Seduta n.314 del 04/03/2003
CCCXIV SEDUTA
Martedì 4 marzo 2003
Presidenza del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 45.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di sabato 1° febbraio 2003, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Mario Diana e Noemi Sanna Nivoli hanno chiesto di poter usufruire di una giornata di congedo a far data dal 4 marzo 2003. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
dai consiglieri Ibba - Balia - Masia:
"Interventi per la prevenzione della spina bifida e provvidenze per l'erogazione gratuita dell'acido folico alle donne in periodo preconcezionale e nei primi mesi di gravidanza. Integrazione alla legge regionale 24 dicembre 1991, n. 39 "Finanziamenti in favore di diversi settori e disposizioni varie", come modificata dalla legge regionale 1 agosto 1996, n. 34 e dalla legge regionale 9 gennaio 1998, n. 2 riguardanti le prestazioni sanitarie-protesiche straordinarie". (420)
(Pervenuta il 26 febbraio 2003 ed assegnata alla settima Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:
Interrogazione SANNA Gian Valerio - BIANCU - SANNA Alberto sui ritardi che gravano sull'appalto dei lavori per il ripristino conservativo dell'ex Seminario di Cuglieri. (559)
(Risposta scritta in data 27 febbraio 2003.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
LICANDRO, Segretario:
Interrogazione SANNA Giacomo - MANCA, con richiesta di risposta scritta, sull'aggiudicazione dell'asta per gli ormeggi di Porto Ottiolu. (592)
Interrogazione SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sugli incarichi di consulenza e di progettazione affidati dal Presidente della Regione in qualità di Commissario per l'emergenza idrica. (593)
Interrogazione FLORIS - TUNIS - BUSINCO, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata attuazione del decreto del Ministro dell'economia del 3 ottobre 2002. (594)
Interrogazione SANNA Salvatore, ORRU', con richiesta di risposta scritta, sull'annunciata vendita della CICT concessionaria della gestione del porto canale di Cagliari. (595)
Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato degli uffici di Sassari dell'ISOLA. (596)
Interrogazione SANNA Gian Valerio - FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU -GRANELLA - SECCI - SELIS, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione della grande viabilità in Sardegna e sui mancati finanziamenti della strada statale 131 Carlo Felice. (597)
Interrogazione GIAGU - FADDA - BIANCU - DORE - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sulla composizione delle Commissioni mediche per l'accertamento dell'invalidità civile operanti nei distretti di Sassari, Alghero e Ozieri. (598)
Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento dei rimborsi alle strutture mediche convenzionate per le prestazioni sanitarie effettuate. (599)
Interrogazione MORITTU - SPISSU - LAI - CUGINI - PIRISI - SANNA Alberto - MARROCU, con richiesta di risposta scritta, sul completamento dei lavori della condotta di collegamento dal Coghinas ad Alghero e per il recupero delle acque fluenti del Temo da immettere nel bacino del Cuga. (600)
Interrogazione MASIA - BALIA - IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulle inique disposizioni contenute nel decreto 2/VI del 20 febbraio 2003 che regolamenta il fermo biologico della piccola pesca. (601)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
LICANDRO, Segretario:
Interpellanza LICANDRO sull'intenzione della Regione Autonoma della Sardegna di negare alla bottarga di Cabras il riconoscimento del marchio DOP. (323)
Interpellanza PUSCEDDU - DEMURU - LAI - MARROCU - SANNA Alberto sul comportamento difforme delle ASL della Sardegna relativamente al rimborso delle spese per l'acquisto dei vaccini antiallergici per il veleno degli imenotteri. (324)
Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA sul potenziamento della base navale di Santo Stefano. (325)
Interpellanza PIRATU - LICANDRO sulle Agenzie governative. (326)
Interpellanza VASSALLO - COGODI - ORTU sul mancato riconoscimento delle misure contributive a sostegno dei lavoratori che hanno operato a contatto di materiali contenenti amianto. (327)
Interpellanza CALLEDDA - MORITTU - PIRISI - MARROCU - FALCONI sui gravi danni causati dalle ultime mareggiate al porto turistico di Buggerru. (328)
Interpellanza SANNA Emanuele - CALLEDDA - MARROCU - ORRU' - PUSCEDDU - SANNA Salvatore sulle assunzioni senza selezione pubblica di dipendenti da parte del Consorzio 21. (329)
Interpellanza PACIFICO sui lavori di sbancamento non autorizzati a ridosso del sistema dunale Chia, nel comune di Domus de Maria. (330)
Interpellanza PACIFICO sul mancato trasferimento dalla Regione alle amministrazioni locali dell'ex area militare compresa tra i Comuni di Selargius e di Monserrato. (331)
Interpellanza DIANA sulla necessità di concludere l'accordo di programma per la chimica sarda. (332)
Interpellanza SANNA Alberto - DEMURU - ORTU - GRANELLA - GIAGU sulle intenzioni manifestate dall'assessore Pani di concedere il fermo biologico ai pescatori di Alghero nei mesi di ottobre-novembre. (333)
Interpellanza FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sulle assunzioni che il Consorzio 21 sta effettuando per la dotazione del personale nel Parco tecnologico di Pula. (334)
Interpellanza PACIFICO sulla gestione dei concorsi regionali banditi dall'Assessorato degli affari generali, personale e riforma della Regione, Direzione generale di organizzazione e metodo e del personale. (335)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Sono previsti gli interventi dei Presidenti di Gruppo, ma poiché molti di essi sono assenti sospendo la seduta fino alle ore 11 e 05.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 50, viene ripresa alle ore 11 e 15.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, io non so se sussistano le condizioni minime perché si possa procedere nella discussione generale, per pervenire alla conclusione della stessa. Questo martedì appare molto "grasso" all'esterno, ma molto magro nel Consiglio regionale; io chiedo se non sia il caso di operare una ricognizione sulla disponibilità dei consiglieri regionali, principalmente della maggioranza, ad essere presenti in Aula in condizioni, diciamo, di accettabilità e di decoro.
Procedere con la presenza di soli cinque, forse sei consiglieri di maggioranza, nella fase conclusiva del confronto sul bilancio e sulla legge finanziaria appare veramente inopportuno; per cui io mi appello alla sua sensibilità e capacità di valutazione perché concordi con i Presidenti di Gruppo le modalità attraverso le quali procedere in condizioni di normalità nella discussione generale sulla legge finanziaria e sul bilancio.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, noi stiamo proseguendo secondo gli accordi assunti nell'ultima Conferenza dei Presidenti di Gruppo. Oggi sono previsti gli interventi dei Capigruppo, che sono tutti presenti, eccetto l'onorevole Onida che ha chiesto congedo. Quindi, a mio avviso, sussistono le condizioni per iniziare. I consiglieri stanno arrivando, alcuni sono già in Aula, c'è comunque il numero sufficiente per poter iniziare. A questo punto non mi pare proprio opportuno sospendere.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, si avverte, ormai, una decadenza sempre maggiore del Consiglio regionale. In passato (potrebbe ricordarcelo l'onorevole Contu) quando parlavano i presidenti di Gruppo l'Aula era sempre piena. E' vero che non è un obbligo - ha ragione il Presidente Pili - assistere alle sedute, però non è un obbligo neanche intervenire, e in queste condizioni, per quanto mi riguarda, per protesta rinuncio all'intervento, perché non è pensabile che la maggioranza, che dovrebbe costituire la parte politica maggiormente responsabile, non sia presente in Aula.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 383, 384 e del documento numero 47. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, considerata la situazione ritengo che sia utile procedere. Ella ritiene che sussistano le condizioni di decoro minimo perché il Consiglio regionale proceda e, quindi, siamo ossequenti alla sua valutazione. Si è parlato anche di decadenza, non si è capito se si tratti di una decadenza dei costumi, perché si potrebbe procedere anche ad una decadenza di tutti i Presidenti di Gruppo, naturalmente a partire da quelli i cui Gruppi non sono presenti. Può essere che almeno io in questo modo mi salvi!
Signor Presidente e colleghi, quando noi abbiamo pensato di esprimere un giudizio, che apparisse e che fosse nella sostanza netto e comprensibile, sulla natura essenziale di questa legge finanziaria, abbiamo sostenuto fin dalla relazione scritta, ed abbiamo ripetuto nei nostri interventi, che questa finanziaria appare essere una proposta fondamentalmente, essenzialmente immorale.
Un giudizio netto ed anche un giudizio severo; e non è lo stesso giudizio che noi abbiamo riservato a tutti i disegni di legge finanziaria in questi anni.
Abbiamo svolto una opposizione, una opposizione critica e anche una opposizione dura contro tutte le leggi finanziarie presentate dalla destra in questi anni, però un giudizio così perentorio è la prima volta che riteniamo doveroso esprimerlo. Perché con questo disegno di legge finanziaria non solo si consumano ancora disparità, ingiustizie, torti; con questo disegno di legge effettivamente si infligge un colpo pesante alla correttezza stessa della politica.
Ognuno può avere le sue idee. C'è chi dice che la politica è l'arte del possibile, naturalmente del possibile che ognuno riesce a fare per raggiungere i suoi obiettivi; c'è chi ritiene che la politica sia la capacità di mediazione, ed infatti noi viviamo in un mondo nel quale i mediatori abbondano, proliferano ormai sensali professionisti di ogni genere e di ogni stirpe. Noi invece riteniamo ancora che la politica sia competizione delle idee, idee che riflettono interessi reali della e nella società; riteniamo ancora che la politica sia l'organizzazione ordinata e giusta della "Polis", cioè dell'insieme delle persone che possono essere per davvero cittadini, parte della città, appartenenti alla città, e che sottostanno ad un sistema di regole nella vita di relazione.
L'esatto contrario di come si pratica, oggi, la politica nella società ed anche nelle istituzioni pubbliche, e questo Consiglio regionale anche in questa circostanza è una riprova di questa decadenza.
Non solo la proposta originaria di legge finanziaria, ma anche la modalità attraverso la quale le diverse parti di maggioranza, o di ritenuta tale o presunta tale, sono intervenute nella discussione, segnano con un marchio di immoralità indelebile la proposta che è stata avanzata e che si vorrebbe difendere nonostante la sua assoluta indifendibilità. Intanto vi è evidentissima una iniziativa che costituisce uno stravolgimento delle regole elementari del confronto politico.
La relazione necessaria fra maggioranza ed opposizione in politica è una relazione dialettica; la maggioranza avanza le sue proposte e quelle proposte - posto che le avanzi - le giustifica e le difende, e l'opposizione - non solo perché è minoranza, ma perché portatrice di istanze altre, diverse e contrarie il più delle volte - partecipa non solo con l'attività critica, ma anche con la sua capacità propositiva.
Nella corretta e sana dialettica dovrebbe quindi accadere che unitamente alla difesa della proposta vi sia la disponibilità e la permeabilità necessaria perchè, almeno in parte, si possano tenere in debito conto istanze ed interessi "altri", pure presenti e fortemente legittimati nella società, che si avanzano.
Noi invece qui assistiamo ad una sorta di scissione schizofrenica fra il convincimento che si annuncia, che si comunica, e gli atti non consequenziali che si fanno derivare. Questo è il primo punto che deve essere tenuto in conto e sul quale è opportuna una attenta riflessione.
Una intera componente non secondaria della maggioranza - dico non secondaria perché è quella componente che si è resa artefice all'inizio di questa legislatura di un tentativo di comporre addirittura una maggioranza numerica, che in partenza non c'era, e che ha espresso anche per la prima fase della legislatura il Presidente della Regione, quindi una componente essenziale di questa maggioranza - dichiara di non condividere la proposta di legge finanziaria, di non ritenerla utile alla Sardegna (pur annunciando che la voterà) ed aggiunge che dopo però "si vedrà". Voi comprendete quale carico distruttivo della buona politica, delle buone relazioni, della stessa dialettica, della serietà della politica e delle istituzioni, vi è in questa consequenzialità. "Non sono d'accordo, però voto a favore, però dopo ti presento il conto"! Quale può essere la prospettiva minima di riuscita, di utilità, di vantaggio per la Sardegna di una legge finanziaria e di un bilancio che tratta e destina le risorse per un intero esercizio finanziario, con proiezione di triennalità, in queste condizioni?
Una qualsiasi maggioranza appena appena seria, una qualsiasi Giunta regionale o Presidente di una Giunta in condizioni siffatte prenderebbe atto della situazione ed effettuerebbe quel passo elementare che si dovrebbe compiere: ritirare il disegno di legge finanziaria, posto che non c'è una maggioranza che per davvero lo condivida, comporre (se ci riesce) una maggioranza effettiva ed avanzare una proposta che sia quella che viene ritenuta utile da una qualsiasi maggioranza, fosse anche una maggioranza di centrodestra. Ed invece no, qui si procede come se niente fosse!
Noi pertanto esprimiamo un giudizio rafforzato di immoralità, non solo del disegno di legge finanziaria, ma anche della pratica politica che si sta vivendo ed imponendo agli altri, ancorché da noi venga rifiutata.
Noi non diciamo che la componente centrista debba essere sfidata dal centrodestra e, quindi, messa alla prova nella sua ansia di rinnovare la politica dai banchi della destra; noi diciamo che anche quella componente politica di maggioranza che fa capo all'onorevole Floris deve prendere atto del suo fallimento, oltre che del fallimento della coalizione della quale fa parte, e se mai - c'è sempre tempo per migliorarsi - diversamente valutare la prosecuzione del suo impegno politico.
Ma, vi è un secondo elemento, sostanziale pur esso, di immoralità della proposta finanziaria! Esso consiste in quel reiterato tentativo, che questa volta assume i contorni della totale irresponsabilità sul piano politico e sul piano sociale, in quell'attacco forsennato, che ancora una volta si scatena, contro le politiche di sviluppo e del lavoro in questa nostra Regione.
La legge finanziaria è arrivata in Consiglio con la proposta vergognosa di azzerare per intero le politiche del lavoro in questa Regione.
Arriva in Aula con la proposta altrettanto vergognosa di restituire una minima parte di sostegno finanziario a quelle politiche e a quelle leggi che in questa Regione ancora costituiscono la parte migliore della produzione legislativa e dell'impegno politico ed istituzionale dell'autonomia.
Abbiamo appreso dai giornali, e dagli altri organi di informazione, che altro non fanno che dare conto di quello che la politica è in grado di esprimere, nei modi nei quali ritengono di darlo, che nei giorni scorsi l'Assessore del bilancio, che presenta e dovrebbe essere garante della proposta di nuova finanziaria della Regione, ha annunciato ai comuni che non sarebbe stato stanziato neanche un euro in più. "Ai comuni neanche un euro in più!"
I sindaci - dichiara l'assessore Masala - utilizzino i trecento milioni non spesi di euro, quindi i seicento miliardi di lire che i 377 comuni della Sardegna avrebbero nella loro disponibilità e che non spenderebbero. Fino a quando non spenderanno quei seicento miliardi in lire, secondo l'assessore Masala, dalla Regione non riceveranno neppure un euro in più.
Ma chi è la Regione? Ma chi è l'assessore Masala? Ma chi si può permettere di dire ai comuni, al sistema istituzionale complessivo e maggiormente rappresentativo delle comunità locali e quindi dell'intera comunità dei sardi: "Non avrai una lira in più del denaro pubblico fino a quando non avrai speso i seicento miliardi di cui ancora disponi"? Ma chi è questa Regione? Ma chi è questa Giunta? Ma chi è questo Assessore?
I dati riportati anche oggi dagli organi della grande informazione in questa nostra Regione, rivelano che è proprio la Regione che non spende e non è capace di spendere; che a fronte dei seicento miliardi di lire - ammesso e non concesso che quella sia la cifra di cui disporrebbero i 377 enti locali della Sardegna - ben 12 miliardi di euro, 24 mila miliardi di lire, due intere finanziarie della Regione, giacciono presso gli Assessorati sotto forma di danari non spesi e in massima parte neppure impegnati.
Sono dati se volete impietosi che però dicono tutto sulla vostra incapacità ed anche sulla vostra arroganza, perché mentre disponete di risorse non spese per 24 mila miliardi di lire vi permettete di dire ai comuni, cioè alle comunità locali ed anche ai loro amministratori: "Neppure una lira in più, perché siete cattivi"! E questa invece sarebbe la Regione buona?
A partire dall'Assessorato della programmazione, l'amministrazione, quella centrale, burocratica ed incapace della Regione, si difende dicendo: "Ma, no, io Assessorato della programmazione è vero che ho nella mia disponibilità 11 miliardi e 223 milioni di euro, però, la colpa è degli altri assessorati, perché io sono la cassa di tutti!" Ma gli altri assessorati di chi sono? Sono dell'opposizione? Sono dei sindaci? Sono dei cittadini? O gli altri assessorati non sono vostri, non siete voi stessi? Non sono di Pili? Inteso chiaramente come Presidente della Giunta e quindi come primo responsabile della capacità di governo in questa Regione!
Però, andando oltre l'Assessorato "cassa", che sarebbe quello della programmazione, anche quello dei lavori pubblici non sembra proprio brillare per efficienza, perché su 853 milioni di euro a fine anno risultano impegnati 293 e spesi 117, cioè il 13,7 per cento. Solo il 13,7 per cento!
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Pensate alle innumerevoli esigenze delle nostre comunità in materia di assetto del territorio, pensate agli acquedotti "colabrodo", pensate alla viabilità impossibile, alle dighe non collaudate ed incapaci di raccogliere l'acqua, a tutte quelle strutture della indispensabili alla vita delle comunità che possono essere realizzate con una saggia amministrazione delle risorse finanziarie disponibili presso l'Assessorato competente. E di fronte all'immoralità di questa situazione politica, voi pretendete di azzerare le leggi per il lavoro?
Noi annunciamo in modo semplice la battaglia che condurremo nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, nei prossimi mesi. Dopo i sette mesi che ci avete fatto perdere noi cercheremo di guadagnare il maggior tempo possibile, perché il nostro assunto è - e sarà dimostrato - che le leggi del lavoro in questa Regione debbano essere salvate e migliorate; devono disporre delle risorse finanziarie e devono avere le strumentazioni migliori per poter anche meglio funzionare. Questo è il nostro assunto che confermiamo e questa sarà la sostanza della nostra battaglia politica prossima ventura in quest'Aula.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, mi consenta intanto un'osservazione preliminare. Questa manovra finanziaria, ancor più che nel passato nasce in solitudine; nella solitudine delle segrete stanze, nella solitudine dei segreti accordi, nel confabulare anch'esso segreto tra assessori e consiglieri di questa maggioranza, senza però servirsi di uno strumento che è ormai da tutti riconosciuto come essenziale ed irrinunciabile: quello della concertazione.
Questa Giunta e questa maggioranza non hanno interesse a sentire, ad ascoltare, a riportare all'interno della manovra finanziaria le proposte, le ipotesi di lavoro che provengono dal mondo produttivo, dai sindacati, dagli enti locali. Questa Giunta e questa maggioranza hanno un interesse diverso: vogliono proporre in solitudine, indirizzare da soli la spesa verso settori non strategici per lo sviluppo, ma più utili, nel convincimento di questa maggioranza, a perpetuare, consacrare e rinvigorire ulteriormente il proprio potere.
E così un istituto, quello della concertazione, che ormai si era consolidato, che aveva assunto dignità, che aveva assunto peso partendo dalla comune consapevolezza che la capacità di ascolto è la capacità essenziale per poter ben programmare, ne esce invece, stavolta, totalmente e completamente svilito. Totalmente e completamente annullato! E` un istituto che è stato cancellato, un istituto che a questa maggioranza non interessa.
Mi consenta - assessore Masala - di manifestare un po' il mio sconcerto perché lei, nell'approntare questa legge finanziaria, è riuscito a mettere tutti d'accordo contro il disegno di legge che lei ha predisposto. Scontate - si dice - scontate - si sostiene - le critiche dell'opposizione. Va bene! Le critiche dell'opposizione, a parer vostro, potranno pure essere considerate scontate. Ma, come mai non è critica solo l'opposizione, ma sono critici numerosi consiglieri della stessa vostra maggioranza? Com'è che sono critiche sono tutte le parti sociali? Com'è che è critico il mondo imprenditoriale? Com'è che non vi è un solo sindacato che abbia espresso neanche un minimo punto di apprezzamento? Non vi è un solo sindaco!
Abbiamo sentito, abbiamo ricevuto, alcuni dei Capigruppo di maggioranza erano pure presenti, nella scorsa settimana i rappresentanti degli enti locali: non vi era un solo sindaco che avesse condiviso questa legge finanziaria. Tutti avevano urlato la loro disperazione, tutti avevano urlato il loro dolore perché nella legge finanziaria vi sono precisi segnali che lasciano presagire uno svilimento di quei tentativi ulteriori di ripresa che pure da parte degli enti locali potevano invece arrivare.
Ed allora lo sconcerto, Assessore, è quasi scontato; sconcerto manifesto perché non riesco a comprendere quali strategie il Presidente Pili, l'Assessore Masala e tutta la Giunta di centro destra, perseguano nel riuscire a presentare con caparbietà, con incredibile tenacia per la quarta volta una legge finanziaria che ha accumulato ritardi incredibilmente lunghi. Pare che questa costituisca la nuova strategia della Giunta regionale di centro destra.
Per carità, stiamo attenti, non corriamo il rischio di presentare per tempo una manovra finanziaria! Questo non rientra, non può rientrare assolutamente nella vostra filosofia, anzi, al contrario, la vostra logica, la vostra filosofia è: "accumuliamo il massimo possibile dei ritardi!" E lo dimostrate non solo presentando con mesi di ritardo la legge finanziaria, ma lo dimostrate con il disinteresse, con la mancata partecipazione non al dibattito e con le assenze in Aula.
Oggi è martedì grasso, nelle strade dell'Isola impazza il Carnevale ed i consiglieri regionali di maggioranza hanno preferito impazzire nelle piazze! Hanno preferito non essere presenti nella sede istituzionale dove la finanziaria viene discussa. Abbiamo concordemente ragionato sulla data di martedì grasso e concordemente abbiamo stabilito - con ciò volendo allontanare ogni ipotesi di critica nei confronti di un'opposizione che fa perdere tempo - che i lavori nell'Aula si sarebbero tenuti. Invece il 70 per cento dei consiglieri regionali di centro destra preferisce impazzire per il Carnevale, piuttosto che essere presente in Aula. Non ha interesse!
Ed ecco allora che a quei ritardi prima accennati, che ormai fanno parte di una vostra logica ferrea, che non riusciamo a comprendere, si sommano gli altri. Ha ragione l'onorevole Fadda, ha ragione l'onorevole Cogodi, quando hanno denunciato che in quest'Aula oggi non vi sono neanche le condizioni minimali per aprire un dibattito. Stiamo dibattendo in un'Aula vuota, in un'Aula deserta.
Lo stesso interesse che la Giunta regionale dimostra per il dibattito è lì, fotografato dalla presenza del Presidente e dell'Assessore Masala, ma tutti gli altri banchi della Giunta regionale sono desolatamente vuoti, così come sono vuoti i banchi del Consiglio regionale dalla parte del centro destra. Ed allora come non manifestare sconcerto, Assessore Masala, quando l'indebitamento continua ad aumentare, quando anche questo pare un assunto irrinunciabile: portiamo la Regione sino alla catastrofe! Portiamo la Regione fino al disastro! Ormai abbiamo raggiunto livelli che non sono più tollerabili, sono livelli incredibili.
E non è un paradosso affermare che la Regione oggi è a rischio di bancarotta. Non è un paradosso! Io credo che fra alcuni giorni sotto questo profilo, sotto il profilo proprio dell'indebitamento e dell'incapacità a far fronte agli impegni, sarà fatta ulteriore chiarezza. Aumenta l'indebitamento e naturalmente, per l'esercizio appena decorso, cosa diminuisce? Diminuisce il volume degli impegni e diminuisce costantemente, progressivamente, regolarmente il volume della spesa.
E in tutto questo quadro, così difficile, così complesso, con questo disinteresse a cui abbiamo fatto tutti riferimento, poi, se esaminiamo la legge finanziaria, ne viene fuori una Regione accentratrice, una Regione che preferisce spendere direttamente le poche risorse, costringere gli amministratori locali a piatire i finanziamenti, perché vuole che gli amministratori locali siano costretti a "venire a Canossa"!
Devono essere costretti a venire nelle segrete stanze dei singoli assessori di questa Giunta regionale, per piatire qualche risorsa per i loro territori, perché così si controllano, in maniera ferrea ed in maniera certa anche i voti! Perché così si canalizzano le risorse dove ci sono amministratori amici, penalizzando altresì gli amministratori nemici, esercitando un potere che è un potere di ricatto.
Io credo che abbiamo, anche sotto questo profilo, davvero superato i limiti. Vi è qualche Assessorato, se andiamo a leggere le cifre, che è assolutamente emblematico di questa situazione. Appare in tutta evidenza questa volontà, questa determinazione, questa caparbietà, questa voglia di controllo e di accentramento. E allora, in una situazione del genere, come volete che reagiscano i sindaci dei territori? Da quale voglia di movimento vengono animati, da quale voglia di riscatto? Vengono solo ghettizzati.
Anziché una Regione che programma, c'è sempre di più una Regione che spende, c'è sempre di più una Regione che aumenta il proprio potere gestionale e non si preoccupa invece di esercitare il potere programmatorio che pure istituzionalmente le è naturalmente assegnato. Però vi lamentate!
I Comuni, caro Cogodi, spendono poco e male, spendono in ritardo, dobbiamo portargli via le risorse per i ritardi con cui spendono, però, naturalmente, noi la manovra finanziaria la esaminiamo con tre, quattro mesi di ritardo, l'approviamo con tre, quattro mesi di ritardo, trasferiamo le risorse verso i Comuni con ritardi incredibili, attorno al mese di novembre e di dicembre, e poi accusiamo i comuni di non aver avuto capacità di spesa. Ma come avrebbero potuto spendere se non erano destinatari di risorse certe? Ma come avrebbero potuto spendere se quelle risorse erano accentrate nei singoli Assessorati? Per poter spendere avrebbero dovuto materialmente detenerle, ma le hanno ricevute quando ormai i tempi possibili della spesa erano superati.
E allora gli si dice: beh, per il 2003, bontà vostra, spendete quelle risorse che avete tesaurizzato. Ma non le hanno tesaurizzate per loro volontà, le hanno tesaurizzate per impossibilità, perché abbiamo avuto una Regione incapace, perché abbiamo avuto una Regione che ha dato l'esempio peggiore sia nel livello della spesa sia nella capacità di trasferire fondi verso gli enti locali.
Ho riferito qualche giorno fa - forse ieri o avant'ieri - di un dibattito, non so bene in quale territorio della Sardegna, al quale hanno partecipato il sindaco Nizzi e l'Assessore Giovannelli che manifestavano il proprio dissenso (il sindaco Nizzi era letteralmente inviperito) relativamente all'istituzione delle nuove province. Dibattevano, discutevano e si arrabattavano su se e quando dovessimo legiferare, su come e quando le nuove province sarebbero dovute nascere. Ma con quale coraggio continuate a parlare di nuove province, quando in questa finanziaria non avete previsto un solo euro per quelle finalità? Come dovrebbero nascere queste nuove province? Attraverso quali meccanismi, utilizzando quali mezzi?
Questo evidentemente è il livello di fiducia, il livello di convincimento che voi ci mettete. Qui votate in un modo ma con la forte riserva mentale che nulla deve essere fatto tant'è che non avete previsto neanche le dotazioni finanziarie minime per poter precedere in quella direzione. Non un Euro, un solo Euro è stato previsto.
Certo, siamo tutti consapevoli, le risorse sono sempre limitate, non abbiamo mai a disposizione risorse pari a quelle che sono le esigenze che dalla società civile promanano. Va bene, ma allora operiamo delle scelte oculate e all'interno delle scelte oculate prevediamo una distribuzione giusta dei sacrifici, che tutti i cittadini sono chiamati a compiere. Ma dove sono queste scelte oculate? Attraverso quali strategie passano? Beh, per esempio attraverso l'azzeramento, la cancellazione totale dello sportello unico per le attività produttive.
Questa è la strategia che vi ha animato, altro che sacrifici per tutti! Sacrifici per alcuni, ma non sacrifici per i vostri amici. Io mi permetto qua di dirlo quasi sommessamente, con molta serietà e senza voler destare alcuno scandalo: ma davvero, a fronte di contenimenti di risorse, a fronte di risorse non distribuite, a fronte di sacrifici richiesti per tutti, era necessario, assessore Masala, prevedere un ulteriore finanziamento per la dotazione delle risorse necessarie al funzionamento dell'Ente lirico? Bene, sappiate che in quest'Aula, su questi punti, si svilupperà una battaglia e anche una forte battaglia, perché è incredibile che si perseguano obiettivi di questo tipo, e obiettivi essenziali, strategici per lo sviluppo ed il lavoro, vengano invece completamente dimenticati.
Assessore Masala, per quanto riguarda il capitolo relativo agli interventi ex articolo 19 della legge numero 37 del 1998, fortemente ridimensionato rispetto alle previsioni originarie e agli anni precedenti, va rimpinguato per ripristinare la dotazione che aveva in passato. Va data una certezza e la certezza dev'essere che quegli stanziamenti, quelle linee politiche, quelle scelte politiche devono produrre effetti per oggi, ma devono produrli nel tempo. I territori devono avere la certezza che l'articolo 19 della legge numero 37 dispiegherà efficacia quanto meno sino al 2006. Altro che le contrazioni che voi all'interno avete previsto!
Eppure l'assessore Masala sa bene che tutte le misure del POR che riguardano gli enti locali prevedono quote di cofinanziamento; eppure l'assessore Masala sa bene che questo è il fondo al quale gli enti locali…
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Balia.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie, concludo rapidamente, Presidente. Allora vogliamo che le risorse POR dagli enti locali non vengano utilizzate? Se questa è la scelta, diciamocelo con assoluta chiarezza. La legge regionale numero 25del 1993, è evidente per tutti, esce dalla Commissione peggiorata. i Comuni rischiano di non riuscire a pagare i ratei di mutuo. Cito solo un esempio: 7 miliardi di euro vengono trasferiti dai fondi della legge numero 25 per essere attribuiti ad un fondo della sanità. Ed ecco che rinasce quella certezza, quella voglia di essere Regione accentratrice.
Io concludo a questo punto; accenno solo ad un'altra questione. Manca il bilancio di cassa. Perché? Qual è la logica che vi ha portato a dire che non serve? Per quanto riguarda le entrate, poi si parla solo di generiche dismissioni. L'altro giorno, sui quotidiani isolani, relativamente alle dismissioni abbiamo colto alcune "perle": vogliono dismettere ciò che è loro e anche ciò che non è loro, senza alcun calcolo fra ciò che invece può realmente essere dismesso e ciò che invece è utile che resti in capo alla Regione e agli enti locali.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue BALIA.) Io non ho avuto il tempo, e me ne dolgo, di esprimere alcune considerazioni di natura politica, ma mi auguro che davvero ci sia un moto di orgoglio, che davvero la si smetta di conclamare che non si è d'accordo su questa finanziaria, ma che si voterà ugualmente a favore.
Serve un moto di orgoglio, ma non per noi, serve per i cittadini di Sardegna, serve perché questa Giunta regionale oramai è diventata un malanno per la Sardegna, e a questo punto, se non esistono altre soluzioni di sorta, è opportuno che il Consiglio regionale venga davvero rimandato a casa. Però non votate (noi non la voteremo), non votate questa finanziaria perché non merita di essere votata.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente della Giunta, è effettivamente un po' difficile parlare di recupero della dignità delle istituzioni in un'Aula che per vari motivi non dedica in questo momento un'attenzione particolare alla discussione su una legge finanziaria quanto mai importante.
Forse il presenzialismo verso eventi esterni, ancora una volta, ha la meglio sul rispetto istituzionale, ma non mancherà per i presenti, onorevole Balia, la voglia di ascoltare, la voglia di ascoltare però, possibilmente, anche cose nuove, non ripetitive, che non siano le solite frasi senza progettualità.
E' indubbio che il varo della legge finanziaria regionale rappresenti per l'intera Sardegna un atto di vitale importanza. A mio avviso, però, questo costituisce anche uno degli aspetti più negativi del nostro tessuto economico e sociale; perché l'importanza che riveste per l'economia sarda la legge finanziaria ci dà contemporaneamente la misura della debolezza delle nostre imprese, del nostro sistema sociale che dipende, per oltre il 75 per cento, dalla pubblica amministrazione e quindi dalla politica, e quindi in buona parte da questo Consiglio regionale.
Un sistema politico responsabile, democratico, tra i suoi primi obiettivi dovrebbe avere quello di allentare prima e spezzare poi questo cordone ombelicale che lega all'Amministrazione regionale la vita della nostra gente e che finché continua a esistere non rende liberi. Democrazia e libertà, infatti, come sapete, dovrebbero avere molte cose in comune.
La storia della nostra Nazione e della nostra Regione ha vissuto momenti altissimi di democrazia, altri dove essa è stata negata, altri ancora dove è stata nascosta. Si è voluto trasformare lo Stato da cattolico a laico, si è voluto privatizzare tutto il sistema pubblico, intendendo per privatizzazione lo smantellamento di uno Stato sociale e solidale a favore della gestione affaristica dell'impresa, svenduta a pochi uomini vicini alla politica, poi trasformatisi in uomini di governo. Si è voluto distinguere e distruggere quei valori e quei punti di riferimento del nostro sistema sociale, non attraverso un leale confronto democratico, ma preferendo la via breve della calunnia e della menzogna, dell'accusa indiscriminata, condannando un intero sistema democratico senza distinguere e utilizzando boia dalle "mani pulite".
Vi chiederete cosa c'entra tutto questo con la nostra legge finanziaria. Bene, sono convinto che questa finanziaria è figlia, come il DPEF ultimo scorso, come la finanziaria 2002, come quella del 2001 e così via, di questo sistema politico che non funziona e sicuramente non è migliore di quello che nel nome della democrazia e della libertà, nel nome del maggioritario garantista e rinnovatore, contro il proporzionale affarista e conservatore, si è cercato di radere al suolo.
Questa legge finanziaria è purtroppo lo specchio di una società. A suo tempo la definimmo per primi - ma non è un primato che rivendichiamo - una finanziaria senz'anima, ma lo facemmo con spirito positivo, volevamo essere di stimolo a tutta la maggioranza, volevamo spingere verso scelte precise, volevamo caratterizzare questa coalizione di governo, invitarla ad avere il coraggio di scegliere, di cambiare. Tant'è che non abbiamo mai affermato: "Non la voteremo", ma abbiamo sempre detto di volerla migliorare.
Vogliamo una finanziaria che dia conto degli impegni presi nei confronti di un cambiamento annunciato. Abbiamo suggerito che sarebbe stata opportuna una più diffusa concertazione con le parti sociali e ci siamo attivati insieme agli altri perché ciò avvenisse. Abbiamo collaborato per trovare le opportune soluzioni affinché interventi come quelli previsti per la Sardegna centrale, l'università, la prima casa, il turismo, la sanità, la formazione, la famiglia e altri, che spero arriveremo a discutere nel corso dell'esame degli articoli, trovassero risposta adeguata all'interno della legge di bilancio.
Abbiamo sostenuto e sosteniamo che non si può non approvare la legge finanziaria se davvero ci stanno a cuore gli interessi della Sardegna, e per questo motivo abbiamo chiesto ai partiti alleati di rimandare a un altro momento gli opportuni chiarimenti politici, legittimi ma in questo momento inopportuni. Chiarimenti che non si avranno semplicemente rendendo scalza questa Giunta, cioè senza "Scarpa".
La scelta, della quale non siamo stati partecipi, di preferire la strategia alla politica non è stata sicuramente da noi condivisa, ma a volte stare in una coalizione significa anche accettare a denti stretti una scelta operata democraticamente a maggioranza, ma non subire decisioni assunte senza confronto. Questa è una legge finanziaria, come dicevo, figlia del sistema; un sistema che vede un'opposizione arroccata sulle solite argomentazioni, che utilizza il pettegolezzo o giudizi di moralità per denigrare, priva di progetti e di idee, che ha come suo unico sostegno un sistema clientelare e giustizialista. Non possiamo e non dobbiamo cadere nella trappola della rissa.
Vi sembrerà strano, non voglio parlare di quello che altri non sanno o non hanno saputo fare; voglio parlare di noi, di questa maggioranza, dei nostri limiti, dei nostri errori, e voglio parlarne per trovare delle soluzioni per andare avanti, per migliorare. Noi siamo al governo perché altri non sono stati in grado di andarci, siamo al governo perché i sardi hanno avuto fiducia in noi e con loro dobbiamo confrontarci, con tutti, perché quando si governa, si governa per tutti, non solo per una parte.
Non hanno diritto al lavoro, alla salute, all'istruzione, allo svago, i nostri soli tesserati, come una certa cultura ha cercato di imporre, e siccome di questo siamo convinti bisogna ascoltare tutti, bisogna conoscere i problemi di tutti, ma siamo anche convinti che poi bisogna assumersi la responsabilità di scegliere, in modo particolare in momenti difficili, in regime di ristrettezze. Quindi concertare, ma subito dopo decidere, avendo la capacità di coinvolgere, avendo la capacità di responsabilizzare tutti, ognuno per la sua parte.
In questi giorni abbiamo assistito, invece, a cosa porta il non decidere: cercare di offrire risposte a tutti e quindi a nessuno. La protesta dei sindaci ne è un chiaro esempio. E' ormai un sport diffuso nascondere le proprie inefficienze attaccando i livelli superiori o i livelli inferiori, lo sport preferito della nostra opposizione. Quando qualcosa non funziona la colpa è sempre degli altri: "Io non c'ero e se c'ero dormivo". Le scuole non vanno? Le imprese chiudono? Le strade sembrano sempre più percorsi di guerra? I giovani scappano? E' facile, la colpa è della Regione.
E mentre qualcuno accusa i comuni e le province di incapacità, lo stesso non si accorge di essere caduto nel gioco perverso dell'opposizione, del caos. La risposta a questi atteggiamenti non si trova sicuramente nello scambio reciproco di accuse; tra quei sindaci, tra quei presidenti di provincia ci sono tutti, anche quelli che stanno costruendo la propria futura candidatura. Sono presenti tra quei sindaci e quei presidenti di provincia, sia quelli che usano il malcontento per arrivare, sia quelli che governano nell'interesse di tutti.
Noi abbiamo l'obbligo di esaminare perché quei sindaci e quei presidenti non riescono a spendere le risorse. Solo dopo aver semplificato quanto sistema burocratico perverso, solo dopo aver modificato la nostra incapacità di spesa, il nostro monte residui, anche sostituendo chi non è capace, solo dopo aver fatto tutto questo potremo richiamare le responsabilità altrui. Ma per ottenere tutto questo dobbiamo avere la forza di cambiare le regole del gioco, democraticamente, e questo richiede sicuramente del tempo. Non possiamo giocare con le carte date dal baro.
Questa giovane maggioranza, politicamente giovane maggioranza, non può amministrare con un sistema burocratico e amministrativo creato e al servizio di altri. Davide non avrebbe abbattuto Golia se avesse scelto lo scontro fisico. Non basta sostituirsi a chi ci ha preceduto se non si cambia anche il metodo, se non si impone una propria identità. La soluzione non è proporre emendamenti che offrano risposte a tutti: chiese, associazioni, Comuni, musei, feste e quant'altro. La soluzione non è cercare di essere competitivi nel fare più clientelismo degli altri. Non si vince se uno solo ha vinto o si salva.
La soluzione è che tutti insieme dobbiamo riappropriarci del progetto politico, isolando i personalismi, non accettando anche il più vile dei compromessi pur di esserci. Ogni cambiamento è figlio di scelte coraggiose e responsabili; a volte si possono operare anche scelte sbagliate, inconsapevolmente spero, scelte di necessità, l'importante è che non sia troppo alto il prezzo da pagare. Bocciare la finanziaria sarebbe un prezzo troppo alto; preferiamo una finanziaria ordinaria al caos politico, istituzionale e sociale, non per questo rinunciamo comunque al nostro progetto, che vede al primo punto un società libera, non governata dal bisogno, e ciò vuol dire pensare prima all'uomo, ai nostri giovani, alla loro formazione.
Famiglia, cultura, istruzione, lavoro: non semplici affermazioni ma progetti concreti. Siamo convinti che i sardi siano un popolo paziente e con grande dignità, che sa accettare anche pesanti sacrifici, ma per una prospettiva di vita migliore. Oggi i nostri giovani vanno via perché non vedono questa prospettiva. Investire su di loro significa guardare avanti. Ecco perché concretamente crediamo che investire nella ricerca, nella scuola, nell'università, anche a discapito della realizzazione di qualche opera pubblica sia una priorità.
Formeremo persone che sapranno conservare, gestire, mettere a profitto il nostro ambiente; che sapranno trasformare il turismo da settore a sistema, non giocando solo un ruolo di comparsa come camerieri, ma interpretando soprattutto il ruolo di attore e imprenditore. Semplificare il sistema burocratico significa riconquistare la fiducia dei cittadini, liberati dall'intervento politico risolutore. Abbattere la politica dei poli forti a favore di un sistema solidale che favorisca la crescita economica e sociale delle aree deboli: tutto questo si può.
Si può non accettare e cambiare la scelta industriale, dispendiosa e non produttiva, a favore di un'adeguata rivalutazione del sistema agroalimentare di qualità che ci caratterizza a livello mondiale. L'acqua come risorsa deve essere gestita non come business di pochi furbi e innocenti eletti, ma come bene indispensabile, patrimonio di tutti. L'energia può avere dei costi più bassi, senza che sia necessario fare la guerra a qualcuno.
Questa legge finanziaria costituisce sicuramente un'occasione perduta; potevamo fare di più e meglio, dobbiamo essere però più veloci nel superare i mille ostacoli e tranelli che ci troveremo di fronte nel modificare questo tentacolare sistema di potere che non ci ha ancora permesso di attribuire un'impronta precisa a questa legislatura, ma dovremo anche stare molto più attenti nelle scelte, nel definire le priorità e chi deve attuarle. Da parte nostra nessuna cambiale in bianco sarà più firmata per il futuro, pronti a collaborare, capaci di scegliere, capaci di coinvolgere, capaci di governare.
Cari colleghi, con i dovuti aggiustamenti, molti già effettuati in sede di Commissione, dobbiamo consegnare una legge finanziaria e un bilancio alla Sardegna, dimostrando senso di responsabilità e maturità politica, subito dopo potremmo anche correggere eventuali squilibri che frenano una più serena gestione del Governo regionale, ma fermarsi ora, bocciare la finanziaria non significherebbe solo bocciare Pili, ma un ben più importante progetto politico che invece è possibile realizzare anche se l'Aula di ieri e quella di oggi non incoraggia, anzi induce anche i più tenaci e convinti a recedere. Non vorremmo essere i soli a crederci e lo dimostra la presenza dell'intero Gruppo oggi qui in Aula.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, apprendo con piacere e non con entusiasmo dall'onorevole Capelli che questa esperienza di governo, iniziata con la "tribù dei nasi bianchi", trova compimento con la "tribù dei piedi scalzi". E' la novità e ci aiuta a capire meglio anche qual è il momento politico che stiamo vivendo, tanto che la legge elettorale del 2003, licenziata dalla Giunta regionale con censurabile ritardo, è stata definita dannosa dalla C.I.S.L., priva di strategia globale dalla U.I.L., insufficiente dalla C.G.I.L., rinunciataria da tutte e tre le sigle insieme, insoddisfacente dai commercianti, scarna e da rifare dall'ANCI e quindi dai sindaci, asfittica dall'associazione delle cooperative, inconsistente dagli agricoltori, penalizzante dai confagricoltori, senza anima dalle associazioni imprenditoriali. Scusate se è poco!
Diverse motivazioni per un unico responsabile: la Giunta regionale. Tanto che questa legge finanziaria, più che essere stata licenziata dalla Giunta, appare licenziata di fatto essa stessa insieme alla Giunta. Se ci fosse coerenza nella politica, e nella politica di questo Consiglio in particolare, la finanziaria 2003 verrebbe bocciata e la Giunta cacciata. Tutti infatti sono contro questa finanziaria, nessuno la difende, qualcuno lo fa in quest'Aula per doveri d'ufficio, nessuno vi si riconosce, ma nella maggioranza di governo non si è politicamente conseguenti: alcuni si limitano alla politica della lamentazione, altri ripropongono quella dei "penultimatum", degli avvertimenti e delle crisi soltanto minacciate. Nessuno fa quello che dovrebbe: proporre cioè una legge finanziaria seria che affronti le questioni poste dalle rappresentanze sociali. Nessuno ha il coraggio di affrontare, per risolverli, i nodi politici che sottintendono alla legge finanziaria.
Principe dell'incoerenza l'onorevole Floris, ma all'interno della maggioranza ve ne sono tanti altri che non capiscono, ma si adeguano. Il fatto nuovo, rispetto al passato, è che questa è però l'ultima vera legge finanziaria di questa maggioranza; dopo questa ci saranno le nuove elezioni. Chi, dunque, in tutto questo tempo ha cercato di sommare agli utili, che derivano dallo stare in maggioranza, i vantaggi politici del fare opposizione, ha finito di giocare. Chi, in tutti questi anni, ha cercato di nascondere le proprie responsabilità politiche dietro il malgoverno di chi lo aveva preceduto, ha finito di imbrogliare.
Questa legge finanziaria rappresenta, infatti, l'ultimo atto politico programmatico del Governo del centrodestra in Sardegna. L'atto finale con il quale avrebbe dovuto chiudersi il disegno riformatore e il governo innovatore. Spero che l'onorevole Fantola riconosca queste parole.
La logica politica avrebbe voluto che coloro che hanno governato per tutta la legislatura ci raccontassero i risultati che hanno prodotto, quali innovative azioni di governo hanno realizzato, quali straordinarie riforme hanno concretizzato, quanto sviluppo hanno creato, quanta crescita hanno favorito. Ma dico di più: avrebbero dovuto illustrare il manifesto di Aritzo, spuntando quelle parti che hanno trovato attuazione con questo Governo; avrebbero dovuto dimostrare quanto è stato elevato il livello di discontinuità rispetto al passato, anche recente, indicandoci in quali atti concreti tale discontinuità sia verificabile e politicamente riscontrabile. Forse nella produttività dei lavori consiliari? Oppure nella operosità della Giunta? Nella gestione degli enti? Magari nell'attribuzione degli incarichi professionali, oppure nella spartizione del potere? Oppure nel livello di litigiosità interna?
Se dovessimo assumere come metro di giudizio gli interventi svolti in quest'Aula dalla maggioranza, il giudizio sarebbe inequivocabilmente negativo e non riguarderebbe soltanto la legge finanziaria. La verità è infatti che questa maggioranza è riuscita, in un'impresa al limite dell'impossibile, a far peggio di chi l'aveva preceduta. Il suo Presidente è riuscito in un'impresa che ha dell'incredibile: far rimpiangere chi c'era prima di lui, rischiando persino di resuscitarlo politicamente. L'azione di governo è stata assente prima ancora che inadeguata perché subalterna e condizionata non dai bisogni della Sardegna, ma dalle imposizioni d'oltre Tirreno.
La gestione monocratica è diventata agire quotidiano, senza concertazione, senza confronto e senza condivisione. L'acqua, i porti e le strade, l'ambiente e le infrastrutture, così come il partito di maggioranza relativa sono oggi commissariati in Sardegna. E` questo il segno caratterizzante il Governo del centrodestra in Sardegna, non altro; è questo il segno inequivocabile della subalternità politica del centrodestra in Sardegna, alla faccia del Forum di Aritzo!
La mancata opposizione del Governo Pili ai disastri della devastante legge finanziaria italiana è soltanto un'ovvia conseguenza. La finanziaria sarda si ripropone frattanto con il solito calvario (prima in Giunta, poi in Commissione, ora in Aula), senza una strategia di insieme, senza un piano per lo sviluppo, senza un indirizzo comune o un percorso tracciato, spinta al limite del tempo utile perché diventi minaccia concreta per i più riottosi, braccio di ferro e terreno di scontro per rinnovate prove di forza, quasi fosse un fatto privato fra lobbies interne e la maggioranza; ma così non è.
Infatti, come è noto, la legge finanziaria sarda condiziona anche troppa la vita e l'economia della Sardegna, la società e le produzioni, il mondo del lavoro e dell'impresa. Il Governo della Sardegna sembra non averne ancora coscienza e ci disegna una Regione che va verso la bancarotta, trascinata da oltre 12.000 miliardi di debiti fra quelli contratti e quelli autorizzati.
Il pubblico come il privato chiedono intanto più risorse e maggiori opportunità, ma la finanziaria dell'onorevole Pili ci offre un bilancio impraticabile ed ingessato. La spesa è rallentata e i residui aumentati. E` clamoroso il caso dell'agricoltura con circa 800 milioni di euro di residui passivi a fronte dei circa tremila dipendenti del sistema agricolo sardo. Un'incongruenza al limite del paradosso. Ma analogo ragionamento può farsi per tutti gli altri settori della produzione in Sardegna.
E non cambiano le cose, neppure se si parla di fondi comunitari. Le risorse del FEOGA, relative alla prima annualità, sono andate perse per un terzo, e non ci risulta che con la seconda sia andato meglio; anzi è evidente la tendenza a perdere i fondi piuttosto che a spenderli meglio e più in fretta. E' sufficiente leggere le cifre, le tabelle per farsi un'idea precisa di quanto siano fuori luogo i trionfalismi e i proclami di efficienza. Nel periodo 2000-2002, a fronte degli oltre 800 milioni di euro di finanziamenti comunitari previsti, ne sono stati riscossi soltanto 190 milioni e pagati soltanto 140. Nello stesso periodo di riferimento, degli oltre 600 milioni di euro di finanziamenti statali previsti, ne sono stati riscossi 130 e pagati 80.
Ma senza voler annoiare ulteriormente con numeri e cifre, è doveroso domandarsi come questa Giunta e questa maggioranza intendano far fronte alle necessità non potendo accendere nuovi mutui. E' interessante capire, per esempio, come farà fronte alla copertura delle spese derivanti dalla siccità, oppure con quali risorse potrà garantire i contributi de minimis previsti nel piano del lavoro, che costituiscono spesa corrente piuttosto che spesa per investimenti.
La legge finanziaria del Governo Berlusconi, in questo caso, non agevola certo il Governo Pili. All'articolo 30 comma 15 prevede infatti la nullità degli atti e dei contratti che comportino un indebitamento non finalizzato ad investimenti e prevede anche che gli amministratori che non dovessero rispettare l'articolo 30 paghino di tasca propria. Non resta che attendersi dunque qualche artifizio contabile, oppure registrare l'ennesima promessa mancata, ma non sarebbe certo una novità e neppure una nuova scoperta.
Così come non lo è il modo con il quale si procede in quest'Aula nella discussione della più importante delle leggi; si percepisce però la netta sensazione che il capolinea politico del centrodestra in Sardegna coincida proprio con questa legge finanziaria e con i suoi contenuti che scontentano tutti. Al di là degli esiti del voto o delle bordate dei franchi tiratori, questa legge finanziaria rappresenta infatti lo specchio fedele delle contraddizioni, delle incongruenze e della inadeguatezza politica che hanno caratterizzato i quattro anni di Governo del centrodestra sardo.
Se dunque il bilancio della legge finanziaria è penalizzante, il bilancio politico della maggioranza è fallimentare. Non poteva essere altrimenti; e chi pensa che oggi siano possibili semplici aggiustamenti di rotta sbaglia grossolanamente. Quando la politica, le istituzioni, diventano mercato, non possono esistere miglioramenti in corso d'opera. La genesi di questa maggioranza, la storia di questi quattro anni di legislatura travagliata, confermano questo assunto.
Noi non crediamo ai rattoppi perché nascondono responsabilità politiche precise e gravi. Abbiamo offerto a quelle forze politiche, non organiche agli schieramenti italiani ma che oggi sono determinanti per l'approvazione di questa legge finanziaria e per il proseguo del Governo Pili, una irripetibile opportunità politica: costruire insieme al Partito Sardo d'Azione un grande progetto per la Sardegna fondato sui valori dell'identità del popolo sardo e tale da restituire centralità alla politica sarda in Sardegna. Abbiamo offerto cioè credibilità politica e un orizzonte più ampio a chi, stando in questa maggioranza, è destinato a perderli entrambi.
Questo appello, per l'ennesima volta e credo anche per l'ultima, non può vedere distratti né l'U.D.R. il cui significato è Unione della Repubblica, né i Riformatori, che dovranno pur trarre le somme da questa esperienza di Governo per il numero di riforme che non si sono fatte, né tanto meno al Partito del Popolo Sardo, perché diversamente non sarebbe il Partito del Popolo Sardo ma sarebbe la sigla di chi lo compone: Pasquale, Pietrino e Silvestro. Loro hanno consentito e stanno consentendo che questo sistema bipolare si trasformi in Sardegna in un sistema bipartitico. Se questo dovesse accadere e questo sistema bipartitico farebbe scomparire queste giovani, giovanissime forze politiche.
Se questo era il loro obiettivo, ci stanno riuscendo, ma devo dire che forse i legacci della politica, fattasi mercato, quella vista all'inizio della legislatura, sono per costoro ancora troppo forti e condizionanti. Noi - è evidente - continueremo a lavorare con lo stesso impegno e la stessa passione politica perché possa realizzarsi in Sardegna un progetto credibile e politicamente realizzabile, alternativo alla politica della subalternità che ci propongono questo centrodestra e il Presidente Pili.
Il Partito Sardo d'Azione contribuirà con ogni sforzo a cercare di restituire ai sardi la speranza perché le prossime elezioni ci consegnino un governo migliore, un Presidente non subalterno, una Regione più efficiente, leggi finanziarie coerenti con più poteri e maggiori risorse per una politica più sarda e una Sardegna più libera e giusta perché più sardista.
PRESIDENTE E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.) Signor Presidente, colleghi consiglieri, noi ci rendiamo perfettamente conto di come la legge finanziaria del 2003 arrivi in Aula in un momento di grave difficoltà. Questa maggioranza - sarebbe stupido non ammetterlo - attraversa sicuramente un periodo molto difficile, ma si tratta anche di un momento di complessiva sofferenza della credibilità, presso i cittadini sardi, dell'intero Consiglio regionale.
Noi Riformatori dunque voteremo questa legge finanziaria e per decenza intendiamo sottrarci ai tanti distinguo sulla sostanza che sono stati fatti.
Se noi Riformatori rappresentassimo il 51 per cento di quest'Aula, questa non sarebbe certo stata la nostra legge finanziaria, ma nelle condizioni attuali comprendiamo bene le difficoltà di chi ha dovuto materialmente provvedere a redigere la proposta. Non possiamo però evitare di esprimere un rammarico sostanziale che è di metodo e che diventa sostanza.
Noi crediamo nella concertazione, che non è la condivisione di responsabilità di governo con coloro che non hanno la responsabilità di governare e che non è neppure la rinuncia di una maggioranza ad assumersi le proprie responsabilità; è invece assolutamente il contrario: è la consapevolezza orgogliosa di rappresentare una posizione politica, un progetto per la Sardegna, ed è il desiderio di confrontare il progetto nel suo complesso con tutte le forze della società civile, per capire, per spiegare, per recepire ogni utile suggerimento, perché tutti abbiano la piena comprensione della complessità dei problemi che sono sul tappeto e perché ciascuno possa avere piena consapevolezza della direzione della forza con cui si esplica l'attività di Governo, che supera l'interesse del Gruppo nella sua rincorsa al perseguimento dell'interesse generale.
Se manca la concertazione o se questa è zoppa, manca la capacità di comunicare con la società sarda e manca la possibilità di far capire quale sia la filosofia di fondo, attraverso la quale questa maggioranza punta a risolvere i problemi della Sardegna. Se mancasse questa capacità di comunicare una filosofia generale di fondo, inizierebbe l'umiliante sensazione di appartenere ad un organo legislativo "a domanda", che almeno una volta ciascuno dei consiglieri di quest'Aula ha provato nel votare ed approvare provvedimenti poco ragionati ed estranei appunto a qualsiasi filosofia di fondo, sospinti dal vento della piazza o dall'ululato calcistico, qualche volta neppure figurato, proveniente dagli spalti alle nostre spalle.
Se manca il contatto con la società procede quel lento ma inesauribile processo di delegittimazione delle istituzioni consiliari che alla lunga coinvolge insieme maggioranza e opposizione, rendendo sempre più generalizzata la sfiducia nella politica e sempre più labile il confine tra le responsabilità di chi governa e quelle di chi controlla. E questa sarebbe una tragedia per chi, come noi, crede nel bipolarismo e nelle regole della democrazia dell'alternanza.
Voteremo dunque questa finanziaria, non per senso di responsabilità, come qualcuno pur legittimamente ha detto in quest'Aula, o non soltanto per senso di responsabilità, ma perché siamo leali e solidali a questo quadro di maggioranza che è la maggioranza di questa legislatura.
Ma la maggioranza non è un partito unico, è invece la somma di differenti sensibilità, di diversi percorsi politici, di storie umane diversificate, la cui risultante rappresenta per noi un elemento di ricchezza e non certo un elemento di confusione.Né noi abbiamo mai pensato che la maggioranza fosse data da una sommatoria di partiti, o peggio ancora, da una sommatoria numerica; la maggioranza è un progetto politico, è un programma che rappresenta la sintesi delle diversità e delle diverse sensibilità delle sue componenti.
Noi non temiamo la diversità, le nostre radici culturali liberal-democratiche ce la fanno anzi apprezzare come elemento di ricchezza, se viene inquadrata nella comune cornice di obiettivi condivisi. La maggioranza di questa Regione è comunque diversa da quella che governa Roma, ma anche la Sardegna è diversa, profondamente differente dal resto dell'Italia. Abbiamo peculiarità culturali, sociali e anche geografiche che non possono essere soddisfatte con interventi "fotocopia" di quelli di altre regioni italiane, ma necessitano di risposte articolate, coerenti con l'obiettivo di portare a pieno titolo la nostra regione tra le regioni d'Europa.
Mancano quindici mesi alle prossime elezioni regionali; ci aspettano sfide urgenti a cui offrire comunque risposte certe: l'acqua, la continuità territoriale, le infrastrutture, le riforme possibili tante volte riecheggiate in quest'Aula. Dalla nostra capacità di dare risposte dipende certamente un pezzo, un piccolo pezzo, forse un pezzo importante del futuro dei sardi e altrettanto certamente dipende la sorte di questa maggioranza. E dopo quasi quattro anni di Governo siamo tutti consapevoli che non c'è nessuno spazio per tripli salti mortali e, come ha ricordato il collega Capelli, nessuno potrà salvarsi da solo.
Vogliamo essere ancora più chiari; il dissenso più volte manifestato dall'U.D.R., componente importante di questa maggioranza in questa legislatura, non può essere liquidato come un problema dell'U.D.R. o dell'U.D.R. soltanto, è un problema di questa maggioranza e come tale deve essere affrontato.Non esistono dolori alle gambe che non facciano soffrire l'intero corpo, né l'amputazione dell'arto può rappresentare la migliore delle soluzioni per il medico.
E noi Riformatori sentiamo dunque l'urgenza di inviare un profondo segnale di cambiamento, di modernità e di innovazione; sono le stesse parole che ha citato, forse con sarcasmo, il collega Giacomo Sanna. Per inviare questo segnale bisogna rifondare questa maggioranza e noi non crediamo né che sia sufficiente battezzarla con un nome nuovo, né che possano bastare gli appelli - ne abbiamo sentito a profusione - per la coesione.
Siamo convinti invece che questa maggioranza debba ritrovare le ragioni del progetto politico che, lo ripetiamo, qui in Sardegna è diverso da quello nazionale e non può essere incarnato da maggioranze realizzate con decalcomanie. La Sardegna è stata ed è un laboratorio politico dove sono stati affrontati problemi diversi da quelli nazionali che hanno richiesto differenti soluzioni. La stessa spinta al cambiamento che è stata la chiave della vittoria della maggioranza romana di centrodestra, è stata la forza che ha permesso alla maggioranza sarda di proporsi con capacità di governo, aggregando in Sardegna ulteriori parti importanti di società civile e di mondo della politica che non si riconoscono a pieno nell'azione della Casa delle Libertà, ma che sentono assolutamente vecchio e superato il progetto e gli strumenti messi in campo da una sinistra che appare sempre più avviluppata in sé stessa, incapace di proporre un'alternativa credibile.
Questa è dunque la vera frontiera di questa maggioranza che deve dimostrare innanzitutto a sé stessa di credere ancora nella propria originaria proposta politica. Da parte nostra c'è ogni necessaria solidarietà, c'è il pieno rispetto dei valori della destra che sono propri dei nostri alleati e che non ci appartengono del tutto, perché noi siamo ben coscienti in questa coalizione, che ha anime differenti, di rappresentare altri valori, quelli del centro, quelli della tradizione liberale e cattolica che affondano ben solide radici nella storia del nostro Paese, quelli dei sardi che vogliono decidere in Sardegna ogni loro scommessa.
Ma se torniamo alla sfida di cambiamento che ha dato vita a questa maggioranza sul progetto ricordato da altri del forum di Aritzo, capiamo bene tutti come oggi al centro, che è alleato della destra, non basti caratterizzarsi con la vecchia segnaletica della geografia politica. Oggi appare indispensabile a questa maggioranza, al centro che noi vogliamo rappresentare, iniziare a ragionare nei termini della nuova geografia della politica, che è una nuova geografia della politica che si allarga anche all'interno di quest'Aula (ma soprattutto all'interno della società civile sarda), a nuovi apporti, quelli che ha ricordato il collega Giacomo Sanna, perché non può essere assolutamente chiusa in sé stessa; ed è quella che prevede, oltre alla destra e alla sinistra, anche altre due categorie che tante volte noi non ricordiamo o che fingiamo di non ricordare: l'avanti che si scontra contro l'indietro, le riforme che si scontrano contro la conservazione, il progresso che si scontra contro la stagnazione, le nuove libertà contro i vecchi privilegi, la società aperta contro le caste, la diversificazione dei centri di potere contro il monopolio.
Ecco, noi Riformatori vogliamo offrire questo contributo originale alla maggioranza che vuole rifondarsi. Chiediamo 15 mesi operosi che consentano di creare il presupposto di basi progettuali e di consenso anche allargate per un ulteriore lavoro futuro.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE
(Segue VARGIU.) Chiediamo una rivoluzione delle teste della politica, delle nostre teste che consenta di interpretare il nuovo senza rete e senza pregiudizi; chiediamo l'avvio delle riforme istituzionali che possano dare corpo vero alle esigenze del cambiamento; chiediamo di poterci riconoscere pienamente nell'attività politica di una maggioranza che sia immediatamente riconoscibile ai sardi per il suo radicamento nell'Isola e per i suoi contenuti necessari, ormai non più differibili, di innovazione profonda.
Chiediamo anche il rispetto di tutte le componenti di questa maggioranza, che permetta di valorizzare l'apporto di ciascuno per vincere una sfida difficile che non è contro un centrosinistra che pare ingessato più di noi nelle sue contraddizioni, ma è contro tutte le forze di conservazione che oggi sono in Sardegna più forti di qualsiasi potere politico.
Cari colleghi della maggioranza, abbiamo 15 mesi per tradurre in concreti atti di governo queste aspettative e queste esigenze, che sono le uniche che possono permetterci di evitare che in Sardegna muoia definitivamente la speranza di poter cambiare; quella speranza che dopo tanti anni ha convinto i sardi della necessità di affidare a noi il governo della loro terra. Le difficoltà contingenti di questa maggioranza non devono farci perdere di vista il grande progetto di cambiamento che ne ha permesso la nascita.
E` necessario ritrovare volontà, coerenza e determinazione per lanciare quella grande rivoluzione di libertà e di speranza delle teste della società sarda, che è estranea alla cultura del centrosinistra ed è invece necessaria per farci diventare regione d'Europa. I Riformatori voteranno questa legge finanziaria che avrebbero - lo ribadisco - scritto diversamente, ma sono già con il cuore e con la testa all'avanguardia del progetto di modernizzazione della Sardegna che non può attendere un istante di più e rappresenta la vera nuova frontiera della maggioranza.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Fadda ricordo ai colleghi che il termine di presentazione degli emendamenti ai sensi dell'articolo 84 del Regolamento è il seguente: entro le ore 14 della giornata precedente la seduta nella quale verrà votato il passaggio all'esame degli articoli per gli emendamenti presentati da un solo consigliere; prima della votazione sul passaggio all'esame degli articoli, per gli emendamenti presentati dalla Giunta o da cinque consiglieri o da un Presidente di Gruppo. Pertanto dopo il passaggio all'esame degli articoli non possono essere presentati ulteriori emendamenti.
Gli emendamenti agli emendamenti possono essere presentati sino ad un'ora prima della seduta nella quale saranno discussi gli articoli a cui si riferiscono, ma debbono però riguardare strettamente ed inderogabilmente il testo dell'emendamento che si intende modificare.
Abbiamo voluto ricordare ai colleghi queste norme del Regolamento per evitare che sorgano delle questioni nel proseguo dei nostri lavori.
E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, stamattina abbiamo ascoltato gli interventi di due Presidenti di Gruppo della maggioranza; credo che non abbiano condotto una buona difesa di questa manovra finanziaria. Come spesso accade hanno cercato di scaricare le responsabilità sull'opposizione, nonostante mai come in questa occasione vi sia stato da parte nostra, da parte di tutti i colleghi dell'opposizione, un grandissimo senso di responsabilità.
Questa finanziaria è nata - diciamo così - al Forte Village, quando a metà estate il Presidente Pili e tutto il suo entourage, tutti i funzionari, si riunirono in questo albergo promettendo ancora una volta ai sardi che la manovra finanziaria sarebbe stata presentata nei termini previsti dalla legge. Ecco noi vorremmo capire, l'Assessore non l'ha spiegato in Commissione, quali siano le ragioni che hanno impedito a questa Giunta di poter approvare entro il 30 di settembre la manovra finanziaria.
Ancora una volta il Presidente Pili ha avuto la capacità di lanciare proclami ad effetto, promettendo - come c'è scritto tra l'altro nella legge finanziaria - una manovra tempestiva, coordinata, innovativa, una manovra condivisa, rigorosa, efficiente, trasparente, diffusa nel territorio. Questi sono i concetti che il Presidente Pili aveva annunciato e che sono presenti tra l'altro nel Dpef; adesso andiamo ad analizzare che tipo di finanziaria dobbiamo, anzi "dovete" approvare!
Appare evidente che questa manovra fa "schifo" a tutti, assessore Masala, anche a lei, da quello che ho capito, fa "schifo" a tutti però la dovete votare! Qualcuno la definisce una manovra ordinaria, qualcuno dice che è un'altra occasione perduta; ecco, diciamo che dovete approvare questa manovra finanziaria! Io sono convinto che alla fine questa manovra finanziaria si approverà.
Perché questi ritardi? L'unica cosa che questa Giunta poteva fare, anche per gli impegni che il Presidente Pili ha assunto con quest'Aula, era la presentazione, perché non ci voleva molto per presentare - Presidente Balletto - questa manovra finanziaria, non c'era bisogno di utilizzare... Presidente Pili, lei sembra un ragazzino indisciplinato davvero! Lo è ragazzino in tutti i suoi comportamenti, però, insomma cerchi almeno di...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi per cortesia!
FADDA (La Margherita-D.L.). Dicevo che per presentare questa manovra finanziaria non era necessario perdere tutto questo tempo. Noi in tutti questi mesi abbiamo sollecitato, ma dobbiamo dire che l'attenzione dell'opinione pubblica è stata attratta dalle dichiarazioni della maggioranza.
Abbiamo mostrato un grande senso di responsabilità dicendo in tutti questi mesi: "Aspettiamo per vedere qual è la manovra", poi viene annunciato attraverso gli organi di stampa che sarebbe stato presentato un maxi emendamento ed abbiamo detto: "Aspettiamo per verificare quale sarà il contenuto e la mole di questo maxi emendamento". Bene, i tempi si sono allungati anche in Commissione; nonostante, con grande senso di responsabilità, non ci sia stato, da parte nostra, un solo minuto di ostruzionismo.
Presidente Pili, lei prima ha sostenuto che il Consiglio e i consiglieri non sono obbligati ad ascoltare, però se chiedesse alla sua maggioranza di essere presente almeno in Commissione, perché l'assenteismo non serve a nessuno, se dicesse ai suoi consiglieri di essere presenti in Aula almeno per votare l'esercizio provvisorio, forse questa manovra correrebbe meno rischi.
Dicevo, nel documento di programmazione economica e finanziaria si parla di una manovra coordinata, ma che fine ha fatto il ciclo unico di programmazione, assessore Masala? Anche lei ha contribuito ad approvarne la legge che lo prevedeva. Anzi, è stato uno degli artefici. Io mi chiedo quale sia questa manovra innovativa. L'intervento del collega Vargiu sembrava riferito più alle dichiarazioni programmatiche di inizio legislatura, che all'ultima legge finanziaria vera di questa legislatura. State cercando di finanziare soltanto le vecchie leggi, non c'è stata nessuna riforma, nessuna in nessun settore.
Ma da chi è condivisa questa manovra? Non è condivisa dalla maggioranza, tant'è vero che anche l'opinione pubblica, gli stessi giornalisti attendono di sapere quando noi procederemo al voto, perché considerate le dichiarazioni rilasciate da tanti esponenti della maggioranza il dibattito non serve più. La concertazione: almeno fossero stati utilizzati questi mesi di ritardo per attuare un minimo di concertazione! Ci ha tentato - devo dire - la maggioranza, ci hanno tentato i Capigruppo durante l'esame in Commissione, delegittimando completamente la Giunta regionale, cercando di porre in essere una concertazione con tutte le parti sociali.
Una manovra non condivisa - nonostante il parere favorevole - dalla maggioranza delle commissioni; il Presidente Balletto avrebbe fatto bene a leggere con attenzione il parere che hanno espresso i suoi colleghi nelle altre Commissioni, molto probabilmente anziché rivolgersi alle opposizioni avrebbe dovuto ascoltare almeno la sua maggioranza, per cercare di migliorare e non di peggiorare in Commissione la manovra stessa.
Doveva essere una manovra rigorosa; abbiamo triplicato il debito: 12 mila miliardi di indebitamento! Una Giunta regionale che si era presentata per risanare i conti pubblici, una manovra che doveva essere efficiente hanno determinato i ritardi più assurdi della storia regionale per quanto riguarda la capacità di spendita. È sufficiente leggere - assessore Masala, credo che l'abbia già letto - quanto riporta uno dei maggiori, anzi il maggiore quotidiano della nostra Isola, a proposito di questa manovra confusa e clientelare, ma ci ritorneremo nel corso dell'esame sui singoli articoli.
Doveva essere una manovra diffusa nel territorio; è mai possibile, allora, che un Assessore regionale, l'Assessore della Programmazione, degli enti locali, affermi "Neanche un euro, perché non sono in grado di spendere"? Ma non spetta a lei, Assessore, al suo Presidente e alla sua maggioranza, cercare di capire quali sono le ragioni per le quali gli enti locali non riescono a spendere le risorse?
Una delle ragioni, lei lo sa, sono i ritardi che hanno caratterizzato questa maggioranza nell'approvare tutte le leggi finanziarie; una delle ragioni è la burocrazia; una delle ragioni sono i controlli. Ma lei sa quanto tempo ci vuole perché il progetto di un comune venga approvato dal Comitato tecnico regionale? Quali sono i tempi per una modifica anche degli strumenti urbanistici?
Ed allora, Assessore, noi le chiediamo davvero di chiedere scusa, perché una mozione di sfiducia comunque anche se verrà respinta gliela presenteremo, perché non è pensabile che chi è in prima linea venga additato come il maggiore responsabile dell'incapacità di spendita delle risorse. Non mi riferisco soltanto agli attentati che i sindaci sono costretti a subire, ma per le lamentele, per le processioni che tutti i giorni devono subire da parte dei cittadini. E` una dichiarazione grave quella che lei ha rilasciato ed io mi auguro che quanto da lei detto venga smentito almeno da quei Presidenti di Gruppo che erano presenti all'incontro con i sindaci.
Non si possono fare due parti; non ci si può vestire con la fascia tricolore e, poi, appoggiare, come ha detto il collega Vargiu, questa manovra finanziaria, che si pone apertamente contro gli enti locali. Ma è mai possibile che si vada agli incontri, si parli, si assumono degli impegni da parte della maggioranza ed il giorno dopo l'Assessore pronunci dichiarazioni completamente opposte a quelle che sono state rilasciate dai suoi colleghi di maggioranza?
Abbiamo, quindi, il più alto indebitamento della storia; l'indice più alto dei residui passivi; un giudizio negativo da parte di tutte le organizzazioni sociali: sindacati, associazioni degli artigiani, CONFINDUSTRIA. Nonostante tutto ciò io sottoscriverei l'intervento che ha pronunciato il collega Floris. Però concluderei in modo diverso, perché non è pensabile che si distrugga, come merita di essere distrutta, questa manovra finanziaria, e poi si concluda dicendo che "per senso di responsabilità, perché alcuni partiti di centro mi hanno chiesto di votare questa manovra finanziaria, noi voteremo questa manovra finanziaria".
Ma il senso di responsabilità ciascuno di noi - e questo vale anche per il collega Vargiu, vale anche per il collega Capelli - lo deve avere verso i sardi e verso la Sardegna. Se questa manovra finanziaria non piace se ne può approvare un'altra, si può emendare, si può migliorare, non succede nulla! Non succede nulla! Allora, non si può continuare per mesi a dire "non voterò questa manovra finanziaria se non viene completamente modificata" e poi per senso di responsabilità verso alcuni partiti di centro, dichiarare il proprio voto favorevole a questa manovra finanziaria.
Ma, a che cosa sono valsi (io mi chiedo) i conclavi che avete tenuto? A che cosa sono valsi i vertici, gli incontri, le assemblee? Vi siete riuniti, eravate continuamente in riunione, appena terminavate la riunione andavate in Commissione, dove c'era un assenteismo tale che non si poteva approvare nessun provvedimento. Quindi, queste riunioni di maggioranza, dei vertici - diciamo - di questa maggioranza, servivano più che altro a far sì che i consiglieri regionali della maggioranza continuassero a restare nei loro territori.
Io sono sicuro che non otterrò una risposta da parte del Presidente Pili sulla causa dei ritardi. Assessore Masala, c'è un disegno cinico e machiavellico del Presidente Pili. Davvero, come qualcuno ha sostenuto, anche il collega Capelli, non è pensabile che si possa approvare una nuova manovra finanziaria. Sono convinto che c'è del vero quando si dice che il Presidente Pili antepone i suoi interessi personali a quelli che sono gli interessi generali della Sardegna.
Perché quando un Presidente, che è stato eletto da una maggioranza, prende atto che un gruppo politico, anche abbastanza numeroso, ha abbandonato la maggioranza non può dichiarare che continuerà comunque a svolgere il proprio mandato. Guardate, nella storia della nostra autonomia non è mai successo che un Presidente di Giunta, anche se veniva abbandonato da un solo consigliere regionale o da due consiglieri regionali, non si dimettesse immediatamente.
Allora, se il disegno è: "arriviamo tardi" perché non ci possono essere alternative a questa finanziaria e non ci possono essere alternative neanche alla presidenza Pili, io dico che la maggioranza non deve accettare questo disegno cinico e machiavellico. Non bastano più - la gente non ci crede più - gli annunci demagogici e propagandistici.
A che cosa è servito che il Presidente Pili avesse annunciato che avrebbe presentato una manovra finanziaria nei termini? A che cosa è servito che il Presidente Pili avesse annunciato che sarebbe stata una manovra finanziaria innovativa, condivisa e rigorosa? A che cosa è servito, nella legge finanziaria scorsa, che il presidente Pili dichiarasse al mondo intero che si trattava di una finanziaria tecnica? Questa l'hanno definita ordinaria, l'hanno definita tecnica, l'hanno definita necessaria, indispensabile. Ecco io credo, se il collega Scarpa ascoltasse, perché ce n'è anche per lui...
(Interruzioni)
FADDA (La Margherita - D.L.). Sì collega Scarpa, perché mi sarei aspettato da lei una battaglia un po' più convinta per quanto riguarda le risorse, per quanto riguarda...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Onorevole Fadda, per cortesia, svolga il suo intervento.
FADDA (La Margherita - D.L.). Dicevo, ma è mai possibile che ad un Assessore regionale venga bocciato dalla sua maggioranza l'intero articolo che riguarda il suo Assessorato, dalla sua maggioranza e dall'onorevole Capelli in testa - visto che mi disturba - nonostante dica poi che non si può andare avanti senza Scarpa, adesso, perché visto l'atteggiamento del collega...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!
FADDA (La Margherita - D.L.). Assessore Scarpa, allora io credo che se avesse avuto un minimo di dignità si sarebbe dovuto dimettere. Si sarebbe dovuto dimettere!Ma non perché magari prevede che il suo leader toglierà comunque l'appoggio a questa Giunta, ma per la sua dignità, per il lavoro che ha svolto, doveva avere un minimo scatto di orgoglio e dire: "io mi dimetto". Questo è quello che volevano i suoi colleghi di maggioranza. Non riesco proprio a comprendere, viste le difficoltà che ha nel farsi approvare anche le delibere, perché stia ancora in Giunta!
In conclusione voglio fare un cenno al discorso della "staffetta" all'interno del P.P.S.. Io non credo che ci sia un accordo; io non ho visto niente, qualcuno sostiene anche che esista un documento scritto. Sono convinto - Assessore Ladu - che il Presidente Pili e il suo collega Onida la stiano sostanzialmente sfiduciando, perché il presidente Pili in testa non è soddisfatto del suo comportamento. È un atto di sfiducia per quello che lei non è riuscito a fare, oppure per quello che lei non ha permesso di fare al Presidente Pili. Scelga lei quello che le fa più comodo. E` un atto di sfiducia totale nei suoi confronti.
L'atto di sfiducia deve essere rivolto - Assessore Ladu - nei confronti di tutta la Giunta, perché non una sola legge quest'anno è stata approvata senza il voto determinante delle opposizioni. Ma quale ostruzionismo? In questa legislatura, in quest'anno, per ben 54 volte il Presidente della Giunta e la Giunta sono stati battuti durante le votazioni. Mi auguro, Assessore Masala, che durante il dibattito si verifichino le condizioni per modificare radicalmente questa manovra finanziaria.
Avete perso - ha detto qualcuno della sua maggioranza, - un'altra occasione. Io credo che occasioni non ne avrete più, perché avete dimostrato in quest'anno, in questi anni, di non meritare di governare la nostra Isola. Sappiamo che cosa è successo all'inizio della legislatura, ma non voglio tornare a parlare del passato, perché i sardi sanno tutto ormai! Mi auguro, al contrario di quanto ha sostenuto il collega Vargiu, che vi sia un sussulto di dignità, forte, da parte della maggioranza, da parte di tutta la maggioranza, che vi sia quel senso di responsabilità verso i sardi (e non verso una maggioranza) che vi porti a trarre le dovute conseguenze se giudicate questa manovra dannosa per la nostra Isola.
Allora, io vi chiedo "c'è ancora tempo per un minimo scatto di orgoglio?" Ecco, se avete questo orgoglio, respingete al mittente questa manovra finanziaria e fatte sì che vi sia almeno - dico almeno - un po' di concertazione con le parti sociali che credo meritino un minimo di attenzione da parte di questo Governo regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, si è parlato molto di questa manovra, soprattutto per le conseguenze politiche. Raramente, però, si è entrati nella sostanza dei numeri e, se consentite, anche sulla "qualità" del rigore che essa propone.
Molti colleghi hanno illustrato bene la particolare congiuntura internazionale e i bagliori di guerra che minacciano la nostra economia; il quadro quindi non è quello migliore. L'Assessore Masala, cui va il nostro plauso, ha incardinato la manovra nel rispetto del patto di stabilità a cui noi siamo vincolati. I nostri conti, cioè, devono essere in ordine, ed un governo di centro destra deve fare del rigore una propria bandiera. I numeri poi sono dalla nostra parte; li ha ricordati nella relazione iniziale il collega Presidente Balletto e non ci torniamo. Si tratta comunque, se riusciamo a trovare l'angolo giusto di visuale, di una legge finanziaria ricca che si mantiene sugli standard abituali, con elementi positivi per il nostro sviluppo.
Si è detto, questo è uno dei nodi che è stato toccato spesso in questo dibattito, che questa manovra è stata frutto di una cattiva concertazione. Mi pare che dopo gli interventi della maggioranza, dopo l'attenzione onesta che l'Assessore Masala ha prestato alle richieste che provenivano dai Gruppi e dopo le audizioni in Commissione Bilancio la situazione sia decisamente migliorata, che il tono delle dichiarazioni, delle parti sociali e delle parti datoriali sia stato completamente diverso. I sindacati e il mondo imprenditoriale infatti hanno preso atto delle modifiche migliorative.
Per questo, collega Secci, pur apprezzando la sua serietà e riprendendo alcuni passi del suo intervento, non posso condividere in merito alle questioni della concertazione ciò che lei ha sostenuto. Quanto meno va dato atto alla maggioranza, all'Assessore della Programmazione, che vi è stato un dinamismo, forse anche provocato, ma certamente non siamo stati fermi.
Credo che anche a leggendo i giornali di oggi, o guardando i telegiornali di ieri quando hanno parlato dei PIT, c'si poteva notare, in quel tabellone situato dietro gli esponenti della programmazione, la scritta "tavolo di concertazione". Si tratta infatti di termini che anche noi amiamo utilizzare, concetti che amiamo mettere in pratica. Le leggi di incentivazione sono state rifinanziate, la legge numero 36 del 1998, la legge sull'imprenditoria femminile, quella sull'obbligo formativo, l'articolo 19 della legge numero 37 del 1998, così controverso, la legge numero 1 del 2002 (ex legge 28) sono leggi ricche di fondi a disposizione. Ma altro problema è quello della reale efficacia della legge finanziaria come strumento concreto; anche questo è stato elemento di dibattito.
In Commissione, per esempio, è emersa l'idea forte che la nostra Regione di una legge omnibus nella quale venga concentrato tutto e il contrario di tutto se ne faccia poco e niente. Personalmente sono anche convinto che sia necessario stabilire la inemendabilità dei documenti finanziari. Ma sono certo che questa non sarà materia di confronto in questa legislatura. Noi - lo dicevo prima - guardiamo con estrema soddisfazione agli interventi sulle zone interne: poche chiacchiere ma fatti reali. C'è il nostro impegno, le associazioni sindacali e datoriali del nuorese ne hanno dato volentieri atto. Mentre la propaganda di sinistra si incaponisce a sostenere il contrario, probabilmente non ancora soddisfatta dei danni prodotti in quei territori per anni ed anni, dopo aver mandato in perenzione risorse per decine e decine di miliardi di vecchie lire.
Ma lo sforzo riformista del centro destra non si evince certo dai numeri della legge finanziaria, o perlomeno non soltanto. Le vere novità risiedono negli obiettivi strategici che ci poniamo attraverso l'inserimento nella legge obiettivo del Governo nazionale di strade, porti ed aeroporti. Basta semplicemente studiare i documenti e prenderne atto. Così come, nonostante qualche polemica di troppo, il problema dell'emergenza idrica è certamente in via di risoluzione. Ma per molti giorni, per lunghi giorni, l'opinione pubblica ha registrato oltre al dibattito sulla manovra finanziaria soprattutto il dibattito interno alla nostra coalizione.
Fioriscono sigle dai connotati sardi, fortemente sardisti, ci si ripiega in una ricerca dell'identità, la più lontana ed antimoderna, la più lontana dal nostro futuro direi. Si corteggia il Partito Sardo, mai come oggi figlio di un passato glorioso, come se lo stesso passato non fosse da tenere bene d'acconto all'inizio di questa legislatura.
Ma, anche la Destra di Alleanza Nazionale vuole essere sarda, e vuole esserlo per il semplice motivo che anche noi siamo ricchi di una concezione comunitaria ed identitaria dell'organizzazione sociale, della politica e persino dall'esistenza. Pensiamo che la questione sarda sia soprattutto legata al ruolo geopolitico che vogliamo giocare nel Mediterraneo e in Europa; non sono certo che alcune rivendicazioni etniche come quelle a cui assistiamo in questi giorni, possano verniciare di futuro la Sardegna, come quella specie di rivendicazionismo ormai passato e sconfitto da tanto tempo.
Noi pensiamo, signor Presidente della Giunta, che debba essere rifondata la coalizione, pensiamo che debba rilanciarsi con un nuovo nome, pensiamo che dopo l'approvazione della legge finanziaria debbano essere convocati gli "Stati generali" dell'alleanza, e che la discussione debba avvenire di fronte ai nostri elettori con parole semplici e chiare, non come diceva il collega Fadda in quei vertici interminabili che spesso fanno perdere tempo, ma fatiche organizzate anche voi ed anche voi sapete che costituiscono una perdita di tempo.
La Destra indica alcuni temi, il primo non può che aprire un dibattito sulla grande questione della cultura in Sardegna. Tutti si dichiarano ferocemente sardisti, ma oggi chi di dovere ha perso il rapporto con il mondo degli intellettuali, con l'università, con la ricerca, con il mondo dell'innovazione. Gli enti tecnologici hanno prodotto poco e hanno comunicato anche peggio!
Di certo non abbiamo investito nei giovani intellettuali perché purtroppo parlare della nostra identità ci porta solamente a saccheggiare il nostro passato. Ma non vorrei essere guardato come un marziano, se dovessi dire che mi sento italiano, profondamente italiano e che la cornice del federalismo solidale è quella dell'unità nazionale.
Dirò subito che noi vogliamo che venga aperto un conflitto duro e teso con il Governo per adeguare il regime delle entrate. Io condivido la mozione Secci e lavorerò, quando verrà discussa in quest'Aula, perché rappresenti la posizione unitaria del Consiglio regionale.
Dell'insularità abbiamo detto più volte, l'unica cosa che ci preme ribadire è che, come al solito, non venga esportata in Europa l'idea di una Sardegna piagnona e in perenne crisi. Vogliamo liberarci dal passato. Lo spartiacque è rappresentato da una legge elettorale che prevede l'elezione diretta del Presidente e il confronto secco, a un turno, tra due coalizioni.
Dire che il bipolarismo viene scelto perché schema italiano a me fa sorridere! Il bipolarismo è moderno e salva anche l'identità dei partiti. È la Sardegna la vera attuale anomalia; la palude è tutto ciò che invece noi dobbiamo superare. Non vogliamo, infatti, il terzo polo; semplicemente vogliamo che il cittadino sappia a chi si affida, sappia che il suo voto non dovrà finire per forza in un grande mercato. Così l'idea di un centro anche nazionalitario, anche nobilmente nazionalitario, che vuol rappresentare l'ago della bilancia, a nostro modo di vedere è vecchia e stravecchia.
Il centro sceglie preventivamente in tutta Europa; il posizionamento certo, convinto e limpido paga anche in termini elettorali. Al centro, noi diciamo, per esempio al collega Capelli, col quale condivido molte impostazioni: abbiamo la forza, di approvare entro la fine della legislatura la legge sulla famiglia e la legge sul terzo settore. Non sono questi i temi, per caso, sui quali costruire il consenso dentro la nostra comunità? I cittadini sono stufi delle nostre discussioni interminabili.
Credo che noi abbiamo la necessità di unità di governo e di serietà; questo è quello che emerge dalle nostre assemblee e dai nostri dibattiti pubblici, e tutto sommato la chiave del futuro ce l'ha ancora lei, signor Presidente della Giunta. Non trasformi la sua proverbiale ostinazione in fermo biologico. Sia convinto e convincente, nel "dopo finanziaria", nel mettere in campo un'abile strategia che poggi su un nuovo rapporto con i suoi alleati e con i suoi sostenitori. Il non coinvolgimento ha creato danni che lei ancora non immagina, perché non può pensare di essere il solo depositario del bisogno di rinnovamento dell'Isola. Se avrà voglia, e lei ha sicuramente voglia, incontrerà uomini e gruppi capaci di sorprenderla, altrimenti queste persone saranno in grado e sapranno andare avanti comunque.
E va evitato lo sbaglio di costruire una coalizione che costituisca una mera sommatoria numerica di diverse espressioni. Dopo tutto abbiamo una sinistra che ha invaso la Sardegna con un manifesto nel quale si parlava di un progetto; del progetto si è persa traccia, mentre i manifesti sono rimasti appesi sui muri. Ricordiamo invece bene - questa è la qualità della vostra proposta politica - l'insieme di insulti che avete portato agli altri movimenti politici e alla coalizione che comunque governa la Sardegna. Una marea di insulti, come se questa fosse la cifra più precisa della nuova sinistra, costruita sulla denigrazione continua, come ormai avviene da decenni.
È arrivato qui un leader minoritario e sconfitto della sinistra italiana, quello, per ricordarvelo, che siglò un'intesa Stato-Regione rivelatasi carta straccia. Avete presentato e non avete ancora annotato tre relazioni di minoranza, testimonianza delle vostre divisioni, e quando dovrete scegliere il vostro governatore sarete incatenati nel dilemma D'Alema-Cofferati. Ma tant'è, per noi, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, sarebbe un terribile...
(Interruzione)
Tu hai il brutto vizio di interrompere sempre le persone! Taci e ascolta, anche a te fa bene ogni tanto!
PIRISI (D.S.). Si prenda un po' di bromuro!
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Murgia, onorevole Pirisi per cortesia!
MURGIA (A.N.). Il bromuro lo deve prendere lei quando andrà a spiegare a Macomer tutto ciò che non ha fatto da consigliere.
Per noi sarebbe un terribile errore dividere e frantumare la coalizione alternativa alla sinistra proprio adesso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la manovra finanziaria arriva in Aula integrata e migliorata, rispetto alla sua formulazione originaria, grazie al lavoro della Commissione bilancio e alla stretta collaborazione tra la Giunta regionale e la maggioranza. Voglio anche sottolineare che sin dalla prima stesura la proposta di manovra presentata dall'assessore Masala evidenziava un sostanziale equilibrio rispetto alle manovre degli anni precedenti.
In particolare la manovra 2003 coinvolge lo stesso quantitativo di risorse finanziarie in valore assoluto. La manovra di quest'anno non presenta sostanziali differenze nella distribuzione percentuale delle risorse finanziarie tra le principali aree tematiche. E' anche vero che il peso crescente del debito e una progressiva riduzione delle assegnazioni statali ha comportato una contrazione nelle spese; le critiche sono tuttavia il segnale di un clima di forti aspettative che la società civile, le parti sociali ed economiche ripongono sulla classe politica, e sono segnali che non intendiamo affatto trascurare.
Le sollecitazioni e le critiche hanno avuto il loro peso nell'indirizzare i lavori della Commissione e hanno contribuito a migliorare nel complesso la manovra. Il presidente Balletto e la sua Commissione hanno svolto un lavoro meticoloso di integrazione, hanno colto le istanze e i suggerimenti rispettando, da una parte, la concertazione con le parti sociali, dall'altra, i vincoli di bilancio. Questo anche nella ristrettezza della massa finanziaria realmente manovrabile.
Voglio sottolineare come tra le forze di maggioranza e la Giunta abbia prevalso un costruttivo spirito di collaborazione proprio per introdurre i correttivi per migliorare la manovra. Il clima di collaborazione non ha però riguardato tutte le forze di maggioranza e non sono mancati toni accesi di contrapposizione. Anche in occasione della scorsa manovra, nel 2002, siamo arrivati molto vicini a una crisi senza sbocchi; ha poi prevalso il senso di responsabilità di tutte le forze di maggioranza, che in quella occasione hanno deciso di non usare il Governo della Regione come campo di battaglia per questioni diverse dalla governabilità.
E' difficile immaginare una stagione di lavoro davvero proficuo se non si risolve positivamente il problema dell'osservanza del patto di appartenenza alla coalizione. Nel pieno rispetto del credo politico di ciascuno, penso che nessuno, oggi, possa rimettere in forse la realtà di uno schieramento ormai chiaramente bipolare. Non si possono ipotizzare vaghe soluzioni alternative al bipolarismo che mettono in pericolo la governabilità di questa Regione da parte di chiunque.
All'inizio della legislatura abbiamo assunto un preciso impegno di cambiamento nei confronti dei sardi, quello di assicurare un governo alla nostra regione offrendo nuove prospettive di crescita dopo anni di politiche fallimentari. Sulla ricerca del cambiamento è stato possibile avviare la legislatura e il presidente Floris ha potuto varare la Giunta. Il problema politico esiste e siamo chiamati a risolverlo.
Secondo noi bisogna adottare un nuovo modello politico che riesca a collegare e valorizzare le diversi componenti della coalizione. Occorre esaltare le radici dei sardi, occorre portare con determinazione assoluta le nostre istanze peculiari sarde a Roma e a Bruxelles. Maggiormente oggi si rafforza in noi la convinzione che l'approvazione della manovra finanziaria sia un dovere da parte del Consiglio regionale.
Sappiamo che i margini della manovra sono ormai da molto tempo limitati; il bilancio ha una sua rigidità strutturale con una gran parte di spese obbligatorie; è quindi ripristinare una maggiore flessibilità di bilancio per rendere la manovra finanziaria realmente utile al perseguimento degli obiettivi di crescita. Questo presuppone alcune scelte tecniche di medio e lungo periodo, che dovrebbero essere svincolate dalla contrapposizione politica. Al contenimento del debito va aggiunta una sempre più decisa azione per aumentare il livello delle entrate.
In questo senso sono diverse le iniziative della Giunta regionale nei confronti del Governo nazionale. In primo luogo il quadro dell'intesa Stato-Regione, all'interno della quale è stata posta con forza dalla Giunta Pili la questione delle entrate regionali. E' ora che si affermi il principio che la compartecipazione della Regione alle entrate tributarie sia sempre più rispondente ai volumi di ricchezza realmente prodotta nell'Isola. Bisogna assegnare alla nostra Regione la quota di decimi calcolata non sulle imposte riscosse in Sardegna, ma sui redditi prodotti da chi opera nella nostra Isola. Così come va rivista in aumento la quota di IVA che ci viene resa dallo Stato.
Ma l'azione della Giunta regionale si dispiega anche su altri fronti di grande rilievo: prima tra tutte la questione delle risorse idriche, dove prosegue con convinzione, a tappe forzate, l'opera del Presidente commissario che ha recentemente varato alcuni importanti provvedimenti. Non meno importanti sono i risultati ottenuti dalla Giunta regionale in materia energetica, grazie alla proficua collaborazione con il Governo nazionale.
Nello scorso mese di dicembre è stato approvato, fra le grandi opere strategiche del Governo Berlusconi, il progetto di costruzione del metanodotto, che indica la nostra Isola come la seconda via di adduzione del metano dall'Algeria al continente italiano e, per questo tramite, al sud dell'Europa. Ed è di questi giorni la costituzione del Consorzio internazionale incaricato della progettazione e realizzazione del metanodotto.
Il 25 febbraio ultimo scorso si è svolto un incontro con il ministro Marzano per la definizione di due accordi di programma: uno per gli aspetti energetici e l'altro per la qualificazione dei poli chimici regionali. Energia e chimica sono per noi punti fondamentali; nei prossimi giorni la Giunta esaminerà l'aggiornamento del piano energetico regionale e questo consentirà di razionalizzare al meglio e di programmare lo sfruttamento delle fonti di approvvigionamento energetico.
Va anche sottolineato l'avvio del programma di realizzazione del sistema di connessione a fibra ottica per il trasporto dell'informazione da e verso la Penisola. Il nostro obiettivo è la realizzazione della continuità territoriale telematica, con il cavo in fibre ottiche. Anche questa è un'infrastruttura fondamentale che era stata avviata dalla precedente Giunta Floris e che consentirà agli operatori sardi di poter essere competitivi.
Per le zone deboli occorre introdurre un metodo che disciplini i rapporti fra i territori e la Giunta regionale sul modello dell'intesa istituzionale di programma che regola i rapporti tra la Regione e lo Stato. In altre parole, la Regione dovrebbe utilizzare, nei confronti degli Enti locali delle aree deboli, la stessa procedura che il Governo nazionale utilizza nei confronti delle regioni più deboli.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue CORONA.) Sul piano del lavoro, occorre ridefinire l'impostazione originaria del piano che, come mostrano i dati di monitoraggio, non sta sostenendo i risultati sperati. Voglio sottolineare che le risorse trasferite ai comuni hanno rappresentato una delle poche occasioni riservate agli enti locali per programmare direttamente lo sviluppo dei propri territori. La legge numero 37 del 1998 è una legge che dobbiamo modificare senza mortificare le aspettative dei enti locali. Nel frattempo, riteniamo che debba essere rifinanziata.
Sono queste le principali partite aperte che caratterizzano la positiva azione di governo della Giunta Pili. Abbiamo il compito di attuare con decisione il nostro progetto di governabilità con l'unico e fondamentale obiettivo di offrire risposte concrete ai sardi.
Voglio ricordare il successo della Sardegna ai primi posti per l'impegno dei fondi POR nell'anno 2000 (il 70 per cento in più), il successo della genetica (ci sono in Sardegna punte di eccellenza internazionale nel settore), la continuità territoriale per i passeggeri, che è già stata realizzata, la continuità telematica, ne abbiamo parlato prima, la continuità per le merci (è alla firma del ministro Tremonti il decreto attuativo con sconti del 50 per cento), la disoccupazione, che è scesa dal 22 al 18 per cento. Ma tutto questo non basta, tutto questo non ci può bastare. Restano aperte altre questioni che non possiamo pensare di risolvere tutte con la manovra oggi in discussione.
I fattori nazionali e internazionali non sono favorevoli. C'è un evidente freno alla globalizzazione mondiale, ma i principi della globalizzazione, la sua attuazione in Europa e nei paesi del Mediterraneo possono essere ancora perseguiti con successo. Sul fronte interno occorre aggiungere che noi vogliamo arrivare alla semplificazione e all'accelerazione della burocrazia. Bisogna disegnare e costruire una Regione aperta e volano di crescita.
Ha ragione chi grida: "Meno Regione, più società!" C'è bisogno di un nuovo rapporto tra Consiglio regionale e cittadini, una nuova stagione tra elettori e delegati. I delegati non possono nascondere il voto ai loro elettori, per questo è urgente l'abolizione del voto segreto. La questione sarda si risolve anche riformando il Regolamento consiliare e l'amministrazione regionale. Riflettiamo, la congiuntura mondiale costringe le nazioni e i mercati a rivedere i propri obiettivi continuamente. La gente, gli elettori, l'opinione pubblica chiedono maggiore trasparenza, maggiore decisione nelle riforme, maggiore impeto nel cambiamento, e ciascuno di noi è impegnato a farlo. Noi lo faremo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
Spissu (D.S.). Signor Presidente, qualche giorno fa la Giunta regionale ha chiesto al Consiglio di approvare il terzo mese di esercizio provvisorio, non essendo disponibile un bilancio approvato entro i termini che la nostra legge di contabilità prevede.
L'esercizio provvisorio, come tutti noi sappiamo, è in sé un fatto grave, che produce effetti devastanti sull'economia della Sardegna, e non solo per l'incertezza nella quale tiene l'intero sistema economico, sociale e associativo degli enti locali, ma soprattutto perché annulla totalmente i benefici che la spesa pubblica potrebbe determinare in un'economia fortemente dipendente dal pubblico e in grande difficoltà, come noi sappiamo.
Ma questo fatto, il ricorso cioè all'esercizio provvisorio, non costituisce più una notizia. I precedenti non depongono, infatti, a favore del governo di centrodestra che nelle tre leggi finanziarie precedenti ha dovuto chiedere anche il quarto mese di esercizio provvisorio, essendo riuscito ad approvare la legge finanziaria sempre solo alla fine del mese di aprile.
Più che di episodi quindi, e di incidenti di percorso, dobbiamo parlare di una caratteristica strutturale della vostra avventura governativa; quattro quinti della vostra esperienza contrassegnati dal fallimento di un indirizzo politico e programmatico da voi ritenuto indispensabile. "Modernizzare!", avevate detto, rendere efficiente ed efficace la politica del bilancio, risanare e quant'altro avete proclamato - con una consistente faccia tosta, dobbiamo dire con il senno di poi - all'inizio della vostra esperienza di governo.
Il re risulta un po' nudo e il povero (povero per la parte che deve svolgere naturalmente) ma disciplinato Balletto deve rifugiarsi nell'impossibile affermazione che questa finanziaria riconferma le già avviate politiche di rigore tese al risanamento della finanza regionale, per dare un senso al suo dire e alla sua obbligata difesa d'ufficio.
Diciamocelo francamente: c'è una qualche difficoltà a pensare a questa finanziaria che produce il più straordinario indebitamento della storia democratica della nostra Regione, un debito che provocherà il più alto rateo di restituzione, o se preferite, di ammortamento, consentito dalle nostre entrate tributarie e extra tributarie, portandolo alla significativa cifra, a decorrere dal 2005, di 619 milioni di euro, pari a 1.200 miliardi circa di vecchie lire, e che fino al 2012 ci terrà inchiodati alla sua restituzione; abbiamo difficoltà a vederla ed a pensarla con gli occhiali della Giunta e di Balletto come una finanziaria di risanamento.
La stessa difficoltà cominciano ad avere larghi settori dell'opinione pubblica sarda, che si rende conto dello straordinario risultato che la vostra accidentata maggioranza provoca. Uno stratosferico indebitamento, una ormai consolidata incapacità di spendita, la compressione delle aspettative nei settori vitali della nostra società, a partire dagli enti locali e dalle province. Quegli stessi enti locali che, dopo una civilissima e preoccupata manifestazione, alla quale alcuni di voi hanno partecipato fornendo ampie rassicurazioni, si sentono accusare dall'assessore Masala e da Pittalis (pieno di certezze come sempre), di non riuscire a spendere neanche le risorse che sono già a loro disposizione.
Possiamo anche convenire in linea generale, ed anche concordare, che deve essere modificata la cultura dello stanziamento alla quale è giusto che sostituiamo la cultura della spesa, di una spesa qualificata. Inviterei a fare attenzione, però, al fatto che gli stanziamenti che in questa finanziaria si riducono, sono quelli destinati ai Comuni, sono quelli destinati alle imprese, sono quelli che incidono direttamente sulle condizioni di vita delle popolazioni, sull'occupazione, sulla possibilità per i più deboli di attenuare i rigori della vostra politica senza capo né coda. Una politica a parole liberista, nei fatti una politica che deteriora la società sarda in maniera irreparabile.
Come possiamo altrimenti definire l'assalto alle casse della Regione a cui assistiamo in questi anni? Non c'è settore che non si finanzi e che non si affacci a richiedere fondi alla Regione. Non c'è associazione, facoltà universitaria, ente o società di consulenza che non trovi accoglienze e orecchie sensibili in questa vostra maggioranza, con il risultato di produrre il doppio nefasto risultato di un sistema economico e sociale assistito, di una spesa non qualificata e insieme l'obiettivo di mancare la selezione degli interventi e dei settori nei quali concentrare le non infinite risorse della Sardegna.
State anestetizzando il sistema sardo. La nostra economia rischia di essere sempre più assistita e quindi sempre più dipendente dal sistema politico, dalla politica in senso lato. Al progetto politico, alla cara visione della prospettiva, al libero dispiegarsi delle energie, sostituite il controllo e la clientela. Ai meccanismi automatici e alla responsabilità di tutti i soggetti, sostituite la logica della dipendenza, dell'irresponsabilità. Ai meriti ed ai bisogni sostituite l'appartenenza e la complicità.
Non pronuncio questo discorso perché, essendo l'opposizione, devo argomentare a sostegno della mia tesi e contro questa maggioranza. Credo che sia un ragionamento politico generale che una classe dirigente degna di tale nome deve fare, perché i danni che altrimenti si produrranno saranno nefasti, non solo per la vostra parte politica ma per l'intera Sardegna. La prima vera e grande riforma è questa: un uso politicamente corretto delle risorse, anche di quelle dell'Assessorato della cultura - onorevole Floris assente - che non è stato secondo a nessuno nell'uso delle risorse in termini discrezionali e clientelari.
Quattro leggi finanziarie sono un ampio campionario di riferimento per valutare l'inadeguatezza, l'approssimazione e l'assenza di qualunque strategia da parte della maggioranza che è tale solo, forse numericamente, e a fasi alterne, ma che dimostra ogni giorno come il suo collante non sia la politica né il programma ma un patto posticcio basato sulla partizione e sulla gestione. Ed è così che affrontate tutte le questioni della Sardegna! Manca totalmente una politica dell'entrata, il confronto con lo Stato, con il vostro Governo amico, langue o si ferma ai libercoli azzurri che Pili ogni tanto mette in circolazione.
Tutto il sistema delle nostre entrate resta ancorato al regime previgente, superato dalle Regioni a statuto ordinario che, dal 2001, hanno un sistema assolutamente nuovo. La Sardegna, nonostante i processi di decentramento in atto per effetto della modifica della parte seconda del Titolo V della Costituzione, mantiene inalterata la quota di compartecipazione al gettito IRPEF e IRPEG, determinato in misura inferiore a quella di altre Regioni a statuto speciale. E` rimasta irrisolta la questione della riscossione dell'IRPEF dei dipendenti delle imprese commerciali e industriali con sede legale fuori dalla Sardegna, quella dei dipendenti dello Stato e dei pensionati dell'INPS.
Nessuna iniziativa è stata assunta per l'attuazione dell'intesa istituzionale di programma del 21 aprile 1999 la cui attualità e conclusione deriva anche dall'addensarsi all'orizzonte dei pericolosi disegni devolutivi di Bossi che completeranno l'opera di indebolimento del sud e della Sardegna, iniziata dal Governo Berlusconi, con gli effetti che già possono essere apprezzati sull'occupazione, sui tassi di crescita, sulla diminuzione del livello dei servizi alla collettività.
Non c'è cenno di queste problematiche nella vostra azione. Non c'è respiro nelle iniziative verso la Stato amico vostro né verso l'Europa dove puntate all'improbabile impresa di restare nell'Obiettivo 1, dopo il 2006. Tutte le parole d'ordine dietro cui vi siete trincerati crollano alla prova dei fatti: una Regione più povera, più accentratrice, meno efficiente, ipertrofica negli apparati e nelle consulenze, che sono diventate il vero settore e l'unico in reale crescita. Monitoraggi, studi, ricerche e promozione, portali di cui nessuno sa niente e di cui nessuno può apprezzare il risultato, una indecorosa pletora di nuove società e consorzi il cui unico scopo è mantenere i consigli di amministrazione e qualche esperto, società amiche e di amici.
Un apparato burocratico che Balletto individua come il responsabile dell'inefficienza, scordandosi di dire che, in questi quattro anni, nell'apparato burocratico sono state effettuate pesantissime incursioni che hanno prodotto la deresponsabilizzazione e lo spoil system esasperato col risultato di peggiorarne efficienza e funzionalità. Il vero shock è questo, c'è stato lo shock burocratico annunciato nella prima Giunta Floris.
Lo specchio della vostra politica si rende chiaro e solare nell'articolo 20 recante disposizioni varie (29 commi di espoliazione del bilancio) e nell'articolo 14 eliminato, secondo la maggioranza, perché troppo complesso con i suoi 27 commi (in realtà per punire Scarpa e quindi Floris), e sostituito da un emendamento della Giunta più sobrio (ha "soltanto" 8 commi e 39 lettere). Suvvia, siamo seri, insomma!
La verità è che "siamo alla frutta", che siete alla frutta! Una maggioranza in perenne crisi alla ricerca di non si capisce bene quale "spirito", in costante verifica interna non tanto sui programmi ma sugli assetti. A Bruno Murgia, che da quattro anni implora la realizzazione degli "Stati generali" per rilanciare lo spirito della coalizione, bisogna dire che la legislatura è quasi finita, che si sbrighi a indire gli Stati generali perché altrimenti non ci sarà più tempo! Quindi una maggioranza impegnata sugli assetti degli enti da spartire o sulle staffette da effettuare tra Assessori.
E` stato detto qui che la maggioranza che fa finta di governare la Sardegna, occupando la Giunta e gli enti, nascerebbe da un nobile patto politico tra forze nazionali e forze di un centro autonomistico e nazionalitario, un confronto quindi tra due culture che produrrebbe per la Sardegna effetti benefici e fantastici. Chiedo scusa, ma ci dobbiamo essere distratti, più che un confronto di cultura, infatti, a noi sembra di aver assistito, a inizio legislatura, a un vergognoso e poco degno passaggio di consiglieri da un campo all'altro, condotti dalla lucida lungimiranza di un ex consigliere regionale, tale Grauso, le cui tracce, insieme alla nobiltà del disegno, sono tutte visibili nella composizione della Giunta.
O volete forse farci credere e far credere ai sardi che Ladu sia la punta avanzata di un disegno moderno di incontro tra due grandi culture che in Sardegna produrranno effetti fantastici? Non esiste, onorevole Floris, un centro nazionalitario, esiste più banalmente un costante tentativo di posizionamento centrale che intende far valere più che la forza delle idee, il potere di interdizione e di contrattazione, un centro geografico e non politico che in cambio di potere assicuri i voti alla destra per stare al Governo.
Tutti insoddisfatti, insomma, in questa finanziaria: Floris, i Riformatori, produttori di convegni elettoralistici, tutti a minacciare profonde modifiche alla finanziaria, figlia di NN, salvo poi spartirsene le spoglie in nome di quel Dio minore che vi tiene insieme. Un'alleanza basata sulla minaccia e sulla paura di tornare a casa; uno straordinario attaccamento alle poltrone senza eguali, onorevole Pili, un'alleanza che non può ascrivere a suo merito un risultato in nessun settore: lavoro, sistema industriale, servizi sociali, riforme. Non c'è una questione su cui possiate dire: "questo è il risultato dell'impegno del nostro lavoro; questo è il risultato che offriamo ai sardi".
Si consuma così, nel segno del centrodestra, una legislatura improduttiva, di basso profilo, che non ha affrontato alcun tema fondamentale, che ha prodotto poche leggi, che trasferisce ai sardi un'immagine povera della politica. Una legislatura senza idee e senza riforme, con un grado di coesione interna più basso che in precedenza, che ha registrato l'incredibile gestione della vicenda delle province, allegramente guidata da Biancareddu e devastata dai finanziatori (da ricercarsi nel centrodestra) di un dannoso referendum; con un grado di coesione bassissimo tra le zone costiere e le zone interne, tra aree metropolitane e rurali.
Il sistema delle parti economiche e sociali viene costretto ad attestarsi sulla richiesta di stanziamenti nel rispettivo settore, anziché essere chiamato a cimentarsi sulle prospettive di sviluppo, sulla qualificazione della spesa, sulla revisione del sistema degli aiuti alle imprese. La concertazione è diventata con voi una parola vuota che al più, nel punto più alto richiamato come esempio, ha prodotto un'intesa su diciotto disegni di legge collegati alla legge finanziaria 2000, peraltro soltanto annunciati.
Riconsegnate e riconsegnerete nelle mani degli elettori, prima possibile, una Sardegna senza bussola che ha perduto il senso del suo ruolo storico nel rapporto con lo Stato e con le popolazioni. Una Sardegna che guarda con minore fiducia alla prospettiva, un po' ripiegata su se stessa, più dipendente dalla vostre centrali romane verso le quali siete totalmente subordinati anche se chiamerete, onorevole Murgia, il vostro partito "Alleanza Nazionale Sarda".
La Regione è per voi una grande cassa da amministrare con crescente discrezione, senza sistemi di verifica e di controllo contabile, programmatico e settoriale. Questo è l'ennesimo bilancio, il quarto, senza padri né madri, con molti nella maggioranza che lo voteranno per senso di responsabilità. Questa è l'affermazione un po' incredibile dell'onorevole Floris, che dopo venti giorni, un mese di minacce, di tuoni, si piega al senso di responsabilità sulla base della richiesta avanzata dai Riformatori.
Ma responsabilità verso chi, onorevole Floris? La responsabilità dovrebbe essere una responsabilità verso i sardi, non verso una coalizione e una maggioranza. E se questa legge finanziaria è davvero come lei l'ha descritta in quest'Aula e fuori da quest'Aula, dove sta la responsabilità in chi dice tutto il male possibile di questa finanziaria e della maggioranza e ritiene poi di doversi piegare a un gesto di responsabilità votando a favore? Questo è certamente un mistero della fede cui solo i cattolici possono credere.
La sua Giunta, onorevole Pili, cosstituisce un grave incidente nel percorso dell'autonomia della Sardegna e speriamo che si concluda il più presto possibile. L'opposizione fa quello che è necessario che faccia l'opposizione, onorevole Murgia e onorevole Capelli, i progetti ce li abbiamo ma non è ci è stata data la possibilità di confrontare i nostri progetti e le nostre opinioni in tutte le sedi a questo deputate, a partire dalle Commissioni nelle quali brillate per assenza e nelle quali non esiste un'interlocuzione.
Quindi la vostra è una legge finanziaria senza idee, senza progetto, e in Aula mostrate una sicurezza che non ha fondamento, che non ha alle spalle, né retroterra politico né retroterra numerico. Io credo che non riuscirete a varare questa finanziaria, non c'è maggioranza e - se si eccettuano i toni lirici di Corda - questa maggioranza è una grande desolazione.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio per replica.
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo che in questa sede non ci si possa che limitare ad affrontare soltanto aspetti di carattere generale, dal momento che sugli aspetti particolari sarà giocoforza intervenire in sede di esame dei singoli articoli.
Io credo che sarebbe stato molto facile per la maggioranza, il Presidente, l'Assessore della programmazione, a partire dal mese di luglio 2002, allorquando si aprì la stagione del confronto con le organizzazioni sindacali, prima per verificare il monitoraggio sulla spendita delle risorse dell'articolo 19 della legge 37 del 1998, poi per fronteggiare i problemi sulla chimica, per fronteggiare i problemi sul parco geominerario, per una serie di problemi che di volta in volta si sono affacciati quotidianamente nell'agenda politica della Giunta, sarebbe stato molto facile, per esempio, rispondere ai rappresentanti delle categorie degli artigiani che chiedevano 100 milioni di euro, offrendogliene 200; ai commercianti, all'associazione dei commercianti, che chiedevano 30 milioni offrendogliene 60 ; ai comuni che chiedevano 300 milioni di euro, offrendogliene 600, e magari anche al Consiglio regionale offrendogli il doppio di quanto chiedeva. Sarebbe stato molto facile, ma non sarebbe stata certamente un'azione onesta.
E allora l'Assessore della programmazione che cosa deve fare? Deve rispondere positivamente a tutte le richieste che provengono da ogni dove, oppure deve dire la verità? Il problema si pone anche con i singoli componenti della maggioranza, che spesso fa la maggioranza e spesso fa anche, al suo interno, l'opposizione. Questa però è una grande ricchezza per la coalizione; del resto abbiamo avuto altri esempi in passato, anche la maggioranza della precedente legislatura disponeva di questa virtù: riusciva a essere a un tempo maggioranza e opposizione.
E questa maggioranza, figlia di quella stagione, vuole essere ugualmente maggioranza e opposizione, quindi individua, strada facendo, un'anima alla propria legge finanziaria, oppure individua dei correttivi che magari non sono poi tanto rivoluzionari, ma costituiscono, comunque, il risultato di un'attività di confronto quotidiano, continuo, tra Giunta e maggioranza, tra maggioranza e parti sociali che devono anche loro sentire, essendo sintesi anch'essi, i Gruppi dei partiti che esprimono, dell'opinione pubblica che ascoltano, come l'opposizione del resto.
Tutti quanti noi sentiamo quotidianamente, ci aggiorniamo. Di qui la necessità di presentare modifiche, di integrare la manovra anche con emendamenti (perché no?) ogni cinque secondi, anche quelli relativi alla cultura, al famoso articolo 14, che non è un'elencazione di richieste che provengono solo dalla maggioranza ma provengono, in grandissimo numero, anche dall'opposizione, perché espressione delle istanze che arrivano dai territori, da ogni parte.
Allora io dico, quando il 20-25 di settembre il Presidente della Giunta ha comunicato ai sindacati che era fermo intendimento dell'Esecutivo presentare, per l'approvazione in Giunta, la manovra finanziaria entro il termine legale del 30 di settembre, fui proprio io colui al quale i segretari delle confederazioni sindacali si rivolsero per chiedere un supplemento di concertazione, un supplemento di confronto, considerato che un ritardo di 10 o 15 giorni non poteva essere considerato la fine del mondo, se ciò avesse comportato un approfondimento del confronto.
Noi abbiamo detto: ma facciamo come hanno fatto a Roma, dove presentano, approvano la finanziaria, la presentano in Commissione, poi si discute, si continua a discutere. No! Perché una volta che la Giunta si spoglia della proposta, la stessa è nella disponibilità del Consiglio e quindi soltanto attraverso le consultazioni coi Gruppi le parti sociali possono dialogare come in effetti hanno fatto. Noi abbiamo preferito avviare un serio confronto soprattutto con le organizzazioni sindacali, le quali hanno riconosciuto che è stato adottato un metodo concertativi.
Il segretario generale della C.I.S.L. ha affermato: "Si è trattato di vera concertazione". Si è trattato di concertazione nel metodo non nei risultati; i risultati sono stati tali per cui a due delle domande avanzate dalle organizzazioni sindacali non è stato possibile offrire risposta. La prima riguardava l'obbligo formativo ed è stata fornita risposta successivamente, l'altra riguardava il rifinanziamento sic et simpliciter dell'articolo 19 della legge numero 37 del 1998, cioè 333 miliardi di lire da stanziare per il 2003 su una legge che aveva per definizione un arco temporale triennale. Dico "per definizione", perché si trattava di un piano straordinario ma, come accade sempre, anche in Sardegna, tutto ciò che è provvisorio è destinato a diventare definitivo, acriticamente, senza alcuna valutazione su cosa è stato prodotto, e se e come sono state spese le risorse.
Noi abbiamo svolto vera concertazione, anche se su due delle dieci domande formulate dai sindacati non abbiamo potuto offrire una risposta affermativa in quel momento. Però come ben sanno i componenti della Commissione, le organizzazioni sindacali hanno rifiutato l'offerta avanzata dalla Giunta, e cioè la messa a disposizione di una certa cifra per il 2003, quella che era disponibile al momento, nonché l'impegno di destinare a quella finalità tutte le eventuali risorse che venissero recuperate nel corso del 2003 e quelle eventualmente utilizzabili in conseguenza della riduzione dell'indebitamento, quindi in conseguenza di economie per l'esercizio 2002. E' stato posto un rifiuto e noi ne abbiamo preso atto.
Non si può, del resto, parlare di legge finanziaria senza sapere quali risorse dobbiamo utilizzare per fronteggiare le spese. Ebbene, su questo argomento sono state mosse delle critiche ingenerose, ma questa non è una colpa di chi le ha mosse, forse c'è stato un difetto di comunicazione, il consigliere regionale non è tenuto a sapere se in assessorato si lavora e su che cosa si lavora.
L'intesa istituzionale del 21 aprile 1999 non è patrimonio di questo o di quello, è patrimonio di tutta la Regione, e proprio perché è patrimonio di tutta la Regione, chi vi parla, cinque secondi dopo il suo insediamento, si è preoccupato di verificare se esistesse la famosa Commissione paritetica e (avendo accertato che esisteva soltanto sulla carta) ha cercato di renderla operante. Questi sono i risultati.
SECCI (La Margherita-D.L.). I documenti li abbiamo anche noi, Assessore!
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Esisteva solo sulla carta, onorevole Secci. Ho detto che esisteva solo sulla carta perché è stata costituita, c'è stato il primo confronto a livello nazionale, dopodiché tutto è finito lì. Si doveva verificare lo stato delle entrate al 1983, da mettere in relazione alla spesa del momento, per verificare se lo Stato era nostro debitore in relazione a quello che ci dava nel 1983. Questo è un lavoro in corso, non è facile, non si può concludere in cinque minuti con la bacchetta magica, però è in corso e nessuno prima l'aveva fatto.
FADDA (La Margherita-D.L.). Non cinque minuti, quattro anni!
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Non sono lavori che si possono concludere né in cinque minuti né in tre anni perché i risultati si cominciano a vedere dopo un attento approfondimento dei problemi. E allora si scopre che lo stato delle entrate - questo per rispondere a coloro i quali affermano che non si fa niente - è migliorato di circa sei volte dal 1983 in poi, in valori 2002 lo stato delle entrate è passato da...
SECCI (La Margherita-D.L.). Assessore, sorvoli, poi ne riparliamo!
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Io sono rimasto spesso semplicemente ad ascoltare; ho ascoltato tutti con assoluta pazienza, ho la cultura dell'ascolto, quindi prego i colleghi di avere un attimo di pazienza.
Nel 1984 le entrate che provenivano dalle compartecipazioni statali, escluse le assegnazioni statali, ammontavano a 1.036 miliardi, poco più di 1.000 miliardi e si è passati a 6.097 miliardi. Riportando quest'ultima cifra ai valori del 2002 (tenendo conto cioè dell'inflazione) noi abbiamo praticamente raddoppiato le entrate, che ammontano ormai a due volte e mezzo l'importo degli anni precedenti. Ma, ahimè, la spesa però da due volte e mezza è passata a tre volte, quindi c'è un divario tra l'ammontare delle entrate e l'ammontare delle spese. I due assessorati che hanno registrato una maggiore lievitazione della spesa sono stati l'Assessorato degli enti locali e l'Assessorato della sanità.
Per quanto concerne l'Assessorato degli enti locali, conseguentemente all'applicazione di leggi, che questo Consiglio ha legittimamente approvato, la Regione si è dovuta sostituire allo Stato per far fronte alle diminuzioni di trasferimenti da parte di quest'ultimo a favore del sistema degli enti locali. Ciò ha determinato una crisi all'interno del sistema regionale, per cui ferme le entrate, in termini di valore, per sopperire alle manchevolezze, alle deficienze di cassa, di risorse da parte degli enti locali sono aumentate le uscite. Tutta la legislazione approvata in materia (dalla legge numero 25 del 1993 ai progetti speciali e a tutte quelle approvate nel 1981 o nel 1989) ha comportato una notevole lievitazione della spesa.
Che dire poi delle spese per la sanità?Lo sapete come sono lievitate. Siamo passati da una cifra che si aggirava intorno ai 1.000 miliardi, a circa il 30 per cento dell'intera disponibilità delle entrate.
Allora, quando ci si trova di fronte a una situazione di questo genere, l'Assessore della programmazione deve offrire risposte sempre più affermative, sempre accondiscendenti alle richieste che vengono avanzate, oppure deve cercare di contenere, per quanto è possibile, questa lievitazione della spesa? Occorre cercare di far capire alle categorie produttive, ai sindacati, agli enti locali, che sì loro hanno anche ragione, è vero che sono state diminuite le risorse erogate dallo Stato, ma è anche vero che nel 2001 sono state assegnate loro risorse in misura mai vista prima, perché il bilancio del 2001 era stato concepito con la doppia annualità del POR.
E invece come ragionano i sindacati, gli enti locali e le categorie produttive? Dicono: siccome noi, nel 2001, abbiamo ricevuto 100 miliardi di lire, dobbiamo ricevere anche quest'anno se non di più almeno 100 miliardi di lire. Ma siccome quest'anno non c'è una tale disponibilità di risorse, per fronteggiare la situazione si deve ricorrere al mutuo, cioè all'indebitamento.
Ebbene, sapete voi, secondo gli studi effettuati dai tecnici, in attuazione proprio di quell'accordo, di quell'intesa istituzionale dell'aprile 1999, qual è stata la prima causa di tutti i guai che sono venuti fuori con l'indebitamento? La prima causa va ricercata nel primo mutuo di 200 miliardi che è stato acceso nel 1988. Il ragionamento è molto semplice:se io guadagno 100 e impegno 10 per pagare un mutuo, evidentemente l'anno successivo posso contare soltanto su 90 perché 10 sono già impegnati e se voglio spendere 100 come l'anno precedente devo, nel secondo anno, contrarre un ulteriore mutuo, e così si continua con un processo a catena.
E' necessario pertanto che questo discorso venga accettato da tutti indistintamente e si finisca di fare demagogia dicendo nello stesso momento "aumentiamo le spese e diminuiamo i debiti"; o si fa l'uno o si fa l'altro!
Noi dobbiamo necessariamente accettare e far accettare a tutti il concetto che non abbiamo altra scelta: o aumentiamo gli stanziamenti dell'anno precedente e aumentiamo i debiti, oppure riduciamo gli stanziamenti e contraiamo i mutui. Perché è facile dire: "eliminiamo le spese superflue", ma quelle spese cosiddette superflue non sono mai quelle alle quali si pensa, perché quando in un bilancio oltre il trenta per cento è impegnato per le spese obbligatorie della sanità, quando 4 o 500 miliardi di lire vengono spesi per il personale, quando 150 miliardi di lire vengono spesi per l'istituzione Consiglio regionale, se si eccettuano tutte queste spese obbligatorie vedrete che non rimangono molti margini di manovra.
Contrariamente a quanto viene riportato sulla stampa, infatti, nel 2002 i livelli di spesa sono stati molto elevati, perché sono state spese circa il 60 per cento delle somme impegnate in conto competenza 2002. L'Assessorato della programmazione registrava 7.400 miliardi di lire che servivano per pagare i mutui e quindi evidentemente non si potevano spendere. Quelle sono cifre riportate come disavanzo amministrativo. Ma noi dobbiamo, sottraendo questo dato, partire da 6.760 milioni di euro circa; questa era la somma disponibile, e di questi sono stati impegnati 5.489 milioni e spesi 3.493 milioni, quindi circa il 60 per cento.
La riduzione si registra in conto residui dove si è speso solo il 30 per cento dell'impegnato. Però la somma tra competenze e residui ha determinato una spesa maggiore di quella derivante dalle disponibilità di cassa, tant'è che siamo stati costretti ad accendere i mutui proprio per garantire la liquidità di cassa necessaria per fronteggiare i pagamenti. Quando si concentrano tutti gli impegni, le obbligazioni del passato in un unico anno, c'è il rischio di non avere le risorse per pagare le spese. Ecco perché abbiamo dovuto ricorrere all'indebitamento; proprio per ragioni di cassa.
Le categorie produttive sono tutte scontente; ho avuto la virtù (almeno una ce l'ho, l'ho avuta!) di essere riuscito a mettere tutti d'accordo: maggioranza, opposizione, categorie e sindacati; tutti d'accordo nel dire no alla legge finanziaria.
Ebbene, gli enti locali hanno ricevuto le stesse risorse dell'anno scorso e così gli artigiani, i commercianti, gli industriali, la programmazione negoziata, i servizi socio-assistenziali. Pertanto questa reiezione nei confronti della finanziaria è imputabile solo all'impossibilità di aumentare gli stanziamenti rispetto agli anni precedenti.
Un'ultima considerazione relativamente agli enti locali, alla luce della riforma del Titolo V della Costituzione. Noi siamo stati i primi a considerare le organizzazioni sindacali al di fuori della cosiddetta concertazione, proprio per un rispetto di carattere istituzionale e costituzionale. Infatti oggi, a differenza del passato, gli enti locali non possano essere trattati alla stregua dei sindacati o dei rappresentanti di categorie, ma costituiscono parte fondante della Repubblica italiana, quindi noi li abbiamo trattati sempre in quel modo e ne abbiamo parlato con loro quando abbiamo impostato, a seguito della presentazione del Dpef nel mese di luglio del 2002, gli schemi della manovra.
Io non debbo chiedere scusa ai sindaci neanche per quanto riguarda il problema del rifinanziamento dell'articolo 19 della legge numero 37 del 1998. Il giornalista de "l'Unione Sarda" può scrivere quello che vuole, io ho semplicemente detto che è molto facile dare una risposta. Si vuole aumentare a 300 milioni di Euro lo stanziamento a favore dell'articolo 19 della legge numero 37? Ditemi da dove devo stornarli. E' semplice! E` un ragionamento puerile, ma semplice. Volete rifinanziare l'edilizia scolastica? Ditemi da dove devo togliere i soldi. Li dobbiamo togliere dalla sanità, dagli Enti locali? Questa è stata la risposta.
Quindi io debbo chiedere scusa ai cittadini, ai cittadini sardi per non essere riuscito, caso mai, a ridurre l'indebitamento, non ai sindaci, che io non ho offeso, perché non ho affermato ciò che è stato riportato dalla stampa e comunque nel modo come è stato riportato.
Il ragionamento che noi facciamo è molto semplice: dal 1998 il tasso di disoccupazione è passato dal 20,6 al 18,5 per cento; il PIL pro capite della Sardegna è aumentato, è passato da 12.793 a 13.750 euro. Beh, sbagliando sbagliando noi siamo riusciti, insieme a tutte le circostanze che hanno concorso a questo, a ridurre di cinque punti circa il tasso di disoccupazione e ad aumentare di circa un milione di Euro il PIL regionale; se continuassimo a sbagliare così per altri 4 - 5 anni usciremmo sicuramente dall'obiettivo 1 perché avremmo senz'altro superato il 75 per cento del PIL dell'Europa.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Sospendo la seduta per qualche minuto e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per decidere sul proseguo dei lavori.
(La seduta, sospesa alle ore 14 e 25 , viene ripresa alle ore 14 e 35.)
PRESIDENTE. Il Consiglio riprenderà i lavori domani mattina alle ore 10 e 30, con la votazione del passaggio all'esame degli articoli. Dopodiché si proseguirà con la discussione sulla pace per poi riprendere l'esame dell'articolato del disegno di legge finanziaria.
La seduta è tolta alle ore 14 e 36.
Allegati seduta
Risposta scritta ad interrogazione
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Sanna Gian Valerio - Biancu - Sanna Alberto sui ritardi che gravano sull'appalto dei lavori per il ripristino conservativo dell'ex Seminario di Cuglieri. (559)
In riferimento alla nota della Presidenza della Giunta Regionale n. 2985/Gab datata 09.12.02, relativa all'oggetto, si trasmette in allegato la relazione, predisposta dal Servizio di Protezione Civile, contenente tutti gli elementi di risposta alla medesima sopraccitata nota.
In riferimento alla interrogazione in oggetto si evidenzia che:
- Il Servizio Protezione Civile dell'Assessorato fin dal settembre 2001 (note n. 2894 e 2899 del 04.09.2001) ha più volte sollecitato l'organo politico affinché fossero prese iniziative finalizzate al finanziamento dello stralcio esecutivo dei lavori relativi al recupero dell'ex Seminario di Cuglieri evidenziando essere esso l'unico atto necessario alla definizione dell'iter amministrativo da tempo in essere a cura del medesimo Servizio e non portato a compimento per mancanza di fondi;
- La legge di bilancio 2002 ha invece assegnato i fondi per la "Ristrutturazione e ripristino delle funzionalità del Seminario di Cuglieri, sino al momento, come detto, gestiti dall'Assessorato della Difesa dell'Ambiente - Servizio Protezione Civile, a valere sulla UPB S08.044 - cap. 08137 di competenza dell'Ass.to Regionale Lavori Pubblici - Servizio Edilizia Pubblica ponendo quindi, a quest'ultimo, il problema del trasferimento della pratica e dei relativi atti in suo possesso al nuovo titolare;
- Al momento dell'approvazione della sopraccitata legge lo stato di attuazione della pratica era giunto praticamente alla fase conclusiva della progettazione esecutiva tanto che il progettista Ing. Marcello Tuberi si accingeva a presentare gli elaborati esecutivi ai fini della loro approvazione;
- Il trasferimento ha determinato quindi, da parte di questo ufficio, la necessità della sollecita conclusione degli adempimenti a proprio carico (acquisizione degli elaborati esecutivi a termini di convenzione a suo tempo stipulata con l'ingegnere incaricato) e la urgente trasmissione all'Ass.to regionale LL.PP. al fine dell'avvio da parte dello stesso dell'iter istruttorio finalizzato alla trasmissione al CTAR (per l'acquisizione del necessario parere a termini della L.R. 24/89 e s.m.), prima della sua approvazione e successivo appalto delle opere anche ai fini di evitare l'economia delle somme stanziate;
- Immediatamente con rapporti informali per il necessario scambio di notizie e attraverso il coordinamento dei due Servizi e delle Direzioni Generali interessate, si è dato avvio alle procedure urgenti mirate all'acquisizione da parte dell'Ing. Tuveri degli atti progettuali esecutivi, e allegati connessi, al trasferimento della pratica all'Assessorato ai LL.PP., per gli adempimenti istruttori citati ove ha prestato la propria collaborazione anche il funzionario del Servizio Protezione Civile geom. P.P. Pittau;
- In tempi brevissimi e nonostante le enormi e comprensibili difficoltà derivanti dal trasferimento della pratica tecnico-amministrativa a nuovo ufficio si è giunti alla definizione dell'istruttoria attraverso la trasmissione degli atti progettuali al CTAR per l'emissione, da parte di quest'ultimo, del prescritto parere (intervento in data 18.12.02) e all'avvio, previa approvazione degli stessi elaborati, dell'iter finalizzato all'appalto delle opere con fissazione della gara d'appalto per il 10.04.03 per i lavori del primo stralcio esecutivo finanziati.
Nonostante le enormi difficoltà connesse si è giunti pertanto alla conservazione delle somme in bilancio (evitando quindi la loro economia) e alla definizione dell'appalto delle opere in progetto nei tempi e nei modi stabiliti.
Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA LICANDRO sull'intenzione della Regione autonoma della Sardegna di negare alla bottarga di Cabras il riconoscimento del marchio DOP.
Il sottoscritto,
premesso che da anni è presente nel territorio di Cabras una importante attività di pesca gestita da un consorzio di cooperative di pescatori che vede impegnati oltre trecento lavoratori in una produzione costituita in larga parte da mugilidi, dalle cui uova si ricava la rinomata bottarga da sempre considerata la produzione tipica della zona e una delle prelibatezze della cucina sarda;
evidenziato che, sebbene il segreto della prelibatezza del prodotto derivi dalle tecniche di trasformazione del pesce piuttosto che dalla sua origine, i produttori locali di bottarga sono costretti a fronteggiare la concorrenza spietata di chi tenta di imitare il prodotto;
sottolineato che è evidente la necessità di ancorare strettamente al territorio di Cabras la produzione della bottarga attraverso il riconoscimento della denominazione di origine protetta, così come prevede un progetto portato avanti con determinazione e convinzione dalla Provincia di Oristano che in passato ha presentato uno studio accurato all'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agropastorale;
visto che la valorizzazione e la tutela di questo prodotto sono legate al ripristino delle condizioni ambientali dell'omonimo stagno che consentano di tornare ai livelli produttivi di un tempo;
considerato che da fonti di stampa si apprende che la Regione autonoma della Sardegna sarebbe orientata a negare il riconoscimento del marchio DOP alla bottarga di Cabras;
tenuto conto che tale circostanza è contenuta in una lettera che l'Assessore regionale dell'agricoltura ha inviato all'Assessore della pesca della Provincia di Oristano, nella quale sarebbe evidenziata l'inopportunità di mandare avanti il progetto per il riconoscimento del marchio DOP alla bottarga di Oristano, preferendo la registrazione di un marchio per tutelare genericamente la "Bottarga di Sardegna";
osservato che la diffusione di questa lettera ha creato sconcerto e imbarazzo in tutti coloro che in questi anni hanno lavorato per l'attribuzione del marchio DOP alla bottarga del centro lagunare dell'Oristanese, e in particolare tra i rappresentanti dei pescatori, delle associazioni di categoria e dei tecnici dell'Agrosarda che avevano elaborato il progetto;
preso atto che l'orientamento regionale di voler portare avanti un unico progetto che tuteli l'intera produzione di bottarga dell'Isola si basa sulla sola circostanza che nello stagno di Cabras scarseggerebbe il muggine locale;
evidenziato che tale argomentazione ha suscitato l'ira di tutti coloro che in questi anni si sono impegnati nell'elaborazione del progetto, secondo i quali, dati alla mano, oltre il 70 per cento della bottarga esistente nel mercato sardo proviene da Cabras;
sottolineato che, se è vero che i pescatori del Consorzio Pontis lamentano in continuazione la crisi del compendio, è pur vero che la produzione di muggini da bottarga vede impegnati altri operatori privati che non fanno parte del Consorzio e che sono sempre più presenti in maniera qualificata sul mercato,
chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro pastorale per sapere:
1) se corrisponda al vero la notizia secondo cui la Regione autonoma della Sardegna sarebbe intenzionata a negare il riconoscimento del marchio DOP alla bottarga di Oristano a favore di una tutela della "Bottarga di Sardegna";
2) in caso affermativo per quale motivo la Regione abbia deciso di accantonare un progetto che a partire dal 1999 è stato portato avanti con convinzione dalla Provincia di Oristano, dai rappresentanti dei pescatori, dalle associazioni di categoria e dai tecnici dell'Agrosarda;
3) quali siano le ragioni tecniche e di merito che hanno indotto gli organi politici e amministrativi preposti all'esame degli elaborati a valutare negativamente il progetto e a impedire la conseguente ratifica del marchio di Denominazione di Origine Protetta alla bottarga di Oristano da parte della Comunità Europea;
4) se non ritengano questa decisione un ulteriore colpo alla già precaria situazione economica della zona, tenuto conto che non sono state ancora portate a compimento le opere di risanamento dello stagno di Cabras che da sempre costituisce una delle risorse più importanti per la popolazione della zona;
5) quali provvedimenti urgenti vogliano adottare a tutela di un'area di importante rilevanza paesaggistico-ambientale considerata a livello europeo zona di protezione speciale e sito di interesse comunitario. (323)
INTERPELLANZA PUSCEDDU - DEMURU - LAI - MARROCU - SANNA Alberto sul comportamento difforme delle ASL della Sardegna relativamente al rimborso delle spese per l'acquisto dei vaccini antiallergici per il veleno degli imenotteri.
I sottoscritti,
premesso che il diritto dei cittadini all'assistenza sanitaria (nelle sue varie articolazioni) trova il suo basilare fondamento nella norma dell'art. 32, comma 1, della Costituzione italiana, che, ribadendo il principio della tutela della salute pubblica, ha esplicitamente enunciato quello della tutela della salute quale "fondamentale diritto dell'individuo", come tale rientrante tra i diritti inviolabili della persona umana (art. 2 della Costituzione) ed oggetto, pertanto, di primaria e completa protezione, come peraltro sostenuto da numerose sentenze della Corte Costituzionale;
considerato che numerosi cittadini sardi, tra cui diversi operatori agricoli ed apicoltori, sostengono annualmente notevoli spese per l'acquisto del trattamento di immunoterapia specifica per il veleno degli imenotteri e per le relative prestazioni cliniche e di laboratorio;
rilevato che mentre alcune ASL della Sardegna (Oristano, Sanluri ecc.), anche al fine di evitare inutili e costosi contenziosi, provvedono al rimborso delle spese dietro richiesta degli utenti, altre ASL, tra cui quella di Cagliari, si rifiutano di operare i rimborsi asserendo come ragione ostativa il fatto che "l'allergene non è previsto nel prontuario terapeutico del Servizio Sanitario Nazionale" e che "l'allergia non è ricompresa tra le malattie croniche e invalidanti del decreto ministeriale 28 maggio 1999 n. 329 e che pertanto non è possibile applicare l'esenzione dal Ticket";
ritenuto che tale linea difensiva è clamorosamente smentita da numerose e recenti sentenze della Corte di Cassazione (ex plurimis: Cass. 1665/2000 in analogo procedimento contro AUSL della Regione Puglia) che ha ribadito che sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale tutti i farmaci indispensabili e insostituibili, fra i quali anche i vaccini antiallergici, per i trattamento di gravi condizioni o sindromi che esigono terapie di lunga durata, e ciò anche qualora tali farmaci non siano compresi nel Prontuario terapeutico nazionale;
atteso che l'intera problematica necessita di un autorevole intervento del competente Assessorato regionale della sanità, peraltro già sollecitato in proposito da alcune ASL, affinché nell'intero territorio regionale sia assicurata una uniformità di trattamento,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della sanità per conoscere:
a) quali misure intendano adottare per garantire ai cittadini sardi il rimborso delle spese per l'acquisto dei vaccini antiallergici per il veleno degli imenotteri;
b) quali direttive intendano impartire in proposito alle ASL della Sardegna anche al fine di evitare inutili e costosi contenziosi;
c) quali iniziative intendano porre in essere per riconoscere le allergopatie come malattie di particolare interesse che danno diritto alla erogazione diretta delle prestazioni diagnostiche ivi compresa l'erogazione diretta dei vaccini antiallergici. (324)
INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA sul potenziamento della base navale di Santo Stefano.
I sottoscritti, premesso che:
a) come anticipato da indiscrezioni di stampa, trovano precise conferme e puntuali riscontri, le ipotesi di potenziamento della base militare statunitense di Santo Stefano nell'arcipelago de La Maddalena; in particolare, da informazioni assunte dagli interroganti, il progetto della US Navy, dovrebbe prevedere la demolizione delle strutture esistenti nell'area portuale di Santo Stefano e la costruzione delle seguenti strutture di supporto navale:
- una palazzina per i servizi portuali di altezza pari a 11 metri e volume pari a 13.000 metri cubi circa;
- una palazzina per il centro benessere, di altezza pari a 14 metri e volume pari a 20.000 metri cubi circa;
- un magazzino di stoccaggio per i rifiuti speciali, di altezza pari a 11 metri e volume pari a 2000 metri cubi circa;
- una caserma adatta ad ospitare circa 50 persone, il cui fabbricato ha altezza pari a 11 metri e volume pari a 4500 metri cubi circa;
- una struttura per la mensa, di altezza pari a 11 metri e volume pari a 6000 metri cubi circa;
- un magazzino di altezza pari ad 11 metri con un volume di circa 7000 metri cubi;
- una banchina di ormeggio per circa 25 unità di naviglio leggero, aventi lunghezza totale dì 180 metri circa, con una costruzione sottomarina larga circa 10 metri e lunga oltre 100 metri;
- due generatori diesel per la produzione di vapore e di corrente elettrica, in aggiunta ai sei generatori già esistenti;
b) il costo preventivato per tali realizzazioni è pari a circa US $ 40.000.000;
c) in data 9 settembre 2002, la Soprintendenza per i beni ambientali architettonici e storici, ha espresso parere preliminare favorevole per le opere prima elencate, in attesa del ricevimento di tutti gli elaborati tecnici necessari per l'esame approfondito del progetto in questione;
d) dal progetto non si evince alcun intento di rispettare le attuali volumetrie esistenti, ma anzi, da quanto sopra sommariamente elencato, sembra concretizzarsi un vero e proprio ampliamento della base militare USA, soprattutto per quanto attiene alle strutture a terra;
e) considerate le altezze ed i volumi delle opere da realizzare, è facile immaginare un forte impatto ambientale con lo stravolgimento del paesaggio circostante;
f) nella banchina dove attualmente ormeggia la nave appoggio per i sommergibili a testata nucleare, si ipotizza la presenza anche di grandi unità navali di superficie, quali incrociatori, navi da sbarco, cacciatorpedinieri e simili;
g) è in atto il tentativo di trasformare la base d'appoggio in vera e propria base navale, più articolata e complessa e maggiormente pericolosa;
h) la realizzazione della nuova banchina in sostituzione di quella attualmente presente a Santo Stefano, assai limitata per dimensioni e capacità, lascia pochi dubbi circa le reali intenzioni della Marina statunitense;
i) la Regione sarda, continua a restare l'unica regione in Italia nella quale sono presenti sommergibili a testata nucleare;
richiamato il deliberato del Consiglio regionale del 5 dicembre 2002, con il quale si impegna la Giunta regionale ed il suo Presidente a manifestare al Governo italiano la propria contrarietà e l'indisponibilità della Regione sarda ad accettare qualunque forma di potenziamento delle basi militari presenti in Sardegna ad iniziare da quelle di Santo Stefano e La Maddalena,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere:
1) quali iniziative politiche abbia intrapreso, nel rispetto del deliberato del 5 dicembre 2002;
2) se non ritenga opportuno manifestare con urgenza e tempestività al Governo italiano l'indisponibilità della Regione sarda ad accettare il potenziamento della base d'appoggio navale di Santo Stefano. (325)
INTERPELLANZAPIRASTU - LICANDRO sulle Agenzie governative.
I sottoscritti,
premesso che
a) il BIC Sardegna in data 17 dicembre 2002 ha inoltrato all'Assessore alla Programmazione apposita istanza per vedersi riconosciuto, ai sensi della legge regionale 9 dicembre 2002, n. 23 (pubblicata nel B.U.R.A.S. del 19.12.2002) lo stato giuridico di Agenzia governativa regionale;
b) si riporta integralmente il testo della predetta istanza:
"I.LLMO
On. Italo Masala
Assessore della Programmazione
Bilancio, Credito e Assetto del Territorio
Via Mameli, 88
09123 Cagliari
Prot. 677 del 17 Dicembre 2002
Istanza per il riconoscimento dello status di Agenzia Governativa Regionale ai sensi
degli articoli 3 e 4 della L.R. del 28/11/2002
"Riconoscimento dello stato giuridico delle Agenzie governative regionali"
Il BIC Sardegna S.p.A con sede legale in Via Jenner, 13 - 09121 Cagliari, Partita IVA 01870310925, rappresentato legalmente dall'avv. Marcello Floris, Presidente del Consiglio di Amministrazione
PREMESSO
1) che il BIC Sardegna ha operato nel corso degli anni esclusivamente in qualità di soggetto attuatore di Programmi di Animazione Economica dell'Amministrazione Regionale (es. Misura 2.4 del POP Sardegna 1994/99, P.I.C. PMI 1994/99, Interreg.II) e di Enti Locali regionali e che il BIC Sardegna, in qualità di "soggetto strumentale di emanazione regionale" (secondo la dizione contenuta nel P.O.P. Sardegna 1994/99) nello svolgimento di tali attività ha assunto il vincolo a non maturare utili sui Programmi di cui in precedenza ed a non svolgere attività commerciale. (Allegato1 - Relazione di accompagnamento al Bilancio del BIC Sardegna S.p.A. degli anni 1999,2000 e 2001).
2) che la L.R. del 28/11/2002 "Riconoscimento dello stato giuridico delle Agenzie governative regionali" (articolo 1) individua i requisiti che debbono detenere gli organismi che svolgono un ruolo di servizio per le politiche regionali e che, a tal fine, vengono riconosciuti quali AGENZIE GOVERNATIVE REGIONALI (Allegato 2).
3) che ai sensi dell'articolo 3 della succitata Legge le AGENZIE GOVERNATIVE REGIONALI devono detenere i seguenti requisiti:
a) disporre di complessivi programmi di azione annuali che per statuto o regolamento sono approvati dal governo regionale o dal Consiglio regionale:
b) essere condotti da organi di amministrazione soggetti a ratifica od accettazione da parte del Governo regionale o del Consiglio regionale oppure da questi direttamente nominati:
c) essere di proprietà della Regione Autonoma della Sardegna in modo diretto od indiretto attraverso quote di maggioranza:
d) non esercitare attività che possano configurarsi come concorrenziali rispetto alla ordinaria offerta privata di prestazioni, beni e servizi presente entro la regione, ivi inclusa la partecipazione a gare e trattative pubbliche o private, salvo quanto specificamente previsto dai programmi di attività approvati dalla Amministrazione regionale in relazione alle funzioni da esercitare quali agenzie di sviluppo, e pertanto con l'evidenza del particolare carattere di innovazione, impulso e promozione economico-sociale dei progetti. Resta fermo, in attuazione delle vigenti disposizioni (decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157, "Attuazione della direttiva 92/50/CEE in materia di appalti pubblici di servizi": decreto legislativo 31 marzo1998, n. 123, "Disposizioni per la razionalizzazione degli interventi di sostegno pubblico alle imprese"), che il soggetto affidatario della progettazione di servizi non può esserne anche fornitore, o concorrere alla aggiudicazione dei medesimi, né possono concorrervi società e soggetti controllati (ai sensi dell'articolo 2359, comma primo, punto terzo, del codice civile) dal predetto soggetto affidatario.
4) che il BIC Sardegna ha i predetti requisiti, in quanto:
a) in riferimento al primo requisito, l'art. 18 dello Statuto sociale del BIC Sardegna (Allegato 4) recita quanto segue: "Il Consiglio di Amministrazione delibera sul programma complessivo di azione annuale della Società entro il mese di febbraio di ogni anno e lo trasmette alla Giunta Regionale per l'approvazione. La suddetta attività non può formare oggetto di delega."
b) In riferimento al secondo requisito, l'art. 18 dello Statuto sociale del BIC Sardegna recita quanto segue: "La composizione del Consiglio di Amministrazione, nominato ai sensi del precedente articolo 17, viene comunicata al Governo Regionale per l'accettazione ai fini delle disposizioni contenute nel Complemento di Programmazione del POR Sardegna."
c) In riferimento al terzo requisito, il BIC Sardegna è una Società di matrice Regionale alla quale la stessa Regione partecipa in modo indiretto attraverso quote di maggioranza detenute da soggetti economici di proprietà della R.A.S. La Società è nata infatti, nel 1989, su impulso determinante della Regione Autonoma della Sardegna che ha partecipato a tutte le attività progettuali e costitutive previste dal Contratto con la Commissione Europea, e che solamente per scelta di carattere formale, disposta dalla stessa Regione Autonoma della Sardegna, non annovera tra i suoi azionisti in via diretta la Regione. La Regione esercita tuttavia il controllo sulla Società attraverso la detenzione indiretta del pacchetto di maggioranza del Capitale Sociale e la nomina della maggioranza dell'Organo Amministrativo e del Collegio Sindacale secondo quanto desumibile dagli atti societari.
Si riporta di seguito la composizione societaria della maggioranza del BIC Sardegna, con le relative quote di proprietà:
AZIONISTA N. AZIONI VALORE QUOTA CAPITALE SOCIALE %
Consorzio Ventuno 35.040 euro 175.200,00 24,32%
SFIRS 46.106 euro 230.530,00 2,01%
E.M.S.A. 6.454 euro 32.270,00 4,48%
SIPAS 1.750 euro 8.750,00 1,21%
Totale R.A.S. 89.350 euro 446.750,00 62,03%
Totale BIC Sardegna 144.053 euro 720.265,00 100,00%
d) in riferimento al quarto requisito, l'Art. 18 dello Statuto Sociale del BIC Sardegna recita quanto segue: " Il programma complessivo di azione annuale, di cui al comma precedente, conterrà attività destinate interamente alla Regione, in considerazione del ruolo di servizio per le politiche regionali previsto dalla L. R. 44/89, e non potrà prevedere attività che possano configurarsi come concorrenziali rispetto alla ordinaria offerta privata di prestazioni, beni e servizi presente entro la Regione, ivi inclusa la partecipazione a gare e trattative pubbliche o private, salvo quanto specificamente previsto dai programmi di attività approvati dall'Amministrazione Regionale in relazione alle funzioni da esercitare quali Agenzia di Sviluppo, e pertanto con l'evidenza del particolare carattere di innovazione, impulso e promozione economico-sociale dei progetti. Il predetto programma complessivo di azione annuale è altresì sottoposto in itinere ed ex post alle forme di controllo indicate dalla R.A.S., in conformità alle proprie leggi e programmi nonché alla normativa e programmi comunitari. Resta fermo, in attuazione delle vigenti disposizioni (D.Lgs 157/95. Direttiva 92/50/CEE, D. Lgs 123/98), che in caso di affidamento alla Società della progettazione di servizi, la medesima non potrà esserne anche fornitore, o concorrere alla aggiudicazione dei medesimi anche attraverso società e soggetti controllati ai sensi dell'articolo 2359 Codice Civile, comma primo punto terzo."
TUTTO CIO PREMESSO E DEDOTTO
Il BIC Sardegna S.p.A., rappresentato dall'Avv. Marcello Floris, nella sua qualità di Presidente e rappresentante legale.
CHIEDE
Ai sensi dell'articolo 4 della L.R. del 28/11/2002 "Riconoscimento dello stato giuridico delle Agenzie governative regionali"
IL RICONOSCIMENTO DELLO STATUS DI AGENZIA GOVERNATIVA REGIONALE DEL BIC SARDEGNA S.P.A.
Si confida nell'accoglimento della presente istanza.
Al fine di comprovare la sussistenza dei predetti requisiti, si allega:
1) Relazione di accompagnamento al Bilancio del BIC Sardegna S.p.A. degli anni 1999, 2000 e 2001
2) Testo L.R. del 28/11/2002 "Riconoscimento dello stato giuridico delle Agenzie governative regionali"
3) Relazione alla Proposta di Legge, relatori On.li Pirastu e Licandro relativa al riconoscimento dello stato giuridico delle Agenzie governative
4) Statuto Sociale
5) Parere legale del Prof. Franco Farina, Docente di Diritto Commerciale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Cagliari.
F.to
Avv. Marcello Floris
c) dopo circa due mesi l'Assessore non ha dato riscontro all'istanza e non risulta iscritta all'ordine del giorno della Giunta alcuna delibera concernente l'argomento e attuativa della procedura prevista dagli articoli 3 e 4 della legge in questione;
d) la Giunta, su proposta dell'Assessore dell'Industria in data 23/12/2002 (14 giorni dopo l'approvazione della legge regionale sulle Agenzie governative), ha approvato i criteri e le direttive attuative della misura 4. 1 (azione a e b) del POR Sardegna 2000-2006 concernenti l'animazione economica per lo sviluppo del tessuto imprenditoriale e i servizi reali alle imprese per la diffusione di una avanzata cultura tecnica - aziendale operativa;
e) con la predetta delibera di Giunta si è scelta la strada della gara pubblica per l'aggiudicazione dell'appalto ignorando che tali misure sono quelle che possono essere attribuite direttamente a quei soggetti pubblici che hanno i requisiti delle agenzie governative;
f) la delibera di Giunta in questione, che peraltro è stata portata all'attenzione della Giunta con grave ritardo rispetto ai termini indicati nei complementi di programma del POR, ignora che la legge regionale recentemente approvata sulle agenzie governative ha avuto come ufficiale obbiettivo (come si può desumere dalla relazione illustrata in Consiglio ad accompagnamento dalla legge) quello di assegnare alle istituende agenzie governative direttamente quelle misure che i complementi di programma del POR prevedono possano essere attribuite senza seguire la via della gara pubblica;
g) è superfluo ricordare che l'affidamento diretto delle misure rappresenta, rispetto alla gara pubblica, un risparmio per l'erario nonché una evidente velocizzazione della spesa,
chiedono di interpellare l'Assessore della programmazione e l'Assessore dell'industria per conoscere i motivi che non hanno permesso di dare una tempestiva risposta all'istanza formulata dal BIC Sardegna e/o da altri eventuali soggetti pubblici che abbiano presentato analoga istanza e per quali motivi l'Assessore dell'Industria non si è operato (nella sua qualità di soggetto finanziatore del BIC Sardegna) per garantire l'espletamento dell'iter e ha preferito varare delle direttive che di fatto rendono inutile la legge regionale sulle Agenzie Governative recentemente approvata dal Consiglio Regionale.
Considerata l'urgenza si chiede che gli Assessori interpellati rispondano in occasione di un'audizione da tenersi in seduta congiunta con la II e VI Commissione permanente del Consiglio regionale. (326)
INTERPELLANZA VASSALLO - COGODI - ORTU sul mancato riconoscimento delle misure contributive a sostegno dei lavoratori che hanno operato a contatto di materiali contenenti amianto.
I sottoscritti,
accertato che in siti industriali della Sardegna, per un lungo periodo, si è proceduto all'utilizzazione inconsapevole di materiali inquinanti e dannosi per la salute, contenenti fibre di amianto;
considerato che la legislazione nazionale, a fronte del grave rischio, denunciato dalle Organizzazioni sindacali dei lavoratori, ha finalmente riconosciuto la pericolosità di tali materiali, inibendone l'utilizzazione in tutti i processi produttivi;
tenuto conto che la Legge 27 marzo 1992, n. 257, recante "Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto" prevede il riconoscimento di misure di sostegno per i lavoratori che per vari motivi risultavano esposti all'amianto, anche impegnati in processi di ristrutturazione e riconversione produttiva;
considerato che in altre regioni italiane, per lavorazioni e attività collaterali al processo produttivo in impianti industriali o con condizioni ambientali analoghe a quelle presenti nell'Isola, sono state riconosciute dette misure di sostegno e tra queste, in particolare, l'incremento dei parametri per il riconoscimento delle prestazioni pensionistiche;
verificato che in Sardegna, al contrario, nonostante le numerosissime istanze attivate dai lavoratori, attraverso le organizzazioni di tutela, in tutte le zone industriali dette misure risultano inapplicate;
tenuto conto della primaria responsabilità dell'INAIL nella gestione delle procedure di legge;
ritenendo che sia palese la discriminazione nei confronti dei lavoratori che hanno operato in Sardegna rispetto ai loro colleghi delle altre regioni,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e gli Assessori del lavoro, dell'industria e della sanità per sapere se non ritengano di dover intervenire risolutamente, direttamente presso le sedi regionali dell'INAIL e dell'INPS e, se necessario, per il tramite delle Autorità di governo al fine di ottenere il riconoscimento dei diritti pensionistici dei lavoratori sardi e di quanti hanno operato in Sardegna nelle imprese presso le quali venivano sistematicamente utilizzati materiali contenenti amianto. (327)
INTERPELLANZACALLEDDA - MORITTU - PIRISI - MARROCU - FALCONI sui gravi danni causati dalle ultime mareggiate al porto turistico di Buggerru.
I sottoscritti,
considerato che l'ultimazione dei lavori per la realizzazione del porto turistico di Buggerru, progettato ed appaltato dalla Regione autonoma della Sardegna negli anni settanta, risale ai primi anni novanta;
sottolineato che fin da subito dopo la consegna dei lavori, l'opera realizzata ha mostrato diversi problemi di tipo tecnico, fra i quali, in particolare, quello che deriva dall'afflusso, a seguito delle mareggiate, di quantità di sabbia tali da riempire il fondale ed impedire, perciò, l'utilizzazione del porto stesso;
rilevato che questi problemi avevano reso necessari nuovi interventi di dragaggio del fondale e di rafforzamento del molo con la posa dei "tretrapodi", manufatti a tre punte di cemento armato del peso di 18 tonnellate sistemati a ridosso delle banchine per arginare la forza del mare;
verificato che a causa delle imponenti mareggiate di questi ultimi mesi i tetrapodi sono stati smossi e sono finiti nei fondali, probabilmente anche a causa del fatto che la barriera che essi costituivano era solamente appoggiata alla scogliera di sopraflutto e non invece concatenata, come avrebbe dovuto essere per garantire una maggiore resistenza alla forza del mare;
preso atto che questo fatto ha causato l'apertura di una enorme falla nel molo che consentirà al mare di continuare la pericolosa erosione del molo col rischio che possa essere interessata anche la scogliera;
evidenziato che il danno che si è finora determinato alle strutture portuali e il rischio che la situazione possa aggravarsi ulteriormente preoccupano la marineria locale che vede il possibile rischio di rimanere senza lavoro a causa della impraticabilità del porto,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere se non ritengano urgente ed opportuno:
1) effettuare una verifica tecnica sui lavori, che ormai si protraggono da oltre dieci anni, per la sistemazione del porto di Buggerru, in considerazione delle ingenti risorse spese;
2) dare avvio ad un immediato intervento per superare l'emergenza, dovuta alle ultime mareggiate che hanno causato una pericolosa falla, e per ripristinare l'agibilità del porto danneggiato al fine di garantire prospettive future alla attività della marineria locale;
3) procedere alla verifica degli ulteriori interventi necessari al risanamento definitivo del porto ed alla predisposizione di un progetto generale che preveda la messa in sicurezza e l'ultimazione dei lavori previsti. (328)
INTERPELLANZA SANNA Emanuele - CALLEDDA - MARROCU - ORRÙ - PUSCEDDU - SANNA Salvatore sulle assunzioni senza selezione pubblica di dipendenti da parte del Consorzio 21.
I sottoscritti,
appreso che il Consorzio 21 (ente regionale che opera sotto il diretto controllo della Giunta e dell'Assessore regionale della programmazione) ha deliberato:
a) di assumere diversi dipendenti da destinare al settore RST (Ricerca Scientifica e Tecnologica);
b) che il personale tecnico verrebbe reclutato tramite chiamata individuale e diretta;
c) che le figure professionali individuate dovrebbero operare nel Parco Scientifico e Tecnologico di Piscina Manna ricadente nel territorio di Pula;
d) che nessuno dei dipendenti in fase di assunzione risiede nel Comune di Pula e in quelli della provincia di Cagliari,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della programmazione per sapere se siano a conoscenza dei seguenti fatti:
1) che verrebbe assunta senza alcuna selezione pubblica come biologa la ex sindaco di Talana;
2) che verrebbero assunti, sempre senza concorso, una giardiniera, un geometra e altri due tecnici con imprecisata qualifica professionale, tutti provenienti dalla Provincia di Sassari;
3) che per uno dei suddetti dipendenti si starebbe persino arredando a spese del Consorzio 21 un alloggio all'interno dell'edificio n. 10 con il dichiarato intendimento di fargli risparmiare le spese di locazione di un'abitazione privata.
I sottoscritti consiglieri regionali chiedono, inoltre, al Presidente della Regione e all'assessore competente se hanno esercitato nei confronti degli organi di gestione e direzione del Consorzio 21 la necessaria vigilanza per evitare che il reclutamento del personale avvenga nel più assoluto dispregio sia delle norme che regolano le assunzioni negli enti pubblici, sia delle legittime aspettative delle centinaia di disoccupati che risiedono nei comuni del territorio in cui è stato realizzato, su aree e con ingenti finanziamenti pubblici, il Parco Scientifico e Tecnologico. (329)
INTERPELLANZAPACIFICO sui lavori di sbancamento non autorizzati a ridosso del sistema dunale Chia, nel comune di Domus de Maria.
Il sottoscritto,
premesso che, secondo quanto denunciato da alcune associazioni ambientaliste, da alcune settimane sono in corso lungo la costa di Chia imponenti lavori di sbancamento, a poche decine di metri dal mare, a ridosso dell'importantissimo sistema dunale;
constatato che nell'area non è stato esposto il cartello di "inizio lavori" con gli estremi delle necessarie autorizzazioni amministrative;
preso atto che questa è solo l'ultima di una serie di azioni che rischiano di pregiudicare in modo irreversibile una delle zone di maggior pregio naturalistico e paesaggistico della Sardegna e di tutto il Mediterraneo;
visto che la fascia costiera di Chia, nel territorio del Comune di Domus De Maria, in provincia di Cagliari, è tutelata con specifico vincolo paesaggistico e dalla normativa di attuazione del piano territoriale paesistico n. 14 che prescrive anche un regime di conservazione integrale;
sottolineato che l'intero tratto costiero rientra nell'istituenda riserva naturale regionale di "Capo Spartivento e Stagni di Chia", prevista in base alla legge regionale n. 31 del 1989 ed è contigua al sito di importanza comunitaria "Stangioni de su Sali e di Chia" ai sensi della direttiva comunitaria n. 92/43 sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali,
tutto ciò premesso e considerato chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:
- quali provvedimenti urgenti intendano adottare al fine di inibire tali attività e di salvaguardare un'area di rilevante interesse ambientale, sottoposta a vincolo paesaggistico e tutelata dalla normativa di attuazione del piano territoriale paesistico n. 14 che prescrive anche un regime di conservazione integrale;
- se non ritengano opportuno attivare tutti gli strumenti a propria disposizione per impedire che beni ambientali di inestimabile pregio, come quello rappresentato dalla zona dunale di Chia, siano costantemente minacciati dall'attività umana e siano lasciati senza un'adeguata sorveglianza, specie nel periodo invernale dove si verificano con maggior frequenza atti che mirano a pregiudicare un ecosistema così delicato;
- se la Regione fosse in qualche modo a conoscenza dello svolgimento di questa attività sbancamento, se vi siano autorizzazioni amministrative in tal senso e, in caso negativo, quali azioni intenda intraprendere nei confronti dei responsabili. (330)
INTERPELLANZA PACIFICO sul mancato trasferimento dalla Regione alle amministrazioni locali dell'ex area militare compresa tra i Comuni di Selargius e di Monserrato.
Il sottoscritto,
premesso che nei giorni scorsi i Sindaci di Selargius e di Monserrato hanno rinnovato alla Regione, anche attraverso gli organi di informazione, la richiesta di trasferimento dell'area militare compresa tra i due comuni, visto che gli edifici che insistono su questa porzione di territorio sono oramai un cumulo di macerie e l'avanzato stato del loro degrado può pregiudicare in maniera definitiva un eventuale opera di recupero e salvaguardia degli stessi;
consideratoche la Regione autonoma della Sardegna è ancora formalmente titolare di quei terreni e fino a quando le pratiche non saranno ultimate le due amministrazioni comunali non potranno chiedere alcun finanziamento per il recupero dell'area;
osservato che si tratta di un'area alberata che si estende per quasi undici ettari (otto nel comune di Selargius e tre in quello di Monserrato) che, secondo i progetti, sarebbe dovuta diventare un parco, con laboratori per l'artigianato artistico e centri culturali per i giovani;
ricordato che le amministrazioni interessate stanno aspettando da tempo che gli uffici regionali concludano il trasferimento ma fino a oggi non è giunta alcuna risposta risolutiva del problema;
evidenziato che il demanio militare ha consegnato l'ex area alla Regione che, secondo un vecchio accordo, avrebbe dovuto trasferirle subito alle amministrazioni comunali;
preso atto che di recente il Comune di Selargius ha inviato l'ennesima sollecitazione agli uffici regionali per chiedere la cessione definitiva dell'ex polveriera alle amministrazioni locali,
chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali per sapere:
- per quali motivi la Regione autonoma della Sardegna non abbia ancora trasferito alle amministrazioni locali l'ex area militare compresa tra i comuni di Selargius e Monserrato come previsto da un precedente accordo, tenuto conto anche delle numerose sollecitazioni pervenute dagli enti locali;
- quali atti essi intendano assumere con urgenza per impedire che molti degli edifici ricompresi in quest'area, attualmente ancora nella disponibilità esclusiva della Regione, siano oggetto di atti di vandalismo di varia natura (come il furto delle travi di ginepro dai soffitti di numerosi edifici);
- quali misure intendano essi adottare per salvaguardare un area in completo stato di abbandono e quali provvedimenti vogliano assumere per mettere in sicurezza tutte quelle strutture pericolanti che costituiscono un grave pericolo per l'incolumità delle persone. (331)
INTERPELLANZA DIANA sulla necessità di concludere l'accordo di programma per la chimica sarda.
Il sottoscritto, premesso che:
- il rilancio della chimica sarda deve prevedere la valorizzazione dei siti di Portotorres, Ottana, Sarroch-Assemini e Portovesme, anche attraverso la riqualificazione del punto di vista ambientale ed il consolidamento dell'esistente, sia verticalizzando le produzioni e sia con l'insediamento di nuove iniziative;
- altri due siti (Acrilo/Nitrile di Assemini e Monte fibre di Ottana) versano in grave crisi tanto da poterne determinare la chiusura nei prossimi mesi;
- per realizzare questo obiettivo è stato avviato un processo con il fine di realizzare un "accordo di programma" per la chimica sarda, e che tale processo è stato formalmente avviato con il ministero competente circa due anni fa;
- l'"accordo" appare l'unico strumento in grado di fermare la perdita di ulteriori produzioni ed in grado di rilanciare il sistema, attraverso il coinvolgimento di nuovi imprenditori sostenuti dal governo regionale e nazionale;
- di recente è stata redatta la bozza definitiva di tale accordo con la condivisione della totalità dei soggetti interessati;
- la Giunta regionale ha formalizzato alcuni sostegni importanti in ordine al finanziamento del Piano delle attività, alla finalizzazione della Legge n. 488 sui siti dove insiste l'accordo di programma, agli investimenti per il sistema infrastrutturale;
constatato altresì che non risulta ancora chiaro l'intendimento del Ministero in ordine alla attuazione della Legge n. 181 (destinata al settore siderurgico e resa applicabile anche a quello chimico), ed in ordine al problema energetico, termico ed elettrico: su quello termico persiste il gravame del vincolo del "de minimis", su quello elettrico la carenza della inesistenza del piano energetico nazionale;
appreso che il 25 febbraio 2003 è in programma un incontro con il Ministro e tutti i soggetti che partecipano all'accordo di programma, incontro che evidentemente appare esiziale per la conclusione del medesimo accordo e che pertanto ulteriori dilazioni nella conclusione dell'accordo appaiono oltre che ingiustificate gravemente pregiudizievoli del vitale comparto della chimica,
chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per conoscere:
- quale sia il pensiero della Giunta in ordine al citato accordo di programma;
- quali iniziative intendano intraprendere il 25 febbraio in occasione dell'incontro con il Ministro anche in relazione all'Acrilo-nitrile di Assemini ed al Monte fibre di Ottana;
- se non intendano riferire dell'incontro suddetto in Consiglio. (332)
INTERPELLANZA SANNA Alberto - DEMURU - ORTU - GRANELLA - GIAGU sulle intenzioni manifestate dall'Assessore Pani di concedere il fermo biologico ai pescatori di Alghero nei mesi di ottobre-novembre.
I sottoscritti,
considerato che il fermo biologico negli anni passati si è sempre effettuato nei mesi di marzo-aprile per la piccola pesca e nei mesi di settembre e ottobre per la pesca a strascico;
accertato che i biologi marini indicano il periodo marzo-aprile come il migliore per la salvaguardia delle specie ittiche, compresa l'aragosta, catturate dalla piccola pesca o pesca artigianale;
considerate le gravi ripercussioni che si avrebbero effettuando il riposo biologico in un periodo sbagliato: l' ulteriore riduzione delle risorse ittiche disponibili e il rischio di incorrere nelle sanzioni della Unione Europea con la conseguente perdita dell'indennizzo monetario per il futuro;
ritenuto l'ipotizzato provvedimento lesivo degli interessi della stragrande maggioranza dei pescatori della piccola pesca in Sardegna che, rappresentati dalle organizzazioni di categoria (LEGAPESCA, UNCI PESCA, FEDERCOPESCA e AGCI PESCA), avevano trovato un'intesa nell'ultima riunione di Comitato pesca per dare inizio al fermo biologico dal 1° marzo 2003;
considerata, infine, la grave situazione economica dei pescatori della piccola pesca che ancora attendono una risposta riguardo alla quantificazione dei danni arrecati dai delfini e che vedrebbero così assottigliarsi le possibilità che il mare ritorni produttivo;
preso atto che anche nella legge finanziaria 2003 la Giunta regionale non ha previsto il rifinanziamento della legge regionale n.19 del 1998 a sostegno della piccola pesca in Sardegna;
considerato, infine, che ci sono fondati motivi per ritenere che si stiano privilegiando interessi clientelari e localistici a scapito di quelli generali della categoria,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente:
1) per conoscere quali motivazioni scientifiche supporterebbero la decisione che l'Assessore Pani intenderebbe assumere, di effettuare il riposo biologico nei mesi di ottobre-novembre anziché marzo-aprile;
2) perché non si voglia rispettare il ciclo riproduttivo delle specie ittiche, compresa l'aragosta, decretando anche per quest'anno il periodo di fermo biologico dal 1° marzo al 15 aprile, per 45 giorni consecutivi per tutte le marinerie della Sardegna, nessuna esclusa;
3) per conoscere quali provvedimenti intenda assumere nel breve e medio periodo per cercare di invertire la tendenza alla diminuzione delle risorse ittiche;
4) per sollecitare l'immediata assegnazione dell'incarico all'Università per la quantificazione dei danni arrecati dai delfini e per il loro rapido risarcimento;
5) per sollecitare il rifinanziamento della legge regionale n. 19 del 1998 a favore delle esigenze di ammodernamento della piccola pesca in Sardegna. (333)
INTERPELLANZA FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sulle assunzioni che il Consorzio 21 sta effettuando per la dotazione del personale nel Parco tecnologico di Pula.
I sottoscritti,
constatato che il Consorzio 21 ha deliberato l'assunzione di personale da destinare al settore ricerca scientifica e tecnologica presso il Parco tecnologico di Pula;
constatato che tali assunzioni avverrebbero senza alcuna selezione pubblica;
constatato che l'unico criterio adottato dal Consorzio 21, e che traspare da queste assunzioni, é la non residenza nel Comune di Pula e nel territorio circostante;
constatato che, evidentemente, per il Consorzio 21 la residenza nel Comune di Pula e nel territorio, che ha ceduto uno dei suoi siti più pregiati da un punto di vista paesaggistico e ambientale per la realizzazione del Parco, è un fattore che pregiudica la possibile assunzione,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della programmazione per conoscere:
- se risulta che l'unico criterio adottato per le assunzioni al Parco tecnologico di Pula sia l'appartenenza politica a partiti della maggioranza di centrodestra e la non residenza nel Comune di Pula e nel territorio circostante;
- se la Giunta regionale, riscontrate le palesi discriminazioni, non ritenga opportuno annullare immediatamente le delibere di assunzione del Consorzio 21 e stabilire criteri e indirizzi trasparenti e rispondenti alle legittime aspettative di quanti risiedono nei territori nei quali é inserito il Parco tecnologico;
- la pianta organica con le relative figure professionali e il trattamento economico previsto. (334)
INTERPELLANZA PACIFICO sulla gestione dei concorsi regionali banditi dall'Assessorato degli affari generali, personale e riforma della Regione, Direzione generale di organizzazione e metodo e del personale.
Il sottoscritto,
rilevatoche dei diciannove concorsi banditi dall'Assessorato competente diversi sono andati deserti per il mancato superamento della prova preliminare da parte dei concorrenti che non raggiungendo il quorum minimo non potranno accedere alla prova orale;
considerato l'elevato numero dei posti scoperti nell'organico regionale che ha portato a bandire un considerevole numero di concorsi e a esemplificare ed accelerare le procedure concorsuali per ridurre i tempi di assunzione dei vincitori;
evidenziato che tanti giovani sardi riponevano in tali concorsi una grande aspettativa;
ritenuto che il comportamento della Società Praxi che ha gestito la compilazione dei quesiti a risposta multipla è stata severa in alcuni casi e meno in altri,
chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dall'Assessorato degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere:
- come intendano affrontare nell'immediato futuro la gestione dei concorsi svolti che non hanno portato alcun candidato al superamento della prova scritta;
- come vogliano garantire il proseguo del concorsi che hanno portato alla idoneità di alcuni concorrenti, visto che non si comprende quale sia il bando da applicarsi agli stessi per la modifica intercorsa , oltre i tempi prestabili, con un decreto dello stesso assessorato;
- come si possa spiegare, anche davanti alla pressione dell'opinione pubblica e degli stessi candidati che hanno già annunciato ricorsi e denuncie alle autorità competenti, il motivo per cui alcuni concorsi siano risultati di un grado di difficoltà notevolmente superiore rispetto ad altri. (335)
INTERROGAZIONE SANNA Giacomo - MANCA, con richiesta di risposta scritta, sull'aggiudicazione dell'asta per gli ormeggi di Porto Ottiolu.
I sottoscritti,
premesso che nei giorni scorsi il Tribunale di Nuoro ha aggiudicato all'asta gli ormeggi di Porto Ottiolu (oltre quattrocento posti barca) per un prezzo pari a quattro milioni e trecentoquarantamila euro ad una cordata di imprenditori sardi;
considerato che, da notizie di stampa si apprende che tra i concorrenti all'asta ha partecipato anche la società "Italia Navigando", impresa che gode della partecipazione dello Stato facendo essa capo a Sviluppo Italia, il gruppo partecipato dal Ministero del tesoro;
rilevato che la base d'asta era fissata dal Tribunale in un milione e ottocentoventicinquemila euro e che invece l'aggiudicazione è avvenuta a un prezzo tre volte più alto per effetto dei rilanci effettuati dalla società "Italia Navigando";
sottolineato che la presenza di un operatore pubblico costituisce un precedente di forte equivoco e ambiguità, atteso che lo stesso Stato, con altra veste, ha contemporaneamente ceduto a privati la proprietà dell'immobile Manifattura tabacchi di Cagliari invece che trasferirlo al demanio della Regione Sardegna in ossequio al principio costituzionale dell'articolo 14 dello Statuto;
evidenziato che, anche in tempi di liberismo sfrenato, non si comprende sulla base di quale regola o principio lo Stato possa al tempo stesso assumere, in trattative diverse, la posizione interscambiabile della parte venditrice o di quella acquirente;
tutto ciò premesso e considerato chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
- se sia a conoscenza della predetta situazione e quali iniziative politiche nei confronti del Governo Italiano intenda assumere, per evitare che simili atteggiamenti di doppiogiochismo possano essere praticati in Sardegna a danno dei Sardi;
- quali iniziative la Giunta regionale stia ponendo in essere, a difesa ed a tutela degli interessi dell'imprenditoria turistica sarda, considerate le recenti vicende relative all'acquisizione del patrimonio Starwood in Costa Smeralda. (592)
INTERROGAZIONE SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sugli incarichi di consulenza e di progettazione affidati dal Presidente della Regione in qualità di Commissario per l'emergenza idrica.
Il sottoscritto,
premesso che a seguito di un lungo dibattito consiliare sono state evidenziate le carenze e le dubbie scelte operate dal Presidente della Regione in qualità di Commissario per l'emergenza idrica sia in rapporto al ruolo degli enti locali, ma ancor di più sulle modalità di individuazione delle strategie e delle stesse opzioni prioritarie per fronteggiare adeguatamente la condizione drammatica delle dotazioni idriche in Sardegna;
considerato il carattere prevalentemente propagandistico e clientelare che si è inteso dare ad una funzione che per la sua problematicità e urgenza riveste un rilievo centrale e fondamentale nelle politiche di sviluppo della nostra Regione;
dato atto che dall'ultimo rapporto di valutazione intermedia del 30 settembre 2002 a cura dell'Istituto di studi sulle relazioni industriali, sull'attuazione del Programma operativo della Regione sarda 2000-2006, si evidenziano sostanziali ritardi nell'attuazione delle misure di cui all'asse 1 che, a fronte di circa euro 1.073.000.000 al 30 settembre 2002 disponeva di appena il 21 per cento dei pagamenti;
rilevato che a fronte di questi dati risulta che il Commissario per l'emergenza idrica abbia assunto una serie di provvedimenti di incarichi per consulenza e progettazione nell'ambito degli obiettivi e delle funzioni commissariali per i quali è lecito chiedere un profilo di adeguata trasparenza e di conseguente valutazione di opportunità,
chiede di interrogare il Presidente delle Regione, in qualità di Commissario straordinario per l'emergenza idrica in Sardegna, per conoscere l'elenco dei soggetti singoli e associati, incaricati di studi, consulenze, progettazioni e direzioni dei lavori nell'ambito delle attività di infrastrutturazione del sistema idrico isolano nonché lo stato di attuazione degli incarichi affidati e i relativi costi delle opere e delle convenzioni professionali. (593)
INTERROGAZIONE FLORIS - TUNIS - BUSINCO, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata attuazione del decreto del Ministro dell'economia del 3 ottobre 2002.
I sottoscritti,
premesso che con decreto del Ministro dell'economia del 3 ottobre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 gennaio 2003, in base alla normativa che ha conferito anche alla Regione Sardegna le funzioni in materia di convenzioni ex Agensud (D.P.C.M. 12 settembre 2000), sono state ripartite le risorse disponibili per l'annualità 2002, attribuendo alla Regione sarda complessivamente 76.944.217 euro, pari al 10,82% dell'intero ammontare;
tenuto conto che il predetto decreto dà atto che tutte le Regioni del Meridione (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise e Puglia) hanno reso le certificazioni e le dichiarazioni di rito e che solo la Sardegna e la Sicilia non vi avevano ancora ottemperato;
atteso che il Ministro ha tuttavia emanato il decreto 3 ottobre 2002 "al fine di non prolungare ulteriormente la situazione di stallo operativo in cui il settore si trova";
considerato che il decreto in parola, articolo 5, comma 3 prevede che "le erogazioni delle somme attribuite alle Regioni Sardegna e Sicilia saranno effettuate solo quando perverranno al Ministero dell'Economia le dichiarazioni e le certificazioni previste dal D.P.C.M. 12 settembre 2000",
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore della programmazione per sapere:
1) se sono a conoscenza di detto provvedimento che assegna alla Sardegna ben 150 miliardi di vecchie lire (euro 76.944.217) a fronte di 85 convenzioni di altrettante opere pubbliche da ultimare;
2) se sono altresì a conoscenza che lo stesso provvedimento dispone la revoca di undici Convenzioni finanziate con 11.238.104 euro per le quali il Ministero ha disposto il recupero delle somme anticipate pari a 2.663.886 euro;
3) quali sono le ragioni per cui alla data del 3 ottobre 2002 non erano ancora state rese le dichiarazioni e le certificazioni richieste e le motivazioni delle revoche;
4) quali provvedimenti l'Amministrazione ha adottato e intende adottare per provvedervi e per individuare le responsabilità delle denunciate omissioni e ritardi. (594)
N. 595/A
INTERROGAZIONE SANNA Salvatore, ORRÙ, con richiesta di risposta scritta, sull'annunciata vendita della CICT concessionaria della gestione del porto canale di Cagliari.
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I sottoscritti,
venuti a conoscenza, anche attraverso la stampa locale, delle risultanze emerse nella riunione del 3 febbraio ultimo scorso presso la Presidenza della Giunta regionale, relativa all'inizio dell'attività di gestione del porto canale di Cagliari durante la quale è stata data notizia dell'avvenuta vendita delle quote di proprietà privata della CICT, concessionaria della gestione del porto canale,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere :
1) se corrisponda al vero che la TCP (Terminal Container Production), proprietaria del 71,1 per cento della CICT (concessionaria del porto canale), abbia venduto le sue quote alla EUROGATE;
2) se corrisponda al vero che il 28,9 per cento sia rimasto in capo al CASIC in qualità di rappresentante dell'interesse pubblico regionale;
3) se tale vendita sia comprovata da un atto deliberativo del Consiglio di amministrazione di CICT;
4) se la vendita sia supportata da un serio piano industriale e quali siano i contenuti di tale piano;
5) se sia a conoscenza della "presenza " di un'altra offerta d'acquisto della CICT da parte della società francese CMA-CGM in partnership con P&O Port (peraltro attuale socio privato paritetico di TCP);
6) se sia a conoscenza che anche P&O Port abbia venduto le proprie quote di CICT a EUROGATE;
7) quali siano le sue valutazioni in relazione alla gestione fallimentare della CICT nei cinque anni della concessione del porto canale di Cagliari;
8) quali siano, conseguentemente, le sue valutazioni sul ruolo del CASIC all'interno della CICT nella sua qualità di rappresentante dell'interesse pubblico regionale;
9) se, visti e registrati i ripetuti fallimenti relativamente al decollo del porto canale, ritenga che l'interesse pubblico della Regione possa ancora essere rappresentato dal CASIC all'interno di qualsiasi società di gestione del porto canale;
10) se lo statuto del CASIC consenta la sua partecipazione a società di capitali;
11) se, oltre all'ipotesi di trattativa, peraltro con i "concorrenti" di EUROGATE, vi siano concreti atti di vendita e di acquisto della CICT derivanti da un serio piano industriale che indichi con chiarezza soggetti, tempi e modi di gestione adeguati a far, finalmente, decollare una infrastruttura costata centinaia di miliardi di denaro pubblico, oltre venti anni di frustrante attesa e, nonostante tutto, ancora oggi, così importante per lo sviluppo della nostra Isola. (595)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato degli uffici di Sassari dell'ISOLA.
Il sottoscritto, premesso che:
a) gli uffici di Sassari dell'ISOLA (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano), siti nella periferia della città, versano in uno stato di precarietà e di degrado che mette a repentaglio la salute dei dipendenti;
b) la situazione in cui operano i dipendenti è stata messa in evidenza parecchie volte anche ai sensi della Legge n. 626 del 1994, ma niente è stato fatto nel concreto, nonostante le spese per l'affitto siano pari ad alcune centinaia di milioni di vecchie lire;
c) i locali adibiti a uffici ed il magazzino, dove dovrebbero essere custodite le belle collezioni di proprietà dell'istituto, sono inoltre angusti ed al limite della agibilità;
d) premesso che il magazzino ed altri stabili limitrofi hanno una copertura in eternit, con la presenza massiccia di amianto, sostanza particolarmente cancerogena,
chiede di interrogare l'Assessore del turismo per sapere:
1) se si a conoscenza dello stato di precarietà e di degrado in cui si trovano gli uffici di Sassari dell'ISOLA,situazione che sicuramente crea disagi e pericolo ai dipendenti e che non può essere tollerata ulteriormente;
2) se non sia opportuno pertanto intervenire presso la Presidenza dell'ISOLA, affinché venga presa in considerazione con urgenza l'acquisizione di nuovi locali, sicuramente più centrali e realizzati con tecniche e concezioni moderne e con ambienti di lavoro salubri e sicuri, nell'interesse dei dipendenti, ma anche dell'immagine stessa dell'istituto;
3) se questa soluzione infine non sia necessaria anche per salvare (e per esporre) le collezioni (ceramiche, tappeti, cestini e quant'altro alla mercé di sbalzi termici, di tarme e di roditori), che sono un patrimonio non solo dell'ISOLA, ma dell'intera Sardegna. (596)
INTERROGAZIONE SANNA Gian Valerio - FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SECCI - SELIS, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione della grande viabilità in Sardegna e sui mancati finanziamenti della strada statale 131 Carlo Felice.
I sottoscritti,
premesso che la grande viabilità regionale e il sistema delle infrastrutture di trasporto in Sardegna versano in condizioni di pesante arretratezza e inadeguatezza;
richiamato, se pur nella sua veste propagandistica, il primo rapporto di Governo del Presidente Pili dello scorso anno, nel quale si faceva riferimento all'incontro dello stesso Presidente della Regione con l'ANAS e dell'intervenuto impegno a valutare "ogni fattore di potenziale criticità per evitare sulla 131 rallentamenti e blocchi delle lavorazioni", nonché la concreta "appaltabilità" dei lavori sulla SS 131 in linea con la "legge obiettivo" e per interventi stimati di 362 milioni di euro;
considerato altresì che nello stesso documento si evidenziava nell'ambito del Piano triennale ANAS 2002-2004 un finanziamento per la Sardegna di 121 milioni di euro pari a solo 4,5% dell'intero ammontare del Piano;
ravvisato che il Consiglio di amministrazione dell'ANAS ha nei giorni scorsi approvato una serie di progetti con l'evidente e incomprensibile esclusione dei programmi di intervento delle opere necessarie al completamento della 131 e di numerose altre arterie di importanza vitale per la Sardegna;
considerato ancora il grave ritardo nella conduzione dei cantieri aperti sulla SS131 con continui e pericolosi pregiudizi per la sicurezza stradale al punto da rappresentare in assoluto l'arteria più pericolosa della Sardegna, nonché la riscontrata carenza nell'attività progettuale delle grandi opere viabili regionali al punto da rendere non compatibile la programmazione finanziaria degli interventi e un'adeguata tempestività nell'esecuzione delle opere,
interpellano il Presidente della Regione e l'Assessore dei lavori pubblici per conoscere:
1. per quali ragioni l'ANAS e il Governo nazionale non abbiano confermato gli impegni programmatici e finanziari annunciati nei documenti presentati dal Presidente della Giunta sui fondi e programmi delle opere sulla viabilità regionale e sulla SS 131 in particolare;
2. se non ritengano la grande mobilitazione dei Sindaci e la persistente condizione di pericolosità della principale arteria sarda una concreta e sufficiente ragione per considerare il tema della viabilità in Sardegna una vera e propria emergenza regionale;
3. al di là degli aspetti propagandistici, quali impegni reali il Governo e l'ANAS siano in grado di garantire nel prossimo biennio per le infrastrutture sarde;
4. l'elenco delle progettazioni definitive disponibili e in condizione di giustificare un adeguato e conseguente impegno del Governo nazionale e regionale;
5. lo stato di attuazione dei cantieri aperti lungo la SS 131, le problematiche in atto ed i tempi contrattuali di ultimazione. (597)
INTERROGAZIONEGIAGU - FADDA - BIANCU - DORE - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sulla composizione delle Commissioni mediche per l'accertamento dell'invalidità civile operanti nei distretti di Sassari, Alghero e Ozieri.
I sottoscritti,
appreso che l'Azienda USL n. 1 con propria deliberazione n. 626 del 10 dicembre 2002 ha rinnovato la composizione delle Commissioni mediche per l'accertamento dell'invalidità civile operanti nell'ambito dei distretti di Sassari, Alghero e Ozieri;
constatato che la legge n. 295 del 15 ottobre 1990 prevede che ogni Commissione sia costituita da un Presidente in possesso della specializzazione in medicina legale e da due membri effettivi di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro;
constatato che la direttiva dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità, datata 18 novembre 1991 prevedeva che, qualora non fosse possibile alle USL reperire medici specializzati in medicina legale e purché tali impossibilità fosse debitamente comprovata, potesse essere affidata a medici dipendenti o convenzionati ASL, specialisti in medicina del lavoro o in igiene pubblica;
chiedono di interrogare l'Assessore regionale della sanità per conoscere se i membri delle Commissioni mediche rinnovate siano stati nominati secondo i criteri dettati dalla legge e dalla direttiva assessoriale. (598)
INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento dei rimborsi alle strutture mediche convenzionate per le prestazioni sanitarie effettuate.
Il sottoscritto,
premesso che il Consiglio regionale ha adottato, alcuni mesi fa, una risoluzione con la quale assimilava le procedure per il pagamento delle prestazioni effettuate dal servizio pubblico a quelle per le prestazioni effettuate dal servizio privato convenzionato;
visto che le strutture accreditate dal Policlinico sassarese, della San Giovanni di Ploaghe, della Coop. a.s., giusto per citare alcuni esempi, non ricevono i rimborsi per le prestazioni effettuate in regime di convenzione;
preso atto che i lavoratori impiegati nelle suddette strutture non ricevono lo stipendio da circa tre mesi e non sanno quando esattamente potranno ricevere le loro spettanze;
considerato che questo stato di cose non può più continuare senza che la Regione non assuma i relativi provvedimenti, dal momento che non è la prima volta che ciò avviene, nonostante le leggi vigenti prevedano tassativamente che il pagamento delle prestazioni alle strutture esterne convenzionate debba avvenire entro e non oltre sessanta giorni dalla loro effettuazione,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
- quali provvedimenti urgenti intendano adottare;
- quanti mesi ancora questi lavoratori debbano aspettare per ricevere lo stipendio;
- se non sia il caso, da oggi in poi, visto il ripetersi dei ritardi, che nella rimessa alle ASL dei fondi alle strutture private da parte della Regione venga stabilita la "destinazione vincolata", in modo da dare certezza al dettato legislativo delle convenzioni e soprattutto da garantire ai lavoratori occupati il corrispettivo salario, onde evitare che questo importante servizio vengo meno ai cittadini. (599)
INTERROGAZIONE MORITTU - SPISSU - LAI - CUGINI - PIRISI - SANNA Alberto - MARROCU, con richiesta di risposta scritta, sul completamento dei lavori della condotta di collegamento dal Coghinas ad Alghero e per il recupero delle acque fluenti del Temo da immettere nel bacino del Cuga.
I sottoscritti, premesso che:
- la lunga siccità che ha colpito l'intera Sardegna nelle annate agrarie 2001 e 2002, ha causato gravi danni all'economia delle imprese agricole della Nurra di Alghero e del Sassarese che non sono più in grado di sopportare nuove restrizioni nella erogazione dell'acqua per l'irrigazione;
- stante l'incertezza della disponibilità dell'acqua le imprese agricole si trovano nell'impossibilità di programmare la loro attività colturale e non possono stipulare contratti di coltivazione con le industrie agroalimentari, né garantire contratti di fornitura per il mercato ortofrutticolo locale;
- si è a tutt'oggi in grave ritardo nella esecuzione e nel collaudo delle seguenti due opere necessarie per garantire un più sicuro sistema di approvvigionamento idrico per usi agricoli, che dovevano, invece, essere concluse e collaudate entro il 2001:
a) la condotta di collegamento dal Coghinas alla città di Alghero per soli usi civici che renderebbe disponibili 11 milioni di metri cubi dell'invaso del Cuga per l'irrigazione delle campagne della Nurra;
b) la seconda opera è relativa al recupero delle acque fluenti del Temo da immettere nel sistema Temo-Cuga, con un apporto stimato in 19 milioni di metri cubi;
- il ritardo nella entrata in funzione delle due opere sta privando il territorio di un apporto idrico di circa 30 milioni di metri cubi con gravi danni per gli agricoltori e per l'economia complessiva del Sassarese;
considerato che il Presidente della Regione in qualità di Commissario governativo è stato investito di poteri straordinari in materia di accelerazione delle opere pubbliche, anche in corso d'opera, nonché di semplificazione delle relative procedure amministrative e di collaudo;
tutto ciò premesso e considerato, chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere:
- quali sono i motivi di tali gravi ritardi nella messa in esercizio delle due opere;
- se sono state adottate tutte le procedure previste nelle citate ordinanze governative per accelerare le opere anche in fase di esecuzione e quali siano gli eventuali oneri aggiuntivi;
- quali provvedimenti sono stati adottati o si intendano adottare con la necessaria tempestività ed urgenza per la messa in esercizio delle due opere prima dell'avvento della stagione estiva. (600)
INTERROGAZIONE MASIA - BALIA - IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulle inique disposizioni contenute nel decreto 2/VI del 20 febbraio 2003 che regolamenta il fermo biologico della piccola pesca.
I sottoscritti,
premesso che il comparto produttivo della pesca oltre a costituire una fonte importante di ricchezza e di cultura per la nostra Isola, in alcune zone costiere è spesso l'unica forma di sostentamento per numerose famiglie;
considerato che gli organi regionali preposti alla salvaguardia dell'ambiente devono cercare di preservare insieme al territorio anche il tessuto economico - culturale su cui esso si basa;
rilevato invece che il decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente n. 2/VI del 20 febbraio 2003 per la regolamentazione del fermo biologico che entrerà in vigore dal prossimo 1° marzo, non solo paralizza l'attività degli operatori nel settore, pregiudicando il comparto ittico dell'intera Isola, ma contiene gravi ed evidenti sperequazioni territoriali tra nord e sud Sardegna ed in particolare impone peculiari restrizioni e limitazioni che gravano esclusivamente sull'area del golfo dell'Asinara;
preso atto che tali gravi discriminazioni erano già contenute nel precedente decreto che regolamentava il fermo biologico per lo scorso anno e che erano state superate a seguito di diversi incontri (tenutisi alla presenza del Presidente della Giunta regionale, dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente e dei rappresentanti della pesca a strascico e della piccola pesca), sfociati nell'accordo del dicembre 2002 in cui si stabiliva che anche nelle acque antistanti l'isola dell'Asinara la regolamentazione della pesca a strascico fosse uniformata alla normativa vigente per il resto della Sardegna;
sottolineato che tale vicenda si è di fatto protratta, tra gli impegni e le promesse dei suddetti rappresentanti della Giunta regionale di porre rimedio all'evidente discriminazione inflitta agli operatori della pesca a strascico del nord Sardegna, per quasi tutto il 2002, comportando per gli stessi ingenti perdite economiche;
rimarcato che il carattere fortemente penalizzante dei decreti in oggetto, diviene oltremodo insopportabile dato il ripetersi della stessa discriminazione ad appena due mesi dall'accordo suddetto, mentre era legittimo e naturale attendersi dall'Assessore della difesa dell'ambiente un provvedimento coerente con gli impegni recentemente assunti nei confronti di una zona già pesantemente pregiudicata dal fermo biologico dello scorso anno,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere:
- se sia a conoscenza del carattere ripetutamente e reiteratamente discriminatorio dei citati decreti dell'Assessore della difesa dell'ambiente nei confronti degli operatori della pesca a strascico del nord Sardegna;
- se ritenga che possa esserci un particolare motivo che induca l'Assessore suddetto ad infierire sulla marineria del Golfo dell'Asinara;
- quali urgenti provvedimenti intenda assumere per evitare che si ripeta la tortuosa vicenda conclusasi solo di recente che ha ingiustamente danneggiato il comparto della pesca del nord dell'Isola;
- quali azioni vorrà porre in essere perché possa essere affermato definitivamente il diritto per gli operatori del settore della pesca del nord dell'Isola, di esercitare la propria attività con le stesse regole vigenti per il resto della Sardegna. (601)
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