Seduta n.96 del 22/06/2005 

XCVI SEDUTA

Mercoledi' 22 Giugno 2005

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

Indice

La seduta è aperta alle ore 10 e 43.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 14 aprile 2005 (91) che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Salvatore Serra ha chiesto congedo per le sedute del 22 e 23 giugno. Poiché non ci sono opposizioni il congedo si intende approvato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 27 aprile 2005, 9, 17, 18, 23 e 30 maggio 2005 e 1° giugno 2005.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Incompatibilità, trasparenza amministrativa e risoluzione del conflitto di interessi. Istituzione dell'Autorità regionale garante della trasparenza e dell'etica pubblica". (143)

(Pervenuto il 20 maggio 2005 ed assegnato alla prima Commissione.)

"Nuove misure di tutela delle produzioni alimentari e di prevenzione delle malattie trasmissibili attraverso gli alimenti. Abolizione dell'obbligo del libretto di idoneità sanitaria". (145)

(Pervenuto il 1° giugno 2005 ed assegnato alla settima Commissione.)

"Disposizioni in materia di trasporto". (148)

(Pervenuto il 15 giugno 2005 ed assegnato alla quarta Commissione.)

"Integrazioni alla legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29, sull'Istituzione del servizio idrico integrato in attuazione della Legge 5 gennaio 1994, n. 36". (149)

(Pervenuto il 15 giugno 2005 ed assegnato alla quarta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

Sanjust:

"Anticipazione dell'assegno di mantenimento a tutela del minore". (141)

(Pervenuta il 19 maggio 2005 ed assegnata alla seconda Commissione.)

Cherchi Oscar - Floris Mario:

"Costituzione e relative norme di funzionamento della Consulta regionale per la tutela e difesa delle libere professioni". (142)

(Pervenuta il 19 maggio 2005 ed assegnata alla sesta Commissione.)

Uras - Licheri - Pisu - Davoli - Fadda Giuseppe - Lanzi:

"Interventi straordinari in materia di indennizzi spettanti ai pescatori delle marinerie sarde per l'interdizione delle attività di ancoraggio e pesca in relazione ad esercitazioni militari". (144)

(Pervenuta il 30 maggio 2005 ed assegnata alla quinta Commissione.)

Cassano - Vargiu - Dedoni - Pisano:

"Modifiche e integrazioni alla legge regionale 3 giugno 1998, n. 21 (Provvidenze a favore delle vittime di attentati e dei superstiti di dipendenti regionali deceduti per causa di servizio". (146)

(Pervenuta l'8 giugno 2005 ed assegnata alla prima Commissione.)

Marrocu - Biancu - Cachia - Balia - Salis - Sanna Alberto:

"Disposizioni in materia di rifiuti". (147)

(Pervenuta il 9 giugno 2005 ed assegnata alla prima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu sul gravissimo ritardo con il quale la Giunta regionale sta dando attuazione all'ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio regionale in data 20 ottobre 2004 e con il quale la Giunta regionale veniva impegnata a dare 'immediato avvio' ai percorsi sperimentali dell'obbligo formativo". (90)

(Risposta scritta in data 24 maggio 2005.)

"Interrogazione Balia - Masia sulle modifiche al sistema di accreditamento degli enti di formazione per la partecipazione ai bandi POR". (171)

(Risposta scritta in data 24 maggio 2005.)

"Interrogazione Scarpa sui recenti fatti verificatisi presso lo stabilimento di Porto Torres della multinazionale della chimica Syndial". (201)

(Risposta scritta in data 24 maggio 2005.)

"Interrogazione Davoli - Cerina sulla mancata attuazione dell'accordo di programma per la realizzazione del collegamento alla Strada statale 125/131 raccordo in territorio di Galtellì". (91)

(Risposta scritta in data 26 maggio 2005.)

"Interrogazione Sanna Matteo sulla riduzione degli sprechi nel settore dello spettacolo e della cultura". (210)

(Risposta scritta in data 26 maggio 2005.)

"Interrogazione Cassano sull'utilizzo dei locali di proprietà della Regione autonoma della Sardegna siti in via Roma a Sassari come Ufficio di rappresentanza del Presidente del Consiglio regionale". (217)

(Risposta scritta in data 3 giugno 2005.)

"Interrogazione Sanna Matteo sulla Novamarine 2 di Olbia a rischio di fallimento". (144)

(Risposta scritta in data 6 giugno 2005.)

"Interrogazione Vargiu sugli stanziamenti relativi alle missioni dei funzionari e dei dirigenti regionali". (193)

(Risposta scritta in data 6 giugno 2005.)

"Interrogazione Vargiu sugli intendimenti dell'Amministrazione regionale in merito all'utilizzo della graduatoria del concorso per funzionario amministrativo, categoria D". (166)

(Risposta scritta in data 8 giugno 2005.)

"Interrogazione La Spisa sulla selezione per titoli ed esami per 167 posti elevabili sino a 469 unità complessive del livello economico iniziale della categoria C dell'Amministrazione regionale". (224)

(Risposta scritta in data 8 giugno 2005.)

"Interrogazione Dedoni sulla definizione di criteri e direttive per l'assegnazione dei contributi per manifestazioni turistiche (deliberazione della Giunta regionale 9 marzo 2005, n. 9/11)". (216)

(Risposta scritta in data 16 giugno 2005.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione Contu - La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione dell'ERA Sardegna (Ente per la Ricerca in Agricoltura)". (227)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi del comparto agricolo sardo". (228)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla campagna di prevenzione degli incendi per l'anno 2005". (229)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sul personale dipendente dalla Società Sipas Spa". (230)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sull'ampliamento del porto turistico "Sa Mardini" di Torregrande". (231)

"Interrogazione Cappai, con richiesta di risposta scritta, sulla distribuzione diretta nella Provincia di Oristano degli ausili per incontinenti". (232)

"Interrogazione La Spisa - Sanjust - Lombardo - Contu - Petrini, con richiesta di risposta scritta, sul problema del sostegno agli sportivi sardi". (233)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul funzionamento delle commissioni competenti alla determinazione del valore agricolo degli espropri". (234)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, su presunte irregolarità nella predisposizione e approvazione del PUC del Comune di Muravera". (235)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sui criteri di nomina di alcuni dirigenti regionali". (236)

"Interrogazione Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata accettazione da parte della ASL n. 5 di Oristano della donazione di pulsossimetri e altra strumentazione". (237)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione di tratte ferroviarie e di posti di lavoro nelle Ferrovie dello Stato del nord-Sardegna". (238)

"Interrogazione Balia - Marrocu - Biancu - Atzeri - Pinna - Licheri - Cachia, con richiesta di risposta scritta, sulle quote d'ingresso di lavoratori extracomunitari in Sardegna". (239)

"Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sul trattamento di serie B per i disabili da parte della compagnia aerea Meridiana". (240)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sul licenziamento di un operatore marketing della AGROSARDA (Società Cooperativa a responsabilità limitata)". (241)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interpellanza La Spisa - Lombardo - Contu - Sanjust - Petrini sul protocollo in materia di indennizzi ai pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi e sul futuro del poligono di Capo Teulada e della Brigata Sassari". (87)

"Interpellanza Davoli - Pisu - Uras sulla grave situazione creata dalla prosecuzione della politica governativa di tagli nei trasferimenti finanziari e negli organici del personale scolastico in Sardegna". (88)

"Interpellanza Atzeri sugli indennizzi dovuti dallo Stato alle marinerie di Teulada e Sant'Anna Arresi". (89)

"Interpellanza Sanna Franco - Floris Vincenzo - Pirisi - Corrias sulla revoca da parte del CIPE del contratto di programma a favore del consorzio Nebiolo per il riavvio dell'attività della cartiera di Arbatax". (90)

"Interpellanza Licheri - Lanzi - Fadda Giuseppe sul protocollo tra la Regione autonoma della Sardegna e INPS". (91)

"Interpellanza Licheri - Lanzi - Fadda Giuseppe sulla necessità di modificare le linee d'indirizzo sull'organizzazione interna della costituenda azienda ospedaliera universitaria di Sassari, al fine di garantire l'assolvimento dei compiti istituzionali della Facoltà di medicina in coerenza con le vigenti norme nazionali sui corsi di laurea di area sanitaria". (92)

"Interpellanza Cherchi Silvio - Floris Vincenzo - Mattana - Marrocu - Barracciu - Calledda - Corrias - Cugini - Lai - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Francesco sulla inadeguatezza e disfunzioni del servizio elettrico pubblico, provocate dalla carenza delle infrastrutture per il trasporto e dalla distribuzione dell'energia elettrica in Sardegna, e sulla precarietà e degrado progressivo delle reti". (93)

"Interpellanza Uras - Davoli - Pisu sulla situazione dei lavoratori della Quality Sardinia e della Le Sistemia". (94)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Mozione Caligaris - Atzeri - Balia - Cocco - Ibba - Marracini - Masia - Serra - Uras sull'istituzione degli uffici territoriali dello Stato nelle Province di Carbonia-Iglesias del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio". (35)

"Mozione Floris Mario - Cherchi Oscar - Atzeri sulle linee da seguire per apportare modifiche al vigente regolamento consiliare". (37)

"Mozione Marrocu - Biancu - Pinna - Licheri - Atzeri - Balia - Cachia - Salis - Serra - Barracciu - Bruno - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Manca - Maninchedda - Marracini - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Uggias - Uras sul peso rilevante delle servitù militari in Sardegna a causa del quale è inibita totalmente o per gran parte dell'anno in vaste aree territoriali dell'Isola ed in particolare in quelle costiere, ogni attività, ivi comprese quelle economiche e lavorative". (38)

Svolgimento dell'interpellanza Oppi - Capelli - Vargiu - Diana - Biancareddu - Cappai - Randazzo - Amadu - Cuccu Franco Ignazio - Onida - Murgioni - La Spisa sulla delibera della Giunta regionale riguardante l'istituzione di una Casa di cura e custodia giudiziaria dei malati psichiatrici (46)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 46.

Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Interpellanza Oppi - Capelli - Vargiu - Diana - Biancareddu - Cappai - Randazzo - Amadu - Cuccu Franco Ignazio - Onida - Murgioni - La Spisa sulla delibera della Giunta regionale riguardante l'istituzione di una Casa di cura e custodia giudiziaria dei malati psichiatrici.

I sottoscritti,

premesso che:

- con delibera n. 21/34 del 16 luglio 2003 la Giunta regionale, nell'ambito dello stralcio del programma di investimenti in conto capitale per l'esercizio 2003, attribuiva un finanziamento in favore della Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari per il completamento dei lavori della casa-famiglia situata in località Genn'e Murdegu, comune di Capoterra, al fine di ristrutturare e ampliare la struttura sopra citata da utilizzare per la cura e la custodia giudiziaria dei malati psichiatrici autori di reato;

- con la successiva delibera n. 21/36 del 16 luglio 2003 la Giunta regionale, nell'ambito del programma di investimenti ex articolo 20, Legge n. 67 del 1988 e successive modifiche, aveva recepito la delibera del direttore generale della Asl 8 del 9 luglio 2003, con la quale veniva proposto di dislocare a Genn'e Murdegu, in comune di Capoterra, una struttura di cura e custodia giudiziaria per malati psichiatrici, modificando quanto previsto dalla delibera della Giunta regionale n. 16/12 del 21 maggio 2002;

rilevato che con delibera n. 24/41 del 27 maggio 2004 la Giunta regionale ha previsto una nuova destinazione della struttura sanitaria di cura e custodia per malati psichiatrici, individuando in tal senso non più la citata struttura di Genn'e Murdegu, in comune di Capoterra, bensì una struttura presso il comune di Ussana prescelta dal direttore generale della Asl 8 con delibera n. 1049 del 29 marzo 2004, attesa la disponibilità del comune stesso;

ricordato che in data 16 luglio 2003, con delibera n. 21/37, la Giunta regionale ha approvato la bozza di protocollo d'intesa tra il Ministero di Grazia e Giustizia e la Regione Sardegna per l'assistenza sanitaria a soggetti affetti da patologie psichiatriche e sottoposti a misure di sicurezza;

evidenziato che:

- tale protocollo era destinato ad assicurare alle categorie interessate un'assistenza sanitaria idonea, da realizzarsi senza il ricorso agli ospedali psichiatrici giudiziari ubicati come è noto fuori dal territorio della regione;

- per "casa di cura e custodia giudiziaria" la Regione intendeva una struttura terapeutica protetta che, pur pagando i costi di una sicurezza sociale riguardante detenuti affetti da gravi patologie psichiatriche incompatibili con la struttura carceraria, assicurasse una possibilità terapeutica nel rispetto del diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione, ma anche un intervento riabilitativo e di reinserimento sociale alternativo a un internamento coattivo presso ospedali psichiatrici giudiziari;

indicato che con la delibera dell'8 novembre 2004, su proposta dell'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale, la Giunta regionale ha revocato tutte le deliberazioni precedenti riguardanti il protocollo d'intesa con il Ministero di Grazia e Giustizia nonché i finanziamenti a favore della Asl 8 per la costruzione di una struttura per la cura e la custodia giudiziaria dei malati psichiatrici;

precisato che nella nota alla delibera di revoca è stata omessa dalla dicitura "Casa di cura e custodia giudiziaria" la parola cura;

sottolineato che una precisa programmazione degli interventi, di cui non viene fatta menzione nelle delibere revocate, è demandata alla convenzione tra la Asl 8 e il Tribunale, essendo la Asl competente in materia;

ricordato che il protocollo d'intesa è stato già sottoscritto nel giugno 2004 dalla Regione Sardegna e dal Ministero di Grazia e Giustizia;

atteso che la Giunta regionale ha revocato tali delibere senza prevedere al contempo la realizzazione di una valida alternativa alla casa di cura e custodia per i malati psichiatrici sottoposti a provvedimenti giudiziari, ma ha previsto solo la costituzione di una commissione tecnica di esperti;

denunciato che:

- tale inerzia non può essere in alcun modo giustificata nemmeno con il richiamo a forme più blande, e sulla carta più efficaci, di cura per tali malati;

- in assenza di un valido programma alternativo, fondato su basi scientifiche certe, la revoca delle delibere sopra citate appare soltanto come una decisione politica rivolta a porre nel nulla provvedimenti presi dalla precedente Giunta regionale di segno politico differente,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

- come intenda affrontare operativamente il problema delle oltre settanta famiglie di malati psichiatrici giudiziari sardi, che oltre a dover affrontare trasferte inutili e dispendiose e come loro, gli operatori di giustizia devono anche patire il doppio stigma dell'ammalato mentale e del delinquente;

- se non ritenga che, per la gran parte degli autori di reati gravi con patologie psichiatriche il sistema delle comunità caratterizzate da forme di terapia più intensive ma prive di qualsiasi forma di custodia, non sia inadeguato all'esigenza di prevenzione della reiterazione del crimine nella società sarda;

- se non intraveda, nell'affidamento a strutture pubblico-private quali le comunità sopra citate, al di là di ogni considerazione economicistica, il rischio evidenziato da recenti casi di cronaca di una gestione strumentale del malato psichiatrico autore di gravi reati, senza che venga così raggiunto l'obiettivo della rieducazione e del reinserimento sociale perseguito dalla Costituzione. (46)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Oppi per illustrare la sua interpellanza. Onorevole Oppi, le ricordo che per Regolamento ha cinque minuti per illustrare l'interpellanza e cinque minuti per l'eventuale replica.

OPPI (U.D.C.). E i dieci mesi che abbiamo perso? Recuperiamo anche quelli?

PRESIDENTE. Prego onorevole Oppi.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, ho l'esigenza di far osservare che da circa un mese è inserito all'ordine del giorno della Giunta lo "Schema di convenzione tra le Aziende ASL e gli istituti penitenziari per l'organizzazione…

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Oppi, ma devo sospendere la seduta per un guasto tecnico all'impianto di registrazione.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 55, viene ripresa alle ore 10 e 59.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Prego onorevole Oppi.

OPPI (U.D.C.). Ringrazio il Presidente. Dicevo che all'ordine del giorno della Giunta da circa 25 giorni c'era un provvedimento di schema di convenzione tra le aziende ASL per l'organizzazione del servizio relativo alla tutela della salute mentale con gli istituti penitenziari. Soltanto stamattina ho potuto averne copia. Sarebbe auspicabile che, come avveniva in passato, si potesse disporre della documentazione in tempi rapidi. Io mi sono dovuto rivolgere al Presidente per averla. Può darsi quindi che la posizione sia anche condivisibile, non la conosco, ho avuto il documento soltanto un quarto d'ora fa, ma non so nemmeno se ieri sera la Giunta sia riuscita a approvare provvedimento. Mi dicono adesso di no. Benissimo!

Allora, la storia è antica: esattamente nel luglio del 2003 la Giunta regionale, nell'ambito dello stralcio del programma, provvede al recupero circa tre milioni e mezzo di euro per la realizzazione in Sardegna di una struttura per la cura - e preciso per la cura - e custodia giudiziaria dei malati psichiatrici. Dopo una serie di provvedimenti, relativi alla diversa ubicazione della struttura e richimati nell'intenpellanza, l'assessore Capelli porta a quattro milioni e mezzo di euro lo stanziamento destinato alla suddetta finalità. L'8 novembre, su proposta dell'Assessore della sanità, la Giunta regionale revoca tutte le deliberazioni precedenti riguardanti sia un protocollo d'intesa che era stato attivato con il Ministero della giustizia, sia i finanziamenti a favore della A.S.L. 8 per la costruzione di una struttura per la cura e la custodia giudiziaria dei malati psichiatrici, prevedendo solo la costituzione di una commissione tecnica di esperti. Premetto che siamo stati la prima Regione d'Italia che ha siglato un protocollo d'intesa con il Ministero di Grazia e Giustizia per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci nelle strutture penitenziarie. Il nostro obiettivo era questo e resta soltanto questo: realizzare una struttura del tutto particolare. Questa struttura non era stata decisa unilateralmente, ma era stata concordata con la Procura della Repubblica e con gli altri organismi competenti. Se non andava bene poteva essere corretta con un taglio diverso. Del resto nella Commissione seconda presieduta dall'onorevole Pisu è stata approvata all'unanimità una risoluzione che evidenzia, alla stregua di quanto sottolineato da Don Cannavera, e dallo stesso dottor Bonsignore, la grave situazione in cui ci troviamo in Sardegna. La condizione di sofferenza mentale nei soggetti detenuti presso le strutture carcerarie è un problema grave e di difficile soluzione sia per l'inadeguatezza del carcere a fornire interventi terapeutici più adeguati, sia per l'assenza o la non disponibilità di strutture terapeutiche alternative, idonee ad un programma specifico. In questo modo le urgenze psichiatriche dei detenuti vengono risolte, almeno temporaneamente, con un ricovero al servizio di diagnosi e cura oggi, o presso l'ospedale psichiatrico giudiziario (OPG), per un periodo di osservazione. A questo si aggiunge il problema degli internati sardi presso gli OPG della Penisola che attualmente sono 74 più quelli a cui ho fatto riferimento che vanno per un periodo di osservazione, perché non possono certamente rimanere né in carcere - perchè non li cura nessuno - né tanto meno possono essere ricoverati presso l'ospedale di Is Mirrionis perché la struttura non è in grado di accoglierli. Il problema non solo è medico ma anche sociale in quanto da una parte determina l'allontanamento del soggetto dal suo territorio d'origine e dall'altra la difficoltà dei familiari di mantenere dei rapporti con lui. Per questi motivi era stata proposta la realizzazione di una struttura territoriale presso il territorio di Ussana, impropriamente… Ho impiegato il cinquanta per cento del tempo a spiegare che non avevo i documenti, poi fate come volete.

PRESIDENTE. Prego onorevole Oppi.

OPPI (U.D.C.). Fate quello che volete, sono otto mesi che continuo a dire che questa non è una struttura seria, che la Presidenza non ci mette a disposizione i documenti, che discutiamo le interpellanze dopo otto mesi. Prendiamo atto di tutto ciò e non presentiamo più interpellanze.

PRESIDENTE. Usi il tempo per spiegare, onorevole Oppi.

OPPI (U.D.C.). Per questi motivi, che sono di natura oltretutto sociale, era stata proposta la realizzazione di una struttura presso il territorio di Ussana impropriamente chiamata Casa di Cura e Custodia Giudiziaria, al fine di risolvere sia il problema dei pazienti sardi in OPG, sia quello dei soggetti detenuti affetti da infermità incompatibile con la detenzione in struttura carceraria. La Regione intendeva cioè creare una struttura terapeutica protetta che, pur pagando i costi di una sicurezza sociale (la sorveglianza), assicurasse un intervento terapeutico mediante appositi programmi al fine di garantire non solo il pieno diritto alla salute, cioè il rispetto dell'articolo 32 della Costituzione, ma anche un intervento riabilitativo e di reinserimento sociale e lavorativo che fosse concretamente alternativo ad un internamento coattivo presso gli OPG. Senza entrare nel merito, così acceleriamo e arriviamo alle conclusioni, noi non facciamo altro che chiedere ciò che, d'altro canto, è stato ribadito anche in un documento importantissimo sottoscritto da luminari in campo nazionale che certamente la dottoressa Dirindin conosce (mi riferisco a Tullio Bandini, a Catanesi, al professor Marigo, a Palmieri), in sede di revisione del Codice penale. Questo significa, inoltre, prevenzione dei suicidi in carcere, considerato che la nostra Regione - sto concludendo - registra il tasso più alto, non solo in Italia ma in Europa, di suicidi nelle strutture di pena. Aver vanificato questo obiettivo crea un grave danno alla condizione dei detenuti con problematiche psichiatriche a cui resta il carcere, l'OPG o, come spesso succede, il suicidio. Uno Stato di diritto non può astenersi dall'intervenire di fronte a tali gravità, anche perché in Italia non è prevista la pena di morte e non si può lasciare che venga determinata dalle circostanze. Successivamente completerò con le osservazioni finali, cercando di ridurre all'osso un argomento che poteva essere discusso otto mesi fa e per il quale non si è fatto niente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

DIRINDIN, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, rispondo alla richiesta dell'onorevole Oppi e degli altri onorevoli con una premessa. Ha già ricordato l'onorevole Oppi che la situazione della salute mentale in generale, ed in particolare delle persone che sono prive della loro libertà è in questa Regione è particolarmente grave: abbiamo il più alto tasso di presenze presso gli ospedali psichiatrici giudiziari, abbiamo il più alto tasso di trattamenti giudiziari obbligatori. Questo è sintomatico della situazione di grave carenza dei dipartimenti di salute mentale: carenza per altro non presente in tutte le realtà territoriali. La programmazione che stiamo mettendo in atto intende fissare degli obiettivi precisi che potranno essere realizzati nel corso dei prossimi anni. Con riguardo allo specifico caso di cui stiamo parlando, ovvero la revoca dei provvedimenti che prevedevano la realizzazione di una casa di cura e custodia giudiziaria ad Ussana, la decisione di revoca è maturata alla luce della considerazione che il progetto prescelto, in grandissima parte, replicava in quella struttura delle articolazioni tipiche degli ospedali psichiatrici giudiziari. Teniamo conto che il progetto nazionale della salute mentale precisa che deve essere evitata ogni forma di ricovero presso gli ospedali psichiatrici giudiziari, e che esistono due sentenze della Corte Costituzionale che dichiarano illegittima sia quella norma del Codice Penale, che prevedeva che il giudice potesse disporre la detenzione soltanto presso gli ospedali psichiatrici giudiziari, sia quell'altra che prevedeva che il giudice non potesse indicare misure di sicurezza non detentive. Il problema dei 74 sardi (in realtà il numero è lievemente cambiato) che sono ricoverati in ospedali psichiatrici giudiziari fuori Sardegna riteniamo che non si possa risolvere costruendo in Sardegna qualcosa che è simile ad un ospedale psichiatrico giudiziario; può essere risolto soltanto organizzando i servizi in modo che la risposta nei confronti di queste persone, che sono più bisognose di aiuto di chiunque altro, sia a carico del servizio tutela salute mentale. Nel momento in cui è stata disposta la revoca ci siamo posti l'obiettivo di chiarire esattamente quale fosse la soluzione rispettosa di quanto la Corte Costituzionale ha detto e di quanto siamo convinti, ovvero che, ove è possibile, debba essere evitato il ricorso all'ospedale psichiatrico giudiziario. Abbiamo primo ritenuto doveroso fare chiarezza sulla situazione e capire quali soluzioni alternative potessero essere considerate. Tutto questo l'abbiamo fatto insieme al Tribunale di Sorveglianza e insieme ai rappresentanti del Ministero della Giustizia. E' stata costituita una Commissione tecnica che ha lavorato e che sta concludendo i lavori. Da qualche settimana è all'ordine del giorno la convenzione, ma siccome con il Tribunale di Sorveglianza e con il Ministero di Grazia e Giustizia c'erano da mettere a punto ulteriori precisazioni, la convenzione non è ancora stata sottoposta alla Giunta per l'approvazione. Sostanzialmente che cosa prevede questa convenzione? Prevede che la A.S.L. si occupi delle persone che sono detenute o internate esattamente come si occupa di tutte le altre persone che insistono nella A.S.L. di residenza; chiede ai servizi di salute mentale di organizzarsi in modo che siano garantite le prestazioni a questi detenuti con spirito di leale collaborazione con l'Amministrazione penitenziaria. Quindi che la A.S.L. organizzi i servizi e sia autorizzata dalla direzione dell'Istituto ad accedere, con gli operatori che verranno definiti, negli ospedali, e che si occupi dei suoi residenti che sono anche internati presso gli OPG. Questo in generale per tutte le persone che hanno questa esigenza. Nello specifico, in alternativa all'ipotesi che era stata fatta su Ussana, stiamo lavorando con coloro che hanno già maturato delle esperienze positive in questo senso per proporre soluzioni che credo non dovrebbero tardare più di tanto, e sono soluzioni che fanno ricorso a misure che richiedono una sorveglianza meno intensa, perché autorizzate dal Giudice, che vanno verso il sostegno della riabilitazione e del reinserimento delle persone, ovvero strutture simili a quelle che in Sardegna ci sono già e hanno ottenuto ottimi risultati in passato. E' vero che tutto ciò non sarà facile da realizzare subito; in questi mesi abbiamo cercato di individuare soluzioni architettoniche e logistiche diverse da quella prevista e riteniamo che, con la convenzione che impegna le A.S.L. oltre che l'Amministrazione penitenziaria, e con la nuova struttura che verrà realizzata, si potrà offrire una risposta sia alle esigenze sia dei 74 sardi, sia a quelle delle altre persone attualmente detenute.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Oppi per dichiarare se è soddisfatto.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, mi considero totalmente insoddisfatto perché mi sembra che sia sfuggito il problema. Tutt'oggi non si è visto ancora niente, il protocollo non è stato siglato e soprattutto ci sono ancora posizioni totalmente differenziate. Non so se esista una Commissione, non ne ho trovato traccia; forse ci sono due persone che si incontrano. Per quanto riguarda gli obiettivi, lei ha evidenziato che sono simili ai nostri, a quelli che io le ho poc'anzi letto. Quelli erano gli obiettivi. Poi se hanno fatto un progetto, il progetto non lo esaminano i politici, lo esaminano i tecnici. Il nostro progetto era diverso. Quindi se Tinebra, il capo dell'Amministrazione penitenziaria, o chi per esso voleva fare certe cose, si corregga; lei lo sta facendo, noi restiamo in attesa che venga corretto questo progetto. Però c'è un altro problema che corre il rischio di essere dimenticato: i 74 sardi che sono autori di reati gravi, omicidi eccetera, si trovano fuori Sardegna. Questi non possono essere curati in una struttura qualunque, hanno bisogno di una struttura alternativa che non può essere un OPG ma una struttura con un minimo di sorveglianza. A questi si aggiungono, come risulta dalle dichiarazioni rese alla seconda Commissione che sono agli atti di questo Consiglio regionale, altre 30-40 persone in osservazione, perché le strutture che abbiamo in Sardegna non sono grado di poterli ospitare. A questo dobbiamo rispondere. Quindi se lei con un certo ritardo sta portando avanti questo discorso nei termini che ha riferito (io ho appreso, da ambienti vicini alla magistratura e alle strutture penitenziarie, che sono per altro particolarmente risentiti, che non è così), se questo progetto va in porto ed è realmente alternativo è quanto noi auspicavamo. Non volevamo certo realizzare OPG in Sardegna, volevamo creare le condizioni per migliorare lo stato veramente grave di questi detenuti, e lo stato della famiglie che purtroppo devono oltrepassare il Tirreno per visitare i loro congiunti.

Quindi le finalità sono queste, però obiettivamente non c'è ancora niente di concreto e pertanto noi non possiamo dichiararci soddisfatti. Le offro un altro suggerimento: è inutile emanare i decreti, è inutile istituire le Commissioni, lei ne ha istituito una, ha nominato cinque componenti che non sono nessuno, ne ha inserito alcuni autorevoli nella Commissione per il prontuario farmaceutico, ma ha tolto Del Giacco e ha nominato un parente di un suo collaboratore. Ad oggi il decreto non c'è ei la Commissione sui farmaci non può operare.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 33 sullo sviluppo della società dell'informazione. Poiché il Presidente della Regione non è presente, propongo l'inversione dell'ordine del giorno passando all'esame del documento numero 3.

Metto in votazione l'inversione dell'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Discussione del documento "Legge regionale 15 gennaio 1991, n. 7 Titolo III - Art. 24 e seguenti - Proposta al Consiglio regionale per la nomina di tre esperti in seno alla Consulta regionale per l'Emigrazione" (Doc. n. 3/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 3. Ha facoltà di parlare il consigliere Pisu, relatore.

PISU (R.C.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi abbiamo presentato, come componenti la seconda Commissione del Consiglio regionale della Sardegna, questo ordine del giorno a maggioranza dei suoi componenti perché abbiamo accolto nella Commissione le proposte che sono state formulate dalla Giunta regionale per la nomina di tre esperti che in seno alla Consulta regionale dell'emigrazione. Questi esperti presentano un curriculum molto interessante; noi li abbiamo esaminati, ci sembra che possano rappresentare al meglio le conoscenze che hanno maturato nei loro studi e nelle loro esperienze nel mondo dell'emigrazione. Abbiamo anche sottolineato che è una questione urgente, perché dovevano essere presenti questi esperti anche alla Consulta dell'emigrazione che è stata recentemente convocata. Sapete che riunire questa Consulta è molto complesso, perché arrivano i rappresentanti degli emigrati sardi dall'Australia, dal Canada, dall'Argentina, da tutto il mondo e in quei paesi vigono anche delle leggi che prescrivono che, per poter autorizzare un lavoratore a venire nella nostra terra, è necessario avere un'autorizzazione anche di tre mesi prima. Per cui, quando si è tenuta la riunione della Consulta, non tutti dei numerosi punti all'ordine del giorno si sono potuti affrontare perché mancavano questi esperti.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di stare al loro posto, grazie.

PISU (R.C.), relatore. Grazie Presidente. Dicevo che è una questione importante perché riguarda l'altra metà del nostro popolo che è sparsa per il mondo, che ha dovuto lasciare la nostra terra, per cui l'attenzione dei colleghi dovrebbe essere maggiore, credo. Noi abbiamo fatto questo lavoro, ritenendo di accettare la proposta della Giunta regionale. Si tratta di tre esperti di grandissimo livello, e se il Consiglio approverà questi nominativi, come auspico, noi potremmo avere finalmente la Consulta completamente operativa da subito. Perché è stato già deciso (in questa prima riunione che si è svolta senza questi esperti purtroppo, e con alcuni argomenti che non si sono potuti affrontare) che sarà convocata già a settembre, perché ci sono da esaminare tanti problemi del mondo dell'emigrazione sarda, ed in modo particolare il problema dell'aggiornamento della legislazione sulla materia. Ci sono problemi nuovi, c'è una emigrazione diversa da quella del passato e noi dobbiamo essere sicuramente molto sensibili a questi problemi.

Pertanto chiedo all'Aula di approvare i nominativi che sono stati proposti in questo ordine del giorno firmato dalla maggioranza dei componenti della seconda Commissione.

PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che l'elezione dei tre esperti in seno alla Consulta regionale per l'emigrazione, ai sensi della legge regionale numero 7 del 1991, avviene sulla base di una proposta della Giunta regionale. Quindi vi è una delibera della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore al lavoro e al Consiglio regionale viene sottoposto un ordine del giorno con il quale prende atto di questa proposta della Giunta. Questa è la procedura, quindi teoricamente il Consiglio regionale potrebbe bocciare la proposta della Giunta, naturalmente bisognerebbe avere argomenti importanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Dopo l'intervento del collega Pisu ho necessità di comprendere meglio: io so che la prassi è questa, però prassi consolidata vuole che la Giunta regionale si raccordi con la minoranza e le faccia esprimere un nome. Ma al di là di questo (ognuno può fare tutto e il contrario di tutto) vorrei sapere se i nomi proposti dal collega Pisu sono gli stessi che sono stati indicati dalla Giunta, oppure li ha proposti la Commissione mentre la Giunta ne aveva indicati altri tre. C'è stata interlocuzione con la Giunta? C'è stata interlocuzione con l'Assessore competente, sì o no?

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, provo io a fornirle le spiegazioni possibili con gli atti in nostro possesso. La Giunta regionale ha deliberato, il 30 novembre 2004, di proporre al Consiglio regionale, come esperti in seno alla Consulta regionale per l'emigrazione, i signori Gabriele Cappai, Giovanna Corda e Paola Atzeni. Questa deliberazione è stata trasmessa alla seconda Commissione permanente, la quale nella seduta nel 1° febbraio 2005 ha esaminato la proposta della Giunta e ha valutato a maggioranza che i candidati avessero maturato significative esperienze teoriche e pratiche sulle problematiche dell'emigrazione, e quindi, in accoglimento della proposta della Giunta regionale ha approvato la delibera e i nominativi in essa contenuti. Il Consiglio, all'atto finale, approva l'ordine del giorno proposto dalla Commissione, poi come sia avvenuta la formulazione...

OPPI (U.D.C.). Il Consiglio dovrebbe avere i curricula dei tre…

PRESIDENTE. Sono allegati, onorevole Oppi, se vuole può prenderne visione, sono curricula...

OPPI (U.D.C.). Anche questi sono scienziati. Ne prendiamo atto.

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'ordine del giorno.

MANCA, Segretario:

Ordine del giorno Pisu - Frau - Caligaris - Sanna Simonetta - Floris Vincenzo - Cerina sulla nomina di tre esperti nella Consulta regionale dell'emigrazione.

Il Consiglio regionale

CONSIDERATO che, ai sensi dell'articolo 25 della legge regionale 15 gennaio 1991, n. 7, al Consiglio spetta la nomina, su proposta della Giunta, di tre esperti in materia di emigrazione nella Consulta regionale dell'emigrazione;

visto che la Giunta, con deliberazione del 30 novembre 2004, ha proposto per la nomina il professor Gabriele Cappai, la professoressa Giovanna Corda e la professoressa Paola Atzeni, allegando alla proposta i rispettivi curricoli;

Vista la relazione della Seconda Commissione permanente, la quale, nella seduta del 1° febbraio 2005, ha esaminato la proposta della Giunta, valutando a maggioranza che i candidati hanno maturato significative esperienze teoriche e pratiche sulle problematiche dell'emigrazione e che pertanto le candidature rispondono al requisito richiesto dalla legge;

Ritenuto di poter condividere la valutazione della Seconda Commissione, in accoglimento della proposta della Giunta regionale,

nomina

componenti della Consulta regionale dell'emigrazione:

- il professor Gabriele Cappai;

- la professoressa Giovanna Corda;

- la professoressa Paola Atzeri. (1)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sulle modalità di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, poiché si tratta di una votazione che riguarda una valutazione su persone, credo che se è corretta la possibilità di votare attraverso un ordine del giorno in luogo della normale votazione per schede, quanto meno debba essere garantita, non per istanza nostra, ma per una corretta interpretazione del criterio generale che è alla base di questo tipo di votazioni, una votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. La richiesta dell'onorevole La Spisa è corretta, a termini di Regolamento. Trattandosi di votazione su persone possiamo utilizzare, laddove richiesto, la votazione a scrutinio segreto. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS(Gruppo Misto). Avevo chiesto di intervenire perché ritenevo di dover pronunciare una dichiarazione di voto, ma se si accoglie la proposta rinuncio alla dichiarazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, intendo parlare sulla legittimità della proposta pervenuta in Commissione e che poi è stata oggetto del voto negativo da parte della minoranza della Commissione stessa. La legge, infatti, prevede che la scelta debba cadere su una rosa di nomi, la Giunta non ha offerto la possibilità alla Commissione di scegliere o di esprimere quanto meno una considerazione su una rosa di nomi, perché i nomi che la Giunta ha trasmesso in Commissione erano solo ed esclusivamente tre. Quindi vorrei che, prima che si addivenisse ad una votazione, la Presidenza si pronunciasse sulla legittimità o meno di questa procedura.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Proprio in aggiunta alla richiesta dell'onorevole Sanjust volevo anche sapere se la Giunta ha emanato un bando pubblico per la presentazione dei curricula. In base a quali criteri cioè è pervenuta a questi nominativi e perché quei tre e solo quei tre.

PRESIDENTE. Scusate colleghi, a parte che l'argomento è all'ordine del giorno da molto tempo e che poteva essere utilmente valutato ed approfondito prima che venisse inserito all'ordine del giorno anche dai Capigruppo. Relativamente al quesito posto dall'onorevole Sanjust e richiamato anche dall'onorevole Dedoni, l'articolo 25 della legge 15 gennaio '91 numero 7 non fa cenno a di rose di nomi. Quindi, onorevole Sanjust, il procedimento è esattamente quello che prevede la legge; la legge prevede che la Consulta sia composta tra tre esperti in materia di emigrazione nominati dal Consiglio regionale su proposta della Giunta regionale.

DEDONI (Riformatori Sardi). Come li sceglie la Giunta?

PRESIDENTE. Li sceglie sulla base dei criteri che la Giunta ha definito, immagino che abbia valutato i curricula di tutti coloro che ha voluto valutare e ha fatto pervenire al Consiglio regionale una proposta di tre nomi, così come è avvenuto sempre del resto. C'è una delibera di Giunta, quindi eventualmente la richiesta di precisazioni andrebbe rivolta alla Giunta. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, solo per un chiarimento. Siccome questo problema è stato posto anche in Commissione, ne abbiamo discusso ed abbiamo appurato che era competenza della Giunta. Sulla questione degli esperti ci siamo soffermati ed abbiamo avuto modo e tempo di valutare i curricula.

PRESIDENTE. Chiedo scusa onorevole, non si può lavorare in questo modo; chiedo ai colleghi di prendere posto, e di evitate di fare capannelli.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Intendevo soltanto fare una sottolineatura di metodo. Noi in Commissione abbiamo preso in esame questi nomi, abbiamo avuto il tempo per riflettere, abbiamo avuto il tempo per verificare la documentazione e mi sorprende pertanto che adesso, dopo tanto tempo e dopo tante sollecitazioni, non ultima quella pervenuta il 10 giugno dalla Consulta all'atto del suo insediamento, quando gli emigrati hanno lamentato fortemente che il Consiglio regionale non avesse ancora deciso sulla nomina dei tre esperti, si sollevino queste obiezioni. Esiste da parte del mondo dell'emigrazione una grande attesa perché finalmente questa Consulta sia completa e possa operare in tutta la sua interezza.

PRESIDENTE. Mi pare che i dubbi che sono stati sollevati siano risolti, almeno per gli aspetti formali; del resto la nostra legge è questa, anche se si può naturalmente cambiare. Siamo in sede di votazione. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiederei ancora un attimo di pazienza e magari anche una breve sospensione. Sicuramente ci troviamo di fronte ad una legge che contiene certe norme, poi ciascuno di noi valuta; ha poca importanza se sia giusto o non giusto che sia il Consiglio, su proposta della Giunta, a indicare quei nomi perché a quel punto tanto varrebbe che la nomina la facesse la Giunta senza passare in Consiglio, se il Consiglio non può di fatto modificare nulla. Tra l'altro, la legge in questo modo certamente viola un principio generale, generalissimo direi, che su tre nomi da indicare due li indica la maggioranza e uno l'opposizione,.

Sicuramente ci troviamo di fronte anche ad una questione politica che io sintetizzo in questo modo: la Giunta ha formulato una proposta, senza considerare l'elementare esigenza di correttezza istituzionale, anche nei riguardi dell'opposizione, che esige che tra i tre nomi presentati ce ne sia quanto meno uno condiviso dall'opposizione. Credo che una riflessione su questo punto, che va alla sostanza della questione, quindi non alla forma, possa essere utile da parte di tutti, magari con cinque minuti di sospensione della seduta.

PRESIDENTE. Non ho difficoltà ad accedere ad una richiesta di sospensione. Richiamerei i colleghi sul fatto che questo argomento comunque è da due mesi inserito all'ordine del giorno. Quindi c'era tutto il tempo per approfondirlo ed anche eventualmente poi richiedere che non venisse inserito all'ordine del giorno qualora non si fossero ritenute mature le valutazioni e anche eventualmente le obiezioni da sollevare in ordine ai nominativi proposti. Ad ogni buon conto accedo alla proposta di sospensione dell'onorevole La Spisa. Poiché non ci sono opposizioni, sospendo la seduta sino alle ore 11 e 45, grazie.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 39, viene ripresa alle ore 11 e 44.)

PRESIDENTE. Abbiamo accertato che il meccanismo previsto dalla legge offre al Consiglio la facoltà eventualmente di bocciare la proposta della Giunta regionale, differentemente da come avviene per tutte le altre nomine previste dal Consiglio, dove si garantisce l'eventuale presenza della minoranza attraverso il voto limitato. Questa legge è scritta così e naturalmente siamo chiamati a rispettarla per come è scritta. Trovo anch'io che sia una procedura non totalmente condivisibile, diciamo così, ma questa è la legge, rispettiamo la volontà dei legislatori del 1991.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 52

votanti 49

astenuti 3

maggioranza 25

favorevoli 25

contrari 24

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione: il Presidente Spissu - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Dedoni - Fadda Giuseppe - Floris Mario - Floris Vincenzo - Gessa - Giorico - La Spisa - Ladu - Lanzi - Licandro - Licheri - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Milia - Murgioni - Oppi - Orrù - Pacifico - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo - Rassu - Sanciu - Sanjust - Sanna Francesco.

Si sono astenuti i consiglieri: Atzeri - Scarpa - Vargiu.)

Discussione dello schema di: "Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Sardegna concernenti modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, n. 250, in materia di demanio e patrimonio" (4/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dello Schema di norma di attuazione numero 4. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Maninchedda, relatore.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Consiglio è chiamato oggi a concludere, se lo riterrà opportuno, un percorso lungo e accidentato iniziato all'indomani dell'approvazione dello Statuto speciale. Come è noto l'articolo 14 del nostro Statuto stabilisce che la Regione, nell'ambito del suo territorio, succede allo Stato nei beni e diritti patrimoniali di natura immobiliare e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo. Tali beni, secondo quanto stabilito dal secondo comma dell'articolo 14, restano allo Stato fino a che siano utilizzati per servizi statali o per i monopoli fiscali. Per uscire dal "burocratese" ricordo ai colleghi che gran parte del patrimonio demaniale non è stato trasferito perché utilizzato dalle forze armate, quindi stiamo parlando di una questione che è all'attenzione politica anche di questi giorni. L'articolo 14 già stabiliva questa successione della Regione allo Stato nei beni demaniali. Cosa è accaduto? E' accaduto che col decreto del Presidente della Repubblica numero 250 del '49 la Regione ha subito un vulnus, e cioè dando prima attuazione alla norma statutaria si è data un'interpretazione fortemente restrittiva. Il D.P.R. numero 250, nell'ultimo comma dell'articolo 39, ha stabilito infatti che sarebbero rimasti allo Stato i beni ad esso pervenuti dopo l'entrata in vigore dello Statuto. Sta qui una parte delle complesse questioni che ci hanno impegnato anche in questi giorni, perché fino ad oggi, l'unico trasferimento di beni demaniali dallo Stato alla Regione, ha riguardato i beni demaniali inutilizzati dallo Stato alla data del 1949, e tutto ciò che o era utilizzato a quella data o non rientrava allora nel demanio statale non è stato trasferito, ed è la gran parte. Nel 1991, con la sentenza numero 383, la Corte Costituzionale ha autorevolmente smentito questa interpretazione restrittiva, per cui è ripreso il meccanismo pattizio con lo Stato per il trasferimento dei beni dismessi alla Regione Sardegna. E con l'intesa istituzionale del 21 aprile 1999 venne assunto l'impegno di dare compiuta attuazione all'articolo 14. Si è ricostituita una Commissione paritetica Stato-Regione di quattro membri, due membri della Regione e due dello Stato, che ha avuto il compito di elaborare lo schema delle nuove norme di attuazione dell'articolo 14. Questa Commissione ha licenziato uno schema di norme di attuazione in data 21 gennaio 2002 e bisogna dire che il testo esitato dalla Commissione paritetica è un testo che registra dei vantaggi per la Regione sarda, perché cassa l'ultimo comma dell'articolo 39 del D.P.R. 250, cioè quell'articolo che diceva che vengono trasferiti solo i beni inutilizzati alla data del 1949. Inoltre questo schema individua anche una procedura di trasferimento dei beni, il cui censimento, fuorché per i beni di interesse storico, artistico e archeologico che vengono individuati sulla base di una Commissione paritetica (e sono beni per i quali anche noi prestiamo particolare attenzione) viene affidato all'autorità competente statale. La procedura prevede che il Consiglio regionale si esprima sullo schema della Commissione paritetica, può accoglierlo o respingerlo. Proporre degli emendamenti potrebbe significare la ripresa ex novo della procedura. Lo sottolineo al Consiglio perché, badate, è dal '49 che si attende l'attuazione dell'articolo 14. Qualora noi decidessimo di emendare la bozza dello schema di attuazione varato dalla Commissione paritetica potremmo incorrere nella difficoltà di vedere riconvocata la Commissione paritetica per un nuovo esame, eccetera, eccetera. Viceversa, qualora il Consiglio regionale approvasse lo schema di attuazione varato dalla Commissione paritetica, l'ultimo passo sarebbe l'emanazione da parte del Presidente della Repubblica del decreto che appunto conterrebbe lo schema proposto dalla Commissione. Finalmente così potrebbe iniziare questa procedura di trasferimento dei beni demaniali, a cui noi siamo particolarmente interessati. La Commissione ha concluso l'esame dello schema varato dalla Commissione paritetica il 1° giugno 2005 e lo ha approvato all'unanimità. L'ordine del giorno che è stato presentato recepisce perfettamente la nostra intenzione di approvare lo schema di attuazione predisposto dalla Commissione paritetica. Tuttavia noi formuliamo anche degli auspici, nel senso che la procedura individuata dalla Commissione paritetica non prevede come si potrebbero risolvere, per esempio, i contrasti tra i membri della Commissione paritetica incaricati di censire i beni culturali. Essendo quattro, se nelle votazioni si verificasse una situazione di parità (due voti a favore e due contro) non si capisce come si potrebbe uscire dall'impasse.

E allora, al netto del giudizio positivo di approvazione dello schema proposto dalla Commissione paritetica, la Commissione ha formulato degli inviti perché, appunto, nelle more, anche adesso, del confronto sereno col Governo nazionale, poco prima dell'emanazione del D.P.R., si tenti - se non ci si riesce pazienza - di rendere ulteriormente vantaggioso per la Regione lo schema di attuazione. Nel merito mi riservo di approfondire questi aspetti in sede di illustrazione dell'ordine del giorno che è stato presentato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per significare innanzitutto che questo provvedimento all'esame del Consiglio era stato già definito dalla Commissione paritetica il 13 marzo del 2002, quindi l'autonomia regionale sarda sostanzialmente aveva già conquistato nel 2002 all'intesa con lo Stato nella Commissione paritetica perché venisse sostanzialmente cancellato il termine temporale che poneva al passaggio dei beni un limite rispetto allo Statuto del '49.

Sostanzialmente era indispensabile togliere il riferimento al D.P.R. 250 del '49, che limitava i beni suscettibili di essere trasferiti alla Regione e quelli acquisiti dallo Stato prima dell'entrata in vigore dello Statuto. Entro già nel merito dell'ordine del giorno che ci è stato poc'anzi distribuito, perché è evidente che noi non possiamo rischiare, questo lo dico come Consiglio regionale, di inficiare un risultato straordinariamente rilevante che riguarda una parte assolutamente importante del patrimonio di proprietà dello Stato che può entrare a far parte del patrimonio regionale. Qual è il rischio? La Giunta regionale nella Commissione presieduta dall'onorevole Maninchedda ha infatti proposto, sì, l'approvazione dello schema di norme di attuazione, ma ha altresì proposto tutta un'altra serie di modifiche rischiando di inficiare i tempi e anche il risultato oggettivo che si può conseguire con l'approvazione da parte del Consiglio di questo atto. Un atto rilevante sul piano della sostanza, ma credo anche della forma, poiché con questo passaggio lo Statuto autonomo della Sardegna diventa dinamico, in quanto tramite l'articolo 14 ci consente di ampliare la prospettiva di acquisizione del patrimonio immobiliare. E' evidente che laddove si dovessero nello stesso ordine del giorno, che pure la maggioranza ha proposto, anche nelle more dell'approvazione definitiva da parte del Governo dello schema in discussione, aprire varchi che potrebbero introdurre ulteriori modifiche, anche se migliorative, si rischierebbe di non raccogliere quel risultato che invece è già scritto e concordato. Come voi tutti sapete, le procedure sono assolutamente lunghe e la legislatura nazionale è ormai in fase di conclusione e quindi è evidente che non ci sarà più il tempo di introdurre modifiche che invece devono rientrare, io credo, in una più puntuale e complessiva verifica delle norme statutarie e delle stesse capacità del Governo regionale di tradurle in un'intesa con lo Stato. Questo è il motivo per il quale io non ho firmato, come componente della Commissione, l'ordine del giorno, perché ritengo che il Consiglio oggi debba portare a casa il risultato massimo possibile e non debba consentire - passatemi questo termine - alla Giunta di introdurre altri elementi di contrasto, di scontro col Governo che certamente possono soltanto inficiare il risultato che nel 2002 è stato raggiunto, cioè quello di eliminare il limite temporale imposto dal DPR del 1949. Tutto il patrimonio di proprietà dello Stato può, anzi deve passare alla Regione laddove ci siano quelle condizioni che appunto lo Statuto concordato dallo stesso costituente aveva bene individuato. Credo che sia assolutamente importante, da questo punto di vista, lo richiamava anche l'onorevole Maninchedda, riaffermare un concetto sul tema delle servitù militari. Anche lì vi è un passaggio che purtroppo non si e riusciti a concretizzare in cinquant'anni di autonomia. Laddove le servitù militari avessero dismesso le aree, e sono la stragrande maggioranza delle aree disponibili in Sardegna (quindi è inutile aprire grandi "fabbriche di gazzosa", come si sta facendo in questi giorni), quelle aree devono essere censite, devono essere individuate, devono immediatamente passare alla disponibilità della Regione. In questa direzione credo che l'attuazione dell'articolo 14 sia fondamentale e debba realizzarsi a tutti i costi. Per la prima volta, nel 2002, la Regione sarda si è costituita a tutti i livelli, sia presso la Corte costituzionale, sia presso i Tribunali amministrativi regionali, perché il patrimonio che si voleva inserire (vedi per tutti gli edifici della Manifattura Tabacchi) nel dispositivo nazionale per la vendita del patrimonio (con la cosiddetta cartolarizzazione) è stato bloccato. La Regione grazie a quell'atto di contrasto forte col Governo e con lo Stato ha acquisito quel patrimonio. Credo che il risultato che ci si porta a casa con questo schema di attuazione non possa essere inficiato da altri tentativi di polemizzare, di aprire scontri su quel fronte. Credo che sia assolutamente importante separare le due parti: l'ordine del giorno in cui si esprime parere favorevole sullo schema delle norme di attuazione e il secondo ordine del giorno (se la maggioranza vorrà proporlo), sul quale si può aprire una discussione per individuare i passaggi per pervenire ad ulteriori modifiche dela norma di attuazione, ma soprattutto per una eventuale apertura di una nuova stagione - che credo per l'avvio che ha avuto questa legislatura sia abbastanza difficile - nei rapporti tra maggioranza e opposizione, per quanto riguarda l'aspetto costituente del nuovo Statuto, che certamente merita un'attenzione maggiore di quattro righe inserite in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io intervengo per dichiarare la mia totale soddisfazione su questo importante ordine del giorno che questo Consiglio regionale sta per approvare. Credo che stiamo scrivendo una pagina importante della nostra autonomia nel momento in cui andiamo a rimuovere e cancellare quella ignominiosa scritta dell'articolo 39 del D.P.R. 250 che limitava il riconoscimento statutario ai beni patrimoniali ed immobiliari che fossero appunto pervenuti al demanio dello Stato entro la data di vigenza dello Statuto sardo, cioè anteriormente al 1948. Molti comuni della Sardegna, e io porto come testimonianza diretta l'esempio del mio comune, Selegas, hanno sofferto per anni, per decenni, proprio della chiusura totale prevista da questo ultimo comma dell'articolo 39. Molti beni dello Stato, che pure dallo stesso erano stati dismessi, non sono rientrati a far parte del patrimonio della Regione perché, nonostante addirittura storicamente fossero occupati dallo Stato anteriormente alla vigenza del nostro Statuto, per le lungaggini e per le procedure relative agli accatastamenti, divennero formalmente patrimonio del demanio dello Stato soltanto successivamente al 1948. Quindi una doppia ingiustizia perché di fatto erano dei beni che per effetto dell'applicazione dell'articolo 14 dello Statuto sarebbero dovuti essere riconosciuti alla Regione sarda, per essere utilizzati dalle comunità che avevano sofferto il gravame di questa servitù, e poi perché anche se fossero stati acquisiti al demanio dello Stato successivamente al 1948, nel momento in cui non venivano più utilizzati per i fini per i quali erano stati acquisiti, sempre ai sensi dell'articolo 14 del nostro Statuto, sarebbero dovuti essere restituiti alle comunità locali. Oggi, attraverso appunto la concertazione di questo schema di norme di attuazione che cancella l'ultimo comma del citato articolo 39, non possiamo che esprimere il nostro apprezzamento, ricordando che tra l'altro si tratta di un importante provvedimento già sancito dagli accordi paritetici intercorsi nel 2002 e che quindi costituisce anche un riconoscimento per l'attività che tutti coloro che hanno contribuito a questo importante passaggio hanno posto in essere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, intervengo sui contenuti della norma di attuazione per rammentare quanto sia stato lungo il percorso per arrivare al riconoscimento di un diritto che è scritto in Costituzione, che è sancito nello Statuto di autonomia, e quanti comportamenti abbastanza discutibili da parte dello Stato nel frattempo siano stati adottati. Lo Stato ha approfittato di una condizione normativa costruita in funzione di una modalità di non applicazione corretta della norma statutaria, della norma costituzionale, per lucrare a danno della Sardegna, per vendere beni immobili che sarebbero dovuti pervenire alla Regione, togliendoli alla disponibilità dei sardi e facendone un uso non sempre compatibile con le finalità pubbliche. Lo Stato, cioè, anche e soprattutto in questa materia, si è comportato non solo con colpevole ritardo, ma anche contro l'interesse della comunità regionale. E' di questi giorni sui giornali la notizia di un richiamo di natura contabile che tende a dimostrare quanto poco le regioni italiane del Centro Nord ricevono in termini di trasferimenti finanziari da parte del Governo rispetto a quanto danno allo Stato, e quanto molto le Regioni a Statuto speciale invece ricevono, poco dando. A questo si perviene con un'operazione meramente contabile che esclude la valutazione del grande patrimonio immobiliare che la Regione Sardegna ha reso disponibile allo Stato, e di cui lo Stato ha fatto utilizzo in funzione di interessi generali e non in funzione degli interessi della comunità regionale. Ci si dimentica anche di verificare quanto di quel patrimonio, che pure, se ben utilizzato, ha un valore che va oltre la sua consistenza, è stato ??????? allo Stato e quanto le Regioni del Mezzogiorno, e quelle a Statuto speciale ed in modo particolare la Sardegna, hanno dato in termini anche di risorse umane disponibili e pronte al potenziamento dell'apparato industriale e produttivo di altre parti d'Italia. Questa è una norma che, se l'avessi potuta scrivere io, non l'avrei mai stata scritta così, nel senso che vado a votare l'ordine del giorno convinto che quello sia oggi il male minore. Ma poco mi soddisfa dover patteggiare con una Commissione di burocrati nominati dal Governo ciò di cui la Sardegna ha diritto in virtù di norma costituzionale, che è già lì, ben evidente, chiaro, e non necessita di ulteriori approfondimenti. E poco mi soddisfa anche il contenuto del comma 4 dove si fa riferimento ai beni facenti parte del patrimonio indisponibile, che tali rimangono sino a quando perdurerà la loro destinazione a servizi di competenza statale, servizi che anche oggi, anche in queste ore, noi stiamo in qualche maniera sottoponendo a valutazione diversa rispetto a quelle fatte finora da tutti i governi italiani.

Da una parte quindi esprimo la soddisfazione perché in qualche misura a questa vicenda si cerca di porre rimedio, dall'altra mi pare che il rimedio sia purtroppo un rimedio non adatto alla cura, alla sradicazione del male, ma sia più che altro un rimedio che ci garantisce una qualche sopravvivenza futura.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Signor Presidente, credo fosse chiaro alla Commissione il sentiero stretto su cui era necessario, o per lo meno era giusto muoversi, anche perchè porre termine a un confronto in taluni momenti anche aspro con lo Stato, confronto durato più di cinquant'anni, per quella interpretazione così restrittiva dell'articolo 14 dello Statuto, porre termine a questa contesa che poi si ribalta su tantissime realtà della nostra Regione, era e è, credo, l'obiettivo principale che tutti noi ci prefiggevamo. Quindi la premessa da fare è questa: non consentire, attraverso un passaggio parlamentare, nell'adozione di questo provvedimento, che si riaprano i termini, impedendo che si rinvii la soluzione alla prossima legislatura, e quindi si rinvii di anni. Detto questo, l'adozione dello schema in attuazione dello Statuto Speciale non si limita ad abrogare solo l'ultimo comma dell'articolo 39 del DPR numero 250, cioè quella norma che in maniera, non dico restrittiva, ma non giusta, non corretta stabiliva che i beni trasferiti dopo l'attuazione dello Statuto rimanessero nella disponibilità dello Stato, ma attribuisce anche ad un sistema pattizio Stato-Regione l'individuazione di tutti quei beni che da qui in avanti dovranno essere trasferiti alla Regione. Si può condividere o meno questa decisione ma altro sistema non ve n'è, perché non può essere definito una volta per tutte. Può essere definito una volta per tutte per quanto riguarda il pregresso, cioè il comma 2, ma per il futuro no. Quindi anch'io non mi limito soltanto ad esprimere una valutazione positiva sulla necessità di approvare lo schema di norme di attuazione, quindi di approvare la proposta della Commissione paritetica, ma ritengo che si debba andare oltre, non perché occorra rimettere in discussione i punti a cui si è arrivati, ma perché mi sembra opportuno che il Consiglio regionale detti alla Giunta regionale gli indirizzi da impartire ai funzionari delegati che partecipano alla Commissione.

L'ordine del giorno non si limita ad approvare lo schema di norme di attuazione ma indica anche in che modo tutelare gli interessi della nostra Regione; interessi che credo sia corretto indicare. Invito pertanto anche l'opposizione, con la quale abbiamo peraltro concordato in Commissione il parere da esprimere, a rivedere un po' la sua posizione. Credo che sia importante che l'approvazione dello schema avvenga all'unanimità, anche perché ricordo che lo sblocco della situazione è avvenuto con la sentenza della Corte Costituzionale, a cui poi ha dato corso il Governo di centrosinistra con l'intesa dell'aprile '99, e l'iter si è concluso concluso nel 2002 con l'impegno formale e sostanziale che ci mette nella condizione di chiudere questa vicenda ultra cinquantennale. Auspico che con lo stesso spirito sia assunta dal Consiglio regionale una posizione unitaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Francesco. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci associamo ovviamente alla richiesta di un voto unanime dell'Aula sull'ordine del giorno che recepisce il lavoro della Commissione paritetica e porta a casa un primo risultato che è frutto di anni di lavoro, anche se eccessivamente rallentato dal modo di approcciarsi al tema dell'attuazione delle previsioni dello Statuto Speciale della Sardegna. Chiediamo di votarlo anche con questo invito finale alla Giunta regionale a svolgere un'azione che rilanci l'attività pattizia tra Stato e Regione per la realizzazione piena dell'articolo 14 dello Statuto. Il mio intervento potrebbe finire qui perché mi sembra assolutamente scontato che di fronte alla realizzazione di una previsione statutaria, che arriva oggi dopo cinquant'anni di interpretazioni riduttive, il Consiglio regionale si esprima senza se e senza ma contro queste interpretazioni. Però alcune osservazioni si possono esprimere, a partire da questa vicenda, su come la Regione Sardegna, in un contesto costituzionale differente, deve e può svolgere il lavoro successivo alla lettura di una previsione di rango statutario costituzionale. Il sistema delle norme di attuazione dello Statuto, dobbiamo chiederci, è ancora attuale? Cinquant'anni fa questo sistema era sorto per garantire sia la Regione sia lo Stato da una attuazione non scontata di previsioni di rango costituzionale, si prevedette che lo Stato non potesse attribuire alla Regione, per esempio, delle funzioni allora statali, senza il consenso della Regione; e questo sistema è stato utilizzato per situazioni speciali come quelle dell'articolo 14. Oggi questo sistema è un sistema che tutela la Regione Sardegna o è un sistema che la mette in una posizione deteriore rispetto al resto delle Regioni a statuto ordinario? In prima Commissione i consiglieri, fuori le forze politiche e l'opinione pubblica, stanno iniziando a discutere del passaggio di competenze dallo Stato alla Regione, agli Enti locali. Benissimo! Noi questa previsione di trasferimento, sancita con legge nazionale nel '98, l'abbiamo vista realizzata solo tre anni dopo e ne discutiamo oggi per recepirla con legge regionale. Abbiamo avuto la possibilità di vedere trasferite quelle competenze solo tre anni dopo rispetto alle Regioni a statuto ordinario, proprio perché dovevamo attendere l'emanazione di norme attuative dello Statuto. Ancora, la Corte Costituzionale decide sull'articolo 14 nel 1991, ci vogliono otto anni per arrivare all'accordo Stato-Regione e ce ne vogliono altri sei per arrivare all'accordo di oggi. Allora, il voto unanime serve soprattutto per dar mandato pieno alla Giunta regionale - mi rivolgo soprattutto agli amici e colleghi dell'opposizione - per rendere fluido e il più possibile veloce lo svolgimento dei lavori della Commissione paritetica sin quando nel nuovo Statuto della Regione Sardegna, quello che faremo, non prevederemo un sistema diverso. Io lancio qui l'idea che una previsione di rango costituzionale come quella statutaria abbia non un'interlocuzione pattizia come quella delle norme di attuazione, ma abbia come attuatore principale, tranne in casi specifici, e direi da ridurre al minimo, il Parlamento della Sardegna. La legge che noi forgiamo qui nel Consiglio regionale, la legge regionale è la fonte principe dell'attuazione delle previsioni statutarie anche quando si tratta di competenze trasferite dallo Stato o di gestione di funzioni di materie in cui lo Stato è coinvolto con degli interessi. Lo dico con uno slogan: "Il nome dello Stato in Sardegna è Regione autonoma della Sardegna". Questo io credo che possa essere rivendicato e possa essere anche utilizzato come spunto di riflessione, oltre a questo voto che auspico unanime e coeso da parte di tutti i Gruppi consiliari.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà. Inviterei i colleghi a non iscriversi più, le iscrizioni andavano fatte, come sapete, durante il primo intervento, ma la regola è un po' lasca.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo perché stimolato dall'intervento dell'onorevole Sanna, altrimenti probabilmente non avrei domandato di parlare. Mi è difficile, onorevole Sanna, pronunciarmi - come lei chiede - "senza se e senza ma"; credo che sia sconveniente che qualcuno di noi si pronunci senza se e senza ma. Questa è una materia che la Commissione ha affrontato, è una materia importante, non è la prima volta che se ne parla, ma io ho la vaga impressione che, per come è stata esitata dalla Commissione, rischi di complicarci la vita.

Se è vero, infatti, che bisogna dare piena attuazione all'articolo 14, nella fattispecie al comma 1, perché poi il tutto è da ricondurre al comma 1, è anche vero che lo Stato nella sua - credo - autonomia abbia la possibilità di acquisire al proprio patrimonio beni immobili per gli usi che più ritiene confacenti al perseguimento dei seri fini istituzionali. Sarebbe allora interessante sapere cosa lo Stato ha acquisito in Sardegna successivamente alla data di approvazione dello Statuto, perché non dobbiamo dimenticarci la previsione statutaria che stabiliva che tutti i beni immobili di proprietà dello Stato insistenti nella Regione Sardegna, qualora non venissero più utilizzati per servizi statali, venissero ceduti alla Regione Sardegna. Ceduti è un termine improprio, ma certamente il passaggio doveva essere io credo automatico; invece non c'è mai stato un passaggio automatico perché di fatto siamo andati avanti sempre con rivendicazioni, fino al caso della Manifattura tabacchi. Per quanto riguarda il patrimonio che lo Stato avrebbe acquisito successivamente alla previsione statutaria, siamo veramente convinti che con questa risoluzione si possa trovare il bandolo della matassa? Io credo che non sia esattamente così, perché ciò che lo Stato ha acquisito successivamente, e che si vorrebbe far rientrare nella previsione dell'articolo 14, e in questo caso del comma 1, non c redo possa rientrarvi. Quindi qualche complicazione probabilmente ci sarà. Io aprirei due fronti. Intanto definirei esattamente ciò che l'articolo 14 recita e aprirei eventualmente un'altra contrattazione con lo Stato relativa a quei beni che invece non fanno parte di quel famoso patrimonio che nello Statuto è menzionato. Dico questo perché non vorrei che questa fosse un'altra perla del nostro Governo regionale - e quando intendo Governo regionale penso che comprendiate di che cosa sto parlando - per essere più espliciti non vorrei che questa fosse l'ennesima perla per provocare ulteriori scontri con il Governo nazionale. Può darsi che non sia così, onorevole Maninchedda, ma siccome ne abbiamo viste troppe e ne vediamo troppe tutti i giorni, diffido di questo atteggiamento, soprattutto quando mi si dice che bisogna votare senza se e senza ma. Io sono pronto a votare senza se e senza ma una parte di questo documento, starei più attento (ed è una valutazione che sto facendo all'Aula, ma sto facendo a me stesso) sull'andare invece a votare tutto questo documento, perché ritengo che ci stiamo infilando in un ginepraio dal quale probabilmente non uscirà neanche il risultato che tutti quanti auspichiamo. Lo dico come valutazione, lo dico forse anche provocatoriamente, però vorrei che su questo ci fosse chiarezza e chiarezza non c'è. Noi stiamo operando una forzatura in questo caso, so anche a che cosa fa riferimento, onorevole Maninchedda; vedo che lei non condivide quanto sto dicendo, è normale che non sia d'accordo, però io so anche a che cosa si sta pensando con la previsione di questa risoluzione, e non è un argomento che voglio affrontare in questo momento. Ripeto solo che ci dobbiamo far carico di pretendere che venga applicato l'articolo 14, i commi 1, 2 e 3, ma per il momento dovremmo fermarci qui per evitare di compromettere anche il risultato che tutti quanti invece auspichiamo.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Signor Presidente, interveniamo per esprimere il nostro parere sul lavoro svolto dalla Commissione. Il parere della Giunta è quello di condivisione dell'impostazione seguita dalla Commissione, che prima di tutto fa salvo il lavoro che è stato svolto finora, e questo è un punto importante. Nessuno di noi e nemmeno la Commissione ha inteso mettere in discussione o far arretrare l'avanzamento che l'autonomia ha registrato su questo punto, a lavori consolidati e a testi concordati. Tuttavia sarebbe stato sufficiente questo passaggio se non fosse dovere di ciascuno di noi - e io, da questo punto di vista, non posso che apprezzare il lavoro e le osservazioni espresse dalla Commissione - fare il punto sullo stato di attuazione dell'autonomia. Quindi l'invito che è contenuto nell'ordine del giorno è, da questo punto di vista, condivisibile. Se devo riferire in una battuta qual è lo stato di salute del rapporto tra Regione e Stato in materia di applicazione dello Statuto sardo posso dirvi che non è affatto buono; e questo non significa - richiamando, come ha fatto qualche onorevole consigliere, il famoso principio pattizio - innescare volontà di conflitto, ma secondo noi significa recuperare integralmente l'attitudine più genuina che dovrebbe caratterizzare il Parlamento della Sardegna, che è quella di lavorare, pensare e operare nella direzione del conseguimento pieno dell'autonomia. E' questo chiaramente un richiamo principale ad azioni unitarie che superino gli schemi parlamentari, che facciano della voce della Sardegna e del Parlamento sardo un tutt'uno. Da quei lavori ad oggi sono stati introdotti elementi nuovi: la leale cooperazione che ha in qualche modo modificato il senso di quei tavoli paritetici, e l'introduzione del concetto in base al quale spetterebbe allo Stato l'onere di dimostrare alle autonomie il sussistere o meno dell'interesse nazionale. Ritenete che i tempi dei tavoli paritetici siano ancora idonei alle esigenze di una autonomia che sta cercando di conseguire la compiutezza della sua previsione statutaria, già sapendo che deve conseguirne una più avanzata? Ritenete che sia corretto non richiamare in tutti i modi possibili la quotidianità della violazione dell'articolo 14? Cosa ci sarebbe di più pattizio di quello che ha fatto la Regione sarda in queste settimane, di chiedere al Governo, sulla vicenda della Manifattura tabacchi, una transazione che ponesse fine ad un contenzioso che non presentava nemmeno le condizioni minime per essere aperto? Sapete qual è la risposta? La risposta è che lo Stato accetta una transazione se noi accettiamo di rinunciare a gran parte di quel compendio, poiché lo Stato vi deve allocare alcune sue strutture.

Come dire che quando si tratta di riconoscere la vigenza dell'articolo 14 in una sede di conciliazione la Regione deve prendersi le briciole. Cosa dire sul completamento delle strutture del Parco del Molentargius considerando che gli organi dello Stato non si presentano alle riunioni convocate e concordate per la consegna dei beni in transito? Si potrebbe continuare, ma io credo che questo richiamo sia importante non per vanificare il lavoro fatto, ma per sottolineare che il rispetto dello Statuto non può essere una questione di carattere politico, ma attiene alla natura della nostra autonomia e alla tutela che dobbiamo tutti quanti garantire e della quale siamo chiamati a rispondere di fronte ai sardi.

In quei tavoli paritetici non si parla dei diritti dei sardi, che mentre si tratta in Sardegna sulla riduzione degli spazi dei poligoni, i tavoli tecnici stanno chiudendo la revisione del DPCM del 1989 confermando quei perimetri, senza dialogo e senza connessione politica. Io credo che questo invito sia importante e sia importante portarlo nei giusti modi, con la giusta correttezza, ma anche con quello spirito unitario che aiuterebbe enormemente la Sardegna, non una parte politica, ma l'autonomia nella sua interezza.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Comunico che è stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Ordine del giorno Maninchedda - Orrù - Corrias - Cugini - Sanna Francesco - Cuccu Giuseppe - Balia sullo schema di norma di attuazione dello Statuto speciale della Regione Sardegna concernente modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, n. 250, in materia di demanio e patrimonio.

Il Consiglio regionale

VISTO lo schema di norma di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna concernente modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, n. 250, in materia di demanio e patrimonio, predisposto dal 2002;

ritenuta urgente ed indifferibile l'abrogazione - prevista nello schema - dell'ultimo comma dell'articolo 39 delle norme di attuazione del 1950, al fine di superare finalmente una interpretazione infondata e riduttiva dell'articolo 14 dello Statuto;

Valutata positivamente la previsione di un concorso di Stato e Regione, attraverso una apposita commissione mista, nella definizione dei beni da trasferire alla Regione, in quanto l'adozione di un procedimento basato sulla collaborazione degli uffici statali e di quelli regionali potrà favorire il superamento di resistenze e ritardi, che spesso si sono manifestati da parte degli uffici statali;

Rilevato tuttavia che: in primo luogo la previsione riguarda i soli beni di interesse storico, artistico ed archeologico; in secondo luogo a tenore dell'articolo 14 dello Statuto la successione della Regione nei beni statali è atto dovuto e l'unico limite al trasferimento alla Regione sia del patrimonio immobiliare dello Stato, sia dei beni demaniali, è dato dall'esistenza di una connessione in atto con servizi di competenza statale o con monopoli fiscali, pertanto il compito della commissione mista non potrà che avere valore ricognitivo,

esprime

parere favorevole sullo schema di norma di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna di cui trattasi,

invita nel contempo la Giunta regionale

a svolgere ogni possibile azione, anche nelle more dell'approvazione definitiva da parte del Governo dello schema in discussione, per rafforzare la normativa con una disciplina basata sulla collaborazione fra Stato e Regione nella ricognizione di tutti i beni da trasferire alla Regione e assistita da certezza di tempi e idonee garanzie per superare eventuali resistenze, contrasti normativi e opposizioni statali alla piena attuazione dell'articolo 14 dello Statuto. (1)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Maninchedda per illustrare l'ordine del giorno.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Onorevoli colleghi, questo ordine del giorno contiene una premessa politica, che cerco di sintetizzare, e qualche ragione tecnica. L'origine politica è un'origine culturale. Io penso che l'autonomia non abbia bisogno di retorica, che sia stata uccisa dalla retorica, ed è questo il motivo per cui su alcune partite rilevanti l'intera Commissione sta lavorando con un profilo più legato alla operatività, alla soluzione dei problemi che alla portata simbolica di quei problemi. Forse è il caso che tutti adottiamo questo approccio, perché ho l'impressione che l'abitudine che abbiamo di "retoricizzare" l'autonomia la stia letteralmente soffocando, quindi sull'autonomia si lavora senza medaglie, senza ricordare i propri meriti. Secondo, l'autonomia non si misura nella frontiera centrodestra-centrosinistra. Io quando ragiono di temi così rilevanti, onorevole Diana, onorevole Pili, non penso che voi siate la nostra opposizione o l'opposizione della Sardegna; non l'ho mai pensato e non credo di averlo mai fatto intendere nei comportamenti. Mi pare che privatizzare l'autonomia nelle ragioni degli schieramenti sia un errore, e non lo dico perché sono convinto che prima o poi qui nascerà un partito autonomistico che svuoterà il centrosinistra e il centrodestra italiani, ma lo dico perché sono convinto che sia il tempo di ragionare sulle cose importanti dimenticandoci della necessità di consensi di parte. Il terzo elemento culturale di quest'ordine del giorno è la volontà di far muovere qualche passo, di non fermarsi alle premesse, di non ragionare sempre di metodo e mai di contenuti. I contenuti nello specifico, onorevoli colleghi, sono rappresentati dall'intesa intervenuta nel 2002 in una Commissione paritetica che ha dietro le spalle trent'anni di lotte. E che questa Commissione paritetica abbia partorito qualcosa di importante per noi è verissimo, al punto che tutti lo stiamo riconoscendo, ma è altrettanto vero che nel febbraio del 2004 il Presidente Masala adottò una delibera, che inoltrò alla Commissione del Consiglio regionale, nella quale si affermava che occorreva sbilanciare l'accordo intervenuto perché le procedure non assicuravano tutela e garanzie all'autonomia regionale, e si aggiungeva anche che il 1° febbraio 2004 il Governo si era dichiarato disponibile a ragionare su questi temi. Se noi abbiamo inserito quel richiamo, non nella parte deliberativa dell'ordine del giorno, ma laddove si auspica un comportamento politico che quindi non inficia minimamente ciò che stiamo decidendo, l'abbiamo fatto anche alla luce di quella delibera trasmessa ufficialmente al Consiglio regionale dai vostri raggruppamenti politici, non da noi. Quella delibera metteva già in evidenza due aspetti che pongo all'attenzione dell'Aula: la Commissione paritetica prevede l'istituzione di una Commissione Stato-Regione per i beni culturali e archeologici, ma non per gli altri beni. In sostanza l'elenco dei beni verrà compilato dal Ministero del Tesoro e la Commissione dirà: "Va bene purché si faccia l'elenco". Ma potrà anche dire alla Giunta: "Signori, vedete se nelle pieghe di un accordo signorile col Governo si può fare in modo che anche questo elenco abbia natura pattizia".

Cosa divide me e voi, il centrosinistra e il centrodestra, su questa materia? Stiamo deliberando solo sullo schema di attuazione esitato dalla Commissione paritetica e formulando un auspicio su cui credo non si possa non essere d'accordo.

Queste sono le ragioni per cui nella parte in cui si invita la Giunta regionale - e voi sapete che quando si invita una Giunta regionale non si interviene sulla parte dispositiva riguarda l'approvazione o la bocciatura del testo della Commissione paritetica che noi, per quanto ci possano essere motivi di insoddisfazione, proponiamo sia approvato pur di andare avanti - si recepisce quanto sostenuto da tutte le Giunte che hanno avuto a che fare con il Governo. Io vi invito veramente a ritrovare la possibilità - lo chiedo all'onorevole Pili - su questi temi un'unità e anche uno spirito pratico, perché questo ordine del giorno riconosce il contributo di quanti hanno lavorato su questo tema da cinquant'anni, riconosce la validità del lavoro svolto nel 2002 e riporta, come invito alla Giunta, ciò che tutte le Giunte, anche quelle di centrodestra, su questo argomento hanno cercato di dire per migliorarne la sostanza.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta è favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per esprimere la mia personale dichiarazione di voto raccogliendo lo spirito dell'intervento dell'onorevole Maninchedda che ci invita a non ripercorrere la storia di questo Consiglio regionale, recente e passata, sulla questione dell'autonomia. Se lei ben ricorda, onorevole Maninchedda, ho chiesto in Commissione di stralciare da quell'atto un riferimento che la maggioranza aveva inserito relativo alla cosiddetta intesa istituzionale di programma siglata dal Presidente D'Alema con il Presidente Palomba, in cui si affermava che erano stati posti capisaldi dell'azione sull'articolo 14, e io aggiungo anche sulle servitù militari. Mi riferisco all'"intesa delle quattro righe", come è del resto quella che si vorrebbe proporre in questo ordine del giorno, nell'ultimo capoverso. Noi riteniamo invece che tale intesa debba essere condivisa dall'intero Consiglio, debba essere elaborata su principi e su obiettivi chiari e non debba sicuramente nascere da una delega in bianco alla Giunta regionale. Il Consiglio regionale, onorevole Maninchedda, proprio per quello che dice lei, ha tutta la potestà legislativa e l'autorevolezza istituzionale per dettare le regole al Parlamento e quindi al Governo e allo Stato per rivedere l'attuazione dell'articolo 14. Io non penso che nessuno di noi voglia attribuire una delega in bianco alla Giunta regionale, anche perché quella delega in bianco, anche se fosse un atto di rispetto della maggioranza politica verso la coalizione che governa, indebolirebbe l'azione della Giunta in seno alla conferenza e quindi nel rapporto con lo Stato.

Credo che occorra scindere i due passaggi, un sì forte e chiaro del Consiglio regionale per portare a casa il più importante risultato sull'articolo 14 dello Statuto, e un sì autorevole su un altro ordine del giorno che indichi, da parte del Parlamento della Sardegna, tutte le condizioni per rivedere la partita sia delle servitù militari sia del Demanio. Non c'è nessuno che si può sottrarre a quel tipo di ordine del giorno, noi per primi, a partire, onorevole Maninchedda e colleghi della maggioranza, dalla partita delle servitù militari.

Mentre oggi si fa molta "gazzosa", inviterei il responsabile della Commissione a distribuire il documento che il 1° febbraio del 2003 è stato distribuito in quest'Aula, che forse molti di voi non conoscono, dove sono riportati puntualmente tutti i passaggi relativi alla dismissione del patrimonio militare in Sardegna, tutta la rivendicazione formale e sostanziale rivolta al Governo per la cessione di gran parte del patrimonio delle servitù militari, e non certo come avviene nell'"intesa delle quattro righe", onorevole Maninchedda.

Cito la lettera d) dell'intesa istituzionale sul patrimonio, quella che doveva essere inserita e che fortunatamente avete stralciato. Recita così la lettera: "Definire in ordine ai beni demaniali e patrimoniali le modalità con le quali garantire l'attuazione dell'articolo 14 dello Statuto che prevede che la Regione succede nei beni e nei diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo". Quattro righe che riprendono per tre righe quello che è scritto nello Statuto Autonomo della Sardegna. Questa era la proposizione del centrosinistra, D'Alema e Palomba, sul patrimonio immobiliare.

Sulle servitù militari, poi, l'intesa si poneva totalmente in contrasto con quello che oggi, in maniera demagogica, senza concretezza, state sostenendo. Ve lo leggo, perché la memoria non bisogna averla corta. Quattro righe sulle servitù militari: "Avviare il processo di riduzione del carico di servitù gravanti sull'Isola ed individuare le modalità per procedere, in particolare nei maggiori centri urbani" - vi risulta che nei centri urbani ci sia attività militare? - "alla delocalizzazione, di intesa con i comuni interessati, di impianti al fine di consentire una migliore fruizione del territorio". Tutta qui la posizione del centrosinistra sulle servitù militari!

Molto più avanzata è la sfida che vi proponiamo. Noi vogliamo la dismissione del patrimonio delle servitù militari, vogliamo approvare però un ordine del giorno condiviso, separato dal risultato che conquistiamo, perché credo che quella battaglia sia comune e non solo di qualcuno che vuole esclusivamente "fare gazzosa".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, noi voteremo a favore di questo ordine del giorno perché rappresenta un atto di giustizia nei confronti dei sardi per un atteggiamento dello Stato che, all'alba dell'approvazione dello Statuto, fin dal lontano '49, aveva inquinato l'articolo principe che sanciva questa autonomia. Non dimentichiamo che in cinquant'anni di vita pseudoautonomistica lo Stato italiano ha puntualmente bocciato e mortificato tutte le proposte di riforme costituzionali.

L'illustrazione dell'assessore Sanna e la lucida esposizione del Presidente Maninchedda ci hanno soltanto ricordato che siamo di fronte, a prescindere dai colori e dai Governi, ad uno Stato che ha annesso di imperio cieli, mari e territori e l'esigenza del popolo sardo oggi, nel 2005, non è conciliabile con quella dello Stato senza aprire conflitti, perché credo che costituisca proprio il terreno ideale per quello Stato che, con atteggiamenti subdoli e truffaldini, ha espropriato le ricchezze della nostra identità. Noi dobbiamo guardare al futuro, senza perderci in polemiche sterili, perché siamo in grado di promuovere sviluppo economico e sociale in quei territori dove ancora oggi, vergognosamente, insistono anacronistiche presenze militari. E' di fronte agli occhi di tutti anche l'atteggiamento di un componente del Ministero dell'Economia - se non sbaglio il funzionario Rocchetti - che ha votato con i componenti della Commissione paritetica ieri o avantieri, relativamente al desiderio degli stati maggiori di ampliare e continuare le esercitazioni, a dimostrazione che anche nello Stato italiano ci sono forti preoccupazioni quando il silenzio di questi poteri fortissimi non ci illumina sulla quantità e la qualità delle loro esercitazioni.

Allora, se questo ordine del giorno vuole aprire un primo fronte perché la Sardegna si riappropri dei suoi beni storici, noi siamo favorevoli e siamo consapevoli che abbiamo a che fare con interessi fortissimi che si opporranno al nostro desiderio di riappropriarci della nostra identità, dei nostri beni. Però non possiamo dividerci con se e ma; quando sento queste formule dubitative ho la certezza di non avere di fronte dei fondamentalisti senza macchia e senza paura. Ci sono invece contributi costruttivi perché è arrivato il momento di dare alla Giunta, di dare a questo Parlamento carta bianca perché apra con lo Stato un incalzante movimento per controllare... Non dimentichiamo che per un lungo ventennio queste tematiche non sono state affrontate con la dovuta serenità, per vent'anni noi abbiamo aperto e mitizzato un protocollo di intesa che alla fine non ha visto lo Stato impegnato con una certa serietà nell'individuare tempi e beni da dismettere; ha sempre e solo ipotizzato. Oggi nel 2005 non abbiamo certezze di ciò che la Sardegna avrà dopo domani. Basta pensare, e chiudo, che nel cuore di un salotto buono come quello cagliaritano di Monte Urpinu, i beni che dovevano essere dismessi, gestiti dalla Marina e dall'Aeronautica (mi riferisco ai depositi di carburante), continuano a offendere uno dei più bei parchi cagliaritani, uno dei punti di aggregazione più importanti per la capitale della Sardegna. Eppure anche questi beni facevano parte dei beni dismissibili. Ecco perché dobbiamo, non aprire un contenzioso e un conflitto con lo Stato, ma restare uniti e chiedere veramente che il nostro articolo 14 non diventi oggetto inquinamenti e atteggiamenti rancorosi, antiregionalisti e colonialisti di uno Stato che in cinquant'anni deve puntare le attenzioni su altri parti d'Italia, perché qui ha insistito e ha esagerato, purtroppo - speriamo di non essere in ritardo - anche dal punto di vista ambientale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SALIS (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente, io voterò convintamente a favore del provvedimento in esame; ho apprezzato la relazione e il lavoro svolto dal Presidente Maninchedda e dalla Commissione da lui presieduta e ho apprezzato l'intervento, altrettanto chiaro e preciso, pronciato dall'assessore Sanna. Vorrei richiamare il concetto che è stato espresso fortemente dei colleghi della maggioranza sulla necessità di un accordo unitario su questo provvedimento e lo faccio anche tentando di confutare il cuore dell'intervento polemico svolto dal collega onorevole Pili, relativamente al valore dell'intesa istituzionale di programma che è stata sottoscritta tra il Governo Palomba e il governo presieduto dall'onorevole D'Alema, il 21 aprile 1999. E' ben vero, collega Pili, che relativamente all'Accordo di programma quadro 8 (APQ8) e all'APQ9 previsto dall'articolo 7 dell'intesa istituzionale di programma, si faceva riferimento in quattro righe, che lei ha letto, all'esigenza di intervenire sia su Demanio e patrimonio (APQ8) sia su servitù militari (APQ9). Lei però ha dimenticato di ricordare che l'articolo 7 non si limitava solo a queste 8 righe, l'articolo 7 - è forse opportuno leggerlo completamente - in un contratto sottoscritto dal Governo nazionale e dal Governo regionale (un'intesa istituzionale di programma è un contratto, ha valenza contrattuale e va rispettato), dopo gli APQ da 1 a 4, così stabiliva: "le parti convengono, al fine di aderire a successivi accordi di programma quadro relativi a trasporti ferroviari, trasporti esterni e continuità territoriale, regime delle entrate fiscali, Demanio e patrimonio, servitù militari, sistema dei parchi, rete scolastica e rete postale (APQ da 5B fino a 12) di costituire specifiche Commissioni paritetiche con il compito di approfondire i temi e presentare entro tre mesi dalla sottoscrizione della presente intesa gli schemi di accordi di programma quadro in relazione ai seguenti obiettivi". Quindi, è ben vero che i problemi sono stati individuati, ma sono stati individuati all'interno di un programma autonomistico di rilievo, importantissimo per la Sardegna, con l'impegno, entro tre mesi, di precisarne i contenuti ed arrivare ad una definizione delle volontà della Sardegna e dei sardi su questi temi abbondantemente dimenticati. Ecco perché io ritengo che questo punto oggi all'attenzione del Consiglio regionale sia un punto di fondamentale importanza, perché può consentire a questo Consiglio regionale, al Governo della Sardegna, di recuperare l'iniziativa che tutti i consigli regionali che si sono succeduti in questi cinquant'anni hanno cercato di portare avanti, ma senza produrre finora risultati significativi. Sono pertanto convinto che questa battaglia, portata avanti unitariamente, debba e possa trovare, alla luce di quanto è stato detto in quest'Aula, maggiore forza unitaria con un pronunciamento unanime del Consiglio regionale della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, prima di pronunciare la mia dichiarazione di voto, vorrei brevissimamente sviluppare un'argomentazione e conclusivamente avanzare anche una proposta di votazione. Credo che, al di là di tutte le influenze che noi possiamo ricevere anche sull'argomento che tra qualche ora affronteremo, che riguarda specificamente la questione delle servitù militari, al di là delle sfumature di polemica politica che sono certamente importanti, ma che potrebbero essere ragionevolmente stralciate dalla discussione, questo atto, comunque rimane un atto importante che riconosce quanto meno un risultato che è stato acquisito, perfetto o non perfetto (a questo punto ha un'importanza relativa) e che ci permette di instaurare un nuovo confronto con lo Stato per riaprire, una volta incassato il risultato, la questione che era stata affermata nel 1949 indicando già nominativamente e rigidamente i beni da trasferire. Con questo atto, quindi, si sblocca un problema importante, si avvia un processo più dinamico per la dismissione dei beni, aperto non solo a quei beni già rigidamente individuati con la norma di attuazione del 1949, ma capace di permettere, anno dopo anno, alla Sardegna di acquisire quei beni che non essendo più demaniali possano essere legittimamente messi a disposizione dei sardi e della Regione nella sua potestà e nella sua sovranità territoriale. Credo che questo possa essere fatto, così come è stato detto dai colleghi, approvando un ordine del giorno che si limiti a esprimere parere favorevole sullo schema di norme di attuazione e magari inserendo in un successivo testo da discutere, concordare e approfondire, tutte quelle indicazioni che sono certamente necessarie perché effettivamente si snellisca anche la procedura e si concedano sempre meno poteri alle burocrazie statali relativamente all'individuazione dei beni e a tutte quelle procedure che effettivamente ritardano poi l'acquisizione di un diritto da parte della Regione Sardegna nei confronti dello Stato. Chiedo, quindi, la votazione per parti di questo ordine del giorno, e cioè che oggi si voti l'ordine del giorno dall'inizio fino ad "esprime parere favorevole sullo schema di norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna di cui trattasi", sulla quale parte io esprimo il voto favorevole, rinviando invece a un dibattito successivo - si potrebbe anche benissimo concordare successivamente un altro testo - la parte finale relativa alle valutazioni, le richieste, gli atti di indirizzo che il Consiglio regionale può e deve impartire alla Giunta per un confronto con lo Stato che tenda a semplificare le procedure e a rendere reale, operativo il diritto dei sardi ad avere i beni che non sono più demaniali e che possono legittimamente essere messi a disposizione di tutti. Cioè sleghiamo e affidiamo a un dibattito successivo anche tutta la questione che riguarda l'utilizzo in particolare dei beni che appartengono al demanio militare e che effettivamente hanno una profondità, una complessità diversa da quella che è contenuta in queste poche righe.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, io voglio rapidissimamente ripartire da una affermazione - che però sottende anche una concezione culturale - che è stata espressa poco fa dall'onorevole Maninchedda, quando, nel ribadire che l'autonomia rappresenta un valore inestimabile, in qualche maniera evitava le inutili forzature retoriche relativamente a questo aspetto, perché finivano col rappresentare dell'autonomia stessa una concezione che rischia, in qualche modo, di svilirla. Ecco, se poi le forzature retoriche passano anche attraverso forzature di interpretazioni di tipo politico, con richiami al passato (mentre noi abbiamo riconosciuto anche legittime e avanzate posizioni del centrodestra in Consiglio regionale relativamente a questo aspetto), richiami al passato che tendono poi a segnalare carenze facendo riferimento a piccole parti di accordi prese separatamente, non si rende giustizia alla verità storica e si contribuisce unicamente a portare in Aula un clima di divisione e di litigiosità. Ogni divisione su un ordine del giorno di questo tipo a noi appare assolutamente fittizia, mentre il Consiglio regionale ha l'assoluta esigenza di esprimersi attraverso un voto unitario che è l'unico modo per dar forza nei confronti a una battaglia di legittimità, ma anche di autonomia condotta nei confronti del Governo nazionale. Sono confronti necessitati, che noi non cerchiamo di trasformare in scontri, ma non ci tiriamo indietro se siamo obbligati a condurre battaglie più serie. Dire: votiamo, dividiamo il documento per parti e votiamolo per parti, annunciando il voto favorevole sulla prima, è legittimo, ma rischia di svilire il contenuto del documento se non c'è il contemporaneo invito alla Giunta regionale, peraltro già in passato formulato anche dal centrodestra, a svolgere ogni e qualunque possibile azione nei confronti del Governo nazionale. Stiamo ancora rincorrendo vecchie battaglie autonomistiche, vecchie perché consolidate nel tempo, perché in qualche maniera dovrebbero essere già acquisite e rischiano di essere superate. Io voglio ricordare, non lo ricordo al Presidente della Commissione che ne è ben consapevole, lo ricordo però a me stesso in quanto di quella Commissione faccio parte, che invece ci attende, attraverso il rispetto di quell'ordine del giorno votato alcuni mesi fa dal Consiglio regionale, ma che ancora deve trovare riscontro reale con l'operatività della Commissione, ci aspetta una battaglia di garanzia ben maggiore, che è quella della riscrittura e della conseguente approvazione del nuovo Statuto per la Regione Sarda. Naturalmente esprimo il mio voto favorevole all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, anche noi vorremmo esprimere delle valutazioni su questo ordine del giorno che sono in realtà in progress, nel senso che le considerazioni che sono state espresse da più parti in quest'Aula ci trovano assolutamente d'accordo. Esiste infatti una quantità di argomenti che rappresenta comunque un comune sentire dei sardi e che comunque rappresenta un campo di battaglia in cui la nostra forza diminuisce progressivamente con l'aumento di eventuali divisioni nell'ambito del Consiglio, nell'ambito delle forze politiche che devono sostenere le stesse battaglie. E' evidente, quindi, che noi siamo orientati nella direzione della condivisione del documento che è stato presentato, perché ci rendiamo conto che un documento che viene presentato e votato all'unanimità ha una forza diversa rispetto a un documento che invece divide le forze del Consiglio e crea all'interno del Consiglio stesso delle differenze che possono essere in vario modo interpretate e anche in vario modo utilizzate. Chiunque faccia politica sa bene come si percorrono cammini che devono essere condivisi, nel senso che la stessa presentazione di un ordine del giorno può avvenire in vari modi: cioè può avvenire attraverso la ricerca della condivisione preventiva, oppure può avvenire attraverso la presentazione del documento e l'attesa della convergenza sullo stesso documento. E se questa convergenza si verifica va bene, se non si verifica è comunque un problema che preoccupa sino a un certo punto, perché il richiamo all'unità vale soltanto se avviene con la convergenza su un documento già pronto e non se avviene attraverso la predisposizione del documento. Ecco questo, amici del centrosinistra, è il rammarico fondamentale che noi vi manifestiamo anche in questa circostanza. Non è questo l'unico o l'ultimo degli argomenti su cui il Consiglio regionale discuterà e che vedrà la maggior parte degli interventi improntata all'auspicio che si trovi una convergenza dell'intera Aula nel licenziare l'atto finale. Per questo e per gli altri documenti che su argomenti del genere verranno esaminati dal Consiglio vale lo stesso tipo di raccomandazione, lo stesso tipo di considerazione e cioè che i percorsi condivisi, se realmente devono essere realmente condivisi; non devono essere semplicemente delle prese di posizione sulle quali si chiede di concordare occupando una posizione che è già di altri e non scegliendo insieme una posizione da assumere.

Se questo è l'atteggiamento ricordiamoci, ricordiamocelo per oggi, ricordiamocelo per il futuro, che esiste sempre la possibilità di costruire delle strade che siano comuni, e che per costruire queste strade comuni c'è la necessità di avere un briciolo in più di disponibilità, di fornire una chiara indicazione a chi in questo momento sta in minoranza. Ricordiamoci che intraprendere il percorso insieme non è soltanto chiamarci ad approvare un documento già pronto, ma è la scelta di una strada da percorrere uniti. Io credo che in questo senso quella avanzata da Giorgio La Spisa sia una proposta senz'altro positiva. Ci sono delle parti anche in questo documento comunque preconfezionato, che comunque possono essere votate dall'intero Consiglio e le votiamo tutti quanti insieme. La votazione per parti consente poi, su quegli aspetti per i quali sarebbe esistita quanto meno la necessità di ragionare ancora un po' insieme, la possibilità, per quelle forze che nel ragionamento non sono state coinvolte, di differenziare la propria posizione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, l'ordine del giorno cerca di mettere a fuoco un insieme di considerazioni che sono state espresse sia in Commissione, sia in Aula. Alcuni colleghi della opposizione ritengono che il dispositivo sia insufficiente, che ci sia bisogno di impartire una indicazione più completa sulle attività da compiere, come iniziativa di governo. Personalmente sono d'accordo, mentre non mi convince la decisione di votare l'ordine del giorno per parti, rinviando la parte più sostanziale a un appuntamento più solenne del Consiglio. La Giunta dovrà svolgere un'attività - come ha detto l'Assessore - estremamente importante e impegnata e anche - e non dobbiamo avere paure e preoccupazioni - in qualche modo dialettica e conflittuale. Noi non ci stiamo collocando in modo conflittuale, ma stiamo avanzando una rivendicazione, ed è importante che questa rivendicazione, che può essere completata, la avanzi tutto il Consiglio regionale, poi la Giunta dovrà operare e tornare in Consiglio per una verifica di ciò che è stato fatto, riferito a possibili accordi o a resistenze. Allora, io dico: siamo a conclusione della mattinata, riempiamo di contenuti la parte dispositiva, riprendiamo questo primo pomeriggio con un ordine del giorno più completo e vediamo se è possibile integrarlo e votarlo tutti assieme. Mi sembra che, considerate le posizioni espresse anche dai colleghi della opposizione, avendo dichiarato noi, anche al Presidente della Commissione, la disponibilità a una indicazione più completa, si possa intraprendere un percorso che ci permetta di produrre un lavoro più corrispondente alla necessità manifestata in diversi interventi. Se invece - chiudo in modo un po' polemico - si vuole disconoscere alla Giunta il lavoro che sta facendo e il lavoro che vuole fare, allora è bene che ce lo diciamo subito e che ognuno voti come ritiene di votare. Io a quel punto voterei tutto l'ordine del giorno. Meglio un ordine del giorno insufficiente e votato, che in ordine del giorno insufficiente e rimandato. Però la mia opinione è che, da qui alla ripresa dei lavori del pomeriggio l'ordine del giorno possa essere completato, migliorato, rafforzato e quindi sostenuto da tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Cosa fa, rinuncia l'onorevole Maninchedda?

CUGINI (D.S.). No, perché rinuncia?

DIANA (A.N.). No, no, siccome doveva intervenire l'onorevole Maninchedda ho visto che ha rinunciato. Era solo per questo. L'onorevole Cugini è un furbo di tre cotte, perché lui viaggia con la lepre gallurese.

CUGINI (D.S.). Non ce ne sono in Gallura.

DIANA(A.N.). Ce ne sono, ce ne sono, lo dico io che ci sono, e se glielo dico, onorevole Cugini, ci deve credere, ci sono! Questo ordine del giorno nasce per dare sostanza alla relazione approvata dalla Commissione. Se nasce per questo ci si ferma a questo e quindi si esprime parere favorevole sullo schema di norme di attuazione dello Statuto speciale della Sardegna. Se si fosse trattato di ottenere un voto unanime di condivisione su un documento che esaminava il decreto legislativo numero 250, con una relazione puntuale, se fosse stato questo il documento da votare non ci sarebbero stati problemi da parte di nessuno, almeno per le questioni che sono state sollevate credo che non ci sarebbe stato nemmeno assolutamente un consigliere contrario. Però se già prima avevo qualche perplessità, qualche perplessità in più ce l'ho adesso, dopo che è intervenuto l'onorevole Cugini.

E' chiaro che l'onorevole Cugini è molto abile, e l'abilità dell'onorevole Cugini serve, e serve a tutti quanti noi perché in quest'Aula cresciamo anche in virtù dell'esperienza, della capacità, dell'abilità che ognuno di noi riesce a dimostrare. Noi siamo gli ultimi arrivati, siamo piccolini, non abbiamo grande esperienza in quest'Aula, ma l'onorevole Cugini certamente è molto più abile e capace. Un suggerimento l'ha dato e io voglio cercare di capire meglio. Noi non vogliamo ostacolare i lavori di nessuno. Noi siamo disponibili a continuare questo ragionamento stasera per predisporre un altro ordine del giorno che vada ad aggiungersi a quello che voteremo stamattina (e che siamo tutti disponibili a votare a favore) e che termini, appunto, con il parere favorevole, quindi con l' "esprime". Sugli inviti che dobbiamo rivolgere alla Giunta ci ragioniamo stasera, perché non ho capito perché dobbiamo invitare la Giunta con un ordine del giorno che serve per supportare e rafforzare ciò che la Commissione ha fatto. Da un lato stiamo rafforzando il ruolo dei consiglieri, del Consiglio, delle Commissioni e votiamo con un ordine del giorno, e dall'altro nell'ordine del giorno invitiamo la Giunta. Io credo che non sia questo il modo corretto di operare. Se un ruolo deve avere il Consiglio regionale, lo ha avuto nel predisporre questa relazione, lo ha nel votare l'ordine del giorno in maniera unitaria, lo avrà anche nel momento in cui predisporrà un ulteriore ordine del giorno che sia caratterizzante di quegli aspetti che voi avete voluto citare e quasi quasi surrettiziamente infilare nell'ordine del giorno e che non erano stati argomento di nessuna discussione né in Commissione né in Aula. Quindi, credo che da parte vostra, da parte della maggioranza, ci sia la necessità di fare uno sforzo per comprendere per quale motivo noi chiediamo che questo ordine del giorno venga votato per parti, non per impedire il lavoro di nessuno, ma per cercare di far capire ciò che noi stiamo pensando. Ora se si vuole ottenere l'unanimità dei consensi su un ordine del giorno non lo si predispone e lo si confeziona e lo si porta all'attenzione del Consiglio, quando si vuole l'unanimità dei consensi su un ordine del giorno ci si ragiona prima, ci si confronta, ci si vede. No, onorevole Sanna, io non sono d'accordo per votare...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Signor Presidente, io condivido l'affermazione dell'onorevole Diana: se si intende ricercare una posizione unitaria bisogna condividere un impianto di risoluzione, di ordine del giorno, rinunciare in qualche misura alle proprie posizioni, legittime peraltro, per arrivare a un punto di incontro che concili le diverse opinioni. Ora, l'ambizione dell'ordine del giorno è quella (o era forse è meglio dire) di interpretare il lavoro che la Commissione ha fatto, tenendo conto delle posizioni che lì si sono manifestate e giungere ad una posizione condivisa, o ad un'ipotesi, ad una proposta in grado di ricevere un consenso sperabilmente, possibilmente, unanime, ma comunque il più ampio possibile. Questa era in qualche misura l'ambizione dell'ordine del giorno, che non era fondata sul nulla. Presidente, chiedo se è possibile un po' di silenzio, perché non riesco a parlare.

PRESIDENTE. Invito i colleghi a non disturbare.

ORRU' (D.S.). Quindi, questo è ciò a cui si era pervenuti. Francamente non ho capito le ragioni del perché non si debba invitare la Giunta regionale a rafforzare le regole che guidano la collaborazione Stato-Regione nell'individuare gli elenchi e quant'altro e a superare le eventuali resistenze (e noi sappiamo che ci sono, eccome se ci sono, ci abbiamo sbattuto la testa tutti) che potrebbero frapporsi. Si tratta di un richiamo edulcorato, che non esprime giudizi su nulla, e che pertanto supera anche il problema del giudizio sul testo di quella intesa, tant'è che io e altri colleghi propendevamo per l'approvazione di due risoluzioni, di dividere la risoluzione in due in modo di assicurarci di "portare a casa" l'ultimo comma del 39. Tutto il resto rimane come prima, anzi in qualche misura in rapporto a ciò che è avvenuto è anche peggio, perché non si è preso atto di una coscienza che è cresciuta. Noi abbiamo espunto questo giudizio, non abbiamo espresso un giudizio negativo sull'intesa del 2002. Abbiamo solo detto che è un risultato che arriva dopo cinquant'anni. Ci è stato detto: togliamo il riferimento all'intesa del 1999 perché non è servita a nulla. Ma la Commissione è stata insediata dopo quell'intesa, e già quello è stato un risultato Io condivido ciò che ha detto il collega Salis però quel riferimento l'abbiamo tolto ugualmente, non c'è nell'ordine del giorno. Non è che abbiamo detto: mettiamolo perché dobbiamo mettere i paletti, le bandiere, l'abbiamo tolto. Ecco perché continuo a dire che non ho capito. Io non ho ancora capito se quelle indicazioni alla Giunta contenute nel dispositivo siano troppo perentorie o troppo deboli, non lo so. Propongo pertanto di sospendere per cinque minuti la seduta e verificare se è possibile esprimere i concetti in maniera differente, perché la ricerca dell'unità viene prima di tutto. Se però si intende tornare all'altro spartito di un altro ordine del giorno sulle servitù militari, è meglio discuterne stasera.

Tornando all'altro ordine del giorno è evidente però che si crea una situazione del tutto differente.

Condivido i richiami che sono stati fatti, ma prego tutti di tornare a valutare anche la situazione da cui si è partiti. E' un lavoro, ripeto, portato avanti in anni, in deecenni, che deve concludersi - secondo me - con un segno unitario, correggendo eventualmente questa bozza, ma non ricorrendo ad altri ordini del giorno. Peraltro, per ordine del giorno intendo questo ordine del giorno corretto, non un altro, perché non credo che con un altro risolveremo il problema.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA(Progetto Sardegna). Chiedo la votazione nominale dell'ordine del giorno.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri Cugini, Uras, Gessa, Licheri, Lanzi, Pisu, Cerina.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno numero 1 fino alla parola "trattasi".

(Segue la votazione)

Rispondono sì: il Presidente Spissu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - La Spisa - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Moro - Oppi - Orrù - Petrini - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Rassu - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Matteo - Sanna Paolo Terzo - Sanna Simonetta - Scarpa - Uggias - Uras - Vargiu.

Risponde no il consigliere: Pacifico.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

presenti 65

votanti 65

maggioranza 33

favorevoli 64

contrari 1

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'ordine del giorno.

(Segue la votazione)

Rispondono sì: il Presidente Spissu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Cerina - Cherchi Oscar - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Uggias - Uras.

Rispondono no i consiglieri: Artizzu - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Moro - Oppi - Petrini - Pili - Rassu - Sanciu - Sanjust - Sanna Matteo - Sanna Paolo Terzo.

Si sono astenuti i consiglieri: Cassano - Dedoni - Pisano - Vargiu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

presenti 66

votanti 62

astenuti 4

maggioranza 32

favorevoli 43

contrari 19

(Il Consiglio approva).

I lavori del Consiglio riprenderanno questa sera alle ore 16 e 30 con la discussione della mozione numero 38.

La seduta è tolta alle ore 13 e 34.



Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu sul gravissimo ritardo con il quale la Giunta regionale sta dando attuazione all'ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio regionale in data 20 ottobre 2004 e con il quale la Giunta regionale veniva impegnata a dare 'immediato avvio' ai percorsi sperimentali dell'obbligo formativo. (90)

Con riferimento alla interrogazione indicata in oggetto, si forniscono i seguenti elementi di risposta:

1. Successivamente all'ordine del giorno approvato dal Consiglio Regionale, la Giunta Regionale, in data 9.11.2004, ha approvato la deliberazione n. 46/10 concernente "Legge 28 marzo 2003 n. 53 - Formazione Professionale - Approvazione del programma e delle disposizioni attuative relative agli interventi di secondo anno inerenti all'offerta sperimentale di istruzione e formazione per l'anno 2004-2005 U.P.B. S10.049 capitolo 10185-00 AS".

La deliberazione indica il quadro normativo di riferimento per la programmazione delle attività, scaturito a seguito degli accordi con la Direzione Scolastica Regionale, le Parti Sociali e gli Organismi di Formazione e precisamente:

1. fino a 15 anni l'obbligo scolastico per il conseguimento della terza media;

2. conseguita la terza media (o prima se già conseguita) e fino a 18 anni obbligo concorrente dello Stato e della Regione attraverso la scuola, la formazione e l'apprendistato;

3. in questo contesto la scuola resta garantita dallo Stato, la Formazione e l'apprendistato, comunque garantite dallo Stato, sono assegnate alla Regione che assume l'obbligo concorrente contestualmente al trasferimento di risorse dallo stato.

La Giunta regionale ha, altresì, stabilito di avviare alle prime annualità dei percorsi sperimentali di istruzione e formazione un numero massimo di 2000 ragazzi e l'avvio delle attività formative di secondo anno per un numero complessivo di 3.700 allievi.

La stessa deliberazione ha inoltre definito i alteri da utilizzare per l'avvio delle attività stabilendo che:

1. fino ai 16 anni sarà decisamente sostenuto il rientro nel sistema scolastico;

2. dai 17 anni la Regione garantirà l'offerta concorrente procedendo all'avvio del primo anno dei corsi che dovranno prevedere l'integrazione tra il sistema scolastico e quello della formazione professionale.

L'Assessore del Lavoro, con nota n. 1287/gab del 16 novembre 2004, ha impartito le direttive per l'avvio immediato delle attività della seconda annualità.

In data 30.11.2004, la Giunta Regionale ha approvato la deliberazione n. 50/6 concernente "Legge 28 marzo 2003 n. 53 - Deliberazione della Giunta Regionale n. 46/10 del 9 novembre 2004 - Formazione Professionale - Approvazione del programma relativo alle prime annualità inerenti all'offerta sperimentale di istruzione e formazione per l'anno 2004-2005 U.P.B. S10.049 capitolo 10185-00. Indirizzi e direttive".

Avendo come limite massimo il numero di 2.000 allievi per la prima annualità, l'Assessorato ha proceduto in base all'età dei potenziali studenti, con l'obiettivo prioritario (fissato dalla stessa Giunta) di sostenere il rientro nel sistema scolastico dei ragazzi più giovani. Si è pertanto operato in ordine decrescente di età, e, in base alle risorse finanziarie disponibili, si sono potuti inserire nei corsi, oltre ai nati nel 1987, i nati nel 1988 e 1989, ma non i nati nel 1990.

A seguito della deliberazione G.R. n. 50/6, il Direttore del Servizio competente ha inviato agli Organismi di Formazione la nota n. 37800 del 30/11/2004. Con tale nota gli organismi venivano invitati a trasmettere i registri dì classe al fine del censimento degli allievi da avviare al primo anno dei percorsi sperimentali, ma soprattutto veniva ricordato che "le classi devono essere composte dai giovani nati negli anni 1987/1988/1989, in possesso della licenza media……"

Successivamente L'Assessore del Lavoro, con nota n. 1648/GAB del 15 dicembre 2004 impartiva alla Direzione Generale una serie di disposizioni atte a consentire l'immediato avvio delle attività, tra le quali veniva ribadito quanto già indicato nella nota 37800 citata, vale a dire: "le classi devono essere composte dai giovani nati negli anni 1987-1988-1989, in possesso della licenza media, presenti nella anagrafica dell'Assessorato realizzata a seguito della raccolta dei dati trasmessi dagli Organismi di formazione in risposta alla nota Assessoriale n. 33924 del 21 ottobre 2004".

In aggiunta a quanto sopra va evidenziato che i funzionari dell'Assessorato hanno provveduto ad un controllo di tutti i registri di classe prodotti dagli Organismi di Formazione, volto ad accertare, tra l'altro, l'anno di nascita degli iscritti.

Tale controllo si è reso necessario in quanto gli Organismi di Formazione hanno inserito (in violazione di quanto indicato con la nota 37800 del 30/11/2004 e ribadito dalla direttiva Assessoriale 1648/GAB del 15/12/04) anche i nati nel 1990.

2. In data 5 novembre 2004 la Regione Autonoma della Sardegna, nelle persone del Presidente della Regione e degli Assessori del Lavoro e della P.I., ha sottoscritto con il Direttore Regionale Scolastico, Prof. Armando Pietrella, un accordo sul riordino dell'offerta sperimentale di istruzione e formazione per l'anno 2004/2005.

L'accordo prevede che, data la straordinarietà della situazione creatasi a seguito del mancato trasferimento da parte dello Stato delle risorse occorrenti, la Direzione Scolastica Regionale adempia all'obbligo di offerta scolastica concorrente a quella della formazione regionale accogliendo, pur trascorso il termine ultimo delle iscrizioni, tutti i ragazzi che ne facciano richiesta completando vecchie classi o concordando l'istituzione di nuove classi con il necessario adeguamento dell'organico.

Il Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale ha infatti emanato la nota n. 15116 del 25.10.2004 nella quale detta precise linee di indirizzo ai Dirigenti delle Istituzioni Scolastiche. In essa si legge tra l'altro "Questa Direzione…. ha quindi ritenuto indispensabile sollecitare il contributo dei dirigenti scolastici,…. al fine di esperire tutte le soluzioni possibili e di facilitare l'immediato rientro nei percorsi scolastici dei giovani che ne facciano richiesta" e ancora "le SS.LL. avranno cura di sviluppare tutte le azioni necessario ed opportune per evitare la dispersione dei giovani e favorire un loro positivo rientro a scuola secondo varie modalità:"

La possibilità di rientrare a scuola è stata infatti sfruttata da numerosi giovani (356 allievi alla data del 23/11/2004) e non è mai venuta meno, tanto è vero che ancora a febbraio scorso sono documentati dei casi di studenti già iscritti ai corsi di formazione regolarmente ammessi a frequentare gli istituti scolastici.

In proposito il Prof. Pietrella, Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale, ancora in febbraio invitava le istituzioni scolastiche a istituire moduli scolastici aggiuntivi per consentire il rientro a scuola di eventuali richiedenti (nota n. 2407 del 21/2/05).

Gli studenti e soprattutto i loro genitori erano perfettamente consapevoli di questa opportunità per tre ordini di motivi:

- perché informati da parte degli istituti scolastici che hanno svolto una notevole opera di sensibilizzazione nel territorio per favorire il rientro dei giovani;

- perché il Cesfop - Coordinamento Enti Sardi di Formazione Professionale ha sottoscritto in data 29.10.2004 "l'Accordo sul riordino dell'offerta sperimentale di istruzione-formazione per l'anno scolastico 2004-2005" nel quale le parti concordano "di promuovere iniziative, anche in raccordo con le istituzioni scolastiche, mirate a favorire il rientro nel sistema scolastico degli allievi che hanno optato per il percorso integrato istruzione-formazione".

- per l'ampio risalto dato dalla stampa locale alla vicenda, come testimoniato da numerosi articoli apparsi su diversi quotidiani.

Va segnalato che lo stesso Tribunale Amministrativo Regionale, investito della questione a seguito di ricorso proposto da alcuni ragazzi nati nel '90 ha ritenuto non sussistenti gli elementi per una sospensione dell'efficacia dei provvedimenti assunti dall'Amministrazione "apparendo la scelta effettuata dalla Regione logica, ragionevole e giustificata in relazione ai presupposti di fatto e di diritto evidenziati nel corso del procedimento (prescrizioni imposte agli Enti e non rispettate, riduzione dei finanziamenti imposta dallo Stato, esigenze di bilancio della Regione, valide alternative offerte ai fini della tutela e garanzia del diritto allo studio per i ricorrenti)."

3. L'Accordo Quadro Stato - Regioni del 19.06.2003 recita al punto n. 10:

"(Le parti) si impegnano, a partire dall'esercizio finanziario 2003 e fino all'entrata in vigore delle norme attuative della legge 28 marzo 2003, n. 53, garantendo, comunque, il completamento delle attività iniziate, a stanziare le risorse finanziarie necessario per la realizzazione dei citati percorsi sperimentali, nonché delle relative misure di accompagnamento e di sistema.

A partire dall'anno 2003 sono stanziate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca risorse a valere sul Fondo di cui alla L.440/97 e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali a valere sui fondi destinati all'attuazione dell'obbligo formativo.

Le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano possono integrare tali finanziamenti con proprie risorse."

La Regione Sardegna si è impegnata nell'offerta concorrente, sino all'anno scolastico 2003/2004, in misura notevolmente superiore rispetto alle altre Regioni senza il contestuale trasferimento di risorse da parte dello Stato. In proposito anche il Ministro dell'Istruzione, con la nota n° 13937 del 6 ottobre 2004, ha richiamato la Regione a un ridimensionamento della quantità dell'offerta formativa e ad una riduzione dei costi degli interventi.

A questo proposito basta evidenziare un solo dato relativo al bilancio regionale 2004: per garantire l'attuazione della prima sperimentazione della riforma, come prevista dall'Accordo Quadro del 19 giugno 2003, la Regione Sardegna aveva previsto un finanziamento statale di 95 milioni di euro, a fronte di un effettivo finanziamento assegnato dallo Stato inferiore ai 6,5 milioni di euro.

A seguito della suddetta scarsità di risorse la Regione Sardegna aveva già dovuto anticipare risorse proprie per circa 40 milioni di euro, in quota cofinanziamento POR.

Tale somma è andata ad aggiungersi alle analoghe anticipazioni da parte della Regione nell'anno 2003 nel quale, a fronte di risorse statali previste per 70 milioni di euro lo Stato ha assegnato soltanto 5,5 milioni di euro: il resto ha aumentato il deficit del Bilancio Regionale.

La Giunta regionale si è trovata, quindi, ad affrontare "una difficile situazione determinata da eccessive ed ingiustificate aspettative non supportate, peraltro, dagli stanziamenti statali necessari."

Dall'Accordo Quadro citato, si evince infatti che l'integrazione dei finanziamenti da parte della Regione è una facoltà e non un obbligo, per cui, vista la carenza assoluta di assegnazioni statali la Giunta ha fatto la scelta di:

A) fissare un tetto massimo in termini di spesa (e quindi di numero degli allievi);

B) salvaguardare il diritto all'istruzione attraverso degli accordi con la Direzione Scolastica Regionale che permettessero, in qualunque momento, il rientro nel sistema scolastico per gli studenti esclusi dalla formazione professionale.

La Giunta ha aperto un confronto con il Governo nazionale e contemporaneamente ha promosso una serie di incontri con le Parti Sociali, gli Organismi di Formazione professionale e la Direzione scolastica regionale per l'avvio dei corsi 2004/2005, per la razionalizzazione e la qualificazione del percorso sperimentale in Sardegna, per la riforma della formazione professionale e per l'integrazione del sistema dell'istruzione e della formazione.

Percorso sperimentale in Sardegna, per la riforma della formazione professionale e per l'integrazione del sistema dell'istruzione e della formazione.

E, pur non rinunciando alla possibilità di ottenere maggiori finanziamenti statali in materia, nell'ultima manovra finanziaria è stata stanziata una somma considerevole, specificamente e interamente destinata al finanziamento dell'obbligo di frequenza di attività formative (cap. 10188-00 UPB S10.049), pari a 18 milioni di euro.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Balia - Masia sulle modifiche al sistema di accreditamento degli enti di formazione per la partecipazione ai bandi POR. (171)

Con riferimento alla interrogazione indicata in oggetto, si forniscono i seguenti elementi di risposta:

1. La revisione delle procedure di accreditamento delle Agenzie Formative scaturisce dalla richiesta di adeguamento del precedente sistema regionale sollecitata più volte dall'Autorità di Gestione e vincolante per l'ottenimento del necessario parere di coerenza ai bandi pubblici per il finanziamento di attività formative a valere sul Fondo Sociale Europeo.

In particolare, relativamente alle procedure di accesso alle risorse del Fondo Sociale Europeo ed ai contenuti del testo del QCS Ob. 1, segnalate anche dal Ministero dell'Economia e delle Finanze con Nota esplicativa datata 20.02.2003, è stato chiaramente fatto osservare che la possibilità di accedere all'accreditamento, e conseguentemente ai bandi pubblici, riservata agli organismi che dichiarino "la propria natura non lucrativa", rappresenta una limitazione in contrasto con il quadro ordinamentale comunitario che sancisce il rispetto dei fondamentali principi di trasparenza, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità riaffermati dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee, e con la stessa normativa nazionale che prevede esplicitamente che "le strutture pubbliche e private, indipendentemente dalla loro natura giuridica" possano richiedere l'accreditamento.

Quanto sopra è stato oggetto di approfondimento da parte del Gruppo Tecnico Accreditamento, operante presso Tecnostruttura delle Regioni che ha individuato una linea operativa rispetto alla problematica avanzata lasciando, all'interno di questa, lo spazio per soluzioni specifiche adatte alle diverse esigenze territoriali.

Il nuovo sistema di accreditamento tiene conto del dibattito teso al superamento delle rigidità delle posizioni espresse dalla Commissione europea e delle problematiche scaturite dalla rigida applicazione del D.M. 166/2001.

Con deliberazione della Giunta regionale del 22.02.2005 n°7/10 e successivo Decreto assessoriale n. 10/05 del 12.04.2005, è stata prevista una nuova procedura di accreditamento degli organismi, pubblici o privati, che svolgono attività formativa.

Le Agenzie formative, indipendentemente dalla loro natura giuridica, per ottenere l'accreditamento devono dimostrare di avere tra i propri fini istituzionali la formazione professionale e devono esercitare le attività di formazione senza perseguire scopi di lucro, adottando un sistema di contabilità separata.

Per gli interventi formativi previsti dalla L. 53/2003 realizzati nel sistema di formazione professionale e nell'esercizio dell'apprendistato (percorsi sperimentali triennali), è richiesto invece il possesso del requisito previsto dall'art. 16 della L.R. 47/79, ossia non avere scopi di lucro.

Con il nuovo sistema di accreditamento si passa dall'accreditamento della sede formativa a quello del soggetto che, oltre a quanto sopra definito, deve dimostrare il possesso di capacità didattiche e formative, di adeguate competenze professionali, di significativa esperienza in attività di formazione (almeno triennale nell'ultimo quinquennio), l'affidabilità economico-finanziaria e patrimoniale e l'insieme delle capacità logistiche.

L'attivazione della nuova procedura consente l'iscrizione degli stessi nell'elenco dei soggetti abilitati a proporre e realizzare attività di formazione professionale. L'accreditamento della sede formativa avverrà prima dell'avvio delle attività formative.

2. La previsione di "riservare" un utilizzo vincolante o preminente di operatori sardi confligge col rispetto dei principi più volte sanciti dalla giurisprudenza comunitaria e nazionale.

Tuttavia, ai sensi della deliberazione della Giunta regionale n°11/16 del 15.03.2005, gli Enti di formazione professionale, nella gestione di attività formative devono utilizzare prioritariamente il personale docente e non docente di cui alla L.R. 42/89.

Inoltre la delibera 7/10 succitata, stabilisce tra i requisiti di accreditamento anche quello di avere maturato interrelazioni con il sistema sociale e produttivo del territorio.

Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione Scarpa sui recenti fatti verificatisi presso lo stabilimento di Porto Torres della multinazionale della chimica Syndial. (201)

In riferimento all'interrogazione di cui all'oggetto, si forniscono di seguito utili elementi per una puntuale risposta agli interroganti.

La Syndial s.p.a. al fine di concentrarsi nella gestione delle attività chimiche industriali e organizzarsi con forniture da terzi per le attività collaterali e i servizi, unitamente all'acquirente Mondiapol Sardegna s.r.l., ha comunicato alle OO.SS. con lettera del 31.03.2005 la compravendita del ramo d'azienda dello stabilimento di Porto Torres relativo ai servizi di portineria/vigilanza e Servizi Generali.

La cessione del ramo d'azienda comporta il passaggio di n. 13 unità lavorative e del relativo rapporto di lavoro in capo all'acquirente Mondiapol Sardegna s.r.l..

In data 20 aprile 2005 tra la cedente Syndial e l'acquirente Mondiapol s.r.l., le Segreterie territoriali di Sassari Filcea Femca e Uilcem, le RSU dello stabilimento di Porto Torres e le organizzazioni sindacali di categoria della vigilanza, hanno proceduto all'esame congiunto ex art. 47 della legge 428/90 in tema di trasferimenti d'azienda, raggiungendo un accordo che prevede la cessione del ramo d'azienda in oggetto e il conseguente trasferimento delle 13 unità alle dipendenze della Mondiapol s.r.l. dal 01 maggio 2005, senza soluzione di continuità ai sensi dell'art. 2112 del c.c.

Dalla stessa data il rapporto di lavoro delle 13 unità proseguirà pertanto alle stesse condizioni precedenti con il nuovo datore di lavoro senza modifiche nei trattamenti, retributivi e contrattuali, con il mantenimento del CCNL degli addetti all'industria chimica, e con l'ulteriore garanzia che le 13 unità siano adibite esclusivamente ai servizi presso il sito industriale di Porto Torres per tutto il periodo di vigenza del contratto d'appalto tra Syndial e Mondiapol per la fornitura dei servizi di vigilanza e generali stipulato con effetto dal 01 maggio 2005 al 30.04.2011.

L'operazione è rimasta pertanto nell'ambito di una normale terziarizzazione di attività di servizio collaterali a quelle principali della Syndial che non ha comportato conseguenze negative per i lavoratori e non è da considerare uno smembramento delle attività "Core".

L'Assessorato dell'Industria, al fine di tutelare il mantenimento delle attività industriali della chimica a Porto Torres e negli altri Poli chimici della Sardegna, tramite il consolidamento dell'esistente e la verticalizzazione della Filiera chimica, sta dando implementazione all'attuazione dell'Accordo di Programma sulla chimica e nel contempo vigila sulle iniziative delle aziende della Syndial in particolare, per cercare di evitare operazioni di smembramento, o dismissioni che non siano funzionali a tale scopo e che, pertanto non abbiano conseguenze negative sui livelli occupazionali.

Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione Davoli - Cerina sulla mancata attuazione dell'accordo di programma per la realizzazione del collegamento alla Strada statale 125/131 raccordo in territorio di Galtellì. (91)

Con riferimento all'interrogazione n. 91/A di cui all'oggetto datata 1° dicembre 2004, trasmessa dalla Presidenza all'Assessorato con nota n. 7072/GAB in data 13.12.2004 e al protocollo dell'Assessorato in data 29.03.2005, si comunica quanto segue.

L'intervento "Collegamento della S.S. 125/131 dcn. Raccordo in territorio di Galtellì" è stato programmato dalla Giunta regionale con la deliberazione n 36/48 del 31.10.2001 che ha ripartito le risorse per le aree depresse di cui alle delibere CIPE nn. 4/1999, 14/2000 e 138/2000 destinando all'intervento un importo pari a euro 5.165.000.

La programmazione dell'intervento è stata confermata per il medesimo importo con successiva deliberazione di Giunta regionale n. 31/29 del 18.09.2002.

L'intervento è stato quindi inserito nell'Accordo di Programma Quadro Viabilità dell'11.07.2003 (il cui schema era stato precedentemente approvato dalla Giunta regionale con deliberazione n. 20/50 del 09.07.2003) e finanziato con risorse per le aree sottoutilizzate di cui alla delibera CIPE n. 17/2003 per lo stesso importo di euro 5.165.000.

In sede di APQ è stato individuato quale Ente attuatore dell'intervento in argomento la Comunità Montana n. 10 delle Baronie-Siniscola.

L'opera è stata quindi delegata alla Comunità Montana n. 10 con determinazione del Direttore del Servizio Viabilità n. 1500 del 31.12.2003 e, per effetto della normativa prevista dalla L.R. n 24/1987, tutte le competenze attuative dell'intervento sono state trasferite all'Ente delegato, riservandosi l'Assessorato LL.PP. la facoltà di effettuare accertamenti e controlli sulla corretta esecuzione dell'opera finanziata.

In seguito ad alcune istanze dei Comuni interessati e di alcuni Consiglieri di minoranza della Comunità circa la legittimità dell'affidamento della progettazione operato dalia Comunità Montana che hanno interessato l'Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici, l'Assessorato ha attivato le opportune attività di accertamento e controllo.

Dall'esame del progetto preliminare approvato dalla Comunità Montana l'Assessorato ha potuto accertare il mancato rispetto degli atti di programmazione regionale.

Il progetto attuato dalla Comunità Montana è apparso, infatti, non conforme all'oggetto dell'intervento definito in sede di APQ ed alle indicazioni della Giunta regionale, in quanto in luogo della realizzazione di un diretto raccordo tra la S.S. 131 d.c.n. e la SS. 125, o quanto meno della sua ottimizzazione, da incentrare nel territorio di Galtellì, viene posto in essere un intervento che ricade interamente nel territorio del Comune di Loculi e non prevede altri interventi migliorativi del raccordo con la S.S. 125.

Nel corso delle riunioni tenutesi presso l'Assessorato con gli Enti territoriali interessati al fine di verificare la compatibilità del progetto con il finanziamento concesso e, in generale, lo stato di attuazione dei progetti relativi al territorio della Bassa Baronia, sono emerse divergenze di opinioni fra le istituzioni locali, in particolare sulla scelta del tracciato posto a base del progetto presentato dalla Comunità Montana.

Dall'analisi delle diverse soluzioni di tracciato avanzate dagli Enti interessati nel corso delle suddette riunioni è apparso condivisibile lo studio predisposto ed approvato dalla Provincia di Nuoro sulla viabilità dell'intera area della Bassa Baronia nel contesto del Piano Provinciale della Viabilità, in quanto con lo stesso importo del finanziamento concesso alla Comunità Montana si riesce ad ammodernare il raccordo (S.P. 25) con la S.S. 131 dcn ricadente per intero nel territorio di Galtellì e potenziando, nel contempo, anche l'intero sistema stradale che interessa strade provinciali e statali, ricomprendendo alcune circonvallazioni di abitati in corso di realizzazione a cura della medesima Amministrazione provinciale, mettendo in comunicazione quindi la SS. 125 con la S.S. 131 dcn.

La soluzione di tracciato avanzata dalla Provincia, pertanto, a differenza del progetto approvato dalla Comunità Montana che si riferisce invece ad una nuova arteria che rappresenta un'alternativa all'attuale S.P. 25, prevede il potenziamento dell'attuale viabilità esistente nella zona della Bassa Baronia con conseguente risparmio di costi e minore utilizzo di territorio per nuove infrastrutture.

La Comunità Montana è stata quindi invitata a trovare un'intesa con l'Amministrazione provinciale al fine di far propri i criteri di pianificazione viaria assunti dalla Provincia, maggiormente in linea con gli indirizzi della programmazione regionale.

Il mancato assenso della Comunità Montana ha indotto la Giunta regionale a modificare il soggetto attuatore dell'intervento individuandolo nella Provincia di Nuoro, disponendo la revoca della delega alla Comunità Montana ed autorizzando le opportune modifiche da apportare all'Accordo di Programma Quadro Viabilità circa il soggetto attuatore (D.G.R. 54/32 del 30.12 2004).

Il Servizio competente dell'Assessorato ha provveduto quindi a revocare la delega alla Comunità Montana con determinazione n. 91 del 31.01.2005 e a disporre la delega alla Provincia di Nuoro con determinazione n. 92 del 31.01.2005.

La Comunità Montana ha proposto successivamente ricorso al TAR Sardegna (notificato all'Assessorato in data 16.02.2005) avverso i provvedimenti che hanno portato alla revoca della delega, chiedendone l'annullamento, previa adozione di idonee misure cautelari.

Il TAR, con Ordinanza n. 124/05 (notificata all'Assessorato in data 17.03.2005), ha accolto l'istanza cautelare richiesta dalla ricorrente sospendendo l'effetto degli atti impugnati.

L'Assessorato dei Lavori Pubblici, ritenendo non condivisibili le considerazioni addotte dal TAR nell'ordinanza sospensiva, ha comunicato all'Area Legale della Presidenza della Regione la propria motivata proposta in ordine alla sussistenza di interesse all'impugnazione dell'ordinanza.

Il procedimento per la proposizione dell'appello al Consiglio di Stato risulta in corso di definizione.

Si allega ad ogni buon fine copia dell'interrogazione in argomento e si resta in attesa di indicazioni sulla eventuale trasmissione della presente al Consiglio regionale.

Risposta scritta dell'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport all'interrogazione Sanna Matteo sulla riduzione degli sprechi nel settore dello spettacolo e della cultura. (210)

In risposta all'interrogazione in oggetto, pare indispensabile chiarire preliminarmente che la Giunta in carica non ha ancora approvato alcuna concessione di contributi per l'attuazione di programmi nei settori del teatro, della musica e della danza, secondo quanto previsto dall'articolo 56 della L.R. 22.01.1990, n. 1.

La volontà della Giunta di garantire la massima equità e trasparenza nell'assegnazione dei contributi è, invece, ampiamente documentata dal fatto che l'Assessore ha avviato un'ampia serie di consultazioni con tutti gli operatori interessati, per verificare le loro attese e accogliere ogni utile suggerimento o critica, mentre la Giunta sta elaborando nuovi parametri, al fine di conseguire una migliore distribuzione delle risorse sul territorio ed evitare il verificarsi di possibili penalizzazioni, lamentate con riferimento alle programmazioni precedenti, da parte d'alcuni comparti.

Per quanto riguarda le preoccupazioni sull'eventualità di beneficiari non in regola con la normativa regionale di comparto (requisita della professionalità e dell'esclusività) e fiscale, si precisa che il primo dato viene rilevato dagli atti costitutivi dei richiedenti, mentre la Regione non dispone dì poteri di controllo fiscale, attribuiti e all'ordinamento ad altri organi dello Stato. Si chiarisce, comunque, che il verificarsi di problemi ha, sempre ed inequivocabilmente, determinato l'applicazione delle sanzioni previste dalla normativa regionale, fino alla revoca del contributo.

L'eventuale inserimento in programmi passati d'organismi non aventi compiuto carattere professionistico, è stato la conseguenza della disposizione normativa contenuta nell'articolo 39 della legge finanziaria 2000, che, a fine di migliorare la distribuzione di risorse sul territorio, ha vincolato la Regione a riservare il 5% della disponibilità a soggetti operanti nelle aree programma sottofinanziate e che, soprattutto, non avessero mai fruito di precedenti contributi ai sensi dell'articolo 56.

Pare assai interessante l'ipotesi formulata dell'istituzione d'organismi di garanzia, purtroppo al momento non previsti dalla normativa regionale. Sarà intendimento dell'Assessore, in sede di redazione di proposte di revisione normativa, sentiti anche gli operatori del settore, ipotizzare possibili soluzioni al riguardo.

Si chiarisce, infine, che non esiste alcuna possibilità di cumulo tra i contributi assegnati per effetto dell'articolo 56 in trattazione e l'utilizzo delle disponibilità previste dalla misura 2.3 del POR Sardegna 2000-2006. La determinazione 3853 del 22.12.2004 (pubblicata sul BURAS 42 del 30.12.2004) dispone, infatti, l'assegnazione di fondi alle Amministrazioni Pubbliche e non agli organizzatori di pubblici spettacoli assistiti dalla L.R. 1/1990. Inoltre, la determinazione specifica che tali fondi possono essere utilizzati solo per la realizzazione di strutture leggere e l'acquisizione di tecnologie in grado di valorizzare l'offerta di turismo culturale della località interessata dai singoli eventi (Carnevali di più consolidata tradizione, Settimane Sante, eventi culturali e di spettacolo con visibilità riconosciuta a livello internazionale), pena l'inammissibilità delle spese sostenute, secondo quanto previsto dai Regolamenti comunitari concernenti il FESR.

Risposta scritta dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica all'interrogazione Cassano sull'utilizzo dei locali di proprietà della Regione autonoma della Sardegna siti in via Roma a Sassari come Ufficio di rappresentanza del Presidente del Consiglio regionale. (217)

Con riferimento alla nota prot. n. 3062/gab dell'11 maggio 2005, relativa all'interrogazione indicata in oggetto, si forniscono i seguenti elementi di risposta:

- l'Amministrazione regionale, da diversi anni, come prassi, ha messo a disposizione dei Presidenti della Giunta e del Consiglio e degli Assessori, alcuni spazi di uffici della Regione ubicati nei capoluoghi di provincia. Ciò al fine di consentire loro di poter incontrare amministratori locali, operatori economici ed amministratori di altri vari organismi del territorio. Detta prassi non è mai stata seguita per i Consiglieri regionali.

Nello specifico:

- ad Oristano, erano state individuate due stanze all'interno dell'edificio che ospita il Servizio Tutela del Paesaggio, in via Arquer e alcuni ambienti nell'immobile di via Carducci;

- a Nuoro erano stati individuati alcuni ambienti all'interno dell'edificio sede del Genio Civile e del Servizio Territoriale Enti locali;

- a Sassari, territorio che ha sempre avuto diversi rappresentanti in Giunta, a seconda delle richieste, sono stati utilizzate, di volta in volta, più localizzazioni. Più precisamente, sono stati destinati allo scopo locali siti negli edifici di viale Dante, nei locali del Genio Civile e del Servizio Ripartimentale Agricoltura. Nel corso dell'ultima legislatura sono stati individuati, come uffici di rappresentanza, alcuni locali dell'immobile di via Roma 46, in cui sono stati sistemati anche gli uffici del Servizio Invalidi civili di Sassari (maggio-giugno 2004). Non risulta nessun disservizio nell'ambito del suddetto Ufficio addebitabile alla presenza degli uffici di rappresentanza.

Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione Sanna Matteo sulla Novamarine 2 di Olbia a rischio di fallimento. (144)

In riferimento all'interrogazione in oggetto con cui si rappresenta la situazione di notevole difficoltà economica, in cui si trova la Società Novamarine 2 di Olbia, si forniscono di seguito utili elementi di risposta all'interrogante.

Premesso che la Società Novamarine 2 di Olbia è leader nella graduazione di imbarcazioni pneumatiche semirigide da lavoro, per usi militari e da diporto.

Il settore ha registrato una domanda crescente e con il passare del tempo è andata differenziandosi ed orientandosi verso prodotti avanzati e di grande affidabilità. Lo sviluppo del mercato ha spinto la Novamarine 2 a migliorarsi sia dal punto di vista tecnologico, sia dal punto di vista della gamma dei prodotti consentendole di raggiungere un elevato grado di notorietà e competenza sui mercati.

L'azienda ha sede e stabilimento produttivo nella Zona Industriale di Olbia ed è stata costituita nel febbraio 1983 da un gruppo di operatori del settore nautico con numerosi anni di esperienza sia nei gommoni che nelle barche tradizionali super veloci da diporto e militari.

Attualmente la struttura produttiva impiega circa 50 addetti ed oltre 150 occupati nell'indotto ed opera in un complesso industriale di circa 10.000mq. di superficie coperta.

Dagli atti del Servizio "Coordinamento degli Incentivi", dello scrivente Assessorato risulta che la Società Novamarine 2 di Olbia ha beneficiato nel tempo dei seguenti interventi pubblici a valere sulle seguenti leggi regionali d'incentivazione alle imprese:

1) L.R. 10.12.1976 n 66 concernente: Istituzione di un fondo per la tutela dei livelli produttivi ed occupativi nel settore industriale.

Con decreto dell'Assessore dell'Industria n. 310 del 15.11.1983 su istruttoria positiva della SFIRS, e' stato concesso un finanziamento di lire 700.000.000 alle seguenti condizioni:

- durata: anni 12

- tasso 5%

- occupazione: 35 unità lavorative

- garanzie: fideiussione dei soci in misura proporzionale alla quota azionaria detenuta.

Con nota in data 30.09.1994 la SFIRS (che detiene il 6% del capitale sociale) ha comunicato che la Società si trova nell'impossibilità di rimborsare lo scaduto nei confronti del Fondo speciale ex L.R. 66/1976 ed ha proposto un nuovo piano di rientro del finanziamento.

La riprogrammazione "che costituisce uno dei punti nodali del piano di riassetto aziendale concordato fra i rappresentanti dell'Azienda, dei Sindacati della Regione Sarda nell'incontro tenutosi presso l'Assessorato dell'Industria", è stata accolta favorevolmente dalla Giunta Regionale con deliberazione n. 2/35 del 17.01.1995.

2) L.R. 18.05. 1957 n. 23 concernente: Costituzione presso il CIS di un fondo per il credito di esercizio per le industrie.

Il Comitato costituito presso la Banca CIS è stato concesso un finanziamento agevolato per l'acquisto di scorte e materie prime di lire 400.000.000 in data 22.07.1987.

3) L.R. 20.06.1989 n. 44 - art. 3 concernente: Provvedimenti a favore delle piccole e medie imprese industriali.

In data 04.05.1994 la Novamarine 2 ha presentato domanda alla SFIRS per ottenere un contributo in c/interessi sul consolidamento di debiti a breve termine nei confronti delle banche per un importo di lire 3.000.000.000.

Con decreto dell'Assessore dell'Industria n. 127/Ass del 26.04.1995 è stato concesso un contributo complessivo di lire 508.033.410 a fronte del piano di consolidamento presentato e coordinato con un programma di ricapitalizzazione della Società.

La situazione di difficoltà economica in cui si trova l'azienda ha avuto origine alcuni anni fa a causa del materiale difettoso fornito da una ditta francese con cui venivano rivestiti gli elementi galleggianti dei gommoni, tanto da costringere la Società al ritiro e alla sostituzione di circa 1.500 mezzi già forniti ai clienti, causando un danno di oltre 12 miliardi di lire risarcito, a seguito di transazione con circa 1,5 miliardi di lire.

Questo fatto ha costretto la Società, per far fronte anche agli impegni assunti nei confronti di diversi istituti di credito, a ricercare soluzioni onerose per un piano di consolidamento dei debiti con le banche coordinato con un piano di ricapitalizzazione della Società.

L'accordo con il maggiore Istituto di credito dell'isola è stato di recente raggiunto, scongiurando così un paventato fallimento della Società, che potrà proseguire nella sua attività produttiva.

Risposta scritta dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione all'interrogazione Vargiu sugli stanziamenti relativi alle missioni dei funzionari e dei dirigenti regionali. (193)

Riguardo all'interrogazione di cui all'oggetto si osserva che, nella proposta di bilancio, gli stanziamenti dei capitoli riguardanti le missioni dei dipendenti e dirigenti regionali sono stati ridotti del 50% rispetto a quelli degli anni precedenti, nel rispetto del principio di contenimento delle spese di funzionamento cui si è ispirata la Giunta regionale nella predisposizione del bilancio per il corrente anno.

Tuttavia, tenuto conto delle esigenze manifestate da diversi assessorati in merito alla insufficienza delle risorse, con un emendamento presentato dalla Giunta il capitolo delle missioni dei dipendenti è stato incrementato di un importo pari a 500.000 euro per un totale di 1.454 000 euro.

Risposta scritta dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione all'interrogazione Vargiu sugli intendimenti dell'Amministrazione regionale in merito all'utilizzo della graduatoria del concorso per funzionario amministrativo, categoria D. (166)

Con riferimento all'interrogazione in oggetto si osserva quanto segue.

La L.R. 21 aprile 2005 n. 7, art. 15, 1° comma, ridetermina l'organico regionale in misura corrispondente al personale in servizio alla data del 31.12.2004, integrato da ulteriori posti relativi a figure professionali appartenenti alla categoria D, da assumere, con pubblici concorsi, nei limiti delle risorse disponibili.

La stessa legge peraltro (art. 15, comma 8) lascia spazio all'assunzione di funzionari di categoria D, anche attraverso l'utilizzo delle graduatorie dei concorsi pubblici ancora valide (tra le quali rientra quella approvata con determinazione n. 978/P). Il che è avvenuto in conseguenza delle cessazioni di personale verificatesi da gennaio ad oggi e continua ad avvenire con cadenze periodiche, sia per venire incontro ad esigenze prioritarie stabilite dalla Giunta che per "turn over".

Attualmente sono state disposte assunzioni sino alla 95a posizione e sono in corso chiamate di idonei da diverse graduatorie (amministrativi, bibliotecari, ingegneri).

Risposta scritta dell'Assessore affari generali, personale e riforma della Regione all'interrogazione La Spisa sulla selezione per titoli ed esami per 167 posti elevabili sino a 469 unità complessive del livello economico iniziale della categoria C dell'Amministrazione regionale. (224)

In risposta all'interpellanza e all'interrogazione in oggetto si osserva quanto segue.

La Giunta regionale, con deliberazione n. 45/16 del 4 novembre 2004, ha determinato il numero dei posti riservati alle selezioni interne assegnando al transito per la categoria D e per l'Area C del Corpo forestale il 30% dei posti vacanti nell'organico, e al transito per la categoria C e per l'Area B del Corpo forestale il 50%.

Conseguentemente i posti assegnati al personale interno sono: Categoria D: 170; Categoria C: 167; Area C (forestali): 29; Area B (forestali): 22. Di questi concorsi resta ancora da espletare (il 14 giugno p.v.) quello per la categoria D.

Si osserva al riguardo che l'art. 2 della L.R. n. 11 /2002, nel disciplinare (a sanatoria delle relative disposizioni contrattuali) le selezioni interne di cui trattasi, ha espressamente stabilito che il numero dei posti utilizzabili fosse non superiore al 50% dei posti vacanti nelle dotazioni organiche.

Pertanto per due selezioni la Giunta ha fissato il numero massimo previsto dalla legge. Invece, per due selezioni - quelle relative a posti per il cui accesso è previsto, in via ordinaria, il diploma di laurea - ha ritenuto di limitare al 30% le riserve agli interni, avendo avvertito l'esigenza di instaurare un rapporto più equilibrato tra accessi con concorso pubblico e transiti con selezioni interne, data anche la necessità di riservare adeguati spazi a figure specialistiche, necessarie per una maggiore operatività in campi quali l'ambiente, i beni culturali, le politiche comunitarie, ecc.

Per quanto concerne la motivazione del decreto n. 1298/P del 4 novembre 2004, si sottolinea che questa è contenuta nella citata deliberazione n. 45/16, indicata nel provvedimento.

Concludendo, non si ravvisano ragioni per disporre modifiche degli atti citati.

Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione Dedoni sulla definizione di criteri e direttive per l'assegnazione dei contributi per manifestazioni turistiche (deliberazione della Giunta regionale 9 marzo 2005, n. 9/11). (216)

Con l'approvazione della delibera n. 9/11 del 9 marzo 2005, la Giunta regionale ha inteso mettere ordine e ridefinire i criteri di assegnazione dei contributi legati all'attuazione della L.R.7/55, art. 1, comma c, riguardante le manifestazioni pubbliche di grande interesse turistico.

Le nuove direttive adottate, in particolare hanno posto l'accento sulla necessità di orientare e indirizzare la spesa verso iniziative e manifestazione capaci di agire quale attrattore turistico, garantendo nel contempo la continuità e la certezza di finanziamento alle sagre e feste storiche di valenza regionale consolidata e ad alcune sagre e feste di particolare rilievo storico-culturale.

I criteri hanno individuato tipologie e relative ripartizioni finanziarie, quantificate secondo percentuali non eccessivamente rigide, capaci di soddisfare le esigenze che verranno espresse dal territorio regionale, sia per le iniziative pubbliche che per quelle private.

Per quanto riguarda la festa di San Salvatore di Cabras, della quale peraltro si riconosce la valenza culturale, la non inclusione nell'elenco delle manifestazioni indicate al punto a) dell'articolo 2 non ne impedisce un eventuale finanziamento, ove questo venisse richiesto all'interno di iniziative e manifestazioni previste nel rispetto dei punti b) - e) del succitato articolo.

Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni

annunziate in apertura di seduta

Interpellanza La Spisa - Lombardo - Contu - Sanjust - Petrini sul protocollo in materia di indennizzi ai pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi e sul futuro del poligono di Capo Teulada e della Brigata Sassari.

I sottoscritti,

preso atto delle dichiarazioni del Presidente della Regione riguardo la presenza dei militari in Sardegna, con particolare riferimento al poligono di Capo Teulada ed alla richiesta di indennizzi a favore dei pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi;

appreso che lo stesso Presidente riterrebbe necessaria la chiusura dello stesso poligono e, pertanto, non ritiene debba essere firmato il protocollo d'intesa con il Ministero della Difesa, attraverso cui verrebbe finalmente riconosciuto un equo indennizzo ai pescatori delle due marinerie maggiormente danneggiate dai vincoli militari;

rammentato che:

- la Brigata Sassari, forte ormai di poco meno di quattromila uomini e donne, tutti soldati professionisti e tutti sardi, è stata conservata in vita proprio in considerazione del fatto che la Sardegna ha le basi di Capo Teulada e Perdas de Fogu, che consentono la possibilità di addestrare i militari sul proprio territorio senza spendere risorse per trasferimenti in aree addestrative lontane;

- molti volontari non emigrarono per raggiungere i reparti alpini o bersaglieri sul continente, ma a centinaia andarono a coprire mensilmente i posti dei reggimenti della Brigata Sassari;

- in tal modo sono stati raggiunti due scopi principali: i nostri ragazzi, rimasti in Sardegna, hanno tenuto qui i loro redditi e la Brigata Sassari ha evitato il previsto scioglimento (furono sciolte allora la Brigata Centauro, la Gorizia e la Cremona);

rilevato che:

- la chiusura di Capo Teulada rappresenterebbe per la Brigata Sassari l'impossibilità di addestrarsi mensilmente e di essere pronta per ogni esigenza operativa;

- la logica conseguenza sarebbe quindi un suo trasferimento in continente dove ogni brigata ha ampie aree addestrative per la preparazione dei suoi reparti;

- il trasferimento significherebbe implicitamente lo scioglimento, tanto che i nostri ufficiali, sottoufficiali e soldati verrebbero dispersi nelle altre Brigate;

- per la Sardegna significherebbe perdere quattromila famiglie di militari che verrebbero trasferite in pochi mesi e almeno quattrocento civili, che lavorano nelle caserme dell'isola, si troverebbero sostanzialmente in esubero (cooperative per la manutenzione, cuochi, refettoristi, addetti alle pulizie, impiegati etc.);

- solo il reggimento di Capo Teulada ha erogato nel 2004 quindicimilioni di euro tra stipendi, pagamenti di ditte diverse etc;

considerato che:

- altre pesanti perdite sarebbero individuate per Teulada in circa cinquecentomila euro all'anno che il Comune incassa dallo Stato solo per la presenza di militari;

- si perderebbero i flussi finanziari indotti dalla presenza in Sardegna di ventimila soldati che ogni anno frequentano Teulada; gli stessi devastanti effetti si ripercuoterebbero su altri centri che ospitano reggimenti della Brigata e soprattutto su Macomer che, da un anno, sta osservando una lenta ripresa grazie ai mille uomini del reggimento del genio militare, recentemente costituito, che eroga circa dodicimilioni di euro all'anno;

- in sintesi la chiusura di Capo Teulada avrebbe ripercussioni gravissime su tutta l'economia sarda per la conseguente chiusura della Brigata Sassari;

sottolineato che il danno non sarebbe solo economico ma anche e non meno importante, morale, perché una delle unità più prestigiose dell'Esercito, vanto ed ambasciatrice dei sardi nel mondo, sarebbe chiusa mestamente in nome di richieste demagogiche che nulla offrono in cambio ai nostri giovani se non promesse di un futuro sviluppo turistico, certamente non incompatibile con la presenza dei militari in Sardegna,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione perché riferisca in Consiglio regionale sulle reali intenzioni riguardo al problema del futuro del poligono di Capo Teulada e del pagamento degli indennizzi ai pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi. (87)

Interpellanza Davoli - Pisu - Uras sulla grave situazione creata dalla prosecuzione della politica governativa di tagli nei trasferimenti finanziari e negli organici del personale scolastico in Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che:

- è stata denunciata dalle organizzazioni sindacali della scuola alla Regione e alle istituzioni locali perché ci si opponga con la decisione e con l'efficacia necessaria, l'ulteriore drastica riduzione degli organici della scuola voluta dal Governo, che interessa il personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti scolastici della Sardegna;

- l'intero sistema scolastico in Sardegna vive una pesantissima crisi dovuta, principalmente, all'attuazione di politiche liberiste di progressiva riduzione della spesa pubblica finalizzata alla garanzia dei diritti sociali, ad iniziare da quello allo studio;

- tali politiche in Sardegna hanno colpito in profondità l'efficienza del sistema dell'istruzione pubblica, determinando l'aggravarsi dei fenomeni di dispersione ed abbandono scolastico, di fatto mortificando il diritto allo studio dei ragazzi e delle ragazze sarde e con esso le prospettive di sviluppo economico e sociale e di crescita civile della Sardegna;

- necessita una adeguata risposta, anche legislativa, a tali politiche neo-centraliste del Governo nazionale attraverso una specifica normativa regionale, da definire ai sensi della vigente Legge costituzionale, che consenta il tempestivo esercizio delle competenze proprie della Regione in materia di istruzione e formazione, per la costruzione di un efficace sistema scolastico e formativo integrato;

- è urgente intervenire per contrastare i predetti fenomeni di abbandono e dispersione scolastica, coinvolgendo ai sensi della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37 le province, con un nuovo e più efficace piano d'azione, che rappresenti una opportunità di lavoro stabile anche per i tanti insegnati precari in cerca di occupazione;

- in tale direzione va sollecitata l'Università degli studi di Cagliari perché venga avviata immediatamente la procedura per l'istituzione e svolgimento, nell'ambito delle proprie strutture didattiche, dei corsi speciali, di durata annuale, riservati ai docenti in possesso di trecentosessanta giorni di servizio, al fine del conseguimento dell'abilitazione, dell'idoneità all'insegnamento ovvero del diploma di specializzazione per il sostegno; infatti senza una idonea presenza di insegnanti di sostegno, non potrà essere contenuto il disagio che colpisce gli studenti in condizioni di maggiori difficoltà di apprendimento;

- i dirigenti scolastici e le organizzazioni sindacali manifestano viva preoccupazione per la definizione delle dotazioni organiche del personale Ausiliario Tecnico Amministrativo (ATA) per l'anno scolastico 2005/2006 in Sardegna, recentemente comunicate dalla direzione generale del personale della scuola dal MIUR (Ministero dell'istruzione e della ricerca);

- la prevista riduzione del personale ATA, in particolare collaboratori scolastici, essenziali per l'ordinario funzionamento degli istituti scolastici, è quantificata in ben duecentocinquanta posti, che vanno ad aggiungersi agli organici già soppressi all'insegna del "risparmio finanziario" e delle politiche governative di smantellamento dello stato sociale;

considerato che:

- questa legislatura regionale è stata indicata come la legislatura per l'istruzione, la formazione e la cultura, per costruire una vera rinascita della società e dell'economia sarda, nell'affermazione dei diritti ad incominciare da quelli allo studio e al lavoro; l'impegno va mantenuto;

- i provvedimenti relativi all'anno in corso si sommano alle riduzioni già operate nel triennio trascorso, nel quale gli organici hanno già avuto una contrazione di circa il dieci per cento e pertanto ben oltre i limiti fissati dalle leggi finanziarie;

- la continua emorragia di personale tecnico incide sulla funzionalità dei laboratori delle scuole, mentre il taglio di assistenti amministrativi appesantisce il peso sempre più crescente degli adempimenti burocratico-amministrativi in capo agli istituti scolastici;

- sono perciò a rischio i settori cruciali della cura della persona, dell'assistenza e vigilanza delle/degli alunne/i, anche portatori e portatrici di handicap, della gestione amministrativa e dei lavoratori, dell'igiene e della pulizia degli edifici, quei servizi cioè senza i quali la scuola non può garantire il fondamentale diritto all'istruzione;

- l'efficienza e la produttività dell'istituzione formativa pubblica, cui è affidato lo sviluppo delle capacità intellettuali, dell'istruzione di base e specialistica, delle giovani generazioni, che costituiscono la risorsa fondamentale per la rinascita della Sardegna, non possono subire ulteriori reiterati attacchi,

chiedono di interrogare l'Assessore della pubblica istruzione e l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere quali iniziative abbia posto in essere la Giunta regionale per contrastare la grave situazione rappresentata ed opporsi con decisione ed efficacia alla devastante politica dei tagli decisa dal Governo nazionale. (88)

Interpellanza Atzeri sugli indennizzi dovuti dallo Stato alle marinerie di Teulada e Sant' Anna Arresi.

Il sottoscritto,

premesso che la vicenda relativa ai pescatori delle marinerie di Teulada e Sant' Anna Arresi è divenuta ormai insostenibile e necessita di immediate e coerenti risposte finanziarie e politiche;

considerato che sono in gioco i destini di moltissime famiglie di pescatori, le quali reclamano il legittimo diritto di poter usufruire con tempestività dei peraltro striminziti indennizzi in precedenza pattuiti e perciò in ogni caso dovuti;

rilevato che la vertenza si trascina ormai da tempo con la logica del muro contro muro e che la esasperazione dei pescatori si sta concentrando in azioni di protesta estreme e radicali;

ritenuto che una simile vertenza, dalle straordinarie implicazioni sociali e politiche, debba trasferirsi urgentemente in Consiglio regionale affinché la massima Assemblea legislativa sarda possa autorevolmente pronunciarsi in materia;

constatato che intorno a tali gravi problematiche si stanno registrando intollerabili strumentalizzazioni, unite alla disinformazione e alla politica statale dei ricatti, che rappresentano risposte arroganti nei confronti dell'intera comunità isolana;

ritenuto che il contenzioso sugli indennizzi rappresenti l'aspetto emergente del più ampio problema relativo alla ricontrattazione delle servitù militari in Sardegna;

considerato, altresì, che la battaglia del Presidente Soru merita attenzione, rispetto e condivisione, in quanto sono in gioco la ridefinizione della sovranità dei sardi sul proprio territorio e quindi le stesse ragioni della specialità;

rilevato tuttavia che le marinerie in oggetto reclamano il riconoscimento dei propri diritti ormai da due anni e che la loro esasperazione è oggi totalmente condivisibile, in quanto i vincoli militari hanno impedito il regolare sviluppo delle attività economiche dei pescatori;

considerato inoltre che, anche se il problema del risarcimento dei danni del fermo di guerra è politicamente indissociabile dal problema più generale di rivendicare una completa riscrittura delle regole relative alla presenza delle basi militari in Sardegna, tuttavia occorre tutelare soprattutto la parte più debole della vertenza e cioè i pescatori e le loro famiglie,

chiede di interpellare il Presidente della Regione per sapere:

1) quali azioni intenda intraprendere per contemperare il diritto dei pescatori a usufruire in tempi brevi degli indennizzi dovuti con la sacrosanta battaglia a tutto campo per la ricontrattazione delle servitù militari in Sardegna;

2) se non ritenga opportuno anticipare le somme dovute dallo Stato alle marinerie in oggetto anche al fine di stroncare definitivamente le strumentalizzazioni in atto sulla vicenda;

3) se non ritenga di conseguenza politicamente più importante aprire con maggiore libertà d'azione un complessivo contenzioso Stato-Regione al fine di ridiscutere la presenza delle servitù militari nell'isola e lo stesso concetto di indennizzo, in quanto gravemente lesivo della dignità e dei diritti dei sardi alla sovranità sul proprio territorio. (89)

Interpellanza Sanna Franco - Floris Vincenzo - Pirisi - Corrias sulla revoca da parte del CIPE del contratto di programma a favore del consorzio Nebiolo per il riavvio dell'attività della cartiera di Arbatax.

I sottoscritti,

premesso che il CIPE con deliberazione n. 37 del 2002 ha approvato il contratto di Programma per l'area cartaria che prevedeva un finanziamento a favore del consorzio Nebiolo Printech cartiera di Arbatax per il riavvio dell'attività della cartiera di Arbatax;

considerato che nel mese di aprile 2004 a causa del fallimento della società capofila del consorzio i lavori di ristrutturazione degli impianti sono stati interrotti;

rilevato che il 26 aprile 2005 presso il comitato per l'occupazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri si è tenuto un incontro nel corso del quale è stato verbalizzato l'impegno di un nuovo soggetto imprenditoriale rappresentato dal Dottor Paolo Tamburi che ha confermato la volontà di realizzare l'iniziativa nonostante si sia registrato un ritardo di circa due mesi;

sottolineato che:

- gli investimenti complessivi, che ammonteranno a circa 100 milioni di euro, saranno finanziati con mezzi propri e mediante le agevolazioni rivenienti dal contratto di programma sottoscritto e che i tempi per la loro realizzazione saranno di tre anni;

- nel verbale citato si è previsto l'impegno all'assunzione, entro il 31 dicembre 2005, dei sessantadue ex dipendenti della cartiera di Arbatax attualmente in mobilità in deroga e al saldo totale, entro il 10 giugno, delle retribuzioni non percepite dai trentasette dipendenti in carico alla società Girasole;

- il Ministero delle attività produttive ha inviato in data 30 marzo 2005 comunicazione dell'attivazione della procedura di revoca del contratto di programma per gravi inadempienze invitando la società a superare i motivi di revoca delle agevolazioni;

- facendo seguito alle intese intercorse con la Presidenza del Consiglio la società Girasole ha convocato per il 20 giugno 2005 l'assemblea dei soci per l'aumento del capitale;

- nonostante tale iniziativa il CIPE, in data 27 maggio 2005, ha deliberato la revoca del contratto a favore del consorzio Nebiolo, senza che di questo venisse informata la Regione autonoma della Sardegna, cofinanziatrice del contratto, e il Ministro delle attività produttive, Direzione Generale Coordinamento Incentivi alle Imprese, ha attivato le procedure di revoca del contratto, il cui termine ultimo di attivazione decorre dal 24 giugno 2005 nel caso in cui l'impresa non abbia adempiuto a quanto prescritto,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere quali atti intendano porre in essere presso il Governo nazionale perché venga data soluzione alla discrasia determinatasi tra le citate prescrizioni del Ministero delle attività produttive, il verbale sottoscritto presso la Presidenza del Consiglio e la revoca del contratto di programma deliberata dal CIPE, considerate le preoccupanti negative ripercussioni che tale decisione avrebbe per il rilancio dell'area industriale di Arbatax in un'area territoriale già colpita da una drammatica situazione di crisi economica ed occupazionale. (90)

Interpellanza Licheri - Lanzi - Fadda Giuseppe sul protocollo tra la Regione autonoma della Sardegna e INPS.

I sottoscritti,

visto il protocollo d'intesa del 27 aprile 2005 tra la Regione autonoma della Sardegna e l'Istituto nazionale della previdenza sociale, per l'approvazione del piano di smaltimento delle domande di concessioni delle provvidenze d'invalidità civile, in trattazione presso i competenti uffici regionali;

considerato che l'Assessorato dell'igiene, sanità e assistenza sociale mette a disposizione dell'INPS le unità di personale, che verrà impiegato per lo smaltimento delle pratiche inevase;

visto l'articolo 2 del protocollo citato che prevede, per la realizzazione del suddetto piano, l'impiego dalla Regione di almeno 51 unità di cui 19 assegnati all'INPS,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale in merito alla necessità dell'utilizzo di tale personale e dell'opportunità di spostarli verso le sedi INPS. (91)

Interpellanza Licheri - Lanzi - Fadda Giuseppe sulla necessità di modificare le linee d'indirizzo sull'organizzazione interna della costituenda azienda ospedaliero universitaria di Sassari, al fine di garantire l'assolvimento dei compiti istituzionali della Facoltà di medicina in coerenza con le vigenti norme nazionali sui corsi di laurea di area sanitaria.

I sottoscritti,

premesso che si ritiene condivisibile il proposito di evitare ed eliminare le duplicazioni non adeguatamente motivate e grave la decisione di sopprimere, precludendone quindi l'inserimento nella costituenda azienda ospedaliero-sanitaria, numerose attività assistenziali essenziali per lo svolgimento dei compiti istituzionali di didattica e ricerca della facoltà: ortopedia, pneumologia, anestesia, dermatologia, oncologia, neuropsichiatria infantile;

vista la necessità di una co-gestione, con valenza interaziendale, dell'attività di pronto soccorso accettazione, nel presidio Santissima Annunziata, tra azienda ospedaliera-universitaria e ASL n.1, che è motivata da ragioni sia didattiche sia assistenziali: quelle didattiche consistono nell'esigenza di garantire agli studenti adeguati livelli formativi in settori cruciali della medicina e della chirurgia d'urgenza, indispensabile per poter rispettare i requisiti minimi di accreditamento dei vari corsi di laurea; quelle assistenziali scaturiscono invece dal fatto che nell'azienda ospedaliera-universitaria sono previste funzioni (strutture del dipartimento materno infantile, chirurgia maxillo facciale, ORL, oculistica, neurologia, ematologia) che, non essendo presenti nel presidio della Santissima Annunziata, dovranno essere coinvolte nell'attività di emergenza-urgenza;

considerato che il protocollo avanzato dalla Giunta e dall'Assessorato dell'igiene, sanità e assistenza sociale, considera come "duplicazioni non motivate" unicamente le strutture assistenziali universitarie, a prescindere da qualsiasi valutazione di merito e trascurando il fatto che molte di tali strutture erano state istituite molto prima delle corrispondenti unità ospedaliere, attivate unilateralmente dalla ASL n.1 senza alcuna concertazione con l'Università, appare inaccettabile una proposta che non tiene conto del fatto che le strutture in questione svolgono attività insostituibile per la didattica e la ricerca;

tenuto conto del grave stato in cui versa già di per sé la ricerca in Italia, per via dei costanti tagli ai trasferimenti statali alle Università e per la disastrosa gestione di un settore tanto strategico per lo sviluppo del nostro paese da parte dell'attuale Ministro Letizia Moratti, appare doppiamente grave che per la Giunta e l'Assessore il fatto che le strutture oggetto di soppressione fossero scuole di specializzazione, non rappresentasse "ragione sufficiente" per considerarle "duplicazioni motivate",

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale al fine di:

1) ottenere un riesame complessivo, ponderato e responsabile, dell'intera materia trattata nel protocollo in questione;

2) arrivare ad una nuova formulazione che sia in grado di contemperare le esigenze di riordino e razionalizzazione dell'Azienda ospedaliera con quelle, ineliminabili, della ricerca e della didattica universitaria ad alti livelli di specializzazione, in coerenza con le vigenti norme nazionali sui corsi di laurea di area sanitaria. (92)

Interpellanza Cherchi Silvio - Floris Vincenzo - Mattana - Marrocu - Barracciu - Calledda - Corrias - Cugini - Lai - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Francesco sulla inadeguatezza e disfunzioni del servizio elettrico pubblico, provocate dalla carenza delle infrastrutture per il trasporto e dalla distribuzione dell'energia elettrica in Sardegna, e sulla precarietà e degrado progressivo delle reti.

I sottoscritti,

premesso che i lavoratori del gruppo ENEL della Sardegna e le loro rappresentanze sindacali unitarie hanno più volte denunciato in questi anni la inadeguatezza del servizio elettrico nell'Isola a causa della carenza di infrastrutture elettriche di trasporto e di distribuzione, e lo stato di precarietà e il progressivo degrado delle infrastrutture esistenti, che causano gravi inefficienze e pesanti disfunzioni del servizio elettrico pubblico nella nostra Regione;

ricordato che a causa di un insufficiente collegamento con la rete di trasporto nazionale, in diverse occasioni nel recente passato, si è manifestata la fragilità dell'intero sistema di trasporto e distribuzione dell'energia elettrica, con black-out che hanno interessato ampie zone della Sardegna causando pesanti disagi all'utenza civile e, talvolta, notevoli danni a quella industriale;

costatato che, dai dati forniti dal GRTN, che controlla per la quasi totalità la rete alta tensione a 380 KV, 220KV e 150KV, di trasporto e distribuzione, la stessa ha in Sardegna, dal 1999 al 2003, un indice di disalimentazione totale superiore ai 230 minuti contro un totale medio nazionale di 32 minuti, con una media in Sardegna nei cinque anni di 46,36 minuti d'interruzione contro i 6,57 minuti di media nazionale, che hanno provocato una mancata erogazione di 6.074 MWh su un totale nazionale di 26.775 MWh, pari al 22,7% del totale nazionale;

osservato che nell'Isola la rete di trasporto a 380 e 220KV controllata dal gestore e gestita da Terna è di soli 851 Km pari al 3,9% della dotazione nazionale, pari a 21.760 km, con una densità di 35,3 m/Kmq contro i 72,2 m/Kmq di media nazionale;

costatato, inoltre, che dai dati forniti dall'Authority per l'energia con un comunicato stampa del 3 maggio 2005 "sulla continuità del servizio elettrico per gli anni dal 1998 al 2004, durata cumulata di interruzione comprensiva di tutte le interruzioni subite dai clienti bt in minuti persi per utente per anno", la Sardegna è in presenza di un miglioramento negli anni indicati, passando da 287 minuti a 115 minuti d'interruzione per utente bt, ma nettamente al di sopra della media nazionale che è passata da 186 minuti del 1998 a 91 minuti nel 2004;

tenuto conto che dagli stessi dati dell'Authority risulta che l'85% delle interruzioni senza preavviso si verificano per guasti nella rete di media tensione a 15.000 volts, e soprattutto su quelle aeree;

osservato che in Sardegna queste gravi carenze hanno origine sia dalle caratteristiche degli impianti fino ad oggi costruiti, che vedono prevalere le linee aeree (oltre il 74%), rispetto a quelle in cavo sotterraneo, meno soggette a guasti, sia dalla insufficiente estensione delle linee, che nell'Isola raggiungono la lunghezza complessiva di 17.047 Km, pari ad una densità di 0,71 Km di linea MT per Kmq, quindi con una densità molto inferiore a quella dell'Italia continentale, che è pari a 1,19 Km di linea per Kmq;

rilevato che pesa ancora nel disservizio l'eccessiva estensione delle singole linee di media tensione a 15.000 Volts, in media di 23,08 Km contro i 14,88 della media nazionale; con linee nelle zone interne che superano addirittura i 99 km;

evidenziato che incide ancora il basso numero delle cabine primarie di trasformazione 150.000/15.000 Volts, che nell'Isola è pari a 82 cosiddetti "impianti equivalenti", con una densità di 3,50 impianti su kmq per 1000, contro i 7,01 di media, degli impianti analoghi installati nel resto dell'Italia;

rimarcato che appare evidente come le interruzioni del servizio ed il divario di qualità rispetto ai livelli nazionali dipendano da un'insufficienza di dotazioni infrastrutturali, da investimenti non adeguati e da carenze nelle manutenzioni e nel presidio del territorio, che vedono Enel Distribuzione preferire il pagamento delle penalità comminate dall'Autorità per il mancato raggiungimento degli standard di qualità, piuttosto che realizzare l'investimento, e addirittura Terna non pagare nessuna penale nel caso di fuori servizi, in quanto la legge non sanziona i guasti che derivano dal malfunzionamento della rete di trasporto nazionale;

considerato che, nella forte precarietà e arretratezza del sistema e del servizio elettrico della Sardegna, rischia di generare effetti ancor più penalizzanti per la nostra Isola la liberalizzazione del mercato elettrico in una situazione nella quale l'ENEL, non avendo ancora adempiuto nella nostra Regione alla "missione elettrica di pubblico servizio" che ne aveva giustificato la sua nascita con la nazionalizzazione del settore elettrico, si trova a competere sul mercato in una logica esclusiva di profitto;

appreso che dal bilancio di esercizio 2004 del Gruppo ENEL Spa, il cui capitale è ancora controllato per il 62% dal Ministero del Tesoro, a fronte di un utile netto di 3.419 milioni di euro, contro i 2.509 milioni di euro del 2003, si registra una contrazione degli investimenti, che nel settore mercato infrastrutture e reti è pari a 1.711 milioni di euro nel 2004 contro i 1.967 milioni di euro del 2002;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere se non ritengano di dover urgentemente porre in essere tutte le opportune iniziative per attivare un confronto ed una trattativa con il Governo nazionale, con l'ENEL e con il GRTN al fine di ottenere:

1) un programma pluriennale di investimenti, eventualmente cofìnanziato anche attraverso i fondi del POR Sardegna, in grado di adeguare la rete di trasporto e di distribuzione dell'energia elettrica, comprese le cabine primarie e secondarie, agli standard delle restanti regioni italiane, allo scopo di eliminare le attuali pesanti disfunzioni che penalizzano l'utenza civile e industriale della Sardegna con l'obiettivo di far corrispondere alla tariffa unica nazionale dell'energia elettrica un servizio di pari qualità ed efficienza come prescritto dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas;

2) un piano industriale dell'ENEL per la Sardegna che, assieme al richiamato programma di investimenti, assicuri una qualificata e diretta presenza dell'ente elettrico nazionale in grado di mantenere e rafforzare il presidio del territorio per la gestione locale della rete di trasporto e di distribuzione dell'energia, salvaguardando il patrimonio professionale a tutti i livelli, disponibile presso le diverse sedi e articolazioni aziendali della Sardegna, rafforzando in modo particolare il management locale nelle responsabilità di gestione e nella programmazione degli investimenti, tenendo conto dell'esigenza di assicurare il servizio pubblico nella peculiarità della Sardegna e, comunque, svincolandoli da logiche esclusivamente reddituali e di mercato. (93)

Interpellanza Uras - Davoli - Pisu sulla situazione dei lavoratori della Quality Sardinia e della Lc Sistemia.

I sottoscritti,

premesso che:

- con la presente interpellanza intendono sottoporre all'attenzione della Giunta ed in particolare dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e dell'Assessore dell'industria la grave situazione dei lavoratori e delle lavoratrici (circa 15) della Quality Sardinia e della Lc Sistemia, che hanno iniziato una vertenza nei confronti delle predette società per ottenere il pagamento delle retribuzioni che non percepiscono da diversi mesi;

- la Quality Sardinia e la Lc Sistemia risulterebbero essere stati destinatari di finanziamenti pubblici e regionali, relativi alla Legge n. 488 e alla formazione di specifici corsi finalizzati aziendali;

- da circa un anno i responsabili delle citate società pare si siano completamente disinteressati della gestione aziendale, abbandonando le sedi, le attività ed il personale al proprio destino, tanto che sarebbero oggetto di provvedimenti di sfratto anche i locali attualmente occupati;

- allo stato i predetti responsabili, a detta dei lavoratori, non garantirebbero neppure le spese necessarie al mantenimento delle utenze elettriche e telefoniche;

- risulta, in Sardegna, che diversi imprenditori abbiano ottenuto per le proprie aziende finanziamenti per corsi finalizzati aziendali e contributi pubblici, in particolare assegnati ai sensi della Legge n. 488 e poi abbiano chiuso le attività dopo poco tempo, abbandonando il mercato, gli impianti e in particolare i lavoratori, spesso senza alcun preavviso o minima dovuta informazione;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e l'Assessore regionale dell'industria per conoscere:

1) quale intervento diretto intendano porre in atto al fine di assicurare ai lavoratori e alle lavoratrici della Quality Sardinia e della Lc Sistemia la prosecuzione dell'attività, il recupero delle retribuzioni arretrate e, in futuro, la regolare corresponsione degli stipendi e dei salari;

2) quale intervento intendano attivare in relazione ai comportamenti di cui si ha conoscenza, assunti da aziende, beneficiarie di contributi della Legge n. 488 in Sardegna e di finanziamenti regionali per corsi finalizzati aziendali, le quali, poco dopo aver ottenuto i predetti benefici, abbiano abbandonato le attività, non abbiano regolarmente retribuito i lavoratori e li abbiano, addirittura, licenziati;

3) se intendano attivare in proposito idonee indagini amministrative, un adeguato monitoraggio dei risultati, la verifica che ai finanziamenti erogati abbia corrisposto il raggiungimento degli obiettivi prefissati;

4) se intendano da una parte verificare la legittimità dei comportamenti adottati dalle aziende e dall'altra porre in essere interventi atti ad impedire il fallimento di iniziative che, comunque, sono state avviate con ingente spesa pubblica per assicurare più capacità produttiva e più occupazione in Sardegna. (94)

Interrogazione Contu, La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione dell'ERA Sardegna, (Ente per la Ricerca in Agricoltura).

I sottoscritti,

premesso che:

- l'articolo 30 della legge regionale 14 aprile 2005, n. 7 (finanziaria 2005), sopprime i seguenti enti:

a) Istituto zootecnico e caseario per la Sardegna (IZC), istituito con decreto del Presidente della Repubblica 5 maggio 1948, n. 1308;

b) Istituto incremento ippico della Sardegna (III), istituito con legge regionale 28 maggio 1969, n. 27;

c) Stazione sperimentale del sughero (SSS), istituita con legge regionale 6 febbraio 1952, n. 5;

d) Centro regionale agrario sperimentale (CRAS), istituito con legge regionale 19 giugno 1956, n. 22;

- dalla data di entrata in vigore della presente legge è istituito, quale ente strumentale della Regione dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, l'ERA Sardegna, Ente per la Ricerca in Agricoltura, il quale assume le funzioni degli enti soppressi al comma 1, nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro, facenti capo agli stessi enti;

- in base all'articolo 31 (Riforma degli enti in agricoltura) della citata legge regionale n. 7 del 2005:

"1. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, entro tre mesi dalla data di approvazione della presente legge, predispone apposito provvedimento legislativo per la riforma degli enti di cui agli articoli 29 e 30.

2. Fino all'entrata in vigore della legge di cui al comma 1 e per un periodo non superiore a sei mesi dalla data di entrata in vigore della stessa legge, in sede di prima applicazione, fino alla costituzione dell'ordinario organo di amministrazione, l'ERSAT Sardegna e l'ERA Sardegna sono gestiti da commissari straordinari, nominati con decreto del Presidente della Regione su conforme deliberazione della Giunta, che hanno, tra l'altro, il compito di provvedere alla liquidazione degli enti di cui si dispone lo scioglimento o la soppressione ai sensi degli articoli 29 e 30, nonché di curare il passaggio dei beni ed il trasferimento del personale ai nuovi enti.

3. I commissari dell'ERSAT Sardegna e dell'ERA Sardegna, sulla base delle direttive impartite dalla Giunta regionale, individuano i beni degli enti sciolti e soppressi che non sono strumentalmente funzionali all'attività dei nuovi enti e li trasferiscono al patrimonio della Regione";

vista la confusione generata dalla stessa legge con l'utilizzo, al comma 1 dell'articolo 30, della parola soppressione che contrasta con la frase utilizzata al comma 1 dell'articolo 31, riforma degli enti di cui agli articoli 29 e 30;

considerato che:

- con deliberazione 17 maggio 2005, n. 21/6, la Giunta regionale ha provveduto alla nomina dei commissari straordinari dell'ERSAT Sardegna e dell'ERA Sardegna;

- non è stata ancora comunicata la sede legale dell'ERA Sardegna;

- non si è a conoscenza delle competenze del nuovo ente, non essendo possibile prendere visione della statuto dello stesso;

- esistono rapporti tra gli enti soppressi e persone terze (fisiche e giuridiche);

- le stesse non hanno ricevuto nessuna comunicazione in merito e non sanno a chi rivolgersi per il prosieguo dei loro rapporti contrattuali in essere con gli enti soppressi;

- diverse aziende vantano crediti esigibili che non vengono liquidati;

- le competenze di bilancio degli stessi enti soppressi sono transitate, secondo la legge regionale n. 7 del 2005, all'ERA Sardegna;

- le tesorerie degli enti soppressi hanno comunicato, in data 5 maggio 2005 che, non hanno ricevuto i dati del commissario e che nelle more degli adempimenti, in assenza di un soggetto legittimato a curare la gestione stralcio, si limiteranno a pagare le sole spese improcrastinabili, quali imposte, tasse, oneri assicurativi e previdenziali connessi al pagamento degli stipendi;

- ciò blocca, di fatto, i rapporti con persone terze con evidenti danni economici alle imprese,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per conoscere:

1) quali ruoli, compiti e funzioni abbia l'ERA Sardegna;

2) quali siano le direttive impartite ai commissari straordinari degli enti ERSAT Sardegna ed ERA Sardegna per lo scioglimento e la liquidazione degli enti di cui si dispone lo scioglimento o la soppressione;

3) lo statuto e la sede dei nuovi enti;

4) se siano stati nominati i revisori dei conti;

5) quali siano i tempi di gestione stralcio onde evitare il proseguo delle gravi ripercussioni economiche alle aziende che operano con gli enti di cui all'articolo 29 e 30 della citata legge n. 7 del 2005. (227)

Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi del comparto agricolo sardo.

Il sottoscritto,

premesso che in Sardegna il settore agricolo sta attraversando una crisi tra le più gravi degli ultimi decenni;

preso atto che l'attuale Giunta regionale, in occasione anche dei recenti incontri con le organizzazioni di categoria, aveva garantito il pieno sostegno per la risoluzione delle problematiche più urgenti, quali il prezzo del latte, gli indennizzi per l'epidemia di lingua blu, il prezzo dell'acqua e il pagamento dei debiti contratti;

visto che numerose aziende agricole si trovano oggi sull'orlo del fallimento per il mancato rispetto degli accordi da parte del Governo regionale;

avendo appreso che l'attuale Giunta regionale, invece di adottare provvedimenti in favore del comparto, ha puntualmente disatteso anche gli impegni assunti dai suoi predecessori sul pagamento degli indennizzi per l'epidemia di lingua blu;

considerato che l'agricoltura in Sardegna ha rappresentato e rappresenta tuttora un volano determinante per l'economia, oltre che uno sbocco occupazionale per molti giovani sardi;

visto che in alcuni casi le banche minacciano di chiedere l'esecutività degli atti giudiziari contro le aziende agricole che avevano beneficiato di finanziamenti per opere di miglioramento fondiario,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:

1) quanto tempo dovranno ancora aspettare gli agricoltori e i pastori sardi per avere gli indennizzi che a loro spettano;

2) quanto tempo dovranno ancora attendere per incassare anche le quote sul prezzo del latte;

3) se non ritengano di dover intervenire presso le banche per bloccare le azioni giudiziarie intraprese a danno delle imprese agricole sarde;

4) se non ritengano di dover intervenire presso i consorzi di bonifica per verificare l'equità del prezzo dell'acqua per gli usi irrigui;

5) se non ritengano di dover predisporre, con urgenza, un piano per il rilancio e lo sviluppo di un settore determinante per l'economia dell'Isola quale è quello agro-pastorale. (228)

Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla campagna di prevenzione degli incendi per l'anno 2005.

Il sottoscritto,

premesso che a partire dal 1° giugno ha avuto inizio la campagna per la prevenzione degli incendi per l'anno 2005;

visto che la macchina organizzativa parte con notevole ritardo e nonostante ciò gli addetti verranno convocati dall'Assessore della difesa dell'ambiente per l'illustrazione del piano operativo solo tra qualche giorno;

considerato che il personale da utilizzare non è pertanto a conoscenza dei mezzi e tanto meno delle risorse finanziarie impegnate, cosa che avrebbe dovuto sapere prima dell'avvio;

preso atto che la Giunta regionale, in accordo con la maggioranza che la sostiene, ha tagliato nella finanziaria 2005 i fondi in favore delle compagnie barracellari ma ha disposto comunque il loro utilizzo (oltre 5.000 unità lavorative) nella campagna di prevenzione;

avendo appreso che la Regione intende utilizzare 11 elicotteri per una spesa ancora non definita o, forse, che non si vuole far conoscere,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:

1) quali siano state le motivazioni per le quali non si sia provveduto ad incontrare le categorie interessate prima dell'avvio della campagna di prevenzione degli incendi per l'anno 2005;

2) con quale modalità siano stati individuati i mezzi, con quale impegno di spesa e quali le società (sarde o no) scelte;

3) quanto abbiano preventivato in favore delle compagnie barracellari per rimediare al taglio dei contributi a loro destinati contenuto nella legge finanziaria approvata qualche mese fa. (229)

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sul personale dipendente dalla Società Sipas Spa.

Il sottoscritto,

premesso che la finanziaria regionale del 2004 ha previsto, al comma 8 dell'articolo 7, che il personale dipendente dalla Società Sipas Spa (società il cui capitale è interamente detenuto dalla Regione autonoma della Sardegna) è trasferito a domanda nelle more della costituzione della società gestore del servizio idrico integrato, nei ruoli del consorzio interprovinciale della frutticoltura o dell'ente sardo acquedotti e fognature;

considerato che il 30 giugno 2004 l'ESAF, con sua delibera n. 99, ha assunto i dipendenti dalla Sipas Spa in soprannumero e con contratto di lavoro a tempo determinato fino al 30 giugno 2005 e comunque fino alla costituzione della società gestore del servizio idrico integrato, cioè alla trasformazione della stessa ESAF,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:

1) allo stato di attuazione del procedimento di trasformazione dell'ESAF in società per azioni, quali provvedimenti siano stati posti in essere dalla Giunta regionale per definire in maniera esaustiva e chiara le posizioni giuridiche soggettive del personale della Società Sipas Spa;

2) se non ritengano necessario adottare con urgenza gli opportuni provvedimenti volti a confermare la tutela giuridica del rapporto di lavoro dei dipendenti in oggetto nelle more del processo di trasformazione dell'ESAF. (230)

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sull'ampliamento del porto turistico "Sa Mardini" di Torregrande.

Il sottoscritto,

premesso che il settore turistico, ed in particolare la nautica diportistica, rappresenta per la nostra isola un volano di sviluppo economico ed occupazionale da non sottovalutare;

considerato che il porto turistico "Sa Mardini" di Torregrande ha ormai raggiunto il massimo della capienza sia di imbarcazioni da diporto (411 barche ormeggiate) sia da pesca (158 barche ormeggiate) ma durante la stagione estiva si assiste ad una continua e giornaliera richiesta di disponibilità di posti barca, con lunghe liste d'attesa;

constatato che molti diportisti, per loro esplicita dichiarazione, hanno rinviato o, addirittura, rinunciato all'acquisto di un'imbarcazione per l'impossibilità di trovare un approdo, causando un grave danno all'economia del settore;

visto che nel dicembre 2003 è stata presentata alla Regione (Assessorato dei lavori pubblici) una richiesta di finanziamento per lavori di ampliamento e manutenzione per un importo di euro duemilioninovecentomila;

sottolineato inoltre che il bacino del porto, a causa dell'apertura ai venti di levante, ha prodotto negli anni l'imbonimento del fondale, con un riduzione di circa 70 cm e che tale fenomeno provoca grossi disagi alla navigazione nonché all'approdo delle imbarcazioni con pescaggio superiore a 2.20 m;

evidenziato che è divenuto ormai necessario ed improrogabile un intervento di ripulitura del fondo per riportare la quota batimetrica al progetto originario, come è stato già segnalato ai competenti Assessorati regionali con una richiesta di finanziamento (per un importo di euro settecentomila) nell'aprile 2002;

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore del turismo, artigianato e commercio e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:

1) se siano a conoscenza dei problemi sopra esposti;

2) quali provvedimenti intendano adottare per porre rimedio ad una situazione che si aggrava di anno in anno penalizzando pesantemente il settore turistico isolano con negative ricadute occupazionali, in particolare per la provincia di Oristano. (231)

Interrogazione Cappai, con richiesta di risposta scritta, sulla distribuzione diretta nella provincia di Oristano degli ausili per incontinenti.

Il sottoscritto,

premesso che la distribuzione degli ausili per incontinenti direttamente nel domicilio dei pazienti effettuata dalla ASL di Oristano ha causato aspre proteste da parte dei pazienti che si vedono violati del diritto alla privacy, in quanto costretti sia pure indirettamente, a rendere nota la propria patologia, lesi della facoltà di scelta della marca dell'ausilio e penalizzati dai disagi dovuti ai frequenti ritardi nella consegna degli ausili;

considerato che il non gradimento di tale servizio dei pazienti è sfociato in diverse azioni di protesta attraverso l'invio da parte di numerosi cittadini di lettere di raccomandata indirizzate alla ASL e al tribunale per i diritti del malato (per circa 250 ricorrenti l'udienza è fissata per il 12 giugno 2005) per poi manifestare presso i locali della ASL n. 5 di Oristano sia per le modalità di servizio imposto che per la evidentissima scarsa qualità degli ausili consegnati;

rilevato che l'argomento è già stato oggetto di interrogazioni consiliari sia nella passata legislatura che agli esordi della legislatura in corso;

appreso che recentemente l'ASL n. 5 di Oristano, ritenendo "atti intimidatori" le proteste dei pazienti ha comunicato che: "prendendo atto della rinuncia" da parte di questi ultimi "ad usufruire del servizio consegna a domicilio degli ausili", la ditta incaricata "cesserà immediatamente l'espletamento del servizio a favore degli interessati con contestuale cancellazione e distruzione dei dati personali", specificando, altresì, che continuerà a fornire gli ausili solo tramite la ditta incaricata "e non concederà alcuna autorizzazione secondo modalità diverse da quelle attualmente in essere",

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza della situazione sopra descritta;

2) se ritengano giusta e lecita la procedura posta in essere dalla ASL n. 5 in considerazione dei gravi e umilianti disagi che in questo modo vengono inflitti ai pazienti, già provati dalla sofferenza che questo tipo di patologie comporta;

3) se intendano intervenire tempestivamente a tutela dei diritti degli anziani. (232)

Interrogazione La Spisa - Sanjust - Lombardo - Contu - Petrini, con richiesta di risposta scritta, sul problema del sostegno agli sportivi sardi.

I sottoscritti,

premesso che:

- è necessario difendere i valori del cittadino sardo presenti nel campo dello sport sia nel settore professionistico che dilettantistico, soprattutto quando oggettivamente e soggettivamente siano apprezzati dalla intera società regionale;

- devono essere coltivati e sostenuti in modo formale e sostanziale, operando con una concreta e produttiva azione di specifico sostegno, anche di ordine finanziario;

rilevato che al momento, il caso del calciatore sardo Zola rischia di assumere i toni di una ulteriore perdita di credibilità per la Sardegna, nell'ipotesi in cui lasciasse la squadra del Cagliari calcio, dopo due annate che hanno attribuito all'immagine della Sardegna un rilievo che va ben oltre il merito sportivo, in tale ipotesi, la nostra regione sarebbe privata di un alto valore aggiunto;

preso atto che da alcuni cittadini è stata sollevata la questione, anche attraverso l'iniziativa del Centro studi economico sociale "Città di Cagliari", aderente a Euro Union Consult (Bruxelles- Luxemburg). A tale istanza non è stata data alcuna risposta da parte della Regione Sardegna;

rimarcato che l'indifferenza della Regione su questa vicenda si aggiunge alla evidente riduzione di risorse a favore del mondo dello sport dilettantistico, mortificando e comprimendo una grande realtà di sostegno della realtà giovanile della nostra Isola;

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per conoscere se voglia assumere tutte le iniziative che il caso merita al fine di promuovere la prosecuzione del rapporto con la Sardegna sportiva da parte degli sportivi sardi che danno lustro alla immagine della Sardegna e, nel contempo per conoscere gli orientamenti del governo regionale in merito al sostegno delle realtà sportive dilettantistiche attualmente in gravi difficoltà finanziarie. (233)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul funzionamento delle commissioni competenti alla determinazione del valore agricolo degli espropri.

I sottoscritti,

premesso che l'articolo 41 del decreto del Presidente della Repubblica n. 327 del 2001 prevede che in ogni provincia venga istituita una commissione che determina il valore agricolo medio dei terreni, nel precedente anno solare,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per conoscere:

1) se le commissioni in parola siano state istituite nelle province sarde;

2) se sia stato predisposto e approvato il relativo regolamento per il funzionamento, la cui assenza potrebbe determinare ritardi nelle attività delle commissioni, con gravi conseguenti disagi all'attività amministrativa. (234)

Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, su presunte irregolarità nella predisposizione e approvazione del PUC del Comune di Muravera.

La sottoscritta,

premesso che la dettagliata documentazione fornita dalla minoranza precedente e attuale del Comune di Muravera denuncia, anche in una ampia memoria inviata al difensore civico fin dal 2004, irregolarità nell'iter per la predisposizione del Piano urbanistico comunale;

constatato che per poter completare l'iter dell'importante documento di programmazione urbanistica si è resa necessaria, per ben due volte, la nomina di un commissario ad acta per manifeste incompatibilità di tutti i componenti della maggioranza;

appreso che il documento di programmazione è stato approvato definitivamente il 24 maggio, alla vigilia dell'insediamento del nuovo consiglio comunale e che la relativa delibera del Commissario è stata pubblicata il 3 giugno senza tener conto dell'entrata in vigore del Piano regionale di assetto idrogeologico;

appreso inoltre che il PUC di Muravera ha disatteso in alcuni punti la legge regionale n. 8 del 2004 (Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la predisposizione del Piano paesaggistico regionale);

evidenziato che le irregolarità denunciate riguardano anche delicati aspetti ambientali e paesaggistici;

rilevato che la maggioranza, nonostante le pressanti sollecitazioni e richieste, non ha fornito, o lo ha fatto solo parzialmente e con notevoli ritardi, la documentazione ed i chiarimenti richiesti dall'opposizione;

sottolineato che il sindaco ha sempre sostenuto che la minoranza non possiede il requisito numerico per votare il piano;

precisato che, nonostante le richieste della minoranza al Prefetto, non vi e' un'univoca interpretazione del regolamento del consiglio comunale di Muravera relativamente al numero di consiglieri che devono essere presenti per la validità dell'adunanza di seconda convocazione quando "le deliberazioni sono valide purché intervenga almeno un terzo dei consiglieri";

preso atto che la legge sulle autonome locali ha notevolmente ridotto le norme di garanzia e di controllo delle opposizioni nei confronti degli esecutivi;

chiede di interrogare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica se non ritenga opportuno:

1) disporre un'indagine sui criteri e le modalità seguite nell'approvazione del PUC del Comune di Muravera in modo da fugare i dubbi di regolarità sollevati democraticamente dalla minoranza consiliare;

2) fornire, con apposita circolare, un'univoca interpretazione sul numero dei consiglieri che nei comuni con sedici eletti devono essere presenti nell'adunanza di seconda convocazione laddove il regolamento comunale recita "purché intervenga almeno un terzo dei consiglieri assegnati"; poiché il sindaco viene escluso dal computo, dovrebbe essere assodato che i due terzi dei consiglieri assegnati alla maggioranza è pari a undici, ma non è dimostrato che "almeno un terzo" equivalga a "almeno a cinque". (235)

Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sui criteri di nomina di alcuni dirigenti regionali.

Il sottoscritto,

in relazione alla nomina da parte della Giunta del commissario della nuova società mineraria Silius, già commissario liquidatore della vecchia Mineraria,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per conoscere se risponda al vero che il dirigente in parola risulti formalmente inquisito dalla magistratura per gravi reati e, in caso affermativo, quali criteri abbia adottato il Presidente nella scelta, e se non ritenga inoltre, di adottare gli stessi criteri che in tempi recenti hanno ispirato il Presidente nel rimuovere anzitempo dai vertici di alcuni enti regionali galantuomini che hanno solo perseguito l'interesse dell'ente da essi amministrato. (236)

Interrogazione Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata accettazione da parte della ASL n. 5 di Oristano della donazione di pulsossimetri e altra strumentazione.

Il sottoscritto,

premesso che:

- con nota del 7 febbraio 2005 la Bayer Spa di Milano ha proposto alla ASL n. 5 di Oristano la donazione di due "pulsossimetri Nonin 9500 Onix" (ciascuno del valore commerciale di euro 420) e di un "Ecografia di Mazzocchi volumi 3 II edizione" (valore commerciale di euro 374) con destinazione finale all'Unità operativa di medicina interna del presidio ospedaliero San Martino di Oristano;

- tale offerta è rimasta senza riscontro per cui si ha ragione di ritenere che implicitamente la ASL n. 5 di Oristano non intenda accettare la donazione;

ritenuto che la dotazione dell'ospedale San Martino di tale strumentazione comporterebbe l'innalzamento del livello delle prestazioni anche in considerazione del fatto che tutte le altre ASL della Sardegna sono già in possesso della stessa strumentazione;

preoccupato per il fatto che i pazienti dell'ospedale San Martino vengano ancora sottoposti a dolorosi prelievi ematici anziché ricorrere alle moderne tecniche del pulsossimetro, che prevede un semplice contatto dell'apparecchio con la cute, per la dosatura dell'ossigeno nel sangue,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per conoscere:

1) se eventuali disposizioni regionali ostino all'accettazione della donazione in argomento da parte della ASL n. 5 di Oristano;

2) se siano a conoscenza dei motivi per i quali la ASL n. 5 di Oristano non abbia riscontrato a tutt'oggi l'offerta di donazione proposta dalla Bayer Spa e della mancata accettazione anche in altre donazioni di attrezzature scientifiche proposte da altre ditte (ad esempio l'Astrazeneca);

3) quali iniziative intendano intraprendere o abbiano intrapreso per far dotare l'ospedale San Martino di Oristano dell'attrezzatura in argomento. (237)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione di tratte ferroviarie e di posti di lavoro nelle Ferrovie dello Stato del nord-Sardegna.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza del fatto che le Ferrovie dello Stato hanno deciso di sopprimere alcune tratte ferroviarie nel nord-Sardegna nonché numerosi posti di lavoro: è prevista a breve nel periodo tra il 25 luglio 2005 e il 1° agosto 2005 la soppressione della postazione DCO Sassari e il DCO sud-Chilivani-Macomer che si aggiungono alla soppressione dei posti di lavoro delle stazioni di Porto Torres-Tissi-Usini-Scala di Giocca-Ploaghe-Ardara;

considerato che questa azione di vero e proprio smantellamento del servizio ferroviario nel nord-Sardegna avviene nel più totale silenzio della Giunta regionale, che assiste passivamente all'evolversi della situazione nonostante i precisi impegni assunti dall'Assessore dei trasporti, Broccia, durante un incontro svoltosi alcuni mesi fa presso il palazzo dell'Amministrazione provinciale di Sassari, promettendo alle organizzazioni sindacali l'impegno politico di considerare "centrale" il ruolo del trasporto ferroviario nonché di salvaguardare i posti di lavoro;

ritenuto che la Giunta regionale debba intervenire urgentemente rivendicando gli impegni e i risultati ottenuti dalla Regione sarda all'atto di sottoscrizione dell'APQ (Accordo di Programma Quadro) sulla mobilità e i trasporti avvenuto nel marzo del 2004,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti:

1) per sapere se intendano uscire dall'attuale immobilismo rivendicando precisi impegni da parte delle Ferrovie dello Stato per il rilancio del trasporto ferroviario nel nord-Sardegna, per l'utilizzo delle risorse finanziarie disponibili grazie al citato APQ del marzo 2004;

2) per conoscere i passi formali, amministrativi e politici messi in essere dalla Giunta regionale per attuare nel suo complesso il citato APQ che stanzia nei diversi settori dei trasporti isolani oltre duemila miliardi di vecchie lire. (238)

Interrogazione Balia - Marrocu - Biancu - Atzeri - Pinna - Licheri - Cachia, con richiesta di risposta scritta, sulle quote d'ingresso di lavoratori extracomunitari in Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che le aziende agro-pastorali della Sardegna incontrano crescenti difficoltà per reperire manodopera locale, sempre più proiettata verso la ricerca di occupazione stabile in comparti alternativi;

verificato che questa carenza di manodopera locale trova spesso compensazione e nuove opportunità con l'impiego di lavoratori extracomunitari;

constatato che la Legge 30 luglio 2002, n. 189, in materia di immigrazioni comunemente conosciuta come Legge Bossi-Fini, stabilisce, tra l'altro, anche il numero di extracomunitari che possono entrare in Italia;

accertato che le quote d'ingresso previste per il mezzogiorno d'Italia, compresa la Sardegna, sono assolutamente deficitarie rispetto alla potenziale offerta di lavoro in un settore ormai non più appetibile per i nostri disoccupati;

considerato che la stessa normativa prevede quote d'ingresso verso il nord-est della Penisola notevolmente più generose e che il numero delle quote assegnate alla Sardegna è inferiore alla media nazionale;

vista la grave crisi che sta attraversando il settore, che il prezzo del latte non supera i 51 centesimi a litro, che l'intero comparto ha raggiunto livelli di indebitamento elevatissimi;

assunto che in base al comma 4 bis dell'articolo 17 della Legge n. 189 Bossi-Fini, prevede che "il decreto annuale ed i decreti infrannuali devono altresì essere predisposti in base ai dati sulla effettiva richiesta di lavoro suddivisa per regioni e per bacini provinciali di utenza, elaborati dall'anagrafe informatizzata, istituita presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali";

definito che le Regioni possono, in base al comma 4 ter dell'articolo 17 delle Legge n. 189 del 2002 "trasmettere, entro il 30 novembre di ogni anno, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, un rapporto sulla presenza e sulla condizione degli immigrati extracomunitari nel territorio regionale, contenente anche le indicazioni previsionali relative ai flussi sostenibili nel territorio successivo in rapporto alla capacità di assorbimento del tessuto sociale e produttivo";

rilevato che l'esigenza di incrementare le quote di ingresso di lavoratori extracomunitari viene sollecitata da numerose associazioni di categoria,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza che i lavoratori extracomunitari sono ormai parte essenziale ed irrinunciabile per il mantenimento e lo sviluppo del comparto agro-pastorale;

2) se non ritengano opportuno ed urgente intervenire per sollecitare una modifica che comporti un allargamento delle maglie troppo contenute delle Legge Bossi-Fini;

3) se il Governo regionale abbia trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, così come previsto dal comma 4 ter dell'articolo 17 della Legge n. 189 del 2002, il rapporto annuale con anche le indicazioni previste relative ai flussi sostenibili nel triennio successivo in grado di essere assorbiti dal tessuto produttivo;

4) quali ulteriori, urgenti iniziative intendano assumere perché i nuovi decreti annuali ed infrannuali garantiscano alla Sardegna quote d'ingresso di lavoratori extracomunitari più generose ed in grado di soddisfare le offerte di lavoro soprattutto nel comparto agro-pastorale. (239)

Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sul trattamento di serie B per i disabili da parte della compagnia area Meridiana.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza che:

- in data odierna un disabile con problemi di deambulazione non ha potuto in alcun modo prenotare un volo con la compagnia aerea Meridiana nella tratta Roma-Olbia, perché la stessa non garantiva un'assistenza al passeggero se non in orari impossibili per lo stesso;

- la denuncia di questo grave fatto è della figlia del disabile che, chiamando il call-center ha riscontrato questa grave inadempienza da parte di Meridiana;

- questo non è il primo caso che si verifica e che in altre occasioni dei disabili non hanno potuto viaggiare da e per la Sardegna;

- dalle parole della compagnia Meridiana si riscontra poco interesse nei confronti di una categoria che non può in nessun modo essere calpestata;

- si ritiene molto grave l'atteggiamento secondo cui per garantire l'assistenza ai disabili, gli stessi debbano viaggiare in orari impossibili (ore 22.15),

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:

1) come intenda la Regione Sardegna, garantire i disabili con problemi di deambulazione che intendano viaggiare da e per la Sardegna;

2) quali provvedimenti intende prendere la Giunta regionale nei confronti di quelle compagnie che si dimostrano poco sensibili alle esigenze dei disabili. (240)

Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sul licenziamento di un operatore marketing della AGROSARDA (Società Cooperativa a responsabilità limitata)

La sottoscritta,

premesso che in data 24 maggio 2005 il presidente dell'AGROSARDA (società di marketing per il settore agro-alimentare) ha licenziato un dipendente assunto da oltre tre anni con la motivazione che "le mutate condizioni operative e la situazione venutasi a determinare impongono la riorganizzazione delle risorse umane da utilizzare";

constatato che AGROSARDA è controllata per l'88% del capitale sociale dal Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro e ha una partecipazione di SIPAS (Società Investimenti Produzioni Agro-alimentari Sardegna) e FinLega (Finanziaria della Lega Cooperative) del 6% ciascuna;

accertato che nel mese di giugno 2004 la Regione Autonoma della Sardegna con decreto del Presidente della Giunta, su proposta dell'Assessorato della programmazione e bilancio, credito e assetto del territorio, ha riconosciuto ad AGROSARDA lo status giuridico di Agenzia governativa regionale ai sensi della legge regionale del 9 dicembre 2002, n. 23;

sottolineato che tra i requisiti richiesti per ottenere il riconoscimento di Agenzia sono previsti la predisposizione di programmi annuali di azione approvati dal Governo regionale; organi di amministrazione soggetti a ratifica ed accettazione da parte del Governo o del Consiglio regionali oppure da questi direttamente nominati; essere di proprietà della Regione in modo diretto o indiretto attraverso quote di maggioranza;

considerato che l'articolo 29 della legge regionale 21 aprile 2005, n. 7 (Legge Finanziaria) promuove lo scioglimento del Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro e con apposito disegno di legge ne affida le funzioni nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro all'ERSAT (Ente regionale di sviluppo ed assistenza tecnica in agricoltura);

ricordato che in presenza di privatizzazioni, liquidazioni o scioglimento di società o agenzie governative regionali, anche indirettamente controllate dalla Regione attraverso i suoi enti, è stata sempre doverosamente assicurata la continuazione del rapporto di lavoro,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere se non ritenga opportuno intervenire nei confronti dell'AGROSARDA e del consorzio interprovinciale della frutticoltura perché vengano rispettati gli indirizzi della Giunta, nella delicata fase di riforma degli enti operanti in agricoltura, in modo da evitare che si creino pericolosi precedenti nella tutela dei diritti acquisiti dai lavoratori; c'è infatti il rischio che iniziative unilaterali di vertici degli enti possano far ingenerare, anche strumentalmente, nell'opinione pubblica, falsi convincimenti sull'azione della Regione improntata a una reale riforma del sistema. (241)

Mozione Caligaris - Atzeri - Balia - Cocco - Ibba - Marracini - Masia - Serra - Uras sull'istituzione degli uffici territoriali dello Stato nelle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio.

Il Consiglio regionale

VISTA la lettera b) dell'articolo 3 dello Statuto autonomo della Sardegna "ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni";

RICHIAMATE le leggi regionali 23 gennaio 1997, n. 4, "Riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali" e 12 luglio 2001, n. 9, "Istituzione delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio;

TENUTO CONTO dell'articolo 5 della Costituzione della Repubblica che "Riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento";

CONSIDERATO che l'insediamento dei Consigli e delle Giunte ha realizzato il nuovo assetto territoriale della Regione fissandone l'articolazione in otto province i cui cittadini non hanno però identiche opportunità di fruire dei servizi che sono di competenza dello Stato;

EVIDENZIATO che gli enti intermedi di nuova istituzione hanno diritto di operare in piena autonomia garantendo ai cittadini residenti pari dignità rispetto a quelli delle province storiche della Sardegna e delle altre regioni italiane configurandosi altrimenti una palese violazione dell'articolo 3 della Carta Costituzionale in cui viene sancito che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge";

VALUTATE con preoccupazione le gravi difficoltà riscontrate dai cittadini a fruire dei servizi dello Stato attinenti le Prefetture, le Questure, i Comandi dei Carabinieri, i Tribunali, la motorizzazione civile, gli ex provveditorati etc,

impegna il Presidente della Regione

a chiedere con forza al Governo affinché i rispettivi Ministeri provvedano al tempestivo decentramento degli uffici statali nelle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio in modo che tutti i cittadini della Sardegna abbiano pari dignità e possano esercitare pienamente i loro diritti a prescindere dalle aree territoriali di residenza. (35)

Mozione Floris Mario - Cherchi Oscar - Atzeri sulle linee da seguire per apportare modifiche al vigente regolamento consiliare.

Il Consiglio regionale

PREMESSO che è stata convocata la Giunta del regolamento per l'adeguamento del regolamento consiliare vigente;

CONSIDERATO:

- la particolare importanza che il regolamento riveste per la vita dell'Assemblea: esso garantisce, infatti, che l'attività della stessa sia improntata ai principi della democrazia e della trasparenza;

- che qualsiasi variazione al regolamento deve essere adottata nel rigoroso rispetto dei diritti democratici garantiti, ai partiti politici e ai singoli consiglieri, dalla Costituzione e dallo Statuto;

- che le modifiche da apportare al regolamento debbono essere finalizzate al recupero del ruolo centrale del Consiglio regionale, ridotto notevolmente dal sistema elettorale adottato nelle elezioni del 2004 che, di fatto, ha esaltato, potenziandole, le funzioni della Giunta regionale e ridotto, invece, quelle dell'Assemblea;

- che la revisione del regolamento non deve essere legata al contingente e alle esigenze strategiche di parti politiche, ma deve interpretare le aspettative democratiche dell'Assemblea intesa nel suo complesso;

- che proprio per l'essere il regolamento strumento "super partes", le norme eventualmente approvate devono trovare largo consenso nelle posizioni politiche di maggioranza e opposizione, onde evitare che la maggioranza di turno modifichi il regolamento a proprio uso e consumo,

impegna il Presidente del Consiglio regionale

a promuovere, prima dell'avvio della discussione in Giunta del regolamento, un approfondito dibattito sull'attività e in particolare sulle esigenze del Consiglio che serva a definire la linea che la stessa Giunta dovrà seguire nel lavoro di aggiornamento del regolamento vigente. (37)

Mozione Marrocu - Biancu - Pinna - Licheri - Atzeri - Balia - Cachia - Salis - Serra - Barracciu - Bruno - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Manca - Maninchedda - Marracini - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Uggias - Uras sul peso rilevante delle servitù militari in Sardegna, a causa del quale è inibita, totalmente o per gran parte dell'anno in vaste aree territoriali dell'isola ed in particolare in quelle costiere, ogni attività, ivi comprese quelle economiche e lavorative.

Il Consiglio Regionale

RICHIAMATA la dichiarazione, pronunciata dal Consiglio regionale, dell'intero territorio della Sardegna "terra di pace e di amicizia fra i popoli";

CONSIDERATO che:

- la Sardegna è sottoposta ad una presenza militare qualitativamente e quantitativamente superiore all'insieme delle altre regioni italiane;

- in Sardegna risultano asservite a fini militari ampie zone di territorio pari a 37.374 ettari, di cui 23.766 demanio e 13.608 servitù militari (mentre le aree di servitù a mare superano la superficie dell'intera Sardegna) nelle quali sono interdette per gran parte dell'anno molte delle normali attività umane ed economiche, ivi comprese, nelle vaste porzioni di mare prospicienti le zone di esercitazione, quelle di ancoraggio e pesca;

PREMESSO che:

- in questa legislatura, anche per il tramite di specifiche iniziative adottate dalla Giunta regionale, è stata più volte richiesta al Governo la riapertura del confronto finalizzato alla ridefinizione complessiva della presenza militare in Sardegna, sia sotto il profilo della quantità che delle modalità di utilizzo del territorio e degli spazi marini ed aerei prospicienti gli insediamenti militari esistenti, nonché in relazione ai necessari interventi di bonifica delle zone adibite a poligono;

- non si registra ancora, da parte del Governo nazionale, la disponibilità ad affrontare con l'urgenza e i contenuti necessari la ridefinizione complessiva dei gravami militari in Sardegna;

CONSIDERATO che:

- anche dal punto di vista dell'attuazione degli interventi in materia di indennizzo economico verso i lavoratori e le comunità locali colpite dalle procedure di interdizione adottate nei periodi di esercitazione, sempre più lunghi, in particolare per quanto attiene le attività di ancoraggio e pesca nella zona di Capo Teulada, si registrano tempi e modalità di attuazione inadeguati ed un arretrato rilevante (circa due anni) nella erogazione degli indennizzi, peraltro previsti dalla relativa legge nazionale e quantificati in misura insufficiente dal protocollo del Ministero della difesa-Regione autonoma della Sardegna del 9 agosto 1999;

- inoltre, la proposta integrativa del predetto protocollo, elaborata nelle scorse settimane, risulta inadeguata sotto diversi profili e in particolare in relazione alle operazioni di bonifica delle zone compromesse, della ampiezza degli spazi interdetti e della durata dei periodi di inibizione;

- altresì, l'inadeguatezza del predetto protocollo proposto e la pretesa del competente Ministero di formularne i contenuti, senza una preventiva congiunta e condivisa valutazione con la Regione, non può che aggravare la condizione dei lavoratori del mare interessati agli indennizzi e indebolire le richieste più volte avanzate dall'Istituzione autonomistica sulla drastica riduzione degli spazi interdetti e di bonifica delle porzioni di mare e di territorio teatro, anche in questi giorni, di esercitazioni militari,

impegna la Giunta regionale

1) ad intraprendere iniziative coerenti perché abbia concreta attuazione la dichiarazione pronunciata dal Consiglio regionale, della Sardegna come "terra di pace e di amicizia fra i popoli";

2) ad attivare ogni necessaria azione nei confronti del Governo, con il coinvolgimento pieno anche delle istituzioni locali, delle parti sociali e delle rappresentanze parlamentari dei sardi, per la ridefinizione complessiva della presenza militare in Sardegna, sia sotto il profilo della quantità che delle modalità di utilizzo del territorio e degli spazi marini ed aerei prospicienti i poligoni e gli insediamenti militari, nonché in relazione agli urgenti e necessari interventi di bonifica delle zone teatro di esercitazioni;

3) ad assumere ogni iniziativa in proprio potere, con riferimento particolare alla specifica situazione dei pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi, atta a garantire agli stessi il più libero esercizio dell'attività di pesca e il reddito da lavoro a cui hanno legittimo diritto, che non può essere sostituito da nessuna forma di indennizzo economico;

4) a dimostrare, nelle forme consentite dalle leggi, agli stessi pescatori e alle loro famiglie, la solidarietà attiva della Regione, per il danno specifico che subiscono attualmente a causa del perdurare e dell'espandersi delle limitazioni al loro lavoro, imposte dall'attività militare. (38)