Seduta n.319 del 05/08/1998 

CCCXIX SEDUTA

(Pomeridiana)

Mercoledì 5 Agosto 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Milia

La seduta è aperta alle ore 17 e 07.

FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 29 luglio 1998 (315), che è approvato

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Giampiero Aresu ha chiesto di poter usufruire, per la seduta pomeridiana del 5 agosto, di un giorno di congedo. Poichè non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Continuazione della discussione generale del testo unificato della proposta di legge LA ROSA - SCANO - FALCONI - MARROCU - BERRIA - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DETTORI Ivana - FOIS Paolo - GHIRRA - OBINO - SANNA Salvatore - SASSU - USAI Pietro - ZUCCA: "Soppressione dell'Ente Minerario Sardo (E.M.Sa.) istituito con legge regionale 8 maggio 1968 n. 24. Costituzione di una nuova società per azioni che assume funzioni e competenze nel campo della valorizzazione delle risorse geo-minerarie ed ambientali della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 8 maggio 1968, n. 24" (94), del disegno di legge: "Interventi per la riconversione produttiva delle aree minerarie e per il riordino e la dismissione delle partecipazioni dell'Ente Minerario Sardo e delle società finanziarie regionali di settore" (350) e della proposta di legge BALLETTO - FANTOLA - SECCI - BONESU: "Soppressione dell'Ente Minerario Sardo e riordino delle società controllate e collegate" (379)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato della proposta di legge 94, del disegno di legge 350 e della proposta di legge 379.

E` iscritto a parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.

LA ROSA (D.R.I. e Ind.). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi e colleghe, in questa fase nelle diverse commissioni si lavora su provvedimenti importanti, alcuni sono anche provvedimenti di riforma, e quindi nel parlare delle difficoltà e dell'impegno e dei problemi che si richiedono quando ci si occupa di importanti provvedimenti e di provvedimenti di riforma, come quello di cui stiamo trattando oggi in Consiglio, so di rivolgermi a colleghe e colleghi che ben conoscono quanto sia complesso e difficile questo impegno riformatore, soprattutto quando si tratta di materia come quella della quale stiamo trattando, che sappiamo avere implicazioni diverse e tutte rilevanti. E tuttavia oggi siamo qui a discutere di questo provvedimento, un provvedimento che è stato definito in anni di lavoro, un provvedimento che, se oggi arriva alla discussione e all'attenzione del Consiglio, è perché su di esso hanno lavorato con pari attenzione, con pari impegno, e il Consiglio, sia nella sua espressione assembleare sia nelle commissioni, e la Giunta regionale e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, per la loro parte.

Il Consiglio regionale, questo Consiglio regionale, sin dal suo insediamento ha destinato attenzione particolare nei riguardi del governo e della gestione del settore minerario regionale, noto come sistema EMSA, e sulle diverse materie legate si sono discusse più volte in Consiglio mozioni, ordini del giorno, interpellanze; si è discusso più volte, nelle commissioni, approdando a risoluzioni, o in occasione delle leggi di bilancio o talvolta di rifinanziamento, sempre occasioni nelle quali vi è stato un confronto molto ampio e molto utile. E poi ancora il Consiglio ha presentato, per l'iniziativa in questo caso del Gruppo Progressista Federativo, la prima proposta di legge di riforma del settore, sin dal maggio del '95, cioè quindi nei primi mesi della legislatura.

La Giunta regionale (devono intendersi, quando parlo di Giunta, le diverse Giunte che si sono succedute e i diversi assessori che si sono succeduti nel corso di questa legislatura) anche certamente sulle sollecitazioni che sono pervenute, e dal Consiglio come dicevo prima, dal settore minerario, dalle organizzazioni sindacali, ha emanato in più occasioni direttive per sostenere un processo di riordino e di privatizzazione del settore. Ricordo in questa legislatura che le prime direttive furono quelle dell'assessore professor Farina, che erano del gennaio '95, quindi proprio qualche mese dopo l'insediamento di questo Consiglio. Il susseguirsi di crisi politiche, quindi anche di diverse Giunte, di diversi assessori, quasi certamente non ha consentito alla Giunta e all'assessore competente di formulare, prima del luglio '97, un disegno di legge organico di riforma, però, come dicevo prima, la Giunta e i diversi assessori hanno sostenuto via via un processo di riordino e di privatizzazione, che è andato avanti in tutti questi anni.

Nel luglio del '97, comunque, è pervenuto un disegno di legge organico di riforma del settore, presentato dall'attuale assessore professor Mario Pinna, che si è utilmente avvalso del lavoro fatto anche dai suoi predecessori. Non appena il disegno di legge è pervenuto in carica alle commissioni, si è avviato il lavoro di esame nelle commissioni medesime, a partire dalla sesta, essendo intervenuta in questo senso un'intesa con la prima Commissione.

La Giunta, quindi, ha continuato anche in questi mesi a sostenere il processo di riordino e privatizzazione, stipulando anche importanti accordi con le parti sociali, accordi che si sono rivelati e sono particolarmente utili proprio anche per la definizione del provvedimento di riforma che senza un contributo positivo dei sindacati, come sempre in situazioni così complesse, anche dal punto di vista sociale, non si sarebbe arrivati a definire, almeno certamente non con il necessario consenso sociale. E quando parliamo di sindacati dei lavoratori parliamo anche proprio dei lavoratori; i lavoratori che molte volte sono stati descritti come riottosi a processi di riforma, comunque a misurarsi con cambiamenti così importanti, così radicali come quelli che si propongono nel provvedimento di legge; i lavoratori che però si sono resi disponibili ad affrontare questo cambiamento con processi di privatizzazione e di dismissione, puntando verso nuove prospettive di sviluppo di quelle aree. Certo, prospettive di sviluppo che rimangono per lo meno incerte, ma per le quali è stato fatto e va fatto uno sforzo rinnovato, individuando anche strumentazioni adeguate, oltre che le risorse per sostenere queste prospettive di sviluppo. Ma di questo parlerò in conclusione del mio intervento.

La discussione nella sesta Commissione, che si è protratta per alcuni mesi, ha lo scopo di approfondire nei diversi aspetti una materia così complessa, come ho avuto più volte modo di dire; una discussione che si è avvalsa del contributo di tutti i rappresentanti della Commissione, che ha messo in rilievo differenze ma anche posizioni abbastanza prossime rispetto a più di un problema tra maggioranza e minoranza. La sesta Commissione ha consegnato un testo unificato alla prima Commissione, e la prima si è trovata anche davanti, oltre al testo unificato della sesta, ad un'ulteriore proposta di legge, che è stata depositata nel dicembre del '97, firmata dal collega Balletto come primo firmatario.

Si è trattato quindi di un ulteriore contributo, questa volta in maniera organica rispetto al contributo che vi era stato in sesta Commissione, su momenti diversi della discussione, e quindi la prima ha lavorato all'unificazione e alla definizione, appunto, di un testo unificato tra quello che era stato discusso e licenziato dalla sesta e la nuova proposta di legge che era stata depositata prima che si avviasse la discussione in prima Commissione.

Questo lavoro, al quale ho avuto l'opportunità di partecipare, è stato particolarmente intenso e positivo, e su diversi punti del testo che è oggi in discussione in aula, non solo vi è stato il contributo anche delle minoranze, ma su alcuni punti vi è stata anche una posizione di condivisione, soprattutto sui punti che riguardano la riconversione delle aree minerarie e sul punto che riguarda anche la necessità che vi sia comunque un soggetto che si occupi della ricerca, della progettazione, della promozione, in un settore così importante come quello geominerario.

Di pari passo, comunque, andava avanti anche il processo di privatizzazione e di riordino del settore. La legge quindi arriva probabilmente con qualche ritardo, ma comunque in tempo utile per dare le possibili garanzie e certezze al processo di riforma, al completamento del processo di riforma, al settore minerario, ai lavoratori, e per porre basi concrete per la riconversione produttiva delle aree interessate.

La legge, quindi, risponde a questi obiettivi fondamentali: sostegno alla riconversione delle aree minerarie, con incentivi per nuovi insediamenti produttivi e realizzazione di infrastrutture, progetti di messa in sicurezza, riabilitazione ambientale e riutilizzo di compendi immobiliari; istituisce l'Agenzia regionale per le risorse geologiche ed ambientali con finalità di ricerca, promozione, progettazione, servizio per il parco geominerario da istituire, e di presidio minerario; inoltre introduce interventi e misure importanti per assicurare continuità lavorativa anche mediante la ricollocazione dei lavoratori.

Io credo che stamani il collega Lippi abbia detto molto bene quando ha parlato di un buon punto di partenza. Io aggiungo che è anche un buon punto di arrivo, nel senso che io credo che le due cose coincidano. Siamo arrivati ad un buon punto, ad un provvedimento che io credo buono e che è un punto di arrivo, ma è certo anche un punto di partenza, perché io credo che una volta fatta la legge non deve venire meno, certamente, l'attenzione del Consiglio, la vigilanza del Consiglio; si tratterà di verificare e di controllare l'efficacia delle scelte e delle misure contenute nella legge, della loro applicazione e della loro gestione. Se ci sarà bisogno di interventi, di correttivi, qualora questo bisogno si dovesse rivelare già nel corso della corrente legislatura dobbiamo riaffermare l'impegno a intervenire perché questo si faccia. Riforme così importanti può darsi che abbiano bisogno, appunto, di interventi anche successivi, può darsi pure di no, ma se fosse necessario non sarebbe un fatto strano; anzi, provvedimenti di tale complessità possono richiedere, nel corso della loro applicazione e gestione, ulteriori interventi, ulteriori correttivi.

Quello che è molto importante, io credo, in conclusione, in un dibattito che si è soffermato soprattutto, almeno stamattina, giustamente, a ricordare i trascorsi, il passato, ora con atteggiamenti documentati e corretti, ora con atteggiamenti meno documentati, a mio avviso, quello che è importante è però anche destinare almeno la stessa attenzione alle prospettive, al futuro che questo provvedimento vuole sostenere, e per il quale questo provvedimento si propone. Stiamo lavorando per uscire, per chiudere una fase, un ciclo, e per porre fondamenta e garanzie per ciò che invece dovrà avvenire nel prossimo futuro. Quindi si tratta di un provvedimento che insieme cerca di dare garanzie a ciò che si dismette, si chiude, si cambia, ma soprattutto cerca di porre basi solide per il futuro che vogliamo costruire.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Macciotta.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, cari colleghi e colleghe, l'intervento che mi propongo di fare sul tema del provvedimento che abbiamo in discussione vorrebbe essere un intervento propositivo, di interventi distruttivi se ne sono ascoltati abbastanza nel corso della mattinata.

E questo intervento nasce da una considerazione preliminare, cioè l'essermi trovato nell'ambito dei lavori della prima Commissione ad essere uno dei consiglieri che, a torto o a ragione, ha ritenuto di identificare tra il progetto licenziato dalla sesta Commissione, che derivava poi dalla fusione in un testo unificato di una proposta di legge, quella numero 94 e del disegno di legge 350 presentato dalla Giunta, analogie tra questo testo unificato e la proposta di legge numero 379 presentata da Balletto, Fantola, Bonesu e Secci. Analogie ravvisabili, a mio avviso, significative e che mi hanno portato a essere uno dei fautori della possibilità di produrre in Commissione un testo unificato, su cui la Commissione potesse compiere la discussione generale, e successivamente la discussione degli articoli, previe le modificazioni che ovviamente la discussione avrebbe apportato, e la votazione su questi articoli.

Convergenze: so che non siamo, dagli interventi che ho sentito, d'accordo tutti su questo, però - vorrei sottolinearlo - le convergenze riguardano innanzitutto gli obiettivi del provvedimento di legge che viene in discussione, mettere fine alla gestione del sistema EMSA, comprensivo dell'ente stesso e delle società controllate o partecipate, sistema di cui è stata messa a fuoco in maniera approfondita negli interventi di stamattina, mi riferisco in particolare a quello del collega Lippi e a quello del collega, mi sfugge il nome, Balletto e Casu, la diseconomicità e le connesse responsabilità sotto i diversi profili; primo obiettivo.

Secondo obiettivo: liberazione, conseguentemente alla liquidazione del sistema EMSA, di risorse da impiegare produttivamente a sostegno dell'economia reale, con incentivazione di nuove attività produttive in quelle aree dove insistevano le attività minerarie dismesse, mediante finanziamenti e cofinanziamenti, ovvero realizzazione di infrastrutture come base per gli stessi insediamenti produttivi.

Terzo obiettivo: operare i necessari interventi di recupero e riabilitazione ambientale nelle stesse aree delle attività estrattive dismesse, prendere in considerazione il destino del patrimonio immobiliare dell'EMSA e delle società partecipate o controllate.

Quarto obiettivo, ma non ultimo certamente, garantire ai dipendenti dell'EMSA, e delle società cui accennavo, il mantenimento dell'occupazione, mediante inserimento in attività lavorative alternative, ovvero procedere ad esodo volontario, o garantire il raggiungimento dell'età pensionabile minima.

Se scorrete i due provvedimenti di cui oggi discutiamo e abbiamo discusso in Commissione, gli obiettivi sono chiaramente e manifestamente gli stessi, senza alcuna differenza. Le divergenze riguardano modalità e strumenti prescelti per il raggiungimento di questi fini, ma anche sotto quest'ultimo profilo non può non cogliersi l'esistenza fra le due proposte, il testo unico che abbiamo in discussione e la proposta Balletto e più, di non irrilevanti analogie. Le passo rapidamente in rassegna, anche per fare in proposito alcune rapide considerazioni.

Commissario liquidatore, in entrambe le proposte; commissario liquidatore dell'EMSA, che però nella proposta Balletto stila il programma, identifica le società che possono stare sul mercato e passa queste società in gestione sfiduciaria alla SFIRS; commissario liquidatore nel testo unificato che provvede alla stesura di un programma con le stesse finalità cui accennavo prima, che però gestisce la liquidazione, o la ricollocazione delle società, gestisce gli incentivi.

I tempi: anche questi hanno un'importanza. Noi abbiamo, nella proposta Balletto, tre mesi per l'articolazione del programma, non vengono precisati i tempi in cui la gestione liquidatoria deve provvedere a completare le attività che competono, fatto salvo quello che ho detto di pertinenza della SFIRS. Per quanto riguarda il testo unificato si è ritenuto, viceversa, di fissare un termine, chiamiamolo sotto un profilo cautelativo (non si sa mai quando le gestioni liquidatorie finiscano, abbiamo esempi molto eclatanti in campo nazionale) per subentrare poi, qualora la gestione liquidatoria non avesse potuto completare la sua opera, direttamente la Giunta regionale, per proseguire in quelle attività per il raggiungimento di quei fini che non fossero ancora stati conseguiti.

Quindi vediamo qualche analogia, ma ovviamente differenze non trascurabili. Una differenza che emerge chiaramente, e ce ne parlava stamattina, è quella del destino del patrimonio immobiliare, perché mentre nel testo unificato è sottinteso che, se non è stato alienato nel quadro della cessione delle società, rimane di pertinenza e di disponibilità regionale, mentre nella proposta Balletto e più queste proprietà immobiliari disponibili verrebbero cedute ai Comuni, nei cui territori insistono, ad un prezzo simbolico.

Io vorrei sottolineare una certa non coerenza, per quanto riguarda la proposta di legge Balletto, sotto questo profilo, perché in tutti e due i provvedimenti di cui discuto si parla di accordi di programma, accordi di programma che coinvolgerebbero enti locali, altri soggetti pubblici o privati, per la realizzazione di tutta una serie di interventi sul territorio che vanno nel senso di un utilizzo di questi beni immobili ai fini di nuove attività produttive, ai fini di interventi di ripristino ambientale e così via.

Io mi chiedo: nella proposta Balletto viene detto, molto chiaramente, che questo accordo di programma è visto in una visione unitaria, cioè si parla di accordi di programma inseriti in un quadro complessivo che porti su un complesso vasto di territorio a formulare attività, utilizzo di questi beni immobili in un disegno complessivo, ma se noi diamo al singolo comune la disponibilità degli immobili ubicati sul suo territorio, come possiamo non prevedere che quel comune possa utilizzare quegli immobili di sua disponibilità nella maniera in cui crede, possa fare dei propri progetti, possa cederlo ad altri soggetti, senza che sia incastrato nell'ambito di un programma globale articolato che risulterebbe, questo lo capisco, probabilmente più vantaggioso dal punto di vista generale. Questa è una riflessione che vorrei proporvi.

Un'altra riflessione a questo proposito; quando si parla di ripristino ambientale si fa riferimento all'utilizzo di risorse, risorse integrate da risorse messe a disposizione direttamente dalla Regione, del fondo cave di cui alla legge numero 30 dell'89, così come modificata dalla legge numero 15 del '98.

Mi chiedo, la mia è una domanda da non competente, ma riscorrendo questi disegni di legge: è possibile l'utilizzazione di queste risorse solo per il ripristino ambientale delle attività di cava, o anche per altre attività minerarie? Mi è sorto questo dubbio e sarei grato se su questo qualcuno mi desse una risposta.

Altre differenze, non di fondo, che ho riscontrato nei due progetti riguardano il problema della ricollocazione dei lavoratori; a parte l'identità del fine a cui le due proposte tendono, c'è analogia anche sugli strumenti utilizzati, perché per quanto riguarda la proposta Balletto, il poter stabilire delle convenzioni, fruire di società di reindustrializzazione, come l'INSAR, l'ITALINVEST(?), mentre nel disegno di legge unificato, a parte quelle attività che il commissario liquidatore svolge in prima persona nella sua gestione liquidatoria, ad un certo punto è precisata la costituzione, anche mediante fusione o incorporazione di società preesistenti, di una società a cui è prevista anche la possibile partecipazione di altri soggetti pubblici o privati, che ha l'indicazione precisa ad assumere personale solo tra quello ex dipendente delle società che verranno dismesse o poste in liquidazione, società che ha come fini di attività interventi di ripristino e di recupero ambientale e che cesserebbe con la sistemazione di tutto il personale. Chiaramente si tratta di una società che dovrebbe garantire al personale delle società poste in liquidazione un pronto impiego, un persistere senza interruzioni dell'occupazione, ma di cui, è evidente (questa è una riflessione che viene spontanea), vanno precisati molto acutamente e molto attentamente i tempi per la sua costituzione, in rapporto a tutto quello che è successo nell'ambito della gestione liquidatoria per il ricollocamento sul mercato di società, per il ricollocamento di lavoratori con le provvidenze previste, in modo da non farlo né troppo presto né troppo tardi.

Due riflessioni rapide a questo riguardo; per quanto riguarda il ricorso a società ITALINVEST o INSAR, come ho citato, mi viene un dilemma, se da un punto di vista giuridico noi possiamo dettare disposizioni in sede legislativa dando per scontato che una società di diritto privato si allinei sulla linea che il provvedimento cita, prenda l'impegno che noi nel provvedimento gli chiediamo. Per quanto riguarda - voglio dare una visione, per quanto possibile, equa dei problemi - la società prevista invece nel testo unificato, certo che sorgono problemi, sorgono problemi per quanto riguarda il rispetto di leggi CEE, per quanto riguarda i problemi di concorrenza sleale se questa società dovesse adire a finanziamenti pubblici, a parte quello che, è presupponibile, venga fatto inizialmente proprio per la costituzione della società. Il problema é quindi duplice, il problema che questa società nelle attività che rappresentano i suoi fini istituzionali, cioè di riconversione e di recupero ambientale, si ponga in libera concorrenza sul mercato e che in questa attività si regga autonomamente con le risorse del capitale iniziale, o con quello che dalle commesse che gli verrebbero per questa attività di recupero ambientale, è' sottinteso - almeno io la vedo in questo modo - che se questo non dovesse avvenire, se queste regole non potessero essere rispettate, la società dovrebbe venire sciolta anche prima di quanto sia previsto nel provvedimento.

Faccio un passo indietro, perché le riflessioni spesso si concatenano con una certa difficoltà, per quanto riguardava la cessione ad un prezzo simbolico degli immobili ai comuni mi pongo un altro problema, cioè sempre sotto il profilo giuridico, la legittimità di una cessione del genere a fronte, per esempio, di creditori delle società cui gli immobili appartenevano, perché non so quanto questo rappresenterebbe un atto legittimo in rapporto al possibile valore che questi immobili possono anche avere sul mercato, e disporne quindi in questo modo.

Un'ulteriore riflessione; stamattina ho sentito tuonare, da diversi interventi, contro il mascheramento dell'EMSA facendolo rinascere, mi riferisco per la sua configurazione immaginifica all'intervento del collega Boero, che mi ha spinto ulteriormente a fare il mio intervento perché ha parlato di neonati, ha parlato di clonazione, ha parlato di genetica, per cui mi sono sentito, nel mio passato professionale, legittimato ad intervenire ancora di più. Ho sentito tuonare perché questa clonazione si riferiva alla creazione dell'agenzia denominata ARGEA, prevista nel testo unificato, che altro non sarebbe se non la riproduzione, sotto mentite spoglie, dell'EMSA. Io dico che se siamo obiettivi quando discutiamo problemi, quando discutiamo un provvedimento, non è che possiamo dire che le cose non siano profondamente diverse, perché ho qui davanti - e lo posso citare, ma non lo faccio per brevità - l'atto costituivo legislativo dell'EMSA e quelli che sono i fini che vengono dati dall'ARGEA; mancano delle cose essenziali come l'intervento attivo della promozione di attività minerarie, nella formazione di personale all'uopo, e così via.

Soprattutto ci sono, per quanto riguarda l'ARGEA, e lo stesso vale per la prevista società di cui parlavo prima, per le attività di riconversione ambientale e l'utilizzazione del personale delle società liquidate, dei vincoli ben precisi, che garantiscono l'impossibilità che quello che sciaguratamente è successo nel sistema EMSA si ripeta, né per quanto riguarda quella società, né tanto meno per quanto riguarda l'ARGEA. Vorrei ancora, a questo proposito, fare un'inciso, vorrei porlo all'attenzione, se possibile, anche dei relatori, perché ho trovato nel testo unificato una incongruenza, in quanto per l'organico dell'ARGEA in prima battuta si dovrebbe attingere dal personale delle società e dal personale EMSA, mentre lo stesso testo unificato, così come la proposta Balletto, prevede per il personale dell'EMSA l'inserimento nel ruolo unico regionale. Questo io lo ritengo giusto e corretto, ma siccome nel provvedimento unificato non si parla di possibile opzione da parte di questo personale, penso che sia stata una svista e quindi, per quanto riguarda l'ARGEA, lascerei soltanto l'indicazione a disporre nel proprio organico, in fase iniziale, di personale delle società dismesse e non anche di personale già appartenente all'Ente Minerario Sardo.

Apparentemente sotto questo profilo certo che possono sorgere i dubbi, cui molti collegi accennavano stamattina, ma io vorrei vederlo anche sotto un altro profilo, non soltanto necessariamente sotto quello negativo. Abbiamo parlato coerentemente, da parte e dall'altra dello schieramento politico, dell'opportunità e del fine da perseguire, di non disperdere le professionalità che si sono formate in questo campo e che ben sono conosciute, anche in vista di quella che possa essere l'utilizzazione futura, anche a fini extra nazionali, come è stato accennato. Io vorrei ricordare che queste professionalità certamente esistono nell'ambito del personale dell'EMSA e vengono recuperate nel modo che abbiamo visto, ma professionalità esistono anche nell'ambito delle società partecipate e controllate, e non ci sarebbe il modo di recuperarle, almeno in via breve, se non questo che è previsto dell'inserimento nell'organico della nuova agenzia, perché penso che questo sia un aspetto positivo, non negativo, che non dovrebbe essere sottovalutato.

Il problema dell'ARGEA, di cui ho sottolineato quindi la non corrispondenza a quello che è stato detto stamattina, e vorrei che non facessimo, nei dibattiti, il processo alle intenzioni, chi vorrà controllare che non avvenga quello che è stato paventato stamattina, e che non può avvenire per le limitazioni che sono inserite nello stesso dispositivo di legge, ripeto, altre problematiche che possono nascere sull'ARGEA sono sempre quelle che attengono alla concorrenza sleale e alla violazione di leggi nazionali e europee sotto questo profilo.

Io penso, e vorrei segnalare anche questo all'attenzione dei relatori, che c'è un punto che non so se significhi esattamente quello che vuol essere, ma potrebbe essere forse detto male, e potrebbe essere o cancellato o detto meglio, quando si parla di assistenza tecnica fornita dall'ARGEA ad enti pubblici. Questo è un punto su cui è stata richiamata l'attenzione anche da parte, per esempio, dell'ordine dei geologi, sempre in tema di concorrenza sleale, questo punto merita una meditazione, anche da parte di chi ha presentato e ha steso materialmente questo provvedimento.

Per quanto riguarda invece le altre osservazioni, fatte sempre dall'ordine dei geologi, si parla della possibilità anziché della costituzione di un'agenzia di istituire, come in altre regioni, un servizio geologico regionale, che faccia capo all'assessorato, e questa è una scelta, come tutte le scelte può essere opinabile e discutibile. Vorrei soltanto dire come anche il servizio geologico regionale si proporrebbe nelle sue attività con quelle che sono state criticate per l'ARGEA, almeno per diverse di queste, come suoi fini istituzionali, senza che nessuno in quel campo accampasse problemi di concorrenza sleale, e che per quanto riguarda i costi è chiaro che l'organizzazione di un servizio geologico regionale che oggi non esiste comporterebbe, se non forse allo stesso livello, comunque impiego ed impegno di risorse, anche se fatto nell'ambito dell'assessorato e non attraverso uno strumento specifico.

Per quanto riguarda invece gli altri fini dell'ARGEA vorrei sottolineare - ecco un'altra analogia - l'identità tra la proposta Balletto e il testo unificato per quanto riguarda l'opportunità, direi meglio ancora la necessità, dell'istituzione di un presidio minerario. Qui è inserito nell'ambito dell'ARGEA, lì è visto soltanto al di fuori di ogni agenzia come iniziativa a sé stante, ma è condivisa e condivisibile quella che è la finalità di questo presidio a cui, ovviamente, l'una e l'altra proposta assicurano le risorse necessarie perché possa svolgere i compiti cui è deputata.

Sugli altri aspetti, sulle altre finalità che sono elencate per l'ARGEA non c'è, da parte di chi si è preoccupato giustamente di evitare ogni forma di concorrenza sleale, se non una piena coincidenza con quello che sta scritto, fatte le osservazioni che ho fatto prima per quanto riguarda il testo unificato.

Io mi vorrei fermare qui, ho cercato di portare delle osservazioni, per quanto possibile puntuali, su diversi aspetti, ed ancora una volta sottolineo la mia convinzione che era opportuno, sulla base delle analogie che ho cercato di mettere in luce, delle coincidenze che ho rilevato, il lavoro che la commissione ha fatto, e che ha fatto, direi, migliorando anche l'impegnativo lavoro fatto dalla sesta commissione, nel senso che ha cercato di snellirne un pochettino e di renderne meno pesante il contenuto, per quanto riguarda soprattutto procedure, cercando di fare un testo più snello, ma che rispettasse l'indirizzo che già la sesta commissione aveva tracciato.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, proprio perché in questa tornata di lavori si parla di riforma, mi piacerebbe prendere e riportare, facendole mie, le affermazioni di un articolista di cui non voglio fare il nome, ma che stimo moltissimo, per non dire che adoro.

Presidenza del Vicepresidente Milia

(Segue BALLETTO.) Questo articolista dice: "Riformare significa cambiare ciò che si ritiene non possa più continuare ad esistere, perché ingiusto, iniquo o perché superato e quindi non più confacente ai tempi moderni. E quanto più l'esigenza del cambiamento è diffusa nella pubblica opinione, tanto più si avvertono fortissimi sensi di disagio quando il processo di riforma, per un motivo o per l'altro, tarda ad avviarsi. Il potere politico, con le forze di maggioranza e di governo che esprime, ha il dovere di farsi interprete di queste esigenze e di darne concreta quanto tempestiva attuazione. Cosicché chi si adopera viene definito riformatore, mentre chi si dimostra insensibile o quanto meno sordo al richiamo popolare viene appellato conservatore". Attenzione però, riformare significa vero cambiamento, si potrà far bene, come pure sbagliare, ma l'importante è che alla base di ogni processo vi sia serietà e concreta volontà di interpretare le istanze e le spinte di cambiamento che provengono dalla società civile. Sicché in democrazia, in quella vera, chi bene avrà agito otterrà l'approvazione degli elettori, e chi avrà sbagliato, ma in buona fede, cederà, nel rispetto del principio dell'alternanza, il passo, senza ignominia e senza il dileggio degli avversari, alle forze dell'opposizione. Ma purtroppo qui in Sardegna non tutto è così semplice, a complicare maledettamente le cose interviene la nefanda presenza di una terza categoria, quella dei finti riformatori; essi in Sardegna sono numerosissimi, in realtà non intendono cambiare alcunché, poiché dal sistema così com'è traggono fonte ed energia per mantenersi e perpetuarsi al potere.

Il collega Fantola, stamani, in un passo del suo intervento ha esortato il Consiglio, a non ricadere negli errori del passato. Ma - non me ne voglia il collega - qui non si tratta di ricadere negli errori del passato, cioè di tornare al passato, ma si tratta di continuare nel presente ciò che si è fatto nel passato e proiettarlo nel futuro nello stesso modo, anzi ingigantendolo e peggiorandolo.

E` inevitabile, colleghi, ed oggi nessuno può pensare il contrario, che l'EMSA debba essere liquidato e che debba essere attuato un riordino del ginepraio di società create dallo stesso ente e addirittura create dalle sue società controllate. E' altrettanto indubbio che questo processo di riforma dovesse avvenire molto prima di oggi, perché così facendo si sarebbero almeno evitate le ultime avventure imprenditoriali che, avviate con la copertura del facile alibi dello sviluppo e dell'occupazione, lo stesso alibi - badate! - che oggi si propone per giustificare la nascita dell'ARGEA, hanno invece reso incolmabile per le esauste casse regionali la voragine di perdite e di debiti che queste scriteriate iniziative hanno originato nel tempo.

Il collega Lippi e il collega Casu oggi hanno dato un quadro completo, o per lo meno significativo, sicuramente, mi rettifico, non completo di quello che è il mare dei problemi, il mare delle perdite e delle inefficienze. E quindi abbiamo la netta sensazione che quello che oggi appare non è niente più - passatemi l'abusata espressione -che la punta affiorante di un iceberg che salasserà con effetti dirompenti le finanze regionali. Sicché il commissario liquidatore avrà il suo gran daffare se riuscirà districarsi nella tela di fideiussioni, prestiti ed altre garanzie tesa dall'EMSA e dalle sue società consociate, controllate e collegate nei reciproci rapporti per mettere allo scoperto la montagna, al momento ancora sommersa, costituita dalle perdite. In un documento, che gentilmente il collega Lippi mi ha messo a disposizione, sempre con riferimento a quest'ultimo assunto, l'assessore Scano, rispondendo e scrivendo all'Ente Minerario Sardo, nel chiedere ulteriori elementi che giustificassero programmi ed esigenze di coperture delle perdite, in un passo, dice: "Oltre ai finanziamenti l'EMSA ha assunto impegni di garanzia e fideiussori pari a 91 miliardi e 798 milioni, per porre le consociate in condizione di ricorrere al credito bancario. Dall'ammontare complessivo delle obbligazioni è evidente la pericolosità del livello di indebitamento raggiunto".

Devo dare atto all'assessore Scano che, sotto questo aspetto, è sempre stato lineare, corretto e puntuale nell'informare il Consiglio di quelle che sono le sue conoscenze sulle effettive situazioni. Probabilmente non conosce ancora tutto, Assessore.

Allora sì, colleghi, che se ne vedranno delle belle. Resterà in ogni caso la soddisfazione, amara purtroppo, che dallo sconquasso finanziario, creato a danno dalla Regione, affioreranno le responsabilità patrimoniali, e forse anche penali, di politici che io insisto nel definire irresponsabili, quelli che hanno preceduto l'attuale classe dirigente, l'attuale classe politica, e quelli che ancora si ostinano a voler mantenere inalterato il sistema, non solo di politici irresponsabili ma anche di amministratori incapaci, dichiamocelo chiaro e tondo una volta per tutte! Amministratori incapaci, che se fossero stati amministratori di società private, cioè realmente private, sarebbero da tempo finiti o davanti al magistrato, o sarebbero stati sottoposti ad azioni di responsabilità per danno creato agli azionisti. Ma qui tutto tace.

E vi è di più, e speriamo che queste responsabilità emergano, perché questi soggetti sono stati allo stesso tempo gli ideatori di questo disegno politico e gli esecutori dello stesso perverso disegno. Eppure, nessuno lo può disconoscere, da questi banchi dell'opposizione in più occasioni sono partite grida d'allarme, ma invano, che chiedevano di far luce sulle nefandezze perpetrate dall'intero sistema EMSA. A questo proposito basterebbe scorrere l'elenco delle numerosissime interrogazioni, interpellanze e mozioni presentate dal Polo. Ma non farò tanto, mi limiterò a ricordare quando abbiamo invocato l'immediata nomina di un commissario per l'EMSA (più volte, non una volta) e l'istituzione della Commissione speciale di inchiesta sull'operato dell'ente strumentale; Commissione che, fortemente osteggiata da questa maggioranza, solo dopo lunghe battaglie e travaglio, il Presidente Selis ricorderà quante volte ho scritto perché si attivasse perché la Commissione si insediasse, ma che nostro malgrado, per volere delle forze della conservazione, non ha potuto svolgere il proprio compito neanche per un giorno. Ricorderete certamente, colleghi, che con un colpo di mano alla presidenza di quella Commissione, una commissione di controllo, che istituzionalmente deve essere riservata alle opposizioni, che hanno la funzione e il diritto sacrosanto di esercizio del controllo, la presidenza è stata data ad uno della maggioranza. La Commissione presieduta da uno della maggioranza, controllore che controlla l'operato di sé stesso! Che bella figura che avevate fatto in quella circostanza!

Se almeno si fosse attuato uno di questi due interventi saremo quanto meno riusciti a contenere per tempo l'entità del disastro che è sotto gli occhi di noi tutti; oggi invece siamo costretti, per estrema necessità, e per di più di tutta corsa, ad assumere i provvedimenti normativi di riforma dell'EMSA, non soltanto perché le finanze regionali sono al collasso e non sono più in grado di fronteggiare una situazione che si deteriora momento per momento, autoalimentandosi con una crescita in progressione geometrica, ma anche perché vi è l'Unione Europea che incalza alle porte e ci chiede i conti, giacché, nella malaugurata ipotesi in cui non provvedesse il legislatore regionale alla soppressione dell'EMSA, sarebbe la stessa Comunità europea a darvi attuazione.

Ma non è questo il momento di piangere sul latte versato, ma altrettanto dicasi, se non si vuole versare altro latte e continuare a piangere su noi stessi in un futuro sempre più prossimo, che questo non è neanche il momento di creare altri e nuovi mostri giuridici ed economici, adducendo quale pretesto la volontà di incidere e rimuovere il bubbone marcio, qual è l'attuale EMSA.

Non me ne voglia il collega Macciotta, sempre preciso, sempre puntuale e sempre caratterizzato da estrema chiarezza e onestà intellettuale, ma, caro collega, non è affatto vero che l'ARGEA è qualcosa distinta dall'EMSA, perché anche l'EMSA nacque con il solo scopo di sovrintendere il settore della ricerca nel settore minerario, ma nel tempo che cosa ne è venuto fuori? Oggi nasce, in sua sostituzione, un soggetto che sulla carta dovrebbe fare le stesse cose ma ampliate, andiamo a vedercelo l'articolo 5. L'ARGEA ha finalità di ricerca, raccolta, gestione e divulgazione di dati in materia geologica, e sin qui sta bene, geomineraria, e sin qui sta bene, idrogeologica e geoambientale, anche in collaborazione con il servizio geologico nazionale ed assistenza tecnica nelle medesime materie a favore di enti pubblici che ne facciano richiesta, e qui c'è già uno scontro istituzionale con il mondo dell'economia privata che reclama, tutti noi abbiamo avuto, quanto meno i colleghi della Commissione, quella nota dell'ordine dei geologi che rappresentano, in maniera significativa, quali sono i pericoli dell'intromissione nell'EMSA nello svolgimento di attività che sono riservate a quella specifica categoria di liberi professionisti. Invade settori ambientali, e quindi entra in conflitto con quell'Assessorato, e sappiamo che nella Commissione Ambiente è in elaborazione un disegno di legge per l'istituzione di un'agenzia. Ebbene, chi deve svolgere questa attività? L'ARGEA o la nuova agenzia?

Ricerca scientifica e tecnologica nel settore della coltivazione e trasformazione delle risorse geominerarie del sottosuolo, suscettibile di valorizzazione economica anche per fini energetici, e quindi collegamento tra Carbosulcis e gassificatore ed EMSA, che prima ne era l'azionista di riferimento.

Predisposizione di progetti di messa in sicurezza e di riabilitazione ambientale, e quindi concorrenza con chi dovrebbe svolgere questi progetti e dovrebbe anche eventualmente eseguirli. Attività di servizio per il costituendo parco geominerario, presidio minerario, eccetera.

Nasce come l'EMSA, ma con compiti molto più ampi. Questo al contrario, colleghi, sarebbe il momento buono per intervenire e portare a compimento un processo di riforma serio, che sia idoneo a rimuovere in modo definitivo le problematiche che il comparto produttivo dell'EMSA ha procurato. Non pare proprio che il disegno di legge, come licenziato della prima Commissione consiliare, sia capace di rimediare a tanto; infatti, mentre ci dovremmo apprestare a chiudere senza rimpianti un ente, prima che l'UNESCO, dietro richiesta di qualche gestore della cosa pubblica affetto da goliardia imprenditoriale, lo possa consacrare patrimonio dell'umanità, soppesate le parole "patrimonio dell'umanità", il testo normativo in discussione propone, io dico ancora, e passatemi il termine, senza alcun pudore, che da un ente se ne facciano tre.

E` vero infatti che l'Ente Minerario Sardo soppravviverà per lungo tempo, nonostante la formale enunciazione di soppressione e messa in liquidazione, poiché il nuovo commissario dell'EMSA potrà promuovere iniziative industriali e di servizi, articolo 10 comma 5, tese al reimpiego dei lavoratori. Ma quando mai si è visto un ente che viene soppresso che debba curare la destinazione e l'occupazione dei lavoratori?

Se questo processo fosse lunghissimo questo ente non morirebbe mai, e a nulla vale dire che in legge l'EMSA durerà diciotto mesi, pochissimi per portare avanti qualsiasi progetto di liquidazione, perché nulla vieta, quando se ne dovesse presentare la necessità, che il Consiglio con una legge di proroga, così come ha fatto eternamente in questo scorcio di legislatura, ha fatto per tutte le scadenze degli enti nelle nomine che li riguardavano.

Ancora, l'EMSA dovrà provvedere a favorire l'esodo volontario e promuovere, dietro corresponsione di incentivi, il trasferimento dei lavoratori in altre iniziative di autoimpiego con valutazioni proprie. Questa attività è già da decenni in corso, come si può facilmente capire queste attività dureranno senza limiti di tempo, a meno che dall'oggi al domani la classe politica e la classe dirigenziale, che fa riferimento al settore pubblico, da domani sia eventualmente completamente diversa. Cosa di cui dubito, perché il processo riformatore e di cambiamento purtroppo dura, se si è sufficientemente responsabili può durare qualche decennio, se invece le radici al vecchio sistema sono tali e tanto profonde, forse non basta una generazione intera.

Si mantiene così in vita il mostro esistente, ma con la riforma ne nasce un secondo, l'ARGEA, che altro non sarà se non l'EMSA di oggi camuffato ed addirittura rimpolpato con attività di progettazione e di servizio per il territorio e in particolare per la fumisteria del fantomatico parco geominerario. Altro carrozzone, non ho difficoltà a dirlo, fatto su misura per alimentare le ambizioni politiche di chi, all'interno dell'attuale sistema, ambisce a cariche elettive istituzionali. Diciamocelo chiaro e tondo! E non vale, onorevoli colleghi, argomentare che all'ARGEA sono precluse le attività di impresa, attraverso l'assunzione di partecipazioni in altre società, poiché molte di queste società, già facenti parte del firmamento EMSA, e che più di altre ne hanno caratterizzato in negativo l'attività sopravvivranno, e come se sopravvivranno a se stesse, nel terzo mostro al quale si intende dar vita.

La famiglia, frutto della riforma così come concepita, si completerà solo con la nascita del terzogenito, la società mista, articolo 10 comma 5°, concepita dall'unione di società controllate dall'EMSA, a loro volta frutto di lunghe, laboriose e costose operazioni di fusione ed incorporazioni.

Ma voi sapete, vi rendete conto che cosa significa procedere ad operazioni di fusione e di incorporazione di società di capitali, tra costi e tempi tecnici necessari ed occorrenti per l'effettuazione delle perizie e tutti gli adempimenti normativi che esistono? Non basterebbero dagli otto ai dodici mesi.

E che avrà per oggetto l'esecuzione di opere pubbliche, di riabilitazione ambientale e di recupero dei beni immobili delle aree minerarie i cui progetti, guarda caso, saranno predisposti ed elaborati dal fagocitante fratello maggiore, ovverosia l'ARGEA.

Onorevoli colleghi, come può agevolmente intuirsi, quest'ultimo figlio della riforma altro non è che quella parte più deleteria dell'Ente Minerario che risorge, come araba fenice, e che completa la triade della confraternita degli affari e dello spreco del denaro pubblico.

Quali conclusioni possono trarsi? Che tutto questo porta a triplicare il potenziale distruttivo di risorse pubbliche, fino ad oggi di esclusivo appannaggio dell'EMSA. Un vero disastro, un bieco disegno ideato e programmato senza limiti di spazio e di tempo, il cui unico e vero obiettivo sarà quello di moltiplicare poltrone ed ampliare e ramificare l'esercizio del potere in innominabili e deteriori forme di gestione di sottogoverno. Che questo provvedimento normativo, se sarà approvato nella forma in cui giunge in quest'Aula, sancirà la diaspora degli incolpevoli lavoratori, disperdendoli in direzioni diverse e ai più sicuramente non gradite, ma che invece ben si preoccupa, con dovizia di particolari, della salvaguardia delle posizioni occupate dall'attuale direttore generale dell'Ente e di tutti i suoi direttori tecnici, ignorando dove questi fossero quando si prendevano le decisioni che hanno causato lo scempio del territorio e il disastro economico e finanziario che hanno portato al gran buco nero dell'EMSA, circa 200 miliardi di perdita negli ultimi due esercizi.

Ci si domanda: perché la riforma intende premiare proprio quei signori che occupavano non solo i vertici dello stesso Ente, ma erano allo stesso tempo, e ciò vale per la maggior parte di loro, certamente non per tutti, anche gli amministratori delegati, presidenti responsabili o componenti degli organi di controllo delle società del gruppo, artefici dell'attuale disastro, e che infine ignora completamente, e direi anche arrogantemente, le norme nazionali e le direttive comunitarie in materia di assegnazione e di esecuzione di opere e servizi con riferimento alla disciplina degli aiuti pubblici e della concorrenza nel libero mercato. Questo disegno di legge, infatti, scavalca arditamente, ma scioccamente, disposizioni e procedure alle quali, invece, si devono attenere tutti i soggetti pubblici qual è per l'appunto l'ARGEA, che si vuole costituire. Chi di loro, onorevoli colleghi, vorrà approfondire la questione posta che, come intuibile non è di poco conto per le evidenti connessioni con le procedure di infrazioni comunitarie, può consultare la direttiva CEE numero 92/50, la legge Merloni e la giurisprudenza della Corte dei Conti in materia di lavori pubblici.

Questo disegno di legge nel testo licenziato dalla Commissione, in ultima analisi, non risolve il problema che intende affrontare, anzi lo ingigantisce. Verrebbe da dire che esso è fortemente peggiorato rispetto alla versione proposta dall'Assessore all'industria, talché di fronte a siffatta riforma sarebbe augurabile mantenere inalterato così com'è l'attuale sistema il quale, seppur con tantissime difficoltà ed ingente impiego di risorse, e di questo all'Assessore Pinna occorre darne atto, ha dato avvio al processo spontaneo di privatizzazioni.

Questo provvedimento normativo, per i motivi anzidetti non è affatto una riforma, è al contrario una legge oscura e sotterranea per ciò che ad esso sottende, come lo sono state sinora la maggioranza e l'esecutivo che da essa promana. Non risolve alcuno dei problemi che sono sulla carta, infatti non traspare la concreta volontà di superare la logica finora radicata che da un ente che deve essere soppresso ne debba necessariamente sorgere un altro con le stesse funzioni e gli stessi compiti. Non recepisce l'esigenza di restituire al libero mercato iniziative imprenditoriali, che ad esso sono state sottratte e sono state gestite, con i risultati che sono sotto gli occhi di noi tutti le attività del sistema minerario e non solo quelle, ma anche tutte le altre che la PROGEMISA, in un delirio di onnipotenza, ha voluto creare. Il collega Lippi ci ha raccontato stamattina, ma non è un racconto come si può dire ai giovani bambini, ma ci ha raccontato con dovizia di particolari ciò che è la realtà, che non vi è una società creata, generata dalla PROGEMISA che abbia mai chiuso un esercizio sociale inutile. Non si è voluto restituire questo sistema alla libera iniziativa, quella libera iniziativa alla quale oggi tutti aspirano, alla quale tutti si invocano a parole, ma nei fatti buio totale.

Non si è voluto attuare il principio di sussidiarietà; ho detto stamattina, durante la rappresentazione della relazione di minoranza, che si è volutamente, e in maniera irresponsabile, trascurare le istanze dei comuni che rappresentano quelle realtà territoriali dove sono state svolte quelle attività, quelle attività che ne hanno deturpato i territori, e questi comuni non possono e non hanno voce in capitolo con questa legge per ristrutturare e riprogrammare i loro territori! E` inconcepibile che alla soglia del terzo millennio, quando da tutte le parti si parla di decentramento e di deleghe agli enti locali, agli enti intermedi, di queste facoltà ancora il Consiglio intenda mantenerle a sé, in una regione arretrata e non più in linea con i tempi. Eppure noi, in Commissione prima abbiamo avuto l'audizione del sindaco di Iglesias, il quale ha parlato a nome di tutti, o se non di tutti della maggior parte dei sindaci interessati a quel comune, e ha anche consegnato alla Commissione un documento, a riprova e a conforto delle tesi che sosteneva nel momento in cui reclamava un sacrosanto diritto, quello dell'assegnazione ai comuni dei terreni e dei fabbricati che insistono nelle loro circoscrizioni. Ebbene, ancora una volta non si è voluto dare ascolto alle istanze che pervengono dalla popolazione, essendo i sindaci i rappresentanti dei cittadini e quindi essendo i sindaci i rappresentanti delle più piccole comunità che esistono nel nostro ordinamento istituzionale.

Occorrerebbe, cari colleghi, per cambiare definitivamente pagina, fare ben altre scelte, che siano certamente più coraggiose e lungimiranti di queste, in altre parole la riforma deve semplificare, salvare ciò che merita realmente di essere salvato, ed esistono realtà che possono essere salvate se condotte con criteri che solo l'imprenditoria privata può gestire. Posso citare, probabilmente la Mineraria Silius, probabilmente la miniera di Montega, e ce ne saranno anche delle altre; dicevo, salvare ciò che merita realmente di essere salvato, eliminare una volta per tutte le logiche assistenziali, fonte di clientela e spazzare la ragnatela di privilegi che ancora avviluppa l'intero sistema facente capo all'EMSA.

Con queste finalità, ambiziose forse, ma che sono sottoposte alla sensibilità dei colleghi di maggioranza, il mio Gruppo ha presentato un dovuto ed adeguato numero di emendamenti.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che anche il consigliere regionale Silvio Piras ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta pomeridiana del 5 agosto 1998. Poichè non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Continuazione della discussione generale del testo unificato della proposta di legge LA ROSA - SCANO - FALCONI - MARROCU - BERRIA - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DETTORI Ivana - FOIS Paolo - GHIRRA - OBINO - SANNA Salvatore - SASSU - USAI Pietro - ZUCCA: "Soppressione dell'Ente Minerario Sardo (E.M.Sa.) istituito con legge regionale 8 maggio 1968 n. 24. Costituzione di una nuova società per azioni che assume funzioni e competenze nel campo della valorizzazione delle risorse geo-minerarie ed ambientali della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 8 maggio 1968, n. 24" (94), del disegno di legge: "Interventi per la riconversione produttiva delle aree minerarie e per il riordino e la dismissione delle partecipazioni dell'Ente Minerario Sardo e delle società finanziarie regionali di settore" (350) e della proposta di legge BALLETTO - FANTOLA - SECCI - BONESU: "Soppressione dell'Ente Minerario Sardo e riordino delle società controllate e collegate" (379)

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, stamattina alcuni consiglieri hanno detto che questa legge crea un momento storico, ed effettivamente è così, perché questa legge, al di là di alcune norme che possono conservare ancora per un certo tempo l'attività dell'EMSA, pone fine alla finalità di pubblico interesse nell'attività mineraria. Cioè l'attività mineraria, se viene approvata questa proposta di legge, non rientra più fra i fini della Regione, entrerà ovviamente il controllo sull'attività mineraria svolta dai privati su concessione regionale, ma la Regione non intraprenderà più attività minerarie in proprio. Ed effettivamente credo che questo segni la fine di un ciclo di attività che ha avuto, nella fase più recente appunto l'attività dell'EMSA, ma che purtroppo ha segnato nel bene e nel male la storia della Sardegna. Perché anche stamattina abbiamo sentito grande retorica sulle risorse minerarie della Sardegna, sulla massa dei minatori, su una civiltà mineraria da conservare, eccetera. Io mi sono astenuto in Commissione sulla legge, anche se è una legge che condivido quasi totalmente, avendo anche contribuito in un dialogo fruttuoso con la Giunta e la maggioranza a perfezionare in alcuni punti, per cui non c'è affatto un atteggiamento sfavorevole alla legge, anzi. Mi sono astenuto perché mi sembra che, al di là delle cose che sono scritte, vi è il pericolo che partendo da questa legge si vada ancora sulla strada dell'apologia del settore minerario, del non uscire da questa retorica mineraria che ritengo molto dannosa e che è sempre stata dannosa per la Sardegna. L'attività mineraria in Sardegna ha per lo meno tremila anni di storia, a prescindere dalle ricerche di pietre, ossidiane eccetera, che avveniva anche prima; la vera attività mineraria in Sardegna iniziò quando alcuni nuragici, visto che i fenici importavano dei lingotti di rame provenienti da Cipro, fecero il discorso che il rame esisteva anche in Sardegna e che occorreva valorizzare le risorse locali, occorreva dare occupazione, eccetera, eccetera. Quindi alcuni villaggi nuragici, dalle parti di Gadoni, si misero a fare le prime gallerie minerarie e a creare il primo embrionale Ente Minerario Sardo. E` risultato che, scavando con strumenti di pietra nella pietra, ed aiutandosi, visto che non c'erano gli esplosivi, col fuoco e con l'acqua, scavarono un cunicolo di circa venti metri seguendo il filone di rame, poi trovarono una roccia più dura, il minatore ci sbattè con la testa, senza casco di protezione, a quel punto il presidente dell'allora Ente Minerario scese nel cunicolo e un bella frana travolse lui e tutta l'iniziativa. Questa fu grande gioia degli archeologi, ma non servì di ammonimento a tutti quanti poi in Sardegna si sono messi a fare ricerche e soprattutto coltivazioni minerarie. Perché la storia delle coltivazioni minerarie in Sardegna è una lunga serie di insuccessi, sostanzialmente, perché i filoni sono piccoli, poveri, rotti da faglie e così via. Per cui le miniere sarde sono sempre state soggette al prezzo dei metalli sul mercato internazionale. Non è stato un fatto recente, perché basta vedere cosa successe con la scoperta dell'America, che l'argento sardo, essendo più costoso andò fuori mercato; cosa successe nel '700 e nell'800 con il piombo e con lo zinco, che andavano a fasi alterne di mercato buono e di fuori mercato, con licenziamenti anche di migliaia di minatori alla fine dell'800; cosa è successo con lo stesso Ente Minerario che è andato, per esempio, in quel di Olmedo alla ricerca di bauxite, si diceva, per alimentare gli stabilimenti di Portoscuso dell'alluminio, risultato: la bauxite della Nurra ha una composizione chimica completamente diversa dalla bauxite australiana, per cui è inutilizzabile, per cui si sono spesi ottanta miliardi e si è venduto materiale per un miliardo. Questi sono i minerali in Sardegna che chiaramente hanno fatto sognare grandi ricchezze. Honorè de Balzac, che era grande sognatore, venne in Sardegna pensando di ricavare grandi somme estraendo l'argento dalle scorie lasciate dalle precedenti intraprese minerarie; si accorse che se erano poveri i tenori di argento del minerale, quelli delle scorie, anche se malsfruttate, erano talmente bassi che certamente non avrebbero risanato le sue finanze.

E credo che, effettivamente, questo sogno delle grandi ricchezze di coloro che venivano dal di fuori e sfruttavano queste miniere e ne ricavavano grandi utili, sia stato un po' il leitmotiv che portò alla formazione dell'Ente Minerario Sardo. Ente Minerario Sardo che ha finito per prendere tutte le gestioni che i privati abbandonavano perché non redditizie. Il risultato è che l'Ente Minerario Sardo è diventato un modo di disperdere risorse, senza risolvere i problemi dei territori minerari di coloro che lavoravano nelle miniere, perché la miniera ha rappresentato per la Sardegna e per i sardi sempre un danno, perché ha distrutto ed ha avvelenato il territorio, perché ha dato sì saltuariamente lavoro, ma l'ha dato a prezzo della salute dei minatori. Occorre non fare retorica sulle miniere perché per i sardi hanno significato silicosi, hanno significato morte precoce, hanno significato miseria, hanno significato piombo, come quando a Ingurtosu i lavoratori protestavano verso società sfruttatrici che riducevano gli uomini a puri strumenti di lavoro nell'interesse dei gruppi capitalistici.

Occorre cancellare questa pagina, restituendo i territori alle popolazioni, creando una situazione in cui chi lavora ancora nelle miniere venga riconvertito ad altre attività più salubri, e sicuramente anche più produttive di ricchezza per il sistema Sardegna. Credo che la legge abbia queste finalità, su come riuscirà a perseguirle si misurerà la nostra capacità di legislatori e amministratori regionali, perché a questo punto non abbiamo più l'alibi che finanziamo le miniere, non abbiamo più neppure il danno che sprechiamo i soldi per le miniere. Però a questo punto i soldi che sprechiamo per le miniere li dobbiamo utilizzare bene, e certamente non li utilizzeremo bene se destiniamo i minatori a qualcosa di simile ai lavori socialmente utili, qualunque nome vogliamo dare a questa attività. La riconversione del personale deve avvenire per attività produttive, per attività che ingenerino ricchezza, che ingenerino nuova occupazione, che attivino circuiti economici, non per attività che continuino quelle dell'Ente Minerario Sardo, che alimentino fabbriche di consulenze, di appalti all'esterno, di acquisto di macchinari, che tutto fanno salvo che l'interesse dei lavoratori, del territorio e della Sardegna. Per cui, effettivamente, occorre vigilare che questa agenzia, che pur può essere necessaria, si attenga ai compiti che sono rigorosamente di interesse pubblico, occorre evitare che la società, che dovrà assumere i lavoratori, diventi un qualcosa che continua all'infinito, non ricollocando i lavoratori in iniziative utili, e soprattutto occorre utilizzare i beni immobili. Beni immobili che hanno anche un certo valore, sicuramente però svalutato dalle spese necessarie per riabilitare il territorio a una vita civile e produttiva, considerato che le imprese minerarie hanno in genere avvelenato il territorio, distrutto le caratteristiche, reso il territorio inutilizzabile per qualunque altra cosa che non sia per l'attività mineraria, e in qualche caso anche per l'attività mineraria, considerato che hanno messo in movimento gli strati geologici.

In questo quadro la Commissione, e credo io e i presentatori della proposta di legge 379 ci siamo adoperati per una destinazione dei beni immobili che fosse legata a una produttività di questi beni immobili, per una restituzione alla popolazione. E credo che l'attuale testo non presenti soluzioni, anche se implicitamente ne indica una, e non la presenta perché i beni immobili sono in grande prevalenza non dell'Ente minerario, il cui patrimonio verrà trasferito alla Regione, e quindi utilizzato secondo le norme dei beni immobili regionali, che prevedono fra l'altro la destinazione a prezzo simbolico degli immobili ai comuni e comunque agli enti locali per finalità di pubblico interesse, ma i beni immobili oggi sono di società formalmente private. E` vero che sono società in genere controllate al cento per cento dall'EMSA, e quindi indirettamente dalla Regione, è vero che se paghiamo le spese di liquidazione il patrimonio netto dovrebbe venire all'EMSA e quindi alla Regione, e direttamente alla Regione se la liquidazione di società non avverrà nei diciotto mesi della liquidazione dell'EMSA, però oggi non possiamo fare una norma di destinazione del patrimonio di società private perché sarebbe anche una norma in frode ai creditori di queste società.

Per cui effettivamente io credo che su questo problema il Consiglio debba approfondire. Io presenterò prima della fine del discussione generale un emendamento in merito cercando di superare i problemi e stabilendo che la destinazione ai comuni avvenga all'atto del passaggio dei beni nel patrimonio regionale. Noi dei beni regionali possiamo disporre, del patrimonio di società formalmente private purtroppo no. Quindi, quel problema va superato e va superato purtroppo con una perdita di tempo, ma credo che la soluzione sia, salvo che ostino interessi pubblici concorrenti di rilevante gravità, mediante destinazione agli enti locali di questi beni, come del resto farebbe bene la Regione per gran parte dei beni regionali.

Io credo che quindi il testo, che pur ritengo in gran parte di condividere, possa essere in qualche punto perfezionato dal dibattito che sta avvenendo e che avverrà. Chiaramente la liquidazione, la soppressione dell'EMSA rappresenta la prima riforma che viene attuata nel settore degli Enti Regionali; prima, per il momento, ed unica riforma. Per cui dalla qualità del lavoro che riusciremo a fare, dalla capacità di trarre fuori la Regione dalla sabbie mobili di queste società controllate dagli enti e dal burocratismo degli enti si vedrà la nostra volontà riformatrice. Non promette granché il voto contrario del Consiglio voluto dai partiti di maggioranza sulla nostra proposta 171 che attivava il processo di liquidazione di tutte le società regionali passive, anche perché in quel caso ci sembra che da parte della maggioranza sia mancata la volontà di chiudere una pagina, chiaramente salvaguardando i lavoratori; invece la volontà di conservare poltrone, appalti, consulenze, sprechi e in qualche caso credo dissipazioni di denaro pubblico che non hanno uguali, tanto che l'Unione Europea ha richiamato la Regione sull'attività di queste società, sollevando che queste società opererebbero in regime di illecita concorrenza. Io posso assicurare l'Unione Europea che queste società non fanno concorrenza a nessuno, perché sono ferri vecchi che non riescono ad entrare nel mercato neppure con le condizioni di favore che gli sta assicurando la Regione. Queste società sono uno scandalo di contabilità pubblica perché mentre si grida all'austerità, al rigore, all'impiego dei denari per spese produttive, alla ricerca di fondi per l'occupazione, invece si continuano a sprecare fondi, in molti casi largamente superiori ai fatturati delle società e largamente superiori alle retribuzioni pagate ai dipendenti per queste attività che hanno oggi un carattere parassitario, hanno un carattere di spreco di pubbliche risorse e hanno un carattere decisamente di cattiva amministrazione, credo forse non semplicemente colposa, ma dolosa. Per cui io invito il Consiglio all'approvazione di questa legge, ovviamente con gli emendamenti che possono sia migliorarne gli strumenti di attuazione e sia renderne più concrete le finalità obiettive che la legge si propone anche stroncando finalità parassitarie che ancora vi si annidano.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, la riforma che oggi il Consiglio regionale esamina, spiace doverlo rilevare, è una riforma in stile e in sintonia con le abitudini riformatrici di questa maggioranza che non riforma, se non per le facciate. Ci pare sia questo il dato politico saliente della discussione intorno al progetto odierno. Si tratta di una riforma che aggira i problemi, ne individua forse anche la dimensione e la collocazione, ma non vuole o non sa aggredirli.

Cercare la ragione di questa non volontà, di questa "nolontà" come la chiamerebbe il collega erudito, onorevole Zucca, è veramente arduo. Non comprendiamo, non riusciamo a comprendere se sia la furia assistenzialista ad avere voce autorevole in questo progetto monco, ovvero se sia l'incapacità di vedere e programmare il futuro. Sulla questione EMSA, su quest'ente che finisce con l'assumere, suo e nostro malgrado, la funzione di centro di analisi e di discussione di un intero sistema di programmare e di fare anche politica abbiamo davvero poco da aggiungere. Il collega Giorgio Balletto ha reso una analisi davvero poco arricchibile e se qualcosa non fosse poi stato detto avrebbero già provveduto a colmare eventuali lacune i colleghi Desiderio Casu e Francesco Lippi. Ma alcuni punti, pur già evidenziati anche da altri colleghi intervenuti nel corso del dibattito, vanno a nostro avviso ancora ripetuti in sede di discussione generale, perché questa riforma deve essere, a nostro avviso, profondamente modificata, profondamente rivista, totalmente ripensata nelle sue linee costitutive essenziali. A questo mirano gli emendamenti in così rilevante mole presentati dal nostro Gruppo, a rifare una riforma che inganna già dal suo stesso nome. Non si tratta, infatti, di alcuna soppressione dell'EMSA, ma di una sua prolificazione, di una sua gemmazione, di un parto voluto da questa Giunta regionale per un nuovo carrozzone che non vede risolti i problemi che non solo noi denunciamo nella relazione di minoranza, ma che la stessa maggioranza denuncia nella propria relazione.

Curiosamente infatti, ma non troppo curiosamente, la maggioranza rifiuta di intervenire organicamente sulle società collegate SIPAS, SIGMA ed INTEX e i motivi addotti paiono francamente per lo meno ingenui.

Il nodo della questione è che la Regione che fa l'imprenditore è un fallimento; fallimento che è costato a sardi solo in questo campo e solo per l'anno appena trascorso, come ricordavano i colleghi che mi hanno preceduto, la bella somma di 84 miliardi e 770 milioni, e ripeto per i molti distratti dell'Aula appena 84 miliardi e 770 milioni di perdite. Le quali, unite ai moltissimi altri miliardi delle altre società in cui la Regione ha scelto di fare l'imprenditore, portano ad una cifra di sicuro maggiore dei 333 miliardi, per la verità soltanto virtuali, che sono bastati a placare il signor Valentini e i suoi dipendenti; ma su Valentini non mi dilungo perché ci pare di avere compreso che questo Consiglio regionale ha già trovato una sua unitaria posizione.

La questione che si rifiuta di affrontare, facendo finta di sopprimerne un carrozzone che ne crea due peggiori, è quella della mancanza tutta culturale di un progetto nuovo che consenta alla Regione di vivere nella economia e nella economia reale, non in questa artificiosa finzione di economia che lor signori si ostinano a voler imporre all'isola.

Assessore Pinna, economia vuole dire mercato; e mercato, voglio ricordarlo soprattutto a lei che è responsabile dell'Assessorato dell'Industria, significa libertà. L'Ente Minerario Sardo è stato gestito fino ad oggi in condizioni di totale marasma, lo hanno già sottolineato i colleghi del Gruppo di Forza Italia che mi hanno preceduto e lo ripetiamo adesso, è esistito uno spreco di danaro pubblico di migliaia di miliardi. Su questo desideriamo ribadire in Aula una domanda che riteniamo centrale. La Commissione d'inchiesta, come ricordava il collega Balletto, che doveva verificare cosa fosse accaduto all'EMSA, quella stessa commissione beffa presieduta da uno della maggioranza perché controllori e controllati coincidessero e che non ha mai visto la luce. Chiediamo solo perché, anche se la risposta la conosciamo assai bene, noi e loro. Anzi io sollecito la Presidenza del Consiglio perché convochi urgentemente la Commissione e non vediamo, non capiamo la ragione della mancata convocazione perché provvedano ad insediarla perché altrimenti dovremo per forza rivolgerci ancora una volta alla magistratura ordinaria. Questa mattina sono stati messi in evidenza alcuni fatti che non possono essere taciuti in quest'Aula, perché se non si vuole allora risolvere con i sistemi della politica le questioni, allora per forza dovremo rivolgerci altrove perché i fatti denunciati dal collega Lippi del falso in bilancio, del falso in comunicazioni sociali e di altri fatti penalmente rilevanti non possono sfuggire all'esame della politica. Dell'episodio dell'Unione Europea, della commissione che ha avviato un procedimento che porterà ad un danno rilevantissimo per le casse politiche sarde, che cosa dire? Sono episodi che non necessitano di commento. Ma certo che una classe di governo possa procedere nell'assolvere se stessa e nel non trovare responsabili per ammanchi di migliaia di miliardi pubblici, è un dato inquietante, gravissimo e sconsolante. Come sconsolante è questo progetto di riforma, riforma che non aggredisce gli sprechi e sacrifica gli investimenti, gli unici capaci di dare stabilità e lungimiranza a qualsiasi realtà economica. Riforma che sostituisce a se stesso lo stesso ente con un nome più lungo e che per giunta vede la soppressione dell'ente nascituro affidata ad un liquidatore che ha le mani legate con l'inammissibile preclusione di funzioni. Riforma che inserisce il nuovo organismo nel mercato, drogandolo ed alterando le norme basilari sulla concorrenza. Riforma centralista e dirigista che neppure ha voluto e saputo trasferire agli Enti Locali tutti quei fabbricati che fatalmente resteranno inutilizzati ed abbandonati di qui a qualche mese.

Ma uno degli aspetti più ideologicamente intollerabili resta confinato alla gestione del personale; di quel personale che avete voluto, come di consueto ancora una volta, ingannare, con pratiche demagogiche ed al quale, l'unica concreta misura che avete saputo proporre è relativa agli incentivi perché vadano via. E` triste vedere i conciliaboli ancora oggi per difendere clientele senza senso, antistoriche dannosissime. Colleghi del Consiglio, questa riforma, soprattutto nell'interesse dei lavoratori di quel comparto, noi riteniamo che possa essere ancora recuperata, però questa riforma deve essere necessariamente corretta. Noi abbiamo proposto oltre 40 emendamenti che mirano a ricondurre i contenuti della riforma al testo già delineato nella proposta di legge numero 379 che ha come primo firmatario l'onorevole Giorgio Balletto oltre che i colleghi Bonesu, Secci e Fantola. Proposta di legge incardinata sul principio della chiarezza e della trasparenza, della semplicità e della esclusione del potere pubblico dal governo dell'economia e con la massima tutela del personale dipendente del sistema EMSA.

Allora, la sfida che dai banchi del Gruppo di Forza Italia proponiamo al Consiglio regionale soprattutto ai settori della maggioranza è quella di correggere questa bozza che è arrivata in Consiglio, altrimenti non sarà che l'ennesima brutta, inutile, pessima riforma di questo Consiglio regionale conservatore e di questa Giunta Regionale sprecona.

Se la Giunta Regionale pensa che attraverso questa riforma possa anche giocarsi il futuro per la prossima legislatura, ebbene ha sbagliato i propri conti perché noi non esiteremo un solo attimo a continuare nella nostra azione di opposizione, dura, chiara trasparente e soprattutto a denunciare, se è il caso fuori da quest'Aula, gli sprechi e tutto quel malaffare che vi ruota intorno.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. Presidente la ringrazio. Molti interventi si sono soffermati in prevalenza sulle critiche, sui rilievi ad un passato più o meno lontano, più o meno recente. Alcuni di questi rilievi e alcune di queste critiche sono obiettive, condivisibili. Io stesso in altri dibattiti su questa materia, mi sono soffermato, mi riferisco ad esempio al fatto che la nostra Regione si attardi ancora in una condizione in cui gestisce società e regione - imprenditore. Altre critiche ed altri rilievi fanno parte della polemica politica, io quelle le voglio omettere, non intendo ribattere. Ad ogni modo io credo che le critiche non debbano appannare gli obiettivi che il provvedimento propone. Provvedimento che naturalmente guarda avanti, intende dare risposte operative. Io ho molto apprezzato in particolare l'intervento dell'onorevole Bonesu, il quale da oppositore fa una opposizione costruttiva, propositiva, ha contribuito sia in Commissione, sia credo lo farà ancora in Aula, a migliorare il testo. Io credo che sia questo tipo di opposizione quella di cui la nostra Regione ha bisogno. Diversamente c'è il rischio che il dibattito duri anche molto a lungo, sull'EMSA sta durando da un anno in Consiglio, ma alla ricerca di un testo sempre perfettibile si finisca per fare la ricerca del meglio che però è nemico del buono.

Io credo che anche nel dibattito non venga sufficientemente in chiaro un punto, che l'obiettivo della legge è certamente anche quella di superare l'EMSA, ma io mi permetto di dire che dal punto di vista della Giunta e credo della maggioranza l'obiettivo fondamentale è un altro. E` quello di definire le modalità per il rilancio produttivo, per lo sviluppo su nuove basi certamente delle aree nelle quali l'attività mineraria è cessata o sia andata esaurendo. La politica ha un dovere di dare risposte a quei territori che per lungo tempo, per secoli addirittura forse più che secoli, ha avuto come attività centrale o comunque importante l'attività mineraria che ora si è per larga parte esaurita, a quei territori noi abbiamo il dovere di dare risposta.

Il provvedimento non ha caso prevede l'attivo concorso della Regione; i primi articoli del provvedimento non a caso riguardano appunto la risposta da dare a quei territori con lo stanziamento di risorse cospicue, con l'individuazione di strumenti, in modo da realizzare una riconversione produttiva di quelle aree e rilanciare un nuovo progetto di sviluppo. Questo è l'obiettivo fondamentale.

Poi c'è un secondo obiettivo certamente, che è quello del superamento e dello scioglimento dell'EMSA, e su questo occorre fare qualche chiarezza se vogliamo appunto stare al merito delle questioni, e non sostituire la veemenza delle espressioni del confronto e del dibattito alla sostanza delle questioni e dei problemi. L'EMSA fu chiamata 30 anni fa dal legislatore regionale a compiti di promozione e di gestione di iniziative industriali nel settore minerario e nei settori connessi. La legge prevedeva che a questo compito l'EMSA dovesse rispondere constituendo società per azioni; la legge imponeva e impone che l'EMSA agisca nel suo ambito tramite la costituzione di società che originariamente per legge dovevano essere a prevalente capitale pubblico. Quel sistema non è venuto fuori per la perversa volontà degli amministratori, del passato o del recente a mio giudizio. Può darsi che ci siano stati buoni amministratori e meno buoni, ma quel disegno, quel grappolo di società, quel sistema è emerso fondamentalmente perché la legge, il legislatore chiedeva all'EMSA di costituire un sistema di società operative. Attenzione a demonizzare gli amministratori di ieri e di oggi, ci sono anche le responsabilità e i doveri della politica. Siccome a me piace sempre parlare il linguaggio della franchezza, mi chiedo anche e e chiedo all'aula perché quella riforma non è stata fatta venti anni fa, quindici anni fa, dieci anni fa. Era matura anche dieci anni fa! Io credo che almeno un punto di riconoscimento a questa Giunta e a questa maggioranza lo si possa dare, mi pare obiettivo. Quella riforma che poteva essere fatta venti anni fa la si sta facendo ora, oggi, da questa Giunta e da questa maggioranza.

Anche altri idola occorre sfuggire, da altri idola è bene guardarsi. E` giusto affidare ai privati tutto ciò che deve stare sui mercati. Sono d'accordo con diversi interventi, su questo in particolare ha insistito l'onorevole Fantola, ma anche altri. L'esperienza tuttavia è lì, dobbiamo avere pensiero reversibile, autonomia di giudizio, atteggiamento critico. L'esperienza è lì anche in Sardegna a dimostrare che neppure i privati sono dotati di infallibilità. Io ricevo tutti i giorni validissimi imprenditori che propongono delle nuove iniziative e intendono ampliarne delle altre; ma incontro anche tutti i giorni imprenditori che dimostrano la loro inadeguatezza, che vivono nelle loro aziende finchè dura il flusso delle risorse finanziarie regionali, degli incentivi, dopo di che vanno in sofferenza. Anche su questo, tra pubblico e privato occorre avere equilibrio, non assumere atteggiamenti dicotomici che secondo me sono per noi fuorvianti. Ad ogni modo, il provvedimento opera un taglio netto restituendo al mercato ciò che è del mercato. Io credo che questa sia la verità del testo, che abbiamo sotto gli occhi. Il provvedimento restituisce al mercato ciò che è del mercato, ai privati ciò che deve essere affidato ai privati e non a caso, si badi bene, l'Agenzia ha ben circoscritti e definiti compiti di ricerca, di studio, di promozione delle risorse geologiche aventi rilevanza pubblica. Questo è fondamentalmente il compito nuovo che viene attribuito alla Agenzia, poi su questo tornerò.

Terzo obiettivo del disegno di legge, attuare il processo di riordino, di privatizzazione, di dismissione del sistema delle partecipazioni in società per azioni aventi per oggetto la promozione e la commercializzazione dei beni destinati al mercato. Questo processo deve essere chiaro, è un processo che ormai è irreversibile. Il disegno di legge non potrà che completarlo e dargli compiutezza, ma è già in essere per via amministrativa, perché di fatto non c'è società facente capo al sistema EMSA, ma anche facente capo alle altre finanziarie regionali che non sia già assoggettato al processo di privatizzazione o comunque di cessione di liquidazione attraverso una procedura trasparente in cui vi è bandi di manifestazione di interesse, offerte da parte degli eventuali acquirenti, valutazione ed assistenza da parte di un "advisor" in modo che vi sia una terzietà rispetto all'Amministrazione regionale e allo stesso Ente Minerario o alle società finanziarie. Dicevo che un notevole tratto di strada è stato fatto, società diverse sono state già privatizzate, non soltanto dell'EMSA, altre lo sono in corso e debbo dire anche fino ad ora, non so cosa avverrà per le ulteriori privatizzazioni, senza riflessi negativi sull'occupazione. In alcuni casi siamo riusciti a realizzare delle privatizzazioni con un incremento dell'occupazione, quindi senza riduzioni.

Certo, non è detto che tutto vada a finire così fino in fondo, ma questo sforzo intendiamo portarlo avanti. Questo percorso, voglio dirlo, è stato compiuto con il sostanziale e via via convinto consenso delle organizzazioni dei lavoratori. Credo che in questa regione abbiamo bisogno di concordia e di consenso. Perché è stato possibile superare l'iniziale diffidenza? Lo è stato perché certo la Regione ha il dovere, in uno scenario mondiale, oserei dire, radicalmente mutato, di fuoriuscire dalla gestione in proprio delle attività di imprese. L'abbiamo ripetuto tutti. Ma la Regione ha anche un altro fondamentale dovere, cioè quello di offrire una alternativa di sviluppo credibile alle popolazioni delle aree ex minerarie ed è quello che il provvedimento propone con misure puntuali e coraggiose; la costituzione di un fondo vincolato destinato a quelle aree, a garanzia dell'impegno della politica verso quei territori, costituzione di un fondo per la concessione di agevolazioni alle imprese industriali, agroindustriali, turistiche alberghiere e quindi a sostegno di un disegno di sviluppo integrato. Programmi di intervento che la Giunta dovrà predisporre per la realizzazione di infrastrutture mancanti, recupero del patrimonio ex minerario. Interventi da finanziare o cofinanziare per il recupero alla riabilitazione ambientale, per rimuovere le ferite che in quel territorio sono state recate dall'attività mineraria millenaria e per l'area maggiormente investita dall'esperienza mineraria anche con un ruolo della Regione e alla vista anche un contratto d'area che naturalmente non avviene su risorse regionali ma la Regione agevola, favorisce, sollecita presso il Governo nazionale. Il Parco geominerario non è tutto lo sviluppo delle aree ex minerarie, è una tessera all'interno di un progetto complesso, ma tuttavia credo che anche quello potrà dare una mano.

Dunque un insieme di misure e di risorse che se bene utilizzate porteranno nel corso di alcuni anni a risanare i territori dalle ferite della passata attività mineraria e ad avvalersi, lo voglio sottolineare, delle stesse miniere e degli immobili dismessi ai fini dello sviluppo futuro. Tuttavia anche questo va detto, non tutte le miniere sono improduttive, e non è vero che è esaurita la storia mineraria della Sardegna. E` stato richiamato anche da altri, la Carbosulcis, io credo che possa andare a buon esito il progetto di gassificazione, questo progetto va sostenuto, la Giunta intende sostenerlo perché corrisponde alla valorizzazione di una importante risorsa locale, e rappresenta anche, aspetto non trascurabile, forse la più grande delle privatizzazioni che abbiamo in campo. Sono stati compiuti, a questo riguardo, passi importanti, il contratto di acquisto dell'energia da parte dell'Enel e così via.

L'altra importante realtà è la Nuova Mineraria Silius. Importante anche perché si trova in un territorio particolarmente debole e delicato dal punto di vista economico e delle possibilità di sviluppo. Tuttavia si tratta di una realtà mineraria che ha un mercato, è una realtà obsoleta, non a caso abbiamo stanziato, il Consiglio ha stanziato delle risorse e degli investimenti per accertare ulteriori potenzialità di quel giacimento, e nel caso di un accertamento positivo ritengo che persino ulteriori risorse possano essere destinate, in modo da poter allineare i conti di quella realtà mineraria e poter arrivare a collocarla sul mercato, e anche quella miniera è destinata evidentemente ad andare sul mercato .

Ora mi soffermo rapidamente su alcuni punti sui quali maggiormente si è accentrato il dibattito, sulle questioni più controverse.

L'agenzia, io credo che se si vuole leggere in modo oggettivo il testo, nessuno possa sostenere che l'agenzia, l'ARGEA è una EMSA sotto diverso nome. Cito soltanto un elemento per abbreviare il mio intervento. L'ARGEA non può assumere partecipazioni nel capitale di rischio; quel sistema a grappolo tanto lamentato è precluso in legge. Questo non mi sembra poco. Nessuna nuova Idra dalle cento teste può nascere. L'ARGEA non ha possibilità di avere partecipazioni in capitali di rischio, è una agenzia che sta entro parametri e ruoli ben definiti. Solo compiti di ricerca, di promozione di un patrimonio, quello geologico e geominerario, che ha rappresentato e può ancora rappresentare parte non trascurabile dell'identità e dello sviluppo della nostra Isola. Io credo che sarebbe un errore imperdonabile, ma credo che di questo tutto il Consiglio sia convinto, abbandonare per sempre le risorse materiali e le risorse professionali che quell'esperienza hanno portato in Sardegna. Occorre farlo, non c'è dubbio, attraverso un diverso governo delle risorse finanziarie.

Beni immobili. Anche su questo, parliamo il linguaggio oggettivo e della franchezza. Il mio convincimento è che trasferire ai comuni d'un colpo l'intero patrimonio dei beni immobili, sarebbe un dono greco. Forse per chi non lo sa è bene richiamarlo, stiamo parlando di 7 mila ettari, frammentati ma comunque 7 mila ettari. Parliamo di circa 2 mila edifici, spesso si tratta di aree degradate ed inquinate, talvolta si tratta di edifici fatiscenti, anche pericolanti. Trasferirli in blocco ai comuni equivarrebbe a caricare sui comuni oneri anche di natura fiscale, oltre che responsabilità di ordine civili diverse. Penso soltanto a che cosa costa trasferire, il trasferimento, gli atti notarili per trasferire ai Comuni duemila edifici, o trasferire settemila ettari frammentati in mille pezzetti. Si porrebbero immediatamente, ope legis diciamo, problemi di salvaguardia, di conservazione, di disinquinamento che graverebbero sui bilanci dei Comuni. Sono convinto che saremo di fronte appunto, come dicevo prima, ad un dono greco, a danno dei Comuni.

Altre considerazioni potrebbero essere ulteriormente sviluppate sull'uso che i Comuni potrebbero fare di questo ingente patrimonio; lo userebbero semplicemente per realizzare servizi pubblici, attività pubbliche o lo utilizzerebbero per esempio per realizzare attività di profitto? Sarebbe opportuno togliere a società per azioni, che sono già in perdita, una parte del loro patrimonio, depauperandoli ulteriormente per trasferirle ai Comuni; è legittimo farlo di fronte ai creditori delle società per azioni, anche dal punto di vista del Codice Civile? Si pongono una serie di problematiche, che, a mio giudizio, non devono andare nella direzione di precludere ai Comuni l'accesso a quel patrimonio, ma nel senso di gestirlo con gradualità e con saggezza.

Ciò detto, va anche precisato che già oggi non è preclusa la possibilità agli enti locali di accedere a quel patrimonio, a titolo di priorità e di gratuità. Sono all'esame della Giunta, già oggi, delle direttive che vanno in questa direzione, e che consentono di avere i Comuni la priorità e la gratuità, a fronte di progetti per valorizzare quel patrimonio.

Quindi non c'è nessuna preclusione, i Comuni non sono figliastri o soggetti indifferenti rispetto all'Amministrazione regionale, sono parte dell'Amministrazione stessa, sono la continuità con noi, quindi ben vengano i progetti da parte dei Comuni per utilizzare quel patrimonio, sarebbe sbagliato trasferirlo a loro d'un colpo perché non farebbe altro che aggravarne le condizioni di bilancio.

Per quanto riguarda il personale; certo, le leggi devono tener conto delle compatibilità finanziarie, ma tutti credo che siamo convinti che le leggi sono fatte per gli uomini e quindi gli uomini vengono prima. Si potevano individuare procedure più spicce, più traumatiche, forse socialmente di difficile accettazione; il provvedimento, che è all'esame del Consiglio, individua opportunamente un percorso certo di dismissioni, cessioni, privatizzazioni, senza però rinunciare a salvaguardare il diritto al lavoro e all'occupazione, e comunque alla sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie.

L'obiettivo viene perseguito con molto equilibrio, attraverso diversi strumenti: autoimpiego, esodo volontario, rimpiego presso nuove iniziative, impiego in attività di messa in sicurezza e di ripristino ambientale, probabilmente per i lavoratori più prossimi alla cessazione e quindi alla pensione.

La società di cui all'articolo 10, tanto criticata, è nient'altro che uno strumento finalizzato a poter occupare e ricollocare questi lavoratori, perché non basta enunciare il fatto che vogliamo sostenere che nessun posto di lavoro si deve perdere, che nessuno deve essere messo in strada, dopo che lo diciamo dobbiamo dotarci degli strumenti. Quella società non può assumere partecipazioni, deve cessare nel momento in cui ha ricollocato i lavoratori, quelli attuali, non altri futuri, quelli che gli graverebbero in conseguenza del processo di privatizzazione, dopodiché deve cessare, è una società finalizzata e a tempo.

Altri strumenti non siamo riusciti, nonostante una attenta ricerca, ad individuarne. Anche il ricorso all'INSAR è un'ipotesi, ma è un'ipotesi che non ha fondamento, intanto perché dovrebbe avere un riscontro in una legge nazionale; noi non siamo coloro che possono ordinare all'INSAR di assumere centinaia o migliaia di lavoratori.

La Giunta dunque ha compiuto uno sforzo realistico per sottoporre al Consiglio una proposta di riforma, in profondità, di questo settore, collegandola ad un complesso di misure di rilancio dello sviluppo dei territori ex minerari. E` innegabile però che il testo della Giunta, pur conservandosene la struttura originaria fondamentale, è stato perfezionato.Io non sono d'accordo con coloro che hanno detto che il testo è stato peggiorato, sono il proponente diciamo, sia pure a nome della Giunta, del testo che è arrivato in Consiglio, del disegno di legge, ma debbo riconoscere che il testo è stato perfezionato, migliorato dal lavoro delle Commissioni, reso più pulito ed essenziale.

Badate, non lo dico per rendere omaggio al Consiglio o al lavoro delle Commissioni, maggioranza e opposizioni, lo dico in modo convinto e a questo hanno contribuito, ne dò atto, le stesse opposizioni, per larga parte del testo, lo stesso onorevole Balletto che stasera e stamattina ha espresso critiche molto dure, molto severe, ha contribuito a migliorare quel testo della Giunta, sono state assunte nel testo più di una delle proposte dell'opposizione, molte scelte di fondo del testo unificato e della proposta di legge dell'onorevole Balletto e di altri consiglieri, sono più convergenti forse di quanto si voglia riconoscere. Il testo unificato e il testo dell'onorevole Balletto, hanno più punti in comune forse di quanto si voglia riconoscere.

In conclusione: non dirò mai che ci sono riforme perfette, ho abbastanza esperienza per sapere che anche le leggi fatte con la massima attenzione, con la massima cura alla prova possono dimostrare anche dei punti deboli, tuttavia la discussione nelle Commissioni è durata un anno. Credo che una legge che vede il passaggio attraverso tre Commissioni, una discussione lunghissima, approfondita, sia il meglio di ciò, sia il meglio di quanto noi siamo in grado di produrre; si è consentito un approfondimento per ogni aspetto e si è pervenuti a un testo sufficientemente preciso e con obiettivi di riforma chiari e certi.

C'è un insieme di emendamenti, ho cominciato a vederli. Lo spirito che ha animato la Giunta, ma debbo dire che ha animato la maggioranza, nel confronto nelle Commissioni credo che possa e debba restare anche nel confronto in Aula. Se ci saranno proposte ulteriori, utili e valide, che convincono dal punto di vista della migliore efficacia, della migliore puntualità del testo, io non vedo ragione per cui non debbano essere accolte. Io preparo la discussione degli emendamenti con questo spirito.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto del passaggio all'esame degli articoli.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto del passaggio all'esame degli articoli del testo unificato della proposta di legge 94, del disegno di legge 350 e della proposta di legge 379.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 69

Votanti 69

Maggioranza 35

Favorevoli 53

Contrari 16

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LADU - LIORI - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Mi era stata preannunciata una richiesta. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Sì, Presidente, la richiesta del passaggio in Commissione per l'esame degli emendamenti. Trattandosi di numerosi emendamenti riteniamo sia opportuno un passaggio in Commissione per l'esame degli stessi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr.Fed.). Va bene, Presidente, possiamo dare atto della convocazione in Aula dei colleghi componenti della Commissione, la Commissione può riunirsi immediatamente.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 21.