Seduta n.393 del 14/10/2003 

CCCXCIII

(Antimeridiana)

Martedì 14 Ottobre 2003

Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA

La seduta è aperta alle ore 11 e 41.

LICANDRO, Segretario; dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del Giovedì 4 Settembre 2003, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. I Consiglieri regionali Felice Contu e Luca Deiana hanno chiesto congedo per la giornata del 14 ottobre 2003. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

dal consigliere Deiana:

"Costituzione di un Consorzio volontario regionale per la tutela ed il sostegno del marchio "carciofo spinoso sardo D.O.P.". (474)

(Pervenuta il 9 ottobre 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Presidente, solo due secondi per raccomandare alla Presidenza, non a chi in questo momento presiede, che si eviti per il futuro di convocare esattamente per la stessa ora il Consiglio e la Conferenza dei Capigruppo. Non c'è nessuna ragione per cui debbano essere fatte cose così scarsamente, come dire, intelligenti, evitiamole, perché o siamo animati proprio da una volontà di danneggiare noi stessi e il Consiglio rendendone platealmente evidente l'enorme capacità di disorganizzazione; evitiamo queste cose, se ci fosse il Presidente Serrenti l'avrei detto a lui, ma comunque colgo l'occasione dell'Aula per raccomandare alla Presidenza che non succeda più.

PRESIDENTE. Onorevole Scano, prendiamo atto della sua raccomandazione; le ricordo in tutti i casi che la Conferenza dei Capigruppo era convocata per le ore 10 e 30 e l'Aula per le ore 11. Soltanto perché il Presidente Serrenti è stato trattenuto da un impegno precedente si è iniziata con ritardo la Conferenza dei Capigruppo, quindi non è una scelta fatta da chi ha fatto le convocazioni, ma è semplicemente una casualità. In tutti i casi è chiaro che va tenuto conto della sua raccomandazione.

Informo i colleghi delle determinazioni alle quali è arrivata la Conferenza dei Capigruppo. Si è deciso di iniziare la seduta odierna con l'apertura della discussione generale sulla legge elettorale e di proseguire per tutta la giornata. I lavori della giornata si concluderanno durante la mattina alle ore 13; alle ore 13 tra l'altro vi sarà l'incontro tra la Conferenza dei Capigruppo e i dipendenti della Carbo - Sulcis nell'aula terza. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30 e si concluderanno alle ore 19 perché vi è qualche forza politica che ha inderogabili impegni di partito e ha chiesto di interrompere i lavori alle ore . Alle ore 19 comunque si terrà anche una breve Conferenza dei Capigruppo a conclusione dei lavori dell'Aula in maniera che i colleghi che non sono impegnati in Conferenza possano fare altro e la Conferenza ha anche determinato di aprire un'interlocuzione fra tutte le forze politiche per verificare quali siano le possibilità di addivenire ad una ipotesi di accordo sulla legge elettorale da un lato e dall'altro altro, sempre durante la giornata odierna, di chiedere ai colleghi della Commissione quarta, urbanistica, che hanno prodotto il testo unificato sulle norme di salvaguardia, di verificare se vi siano possibilità di accordo per addivenire ad una sintesi ulteriore che tenga conto anche delle sentenze ultime del TAR in relazione all'annullamento dei piani paesistici.

Per verificare il lavoro svolto durante la giornata, e in materia di legge elettorale e in materia di norme di salvaguardia paesistica, come dicevo, alle ore 19 rapidamente si riunirà la Conferenza dei Capigruppo per definire anche il percorso e il lavoro della giornata di domani.

Quindi, adesso iniziamo la seduta con l'apertura della discussione generale sulla legge elettorale.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita - D.L.). Sull'ordine dei lavori, brevissimamente. Presidente, chiederei all'Aula se è d'accordo che ai sensi dell'articolo 100 mi pare, venga messo all'ordine del giorno la legge a sostegno delle cooperative, che è stata approvata, mi pare, all'unanimità già nel 2001 e contemporaneamente chiederei, e l'ho già fatto un'altra volta, Presidente, che venga messa all'ordine del giorno dell'Aula il testo unico sugli incentivi alle imprese, primo firmatario Falconi, ma poi c'è anche un testo della Giunta. Sono due provvedimenti che qualificherebbero la legislatura e mi pare che prima dello scioglimento della legislatura uno sforzo debba essere fatto. In particolare sia quello a sostegno delle imprese, sia quello a sostegno delle cooperative hanno un impatto sul sistema produttivo evidente e credo che abbiano anche un ampio accordo tra le forze politiche.

Chiedo e ribadisco, l'abbiamo già fatto altre volte, al Presidente che venga immediatamente, se l'Aula è d'accordo naturalmente, inserito all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I. - Sardegna). Presidente, sulla richiesta del collega Gian Mario Selis per ricordare che analoga richiesta era stata avanzata dal sottoscritto già da diversi mesi con riferimento in particolare alla proposta di legge che riguarda il mondo della cooperazione. Quindi, a maggior ragione se oggi viene reiterata dal collega Selis, ma voglio ricordare che è stata già avanzata da diversi mesi anche da parte del sottoscritto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Presidente, per chiedere, verificato che era già all'ordine del giorno in modo prioritario l'iscrizione e un'accelerazione dell'iter della pratica per la razionalizzazione della rete ospedaliera. Verificato che la mancata approvazione pregiudica in primis il protocollo d'intesa con l'università, ma soprattutto pregiudica quest'anno non solo le lauree brevi, ma addirittura gli stessi corsi di specializzazione. Cioè tutti si sono riempiti la bocca, sono tutti d'accordo, se esiste la volontà politica che questo provvedimento venga esitato nei tempi più rapidi possibili per evitare quelle discrasie cui ho fatto riferimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (Gruppo Misto). Non ci accontentiamo dell'ordine del giorno che viene stilato dalla Conferenza, anche dalla Regione, talvolta, chiedo che venga inserito urgentemente all'ordine del giorno dell'Aula perché richiamata, il progetto di legge, disegno di legge sull'Arpas, così poniamo fine anche a un commissariamento politico che non ha più senso d'essere, soprattutto dopo i fatti sull'uranio impoverito io credo che la Regione Sardegna abbia diritto ad avere un organismo deputato al controllo vero e sistematico del territorio e dell'ambiente. Grazie.

PRESIDENTE. Capisco colleghi, do subito la parola all'onorevole Cogodi e poi all'onorevole Cassano.

Prendo atto che queste richieste di inserimenti naturalmente partono dal presupposto e dalla preoccupazione di molti colleghi dell'essere arrivati sostanzialmente a conclusione della legislatura e che quindi si ha quasi la certezza che non vi sia il tempo per discutere di questi provvedimenti. Ma mi pare onestamente che sia anche, io lo dico con molta franchezza colleghi, un atto di sfiducia nei confronti della Conferenza dei Capigruppo per il fatto che non svolge probabilmente la famosa e mitica programmazione bimestrale. Allora, io prendo atto di questo e do la parola all'onorevole Cogodi che l'ha chiesta e poi all'onorevole Cassano. Ricordo ai colleghi in tutti i casi che per l'inserimento richiesto in maniera tale che i colleghi inizino ad attrezzarsi, occorre una votazione con i quattro quinti dei votanti, quindi procederemo subito alle votazioni.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io chiedo, come ho chiesto insistentemente più volte in tutte le sedi, che all'ordine del giorno del Consiglio regionale siano iscritte tutte le leggi dalla prima all'ultima che sono state esitate dalle Commissioni consiliari. E chiedo contestualmente che il Consiglio regionale avuto l'ordine del giorno che contenga tutti i provvedimenti legislativi che sono discutibili in Aula, lavori in prosecuzione, ininterrottamente, con la sola pausa necessaria per le esigenze fisiologiche delle persone, perché tutti provvedimenti che sono stati esitati in questi anni dalle commissioni approdino in Aula e l'Aula eserciti il suo diritto - dovere di poterli discutere ed esaminare.

Non penso che ci sia nessuna sfiducia nei confronti di nessuna Conferenza dei Capigruppo, la quale Conferenza può solo semmai indicare priorità nell'ordine di discussione delle leggi, ma non può dire quali leggi hanno possibilità di essere discusse e quali no, perché tutte le leggi devono essere esaminate dal Consiglio, tutte!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Rif. Sardi - U.D.R.). Grazie Presidente. Mi dispiace essere ripetitivo, comunque voglio ricordare all'Aula che giace, poiché è stata esitata dalla Commissione settima, la proposta di legge della quale sono primo firmatario che riguarda gli invalidi civili in Sardegna. Ci sono trentamila invalidi che attendono appunto il giusto riconoscimento per le loro provvidenze. Quindi chiedo la procedura d'urgenza in quest'Aula perché questo provvedimento quanto prima venga ammesso all'ordine del giorno del Consiglio.

PRESIDENTE. Esaminiamo le proposte per come sono pervenute; per quanto riguarda la proposta dell'onorevole Dettori, voglio ricordare all'onorevole Dettori che le proposte di legge relative all'Arpas sono già inserite all'ordine del giorno, quindi deve precisare l'onorevole Dettori che tutt'al più si tratta di un'inversione e se si tratta di un'inversione sarebbe opportuno che l'onorevole Dettori ci indicasse il punto esatto dove ritiene di dover inserire il punto all'ordine del giorno relativo all'Arpas. Ricordo ancora all'onorevole Dettori che occorre una votazione con i due terzi dei votanti. Per quanto riguarda la 157/A richiesta dall'onorevole Selis, la 20 e la 23/A richiesta dall'onorevole Oppi, e la 314 dell'onorevole Cassano occorre una votazione che raccolga i quattro quinti dei votanti. Quindi passiamo subito alle votazioni col sistema elettronico. Invito i colleghi a prendere posto.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I. - Sardegna). Ho chiesto anche nella scorsa seduta che venisse richiamato il disegno di legge Milia - Onida, il 221. Volevo solo capire se è già all'ordine del giorno dell'Aula altrimenti chiedo che venga sottoposto anche…

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, questo problema è già stato sollevato dal Capogruppo Corona stamattina in Conferenza, ma per ottenere questo risultato è necessario che vi sia l'unanimità dei Capigruppo. Quindi probabilmente questo problema lo vediamo questa sera nella prossima Conferenza dei Capigruppo.

Non è possibile il richiamo in Aula immediato onorevole Pittalis.

PITTALIS (F.I. - Sardegna). Sì che è possibile: ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, se la richiesta viene avanzata in base all'articolo 100 significa che sostanzialmente la richiesta è relativa all'inserimento del punto nella discussione in sede di programmazione bimestrale dei lavori delle Commissioni e dell'Aula. Se invece si chiede ai sensi dell'articolo 102 allora va in Conferenza dei Capigruppo i quali debbono decidere all'unanimità.

Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io non ho chiesto l'inversione dell'ordine del giorno, ho chiesto praticamente…

PRESIDENTE. No, onorevole Oppi, abbiamo inteso benissimo: l'inversione è relativa solo alla richiesta avanzata dall'onorevole Dettori (Arpas).

Ha domandato di parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (Gruppo Misto). Naturalmente io non intendevo chiedere un'inversione. Capisco che poi le mie parole vengano tramutate in questo modo, volevo semplicemente sottolineare che questa proposta di legge è all'ordine del giorno dell'Aula da sette - otto mesi e che si trova sempre prima al terzo posto, poi al quinto, poi al sesto, poi al decimo, poi torna al quarto. Vorrei sollecitare la Conferenza dei Capigruppo di non spostarla, di metterla al suo posto e di procedere in modo un po' più ordinato.

PRESIDENTE. Quindi non vi è nessuna richiesta, è soltanto un promemoria, un richiamo alla Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita - D.L.). Per ribadire, avevo già detto che la mia richiesta era ai sensi dell'articolo 100, quindi l'inserimento nella prossima programmazione dei lavori tenendo conto che le due proposte, i due progetti di cui stiamo parlando (primo firmatario Falconi e poi l'Assessore Pirastu allora) ed ugualmente quella del sostegno alle cooperative sono ormai di due anni fa. Quindi, non inversione dell'ordine del giorno ma inserimento possibilmente nella prossima seduta. Grazie.

PRESIDENTE. Allora, mi pare che anche su questo punto sia stata fatta chiarezza, quindi il punto verrà inserito all'ordine del giorno nella programmazione bimestrale, poi saranno i Capigruppo a decidere l'ordine.

Onorevole Oppi, lei mantiene invece ferma la sua richiesta?

OPPI (U.D.C.). Sì.

PRESIDENTE. Benissimo. Metto quindi in votazione la richiesta dell'onorevole Oppi e la richiesta…

OPPI (U.D.C). Io ho precisato che è già all'ordine del giorno, va accelerato. E' un promemoria. Io chiesto che si discuta nei tempi più rapidi possibili, che è da ventotto mesi non da nove.

PRESIDENTE. D'accordo, programmazione bimestrale dei Capigruppo. Onorevole Cassano, lei vuole che si voti?

CASSANO (Riformatori Sardi-U.D.R.). Sì.

PRESIDENTE. Allora l'onorevole Cassano chiede invece la votazione relativa all'inserimento all'ordine del giorno della proposta di legge numero 314/A. Ricordo ai colleghi che si vota con voto palese, col sistema elettronico e occorrono i quattro quinti.

FADDA (La Margherita-D.L.). A che punto lo inseriamo?

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, su che cosa vuole intervenire?

COGODI (R.C.). Sull'ordine della votazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io mi sono permesso di avanzare una proposta che non era una battuta polemica, era una proposta formale alla pari delle altre e quindi ha precedenza nell'ordine delle votazioni, perché io ho proposto che all'ordine del giorno del Consiglio figurino realmente iscritte, non "date per", tutte le leggi, tutte, dalla prima all'ultima, l'ho chiesto più volte, che le Commissioni hanno esitato. Cioè tutte le leggi pronte per la discussione in Aula. Ho aggiunto, come proposta formale e non come battuta polemica, che contestualmente il Consiglio decida - se vuole deciderlo - che lavora ininterrottamente, con la sola interruzione necessaria per le esigenze fisiologiche delle persone, per esaminare tutte le leggi che sono pronte per l'Aula, dalla prima all'ultima, perché si eviti che per anni chi doveva riunirsi non si riunisce, le maggioranze che dovevano maggioritariamente esprimersi non si esprimono e poi si fanno le perorazioni per questo o quel titolo di una legge. Le leggi non sono fatte di titoli, sono fatte di merito, di cose e di norme, quindi insisto e credo che questa proposta abbia precedenza su tutte essendo quella che comprende anche tutte le altre.

PRESIDENTE. Va bene, onorevole Cogodi. Io non ho nessuna difficoltà, naturalmente, a ritenere e a dare per accolta la richiesta che tutti i provvedimenti licenziati regolarmente dalle Commissioni siano formalmente e sostanzialmente iscritti all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio. E' del tutto evidente, quindi, che per quanto riguarda in questo caso la proposta di legge numero 314/A o gli altri si tratta di una richiesta di inversione, certamente, perché se stiamo iscrivendo questi punti all'ordine del giorno che sono stati già definiti dalle Commissioni è chiaro che andranno iscritti in coda all'attuale ordine del giorno. Quindi, se l'onorevole Cassano ritiene di dover chiedere un'inversione, può tranquillamente chiederla dando per scontato il fatto che la richiesta è già stata avanzata di inserimento all'ordine del giorno e quindi in questo caso votiamo per l'inversione a seguito di una richiesta e anche di una definizione del punto dove l'onorevole Cassano ritiene di dover collocare questo punto.

Onorevole Ortu, su che cosa vuole intervenire?

ORTU (R.C.). Per aggiungere una precisazione: tutte le leggi licenziate dalle Commissioni siano iscritte sulla base della data in cui sono state esitate.

PRESIDENTE. Questo credo che sia del tutto evidente. Altri interventi? Onorevole Fadda?

FADDA (La Margherita-D.L.). Per sapere dove deve essere inserito.

PRESIDENTE. Onorevole Cassano, vuole precisare il punto?

CASSANO (Rif. Sardi-U.D.R.). Non conosco esattamente l'ordine quindi non posso dirlo questo. Io ho chiesto di mettere al primo punto possibilmente, se poi ci sono altri provvedimenti più urgenti ben venga.

PRESIDENTE. Onorevole Cassano, lei sa già, perché l'ho detto dieci minuti fa, che abbiamo aperto formalmente l'esame della legge elettorale, di cui è stata svolta la relazione da parte dell'onorevole Emanuele Sanna e siamo in fase di inizio della discussione generale. A seguire o contestualmente ci accingiamo a esaminare anche il provvedimento relativo a norme di salvaguardia in materia paesistica, quindi, se lei ritiene, può chiedere di inserire il suo provvedimento subito dopo questi due che ho richiamato, d'accordo? Per ottenere questo risultato ricordo ai colleghi che è necessaria una maggioranza dei due terzi dei votanti, quindi invito i colleghi a prendere posto.

Quindi la richiesta dell'onorevole Cassano è quella di inserire la proposta di legge numero 314/A subito dopo la legge elettorale e subito dopo il testo unificato 43/A e successivi.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della richiesta di inserimento al terzo punto dell'ordine del giorno della proposta di legge numero 314/A.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, posso chiedere il suo voto, perché risulta nullo?

MARROCU (D.S.). Favorevole.

OPPI (U.D.C.). Non risulta neanche il mio.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, vuole dichiarare il suo voto?

OPPI (U.D.C.). Favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi?

COGODI (R.C.). Favorevole, non ho la scheda.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI -CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si sono astenuti i consiglieri: CARLONI - DORE - PIANA - SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 64

votanti 60

astenuti 4

maggioranza 40

favorevoli 60

Il Consiglio approva.

Quindi la proposta di legge numero 314/A viene collocata al terzo punto all'ordine del giorno.

Colleghi, abbiamo provveduto a eleggere un ulteriore nuovo Segretario da poco, è difficile davvero che i colleghi Segretari non sentano il dovere di stare seduti al loro posto soprattutto durante una votazione. Invito almeno uno dei tanti colleghi Segretari che abbiamo a disposizione a sedere qui ai banchi della Presidenza.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che è pervenuta in questo momento una lettera dell'onorevole Beniamino Scarpa: "Signor Presidente del Consiglio, il sottoscritto consigliere regionale Luigi Beniamino Scarpa, fino ad oggi iscritto al Gruppo consiliare Riformatori-U.D.R., con la presente formalmente chiede di essere iscritto al Gruppo Misto. Con ossequi, Luigi Beniamino Scarpa".

Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge FLORIS - TUNIS - BUSINCO: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), ONIDA: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), SCANO - DETTORI - PACIFICO - PINNA: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), SANNA Gian Valerio - FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SECCI - SELIS: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), SPISSU - CALLEDDA - CUGINI - DEMURU - FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), CAPELLI - CAPPAI - PIANA - RANDAZZO: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato del disegno di legge numero 245/Stat/A e delle proposte di legge numero 350/Stat/A, 362/Stat/A, 379/Stat/A, 380/Stat/A, 392/Stat/A e 396/Stat/A.

La relazione è stata svolta dall'onorevole Emanuele Sanna.

E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che intendessero intervenire l'obbligo di iscriversi a parlare durante il corso dell'intervento dell'onorevole Scano.

SCANO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, il Consiglio regionale arriva a discutere la legge elettorale in uno stato di salute che non è per la verità eccellente.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Posso chiedere ai colleghi di evitare questa processione verso i banchi della Presidenza? Possiamo stare davvero seduti ognuno al proprio posto e consentire ai colleghi che stanno svolgendo i loro interventi di poterli svolgere con un minimo di tranquillità? Per cortesia! Colleghi, non c'è bisogno di avvicinarsi qui per chiedere l'iscrizione a parlare, basta sollevare la mano. Non c'è bisogno di venire qui e creare problemi anche alla Presidenza. Con un po' di ordine raccogliamo tutte le richieste di iscrizione a parlare. Chiedo scusa onorevole Scano, prego.

SCANO (Gruppo Misto). Bisogna essere comprensivi perché oggi si è iniziato con un po' di effervescenza e con uno scatto di entusiasmo.

Il Consiglio regionale arriva a discutere la legge elettorale in cattivo stato di salute, parlo di un Consiglio regionale che è stato, diciamo, sull'orlo dello scioglimento, che lo ha evitato con una Giunta priva di maggioranza (vedo che l'onorevole Onida ha il compito oneroso, con le sue per altro capaci spalle, di rappresentare l'intera Giunta in questo momento). Dopo aver vissuto, con la storiaccia delle invalidità, non voglio introdurre un elemento estraneo al dibattito, lo ricordo solo per sottolineare che forse il Consiglio ha vissuto la pagina più brutta della sua storia, ha toccato il punto più basso della sua storia, e allora se questo è il quadro è legittimo chiedersi se ci siano le condizioni per affrontare un passaggio così delicato come la riforma elettorale. Io ho su questo punto un'opinione chiara e semplice: penso che il Consiglio regionale dovrebbe, deve esaminare, discutere e possibilmente adottare la nuova legge elettorale. Non sto dicendo che il Consiglio deve adottare la legge elettorale uscita dalla Commissione, il testo unificato, sto dicendo che, secondo me, il Consiglio regionale deve fare uno sforzo per approvare una legge elettorale. Sottolineo questo punto perché si dice da più parti, politici e commentatori, che la scelta sarebbe tra la legge approvata dalla prima Commissione, il testo unificato, e la legge nazionale per le Regioni ordinarie che, come sapete e come sappiamo, con legge costituzionale è stata, come disciplina transitoria, applicata anche alla Sardegna. Ossia, secondo questo ragionamento, chi è critico sul testo unificato, che scherzosamente, ma efficacemente, è stato da un giornalista dotato di senso dell'humour definito sardarellum, chi è critico sul sardarellum vuole votare con la legge nazionale. Ma non è affatto vero, perché il Consiglio regionale può, lavorando sul testo approvato dalla Commissione, varare una legge diversa, varare una legge migliore.

Io ho molti motivi di critica, anche di critica severa, verso quel testo, eppure sono perché il Consiglio, pur in una condizione estremamente difficile, provi a varare una legge regionale, per due ragioni che dirò in estrema sintesi: la prima ragione è perché questo tema costituisce un banco di prova dell'autogoverno, dell'autonomia. Autonomia vuol dire darsi le proprie leggi, e le leggi fondamentali, le nostre norme fondamentali sono proprio due: lo Statuto, su cui siamo fermi, situazione di stallo, e la legge elettorale, cioè le regole per la formazione della rappresentanza. Il Parlamento ci ha attribuito una grandissima e inedita potestà, usiamola. Questa è la prima ragione, cioè una ragione di principio che attiene all'esercizio dei poteri dell'autogoverno.

La seconda ragione è perché il legislatore nazionale è stato prudente. Il legislatore nazionale ha, diciamo, disteso una sorta di rete di protezione: "Io vi attribuisco i poteri ma se voi non siete capaci," - questo ci ha detto - "non avete la volontà o la capacità di utilizzarli per darvi la vostra legge elettorale, c'è la disciplina transitoria", che comunque corregge una serie di difetti del vecchio sistema istituzionale e di fatto ci introduce in un nuovo sistema elettorale e istituzionale. Io penso che il legislatore nazionale, in questa sua prudenza, sia stato saggio, penso che abbia fatto bene. Ma quella è una legge, il testo per le Regioni ordinarie e per le Regioni speciali come disciplina transitoria, che ha delle luci e delle ombre, dei pregi e dei difetti, ha anche dei gravi difetti, a partire da quello che tutti abbiamo nel dibattito di questi mesi indicato del listino bloccato, anche se, aggiungo, solo a parziale scusante del legislatore nazionale, va detto che nel meccanismo della legge nazionale il voto di preferenza avrebbe un senso solo quando il vincitore superasse un livello molto alto, il 60 per cento dei consensi, cioè ci sarebbe una utilità del voto di preferenza decisamente ridotto. Tuttavia è un difetto grosso, perché significa che una parte del Consiglio non viene scelta dagli elettorali.

Una questione cruciale: il rapporto Presidente del Consiglio-Parlamento. E' chiaro che c'è uno squilibrio nei poteri, non c'è un contrappeso al potere del Presidente, però voglio dire brevemente che vale la pena di sottolineare perché c'è una certa confusione in materia nell'opinione pubblica ed anche tra commentatori, che questo squilibrio non esiste solo nella legge nazionale per le Regioni ordinarie, ma esiste anche nel testo unificato. E perché esiste nel testo unificato? Esiste nel testo unificato perché in realtà noi, in assenza di una modifica dello Statuto, a questo squilibrio non possiamo porre riparo perché la ragione dello squilibrio sta qui, nell'articolo 35 dello Statuto dove si dice che l'approvazione della mozione di sfiducia, nei confronti del Presidente della Regione eletto a suffragio universale diretto, nonché la rimozione, l'impedimento permanente, la morte o le dimissioni dello stesso, comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio regionale. Per dirla in modo molto chiaro, per levare lo squilibrio, per introdurre un contrappeso, occorre modificare lo Statuto. Io non credo che senza modifica statutaria nonostante la nostra fantasia, o la possibile fantasia legislativo-istituzionale, non credo che si possano adottare misure efficaci per il raggiungimento di questo scopo, cioè dell'equilibrio, che è un requisito importante per il funzionamento di un sistema istituzionale, tra il Parlamento e l'Esecutivo, il Parlamento e il Presidente. Né cambia molto, voglio aggiungere, con il voto congiunto invece del voto disgiunto, io sono tra coloro che preferiscono il voto congiunto cioè un rapporto organico tra il Presidente e la maggioranza, però questo che pure può essere un pregio perché dovrebbe in teoria evitare per esempio che il Presidente eletto si trovi senza maggioranza, non serve a sanare l'altro problema, ad affrontare la questione dell'equilibrio dei poteri tra il Presidente e il Parlamento, perché? Perché è vero che nel voto congiunto c'è un collegamento Presidente-coalizione, ma ciò che è collegato in partenza può ben scollegarsi durante il cammino e comunque il potere del Presidente una volta eletto non ha contrappeso, anche qualora sia stato eletto congiuntamente alla sua maggioranza. Il voto congiunto, secondo me, è un fatto positivo, è una buona soluzione ma non risolve questo problema, questo problema lo risolve solo la modifica dello Statuto, a meno che, ma tutti noi riteniamo questa strada impraticabile, non si scelga un'altra soluzione, un'altra opzione rispetto all'elezione diretta, ma mi pare che ci sia un pronunciamento unanime per l'elezione diretta del Presidente.

Quindi io sono per fare la legge elettorale ma non questa del testo unificato che io considero - l'ho detto e lo ripeto con responsabilità, non credo di esagerare, comunque è questa la mia opinione - che sia peggiorativa rispetto alla legge nazionale. Il problema è l'articolo 1. Dall'articolo 1 viene fuori che questa proposta di legge elettorale è un ibrido, frutto di una mediazione politica - questa è la valutazione politica che io mi sento di fare - che ruota sull'autoconservazione del ceto politico. Come motivo questa affermazione? Ma in modo molto semplice, molto logico: c'è il listino regionale, oltre ai collegi provinciali, ma il listino regionale non viene utilizzato come dovrebbe essere per l'attribuzione del premio di maggioranza, bensì in primo luogo per garantire il primo e il secondo schieramento, cioè i due schieramenti maggiori e per fare fuori i possibili antagonisti, la filosofia è blindare gli schieramenti dominanti ed escludere un possibile mutamento. Non è necessario avere il collegio regionale, ma se introduciamo il collegio regionale dev'essere finalizzato all'attribuzione del premio di maggioranza altrimenti non ha senso, a meno che il senso non sia che i due schieramenti maggiori si garantiscano fra di loro che i loro establishment comunque vadano le cose, si venga, si perda, entrano Consiglio. Io credo che questa sia la ragione dell'articolo 1, così come è congegnato. C'è un doppio turno stranissimo senza apparentamenti. Io pongo una domanda: a che cosa serve il doppio turno senza la possibilità di apparentamenti? Io preferisco il doppio turno al turno unico, ma se il doppio turno è concepito in modo pieno, secondo ciò che le esperienze istituzionali ci insegnano a proposito del rendimento dei vari sistemi, altrimenti tanto vale che si adotti il turno unico.

Questa è una legge insomma, sto anche avviandomi a conclusione, poi ci saranno altre occasioni di intervenire sui singoli punti, immagino un esame che sarà piuttosto puntiglioso e una discussione che non sarà brevissima, questa è una legge che blinda la politica rispetto la società. Invece, garantiti certo stabilità e governabilità bisogna aprire con un doppio turno autentico con la stabilità di governo ma anche con la rappresentanza delle minoranze, non della più forte minoranza, delle minoranze, con premio di maggioranza al vincente nel listino e il proporzionale, il proporzionale, nei collegi provinciali. Perché il fatto di non dare pienamente il premio di maggioranza nel listino comporta che non ci possa essere il proporzionale nei collegi provinciali. Questa è la conseguenza, né si garantisce bene la governabilità e si lede la rappresentatività. Io penso che su questo si potrebbe fare il referendum, se uscisse un testo di questo genere.

Ci sono alcune altre questioni che io adesso elenco proprio, anche perché penso che il mio tempo stia per finire, che non attengono all'articolo 1, che non attengono al cuore del meccanismo, ma che sono questioni importanti: primo, la parità tra i sessi dovrebbe essere fuori discussione nel senso di acquisita la parità intanto nelle candidature. Io aggiungo che occorrerebbe discutere di una norma fortemente innovativa che incida non solo sulla candidabilità; esistono delle proposte molto interessanti che io condivido del movimento femminile; secondo, incompatibilità consigliere-assessore, la soluzione del testo unificato, scusate, qui uso un termine pesante, è una burla. Va superata questa cosa anche perché determina un incremento surrettizio del numero dei consiglieri regionali, da 80 a 92, e anche perché istituisce la figura del consigliere senza libertà di giudizio, ci sarebbero 12 consiglieri, nel caso di un ricorso estremo, senza libertà di giudizio. Per cortesia, togliamo queste brutture dalle leggi, anche se mi dicono che la soluzione è francese. La soluzione io non so se è francese, sicuramente in Italia è una burla!

Il regime delle incompatibilità. Il regime delle incompatibilità previsto nel testo unificato è eccessivo, pesante, ingiustificato, credo incostituzionale, riportiamolo a dimensioni ragionevoli. Quarto, l'assolutizzazione del criterio territoriale: l'assolutizzazione del criterio territoriale - faccio solo un cenno perché questo è un tema sul quale credo discuteremo a lungo e non si può trattare in poche battute - produce stranezze e bizzarrie; credo che dobbiamo trovare un equilibrio migliore tra il criterio politico e il criterio territoriale, anche nel solco di una tradizione consolidata che non ha creato grandi disfunzioni, che ha premiato il criterio politico rispetto a quello territoriale.

Quinto, la questione degli immigrati: il legislatore nazionale per il Parlamento Nazionale, per le elezioni del Parlamento Nazionale ha previsto il collegio estero. Il legislatore nazionale è più coraggioso di noi, il legislatore nazionale è più sensibile a questo problema, noi siamo meno sensibili, noi siamo meno coraggiosi, io credo che dovremo fare, sia pure misurandone la portata in relazione alla dimensione del Consiglio, dovremo avere la capacità, l'intelligenza, la sensibilità, il coraggio di fare una scelta analoga a quella operata dal legislatore nazionale.

Sesto punto e ultimo, le primarie. Se ne parla tanto, si dice che noi le vogliamo fare, si dice anche che "se non ci sono le primarie, io non ci sono". Beh, la sede in cui parlarne è questa, siccome in Commissione gli emendamenti sulle primarie sono stati respinti, non riesco a capire perché tutto questo entusiasmo e tutto questo consenso sulle primarie produca poi la bocciatura a larghissima maggioranza degli emendamenti relativi. Io non propongo che nella legge, capisco la difficoltà e sono realista, si introduca una disciplina organica delle primarie, dico un'altra cosa, che potremmo includere nella legge una misura di sostegno, di incentivazione nel senso di porre a disposizione delle coalizioni che volessero ricorrere alle primarie, strutture pubbliche che consentano non solo lo svolgimento effettivo delle primarie, ma anche lo svolgimento entro garanzie certe.

Ho concluso il mio tempo, il senso del mio intervento è: io non condivido nulla, quasi o poco del testo unificato, del Sardarellum, tuttavia credo che si debba fare una riforma elettorale, naturalmente non possiamo andare avanti alla cieca, non è materia questa che possa essere disciplinata con manovre, manovrette, emendamenti, scrutini a voto segreto, occorre un accordo politico, altrimenti produrremmo...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Scano.

SCANO (Gruppo Misto). Un secondo per concludere, rischieremmo di produrre un mostriciattolo. Quindi, va bene fare un tavolo politico che ci consenta di verificare la possibilità di avere dei punti di convergenza.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà. Concluderà i lavori della mattinata l'intervento dell'onorevole Cogodi che seguirà quello dell'onorevole Floris.

FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la legge elettorale che avrebbe dovuto rappresentare un momento significativo di un processo riformistico più ampio e generale impone credo una riflessione preliminare sullo stato della nostra autonomia., che vive oggi una fase di grande debolezza e di crisi di identità sia sul versante interno che nella capacità di rispondere alle sfide esterne del mondo.

Ci troviamo di fronte alla crisi della politica e a riforme annunciate e mai realizzate, ad un riformismo tradito e quindi ad una autonomia tradita. È la crisi della politica in Sardegna, ma non è una prerogativa della sola Isola, anche a livello nazionale il sistema politico è attraversato da nuove inquietudini e incertezze. La politica romana, in tutte le sue espressioni, stenta a rispondere alla necessità di modernizzazione del sistema istituzionale e politico dopo la svolta del 1992, in cui è segnata la fine dell'esperienza della cosiddetta Prima Repubblica. I tentativi di realizzare la grande riforma nella Bicamerale e nei vari provvedimenti sono in gran parte naufragati. Una visione continuista e conservatrice sembra paralizzare le scelte politiche ammantate di novismo o nuovismo.

Il sistema bipolare non riesce ad operare sinergie, a far collaborare sulle grandi sfide riformiste le componenti più significative dei due schieramenti. Nella Prima Repubblica le due grandi forze storiche antagoniste del paese avevano posto in essere un processo di consultazione e confronto interrotto dopo la triste vicenda di Moro. Le nuove forze politiche di oggi, prive di una base ideale e storica, si muovono in posizione eccessivamente tattica e contingente. Manca una strategia organica sul futuro del paese, una visione unificante, un'idea forza capace di avvicinare e creare il dialogo tra maggioranza e opposizione. Anche negli Stati Uniti d'America, le ultime vicende che hanno portato ad eleggere il nuovo governatore della California si chiedevano del perché in questo mondo la sesta potenza mondiale, con un bilancio di 1.400 mila miliardi all'anno di bilancio, c'era questa confusione politica e anche lì si diceva che mancavano quelle forze politiche che cercassero di essere sul ring a separare i due contendenti, quindi non è una vicenda soltanto italiana. E' una condizione che investe anche la politica sarda in maniera più accentuata per la particolare situazione di un bipolarismo imperfetto corretto dalla presenza di una più ampia area nazionalitaria, sardista, cattolica e liberaldemocratica che affonda il suo humus ideale in una diversa e peculiare realtà storica e sociale. È un bipolarismo debole all'origine, inadeguato a rispondere alle esigenze della società sarda.

L'autonomia sarda negli ultimi dieci anni al governo il centrosinistra o il centrodestra manifesta simmetricamente le stesse defaillances, soffre l'ingovernabilità e il decadimento etico della politica. Di fronte alla riforma delle istituzioni, della Carta Costituzionale sarda e degli strumenti dello sviluppo la classe dirigente non riesce a recuperare la qualità alta della politica capace di cambiare il corso della nostra storia. C'è una sorta di acquiescenza, inerzia anche nelle forze più aperte e sensibili sul piano politico e culturale. Manca una logica generale che prevalga sulla visione corporativa e particolare. Forse è il sistema attuale fondato sulla preferenza unica che porta uno stato di ingovernabilità e che accentua in maniera patologica l'individualismo e il personalismo, la ricerca e la difesa del potere, il non rispondere alle regole dei partiti e la coltivazione degli interessi di parte, funzionali al proprio utilizzo elettorale.

Qualunque processo di riforma dell'autonomia e di rigenerazione della politica non sarà possibile senza un profondo cambiamento dei modi e dei comportamenti dei suoi protagonisti. La legge elettorale può costituire uno strumento importante di cambiamento e di rinnovamento della politica in Sardegna. Credo che la società sarda abbia bisogno di una politica autentica e diversa come l'hanno vissuta i padri della nostra Costituzione e della nostra autonomia speciale. Una politica come servizio, come testimonianza nobile e generosa dell'attività umana, fattore di giustizia e di solidarietà sociale. Dobbiamo tornare a questi valori per recuperare la fiducia dei cittadini verso la politica e le istituzioni, dobbiamo ricercare e superare le ragioni che hanno paralizzato il processo riformistico nell'isola.

La grande sfida dell'assemblea costituente, nella sua inedita impostazione nazionalitaria e sardista, si è persa per le strade capitoline; anche il nuovo Statuto è rimasto nel limbo, una sconfitta per la Sardegna, per la Regione, per i nostri parlamentari di qualsiasi schieramento. La Sardegna patisce oggi il più basso tasso di autonomia della sua storia, come Regione a statuto speciale.

Non meraviglia quindi il fatto che debba prendere in prestito dalle Regioni a statuto ordinario la sua riforma elettorale. È un'autonomia tradita anche dalle nostre debolezze, occorre oggi una forte, corale reazione, un orgoglio identitario per realizzare un sistema di governo per i sardi senza essere condizionati dai vademecum elettorali nazionali. L'individuazione di un sistema elettorale di governo per la Sardegna non è un fatto di ordinaria amministrazione o un puro esercizio tecnico giuridico di geometria istituzionale per addetti ai lavori, si inserisce nel filone storico e culturale della nostra autonomia, si lega ai valori costituenti della nostra specialità, non può essere limitata alle contingenze politiche nazionali e dell'isola, alle convenienze, ai calcoli e alle furbizie dei singoli, dei partiti e degli schieramenti, l'architettura istituzionale sarda, il suo sistema elettorale e di governo devono ancorarsi naturalmente alle prerogative autonomistiche e costituzionali dell'isola, non mutuando pedissequamente, come qualcuno vorrebbe, modelli di importazione che non appartengono alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra civiltà.

Su questo dobbiamo trovare l'unità e la solidarietà tra le forze politiche, sfuggendo agli interessi di parte occasionali e guardando all'itinerario della nostra storia di ieri e di oggi per mettere le basi del nostro futuro dell'autonomia del domani. La legge elettorale dovrà garantire alle migliori energie intellettuali e morali della società civile presenti anche nei Gruppi minoritari di essere rappresentati nella Assemblea regionale per le loro peculiarità di base, così come la governabilità del sistema. Purtroppo l'esperienza ha dimostrato che senza omogeneità e base etica della politica, anche le maggioranze più bulgare incorrono nel disfacimento politico dei partiti e delle istituzioni.

I singoli uomini, anche i più prestigiosi, non possono sostituirsi alla guida politica, alle idee, ai valori generali, ai simboli storici e sociali dei partiti e dei movimenti che sono espressione della società nel suo complesso. La politica per me è altro e non può essere affidata ai fermentatori di illusioni, non può essere indicato al popolo il miracolismo; si recita una parte, si continua con l'inverno della politica. È emersa a livello nazionale un'impostazione presidenzialista e monocratica del sistema di governo che affida le sorti dell'intera Assemblea consiliare alla volontà e al destino di un solo soggetto, troncando il raccordo democratico tra corpo elettorale e Assemblea, estinguendosi all'unisono simul stabunt simul cadent.

È questo il portato improprio di una cultura politica non umanistica, non solidarista e non partecipativa che è venuta formandosi dopo la crisi dei partiti degli anni '90 e che oggi sta avendo i primi segnali di cambiamento, mentre noi vorremmo copiare.

Bisogna partire dall'articolo 49 della Costituzione che dà dignità politica ai partita da cui promanano in collegamento con gli altri principi fondamentali della Carta Costituzionale i diritti-doveri per i cittadini di darsi in piena autonomia le regole per concorrere con metodo democratico a determinare la vita della propria comunità. In particolare della nostra comunità, proprio per la sua appartenenza ad una Regione a Statuto speciale da cui discende il diritto-dovere dei sardi di darsi in piena autonomia le regole generali della propria vita democratica.

Troppo in fretta i partiti politici sono stati messi all'angolo, ad essi sono subentrati gli slogan, l'omologazione delle idee nei nuovi versanti della politica, l'individualismo e il culto dell'apparire e dell'immagine.

È un'impostazione cesaristica, l'ho detto altre volte, che non trova riscontro nei sistemi democratici di tutto il mondo, se non in quelli autoritari e dittatoriali, nemmeno in quelli presidenzialistici degli Stati Uniti d'America, dell'Inghilterra e della Francia dove non viene calpestata la legittimazione democratica dell'organo parlamentare.

Pur tenendo conto dell'esigenza della governabilità, occorre in Sardegna un adeguato contemperamento del ruolo del Consiglio con l'organo presidenziale, esaltando anzi il raccordo che l'Assemblea sarda ha con il suo popolo, soprattutto di fronte alle grandi battaglie storiche dell'autonomia per lo sviluppo e le riforme che un uomo solo, anche se Presidente, non è in grado di sostenere.

Di fronte alle grandi sfide dell'insularità, per una Costituzione che riconosca la Sardegna lo stato storico e naturale di nazione mancata, di nazione senza Stato è insostituibile il ruolo primario dell'Assemblea consiliare e della mobilitazione del popolo sardo. La legge nazionale che si vuole imporre ai sardi intende calare dall'alto nel listone regionale rappresentanti già eletti sulla carta senza il consenso diretto del corpo elettorale. Questo avviene quando i partiti sono in crisi e dove dominano piccole oligarchie che scelgono i candidati rispondendo a logiche di piccolo cabotaggio ingenerando ulteriormente il declino della politica.

Ecco perchè noi riteniamo che occorra ripristinare il sistema delle preferenze per rispetto della democrazia al corpo elettorale e agli stessi partiti.

Il sistema elettorale di governo è una cosa seria, dalle sue scelte dipende il futuro della società, il futuro della Sardegna; non si tratta di fare una legge occasionale, ma una legge che guardi al futuro, neutra e non strumentale, fondata sugli interessi generali dell'isola, in cui il popolo sardo sia chiamato ad essere protagonista e partecipe. E' con questo spirito, credo, che dobbiamo affrontare la questione delle regole che sono alla nostra attenzione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Come dicevo prima, l'intervento dell'onorevole Cogodi conclude i lavori della mattinata, i lavori poi riprenderanno alle ore 16 e 30 col primo intervento che è quello dell'onorevole Fantola. Prego, onorevole Cogodi, ha facoltà di parlare.

COGODI (R.C.). Io vorrei limitarmi, signor Presidente, colleghi, a svolgere alcune considerazioni di carattere generale, riservando all'esame dei singoli istituti contenuti nell'articolato più puntuali attenzioni e interventi.

A meno che non soccorra quella dichiarata volontà, che nessuno di noi può ritenere non essere sincera, di ricercare nel contempo, mentre procede il confronto in Aula sulle linee generali, quelle migliori convergenze e precisazioni che consentano di migliorare effettivamente la legge che è proposta all'attenzione del Consiglio.

Tuttavia io ritengo, mi sembra di poter esprimere serenamente questo primo giudizio, che la legge elettorale proposta all'attenzione del Consiglio regionale costituisca una buona base di confronto e una buona base per avere una legge migliore di quella che la Regione avrebbe se non intervenisse con la sua potestà normativa.

Una buona base di confronto che tuttavia, secondo me, non consentirà di avere una buona legge; consentirà di avere una legge migliore e quindi meno peggio di quella che avrebbe necessariamente se la Regione non intervenisse. Io dico che anche avere una legge meno peggio non è roba da buttare via, va fatto, però nella consapevolezza che tutto quello che si enuncia e tutto quello che si dice che si vorrebbe non è questo Consiglio regionale neppure nelle condizioni di farlo, neppure se avesse la più determinata volontà e la più convergente disponibilità di tutte le parti politiche. Perchè? Perchè alcuni vincoli che sono delle costrizioni esistono già a monte, è inutile negarlo!

Il collega Scano dice che il legislatore nazionale è stato prudente e prudentemente perciò ti ha detto, ci avrebbe detto: "Se tu non fai la legge, comunque io l'ho fatta e la legge che ho fatto vale". Non è così esattamente! Il legislatore nazionale non ha detto "O tu fai la legge perchè hai il potere di fare la legge elettorale o io ne faccio una e quindi ti punisco e ti applico la mia". No! Ha detto il legislatore nazionale: "Intanto io faccio una legge, tu hai potestà di modificare alcuni istituti, non tutto, alcune cose di questa legge, io non ti do una potestà piena, ma ti do un recinto entro il quale ti puoi muovere e ti puoi posizionare", perchè i vincoli che sono posti sono tali per cui non da tutti sono accettati in partenza.

Noi per esempio, come parte politica, non condividiamo l'impostazione generale, né della legge nazionale né soprattutto degli istituti perversi, impositivi e autoritari che comunque permarranno, che neppure il Consiglio regionale della Regione autonoma della Sardegna, avesse pure una autonomia vitale, forte e non esangue come richiamava testè il collega Floris, avesse anche la migliore energia da disporre in campo, non potrebbe. Per esempio, il sistema presidenziale è imposto, è imposto e le regioni che hanno provato da qualche parte a smantellare quell'imposizione hanno trovato limiti tali per cui sono dovute o tornare indietro o comunque fermarsi.

Chi non condivide il sistema presidenziale, che fa? Esercita l'autonomia limitata, deve stare dentro il recinto perchè io sono tra coloro e altri e la nostra parte politica tra quelli cioè che ritengono che il Presidente, colui che è chiamato alle funzioni primarie nella politica, deve derivare il suo potere e anche la sua autorità, che non deve essere autoritarismo, dal consenso maturo, consapevole, soppesato, esposto chiaramente al corpo elettorale, al popolo sovrano, attraverso un programma preciso e definito. Questo è il patto tra i rappresentanti e i rappresentati, non la suggestione del momento elettorale.

Quindi il presidenzialismo non è una forma avanzata di democrazia, è una forma semplificata, ma è una forma autoritaria di democrazia perchè il popolo conta meno, perchè l'espressione elettorale è più soggetta al condizionamento del momento o della fase elettorale, alla suggestione che non alla riflessione e alla condivisione del programma della convergenza di più parti politiche.

Non si può difendere la dignità dei partiti e nel contempo dire che va bene il presidenzialismo, perchè sono due cose fanno a pugni. Così come non si può difendere il bipolarismo o il sistema maggioritario e per altro verso dire che si difende il pluralismo, perchè pluralismo vuol dire possibilità dei più di esprimersi e intendo dire che il cosiddetto bipolarismo o tendenza bipolare, che purtroppo passa nella politica, ma passa in modo arrogante, passa nella concezione e anche nel senso comune della gente, ma passa espropriando diritti fondamentali di dignità, di conoscenza, di espressività dei singoli e delle comunità; e non è che il bipolarismo, lo voglio dire con molto rispetto delle posizioni altrui e quelle da ultimo espresse dal collega Floris, non è che il correttivo del bipolarismo è il tripolarismo. Il correttivo del bipolarismo è il pluralismo, e tante e quante non estemporanee espressioni della politica, ma degne rappresentanze di politiche degne appunto di opinioni, di umori, di interessi sociali possono avere diritto a essere nelle istituzioni, per fare insieme ad altri le cose che insieme si possono fare.

Non è che il correttivo tripolare, separare i contendenti, Schwarzenegger come si chiama quello e l'altro, ci voleva il terzo che li separasse, a parte che dovrebbe essere un arbitro, ma non è che la politica è fatta di due contendenti e di un arbitro; a parte che dovrebbero essere tre contendenti, come minimo, e poi chi è nato in questo mondo per fare politica arbitrando, per stare sempre in mezzo? Questa idea, questo lusso, questa aspirazione, come dire, indecorosa di essere centro, ritenendosi che il centro sia riparo della dialettica, del confronto e anche della pena, se volete, della fatica, dello scotto dello scontro sociale prima, ideale, politico istituzionale.

C'è qualcuno che intende che essere al centro significa essere al riparo, essere a disposizione di tutti, al migliore offerente, ma quello non si chiama centro, si chiama un'altra cosa, si chiama mercimonio, si chiama in tanti modi, merce nel mercato! Quindi chi è contro davvero e chi contesta il bipolarismo è per il pluralismo; chi contesta il sistema maggioritario è per il sistema proporzionale. Chiamiamo le cose con il loro nome, perchè le cose poi riflettono sostanza.

Io, come altri, tutti noi siamo attenti alle cose che non solo dicono quelli più vicini, ma anche quelli più lontani da noi in questo tempo sulle leggi elettorali; e, per esempio, ancora non riesco a capacitarmi di come parti politiche consistenti difendano ancora il bipolarismo e propongano per esempio il voto disgiunto che è una contraddizione in termini, è una contraddizione logica. Io rispetto tutte le opinioni, ma innanzitutto vorrei rispettare la coerenza e la logica. Anche quando non condivido l'idea e la proposta altrui, quella proposta ha dignità se è almeno logica, almeno coerente e chi dice di essere bipolarista, come gran parte della destra, o acceso bipolarista, come per esempio il collega Fantola e altri, non possono dire di volere il voto disgiunto, che è l'esatto contrario del bipolarismo, bipolarismo che io non condivido. Perchè quando si ipotizza un voto disgiunto vuol dire che un elettore può votare per un Presidente, per un candidato Presidente con i molti poteri che ha il Presidente in un sistema che di fatto è presidenzialista, sarà presidenzialista, il Presidente può avere poteri assoluti, ma anche temperati, ma comunque il sistema presidenzialista è perchè eletto direttamente dalla base elettorale il Presidente, quindi ha poteri autonomi e può essere da un elettore votata quella persona che avrà le sue idee, le esplicherà bene, le esplicherà male, si presenterà con la suggestione anziché col programma precisato, con la novità dell'ultima ora anziché con il patrimonio e il bagaglio dell'esperienza e della cultura politica, sarà quello che sarà, comunque quel Presidente sarà almeno una personalità che ha le sue idee.

Però nel frattempo quell'elettore, dice il bipolarista, convintissimo potrebbe votare quel Presidente con quella sua idea e nello stesso tempo votare una lista di un'altra coalizione che ha un altro programma che è anche il programma alternativo a quello.

Come fa? Questo non è bipolarismo, questo è trasformismo puro, questo non è bipolarismo, questo è strabismo! Se volete è inganno politico portato al massimo grado, non al Massimo Fantola, ma al massimo grado.

Allora, il confronto sì, ma il confronto dev'essere vero sulle cose e chi dice più proporzionale, e mi sto riferendo alla legge che è all'attenzione del Consiglio, che, ripeto, non vedo, non valuto come la buona legge, la valuto come la legge meno peggio che è pure qualcosa. Infatti pure il meno peggio, perchè sopporta i vincoli nazionali imposti che rimangono e anche perchè non vede tutta la possibile espressività nuova degli istituti di democrazia e autonomia, anche per questo, c'è una limitazione che viene dall'alto, c'è una autocensura, una autolimitazione che le forze politiche, protestando tutti autonomismo al massimo grado, tuttavia faticano a esprimere proposte originali, cioè autonome rispetto alle imposizioni altrui.

Però contenere il correttivo, il cosiddetto premio di maggioranza è già un fatto positivo; la legge nazionale ti dice: "60 per cento dei seggi, cioè della rappresentanza politica va a chi prende un voto di più" e si dicono: "è premio di maggioranza". A parte che non è un premio, perchè chi vuole dare un premio usa roba sua per premiare qualcuno, invece qui il legislatore o chiunque fosse lì o qui che fa la regola non dà roba sua, ma dà roba d'altri. Perchè dare seggi, cioè rappresentanza, cioè potere ad una parte politica senza che abbia avuto il consenso popolare, vuol dire aggiungere quel quid di potere togliendolo ad altri, cioè a chi avrebbe avuto il consenso popolare, e l'ha avuto nelle elezioni, glielo sottrai per darlo a altri. Perchè chiamarlo premio? Chi vuole premiare usi di suo, bello premiare con le cose degli altri! Qui la disponibilità, la quota di potere, la rappresentanza è dei cittadini, è ai cittadini che si toglie una parte, non si chiama il correttivo necessario per esercitare un governo, ma questo correttivo, se è necessario, dev'essere ridotto al minimo, perchè ben si deve capire che è un esproprio di rappresentanza in termini democratici, perchè i cittadini che si esprimono in un modo da una parte per una parte di programma perdono una parte di quel loro consenso espresso e lo devono vedere applicato all'altra parte, quindi dev'essere per forza contenuto nel minimo come correttivo, se è proprio indispensabile, io non lo riterrei neanche indispensabile, la democrazia o è o non è! Il sistema, il regime se si vuole dire democratico, cioè il popolo, il governo del popolo è tale per cui se il popolo vuole un governo, se lo fa. Il popolo si deve esprimere maggioritariamente sul suo governo non con i correttivi, i premi, gli espropri, i sotterfugi, gli imbrogli attraverso cui i voti vanno da una parte e le rappresentanze vanno dall'altra. Io arrivo a dire, non è proprio una estremizzazione assoluta, che il governo del popolo, se è questa una democrazia, è un'opzione del popolo, il popolo può volere il governo e può anche non volerlo, per cui il popolo se ritiene vota, fa una maggioranza; se non c'è una maggioranza, rivota e farà una maggioranza, se la vuole, se non la vuole un popolo è libero secondo me anche di non avere governi, e qualche volta non avere governo per una parte del popolo è meglio che averne.

Per cui, in termini concettuali naturalmente, e non necessariamente solo istituzionali e tecnici, dobbiamo fare un ragionamento completo per dire che per esempio questo è un punto migliorativo: la legge regionale prevede un contenimento, una riduzione della quota espropriata al consenso popolare che voi, chi propone questa cosa chiama premio di maggioranza, una cosa è il 60 per cento, una cosa è il 55 per cento, perchè restituisce almeno 5 seggi alla proporzionale, cioè 5 seggi alla rappresentanza reale dei cittadini. Questo perchè dice che vuole sistemi elettorali che per davvero rispettino la volontà popolare.

È chiaro che il premio di maggioranza è un altro modo di dire maggioritario, o pezzo di maggioritario, perchè il premio di maggioranza è questo, però sul maggioritario bisognerebbe che qualcuno, io aspetto di sentire... Consentitemi una piccola soddisfazione non personale, politica di tutti i peana, di tutti gli inni, di tutte le lodi sperticate del maggioritario che abbiamo sentito da dieci anni a questa parte, che ne è? Il maggioritario introdotto in Italia e l'uninominale ha prodotto disastri nella politica, e tutti oggi stanno lì di fronte al disastro, da ultimo dice parole severe il collega Floris con argomenti e lessico sicuramente pensato bene, a tempo, e il giudizio severo che si esprime è condivisibile: la povertà della politica, la povertà crescente dell'autonomia, questa autonomia - dice il collega Floris - che mai nella sua storia come in questi tempi risulta più povera, ma dopo quattro anni, quasi cinque di governo di destra dobbiamo prendere atto che mai l'autonomia è risultata così povera. È ovvio direi io, per il collega Floris dovrebbe essere meno ovvio, perchè sente il disagio, ma non ha ancora il coraggio di lasciare quei banchi e almeno di recuperare poco poco qualcosa, almeno verso quel centro dove si può guardare da ogni parte. Però, al di là di questo, perchè ognuno sta dove vuole e ognuno in politica fa le sue scelte, esercita la sua responsabilità, è certo che l'autonomia vive di vita stentata in questi tempi perchè non è mai stato vero che la destra possa essere autonomista, ma non perchè io dica che è proibito, chissà da chi, è proibito dal codice genetico, è proibito dalla storia politica, arrivo a dire che è proibito dalla serietà stessa della politica, perchè sennò la destra non sarebbe destra, e io rispetto anche chi a destra è orgoglioso della sua appartenenza e della sua idealità, a condizione che non la camuffi, perchè la storia politica, direi l'essenza, direi quello per cui la destra è nella società a esprimersi in politica è un'altra visione dell'organizzazione della società e della politica, che non è l'autonomismo ma è l'efficienza centrale, è una forma di direzione che ha una sua dignità, ma non sto dando giudizi di valore in questo momento, sto dicendo che il confronto sia leale e sia vero.

Ma dei maggioristaristi che dopo tangentopoli o non dopo, tangentopoli non ha un dopo....

PRESIDENTE. Concluda onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Concludo, poi avrò modo di riprendere alcune di queste questioni che poi hanno riscontro ognuna nelle norme concrete che compongono la legge elettorale e facevo riferimento a questo: dieci anni fa il sistema proporzionale fu combattuto dicendo che il proporzionale aveva dato vita a tangentopoli. A parte il fatto che chi rubava allora non rubava proporzionale, ma rubava già maggioritario, e non era il maggioritario elettorale, il correttivo alle ruberie, si continua a rubare e tangentopoli si dice che c'è, il sistema elettorale non è che ha modificato in meglio la situazione politica. Per dire, conclusivamente, che queste altre questioni dovranno essere prese in considerazione nel confronto politico, è perchè in politica anche riconoscere un errore è utile qualche volta per intendersi, perchè quelli che non sbagliano mai dicendo tutto e il contrario di tutto sono quelli che non possono essere creduti, né qui né fuori di qui. Per cui recuperare i valori nella legge che vogliamo fare di rappresentanza popolare e di garanzia della rappresentanza, di efficienza sì della democrazia, ma anche nello stesso tempo di potere pubblico bilanciato tra Governo e assemblea elettiva, rispetto dell'articolazione territoriale per davvero, quindi pluralismo delle idee e delle rappresentanze, secondo me anche questa proposta di legge fa dei passi in avanti in quella direzione, non è sufficiente ma tuttavia merita, uno, di essere salvato il salvabile, due, per quanto migliorabile, di essere migliorato quello che si può.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi, i lavori della mattinata terminano qui, ricordo ai Capigruppo che vi è subito l'incontro con una delegazione dei lavoratori della Carbosulcis i quali non possono entrare se i capigruppo non sono già in Aula 3; ricordo ancora che i lavori riprendono alle 16 e 30, il primo intervento previsto è quello dell'onorevole Fantola, al quale seguirà l'intervento dell'onorevole Cugini.

La seduta è stata tolta alle ore 13 e 11.



Allegati seduta

CCCXCIII

(Antimeridiana)

Martedì 14 Ottobre 2003

Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA

La seduta è aperta alle ore 11 e 41.

LICANDRO, Segretario; dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del Giovedì 4 Settembre 2003, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. I Consiglieri regionali Felice Contu e Luca Deiana hanno chiesto congedo per la giornata del 14 ottobre 2003. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

dal consigliere Deiana:

"Costituzione di un Consorzio volontario regionale per la tutela ed il sostegno del marchio "carciofo spinoso sardo D.O.P.". (474)

(Pervenuta il 9 ottobre 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Presidente, solo due secondi per raccomandare alla Presidenza, non a chi in questo momento presiede, che si eviti per il futuro di convocare esattamente per la stessa ora il Consiglio e la Conferenza dei Capigruppo. Non c'è nessuna ragione per cui debbano essere fatte cose così scarsamente, come dire, intelligenti, evitiamole, perché o siamo animati proprio da una volontà di danneggiare noi stessi e il Consiglio rendendone platealmente evidente l'enorme capacità di disorganizzazione; evitiamo queste cose, se ci fosse il Presidente Serrenti l'avrei detto a lui, ma comunque colgo l'occasione dell'Aula per raccomandare alla Presidenza che non succeda più.

PRESIDENTE. Onorevole Scano, prendiamo atto della sua raccomandazione; le ricordo in tutti i casi che la Conferenza dei Capigruppo era convocata per le ore 10 e 30 e l'Aula per le ore 11. Soltanto perché il Presidente Serrenti è stato trattenuto da un impegno precedente si è iniziata con ritardo la Conferenza dei Capigruppo, quindi non è una scelta fatta da chi ha fatto le convocazioni, ma è semplicemente una casualità. In tutti i casi è chiaro che va tenuto conto della sua raccomandazione.

Informo i colleghi delle determinazioni alle quali è arrivata la Conferenza dei Capigruppo. Si è deciso di iniziare la seduta odierna con l'apertura della discussione generale sulla legge elettorale e di proseguire per tutta la giornata. I lavori della giornata si concluderanno durante la mattina alle ore 13; alle ore 13 tra l'altro vi sarà l'incontro tra la Conferenza dei Capigruppo e i dipendenti della Carbo - Sulcis nell'aula terza. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30 e si concluderanno alle ore 19 perché vi è qualche forza politica che ha inderogabili impegni di partito e ha chiesto di interrompere i lavori alle ore . Alle ore 19 comunque si terrà anche una breve Conferenza dei Capigruppo a conclusione dei lavori dell'Aula in maniera che i colleghi che non sono impegnati in Conferenza possano fare altro e la Conferenza ha anche determinato di aprire un'interlocuzione fra tutte le forze politiche per verificare quali siano le possibilità di addivenire ad una ipotesi di accordo sulla legge elettorale da un lato e dall'altro altro, sempre durante la giornata odierna, di chiedere ai colleghi della Commissione quarta, urbanistica, che hanno prodotto il testo unificato sulle norme di salvaguardia, di verificare se vi siano possibilità di accordo per addivenire ad una sintesi ulteriore che tenga conto anche delle sentenze ultime del TAR in relazione all'annullamento dei piani paesistici.

Per verificare il lavoro svolto durante la giornata, e in materia di legge elettorale e in materia di norme di salvaguardia paesistica, come dicevo, alle ore 19 rapidamente si riunirà la Conferenza dei Capigruppo per definire anche il percorso e il lavoro della giornata di domani.

Quindi, adesso iniziamo la seduta con l'apertura della discussione generale sulla legge elettorale.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita - D.L.). Sull'ordine dei lavori, brevissimamente. Presidente, chiederei all'Aula se è d'accordo che ai sensi dell'articolo 100 mi pare, venga messo all'ordine del giorno la legge a sostegno delle cooperative, che è stata approvata, mi pare, all'unanimità già nel 2001 e contemporaneamente chiederei, e l'ho già fatto un'altra volta, Presidente, che venga messa all'ordine del giorno dell'Aula il testo unico sugli incentivi alle imprese, primo firmatario Falconi, ma poi c'è anche un testo della Giunta. Sono due provvedimenti che qualificherebbero la legislatura e mi pare che prima dello scioglimento della legislatura uno sforzo debba essere fatto. In particolare sia quello a sostegno delle imprese, sia quello a sostegno delle cooperative hanno un impatto sul sistema produttivo evidente e credo che abbiano anche un ampio accordo tra le forze politiche.

Chiedo e ribadisco, l'abbiamo già fatto altre volte, al Presidente che venga immediatamente, se l'Aula è d'accordo naturalmente, inserito all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I. - Sardegna). Presidente, sulla richiesta del collega Gian Mario Selis per ricordare che analoga richiesta era stata avanzata dal sottoscritto già da diversi mesi con riferimento in particolare alla proposta di legge che riguarda il mondo della cooperazione. Quindi, a maggior ragione se oggi viene reiterata dal collega Selis, ma voglio ricordare che è stata già avanzata da diversi mesi anche da parte del sottoscritto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Presidente, per chiedere, verificato che era già all'ordine del giorno in modo prioritario l'iscrizione e un'accelerazione dell'iter della pratica per la razionalizzazione della rete ospedaliera. Verificato che la mancata approvazione pregiudica in primis il protocollo d'intesa con l'università, ma soprattutto pregiudica quest'anno non solo le lauree brevi, ma addirittura gli stessi corsi di specializzazione. Cioè tutti si sono riempiti la bocca, sono tutti d'accordo, se esiste la volontà politica che questo provvedimento venga esitato nei tempi più rapidi possibili per evitare quelle discrasie cui ho fatto riferimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (Gruppo Misto). Non ci accontentiamo dell'ordine del giorno che viene stilato dalla Conferenza, anche dalla Regione, talvolta, chiedo che venga inserito urgentemente all'ordine del giorno dell'Aula perché richiamata, il progetto di legge, disegno di legge sull'Arpas, così poniamo fine anche a un commissariamento politico che non ha più senso d'essere, soprattutto dopo i fatti sull'uranio impoverito io credo che la Regione Sardegna abbia diritto ad avere un organismo deputato al controllo vero e sistematico del territorio e dell'ambiente. Grazie.

PRESIDENTE. Capisco colleghi, do subito la parola all'onorevole Cogodi e poi all'onorevole Cassano.

Prendo atto che queste richieste di inserimenti naturalmente partono dal presupposto e dalla preoccupazione di molti colleghi dell'essere arrivati sostanzialmente a conclusione della legislatura e che quindi si ha quasi la certezza che non vi sia il tempo per discutere di questi provvedimenti. Ma mi pare onestamente che sia anche, io lo dico con molta franchezza colleghi, un atto di sfiducia nei confronti della Conferenza dei Capigruppo per il fatto che non svolge probabilmente la famosa e mitica programmazione bimestrale. Allora, io prendo atto di questo e do la parola all'onorevole Cogodi che l'ha chiesta e poi all'onorevole Cassano. Ricordo ai colleghi in tutti i casi che per l'inserimento richiesto in maniera tale che i colleghi inizino ad attrezzarsi, occorre una votazione con i quattro quinti dei votanti, quindi procederemo subito alle votazioni.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io chiedo, come ho chiesto insistentemente più volte in tutte le sedi, che all'ordine del giorno del Consiglio regionale siano iscritte tutte le leggi dalla prima all'ultima che sono state esitate dalle Commissioni consiliari. E chiedo contestualmente che il Consiglio regionale avuto l'ordine del giorno che contenga tutti i provvedimenti legislativi che sono discutibili in Aula, lavori in prosecuzione, ininterrottamente, con la sola pausa necessaria per le esigenze fisiologiche delle persone, perché tutti provvedimenti che sono stati esitati in questi anni dalle commissioni approdino in Aula e l'Aula eserciti il suo diritto - dovere di poterli discutere ed esaminare.

Non penso che ci sia nessuna sfiducia nei confronti di nessuna Conferenza dei Capigruppo, la quale Conferenza può solo semmai indicare priorità nell'ordine di discussione delle leggi, ma non può dire quali leggi hanno possibilità di essere discusse e quali no, perché tutte le leggi devono essere esaminate dal Consiglio, tutte!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Rif. Sardi - U.D.R.). Grazie Presidente. Mi dispiace essere ripetitivo, comunque voglio ricordare all'Aula che giace, poiché è stata esitata dalla Commissione settima, la proposta di legge della quale sono primo firmatario che riguarda gli invalidi civili in Sardegna. Ci sono trentamila invalidi che attendono appunto il giusto riconoscimento per le loro provvidenze. Quindi chiedo la procedura d'urgenza in quest'Aula perché questo provvedimento quanto prima venga ammesso all'ordine del giorno del Consiglio.

PRESIDENTE. Esaminiamo le proposte per come sono pervenute; per quanto riguarda la proposta dell'onorevole Dettori, voglio ricordare all'onorevole Dettori che le proposte di legge relative all'Arpas sono già inserite all'ordine del giorno, quindi deve precisare l'onorevole Dettori che tutt'al più si tratta di un'inversione e se si tratta di un'inversione sarebbe opportuno che l'onorevole Dettori ci indicasse il punto esatto dove ritiene di dover inserire il punto all'ordine del giorno relativo all'Arpas. Ricordo ancora all'onorevole Dettori che occorre una votazione con i due terzi dei votanti. Per quanto riguarda la 157/A richiesta dall'onorevole Selis, la 20 e la 23/A richiesta dall'onorevole Oppi, e la 314 dell'onorevole Cassano occorre una votazione che raccolga i quattro quinti dei votanti. Quindi passiamo subito alle votazioni col sistema elettronico. Invito i colleghi a prendere posto.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I. - Sardegna). Ho chiesto anche nella scorsa seduta che venisse richiamato il disegno di legge Milia - Onida, il 221. Volevo solo capire se è già all'ordine del giorno dell'Aula altrimenti chiedo che venga sottoposto anche…

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, questo problema è già stato sollevato dal Capogruppo Corona stamattina in Conferenza, ma per ottenere questo risultato è necessario che vi sia l'unanimità dei Capigruppo. Quindi probabilmente questo problema lo vediamo questa sera nella prossima Conferenza dei Capigruppo.

Non è possibile il richiamo in Aula immediato onorevole Pittalis.

PITTALIS (F.I. - Sardegna). Sì che è possibile: ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, se la richiesta viene avanzata in base all'articolo 100 significa che sostanzialmente la richiesta è relativa all'inserimento del punto nella discussione in sede di programmazione bimestrale dei lavori delle Commissioni e dell'Aula. Se invece si chiede ai sensi dell'articolo 102 allora va in Conferenza dei Capigruppo i quali debbono decidere all'unanimità.

Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io non ho chiesto l'inversione dell'ordine del giorno, ho chiesto praticamente…

PRESIDENTE. No, onorevole Oppi, abbiamo inteso benissimo: l'inversione è relativa solo alla richiesta avanzata dall'onorevole Dettori (Arpas).

Ha domandato di parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (Gruppo Misto). Naturalmente io non intendevo chiedere un'inversione. Capisco che poi le mie parole vengano tramutate in questo modo, volevo semplicemente sottolineare che questa proposta di legge è all'ordine del giorno dell'Aula da sette - otto mesi e che si trova sempre prima al terzo posto, poi al quinto, poi al sesto, poi al decimo, poi torna al quarto. Vorrei sollecitare la Conferenza dei Capigruppo di non spostarla, di metterla al suo posto e di procedere in modo un po' più ordinato.

PRESIDENTE. Quindi non vi è nessuna richiesta, è soltanto un promemoria, un richiamo alla Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita - D.L.). Per ribadire, avevo già detto che la mia richiesta era ai sensi dell'articolo 100, quindi l'inserimento nella prossima programmazione dei lavori tenendo conto che le due proposte, i due progetti di cui stiamo parlando (primo firmatario Falconi e poi l'Assessore Pirastu allora) ed ugualmente quella del sostegno alle cooperative sono ormai di due anni fa. Quindi, non inversione dell'ordine del giorno ma inserimento possibilmente nella prossima seduta. Grazie.

PRESIDENTE. Allora, mi pare che anche su questo punto sia stata fatta chiarezza, quindi il punto verrà inserito all'ordine del giorno nella programmazione bimestrale, poi saranno i Capigruppo a decidere l'ordine.

Onorevole Oppi, lei mantiene invece ferma la sua richiesta?

OPPI (U.D.C.). Sì.

PRESIDENTE. Benissimo. Metto quindi in votazione la richiesta dell'onorevole Oppi e la richiesta…

OPPI (U.D.C). Io ho precisato che è già all'ordine del giorno, va accelerato. E' un promemoria. Io chiesto che si discuta nei tempi più rapidi possibili, che è da ventotto mesi non da nove.

PRESIDENTE. D'accordo, programmazione bimestrale dei Capigruppo. Onorevole Cassano, lei vuole che si voti?

CASSANO (Riformatori Sardi-U.D.R.). Sì.

PRESIDENTE. Allora l'onorevole Cassano chiede invece la votazione relativa all'inserimento all'ordine del giorno della proposta di legge numero 314/A. Ricordo ai colleghi che si vota con voto palese, col sistema elettronico e occorrono i quattro quinti.

FADDA (La Margherita-D.L.). A che punto lo inseriamo?

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, su che cosa vuole intervenire?

COGODI (R.C.). Sull'ordine della votazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io mi sono permesso di avanzare una proposta che non era una battuta polemica, era una proposta formale alla pari delle altre e quindi ha precedenza nell'ordine delle votazioni, perché io ho proposto che all'ordine del giorno del Consiglio figurino realmente iscritte, non "date per", tutte le leggi, tutte, dalla prima all'ultima, l'ho chiesto più volte, che le Commissioni hanno esitato. Cioè tutte le leggi pronte per la discussione in Aula. Ho aggiunto, come proposta formale e non come battuta polemica, che contestualmente il Consiglio decida - se vuole deciderlo - che lavora ininterrottamente, con la sola interruzione necessaria per le esigenze fisiologiche delle persone, per esaminare tutte le leggi che sono pronte per l'Aula, dalla prima all'ultima, perché si eviti che per anni chi doveva riunirsi non si riunisce, le maggioranze che dovevano maggioritariamente esprimersi non si esprimono e poi si fanno le perorazioni per questo o quel titolo di una legge. Le leggi non sono fatte di titoli, sono fatte di merito, di cose e di norme, quindi insisto e credo che questa proposta abbia precedenza su tutte essendo quella che comprende anche tutte le altre.

PRESIDENTE. Va bene, onorevole Cogodi. Io non ho nessuna difficoltà, naturalmente, a ritenere e a dare per accolta la richiesta che tutti i provvedimenti licenziati regolarmente dalle Commissioni siano formalmente e sostanzialmente iscritti all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio. E' del tutto evidente, quindi, che per quanto riguarda in questo caso la proposta di legge numero 314/A o gli altri si tratta di una richiesta di inversione, certamente, perché se stiamo iscrivendo questi punti all'ordine del giorno che sono stati già definiti dalle Commissioni è chiaro che andranno iscritti in coda all'attuale ordine del giorno. Quindi, se l'onorevole Cassano ritiene di dover chiedere un'inversione, può tranquillamente chiederla dando per scontato il fatto che la richiesta è già stata avanzata di inserimento all'ordine del giorno e quindi in questo caso votiamo per l'inversione a seguito di una richiesta e anche di una definizione del punto dove l'onorevole Cassano ritiene di dover collocare questo punto.

Onorevole Ortu, su che cosa vuole intervenire?

ORTU (R.C.). Per aggiungere una precisazione: tutte le leggi licenziate dalle Commissioni siano iscritte sulla base della data in cui sono state esitate.

PRESIDENTE. Questo credo che sia del tutto evidente. Altri interventi? Onorevole Fadda?

FADDA (La Margherita-D.L.). Per sapere dove deve essere inserito.

PRESIDENTE. Onorevole Cassano, vuole precisare il punto?

CASSANO (Rif. Sardi-U.D.R.). Non conosco esattamente l'ordine quindi non posso dirlo questo. Io ho chiesto di mettere al primo punto possibilmente, se poi ci sono altri provvedimenti più urgenti ben venga.

PRESIDENTE. Onorevole Cassano, lei sa già, perché l'ho detto dieci minuti fa, che abbiamo aperto formalmente l'esame della legge elettorale, di cui è stata svolta la relazione da parte dell'onorevole Emanuele Sanna e siamo in fase di inizio della discussione generale. A seguire o contestualmente ci accingiamo a esaminare anche il provvedimento relativo a norme di salvaguardia in materia paesistica, quindi, se lei ritiene, può chiedere di inserire il suo provvedimento subito dopo questi due che ho richiamato, d'accordo? Per ottenere questo risultato ricordo ai colleghi che è necessaria una maggioranza dei due terzi dei votanti, quindi invito i colleghi a prendere posto.

Quindi la richiesta dell'onorevole Cassano è quella di inserire la proposta di legge numero 314/A subito dopo la legge elettorale e subito dopo il testo unificato 43/A e successivi.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della richiesta di inserimento al terzo punto dell'ordine del giorno della proposta di legge numero 314/A.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, posso chiedere il suo voto, perché risulta nullo?

MARROCU (D.S.). Favorevole.

OPPI (U.D.C.). Non risulta neanche il mio.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, vuole dichiarare il suo voto?

OPPI (U.D.C.). Favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi?

COGODI (R.C.). Favorevole, non ho la scheda.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI -CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si sono astenuti i consiglieri: CARLONI - DORE - PIANA - SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 64

votanti 60

astenuti 4

maggioranza 40

favorevoli 60

Il Consiglio approva.

Quindi la proposta di legge numero 314/A viene collocata al terzo punto all'ordine del giorno.

Colleghi, abbiamo provveduto a eleggere un ulteriore nuovo Segretario da poco, è difficile davvero che i colleghi Segretari non sentano il dovere di stare seduti al loro posto soprattutto durante una votazione. Invito almeno uno dei tanti colleghi Segretari che abbiamo a disposizione a sedere qui ai banchi della Presidenza.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che è pervenuta in questo momento una lettera dell'onorevole Beniamino Scarpa: "Signor Presidente del Consiglio, il sottoscritto consigliere regionale Luigi Beniamino Scarpa, fino ad oggi iscritto al Gruppo consiliare Riformatori-U.D.R., con la presente formalmente chiede di essere iscritto al Gruppo Misto. Con ossequi, Luigi Beniamino Scarpa".

Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge FLORIS - TUNIS - BUSINCO: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), ONIDA: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), SCANO - DETTORI - PACIFICO - PINNA: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), SANNA Gian Valerio - FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SECCI - SELIS: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), SPISSU - CALLEDDA - CUGINI - DEMURU - FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), CAPELLI - CAPPAI - PIANA - RANDAZZO: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato del disegno di legge numero 245/Stat/A e delle proposte di legge numero 350/Stat/A, 362/Stat/A, 379/Stat/A, 380/Stat/A, 392/Stat/A e 396/Stat/A.

La relazione è stata svolta dall'onorevole Emanuele Sanna.

E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che intendessero intervenire l'obbligo di iscriversi a parlare durante il corso dell'intervento dell'onorevole Scano.

SCANO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, il Consiglio regionale arriva a discutere la legge elettorale in uno stato di salute che non è per la verità eccellente.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Posso chiedere ai colleghi di evitare questa processione verso i banchi della Presidenza? Possiamo stare davvero seduti ognuno al proprio posto e consentire ai colleghi che stanno svolgendo i loro interventi di poterli svolgere con un minimo di tranquillità? Per cortesia! Colleghi, non c'è bisogno di avvicinarsi qui per chiedere l'iscrizione a parlare, basta sollevare la mano. Non c'è bisogno di venire qui e creare problemi anche alla Presidenza. Con un po' di ordine raccogliamo tutte le richieste di iscrizione a parlare. Chiedo scusa onorevole Scano, prego.

SCANO (Gruppo Misto). Bisogna essere comprensivi perché oggi si è iniziato con un po' di effervescenza e con uno scatto di entusiasmo.

Il Consiglio regionale arriva a discutere la legge elettorale in cattivo stato di salute, parlo di un Consiglio regionale che è stato, diciamo, sull'orlo dello scioglimento, che lo ha evitato con una Giunta priva di maggioranza (vedo che l'onorevole Onida ha il compito oneroso, con le sue per altro capaci spalle, di rappresentare l'intera Giunta in questo momento). Dopo aver vissuto, con la storiaccia delle invalidità, non voglio introdurre un elemento estraneo al dibattito, lo ricordo solo per sottolineare che forse il Consiglio ha vissuto la pagina più brutta della sua storia, ha toccato il punto più basso della sua storia, e allora se questo è il quadro è legittimo chiedersi se ci siano le condizioni per affrontare un passaggio così delicato come la riforma elettorale. Io ho su questo punto un'opinione chiara e semplice: penso che il Consiglio regionale dovrebbe, deve esaminare, discutere e possibilmente adottare la nuova legge elettorale. Non sto dicendo che il Consiglio deve adottare la legge elettorale uscita dalla Commissione, il testo unificato, sto dicendo che, secondo me, il Consiglio regionale deve fare uno sforzo per approvare una legge elettorale. Sottolineo questo punto perché si dice da più parti, politici e commentatori, che la scelta sarebbe tra la legge approvata dalla prima Commissione, il testo unificato, e la legge nazionale per le Regioni ordinarie che, come sapete e come sappiamo, con legge costituzionale è stata, come disciplina transitoria, applicata anche alla Sardegna. Ossia, secondo questo ragionamento, chi è critico sul testo unificato, che scherzosamente, ma efficacemente, è stato da un giornalista dotato di senso dell'humour definito sardarellum, chi è critico sul sardarellum vuole votare con la legge nazionale. Ma non è affatto vero, perché il Consiglio regionale può, lavorando sul testo approvato dalla Commissione, varare una legge diversa, varare una legge migliore.

Io ho molti motivi di critica, anche di critica severa, verso quel testo, eppure sono perché il Consiglio, pur in una condizione estremamente difficile, provi a varare una legge regionale, per due ragioni che dirò in estrema sintesi: la prima ragione è perché questo tema costituisce un banco di prova dell'autogoverno, dell'autonomia. Autonomia vuol dire darsi le proprie leggi, e le leggi fondamentali, le nostre norme fondamentali sono proprio due: lo Statuto, su cui siamo fermi, situazione di stallo, e la legge elettorale, cioè le regole per la formazione della rappresentanza. Il Parlamento ci ha attribuito una grandissima e inedita potestà, usiamola. Questa è la prima ragione, cioè una ragione di principio che attiene all'esercizio dei poteri dell'autogoverno.

La seconda ragione è perché il legislatore nazionale è stato prudente. Il legislatore nazionale ha, diciamo, disteso una sorta di rete di protezione: "Io vi attribuisco i poteri ma se voi non siete capaci," - questo ci ha detto - "non avete la volontà o la capacità di utilizzarli per darvi la vostra legge elettorale, c'è la disciplina transitoria", che comunque corregge una serie di difetti del vecchio sistema istituzionale e di fatto ci introduce in un nuovo sistema elettorale e istituzionale. Io penso che il legislatore nazionale, in questa sua prudenza, sia stato saggio, penso che abbia fatto bene. Ma quella è una legge, il testo per le Regioni ordinarie e per le Regioni speciali come disciplina transitoria, che ha delle luci e delle ombre, dei pregi e dei difetti, ha anche dei gravi difetti, a partire da quello che tutti abbiamo nel dibattito di questi mesi indicato del listino bloccato, anche se, aggiungo, solo a parziale scusante del legislatore nazionale, va detto che nel meccanismo della legge nazionale il voto di preferenza avrebbe un senso solo quando il vincitore superasse un livello molto alto, il 60 per cento dei consensi, cioè ci sarebbe una utilità del voto di preferenza decisamente ridotto. Tuttavia è un difetto grosso, perché significa che una parte del Consiglio non viene scelta dagli elettorali.

Una questione cruciale: il rapporto Presidente del Consiglio-Parlamento. E' chiaro che c'è uno squilibrio nei poteri, non c'è un contrappeso al potere del Presidente, però voglio dire brevemente che vale la pena di sottolineare perché c'è una certa confusione in materia nell'opinione pubblica ed anche tra commentatori, che questo squilibrio non esiste solo nella legge nazionale per le Regioni ordinarie, ma esiste anche nel testo unificato. E perché esiste nel testo unificato? Esiste nel testo unificato perché in realtà noi, in assenza di una modifica dello Statuto, a questo squilibrio non possiamo porre riparo perché la ragione dello squilibrio sta qui, nell'articolo 35 dello Statuto dove si dice che l'approvazione della mozione di sfiducia, nei confronti del Presidente della Regione eletto a suffragio universale diretto, nonché la rimozione, l'impedimento permanente, la morte o le dimissioni dello stesso, comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio regionale. Per dirla in modo molto chiaro, per levare lo squilibrio, per introdurre un contrappeso, occorre modificare lo Statuto. Io non credo che senza modifica statutaria nonostante la nostra fantasia, o la possibile fantasia legislativo-istituzionale, non credo che si possano adottare misure efficaci per il raggiungimento di questo scopo, cioè dell'equilibrio, che è un requisito importante per il funzionamento di un sistema istituzionale, tra il Parlamento e l'Esecutivo, il Parlamento e il Presidente. Né cambia molto, voglio aggiungere, con il voto congiunto invece del voto disgiunto, io sono tra coloro che preferiscono il voto congiunto cioè un rapporto organico tra il Presidente e la maggioranza, però questo che pure può essere un pregio perché dovrebbe in teoria evitare per esempio che il Presidente eletto si trovi senza maggioranza, non serve a sanare l'altro problema, ad affrontare la questione dell'equilibrio dei poteri tra il Presidente e il Parlamento, perché? Perché è vero che nel voto congiunto c'è un collegamento Presidente-coalizione, ma ciò che è collegato in partenza può ben scollegarsi durante il cammino e comunque il potere del Presidente una volta eletto non ha contrappeso, anche qualora sia stato eletto congiuntamente alla sua maggioranza. Il voto congiunto, secondo me, è un fatto positivo, è una buona soluzione ma non risolve questo problema, questo problema lo risolve solo la modifica dello Statuto, a meno che, ma tutti noi riteniamo questa strada impraticabile, non si scelga un'altra soluzione, un'altra opzione rispetto all'elezione diretta, ma mi pare che ci sia un pronunciamento unanime per l'elezione diretta del Presidente.

Quindi io sono per fare la legge elettorale ma non questa del testo unificato che io considero - l'ho detto e lo ripeto con responsabilità, non credo di esagerare, comunque è questa la mia opinione - che sia peggiorativa rispetto alla legge nazionale. Il problema è l'articolo 1. Dall'articolo 1 viene fuori che questa proposta di legge elettorale è un ibrido, frutto di una mediazione politica - questa è la valutazione politica che io mi sento di fare - che ruota sull'autoconservazione del ceto politico. Come motivo questa affermazione? Ma in modo molto semplice, molto logico: c'è il listino regionale, oltre ai collegi provinciali, ma il listino regionale non viene utilizzato come dovrebbe essere per l'attribuzione del premio di maggioranza, bensì in primo luogo per garantire il primo e il secondo schieramento, cioè i due schieramenti maggiori e per fare fuori i possibili antagonisti, la filosofia è blindare gli schieramenti dominanti ed escludere un possibile mutamento. Non è necessario avere il collegio regionale, ma se introduciamo il collegio regionale dev'essere finalizzato all'attribuzione del premio di maggioranza altrimenti non ha senso, a meno che il senso non sia che i due schieramenti maggiori si garantiscano fra di loro che i loro establishment comunque vadano le cose, si venga, si perda, entrano Consiglio. Io credo che questa sia la ragione dell'articolo 1, così come è congegnato. C'è un doppio turno stranissimo senza apparentamenti. Io pongo una domanda: a che cosa serve il doppio turno senza la possibilità di apparentamenti? Io preferisco il doppio turno al turno unico, ma se il doppio turno è concepito in modo pieno, secondo ciò che le esperienze istituzionali ci insegnano a proposito del rendimento dei vari sistemi, altrimenti tanto vale che si adotti il turno unico.

Questa è una legge insomma, sto anche avviandomi a conclusione, poi ci saranno altre occasioni di intervenire sui singoli punti, immagino un esame che sarà piuttosto puntiglioso e una discussione che non sarà brevissima, questa è una legge che blinda la politica rispetto la società. Invece, garantiti certo stabilità e governabilità bisogna aprire con un doppio turno autentico con la stabilità di governo ma anche con la rappresentanza delle minoranze, non della più forte minoranza, delle minoranze, con premio di maggioranza al vincente nel listino e il proporzionale, il proporzionale, nei collegi provinciali. Perché il fatto di non dare pienamente il premio di maggioranza nel listino comporta che non ci possa essere il proporzionale nei collegi provinciali. Questa è la conseguenza, né si garantisce bene la governabilità e si lede la rappresentatività. Io penso che su questo si potrebbe fare il referendum, se uscisse un testo di questo genere.

Ci sono alcune altre questioni che io adesso elenco proprio, anche perché penso che il mio tempo stia per finire, che non attengono all'articolo 1, che non attengono al cuore del meccanismo, ma che sono questioni importanti: primo, la parità tra i sessi dovrebbe essere fuori discussione nel senso di acquisita la parità intanto nelle candidature. Io aggiungo che occorrerebbe discutere di una norma fortemente innovativa che incida non solo sulla candidabilità; esistono delle proposte molto interessanti che io condivido del movimento femminile; secondo, incompatibilità consigliere-assessore, la soluzione del testo unificato, scusate, qui uso un termine pesante, è una burla. Va superata questa cosa anche perché determina un incremento surrettizio del numero dei consiglieri regionali, da 80 a 92, e anche perché istituisce la figura del consigliere senza libertà di giudizio, ci sarebbero 12 consiglieri, nel caso di un ricorso estremo, senza libertà di giudizio. Per cortesia, togliamo queste brutture dalle leggi, anche se mi dicono che la soluzione è francese. La soluzione io non so se è francese, sicuramente in Italia è una burla!

Il regime delle incompatibilità. Il regime delle incompatibilità previsto nel testo unificato è eccessivo, pesante, ingiustificato, credo incostituzionale, riportiamolo a dimensioni ragionevoli. Quarto, l'assolutizzazione del criterio territoriale: l'assolutizzazione del criterio territoriale - faccio solo un cenno perché questo è un tema sul quale credo discuteremo a lungo e non si può trattare in poche battute - produce stranezze e bizzarrie; credo che dobbiamo trovare un equilibrio migliore tra il criterio politico e il criterio territoriale, anche nel solco di una tradizione consolidata che non ha creato grandi disfunzioni, che ha premiato il criterio politico rispetto a quello territoriale.

Quinto, la questione degli immigrati: il legislatore nazionale per il Parlamento Nazionale, per le elezioni del Parlamento Nazionale ha previsto il collegio estero. Il legislatore nazionale è più coraggioso di noi, il legislatore nazionale è più sensibile a questo problema, noi siamo meno sensibili, noi siamo meno coraggiosi, io credo che dovremo fare, sia pure misurandone la portata in relazione alla dimensione del Consiglio, dovremo avere la capacità, l'intelligenza, la sensibilità, il coraggio di fare una scelta analoga a quella operata dal legislatore nazionale.

Sesto punto e ultimo, le primarie. Se ne parla tanto, si dice che noi le vogliamo fare, si dice anche che "se non ci sono le primarie, io non ci sono". Beh, la sede in cui parlarne è questa, siccome in Commissione gli emendamenti sulle primarie sono stati respinti, non riesco a capire perché tutto questo entusiasmo e tutto questo consenso sulle primarie produca poi la bocciatura a larghissima maggioranza degli emendamenti relativi. Io non propongo che nella legge, capisco la difficoltà e sono realista, si introduca una disciplina organica delle primarie, dico un'altra cosa, che potremmo includere nella legge una misura di sostegno, di incentivazione nel senso di porre a disposizione delle coalizioni che volessero ricorrere alle primarie, strutture pubbliche che consentano non solo lo svolgimento effettivo delle primarie, ma anche lo svolgimento entro garanzie certe.

Ho concluso il mio tempo, il senso del mio intervento è: io non condivido nulla, quasi o poco del testo unificato, del Sardarellum, tuttavia credo che si debba fare una riforma elettorale, naturalmente non possiamo andare avanti alla cieca, non è materia questa che possa essere disciplinata con manovre, manovrette, emendamenti, scrutini a voto segreto, occorre un accordo politico, altrimenti produrremmo...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Scano.

SCANO (Gruppo Misto). Un secondo per concludere, rischieremmo di produrre un mostriciattolo. Quindi, va bene fare un tavolo politico che ci consenta di verificare la possibilità di avere dei punti di convergenza.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà. Concluderà i lavori della mattinata l'intervento dell'onorevole Cogodi che seguirà quello dell'onorevole Floris.

FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la legge elettorale che avrebbe dovuto rappresentare un momento significativo di un processo riformistico più ampio e generale impone credo una riflessione preliminare sullo stato della nostra autonomia., che vive oggi una fase di grande debolezza e di crisi di identità sia sul versante interno che nella capacità di rispondere alle sfide esterne del mondo.

Ci troviamo di fronte alla crisi della politica e a riforme annunciate e mai realizzate, ad un riformismo tradito e quindi ad una autonomia tradita. È la crisi della politica in Sardegna, ma non è una prerogativa della sola Isola, anche a livello nazionale il sistema politico è attraversato da nuove inquietudini e incertezze. La politica romana, in tutte le sue espressioni, stenta a rispondere alla necessità di modernizzazione del sistema istituzionale e politico dopo la svolta del 1992, in cui è segnata la fine dell'esperienza della cosiddetta Prima Repubblica. I tentativi di realizzare la grande riforma nella Bicamerale e nei vari provvedimenti sono in gran parte naufragati. Una visione continuista e conservatrice sembra paralizzare le scelte politiche ammantate di novismo o nuovismo.

Il sistema bipolare non riesce ad operare sinergie, a far collaborare sulle grandi sfide riformiste le componenti più significative dei due schieramenti. Nella Prima Repubblica le due grandi forze storiche antagoniste del paese avevano posto in essere un processo di consultazione e confronto interrotto dopo la triste vicenda di Moro. Le nuove forze politiche di oggi, prive di una base ideale e storica, si muovono in posizione eccessivamente tattica e contingente. Manca una strategia organica sul futuro del paese, una visione unificante, un'idea forza capace di avvicinare e creare il dialogo tra maggioranza e opposizione. Anche negli Stati Uniti d'America, le ultime vicende che hanno portato ad eleggere il nuovo governatore della California si chiedevano del perché in questo mondo la sesta potenza mondiale, con un bilancio di 1.400 mila miliardi all'anno di bilancio, c'era questa confusione politica e anche lì si diceva che mancavano quelle forze politiche che cercassero di essere sul ring a separare i due contendenti, quindi non è una vicenda soltanto italiana. E' una condizione che investe anche la politica sarda in maniera più accentuata per la particolare situazione di un bipolarismo imperfetto corretto dalla presenza di una più ampia area nazionalitaria, sardista, cattolica e liberaldemocratica che affonda il suo humus ideale in una diversa e peculiare realtà storica e sociale. È un bipolarismo debole all'origine, inadeguato a rispondere alle esigenze della società sarda.

L'autonomia sarda negli ultimi dieci anni al governo il centrosinistra o il centrodestra manifesta simmetricamente le stesse defaillances, soffre l'ingovernabilità e il decadimento etico della politica. Di fronte alla riforma delle istituzioni, della Carta Costituzionale sarda e degli strumenti dello sviluppo la classe dirigente non riesce a recuperare la qualità alta della politica capace di cambiare il corso della nostra storia. C'è una sorta di acquiescenza, inerzia anche nelle forze più aperte e sensibili sul piano politico e culturale. Manca una logica generale che prevalga sulla visione corporativa e particolare. Forse è il sistema attuale fondato sulla preferenza unica che porta uno stato di ingovernabilità e che accentua in maniera patologica l'individualismo e il personalismo, la ricerca e la difesa del potere, il non rispondere alle regole dei partiti e la coltivazione degli interessi di parte, funzionali al proprio utilizzo elettorale.

Qualunque processo di riforma dell'autonomia e di rigenerazione della politica non sarà possibile senza un profondo cambiamento dei modi e dei comportamenti dei suoi protagonisti. La legge elettorale può costituire uno strumento importante di cambiamento e di rinnovamento della politica in Sardegna. Credo che la società sarda abbia bisogno di una politica autentica e diversa come l'hanno vissuta i padri della nostra Costituzione e della nostra autonomia speciale. Una politica come servizio, come testimonianza nobile e generosa dell'attività umana, fattore di giustizia e di solidarietà sociale. Dobbiamo tornare a questi valori per recuperare la fiducia dei cittadini verso la politica e le istituzioni, dobbiamo ricercare e superare le ragioni che hanno paralizzato il processo riformistico nell'isola.

La grande sfida dell'assemblea costituente, nella sua inedita impostazione nazionalitaria e sardista, si è persa per le strade capitoline; anche il nuovo Statuto è rimasto nel limbo, una sconfitta per la Sardegna, per la Regione, per i nostri parlamentari di qualsiasi schieramento. La Sardegna patisce oggi il più basso tasso di autonomia della sua storia, come Regione a statuto speciale.

Non meraviglia quindi il fatto che debba prendere in prestito dalle Regioni a statuto ordinario la sua riforma elettorale. È un'autonomia tradita anche dalle nostre debolezze, occorre oggi una forte, corale reazione, un orgoglio identitario per realizzare un sistema di governo per i sardi senza essere condizionati dai vademecum elettorali nazionali. L'individuazione di un sistema elettorale di governo per la Sardegna non è un fatto di ordinaria amministrazione o un puro esercizio tecnico giuridico di geometria istituzionale per addetti ai lavori, si inserisce nel filone storico e culturale della nostra autonomia, si lega ai valori costituenti della nostra specialità, non può essere limitata alle contingenze politiche nazionali e dell'isola, alle convenienze, ai calcoli e alle furbizie dei singoli, dei partiti e degli schieramenti, l'architettura istituzionale sarda, il suo sistema elettorale e di governo devono ancorarsi naturalmente alle prerogative autonomistiche e costituzionali dell'isola, non mutuando pedissequamente, come qualcuno vorrebbe, modelli di importazione che non appartengono alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra civiltà.

Su questo dobbiamo trovare l'unità e la solidarietà tra le forze politiche, sfuggendo agli interessi di parte occasionali e guardando all'itinerario della nostra storia di ieri e di oggi per mettere le basi del nostro futuro dell'autonomia del domani. La legge elettorale dovrà garantire alle migliori energie intellettuali e morali della società civile presenti anche nei Gruppi minoritari di essere rappresentati nella Assemblea regionale per le loro peculiarità di base, così come la governabilità del sistema. Purtroppo l'esperienza ha dimostrato che senza omogeneità e base etica della politica, anche le maggioranze più bulgare incorrono nel disfacimento politico dei partiti e delle istituzioni.

I singoli uomini, anche i più prestigiosi, non possono sostituirsi alla guida politica, alle idee, ai valori generali, ai simboli storici e sociali dei partiti e dei movimenti che sono espressione della società nel suo complesso. La politica per me è altro e non può essere affidata ai fermentatori di illusioni, non può essere indicato al popolo il miracolismo; si recita una parte, si continua con l'inverno della politica. È emersa a livello nazionale un'impostazione presidenzialista e monocratica del sistema di governo che affida le sorti dell'intera Assemblea consiliare alla volontà e al destino di un solo soggetto, troncando il raccordo democratico tra corpo elettorale e Assemblea, estinguendosi all'unisono simul stabunt simul cadent.

È questo il portato improprio di una cultura politica non umanistica, non solidarista e non partecipativa che è venuta formandosi dopo la crisi dei partiti degli anni '90 e che oggi sta avendo i primi segnali di cambiamento, mentre noi vorremmo copiare.

Bisogna partire dall'articolo 49 della Costituzione che dà dignità politica ai partita da cui promanano in collegamento con gli altri principi fondamentali della Carta Costituzionale i diritti-doveri per i cittadini di darsi in piena autonomia le regole per concorrere con metodo democratico a determinare la vita della propria comunità. In particolare della nostra comunità, proprio per la sua appartenenza ad una Regione a Statuto speciale da cui discende il diritto-dovere dei sardi di darsi in piena autonomia le regole generali della propria vita democratica.

Troppo in fretta i partiti politici sono stati messi all'angolo, ad essi sono subentrati gli slogan, l'omologazione delle idee nei nuovi versanti della politica, l'individualismo e il culto dell'apparire e dell'immagine.

È un'impostazione cesaristica, l'ho detto altre volte, che non trova riscontro nei sistemi democratici di tutto il mondo, se non in quelli autoritari e dittatoriali, nemmeno in quelli presidenzialistici degli Stati Uniti d'America, dell'Inghilterra e della Francia dove non viene calpestata la legittimazione democratica dell'organo parlamentare.

Pur tenendo conto dell'esigenza della governabilità, occorre in Sardegna un adeguato contemperamento del ruolo del Consiglio con l'organo presidenziale, esaltando anzi il raccordo che l'Assemblea sarda ha con il suo popolo, soprattutto di fronte alle grandi battaglie storiche dell'autonomia per lo sviluppo e le riforme che un uomo solo, anche se Presidente, non è in grado di sostenere.

Di fronte alle grandi sfide dell'insularità, per una Costituzione che riconosca la Sardegna lo stato storico e naturale di nazione mancata, di nazione senza Stato è insostituibile il ruolo primario dell'Assemblea consiliare e della mobilitazione del popolo sardo. La legge nazionale che si vuole imporre ai sardi intende calare dall'alto nel listone regionale rappresentanti già eletti sulla carta senza il consenso diretto del corpo elettorale. Questo avviene quando i partiti sono in crisi e dove dominano piccole oligarchie che scelgono i candidati rispondendo a logiche di piccolo cabotaggio ingenerando ulteriormente il declino della politica.

Ecco perchè noi riteniamo che occorra ripristinare il sistema delle preferenze per rispetto della democrazia al corpo elettorale e agli stessi partiti.

Il sistema elettorale di governo è una cosa seria, dalle sue scelte dipende il futuro della società, il futuro della Sardegna; non si tratta di fare una legge occasionale, ma una legge che guardi al futuro, neutra e non strumentale, fondata sugli interessi generali dell'isola, in cui il popolo sardo sia chiamato ad essere protagonista e partecipe. E' con questo spirito, credo, che dobbiamo affrontare la questione delle regole che sono alla nostra attenzione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Come dicevo prima, l'intervento dell'onorevole Cogodi conclude i lavori della mattinata, i lavori poi riprenderanno alle ore 16 e 30 col primo intervento che è quello dell'onorevole Fantola. Prego, onorevole Cogodi, ha facoltà di parlare.

COGODI (R.C.). Io vorrei limitarmi, signor Presidente, colleghi, a svolgere alcune considerazioni di carattere generale, riservando all'esame dei singoli istituti contenuti nell'articolato più puntuali attenzioni e interventi.

A meno che non soccorra quella dichiarata volontà, che nessuno di noi può ritenere non essere sincera, di ricercare nel contempo, mentre procede il confronto in Aula sulle linee generali, quelle migliori convergenze e precisazioni che consentano di migliorare effettivamente la legge che è proposta all'attenzione del Consiglio.

Tuttavia io ritengo, mi sembra di poter esprimere serenamente questo primo giudizio, che la legge elettorale proposta all'attenzione del Consiglio regionale costituisca una buona base di confronto e una buona base per avere una legge migliore di quella che la Regione avrebbe se non intervenisse con la sua potestà normativa.

Una buona base di confronto che tuttavia, secondo me, non consentirà di avere una buona legge; consentirà di avere una legge migliore e quindi meno peggio di quella che avrebbe necessariamente se la Regione non intervenisse. Io dico che anche avere una legge meno peggio non è roba da buttare via, va fatto, però nella consapevolezza che tutto quello che si enuncia e tutto quello che si dice che si vorrebbe non è questo Consiglio regionale neppure nelle condizioni di farlo, neppure se avesse la più determinata volontà e la più convergente disponibilità di tutte le parti politiche. Perchè? Perchè alcuni vincoli che sono delle costrizioni esistono già a monte, è inutile negarlo!

Il collega Scano dice che il legislatore nazionale è stato prudente e prudentemente perciò ti ha detto, ci avrebbe detto: "Se tu non fai la legge, comunque io l'ho fatta e la legge che ho fatto vale". Non è così esattamente! Il legislatore nazionale non ha detto "O tu fai la legge perchè hai il potere di fare la legge elettorale o io ne faccio una e quindi ti punisco e ti applico la mia". No! Ha detto il legislatore nazionale: "Intanto io faccio una legge, tu hai potestà di modificare alcuni istituti, non tutto, alcune cose di questa legge, io non ti do una potestà piena, ma ti do un recinto entro il quale ti puoi muovere e ti puoi posizionare", perchè i vincoli che sono posti sono tali per cui non da tutti sono accettati in partenza.

Noi per esempio, come parte politica, non condividiamo l'impostazione generale, né della legge nazionale né soprattutto degli istituti perversi, impositivi e autoritari che comunque permarranno, che neppure il Consiglio regionale della Regione autonoma della Sardegna, avesse pure una autonomia vitale, forte e non esangue come richiamava testè il collega Floris, avesse anche la migliore energia da disporre in campo, non potrebbe. Per esempio, il sistema presidenziale è imposto, è imposto e le regioni che hanno provato da qualche parte a smantellare quell'imposizione hanno trovato limiti tali per cui sono dovute o tornare indietro o comunque fermarsi.

Chi non condivide il sistema presidenziale, che fa? Esercita l'autonomia limitata, deve stare dentro il recinto perchè io sono tra coloro e altri e la nostra parte politica tra quelli cioè che ritengono che il Presidente, colui che è chiamato alle funzioni primarie nella politica, deve derivare il suo potere e anche la sua autorità, che non deve essere autoritarismo, dal consenso maturo, consapevole, soppesato, esposto chiaramente al corpo elettorale, al popolo sovrano, attraverso un programma preciso e definito. Questo è il patto tra i rappresentanti e i rappresentati, non la suggestione del momento elettorale.

Quindi il presidenzialismo non è una forma avanzata di democrazia, è una forma semplificata, ma è una forma autoritaria di democrazia perchè il popolo conta meno, perchè l'espressione elettorale è più soggetta al condizionamento del momento o della fase elettorale, alla suggestione che non alla riflessione e alla condivisione del programma della convergenza di più parti politiche.

Non si può difendere la dignità dei partiti e nel contempo dire che va bene il presidenzialismo, perchè sono due cose fanno a pugni. Così come non si può difendere il bipolarismo o il sistema maggioritario e per altro verso dire che si difende il pluralismo, perchè pluralismo vuol dire possibilità dei più di esprimersi e intendo dire che il cosiddetto bipolarismo o tendenza bipolare, che purtroppo passa nella politica, ma passa in modo arrogante, passa nella concezione e anche nel senso comune della gente, ma passa espropriando diritti fondamentali di dignità, di conoscenza, di espressività dei singoli e delle comunità; e non è che il bipolarismo, lo voglio dire con molto rispetto delle posizioni altrui e quelle da ultimo espresse dal collega Floris, non è che il correttivo del bipolarismo è il tripolarismo. Il correttivo del bipolarismo è il pluralismo, e tante e quante non estemporanee espressioni della politica, ma degne rappresentanze di politiche degne appunto di opinioni, di umori, di interessi sociali possono avere diritto a essere nelle istituzioni, per fare insieme ad altri le cose che insieme si possono fare.

Non è che il correttivo tripolare, separare i contendenti, Schwarzenegger come si chiama quello e l'altro, ci voleva il terzo che li separasse, a parte che dovrebbe essere un arbitro, ma non è che la politica è fatta di due contendenti e di un arbitro; a parte che dovrebbero essere tre contendenti, come minimo, e poi chi è nato in questo mondo per fare politica arbitrando, per stare sempre in mezzo? Questa idea, questo lusso, questa aspirazione, come dire, indecorosa di essere centro, ritenendosi che il centro sia riparo della dialettica, del confronto e anche della pena, se volete, della fatica, dello scotto dello scontro sociale prima, ideale, politico istituzionale.

C'è qualcuno che intende che essere al centro significa essere al riparo, essere a disposizione di tutti, al migliore offerente, ma quello non si chiama centro, si chiama un'altra cosa, si chiama mercimonio, si chiama in tanti modi, merce nel mercato! Quindi chi è contro davvero e chi contesta il bipolarismo è per il pluralismo; chi contesta il sistema maggioritario è per il sistema proporzionale. Chiamiamo le cose con il loro nome, perchè le cose poi riflettono sostanza.

Io, come altri, tutti noi siamo attenti alle cose che non solo dicono quelli più vicini, ma anche quelli più lontani da noi in questo tempo sulle leggi elettorali; e, per esempio, ancora non riesco a capacitarmi di come parti politiche consistenti difendano ancora il bipolarismo e propongano per esempio il voto disgiunto che è una contraddizione in termini, è una contraddizione logica. Io rispetto tutte le opinioni, ma innanzitutto vorrei rispettare la coerenza e la logica. Anche quando non condivido l'idea e la proposta altrui, quella proposta ha dignità se è almeno logica, almeno coerente e chi dice di essere bipolarista, come gran parte della destra, o acceso bipolarista, come per esempio il collega Fantola e altri, non possono dire di volere il voto disgiunto, che è l'esatto contrario del bipolarismo, bipolarismo che io non condivido. Perchè quando si ipotizza un voto disgiunto vuol dire che un elettore può votare per un Presidente, per un candidato Presidente con i molti poteri che ha il Presidente in un sistema che di fatto è presidenzialista, sarà presidenzialista, il Presidente può avere poteri assoluti, ma anche temperati, ma comunque il sistema presidenzialista è perchè eletto direttamente dalla base elettorale il Presidente, quindi ha poteri autonomi e può essere da un elettore votata quella persona che avrà le sue idee, le esplicherà bene, le esplicherà male, si presenterà con la suggestione anziché col programma precisato, con la novità dell'ultima ora anziché con il patrimonio e il bagaglio dell'esperienza e della cultura politica, sarà quello che sarà, comunque quel Presidente sarà almeno una personalità che ha le sue idee.

Però nel frattempo quell'elettore, dice il bipolarista, convintissimo potrebbe votare quel Presidente con quella sua idea e nello stesso tempo votare una lista di un'altra coalizione che ha un altro programma che è anche il programma alternativo a quello.

Come fa? Questo non è bipolarismo, questo è trasformismo puro, questo non è bipolarismo, questo è strabismo! Se volete è inganno politico portato al massimo grado, non al Massimo Fantola, ma al massimo grado.

Allora, il confronto sì, ma il confronto dev'essere vero sulle cose e chi dice più proporzionale, e mi sto riferendo alla legge che è all'attenzione del Consiglio, che, ripeto, non vedo, non valuto come la buona legge, la valuto come la legge meno peggio che è pure qualcosa. Infatti pure il meno peggio, perchè sopporta i vincoli nazionali imposti che rimangono e anche perchè non vede tutta la possibile espressività nuova degli istituti di democrazia e autonomia, anche per questo, c'è una limitazione che viene dall'alto, c'è una autocensura, una autolimitazione che le forze politiche, protestando tutti autonomismo al massimo grado, tuttavia faticano a esprimere proposte originali, cioè autonome rispetto alle imposizioni altrui.

Però contenere il correttivo, il cosiddetto premio di maggioranza è già un fatto positivo; la legge nazionale ti dice: "60 per cento dei seggi, cioè della rappresentanza politica va a chi prende un voto di più" e si dicono: "è premio di maggioranza". A parte che non è un premio, perchè chi vuole dare un premio usa roba sua per premiare qualcuno, invece qui il legislatore o chiunque fosse lì o qui che fa la regola non dà roba sua, ma dà roba d'altri. Perchè dare seggi, cioè rappresentanza, cioè potere ad una parte politica senza che abbia avuto il consenso popolare, vuol dire aggiungere quel quid di potere togliendolo ad altri, cioè a chi avrebbe avuto il consenso popolare, e l'ha avuto nelle elezioni, glielo sottrai per darlo a altri. Perchè chiamarlo premio? Chi vuole premiare usi di suo, bello premiare con le cose degli altri! Qui la disponibilità, la quota di potere, la rappresentanza è dei cittadini, è ai cittadini che si toglie una parte, non si chiama il correttivo necessario per esercitare un governo, ma questo correttivo, se è necessario, dev'essere ridotto al minimo, perchè ben si deve capire che è un esproprio di rappresentanza in termini democratici, perchè i cittadini che si esprimono in un modo da una parte per una parte di programma perdono una parte di quel loro consenso espresso e lo devono vedere applicato all'altra parte, quindi dev'essere per forza contenuto nel minimo come correttivo, se è proprio indispensabile, io non lo riterrei neanche indispensabile, la democrazia o è o non è! Il sistema, il regime se si vuole dire democratico, cioè il popolo, il governo del popolo è tale per cui se il popolo vuole un governo, se lo fa. Il popolo si deve esprimere maggioritariamente sul suo governo non con i correttivi, i premi, gli espropri, i sotterfugi, gli imbrogli attraverso cui i voti vanno da una parte e le rappresentanze vanno dall'altra. Io arrivo a dire, non è proprio una estremizzazione assoluta, che il governo del popolo, se è questa una democrazia, è un'opzione del popolo, il popolo può volere il governo e può anche non volerlo, per cui il popolo se ritiene vota, fa una maggioranza; se non c'è una maggioranza, rivota e farà una maggioranza, se la vuole, se non la vuole un popolo è libero secondo me anche di non avere governi, e qualche volta non avere governo per una parte del popolo è meglio che averne.

Per cui, in termini concettuali naturalmente, e non necessariamente solo istituzionali e tecnici, dobbiamo fare un ragionamento completo per dire che per esempio questo è un punto migliorativo: la legge regionale prevede un contenimento, una riduzione della quota espropriata al consenso popolare che voi, chi propone questa cosa chiama premio di maggioranza, una cosa è il 60 per cento, una cosa è il 55 per cento, perchè restituisce almeno 5 seggi alla proporzionale, cioè 5 seggi alla rappresentanza reale dei cittadini. Questo perchè dice che vuole sistemi elettorali che per davvero rispettino la volontà popolare.

È chiaro che il premio di maggioranza è un altro modo di dire maggioritario, o pezzo di maggioritario, perchè il premio di maggioranza è questo, però sul maggioritario bisognerebbe che qualcuno, io aspetto di sentire... Consentitemi una piccola soddisfazione non personale, politica di tutti i peana, di tutti gli inni, di tutte le lodi sperticate del maggioritario che abbiamo sentito da dieci anni a questa parte, che ne è? Il maggioritario introdotto in Italia e l'uninominale ha prodotto disastri nella politica, e tutti oggi stanno lì di fronte al disastro, da ultimo dice parole severe il collega Floris con argomenti e lessico sicuramente pensato bene, a tempo, e il giudizio severo che si esprime è condivisibile: la povertà della politica, la povertà crescente dell'autonomia, questa autonomia - dice il collega Floris - che mai nella sua storia come in questi tempi risulta più povera, ma dopo quattro anni, quasi cinque di governo di destra dobbiamo prendere atto che mai l'autonomia è risultata così povera. È ovvio direi io, per il collega Floris dovrebbe essere meno ovvio, perchè sente il disagio, ma non ha ancora il coraggio di lasciare quei banchi e almeno di recuperare poco poco qualcosa, almeno verso quel centro dove si può guardare da ogni parte. Però, al di là di questo, perchè ognuno sta dove vuole e ognuno in politica fa le sue scelte, esercita la sua responsabilità, è certo che l'autonomia vive di vita stentata in questi tempi perchè non è mai stato vero che la destra possa essere autonomista, ma non perchè io dica che è proibito, chissà da chi, è proibito dal codice genetico, è proibito dalla storia politica, arrivo a dire che è proibito dalla serietà stessa della politica, perchè sennò la destra non sarebbe destra, e io rispetto anche chi a destra è orgoglioso della sua appartenenza e della sua idealità, a condizione che non la camuffi, perchè la storia politica, direi l'essenza, direi quello per cui la destra è nella società a esprimersi in politica è un'altra visione dell'organizzazione della società e della politica, che non è l'autonomismo ma è l'efficienza centrale, è una forma di direzione che ha una sua dignità, ma non sto dando giudizi di valore in questo momento, sto dicendo che il confronto sia leale e sia vero.

Ma dei maggioristaristi che dopo tangentopoli o non dopo, tangentopoli non ha un dopo....

PRESIDENTE. Concluda onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Concludo, poi avrò modo di riprendere alcune di queste questioni che poi hanno riscontro ognuna nelle norme concrete che compongono la legge elettorale e facevo riferimento a questo: dieci anni fa il sistema proporzionale fu combattuto dicendo che il proporzionale aveva dato vita a tangentopoli. A parte il fatto che chi rubava allora non rubava proporzionale, ma rubava già maggioritario, e non era il maggioritario elettorale, il correttivo alle ruberie, si continua a rubare e tangentopoli si dice che c'è, il sistema elettorale non è che ha modificato in meglio la situazione politica. Per dire, conclusivamente, che queste altre questioni dovranno essere prese in considerazione nel confronto politico, è perchè in politica anche riconoscere un errore è utile qualche volta per intendersi, perchè quelli che non sbagliano mai dicendo tutto e il contrario di tutto sono quelli che non possono essere creduti, né qui né fuori di qui. Per cui recuperare i valori nella legge che vogliamo fare di rappresentanza popolare e di garanzia della rappresentanza, di efficienza sì della democrazia, ma anche nello stesso tempo di potere pubblico bilanciato tra Governo e assemblea elettiva, rispetto dell'articolazione territoriale per davvero, quindi pluralismo delle idee e delle rappresentanze, secondo me anche questa proposta di legge fa dei passi in avanti in quella direzione, non è sufficiente ma tuttavia merita, uno, di essere salvato il salvabile, due, per quanto migliorabile, di essere migliorato quello che si può.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi, i lavori della mattinata terminano qui, ricordo ai Capigruppo che vi è subito l'incontro con una delegazione dei lavoratori della Carbosulcis i quali non possono entrare se i capigruppo non sono già in Aula 3; ricordo ancora che i lavori riprendono alle 16 e 30, il primo intervento previsto è quello dell'onorevole Fantola, al quale seguirà l'intervento dell'onorevole Cugini.

La seduta è stata tolta alle ore 13 e 11.