Seduta n.1000 del 03/02/2020
Incontro del Consiglio regionale con i rappresentanti della Sardegna nelle istituzioni europee (Parlamentari europei eletti nel Collegio Italia insulare), nazionali (Sottosegretari di Stato eletti in Sardegna, parlamentari sardi o eletti in Sardegna) e locali (Consiglio delle autonomie locali e ANCI)
Lunedì 03 febbraio 2020
Presidenza del Presidente MICHELE PAIS
La seduta è aperta alle ore 11 e 22.
PRESIDENTE. La giornata odierna inizierà con un incontro alla presenza degli ospiti parlamentari, membri del governo e rappresentanti di ANCI e CAL, inizieremo con gli interventi di un rappresentante per Gruppo dei consiglieri regionali, dopodiché gli ospiti potranno prendere parola e concluderà la Giunta. Dopodiché i lavori verranno sospesi e il Consiglio si riunirà per approvare un testo unitario che verrà distribuito, ma che comunque sarà integrato degli interventi che verranno svolti nel corso dei lavori.
A nome mio, dell'intero Consiglio regionale della Sardegna, saluto i Rappresentanti delle istituzioni europee, statali e locali che, con la loro presenza, hanno voluto onorare questo importante momento di confronto. Sono convinto che su temi come quelli che siamo chiamati ad affrontare quest'oggi, - nei quali sono coinvolte le competenze dei diversi livelli di governo, - si debba agire in modo unitario, sia nella fase in cui si discutono le possibili soluzioni, che nella fase in cui si elaborano le strategie più idonee a raggiungere gli obiettivi. L'azione di chi rappresenta il popolo sardo nelle diverse istituzioni democratiche è infatti più incisiva se è condotta in modo unitario e se non si disperde in estemporanee iniziative talvolta tra loro contrastanti. Per questo, assieme al Presidente della Regione, il Consiglio regionale ha proposto l'odierno incontro. I rappresentanti eletti nei collegi che insistono sul territorio sardo e i rappresentanti che provengono dalla Sardegna (sia che abbiano ricevuto un mandato elettorale europeo, o uno statale, regionale o locale), infatti, conoscono bene le problematiche che vive l'Isola, gli ostacoli che una errata concezione dell'insularità pone, le sfide che ogni giorno minano la serenità di molte famiglie, di molti lavoratori, di chi vive il tragico dramma della disoccupazione. L'incontro odierno vuole dunque dimostrare che i circuiti rappresentativi non devono essere considerati "circuiti chiusi", non comunicanti o comunicanti solo attraverso determinate forme: l'incontro odierno vuole dimostrare che, in nome di un comune denominatore, si possono creare anche sedi di confronto interistituzionale nelle quali poter convogliare, in una unica azione, le molteplici idee e le molteplici iniziative che, intraprese da sole, potrebbero risultare sterili o poco efficaci. Il tema che si affronta in questo appuntamento è noto in quanto di estrema attualità. Come specificato nella lettera di invito, gli accordi e la normativa da essi derivante, che impongono - a partire da quest'anno - limiti sulla composizione dei combustibili per uso marittimo, hanno un impatto notevole sull'economia dell'Isola. Occorre tuttavia premettere un aspetto importante per evitare fraintendimenti e per avviare un dibattito costruttivo: Ritengo che in quest'Aula nessuno dei presenti metta in dubbio l'importanza della salvaguardia dell'ambiente naturale e dell'ecosistema che con tali misure si intende assicurare. La normativa che limita la percentuale di zolfo nei combustibili, infatti, risponde alla imprescindibile esigenza di tutelare l'aria e di ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera e nell'acqua. L'ambiente, l'ecosistema e la salute sono definiti dalla giurisprudenza costituzionale, ma prima ancora avvertiti dalla coscienza collettiva, come "valori" fondamentali e imprescindibili. La loro tutela, affermata nei Trattati internazionali e nella normativa europea, è affidata dalla Costituzione italiana, ciascuno per sua competenza, agli enti costitutivi della Repubblica. Il livello e le modalità attraverso i quali tali enti assicurano la tutela (ad iniziare dallo Stato che, su tali materie, ha una competenza di sicuro prevalente e "trasversale" rispetto a competenze simili attribuite agli altri livelli) rappresentano lo specchio della nostra cultura e del progresso civile raggiunto. Fatta questa imprescindibile premessa non si può tuttavia trascurare che il rispetto delle misure adottate per migliorare le condizioni dell'ambiente, implichi, come è noto a tutti, l'innalzamento del costo del carburante e, dunque, un sicuro aumento delle tariffe da parte delle compagnie di navigazione. Le conseguenze che ciò comporta sono immaginabili: per una regione insulare, qual è la nostra Sardegna, quello marittimo costituisce un "canale" di collegamento ordinario soprattutto per il trasporto delle merci. L'aumento delle tariffe, di conseguenza, avrà fortissime ripercussioni sull'economia dell'isola e contribuirà ad accrescere gli svantaggi strutturali che, purtroppo penalizzano la Regione sarda. Ancora una volta la condizione insulare rischia quindi di diventare motivo di svantaggio piuttosto che di ricchezza, di qualità, di originalità. Occorre trovare, in breve tempo, idonee soluzioni per evitare le conseguenze negative di misure di per sé indispensabili e condivisibili. Il dibattito odierno è stato fortemente voluto proprio per questo: il confronto sarà sicuramente utile per individuare un percorso il più possibile condiviso e per elaborare strategie che, ad esempio, attraverso forme di equa distribuzione degli oneri o mediante altre misure di riequilibrio, possano restituire ai sardi pari condizioni di partenza, pari opportunità, rispetto a chi vive nel territorio continentale. Quello che si affronta, dunque, non è un tema che riguarda i sardi ma è un tema che, toccando il principio di uguaglianza sostanziale, coinvolge tutti gli ordinamenti, anche quello europeo e nazionale, chiamati a farsi carico del problema e a dare risposte concrete in virtù di un principio cardine, di un "principio supremo", affermato nella Costituzione e nei Trattati. Il contributo che scaturirà da tale confronto sarà ancora più utile se ciascuno dei presenti, nelle rispettive sedi istituzionali, si farà in modo convinto portatore della linea di indirizzo definita così avviando una azione sinergica ai vari livelli di rappresentanza e di governo. Nell'ambito del Consiglio regionale - interpreto l'intento manifestato dalle forze politiche - è opportuno che gli spunti e le riflessioni che emergeranno dall'odierno dibattito confluiscano in un atto di indirizzo che si auspica venga approvato in modo condiviso nella seduta convocata immediatamente dopo questo incontro. Per questo, l'ulteriore auspicio, è quello di definire in modo determinante, preciso e circoscritto, le linee di azione da intraprendere, affinché l'indirizzo condiviso produca in modo concreto e tempestivo i suoi effetti. Rinnovando il saluto a tutti i presenti, auguro buon lavoro e ringrazio gli ospiti che ci hanno raggiunto e quelli che, in risposta all'invito, sebbene impossibilitati a presenziare, hanno comunque esplicitamente manifestato il loro impegno per affrontare la problematica in discussione.
Invito i colleghi consiglieri a prenotarsi. Darò la parola a uno per Gruppo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.
COCCO DANIELE (LEU). Presidente, un caro saluto agli ospiti che sono qui presenti, a dire la verità io me ne aspettavo molti di più perché credo che un Consiglio così importante, convocato già da tempo, per discutere di una problematica così attuale e che debba avere delle proposte di soluzioni immediate, avrebbe meritato una presenza diversa.
Approfitto, se me lo concede, Presidente, di utilizzare un minuto dei miei sei per ricordare l'ennesimo atto intimidatorio nei confronti di un amministratore locale, il vicesindaco del Comune di Burgos, è stato oggetto venerdì notte di un atto intimidatorio, e questo per segnalare, siamo stufi di farlo per l'ennesima volta, lo Stato che ha abdicato in alcune zone del sud della Sardegna, in Goceano in particolare: chiusure di Scuola di Polizia, chiusura di caserma, le criticità occupazionali e di povertà assoluta che aumentano e poi purtroppo, anche se non giustificabili, queste sono le risposte che arrivano da una piccolissima parte di cittadini.
Credo che la solidarietà non serva più ai colleghi verso i quali vengono perpetrati questi atti, ma è giusto che si ricordi per quello che può servire. Diceva lei nella sua introduzione che questi sono temi che hanno necessità di un approccio il più possibile unitario. Io provo una sorta di imbarazzo oggi a confrontarmi su questi temi con i colleghi e con gli ospiti qui presenti, con i deputati, i senatori e i deputati europei, anche perché le notizie che noi abbiamo su quelle che potrebbero e dovrebbero essere le proposte di soluzione al problema le conosciamo solo a mezzo stampa. E questo credo che non faccia onore a chi ci rappresenta nei Governi nazionali, nelle Commissioni europee, e non faccia onore neanche a questo consesso, che dovrebbe essere qui presente per cercare di dare le risposte a quelle tematiche, a quei problemi, che purtroppo da troppo tempo devastano quella che è la serenità del popolo sardo. Mi fa sorridere pensare a quelli che dicono che l'insularità è un vantaggio, forse da qualche giorno ci siamo accorti che non è così e non potrà essere così, se non ci saranno davvero delle rivoluzioni, soprattutto per quello che riguarda il trasporto marittimo e aereo. Un traguardo l'abbiamo raggiunto, credo che stiamo dichiarando in autonomia la nostra indipendenza, visto che comunque ci stiamo isolando dal resto del nostro Paese. Ci stiamo isolando perché se continuiamo di questo passo sarà davvero difficile poter garantire e assicurare a tutti la libertà di potersi muovere. Le risposte devono essere inderogabili e devono essere indifferibili. Io credo che oggi lei bene ha detto, per non cadere nel luogo comune, che possa sfociare nel fatto che un ordine del giorno o una mozione non si nega a nessuno, io auspico davvero che l'incontro di oggi sia foriero di qualcosa di costruttivo, di qualcosa che davvero possa poterci far dire, anche all'esterno di quest'Aula, che da domani qualcosa cambierà. Però le notizie davvero noi vorremmo saperle e conoscerle con contezza, perché a oggi non sappiamo quello che sta succedendo, quella che è la proposta della Giunta rispetto alla Commissione europea, rispetto al nostro Ministro dei trasporti. E con questo non voglio dire che le responsabilità sono di chi governa attualmente, sia il Governo nazionale, sia il Governo regionale, perché sarebbe ingeneroso dire che questo è un problema di qualche mese fa, è un problema, l'abbiamo già detto, atavico, però rispetto a questo problema atavico anche l'attuale Amministrazione regionale, che comunque è in carica ormai da un anno, dovrebbe almeno informarci su come si intende procedere.
Io ripeto, e lo dico io, ma credo che possano certificarlo anche i colleghi, a oggi noi non sappiamo quale sia la linea da portare avanti. Credo che sia finito il tempo degli spot, della demagogia, e sia arrivato il tempo davvero di provare a proporre delle soluzioni certe e concrete, che finalmente diano delle risposte.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mura. Ne ha facoltà.
MURA FRANCESCO (Fratelli d'Italia). Presidente, un benvenuto a tutti gli ospiti, alla Giunta e a tutti i colleghi. Siamo davanti al problema dei problemi per la Sardegna, il problema dei trasporti, dei collegamenti col resto del continente europeo. Siamo di fronte all'ennesima negazione dell'insularità nei confronti dei sardi e di chi la Sardegna la vorrebbe vivere pur non essendo sardo. Le nuove norme comunitarie impongono, giustamente, l'utilizzo di carburanti che abbiano un minore impatto di inquinamento sull'ambiente, e su questo siamo tutti d'accordo, nessuno può insegnare alla Sardegna quanto sia importante il valore ambientale e quanto possa essere importante la risorsa dell'ambiente per tutti noi, però allo stesso tempo ritengo sia ingiusto che il costo del rispetto dell'ambiente possa gravare solo sulla Sardegna e su chi come la Sardegna vive le condizioni di insularità. E' per questo motivo che sarà importante la nostra, quella di tutta quest'Aula oggi, la nostra capacità di essere uniti affinché sia il Governo regionale che quello nazionale possano mettere in atto tutte le azioni possibili affinché si possa scongiurare un ulteriore colpo basso all'economia già fragile della nostra Sardegna.
Senza la capacità di concorrere ad armi pari con il resto dell'Europa saranno vane tutte le altre nostre vertenze, sarà vano lavorare affinché si superino tutte le altre vertenze, perché il costo dei trasporti e delle merci sarà determinante su tutto, e noi non vogliamo che la Sardegna sia condannata a una condizione di subalternità che ormai dura da decenni; sarà così vano, senza un decisivo intervento, qualsiasi tentativo di rilancio della nostra terra, e nessuno di noi vuole che i sardi possano campare di redditi di cittadinanza o di altre sovvenzioni di natura assistenziale. E' nostro dovere supportare il tessuto economico e produttivo della Sardegna e favorire il suo sviluppo, per questo motivo sarà importante l'azione politica di questa mozione, che non può essere derubricata al vecchio detto d'Aula che "una mozione non si nega a nessuno": questa è una mozione che è molto importante, fondamentale, un'azione politica che ha un significato decisivo per la Sardegna. Io credo che tutti quelli presenti in quest'Aula oggi abbiano il compito di doversi adoperare affinché dal Governo nazionale e dalla Commissione europea si possa superare questa situazione, questa condizione, e il nostro sistema produttivo possa godere di una servizio di trasporto alla pari con il resto del continente europeo. Pertanto mi auguro che si possa trovare un'azione condivisa, e che questa azione condivisa possa portare dei frutti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS STEFANO (Misto). Grazie Presidente, grazie al Presidente della Giunta regionale, alla Giunta, ai parlamentari sardi intervenuti oggi e a tutti quanti i colleghi che oggi partecipano a questa vitale discussione. Non poteva non essere così, ma dall'inizio di questo mandato questa Giunta regionale, sardista e autonomista, ha messo il green new deal all'apice delle proprie politiche, in ogni ambito, in ogni sfera di interesse che va toccata questa Giunta regionale, questa maggioranza, ha chiarito che non è nel traslare nel tempo, non è nel cercare di aggirare, non è nel far finta di nulla che si concentrerà l'azione e il peso politico di questa Amministrazione, ma è nel cercare di dotarsi dei mezzi per poter affrontare la sfida di questo secolo mettendo davanti a tutto l'ambiente e la salute. Quindi questa maggioranza, questo Consiglio regionale non cerca di aggirare una direttiva, non cerca soluzioni tampone, cerca soluzioni strutturali, e per cercare le soluzioni strutturali è corretto dire quanto tempo è trascorso alle nostre spalle (cosa che confido suggerirà prudenza negli interventi successivi) e che è stato trascorso a fare ben altro che cercare soluzioni strutturali, si sono piuttosto battute le mani ad armatori apparentemente generosi verso la nostra Isola, non si è trattato l'argomento, si è taciuto anche quando, sollevato all'interno di questo Consiglio regionale, è stato posto il problema che un tema così radicalmente decisivo per questo tipo di vettori veniva dato in pasto, con la dote del contributo alla continuità territoriale, ai mercati internazionali. Perché giova ricordare che, vigente un contributo per la continuità navale, sono stati collocati dei titoli nelle borse internazionali che sono ben serviti a mettere in sicurezza i conti di alcune aziende, sono ben serviti a mettere in sicurezza il portafoglio crediti di qualche banca, non sono serviti però a che oggi il nostro sistema economico potesse confidare su dei vettori aggiornati e all'avanguardia dal punto di vista tecnico. Quindi giova ricordare che dal 2016, anno in cui è datata la direttiva che dal 2020 si applica, è trascorso del tempo senza che il tema fosse neppure preso in considerazione, e oggi ci troviamo a pagare, già nei primi mesi di quest'anno, lo scotto di non averci lavorato, di aver taciuto quando era corretto parlare, di forse aver ceduto un pochettino alla tentazione della polemica quando prudenza suggerirebbe che non fosse stato il caso. Ma siamo sicuri che d'ora in poi non sarà così, siamo sicuri che d'ora in poi lavoreremo gomito a gomito per risolvere il problema, che ha una sola soluzione, ha la soluzione di pretendere e ottenere che al prezzo, qualunque esso sia, della competitività del trasporto delle merci soprattutto, ma anche delle persone, nel nostro territorio ci sia la possibilità di avere dei vettori che hanno già investito e investano nel futuro per aggiornare i mezzi di trasporto. Perché passare dal 3,5 allo 0,5 per cento di zolfo all'interno della tonnellata di carburante è un fatto che richiede un consistente investimento tecnologico, richiede un consistente investimento di visione nel programmare la propria azienda, investe un consistente intervento di sorveglianza, di presenza, di determinazione nell'esigerlo da parte di un'Amministrazione come quella che tutti noi rappresentiamo e che, grazie al contributo dei parlamentari sardi, confido in futuro possa assumere ancora maggiore forza. Di conseguenza, cari colleghi, mettendo da parte tutto ciò che è transitorio, tutto ciò che è soluzione ponte, tutto ciò che è una pezza che a poco servirebbe, concentriamo, mettendo da parte ogni tipo di questione che riguarda il passato, tutta la nostra attenzione, il nostro impegno e le nostre intelligenze sul futuro. Chiediamo quali sono le condizioni, e dobbiamo ottenerle dall'Italia e dall'Europa, perché il sistema di trasporti che ruota attorno alla nostra Isola sia principalmente capace, non di trasferire una penalità attraverso un prezzo, ma soprattutto di trasportare uomini e merci attraverso sistemi che non siano impattanti verso l'ambiente e verso la salute.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Emanuele Cera. Ne ha facoltà.
CERA EMANUELE (FI). Grazie signor Presidente, onorevoli colleghi, pregiatissimi rappresentanti istituzionali della Sardegna a tutti i livelli, non intendo toccare l'argomento relativo alla continuità territoriale aerea, visti gli impegni presi dal Presidente e dall'Assessore di riferire in Aula gli sviluppi, ma voglio focalizzare l'attenzione su quelle che sono le difficoltà attuali relative alle problematiche sull'incremento dei costi dei trasporti marittimi. Come a tutti noto dal primo di gennaio di quest'anno, con l'applicazione della direttiva europea Organizzazione marittima internazionale IMO 2016/802, viene previsto l'utilizzo di combustibili con minor presenza di zolfo anche nelle unità navali operanti sul bacino del Mediterraneo. Con questa direttiva l'Unione europea intende dare una chiara impronta di politica ambientale attraverso la riduzione delle emissioni di anidride solforosa derivanti dalla combustione di alcuni tipi di combustibili liquidi, diminuendo così gli effetti nocivi di tali emissioni per le persone e per l'ambiente e su questo non possiamo non condividere le politiche europee. Ma allo stesso tempo la nuova disciplina determina, com'era ampiamente prevedibile, un ulteriore incremento dei costi per le compagnie di navigazione che esercitano il servizio di trasporto marittimo da e per la Sardegna. Gli armatori, e ne ho copia, perché le aziende che insistono nella nostra provincia sono toccate, quelle soprattutto del settore agroalimentare sono toccate in modo diretto, hanno comunicato, e in diversi casi già previsto, un incremento tariffario su tutte le linee che oscilla, a seconda delle compagnie, dai 5 a 8 euro in più per ogni metro lineare dei mezzi imbarcati, gli aumenti potrebbero arrivare a 40-50 euro in più per le autovetture e 100 euro per i semirimorchi con un rincaro intorno al 30 per cento rispetto all'attuale costo del trasporto. Alla data attuale, carissimi colleghi, in assenza di un intervento deciso e diretto del Governo gli effetti di questa politica vengono interamente scaricati sulle imprese e sui cittadini della Sardegna con immaginabili ripercussioni sulla nostra economia e sul tessuto imprenditoriale della nostra Isola già fortemente penalizzato dallo svantaggio insulare. La stessa direttiva, già all'atto della sua approvazione, aveva previsto la produzione di questi effetti, infatti, la stessa afferma "che l'obbligo di garantire bassi valori e limiti di zolfo nei combustibili per uso marittimo può portare ad un notevole aumento del prezzo di tali combustibili, almeno nel breve termine e può avere un effetto negativo sulla competitività del trasporto marittimo a corto raggio rispetto ad altri modi di trasporto". Quindi era scritto non ci siamo inventati nulla, non abbiamo detto niente di diverso. Piuttosto lo Stato italiano non solo non ha tutelato in Europa il sistema isolano nazionale ma al tempo non è nemmeno intervenuto con adeguate politiche nazionali di riequilibrio, benché fortemente auspicate. La direttiva stessa al fine di evitare effetti distorsivi del mercato per evitare che il trasporto per mare venga modificato da trasporto marittimo e quello terrestre prevede opportuni e adeguati sistemi di incentivazione per contrastare questo fenomeno facendo pieno uso degli strumenti già esistenti come il programma Marco Polo e la rete transeuropea di trasporto per fornire un'assistenza mirata in modo da ridurre al minimo il rischio di tale trasferimento modale. È del tutto evidente che il rischio individuato dal legislatore europeo si è immediatamente manifestato a fronte del paventato incremento dei costi per le compagnie marittime sui trasporti da e per la Sardegna. I costi dell'introduzione della nuova normativa sui combustibili di fatto, realizzando una barriera per l'accesso delle aziende sarde ai mercati extra regionali, determina una lesione gravissima sia alla libertà di esercizio di un'attività economica sia al principio della libera concorrenza. Secondo le prime stime si tratterebbe di circa 50 milioni di euro di maggiori costi ogni anno che si riverserebbero sull'effettiva possibilità di esportare i prodotti isolani sui mercati extra regionali. Inoltre le nuove tariffe, coinvolgendo anche il traffico relativo ai passeggeri, rischiano, altresì, di incidere negativamente sull'economia turistica rendendo più onerosi i viaggi e danneggiando un settore strategico per l'economia della nostra Isola. Gli incrementi simultanei da parte delle compagnie avvengono sul piano cronologico a pochi mesi dalla scadenza della convenzione per l'esercizio di servizi di collegamento marittimo in Regione di pubblico servizio con le isole maggiori e minori che deve necessariamente vedere una immediata azione politica finalizzata alla stipula della futura convenzione. Per questa ragione è opportuno che questo Consiglio regionale si esprima unitariamente evitando ogni inopportuna polemica e divisione per promuovere un'azione urgente di carattere straordinario del Governo sia per scongiurare che gli aumenti tariffari conducano l'economia sarda alla paralisi totale, sia per programmare un'effettiva continuità territoriale marittima che assicuri tanto il diritto alla mobilità dei cittadini quanto la libera circolazione delle merci da e per la Sardegna. Gli spazi e i margini per un reale intervento vengono delineati direttamente dalla direttiva IMO 2016/802 allorquando la stessa stabilisce che gli Stati membri potrebbero ritenere necessario fornire un sostegno agli operatori interessati dalla presente direttiva conformemente alle norme in vigore in materia di aiuto di Stato…
PRESIDENTE. Onorevole, si avvii alla conclusione, grazie.
CERA EMANUELE (FI). La relazione era ancora lunga, Presidente, avrei voluto in qualche modo esplicitare un attimino il concetto ma chiudo, visto il suo richiamo, in chiusura mi sento in dovere di chiedere a tutti voi, onorevoli colleghi, al Presidente della Giunta, ai parlamentari della Sardegna, ai parlamentari europei eletti nel collegio Sicilia - Sardegna e alla rappresentanza del CAL e dell'ANCI di fare fronte comune affinché anche le Regioni insulari e le isole minori siano destinatarie di politiche di riequilibrio finalizzate a garantire il principio all'articolo 3 della Carta costituzionale ove viene sancito che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavori all'organizzazione politica economica e sociale del Paese. Questo è l'auspicio che mi sento di fare a nome e per conto del Gruppo di Forza Italia, consapevole e sicuro che la sensibilità di tutti i colleghi sia tale e tanta da poter in qualche modo creare una condizione per la strutturazione di un documento unitario che ci porti in una rivendicazione piena nei confronti dello Stato e dell'Europa, grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cera, invito i colleghi consiglieri a rimanere nel tempo assegnato di sei minuti.
È iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Sì grazie Presidente, io penso che lei abbia fatto bene nel suo intervento introduttivo a sottolineare un aspetto, che cioè stiamo parlando dell'ampio tema dell'insularità, che non è una delle tante rivendicazioni di una Sardegna che si presenta allo stato a fare piagnistei, ma è un tema che riguarda direttamente la coesione nazionale. E approfitto di questa occasione per dare atto e per ringraziare tutti i parlamentari sardi, i senatori e i deputati sardi per la determinazione e la convinzione con la quale hanno dichiarato la loro adesione a questa fondamentale battaglia. Onorevoli colleghi, siamo tutti per l'ambiente e chi non lo è?! E non potrebbe essere diversamente! Però anche in questo caso noi ci troviamo davanti ad una situazione in cui l'Europa adotta provvedimenti concreti per tutelare l'ambiente ma i nostri diretti competitori la Cina, gli Stati Uniti, la Russia, l'India colossi dell'economia mondiale badano ad altre cose, badano alla crescita economica. Ecco perché pensiamo che un'Europa così attenta all'ambiente non possa pensare di applicare in maniera così rigida le norme sugli aiuti di Stato alle imprese, e non a caso il centro della lettera che i componenti della Commissione Speciale per il riconoscimento dell'insularità e tutti i parlamentari sardi deputati e senatori sardi, assieme al Presidente del Consiglio hanno firmato indirizzandola alla Presidente del Parlamento europeo perché il tema è quello delle regole sugli aiuti di Stato alle imprese che vengono applicate in maniera così rigida da penalizzare pesantemente le situazioni come la nostra, che si trovano in una situazione diversa rispetto alle altre, perché è vero che questa direttiva non colpisce soltanto la Sardegna, ma è altrettanto vero che colpisce soprattutto la Sardegna, perché applicare le norme sugli aiuti di Stato per una situazione come la nostra come la si applica per le ricche regioni dello zoccolo continentale, per le ricche regioni del centro dell'Europa, del triangolo nel quale ci sono le imprese più produttive d'Europa, è evidente che crea una situazione di grave ingiustizia. Ecco perché, Presidente, io credo che abbiamo fatto una scelta giusta, che i Capigruppo del Consiglio abbiano fatto una scelta giusta nel porre all'ordine del giorno della seduta statutaria una seduta solenne, questo tema qua, che investe uno degli aspetti centrali del tema insularità, sicuramente il tema che, assieme alla continuità territoriale aerea, tocca direttamente la nostra economia e tocca la vita dei sardi. Di fronte a questo che cosa ci troviamo? Ci troviamo un impegno del Governo, non parlo di questo Governo, ma parlo in generale del Governo nazionale che, quale che ne sia la colorazione, si dimostra sempre, non vorrei dire controparte, perché è anche ingiusto definirla controparte, però possiamo dire distratto, non attento alle questioni che riguardano la Sardegna, perché la direttiva è del 2016, quindi stiamo parlando di un'attenzione tardiva rispetto a questo tema del Governo, ma, onorevoli colleghi, se me lo permettete anche insufficiente, perché lo stanziamento di 12 milioni di euro può essere accettato come risposta immediata, ma è chiaro che ci vuole un intervento ben più importante per fronteggiare questa situazione. E io credo che il danno stimato di 50 milioni di euro sia sottostimato, perché se noi andassimo a calcolare tutti i danni che derivano da questa situazione io credo che andremmo ben oltre i 50 milioni di euro.
Onorevoli colleghi, io sono convinto di una cosa, che l'azione della Giunta regionale, che su questo tema è stata tempestiva, e l'azione congiunta di tutte le istituzioni sarde, della Giunta regionale, del Consiglio regionale, dei parlamentari sardi e di tutto il popolo sardo porterà a dei risultati, intanto perché bisogna affrontare l'emergenza, ma poi perché dobbiamo entrare nell'ordine di idee che è necessario individuare soluzioni che non costringano periodicamente la Sardegna a subire situazioni umilianti come quella che stiamo vivendo attualmente. Grazie.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Li Gioi. Ne ha facoltà.
LI GIOI ROBERTO (M5S). Grazie Presidente, grazie agli onorevoli colleghi che ci hanno fatto gioire per la presenza in questo giorno così importante in cui si discute di un argomento che effettivamente non può avere magliette o colori politici. Il 7 gennaio scorso siamo stati, tutti i consiglieri regionali, protagonisti di un sit-in assieme alle parti in causa nei porti isolani con cui abbiamo portato all'evidenza pubblica un problema fondamentale e drammatico, perché in seguito all'entrata in vigore della direttiva europea del 2016 si è venuto a creare un grave problema economico per quanto riguarda i nostri autotrasportatori. Per quanto ci riguarda, abbiamo subito chiamato in causa i nostri parlamentari e in particolare il collega Nardo Marino, che in Commissione trasporti si è messo immediatamente al lavoro per cercare di dare una soluzione nell'immediato, in prospettiva anche successivamente a questo grave problema. Da questo suo lavoro indefesso è venuta fuori l'interpellanza di venerdì scorso, presentata alla Camera dei Deputati, con cui l'onorevole Marino ha messo in evidenza che, al di là della norma prevista all'articolo 11 della stessa direttiva che dà la possibilità ai governi di tamponare nell'immediato situazioni simili, esisteva una direttiva, una direttiva esattamente del 2004, per cui l'Unione europea aveva emanato nuovi orientamenti in materia di aiuti di Stato ai trasporti marittimi. Ebbene, il punto 10 di questa direttiva, aiuti al trasporto marittimo a corto raggio, se letto in combinato disposto col punto 5, aiuti agli investimenti, rende possibile incentivi per promuovere l'uso di navi sicure e non inquinanti, nonché finalizzati a conformare le navi immatricolate nell'Unione a standard più rigorosi delle norme vincolanti in materia di sicurezza e di ambiente stabilite nelle convenzioni internazionali, e in anticipo sull'adozione di norme più rigorose in modo da migliorare i controlli in materia di sicurezza e di ambiente. Questo, come ha anticipato l'onorevole Cossa, ha portato ad un immediato intervento del Governo, che però ha determinato lo stanziamento di 12 milioni di euro che andranno al 100 per cento per gli autotrasportatori. Io penso che questa sia una notizia molto positiva che va al di là delle magliette, delle appartenenze politiche, perché non esiste Governo amico o non amico, ma esiste semplicemente un Governo cosciente, consapevole di quelli che sono i problemi di tutto il territorio nazionale e che immediatamente interviene. Adesso c'erano 12 milioni, i 12 milioni sono stati messi, e sono sicuramente più di zero, anche perché la strada da percorrere è lunga in quanto, se è vero che la direttiva europea ha portato il limite dello zolfo allo 0,5 rispetto al 3,5 precedente, l'obiettivo è lo 0,1, limite che abbiamo adottato ad esempio nei mare quali il Baltico, il Mare del Nord, nei mari nord-americani e caraibici. Quindi la strada è ancora lunga e saranno necessari interventi ancora più importanti, perché la svolta Green, di cui questo Governo nazionale è sicuramente protagonista e primo firmatario, è anch'essa all'inizio, e sicuramente vuole arrivare ai massimi risultati. Però, giustamente, dobbiamo coniugare quelli che sono gli interessi della tutela dell'ambiente, della tutela della nostra salute con quelli che sono gli interessi economici dei nostri imprenditori. Io ritengo che l'intervento, che è successivo all'interpellanza del nostro deputato Nardo Marino, interpellanza che tra l'altro è stata sottoscritta anche da tutti i parlamentari sardi del Partito Democratico, oltre che ovviamente da quelli del Movimento 5 Stelle che rappresento, è soltanto un primo atto che ci deve portare poi a intervenire tutti assieme, quindi come Consiglio regionale, come parlamentari sardi a Roma su quella che sarà la nuova convenzione sul trasporto marittimo, che giustamente dovrà permettere la partecipazione, e quindi poi l'attività imprenditoriale, soltanto a quelle compagnie che diano adeguate garanzie in merito, perché, per ricordare un qualcosa che è stato sottolineato in precedenti sedute, le nostre navi non possono entrare nei porti del Nord Europa perché sono fuori legge, e quindi, se i Governi precedenti di qualsiasi colore non sono intervenuti su questa materia determinando il dramma che adesso stiamo vivendo, d'ora in avanti dobbiamo tutti assieme metterci a lavorare affinché questo non avvenga più, e che l'Italia sia capofila di un nuovo modo di pensare, di un nuovo modo di pensare Green che quindi metta al centro sia la salute che l'ambiente e anche l'interesse degli imprenditori. Grazie.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.
PERU ATONELLO (UDC Cambiamo!). Saluto colleghi, Giunta, Presidente, rappresentanti nazionali, Governo, rappresentanti dell'ANCI e delle Autonomie locali. Oggi abbiamo una grande occasione per confrontarci su uno dei temi tra i più rilevanti per la nostra Regione, i trasporti. Le politiche dei trasporti incidono profondamente nel tessuto sociale ed economico della Sardegna. Oggi è una grande occasione per poter individuare insieme soluzioni a questo sentito problema, oltre alla palese difficoltà che la Sardegna sta attraversando in seno alle politiche dei trasporti, che chi mi ha preceduto ha evidenziato, in queste ore si somma la preoccupazione di un ulteriore caro traghetti, un aumento, come avete detto, determinato da una Direttiva europea, dalla 802, che è entrata in vigore qualche giorno fa, il primo gennaio 2020. E allora è quasi superfluo premettere che siamo tutti pienamente d'accordo e favorevoli alla tutela dell'ambiente e alle limitazioni di qualsiasi forma di inquinamento, ma è d'obbligo sottolineare che c'era abbastanza tempo a disposizione per prevedere incentivi alle compagnie di navigazione per l'acquisto di dispositivi antinquinamento, per incoraggiare azioni mirate ad impedire le conseguenze di cui oggi stiamo discutendo in quest'Aula. Ebbene, oggi possiamo dire con certezza che l'Italia non ha fatto un bel niente. E chi pagherà questi costi? Tutti gli italiani? Le compagnie di navigazione? No! La risposta è semplice, cari colleghi, li pagherà come sempre l'intera economia dell'Isola, il nostro turismo, i nostri agricoltori, i nostri prodotti, la nostra gente, ogni singolo passeggero che sarà sempre limitato della propria libertà. E allora, non dobbiamo più consentire che ancora una volta le conseguenze negative della inoperosità di altri debba essere scontato sempre dalla Sardegna, e per questo chiediamo un impegno finanziario di almeno, come diceva prima il collega Cossa, 50 milioni di euro da parte dello Stato a favore dei cittadini sardi per contenere questo aumento. Però è arrivata l'ora di reagire, è arrivata l'ora di reagire perché la Sardegna la stanno condannando, e stiamo condannando la Sardegna al sottosviluppo; vivere in quest'Isola, cari colleghi, deve rappresentare un'enorme opportunità e non una pena da espiare. È per questo che diciamo basta a questa visione limitata della politica, che ha retrocesso la Sardegna agli ultimi posti, in particolare riferimento al sistema strutturale e infrastrutturale. È per questo che dobbiamo essere bravi a far capire, a chi non ha ancora capito o a chi non vuole capire, che le nostre autostrade sono il mare e il cielo, e non c'è altra via per la nostra libertà. È per questo che vorrei fare una riflessione con voi, cari colleghi; l'Italia poco o niente ha fatto a difesa della Sardegna in Europa, perché se l'avesse fatto realmente, viste le condizioni geografiche svantaggiose in cui noi viviamo, avremmo potuto godere sicuramente delle sacrosante deroghe alle discipline comunitarie che tanto noi chiediamo in maniera forte per arrivare alla nostra pari dignità, invece succede esattamente il contrario, è proprio una costante imputare alla nostra Isola, per qualsiasi azione, l'attribuzione di questi cosiddetti aiuti di Stato. Il risultato del nostro sistema economico evidenzia esattamente l'opposto; lo strumento chiamato "aiuti di Stato" è diventato per noi l'ostacolo dello Stato, l'impedimento e il rallentamento di Stato, e questo "aiuto di Stato" che sta condizionando il nostro sviluppo e la nostra crescita. La nostra Italia avrebbe dovuto battersi per ottenere quelle deroghe ai principi contenuti nel Trattato dell'Unione europea di cui avremmo bisogno, e che le condizioni di insularità meriterebbero, avremmo bisogno di essere difesi dal nostro Stato esattamente come ha fatto la Spagna, come ha fatto la Francia, come ha fatto il Portogallo per i loro territori, al contrario dell'Italia che, per non fare torto a nessuno, non ha sollevato mezzo dito. Oggi come ieri dobbiamo ricordarci che non esistono Governi amici, ma la nostra condizione, cari colleghi, dipende solo da noi, ed è arrivato il momento di far capire ai governanti italiani e ai burocrati europei che la Sardegna vuole essere parte integrante e forza propulsiva, vuole crescere e non essere assistita, e noi vorremmo costruire idealmente una autostrada tra l'Isola e il continente, per essere valore aggiunto allo sviluppo invece che essere soppressi dagli egoismi e dai soggettivismi che non ci permettono di fare questo. È ora di reagire, io chiamo veramente tutti per reagire e dimostrare più incisività e più determinazione; non è utile impegnarsi a favore della sola sopravvivenza e della nostra autoconservazione con azioni disorganiche, più dimostriamo divisione, maggiore è la forza del vecchio sistema, e per questo, cari colleghi, oggi siamo qui in tanti, svestiamoci dai panni della maggioranza e dell'opposizione e andiamo al di là delle diverse appartenenze partitiche, solo così può crescere la Sardegna e possono crescere i sardi. Grazie.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.
GANAU GIANFRANCO (PD). Grazie, Presidente, Presidente Solinas, onorevoli e signori Assessori, onorevoli Deputati e Senatori, rappresentanti del Governo e rappresentanti degli Enti locali, benvenuti onorevoli colleghi. Oggi incontriamo i rappresentanti nazionali su un argomento di grave attualità, che richiede interventi ancora una volta emergenziali. Concordo con chi ha già detto che il tema odierno rientra a pieno titolo nelle rivendicazioni che la Sardegna sta portando avanti per il riconoscimento dell'insularità come una condizione di svantaggio permanente e causa di arretratezza economica e sociale della nostra Isola, e della non competitività con le altre regioni non insulari europee. E a questo proposito colgo l'occasione della presenza dei parlamentari, anche se so che non ce ne è bisogno, per fare un appello per sollecitare, ancora una volta, la discussione della legge di iniziativa popolare ferma in Commissione Affari costituzionali del Senato. Il tema di oggi si aggiunge all'impossibilità di ottenere una vera continuità territoriale, marittima ed aerea, adeguata alle esigenze di mobilità da e per la Sardegna, come testimoniano i fatti di questi giorni, che portano addirittura all'impossibilità di prenotazione di voli da e per l'Isola a partire dal prossimo 16 aprile, ma di questo avremo modo di entrare nel dettaglio e di discutere più approfonditamente domani, in quest'Aula. Sia ben chiaro che non è in discussione la bontà del provvedimento oggetto dell'incontro odierno, che riteniamo giusto ed opportuno, un provvedimento più che necessario per combattere le emissioni nocive e tutelare l'ambiente, che rientra appieno nelle strategie di salvaguardia del pianeta che, purtroppo, trovano fin troppi ostacoli ad essere realizzate e tradotte in pratica effettive, quello che risulta non accettabile e che i costi derivanti dall'applicazione di queste norme, che comportano un incremento del 30 per cento dei costi per il passaggio al carburante idoneo con contenuto di zolfo minore dello 0,5 per cento per massa, che questi costi ricadano sull'Isola. È stato detto che il costo medio dell'incremento per il trasporto di un semirimorchio da e per la Sardegna comporti un aumento di costi di 100 euro, con un costo complessivo di ulteriori 40-50 milioni di euro all'anno, che andranno a penalizzare ulteriormente la già precaria economia regionale. Per non parlare dei risvolti negativi legati all'aumento dei costi per i passeggeri e le auto private, che rischiano di penalizzare ulteriormente oltre che il comparto commerciale, anche quello turistico. Siamo stati i primi, con un'interpellanza presentata e discussa lo scorso anno, a sollevare il problema, è evidente che i costi aggiuntivi, stimati in 40-50 milioni di euro, vadano a sommarsi ai 2 miliardi e mezzo di euro stimati di costi aggiuntivi che la Sardegna deve sostenere a causa della condizione di insularità, stima fatta da uno studio approfondito, scientifico, dalla precedente legislatura presentato al Governo nazionale. Un costo inaccettabile che corrisponde ad un'intera manovra finanziaria regionale ogni tre anni. Per questi motivi questi costi aggiuntivi non possono e non devono gravare sulla nostra Regione.
Preso atto che negli anni i Governi che si sono succeduti non hanno messo in campo nessuno degli strumenti di mitigazione, pur previsti nell'atto di adozione del Marpol, come, per esempio, la disposizione di incentivi a favore dell'adozione da parte degli armatori di strumenti di abbattimento delle emissioni, né che siano state inserite nella chiusura della vertenza entrate risorse specifiche per compensare questo aumento dei costi, oggi chiediamo un immediato intervento del Governo che sia in grado di eliminare e non semplicemente di mitigare l'impatto derivante dall'applicazione delle norme, come giustamente fatto con la messa a disposizione di 12 milioni, in attesa di un bando per la continuità territoriale marittima che possa contenere la richiesta di rispetto della normativa da parte degli armatori partecipanti al bando stesso, ribadendo che le competenze del bando per la continuità marittima siano trasferite alla Regione, che ne deve avere piena competenza.
Su queste basi siamo a disposizione per una battaglia comune, come sempre, nell'interesse della Sardegna e spero che questo argomento sia inserito al primo punto dell'ordine del giorno della discussione previsto al tavolo del Governo-Regione sul tema dell'insularità. Dicevo che su queste basi siamo a disposizione per una battaglia comune, come sempre, nell'interesse dei sardi e della Sardegna, sempre che siamo messi a conoscenza e in grado di condividere le azioni proposte ed avanzate dalla Giunta regionale sui temi in oggetto. Grazie.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mula. Ne ha facoltà.
MULA FRANCESCO (PSd'Az). Grazie Presidente. Onorevoli Consiglieri, illustri ospiti, è un grande piacere avervi oggi qui con noi, spinti come noi a far fronte comune in difesa di questa terra che continua ad essere dimenticata dalle Istituzioni. Oggi ci troviamo a discutere di un argomento che già l'anno scorso è stato oggetto dell'attenzione di tutti noi. Siamo infatti pervenuti alla stesura di un ordine del giorno che spero sia condiviso, con l'obiettivo di trovare una soluzione comune alla grave situazione che per l'ennesima volta vede come protagonista in negativo la nostra isola. Sappiamo, infatti, che dal primo gennaio 2020 sono entrate in vigore le nuove norme della Convenzione internazionale Marpol dell'IMO, Organizzazione marittima internazionale, che obbligano ad utilizzare a livello mondiale carburanti navali con un contenuto di zolfo inferiore allo 0,5 per cento, con lo scopo di migliorare la qualità dell'aria e diminuire drasticamente l'inquinamento ambientale prodotto dalle navi commerciali che oggi utilizzano combustibile con tenore di zolfo al 3,05 per cento. La conseguenza del rispetto degli obblighi di riduzione dell'inquinamento sono stati gli extracosti che le compagnie di navigazione hanno dovuto sostenere. Le compagnie, infatti, possono optare per diverse soluzioni o utilizzare il GNL, il gas naturale liquefatto, o usare il carburante a basso contenuto di zolfo non superiore allo 0,5 per cento, o munire le navi di meccanismi di depurazione di gas di scarico, soluzioni che comunque comportano rilevanti criticità in quanto i meccanismi di depurazione risultano essere molto costosi, il carburante a basso contenuto di zolfo è considerevolmente più costoso, oltre il 30 per cento in più, e anche l'utilizzo di GNL è comunque una soluzione ponte utilizzabile in una fase di transizione che non può essere certo la soluzione definitiva. Il quadro esposto ha lo scopo di evidenziare la grave situazione che sta subendo la Sardegna in considerazione del fatto che le compagnie di navigazione hanno aumentato del 30 per cento i prezzi dei trasporti, facendo di conseguenza gravare sugli autotrasportatori i costi per l'adeguamento delle navi e per l'utilizzo di carburante a basso contenuto di zolfo. Gli investimenti effettuati dagli armatori devono essere pagati dagli stessi armatori e non andare a gravare, come accade oggi, sul costo dei trasporti. Ricordo che gli armatori, al fine di garantire lo sviluppo di un trasporto più sostenibile e meno dannoso per l'ambiente, usufruiscono anche di incentivi pubblici, vedi Marebonus, rifinanziato anche per il 2021 con l'ultima legge di bilancio per 20 milioni di euro. Quindi gli armatori percepiscono soldi pubblici al fine di inquinare meno, ma allo stesso tempo fanno anche gravare i costi per la stessa riduzione di emissioni nocive in atmosfera alle aziende sarde che esportano, aumentando il costo dei traghetti. Esiste di conseguenza un concreto rischio chiusura per l'intero comparto dell'autotrasporto per le oltre duemila aziende artigiane sarde. Risulta a questo punto evidente che i sovraccosti generati dagli obblighi alla lotta all'inquinamento colpiranno in vari modi anche i consumatori finali, che vedranno lievitare i costi dei beni di consumo. Non contesto la politica di tutela ambientale che persegue l'obiettivo di protezione e tutela della salute pubblica, ma che siano le famiglie sarde a pagare il gap insularità. Tutti noi ci siamo mobilitati i giorni scorsi, insieme agli autotrasportatori, bloccando simbolicamente i nostri porti, protestando contro gli aumenti delle tariffe dei collegamenti marittimi, chiedendo a gran voce che il Governo nazionale e l'Unione europea si adoperassero al fine di adottare misure urgenti atte a trovare soluzioni. Certo è che ci troviamo in queste condizioni di assoluta incertezza per il futuro dell'intero comparto produttivo isolano perché negli anni nessun Governo regionale, né nazionale ha mai sollevato con forza il problema. Abbiamo ereditato una situazione difficile, dove cercare di trovare soluzioni nell'immediato non è né semplice, né facile. Il Governo nazionale deve supportarci e perorare la nostra causa facendo valere le nostre ragioni in Unione europea.
Ricordo che la data in entrata in vigore della legge degli obblighi ambientali era nota da tempo e infatti la decisione di fissare al primo gennaio 2020 il limite dello 0,5 per cento del contenuto di zolfo nei carburanti navali è stata presa nell'ottobre 2016. In questi tre anni si sarebbero potute e dovute individuare tutte le soluzioni necessarie affinché le compagnie di navigazione, pur adeguandosi al rispetto degli obblighi, non facessero gravare i costi sugli autotrasportatori e sui cittadini sardi. Questa è soltanto una delle numerose criticità che riguardano il trasporto da e per il continente. Basti pensare alla continuità territoriale marittima, la cui convenzione tra Stato e Tirrenia scadrà nel luglio del 2020, situazione che noi ci auguriamo possa dare beneficio ai sardi con il nuovo bando e non certo continuando a fare l'ennesima proroga come è successo fino a oggi. Se siamo arrivati a questo punto è anche a causa dell'immobilismo di un Governo nazionale, chiunque abbia governato poco è cambiato; non ci si è preoccupati delle pesanti conseguenze di tale situazione, che sta causando alla Sardegna. Vorrei ricordare che a oggi il Governo non ha ancora avviato l'indagine di mercato propedeutica proprio per il bando.
In conclusione ribadisco la necessità a tutti i livelli istituzionali di agire immediatamente per risolvere tale problematica. Non è pensabile che la Sardegna continui ad essere bistrattata, che non si tenga conto che il fattore insularità non deve essere penalizzante e non deve continuare a danneggiare ulteriormente la nostra già precaria situazione economica. Agire in fretta per trovare soluzioni che contemperino sia l'importante esigenza di tutela ambientale e la lotta all'inquinamento, sia la dignità del nostro tessuto produttivo. Non dobbiamo essere sempre costretti a subire decisioni imposte dall'alto che non tengono conto delle reali ripercussioni economiche per la nostra terra. Forza Paris!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Dario Giagoni. Ne ha facoltà.
GIAGONI DARIO (LEGA). Grazie signor Presidente, un particolare ringraziamento per la presenza dei maggiori esponenti politici sardi in quest'Aula, riuniti per affrontare quello che potremmo definire, unitamente alla continuità aerea, il tema dei temi per la nostra isola, ossia il trasporto marittimo. Il rincaro delle tariffe causato dal maggior costo dei combustibili a minor contenuto di zolfo impiegati per ridurre l'inquinamento atmosferico per i collegamenti marittimi da e per la penisola non solo mette in pericolo il rispetto di quel diritto fondamentale di qualunque cittadino sardo a potersi muovere liberamente, ma rischia anche di nuocere sui nostri bilanci familiari, sull'intero comparto produttivo isolano ed il settore turistico in particolare, voce importantissima del PIL regionale, affossando pericolosamente il nostro già fragile sistema di sviluppo. L'entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo dal primo gennaio ultimo scorso ha provocato un rincaro delle tariffe di circa il 30 per cento e questo è inaccettabile e non può essere attribuito alle compagnie di navigazione, con le quali tra l'altro l'assessore dei trasporti Giorgio Todde ha interloquito di recente, limitatesi ad adeguare il tariffario alla nuova spesa che andranno ad affrontare, ma deve essere addebitata a chi, nonostante Bruxelles lo prevedesse, con atteggiamento pilatesco non è intervenuto mettendo in campo contributi straordinari in grado di smorzare gli effetti negativi sui trasporti che l'aumento avrebbe in modo inevitabile provocato. La domanda che sorge spontanea è: Il Governo centrale poteva fare di più per evitare che si arrivasse sino a questo punto? Indubbiamente sì, il problema sulla direttiva era ben noto sin dal momento della sottoscrizione avvenuta ancora a maggio 2016, come previsto dall'articolo 11, è stato sottovalutato. Tuttavia quest'oggi non siamo qui per individuare i responsabili dell'incresciosa situazione, ma soltanto per ricordare a noi tutti che questa fondamentale battaglia per il popolo sardo deve essere combattuta schierandoci tutti nella medesima direzione. Oggi siamo qui per affermare che è di vitale importanza lavorare gomito a gomito, consiglieri, assessori regionali, senatori, deputati, quindi parlamentari della Repubblica italiana, senza bandiere di appartenenza, uniti solo dal legame con la nostra isola meravigliosa che potrebbe economicamente volare alto viste le sue enormi potenzialità, ma che si ritrova ancora una volta rallentata perché priva di una reale autonomia. Uniti dal solo stendardo dei Quattro Mori chiediamo che i diritti del nostro popolo vengano rispettati, chiediamo che a Roma si mettano d'impegno non solo per calmierare tali aumenti, ma anche perché lo Stato non si limiti ad osservare l'applicazione della normativa nella sua accezione più economicamente negativa, ma in quanto gestore dei porti renda disponibile l'energia elettrica alle navi come previsto dalla norma di legge per evitare che queste rimangano in moto durante tutto il tempo dell'ormeggio creando ulteriore inquinamento acustico ed atmosferico e inutile spreco di carburante. Auspichiamo che dai cantieri navali le navi di ultima generazione possano nascere alimentate con motori termici a GNL, tipico gas naturale liquefatto, e per quanto possibile riconvertire anche la flotta già esistente. Lo chiediamo unendo la nostra voce a quella dei colleghi siciliani che seppure in una condizione di insularità differente e non discontinua come la nostra risentono negativamente di questi rincari. Io vorrei soffermarmi sul fatto che la Sardegna non è solo questione di essere un'isola isolata, ma soffre tantissimo di quel fattore che è la discontinuità. E' inutile parlare di Europa, parlare di un Trattato di Lisbona, e ringrazio prima l'onorevole Satta anche per il suggerimento con il quale ho condiviso nel smuovere le coscienze attraverso anche i colleghi qua presenti in Aula attraverso manifestazioni, soprattutto agendo in fretta per mettere in evidenza questo rincaro che purtroppo toccherà il portafoglio di tante famiglie sarde. L'articolo 174 parla di regioni insulari, un articolo che chiede di ridurre il divario per rafforzare la coesione economica con le altre regioni e con gli altri Stati, sociale, territoriale, ma di questo da parte dell'Europa non vedo nessuna attenzione, mentre l'articolo 349 parla di regioni ultraperiferiche, loro sì che hanno un'attenzione da parte nostra mentre noi siamo subito vincolati da un articolo che è quello 87, quello del trattato comunitario europeo, aiuti di Stato. Perché dovremmo parlare di aiuti di Stato? Io non direi proprio che la Sardegna se ha bisogno di essere competitiva con le altre regioni e l'Europa o il Governo italiano metta a disposizione delle risorse, queste siano aiuti di Stato. Se vogliamo parlare di equità all'interno di quest'aula, all'interno del Governo italiano, dobbiamo parlarne anche in Europa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Massimo Zedda. Ne ha facoltà.
ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Un saluto a tutti i presenti.
Prima di entrare nel merito vorrei spendere un minuto per ricordare Mauro Manunza, giornalista noto a tutti, caporedattore dell'Unione Sarda, vice direttore del giornale, per 15 anni presidente dell'Ordine dei giornalisti, per esprimere alla famiglia, a tutti i suoi colleghi, coloro che con lui hanno collaborato per anni, le nostre condoglianze e la nostra vicinanza per la perdita di una nota e bella firma del giornalismo isolano. Mancheranno a tutti noi, come son mancati nell'ultima fase, durante la quale la malattia ovviamente gli ha impedito di lavorare, di continuare a scrivere, i suoi articoli e le sue riflessioni.
Saluto nuovamente i presenti e condividendo le parole, in particolar modo entrando sulle vicende più tecniche del Capogruppo del PD Ganau, non ribadisco alcuni concetti che sono già stati espressi nell'ambito del dibattito odierno.
Vorrei invece porre all'attenzione di tutti voi un punto politico che probabilmente è più interessante. Ci confrontiamo oggi con le rappresentanze di livello europeo, parlamentari, deputate, deputati, senatrici e senatori con sindaci in rappresentanza dell'ANCI, con il Consiglio regionale riunito, la Giunta. Questi incontri, il Presidente della Regione ha sentito il dovere e l'obbligo di organizzarli al netto della seduta odierna? Mi risulta che sia la prima volta che deputate, deputati, senatrici, senatori, altri che ho citato prima, si vedano per discutere di temi che interessano tutti, non solo noi, ma tutti i sardi. Questo è il vero tema perché è pur vero che vi sono normative, e su quello poi interverrò, direttive, leggi, norme, vincoli, lacci, laccioli, ma è anche vero che probabilmente puntare sempre il dito rivolto nei confronti di altri livelli, statali ed europei, qualche volta bisognerebbe, suggerisco, anche pensare a che cosa noi abbiamo fatto. Per noi intendo non solo nel recente passato, da quando si è insediata la Giunta attuale, ma anche nella precedente esperienza di Governo. Cioè in qualche occasione le responsabilità non stanno sempre in capo ad altri, altre istituzioni, altri livelli, suggerisco che questi incontri con le delegazioni dei parlamentari sardi, nel momento in cui noi non abbiamo mai pesato all'interno del Parlamento per questioni numeriche, basti pensare che cos'è la delegazione siciliana rispetto alla delegazione sarda, ma noi quando abbiamo pesato e siamo riusciti a far sentire la nostra voce è perché le delegazioni dei parlamentari, la delegazione parlamentare sarda, tutta, al di là degli schieramenti politici e dall'appartenenza di ognuno, con la Regione stringeva un patto su pochi elementi condivisi da tutti, che non vuol dire annacquare il brodo dell'appartenenza, ma significa almeno qualche volta lavorare per la Regione e per la Sardegna e per tutti i sardi su alcune questioni, e su quelle stabilire e istituzionalizzare incontri che nel passato venivano organizzati. Lo faceva Renato Soru e lo faceva Cappellacci, per citare due Presidenti che appartenevano a due formazioni politiche, schieramenti politici differenti. Questo aspetto si è perso, questo aspetto si è perso, lo facevano i Partiti, la segreteria di Giulio Calvisi quando all'epoca era segretario regionale dei DS, organizzava sistematicamente il lunedì, perché non c'erano lavori in Consiglio regionale e in Parlamento, le riunioni con le delegazioni. E' la storia della politica applicata, come ci è stata trasferita, nel lavoro che si deve svolgere su questioni comuni. Quindi il primo suggerimento è cambiare passo e cambiare metodo, perché penso, conoscendo la delegazione parlamentare, che essendo presenti oggi parteciperebbero ad incontri di questo tipo per avere suggerimenti, portare consigli, proposte, o prendere in capo ognuno di loro un tema per interloquire. Abbiamo una delegazione, cosa che non è scontata e non era scontata, di sottosegretari, anche con loro ci si veda, ci si incontri, si istituzionalizzi sistematicamente il confronto.
L'altro elemento che volevo portare alla vostra attenzione è il tema dell'ambiente. Badate, su questo sarà sistematicamente più stringente la normativa, le indicazioni, e anche i benefici dei finanziamenti europei. O su questo c'è un impegno costante nella direzione di verificare puntualmente direttive e regolamenti europei per non arrivare in ritardo, oppure noi perderemo altre scadenze, e altri problemi avremo.
Mi sia consentita una battuta. Non è che lo Stato nei mesi passati, il Governo precedente non si sia occupato di questioni di trasporti via mare, certo che se ne è occupato, indicando quale problema dei problemi il non far sbarcare esseri umani nei nostri porti. E' stato totalmente assente il tema della continuità, dei trasporti, via mare, via cielo, dei costi, delle questioni relative all'ammodernamento dei porti e delle infrastrutture aeroportuali, è stato totalmente assente e si è perso tempo nel ragionare di mare in modo malvagio.
Per quanto riguarda un altro elemento, che porto sempre alla vostra attenzione, non c'è una seduta delle Commissioni che si sia occupata di una verifica puntuale, né l'ha fatto la Giunta regionale, non c'è un documento, di quali siano ulteriori direttive in scadenza. Ne cito due.
Si faccia una verifica delle altre direttive europee, ad esempio quella del 2010, direttiva sull'efficientamento energetico quasi zero degli edifici di nuova realizzazione pubblici e privati, entrerà in vigore il 31 dicembre 2020, e la data ultima. Si sta facendo qualcosa nel Piano casa? La nuova legge urbanistica guarda in quella direzione? Il Piano regionale di sviluppo… scusate quello non c'è, non è stato manco presentato, con largo ritardo. Possiamo attendere ancora?
E l'altra sulla plastica, scadenza 2021, si sta facendo qualcosa?
Noi dobbiamo acquisire tutte queste scadenze per non arrivano in ritardo, e su questo punto, è stato detto, condivido l'idea, si formino tavoli tecnici-politici immediatamente nelle prossime giornate per avere incontri con le società petrolifere, le società di trasporto, per avviare un confronto che possa determinare un abbattimento di questi costi che determina sta già determinando un problema serissimo per tutti i sardi e per tutti coloro che lavorano e vorrebbero trasportare, o far arrivare merci, da la nostra isola verso altre regioni, verso altri Stati, e quindi anche le questioni delle esportazioni, oltre che quelle delle importazioni, aggravando ulteriormente il peso di difficoltà per l'intrapresa economica, per lavoratrici e lavoratori e tutto il settore turistico.
PRESIDENTE. Abbiamo concluso il ciclo di interventi dei rappresentanti dei Gruppi, quindi è ora di dare parola agli illustri ospiti che sul tema immagino abbiano molto da dire.
Chi volesse intervenire lo chiede ai commessi.
Ha facoltà di parlare la deputata Romina Mura.
MURA ROMINA, Camera dei Deputati. Io ringrazio il presidente Pais per aver convocato questo momento di discussione comune fra le maggiori rappresentanze istituzionali sarde che qui sono rappresentate dai parlamentari, consiglieri regionali e sindaci, il presidente dell'ANCI.
Quindi la ringrazio e, così prendo subito al volo quanto ha detto l'onorevole Zedda, a me questo sembra il modo giusto per affrontare tutte le questioni che abbiamo innanzi. Non importa se nel passato si è fatto o non si è fatto, perché io non starò qui a puntare il dito o a difendere d'ufficio chi c'è stato prima. Io dico solo che abbiamo innanzi, in questa stagione politica, delle sfide fondamentali che determineranno il futuro della Sardegna, il futuro delle prossime generazioni, dalla difesa dell'ambiente, allo sviluppo industriale, alla reindustrializzazione della Sardegna, allo sviluppo turistico e trasporti, tema di cui parliamo oggi. Per cui serve incontrarci, serve condividere una posizione, poi ciascuno farà la sua parte rispetto al ruolo istituzionale che riveste e alla casacca che indossa, però serve una condivisione d'intenti, perché solo così possiamo fare la voce grossa a Roma, tutti gli altri metodi, considerato anche il nostro numero sempre esiguo a prescindere dalle modifiche costituzionali che ridimensionano la nostra componente parlamentare, ecco l'unico modo per incidere a Roma e arrivare con posizioni autorevoli, condivise dal popolo sardo. Non dimentichiamo mai la grande battaglia sulle entrate che il popolo sardo vinse, attraverso quella Giunta regionale, ma la vinse il popolo sardo. Questo come premessa. E quindi rispetto a questa questione questo è il metodo da usare. Io non sono qui oggi a parlare a nome del Governo, o a rappresentare cosa farà il Governo, posso solo dirvi che rispetto al tema, rispetto a questa convenzione sacrosanta, perché va anche qua a scrivere il futuro rispetto alla sostenibilità ambientale dei trasporti, che è un tema rispetto a cui noi non possiamo sfuggire, quindi quella convenzione non è sbagliata, si tratta solo di trovare le misure che consentano a chi vive, a chi lavora, a chi si deve spostare da situazioni come la nostra, quindi da situazioni insulari, di non dover sopportare i costi di quella giusta e sacrosanta innovazione in tema di sostenibilità ambientale.
Quindi, lo schema di gioco che noi stiamo provando, anche come parlamentari, poi dirà anche il nostro sottosegretario, Giulio Calvisi, stiamo provando a supportare a livello governativo, è doppio. C'è un percorso da fare nell'immediato, perché noi sappiamo, è inutile che ci prendiamo in giro, che rispetto alla continuità territoriale marittima non saremo in grado da qui a domani a fare un bando e a impostare un nuovo sistema di convenzione, lo sappiamo bene, e lo sapete bene voi Assessori e governo regionale, che state parlando in questi giorni con il Governo nazionale. Ci sarà una proroga tecnica e poi ci sarà un nuovo bando, quindi il lavoro da fare è doppio, bisogna trovare una modalità per far sì che i rincari, già entrati in vigore, già applicati dalle compagnie marittime, non si ripercuotano totalmente sui nostri autotrasportatori, e quindi sulla nostra economia. Per fare questo occorre, e il Governo, il Ministero, so anche con relazioni con la Regione Sardegna, sta valutando l'applicazione di incentivi specifici e a tempo. Si sta discutendo sul mare bonus, c'è una discussione, perché come sapete abbiamo sempre a che fare con la necessità di rispettare le attuali regole di aiuti di Stato, sulla quale dovremo lavorare affinché cambino, perché è impensabile continuare a rapportarci con un'Europa che ha queste regole di aiuti di Stato, e che non contempla le differenze territoriali quando applica quelle regole. Quindi qui c'è da fare un'altra partita tutti insieme.
Quindi nell'immediato si tratta di attuare questi incentivi, ci sarà, forse c'è già, questo poi non lo so ce lo direte anche voi un tavolo Governo-Regione, in cui si sta studiando qual è l'incentivo che possa passare indenne rispetto alle regole sugli aiuti di Stato. Nel lungo periodo invece c'è da fare la battaglia vera, che è quella di inserire questa compensazione, che allora chiameremo strutturale, nel nuovo bando della continuità territoriale; un nuovo bando della continuità territoriale che noi avremmo voluto derivasse da una legge, perché ad oggi ricordiamo che non c'è nessuna norma di Stato, non c'è nessuna legge dello Stato che dice che la Sardegna ha diritto alla continuità territoriale marittima, cioè che le sono riconosciute delle risorse considerato il suo stato di insularità, ad oggi non c'è, ad oggi c'è una convenzione che è stata fatta nel 2012, una convenzione che fra l'altro è stata costruita più rispetto alle regole della privatizzazione di Tirrenia, rispetto alle prospettive di quella privatizzazione piuttosto che pensando al popolo sardo. Oggi abbiamo un'altra chance, che è quella di costruire un bando che invece contempli in maniera totale quelle che sono le esigenze dei sardi, e in quella fase, in quel luogo, in quell'atto giuridico, lì, strutturalmente, si abbatteranno… io qui voglio osare perché questo sarà il lavoro che io farò, insieme ai miei colleghi, affinché il Governo insieme alla Regione trovino la modalità di cancellare totalmente il peso di questi aumenti sui trasportatori sardi, attraverso un sistema di continuità territoriale che sia rispettosa di quelle che sono le nostre non pari opportunità di partenza. Quindi questo sarebbe l'intervento strutturale, nel frattempo, ripeto perché il collega Cinque Stelle ha citato l'interpellanza che l'altro giorno è andata in Aula a prima firma Nardo Marino, che abbiamo sottoscritto anche noi, dove l'attenzione era incentrata sul "mare bonus", che è un incentivo che si sta utilizzando per altre situazioni, ecco, in questo momento c'è una fase di verifica per vedere se quell'incentivo potrà essere utilizzato anche per noi, perché parrebbe (io utilizzo il condizionale non per fare la furba ma perché il condizionale è d'obbligo visto il momento di interlocuzione che stiamo vivendo), parrebbe che ci siano dei problemi di coerenza con le regole sugli aiuti di Stato, ma se così fosse, perché io non sono certa che sia così, ma se così fosse allora si dovrà studiare un altro incentivo. Ecco, il nostro lavoro come Gruppo parlamentare sarà quello di incentivare il Governo, in particolare la ministra Paola De Micheli (con cui siamo in contatto, io l'ho sentita anche poc'anzi per capire se ci fosse qualche novità di rilievo), affinché si arrivi a questa definizione. Per cui noi ci siamo, e siamo qui, come voi, come rappresentanti del popolo sardo, pronti ad assumerci la nostra responsabilità, da forza di maggioranza, senza puntare il dito contro nessuno, perché lo ricordo senza alcuna polemica che, per chi volesse strumentalizzare o fare polemica, qui c'è stata di una Convenzione internazionale approvata alla fine del 2016, quindi c'è stato un anno di fine legislatura scorsa, poi il primo Governo in cui una forza politica che oggi è in maggioranza qui in Regione, la Lega, governava, e poi poi siamo subentrati noi che ci siamo da sei mesi, cioè non si tratta di far rimbalzare le responsabilità, si tratta di recuperare il tempo perso, perché questo è vero - io così voglio chiudere, facendo innanzitutto ammenda a me stessa - ancora una volta noi affrontiamo un tema fondamentale per i diritti e le prospettive dei sardi con una logica emergenziale, e questa è una riflessione che tutta la classe politica dovrebbe fare, a prescindere dal ruolo attuale che riveste.
PRSIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Lina Lunesu.
LUNESU LINA, Senato della Repubblica. Grazie Presidente, saluto la Giunta, i consiglieri e i colleghi. Io sono in Senato da sette mesi, e quindi non ho tantissima esperienza, ma mi sono impegnata immediatamente per quanto riguarda la continuità territoriale, perché ho ritenuto che fosse veramente una tematica importantissima per noi isolani, quindi vedrò il problema del caro merci, dei trasporti e anche del principio di insularità in tre momenti diversi. Per quanto riguarda il principio di insularità, come mi ricordava l'onorevole Cossa e come richiamava l'onorevole Ganau, abbiamo costituito dei tavoli in Senato con tutti i senatori di tutti i partiti e stiamo pressando sui Capigruppo, e proprio domani il mio Capogruppo al Senato porterà alla Capigruppo il tema dell'insularità, perché finalmente possa arrivare nella prima Commissione affari costituzionali, dove abbiamo il Presidente, senatore Borghesi, che è già allertato, se ne occuperà e ormai lui conosce benissimo il problema. Quindi auguriamoci che questo percorso finalmente incominci, e non sarà sicuramente veloce perché ci han detto che ci vorrà almeno un anno, un anno e mezzo affinché si possa arrivare, affinché questo disegno di legge, che nasce come ricorderete dal referendum, dalla raccolta delle 100 mila firme, possa finalmente andare in porto. Quindi questo è un percorso.
Per quanto riguarda invece la scadenza della convenzione del 18 luglio 2020, io mi sono confrontata e rapportata con l'assessore Todde col quale abbiamo condiviso questa interrogazione che ho fatto alla ministra Paola Micheli, la quale mi ha risposto esattamente l'8 gennaio 2020, per il rinnovo di questa convenzione. La risposta della Ministra non è che mi abbia veramente entusiasmato, perché per quanto riguarda il coinvolgimento della Regione Sardegna dice che "da oltre un anno è in corso un costante confronto con i competenti uffici della Regione per analizzare la domanda di mobilità marittima, per individuarne le rotte nonché per la verifica del mercato, al fine di verificare la sussistenza di interesse economico degli operatori di mercato alla fornitura del servizio", quindi dice "si procederà ad acquisire le manifestazioni di interesse da parte delle imprese che posseggono i requisiti per l'esercizio dei servizi previsti e che siano nelle condizioni di presentare un'offerta, avuto riguardo in particolare alla proprietà e disponibilità dei mezzi navali richiesti". Dalla verifica scaturiscono tre possibili scenari, previsti dalla delibera dell'Autorità di regolazione: il primo è la piena disponibilità degli operatori ad assicurare il servizio in regime di libero mercato senza il contributo; poi la parziale disponibilità degli operatori ad assicurare il servizio in regime di libero mercato con necessità di sovvenzione per mantenere l'equilibrio economico-finanziario; e la terza è l'assenza di offerte a svolgere il servizio in mancanza di sovvenzione pubblica. Quindi, solo in caso di esito negativo della manifestazione di interesse il Ministero dovrà procedere all'imposizione di obblighi di servizio o all'assegnazione del servizio con contratto di servizio pubblico attraverso l'espletamento di una gara pubblica. Quindi questa è la risposta del Governo che in poche parole non ci dice niente, e francamente mi ha lasciato basita perché pensavo che ci fosse un maggiore interesse da parte della Ministra per i nostri problemi.
Per quanto riguarda invece la tematica di oggi, che è quella del caro merci, dicevo che prima della direttiva dell'Unione europea del 2016 dobbiamo parlare della convenzione Marple 73/78, ratificata in Italia con la legge 462 del 1980, che è tra le più importanti convenzioni ambientali, di cui dobbiamo tener conto, perché non si parte da direttive dell'Unione europea ma dalla Convenzione Marple che è ben più vecchia. Lo scopo di questa convenzione è quella di ridurre al minimo l'inquinamento del mare derivante da rifiuti di idrocarburi e di gas di scarico. Esiste la convenzione originale Marple, che è stata firmata addirittura nel 1973, un'altra nel 1978, e l'attuale convenzione, che è la combinazione delle due ed è entrata in vigore il 2 ottobre del 1983. Tutte le navi battenti bandiera dei Paesi firmatari e navi costruite anche successivamente sono soggette alla relativa prescrizione, quindi la convenzione (scusate se parlo di questo ma è importante conoscere i punti della Convenzione) bisogna sapere che è formata da 20 articoli, 3 protocolli e 6 annessi, e sono specifici per la prevenzione delle diverse forme di inquinamento. A noi interessa nello specifico il sesto annesso, che tratta le norme per la prevenzione dell'inquinamento da ossido di zolfo e ossido di azoto da scarichi dei motori marini. Quindi, dal primo gennaio 2020 sono in vigore queste norme della Convenzione internazionale Marple con annesso 6 e dell'agenzia marittima Nazioni Unite che obbligano ad utilizzare a livello mondiale questi carburanti navali con contenuto di zolfo inferiore abbiamo detto allo 0,5 massa per massa invece del 3,5, ma ricordiamoci che è una questione mondiale, signori, cioè non è una questione regionale, prima di tutto è una questione mondiale. Quindi le proposte quali sono? Sono i provvedimenti a sostegno per limitare i danni economici, vi sono tre principali opzioni per mettersi in regola con questo nuovo Regolamento, quindi come ricordava anche il consigliere Peru utilizzare il carburante alternativo, LNG, che è un gas naturale liquefatto, oppure usare un carburante a basso contenuto di zolfo, quindi non superiore allo 0,5 per cento o la terza alternativa è munire le navi di meccanismi di depurazione di gas di scarico i cosiddetti scrubber, sebbene queste soluzioni potrebbero non essere ammesse in alcuni Stati e fra l'altro è una soluzione molto costosa, quindi non so se noi abbiamo delle navi che comunque possano, appunto, anche, non so, effettuare questa modifica. Ma il costo del carburante a basso tenore di zolfo è comunque più costoso, quindi abbiamo detto che si parla del 30 per cento in più. Ecco le compagnie che optano per installare questi filtri, questi scrubber sulle navi e che hanno il compito di ripulire le emissioni dei motori sono costrette ad affrontare quindi ingenti spese che ricadranno sui produttori e venditori delle merci, in questo caso quindi a cascata sul prezzo finale dei prodotti trasportati via mare, ma la riduzione dell'impatto ambientale, diciamo, che è essenziale anche nel trasporto delle merci. Quindi ritengo che il passaggio che è stato fatto dovesse essere un passaggio graduale, noi ce ne stiamo occupando adesso ma comunque è un problema che c'è già da qualche anno. Ora in Italia dove non ci sono dei gruppi forti navali incide maggiormente, quindi esiste il problema anche di approvvigionamento di questo gas dell'addestramento del personale, che è molto limitato sino ad oggi. Quindi il Governo a me pare che abbia considerato poco tutto questo, tutte queste problematiche dimenticando qual è il ruolo strategico cioè quello dello shipping, della spedizione e dell'export. Però io per finire voglio darvi una notizia, io so che la Saras, che noi abbiamo qua, già da tempo ha effettuato questa riduzione del gasolio mi sa già del 15 per cento, quindi se da un certo punto di vista, diciamo, si è svantaggiati, noi in Sardegna, potremmo essere anche un po' avvantaggiati da questo nel senso che tante navi potrebbero comunque rifornirsi in Sardegna perché magari il costo del gasolio è diminuito. E quindi questo è stato applicato già da un po' e magari non tutti lo sanno. Io termino ringraziando il presidente Pais per averci invitato, auspico che veramente si facciano tanti altri incontri come questo di oggi, perché è veramente molto importante che ci confrontiamo, perché io sono favorevolissima a dimostrare il lavoro che naturalmente faccio come parlamentare, perché penso che sia per tutti insomma importante fare questo, grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il deputato Guido De Martini.
DE MARTINI GUIDO, Camera dei Deputati. Gentile Presidente, onorevoli colleghi, intervengo con emozione per la prima volta in quest'Aula, da poco ci siamo riuniti con i deputati nella Commissione insularità, dove abbiamo affrontato questi che sono per noi problemi atavici, perché poi ci ritroviamo a parlare di continuità aerea, continuità marittima, rincaro trasporti ma sono temi di cui parliamo da tanti anni. Mi ha colpito una cosa; io, al Parlamento a Roma partecipo alla Commissione sanità e una cosa che ho apprezzato, che anche naturale se ci pensate, è che la maggior parte dei provvedimenti alla fine passano all'unanimità. Secondo me questo dei trasporti è un tema che ci deve far riflettere, io condivido con i miei colleghi parlamentari Romina Mura, Pittalis un po' tutti, gli aerei che ci portano avanti e indietro da Roma e come l'ultimo dei cittadini spesso e volentieri non troviamo l'aereo, rimaniamo a Roma in aeroporto in lista d'attesa, senza poter partire, ripeto, questo quindi è un tema di tutti. Cosa volevo dirvi? Che andando in Commissione insularità mi sono reso conto che manca una cosa che io davo per scontata, non c'è l'unità dei parlamentari sardi, non esiste! Io pensavo: come noi abbiamo sempre davanti la bandiera dei Quattro Mori dovremmo essere uniti su temi così importanti, invece non lo siamo, non esiste e credo che sia veramente una cosa importante a prescindere dal contingente, io parlavo con l'onorevole Cossa. Se noi riuscissimo veramente a costituire questa unità dei nostri parlamentari, un po' come la nazionale di calcio bisogna essere capaci oggi di togliersi la maglia della Juve e dell'Inter e con il nostro avversario con cui abbiamo combattuto sino a ieri andare assieme con la maglia della nazionale sarda, deve essere un tema che ci unisce tutti e allora potremmo provare sul nostro Governo del momento, che sia di una parte o dell'altra, a esercitare la pressione come Sardegna, questa è una cosa che non esiste e se noi riusciremo con riunioni come quella di oggi, con riunioni come quella della Commissione insularità in qualunque modo a far crescere e a lasciare dopo di noi sarà una cosa importantissima. Poi sappiamo quali sono i temi e sicuramente uno dei nostri problemi è l'Unione europea, però dobbiamo essere capaci di fare pressione sul Governo e tramite il Governo sull'Unione europea per un tema che per noi sardi è fondamentale, anche perché passano da lì trasporti, passano da lì i nostri viaggi, passa da lì chi va a fare una visita per una malattia, passan da lì anche i turisti, attenzione, ricordatevi una cosa la Sardegna ha il mare più bello del mondo, nessuno può eguagliarla ma se un turista non trova un mezzo per andare in Sardegna andrà in un altro posto. Quindi voi capite quanto è importante questo tema. Quindi riuscire a unirci come parlamentari sardi sarà una cosa che per noi è fondamentale, potremo lasciare a chi viene dopo di noi, grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Gianni Marilotti.
MARILOTTI GIANNI, Senato della Repubblica. Un saluto al presidente Pais, alle Consigliere e Consiglieri regionali, ai colleghi senatori e senatrici oltre che deputati della Camera qui presenti. Quindi io credo che noi, questo dibattito innanzitutto è molto importante e credo che siano emerse anche delle posizioni largamente unitarie e largamente condivise, al di là di qualche accenno polemico da una parte e dall'altra che non guasta peraltro. Però dobbiamo stare attenti a marciare compatti, perché qui sono in questione dei problemi vitali per la nostra terra, per la nostra nazione. Innanzitutto è stato giustamente detto che qui stiamo parlando di una convenzione internazionale Marpol di tanti anni fa, l'Italia, i governi italiani sono molto solerti nell'approvare convenzioni internazionali molto meno per emanare leggi di attuazione nel nostro Paese, perché molto spesso le convenzioni internazionali necessitano di leggi attuative, faccio un esempio per tutte, da 36 anni stiamo aspettando che la Carta di Strasburgo sulle lingue regionali e minoritarie, la Convenzione di Strasburgo, venga applicata da una norma nazionale della legge italiana; perché non è avvenuto ciò? Perché c'è un sostanziale disinteresse, diciamolo pure, in mancanza di unità forte delle forze politiche sarde nel portare avanti questo, nato così dal primo giorno in cui sono entrati in Senato ho depositato una proposta di legge di ratifica, che segue altre cinque delle passate legislature, sono passati due anni e ancora non è stata calendarizzata. Perché? Non sono capace io oppure ci sono sempre delle priorità? "Maiora premunt", ci dicono sempre, "ci sono problemi più urgenti che dobbiamo affrontare, ne parleremo dopo". Ma noi non siamo però figli di un Dio minore, noi abbiamo i nostri problemi e li vogliamo risolvere con l'unità, ma nella chiarezza, anche nella divisione di posizioni. Io ho molto apprezzato il richiamo dell'onorevole Zedda circa la necessità che la Giunta regionale coordini un'attività precisa e si rapporti con tutte le istanze parlamentari e consiliari sia della Camera dei Deputati sia del Senato, perché qui sembra che ciascuno stia cercando la propria visibilità e si vada in rime sparse, ma così l'azione è poco efficace. Faccio un esempio: Einstein Telescope, miniere di Sos Enattos, Lula, un'opportunità straordinaria se realizzata, su cui esiste una convenzione Stato-Regione, ma non si fa niente, non si procede. Fra poco si deciderà una competizione, stiamo parlando dell'interferometro Virgo, della misurazione delle onde gravitazionali, stiamo parlando di centinaia di ricercatori che potrebbero venire in una delle aree più spopolate e spopolande della Sardegna. Siamo in competizione con tre colossi, Germania, Belgio e Olanda, e noi siamo soli, non riusciamo a fare un accordo con altri due Governi, che è fondamentale perché il progetto possa andare avanti. Siamo di fronte a questa convenzione, tutti riconosciamo che è fondamentale per il benessere del pianeta, non dirò altro, è stato detto a sufficienza su questo, però come in ogni fase di transizione è necessario un aggiornamento delle tecnologie nei trasporti marittimi, lo abbiamo visto, non si fa dall'oggi al domani, questa convenzione è di trent'anni fa, nulla o quasi è stato predisposto. Come dicevo all'inizio, siamo solerti nell'approvarle, ma molto meno nel predisporre i percorsi e i processi per realizzarli. Qui si scontrano alcuni principi su cui dobbiamo essere molto, molto chiari, innanzitutto l'articolo 106 e 107 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce quali sono gli aiuti di Stato che non possono andare …, dall'altro lato noi, nel 2004, abbiamo un documento molto importante e molto poco praticato da noi tutti che riguarda, appunto, nel punto 5 e nel punto 10, il punto 5 parla di aiuti agli investimenti e il punto 10 aiuti ai trasporti marittimi, in deroga alle norme cogenti sugli aiuti di Stato, cioè combinando questi due articoli, come giustamente accennava prima il consigliere onorevole Li Gioi, è possibile attuare degli interventi di ammodernamento che non siano considerati aiuti di Stato. Lo stiamo facendo, abbiamo messo in piedi un qualcosa per realizzarlo? A me non pare, e su questa strada invece ci dobbiamo muovere in termini unitari, il tema di fondo è quello dell'insularità. Che si parli di trasporti marittimi, che si parli di turismo, che si parli di scuola, di istruzione, di ricerca, che si parli di quello che vogliamo, il tema centrale è quello dell'insularità, che determina oggettivi svantaggi e che l'Unione europea riconosce come principio. Ma anche l'Unione europea, siamo sinceri, mentre applica in modo rigoroso, direi prussiano, alcune norme come quelle appunto relative agli articoli 106 e 107 del Trattato sull'Unione europea, non è altrettanto prussiana nell'applicare le norme dei trattati come quello di Lisbona sull'insularità. Non fa niente, quindi dobbiamo agire noi, in che modo? Voi avete fatto molto bene ad istituire una Commissione speciale sull'insularità, con l'onorevole Cossa abbiamo un'interlocuzione, non solo io, ma tutti quanti i senatori, perché in Senato abbiamo costituito, e qui nessuno l'ha detto, invece dobbiamo dirlo, un intergruppo dove stiamo cercando di lavorare assieme perché sennò risultati a casa non se ne portano, risultati a casa non se ne portano, così come non porteremo il risultato di Lula, che invece sarebbe fondamentale. Immaginatevi centinaia di posti di lavoro di alto profilo, di alto livello in Barbagia.
Io termino con un invito, che è questo: quando è possibile mettere da parte le divergenze, quando è possibile, perché le divergenza è giusto che ci siano, punti di vista diversi, visioni del mondo differenti, però di fronte a ciò in cui siamo tutti d'accordo, e oggi l'ho sentito, siamo sostanzialmente tutti d'accordo su questo, marciamo uniti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il deputato Salvatore Deidda.
DEIDDA SALVATORE, Camera dei Deputati. Grazie, Presidente, onorevoli colleghi della Giunta, consiglieri. Ovviamente, mi sembra doveroso essere qui raccogliendo l'appello che è venuto da questo consesso per lavorare insieme per questo grave problema che, è utile ricordare, non è un problema che riguarda solo la Sardegna, è un problema nazionale, viste anche le dimensioni di cui si parla. Perché se parliamo, appunto, del caro trasporti dovuto al cambio di carburante che le navi devono utilizzare, ha fatto bene qualcuno a sottolineare che ci sono tre alternative o tre ordini di problemi, uno è cambiare carburante, che comporta un 30 per cento in più dei costi, uno è comprare dei sistemi di depurazione dei fumi, che avrebbe un costo di milioni di euro per ogni scafo, o utilizzare il metano liquido o un gas naturale liquido, però dove i porti sono sprovvisti dei depositi. Quindi è una grande battaglia che dobbiamo fare a livello italiano, perché non siamo solo noi, ci sono i siciliani che stanno protestando e ci sono le altre regioni che ovviamente rimarcano quanto è il problema, e dobbiamo sfruttare questa spinta per richiedere altri problemi. Senza polemica, però io vorrei ricordare che il bravo collega Marino è riuscito a ottenere una risposta dal Governo presentando un'interpellanza urgente, perché se no il Ministro dei trasporti è abbastanza assente in quello che è il dibattito, perché anche quella che è la continuità, visto che qualcuno l'ha accennato sulla continuità territoriale marittima, alle varie richieste di spiegazioni a volte neanche si presentava in Aula, e nelle interpellanze urgenti, ma delegava un suo collega di partito, il collega dell'Ambiente Morassut, e poi a noi senatori o deputati sardi che presentavamo le interrogazione presentava copia e incolla delle interpellanze che aveva detto due mesi o tre mesi prima. È vero che c'è bisogno di una voce univoca, però poi c'è da dire anche che bisogna dare le responsabilità a chi ha le responsabilità, perché è vero, noi quale strada dobbiamo prendere? Chiedere aiuti di Stato, chiedere incentivi, ci sono già degli aiuti, ma, come detto, sono insufficienti perché 10 milioni di euro, se si vogliono dare degli incentivi, sono veramente una goccia nel mare, si può dire, perché se uno vuole cambiare sistema, vuole per esempio utilizzare dei depuratori, ripeto, il costo è di 1 milione, 2 milioni per ogni scafo, e quindi è impossibile. Dobbiamo parlare con una voce sola, come ha detto qualcuno, ma penso che qui, al di là di qualche forza che è Sardista, o non ha riferimenti nazionali, tutti noi abbiamo dei Gruppi e ci rifacciamo a partiti nazionali, e penso che sia abbastanza logico che se arriva una tematica che riguarda la Sardegna, ovviamente io non penso di andare contro quello che è il mio Gruppo in Consiglio regionale, e loro non vanno contro quella che è l'azione del nostro Gruppo in Parlamento, e ci dovrebbe essere questa coerenza in ogni Gruppo, cioè quello che fa un Gruppo a livello parlamentare e quello che fa un Ministro o un Sottosegretario, il Gruppo qui in Consiglio regionale dovrebbe essere informato di quello che succede al Governo o quello che succede in Parlamento, e non si può cascare a volte e dire: "Non lo sapevo", o fare finta che non ci siano riferimenti nazionali, perché io sono d'accordo a trovare l'unità in Parlamento, ma dovrebbe essere sempre così, quindi quando si propongono certi argomenti e quando il Governo li rigetta si dovrebbe alzare una protesta da parte di tutte le forze politiche, o chiedere il motivo. Perché, per esempio, parliamo dei costi; quanto costa attrezzare un porto alle nuove tecnologie e ai nuovi carburanti? Allora parliamo dei vincoli; noi abbiamo iniziato l'interlocuzione con la collega Romina Mura e con Gavino Manca, ma ricordo che il Governo precedente, adesso vediamo questo Governo, aveva per esempio rifiutato di rimuovere i vincoli in quello che era il Porto canale di Cagliari e quindi impossibile ad agire, ad attrezzare o a fare quei lavori necessari per il nuovo sviluppo dell'Area portuale. E sulla continuità, ripeto, dobbiamo fare una voce unica, ma allora parliamo e diciamo onestamente che il Ministro De Michelis si deve prendere un impegno non tanto a fare quello che noi vogliamo perché ci deve essere un'interlocuzione, ma soprattutto ad informarci, perché l'informazione che è stata data al sottoscritto, che l'aveva fatta a dicembre, alla collega Lunesu, che l'aveva fatta a gennaio, le è arrivata a gennaio, una collega del collega Peru, un onorevole deputato del Partito dell'onorevole Peru ha ricevuto nel corso dei mesi sempre la stessa risposta, cioè un elenco di quelle che sono le trafile burocratiche ministeriali e con la Commissione europea, ma nessun tipo di altra spiegazione o interlocuzione politica. Questo è il grande problema, allora facciamo sentire la nostra voce, io porterò, ma penso anche i colleghi, quelli che sono i punti contenuti in questa mozione, in altri settori noi abbiamo una collaborazione col Sottosegretario Calvisi, abbiamo lo stesso tema, c'è un'interlocuzione, abbiamo delle risposte, a volte arriviamo a delle risposte, come lui ha sottolineato, anche col collega Frailis, allora in tutte le altre Commissioni non è un problema di… dobbiamo cercare di trasferire questa collaborazione anche su altri settori, perché poi è ovvio che non possiamo dirlo, però anche i colleghi della stessa maggioranza, senatore Marilotti, se una proposta di legge giace c'è non calendarizzata in Commissione, il problema non è che è contro i sardi o l'Italia matrigna, il problema è che la maggioranza che deve calendarizzare e si deve far carico di mettere all'ordine del giorno una proposta di legge non se ne fa carico, e dobbiamo dire anche che il Ministero dei trasporti era retto prima da un ministro che non dava le risposte e da questo che non dà ancora le risposte, perché poi sembra che sia colpa di tutti, o che la Sardegna non abbia voce in Parlamento, o l'Italia sia matrigna, ma l'Italia non è matrigna. Quando qualcuno dice: "Non c'è un Governo amico"; si che c'è un governo amico o non c'è un Governo amico, non è che il Governo è fatto da forze politiche che qui non sono rappresentate, né il primo Governo ne il secondo, perché poi la responsabilità ripeto bisogna prendersele. Poi un altro discorso è marciare uniti, però non c'è bisogno che i miei Consiglieri mi vedano qui in Consiglio, convocato dal Presidente Pais, perché sui problemi della Sardegna ci interfacciamo quotidianamente, anche con la Giunta, quando ci son problemi è normale che una Giunta e un parlamentare di uno stesso colore abbia rapporti, visto che su questa Giunta c'è un Assessore dell'ambiente che fa parte del mio Gruppo politico, e penso che nella dinamica politica se un partito è nazionale ci siano delle interlocuzioni. Quindi, lavoriamo uniti, ognuno si ricordi la propria responsabilità che ha, come noi ci prendiamo la responsabilità quando siamo al Governo, lavoriamo uniti e ricordiamoci che se la voce della Sardegna si può e si deve sentire, sulla zona franca e su altre tematiche c'è qualcuno che dice no, però non possiamo chiuderci gli occhi e pensare che sia l'Italia matrigna, sono forze politiche che dicono no. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Emilio Floris.
FLORIS EMILIO, Senato della Repubblica. Grazie, Presidente, grazie a tutto il Consiglio regionale per questo momento di unità tra i vari sistemi, tra le varie istituzioni, un momento che ritengo delicato, delicatissimo, perché mentre da una parte ci si rivolge all'unità dei parlamentari sardi, non si tiene conto che l'unità dei parlamentari sardi vale tanto quanto gli stessi riescano a trovare la convergenza del propri Gruppo politico o dei propri Gruppi politici, per arrivare ad essere maggioranza all'interno di un'Istituzione che è quella del Parlamento, che su questi argomenti deve decidere quale indicazione prendere. Vi assicuro che non è un momento molto facile quello che attraversa oggi l'economia italiana, il Governo italiano per quel che riguarda l'economia, e non sarà facile strappare quello che, tra virgolette, viene chiesto, cioè 12 milioni o 50 milioni. Purtroppo ritengo che dovremo lavorare molto, lo dico ai colleghi parlamentari, per riuscire a sensibilizzare il Governo, al di là di quelle che sono le necessità economiche, per poter risolvere questo problema che è il caro trasporti. Ancora di più l'impegno deve esserci, e questo sono sicuro che c'è, tra i vari parlamentari per arrivare all'insularità, alla proposta e all'approvazione, alla discussione, perché siamo alla discussione della proposta di legge sull'insularità. Proposta che ci deve vedere un attimo lungimiranti, che non può essere destinata solo alla Sardegna o riservata solo alla Sardegna, e non può essere riservata solo alle Isole maggiori. Questo è il momento nel quale sono oggi impegnato nel portare avanti la calendarizzazione, perché poi so che una volta calendarizzato i numeri son quelli che fanno sì che la stessa venga approvata, e non le volontà dei singoli parlamentari sardi. E per questo anche su quello che è il momento dell'unità che ritengo, visto l'ordine del giorno che avete presentato firmato all'unanimità del Consiglio, la stessa unanimità l'avremo non nel Parlamento, e cercare veramente su questi temi di mantenere la barra dritta su quello che è l'obiettivo che ha l'Unione Europea circa il New Green Deal internazionale, la stessa cosa, l'hanno detto in Aula, sta facendo la Sardegna, su questi argomenti bisogna essere particolarmente intelligenti dicendo: "Noi non vogliamo evadere quelle che sono le richieste di un importante orientamento dell'Unione europea verso l'economia verde, verso il sistema ambientale, dobbiamo partecipare per trovare le soluzioni, ancora meglio sarebbe stato che questa discussione avvenisse prima, perché è una costante, nelle leggi europee, nei regolamenti europei, nelle varie, così come questa, non ricordo il numero, ma mi pare che sia riferita al 2016, questi diciamo momenti in cui l'Europa sembra essere nemica non lo è, ma bisogna inserirsi nel momento in cui si discute di questi programmi a livello europeo, non quando diventano operativi, così come è l'intervento che noi oggi cerchiamo di aprire a livello nazionale. Cioè il primo gennaio un Regolamento diventa una direttiva e diventa applicativa nel sistema nazionale e internazionale e noi discutiamo ben oltre il primo gennaio, mentre avremmo dovuto anticipare questa nostra discussione nel momento in cui a Bruxelles discutevano su quello che si sarebbe dovuto fare, ma non per bloccarla, ma per fare inserire in quel momento quelli che oggi vengono considerati aiuti di Stato, dati ad una compagnia che fa i viaggi, così come a una raffineria che raffina maggiormente il petrolio, così come a chi dovrebbe trasformare i motori dall'attuale utilizzo di combustibili rispetto ad altri utilizzi di combustibili.
L'Unione europea deve far chiarezza. Quando vuole fare un processo che riguarda la parata ambientale deve essa stessa a produrre atti che agevolino le raffinerie, le industrie che fabbricano i motori, gli addetti ai trasporti, perché possano applicare questa direttiva senza sovraccosti, altrimenti mi pare che questa Unione europea non sia rispondente al principio che vorrebbe portare avanti sull'ambiente senza poi mettere le risorse che sono necessarie perché questo avvenga. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il deputato Pietro Pittalis.
PITTALIS PIETRO, Camera dei Deputati. Signor Presidente del Consiglio, onorevoli signore e signori rappresentanti del Governo regionale e del Consiglio regionale, rappresentanti delle Autonomie locali, grazie intanto per il graditissimo invito. Non voglio perdermi né nella retorica e né tanto meno nei formalismi, entrando subito sul tema che oggi lei ha proposto alla nostra attenzione, e lo farò intanto partendo da una considerazione positiva, che è innanzitutto il livello qualitativo del dibattito, e soprattutto anche il clima nel quale il confronto si è sviluppato, che mi pare possa essere foriero di importanti risultati, anche perché siamo tutti consapevoli che la posta in gioco sono gli effetti gravemente pregiudizievoli che possono derivarne alla economia isolana e soprattutto anche ai sardi che si muovono da e per la Sardegna. Allora io ho apprezzato il richiamo che è stato fatto stamattina anche ad una iniziativa parlamentare da parte del collega Nardo Marino, però diciamoci una verità: un ordine del giorno non risolve il problema. L'ordine del giorno è utile per portare all'attenzione del Parlamento la questione, ma forse io penso, e lo dico perché voglio partecipare veramente a quel percorso unitario che ci deve vedere impegnati tutti, ma partendo da che cosa? Partendo innanzitutto da quello che si può e si deve fare, partendo dal ruolo dei parlamentari, deputati e senatori della maggioranza, richiamando alle responsabilità, nel senso più nobile del termine, i rappresentanti sardi al Governo nazionale. Perché dico questo? Perché o c'è la consapevolezza che si pongano, e da subito, in atto provvedimenti atti quantomeno a sopperire alla emergenza, a mettere una sorta di rimedio urgente perché non si verifichi il rialzo delle tariffe che penalizzerebbe, appunto, il sistema sardo, e allora io faccio subito una proposta. Perché se noi rimaniamo solo nell'analisi, con le riflessioni tutte giuste, che io sottoscrivo tutte quante, ma noi ci sforziamo ad elaborare una proposta, si rischia che il suo tentativo, Presidente del Consiglio e Presidente della Giunta regionale, rimanga quello di un esercizio, per quanto utile, ma fine a se stesso, lo ricorderà chi leggerà negli archivi del Consiglio regionale che c'è stato, il 3 febbraio del 2020, un dibattito. E allora il senso della proposta. Parlamentari, colleghi e amici della maggioranza, siete e siamo in grado, quantomeno per intervenire sulla emergenza, di proporre sottoforma, indicatelo voi, di emendamento al Milleproroghe che esamineremo fra qualche giorno, sotto forma di una iniziativa anche, perché no, il Governo nazionale lo ha fatto in tante occasioni, anche di decretazione di urgenza, perché vengano messe a disposizione le risorse… quante? 30, 50 milioni è stato detto? Bene. La Sardegna non può rappresentare un'appendice nel panorama delle regioni e nel panorama nazionale. È una emergenza perché determinerebbe una catastrofe sul piano della competitività della nostra regione e soprattutto sul diritto alla mobilità e alla libera circolazione dei sardi e delle merci da e per la Sardegna. Allora questo è il banco di prova. Siamo in grado di farlo? Bisogna dire ai consiglieri regionali e ai rappresentanti della Giunta regionale: "Siamo nell'impossibilità. Non ci sono le condizioni, non ci sono le risorse", ma dobbiamo essere chiari negli impegni che andiamo ad assumere. Io penso non solo di parlare a nome mio, ma penso di interpretare, per le cose che ho già sentito e per il confronto che c'è stato con i colleghi deputati e senatori dell'opposizione, che noi siamo disponibili a sottoscrivere ogni iniziativa da chiunque venga dai banchi della maggioranza. Facciamolo però oggi. Non rimandiamo a domani un problema che altrimenti rischia davvero di complicarsi. Quindi per noi è importante trovare le soluzioni oggi. E questo è il problema della contingenza, certo non è la soluzione del problema strutturale. Qualcuno lo ha ricordato, il problema poteva essere affrontato dal 2016, Governi che si sono alternati, ma io non sto qui ad attardarmi su questo aspetto. Mi chiedo se oggi, visto che a Bruxelles siede un autorevole rappresentante come l'onorevole Gentiloni, se a Bruxelles oggi è possibile, attraverso la intermediazione seria però del Governo nazionale, perché io sono preoccupato, diciamoci qui una verità. Io non ho sentito una che una iniziativa da parte del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti volta ad arginare quantomeno nell'immediatezza e a intervenire sull'emergenza. E allora vogliamo fare un'azione comune? Ci stiamo, facciamola, perché il problema, come al solito, è da definire nel tavolo a Bruxelles e nella capacità e nella autorevolezza di un Governo nazionale che deve, da questo punto di vista, saper anche occuparsi di temi che tra l'altro riguardano non solo la Sardegna, ma anche la Sicilia, e dico questo perché è una azione che dobbiamo fare comune non solo tra maggioranza e opposizione di parlamentari sardi, ma coinvolgendo in questo anche i parlamentari della Sicilia se vogliamo ottenere un qualche serio risultato. E allora, e concludo, vedete, io penso che non è una novità la refrattarietà delle istituzioni nazionali ed europee a ritenere residuali questo tipo di problemi. Io sono però convinto che con un'azione comune e con quella azione che si sta cercando di portare all'attenzione dell'agenda politica nazionale che è l'inserimento del principio di insularità nella Costituzione, possa questo smuovere le coscienze e le sensibilità, io penso che però molto dipende anche dalla iniziativa che i colleghi della maggioranza e i rappresentanti sardi al Governo sapranno proporre. Noi ci siamo, lo diciamo con convinzione, non lo diciamo per scaricare su altri responsabilità o oneri, ma perché siamo fortemente convinti che un'azione comune che parta dalla maggioranza ha sicuramente molte più possibilità di trovare accoglimento anche e non solo nel Governo nazionale, ma anche nei tavoli a Bruxelles.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente di ANCI Sardegna.
DEIANA EMILIANO, Presidente di ANCI Sardegna. Buongiorno a tutti.
Un ringraziamento al Presidente del Consiglio regionale, onorevole Pais, per aver voluto invitare le rappresentanze degli enti locali a questa importantissima seduta.
Un ringraziamento naturalmente ai Capigruppo, all'Assessore dei trasporti, al Presidente della Regione che è andato via, a tutti i consiglieri regionali nonché ai parlamentari che sono presenti qua. Vede Presidente, i sindaci sono della mozione di San Bernardo, vedere tutto, sopportare molto, correggere una cosa alla volta, e non farò troppi giri di parole per dire che, e parlo anche a nome del Consiglio delle Autonomie locali che mi ha delegato in questa veste, che noi aderiamo convintamente a questa mozione. Lo abbiamo detto nelle riunioni che ci sono state presso i porti, non abbiamo nessuna difficoltà a ribadirlo in quest'Aula sapendo di prendere una responsabilità che voglio naturalmente condividere con tutti i miei colleghi. E' un'adesione che non è formale ma è una adesione sostanziale e come è stato ribadito da più parti, anche da parti politiche differenti, noi riteniamo che non basti un tavolo sui trasporti, serve un tavolo su tutta la vertenza Sardegna che non riguarda solo i trasporti, riguarda l'insularità, è stata ricordata la battaglia intrapresa da questo Consiglio regionale, la vertenza entrate che non può esaurirsi con la firma del presidente Solinas, i trasporti abbiamo detto, lo stato della democrazia locale, la scuola, la salute, le servitù militari, è presente il sottosegretario Calvisi, le bonifiche. Noi riteniamo che vada convocato, l'abbiamo espresso più volte, il Congresso del popolo sardo come è stato fatto negli anni Cinquanta perché o c'è una nuova rinascita oggi, oppure la Sardegna per questioni demografiche è destinata a scomparire. Allora vi chiediamo, lo chiediamo con tutto il rispetto e il massimo dell'umiltà, che questa non sia un'occasione singola, ma sia un'occasione, anzi sia il primo punto di partenza per una vertenza più complessiva.
Io sono molto convinto del fatto, onorevole Deidda, che non ci sono mai governi amici, le virtù amicali sono relegate all'ambito personale, è la storia che ce lo insegna.
Sabato scorso insieme all'assessore Quirico Sanna della maggioranza, al consigliere regionale Giuseppe Meloni della minoranza eravamo a Luogosanto a ricordare un nostro amico che purtroppo non c'è più, Sindaco, amministratore socialista e infine nell'ultima parte della sua esperienza politica, sardista.
Scrisse un libro il sindaco Scampuddu sul Sessantotto in Sardegna che poi avvenne in realtà nel 1970 e in quel volume c'è raccolto un ordine del giorno del Consiglio regionale sull'emergenza della Sardegna e in particolare della Gallura e l'emergenza dei trasporti era presente come è presente oggi e quando vi rimpallate la responsabilità, "è colpa di uno è colpa dell'altro", fuori da quest'Aula non ne frega niente a nessuno, non ne frega nulla a nessuno. Allora, le autonomie locali ci sono, ci sono tutti i comuni, tutti i 377 Comuni in questa battaglia che riteniamo determinante, ma estendetela, va ripresa e riprendiamola nell'Aula del Consiglio regionale convocando di nuovo i parlamentari, le amministrazioni locali, i sindacati, le imprese per la questione delle questioni che è quella dello spopolamento e della desertificazione umana della Sardegna. Quando il Presidente ha chiesto all'onorevole Romina Mura se voleva parlare da lì o parlare da questo podio, ho pensato anch'io che fosse giusto parlare da qua. Io per ragioni fisiologiche, anatomiche, mi troverei meglio da quella parte perché il cuore come è noto batte a sinistra, però vedendo Francesco Mura con la cravatta rossa mi sono un po' riconfortato, evidentemente non tutto è perduto. E allora finiamo, e voglio finire, qua siamo di fronte alla politica, come diceva Pietro Nenni, delle cose da fare, ci sono delle cose da fare oggi e non possono essere rimandate a domani, il sistema delle autonomie locali c'è, ANCI Sardegna c'è, il Consiglio delle autonomie è presente e c'è.
Ha facoltà di parlare il Signor Sottosegretario di Stato.
CALVISI GIULIO, Sottosegretario di Stato. Grazie signor Presidente, grazie per avermi dato la parola e grazie per aver organizzato questa iniziativa. Voglio naturalmente ringraziare tutti gli esponenti della Giunta a partire dal Vicepresidente Zedda che immagino concluderà i nostri lavori, i parlamentari che sono qui in sala e i rappresentanti delle autonomie locali.
Io ho letto la bozza di ordine del giorno, di mozione, mi pare che sia condivisibile, nel senso che si dice in buona sostanza quello che nel dibattito è emerso e cioè che bisogna trovare una soluzione nell'immediato per evitare il problema dell'aumento del costo dei trasporti che è anche possibile relativamente alle sole merci, oltre che passeggeri e a tutto il resto, e lì bisogna interloquire con i petrolieri, con gli armatori e provare a fare un patto con gli autotrasportatori, anzi dare qualche incentivo ed eventualmente qualche soldo agli autotrasportatori per contenere o cancellare, come veniva detto dal presidente Ganau nel suo intervento, gli effetti dell'entrata in vigore di questa direttiva. Mi pare che altre strade non ce ne siano, è anche la strada più corretta per tenere un dialogo e una collaborazione tra Governo e Regione, l'altra strada più strutturale, l'altra soluzione che è emersa nel dibattito, che è emersa nei diversi interventi è quella di legare questo problema dell'aumento dei trasporti al tema della continuità territoriale.
E lì bisognerà vedere quando ci sarà il rinnovo, se ci sarà la proroga, però questo è il tema, incorporare la vertenza di cui stiamo parlando oggi dentro il nuovo schema di continuità territoriale marittima, io lo voglio ricordare, è una continuità territoriale marittima che fortemente contestammo quando entrò in vigore, perché più che continuità territoriale marittima della Sardegna con i suoi collegamenti con la penisola era la privatizzazione di Tirrenia. Cioè la continuità territoriale non era l'oggetto, era un oggetto succedaneo, arrivava a cascata, però il tema principale era la privatizzazione di Tirrenia, la vendita del compendio di Tirrenia, la conservazione dei posti di lavoro, poi a margine, sotto, c'era: sì perché questo comunque assicura la continuità territoriale. Ora, secondo me, io ho fatto allora, ero parlamentare, feci una proposta di legge di continuità territoriale marittima, l'ha ripresentata per due legislature l'onorevole Romina Mura, secondo me il tema va riposto. L'onorevole Pittalis poneva il tema, va posto questo tema. Ormai la privatizzazione della Tirrenia è stata fatta, adesso dobbiamo parlare della continuità territoriale marittima, e su questo penso che il Governo stia facendo la sua parte e debba assicurare leale collaborazione con la Regione per arrivare ad una soluzione su questo punto. E' chiaro, mi consenta questa considerazione di carattere generale, è chiaro che noi sardi, voi, il Governo della Regione, noi al Governo nazionale, tra continuità territoriale aerea, continuità territoriale marittima e il problema del caro trasporti ci stiamo giocando una partita decisiva per il nostro futuro. Perché è chiaro che il futuro di crescita, di coesione e di legame della Sardegna con la penisola e con l'Europa passa da una vittoria dello Stato, del Governo della Regione su queste tre partite, perché altrimenti questo ce lo dobbiamo dire, insularità può essere di nuovo sinonimo, come lo è stato in passato, di isolamento; insularità può essere, come è stato più di una volta in passato, di sottosviluppo; insularità può essere sinonimo di mancanza di crescita, perché è chiaro che una Sardegna non collegata con la penisola e con l'Europa è una Sardegna più povera, più debole.
Quindi io penso che noi dobbiamo essere innanzitutto consapevoli che questa è una grande partita che ci giochiamo tutti insieme e che chiama in causa il nostro ruolo di classe dirigente. L'esito? Ecco, l'esito non è non è scontato, c'è una battaglia da fare, c'è una battaglia da fare, ci sono resistenze da vincere, parlamentari sardi, rappresentanza rappresentanti sardi del Governo, sono per giocarla fino in fondo questa battaglia con spirito di leale collaborazione con la Giunta regionale e tutto il Consiglio regionale. Io penso che ci siano le condizioni insomma per poter impostare un lavoro comune, così come si sta facendo anche in altri in altri settori.
Chiudo con una considerazione. Noi stiamo parlando dell'entrata in vigore di una direttiva, che è stata ricordata, l'ha fatto molto bene l'onorevole Lunesu nel suo intervento, ma l'hanno fatto tutti quelli che sono intervenuti, che ha a che fare, diciamo così, con l'adeguamento del nostro Paese a orientamenti normativi di livello mondiale e di livello europeo, per tutelare meglio l'ambiente, per tutelare il mare, per permettere di avere un mare più pulito, per diminuire il tasso di inquinamento, eccetera. Su questa cosa non ci sono contestazioni, perché io non ricordo se nel 2016 questa cosa fu votata da tutte le forze politiche in Parlamento, penso di sì, perché poi nessuno contesta questa roba qua. Noi stiamo parlando di una delle tante cose che riguardano la cosiddetta transizione economica-ecologica dell'economia. Ora io vorrei insomma che su questo cercassimo di fare un punto, perché insomma oggi parliamo di questo, però parliamo di chiusura delle centrali Enel, in virtù sempre di questo stesso principio, la de carbonizzazione, la transizione ecologica dell'economia, parliamo anche di dorsale sì, dorsale no, sempre in ottemperanza a questo principio. Parliamo, non mi ricordo chi lo ha fatto nel suo intervento, avete visto la discussione che c'è stata sulla plastica durante l'approvazione della legge di bilancio, parliamo di efficientamento energetico, mi pare parlasse Massimo Zedda, efficientamento energetico degli edifici degli edifici pubblici. Cioè parliamo di un qualche cosa che è destinato insomma a cambiare il nostro modo di produrre, il nostro modo di consumare, il nostro modo di comunicare, il nostro modo di relazionarci, il nostro modo di collegare la Sardegna con… Io forse su questo, varrebbe la pena, lo dico al Vicepresidente Zedda e all'assessore all'industria, non vedo l'assessore all'ambiente, ma ecco, questo è un tema di cui dovremo parlare prima o poi, cioè come la Sardegna… perché guardate, oggi arriva questo, ma domani può arrivare anche un'altra cosa. E ce lo dobbiamo dire insomma, questa cosa della, lo dico io da ambientalista convinto, questa cosa della de-carbonizzazione, della fase che stiamo vivendo, della transizione ecologica dell'economia, non è una passeggiata irenica, non stiamo andando a raccogliere margheritine e tutti siamo contenti, ah che bello, l'aria è più pulita, l'ambiente è più sano, eccetera. Ci sono dei costi sociali da pagare e in Sardegna noi, a partire dal dibattito che c'è stato sulla chiusura delle centrali, manca il dibattito che c'è sulla dorsale, e dal dibattito che stiamo facendo oggi stiamo parlando di costi sociali. Allora, quali sono i costi sociali, come si affrontano e si risolvono, e si mitigano in qualche modo questi costi sociali, che è naturale che questa fase di transizione comporta, quindi io penso che su questo condivido gli appelli che sono stati fatti, cioè a non rimanere strettamente legati a questo problema, ma cercare di alzare lo sguardo e di avere una prospettiva più ampia.
Chiudo davvero, noi siamo a vostra disposizione, quando ci cercate cerchiamo di rispondere per quello che possiamo fare, e siamo a disposizione tutto il Consiglio regionale, non solo della delle forze della nostra parte politica. L'impegno che io mi sento di assicurare è quello di supportarvi in qualsiasi modo per seguire nel dettaglio questa vicenda, e poi magari se apriamo il confronto anche su altro è bene che diciamo così aumentino, si moltiplichino le occasioni di confronto e di discussione. E lei, signor Presidente, può essere contento del dibattito di oggi perché comunque avrà notato che in tutti gli interventi di maggioranza e opposizione c'era la volontà di vestire in queste battaglie la maglietta della Sardegna insomma, ecco, non la maglietta dei propri partiti di riferimento. Quindi penso che possa essere contento dell'utilità di questa iniziativa che lei oggi ha voluto promuovere.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
TODDE GIORGIO, Assessore dei trasporti. Presidente, buongiorno a tutti, e un saluto particolare agli ospiti oggi che mi va di ringraziare perché accolgo con piacere il fatto che i deputati e senatori sardi, tutti uniti a prescindere dal colore politico, abbiano accolto l'invito del Presidente del Consiglio Pais e siano qui oggi presenti in Aula per discutere di questo problema che si è verificato dal primo gennaio. Io lanciai già un allarme alcuni mesi fa, dopo aver avuto varie interlocuzioni con autotrasportatori, con associazioni di categoria, con le parti sociali le quali manifestavano la paura che si sarebbe verificato dal primo gennaio un danno economico senza precedenti per la Sardegna e per i sardi. E' chiaro che noi non siamo contrari alla normativa di per sé, per come è stata strutturata, perché è chiaro che il rispetto dell'ambiente è a beneficio della collettività, ma è anche chiaro che i benefici della collettività non debbano essere solo ed esclusivamente ad appannaggio dei cittadini sardi. Io sono stato prima di Natale anche alla Direzione generale ambiente a Bruxelles, siamo stati convocati noi, la Corsica e le Baleari per discutere di questo problema, e dalla nostra preoccupazione è emerso il fatto che l'Unione europea ci abbia detto: "Signori, voi venite qua a lamentarvi di una direttiva che è stata fatta nel 2016, venite oggi nel 2019 e ve la prendete con l'Unione europea; l'Unione europea vi ricordiamo che è composta dagli Stati membri e pertanto, a prescindere da che ci fosse al Governo italiano, nessuno ha battuto ciglio su questa direttiva, quindi noi, siccome siamo dei burocrati e siamo con i paraocchi, non abbiamo soluzioni a questo vostro problema". Questa è stata la risposta che ci ha dato la Direzione generale ambiente, quindi noi siamo preoccupati, abbiamo fatto un'azione congiunta col collega della Sicilia, abbiamo scritto al Ministro e abbiamo iniziato ad affrontare questo problema, perché è un problema questo caro carburanti che va ad aumentare da circa 250 euro a tonnellata a 600 dal primo gennaio. Gli autotrasportatori addirittura ci hanno, tra virgolette, non minacciato ma manifestato la volontà di voler andare via dalla Sardegna, mettendo a rischio un indotto di circa 500 posti di lavoro, soprattutto sul settore dell'export che noi abbiamo in Sardegna che è il settore della sabbia e dell'ortofrutta, quelle chiamate merci povere, perché se noi dovessimo calcolare su un TIR di 300 quintali quello che su una merce redditizia dovesse incidere a chilogrammo stiamo parlando di cifre irrisorie, ma se parliamo di un export come per esempio la sabbia, che ha il 25 per cento verso la penisola, circa 50 mila semirimorchi all'anno, i costi lievitano in maniera esponenziale. Quindi io ho convocato anche le compagnie marittime di recente, ci siamo visti in Assessorato, abbiamo fatto un bellissimo incontro e le compagnie ci dicono che loro non possono prescindere da questo aumento, che varia dal 25 al 30 per cento, perché il costo del carburante che è stato imposto da questa direttiva è lievitato tantissimo. Venerdì scorso sono stato convocato dal ministro De Micheli, ci ha fatto ricevere dal Viceministro (siamo stati là io, il collega siciliano e tutte le associazioni di categoria compresi tutti gli armatori) e il Viceministro ci ha detto che avrebbero stanziato dei fondi per venire incontro a quelli che erano i costi della Sardegna, anche se poi ci siamo lasciati dicendoci che ci saremmo riaggiornati a breve per affrontare l'argomento nello specifico sulla Sardegna, perché, come diceva qualcuno prima, la Sardegna probabilmente non rientra nel discorso "mare bonus". Io gli ho detto che noi come Regione Sardegna, qualora fosse necessario, siamo anche disponibili a mettere dei fondi, però penso che ci debba pensare un po' di più lo Stato a intervenire, e sotto questo punto di vista penso che voi possiate darci una mano. Noi siamo disponibili - ho parlato sia col Presidente che con l'assessore Fasolino - eventualmente a mettere in finanziaria quelle che sono tutte le procedure per poter andare incontro ai cittadini sardi.
Non nascondo che sono preoccupato, e sono preoccupato anche per alcuni aspetti che sono emersi durante la riunione, uno su tutti è che alcuni vettori si sono preoccupati in questi anni di adeguarsi con i cosiddetti scrub per poter far sì di usare ancora il carburante attuale che si usava fino a prima del primo gennaio, che è un carburante che ha dei costi più ridotti, però ci è stato detto dalle compagnie che questo carburante oggi, nonostante qualcuno si sia adeguato con questi benedetti scrab, non sia più sul mercato, quindi chiedo anche a voi, Governo, di assicurarvi che questo non avvenga, perché se qualcuno si adegua e investe sulle proprie navi per poter usare quel carburante e poi quel carburante non si trova sul mercato la beffa è doppia, perché mi attivo a investire sulle navi e poi mi ritrovo a dover usare anche questo carburante a basso impatto ambientale. Quindi da parte nostra c'è tutta la disponibilità, sia sui fondi statali sia sui fondi regionali. Ci hanno detto dal Governo centrale che hanno anche convocato le compagnie petrolifere, perché come diceva qualcuno prima probabilmente è importante e necessario capire se realmente il costo del carburante è lievitato in maniera così estrema, del 30 per cento, dal nulla, sono sì due carburanti diversi ma non credo che un costo del 30 per cento possa essere sostenuto e possa essere anche a carico dei cittadini sardi.
Un altro aspetto che mi preoccupa, ne approfitto per dirlo oggi anche di fronte a chi ci rappresenta al Parlamento italiano, è il nuovo bando sulla continuità territoriale marittima, perché noi è sin dal nostro insediamento, sin dal mio insediamento che parliamo di questo bando in scadenza al 18 luglio 2020. Sa benissimo sia il Ministero che la Direzione generale che per poter fare un nuovo bando, o per potere eventualmente fare una nuova proroga, è necessario che venga fatta l'indagine di mercato; ci è stato detto che la direzione generale aveva dato mandato a Invitalia affinché facesse l'indagine di mercato, questo non è ancora avvenuto e io per questo sono molto preoccupato, perché dal 18 luglio 2020 andrà tutto a libero mercato. Le compagnie che esercitano da e per l'Isola ci hanno già detto che alcune tratte verranno cancellate, con danni enormi per l'economia, per il turismo, per il trasporto merci, per il trasporto passeggeri, e noi questo non sappiamo più come dirlo al Governo. Io scrivo tutte le settimane, ho interlocuzioni spesso anche col Direttore generale e con le persone di fiducia del Ministro, però non abbiamo chissà quali risposte in merito. Noi abbiamo bisogno di capire quelle che sono le intenzioni del Governo: se prorogare quello attuale, in attesa di fare il nuovo bando, se fare direttamente un nuovo bando, ma i tempi burocratici non consentono sicuramente di arrivare all'estate direttamente con il nuovo bando. Chiediamo una mano anche a voi per intervenire e capire quali siano i loro tempi affinché venga commissionata l'indagine di mercato, perché la preoccupazione è tanta. Da parte nostra c'è la massima attenzione; io quasi tutte le settimane mi reco a Roma di persona, perché spesso tramite e-mail o tramite telefono… se non ci si guarda in faccia non ci si capisce bene e preferisco sempre andare di persona, e voglio capire in tempi stretti, perché ci chiamano gli operatori turistici, ci sono disdette, ci sono destinazioni diverse su cui preferiscono andare in vacanza. E lo stesso sta avvenendo sull'export povero: se noi domani non diamo risposte certe su un export come quello della sabbia, che incide con 50 mila semirimorchi sul 25 per cento dell'export dell'Isola, la Turchia la farà da padrona e ci ruberanno questo mercato, col rischio di lasciare 500 persone a casa. Quindi io mi appello anche a voi e vi ringrazio per la disponibilità, con qualcuno di voi ci siamo anche sentiti qualche volta per alcune problematiche, e di questo vi ringrazio.
Stiamo cercando di fronteggiare questo problema anche per quanto riguarda la continuità territoriale aerea, come ben sapete un po' tutti oggi c'è questo incontro tra Bruxelles, i nostri tecnici e i tecnici del Ministero, quindi speriamo che oggi arrivino anche buone notizie in questo senso. Da parte nostra tutto l'impegno e mi auguro che questa riunione di oggi sia costruttiva; mi fa solo piacere che tutto il Consiglio regionale, la Giunta e i parlamentari sardi, a prescindere dal colore politico, siano uniti nella stessa direzione per il bene dei sardi e della Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie Assessore. A conclusione di questo interessantissimo dibattito, io, anche pensando di interpretare un po' il sentimento dell'intera Aula, devo dirmi molto soddisfatto di come si sono svolti i lavori, per i contributi che sono arrivati e per l'ordine con cui con cui sono arrivati: questo è un metodo, non voglio dire che inauguriamo oggi perché magari prima di me qualcuno l'ha fatto, però mi sembra che il convocare gli stati generali della Sardegna, convocare tutti i rappresentanti della Sardegna nei vari organi istituzionali, non possa che essere il metodo vicende per affrontare tutte le vertenze della Sardegna, non solo quelle legate ai trasporti. Questo quindi non sarà un appuntamento isolato ma costituirà un metodo che, insieme al presidente Solinas ma devo dire anche insieme al Presidente della Commissione insularità, ci vogliamo dare per dare quelle risposte concrete che attendiamo da troppo tempo. Consentitemi solamente a margine una nota in punta di piedi, un minimo polemica, anzi che non vuole avere nessun tipo di volontà polemica, noi abbiamo un aspetto legato alla rappresentanza dei sardi in Europa. È necessario, è evidente che gli europarlamentari che rappresentano oggi la Sardegna abbiano avuto altri impegni, peraltro io li ho sentiti ed effettivamente erano impegnati in altri appuntamenti istituzionali, però è evidente che un tema circa la modifica del Collegio elettorale delle isole è un tema che non può essere più procrastinato. Questo è un altro tema che deve vedere la Sardegna, i rappresentanti sardi uniti, perché è una battaglia che vede la Sardegna in posizione impari rispetto ad altri territori, che magari soffrono lo stesso gli stessi problemi, ma che hanno una importanza numerica che non consente alla Sardegna neanche di giocarla una partita. Quindi veramente voglio fare un appello ai nostri parlamentari, tutti quanti noi, perché anche questo tema di rappresentanza della Sardegna, dove vengono decise le sorti della Sardegna, come in questo caso in Europa, sia un tema che insomma si ponga all'ordine del giorno dei nostri lavori. Il dibattito per quanto riguarda la prima fase del Consiglio regionale si conclude qua, adesso io ho preso gli appunti per quanto riguarda i singoli interventi che andranno ad arricchire la mozione che si trasformerà in un ordine del giorno e che immagino sono certo, insomma, è un fatto che do per scontato, costituirà la carta di questa bellissima giornata di unità in cui tutti quanti noi abbiamo vestito l'unico abito vestibile che è quello della Sardegna. Grazie. Con i Capigruppo ci vediamo nella saletta qui affianco, grazie a tutti.
La seduta è tolta alle ore 14 e 18.
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