Seduta n.109 del 12/12/2000
SEDUTA CIX
Martedì 12 dicembre 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 17 e 16.
cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 5 dicembre 2000 (104), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Giovanni Paolo Nuvoli ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta del 12 dicembre 2000, per motivi familiari. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende approvato.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
dai consiglieri Dore - Dettori Bruno - Biancu - Deiana - Demuru - Lai - Marrocu - Pacifico - Sanna Alberto - Sanna Salvatore - Selis:
"Disciplina delle attività di informazione, formazione ed educazione ambientale". (133)
(Pervenuta il 6 dicembre 2000 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri Fantola - Tunis Marco - Fadda - Biggio - Calledda - Tunis Gianfranco - Masia - Randazzo - Contu:
"Disposizioni integrative alla legge regionale 12.11.1982, n. 40, concernente: "Norme regionali per l'attuazione degli interventi urgenti per il completamento della ricostruzione dell'abitato di Tratalias di cui alla legge 6.10.1981, n. 568". (134)
(Pervenuta il 7 dicembre 2000 ed assegnata alla quarta Commissione.)
dal consigliere RASSU:
"Ricostruzione finanziaria delle imprese agricole ed agro-pastorali". (135)
(Pervenuta il 7 dicembre 2000 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri Cossa - Corona - Fantola - Cassano - Vargiu:
"Modifiche alla legge regionale 8.5.1985, n. 11 (Nuove norme per le provvidenze a favore dei nefropatici), così come modificata dalla legge regionale 14.9.1993, n. 43". (136)
(Pervenuta il 7 dicembre 2000 ed assegnata alla settima Commissione.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta delle mozioni numero 29 e numero 33.
Consigliere Sanna io mi rivolgo a lei, o comunque ad uno dei presentatori della mozione, perché sarebbe dovuto pervenire un ordine del giorno unitario, che invece non è stato presentato.
SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Nell'ultima seduta, Presidente, abbiamo deciso di mantenere i due ordini del giorno già presentati per pervenire eventualmente ad un ordine del giorno unitario. Non è stato sottoposto al mio parere alcun ordine del giorno unitario, vedo ancora il mio all'attenzione dell'Aula e credo anche quello, se non vado errato, dell'onorevole Pili; questo è il quadro della situazione.
PRESIDENTE. E` necessario per decidere come proseguire i lavori, riunire brevemente la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, pertanto sospendo la seduta, convoco la Conferenza e invito i colleghi Capigruppo a seguirmi.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 20, viene ripresa alle ore 17 e 46.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Giacomo Sanna per illustrare l'ordine del giorno numero 1.
SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Signor Presidente, il contenuto di quest'ordine del giorno, è il frutto del lungo dibattito che si è svolto la settimana scorsa in quest'aula sulle due mozioni presentate a suo tempo, una da me e dal collega Manca e l'altra dai consiglieri del centrosinistra; in realtà la discussione su questo argomento doveva essere conclusa nella tornata precedente, per il semplice motivo che tutti eravamo a conoscenza del fatto che il giorno 7 il TAR si sarebbe pronunciato su due ricorsi presentati da Volare Airlines e da Meridiana, al quale ultimo si è aggiunta anche l'ALITALIA.
Più volte abbiamo richiamato l'attenzione sulla necessità di un pronunciamento unitario, in quanto l'argomento in discussione riguarda l'intera Sardegna, e il Consiglio regionale aveva l'obbligo di supportare una battaglia storica che sarebbe dovuta arrivare a conclusione, nonostante i ritardi accumulati dal 1992 ad oggi, nell'interpretazione del regolamento comunitario 2408/92.Io ho letto e sentito diverse dichiarazioni dopo il pronunciamento del TAR che ha accordato la sospensiva alle compagnie. Quando si accorda la sospensiva..., io interrompo un attimo visto e considerato che l'argomento non interessa, soprattutto il collega Corda che poi interviene senza aver ascoltato.
PRESIDENTE. Colleghi, non vi è nessuna attenzione e soprattutto con questo brusio non si sente nulla. Prego onorevole Sanna, continui il suo intervento.
SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Dicevo che questo pronunciamento del TAR del Lazio, non può essere presentato come favorevole alla Regione sarda, ma esattamente l'opposto avendo la sospensiva accordata come oggetto principale le tariffe, stabilite attraverso il famoso studio che ha portato ad individuare un regime tariffario particolare, questo era l'obiettivo, per i residenti e anche per i non residenti, con condizioni differenziate .
Accordando la sospensiva sul regime tariffario il TAR ci ha dato torto, pertanto abbiamo davanti la certezza che quello studio, ritenuto infallibile in quest'Aula, quello studio presentato in una conferenza di servizi nel mese di febbraio di quest'anno come lo strumento che ci avrebbe portato al raggiungimento del nostro obiettivo, ha dimostrato di non essere infallibile; le tariffe, così come sono state definite attraverso quello studio, non si possono ritenere valide, quindi sono inaccettabili. Sono inaccettabili per il semplice motivo che, lo dicevo nel mio intervento di illustrazione della mozione la settimana scorsa, anche considerando non i tre anni che ci sono voluti per produrre quello studio, ma il periodo che va dal momento della riunione della conferenza, cioè il mese di febbraio, ad oggi, il dollaro ha avuto sul mercato una valutazione che ha portato il costo di diverse merci ad un'impennata, tra queste ciò che fa camminare gli aerei, qualcuno lo chiama cherosene, chiamiamolo combustibile in termini generali, pagato in dollari. E' evidente per tutti che il dollaro ha oggi un valore certamente superiore a quello di febbraio, e avevo aggiunto nel mio intervento, che era impensabile mantenere un regime tariffario come quello proposto non affrontando globalmente il problema, perché il carburante incide per una percentuale che va dal 14 al 17 sul costo tariffario, ma ciò che incide più pesantemente è l'handling, per una percentuale che va dal 30 al 34; queste due voci assommate incidono quasi per il 50 per cento. Allora, sul dollaro e sul costo del carburante il TAR ci ha dato torto per il momento.
Per quanto riguarda l'handling, se non si dovesse parlare finalmente di sistema aeroportuale sardo, esso varierà a seconda del momento e dell'interlocutore, da aeroporto ad aeroporto. Ho fatto l'esempio di Olbia dove, in contrasto con le leggi, lo stesso consorzio gestisce compagnia e società di gestione, quindi è in grado di far risultare prezzi superiori, in questo caso dei servizi a terra, giustificando aumenti tariffari annuali. Noi abbiamo la necessità di governare i nostri aeroporti, di impedire che, come le compagne hanno fatto sinora, diventino strumento di una penalizzazione tariffaria. A questo dobbiamo porre rimedio, diversamente la prima domanda che ci deve fare...
PRESIDENTE. Onorevole Sanna mi scusi, non riesco a seguirla neanch'io, chiedo ai Questori che intervengano e facciano rispettare un minimo di silenzio in Aula. Prego onorevole Sanna.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Allora, parlare di sistema aeroportuale ha un suo significato; serve a governare le tariffe a terra e a non subire un altro monopolio; governare gli aeroporti è indispensabile per diventare finalmente propositivi sul mercato. Gli aeroporti vendono servizi, le compagnie, al di fuori di quelle che vinceranno la gara, che accetteranno l'imposizione del pubblico servizio, ma grazie a Dio le rotte non sono solo per Roma e Milano, hanno necessità, in termini propositivi, di trovare scali aeroportuali che siano in grado di fare offerte, di attirare traffico e di consentire ai sardi di volare anche verso altre destinazioni. Ho fatto anche l'esempio dei soldi che spendiamo per scopi pubblicitari, ed oggi entrando in un aeroporto si evidenzia sempre più questo tipo di scelta. Non l'ha fatta per prima solo la Perugina, l'hanno fatto anche la Renault e altre società che sul mercato hanno interesse ad utilizzare le livree degli aerei come strumento di pubblicità, quindi con un'operazione di marketing seria, e dovrebbe utilizzarle anche la Sardegna per aggirare l'ostacolo dell'Unione europea, un modo come un altro per dare i soldi alle compagnie, con il doppio risultato di realizzare una proficua operazione di marketing e di portare sull'Isola un maggiore traffico. Questo è già un accenno di un discorso complessivo, organico, di sistema che delinea il modo in cui si dovrebbe intervenire.
Oggi noi ci siamo limitati a fare lo studio, che non era lo studio dell'onorevole Pili fatto in dieci giorni, aveva i suoi motivi per farlo, è uno studio fatto nel tempo, che è costato denaro, uno studio sulla cui esattezza nessuno aveva dubbi, tranne, consentitemi, il sottoscritto. E quei dubbi il giorno 7 sono diventati una realtà: l'ordinanza del TAR ha rappresentato una sconfitta, quello studio è stato bocciato proprio nella parte in cui definisce le tariffe, non mi interessa il resto, e non c'è appello, c'è solo da rivedere tutto. Quando abbiamo detto che sarebbe stato opportuno incontrare le compagnie, anche in modo informale, vedere se c'era la possibilità di instaurare un dialogo non in forma pubblica, qualcuno, qua dentro, ha detto che non aveva nessuna intenzione di incontrare le compagnie, che la continuità territoriale era un diritto sancito per legge e si intendeva andare avanti sulla base di uno studio infallibile. Questo non è stato ed oggi si incontrano le compagnie; ci è voluto il TAR per far capire che quello studio aveva qualcosa che non andava, si era un po' azzoppato nel tempo.
Concludendo credo che questa Giunta, questo Consiglio, in tutta la sua interezza, non debbano accettare provocazioni; per me l'altro giorno le dichiarazioni dell'onorevole Attili, membro della Commissione Trasporti alla Camera, sono state provocatorie. Provocatorie nella parte in cui ha affermato che la Regione deve contribuire all'ulteriore spesa erogando trenta o trentacinque miliardi. Mai e poi mai la Regione deve mettere una lira su questa legge, che sancisce un nostro diritto che deve essere pagato dal Governo centrale, e non in parte anche da quest'Isola.
Ricordo quando qualcuno, in quel periodo, diceva che i costi per la realizzazione della continuità territoriale sarebbero stati troppo alti ed inaccettabili. Oggi quel qualcuno, su questi costi, non dice più che sono inaccettabili, ma chiede ai sardi di contribuire ad essi. Qualcuno passa per il padre di questa legge, io direi che è un po' il patrigno, in quanto per fargliela capire ci sono voluti quattro anni, ma finalmente l'ha capita anche lui, l'hanno capita in molti e spero che il risultato finale per l'Isola sia positivo.
Mi dispiace solo che ciò che ho detto la settimana scorsa, sia stato preso come una provocazione e non come un suggerimento di uno che vuole contribuire a risolvere il problema e realizzare un'aspettativa, che non è solo l'aspettativa di quest'Aula, ma è l'aspettativa di tutti i sardi.
PRESIDENTE. Faccio osservare ai proponenti che gli impegni contenuti nell'ordine del giorno, onorevole Sanna, sono tutti contenuti nelle mozioni numero 29 e 33 che non sono state approvate. L'articolo 88 del Regolamento prevede che "Il Presidente ha la facoltà di dichiarare inammissibili ordini del giorno, emendamenti e proposte che siano estranei all'oggetto della discussione o formulati in termini sconvenienti, ovvero - questo è il punto che ci riguarda - siano in contrasto con precedenti deliberazioni adottate dal Consiglio nel corso della discussione". Siccome su questi argomenti il Consiglio ha già votato, non può esprimersi di nuovo.
Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Intervengo per chiedere se l'ordine del giorno, che naturalmente, ormai, è anche datato, perché era stato presentato nel tentativo di trovare una posizione unitaria, viene rimesso in campo e se possa essere emendato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno, come lei sa, non può essere emendato, però forse il Presidente della Giunta ha qualche suggerimento da proporre, sul piano politico.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Su che cosa vuole intervenire?
COGODI (R.C.). Sul Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiedo la parola sul Regolamento. Io so bene che il Presidente del Consiglio è interprete del Regolamento, tuttavia, per fortuna, non è interprete assoluto, perché se no già ne abbiamo visto di belle, ne vedremmo anche di bellissime! Ricordo tutte le vicende interpretative per le quali mozioni sono state dichiarate inammissibili nelle stanze alte di questo Consiglio, perché riguardando il funzionamento del Consiglio si riteneva che contenessero censure al Presidente. Speriamo che arrivi un giorno nel quale, in una democrazia, sia possibile anche censurare il Presidente, quando merita di essere censurato. Tuttavia, allo stato delle cose, può esistere un Presidente che se ritiene che vi sia una censura anche implicita, assistito da buoni uffici, può dichiarare inammissibili le mozioni che ripetutamente i consiglieri a norma di Regolamento presentano. Ho riferito quel precedente perché non vorrei che adesso nascessero altre questioni che, non dico riaprano delle ferite, perché quelle ferite sono sempre aperte e mai si chiuderanno, ma che comportino interpretazioni che secondo me, secondo noi, sono un pochino estensive, usiamo un termine eufemistico. Dico questo perché dopo la presentazione dell'ordine del giorno, c'è stata una Conferenza dei Capigruppo (e a qualche cosa serviranno queste riunioni, se no ha ragione veramente chi chiede di abolirle e di far decidere tutto all'Aula), nella quale queste cose sono state dette, anche da più di un Capogruppo; do atto che sono state dette anche dal Presidente della Giunta, che ha affermato che se non vi era un preliminare clima, accertato, di convergenza unitaria, era chiaro ed evidente che riprendere la discussione dal punto in cui si era interrotta qualche giorno fa bisticciando, voleva dire riproporre il medesimo conflitto, e non si può sempre portare questo Consiglio al bisticcio.
E' stato chiesto in Conferenza che si desse ai Gruppi il tempo di valutare se vi fosse o no un interesse, che deve essere reciproco, ad una convergenza unitaria. L'opposizione ha detto "sì", e la maggioranza ha detto "nì", perché non ha predisposto nulla...
PRESIDENTE. Per cortesia, stia alle questioni attinenti al Regolamento. Sta parlando d'altro.
COGODI (R.C.). Sono al Regolamento, non sto parlando d'altro, no, no, le assicuro che sto parlando dell'articolo 88. Dicevo che non da parte della maggioranza consiliare, debbo dire, ma della Giunta (bisogna dare atto di quello che è accaduto) vi è stato un invito a lavorare per appurare se c'è o non c'è la possibilità di pronunciarsi in modo unitario su questo tema; quella riunione si è conclusa dicendo che si sarebbero ripresi i lavori con l'illustrazione degli ordini del giorno. Se questa è la decisione assunta, vuol dire anche che ambedue gli ordini del giorno sono stati ammessi, tanto è vero uno dei due è stato già illustrato. Non è che a seconda dell'andamento dei lavori del Consiglio, con valutazione di opportunità politica ad usum Delphini, e non solo delfini, ma anche pescecani, si possa dichiarare inammissibile o non ammissibile un atto consiliare. Se è inammissibile lo si dichiara prima e non nel corso della discussione. Come vede sono al Regolamento. Un atto, se è inammissibile, è valutato inammissibile in limine, non a seconda di come evolve la situazione, per cui se conviene se ne prosegue l'esame, se non conviene si dichiara inammissibile. Fosse anche inammissibile l'ordine del giorno è ammesso, perché è in Aula, appartiene all'Aula. Il primo firmatario l'ha illustrato, è del Consiglio, si può solo proseguire; oppure si può fare un'altra cosa: revocare tutto, dire che si è sbagliato, chiedere scusa, ma anche qui con quello che ne consegue. Non è possibile che un'assemblea parlamentare venga governata in questo modo.
Sono al Regolamento, come ben si vede. E' gravissimo quello che si intravede, e cioè l'ipotesi che venga dichiarato non ammissibile un atto consiliare già ammesso, rispetto al quale è iniziata la discussione in aula, dopo aver chiesto, da parte del Presidente che lo dichiarerebbe inammissibile, al presentatore di illustrarlo. E noi, l'Assemblea parlamentare, che abbiamo sentito l'illustrazione chi siamo? Occasionali passanti, perdigiorno e "perdinotte" pure? Chi siamo noi che ascoltiamo riverenti e partecipi l'illustrazione da parte del collega Sanna di un ordine del giorno ammesso, tanto ammesso che è in Aula, per poi dire: "Non vale più"? E le nostre energie? Quelle che abbiamo speso per ascoltare l'ottimo intervento del collega Sanna chi ce le paga? Quindi io ritengo che, alla luce di quanto esposto, in punto di Regolamento debba essere affermato che l'ordine del giorno è all'attenzione del Consiglio e allo stato non può essere dichiarato non ammissibile. E se è dichiarato inammissibile allora sì, bisogna fermarsi poco poco, valutare e decidere come può proseguire così la conduzione di un'assemblea parlamentare.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, senza nessuno spunto polemico da parte mia, il problema è che il contenuto dell'ordine del giorno di fatto rimane superato, questo l'abbiamo detto anche in Conferenza dei Capigruppo. Tuttavia adesso il Presidente della Giunta regionale avrà la parola e esprimerà il parere della Giunta.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Presidente pro tempore della Regione sa perfettamente di portare avanti una causa comune. Come ho detto tante volte si tratta di un'antica, storica, atavica aspirazione del popolo sardo. E sa anche di non intravedere in questo né vincitori, né vinti, né primogeniture. Devo anche dare atto a molte forze politiche in quest'aula, del fatto che con il loro silenzio forse, ma anche con la loro partecipazione hanno dato dimostrazione che questa è una lotta unitaria, popolare, secolare. Io non sono infallibile, ma ritengo di essere nel giusto, che è cosa diversa. Questa mattina abbiamo ricevuto i rappresentanti della compagnia Meridiana, che ha chiesto un incontro col Presidente della Regione per informarci sui motivi che hanno portato Meridiana a presentare ricorso. Abbiamo trovato anche una linea di convergenza sul fatto che la Sardegna deve finalmente avere la sua continuità territoriale, alla luce proprio della decisione del TAR che dice semplicemente: "Considerato che, ad un sommario esame, la determinazione dei costi globali di esercizio risulta effettuata sulla base di dati non corrispondenti agli attuali valori di mercato per quanto attiene al prezzo del carburante e al rapporto di cambio Lira Italiana - Dollaro USA.….", il che non implica alcuna censura, perché i valori di mercato di cui la Conferenza dei servizi ha tenuto conto nell'imposizione degli oneri erano quelli correnti al momento in cui c'è stata l'imposizione degli oneri ed è evidente che il costo del carburante non poteva che essere quello del 28 febbraio del 2000, e non quello attuale. Prosegue il TAR affermando che accoglie "in parte la suindicata domanda cautelare e per l'effetto sospende il Decreto limitatamente al punto 2, 3, tariffe, al fine di un riesame del provvedimento". Che vuol dire questo? Vuol dire che il TAR ha condiviso con noi, pienamente, in maniera finalmente trasparente, aperta, che coloro che contestavano l'imposizione degli oneri di servizio, Compagnie e quanti altri, erano nel torto; il procedimento attuato dalla Regione per l'imposizione degli oneri di servizio è corretto, si deve andare avanti. Contestavano la perifericità della Sardegna e il TAR nella discussione che c'è stata ha riconosciuto che la Sardegna è periferica, è un'Isola, appartiene all'Obiettivo 1, fa parte di tutte le regioni insulari d'Europa; sostenevano che i voli erano adeguati e ci dicevano davanti al T.A.R: "ma che volete? Ci sono venti voli, ma che chiedete?" Il TAR ha ritenuto che invece il numero dei voli non fosse sufficiente per assicurare ai sardi di viaggiare secondo gli orari che noi determiniamo; sui velivoli, su tutte le altre cose contestate, compresa l'I.V.A., su tutti questi aspetti ci ha dato ragione, le compagnie non possono più reclamare niente, se non che per l'aumento del carburante e il rapporto Lira - Dollaro, dettaglio che noi ritenevamo di poter già correggere identificando il nuovo costo, sulla base di un articolo preciso del Decreto, che impone che, in caso di aumento anormale, imprevedibile ed indipendente dalla volontà dei vettori, dei fattori di costi che caratterizzano le operazioni dei collegamenti aerei, le tariffe possono essere aumentate proporzionalmente all'aumento rilevato. Se noi avessimo scritto anziché "possono", "devono", neanche questa sospensione cautelare per questo specifico motivo sarebbe andata in porto.
E` chiaro che noi ci dobbiamo adeguare alla decisione del TAR, questo è il giudizio della Giunta regionale, certo noi non ricorreremo al Consiglio di Stato contro questa ordinanza, apporteremo la modifica limitatamente al punto cassato dal TAR prevedendo una norma che ci porterà a rivedere i costi all'interno di una banda di oscillazione che varierà intorno al 5 per cento, perché non per tutto le variazioni sono al rialzo, perché il dollaro dieci giorni fa era a 2.200 lire, oggi è a 2.192, il costo della benzina e del petrolio prima era 450, è arrivato a 600, adesso è a 540, noi prevederemo nella norma che questi adeguamenti saranno automatici, lasciando invariato per il resto, il contenuto dell'articolo. Noi infatti, abbiamo due esigenze: certamente, come dicevano Selis e qualche altro, quella di venire incontro alle richieste di quelle compagnie che operano nel nostro territorio e che sono una bandiera per noi, ma anche quella di rivolgerci ad un mercato globale, a tutte le compagnie aeree esistenti nel mondo e vi assicuro che il Presidente della Regione non dice bugie quando afferma che molte di esse sono venute a chiedere il bando perché vogliono partecipare alla gara con questi oneri e comunque sia. Noi ci siamo posti due obiettivi: giustamente quello di ridurre il costo dei biglietti per i residenti sardi, ma anche l'obiettivo di fare in modo che la Sardegna potesse avere il massimo flusso turistico possibile. Quando abbiamo indicato gli oneri e le tariffe abbiamo indicato una tariffa onerata con una tassa a pareggio che fa parte dei 70 miliardi che sono stati dati dallo Stato, quindi una tariffa, che ne so, di 65.800 lire, e una tariffa intera di 128 mila lire, abbassando notevolmente il costo anche per coloro che residenti non sono, non sono giovani, non sono handicappati, non sono anziani, non sono studenti universitari, non sono sardi, non sono emigrati. Noi rivedremo, onorevole Sanna, le tariffe, ma non solo per i sardi, anche per coloro che vengono in Sardegna una volta ogni tanto, per quella parte di gente che è il 55 per cento, perché il rapporto di utilizzo dei posti in aereo noi l'abbiamo calcolato per 55 per cento copribile dalla gente che viene dal continente, e per il 45 per cento dai sardi. Quindi noi andremo avanti introducendo le modifiche che il TAR ci ha chiesto, inviando a Roma e all'Unione Europea la variante del bando e continuando la gara internazionale, con la tempistica che ci siamo prefissi. Su questo mi pare che non ci possano essere né riserve, né dubbi. Crediamo di essere nel giusto, è evidente che se stabilissimo oggi le tariffe prenderemo in esame i costi attuali, e su che cosa dovremmo basarci se non sul prezzo del petrolio di oggi al cambio di oggi.? Se fra sette mesi questi costi aumentassero o diminuissero, non si potrebbe dire, onorevole Sanna, che i calcoli per la definizione dei costi sono sballati!
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Questo glielo ho già detto la settimana scorsa.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Siccome prima dell'emanazione del Decreto Ministeriale, da febbraio ad agosto, sono passati cinque mesi, è evidente, lo dico adesso per evitare che ci siano equivoci, sia per quanto riguarda VOLARE, ALITALIA, MERIDIANA sia per tutte le compagnie che vorranno partecipare, anche se l'ho detto l'altra volta (badate che sul prezzo del petrolio le altre compagnie che hanno assicurato le rotte onerate, hanno stipulato una polizza di assicurazione perché è un rischio di impresa) siccome noi abbiamo anche quella sensibilità alla quale ho accennato prima, è evidente che correggeremo quella parte del bando dicendo e sostenendo la tesi che sono anomali tutti quegli sbalzi di prezzi che superano una certa percentuale. Adesso stiamo facendo i calcoli, stiamo lavorando, abbiamo chiesto anche alle compagnie se vogliono fornirci tutti gli elementi perché in passato le compagnie (anche oggi io l'ho ricordato a MERIDIANA, voi siete abbottonati, vi chiediamo i dati e non ce li date), non ce li hanno mai forniti, non è che noi non le abbiamo mai consultate; ma quando mai una compagnia mostra la propria realtà? Non la fa vedere, per cui noi ci basiamo sui dati ufficiali, che però convergono quasi alla lira con quelli definiti dagli studi commissionati dall'Unione Europea e dall'ENAC, che non credo siano campati in aria, sono studi accurati. Peraltro noi faremo la centonovantasettesima gara internazionale, ne sono già state fatte 196, che sono già operative e stanno funzionando.
Credo quindi che la posizione sia chiara, sono dell'opinione, onorevole Selis ed onorevole Sanna, che questo non sia un argomento né di maggioranza né di minoranza, che si possono presentare senza strumentalizzazioni tutti gli ordini del giorno unitari che vogliamo, perché qui stiamo combattendo una battaglia e una causa comune, e se vogliamo dividerci su questo dicendo che gli studi sono sbagliati, che non si vuole rafforzare l'azione della Giunta o facciamo di questo un problema di maggioranza e minoranza non stiamo facendo, nessuno dei due schieramenti, il bene della Sardegna.
Anche fare questi conteggi, Gian Mario, sembra semplice, per fare questi adeguamenti, onorevole Sanna, non basta fare quel conticino che sta facendo lei, ci vogliono dieci persone che lavorano per dieci giorni, se no banalizziamo tutto. Per sapere qual è il costo ora-volo di un aereo abbiamo impiegato un giorno; e l'aumento non è come dice lei del 14 - 20 per scelto, ma del 9 per cento, della metà; lasci stare, noi abbiamo gente per bene, che lavora seriamente, sono professionisti della nostra e di altre università italiane e, quindi, non banalizziamo le cose, è gente seria che non fa calcoli così, fa calcoli matematici esatti L'aumento del costo ora-volo è passato con la benzina ai prezzi di oggi, da 14 milioni e 250 a 15 milioni e 600, stranamente su questo dato converge anche Meridiana, quindi non capisco tutti questi altri studi da dove provengano, ci troviamo di fronte ai dati essenziali che vengono condivisi anche dalle compagnie aeree, e qui li vogliamo distruggere. Mi dispiace, dobbiamo essere ragionevoli e dire che le cose che vengono fatte dalla Regione vengono fatte per i sardi, non per me e non per la Giunta, per i sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Resta aperto il problema della materia dell'ordine del giorno, ma adesso al di là delle considerazioni che prima faceva il Presidente del Consiglio regionale, io ricordo a tutti i colleghi che avevamo concordato di mantenerlo all'ordine del giorno lasciando a noi la facoltà di decidere quando metterlo in discussione. Allora, questo ordine del giorno è datato, può essere solamente uno strumento per trovare convergenze atte a conferire il massimo di forza all'azione della Regione; io però nel lasciare a tutti noi, ma in particolare alla Giunta, la possibilità di decidere se sia utile un ordine del giorno condiviso dal più ampio schieramento possibile, faccio qualche considerazione che possa servire a prendere questa decisione. Noi abbiamo detto, tutti quanti, il collega Sanna, io e tutti coloro che sono intervenuti, il Presidente richiamava proprio ora questa argomentazione, che l'abbattimento delle tariffe è una cosa che riguarda talmente tutti i sardi per cui si deve creare su questo problema il massimo di unità possibile e di forza possibile. Noi, con questo spirito abbiamo presentato le nostre interpellanze prima e successivamente le mozioni, proprio per cercare di aprire un dialogo su questo problema, naturalmente le mozioni che le opposizioni presentano hanno sempre un qualche accento critico, perché questo è anche il nostro mestiere, ma abbiamo detto anche esplicitamente che potevano essere tranquillamente depurate da questi passaggi critici, infatti abbiamo poi proposto l'ordine del giorno numero 1 dicendo che anche su questo si poteva lavorare assieme. Devo dire al Presidente che può darsi che qualche provocazione sia partita da queste parti, ma qualche altra è partita dalla stessa Giunta quando ha affermato che il centrosinistra nella scorsa legislatura, non ha fatto niente; vorrei ricordare al Presidente che ha fatto la legge 144, sulla quale vari parlamentari del Polo hanno espresso votato contrario. Dico questo per pareggiare i conti e toglierci dai piedi le polemiche.
Venendo invece al merito del discorso, la mia preoccupazione, ma credo anche di Giacomo e degli altri, è questa: il TAR ha esaminato la richiesta di sospensiva di Meridiana, ricordo ai colleghi che c'erano due ricorsi, uno di Meridiana con richiesta di sospensiva molto circostanziata sull'argomento molto limitato sul calcolo del costo del carburante e poi c'era un ricorso di Volare che era più ampio arrivando addirittura a contestare il fatto che fossimo regione periferica. Il TAR non è entrato nel merito dei ricorsi, ha emesso solamente l'ordinanza di sospensiva per quanto riguarda il calcolo dei costi. Il che non significa che domani, entrando nel merito, non possa anche accogliere qualche altra parte degli stessi ricorsi delle compagnie. Questo è un primo elemento di preoccupazione che noi lasciamo alla Giunta...
PRESIDENTE. Onorevole Selis, io le ho dato la parola a discussione chiusa perché dopo l'intervento del Presidente della Giunta lei sa bene la discussione è chiusa, perché mi pareva che lei stesse facendo una proposta che ci consentisse di pervenire ad una posizione unitaria, se lei vuole rientrare nel merito dell'argomento, mi mette un po' in difficoltà, quindi la prego da comprendere la mia posizione.
SELIS (Popolari-P.S.). Non entro nel merito. La premessa che stavo facendo è che sull'ottimismo forse giustificato del Presidente, c'è qualche elemento in più di dubbio da parte nostra perché il TAR ha emesso un'ordinanza di sospensiva e non una sentenza. Secondo, il riconoscimento del principio della continuità territoriale non spetta al TAR, essendo esso stabilito dalla legge; terzo, mi chiedo, questa è la proposta che faccio, il Presidente diceva che la Regione non avrebbe adito il Consiglio di Stato; questo valutatelo attentamente, perché anche trattare con le compagnie da una posizione di debolezza può essere non opportuno. Siccome il Presidente i giorni scorsi ci ha rivolto un appello all'unità, se all'unità vogliamo dare una forma istituzionale, consiliare fate voi una proposta, posto che noi non possiamo più farla perché voi dite che il nostro ordine del giorno non è ammissibile. Volevo dire solamente questo: c'è una preoccupazione di carattere giudiziario perché l'ordinanza non è una sentenza; c'è il rischio che la sentenza peggiori le cose; c'è ancora l'esigenza, che condividiamo, di trovare una posizione unitaria; c'è il fatto che dite che non è ammissibile il nostro ordine del giorno. Diteci voi in che modo questa unità a cui fate riferimento per rafforzare la Regione, per rafforzare la nostra posizione comune su questo tema, può essere perseguita.
PRESIDENTE. Presidente Floris, l'onorevole Selis si rivolgeva a lei.
Ha chiesto di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Il chiarimento principale riguarda la ammissibilità di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Mi pare superato il problema, lo stiamo discutendo, però ho fatto osservare che un collega si è rivolto agli uffici rilevando le ragioni di inammissibilità, io ho trasferito il problema all'Aula. Naturalmente, onorevole Cogodi, del suo discorso depurato da cose che non posso assolutamente condividere, nel merito di questa questione ho preso atto, dandole anche ragione, quindi stiamo cercando adesso una via d'uscita che, al di là delle questioni formali, consenta al Consiglio su un argomento così delicato, di pervenire ad una posizione unitaria. Io come Presidente del Consiglio devo agevolare questo tragitto, se poi non ci saranno le condizioni metterò in votazione l'ordine del giorno.
COGODI (R.C.). Prendo atto che adesso mi sta dando ragione.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Io chiedevo questo chiarimento.
PRESIDENTE. Abbiamo già risposto. Quindi come procediamo? Se da parte della maggioranza non vi è nessuna proposta, devo mettere in votazione l'ordine del giorno.
Ha chiesto di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Ciò che avevo annunciato nella Conferenza dei Capigruppo, intendo a portarlo a compimento in aula; nonostante gli inviti alla collaborazione, poiché credo che non sia sufficiente la volontà di una sola parte per predisporre un ordine del giorno unitario, prendo atto che non c'è questa volontà pertanto chiedo di votare l'ordine del giorno per parti.
Presidente. In quale modo, onorevole Sanna?
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Capoverso per capoverso.
PRESIDENTE. C'è la richiesta di procedere alla votazione dell'ordine del giorno capoverso per capoverso. Se non vi sono osservazioni passiamo al voto.
Per dichiarazione di voto ha facoltà di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Il Regolamento prescrive di rivolgersi al banco della Presidenza e così faccio. Mi sono iscritto a parlare: chi ha preso nota?
PRESIDENTE. Abbiamo preso nota, onorevole Cogodi, l'onorevole Cugini aveva chiesto di parlare prima di lei.
COGODI (R.C.). Io le assicuro di no; interpelli il banco.
PRESIDENTE. Le posso assicurare che parlerà. Guardi comunque che non c'è scritto da nessuna parte che l'ordine degli interventi debba seguire quello delle richiesta. E' il Presidente a decidere, come lei sa.
COGODI (R.C.). Basta dirlo.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi lei parlerà, stia tranquillo che parlerà.
Prego, onorevole Cugini.
CUGINI (D.S.). Noi voteremo a favore della prima parte, visto che l'ordine del giorno viene votato per parti, aggiungendo alla dichiarazione di voto favorevole, che la nostra opinione sull'argomento, ma non da oggi, anche nelle sedute precedenti, era quella che, considerata la delicatezza del problema, si dovesse approvare un ordine del giorno unitario. In effetti essa coincide, non tanto per quanto riguarda il merito quanto il metodo, con l'opinione che ha espresso il Presidente della Giunta regionale. In Conferenza dei Capigruppo la nostra posizione è stata quella di costruire un'ipotesi, lo dico per l'assessore Manunza, di un ordine del giorno unitario; la stessa illustrazione dell'ordine del giorno da parte del collega Sanna, voleva raggiungere quell'obiettivo, però bisogna prendere atto, per evitare che si determini confusione nella valutazione delle posizioni che i gruppi esprimono, che da parte dei colleghi della maggioranza non c'è stata nessuna iniziativa finalizzata a predisporre l'ordine del giorno unitario. Questo credo che sia giusto metterlo in evidenza, anche in riferimento al ruolo svolto da parte della forza politica di maggioranza relativa in seno alla maggioranza, che ha dichiarato in questi giorni che il Consiglio regionale avrebbe votato un ordine del giorno unitario, impegnando anche noi a un voto favorevole su un ordine del giorno che non era stato né presentato, né discusso con noi. Il collega Pili ha comunicato, per il tramite del L'Unione Sarda, che avrebbe predisposto un ordine del giorno che noi avremmo votato, a sostegno dell'operato della Giunta, e questo invece non è avvenuto. Quindi noi votiamo il primo punto dell'ordine del giorno che hanno presentato i colleghi Sanna e Manca e lo facciamo convinti che questa parte, poi discuteremo anche delle altre, avrebbe potuto essere votata favorevolmente anche dai colleghi del Polo, non avendo essi proposto un ordine del giorno unitario e sostitutivo di quello attualmente in discussione, iniziativa che avrebbe prodotto una conseguenza diversa. Questo lo dico per sottolineare che l'appello del Presidente Floris Mario non è stato accolto dalla maggioranza che lo sostiene.
PRESIDENTE. Adesso ha chiesto di parlare l'onorevole Floris; stando al Regolamento dovrei alternare gli interventi degli oratori di maggioranza e opposizione, ma so che se non dessi la parola all'onorevole Cogodi, si arrabbierebbe, allora per evitare ciò gli do subito la parola.
Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi.
COGODI (R.C.). Prendo la parola per dirle, egregio signor Presidente, che io non ho ragione alcuna di arrabbiarmi quando lei fa le cose come le deve fare. Siccome in queste circostanze, essendo iscritti a parlare consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione lei dovrebbe alternare gli interventi, se lei farà quello che prescrive il Regolamento io non mi arrabbierò, ma anzi sarò un suo sostenitore, perché avrà fatto quello che deve fare. Avrei avuto, e ho avuto ragione invece non di arrabbiarmi, ma di prendere atto di un piccolo sopruso, nel momento in cui è accaduto che lei non abbia dato la parola a chi prima l'aveva chiesta, e ha quindi ha impedito a questa parte politica di esprimere preliminarmente la propria opinione.
Quindi, l'errore l'ha commesso prima...
PRESIDENTE. La invito a leggere l'articolo 7 del Regolamento.
COGODI (R.C.). Io ho letto l'articolo 7 ed anche quello che lo precede e quello che lo segue, e le assicuro che non c'è ragione alcuna per cui io modifichi la mia opinione. Lei di errori ne ha commessi tanti, alcuni li ha riconosciuti implicitamente, altri esplicitamente, non vorrei però che un altro errore fosse compiuto per tentare di sanarne uno già effettuato. Per cui non c'è ragione alcuna per la quale non si seguano le regole e dopo che ha parlato un oratore dell'opposizione non parli uno della maggioranza. A questo punto pertanto, mi riservo di parlare quando sarà il mio turno in base alle regole.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi io le ho dato la parola per cui la prego di parlare, perché l'ordine degli interventi lo stabilisce il Presidente, questo lo dice il Regolamento, non lo dico io...
COGODI (R.C.). Il Regolamento dice: "alternando dove è possibile maggioranza ed opposizione...
PRESIDENTE. "Il Presidente pone le questioni, stabilisce l'ordine del votazioni…"
COGODI (R.C.). Questo non è l'ordine delle votazioni ma degli interventi.
PRESIDENTE. Le ho dato la parola, la prego di parlare. Onorevole Cogodi, le ho dato la parola, vuole fare il suo intervento?
COGODI (R.C.). Io chiedo che venga rispettata la regola dell'alternanza tra maggioranza e opposizione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Floris Emilio.
FLORIS EMILIO (F.I. - Sardegna). Mi pare che se i Capigruppo sono d'accordo sulla richiesta di una sospensione di dieci minuti si può arrivare a predisporre un ordine del giorno unitario; sono in corso delle trattative e mi pare ci sia la volontà di arrivare a questo risultato, più facilmente perseguibile parlando direttamente e non attraverso i microfoni. In aula, infatti, è veramente difficile trovare una unanimità, soprattutto perché sul dispositivo finale, non si riesce a trovare nessun punto di convergenza, quindi andrebbe riscritto.
PRESIDENTE. Io mi rivolgo ai firmatari dell'ordine del giorno, perché tengano conto della proposta che ha fatto l'onorevole Emilio Floris.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). In attesa che maturi quel clima auspicato da più parti, e prima che ancora ci si attardi in questioni procedurali, vorrei dire due parole nel merito, perché mi pare che siamo ancora al punto nel quale il collega, primo firmatario, Giacomo Sanna, ha chiesto la votazione per parti, e quindi siamo alle dichiarazioni di voto sul primo capoverso.
Dichiaro, personalmente e a nome del Gruppo della Rifondazione Comunista, che voteremo a favore del primo punto dell'ordine del giorno, per ragioni di merito e non di procedura. Io credo che siamo di fronte a un grande equivoco, a una sottovalutazione pericolosa. Se vi era intento vero di carattere unitario, c'erano ore, giorni e settimane, fino alla sospensione che c'è stata prima, perché una dalle tante maggioranza che si esprimono qua dentro, ma mi riferisco a quella che fa capo all'onorevole Emilio Floris, potesse dichiarare anche mezz'ora fa che c'era questa disponibilità. Fino a mezz'ora fa ha dichiarato che le pozioni erano totalmente divergenti. Quando si ha una disponibilità a pervenire a posizioni unitarie si contribuisce con qualcosa: è stato presentato da giorni un ordine del giorno che parla di contenuti, indica impegni da assumere, poteva quella maggioranza dell'onorevole Emilio Floris presentare a sua volta un contributo in forma scritta, che potesse essere preso in considerazione.
"Qua dentro" - dice l'onorevole Emilio Floris - "non si possono trovare accordi perché si comunica attraverso i microfoni", mentre quando si parla senza i microfoni, là dietro, si realizzerebbero accordi. I microfoni sono microfoni della seduta pubblica, sono i microfoni del dibattito reale e vero, del confronto politico al luce del sole o della lampadina, se volete, ed è quello il momento nel quale, se vi è intento unitario sul merito dei problemi che si dibattono, si deve dichiarare cosa si pensa.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Hai frainteso!
COGODI (R.C.). E noi abbiamo preso atto di quello che si pensa dall'altra parte. Il fatto è che il TAR si è pronunciato, come prima ha ben detto il collega Selis, non nel merito dei ricorsi, ma sulla istanza di sospensiva del decreto, che è alla base dell'espletamento della gara, non importa che quell'istanza sia stata accolta per cento motivi o per due motivi, quel che conta è che è stata accolta e quel decreto è sospeso. Per cui il danno che era paventato nella mozione originaria di due settimane fa, rappresentato di nuovo nel dibattito di una settimana fa, il danno in capo alla Regione e alla comunità sarda, si è verificato e bisogna muoversi a recuperare il tempo perduto perché questo danno non si aggravi, perché il decreto è sospeso, e se è sospeso il decreto è sospesa la gara, e quindi permane lo status quo ante, fino a quando la controversia non si risolve nel merito, a meno che non si addivenga a un diverso accordo che faccia ritenere la materia del contendere cessata. E che cosa farebbe oggi concordare la cessazione della materia del contendere, se non esattamente quello che l'opposizione ha chiesto discutendo la sua mozione che voi avete bocciato una settimana fa? Ma una settimana fa il Presidente della Giunta ha detto che il prezzo del carburante era una variabile indipendente rispetto alla tariffa, perché faceva parte del rischio imprenditoriale nel breve e medio periodo. Il tar ha detto che non è così, che va rivisitata quella partita, e allora la Giunta deve fare oggi, quello che non ha voluto fare ieri, e quindi deve modificare alcuni criteri, concordare perché cessi la materia del contendere, perché se no non si supera la controversia, si andrà non si sa quando al merito, e nel frattempo rimarrà la condizione attuale, con buona pace della continuità territoriale, che tutti vogliamo, non c'è dubbio. Tutti vogliamo la continuità territoriale e le tariffe giuste, però indicando modi per ottenerle diversi e questa Giunta sta adottando modalità di governo che stanno danneggiando quella procedura, stanno ritardando l'applicazione della legge che consente di avere la continuità territoriale e le tariffe abbattute; la Giunta sta adottando un comportamento, una condotta politica che è pregiudizievole per la Sardegna e dannosa per i sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, le chiedo se la proposta fatta dal collega Floris può essere accolta oppure no, essendo noi in fase di votazione. Parlo naturalmente dal punto di vista regolamentare.
PRESIDENTE. Fino a quando non abbiamo votato e quindi non è chiuso l'argomento, è sempre possibile pervenire ad una posizione unitaria.
FADDA (Popolari-P.S.). Quindi, diciamo che è possibile sospendere le dichiarazioni di voto per verificare se ci sono le condizioni per la presentazione di un ordine del giorno unitario.
PRESIDENTE. Questo tentativo, onorevole Fadda, è stato già esperito sul piano pratico. Sul piano politico se ci sono le condizioni, perché è chiaro che stiamo ricercando questa strada, per pervenire ad una posizione unitaria, c'è una dichiarazione di disponibilità in tal senso da parte dell'onorevole Floris, si lavori alla presentazione di un ordine del giorno unitario, se no io devo continuare con le dichiarazioni di voto e se non arriva la posizione unitaria, quando sono finite le dichiarazioni di voto io devo far votare. Non ho altra via di uscita, onorevole Fadda.
Quindi, piuttosto che interloquire e cercare l'accordo col Presidente del Consiglio, che non può intervenire nel merito, le diplomazie dei Gruppi si attivino per cercare questa posizione unitaria.
FADDA (Popolari-P.S.).Non volevo assolutamente far carico al Presidente del Consiglio del delicato compito di trovare un accordo tra le parti. Vorrei soltanto, adesso, per la mia dichiarazione di voto, ricordare quello che è successo una settimana or sono, o dieci giorni or sono. L'onorevole Contu, in un tentativo molto difficile, in un clima molto più infuocato di quello che stiamo vivendo oggi, che sembra che gran parte del Consiglio non sia interessata al problema, nonostante fossero state bocciate le due mozioni, propose alla fine, che venissero tentate tutte le soluzioni per ricercare l'unità su un tema così importante e tale proposta fu unanimemente accolta dal Consiglio. Bene, credo che trovare una posizione unitaria sia importante per tutti nell'interesse di tutti i sardi, ma l'interesse politico maggiore a questo risultato ce l'ha la maggioranza, quindi non riesco a comprendere perché nonostante l'invito del Presidente della Giunta, nonostante la disponibilità dell'opposizione, sino a questo momento, sono trascorsi dieci giorni ed anche oggi la discussione si sta trascinando senza alcun risultato, non ci sia stata da parte della maggioranza nessuna iniziativa che potesse coinvolgere anche l'opposizione nella ricerca di una soluzione unitaria. Non riesco a comprendere quali possano essere le difficoltà da parte della maggioranza a stendere un ordine del giorno da sottoporre all'attenzione dell'opposizione, che potrà condividerlo o meno, ma mi stupisce che non ci sia stato neanche questo sforzo su un tema così importante, sul quale il Presidente della Giunta chiama all'unità tutto il Consiglio regionale. Invece come è successo del resto anche giovedì scorso in occasione dell'esame del complemento di programmazione, su temi così importanti si registra una posizione di chiusura da parte della maggioranza, convinti come sono, che non ci sia bisogno del voto unitario. Bene se questa è la scelta che fate, noi anche oggi ne prendiamo atto, ma non possiamo non sottolineare che va contro gli interessi dei sardi. Del resto in questo senso va interpretato l'appello dell'onorevole Contu, citato anche dalla stampa come grande mediatore, vecchio democristiano, che però poi non è riuscito a portare a termine la sua proposta così come l'onorevole Floris. Ambedue non sono stati in grado di dar seguito agli inviti rivolti all'opposizione. Quindi mi dichiaro favorevole alla prima parte dell'ordine del giorno, e credo che se, al di là delle dichiarazioni che sono state fatte, c'è una richiesta di sospensione dei lavori da parte della maggioranza, la possiamo accogliere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, credo che nessuno sia o possa essere contro la continuità territoriale in Sardegna. Credo che nessuno sia contro gli interessi dei sardi, né la maggioranza, né l'opposizione, io credo che la Giunta in questo periodo abbia fatto tutto quanto era possibile per raggiungere questo obiettivo. Però voglio rifarmi, a quanto avevo accennato nel mio intervento fatto nel corso della seduta del 1° dicembre; avevo chiesto la parola quasi a conclusione dei lavori, c'è stata la riunione dei Capigruppo, subito dopo l'argomento è stato sospeso per rinviare sine die questo problema. Chiesi la parola perché in quel momento fu presentato un ordine del giorno da parte di alcuni colleghi dell'opposizione, quello attualmente in discussione, e in quell'occasione dissi che quell'ordine del giorno era improponibile, mi fu detto che non potevo continuare l'intervento perché stavo entrando nel merito. Ed allora brevemente cari colleghi nel merito voglio entrare adesso.
Noi ci troviamo di fronte a un ordine del giorno presentato dai colleghi Sanna, Cugini, Balia, Fadda e Biancu, che è un collage delle due mozioni, numero 29 e 33, che noi avevamo respinto. Sono andato a leggermi ambedue mozioni confrontandole con l'ordine del giorno e ho constatato che a eccezione delle parole "preso atto" invece che "premesso" tutto il resto è uguale. Più precisamente il primo punto dopo le parole "a conclusione del dibattito sulle mozioni numero 29 e numero 33; preso atto che al fine di conseguire", è preso per intero dal primo punto della mozione 29; il secondo capoverso: "Evidenziato che la Giunta regionale…." è il quinto punto sempre della mozione numero 29; gli altri: "Valutata la durissima reazione…" è uguale al secondo capoverso della mozione numero 33; "Preso atto che le compagnie aree hanno ulteriormente inasprito….", è identico al quarto capoverso della mozione numero 33 che noi abbiamo respinto; "Preoccupato che il ricorso presentato al TAR…", è uguale al settimo capoverso della mozione numero 29; "Determinato a ribadire che la Sardegna ha bisogno di nuovi insediamenti…", è identico al nono capoverso della mozione numero 33; il primo punto del dispositivo di impegno per la Giunta: "Ad un'attenta, approfondita e seria riflessione delle modalità di imposizione eccetera eccetera", è uguale al medesimo dispositivo della mozione numero 29, mentre gli altri corrispondono esattamente ai punti 5, 6, 7 e 8 della mozione numero 33.Ed allora ci viene chiesto di votare qualche cosa che abbiamo già respinto. Credo che questo non sia assolutamente possibile, è chiaro che il Consiglio è sovrano ed ogni forza politica continuerà a votare così come ha votato il 1° di dicembre, però credo che non sia possibile questo. Quindi penso che l'unico rimedio, se questa è la volontà di tutti perché ritengo che su un problema così rilevante, così importante, come ha detto il Presidente Floris, non ci possiamo assolutamente dividere, l'unico modo per uscirne, sia quello di verificare se sia possibile addivenire a un ordine del giorno unitario che non sia assolutamente questo. Perché questo a mio avviso è improponibile, cosa che ho cercato di dire alla fine della seduta del 1° dicembre.
PRESIDENTE. Onorevole Frau, sulle questioni regolamentari bisognava intervenire prima, perché ormai l'ordine del giorno è stato presentato alla Presidenza ed ammesso alla discussione. Premesso, ma non per declinare responsabilità mie, che in quel momento non presiedevo io, è troppo tardi per sollevare questo problema perché l'ordine del giorno è stato illustrato e discusso. Purtroppo gli uffici che hanno il dovere di controllare queste cose non l'hanno fatto, questo che sia chiaro, però le questioni regolamentari vanno eccepite tempestivamente, si è aperta una discussione anche sugli aspetti regolamentari, l'ha aperta l'onorevole Cogodi, adesso siamo avanti con le dichiarazioni di voto, non possiamo ridiscutere il problema. Questo ordine del giorno è stato considerato dalla Presidenza ammissibile, pertanto dobbiamo procedere con le dichiarazioni di voto.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). La dichiarazione di voto che mi accingo a fare a nome del Gruppo de I Democratici, riguarda il primo capoverso, che inizia con le parole "preso atto", dell'ordine del giorno presentato dai colleghi Sanna, Cugini, Balia, Fadda e Biancu. Io credo che la Giunta faccia ed abbia fatto quanto avrebbe dovuto, penso che sia una cosa importantissima e di cui abbiamo preso atto. Mi domando che cosa intenda fare il Consiglio a questo punto. Premesso che sono d'accordo che si debba perseguire fino in fondo l'obiettivo di concordare un ordine del giorno unitario, per cui se le forze politiche riescono a sottoscriverlo, è una cosa utile proprio perché il TAR ancora non ha espresso un giudizio, ma ha decretato una sospensiva. Io sono convinto che il Consiglio di questo aspetto deve tener conto, anche perché in questa fase non sta decidendo di occupare i porti e gli aeroporti in segno di protesta, non sta decidendo di fare cose eclatanti; il Consiglio unanimemente ritiene il problema della continuità territoriale un fatto vitale per la Sardegna e deve dare dimostrazione di riuscire a portare all'attenzione dell'opinione pubblica un documento che possa essere condiviso da tutte le forze politiche. Non credo che ci voglia grande fatica, al contrario sono convinto invece che ci siano motivi non esplicitabili, che ancora impediscono di fare quanto da tutti auspicato. Per cui, signor Presidente, su questo primo punto, il Gruppo de I Democratici voterà a favore, ovviamente rilanciando l'auspicio che nel proseguo dei lavori si riesca comunque a presentare un ordine del giorno unitario.
PRESIDENTE. Per dichiarazione di voto ha facoltà di parlare il consigliere Balletto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, io ho sentito durante il dibattito, tanto il primo firmatario dell'ordine del giorno, l'onorevole Sanna, che lo stesso Presidente della Giunta, dare la massima disponibilità per addivenire alla formulazione di un ordine del giorno unitario. Lo stesso Presidente ha detto che la realizzazione della continuità territoriale non è un obiettivo della Giunta né suo personale, ma dei sardi. Dai banchi dell'opposizione, dai banchi del maggioranza, nella persona anche dello stesso Capogruppo di Forza Italia, poc'anzi si è data la disponibilità per addivenire alla stesura di un ordine del giorno unitario, non riesco a capire perché si stia continuando a procedere con le dichiarazioni di voto quando mi sembra di capire che da parte tanto dell'opposizione, quanto della maggioranza e dello stesso Presidente della Giunta, ci sia la disponibilità a verificare se si può pervenire alla stesura di un ordine del giorno unitario. A questo punto mi sembra che sarebbe giusto e logico chiedere e ottenere una piccola sospensione per verificare se questa volontà sussiste e quindi rinviare la discussione in maniera tale che le diplomazie, così come si dice, possano mettersi a tavolino per scrivere e redigere questo ordine del giorno e nel frattempo proseguire con gli altri argomenti all'ordine del giorno, che mi sembra sia abbastanza nutrito, e consentire a questo Consiglio di essere produttivo nell'interesse dei sardi che rappresentiamo.
Quindi chiedo che si accordi una sospensione per verificare se questa volontà c'è davvero o non c'è.
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, le faccio osservare che abbiamo fatto un'altra riunione di Presidenti di Gruppo nella quale abbiamo discusso di queste cose, a tuttora l'unica richiesta di sospendere è la sua ed io ne prendo atto, a questo tavolo non è arrivata nessuna richiesta di sospensione, né l'ordine del giorno unitario. E` stata chiesta dall'onorevole Balletto una breve sospensione per trovare un accordo, se nessuno è contrario…
FLORIS Emilio (F.I.-Sardegna). L'ho chiesta mezz'ora fa!
PRESIDENTE. Ma dall'altra parte non è arrivata nessuna risposta!
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Per dichiarazione di voto o sulla proposta di sospensione?
SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Su tutte e due. Intanto voglio ricordare al collega Floris Emilio che la settimana scorsa in quest'aula ha fatto l'identica proposta che è stata accettata da tutti, ma nei quattro giorni in cui l'aula non ha lavorato, nessun documento è venuto fuori. L'unico ordine del giorno presentato è quello che stiamo discutendo oggi, proposto esclusivamente per dare il tempo alla maggioranza di iniziare a predisporre un documento di carattere unitario. Cosa che non ha portato a nessun risultato finale. Siamo ancora qua a discutere. Qualcuno lo dovrà scrivere, io ho detto poc'anzi in Conferenza dei Capigruppo, che avendo scritto questo insieme agli altri colleghi, non avevo alcun interesse a ripetere questa esperienza. Chi non ha lavorato prima inizi a lavorare adesso, se ne ha voglia. Cioè passi dalle parole ai fatti, come si suole dire.
Ma siccome il Presidente Floris ha detto di non essere infallibile ma di essere nel giusto, io su questo credo che ci sia ancora da ridire. Presidente Floris, lei non è neanche nel giusto...
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, la prego non riprenda la discussione dall'inizio.
SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Non sto riprendendo la discussione dall'inizio, sto solo leggendo...
PRESIDENTE. La sua dichiarazione di voto è una risposta alla richiesta di sospensione dei lavori.
SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Questo è il resoconto dei lavori della seduta della settimana scorsa, la numero 101, nel corso della quale il Presidente Floris, a proposito del costo del carburante ha detto testualmente: "Circa la critica verso il procedimento seguito, io credo che non sia da condividere il ragionamento secondo il quale nella determinazione dei costi operativi, ai fini della definizione dei livelli tariffari, il costo del carburante preso in considerazione non solo non sarebbe stato quello vigente al momento della sua valutazione, ma in seguito sarebbe aumentato al punto da rendere praticamente impossibile lo svolgimento della rotta in conformità agli oneri programmati". Il Presidente Floris dice: "E` un'argomentazione questa, a mio giudizio, priva non soltanto di pregio, in quanto il prezzo del carburante di 400 lire per litro preso in considerazione ai fini della definizione dei costi operativi, era superiore a quello medio di lire 395 del mese di febbraio in occasione della riunione della conferenza dei servizi, e tuttavia, onorevole Sanna, per quanto attiene i costi del carburante, io devo rilevare che la loro previsione e il loro computo costituisce il tipico rischio imprenditoriale di cui spetta tener conto esclusivamente….". Allora, la dimostrazione, Presidente, di quello che ho affermato la settimana scorsa e che ancora oggi vado dicendo, è che il costo del carburante soggetto al dollaro è stato talmente alto che neanche gli studi fatti, né quello del '97, né quello che lei ha utilizzato, avrebbero potuto prevedere questa oscillazione. Perché lo studio prevede l'oscillazione del costo del carburante, da un minimo a un massimo imputandola al rischio di impresa, però quando l'oscillazione fuoriesce da questa fascia, non è più un rischio di impresa ma un danno per l'impresa e un vantaggio per altri. Quindi, la realtà è che di tutti i suggerimenti che le sono stati dati la settimana scorsa, in modo garbato come lei stesso ha affermato, lei non ha tenuto conto. Noi abbiamo rimarcato questo fatto, dicendo che il rischio che il TAR potesse accordare la sospensiva, stava diventando un rischio reale. Lei non aveva nessuna intenzione di incontrare le compagnie, oggi il rischio reale è diventato realtà e lei da stamattina ha iniziato a incontrare le compagnie, lo scenario è cambiato.
L'unico scenario che non è cambiato è quello dei sardi, che in base a questa leggerezza, continuano a pagare il costo del biglietto aereo al prezzo che le compagnie che stanno operando in Sardegna continuano a imporre, strangolando i sardi per quanto riguarda la mobilità da e per l'isola. Qui, gli unici a pagare sono i sardi. Io non voglio ricordare che cosa storicamente il mio partito ha fatto in materia, e neanche la mia storia politica, perché è impensabile che qualcuno possa tentare di farci apparire come i difensori delle compagnie. Noi siamo quelli che le hanno combattute da sempre e continueranno a farlo, perché riteniamo che il loro atteggiamento verso i sardi sia sempre stato solo e esclusivamente negativo, hanno operato solo per guadagnare, non hanno operato certamente in termini sociali, cosa che tuttavia non spettava a loro. Però è bene che i sardi sappiano che stanno pagando i danni di queste leggerezze, di cui voi siete responsabili.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Floris Mario, Presidente della Giunta.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, io che pur ho richiamato più volte la necessità di non dividerci su questo problema, mi rendo conto che evidentemente qui c'è una finzione in atto e che non si vuole assolutamente pervenire a nessun documento unitario. Perché io sono partito da una considerazione: per me le compagnie non esistono; oggi io ho ricevuto la compagnia Meridiana perché mi ha chiesto un incontro, non perché sia stato io a chiederlo. E nel fare i calcoli dei costi sono partito da quello che l'Unione europea ha dichiarato: "Isolani, vi assicuriamo la continuità territoriale e ricordatevi che se i prezzi saranno condivisi dalle compagnie aeree non state facendo i vostri interessi, ma quelli delle compagnie". Quindi, nel fare i calcoli sui costi, che potevano anche essere inferiori a quelli che abbiamo indicato, abbiamo tenuto presenti ovviamente una serie di elementi e di dati, che non c'entrano niente. Allora, se si vuole pervenire ad un ordine del giorno unitario, o si parte dell'operato della Giunta o non se ne parla affatto. Perché dire che le compagnie protestano e che non abbiamo tenuto i rapporti con le compagnie, significa non voler pervenire ad un documento unitario, vuol dire rompere l'unitarietà. Non potrò mai accettare ordini del giorno che contengano tali affermazioni, ma non perché non accetto critiche, perché questa impostazione è sbagliata concettualmente, culturalmente.
Il nostro compito è quello di imporre gli oneri di servizio alle compagnie che operano nel mondo, e siamo noi a stabilire quanto devono pagare i sardi, quali aerei devono prendere i sardi, in che ore devono volare i sardi; qui stiamo capovolgendo questa impostazione. Sono stato rimproverato di non aver tenuto conto del fatto che l'aumento abnorme del prezzo della benzina poteva danneggiare le compagnie aeree. Ma che vuol dire? Non vuol dire nulla! Il procedimento che abbiamo seguito è quello previsto dalla legge nazionale ed è il medesimo, come risulta dalla documentazione che abbiamo acquisito, che è stato posto in essere in occasione delle altre gare internazionali che sono avvenute nel mondo. Ma quando mai io mi posso porre il problema delle compagnie! Se così fosse avrei dovuto fare una trattativa con le compagnie, non la gara internazionale. Oggi tutti sono d'accordo, anche Meridiana, sulla gara internazionale, non si è mai verificato che le compagnie accettino l'imposizione degli oneri di servizio, se la accettassero avremmo sbagliato i conti, perché vorrebbe dire che abbiamo pensato ad altro, e non ad assicurare e a garantire a chi vive nell'Isola di arrivare a costo zero nel territorio del Continente. Devo forse pormi io il problema delle compagnie aeree? Peraltro la procedura iniziata non subirà ulteriori ritardi, il TAR infatti ha cassato solo la parte relativa al calcolo dei costi, noi adegueremo quella parte e andremo avanti. Vogliamo rendere più incisiva questa azione? Vogliamo trovare insieme altri strumenti per arrivare a far pagare meno il biglietto, coprendo questi ulteriori oneri con risorse regionali? Prevedetelo, noi ne saremo ben lieti, d'altra parte la Sicilia, attenzione, ha previsto un finanziamento di cento miliardi, cinquanta a carico dello Stato e cinquanta a carico della Regione, mentre noi abbiamo ottenuto che l'intero finanziamento fosse a carico dello Stato. E ed allora o si parte da questi presupposti o se no, signor Presidente, la prego di mettere in votazione l'ordine del giorno dell'onorevole Sanna, e così la finiamo, perché non mi pare che esistano le condizioni per riuscire a raggiungere una posizione unitaria.
PRESIDENTE. Così stiamo procedendo. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Noi che abbiamo presentato l'ordine del giorno, che abbiamo portato finalmente quest'Aula a discutere per due, tre giorni, su questo tema importantissimo, discussione che seppure ha visto una partecipazione limitata, è stata importante ai fini della comprensione della vicenda in atto, non possiamo apparire come coloro che ostacolano la possibilità di trovare una convergenza su un documento unitario. Ed allora, noi, Presidente, accettiamo nuovamente la proposta del collega Floris, vediamo se alla fine questa volontà di trovare convergenze anziché continuare a dividerci è reale.
PRESIDENTE. C'è una proposta di sospensione, accettata dall'onorevole Sanna, naturalmente se vi sono questioni da sollevare, le si sollevino, ma mentre chi deve lavorare a redigere l'ordine del giorno lavora, io ritengo utile non interrompere i lavori del Consiglio e passare al quarto argomento all'ordine del giorno, tenendo conto che i presentatori del terzo hanno chiesto che venga spostato in coda all'ordine del giorno; se non vi sono osservazioni passiamo quindi al quarto argomento all'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Concordo con la posizione espressa dal collega Sanna Giacomo; noi stiamo impegnando - se ho capito bene - il collega Floris Emilio, mi riferisco a lui perché lui è Capogruppo della forza politica di maggioranza relativa in seno alla maggioranza, in nome e per conto della maggioranza, a predisporre l'ordine del giorno da sottoporre alla nostra verifica. Se stiamo dicendo questo, sono d'accordo.
PRESIDENTE. Per essere più precisi diciamo che se a conclusione del punto 4 dell'ordine del giorno non ci saranno novità io porrò in votazione l'ordine del giorno Sanna e più. Se siamo tutti d'accordo procediamo in questo modo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della legge regionale rinviata CCCXVIII.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Murgia, relatore.
MURGIA (A.N.), relatore. Presidente, colleghi, la quarta Commissione ha approvato a maggioranza, il 16 novembre 2000, la legge sulla denuncia di inizio attività che il Governo ha rinviato. La Commissione ha esaminato i motivi del rinvio, ha ascoltato l'assessore Milia, per la Giunta, e ha deciso di riconfermare sostanzialmente il testo già approvato, con alcune modifiche.
Il Governo ha rinviato la legge per due motivi: il primo relativo all'articolo 1 che, nell'ampliare le tipologie di intervento subordinate alla denuncia di inizio attività, si porrebbe in contrasto con la disposizione di cui all'articolo 2, comma 60, punto 7 della legge numero 662 del 1996; il secondo relativo all'articolo 2, comma 3, che nell'introdurre la procedura di denuncia di inizio attività su beni culturali, paesaggistico - ambientali, si porrebbe in contrasto con l'articolo 2, comma 60, punto 8, lettera a) della medesima legge, che esclude in questi casi il ricorso alla procedura semplificata. La Commissione ha preliminarmente considerato che la materia disciplinata dalle disposizioni in esame rientra, ai sensi dell'articolo 3 lettera f) della legge costituzionale del 26 febbraio 1948 numero 3, Statuto speciale della Sardegna, tra quelle attribuite all'esclusiva competenza regionale. Di conseguenza la normativa statale, richiamata nei motivi del rinvio, non può limitare la competenza esclusiva della Regione Sarda in materia urbanistica.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue MURGIA.) Questa premessa, indispensabile per un corretto esame giuridico, ha indotto la Commissione alle seguenti determinazioni: ha riapprovato integralmente l'articolo 1 della legge rinviata, ritenendo infondato il primo motivo di rinvio sotto diversi aspetti. Infatti, tale norma modifica l'articolo 13, commi 1 e 2 della legge regionale numero 23 del 1985, che disciplina le opere soggette ad autorizzazione e non si versa, di conseguenza, in materia di DIA, disciplinata nell'articolo 2 della legge rinviata. Sotto il profilo del contenuto della norma il rinvio è sorprendente, se si considera che la tipologia delle opere è il risultato della sommatoria delle tipologie oggi contenute nell'articolo 2, comma 60, punto7 della legge numero 662 del 1996, e dell'articolo 13 della legge regionale numero 23 del 1985, con la sola differenza dei pergolati e dei grigliati. Pertanto si evince che l'aver ammesso tale possibilità costituirebbe, a detta del Governo, un indebito ampliamento dei casi di utilizzo della procedura semplificata.
La Commissione ha anche sottolineato come il Governo abbia apposto il visto su leggi approvate da altre regioni, le quali hanno certamente ampliato il contenuto della DIA, aggiungendo, a quelle previste dalla citata legge statale, nuove e rilevanti tipologie, come la ristrutturazione edilizia, la possibilità di realizzare sopralzi, ampliamenti, ricostruzione edilizia, parcheggi anche al pianterreno e a distanza del lotto su cui insiste il fabbricato e, addirittura, nuove costruzioni. Tale normativa, comunemente chiamata super Dia, viene considerata legittima dal Governo pur se disciplinata in leggi di regioni a Statuto ordinario; la Commissione ha inoltre riapprovato l'articolo 2 modificando il testo precedente in due punti: al comma 1 ha esteso l'esclusione dall'utilizzo della procedura semplificata della DIA, non solo per le demolizioni ma anche per i reinterri e gli scavi finalizzati all'attività edilizia; in secondo luogo ha poi riscritto la norma relativa alla possibilità di ammettere il ricorso alla DIA sugli immobili sottoposti a specifico provvedimento di vincolo.
Per quanto attiene a tale secondo aspetto la Commissione ha deciso di escludere la possibilità di ricorrere alla DIA per gli immobili assoggettati, con specifico provvedimento amministrativo, a vincoli di carattere storico, ambientale, paesaggistico, salvo che l'autorità preposta alla tutela del vincolo non rilasci la prescritta autorizzazione.
La Commissione ha ritenuto che tale modifica possa contemperare la giusta tutela del bene con la possibilità di introdurre quelle limitate modificazioni che l'autorità competente alla tutela del vincolo riterrà compatibili. Appare evidente che la normativa nazionale di tutela dei beni non è modificata, ma ribadita dalla normativa regionale. Semplificando al massimo sono le disposizioni di cui al decreto legislativo del 29 ottobre 1999, numero 490, contenente il "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma della legge 8 ottobre 1997, numero 352", a rappresentare un limite insuperabile per la normativa regionale. Al contrario sarebbe stata certamente illegittima la normativa regionale che avesse ammesso la DIA per gli immobili vincolati, prescindendo dall'autorizzazione prescritta.
Su questa base la Commissione ha approvato una normativa che meglio specificando e puntualizzando quella precedentemente esitata, è rispettosa delle prerogative dello Stato e della Regione e soprattutto dei beni tutelati. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tunis.
TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, come Presidente della Commissione che ha esitato la legge regionale rinviata e che precedentemente l'aveva approvata, sento il dovere di fare alcune osservazioni, che saranno molto brevi per non tediare i colleghi. La quarta Commissione, nella seduta del 16 novembre 2000, ha approvato a maggioranza la legge regionale rinviata, riguardante la disciplina relativa alla denuncia di inizio attività. Come è noto, il Governo ha rinviato questa legge, in quanto è lesiva delle disposizioni statali che disciplinano la denuncia di inizio attività sotto due aspetti: primo, perché amplia le tipologie di intervento soggette alla denuncia di inizio attività; secondo, perché introduce la procedura di denunzia di inizio attività su beni culturali, paesaggistico-ambientali, per i quali la norma nazionale espressamente esclude la possibilità di ricorrere alla procedura semplificata.
Appare opportuno far presente ai colleghi che la normativa che è oggetto di rinvio, si poneva l'obiettivo di consentire un'applicazione uniforme della disciplina statale in materia di denunzia di inizio attività su tutto il territorio regionale. Infatti in Sardegna, in considerazione della competenza esclusiva che lo Statuto riconosce alla Regione in materia di urbanistica, molti enti locali non applicano la legislazione nazionale, in quanto non espressamente richiamata da alcuna legge regionale. Al contrario, altri enti locali, consentono l'applicazione immediata di questa normativa, con il risultato che molti comuni hanno recepito la normativa nazionale e altri comuni no; da ciò deriva una disparità di trattamento nei confronti dei cittadini nel territorio della regione Sardegna.
Il conseguimento dell'importante finalità di assicurare una uniformità di trattamento, è stato temporaneamente vanificato dal rinvio da parte del Governo, che si è accanito ingiustamente contro la legge regionale sarda. Senza entrare nel merito squisitamente giuridico del problema, che ha trattato il relatore, vorrei fare alcune considerazioni di carattere politico. Si rileva ancora una volta che il Governo nazionale ha trattato la Sardegna in maniera disuguale rispetto ad altre regioni a statuto ordinario, come la Lombardia e la Toscana, che, pur non avendo competenza primaria come la Sardegna, hanno legiferato in un ambito addirittura più esteso rispetto alla legge nazionale. Lo Stato quindi, ha adottato un comportamento iniquo nei confronti della Regione Sardegna. Noi ci siamo adeguati a un motivo di rinvio mentre sull'altro abbiamo resistito; quasi tutta la Commissione ha condiviso questo orientamento. Io ricordo ai colleghi che occorre un sussulto d'orgoglio da parte dell'Assemblea regionale sarda, che deve alzare la testa e se è possibile approvare all'unanimità questa legge, perché la Regione Lombardia, a statuto ordinario, addirittura è riuscita a fare cose che noi neanche ci sogniamo; la nostra legge è stata rinviata perché abbiamo previsto il ricorso alla DIA per la costruzione di grigliati e pergolati, invece la Regione Lombardia ha potuto addirittura ampliare la disciplina dettata dalla legge nazionale. Quindi, rivolgo ai colleghi l'invito a votare la legge per protestare contro questo iniquo comportamento del Governo nazionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Signor Presidente, intervengo su questa legge già approvata dal Consiglio e ritornata al suo esame perché rinviata dal Governo per motivi non del tutto condivisibili. Noi in Commissione abbiamo ritenuto di doverla esitare il più velocemente possibile perché è una legge fortemente attesa e non ci saremmo mai aspettati di incorrere nel rinvio governativo che ci ha lasciato fortemente perplessi, stante il fatto che la documentazione che noi avevamo in possesso evidenziava come, in altre regioni, leggi che prevedono un ricorso molto più ampio alla DIA, anche in riferimento a esigenze sulle quali molto abbiamo discusso in Consiglio, sono state approvate senza che il Governo abbia eccepito alcunché.
In particolare mi riferisco alle attività relative agli immobili che sono sottoposti a vincolo, sulle quali nuovamente abbiamo discusso in Commissione constatando, come appunto dicevo, che altre regioni hanno legiferato in maniera analoga alla nostra senza subire rinvii da parte del Governo. Anzi, quelle leggi prevedono un ricorso molto più ampio alla DIA per tali beni rispetto alla disciplina da noi proposta.
Il motivo di rinvio su questa norma ha toccato un aspetto che, per la sua importanza, necessita sicuramente di essere preso in considerazione qui in Consiglio; esso riguarda la maggiore autonomia che noi dobbiamo rivendicare, stante il fatto che, così come chi mi ha preceduto ha evidenziato, regioni che non sono a statuto speciale come la nostra, hanno potuto approvare, senza incorrere in rinvii, leggi che invece a noi sono, in qualche modo, state negate.
Abbiamo pertanto riapprovato la precedente disciplina, e così come è stato evidenziato anche dal relatore, abbiamo soltanto proceduto a migliorarla sotto alcuni aspetti, quali per esempio la limitazione della possibilità di ricorrere alla DIA per ciò che riguarda le demolizioni e gli scavi.
Dette queste cose, io credo che sia necessario, in caso di leggi che riteniamo particolarmente importanti, proprio perché rispondono a esigenze fortemente sentite, verificare come vengono effettivamente presentate a chi poi deve valutarle per il Governo nazionale, perché la sensazione che noi abbiamo avuto nel vedere tornare indietro la legge, è stata quella che probabilmente non è stata ben accompagnata, probabilmente non si è capito lo spirito con cui questa legge era stata approvata. Da ciò consegue che proprio per questi motivi la Commissione ha riesaminato la legge, riapprovandola se non in toto, quasi del tutto nel testo quale era stato esitato la prima volta, credo con la stessa quantità di voti positivi da parte di componenti sia della maggioranza sia dell'opposizione.
Ritengo pertanto che bene abbia fatto la Commissione a ripresentarla con queste limitate modifiche per il semplice fatto che è sicuramente necessario rivendicare nei confronti del Governo un comportamento corretto e rispettoso della nostra autonomia, perché se un trattamento di questo genere viene riservato ad una legge che effettivamente è quasi di normale amministrazione, figuriamoci quale trattamento sarà riservato a leggi molto più importanti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Non ripeterò le cose che abbiamo detto abbondantemente il giorno che fu discussa in Aula questa legge. Ricordo che si discusse a lungo, e quando una legge viene discussa nel merito e si espongono delle ragioni ed anche delle obiezioni e delle critiche, in questo Consiglio regionale c'è sempre chi in qualche modo se la prende, perché parrebbe che discutere sia perdere tempo, io non ho capito perché chi non vuole discutere sieda su questi banchi.
Si dirà che le leggi, una volta presentate dalla Giunta, per chi ha fiducia nella Giunta, vanno bene: allora sarebbe sufficiente la Giunta e non ci farebbe nulla il Consiglio; oppure che visto che le ha istruite la Commissione, vanno bene, ma la Commissione è un momento istruttorio preliminare al confronto, al dibattito in aula, peraltro in Commissione ci sono sette o otto consiglieri regionali, a fronte degli 80 che ci sono qui, che sono i legislatori: se bastasse la Commissione basterebbero otto consiglieri regionali, perché eleggerne 80?
Voglio ricordare questo, perché questa legge non è che non sia stata discussa, è stata discussa dall'Aula mi pare quasi per un intero giorno, e furono fatte osservazioni qui in quest'Aula nel pieno esercizio della potestà autonomistica, constatando che alcuni istituti che venivano rappresentati come di semplificazione in realtà erano di complicazione e che alcuni istituti che erano rappresentati come autonomistici in realtà erano autoritari, centralistici e lesivi dell'autonomia. Bisogna smetterla una volta per tutte di pensare che tutto quello che si fa qui, anche se è fatto male, anche se è contro gli interessi pubblici e generali, che tutto quello che si fa qui, anche se è sbagliato, sia autonomistico e tutto quello che si fa altrove sia centralistico.
Mi sapete dire cosa c'è di autonomistico nella previsione di cui al primo comma dell'articolo 2, anche nella versione ultima che ha limitato la tipologia di interventi attivabili senza autorizzazione edilizia, che viene data dal comune, essendo sufficiente una denuncia privata di parte che attesti che si sta iniziando l'opera? Mi sapete dire, pur mitigando la portata dell'esclusione della casistica già prevista nell'articolo 13 della legge 23 che ha assoggettato queste opere all'autorizzazione comunale, che è già una procedura semplificata, e non a concessione edilizia, che cosa ci sia di autonomistico in tutto questo? A maggior ragione vale il discorso se si pensa alla vecchia formulazione della norma che prevedeva addirittura di assoggettare alla DIA anche le opere di demolizione, i reinterri e gli scavi finalizzati all'attività edilizia; discutemmo mezza giornata su questo in quest'aula, e tutti voi a dire: "a che serve l'autorizzazione edilizia? Siamo già garantiti se c'è una denuncia di inizio di attività"; non è così! Può anche deciderlo il Consiglio regionale, anche ad unanimità o quasi, non è così! Perché uno scavo finalizzato all'attività edilizia può anche comportare la demolizione di colline, una devastazione enorme di territorio; siccome si decide qui è forse un cosa ben fatta? E il Comune non dovrebbe conoscere preventivamente, ed anche preventivamente almeno autorizzare, la devastazione preordinata a finalità edilizie? E poi chi è che attesta che tale scavo è finalizzato ad attività edilizia, lo afferma chi lo fa. Io posso anche demolire, scavare, sterrare, dicendo che tali interventi sono preordinati ad attività edilizia, e chi mi condanna poi a costruire un palazzo? Se la mia finalità era solo quella di sterrare e l'ho raggiunta quale norma prevede una penale se poi non costruisco quello che avevo in mente di costruire?
Vedo che almeno questi interventi sono stati esclusi dalla procedura semplificata: noi l'avevamo detto prima che questa norma era illegittima e voi dicevate di no. Però, permane nella casistica che voi ancora tenete, se non erro, ma non mi pare di errare, il punto h, relativo agli interventi per la costruzione di parcheggi di pertinenza nel sottosuolo del lotto su cui insiste il fabbricato. Ma vi sembra davvero un'opera edilizia minore, scavare sotto i palazzi per fare i parcheggi? Non dico sotto il profilo tecnico della consistenza, che immagino venga garantita con i progetti ma ai fini edilizi; insomma, dove viviamo? Sapete che il valore dei parcheggi oggi è superiore al valore dell'edificato nel soprassuolo? Perché la condizione del traffico è stata portata a un punto tale di disorganizzazione che il vero business oggi non è più costruire neppure uffici o abitazioni, ma parcheggi. I grandi affari oggi si fanno sui parcheggi, un metro quadro di parcheggio vale più di un metro quadro di abitazione e voi dite che il comune non deve sapere, basta la denuncia di inizio di attività, la procedura semplificata, neppure l'autorizzazione. Certo, uno scavo per fare un posto macchina in una casa di paese è una cosa (ma badate che non tutta la Sardegna è paese, la Sardegna è paese ed è città), è cosa piccola e può essere cosa grande, e come si fa anche questo intervento a tenerlo ancora così indistinto e a ritenerlo assoggettabile alla procedura semplificata fino al punto che il comune non deve neppure autorizzare nulla? Certo, io so bene tutti i ragionamenti che sono stati fatti e che ancora si faranno: "ma no il Comune se vuole può intervenire, può bloccare"; ma immaginate che i comuni con i mezzi che hanno, con la strumentazione che hanno, riescano a farlo? Dovremmo noi dotare i comuni di strumenti perché possano esercitare il potere autonomistico, aiutarli a fare i controlli e a dare autorizzazioni in tempi rapidi, ma non escluderli dalle autorizzazioni, non escluderli dal potere di intervento dentro le regole, dentro i criteri, dentro le direttive generali; questa è autonomia, perché è responsabilità, non è autonomia cancellare la responsabilità, cancellare il potere di intervento pubblico! E voi ritenete che sia sufficiente una denuncia di inizio di attività perché sia fatta buona legge, buona regola, questo intendete per autonomia: evviva l'autonomia ed abbasso il Governo centrale perché ogni obiezione sarebbe espressione di potere centralistico; non è così!
Ma, quel che è peggiore è il secondo punto oggetto di rilievo governativo. Il primo l'avete mitigato, avete lasciato alcune cose tipo questa dei parcheggi, ma non dovete spacciare questa posizione come un esercizio di autonomia, non c'entra nulla l'autonomia; è un esercizio di potere che secondo me è sbagliato e porta danno alla comunità, ed è anzi antiautonomistico, perché esclude proprio l'ente locale di base, il comune, dall'esercizio dei propri poteri, però voi dite che tutto questo è autonomistico, auguri! Il secondo rilievo che voi dite di aver invece accolto, lo accogliete in un modo che veramente è offensivo, perché per quanto riguarda gli immobili vincolati sotto il profilo storico, artistico, ambientale e paesaggistico, voi stabilite che qualora venga acquisita la preventiva autorizzazione dell'autorità competente, che in questa materia è l'autorità statale (sarà un ufficio periferico dello Stato, come una delle sovrintendenze), in quel caso scavalcando il comune il privato può intervenire su quell'edificio sottoposto a questo vincolo. Ma vi sembra anche questo un esercizio di autonomia? Disponete che, previo nulla osta dell'ufficio statale, il comune non debba rilasciare autorizzazione e il privato, ponendosi direttamente in rapporto con lo Stato, scavalcando la Regione e il comune, possa con una semplice denuncia iniziare l'opera. Vi sembra un esercizio di autonomia consentire che in questa materia si stabilisca un rapporto diretto cittadino-Stato facendo sparire la Regione e il comune, l'ente locale, che ha davvero per legge la competenza primaria in materia di regolazione del suo territorio, di difesa dell'ambiente, sotto tutti i profili, di organizzazione e di edilizia e urbanistica dentro le leggi generali della Regione innanzitutto, e dello Stato? Voi dite che così compite un esercizio di autonomia. Auguri anche per questo!
Questa legge era sbagliata prima e rimane sbagliata; i vostri proclami di autonomia valgono zero, non c'entrano nulla. Mi dispiace dire questo, perché in questa legge vi sono alcune semplificazioni e altre innovazioni utili, per esempio la riformulazione dell'articolo 13 della legge 23, che essendo del 1985, che puntualizza meglio le diverse fattispecie disciplinate e va anche bene, però con questi svarioni, con questa tendenza a volerci sempre mettere dentro qualche zampata utilitaristica e un po' di veleno nella punta della coda, c'è qualcuno qua dentro che mette a rischio anche le cose ben fatte.
Reputo che la riformulazione dell'articolo 13 della legge numero 23 sia una cosa ben fatta, potrebbe essere utile, tuttavia è viziata dalla previsione troppo ampia di interventi assoggettati alla procedura semplificata, tipo quelli di cui ho detto relativi alla costruzione di parcheggi sotterranei, senza fare alcuna distinzione tra singolo parcheggio di una casa di abitazione unifamiliare e pluralità di parcheggi pertinenti ad un palazzo enorme. Soprattutto la norma oggetto del secondo motivo del rinvio governativo, cose che noi qui vi avevamo già detto, taglia fuori l'ente locale e taglia fuori soprattutto il potere autonomistico diffuso e vero, ivi compresa la Regione, da una valutazione di congruità che almeno attraverso l'autorizzazione, che già viene accordata con una procedura semplificata rispetto alla concessione, poteva consentire l'esercizio della potestà pubblica che in Sardegna si chiama potestà autonomistica. E in questo caso voi, in nome di una male intesa autonomia, rinviate ad un rapporto diretto cittadino-Stato l'intervento edilizio in una materia così delicata, come é quello relativo ai beni vincolati per finalità di tutela ambientale e storico-artistica.
Faccio un esempio: immaginate che possa essere definita nell'ambito di un rapporto diretto cittadino o ente interveniente e Stato, la vicenda dell'anfiteatro romano, al di là di quello che può pensare nel merito il Comune di Cagliari, capoluogo della Regione; in una configurazione di questo genere, l'autorizzazione dell'autorità statale taglierebbe fuori, nei confronti di opere come quella che è stata fatta recentemente di edificazione delle scalinate in legno su un bene monumentale di enorme valore storico e culturale, la possibilità di intervento dell'autorità locale, cioè del comune, che deve dire pure cosa pensa. Poi, se pensa male e sbaglia, vuol dire che i suoi cittadini chiederanno conto di ciò ai loro rappresentanti, ma non si può fare una legge che voi chiamate autonomistica e che porti a tali possibili aberrazioni, escludendo l'esercizio del potere reale da parte dei poteri locali, con possibilità di danni enormi per la comunità, in nome di quella cosa che sempre di più si invoca a sproposito che sarebbe la semplificazione. A parte il fatto che questa materia più si vuole semplificare e talora più si complica, perché poi possono essere attivati altri strumenti di tutela.
Infatti i cittadini singoli, organizzati, gli enti esponenziali, le associazioni che hanno diritto di intervento, cosa debbono fare? Devono sempre interporre qualche ricorso ai Ministeri, ai Tribunali Amministrativi, costituire comitati, e come ben vediamo, l'eccesso di semplificazione produce più complicazione e quasi sempre più ritardi rispetto a regole sicure che diano al potere pubblico la possibilità di intervenire tempestivamente, ma in modo ordinato e possibilmente incisivo e completo. L'intervento pubblico in questa materia non deve essere considerato un vincolo, un ostacolo, è anche una garanzia, per il cittadino ed anche per i soggetti economici che, quando hanno un'autorizzazione ben data, cioè data bene, e non bendata perché accordata da chi non ci vede e ha gli occhi coperti, sanno di poter operare con tranquillità e di poter fare cose che abbiano un risultato, un effetto positivo. Io non so che dire, voi state riapprovando questa legge così, accogliendo uno solo dei due motivi di rinvio, spero che abbiate almeno trattato con l'autorità governativa in modo che questa legge non venga impugnata. Non converrebbe stralciare le parti oggetto di rinvio ed approvare le altre perché così almeno sicuramente la parte buona della legge può entrare in vigore? Quando si fa braccio di ferro, si deve fare perché c'è il tanto, in questo caso, l'ha detto qualcuno, mi pare il collega Tunis, per quello che vale, non c'è il tanto, anzi c'è il rischio, se la legge viene approvata in questa stesura, che la parte buona sia messa in discussione dalla parte cattiva, per cui ci sarebbe dal nostro punto di vista da augurarsi, purtroppo, che il Governo la impugni, perché ci sono svarioni e perché ci sono danni e lesioni di autonomia reale della Regione e degli enti locali. In questo caso, però, si produrrebbe comunque un danno, perché la parte buona non potrebbe entrare in vigore, per cui davvero sarebbe il caso di sospendere l'esame. Tuttavia non voglio porre una pregiudiziale ma avanzare la proposta alle parti politiche di riesaminare meglio la legge, di verificare alcune cose e di approvare una legge meglio strutturata e che consenta di ottenere quei risultati positivi, pure contenuti in questo testo, che sono molteplici, però correggendo e modificando quelle parti di negatività sostanziale e grave che vi sono ancora contenute.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Grazie Presidente. Io sono quello che non ha consentito l'approvazione della legge all'unanimità da parte della Commissione, perché ho votato contro. E l'ho fatto perché ritengo che i rilievi del Governo siano sostanzialmente fondati, il primo, con grande probabilità, e il secondo certamente. Forse possiamo anche dire che se non si fosse insistito sulla norma oggetto del secondo motivo di rinvio, probabilmente sarebbe passata inosservata anche quella oggetto del primo, ma quella norma è veramente difficile che il Governo potesse fare a meno di rinviarla.
Capisco lo sforzo, anche lodevole, che è stato fatto per cercare di aggiustare un po' questa costruzione, che inizialmente era piuttosto sgangherata, però francamente l'impressione è che ancora una volta si sia peccato di superficialità, di leggerezza, perché, stando al primo motivo di rinvio, veramente io non so come si possa sostenere che opere dell'entità di quelle indicate alle lettere h) e i) siano "cosine" da niente, da sottovalutare, da rimettere tranquillamente, in un certo senso, all'arbitrio di chi sta effettuando i lavori, si tratta invece di interventi estremamente delicati, si tratta degli scavi finalizzati ad attività edilizia, dei parcheggi sotterranei. Credo che chiunque di noi abiti nel centro storico ed abbia visto, in prossimità della sua abitazione, la realizzazione di un'opera di questo genere, si sia reso conto che si tratta di interventi consistenti. Ci sono oggi palazzi sotto i quali vengono fatti tre piani di parcheggi, anche in città come Cagliari che ha una serie di problemi legati alla presenza di falde eccetera, parcheggi che poi vengono spesso realizzati, anche per la carenza di spazio o dei mezzi che operano, con degli scavi fatti in modo violentissimo, che poi finiscono per danneggiare gli immobili vicini o addirittura metterne in forse la stabilità.
Insomma, questo è un problema del quale la Regione con riferimento all'autorità comunale, deve disinteressarsi? Io, veramente, ritengo che non debba farlo. Quindi, il fatto che il Governo abbia censurato questi aspetti è giusto, perché il problema non sono i grigliati o i pergolati che poi, tutto sommato, non fa male a nessuno se non sono assoggettati alla procedura semplificata, anche perché talvolta sono delle porcherie, non è quello il problema; il problema sono queste altre opere, che sono estremamente delicate proprio perché rischiano di mettere in forse la stabilità degli immobili e creare anche dei pericoli, per questo il Governo ha posto l'accento, con riferimento al primo motivo di rinvio, su queste opere. Poi, non parliamo della norma oggetto del secondo, perché è vero che si è cercato di rabberciare la situazione, tra l'altro copiando (qui non c'è Mauro Pili) ancora una volta da una legge della Lombardia, non abbiamo avuto il coraggio di dirlo qui nella relazione, forse perché qualcuno si vergognava, però, in realtà, qui si è scopiazzata una legge della Lombardia che ancora una volta forse era stata più fortunata della Sardegna, perché parrebbe che quella legge sia passata indenne al controllo governativo; però che sia passata o meno, cosa che forse porrebbe un problema di uniformità di trattamento, si tratterebbe di verificare esattamente i termini, le parole eccetera, comunque ci si è rifatti in qualche modo alla legge della Lombardia. Ma questo non risolve il problema, perché il problema degli immobili vincolati esiste: l'intervento su tali beni non può essere basato semplicemente su un nullaosta che poi, in qualche modo, viene rimesso nelle mani e all'arbitrio di chi sta effettuando i lavori, il quale poi, combina i guai senza che l'autorità comunale abbia nemmeno potuto verificare preventivamente il progetto, dopodiché il guaio è fatto, bene coperto dal vincolo rischia di essere compromesso o viene compromesso, pur essendo tutelato espressamente, e chi si è visto si è visto; poi ci saranno delle sanzioni però, intanto, il guaio è stato realizzato.
Allora, io mi domando perché intestardirsi in questo modo, perché non arrivare quanto meno ad un testo ragionevole, tenendo conto che si tratta di beni protetti costituzionalmente e che, ancora una volta, ben difficilmente questa norma passerà, perché poi ormai l'autorità governativa è allertata, la dovrà riesaminare e io temo, anzi credo che sarà nuovamente oggetto di censura. Allora ha ragione il collega Cogodi quando afferma che anche quelle parti della legge che avrebbero potuto essere approvate e in vigore ormai da molti mesi, ancora una volta resteranno bloccate: per voler fare tutto, alla fine non si riuscirà ad ottenere un bel nulla.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
MILIA (F.I. - Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Intendo fare due brevissime considerazioni perché per il resto mi rimetto interamente alla relazione dell'onorevole Murgia, relatore della Quarta commissione. Noi crediamo che nessuna autonomia più ampia di quella che ci spetta abbiamo chiesto presentando il disegno di legge che ha dato luogo a questa legge. Questo aspetto è stato già stato dibattuto nel corso della discussione generale della legge stessa, prima che venisse rinviata. Si tratta di una legge di recepimento di una normativa nazionale, nessuna forzatura è stata fatta dalla Giunta e da questo assessore nel recepimento di tale normativa. E' strano, invece, che si parli di lesa autonomia interna quando, di fatto, ci rendiamo conto che l'autonomia ancora una volta è stata lesa da un Governo miope che evidentemente, a seconda delle sollecitazioni, a seconda delle pressioni esterne, fa passare leggi molto più autonomistiche di regioni a statuto ordinario come la Lombardia, la Toscana e il Veneto, e rinvia una legge come quella approvata dal nostro Consiglio regionale, che è molto più restrittiva e certamente non contiene assolutamente norme di ampliamento e di innovazione rispetto alla normativa nazionale. Questa sì che è una lesione dell'autonomia, così come è una lesione dell'autonomia non tanto il fatto che il cittadino possa vedere applicata direttamente la normativa, senza passare attraverso le pastoie della burocrazia, quanto il fatto che il cittadino che pur rispetta la legge e ha le autorizzazioni necessarie dagli uffici competenti, primi fra tutti quelli della tutela del paesaggio, venga leso nell'autonomia, nella sua sardità e nella sua possibilità di agire da organi sovraregionali, come appunto le sovrintendenze, che regolarmente bocciano iniziative approvate da organi come quelli deputati a rilasciare l'autorizzazione per opere su beni sottoposti a vincoli di carattere paesaggistico. Con queste brevi considerazioni mi rimetto alla relazione dell'onorevole Murgia e spero che questa legge venga valutata correttamente, questa volta sì, dal Governo nazionale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Intervengo per dichiarazione di voto, signor Presidente, perché credo che alcune argomentazioni che sono state affacciate abbiano bisogno di essere chiarite per non far cadere il Consiglio in alcune confusioni, che mi pare non ci debbano essere.
La prima riguarda i parcheggi sotterranei: intanto su questa norma non è stato fatto dal Governo nazionale alcun rilievo, né avrebbe potuto essere avanzato per il semplice fatto che già la legge nazionale prevede la denuncia di inizio attività per questo tipo di opere. Si parla di parcheggi di pertinenza, il che sta a significare che sono quei parcheggi che ricadono all'interno del lotto da realizzare a livello inferiore, logicamente, del piano di campagna, così come previsto dalla legge Tognoli, la numero 122 del 1989, che in qualche modo serve a far sì che venga ripianato il gap che esiste tra il numero delle abitazioni e il numero dei parcheggi disponibili. Non esiste da questo punto di vista, io credo, alcuna possibilità di speculazione; esistono invece forti costi per l'edificazione di questi parcheggi in edifici già realizzati, perché questa fattispecie non si applica certo alla costruzione ex novo, in caso di edificio ancora da realizzare. Quindi, voglio dire, parlare di parcheggi in questo momento è fuori luogo, anacronistico, visto che già la legge nazionale li prevede.
L'altro aspetto riguarda il comma 3 dell'articolo 2, norma sottoposta a rinvio da parte del Governo nazionale, sul quale credo debba essere spesa ancora qualche parola, perché mi pare opportuno evidenziare che non è vero che la Commissione non ha fatto sforzi per adeguarsi ai motivi del rinvio. Credo che la Commissione abbia fatto il massimo sforzo riprendendo in esame e riformulando la norma. Nel senso che se la si legge con attenzione, è tutta un'altra cosa rispetto alla norma precedentemente approvata, per il semplice fatto che le opere che possono essere assoggettate alla denuncia di inizio attività, nel caso di immobili soggetti a vincoli, devono preventivamente ottenere, da parte delle autorità preposte alla tutela del vincolo, la prescritta autorizzazione; il che sta a significare che sono escluse dall'applicazione della procedura abbreviata tutte le opere riguardanti immobili sottoposti a vincoli sulla base di leggi nazionali, regionali, strumenti urbanistici e provvedimenti di tutela del paesaggio. In questi casi si può ricorrere alla procedura abbreviata solo nel momento in cui le opere abbiano preventivamente l'autorizzazione, così come dice, appunto, la nuova formulazione, della competente autorità che ha emanato quel provvedimento; voglio pertanto dire che gli interventi sottoposti a questa procedura abbreviata, sono molto limitati e credo che stiamo andando verso la direzione di cui si parlava nell'intervento anche dell'onorevole Cogodi.
Il nostro voto sarà favorevole per il semplice fatto che si tratta di una legge, così come è stato detto, che accelera le procedure, una legge che consente la realizzazione di questi interventi, che lo ribadiamo ancora una volta, sono di limitata importanza, in tempi rapidi e con una procedura semplificata rispetto a quella prevista per le altre attività edilizie.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
CAPPAI, Segretario:
Art. 1
1. I commi 1 e 2 dell'articolo 13 della legge regionale 11 ottobre 1985, n. 23, sono sostituiti dai seguenti:
"1. Sono soggetti ad autorizzazione comunale i seguenti interventi, previo parere del solo Ufficio tecnico comunale:
a) opere di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo;
b) opere di eliminazione delle barriere architettoniche in edifici esistenti consistenti in rampe o ascensori esterni, ovvero in manufatti che alterino la sagoma dell'edificio;
c) muri di cinta e cancellate;
d) aree destinate ad attività sportive e ricreative senza creazione di volumetria;
e) le opere costituenti pertinenza ai sensi dell'articolo 817 del Codice Civile;
f) revisione o installazione di impianti tecnologici al servizio di edifici o di attrezzature esistenti e realizzazione di volumi tecnici che si rendano indispensabili, sulla base di nuove disposizioni;
g) varianti a concessioni edilizie già rilasciate che non incidano sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non cambino la destinazione d'uso e la categoria edilizia e non alterino la sagoma e non violino le eventuali prescrizioni contenute nella concessione edilizia;
h) parcheggi di pertinenza nel sottosuolo del lotto su cui insiste il fabbricato;
i) le opere di demolizione, i reinterri e gli scavi finalizzati ad attività edilizia;
l) le vasche di approvvigionamento idrico ed i pozzi;
m) le opere oggettivamente precarie e temporanee;
n) i pergolati e i grigliati:
o) le occupazioni stabili di suolo a titolo espositivo di stoccaggio a cielo aperto;
p) l'installazione di palloni pressostatici a carattere stagionale.
2. Le semplici recinzioni ed i barbecue di minime dimensioni sono opere urbanisticamente non rilevanti, qualora realizzate in aree non soggette a vincoli.".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
CAPPAI, Segretario:
Art. 2
1. Dopo l'articolo 14 della legge regionale n. 23 del 1985 è introdotto il seguente:
"Art. 14 bis - Denuncia di inizio attività.
1. E' data facoltà di attivare gli interventi di cui all'articolo 13, con esclusione degli interventi di cui alle lettere i), o) e p) del comma 1, anche con denuncia di inizio di attività alle condizioni e secondo le modalità e le prescrizioni di cui alla normativa statale vigente, fatto salvo quanto stabilito nei seguenti commi.
2. L'esecuzione di opere in assenza della denuncia di cui al comma 1, o in difformità da essa, comporta l'applicazione delle sanzioni previste dal comma 1 dell'articolo 14 della presente legge.
3. La facoltà di procedere con denuncia di inizio attività non si applica agli immobili assoggettati, con specifico provvedimento amministrativo, dalle competenti autorità ai vincoli di carattere storico-artistico, ambientale e paesaggistico, salvo preventiva acquisizione dell'autorizzazione rilasciata dalle competenti autorità preposte alla tutela del vincolo.
4. Le norme di cui al presente articolo prevalgono sulle disposizioni degli strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi comunali in materia di procedimento.".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della legge rinviata numero CCCXVIII.
Onorevole Fois, vuole dichiarare il voto? Naturalmente significa che ha perso due schede.
FOIS (P.P.S.-CDU Sardi). Sì.
PRESIDENTE. L'onorevole Fois non ha la scheda elettronica, quindi dichiara il proprio voto favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - ONNIS - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SCANO - SCARPA - SELIS - TUNIS Gianfarnco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: COGODI - DORE - ORTU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Vicepresidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 71
Votanti 70
Astenuti 1
Maggioranza 41
Favorevoli 66
Contrari 4
(Il Consiglio approva.)
PRESIDENTE. Possiamo procedere con l'esame del disegno di legge 116/A "Interventi finanziari urgenti a sostegno della gestione liquidatoria dell'EMSa, relatore Gianfranco Tunis.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Noi abbiamo provvisoriamente sospeso la discussione delle mozioni sul trasporto aereo, in attesa della possibile presentazione di un ordine del giorno unitario; il tempo che la Presidenza ha dato era quello che abbiamo appena utilizzato, cioè l'esame del quarto punto dell'ordine del giorno; la legge è stata approvata e avremmo dovuto riprendere l'esame del precedente argomento .
Vorrei capire se, sulla proposta fatta dall'onorevole Floris, e da noi accettata, ci sono novità, elementi che possano portarci a quel tipo di soluzione che è stata prospettata; se così non fosse Presidente non si può passare in modo quasi naturale al resto degli argomenti all'ordine del giorno, il punto primo va chiuso.
PRESIDENTE. Sono d'accordo con lei, onorevole Sanna, naturalmente l'impegno era di affrontare l'esame dell'ordine del giorno immediatamente dopo l'approvazione della legge, mi è stato fatto cenno dall'Aula che si sta lavorando alla stesura dell'ordine del giorno, quindi per non sospendere i lavori, in attesa che questo argomento sia portato alla nostra attenzione, proponevo di andare avanti, però se ci sono difficoltà non c'è problema a passare subito all'esame dell'argomento da lei proposto.
Ha domandato di parlare il consigliere Floris Emilio. Ne ha facoltà.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Presidente, l'ordine del giorno è stato già steso ed è in fase di dattiloscrittura, appena sarà pronto arriverà in Aula e lo faremo vedere all'onorevole Sanna.
PRESIDENTE. Piuttosto che sospendere la seduta, possiamo passare all'esame del disegno di legge 116/A, che è di un solo articolo, se siete d'accordo naturalmente, altrimenti sospendiamo i lavori.
PRESIDENTE. chiamiamo in discussione il disegno di legge 116/A "Interventi finanziari urgenti a sostegno della gestione liquidatoria dell'Ente Minerario Sardo", relatore il consigliere Tunis Gianfranco.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Tunis Gianfranco, relatore.
TUNIS GIANFRANCO (C.C.D.), relatore. Signor Presidente, colleghi, col disegno di legge 116/A la Giunta propone la copertura dei fabbisogni della gestione liquidatoria dell'EMSa per l'esercizio 2000, e ciò a sostegno della grave situazione deficitaria della Carbosulcis e della IGEA.
I principali scostamenti che sono stati accertati tra il budget del novembre 1999 e la rideterminazione fino al 31 dicembre 2000 trovano giustificazione, per quanto riguarda la Carbosulcis, per il fatto che non è stato ancora attuato il trasferimento all'ATI Sulcis, e si prevede che ciò avvenga entro il mese di dicembre 2000, per cui occorre un ulteriore intervento finanziario che si quantifica in 15 miliardi; per quanto riguarda invece la società IGEA, per il fatto che ha chiuso il bilancio 1999 con una forte perdita per circa 79 miliardi, dovuta per larga parte all'assunzione degli oneri derivanti alla società per la messa in sicurezza dei cantieri minerari dismessi, pertanto si rende invece necessaria una copertura finanziaria per la perdita di esercizio 1999 di 38 miliardi. Complessivamente occorre dunque un contributo straordinario di 53 miliardi a tutto il dicembre 2000.
Mi corre anche l'obbligo di segnalare a questo Consiglio e ai colleghi, che l'intervento finanziario che oggi si richiede riveste carattere di urgenza, soprattutto per consentire il pagamento degli stipendi, degli oneri assistenziali e previdenziali dei lavoratori occupati e anche per la gestione liquidatoria dell'EMSa; per questi motivi ne chiedo al Consiglio una rapida approvazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU` (D.S.). Premesso che abbiamo ritenuto giusto, doveroso dare il nostro contributo attivo e positivo alla definizione di questo disegno di legge, proprio perché avevamo e abbiamo ben presenti la delicatezza e ancora di più la gravità delle situazioni in cui precipiterebbero i pezzi più importanti dell'ex comparto minerario, dell'attuale comparto minerario, quelli tradizionali, ma anche quelli innovativi, in particolare per quanto riguarda il fabbisogno della Carbosulcis, per effetto dell'ulteriore proroga dell'affidamento al sistema EMSa, come chiariva il relatore, dall'1/07 al 31/12 in attesa del trasferimento all'ATI Sulcis; non provvedere quindi alla attribuzione dei 15 miliardi necessari per coprire il fabbisogno di questo periodo di tempo, oltre che un danno evidente, costituirebbe a nostro avviso quasi una beffa, alla luce anche di ciò che è accaduto i giorni scorsi con la firma del contratto di fornitura del carbone estratto dalla Carbosulcis da parte di ENEL, con il quale si avvia finalmente una delle precondizioni perché poi quel processo di privatizzazione vada in porto.
Ora più complessa ed articolata, mi dispiace che il relatore non l'abbia rilevato, e per certi versi controversa è stata ed è la parte del dispositivo riguardante lo stanziamento dei 38 miliardi necessari per sanare la perdita di esercizio '99 dell'IGEA S.p.A.. Né la discussione, né le audizioni hanno, almeno per quanto mi riguarda, diradato tutti i dubbi; voglio chiarire che non mi sto riferendo a dubbi di carattere procedurale, ma soprattutto riguardano l'obbligatorietà di prevedere oggi, per oggi intendo il 1999, l'intera dotazione, cioè quella di 39 miliardi circa, se non ricordo male, necessari per la messa in sicurezza dei cantieri minerari dismessi, cioè di tutti i cantieri minerari dismessi, dando sostanzialmente all'IGEA una dotazione finanziaria, oggi per il prossimo decennio, perché questi saranno presumibilmente i tempi di attuazione della messa in sicurezza, se non di più, e non modulando il finanziamento sulla base dei programmi esecutivi di intervento che sono e saranno pluriennali, non annuali.
Tuttavia, pur mantenendo questa perplessità noi non abbiamo inteso contrastare l'assunzione di responsabilità della Giunta regionale, anche per quanto riguarda questo aspetto anche perché questo, è doveroso riconoscerlo, è avvenuto anche e soprattutto su sollecitazione degli organismi societari dell'IGEA, e sottolineo di tutti gli organismi societari. Le perplessità poi anziché diminuire aumentano, almeno per quanto mi riguarda, quando si è di fronte ad affermazioni che io ritengo non giuste, liquidatorie, semplicistiche, come quelle contenute nell'ultimo capoverso della relazione che, in quanto tale, assume i caratteri di relazione di maggioranza, non della Commissione.
Questo provvedimento non apre e non chiude alcuna fase, direi che sarebbe una pia illusione se lo considerassimo tale, questo provvedimento è un provvedimento tampone, semmai segue una tradizione consolidata, e poiché non chiude e non apre fasi, almeno secondo il mio modesto punto di vista, correttezza avrebbe voluto che venisse riconosciuto che la fase della gestione pubblica del comparto minerario non si è chiusa né con la messa in liquidazione dell'EMSa, che come tutti sappiamo è avvenuta con la legge 33 del 1998, né oggi con questo disegno di legge.
L'attuazione di quella legge, come si vede, non è semplice, questo era chiaro già nella precedente legislatura, ed infatti su questo il Consiglio regionale ha dibattuto, discusso e poi deciso, e non è semplice neanche nella fase attuativa; ha comportato e comporterà probabilmente anche ulteriori interventi da parte dell'amministrazione regionale. Quindi più che far proclami occorrerà guardare a queste questioni con molta attenzione e anche con un profilo basso, se mi è consentito, badando ai problemi veri, ai problemi reali di quel comparto storicamente importante per la società sarda e non più solo da un punto di vista storico, ma anche da un punto di vista dell'innovazione, se riteniamo, come tutti penso, la scommessa della Carbosulcis non come qualcosa che appartiene al passato, ma come qualcosa che può appartenere degnamente al futuro della nostra Isola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.).Questo disegno di legge rappresenta un atto necessario e dovuto, però vorrei ricordare che è un atto dovuto per l'errore, secondo me sciagurato, che fu fatto alcuni anni fa di consentire che lo Stato venisse meno agli impegni assunti a favore della Carbosulcis, con il trasferimento della stessa all'EMSa e alla Regione, errore che allora fu salutato con enfasi anche da molti colleghi che additarono il sottoscritto che unico, votò contro quella risoluzione, come nemico dei minatori e di quei territoori; oggi invece forse iniziamo a pagarne le conseguenze.
Ma non di questo volevo parlare, volevo solo ricordare all'Aula che un nostro collega da circa un mese occupa una galleria delle miniere del Sulcis, è uno di quegli ottanta consiglieri come noi, votato ed eletto per dedicarsi ai problemi della gente. Non ho condiviso le modalità di lotta scelte da quel collega e non le condivido, non condivido la scelta di estremizzare i momenti di vertenza; però credo che si possa essere d'accordo oppure no, che si possa discutere, che si possa anche sollevare la polemica, ma che si rischi di cadere nel cinismo quando si fa passare nell'indifferenza e sotto totale silenzio un'azione come quella che vede protagonista il collega Giampiero Pinna.
Io sono convinto che il collega Giampiero Pinna abbia deciso una forma di lotta estrema, che personalmente non condivido, perché può non aver capito che intorno a quei temi e a quella battaglia poteva esserci un intero territorio e vi era un consenso forse più ampio di quello che lui stesso raccoglieva, perché la battaglia per il parco geominerario, la battaglia per il ripristino ambientale, la battaglia per la rinascita del territorio è una battaglia ed è una lotta condivisa da noi e che poteva essere condivisa credo dall'intero stesso Consiglio regionale.
Sono convinto che quei temi agitati oggi con quella modalità estrema di lotta possano essere riportati in Consiglio regionale, all'interno delle due Commissioni interessate, la sesta e la quinta, che quella battaglia possa essere fatta propria da noi tutti, da questo Consiglio, e che quel collega possa uscire da quella miniera e tornare in Consiglio regionale a fare quello che ha sempre fatto, dedicandosi attivamente al suo ruolo di legislatore, di consigliere regionale impegnato, perché questo è il compito a cui i cittadini di quel territorio l'hanno chiamato eleggendolo.
Mi pare che si stia rischiando il cinismo nei confronti di questo collega, passando sotto silenzio e nella totale indifferenza un fatto come quello di un collega che da circa un mese manca dai lavori del Consiglio, manca dai lavori delle Commissioni, occupa una galleria per affermare l'esigenza di rinascita e ripresa produttiva di quei territori, una battaglia che può vedere tutti noi protagonisti, perché la battaglia che lui sta facendo è condivisibile da tutti noi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Ho chiesto di intervenire in qualità di Presidente della Commissione sesta per tre motivi; il primo, per segnalare la caratterizzazione di questo disegno di legge volto alla copertura del disavanzo di bilancio dell'EMSa, causato, per oltre 35 miliardi, dagli oneri che la società ha dovuto sostenere per la messa in sicurezza degli impianti e per 15 miliardi per garantire il salario ai lavoratori della Carbosulcis, in deroga alla proroga stabilita sino al giugno del 2000.
Ma volevo rimarcare questo: il collega Marrocu mi ha appena preceduto su quello che avrei voluto dire, perché la puntualità, la puntigliosità, la fermezza con cui il collega Pinna in Commissione ha discusso questo disegno di legge, essendo lui l'ex presidente dell'EMSa, mi ha fatto ricordare con quanta attenzione lo ha esaminato la Commissione sesta, che, lo voglio rimarcare, lo ha approvato all'unanimità comprendendo l'urgenza e la inderogabilità del provvedimento, specialmente i colleghi della minoranza, che non ne hanno ostacolato in alcun modo l'iter, ma anzi, hanno dato il loro contributo determinante, ivi compreso il collega Pinna al quale esprimo personalmente la mia completa solidarietà come consigliere regionale e come presidente della Sesta commissione.
Al di là del fatto che il metodo di protesta da lui adottato possa o meno essere condivisibile, sta portando avanti da solo, come consigliere regionale, questa lotta per porre l'attenzione su un problema grave che riguarda il riutilizzo di un grande patrimonio di quei territori, problema che non può assolutamente passare inosservato, né tanto meno essere accantonato da parete di quest'Aula. Condivido pertanto l'intervento del collega Marrocu e mi associo alle parole di conforto e di solidarietà nei confronti del collega Pinna, così come ho comunque già fatto in Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Intervengo molto brevemente, per esprimere anch'io la solidarietà al collega Pinna, ma anche per dire che pur non condividendo anch'io il modo di portare avanti le sue richieste, riconosco la nobiltà e anche la forza d'animo nel condurre questa battaglia per così tanto tempo. Detto questo, torno all'argomento in discussione: noi oggi stiamo approvando un disegno di legge che rimpingua le casse dell'IGEA di ben 79 miliardi; l'abbiamo approvato in Commissione, lavorando, come poc'anzi ha ricordato lo stesso Presidente, con senso di responsabilità, anche come ex consiglieri di maggioranza nella precedente legislatura, e non ci aspettavamo l'ultimo capoverso della relazione di maggioranza che liquida il passato in termini, non dico di dispregiativi, ma comunque sommari, quasi a voler dire: "Adesso stiamo chiudendo, però servono 79 miliardi, guardiamo avanti e chiudiamo con il passato e con la vecchia gestione".
Non condivido questa interpretazione. Nella precedente legislatura, pur esprimendo, come partito, sia il presidente dell'EMSa e sia l'assessore, abbiamo approvato in quest'Aula la legge di riforma già ricordata, la numero33 del 1998. Quella legge di riforma oggi ci consente di ragionare in termini diversi. Voglio ricordare che l'allora minoranza, oggi maggioranza, votò contro quella legge di riforma. Siccome i ruoli si sono invertiti, io sono intervenuto per sollecitare chi magari allora non ci credeva, cioè l'attuale maggioranza, l'attuale Giunta, l'attuale assessore, ad applicare quella legge di riforma, affinché questi 79 miliardi servano davvero a marciare nella direzione da essa indicata.
Noi ci siamo astenuti in Commissione e abbiamo garantito sempre la nostra presenza e i nostri interventi per esitare questo provvedimento; con senso di responsabilità abbiamo supplito anche a molte assenze dell'attuale maggioranza, e questo senso di responsabilità ci porta oggi, a passare da quella posizione di astensione in Commissione, ad un voto favorevole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente e colleghi consiglieri, io mi sento sollecitato poco dall'intervento del collega Marrocu, perché esprimere solidarietà talvolta è un esercizio semplice, soprattutto quando la solidarietà viene manifestata nei confronti di un collega che è assente dai lavori del Consiglio regionale ormai da un mese. Nel momento in cui si esprime la solidarietà, lo ricordava adesso il collega Falconi, si legge un passaggio della relazione di maggioranza della Commissione, che sembra quasi voler dire che per l'azione che ha intrapreso e sta portando avanti il collega Pinna, la gestione dell'ente minerario è stata una catastrofe, ha causato diversi danni alla Regione, quindi se da un lato si manifesta solidarietà, dall'altro lato la persona che sta sviluppando e svolgendo una battaglia di questa natura viene in qualche misura chiamato in causa. Bel modo di esprimere la solidarietà.
Credo che i colleghi della Commissione avrebbero potuto fare a meno di esprimere un giudizio di questo tipo perché contiene sempre una reinterpretazione in chiave negativa del passato; credo che per come sono andati i lavori della Commissione relativamente all'esame di questo disegno di legge fosse un fatto da evitare o per come l'assessore ce l'ha posto in discussione qualche decina di giorni fa, nel senso che si è valutata anche l'esigenza di un suo riesame da parte della Commissione quando il provvedimento, a mio modo di vedere, era urgente perché, soprattutto per quanto riguarda la Carbosulcis, la mancata rapida approvazione avrebbe messo a rischio anche il pagamento degli stipendi per il mese di dicembre, mese nel quale sappiamo ci sono scadenze che valgono per tutte le famiglie sarde. Così come ritengo che il provvedimento assunto per l'IGEA sia un atto dovuto soprattutto perché in sua assenza c'era il rischio davvero che i libri sociali di quella società venissero portati in Tribunale, e questo avrebbe causato non pochi problemi e soprattutto avrebbe messo i lavoratori, che sono in forza all'IGEA, in serie difficoltà per quanto riguarda il loro futuro.
Credo che dobbiamo fare con attenzione una riflessione sul fatto che ogni volta che si parla di questioni del Sulcis Iglesiente, in modo particolare dell'EMSa e della Carbosulcis si affaccia un luogo comune: si pensa sempre che quelle realtà siano mangia soldi della Regione. Io credo che con la privatizzazione della Carbosulcis possa nascere una fase nuova, diversa, e credo anche che il contributo che ha dato, per esempio, lunedì scorso l'Assessore regionale all'industria, in occasione della celebrazione della festa di Santa Barbara, abbia rassicurato quei lavoratori, e comunque penso, così come ricordava il collega Orrù, che dopo 25 anni di attese, quei lavoratori stremati da battaglie e da lotte possano avere per il loro futuro un qualcosa di sicuro e che dia soprattutto la possibilità a quel territorio di rinascere sotto il profilo economico e sociale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Volevo fare alcune rapide considerazioni: la prima relativa alla doverosa solidarietà che anche noi esprimiamo al collega Giampiero Pinna, considerando il fatto che però la solidarietà ha un senso e dovrebbe avere anche un piccolo prezzo, se no sono parole al vento; il senso è che bisogna capire qual è la ragione per la quale si solidarizza. Il collega Giampiero Pinna ha deciso di ricorrere a uno dei tanti modi attraverso cui si può esercitare la protesta, e quindi noi naturalmente siamo portati a solidarizzare con tutti coloro, ivi compresi i consiglieri regionali, che esercitano una forma di protesta contro fatti ingiusti. Il collega Pinna esprime, così come noi facciamo in altri modi, una protesta perché sono troppi e intollerabili i fatti ingiusti che escludono tanta parte del mondo del lavoro dalla possibilità di produrre e di campare, e intendo riferirmi oltre che ai lavoratori del parco geominerario, lavoratori del novero degli LSU, lavoratori socialmente utili, agli altri lavoratori socialmente utili per i quali questa Regione ha fatto leggi e ha stanziato danari, penso al Piano per il lavoro che prevede interventi per l'impiego produttivo di questi lavoratori e che l'attuale Giunta regionale, nel suo esercizio di governo, nulla ha fatto e nulla si propone di fare perché quella normativa della legge numero 37 e le normative successive che questo Consiglio ha approvato consentano, attraverso progetti di intervento produttivo nel campo del risanamento e della tutela ambientale, attraverso investimenti utili in applicazioni di lavoro produttivo, che questi lavoratori possano rendere un servizio davvero utile alla società e possano far campare sé stessi e le loro famiglie.
Per cui il gesto di protesta del collega Pinna è uno degli elementi di una protesta più generale. Se il Consiglio regionale vuole solidarizzare davvero, o singoli colleghi vogliono solidarizzare davvero, possono fare due cose: una prima cosa è dire al proprio Governo nazionale di approvare la legge che Giampiero Pinna dice che deve essere approvata. Non ho capito perché un vostro collega occupa un pezzo di miniera perché si approvi in Parlamento una legge e chi ha la maggioranza in quel Parlamento quella legge non l'approvi, e perché l'opposizione che solidarizza pure essa in Parlamento si opponga a che quella legge abbia in sede di Commissione la possibilità di essere approvata con procedura accelerata.
Qui si solidarizza, però altrove le stesse forze politiche fanno cose contrarie…
(Interruzione)
COGODI (R.C.). Allora se la legge è già stata approvata perché Giampiero Pinna è ancora lì? Voleva l'approvazione della legge? Evidentemente è approvata da un ramo del Parlamento e non dall'altro, quindi non è approvata, è in via di approvazione, ma se anche quella legge venisse approvata, bisogna sapere che quella legge prevede uno stanziamento mi pare di 5-6 miliardi all'anno per i parchi geominerari, che un tempo erano uno, quando si erano pensati in Sardegna, nel frattempo tutte le Regioni d'Italia che avevano avuto miniere da qualche parte hanno dichiarato le ex miniere parco geominerario, per cui con quei 7 miliardi, fossero anche 70, che dovranno essere divisi fra tutte le regioni per intervenire in tutte le ex miniere dismesse, ben si sa che non si risolverebbe nessun problema di quei lavoratori. Tant'è che oggi quei lavoratori sono venuti presso tutti i Gruppi consiliari, sono venuti da tutti, e vi hanno detto che se non interviene in altro modo o con legge dello Stato o della Regione, loro sanno benissimo che con l'istituzione del parco geominerario, con la connotazione che dovrebbe avere, non avranno la soluzione per il loro lavoro.
Quindi la solidarietà possibile, vera, col collega Pinna, si esprime facendo approvare quella legge in Parlamento nazionale e qualche altra legge in questo Parlamento regionale e magari sapendo se il bilancio della Regione è ancora uno strumento valido di programmazione della spesa, se il bilancio della Regione per l'anno prossimo questa Giunta regionale ha intenzione almeno di presentarlo nell'anno in corso, essendo un bilancio di previsione, che come impone la legge avrebbe dovuto essere presentato fin dal 30 settembre, o se invece questa Giunta e questa maggioranza pensano di programmare l'esercizio provvisorio, cosa mai accaduta.
Un secondo modo di solidarizzare davvero col collega Pinna è di trasferirsi tutti in maniera. Andiamo in miniera, ci riuniamo in miniera e chiediamo da lì, a noi stessi, per i poteri che abbiamo di fare buone leggi, di fare leggi che risolvano il problema dei disoccupati e dei lavoratori del comparto minerario, ma anche di qualche altro comparto attorno, penso agli operai della SCAINI e alle lotte dure in cui sono stati impegnati e sono impegnati e che sono lasciati così, figli di nessuno in questa Regione tanto prodiga di finanziamenti per altri settori. Arriveremo a parlare anche di questo, quando fra poco, in questo Consiglio arriverà un disegno di legge che stanzia più di 100 miliardi da dare alle imprese, perché il Piano per il lavoro si basava su un bilanciamento degli interventi impegnando risorse della Regione sia per le politiche attive del lavoro, per dare lavoro ai disoccupati, sia per sgravi fiscali alle imprese, ma siccome avete erogato alle imprese le risorse per gli sgravi fiscali e trascurato l'attivazione delle politiche di lavoro, adesso verrete a dire che quella parte della legge funziona, l'altra no. Lo credo, a dare danari alle imprese non ci vuole nulla, quelle fanno domanda, voi glieli date, se continuate a destinare finanziamenti a tale finalità potete impegnare l'intero bilancio della Regione. Dare soldi alle imprese per sgravi fiscali, perché non paghino nulla, facciano profitti, facciano utili, licenzino e massacrino, funziona benissimo, quello si può fare, però non è una politica per lavoro, non è una politica per lo sviluppo. Arriveremo dopo alla discussione di quel disegno di legge, peraltro d'iniziativa dell'Assessore del lavoro.
Mentre in questa situazione noi prendiamo atto che quell'affermazione più volte ripetuta, secondo la quale la mano pubblica nell'economia, che è stata per tanto tempo e tanti anni una garanzia di sviluppo in questa nostra regione (e quando non lo è diventata più pienamente non è stato perché la forma era pubblica, ma lo è stato perché coloro che amministravano e gestivano hanno caricato di pesi, hanno caricato di oneri impropri, di amministratori superflui, di stipendi, di emolumenti e di convenzioni eccessive, tutta quell'attività per cui non era la mano pubblica peggiore della mano privata, ma era la mano privata e non solo la mano, ma anche il piede e anche la tasca del privato, che si è inserita nel settore pubblico e ha sperperato le risorse), ha costituito un danno per la Regione, tanto che avete sostenuto la necessità della privatizzazione, perché così non ci sarà più un esborso di danaro pubblico, quella affermazione ve la rimangiate: il primo provvedimento che state portando è quello di erogare un finanziamento di 60-70 miliardi, perché c'è un'emergenza sociale. Voi li dovete stanziare i danari, ci rendiamo conto che è atto dovuto e anche voi vi rendete conto che quando c'è un'emergenza sociale questa vi costringe a fare i conti con la realtà e vi sentite obbligati a provvedere, Ente minerario e non Ente minerario, pubblico o privato che sia, perché quando un'emergenza sociale si manifesta in modo tale da essere una forza, vi costringe a stanziare i danari. Avete detto che la privatizzazione avrebbe risolto tutto: non ha risolto niente, sta lasciando solo macerie. Avete detto privatizzazione e siete arrivati, in questa orgia di privatizzazioni - rimango nel comparto minerario - a prendere società private, quale era la Silius Mineraria, operante sul mercato sia pure con difficoltà, ricorrendo alle leggi di sostegno e di incentivazione che esistevano, che tuttavia rendeva un qualche servizio in un territorio povero e ancora più povero, disgraziato e ancora più disgraziato di quello del Sulcis, e a pubblicizzarle, perché si trovasse modo, attraverso quel sistema, di sistemare i boiardi o i boiardini, perché una pubblicizzazione serviva a sistemare i capi e i capetti, e una volta che avete sistemato i capi e i capetti adesso si riprivatizza, cioè si mette in difficoltà. E' accaduto nella storia della Regione che molte società private sono state pubblicizzate in funzione dei capetti da sistemare per poi restituirle ai privati depurate dai capi che nel frattempo si erano sistemati trasformandosi da boiardi privati in boiardi pubblici. Questo è accaduto, ed ancora sostanzialmente sta accadendo. Quindi non è che si possa dire, approviamo questa legge perché è un atto dovuto e punto a capo. E` un atto dovuto pagare i lavoratori che hanno diritto di essere pagati ed aspettano una possibilità di sopravvivenza, questi ed altri lavoratori. E` un dovere solidarizzare con il collega Giampiero Pinna che ricorre a una forma di protesta ma a condizione che si capisca qual è la ragione di quella protesta e quella ragione venga davvero assunta dal potere politico, cioè da questa Assemblea per fare cose che vadano nella direzione che quella protesta in qualche modo richiama, al di fuori di questo c'è solo solidarietà pelosa, c'è finzione di solidarietà. Auspico che il collega Pinna possa, quanto prima, essere qui in aula a svolgere la sua funzione come tutti noi, perché se restassimo sempre a protestare altrove non faremmo il nostro dovere, non svolgeremmo la nostra funzione, avremmo tutti voglia di protestare in quel modo e in altri modi, clamorosi ed ancora più clamorosi, credo, molti di noi avrebbero voglia di farlo. Però qualche volta la protesta migliore è stare qui, anche perché stare qui non è sempre così piacevole, come sanno bene i colleghi, quella parte di colleghi che lavorano, che si applicano e non sono pochi, veramente all'attività politica e all'attività legislativa. Queste cose avevamo il dovere di dire anche noi, svolgendo alcune riflessioni che valgano, per quanto ci riguarda, a dare un giudizio comunque perplesso su questo provvedimento di legge. Un giudizio che non ci porta a dare un voto negativo solo per il significato generale che ha di venire incontro a una esigenza dei lavoratori che devono essere comunque tenuti in doverosa considerazione. Tuttavia non riteniamo affatto che questa sia la soluzione dei problemi di questi lavoratori, né degli altri lavoratori, per cui il nostro giudizio rimane comunque fortemente critico.
E sul comparto minerario bisognerà trovare occasione, e ci torneremo quando presenterete il bilancio e la finanziaria, per operare in questa Regione una ulteriore riflessione. Questa è una Regione che ha un'antica storia e vocazione mineraria, ma non solo, essa ha ancora un grande, enorme patrimonio minerario che non può essere tutto ridotto a parco. Il parco è una cosa, l'attività mineraria estrattiva e produttiva è un'altra cosa, e questa Regione non può non riconsiderare e riproporre un grande progetto d'intervento nel settore minerario, perché è un suo patrimonio che può essere messo a frutto, un patrimonio di risorse naturali ma anche un grande patrimonio di competenze, di professionalità che vanno dalle università, ai tanti operatori che nei luoghi di lavoro si sono affermati in questa specifica disciplina e capacità. Non si chiamerà ente minerario, lo si chiami come si vuole, però un intervento, una direzione pubblica, una presenza pubblica, insieme ai privati, quelli che sanno operare nel settore, bisognerà pure reinventarla. Perché il patrimonio minerario di questa Regione non diventi né cosa da mummificare nei parchi, né cosa che facilmente possa essere dimenticata, almeno per quanto riguarda la parte ancora produttiva, considerando le potenzialità attuali dello sviluppo produttivo nel settore estrattivo e della trasformazione e sapendo quello che sanno anche i bambini, che non c'è nessuna miniera al mondo che nella fase estrattiva sia in attivo di gestione. Non ce n'è una al mondo, perché la fase estrattiva è la fase della acquisizione strategica dei materiali, gli utili vengono dopo e sono dati dalle trasformazioni, non c'è miniera al mondo, neanche quelle dalle quali si estraggono diamanti, neanche quelle in cui si trovano pepite d'oro, non granelli, mezzo chilo in mezza montagna come a Furtei, neanche quelle dalle quali si estraggono pezzi d'oro già formato, non c'è miniera al mondo che nella fase estrattiva sia in attivo di gestione. Questo bisogna considerare: l'attività mineraria diventa redditizia quando insieme alla fase estrattiva si è capaci di tenere i minerali, di trasformarli, di ricavarne i prodotti finiti non solo nelle prime, nelle seconde, ma anche nelle lavorazioni ulteriori, le più fini. Questo vuol dire avere una strategia dello sviluppo, su questi problemi bisognerà tornare, caro Assessore dell'industria, vedo che fa cenni di attenzione a questo discorso, assuma questa questione, predisponga alcune norme nella finanziaria, la sostenga proponendo adeguati finanziamenti nel bilancio della Regione. Perché questo, insieme ad altri dell'economia di questa Regione, è uno dei settori trainanti fondamentali. Non sarà il turismo e solo il turismo a essere l'unica forma di economia possibile di questa Regione, perché senza produzione nel settore primario, sarebbe una forma subalterna, e quindi alla lunga perdente.
Abbiamo voluto dire queste cose in relazione al provvedimento in discussione, per motivare il fatto che riteniamo anche noi che sia necessario che questa legge ci sia, ma noi dall'opposizione non possiamo dare credito a questa Giunta e a questa maggioranza ascrivendo a suo merito l'aver affrontato seriamente il problema, per cui il nostro voto sarà un voto di astensione critica che è molto rispetto al giudizio estremamente negativo che diamo su questa Giunta e su questa maggioranza.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Io sono fra i consiglieri regionali che in Commissione hanno votato a favore di questo disegno di legge. E non ho nascosto allora, come non nascondo adesso in Aula, di averlo fatto con grande fatica ed esclusivamente per senso di responsabilità.
Quello che mi viene difficile capire è la posizione della ex maggioranza composta dai partiti che storicamente, tradizionalmente, si sono occupati delle vicende delle miniere dell'iglesiente e dai quali oggi sento fare una serie di osservazioni che lasciano quanto meno esterrefatti, a partire da quanto affermato dal collega Cogodi. L'attuale opposizione che in passato ha governato la Sardegna e ha adottato tutti i provvedimenti relativi alle miniere, oggi si meraviglia di quello che sta capitando. Oggi addirittura l'onorevole Cogodi addebita a questa maggioranza responsabilità che non si capisce bene come possano essere messe in capo ad essa.
Faccio solo alcune osservazioni. Ho votato per senso di responsabilità, perché capisco che esiste il problema di questi lavoratori. Ma dico anche che voterò a favore di questa legge, pur essendo sostanzialmente contraria a questo tipo di politiche perché sono contraria all'uso strumentale dei lavoratori, perché tutte le vicende delle miniere, tutta la legislazione, tutti gli interventi che non sono produttivi, sono assistenziali e lo sappiamo tutti, hanno avuto come unico fine quello politico, partitico, elettorale; questo è il motivo per cui le miniere e i lavoratori delle miniere erano difesi. E dico anche di più, che è strano che si possa pensare che i lavoratori siano divisi i due categorie: quelli di serie A che vanno protetti, e quelli di serie B invece dei quali bisogna assolutamente infischiarsi. Perché nel Sulcis è successo di tutto in questi ultimi dieci anni, c'è davvero un problema serio di pagnotta, hanno chiuso decine di negozi, decine, centinaia di attività, però siccome non erano miniere, e siccome i lavoratori non erano schierati a favore di una parte politica, non è stato considerato importante; quello che conta per la salvaguardia del Sulcis-Iglesiente, sono le miniere perché rappresentano un bacino elettorale storico. Non posso condividere queste scelte, non mi piacciono, e non mi piace nemmeno pensare, onorevole Cogodi, di dover allevare i miei figli pensando che il posto più bello dove possano andare a lavorare sia la miniera, perché lo sappiamo tutti, lavorare in miniera è una disgrazia, perché non c'è la luce del sole, perché è pericoloso, perché si contrae la silicosi, perché c'è umido e via di questo passo. Io vorrei far crescere i miei figli e farli lavorare alla luce del sole, far svolgere loro un bel lavoro che non gli faccia venire la silicosi, di cui possano essere soddisfatti e non siano presi per il collo da nessuno, nemmeno dai partiti che poi gli devono mantenere il posto di lavoro. Abbiamo proprio impostazioni divergenti sulle vicende della vita e sulle vicende del lavoro; e non è certamente con provvedimenti assistenziali, che incentivano l'accattonaggio, che si risolveranno i problemi di quest'Isola. Perché quando si parla di occupazione, onorevole Cogodi, mi dispiace che lei non sia in aula, bisogna acquisire la consapevolezza che il lavoro lo danno le imprese. Il lavoro stabile lo danno le imprese e quindi il modo per difendere i lavoratori e per creare posti di lavoro è quello di far crescere le imprese non di ammazzarle, non sono il nemico, sono un alleato. Certo è, che ci troviamo di fronte al problema sociale di questi lavoratori delle miniere. E questo è l'unico motivo per il quale noi, responsabilmente, dobbiamo continuare a drenare risorse, che togliamo a altri investimenti, verso le miniere. Vero è che ci sono degli adempimenti a cui la Giunta non si può sottrarre perché sono relativi a procedimenti in corso, ereditati dalla precedente maggioranza che eravate voi, ai quali non ci si può sottrarre per un problema di responsabilità di ruolo e non soltanto per responsabilità personale e soggettiva.
Credo quindi davvero, che vada fatta una seria riflessione sul futuro di questa Sardegna, futuro che certamente non verrà dalle miniere e dalla salvaguardia di quei lavoratori e del reddito di quei lavoratori. Il problema è lavorare, creare nuove iniziative imprenditoriali, nuovo sviluppo, vero sviluppo, perché quei lavoratori possano decidere liberamente di fare anche un altro mestiere che non sia quello di minatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis Gianfranco. Ne ha facoltà.
TUNIS Gianfranco (C.C.D.). Signor Presidente, chiedo semplicemente la parola intanto per chiarire, in qualità di relatore della Commissione, che non deve leggersi nella relazione da me sottoscritta alcun intento polemico nei confronti del collega Pinna, chiamato ingiustamente in causa. Io non intendevo affatto riferirmi al periodo di gestione del collega Pinna, perché quando ho avuto da ridire qualche cosa sul periodo di gestione del collega Pinna, l'ho fatto anche se allora stavo dalla stessa parte ed anche nella stessa maggioranza. Quindi io nei confronti del collega Pinna non ho assolutamente nulla, anzi voglio approfittare dell'occasione per esprimere solidarietà nei suoi confronti, per l'azione che sta portando avanti, e mi auguro che la battaglia che ha intrapreso veda vittorioso lui, ma non soltanto lui come persona ma sicuramente insieme a lui, la sua proposta, la sua finalità, il suo obiettivo.
Quindi voglio dire che non c'è nessun intento polemico, e che il cenno alla cattiva gestione del passato non intendeva riferirsi a quella di Pinna ma soltanto alle polemiche sorte in particolare sulla gestione liquidatoria. Le conosciamo tutti ed io stesso ho sostenuto la necessità di mettere fine a queste polemiche perché con la discussione che è avvenuta in Commissione, con gli interventi degli Assessori competenti e anche dell'attuale commissario si è chiarita la portata di quel famoso disavanzo di cui si era parlato, quindi le mie affermazioni sono state fatte con l'unico intento di voler porre fine alle polemiche. Pertanto affermo di condividere appieno il disegno di legge attualmente in esame, che rientra in una politica che è iniziata tanti anni fa e soprattutto, e per questo non condivido il pensiero della collega Pilo da cui mi dissocio, sostengo la battaglia dei lavoratori, perché purtroppo nel Sulcis bisogna viverci, non è anche ci sia la possibilità di dedicarci tutti quanti alla pesca o al turismo. Purtroppo il lavoro duro della miniera è un lavoro che nel Sulcis ha fatto storia, che da sempre, per quanto riguarda la società, per quanto riguarda le famiglie è stato un punto di riferimento per tutti. Lo testimoniano la storia e le battaglie ed anche le lotte cruente che sono state fatte e della storia millenaria di chi lavora in miniera non voglio cancellare nulla. Sono convinto che il disegno di legge che ci accingiamo ad esitare dia veramente dignità non soltanto ai lavoratori ma a tutti i cittadini che hanno sempre seguito le battaglie di quei lavoratori.
PRESIDENTE. Invito i colleghi a non iscriversi più a parlare perché non darò loro la parola, avendone fatto richiesta dopo la conclusione del primo intervento.
Ha chiesto di parlare l'Assessore Pirastu. Ne ha facoltà
Pirastu (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Signor Presidente, colleghi consiglieri, sarò molto veloce; anche se il dibattito ha affrontato problematiche sicuramente interessanti, io mi atterrò a evidenziare, e già l'ha fatto il collega Calledda, il significato di questo provvedimento.
Per quanto riguarda la Carbosulcis, il disegno di legge semplicemente si limita a dotarla dei necessari fondi in il quanto l'ATI subentrerà dal 1 gennaio e non dal 30 giugno come era previsto; questi fondi, insieme alla dotazione di 15 miliardi da parte del Governo nazionale, garantiranno l'esercizio provvisorio che attualmente è in corso.
Per quanto riguarda l'IGEA, si tratta anche in questo caso di un intervento tecnico dovuto, in quanto l'alternativa, come ha detto prima il collega Calledda, sarebbe stata quella di mettere in liquidazione la società. In questo disegno di legge non vi è alcun giudizio politico sulla natura della perdita: 37 miliardi e 500 milioni evidenziati dal precedente Consiglio di amministrazione, con osservazioni dei collegi sindacali e della società di revisione, la deloitte, che hanno imposto alla Giunta regionale di reperire e stanziare nuove risorse. L'alternativa sarebbe stata quella di mettere in liquidazione, ai sensi degli articoli 2447 e 2448 del Codice Civile, la società IGEA. Vorrei però, far presente che all'interno della nuova dotazione dell'igea ci sono anche delle somme, precisamente per lo scorcio del 2000 500 milioni ,che permetteranno di rispettare gli accordi sindacali che erano stati presi dalla precedente amministrazione per la salvaguardia dei posti di lavoro della SARDA BASALTI e della ACS Carbonroll di Gadoni.
Presidenza del Presidente Serrenti
(Segue assessore Pirastu) Il collega Orrù parlava di una gradualità, la gradualità di fatto ci sarà perché, una volta che verranno ripianate le perdite, i 37 miliardi e 500 milioni potranno rappresentare dei risparmi di spesa nell'esercizio 2001 relativo all'IGEA, però la copertura totale doveva essere fatta in quanto lo prevede la legge.
Io vorrei fare soltanto una considerazione: questa Giunta regionale sta attuando, e questi sono soltanto degli accorgimenti in corso d'opera, la legge numero 33 del 1998, legge che è stata approvata dal Consiglio regionale a stragrande maggioranza, e che ha iniziato una procedura di privatizzazione in cui penso tutti crediamo, però teniamo presente che le privatizzazioni serie hanno un costo: la Regione è l'unico azionista di queste società, quindi non si possono fare nemmeno paralleli con crisi di società private nei confronti delle quali la Regione non ha strumenti giuridici per poter intervenire. Essendo la Regione l'unica azionista, io credo che nel giro di un paio di anni la voce EMSA sarà "zero" nel bilancio della Regione. Ci sono tre problemi che rimarranno e sono l'IGEA, la PROGEMISA e la Nuova Mineraria Silius. Perché credo che con il secondo bando della Nuova Mineraria Silius difficilmente andrà in porto la privatizzazione. Sicuramente per i 270 minatori della Nuova Mineraria Silius, che sono dipendenti della Regione, anche se indirettamente, bisognerà trovare una soluzione. Però volevo dire al collega Cogodi che la Nuova Mineraria Silius, non con 270 dipendenti ma con un contingente di dipendenti proporzionato al tipo di attività, potrebbe anche chiudere i bilanci in pareggio E' ovvio che con 270 dipendenti il quadro di riferimento è diverso, il che non significa che bisogna buttare a mare i 270 dipendenti, la Regione si deve fare carico, nel processo di privatizzazione, affrontando i costi, di risolvere questi problemi; anche perché non ci sono alternative, in quanto, se domani mattina decidessimo, come Regione, di chiudere tutte le società, di non andare avanti nel processo di liquidazione e di effettuare licenziamenti, la Regione i costi li dovrebbe sostenere lo stesso, perché i dipendenti hanno contratti di lavoro a tempo indeterminato e, a quel punto, a stabilire quanto è necessario per la liquidazione delle società non sarebbe più la Regione, ma sarebbe il Pretore del lavoro. Ma su questi punti credo che dovrà essere il Consiglio a pronunciarsi, soprattutto per quanto riguarda la PROGEMISA sarà mia cura, immagino anche con gli altri colleghi, presentare al più presto un disegno di legge per il futuro di queste realtà che probabilmente non troveranno uno sbocco nella procedura liquidatoria. Quindi nessun tipo di polemica, questo disegno di legge è finalizzato esclusivamente a far fronte a sopravvenienze passive che sono intervenute in corso d'opera e sulle quali la Regione doveva per forza intervenire. Agendo diversamente avrebbe comunque in tutti i casi dovuto pagare successivamente i costi della liquidazione dell'IGEA. Io avevo già evidenziato alla Commissione il carattere di urgenza di questo provvedimento, anche perché è necessario che entro l'anno sia promulgato, una volta esaurita la fase del controllo governativo.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato).
Si dia lettura dell'articolo 1.
PIANA, Segretario:
Art. 1
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata ad erogare alla gestione liquidatoria dell'E.M.Sa. - Ente Minerario Sardo - un contributo straordinario finalizzato alla copertura dei fabbisogni finanziari della Carbosulcis S.p.A. e della IGEA S.p.A.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2
PIANA, Segretario:
Art. 2
Norma finanziaria
1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono determinati in lire 53.000.000.000 per l'anno 2000.
2. Le autorizzazioni di spesa per l'anno 2000 di cui agli articoli 4 e 8 della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37, sono soppresse.
3. Il limite d'impegno di cui all'articolo 21, comma 2, della legge regionale 15 aprile 1998, n. 11, e successive modificazioni è ridotto nell'anno 2000 di ulteriori 2.000.000.000.
4. E' disposto nell'anno 2000 il versamento in conto entrate del bilancio della Regione della somma di lire 29.000.000.000 proveniente dal fondo di rotazione di cui alla legge regionale 28 aprile 1993, n. 21, in ragione di lire 14.500.000.000 da quello costituito presso la SFIRS e di lire 14.500.000.000 da quello presso la Banca CIS S.p.A..
5. Nel bilancio della Regione per l'anno 2000 sono introdotte le seguenti variazioni:
Entrata
In aumento
Cap. 36103 -
Recuperi di somme assegnate ad istituti di credito su fondi di rotazione e simili (art. 6, L.R. 15 aprile 1998, n. 11 e art. 6 della legge finanziaria)
2000 lire 29.000.000.000
Spesa
In diminuzione
03 - PROGRAMMAZIONE
Cap. 03145
Spese per l'ottenimento dei mutui e il pagamento dei diritti di commissione per la concessione della fidejussione per l'integrale e puntuale pagamento delle rate di ammortamento dei mutui contratti per investimenti in opere di carattere permanente (art. 1, L.R. 9 giugno 1994, n. 27, art. 1, L.R. 7 aprile 1995, n. 6, art. 34, L.R. 24 dicembre 1998, n. 37 e art. 3 della legge finanziaria) (spesa obbligatoria)
2000 lire 15.000.000.000
09 - INDUSTRIA
Cap. 09014
Spese per l'attuazione di specifici interventi finalizzati alla promozione dello sviluppo industriale della Sardegna e per favorire investimenti nazionali ed esteri per il potenziamento del sistema produttivo e dei livelli occupativi (art. 8, L.R. 24 dicembre 1998, n. 37)
2000 lire 1.000.000.000
Cap. 09046
Finanziamenti, anche integrativi di quelli statali, per la realizzazione di programmi regionali finalizzati al miglioramento della rete dei servizi nell'ambito dei distretti industriali di cui all'articolo 36, comma 2, della Legge 5 ottobre 1991, n. 317 (art. 4, L.R. 24 dicembre 1998, n. 37)
2000 lire 6.000.000.000
Cap. 09045/16
Integrazioni regionali al Fondo per l'attuazione degli interventi a favore delle attività produttive delle zone interne della Sardegna centrale (art. 21, comma 2, L.R. 15 aprile 1998, n. 11, art. 10, comma 9, L.R. 18 gennaio 1999, n. 1 e art. 4, comma 1 della legge finanziaria)
2000 lire 2.000.000.000
In aumento
09 - INDUSTRIA
Cap. 09016/03
Contributo annuo alla gestione liquidatoria dell'Ente Minerario Sardo (E.M.Sa.) - quota per investimenti (art. 7, L.R. 4 dicembre 1998, n. 33)
2000 lire 53.000.000.000
PRESIDENTE. All'articolo 2 è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
PIANA, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Tunis - Fadda - Calledda - Orrù - Rassu - Falconi - Granara - Pilo - Tunis Marco - Biggio.
Art. 2
Dopo l'art. 2 è aggiunto il seguente:
Art. 2 bis
(URGENZA)
La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti dell'art. 33 dello Statuto speciale ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione. (1)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Gianfranco Tunis.
TUNIS GIANFRANCO (C.C.D.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'assessore dell'industria.
PIRASTU (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Volevo chiarire anche io la mia posizione. Non è certo un modo, quello che abbiamo vissuto negli anni passati e stiamo vivendo e vivremo nei prossimi anni, di gestire seriamente il grande settore, la grande storia, il grande patrimonio delle miniere. Certo il discorso va rifatto, sono d'accordo col collega Cogodi, ma fra le tante cose interessanti, condivisibili, che il collega Cogodi ha detto, ce ne sono alcune imprecise. In particolare, per esempio, mi sovviene quanto ha affermato sulla Silius, caro collega Cogodi, la cui storia conosciamo bene anche noi, non solo voi. Il proprietario della Silius si è tirato indietro, noi siamo stati più bravi della proprietà privata, abbiamo aumentato il personale, abbiamo nominato quel tipo di personaggi di cui lei parla, io condivido quella valutazione, ma ne è pieno l'ambiente minerario, e non solo, per cui la Silius si trova oggi nelle condizioni nelle quali si trova, non è più redditizia. E non è che prima rendesse perché qui si lavoravano i sottoprodotti della Silius, rendeva perché rendeva, perché il mercato consentiva risultati positivi, per cui l'estrazione era giustificata. In secondo luogo rendeva perché il costo della mano d'opera era diverso, le pressioni sindacali almeno lì erano diverse. Poi, col modernismo e con la regionalizzazione e nazionalizzazione per altri tipi di industrie, le cose sono andate come sono andate. Morale: abbiamo dovuto dare le aziende ai privati e, guarda caso, quelle aziende nelle quali c'era qualcosa da tirar fuori con le grandi professionalità, questo sì, dei lavoratori e di certe figure anche a livello dirigenziale, con quelle grandi professionalità sempre sarde, nostre, quelle aziende, una volta che il padrone non più pubblico, ma privato, danno redditi e risultati positivi. Con enorme riduzione di personale, con l'accordo degli stessi lavoratori, perché l'azienda possa proseguire a produrre dando dei risultati positivi. Ed allora i problemi sono diversi da quelli che lei pone. Certo, c'è il grande problema di come si interviene: per la SCAINI no e per altre aziende sì; certo, questo è un grosso problema, sul quale occorrerà confrontarsi seriamente. Però le cose -anche per ricordarlo a me stesso oltre che all'Aula, anche perché non sembri che soltanto da un pulpito viene la predica e soltanto qualcuno sia informato e conosca queste vicende e gli altri non le conoscano - non stanno proprio come lei ha detto, caro collega Cogodi. E se vuole o per chi lo volesse, ne abbiamo anche tante altre vicende da raccontarne e da esaminare e sulle quali ritornare per vedere come sono state gestite, come sono state amministrate, come ad esempio la vicenda relativa ad alcune aziende valide, serie, che sono state distrutte dalla pressione sindacale in nome di un lavoro che non non avrebbe dovuto essere dato, perché assumendo più lavoratori del neccessario si è condannata la miniera alla improduttività per cui si sono dovute fare operazioni che hanno compromesso tutta l'attività, anche di coloro che avrebbero potuto continuare a lavorare ancora oggi. Ho sentito parlare di tante cose: gradualità dell'intervento, opportunità di riconsiderare il settore minerario; certo andrà riconsiderato, questo sì, occorre una grossa e profonda riflessione, ma l'approccio deve essere più serio, non deve essere di parte, deve essere più distaccato e deve essere volto con grande attenzione a creare veramente produttività e ristoro per chi ne ha bisogno; ristoro per i lavoratori non per i beneficiari, pochi, dello sfruttamento di questi lavoratori, sfruttamento in senso lato, perché in effetti possiamo dire oggi, a conclusione, che costoro sono stati sfruttati a beneficio di pochi. Perché è un po' questa la storia del Sulcis, badate, e anche la storia delle miniere in Sardegna: sono stati sfruttati a beneficio di pochi, non sempre i padroni, talvolta anche quelli, comunque pochi hanno tratto vantaggio vero dallo sfruttamento di questi lavoratori.
Concludo ribadendo che, pur non condividendone le ragioni, siccome l'approvazione di questo disegno di legge è un atto dovuto, io voterò a favore.
Presidente. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del disegno di legge numero 116/A.
Rispondono sì i consiglieri: BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FRAU - GIAGU - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LIORI - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - ONNIS - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PIRISI - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SCANO - SCARPA - SPISSU - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti: Il Presidente SERRENTI - COGODI - ORTU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
presenti 56
votanti 52
astenuti 4
maggioranza 27
favorevoli 52
(Il Consiglio approva)
Poiché l'ordine del giorno unitario sulla continuità territoriale, che so essere pronto, non è ancora pervenuto alla Presidenza, credo che sia utile aggiornare i lavori a domani mattina.
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 21 e 24.
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