Seduta n.255 del 07/12/2006 

CCLV SEDUTA

Giovedì 7 dicembre 2006

Presidenza del Vicepresidente Secci

La seduta è aperta alle ore 11 e 19.

ORRU', Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 29 novembre 2006 (249), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Bruno, Oscar Cherchi, Cugini, Capelli, Mario Floris, Frau, Milia e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 7 dicembre 2006.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

ORRU', Segretario:

"Interpellanza Liori - Diana - La Spisa - Capelli sui disagi patiti dagli alunni delle scuole elementari di Sorgono in seguito al trasferimento dell'istituto scolastico in altra sede". (217)

Discussione della proposta di legge Pacifico - Pisu - Masia - Addis - Caligaris - Cerina - Cocco - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Ibba - Lai - Lanzi - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Serra: "Istituzione dell'Autorità garante delle persone private della libertà personale" (59/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 59/A.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Vincenzo Floris, relatore.

FLORIS VINCENZO (D.S.), relatore. La proposta di legge numero 59, che prevede l'istituzione, nel Consiglio regionale della Sardegna, dell'Autorità garante delle persone private della libertà personale, rappresenta un atto importante, perché introduce un elemento di modernità nel controllo dell'operato dell'amministrazione giudiziaria nella nostra Isola. Si tratta innanzitutto di salvaguardare un principio fondante, stabilito dall'articolo 27 della nostra Carta costituzionale, che afferma che l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva e che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Questo principio è ribadito anche nella legge 354 del 1975, che detta le norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà, affermando che il trattamento penitenziario deve essere ispirato al principio di umanizzazione della pena e deve assicurare il rispetto della dignità della persona reclusa, senza discriminazioni in ordine alla nazionalità, alla razza, alle condizioni economiche e sociali, alle opinioni politiche e a credenze religiose. Un'affermazione certamente importante che contiene in sé un valore programmatico, ma non sufficiente a superare le obiettive e spesso enormi difficoltà che ostacolano un effettivo paritario trattamento anche all'interno degli stessi detenuti.

Questa disposizione, fra l'altro, è in linea con il principio generale di non discriminazione contenuto in vari documenti internazionali, tra cui la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, accordo internazionale con cui gli Stati contraenti si sono impegnati ad assicurare il rispetto della funzione giudiziale in modo non discriminatorio, con particolare riferimento all'istituzione penitenziaria. Tale principio è affermato nella raccomandazione numero 387 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, contenente le rinnovate regole penitenziarie europee; nell'articolo 2 si legge che le regole devono essere applicate con imparzialità. Non si deve operare discriminazione alcuna, in particolare, in relazione alla razza, al colore, al sesso, alla lingua, alla religione, alle opinioni politiche o altro genere, alla nazionalità o all'estrazione sociale, alla nascita, alla situazione economica e a ogni altra condizione.

Con uno sguardo al quadro internazionale, dobbiamo anche ricordare le varie raccomandazioni e i suggerimenti del CPT, Comitato europeo per la prevenzione della tortura, delle pene e trattamenti inumani e degradanti, che si è occupato in varie occasioni dei detenuti, in modo particolare, di quelli emigrati. Ad esempio, nel rapporto generale sulle attività svolte dal Comitato, alcune raccomandazioni sono state dirette agli Stati, affinché ai detenuti vengano assicurate alcune garanzie fondamentali, quali la possibilità di informare della propria situazione una persona indicata, di avere un avvocato, di essere visitati da un medico. La realtà dell'immigrazione, anche se tendiamo a non vederla, rappresenta a livello statistico il 20 per cento della condizione carceraria, anche questi detenuti sono portatori di diritti, nonostante la loro condizione transitoria di persone sottoposte a misure e private della libertà personale.

In una fase più recente, la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha ulteriormente stimolato questo fenomeno di conformazione del nostro regime penitenziario a quello degli altri Stati europei; sono convinto quindi che una società, che vuole essere evoluta e moderna, non può rinunciare completamente al proprio ruolo di fautore del reinserimento e della reintegrazione dei soggetti marginali, non ci possiamo limitare soltanto a punire e sanzionare condotte antisociali. Non si fa altro, in questo modo, che arroccarsi nella difesa dei privilegi di pochi, disinteressandosi completamente del destino degli individui che si pongono al confine della società civile.

A livello regionale, l'8 febbraio di quest'anno è stato firmato, tra il Ministro della Giustizia e la Regione autonoma della Sardegna, un importante protocollo d'intesa che prevede la territorializzazione della pena, in modo da favorire il rientro dei detenuti sardi in istituti della Sardegna, la definizione di un preciso percorso che porterà alla definizione di un Piano di edilizia penitenziaria degli uffici di esecuzione penale esterna, degli uffici servizio sociale per i minorenni e dei centri di prima accoglienza. Inoltre, nel protocollo, viene stabilito di orientare gli interventi in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, nonché delle norme relative alle più complessive esperienze di tutela igienico sanitaria, sia nei confronti degli operatori e dei terzi prestanti servizio all'interno degli istituti, sia nei confronti dei detenuti e degli ammessi a misure alternative.

Questo protocollo, nel rispetto dei ruoli reciproci e delle diverse competenze, individua i settori di intervento congiunto sui quali il Ministero della Giustizia e la Regione, così come è scritto, quale coordinatrice e promotrice dell'attività degli enti locali, del volontariato, del terzo settore, devono collaborare per il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Costituzione e dalle leggi in materia, a partire dagli interventi rivolti alle persone sottoposte ad esecuzione penale che rientrano all'interno di tutte quelle azioni di politica sociale finalizzate all'attuazione di quelle prescrizioni, che ho richiamato prima, favorevoli a riaffermare che i trattamenti devono rientrare nel senso di umanità e tendere alla rieducazione del condannato.

Attualmente, la legge prevede che il compito di controllo, sulla situazione carceraria, sia affidato ai tribunali di sorveglianza; oggi, secondo la Commissione, visto il funzionamento della magistratura di sorveglianza, che ha un organico ridotto e un carico di lavoro ormai fuori misura, è necessario istituire una nuova figura che non deve, nel modo più assoluto, contrapporsi, è bene chiarirlo, al ruolo delle attuali forme di controllo previste dal nostro ordinamento. Si tratta, invece, di definire un ruolo ad una nuova autorità di garanzia, a livello regionale, che risponda ai requisiti di autonomia e di indipendenza al fine di esaltare la funzione a livello istituzionale regionale, in modo da favorire l'esercizio dei diritti, secondo il dettato costituzionale, ad iniziare dalla corretta applicazione del protocollo d'intesa, che ho richiamato prima.

La magistratura di sorveglianza deve mantenere, in conformità con gli orientamenti, ormai costanti, della Corte costituzionale, gli elementi più progressivi e centrali dell'intero ordinamento penitenziario, che va applicato tenendo sempre in considerazione gli aspetti umanitari propri del trattamento e le finalità tipiche del reinserimento e del recupero. L'eccessivo cumulo di funzioni poste a carico dei magistrati di sorveglianza, sempre più giudici delle misure alternative e con sempre meno tempo a disposizione per esercitare funzioni di controllo, la presenza massiccia di detenuti tossicodipendenti ed extracomunitari nelle carceri, ossia di soggetti socialmente deboli e quindi più esposti al rischio di violenza, rendono attuale una campagna per un carcere trasparente.

Il Garante può concorrere, con il magistrato di sorveglianza, alla vigilanza diretta ed assicurare che l'esecuzione della custodia dei detenuti, degli internati, nonché dei soggetti sottoposti a custodia cautelare, sia attuata in carcere in conformità alle norme e ai principi stabiliti dalla Costituzione, dalle convenzioni internazionali sui diritti umani, ratificate dall'Italia, dalle leggi dello Stato e dai regolamenti. Il Garante dovrà adottare le proprie determinazioni, in ordine alle istanze e ai reclami che gli vengono rivolti dagli internati e dai detenuti, e verificare che le strutture edilizie pubbliche, adibite alla restrizione od attenuazione della libertà delle persone, siano idonee a salvaguardare la dignità con riguardo al rispetto dei diritti fondamentali. Il funzionamento dell'ufficio del Garante è affidato alla possibilità di creare un patto tra i diversi soggetti che sono destinati ad avere rapporti assidui con questo ufficio, perché l'esito positivo del lavoro del Garante può essere prezioso se rientra all'interno di un'azione costante, fortemente integrata con tutti gli attori coinvolti.

L'esperienza maturata in questo campo dall'attività del Garante dei diritti dei detenuti del Lazio, istituito con una legge regionale nel 2003, ha prodotto negli ultimi dodici mesi di attività più di duemila colloqui in carcere con i detenuti, ha affrontato problematiche legate ai trasferimenti, al sovraffollamento, alla salute, alla formazione, allo studio, al lavoro e alla cultura. Inoltre, l'ufficio ha risposto a centinaia di lettere di detenuti e si avvale di uno staff di avvocati per avere pareri legali e approfondimenti normativi. L'ufficio del Garante rappresenta, quindi, un riferimento per le famiglie dei detenuti, le associazioni, le cooperative sociali e ha patrocinato diverse iniziative culturali di lavoro promosse dai detenuti. In questi mesi di attività ha sottoscritto protocolli d'intesa con le associazioni di volontariato, le organizzazioni sindacali confederali di polizia penitenziaria, gli istituti penitenziari, le Province, i consorzi di cooperative sociali, l'ordine degli avvocati, con i centri di formazione; altri protocolli hanno riguardato l'agenzia di sanità pubblica e società di medicina e di sanità penitenziaria, con i detenuti stranieri e per le malattie di trasmissione. Ogni protocollo ha una sua specificità legata alla concretezza dei problemi che quotidianamente vivono i detenuti.

Bisogna partire, secondo me, da questa positiva esperienza per definire, anche nella nostra Isola, la figura del Garante che può rappresentare, per la nostra Regione, insieme alla Regione Lazio, uno degli esempi più avanzati di civiltà in questo campo a livello nazionale. E' da qui che si può avviare una considerazione sulle garanzie dei diritti prendendo seriamente in considerazione questa questione perché, se il problema dei diritti non viene preso seriamente, difficilmente riusciremo a fare ragionamenti sensati. Oggi si fa un gran parlare di necessità più o meno prevalenti di controlli giurisdizionali o di controlli giudiziari; partendo da questo assunto è necessario sviluppare un altrettanto qualificato dibattito riguardo agli strumenti migliorativi delle condizioni di detenzione, delle forme di controllo della legalità nei luoghi di privazione della libertà personale e dei meccanismi di tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute.

E' necessario individuare nuove forme di controllo della legalità nei luoghi di detenzione, senza mettere in discussione quelle esistenti, al fine di istituire un nuovo soggetto di controllo e di verifica delle condizioni di detenzione che, per procedura di nomina e per cultura giuridica, garantisca una effettiva terziarietà. Un'idea attinta dalla tradizione nord europea, ma non estranea ad altri paesi dell'area mediterranea, oggi in Italia il garante delle condizioni di detenzione nelle carceri é il magistrato di sorveglianza; i consiglieri regionali, per rimanere al nostro ambito, dispongono di un potere di visita. La legge individua, infine, i soggetti, quasi tutti interni all'amministrazione penitenziaria, cui i detenuti possono rivolgere reclami. Come non esistono forme di ispezione nelle stazioni di polizia e nelle caserme dei carabinieri, dimenticando che le camere di sicurezza sono anch'esse luoghi di detenzione.

In un carcere, gli equilibri sono estremamente precari, basta poco per far crescere le tensioni, ogni intervento esterno deve tener conto, quindi, della fragilità e della difficoltà dei rapporti fra la popolazione detenuta e il personale di polizia penitenziaria. Detenuto ed agente di polizia, seppur soggetti conflittuali, presentano tratti comuni di debolezza. La figura del Garante è funzionale al rispetto della tradizione della difesa civica, all'allentamento delle tensioni, alla mediazione, alla precostituzione di un luogo comune di incontro, alla raccolta e alla organizzazione di un utile patrimonio informativo e deve mirare a snellire le procedure, ridimensionare la litigiosità, informare correttamente l'opinione pubblica sulla situazione all'interno delle carceri in modo da superare indenni le emergenze che possono determinarsi.

Nell'articolo 6 abbiamo cercato di definire bene il raggio di azione di questa figura, sostenendo in maniera chiara che il Garante può intervenire in base a segnalazioni di comportamenti materiali lesivi dei diritti umani o di procedure e decisioni amministrative ritenute ingiuste nei confronti di persone private della libertà personale. Penso che, in questi concetti, sia racchiuso lo spirito di questa legge e il ruolo che si intende affidare a questa figura. Vi è un passaggio successivo che affida al Presidente della Giunta la definizione, con il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, delle modalità di accesso agli istituti dei componenti dell'autorità. Come va definito? Sempre da parte della Giunta, in tempi ragionevoli, l'istituzione della Commissione prevista dal protocollo d'intesa con il Ministero della Giustizia, che ho richiamato in precedenza, per rendere esigibile quanto è stato sottoscritto.

Concludendo, devo innanzitutto ringraziare i componenti della seconda Commissione, ad iniziare dal presidente Pisu, perché il testo della proposta di legge oggi all'esame del Consiglio è frutto di un lavoro impegnativo, portato avanti senza chiusure mentali, che ha determinato un miglioramento della proposta iniziale, fatta dall'onorevole Pacifico ed il voto finale unanime della Commissione.

PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, Assessore, colleghe e colleghi, la necessità di assicurare la tutela e il rispetto dei diritti fondamentali delle persone detenute rappresenta oggi, lo sottolineava con competenza l'onorevole Vincenzo Floris, una priorità per una società che voglia essere, oltre che dirsi, "civile" e in proposito la Costituzione è molto chiara. E' stato necessario che si verificasse una situazione di grave emergenza perché il Parlamento si rendesse conto della pericolosità e dell'illegalità che si erano create negli istituti di pena; condizioni di vita nelle carceri italiane che hanno più volte indotto l'Unione europea a sanzionare la nostra nazione, che si limitava a risolvere il problema del sovraffollamento ampliando l'indice di tollerabilità e quindi aumentando la capienza delle celle. Si è arrivati al punto di moltiplicare per tre il numero dei detenuti nelle celle così, in spazi inadeguati per due persone, se ne sono ritrovate addirittura sei.

L'aspetto più drammatico della realtà isolana, non deve essere dimenticato, è che, in Sardegna, non solo le strutture sono inadeguate perché obsolete (di matrice ottocentesca) ma, eliminate le bocche di lupo con interventi di ristrutturazione, le carceri sono divenuti luoghi in cui abbandonare persone sole, con problemi di salute e disturbi senili, persone con deficit mentali, tossicodipendenti, ammalati di HIV, extracomunitari e perfino anziani non autosufficienti. Per una nazione che pone tra i suoi obiettivi quello di recuperare attraverso appositi interventi chi ha sbagliato, si è venuto definendo un profilo inaccettabile! Le carceri non sono, e non possono essere, dei luoghi di accumulo di persone in difficoltà provenienti, nella maggior parte dei casi, se non esclusivamente, dalle classi più deboli della società.

Si mettono tra l'altro in grave difficoltà i direttori degli istituti di pena, in particolare gli agenti di polizia penitenziaria, ma anche gli operatori medici, psicologi e volontari. Se la situazione non è degenerata si deve sicuramente ad una norma, la legge voluta da Mario Gozzini che, dal 1986, spinge i detenuti ad accettare anche condizioni deprecabili in silenzio per evitare un aggravio della posizione personale e per poter godere di un trattamento individualizzato. Quindi si deve al senso di responsabilità degli agenti penitenziari se, anche in queste situazioni, si è riusciti a mantenere condizioni di vivibilità. Non si può però negare che lo status di detenuto in condizioni di invivibilità esaspera il disagio fino all'autolesionismo estremo, quando un detenuto extracomunitario nel carcere di Iglesias si cuce la bocca e gli occhi vuol dire che la situazione è invivibile, vuol dire che l'articolo 27 della Costituzione non viene rispettato, così come il recupero e il reinserimento, voluti dalla legge Gozzini, non sono applicati. Basterebbe questo riferimento a giustificare il Garante dei diritti dei detenuti, lo sottolineava con forza l'onorevole Floris, ma voglio ricordare che in carcere si sniffa anche il gas delle bombolette usate per scaldare i cibi e si rischia di lasciarci la vita.

Arrivare all'indulto è stata quindi una necessità dello Stato. Sollecitato dal Papa nel 2000, durante la visita al Parlamento, è stato voluto dall'intera Assemblea rappresentativa della Nazione con il positivo sostegno del Ministro Mastella e del Presidente della Repubblica Napolitano. La Commissione diritti civili del Consiglio regionale ha approvato due risoluzioni chiedendo, come è avvenuto nelle 17 volte in cui l'indulto è stato deciso della nostra Repubblica, anche l'amnistia. Personalmente sono orgogliosa di aver contribuito in Commissione, e perfino nelle piazze, all'affermazione dell'indulto.

Devo anche evidenziare, a ragion del vero, che la Regione Sardegna, prima ancora dell'indulto e nel rispetto dell'ordinamento penitenziario, ha stipulato, con il Ministero della Giustizia, un protocollo d'intesa che prevede la soluzione di importanti questioni. Innanzitutto la regionalizzazione della pena. Non c'è ragione, e se c'è, bisogna rendere palese cui prodest, che giustifichi il trasferimento di un detenuto sardo, dell'alta sicurezza o di elevato indice di vigilanza, dall'Isola al continente. Personalmente ritengo che l'unica ragione fondata sia quella di rispondere alla logica punitiva. Allontanare un detenuto dagli affetti familiari (mi risulta che nel carcere di Fossombrone ci sia un detenuto sardo che non vede i familiari da ben 15 anni) è di per sé contrario ai principi ispiratori della Costituzione e dell'Ordinamento penitenziario. La regionalizzazione della pena a cui si accompagna la territorializzazione degli agenti di polizia penitenziaria riduce i costi del DAP e permette ai parenti di visitare i propri cari ristretti negli istituti di pena. Deve quindi essere perseguita ed attuata. Il Garante dei diritti delle persone private della libertà è utile anche per questo.

Insieme alla regionalizzazione della pena occorre perseguire, e finalmente attuare, l'articolo 25 bis dell'ordinamento penitenziario che istituisce le commissioni regionali per il lavoro penitenziario. In Sardegna non sono mai nate, e la legge risale al 1975, così anche l'articolo 74 quello che prevede i consigli di aiuto sociale (quest'ultimo organismo, naturalmente, è del tutto assente in Sardegna), ma non solo, è quello che cura i rapporti per il reinserimento nella vita sociale dei detenuti, per il mantenimento delle relazioni con le famiglie e per conoscere e accertare i bisogni reali. Non è l'indulto quindi responsabile dei disguidi nati dopo la legge approvata dal Parlamento. Sono state invece le carenze informative ad avere determinato disguidi, sofferenze e incomprensioni.

L'istituzione del Garante regionale è importante per queste ragioni, ma anche perché ha un ruolo integrativo, è stato sottolineato dal relatore, perché utilizza il rispetto, utilizza la persuasione e svolge un compito, per così dire, di pressione politica istituzionale, un ruolo quindi che integra la funzione del giudice di sorveglianza. Un esempio pratico può aiutare a comprendere ciò che intendo esprimere, mi riferisco al caso di Carmelo Musumeci, un detenuto con pena all'ergastolo, che chiede, e ora lo fa con uno sciopero della fame, di poter proseguire gli studi nell'Università di Firenze dove ha conseguito la laurea di primo livello in giurisprudenza, ottenendo persino una borsa di studio per iscriversi al biennio di specializzazione. Ebbene il direttore dell'istituto di pena ha rigettato la richiesta perché le traduzioni costano, il detenuto ha rivolto istanza al magistrato di sorveglianza, che invece ha ritenuto valide le sue motivazioni. Il direttore è, per così dire, ricorso al DAP, ne è nato un contrasto non sanabile, senza l'intervento di una figura al di sopra delle parti, che ripristini un rapporto di dialogo volto al superamento del temporaneo conflitto.

Un altro esempio pratico, sul ruolo del Garante: una detenuta, Grazia Marine, condannata a 26 anni, lamenta condizioni di salute precarie, a tre mesi dal compimento del settantesimo anno, con un rene atrofizzato, l'osteoporosi e difficoltà nei movimenti, viene sistemata in una cella in cui c'è un bagno alla turca; insomma, viene messa in una condizione di grave difficoltà e di sofferenza umana. In questi casi il Garante può svolgere un significativo ruolo. Non è, infatti, compito della Commissione consiliare Diritti Civili occuparsi dei casi specifici, come invece siamo stati costretti a fare in più occasioni.

In questi mesi, la Commissione si è fatta carico di questi problemi individuali, ma, ripeto, il Garante avrebbe un ruolo ben più significativo e importante, ed è per questo che deve essere nominato in Sardegna. Si può obiettare che manca una legge quadro nazionale e che al contempo ci sono troppe figure di garanzia. Personalmente sono invece convinta della necessità della norma nazionale. Ritengo che i garanti (finora istituito nel Comune di Nuoro, mentre un altro è in fase di costituzione avanzata in quello di Sassari) possano essere di stimolo e di grande utilità, anche per ottenere al più presto la legge nazionale. Questa proposta sarà sicuramente migliorata dal lavoro dei colleghi e delle colleghe, in Aula, attraverso il dibattito.

E' utile alla nostra comunità avere la certezza che, per espiare la pena, si debbano seguire le regole e rispettare le norme che ci siamo, democraticamente, dati. Quindi piena fiducia al Garante perché possa davvero intervenire nelle situazioni che generano disagio, soprattutto con riferimento alle famiglie dei detenuti troppo spesso costrette a condizioni inaccettabili di difficoltà.

PRESIDENTE. Onorevole Contu, si sente quasi più lei che l'oratore che sta parlando al microfono. Le chiedo scusa, onorevole Caligaris. Prego.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Per concludere, i familiari soffrono di situazioni veramente difficili, laddove, soprattutto, nel mancato rispetto della regionalizzazione della pena, sono costretti a fare viaggi, che durano tre giorni, per poter visitare un detenuto. Una battaglia di civiltà può essere fatta col supporto del Garante dei diritti del detenuto, soprattutto in una realtà come quella sarda dove, non essendoci neanche un istituto di pena femminile, le donne vivono una condizione ancora più difficile e delicata. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, non nascondo la mia personale soddisfazione nel constatare che una proposta di legge di questa importanza, esitata da tempo dalla seconda Commissione del Consiglio regionale, sia oggi all'esame (spero poi approvata) di questa Aula. Non dovete, e non dobbiamo, neanche per un attimo, pensare che questa possa essere una proposta di legge di minore importanza rispetto a quelle che coinvolgono grandi interessi, che appassionano di più le forze politiche, che conquistano grandi titoli a caratteri cubitali nella stampa. Questo perché essa riguarda delle persone che si trovano detenute in una situazione di oggettiva debolezza, in condizioni, più delle volte, di grave violazione dei diritti civili ed umani. Questo è quanto affermano le varie indagini scandite nelle diverse legislature e svolte dalla competente Commissione del Consiglio regionale.

In Commissione, noi abbiamo, con un importante lavoro, approvato all'unanimità una risoluzione che ha analizzato i temi del pianeta carcerario in Sardegna, proponendo e indicando in maniera precisa le strade più opportune per avviare a soluzione le questioni più urgenti e a volte drammatiche. Tali problematiche, che sono tante e complesse, sono state attenuate solo in piccola parte dalla scelta fatta recentemente dal Parlamento italiano con il provvedimento dell'indulto. Questo ha risolto sicuramente il problema del sovraffollamento, i detenuti in Sardegna si sono ridotti da duemila a 1080 circa, attualmente, ma ha lasciato intatte tutte le altre questioni da sempre irrisolte. Come sapete, noi della Commissione diritti civili, nel nostro approccio alla questione degli istituti di pena che in Sardegna sono dodici, partiamo dalla piena osservanza dell'articolo 27 della nostra Costituzione per il quale il detenuto è privato della libertà, ma non deve mai perdere la sua dignità di cittadino e di persona, oltre che deve poter essere aiutato e formato per poi essere reinserito nel contesto sociale e civile della società in cui vive.

Questa norma è largamente disattesa, anche perché è diffusa, nella società e nella classe dirigente, la errata convinzione che i detenuti hanno tali colpe da non meritare un trattamento umano e civile. Questo accade perché in troppi non conoscono le varie categorie della popolazione carceraria che, solo in piccola e piccolissima percentuale, riguardano mafiosi e camorristi, pedofili o sfruttatori della prostituzione o per lo schiavismo, oltre ad altri gravi reati di questa rilevanza e pericolosità sociale. La stragrande maggioranza, come ha dimostrato anche l'indulto, riguardava prevalentemente dei veri e propri poveracci che erano in carcere per effetto della "Bossi-Fini" sugli immigrati o della "Giovanardi" sulle droghe. I dati, infatti, dicevano che, nelle carceri italiane e sarde, per un terzo, erano immigrati e, per un altro terzo, tossicodipendenti. Questi detenuti, dunque, avrebbero avuto ed hanno bisogno di risposte politiche precise e non di essere scaricati sul sistema carcerario, dove non c'è un sostanziale recupero e sono quasi totalmente assenti le politiche del lavoro in carcere…

PRESIDENTE. Scusi un attimo, onorevole Pisu. Prego i colleghi di prendere posto. Stiamo assistendo ad una situazione che non mi sembra sia tollerabile ulteriormente. Io capisco che ci possa essere bisogno di consultarsi sui problemi che si stanno esaminando, però facciamolo in modo discreto. Non ci può essere in Consiglio uno che parla e trenta o quaranta che fanno altre cose. Prego i colleghi di prendere posto.

PISU (R.C.). Mi pare, Presidente, che non venga ascoltato. Io aspetto, comunque.

PRESIDENTE. Abbia pazienza un attimo, onorevole Pisu, vedrà che ci ascoltano. Siamo pazienti anche noi. Onorevole Marrocu, onorevole Biancu, per gentilezza. Onorevole Diana, vale per lei, come per tutti. Cioè, si capisce tutto, ma non si capisce oltre.

DIANA (A.N.). Ci sono modi e modi, Presidente.

PRESIDENTE. Certamente. Prego, onorevole Pisu.

PISU (R.C.). Grazie, onorevole Secci, anche perché la inviterei a fare una verifica in quest'Aula consiliare: chi è presente e quante ore restiamo qui ad ascoltare tutti gli altri colleghi, soprattutto quelli che parlano meno, che non veniamo ascoltati.

Allora, per continuare nel ragionamento, dicevo che questi detenuti, dunque, avrebbero avuto ed hanno bisogno di risposte politiche precise e non di essere scaricati sul sistema carcerario, dove non c'è un sostanziale recupero e sono quasi totalmente assenti le politiche del lavoro in carcere e il reinserimento sociale e lavorativo serio appena scontato. Noi, della seconda Commissione, abbiamo avuto un importante ruolo in questi due anni, anche su questo tema, portandolo all'attenzione dell'opinione pubblica, delle istituzioni, ai diversi livelli, compresa la Regione e lo Stato, che ne ha la quasi esclusiva competenza.

Le nostre visite alle carceri, le audizioni di tutti i rappresentanti degli operatori nei luoghi di pena, degli animatori delle comunità di recupero, l'animazione di dibattiti e riflessioni, le proposte alla Giunta e allo stesso Ministro di Grazia e Giustizia, tutto questo lavoro ha anche avuto la sottoscrizione, nel febbraio scorso, di un protocollo di intesa tra Stato e Regione, che deve essere applicato al più presto, perché tende a migliorare le condizioni della vita carceraria nel suo complesso. Cito solo, a mo' di esempio, gli aspetti sanitari o di territorializzazione della pena, su cui si è insistito per far restare o rientrare in Sardegna i giovani inquisiti di "a Manca pro s'Indipendentzia". Altri sardi detenuti nel continente devono rientrare, in particolare i 67 detenuti psichiatrici, che si trovano in una condizione terribile di solitudine, privi di affetti, emarginati e che vegetano in carceri meridionali obsolete e disumane.

Tutte queste questioni sono state poste all'attenzione del sottosegretario Luigi Manconi, nel recente incontro con la nostra Commissione, che è stata da lui lodata per il puntuale lavoro svolto. L'impegno del rappresentante del Governo è stato reso noto a tutti, speriamo di aver avviato un confronto che produrrà nel tempo risultati interessanti, anche in discontinuità con il passato. Il professor Manconi ha anche assicurato che, in forma scritta o diretta, ci informerà e seguirà le problematiche carcerarie in Sardegna in forma continuativa.

Oltre a queste novità e in attesa della soluzione dei tanti problemi citati, io penso che la violazione dei diritti civili dei detenuti non scomparirà nel breve periodo. Non voglio citare questioni riguardanti singoli detenuti ma (oltre a Musumeci, come ha sottolineato la collega Caligaris, che si trova in una condizione particolare, o gli altri detenuti, quei tre detenuti di Nuoro, di cui abbiamo parlato, anche in Commissione, con il sottosegretario Manconi) voglio menzionare un caso particolare, quello di Er Avni, un comunista turco detenuto a Badu 'e Carros, nel reparto di alta vigilanza, insieme a detenuti condannati per mafia. Questo compagno si trova nel carcere di Badu 'e Carros ed è detenuto da tre anni. E' una cosa incredibile. Non capisco perché non intervenga Amnesty International, non intervengano quelli della Commissione europea, per poter affrontare un caso che ha una rilevanza europea, ma anche internazionale. Io lo voglio sollevare, con tanta forza, in quest'Aula.

Per questi casi particolari e per tutto il complesso della condizione del pianeta carcerario in generale, in particolare in Sardegna, è indispensabile la figura dell'Autorità garante delle persone private della libertà personale, perché deve vigilare sull'applicazione delle leggi, sull'attuazione delle intese e convenzioni stipulate, ma anche sugli interventi di diretta competenza della Regione, in materia di miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri. L'istruzione: si pensi che il 50 per cento dei detenuti non supera la quinta elementare; la formazione professionale di lavoro intracarcerario e di reinserimento lavorativo post detentivo, di sanità penitenziaria, di interventi sanitari e sociali per la cura e la prevenzione delle devianze.

Questa figura, teniamo a precisare, non vuole neppure essere in contrasto o in concorrenza con le altre figure di garante, nominate da alcuni comuni in Sardegna. Il collega, onorevole Floris, ma anche la collega Caligaris hanno, in maniera precisa e puntuale, illustrato e giustificato l'esigenza di avere questa figura di controllo che, come ben si comprende, ha funzioni e compiti diversi dalla seconda Commissione, dal Giudice di sorveglianza e dalla Magistratura in generale.

In conclusione, anche in quanto Presidente della seconda Commissione, voglio ringraziare tutti i componenti della Commissione per il lavoro svolto e la sensibilità dimostrata, oltre all'onorevole Pacifico, primo firmatario della proposta di legge, e tutti gli altri colleghi che l'hanno sottoscritta. Mi auguro che anche le altre proposte di legge esitate dalla Commissione, sono cinque, raggiungano quest'Aula, e che quella approvata, riguardante il difensore civico, si concluda, perché quello che sta avvenendo non fa onore a questa istituzione né a coloro che scelgono i punti all'ordine del giorno e che devono far concludere l'iter delle leggi, tra l'altro approvate all'unanimità nelle Commissioni competenti, come in questo caso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.

PACIFICO (D.S.). Signor Presidente, non occuperò tutto il tempo, solo alcune brevi battute per significare come questa legge venga un po' da lontano. Viene dalla scorsa legislatura, viene da una condivisione e da una sensibilità che, in questo Consiglio regionale, nella seconda Commissione, allora Presidente Beniamino Scarpa, è una sensibilità che si è manifestata nei confronti del mondo carcerario, del mondo penitenziario, delle difficoltà dei detenuti, che c'è stata anche attraverso, voi ricorderete tutti quanti, la pubblicazione del Libro Bianco, dell'indagine conoscitiva sullo stato delle nostre carceri in Sardegna.

I suggerimenti raccolti, la discussione molto forte e molto vivace che vi fu in questo Consiglio regionale e nella seconda Commissione portarono, all'inizio di questa legislatura, alla formulazione di un provvedimento di legge, che allora fu sottoscritto dai componenti del centrosinistra delle due Commissioni, seconda e settima, su un tema che è sentito diffusamente a livello europeo, non soltanto nella nostra Regione, non soltanto in Italia. Io ricordo che il Comitato europeo per la prevenzione dei trattamenti inumani nelle strutture penitenziarie ha suggerito e consiglia, sostiene, sollecita le varie istituzioni a dotarsi di organi di controllo per le condizioni della detenzione in generale. In alcune Regioni italiane, questa esperienza è già stata positivamente sperimentata, non si tratta di istituire una figura che sostituisca le funzioni del Tribunale di sorveglianza e le funzioni istituzionali della seconda Commissione del Consiglio regionale, ma una figura di mediazione, di ascolto, di intervento, di raccordo fra le varie istituzioni, sentendo i detenuti, sentendo le loro famiglie, ponendo, non soltanto sotto forma di denuncia ma sotto forma anche di proposta, tutte le condizioni che devono essere migliorative della situazione carceraria.

Molti passi avanti sono stati fatti in questi anni in Sardegna, io apprezzo gli interventi della collega Caligaris e del collega Pisu, come apprezzo la relazione del collega Floris, però bisogna pur dire che le condizioni che vi sono oggi nelle nostre carceri non sono le condizioni che noi abbiamo trovato sette anni fa. In questi sette anni, sono state fatti molti passi in avanti, vi è un dialogo molto forte tra le istituzioni, vi è un raccordo fortissimo tra le istituzioni locali, mi riferisco agli enti locali e alle aziende sanitarie locali, al rapporto con la Regione, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria su tutta una serie di iniziative rivolte a quello che viene sostenuto dall'articolo 27 della nostra Costituzione, cioè a tutte le forme di supporto, formazione, reinserimento sociale per quanto riguarda i nostri detenuti, i nostri carcerati.

Vi sono ancora molte cose da fare, ma tante cose sono state fatte, io mi riferisco alle iniziative quali quelle che noi, dal punto di vista culturale, abbiamo sostenuto, mi riferisco al progetto delle "biblioteche scatenate", mi riferisco agli interventi che sono stati fatti dal punto di vista sociale sull'inserimento professionale lavorativo con intervento finanziario di sostegno da parte della Regione, veramente importante. Io ricordo che, nelle finanziarie del 2002, 2003 e 2004, vi erano importanti risorse destinate a questo settore dalla nostra Regione. Tanti progetti in questo senso sono stati fatti. E' un mondo che si muove in maniera silenziosa, è un mondo che non manifesta, probabilmente, e non dà segno dei risultati che sono ottenuti ma tantissime persone, oggi, usufruiscono di percorsi alternativi a quello della pena, sono inserite nelle nostre comunità attraverso il mondo del volontariato, sono inserite in percorsi formativi e lavorativi, moltissime persone non ritornano più nelle nostre carceri, così com'era un tempo e, pian piano, la popolazione detenuta, soprattutto per quanto riguarda il mondo della tossicodipendenza che era il mondo più esposto al ritorno nelle carceri una volta che scontava la propria pena, oggi viene accolta in situazioni lavorative di percorsi custodiali, che sono totalmente diversi, di reinserimento sociale assolutamente civile.

Questa legge segna un passo ulteriore in questo senso, ci pone in una condizione di avanguardia rispetto a molte Regioni italiane e al passo con quello che altre Regioni italiane più avanzate, per esempio il Lazio, stanno facendo. Il diritto al recupero e il reintegro sociale allo studio e alla formazione del detenuto è un diritto sancito per Costituzione e noi credo che, con questa legge, faremo un ulteriore passo in questa direzione.

Voglio sfrondare anche da alcuni aspetti che possono essere di strumentalizzazione demagogica, politica, io credo che questo sia un fatto di crescita sociale complessiva, sia un segno di democrazia, sia un segno di avanzamento rispetto alle norme della nostra Costituzione che sono rimaste disapplicate per decenni. L'ultima visita del Sottosegretario alla Giustizia, il professor Manconi, che è stato audito anche dalla seconda Commissione, credo che sia stata molto significativa. Lo stesso Sottosegretario ha evidenziato quanto in Sardegna di buono in questi anni è stato fatto; sono stati sette anni in cui si è prodotto molto, in cui c'è stata un'attenzione forte rispetto al mondo dell'istituzione penitenziaria, non si vuol dire (io credo che questo sia uno degli elementi della discussione che non devono essere sottoposti a strumentalizzazioni di natura demagogica) che noi vogliamo che le persone che sono state condannate non scontino la loro pena, il carcere ha anche questa funzione, ma questo tipo di figura ha una funzione fondamentale nell'evitare, nel denunciare, nel porgere in evidenza i trattamenti inumani che, nelle nostre carceri, seppur ancora marginalmente, persistono e che, comunque, ha una funzione di raccordo importante tra le istituzioni e i dipartimenti dell'amministrazione penitenziaria e il tribunale di sorveglianza nello studiare, nel proporre tutte le misure significative che impediscano che il detenuto, una volta che sconta la propria pena, venga non accolto socialmente e che, quindi, venga nuovamente marginalizzato e costretto a delinquere nuovamente o comunque a ripercorrere percorsi sbagliati socialmente che lo riportino all'interno delle strutture di detenzione.

Quindi, io credo che questa sia una legge, forse non appassionante per molti, me ne rendo assolutamente conto, che ci pone all'avanguardia nello scenario dei rapporti istituzionali che, nelle Regioni d'Italia si ha con i dipartimenti dell'amministrazione penitenziaria. E' un modo diverso di interpretare le cose, è un modo dinamico, è un modo dialettico che le istituzioni devono avere con un mondo che finora hanno ignorato. Fare tutto ciò che è positivo dal punto di vista sociale, in questo senso, credo che restituisca a questa società, in termini positivi, equilibrio, serenità e ci metta nelle condizioni di poter creare dei percorsi che diano un segno di grande civiltà e di grande democrazia per la nostra Regione. Da una piccola cosa può nascere una grande cosa, da quell'indagine conoscitiva, da quel "Libro bianco", io credo che siano nate, da una piccola cosa, da una piccola iniziativa, tante cose grandi che, in questa Regione, si stanno facendo in questo settore. Lo dico anche con l'orgoglio di vedere coinvolti, sensibilizzati in questo percorso, anche tantissimi funzionari e tantissime persone tra le quali, pur non svolgendo il lavoro istituzionale in questa Aula, mi riferisco al dottor Caboni, in particolare che c'è sempre stato molto vicino in questi percorsi, in questa ricerca di soluzioni positive.

Ringrazio ancora il Presidente della Commissione, quando l'abbiamo proposto, questo testo di legge voleva essere una proposta di apertura anche nei confronti dei colleghi delle minoranze che avevano condiviso con noi questi percorsi di attenzione; mi dispiace che, oggi, il collega Scarpa per impegni personali non possa essere presente in quest'Aula perché credo che sarebbe intervenuto favorevolmente per significare che questo è un percorso sentito non soltanto dai firmatari di questa proposta di legge, non soltanto dalla maggioranza ma, probabilmente, anche da molti di coloro che, con noi, in questi anni passati, in seconda Commissione, hanno condiviso percorsi importanti in questo settore riferito a queste persone che, pur emarginate, pur detenute, pur scontando le loro pene, hanno un diritto inalienabile che è il diritto umano alla dignità che noi dobbiamo riconoscere loro.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Diana che l'ha chiesta, volevo, ancora una volta, rivolgermi alla sensibilità di tutti i presenti in Aula, perché veramente stiamo superando ogni limite corretto di attenzione al problema che si sta esaminando. Tra l'altro ci sono consiglieri che hanno una voce roboante - onorevole Rassu, mi ascolti anche lei per gentilezza - che veramente dà fastidio a chi parla e ai molti che vogliono ascoltare le persone che stanno parlando. Siccome in Aula si sta per parlare e per ascoltare, prego i colleghi, chi parla, di parlare per tutti, e chi ascolta, di essere attento alle persone che stanno parlando.

Mi rendo conto che è difficile, ma la pazienza non mi manca e continuo ad insistere. Vale per tutti i colleghi, veramente stiamo dando uno spettacolo indecoroso.

E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, grazie per tutto, basterebbe leggere un comma di questa legge per capire subito quali sono le difficoltà che incontra uno che appartiene ad un partito, Alleanza Nazionale, che ha votato contro l'indulto, tanto per essere chiari così almeno ci capiamo subito. Dice il comma 9 dell'articolo 6 che "l'Autorità è tenuta al segreto d'ufficio". Ma di che cosa stiamo parlando, scusate? Ma di che cosa stiamo parlando? Stiamo istituendo un'Autorità che è tenuta al segreto d'ufficio, ma su che cosa? Su quali fatti? Su quali misfatti? Sulle visite spese come seconda Commissione al Carcere di Buoncammino e fatte solo a titolo personale? Stiamo parlando di queste cose? Ma, colleghi, veramente voi non avete a cuore le sorti di quest'isola! Ma voi vi preoccupate così poco della sicurezza non solo economica dei cittadini sardi, perché mi pare veramente che qua abbiamo superato ogni e qualsiasi limite. Questa è una legge di altissima interferenza in competenze che non sono assolutamente della Regione Sardegna! Ma scherziamo veramente?

Che concetto si faranno i cittadini? Io parlo di tutti i cittadini, non solo di quelli che condividono con Alleanza Nazionale certe battaglie. Quali sono state le difficoltà ad andare a verificare lo stato delle carceri sarde? Chi è di noi che non ha avuto la possibilità di prendere accesso e di verificare quali erano le condizioni? Sfido chiunque a dirlo! In tutte le legislature, nella precedente e in questa, abbiamo tutti visitato le carceri sarde e ci siamo resi conto della situazione; situazione per la quale lo Stato italiano è intervenuto e sta intervenendo con la costruzione di nuove carceri proprio perché è stato sensibile prima e lo sarà anche adesso col vostro Governo, se verranno confermate le risorse. E oggi io mi ritrovo davanti all'istituzione di una "Autorità"! Bontà vostra, avete ridotto da 250 mila a 180 mila euro i compensi per l'Autorità e per istituire l'ufficio dell'Autorità, del Garante. Ma, veramente, io immagino che non abbiamo altra fantasia per fare un minimo di sforzo delle cose necessarie per questa isola.

Onorevole Caligaris, per la simpatia che mi ispira, per il fatto di essere una collega, ma lei lo sa che ci sono emigrati sardi che sono quarant'anni che non rientrano in Sardegna? E lei mi parla di un delinquente comune che, da quindici anni, non vede i suoi parenti? Ma vogliamo fare lo stesso rapporto? Vogliamo parlare della stessa cosa? Ma è così che intendete risolvere i problemi? Questa è una vera interferenza in competenze che non sono nostre e non potranno essere nostre. Lo dite voi che siete tenuti col Garante al segreto d'ufficio. Quali sarebbero questi segreti che è tenuto a mantenere il Garante, se non sono i segreti della magistratura, se non sono i segreti del Tribunale di sorveglianza, se non sono i segreti del personale che si adopera quotidianamente nelle carceri sarde e non solo?

Io credo che la decisione sia veramente sconvolgente e mi meraviglia che colleghi autorevoli, come l'onorevole Pacifico, abbiano potuto sposare un'ipotesi di questo genere. Ma siamo seri! Stiamo veramente creando un qualcosa che è proprio l'aberrazione! Non c'è alcuna necessità di questo Garante, perché abbiamo tutti gli strumenti per poter partecipare attivamente e migliorare la condizione dei detenuti, se questo vi sta molto a cuore, visto che sembrerebbe che tutti i casi che avete citato siano veramente dei casi pietosi; ce ne saranno anche e ce ne sono, ci mancherebbe, ne conosciamo tutti e non abbiamo portato qui l'elenco della spesa, assolutamente. Ma per quale motivo volete istituire quest'Autorità? Questo Garante? Ma non è più semplice che la seconda Commissione, quando va a fare le visite guidate nei carceri della Sardegna, dica esattamente a questo Consiglio cosa ha visto e cosa non ha visto, onorevole Pisu? Anziché fare i banchetti davanti al Carcere di Buoncammino, a manifestare? Ma contro chi sta manifestando lei? Contro lo Stato che la rappresenta? Contro quello Stato? Non ci crede in quello Stato?

Il più corposo è l'articolo 5 bis: "Indennità di carica e rimborsi". Vi siete preoccupati bene di questo. Non siete riusciti ad istituire il difensore civico regionale e adesso volete istituire il Garante dei detenuti, che va a verificare le condizioni delle carceri sarde? Una cosa che è all'attenzione, come ho detto, di tutti quanti noi, mi meraviglia anche che venga da autorevoli esponenti, che non sono magistrati certamente, che conoscono purtroppo, o per fortuna, la situazione e che si adoperano per dare sollievo ai detenuti o a coloro che sono caduti in detenzione. E' possibile? E' veramente sconvolgente! Io non ho fatto parte di quella Commissione quindi ho preso lettura di questa proposta di legge solo stamattina, ma è una serie infinita di contraddizioni e di questioni che non possiamo assolutamente affrontare. Sono assolutamente illegittime! Sono contro! Ci saranno certamente prese di posizione del CSM, credo che questa legge verrà impugnata sicuramente anche davanti alla Corte Costituzionale, non è possibile!

Vorrei capire in che ruolo si pone il Tribunale di sorveglianza. Vorrei proprio capire che cosa pensa di questa legge. Se questa non è veramente un'interferenza bella e buona nei compiti che sono riservati alla magistratura. Scusate, ma da quando in qua, la politica può infilarsi in questa materia che certamente è una materia difficile, complessa, sappiamo benissimo quali sono i problemi all'interno delle carceri, li conosciamo bene. Allora, la Regione Sardegna dovrebbe intervenire e, udite udite, in un comma si dice che: "6. Nel caso di inadempienze o violazioni di diritti da parte dell'Amministrazione regionale, l'Autorità attiva in prima istanza un tentativo di persuasione…". Vorrei capire dopo che cosa fa! Vorrei capire cosa fa nei confronti della Regione! Ma come, io vado a eleggere uno in questo Consiglio il quale poi può mettere sotto processo la stessa Amministrazione che lo ha indicato? Dico, stiamo scherzando veramente? Chi è che ha partorito una norma di questo genere? Veramente io vi chiedo anche scusa, non ho fatto studi giuridici, le scale dell'università le ho fatte una in salita e due in discesa o forse viceversa, però un benpensante, un uomo della strada, un cittadino comune, ma chi può credere ad una fandonia di questo genere? Nessuno ci crede!

Sfido chiunque a votare un componente il quale domani, così come voi dite, pensate a cosa tutto può fare questo, prima agisce con la persuasione (sarà piuttosto occulta visto che è tenuto al segreto istruttorio), poi "nel caso di illegittima omissione, può chiedere l'ottemperanza a quanto segnalato, anche rivolgendosi ai soggetti superiori rispetto a quelli rimasti inerti…". Se la Regione non reagisce, vorrei capire a chi vi rivolgete. Alla Catalogna? Non lo so! A un'altra Regione, allo Stato, al Governo? "Nei casi più gravi può chiedere l'attivazione di un procedimento disciplinare, il cui esito deve essere comunicato all'Autorità"; ma veramente!

E' una serie infinita comunque, è una serie infinita! Pensate che, all'articolo 9, questo Garante dovrebbe produrre una relazione annuale da presentare al Consiglio regionale, alla faccia dell'articolo che ho citato prima che prevede il segreto. Dice proprio "il segreto". Com'è che fa la relazione questo Garante? Che cosa ci dirà il Garante di così straordinariamente importante visto che è tenuto al segreto? Veramente io ho ascoltato con attenzione tutti i colleghi che sono intervenuti, posso condividere il problema, nel senso che esiste e non lo nego, ma da qui a pensare che il Consiglio regionale istituisca un Garante con voto limitato, fin qui è la prassi, e che questo Garante abbia poi la possibilità oltre tutto di mettere sotto inquisizione il Consiglio regionale o l'Amministrazione regionale, insomma, ce ne passa veramente!

Ovviamente sto parlando per significare la assoluta contrarietà a questo provvedimento. Invito i proponenti a ritirarlo. Non è pensabile che si porti il Consiglio regionale a maggioranza a votare un provvedimento nel quale, a momenti, non credono neanche gli stessi proponenti! Siamo seri una volta per tutte e non lamentiamoci se il Presidente della Regione qualche volta eccede, perché qui di eccessi ce ne sono tantissimi. Con 180 mila euro si possono mettere in piedi delle belle azioni, peraltro l'Amministrazione regionale e gli enti locali intervengono già nei confronti dei disadattati, dei carcerati. Tutte le amministrazioni provinciali svolgono un ruolo importante, sono previsti corsi di formazione all'interno delle carceri, si possono ancora fare per cercare di riabilitare questi soggetti sfortunati e svantaggiati. Ma non è certo questo il sistema per avviare un nuovo assetto, è un qualcosa che non può essere assolutamente tollerato.

Non so a chi deve essere veicolata questa legge, non so quali erano gli intendimenti dei proponenti, ma certamente allontanano i cittadini dalle istituzioni, perché la sicurezza è assolutamente minata. Io sfido qualsiasi Garante ad infilarsi in un carcere, soprattutto in quelli di massima sicurezza, dopo che il magistrato ha detto che non ci può entrare! Non deve essere l'onorevole Pisu che verifica se il comunista turco è qui per motivi politici o per altri motivi! Non spetta a me consigliere regionale verificarlo e non spetta assolutamente al Garante!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, devo dire che l'intervento del collega Diana (che io ho ascoltato con estrema attenzione, ma mi è sembrato che, al di là della distrazione fisiologica dell'Aula, sia stato ascoltato con estrema attenzione anche da molti altri colleghi) pone problemi che vanno anche al di là di quelli che avevo intenzione di porre io nel mio intervento. Al termine del mio intervento, proverò a fare una riflessione anche sulle cose che il collega Diana ha detto se l'Aula, in qualche maniera, le ha recepite.

Per quanto riguarda il mio intervento, in maniera assai meno tecnica di come ha fatto il collega Diana, volevo soltanto prospettare una situazione comunque di perplessità che nasce dalla lettura del testo che ci è stato consegnato; purtroppo, colleghi, io credo di essere un po' ripetitivo e ossessivo, ma ritorno sul modo di legiferare che questo Consiglio regionale ha. Nel senso che ormai i ritmi e i tempi che noi ci stiamo dando, e che ci stiamo vicendevolmente imponendo, comportano il fatto che una buona quantità delle leggi che arrivano in Aula non sono conosciute alla gran parte dei consiglieri regionali che le devono votare e sono, invece, conosciute ovviamente, come è normale che sia, dai componenti della Commissione che le ha licenziate.

Allora, stante che questo è ciò che oggi noi abbiamo, e stante che è difficile per il consigliere regionale votare nella piena consapevolezza ciò che gli arriva in Aula, è forse importante che il lavoro delle Commissioni raddoppi, triplichi, aumenti quanto più possibile, per quanto riguarda l'attenzione ai singoli provvedimenti, per evitare che l'Aula poi licenzi provvedimenti di legge sui quali deve ritornare nel giro di qualche mese, come peraltro già è successo, o semplicemente provvedimenti di legge la cui consistenza si rivela poi trasparente alla prova dei fatti.

Per quanto riguarda il provvedimento in esame, io riscontrerei alcune incongruenze e chiederei ai componenti della Commissione, che hanno studiato e approfondito senz'altro la materia, di volere in qualche maniera chiarire, nella fase delle dichiarazioni di voto, se è possibile, o in altro modo, anche attraverso il richiamo eventualmente della legge in Commissione, alcune parti che sono importanti. Inizierei dal rapporto tra la provvista economica della legge e le finalità; io comprendo, anche alla luce dell'intervento del collega Diana, anzi dovrei dire nonostante l'intervento del collega Diana, le ragioni che hanno animato gli estensori del provvedimento, le comprendo e, devo dire, le condivido, nel senso che sono convinto che, se la Regione in qualche maniera può fare un intervento di tutela, salvaguardia, tendente all'umanizzazione ulteriore, come dice il collega Pacifico, della vita che si svolge all'interno del carcere, questa è una cosa utile.

Devo dire che la sensibilità d'Aula su questo argomento è stridentemente contrastante con l'insensibilità sul Difensore civico, nel senso che noi ad oggi non abbiamo un Difensore civico della Sardegna, abbiamo ancora l'ufficio, perché l'ho visto ieri, c'è un ufficio che occupa un piano di un palazzo adiacente a quello del Consiglio regionale, c'è mi sembra anche una guardia giurata che lo sorveglia, però in realtà non c'è il Difensore civico! Quindi, è una cosa di cui quest'Aula dovrebbe oggi preoccuparsi in maniera forse, secondo me, anche più pressante rispetto a quanto riguarda il problema specifico dell'Autorità garante.

Però, detto questo, sulla nomina del Difensore civico, noi abbiamo proposto alla discussione e al ragionamento dei colleghi Capigruppo, poi di tutti i consiglieri regionali, l'ipotesi che un'Autorità di garanzia, come quella rappresentata dal Difensore civico, dovesse avere il coinvolgimento nella scelta da parte della minoranza. Per quella parte di competenze che sono attribuite nella legge alla sorveglianza rispetto all'attività di struttura di organi regionali, il ragionamento varrebbe pari pari, uguale uguale, anche per l'Autorità garante che viene eletta dal Consiglio regionale, ma non viene eletta per la parte che è di garanzia sull'attività delle strutture regionali, non viene eletta con il metodo che noi abbiamo proposto ai colleghi consiglieri regionali di poter realizzare sul Difensore civico.

All'articolo 4, c'è il comma 2 che ragiona sulle incompatibilità; anche in questo comma si ha l'idea che chi si occupa dell'Autorità garante sostanzialmente si occupi esclusivamente dell'Autorità garante, perché si dice che i dipendenti pubblici sono collocati fuori ruolo per la durata del mandato, quindi si ha la sensazione che una iniziativa buona, cioè quella dell'ulteriore tutela della popolazione carceraria, sia poi veicolata da uno strumento che sembra diventare una specie di struttura burocratica di dipendenti che fanno parte dell'Autorità garante che, a tempo pieno, si occupano di questo come lavoro, sono esclusi quelli che sostanzialmente svolgono un'attività professionale che abbia attinenza, comunque, all'attività del Garante e, quindi, sostanzialmente, chi è realmente dentro all'attività, e magari può dedicarci due o tre ore al giorno con una particolare passione e competenze, è fuori, mentre sono dentro persone che magari non hanno nessuna passione, nessun sentimento specifico per quello che stanno facendo però sono dei dipendenti pubblici e quindi li leviamo dal loro ruolo di dipendenti pubblici e li facciamo diventare, a tempo pieno, lavoratori quasi dipendenti dell'Autorità garante.

E' sostanzialmente il ragionamento che emerge interamente dall'articolo 5 bis, nel senso che alla fine questa Autorità garante sembra equiparata a una sorta di ente regionale di secondo grado, di primo grado, di terzo grado e si stanziano e si stabiliscono gli emolumenti per il Presidente e le altre due figure dei componenti. Emolumenti che, tra l'altro, cozzano con la politica finanziaria dei 180 mila euro all'anno, che sembrano insufficiente persino a pagare le spese relative agli emolumenti delle tre persone che costituiscono l'Autorità garante. Quindi, quando chiediamo all'Autorità garante di fare dell'attività, vorrei dire che, dopo aver stabilito che paghiamo un Presidente e lo paghiamo quanto un Presidente di ente regionale del primo gruppo, quando paghiamo due componenti - ai quali abbiamo consentito di andare in aspettativa dal loro lavoro, quindi è giusto che li paghiamo - con l'indennità di carica pari alla metà di quella spettante al Presidente, quando stabiliamo l'indennità di missione, quindi, se questi girano, come è normale che girino, ne stabiliamo il costo, alla fine, i 180 mila euro, che stiamo stanziando come provvista economica, non serviranno per fare attività ma forse non basteranno neppure per pagare le provvidenze economiche delle tre persone che ci lavorano come Autorità.

D'altra parte, a queste tre persone, che ci lavorano come Autorità, se non le paghiamo, difficilmente possiamo chiedere l'impegno a tempo pieno che la legge propone. Quindi, insomma, diventa una specie di cul-de-sac dal quale sembra difficile uscire perché è evidente che chi si occupa di un lavoro a tempo pieno deve essere ripagato comunque dell'impegno che sta mettendo in quel suo specifico lavoro, ed è altrettanto evidente che se paghiamo persone, l'Autorità, come se si occupassero a tempo pieno, insomma, non possiamo pensare altro se non che diventino sorta di funzionari dell'attività, perché nessun altro è pensabile che possa rinunciare alla propria attività di lavoro, se è un'attività di lavoro di inserimento professionale gratificante, per fare per quattro o cinque anni l'Autorità garante senza svolgere nessun altro tipo di attività.

Quindi, insomma, mi sembra che le cose che ha detto il collega Diana siano ulteriormente meritevoli di una riflessione in modo che noi non andiamo a fare poi una legge che cozza contro le stesse volontà che i proponenti della legge hanno enunciato all'interno della relazione di accompagnamento; mi sembra che le considerazioni che ha fatto il collega Diana stimolino la riflessione degli stessi promotori nel senso che è possibile che lo strumento che è stato scelto non sia, come dice il collega Diana, adeguato neppure a dare soddisfazione allle esigenze che vengono espresse all'interno della relazione di accompagnamento dei proponenti della legge.

Allora, lungi da me qualsiasi volontà di andare contro lo spirito che ispira questa norma, anzi nell'idea di difendere lo spirito che informa la norma e quindi nell'idea di fare una cosa utile a questo provvedimento, chiedo ai promotori, chiedo al relatore, chiedo al Presidente della Commissione se non possa essere il caso, alla luce di alcune delle considerazioni che sono state fatte, di ipotizzare un breve richiamo in Commissione, che potrebbe esaurirsi anche nella giornata odierna se vogliamo, oppure nella tornata della settimana ventura di questa legge, in modo che siano limate alcune cose e verificate altre possibili incongruenze segnalate in Aula.

Questo affinché poi il provvedimento che noi andiamo a licenziare sia un provvedimento che, così come ha visto in Commissione l'unanimità dei componenti a sostenerlo, possa anche nell'Aula avere quella larghezza di consenso da parte sia della maggioranza che della minoranza che io credo che una legge di questo genere dovrebbe comunque avere perché, su una legge di questo genere che ha motivazioni di valenza umanitaria così forti e così chiaramente votati alla difesa dei diritti dell'individuo, sarebbe davvero sgradevole se l'Aula si dovesse dividere, se si dovesse arrivare a un voto che, invece di cogliere la bontà del principio ispiratore della legge, fosse condizionato da incongruenze e da manchevolezze che comunque il testo della legge sembra attualmente avere.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, la Giunta ha obiettivamente dato uno scarso contributo alla stesura del testo che è stato elaborato ed approvato da parte della seconda Commissione, però io penso che sia opportuno - anche alla luce dell'andamento del dibattito di stamattina su un tema così delicato, così drammatico e così doloroso quale quello della popolazione carceraria - che noi dobbiamo evitare il pericolo che proprio questa condizione così drammatica, così delicata quale quella della popolazione carceraria, possa in qualche modo essere oscurata invece da una particolare attenzione, che è più che giustificata naturalmente, sullo strumento che dovrebbe in qualche modo alleviare questa condizione e che la Commissione ha individuato nell'Autorità garante delle persone private della libertà personale.

Io penso che invece sia opportuno che quest'Aula possa e debba fare una riflessione molto attenta su questa condizione perché io sono profondamente convinto che un Paese civile, democratico, si caratterizzi in qualche modo dalla capacità che ha di tutelare i diritti di tutti i cittadini naturalmente, ma soprattutto il diritto dei cittadini più deboli, dei cittadini più emarginati e in qualche modo anche dei cittadini che sono stati privati della libertà personale. Allora, se queste sono le caratteristiche che deve avere un Paese civile quale vuole essere appunto il nostro, se noi raffrontiamo questa condizione con quella che viene vissuta all'interno delle carceri, io penso che questa definizione di Paese civile, in qualche modo, strida con la condizione che viene vissuta all'interno delle carceri.

Molti degli onorevoli che sono intervenuti hanno posto l'accento e hanno sottolineato la condizione di grave sovraffollamento e la drammatica condizione sanitaria che si vive all'interno delle carceri, la trasmissione di malattie e di patologie estremamente importanti, la diffusione che avviene delle tossicodipendenze proprio all'interno delle carceri, ma anche le gravi violenze e l'impossibilità che viene data ai detenuti di poter usufruire di spazi adeguati e comunque di strutture che sono in qualche modo degne appunto di un Paese civile.

E' stato più volte ricordato che c'è un articolo della nostra Costituzione, appunto l'articolo 27, che dice che noi dobbiamo, che il nostro Paese, la nostra Costituzione deve salvaguardare la dignità delle persone recluse, ma non solo deve salvaguardarne la dignità deve anche assicurare loro il diritto alla salute, il diritto alla dignità personale oltre che il diritto allo studio, la formazione all'interno delle stesse carceri. Ebbene, anche in questo caso i contenuti dell'articolo 27, su citato, stridono profondamente con la condizione che viene vissuta oggi all'interno delle carceri; badate, è abbastanza sconsolante che questa condizione, che è stata definita e descritta in maniera così precisa e dettagliata nel dibattito odierno, in qualche modo sia ancora quella che, alla fine del '700, in piena era illuminista, Cesare Beccaria descriveva nel suo celebre saggio "Dei delitti e delle pene". Ci sono delle profonde connessioni, è di grande attualità il pensiero di Cesare Beccaria, il quale diceva che le pene devono essere certe, socialmente utili e dolci, volte al recupero della persona che è detenuta. Stiamo parlando di un saggio, di un pensatore, di un giurista della fine del '700!

Oggi io penso che quelle considerazioni, che così succintamente ho ricordato, stridano fortemente con la condizione che viene vissuta all'interno delle carceri e che quella condizione non sia degna di un Paese civile. Allora quello che ha fatto la Commissione, cioè dare voce alle persone che oggi non ne hanno perché private della libertà personale, sia un'opera meritoria. Sullo strumento dell'Autorità garante naturalmente ci possono essere delle posizioni anche differenti, penso però che quanto è stato definito dalla Commissione sia condivisibile, e che questa legge possa costituire (lo ripeto senza enfasi, perché mi pare che il dibattito di oggi tutto possa tollerare tranne che l'enfasi), con le modifiche che si riterrà opportuno introdurre sulla base degli eventuali emendamenti presentati, ancora una volta una pagina importante per questa Assemblea,una pagina di civiltà giuridica, di democrazia e di tolleranza.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Presidente, voglio chiedere all'Assemblea se è possibile sospendere una mezz'ora, prima della votazione per il passaggio all'esame degli articoli, per un'interlocuzione sulla valutazione di possibili ed eventuali emendamenti da presentare.

PRESIDENTE. L'onorevole Marrocu propone una sospensione dei lavori per mezz'ora.

Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Sì, Presidente. Le chiedo solo di tener presente comunque che, alla ripresa dei lavori, ero prenotato io per un intervento sulle modalità di voto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Presidente, noi abbiamo altri due provvedimenti all'ordine del giorno, penso che si possa andare avanti con il loro esame, intanto le interlocuzioni possono ugualmente proseguire. Con una interruzione a questo punto, lei può ben capire, data l'ora, che l'Aula rischia di svuotarsi. Quindi io propongo che si prosegua con l'esame dei successivi punti all'ordine del giorno, se questi devono rimanere all'ordine del giorno, perché penso che la seduta si chiuda in mattinata, se non ho mal compreso.

DEDONI (Riformatori Sardi). No, prosegue stasera.

PRESIDENTE. Ci sono quindi due proposte.

MORO (A.N.). La seduta è sospesa, Presidente!

PRESIDENTE. Non ho ancora sospeso, onorevole Moro, perché l'onorevole Pittalis ha chiesto di intervenire prima che io terminassi il mio intervento. Chiedo ai colleghi di farmi capire se esistono due proposte o una.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Intervengo molto brevemente, Presidente. Credo che le due proposte non siano inconciliabili, perché c'è l'impegno, appunto, di vedere di riuscire a chiudere in mattinata e quindi, durante questa sospensione di mezz'ora sul provvedimento in discussione, il 59/A, si potrebbe proseguire - come suggeriva il collega Pittalis - con l'esame del provvedimento relativo al mutuo soccorso e sul rendiconto. Io credo che siano due proposte conciliabili, quindi potrebbe essere accolta la proposta del collega Marrocu integrata dalla proposta di Pittalis.

PRESIDENTE. Se non ho capito male, onorevole Biancu, la proposta è di continuare i lavori procedendo con l'esame dei provvedimenti che seguono e, nel momento in cui l'Aula ritiene, si riprenderà poi l'esame del provvedimento di cui stiamo parlando ora. E' così?

BIANCU (La Margherita-D.L.). Sì, sì, è così!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). No, francamente, si stanno sovrapponendo richieste del tutto diverse e non si capisce davvero quale sia l'obiettivo. Se, su questa legge attualmente in discussione, ci sono dei motivi, degli spunti di riflessione da parte di una parte del Consiglio, e mi sembra di capire che il motivo della richiesta di mezz'ora di sospensione sia, evidentemente, proprio per valutare sul contenuto (è legittimo che, questo, tutte le forze politiche lo facciano, di maggioranza e opposizione), si sospende questa mezz'ora, ma non si passa ad un altro punto dell'ordine del giorno. Questo argomento deve essere affrontato e chiuso. Nei tempi, oltretutto, di lavoro che, non so, immagino proseguiranno anche nel pomeriggio.

PRESIDENTE. No, onorevole La Spisa, io so che i lavori si concludono alle ore 14.

LA SPISA (F.I.). Va bene, si proseguirà quando si proseguirà. Però, evidentemente, questo argomento non può essere sospeso per iniziarne un altro che, a maggior ragione, se si chiude alle 14, non capisco…

PRESIDENTE. Ho capito perfettamente quello che lei ha proposto, onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Che senso ha passare ad un altro argomento, per chiudere alle 14, scusate!

PRESIDENTE. Quindi, non c'è il consenso del Consiglio sulle proposte prima avanzate.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Un'ulteriore proposta di mediazione, visto che non c'è questa disponibilità, è di sospendere per un quarto d'ora, anziché per mezz'ora.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Sì. Fermo restando, come è già stato detto, che bisognerà continuare o terminare su questa proposta. Cioè, al termine di questi 15 minuti, dei quali avete bisogno per esaminare il merito di questa legge, si prosegue oppure i lavori del Consiglio non possono passare, a nostro avviso, ad un altro punto all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Grazie. I lavori sono sospesi, riprenderanno alle ore 13 e 05.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 50, viene ripresa alle ore 13 e 08.)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Riprendiamo i nostri lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Questo quarto d'ora di interruzione non ci ha consentito di concludere, diciamo, l'interlocuzione che vogliamo fare con i colleghi, tra l'altro, alcuni Gruppi non sono neanche in Commissione, per cui non hanno partecipato all'istruttoria della legge. Quindi, chiederei un'altra mezz'ora, oppure che si valuti il da farsi.

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, lei ricorda perfettamente che la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di completare i lavori entro la mattinata di oggi. Chiedere un'altra mezz'ora di sospensione, con i tempi che si allungano di qualche altro minuto, significa probabilmente dire che, forse, è meglio che ci fermiamo a questo punto, se ho interpretato bene il pensiero del Consiglio.

Quindi, se non ci sono opposizioni, i lavori si concludono a questo punto. Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 13 e 12.



Allegati seduta

Testo dell'interpellanza annunziata in apertura di seduta

Interpellanza Liori - Diana - La Spisa - Capelli sui disagi patiti dagli alunni delle scuole elementari di Sorgono in seguito al trasferimento dell'istituto scolastico in altra sede.

I sottoscritti,

premesso che:

- con ordinanza n. 20 del 16 settembre 2005 il sindaco del Comune di Sorgono ha disposto la chiusura dei locali di corso IV Novembre ospitanti le scuole elementari del paese, che di lì a poco sarebbero stati interessati da lavori di adeguamento alle norme riguardanti gli edifici scolastici e il trasferimento delle attività didattiche presso il caseggiato ospitante le scuole medie, in viale Stazione;

- con nota formale del 12 settembre 2006 l'amministrazione comunale ha comunicato al dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo di Atzara, cui fanno capo i plessi scolastici di Sorgono, che, a partire dall'anno scolastico 2006/2007, le attività didattiche delle scuole primaria e secondaria di I grado si sarebbero svolte nell'edificio di viale Stazione, rendendo così definitiva una situazione che, nelle intenzioni iniziali dell'amministrazione, avrebbe dovuto essere temporanea;

- a ulteriore riprova di ciò, la medesima nota identifica l'edificio di corso IV Novembre come "ex scuole elementari";

- i lavori di adeguamento dei locali di corso IV Novembre sono stati finanziati con fondi regionali ai sensi della legge regionale n. 6 del 2001, vincolati al finanziamento di interventi di messa a norma degli edifici scolastici;

considerato che:

- a seguito della decisione di trasferire in via definitiva l'attività didattica della scuola elementare nell'edificio di viale Stazione, l'amministrazione comunale ha provveduto ad adeguare l'edificio, ricavando al suo interno alcune nuove aule;

- tale adeguamento non appare sufficiente a risolvere i problemi di spazio riscontrati, dal momento che all'aumento delle aree didattiche non corrisponde un aumento della volumetria;

- quest'ultimo, in particolare, si rivela indispensabile, essendo salito a 154 il numero degli alunni che frequentano le lezioni nell'edificio (93 alunni della scuola primaria più 61 della scuola secondaria di I grado), i quali necessitano, per le attività extra-curricolari previste dalla normativa scolastica vigente, di adeguati spazi che non è possibile ricavare nell'edificio di viale Stazione;

considerato altresì che:

- i lavori di adeguamento dell'edificio di viale Stazione si sono protratti oltre l'avvio dell'anno scolastico 2006/2007, tanto che il sindaco, con ordinanza n. 14 dell'11 settembre 2006, si è visto costretto a disporre la chiusura delle scuole primaria e secondaria di I grado nei giorni 14, 15 e 16 settembre;

- in seguito ai disagi causati dal trasferimento nella nuova sede e dal protrarsi dei lavori di adeguamento, il collegio dei docenti ha deliberato, il 13 settembre 2006, di ricorrere in via provvisoria al doppio turno per l'utilizzo dell'edificio di viale Stazione;

- in seguito alle vibrate proteste dei genitori degli alunni, causate dalla decisione di ricorrere al doppio turno, il sindaco si è impegnato, il 15 settembre 2006 (decisione formalizzata con nota del giorno seguente), a mettere a disposizione della scuola gli spazi adiacenti alla palestra comunale, allora occupati dalla Nugoro Spa, entro il 28 settembre;

- sebbene la possibilità di utilizzare i locali di cui sopra renda non necessario il ricorso alla doppia turnazione, permane il problema delle attività extra-curricolari, che in tali locali non possono essere ospitate;

verificato che:

- nonostante gli impegni dell'amministrazione comunale, il 18 settembre non era ancora stata ripristinata l'agibilità dell'edificio di viale Stazione;

- la carente pulizia dei locali da parte dell'impresa appaltatrice dei lavori e la recentissima tinteggiatura delle pareti hanno contribuito, nella medesima data, a causare un malore a danno di una collaboratrice scolastica;

- i genitori degli alunni, preso atto della situazione, hanno deciso di non far presentare in aula i loro figli né il 18 settembre né i giorni seguenti;

- in seguito a formale richiesta del dirigente scolastico, l'ufficio tecnico del Comune di Sorgono ha comunicato, il 20 settembre, di non ritenere necessaria la verifica della staticità dei locali in seguito ai lavori effettuati, poiché questi non avrebbero modificato l'assetto statico degli stessi;

- ancora il 20 settembre, in seguito a un sopralluogo eseguito su richiesta del dirigente scolastico, l'Azienda sanitaria locale di Nuoro non ha ritenuto possibile esprimere il parere igienico-sanitario di idoneità indispensabile per la ripresa dell'attività didattica;

preso atto che:

- il 22 settembre 2006 il responsabile del servizio tecnico del Comune di Sorgono ha comunicato al dirigente scolastico l'avvenuta consegna provvisoria del caseggiato scolastico da parte dell'impresa appaltatrice dei lavori;

- nella nota si attesta che i lavori hanno sensibilmente elevato i requisiti minimi di sicurezza preesistenti e che non hanno minimamente mutato il comportamento statico dell'edificio;

- si deve pertanto registrare che continua a mancare il certificato di staticità necessario per l'avvio dell'attività didattica;

- parrebbe, inoltre, che solo le facciate esterne siano state interessate dai lavori di cui sopra, sebbene i finanziamenti pubblici che ne hanno permesso la realizzazione fossero finalizzati alla messa a norma dell'edificio dal punto di vista della sicurezza strutturale;

valutato che:

- il 23 settembre 2006 il sindaco ha comunicato al dirigente scolastico il completamento dei lavori nel caseggiato scolastico, annunciando inoltre l'esito positivo dell'ispezione dell'Azienda sanitaria locale per il rilascio del certificato di idoneità igienico-sanitaria, che si è svolta lo stesso giorno;

- il 25 settembre l'Azienda sanitaria locale ha rilasciato il certificato di idoneità igienico-sanitaria necessario per l'avvio dell'attività didattica;

- il regolare avvio dell'attività didattica è stato possibile soltanto il 27 settembre, con ben tredici giorni di ritardo rispetto a quanto stabilito dal calendario scolastico;

- l'Istituto comprensivo di Atzara non è ancora in possesso dei numerosi documenti e certificati relativi allo stato di sicurezza del plesso scolastico di Sorgono, di cui deve obbligatoriamente dotarsi ai sensi del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 bis;

- tale carenza potrebbe comportare, in caso di ispezione o verifica, la chiusura dell'edificio in quanto non conforme alla normativa sulla sicurezza;

verificato inoltre che:

- il 27 settembre 2006 i locali di viale Stazione sono stati oggetto di una visita ispettiva da parte della Direzione scolastica regionale;

- a tutt'oggi, il Dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo di Atzara non è stato ancora informato circa l'esito di tale visita ispettiva;

- il sindaco di Sorgono ha dichiarato alla stampa che l'ispezione ha decretato l'adeguatezza dell'edificio per lo svolgimento delle lezioni;

- si deve pertanto supporre che il sindaco di Sorgono sia stato informato circa l'esito della visita ispettiva di cui sopra;

appreso che:

- il 26 ottobre 2006, i genitori degli alunni di Sorgono che frequentano le scuole di primo e secondo grado hanno inoltrato formale richiesta al Servizio ispezioni del Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Nuoro affinché venisse effettuato un sopralluogo al fine di stabilire se l'edificio scolastico di viale Stazione fosse in possesso dei requisiti di legge per la sicurezza negli edifici pubblici;

- nella richiesta di cui sopra venivano segnalati i seguenti punti, fonte di comprensibili preoccupazioni per i genitori degli alunni:

a) la mancanza di un impianto antincendio e delle uscite di sicurezza;

b) la presenza solo parziale delle porte antipanico;

c) l'adeguamento solo parziale al decreto legislativo n. 626 bis del 1994, riguardante una sola ala dell'edificio;

d) la presenza nel soffitto di una crepa nascosta da una tavola di legno e mascherata dalla controsoffittatura;

e) la presenza negli infissi di spigoli taglienti con altezze non a norma;

f) la presenza, in un'aula del piano terra, di due inferriate che precludono eventuali vie di fuga in caso di sgombero dell'edificio in situazioni di emergenza;

- il sopralluogo di cui sopra è stato effettuato il 6 novembre 2006;

- a tutt'oggi, l'esito del sopralluogo non è stato ancora reso noto,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport affinché riferiscano:

1) se ritengono che nel caseggiato scolastico di viale Stazione, a Sorgono, sussistono le condizioni minime per il regolare svolgimento dell'attività didattica, comprensiva delle attività extra-curricolari previste dalla normativa scolastica vigente;

2) se ritengono che nel suddetto caseggiato sussistono le condizioni minime di sicurezza obbligatorie ai sensi del decreto legislativo n. 626 bis del 1994, affinché l'attività didattica possa svolgersi senza pericolo alcuno per gli alunni e per il personale docente e non docente;

3) se non ritengono opportuno attivarsi presso l'amministrazione comunale di Sorgono affinché l'edificio scolastico di corso IV Novembre venga destinato a ospitare l'attività didattica della scuola primaria, così come avveniva fino a due anni fa per la scuola elementare;

4) qualora ciò non fosse possibile, se non ritengono opportuno reperire o predisporre, all'interno del territorio comunale, nuovi spazi da destinare all'attività didattica della scuola primaria (comprese le attività extra-curricolari), in maniera tale che questa possa essere ospitata in una sede distinta da quella in cui é ospitata l'attività didattica della scuola secondaria di I grado;

5) se ritengono corretto l'utilizzo che il Comune di Sorgono ha fatto dei finanziamenti ex legge regionale n. 6 del 2001 per i lavori di adeguamento dei locali di corso IV Novembre, non più classificati come edificio scolastico proprio in seguito a tali lavori e, in caso contrario, quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di rivalersi nei confronti dell'amministrazione comunale per l'utilizzo improprio di tali finanziamenti. (217)