Seduta n.432 del 13/01/2004
CDXXXII SEDUTA
Martedì 13 gennaio 2004
Presidenza del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 17 e 09.
ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giovedì 18 dicembre 2003 (426), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Pier Luigi Carloni ha chiesto congedo per la seduta del 13 gennaio 2004.
Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le seguenti proposte di legge:
Dal consigliere DEIANA: "Adeguamento tecnico funzionale del sistema portuale di Porto Torres". (506)
(Pervenuta l'8 gennaio 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)
dai consiglieri MORITTU - PIRISI: "Limiti alla definizione agevolata delle violazioni edilizie". (507)
(Pervenuta il 9 gennaio 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sulle cause che hanno determinato l'inquinamento idrico nella fascia costiera sud occidentale provocando gravissimi disagi alle popolazioni nonché danni consistenti al comparto turistico". (665)
(Risposta scritta in data 8 gennaio 2004.)
"Interrogazione MASIA sulla grave situazione venutasi a creare per la mancata erogazione dei fondi relativi alla legge regionale n. 9 del 1988 sulla 'Tutela dell'etnia e della cultura dei nomadi'". (708)
(Risposta scritta in data 8 gennaio 2004.)
PRESIDENTE. Comunico al Consiglio che, in data 31 dicembre 2003, è pervenuta a questa Presidenza una petizione a sostegno di una scuola sicura ed europea. Prima di darne lettura, ricordo che, a norma dell'articolo 103 del Regolamento interno, il fascicolo relativo a detta petizione è a disposizione dei consiglieri regionali presso l'ottava Commissione.
Pertanto chiedo al Segretario di darne lettura.
ORTU, Segretario:
dagli Assessori alla pubblica istruzione delle Province di Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari: "A sostegno di una scuola sicura ed europea". (7/XII)
Giuramento di assessore tecnico
PRESIDENTE. Ricordo che uno degli Assessori doveva ancora giurare. Prego l'assessore Gabriele Asunis di presentarsi.
L'assessore Gabriele Asunis, nominato con l'ordine del giorno approvato nella seduta dell'8 gennaio 2004, non essendo consigliere regionale deve prestare il giuramento prescritto dall'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949 numero 250. Invito pertanto l'Assessore ad avvicinarsi al tavolo della Presidenza. Do lettura della formula del giuramento previsto dall'articolo 3 del citato D.P.R., al termine risponderà: "Lo giuro".
"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione". Dica: "Lo giuro".
ASUNIS, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Lo giuro.
PRESIDENTE. Auguri e complimenti. Un minuto per gli auguri di rito.
PRESIDENTE. Colleghi, siamo pronti, ricordo che abbiamo in discussione il documento 50/A della Giunta regionale, Documento di programmazione economica e finanziaria 2004 - 2006. Il relatore di maggioranza è l'onorevole Balletto al quale Do la parola perché svolga la sua relazione.
Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Grazie Presidente. La Commissione programmazione bilancio nella seduta del 2 dicembre 2003 ha approvato il documento numero 50 concernente il Dpef 2004 - 2006 con il voto favorevole della maggioranza e con il voto contrario dell'opposizione. Il Documento di programmazione economica e finanziaria, come è risaputo, fornisce tracciandole ed approfondendole le linee guida dell'azione dell'amministrazione regionale volta al potenziamento dello sviluppo economico, individuandone gli obiettivi con le correlative azioni di intervento, coordinando i flussi finanziari in relazione all'ammontare delle risorse disponibili per il periodo di riferimento. In buona sostanza rappresenta allo stesso tempo il fondamento e la sintesi della complessa attività della programmazione in Sardegna, unitamente al coordinamento della spesa con le risorse proprie e con le entrate di provenienza statale e comunitaria. Coerentemente con ciò, il Dpef è strutturato in modo tale da rappresentare il quadro complessivo della situazione economica e sociale della nostra Regione, con il dichiarato scopo di fornire le linee guida per gli interventi a sostegno dello sviluppo, con la formulazione di proposte e con l'indicazione delle strategie operative per il raggiungimento degli obiettivi prefigurati. Esso risulta così variamente articolato, compendiandosi nel documento in senso stretto, il quale a sua volta trova ulteriori esplicitazioni di integrazione negli allegati accompagnatori; in particolare l'allegato numero 1 descrive dettagliatamente e in maniera approfondita il ruolo della Sardegna nell'economia nazionale e internazionale con ampi riferimenti al mercato del lavoro, alla situazione congiunturale attuale e alle previsioni della sua evoluzione nel breve periodo. L'allegato numero 2 tratta, analizzandoli a fondo, gli strumenti per lo sviluppo locale, dallo stato di avanzamento dei POR con l'analisi di ogni singola misura ai sistemi locali di sviluppo. L'allegato 3 si riferisce ai PIA e ai LEADER più, mentre l'allegato 4 si sofferma sulla natura e sulle funzioni dell'attività dei singoli Assessorati descrivendone i programmi operativi.
La necessità della sintesi non può che rimandare alla lettura dei singoli allegati, tuttavia preso e dato atto che l'attività di governo è essenzialmente rivolta ad assicurare la crescita economica e sociale della popolazione amministrata, non prive di senso appaiono alcune brevi considerazioni sui risultati conseguiti in tema di lavoro. In un'apposita tabella dell'allegato 1, esattamente alla pagina 22, la media del tasso di disoccupazione riferita all'anno 2002 è scesa di 2,1 punto percentuale, passando dal 20,6 per cento al 18,5 per cento, con ciò consolidando una tendenza che si manifesta già da oltre un triennio nel corso del quale si è registrato un incremento occupazionale di oltre 60 mila unità. Analogo confortante dato lo si riscontra nell'andamento dei dati relativi alle forze di lavoro rilevate nell'isola nel luglio 2003, a fronte di 666 mila unità, 562 mila sono risultate occupate, facendo registrare un tasso di occupazione totale del 48,3 per cento contro una media del Mezzogiorno del 44,7 per cento e un più 1,4 rispetto al corrispondente periodo del 2002 in Sardegna. La lettura di questi due dati, se da più parti si sostiene talvolta anche a ragione che l'indice e il tasso di disoccupazione di per sé non può essere indicativo di un miglioramento della situazione in ordine proprio alle politiche di lavoro perché si ritiene che sia più funzionale e più significativo il dato riguardante l'occupazione con riferimento alla forza totale disponibile di lavoro, in questa circostanza noi possiamo trarre conclusioni del tutto favorevoli, positive e soddisfacenti perché alla riduzione del tasso di disoccupazione si accompagna almeno per la nostra isola un tasso sull'occupazione, quindi delle forze di lavoro impiegate, ulteriormente favorevole e in crescita rispetto ad analoghe rilevazioni riferite per periodi precedenti. Quindi, in tutta evidenza, appare la bontà della politica regionale in materia di sviluppo, giacché pur in presenza di una situazione internazionale caratterizzata da processi di stasi, se non di vera e propria recessione in talune realtà anche non molto distanti, la Sardegna ha potuto porsi in netta controtendenza.
Per quanto attiene al contenuto, il Dpef si snoda in cinque principali direzioni: politiche di sviluppo e di coesione, politiche prioritarie di intervento, politiche tematiche, strategia organizzativa per l'efficienza ed efficacia gestionale, manovra economica e finanziaria. Il Dpef nell'aggiornamento al triennio 2004 - 2006 si pone con forza le problematiche che derivano dalla quasi certezza dell'uscita della Sardegna dal novero delle regioni beneficiarie delle politiche di sostegno comunitario, in uno alle limitazioni e condizionamenti che discendono dalle acclarate più ridotte disponibilità di bilancio. In quest'ottica particolare rilievo e cura è stata data e rivolta all'assoluta necessità in attuazione all'articolo 13 dello Statuto sardo di pervenire nell'ambito di una vera e più sostanziale politica di coesione al rifinanziamento del piano di rinascita, in assenza del quale e senza l'aiuto comunitario a seguito dell'annunciato nuovo regime sarà di ardua se non di possibile attuazione sostenere le politiche di sviluppo e di crescita sociale della nostra isola.
In linea con gli obiettivi propri della attuale maggioranza e dell'Esecutivo che esprime, il Dpef prevede, per quanto attiene alle politiche prioritarie di intervento, iniziative finalizzate al rilancio del territorio, alla sua valorizzazione e quant'altro è stato ritenuto utile in un contesto sociale come quello attuale in continua evoluzione in tema di innovazione tecnologica. In particolare, per quanto si riferisce al rilancio del territorio, notevole attenzione è rivolta in termini di intervento al potenziamento della rete dei trasporti regionali, alla previsione del ruolo della Sardegna come piattaforma logistica per la mobilità del Mediterraneo e dalla risoluzione dell'endemico problema relativo alle risorse idriche e conseguentemente al ciclo delle acque. Si ribadisce nel Dpef che l'economia regionale, nonostante i miglioramenti che si sono registrati nel corso dell'attuale legislatura rimane sostanzialmente debole, quale conseguenza di una ancora insufficiente grado di infrastrutturazione primaria che ne comprime fortemente le potenziali capacità di espansione, nonché alla generale diffusa difficoltà di adeguamento della nostra classe imprenditoriale peraltro rappresentata da soggetti di dimensioni estremamente ridotte, alle nuove esigenze del mercato globalizzato. Data questa situazione, nel tentativo di porvi rimedio, l'amministrazione regionale si propone di dare corpo e gambe a una serie di azioni volte a potenziare la capacità del sistema produttivo locale attraverso l'adozione di misure che si rivelino capaci di attrarre investimenti e nuove iniziative dall'esterno, nonché a rafforzare le misure già esistenti a sostegno dell'innovazione tecnologica. Con questa finalità, non secondarie appaiono le politiche di natura fiscale volte alla riconferma e al potenziamento del sistema degli sgravi in materia contributiva, con lo scopo di favorire la competitività delle imprese che operano e che andranno ad operare in Sardegna. Fin qui, anche se tracciato per brevi linee, l'aspetto propositivo del documento di programmazione, ma va soggiunto a rispetto dell'onestà intellettuale che mai e in nessun momento deve essere abbandonata da una classe politica che ha l'onore, ma anche la responsabilità di governo, che l'attuazione del programma è legato ed è di conseguenza inscindibile dall'ammontare delle risorse disponibili. A questo proposito si è brevemente accennato alla necessità del rifinanziamento del piano straordinario di rinascita con risorse adeguate possibilmente a regime, tanti sono i deficit dipendenti dall'insularità e dalla lontananza dell'isola dal territorio nazionale. Ma non meno importante è l'esigenza di una ricontrattazione serrata con l'amministrazione statale per la revisione del Titolo terzo dello Statuto.
Nessuno, per il richiamato senso di responsabilità, può e deve nascondersi le difficoltà del raggiungimento di questo fondamentale e irrinunciabile obiettivo. Si frappongono due concomitanti fenomeni, da una parte la progressiva riduzione delle assegnazioni statali per il rispetto del patto di stabilità, d'altra parte il rallentamento delle entrate proprie a seguito del minore gettito di natura fiscale sui tributi compartecipati.
Sotto questo aspetto va anche detto e ricordato che è proprio di oggi la notizia dell'impugnativa da parte della Commissione europea della recente deliberazione dell'ECOFIN che aveva sospeso le procedure di infrazione a danno e a carico della Francia e della Germania per i noti sfondamenti del deficit. Quindi, la posizione dell'Unione Europea sul rispetto del patto di stabilità e della riduzione progressiva del deficit con riferimento al prodotto lordo nazionale, piaccia o non piaccia è un fatto acquisito e che il Governo nazionale ha fatto proprio e sta tenacemente perseguendo.
Questo in poche parole e in buona sostanza significa che le risorse statali e i trasferimenti statali, così come già avvenuto in un recente passato, di qua a venire tenderanno ancora ad assottigliarsi. Per cui non potendo far fronte con l'incremento delle risorse alla necessità della crescita della spesa, giocoforza entra in campo l'assoluta esigenza e necessità di procedere a politiche di rigore della finanza pubblica e, per quanto possibile, anche al suo risanamento.
In siffatta situazione il Dpef si pone come obiettivo strategico la revisione del Titolo terzo dello Statuto con la dichiarata esigenza di equiparare le entrate tributarie della Sardegna a quelle delle altre regioni a Statuto speciale. L'obiettivo della crescita delle risorse stabilmente disponibili viene inteso dall'attuale maggioranza come imprescindibile e irrinunciabile, a pena di un ridimensionamento notevole delle politiche di intervento e di sostegno. Ciò non sarebbe ammissibile, né può apparire concepibile in un momento nel quale si assiste a un'esasperata e spesso non giustificata crescita dei bisogni, e si avverte la necessità di cospicui investimenti volti a rimuovere una volta per tutte le cause del sottosviluppo le quali - si ribadisce - trovano le loro ragioni d'essere in un diffuso deficit infrastrutturale.
Tenendo presente la necessità della crescita delle risorse disponibili per dare piena attuazione agli obiettivi indicati, il Dpef nell'ultima parte, dopo aver svolto un'attenta analisi, rappresenta lo stato della finanza regionale. Dall'esame si evince che i residui passivi, pari a poco più di 6 miliardi di euro al 31 dicembre 2002, che a loro volta rappresentano in gran parte debiti nominali, come verrà detto in proseguo, hanno ormai raggiunto il livello di guardia e che è indispensabile porvi pronto rimedio.
Al proposito va precisato che in detto importo sono compresi i cosiddetti residui di stanziamento i quali, come è ben noto, non rappresentano effettive obbligazioni di pagamento in quanto l'impegno delle risorse stanziate negli stati di previsione della spesa dei vari Assessorati costituisce perlopiù una forma o, se si vuole, un facile espediente per mantenere in bilancio somme non impegnate che altrimenti andrebbero recuperate ad economia a riduzione dei disavanzi di competenza.
La mancata contrazione dei mutui autorizzati con la legge finanziaria del 2003, che dal punto di vista contabile costituiscono minori entrate, ha dato origine ad un disavanzo di amministrazione pari a 4 miliardi 977milioni di euro, che tiene conto per quanto anzidetto tanto dei residui formali quanto di quelli di stanziamento. La finanza regionale appare per le risultanze contabili alle quali comunque occorre attenersi in uno stato apparentemente comatoso, esasperandone lo stato di malattia che pure, non dobbiamo negarcelo, esiste ma che allo stesso tempo non è uno stato comatoso.
La terapia di primo intervento, come è stato più volte ricordato, nonché di facile attuazione perchè rappresenta uno strumento in possesso e a disposizione della contabilità della legge e della contabilità regionale è rappresentata dall'abbandono della politica degli stanziamenti attuata da tempo immemorabile che, lontana dall'attribuire agli Assessori di turno effettiva capacità di intervento, penalizza solamente il bilancio regionale, comprimendone le potenzialità future.
L'analisi del quadro finanziario così come opportunamente viene indicato nel Dpef a legislazione vigente individua per la formazione dei bilanci del triennio in esame le risorse disponibili, in euro 3 miliardi 112 milioni, 3 miliardi 209 milioni, 3 miliardi 269 milioni di euro rispettivamente per gli anni 2004-2005-2006, le quali risorse si dimostrano palesemente insufficienti per finanziare la spesa complessivamente individuata per ciascuna annualità del periodo considerato, rispettivamente in euro 4 miliardi 271 milioni, 3 miliardi 779 milioni, 3 miliardi 810 milioni. I disavanzi netti da finanziare ammontano pertanto rispettivamente ad euro 1 miliardo 158 milioni, 570 milioni e 540 milioni. Dai dati esposti risulta di tutta evidenza che il livello di indebitamento raggiunto impone, in coerenza con il precedente Dpef, una politica di rigore, di contenimento e di riqualificazione della spesa.
Con queste finalità il Documento di programmazione economica e finanziaria prevede che il bilancio di previsione dell'esercizio 2004 comporti il reperimento di ulteriori risorse regionali per 575 milioni di euro, esattamente 1 miliardo e 158 milioni di euro qual è il fabbisogno finanziario previsto meno 583 milioni di euro di mutui già autorizzati con la legge finanziaria del 2003; e ciò allo scopo di dare totale copertura alle spese previste nell'ipotesi di bilancio a legislazione vigente pari, come si è detto, a 4 miliardi 271 milioni di euro nel quale, come è noto, sono ricomprese le autorizzazioni di presa previste dalla legislazione in vigore, le dotazioni ritenute necessarie per il funzionamento dei fondi di riserva, nonché la previsione degli oneri di ammortamento dei mutui autorizzati e già contratti.
Per altro la mancata approvazione dell'articolo 3, comma 1, del disegno di legge 475/A, il disegno di legge portante l'assestamento recentemente approvato dall'Aula, con il quale si prevedeva il recupero a economia dei residui a tutto il 31 dicembre 1999, che non danno origine ad effettive obbligazioni di pagamento, e di quelli di stanziamento al 31 dicembre 2003 per complessivi un miliardo di euro, comporta la necessità di reperire fonti alternative di finanziamento, pena l'inevitabile contenimento della spesa il cui fabbisogno a legislazione vigente si ricorda essere pari ad euro 4 miliardi 271 milioni. E per l'esattezza aggiungo 33 mila euro
PRESIDENTE. Prego, arrivi alla conclusione.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Per il raggiungimento di questo risultato si afferma nel Dpef che il bilancio di previsione dell'esercizio 2004 sia predisposto nel rispetto delle seguenti prescrizioni: esclusione di nuovi o maggiori interventi con l'obbligo nel caso di un loro inserimento di copertura con risorse esistenti e previste dalla vigente legislazione, una flessione delle spese di funzionamento in misura non inferiore al 10 per cento, divieto di nuove assunzioni per il personale dell'amministrazione salvo motivate eccezioni, le cui spese devono essere limitate alla sola presenza, la spesa corrente deve contrarsi nella misura del 5 per cento in ragione d'anno, divieto di incremento di stanziamenti per quelle spese che presentino consistenti residui o in presenza di impegni inferiori all'80 per cento, conferma dei trasferimenti a favore degli enti strumentali nella misura fissata per l'anno 2003.
Mai come in questa circostanza, proprio per la predisposizione della legge di bilancio del 2004, occorrerà attenersi a queste precise indicazioni che il Dpef, in maniera così dettagliata, contiene.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi, relatore di minoranza.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Egregi colleghi, io ho letto con attenzione, così come tutti voi, il Documento di programmazione economica e finanziaria, tutti, i molti allegati che lo accompagnano e lo compongono, e immagino che i molti colleghi assenti sia ancora applicati in questo lavoro, come dire, di affinamento, di lettura e di comprensione di questi molti volumi.
Per altro il Dpef 2003 arriva in Aula, iniziamo a discuterlo ad anno 2004 abbondantemente iniziato, per cui pare di tutta evidenza che neppure si possa parlare di un ritardo. È una pura e semplice assurdità che un documento di impostazione programmatoria che appartiene ad un anno addirittura si discuta l'anno successivo. Raccogliamo tuttavia gli auspici del relatore di maggioranza, onorevole Balletto, che poc'anzi augurava che il bilancio 2004 contenga elementi sufficienti in materia finanziaria per dare corso agli impegni più pressanti, e ai bisogni più urgenti di questa regione.
La verità, però è che del bilancio 2004, del bilancio preventivo 2004, pur essendo ormai ad esercizio abbondantemente iniziato non si intravede neppure l'ombra, prima o poi ne vedremo spero almeno il profilo. Ma veniamo al merito. L'attuale Dpef regionale non propone e neppure pensa un progetto di sviluppo per il futuro della Sardegna. Esso ripresenta, in funzione di una ormai prossima rimasticatura elettorale, un elenco disordinato delle cose più disparate e una riedizione di denominazioni fantasiose cui non corrisponde alcuna coerente azione politica, legislativa e amministrativa della Regione.
La strategia del disordine, scientemente inaugurata fin dall'inizio di questa legislatura, e cinicamente sviluppata dalle variegate compagini del centrodestra che si sono succedute dal '99 ad oggi, ritrova nell'attuale Dpef il suo degno coronamento e persino il suo codice formale, non per interpretare e governare la realtà economica e sociale sarda, bensì per travisare ancora quella realtà.
Il quadro del disastro programmatorio è contenuto a pagina 18 - i colleghi seguono il documento, pagina 18 del documento - laddove in nome di una mai realizzata e neppure mai tentata azione per il ciclo unico della programmazione si lamenta puramente e semplicemente l'eccesso ed anche la dispersione dei più disparati e contrastanti strumenti di intervento economico sul territorio: intese istituzionali, accordi di programma, patti territoriali, contratti di programma, PIA, QCS, POR, PIT, PON, PIC e quant'altro elencando e siglando. A tutto ciò è dato atto nel documento che si affiancano, in realtà non si affiancano, in realtà si intersecano in modo non coordinato tanti altri e diversi strumenti: piani settoriali regionali, dei trasporti, delle acque, dei rifiuti eccetera, piani subregionali e statali e ministeriali ed ancora si aggiungono il piano di rinascita, l'intesa istituzionale di programma Stato-Regione e i propri strumenti esecutivi APQ, ed ancora non si è detto del ricorrente uso, seppure frammentato, della finanziaria regionale e del bilancio annuale e triennale per le risorse proprie della Regione. Ed ancora della legislazione settoriale che di più incide sull'andamento dell'economia, nell'assetto territoriale, la normativa ambientale paesistica, l'organizzazione, meglio sarebbe dire disorganizzazione della pubblica amministrazione regionale, statale e locale.
Ce n'è abbastanza per dire che non solo non esiste una programmazione regionale seria, ma che non esiste neppure nel centrodestra l'idea di volerla, anzi esiste ed è praticata l'idea contraria: agire per il disordine dei mezzi, per poter realizzare l'arbitrarietà e l'ingiustizia dei fini.
Avverso questa Regione, contro questa confusione programmatica, così come brillantemente pasticciata nel presente Dpef, è ben vero che non sono affatto sufficienti alcuni correttivi, è ben vero ancora una volta che la proposta di insieme avanzata dal centrodestra risulta difficilmente emendabile. Ciò non esime tuttavia l'opposizione politica dal diritto-dovere, cioè dall'esercizio della funzione propria di rappresentare la sua proposta altra, la sua proposta positiva, la sua proposta alternativa rispetto alla più deleteria proposizione avversa.
Secondo noi l'obiettivo della programmazione economica e finanziaria della Regione deve passare innanzitutto attraverso il corretto censimento dei bisogni sociali, l'individuazione dei buoni diritti, individuali e collettivi, e la contestuale individuazione dei mezzi attraverso cui il potere pubblico autonomistico indica la positiva risposta da dare, da dare in concreto rispetto ai bisogni e ai diritti sociali ingiustamente disattesi. Conseguentemente va interamente rovesciato il quadro metodologico e indicativo degli strumenti e delle priorità indicate dal presente Dpef. Concretamente dobbiamo trattare perciò in altro modo i temi che costituiscono le più valide direttrici per il progetto di sviluppo regionale. Innanzitutto il nuovo Piano di rinascita; il vero Piano di rinascita, ex articolo 13 dello Statuto, norma di rango costituzionale, deve tornare a vivere, a essere difeso e rivendicato come lo strumento principale della programmazione democratica in Sardegna. Secondo l'indicazione perversa contenuta nell'attuale Dpef della destra il nuovo Piano di rinascita dovrebbe abdicare al suo ruolo e alla sua valenza di piano organico per la rinascita anche sociale oltre che economica dell'Isola.
Del tutto arbitrariamente il Dpef si propone addirittura di cambiare persino nome oltre che sostanza del Piano di rinascita (vedere pagina 12). Il nuovo nome proposto è: piattaforma strategica. Il nuovo contenuto è: l'intervento pubblico a favore del mercato. Perchè si dice: è il mercato che ha riacquistato il ruolo di controllore del sistema. Una bella scoperta! Il mercato esiste anche senza Piano di rinascita e se il Piano di rinascita serve per rispondere al mercato, io non comprendo perchè mai con quale forza ed con quale utilità possa essere rivendicato. Secondo il presente Dpef in Sardegna e dalla Sardegna non è più il mercato che deve essere regolato e controllato dal potere pubblico e dalla società civile e produttiva, sarebbe invece il contrario, sarebbe il "Dio Mercato" che non solo dovrebbe comandare assoluto e indisturbato su tutto e su tutti, ma che dovrebbe essere pure, perciò, alimentato dalla totale devoluzione delle risorse pubbliche disponibili. Mai nessun liberista, neppure il più ostinato cultore del libertinaggio economico più spregiudicato e ingordo osò tanto, tanto quanto osano gli estensori e i mentori del presente Dpef. E voi componenti diversi del centrodestra, soprattutto voi che dite di essere almeno e comunque cattolico - solidali, siete tutti d'accordo con tale aberrante impostazione del documento di programmazione economica della Regione? Sto parlando del documento che il Consiglio ha in esame. Noi diciamo invece che è l'esatto contrario che deve essere fatto, essendo il mercato una risultante dei diversi fattori di produzione, di valutazione di scambio dei beni e non la fonte dei beni, è proprio sulla bontà dei fattori che bisogna intervenire, anche per cambiare la evidente natura famelica, aggressiva ed oppressiva dell'attuale mercato. Dalla competizione drogata bisogna passare alla competizione sana, perciò la Sardegna può avere la sua parte nel mondo producendo e vendendo beni di qualità, di assoluta bontà ambientale. La sfida in una competizione sana può essere vinta solo sulla qualità e con la migliore bontà dei prodotti offerti. La nostra proposta è coerente con questo assunto, per questa ragione il nuovo piano di rinascita dovrà essere rivendicato ed ottenuto dallo Stato italiano per realizzare un grande obiettivo: la restituzione della Sardegna tutta, alla sua condizione di naturalità. E nello stesso tempo dobbiamo parlare del lavoro. Il lavoro deve essere trattato come diritto all'occupazione di tutti e come valore inderogabile di un nuovo modello sociale sia rispetto alle nuove produzione di qualità, sia del benessere sociale diffuso. A pagina 9 della proposta di Dpef è rappresentato uno schema sbagliato, che va interamente rovesciato. Nella vera e reale programmazione integrata i valori che risultano lì definiti settoriali, cioè l'ambiente, il lavoro, il benessere sociale, la capacità delle persone, debbono rioccupare il posto delle priorità di intervento, che risultano invece nel documento assegnati alle infrastrutture, al patrimonio e all'innovazione. Infatti le priorità debbono essere i fini, e le settorialità debbono essere i mezzi e non vice versa, perciò varie proposte innanzitutto nel progetto di sviluppo della Regione la centralità del lavoro, lavoro come diritto di tutti a essere impegnati in un'attività produttiva, materiale o immateriale, lavoro come rispetto del ruolo sociale e economico dei produttori dei beni, la civiltà del lavoro e sistemi di sicurezza, in una società che voglia essere civile, libera e serena il lavoro per tutti e di tutti non può essere più ritenuto come un portato eventuale della crescita economica, anche perché la realtà dice il contrario, che anche laddove la ricchezza cresce, l'occupazione diminuisce, perciò deve essere ripreso e massimamente potenziato l'impegno per le politiche attive del lavoro. Il piano straordinario per il lavoro e lo sviluppo locale è da coordinare ed estendere fino al limite della piena occupazione, anche qui rovesciando l'assioma: è il buon lavoro che crea sicuramente buona impresa, e non è più una qualsiasi impresa che può essere chiamata a creare eventualmente un qualsiasi lavoro. Impresa e lavoro vanno sicuramente insieme, ma è il rapporto interno ed esterno che deve essere sostanzialmente modificato. Questo Dpef dice esattamente il contrario, a pagina 19 del documento, il capitolo lavoro, è totalmente amputato della legge 37 del '98, e ciò è incredibile, perché la legge 37 esiste nel sistema giuridico regionale ed anche nel sistema economico - sociale e istituzionale. La legge 37, articolo 19, attiva tutti i 377 comuni della Sardegna, con una dotazione finanziaria al 2005 di oltre 2mila miliardi di lire, con un quinto delle sue risorse finanziarie, l'articolo 19 della 37, ha già prodotto oltre 9mila nuovi occupati stabili e produttivi in Sardegna, e ha determinato la nascita di centinaia di nuove piccole imprese di sviluppo locale. Ma secondo l'estensore dell'attuale Dpef, novello aedo, autentico cantore del Dio mercato, tutto ciò in Sardegna non vale, non esiste, non c'è. E sono quasi ormai cinque anni che tutti i Dpef e tutte le finanziarie del centrodestra tentano di abrogare esplicitamente o implicitamente il piano regionale per il lavoro. Tutto ciò inutilmente, almeno finora, e pensiamo e faremmo di tutto perché inutilmente possa essere anche per il futuro. Aspettiamo intanto la finanziaria.
Intanto le cosiddette nuove povertà colpiscono pesantemente quasi un quarto della popolazione della Sardegna, 23 per cento secondo l'ultima rilevazione Istat, trattasi di oltre 300 mila persone e di oltre 100 mila famiglie, trattasi di persone parte grande della popolazione della Sardegna che sono costrette a vivere al di sotto della soglia materiale ritenuta minima per la dignità umana, secondo i parametri oggettivi delle convenzione internazionali, riconosciute anche in sede comunitaria.
Il Dpef regionale sfiora appena la materia (pagina 48), e fugge di fronte al problema, rimanda perciò alla vigente legislazione in materia socio - assistenziale, che come ben si sa, data la terribile entità del fenomeno, evidentemente, in concreto non risolve pressoché nulla. Il tutto si traduce con detto assunto in una semplice quanto pietosa perorazione. In materia di nuove povertà, serve invece una politica prioritaria, serve un piano d'attacco, un progetto regionale concreto, adeguato e risolutivo, servono risorse, leggi e metodologie efficaci di intervento. Nessuna Sardegna, né questa né un'altra sarà mai effettivamente libera se non dice e come e quanto agisce concretamente e subito per consentire che questa parte grande del popolo sardo possa vivere almeno al di sopra della soglia minima per la dignità della persona umana. E poi l'ambiente naturale: l'esperienza attraversata dall'autonomia sarda in materia territoriale e ambientale, dell'istituto del '48 ad oggi si riconosce in tre fasi fondamentali: nei primi trenta anni e oltre di esistenza della Regione non si ha traccia di interventi legislativi in materia di ordinario assetto del territorio e pianificazione paesistica; negli anni '80 interviene la stagione della legislazione territoriale, ambientale e paesistica, primo intervento di assetto costiero, prima legge urbanistica regionale, prima legge di contrasto all'abusivismo edilizio, prime leggi in materia di parchi, riserve e monumenti naturali; nell'ultima fase si è scatenato l'assalto ancora in corso contro le buone leggi esistenti: deroghe, proroghe e sanatorie selvagge, blocco della pianificazione paesistica, urbanistica contrattata negli studi privati, smantellamento degli uffici e degli istituti di sorveglianza, ritardo assurdo e lassismo colpevole nella produzione di nuovi strumenti urbanistici comunali e provinciali. Perciò oggi, anche alla luce dell'esperienza compiuta e dell'attacco forsennato tutt'ora in corso contro le leggi di regolazione territoriale, paesistica ed edilizia, serve una misura decisa. La moratoria generalizzata per un periodo intermedio dell'edificazione costiera e la riconversione altrettanto generalizzata verso la riqualificazione e la messa a frutto dell'enorme patrimonio edilizio legittimamente realizzato e grandemente inutilizzato in tutti i centri abitati della Sardegna.
Infine il tema della pace. Il tema più cruciale dell'esistenza umana in questa fase della sua storia, non è affatto sfiorato, neppure per inciso, neppure en passant, nell'intero plurivoluminoso carteggio del presente Dpef regionale. Eppure questa Regione qualcosa ha a che fare con armamenti e con esercitazioni di guerra, con limitazione del suo territorio, delle sue produzioni e perfino della salute fisica e psichica delle sue popolazioni. Il Dpef non cita mai neppure la parola "servitù militari". Eppure in questa regione risiede, per sola volontà esterna, mai confrontata con i pubblici poteri autonomistici, una delle più minacciose basi militari per sommergibili nucleari. Nell'area di La Maddalena, nei giorni scorsi, si sono svolte prove pure limitatissime relative al piano di emergenza nucleare, anche perché poco tempo fa non si è potuto tenere segreto il gravissimo incidente occorso nei mari di Sardegna ad un sommergibile nucleare americano. La preoccupazione delle popolazioni locali è grande, come viene comunicato ogni giorno anche attraverso i principali organi di informazione, ma l'attenzione degli estensori del Dpef è invece nulla, come si conviene agli struzzi dei quali si dice che di fronte al pericolo…
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, arrivi alla conclusione.
COGODI (R.C.). Come si conviene agli struzzi, dicevo, dei quali si dice che di fronte al pericolo preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia. Il Dpef della Sardegna può esulare del tutto da questo campo di interessi? La qualità della vita dei sardi, ma anche la qualità della loro economia e delle loro produzioni è del tutto indifferente rispetto alla realtà di un'Isola così militarizzata, così condizionata e così minacciata nella sicurezza del suoi abitanti e del suo ambiente naturale? Evidentemente no Eppure il Dpef tace, tace totalmente. Perciò noi diciamo che ha senso e non solo senso politico e senso morale, ma anche valore economico e perfino valore esistenziale che la Regione Autonoma approvi la risoluzione solenne da noi depositata da tempo che dichiari tutto il territorio della Sardegna terra di pace, di amicizia e di cooperazione tra tutti i popoli del mondo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi. Finite le relazioni, c'è la discussione generale ma l'onorevole Spissu, mi sta chiedendo di intervenire suppongo sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu sull'ordine del giorno, ne ha facoltà.
SPISSU (D.S,). Sì, Presidente. Sull'ordine del giorno per chiedere, se i colleghi, naturalmente sono d'accordo, di riprendere la discussione generale domani mattina così come facciamo normalmente quando si discutono i documenti di programmazione economica o il bilancio per consentire ai Gruppi di preparare gli interventi. Quindi, se anche i colleghi della maggioranza sono d'accordo, proporrei di riprendere domani mattina alle dieci con la discussione generale, naturalmente.
PRESIDENTE. Non ho obiezioni da fare.. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). Per quanto ci riguarda non ci sono problemi a rinviare a domani il proseguo del dibattito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Per dire che sono d'accordo, Presidente.
PRESIDENTE. Pare siamo tutti d'accordo, allora onorevole Spissu, i lavori del Consiglio stasera finiscono qui, riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 17 e 59
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Sanna Gian Valerio - Secci - Selis sulle cause che hanno determinato l'inquinamento idrico nella fascia costiera sud occidentale provocando gravissimi disagi alle popolazioni nonché danni consistenti al comparto turistico. (665)
In risposta alla Vs nota n. 39470 del 23.10.03, riguardo all'oggetto si comunica che attualmente i valori dei parametri ricercati nei campioni d'acqua prelevati nei centri abitati serviti dall'ESAF sono conformi a quanto prescritto dal DPR 236/88 a far data dal 19/07/03 come da comunicazione ai Sindaci e successivi ripetuti controlli da parte di questo Servizio.
Per quanto riguarda le cause che hanno determinato l'episodio di inquinamento, come si evince dalle comunicazioni intercorse tra questo Servizio e l'EAF, questo andrebbe riportato alla tipologia geomorfologia del bacino (invaso Cixerri) e dalla qualità delle acque scaricate nel bacino stesso.
Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione Masia sulla grave situazione venutasi a creare per la mancata erogazione dei fondi relativi alla legge regionale n. 9 del 1988 sulla "Tutela dell'etnia e delal cultura dei nomadi". (708)
Si trasmettono, allegati alla presente, gli elementi di risposta relativi alla materia di cui sopra, acquisiti e trasmessi dagli Uffici di questo Assessorato.
In ordine alla nota in oggetto si forniscono gli elementi in possesso dell'ufficio al fine di dare risposta all'interrogazione n. 708/A del 7.11.03 - Masia.
Sono state esaminate le istanze prodotte entro il termine stabilito dalla L.R. 9/88 (31.1) ed il programma di finanziamento delle spese ritenute ammissibili è stato trasmesso per l'approvazione della G.R.
Sono state soddisfatte tutte le richieste pervenute nei termini per gli importi riferiti alle spese d'investimento di cui all'UPB S12.067 cap. 12278, che presenta uno stanziamento di € 516.000.
Non essendoci alcuna disponibilità sul Capitolo relativo alle spese correnti per la tutela dell'etnia nomade non si è potuta soddisfare alcuna richiesta.
Per quanto riguarda il Comune di Sassari si fa presente che lo stesso risulta beneficiario dei seguenti finanziamenti:
1. Un finanziamento risalente al 1998 pari a L. 550.000.000 (€ 284.051,29) a fronte del quale sono state regolarmente erogate dalla Ragioneria regionale le anticipazioni richieste pari a € 241.443,58.
I lavori non risultano ancora ultimati.
2. Un finanziamento risalente al 2001 pari a L. 300.000.000 (€ 154.937,07) a fronte del quale risulta affidato soltanto l'incarico progettuale e sostenuta una spesa di € 23.330,04.
Non si ha notizia della definizione del progetto né dell'eventuale appalto dell'opera (nota n. 50727 del Comune di Sassari).
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