Seduta n.215 del 24/02/1993
CCXV SEDUTA
MERCOLEDI' 24 FEBBRAIO 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
Congedo ....................................
Risoluzione approvata il 23 febbraio 1993 dalla quinta Commissione: "Individuazione dei presidi ospedalieri dirilievo nazionale ad alta specialitàai sensi dell'articolo 4, comma 1 e 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, numero 502". (Discussione, presentazione e non approvazione di o.d.g.):
SALIS........................................
MULAS MARIA GIOVANNA
SERRI.......................................
SERRA PINTUS.......................
MORITTU ................................
PUSCEDDU.............................
OPPI .........................................
TARQUINI...............................
DADEA.....................................
MANNONI...............................
PULIGHEDDU........................
(Votazione a scrutinio segreto) .
(Risultato della votazione).........
Sull'ordine dei lavori:
RUGGERI……
La seduta è aperta alle ore 10 e 04.
SECHI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 4 febbraio 1993, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Onnis ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 24 febbraio 1993. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ruggeri sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
RUGGERI (P.D.S.). Signor Presidente, per chiedere una sospensione dei lavori di circa mezz'ora per consentire un incontro dei Capigruppo con i lavoratori della Carbosulcis sindacati, così come da loro richiesto.
PRESIDENTE. Se i Capogruppo intendono ricevere una delegazione sindacale ritengo che mezz'ora non sia sufficiente perciò, se non vi sono opposizioni, sospendo per un'ora la seduta che verrà ripresa alle ore 11.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 06, viene ripresa alle ore 11 e 42.)
Risoluzione approvata il 23 febbraio 1993 dalla quinta Commissione: "Individuazione dei presidi ospedalieri dirilievo nazionale ad alta specialitàai sensi dell'articolo 4, comma 1 e 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, numero 502"
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della risoluzione approvata il 23 febbraio 1993 della quinta Commissione permanente. Se ne dia lettura.
SECHI, Segretario:
Individuazione dei presidi ospedalieri di rilievo nazionale ad alta specialità ai sensi dell'articolo 4, commi 1, 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.
La Quinta Commissione Permanente, nella seduta del 23 febbraio 1993,
PREMESSO che, ai sensi dell'art. 4 commi 1, 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, recante "Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421", le Regioni concorrono all'individuazione dei presidi di rilievo nazionale di alta specialità - di competenza del Consiglio dei Ministri - mediante la formulazione di indicazioni al Ministro della Sanità;
CONSIDERATO che:
1) la formulazione delle citate indicazioni, preordinata alla costituzione in aziende autonome dei presidi ospedalieri interessati, concreta un atto di programmazione sanitaria di grande rilievo per il futuro assetto del sistema sanitario sardo;
2) il decreto del Ministero della sanità del 29 gennaio 1992, che determina i requisiti strutturali e funzionali ed i bacini di utenza dei presidi di alta specialità di rilievo nazionale, suppone condizioni di consistenza demografica e di continuità territoriale non ravvisabili nella realtà sarda, e che, pertanto, quest'ultima risulterebbe fortemente penalizzata da una rigida applicazione di tali disposizioni;
3) le disposizioni in materia di presidi ospedalieri di alta specialità previste dal citato decreto ministeriale e dall'art. 4 commi 1, 2 del Dlg 30 dicembre 1992, n. 502 sono state rispettivamente impugnate dalla Regione Sardegna di fronte al TAR Lazio e da otto Regioni di fronte alla Corte costituzionale per violazione delle competenze regionali in materia di programmazione sanitaria;
SOTTOLINEATA l'esigenza che la Regione eserciti pienamente le competenze in materia di programmazione sanitaria ad essa attribuite dall'art. 55 della L. 23 dicembre 1978, n. 833, dagli artt. 9, 10 della L. 23 ottobre 1985, n. 595 e dall'art. 1 lett. c) nella L. 23 ottobre 1992, n. 421;
VISTA la deliberazione della Giunta regionale n. 5/79 del 10 febbraio 1993;
CONSTATATO che dalla proposta dell'Assessore riportata nella deliberazione di Giunta risulta che i presidi ospedalieri di Cagliari "Brotzu", "Businco e Microcitemico" integrati, e "SS. Trinità" possiedono i requisiti richiesti dalle vigenti disposizioni per i presidi di alta specialità di rilievo nazionale, avuto riguardo anche ai termini di adeguamento strutturale e funzionale previsti dall'articolo 7 del decreto del Ministro della sanità del 29 gennaio 1992;
VERIFICATO altresì che dalla citata deliberazione non risultano i motivi di esclusione degli ospedali "Businco e Microcitemico" integrati e "SS. Trinità",
invita la Giunta regionale:
1) ad indicare al Ministro della Sanità ai sensi dell'art. 4 comma 1 del Dlg 30 dicembre 1992, n. 502, quali presidi ospedalieri di rilievo nazionale di alta specialità, gli ospedali "Brotzu", "Businco" e "Microcitemico" integrati, "SS. Trinità";
2) a formulare contestualmente la richiesta di deroga ai bacini d'utenza previsti dall'art. 5 del citato decreto del Ministro della sanità per le alte specialità esercitate nei segnalati presidi ospedalieri, in considerazione delle particolari condizioni geografiche e demografiche della Sardegna;
3) a intraprendere tutte le iniziative necessarie per procedere nei termini previsti dall'art. 6 del decreto del Ministro della sanità agli adeguamenti strutturali e funzionali dei presidi ospedalieri indicati. (54)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. E' iscritto a parlare l'onorevole Salis. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, io penso che l'argomento in questione ponga due tipi di problemi, uno di carattere strettamente tecnico e l'altro di carattere politico. Per quanto concerne il primo aspetto, ovvero l'individuazione dei requisiti necessari per essere indicati centro ad altra specializzazione, ai sensi del decreto del 29 gennaio 1992, citato nella risoluzione, mi sembra che sia molto difficile per ogni consigliere entrare nel merito in quanto occorrono strumenti di valutazione tecnica che personalmente non ho e penso che molti dei consiglieri non possiedano. Pertanto, in base alla documentazione fornitaci e soprattutto alla proposta di delibera dell'Assessore alla sanità - che è un tecnico e che quindi a mio avviso è in grado di valutare quale struttura ospedaliera sia in possesso dei suddetti requisiti - gli ospedali indicati ad alta specializzazione sono tre: il Brotzu, il Santissima Trinità e il Businco, cioè Microcitemico e Oncologico insieme. Ciò che non è chiaro a questo punto, e lo chiedo all'Assessore, è quali siano stati i criteri che hanno portato la Giunta a scegliere un solo presidio piuttosto che un altro, in altre parole che cosa ha determinato la scelta del Brotzu rispetto agli altri due. Questo è, mi sembra, un problema, sì, tecnico, ma anche politico e per quanto concerne questo secondo aspetto la risoluzione in questione, indicando tre presidi, in realtà non sceglie, lascia che a scegliere sia il Ministro. Questo, Presidente, consiglieri, mi sembra inaccettabile: in sostanza noi stiamo dicendo che questa Regione non è in grado di scegliere e deleghiamo un Ministro a scegliere per noi. A mio avviso questo è un modo per mortificare e banalizzare la nostra autonomia. Quella in discussione è una risoluzione di maggioranza ed è bene che si ammetta che non c'è stata unanimità. Io avrei capito una risoluzione di questo genere se il Ministro fosse stato ancora un napoletano, perché in questo caso avremmo agevolato - mi si consenta - una sorta di "variante" ministeriale o governativa del famoso gioco delle tre carte, per cui i presidi sono tre, questo vince e questo perde, e si accettano suggerimenti.
Battute a parte io ritengo che debba essere fatta chiarezza una volta per tutte sul tema in questione. Ritengo che una scelta debba essere fatta ma che qualunque essa sia debba essere suffragata da valutazioni oggettive che in merito ai requisiti posseduti attestino la rispondenza fra le dichiarazioni, anche quelle dei vari direttori sanitari, e l'effettiva realtà. Insomma, prima di rasentare il grottesco bisognerebbe almeno fare un ultimo sforzo per essere considerati in quest'Aula autonomamente credibili e responsabili.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Maria Giovanna Mulas. Ne ha facoltà.
MULAS MARIA GIOVANNA (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Consiglio regionale affronta oggi il primo atto della complessiva programmazione sanitaria nel territorio regionale prevista dal già citato decreto legislativo numero 502, più comunemente conosciuto come decreto De Lorenzo. Il Ministro in questione è stato sostituito, il decreto - purtroppo dico io - resta. Sebbene impugnato da ben otto Regioni nanti la Corte costituzionale e dalla Regione Sardegna di fronte al TAR del Lazio, è in vigore e quindi deve essere applicato.
Mi sia consentito fare su questo decreto alcune considerazioni di ordine generale. Ad una lettura attenta esso sembra essere più un decreto economico che un progetto di riforma sanitaria; è figlio di tempi difficili, della recessione economica, del debito pubblico esorbitante, ma è anche figlio, a mio avviso, di una nuova filosofia che privilegia il mercato e l'economia, ben sapendo che il solo fattore economico purtroppo non tutela di per sé stesso le parti più deboli della società. Il risultato è una legge di contenimento della spesa che taglia l'assistenza e penalizza le fasce più deboli in uno Stato che paradossalmente arretra rispetto alla legge di riforma sanitaria del 1978, la "833", che ha affermato e purtroppo non ha realizzato il ruolo primario dello Stato quale garante del diritto alla salute sancito dalla Costituzione. Noi, invece, stiamo andando in contro tendenza rispetto al resto del mondo, Clinton in testa, il quale si è accorto che oltre venti milioni di cittadini americani poveri, privi di qualsiasi assistenza, rappresentano in uno Stato moderno una vergogna per la democrazia. Da noi le forme inique di contribuzione e partecipazione alla spesa sanitaria tornano a penalizzare le fasce più deboli in un regime di bollini, di autocertificazioni, di trafile burocratiche, di ritorno alla vecchia logica delle mutue che riaprono le porte, in una materia così delicata, agli interessi del mercato assicurativo. Ora credo che nessuno di noi voglia nascondersi che una logica perversa vige nel settore della sanità, che la scarsa educazione sanitaria e talvolta la mancanza di senso civico dei cittadini, che hanno spesso utilizzato non correttamente le forme assistenziali, hanno fatto lievitare la spesa pubblica, soprattutto quella farmaceutica. Basti pensare che la Regione sarda nel dicembre 1992 aveva un debito di oltre 145 miliardi; lo sperpero della spesa di parte corrente ha peraltro penalizzato la possibilità di favorire gli investimenti per l'adeguamento delle strutture dei servizi sanitari. Mi pare che strada facendo si sia realizzato quel concetto di res nullius di latina memoria per cui quello che non si paga subito comunque si pagherà. Vi è, dunque, una serie dì responsabilità diffuse, anche se poi a pagare da noi sono i ceti più deboli, e mi pare che in alcune parti il decreto ministeriale si proponga di smantellare gradualmente alcuni capisaldi del servizio sanitario nazionale anziché intervenire per correggere, per esempio, quella iniquità fondamentale dovuta soprattutto alla questione irrisolta del fisco, occorre cioè stabilire chi può e deve pagare di più. Non siamo qui per chiedere uno Stato assistenziale che dia tutto a tutti senza garantire le fasce più deboli.
Il correttivo, dunque, mi sembra inadeguato rispetto ai problemi di una riforma sanitaria non realizzata. Per questa e per altre ragioni il decreto ministeriale non piace a molti, devo dire che non piace neanche a me, tuttavia - come dicevo - deve essere applicato tenendo conto delle scadenze temporali precise in esso stabilite, tra cui, ai sensi dell'articolo 4, il termine di sessanta giorni dall'entrata in vigore del decreto perché le Regioni (e quindi anche noi) trasmettano al Ministro le proprie indicazioni ai fini dell'individuazione dei presidi ospedalieri di rilievo nazionale ad alta specialità da costituire in azienda ospedaliera. Badate non "le proprie determinazioni", cioè noi non stiamo decidendo ciò che sarà realizzato, ma delle indicazioni che il Ministro può non accogliere, in mancanza delle quali il decreto prevede il potere sostitutivo del Ministro stesso.
La Commissione, dunque, in considerazione del fatto che l'individuazione dei presidi di alta specialità costituisce un atto di programmazione sanitaria di grande impatto sul sistema sanitario regionale, ha ritenuto - e credo che abbia fatto bene - di dover investire di questo problema l'Assemblea consiliare. Tra le diverse soluzioni offerte dal Regolamento, noi potevamo fare una legge o adottare una deliberazione del Consiglio così come si fa per gli atti di programmazione. La Commissione ha, invece, individuato nell'art. 50 del Regolamento interno lo strumento che consente nel contempo di salvaguardare le prerogative consiliari e di rispettare i tempi stretti posti dal decreto ministeriale alle Regioni, adottando una risoluzione che è sottoposta all'attenzione del Consiglio stamane. Voglio anche dire che la decisione di investire del problema il Consiglio discende non solo da motivazioni tecniche relative alla natura programmatoria delle scelte che oggi sono in discussione, ma anche dalla constatazione, squisitamente politica, della diversa valenza sul piano dei rapporti Stato-Regione di un pronunciamento formale dell'organo assembleare. L'ordine del giorno è un atto che provenendo dal Consiglio impegna la Giunta, rappresenta quindi una manifestazione forte di volontà del massimo organo istituzionale della Regione. Credo, tuttavia, che per essere veramente forte questa manifestazione di volontà dovrebbe essere unitaria e dovrebbe derivare da un concorso delle competenze della Giunta e del potere decisionale del Consiglio. Il dibattito in Commissione, in merito all'individuazione dei presidi, è stato particolarmente approfondito e si è concluso con una risoluzione adottata a maggioranza, perché per le ragioni, tutte legittime e motivate, che sono state addotte non si è potuta raggiungere una sintesi unitaria. Perciò è demandata al Consiglio la possibilità di trovare, nella discussione in Aula, questa soluzione unitaria.
Personalmente ritengo di dover fare alcune considerazioni: la prima è che, al di là delle motivazioni con cui si giunge alla costituzione degli ospedali in azienda, l'alta specialità presuppone dei requisiti precisi, che sono definiti dal decreto del 29 gennaio 1992. Questo decreto individua dodici alte specialità, definisce il concetto di struttura come quel complesso di mezzi, di attrezzature, di personale che viene assegnato a ciascuna specialità, individua il bacino di utenza con limiti da tre a otto milioni di abitanti a seconda delle varie specialità, ampliato per le pediatrie, fissa gli standard di organizzazione tecnologica e i tassi di attività, assegna una corsia preferenziale per l'alta specialità ai presidi ospedalieri multizonali, compresi quelli pediatrici, e ai policlinici universitari. Devo dire che la Commissione non ha i mezzi, né in questo caso disponeva dei tempi necessari per verificare la sussistenza di questi requisiti. Io, tra l'altro, non ho conoscenze tali da consentirmi una scelta motivata, pertanto posso esprimere una valutazione d'altro tipo. Abbiamo preso visione delle dichiarazioni contenute nei documenti e soprattutto abbiamo verificato la non concomitanza tra la proposta dell'Assessore di tre presidi ad alta specialità, e la decisione adottata dalla Giunta che riconosce al solo presidio ospedaliere Brotzu il possesso dei requisiti previsti dalla legge. E', dunque, la Giunta che ha la possibilità di motivare la scelta e nel contempo di giustificare le esclusioni. Io non ho ragione per ritenere che non lo faccia con il massimo dell'obiettività possibile sotto il profilo politico però mi pongo dei problemi. Primo: la richiesta di una deroga ai bacini di utenza è più che motivata dalla insularità, dalla specificità dell'Isola ma anche dai livelli elevati di professionalità e dall'apertura di reparti ospedalieri ad alta specializzazione che hanno notevolmente ridimensionato la richiesta di viaggi fuori dal territorio regionale da parte dei cittadini, ma se proprio di deroga si tratta (che tra l'altro è di pertinenza del Ministro, non dobbiamo dimenticarlo, e quindi esula dalle competenze regionali) è insito mi pare nel termine stesso il concetto di eccezionalità. Cercare di ottenere più di una eccezione francamente mi pare un vano esercizio propositivo. Io non credo che si tratti di incapacità di decidere, non voglio nemmeno pensare che ci possa essere da parte della Regione sarda la volontà di non scegliere delegando per intero al Ministro il potere di scegliere per noi, ma supposto che egli voglia esercitare la sua benevolenza, sarebbe stato più coretto prevedere questa benevolenza in legge, esercitando in tal modo, così come previsto dal decreto, un potere autoritario rispetto alla Regione.
Il secondo problema è anch'esso di natura politica: se ai presidi ospedalieri mancano alcuni requisiti, soprattutto in merito agli standard organizzativi del personale, delle apparecchiature, delle strutture, la norma prevista dall'articolo 7 del decreto ministeriale 29 gennaio 1992 consente una possibilità di adeguamento entro due anni dalla sua entrata in vigore, pena la decadenza della classificazione. Per adeguare, per potenziare, per avere un livello altamente qualificato di prestazioni e di risposte sanitarie la Regione (e bisogna ricordarsene ora, tra l'altro, nella predisposizione del bilancio) deve destinare risorse, deve attivare procedure, deve intraprendere iniziative. La mia domanda è molto semplice: abbiamo questa possibilità? Mi risulta che la quota di risorse proprie stanziate dalla Regione sia di circa 350 miliardi. Possiamo andare ancora oltre? Siamo in grado di far fronte, prima di tutto sotto il profilo finanziario e poi organizzativo, all'adeguamento strutturale e funzionale di tre presidi? Se la risposta è sì possiamo tentare di fare un ragionamento diverso, supposto che non siano pertinenti le considerazioni che ho fatto sinora. Se la risposta è no, se siamo consapevoli che non abbiamo le risorse necessarie, che non possiamo attivare procedure che poi non riusciremo a portare a termine nei tempi previsti, che non possiamo destinare risorse che completino il quadro complessivo e quindi tutto ciò che è richiesto per la definizione di alta specialità, io credo che non possiamo che scegliere un solo presidio, quello che sembra essere più vicino ai livelli previsti. Però non possiamo discriminare nessuno rispetto agli assetti futuri, non possiamo non tenere conto della più complessiva organizzazione dei diversi livelli del servizio sanitario regionale. Io vorrei ricordare che per quanto riguarda l'ospedale Oncologico e il Microcitemico sono state espresse valutazioni diverse rispetto alla definizione di alcune specialità, che in questa sede forse è opportuno che vengano chiarite, e sono stati presentati documenti, proposte e controproposte. La Giunta regionale, sulla base di una documentazione, con deliberazione del 29 settembre 1992, adottata in seguito a una risoluzione della Commissione, ha individuato i presidi ospedalieri da proporre quali istituti di ricovero e cura a carattere scientifico: il Microcitemico e l'oncologico. C'è, quindi, un'indicazione precisa che deve essere sostenuta; a tal fine sarebbe opportuna una pressione forte della Regione, eventualmente, nelle more della decisione si potrebbe comunque riconoscere una personalità giuridica autonoma a questi enti ospedalieri perché è innegabile che essi incidano su tutto il territorio regionale, e che abbiano riferimenti e collegamenti anche a livello nazionale e internazionale. Queste sono le considerazioni fatte dalla Commissione e dalla Giunta, credo, pertanto, che dobbiamo essere conseguenti con esse.
L'altro presidio individuato mi pare che abbia tutte le caratteristiche necessarie e che comunque abbia ampie possibilità di adeguamento, ma mi chiedo se esso possa essere definito in questa fase o se possa rientrare in quel quadro complessivo di programmazione sanitaria della Regione come centro di riferimento dei servizi di emergenza insieme al S. Francesco di Nuoro e al Santissima Annunziata di Sassari. Io credo che non possiamo nasconderci che la corsa all'aziendalizzazione pone problemi reali sia rispetto alla struttura amministrativa, sia rispetto alle risorse finanziarie perché, come dicevo all'inizio, il decreto legislativo 502 è una diretta conseguenza della legge 421 che è stata approvata come legge di contenimento della spesa sanitaria. Il ragionamento per l'individuazione degli ospedali da costituire in azienda deve essere supportato certamente da valutazioni sulle possibili risposte alla diffusa territorializzazione dei servizi ma anche sulle capacità gestionali degli stessi ospedali, che devono essere economicamente sani anche al fine di evitare l'eventuale revoca dell'autonomia aziendale. Le aziende ospedaliere saranno costrette a reggersi con circa un terzo delle risorse attuali e dovranno trovare delle forme autonome di finanziamento, a meno che la Regione non voglia far gravare le spese sui cittadini sardi imponendo loro ulteriori tasse. La scelta di oggi non è e non può essere staccata, dunque, dal contesto della programmazione dei servizi e delle strutture previste dal "502" e noi sappiamo che entro il 30 di giugno dovremo definire in questa sede, con legge - questa volta sì - un quadro complessivo di scelte coordinate sulla costituzione delle aziende U.S.L., quante dovranno essere e dove insisteranno se si dovrà rispettare l'attuale suddivisione provinciale, come peraltro pare indicare in via preferenziale la legge, o consentire aggregazioni diverse che tengano conto della situazione geomorfologica e sociale, dei tempi di percorrenza e di quant'altro è riferibile alle condizioni del territorio regionale, senza certamente correre dietro a tutte le richieste, ma assumendo noi una decisione politicamente credibile. Si dovrà, inoltre, provvedere alla riqualificazione e alla riconversione degli ospedali che non potranno essere retti in azienda, non solo perché non possiamo permetterci di perdere neanche un posto di lavoro in territori già fortemente segnati dalla disoccupazione e dal disagio sociale, ma perché esistono strutture, attrezzature, professionalità, che spesso rappresentano nel territorio l'unica risposta alla domanda di servizi sanitari. Dovremo decidere sui distretti sanitari (ad oggi non sono stati realizzati neanche quelli che sono previsti in piano), sul potenziamento dei poliambulatori, sui presidi multizonali di prevenzione, sul loro organismo di coordinamento regionale - di cui la legge non parla molto chiaramente - anch'essa azienda autonoma non ben definita, su direttive, personale e risorse. Dovremo attivare quell'integrazione sociosanitaria che è prevista dalla "4", dovremo completare il piano della psichiatria, peraltro già avviato con una programmazione che risponde alla domanda consistente di salute mentale, la rete dei consultori, e c'è anche il problema della terapia riabilitativa e della dialisi. Più volte abbiamo affrontato in quest'Aula e in Commissione questa questione, e credo che ci siano indicazioni positive perché la si possa risolvere nel migliore dei modi. Abbiamo bisogno di realizzare una rete diffusa di servizi nel territorio, possibilmente di qualità elevata o comunque più elevata di quella attuate.
Io credo che nessuno di noi qui voglia difendere gli sprechi e le inefficienze, ma i principi etici di equità e solidarietà e il diritto alla salute, questi sì, dobbiamo assicurarli, sapendo che di fronte a una politica di non potenziamento del pubblico noi stiamo aprendo la strada al privato, talvolta in assenza di regole, che per il momento è un privato assistito, che ha eroso risorse consistenti della Regione, che incide notevolmente sulla spesa pubblica e che, in definitiva, snatura la funzione sociale del diritto alla salute.
Abbiamo tempi stretti per decisioni importanti, per un lavoro complesso e impegnativo sul piano delle scelte politiche, la prima è quella odierna. Io credo che i cittadini non si aspettino che conserviamo gli apparati ma che definiamo regole e servizi che siano vicini alle loro esigenze. Vorrei fare, a questo proposito, un'ultima considerazione sui policlinici universitari. Molte Regioni stanno definendo ora le scelte in merito; il decreto non è chiaro sui tempi e l'Assessorato della sanità ci ha fornito un'interpretazione che rimanda la scelta a una fase successiva. Ci sono ancora dei problemi di interazione che non bisogna sottovalutare e di reciproca garanzia tra l'Università e il servizio nazionale pubblico. Ma se noi vediamo la sanità in una prospettiva di ricerca e di sviluppo, se teniamo conto delle risorse regionali destinate alla ricerca scientifica e del ruolo prestigioso che l'Università svolge, non adottare le giuste procedure e soprattutto non trovare le soluzioni più adeguate e garantiste anche per il personale ospedaliero sarebbe una mutilazione nella mappa dell'organizzazione dei servizi sanitari in Sardegna.
Io credo che dobbiamo adoperarci tutti, nell'ambito dei rispettivi ruoli che attengono a responsabilità decisionali diverse, per definire un quadro complessivo di scelte coordinate, sottolineando ancora che la scelta che noi facciamo oggi deve essere strettamente collegata a quella che faremo domani cioè alla legge regionale che dovremo definire e che dovrà rappresentare una risposta complessiva nel territorio regionale.
Io mi auguro che dal dibattito che si tiene oggi in Consiglio possa scaturire una decisione unitaria, tenendo conto che per un verso ci sono i problemi economici, per altro verso ci devono essere sempre al centro della nostra attenzione e del nostro senso di responsabilità i problemi della salute dei cittadini.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Serri. Ne ha facoltà.
SERRI (P.D.S.). La risoluzione che stiamo discutendo attiene all'individuazione degli ospedali di rilievo nazionale ad alta specializzazione, che è uno dei tanti adempimenti imposti alla Regione dal decreto 502, che vedranno impegnati il Consiglio, la Commissione competente, in particolare, da qui a giugno.
Faccio alcune valutazioni di carattere generale. Questo decreto spacciato, soprattutto dall'ex ministro De Lorenzo, come grande atto di riforma della sanità, a una lettura forse superficiale può anche sembrare tale, anche perché tutti conosciamo lo stato del servizio sanitario, ma soprattutto sappiamo - sulla malasanità la stampa è molto attenta - quanto i cittadini si lamentino di questo sistema. A una lettura distratta, perciò, può apparire un grande atto di riforma, di fatto, se lo leggiamo attentamente, come è nostro dovere fare, questo decreto è una mazzata contro il sistema sanitario pubblico, è un attacco brutale ai poteri delle Regioni. Nel suo impianto e nei suoi obiettivi tende a smantellare il servizio pubblico perché di fatto intacca, sino ad annullarlo del tutto, il principio dell'universalità del diritto alla salute, dell'uguaglianza nell'accesso ai servizi sanitari e dell'estensione degli stessi a tutti i cittadini. Tutto questo viene meno nell'impianto del decreto del Ministro perché esso discrimina in base al censo (per esempio nella previsione delle mutue) in base alla condizione economica, ma discrimina anche in base al territorio e al luogo di nascita, perché per esempio la previsione della quota capitaria per la nostra Regione è una discriminazione dato che chi nasce ad Armungia certamente non è messo nelle stesse condizioni di accesso ai servizi sanitari di chi nasce in provincia di Bologna o di Milano.
Nello stesso tempo il decreto in questione modifica profondamente l'equilibrio dei poteri istituzionali, perché in capo al Ministro del bilancio accentra compiti, competenze, responsabilità e potestà programmatoria. Un nuovo centralismo! E non dobbiamo aver paura di usare questo termine, anche se magari veniamo rimproverati di fare i piagnoni, perché effettivamente si capovolge l'impianto detta "833", in quanto il primo adempimento spetta alla legge finanziaria dello Stato, che deve determinare annualmente il fondo complessivo da destinare alla sanità e da ripartire tra le Regioni; tra l'altro scomparirà progressivamente nel triennio il fondo di riequilibrio - già avevamo poco ora scompare anche questo fondo - che consentiva alla Regione di ricevere qualcosa come rimborso rispetto alle maggiori spese. Era una quota piccola ma comunque utile anche perché noi sappiamo che siamo ormai arrivati a una quota di circa 350 miliardi di risorse proprie della Regione, che va appunto ad integrare i trasferimenti statali nel campo della sanità. Si capovolge, ripeto, l'impianto della "833" che invece metteva al primo posto nell'ordine delle priorità - ma questo è logico - il Piano sanitario nazionale in relazione al quale venivano stabilite le esigenze e le risorse finanziarie da destinare alla sanità. La ripartizione alle Regioni avverrà, dunque, su base capitaria, una quota uguale per abitante. Tra l'altro quella individuata è inferiore, mi pare, fatta eccezione per la Basilicata, alla spesa pro capite di tutte le Regioni italiane. In questo modo su una base apparentemente ugualitaria (in realtà sappiamo che così non è, pensiamo al nostro territorio e alla nostra popolazione) si manda all'aria il principio della solidarietà dello Stato verso le Regioni più deboli e meno popolate. Per quanto ci riguarda non si è avuta alcuna considerazione per la nostra condizione di insularità per il numero degli abitanti, dislocati per di più su un territorio molto vasto; 370 paesi, questo è l'insediamento umano, questa è la nostra storia, questo è il nostro patrimonio che non si può annullare con un decreto. Viene meno, dicevo, il principio della solidarietà verso le aree più deboli del Paese e con esso uno dei principi fondanti dell'unità dello Stato nazionale, e non mi sembra cosa da poco. Si scarica sulle Regioni l'onere di far fronte con risorse proprie agli "eventuali", io dico ai certi maggiori oneri derivanti dalle maggiori spese delle future aziende ospedaliere e dai disavanzi delle U.S.L. Il decreto prevede esplicitamente l'esonero dello Stato da interventi finanziari e suggerisce alle Regioni in che modo far fronte alle maggiori spese: possono ridurre i limiti massimi di spesa per gli esenti, possono aumentare le quote fisse sulle singole prestazioni farmaceutiche e sanitarie, oppure inventare altre forme di partecipazione alla spesa per le prestazioni da porre a carico dei cittadini. In pratica ci sta dicendo che la Regione per reperire altre risorse dovrebbe taglieggiare ulteriormente i cittadini sardi, imporre loro altri balzelli e comunque colpire i più deboli, i più poveri, i più esposti, appunto chi ricorre ai servizi sanitari. Tutto questo viene spacciato come progetto per recuperare l'efficienza del sistema sanitario. Le giuste critiche che sono state mosse alla sanità vengono qui utilizzate, in realtà, come criterio per scaricare sulle Regioni - che non sono momento di decentramento dello Stato ma una sua articolazione - l'onere di far fronte alle maggiori spese.
Tutto ciò analizzato non v'è dubbio che le competenze primarie delle Regioni in questa materia vengono ridotte, in realtà, a un puro potere formale perché di fatto - come diceva la collega Mulas - lo scadenzario, la tassatività delle imposizioni del decreto, i tempi ristretti, il potere sostitutivo del Ministro annullano la potestà regionale, e nel merito la sua potestà programmatoria, tanto è vero che per tutte queste motivazioni il decreto delegato è stato impugnato presso l'Alta Corte: otto Regioni hanno presentato ricorso alla Corte costituzionale per violazione dei poteri regionali. Il decreto avrebbe l'obiettivo - il Ministro così lo ha spacciato - di recuperare efficienza al sistema sanitario; la realtà, però, è un'altra: consegnare definitivamente la sanità ai privati, peraltro già abbondantemente presenti sulla base dei finanziamenti pubblici; si fa risorgere (in via sperimentale è previsto dal '95) un sistema di tipo mutualistico a carattere territoriale, e con questo di fatto si rompe l'impianto unitario e universalistico del servizio sanitario. Chi può presentarsi di pagare ricorre a queste così dette forme private che non sono, però, private affatto, perché in realtà è previsto che queste forme diverse di assistenza siano pur sempre finanziate dal fondo sanitario nazionale, almeno per una quota pari a quella garantita per l'assistenza diretta.
Poc'anzi facevo riferimento al ricorso all'Alta Corte da parte di alcune Regioni, e devo dire che tra gli articoli contestati vi è anche questo articolo 4 - sulla base del quale è stata presentata all'esame del Consiglio la risoluzione - che impone alla Regione di indicare al Ministro entro i primi giorni di marzo i presidi di rilievo nazionale e di alta specializzazione, perché possa poi fare le sue scelte. Dopo la decretazione del Ministro le Regioni dovrebbero, con legge, organizzare le aziende di rilievo nazionale. Su questo punto le Regioni hanno incentrato uno dei motivi di ricorso all'Alta Corte in quanto la legge regionale è comunque, atto di rango superiore rispetto ad un decreto del Ministro, mentre in questo caso la situazione è capovolta: si impone che le Regioni legiferino sulla base del decreto del Ministro.
Nel merito di questo primo dei numerosi adempimenti che ci attendono, l'individuazione dei presidi di cui si parla deve essere operata sulla base del decreto del 29 gennaio 1992 che indica i requisiti, la tipologia delle alte specialità, le caratteristiche, i bacini di utenza. Fra l'altro sono previsti sempre bacini di utenza interregionali, per una popolazione che va da un minimo di tre milioni a un massimo di diciassette milioni di abitanti. Se noi dovessimo individuare i nostri presidi sulla base di questo decreto la Regione dovrebbe già oggi dire: "Io non sono nelle condizioni di... perché mi manca uno dei requisiti previsti in quel decreto". E' pur vero che l'ex Ministro aveva assunto l'impegno per la concessione di deroghe, essendo evidente che la nostra insularità non consente di avere dei bacini di utenza così ampi, non essendoci continuità territoriale con altre Regioni.
(Interruzione)
Ci sono le navi, sì, potremmo fare gli ospedali in mezzo al Tirreno, su una bella nave di lusso!
Ci fu, dicevo l'impegno da parte del Ministro per eventuali deroghe. Io ho molti dubbi sul valore politico e sull'osservanza di quell'impegno assunto dal Ministro in una delle tante esternazioni televisive anche qui nella nostra Regione, ma ho soprattutto la certezza che sia, invece, necessaria tutta la forza dei Gruppi politici, degli organi della Regione, Giunta e Consiglio per vincere il rigorismo e la nota intransigenza del nuovo Ministro, che non credo erediterà tranquillamente gli impegni del precedente. Il decreto del 29 gennaio 1992, stabilisce peraltro - e in questo senso viene incontro alle esigenze della Regione - il termine di due anni (quindi entro il '94) per compiere tutti gli atti richiesti per l'attivazione di strutture di alta specialità. La Regione in questo senso si è già mossa, però non c'è dubbio che questo termine pone oggi - siamo anche in sede di discussione della finanziaria - tutta una serie di impegni di carattere programmatorio, ma soprattutto finanziario, per mettersi in regola e poter richiedere con un minimo di motivazioni almeno per uno dei nostri ospedali la qualifica di presidio di rilievo nazionale ad alta specializzazione. La situazione di fatto oggi non è molto incoraggiante, pur avendo raggiunto in diversi settori anche punti di eccellenza, sia nella ricerca scientifica sia nella cura ospedaliera. La Regione deve, perciò, attivare con il Governo, con il Ministro interessato, una contrattazione politica perché nell'individuazione dei diversi presidi ad alta specializzazione prevalgano, per quanto riguarda la Sardegna, le nostre ragioni, i diritti dei cittadini sardi che non devono essere penalizzati rispetto agli altri cittadini italiani, in ragione appunto della caratteristica del nostro insediamento geografico e della scarsità di popolazione. La peculiarità del territorio e le particolari esigenze sanitarie, derivanti dalla tipicità delle patologie presenti in Sardegna, sono altre motivazioni di fondamentale importanza che devono essere tenute presenti nella trattativa.
Queste ragioni devono prevalere su ogni altra ragione di presunta efficienza, di verifica rigorosa dei requisiti e di quant'altro è stato previsto. Un tavolo politico, dunque, al quale la Regione si presenti forte, con la posizione più unitaria possibile. Se la situazione dei nostri presidi ospedalieri è quella che conosciamo, se non può essere applicata in modo brutale la casistica dei requisiti, l'unica possibilità è di costruire qui in Consiglio, sulla base del confronto avvenuto in Commissione, una posizione unitaria tra tutte le forze politiche sulla quale concentrare il nostro impegno politico e istituzionale. Ha ragione l'onorevole Salis, a seconda della scelta che faremo rischiamo di abdicare a una nostra potestà, ma non possiamo lasciare che ciò avvenga perché si tratta del futuro assetto della sanità nella nostra Isola.
Il mio Gruppo in Commissione ha sostenuto l'esigenza di portare al tavolo del Ministro la proposta di un solo presidio anziché tre, come proposto dalla Commissione. Ha sostenuto questa esigenza non per giocare al ribasso ma per cercare di centrare l'obiettivo, per scegliere noi, Giunta e Consiglio, le caratteristiche e l'assetto futuro dei servizi ospedalieri. Di fronte ai tentativi di mortificare l'autonomia regionale anche con questo provvedimento, non possiamo abbassare la guardia e presentarci divisi; per altro nel merito non siamo sostanzialmente divisi perché in realtà tutti noi condividiamo l'analisi e le valutazioni sulle caratteristiche, sulle necessità e sulle esigenze dei nostri presidi ospedalieri e sui diritti dei cittadini sardi. Abbiamo fatto valutazioni politiche diverse, ma io credo che ci siano le condizioni perché qui, nel confronto in Aula, possiamo arrivare ad una posizione unitaria. Non facciamo barricate - e mi sembra del tutto ovvio che non ne facciamo - su un tema di questo genere; dobbiamo però, proprio per la natura consiliare dell'atto che compiamo, che rafforza il potere di contrattazione della Giunta rispetto al Ministro, valutare attentamente i pro e i contro, avendo presenti gli interessi dei cittadini e con l'obiettivo di ricevere un assenso e non un diniego da parte del Ministro, non una porta sbattuta in faccia, dunque.
Per questa ragione, senza fare barricate, noi chiediamo che le forze politiche, i numerosi consiglieri presenti al dibattito stamattina, insieme con la Giunta e con l'Assessore competente, compiano uno sforzo per arrivare ad una scelta che sia di tutto il Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C.). Presidente, io sarò breve perché non ritengo in questo momento di dover esaminare in tutti i particolari il decreto del Ministro, ci saranno io credo molte altre occasioni per farlo in quest'Aula. Penso, però, di dovermi addentrare seppure brevemente nella risoluzione che ha votato la Commissione sanità e che oggi è all'attenzione del Consiglio regionale.
Vorrei innanzitutto precisare e far rilevare che in Commissione sanità ho espresso voto contrario all'inoltro in Assemblea di una risoluzione della stessa Commissione sull'individuazione dei presidi ospedalieri di alta specialità. A mio avviso, infatti, sarebbe stato sufficiente un parere della Commissione sulla deliberazione della Giunta regionale, lasciando pertanto alla Giunta, che è dotata di supporti tecnici adeguati e in questo caso indispensabili, la decisione finale su questo argomento. Mi è stato contraddetto che trattandosi di un atto di alta amministrazione era bene interpellare il Consiglio, ma io credo che noi consiglieri regionali, non essendo esperti della materia e non avendo a disposizione una struttura tecnica che ci consenta di esaminare nei dettagli i requisiti dei diversi presidi ospedalieri che hanno fatto richiesta per l'alta specialità, non siamo assolutamente in grado di esprimerci a questo proposito. Poiché, comunque, la Commissione sanità, sia pure a maggioranza - lo ripeto, io ho votato contro - ha stabilito che sia l'Aula a pronunciarsi, ritengo opportuno in questa sede dire la mia opinione e sostenere la proposta dei tre presidi ospedalieri presentata alla Giunta regionale dall'Assessore della sanità. Ritengo di dover sostenere questa richiesta per due motivi: innanzitutto perché la proposta viene dall'Assessore competente in materia, il quale, essendo dotato di un apparato tecnico burocratico adeguato, è in grado di verificare l'esistenza dei requisiti necessari degli ospedali proposti per l'alta specialità; in secondo luogo debbo dire, e questo non è da sottovalutare, che mi sono trovata nell'impossibilità di concordare eventualmente con la deliberazione della Giunta regionale perché carente di motivazioni. La Giunta, infatti, ha deliberato di proporre al Ministro per l'alta specialità un unico presidio ospedaliero senza però motivare l'esclusione degli altri due presidi proposti dall'Assessore. Trovandoci, perciò, oggi davanti a una deliberazione della Giunta carente di motivazioni e a una proposta invece motivata dell'Assessore della sanità, non dovremmo io credo, in questa sede, avere dubbi di sorta sulla scelta. La risoluzione della Commissione, molto opportunamente, seppur presa a maggioranza, sposa infatti la tesi presentata dall'Assessore alla Giunta di proporre al Ministro il riconoscimento di tre presidi ospedalieri ad alta specialità nella nostra Isola. Se il Consiglio approva la risoluzione della Commissione spetterà, non vi è dubbio, all'Assessore competente predisporre tutta la documentazione - e non è poca - richiesta dal Ministro, verificando ancora una volta l'esistenza dei requisiti nei tre presidi ospedalieri, anche alla luce delle recentissime osservazioni presentate in merito alla pneumologia oncologica sia dai responsabili dell'ospedale Oncologico, sia da quelli dell'ospedale Binaghi.
Vorrei concludere facendo una riflessione su quanto hanno detto i colleghi Salis e Serri, che si sono schierati apertamente per la scelta di un solo presidio ospedaliero per essere così sicuri di aver successo. Questa tesi, secondo me, è ingiusta nei confronti degli altri due presidi ospedalieri che hanno presentato una documentazione regolare, perlomeno così c'è stato comunicato dall'Assessore. Tra l'altro mi pare che nei loro interventi non sia stato specificato quale dei tre presidi sceglierebbero, forse perché anche loro non hanno, diciamo, un adeguato supporto tecnico per stabilire chi possiede tutti i requisiti. E poi, a che titolo potremmo scegliere uno dei tre presidi, se appunto non abbiamo né le conoscenze necessarie né un supporto tecnico adeguato che possa confortare eventualmente la nostra scelta?
Credo, pertanto, che la risoluzione, così come è stata proposta dalla Commissione sanità, vada oggi approvata per lasciare, chiaramente, all'Assessore competente gli adempimenti consequenziali. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, su questo problema credo che sia in gioco anche la credibilità di questo Consiglio regionale. Ci stiamo riempiendo la bocca da molto tempo della necessità che il Consiglio regionale abbia norme che gli consentano di esercitare la sovranità sui problemi, la libera scelta delle proposte e degli interventi. A me è sembrato di capire che il Ministro avesse riconosciuto la specialità della Sardegna in quanto isola e fosse, perciò, disponibile - e mi auguro che lo sia anche il nuovo Ministro - a concedere una deroga relativamente al riconoscimento di presidi ospedalieri ad alta specializzazione. La Commissione regionale si è trovata di fronte a un problema, quello di capire se questo adempimento fosse soltanto tecnico e quindi di competenza della Giunta, o fosse anche politico e, dunque, la scelta dovesse essere fatta dal Consiglio. La Commissione ha deciso, servendosi dell'articolo 50 del Regolamento, di proporre al Consiglio regionale una sua risoluzione (sulla quale, tra l'altro, non mi pare, collega Serra, che lei abbia votato contro, lei ha votato a favore). Nel corso della discussione è stata esaminata anche la proposta della Giunta, una proposta che nelle premesse, inerenti alla relazione dell'Assessore, dà determinate indicazioni ma poi nel dispositivo assume una posizione diversa. Noi vorremmo sapere dall'Assessore se la Giunta nella sua collegialità ha respinto la sua proposta, o almeno quella che sembrava tale, oppure se l'Assessore ha modificato in corso d'opera la sua stessa proposta. Ho detto prima che un Ministro della Repubblica pone il Consiglio regionale in condizioni di esercitare la sua sovranità, ma mi pare che qui ci siano gruppi che questa sovranità non vogliono esercitarla. Le stesse dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale riportano uno dei punti cardine di questa maggioranza cioè la battaglia perché il Consiglio regionale assuma quella sovranità che gli consenta di governare la Sardegna, e per cui in questo caso, a nostro parere, spetta al Consiglio regionale fare una scelta da proporre al Ministro della sanità, scelta che andrà difesa con tutti gli strumenti politici a nostra disposizione.
Una proposta che fosse diversa dall'individuazione di un solo presidio ospedaliero - consentitemi - lascerebbe la porta aperta alla solita politica clientelare, la spunterebbe chi ha più padrini politici, chi riuscisse a portare al Ministro più pacchi di documenti. Non sarebbe, pertanto, una scelta politica ma, ripeto, una scelta di parte incautamente ceduta al Ministro competente. La scelta la dobbiamo fare noi, la dobbiamo fare sulla base di precise rivendicazioni politiche non soltanto per gli interventi nel campo occupazionale - vedi miniere o Enichem - ma anche in questo settore. Solo così questo Consiglio potrebbe riavere la sua dignità, potrebbe avere finalmente la possibilità di riconquistare credibilità all'esterno.
Il Gruppo che io rappresento in Commissione, signor Presidente, non ha votato a favore di questa risoluzione, per le motivazioni che ho fin qui addotto. Ribadisco che se questo Consiglio vuole davvero essere il Consiglio regionale rappresentativo di tutti i sardi, che governa tutti i sardi e tutta la Sardegna, non può rinunciare a quelle che sono le prerogative di sovranità che in questo caso, forse inconsciamente, l'ex Ministro della sanità ci ha dato. La proposta deve essere quella di un solo presidio ospedaliero e deve rappresentare le esigenze di questo organismo che vuole lottare per conquistarsi spazi nuovi di sovranità e di governo, che vuole riconquistarsi, all'interno della Repubblica, il suo spazio di nazione non riconosciuta, che vuole riconquistarsi quella libertà che oggi da tutte le parti le viene negata.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pusceddu. Ne ha facoltà,
PUSCEDDU (P.S.D.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, mi sia permesso di sottolineare l'inadeguatezza dell'approccio con il quale questo Consiglio regionale, a mio avviso, sta affrontando le problematiche sanitarie. Viene sottoposta all'attenzione di questa Assemblea una risoluzione per l'individuazione delle strutture sanitarie di alta specialità, provvedimento questo di valore amministrativo che, come giustamente ha sottolineato una relazione del Servizio studi del Consiglio rappresenta una mera indicazione per il Ministro, e non si configura come atto di valenza autonoma ma è solo destinato ad incidere all'interno di un procedimento amministrativo. Io ritengo che sia fortemente riduttivo affrontare problematiche di questo spessore in modo persino contradditorio rispetto a precedenti atti adottati dalla stessa amministrazione regionale. Io ricordo che, poche settimane dopo la pubblicazione del decreto ministeriale del 29 gennaio 1992, presentai un'interpellanza chiedendo all'Assessore alla sanità se era intendimento della Giunta regionale impugnare il decreto ministeriale e quali altre iniziative si intendeva porre in essere per arrivare a una sostanziale modifica del decreto e a una procedura che consentisse di individuare strutture di alta specialità con una legge regionale. Dopo questa mia interpellanza, in data 31 marzo, la Giunta regionale ha proposto il ricorso per conflitto di attribuzione contro il decreto del Ministro della sanità.
Oggi noi non richiamiamo, e la stessa delibera della Giunta non richiama questo contenzioso, andiamo avanti in una proposta di individuazione di strutture sanitarie di alta specialità non tenendo conto del contesto di riferimento, un contesto caratterizzato da una forte opposizione da parte delle Regioni e delle forze politiche e sociali in primo luogo, al decreto legislativo 502 del dicembre scorso. Sono stati, infatti, presentati il 15 gennaio alla Cancelleria dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione due quesiti referendari, uno dei quali proprio per l'abrogazione integrale dei decreto legislativo 30 dicembre 1992, numero 502, che in effetti annulla completamente l'ipotesi di prevenzione sanitaria nel nostro Paese e accentua in modo grave gli squilibri tra nord e sud in materia di standard di prevenzione e di standard di sanità, e penalizza soprattutto i ceti più deboli e le categorie più disagiate della nostra società. Non mi soffermo a richiamare le proposte ridicole se non risibili, tipo quella dei bollini sanitari. E' indubbio che esista una forte esigenza di razionalizzare la spesa sanitaria, di colpire gli abusi, di reprimere gli sprechi e di utilizzare al meglio le risorse finanziarie disponibili, però non possiamo arrivare ad uno smantellamento totale di conquiste, in termini di stato sociale, che abbiamo ottenuto negli anni passati e verso le quali si alza forte la voce da parte delle forze sociali e anche delle stesse categorie degli operatori interessati nel settore della sanità. Pertanto è necessario che nel momento in cui chiediamo sacrifici in termini di razionalizzazione delle spese non cadiamo neanche in certi luoghi comuni. La collega Vannina Mulas richiamava poc'anzi ciò che sta avvenendo negli Stati Uniti d'America con l'impostazione data dal neo presidente Clinton. Ebbene, in quello Stato la spesa sanitaria pubblica e privata rappresenta il 12,5 per cento del PIL, mentre nella nostra nazione la spesa sanitaria, sia pubblica sia privata, rappresenta - questi sono dati riferiti al 1990 - il 7 per cento del prodotto interno lordo. Per cui ci rendiamo conto che esiste un bisogno di razionalizzazione, però altrettanto forte è la necessità di non comprimere i livelli di assistenza finora raggiunti, soprattutto nei confronti delle categorie più deboli e svantaggiate.
Dicevo che occorre tener conto di questo contesto di riferimento costituito da una forte opposizione al decreto legislativo e dal ricorso presentato da diverse Regioni per l'abrogazione di questo decreto, in quanto lesivo delle autonomie private per le Regioni. Teniamo conto che proprio il sistema regionalistico del nostro Paese aveva presentato una proposta referendaria che poi non venne accolta, ma questo non vanifica e non sminuisce la valenza politica della richiesta da parte delle Regioni di abrogazione il Ministero della sanità, perché siamo fermamente convinti della giustezza di questa rivendicazione che perviene dal sistema regionalistico del nostro Paese. Lo stesso Comitato per la riforma dello Stato, presieduto da Labriola, ha esitato una proposta, che ora è all'attenzione della Commissione bicamerale, per la riscrittura dell'articolo 118 della nostra Costituzione, in quanto si ritiene che proprio le competenze in materia di sanità devono essere una peculiarità delle attribuzioni delle Regioni.
Di fronte a tutto ciò che avviene attorno a noi, la Regione sarda si limita a dare indicazioni e a richiedere, come atto di bontà o di autonoma elargizione, una deroga al Ministro. Io ritengo che questo modo di procedere snaturi completamente il ruolo che la nostra Regione deve avere in materia sanitaria, che deve essere un ruolo propositivo, un ruolo di rivendicazione di autonome competenze, perché questa materia, a parere del Gruppo socialdemocratico, rappresenta il terreno privilegiato attorno al quale si può, anzi si deve, sviluppare un serrato confronto fra Stato e Regione, e deve essere soprattutto rilanciato in questo settore il discorso complessivo in materia di poteri tra organi dello Stato. E' per questo che non posiamo accettare atteggiamenti che lascino intendere delle posizioni acquiescenti o remissive in questo settore oppure che ritaglino uno spazio meramente amministrativo e di attuazione di provvedimenti ministeriali per la nostra Regione.
Per questi motivi, come Gruppo, abbiamo inteso promuovere un confronto a livello di Aula consiliare, presentando una mozione sullo stato della sanità in Sardegna, con particolare riferimento alle ipotesi di riforma e all'utilizzo delle risorse. Questa mozione nasce da una trasformazione della precedente interpellanza che era stata rivolta all'Assessore della sanità in merito alle dichiarazioni rese dall'allora Ministro della sanità, De Lorenzo, sulla mancata utilizzazione di cospicui finanziamenti previsti dall'articolo 20 della legge finanziaria numero 67 del 1988. La mozione nasce, più precisamente, dall'insoddisfazione per le risposte date a quell'interpellanza, in una delle quali, fatta pervenire via fax a tutti i Gruppi consiliari, l'Assessore della sanità lamentava una patologica - è il caso di dirlo - carenza di personale presso la struttura dello stesso Assessorato, che non aveva consentito di seguire con puntualità, attenzione e tempestività, i vari adempimenti previsti per l'attuazione del piano decennale di interventi in materia di edilizia sanitaria. In quella stessa risposta venivano rimarcati i diversi limiti della convenzione stipulata con la società che doveva presentare i progetti esecutivi, in particolare si lamentava la mancata previsione pensino di tempi certi di consegna degli elaborati. Ci trovavamo, pertanto, nell'impossibilità di agire e di determinare effettive responsabilità da parte di alcuno.
Partendo proprio da quella motivazione e in considerazione di tutto ciò che attualmente si sta sviluppando in materia di riforma della sanità e delle stesse posizioni assunte dalle Regioni, riteniamo che questo Consiglio al più presto debba essere investito del problema per dare delle indicazioni inequivocabili su ciò che la Regione intende fare in materia di sanità, con particolare riferimento ad alcuni aspetti, che sono a nostro avviso di prioritaria importanza, quali il modello organizzativo della sanità nella nostra Isola, i livelli di assistenza e la stessa ipotesi di riduzione delle Unità sanitarie locali. In assenza di precisi orientamenti da parte dell'amministrazione regionale e di questo stesso Consiglio, c'è un pullulare di iniziative in tutto il nostro territorio, con l'attivazione di momenti di confronto tra operatori del settore e non; vengono anche indirizzati appelli e richieste pressanti per quanto riguarda la prossima riorganizzazione e la soppressione di alcune USL nella nostra Isola. Occorre avere, è evidente, delle posizioni nette e precise in materia di riorganizzazione dei presidi ospedalieri e di gestione dei presidi multizonali di prevenzione. Questo è un argomento di grandissima attualità; anche nei giorni scorsi abbiamo notato quanto inadeguato sia nella nostra Isola il sistema di sicurezza industriale che porta talvolta al decesso di lavoratori nello svolgimento delle proprie mansioni. Per cui occorre rilanciare con forza la funzione dei presidi multizonali di prevenzione, così come - e questo è il nostro primo adempimento - occorre avere chiara un'ipotesi sugli ospedali da scorporare. Ma vi è tutta un'altra gamma di attività nei confronti delle quali non abbiamo ancora messo dei punti fermi, e mi riferisco alle ipotesi di convenzione, alle forme differenziate di assistenza e a ciò che in questo settore la nostra Regione può fare, soprattutto nel determinare dei precisi indicatori di efficienza e di qualità dei servizi.
Per questo Assessore, noi chiediamo che lei assuma l'impegno ben preciso, di portare all'attenzione del Consiglio regionale il suo orientamento e quello della Giunta alla quale lei appartiene su questa vasta problematica.
Per quanto riguarda lo specifico argomento dell'individuazione dei presidi d'alta specializzazione, vorrei che in occasione della replica lei chiarisse anche un episodio che ha suscitato perplessità in alcuni operatori. A me, in qualità di Capogruppo, come penso agli altri Capigruppo del Consiglio, è pervenuto un fax dalle organizzazioni sindacali del presidio ospedaliere Binaghi, nel quale vengono sollevati forti dubbi sulla veridicità dell'individuazione di una branca di specialità che è stata attribuita al Businco, quella di pneumo-oncologia. Il fax che ci è stato inviato precisa che questa quarta specialità riferita alla pneumologia oncologica è stata individuata con rilevazioni e attribuzioni non corrispondenti a verità, in quanto risulta da atti formali e statistici che tale attribuzione è propria dell'ospedale Binaghi. Io mi auguro che anche su questo episodio si abbia nel corso di questa seduta la possibilità di fare chiarezza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sia consentito di fare un excursus al fine di ripristinare in quest'Aula un minimo di verità e giustificare, soprattutto, la posizione del Gruppo della Democrazia Cristiana. Il Gruppo della Democrazia Cristiana per dare il suo contributo, ha elaborato un progetto che è stato fatto proprio anche stamattina da varie forze politiche e che era stato parzialmente illustrato in Commissione negli interventi articolati dei colleghi Serra Pintus, Tidu, Serra Antonio e Sechi. Ho detto "parzialmente" perché si tratta di un progetto complesso, infatti solo con una programmazione articolata e complessiva si può prospettare l'assetto futuro della sanità in Sardegna. Questo progetto - così come tutti abbiamo convenuto - va confrontato con le posizioni di tutte le forze politiche in modo da arrivare al più presto a una sintesi unitaria. Ho sentito parlare recentemente, in modo peraltro confuso e superficiale, di aree programma e di valorizzazione di alcune realtà territoriali. Il nostro partito in questo non si ritrova, questa non è la nostra posizione. Le deroghe portano altre deroghe, ecco il perché del fermento che negli ultimi tempi si è notato, per esempio, nelle realtà territoriale di Isili, di Sorgono e del Sulcis: tutti si sentono protagonisti di una scelta e vorrebbero che si creasse una USL nel loro territorio, persino una mista Sarcidano-Marmilla-Guspinese. Le deroghe - ho detto - portano altre deroghe, disordine e mancanza di idee e di scelte politiche, creano insomma soltanto confusione. Che cosa ha fatto la Democrazia Cristiana? Insieme con le altre forze politiche, verificato che la data del 3 marzo prossimo era troppo vicina e che la Giunta regionale ha deliberato il 10 febbraio (nonostante una mia lettera al Presidente del Consiglio, in seguito alla quale tempestivamente egli ha provveduto a seguire l'iter procedurale, perché come giustamente diceva l'amico Mannoni la gente non sa che il Consiglio regionale esiste, bisogna ripristinare le procedure e i regolamenti interni), ha ritenuto di applicare l'articolo 50 del Regolamento superando l'ostacolo dei tempi tecnici ristretti. In dieci giorni abbiamo approvato una risoluzione che stiamo già discutendo in Aula ed è un fatto storico per il Consiglio regionale. Personalmente ho prospettato - e ha fatto bene la collega Vannina Mulas a evidenziarlo - forti perplessità perché entro quella stessa data avremmo dovuto esaminare anche altri due aspetti: quello dei policlinici universitari e quello dei presidi ospedalieri a prevalente percorso formativo. Questa è la nostra interpretazione. L'Assessore recentemente ha inviato una lettera al Presidente della Commissione in cui afferma che la scadenza è invece a giugno; noi ne prendiamo atto e ci sentiamo esenti da responsabilità, però, conoscendo la solerzia del mio amico Brancati della Venezia Giulia e la diligenza dell'Emilia Romagna e del Veneto, che hanno, infatti, già provveduto, la perplessità mi rimane. Spero soltanto di aver sbagliato io.
Si dice - non so se corrisponda al vero, ma non posso crederci - che ci sarebbe stato un tentativo di consolidamento del rapporto Assessorati-Ministero, scavalcando il Consiglio regionale. Io credo che questo non sia neanche immaginabile perché un provvedimento di questo genere, che stravolge il piano sanitario regionale sardo, non poteva che essere discusso nella sede naturale, cioè in questa sede, e bene abbiamo fatto a incontrarci per valutare questo atto che è di grande e particolare rilevanza per la sanità in Sardegna.
Io ho parlato prima di excursus perché tutto nasce dagli atti, che sono una pietra miliare nella storia di questo istituto autonomistico e con gli atti, con le cose che si deliberano non si può transigere. Il primo atto è stato quello dell'8 luglio 1992 col quale la Commissione sanità, all'unanimità, ha chiesto alla Giunta regionale di riconoscere, quali istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, il Businco e il Microcitemico. La Giunta regionale (con la riluttanza di chi vi parla che rivestiva in quel periodo la carica di Assessore della sanità) era contraria, tant'è che è stata fatta una delibera di intenti, in termini politici, non suffragata da dati perché le schede non erano in nostro possesso. Il 29 settembre 1992 la Giunta regionale ha predisposto una delibera e, in base agli atti in possesso dell'Assessorato della sanità, ha dichiarato che i trapianti di midollo osseo, la oncoematologia, la radioterapia oncologica (con le riserve che poi farò) sono i capisaldi su cui si fonda l'istituto di ricovero e cura. Io ho rilevato subito in Commissione, i presenti lo sanno, che in quella delibera non compare la pneumo-oncologia di cui tanto si parla. La stessa delibera, a firma Cabras, conclude stabilendo che l'Assessore della sanità e assistenza sociale è autorizzato a costituire una Commissione Assessorato-USL 21 che segua e faciliti le procedure burocratiche relative alle istituzioni in argomento. In questi tre mesi ho chiesto notizie alla Presidente della Commissione competente, ma siccome quella Commissione non è stata mai costituita il Presidente della Giunta ha inoltrato, così come previsto in delibera, la richiesta generica al Ministro competente e solo recentemente, avendo ricevuto la documentazione ai primi di febbraio, ha trasmesso gli atti di cui tutti siamo in possesso. L'oggetto misterioso della pneumo-oncologia, che non è stato ratificato da una delibera di Giunta e tanto meno da altri organismi a tal fine preposti, fa parte di una lettera che, senza le opportune conoscenze, senza il parere della Commissione competente o il supporto tecnico del Presidente del Consiglio, "cattivi" consiglieri hanno firmato e della quale lo stesso Presidente si è meravigliato perché, di fatto, negli atti che sono stati mandati è contenuta una serie di falsità. A questo punto la quinta Commissione ha verificato l'esatto contenuto della delibera del 29 settembre 1992. Io sono stato chiamato in Commissione e ovviamene ho spiegato che si trattava di una delibera di intenti; ho anche detto alla funzionaria della Commissione che tutti gli atti, con allegate le schede, dovevano essere verificati dalla Commissione prima del loro invio al Ministero competente. Questo passaggio è mancato; la documentazione è a Roma, ma ovviamente, è una documentazione insufficiente.
Proseguendo in questo excursus notiamo un altro fatto curioso: l'Assessore competente, in data 28 gennaio 1993, ha inviato una proposta in Giunta ed è strano (ma probabilmente si tratta di un errore materiale, o almeno così spero) che sia la proposta sia gli atti dai quali si dovevano attingere le idee, siano stati protocollati dall'Assessorato e trasmessi a noi il giorno seguente.
Io sostengo subito, con estrema chiarezza, perché l'esame dettagliato che abbiamo compiuto lo conferma, che nessuna delle tre strutture individuate ha i requisiti di alta specialità; dico anche che l'atto della delibera è sufficiente solo in caso di sussistenza dei requisiti ma, se dovessimo appurare in questa sede che così non è, bisognerebbe specificare, come nell'articolo 7 del decreto ministeriale 29 gennaio 1992, che le strutture attualmente carenti devono essere modificate e corrette, in questo caso, entro il 16 febbraio 1994, cioè entro un anno da oggi. E se avessimo già approvato il bilancio? Per fortuna così non è, ma bisogna rimediare a queste carenze al più presto - come ha detto Vannina Mulas - con maggiori risorse finanziarie, con strutture adeguate, con le organizzazioni previste. E siccome tutti e tre i presidi sono carenti, dobbiamo accelerare i tempi, se ci crediamo, se vogliamo essere coerenti.
Parlerò successivamente di attivismo sfrenato, di posizioni di prevaricazione...
PES (P.D.S.). Ma dobbiamo accelerare per tutti e tre?
OPPI (D.C.). Certo, ma in ogni caso questa delibera dice che sono tutti in regola. Anzi, lo affermano sia la prima sia la seconda delibera, quella con l'integrazione; la seconda si differenzia soltanto perché cita un'interpellanza del senatore Martelli, a cui darebbe risposta il ministro De Lorenzo, ma a noi questo non interessa.
Si dice che l'ospedale Brotzu abbia quattro alte specialità: l'alta specialità del cuore, quella del cuore infantile, l'alta specialità neuroriabilitativa e l'alta specialità dei trapianti renali. Io questo lo contesto e nessuno può contraddirmi, tutt'al più faccio appello al mio amico Emanuele Sanna (anche se si dice che i litigi e le paci tra me e lui siano frequenti) che è l'unica persona competente che ho di fronte perché pediatra in quella struttura. Basterebbe comunque leggere con un minimo di attenzione - i nostri "scienziati", soprattutto dovrebbero farlo - il decreto 29 gennaio 1992 laddove si precisa quali attività assistenziali sono comprese nelle alte specialità, e fra queste vi è la cardiologia medico chirurgica, ivi compresa quella pediatrica. Cosa vuol dire questo? E' chiaro: l'alta specialità cardiologica è soltanto una, mentre qui si sostiene che esistono l'alta specialità del cuore 1 e l'alta specialità del cuore 2. Anche il più distratto tra coloro che mi stanno ascoltando si rende conto che è una barzelletta. In ogni caso, parlare di alta specialità del cuore al Brotzu non è corretto perché in questa struttura non esiste la cardiologia pediatrica, e benché la Giunta regionale l'abbia istituita (su richiesta, guarda caso, proprio dell'onorevole Sanna) e vi opererà Lavini con alcune collaboratrici, e nonostante siano state predisposte le attrezzature, non vi è ancora niente, vi è solo lo scheletro. Non giochiamo alle tre carte: l'alta specialità cardiologia è una soltanto, non sono due. Il Brotzu ne ha una ed è pure insufficiente.
La seconda alta specialità - come si rileva dal nostro studio - sarebbe quella neuro-riabilitativa. E' vero, questa specialità è presente, ma è insufficiente anch'essa perché manca la parte della traumatologia. Manca altresì l'alta specialità dei trapianti renali, o per lo meno vi sono delle carenze visto che si fa persino ricorso a strutture esterne. Quindi, il Brotzu ha buone caratteristiche, ma non possiede tutti i requisiti. Lo stesso dicasi per l'Oncologico e per il Santissima Trinità. L'Oncologico, per esempio, è carente nella radioterapia, se è vero come è vero che in questi giorni la Commissione bilancio, con una risoluzione, sta predisponendo le risorse per migliorare proprio questo settore. Ma se già esiste perché dobbiamo utilizzare altre risorse? Tra l'altro la Giunta regionale, tre mesi fa, ha approvato il potenziamento della struttura della chirurgia toracica del Binaghi, stanziando due miliardi per le attrezzature e un miliardo e duecento milioni per la struttura. Ciò dimostra che non è vero che noi nella programmazione non teniamo conto di queste cose.
Come dicevo, nessun ospedale ha i requisiti richiesti e quel che è grave è che quando si allegano i documenti sono gli stessi direttori sanitari e amministratori delle USL che attestano l'esistenza dei requisiti. Prendiamo per esempio, la documentazione dell'Oncologico, che il Presidente della Giunta ha già firmato per poter essere inviata a Roma. Vi si legge: "Esiste una deliberazione della USL indirizzata all'Assessorato per l'istituzione del servizio immunotrasfusionale". Cosa vuol dire questo? Che quel servizio non c'è! Di delibere se ne possono fare tante, chi è che nega una delibera? Qual è il comitato di gestione che ha negato una delibera? Nessuno. Ma manca anche la citobiologia molecolare, manca l'irradiazione transcutanea, manca la risonanza magnetica, manca praticamente l'otorinolaringoiatria e mancano perché lo dicono i documenti che sono stati presentati. C'è forse l'acceleratore lineare? Non credo che ci sia, forse è imballato da tanti anni, ma non c'è, lo sappiamo tutti. Non c'è Ministro che tenga, qui non dobbiamo farci gabbare. Il Ministro ha mandato anche una scheda che va compilata, continuiamo a fare i napoletani con il gioco delle tre carte? Nella scheda devono comparire i dati di attività riferiti al 1992: numero di degenti, numero di giornate di degenza, degenza media, tipo di interventi chirurgici effettuati anche per la pneumo-oncologia. Dovremmo pur dire quanti interventi sono stati effettuati. La scheda fa riferimento alla dotazione di attrezzature, agli organici, ai posti letto, con la specificazione di degenza ordinaria o day hospital, va perciò compilata attentamente ma dalla sua compilazione si evince che nessuno ha i requisiti. Ciò che meraviglia è che ci sia della gente che ancora crede a determinate cose, che ancora crede al Ministro.
Da qui nasce il problema, dal fatto che vi sono tre strutture, tutte e tre carenti di alcuni requisiti, che si potrebbero sanare solo con un fermo impegno politico, con risorse finanziarie adeguate, con le opportune deroghe e con strutture sufficienti e rese operative. Ma questo non è possibile, non c'è un atto ancora in tal senso, siamo già fuori tempo massimo. C'è stato in questi ultimi tempi un grande attivismo, ma io non so da che cosa sia stato determinato, comunque se noi dovessimo scegliere oggi quale dei tre sceglieremmo? Decideremmo per simpatia, per intraprendenza o perché qualche personaggio ha la stampa a suo favore e riesce persino a far venire in Sardegna il Ministro e a fargli dire le bugie, come è successo nel mese di aprile? Le risorse finanziarie, previste nell'articolo 20 per ben tre annualità, sono state spostate e io dico che non si può "fare alla napoletana": ci sono diecimila miliardi, chi arriva prima si prende le opere. Abbiamo adesso milleduecento miliardi, per fortuna stavolta non c'è, ma anche se ci fosse stato sarebbe stato per l'ennesima volta inadempiente. E approfitto qui, visto che le regole non si rispettano mai, per dire che il Regolamento interno di questo Consiglio prevede che quando cinque consiglieri regionali ne facciano esplicita richiesta le interpellanze vengono discusse in Aula. Voglio dire che noi non abbiamo colpa se Squattrini o Ciarrapico facevano a Quartu strutture illegittime con l'avallo del Ministro; non abbiamo colpa se il Ministro ha scelto persino per la Osgencos un suo collaboratore, un certo architetto Favola che, praticamente, non perorando gli interessi della Sardegna ha permesso che i progetti venissero modificati e corretti. Questo personaggio ha soltanto un demerito, quello di essere amico di De Lorenzo. E quando discuteremo una mozione su questo argomento descriveremo con dovizia di particolari gli atteggiamenti gretti e meschini di chi fino ad oggi è stato totalmente inadempiente nei confronti della Sardegna, se è vero, come è vero, che 25 giorni fa, come apparso su organi di stampa nazionali, ha detto che la Sardegna e la Basilicata nel Meridione sono le Regioni che più di altre hanno attivato la programmazione regionale.
Detto questo, cosa dobbiamo fare? Chi ha i padrini lo sappiamo, caro Salis; chi ha i padrini è chi fa la spola tra Cagliari e Roma, ma queste cose vogliamo evitarle.
Ci sono quindi altre due strutture con gli stessi requisiti. E' una scelta politica quella che dobbiamo fare, una scelta articolata e io la sto prospettando, perché qui vogliamo evitare le prevaricazioni. Non si portano qui le persone per fargli fare affermazioni mendaci come quella del Ministro, il quale si è riferito chiaramente al bacino di utenza, e non alla concessione di altre deroghe. Il bacino di utenza è l'unico ostacolo che può essere superato; il Ministro non ha l'autorevolezza di concedere deroghe secondo il suo personale parere. Se c'è la volontà politica io credo che si possano fare degli studi obiettivi, servendosi di collaboratori che dicano la verità, ma bisogna agire con sollecitudine anche perché quando non si dispone di un adeguato supporto tecnico, quale quello dell'Assessorato, tutto diventa molto più difficile. Prima di firmare, comunque, bisognerebbe verificare l'esistenza di altre delibere (vedi quella del 29 settembre 1992) ed esaminare tutti gli atti precedenti, perché anch'essi hanno un valore.
Giunti a questo punto, anche se la delibera è carente, noi abbiamo l'esigenza di arrivare in fretta all'appuntamento del 3 marzo, ma dobbiamo sapere quante saranno le USL, quali saranno le aziende, quali i distretti e i dipartimenti di emergenza, senza concentrare sempre tutto su chi è più intraprendente o su chi vuole prevaricare chi opera con senso di responsabilità. Insomma bisogna risolverli questi problemi. Io ho sentito le argomentazioni: abbiamo indicato tre presidi perché siamo convinti che nessuno dei tre abbia tutti i requisiti; l'abbiamo scritto, ne siamo convinti ma vorremo che qualcuno ce lo confutasse, possibilmente per iscritto. Noi abbiamo prodotto atti e documenti e su questi ci confronteremo con le altre forze politiche per arrivare in tempi brevi a delle scelte che non creino illusioni.
Io credo che le spaccature non servano, dobbiamo fare una riflessione. Ma come ne usciamo oggi? Ammettiamo che la risoluzione passi a maggioranza, saremo deboli; ammettiamo che la risoluzione non passi, saremo ancora più deboli, perché questo non significa che verrà approvata la proposta della Giunta, che non ha avuto il parere favorevole della Commissione consiliare competente. Io chiedo, pertanto, un momento di riflessione alle forze politiche perché la loro scelta si dovrà misurare inevitabilmente con la volontà politica della Giunta regionale, che è l'organo che dovrà dare risposte in termini di deroghe, di risorse finanziarie e di strutture.
Caro Assessore del bilancio, per tutti e tre i presidi ospedalieri necessita circa un centinaio di miliardi, ragion per cui dobbiamo modificare il bilancio al più presto, altrimenti stiamo vendendo fumo, perché se approveremo il bilancio così com'è le risorse di cui questo settore necessita non ci saranno il 16 febbraio 1994, data in cui si dovranno possedere i requisiti richiesti. Dobbiamo programmare in modo serio. Abbiamo l'esigenza di vederci, di discutere per uscire da questa impasse, perché se non ci incontriamo, se ci laceriamo e arriviamo a un voto non unitario l'appuntamento del 3 marzo salterà per mancanza dei requisiti, ma soprattutto della vostra volontà di trovare una soluzione seria ed obiettiva e non invece forzata dall'esterno o da quella intraprendenza che a molti può essere gradita ma che a noi dà fastidio, talvolta anche fisico.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tarquini. Ne ha facoltà.
TARQUINI (Gruppo Laico Federalista). Io sono in forte imbarazzo al punto che avrei preferito non essere qui stamani, perché la mia posizione è piuttosto scomoda e si presta a essere fraintesa. Infatti, sarebbe facile accusarmi di partigianeria dato che opero nell'ambito di una struttura che oggi è qui alla ribalta. Però, amici consiglieri, datemi atto che non sono andato da nessuno di voi - non uno - per caldeggiare il mio ospedale Oncologico. No, io ritengo solo mio dovere darvi delle notizie, molte delle quali non sono a vostra conoscenza, oppure vi sono state date addirittura travisate, ma sono notizie documentate da dati di fatto incontrovertibili. Queste notizie, anzi queste verità - lo sottolineo - voi le valuterete, io non dubito di questo e la vostra decisione sarà veramente ragionata e documentata.
Ritengo scontato - è emerso stamani da tanti interventi - che questo Consiglio debba agire nel senso di potenziare la sanità in Sardegna; è stato detto, e lo condivido appieno, che le condizioni legate all'insularità ci affrancano, anche se non completamente, da qualche rigore che il decreto delegato e la legge così detta De Lorenzo, ha posto sotto forma di vincolo. Del resto la legge prevede che i presidi che ambiscono al riconoscimento di alta specialità - e anche questo è stato detto - abbiano due anni di tempo, e direi maliziosamente ma in maniera assai veritiera, il collega Oppi ha detto: non solo anni ma anche soldi. Ma questo discorso lo prenderemo in esame più avanti. Quali sono gli ospedali candidati che possono aspirare al riconoscimento dell'alta specialità? Dalla relazione che l'Assessore ha portato in Giunta, sono essenzialmente tre: l'ospedale San Michele, noto come Brotzu, il Santissima Trinità e il Businco e il Microcitemico, inscindibilmente uniti, fin da quando costituivano un unico ente ospedaliero, tant'è vero che tutt'ora sono retti da un'unica direzione sanitaria. Permettetemi un ricordo affettuoso di una persona che stimavo moltissimo: l'ospedale Oncologico è stato voluto da quel gentiluomo che era Anselmo Contu e poi dai Businco i quali, erano, sì, sardisti, ma forse per questo sentivano maggiormente l'importanza di questa decisione. La Giunta regionale, ignorando la relazione dell'Assessore - si dice - dopo una lunga e approfondita discussione, ha individuato solo nel San Michele la struttura meritevole di essere eletta a presidio ad alta specialità. E' singolare il fatto che nell'indicare questa scelta non vengano esplicitate le motivazioni che a questa scelta hanno portato, e ciò non collima con l'asserzione di "lunga e approfondita discussione" durante la quale, è logico pensarlo, i motivi della scelta stessa saranno pur stati dibattuti. Non voglio pensare neanche per un attimo che la Giunta abbia ritenuto che né la Commissione competente, né il Consiglio regionale abbiano titolo per conoscere il perché e il per come della scelta effettuata. Si tratta senz'altro di una semplice omissione, di una dimenticanza; ancora più singolare però è il fatto che solo qualche mese fa, il complesso Oncologico-Microcitemico sia stato riconosciuto dalla Giunta idoneo ad essere proposto come istituto scientifico di diagnosi, cura e ricerca, qualifica questa che richiede requisiti e criteri selettivi ben più severi di quelli necessari per l'elezione ad azienda di alta specialità. Direi che questa delibera di Giunta che dava finalmente corso dopo solo 12 anni - dopo solo 12 anni ! - ad un ordine del giorno del Consiglio, risalente al 1980, sia stata quanto mai opportuna e sacrosanta. Per vostra informazione, ma lo sapete già, ricordo che il Microcitemico è una struttura prestigiosa a livello nazionale e internazionale ed è sede di una delle due cliniche pediatriche della nostra Università.
Una mia naturale ritrosia mi impedisce di usare gli stessi aggettivi per l'ospedale Oncologico. Vi ricordo solo che in esso ha sede l'istituto di chirurgia oncologica dell'Università, uno dei sei operanti in Italia, inoltre vi è la prima clinica chirurgica, sempre del nostro Ateneo, e queste strutture gestiscono ben due scuole di specializzazione, una in chirurgia oncologica, l'altra in oncologia medica, scuole che in Italia si trovano solamente in altre otto Università. Vi ricordo altresì che, trattandosi di cliniche, esse sono responsabili - e questo è un altro dei requisiti - della preparazione degli studenti dell'ultimo triennio.
Per quanto riguarda le specialità caratterizzanti nell'ospedale Oncologico-Microcitemico sono addirittura cinque: oncoematologia per adulti, l'oncoematologia pediatrica, la radioterapia, l'oncologia ginecologica e la oncopneumologia. Queste due ultime sono ad abundantiam e le potremmo anche trascurare, tanto le altre tre ci sono tutte.
Desidero ora rispondere al collega Pusceddu con un flash su questa spiacevolissima vicenda legata alla specialità di oncopneumologia. Leggo dal Piano sanitario, che è una legge regionale, a pagina 215, a proposito dell'oncologia: "In quest'area opera da tempo in Sardegna l'ospedale Businco che fa fronte alla maggior parte della domanda regionale di ricovero riguardante questo settore nosologico"; e ancora, a pagina 216: "Il Businco supplisce alla mancanza di adeguate strutture nel territorio"; e sempre a pagina 216: "All'Oncologico è riconosciuto il terzo livello, che è garantito dalle strutture universitarie e dagli ospedali regionali. L'Oncologico è l'unico ospedale regionale che ci sia in Sardegna". E inoltre: "Le strutture universitarie e quelle degli ospedali regionali praticheranno radioterapia e a queste ultime strutture universitarie e degli ospedali regionali fanno capo, infine, nell'ambito delle terapie mediche, anche i trattamenti chemioterapici". Si delinea così la scatola nella quale devono essere contenute ovviamente le operatività. Voi mi direte: "Ma per quanto riguarda una specialità potrebbe trattarsi di una scatola vuota". Venite a vedere i registri operatori e vi renderete conto di quanti casi di cancro del polmone, di cancri metastatici del polmone sono stati operati nel mio istituto; venite a vederli, sono lì, ci sono i nomi e i cognomi.
Quindi, quando la protesta, che posso anche capire, degli amici del Binaghi si incentra su una falsità legata a improprietà nel decorso burocratico della formulazione, posso anche perdonarli, ma non li perdono di certo quando accusano una struttura prestigiosa di mentire sulla casistica. Questo è fazioso, questo è meritevole di approfondimento, anche per eventuali risvolti penali. Chiudiamo così il discorso sull'Oncologico. Non dimentichiamoci il Santissima Trinità che è una struttura in cui si fa della chirurgia di altissimo livello, in cui si fanno i trapianti di rene e in cui sicuramente troverà luogo il dipartimento di emergenza. Pertanto anche il Santissima Trinità, a buon diritto, si allinea assieme alle altre due strutture per ottenere questo riconoscimento. Consentitemi, tuttavia, di fare alcune considerazioni, seppure banali, terra terra: noi sardi facciamo sempre professione, ed è giusto, di rigore, spesso però prendiamo regolarmente delle buggerature perché in campo nazionale questa professione viene a mancare in molti casi, e io credo che lo stesso avverrà in questo frangente. Vedrete la valanga di strutture che verranno proposte a livello nazionale e vedrete in che misura esse passeranno, naturalmente ricevendo, con le formule più strane, dei sovvenzionamenti, e noi ci rammaricheremo. Già ci stiamo autoescludendo per voler essere rigorosi al massimo, ma allora dovremmo escludere tutti e tre i presidi come giustamente diceva l'amico Giorgio Oppi. C'è un'altra considerazione che ritengo molto importante: io sono intimamente convinto che anche gli ospedali di Sassari, di Nuoro, di Oristano, debbano essere scorporati, non foss'altro che per sottrarli a questo abbraccio asfissiante delle Unità sanitarie locali che veramente li mette in condizioni di non operare come potrebbero. Io ricordo che i vecchi enti ospedalieri funzionavano molto ma molto meglio, eppure non erano inquadrati sotto certi rigori; risparmiavano certamente, anche lì c'erano le storture, c'erano i canali privilegiati, tutto quello che volete, ma la loro operatività non è nemmeno paragonabile a quella di questi enti, legati, asfissiati - ripeto - dalle Unità sanitarie locali. Vedete, se si creerà il precedente, se noi commetteremo l'errore in Consiglio di dire che una sola struttura deve essere candidata per ottenere il riconoscimento, anzitutto - permettetemi l'espressione - ci auto eviriamo, in secondo luogo creiamo un precedente pericolosissimo, perché quando gli ospedali di Nuoro, di Sassari, di Oristano presenteranno le loro giuste istanze gli si dirà: "amici belli, sono state bocciate strutture come il Santissima Trinità e come l'ospedale Oncologico, che rispetto a voi avevano ben altra consistenza, quindi non avete di che lamentarvi". Questo, se vogliamo conservare un minimo di coerenza. Per cui non facciamo delle piccole guerre tra poveri.
Si è detto che il Brotzu avrebbe tante più possibilità se si presentasse come unico candidato. Non è vero affatto, la vecchia psicologia semmai sostiene altro: ne presento cinque per averne uno. Quindi, se voi affermate che il Brotzu ha più possibilità, io sostengo il contrario. E poi - santo cielo! - vi rubo solo trenta secondi per chiarirvi quale è la mentalità in campo nazionale, raccontandovi un piccolo episodio: tempi addietro, una decina di anni fa, c'erano stati dei rigorosissimi sbarramenti che impedivano l'assunzione di nuovi assistenti universitari. Che cosa hanno fatto i miei amici napoletani, che sono veramente dei geni? Hanno creato la figura dell'assistente universitario gettonato, cioè di un assistente volontario - ne sono piene le nostre corsie - per il quale, però, il direttore stornava mille lire dall'istituto, gliele versava e si faceva rilasciare relativa ricevuta. Con l'evoluzione tipica delle cose italiane si è fatta una deroga al divieto assoluto di assunzione degli universitari per coloro che fossero comunque retribuiti. Morale della favola: l'Università di Napoli ha avuto 750 assistenti universitari di ruolo. E noi siamo lì affannati e non riusciamo a trovare neanche un ricercatore! Pensiamoci per favore quando ci viene in mente di autoescluderci.
Io ho finito, spero di avervi fornito alcuni elementi per aiutarvi a decidere serenamente. Io non credo, in base alle mie conoscenze, che vi siano altri elementi logici che possano orientarci verso una scelta restrittiva; se ci dovessero essere evidentemente avrebbe ragione il vecchio Giovannino Guareschi: "Allora è tutto un altro discorso"!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Per proporre all'attenzione dell'Assemblea l'opportunità di una brevissima sospensione per tentare una soluzione che sia la più unitaria possibile su un argomento di questa delicatezza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Una brevissima sospensione significa che i lavori del Consiglio devono continuare senza un orientamento sui tempi. L'argomento è di tale rilevanza che occorre ricercare una mediazione politica, ma per questo c'è bisogno di tempo. Porrei, invece, alla Presidenza, il problema di organizzare diversamente i lavori del Consiglio in modo che anche i Gruppi possano svolgere il loro ruolo.
PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni sospendo per un quarto d'ora i lavori del Consiglio.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 52, viene ripresa alle ore 14 e 15.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'astinenza sociale.
MARROSU, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. La Giunta si rimette alla decisione dell'Aula.
PRESIDENTE Ha domandato di parlare l'onorevole Puligheddu. Ne ha facoltà.
PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Poc'anzi è stata sospesa la seduta perché ci sarebbe dovuta essere una mediazione politica sull'argomento. Ricordo a tutti i colleghi che il nostro Capogruppo ha espresso la sua posizione, però vorrei capire se alla riunione che si è tenuta potevano partecipare tutti i Gruppi oppure se si è trattato di una semplice riunione di maggioranza, quasi che all'opposizione l'argomento non interessasse. Siamo curiosi di sapere dal Presidente il motivo per il quale noi non siamo stati invitati negandoci così la possibilità di esplicitare la nostra posizione e magari, tra breve, ci vedremo chiamati a fare qualche cosa di cui ancora non siamo a conoscenza.
Signor Presidente, le chiedo: quella che si è tenuta era una riunione di maggioranza o di tutti i Gruppi del Consiglio per tentare una mediazione politica?
PRESIDENTE. Onorevole Puligheddu, non l'ho capito neanche io che cosa fosse. E' stata chiesta una sospensione per trovare una unitarietà di intenti. Sinceramente non saprei che cosa risponderle.
PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Evidentemente è il sintomo della unità della maggioranza. La ringrazio.
PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno a firma Soro e più, che conferma integralmente la risoluzione presentata dalla quinta Commissione consiliare. Se ne dia lettura.
SECHI, Segretario:
Ordine del giorno Soro - Tarquini - Pusceddu - Porcu sulla individuazione dei presidi ospedalieri di rilievo nazionale ad alta specialità ai sensi dell'articolo 4, commi 1, 2 del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito sulla risoluzione della quinta Commissione concernente l'individuazione dei presidi ospedalieri di rilievo nazionale ad alta specialità ai sensi dell'articolo 4, commi 1, 2 del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,
PREMESSO che, ai sensi dell'art. 4, commi 1, 2 del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, recante "Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421", le Regioni concorrono all'individuazione dei presidi di rilievo nazionale di alta specialità - di competenza del Consiglio dei Ministri - mediante la formulazione di indicazioni al Ministro della Sanità;
CONSIDERATO che:
- la formulazione delle citate indicazioni, preordinata alla costituzione in aziende autonome dei presidi ospedalieri interessati, concreta un atto di programmazione sanitaria di grande rilievo per il futuro assetto del sistema sanitario sardo;
- il Decreto del Ministro della Sanità del 29 gennaio 1992, che determina i requisiti strutturali e funzionali ed i bacini di utenza dei presidi di alta specialità di rilievo nazionale, suppone condizioni di consistenza demografica e di continuità territoriale non ravvisabili nella realtà sarda, e che, pertanto, quest'ultima risulterebbe fortemente penalizzata da una rigida applicazione di tali disposizioni;
-le disposizioni in materia di presidi ospedalieri di alta specialità previste dal citato decreto ministeriale e dall'art. 4 commi 1, 2 del D.lg 30 dicembre 1992, n. 502, sono state rispettivamente impugnate dalla Regione Sardegna di fronte al TAR Lazio e da otto Regioni di fronte alla Corte Costituzionale per violazione delle competenze regionali in materia di programmazione sanitaria;
SOTTOLINEATA l'esigenza che la Regione eserciti pienamente le competenze in materia di programmazione sanitaria ad essa attribuite dall' art. 55 della L. 23 dicembre 1978, n. 833, dagli artt. 9, 10 della L. 23 ottobre 1985, n. 595 e dall'art. 1 lett. c) della L. 23 ottobre 1992, n. 421;
VISTA la deliberazione della Giunta regionale n. 5/79 del 10 febbraio 1993;
CONSTATATO che dalla proposta dell'Assessore riportata nella deliberazione di Giunta risulta che i presidi ospedalieri di Cagliari "Brotzu", "Businco e Microcitemico" integrati, e "SS. Trinità" possiedono i requisiti richiesti dalle vigenti disposizioni per i presidi di alta specialità di rilievo nazionale, avuto riguardo anche ai termini di adeguamento strutturale e funzionale previsti dall'articolo 7 del Decreto del Ministro della Sanità del 29 gennaio 1992;
VERIFICATO altresì che dalla citata deliberazione non risultano i motivi di esclusione degli ospedali "Businco e Microcitemico" integrati e "SS. Trinità",
impegna la Giunta regionale
- ad indicare al Ministro della sanità ai sensi dell'art. 4 comma 1 del Dlg 30 dicembre 1992, n. 502, quali presidi ospedalieri di rilievo nazionale di alta specialità, gli ospedali "Brotzu", "Businco" e "Microcitemico" integrati, "SS. Trinità";
- a formulare contestualmente la richiesta di deroga ai bacini d'utenza previsti dall'art. 5 del citato Decreto del Ministro della Sanità per le alte specialità esercitate nei segnalati presidi ospedalieri, in considerazione delle particolari condizioni geografiche e demografiche della Sardegna;
- a intraprendere tutte le iniziative necessarie per procedere nei termini previsti dall'art. 6 del Decreto del Ministro della Sanità agli adeguamenti strutturali e funzionali dei presidi ospedalieri indicati. (1)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Signor Presidente, questa vicenda che è al centro della discussione in Consiglio e che ha messo in movimento non solo energie, attenzioni dentro e fuori di quest'Aula, finisce per coinvolgere interessi che non sono solo di programmazione ma sono legati a lobbies più o meno positive che le si agitano attorno. Per questo motivo chiedo che su questo documento si voti a scrutinio segreto.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto dell'ordine del giorno numero 1.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 64
astenuti 2
maggioranza 33
favorevoli 28
contrari 35
voti nulli 1
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Atzeni - Atzori - Baroschi - Carusillo -Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Desini - Dettoti - Fadda A. - Fadda F. - Fadda P. - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu G. - Ladu L. - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Demontis - Meloni - Mereu O. - Mereu S. - Morittu - Mulas F. - Mulas M.G. - Muledda - Onida - Oppi - Pes - Piras - Planetta - Porcu - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Sardu - Satta A. - Satta G. - Scano - Sechi - Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tarquini - Tidu - Urraci - Usai E. - Usai S. - Zucca.
Si sono astenuti: il Presidente Floris e il consigliere Selis.)
Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 14 e 38.
Versione per la stampa