Seduta n.275 del 07/09/1993
CCLXXV SEDUTA
MARTEDI'7 SETTEMBRE 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
della Vicepresidente SERRI
INDICE
Congedo:
Interrogazioni (Risposta scritta)
Legge regionale 16 luglio 1993: "Adeguamento degli interventi a favore dell'industria e istituzione di un fondo speciale per l'abbattimento dei tassi di interesse e rilascio di garanzia, per anticipazione su commesse a favore delle imprese industriali di produzione della Sardegna e modifiche alle leggi regionali 10 dicembre 1976, n. 66, 20 giugno 1989, n. 44 e 20 aprile 1993, n. 17 (Legge finanziaria 1993)" CCLXXl, rinviata dal Governo. (Discussione e approvazione):
RUGGERI, relatore
USAI SANDRO
CATTE, Assessore dell'industria
SATTA GABRIELE
ONIDA
CUCCU
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione)
Legge regionale 16 luglio 1993: "Copertura di disavanzi annui 1987-1988-1989-1990-1991-1992 delle aziende di trasporto pubbliche e private" CCLXXII, rinviata dal Governo. (Discussione e approvazione):
SATTA GABRIELE, relatore
COGODI
CANALIS, Assessore dei trasporti
ORTU
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione)
Programma: "Quadro comunitario di sostegno per l'Italia (1994-1999) dell'Obiettivo 1 - Proposta di piano regionale (Progr. n. 48). (Discussione):
ONIDA, relatore
Sull'ordine del giorno:
USAI SANDRO
DADEA
COGODI
TAMPONI
PLANETTA
PILI
ONIDA
BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio
La seduta è aperta alle ore 17 e 07.
URRACI, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 3 agosto 1993, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Andrea Pubusa ha chiesto due giorni di congedo. Se non vi sono opposizioni si intende approvato.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Zucca - Sanna Emanuele - Satta Gabriele - Manca sulla situazione dei pescatori del litorale di Torregrande". (316)
(Risposta scritta in data 27 luglio 1993.)
"Serrenti sulla collocazione della discarica di rifiuti tossici e nocivi in Villacidro". (327)
(Risposta scritta in data 27 luglio 1993.)
"Dadea - Barranu - Muledda sulla costruzione dell'impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel territorio del Comune di Galtellì". (335)
(Risposta scritta in data 27 luglio 1993.)
"Ladu Leonardo - Pes sulla negata concessione da parte dell'Azienda foreste demaniali di aree per campeggio al Comune di Anela". (347)
(Risposta scritta in data 27 luglio 1993)
"Scano - Ruggeri - Cuccu - Ladu Leonardo sulla pianificazione regionale in materia di rifiuti industriali". (359)
(Risposta scritta in data 27 luglio 1993.)
"Manca - Barranu - Casu - Dadea - Urraci sullo stato della discarica dei rifiuti solidi urbani del bacino territoriale di Macomer". (365)
(Risposta scritta in data 27 luglio 1993.)
"Marteddu sull'ubicazione della discarica comprensoriale Monte Nieddu in agro di Orani". (396)
(Risposta scritta in data 27 luglio 1993.)
"Lorelli sui gravi ritardi nell'erogazione dell'indennità per il fermo pesca e sul periodo di fermo pesca fissato dall'Assessorato dell'ambiente". (507)
(Risposta scritta in data 27 luglio 1993.)
"Usai Edoardo sul ventilato finanziamento concesso dal CIS alla società Sardegna Lines per l'acquisto della nave Moby Dream". (481)
(Risposta scritta in data 29 luglio 1993.)
"Usai Edoardo sull'inquinamento del Golfo del Leone prodotto dagli scarichi della miniera della SIM di Monteponi". (119)
(Risposta scritta in data 26 luglio 1993.)
"Morittu - Serrenti - Ladu Giorgio - Ortu - Puligheddu - Melis - Meloni - Murgia - Planetta - Salis sull'inceneritore del porto di Cagliari". (152)
(Risposta scritta in data 26 luglio 1993.)
"Puligheddu - Melis - Ladu Giorgio - Meloni - Morittu - Murgia - Ortu - Planetta - Salis - Serrenti sulle condizioni di abbandono in cui versa la rete ferroviaria sarda". (154)
(Risposta scritta in data 26 luglio 1993.)
"Cuccu - Ruggeri sulla discarica della Samim di Portovesme". (174)
(Risposta scritta in data 26 luglio 1993.)
"Ruggeri - Sanna - Cuccu - Dadea - Pes - Urraci sullo stoccaggio dei rifiuti tossici e nocivi delle imprese artigiane". (269)
(Risposta scritta in data 26 luglio 1993.)
"Casu sulla necessità di interventi nella diga del Coghinas per la salvaguardia delle specie ittiche". (275)
(Risposta scritta in data 26 luglio 1993.)
"Manca - Barranu - Dadea - Muledda sulla situazione della discarica controllata di Macomer e del relativo servizio a favore dei Comuni interessati". (311)
(Risposta scritta in data 26 luglio 1993.)
"Marteddu sulla gravissima situazione degli accessi alla S.S. 131 Carlo Felice presso il Comune di Borore". (394)
(Risposta scritta in data 26 luglio 1993.)
"Morittu - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Murgia - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti sul divieto di navigazione delle petroliere nelle Bocche di Bonifacio". (496)
(Risposta scritta in data 26 luglio 1993.)
"Serrenti - Ortu - Ladu Giorgio - Morittu - Meloni - Murgia - Demontis - Planetta - Puligheddu sulla soppressione delle linee ferroviarie nel Sulcis". (518)
(Risposta scritta in data 26 luglio 1993.)
Discussione e approvazione della legge regionale 16 luglio 1993: "Adeguamento degli interventi a favore dell'industria e istituzione di un fondo speciale per l'abbattimento dei tassi di interesse e rilascio di garanzia, per anticipazione su commesse a favore delle imprese industriali di produzione della Sardegna e modifiche alle leggi regionali 10 dicembre 1976, n. 66, 20 giugno 1989, n. 44 e 20 aprile 1993, n. 17 (Legge finanziaria 1993)" CCLXXl, rinviata dal Governo
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della legge regionale 16 luglio 1993, numero CCLXXI, rinviata dal Governo centrale.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Ruggeri, relatore.
RUGGERI (P.D.S.), relatore. Noi abbiamo, come Commissione, recepito le osservazioni formulate dal Governo, ma riteniamo che vi sia una contraddizione, soprattutto per quanto riguarda l'articolo 1 perché il Governo dopo 17 anni pone in discussione un tasso di interesse che già era previsto nella legge "66" del dicembre del 1976. E' in contraddizione perché proprio nei giorni scorsi un autorevole giornale economico ha pubblicato i tassi di interesse praticati in Italia, sulla base di diverse leggi vigenti. Si arriva al 2,9 per cento per quanto riguarda il settore della cooperazione, e a tassi comunque molto al di sotto del 5 per cento, per molte leggi riguardanti altri settori, dall'energia alle attività minerarie. Ci pare quindi una contraddizione anche se è vero, e noi stessi abbiamo nel corso di questi mesi modificato questo meccanismo introducendo l'abbattimento del tasso di interesse del 36 per cento, che certo attualmente è persino più vantaggioso perché al tasso di riferimento attuale significa un tasso agevolato del 4,32 per cento. La contraddizione è che a 17 anni dall'entrata in vigore della "66", il Governo si accorge che il tasso del 5 per cento sarebbe un tasso eccessivamente vantaggioso per il sistema delle imprese. Anche la seconda motivazione mi sembra abbastanza restrittiva perché se è vero che la CEE ha fissato il limite di addetti che qualifica piccole e medie imprese molte leggi lo superano e comunque noi abbiamo recepito il limite di 250 addetti. Mi pare contraddittorio invece non tener conto della possibilità di evoluzione del fatturato delle imprese, e cioè noi continuiamo a prevedere in Sardegna e in generale nel Mezzogiorno un sistema di imprese con lo stesso fatturato di quattro anni fa. Sarebbe davvero contraddittorio se una azienda in quattro anni non avesse aumentato il suo fatturato.
Per quanto riguarda le osservazioni in merito all'articolo 4 circa la spettanza della responsabilità della gestione e dei relativi risultati ai dirigenti, abbiamo ovviato attribuendo agli istituti la sola competenza istruttoria mentre la responsabilità del provvedimento finale viene attribuit all'Assessorato regionale e ai coordinatori degli Assessorati.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
CATTE , Assessore dell'industria. La Giunta si rimette alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'articolo 1 è stato soppresso e ad esso è stato presentato un emendamento che in parte lo sostituisce.
Ha domandato di parlare l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERI (P.D.S.), relatore. Chiedo ai colleghi di ritirare l'emendamento perché anche questo costituirebbe motivo di ulteriore rinvio. L'articolo 1 di modifica della legge "66" aggiungeva la parola "congiunto" e riconfermava integralmente il vecchio articolo. Le osservazioni del Governo…
PRESIDENTE. Onorevole Ruggeri, non siamo ancora all'emendamento sostitutivo.
All'articolo 1 è stato presentato l'emendamento sostitutivo totale numero 1. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento sostitutivo totale Usai Sandro - Corda - Sanna - Baroschi - Onida
L'ultimo comma dell'articolo 2 della legge regionale 10 dicembre 1976, n. 66, è soppresso. (1)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Sandro Usai.
USAI SANDRO (D.C.). Ho presentato questo emendamento perché ne sono perfettamente convinto, anche se alcuni colleghi mostrano di esprimere delle perplessità sui rischi che esso possa costituire motivo di ulteriore rinvio. L'osservazione formulata dal Governo riguarda il tasso di agevolazione del 5 per cento previsto nella ristesura dell'articolo 2 della legge "66". Noi abbiamo commesso una ingenuità quando nel riscrivere l'articolo 1, invece di limitarci a sopprimere l'ultimo comma dell'articolo 2 nella stesura originaria, abbiamo riscritto l'articolo ripetendo "il tasso di interesse del 5 per cento" e così via, aggiungendo le parole "anche congiunto, da valutarsi tuttavia unitariamente". Il Governo non ha sollevato il problema della non cumulabilità, ha solo sollevato il problema relativo all'ammontare del tasso di interesse, per cui a mio giudizio dobbiamo accettare l'osservazione del Governo e quindi cassare in questo senso l'articolo 1, però nulla ci vieta nel riscrivere la legge di perseguire l'obiettivo originario che non è stato contestato dal Governo, di consentire che le tre misure della lettera a), b) e c) dell'articolo 2 siano cumulabili. L'emendamento tende quindi a cassare l'ultimo comma dell'articolo 2 e quindi a rendere cumulabili le tre misure, che è un problema su cui il Governo non ha fatto nessuna osservazione. Qualcuno potrebbe dire che c'è il rischio che il Governo in una sua seconda rilettura faccia delle osservazioni, ma noi non possiamo fare un processo alle intenzioni. Il Governo non ha sollevato nessun problema sulla cumulabilità, cioè non ha contestato le parole inserite al primo comma "anche congiunto da valutarsi tuttavia unitariamente" ma si è limitato a contestare l'ammontare del 5 per cento fissato nella lettera a), per cui mi sembra che sia abbastanza ragionevole accogliere l'emendamento, ma mi rimetto all'Aula perché non sono certamente depositario della verità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERI (P.D.S.), relatore. Chiedo ai colleghi di riflettere un attimo. Questa legge, in questi giorni, è stata oggetto sia pure in modo informale di colloqui telefonici con i funzionari della Presidenza del Consiglio. Il rischio è che, per l'ennesima volta, la legge venga bocciata perché ci può essere un equivoco di fondo. La parola "congiunto" non aumenta per chi ne fa richiesta i finanziamenti perché la legge "66" sinora ha operato in questo modo: c'è un tetto massimo di 6 miliardi e mezzo, qualunque sia la richiesta che viene fatta dell'azienda, così come previsto dai punti a), b) e c). Il problema era quello di mantenere il tetto dei 6 miliardi e mezzo ma poter congiuntamente utilizzare questa risorsa secondo le esigenze delle aziende. La mia sensazione è che anche questo non venga accolto da parte del Governo e quindi noi, tra qualche settimana, ci dovremo ritrovare a discuterne in Consiglio, anche se io considero l'atteggiamento del Governo davvero poco lungimirante in una realtà come quella della Sardegna e del Mezzogiorno. L'autunno è partito in modo violento e la vicenda di Crotone ci dà l'idea che noi lo vivremo con molta tensione. Credo che anche oggi ci siano i lavoratori in sciopero in via Roma. Qui non si tratta di controllo della spesa come pretende il Ministero del tesoro, se i punti a), b) e c) dovessero diventare 6 miliardi e mezzo per tre, cioè 19 miliardi, capirei questo atteggiamento ma noi stiamo mantenendo esattamente lo stesso costo; vi è solo una possibilità maggiore di utilizzazione delle risorse da parte delle aziende rispetto a quanto avvenuto finora. Qui non si tratta di controllo della spesa perché comunque manteniamo esattamente il costo previsto per diciassette anni dalla legge. L'atteggiamento del Governo mi sembra assurdo, ma poiché è stato oggetto di verifica in questi giorni, la mia sensazione è che cassare l'ultimo comma dell'articolo 2 della legge regionale "66" vuol dire esattamente reintrodurre l'ultimo comma dell'articolo 1 della nuova legge e siccome è stato oggetto di verifica ho la sensazione che il Governo ci farebbe delle osservazioni. In questa legge l'unica cosa che viene salvata è l'introduzione del fondo per l'anticipazione commesse. Questa è l'unica cosa che resta della legge che abbiamo approvato prima delle ferie. Rischiamo di ritardare anche questa possibilità.
Vi voglio ricordare che la Regione Sicilia, esattamente il 14 agosto, ha approvato una manovra economica pari a 1.400 miliardi e, tra le tante misure in difesa della occupazione, ha introdotto per la prima volta, come Regione autonoma, l'anticipazione sulla cassa integrazione. La Regione siciliana pratica a partire da questo mese un'anticipazione pari all'80 per cento sulla cassa integrazione, qualora gli uffici provinciali del lavoro abbiamo accertato che le pratiche sono regolari. Dico questo per far rilevare anche la disparità di trattamento nei confronti delle Regioni da parte del Governo. Alla Sicilia si è consentita una manovra di questa dimensione e, se andate a vedere la legge, vi troverete davvero delle cose che evidenziano una disparità nell'atteggiamento del Governo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
CATTE, Assessore dell'industria. La Giunta si rimette all'Aula, limitandosi a chiedere se si tratta di un emendamento sostitutivo o aggiuntivo perché, essendo l'articolo 1 soppresso, l'emendamento non lo può sostituire.
PRESIDENTE. E' un emendamento sostitutivo totale.
Ha domandato di parlare l'onorevole Gabriele Satta. Ne ha facoltà.
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Signor Presidente, se dal punto di vista regolamentare ci fossero dei problemi sul fatto che io parli ancora sull'emendamento, ritenga pure questa mia una dichiarazione di voto. Se così fosse, con rammarico, devo dire che è una dichiarazione di voto contrario, sempre che i colleghi presentatori non aderiscano alla richiesta formulata dal collega Ruggeri di ritirare l'emendamento. Non perché l'emendamento non abbia una sua sostanziale validità dal punto di vista concettuale e operativo, quanto perché questa legge rinviata, che torna in Aula, ha già periodicamente esposto, sia pure incidenter tantum al controllo del Governo al legge "66" del 1976, che è uno dei cardini dell'intervento di sostegno della Regione sull'apparato produttivo industriale. Correre il rischio di riesporre, insieme con questa legge, la legge "66" del 1976 sortirebbe l'effetto politico di esporre quest'ultima ad una possibile caducazione parziale o totale, comunque ad una menomazione non indifferente delle capacità di intervento della Regione sul sistema produttivo. E non è da oggi che, come Governo regionale e come Consiglio, abbiamo cercato di attestarci con grande risolutezza ma anche con grande coerenza e anche con qualche sacrificio dal punto di vista della gamma degli strumenti operativi, sui contenuti della legislazione esistente cercando di dilatarne quanto più possibile l'operatività, senza andare a "destare il can che dorme", perché sappiamo benissimo che la normativa comunitaria e dunque il controllo del Governo in ossequio alla normativa comunitaria espongono alcuni dei nostri istituti di intervento nel sistema produttivo alla possibilità di essere mutilati. In ragione di questo e per una real politic che credo debba prevalere, se debbono prevalere gli interessi dei lavoratori innanzitutto, ma anche dei produttori che danno lavoro ai lavoratori, sarebbe meglio per il momento soprassedere su questa parte, continuare a mantenere inalterata la "66", usare quel che si può e poi, in corso d'opera, ulteriormente, cercare di dilatarne i contenuti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.
USAI SANDRO (D.C.). Solo per dire che, siccome alcuni colleghi autorevoli hanno espresso molte perplessità su questo mio emendamento, lo ritiro.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 1 è ritirato.
Si dia lettura dell'articolo 2.
URRACI, Segretaria:
Art. 2
1. Dopo l'articolo 2 della legge n. 66 del 1976 è inserito il seguente:
Art. 2 bis
1. Il fondo costituito ai sensi e per gli effetti della presente legge, potrà sottoscrivere azioni di nuova emissione della società LASI Spa, fino ad acquisire nel complesso una partecipazione non superiore al 70 per cento del capitale sociale della stessa, in modo che detta società possa effettuare interventi di recupero di impianti industriali inattivi, autonomamente e in deroga alle procedure previste per gli altri investimenti di cui alla presente legge.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
URRACI, Segretaria:
Art. 3
1. L'articolo 1 della legge regionale 20 giugno 1989, n. 44, è sostituito dal seguente:
"1. Ai fini della presente legge si considera piccola e media impresa industriale, in conformità alla vigente disciplina comunitaria, quella avente un massimo di 250 dipendenti e un fatturato annuo non superiore ai 20 milioni di ECU oppure un totale dello stato patrimoniale non superiore ai 10 milioni di ECU, facente capo per non più di un quarto ad una o più imprese che non rispondono alla definizione di cui al presente articolo, ad eccezione delle società finanziarie pubbliche, delle società a capitale di rischio o, purché non esercitino alcun controllo, degli investitori istituzionali".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
URRACI, Segretaria:
Art. 4
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a sostenere, mediante abbattimento degli interessi, a fronte di commesse, le anticipazioni concesse alle imprese industriali, che svolgono la loro attività di produzione in Sardegna, dagli istituti di credito e dalle società finanziarie a prevalente partecipazione regionale.
2. Ai fini della concessione del contributo è autorizzato, nel bilancio della Regione per il 1993, lo stanziamento di lire 5 miliardi per la costituzione di un apposito fondo presso la Società finanziaria industriale rinascita Sardegna (SFIRS) Spa. La relativa convenzione è stipulata dall'Assessore regionale dell'Industria previo concerto con l'Assessore regionale del bilancio, credito, programmazione e assetto del territorio.
3. Il contributo per l'abbattimento degli interessi passivi viene stabilito in misura pari al 60 per cento del tasso ufficiale di sconto e la relativa istanza deve essere inoltrata all'ente cui è affidata la gestione.
4. Possono beneficiare del contributo le imprese industriali di produzione aventi investimenti fissi non superiori a lire 75 miliardi calcolati al netto di ammortamenti e rivalutazione.
5. L'Amministrazione regionale, mediante utilizzo del fondo di cui al precedente comma 2, è autorizzata altresì a prestare, singolarmente e/o unitamente ad altri soggetti, garanzia fideiussoria, in via sussidiaria e nel limite massimo del 75 per cento, per il rimborso del capitale nominale anticipato alle imprese a fronte di commesse.
6. Gli oneri relativi a tali operazioni graveranno sulle imprese beneficiarie dell'anticipazione.
7. Il concorso sugli interessi e il rilascio delle garanzie è disposto con provvedimento dell'Assessorato regionale dell'industria sulla base dell'istruttoria effettuata da un comitato composto:
a) dal Presidente della SFIRS o da un suo delegato;
b) dal Direttore generale della SFIRS o da un suo delegato;
c) da tre funzionari dell'Amministrazione regionale designati ai sensi dell'articolo 144 della legge regionale 4 giugno 1988, n. 11.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento sostitutivo parziale Giunta regionale
Al comma 3, le parole "all'ente cui è affidata la gestione" sono sostituite dalle parole "alla SFIRS". (2)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare l'onorevole Ruggeri, relatore.
RUGGERI (P.D.S.), relatore. Lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
URRACI, Segretaria:
Art. 5
1. Alla lettera c), del comma 2, dell'articolo 30 della legge 20 aprile 1993, n. 17 (Legge finanziaria 1993) sono aggiunte, infine, le seguenti parole:
"Il Fondo è destinato altresì alla concessione, da parte delle Finanziarie controllate dalla Regione, in favore delle imprese, di anticipazioni dell'IVA relativa agli investimenti, in misura non superiore all'80 per cento".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
URRACI, Segretaria:
Art. 6
1. E' autorizzato, nell'anno 1993, il versamento della somma di lire 4.700.000.000 al fondo di cui alla legge regionale 10 dicembre 1976, n. 66 e successive modifiche ed integrazioni.
2. Nel bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 sono introdotte le seguenti variazioni:
In diminuzione
03 - ASSESSORATO DELLA PROGRAMMAZIONE
Capitolo 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 della L.R. regionale 20 aprile 1993, n. 17)
Lire 8.500.000.000
mediante riduzione della riserva di cui alle seguenti voci della Tab. A allegata alla legge finanziaria 1993
Voce 10 lire 1.500.000.000
Voce 11 lire 7.000.000.000
Capitolo 03017 - Fondo speciale per fronteggiare spese in conto capitale dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30 L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 della L.R. 20 aprile 1993, n. 17)
Lire 1.200.000.000
mediante riduzione della riserva di cui alla voce 8 della Tab. B allegata alla legge finanziaria 1993.
In aumento
09 - ASSESSORATO DELL'INDUSTRIA
Capitolo 09050 - Fondo per la tutela dei livelli produttivi ed occupativi nel settore industriale e per facilitare il riassetto finanziario, tecnico ed economico di imprese industriali, aventi la sede legale e gli impianti in Sardegna che, economicamente valide, si trovino in difficoltà a proseguire l'attività produttiva per eventi congiunturali (L.R. 10 dicembre 1976, n. 66, e successive integrazioni, art. 41, L.R. 30 maggio 1989, n. 18 e comma 1 del presente articolo).
Lire 4.700.000.000
Capitolo 09050/1 (N.I.) - 2.1.2.6.3.6.10.28 (02.02) - Somma da versare al fondo per la concessione di concorsi negli interessi e di fideiussioni a fronte di anticipazioni su commesse alle imprese industriali (art. 4 della presente legge)
Lire 5.000.000.000.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Onida - Soro - Scano - Erittu - Murgia
Dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:
Art. 6 bis
1. Gli effetti della presente legge decorreranno dal giorno della pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione dell'avviso dell'esito positivo dell'esame di compatibilità da parte della commissione CEE ai sensi degli articoli 92 e 93 del Trattato CEE. (3)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Onida.
ONIDA (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, si tratta, in questo emendamento, del rispetto degli adempimenti che si richiedono ai sensi degli articoli 92 e 93 del Trattato di Roma relativamente al principio comunitario di libera concorrenza. Salvo deroghe contemplate nel Trattato, sono incompatibili con il Mercato comune gli aiuti concessi sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza. Affinché la Commissione possa pronunciarsi sull'eventuale applicazione di una delle deroghe, gli Stati membri, in questo caso la Regione, ai sensi dell'articolo 93, sono tenuti a notificare alla Commissione i progetti di aiuto in tempo utile perché essa presenti le sue osservazioni e, se necessario, avvii le procedure di infrazione. Quando parliamo di Commissione stiamo parlando di Commissione CEE. Scopo della norma è impedire che siano introdotti nuovi aiuti primi che siano ritenuti tali da non turbare le regole di concorrenza. La norma stessa dispone che gli Stati membri non possono dare esecuzione alle misure previste prima che la procedura di controllo abbia avuto termine.
I regimi di aiuto non notificati sono illegittimi fin dall'entrata in vigore e per ciò stesso nulli; questo significa che, nel caso di aiuti considerati incompatibili, le cui somme siano già state versate ai beneficiari, al Commissione CEE può chiedere allo Stato membro di farsi restituire dai beneficiari stessi ciò che è stato illegalmente erogato. In nessun caso la notifica può essere fatta dopo la traduzione in legge regionale del progetto perché ciò costituisce una chiara infrazione alle norme comunitarie. I problemi derivano dal fatto che, mentre per la Costituzione o gli Statuti le Regioni sono tenute a comunicare al commissario di Governo la legge adottata prima che venga promulgata, per il diritto comunitario la Regione deve comunicare il progetto prima che sia tradotto in legge. Una soluzione definitiva è quella individuata da un gruppo di lavoro e consistente nel provvedere alla notifica nella fase che intercorre tra l'approvazione del testo legislativo articolo per articolo ed il suo voto finale; è questo il momento in cui dar luogo ad una sospensione del procedimento, finalizzata espressamente alla notifica e all'attesa della comunicazione dell'esito del controllo da parte della Commissione. Tale scelta andrebbe formalizzata in sede di Regolamento interno del Consiglio, come anche la individuazione del soggetto o dei soggetti cui fa capo la responsabilità della notifica. Questa soluzione è considerata la più idonea a soddisfare le esigenze di certezza, rispetto puntuale degli obblighi giuridici comunitari ex articolo 93, consistenti sia nel provvedere alla notifica del progetto di aiuto, sia nel tener conto delle osservazioni e delle decisioni della Commissione. E' tuttavia ipotizzabile una certa flessibilità tra legge e legge cioè in base ad autonome valutazioni regionali, ai caratteri del provvedimento, all'oggetto e alle circostanze. Infatti non possono escludersi casi concreti in cui la Regione non abbia provveduto alla notifica e quindi il procedimento legislativo sia andato avanti fino a concludersi. La soluzione proposta dalla Regione Liguria, e seguita ormai da quasi tute le Regioni italiane, è quella di inserire una clausola sospensiva dell'efficacia della legge di aiuto, fintanto che la procedura di controllo della Commissione non sia conclusa.
L'emendamento in questione propone questa soluzione provvisoria fino a che la Giunta per il Regolamento non risolverà il problema che oramai è estremamente urgente, perché la Comunità mostra una attenzione e un rigore crescenti nei confronti di questa materia.
(Interruzioni)
Non credo che ci siano a questo riguardo difficoltà, disagi e preoccupazioni nei Gruppi politici. Non abbiamo difficoltà neppure a ritirare l'emendamento con la consapevolezza che non può essere soltanto del proponente o dei proponenti o della Commissione, ma di tutto il Consiglio, che questa è una strada che in termini fisiologici, dobbiamo percorrere. Se oggi, per il provvedimento in esame, motivi di opportunità chiedono che questo avvenga non abbiamo nessuna difficoltà. E' in maniera provocatoria che abbiamo iniziato a porre un problema serio del quale non possiamo far finta che non esista. Credo che nella mozione che discuteremo a breve in Consiglio sui problemi che riguardano i regolamenti comunitari e in modo particolare la materia dei controlli, torneremo sul problema. Credo che questa norma la dovremo recuperare se non vogliamo essere diversi, ma in termini negativi, dal resto dei soggetti autonomistici che vivono l'esperienza comunitaria.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Ruggeri, relatore.
RUGGERI (P.D.S.), relatore. Il relatore non lo accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
CATTE, Assessore dell'industria. Presidente, vorrei sottolineare l'estrema importanza e anche l'urgenza di affrontare una buona volta le modalità con cui noi dobbiamo, non solo per questa norma ma per tutte le norme, fornire alla Comunità economica europea la preventiva notifica. Quindi i problemi sollevati dall'onorevole Onida sono sicuramente estremamente importanti e direi urgenti, anche per evitare poi tour de force successivi per rimediare a procedure che per la verità non sono chiare neppure alla Giunta. Noi per tanto tempo, poiché il Governo impedisce che la Regione sarda abbia un rapporto diretto con la Comunità economica europea, abbiamo fatto affidamento sull'approvazione delle nostre norme da parte del Governo, quindi del nostro organo di controllo, in quanto credevamo che questo implicitamente significasse compatibilità delle nonne stesse con i regolamenti comunitari, per cui la Giunta prende atto con molta soddisfazione che c'è, non solo la volontà, ma l'intendimento di procedere urgentemente a un chiarimento che definisca modalità e procedure di preventiva notifica per tutte le norme che provengono da iniziative dell'Esecutivo e da iniziative dell'Aula. Ritengo però che non sia opportuno proporre questo emendamento prima che queste norme siano chiarite e definite.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU (P.D.S.). Signor Presidente, per dichiarazione di voto. Io prendo atto delle cose che il collega Onida ci ha detto, non senza ragione sicuramente, ma trovo assolutamente singolare che si cominci a introdurre una norma di questo genere in questa legge che, come ha già detto il collega Satta, ha avuto un iter travagliato, una storia di contenzioso anche con la Comunità economica europea e che pur tuttavia rappresenta un pilastro della nostra legislazione industriale. Francamente adesso, dopo il rinvio del Governo, con motivazioni già di per sé assolutamente pericolose, a mio avviso, per la sopravvivenza stessa della "66", introdurre anche una norma di questo tipo che ci sottopone al controllo preventivo della Comunità europea, a mio avviso modesto, rappresenta semplicemente un invito alla CEE perché si riapra tutta la questione della "66" col rischio che questa cada con tutte le conseguenze di ordine negativo che ne deriverebbero. Io pertanto invito i presentatori dell'emendamento a ritirarlo.
ONIDA (D.C.). Abbiamo già detto che lo ritiriamo.
CUCCU (P.D.S.). Non capisco, se è così, perché abbiamo fatto tutta questa discussione. Poiché i colleghi dicono che l'emendamento si intende ritirato, io non ho nulla da aggiungere.
PRESIDENTE. Il collega Onida ha posto un problema di carattere generale con questo emendamento. Adesso dichiara di volerlo ritirare. Quindi l'emendamento numero 3 viene ritirato.
Metto in votatone l'articolo 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della legge regionale rinviata numero CCLXXI.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 42 corrispondente al nome del consigliere Morittu.) Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Morittu.
URRACI, Segretaria, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Mulas Franco Mariano - Onida - Oppi - Ortu - Pes - Pili - Piras - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Tidu - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca - Amadu - Atzeni - Baroschi - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Demontis - Desini - Erittu - Fadda Antonio - Fantola - Ferrari - Ladu Leonardo - Lombardo - Manca - Manchinu - Mannoni - Marteddu - Meloni - Mereu Orazio.
Risponde no il consigliere: Planetta.
Si sono astenuti il Presidente Floris e i consiglieri Murgia - Salis - Urraci - Cogodi.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 58
votanti 53
astenuti 5
maggioranza 41
favorevoli 52
contrari 1
(Il Consiglio approva).
Discussione e approvazione della legge regionale 16 luglio 1993: "Copertura di disavanzi annui 1987-1988-1989-1990-1991-1992 delle aziende di trasporto pubbliche e private" CCLXXII, rinviata dal Governo
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della legge regionale numero CCLXXII, rinviata dal Governo.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Gabriele Satta, relatore.
SATTA GABRIELE (P.D.S.), relatore. Signor Presidente, molto brevemente per illustrare ai colleghi il tenore delle modifiche apportate in Commissione alla legge che ritorna in Aula per l'approvazione. Questa legge regionale così ridotta, è sostanzialmente l'applicazione di una legge nazionale che consente, mediante la stipula di appositi mutui, la copertura parziale dei disavanzi delle aziende di trasporto pubbliche e private. Nella stesura nella quale è stata approvata dal Consiglio regionale, oggetto poi del rinvio da parte del Governo, la Commissione prima e il Consiglio poi avevano tentato di estendere l'applicabilità della legge stessa oltre il 1990, che è l'anno limite posto dalla legge nazionale, quindi anche al 1991 e al 1992, e questa statuizione normativa è stata oggetto esplicito di rinvio. La Commissione prima e il Consiglio poi avevano inserito inoltre un articolo che presupponeva in capo alla Regione la potestà di rivalsa, per l'impegno finanziario sostenuto per gli oneri derivanti dall'accensione dei mutui stessi, su specifici contributi dello Stato che il Governo però ritiene che competano, e forse non a torto, solamente alle sole Regioni a Statuto ordinario. Pertanto la Commissione ha ritenuto opportuno di modificare il testo della legge, così come era stato approvato nella prima stesura anche dal Consiglio, tenendo conto di queste osservazioni, modificando l'articolo 1 e sopprimendo l'articolo 3. Con queste modifiche non ci dovrebbe essere motivo di ulteriore rinvio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Una osservazione di carattere generale, signor Presidente e signori consiglieri, che avrei voluto fare anche in relazione la prima legge rinviata, la faccio su questa e vale un po' per tutte le leggi rinviate e per il modo con il quale il Consiglio regionale si comporta di fronte ai rilievi del Governo. Ormai è invalso l'uso di fare le leggi regionali senza un attento esame preventivo delle ragioni di legittimità e anche di quel corredo di analisi, di indagine sulla fattibilità amministrativa, sulla realizzabilità delle leggi, che dovrebbe invece le stesse leggi accompagnare. Prima si è detto sul parere di conformità con le direttive della CEE, e bene ha fatto il Consiglio, o la parte del Consiglio che ciò ha richiesto, a non inserire in legge un articolo di automortificazione, cioè di accettazione preventiva di un controllo successivo da parte di un ufficio, alto ed autorevole quanto si vuole perché è della CEE, ma pur sempre un ufficio che avrebbe dovuto sottoporre a censura successiva le leggi della Regione, peraltro già ritenute conformi alla normativa da parte dello Stato che pure è Stato membro della CEE.
Però alcuni colleghi hanno ritenuto di presentate un emendamento, che proponeva un'autocensura preventiva sulle leggi regionali rispetto ad una Commissione CEE, perché ogni tanto si inventano nuovi signori che dovrebbero presiedere alla vita pubblica, ivi compresa l'attività legislativa. Dico questo non in relazione alla legge precedente che è già votata, ma in relazione a questa legge e alle altre successive perché ho visto che questo è l'atteggiamento ordinario del Consiglio regionale. Si ricevono cioè i rinvii del Governo e si dice che non si condividono perché non sono giusti, ledono l'autonomia, comprimono il potere legislativo del Consiglio regionale, però bisogna far passare la legge, quindi si dà per buono quello che il Governo osserva e si amputano le leggi regionali. Così accade anche in questa situazione. Mi rendo conto che può essere un atteggiamento di realismo politico dire: è meglio questo che niente. Però in questo modo si mortifica la funzione legislativa di questa Assemblea.
Peraltro io qui noto una contraddizione enorme. Osserva il Governo che non si può, in una legge regionale prevedere la riserva di rivalersi su specifici contributi dello Stato, per il ripiano dei disavanzi delle aziende di trasporto pubbliche e private, perché la legge nazionale riguarderebbe le sole regioni a Statuto ordinario. Si dice nella relazione della Commissione che la Regione ha impugnato quella legge; però si dice anche che ci adeguiamo a questo rilievo del Governo. Ma perché il fondo nazionale da cui tutte le Regioni a Statuto ordinario possono attingere varrebbe solo per le Regioni a Statuto ordinario e non anche per quelle a Statuto speciale? Per la sola ragione, se fosse valido quest'assunto, che le Regioni a Statuto speciale hanno competenza primaria in materia di aziende di trasporto. Perché, se così non fosse, non ci sarebbe ragione per far valere un fondo nazionale per il ripiano del disavanzo dei bilanci delle aziende di trasporto solo per le Regioni a Statuto ordinario e non per quelle a Statuto speciale. Evidentemente alle Regioni a Statuto speciale è riconosciuto un potere di intervento di altra natura per cui si ritiene che debbano in diverso modo provvedere. Però pur essendovi questa contraddizione si dice che ci si adegui e si cancella anche la previsione normativa di rivalsa sui fondi statali qualora potessero essere riconosciuti, perché il rilievo del Governo dice che le Regioni a Statuto speciale sono escluse. Questa è la prima osservazione.
La seconda è relativa alla previsione stessa di assunzione di questo mutuo, contenuta nell'articolo 1. Lo dico adesso, nella discussione generale anche per capire, adesso, prima che si entri nel merito dell'articolato, cosa significa questo. Prevedendo la Regione, con la legge originaria la copertura dei disavanzi di esercizio, per gli anni dall'87 fino al 1992, ipotizzava di contrarre un mutuo di 60 miliardi del costo di oltre 11 miliardi. Non si dimentichi che si tratta di una copertura di disavanzi che si aggiunge ai contributi che le imprese hanno già avuto. Questo è quanto la Regione decide di dare alle aziende di trasporto pubbliche e private, purché le aziende private siano concessionarie di un pubblico servizio, hanno i contributi regionali ordinari e in più il loro disavanzo di bilancio è coperto da questo mutuo regionale. La Regione di suo ci mette altri 12 miliardi per abbattere gli interessi per le aziende di trasporto private, al di fuori di ogni e qualsiasi controllo di merito, perché può essere che un'azienda trasporti aria e non passeggeri, l'importante è che abbia un passivo di bilancio, e fra il contributo previsto dalle leggi ordinarie e il disavanzo che viene coperto fino al'80 per cento dalla Regione, può essere che diventi una industria non di trasporto ma di altro. Può accadere che questa attività, ben gestita sul piano finanziario, produca altri utili. E' tutto un marchingegno di cui non si è capito bene come funzioni, perché alle aziende private si danno prima i contributi per l'attività che svolgono in base alle leggi regionali, poi con questa legge - la si definisce leggina, però si tratta di 12 miliardi di danaro regionale - la Regione decide di pagare anche i disavanzi dei bilanci delle aziende private di trasporto. Nella previsione originaria erano previsti 60 miliardi di mutuo per una serie di annualità: il Governo osserva che la Regione autonoma della Sardegna non può coprire i disavanzi degli ultimi anni, del 1991 e del 1992, mi pare. Cosa fa la Commissione che propone il testo modificato al Consiglio? Cancella, così come dice il Governo - ci mancherebbe! - la copertura dei disavanzi per gli anni 1991-1992, lascia tutti gli altri anni, però non cambia l'entità del mutuo, cioè assume ugualmente un mutuo di 60 miliardi. Io però vorrei capire: se la previsione di 60 miliardi era fondata, se si cancellano due annualità, si suppone che sia anche minore il disavanzo. O stiamo facendo mutui tanto per fare mutui? Mutui, come detto in un articolo successivo ad un tasso effettivo massimo del 14 per cento, e mi chiedo anche se oggi la Regione possa assumere dei mutui al 14 per cento. Quando si dice a un tasso effettivo massimo del 14 per cento, mi pare di capire che siamo quasi autorizzati a fare i mutui al 14 per cento. Ma è possibile che questa Regione, che ha tanti danari nelle banche, che ha convenzioni con tutte le banche possibili e immaginabili, non spunti col sistema bancario almeno una condizione appena appena più favorevole del 14 per cento? Però la legge autorizza anche mutui al 14 per cento. E il mutuo è di 60 miliardi, indipendentemente dal numero di annualità che si devono coprire. Che siano quattro annualità o due annualità è sempre 60 miliardi. Delle due una: o era sballato il conto un mese fa - e in questo caso mi domando perché mai si portino in Consiglio regionale leggi con conti sballati - o è sballato il conto oggi, perché non è possibile che, coprendo un disavanzo delle stesse aziende per meno anni, sia necessario lo stesso numero di miliardi. Poi qualcuno mi dirà che non è così, perché ormai le leggi si fanno non più tirando di logica e di conto, ormai le leggi si fanno sulla base di chissà quali altri argomenti, tanto per farle. Si bada al titolo e non si guarda che cosa c'è scritto. Queste cose le dico in sede di discussione generale perché vorrei che, prima di passare alla discussione dell'articolato, la Giunta regionale, che dovrebbe avere gli strumenti di controllo per verificare le previsioni di spesa di una legge, risponda almeno su questa contraddizione di ordine numerico e contabile - si tratta di miliardi - se proprio non vuole o non sa rispondere sulle contraddizioni politiche e sul rapporto Stato-Governo per quanto riguarda la difesa dei principi e dei valori autonomistici.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. La Giunta dirà qualche parola di spiegazione non solo sull'ultima questione proposta dal consigliere Cogodi ma anche su questioni più generali. Innanzitutto due parole per comprendere come nascono i disavanzi. Ora, come ognuno di loro sa, il servizio di trasporto è un servizio pubblico classico e perciò è largamente finanziato dal danaro pubblico. In Sardegna è finanziato dal danaro pubblico attraverso i meccanismi previsti dalla legge numero 16, la quale in sostanza prevede che una percentuale pari al 64 per cento del costo del servizio, debba essere a totale carico della Regione sarda. Prima era a totale carico dello Stato, del cosiddetto Fondo nazionale trasporti, oggi è a totale carico della Regione sarda, mentre il 36 per cento deve essere ricavato dalla bigliettazione, dai proventi del traffico.
A parte le questioni relative a un migliore funzionamento di questi servizi, e l'impegno di questa Giunta c'è tutto nel tentativo di razionalizzare il trasporto e di ridurre alcuni servizi che trasportano poche persone, a parte questo, noi dobbiamo dire che il disavanzo nasce sostanzialmente perché la Regione non paga oggi, e lo Stato non pagava prima, il 100 per cento della quota di sua spettanza, e le aziende, per vari motivi, anche di carattere politico, non riescono spesso a recuperare tutta la quota percentuale dei proventi del traffico. L'esempio classico è quello dello scorso anno, consigliere Cogodi: la Regione aveva a disposizione 118 miliardi di fronte a una esigenza di 135 miliardi e per questo non ha pagato il 64 per cento ma ne ha pagato solamente una quota pari all'87,6 per cento, quindi ha ingenerato una quota del disavanzo. Quest'anno questo non capiterà, perché nel bilancio di quest'anno abbiamo circa 140 miliardi e siamo ragionevolmente certi di coprire interamente la quota.
Lo Stato ha deciso con una propria legge, la "403", di ripianare il disavanzo delle Regioni a Statuto normale, le quali continuano a far parte del Fondo nazionale trasporti mentre noi, Regioni a Statuto speciale, non ne facciamo più parte dal 1989. La nostra legge è una fotocopia di quella dello Stato, nella quale però si noti, in questa come in quella, che la Regione ripiana l'80 per cento del disavanzo, mentre il 20 per cento deve essere ripianato sostanzialmente dai Comuni. Ed è questo il motivo fondamentale di contestazione da parte del Governo, il quale non contesta tanto, a mio parere, il fatto che la Regione possa disporre dei propri quattrini per ripianare quell'80 per cento del disavanzo, quanto il fatto che i Comuni non possono splafonare nell'accensione dei mutui oltre una certa quota, hanno questo permesso solamente per coprire i mutui fino al 1990. Questo credo che basti come spiegazione. Per quanto riguarda poi la questione del danaro, nella precedente stesura, nella quale si cercava di coprire i disavanzi fino al 1992, l'onere reale che avremmo dovuto sopportare era ben maggiore di quei 60 miliardi. Lo si sapeva già, avevamo già preparato una tabella, stavamo facendo le necessarie verifiche e pensavamo di dare un acconto con quei 60 miliardi per andare poi, con l'assestamento di bilancio, a recuperare gli altri danari che erano necessari.
Attualmente, abbiamo mantenuto quella quota perché, con la riduzione agli anni 1989-1990 - nella tabella che ho sono 63 i miliardi, però dobbiamo fare le verifiche finali - copriamo interamente l'80 per cento dei disavanzi, dunque non c'era motivo di modificare la questione.
L'ultima osservazione riguarda la contestazione sui rapporti fra Stato e Regione. Lo Stato intende ripartire delle quote del Fondo nazionale trasporti in maniera secondo noi sbagliata, tanto sbagliata che abbiamo presentato ricorso presso la Corte costituzionale insieme con le altre Regioni a Statuto speciale. Speriamo di vincere questo ricorso e perciò la cancellazione di quell'articolo 3 non ha grande significato.
PRESIDENTE. Se non vi sono altre osservazioni, metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del titolo.
URRACI, Segretaria:
Titolo
Copertura di disavanzi annui 1987-1988-1989-1990 delle aziende di trasporto pubbliche e private.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul titolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
URRACI, Segretaria:
Art. 1
Mutui a copertura dei disavanzi
1. La Regione, ai sensi dell'articolo 2 bis del decreto-legge 31 ottobre 1990, n. 310, convertito con modificazioni nella legge 22 dicembre 1990, n. 403, è autorizzata a contrarre mutui decennali per il ripiano dei disavanzi di esercizio per gli anni 1987-1988-1989-1990 delle aziende di trasporto pubbliche e private concessionarie di servizi pubblici di linea per viaggiatori, per un ammontare complessivo di 60 miliardi di spesa.
2. I mutui, finalizzati al ripiano delle perdite derivanti dai bilanci societari approvati, sono concessi nella misura massima dell'80 per cento dell'ammontare complessivo delle perdite accumulate negli anni 1987-1988-1989-1990.
3. La misura massima di cui al precedente comma non si applica all'Azienda regionale sarda trasporti (ARST).
4. Sono considerati disavanzi di esercizio le poste che non hanno trovato copertura con i contributi regionali di cui agli articoli 1 e 2 della legge regionale 27 agosto 1982, n. 16, modificata con legge regionale 27 giugno 1986, n. 44, attuativa dell'articolo 6 della legge 10 aprile 1991, n. 151.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Due parole sull'articolo 1 per dire che la spiegazione data dall'Assessore per conto della Giunta non può essere accolta. Poi il Consiglio regionale faccia le leggi come vuole. Noi abbiamo due testi di legge, uno a sinistra e uno a destra di questo foglio di carta; c'è la legge originaria rinviata dal Governo e c'è la nuova legge. In questi due articoli questo Consiglio regionale dice che coprire il disavanzo di cinque anni costa lo stesso che coprire il disavanzo di tre anni. Questo non si può dire e non può valere l'argomento portato dalla Giunta regionale che afferma che si era sottovalutato l'importo nella legge originaria perché non servivano prima 60 ma 80 miliardi. Ma scusate, volevate ripianare i disavanzi delle aziende di trasporto o volevate far finta di ripianare o volevate ripianare i disavanzi di alcune e non di altre? Questa legge è stata discussa e approvata dal Consiglio un mese fa. Io insisto nel dire che non si possono fare leggi-imbroglio, se è stato detto ed è stato scritto in relazione ed è in norma, un mese fa, che 60 miliardi erano per ripianare le passività di cinque anni, non mi si può dire che oggi servono ugualmente 60 miliardi per ripianare il disavanzo di tre anni. Non è logico e io non credo che gli uffici del Governo che controllano le leggi siano illogici e non osservino il fatto che a fronte di una riduzione di annualità qui si lascia lo stesso stanziamento. Questo era uno dei motivi di rinvio che sono giustificati dal Governo.
(Interruzioni)
Come no? Gli anni di copertura sono uno dei motivi di rinvio non per ragioni di calendario ma per ragioni di contenimento della spesa pubblica. Ma se si lascia invariata la spesa, pur diminuendo gli anni, si comprende che o si ammettono nuove categorie di spesa o si trovano in via amministrativa altri marchingegni per spendere gli stessi danari, forse per le stesse aziende con un diverso computo. Non credo che ci voglia tanto acume e tanta intelligenza da parte di qualsiasi ufficio per rendersi conto di questo. Quindi suggerirei almeno di variare un pochino lo stanziamento, che anziché 60 sia 59, cioè che ci sia una variazione che renda logica questa norma. Se poi invece si ritiene che non servano né logica né senso comune, fate quello che vi pare, però non si può dire in una legge approvata un mese fa che per ripianare cinque anni di disavanzo servono 60 miliardi e un mese dopo riducendo di due anni servono ugualmente 60 miliardi. Mi pare una cosa del tutto illogica, non solo per la matematica ma soprattutto per il senso comune, poi si diano le spiegazioni che si vogliono però questo è il dato che emerge da questo confronto di due norme.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'assessore Canalis. Ne ha facoltà.
CANALIS, Assessore dei trasporti. Due parole soltanto, la precedente legge prevedeva di ripianare i disavanzi fino all'80 per cento, non necessariamente l'80 per cento; se si ripianasse il disavanzo per l'80 per cento, certamente ci sarebbe l'errore. Se vogliamo, potremo considerare una svista l'aver scritto 60 miliardi nella legge precedente, ma non trovo incongruenza con l'ultima stesura.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
URRACI, Segretaria:
Art. 2
Mutui contratti dalla Regione
1. Alla copertura dei disavanzi si provvede con assunzione di mutui con Istituti di credito, i cui oneri di ammortamento sono a carico del bilancio della Regione.
2. L'ammortamento dei mutui ha inizio a partire dall'anno successivo a quello di concessione.
3. La stipulazione dei mutui autorizzati è subordinata all'accertamento, da parte dell'Assessorato regionale dei trasporti, della effettiva consistenza dei disavanzi aziendali.
4. I mutui sono stipulati ad un tasso effettivo massimo del 14 per cento annuo e per la durata massima dell'ammortamento di 10 anni.
5. Il pagamento delle annualità di ammortamento dei mutui è garantito dalla Regione mediante l'iscrizione nei bilanci regionali di previsione delle somme occorrenti per l'effettuazione dei pagamenti, per tutto il periodo di durata dei mutui.
6. L'onere relativo alla rata di ammortamento dei mutui comprensivo dei corrispondenti oneri fiscali è valutato in lire 11.695.000.000.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'articolo 3 è soppresso.
Si dia lettura dell'articolo 4.
URRACI, Segretaria:
Art. 4
Piano di risanamento
1. Al fine di pervenire al raggiungimento dell'equilibrio di bilancio entro il 31 dicembre 1998, il Consiglio di amministrazione dell'Azienda regionale sarda trasporti deve presentare un piano di risanamento economico-finanziario, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge.
2. Il piano di risanamento deve contenere:
a) l'adeguamento dei proventi del traffico nelle misure stabilite ai sensi dell'articolo 2 della legge regionale 27 agosto 1982, n. 16;
b) la ristrutturazione dei servizi e della rete con la dimostrazione delle economie conseguibili;
c) il contenimento programmato delle spese di personale.
3. Il piano di risanamento è approvato dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore dei trasporti.
4. La mancata presentazione del piano di risanamento o la mancata osservanza da parte dell'azienda delle prescrizioni contenute nel piano, costituisce motivo di scioglimento del Consiglio di amministrazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
URRACI, Segretaria:
Art. 5
Norma finanziaria
1. Gli oneri derivanti dalla contrazione del mutuo di cui all'articolo 1 sono valutati in lire 570.000.000 per l'anno finanziario 1993, quelli relativi all'ammortamento in lire 11.125.000.000 per gli anni dal 1994 al 2003.
2. Nel bilancio di previsione della Regione per l'anno finanziario 1993 e per gli anni 1993-1995 sono introdotte le seguenti variazioni:
ENTRATA
In aumento
Capitolo 51013 - (N.I.) 5.1.0 - Ricavo dei mutui, contratti per la copertura dei disavanzi di esercizio delle aziende di trasporto pubbliche e private per gli anni dal 1987 al 1990
1993 lire 60.000.000.000
1994
1995
03 - PROGRAMMAZIONE
In diminuzione
Capitolo 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30 L.R. 5 maggio 1983, n. 11, art. 3 della L.R. 20 aprile 1993, n. 17)
1993 lire 570.000.000
1994 lire 11.125.000.000
1995 lire 11.125.000.000
mediante riduzione delle seguenti riserve della Tabella A allegata alla legge finanziaria 1993:
voce 3
1993
1994 lire 125.000
1995 lire 125.000
voce 11
1993 lire 570.000
1994 lire 10.000.000
1995 lire 10.000.000
voce 14
1993
1994 lire 1.000.000
1995 lire 1.000.000
In aumento
Categoria 11 - Mutui
Sottocat. 11.03 (N.I.) - Copertura disavanzi aziende trasporto
Capitolo 03130 - (N.I.) - 1.1.1.4.1.2.12.31 (08.01) - Spese per l'ottenimento dei mutui ed il pagamento dei diritti di commissione per la concessione della fideiussione per l'integrale e puntuale pagamento delle rate di ammortamento dei mutui contratti per la copertura dei disavanzi di esercizio delle aziende di trasporto pubbliche e private per gli anni dal 1987 al 1990 (art. 2 della presente legge)
1993 lire 570.000.000
1994
1995
Capitolo 03131 - (N.I.) - 1.1.1.7.3.2.12.31 (08.01) - Quote di interessi delle rate di ammortamento dei mutui contratti per la copertura dei disavanzi d'esercizio delle aziende di trasporto pubbliche e private per gli anni dal 1987 al 1990 (art. 2 della presente legge)
1993
1994 lire 8.023.0000.000
1995 lire 7.588.000.000
Capitolo 03132 - (N.I.) 1.1.3.1.0.5.12.31 (08.01) - Quote di capitali delle rate di ammortamento dei mutui contratti per la copertura dei disavanzi d'esercizio delle aziende di trasporto pubbliche e private per gli anni dal 1987 al 1990 (art. 2 della presente legge)
1993
1994 lire 3.102.000.000
1995 lire 3.537.000.000
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Sempre per la chiarezza perché le cose emergono via via, ed è un processo faticoso tirare fuori pezzetti di verità, per capire cosa sta succedendo quando si presentano e si approvano le leggi. L'Assessore ha detto un altro pezzo di verità poc'anzi, cioè ha detto, non avendolo detto nel primo intervento, che sostanzialmente la Regione dà alle aziende lo stesso importo che aveva previsto di dare non su cinque annualità ma su tre. Con questa modificazione le aziende hanno guadagnato, perché i 60 miliardi verranno dati non più su cinque anni, ma su tre anni. Rimangono scoperti due anni per i quali prima o poi si porrà di nuovo il problema. Quindi la Regione, che aveva pensato di spendere di suo circa 12 miliardi, per dare un contributo sui disavanzi di cinque annualità, dà lo stesso contributo su tre anni, cioè dà di più. Quando la Regione ha fatto la legge un mese fa e ha pensato di impegnare circa 12 miliardi di danaro pubblico, ha dichiarato una certa finalità. Ora il Governo rinvia la legge e le aziende ci guadagnano. L'Assessore dice che poiché il contributo privato è all'80 per cento noi arriviamo al contributo massimo e quindi distribuiamo la stessa cifra. Ma, scusate, se si voleva dare l'80 per cento, un mese fa bisognava dire che il mutuo non era di 60 miliardi ma di 80. La modificazione che è intervenuta è che oggi la Regione decide di spendere di più. Questo poteva essere anche detto da subito. Quindi, quando si fanno le leggi, forse bisognerebbe conoscere anche la documentazione sottostante, i calcoli, avere magari una tabella che accompagni la legge, nella quale vengano elencate quali sono le aziende e quali sono i titoli, e l'entità del contributo e la percentuale che si prevede di dare, proprio perché tutta questa materia venga sottratta alla discrezionalità, ad una trattativa quasi privata nella successiva gestione. Il Consiglio approva una norma sapendo che ha una certa portata e invece si gioca sull'entità del contributo, perché un mese fa la Giunta doveva sapere di sicuro se giocava intorno al 70 o all'80 per cento. Quindi, il gioco è fatto. Col rinvio della legge da parte del Governo, le aziende ci guadagnano perché elevando la percentuale del contributo, ottengono lo stesso importo non su cinque ma su tre anni. Rimane aperto il problema per la Regione di come poi dovrà ripianare il disavanzo degli altri due anni. Ma se un mese fa la Regione ha ritenuto, con 60 miliardi, di arrivare a quella percentuale, perché mai dovrebbe modificare oggi ed elevare la percentuale in base a questo marchingegno contabile, posto che si stanno usando i danari della Regione, di una Regione dove i bisogni sono tantissimi?
E non mi si dica che si sta finanziando il servizio di trasporto! Si sta finanziando anche il servizio di trasporto, ma soprattutto si finanziano le aziende di trasporto, e non tutte erogano il servizio in modo ottimale. Una cosa è finanziare il servizio, una cosa è finanziare le aziende. Dunque, mi si dia motivazione e giustificazione della qualità del servizio delle aziende pubbliche e soprattutto delle aziende private, o se volete soprattutto delle aziende pubbliche, di tutt'e due, insomma. Ma è vero o non è vero che ci sono aziende private che servizio ne erogano poco e male e malissimo? Come si fa a sfuggire ad una giustificazione, a un rendiconto in questa materia e insieme aumentare il contributo in questo modo? Si dice che il servizio di trasporto è finanziato in tutto il mondo. Io credo che sia finanziato in tutto il mondo il servizio di trasporto, e lo è grandissimamente anche in Italia e in Sardegna, ma spesso qui si finanziano disservizi, perché non c'è nessuna relazione al Consiglio regionale, che è chiamato a fare le leggi sulla qualità dei servizi. In ogni caso è del tutto ingiustificabile il fatto che un rinvio del Governo, che per altro recepisce in punto di legittimità di una Regione a fare le sue leggi, si debba tradurre in un vantaggio per le aziende che si trovano la stessa erogazione di danaro regionale non su cinque ma su tre anni, guadagnando sul rinvio del Governo. A questo punto immagino che a fare le osservazioni al Governo siano state le stesse aziende, visto che ci dovevano guadagnare o, se la Giunta regionale è d'accordo con le aziende, chiaramente il rinvio deve averlo chiesto la Giunta regionale per ottenere questo tipo di modificazione che in questo modo ottiene. Conclusivamente, a me non pare, mi sia consentito, una cosa seria che nel giro di un mese il Consiglio regionale approvi due norme fra loro così contrastanti, quasi nulla fosse, quando si tratta di miliardi di denaro pubblico, e non di birilli, con i quali non si può giocare con tanta disinvoltura.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Dobbiamo ora procedere alla votazione finale per appello nominale.
Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, in sede di Commissione, al momento in cui furono uditi i responsabili delle varie società private e pubbliche per quanto riguarda i trasporti, ponemmo come Gruppo sardista alcune domande e facemmo alcune riflessioni. A noi sembra abbastanza incongruo il fatto che si vadano a finanziarie società private e pubbliche se prima non razionalizzano il loro servizio, cioè se il disavanzo prodotto è causa del disservizio, se è causa di orari mal disposti, se è causa di alcuni provvedimenti che vanno presi, invece, con molta attenzione e responsabilità, noi diciamo che questi disavanzi sono provocati da una gestione non oculata del servizio. A chi non è dato vedere linee che sempre noi abbiamo giudicato inutili, pullman che viaggiano con una o due persone a brodo per decine di chilometri? Se questo avviene in certi orari e per tutto l'arco dell'anno è il momento di constatare che quelle linee per quegli orari vanno soppressi. Quelle linee e quegli orari per quelle località, per quei percorsi, sono inutili e producono nient'altro che disavanzi. Ci sono linee che sono il duplicato di altre, per esempio autobus di aziende private fanno lo stesso percorso di autobus della linea pubblica, negli stessi orari. Questa non è certamente gestione oculata dei servizi, ma purtroppo questo avviene perché i disavanzi sono pagati dal solito Pantalone. Per non parlare poi dei trasporti urbani. Noi vediamo in qualche città della Sardegna pullman grandi e piccoli che girano tutto il giorno per la città senza un utente a bordo, trasportano aria da una parte all'altra della città, causano ingombri nel traffico ma nient'altro. Non sono utili a nessuno. Una delle due: o si pensa a un servizio migliore che possa essere utile al cittadino, o si sopprimono, perché sopprimendo quelle linee, sopprimendo quel servizio, sopprimiamo anche i disavanzi che poi la Regione è chiamata a pagare, facendo mutui per miliardi, quando quei miliardi, molto probabilmente, servirebbero a ben altre cose. Alla luce di queste considerazioni, il Gruppo sardista voterà contro la legge.
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della legge regionale CCLXXII, rinviata dal Governo.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 12 corrispondente al nome del consigliere Corda.) Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Corda.
URRACI, Segretaria, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Corda - Dadea - Desini - Erittu - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lombardo - Manca - Manchinu - Marteddu - Merella - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Onida - Pes - Pili - Pusceddu - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Usai Sandro - Zucca - Atzeni - Baghino - Baroschi - Carusillo - Casu - Cocco.
Rispondono no i consideri: Demontis - Murgia - Ortu - Piras - Porcu - Puligheddu - Salis - Serrenti - Urraci - Usai Edoardo - Cadoni - Cogodi.
Si sono astenuti: il Presidente Floris e il consigliere Meloni.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 56
votanti 54
astenuti 2
maggioranza 41
favorevoli 42
contrari 12
(Il Consiglio approva).
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Programma numero 48: "Quadro comunitario di sostegno per l'Italia 1994-1999 - Obiettivo 1 - Proposta di piano regionale".
Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.
USAI SANDRO (D.C.). Presidente, questo programma che viene sottoposto all'attenzione del Consiglio è un programma di estrema importanza perché si tratta di decidere come utilizzare ben 3 mila miliardi. Il programma è composto di cento pagine e io le ho ricevute solo mezz'ora fa, sto cercando di leggerle per capirne qualcosa durante lo svolgimento dei lavori, non credo che sia serio per questo Consiglio decidere su un onere di questo genere senza che si possano leggere con attenzione queste pagine; quindi io prego i colleghi di acconsentire a un rinvio della discussione di questo argomento alla fine della tornata di questa settimana o altrimenti si aggiorni la seduta a domani sera, perché abbiamo almeno un paio d'ore per leggere con attenzione queste cento pagine.
PRESIDENTE. Onorevole Usai formalizzi per cortesia la proposta.
USAI SANDRO (D.C.). Chiedo che invertiti i punti all'ordine del giorno, la discussione di questo argomento si svolga alla fine della tornata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, naturalmente la richiesta che è stata fatta dal collega Usai è una richiesta legittima, però vorrei far osservare che scade oggi il termine per l'invio del programma all'esame del Governo. Naturalmente le richieste di approfondimento sono tutte legittime, però in questo caso c'è una scadenza che ci impone l'approvazione di questo importantissimo provvedimento entro la giornata di oggi o per lo meno io penso che sia necessario iniziare la discussione e cercare di concludere nel più breve tempo possibile, pena comunque l'invito da parte della Giunta del provvedimento così come è. Quindi, ripeto, naturalmente la richiesta del collega Usai per quanto concerne la necessità di approfondimenti, di riflessioni ulteriori è un richiesta quanto mai legittima e opportuna, però in questo caso vorrei osservare che questa scadenza probabilmente ci impone di affrontare e possibilmente di esitare questo provvedimento entro tempi accettabili, possibilmente entro la giornata di oggi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Io non ho alcun dubbio, signor Presidente, signori consiglieri, che la richiesta che ha avanzato il collega onorevole Usai, il quale onorevole Usai come si sa è un fino (in politica ben si intende), volesse proprio sottolineare, e credo che per questa ragione gli debba essere anche dato atto di una particolare sensibilità, volesse proprio sottolineare il fatto che un programma così impegnativo, così rilevante per la politica regionale, perché non è solo un programma di danari, è un programma di scelte di programmazione, fondamentali per la Regione, arrivi in Consiglio regionale il pomeriggio tardo dello stesso giorno nel quale scade il programma. Domanda: ma il Consiglio regionale, se per l'invio al Governo nazionale, allo Stato membro come si suol dire, ha tempo fino a mezzanotte di oggi, questo Consiglio regionale crede davvero di avere legittimità per decidere, sapendo quel che decide, nelle ore che, dalle sette meno venti del pomeriggio, ci separano dalla mezzanotte? E qual è l'aereo che parte dalla Sardegna per arrivare a Roma entro mezzanotte? E qual è l'ufficio, di quale Ministero, che entro mezzanotte è aperto per ricevere il Programma che approverà questo Consiglio regionale? E quando è che è stato deciso che questo era l'ultimo giorno utile da parte di un'altra autorità? Non credo ieri, sarà stato deciso prima. Questo Consiglio regionale è posto nella condizione di non poter esprimere in termini una decisione su atti così rilevanti della programmazione regionale. Da chi è posto in questa condizione? Dalla Giunta regionale, dalla maggioranza, per cui si accomodi l'onorevole Usai, si accomodi l'onorevole Dadea, si accomodi tutta la maggioranza, discuta il Consiglio regionale, la maggioranza di questo Consiglio, questo programma quando vuole, perché, se le cose sono così, vuol dire che non si è tenuto in conto per niente il parere che avrebbe potuto esprimere il Consiglio. Comunque vadano le cose, il programma magari è già stato inviato a Roma; addirittura qualcuno dice che Roma ha già mandato alla CEE il tutto e noi, mi pare, siamo chiamati ad assolvere a una specie di cerimoniale inutile e a recitare una sorta di pantomima del tutto improduttiva, magari accapigliandoci, magari bisticciando, magari lavorando e sudando sulle carte, onorevole Usai, tutta stanotte, come lei propone, fino a domani sera per nostra conoscenza - certo si può arricchire la nostra cultura - però inutilmente ai fini delle decisione politica che il Consiglio dovrebbe assumere. E serio tutto questo? Io dico che non è serio. La Giunta ritiene che sia serio. La maggioranza, ivi compreso l'onorevole Usai, ritiene che tutto questo sia serio. Che cosa possiamo dire? Accomodatevi, non è giusto però, perché il Consiglio regionale non è fatto solo di maggioranza, è fatto di tutti i consiglieri e deve essere messo in grado sempre di dire una opinione ed esprimere una decisione sugli atti rilevanti della Regione, e la Regione non è fatta solo di Consiglio regionale, è fatta di tanti cittadini, di tante imprese, di tanti diritti e di tanti bisogni che hanno diritto di non essere espropriati da nessuna forma di arbitrio, di tracotanza, o se volete di pigrizia, ma non credo che sia solo pigrizia, di Giunte regionali che non rispettano i termini e non pongono neppure le assemblee elettive nella condizione di discutere seriamente programmi e atti di questa rilevanza. Parliamo di programmazione e di fatti fondamentali dello sviluppo, non stiamo parlando di pareri da dare così, stiamo parlando degli atti fondamentali della Regione. Io so bene che anche questa passerà per una delle solite perorazioni, passerà per una delle solite lagnanze dell'opposizione e della minoranza, passerà per una delle solite seccature che vengono da questi banchi del Consiglio, passerà per tutto questo nella testa di qualcuno, però non è così, non è così, per fatti di questa natura in altri tempi del passato e io spero in altri tempi del futuro Giunte regionali non stavano al loro posto un attimo di più, Governi che non sono capaci di governare con consenso e con riferimento alle assemblee elettive si vergognerebbero…
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, esprimiamoci sulla proposta che è stata formulata.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Ho concluso. Sto parlando sulla proposta che è stata fatta, per dire che ha sollevato una questione di prima grandezza, che non viaggia più sul filo delle ore, che viaggia sul filo della legittimità e sulla dignità e sulla persistenza di un Governo e di una Giunta regionale. Sulle ore e sui minuti decida chi ha deciso finora di portare praticamente fuori termine al Consiglio regionale un programma così rilevante e così importante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, colleghi, credo che nessuno di noi reputi l'intervento del collega Cogodi così manifestamente ostile ai lavori del Consiglio e ad affrontare questo problema…
(Interruzioni)
… o che accetti le sue osservazioni con fastidio. Io credo che abbia espresso delle considerazioni comprensibili, però dobbiamo ricordarci che, in Conferenza dei Capigruppo, abbiamo affrontato questo problema almeno due volte e si era detto che avremmo messo all'ordine del giorno questo provvedimento, ove completato - lo ricordo al collega Cogodi - nel suo iter procedurale. Il programma che noi abbiamo di fronte infatti non ci proviene direttamente dalla Giunta ma ci proviene dalla seconda Commissione consiliare che lo ha licenziato la scorsa settimana, dopo che la Giunta l'aveva riformulato in maniera tale, come si era detto, che fosse un programma e non un parere, perché su un parere chiaramente il Consiglio non può esprimersi. Certo, resta il problema dei tempi che sono strettissimi e non sono certamente da ascrivere a responsabilità di alcuno, perlomeno in questa circostanza. Io non credo che dovremo ricorrere al fatidico riferimento della data del timbro postale in un'occasione del genere per l'inoltro di questo documento agli organi competenti; io credo che dobbiamo affrontare comunque immediatamente la discussione generale, poi, come già in altre circostanze, tra oggi e domani, possiamo chiaramente riprendere in una sede appropriata, in via politica o in via formale, i problemi che emergeranno, in uno spirito di coinvolgimento generale dell'Aula, dato che il problema che stiamo affrontando è un problema che richiede veramente questo approccio.
Credo che fosse questo lo spirito con il quale il collega Usai è intervenuto; nel frattempo, udita anche la relazione generale del relatore, ci faremo con più compiutezza delle idee più chiare, anche perché in materia ricordiamo che eravamo già in possesso di alcuni atti precedentemente licenziati dalla Giunta e fornitici dalla Commissione. Quindi non siamo del tutto all'oscuro degli argomenti, tanto è vero che era stato chiesto all'Assessore di modificare alcuni parametri, alcune indicazioni proprio in base alle osservazioni che erano state fatte.
Io credo che, con questo spirito, noi potremmo affrontare già stasera la discussione generale sull'argomento, credo che i relatori siano pronti, e poi procedere con quello spirito che si è detto e che si è utilizzato in altre circostanze importanti come questa. Credo che anche la Giunta non abbia difficoltà ad accettare questa impostazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Planetta. Ne ha facoltà.
Io vi prego di esprimervi, colleghi, sulla proposta che è stata formulata dal collega Usai.
PLANETTA (P.S.d'Az.). Presidente, dopo aver sentito le varie motivazioni in parte esatte, credo che sia bene riflettere un momento, e per questo, sintetizzando come lei chiede, proponiamo, come Gruppo sardista, una pausa di riflessione in un breve incontro dei Capigruppo di almeno quindici minuti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pili. Ne ha facoltà.
PILI (P.S.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io non so se l'onorevole Usai nella sua richiesta intendesse dire quello che ha interpretato l'onorevole Tamponi.
USAI SANDRO (D.C.). Assolutamente no!
PILI (P.S.I.). Assolutamente no! Bene, allora io ribadisco l'esigenza, come consigliere regionale, di poter leggere questo documento di estrema importanza per la vita economica e sociale della nostra Regione. Il documento, dopo averlo chiesto, sono riuscito ad averlo stamattina e non c'è stato materialmente il tempo di leggerlo. Quindi non vedo come si possa affrontare una discussione generale su un documento che non è stato neppure letto. Mi associo quindi alla richiesta dell'onorevole Usai perché venga rinviato a giovedì o a venerdì l'esame di questo documento, in modo tale che ognuno di noi possa esprimere la propria opinione in questa sede.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Onida. Ne ha facoltà.
ONIDA (D.C.). Intervengo molto brevemente per riportare a chiarezza il problema dei tempi. Io comprendo le esigenze che sono state evidenziate dai colleghi che sono intervenuti, però per onestà voglio ricordare agli amici - certamente lo ricordano gli amici e i colleghi che sono all'interno della Commissione sulle politiche comunitarie, presumo che lo ricorderanno se hanno buona memoria tutti gli altri - che all'inizio dell'estate, ed esattamente il 13 luglio, la Commissione seconda ha espresso il parere sulle parti fondamentali del piano regionale, e cioè sulla filosofia, sulle idee forza, sugli assi e i sottoassi. In quell'occasione - io ho ancora l'appunto - ponemmo con forza l'esigenza di camminare con i tempi che non potevano essere soltanto i nostri, e cioè che il 15 di settembre lo Stato membro, cioè l'Italia, come tutti gli altri Stati membri, avrebbe dovuto produrre alla Commissione della CEE il piano globale e che quindi era funzionale a questo appuntamento ritrovarsi almeno una settimana prima; questo l'abbiamo detto. Tanto è che la convocazione della Commissione seconda è avvenuta, mi rendo conto, anche con qualche disagio, e anche con qualche risatina dei colleghi, il 2 di questo mese, cioè prima dell'estate noi abbiamo convocato, per il 2 settembre, la Commissione. Però comprendo anche l'esigenza di un approfondimento maggiore sugli aspetti che probabilmente meritano questo approfondimento. Quando noi abbiamo espresso il parere sul piano regionale, e quindi sugli assi e i sottoassi, abbiamo detto che sulla misura sia il Consiglio ad esprimere una valutazione finale e definitiva, pur con i tempi brevi che i rapporti Comunità-Stato-Regione richiedono. Quindi io credo che oggi possiamo iniziare il dibattito e, se lo riteniamo opportuno, rinviare a domani o anche a dopodomani la decisione sulle misure, salvaguardando quello che è l'interesse della Regione. L'autonomia non è soltanto dire sempre di no per forza, ma è anche stare all'interno di un sistema di architettura istituzionale, dove le autonomie sono tante, rispettando i patti. Io credo che questo sia un aspetto che noi non possiamo non rimarcare, che attiene alla dignità della nostra autonomia. La mia proposta quindi è questa: iniziamo stasera il dibattito, cominciamo cioè a chiarire quali sono gli elementi di fondo sottesi e questo argomento, per concludere domani o dopodomani, quando riterrà il Consiglio. Certo, mi rendo conto che la Giunta ha pochissimi giorni di tempo - ma questo era risaputo - per definire la proposta a meno che il Governo non decida insieme alla Comunità che i tempi a disposizione sono maggiori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.
USAI SANDRO (D.C.). Onorevole Onida, io ho rispetto per le cose che lei ha detto, però io consigliere regionale, che non faccio parte della Commissione sulle politiche comunitarie, sono stato investito di questo argomento solo questa mattina. Io ho cercato ieri sera di reperire i documenti, il funzionario non li aveva pronti, mi sono stati consegnati solo stamattina intorno alle ore 12. I tempi da rispettare sono quelli che lei ha detto, però io non ho chiesto che venisse aggiornata la discussione su questo argomento all'anno venturo, ho chiesto soltanto mezza mattina. Perché come posso io seguire una discussione se non ho letto le cento pagine che mi avete consegnato stamattina? Possiamo sentire solo la relazione del relatore, ma, il consigliere quand'è che potrà leggere queste cento pagine ed eventualmente acquisire dagli Uffici anche notizie integrative per poter svolgere il suo intervento? Io sto chiedendo soltanto mezza giornata di tempo per poter leggere queste cento pagine, non sto chiedendo di rinviare il tutto all'anno venturo. Tra l'altro, onorevole Onida, le voglio ricordare che nella sua relazione lei ha scritto che solo il 20 luglio la Comunità economica europea ha dettato le regole; quando ne avete parlato il 7 luglio avete precorso i tempi. I tempi che noi dobbiamo rispettare possiamo benissimo rispettarli, solo che, come abbiamo fatto altre volte, io propongo che si possa aggiornare la discussione su questo argomento almeno di mezza giornata. Se poi la maggioranza, l'Assessore ed i relatori vogliono andare avanti vadano pure avanti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Semplicemente per sottolineare le cose dette dal Presidente della seconda Commissione. Ovviamente io mi rimetto alle decisioni che assumerà il Consiglio regionale; comprendo perfettamente gli argomenti che vengono portati per chiedere un approfondimento su un programma di grande rilievo, voglio soltanto citare alcune scadenze. Questo documento, con le scelte fondamentali, è stato illustrato in seconda Commissione e anche in Commissione bilancio il 16 e il 17 di giugno. Nel documento che viene discusso oggi vi è una modifica su un aspetto non irrilevante, determinato dal fatto che il Governo, siccome due terzi delle proposte sono relative alla parte del programma che viene gestito dal Governo, su una delle proposte fondamentali ha dato il 4 agosto parere negativo e per quella parte abbiamo dovuto modificare la proposta. Il resto è esattamente quello che è stato illustrato e consegnato alla seconda Commissione e alla terza Commissione rispettivamente il 16 e il 17 di giugno. Non solo, il 7 di luglio la seconda Commissione ha espresso il parere preliminare sul programma che noi abbiamo presentato, perché la prima proposta l'abbiamo già presentata al Governo, al Ministero del bilancio, il 15 di luglio, perché la data è stata fissata dal Governo. Non dimentichiamoci che il programma comunitario è un programma che è definito dallo Stato, non è un programma che è presentato dalla Regione, quella fase era preliminare e si era convenuto di coinvolgere la Commissione consiliare. Oggi viene presentata la proposta definitiva, e quello che vi voglio dire e ripetere è quello che vi diceva l'onorevole Onida, cioè la data del 7 di settembre non è stata decisa dalla Regione, è stata decisa dal Governo come termine ultimativo per l'acquisizione delle proposte, in quanto il Governo, dal 7 al 15 di settembre, deve predisporre il programma dello Stato membro al cui interno inserire le proposte della Regione sarda.
E' evidente che noi abbiamo dovuto attivare, ed era nostro dovere farlo, i contatti informali sia col Governo, sia con la CEE perché non è che potevamo predisporre delle proposte alla cieca senza sapere quali potevano essere gli orientamenti di carattere normativo e finanziario per il piano stesso. Questo per chiarire che i termini non sono stati posti dalla Regione, ma sono stati imposti alla Regione e alle Regioni; e noi possiamo ovviamente anche prenderci tempi un tantino più lunghi - l'esito della discussione non è predeterminabile - ma la Regione si trova nelle condizioni comunque o di presentare una proposta al Governo o di non presentarla, con il rischio che il programma venga definito dallo Stato senza le proposte della Regione. Allora, siccome le osservazioni che sono state fatte sono del tutto ragionevoli, e del resto la discussione in Consiglio deve portare anche a migliorare ulteriormente la proposta stessa che viene formulata, io credo che la proposta del Presidente della Commissione possa essere del tutto accettabile, cioè si può cominciare con la relazione del relatore, che poi è il Presidente della Commissione, poi si possono aggiornare i lavori del Consiglio, in modo tale che ci sia il tempo di un esame approfondito del documento per riprendere domani la discussione. Ma io ritengo che, in esito anche alla discussione che interverrà in Aula, si dovrà ulteriormente fare una riflessione per introdurre eventuali miglioramenti nel testo e in ogni caso arrivare entro la giornata di domani, o tutt'al più dopo domani mattina ad approvare il programma stesso. Non abbiamo alternative.
(Interruzioni)
Voglio dire che i precedenti sono differenti perché per esempio l'ultimo programma comunitario non è passato in Consiglio, il P.O.P. non è passato in Consiglio, viceversa il P.I.M. era passato in Consiglio, cioè ci sono situazioni differenti. Talvolta sono stati discussi in Consiglio solo i piani generali, mentre gli interventi sono stati deliberati unicamente dalla Giunta.Questa volta si è concordata questa procedura, in accordo totale tra Commissione e Giunta, quindi non c'è problema da questo punto di vista, e io credo che la proposta del Presidente della Commissione possa rispondere meglio alle diverse esigenze: si comincia con la relazione e poi si rinvia la prosecuzione del dibattito a domani.
PRESIDENTE. Siccome i colleghi insistono nella loro richiesta, io non posso che mettere in votazione la proposta, di inversione dell'ordine del giorno. Non ritengo opportuna la Conferenza dei Capigruppo perché i Capigruppo avevano già deciso di discutere questo argomento subito dopo le leggi rinviate. Ricordo anche che, ai sensi dell'articolo 54, per l'inversione degli argomenti iscritti all'ordine del giorno, occorre la maggioranza dei due terzi dei votanti.
Ha domandato di parlare l'onorevole Onida Ne ha facoltà.
ONIDA (D.C.). Io sono contrario. Io credo che la mia proposta sia compatibile con l'esigenza del Governo di apprestare il suo piano globale sulle Regioni dell'Obiettivo 1. Questo può essere consentito iniziando stasera con la relazione che oltretutto è molto breve.
PRESIDENTE. Onorevole Onida, lei ha già detto questo, ma ci sono dei colleghi che hanno fatto una richiesta precisa; il collega Usai, il colleghi Pili, il collega Planetta, hanno chiesto l'inversione degli argomenti all'ordine del giorno. Devo quindi mettere in votazione la loro richiesta di discutere prima le proposte di legge numero 287 e 6 e subito dopo il Programma numero 48. Le nomine credo vengano dopo questo argomento data l'importanza che tutti attribuiamo ad esso.
Metto in votazione l'inversione dell'ordine del giorno. Chi l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Discussione del programma: "Quadro comunitario di sostegno per l'Italia (1994-1999) dell'Obiettivo 1 - Proposta di piano regionale (Progr. n. 48)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del programma numero 48. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Onida.
ONIDA (D.C.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Commissione seconda ha approvato a maggioranza nella seduta del 2 settembre il provvedimento all'ordine del giorno; se si considera che il Consiglio delle comunità europee ha approvato l'insieme dei regolamenti dei fondi strutturali il 20 di luglio, si capiscono le difficoltà incontrate dalle autorità statali e regionali nella predisposizione del programma e nella prima attuazione dei nuovi regolamenti. Queste difficoltà hanno tuttavia fatto scaturire un fattivo rapporto di collaborazione tra la seconda Commissione e la Giunta regionale. La Commissione infatti, già nella seduta del 7 luglio, aveva espresso un parere positivo sulla principale scelta proposta dalla Giunta e cioè quella di privilegiare gli interventi nei settori decisivi per il superamento del divario strutturale tra la Sardegna e le altre regioni europee. Sono stati così individuati otto assi prioritari; relativamente a quattro di essi: potenziamento delle infrastrutture, sostegno alla ricerca e all'innovazione, rafforzamento della struttura produttiva, turismo, ambiente e beni culturali, riferiti al fondo europeo di sviluppo regionale in particolare, sono stati individuati i relativi sottoassi e le misure operative. Per quanto riguarda gli altri due assi: miglioramento dei servizi pubblici e sanità ed istruzione, verranno di fatto specificati e resi operativi nel secondo triennio. Tuttavia, alcune grosse scelte operate insieme dalla Commissione e dalla Giunta (vedi la gassificazione del carbone Sulcis), pur avendo ottenuto il concerto dei vari Ministeri, sono visti con diffidenza dagli enti economici italiani e da alcuni ambienti comunitari. E' quindi possibile che, nel corso della trattativa, per la cui perfezione l'approvazione del Consiglio regionale è solo un primo tassello, alcune scelte possano essere ridimensionate e possano essere inserite e anticipate misure previste per il secondo triennio.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI
(Segue ONIDA.) Infine, sono da segnalare gli ultimi due assi relativi agli altri fondi strutturali e cioè lo sviluppo rurale, il rafforzamento delle strutture agrarie e della pesca e la formazione professionale. La Commissione rileva la mancanza di un reale coordinamento tra le proposte relative ai vari fondi, presupposto fondamentale per il decollo degli interventi previsti, e chiede alla Giunta che il rapporto di proficua collaborazione, instaurato nella circostanza, venga confermato e possibilmente migliorato sia nella fase di contrattazione con la Comunità sia nella fase di attuazione delle misure. Per esigenza di maggiore chiarezza, sto parlando di FEOGA e di FES, sono fondi sui quali la Commissione ha espresso, in un incontro sollecitato, un giudizio positivo sulle opzioni di grande massima. Non consociamo dei due le misure, le decisioni specifiche, gli obiettivi operativi. Abbiamo assunto l'impegno, ma questo lo possiamo fare anche dopo, di recuperare certezze in ordine a questi programmi, a queste decisioni.
Nonostante avessimo molto da farci perdonare in sede comunitaria, la spartizione dei fondi strutturali, 250 mila miliardi di lire distribuiti nell'arco di sei mesi tra i dodici partner che si allontanano purtroppo l'uno dall'altro per la spinta centrifuga della recessione, è stata in effetti una discreta vittoria del nostro Paese. Al Sud d'Italia sono stati assicurati circa 30.000 miliardi. Ottenere questi soldi che, pur con rammarico, in quanto si riafferma la nostra arretratezza, ci spettano di diritto, è stato certamente un successo ma dobbiamo renderci conto che la battaglia inizia adesso. Dobbiamo combattere all'interno il disinteresse della classe politica, le inefficienze di una burocrazia che non si vuole adeguare agli standard europei. L'Italia, che ha il più grosso debito pubblico nei Paesi comunitari, il Mezzogiorno, che implora la Comunità per avere gli stessi aiuti straordinari dei lander tedesco-orientali, si sono permessi di lasciare nelle casseforti di Bruxelles soldi già assegnati. Ancora oggi corriamo il rischio di perderli, sono 4.000 miliardi che fanno parte dell'ultima tranche dei fondi assegnati per il periodo 1989-1993. Se non riusciremo a spenderli nei prossimi sei mesi, dovremo rinunciarci. Tutti gli altri Paesi hanno già riscosso, persino la Grecia e il Portogallo che, fino ad alcuni anni fa, si trovavano nella stessa situazione italiana. Oggi siamo gli unici a non sapere avviare i meccanismi certo complessi ma non impossibili per realizzare in tempi normali opere pubbliche, corsi di formazione del personale, servizi per aiutare le imprese che investono nel nostro territorio. Le colpe sono di molti ma le Regioni sono forse più colpevoli in quanto hanno la gestione delle iniziative e sono lentissime nell'organizzare i progetti. Anche per questo la Commissione ha condiviso la scelta della Giunta di attuare grossi interventi ma decisivi per superare i problemi strutturali dello sviluppo. Il trattato di Maastricht attribuisce alla coesione economica e sociale un ruolo strategico nella promozione di un progresso economico e sociale equilibrato e sostenibile dei Paesi comunitari e si pone l'obiettivo di ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite. E' necessario quindi attivare costantemente tutti i meccanismi di vigilanza e controllo sulla Commissione CEE affinché venga verificata la coerenza della legislazione, dei programmi e delle politiche comunitarie, all'obiettivo della coesione economica e sociale ed al loro adeguamento. Le regioni devono rapidamente impegnarsi nella predisposizione dei programmi del 1994-1999 in modo da rispettare le scadenze previste, da garantire la qualità e l'efficacia degli interventi fondandoli su precise scelte prioritarie. Si pongono dentro questa logica alcuni problemi di carattere generale. Primo, gli interventi dei fondi strutturali vanno rigorosamente concentrati nella direzione del superamento delle cause strutturali del divario delle regioni più deboli. Secondo, è necessario non rinunciare alla utilizzazione delle risorse ancora disponibili sui programmi 1988-1993 riprogrammando, in coerenza con le scelte dei nuovi programmi, la spesa delle somme non utilizzate. Terzo, le nuove risorse comunitarie devono essere interamente utilizzate dalle Regioni, sulla base di programmi regionali; bisogna evitare che il Governo si appropri, come è avvenuto nel passato, di una parte delle risorse medesime per utilizzarle col così detto piano multiregionale in sostituzione degli interventi ordinari dello Stato. Quarto, i programmi a valere sui fondi strutturali devono essere coerenti con le scelte di fondo della programmazione regionale e quindi coordinati con gli interventi e le risorse dello Stato e della Regione, il Governo deve essere impegnato sin d'ora a garantire con risorse nazionali l'aggiuntività degli interventi comunitari, per realizzare un aumento reale dei tassi di crescita della nostra Regione, diversamente i fondi funzionerebbero da cassa di compensazione per i bisogni di tesoreria dello Stato. Nel passato il Governo ha scaricato quest'onere sui bilanci regionali e ciò ha contribuito a ritardare la spesa. Gli stessi programmi devono tener conto delle politiche degli altri programmi e degli altri strumenti comunitari sia per utilizzarli, sia per sollecitarne la coerenza con l'obiettivo della coesione, sia per realizzare un coordinamento tra interventi dei fondi strutturali e le politiche e le altre azioni comunitarie. Mi pare di poter sostenere con onestà intellettuale che a queste regole, a queste logiche, abbia la Giunta ancorato la filosofia di questo piano e di questo programma anche nella individuazione delle misure specifiche degli interventi.
Per concludere, onorevoli colleghi, la battaglia da vincere da oggi in poi sarà quella contro noi stessi, contro l'ambiguo rapporto che ci lega alla Comunità e all'Europa. In un momento in cui si rimeditano i sistemi di voto, i sistemi elettorali, i sistemi istituzionali, il Consiglio rifletta e maturi modifiche amministrative e di approccio mentale appropriate alla realtà europea, dando giusto peso al problema della dimensione europea del nostro agire quotidiano, amministrativo e politico, essendo consapevoli che solo a queste condizioni potremmo apparire credibili dopo la dissipazione del passato, nella partecipazione alla discussione sul problema dello sviluppo del Mezzogiorno d'Europa.
In questo ultimo periodo si sta cercando di ridisegnare con coerenza le sedi più opportune per realizzare le singole politiche di sviluppo e per razionalizzarle. Per poter parlare il linguaggio dell'Europa, delle industrie degli anni duemila, dobbiamo cercare di semplificare gli strumenti della politica e delle nostre iniziative. Negli anni passati abbiamo sommato troppe cose l'una all'altra, nella illusione di realizzare miracoli con piccoli aiuti e incentivi; abbiamo invece bisogno di alcuni interventi importanti, che non accentuino la nostra perifericità rispetto al resto dell'Europa, e di altrettanti strumenti semplici che favoriscano gli investimenti nella nostra Isola. Solo così potremo difendere la nostra posizione in sede comunitaria. Qualsiasi altra impostazione non sarebbe accettata di fronte ad interessi così vasti che ormai vengono da altre parti d'Europa.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 19 e 15.
Allegati seduta
Risposta scritta ad interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Zucca - Sanna Emanuele - Satta Gabriele - Manca sulla situazione dei pescatori nel litorale di Torregrande. (316)
L'Assessorato è stato interessato al problema delle demolizioni delle baracche realizzate nel demanio marittimo, in località spiaggia di Torregrande, preliminarmente, mediante la segnalazione alla competente autorità marittima delle concessioni assentite ai fini di pesca in tale area e, poi, in apposita riunione di servizio tenutasi nei locali dell'Ufficio circondariale marittimo di Oristano.
Le ragioni delle demolizione dei manufatti sono da ricercarsi, oltreché evidentemente nell'azione di polizia marittima volta ad eliminare le occupazioni abusive, per quelle regolarmente sentite, nelle indicazioni di carattere sanitario e nell'eliminazione degli usi impropri dei manufatti (balneazione), incompatibili con gli usi turistico-ricreativi dell'arenile di Torregrande.
Per quanto riguarda la salvaguardia sia dell'attività cantieristica sia della funzione di supporto svolta dalle baracche, quali depositi delle attrezzature per l'attività di pesca, le assicurazioni fornite sono state nel senso di voler ricercare una più organica e funzionale realizzazione del villaggio di pescatori, nell'area ricompresa tra l'arenile di Torregrande e lo stagno di Cabras e di garantire la sopravvivenza del cantiere nautico, di sicura e decisiva importanza per l'attività di pesca pratica da una delle marinerie più numerose della Sardegna.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Serrenti sulla collocazione della discarica dei rifiuti tossici e nocivi in Villacidro. (327)
L'interrogazione appare superata La Giunta Regionale ha posto fine al contrasto di legittimità segnalato, escludendo l'ipotesi di smaltimento di rifiuti tossici e nocivi a Villacidro.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Dadea - Barranu - Muledda sulla costruzione dell'impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel territorio del Comune di Galtellì. (335)
L'interrogazione appare superata: la concessione in argomento è stata revocata dalla Giunta regionale in data 9.6.1992.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Ladu Leonardo - Pes sulla negata concessione da parte dell'Azienda foreste demaniali di aree per campeggio al Comune di Anela. (347)
In data 30.09.1992 gli Uffici dell'Azienda ed il Comune di Anela hanno concordato la localizzazione del campeggio che sorgerà su un'area della foresta demaniale di Anela, diversa da quella scelta inizialmente.
L'argomento è stato inserito nella proposta di ordine del giorno per il consiglio di amministrazione dell'Azienda presentata in data 3.2.1993 al presidente dell'Azienda: si attendono le determinazioni dell'organo deliberante dell'Azienda.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Scano - Ruggeri - Cuccu - Ladu Leonardo sulla pianificazione regionale in materia di rifiuti industriali. (359)
L'interrogazione è superata.
La nuova pianificazione è stata portata all'attenzione del Consiglio regionale.
In precedenza la Giunta Regionale aveva già deliberato secondo le originarie indicazioni di cui al piano generale di sviluppo, approvato dal Consiglio il 21.3.1991.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Manca - Barranu - Casu - Dadea - Urraci sullo stato della discarica dei rifiuti solidi urbani del bacino territoriale di Macomer. (365)
La discarica è entrata in esercizio in data 1.3.1993.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Marteddu sull'ubicazione detta discarica comprensoriale "Monte Nieddu" in agro di Orani. (396)
L'interrogazione appare superata. Lo spostamento del sito è stato valutato e ritenuto improponibile proprio per non vanificare i finanziamenti.
Sono state formalmente coinvolte le amministrazioni comunali, in ripetute conferenze di servizio.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Lorelli sui gravi ritardi nell'erogazione dell'indennità per il fermo pesca e sul periodo di fermo pesca fissato dall'Assessorato della difesa dell'ambiente. (507)
Al fermo dell'attività di pesca nel periodo 15 ottobre-29 novembre sono state interessate circa 950 barche della pesca c.d. artigianale, che, in aggiunta alle 240 imbarcazioni operanti con il sistema dello strascico, obbligate alla sospensione dell'attività di pesca nel periodo 15 settembre-29 ottobre, hanno portato a 1.190 le domande complessive di pagamento per il fermo biologico 1992.
Tali domande, con relativa documentazione, sono state presentate nel periodo novembre-dicembre: data prevista dall'Assessorato 15.12.92; di fatto le imprese di pesca hanno continuato a presentare dette domande sino al 31.12.1992 ed anche oltre tale data.
Nel periodo dicembre-gennaio questo Assessorato, con la sola collaborazione di un ragioniere e due archivisti, ha proceduto al ricevimento, ordinazione e caricamento delle domande, al calcolo delle somme dovute al fine di assumere il relativo impegno di spesa, disposto con decreto datato 31.12.92; registrato alla Corte dei Conti l'8.3.1993.
Di fatto l'Ufficio ha esaminato, al 17.3.1993, oltre 120 domande di pagamento secondo l'ordine cronologico di presentazione, definendo in senso positivo 70 provvedimenti di spesa e richiedendo le integrazioni e regolarizzazioni documentali per le altre domande.
Parte dei relativi decreti sono stati inviati in ragioneria per l'emissione dei relativi mandati.
Per quanto attiene ai tempi occorrenti, per la definizione di tutte le pratiche del fermo, gli stessi non possono che stimarsi in tempi medio lunghi atteso l'esiguo numero di persone a ciò destinate.
Sulle specifiche richieste dell'interrogante si ribadisce quanto segue:
1) le domande di liquidazione saranno esaminate secondo l'ordine cronologico di presentazione da parte delle ditte interessate (e non per le marinerie) e i tempi di liquidazione, nelle attuali condizioni di lavoro, e del personale impiegato, non potranno che definirsi, per la totalità delle richieste, in tempi medio-lunghi (4-6 mesi).
2) il periodo di fermo per la pesca artigianale è stato fissato dopo aver sentito, nell'organo istituzionale a ciò preposto, il comitato tecnico regionale della pesca, le categorie ivi rappresentate.
Il fermo sarà comunque più opportunamente focalizzato in funzione del maggior risultato ottenibile sotto il profilo biologico e pertanto sarà praticato nel periodo più indicato (primavera-inizio estate).
3) l'erogazione delle indennità del fermo di pesca per l'anno 1993 non può avvenire nei 60 giorni dopo il fermo, dato che, pur non considerando le difficoltà precedentemente accennate, i requisiti di legge per i pescatori maturano nell'intero anno solare (151 giorni di attività lavorativa, 115 giorni di fermo tecnico, tutti periodi rapportati ad anno).
L'unica incentivazione possibile, cui peraltro hanno fatto ricorso, in parte, le imprese che esercitano la pesca a strascico è il pagamento dell'anticipazione del premio e delle indennità per il fermo obbligatorio (50 per cento dell'ammontare dovuto).
4) l'impegno a tenere conferenze di Servizio con le Associazioni della piccola pesca è confermato. Si ritiene, infatti, uno strumento di consultazione e di confronto particolarmente efficace, oltre evidentemente un'occasione indispensabile di informazione degli operatori del settore che, per la mancanza di diramazioni operative dell'Assessorato, rischia di non essere pienamente coinvolto nell'azione che l'Amministrazione intende svolgere con l'aiuto di tutti.
Risposta scritta del Presidente della Giunta all'interrogazione Usai Edoardo sul ventilato finanziamento concesso dal CIS alla società Sardegna Lines per l'acquisto della nave Moby Dream. (481)
In relazione all'interrogazione in oggetto, si trasmettono gli elementi di risposta desumibili dagli atti allegati consistenti in:
1) relazione del coordinatore generale dell'Assessorato dei trasporti;
2) nota CIS del 3.5.93 con allegate note dello studio tecnico navale di napoli e della Società Wigham Richardson & co. Limited di Londra;
3) copia della relazione di perizia valutativa redatta dallo studio tecnico navale di napoli;
4) perizia estimativa redatta dall'ing. Roberto Balestrieri su incarico della Sardegna Lines S.p.A.;
5) parere giuridico redatto dal Prof. Gabriele Racugno su richiesta della Sardegna Lines SpA.;
6) nota informale del Presidente e dell'Amministratore delegato della Sardegna Lines S.p.A. in relazione all'acquisto della m/n Moby Dream.
(Gli allegati sono agli atti del Consiglio.)
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Usai Edoardo sull'inquinamento del Golfo del Leone prodotto dagli scarichi della miniera della SIM di Monteponi. (119)
A seguito delle recenti denunce del Comune di Gonnesa e dell'interrogazione consiliare numero 119 nonché sulla scorta dei risultati delle analisi delle acque di eduzione profonda delle Miniere di Monteponi e di S. Giovanni, si evidenziano di seguito alcuni aspetti relativi alle Miniere in questione e, più in generale, all'inquadramento del problema dell'allontanamento e scarico delle acque di eduzione da miniere.
La necessità di seguire in profondità le mineralizzazioni via via che in superficie le sostanze utili andavano esaurendosi, ha posto l'esigenza della creazione di sistemi di galleria e della raccolta ed emungimento delle acque che ostacolano l'avanzamento dei lavori.
Per avere un quadro il più possibile completo della realtà mineraria l'Ufficio d'intesa con la Società Samim, che deteneva la maggior parte delle concessioni minerarie della Regione (ora trasferite alla S.I.M.), tra il 1982 e il 1985 aveva avviato una indagine conoscitiva relativamente ai processi produttivi e al ciclo dell'acqua con utilizzo e scarico, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.
Da tale indagine si è evidenziato che per il modo in cui si esplica l'operazione di allontanamento delle acque di eduzione le stesse possano essere classificate in:
1) acque a deflusso naturale percolanti attraverso rocce porose o fratturate o comunque provenienti da vie d'acqua intercettate dalle lavorazioni e che hanno possibilità di essere restituite al deflusso naturalmente in quanto il punto di emergenza è situato a quote inferiori rispetto a quelle di raccolta;
2) acque di infiltrazione e di falda che si raccolgono a livelli inferiori al piano di campagna e al livello medio del mare e che necessitano di essere raccolte e trasferite all'esterno, mediante forza motrice, periodicamente e in continuità per impedire l'allagamento dei livelli da coltivare.
Le differenze qualitative tra i due tipi di acque dipendono dal chimismo dei minerali e della ganga presenti lungo il percorso, mentre, per quanto riguarda le quantità, quelle delle acque della seconda classe sono nettamente superiori toccando, nel caso delle miniere di Monteponi e di S. Giovanni, i 4680 mc/h.
Per quanto riguarda la destinazione finale, le acque di eduzione possono essere:
a) scaricate direttamente nel corpo idrico ricettore (corso d'acqua, laguna, suolo, mare territoriale);
b) utilizzate nel ciclo di lavorazione per la fase minerallurgica (frantumazione, flottazione, ecc.), ove possono talvolta contribuire ad arricchire il tenore in metallo, o per gli altri usi di miniera (acque di raffreddamento, perforazione, ecc.).
Le acque di eduzione delle miniere del bacino Minerario Sulcis Iglesiente presentano caratteristiche qualitative "naturalmente" superiori ai limiti previsti dalla Tab. A della L. 319/76, soprattutto in termini di metalli pesanti (Hg, Pb, Zn) e salinità.
L'analisi del problema ha portato l'Ufficio a ritenere queste acque, per la loro peculiarità, non suscettibili di inquadramento nei casi contemplati dalla L. 319/76.
A parere dell'ufficio non si tratta, infatti, di acque che entrano nel ciclo produttivo ma che, non solo durante l'estrazione produttiva ma anche in quella di ricerca, sovente devono essere edotte e allontanate perché d'ostacolo alla coltivazione in sicurezza della miniera e non utilizzabili nei processi di arricchimento.
La depurazione di tali acque (nel caso in questione si tratta di circa 50 milioni di mc/a) sarebbe pressoché improponibile visto gli enormi volumi e la precarietà dell'attività; ma, a tal proposito, occorre sottolineare che anche con l'eventuale chiusura delle miniere in molti casi si avrebbe ugualmente una persistenza dell'eduzione naturale.
Queste motivazioni hanno indotto l'Ufficio a porre un circostanziato quesito nel 1982 al Comitato interministeriale per la tutela delle acque dall'inquinamento di cui alla legge 319/76, con due richieste fondamentali:
1) che si provvedesse ad una regolamentazione ad hoc delle acque di eduzione profonda da miniera: pur sottolineando la rilevanza dell'impatto ambientale dello sversamento di tali acque, tuttavia si è notata la peculiarità dell'attività mineraria anche nel campo normativo laddove tale attività viene regolamentata separatamente o esclusa del tutto;
2) demandare alla Regione la disciplina degli scarichi in questione considerato che queste sono presenti quasi esclusivamente in Sardegna.
In risposta al quesito posto, il consiglio superiore dei LL.PP. riconobbe la non assoggettabilità delle acque di eduzione ai sensi della legge 319/76 qualora:
- l'acqua sotterranea non sia interessata in alcun modo nel processo produttivo dell'impresa, per cui la canalizzazione sia connessa alla necessità di evitare che la presenza delle acque intralci il regolare svolgimento del processo produttivo;
- che l'acqua sia restituita senza modificare la composizione qualitativa.
Tali condizioni sono riscontrabili e verificabili nelle acque di eduzione delle miniere della Regione.
Nonostante il parere espresso dal consiglio superiore dei LL.PP. sostanzialmente favorevole alle richieste della Regione Sardegna, il gruppo di esperti del Comitato interministeriale più sopra citato nella seduta del 6.12.1985 ritenne che il CITAI non potesse dare seguito alle richieste della Regione circa la deroga ai limiti e nel demandare la disciplina dello scarico di dette acque alla Regione; il CITAI si è dimostrato peraltro dell'avviso di prendere in esame una eventuale proposta di modifica legislativa vincolandola ad una presentazione da parte della Regione di un'apposita istruttoria tecnico-scientifica.
Da quanto sopra si evince che il problema non è stato risolto e, sulla base dell'interpretazione del dettato legislativo data dal gruppo di esperti del Comitato interministeriale, gli scarichi delle acque di eduzione di tutte le miniere e di quella di Monteponi S. Giovanni con la portata maggiore (recapito Funtanamare), dovrebbero essere chiusi se non sottoposti ad adeguato trattamento depurativo.
Si ritiene comunque che la soluzione del problema debba essere ricercata sulla base di soluzioni diverse da quelle stabilite dalla L. 319/76.
Potrebbe essere infatti perseguita una soluzione che, partendo da un accurato studio di impatto ambientale, si ponga il duplice obiettivo di verificare la compatibilità di tali acque con l'uso del corpo ricettore evitando di imporre il rispetto di standard di qualità delle acque di eduzione, e inoltre ridurre e, possibilmente, riutilizzare tali flussi soprattutto per fini industriali in una zona dove, a seguito dei problemi derivanti dall'emergenza idrica le industrie sono costrette ad acquistare acqua importandone quantità notevolissime.
Tali obiettivi però non possono prescindere da adeguati studi e ingenti investimenti dei quali dovrà senz'altro farsi carico la SIM.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Morittu - Serrenti - Ladu Giorgio - Ortu - Puligheddu - Melis - Meloni - Murgia - Planetta - Salis sull'inceneritore del porto di Cagliari. (152)
Nell'ambito dei porti, degli aeroporti, delle stazioni e dei valichi di confine abilitati al traffico internazionale è prevista la presenza di un impianto di bonifica, quale può essere anche un termodistruttore, in base all'Ordinanza del Ministro della sanità del 10.05.1975 (riguardante la disciplina sanitaria della somministrazione agli animali dei rifiuti alimentari e non, di qualunque provenienza e di alcuni prodotti di origine animale).
La situazione di emergenza in cui versava il territorio regionale, per la difficoltà inerente allo smaltimento dei RSO, a causa della scarsa potenzialità di incenerimento a disposizione per distruggere, a termini di legge, detti rifiuti, è stata determinante per il rilascio dell'atto autorizzativo n. 3438 del 26.03.1987 col quale si estendeva, al forno ubicato nel molo Sabaudo, la possibilità di smaltire, oltre ai rifiuti per i quali era stato installato, anche quelli ospedalieri.
L'ampliamento dell'atto autorizzativo, del forno in argomento, a termodistruggere anche RSO, è stato possibile perché in quel momento detto impianto era l'unico termodistruttore dotato delle apparecchiature previste dalla deliberazione del Comitato interministeriale di cui all'art. 5 del D.P.R. 10.09.1982 n. 915, e in particolare:
- camera di post-combustione;
- strumentazione di analisi e controllo della combustione con registrazione in continuo delle temperature e della concentrazione di ossigeno nei fumi.
Verso la fine del 1990, a seguito delle proteste e delle lamentele degli abitanti del quartiere Marina e dei lavoratori portuali, il suddetto forno diventa argomento da prima pagina sui quotidiani locali, soprattutto per le dichiarazioni degli organi preposti al controllo (Amministr. Prov.li e P.M.P. della U.S.L. n. 20), i quali apertamente sostenevano di non poter effettuare alcun tipo di controllo e analisi sulle emissioni prodotte dal forno inceneritore sotto accusa.
L'Amministrazione regionale interviene nel maggio 1991 sospendendo, a titolo cautelativo, il proprio atto autorizzativo n. 3438 del 26.03.1987, limitatamente allo smaltimento dei RSO, fino all'accertamento, da parte degli organi di controllo, del rispetto dei limiti alle emissioni in atmosfera derivanti dall'esercizio dell'attività di termodistruzione.
A seguito di formale richiesta della Società Battellieri per il rinnovo dell'atto autorizzativo succitato, l'Amministrazione regionale ha dato incarico all'Organo di controllo provinciale di verificare sia il rispetto delle prescrizioni presenti nell'atto autorizzativo n. 3438 del 26.03.1987, sia l'installazione di un sistema di abbattimento fumi, il cui progetto era stato nel frattempo presentato dalla Società Battellieri alla RAS.
L'Amministrazione Provinciale, effettuati i controlli anche analitici, ha inoltrato alla RAS due verbali di sopralluogo e di certificazione analitica, citati, entrambi, nell'atto autorizzativo attualmente valido n. 6896 del 27.04.1992, dai quali si evince il parere favorevole al rinnovo dell'autorizzazione in quel momento in scadenza.
La RAS ha rinnovato, per il forno inceneritore in argomento, l'autorizzazione a smaltire anche RSO, per tre ordini di motivi:
1) l'avvenuta installazione di un sistema di abbattimento dei fumi;
2) il parere favorevole espresso, seppure con delle prescrizioni, dall'organo di controllo;
3) l'atto autorizzativo n. 6896 del 27.04.1992 è stato rilasciato con la condizione che i rifiuti speciali ospedalieri, da smaltire presso il suddetto forno, siano prodotti nella sola provincia di Cagliari ed in ogni carica da incenerire siano contenuti solo per il 30 per cento della carica totale.
La Società Battellieri ha presentato ricorso al TAR contro la prescrizione relativa alle caratteristiche dell'alimentazione del forno, ottenendone la sospensiva.
Risposta scritta dell'Assessore dei trasporti all'interrogazione Puligheddu - Melis - Ladu Giorgio - Meloni - Morittu - Murgia - Ortu - Planetta - Salis - Serrenti sulle condizioni di abbandono in cui versa la rete ferroviaria sarda. (154)
Il potenziamento e la riqualificazione della rete ferroviaria della Sardegna sono stati definiti attraverso specifico contratto di programma stipulato fra l'Ente F.S. e il Ministero dei Trasporti in data 23.01.1991.
Il contratto ha confermato fra gli interventi di carattere sociale e di riequilibrio territoriale quelli relativi al completamento della elettrificazione della rete sarda e delle varianti al tracciato.
Quanto sopra consentirà, utilizzando i finanziamenti previsti, la elettrificazione della tratta Cagliari-Oristano.
L'incidente citato nell'interrogazione non ha interessato le linee delle Ferrovie dello Stato, bensì una linea secondaria.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Ruggeri - Sanna - Cuccu - Dadea - Pes - Urraci sullo stoccaggio dei rifiuti tossici e nocivi delle imprese artigiane. (269)
Le iniziative sono state assunte con due successive ordinanze del Presidente della Giunta regionale in data 18.12.1991 e 18.6.1992 e, quindi, si è proceduto all'attivazione delle procedure per l'autorizzazione allo stoccaggio.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Casu sulla necessità di interventi nella diga del Coghinas per la salvaguardia delle specie ittiche. (275)
Le opere di intercettamento dei corsi d'acqua realizzate in Sardegna non sono state dotate degli indispensabili by-pass che permettono alla fauna ittica di completare, secondo natura, i cicli biologici e assicurano la presenza della stessa lungo l'intera asta fluviale.
Nell'apposito d.d.l. sulla pesca sono stati previsti interventi di questo tipo, da adottare d'intesa con gli enti gestori delle acque del bacino e da realizzare ogni qualvolta sarà autorizzata la costruzione di un invaso.
Nel caso specifico il problema della creazione di tale struttura, nel lago del Coghinas, sarà approfondito, unitamente al programma di interventi generali da realizzarsi nel lago, all'atto del rilascio della concessione di pesca, con il futuro soggetto concessionario, con l'ente gestione delle acque e con il supporto della ricerca scientifica.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Manca - Barranu - Dadea - Muledda sulla situazione della discarica controllata di Macomer e del relativo servizio a favore dei Comuni interessati. (311)
L'interrogazione appare superata. La discarica è entrata in esercizio in data 1.3.1993.
Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione Marteddu sulla gravissima situazione degli accessi alla S.S. 131 Carlo Felice presso il Comune di Borore. (394)
Si comunica, in relazione all'interrogazione in oggetto, che il compartimento dell'ANAS, recependo le richieste del Comune di Borore, ha predisposto una perizia suppletiva in cui è prevista la costruzione di idonee strade parallele alla S.S. 131, atte a risolvere il problema lamentato dal Comune.
Tale perizia è stata approvata dal Consiglio di amministrazione dell'ANAS, e il compartimento è in attesa del decreto di finanziamento per poter iniziare i relativi lavori.
In attesa di tale finanziamento, anche allo scopo di non aggravare i disagi lamentati, il compartimento ha sospeso la messa in opera dello spartitraffico centrale in corrispondenza delle strade di campagna richieste dal Comune di Borore.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Morittu - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Murgia - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti sul divieto di navigazione delle petroliere nelle Bocche di Bonifacio. (496)
Nella Gazzetta Ufficiale del 2 marzo u.s. è stato pubblicato il decreto del Ministro della marina mercantile.
Tale decreto prevede la interdizione "alle navi battenti bandiera italiana, petroliere, gassiere e chimichiere, aventi a bordo carichi costituiti da idrocarburi, sostanze chimiche o sostanze inquinanti pericolose o nocive all'ambiente marino quali definite dalle convenzioni internazionali" e fa seguito all'accordo firmato il 19 gennaio c.a. a Bonifacio, nonché all'analogo divieto emanato dalla Francia il 15 febbraio e relativo alle acque corse.
Risposta scritta dell'Assessore dei trasporti all'interrogazione Serrenti - Ortu - Ladu Giorgio - Morittu - Meloni - Murgia - Demontis - Planetta - Puligheddu sulla soppressione delle linee ferroviarie nel Sulcis. (518)
In risposta all'interrogazione citata in oggetto si conferma che non è mai stata ipotizzata dalle F.S. S.p.A. la soppressione delle linee ferroviarie nel Sulcis.
A conferma, il collegamento Cagliari-Iglesias è stato, in questi ultimi anni, oggetto di particolare attenzione tanto che, rispetto al precedente orario (91-92), l'attuale 92-93 è stato potenziato con un nuovo treno Iglesias-Cagliari e nel prossimo orario estivo, che entrerà in vigore a maggio 1993, sulla stessa direttrice è previsto un ulteriore potenziamento del servizio, con un nuovo treno in arrivo a Cagliari alle 15.33.
Relativamente alla linea Villamassargia-Carbonia, è stato assicurato che, non risponde a verità al ventilata chiusura della stessa, data la valenza strategica del trasporto merci per le F.S. S.p.A e per l'economia locale; inoltre nessuna modifica è prevista rispetto al precedente orario.
In tale relazione la trasformazione dei treni passeggeri con auto corse nel periodo estivo fa parte di un progetto che prevede la possibilità di utilizzo del mezzo gommato nel centro abitato di Carbonia senza oneri aggiuntivi rispetto alle attuali tariffe ferroviarie in modo da poter far fruire dei congedi ordinari il personale addetto.
Detto progetto verrà posto in essere in attesa di definire una razionalizzazione dei servizi nei vari bacini di traffico previsti dal Piano regionale trasporti, che è attualmente allo studio di un comitato tecnico appositamente costituito.
Lo scrivente assicura infine che il problema, nel contesto di una vertenza di carattere generale, sarà oggetto di un incontro che si svolgerà a breve con il Ministro dei trasporti teso a verificare il ruolo ed i programmi delle F.S. in Sardegna, nonché il trasferimento delle gestioni commissariali.
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