazione rapida; e riteniamo però che, oltre ad approvazione rapida, questa legge debba arrivare anche ad un'approvazione valida, per cui pur nell'esprimere, e volendo esprimere, un voto favorevole su questo articolo 1, abbiamo il dovere di rappresentare nuovamente, formalmente, perché rimanga certificato, quell'osservazione che in diversi abbiamo già avanzato. L'ho fatto io, l'ha fatto il collega Ortu, l'ha fatto qualche altro collega, il collega Scano mi pare in parte.
Ora, poiché siamo in tempi, siamo in ore e in attimi di legittimo sospetto, vero signori della Giunta? in questo caso c'è un legittimo sospetto che voi vogliate approvare leggi che però, possibilmente, non valgano. Volete far finta di avere risposto a una emergenza e però, se accade che c'è poi una complicazione, quella non dipenderà da voi, così pensate voi.
Noi ve lo stiamo dicendo, qui c'è un punto dubbio di legittimità; voi direte ancora che non è vero, l'avete detto sempre; quando avete deciso ai primi di febbraio di riaprire la caccia per quel mese di febbraio, assumendo che il Titolo V riformato vi desse questo potere. Noi ve l'avevamo detto che avremmo voluto -che i cacciatori, quelli seri, potessero andare a caccia sempre, però non ci sembrava che la novella costituzionale lo consentisse., Ma voi quella legge l'avete voluta approvare, non avete ascoltato, e ora all'esame della Corte Costituzionale su richiesta del Governo.
Vi abbiamo fatto questo discorso anche in relazione alla legge per i controlli degli atti sugli enti locali. Vi abbiamo detto che stavate sbagliando, che non potevate spostare i controlli, dire che li stavate abolendo mentre, in realtà, li stavate trasferendo dall'organo terzo, che è il Comitato di controllo, neutro, eletto dal Consiglio, garantista, alle burocrazie politiche della Regione. Anche in quel caso avete risposto che grazie alla novella del Titolo V della Costituzione, potevate fare quello che volevate. E anche quella legge è all'esame della Corte Costituzionale. Non è detto infatti che se non c'è più il controllo immediato del Governo sulle leggi regionali, con il conseguente rinvio, non venga più effettuato il controllo di legittimità. Le leggi vengono controllate e impugnate dalla Corte Costituzionale, di conseguenza non potendo riprenderle in esame subito, si rimane bloccati per uno o due anni, e così si creano danni.
Il rischio c'è anche per questo provvedimento; quando vi diciamo di fissare un termine, almeno rispondete che vi riservate di farlo successivamente.. Però fate finta di non capire, e insistete nel dire che questa legge deve risarcire con 500 miliardi i danni causati dalla siccità nel 2001; uno va, li cerca, li accerta, il 2001 è passato, ci può rientrare il grano, ci può rientrare anche il prezzemolo, ci può rientrare tutto quello che attraverso i decreti specificativi ci rientrerà. Ma dite anche che vengono risarciti i danni dell'anno solare 2002 e il 2002 è in corso e finisce il 31 dicembre.
Allora, o voi parlate di coltura, che è un termine oggettivo , o parlate di annata agraria, per cui può trattarsi di un bene piantato l'anno scorso e che si doveva raccogliere quest'anno; oppure, se mettete un termine di calendario, anno solare, il termine di calendario scade il 31 dicembre. Quindi voi non potete fare direttive applicative perché questa non è una legge rubinetto, che chi ha il danno fa domanda oggi e ce l'ha oggi, l'altro avrà il danno a novembre e farà domanda a novembre, no, questa è una legge che dice, all'articolo 1, che si sta riempiendo una bottiglia che contiene 500 miliardi, da questi 500 miliardi, da questa bottiglia deve uscire tutto quello che dico dopo, e quindi nel dopo c'è anche il danno che eventualmente si produrrebbe fino al 31 dicembre, perché così è se voi parlate di anno solare.
Da ultimo, è legittimo prevedere di risarcire un danno, quindi di impegnare risorse per danni che eventualmente si produrranno? Si può risarcire un danno che non si è ancora prodotto? E peraltro, come farete a applicare la legge se c'è l'eventualità che quel danno si produrrà e voi non potrete impegnare i danari, quindi non potrete fare le direttive applicative prima del 31 dicembre del 2002? Per un verso o per l'altro o per tutti e due i versi, voi state facendo una legge che è in forte sospetto di legittimità, in forte dubbio di legittimità, fortissimo. Noi vi abbiamo detto che l'obiettivo che volete raggiungere, correggendo questa dizione, è quello di recuperare la coltura del grano dell'anno scorso, ma che cosa ci vuole a essere chiari? Ma è forse un reato risarcire il danno del grano dell'anno scorso? Si dica da qualche parte che c'è anche il grano dell'anno scorso, ma non è che per risarcire il danno subito dal grano dell'anno scorso, che non si deve però dire esplicitamente, si corre il rischio di bloccare tutta la legge o di rendere poi inattuabile tutta la legge, o di sottoporre a censura tutta la legge.
Noi ve lo stiamo dicendo, voi fate finta di non capire, pare che qui si stiano intessendo le corone d'alloro per celebrare le vittorie; noi vorremmo che la vittoria e la corona d'alloro, chi la volesse cingere, la cinga quando gli agricoltori danneggiati avranno i danari e il ristoro del danno. Prima di quel momento per favore, lasciamo da parte le corone d'alloro perché ancora nessuno ha vinto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, in primo luogo vorrei intervenire sulla congiunzione che abbiamo introdotto in Commissione; e su questa modifica in Commissione c'era l'accordo generale di tutti i commissari presenti, sia del centrosinistra che del centrodestra. Quale sia la ratio della modifica è già stato detto, però probabilmente bisogna fare un ulteriore approfondimento. Come tutti sappiamo ci sono colture che giungono a maturazione a cavallo tra un anno e l'altro; chi presenta queste caratteristiche in genere sono le colture invernali, e quindi l'annata agraria tradizionale inizia per esempio nel 2001 e termina nel 2002. Ci sono invece delle colture, e sono prevalentemente quelle estive, che hanno un ciclo più breve, sono in genere colture intensive che vengono piantate e giungono a maturazione lo stesso anno solare. Introducendo questa modifica abbiamo voluto evitare che potessero restare fuori colture danneggiate; tutto qui.
Questa è la ratio, questo è lo spirito dell'emendamento, condiviso; poi io mi auguro che in sede di direttive, che tra l'altro abbiamo previsto passino in Commissione, la Giunta rispetti questa volontà. Inoltre, siccome si sta ancora discutendo, io credo che sia utile tra di noi chiarire il senso delle cose che facciamo; non è possibile infatti fare una proposta e poi non capire perché la si avanza. Insomma, mi sembra anche onesto, intellettualmente, che tra di noi si chiariscano le posizioni. Per quanto riguarda poi la posta in bilancio, la posta dei 250 milioni di euro, assessore Masala, le cose non sono completamente come lei le dipinge, non è che il Consiglio, questa entità indistinta, esprima una volontà e basta; questo alla fine potrà anche succedere, però il percorso è stato piuttosto accidentato e le cose sono andate in modo molto diverso da come lei le vorrebbe presentare, assessore Masala.
Intanto, il disegno di legge della Giunta prevedeva, parliamo in lire, 250 miliardi e non 500, nel corso della discussione in Commissione, il centrosinistra su questo articolo 1 ha presentato un emendamento che prevedeva di portare da 250 a 500 miliardi la dotazione finanziaria, con tutte le motivazioni che stiamo portando anche in Aula. Si è fatta una discussione, alla fine si è votato e questo emendamento è passato a maggioranza con i voti del centrosinistra. C'erano sette consiglieri del centrosinistra e sei del centrodestra, in Commissione, quando abbiamo votato questi emendamenti e i consiglieri del centrodestra si sono astenuti, onorevole Masala, quindi ci sono volontà diverse.
Gli emendamenti che hanno modificato sostanzialmente questa legge, poi vedremo perché ci sono anche riproposizioni di quegli emendamenti bocciati in Commissione, sono stati introdotti dal centrosinistra che in quella Commissione ha un numero in più, e lo fa valere giustamente, anche perché i consiglieri di centrosinistra sono in genere presenti ai lavori e alle votazioni delle Commissioni. Quindi io giudico, questo, un risultato importante certamente della battaglia che ha fatto il centrosinistra, ma anche certamente della battaglia che hanno fatto gli agricoltori che, occupando i municipi, tenendo le assemblee, facendo le manifestazioni, hanno fatto presente al mondo politico isolano qual era e qual è il dramma che stanno attraversando; e le organizzazioni professionali agricole hanno rappresentato in modo autentico e giusto il dramma di cui stiamo parlando.
Quindi il nuovo stanziamento è un risultato di questa battaglia, e io credo che non sia scandaloso, onorevole Masala, dare a ciascuno il suo. Ieri sera abbiamo dovuto sospendere i lavori dell'Aula perché lei aveva ancora delle resistenze rispetto alla variazione della dotazione finanziaria, perché ancora in Giunta c'erano posizioni diverse. Quindi su questo è stata fatta una battaglia che è stata poi alla fine coronata dal successo. Onorevole Masala, io voterò quindi a favore dell'articolo 1 perché
sono tra coloro che hanno condiviso questa battaglia, una battaglia portata avanti contro la Giunta che pensava diversamente.
PRESIDENTE. Colleghi, mi si consenta cortesemente di ricordare che siamo in sede di votazione e quindi si devono fare dichiarazioni di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Ortu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Sarò brevissimo, io spero il più breve possibile per ribadire, perché purtroppo c'è la necessità, perché non capisco il richiamo dell'onorevole Sanna, che noi voteremo a favore dell'articolo 1.
Noi non abbiamo detto di essere contrari all'articolo 1. Noi voteremo a favore dell'articolo 1. Abbiamo posto un altro problema, noi abbiamo detto di essere favorevoli al risarcimento di tutti i danni reali, e abbiamo detto tra l'altro che, possibilmente, dovrebbero essere accertati e risarciti a chi effettivamente li ha subiti, per l'anno 2001 e per l'anno 2002.
Abbiamo detto che il decreto emanato dal Governo nazionale è una porcheria, ed è una porcheria nel senso che è un decreto che non consente, sulla base della sua formulazione, io non so di chi sia la responsabilità, un riferimento preciso, e che consente, non dico una discrezionalità, ma comunque un atteggiamento che non è accettabile in un'Aula come questa; in qualche modo sembra infatti adombrare la tesi che poi, tanto, tutte le cose si possono aggiustare a seconda delle convenienze.
Noi non siamo d'accordo che si aggiustino le cose a seconda delle convenienze; siccome stiamo discutendo un articolo importante ribadiamo ora, in quanto l'avevamo già chiesta nel corso della discussione generale, una chiarezza di riferimento, perché la chiedono i produttori, questo è il punto. E ribadire che è necessaria la chiarezza non vuol dire non essere d'accordo sulla modifica e sull'emendamento che abbiamo già votato. Non vediamo sempre gli spettri, lo dico al collega Sanna, anche quando non ci sono.
Allora, noi voteremo a favore dell'articolo 1, ma io pongo nuovamente la questione che abbiamo posto inizialmente, che io ho già posto all'Assessore dell'agricoltura in Commissione, e cioè la necessità di avere un elenco anche schematico, però preciso e chiaro nel quale si elenchino i danni accertati a oggi.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e della riforma agropastorale. Questi ultimi non li conosco ancora.
ORTU (R.C.). Tra l'altro, Assessore, li conosce? In questo caso ce li comunichi, perché non li voglio conoscere solo io, ma sono le persone che chiedono se i benefici ci sono o non ci sono, perché altrimenti corrono il rischio di non capire niente.
Allora, Assessore lei stesso ci ha detto che il provvedimento che portala data temporale del 31 gennaio è insufficiente; ormai siamo ad agosto, e oggi nelle campagne ci sono solo le mancate coltivazioni. Allora quello che c'è e quello che non c'è lo sanno tutti, lo sanno perfino i bambini, mi auguro che lo sappiano anche gli organi tecnici e l'Assessorato. Allora ci dica con chiarezza, in modo tale che si sappia su che cosa si interviene. Questo è il significato che si è voluto dare al titolo, all'articolo 1 e alla congiunzione. E sulla congiunzione ci stiamo perdendo dentro un bicchiere d'acqua, eppure noi siamo d'accordo, però non vogliamo equivoci e non vogliamo zone d'ombre, e non vogliamo anche - ho finito - che qualcuno si riservi la possibilità un domani di dire "a te ti accontento e a te no". Assessore , questo no!
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e della riforma agropastorale. Non faccia il processo alle intenzioni!
ORTU (R.C.). Assessore; io le sto chiedendo un chiarimento che lei non ha dato, se non vuole il processo alle intenzioni, dia il chiarimento richiesto, ed è tutto a posto. Ci dica cosa c'è e cosa non c'è.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Rinnovo l'invito ad attenersi al Regolamento. Poiché stiamo facendo dichiarazioni di voto, le argomentazioni devono condurci alla dichiarazione, non si può tornare sulla discussione generale.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, io annuncio il mio voto favorevole all'articolo 1 non senza però prima fare alcune considerazioni. Per un attimo mi è venuta voglia di iscrivermi al centrosinistra, perché dagli interventi di Alberto Sanna e di Siro Marrocu sembrerebbe che loro abbiano vinto una guerra, mentre invece la battaglia è ancora tutta da combattere. Poi, sentendo l'intervento di Ortu, ho detto "No, forse mi conviene stare dove sono", e quindi al centrosinistra sarà difficile che io approdi.
ORTU (R.C.). E fai bene!
CAPPAI (U.D.C.). Detto questo, l'onorevole Ortu stasera è già intervenuto quattro volte e continua a chiedere all'Assessore di avere cognizione dei danni e di tutto ciò che a oggi risulta. L'onorevole Ortu viene dal mondo agricolo come me, ha fatto l'amministratore locale come me, e secondo me sta imbrogliando in quest'Aula, perché sicuramente l'onorevole Ortu è a conoscenza del fatto che a oggi non possiamo avere la cognizione reale del quantum del danno. Onorevole Ortu, io le chiedo se, secondo lei, sono quantificabili oggi i danni che subiranno i vigneti, o le barbabietole da zucchero o i medicai.
ORTU (R.C.). Ci dica se erano quantificabili l'anno scorso!
CAPPAI (U.D.C.). Allora, onorevole Ortu, dobbiamo essere seri, tutti, dobbiamo parlare in base alle conoscenze che ciascuno di noi ha, e dobbiamo cercare di accelerare nel migliore dei modi l'approvazione di questa legge, senza fare demagogia, senza fare demagogia!
Mi consenta, Presidente, se ruberò ancora trenta secondi per dire ancora una volta, come ho avuto modo ieri sera di ripetere al centrosinistra, che questa non è una legge né del centrosinistra né del centrodestra, né dei bianchi, né dei rossi, né dei neri. E` una legge che va a merito delle associazioni di categoria e di questa Giunta regionale che, in tempi non sospetti, si sono mosse entrambe perché si portasse un provvedimento del genere in discussione, prima in Commissione e poi in Aula.
Vorrei dire al centrosinistra che noi in Commissione agricoltura sappiamo bene che siete in maggioranza, ma noi non abbiamo votato contro la copertura finanziaria della legge.
SANNA Alberto (D.S.). Vi siete astenuti.
CAPPAI (U.D.C.). Ci siamo astenuti per un semplice motivo. Perché siamo gente seria e non sapevamo, in assenza dell'Assessore della programmazione, se potevamo accedere ad un mutuo di altri cinquecento miliardi . Ci siamo astenuti, però abbiamo votato a favore in Commissione bilancio, senza la presenza dell'Assessore della programmazione, quindi la nostra volontà chiara era quella di approvare la legge accendendo, per finanziarla, un mutuo di cinquecento miliardi. Quindi non è una vittoria del centrosinistra, non vantatevi di aver vinto questa battaglia, perché dovete capire che è una battaglia che abbiamo vinto tutti. Ma dovete smettere, una volta per tutte, di dirlo nelle piazze, per fortuna molta gente che è in piazza vi ascolta anche qui e si rende conto di quello che dite. Siete talmente scorretti, lo ripeto, siete talmente scorretti che finiti i lavori della Commissione agricoltura, nonostante ci fosse l'impegno di ricevere dieci rappresentanti delle associazioni di categoria in Commissione, voi avete fatto la corsa per le scale, con pericolo anche che qualcuno cadesse, per andare poi a dire che la legge era stata approvata grazie alla vostra costante presenza. Fate le persone serie! Non cercate di imbrogliare la gente! Noi siamo seri.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.). Nel ribadire da parte dei Riformatori il voto favorevole all'articolo 1 vorrei sottolineare un aspetto che il collega Cappai ha già ampiamente ricordato; e cioè che l'integrazione delle poste finanziarie di questo disegno di legge consente di dire che questa legge non può essere la legge di una parte del Consiglio, perché non nasce come legge di una parte del Consiglio, ma nasce nel rispetto di una composizione della Commissione agricoltura che oggi prevede che il centrosinistra abbia la maggioranza all'interno di quella Commissione, e quindi nasce con una serie di modifiche che la Commissione agricoltura ha effettuato in corso d'opera rispetto alla volontà espressa dall'assessore Contu e dall'assessore Masala e rispetto alle volontà di questa maggioranza.
Io credo che l'integrazione finanziaria che si è riusciti a far passare in questa legge apra la possibilità, in una maniera che il Consiglio difficilmente può fingere di ignorare, anche a quelle modifiche sostanziali del testo che noi, già nell'ambito della discussione generale, abbiamo chiesto che venissero introdotte da questo Consiglio e che questa maggioranza ha l'obbligo di introdurre per salvaguardare la sua "visione del mondo" che è presente comunque all'interno del provvedimento.
Una delle nostre richieste prevede l'obbligo di risarcimento anche per le imprese agricole il cui titolare svolge anche altra professione. L'intento è quello di evitare che questo Consiglio regionale si renda complice di un disegno che vuole dividere la Sardegna in agricoltori di serie A e agricoltori di serie B e, di conseguenza, far sì che soltanto una parte di questi abbia diritto al risarcimento. Se il danno c'è, se il danno è reale, se il danno è per tutti e di tutti, la solidarietà deve essere reale e deve essere espressa a tutti.
Quindi noi crediamo che l'integrazione economica contenuta all'interno dell'articolo 1 apra all'interno di questo Consiglio la possibilità di ragionare con più equilibrio e senza operare divisioni nel mondo agricolo sardo su questo argomento.
PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Vargiu per la brevità. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sarò ancora più breve, Presidente. Intanto annuncio il voto favorevole di Alleanza Nazionale, ma vorrei ribadire alcuni concetti che sono stati espressi negli ultimi interventi. Questa non è una legge che può appartenere a qualcuno in particolare, questa è una legge che appartiene al mondo agricolo isolano; perchè la calamità della siccità si è abbattuta sulla Sardegna, ed il ristoro dei danni è un necessità di tutto il mondo agricolo sardo. Certo, ci saranno delle aree della Sardegna che hanno sofferto di più e le dimostrazioni sono palesi, ci saranno delle aree geografiche della Sardegna che hanno sofferto di meno, ma che comunque condividono l'iniziativa che la Giunta regionale ha voluto portare all'attenzione dell'Aula.
Il problema delle risorse credo che sia stato affrontato con grande opportunità, io mi auguro che vengano spesi i 500 miliardi impegnati, questo naturalmente si vedrà successivamente. La volontà della Giunta era ed è quella certamente di risolvere un problema, lo ha portato all'attenzione del Consiglio, le Commissioni se ne sono fatte carico, sembrerebbe quasi quasi che al centrosinistra dia fastidio essere in maggioranza nella Commissione agricoltura. Faremo il possibile perché questo non avvenga più, perché così almeno non potranno sbandierare, così come hanno fatto alcuni colleghi, in fretta e furia tutti i risultati che ritengono di aver ottenuto.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, è la Giunta regionale che è riuscita a trovare le risorse e, con grande capacità e obiettività, ha messo a disposizione del mondo agricolo sardo quelle risorse che in questo momento sono necessarie e disponibili. Per il resto credo che ci siano altri provvedimenti di tipo governativo, ma certamente sarà anche la legge nazionale 185 che, comunque, con i termini che scadono mi pare il 19 agosto, darà un'ulteriore possibilità alle imprese agricole sarde. Un'ultima cosa, Presidente, chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Prego altri sette consiglieri di appoggiare la richiesta.
(I consiglieri LOCCI, CORDA, LIORI, FRAU, SATTA, USAI, CORONA appoggiano la richiesta.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'articolo 1.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto -SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione sull'articolo 1:
Presenti 67
Votanti 66
Astenuti 1
Maggioranza 33
Favorevoli 66
(Il Consiglio approva).
(Dichiarano il loro voto i consiglieri Tunis, Corona e Pinna).
Si dia lettura dell'articolo 2.
LICANDRO, Segretario:
Art. 2
Interventi a favore degli imprenditori agricoli
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi in conto capitale per la ricostituzione dei capitale di conduzione ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale le cui aziende, in conseguenza delle suddette avversità atmosferiche, abbiano raggiunto un danno del 20 per cento sulla produzione normale nelle zone svantaggiate e del 30 per cento nelle altre zone.
2. La soglia del 20 per cento o del 30 per cento deve essere determinata sulla base del confronto tra la produzione lorda della coltura danneggiata e la produzione lorda media di tre annate precedenti, con esclusione di eventuali annate in cui si siano verificati eventi dannosi.
3. Compatibilmente con quanto stabilito nel punto 11.3.2. degli "Orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo", la misura del contributo è finalizzata al risarcimento integrale del danno subito ed è fissata mediante la determinazione di parametri per singola coltura, differenziati, in base al danno effettivamente subito, per le diverse aree territoriali.
PRESIDENTE. All'articolo 2 sono stati presentati gli emendamenti 18, 1 e 10, che hanno lo stesso contenuto e quindi li voteremo insieme, l'emendamento 22, che è un emendamento all'emendamento 3, l'emendamento 13, l'emendamento 7, l'emendamento 8, l'emendamento 24 e l'emendamento 25, che sono uguali. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento soppressivo parziale Marrocu - Granella - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Giagu - Manca
Art. 2
All'articolo 2, primo comma, è soppressa la parola "suddette". (18)
Emendamento sostitutivo parziale Cappai - Balletto - Capelli
Il coma 1 dell'articolo 2 è sostituito dal seguente:
"1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi in conto capitale per la ricostituzione dei capitali di conduzione agli imprenditori agricoli le cui aziende, in conseguenza delle suddette avversità atmosferiche, abbiano raggiunto un danno del 20 per cento sulla produzione normale nelle zone svantaggiate e del 30 per cento nelle altre zone". (1)
Emendamento sostitutivo parziale Vargiu - Cassano - Fantola - Pisano
Il comma 1 dell'articolo 2 è sostituito dal seguente:
"1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi in conto capitale per la ricostituzione dei capitali di conduzione agli imprenditori agricoli le cui aziende, in conseguenza delle suddette avversità atmosferiche, abbiano raggiunto un danno del 20 per cento sulla produzione normale nelle zone svantaggiate e del 30 per cento nelle altre zone". (10)
Emendamento sostitutivo parziale Cappai - Capelli - Balletto
Nell'emendamento 3 l'espressione "70 per cento" è sostituita dal seguente: "90 per cento". (22)
Emendamento sostitutivo parziale Balletto - Pilo - Onida - Capelli
Il comma 3 dell'articolo 2 è sostituito dal seguente:
"3. Compatibilmente con quanto stabilito nel punto 11.3.2 degli "orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo", la misura del contributo è finalizzata al risarcimento del danno subito fino alla misura massima del 70 per cento ed è fissata mediante la determinazione di parametri per singola coltura, differenziati, in base al danno effettivamente subito, per le diverse aree territoriali."
(3)
Emendamento sostitutivo parziale Liori - Locci - Businco - Pirastu - Sanna Nivoli
Nell'articolo 2 le parole "ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale" sono sostituite dalle seguenti: "agli imprenditori agricoli". (13)
Emendamento aggiuntivo Ortu - Cogodi - Scano - Vassallo
Nel comma 1 dell'articolo 2 dopo le parole "coltivatori diretti" sono aggiunte le seguenti: "imprenditori agricoli titolari di pensione derivante da attività agricola".
(7)
Emendamento aggiuntivo Liori - Locci - Carloni - Murgia - Diana
Nel comma 3 dopo le parole "la misura del contributo è finalizzata al risarcimento integrale del danno subito…" inserire le parole: "per i coltivatori diretti ed imprenditori agricoli a titolo principale ed al risarcimento nella misura del 50% per tutte le altre imprese così come definite dall'art. 1 del decreto legislativo n. 2287 del 18 maggio 2001". (8)
Emendamento aggiuntivo Pisano - Vargiu - Cassano - Fantola - Biancu - Scano - Murgia - Pittalis - Tunis Marco - Manca - Secci - Marrocu - Ibba - Pacifico - Orrù
Dopo l'art. 2 è aggiunto il seguente art. 2 bis.
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi a favore dei lavoratori regolarmente iscritti negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli negli anni 2001 e 2002 che in conseguenza delle avversità atmosferiche di cui all'articolo 1 non abbiano effettuato lo stesso numero di giornate lavorative prestate nell'anno solare 2000;
2. Il contributo di cui al comma 1 del presente articolo è concesso a condizione che i lavoratori abbiano continuato a prestare anche negli anni 2001 e 2002 attività lavorativa nel settore agricolo per almeno cinque giornate effettive in ciascun anno solare e che durante il periodo di mancata occupazione agricola abbiano provveduto ad iscriversi nelle liste dei lavoratori disoccupati per il settore agricolo;
3. Il contributo da corrispondersi ai lavoratori agricoli per ciascuna giornata lavorativa non prestata è pari al 30% della retribuzione lorda prevista dal C.C.N.L. per ciascun lavoratore e per la differenza delle giornate effettivamente prestate in ciascuno degli anni 2001 e 2002 rispetto all'anno base di riferimento 2000, risultanti dalle iscrizioni negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. (24)
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo
Dopo l'art. 2 è aggiunto il seguente art. 2 bis.
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi a favore dei lavoratori regolarmente iscritti negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli negli anni 2001 e 2002 che in conseguenza delle avversità atmosferiche di cui all'articolo 1 non abbiano effettuato lo stesso numero di giornate lavorative prestate nell'anno solare 2000;
2. Il contributo di cui al comma 1 del presente articolo è concesso a condizione che i lavoratori abbiano continuato a prestare anche negli anni 2001 e 2002 attività lavorativa nel settore agricolo per almeno cinque giornate effettive in ciascun anno solare e che durante il periodo di mancata occupazione agricola abbiano provveduto ad iscriversi nelle liste dei lavoratori disoccupati per il settore agricolo;
3. Il contributo da corrispondersi ai lavoratori agricoli per ciascuna giornata lavorativa non prestata è pari al 30% della retribuzione lorda prevista dal C.C.N.L. per ciascun lavoratore e per la differenza delle giornate effettivamente prestate in ciascuno degli anni 2001 e 2002 rispetto all'anno base di riferimento 2000, risultanti dalle iscrizioni negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. (25)
PRESIDENTE. L'emendamento 18 è stato presentato dai colleghi Marrocu e più. Ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu per illustrare l'emendamento.
MARROCU (D.S.). L'emendamento si propone di sopprimere la parola "suddette" presente nell'articolo 2. Cassare questo termine fa sì che le norme contenute in questo provvedimento non abbiano validità solo limitatamente ai danni causati dalla siccità 2001/2002, ma valgano sempre.
Ricordo che l'articolo 2 consente di indennizzare quegli agricoltori le cui aziende abbiano subito un danno che sia stato accertato con decreto del Governo; mentre l'articolo 3 prevede indennizzi per gli operatori che, non avendo potuto effettuare le coltivazioni per la mancanza dell'acqua di irrigazione, negata totalmente o parzialmente, abbiano subito una perdita di produzione non inferiore al 20 nelle zone svantaggiate e al 30 per cento nelle altre zone. In previsione di altri eventi calamitosi noi potremmo quindi disporre di una serie di norme generali già approvata, norme relative alle procedure, al meccanismo di riconoscimento, alla mancata coltivazione, eccetera, mentre sarebbero riferibili esclusivamente al 2001/2002 le disposizioni finanziarie. Nell'eventualità dovessero verificarsi altri eventi calamitosi, che nessuno di noi auspica, come Consiglio dovremo, di volta in volta, verificare esclusivamente la parte finanziaria.
PRESIDENTE. L'emendamento 1 è stato presentato dai colleghi Cappai, Balletto e Capelli. Ha facoltà di parlare il consigliere Cappai per illustrare l'emendamento.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, questo emendamento nasce all'esigenza di uniformarci, sia alle disposizioni della Unione Europea, sia a quanto deliberato l'altro giorno dal Senato in merito al disegno di legge in discussione in quella sede che, all'articolo 4 bis, dove parla appunto delle agevolazioni alle imprese agricole, recita: "alle imprese agricole singole o associate, alle cooperative agricole di conduzione possono essere..." eccetera, eccetera. Nasce anche da un'altra esigenza, che è quella di tutelare la stragrande maggioranza degli imprenditori agricoli.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA
(Segue CAPPAI.) A me piace sempre partire da esempi pratici. Io sono sindaco di un piccolo comune che conta circa 160 imprenditori agricoli, di questi 160 imprenditori agricoli circa il 70 per cento è pensionato di inabilità, perché ormai i giovani si sono allontanati dall'agricoltura e non sto qui a indicare i motivi. Questi imprenditori agricoli inabili al lavoro vivono con una pensione che oscilla tra le 750 e le 830 mila lire al mese. Io dico che nessuno è in grado di vivere con 770 o 830 mila lire al mese, per cui ognuno di questi imprenditori arrotonda il proprio reddito coltivando 10, 15, 20 ettari di terreno di proprietà o in affitto. Se noi dovessimo approvare la legge, così come è stata esitata dalla Commissione, queste persone per aver coltivato quei 15, 20, 25 ettari, che dovevano servire ad arrotondare il loro reddito, dovrebbero perdere la pensione. Quindi si troverebbero a non avere neanche una lira per poter campare e mandare avanti la famiglia.
In questi giorni, un gruppo di agricoltori del comune di Sanluri, comune molto più grosso del mio (sicuramente ci saranno molte più imprese agricole), mi diceva che su circa 300, 320 imprese agricole solo 37, solo 37 se dovesse passare la legge così come scaturita dalla Commissione, godrebbero dei benefici previsti.
Ora io mi domando, siccome il prodotto interno lordo vendibile che deriva dall'agricoltura, se indovino (non lo so perché qui le cifre che si "sparano" sono assai), dovrebbe essere sui 2.000/2.500 miliardi di lire, facendo un calcolo approssimativo 1.500 miliardi di questo prodotto interno lordo vendibile dell'agricoltura deriverebbe da queste imprese agricole che non godrebbero dei benefici previsti da queste norme.
Allora io chiedo se sia giusto lasciare fuori il 60 per cento degli imprenditori agricoli. Oppure se sia più giusto cercare di individuare in questo articolo una soluzione che venga incontro alle esigenze di tutti quanti. E' una domanda che io mi sono posto, ma che evidentemente prima di me si è posta la Comunità Europea, si è posto il Governo nazionale e si è posta anche la Giunta regionale nel momento in cui ha approvato il disegno di legge. Io, nel mio emendamento, firmato insieme ai colleghi Balletto e Capelli, chiedo che venga riportata la stessa dicitura prevista nel disegno di legge.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu per illustrare l'emendamento numero 10.
VARGIU (Rif. Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, l'emendamento 10 ha contenuto identico a quello che è stato testé illustrato dal collega Cappai e si pone l'obiettivo di reintrodurre la dizione originaria con cui il disegno di legge era pervenuto in Commissione. Alla base dell'emendamento che proponiamo all'attenzione dell'Aula, auspicandone l'approvazione, vi è in primo luogo una questione di opportunità politica; riteniamo infatti che se l'agricoltura ha subito un danno questo danno debba essere risarcito e non sia possibile pensare, anche per le argomentazioni addotte dal collega Cappai che ci fanno ritenere possibile l'esclusione di un notevole numero di aziende agricole per effetto della stesura attuale del disegno di legge, che a fronte di un danno che si è omogeneamente diffuso nelle imprese agricole, indipendentemente dal tipo di conduzione dell'impresa medesima, il Consiglio regionale decida una forma di risarcimento, di indennizzo differenziata. Questo non è accettabile, nel senso che politicamente non è un segnale che, secondo noi, questo Consiglio regionale può dare alla Sardegna, perché se passasse oggi nel mondo dell'agricoltura potrebbe poi passare in qualsiasi altro settore economico e sociale, per cui noi, valutando una calamità che ha colpito una categoria, dividiamo in due la categoria e decidiamo a quelli con gli occhi azzurri di dare e a quelli con gli occhi scuri di non dare. Questo non è accettabile nel Parlamento sardo.
Vi è poi una seconda questione, che definirei di opportunità tout court, correlata alle indicazioni che la Comunità Europea ci fornisce. La Comunità Europea, con il regolamento 1257 del '99, non parla più di imprenditore agricolo a titolo principale, ma fa riferimento esclusivamente alle aziende agricole; e gli orientamenti comunitari prevalenti, che poi saranno alla base del ragionamento che la Comunità Europea farà in sede di notifica della legge da parte della Regione Sardegna, vanno nella direzione di garantire il principio della libera concorrenza, sia tra gli Stati sia, nell'ambito dello stesso Stato, all'interno dello stesso comparto. Non si capisce quindi per quale motivo all'interno di uno stesso comparto, alcune aziende possano avere ed altre no, a seconda della titolarità delle aziende medesime.
Io credo che se noi approvassimo il testo nella stesura attuale, questo potrebbe essere l'ennesimo danno che questo Consiglio regionale infligge all'agricoltura sarda; sarebbe quindi una legge che apparentemente dà dei sostegni, dà dei ristori, dà delle risorse e poi contiene al suo interno l'ingranaggio maledetto, il virus da computer che è in grado di far saltare l'intero sistema. Quindi chiedo ai consiglieri di tener conto di questo onde evitare nel mese di dicembre di interrogarci sui motivi per cui la Comunità Europea dovesse eventualmente respingere la notifica di questa legge.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 22 ha facoltà di parlare il consigliere Cappai.
CAPPAI (U.D.C.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 3 ha facoltà di parlare il consigliere Balletto.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 13 ha facoltà di parlare il consigliere Liori.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io chiedo, con questo emendamento, che i benefici previsti nel provvedimento non siano limitati ai soli coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale ma vengano estesi a favore degli imprenditori agricoli in genere. L'argomento è stato già portato qui da altri colleghi; ma vorrei ricordare che per essere qualificati come imprenditori agricoli a titolo principale occorre che dalla produzione derivi una parte importante del reddito complessivo di un'azienda. Come è stato già detto da altri, ci sono pensionati che per esempio arrotondano la loro pensione coltivando dei piccoli appezzamenti di terreno, ma anche c'è chi mette in piedi delle attività imprenditoriali parallele, così come è previsto in tutte le attività imprenditoriali, chi ha dei risparmi decide di investirli in Buoni del Tesoro, in azioni di questa o di quell'altra azienda, di aprire un negozio e anche di avere un'attività in campo agricolo. Signor Presidente e onorevoli colleghi, questi risparmiatori, queste persone non si limitano a chiudere nel cassetto di una banca i loro risparmi, ma rischiano il loro capitale, subiscono i danni al pari degli altri imprenditori e rischiano di vedere volatilizzarsi il frutto dei loro risparmi in seguito al verificarsi di calamità senza che gli venga riconosciuto il ruolo sociale che invece svolgono.
Oppure pensiamo ai più bisognosi, cioè le persone che hanno un minimo di pensione (sappiamo tutti che la pensione degli agricoltori non è certo tra le più privilegiate) e quindi sono proprio costretti a svolgere questa attività parallela per poter sopravvivere in una situazione di decoro familiare che altrimenti non sarebbe loro possibile; e poi ci sono gli altri imprenditori, quelli che svolgono un'altra funzione sociale, ancora più nobile, perché i primi si limitano a non ricorrere alla pubblica assistenza garantendosi la loro dignità di lavoratori, ma i secondi garantiscono posti di lavoro, numerosissimi, grazie ad un'attività imprenditoriale che consente a tanti cittadini sardi di trovare in queste aziende un'occasione di sostentamento dignitoso, evitando a queste persone di ricorrere all'assistenza pubblica, all'emigrazione, o di scivolare in altre situazioni, ancora più difficili, e che comunque creerebbero dei problemi sociali.
Quindi, in quanto questa proprietà svolge un importante ruolo di funzione sociale, io chiedo che tutte le imprese, sia quelle che appartengono a chi ricava l'intero reddito o la maggior parte di esso dall'attività agricola, ma anche quelle che appartengono a chi da esse ricava soltanto una parte del proprio reddito, avendo investito appunto i propri capitali in questo mondo; un mondo nel quale sembrano credere sempre di meno gli stessi agricoltori che da esso traggono il principale sostentamento, possano godere dei benefici previsti nel provvedimento.
C'è ancora gente infatti che crede e investe in questo settore, buttandovi energie e conoscenze, sperando di non buttarle all'aria perché la Regione si dimentica di loro.
Tra l'altro, in un emendamento successivo, chiedo che venga riconosciuta a queste categorie una percentuale di ristoro inferiore a quella delle altre categorie; e, constatato che anche altri colleghi sono intervenuti su questo argomento, sono disponibile ad accorpare il mio emendamento con quelli degli altri colleghi credendo, con ciò, di compiere un atto di giustizia.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 7 ha facoltà di parlare il consigliere Ortu.
ORTU (R.C.). Presidente, Assessore, questo è un disegno di legge delicato che va discusso con attenzione ed approvato anche rapidamente, possibilmente, se ci sono le condizioni, entro stasera. Però va discusso con chiarezza, per evitare che le modifiche positive che sono state introdotte sulla base delle richieste avanzate dai produttori agricoli, dalle organizzazioni e - ripeto - compresi gli autonomi che hanno occupato i comuni, vengano vanificate con sotterfugi. E sarei curioso di sentire e di conoscere anche il parere dell'Assessore. Allora, abbiamo richiesto chiarezza e il nostro emendamento, l'emendamento numero 7, questo consente; non si può dire o invocare i poveri diavoli per dire "quelli devono essere risarciti, perché è giusto, sono poveri diavoli e devono essere risarciti", per risarcire invece cani e porci, cioè tutti. Tutti quelli che abbiamo detto, siccome ci sono poche risorse, vanno esclusi. Allora, onorevole Vargiu, non si tratta di agricoltori di serie A e di serie B, lei dovrebbe essere più attento perché nella legge, sulla base della normativa nazionale che io ho qui a disposizione e se vuole, siccome l'hanno messa a disposizione gli Uffici, gliela posso anche far avere, noi abbiamo detto, ed è contenuto in legge, che vanno risarciti gli agricoltori, non quelli di serie A e di serie B. Gli agricoltori tutti, anche le società di capitale, perché questo prevede la normativa. Gliel'ho letta durante la discussione generale, la posso rileggere, dice: "Le società sono considerate imprenditore agricolo a titolo principale, società di persone, società cooperative, società di capitali", ci sono anche le società purché facciano agricoltura, perché poi è detto, ed è chiarito: "Le società sono considerate imprenditore agricolo a titolo principale qualora lo statuto preveda quale oggetto sociale l'esercizio dell'attività agricola".
Allora, se uno fa attività commerciale mi spiegate perché poi, con sotterfugi, deve ricorrere ai risarcimenti della Regione? Che c'entra, che c'entrano le cose che dite? Non c'è agricoltura di serie A o di serie B, c'è l'agricoltura, che viene risarcita. C'era un'ipotesi che poteva sfuggire, di cui era giusto preoccuparsi, e noi abbiamo tentato di recuperarla. L'ipotesi qual era? I pensionati dell'agricoltura, ed è vero, spesso è gente che continua l'attività nella propria azienda perché prende 800 mila lire (quando ci arriva) di pensione agricola. Allora è perfino costretta a continuare l'attività, anche se magari, giustamente, si vorrebbe godere il riposo e la pensione, ma con 800 mila lire che cosa si gode? E hanno anche l'artrosi grave e tante altre cose! Allora noi, preoccupati del fatto che chiaramente non volevamo, per ragioni di stato giuridico, escludere questi soggetti, introduciamo un emendamento ben preciso. E' l'emendamento nostro che deve votare l'onorevole Cappai, se davvero è preoccupato dei suoi concittadini che hanno la pensione minima.
Il nostro emendamento dice con grande chiarezza, lo rileggo: "Sono aggiunti" - quindi si può intervenire - "oltre ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale, gli imprenditori agricoli titolari di pensione derivante da attività agricola". Tutti quelli che, badate, non hanno più una posizione previdenziale, quindi non sono iscritti all'INPS, purché derivino però la loro pensione da attività agricola; e sono quei soggetti, di cui qui si è parlato, costretti a continuare l'attività nella loro azienda per poter in qualche modo integrare la pensione.
L'emendamento che dà risposta ai problemi che qui sono stati sollevati è l'emendamento numero 7, che noi abbiamo proposto. Se si fa altro si va nella direzione che diceva Cappai, non si possono risarcire integralmente gli imprenditori agricoli a titolo principale, ma si deve ridurre la percentuale dell'indennizzo; mentre noi chiediamo il massimo del 100 per cento, se è possibile, gli altri parlano di un massimo del 70 per cento, sempre che sia possibile, perché il restante 30 per cento va destinato ad altre società, oppure al proprietario assenteista (ce ne sono tanti) che non so per quale vicenda, perché magari lo dà da coltivare al povero diavolo, però la titolarità rimane a lui, dichiara quei terreni come da lui coltivati, e magari fa il notaio, oppure fa l'avvocato, oppure fa il medico, oppure fa l'ingegnere, oppure fa tante altre cose! Ma il reddito per poter sopravvivere, lui e la sua famiglia, non lo trae dall'agricoltura.
Allora noi diciamo, e su questo era d'accordo anche l'Assessore, e quindi mi auguro che la cosa qui venga ribadita che, siccome le risorse non ci sono per tutti, siccome le risorse debbono essere gestite anche in modo oculato, risarciamo i professionali e anche i pensionati che derivano la loro pensione da un'attività professionale in agricoltura. Tutti gli altri hanno altre possibilità di guadagnarsi da vivere! Qui stiamo parlando di un risarcimento che deve raggiungere un tetto massimo di 100 milioni per persone che hanno da scontare cambiali, , debbono scontare i costi che hanno avuto in azienda, perfino quelli sopportati per arare anche se non hanno raccolto.
Ma è possibile che dobbiamo beffare questi operatori dicendogli che debbono entrare in concorrenza, per spartirsi quei quattro soldi di cui possiamo disporre, con altri che percepiscono uno stipendio, che meritano, giustamente, dalla loro attività professionale?
Allora, siamo seri, facciamo le cose in modo serio, e se Cappai - e ne sono più che convinto, perché è uomo d'onore, direbbero in Sicilia - vuole davvero venire incontro ai pensionati che percepiscono il minimo di pensione che deriva dall'attività agricola, allora Cappai voti l'emendamento numero 7 e nella legge ci saranno le risorse anche per questi che, altrimenti, saranno gli ultimi, non saranno magari nemmeno in grado di presentare le domande.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 8 ha facoltà di illustrarlo.
MURGIA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 24 ha facoltà di illustrarlo.
PISANO (Rif. Sardi-U.D.R.). Presidente, io mi rivolgo a lei proprio perché provenendo da una zona costiera avrà sicuramente bisogno di capire come viene veramente vissuto nelle zone interne il dramma del settore agricolo. Io credo che il dramma qui debba essere rappresentato davvero per intero, che non possa essere diviso per parti, che così come i numeri primi non possa che essere divisibile solo per se stesso o per uno.
Io credo che il dramma vissuto dagli imprenditori, che giustamente qui deve essere evidenziato e rappresentato in tutta la sua pienezza, non possa essere disgiunto dal dramma dei dipendenti delle aziende agricole. E quindi a noi corre sicuramente l'obbligo di dare giustizia anche alla parte più debole forse, o ugualmente debole, di quell'anello che è la nostra economia agricola.
Il proposito di questo emendamento è quello di riconoscere un indennizzo anche ai lavoratori agricoli che non abbiano effettuato , nell'anno 2001 e nell'anno 2002, un numero di giornate lavorative pari al numero di quelle effettuate nell'anno 2000, e quindi in funzione di questa differenza riconoscere appunto un indennizzo pari al 30 per cento della retribuzione lorda percepita nel periodo in cui si è prestato il maggior numero di giornate lavorative.
Credo che questo emendamento ristabilisca un minimo di giustizia che nella cosiddetta società rurale è più facilmente comprensibile, perché la distinzione netta tra datore di lavoro e lavoratore agricolo avventizio nelle nostre campagne non è assolutamente percepibile, non c'è proprio la distinzione. Noi che proveniamo dalla Trexenta citiamo, a titolo di esempio, un detto quanto mai chiarificatore su pani e su ingaungiu de sa bertula de don Sarbadori beni pretziu cun su sozzu e cun su messadori; il datore di lavoro cioè davvero ha sempre diviso tutto, anche la propria sorte, nella campagna con i suoi dipendenti, perché così è. Non è possibile che noi oggi lasciamo irrisolto il dramma dei lavoratori agricoli, che sono penalizzati quanto gli imprenditori agricoli. Se noi non rendessimo giustizia anche a questi lavoratori, indennizzandoli, creeremmo un danno ulteriore.
Debbo inoltre puntualizzare che noi non abbiamo indicato la copertura finanziaria proprio perché riteniamo che siano sufficienti le risorse stanziate; di conseguenza l'approvazione dell'emendamento non comporterebbe un aggravio di spesa. Tanto è vero che noi riteniamo possa essere utilizzata per dar luogo alla copertura di questo emendamento l'UPB 06, quella indicata per l'appunto nel testo di legge proposto.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 25 ha facoltà di illustrarlo.
COGODI (R.C.). L'emendamento 25, come ben si vede, riprende l'emendamento precedente testé illustrato dal collega Sergio Pisano, quindi nel riprenderne i contenuti e le finalità è chiaro ed evidente che vuole raggiungere lo stesso scopo; prevedere che un qualche ristoro sia consentito anche ai dipendenti delle aziende agricole, soprattutto ai dipendenti delle aziende situate nelle aree più povere, che sono poi quelli che spesso vanno a lavorare anche a giornata.
Io mi sono anche premunito di chiedere quanto poteva incidere l'attuazione di questa norma sul monte complessivo delle risorse di cui si pensa di poter disporre, perché molte volte non basta dire che si vorrebbe soddisfare anche un'altra esigenza, bisogna che siano chiare tutte le condizioni. . Per quanto non sia stato fatto un calcolo esatto, un computo preciso, però l'ordine di grandezza che conoscitori della materia riferiscono è di alcuni miliardi, a fronte del tutto, e che potrebbero usufruirne alcune migliaia di persone.
Quindi questo è un emendamento che, ripeto, riprende il precedente illustrato dal collega Pisano, e per altro il collega Pisano, operando in una struttura circoscrizionale di collocamento, ha ben presente anche la tecnica e le modalità attraverso cui queste cose possono essere accertate; è un emendamento che non incide molto sull'entità della spesa, però per quanto attiene a qualità dell'intervento e a considerazione sociale o umana dei destinatari è sicuramente un intervento estremamente opportuno; perché, tradotto, non andrebbe oltre pochi milioni, nella migliore delle ipotesi, qualche milione, si dice 2, nel caso estremo verso i 3 milioni a persona, a lavoratore, quindi non è di quelle entità che sconvolgono il sistema. E' importante dire questo proprio per quella serietà di impostazione, per quell'equilibrio di interventi che si vorrebbe operare.
Con questo emendamento noi abbiamo quindi ripreso la proposta che opportunamente il collega Sergio Pisano ci sottoponeva; però vorremmo che il collega Sergio Pisano e i colleghi del Gruppo dei Riformatori riprendessero anche qualcosa di quello che noi abbiamo proposto. E cioè se prestiamo particolare attenzione, come deve essere, a questa categoria lavorativa, più debole rispetto ad altre del settore, vuol dire che il campo che, per scelta consapevole, il Consiglio regionale sta privilegiando è quello del lavoro agricolo.
Questo è un intervento che, riguarda sì l'agricoltura, ma ha una maggiore portata sociale. Perché non dirlo? La Regione sta stanziando molti miliardi, pochi di questi miliardi pensa di poterli destinare a questa categoria di lavoro estremamente bisognevole. Però, questa scelta la fa perché è in armonia con la scelta di fondo che il Consiglio regionale è chiamato a fare. Dovendo scegliere, non avendo risorse infinite, e al momento neppure troppo abbondanti rispetto all'entità complessiva dei danni, potendo intervenire solo su una parte, bisogna scegliere e intervenire in favore di quella parte che è più esposta, intervenire in favore di quella parte che di più costruisce la ricchezza nel settore agricolo, il prodotto, e che di più sul piano umano, sociale ed ambientale, merita di essere tenuta in considerazione.
Quando non si dispone di quanto serve per tutti, dire "tutti" non è la cosa migliore rispetto a dire "una parte"; il problema è qual è la parte che si sceglie. Se il bisogno è 100, o il danno è 100, e una parte di questi danneggiati è costituita da coloro che senza il ristoro economico cadono, mentre un'altra parte, senza il ristoro economico, comunque, seppure con una difficoltà maggiore, può continuare a camminare, intanto si provveda in ragione e in favore di quelli che non debbono cadere, di quelli che debbono stare in piedi, di quelli che possono ancora lavorare, di quelli che possono ancora produrre, di quelli che ancora debbono costituire la produzione, ma non solo la produzione, qui non si tratta solo di economia.
Quando in questa regione parliamo di agricoltura, quando parliamo di produzioni agricole o di allevamento, in una regione come la Sardegna dire produzioni vuol dire non solo beni vendibili, vuol dire anche ambiente sociale, vuol dire cultura, perché se cade l'agricoltura, se si abbandona il modo di produzione e l'entità e la qualità della produzione agricola e pastorale in questa regione non è solo una parte di economia che viene meno. Viene meno una parte di cultura, ma non una parte secondaria.
Può darsi che in cifra assoluta la ricchezza prodotta dall'agricoltura nella nostra regione sia minoritaria rispetto ad altre produzioni, ma in termini di umanità e di cultura dell'ambiente della Sardegna le produzioni agricole, le produzioni dell'allevamento e della pastorizia non sono secondarie. Il carattere, l'umore, la civiltà stessa dei sardi in gran parte si è formata e si mantiene su questi modi di produrre e anche di vivere delle comunità. Creano l'aria che si respira, negli ambienti della Sardegna, come si suol dire, interna.
Per cui fare scelte non è voler punire qualcuno. Fare scelte vuol dire badare innanzitutto a quello che è più urgente; dividere, distribuire, dire "tutti" non è vero che è la cosa più giusta, perché se in questo modo si alleggerisce il carico anche di chi comunque potrebbe andare avanti e non si aiuta quello che diversamente non può stare in piedi, noi avremmo distribuito le risorse e non avremmo raggiunto però l'obiettivo principale.
Ma su questo torneremo quando entreremo nel merito dell'articolo, quando sarà aperta la discussione sull'articolo principale. Sull'emendamento 25 dico che è in linea con l'emendamento precedentemente illustrato, però si inserisce su quella linea di intervento solidale non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto il profilo sociale e culturale.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti facoltà di parlare il consigliere Frau, relatore.
FRAU (A.N.), relatore. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi innanzitutto, di invitare i colleghi, al di là delle diverse posizioni, ad una maggiore celerità negli interventi. E' stato detto che bisogna chiudere questa partita possibilmente questa sera, ma ho l'impressione che se continuiamo in questo modo dovremo rinviare nel tempo. Quindi sarebbe opportuno accelerare i tempi, tanto più che la Commissione, è stato detto a tutti, ha lavorato in ore impossibili pur di concludere i suoi lavori. Entrando nel merito, io non devo dire molto su questi emendamenti perché, come ho detto prima, non sono stati discussi in Commissione, pur avendo noi discusso di molti dei problemi prospettati negli emendamenti medesimi. In questo momento non posso dare quindi un parere a nome della Commissione, però, qualche considerazione, anche a titolo personale, ricordando quello che è successo in Commissione, posso farla. Gli emendamenti numero 1, 10 e 13, chiedono di riportare il comma primo dell'articolo 2 alla dizione originale. Su questo punto i commissari, sicuramente, si sono divisi, e quando siamo passati ai voti è stata approvata invece la proposta di dare questi contributi solamente agli imprenditori agricoli professionali. Ci siamo divisi per tutte quelle considerazioni che sono state fatte e che stanno emergendo, perché noi non possiamo, a mio avviso, lasciare fuori parte degli imprenditori, parte di questi che pur continuano a lavorare nel mondo della campagna, ma hanno una pensione agricola, perché questi non possono essere considerati imprenditori agricoli a titolo principale oppure coltivatori diretti perché la legge dice che possono essere considerati tali solamente coloro i quali dedicano all'attività agricola almeno due terzi del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavano dall'attività medesima almeno due terzi del proprio reddito, eccetera, eccetera. Quindi, pensiamoci, credo che questo sia importante.
E' stato detto anche che il Senato in questi giorni ha ripristinato in un suo provvedimento la figura dell'imprenditore agricolo in senso lato, secondo quanto disposto dall'Unione Europea.
Per quanto riguarda l'emendamento 18 io sono favorevole, lo dico a titolo personale, perché è importante a cassare la parola "suddette", così che tutte le volte non si debba eventualmente riscrivere una norma ad hoc per ottenere dei finanziamenti, in pratica quello che succede, o quello che può succedere, per quanto riguarda l'articolo 3.
Per quanto concerne poi il tetto ai finanziamenti, in Commissione si è discusso moltissimo tetto sì, tetto no, parametri sì, parametri no. Alla fine è passata in Commissione la proposta di ristorare tutti i danni che gli agricoltori hanno subito. Sulla questione sono stati presentati degli emendamenti, ispirati da filosofie diverse che bisogna, a mio avviso, considerare.
Per quanto riguarda gli emendamenti numero 24 e 25, l'argomento di cui trattano è l'unico di cui non abbiamo parlato in Commissione; è anche questo, credo, un problema, e - lo dico a titolo personale - stiamo molto attenti. L'Assessore ha detto di aver trattato con l'Unione Europea e che c'era già un canovaccio di disegno di legge, ma io ripeto che dobbiamo stare attenti. Infatti, inserendo tante questioni e rischiando di rinviare nel tempo, probabilmente non stiamo rendendo un buon servizio a coloro i quali lavorano nella campagna.
Io, in conclusione, mi rimetto all'Aula perché, non essendo stati questi emendamenti esaminati dalla Commissione, chiaramente non posso parlare a nome della Commissione medesima.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu, correlatore.
MARROCU (D.S.), correlatore. Poiché in Commissione si è deciso unanimemente di nominare due relatori, uno di maggioranza e uno di minoranza, e tenendo conto che i rapporti di forza sono ribaltati, si è deciso di rimettersi all'Aula su tutti gli emendamenti. Quindi il parere della Commissione sarà sempre lo stesso, remissione all'Aula, indifferentemente da chi lo pronuncia.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, sull'emendamento numero 18 che sopprime la parola "suddette" la Giunta è favorevole per i motivi che sono stati esposti sia da chi l'ha proposto che dal collega relatore.
Per quanto riguarda il problema, che a me sembra sostanziale, forse il problema più grosso che noi abbiamo oggi sul tappeto, di estendere le provvidenze oltre che ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale, anche a tutti coloro che sono titolari di azienda agricola e svolgono anche altra professione, ma anche a coloro che sono braccianti agricoli, io esprimo le seguenti opinioni.
Per quanto riguarda gli imprenditori agricoli titolari d'azienda, io mi permisi nel testo presentato al Consiglio di indicare tutti gli imprenditori; devo dire però con molta sincerità, perché la verità bisogna sempre dirla, che personalmente, tendenzialmente, io sono favorevole alla concessione dei contributi esclusivamente agli agricoltori professionali. Questo perché quando si parla di imprenditori titolari purtroppo in mezzo ci siamo tutti, ci sono anch'io che faccio il notaio e che se anche non mi ristorate non succede proprio niente, non capisco neppure perché dovrei essere ristorato.
Però la verità è che nella figura di imprenditore non professionale rientrano diverse fattispecie, questo è il nostro problema. Allora, io mi dichiaro per esempio favorevole come Giunta all'emendamento numero 7, presentato dal collega Ortu, che sostiene la necessità di concedere il ristoro anche agli imprenditori agricoli percettori di pensione. Mi sembra una scelta giusta, mi sembra una scelta equa. Si tratta effettivamente di tanti contadini, pensionati di invalidità o di vecchiaia che continuano però a lavorare la terra. Bisogna dirlo questo. L'unica perplessità che ho, lo dico, ma come lo dico lo nego, è che l'INPS possa sollevare obiezioni e ridiscutere l'assegnazione della pensione; questo è un pericolo che effettivamente esiste, perché quando uno va in pensione a rigore non dovrebbe più lavorare. Però accolgo l'emendamento numero 7.
Per quanto riguarda invece l'emendamento sui braccianti agricoli, il mio istinto politico mi suggerirebbe, siccome è firmato da tutti ed è trasversale, di dire che sono favorevole; però la mia onestà politica mi induce a dire quello che penso, e cioè che indubbiamente l'emendamento contiene un principio di giustizia, nel senso che molti lavoratori, probabilmente, non hanno prestato la loro opera perché i titolari di azienda a causa della siccità non avevano risorse per assumere. Però, chi conosce la campagna, io la conosco bene ma la conoscete bene anche voi, sa che molti braccianti sono tali solo sulla carta, non voglio dire che siano fasulli perché non lo sono, ma si iscrivono negli elenchi anagrafici solo ed esclusivamente ai fini previdenziali. E quanti di questi lavorano effettivamente? Questa dizione mi lascia un po' perplesso e tra l'altro non ho neanche una cognizione esatta, devo dirlo con molta franchezza, della spesa che dovremo sostenere, perché i braccianti agricoli in Sardegna mi risultano essere, qualcuno mi corregga, oltre diecimila, forse sono anche di più, forse l'onorevole Pisano lo sa più di me che non sono un esperto del lavoro, però certamente sono migliaia e migliaia.
Amici carissimi, io non ho niente in contrario a far passare questo emendamento ma, santo Dio, non ho idea della spesa. L'onorevole Cogodi "parla di pochi miliardi, io non lo so, può darsi che siano pochi, può darsi che siano molti, ma stiamo allargando la platea degli aventi diritto sempre di più, il che vuol dire che oltre i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, concorreranno per avere questi quattrini anche migliaia e migliaia e migliaia di braccianti agricoli.
Io il problema me lo devo porre; ripeto, se io seguissi il mio istinto di vecchio politico, avendo visto che l'avete firmato tutti direi "sono favorevole", ma siccome alla mia età ci si può anche permettere il lusso qualche volta di dire quello che si pensa, questo ho fatto con molta franchezza e con molta chiarezza.
Aggiungo inoltre che questo testo che noi stiamo licenziando, salvo qualche leggera modifica che riguarda soprattutto l'entità delle risorse, è quello che noi abbiamo mandato all'Unione Europa, quanto più lo modifichiamo, tanto più lo dovremo ridiscutere con l'Europa articolo per articolo. Tenendo conto che l'Unione Europea per notificare le sue osservazioni impiega normalmente due mesi, siamo in agosto, i due mesi scadono esattamente il 30 settembre.
Se per caso su questo punto mi faranno delle osservazioni dovrò rispondere, e arriveremo a ottobre - novembre, il che vuol dire che questa legge entrerà in vigore forse a dicembre, ma a dicembre dovranno essere presentate le domande, e dovremo fare l'istruttoria di migliaia e migliaia di domande cui si aggiungerà anche l'istruttoria delle migliaia di domande dei braccianti. Chi è che farà tutto questo lavoro? Io mi domando: chi? Gli Ispettorati agrari, l'ERSAT, i Comuni? Non so ancora a chi affideremo l'istruttoria delle pratiche, perché quei quattro gatti degli Ispettorati agrari non riescono neanche a fare il lavoro ordinario; degli impiegati dell'ERSAT, trecento sono autisti e braccianti, altri trecento sono divulgatori che si rifiutano, attraverso i sindacati C.G.I.L., C.I.S.L., U.I.L. di fare i burocrati, e forse hanno anche ragione perché li abbiamo assunti per fare altro.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Io mi domando quindi con quale personale noi faremo tutto questo lavoro. Ho chiesto a molti sindaci se i comuni sono disponibili a fare questo lavoro, ma i sindaci mi rispondono che non sono attrezzati e quindi finiremo per farlo con quei quattro gatti dell'Ispettorato agrario e con quei duecento o trecento impiegati dell'ERSAT per tutta la Sardegna.
Perdonate se io pongo queste problematiche, io francamente potrei suggerire, facciamo una leggina a parte se vogliamo accontentare anche i braccianti, togliamo qualcosa dal capitolo finanziario, ma cerchiamo di fare in modo che questa legge voli, questa legge deve volare in Europa, diversamente noi rischiamo di pagare il ristoro agli agricoltori dopo dicembre, a gennaio, a febbraio, marzo e aprile. Questa è la verità, bisogna dirla, perché noi conosciamo il pensiero dell'Unione Europea, lo conosciamo benissimo. Io ho fatto una cosa che nessuno aveva mai fatto; ho mandato il disegno di legge prima...
SECCI (Popolari-P.S.). Presidente, ma l'onorevole Contu sta dando il parere sugli emendamenti o sta facendo un comizio?
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Chiedo scusa, l'onorevole Secci ha perfettamente ragione.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi!
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Chiedo scusa all'onorevole Secci.
Chiedo scusa se metto un po' di calore nelle mie argomentazioni. Però quando sentirò qualcuno di voi parlare con lo stesso calore glielo farò rispettosamente notare. Io , chiedo scusa, ma sono fatto così, e può darsi che sbagli In ogni modo, ripeto, e concludo, io sono favorevole all'emendamento 18, sono favorevole all'emendamento 7; per quanto riguarda tutti gli altri emendamenti mi rimetto all'Aula. Almeno così sarete soddisfatti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU` (D.S.). Signor Presidente, io credo che il calore con cui l'Assessore affronta questa discussione sia un fatto apprezzabile, per carità!, però l'Assessore è anche chiamato a dare risposte in una vicenda così difficile e drammatica.
Assessore, lei ha concluso il suo intervento rimettendosi all'Aula sugli emendamenti sui quali non ha espresso un giudizio favorevole. Rimettersi all'Aula è un fatto normale, e comunque l'Aula deciderà, non dipende dal suo parere, però ciò che lei dice dovrebbe influire comunque sull'insieme dell'Aula; e siccome lei è espressione di una maggioranza, la sua opinione e il suo giudizio dovrebbero influire innanzitutto su chi ha la responsabilità di governo in questa Regione.
Questo articolo, così come è scaturito dalla discussione in Commissione, al di là dei rapporti anomali maggioranze - minoranze, non è il caso di rimpallarci queste cose, se non ricordo male è stato votato all'unanimità dalla stessa Commissione, quindi senza differenziazioni di maggioranze provvisorie o minoranze altrettanto provvisorie, il che significa che era un'espressione condivisa, comune, non c'erano due posizioni differenti; c'erano su alcuni punti, ma alla fine, poi si è trovata una espressione comune.
La differenziazione netta, se io non ricordo male, c'è stata sull'entità delle risorse finanziarie da stanziare; poi in realtà quelle differenziazioni sono emerse nettamente con la presentazione degli emendamenti. Ora in questo articolo viene introdotto un principio di selettività, in quanto si sceglie di risarcire gli agricoltori professionali e si mira al risarcimento integrale del danno, appunto, superando i parametri e invece rapportandoli all'entità del danno che è articolato - come sappiamo - per territori e per colture.
Io non credo che questa sia una costruzione matematica o aritmetica, è dovuta invece a una considerazione; i danni stimati dagli organismi ispettivi della Regione, centrali e decentrati, ammontavano fino a ieri a ottocento miliardi di vecchie lire, oggi io penso che siano già lievitati, se la situazione non migliora anche altre colture entreranno nel paniere e quindi nell'elenco di quelle che saranno soggette o necessiteranno di interventi di sostegno. Credo non sia irragionevole pensare che quella stima crescerà e si avvicinerà molto ai mille miliardi di vecchie lire.
Si può decidere quindi di rifondere il trenta per cento, come era nella proposta originaria, perché così accadrà se passano determinati emendamenti, a tutti indifferentemente; io mi chiedo e occorrerà che ci chiediamo che cosa può significare una decisione di questo genere. Che cosa significa in termini, chiamiamoli così, soggettivi e che cosa significa in termini generali dal punto di vista economico per questo settore, un settore che tutti quanti continuiamo a definire importante e decisivo all'interno del nostro sistema economico.
Ora, faccio un esempio, io se io avessi dieci ettari coltivati a grano duro, chiaramente non li possiedo, che cosa significherebbero due milioni di sostegno in più, cioè duecentomila lire a ettaro che è quanto risulterebbe se si adottasse l'ipotesi del trenta per cento? Non significherebbero nulla. Ma per il mio concittadino, perché anch'io sono sindaco di un piccolo Comune, e conosco queste situazioni,
che vive di questo, cioè il cui reddito deriva esclusivamente da questa attività, i due milioni in più, o meglio i due milioni di sostegno derivanti da questa decisione che noi dovessimo assumere, significherebbero il mancato risarcimento del danno integrale; risarcimento che gli consentirebbe perlomeno di rifarsi delle spese che ha sostenuto e per le quali si è indebitato ulteriormente. Per lui significherebbe la vita, per me non significa nulla.
(Interruzione dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale)
PRESIDENTE. Assessore, per cortesia, può intervenire in sede di discussione generale.
ORRU` (D.S.). Voglio farmi capire, se gli emendamenti 1, 10, 13, 3 e 22 passano, o vengono accolti, cioè se si ripristina per tutti indifferentemente il risarcimento del danno, anziché limitarlo agli agricoltori professionali con le specificazioni che il collega Ortu ha dato, questo significa poi nei fatti risarcire il trenta per cento, perché le risorse sono quelle. E non credo che noi potremo tornare qui tra quattro mesi a chiedere ulteriori mille miliardi o cinquecento miliardi, non credo.
Io credo che una decisione di questo genere si può prendere, ma naturalmente bisogna anche assumersi pienamente la responsabilità di ciò che si fa.
Io credo che occorra chiedersi e dal punto di vista etico (diciamo tra virgolette), ma anche da un punto di vista economico generale come un settore già debole di per sé, possa uscire da una situazione così delicata e difficile come quella provocata da questa calamità. Noi abbiamo la possibilità e il dovere di dargli la possibilità di rialzarsi per andare avanti, per produrre di nuovo, ma noi invece ci assumiamo la responsabilità di spalmare le risorse disponibili, dando in effetti l'elemosina a tutti, stiamo indebolendo il settore ancora di più e stiamo provocando un danno di cui porteremo le conseguenze per i prossimi anni. E le esperienze di questo genere che abbiamo alle nostre spalle avrebbero dovuto e dovrebbero insegnarci qualcosa.
L'articolato, così come esitato dalla Commissione, non aveva certo un significato populista; indubbiamente sarebbe stato più comodo dire "tutto a tutti", stanziare millecinquecento miliardi anziché cinquecento, perché non è popolare dire che invece si fanno delle scelte, si sostiene chi vive del suo lavoro e non tutti. E gli avvocati, e gli altri che non ricavano il loro reddito dall'attività agricola possono tranquillamente rinunciare a quel qualcosa in più che gli darebbe il ristoro del danno, mentre gli agricoltori a titolo principale ne hanno necessità per riprendere la produzione. Quindi, questo è il senso della nostra posizione Gli altri emendamenti li condivido. L'emendamento numero 24 l'ho firmato anch'io perché avevo delle perplessità, dico la verità. L'importo non è eccessivo, alla fine saranno necessari otto, dieci miliardi, e c'è una legge, la numero 1 del 91 per esempio, che prevede un sostegno, più di carattere sociale che non economico alle aziende, ma io penso che questa questione, poiché l'entità del finanziamento non sarebbe elevata, potrebbe far anche parte di un altro provvedimento. Quindi può essere visto e discusso anche con un impegno da parte della stessa Giunta regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente, colleghi, io come prima cosa vorrei far notare rispettosamente a tutti i colleghi, ma già lo sanno, che questa legge è passata in Commissione quinta all'unanimità, poi è passata per il parere di competenza nella terza Commissione all'unanimità, è passata anche nella seconda Commissione delle politiche comunitarie all'unanimità.
Francamente non riesco a capire perché, se tutti i Gruppi sono rappresentati nelle Commissioni e tutti i Gruppi hanno ovviamente dato parere positivo affinché questa legge venisse licenziata, si debba discuterne per tre giorni. E` una legge che si potrebbe fare tranquillamente in poche ore sulla base delle decisioni prese in Commissione, magari potrebbe presentare qualche emendamento chi non ha rappresentanza come Gruppo in quelle Commissioni.
Detto questo, io ho apprezzato l'accorato appello dell'Assessore che ha difeso a spada tratta i cosiddetti tutelati, i sindacalizzati e li ha difesi, mi rendo conto perché il cuore è cuore, perché l'Assessore è stato nella Coldiretti un personaggio di spicco, e quindi mi rendo conto che per ragioni affettive uno possa guardare con occhio di riguardo a una categoria piuttosto che a un'altra. Con tutto il rispetto che si deve alla Coldiretti e a coloro che ne fanno parte, ai quali va riconosciuto il coraggio di intraprendere rischiando i propri soldi, con grandissime difficoltà, con le banche alle calcagna che spesso pignorano perfino le loro aziende, che intervengono con interessi a volte quasi da strozzinaggio e mettono in difficoltà tutti, sia i piccoli che i grandi imprenditori.
E' capitato e capita ancora che vi siano delle banche che riescono addirittura a operare una sorta di sequestro cautelativo sulle somme, sui rimborsi che spettano alle aziende, per cui per un debito magari di venti milioni non pagato a fronte di un rimborso di cento milioni, spesso interviene la banca e blocca l'erogazione dei soldi, compiendo un atto secondo me illegittimo, e certamente creando ancora maggiori difficoltà ai poveri imprenditori agricoli.
Detto questo, però, io credo che quando si parla di calamità naturali, quando si parla di danni, si deve ricordare che i danni li subiscono tutti, li subiscono i grandi imprenditori, quelli piccoli e li subiscono anche quei piccoli imprenditori part-time, chiamiamoli così, che svolgono un'altra attività, magari percependo un basso stipendio che arrotondano per tirare a campare come si dice lavorando la terra.
Questo capita in moltissimi paesi della nostra Isola, perché queste persone coltivano pomodori, carciofi, zucchine, melanzane, la vite per farsi il vino per casa, e quando perdono il raccolto vuol dire che le zucchine e i pomodori e le melanzane le devono andare a comprare e quindi il danno in ogni caso lo subiscono. Non vedo allora per quale ragione si debba parlare di danno tutelato e di danno invece non tutelato.
Io credo che chi ha subito un danno, se il danno è reale, abbia diritto di essere risarcito così come tutti gli altri. Certo non si sta parlando di risarcire chi coltiva orchidee, perché è evidente che io coltivo orchidee perché mi fa piacere e voglio regalarle a mia moglie, se per un anno non gliele regalo, pazienza, non succede niente, ma se non coltivo i pomodori che mangio li devo comprare.
Io credo quindi che si dovrebbe riservare un'attenzione particolare anche a queste categorie, non di agricoltori a titolo principale, ma di persone che hanno uno stipendio misero col quale vivere e arrotondano con la vigna, arrotondano col campicello di mezzo ettaro, nel quale lavorano con la moglie e con i figli, qualche volta per giornate intere; allora perché non deve essere riconosciuto il danno se queste persone il danno lo hanno subito? Sarà un danno di un milione, sarà un danno di cento mila lire, sarà un danno di dieci milioni, quello che è, ma se si fa un debito, se si fa un mutuo per pagare giustamente i danni subiti dalle persone, dalle imprese che hanno naturalmente bisogno di essere aiutate perché danno lavoro alla gente, non vedo perché non si possa fare un debito leggermente superiore...
(Interruzioni)
CORDA (A.N.). Vedo che vi viene da ridere!
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi!
CORDA (A.N.). Vede onorevole Secci, lei si...
PRESIDENTE. Possiamo anche interrompere cinque minuti.
CORDA (A.N.). Lei si intende anche di agricoltura e anche di terreni...
PRESIDENTE. Onorevole Corda, per cortesia!
SECCI (Popolari-P.S.). Si cerchi un altro avversario
PRESIDENTE. Onorevole Corda...
CORDA (A.N). Ridere della povera gente non le fa onore. Non le fa onore.
PRESIDENTE. Onorevole in Corda, per cortesia!
SECCI (Popolari-P.S.). Si cerchi un altro avversario. Mi lasci perdere, non mi cerchi proprio!
CORDA (A.N.). Io di avversari non ne ho bisogno. Allora quindi dicevo che io sosterrò l'emendamento che è stato presentato da una parte del nostro Gruppo che prevede che debba essere riconosciuto il danno a tutti coloro che l'hanno subito realmente, a chi, se non viene risarcito, ha maggiori difficoltà, in qualche caso addirittura per tirare a campare. Io conosco tante persone che producono diecimila chili di uva, vendono l'uva e incassano cinque-sei-sette milioni con i quali arrotondano i loro introiti. Ecco, chi perde questa possibilità secondo me ha diritto di essere risarcito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Non credo che dobbiamo spaventarci per il fatto che ci siano tanti interventi sull'articolo 2, è il cuore della legge, superato l'articolo 2 credo che si possa passare rapidamente all'approvazione del provvedimento.
Lo scontro politico che c'è stato in Commissione si ripropone in Aula, alcuni colleghi hanno invitato noi a non politicizzare troppo il dibattito, a non cantare vittoria per i risultati ottenuti dal lavoro in Commissione.
Io raccolgo questo invito e invito anche gli altri colleghi a ragionare correttamente sul perché dal mondo agricolo provengano inviti a non toccare l'articolo 2.
Qui non siamo di fronte ad una situazione normale, siamo di fronte a una calamità che, come ho detto più volte, ha colpito l'azienda agricola sarda già in gravi difficoltà, perché è un'azienda sottocapitalizzata, ripeto, indebitata. E' evidente che, in questo contesto, la nostra attenzione non può che andare principalmente e prioritariamente a chi vive di agricoltura, a chi trae il proprio reddito, personale e familiare, dall'attività agricola. Noi non siamo nelle condizioni, ora, di accogliere la proposta dei colleghi che mira ad allargare la sfera dell'intervento a tutti gli operatori agricoli, quindi anche all'azienda del collega Siro Marrocu, che può avere un'azienda agricola, che può avere due ettari in campagna, o all'azienda del collega Piana, che non vedo, che so essere anche un imprenditore agricolo.
Noi non siamo nelle condizioni di accendere un mutuo di mille miliardi e indennizzare tutti. Abbiamo già compiuto uno sforzo immenso ricorrendo ad un ulteriore indebitamento per reperire le risorse per affrontare questa emergenza; e si affronti quindi l'emergenza. E l'emergenza la sta vivendo quell'agricoltore che ricava il suo reddito esclusivamente dall'agricoltura e che se non gli si dà ristoro non vive.
Ecco perché io dico che, al di là dello scontro ideologico, siamo di fronte al fatto che le risorse oggi impongono che se vogliamo ristorare il danno come dice l'articolo 2 integralmente a chi vive di agricoltura, bisogna selezionare e prevedere che il ristoro oggi la Regione lo dia a chi vive di agricoltura, cioè a chi trae il proprio reddito dall'attività agricola e quindi ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale, tra i quali rientrano cooperative ma anche società di capitale che operano in agricoltura, ma anche in questo caso l'indennizzo va concesso a quelle società nelle quali il cinquanta per cento del capitale sia posseduto da soggetti che vivono di agricoltura.
Questi argomenti noi portiamo alla discussione, non discriminazioni o volontà di scontro politico; abbiamo reperito cinquecento miliardi con uno sforzo immenso, attraverso l'ulteriore indebitamento di una Regione già fortemente indebitata, per cui questi cinquecento miliardi non possono che ristorare il danno di chi corre il drammatico rischio di perdere la propria azienda, la propria vita, il proprio capitale, i propri beni personali e quelli familiari, dati spesso in garanzia alle banche per poter avere accesso al credito.
Chi non vive di agricoltura non si trova nelle stesse identiche situazioni; mi riferisco a chi, pur avendo comunque subito un danno, continua a trarre il proprio reddito dall'insegnamento se è insegnante, dalle professioni se è un professionista, dall'attività politica se è uno che si trova in questi banchi.
Questa è una scelta, e devo dire che mi fa piacere che l'Assessore l'abbia coraggiosamente difesa, che dovrebbe fare l'Aula. Quindi io inviterei i colleghi che hanno presentato questi emendamenti all'articolo 2 a ritirarli, perché non siamo in condizioni di poterli accogliere, e provocheremmo inoltre un danno sociale perché, se le risorse rimangono quelle e non siamo in grado oggi di reperirne altre, il danno lo subisce l'agricoltore. Ha ragione il collega Orrù quando sostiene che se l'entità delle risorse non muta vanno ripartite in modo differente, il ristoro non solo non raggiungerebbe il cento per cento come diciamo, per cui diciamo una cosa e poi ne facciamo un'altra, ma non raggiungerebbe neanche il trenta per cento del danno effettivamente subito; di conseguenza esporremmo le nostre aziende agricole, quelle i cui possessori vivono effettivamente di agricoltura, al rischio, come ho detto prima, lo ribadisco in questo momento, non solo di una perdita di reddito ma al rischio di perdita dell'azienda.
Per cui io invito i colleghi a ritirare gli emendamenti e a trovare altre soluzioni.
Diverso è il caso che poneva il collega Cappai, ma che trova risposta nell'emendamento presentato dal collega Ortu, del coltivatore diretto titolare di pensione che, non essendo riuscito a trattenere i figli in azienda perché i ragazzi, magari, hanno scelto la via dell'emigrazione, continua lui a sobbarcarsene la titolarità. Secondo me la proposta dell'onorevole Cappai può essere accolta perché tratta una situazione differente, e propone una soluzione a quell'emergenza di cui parlavo prima.
Rispetto all'emendamento 24, io sono tra i firmatari, colgo l'occasione di questo intervento per invitare anche il proponente ad una riflessione, a valutare se non sia il caso di ritirarlo e inserire la proposta in un altro provvedimento. l'emendamento 24 riprende una disposizione che è presente anche nella legge nazionale; la legge nazionale prevede che in presenza di calamità ai lavoratori agricoli iscritti agli elenchi anagrafici siano prorogate le iscrizioni per un numero di giornate pari a quelle prestate nell'anno precedente; questo per consentire a quei lavoratori di mantenere sia l'anzianità contribuiva sia l'accesso a un indennizzo che lo Stato passa attraverso l'INPS, comprensivo dell'indennità di disoccupazione e degli assegni familiari.
Il collega Pisano poneva il problema che la legge nazionale indennizza con l'indennità di disoccupazione le giornate che vanno oltre quelle di iscrizione, ma non pone rimedio alla perdita di giornate, quindi di reddito, del bracciante agricolo. Questo tipo di problema, a mio avviso, andrebbe affrontato più in una legge in materia di lavoro, che non in una legge in materia di agricoltura.
Il collega Vassallo nell'ultima finanziaria proponeva un emendamento modificativo della legge 20 del 1993; la legge 20 interviene, a favore di lavoratori dell'industria che a causa di una loro collocazione in mobilità, in cassa integrazione, o per altri fattori, perdono il reddito per un certo periodo, erogando attraverso l'Assessorato del lavoro e la Presidenza della Giunta regionale un contributo di tre o di cinque milioni pro capite.
Il collega Vassallo chiedeva già da tempo di modificare la legge numero 20, al fine di estendere le provvidenze previste da questo provvedimento ad altri settori, oltre quello industriale. Si parlava, per esempio, delle aziende operanti nel settore dell'ambiente e così via.
Io credo, pur essendo uno dei firmatari ovviamente lo propongo al primo firmatario, che potrebbe essere valutata la possibilità di formulare questa proposta all'interno di una normativa più specifica in materia di lavoro. Potremmo agganciarci alla legge numero 20 e, attraverso una modificazione della medesima, prevedere una norma che stabilisca la possibilità di integrare il reddito di queste categorie di lavoratori così come avviene per le categorie dell'industria. Tutti i Gruppi potrebbero impegnarsi a presentare questa modifica, perché anch'io credo che la Regione così come ristora il mancato reddito del lavoratore dell'industria, che perde il lavoro e va in mobilità, possa ristorare anche il mancato reddito dei lavoratori dell'agricoltura e dell'agro industria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa in discussione è una legge importante perché cerca, ma non avremmo voluto essere qui, di dare giuste risposte a una categoria colpita, purtroppo, dall'ennesima calamità che dobbiamo affrontare in questa sfortunatissima legislatura. Sono in tanti ad avere giuste aspettative. In particolare, lo condivido anch'io, hanno giuste aspettative coloro che dall'agricoltura traggono la fonte principale del loro sostentamento, quindi imprenditori agricoli a titolo principale e agricoltori diretti. Però non mi sento di escludere dal ristoro tutti coloro che, per le ragioni che ho detto nell'intervento che illustrava l'emendamento 13, hanno investito i proventi dei loro risparmi onesti in agricoltura,e potremmo definire imprenditori agricoli semplici.
Concordo invece con l'onorevole Marrocu quando sostiene che noi dovremmo affrontare i problemi dei braccianti agricoli con un altro provvedimento per dare risposte anche alle giuste rimostranze di questa categoria di lavoratori.
Ritengo di avere però molti e validi motivi per insistere sul risarcimento dei danni esteso a tutti. Intanto gli agricoltori diretti e gli agricoltori a titolo principale, per la gran parte, in Sardegna hanno beneficiato, in lungo e in largo, in questi ultimi decenni di provvidenze pubbliche utilizzate anche per costituire il capitale iniziale, per acquistare i terreni nei quali esercitano la propria attività, per migliorare le aziende agropastorali.
Quindi sono persone che già hanno avuto maggiori vantaggi rispetto ad altri che hanno investito in questa attività. A me non è sfuggita la sottolineatura dell'onorevole Corda sul probabile accordo esistente tra i rappresentanti dei sindacalizzati, cioè dei protetti, di coloro che in Italia a qualunque titolo, quando hanno una organizzazione che li tutela, riescono a far valere le loro aspettative a discapito però di coloro che non sono protetti, anche se più deboli. Quelle persone che esercitano l'attività, come diceva l'onorevole Corda, solo per arrotondare il loro reddito in quanto pensionati.
Ma voglio ricollegarmi anche all'esempio portato dall'assessore Contu con tanto garbo, ma anche con tanta passione, di coloro che hanno investito cifre più consistenti e svolto comunque una funzione sociale, come ho detto prima, dando decine per non dire centinaia e migliaia di posti di lavoro in Sardegna a tante persone che sarebbero state costrette a cercarsi un altro lavoro per poter sopravvivere. E quindi anche questi imprenditori, per questi motivi, hanno diritto di avere, magari in misura diversa e senz'altro minore rispetto agli imprenditori agricoli a titolo principale e ai coltivatori diretti, un riconoscimento da parte di questa Regione.
Io pensavo ad un risarcimento pari al cinquanta per cento del danno subito, posso anche calare ulteriormente questa percentuale, però il principio, secondo me, va rispettato, perché questi imprenditori non sono tutti come l'onorevole Contu, o altri qua dentro che hanno un'azienda agricola per puro diletto.
Io mi chiedo se l'onorevole Contu che è pensionato, pensionato di lusso mi permetta, rinuncerebbe con altrettanta facilità a introiti provenienti da altre fonti di reddito. Io credo, onorevole Contu, che lei, non avendo bisogno, non si permetterà mai di beneficiare di un diritto, così come se io avessi la possibilità di usufruire, che so, della casa popolare, penso come tanti, non mi permetterei mai di chiedere la casa popolare di fronte alla necessità di uno che ha più bisogno di me.
Ci sono persone però che, effettivamente, hanno investito cifre consistenti, dato posti di lavoro e io credo sia giusto che vengano ristorati, ma non soltanto se rimangono soldi, come qualche emendamento propone, cioè una volta ristorati tutti i beneficiari principali, cioè le persone che fanno parte delle categorie, diciamo, anche meno fortunate. Perché io dico che essere un agricoltore oggi, in una situazione di disagio gravissimo per l'agricoltura, fa comodo soprattutto a chi come noi beneficia del lavoro di queste persone che vivono nei campi, vivono nel disagio di dover trasportare i figli a scuola, vivono nel disagio di dover allontanarsi da casa per andare a fare la spesa, vivono nell'isolamento. Anche loro espletano una funzione sociale altissima, ed è giusto che vengano aiutati, perché se non venissero aiutati, come avviene in tutto il mondo, ben poche persone vivrebbero oggi in campagna.
Io provengo, come tanti tra noi, dal mondo dalla campagna, credo che in Sardegna nessuno possa dirsi estraneo a questa cultura. Pero ritengo sia una questione di giustizia spalmare gli indennizzi, tanto più che tanti imprenditori agricoli, tante persone che hanno investito in questo settore potrebbero fare ricorso, e noi rischieremmo comunque lungaggini, e di allontanare nel tempo la risposta alle aspettative di coloro che più degli altri, mi riferisco agli imprenditori agricoli a titolo principale e ai coltivatori diretti, hanno necessità ed urgenza di ottenere un ristoro al danno subito che spesso dipende anche da carenze politiche, questo non bisogna dimenticarlo.
Le scelte operate in passato, come quella di utilizzare l'acqua in maniera sconsiderata in periodo elettorale, hanno fatto sì che il disastro quest'anno sia stato maggiore rispetto a quello che si sarebbe verificato se nel 1989 l'acqua presente nei laghi fosse stata gestita non a fini elettoralistici, ma in maniera razionale, così come sostenevano gli enti strumentali della Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari - P.S.). Signor Presidente, onorevole Assessore, io avevo deciso di non intervenire, ho rinunciato a farlo nel corso della discussione generale, ed è questo il mio primo intervento. Alcune considerazioni svolte dall'Assessore, approfittando - dobbiamo dirlo, Assessore - di un intervento per la formulazione di un semplice parere di condivisione o non condivisione degli emendamenti, mi hanno convinto della necessità di intervenire.
E devo dire che, in modo magistrale, l'Assessore ha cercato di attirarsi le simpatie, anche le nostre! Però, Assessore, io le vorrei ricordare alcuni fatti. Il problema della siccità, questo dramma che i coltivatori diretti stanno vivendo, e dico coltivatori diretti appositamente, noi abbiamo cercato di affrontarlo, lei lo sa, nel corso della discussione della finanziaria presentando degli emendamenti.
In quella occasione c'è stato detto che non era opportuno discutere quell'argomento, e che sarebbe stato presentato un disegno di legge apposito. Abbiamo accolto l'invito della Giunta regionale; ma se avessimo provveduto in quella occasione, io credo, che oggi gli agricoltori avrebbero già delle risorse disponibili. Con molta serietà abbiamo posto il problema allora, con molta serietà abbiamo lavorato in Commissione.
Vedete, mi rivolgo ai colleghi della maggioranza, il fatto che il centrosinistra sia maggioranza nella Commissione agricoltura ha un significato politico enorme, ma può voler dire o che al centrodestra non interessano assolutamente le politiche agricole per cui permette che in Commissione ci sia una maggioranza di centrosinistra, oppure, Assessore io mi auguro che sia questa l'ipotesi corretta, questa maggioranza e questa Giunta si fidano talmente del senso di responsabilità dei colleghi del centrosinistra da ritenere tranquillamente che le battaglie che avrebbero potuto condurre loro le avrebbe condotte con la stessa passione, voglio dire con la passione che lei ha usato prima nel suo intervento, il centrosinistra appunto.
Per quanto riguarda l'allargamento delle maglie, io non mi aspettavo che lei, Assessore, per la sua storia personale, si rimettesse all'Aula su alcuni emendamenti presentati dal centrodestra. Noi dobbiamo mantenere, Assessore, il testo licenziato dalla Commissione, perché altrimenti la Giunta regionale dovrà avere la capacità di individuare, come hanno detto alcuni colleghi, altri 400 - 500 miliardi per dare una risposta a tutti.
Onorevole Liori, ma dove sono i risparmi degli agricoltori? Ci sono decine, centinaia di aziende agricole sul lastrico e le banche le stanno mettendo all'asta. Quindi, dobbiamo fare una scelta, una scelta coraggiosa., Io comprendo che ci possa essere una differenziazione di carattere politico tra questa impostazione e quella proposta da lei e dall'onorevole Vargiu , ma non ci sono le risorse. Non ci sono le condizioni perché si possa dire sì a tutti.
Ed allora, come si fa, onorevole Assessore, a rimettersi all'Aula quando in un emendamento presentato dall'onorevole Balletto si dice che il tetto massimo deve essere del 70 per cento e lei nel suo intervento pensa di recuperare anche i soldi della legge numero 44. Respinga quell'emendamento, non si rimetta all'Aula.
Come Giunta lei deve respingere l'emendamento presentato dal collega Balletto. Perché mettere il tetto del 70 per cento, chiedere agli agricoltori che, a causa di nostri errori, restituiscano gli indennizzi percepiti attraverso la legge 44, quando non sono in grado di farlo, significa che questa è una legge che non servirà per consentire alle aziende di sopravvivere, perché è una legge priva della copertura finanziaria necessaria per rispondere alle aspettative di tutti i potenziali interessati.
Assessore, io credo che si debba avere il coraggio di dire che le risorse sono limitate a quegli imprenditori che hanno il doppio lavoro. E lei ha condotto, e questo le fa onore, Assessore, delle battaglie per apportare miglioramenti fondiari, nel periodo in cui tutti, dal dipendente della Saras al notaio, potevano chiedere i contributi e spesso avere la precedenza rispetto a coloro che ricavavano il loro reddito esclusivamente dall'agricoltura.
Che significa, onorevole Liori, che gli altri sono stati avvantaggiati? Siccome lei viene dalla campagna e sa quali sono le condizioni della campagna, può capire che noi dobbiamo fare una scelta ben precisa, che è quella di dire a chi vive di quel lavoro, a chi sta vivendo questo dramma, a chi non ha altri redditi, a chi ha le aziende all'asta su richiesta delle banche, che noi privilegiamo loro, facciamo questa scelta perché riteniamo che politicamente questa debba essere la scelta del Consiglio regionale.
E non è sufficiente, Assessore, che lei dica che si rimette all'Aula, lei sa quali sono le battaglie che le associazioni hanno condotto in questo settore. Dobbiamo avere il coraggio di non accontentare tutti, qualche volta di scontentare qualcuno, perchè soltanto così possiamo ridare un minimo di certezze ad un settore che nei nostri confronti ormai nutre solo molta sfiducia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi - U.D.R.). Presidente, io intervengo pur non avendo previsto che avrei dovuto rispondere ad alcune considerazioni che l'Assessore, soprattutto, ha fatto relativamente alla presentazione dell'emendamento numero 24. In realtà io condivido la preoccupazione dell'Assessore quando dice che dobbiamo evitare che, all'interno della legge che approveremo, ci possano essere degli elementi che in un qualche modo frenino la notifica all'Unione europea.
Ma, per le conoscenze e per l'esperienza che abbiamo maturato nei confronti anche delle Commissioni dell'Unione europea, Assessore, io credo che in questo caso ci possa avvantaggiare proprio l'inverso. La questione dei braccianti agricoli avventizi è un elemento cosiddetto forte; la disoccupazione agricola è un elemento fortissimo, e possono costituire motivo di accelerazione della notifica all'Unione europea per gli aiuti ai sensi, naturalmente, del Regolamento 69 del 2001. Inserire queste questioni nel provvedimento ci potrebbe davvero avvantaggiare.
I funzionari dell'Unione europea, nel corso della discussione sulla notifica della legge 36 ci invitavano a citare misure relative alla disoccupazione agricola, alla disoccupazione giovanile, alla disoccupazione femminile, perché l'inserimento di queste questioni avrebbe impresso un'accelerazione, forte, all'iter del provvedimento.
Io credo, quindi, che quella preoccupazione che lei esprime nella sua veste di Assessore, che ovviamente non posso non condividere, non debba esistere.
Aggiungo anche un'altra considerazione; e cioè che non si può disgiungere la figura del lavoratore agricolo da quella del datore di lavoro poiché lei stesso, Assessore, nella proposta che ha presentato in Giunta quantifica il danno in funzione della produzione lorda vendibile. Ma nella produzione lorda vendibile una delle componenti principali è chiaramente costituita dal costo del lavoro. E chiaramente il dato del costo del lavoro, relativo anche alla manodopera impiegata, non può essere utilizzato solo quando ci fa comodo al fine di riconoscere l'entità del danno per poi lasciare alla porta chi ha partecipato al riconoscimento di questo danno. Io credo che questa ingiustizia noi non la possiamo commettere.
D'altro canto l'intervento che stiamo prevedendo inciderebbe nella misura dell'1[S1] 2 per cento massimo rispetto all'entità delle risorse messe in campo per indennizzare il danno subito al mondo agricolo nel complesso. E all'onorevole Marrocu, il quale sosteneva che la legge nazionale già prevede un indennizzo per questi lavoratori, dico che non è proprio così; la legge nazionale ricostituisce soltanto la quota previdenziale e mantiene quel diritto che comunque quei lavoratori avrebbero avuto, ma non li ripaga mai del danno più grande, insostituibile, che è quello della perdita del salario.
Noi oggi stiamo perdendo, i nostri poveri lavoratori agricoli sono una razza ormai in via di estinzione, una forza lavoro che conta ormai meno di diecimila unità iscritte nelle liste dei lavoratori agricoli, per cui non possiamo consentire che si aggravi ulteriormente la situazione.
Noi non possiamo permetterci, davvero, di danneggiare nell'insieme del mondo agricolo una sola categoria: quella dei lavoratori dipendenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.). Presidente, sarò breve. sostanzialmente io condivido le argomentazioni dell'onorevole Liori tese a sostenere che il risarcimento sia dovuto a chiunque abbia subito un danno; la quantificazione dei danni in via presuntiva, questo è ciò che ha dichiarato l'Assessore nella replica, ad oggi ammonta ad oltre 800 miliardi.
Noi abbiamo a disposizione in questa legge una somma considerevole; 500 miliardi. A questo punto, ed anche le argomentazioni dell'Assessore ci consigliano in questo senso, si impone una scelta. E questa scelta non può essere che quella operata dalla Commissione quando ha approvato l'articolo 2.
Io aggiungerei a questo articolo 2 l'emendamento numero 7 presentato dai colleghi Ortu e più, che effettivamente recupera quei soggetti che ancora dall'agricoltura hanno il sostentamento. E direi che può bastare, perchè se è questo il cuore della legge, direi che dobbiamo votare questo cuore così. E' evidente infatti che tutte le argomentazioni volte a dimostrare la giustizia di ristorare chiunque abbia subito un danno sono condivisibili, il limite sta nei fondi di cui abbiamo la disponibilità. Pertanto, io inviterei anche i colleghi che hanno presentato gli altri emendamenti, proprio in virtù di queste considerazioni, a ritirarli così da poter approvare rapidamente questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi - U.D.R.). Presidente, colleghi consiglieri io credo che gli interventi che si sono susseguiti in quest'Aula da parte dei consiglieri del centrosinistra stiano, sostanzialmente, per quanto riguarda la tematica dell'articolo 2, centrando il nodo del problema. E mi permetto di ricollegarmi all'ultimo degli interventi, come sempre pacato ed aperto alla riflessione e al ragionamento, del collega Demuru. Il collega Demuru dice sostanzialmente che se l'argomento in discussione è quello del danno al comparto agricolo, è giusto che chi ha subito un danno debba avere il ristoro di questo danno, qualunque sia la configurazione giuridica dell'azienda agricola che il danno ha subito. Aggiunge il collega Demuru, e il ragionamento, la riflessione meritano attenzione che avendo delle risorse limitate questo Consiglio regionale opera una scelta e decide di escludere dal risarcimento del danno i presunti ricchi e di risarcire il danno soltanto ai presunti poveri.
Quindi, sostanzialmente, a chi venisse messo in ginocchio dal punto di vista della gestione quotidiana della sua esistenza viene risarcito il danno, a chi - invece - esercita l'agricoltura a livello hobbistico o comunque ha risorse economiche sufficientemente ampie da non avere bisogno del risarcimento del danno, il danno non viene risarcito.
Io credo, collega Demuru, che sia molto difficile riuscire a fare una norma di legge che poi dia davvero riscontro, se questo fosse possibile, all'idea nobile che lei ha in mente; ma credo sia altrettanto difficile esitare una tale norma di legge quando esistono indicazioni e direttive che sono ben differenti. E in questo senso io mi ricollego al ragionamento che ha svolto l'assessore Contu durante la esplicitazione del parere di Giunta sugli emendamenti.
Io ho, come tutti gli esponenti dei Riformatori, una grande stima dell'assessore Contu, che anzi è molto spesso per noi una fonte autorevole di saggezza, di equilibrio e comunque di esperienza che deve essere messa a profitto in qualsiasi circostanza. Devo dire che in questa circostanza, e lo dico anche da presentatore di alcuni emendamenti, non sono riuscito a capire sino in fondo il ragionamento dell'assessore Contu, che pure normalmente capisco sempre in maniera perfetta, nel senso che l'assessore Contu presenta in Giunta e poi in Commissione un proprio provvedimento con una propria filosofia, che è la stessa filosofia della Comunità Europea, degli aiuti all'agricoltura, quindi al comparto agricolo nel suo complesso.
Poi, quando si esprime sugli emendamenti l'assessore Contu dice di accettare gli emendamenti che vengono proposti da Rifondazione Comunista, che anch'io accetto perché consentono di includere i titolari di pensione da attività agricola nell'ambito dei beneficiari delle provvidenze, ma dice di rimettersi all'Aula su testi di emendamenti che sono assolutamente identici al testo che l'assessore Contu stesso ha presentato in Commissione per l'approvazione, e che se in Commissione il centrodestra avesse avuto la sua maggioranza, come in tutte le Commissioni, oggi costituirebbero il testo in discussione nell'Aula.
Ecco, questo a me francamente risulta difficile da comprendere, pur nel rispetto dell'ulteriore concetto che lei ha espresso portando l'esempio del notaio o dell'avvocato che possiedono anche dieci ettari di terreni, e via dicendo. Io sono un medico senza ettari di terra, però devo farle un ragionamento. Se io fossi un medico che possiede anche dieci ettari di terra sarei un medico che crede nella intrapresa agricola, che ha deciso di investire denari propri in una intrapresa economica e in un comparto dove sta rischiando del proprio, esattamente come fa l'imprenditore agricolo a titolo principale.
Pertanto, se lei crede che l'agricoltura sia un comparto che ha davvero spazi di sviluppo, credere in questo significa credere nel rischio imprenditoriale di chiunque investa in agricoltura, ma questo Consiglio non è che possa fare una differenza tra chi investe però ha altri soldi in tasca, e chi investe e forse, perché tutto è da appurare, altri soldi in tasca non ne ha. Anche perché la Comunità Europea da questo punto di vista ha una posizione ben precisa e nell'introduzione degli orientamenti comunitari del 2000 si legge che il mantenimento di un sistema di libera concorrenza senza distorsioni costituisce uno dei principi fondamentali della Comunità Europea.
La politica comunitaria in materia di aiuti di Stato si propone di assicurare la libera concorrenza, e gli aiuti nel settore agricolo, per quanto di modesta entità, a favore di talune imprese o della produzione di certi beni, quando siano potenzialmente in grado di falsare la concorrenza non sono consentiti. Quindi, la Comunità Europea persegue già questo indirizzo, e se noi oggi licenziamo una legge che ignora questo principio, chi glielo spiegherà ad ottobre, a novembre quando la legge tornerà indietro a causa dei ricorsi di coloro che sono stati esclusi, agli agricoltori sardi in ginocchio che gli abbiamo fatto un pesce d'aprile il 1° agosto?
Noi non siamo disponibili a spiegarglielo. Quindi, all'intero Consiglio chiediamo che tenga bene in conto le riflessioni che noi stiamo ponendo oggi alla sua attenzione .
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, l'articolo 2, insieme all'articolo 1, dà il senso alla legge; non a caso abbiamo detto infatti che si tratta del cuore della legge. Se prevale un'impostazione la legge ha un senso, se ne prevale un'altra la legge avrà un altro senso, siamo dunque al bivio. Un bivio non facile, che dovrà pur essere governato. E io qui richiamo l'attenzione, l'esperienza dell'Assessore, perché occorre uscire da una situazione di estrema difficoltà.
Noi, per la verità, per quanto riguarda questo aspetto eravamo consapevoli delle difficoltà, ne abbiamo parlato, ne abbiamo discusso. Non abbiamo la necessità dell'onorevole Vargiu di andare a settembre per spiegare agli altri il senso delle nostre proposte. E non è vero che noi, nel corso di queste settimane, abbiamo partecipato a incontri solo ed esclusivamente con i cosiddetti sindacalizzati; un termine che qui, tra l'altro, viene utilizzato anche in senso dispregiativo, ma questo non è assolutamente accettabile. Ma tant'è, questo è il concetto che ha la destra del lavoro! Io lo conoscevo già ma, badate, è lavoro anche quello agricolo, è lavoro anche quello dei produttori agricoli, non a caso li chiamiamo professionali. E' gente che lavora! Sapevamo che questa era la vostra concezione, ma è meglio che tra l'altro di questo se ne prenda atto, e se ne prenda atto pubblicamente, perché questa è la politica che vuole e impone la destra.
Allora, all'onorevole Vargiu vorrei dire che io mi sono recato, lunedì sera, lunedì notte per la verità, in un comune dove il sabato mattina ad accompagnare l'arcivescovo vi era anche l'onorevole Fantola.
FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Sempre con l'arcivescovo!
ORTU (R.C.). Sempre con l'arcivescovo, onorevole Fantola? Fa bene perché così, ha la possibilità di confessare subito i peccati, di averne la remissione, e quindi di dimenticare tutti gli impegni che a suo tempo aveva assunto, proclamandosi riformatore, guarda caso, degli enti che dovevano distribuire l'acqua in Sardegna.
Non dimentichiamo che Fantola è la persona che in qualche misura , per quanto riguarda le risorse idriche, ha pilotato tutte le politiche adottate in questi ultimi dieci anni in Sardegna. L'ingegner Paolo Fadda, che è stato commissario straordinario per le risorse idriche in questa Isola, era un suo uomo di fiducia. Onorevole Fantola, lo ricorda, no? Sì, lo ricorda. Quindi, lei ricorderà anche quella riforma che a suo tempo aveva promesso, e che tra l'altro non realizzata con la precedente Giunta, ma nemmeno con questa, è ancora lì, forse l'ha confessata sabato con l'arcivescovo.
Ma non è questo l'aspetto che importa. Dicevo che io ho parlato, non solo io, il collega Cogodi, ed altri, il collega Orrù, il collega Marrocu, anche il collega Scano, lunedì mattina, con gli agricoltori, i cosiddetti autonomi non sindacalizzati cioè, che hanno occupato il comune. Certo, ognuno è sindacalizzato a suo modo, ognuno è consapevole dei suoi diritti e si organizza per difenderli, perché essere sindacalizzati significa questo, al di là delle sigle, che io comunque non disprezzo, per essere chiari. Io ritengo che ogni cittadino faccia bene, e chi non l'ha fatto ancora farebbe bene a farlo in futuro, perché è giusto, ad organizzarsi per tutelare i propri diritti.
Quei lavoratori a noi hanno chiesto questa legge; e, sottolineando il fatto di essere a conoscenza che le risorse sono limitate, hanno chiesto di intervenire fondamentalmente, prioritariamente a favore degli operatori agricoli professionali, che si trovano in una condizione tale da non essere più in grado di sopravvivere, né loro, né le loro famiglie, tanto meno lo loro aziende. Questo è quindi il cuore della legge. E perché questo cuore della legge lo si vuole stravolgere, con tutti i rischi che ne conseguono? Riusciamo a comporre qui la questione?
Badate, io ripeto che qui qualcuno ha tentato di sollevare un polverone, per estendere gli indennizzi oltre che ai poveracci anche a tanti altri; li ho definiti poveracci, ma possiamo dire poveri, o meglio i lavoratori. Lavoratori che hanno una grande dignità, per essere chiari, perché sono anche orgogliosi, e fanno bene, di essere agricoltori.
Qualcuno quindi ha tentato di impietosire per far passare altro. Bene, qui va detto chiaro e tondo che altro non può passare, perché se passa altro, significa che i 500 miliardi non bastano, significa che tante altre risorse verranno destinate ad un'altra parte. Badate, ancora una volta purtroppo, dico purtroppo, per le opere che non hanno fatto l'onorevole Fantola e i suoi amici quando erano al governo in passato e tuttora della Regione, stiamo fronteggiando l'emergenza, perché le acque non sono state governate. Non c'è programmazione nell'uso delle risorse idriche, se si impostasse una programmazione pluriennale anche le siccità potrebbero essere governate. Da questo stato di cose nasce il dramma.
Noi abbiamo parlato con quegli agricoltori, e si sa che non ci sono le risorse per tutti; altre risorse inoltre dovranno essere destinate a introdurre tecniche per l'uso corretto delle risorse idriche. Se non stanziamo fondi da destinare ai miglioramenti fondiari, alla legge 21, come si possono fare gli impianti a goccia? Come si possono fare gli impianti a goccia che tutti voi richiedete, a cominciare dall'onorevole Corda, che fa sempre la stessa telecronaca, a prescindere dall'argomento? Come si può pensare di effettuare gli interventi che qui vengono richiesti, se non si destinano risorse agli investimenti, se non si sblocca la "21", che è ferma da anni? E la legge 21 è quella che dovrebbe consentire gli investimenti in agricoltura.
Questo è il nodo della questione, questi sono i problemi che noi abbiamo posto. Ecco perché, Assessore, in questo caso occorre chiedere in modo deciso e preciso, non ci si può affidare alla cabala del voto. Qui bisogna difendere un'impostazione del provvedimento, altrimenti saremo al disastro. Forse gli agricoltori hanno un torto, quello di non essere scesi in piazza per far capire a noi, a voi, all'intera Isola, forse all'intero Paese, compresa l'Unione europea, quale era il dramma dell'agricoltura isolana. Forse hanno questo torto, altrimenti non ci sarebbero le discussioni che oggi sono in corso, ma si chiederebbe di intervenire realmente. Per chi? Ricordatevi comunque che quegli altri signori forse li troverete dietro le porte dei vostri uffici, ma io non li ho mai visti sfilare lungo la via Roma per chiedere che l'agricoltura venga tutelata.
In conclusione, l'articolo 1 stabilisce l'ammontare delle risorse, l'articolo 2 deve decidere a chi darle, e noi diciamo agli operatori professionali e non altri. Poi deve stabilire per quali anni, e per quali colture. E noi abbiamo chiarito anche questi punti, perché volevamo stabilire un indirizzo preciso, non volevamo dare la possibilità che le cose venissero camuffate. E l'articolo deve dire anche il quantum, e noi diciamo che ai professionali va risarcito l'intero ammontare del danno. Queste cose le diciamo con grande chiarezza, tanto è vero che dichiariamo di avere problemi sull'emendamento 18, che dovrebbe togliere il termine "suddette" dal primo comma dell'articolo 2.
Sia chiaro che la mia unica preoccupazione non è che non si risarciscano tutti i danni, ci mancherebbe, i danni vanno risarciti, ma è l'eventuale polverizzazione, che non vogliamo, dell'intervento. Secondo noi si vuole stravolgere per polverizzare, quindi per non dare a nessuno, per non dare a chi ha bisogno e soprattutto, poi, se si elimina il tetto di spesa, le risorse possono finire nelle mani di chi ha grandi aziende. E non si tratta dei dieci ettari di cui parlava l'onorevole Vargiu, perché l'onorevole Contu ha confessato, così, in modo amabile, come fa lui in certe occasioni, di avere alcuni capi di bestiame, ma sono talmente tanti che si sono inselvatichiti ed è costretto a sparare per riuscire a dominarli. Quindi il problema non sono dieci ettari di terra.
Mi perdoni la battuta, Assessore, so che lei è uomo di spirito e quindi è anche in grado di coglierla. Il problema è che le risorse verrebbero assorbite non da chi ha dieci ettari, ma da chi ha migliaia di ettari che spesso non vengono nemmeno coltivati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Indubbiamente il problema riguardante l'agricoltura è un problema vecchio, antico, non di facile soluzione. Mi pare che sia dalla nascita dell'autonomia che si parla di siccità in Sardegna, e di come risolvere il problema. Ne approfitto per rivolgere un invito alla Giunta ad adoperarsi in tutti i modi possibili per far sì che le piogge arrivino di nuovo in Sardegna. Suggerisco una soluzione, così investiamo del problema anche qualche altro Assessorato; vi suggerisco di predisporre un programma per il raddoppio delle aree forestate, da cinquecentomila ettari a un milione di ettari. Così, come dicono gli studiosi della materia, può darsi che in Sardegna tornino le piogge, e si eviti ogni anno di dover discutere una legge sulla siccità.
Io sono tra coloro che hanno presentato gli emendamenti per ripristinare il testo originario del disegno di legge; potrei anche dire che sono o sarei favorevole al ritiro dell'emendamento numero 1, che comunque non è firmato solo da me, se ci fossero due condizioni, e mi rivolgo ai colleghi del centrosinistra.
E' vero, l'articolo 2 è l'articolo più importante della legge; il comma 1 recita: "L'amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi…". Il comma 3: "La misura del contributo è finalizzata al risarcimento integrale del danno". Io non ho illustrato un altro emendamento, che ho presentato assieme al collega Balletto, in cui si chiedeva di sostituire la parola "integrale" con " in una misura pari al 70 per cento del danno", emendato poi a sua volta per consentire un indennizzo pari al 90 per cento del danno.
Questa mia proposta nasce dal fatto che noi eroghiamo un contributo, e la parola contributo sta ad indicare una quota rispetto ad un quantum; non può essere quindi il 100 per cento ed ecco perché io propongo il 90 per cento. Con quel 10 per cento che noi potremmo risparmiare si potrebbe venire incontro alle imprese agricole di cui parlava l'articolo 8 della proposta originaria del disegno di legge, che recitava al comma 1, lettera a): "Nella determinazione dei parametri di ristoro vengono tenute in particolare considerazione le situazioni attinenti alle imprese agricole che abbiano la qualifica di piccole aziende. Sono definite piccole aziende agricole quelle capaci di assorbire da un minimo di 0,1 unità lavoro a un massimo di 1 unità lavoro". Probabilmente in questo modo noi riusciremmo a ristorare anche le imprese che altrimenti resterebbero fuori, e probabilmente eviteremmo un'ingiustizia.
Parlando con un collega del centrosinistra, prima, ho fatto riferimento ad una importante impresa agricola che opera nella mia zona, un'azienda di circa 450 ettari che, se dovesse passare un altro emendamento che io ho presentato, che prevede un ristoro massimo pari a 100 milioni, non prenderebbe più di cento milioni.
Il titolare di quella azienda agraria ha una sorella che gestisce un'impresa edile. Chiaramente beneficiano di tutte le leggi, prenderanno anche questo ristoro, mentre quel povero disgraziato di coltivatore diretto che, ripeto, è pensionato, oppure è impiegato comunale e ha un'azienda di trenta ettari per poter lavorare la quale utilizza personale esterno, quello perderà gli stipendi che ha pagato al personale, e anche i benefici, né potrà essere ristorato.
Quindi, come vedete, i problemi sono tanti.
Ma io faccio anche altri esempi. Quante piccole aziende metalmeccaniche, o quanti piccoli artigiani, o quanti piccoli commercianti, qualsiasi figura, ha comprato l'aziendina agricola di quindici ettari e ha messo coltivatore diretto o coltivatrice diretta la moglie a titolo principale? Quelle hanno diritto a prendere i ristori certo; utilizzano una legge da una parte, utilizzano la legge dall'altra, e prenderanno soldi con tutte e due le mani. Mentre il povero agricoltore che è pensionato, non è imprenditore agricolo a titolo principale perché non potrà mai dimostrare, mai dimostrare, che ha i due terzi del proprio reddito prodotto dal lavoro in agricoltura, quello non potrà essere ristorato.
Ed allora , colleghi, per affrontare seriamente l'articolo 2 bisogna che riflettiamo tutti quanti, e cerchiamo di venire incontro a tutti quanti. Io sono sicuro che i soldi poi basteranno, ne sono straconvinto. Io ho sentito parlare di 800 miliardi, di 600 miliardi, di 500, di 400, di 350, ad oggi pur avendo chiesto dati io non sono ancora nelle condizioni di dire a quanto ammonterà il costo dell'operazione.
MARROCU (D.S.). L'Assessore ha detto 700 miliardi.
CAPPAI (U.D.C.). Certo, l'Assessore ha parlato in base ai dati che gli sono stati forniti.
Però noi abbiamo già vissuto l'esperienza di un blocco dei fondi stanziati perché risultati eccessivi. Allora, io difendo l'emendamento numero 1, lo difendo perché è coerente con l'impostazione in materia sia della Comunità Europea, che del Governo. Proprio di recente questo Governo ha ripreso la legge numero 185, una legge varata dal centrosinistra, e in base a quella legge ha operato, ridefinendo l'impresa agricola.
Così pure come aveva, d'altronde, deliberato la Giunta a marzo di quest'anno inserendo al comma 1 dell'articolo 2 gli imprenditori agricoli. Come ho già detto io potrei ritirare l'emendamento, ma lo difendo perché né la Giunta, né il centrosinistra hanno avanzato soluzioni e proposte, ; se non ci sono interlocuzioni per arrivare ad una soluzione unitaria che veda appagate anche le categorie che noi vogliamo difendere, è chiaro che noi insistiamo sugli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io sarò brevissimo perché i colleghi che mi hanno preceduto hanno abbondantemente, e con dovizia di argomentazioni, sostenuto la posizione che condivido avendo apposto la mia firma a quegli emendamenti. Io voglio solamente sottolineare che le leggi si rivolgono alla generalità dei soggetti che operano in quei determinati comparti; e questo provvedimento, come è stato già sottolineato, riprende le determinazioni assunte in materia sia dall'Unione Europea che dal nostro Governo.
E non ultimo va anche detto che gli imprenditori agricoli, anche quelli che non svolgono l'attività a titolo professionale, occupano personale e se hanno subito danni, ma non hanno la possibilità di essere ristorati, potrebbero anche chiudere le loro aziende e quindi causare ulteriore disagio ed ulteriore disoccupazione. Per il resto mi rimetto a quanto detto nel mio intervento durante la discussione generale, e mi rifaccio, ritrovandomi in esse completamente, alle osservazioni svolte dal collega Vargiu e dal collega Cappai.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne facoltà.
COGODI (R.C.). Si è detto, e l'hanno detto un po' tutti, che questo articolo 2 costituisce il cuore della legge; se è vero, si tratta di vedere se questo cuore funziona, se pompa o non pompa sangue, e per chi e per quale finalità. Ora, siamo credo alle ultime battute del confronto di carattere generale su questo articolo 2, le posizioni sono abbastanza definite e non sono due. Bisogna prendere atto che nel dibattito consiliare, che è stato estremamente utile e per molti versi anche abbastanza concreto, le posizioni che emergono sono tre.
Una posizione che io condivido, che noi condividiamo, indica di fare una scelta precisa e di destinare questo aiuto, perché si tratta di un aiuto, questo soccorso, perché è un soccorso, è un atto di solidarietà, non bisogna avere paura delle parole, a delle ben individuate categorie. C'è una categoria di lavoro in Sardegna estremamente danneggiata in questa fase della vicenda dell'economia sarda, una categoria che merita; la comunità sarda, attraverso la sua rappresentanza istituzionale che è il Consiglio regionale, chiama ad uno sforzo generale per intervenire, come è stato fatto in altre situazioni, in soccorso di una categoria di lavoro e di produzione che in questo momento è particolarmente colpita.
Esistono per questo le istituzioni pubbliche, perché se le istituzioni esistessero per distribuire proporzionalmente le cose, non ci sarebbe bisogno di una istituzione politica, basterebbe un buon impiegato con un buon computer a tirare di conto. Esistono le istituzioni pubbliche perché si devono operare valutazioni e scelte, perché a non fare scelte accade che apparentemente si dà di tutto a tutti, ma quando si dà di tutto a tutti in proporzione, è chiaro ed evidente che si dà di più a chi ha di più e meno a chi ha di meno, e niente a chi ha niente. Ecco perché abbiamo fatto un certo ragionamento quando si tratta di fare leggi in materia di politiche attive del lavoro, perché una parte della società sarda è disoccupata ed esclusa dal lavoro, tutto, ogni e qualsiasi categoria di lavoro; e diciamo che ci vogliono leggi anche per questa parte, la più debole e sofferente della società.
Quando un comparto produttivo industriale, che può considerarsi valido , per vicende imprenditoriali o congiunturali o vicende del mercato, dite voi, lascia indietro decine, centinaia, migliaia di lavoratori, interveniamo con interventi selettivi, e tutti questi interventi sono sempre atti di solidarietà, non del Consiglio regionale. Il Consiglio regionale garantisce con le sue leggi questi atti, ma sono atti di solidarietà della comunità sarda.
Quante volte ci sarà capitato di sentir dire dall'agricoltore, dal pastore: "Ma pensate sempre agli operai, quelli hanno la cassa integrazione, noi non ne abbiamo!", e quante volte abbiamo sentito invece gli operai dire: "Ma pensate solo agli agricoltori, ma pensate solo ai pastori!", e invece noi dovremmo pensare a tutte queste categorie di lavoro e di produzione e, di volta in volta, con equilibrio, avere il coraggio di fornire soluzioni buone e risolutive.
Allora non basta qui, colleghi, parlare di agricoltura, noi dobbiamo parlare di agricoltura, come si sta facendo, e di agricoltori. Ripeto, di agricoltura e di agricoltori, cioè di un settore economico fondamentale, primario, e potremmo dire, ma non è questo il momento nel quale dobbiamo riprendere o approfondire queste questioni, che voi nel progetto o nella prospettazione, se volete, dello sviluppo della Regione non prestate troppa attenzione, voi che governate, al settore dell'agricoltura.
Abbiamo discusso qualche settimana fa il Dpef, il documento di programmazione economica e finanziaria, nel quale avete scritto che il futuro della Sardegna è la monocultura turistica, è il sistema turistico, che tutto il resto o ruota attorno al turismo o muore. Non ci sono al primo punto l'agricoltura e la pastorizia, e neppure la piccola e media impresa produttiva, avete detto "turismo". Ecco perché molti mali diventano cronici e perché molte debolezze rischiano di travolgere l'intero settore.
Quindi noi parliamo di agricoltura e di comparto produttivo e dentro questo comparto produttivo diciamo che vi sono categorie di lavoro e di produzione che necessariamente, oggettivamente, giustamente, debbono venire prima nella considerazione, prima di altre categorie. Perché è giusto così, perché fra chi opera, fra chi lavora, chi campa del lavoro in agricoltura, chi ha il suo lavoro, e se non ha quello non ha altro, e chi invece investe in agricoltura e in agricoltura ha un intervento economico, come lo può avere in altri settori, non è che quello non è meritevole di attenzioni, lo è in modo diverso, lo è in modo diverso, non è che l'imprenditore agricolo non a titolo principale non ha leggi che lo assistono. Quando fa il progetto del grande miglioramento ha anche i grandi contributi. Quando svolge le attività economiche, ha la banca che lo aiuta anziché perseguitarlo, perché è grande e con la banca ci bazzica, è il piccolo coltivatore, il contadino, il bracciante, che non sa manco, qualche volta, che cos'è la banca, se non quando deve restituire i quattro soldi che ha preso.
Quindi sono condizioni diverse e diverse devono essere le risposte, per cui le prime due posizioni sono delineate in modo netto; perché altri, da ultimo il collega Balletto, dicono "No, l'agricoltura è tutto, imprenditori sono tutti", bisogna dare a tutti, non rendendosi conto che dire "a tutti" vuol dire dare di più a chi ha di più, di meno a chi ha di meno e niente a chi ha niente, e che in questo modo non si rende neppure un buon servizio al comparto nel suo insieme. Però, si sta delineando, e perché non prenderne atto, anche una terza, diversa, chiamiamola così, valutazione, una riflessione che non appartiene solo al collega Cappai, che da ultimo l'ha richiamata, ma nasce dall'interlocuzione che è in corso oggi in quest'Aula, e cioè che qualche temperamento volendo si può trovare.
Quindi, fatta salva la scelta di fondo che ha operato la Commissione agricoltura e che ha, come dire, rappresentato al Consiglio regionale, può essere che qualche margine di adattamento ci possa essere; e si sono individuate per esempio alcune cose che possono essere meritevoli di una qualche attenzione, e forse essere utili per dar vita ad un provvedimento ugualmente equilibrato.
Si è rappresentata l'esigenza, prima non censita, dei lavoratori agricoli titolari di pensione, che continuano ad essere lavoratori agricoli e produttori agricoli a tutti gli effetti, e che non hanno la qualifica, diciamo così, professionale tipica, però hanno l'attività professionale reale, e quindi questa è una prima categoria.
Si è rappresentata la questione dei braccianti agricoli, e in parte bisognerà tenerne conto, quelli che vivono di agricoltura, di lavoro agricolo, a diretto contatto col coltivatore diretto. Il primo collaboratore del coltivatore diretto, del contadino, del pastore, è il bracciante agricolo. Bisogna tenerne conto senza che questo, come dire, squilibri la qualità complessiva dell'intervento. Da ultimo si è detto anche della piccola impresa agricola, forse non a titolo principale ma piccola impresa.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Ho concluso. Però può essere piccola impresa meritevole di una qualche attenzione. Ecco, queste cose però meriterebbero una riflessione non solo come elenco di categorie, ma anche come percentuali di intervento, come parti dell'intervento, per cui se si tratta del due per cento per i braccianti agricoli, è un due per cento e non è trenta. Se la situazione delle piccole aziende richiede un intervento intorno al sette per cento o al dieci per cento, non è il quaranta per cento. Io voglio dire che ci può essere un modo, la possibilità di un buon esito, di una buona soluzione concordata, mantenendo l'impianto del provvedimento e tenendo conto del confronto reale che si è svolto in Aula, non confondendo, però, colleghi, lavoratori agricoli professionali con sindacalizzati. Non c'entra niente, sono due cose diverse. I lavoratori professionali sono quelli che di professione esercitano quell'attività, i sindacalizzati sono quelli che volendo, nella loro libertà, aderiscono o no a un sindacato. Non c'entra nulla, mica i professionali sono i sindacalizzati…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Ho concluso, Presidente, la ringrazio. Perché qui è intervenuta anche questa confusione. Come vedete il mio intervento in questa fase non è quelllo della competizione o del confronto più polemico sulle cose dette dall'assessore Contu sull'ERSAT, sulla burocrazia agricola che dovrebbe dirigere e non dirige e su cui ottiene anche un applauso. Ci sarebbe molto da dire, non è questo il momento, avremo altri momenti per dire e dirci queste cose; per dire anche di come si devono utilizzare gli strumenti di cui la Regione dispone, che non sono solo i danari ma anche le professionalità interne, le burocrazie che devono essere messe nella condizione di operare per l'agricoltura e per gli agricoltori.
Questo è il momento nel quale forse bisogna "trarre il succo", forse è il momento nel quale bisogna mettere insieme, per quanto possibile, le diverse ipotesi di soluzione concordata che consentano di avere la legge quanto prima e, soprattutto, una buona legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Il mio sarà un intervento brevissimo, signor Presidente, anche perché è davvero paradossale che una legge esitata all'unanimità in Commissione, veda ancora fermi, di fatto, i lavori sia pure su un articolo di fondamentale importanza. Senza offesa per nessuno, però stiamo assistendo ad una sequenza di interventi a chi la spara più grossa, a chi ha più contiguità con questa o con quella categoria. Ma io dico che se oggi non fosse presente il pubblico e non fossero presenti le associazioni di categoria, probabilmente questa legge sarebbe stata già esitata, lo dico a me stesso, guardate, ma è un invito a tutti.
Io penso che non ci sia bisogno di questo dibattito per capire e per far capire loro quale sia l'impegno di ciascun Gruppo, di ciascun partito, di ciascun consigliere regionale e di ciascun parlamentare a livello locale e a livello nazionale. E allora l'invito è a superare questa impasse. Io proporrei ai colleghi, se c'è bisogno di una ulteriore riflessione sull'articolo 2 e sull'articolo 3, di sospendere questi articoli e, intanto, procedere speditamente con l'approvazione degli altri articoli. Nel frattempo, i colleghi che hanno già trattato questa questione, possono confrontarsi per pervenire ad un emendamento di sintesi che cerchi di contemperare le diverse istanze.
Cerchiamo comunque di superare questo momento, perché mi pare che un provvedimento di questa importanza, per le attese che ha determinato nel mondo agricolo, non possa ancora trascinarsi nelle secche di un dibattito che inizia a diventare noioso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Sarò molto breve, onorevole Presidente. Credo sia chiaro, come è emerso anche dal dibattito di stasera in Aula, che su questo punto fondamentale della legge ci sono posizioni diverse, legittimamente diverse. Onorevole Pittalis, non bisogna svilire la discussione nè, tanto meno, la legittimità e la dignità delle diverse posizioni. E` vero che alla fine in Commissione è stato votato l'articolo all'unanimità, però è anche vero che questo punto, anche in Commissione, dove non c'era il pubblico, è stato oggetto di un confronto serrato, e la proposta avanzata dalla Giunta è stata modificata dal voto della maggioranza di centrosinistra.
Noi siamo fermi sulla posizione rigorosa che abbiamo assunto, e cioè che bisogna privilegiare le aziende professionali; e abbiamo spiegato molto bene qual è la motivazione a sostegno di questa nostra posizione. Se poi si riesce a comporre - e mi pare che la diplomazia sia già al lavoro - una sintesi, che però mantenga ferma questa posizione, ben venga.
Io voglio, prima di chiudere, però, fare un'osservazione all'assessore Contu. Assessore, io capisco la sua passione, e la sua passione coinvolge anche me, però non si può presentare un disegno di legge che prevede determinate cose, e poi sostenere in Aula che si vuole il contrario. Tutto è possibile, ma non fino a questo punto. Tanto più che il segretario del suo partito, l'onorevole Cappai, è portatore di emendamenti di segno opposto. C'è bisogno di fare chiarezza, e la chiarezza prima di tutto la devono fare la Giunta e la maggioranza.
Io mi auguro che su questo punto ci sia una composizione, però all'insegna della chiarezza e del rigore; mi auguro soprattutto che si privilegi chi vive prevalentemente dell'attività agricola. Adottare una posizione diversa sarebbe ingiusto rispetto a chi risente maggiormente di questa situazione gravissima.
CAPPAI (U.D.C.). Sulle priorità, Alberto, siamo d'accordo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Ne ha facoltà.
Colleghi, per cortesia, se c'è bisogno di una interlocuzione, si sospende per qualche minuto, ma vi prego di prestare attenzione all'intervento dell'Assessore.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto mi corre l'obbligo, dato che mi è stato chiesto, di far conoscere l'entità dei danni così come sono stati accertati dagli ispettorati agrari. Al 26 di febbraio i danni ammontavano a circa 298 milioni di euro
Presidenza del Presidente Serrenti
(Segue CONTU.) Dagli ultimi dati in nostro possesso la cifra è già aumentata a circa 400 milioni di euro.
Detto questo, vorrei però anche aggiungere che non tutti i danni sono uguali, ma vi risparmio tutta la tiritera delle percentuali perché ci sono danni al sessanta per cento, ce ne sono al venti e così via.
Veniamo al nocciolo della questione. Io devo una risposta sia all'onorevole Vargiu che all'onorevole Paolo Fadda. Nei regolamenti comunitari in materia, come sapete, non si parla più di imprenditori agricoli a titolo principale o di coltivatori diretti, ma si parla di titolari di aziende agricole, di imprenditori sic et simpliciter; però in Italia esiste una legislazione particolare perché esiste ancora la figura del coltivatore diretto che è sconosciuta in Francia, Germania, Spagna e quant'altro.
Consapevole di queste particolarità io avevo previsto, nel disegno di legge, una serie di priorità. Ma il provvedimento è stata un po' stravolto da tutti questi emendamenti. Io all'articolo 8 avevo previsto che la priorità spettasse ai coltivatori diretti ed agli imprenditori professionali, alle piccole imprese, anche se non gestite dalle figure di cui sopra, purché fossero piccole aziende sulla base della definizione dell'Unione Europea per cui sono piccole aziende agricole quelle capaci di assorbire da un minimo di metà U.R.U. ad un massimo di un U.R.U., che è l'unità di lavoro in agricoltura. Ora, nel corso della discussione stanno emergendo diverse proposte, però io ho l'impressione che se volessimo forse potremmo arrivare ad un sano contemperamento di queste diverse esigenze. Se per esempio noi dicessimo che innanzitutto ci sono i professionali, e su questo io mi permetto di insistere, e che tuttavia allarghiamo il concetto di ristoro, ma con parametri diversi però, anche a coloro che sono pensionati, con pensione agricola, anche se non sono più imprenditori agricoli né coltivatori diretti; se allargassimo ancora alle piccole aziende credo che in parte avremmo soddisfatto almeno due esigenze.
Si tratta di una strada mediana, ma che potrebbe portare questo Consiglio a trovare un'intesa unitaria perché la cosa più bella che potrebbe nascere da questo dibattito è il voto unitario di tutto il Consiglio su questo progetto di legge. Quindi io mi permetto di chiedere, come altri mi pare abbiano già fatto, una sospensione perché articolo 2 è quello fondamentale. Una volta risolto l'articolo 2, gli altri articoli corrono. Si potrebbe anche sospendere l'articolo 2 e, mentre l'Aula continua l'esame degli altri articoli, componenti delle diverse parti politiche possono lavorare per arrivare ad una composizione sull'articolo 2. Questa potrebbe essere una proposta secondo me accettabile.
PRESIDENTE. C'è la richiesta da parte dell'Assessore, ma anche da parte di qualche altro collega, di una breve sospensione.
CUGINI (D.S.). No, ha specificato la richiesta chiedendo di sospendere l'articolo 2 e di proseguire con l'esame della legge.
PRESIDENTE. Allora sospendiamo gli articoli 2 e 3 e continuiamo l'esame degli altri articoli. L'articolo 4 è soppresso.
CUGINI (D.S.). Presidente, i mediatori dicono che è meglio sospendere adesso cinque minuti.
PRESIDENTE. Allora, sospendiamo cinque-dieci minuti. Prego, Assessore, si incontrino per trovare la giusta mediazione così da proseguire con l'articolo 2.
La seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 33 , viene ripresa alle ore 21.)
PRESIDENTE. Colleghi, assessore Contu riprendiamo i lavori.
Se avete bisogno di altro tempo sospendiamo gli articoli 2 e 3 e proseguiamo con l'esame degli altri articoli del provvedimento L'articolo 4 è soppresso.
Si dia lettura dell'articolo 5.
LICANDRO, Segretario:
Art. 5
Semplificazione
1. I contributi, previsti nelle diverse tipologie di intervento, sono concessi alle aziende danneggiate aventi diritto, mediante presentazione di autocertificazione resa ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, attestante l'ammontare del danno subìto e l'ubicazione dell'azienda agricola all'interno del territorio della Sardegna.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
LICANDRO, Segretario:
Art. 6
Contributo ai consorzi di bonifica
in caso di calamità naturale
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata ad erogare un contributo per gli anni 2001 e 2002, quale concorso nelle spese di mantenimento degli impianti consortili sostenute dai Consorzi di bonifica, in ragione della particolare onerosità dovuta alla siccità che ha ridotto le disponibilità idriche.
2. Le risorse finanziarie sono ripartite tra i diversi Consorzi di bonifica in relazione alla effettiva disponibilità di acqua registrata negli anni 2001 e 2002.
3. La spesa prevista per l'attuazione del presente articolo è determinata in euro 5.000.000 per l'anno 2002 (cap. 06166).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 7.
LICANDRO, Segretario:
Art. 7
Misura degli aiuti - Esclusioni
1. La misura degli aiuti istituiti dalla presente legge non può superare l'entità dei danni subiti in conseguenza delle calamità indicate.
2. Dall'importo dei diversi aiuti sono detratte le somme percepite in dipendenza di regimi assicurativi. E' esclusa la concessione di aiuti in presenza di eventuali regimi di assicurazione agevolata.
PRESIDENTE. All'articolo 7 è stato presentato l'emendamento 26 a firma Marrocu e più. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Marrocu - Sanna Alberto - Giagu - Manca - Ortu - Granella - Sanna
Dopo l'articolo 7 è aggiunto il seguente:
Art. 7 bis
Priorità
1. I coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli a titolo principale godono della priorità nella concessione delle provvidenze previste dagli articoli 2 e 3 della presente legge. (26)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.
MARROCU (D.S.). Si dà per illustrato.
FRAU (A.N.). Presidente, in attesa di una definizione dell'articolo 2 sospenderei anche questo emendamento.
SECCI (Popolari-P.S.). E' aggiuntivo, parla delle priorità.
FRAU (A.N.) Non è così. Le priorità le stiamo già stabilendo in un altro punto.
PRESIDENTE. Onorevole Frau, poiché l'emendamento è aggiuntivo noi possiamo intanto votare l'articolo, e poi vediamo.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sull'articolo 7 e sul relativo emendamento numero 26, io ho raccolto l'osservazione che è stata fatta.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi le faccio notare, mi scusi, che l'emendamento 26 è sospeso e potrebbe essere ritirato, comunque se lei vuole intervenire anche sull'articolo lo può fare.
COGODI (R.C.). L'emendamento 26 è sospeso?
PRESIDENTE. L'emendamento è sospeso, potrebbe essere ritirato.
COGODI (R.C.). Cioè, l'emendamento 26 è sospeso perché è legato alla sorte dell'articolo 2?
PRESIDENTE. Esatto. Quindi, noi adesso votiamo l'articolo 7, poi se l'emendamento rimane in piedi io le darò la parola e lei può parlare.
COGODI (R.C.). Le mie considerazioni erano relative all'articolo 7 in connessione con l'emendamento 26; stante il fatto che l'emendamento 26 è per ora accantonato, le mie osservazioni…
PRESIDENTE. Nel caso interverrà dopo.
COGODI (R.C.). Se verranno ritenute utili da me, verranno svolte dopo.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 7 bis.
LICANDRO, Segretario:
Art. 7 bis
Direttive di attuazione
1. Le direttive di attuazione della presente legge sono emanate dalla Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente in materia di agricoltura, su proposta dell'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 7 bis. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
L'articolo 8 è soppresso. Si dia lettura dell'articolo 9.
LICANDRO, Segretario:
Art. 9
Attuazione degli aiuti
1. Gli aiuti istituiti dalla presente legge sono attuati dall'Amministrazione regionale solo dopo la loro approvazione da parte della Commissione Europea o solo dopo il decorso del termine di due mesi previsto per l'esame degli aiuti da parte della Commissione stessa.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
L'articolo 10 è la norma finanziaria, per discuterlo e votarlo bisognerà aspettare di conoscere il destino degli articoli 2 e 3.
Quindi, a questo punto devo chiedere ai colleghi se l'interlocuzione ha dato frutti.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). In attesa dell'emendamento di sintesi che ci consente di superare gli articoli 2 e 3 ci sono alcuni emendamenti, presentati da tutti i Gruppi che riguardano l'articolo 3 bis, un relativo al tetto agli aiuti. Poiché le differenze riguardano le cifre, ma in effetti il contenuto degli emendamenti è lo stesso, ritengo vada fatto un coordinamento anche di questi emendamenti. In questo modo possiamo chiudere anche la vicenda dell'articolo 3 bis, e procediamo rapidamente.
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, sta chiedendo un'altra sospensione?
MARROCU (D.S.). No, la definizione dell'articolo 3 bis è questione di un attimo.
PRESIDENTE. Mi viene comunicato che possiamo riprendere l'esame dell'articolo 2. Prima di dare la parola a un consigliere che spiegherà all'Aula in che cosa consiste l'accordo, chiedo che mi venga fornito un testo scritto.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
Marrocu (D.S.). Signor Presidente, per quanto riguarda gli articoli 2 e 3 l'accordo raggiunto prevede che oltre ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale, di cui all'articolo 2, comma 1, possano beneficiare degli interventi anche i pensionati che precedentemente svolgevano attività agricola. Nell'accordo è prevista anche una riserva per le piccole aziende, di 13.000 euro. Per quanto riguarda invece l'articolo 3 bis, dovrebbe, diciamo, riprendere l'articolo 4, soppresso dalla Commissione. Ricordo che l'articolo 4 prevedeva un tetto massimo di aiuti, che noi avevamo eliminato in Commissione perché ci sembrava in contrasto, dal punto di vista formale, con il disposto dell'articolo 2 che prevedeva di rimborsare integralmente il danno.
Poiché dalla discussione è emerso, comunque, che le risorse non sono illimitate, ed anche che ahimè, dobbiamo dirlo, grandi aziende in Sardegna non ce ne sono, cioè saranno dieci o venti le aziende interessate, si propone di reintrodurre attraverso l'emendamento 17 un tetto massimo di 50.000 euro per azienda, che può diventare -di 100.000 euro per le cooperative e per le grandi aziende di società il cui capitale sia posseduto al 50 per cento da imprenditori a titolo principale. Questo è il contenuto dell'emendamento di sintesi che consegno alla Presidenza.
PRESIDENTE. Se ho capito bene gli emendamenti agli articoli 2 e 3 vengono ritirati?
VARGIU (Rif. Sardi - U.D.R.). Presidente, per quanto ci riguarda no.
PRESIDENTE. E allora in che cosa consiste l'accordo? Gli emendamenti agli articoli 2 e 3, almeno per ciò che ho capito, dovrebbero essere ritirati; l'emendamento 17 diventa l'articolo 3 bis, e dovrebbe sintetizzare l'accordo. Se non è così prendiamo atto che non c'è accordo ed andiamo oltre, cioè ce ne andiamo a casa.
VARGIU (Rif. Sardi - U.D.R.). Presidente gli emendamenti numero 10, 11 e 16 non vengono ritirati.
PRESIDENTE. Se non ritira gli emendamenti significa che, in buona sostanza lei non ha partecipato all'accordo
Colleghi un po' di attenzione, per gentilezza, riprendiamo dall'articolo 2. All'articolo 2 vengono ritirati tutti gli emendamenti, tranne l'emendamento 10.
PISANO (Rif. Sardi - U.D.R.). Rimane anche il 24.
PRESIDENTE. Allora, colleghi, vengono ritirati tutti gli emendamenti all'articolo 2, tranne il 10 e il 24. Io ho bisogno di attenzione però, altrimenti ho l'impressione di parlare a me stesso ed io devo parlare all'Aula.
E naturalmente rimane l'emendamento di sintesi che sostituisce tutti quelli che sono stati ritirati.
All'articolo 3 vengono ritirati tutti gli emendamenti, eccetto l'11 e il 16 a firma Vargiu e più.
Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Presidente, oltre gli emendamenti da lei citati io credo che resti in piedi anche l'emendamento 18, in cui è soppressa la parola "suddette", che non è legato all'accordo generale.
PRESIDENTE. Va bene. Gli emendamenti di sintesi sono pronti.
Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, se rimane in piedi all'articolo 2 l'emendamento 24, rimane in piedi anche il 25, a meno che non si approvi un ordine del giorno con il quale ci si impegni ad introdurre una modifica alla legge numero 20. Solo in quest'ottica, e se viene ritirato il 24, noi siamo disponibili a ritirare il 25.
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, l'onorevole Vargiu non avendo partecipato all'accordo, ed è libero di farlo, non ritira il suo emendamento, mentre tutti gli altri Gruppi che hanno partecipato all'accordo naturalmente ritirano i loro. Chiaramente l'emendamento dell'onorevole Vargiu sarà sottoposto al voto dell'Aula che potrà approvarlo o bocciarlo.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Presidente brevemente per dire che rimane in piedi anche l'emendamento numero 9, è un emendamento aggiuntivo all'articolo 3 e riguarda i mancati conferimenti. Questo emendamento è molto importante, perché prevede un sostegno alle aziende di trasformazione dei prodotti agricoli. L'abbiamo modificato, rispetto alla presentazione in Commissione, risolvendo il problema di una possibile obiezione da parte dell'Unione europea. Abbiamo stabilito infatti che questo sostegno finanziario in nessun caso può essere concesso ai soci conferitori; quindi si distingue in modo netto il socio conferitore, che ha diritto ad avere il suo risarcimento come agricoltore, dall'azienda che trasforma i prodotti. Sono due cose distinte, così come vuole l'Unione europea. In questo modo risolviamo il problema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Forse c'è un po' di concitazione, l'emendamento numero 25 è identico all'emendamento 24, quindi che rimanga o che si ritiri formalmente potrebbe sembrare rilevante, ma la sostanza è che il 25, quello a firma Ortu, Cogodi, Vassallo, è identico; quindi, nel momento nel quale rimane il 24 è chiaro che c'è anche quello uguale. Il punto semmai è un altro.
Siccome sta maturando un'intesa larga nel Consiglio per andare spediti, sbloccare la legge, trovare buone soluzioni, noi vorremmo, anche perché gran parte del Consiglio sulla vicenda dei lavoratori agricoli si è espressa positivamente, e neppure la Giunta per conto dell'Assessore si è espressa in modo contrario, che rimanesse un impegno del Consiglio, un impegno politico, che può essere raccolto anche in un ordine del giorno, per cui il problema di questa parte, come dire, abbastanza debole ed esposta del mondo agricolo possa essere, in una delle prossime circostanze nella quale si tratterà la materia ripreso. Noi adesso non vorremmo né ritardare, né complicare, però non trattare in questo provvedimento, dopo che abbiamo fatto questo sforzo per trovare un punto di mediazione e di equilibrio complessivo, il problema di alcune migliaia di braccianti agricoli, ci parrebbe una cosa non del tutto opportuna.
Io credo che questa proposta possa venire incontro anche alle esigenze che manifestava il collega Pisano, e quindi ipotizzare che comunque il Consiglio assume questo impegno per un esame della questione e per trovare una copertura finanziaria adeguata. Nel frattempo si raccoglieranno anche ulteriori e maggiori dati su questa categoria di lavoratori dell'agricoltura. Diversamente, siccome i due emendamenti sono identici non potrebbe, come dire, rimanere in campo uno e ritirarsi l'altro. Sono identici. Io sto proponendo una soluzione che superi la sostanza, non la forma.
PRESIDENTE. Io ho capito perfettamente, onorevole Cogodi, però se un Gruppo non ha partecipato all'accordo e vuol lasciare l'emendamento, va da sé che sul 24 gli altri devono ritirare la firma, e rimangono firmatari solamente l'onorevole Vargiu e il suo Gruppo, se no ha ragione lei e rimane. E' comunque un tentativo, lei ha fatto una proposta, aspettiamo, sentiamo se è stata raccolta.
Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.
CONTU (U.D.C.) Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Prendo la parola, ma brevissimamente, sull'emendamento numero 9 che è stato richiamato dall'onorevole Sanna, e che riguarda i mancati conferimenti alle aziende cooperative di trasformazione; il che vuol dire che oleifici, cantine sociali e caseifici che non hanno avuto conferimenti a causa della siccità dovrebbero essere ristorati.
Io voglio ricordare all'onorevole Sanna che l'Unione Europea al punto 1.11 degli orientamenti stabilisce che sono ammessi soltanto gli aiuti destinati ad indennizzare gli agricoltori delle perdite causate da avverse condizioni atmosferiche, mentre inserendo la previsione di un indennizzo a favore delle imprese di trasformazione per riduzione di conferimenti non risultano soddisfatte le condizioni fissate dagli orientamenti. Quindi, il parere è totalmente negativo; io ho discusso con gli uffici della Comunità per due giorni su questo punto, ma così come l'hanno bocciato l'altra volta, continuerebbero a bocciarlo anche questa volta perché lo considerano come un aiuto alla gestione.
L'introduzione di questo emendamento numero 9 comporterebbe, stante il parere negativo e quindi le osservazioni relative da parte dell'Unione Europea, un notevole ritardo dell'iter della legge. Quando si tratta di dare soldi alle cooperative di trasformazione è proibito l'aiuto sia da parte dello Stato, che da parte della Regione. E su questo sono stati fermissimi. Io invito pertanto i proponenti a ritirare l'emendamento, e propongo di esaminare questo problema in altra sede. Io non mi assumo la responsabilità di bloccare il provvedimento.
PRESIDENTE. Onorevole Alberto Sanna, mi perdoni, lei ha posto un problema, le ha risposto l'Assessore. Io adesso non posso aprire un dibattito fra lei e l'Assessore. Si è fatto un accordo, se questo accordo c'è ci consente di chiudere la legge adesso, se l'accordo non c'è, vuol dire che si ha bisogno di altro tempo per interloquire, per cui andiamo a domani mattina.
SANNA ALBERTO (D.S.). Voglio dare un chiarimento.
PRESIDENTE. Lo faccia dare dall'onorevole Marrocu che non è ancora intervenuto. Ma non si può intervenire più volte sullo stesso argomento, è contro il Regolamento, abbia pazienza.
Ha domandato di parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Presidente, la sensazione che tantissimi di noi avvertono è che probabilmente serva ancora un breve momento di riflessione per trovare un accordo che sia decisivo e che sia da tutti accettato. La proposta è quindi di rinviare a domani mattina alle 10 il Consiglio sperando che si trovi l'accordo così da approvare la legge in mattinata.
(Proteste dalle tribune riservate al pubblico .)
PRESIDENTE. Il pubblico per cortesia stia in silenzio.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Non ho capito se stiamo decidendo noi o se stanno decidendo altri, Presidente.
COGODI (R.C.). Decidiamo noi, ma abbiamo fatto quasi tutto, aspettiamo ancora cinque minuti.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Se decidiamo noi va benissimo, però decidiamo. Il disordine che in quest'Aula tutti quanti stiamo toccando abbondantemente con occhi e mani, ci suggerisce di fare una cosa migliore nell'interesse anche di chi oggi sta controllando e osservando.
PRESIDENTE. In effetti, colleghi devo dire che l'onorevole Onida non ha tutti i torti, perché alle 20 e 35 sono stati chiesti cinque minuti, è passata un'ora e siamo ancora qua, ma non siamo arrivati a nessuna conclusione. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Io comprendo lo stato d'animo del collega Onida, ma lo invito comunque a ritirare la sua proposta, , perché se noi oggi approvassimo questo provvedimento, faciliteremmo enormemente il lavoro da svolgere domani. Quindi, cerchiamo di avere un po' di pazienza, altri cinque minuti, si stanno chiudendo o si sono già chiusi degli accordi; si metteranno le proposte ai voti, però credo che sia importante per il Consiglio che la legge venga approvata oggi.
PRESIDENTE. L'onorevole Onida, ha detto una cosa saggia, ma io credo che sia il Presidente, che tutti gli altri colleghi possano aspettare altri cinque minuti, ma su un'altra mezzora di attesa io non sono d'accordo. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, anche noi siamo del parere che la legge debba essere esitata nella serata odierna, quindi celermente. Mi dispiace che sia successo un inconveniente relativamente agli emendamenti di sintesi, un mero disguido, probabilmente la fretta, che non ha consentito al Gruppo di Forza Italia di sottoscriverli. Si tratta di emendamenti che anche il nostro Gruppo accoglie e quindi è da intendere apposta anche la firma del nostro rappresentante che ha partecipato alle trattative. Questo lo dico per dovere di correttezza e chiudendo così un incidente, consideriamolo tale, dovuto appunto alla fretta e alla concitazione del momento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Intervengo per ritirare l'emendamento 9 sui conferimenti, anche se - vorrei su questo punto l'attenzione dell'assessore La Spisa - il settore sta vivendo una situazione di grave difficoltà, in particolare lo zuccherificio SADAM. E quindi sarebbe, comunque, auspicabile che sui problemi delle aziende di trasformazione, realtà che subiscono un danno grave, in particolare ricordo lo zuccherificio, che è quello che si trova in maggiore difficoltà, ci sia una iniziativa più incisiva da parte nostra.
Noi volevamo porre questo problema, mi pare che l'Assessore l'abbia recepito e che si intenda impostare un'iniziativa successiva, quindi ritiro l'emendamento. Rispetto invece, all'altra questione, che poneva il collega Pittalis, effettivamente è stato solo un disguido.
PRESIDENTE.. Allora l'emendamento 9 è ritirato. Onorevole Frau, su che cosa vuole intervenire?
FRAU (A.N.). Sull'emendamento di sintesi.
PRESIDENTE. Gli emendamenti di sintesi sono stati distribuiti, adesso ne facciamo dare lettura dal Segretario, dopodiché apriamo la discussione, come è nelle regole e tutti quelli che vorranno intervenire, interverranno.
CORONA (F.I.-Sardegna). Non va bene, così, Presidente.
PRESIDENTE. Perché non va bene, onorevole Corona? Siamo all'articolo 2, è stato presentato un emendamento di sintesi, il numero 27. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Frau - Granella - Sanna Alberto - Ortu - Manca - Cappai - Liori - Marrocu - Giagu - Sanna
Nel comma 1 dell'articolo 2 dopo le parole "coltivatori diretti" sono aggiunte le seguenti: "imprenditori agricoli titolari di pensione derivante da attività agricola".
(27)
PRESIDENTE. La ratio dell'emendamento è già stata spiegata, per cui se qualcuno deve intervenire può farlo. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Presidente, ho verificato che questi emendamenti non sono stati firmati da un collega, precisamente dall'onorevole Cassano. Poiché sono emendamenti di sintesi io invito l'onorevole Cassano a firmarli. MASIA (S.D.I.-S.U.). Non è firmato nemmeno dai socialisti.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia guardate che davvero non ci sono più le condizioni per andare avanti.
FRAU (A.N.). Scusate,ma già abbiamo grosse difficoltà in questa benedetta Commissione, Per cui io credo di fare opera giusta invitando l'onorevole Cassano a firmare questi emendamenti. All'onorevole Masia faccio presente che lui non è un componente della Commissione ma un osservatore; comunque io non ho problemi assolutamente e può firmarli anche l'onorevole Masia.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 18. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'emendamento numero 1 è stato ritirato. Emendamento numero 10. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Presidente, colleghi, una brevissima dichiarazione di voto che vale anche per gli altri due emendamenti che non sono stati ritirati e che sono stati presentati all'articolo 3. Il motivo per cui noi non abbiamo ritirato gli emendamenti e non abbiamo, pertanto, aderito all'accordo generale è giusto che venga spiegato e che venga ribadito, anche se è stato spiegato in ripetuti e successivi interventi nel corso della serata.
Noi pensiamo che il principio fondamentale che dovrebbe informare la legge che stiamo per votare sia quello del risarcimento dell'impresa agricola. Quindi, debba essere risarcito il sistema dell'impresa in agricoltura. Noi ci chiediamo chi d'ora in poi investirà soldi in agricoltura oltre l'imprenditore agricolo a titolo principale, se si sa già che l'atteggiamento di questo Consiglio nel caso di calamità naturali è comunque quello di dividere gli agricoltori sardi in due fasce, quelli che hanno diritto e quelli che non hanno diritto e che la divisione non si basa né su un principio di equità, né sulle direttive della Comunità europea. Comunità europea che noi riteniamo possa comunque, in fase di notifica, muovere delle eccezioni su questa legge. E, qualora questo avvenisse, purtroppo noi saremmo stati Cassandre in questo Consiglio regionale, oggi, nel non aderire all'emendamento firmato da tutti i consiglieri.
Detto questo, voglio poi sottolineare che noi non abbiamo mai negato che ci possa essere una gradualità negli interventi, nel senso che una volta fatto salvo il principio che l'impresa agricola va risarcita nel suo complesso, eravamo e siamo perfettamente d'accordo sul fatto che si debba privilegiare nella concessione dei risarcimenti chi ha problemi a campare nel quotidiano.
Quindi, concordavamo totalmente sull'impianto originario del provvedimento come presentato dall'assessore Contu. Pertanto, dichiaro il voto favorevole, ovviamente, all'emendamento presentato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Io condivido l'intervento del collega Vargiu, nel senso che credo che questo Consiglio debba effettivamente valutare le conseguenze delle azioni che vengono impostate oggi, sulla base delle leggi che noi promulghiamo, per il futuro. E, fermo restando che oggi va riconosciuto che ci sono delle figure che all'interno del mondo agricolo possono essere in maggiore difficoltà rispetto ad altre, io credo che vada comunque ribadita la necessità che il concetto di impresa travalichi la figura del singolo, del singolo bracciante, del singolo coltivatore diretto, per entrare in una logica di impresa generale, che è quella sulla quale io ribadisco - come ho detto l'altro giorno in quest'Aula - la necessità che questo Consiglio legiferi al fine di porre in essere un piano di investimenti, e quindi di contributi per gli investimenti (e tra questi può rientrare anche il miglioramento degli impianti di irrigazione), piuttosto che continuare a perseguire la politica del cercare di "mettere pezzette" sui danni; danni che dovremmo cercare di evitare.
In questo senso io credo che l'intervento del collega Vargiu possa costituire un utile suggerimento per tutto il Consiglio, al di là della demagogia che si può fare quando si lavora alla presenza dei diretti interessati in Aula; è questa una situazione sempre difficile che spesso ci porta a fare qualche confusione.
Detto questo, io non mi sottraggo al voto di un emendamento concordato anche con la maggioranza, fermo restando che credo che l'impostazione data dal collega Vargiu ci debba servire per il futuro e io mi auguro che per il futuro così lavoreremo.
PRESIDENTE. Devo chiederle, onorevole Pilo, perché non ho capito, come voterà l'emendamento numero 10.
spissu (d.s.). Contro.
PRESIDENTE. No, ha detto un'altra cosa, se non ho capito male. Onorevole Pilo, lei ha chiesto la parola per dichiarazione di voto, come voterà l'emendamento numero 10?
PILO (F.I.-Sardegna). Io su questo mi astengo, nel senso che ritengo le ragioni dell'onorevole Vargiu fondamentali, però non posso e non mi sento di votare contro quanto concordato in sede di emendamenti di sintesi.
PRESIDENTE. La ringrazio, avevo bisogno di questa precisazione. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Faccio mie le motivazioni dell'onorevole Pilo, e pertanto esprimo anch'io un voto di astensione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Per dichiarare che non voterò a favore, però posso dire all'onorevole Vargiu che se si tratta di un problema di principio io accetterò le domande degli imprenditori agricoli presentate secondo la legge nazionale numeo185, che prevede il ristoro a tutti gli imprenditori agricoli. E quindi su quelle somme io soddisferò le esigenze anche degli imprenditori agricoli esclusi dalla legge regionale.
SPISSU (D.S.). Insomma, rispettiamo la legge!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Presidente, per chiedere la votazione nominale con procedimento elettronico sull'emendamento numero 10.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 10.
Rispondono sì i consiglieri: CASSANO - FANTOLA - PISANO - RANDAZZO - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - COGODI - CONTU - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ONIDA - ORRU' - ORTU - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto -SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SPISSU - TUNIS - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BALLETTO - CORDA - CORONA - DIANA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MILIA - MURGIA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SATTA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 65
Votanti 42
Astenuti 23
Maggioranza 22
Favorevoli 5
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Sono stati ritirati tutti gli emendamenti tranne il 24 che è aggiuntivo. Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto adesso in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 24. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif. Sardi-U.D.R.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico sull'emendamento numero 24.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 24.
Rispondono sì i consiglieri: CASSANO - DIANA - FANTOLA - MURGIA - PISANO - TUNIS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALIA - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - FADDA - FALCONI - GIAGU - GIOVANNELLI - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ONIDA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Alberto -SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SPISSU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BALLETTO - BIANCAREDDU - COGODI - CORDA - DORE - FOIS - FRAU - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MILIA - ORTU - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SATTA - VASSALLO.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione dell'emendamento numero 24:
Presenti 63
Votanti 37
Astenuti 26
Maggioranza 21
Favorevoli 7
Contrari 30
(Il Consiglio non approva).
Ora metto in votazione l'emendamento di sintesi numero 27. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
I componenti del Gruppo dei Riformatori si sono astenuti, e l'Aula comprende anche le ragioni politiche di questa astensione.
Si dia lettura dell'articolo 3.
LICANDRO, Segretario:
Art. 3
Indennizzo per mancata coltivazione
nelle zone irrigue
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli a titolo principale le cui aziende ricadono all'interno dei comprensori di bonifica, contributi in conto capitale per la ricostituzione dei capitali di conduzione.
2. Il contributo è concesso a condizione che:
a) il coltivatore diretto o l'imprenditore agricolo a titolo principale non abbiano potuto effettuare la coltivazione per mancanza dell'acqua di irrigazione, negata totalmente o parzialmente, ai sensi dell'ordinanza del Commissario straordinario per l'emergenza idrica;
b) le aziende abbiano subito una perdita di produzione non inferiore al 20 per cento nelle zone svantaggiate o al 30 per cento nelle altre zone rispetto alla produzione lorda media di tre anni precedenti, con l'esclusione di eventuali annate in cui si siano verificati eventi dannosi.
PRESIDENTE. All'articolo 3 sono stati presentati gli emendamenti 16 e 11 del Gruppo dei Riformatori, e gli emendamenti di sintesi 28, 29 e 30 aggiuntivi. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Vargiu - Cassano - Fantola - Pisano
Art. 3
Il punto a) del comma 2 dell'art. 3 è così sostituito:
"a) l'imprenditore agricolo non abbia potuto effettuare la coltivazione per mancanza dell'acqua di irrigazione, negata totalmente o parzialmente, ai sensi dell'ordinanza del Commissario straordinario per l'emergenza idrica;" (11)
Emendamento sostitutivo parziale Vargiu - Cassano - Fantola - Pisano
Art. 3
Il comma 1 dell'art. 3 è così sostituito:
"1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere agli imprenditori agricoli le cui aziende ricadono all'interno dei comprensori di bonifica, contributi in conto capitale per la ricostituzione dei capitali di conduzione." (16)
Emendamento aggiuntivo Frau - Granella - Sanna Alberto - Manca - Cappai - Ortu - Liori - Rassu - Sanna Emanuele - Giagu
Nei commi 1 e 2 dell'articolo 3 dopo le parole "coltivatori diretti" sono aggiunte le seguenti: "imprenditori agricoli titolari di pensione derivante da attività agricola".
(28)
Emendamento aggiuntivo Frau - Granella - Sanna Alberto - Ortu - Manca - Cappai - Liori - Marrocu - Rassu -Giagu - Sanna Emanuele
Dopo l'articolo 3 è aggiunto il seguente:
Art. 3 bis
I contributi di cui agli articoli 2 e 3 sono estesi, fino all'ammontare massimo di 13.000.000 di euro, ai titolari di imprese agricole che abbiano la qualifica di piccole aziende, non ricompresi negli articoli 2 e 3; sono definite piccole le aziende agricole capaci di assorbire da un minimo di 0,5 ULU ad un massimo di 1 ULU. (29)
Emendamento aggiuntivo Frau - Granella - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Giagu - Ortu - Cappai - Marrocu - Rassu
Dopo l'articolo 3 è aggiunto il seguente:
Art. 3 bis
Tetto degli aiuti
1. I contributi previsti dagli articoli 2 e 3 non possono superare l'ammontare di euro 50.000 per singola azienda.
2. L'ammontare massimo dei contributi di cui al comma 1 è elevato a 100.000 per le cooperative di conduzione e per le altre società considerate imprenditori a titolo principale dall'articolo 12 della Legge 9 maggio 1975, n. 153, così come modificato dall'articolo 10 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228. (30)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 16. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 11. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 28. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 29. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 30. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, tenuto conto dell'ora, tenuto conto di quanto da me dichiarato stamattina, e cioè di essere contrario a che si stabilissero tetti ai contributi a favore di queste categorie, il mio parere non può che essere contrario.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 30. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Colleghi, sull'emendamento numero 26 all'articolo 7ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). E` ritirato.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 10. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Art. 10
Norma finanziaria
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, valutati in euro 250.000.000 per l'anno 2002 e in euro 20.000.000 per gli anni dal 2003 al 2017 si fa fronte:
a) per l'anno 2002 mediante la contrazione di uno o più mutui nel rispetto delle condizioni e delle modalità previste dall'articolo 1, commi 4,5 e 6, della legge regionale 8 marzo 1987, n. 8, il cui ammortamento decorre dal 1° gennaio 2003;
b) per gli anni dal 2003 al 2004 con le variazioni di cui al comma 2 e per gli anni dal 2005 al 2017 con la legge di bilancio dei rispettivi anni.
2. Nel bilancio della Regione per l'anno 2002-2004 sono introdotte le seguenti variazioni:
ENTRATA
In aumento:
UPB E03.032 -
Ricavo di mutui
Competenza 2002 euro 250.000.000
Cassa 2002 euro 250.000.000
SPESA
In aumento
UPB S03.038 -
Interessi su rate d'ammortamento mutui e/o prestiti obbligazionari
2002 euro ---
2003 euro 12.000.000
2004 euro 12.000.000
UPB S03.039 -
Capitale su rate d'ammortamento mutui e/o prestiti obbligazionari
2002 euro ----
2003 euro 8.000.000
2004 euro 8.000.000
UPB S06.026 -
Agevolazioni alle aziende agricole danneggiate da calamità naturali o da avversità atmosferiche
Competenza 2002 euro 250.000.000
Cassa 2002 euro 250.000.000
In diminuzione
UPB S03.003 -
Fondo di Cassa
2002 euro 250.000.000
UPB S03.006 -
Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente
2002 euro ----
2003 euro 20.000.000
2004 euro 20.000.000
mediante riduzione della riserva di cui al punto 1 della tabella A allegata alla legge finanziaria per il 2002.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato l'emendamento numero 23. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento sostitutivo totale GIUNTA REGIONALE
L'articolo 10 è sostituito dal seguente:
Art. 10
Norma finanziaria
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, valutati in euro 250.000.000 per l'anno 2002 e in euro 20.511.521 per gli anni dal 2003 al 2017 si fa fronte:
a) per l'anno 2002: quanto ad euro 50.786.830 con le entrate derivanti dal recupero dei crediti vantati nei confronti di operatori agricoli e previo loro accertamento e quanto ad euro 199.213.170 mediante la contrazione di uno o più mutui nel rispetto delle condizioni e delle modalità previste dall'articolo 1, commi 4, 5 e 6, della legge regionale 8 marzo 1987, n. 8, il cui ammortamento decorre dal 1° gennaio 2003;
b) per gli anni dal 2003 al 2004 con le variazioni di cui al comma 2 e per gli anni dal 2005 al 2017 con la legge di bilancio dei rispettivi anni.
2. Nel bilancio di previsione della Regione per l'anno 2002 e per gli anni 2002-2004 sono introdotte le seguenti variazioni:
In aumento
ENTRATA
UPB E03.032
Ricavo per mutui
Competenza 2003 euro 199.213.170
Cassa 2003 euro 199.213.170
UPB E06.003
Entrate e recuperi vari ed eventuali (cap. 34001/07)
Competenza 2002 euro 50.786.830
SPESA
In diminuzione
03 - BILANCIO
UPB S03.003
Fondo cassa
Anno 2002 euro 50.786.830
06 - AGRICOLTURA
UPB S06.023
Finanziamento agli enti strumentali e ai consorzi per la frutticoltura - parte corrente
Anno 2002 euro --------
Anno 2003 euro 20.511.521
Anno 2004 euro 20.511.521
In aumento
03 - PROGRAMMAZIONE
UPB S03.038
Interessi su rate d'ammortamento mutui e/o prestiti obbligazionari
Anno 2002 euro --------
Anno 2003 euro 11.952.780
Anno 2004 euro 11.439.255
UPB S03.039
Capitale su rate d'ammortamento mutui e/o prestiti obbligazionari
Anno 2002 euro --------
Anno 2003 euro 8.558.741
Anno 2004 euro 9.072.266
UPB S06.026
Agevolazioni alle aziende agricole danneggiate da calamità naturali o da avversità atmosferiche (cap. 06166)
Competenza 2002 euro 250.000.000
Cassa 2003 euro 250.000.000
(23)
PRESIDENTE. L'emendamento viene dato per illustrato dai proponenti.
Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 23 che sostituisce l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Passiamo ora alla votazione finale del disegno di legge.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del disegno di legge numero 327/A.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - ORRU' - ORTU - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SECCI - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
(Applausi dalle tribune del pubblico)
Al pubblico non è consentito nessun tipo di intervento.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 65
Votanti 64
Astenuti 1
Maggioranza 33
Favorevoli 64
(Il Consiglio approva)
La seduta riprenderà domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 22.
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