Seduta n.272 del 30/07/2002
CCLXXII Seduta
Martedì 30 Luglio 2002
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 06.
PRESIDENTE. Constatato che non è presente la Giunta, non vedo nessuno dei segretari e ci sono pochissimi consiglieri presenti in Aula, ritengo opportuno sospendere la seduta fino alle ore 16.30. Quindi, sospendiamo.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 06, viene ripresa alle ore 16 e 34.)
PRESIDENTE. La seduta è aperta. Si dia lettura del processo verbale.
Licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del martedì 23 luglio 2002 (266), che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Mariella Pilo, Roberto Capelli, Pier Sandro Scano e Mario Diana hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a fare data dal 30 luglio 2002.
Comunico che il consigliere regionale Salvatore Piana ha chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a fare data dal 30 luglio 2002.
Comunico che il consigliere regionale Luigi Biggio ha chiesto di poter usufruire di quattro giorni di congedo a fare data dal 30 luglio 2002.
Se non vi sono opposizioni questi congedi si intendono accordati.
Assenze per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento che gli assessori Italo Masala e Giorgio la Spisa sono assenti per la seduta del 30 luglio 2002, in quanto fuori sede per motivi istituzionali.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che in data 30 luglio 2002, il disegno di legge 334 concernente norme varie in materia di politica del lavoro ed organizzazione dei servizi per l'impiego, è stato ritirato dalla Giunta regionale.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
Licandro, Segretario:
Interrogazione LIORI - MURGIA - BIGGIO - CARLONI - CORDA - DIANA - FRAU - LOCCI - SANNA NIVOLI - USAI, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione di scogliere artificiali a difesa del litorale di Capoterra. (509)
Interrogazione IBBA - BALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sui gravi disagi subiti dai sardi che viaggiano sulle linee della Tirrenia nel periodo estivo. (510)
Interrogazione GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sul ventilato ridimensionamento dell'Ufficio dell'Ispettorato Agrario di Pozzomaggiore. (511)
Interrogazione PISANO, con richiesta di risposta scritta, sulla pericolosità della strada statale n. 128 nel tratto Monastir-Senorbì. (512)
Interrogazione IBBA - BALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla insostenibile crisi della medicina specialistica territoriale accreditata. (513)
Interrogazione LAI - MORITTU - SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sulla ipotesi di declassamento degli Uffici dell'Ispettorato Ripartimentale dell'Agricoltura - settore Pozzomaggiore. (514)
Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla drammatica situazione dell'impresa Viannini S.p.A. con sede in Porto Torres. (515)
Interrogazione MASIA, con richiesta di risposta scritta, sull'illegittimità degli attestati rilasciati alle imprese sarde per la partecipazione agli appalti in seguito alla sentenza del TAR n. 892 del 18 luglio 2002. (516)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza. Licandro, Segretario:
Interpellanza FADDA - SANNA Emanuele - DORE - COGODI - BALIA - SANNA Giacomo - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sui ritardi che impediscono la soluzione delle problematiche legate alla realizzazione della diga di Monti Nieddu. (258)
Interpellanza MANCA - SANNA Giacomo sulla situazione della laguna di San Teodoro. (259)
Interpellanza PACIFICO - SANNA Salvatore - COGODI - DETTORI - DORE - MANCA - ORRU' - PINNA - SCANO sul progetto di realizzazione dell'impianto di discarica controllata di tipologia 2B da realizzarsi in località "S'Arenaxiu" nel Comune di Serdiana da parte della società Ecoserdiana S.p.A. di Cagliari. (260)
Interpellanza DETTORI - PINNA - BALIA - DEIANA - PACIFICO - SCANO sulla grave situazione in cui versano gli studenti e gli ERSU di Sassari e Cagliari. (261)
Interpellanza SANNA Alberto sulle conseguenze dell'infestazione da "Lymantria dyspar" nelle querce da sughero e nelle roverelle. (262)
Interpellanza MANCA - SANNA Giacomo sulla mancata attivazione della BLON di La Caletta (NU). (263)
Interpellanza SANNA Salvatore sull'attività dell'Area marina protetta di Capo Carbonara nel Comune di Villasimius. (264)
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza. Licandro, Segretario:
Mozione DORE - DETTORI - PILO - SANNA NIVOLI - BALIA - CAPELLI -COGODI - CORONA - FADDA - MURGIA - SANNA Giacomo - SPISSU - BIANCU - CALLEDDA - CAPPAI - CARLONI - DEIANA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SECCI - SELIS - USAI - VASSALLO sull'invito al Governo e al Parlamento italiani a farsi promotori di un intervento presso la Presidenza della Repubblica per la liberazione di Leyla Zana. (78)
PRESIDENTE. Come i colleghi sanno al primo punto all'ordine del giorno c'è il disegno di legge 177A presentato alla Giunta regionale, modifica la legge regionale 9 giugno 1999, numero 24, recante "Istituzione dell'Ente foreste della Sardegna". Naturalmente prima di invitare il relatore a prendere la parola, è necessaria la presenza dell'Assessore all'ambiente che deve sentire anche la relazione. Quindi, se c'è che si accomodi.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Su questioni che attengono all'ordine del giorno ha chiesto di parlare l'onorevole Fadda e poi l'onorevole Pinna. Il primo ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente la ringrazio, vorrei solo chiedere - del resto a lei è già noto in quanto le abbiamo fatto pervenire la richiesta scritta - se il Presidente della Giunta intenda o meno, ai sensi dell'articolo 120 o 121 del Regolamento, riferire sull'acquisizione di terreni e insediamenti turistici in Costa Smeralda, del resto ci sono anche delle interpellanze presentate in materia. Credo che il Presidente non abbia nessuna difficoltà a rispondere su questo argomento, che del resto è di dominio pubblico.
Desidero anche sapere se lei, Presidente, intenda anche convocare una breve Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Il Presidente Serrenti non ha nessuna difficoltà a rispondere. Il Presidente della Regione risponderà quando verrà. Io ho ricevuto la loro lettera, così come credo l'abbia ricevuta il Presidente della Giunta, quando lui sarà presente valuteremo se riunire la Conferenza e sentire un po' le sue opinioni. C'è altro onorevole Fadda? Prego.
FADDA (Popolari-P.S.). In attesa che il Presidente decida se vuole riferire, chiedo che domani mattina all'inizio della seduta - così come previsto dal Regolamento - si svolgano le diverse interpellanze che sono state presentate sull'argomento, inserendole all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Gruppo Misto). Presidente, la richiesta che ha già fatto l'onorevole Fadda era la stessa che volevo avanzare anche io. Per cui aggiungo solo semplicemente che con la sua autorevolezza certamente e con i suoi mezzi riuscirà a raggiungere il Presidente Pili anche se non è presente qua, per chiedergli se sia disponibile a discutere e ad affrontare questo problema in Aula. Questo era il primo problema che volevo porre.
Il secondo riguarda il fatto che io sono un po' sconcertato per questo ordine del giorno che è stato affisso in bacheca, perché io ho partecipato alla riunione della Conferenza dei Capigruppo alla quale era presente anche il Presidente della Giunta regionale, che ha stabilito l'ordine del giorno che è stato diffuso nella precedente seduta. Io mi chiedo se in questo ordine del giorno erano inseriti una serie di argomenti urgenti, della cui discussione avevamo deciso in quella sede che non si poteva fare a meno, inseriti in ordine di importanza e di priorità dopo un esame attento e riflettuto di tutte le componenti. Allora, io posso capire che l'assessore Oppi sia irritato perché il Presidente dell'AIAS gli fa degli appunti sulla stampa, perché padre Morittu lo riprende sulla stampa e dice che vuole un assessore della sanità migliore, però insomma che questi siano motivi per modificare l'ordine del giorno senza un esame attento, francamente questo io non l'accetto, Presidente, e se resterà questo ordine del giorno io dico veramente che stiamo sbandando in questo Consiglio, perché qualche Capogruppo mi conferma che questo ordine del giorno non è stato assolutamente concordato. Per cui, Presidente, le chiedo di rispettare le decisioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo e di rivedere questo ordine del giorno tenendo conto delle indicazioni attente, riflettute, fatte nella riunione alla quale accennavo. Nel corso di quella riunione dei Capigruppo ha prevalso la serenità e la comprensione reciproca tra maggioranza e minoranza, allora mi chiedo per quale ragione lei non ha riproposto oggi lo stesso ordine del giorno del precedente Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi le do subito la parola, mi consenta una riposta all'onorevole Pinna. Si tranquillizzi, intanto, perché l'ordine del giorno è quello che avevamo deciso. L'inserimento al quarto punto delle dichiarazioni della Giunta sui problemi relativi alla sanità - la prego di prestare un po' di attenzione - è stato richiesto dall'onorevole Oppi in Aula, tuttavia quest'ordine del giorno è definitivo solo per ciò che riguarda la discussione di oggi. Tutti assieme avevamo convenuto di dare priorità assoluta al disegno di legge che stiamo discutendo. Per altro, è mia intenzione, perché anche questo fu concordato - il primo punto all'ordine del giorno occuperà suppongo tutta la serata - di riunire nuovamente la Conferenza per stabilire le ulteriori priorità. Le ricordo che alcuni documenti ancora o non avevano il parere definitivo della Commissione finanze, oppure erano ancora in discussione nelle commissioni di merito, e siccome erano stati ritenuti dalla Giunta ed anche dai colleghi, provvedimenti assolutamente urgenti, si aspettava di averli pronti per poterli inserire all'ordine del giorno, cosa che faremo se saranno esitati. Quindi dovremo rivederci questa sera, probabilmente a fine lavori, per parlare di nuovo dell'ordine del giorno. Quindi, stia tranquillo. L'unico punto che c'è in più rispetto a quelli che avevamo deciso è quello dell'EMSA, non c'è altro. Tutti gli altri provvedimenti erano stati segnalati e avevamo accolto tutte le richieste con le priorità che aveva stabilito la Giunta. Va bene, onorevole Pinna?
PINNA (Gruppo Misto). Non va bene per questa ragione; perché nel precedente ordine del giorno era previsto il testo unificato sull'Arpas che è stato da tempo esitato dalla Commissione, ed era messo subito dopo la legge sull'Ente foreste. L'ente minerario c'era e aveva la sua collocazione e lasciamolo dov'era. Io sto parlando dei provvedimenti che erano pronti, e tra di essi la legge sull'arpas il cui esame è urgente perché alla sua approvazione è addirittura legata l'erogazione dei finanziamenti europei. Per cui, Presidente mi scusi, mi dispiace dirle che non sono d'accordo sulla sua interpretazione perché questo provvedimento invece ha tutte le approvazioni possibili e immaginabili - .
Presidente. Questa sera torneremo sull'argomento in sede di Conferenza dei Capigruppo e vedrà che non avrà né da preoccuparsi né da lamentarsi.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Parlo sull'ordine del giorno per invitare il Presidente del Consiglio a procedere secondo l'ordine che è stato regolarmente stabilito e regolarmente notificato a tutti i consiglieri regionali, ai presenti in questo momento e agli assenti! E` stato non una, ma più volte non solo ipotizzato ma definito, e l'ordine scritto, comunicato e notificato stabiliva che a questo punto si doveva discutere il provvedimento relativo alla modifica della legge sull'istituzione dell'Ente foreste. In un incontro, presenti i Gruppi di opposizione ed i Gruppi di maggioranza, quindi le rappresentanze di tutto il Consiglio, con le rappresentanze sindacali tutte, è stato confermato l'ordine del giorno, non ne è stata ipotizzata la modifica. Comprendo che questi preliminari qualche volta servono anche per consentire a chi sta arrivando, di arrivare. Spero che chi doveva arrivare sia arrivato, e in ogni caso chiedo che si proceda all'esame di merito dei provvedimenti che sono stati concordati e, in ogni caso, che sono stati comunicati in un certo ordine a tutti i consiglieri regionali. Ripeto, a quelli presenti ed a quelli assenti.
PRESIDENTE. Faremo proprio così.
PRESIDENTE. Abbiamo in discussione il disegno di legge 177/A. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli, relatore.
Giovannelli (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi, il disegno di legge 177 che oggi approda in Aula, è stato approvato all'unanimità dalla prima Commissione il 13 giugno 2002. Nella fase istruttoria si è svolto un ampio ed approfondito dibattito sul testo proposto dalla Giunta. La Commissione ha sentito gli assessori regionali dell'ambiente e del personale, i vertici dell'ente, le organizzazione sindacali del personale aderenti alle confederazioni C.G.I.L., C.I.S.L., U.I.L. e confsal ed i sindaci costituitisi in comitato interprovinciale permanente.
Sono scaturite delle modificazioni, alcune delle quali sostanziali rispetto al testo della Giunta, ma è significativo che il testo della Commissione, così come licenziato, abbia trovato unanime consenso. Questa legge è attesa da circa 6.500 dipendenti e da tutti i sindaci dei territori in cui la forestazione rappresenta, oltre che un'indubbia opportunità occupazionale, un mezzo per valorizzare ulteriormente vaste aree delle nostre zone interne regionali, anche sotto il profilo dell'azione di tutela che viene svolta in riferimento al patrimonio boschivo ed ambientale in generale.
Entrando nel merito del DL 177, la Commissione ha ritenuto di non accogliere la modifica al sistema di consultazioni degli enti locali sui programmi dell'ente, proposta con l'articolo 2 del disegno di legge. Abbiamo preferito lasciare immutata l'impostazione della legge regionale numero 24 del 1999, che prevede, in linea di massima, una programmazione pluriennale che si adatta meglio all'ampia dimensione temporale tipica delle attività di forestazione. I programmi dell'Ente devono essere comunque sempre deliberati di concerto con gli enti locali interessati, indipendentemente dalla loro estensione temporale, mentre la consultazione degli enti locali non è stata ritenuta necessaria sugli atti di gestione ordinariamente di durata annuale, purché siano collocati nell'ambito definito con gli atti di programmazione.
La Commissione non ha accolto la proposta della Giunta, contenuta nel comma secondo dell'articolo 3, di sottoporre l'Ente foreste ad un regime di controllo da parte della Giunta regionale, meno incisivo rispetto a quello che si applica a tutti gli altri enti regionali.
Un altro importante elemento di differenziazione che emerge tra il testo licenziato dalla Prima commissione e la proposta della Giunta riguarda la definizione delle funzioni dell'ente. Già in sede di discussione della legge regionale numero 24 del 1999, era stata respinta l'ipotesi di attribuire all'Ente foreste compiti di gestione diretta delle attività complementari alla forestazione. Tutti noi siamo consapevoli che tali attività, da quella vivaistica all'allevamento faunistico, dal turismo alle attività ricreative (che sono essenziali per valorizzare pienamente la risorsa forestale), debbano svilupparsi in modo più ampio di quanto non sia stato fatto fino ad ora. Questo compito, però, secondo la Commissione, deve essere svolto da soggetti diversi dall'ente pubblico. Bisogna, infatti, promuovere lo sviluppo delle capacità imprenditoriali locali anche in forma cooperativa, in un rapporto di libero mercato e di libera iniziativa, senza l'ingombrante presenza di un ente pubblico che inevitabilmente, per sua natura, sarebbe portato ad agire al di fuori di una corretta logica economico-imprenditoriale, a garanzia, anche e soprattutto, di una vera concorrenza e competitività.
Per quanto attiene, invece, alla composizione del consiglio di amministrazione dell'ente, la Commissione ha introdotto una sostanziale modifica: nel CDA passano da due a tre i componenti scelti tra i sindaci (e non più anche tra i consiglieri) dei Comuni interessati dall'attività dell'ente. Si è anche previsto che essi vengano eletti, non appena verrà costituito, dal Consiglio delle autonomie locali, anziché dal Consiglio regionale.
La Commissione prima non ha modificato il regime contrattuale del personale dell'ente nei ruoli operaio-impiegatizio che sarà regolato dallo stesso contratto nazionale che si è applicato fino ad ora. Si è invece modificata la parte relativa al contratto integrativo, sempre per gli stessi soggetti, che sarà negoziato, per la parte pubblica, da un comitato di rappresentanza della Regione, configurato secondo i principi della legislazione in materia di pubblico impiego e non più dall'uncem, in modo da garantire che al tavolo della contrattazione siedano gli effettivi rappresentanti del datore di lavoro. Per quanto riguarda invece i dirigenti dell'ente, in sede di approvazione del DL 177, la Commissione non ha voluto indicare lo specifico contratto dirigenziale evidenziato nella proposta di Giunta, ed al fine di armonizzare meglio il regime contrattuale dei dirigenti dell'Ente foreste con quello dei dirigenti degli altri enti regionali, ha optato per un generico riferimento al contratto collettivo nazionale dei dirigenti dell'agricoltura.
La Commissione ha anche recepito l'istanza avanzata dei sindaci dei Comuni sedi di cantieri forestali; si è infatti previsto che nella pianta organica dell'ente siano compresi anche i posti relativi al personale che, assunto nei cantieri all'atto della loro istituzione e poi cessato per i più vari motivi, non è stato rimpiazzato, e dunque, non è computato nell'organico dell'ente, che è stato calcolato sulla base del personale presente alla data della sua costituzione.
Relativamente alle assunzioni del personale, la Commissione ha recepito i suggerimenti dei sindaci e delle organizzazioni sindacali relativamente alla possibilità di estendere la chiamata dalle liste di collocamento, oltre che agli operai comuni, anche agli operai qualificati o superiori, lasciando comunque all'ente, per queste mansioni e per quelle impiegatizie, la possibilità di ricorrere alle selezioni interne. In questo modo potrà essere assicurata sia l'esigenza di radicamento locale del personale assunto dall'ente, sia l'esigenza di promuovere gli avanzamenti di carriera all'interno dell'ente stesso per gli elementi più capaci e meritevoli.
La Commissione ha apportato al testo della Giunta altre modificazioni per renderlo più rispondente alle esigenze formali e di coordinamento, per cui richiamo la lettura della relazione scritta allegata al testo di legge in nostro possesso.
Colleghi, se è pur vero che ogni testo di legge è perfettibile e che è nel pieno diritto di ciascuno di noi, nel ruolo di legislatore regionale, di apportare degli opportuni correttivi, formulo l'auspicio che il numero degli emendamenti che eventualmente si presenteranno, vadano comunque incontro all'esigenza di licenziare in tempi brevi questa legge che, come ho già detto, è attesa da migliaia di lavoratori e dall'intera nostra regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.
Ricordo ai colleghi che le iscrizioni a parlare nella discussione generale devono avvenire durante l'intervento dell'onorevole Sanna.
Sanna SALVATORE (D.S.). Non utilizzerò tutto il tempo previsto per il mio intervento, perché voglio solo dire alcune cose che reputo necessarie.
La prima considerazione è questa: la legge di riforma che è stata approvata proprio negli ultimissimi giorni della passata legislatura, sostanzialmente è rimasta inapplicata per oltre due anni, perché non essendo neanche sostanzialmente entrata in vigore, si riteneva già di doverla modificare. E` un modo questo di procedere nella legislatura corrente che, purtroppo, si sta facendo strada. Si approvano le leggi, nella migliore delle ipotesi queste leggi non vengono applicate, e naturalmente si avverte subito la necessità di porre mano a quelle stesse leggi per modificarle profondamente, per trasformarle.
Questa legge sull'Ente foreste, ha subito questa sorte. Naturalmente tutto questo ragionamento e tutte queste questioni non sono prive di conseguenze. Adesso, dopo diversi mesi, la prima Commissione tempestivamente ha provveduto a licenziare un testo che introduce alcuni correttivi ma, naturalmente, non era possibile fare diversamente, lascia aperte ancora una serie di questioni che probabilmente andranno affrontate in una fase successiva.
Non ci ha aiutato molto la posizione del Governo regionale, intanto perché fin dall'inizio la Giunta regionale ha fatto mano contraria contro la legge e ha manifestato da subito l'esclusiva intenzione di smantellare questa legge prima di applicarla. Poi, quando è stata costretta ad applicarla comunque, ci ha raccontato in Aula di non essere assolutamente in grado di controllare il Consiglio di amministrazione, il Presidente e il Direttore dell'ente, tant'è vero che a verbale della Commissione noi vediamo riportate due diverse valutazioni sull'attività dell'ente: quella della Giunta regionale e quella naturalmente del management dell'ente stesso, fino ad arrivare ad una cosa che io reputo molto grave: che l'Assessore regionale non era a conoscenza del fatto che l'ente avesse provveduto ad approvare il proprio regolamento di funzionamento e la pianta organica, ed io mi rifiuto di pensare - va bene che siamo in un tempo nel quale si vende la Costa Smeralda e il Presidente della Giunta regionale dice di non saperne nulla, mentre il Presidente della Sfirs dice di averglielo raccontato per filo e per segno, per giorni e per settimane intere, e insieme a lui sicuramente anche a tutta la Giunta, io di questo ne sono sicuro - che questi enti, questa galassia di enti che dovrebbero essere tutti quanti rigorosamente assoggettati al controllo quotidiano della Regione e, in particolare modo, del Governo regionale, possano muoversi, come abbiamo appreso, in piena libertà, facendo e disfacendo, applicando o disapplicando o andando contro le leggi della Regione, senza che nessuno, tenuto per legge ad esercitare la funzione di controllo, in particolare modo gli assessori competenti, intervenga per porre fine a questo stato di cose.
Bene, questo è lo scenario all'interno del quale noi, come Commissione, abbiamo cercato di muoverci e ci siamo mossi, cercando di introdurre quei correttivi che oggettivamente era necessario introdurre (alcune cose le ricordava anche il collega Giovannelli nella sua relazione, altre sono meglio specificate anche nel testo della relazione allegata, quindi, io non mi soffermo tanto su questo), rimangono aperte ancora alcune questioni, a mio avviso, alle quali occorre dare risposta. La prima questione riguarda il ruolo degli enti locali nel grande processo di forestazione, da un lato, ma anche di utilizzazione moderna, intelligente e corretta dell'enorme patrimonio boschivo del demanio regionale! Quale deve essere il ruolo di quei comuni? Solo un ruolo - come dire - di erogatori di mano d'opera da occupare nei cantieri forestali o anche di soggetti primari? Così, come per altro lo debbono essere soprattutto nei territori di loro giurisdizione in relazione alle scelte che su questi territori vanno fatte, perché tali scelte sono suscettibili di indurre o di bloccare attività di sviluppo. Questo è il punto! Allora, credo che con qualche correzione che noi abbiamo introdotto in questa nuova versione della legge 24, si sia fatto qualche passo in avanti. La mia opinione è che non sia sufficiente, che occorra andare oltre nella direzione che dicevo, che veda sempre di più il coinvolgimento delle amministrazioni locali, anche per quanto attiene il ruolo della programmazione degli interventi e delle attività che in questi luoghi possono e debbono essere svolte.
Il secondo punto, anche qui sono state introdotte delle modificazioni rispetto al testo originario, concerne il ruolo dell'Ente foreste in relazione alla possibilità di utilizzare, anche ai fini dello sviluppo economico, le aree che sono utilizzabili e che ricadono all'interno della giurisdizione dell'ente, non solo con il coinvolgimento delle amministrazioni locali, come dicevo prima, ma il problema è che occorre fare il in modo che l'ente si limiti sempre di più a svolgere un ruolo istituzionale lasciando, a chi debbono essere lasciate, tutte le altre funzioni, particolarmente quelle strettamente connesse con attività economiche.
Quando si parla di attività florovivaistica, io non riesco a capire e a concepire per quale motivo l'ente debba svolgere attività, anche all'esterno, mettendosi così, di fatto, in concorrenza con il mercato privato che in quella zona opera. Svolga l'ente la funzione di promozione, nessuno gliela contesta, ma smetta di svolgere attività rilevanti sotto il profilo economico, che finirebbero con l'impattare necessariamente con l'attività privatistica che su quei territori si svolge. E per fortuna nelle modifiche proposte alla legge, noi questo punto l'abbiamo affermato, perché questo valeva nella vecchia versione anche per attività ulteriori come, per esempio, le attività agrituristiche, o turistiche o di turismo rurale che si diceva allora dovessero essere svolte dall'azienda. Noi con le correzioni introdotte in Commissione diciamo: l'ente - perché si chiamerà ente adesso non si chiama più azienda - svolga l'attività che gli è propria, ma lasci ad altri le funzioni legate sopratutto all'economia.
Io ho voluto sottolineare questi due punti che secondo me sono molto importanti. Perché noi, in Sardegna, è chiaro che possiamo puntare ad un progetto di sviluppo che abbia davvero la possibilità di dare risposte forti solo se concentriamo tutti i nostri sforzi sull'attuazione di uno sviluppo che sia compatibile con l'ambiente, sostenibile, ma che metta l'ambiente al centro di tutte le nostre attenzioni; l'ambiente inteso come una grande questione di carattere generale che esalta la biodiversità della Sardegna e che quindi ha necessità di attenzione e cure particolari.
Allora se noi consideriamo il fatto che l'Ente foreste della Sardegna ha un patrimonio che credo sia calcolabile in 140 mila ettari e che va dal nord al sud della Sardegna, ci rendiamo conto di quale immenso e straordinario patrimonio abbiamo a disposizione per poter sviluppare, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, da quelli pubblici a quelli privati, importanti progetti di sviluppo locale che siano in grado di dare risposte chiare, anche perché, cari colleghi del centrodestra, avete voluto cancellare in via definitiva, secondo la vostra intenzione, io spero di no, tutta la questione dei parchi che sottendeva ragionamenti e politiche che andavano in quella direzione, e non, come dite voi, contro lo sviluppo. Era esattamente il contrario, allora noi ripartiamo da qui, da questi 140 mila ettari, la stragrande maggioranza dei quali immediatamente utilizzabili ai fini dell'induzione dello sviluppo locale di quei territori, e facciamo in modo, quindi, che l'ente, se crediamo davvero ad un progetto di riforma, non sia e non diventi soltanto un collocatore di braccianti, non solo un collettore di risorse umane che hanno bisogno e diritto di avere riposte in termini di posti di lavoro, ma diventi anche un soggetto in grado di aprirsi verso l'esterno, innanzitutto verso le comunità locali, a cominciare dalle istituzioni di quelle comunità, e infine verso gli operatori e gli imprenditori che in quelle comunità operano e che possono, sicuramente, con grande vantaggio di tutti, continuare ad operare meglio, anche avvalendosi dell'immenso patrimonio che oggi è gestito esclusivamente, senza che produca nulla, soltanto dal management dell'ente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghi, pochi minuti per qualche riflessione aggiuntiva. Nel giugno del 1999, il Consiglio regionale approvò all'unanimità, con il consenso generale dei sindacati e degli operatori del settore, la legge numero 24 sull'istituzione dell'Ente foreste della Sardegna, contenente le norme sulla programmazione degli interventi regionali in materia di forestazione.
I colleghi presenti nella scorsa legislatura sicuramente ricordano che intervenendo da Assessore dell'ambiente proponente la legge allora in discussione, fui facile profeta quando parlai di una sicura e necessaria rivisitazione della stessa legge dopo il primo biennio di applicazione. Non solo, ma dissi anche che le difficoltà del passaggio dalla soppressa azienda all'ente sarebbero state notevoli. E così è stato, non mi sono sbagliato. Ma questo non lo affermai solo per il mio intuito e per il mio fiuto, questa valutazione generale nasceva dalla consapevolezza che il passaggio dal regime giuridico dell'Azienda foreste demaniali a quello dell'Ente unico avrebbe comportato difficoltà nella prima fase di attuazione della legge e dell'avvio dell'Ente. L'Ente foreste è stato istituito, infatti, il primo gennaio 2001, dopo due proroghe del vecchio ordinamento dell'Azienda necessarie per poter superare le difficoltà normative e attuative via via incontrate. Nel frattempo si è posta sempre più pressante la necessità del varo dei regolamenti ed ancora l'individuazione del sistema di contrattazione più idoneo all'attività di gestione espletata dall'Ente, tenuto conto del settore inerente l'attività agricolo forestale, con il conseguente rapporto di lavoro degli addetti.
Le modifiche da ultimo apportate dalla Commissione consiliare sono valse a restituire un maggiore collegamento tra l'attività dell'Ente e il necessario controllo politico istituzionale degli organi della Regione. Infatti, l'istituzione presso l'Ente del controllo interno di gestione, le cui risultanze sono inviate all'Assessore della difesa dell'ambiente che le sottopone alle valutazioni della Giunta e ne trasmette copia al Consiglio regionale, consente di armonizzare la responsabilità di gestione del Consiglio di amministrazione dell'Ente con quella politico-istituzionale degli organi regionali, così come la permanenza dei controlli sugli atti dell'Ente conformemente a quelli previsti per gli enti strumentali della Regione.
Anche l'agenzia di contrattazione unica e l'applicazione della contrattazione collettiva del settore risponde a una maggiore aderenza tra attività espletata dall'Ente e prestazione di lavoro del personale dipendente, tenuto conto che la quasi totalità delle attività richiede prestazioni a livello di mano d'opera generica e qualificata, alle quali le disposizioni del settore privato e della contrattazione collettiva fanno corrispondere diritti non previsti né prevedibili dalla legge regionale e dalla contrattazione del comparto regionale.
Anche la modifica apportata alla composizione del Consiglio di amministrazione è coerente con il coinvolgimento sempre maggiore delle comunità locali (ruolo dei comuni), svolgendosi l'attività di sistemazione idraulico-forestale nei territori amministrati dagli stessi. Tuttavia si deve osservare che sono necessarie le ulteriori norme regolamentari di competenza del consiglio di amministrazione dell'Ente, senza le quali, nonostante le modifiche apportate, non sarà consentito il pieno decollo dell'attività gestionale dell'Ente, e dunque la completa attuazione della legge stessa, in numerose parti subordinata, come nel caso di specie, ad ulteriore e secondaria normativa regolamentare, quale, per esempio, il regolamento dei servizi in economia, il regolamento della gestione del bilancio per dare maggiore certezza al flusso della spesa, il regolamento per le selezioni interne e pubbliche degli uffici di cantiere, la formulazione del programma pluriennale degli interventi che rende possibile la verifica della sua attuazione da parte degli organi preposti al controllo.
Ed è buon segno che la Commissione, governata, debbo dire, con neutralità dal presidente Sanna, abbia esitato all'unanimità il testo di legge oggi in discussione. Vuol dire che su temi di rilevante importanza, qual è questo, è possibile trovare anche in quest'Aula la necessaria coesione per dare risposte rispettose dell'attenzione che i problemi di questa portata meritano. Credo che sia di buon auspicio per l'immediato futuro, quando in discussione saranno i temi di alta valenza ambientale e di assetto generale di territorio, che queste caratteristiche affiorino e si ripresentino.
Colgo l'occasione per una riflessione su alcune valutazioni che il collega Sanna faceva, partendo dall'aspetto che riguarda la funzione dell'Ente foreste, che governa 180 mila ettari di territorio di grande sensibilità ambientale, circa l'esigenza di recuperare un'attenzione al problema dei parchi, che è un problema che, comprendiamo, è complesso, è difficile, porta a scontri, a confronti aspri, e che comunque rimane ancora oggi, nonostante il latente atteggiamento, forse di tutta le istituzioni, dai comuni, alle province, e anche la Regione e il Consiglio regionale, un tema di grandissima importanza per lo sviluppo, io credo, della Sardegna. Senza voler fare passi da gigante, senza voler affrettare, per creare tensioni, decisioni che non sono supportate ancora dal consenso popolare. Certamente, lo dico all'Assessore, lo dico ai miei colleghi di tutte le parti politiche, ma lo dico soprattutto alla Giunta, io credo che per quanto riguarda gli aspetti del territorio, governati dall'Ente foreste - e porto ad esempio un caso particolarissimo, il caso del Monte Arci: sul Monte Arci la legge che istituiva il parco era stata predisposta, si iniziò in quest'Aula addirittura la discussione generale che si interruppe prematuramente perché la legislatura si concluse - su queste questioni che riguardano terre pubbliche o comunque terre date in concessione per lunghi periodi all'Ente foreste, è possibile riprendere un ragionamento? Perché a mio avviso, in riferimento a questi territori, non esistono problemi di alcun genere per cui non si possa riprendere il ragionamento sulle aree protette e sui parchi. Io credo che almeno la mediazione che tenga ad oggetto queste parti del territorio possa essere l'elemento immediato che possa recuperare un'attenzione su un tema che nel futuro tornerà prepotente, vitale, serio, per ragionare di sviluppo del territorio regionale.
Un'ultima cosa voglio ancora aggiungere: è stato il mio collega Presidente di gruppo a mettermi di fronte alle responsabilità, che ammetto essere serie: quando la Commissione licenziò all'unanimità il disegno di legge, decise anche che avrebbe portato all'attenzione dei Gruppi l'esigenza di mantenere l'unanimità, che darebbe grande respiro alla legge, evitando la presentazione di emendamenti settoriali o comunque di piccolo dettaglio al testo approvato. Io ho accolto l'esigenza, mi è sembrato che le poche modifiche che ho proposto non siano di grande rilievo, ma se qualunque gruppo del Consiglio regionale dovesse chiedermi di ritirare gli emendamenti io lo farei volentieri, anche perché trattano di problemi che riguardano il personale e che, adesso faccio memoria, possono trovare collocazione, eventualmente, in quel lavoro che il Consiglio si è impegnato a portare aventi entro sessanta giorni dalla data di approvazione del testo di legge sul personale, e che quindi oggi non rivestono carattere di urgenza. Però mi sarei in ogni modo rimesso all'Aula, non ne avrei fatto motivo di ragionamento parziale, ma avrei soltanto, con realismo, con pragmatismo, se possibile, posto qualche problema che forse avrebbe potuto anche essere risolto. Mi è stato posto il problema di rispettare l'impegno, io lo rispetto, dichiaro quindi, credo anche a nome non soltanto del mio Gruppo politico, ma anche a nome della maggioranza, che se è necessario noi questi emendamenti li ritiriamo per riproporli eventualmente al testo più generale in materia di personale, che si andrà ad approvare tra alcuni mesi. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Onida. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Volevo fare solo alcune considerazioni e riflessioni, quindi non entro in merito alla discussione che si è svolta nella passata legislatura, quando è stato istituito l'Ente foreste e quando, dopo una lunga discussione nella quinta Commissione e nella prima Commissione si è andati all'unificazione dei due soggetti che operavano nel territorio in relazione all'attività forestale, cioè l'Ispettorato Forestale e l'Azienda Foreste Demaniali. Tralascio questo aspetto, perché è già stato ampiamente discusso e perché l'utilità di far nascere l'Ente foreste mi pare sia stata a lungo oggetto di dibattito in quest'Aula, e tra l'altro la legge fu votata all'unanimità con una sola astensione, quindi ebbe un ampio consenso da parte di questo Consiglio.
Io vorrei ricordare un aspetto, che l'attività forestale in tutta Italia, soprattutto nel Meridione d'Italia, negli anni passati era un'attività che veniva utilizzata più per dare ristoro sociale e occupazione, che per la sua finalità vera e propria di aumentare l'indice di boscosità di quei territori. In Sardegna, negli anni, grazie soprattutto all'iniziativa dei lavoratori, si è andati progressivamente prima di tutto a una stabilizzazione dei rapporti di lavoro, in secondo luogo a rendere quel lavoro, ormai stabilizzato, utile attraverso un progressivo aumento, dopo averle acquisite, delle aree gestite dall'Azienda foreste e dall'Ispettorato, e oggi dall'Ente, e di conseguenza ad una maggiore salvaguardia di queste straordinarie bellezze di cui la Sardegna è in possesso, e anche ad un aumento dell'indice di boscosità, che negli ultimi anni ha consentito alla Sardegna di rapportarsi agli indici medi nazionali ed europei.
L'aspetto che io vorrei sottolineare e toccare soltanto - lo dico perché ho visto ancora una volta che sono stati presentati emendamenti, e perché ancora una volta ho visto che in questi giorni alcune parti hanno fatto un lavorio per tentare di non fare la riforma della legge 24, anzi per impedire che arrivasse persino in Aula, chiedendo un rinvio - riguarda esclusivamente l'argomento che interessa maggiormente, in questo momento: le proposte di modifica della legge numero 24 che sono in discussione. Nel passato - io tra l'altro quegli anni li ho vissuti da protagonista come sindacalista - i lavoratori forestali sostenevano, e questo argomento viene riproposto dall'emendamento del collega Rassu, in quanto dipendenti di un ente pubblico - anzi, in quel caso era un organo dell'amministrazione regionale - il riconoscimento di un rapporto di pubblico impiego, con il conseguente trattamento contrattuale previdenziale che viene riconosciuto a tutti i lavoratori dipendenti dell'amministrazione regionale. Questa era una spinta di tipo politico che ha avuto anche dei risvolti di tipo legale, in quanto questi lavoratori hanno poi messo in atto azioni legali nei confronti dell'amministrazione regionale con questo argomento: "Ci viene riconosciuto un rapporto di pubblico impiego, siamo dipendenti di un organo dell'amministrazione regionale, è ingiusto che, invece, ci si applichi un trattamento previdenziale e un trattamento contrattuale differente". Queste azioni legali, oltre a non aver inciso dal punto di vista politico, perché i lavoratori non hanno seguito questa chimera, e hanno cercato di ottenere il risultato della stabilizzazione dei rapporti di lavoro e di rendere concreto e produttivo quel lavoro - questo è l'obiettivo dei nostri lavoratori che si è concretizzato con l'istituzione dell'Ente - dal punto di vista legale, si sono concluse in una grande vittoria degli avvocati, addirittura uno di essi si è fatto pagare 600 milioni, mentre tutte le istanze sono state, invece, puntualmente rigettate, perché nel merito erano prive di fondamento. Quindi non vi era alcun diritto acquisito da riconoscere. Più volte la stessa Corte di Cassazione ha riconosciuto la legittimità di un rapporto di pubblico impiego regolato da previdenza privata e da contratto privato.
Per evitare di alimentare aspettative, speranze e richieste strumentali dannose e non in grado di essere sopportate dal bilancio regionale, derivanti dalla proposta di inserimento nei ruoli regionali di altri 7 mila dipendenti, che creerebbe alla Regione un danno enorme - penso soltanto agli enormi costi previdenziali che la ricostituzione delle posizioni contributive comporterebbe, costi che verrebbero quasi quintuplicati rispetto a quelli attuali - e nessun beneficio per i lavoratori, quando si è costituito l'Ente si cercò di definire in modo chiaro, preciso, che il regime da applicare ai dipendenti, dal punto di vista contrattuale e previdenziale era quello privato. Questo obiettivo non fu raggiunto allora, anche per un tentativo di aggiustamento allora in atto, e si vuole cogliere con questa riforma che si presenta oggi all'esame dell'Aula, per evitare, ripeto, che ci sia una situazione ibrida, che continuerà ad alimentare istanze legali che avranno come unico effetto quello di far arricchire qualche avvocato e qualche sindacalista autonomo che promuove queste cause e si fa pagare milioni da parte dei lavoratori, e che non produrrà nessun effetto, né per i lavoratori, né per l'amministrazione regionale.
Io ritengo che la forestazione in Sardegna sia qualcosa di concreto, che occorra intervenire per avere un rapporto operai-territorio che sia equilibrato, che occorra evitare che vi sia un utilizzo della forestazione improprio, che essa abbia solo finalità sociali, cioè favorire il precariato con indici di presenza umana dentro un territorio, che non sono più accettabili; penso che occorra proseguire in un'opera seria, finalizzata al raddoppio della superficie boscata in Sardegna, acquisendo nuove terre ed aumentando l'indice di boscosità, e nel contempo che occorra garantire i lavoratori, attraverso l'Ente, con un rapporto organico, con un contratto integrativo regionale che fa riferimento ad un contratto nazionale, con una previdenza privata che è quella attuale, e che tutto sommato, oggi, anche per quello che è avvenuto nella previdenza pubblica, non crea situazioni sicuramente di ingiustizia.
Io capisco che qualche collega, in modo strumentale possa anche presentare emendamenti, ma lo fa esclusivamente perché sa che può contare sul senso di responsabilità di chi voterà contro, perché se noi accogliessimo quegli emendamenti, se noi avviassimo un processo di regionalizzazione e di applicazione a questi lavoratori del regime contrattuale pubblicistico con iscrizione all'INPDAP, il danno sarebbe immenso, io dico, per l'amministrazione regionale e per gli stessi operai forestali. Quindi è solo il nostro senso di responsabilità che consente a qualcuno iniziative a mio parere strumentali; iniziative che non hanno avuto consenso tra i lavoratori, perché i lavoratori hanno seguito altre strade; iniziative che non hanno avuto successo dal punto di vista legale, perché sono state ampiamente rigettate dalla magistratura quando sono state proposte dai lavoratori, iniziative che tendono ad essere riproposte, ancora una volta, nella discussione di questa legge.
Io credo che questa situazione ibrida e di incertezza sulle questioni contrattuali e previdenziali vada risolta attraverso la chiarificazione che la proposta di legge in discussione prevede.
RASSU (F.I.-Sardegna). Sono d'accordo, lasciamo intatto l'articolo 9 della legge numero 24.
MARROCU (D.S.). Solo questo volevo dire, le altre cose le ritengo superflue perché sono state oggetto di grande discussione in quest'Aula, durante l'iter che portò all'approvazione quasi unanime, perché ci fu una sola astensione, della legge sull'istituzione dell'Ente Foreste, in quanto prendemmo atto allora che non era possibile attuare la legge 26 che prevedeva il trasferimento agli enti locali dei cantieri dell'Ispettorato, perché gli enti locali, non solo non erano disponibili a prendere in carico i cantieri dell'Ispettorato Forestale, ma anzi erano in fila, in via Biasi, a chiedere all'amministrazione regionale di prendere in carico i loro terreni perché non avevano capacità, risorse, competenza per gestire quei compendi, e quindi chiedevano che la Regione se ne facesse carico.
Allora si prese atto di questa impossibilità di andare verso un decentramento a favore delle comunità montane o dei comuni, come prevedevano gli articoli 27 e 28 della legge 26, e si individuò un soggetto unico che potesse realmente far sì che questo grande impiego di risorse della Regione in questo settore, fosse finalizzato, certamente anche a stabilizzare i rapporti di lavoro, ma soprattutto ad aumentare l'indice di boscosità nel nostro territorio.
Questo è l'obiettivo che noi vorremmo che si perseguisse con l'Ente Foreste.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Satta. Ne ha facoltà.
SATTA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghe e colleghi, desidero dedicare alcune parole al disegno di legge in discussione, avente ad oggetto rilevanti modifiche alla legge regionale del 9 giugno 1999 numero 24, istitutiva dell'Ente foreste della Sardegna. Anche se effettivamente, come rilevato dall'onorevole Sanna ed anche dall'onorevole Giovannelli, potrebbe essere ulteriormente migliorato, reputo lo stesso disegno di legge, nel testo approvato all'unanimità dalla Prima Commissione, rispondente in gran parte a differenti esigenze, tutte di pari dignità e importanza. In primis rimane immutata l'impostazione della legge numero 24 del '99, per ciò che riguarda il sistema di consultazione degli enti locali sul programma dell'Ente, salvaguardando l'esigenza di un costante coinvolgimento delle realtà amministrative locali. Tutto questo ritengo in perfetta sintonia, penso per esempio alla recentissima legge sulle province approvata dall'Aula, con la volontà della maggioranza di governo di ripensare e rifondare l'intero sistema amministrativo regionale, con conseguente inevitabile esaltazione del ruolo degli enti locali, e promuovendo dall'altro lato, le caratteristiche di snellezza e semplicità, che sole possono dare un marcato impulso all'attività dell'Ente stesso. In secundis non è accolta la proposta, al comma 2 dell'articolo 3, di sottoporre l'Ente foreste ad un regime di controlli da parte della Giunta regionale, meno incisivo rispetto a quello adottato nei confronti di tutti gli altri enti regionali, e questo per evidenti finalità garantistiche, di armonia e di equilibrio del sistema.
Ma un aspetto, su tutti, ritengo degno di essere sottolineato, di questo disegno di legge, per la sua forza innovatrice e insieme per la sua grande attualità. Infatti, come membro della Prima Commissione, ed anche sul piano strettamente personale, sono profondamente convinto, e su questo sono ancora d'accordo con l'onorevole Sanna, che sia cosa più consona alle prerogative dell'Ente, riservare allo stesso i soli compiti di promozione, e non anche quelli di gestione diretta delle attività complementari alla forestazione, mi riferisco ai commi 3 e 4 dell'articolo 4. E` certamente opinione comune che tali attività, da quella vivaistica, all'allevamento faunistico, e non ultime le molteplici iniziative legate al turismo, tutte essenziali per una piena valorizzazione della risorsa forestale, debbano svilupparsi in maniera più ampia. Ma è mio forte convincimento, in ciò confortato dall'unanime consenso manifestato da tutti i membri della Commissione, che tale compito debba essere svolto da soggetti diversi dall'ente pubblico, e ciò ai fini di un più marcato sviluppo delle capacità imprenditoriali locali anche in forma cooperativa, capacità che rischierebbero di essere mortificate, se non addirittura schiacciate, dalla presenza di un ente pubblico che per sua natura agisce al di fuori di una logica economica imprenditoriale.
Per queste ragioni, oltre a quelle esposte dal relatore e dall'onorevole Sanna, reputo questa legge rispondente in gran parte alle numerosissime e differenti esigenze di un così vasto e significativo comparto della nostra Regione. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi, noi spesso durante i nostri dibattiti e il nostro lavoro, evitiamo accuratamente di affrontare quello che poi l'opinione pubblica, gli organi di informazione approfondiscono, separatamente dalle nostre considerazioni, cioè le debolezze e le inefficienze che affliggono, da qualche tempo, il Consiglio regionale.
Io credo che questo argomento non sia fuori tema, se osserviamo come anche in questo caso dopo che la Commissione ha svolto un lavoro serio, approfondito, coerente rispetto agli indirizzi posti dalla proposta avanzata dalla Giunta, ed ha esitato un testo condiviso, quando esso approda in Aula questa maggioranza non ha mai una posizione definita. Non è un caso che siano registrati a verbale delle sedute di Commissione i conflitti fra la direzione dell'Ente e la Giunta regionale; non è un caso che, anche qui in Aula, la stessa maggioranza che dovrebbe appoggiare le posizioni della Giunta che si fa portatrice della sintesi della proposta politica e legislativa, si divida riproponendo e riaprendo argomenti assolutamente incoerenti rispetto a quelle che sono le proposte originarie.
Questo è, colleghi, il vero problema dell'inefficienza di questo Consiglio regionale! Il problema, collega Marrocu, dell'abitudine che questa maggioranza sta prendendo progressivamente, di considerare che il senso di responsabilità delle opposizioni sia comunque e sempre surrogatorio del senso di responsabilità che, invece, devono obbligatoriamente avere la maggioranza e la Giunta, in quest'Aula e nelle Commissioni. Questo è il problema. Io credo che dobbiamo cominciare, colleghi dell'opposizione, a riflettere sull'opportunità di porre sempre e comunque il nostro senso di responsabilità a disposizione di una maggioranza che non la vuole recuperare e che utilizza il nostro lavoro e la nostra presenza in Aula per dare sfogo - caro collega Rassu mi consenta - a questa infinita patologia della demagogia cronica che colpisce da tempo molti vostri atteggiamenti e comportamenti in quest'Aula.
Io vorrei sapere dal collega Rassu, che è Presidente di una Commissione, e che deve essere il primo, o fra i primi in quest'Aula, a rispettare la funzione, il ruolo e il lavoro delle Commissioni - a maggior ragione quando queste deliberano e portano a sintesi argomenti di questa delicatezza in maniera unitaria - per quale motivo sistematicamente, rispetto a questa patologia che lo affligge, di demagogia cronica, porti avanti sempre questioni...
(Interruzione del consigliere Rassu)
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, la prego!
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Voglio essere molto chiaro su questo: la Commissione ha svolto un lavoro limpido, trasparente. Ha svolto le audizioni - mi ascolti che forse può esserle utile - ha svolto le audizioni ascoltando i sindaci interessati, i sindacati e la stessa Giunta …
RASSU (F.I.-Sardegna). Tutti i sindacati!
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, la devo pregare di non intervenire; quando lei chiederà la parola, io gliela darò e dirà quello che pensa. Onorevole Rassu!
(Interruzione del consigliere Rassu)
Quando un consigliere ha la parola, può dire quello che pensa, anche quello che altri non condividono, chi non condivide ciò che viene detto a sua volta può chiedere la parola e confutare. Ma lei capisce che non si può continuare così. Adesso la parola ce l'ha l'onorevole Sanna Gian Valerio, parla lui. Quando darò la parola a lei, onorevole Rassu, confuterà tutto quello che vuole.
FADDA (Popolari-P.S.). Hai già fatto lo show; ti hanno già sentito. Fallo dire alla Giunta quello che dici tu.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, lei così non ci aiuta.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Scusate, facciamo parlare l'onorevole Sanna. Prego onorevole Sanna.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Dicevo che non sono assolutamente preoccupato delle contestazioni del collega Rassu, che è sistematicamente in conflitto con la sua maggioranza e con la Giunta, che in altre occasioni valorizza ed esalta fuori luogo, e affermavo appunto che la Commissione ha svolto correttamente le audizioni di tutte le parti, dai sindaci interessati, ai sindacati, alla stessa Giunta, sentita ripetutamente attraverso la presenza dell'Assessore in Commissione, sugli orientamenti, i bisogni e l'impellenza di esitare questo provvedimento.
Noi abbiamo lavorato sul solco della proposta della Giunta, sia chiaro, non sulla base di nostre valutazioni; attraverso le audizioni abbiamo trovato una sintesi che in qualche modo viene incontro a questa annosa questione della mancanza di senso di responsabilità nella maggioranza e nella Giunta che governa in questa legislatura nella nostra Regione, rispetto ai ritardi enormi di questa riforma, che ancora stenta ad avere i suoi esiti positivi. Io credo che, sia chiaro per tutti, il nostro senso di responsabilità è bene che noi lo cominciamo a rivedere in maniera corretta. Si sappia che sul problema del regime contrattuale non esistono dogmi; la Commissione si è mossa sulla linea proposta dalla Giunta, noi vorremmo sapere, e a ciò sono legati anche i comportamenti conseguenti da adottare immediatamente in quest'Aula, qual è la posizione finale e di sintesi della maggioranza e della Giunta su questo argomento. Sapendo bene che noi non abbiamo nessun problema ad entrare nel merito delle proposte qualunque sia il punto di approdo, purché sia unico, vero, reale e motivato.
Detto questo è chiaro che se il Consiglio regionale potrà avere in un suo futuro una riscossa, rispetto a questa sua fase non certo esaltante, sarà sempre legata alla capacità che quest'Aula avrà di portare a buon fine provvedimenti importanti come questi, mostrando la forza ed anche direi il coraggio, per alcuni che hanno alcune debolezze, di trovare un punto di sintesi che sia utile ad esitare le leggi nei termini corretti, e con le motivazioni giuste.
Noi riteniamo questo provvedimento importante e necessario perché, così come ha detto, con altre parole ma in modo abbastanza significativo, anche l'Assessore in sede di Commissione, nella prima fase di applicazione di questa legge, l'Ente unico è stato oggetto di atteggiamenti poco chiari, di indirizzi poco corretti, se mi consente userei tranquillamente la parola giusta: atteggiamenti molto diffusi di anarchia gestionale, sia rispetto agli indirizzi che il potere politico deve dare, sia rispetto ai compiti di controllo che sempre il potere politico deve esercitare.
Noi sappiamo, io mi sono riservato e trattenuto dal presentare interrogazioni in questa direzione all'Assessore competente, di aspetti molto umilianti, per essere attribuiti ad un ente pubblico, di atteggiamenti di dirigenti e funzionari locali nei confronti dei dipendenti, assolutamente di carattere padronale e inaccettabili, dal punto di vista funzionale. Noi crediamo che dobbiamo lavorare per portare avanti questo provvedimento rapidamente sapendo che questo non sarà il punto più alto della riforma, avremo necessità di tornarci, perché ho l'impressione che un po' tutti guardiamo ancora la prospettiva applicativa di questa riforma dell'Ente soltanto - e non voglio con questo termine sostenere la negazione di questo aspetto, che ritengo comunque importante - come una sorta di compensazione sociale rispetto alle condizioni di difficoltà delle zone interne, ma dovremo legare, a questo aspetto, la capacità di un Ente che sappia progettare uno sviluppo ambientale e fare un investimento nell'ambiente fondamentale e importante per le caratteristiche diciamo di scommessa economica, che la nostra Regione può fare, e che si lega in via pressoché automatica e sinergica con le infrastrutture, il turismo e le possibilità di sviluppo.
Noi su questo aspetto e su questo comportamento della maggioranza attendiamo, in questo dibattito, un chiarimento definitivo, che sia comunque anche foriero della possibilità di avere un provvedimento in tempi rapidi, così come le circostanze e le esigenze richiedono.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanna. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, intanto va rilevato il fatto che la Giunta è quasi assente; stiamo discutendo un provvedimento di questa rilevanza...
Se l'assessore Pani si mette al centro possiamo individuarlo meglio.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA
(Segue SANNA ALBERTO.) Questo provvedimento arriva in quest'Aula dopo una lunga discussione, un confronto all'interno delle forze politiche tra la maggioranza e le opposizioni, e le forze sociali. Quindi si tratta di un provvedimento fortemente, come dire, valutato, meditato, approfondito ed aspettato. Aspettato perché la legge sull'Ente foreste, che era stata varata alla fine della scorsa legislatura, purtroppo, soprattutto per la mancanza di volontà politica di questa maggioranza che governa la Regione, non ha potuto produrre i suoi effetti positivi.
Io voglio ricordare agli assessori ed ai colleghi della maggioranza presenti oggi in Aula che a distanza di tre anni nessun nuovo cantiere è stato aperto in Sardegna a fronte di circa trenta richieste avanzate dai comuni sardi, di cui una parte rilevante dai comuni della provincia di Oristano, perché quella provincia, onorevole Pani, da questo punto di vista necessita di un serio riequilibrio, perché nonostante abbia a disposizione estensioni di territorio che hanno questa vocazione, per una serie di motivi di natura politica, non ha una presenza di cantieri adeguata alle esigenze di quel territorio.
Quindi, insomma, siamo fermi come programmi ma, naturalmente, le cose non possono che essere strettamente legate, anche la disponibilità di risorse, non solo segna il passo, ma nel bilancio 2002 la Giunta regionale, a fronte di un aumento di risorse pari a 6 mila miliardi rispetto all'anno precedente, sottrae all'ente foreste 11 miliardi, rispetto alle risorse disponibili per il 2001. Questo è il segno, assessore Pani, della politica che questa Giunta vuole fare in materia di tutela dell'ambiente e nei settori di cui questa legge si occupa.
Insomma, questo è uno strumento fondamentale per difendere l'enorme patrimonio forestale e ambientale dell'Isola - e gli incendi di queste settimane ci hanno riportato drammaticamente al cuore dei problemi di cui si occupa questa legge - e di fronte a problemi di questa rilevanza e ad emergenze di questa drammaticità noi dobbiamo, anche in questa discussione, fare i conti con comportamenti, con atteggiamenti di questa maggioranza e di sui singoli esponenti che si muovono in senso opposto alla necessità di approvare rapidamente questo strumento, e di sbloccare una situazione che si dice, anche dai banchi della maggioranza, di voler sbloccare.
Noi in Sardegna abbiamo un problema enorme: il processo di desertificazione dell'Isola; nella discussione che abbiamo svolto la settimana scorsa, quando abbiamo esaminato le due mozioni presentate dal centrosinistra e dalle opposizioni sulla emergenza idrica in Sardegna, abbiamo posto l'accento a più riprese sul dramma che la Sardegna attraversa, anche dal punto di vista dell'interessamento di circa il 20 per cento del suo territorio da processi avanzati di desertificazione, che stanno lì a significare che è necessaria una politica ambientale - onorevole Pani e cari colleghi della maggioranza - che ha bisogno di scelte decisive, di scelte urgenti e fondamentali.
Noi, quindi, ci rapportiamo anche a questi problemi con il senso di responsabilità che ci contraddistingue. Noi siamo di fronte a una maggioranza che governa la Regione che, da un lato non è capace di dare gambe a una riforma fatta dal centrosinistra nella precedente legislatura, e dall'altro non è capace neanche di continuare in un'azione positiva di tutela ambientale. Il riferimento che faceva l'onorevole Onida al parco del Monte Arci potrebbe essere esteso anche ad altri parchi della Sardegna; però questa Giunta ha cancellato anche la parola "parco" dai suoi documenti programmatici. Abbiamo anche discusso l'altra settimana il documento di programmazione economica e finanziaria, e state pur tranquilli che le parole "parco" e "parchi", "riserve" e quant'altro non esistono; non esistono in alcun passaggio di quel documento, che è il documento fondamentale, sulla base del quale la Giunta regionale dovrebbe sviluppare la sua azione.
Questa è, quindi, l'altra faccia della medaglia; da un lato l'Ente foreste è praticamente al palo, potrebbe svolgere funzioni importanti in collaborazione con i comuni, con i privati per sviluppare iniziative nel senso dell'agriturismo, del turismo venatorio, e diverse altre iniziative tese a valorizzare il grande patrimonio ambientale e faunistico della nostra Isola, e invece no. E` tutto tenuto fermo sotto ferreo e stretto controllo clientelare del sottogoverno di questa maggioranza, che dice e dichiara di voler riformare gli enti e quant'altro, e non riforma niente e lottizza tutto. Questo è il quadro nel quale, onorevole Onida, ci siamo muovendo.
Onorevole Onida, quando richiama l'esigenza che sia approvata la legge istitutiva del parco del Monte Arci, che era praticamente voluto da tutte quelle comunità, e che quindi avrebbe dato a quei territori marginali una prospettiva di sviluppo economico, non si capisce a chi si stia rivolgendo. Si sta rivolgendo a sé stesso, o ai suoi colleghi che siedono nei banchi della Giunta? Non si capisce questa maggioranza che fa l'opposizione a sé stessa, e che non produce altro che chiacchiere inutili; intanto, però, la dura realtà resta lì a significare che le cose vanno modificate profondamente.
Questa legge che oggi discutiamo è stata approvata in Commissione all'unanimità, dopo un lavoro serio ed approfondito; oggi in Aula ci troviamo di fronte a una maggioranza che in parte è assente, largamente assente - evidentemente non ritiene che questo provvedimento abbia rilevanza e importanza tali da richiedere la presenza dei propri consiglieri, forse già al mare - e dall'altro assistiamo alla presentazione di emendamenti, da parte di un consigliere della maggioranza, che puntualmente, ogni qualvolta c'è un provvedimento che in qualche modo si presta a essere utilizzato come veicolo, ci rifila il solito emendamento, finalizzato ad equiparare tutti i dipendenti, non solo dell'Ente foreste, ma di tutti gli enti regionali, a quelli regionali! Onorevole Rassu, ma è possibile che quest'Aula debba ancora assistere a simili operazioni demagogiche, a sceneggiate di questo genere?! Ma forse che i lavoratori, i rappresentanti sindacali, ma forse che tutta l'opinione pubblica della nostra comunità regionale non si rende conto che sarebbe la bancarotta di questa Regione?! Io mi chiedo: ma dove è la Giunta?! - poi voglio sentire che cosa ne pensa l'assessore Pani di questa proposta - ma dove è la maggioranza, qual è la sua posizione? Altrimenti la posizione dell'onorevole Rassu rischia di passare per posizione della maggioranza!
La verità è che questa maggioranza copre con il suo silenzio qualsiasi forma di demagogia, oggi questa, domani un'altra; e che anche se all'opposizione c'è chi ha atteggiamento responsabile e chi ha cultura di governo non spetta all'opposizione governare. E` assurdo che debba essere l'opposizione a chiedere a chi sta al governo che si assuma le sue responsabilità, che mandi essaggi di responsabilità ai cittadini di questa Regione.
Alimentare aspettative che non possono essere soddisfatte è pericoloso, perché stiamo parlando di materia molto delicata; se si alimentano malumori, si alimentano insoddisfazioni, e io credo che in questo settore non ci sia assolutamente bisogno né di malumori né di insoddisfazioni, bisogna parlare il linguaggio della verità e bisogna dire ai lavoratori quello che si può fare e quello che non si può fare, e ciascuno si deve assumere la sua quota di responsabilità. E noi diciamo che la quota di responsabilità di chi governa non può che essere superiore a quella di chi sta all'opposizione, ed è assurdo che, invece, avvenga l'esatto contrario.
Ma, come dicevo prima, questa è anche un po' la spia della situazione politica e del valore di questa maggioranza che governa la nostra Regione. Io mi auguro che la maggioranza dia un segnale di presenza, di esistenza, e che dia un contributo fattivo alla definizione di questo provvedimento molto atteso da intere comunità locali; molto atteso soprattutto dai comuni più poveri delle zone interne della Sardegna, dove c'è un gran bisogno di lavoro, dove, insomma, la gente se ne sta andando, perché mancano le condizioni della residenza. Questo dovrebbe essere un elemento in più che dovrebbe portare ad un maggiore senso di responsabilità. Io credo che nessun provvedimento sia perfetto, e che, quindi, anche questa proposta esitata dalla Commissione possa essere emendata e migliorata, ma è chiaro che si tratta di valutare tutti insieme, se modifiche ci debbono essere, che siano modifiche concordate e migliorative di un testo di legge che vogliamo tutti noi, dico noi del centrosinistra, perché non so fino a che punto questa maggioranza assente e contraddittoria voglia vararlo quanto più rapidamente possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La maggioranza non parla?
PRESIDENTE. Abbiamo iscritti solo del centrosinistra. Prego onorevole Pusceddu, inizi il suo intervento.
PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, anche se mi rendo conto che le osservazioni che provengono dai banchi del centrosinistra sono legittime, quest'Aula dovrebbe essere un luogo dove si sviluppa un confronto tra maggioranza ed opposizione, dove vengono confrontate delle tesi che possono essere anche antagoniste; ma quando manca il confronto manca una cosa importante alla democrazia. Però questo non toglie che il centrosinistra debba svolgere sino un fondo il proprio ruolo, esprimere le proprie posizioni ed opinioni su un disegno di legge che è importante per lo sviluppo socio economico della nostra regione.
La discussione sul disegno di legge 177/A consente, però, di fare alcune considerazioni; la prima considerazione attiene a una riflessione che noi come legislatori dobbiamo fare sul nostro modo di operare. Ciò che evidenzia questo disegno di legge è l'incongruenza della grave patologia della nostra produzione legislativa. E mi spiego: a fine della scorsa legislatura con la legge 24 del '99 ha visto la luce un'importante riforma che aveva come contenuto la soppressione dell'Azienda foreste demaniali e l'istituzione dell'Ente foreste della Sardegna, inteso come ente unico di forestazione nella nostra Regione, e poi la legge dettava norme per la programmazione degli interventi regionali in materia di forestazione, che davano ad essa respiro strategico. Noi notiamo però che una legge così importante è stata, diciamo, trascurata, colpevolmente, io aggiunto, per lunghi tre anni. Da una parte noi anche in quest'Aula siamo dovuti intervenire in tempi diversi per prorogare la validità dello strumento del bilancio dell'Azienda foreste demaniali, per non creare danno e per non creare interruzioni nell'erogazione delle retribuzioni dei dipendenti ed anche per evitare il collasso e il blocco totale dell'attività in un settore che è senz'altro strategico per la nostra Regione. Però la patologia consiste nel fatto che molte volte si fanno delle leggi, delle buone leggi, però alle leggi non segue una puntuale attuazione. Tre anni sono troppi, è come dire che noi abbiamo costruito un prototipo, una nuova macchina, però abbiamo da tre anni questa macchina ancora ferma nel garage e ora stiamo andando a fare una revisione, a fare un tagliando a questa macchina che non ha ancora percorso neanche un chilometro. In tante altre occasioni però noi abbiamo assistito al fatto che molte leggi neonate sono state soffocate nella culla.
L'altra considerazione, in termini propedeutici, la voglio fare sui tempi della nostra produzione legislativa. Questo disegno di legge è stato presentato dalla Giunta circa un anno e mezzo fa, nel febbraio del 2001; se il suo iter ha avuto un'accelerazione lo si deve solo alla puntuale regia del presidente della prima Commissione Emanuele Sanna che, non cedendo né a pressioni di tipo settoriale, né a pressioni di tipo particolaristico, è riuscito ad esitare un disegno di legge che era fermo in Commissione da oltre un anno a causa delle puntuali e ricorrenti assenze dei Commissari del centrodestra ai lavori, non solo della prima ma di tutte le Commissioni.
Allora io vorrei proprio, in questo mio intervento, sottolineare il fatto che la forestazione è una realtà importante nella nostra regione, è una realtà importante perché incide in un settore delicato e interviene su diversi aspetti, da quello sociale e occupazionale a quello ambientale, a quello della regolamentazione idraulico-forestale, perché proprio in una regione che vive la drammaticità di tante catastrofi naturali, che vive la drammaticità dei problemi della siccità, ma che vive anche la drammaticità di problematiche come le alluvioni e le inondazioni, la sistemazione idraulico-forestale è un elemento importante anche per quanto riguarda il governo del territorio. Però su questa problematica della forestazione che coinvolge direttamente le comunità, in particolare le comunità delle zone interne, talvolta si sono scaricate delle grandi tensioni e talvolta, di fronte ad una assenza di possibilità occupazionali, si sono introdotti dei meccanismi per trovare delle alternative che sopperissero alla mancanza di reddito. Allora anche l'ipotesi che a suo tempo era stata formulata con il concorso delle organizzazioni sindacali, di realizzare una rotazione nei turni di lavoro, per garantire un reddito sostitutivo al numero maggiore di famiglie che insistevano in una determinata comunità, va letta proprio nel senso che evidenziava anche il collega Marrocu. Molte volte la forestazione assume i caratteri di un intervento che risponde a tensioni sociali, di un intervento che cerca di valorizzare produttività locali attraverso la valorizzazione della forestazione produttiva.
La legge 24 aveva fatto una grande scommessa, proprio quella di arrivare ad un ente unico di forestazione superando i limiti e i ritardi del passato, determinati da una frammentazione di competenze ripartite tra Azienda Foreste Demaniali e i vari ispettorati che, collega Gian Valerio Sanna, non erano gestiti in modo anarchico; talvolta la gestione c'era, ma era talmente monocratica che correva il rischio di ricalcare modelli di tipo anche feudale, una gestione privatistica di beni pubblici che sono stati sottratti sia alla fruizione collettiva sia anche all'intervento delle espressioni democratiche delle comunità locali, mi riferisco proprio ai comuni e agli enti locali che non avevano nessuna possibilità di controllo sul tipo di gestione che veniva operata in materia di intervento e fruizione di beni di grande valore paesaggistico ambientale e anche turistico, che magari venivano utilizzati a fini privatistici e di cui le cronache dei giornali ci hanno dato vasta eco. Allora per questo io dico che la scommessa operata con quella legge, di arrivare ad un ente unico di forestazione, era quella di voler semplificare.
E vorrei proprio ricordare questo elemento al collega Rassu per dire che questa legge deve attenere anche alla programmazione strategica della risorsa forestale ed ambientale come volano delle politiche di sviluppo di questa Regione, sottraendola all'emergenza, ai piani annuali, all'aleatorietà delle risorse finanziarie, evitando che ad ogni finanziaria si debbano fare dei salti mortali per recuperare le risorse necessarie, per garantire i livelli occupativi, evitando, come in passato, dotazioni organiche a forma di fisarmonica che si restringono e si allargano a seconda delle disponibilità finanziarie. Questo settore ha necessità di politiche di lungo respiro, ha necessità di un orizzonte temporale che consenta appunto una programmazione strategica, che consenta certezza di risorse, che consenta una garanzia anche di stabilità occupazionale, perché parliamo di un settore vitale della nostra risorsa territoriale. Però il problema è che questi interventi non possono essere fatti solo con le risorse regionali, bisogna coinvolgere anche lo Stato, la Comunità europea, cercando di ottenere delle risorse che siano aggiuntive. Mentre talvolta noi, non avendo dato attuazione alla legge sui parchi, la numero 31 dell'89, abbiamo perso anche la possibilità di utilizzare ingenti risorse che erano previste nei piani triennali di tutela ambientale. Se invece avessimo potuto, anche in termini di scommessa, realizzare un parco, magari configurato, limitato, nell'ambito della gestione dell'Azienda Foreste Demaniali, forse avremmo potuto fare una sperimentazione utile e positiva per rilanciare una visione dei parchi come occasioni di sviluppo occupazionale e di tutela ambientale.
Volevo inoltre ricordare al collega Rassu, che mi sembra voglia svilire questa legge dai grandi contenuti facendone una legge di mera attuazione, legata ad alcune contrattazioni di comparto, perché c'è il problema del personale, che non va trascurato, però questa legge non attiene solo al personale. Ripeto, noi dobbiamo rilanciare l'idea dell'Ente unico di forestazione, è vero che i sindacati dicono: "Badate bene che la possibilità di ottenere la disoccupazione agricola, che la possibilità di avere tutta un'altra serie di strumenti contrattuali, nasce dalla tipologia dell'attività lavorativa del datore di lavoro, per cui si può essere nel comparto regionale e usare tutta una serie di strumenti contrattuali", però io dico che questa impostazione sarebbe un'impostazione riduttiva. C'è il problema del personale, però c'è il problema dello sviluppo socioeconomico della nostra Regione, c'è un problema della tutela ambientale, c'è un problema di tensioni sociali che ci sono in ampi territori regionali e c'è il problema della semplificazione anche degli enti. In tutti i documenti di programmazione economica e sociale si dice che la Regione non deve avere una gestione diretta, nel settore agricolo, delle produzioni agroalimentari o delle attività industriali, ma anche per quanto attiene agli altri settori, per esempio in quello delle attività minerarie, è all'ordine del giorno la necessità di esternalizzare tutta una serie di attività che la Regione gestiva in prima persona. Io dico che ha fatto bene a cedere tali attività, però in questo comparto appunto per la tipicità del settore della forestazione ambientale, non stiamo parlando di forestazione produttiva, essendo prevalente l'interesse pubblico, è necessario che vi sia un intervento diretto della Regione. Però dobbiamo avere comunque sempre la consapevolezza che non possiamo arrivare ad una moltiplicazione degli enti, e vorrei dire al collega Rassu, che è uno che ogni tanto anche con i suoi emendamenti si diletta di filosofia, avendone presentato uno che riguarda lo studio della filosofia sarda, che è necessario anche ricordarsi della filosofia medioevale e in particolare della famoso principio detto rasoio di Ockham secondo il quale entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem.
Non è quindi necessario arrivare ad una moltiplicazione di enti in questa Regione, però laddove facciamo la scommessa dell'ente unico a questo devono essere date delle gambe, devono essere dati degli strumenti operativi, devono essere dati degli strumenti di controllo, di controllo democratico, e io ritengo che il testo, così come è venuto fuori dalla prima Commissione, sia stato senz'altro migliorato rispetto all'ipotesi iniziale della Giunta. Allora ci sono tutte le condizioni per mandare avanti questo disegno di legge, sempre che la maggioranza la smetta con questo atteggiamento schizofrenico, con questo gioco delle parti, con una parte recitata in Commissione, con una parte recitata in modo estemporaneo da singoli consiglieri o gruppi di maggioranza in Aula attraverso emendamenti demagogici. Il problema allora è di ricondurre il tutto alla logica ispiratrice della legge 24 del '99, facendo veramente una programmazione degli interventi regionali in materia di forestazione, che incidono in maniera forte e importante sul bilancio e sulle risorse regionali. Mi sembra di ricordare che le spese per investimenti per forestazione ambientale ammontano all'incirca a oltre 220 miliardi di vecchie lire per garantire solo i livelli occupativi. Però istituire un ente unico significa realizzare anche un cambiamento di gestione, un cambiamento di cultura, un cambiamento anche della funzione dirigenziale, significa anche introdurre legittimi controlli di gestione sull'attività. Ed allora dobbiamo anche smetterla con tecnici che, in funzione dell'esaltazione del ruolo tecnico, si alternano tra di loro nelle funzioni di progettisti e collaudatori, oppure nell'esercizio della funzione di stima dei valori dei singoli beni ambientali e delle singole superfici forestali al momento dell'acquisizione dei beni, in un circuito che è talmente chiuso, che è talmente autoriferente che è sottratto ai legittimi controlli democratici, che invece ci devono essere in qualunque settore di ampia valenza pubblica come è questo.
Allora io mi auguro che, sia in fase di discussione, sia in fase di approvazione dell'articolato, ci sia consentito di far prevalere proprio l'elemento forte, significativo, importante che questa legge contiene, che consenta veramente di far partire l'Ente foreste, di dargli operatività, ma soprattutto anche di verificarne determinate funzioni, perché la sua funzione non si limita e non si esaurisce solo all'interno. Io sono d'accordo con il fatto che la sua attività non debba spaziare, qualcuno faceva riferimento a quelle di tipo agrituristico, venatorio o cose del genere, però c'è una risorsa, c'è una competenza professionale, una competenza umana che a mio parere può essere messa al servizio degli enti locali. Tanti enti locali, anche nella programmazione delle risorse finalizzate ai piani dell'occupazione, intervengono in attività di rimboschimento, intervengono in attività di manutenzione del verde, intervengono in settori anche di sistemazione di terre pubbliche. Ecco allora, tutte queste professionalità, queste risorse umane, vengono poste al servizio degli enti locali in termini di assistenza tecnica, magari limitando un po' di più certi eccessi che in passato hanno screditato certi tipi di esperienza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU` (D.S.). Signor Presidente, la scelta fatta a suo tempo dal Consiglio regionale, scelta fatta all'unanimità nel giugno '99 con l'approvazione della legge 24, per quanto io ho potuto seguire, non mi risulta sia stata messa in discussione, anche perché apparirebbe per lo meno strano, se non schizofrenico, approvare una legge che modifica una legge di riforma (oserei questa definizione), prima ancora che quest'ultima entri pienamente in funzione, sarebbe un po' un passo del gambero. Ma non mi risulta che questo sia accaduto, non nel corso della discussione che si è avuta in Commissione né nelle numerose audizioni che si sono avute con le forze sociali, con le organizzazioni sindacali, con gli enti locali, i Comuni, né attraverso - mi risulta - le prese di posizione di forze politiche. Quindi il problema che avevamo davanti era quello di consentire il decollo di questa riforma, assicurando ad essa una maggiore operatività. E` vero, come è stato già ricordato, che l'Ente foreste ha iniziato la propria avventura con grandi difficoltà nella fase attuativa; le cause, come ci è stato detto in più occasioni, sono da rinvenirsi innanzitutto nelle carenze legislative, cioè vi sono state difficoltà di carattere normativo. Ora il disegno di legge 177, così come è stato licenziato dalla Commissione, certamente non è uguale al testo presentato dalla Giunta, dà una risposta certamente non ottimale, ma almeno noi riteniamo che sia adeguata e soddisfacente. Migliorabile, certamente. La seconda causa credo sia da attribuire ad una difficoltà politica, perché nessuno di noi può dimenticare che per un periodo non breve non solo non c'è stata la determinazione necessaria e sufficiente da parte dell'Esecutivo regionale, ma anzi vi è stata una non nascosta volontà di riportare la situazione indietro, cioè a prima della legge 24, ovviamente valendosi delle difficoltà operative che l'ente incontrava nel suo andare avanti. E non è un caso che sia in Commissione sia in Aula adesso vi siano appunto delle differenziazioni, vi siano delle posizioni che sfuggono, io non so se siano delle schegge o se rappresentino il segnale di qualcosa di più profondo, mi auguro che siano appunto posizioni individuali e che non riflettano una posizione della stessa maggioranza che invece ha assunto alla fine, in sede di Commissione, una posizione coerente. Ciò che alla fine giustamente è prevalso, almeno sin'ora, a mio avviso, è stata la decisione di modificare la legge istitutiva dell'Ente foreste in quelle parti che hanno costituito un ostacolo oggettivo alla sua attività.
Io cerco di sintetizzare, in alcune brevissime considerazioni, in che modo si è cercato di rimuovere quegli ostacoli normativi. Innanzitutto il regime contrattuale del personale dell'ente: l'articolo 7 del disegno di legge, in modo particolare, definisce con nettezza, e non più quindi in regime quasi di deroga, l'appartenenza ad un comparto distinto e separato dal resto dell'amministrazione regionale, individuando definitivamente nel contratto collettivo nazionale degli operai forestali e degli impiegati agricoli lo strumento che deve regolare il rapporto di lavoro tra il personale dipendente e l'Ente. Può sembrare una piccola cosa, ma io penso sia al fondo delle numerose difficoltà incontrate nel rapporto con le organizzazioni sindacali e con i lavoratori, con tutte le ricadute negative che questo comporta. Perché questo significa dare una risposta innanzitutto ai legittimi diritti, alle legittime aspirazioni di migliaia di lavoratori o mettere in condizioni l'Ente, quindi l'Amministrazione regionale, di poter dare questo tipo di risposta. Noi pensiamo che questa non sia una piccola cosa e che quindi sia un contributo positivo che viene dato al superamento di una situazione di difficoltà.
L'altra, la difficoltà è dovuta oltre che alla mancanza di una struttura dirigente, degna di tal nome, per la scelta operata a suo tempo dalla struttura dirigenziale dell'Azienda Foreste, anche al meccanismo farraginoso - io userei anche la parola pericoloso in alcune situazioni locali, e sappiamo a quali, anzi direi che ci si può riferire indifferentemente a tutte le situazioni - di reclutamento del personale per la copertura degli organici. Con le modifiche introdotte all'articolo 13 della legge regionale 24 si riporta tutto alla disciplina dettata dalla legge regionale numero 40 dell'89, prevedendo quindi l'utilizzo prioritario del personale iscritto negli elenchi a cura dell'Ufficio del lavoro, come previsto dalla legge numero 83 del '70. Cosa significa? Significa che quelle riserve che molti amministratori ci hanno esposto durante la loro audizione, cioè a dire che lo scopo per cui mettono a disposizione una parte del patrimonio comunale, è evidentemente quello di avere una ricaduta occupazionale - stiamo parlando di comuni dell'interno, alcuni giorni fa abbiamo discusso una mozione sulle aree interne; credo fosse intollerabile che appunto vi fosse da parte degli amministratori comunali una scelta netta a favore dell'utilizzo pubblico di quei beni senza che poi vi fosse una corrispondente ricaduta occupazionale - a mio avviso, dicevo, dovrebbero essere superate grazie a questa modifica che, così come ci è stato detto, credo risolva questo problema, anche se non totalmente, per lo meno dà una risposta in termini positivi, e sappiamo cosa questo significa ai fini dell'operatività di tutti quei cantieri che non sono invece decollati, oppure sono partiti con organici insufficienti. Infine, si prevede la possibilità di valorizzare le professionalità interne presenti all'interno dei singoli cantieri riservando, come accade, d'altra parte, un po' dappertutto, il 40 per cento dei posti da ricoprire come misura massima, naturalmente da vedere situazione per situazione - ma questo appartiene alla programmazione che l'Ente deve fare concertando l'entità di tale misura con le organizzazioni sindacali, con gli enti locali e con quant'altri - ai dipendenti tramite selezioni interne.
Infine, il ruolo degli enti locali: credo che la cosa più importante sia stata non far passare alcune scelte, più che farne passare altre, e mi riferisco in modo particolare all'aver tenuto fermo il principio della separazione tra promozione e gestione, perché - è inutile nasconderlo - il tentativo di mettere insieme le due cose, di attribuire cioè all'Ente la gestione diretta delle attività collaterali, quelle che avrebbero dovuto dare uno sbocco occupazionale maggiore, cioè la valorizzazione dal punto di vista turistico ambientale, c'è stato. Se tali attività fossero riservate all'Ente non si capirebbe che ruolo avrebbero poi gli enti locali, gli imprenditori locali, le cooperative e quant'altro. Io credo che l'aver ricondotto l'Ente alle sue funzioni promozionali e non gestionali sia un principio corretto e che venga incontro, anche questo, alle esigenze delle autonomie locali. Così come può apparire non importantissima, però è una risposta che la Commissione ha cercato di dare alla richiesta di potenziare il ruolo degli enti locali - che poi non si concreta solo attraverso la presenza in Consiglio d'amministrazione, intendiamoci, ma anche nel fatto che la programmazione che viene fatta dall'Ente, non più su base annuale, ma su base appunto pluriennale, deve essere obbligatoriamente sottoposta al parere dei comuni relativamente agli interventi che vengono effettuati nel loro territorio - la scelta di portare a tre, quindi al 50 per cento, i sindaci all'interno del consiglio d'amministrazione dell'Ente. E io auspico che presto si possa realizzare il fatto che la scelta di tali rappresentanti venga effettuata dal Consiglio delle autonomie locali, che certamente adesso non c'è ancora, ma speriamo venga istituito nel prossimo futuro - io mi auguro molto prossimo - piuttosto che dal Consiglio regionale stesso. Credo sia stata una risposta positiva alla giusta richiesta delle autonomie locali guardando anche a una prospettiva di riforma che ci auguriamo tutti sia la più prossima possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Emanuele Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, forse quando passeremo ad altri punti all'ordine del giorno di questa sessione preestiva dei lavori del Consiglio regionale, magari domani se parleremo di Costa Smeralda, può darsi che l'Aula sia più attenta e più frequentata, però la maggioranza fa male, secondo me, a sottovalutare il provvedimento che il Consiglio sta esaminando. E soprattutto penso, lo dico all'Assessore anche se è seduto all'estrema sinistra dei banchi della Giunta, che facciano male la Giunta e la maggioranza a sottovalutare le possibili complicazioni che si potrebbero determinare durante l'esame di questo disegno di legge in Consiglio, soprattutto se, come ci sembra, qualche esponente della maggioranza, che non interviene nel dibattito generale, ma è molto attivo nel cantiere degli emendamenti, darà sponda ai tentativi di snaturare il provvedimento rispetto al testo originario della Giunta e soprattutto rispetto al testo licenziato all'unanimità dalla Commissione consiliare.
Noi stiamo discutendo di una rivisitazione e dell'introduzione di alcune modifiche in una legge relativamente giovane, la legge istitutiva dell'Ente foreste regionale, la legge che ha unificato, sotto il profilo istituzionale operativo, le attività dell'Azienda Foreste Demaniali e degli Ispettorati Ripartimentali delle foreste, varata tre anni fa alla scadenza della precedente legislatura e a conclusione, come sappiamo, di un lungo e complesso confronto, non solo tra le forze politiche rappresentate in Consiglio regionale, ma anche con le organizzazioni sindacali e soprattutto con i comuni e il sistema delle autonomie locali.
Di ente unico forestale - lo ricordavano il collega Marrocu e il presidente Tore Sanna, che ha fatto il primo intervento dopo la relazione del collega Giovannelli - se ne parlava concretamente, caro Assessore, già alla fine degli anni '80, ma una sintesi legislativa largamente condivisa è stata raggiunta soltanto alla fine della passata legislatura, quando c'era un'altra maggioranza politica. E la legge 24 rappresenta un primo concreto atto di riforma in un settore di grande rilevanza, non solo per la condizione ambientale e per la salvaguardia dello straordinario patrimonio ambientale della nostra Isola, che è anche una grande risorsa economica e produttiva, ma anche per lo sviluppo economico e sociale della nostra Regione e in particolare per tanti comuni e comunità, in prevalenza delle zone interne della Sardegna, che sulle terre pubbliche attraverso il loro patrimonio forestale hanno, a nostro giudizio, una concreta occasione di crescita e di lavoro produttivo.
Stiamo parlando di un ente, e forse molti colleghi non hanno completa cognizione dell'entità di cui oggi stiamo discutendo in sede legislativa in Consiglio regionale, che è il più importante e ramificato strumento operativo della nostra Regione autonoma in tutto il territorio della Sardegna, è la presenza più consistente della Regione nelle comunità più marginalizzate della nostra Isola. Stiamo parlando di oltre 200.000 ettari di territorio interessati dalle attività forestali e di sistemazione idraulico forestale, di 150 cantieri, di oltre 4.000 lavoratori stabili, di oltre 2.000 lavoratori turnisti: un grande apparato tecnico, logistico, infrastrutturale, un grande e permanente presidio ambientale.
La legge istitutiva del nuovo ente è una legge giovane, come dicevo, e la sua concreta applicazione, per le difficoltà incontrate nella fase iniziale, a cavallo fra questa e la precedente legislatura, è stata avviata, come sappiamo, solo all'inizio dello scorso anno, quando il nuovo Consiglio di amministrazione è subentrato, finalmente, alla direzione e nelle responsabilità istituzionali dell'Assessorato e dell'Azienda Foreste Demaniali. L'avvio, cari colleghi, è stato molto travagliato, ma non c'è da meravigliarsene; io non mi meraviglio di questo travaglio, perché ho avuto la responsabilità di guidare quel complesso Assessorato tra il '92 e il '94. Solo le false riforme non incontrano ostacoli e resistenze sulla loro strada: questa è una riforma vera, incisiva, e incontra inevitabilmente delle difficoltà e delle resistenze lungo il suo cammino. Tuttavia, dopo i primi difficili passi, l'esperienza fatta sul campo ha suggerito l'introduzione di alcuni correttivi che il disegno di legge della Giunta e più compiutamente, a nostro giudizio, come ha detto bene il relatore Giovannelli, aprendo questa discussione, quello esitato dalla Commissione, recependo queste difficoltà, hanno previsto e che sottopongono oggi all'esame sovrano dell'Aula.
La Commissione, in una sessione di lavoro molto serrata della prima decade di giugno, dopo la difficile sessione di bilancio, dopo aver sentito la Giunta regionale, il consiglio d'amministrazione dell'Ente foreste ed aver anche riscontrato, onorevole Assessore, come lei sa, delle divergenze e delle discrepanze abbastanza preoccupanti, come ricordava prima opportunamente il collega Tore Sanna, tra la diagnosi dell'Assessorato e dell'Assessore e la relazione che invece il Consiglio d'amministrazione ha fatto alla stessa Commissione, dopo aver ascoltato ancora le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e soprattutto, con molta attenzione, diverse decine di sindaci che hanno promosso un comitato di coordinamento dei comuni interessati dai cantieri di forestazione, ha licenziato all'unanimità, come dicevo, un testo che, a mio giudizio, affronta e risolve efficacemente non tutti i problemi, ma sicuramente i problemi principali che si sono manifestati nella fase di avvio del nuovo Ente.
Il personale dell'Ente foreste, circa 6.500 dipendenti, con questa legge esce, a mio giudizio, dal limbo di uno stato giuridico e contrattuale precario; rappresenta un comparto distinto e autonomo rispetto a quello dei dipendenti dell'Amministrazione regionale, viene fugato definitivamente il rischio di regionalizzare il comparto forestale, con tutte le conseguenze, onorevole Rassu, negative che questo fatto comporterebbe. Io so bene che ci sono ancora i paladini, dentro quest'Aula, della regionalizzazione, più o meno mascherata, dei 6.500 dipendenti che lavorano nel campo delicato della forestazione. Io considero questo fatto, se si dovesse realizzare, una iattura, anacronistico, contrario ai principi del decentramento, del federalismo interno, dell'autonomia funzionale del sistema operativo regionale. L'Amministrazione regionale, lo ribadiamo anche in questo delicato passaggio, deve dimagrire, non deve diventare ancora più pletorica; la regionalizzazione non porterebbe nessun vantaggio concreto ai lavoratori e porterebbe però sicuramente molti danni al bilancio della nostra Regione. I dipendenti dell'Ente foreste avranno il contratto nazionale dei lavoratori agricoli, con tutti i vantaggi contributivi che ne derivano, e un contratto integrativo regionale, perché attualmente, come sappiamo, per l'ambiguità delle norme della legge 24, ci sono difficoltà e ritardi sia nell'applicare il nuovo contratto nazionale di lavoro sia nella stipula del contratto regionale integrativo.
Sono state eliminate, cari colleghi, tutte le norme che potevano portare a una fusione perniciosa dei 6.500 forestali con i 6.000 o 7.000 dipendenti della Regione, però i dipendenti dell'Ente non si riconsegnano - va sottolineato questo aspetto - alla contrattazione politica con la Giunta regionale o con il consiglio di amministrazione dell'Ente foreste - sul quale pure bisognerebbe fare una riflessione a distanza di poco più di un anno dal suo insediamento - perché abbiamo previsto che il contratto integrativo si stipula attraverso un apposito comitato tecnico che è nominato dalla Giunta regionale e che opera sulla base degli indirizzi e della programmazione della Giunta stessa. I territori sono dei comuni, prevalentemente, e ci sono anche i territori dei privati come sappiamo, ma le attività di forestazione che danno lavoro a 6.500 persone sono finanziate interamente dal bilancio della nostra Regione. I fondi sono regionali, la programmazione è e deve restare regionale. I comuni che hanno un grande demanio comunale hanno anche molte buste paga e noi sappiamo che ci sono tanti comuni della nostra Isola in lista d'attesa per attivare cantieri forestali, ma il bilancio non lo consente. Se anziché 200 o 300 miliardi per la forestazione disponessimo di 600 miliardi si potrebbero raddoppiare domani i cantieri in tante parti della nostra Isola e c'è un problema, che molti colleghi hanno opportunamente richiamato, di un riequilibrio anche da questo punto di vista perché ogni stipendio pagato è una tassa su tutti i contribuenti della nostra Isola, di un riequilibrio interprovinciale e fra le varie aree e territori della nostra Isola.
Noi abbiamo previsto una normativa più chiara per la copertura dei posti vacanti e per il turn over accogliendo una richiesta pressante dei sindaci che hanno ceduto, a suo tempo, i loro terreni all'Azienda Foreste Demaniali, oggi all'Ente foreste, per attivare i cantieri di forestazione, ma noi sappiamo che rispetto alle convenzioni e alle piante organiche originarie quelle assunzioni sono state bloccate. Non ci saranno più assunzioni, come dire, attraverso i colloqui, sia che a farli sia l'Azienda Foreste Demaniali o l'Ente foreste, ci saranno le assunzioni senza concorsi e territorializzate. Stiamo intervenendo in un settore anche dal punto di vista sociale molto delicato; noi sappiamo che i cantieri forestali hanno risolto molti problemi in molte comunità, ma hanno anche acceso tensioni sociali difficilmente controllabili, quindi attenzione perché stiamo affrontando una materia particolarmente incandescente. Ed è del tutto evidente che il comune che cede i suoi terreni, che dà in concessione pluridecennale i suoi terreni per le attività di forestazione, non può accettare che i dipendenti e gli operai arrivino da tutte le parti della Sardegna. Abbiamo previsto norme per la stabilizzazione, per la mobilità verticale e i concorsi interni, abbiamo fatto una legge che affronta le emergenze che si sono manifestate in questa fase; siamo contro la privatizzazione strisciante, ma noi sappiamo che dobbiamo tenere in equilibrio la natura pubblica dell'Ente e la natura privatistica del contratto dei suoi 6.500 dipendenti.
E' rimasto un punto non risolto dalla legge, che io spero possa essere oggetto di una rapida verifica e di un confronto produttivo tra i Gruppi e con la stessa Giunta regionale, che riguarda il contratto dei dirigenti, ma è un punto che affronteremo, non siamo però assolutamente d'accordo con i tentativi che vediamo emergere di manomettere in qualche modo questo provvedimento. Attenzione, onorevole Assessore, noi vogliamo salvaguardare e potenziare il patrimonio forestale della Sardegna senza interdirlo allo sviluppo e all'utilizzazione controllata per le attività produttive, però prima nell'Azienda Foreste Demaniali e oggi nel neonato Ente unico forestale regionale c'è molto da bonificare e c'è molto da cambiare. In Commissione si è raggiunto un equilibrio ragionevole; la legge registra la convergenza di tutti i Gruppi, delle forze sociali maggiormente rappresentative e degli enti locali; sono state recepite integralmente le richieste dei comuni e del coordinamento dei comuni.
Io apprezzo la posizione che ha espresso il collega Onida in Aula, uno dei pochi che è intervenuto a nome della maggioranza, non apprezzo invece l'agitarsi un po' scomposto, gelatinoso, sott'acqua, nei corridoi del Consiglio, che su questa legge sta promuovendo qualche collega della maggioranza. Io non presento emendamenti e non firmo emendamenti, ma l'Aula è sovrana e può darsi che qualche emendamento migliorativo sia anche opportuno introdurlo. Naturalmente, a seconda della dinamica che in Aula assumerà la discussione sulle proposte di modifica, ognuno di noi, signor Presidente, onorevole Assessore e onorevole Giunta, anche se largamente latitante - il presidente Pili è assente anche oggi, anzi è arrivato; l'ho invocato, Presidente, ed è arrivato, è un omaggio alle mie ultime parole, la ringrazio - rispetto al testo della Commissione ognuno di noi, e in particolare i Gruppi di opposizione, come hanno ricordato finora i colleghi che sono intervenuti, quasi tutti della minoranza, in particolare il collega Gian Valerio Sanna, ognuno di noi, e in particolare quelli appartenenti alle minoranze, sarà autorizzato a rivedere le posizioni molto responsabili e rispettose dell'interesse generale che ha assunto in Commissione. La materia si presta poco, caro Presidente, alle pulsioni propagandistiche e clientelari e noi saremo vigili per contrastarle e neutralizzarle, per cui ritengo che sugli emendamenti che crescono di volume nei banchi del Servizio Assemblea del Consiglio sia opportuno, prima che si chiuda la discussione generale e prima che si passi all'esame dell'articolato, che si faccia una saggia riflessione.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Noi diciamo subito, signor Presidente e colleghi, che esprimiamo un assenso convinto, non entusiastico, su questa proposta di legge così come la Commissione l'ha aggiustata, grosso modo. Un assenso convinto per cui non abbiamo presentato neppure emendamenti migliorativi. E i colleghi sanno che il Gruppo della Rifondazione Comunista su tutti i provvedimenti o pressoché su tutti, ritiene che il compito del Consiglio e delle parti politiche, sia quello di contribuire per davvero e nel merito, nella sostanza, a fare le leggi migliori e quindi anche, laddove si ritiene opportuno, a presentare emendamenti. Perché non abbiamo presentato i nostri emendamenti che rispecchiassero le posizioni che ritenevamo, anche in ordine a questa legge, potessero meritare migliore attenzione? Perché ci rendiamo conto che i lavori del Consiglio sono abbastanza costretti fra molte urgenze, che attende un provvedimento importante - sarà sempre troppo tardi quando le Commissioni esprimeranno i pareri di merito -: la legge sulla siccità e sul dramma degli allevatori, degli agricoltori in Sardegna e tanti altri provvedimenti urgenti, per cui ci pare che il testo, così come esitato dalla Commissione, possa essere accettabile allo stato delle cose. Un testo normativo che in parte migliora la legge esistente, istitutiva dell'Ente foreste, e la migliora pensando alla funzionalità, alla migliore funzionalità del nuovo Ente.
Accade - ed è una cosa veramente poco commendevole - da qualche tempo a questa parte, che ogni legge della Regione, sia che parliamo di foreste o che parliamo di finanziaria, di lavori pubblici o che parliamo di qualsiasi argomento che trattiamo con le leggi, si trasformi in legge del personale e questa è una cosa veramente poco commendevole. Qui i richiami si sprecano alla funzione del Consiglio, al ruolo, al prestigio. Signor Presidente che presiede e bene, e garantisce un clima di confronto almeno sereno e vero, e non sempre accade così, dipende da chi presiede, il richiamo alla funzione alta del Consiglio regionale deve essere il richiamo all'esercizio migliore delle sue prerogative, della ragione essenziale per cui esiste l'assemblea legislativa del popolo sardo, cioè fare le leggi che guidino lo sviluppo e che garantiscano il migliore equilibrio e che creino le condizioni delle compatibilità economiche, delle compatibilità sociali, del miglior equilibrio e della migliore equità e giustizia distribuita nei territori e nella società. Questa è la funzione pubblica, questa è la funzione dell'autonomia, al di fuori di questa funzione bastano uffici burocratici, non c'è bisogno di una Assemblea legislativa, e invece ogni legge viene ricondotta e ridotta a una legge del personale.
Anche a questa legge vedo che sono stati presentati dieci, dodici emendamenti tutti da parte della maggioranza, tutti in materia di personale, per cambiare stato giuridico, per promuovere senza titolo o con selezioni anziché per concorso, per selezionare dirigenti interni anziché interni e esterni insieme, insomma, non si può parlare di nulla, ogni legge si riduce a legge sul personale. Questo Consiglio regionale diventerà un mega ufficio di collocamento, diventerà il nuovo servizio per l'impiego, che invece dovrebbe essere stato già istituito e sul quale siamo in ritardo enorme, di anni, l'ho detto anche stamane - l'ha ricordato la C.G.I.L. nel corso del convegno da essa organizzato sulle questioni dello sviluppo e quindi su questioni attuali che ci toccano da vicino - questa è l'ultima Regione d'Italia: viva l'autonomia, evviva l'autonomia speciale, viva la Costituente, evviva tutti i nazionalitari di questo mondo nostro, viva tutti noi! Non si tratta di una polemica, come dire, diretta, di merito su tutto questo, è una nota autocritica su tutti noi: viva l'autonomia glorificata quanto vogliamo e però questa è l'ultima Regione d'Italia, è l'unica che manca all'appello, che non ha attuato il riordino dei servizi per l'impiego, che sono indispensabili per orientare la domanda di lavoro e anche l'offerta di lavoro, per far incontrare la domanda e l'offerta, per garantire i diritti fondamentali dei cittadini più esposti, quelli in cerca di lavoro, per riqualificare i disoccupati e gli inoccupati, questa è l'unica Regione d'Italia che non attua i provvedimenti nazionali, che non ha ancora recepito il riordino dei servizi dell'impiego. E però l'unico ufficio di collocamento che funziona, un mega ufficio di collocamento, è il Consiglio regionale, anzi la mania emendataria dei consiglieri, soprattutto di maggioranza, che ogni legge riducono a legge del personale.
Questo per dire non che il personale è dipendente della Regione o che il personale dipendente o comunque consociato di tutti gli enti diretti o indiretti non debba essere preso in considerazione, non debba essere oggetto anzi, soggetto di attenzione da parte della Regione! La Regione infatti, deve badare ai suoi collaboratori, non solo al ruolo unico regionale ma a tutti i collaboratori diretti e più vicini come la pupilla dei suoi occhi perché se non c'è la professionalità e oltre alla professionalità se non c'è l'affezione, se non c'è la dedizione, se non c'è la convinzione che per ogni persona che ha uno stipendio regionale - a partire da noi, che siamo i primi regionali; se non abbiamo il senso che tutto quello che è dato a tutti quelli che hanno qualcosa dalla Regione è dato dalla comunità dei sardi e quindi in ragione della parte che prende, che percepisce legittimamente per il servizio che presta ovviamente, per la funzione che svolge - altra parte grande della società sarda ha di meno, e spesso non ha niente, si perde il significato della propria funzione. Pertanto dobbiamo fare ragionamenti d'insieme e di equilibrio; diversi colleghi l'hanno fatto, da ultimo anche il collega Emanuele Sanna, io credo che questi ragionamenti debbano essere fatti con serietà e con equilibrio, perché i lavoratori e gli impiegati, i funzionari e i dirigenti abbiano tutto, tutto quello che è possibile che abbiano, tutto quello che è giusto che abbiano, ma con un criterio di funzionalità d'insieme, badando a quello che deve essere in meglio la Regione, ai compiti ai quali deve badare, alle funzioni che deve assolvere e alle utilità generali d'insieme che dobbiamo restituire, che dobbiamo costruire a vantaggio dell'intera comunità sarda.
Detto questo, vi sono alcuni punti della legge che meritano di essere valutati positivamente, approvati, non perché vadano benissimo, ma perché vanno già un po' meglio di come erano, in materia per esempio di stato giuridico del personale c'è un chiarimento, un chiarimento che per intanto introduce un elemento di serenità o di rasserenamento, perché sull'equivoco della normativa attuale ci sono contenziosi, ci sono aspettative legittime, ci sono aspettative meno legittime, c'è chi soffia sul fuoco - immaginate di questi tempi quanto è facile soffiare sul fuoco e quando è distruttivo soffiare sul fuoco - ci sono appetiti anche un po' disinvolti, ci sono mene clientelari che si esercitano qui, non solo negli anditi, ma anche dentro l'Aula, ci sono furberie di maggioranza che sarebbe il caso una volta per tutte di valutare per quello che sono, mere furberie.
Dicevo che c'è un miglioramento perché c'è un chiarimento, perché c'è una linearità sia nella definizione del comparto, sia nella definizione della normativa applicabile, si fa riferimento ad un contratto collettivo nazionale di lavoro più un integrativo regionale, il quale, non si dimentichi, consente di dare il tutto e il di più indispensabile e necessario, giusto, legittimo per funzioni specifiche che si debbono svolgere nel territorio; ma chi l'ha detto che il contratto collettivo nazionale di lavoro più l'integrativo regionale è di meno del ruolo unico regionale? Può darsi che per qualcuno sia di meno, per altri di più, può essere di più perché il ruolo unico regionale è disegnato, è pensato, è utile, è funzionale per i ruoli amministrativi, per i ruoli d'ufficio: quelle ore da quell'ora a quell'ora, quelle condizioni e quelle gerarchie. Chi opera nel territorio non deve avere di meno del dipendente regionale in ufficio, qualche volta deve avere di più in modo specifico e però mirato, funzionale alla delicatezza del compito e anche al rischio relativo al compito che spesso deve svolgere. Quindi di più o comunque di diverso e non necessariamente di meno.
Si usa il termine "regionalizzare": ma scusate, l'Ente foreste è regionale, i dipendenti dell'Ente foreste sono regionali in questa accezione; cosa vuol dire "regionalizzare"? Qui si confonde la rigidità del ruolo unico che è un abito, è un vestito ritagliato per certe funzioni, con la duttilità e l'articolazione, la migliore funzionalità che deve avere anche l'integrativo regionale che deve aggiungersi quindi alla garanzia essenziale, intangibile del contratto collettivo nazionale di lavoro. Quindi regionalizzare non vuol dire nulla perché questi lavoratori sono già regionali. "Pubblicizzare" non vuol dire niente perché il sistema delle garanzie pubbliche c'è già e meno male, e noi siamo favorevoli a che tutti i lavoratori abbiano un sistema di garanzia pubblica - cioè che le istituzioni garantiscono la continuità e la serenità e lo svolgimento ordinato di tutte le funzioni di lavoro - non solo quelli che svolgo attività riconducibili alle funzioni regionali dirette, ma anche alle funzioni regionali indirette, attinenti al suo sviluppo più complessivo.
Sotto questo profilo, i colleghi che vogliono ancora imperversare in questo modo, riducendo tutte le leggi a leggi del personale, non credo che stiano svolgendo al meglio la loro funzione neppure in ragione delle utilità generali della Regione, soprattutto quando hanno responsabilità di governo; non si governa proponendo emendamenti che tanto non passano, questo modo di governare, come dire, è squinternato: signori della maggioranza, se volete che i vostri emendamenti, passino, se li ritenete giusti, riunite la maggioranza, deliberi la Giunta, tiri di conto e porti in Aula la proposta di inserimento nel ruolo unico regionale dei seimila forestali, ma anche di tutti gli altri dipendenti diretti e indiretti della Regione, tiri di conto e dica: "la Regione così finisce; con ventimila dipendenti la Regione ha chiuso", assumetevi questa responsabilità! Questo vuol dire governare, assumersi responsabilità. Voi non potete dire: "Presento emendamenti e non mi interessa il loro costo", perché quegli emendamenti sempre qui avranno le loro ripercussioni: imponete i ticket per l'acquisto delle medicine, per le visite mediche d'urgenza, per il ricovero in ospedale - è un modo questo di esercitare responsabilità di governo - perché dite che il bilancio della Regione è bucato, che siamo alla pre bancarotta o alla bancarotta, come dice ogni tanto il Presidente della Regione; di sicuro lo dice anche l'Assessore della sanità, visto che ha decretato che tra qualche giorno tutti i sardi pagheranno un ticket per un ricovero in ospedale, per una visita medica o per un acquisto di medicine. Quindi si eserciti per favore responsabilità e, prima ancora della responsabilità, serietà.
Secondo noi la funzionalità dell'Ente foreste deve essere ancora migliorata almeno in due punti, e saranno gli oggetti dalla migliore riflessione che il Consiglio regionale deve in progress fare; le nuove leggi prima di tutto si attuano, si sperimentano, soprattutto quelle di riordino e di riforma, e poi via via si devono migliorare. Però in questa Regione ci vogliono sempre cinque, sette anni di discussioni preliminari, di elaborazioni, di confronti e di contrasti sociali, sindacali e politici per arrivare a fare una legge di riordino, poi ci vogliono altri sette anni perché quella legge possa essere applicata e poi, quando si inizia ad applicarla, si dice: "Ma ormai sono passati sette anni e non ha funzionato" - è chiaro, non l'hai applicata, come faceva a funzionare? - "quindi, siccome non ha funzionato, adesso la buttiamo via".
L'Ente foreste è istituito da quattro anni; per due, tre anni la nuova maggioranza non l'ha fatto funzionare, ha chiesto sempre proroghe e rinvii e devo dire che io sono rimasto estremamente colpito avendo assistito in Commissione all'audizione dell'Assessore regionale, cioè il rappresentante del Governo della Regione, il quale affermava - è tutto nei verbali, negli atti ufficiali del Consiglio regionale - che l'Ente foreste non era entrato in funzione per diverse ragioni: uno, perché non era stato adottato il regolamento; due, perché non era stata definita la pianta organica, e poi i dirigenti dell'Ente, sentiti dalla Commissione - è tutto certificato negli atti del Consiglio - hanno portato non solo il regolamento già elaborato, approvato e inviato alla Giunta, ma anche la pianta organica nuova già definita, già elaborata, già approvata, già inviata e già tutto fatto, per cui ci siamo trovati nell'imbarazzo di dire: "Ma insomma, com'è possibile governare in questo modo una Regione?". Nessuno ne attribuisce la colpa personalmente e direttamente all'Assessore qui presente, ma, evidentemente, all'Assessore i suoi uffici o parte dei suoi uffici avranno dato una nota nella quale era scritto che questi atti mancavano, perché non credo che l'Assessore si sia inventato questo; purtroppo così funziona la Regione, proprio quella Regione del ruolo unico funziona così, per cui all'Assessore non solo non si danno gli atti completi, ma manco l'informazione giusta; poco importa in questo caso, a questo fine almeno, per altri fini importa molto, che l'Assessore sia di destra; ai fini di avere un'informazione, ai fini di essere reso edotto di quello di cui l'amministrazione deve disporre, è ininfluente che sia di destra, però accadono anche queste cose, sul piano politico però devo constatare che per mettere a regime una legge di riordino e di riforma approvata quattro anni fa, ci sono voluti tre anni e siamo ai primi passi.
I due punti sui quali noi riteniamo che il Consiglio debba ancora intervenire e migliorare la legge riguardano in primo luogo il ruolo degli enti locali. Noi non riteniamo risolta la questione con l'aumento dei sindaci nel Consiglio di amministrazione da due a tre, perché la legge riguarda interventi nel territorio, che vuol dire interventi nei territori dei comuni o presso i comuni e comunque negli ambiti territoriali pubblici, per i valori non solo economici, ma per i valori sociali, per i valori comunitari che hanno i compendi pubblici, e meno male che oltre ai valori monetari, i compendi pubblici in questa Regione hanno conservato anche valori comunitari, cioè di appartenenza collettiva perché il giorno che cadrà per intero questo valore positivo di appartenenza, questi beni saranno esposti ancora a più rischi di quanto già non siano esposti e quindi il ruolo della comunità locale, che è rappresentata dai suoi amministratori, sulla qualità dell'intervento, sulla gestione, sulle prospettive locali di sviluppo, sull'utilizzazione migliore, non è delegabile a un sindaco di un qualsiasi comune, per cui non è risolta interamente la questione; certo non può essere l'assemblea dei 375 sindaci della Sardegna a governare quest'Ente, però deve esserci una rappresentanza, come dire, esponenziale, come c'è, può essere incrementata ma non è lì il punto decisivo, ma vi devono essere poteri più penetranti e più direttamente esercitabili da tutte le comunità locali, attraverso il potere costituito in sede locale di cui è espressione il sindaco; e quindi è un diverso ordine di questione che stiamo ponendo rispetto al numero dei sindaci presenti. I sindaci potrebbero essere anche cinque invece che tre, non abbiamo risolto ugualmente la questione sotto questo profilo.
Il secondo punto che va precisato e migliorato, che è già contenuto
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per concludere.
COGODI (R.C.). .... nella legge principale che è la legge 24 del '99, è il miglior raccordo tra l'attività propria di forestazione, di gestione del compendio forestale della Regione con tutte le attività connesse, cioè con le attività di sviluppo. E l'articolo 3 della legge 24 apre in questa direzione, soprattutto con la norma di cui alla lettera g) dove fra le funzioni dell'ente sono richiamate le attività collaterali finalizzate al miglior utilizzo economico dei beni e delle opere, delle risorse. Ecco, questa apertura va precisata e raccordata con le altre norme regionali in materia di sviluppo locale. Non solo con la programmazione negoziata, ma con i programmi per il lavoro, penso all'articolo 19 della legge 37, al piano straordinario del lavoro, ai 1300-1400 miliardi che la Regione ormai in questi tre-quattro anni ha attribuito ai comuni per promuovere lo sviluppo locale, quante imprese, quante attività economiche, quante nuove occasioni anche occupazionali di lavoro, di produzione in connessione con questa possibilità di intervento tecnico e professionale, di animazione e di assistenza qualificata che può dare l'ente foreste, quante di queste attività si potrebbero promuovere in sede locale? Ci torneremo su qualcuna di queste riflessioni nel corso dell'esame dell'articolato, per intanto a noi premeva sottolineare la bontà complessiva della proposta di legge e anche alcuni punti che secondo noi possono essere, se non necessariamente oggi, nella prospettiva migliorati.
PRESIDENTE. Per la Giunta ha facoltà di intervenire l'Assessore della difesa dell'ambiente.
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, signori consiglieri; non per ripetere l'affermazione che ha fatto qualche giorno fa il consigliere Balia, riferendosi alla mio atteggiamento discreto in quest'Aula, presente sempre quando si tratta di discutere argomenti di carattere non specificatamente interessanti l'Assessorato di cui istituzionalmente mi occupo, questa volta ho il dovere, forse andando un po' oltre le righe rispetto alla mia naturale discrezione, di presenziare alla discussione che si sta facendo sempre più importante...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia...
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. E sempre più interessante...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Per cortesia, scusi assessore, colleghi, per cortesia! Collega Rassu, per cortesia non disturbi l'oratore!
(Interruzioni)
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Sul disegno di legge 177 che prevede le modifiche rese necessarie nell'applicazione della legge 24/99.
Io, sinceramente, ammetto che inizialmente avevo forti perplessità sull'applicazione di questa legge, avevo forti dubbi sulla validità di una legge così importante che, approvata in scadenza di mandato durante la passata legislatura, doveva essere a mio giudizio, soprattutto critico, non ho motivo di dire il contrario, assolutamente rivista perché ero fortemente preoccupato.
Però debbo altrettanto sinceramente ammettere che i dati e l'esperienza via via maturata in questo biennio, che sta per diventare quasi un triennio di gestione dell'Assessorato all'ambiente, mi hanno portato a riconoscere invece che una legge di questo genere, se ben impostata, se ben condotta, se ben asservita alle necessità regionali, poteva e doveva costituire un banco di prova, soprattutto legato al ruolo che un ente di questo genere, così come oggi in quest'Aula da più parti si è ripetuto, e per numero di occupati e per, soprattutto, difesa di un patrimonio che è l'espressione della maggiore tutela ambientale della nostra Regione, deve poter svolgere.
Molti amministratori comunali, rispondendo ad una mia specifica richiesta, sulla gestione di un patrimonio comunale di rilevante interesse, che in certi casi supera i diecimila ettari per comune, che si poteva pensare che volessero gestire in maniera autonoma, tramite l'attribuzione a ciascun comune, pro quota, del finanziamento che la Regione tutti gli anni destina a questo scopo, mi hanno detto in maniera decisa, però veramente sentita: "Assessore, non mi può chiedere un sacrificio di questo genere perché io so che cosa significa amministrare nel mio territorio un patrimonio di questo genere con respoonsabilità che non possono essere soltanto le mie, perché in taluni casi per la gestione di questo patrimonio, il sottoscritto che le parla si sente comunque di rischiare la propria vita".
E allora, ecco la ragione per la quale io ritengo che sia importante far gestire questo patrimonio a un ente ma che deve essere naturalmente controllato in maniera quasi pedissequa dall'Assessorato di competenza, che è quello dell'ambiente. Però, in quest'Aula, così come ho già fatto in sede di Commissione, ho adesso il dovere di denunciare, perché mi sentano tutti i consiglieri, che - proprio in considerazione della norma prevista dall'articolo 4 ter del testo in discussione che dispone che del consiglio di amministrazione fanno parte due consiglieri esperti in materia forestale o agricola, provvisti di titolo di laurea e di esperienza maturata nell'amministrazione di enti o organismi pubblici o privati, designati dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore della difesa dell'ambiente - in capo al vigente onorabilissimo consiglio di amministrazione dell'Ente non ci sono questi riferimenti puntuali che per altro erano previsti anche dalla legge originaria. Non c'è la qualificata rappresentanza regionale soprattutto legata alla connessione con l'Assessorato e quindi mancava, e se mi permettete manca ancora oggi, questo rapporto di interesse che non è interesse di bottega, non è interesse su un'attività di gestione del territorio importante come è questa dell'ente, ma è finalizzato a rendere la gestione più rispondente a quegli indirizzi che la sua parte politica gli chiede di rappresentare e che l'Assessore deve poter dare.
Io ricordo che l'Ente è nato sulle ceneri dell'Azienda foreste demaniali, e assolutamente sono d'accordo sul fatto che il disegno di legge che è stato presentato già dal mese di febbraio del 2001 avrebbe dovuto essere discusso prima, ma di ciò naturalmente non posso dar la colpa all'attuale Commissione perché ritengo che, l'incapacità a gestire questo problema, della quale l'amministrazione è stata accusata, sia dovuta piuttosto alla normativa che oggi stiamo modificando, che rendeva assolutamente impossibile l'azione regionale. Sicché, non ho difficoltà a ammettere quanto è stato dichiarato, che io ancora non sapevo al momento dell'audizione da parte della Commissione, dell'esistenza del Regolamento e della pianta organica perché l'uno e l'altra dovevano essere resi attuabili a mio giudizio proprio dalle norme previste dal disegno di legge che ora stiamo discutendo.
MARROCU (D.S.). Doveva approvarli la Giunta.
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Perché io ritenevo che l'uno e l'altra non potessero essere posti in essere perché in capo alla legge, altrimenti noi avremmo avuto magari la tragica evenienza di vedere i concorsi che obbligatoriamente per legge l'Ente è tenuto a bandire per coprire le carenze del proprio organico, perché è vero quanto è stato detto in Aula oggi che gli organici non sono stati ripristinati. Gli organici nel tempo hanno subito soltanto delle modificazioni di leggerissima importanza, ma soprattutto con l'emorragia che c'è stata non appena la legge è entrata in vigore, a causa del ritorno presso l'amministrazione regionale, dei dirigenti che svolgevano compiti di importanza vitale, l'Ente si è trovato sprovvisto di una struttura dirigenziale, di una struttura organica capace di gestire problemi tipo quelli che sono stati oggi evidenziati.
Io ritengo che sia assolutamente accoglibile, per quanto la Giunta possa esprimersi al riguardo, il testo proposto dalla Commissione. Vengono ampliati i compiti dell'Ente in materia antincendio e di attività vivaistica forestale, mentre gli sono stati sottratti quelli in materia faunistica e di assistenza agli enti locali previsti dalla legge vigente.
Io ritengo che l'importante, importantissimo ruolo che l'Ente deve svolgere, soprattutto per le sue funzioni antincendi, e ne sto vivendo insieme a voi le esperienze in questi giorni, debba essere motivo di particolare interesse. Si ridisegna la nomina e la composizione del consiglio di amministrazione e i requisiti del suo Presidente, ampliando il ruolo degli enti locali, perché è giusto che i comuni le cui terre costituiscono la totalità del patrimonio dell'Ente, siano idoneamente rappresentati e siano in maggioranza nel consiglio di amministrazione dell'Ente; e che ai due consiglieri nominati dalla Giunta su proposta dell'Assessore debbano fare da contraltare i tre consiglieri indicati dal Consiglio delle autonomie locali.
Non è stata inoltre confermata la disciplina sull'organizzazione del collegio dei revisori, per cui al riguardo vengono richiamate le nuove norme stabilite dall'articolo 5. Viene nella sostanza confermato il controllo di gestione affidato però, questo è il punto notevole e a mio giudizio innovativo, ad un apposito ufficio da istituirsi con regolamento dell'Ente, quindi quello vigente deve essere opportunamente modificato e aggiornato perché con questo nuovo regime le verifiche e i controlli faranno capo, come è giusto che sia, all'Esecutivo e quindi saranno riconducibili all'Aula, sempre che l'Aula ne voglia prendere cognizione diretta.
Per quanto riguarda il regime contrattuale dei dipendenti dell'ente si accoglie il riferimento al contratto collettivo del settore agricolo. E` questo un punto molto delicato, è un punto importante, perché a giudizio mio e della Giunta non si può pensare di regionalizzare i dipendenti dell'Ente forestale...
MARROCU (D.S.). Assessore, il suo Gruppo ha presentato un emendamento in tal senso.
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Abbiate pazienza...
PRESIDENTE. Colleghi per cortesia, lasciamo concludere l'Assessore.
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Io sto esprimendo un mio giudizio, abbiate pazienza, ognuno si farà carico del proprio. Allora è importante, dicevo, che la decisione sul regime del rapporto di lavoro del personale nasca da un'intesa, diciamo, se fosse possibile, collegiale di quest'Aula, perché è cosa importante, importantissima che si faccia carico al personale dell'Ente la responsabilità della sopravvivenza dell'Ente e non si può pensare che invece questo personale debba essere assolutamente, sotto ogni titolo e sotto ogni aspetto, regionalizzato; deve essere invece trattato, a mio giudizio, con lo stesso equilibrio e la stessa misura retributiva del personale regionale, con un contratto che è un contratto agricolo, integrato da un contratto regionale che può e deve comparare le diverse funzioni, soprattutto a livello dirigenziale. Ed è per questo che mi sono permesso di presentare io stesso un emendamento per l'equiparazione della percentuale di posti da riservare gli interni che deve essere pari a quella prevista dalla legge che è stata in questi giorni approvata sull'ordinamento del personale regionale che dispone che il cinquanta per cento dei posti da mettere a concorso sia riservato agli interni. Io ritengo che anche questo sia un atto dovuto per l'importanza di questo Ente, e del riordino complessivo del personale che, a mio giudizio, ha importanza vitale nella vita di questo Ente.
E' stata quindi, in buona sostanza, ribadita la disciplina transitoria dell'Ente; all'articolo 10 si stabilisce proprio la transitorietà nell'attesa che venga poi promulgata la legge, con gli emendamenti che saranno proposti e, ritengo, approvati.
In materia di assunzione - altro aspetto importante - viene ampliato il ricorso all'avvio numerico tramite gli uffici di collocamento, il cui regime risulta così esteso anche al personale tecnico specializzato oltre che a quello generico. E` importante perché le amministrazioni comunali che si sentono private, per le ragioni che abbiamo detto, del patrimonio forestale e degli usi e degli utilizzi di questo patrimonio non possono...
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per concludere, Assessore.
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Devono poter fare affidamento sulla gestione, soprattutto del proprio territorio, con personale che ivi è nato e svolge la propria attività. Io ritengo che in questo modo sia consentito procedere con ordine e con il rispetto delle autonomie locali, soprattutto in questo campo, sancendo il criterio - che è sacrosanto per noi che abbiamo per il lavoro un rispetto notevole - secondo il quale le amministrazioni locali devono poter contare per le assunzioni sulle proprie risorse.
L'articolo 12 ormai rende superflua la proroga e ritengo che se l'Aula approverà con la dovuta intelligenza, con la dovuta sensibilità questo disegno di legge, avremmo fatto tutti, ma io soprattutto, un passo avanti nella gestione di un Ente che - a mio giudizio - è il più importante della vita regionale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, su che cosa intende intervenire?
FADDA (Popolari - P.S.). Sull'ordine del giorno, siccome ho visto che è arrivato il Presidente della Giunta, se è possibile, perché credo che sia nei pressi...
PRESIDENTE. Sì, Onorevole Fadda, non so, il Presidente Pili attualmente non è presente in Aula.
FADDA (Popolari - P.S.).. Siccome stamattina...
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, mi scusi, adesso il problema che abbiamo di fronte è quello della conclusione della discussione generale e della votazione del passaggio all'esame degli articoli. Quindi, vi pregherei di intervenire su questo. Appena l'onorevole Pili verrà o riterrà opportuno venire in Aula, eventualmente lei potrà sollevare altre questioni.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Noi abbiamo visto adesso che sono stati presentati una serie di emendamenti a questa legge, alcuni dei quali modificano totalmente il quadro nel quale abbiamo lavorato in Commissione e contraddicono le stesse dichiarazioni conclusive che l'Assessore all'ambiente ha reso a nome della Giunta in quest'Aula, a conclusione della discussione generale di questa legge. Allora le chiedo se è possibile una sospensione di un quarto d'ora perché vorremmo cercare di comprendere, dai Capi Gruppo della maggioranza, in quale modo si intenda procedere così da decidere quale sarà il nostro atteggiamento per quanto riguarda l'eventuale presentazione di emendamenti e per quanto riguarda anche le modalità di votazione su questi emendamenti che sono già stati presentati.
PRESIDENTE. Va bene. Informo i colleghi che la conferenza dei Capi Gruppo aveva già stabilito in tutti i casi la settimana scorsa che i lavori per questa settimana, per quanto riguarda il pomeriggio, sarebbero iniziati alle ore 16 e si sarebbero conclusi alle ore 21 anziché alle ore 20, come prassi normale, quindi, avverto i colleghi che i lavori di stasera si interromperanno alle ore 21. Adesso accogliamo la richiesta di sospensione per l'esame degli emendamenti; i lavori riprenderanno alle ore 20.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 39, viene ripresa alle ore 20 e 22.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. Voglio informare i colleghi che la Terza Commissione è convocata in Aula e si riunirà a fine seduta. La Conferenza dei Capi Gruppo è prevista per domani mattina alle ore 10. I lavori dell'Aula, invece, riprenderanno domani mattina alle 10 e 30 poiché c'è anche da una conferenza stampa; cerchiamo di rendere tutto compatibile. Cominceremo i lavori domani mattina alle 10 e 30.
Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I. - Sardegna). Chiedo un quarto d'ora di sospensione per consultarmi con i miei colleghi.
PRESIDENTE. Onorevole Corona, io mi permetto di suggerire a lei e a tutti i colleghi di trasformare questo quarto d'ora in una mezz'oretta; chiudiamo i lavori e così se c'è bisogno di interlocuzioni interne alla maggioranza queste possono essere fatte. D'altra parte, lavorare un quarto d'ora non mi sembra molto utile.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari - P.S.). Presidente, io approfitto della presenza del presidente Pili per rinnovare la richiesta che già ho fatto questo pomeriggio; noi come centro sinistra abbiamo chiesto, presidente Pili, che lei, utilizzando o l'articolo 120 o anche il 121 per cercare di ridurre gli interventi, riferisca in Aula su quanto è accaduto in questi giorni per quanto riguarda l'acquisizione, tra l'altro uno dei soci è la SFIRS, da parte di un gruppo di imprenditori sardi della Starwood Hotel, oppure se intende rispondere domani mattina a delle interpellanze che sono state presentate dai vari Gruppi politici sull'argomento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
PILI, (F.I. - Sardegna) Presidente della Giunta. Presidente, io ringrazio l'onorevole in Fadda per questa ulteriore sollecitazione che mi viene rivolta. Essendo una materia complessa, sulla quale la Giunta regionale non ha ufficialmente ricevuto nessuna comunicazione formale dalla SFIRS e essendo d'altro canto una trattativa di carattere privatistico - l'unico rilievo pubblico sarebbe quello della presenza nella cordata della stessa SFIRS - non avendo elementi ancora in mano né l'Esecutivo né io personalmente, non posso dare quei ragguagli che però mi impegno a dare nel momento in cui riceverò le comunicazioni ufficiali da parte della SFIRS.
CUGINI (D.S.). E' possibile sapere se il consiglio di amministrazione della SFIRS si è pronunciato?
PRESIDENTE. Colleghi, non posso aprire su questo argomento un dibattito; è stata posta una domanda al Presidente Pili. Il Presidente Pili ha dato comunque una risposta e io credo che su questo argomento riprenderemo poi la discussione.
Ricordo ai colleghi che la Conferenza dei Capi Gruppo è convocata per domani mattina alle 10, lo ripeto ancora una volta. Il Consiglio riprenderà alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 20 e 26.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA FADDA - SANNA Emanuele - DORE - COGODI - BALIA - SANNA Giacomo - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI . DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sui ritardi che impediscono la soluzione delle problematiche legate alla realizzazione della diga di Monti Nieddu.
I sottoscritti,
premesso che ad oggi nessuna risposta è pervenuta alla interrogazione urgente presentata in data 25 giugno 2002 dai sottoscritti sullo stesso oggetto;
premesso che a seguito della presentazione della mozione n. 58 a firma dei consiglieri regionali del centrosinistra e sardisti, il Consiglio regionale il 21 febbraio u.s. a conclusione del dibattito ha aprovato un o.d.g. che impegnava la Giunta regionale:
- a reperire le risorse finanziarie, anche nell'ambito dell'APQ delle risorse idriche e del collegato infrastrutturale della legge obiettivo, necessarie per la immediata ripresa dei lavori per il completamento della diga e di tutte le infrastrutture idrauliche e di distribuzione dell'acqua nel comprensorio interessato;
- a reperire l'ulteriore fabbisogno finanziario necessario alla realizzazione di quelle opere complementari e di adduzione, già progettate dal Consorzio di Bonifica, al fine di rendere funzionale e operativo l'intero schema idrico di Monti Nieddu;
- a trovare le soluzioni più idonee per garantire la necessaria continuità occupativa alle maestranze già impegnate nella costruzione della diga garantendo nel contempo i servizi indispensabili di guardiania e di sicurezza degli impianti e dei cantieri per evitare, in attesa della ripresa dei lavori, che gli stessi subiscano danneggiamenti e compromissioni;
- a mettere in essere, oltre ad ogni prerogativa legislativa assegnata al commissario straordinario per l'emergenza idrica, le eventuali e necessarie intese con il Governo nazionale e i suoi Dicasteri competenti per una positiva e rapida risoluzione della vertenza;
constatato che ad oggi permangono, tutte inalterate, le problematiche evidenziate con la mozione e preoccupati dal fatto che risulterebbe che la Giunta regionale non abbia attuato alcun provvedimento in relazione agli impegni sanciti dall'ordine del giorno approvato dal Consiglio,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere quali iniziative la Giunta regionale ha intrapreso per attuare le disposizioni contenute nell'ordine del giorno approvato dal Consiglio e quali sono, nel caso la Giunta regionale fosse inadempiente, le motivazioni per le quali sono stati disattesi gli impegni contenuti nel documento, e per conoscere se non si ritiene urgente e improcrastinabile, visto l'aggravarsi della crisi idrica in Sardegna, attuare con immediatezza i provvedimento disposti dal documento richiamato e approvato in Consiglio in data 21 febbraio 2002. (258)
INTERPELLANZA MANCA - SANNA Giacomo sulla situazione della laguna di San Teodoro.
I sottoscritti, premesso che:
- il comune di San Teodoro ha acquisito ormai da qualche anno, rilevandola dal Tribunale di Milano dalla liquidazione della FIGIMA S.p.A., la laguna di San Teodoro, inserita nell'elenco delle zone speciali di conservazione dei siti di importanza comunitari, individuati secondo i criteri di selezione indicati nell'allegato III della Direttiva "Habitat" 92/43 CEE;
- fra le misure della zona speciale di conservazione vanno evidenziate quelle che prevedono all'occorrenza appropriati piani di gestione specifici, anche integrati ad altri piani di sviluppo; lo stagno di San Teodoro è, infatti, un biotipo di elevato interesse ecologico e presenta varie qualità di habitat per la vita di molte specie animali appartenenti sia alla fauna ittica che terrestre;
- nello stagno lagunare e nelle attigue pertinenze palustri sono presenti numerose specie ittiche: cefali, spigole, anguille, sogliole, orate, mormore, occhiate, parlotti, aguglie, arselle, mitili, ostriche, vongole ed altri molluschi; vi soggiornano abitualmente colonie di fenicotteri rosa, cormorani, aironi cenerini, pavoncelle, anatidi di vario tipo, folaghe, martin pescatore, gallinelle d'acqua, beccaccini, gabbiani corsi e reali, piro piro, fraticelli, rondini di mare, sgarze ciuffetto, aironi rossi, pettegole, gheppi, falchi di palude; sono presenti lungo le rive: lentischi, mirti, pungitopo, rosmarini, giunchi, tamerici, ginepri, sabine, olivastri, canneti;
- l'Amministrazione comunale di San Teodoro ha predisposto un progetto integrato finalizzato all'attività ittica e ad attività di tipo faunistico ambientale, legate al turismo ecologico, costituendo, per la realizzazione degli interventi una apposita società mista, denominata Stagno di San Teodoro S.p.A., con capitale sociale di euro 801.950 di cui euro 517.000 effettivamente versato, partecipata per il 30 per cento dall'Amministrazione comunale ed il restante 70 per cento distribuito fra i cittadini della comunità teodorina;
- scopo principale della società, operativa da circa due anni, è quello di gestire con criteri di economicità lo specchio acqueo della laguna e tutte le sue pertinenze con la collaborazione e la partecipazione di operatori e cittadini di San Teodoro;
- la Stagno San Teodoro S.p.A. ha più volte segnalato al competente Assessorato regionale della difesa dell'ambiente precisi e tempestivi interventi, da approntare con urgenza, per eliminare alcune condizioni che hanno determinato situazioni ecologicamente incompatibili con la natura del sito;
- detti interventi sono stati sintetizzati essenzialmente nei tre punti, presentati dalla società Stagno di San Teodoro, sotto forma di elaborati progettuali anche sui POR e che riguardano:
§ l'eliminazione delle acque reflue del depuratore comunale che, rappresentano una delle principali cause dell'eutrofizzazione delle acque;
§ la bonifica e la valorizzazione turistica della laguna;
§ il rifacimento dei lavorieri di cattura con il miglioramento della foce a mare per un più accelerato ricambio delle acque;
- alla fine del mese di giugno la laguna di San Teodoro è stata teatro di un disastro ecologico ed ambientale senza precedenti, con una straordinaria moria di pesci per l'accertata anossia delle acque e con ovvie implicazioni per quanto attiene le attività turistiche;
- la Stagno San Teodoro S.p.A. ha periziato un danno al momento stimabile in euro 195.000;
- l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente non ha partecipato alla riunione convocata dall'Amministrazione comunale di San Teodoro all'indomani del disastro che ha interessato la laguna,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:
a) se l'Amministrazione regionale intenda partecipare al risarcimento dei danni della società Stagno San Teodoro S.p.A., derivanti dal disastro ambientale annunciato e puntualmente verificatosi;
b) quali siano le valutazioni dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente, riguardo ai progetti di intervento proposti dalla Stagno San Teodoro S.p.A.;
c) quali siano le responsabilità dell'Amministrazione regionale, riguardo al ritardo negli interventi, evidenziati dal Sindaco del Comune di San Teodoro;
d) quali interventi urgenti siano stati predisposti per ripristinare l'ossigenazione delle acque della laguna;
e) se sia a conoscenza che un altro sito di straordinaria valenza ambientale "Sa Curcurica", sito nel territorio di Orosei in località Bide Rosa, versa in situazioni ambientali drammatiche e presenta un avanzato fenomeno di anossia delle acque;
f) se non ritenga opportuno intraprendere necessarie iniziative per garantire interventi tali da salvaguardare i siti ambientali di importanza comunitaria, attraverso la realizzazione di apposite opere che garantiscano misure adeguate di conservazione, necessarie al mantenimento o al ripristino degli habitat naturali e seminaturali, nonché la tutela della flora e della fauna selvatica. (259)
INTERPELLANZA Pacifico - Sanna Salvatore - Cogodi - Dettori - Dore - Manca - Orrù - Pinna - Scano sul progetto di realizzazione dell'impianto di discarica controllata di tipologia 2B da realizzarsi in località "S'Arenaxiu" nel Comune di Serdiana da parte della Società Ecoserdiana S.p.A. di Cagliari.
I sottoscritti,
premesso che la società Ecoserdiana S.p.A. in data 7.5.1984 ha inoltrato una richiesta tendente ad ottenere l'autorizzazione alla realizzazione e alla gestione di un modulo di discarica di tipologia 2C per lo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi, corredandola di relativo progetto esecutivo in data 11.12.1986;
ricordato che con provvedimento n.16871 datato 23.12.1985, reiterato in data 22.11.91. l'Assessorato regionale della Difesa dell'Ambiente ha emesso il proprio parere favorevole approvando il progetto proposto dalla società Ecoserdiana S.p.A.;
tenuto conto che la realizzazione dell'impianto nella località di S'Arenaxiu ha alimentato fin dall'inizio forti preoccupazioni tra gli abitanti della zona, in particolare sul rischio di rilascio di significative quantità di sostanze tossiche e nocive con situazioni di grave pericolo per l'ambiente e per la salute dei cittadini;
rimarcato che il Comitato per la salvaguardia dell'ambiente di Parteolla, in fase di procedimento per la compatibilità ambientale dell'opera, formulò le seguenti osservazioni:
a) a meno di 2 Km dalla discarica sono localizzati i pozzi di alimentazione dell'acquedotto comunale di Dolianova;
b) le aree immediatamente circostanti la discarica sono destinate a colture ad alta redditività ;
c) gli strumenti urbanistici del Comune di Donori prevedono la localizzazione di insediamenti industriali e di una zona sportiva a meno di 2 Km di distanza;
sottolineato che in data 6.7.92 il Ministero dell'ambiente, di concerto con il Ministro per i beni culturali ed ambientali, ha espresso un giudizio positivo circa la compatibilità ambientale del progetto di "Impianto di eliminazione di rifiuti tossici e nocivi mediante trattamento e stoccaggio in discarica di II categoria, tipo C in Comune di Serdiana, località S'Arenaxiu";
evidenziato che nell'esprimere giudizio positivo detti Ministeri hanno imposto l'ottemperanza di numerose e puntuali prescrizioni tra le quali occorre menzionare la richiesta ai soggetti pubblici competenti di:
a) imporre un vincolo di inedificabilità sull'area compresa in un raggio di 2 (due) km dal sito dell'opera;
b) definire, al termine dell'esercizio degli impianti, destinazioni d'uso delle aree, da questi interessate, che non comportino rischi per la salute, la sicurezza e l'ambiente;
c) proseguire le azioni di monitoraggio della qualità delle acque di falda per un periodo di tempo di almeno 50 (cinquanta) anni;
rilevato che la realizzazione di detto modulo di discarica 2C (che prevede un volume di 132.000 mc. di rifiuti speciali realizzato in parte in escavo e in parte in rilevato) è inserito in un preesistente e più vasto impianto modulare di smaltimento, articolato in moduli di discarica di I categoria e di II categoria di tipo B;
ricordato che la realizzazione della discarica di tipologia 2 C è stata a suo tempo denegata dall'amministrazione regionale in quanto tale tipologia era espressamente vietata dal Piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti del 1992;
evidenziato che la società Ecoserdiana S.p.A., preso atto della impossibilità di realizzare in Sardegna un impianto di tipo 2C, ha richiesto l'autorizzazione a realizzare un impianto per lo smaltimento di rifiuti speciali, di tipologia 2B, in quanto compatibile sia con la pianificazione regionale del 1992 che con quella attualmente in corso, già predisposta ed in procinto di essere esaminata da parte della Giunta regionale;
tenuto conto che il parere positivo da parte del Ministero dell'ambiente sulla valutazione di impatto ambientale del progetto è relativo solo all'impianto originario di tipo 2C, mentre per quello attuale manca qualsiasi parere positivo circa la sua compatibilità ambientale;
preso atto della diversa natura della tipologia di rifiuti da smaltire nell'impianto della tipologia 2B ;
ricordato che nei giorni 10.1.2002, 21.1. 2002 e 4.2.2002 si è tenuta, presso l'assessorato della Difesa dell'Ambiente, la Conferenza Istruttoria, di cui all'articolo 27 del decreto legislativo n. 22 del 1997, sul progetto definitivo dell'impianto da realizzarsi in località S'Arenaxiu, alla quale non sono stati invitati i sindaci di Dolianova e di Donori a cui viene chiesta la modifica del Piano Urbanistico per poter realizzare l'impianto;
rilevato che la Conferenza Istruttoria si è conclusa con l'espressione di una valutazione favorevole alla realizzazione dell'impianto in argomento da parte di tutti i partecipanti;
sottolineato che la Giunta regionale della Sardegna, con deliberazione n. 10/50 dell'8 aprile 2002, in accoglimento della proposta dell'Assessore della difesa dell'ambiente, ha approvato il progetto definitivo per la realizzazione dell'impianto di discarica controllata di tipologia 2B, per lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, presentato dalla Società Ecoserdiana S.p.A., da realizzarsi in località S'Arenaxiu, nel Comune di Serdiana;
tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri regionali chiedono di interpellare il Presidente della Regione e gli Assessori regionali dell'ambiente e dell'industria per sapere:
1) il motivo per cui la Giunta regionale ha ritenuto di approvare il progetto definitivo per la realizzazione di un impianto di discarica controllata per lo smaltimento di rifiuti speciali senza che vi fosse uno specifico parere positivo di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell'ambiente, visto che quello rilasciato in data 6 luglio 1992 riguarda esclusivamente l'impianto di tipologia 2C (non previsto dal Piano regionale dei rifiuti del 1992) e non quello della tipologia 2B approvato lo scorso 8 aprile con deliberazione della Giunta n.10/50;
2) se non ritengano opportuno, nell'ambito delle specifiche competenze di ciascuno, attivare tutti gli strumenti e le iniziative necessarie a richiedere una nuova pronuncia di compatibilità ambientale dell'impianto che dovrà realizzarsi in località S'Arenaxiu, visto che, come sottolineato anche dal Rappresentante del C.F.V.A nel corso della Conferenza Istruttoria, vi è una sostanziale diversità tra i rifiuti da smaltire nell'intervento attuale rispetto a quello originario;
3) se il rispetto delle prescrizioni tecniche poste dal Ministero dell'ambiente in occasione del parere positivo di compatibilità ambientale dell'impianto della tipologia 2C siano oggi sufficienti, oltre che a prevenire il rischio di un eventuale rilascio di sostanze tossiche e nocive, di contaminazione delle falde acquifere, del suolo e dell'aria, anche al rispetto della legislazione vigente (Decreto Ronchi del 1997);
4) se il parere espresso dal Ministero dell'ambiente nel luglio del 1992 sia compatibile con le modifiche del tessuto urbanistico e dell'espansione abitativa avvenute dalla data di valutazione di impatto ambientale;
5) se la Giunta non ritenga opportuno sospendere l'autorizzazione concessa per l'impianto da realizzare nel sito di S'Arenaxiu fino a un nuovo parere da parte del Ministero dell'Ambiente sulla valutazione di impatto ambientale dell'opera;
6) quali misure l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente intenda adottare affinché in fase di autorizzazione all'esercizio dell'impianto vengano recepite tutte le prescrizioni per una corretta gestione della discarica ;
7) quali misure l'Assessorato regionale dell'industria intende adottare per evitare che, in fase di gestione dell'impianto, i materiali estratti negli scavi per la risagomatura del sedime della discarica non vengano alienati come prodotti di cava, bensì utilizzati nella ricopertura finale della discarica al suo esaurimento. (260)
INTERPELLANZA DETTORI - PINNA - BALIA - DEIANA - PACIFICO - SCANO sulla grave situazione in cui versano gli studenti e gli ERSU di Sassari e Cagliari.
I sottoscritti, premesso che:
- l'Unione degli universitari e il Comitato spontaneo studenti borsisti hanno organizzato, presso l'Assessorato della pubblica istruzione, un sit in per protestare contro il ritardo nel pagamento delle borse di studio dell'ERSU che doveva avvenire entro il 30 giugno;
- il medesimo ritardo nell'erogazione della seconda rata era avvenuto anche nel 2001 creando numerosi disagi agli studenti;
considerato che:
- il Consiglio di Amministrazione dell'ERSU di Sassari è decaduto dal 5 maggio u.s., quello di Cagliari dal 24 giugno ed entrambi non sono stati ancora rinominati o retti da un Commissario straordinario;
- nel 1999, a Cagliari, alla scadenza del CdA, per garantire la continuità amministrativa e impedire le interruzioni nel servizio, venne nominato come Commissario il Presidente uscente per un periodo di circa tre mesi;
- la situazione attuale degli Enti per il DSU, privi da lungo tempo di guida, è illegittima, insostenibile e provoca pesanti ripercussioni tra gli studenti;
- l'Ente di Sassari a tutt'oggi non ha ancora provveduto ad approvare un bilancio per il 2002 e i bandi per le provvidenze agli studenti per l'Anno accademico 2002/2003;
- il D.P.C.M. in vigore prevede il termine del 10 agosto per la presentazione delle domande;
preso atto dei gravi disagi ai quali andranno incontro gli studenti dell'Università di Sassari che per il prossimo anno non riceveranno borse di studio e posti alloggio o li avranno con gravissimi ritardi che potranno pregiudicare il regolare corso di studi;
constatato che la situazione dell'Ente di Cagliari appare meno drammatica, ma la mancanza di un vertice inizia a produrre conseguenze negative e agitazioni tra gli studenti;
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della pubblica istruzione per conoscere:
1) quali siano i motivi che hanno impedito l'insediamento dei nuovi Consigli di Amministrazione;
2) se non ritengano opportuno provvedere con la massima urgenza alla nomina di un Commissario straordinario, in possesso di requisiti tecnici e conoscenze specifiche sul diritto allo studio universitario che gli consentano di assumere immediate decisioni operative nell'interesse degli studenti. (261)
N. 262/c-5
INTERPELLANZA SANNA Alberto sulle conseguenze dell'infestazione da "lymantria dyspar" nelle querce da sughero e nelle roverelle.
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Il sottoscritto,
visti i gravissimi danni che il parassita oggetto sta provocando al patrimonio boschivo e ambientale dell'Alto Oristanese e di gran parte della Sardegna con gravissime conseguenze anche economiche;
considerato che le amministrazioni locali dell'Alto Oristanese, del Barigadu e della Marmilla interessate dal fenomeno, già da tempo hanno denunciato la gravità della situazione provocata dall'insetto che, aggiunto all'annoso problema della siccità, sta provocando dei danni incalcolabili al patrimonio boschivo delle sugherelle e delle roverelle presenti in quei territori;
sottolineato in particolare modo che i ricercatori dell'Università di Sassari, che già da tempo stanno studiando il fenomeno, hanno individuato diverse soluzioni tecniche ed in particolar modo i metodi di lotta biologica attraverso un insetticida già utilizzato in alcune aree con risultati positivi;
considerato che la legge regionale n. 21 del 1999 attribuisce alle Province le funzioni di controllo e lotta contro gli insetti nocivi ed i parassiti dell'uomo, degli animali e delle piante e che, a tutt'oggi, l'Amministrazione provinciale di Oristano non ha provveduto in merito venendo meno a un suo preciso compito istituzionale;
considerato infine, che l'Amministrazione regionale deve, nello specifico, esercitare funzioni generali di indirizzo, di controllo, di sostegno finanziario e, in caso di inadempienza degli enti preposti, anche funzioni sostitutive,
chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere quali atti abbiano o intendano porre in essere per fronteggiare la gravissima infestazione in atto nell'Alto Oristanese in gran parte del territorio regionale. (262)
INTERPELLANZA MANCA - SANNA Giacomo sulla mancata attivazione della BLON di La Caletta (NU).
I sottoscritti, premesso che:
- il problema della sicurezza a mare e l'inadeguatezza dei necessari servizi, nelle coste orientali della Sardegna, rappresenta una delle più importanti problematiche all'attenzione dell'opinione pubblica all'indomani delle evitabili tragedie, verificatesi dall'inizio della stagione turistica 2002;
- nel golfo di Orosei, nonostante le rilevanti presenze, non è disponibile alcun mezzo adatto a garantire l'incolumità dei bagnanti e più in generale le necessarie attività di vigilanza, prevenzione e repressione;
- dal 1992 al 1997 ha operato, dotata di unità navale, la base logistico navale di La Caletta, successivamente depotenziata, fino ad esser disattivata, con l'assegnazione in servizio, il 26 giugno 2000, dei due membri del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, presso la Base Navale C.F.V.A. di Olbia;
- in data 11 dicembre 2000, il competente Assessore regionale della difesa dell'ambiente, rispondendo all'interrogazione presentata sull'argomento dagli scriventi consiglieri regionali, aveva assicurato l'acquisizione di un mezzo nautico adeguato per la BLON di La Caletta ed il conseguente potenziamento del personale in servizio nella base logistica;
- in particolare si assicurava l'attivazione delle procedure per l'acquisizione del mezzo nautico, non appena approvati i complementi di programmazione del POR (Asse 1 Linea 1.3) ed in via straordinaria l'immediata riattivazione della base nautica di La Caletta, dotandola di un gommone;
- la maggioranza consiliare, a sostegno dell'attuale Giunta regionale, ha respinto, in sede di discussione della legge finanziaria, l'emendamento presentato dai sottoscritti consiglieri, tendente a garantire lo stanziamento delle necessarie risorse per l'acquisizione del mezzo nautico da destinare alla base nautica di La Caletta;
- il 20 giugno 2002, l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente e l'Assessore regionale dei lavori pubblici, avevano pubblicamente dichiarato il rafforzamento del BLON della Caletta, con l'assegnazione del necessario mezzo nautico, prelevandolo da altra base;
- nessuna iniziativa concreta è realmente avviata per restituire operatività alla BLON della Caletta, nonostante ricadano nella sua giurisdizione l'area protetta di Tavolara - Capo Coda Cavallo, la zona di tutela biologica di Orosei, zone di indiscutibile pregio quali Berchida, Biderosa e Osalla e zone di grande interesse naturalistico come la laguna di San Teodoro,
chiedono di interpellare l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:
1) se non intenda procedere con urgenza verso la riattivazione della BLON della Caletta, garantendo l'assegnazione di un mezzo nautico adeguato;
2) quali ragioni abbiano impedito la definitiva acquisizione del mezzo nautico, fino ad oggi soltanto promesso, considerato che l'asse 1 linea 1.3, è stato regolarmente approvato dal Consiglio regionale;
3) se non giudichi opportuno intervenire tempestivamente, considerata l'inderogabilità di interventi, tali da restituire efficacia, sicurezza ed efficienza all'indispensabile servizio di vigilanza e prevenzione, in un tratto di costa delicato e che registra considerevoli presenze turistiche. (263)
INTERPELLANZA SANNA Salvatoresull'attività dell'Area marina protetta di Capo Carbonara nel comune di Villasimius.
richiamata l'Intesa di Programma per l'istituzione delle Aree marine protette in Sardegna previste dalla Legge 31 dicembre 1982 n. 979 e dalla Legge 6 dicembre 1991 n. 394, siglata a Roma il 22 aprile 1997 dal Presidente della Regione autonoma della Sardegna, dall'Assessore regionale alla difesa dell'ambiente e dal Ministero dell'ambiente;
ricordato che con tale Intesa di Programma si istituiva anche l'Area marina di Capo Carbonara nel Comune di Villasimius, affidandone la gestione al suddetto Comune;
preso atto che tra le finalità e gli obiettivi previsti per la conduzione si sottolineavano: la conservazione e la valorizzazione del mare e delle sue risorse anche attraverso azioni di educazione ambientale, di informazione, sensibilizzazione e promozione, soprattutto, presso le scuole;
rilevato che tale Intesa di Programma prevedeva esplicitamente, tra l'altro, per la Regione un preciso ruolo di indirizzo e di controllo sulle attività di gestione;
richiamata, inoltre, l'Intesa istituzionale di Programma tra il Governo della Repubblica e la Giunta della Regione autonoma della Sardegna siglata tra le parti il 21 aprile 1999 che prevede la definizione di specifici Accordi di Programma Quadro relativi, alla lettera h.1 Sistema dei Parchi e delle riserve marine, a obiettivi di sviluppo sostenibile con le indicazioni delle relative risorse per il triennio 1999-2001 e alla lettera h.2 specifiche norme di attuazione per conferire alla Regione deleghe di funzioni amministrative concernenti la gestione, la tutela, la sorveglianza dei parchi e delle riserve marine e terrestri di interesse nazionale;
ricordato che a seguito delle succitate Intese la Regione avviava diversi corsi di formazione professionale finalizzati a creare validi operatori nei settori derivanti dalla gestione delle Aree marine protette e in particolare: dell'educazione ambientale, delle guide subacquee, della vigilanza, della pesca professionale locale, ecc. e che conseguentemente si formarono numerose cooperative e società giovanili che iniziarono così la loro attività lavorativa;
preso atto delle continue e preoccupanti notizie riportate dalla stampa locale relative alla inerzia dell'Ente gestore dell'Area marina di Capo Carbonara sia per quanto riguarda, in particolare, la predisposizione e l'approvazione dei programmi annuali e pluriennali di gestione indispensabili, tra l'altro, per ottenere i finanziamenti ministeriali e comunitari, sia per quanto riguarda l'attività di promozione, informazione e assistenza ai turisti, sia per quanto riguarda il Centro visite che parrebbe definitivamente chiuso;
evidenziato che tale stato di cose ha, di fatto, bloccato alcune attività fondamentali con un danno conseguente e immediato sia per l'Area marina protetta sia per le cooperative e gli operatori turistici soprattutto in termini di posti di lavoro;
tutto ciò premesso chiede di interpellare l'Assessore regionale alla difesa dell'ambiente per sapere quali azioni urgenti intenda porre in essere per rimediare a tale stato di cose che, oltre ai gravi danni richiamati, provoca grande incertezza e preoccupazione tra gli operatori turistici e la popolazione, e una complessiva caduta di immagine dell'Area marina di Capo Carbonara e del sistema delle Aree marine protette della Sardegna. (264)
INTERROGAZIONE LIORI - MURGIA - BIGGIO - CARLONI - CORDA - DIANA - FRAU - LOCCI - SANNA Noemi - USAI, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione di scogliere artificiali a difesa del litorale di Capoterra.
I sottoscritti,
avendo appreso che l'Associazione temporanea d'impresa (composta dalla società Acquatecno, nota perché gestisce il porto di Villasimius, e da noti imprenditori e professionisti cagliaritani) si sarebbe aggiudicata l'appalto di 3,2 miliardi di lire per la realizzazione di cinquanta sbarramenti longitudinali frangiflutti a difesa del litorale di Sarroch - Capoterra;
considerato che in tutto il Mediterraneo - Spagna, Grecia, Riviera adriatica, etc. - tale tecnologia è stata abbandonata in quanto obsoleta a favore dei "ripascimenti";
valutato che non ci sono certezze che l'intervento serva a proteggere dall'erosione il settore di Cala d'Orri - Su Loi, ponendo a grave rischio di erosione altre zone del litorale;
preso atto che i progettisti affermano che l'erosione dovrebbe essere modesta e che lo stesso era stato affermato dal medesimo progettista per la Spiaggia del Riso, che rappresenta uno dei casi di erosione accelerata provocata da errore progettuale tra i più gravi del Mediterraneo,
chiedono di interrogare gli Assessori regionali della difesa dell'ambiente, della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e degli enti locali, finanze e urbanistica per conoscere:
1) quali iniziative intendano prendere per impedire che venga attuato questo progetto che prevede la posa di parte delle scogliere artificiali (area Su Loi) sulla "Posidonia oceanica" in netto contrasto con le normative nazionali e comunitarie come attestato dalla verifica effettuata dalla mappatura del 2002 dal Ministero dell'ambiente;
2) se non ritengano che si tratti di un intervento che viaggia in direzione opposta alla auspicabile riqualificazione futura del litorale di Capoterra - Giorgino che si concorda debba prevedere il miglioramento della qualità delle acque marine e la realizzazione di una spiaggia a grande sviluppo trasversale con estensione lineare maggiore di quindici chilometri; riqualificazione fondamentale ai fini di una gestione integrata della fascia costiera del golfo di Cagliari, che non deve avere nel Poetto l'unico polo di attrazione turistico balneare;
3) se abbiano avuto segnalazioni e suggerimenti sull'argomento dalle associazioni ambientaliste che tanto hanno "girotondato" in qualità di protettori dell'ambiente sul caso Poetto. (509)
INTERROGAZIONE IBBA - BALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sui gravi disagi subiti dai sardi che viaggiano sulle linee della Tirrenia nel periodo estivo.
I sottoscritti
premesso che la Tirrenia, società concessionaria dei servizi, di trasporto passeggeri e merci da e per la Sardegna, dovendo per legge riservare una percentuale dei posti per i sardi residenti, ha operato l'incomprensibile scelta di mettere in vendita tali posti solo pochi giorni prima della relativa partenza;
considerato che tale scelta, soprattutto nei periodi estivi e durante le più importanti ricorrenze festive, crea incertezza e disagio per i sardi che devono raggiungere o lasciare la penisola, sia per l'impossibilità di programmare per tempo la partenza, sia per gli inevitabili affollamenti agli sportelli della società Tirrenia che sovente sfociano in conflitti e tensioni tra i richiedenti e la società;
rilevato che non si comprende la ragione per cui i posti riservati ai residenti non possano essere assegnati con prenotazione, seguendo le normali procedure, fino ad esaurimento della disponibilità;
constatato che, anziché, come prevede la suddetta legge, riservare un trattamento di favore nei confronti dei residenti in Sardegna, la Tirrenia ha finito per adottare un trattamento penalizzante ed assurdamente discriminatorio a discapito dei sardi;
rilevato altresì che il numero dei posti riservati risulta assolutamente insufficiente rispetto all'effettiva necessità;
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei trasporti per conoscere quali urgenti provvedimenti intendano adottare per ripristinare una situazione di equità per gli utenti sardi verso la Società Tirrenia, individuando nuove proposte più soddisfacenti di quelle attualmente applicate e volte ad ottenere un numero di posti più congruo alle reali esigenze dei sardi. (510)
INTERROGAZIONE GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sul ventilato ridimensionamento dell'Ufficio dell'Ispettorato agrario di Pozzomaggiore.
Il sottoscritto,
appresa la notizia di un possibile declassamento dell'Ufficio dell'Ispettorato agrario di Pozzomaggiore che passerebbe da settore a sub-unità operativa;
considerato che tale iniziativa è ingiustificata alla luce dell'importante funzione che tale Ufficio ha svolto e svolge tuttora per tutti i comuni del Meilogu;
preoccupato per il fatto che tale provvedimento potrebbe essere il preludio per una chiusura totale dell'Ufficio, ipotesi da scongiurare fermamente,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agropastorale per sapere innanzitutto se la notizia è fondata e, qualora lo fosse, quali atti intenda adottare la Giunta regionale perché tale disegno di declassamento ora e una successiva ipotesi di chiusura dell'Ufficio venga accantonata dall'Amministrazione regionale. (511)
INTERROGAZIONE PISANO, con richiesta di risposta scritta, sulla pericolosità della strada statale n. 128 nel tratto Monastir-Senorbì.
Il sottoscritto,
premesso che la strada statale n. 128, denominata "centrale sarda" che dal Comune di Monastir porta fino al Comune di Sorgono - attraversando per tutta la sua lunghezza i Comuni della Trexenta, del Sarcidano, della Barbagia di Belvì e del Mandrolisai - costituisce uno degli assi viari principali della nostra regione e risulta essere l'unico collegamento con l'area vasta di Cagliari per un bacino di popolazione di oltre 200 mila abitanti;
rilevato che la strada statale n. 128 essendo quotidianamente percorsa da oltre una decina di migliaia di autovetture e mezzi pesanti viene classificata come strada ad alta intensità di traffico;
considerato che nel tratto di strada della strada statale n. 128 che dal bivio per Ortacesus collega all'abitato di Senorbì, lungo circa cinque chilometri, la carreggiata è larga appena 5 metri e ottanta centimetri divisa in due corsie e che lungo la stessa, all'altezza del Km 15,900, è presente una curva, tristemente denominata "curva della morte", che ha caratteristiche di grave pericolosità per l'incolumità degli automobilisti , per via della totale mancanza di visibilità, di un raggio di curvatura ridottissimo, di una pendenza non uniforme;
constatato che negli ultimi due mesi in questo tratto di strada sono occorsi numerosi gravi incidenti stradali nei quali hanno perso la vita quattro persone e oltre una decina hanno riportato gravi ferite e due di questi incidenti mortali si sono verificati proprio nella curva al 15,900 Km;
riferito che il 6 luglio scorso la popolazione della Trexenta, con a capo i Sindaci, a seguito dell'ennesimo incidente mortale nel quale quattro giorni prima aveva perso la vita la giovane studentessa Giovanna Saruis di Mandas ha clamorosamente ma silenziosamente manifestato chiedendo l'urgente prosieguo dei lavori di allargamento, messa in sicurezza e adeguamento dell'ultimo tratto della strada statale 128, quello compreso tra il bivio per Ortacesus e l'abitato di Senorbì, che nonostante in assoluto sia il tratto più pericoloso inspiegabilmente i lavori di allargamento e sistemazione non sono stati eseguiti,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere se non ritengano di dover assumere, con la massima sollecitudine, ognuno per le proprie competenze, tutte le iniziative necessarie nei confronti del Ministero delle infrastrutture e dell'ANAS:
1) perché con somma urgenza venga avviata l'esecuzione dei lavori di allargamento, messa in sicurezza e adeguamento dell'ultimo tratto di viabilità della strada statale n. 128, compreso tra il bivio per Ortacesus e l'abitato di Senorbì, in modo da poter eliminare le insidie e i pericoli oggi esistenti per l'incolumità pubblica degli automobilisti, determinati dall'insufficienza e inadeguatezza strutturale di questo importante tratto di viabilità;
2) per accertare i motivi e le eventuali responsabilità in ordine alla mancata esecuzione dei lavori progettualmente previsti di allargamento, messa in sicurezza e adeguamento del tratto di viabilità della strada statale 128 compreso tra il bivio per Ortacesus e l'abitato di Senorbì. (512)
INTERROGAZIONE IBBA - BALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla insostenibile crisi della medicina specialistica territoriale accreditata.
I sottoscritti,
rilevato che la gravissima crisi dell'intera area della medicina specialistica territoriale convenzionata attualmente in regime di accreditamento provvisorio causata dall'ormai inaccettabile ritardo delle spettanze maturate (ormai superiore ai sette mesi nella ASL n 8 ), ha messo le strutture sanitarie ed i professionisti in essa operanti in condizione di non poter adempiere alla normale conduzione organizzativa ed economica degli studi eroganti il servizio, ricorrendo necessariamente, per poter far fronte alle scadenze economiche e fiscali maturate, al prestito bancario;
considerato che la suddetta medicina specialistica convenzionata c.d. esterna, con i suoi 202 studi specialistici quasi equiripartiti tra le branche a visita, la diagnostica strumentale, di laboratorio e fisiatria, con la sua imponente forza lavoro ed un notevolissimo indotto professionale e commerciale, per la sua capillarità nel territorio è in grado di assicurare e garantire prestazioni specialistiche quasi domiciliari, evitando ai cittadini la perdita di migliaia di ore di lavoro e rappresenta quel filtro ottimale che consente alle strutture ospedaliere pubbliche una maggiore adesione ai loro fini sanitari, di dedicarsi all'attività di ricovero per pazienti acuti non trattabili in altri ambienti di degenza, con risparmi di miliardi, sol che si consideri che una giornata di ricovero ospedaliero in Sardegna costa ben 413,17 €;
constatato che dai dati del 2001 si rileva che soltanto con 1'1 per cento della spesa sanitaria regionale si è automantenuto il vastissimo comparto occupazionale degli addetti a tale settore;
rilevato altresì che il tariffario regionale per le prestazioni sanitarie è vigente dal giugno del 1998, senza alcun adeguamento a tutt'oggi, risulta facilmente comprensibile di quale beneficio economico abbia potuto godere la Regione sarda rispetto all'incremento di spesa derivato dagli aumenti stipendiali sia del personale degli ospedali che delle ASL, nonché dall'adeguamento contrattuale della medicina di base e dall'incremento dei listini della farmaceutica;
ritenuto che l'attuale situazione avrebbe potuto essere evitata se l'Assessorato regionale della sanità, anziché ignorare il settore della medicina specialistica accreditata, avesse mantenuto in vita 1e commissioni per l'aggiornamento del nomenclatore tariffario e per la valutazione dei flussi di spesa consentendo in tal modo, con verifiche a cadenza trimestrale, di valutare l'andamento della spesa settore per settore e, qualora necessario, adottare, nel rispetto dei reciproci interessi, i correttivi necessari,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità per conoscere quali urgenti provvedimenti intenda adottare al fine di trovare eque soluzioni alla disastrosa situazione in cui si è venuta a trovare tale settore dell'assistenza sanitaria territoriale specialistica che rischia di escludere dal beneficio sanitario migliaia di cittadini e creare ricadute vieppiù negative sugli altri comparti del Servizio Sanitario Regionale con aggravio di costi e aumento dei disservizi. (513)
INTERROGAZIONE LAI - MORITTU - SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sulla ipotesi di declassamento degli Uffici dell'Ispettorato Ripartimentale dell'Agricoltura - settore di Pozzomaggiore.
I sottoscritti,
venuti a conoscenza dell'intendimento dell'Assessorato regionale dell'agricoltura, di procedere al declassamento dell'Ufficio dell'Ispettorato agrario di Pozzomaggiore da settore a unità operativa, che potrebbe poi portare al suo definitivo smantellamento;
evidenziato l'importante ruolo che tale Ufficio ha sempre svolto e continua, ancora oggi, a svolgere per tutti i Comuni del Meilogu, in considerazione peraltro del fatto che la realtà socio-economica della zona è a carattere prettamente agropastorale;
evidenziato, inoltre, che tale ruolo è riconosciuto e sottolineato dagli enti locali del territorio che si sono attivati per evitare lo smantellamento;
rimarcato che una simile decisione priverebbe il territorio dell'ennesimo presidio dell'Amministrazione pubblica regionale, contribuendo così alla sua ulteriore desertificazione,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere:
1) se le notizie relative al declassamento dell'Ufficio dell'Ispettorato agrario di Pozzomaggiore corrispondano al vero;
2) in caso positivo, quali atti abbia assunto o intenda assumere per scongiurare una simile ipotesi che determinerebbe un aggravamento della già precaria situazione socio-economica di quei territori e di quelle popolazioni. (514)
INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla drammatica situazione dell'impresa Vianini S.p.A. con sede in Porto Torres.
Il sottoscritto,
avendo appreso che gli oltre cinquanta operai impiegati nell'impresa Vianini S.p.A., con sede in Porto Torres, rischiano il licenziamento per mancanza di commesse;
visto che l'Accordo di programma prevede in Sardegna un investimento di oltre 800.000 euro;
preso atto che tra gli interventi che si dovrebbero realizzare per l'emergenza idrica in Sardegna potrebbero trovare lavoro questi ed altri addetti che operano nel settore dei manufatti in cemento lapideo;
considerato che, anziché salvaguardare questo patrimonio e queste risorse che occupano nella sola provincia di Sassari oltre cinquecento addetti, pare si vogliano modificare le imminenti commesse da manufatti in cemento in materiale acciaioso, con il rischio di favorire imprese del continente a scapito delle imprese sarde, come la Vianini, la Gecopre, etc.,
chiede di interrogare il Presidente della Regione, gli Assessori dell'industria e dei lavori pubblici per sapere:
1) se siano a conoscenza del fatto che tra qualche giorno gli oltre cinquanta operai impiegati nell'impresa Vianini di Porto Torres rischiano il licenziamento per l'assenza di commesse;
2) se corrisponda al vero che si vorrebbero modificare le commesse da manufatti in cemento ad opere in materiali in acciaio, sfavorendo in questo modo le imprese sarde a vantaggio delle imprese continentali;
3) se non ritengano, dopo aver verificato quanto su esposto, di attivare tutti quei provvedimenti indispensabili e necessari a salvaguardare questi cinquanta posti di lavoro e quelli di quanti altri operano nello stesso settore nel nord Sardegna, territorio che già paga nei vari comparti per la grave crisi occupazionale, per evitare oltre al danno la beffa. (515)
INTERROGAZIONE MASIA, con richiesta di risposta scritta, sull'illegittimità degli attestati rilasciati alle imprese sarde per la partecipazione agli appalti in seguito alla sentenza del TAR n. 892 del 18 luglio 2002.
Il sottoscritto,
rilevato che con decreto del Presidente della Regione n. 1/L del 9/3/01 e successivo decreto dell'Assessore regionale dei lavori pubblici n. 30 del 17/10/01 è stato adottato, per la Sardegna, un proprio sistema di qualificazione delle imprese che eseguono lavori pubblici di interesse regionale e che comunque ricadono nel territorio della Regione;
constatato che tale provvedimento ricostituiva l'Albo Regionale Appaltatori di imprese qualificate in deroga alla normativa nazionale (DPR 34/2000), entrata in vigore dal 1° gennaio 2002, individuando in un comitato nominato dalla stessa Regione l'organismo preposto alla qualificazione delle imprese, funzione che la Legge 11 febbraio 1994, n. 109, attribuisce esclusivamente alle SOA;
considerato che l'attestato SOA, sulla capacità ed affidabilità delle imprese a partecipare alle gare per l'esecuzione di lavori pubblici, ha validità quinquennale e comporta un costo di circa seimila euro;
preso atto che tale costo varia pochissimo in ragione delle dimensioni delle imprese, esso risulta pertanto molto più oneroso per quelle medio - piccole che, per iscrizioni di importi inferiori, si trovano a sostenere una spesa quasi pari alle imprese che richiedono iscrizioni anche di molto superiori;
ritenuto che la ratio dei decreti in questione fosse quindi quella di consentire un considerevole risparmio alle imprese sarde, spesso penalizzate nelle dimensioni per i noti problemi derivanti dall'insularità;
appreso che, accogliendo il ricorso proposto dall'Associazione FEDERSOA, il TAR, con sentenza 892 del 18/07/2002, ha sancito l'illegittimità delle suddette norme che reintroducevano, in deroga alla normativa nazionale, l'Albo Regionale Appaltatori;
constatato altresì che la decisione del TAR colpisce quelle imprese che, in base alla normativa vigente in Sardegna fino alla suddetta sentenza, si sono rivolte all'amministrazione regionale per ottenere l'attestato di idoneità e che ora rischiano di essere estromesse dalle gare d'appalto;
considerato inoltre che l'annullamento dei suddetti decreti potrebbe ricadere su opere appaltate già portate a conclusione da imprese che a questo punto risulterebbero non avere i requisiti per l'aggiudicazione,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere quali misure urgenti intendano assumere per non permettere che ancora una volta le ragioni della centralità nazionale prevalgano sulla specialità della Sardegna, facendo venir meno una normativa in deroga a favore delle imprese sarde, pienamente giustificata dalle condizioni di sfavore in cui le stesse hanno sempre operato e quantomeno per evitare che le imprese che, regolarmente iscritte all'Albo Regionale Appaltatori abbiano partecipato a gare d'appalto, paghino sulla propria pelle la "colpa" di aver chiesto l'applicazione della suddetta normativa regionale annullata dalla sentenza del TAR. (516)
MOZIONE DORE - DETTORI - PILO - SANNA Noemi - BALIA - CAPELLI - COGODI - CORONA - FADDA - MURGIA - SANNA Giacomo - SPISSU - BIANCU - CALLEDDA - CAPPAI - CARLONI - DEIANA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto- SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SECCI - SELIS - USAI - VASSALLO sull'invito al Governo e al Parlamento italiani a farsi promotori di un intervento presso la Presidenza della Repubblica per la liberazione di Leyla Zana.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che:
- da ben sette anni l'onorevole Leyla Zana, prima, e ultima, donna curda eletta al Parlamento turco, nel 1991, è in carcere per reati di opinione;
- tali reati consistono nell'aver Leyla Zana pronunciato, sia in turco che in curdo, lingua allora proibita dalla Costituzione della Turchia, con alcuni colleghi del suo stesso partito, all'atto del giuramento di fedeltà alla Repubblica Turca, obbligatorio per i parlamentari di questo Paese all'inizio del loro mandato, le seguenti parole: "Sono stata obbligata ad adempiere alla formalità richiesta, io lotto per la fraterna convivenza del popolo curdo e del popolo turco in un quadro democratico", nonchè nell'aver successivamente denunciato, in un viaggio con altri membri dei Parlamento della Turchia in Europa e negli Stati Uniti d'America, la violazione dei diritti umani in Turchia a danno dei popolo curdo;
- per questi fatti Leyla Zana e i suoi colleghi furono accusati di alto tradimento e di separatismo;
- al processo, nel dicembre del 1994, la procura chiese per essi la pena di morte;
- il tribunale aggiunse alle accuse anche quella di terrorismo;
- il processo si concluse con una sentenza di condanna a quindici anni di carcere;
CONSIDERATO, altresì, che:
- il Parlamento Europeo ha insignito Leyla Zana, nel dicembre del 1996, del Premio Zakharov per la sua lotta a difesa dei diritti umani;
- a luglio di quest'anno a Strasburgo la Corte di Giustizia per i Diritti Umani, espressione del Consiglio d'Europa, del quale la Turchia fa parte, ha condannato la Turchia per quel processo, considerando illegittime le accuse, la composizione del tribunale, le condizioni nelle quali potè operare la difesa, ed infine, la condanna;
- di conseguenza, la Corte di Giustizia ha condannato la Turchia al pagamento dei danni alle vittime di quel processo ed a procedere alla loro liberazione;
- il Parlamento Europeo il 13 dicembre 2001 ha condannato all'unanimità la Turchia per il protrarsi illegale della carcerazione di Leyla Zana;
CONSIDERATO, infine, che:
- la Turchia ad oggi si è limitata al pagamento dei danni ma non ha preso in considerazione alcuna misura tesa, in una forma o nell'altra, alla liberazione di Leyla Zana e dei suoi colleghi;
- per questa ragione il caso di Leyla Zana e dei suoi colleghi continua ad essere oggetto di attenzione e di interventi sulla Turchia da parte della Corte di Giustizia di Strasburgo,
impegna la Giunta regionale
a invitare il Governo e il Parlamento italiani a farsi promotori di interventi presso la Presidenza della Repubblica, il Governo e il Parlamento della Turchia finalizzati a far sì che la Turchia rispetti la sentenza della Corte di Strasburgo e lo Statuto del Consiglio d'Europa a proposito del caso di Leyla Zana e dei suoi colleghi. (78)
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