Seduta n.281 del 08/08/2002
CCLXXXI SEDUTA
(POMERIDIANA)
Giovedì 8 Agosto 2002
Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 16 e 36.
BIANCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 1° agosto 2002, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Nicolò Rassu ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta pomeridiana dell'8 agosto 2002.
Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 79. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Manca. Ricordo Che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo un chiarimento, signor Presidente, sull'ordine dei lavori. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo aveva stabilito di limitare ad uno per gruppo gli interventi nella discussione della mozione. Vorrei sapere dagli altri colleghi se tale decisione è ancora valida.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, noi apprendiamo solo in questo momento di questa decisione che sarebbe stata assunta in una Conferenza dei Presidenti di Gruppo, e che non è stata comunicata neppure durante la presentazione della mozione. Pertanto ritengo che tale decisione non possa considerarsi vincolante per i consiglieri, quanto meno per quelli del nostro Gruppo che si sono già iscritti a parlare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S). Signor Presidente, io confermo quanto ricordava l'onorevole Capelli, cioè che in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo, stante anche l'esigenza di concludere i lavori del Consiglio entro questa giornata, si era deciso di limitare gli interventi a uno per Gruppo. Prendo atto che evidentemente c'è stato un difetto di comunicazione molti colleghi si sono iscritti. A questo punto le comunico che tutti i componenti del nostro Gruppo si sono iscritti a parlare, così come altri colleghi dei Gruppi del centrosinistra che si erano stamattina attenuti alla decisione della Conferenza. Se gli accordi saltano, saltano naturalmente per tutti.
PRESIDENTE. Io naturalmente confermo quanto detto precedentemente: durante l'intervento dell'onorevole Manca i colleghi che ancora intendessero iscriversi possono farlo. Naturalmente mi atterrò rigorosamente ai termini del Regolamento, anche perché è indispensabile alla Presidenza conoscere il numero degli iscritti a parlare per poter organizzare l'alternanza degli interventi, tra consiglieri della maggioranza e consiglieri dell'opposizione.
PRESIDENTE. Procediamo con la continuazione della discussione della mozione numero 79. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, la mozione numero 79, presentata dall'opposizione, ci porta a discutere su un tema molto importante. Io dico che casualmente affrontiamo le vicende della vendita di una parte importante del territorio sardo; forzatamente, come Consiglio regionale, dibattiamo sui contenuti e sugli aspetti di un'operazione finanziaria di cui già si occupano le cronache internazionali.
Una mozione delle opposizioni, costringe infatti il Presidente della Giunta a riferire e a spiegare all'Aula i paradossi di una vicenda che anche noi non esitiamo a definire grottesca. La casualità risiede nella circostanza che la società capofila della cordata imprenditoriale sardo-veneta è la società finanziaria regionale, della quale la Regione detiene il 92 per cento del capitale azionario. Se la SFIRS non avesse partecipato alla ? difficilmente il Consiglio avrebbe potuto dibattere sull'acquisizione del patrimonio turistico-immobiliare della Starwood, non perché l'argomento non sia comunque tale da meritare l'attenzione dell'Assemblea sarda, quanto perché è prassi consolidata che il Presidente della Giunta escluda dalle questioni importanti il Consiglio regionale.
A noi la querelle SFIRS, Presidente della Giunta, appassiona davvero poco; è una vicenda paradossale, ma non è certamente l'unica a cui la Giunta ci ha abituati. Le fibrillazioni della maggioranza ci lasciano quasi indifferenti, hanno ben poco di politico e molto di altro. Noi ci sforziamo, anche oggi, e nonostante tutto, di ricercare un filo conduttore di tipo prettamente politico. La confusione e il polverone delle polemiche ci allontanano dal problema più generale che dovrebbe riguardarci da vicino, come amministratori e legislatori, e cioè quello della mancanza, in Sardegna, di politiche di sviluppo adeguate per il settore turistico. Le poche esistenti sono antiquate e per certi versi miopi, non guardano cioè al di là delle coste sarde; solo di recente ammiccano al di là dei confini sardi per catturare finanzieri internazionali a cui destinare i profitti del turismo sardo. La mancanza di norme certe ha creato i presupposti per uno sviluppo turistico caotico e incontrollato, certamente non governato dai sardi.
Il nostro patrimonio naturalistico e ambientale è, oggi più di ieri, minacciato e a rischio di estinzione; il nostro territorio è, oggi più di ieri, a rischio di speculazione e di saccheggio. Manca un programma, mancano progetti credibili e soluzioni efficaci. Non si intravedono proposte per coniugare in Sardegna ambiente, turismo, natura e paesaggio. Occorre il contributo di tutti, operatori, imprenditori e istituzioni, per ricercare un percorso comune, per rilanciare per davvero la Sardegna, il suo turismo e il suo ambiente.
Non comprendiamo come possa affermarsi che il motore trainante dell'economia sarda possa essere rappresentato proprio dal settore turistico, o meglio non comprendiamo come il settore turistico, in queste condizioni, possa rilanciare lo sviluppo dell'Isola. Se effettivamente questa maggioranza ritiene che questo sia un percorso da intraprendere, incominci ad essere conseguente, inizi cioè a programmare e a governare le dinamiche che interessano il settore. Fino ad oggi non è stato così, e anche per questo non comprendiamo perché il Presidente della Giunta apra una polemica campale con il Presidente di un ente strumentale, proprio nel momento in cui un ente della Regione agevola l'ingresso di imprenditori sardi nel business turistico mondiale della Costa Smeralda, dopo che per anni hanno imperversato principi e finanzieri di mezzo mondo.
Signor Presidente, perdoni la nostra innocenza, se vuole ci consideri pure degli ingenui, ma noi istintivamente e con sentimento campanilistico preferiamo che in Costa Smeralda i padroni siano sardi, piuttosto che americani", a maggior ragione se gli imprenditori sardi che si accingono ad entrare dalla porta principale della Costa Smeralda (piuttosto che da quella di servizio, per fare i camerieri) sono professionisti affermati del settore, che possiedono e gestiscono strutture alberghiere importanti, di successo, in continua espansione, che si sono affermati in territori dove era più difficoltoso affermarsi e che si sono costruiti il successo imprenditoriale con proprie risorse, proprie capacità e professionalità proprie.Perché si scandalizza? Che cosa non le piace? Il cognome troppo etnico di alcuni di loro? Le loro rare frequentazioni del jet-set smeraldino? Oppure questi sardi, che pretendono di non fare i camerieri in Costa Smeralda, ostacolano cordate che LE hanno imposto di tutelare? Noi davvero non riusciamo più a comprenderlo.
Così come ci viene difficile capire i diktat che qualcuno sta impartendo agli istituti bancari che potrebbero essere coinvolti nell'operazione, soprattutto quando constatiamo che anche nel recente passato, molti faccendieri, operanti a vario titolo, hanno beneficiato ingiustamente dei favori e dei crediti elargiti da quegli istituti di credito che di sardo hanno ormai soltanto il nome. E' un dramma...
PRESIDENTE. Un po' di attenzione per cortesia, colleghi.
MANCA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Presidente Pili, non tenti di prendersi troppo sul serio quando cerca di prenderci in giro affermando che il Presidente della Giunta non conosce l'operazione Costa Smeralda. Se così fosse, se anche i suoi Assessori evitassero di informarla, com'è possibile immaginare una qualche unitarietà di intenti del Governo regionale? La coesione politica l'avete persa da tempo, l'operatività non l'avete mai avuta, la cultura di governo, per vostra stessa ammissione, non vi appartiene. Oggi perdete un'altra volta la faccia.
Che cosa può tenere in vita questa Giunta e questo Presidente? Noi non abbiamo nomi, non abbiamo famiglie di imprenditori da tutelare, vogliamo soltanto che siano tutelati e garantiti tutti gli imprenditori sardi. Quelle di questi ultimi giorni sono ingerenze gravi e davvero degne di censura politica. E' forte il dubbio che il Presidente della Giunta voglia giocare una partita importante: non è quella del rilancio del turismo sardo, non è quella dello sviluppo economico sardo basato sul turismo. E' una partita di mera bottega.
Il Presidente vuole scegliere i padroni della Costa Smeralda a costo di pervenire a un paradosso: preferire padroni americani, piuttosto che sardi. A noi questo Presidente subalterno alla politica italianista non è mai piaciuto. Oggi, in molti iniziano a capire a fondo le ragioni della distanza che ci separa dalla politica del presidente Pili. La vicenda Costa Smeralda ci divide inesorabilmente, ma più ci allontaniamo da Pili più ci sentiamo vicini alla Sardegna, ai suoi problemi, ai suoi imprenditori e alle sue necessità. Se a qualcuno serviva una prova della differenza che corre tra i sardisti e Pili, la Costa Smeralda, Barrack, le luci del Billionaire e "l'elemosina" di Lula sono la "prova provata" che siamo diversi, distanti e politicamente inconciliabili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.
GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, signori della Giunta e colleghi consiglieri, intervengo brevemente sulla mozione per affermare la mia preoccupazione rispetto al metodo adottato dalla cordata di imprenditori sardo-veneti e in particolare dalla SFIRS sul preannunciato affare immobiliare relativo ad una parte consistente del patrimonio immobiliare della Costa Smeralda.
La preoccupazione dei giorni scorsi è ora aumentata alla luce del recente scambio di corrispondenza tra il Presidente della SFIRS e il Consiglio regionale della Sardegna. Troppe zone d'ombra sono presenti, ingiustificate per me e ingiustificabili anche alla luce di una seppure comprensibile esigenza di riservatezza, visti i rilevanti interessi in gioco. Io non voglio entrare nel merito dei rapporti privatistici tra le parti. Da consigliere regionale mi domando però se la SFIRS, società per azioni con il 92 per cento del capitale appartenente alla Regione sarda, si sia mossa correttamente rispetto alla sua natura societaria in ragione del complesso degli impegni contrattuali, e non solo di questi. Il recente scambio di corrispondenza tra questa società e il Consiglio non ci aiuta, semmai aumenta la dimensione di queste ombre, genera forti dubbi e perplessità, irrita e mortifica la massima istituzione regionale e per essa tutti i sardi.
Il capitale della SFIRS - non ce lo dobbiamo dimenticare, semmai dovremmo ricordarlo ai vertici della società e a chi con essa pensa di fare affari - è della Regione e pertanto è dei sardi. La totale mancanza di informazioni in nostro possesso, il mancato coinvolgimento delle amministrazioni comunali di Arzachena e di Olbia, il ricordo in me ancora vivo degli infruttuosi tentativi di far decollare il Master Plan con soggetti più che qualificati, mi porta ad affermare che su questa iniziativa dovremo essere particolarmente attenti, insieme alle amministrazioni locali, affinché in quella parte così importante della nostra Isola si operi in continuità con il modello turistico attuato in questi anni dall'Aga Khan e dal Consorzio della Costa Smeralda.
Il Consiglio comunale di Arzachena, lo scorso 5 agosto, ha ribadito - e sono sicuro nella generale condivisione - che le eventuali future iniziative dovranno obbligatoriamente caratterizzarsi per l'unitarietà e per l'omogeneità dell'intervento immobiliare su tutto il territorio. Dovranno configurarsi come interventi edilizi dalle limitate volumetrie e dall'altissimo livello qualitativo. Vi dovrà essere la piena compatibilità con la particolare geomorfologia della Costa Smeralda, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo per il suo valore paesaggistico e ambientale. Si dovranno programmare degli interventi che saranno verificati in itinere, al fine di poter garantire un costante controllo del processo produttivo e delle positive ricadute sul territorio.
In buona sostanza, lungi dal voler attribuire patenti di competenza e di professionalità ai soggetti che, con capitali propri e nel rispetto dei rapporti privatistici, decidono di attuare legittime iniziative imprenditoriali, come consigliere regionale non posso che sostenere l'esigenza che un tale intervento non passi sopra la testa dei soggetti istituzionali, quanto meno di pari livello di importanza rispetto alla parte privata, senza i quali nessun accordo potrà essere concluso.
Sempre da consigliere regionale, alla luce di queste considerazioni, non potrò mai avallare atteggiamenti prevaricatori e sprezzanti che, nella esclusione dei rappresentanti delle comunità interessate, gettino le fondamenta per improbabili (e, dico io, impossibili) interventi immobiliari sulla nostre coste. La SFIRS dovrà chiarire tutti i termini della trattativa intercorsa e degli accordi stipulati finora.
Gli imprenditori - e io sono felice che dei sardi capaci investano nella nostra Isola nel settore turistico o aumentino le loro attività imprenditoriali - sappiano bene che operando con chiarezza e trasparenza troveranno nella classe politica isolana un valido sostegno per tutte quelle iniziative che effettivamente potranno portare vantaggi e benefici economici per gli investitori, come è giusto, ma altrettante e positive ricadute sui nostri territori e su tutta la nostra Sardegna.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la mozione presentata dai colleghi del centrosinistra potrebbe rappresentare, pur in questo clima di ferragosto, un momento di riflessione sui temi dell'autonomia speciale sarda nella politica dello sviluppo economico, come in quello turistico-ambientale, se gli aspetti della polemica politica non verranno esasperati o strumentalizzati oltre la normale vivace dialettica. Mi chiedo quali siano le ragioni, le preoccupazioni, dei presentatori della mozione nel momento in cui una cordata sardo-veneta compie un'operazione di acquisto del complesso immobiliare della Costa Smeralda; un fatto oggettivamente importante e singolare per l'imprenditoria sarda.
Richiamando alcuni aspetti della mozione emerge un dato importante: la cordata sardo-veneta acquista per 350 milioni di euro, non una parte, come erroneamente è stato sottolineato dalla mozione, ma tutto il pacchetto azionario del complesso immobiliare che fu dell'Aga Khan, riservando il 50 per cento alla parte sarda. Un gruppo, quello sardo, costituito da affermati imprenditori turistici in Sardegna a livello internazionale; quello veneto, invece, è costituito da imprenditori che investono nel sud nella Sardegna. Su questo gruppo non mi risulta alcun commento negativo relativamente alla capacità, alla professionalità, e all'affidabilità.
La SFIRS, la società finanziaria della Regione, partecipa con una quota dell'8 per cento al capitale sociale, acquisendo, di fatto, un ruolo di controllo sulla società acquirente, dunque un ruolo di garanzia della Regione per una politica improntata ad uno sviluppo turistico nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente. Questo conferisce un grande valore a questa piccola partecipazione azionaria, un valore politico, finanziario, strategico. Per la prima volta la SFIRS si cimenta nel settore del turismo, vera grande risorsa dell'isola, in un'operazione di livello internazionale.
La mozione evidenzia altresì il ruolo della Banca Antoniana Popolare Veneta (Antonveneta), unendo, erroneamente, il Banco di Sardegna, il cui coinvolgimento non risulta esservi. Condivido pienamente quanto sottolineato nella mozione circa l'importanza e il significato del gruppo degli imprenditori sardi, i quali, dopo avere dimostrato capacità e serietà nel settore turistico, si sono inseriti in un'operazione di rilievo internazionale. Questo, anzi, è il fatto nuovo che, al di là delle persone, può aprire alla classe imprenditoriale sarda nuove frontiere di presenza, di iniziativa e di crescita in un sistema che tutti abbiamo sottolineato essere mondializzato e globalizzato.
Questo avrei voluto vedere quando simboli della nostra storia imprenditoriale, come "Zedda Piras" e "Sella e Mosca", sono stati acquisiti da un holding internazionale, sia pure prestigiosa, ma senza la presenza neanche minoritaria di imprenditori sardi. Tutti sicuramente in quell'operazione avremmo apprezzato una presenza della SFIRS e della Regione.
Questo processo di internazionalizzazione della nostra economia non può avvenire passando sulla testa dei sardi, senza tentare neppure di coinvolgerli rinunciando, per inerzia, a farli diventare protagonisti in Sardegna e nel mondo. Quanto alle perplessità richiamate nei confronti del Presidente Pili, non credo che egli, al di là degli incontri istituzionali avvenuti nel mese di aprile col finanziere Barrack, abbia fatto alcunché di particolare, perché, se così fosse stato, avrebbe potuto politicamente collegare la SFIRS con lo stesso Barrack, inserendola nella cordata vincente.
Dunque, ha ragione Pili nell'affermare che non ha offerto nessun avallo alla cordata sardo-veneta. Perché allora tanto clamore? C'è forse un vuoto di verità? Non credo ci sia niente da nascondere, forse il Presidente Pili, questo sì, e gli Assessori informati dalla SFIRS, presi dall'urgenza dei problemi quotidiani, hanno sottovalutato i limiti giuridici dell'informazione, il ruolo e il limite della SFIRS e in particolare la forza della cordata sardo-veneta, che nei confronti della Starwood offriva migliori garanzie di affidabilità - udite bene - nonostante abbia presentato un'offerta complessivamente inferiore a quella degli altri.
Certo è che occorrerebbe capire quali ragioni hanno portato a privilegiare tale cordata. Poiché nessuno ha contestato la linea della Starwood, si potrebbe dedurre che questa sia più coerente Con le politiche di sviluppo previste per la nostra Isola.
Quanto poi al comportamento del Presidente della SFIRS, a nostro giudizio, non emergono inadempienze o elementi di censura nell'osservazione delle leggi che presiedono e governano un organismo soggetto al controllo della Banca d'Italia. Di questa "grande ribellione" poi, Noi non sappiamo niente di certo, in quanto non ci sono stati consegnati gli atti. Il Presidente della SFIRS, come giustamente ha affermato anche il Presidente della Giunta, ha fornito semplici informazioni, non confliggenti con il Codice civile, con le leggi bancarie, con il patto di riservatezza, per non creare una turbativa d'asta. Non poteva essere altrimenti. Peraltro se risponde a verità che Meconcelli abbia parlato personalmente con Pili e contestualmente informato alcuni Assessori, occorre chiedersi se una diversa condotta sarebbe stata corretta e legittima. Condivido le preoccupazioni circa il futuro economico di questo straordinario lembo di Sardegna, qual è la Gallura.
Due sono le linee a confronto: una tende a conservare il target, la qualità, l'unicità del modello creato dal Principe Karim a seguito della Starwood; l'altra, appare ispirata invece a motivazioni commerciali, alla "politica dello spezzatino" nella vendita di parti della Costa Smeralda. Una tentazione ricorrente, incombente. Una cordata sardo-veneta sembra abbia confermato la continuità con il modello del Principe Karim. Qual è la linea delle altre cordate? Ad esempio il gruppo di Tom Barrack, uomo di grande prestigio finanziario, ex componente dell'amministrazione Bush senior, intraprendente presidente della Colony Capital, si ispira allo stesso modello? Mi chiedo se questo gruppo, che opera attraverso fondi di investimento, possa permettere la disponibilità dei beni nel lungo periodo come imponeva e come impone la logica della Costa Smeralda. Un aspetto non secondario che non può non avere influito nel corso delle trattative.
Alla luce di queste osservazioni, abbiamo due strade da percorrere. La prima è quella più naturale e logica: la cordata sardo-veneta conclude l'iter dell'acquisizione secondo la legge, la logica imprenditoriale e presenta alla Giunta e alla Commissione competente una proposta di progetto di rilancio della Costa Smeralda, indicando il modello di sviluppo e la qualità degli interventi. La Giunta regionale, il comune di Arzachena e di Olbia assumeranno...
(Interruzioni)
Non ho capito questa...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione per svolgere l'intervento era di dieci minuti, onorevole Floris.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Chiedo scusa perché il mio collega Tunis mi ha detto che ha consultato gli uffici…
TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Stamattina il Segretario generale ha parlato di venti minuti.
PRESIDENTE. Il Regolamento è chiaro, mi dispiace. Eventualmente potrà intervenire di nuovo in sede di dichiarazione di voto, comunque concluda.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Io non posso concludere perché ho appena iniziato ...
PRESIDENTE. Mi rendo conto.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Non posso utilizzare il tempo a disposizione per l'intervento dell'onorevole Tunis?
PRESIDENTE. Sì, quello può farlo, se l'onorevole Tunis rinuncia.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Allora utilizzo il tempo a disposizione dell'onorevole Tunis. Ora, io vorrei - chiedo scusa - fare una breve riflessione su che cosa ha rappresentato e su che cosa era il Master Plan.
Io ricordo che allora i comprensori 1, 4 e 5, prevedevano in Sardegna un'edificabilità di 13 milioni di metri cubi, pari al 73 per cento di tutto l'insediamento costiero; la previsione degli strumenti urbanistici comunali, dei piani di fabbricazione, del piano regolatore generale, gli studi di disciplina delle zone turistiche prevedevano una volumetria complessiva di 75 milioni e 900 mila metri cubi. Ammesso uno standard insediativo di 60 metri cubi ad abitante, noi avremmo dovuto avere una popolazione addizionale aggiuntiva insediabile di circa un milione di persone. Ci ponemmo allora il problema degli effetti del traboccamento sull'intero sistema regionale connessi con la realizzazione delle volumetrie previste e l'incidenza sugli equilibri di assetto per la sola dimensione quantitativa, indipendentemente dalla qualità degli insediamenti. In questo contesto nacque l'esigenza di fissare degli obiettivi è in questo contesto che nacque, consentitemelo, il decreto Floris e il Master Plan.
Quali erano gli obiettivi allora? La salvaguardia del territorio e dell'ambiente, l'organizzazione degli spazi territoriali per consentire la fruizione dei beni naturalistici ed ambientali da parte della popolazione residente, la realizzazione di impianti che, incorporando attività ad alto valore aggiunto, creassero occupazione qualificata e interconnessione con gli altri sistemi produttivi regionali. C'eravamo resi conto che il turismo si configurava come un settore in forte espansione, destinato a svolgere un ruolo notevole sullo sviluppo socio-economico dell'Isola perché richiedeva investimenti a bassa intensità di capitale e realizzava un favorevole equilibrio tra le risorse finanziarie esterne ed interne naturali ed ambientali di lavoro e stimolava l'indotto della produzione (l'agricoltura, l'artigianato e i servizi), ed offrendo possibilità lavorative a nuove figure professionali.
Ma l'incremento della sola capacità ricettiva non garantiva, come penso non garantisca neanche oggi, l'aumento dei flussi turistici. Le motivazioni turistiche sono rappresentate dall'insieme delle potenzialità del territorio, che vanno ricondotte ai valori geografici, ambientali, alle risorse turistiche, artistiche e culturali. E lì facemmo la più grande scelta. Tutte le forze politiche sarde, seriamente impegnate, capiscono che la Sardegna ha approvato una legislazione garantista e che ha fatto in modo di orientare la politica turistica verso una riorganizzazione-gestione del territorio secondo un disegno socio-economico, che tutelasse risorse non riproducibili o irriproducibili e difficilmente rigenerabili per difendere i valori culturali ed ambientali quale valida garanzia di sviluppo duraturo e di concorrenzialità nei mercati internazionali e nazionali. Quindi una politica turistica non svincolata da una politica di governo e che respingesse, come deve respingere, gli interessi immobiliari privati.
Ed è qui che noi ottenemmo la piena, totale, convinta, appassionata, amorevole, condivisione del Principe Aga Khan nei confronti di questo progetto. Quando col primo Master Plan, la Regione sarda fissò il tetto massimo di edificabilità in 13 milioni di metri cubi, Arzachena protestò perché voleva che venisse elevato a 16 milioni di metri cubi. Questo è l'unico comune in Italia, dove dietro la scrivania del sindaco non c'è né la foto del Presidente della Repubblica, né quella del Santo Padre, c'è quella dell'Aga Khan a perenne ricordo. L'Aga Khan ha dimostrato di non voler procedere selvaggiamente, ma di voler andare piano piano, passo per passo valorizzando e facendo conoscere la nostra Sardegna nel mondo. Non c'è stata mai una speculazione, non è stato mai un metro cubo in più. Poi abbiamo ridotto a 3 milioni e 700 mila metri cubi le volumetrie realizzabili, ma destinandole a residenze pubbliche, non private, dando la priorità agli alberghi, alle strutture para alberghiere a rotazione d'uso.
Allora, è ancora valido questo progetto? Io credo di sì. E di che cosa stiamo parlando oggi? Stiamo parlando di questo progetto, stiamo parlando del fatto che la Costa Smeralda debba continuare ad avere questo target? Debba continuare a seguire questo modello piuttosto che quello della costa riminese mantenendo un ruolo guida nel turismo della Sardegna, o stiamo parlando di altro? Io credo che in alternativa a questo non ci sia altro modello e credo che noi, su questo, dovremo cercare di soffermare la nostra attenzione, non su altro.
Sono emersi, in questi giorni, problemi riguardanti i rapporti ed anche i conflitti istituzionali tra Regione e SFIRS. Io credo che la verità vada affermata in quest'Aula e che i consiglieri regionali abbiano diritto non ricevere documenti che non possono avere, o a diventare padroni nei confronti di non so chi, ma ad ottenere dei chiarimenti. Noi sappiamo benissimo che tutti gli enti strumentali della Regione fanno quello che vogliono, siamo noi che li tuteliamo, siamo noi che gli facciamo fare quello che vogliono; poi, ad un certo punto, mossi da un sussulto di dignità, vogliamo tornare ad essere i padroni. Ma di che cosa? Di che cosa?
Io credo che si potrebbe ipotizzare - sempre che il Consiglio sia d'accordo - una Commissione di indagine composta da membri della maggioranza e dall'opposizione, con un ridotto numero di componenti, che entro una certa data presenti una relazione di chiarimento che ponga fine alle polemiche in atto. In alternativa, potrebbe essere la stessa Giunta a rispondere. Ma non credo che ciò avverrà. In conclusione, spero che la discussione sulla mozione, ripulita dalle polemiche, possa contribuire a ripristinare il valore della politica. Il Consiglio regionale, come espressione più alta del popolo sardo e dell'autonomia speciale, credo che si debba sentire fortemente impegnato ed anche orgoglioso di offrire il proprio contributo allo sviluppo della Costa Smeralda, del turismo e della Gallura.
L'Aga Khan, lo ripeto, ha realizzato un modello di sviluppo turistico-ambientale che ha reso famosa la Sardegna nel mondo. Chiunque di voi sa quanto e più di me che in America non sanno neanche dove si trovi la Sardegna; sanno però dov'è la Costa Smeralda. L'Aga Khan aveva manifestato la sua disponibilità a diventare il testimonial della Costa della Sardegna nel mondo e io confermo che male faremmo se non cogliessimo questa occasione.
Sono convinto che quel mondo imprenditoriale sardo, che inizia a dimostrare capacità straordinarie confrontandosi alla pari con le forze internazionali più forti a livello mondiale, potrebbe aprire all'Isola nuove prospettive e nuove speranze di crescita e di sviluppo.
PRESIDENTE. Prendiamo atto della rinuncia dell'onorevole Tunis che potrà eventualmente intervenire in sede di dichiarazione di voto. Si tratta di un'eccezione, gratificata anche dall'errore nel quale è incorso il Presidente.
E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, la sua stizzita replica alla mozione sardista sulla sottrazione degli atti di governo al Consiglio regionale non avrebbe meritato risposta, se non fosse che gli argomenti evidenziati in quel documento sono al centro dei più recenti accadimenti della politica sarda. Si è rotto il silenzio sulle questioni vitali dell'acqua, sulle soluzioni per l'emergenza idrica. Un Gruppo consiliare di maggioranza presenta addirittura un atto ufficiale per chiedere quale debba essere il ruolo della Sardegna in Europa.
Il Consiglio regionale dibatte oggi un argomento connesso allo sviluppo del comparto turistico in Sardegna. Argomenti importanti che riteniamo abbiano ricevuto impulso decisivo proprio dalla richiesta di salvaguardia delle funzioni del Consiglio regionale della Sardegna. Altri argomenti, altrettanto importanti, attendono di trovare il coinvolgimento e il contributo dell'Assemblea sarda. Oggi discutiamo, per iniziativa delle opposizioni, l'acquisizione di una parte rilevante del territorio sardo e delle strutture turistiche del consorzio Costa Smeralda. E' difficile affrontare compiutamente un discorso sullo sviluppo turistico in Sardegna, sono troppe le polemiche e le incongruenze che la vicenda Costa Smeralda evidenzia, così come sono troppo grandi le manchevolezze e le ambiguità.
Allora, problema SFIRS; intanto c'è dà augurarsi che qualcuno inizi a pensare che quel 92 per cento, che costituisce la quota di controllo della Regione sarda sulla SFIRS non sia più sufficiente. Perché rimane un otto per cento che vede presenti istituti di credito che prima ci appartenevano e istituti di credito che comunque non ci sono mai appartenuti, più qualche illustre cadavere che continua a stare all'interno di quella parte minore di pacchetto azionario. Dovremmo iniziare a preoccuparci che anche questa società finanziaria regionale non faccia la fine degli istituti di credito; preoccupiamocene adesso, valutiamolo attentamente, facciamo sì che almeno la SFIRS possa restare nell'ambito del patrimonio della Regione sarda.
Allora, mentre da una parte lei, Presidente Pili, in terza battuta riceve il signor Barrack (dico in terza perché prima di lei l'hanno ricevuto il sindaco di Arzachena e quello di Olbia) e lo riceve in piena autonomia, su un qualcosa che, pur costituendo un patrimonio immobiliare privato, vede comunque coinvolta la classe politica regionale e quindi la Regione sarda e gli enti locali di riferimento, da un'altra parte si verifica un fatto che io ritengo altamente positivo: la SFIRS avvia un discorso che forse per la per prima volta, ci fa capire che anche in Sardegna l'imprenditoria è cresciuta, ha acquisito livelli di professionalità, di esperienza, ha maturato gradualmente e ha messo su potenzialità in grado oggi, impensabile negli anni passati, che l'hanno posta in condizioni di acquisire quel patrimonio immobiliare che è il punto di riferimento della storia turistica dell'Isola.
Non cambia la gestione, nonostante l'eventuale acquisizione della cordata sardo-veneta di quel patrimonio immobiliare, la gestione resta STARWOOD. Quindi non si spaventi nessuno, il sistema gestionale è lo stesso, il soggetto rimane lo stesso che ha gestito fino a questo momento. Non si verificheranno, pertanto, mutamenti che potrebbero stravolgere quella realtà, quel patrimonio storico, quella parte, comunque, di economia turistica che in quella zona dell'Isola esiste da tempo.
Il business, amici miei, diciamolo chiaramente, non è costituito dall'acquisizione, dal passaggio di mano del patrimonio immobiliare; passaggio che è già avvenuto in precedenza e che sta avvenendo oggi, e che qualora non si dovesse riuscire a sbloccare il discorso legato alla cubatura di quei 2.400 ettari, probabilmente avverrà ancora, perché è lì che la partita si sta giocando. Tanto si sta giocando bene la partita che l'onorevole Floris richiamava l'attenzione su personaggi che certamente in Sardegna hanno rappresentato e rappresentano nel comparto turistico, se non il meglio, quanto di meglio in Sardegna sia stato espresso fino a questo momento. Ma è pur vero che per quanto riguarda non tanto il patrimonio immobiliare, ma le aree che sono comprese in quel patrimonio immobiliare, esiste una clausola che consente a chi vende di poter riacquistare agli stessi patti e condizioni quelle aree. Quindi cambiano i nomi, non cambia certamente il soggetto interessato.
E di tutto ciò trovo anche una giustificazione. Aspettare 18-20 anni per avere una risposta significa, infatti, aspettare buona parte di una vita. Ed allora niente di strano che chi ha avuto le chiavi non adatte fino a quel momento possa pensare che altri soggetti possano fare quello che lui non ha fatto, possano riuscire, con le chiavi giuste, ad ottenere quella risposta definitiva in materia che tarda ad arrivare.
Il business sta qui, cari colleghi: riuscire a trovare finalmente la forza per far decidere una classe dirigente, una classe politica sulle aspettative di quei territori, di quelle aree che dovrebbero subire un ulteriore incremento di volumetria. E' una partita a dama; la mano che muove la dama è sempre la stessa fino a quando non si troverà il sistema per far scaturire, da dentro quest'Aula, quella risposta tanto ambita ed attesa.
Su un punto però non sono molto d'accordo, Presidente Floris: sul rapporto con la SFIRS, sulla segretezza. L'autorevolezza di chi possiede quasi totalmente il pacchetto azionario, quell'autorevolezza della quale oggi, chi riveste quel ruolo, non si può lamentare di non avere, perché in altri momenti gli è stato rimarcato che la mancanza di quell'autorevolezza avrebbe portato a situazioni anche spiacevoli come quella che stiamo vivendo, mi porta ad esprimere un'osservazione: non è pensabile che la SFIRS abbia detto, avvisato, informato; credo che "Gigi il ballista" non saprebbe raccontarle meglio! Lo vado dicendo da tempo; solo Meconcelli e Pili insieme potranno rivelarci chi di loro due dice la verità. I rapporti epistolari non lasciano segno, non lasciano possibilità alcuna di decifrare. Ma la verità è che per ciò che rappresenta il Consiglio regionale, il Presidente della Giunta regionale, o per meglio dire, per ciò che dovrebbe rappresentare, avrebbero dovuto costringere ad un rapporto diverso la stessa SFIRS che, comunque, ha il pregio di aver avviato l'iniziativa che fino ad oggi non ha riscontro alcuno in termini di positività. Questo è l'elemento di forza che oggi la SFIRS va portando avanti.
Allora concludendo, Presidente, è necessario, se dibattito ci deve essere, che non ci siano reticenze, che si faccia capire, che si offrano gli elementi di conoscenza per dibattere nel migliore dei modi il tema in discussione e per consentire a quest'Aula, una volta per tutte, di poter decidere con serenità, con la conoscenza dei fatti su una partita che non è di poco conto. Io mi auguro, prendetela come battuta, che i 40 ettari che Barrack ha ceduto al Cavaliere (per farne un parco, non per investimenti immobiliari), non debbano rientrare allo stesso Barrack in quanto il colloquio con Pili non ha portato alla giusta conclusione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirastu. Ne ha facoltà.
PIRASTU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, signori consiglieri, prima di entrare nel merito, mi rivolgo al Presidente della Giunta che per Statuto è responsabile dell'ordine pubblico ed anche consigliere e quindi rappresentante del territorio. Abbiamo appreso che il sindaco di Arzachena, dietro la sua scrivania, ha solo la fotografia dell'Aga Khan; questo va bene però dovrebbe essere, come tutti i sindaci, obbligato anche ad esporre la fotografia del Presidente della Repubblica. Quindi la prego Presidente di intercedere presso il sindaco di Arzachena perché proceda a questa integrazione "istituzionale".
Voglio preliminarmente ribadire - anche perché se no c'è il rischio che questo dibattito si riduca in una sorta di tifo per le opposte cordate, e questa assolutamente non è la sede, né il nostro ruolo - che qui non è in discussione il giudizio sulla cordata imprenditoriale che unitamente alla SFIRS ha iniziato l'acquisizione del complesso, perché solo alla SFIRS spetta il compito di certificare la solvibilità di un gruppo imprenditoriale. Nessuno ha affermato che la politica deve inserirsi in valutazioni tecnico, economico e finanziarie; se qualcuno lo dice sbaglia. La SFIRS ha certificato la serietà di questo gruppo, se ne è assunta e se ne assume la responsabilità. E nessuno credo, allo stato, può dubitare che questa valutazione non sia stata fatta con regolarità.
Il problema in discussione è un altro; però vorrei anche dire ai colleghi del centrosinistra - prima di parlare dell'argomento in discussione, che è quello del rapporto intercorrente tra azionista ed organo amministrativo - che nel corso del dibattito odierno mi sembra che abbiano perso un'occasione d'oro: quella di evitare strumentalizzazioni. Una volta constatato che il Presidente, che la Giunta, in questa vicenda, non sono stati registi, bensì spettatori ignari, credo che l'opposizione dovrebbe individuare un obiettivo per volta. Diversamente, se pensa di poter sparare su due obiettivi con chiare strumentalizzazioni è ovvio che rischia di non centrarne nessuno dei due.
Il rapporto tra azionista ed organo amministrativo. Io qua voglio sgombrare i dubbi con gli amici di Alleanza Nazionale: non è in discussione il ruolo di Alleanza Nazionale, che fa parte della maggioranza, che ha espresso, in tutti gli enti dove ha li ha espressi, uomini validi; qui si tratta di qualcosa che va al di là delle forze politiche, si tratta di esaminare con obiettività quali devono essere i corretti rapporti istituzionali. Mi riferisco alle lettere che il Presidente della SFIRS ha inviato al Presidente Pili e al sottoscritto, ma soprattutto a quella che ha inviato al Presidente Pili, perché a me ha solo comunicato che non poteva trasmettermi niente, che avrebbe trasmesso tutto al Presidente della Giunta. Al Presidente della Giunta, invece, ha comunicato che non gli avrebbe trasmesso niente.
Ora, senza avere la pretesa di impartire lezioni di diritto commerciale, quando si parla di violazione delle norme del codice civile mi viene da sorridere. E' vero, infatti, che il socio non ha il diritto di esaminare i i libri societari (tra i quali non vi è il verbale del consiglio d'amministrazione), però è anche vero che l'organo amministrativo ha facoltà di farli esaminare all'azionista; ci mancherebbe altro! Quindi richiamare la forma giuridica di società per azioni per giustificare questo diniego mi fa sorridere.
Del resto, il secondo comma dell'articolo 2.364 del codice civile prevede proprio che l'organo amministrativo possa sottoporre all'esame dell'assemblea dei soci, quindi dell'azionista - e la Regione possiede il 92 per cento delle azioni - problemi di particolare rilevanza che ritenga utile sottoporre. E' vero che poi la Banca d'Italia svolge una funzione di controllo, ma si può conciliare tranquillamente il soddisfacimento di questa richiesta con gli obblighi di riservatezza, perché poteva essere anche accolta con gli opportuni omississ sui particolari che potevano compromettere in qualche maniera i rapporti contrattuali instaurati.
Ma l'errore di fondo è questo: i rapporti contrattuali instaurati. Signori, in qualunque azienda privata, società per azioni, se l'organo amministrativo la mattina pone in essere degli atti all'insaputa dell'azionista, sic stantibus viene revocato dall'azionista. E qui c'è anche la circostanza non trascurabile che l'azionista è la Regione, che la cassa è la Regione, e credo pertanto che la Regione abbia il diritto, nel rispetto dei reciproci ruoli, di decidere come spendere i propri denari, se realizzare il master plan in Costa Smeralda.
Ricordiamoci che sia il bando della legge numero 15, di 90 miliardi, sia il bando della legge numero 9, impegnavano somme molto vicine a quelle previste per questo investimento. Io chiaramente non sto contestando questo investimento, sto soltanto affermando che doveva essere concertato, così come ogni operazione importante viene concertata tra organo amministrativo ed azionista. Qua non si stava istruendo una semplice pratica, si stava svolgendo un'attività che ha anche per la SFIRS carattere straordinario.
Io peraltro ho chiesto copia della corrispondenza intercorsa tra la Giunta e la SFIRS, e non vi è nessun divieto del codice civile di fornire corrispondenza. Perché allora non mi è stata fornita? Perché corrispondenza, così come ci ha comunicato il Presidente, non ce n'è. Stiamo attenti, non parliamo di telefonate, di colloqui, perché nella pubblica amministrazione (e qua si tratta di pubblica amministrazione perché da una parte c'è la Regione che è azionista di maggioranza e dall'altra parte c'è una società di capitali) contano solo gli scritti, con un numero di protocollo d'entrata e uno in uscita, diversamente si creerebbero dei precedenti che sicuramente desterebbero preoccupazione.
Però, Presidente Floris, io condivido l'analisi economica e condivido anche l'auspicio dello sviluppo di quel grande patrimonio di cui disponiamo. Lei stesso, quando era Presidente, ha avuto il merito di incontrare l'Aga Khan, che è stato il principale promotore di quel territorio, di quello sviluppo; però le sue prime dichiarazioni dopo questa vicenda furono: "io non credo che la Giunta non fosse informata, perché sarebbe un fatto gravissimo". Siccome l'informazione nell'ambito della pubblica amministrazione ha un suo rilievo solo se effettuata nella forma scritta (le comunicazioni verbali o telefoniche si fanno solo quando si deve invitare qualcuno a una festa, ma non certo per informare di operazioni di questa rilevanza), si deve necessariamente concludere che la Regione non è stata informata. I soldi però sono dell'azionista e nessuno può pensare di gestirli in assenza di sue indicazioni.
Io nel Dpef ho parlato di enti regionali gestiti come monarchie assolute; credo che questo sia un esempio. Mi auguro, senza che questa vicenda venga strumentalizzata per altri fini, che chi ha sbagliato, chiunque esso sia, abbia la sensibilità di trarne le dovute e sagge conseguenze.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, non chiederò al collega Granella o al collega Biancu di utilizzare tutto o parte del loro tempo, credo che il tempo a mia disposizione sia sufficiente, anche se ci sarebbe tanto da dire su questa vicenda nonostante l'informazione scadente che fino a questo momento non ci consente un esame e una diagnosi precisa.
Siamo davanti a una geniale operazione imprenditoriale, siamo davanti ad un giallo finanziario di mezza estate o si tratta semplicemente di una vicenda grottesca, di una farsa o di uno squallido colpo di mano? Punto interrogativo, anzi diversi punti interrogativi. O semplicemente siamo davanti ad un atto illegittimo? Difficile rispondere, forse c'è un po' di tutto ciò in questa vicenda. Quel che continuiamo a domandarci, come già abbiamo fatto ieri, avant'ieri, è: chi è l'ispiratore di questa vicenda? Perché c'è un ispiratore, certamente non è nata dal caso; c'è un ispiratore, c'è un regista e forse c'è un burattinaio. Non voglio ripetere ciò che ha detto poco fa Giacomo Sanna, ma certamente c'è qualcosa di tutto ciò.
Quel che è sconcertante è che il Presidente Pili, che preferisce guardare dall'altra parte, non sa nulla, l'assessore La Spisa (industria) non sa nulla, l'assessore Masala (bilancio e programmazione ) non sa nulla, l'assessore Frongia (turismo) non sa nulla, i consiglieri di Forza Italia non sanno nulla, salvo dividersi in due gruppi a seconda delle situazioni anche geopolitiche eccetera. I consiglieri di A.N., che hanno espresso il Presidente della SFIRS, ne sanno meno che meno; dell'U.D.R. non ne parliamo, ci sono state prima delle reazioni, adesso sembra che le reazioni siano rientrate perché l'onorevole Floris ci pare che in qualche modo (anche se è stato molto ambiguo nel suo intervento), sia favorevole.
Insomma, non è credibile che tutti costoro siano ignari di questa operazione, non è credibile, andatelo a dire a qualcun altro, perché basterebbe pensare all'aumento del capitale sociale della SFIRS, deciso il 23 luglio (col quale, se non erro, si prevedeva un introito di 160 milioni di Euro) per dubitare che nessuno di coloro che governano si sia posto il problema di quale fosse la destinazione, almeno iniziale, di questi soldi o di una parte di questa soldi.
E che dire di quell'altro provvedimento, chiamiamola "legge Masala - Ladu", che avete approvato ieri e che prevedeva uno stanziamento di 14 miliardi di vecchie lire, un importo uguale quindi all'impegno della SFIRS in quest'operazione? Beh, che non sapeste nulla è veramente poco credibile. Qui i casi sono due: o siamo governati da incapaci ed anche un po' gonzi, oppure siamo governati da alcune persone perbene, ma anche da qualche filibustiere. C'è poco da fare, io altre ipotesi non riesco a formularne. Certamente c'è scarso rispetto per il Consiglio regionale, per tutto il Consiglio regionale, non soltanto per l'opposizione. Ci vorrebbe un confronto tra testimoni falsi e reticenti come si usa nelle aule giudiziarie, ma siccome ciò al momento non è possibile, allora domandiamoci quale può essere la verità.
La verità è che quest'operazione rappresentava o vuol rappresentare tutt'ora, anche se in qualche modo sta naufragando, il grimaldello per aprire il forziere delle coste sarde e preparare le colate di cemento; questa è la verità! Una società finanziaria regionale che impegna 14 miliardi di vecchie lire per acquisire terreni che allo stato degli atti non sono nemmeno edificabili io mi domando da che cosa...
(Interruzione)
..60 miliardi, ha ragione, alla fine con tutte queste cifre ci si perde pure. Allora voglio dire, com'è possibile che una società, impegni danari pubblici in un'operazione di questo genere, per l'acquisto di terreni, che allo stato degli atti, sulla base delle volumetrie possibili, degli strumenti urbanistici vigenti, non sono edificabili e che potranno divenire potenzialmente edificabili solo a seguito di un accordo di programma approvato con legge, come a suo tempo previsto dalla legge numero 45 dell'89? Non è assolutamente credibile tutto ciò, a meno che non si ritenga che la SFIRS sia governata da pazzi o da incoscienti.
Tornando alle illazioni del collega Sanna, devo dire che forse, effettivamente, c'è qualche cosa di simulato in queste operazioni, forse non solo in quest'ultima ma anche nella precedente. Sono ipotesi ma probabilmente ipotesi non del tutto peregrine allo stato degli atti. Non so se abbia ragione l'onorevole Satta quando ha parlato di aiuti di Stato illegittimi, però anche questa possibilità non mi sembra del tutto azzardata. Qui ci sono dei fondi pubblici destinati ad agevolare un'operazione privata, non è un problema di asta o di turbativa d'asta come prima diceva, sia pure per escluderla, l'onorevole Floris, è un'operazione finanziaria che viene compiuta ai danni anche di altri possibili soggetti interessati grazie all'utilizzo di risorse pubbliche.
Siamo di fronte ad un evidente caso di conflitto di interessi, e io vorrei sapere se qualcuno di quei signori di cui si è parlato, alcuni dei quali certamente validi, seri, corretti, onesti, non sia magari il prestanome di qualcun altro che opera dietro le quinte, che magari non può comparire all'esterno per ragioni evidenti. È per questo che ho parlato anche di burattinai.
Quel che è grave, in tutta questa storia - mi ricollego alle considerazioni giuridiche pronunciate dall'onorevole Pirastu - è la mancata concertazione con l'azionista di maggioranza, azionista che poi è un ente pubblico che detiene la quasi totalità del capitale. Questo mi sembra assurdo. Anch'io sono del parere che un amministratore che operi in questo modo debba essere immediatamente revocato, anche se in questa vicenda, anche altre persone andrebbero revocate, alcune delle quali siedono qui dentro.
La conclusione è che bisogna imparare - e non è mai troppo tardi dirlo, anche se per una parte dei componenti di questo Consiglio la legalità è un optional - che vanno rispettate le leggi, le regole, la trasparenza, la correttezza, anche in queste grandi operazioni, e soprattutto vanno rispettate le regole che sovraintendono alla tutela del paesaggio e dell'ambiente.
Qui non ci sono né principi né altro, qui ci sono i sardi, c'è la Sardegna, ci sono i diritti dei sardi, c'è la dignità dei sardi. Non si deve fare la fila, davanti alla porta degli uffici di nessuno, ripeto, neanche di persone di altissimo livello, neanche di persone che ricoprono delle cariche istituzionali, capi religiosi eccetera; Bisogna imparare a governare questa Regione col rispetto di se stessi e di coloro che ci hanno attribuito questa incombenza, che è un'incombenza solenne, importante, delicata e che va svolta nel migliore dei modi e soprattutto nell'interesse generale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Signor Presidente, colleghi, io sarò breve, non pronuncerò un intervento lungo né articolato, interverrò "a braccio" e non parlerò, in particolare, dell'argomento relativo alla presunta cessione di una parte degli alberghi della Costa Smeralda ad una o all'altra cordata. Parlerò invece della battaglia, dell'uragano che si è scatenato intorno a questa vicenda e cercherò di capire quali possano essere state le ragioni che hanno determinato questa reazione; reazione proveniente non solo dai banchi della sinistra o del centro sinistra, ma anche da qualche altra parte, contravvenendo alla regola aurea della fedeltà alle scelte della propria coalizione.
L'appartenenza ad una maggioranza presuppone il rispetto di certe regole di comportamento. Non tutte le scelte possono essere condivisibili, però quando c'è una maggioranza, c'è una strategia, c'è un accordo, c'è un patto di lealtà, allora questo accordo, questo patto di lealtà vanno evidentemente rispettati e tenuti nel dovuto conto. Non si può pensare che la trasversalità possa essere una qualità per una coalizione che abbia l'ambizione di governare la Sardegna; la trasversalità è una caratteristica deleteria che dovrebbe non sussistere in chi ha il senso del dovere, il senso dell'appartenenza.
La Sardegna è sempre stata storicamente terra di conquista; sappiamo che il popolo sardo è sempre stato sottomesso alle volontà altrui, storicamente, ma anche la cronaca ultima ci conferma questa tendenza. Io non mi domando se sia lecito che l'opposizione insorga davanti a un'operazione che presume irregolare; è lecito perché è il ruolo dell'opposizione: l'opposizione deve chiedere chiarezza, chiedere documentazioni, chiedere tutto quello che vuole ed è giusto che lo faccia. Mi domando invece la ragione per la quale il Consiglio regionale non sia mai insorto - come in questo caso sta facendo una parte dell'Aula - quando per esempio ha concesso, proprio questa Assemblea, le autorizzazioni perché venissero edificati lungo le coste degli alberghi molto belli, che ospitano 2.000-3.000 villeggianti senza che ciò procuri alla Sardegna o al popolo sardo il minimo vantaggio, perché si tratta di società che hanno la propria sede legale in luogo diverso dalla Sardegna (quindi parte dell'IRPEG e parte dell'IVA vengono versate nel luogo dove ha sede legale la società) e che non assumono personale sardo, non consumano prodotti sardi.
Io questo l'ho detto altre volte, però davanti a queste situazioni nessuno è insorto, anzi sono state concesse le autorizzazioni. Ma potrei parlare dei centri commerciali: in provincia di Cagliari i centri commerciali che sono sorti da 7 - 8 anni a questa parte hanno provocato - a fronte di qualche centinaio di assunzioni - migliaia di disoccupati, impoverendo il territorio. I 1.200 miliardi di fatturato, infatti (lira più lira meno) sono 1.200 miliardi che escono dalle tasche dei sardi e vanno a finire in Germania, in Francia, a Milano, a Torino, dappertutto. Nessuno è insorto quando si stava perpetuando un atto così ignobile nei confronti dei sardi e della Sardegna; anzi, le autorizzazioni le ha concesse il Consiglio regionale di allora. Io mi domando anche perché nessuno è insorto quando sono arrivati i signori della chimica, i nuovi padroni, quando è arrivato Rovelli, al quale sono state consegnate migliaia di miliardi di lire e al quale è stato consentito di fare di tutto e di più.
Io mi domando la ragione per la quale questo Consiglio non è insorto quando addirittura Rovelli ha acquistato l'intero capitale dei due quotidiani sardi, "La Nuova Sardegna" e "L'Unione Sarda". Perché il Consiglio regionale non è insorto in quell'occasione e perché il Consiglio regionale non è insorto quando Rovelli ha trasferito al gruppo Caracciolo e al faccendiere Carboni il suo impero editoriale? Mi domando perché il Consiglio non è insorto in quell'occasione. Perché controllare il 100 per cento della stampa regionale è una cosa ignobile e questo Consiglio lo ha consentito senza insorgere! Questa è una vera vergogna!
FALCONI (D.S.). Neanche A.N.!
PIRISI (D.S.). A terra, metti i piedi a terra!
CORDA (A.N.). Ripeto, io non voglio entrare nel discorso della Costa Smeralda, qualche collega del Nord Sardegna teme che i cagliaritani vogliano approdare sulla Costa. Insomma, io vorrei ricordare ai colleghi "nordici" che non siamo in Pennsylvania, siamo sardi anche noi, apparteniamo alla Sardegna, siamo peraltro consiglieri regionali e abbiamo tutti a cuore le sorti della costa più prestigiosa, più importante della nostra Isola.
Un uomo di grande intelligenza, di grande coraggio, al quale noi dobbiamo essere grati e io sono grato, l'Aga Khan, ha offerto a quel territorio un futuro diverso da quello di semplice pascolo per capre, quale era stato fino a quel momento. Noi oggi vantiamo una delle coste più belle del mondo, più apprezzate nel mondo grazie a quest'uomo. Quest'uomo avrebbe voluto continuare la sua opera - e qui parliamo del Master Plan - ma sono trascorsi diciotto anni e questo Consiglio non gli ha ancora dato una risposta. Nel frattempo ha consentito numerosi scempi nelle coste sarde; basti pensare alla Costa Verde, a Costa Rei, Villasimius (chiedo scusa, caro Vice Presidente del Consiglio, ma qualche cosa di sbagliato è stata fatta anche lì) per non parlare di Santa Teresa di Gallura e di altre zone. Nessuno in questi casi è mai insorto.
Allora io mi domando: perché una parte dei consiglieri sono insorti proprio adesso? Sono insorti perché della cordata fanno parte finalmente due o tre sardi? Perché saremo noi, con la nostra imprenditorialità, finalmente a gestire una parte della Costa? Se l'Aga Khan vorrà essere con noi sarà il benvenuto perché io credo che sia un grande imprenditore, che ha realizzato per la Sardegna grandi opere e tutti noi dobbiamo essergliene grati.
(Interruzioni)
Lo ripeto, io non voglio prendere parte alla polemica tra il Presidente della SFIRS e il Presidente della Giunta, perché non ho ragione di dubitare della parola né dell'uno né dell'altro. E' una vicenda che non conosco, che sarà appianata spero presto.
Però se questi denari vengono investiti in un'operazione pilotata da una cordata di sardi-veneti, non più sardi-piemontesi, sardi-veneti, non vedo perché dobbiamo insorgere. Questi soldi non li stiamo consegnando a Rovelli come avete fatto voi. Questi soldi noi li stiamo investendo in una società che nutre la grande ambizione di fare della Sardegna non più una terra di disperati, ma l'Isola del turismo. Allora se questo è il progetto, se questo è il tentativo, che siano Corbeddu-Paglietti o siano Soru-Merloni, Riccardi o Barrack (Barrack forse un po' meno, perché non è un cognome squisitamente sardo) pure poco importa; l'importante è che investano e investano bene.
Un'ultima considerazione e ho finito: come voi sapete l'articolo 105 del Regolamento del Consiglio ha una valenza meramente interna tant'è vero che io - e tutti voi l'avete firmata - ho presentato una proposta di legge per la trasparenza che recepisce il contenuto di detto articolo, così che ogni consigliere possa recarsi presso tutti gli enti, tutte le aziende che dipendono dalla Regione ad ottenere tutta la documentazione di cui ha diritto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Gruppo Misto). Rinuncio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, qualcuno ha dichiarato poco fa di far fatica a comprendere le motivazioni della nostra mozione. Allora io voglio sperimentare un approccio diverso, che i colleghi che sono medici capiranno: nei tempi passati (ma anche oggi) in assenza di referti precisi, di fronte ad una patologia, soccorreva quella parte fondamentale della medicina, la semeiotica (cioè la scienza dei segni) che attraverso l'analisi dei sintomi esterni arrivava a diagnosticare la malattia di cui soffriva il paziente.
SCANO (Gruppo Misto). Poi il paziente moriva!
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). In qualche caso moriva; però anche in questo caso un moribondo c'è; se ci pensiamo bene c'è. Io credo che uno dei segnali importanti che emerge in questa vicenda, è il riproporsi di un problema tutto di questa maggioranza. La maggioranza, infatti, fa esattamente il mestiere opposto a quello dell'opposizione, quindi si difende, accollando all'opposizione iniziative poco chiare per nascondere l'insanabile conflitto e la divisione che esiste al suo interno; e le dichiarazioni di Floris rese oggi confermano questo dato. Mentre Floris visita l'Aga Khan, Pili insegue Barrack; insomma l'onorevole Floris e l'onorevole Pili si atteggiano a governatori mentre rispetto ai poteri che sono in grado di dimostrare appaiono valere poco più del due di briscola, perché poi i poteri, l'immagine, la capacità di condizionare hanno dimostrato non averla loro.
Poi c'è l'altro aspetto, che è il conflitto istituzionale molto grave intercorrente tra la società finanziaria regionale e i poteri regionali. Io ho sempre avuto un'opinione sul ruolo della SFIRS che non ho mai nascosto, sin da quando ero Presidente della Provincia, allorché ho avuto a che fare con problemi dell'economia locale legata alla SFIRS. La SFIRS ha un'impostazione discutibile, affronta i problemi della capitalizzazione in maniera assolutamente personalistica, al punto che non favorisce la liberazione dai capitali pubblici delle imprese tenendoli vincolati a delle logiche particolari, diventando spesso causa di freno più che di sviluppo.
Ma in questo caso la risposta ci è data dalle affermazioni dello stesso presidente Floris, quando ricorda che la partecipazione della SFIRS è poi all'8 per cento. Badate, questo non è un problema né di 8 per cento, né di 10, né di 2. La presenza della SFIRS in un'operazione di questo genere non muta i caratteri privatistici della transazione, non li cambia, non esiste nessuna turbativa d'asta perché asta non ce n'è. Se per voi la SFIRS deve gestire le risorse della Regione le sue strategie e nei limiti della sua quota parte può farsi gli affari suoi, ciò dimostra esattamente come l'unica logica di approccio di questa maggioranza agli enti regionali sia stata quella della spartizione e non dell'armonia dei programmi e degli indirizzi che dovevano essere vincolati alle vostre strategie. E questo è solo un episodio.
Vi è, in realtà, uno stillicidio continuo di rapporti personalistici. Quella partecipazione della SFIRS nella misura dell'8 per cento paradossalmente avrebbe dovuto garantire alla Regione un "di più" di carattere pubblicistico a un'operazione per la quale assolutamente la SFIRS non aveva nulla a che vedere. Operazioni di quella entità, con una presenza minima come quella che la SFIRS ha scelto di avere, fanno comprendere a tutti noi che cosa c'è oltre questo fatto. C'è il sospetto, sempre più fondato, anche grazie alla divagazione fuori tema dell'onorevole Floris, che attraverso una mera operazione di trasferimenti di proprietà si voglia porre mano a quote, per ora virtuali, di un accordo molto più consistente di quello che le quote in transazione oggi potrebbero dimostrare.
Se fosse solo sospettabile l'idea che in una partita così delicata sia in gioco in maniera surrettizia il condizionamento del libero e legittimo potere della Regione di darsi, in armonia con gli enti locali, indirizzi, norme e discipline per come, quando e quanto trasformare il proprio territorio, io credo che noi dovremmo oggi, se ci fosse questo sospetto (e c'è) unitariamente, senza differenza di schieramento, porre nelle conclusioni di questa mozione la rivendicazione della totale nostra autonomia legislativa in questo campo e la salvaguardia degli ambiti di titolarità che gli enti locali hanno sul loro territorio.
Sulle cordate non dico nulla. Io da sempre sono stato uno che non ha amato l'esterofilia nel giudizio sulla capacità imprenditoriale in campo turistico. Forse è arrivato il tempo in cui dobbiamo renderci conto che le capacità manageriali e di gestione del difficilissimo comparto turistico oggi sono largamente, professionalmente in mano ai sardi e che possono ampiamente offrire dimostrazione di questa capacità. E non spetta neanche a noi, in questo quadro, compilare le pagelle per decidere chi è affidabile o chi non è affidabile, perché il potere politico ha titolarità per esprimere giudizi. La capacità, si dimostra sul mercato, quando si riesce a stare nel mercato correttamente, senza crisi e senza indebolimenti societari.
Ma la "partita" Costa Smeralda, se mi consentite, va analizzata anche sotto un altro aspetto. Io credo che il sistema Costa Smeralda non abbia e non ha tuttora mai sofferto di una crisi di capacità economica, cioè della capacità di realizzare economia in terra sarda, di attrarre, di fare marketing internazionale; non ha mai perso questa caratteristica. Ma in cosa consiste, allora, tutto questo problema che nasce intorno alla Costa Smeralda? Non sarà forse quella profonda crisi basata sull'egoismo dei profitti che sta dilagando da un po' di tempo non solo in Sardegna ma soprattutto nel nord-est, e che tenta di utilizzare il sistema economico e i poteri politici che determinano le regole del potere economico, per la conquista di sempre maggiori profitti indipendentemente dai livelli di economicità delle commesse? Ma se così fosse, a maggior ragione il potere pubblico e il Consiglio regionale della Sardegna avrebbero il dovere di intervenire e di esprimersi.
Noi non possiamo, infatti, mettere a rischio, in una dinamica dei mercati turistici che cambia stagione per stagione, il valore simbolico e di traino che ha il turismo della Costa Smeralda per dare spazio ad operazioni che comportino solo un mero incremento dei redditi e dei profitti. La mozione, per chi non l'avesse capito, persegue alcuni obiettivi: primo, favorire una riflessione da parte di tutti per portare a sintesi la crisi dei poteri reali della nostra Regione - evidenziata anche dai "duelli" in Aula tra i due governatori fantasma - recuperando - se si vuole fare azione di governo, e se si vuole evitare un tramonto, che sembra inesorabile, dell'autorevolezza e dell'autonomia del Consiglio regionale - quei principi fondamentali di coesione istituzionale e di collegialità.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Sanna.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Secondo, aprire una riflessione complessiva sul ruolo degli enti regionali nell'uso esclusivamente clientelare e spartitorio che è stato fatto degli enti e delle società regionali in questa legislatura.
Terzo, ribadire, a conclusione di questo dibattito, la potestà della Regione e degli enti locali nella trasformazione del territorio e nell'orientamento dell'economia sarda.
Sul conflitto tra Pili e Floris potete continuare indisturbati perché nessuno vi ostacolerà. L'unica cosa che vi chiediamo è di non chiederci non solo di non denunciare la crisi della vostra maggioranza come esito di una lite esasperata tra leadership sempre più sbiadite, ma neppure di non sospettare che in questo dualismo si nasconda un tentativo di uso affaristico dei poteri pubblici.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io penso che aggredire in luogo di difendersi sia una vecchia regola del combattimento, e penso che il centrosinistra con questa mozione abbia invero strumentalmente (ma dal punto di vista tattico assai intelligentemente) proposto all'attenzione dell'Aula un tema, quello legato alle vicende della Costa Smeralda, per far dimenticare a noi in quest'Aula o perlomeno a chi era presente nella scorsa legislatura, nonché ai sardi ed ai galluresi in particolare, cosa è avvenuto sulla questione del Master Plan.
Introdurre, infatti, con una mozione un argomento di tale portata non può non far ricordare a tutti noi la triste e incredibile vicenda del Master Plan che le Giunte di centrosinistra, nella scorsa legislatura, e per la verità con responsabilità anche riferite a quelle immediatamente precedenti, avevano fatto uscire dalla scena politica facendolo entrare nella triste storia dei fallimenti della Sardegna.
Si ricorderà che era stato rispedito al mittente un piano di investimenti in Gallura, da realizzarsi da parte dello stesso gruppo imprenditoriale che aveva costruito Porto Cervo e soprattutto che aveva costruito quell'immagine, nota nel mondo, della Costa Smeralda. Invano era stata sollecitata una risposta, un nulla osta, un diniego, un condizionamento, un ridimensionamento dell'intero piano proposto. Voglio ricordare che l'allora Presidente Palomba e l'intero centrosinistra avevano promesso, fissato date, viaggiato scientemente di rinvio in rinvio, fino a riuscire a far perdere la pazienza anche a chi, proverbialmente, come un principe ne ha molta.
Non solo, ma oggi chiedete il rispetto per il ruolo degli enti locali, Olbia e Arzachena in particolare. Eppure sono documentate e agli atti tutte le proteste, che molte delle quali si levate anche da quest'Aula; ricorderete lo scontro clamoroso tra l'allora collega consigliere, oggi sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, e l'allora Presidente Palomba; ricorderete le manifestazioni inscenate sotto il palazzo del Consiglio regionale con pullman di galluresi venuti a Cagliari per protestare contro l'inettitudine, l'incapacità, l'inefficienza delle Giunte di centrosinistra sulla mancata apertura di una che trattativa il cui buon esito tutti noi sapevamo (e lo sapevano anche quei sindaci) quali prospettive di sviluppo e soprattutto di quali ricadute sul piano occupazionale avrebbe determinato.
Allora, colleghi del centrosinistra, voi introducete legittimamente, perché fate il vostro giusto e sacrosanto dovere di opposizione, un tema sul quale un minimo di autocritica ed anche di autocensura, prima di rivolgersi alla Giunta regionale e a questa maggioranza, forse sarebbe stato salutare e forse avrebbe potuto conferire anche solennità e serietà a questo dibattito. Altrimenti il dubbio è - ma più che un dubbio è una certezza - che tutto nasca da una visione pregiudiziale, da una logica strumentale tesa solo a creare qualche altro - come se già non ve ne fossero - problema all'interno di questa maggioranza e nei rapporti con la società finanziaria regionale.
Ecco perché io ritengo che se oggi il centrosinistra avesse chiesto a se stesso conto di ciò che non ha fatto o ciò che di pregiudizialmente ha fatto in questi anni su questo tema, e cioè se oggi avesse chiesto scusa ai galluresi, e quindi ai sardi, per il comportamento che allora noi denunciammo come scellerato, relativo all'affossamento del Master Plan, oggi il confronto sarebbe potuto avvenire su un piano di credibilità ed anche con quel reciproco rispetto nell'ascolto che da parte nostra non è mai mancato, e che - anche se proveniente da un atto dell'opposizione - ci avrebbe portato, con serenità, a prendere il documento nella dovuta considerazione.
Vedete, oggi penso che vi sia ben poco ancora da approfondire su questa vicenda. Si è voluto a tutti i costi cercare - come ha fatto anche il collega Dore, che sembrava parlasse dal pulpito di un Tribunale e non dai banchi di un Consiglio regionale - un capo d'accusa nei confronti del Presidente della Giunta regionale, volendo per forza individuare nella sua persona l'agnello sacrificale. Per la verità, il collega Dore si è anche cimentato nell'impresa di indagare sui rapporti intercorrenti all'interno dei Gruppi; io credo che farebbe bene a guardare i rapporti che corrono all'interno del suo Gruppo, fra lui e gli altri colleghi e qualche collega dissenziente, prima di porsi il problema di guardare in casa d'altri.
Dicevo, il Presidente ha già riferito in Aula, con una linearità di comportamenti che non abbisogna assolutamente di alcun intervento aggiuntivo da parte mia.
Ieri il Presidente Floris, più recentemente il Presidente Pili nell'accompagnare rispettivamente il principe Aga Khan e un investitore internazionale come il finanziere Barrack, hanno svolto un ruolo che rientra nelle loro prerogative e nelle loro competenze, e non c'è da scandalizzarsi, non sono mediatori d'affari, sono coloro che si preoccupano di promuovere l'immagine e soprattutto di salvaguardare il grande patrimonio della nostra Isola. Quindi non vedo di quale macchia (visto che sono stati definiti il due di briscola o i due, governatori fantasma) di quali colpe debbano essere accusati.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). È vero: un collegamento con la Giunta regionale, un maggior scambio di informazioni probabilmente avrebbe disinnescato il fiume di polemiche che il centrosinistra ha promosso. Noi non siamo qui per imbastire processi a nessuno, auspichiamo invece un ritorno, se non c'è stato finora, del dialogo tra la Giunta e la SFIRS, che è e rimane un braccio operativo della Regione.
Vedete colleghi, nessuno si è scandalizzato quando nella scorsa legislatura qualche società finanziaria regionale acquistava posti barca per salvare qualche azienda in crisi; nessuno si è scandalizzato quando qualche società finanziaria regionale ha partecipato a iniziative assai discutibili. Io censuro, e lo dico con assoluta convinzione, il comportamento reticente che in questo caso ha voluto assumere la SFIRS: per questo, a nome del Gruppo di Forza Italia, chiedo al Presidente della Commissione bilancio, che, con la Commissione industria, alla ripresa dei lavori, formalizzi la convocazione del Presidente della SFIRS perché fornisca quegli elementi utili e indispensabili di cui finora il Consiglio non ha potuto disporre.
Voglio concludere ricordando che i veri protagonisti di questa vicenda sono i soggetti che vendono e quelli che acquistano; a questi (se, come riteniamo, sono persone serie) va tutta la nostra attenzione, perché l'operazione si svolga all'insegna della chiarezza e dell'assoluta trasparenza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, l'onorevole Spissu ha illustrato la mozione che abbiamo presentato e lo ha fatto con molta serietà, senza spirito polemico, in maniera assolutamente dignitosa e richiamando l'esigenza della conoscenza da parte della Giunta e del Consiglio regionale, di atti, di fatti, di azioni poste in essere da una società finanziaria della Regione. Lo ha fatto, dicevo, senza speculazioni con la speranza di recuperare quella dignità che la Giunta regionale, giorno dopo giorno, lentamente, ma con assoluta certezza, va perdendo, e nel tentativo - questo è anche l'obiettivo della mozione - di costringere l'onorevole Pili, il Presidente della Regione, ad uscire dall'inerzia che sino a questo momento lo sta caratterizzando, a mostrare un sussulto di dignità, a dichiarare pubblicamente in Consiglio quali azioni, quali atti intende porre in essere.
Non vi è dubbio che tutti noi, maggioranza ed opposizione, al di là dell'intervento dell'onorevole Pittalis, sul quale tornerò successivamente, nel momento in cui abbiamo appreso ciò che in Costa Smeralda stava avvenendo col coinvolgimento della SFIRS, siamo stati pervasi da una forte preoccupazione e da un senso di incredulità, perché ignoravamo totalmente quelle procedure.
Ecco, onorevole Pittalis, altro che strumentalizzazione! Noi non potevamo tacere. Il silenzio in quel caso sarebbe stato non il silenzio degli innocenti ma un silenzio fortemente colpevole, sarebbe stato un atto di connivenza. Come si fa a sostenere la tesi, così come qualcuno, anche dai banchi di quest'Aula, ha fatto, secondo la quale la politica si deve occupare di politica? Noi vogliamo occuparcene, e proprio perché vogliamo occuparci di politica abbiamo presentato la mozione e abbiamo chiesto che venisse discussa. La realtà è che la politica, quella che voi rappresentate, quella che voi quotidianamente conducete, è priva di potere, è svuotata, è priva di capacità decisionali, e in alcuni casi, come in questo, è persino priva delle necessarie conoscenze.
Quindi quali azioni, quali opzioni, quali scelte, quali indicazioni da voi possono essere fornite se non riuscite neanche ad ottenere le conoscenze minimali che vi mettano in grado di assumerle?
Accontentarsi, come sinora da più parti è avvenuto, del fatto che si ignorano e non si ha piena consapevolezza delle situazioni - scusate l'espressione - è da ignavi.
Quando si parla di sviluppo del territorio e dei problemi relativi alla sua tutela, non è consentito a nessuno, tanto meno ad un ente, ad una società finanziaria della Regione, nascondersi dietro il segreto bancario. Badate, noi non esprimiamo giudizi sul tipo di operazione, sulla correttezza, sui tipi di cordate, sulla convenienza. Certo, avvocato Pittalis, lei afferma il contrario, ma è ovvio che i mediatori medino affari; e che altro dovrebbero mediare, altrimenti? Nessuno poi contesta nulla sulla bontà di quegli affari; per loro la bontà c'è, il risultato positivo presumibilmente esiste. Vorremmo solo che quel risultato positivo fosse un risultato positivo per l'intera popolazione della Sardegna. Che loro medino affari non solo non ci scandalizza, ma in alcuni casi riteniamo che sia perfettamente logico e legittimo.
Ecco, Presidente, ma come è possibile, lei che ignorava tutto, che si preoccupi di inviare una lettera al Presidente della SFIRS per acquisire un minimo di conoscenze, accumulando una serie di ritardi prima di predisporla e di inviarla? L'onorevole Pirastu è stato più tempestivo di lei ed evidentemente la tempestività è anche frutto di preoccupazione.
La sensazione è che le difficoltà, più che dall'opposizione vengano dalla maggioranza, maggioranza che è ormai scomposta, confusionaria, priva di ogni forma di aggregazione, con assessori che esprimono un voto a favore ed altri che ne esprimono uno contrario, con consiglieri di maggioranza che votano a favore ed altri che si astengono. Davvero un osservatore occasionale non avrebbe saputo che dire. La confusione ormai è la regola.
In altri tempi le continue differenziazioni di posizione, che pure sono nate dentro questo Consiglio regionale, talvolta persino urlate, soprattutto quelle di cui sono portatori gli onorevoli Floris ed Oppi, avrebbero sicuramente determinato, con un sussulto di dignità, l'immediata dimissione della Giunta e prima di tutto del suo Presidente. Invece restano accantonate, neglette, in un angolo; pare che l'onorevole Pili non se ne debba minimamente preoccupare. Nella vicenda specifica la Regione, che ha competenza sul territorio, diventa essa imprenditrice, e quindi utilizzatrice di quel territorio, e lo diventa attraverso la sua società finanziaria regionale, ma la Regione Autonoma della Sardegna, la Giunta regionale, il Consiglio regionale, che poi, tra l'altro, è l'organo abilitato ad esprimersi in caso di accordo di programma, nulla ne sanno, non conoscono i fatti, mentre una società finanziaria attraverso i suoi comportamenti e le sue scelte ipoteca il futuro di tutti.
L'onorevole Pittalis ha gli incubi sul passato. Ogni intervento lo rivolge al passato, alle inadempienze della Giunta Palomba. In quella occasione la Giunta Palomba aveva chiesto a chi aveva predisposto quell'ipotesi di sviluppo in Costa Smeralda una modifica, perché così come era stata predisposta non andava assolutamente bene. Pittalis ha gli incubi sul passato, ma la domanda è: ma l'onorevole Pittalis è soddisfatto della situazione attuale? E` soddisfatto di non saperne nulla? E` contento che altri consiglieri, anche del suo Gruppo politico e del suo partito, si siano dissociati, abbiano assunto consapevolmente posizioni differenti e abbiano richiamato l'esigenza di una maggiore conoscenza?
Nonostante tutto, però. nella fase finale dell'intervento, l'onorevole Pittalis, recupera in positivo e afferma: "Ma in ogni caso vorremmo sapere, vorremmo conoscere, tant'è che noi per primi chiederemo, nel mese di settembre, che il Presidente della SFIRS venga nella Commissione bilancio ed industria e riferisca quanto a sua conoscenza". E quindi chiede che il Consiglio regionale ne sia informato. Allora è esattamente ciò che noi oggi avremmo voluto sapere, è ciò che noi oggi avremmo voluto conoscere. Non vogliamo consentire una volta di più che il potere economico utilizzi a suo uso e consumo il potere politico.
All'azionista di riferimento il Presidente della SFIRS risponde che le informazioni sono contenute in lettere separate sottoscritte da un avvocato di parte. L'onorevole Pili è contento di tutto questo? Condivide quelle scelte? Perché in quella lettera poi non si dice alcunché. Quali sono le linee d'azione che l'onorevole Pili e la Giunta regionale intendono porre in essere per acquisire queste conoscenze? Serve un sussulto di dignità; diversamente, Presidente, lei dovrà rinunciare al ruolo e all'incarico che ricopre. Se non riacquista quel minimo di autorevolezza deve avere il coraggio di rinunciare all'incarico per manifesta incapacità, perché la manifesta incapacità non siamo noi a contestargliela, gliela sta notificando il Presidente della società finanziaria regionale. Io le chiedo di non svolgere il ruolo di Celestino V, che peraltro è stato recentemente rivalutato.
C'è un libro, lo voglio richiamare ancora una volta, piccolo ma significativo, intitolato "Il principio di Peter", scritto da un autore inglese o americano, che racconta la storia di un bravo insegnante che svolge con competenza e con grande professionalità il proprio ruolo. Ma poiché lo svolge con grande competenza e professionalità ambisce ad un ruolo superiore. Così viene promosso sul campo e diventa ispettore, poi provveditore agli studi, sottosegretario e via salendo nelle gerarchie.
Bene, Peter nella sua scalata gerarchica è salito fino ad arrivare al suo livello personale di incompetenza. Presidente, lei oggi sta rischiando di assomigliare a ciò che ne "Il principio di Peter" viene raccontato.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, la mozione proposta dai colleghi del centrosinistra è sicuramente una delle mozioni che più hanno risvegliato gli animi di questo Consiglio. La Costa Smeralda è sempre stata un patrimonio turistico, ambientale, immobiliare, architettonico, economico che costituisce vanto per la Sardegna. Ha consentito alla nostra Isola di essere conosciuta nel mondo, di rappresentare un polo di attrazione turistica per l'intera regione, un volano economico non solo per la Gallura.
In alcuni interventi, lo affermo con molta sincerità e con molta serenità, ho rivisto quello che succede oggi nella nostra Italia, una sorta di ricerca di differenziazione del nord-est. Anche noi stiamo vivendo la nostra differenziazione col nord-est, differenziazione che io non condivido, differenziazione che non esiste, che non deve esistere, e che sempre di più va cancellata.
La Gallura è stata trainante per il sistema turistico sardo, e la Sardegna ha offerto alla Gallura investimenti perché tale potesse diventare, cioè un polo di attrazione turistica.
La Regione giustamente è intervenuta sempre più spesso nella strutturazione del porto di Olbia, considerato (come pure l'aeroporto) il vero biglietto da visita della nostra Isola. E qui è entrata in gioco la fantasia, la capacità, anche la capacità finanziaria del Principe Karim Aga Khan, che ha scelto la Sardegna come gioiello del Mediterraneo per i suoi investimenti. Ma, vedete, io ritengo che in quell'epoca in cui la Sardegna, la stessa Gallura, non riusciva a intravedere la ricchezza che aveva, noi abbiamo avuto la fortuna di essere stati scelti; la nostra terra ha avuto la fortuna di essere stata scelta da chi poteva e da chi sapeva investire.
A noi tutti mancava quella cultura, quella capacità, quella conoscenza. Il Principe Karim - la cui foto non appenderei mai al posto di quella del Santo Padre o del nostro Presidente della Repubblica, e credo che nemmeno il sindaco di Arzachena abbia mai avuto questa intenzione - ha avuto, sin dall'inizio della sua attività nel settore turistico,il grande pregio di rigettare qualsiasi sudditanza politica; ha avuto il pregio di scegliere, decidere, investire, rischiare. Ma ormai il Principe Karim da tempo ha passato la mano, e l'ha passata anche perché suo malgrado si è dovuto confrontare con la politica. E' questo il grande freno a mano dello sviluppo imprenditoriale: la politica che inizia ad interessarsi oltre misura dell'impresa.
Badate, credo che sia importante che la politica, questo Consiglio, stabilisca ciò che deve essere fatto a tutela dell'ambiente, a tutela dei sardi, a tutela dei nostri interessi. Sono pienamente convinto che così debba essere. Però, a volte la politica va oltre questo ruolo, oltre questo compito, sostenendo o affossando iniziative imprenditoriali. Oggi ci troviamo in una situazione diversa da quella di allora; ci troviamo con la Starwood che dopo otto anni decide di dimettere, per le vicissitudini di mercato, le sue proprietà alberghiere in Sardegna, decide di bandire un'asta, un'asta tra imprenditori, per capitalizzare le proprietà che detiene in Sardegna, realizzando plusvalenze pari a circa 350 miliardi; perciò non sta regalando niente. La cordata sardo-veneta partecipa e si garantisce l'esclusiva della trattativa.
Ma io pongo a voi una riflessione. Pensate davvero - e se così è qualcuno me lo spieghi - che un'iniziativa, un'offerta, una trattativa di tal portata sia iniziata sette mesi fa, otto mesi fa? O è iniziata un anno e mezzo fa? L'interesse della cordata internazionale, l'interesse di cordate nazionali, l'interesse di cordate sardo-nazionali, pensate davvero che possa essere sorto solo sette mesi fa, cioè con la Presidenza Meconcelli della SFIRS o con la Presidenza Pili della Giunta? Io ho molti dubbi in proposito; credo che questa iniziativa sia nata precedentemente, magari un anno e mezzo fa.
Ed allora torno a dire: quando si esprimono giudizi gratuiti su chi oggi governa, quando le imprese, gli imprenditori, le cordate vanno alla ricerca di sponsor politici a volte inaffidabili, noi ci ritroviamo a discutere impropriamente di impresa e di politica. Io poi mi chiedo ancora; un'offerta inferiore in una gara d'acquisto - perché qui noi abbiamo soggetti privati, uno che vende e l'altro che acquista - può prevalere su un'offerta maggiore? Perché io, che vendo, scelgo di vendere a chi mi offre di meno? Lo spiega un passaggio della lettera del Presidente Meconcelli in risposta al Presidente Pili: "sì, probabilmente offriamo di meno, ma la gestione rimane in capo al venditore".
Allora però, perché un gruppo d'acquisto, che ha i suoi investimenti nel settore turistico, ed è quindi un gestore di sistemi turistici, lascia in gestione a terzi da cui acquista lo stesso sistema turistico?
Non ho risposte a questa domanda; non le ho assolutamente. Ritengo però che la SFIRS nel suo operare si attenga alle funzioni per essa previste dall'articolo 29 del primo piano di rinascita (la legge numero 588 del 1962) che recita: "Per promuovere ed assistere iniziative in tutti i comparti economici conformi al piano ed ai programmi sia direttamente e sia attraverso la partecipazione al capitale delle imprese è autorizzata la costituzione di una società finanziaria per azioni …..".
Io sono del parere, quindi, che la SFIRS debba svolgere il ruolo di sostegno, affiancamento delle imprese per un corretto sviluppo economico della nostra Isola, perché questo è il suo ruolo.
PRESIDENTE. Concluda onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). L'unica mia perplessità è se in questo caso era opportuno o meno il ruolo svolto dalla SFIRS. Ed anche in questo caso pongo una domanda e non faccio un'affermazione: doveva la SFIRS comunicare, doveva la SFIRS rispondere in questo modo? Ecco, io credo che sia mancato quel garbo istituzionale che un Presidente di un ente debba riservare al suo diretto superiore, quindi al Presidente della Giunta.
Non condivido l'opinione che bisogna, in questo momento, bloccare l'iniziativa. Non credo, del resto, che si tratti di un'iniziativa di oggi. La SFIRS deve compiere fino in fondo il suo ruolo e portarlo a termine. La SFIRS dovrà rendere conto, nelle sedi giuste, istituzionali, le commissioni di merito, del suo operato, ma non possiamo bloccare oggi un'iniziativa ancora in itinere, pregiudicandone così definitivamente le sorti.
In ultimo debbo ancora ribadire la domanda del perché un'offerta inferiore vinca su un'offerta superiore. Non a tutela, di 2400 ettari di territorio ma a tutela anche degli enti locali e di uno sviluppo corretto dell'economia sarda, non bastano cordate allestite per operazioni di semplice speculazione immobiliare. Perciò Presidente, noi non accoglieremo la mozione proposta e chiediamo che non venga bloccata l'operazione, ma le chiediamo di sgombrare il campo da qualsiasi ombra del presente e del recente passato, convinti come siamo che lei - come ha dimostrato - non abbia bisogno di sotterfugi, e tanto meno di padrini o padroni, o di esserlo a sua volta, ruolo a cui hanno ambito ed ambiscono altri che vorrebbero ancora governare anche questa iniziativa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, naturalmente il collega Capelli, quando si riferisce ad altri che ambiscono, si riferisce - mi pare di capire - sempre ad esponenti della maggioranza; ma sono problemi vostri. Io parto da altre considerazioni, colleghi consiglieri, signor Presidente, che ci riportano un po' indietro nel tempo, non molto, un anno circa, Berlusconi ospitò, l'ex Presidente USA, Bush, padre dell'attuale presidente degli Stati Uniti, chiedendogli (ed ottenendo) aiuto per individuare, stimolare e portare in Italia alcuni magnati statunitensi Italiche avrebbero dovuto investire un fiume di denaro privato nel turismo, nel project financing, nelle grandi opere pubbliche.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue FALCONI). Uno di questi magnati, che qualche decennio prima faceva non l'usciere, ma il potente sottosegretario al tesoro, durante la presidenza Bush senior, era appunto Tom Barrack, che portava con sé alcune credenziali da imprenditore, da finanziere, a dir poco convincenti: socio di riferimento del credito nipponico, che è la seconda banca giapponese, socio della stessa STARWOOD, ma soprattutto, nel caso specifico, proprietario delle catene alberghiere più lussuose al mondo, che per altro il collega Satta ha già ricordato stamattina, tra le quali la catena degli Hotel Plaza.
Il signore libanese - americano arriva in Sardegna e si convince che questa meravigliosa isola può diventare la Camp David del Mediterraneo. Viene preso in consegna da lei, Presidente Pili, che lo porta personalmente, in viaggio, in giro per la Sardegna, per illustrargli le potenzialità del nostro turismo. Contemporaneamente si convince della necessità di partecipare all'asta della STARWOOD, ritirandosi dopo aver offerto qualcosa come 350 milioni di euro, visto che c'è la parità, e cioè una cifra che si aggira intorno al miliardo e 200 milioni di vecchie lire per ogni camera d'albergo, o se preferite, 50 milioni per ogni metro quadro costruito. Parametri, questi, che conosciamo noi, ma che anche Barrack conosce bene e pertanto sapeva bene, quando aveva avanzato quest'offerta, che nessuno al mondo ha mai pagato tanto una catena alberghiera, sia pure di prestigio.
Perché allora si è ritirato pur avendo questa potenza di fuoco? Si è ritirato perché ha capito che gli altri competitori non erano solo imprenditori, ma era la Sardegna, era il suo Presidente, con i suoi strumenti finanziari, con i suoi strumenti urbanistici; questo ha portato Barrack al ritiro. Con tutti poteva competere, ma non con colui che lo doveva ospitare. A me non pare, Presidente, che lei faccia una gran bella figura internazionale, di dinamicità, di modernità, uso le sue parole, le frasi contenute nelle sue dichiarazioni programmatiche. Ci affacciamo per la prima volta a livello internazionale come Regione e facciamo queste figure. Ma non fate una bella figura neanche davanti al vostro Presidente, segretario di partito, mi riferisco al Presidente Berlusconi naturalmente.
Quando poi tutti si rendono conto della sciatteria con la quale qui in Sardegna, è gestita l'operazione, si corre ai ripari, dando vita ad uno scambio epistolare tra Giunta regionale, consiglieri regionali e SFIRS, scrivendo così una delle pagine più vergognose della storia politica e amministrativa recente dell'Isola. La sua richiesta ufficiale di informazioni, che arriva tardiva e dietro pressioni nostre, ma anche di qualche collega della stessa maggioranza, già manifesta le sue concrete paure, quando diffida la SFIRS a compiere qualunque atto che condizioni le determinazioni in campo. Si riferiva alla determinazione della volumetria edificabile, che deve permanere in capo, giustamente, alla Regione Sardegna e agli enti locali interessati. Ma poi tornerò sugli enti locali.
La risposta del Presidente Meconcelli è assurda, prepotente, inquietante; posso portare innumerevoli esempi. E' come se l'amministratore delegato della FIAT rispondesse ad Agnelli che su scelte strategiche della FIAT Agnelli non c'entra più nulla; è come se Galliani rispondesse a Berlusconi che lo stesso Berlusconi non c'entra nulla con la vendita del Milan. La risposta è assurda, inquietante e prepotente; è incredibile che si risponda così all'azionista, non all'azionista di riferimento, all'azionista di maggioranza, che detiene il 92 per cento del capitale della società. E' davvero inquietante che lo si rimandi ad un numero telefonico di un cellulare di un avvocato romano; di questo stiamo parlando, quando parliamo di una pagina triste della Regione Sardegna. Ed è veramente triste anche ricordarlo in quest'Aula.
Ma vorrei ancora dire che non rientra nel nostro ruolo "sponsorizzare" una cordata o l'altra; nessuno di noi lo ha fatto finora e tanto meno lo faccio io, però dobbiamo fare gli amministratori pubblici e in quanto amministratori pubblici dobbiamo attenerci rigorosamente ai regolamenti, anche a quelli comunitari. E' stato già ricordato - io l'ho ribadito l'altro giorno il collega Satta questa mattina - che questuala materia rientra nella fattispecie degli aiuti di Stato, regolamentata dagli articoli 87 - 88 del Trattato CE.
L'articolo 87 recita: " Salvo deroghe contemplate dal presente trattato sono incompatibili col mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, agli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali" - noi eroghiamo risorse statali anche come Regione - "sotto qualunque forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza".
Quindi la nozione di aiuto è ampissima, comprendendo qualunque vantaggio discriminatorio, e cioè non solo mutui, contributi, finanziamenti, garanzie, ma anche vantaggi indiretti quali la vendita a privati di beni a condizioni particolarmente vantaggiose, l'acquisto di beni privati ad un prezzo superiore a quello di mercato o agevolazioni fiscali. E' necessario soltanto che il vantaggio comporti una perdita o un mancato introito a carico del bilancio pubblico, non importa se quello dello Stato o di altro ente pubblico. Le conseguenze di un aiuto non preventivamente notificato alla Commissione CE, e da questa richiamato incompatibile col mercato comune, sono gravissime; i soggetti beneficiari dell'aiuto possono essere infatti obbligati a restituire l'equivalente in denaro del vantaggio economico conseguito con gli interessi di mercato.
A questo stiamo andando incontro, colleghi consiglieri, questo è il rischio al quale ci sta portando prima la Giunta regionale, per il suo inefficace controllo, successivamente il nostro ineffabile dottor Meconcelli. Queste nostre considerazioni, dicevo, non devono trarre in inganno. Concludo dicendo che noi non sponsorizziamo né Barrack né la cordata sardo - veneta, non ci riguarda questo, voglio mettere in evidenza ciò che non ha fatto la Giunta regionale: non ha chiesto un progetto industriale turistico serio (questo doveva fare) non ha coinvolto le amministrazioni locali, perché è di quelle amministrazioni che stiamo parlando (quasi che il titolo quinto della Costituzione non sia stato cambiato) non ha chiesto garanzie di continuità nella qualità, perché l'immagine internazionale del turismo in Sardegna, della Sardegna nel mondo, è dato da quella realtà e su quel target alto, anzi altissimo, dobbiamo continuare, almeno per quanto riguarda lo sviluppo turistico di quelle aree.
Non si sono chieste garanzie per i lavoratori; perché? Perché si chiedono garanzie per i lavoratori della cartiera di Arbatax, si chiede un piano industriale per la cartiera di Arbatax, e non lo si fa, invece, in questo caso! Anche in queste aree lavorano centinaia, migliaia di lavoratori e non solo stagionali. Ma soprattutto la Giunta non deve accettare, nessun ricatto urbanistico -che pure è già in atto - da parte di privati o da parti di enti regionali, deve invece chiedere queste garanzie, queste capacità finanziarie che non sono legate alla sardità, ovviamente, anche se la sardità non è mai un discrimine. A parità di garanzie è chiaro che ognuno di noi vorrebbe imprenditori sardi.
Concludo davvero, signor Presidente. Io penso che A.N., il partito che ha designato Meconcelli Presidente della SFIRS - così si dice - abbia il difficile compito o di difendere il suo Presidente della Regione Sardegna, il Presidente della sua coalizione, e chiedere le dimissioni di Meconcelli oppure di adeguarsi alla nostra richiesta rivolta al Presidente Pili, di salvare almeno l'onore e il prestigio della carica che ricopre, facendo dimettere Meconcelli, prima di dimettersi lui stesso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che su questa vicenda sia opportuno ritrovare un giusto equilibrio e la necessaria moderazione per riportare la discussione nei corretti binari del dibattito politico, anche aspro, aperto e schietto. Questo significa che tra forze di maggioranza possiamo anche dissentire su argomenti di questa rilevanza, ma con correttezza, lealtà e senso di responsabilità, dobbiamo anche ricercare e trovare le opportune convergenze. Come forze di maggioranza dobbiamo anche fare quadrato, non possiamo farci coinvolgere in un'assurda corsa alle strumentalizzazioni orchestrate dalle forze di opposizione, che da quest'episodio stanno cercando di trarre ogni vantaggio, minando i delicati equilibri istituzionali che caratterizzano questa travagliata legislatura.
Sulla questione SFIRS - Costa Smeralda il Presidente della Giunta e tutto il Gruppo di Forza Italia hanno espresso delle legittime perplessità di metodo su una rilevante operazione imprenditoriale che vede il diretto coinvolgimento della finanziaria regionale. Questo non significa che ci sia uno scontro istituzionale tra la Giunta regionale e la SFIRS o tra la Giunta regionale - Consiglio da una parte e la SFIRS dall'altra; si è trattato di un difetto di informazione che avrebbe potuto essere evitato facendo ricorso a comunicazioni scritte, anche osservando le opportune forme di riservatezza tra i Presidenti, come si addice in questi casi delicati in cui è d'obbligo la massima discrezione.
Ma anche ammettendo che la SFIRS si sia comportata nel rispetto dei propri compiti istituzionali, su una questione di tale rilevanza avremmo preferito che la finanziaria regionale si fosse adoperata maggiormente per favorire una più ampia concertazione con la Giunta e, in particolare, col Presidente e l'Assessore di competenza. Ma gli auspici fanno parte delle questioni di opportunità politica e queste non vanno confuse né con questioni di violazione delle regole formali né tanto meno con questioni di legittimità che esulano dalla politica.
Non sono quindi in discussione, lo voglio ribadire, né azioni che hanno compromesso o violato regole istituzionali nei rapporti tra la Giunta e la SFIRS, né tanto meno questioni di legittimità sull'operato della stessa finanziaria regionale. Ciò che è in discussione, vorrei sottolinearlo, è invece una questione di opportunità, e possiamo dire di metodo, che avrebbe dovuto ispirare le azioni della SFIRS; secondo una prassi di correttezza politica la finanziaria regionale avrebbe dovuto ricercare, un maggiore raccordo con la Giunta, suo azionista di riferimento.
L'invio di comunicazioni formali e la ricerca di una fattiva concertazione con la Giunta avrebbero evitato qualunque fraintendimento, avrebbero consentito alla SFIRS di fornire alla Giunta e al suo Presidente gli opportuni chiarimenti sull'impostazione dell'operazione e soprattutto sulle finalità dell'intervento della finanziaria, che sulla stessa operazione impegna cospicue ricorse pubbliche. Questo nel pieno rispetto dei ruoli istituzionali. Tuttavia il difetto di informazione che si è verificato ha alimentato equivoci che hanno generato non soltanto le strumentalizzazioni delle forze di opposizione, ma anche qualche nostra perplessità. Nutriamo infatti diverse preoccupazioni sui rischi di una tale operazione per il tessuto complessivo delle piccole e medie imprese regionali, che potrebbero subire penalizzazioni per le minori disponibilità finanziarie a disposizione della stessa SFIRS. Siamo tuttavia certi che queste nostre preoccupazioni verranno presto totalmente fugate e sulle stesse il Presidente della SFIRS dovrà fornire tutti gli opportuni chiarimenti.
Voglio infine sottolineare come, al di là delle questioni di metodo, vada certamente visto con grande attenzione e favore il coinvolgimento di imprenditori sardi interessati all'acquisto del patrimonio della STARWOOD in Costa Smeralda.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, a me pare che nel dibattito che si sta svolgendo oggi in quest'Aula si continui un po' a glissare sul problema vero, che per altro è, o dovrebbe essere, il presupposto stesso della discussione. Lo accennava il collega Falconi, il problema vero è: quale modello di sviluppo oggi è necessario ed utile per la Sardegna? E al modello deve, naturalmente, in qualche modo conseguire una norma; come lo realizziamo questo sviluppo? Con quali regole? Con quali leggi? A me pare che la Sardegna si debba dotare di una nuova legge urbanistica per realizzare quello sviluppo integrato, ma monoculturale, che tutti affermano di volere.
La mozione presentata dal centro sinistra, che è stata illustrata stamani in maniera egregia, dall'onorevole Spissu, ha messo al centro delle sue argomentazioni il ruolo che deve avere la politica, e pertanto il Consiglio regionale, nelle decisioni sulle politiche dello sviluppo futuro della Sardegna. Questa mozione ha avuto, secondo l'onorevole Floris, il merito di aprire una riflessione da lui definita necessaria. L'onorevole Floris ha difeso, mi pare, seppure in maniera non molto chiara, l'operazione finanziaria che vede la presenza della SFIRS quale garante dell'operazione, ha difeso il Master Plan, ha difeso ed esaltato l'esperienza del Principe. Altri, che pure hanno difeso ed esaltato l'esperienza del Principe e del Master Plan, hanno condannato questa operazione o comunque si sono dissociati - sto parlando della maggioranza naturalmente - e hanno messo al centro della loro riflessione la necessità di un ruolo forte degli enti locali.
L'onorevole Floris, poi, a conclusione del suo ragionamento, propone una Commissione di inchiesta. Io non ho ben capito a cosa questa deve servire: se è utile per aprire una riflessione seria e a tutto campo sul tema del modello di sviluppo turistico di cui si deve dotare la Sardegna, io credo se ne debba e se ne possa discutere; se serve per offrire copertura a nuove operazioni turistico-immobiliari non ci può trovare d'accordo, né ci può trovare d'accordo un'operazione che punti alla beatificazione di pur illuminati principi. Il Consiglio regionale è stato eletto dai sardi per governare la Sardegna con regole chiare ed è stato eletto per approvare leggi per tutti e non per pochi; leggi che devono valere per tutti i sardi, compresi naturalmente quelli di cui stiamo parlando. Il governo e lo sviluppo del territorio si perseguono attraverso le leggi che ci sono; se si ritiene che siano superate, se ne propongano e se ne approvino democraticamente delle altre. Noi riteniamo che oggi la Sardegna si debba dotare di una nuova e moderna legge per il governo e l'uso del territorio; una legge urbanistica per tutto il territorio della Sardegna, naturalmente, e non per singole parti magari pregiate o ritenuti tali, da sbocconcellare attraverso accordi di programma, o come nella nuova proposta della Giunta, programmi integrati, con promesse peraltro, anche da parte dell'Assessore, di investimenti ?bilionari?.
Serve una legge per tutti i sardi e non per pochi eletti, serve una legge approvata liberamente dal Consiglio regionale e non sotto ricatto, con il concorso delle istituzioni locali e di tutti i sardi e non decisa da finanzieri seppure autorevoli con società quotate alla borsa di New York. Serve una legge di tipo federalista e partecipativa, fondata sul principio della concertazione, dove non decidono solo i comuni, non decide solo la Regione, né decide solo la Provincia: decidono tutti gli organismi locali; peraltro il Titolo V della Costituzione, ultimamente modificato, mi pare che indichi proprio questa strada. E serve la concertazione e la partecipazione tra imprenditori, associazioni, cittadini, all'interno di regole chiare e trasparenti; serve una legge che tuteli il paesaggio e l'ambiente non solo a parole, perché a parole siamo tutti d'accordo sulla tutela, la conservazione, la sostenibilità, l'ecocompatibilità e quant'altro, poi, però, quando si deve decidere con quali strumenti attuare una politica di tutela iniziano i distinguo e iniziano, ahimè, davvero le fughe all'indietro.
Occorrono strumenti di misura della tutela e delle procedure di trasparenza, dicevo, chiare per tutte. Il bene unico delle coste, di tutti i territori della Sardegna, che sono davvero il vanto e il pregio di quest'Isola, appartiene a tutti i sardi, e non solo alle generazioni presenti, ma anche a quelle future.
Le riflessioni contenute in studi compiuti dalla Facoltà di Economia di Cagliari e di Sassari, raccolte nel volume recentemente pubblicato col titolo emblematico "L'ultima spiaggia", lanciano un chiaro monito a tutta la società sarda e innanzitutto al Consiglio regionale. Il segreto del successo turistico sardo - si afferma - è frutto soprattutto della sua unicità ambientale; questa affermazione è dimostrata con chiare analisi scientifiche ed economiche. Si conclude in quel testo che la conservazione e la tutela dei beni ambientali costituisce la vera ricchezza economica e quindi anche turistica della Sardegna. Serve una legge ispirata al principio della perequazione, che preveda uno sviluppo per tutti i territori e per tutte le popolazioni dell'Isola; una legge che semplifichi, certo, i provvedimenti, ma all'interno di un quadro chiaro e trasparente. Serve una garanzia di accesso alle informazioni. L'esempio della SFIRS mi pare davvero emblematico: non ha accesso alle informazioni neanche il Presidente della Giunta, non dico il singolo consigliere o il singolo cittadino della Sardegna. Quindi, questo caso davvero ci richiama l'esigenza di approvare leggi chiare e trasparenti.
Ma noi ci chiediamo e vi chiediamo quali garanzie segrete ha offerto la SFIRS all'operazione? Non lo sapete, non ci avete saputo rispondere, né ci ha risposto il Presidente della Giunta che, come dire, ci ha trasmesso delle lettere che stamattina sono state commentate in maniera sapiente dall'onorevole Spissu. Quanti milioni di metri cubi - abbiamo chiesto - ha promesso, ha messo in campo la SFIRS per chiudere positivamente quest'operazione e con quali coperture politiche ha avanzato queste proposte e queste promesse?
Questi sono i gravi interrogativi che abbiamo posto e per i quali aspettiamo una risposta chiara da parte del Presidente della Giunta regionale. Ma forse la risposta più dignitosa a questa oscura vicenda è che la Giunta e il suo Presidente ne traggano le dovute conseguenze politiche. Si revochi il Presidente della SFIRS, Presidente, lei può fare, lei è il capo di questa maggioranza ed è il capo del 92 per cento delle azioni della SFIRS, però alle dimissioni del Presidente della SFIRS mi pare che debbano anche seguire dignitosamente le dimissioni del Presidente della Giunta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, colleghi, la posizione del Gruppo di Alleanza Nazionale credo che sia ormai chiara all'opinione pubblica, per cui il mio intervento, sintetico e breve, cercherà di incentrarsi su alcuni punti.
Non dobbiamo spaventarci se la politica, in particolare il Consiglio regionale, deve occuparsi delle principali vicende che riguardano lo sviluppo e l'economia della nostra Regione. Però vi è un limite, certamente sottile, che comunque la politica non può scavalcare, del rispetto delle norme, del rispetto di certi vincoli, di certe leggi e anche di quello che comunemente può essere definito il buon senso. Io credo che un poco di buon senso in questa vicenda non guasti, perché leggendo la mozione ne ravviso il carattere assolutamente strumentale.
E' una mozione che infatti non entra nel merito delle questioni e, come qualcuno ha detto, potrebbe far iniziare un gioco stupido e fastidioso, quello del "tifo" per una qualsiasi cordata, che è ciò che noi dobbiamo certamente evitare. Vi è solamente un passo, secondo me, della mozione che può essere valutato con interesse e che riguarda il quinto punto, quando si sottolinea l'importanza di un Gruppo di imprenditori sardi che riesce ad affermare esperienza e professionalità nell'operazione che voi tutti conoscete. Per il resto la mozione, ovviamente, insiste e utilizza verbi che ci richiamano a qualcosa di oscuro, a qualcosa di poco chiaro, a perplessità, a inquietanti interrogativi; è - in altre parole - una mozione distruttiva.
Io credo che con questo documento il centrosinistra non renda un buon servizio né alla cordata di cui si parla nella mozione né eventualmente a tutte quelle altre cordate che stanno cercando di capire se vi sia qualche possibilità anche per loro. Queste sono le ragioni che mi spingono ad affermare che questa mozione deve essere respinta.
Noi abbiamo detto nei giorni scorsi - il mio Gruppo l'ha detto con chiarezza - che avevamo apprezzato la volontà della SFIRS, di offrire il proprio contributo per far concorrere imprenditori locali insieme a imprenditori non isolani nella gara per l'acquisto dei beni della Costa. Ora, io credo che non si possa esprimere un parere preciso e definitivo in questa sede, ma ritengo anche che vi sia stato un ruolo della SFIRS, probabilmente anche difficile da interpretare, perché abbiamo sempre pensato alla società finanziaria regionale come a una sorta di banca dedita ad affari di piccolo cabotaggio. E vi è una grande differenza tra una banca che si muove sul mercato e le banche, così come le abbiamo intese, legate a doppia mandata con la politica e incapaci di avanzare una proposta seria e autorevole.
Sull'operazione proposta dalla SFIRS, invece, dagli imprenditori isolani, dall'Associazione degli industriali della Sardegna è stato espresso un giudizio positivo; un giudizio che tutti i giornali hanno riportato. E' un giudizio che, comunque, si è basato su due criteri fondamentali: il rispetto del modello tracciato dall'Aga Khan e la necessità di lavorare meglio nel territorio, cercando di comprendere meglio le necessità dei paesi e degli operatori di quel territorio.
Io credo che la SFIRS si sia mossa correttamente; aggiungo altresì - e l'ho affermato anche l'altro giorno, qui in Aula - che un uomo di maggioranza, proprio perché convinto delle proprie idee, deve chiedere che si riapra immediatamente un confronto concreto sul merito con la SFIRS e in particolare, per essere ancora più chiari, col Presidente della Regione.
Ritengo che il mio Gruppo, e comunque tutta la maggioranza, possa lavorare in questa direzione, sgombrando così il campo dagli equivoci che sono sorti. Penso che, comunque sia, la SFIRS abbia rispettato alcuni principi che una banca deve rispettare, che non sono solo quelli del codice civile, delle leggi di riservatezza, e del segreto bancario. Certo, noi saremmo certamente più utili alla Sardegna se cercassimo di capire veramente, di saggiare veramente la forza di questi imprenditori, ma è un'operazione che noi, al momento, non possiamo ancora fare.
La politica deve senz'altro guardare con occhio benevolo a quegli imprenditori capaci di offrire qualità e di mantenere in Costa Smeralda quello standard al quale siamo stati abituati. Ecco perché il nostro parere su questa operazione è, in linea di massima, favorevole. Perché dico in linea di massima senza correre il rischio di essere poco chiaro? Proprio perché quei vincoli di riservatezza, tutte quelle norme alle quali ci siamo richiamati in questo dibattito, che qualcuno ha voluto ascoltare e altri no, ci impediscono di conoscere nel profondo questa operazione. Ma poiché siamo anche uomini che credono nella buona fede, che credono nel lavoro delle persone, che credono nel lavoro degli imprenditori e che credono nelle persone che abbiamo scelto per guidare banche ed enti, siamo assolutamente certi di essere sulla strada giusta, di muoverci in un percorso che riteniamo positivo per la nostra terra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, ad evitare qualsiasi equivoco ed anche a rendere più chiaro il senso di ciò che intendiamo affermare come Gruppo della Rifondazione Comunista, dichiaro subito che dell'intero testo della mozione noi non condividiamo l'assunto che è contenuto nel quinto comma, peraltro non presente nel testo originario da noi sottoscritto. Lo dico subito per un migliore ordine espositivo, anche perché sia chiaro che il Consiglio regionale se vuole, se è capace, può superare questa condizione penosa e per molti versi avvilente. Una condizione in base alla quale, anziché discutere principalmente delle ragioni per le quali noi tutti, dal primo all'ultimo, siamo qui, cioè per rappresentare, per garantire, per orientare, per regolare interessi pubblici, per una parte del Consiglio e dei consiglieri che sono intervenuti, il confronto si è ridotto a definire o a ipotizzare o ad alludere a quale cordata appartengano gli imprenditori interessati ai terreni in Costa Smeralda.
Non condividiamo il quinto comma della mozione presentata, perché contiene un giudizio di valore sulle esperienze e la professionalità di imprenditori che avrebbero acquistato i beni della Costa Smeralda. Noi riteniamo che non spetti al Consiglio e a nessuno di noi concedere patenti ed esprimere giudizi di acquisita professionalità ed esperienza nei confronti di chi compra e di chi vende. Perché chi compra e chi vende compra beni, vende beni, chi compra paga con danaro suo o di chi glielo dà e chi vende incassa denaro per sé o per chi lo deve ricevere.
Sotto questo profilo la questione è davvero una questione privata e tra privati; noi non dobbiamo discutere qui la bontà, la capacità, la professionalità, anche perché io almeno non ho elementi per operare questo genere di valutazioni. Quei signori potranno anche essere gli imprenditori più capaci del mondo o i più incapaci; io non lo so, né sono tenuto a saperlo.
Quindi noi non possiamo essere, in questo Consiglio, tra coloro che si schierano con questa o quell'altra cordata, con Soru perché è sardo, con Merloni che mi pare sia marchigiano, sardo-marchigiano, con i libanesi di Barrack, o con gli ismaeliti dell'Aga Khan. Quello che noi dobbiamo valutare invece è un altro aspetto: è se i privati, quando fanno il loro mestiere, e in materia economica il mestiere dei privati è quello di guadagnare e di guadagnarci (poi esistono anche i privati benefattori, ma mi pare che di queste cordate nessuno si sia iscritto all'albo dei privati benefattori), rispettano le regole e i limiti posti dai pubblici poteri. Se ognuno in questo mondo facesse un po' di più il suo mestiere perché le cose probabilmente andrebbero meno male, se non proprio meglio del tutto.
In questa vicenda chi compra sta facendo il suo mestiere perché vuole comprare alle migliori condizioni, chi vende sta facendo il suo mestiere perché vuole vendere col più grande vantaggio, chi non fa il suo mestiere è la parte pubblica. Distinta, articolata, la parte pubblica: la SFIRS, la Regione, il Governo della Regione, lo stesso Consiglio regionale. Fare il suo mestiere vuol dire perseguire la propria missione, svolgere il proprio compito, non quello degli altri. Qui si parla invece di funzioni non rispondenti alle finalità per cui enti ed istituzioni pubbliche esistono. In quale articolo dello statuto della SFIRS è scritto, per esempio, che essa può fare quello che sta facendo?In quale articolo?
Io leggo nello statuto della SFIRS che la finalità della società finanziaria regionale è quella di effettuare, anche attraverso interventi finanziari o mediante acquisizione di partecipazioni nel capitale sociale di piccole e medie imprese, investimenti finalizzati alla promozione di servizi reali. Questa è una piccola o media impresa? Ha la dimensione, questa o quella cordata, di piccola o media impresa? Si occupa di servizi reali alle imprese? Questa è un'avventura economica di tipo speculativo che non ha nulla a che vedere con la finalità propria per cui è nata la SFIRS.
Se la finanziaria regionale è nata per perseguire questi obiettivi, se è il braccio operativo, come tutti voi pure riconoscete, della Regione - e la Regione non è un'astrazione, è il potere costituito, che ha un Governo, pessimo secondo noi, ma sotto il profilo istituzionale è il Governo legittimo della Regione - non può dire "non rispetto e non ho rispetto, non informo e non agisco con la Regione". La Regione non è Pili. Pili è il rappresentante della Regione. La Regione è il potere costituito che rappresenta gli interessi collettivi, comuni e comunitari del popolo sardo, della Sardegna, di cui anche la Gallura ed anche i terreni del Master Plan fanno parte.
Quei terreni e quella parte di Sardegna non si trovano ancora in condizioni di extraterritorialità, come l'amato Principe, che esprime amorevoli attenzioni - dice l'onorevole Floris - ha ritenuto ed ancora ritiene; quel pezzo di territorio di Sardegna è Sardegna, è soggetto alle sue leggi, il Master Plan non è mai stato respinto da nessuna Giunta regionale, perché non è mai stato ricevuto da nessuna Giunta regionale. Bisogna finirla con le mistificazioni e con le fandonie: il Master Plan non ha atteso vent'anni una risposta, perché non ha mai presentato una domanda, se non quella clandestina, pelosa, della trattativa e dell'incontro affaristico tra politica ed affari appunto.
Nel '99, durante le giunte di centrosinistra, quando ero Assessore, abbiamo chiamato coloro che affermavano di aspettare da vent'anni una risposta e gli abbiamo chiesto su che cosa aspettavano una risposta, dov'era la domanda, dov'era il progetto. In Regione non c'era, negli uffici pubblici e dello Stato, in quelli della Soprintendenza non c'era, e non c'era perché la loro domanda - lo sa Enzo Satta, che venne in quella circostanza incaricato di svolgere le funzioni di curatore di quell'ipotesi di piano di investimenti - non poteva essere presentata perché quell'intervento turistico immobiliare era stato concepito in deroga alle leggi vigenti, che fino a prova contraria valgono per tutti, ivi compresi gli ismaeliti e i loro discendenti ed i loro accoliti, i loro tifosi. Le leggi della Regione valgono per tutti.
PRESIDENTE. Qualche secondo ancora per concludere.
COGODI (R.C.). Qualche secondo ancora per concludere, come gli altri; non chiedo i dieci minuti del collega Floris.
PRESIDENTE. Collega Cogodi, lei continua a dettarsi le regole per conto suo. Faccia pure! Se i colleghi sono d'accordo, parli quanto vuole. Siamo tutti qui ad ascoltarla. Prego.
COGODI (R.C.). Non mi vorrà punire, spero, perché concludo il concetto come normalmente fanno tutti; ci mancherebbe! E poi mi fa perdere anche il filo.
Dicevo, conclusivamente, che quella domanda mai presentata non è stata mai respinta perché era e permane una pretesa assurda. Non si può pretendere di ottenere preventivamente un assenso a una maxi deroga alla normativa paesistica che vale per tutta la Regione, per costruire un insediamento nella fascia dei 300 metri dal mare. Questa normativa vale per tutti coloro che in questa Regione vogliono fare qualcosa, anche la migliore e la più bella, perché la cosa migliore e più bella che questa Regione ha fatto è proprio il divieto di edificare entro 300 metri dal mare.
Allora, al di là delle cordate che stanno a cuore, per un verso o per un altro, a parte di questo Consiglio, noi in questa circostanza confermiamo la nostra contrarietà a questo tipo di intervento prevaricatore, squilibrante sul piano economico, che in nome del turismo vuole fare affari anche contro gli interessi altrui, anche contro gli interessi degli altri imprenditori, degli altri proprietari che hanno uguale diritto di investire, di concorrere, di creare turismo in Sardegna.
Ecco perché la mozione ha voluto sollevare questa sorta di questione di legittimità politica: nell'incontro tra la politica e l'economia è la politica che fa regole, e l'economia ubbidisce; l'intreccio perverso fra politica ed affari è un'altra cosa. Per questa ragione la SFIRS va richiamata e necessariamente ricondotta (e lo deve fare la Giunta) alla sua funzione, quella stabilita dalla legge e dal suo statuto. E se la Giunta non l'ha fatto, lo faccia, e se chi amministra quell'Ente regionale o quella struttura regionale non vuole ubbidire alle leggi della Regione, non può rimanere in carica un giorno di più; non può continuare a decidere su beni che appartengono a questa Regione e che sono soggetti alla capacità direttiva, regolamentare e di governo della Regione e della sua Assemblea elettiva innanzitutto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, noi Riformatori crediamo che sia l'informazione mediatica diffusa intorno a questo argomento, sia il contenuto stesso della mozione che è stata presentata dai colleghi del centrosinistra, sarebbero da considerarsi certamente eccessivi, se il fatto oggetto della discussione fosse costituito solo da una mera transazione economica tra parti, per quanto importante e riguardante un argomento importante.
Allora c'è da chiedersi quali sono i motivi per cui invece, noi l'8 agosto, ci troviamo in quest'Aula a discutere di questo argomento che pure tutti riteniamo importante. Io non credo che il motivo, come per altro è stato sostenuto da diversi interventi, che ci trattiene oggi in quest'Aula sia la discussione sul ruolo della SFIRS, sulle opportunità che essa ha avuto e su come le ha esercitate in questa vicenda. E non credo neanche che l'oggetto della discussione sia la novità, pur importante, della presenza di imprenditori sardi disponibili a rischiare nell'investimento in Costa Smeralda.
Io credo che oggi ci troviamo in quest'Aula perché nell'immaginario collettivo dei sardi, la Costa Smeralda rappresenta qualcosa in più di un gruppo di alberghi, di un gruppo di ristoranti con attività commerciali annesse. Io credo che la Costa Smeralda rappresenti per i sardi un biglietto da visita del sistema turistico nel suo complesso. E' per questo che tutti i sardi sono stati interessati, è per questo che i giornali hanno dato ampio spazio alla vicenda, è per questo che oggi ne discutiamo in quest'Aula. Noi vogliamo sapere se si sta modificando qualche cosa negli assetti della Costa Smeralda e in che cosa ci siano ricadute nel resto dell'Isola per ciò che sta avvenendo in Costa Smeralda.
Ecco io credo che su questo effettivamente noi, come Consiglio regionale, come rappresentanti dei sardi, abbiamo l'obbligo di ragionare e di riflettere. Noi riteniamo che probabilmente quello che è successo in Costa Smeralda e che è successo soprattutto sul mondo mediatico e nel mondo della politica in relazione agli eventi della Costa Smeralda, abbia poi alla fine portato alla luce il vero nodo della questione, quello che rappresenta e che sta rappresentando da vent'anni uno dei veri nervi scoperti della politica turistica in Sardegna.
E` evidente a tutti, io credo, in quest'Aula e fuori da quest'Aula, che lo sviluppo futuro della Costa Smeralda, nel bene e nel male, dipenda in gran parte dalla realizzazione del Master Plan, che costituisce in quest'operazione un importante valore aggiunto, ma è anche il grande punto interrogativo che rimane all'interno dell'operazione stessa.
Ma, colleghi, il potere decisionale alla fine non è degli imprenditori che oggi stanno trattando, né mai è stato della SFIRS; il potere decisionale resta in mano alla Regione e agli enti locali, alla Regione soprattutto, che deve occuparsi di dettare regole che garantiscano che tutti i cittadini sardi - compresi gli imprenditori - nella certezza del diritto e nella libertà del mercato possano effettuare delle scelte sicure di investimento. Anche tutto il resto che si è discusso fino a questo momento ci sembra da inquadrare all'interno di questa cornice.
Il problema fondamentale oggi è che il Master Plan rappresenta qualche cosa su cui non è possibile esprimere, con certezza, dei giudizi. Quindi rappresenta un ipotetico valore aggiunto dell'operazione per la quale noi siamo chiamati a dettare regole certe perché non ci sia espoliazione del territorio, perché non ci sia frammentazione del bene, perché non ci siano eventi che vadano contro lo sviluppo turistico sardo. Ecco questo è probabilmente l'argomento centrale della discussione che stiamo tenendo. E sotto questa luce vanno visti gli altri argomenti che oggi si sono palleggiati in quest'Aula.
Io credo che sia importante che ci siano degli imprenditori sardi all'interno della cordata; e questo non perché si sia espresso un giudizio di merito sulla bontà delle proposte, ma semplicemente perché la circostanza che ci siano stati degli imprenditori sardi che finalmente si siano potuti distinguere in un'operazione finanziaria importante, è un segnale di crescita della classe imprenditoriale sarda nel settore turistico. Quindi noi siamo stati notai; siamo notai di quest'operazione.
Per quanto riguarda il ruolo della società finanziaria regionale, noi crediamo che la SFIRS sia stata per tanti anni accusata di essere semplicemente un salvagente di industrie decotte, un ammortizzatore sociale dispensatore di denaro pubblico. Abbiamo pianto quando il Credito Industriale Sardo ha esaurito le sue velleità di fare da merchant bank in questa Regione e ci siamo appellati alla possibilità che la SFIRS riuscisse ancora a esercitare un ruolo di questo genere. Questa forse è la prima delle circostanze in cui SFIRS prova a esercitare questo ruolo. E' evidente che se noi ammettiamo (l'onorevole Cogodi non l'ho ammette, e ha in maniera estremamente pacata ed argomentata sostenuto la sua tesi) che la SFIRS possa agire da merchant bank, non possiamo allo stesso modo dimenticare che le merchant bank agiscono secondo logiche di mercato, agiscono osservando quei criteri di riservatezza che sono per loro irrinunciabili ed agiscono sul mercato obbligati a rispettare le norme che il mercato detta loro.
Non possiamo riempirci la bocca di attenzione verso le leggi del libero mercato, se non riusciamo ancora a scrollarci di dosso la credenza che ancora, come in tempi passati ormai dimenticati, il potere politico possa avere dei bracci economici, e il potere politico e il potere economico siano tra loro sovrapposti, interdipendenti, e che ci siano ordini diretti dal potere politico al potere economico.
Certo, abbiamo sottolineato che se l'importanza e il grosso valore aggiunto di questa operazione è il Master Plan, va chiarito, in quest'Aula, il ruolo della SFIRS, e probabilmente va chiarito dalla stessa SFIRS, in questo essa si trova ad essere contemporaneamente agente all'interno del mercato e socia, attraverso la Giunta, nell'operazione che vuole porre in essere. Quindi la SFIRS garantirebbe il valore aggiunto di quest'operazione, in quanto essa rappresenta la Giunta regionale che detta le regole dell'operazione stabilendo di fatto il valore reale del Master Plan.
Ecco questo potrebbe essere un elemento di turbativa importante, ma è un elemento che sta a monte, che noi avremmo dovuto valutare nel momento stesso in cui abbiamo chiesto alla finanziaria regionale di operare da merchant bank. In realtà le avremmo dovuto dire di non farlo, ma poiché le cose non sono andate così, l'unica cosa che noi possiamo chiedere è che la presenza attiva della SFIRS all'interno della cordata imprenditoriale sia limitata il più possibile nel tempo, e che la Regione attraverso la SFIRS non debba svolgere un doppio ruolo inconciliabile: quello del controllore e contemporaneamente del controllato.
Quindi questa è l'indicazione importante che deve pervenire oggi da questo Consiglio. Noi non dobbiamo dimenticare che il complessivo sviluppo della Costa Smeralda dipende in maniera fondamentale dalla realizzazione del Master Plan. E la realizzazione del Master Plan dipende ancora in maniera determinata da quest'Aula; facciamo in modo, pertanto, che le regole che escono da quest'Aula ricostituiscano veramente garanzia per tutti i cittadini sardi e per il patrimonio ambientale turistico della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente, i consiglieri del centrodestra che hanno partecipato al dibattito che ha attivato il centrodestra, mi sembra che si possano dividere in tre categorie: quelli che hanno parlato ma non avevano capito, quelli che avevano capito e che sono stati sinceri, e quelli che avevano capito e non sono stati sinceri nelle questioni che hanno affrontato.
Guardate, un'unica preoccupazione ci ha mossi nel presentare questa mozione: che il livello etico dell'istituzione autonomista non venisse svenduto in nome di un finto, inesistente (come era inesistente il Master Plan mai presentato) sviluppo della Gallura e quindi di un presunto sviluppo turistico della nostra terra. L'unica preoccupazione che ci ha guidato nel presentare questa mozione è soltanto della quella di salvaguardare la dignità dell'istituto autonomistico. E d'altronde lo spettacolo al quale abbiamo assistito durante questo dibattito ci conferma questa preoccupazione.
Noi abbiamo due obiettivi, che non sono obiettivi tattici; e non si può scegliere tra due obiettivi quando entrambi sono essenziali per difendere l'istituto autonomistico. Si tratta di porre rimedio agli errori e alle incapacità di due soggetti: la SFIRS e il Presidente della Giunta. Noi non possiamo decidere di soprassedere agli errori dell'uno o dell'altro, soprattutto perché non si tratta di errori privati, quelli che ognuno commette a casa propria recando danno solo a se stesso, ma si tratta di errori che ricadono sulla cosa pubblica e quindi generano danni per l'intera collettività.
Allora si può anche accettare che sellasi ritenga importante la partecipazione della SFIRS all'operazione di acquisto della STARWOOD. Si può anche condividere la soddisfazione per la presenza di operatori sardi, sia pure in minoranza, in quest'operazione; presenza che attenua soltanto in parte la gravità degli errori compiuti. Si può anche accettare l'ironica spiegazione offerta dall'onorevole Floris sulla presunta sottovalutazione dei della vincoli a cui sarebbe legata la SFIRS in materia di divulgazione di informazioni, dettati dal diritto commerciale, o sulla forza possibile della cordata sardo-veneta. Ma il fatto è che non siamo stati noi ad avere utilizzato questa vicenda per una strumentalizzazione politica; è invece la vostra maggioranza che ha usato un tema come quello dello sviluppo della Gallura, da voi saccheggiata elettoralmente, per le proprie scorrerie e strumentalizzazioni politiche. Le scorrerie di Pili per Berlusconi con Tom Barrack, contro chi sosteneva il ritorno del principe, la controscorreria di A.N. con Meconcelli e la scorreria dei piccoli partiti del centrodestra contro Forza Italia e Alleanza Nazionale. E in mezzo a tutto questo, terreno di queste scorrerie, stava la Sardegna.
Però stabilire chi ha più colpa è un'impresa davvero ardua, perché, se gli errori della SFIRS sono gravi e pericolosi, quelli di Pili rischiano di essere ancora più disastrosi, perché la dimensione politica dell'incidente è enorme. Ciò che è in gioco, infatti, è prima di tutto la credibilità del Presidente della Regione e per esso dell'Istituzione autonomistica.
Cominciamo comunque ad esaminare gli errori della SFIRS; questi sono riconducibili a tre problematiche.
La prima è quella degli aiuti di Stato. Io su questo argomento nutro gli stessi dubbi di Satta e di Falconi, e cioè che sostenendo la cordata si stia contravvenendo alla normativa europea.
La seconda problematica è quella della possibile lesione dell'autonomia politica del Consiglio regionale, perché l'operazione della SFIRS è un'operazione a rischio, e se c'è un rischio c'è un obbligo da parte della Regione di coprire le perdite e soprattutto c'è una presunzione di obbligo, per evitare il fallimento, di concessione di cubature ulteriori.
Infine, la terza problematica è l'assenza di terzietà da parte della SFIRS. Ma noi siamo davvero convinti che la STARWOOD avrebbe scelto la stessa cordata se non fosse stata presente nella cordata la SFIRS? Non è più credibile, invece, che la STARWOOD abbia scelto quella cordata perché la SFIRS, con la sua presenza, costituiva una sorta di garanzia per ottenere le cubature mancanti? Questa è la vera turbativa! La turbativa non risiede quindi nella mancanza di comunicazione, ma nel fatto che ci si è inseriti nella cordata senza essere terzi. La SFIRS avrebbe potuto garantire a qualunque cordata, che presentasse una proposta industrialmente valida, il suo sostegno. Invece, è entrata in campo prima e ha determinato in questo modo la scelta della STARWOOD.
E poi, c'è un ultimo dubbio: questa terzietà come è che si è manifestata sull'elemento Soru? Cioè qual è l'atteggiamento della SFIRS alla proposta di Soru, che era una proposta più protettiva rispetto all'interesse dei sardi? Insomma, una cosa dev'essere chiarita a tutti: che si sappia che la presenza della SFIRS non garantisce, ne garantirà che il Consiglio privilegi nei fatti un operatore economico a danno degli interessi dei sardi. Questo, in questo Consiglio, non può succedere, né succederà.
E infine, per concludere, il ruolo di Pili e i suoi errori, che per me sono anche più gravi. Oggi, più di ieri, Pili è un Presidente dimezzato. E' dimezzato dalla "sponsorizzazione" di Barrack, dimezzato dalla sua sconfitta, dimezzato dalla risposta sprezzante della SFIRS, dimezzato dalle mancate dimissioni di Meconcelli, dimezzato ieri dalla sua maggioranza. Allora io chiedo, al Presidente Pili, di conoscere gli oscuri interessi da tutelare che gli impediscono di manifestare un sussulto di dignità. Quali sono gli inconfessabili impegni che la costringono a ridurre così la dignità di questa Istituzione? E guardi che le risposte non le deve fornire a noi in questo Consiglio, le deve dare ai sardi. Perché ormai con questa sua Presidenza, lo faccio con una battuta finale, presa in prestito dalla pubblicità televisiva, Orione fa rima con Regione, con lei Presidente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione per la replica.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, colleghi, grazie per avere affrontato con serenità alcuni, e un po' di astio altri, un tema non facile, dove forse l'equilibrio della politica, l'equilibrio di una classe dirigente deve cercare di emergere tutto in nome della responsabilità dell'intero Consiglio regionale.
Vedete io accetto le critiche, le critiche anche dure rivolte nei miei confronti. Ma reputo che qualche volta alle critiche dure non si possa rispondere con il guanto di velluto. E io ho scelto nella replica di difendermi; di difendermi perché credo che alcune affermazioni non possano essere accettate. Io cercherò con i fatti, con gli atti, con i documenti di dimostrare che qui non c'è in ballo il futuro di un Presidente della Regione, che come ha ricevuto la fiducia del Consiglio regionale, la stessa può essergli revocata in qualsiasi momento. Così come non è in discussione la Presidenza della SFIRS, ma è in gioco una scelta strategica per il futuro della nostra Regione.
C'è un problema di comportamenti, che è stato qui richiamato, e che ha visto enfatizzare i pro e i contro relativamente all'una o all'altra cordata. Sono stato accusato di voler sponsorizzare la cordata del signor Tom Barrack. Si è anche detto:"Pili stende i tappeti rossi di Villa Devoto perché deve incontrare il magnate, impostogli da Berlusconi, che vorrebbe comprare una porzione della Sardegna". Vedete, quando si pronunciano affermazioni del genere, bisogna avere la memoria lunga e la memoria corta. E bisogna avere il concetto dell'autonomia, non in funzione della posizione che si occupa, ma in funzione di ciò che questo concetto davvero rappresenta. E cioè l'interesse della Sardegna.
E io in tutti gli incontri ai quali ho preso parte (e mi rammarico di non avere potuto coinvolgere nell'incontro con il finanziere americano anche la Giunta) ho fatto partecipare l'ufficio stampa, perché potesse annotare gli impegni eventualmente assunti in quell'occasione e il tipo di approccio adottato.. Altro che Presidente tappetino!
Se io sono stato un tappetino di interessi e di poteri forti, come giustificate queste dichiarazioni che mi accingo adesso a leggere per ricordare a voi, colleghi del centrosinistra, che molto spesso lanciare qualcosa contro la controparte significa lanciarla contro se stessi?
Domanda: "Lei conosce Tom Barrack?" - "Certo, e pure bene, l'ho incontrato per la prima volta cinque anni fa, era con moglie e figlio". - "E che tipo è?" - "Un uomo concreto, solido, sotto tutti i punti di vista. Guida una grandissima holding: la Colony Capital. Una società dieci volte più grande della STARWOOD. Barrack è sempre a caccia di affari che assicurino ritorni redditizi per le sue società. Conosciuta la Sardegna e le sue enormi potenzialità, sa bene che nell'Isola sarebbe stolto investire su strutture residenziali". - "E cosa gli ha promesso quando venne a trovarla?" - "Che gli avrei concesso tutte le deroghe necessarie, se avesse messo in pratica la sua idea di costruire alberghi. Gli spiegai che tutte quelle deroghe che ero pronto a dargli non le avrebbe ottenute se mi avesse proposto di realizzare case." - "Benedice anche lei, insomma, questa operazione di Barrak in Costa Smeralda?" - "Spalanchiamo le porte ad uno così, immagino proficue sinergie tra il turismo e l'agricoltura".
Vedete, colleghi, questa è un intervista comparsa su "La Nuova Sardegna", un quotidiano la espressione della libertà di informazione (a parte qualche pagina di regime). col titolo "Pili la pensa come me". Sapete chi è il personaggio che ha rilasciato l'intervista? E` un personaggio che ha guidato per cinque anni il centrosinistra in Sardegna! Si chiama Federico Palomba. Molto prima di me, con queste dichiarazioni, cioè svendendo il potere che è solo del Consiglio regionale, di dare e di negare concessioni edilizie.
Colleghi, ci vuole un po' più di attenzione, ci vuole un po' più di correttezza. Quando il sottoscritto ha incontrato il proprietario della Colony Capital gli ha semplicemente detto questo:Il Presidente della Regione ha auspicato che venga presentata al più presto una proposta operativa sulla quale il Consiglio regionale, le comunità locali, possano esprimere il proprio parere.
PIRISI (D.S.). Parla di chi c'è, non di chi non c'è.
CORDA (A.N.). Quel passaggio ti dà fastidio!
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, facciamo svolgere l'intervento al Presidente Pili.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. In un altro articolo pubblicato su "La Nuova Sardegna", il giorno dopo la visita di Barrack a Villa Devoto, qualche mese fa, titolo "I paletti di Pili a Barrack" sostanzialmente si ribadisce il concetto: "La Sardegna ha bisogno di nuovi investimenti, ma anche di grande rispetto per la sua natura e per la sua identità. Il prestigio e il fascino della Costa Smeralda non possono essere sviliti".
Questi passaggi confermano l'atteggiamento corretto, da me tenuto verso il Consiglio regionale, consapevole come sono che non è intervenuta nessuna modifica della normativa, e per cui nessun Presidente della Regione può promettere niente a nessun imprenditore, se non vi è il consenso della maggioranza del Consiglio regionale. Ed è su questo concetto che mi voglio soffermare, per giudicare i fatti odierni.
I fatti odierni non possono trovare giustificazione; e lo affermo con estrema chiarezza. Io non perché solo non voglio che gli imprenditori sardi prendano parte a questo tipo di cordate con una partecipazione del 25 per cento, io voglio che gli imprenditori sardi vi prendano parte con una partecipazione del 100 per cento. Anzi ritengo che questo tipo di processi debbano essere proprio governati dalle istituzioni e dalle imprese. Facciamo una gara a chi può superare il 100 per cento? A chi più è sardo? Può tenersi una simile competizione in un Consiglio regionale che deve avere l'autorevolezza di un legislatore, l'autorevolezza di una classe dirigente?
Vedete, in discussione non c'è l'operazione finanziaria. Io non voglio entrare nel merito, ma credo che la SFIRS abbia operato (e chi dovrà verificarlo lo verificherà) osservando tutti i crismi del rispetto delle norme finanziarie che regolano l'intervento di una società - sottolineo pubblica - in un affare privato. Credo che tutte le norme, sia della Banca d'Italia sia della Consob, siano state assolutamente rispettate. Però mi domando: perché ha vinto una cordata, piuttosto che un'altra? Nella vendita c'era qualcosa che apparteneva alla SFIRS e che poteva essere venduto? C'era cioè il consenso del Consiglio regionale, che poteva essere pesato nel conto economico finanziario? Io credo di no! Credo che non potesse essere venduto nel mercato internazionale l'assioma, l'equazione secondo la quale se c'è la partecipazione della SFIRS c'è anche il beneplacito del Consiglio regionale sul Master Plan. Perché il Master Plan non esiste, qualcuno lo ha detto qui : non esiste un Master Plan! Non esiste quello del passato perché è stato...
COGODI (R.C.). Lo stiamo dicendo da vent'anni che non esiste.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Onorevole Cogodi, mi lasci...
PRESIDENTE. Le dispiace...
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Lei parla eternamente. Ha ragione l'onorevole Floris in questo: si è interrotta una trattativa politica su alcuni elementi e da allora non è stato presentato un progetto organico che consentisse all'unico soggetto abilitato, il Consiglio regionale, di approvare un accordo di programma. Non c'è quel documento su cui quest'Aula si può esprimere. Quel documento, però, è elemento che ha acquisito oggi una valenza economico-finanziaria. Perché un conto è se 2400 ettari hanno un indice di fabbricazione 001, altro conto è se hanno un indice 003. Significa raddoppiare, triplicare di valore quelle aree.
E chi è che deve decidere questo? Lo deve decidere il Consiglio regionale. E può pesare in una trattativa internazionale la circostanza che il Consiglio regionale abbia già deciso e che una società finanziaria pubblica possa avere "messo il cappello"? Io non faccio il tifo né per Barrack, né per gruppi Sardo-Veneti, né per gruppi totalmente sardi. Faccio il tifo perché il Consiglio regionale possa avere le mani libere di decidere sulla base della qualità del Master Plan, una volta presentato.
E lo dico con chiarezza, perché guardate, così come ho richiamato le parole dell'onorevole Palomba, che sul piano personale stimo ed apprezzo, non vorrei che domani potesse esserci una sola parola mia o di chi non ha potuto, come Consiglio o come Giunta regionale, esprimersi su un documento compiuto. Perché se oggi dicessi che ha fatto bene la SFIRS, lo direi senza alcuna cognizione dei fatti.
Io non so cosa ha fatto la SFIRS, perché nonostante le richieste che ho formulato sia verbalmente, sia per iscritto, non ho ad oggi ricevuto risposta, a parte quelle documentazioni che vi ho trasmesso appena pervenutemi. Perché vedete, se noi avessimo la possibilità di valutare la compravendita della Costa Smeralda anche in funzione del Master Plan, e cioè della potenzialità edificatoria di quel progetto, allora potrei dire che il Consiglio regionale può avallare o non avallare. Sulla parte economico-finanziaria, sulla trattativa privata, è giusto che la politica non entri. Ma non è giusto che la finanza privata condizioni la parte politica nelle scelte che sono di sua competenza. Quella urbanistica è una competenza diretta di ognuno degli ottanta consiglieri regionali che siedono qui.
Ed allora colleghi, se tutto questo è vero, come risulta dagli atti, non possiamo non tenere conto di quanto le autonomie locali dicono. E noi sappiamo che con questa azione, all'esterno e nelle stesse autonomie locali, è passato il concetto che la Regione avrebbe già deciso. Avrebbe deciso sulla testa dei comuni di Arzachena, di Olbia, di Palau; avrebbe deciso sulla testa di ogni singolo sardo. E ciò sarebbe incontestabile se la SFIRS dovesse appoggiare le cordate che oggi o domani si presentassero davanti a sè. Allora mi domando: c'erano anche altre cordate di sardi? E perché è stata scelta questa e non altre? Perché non è stato osservato l'articolo 87 del Trattato UE, laddove recita: "sono incompatibili con il Mercato comune, nella misura in cui incidono sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma, che favorendo talune imprese e talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza"?
Noi possiamo dire alla SFIRS che forse l'operazione economico finanziaria è totalmente corretta, ma che probabilmente sul piano presta il fianco a critiche. Tutto ciò, però, senza strumentalizzazioni, colleghi del centro sinistra, perché se chiedete le dimissioni di Pili e di Meconcelli non otterrete nessuna delle due! Se invece ci ponessimo in un'ottica di equilibrio, di rivalutazione del ruolo del Consiglio regionale, forse potremmo ristabilire la realtà, senza tagliare teste, ma creando le condizioni perché la Sardegna goda dei migliori investimenti e delle migliori capacità di sviluppo. Io credo che sia assolutamente importante fare rilevare a tutti voi che, stando a quanto riportato dalla stampa (e riferisco quindi senza avere precisa cognizione dei fatti), stranamente nell'ultima fase della trattativa la STARWOOD ha deciso di mantenere il 100 per cento della gestione (quindi nessun sardo nella gestione), e di assicurarsi una presenza del 50 per cento nel Master Plan. E sapete qual è la percentuale della presenza dei sardi nell'altra parte del Master Plan? Il 25 per cento. Quindi vuol dire che questa cordata più che sardo - veneta è molto americana, molto veneta e poco sarda.
Quindi non innalziamo una bandiera che non esiste, la bandiera, l'unica bandiera è quella che ha issato la Sardegna, quando ha accolto una personalità - e questo è stato riconosciuto dalla sinistra, dal centro e dalla destra - come l'Aga Khan, che non era sardo, ma che ha saputo favorire uno sviluppo economico equilibrato che ha consentito di fare crescere l'immagine della nostra Isola. E non era sardo, ma hanno contribuito tanti sardi, ha contribuito la lungimiranza politica di allora, la capacità dei galluresi di realizzare quello che è stato realizzato. E non c'era una cordata più o meno marchiata;c'era la necessità però di dare un impulso allo sviluppo.
Qualcuno ha detto che bisogna mettere mano alla legge urbanistica; io sono assolutamente convinto di questo, ed anche su questo problema non credo siano utili le barricate. Credo che invece sia necessario mettere da parte le strumentalizzazioni politiche quando si parla del futuro della Sardegna. Non ne può trarre vantaggio nessuno: né la maggioranza, né l'opposizione. Qui è in gioco la credibilità dell'Istituzione.
Io volutamente ho chiesto ai colleghi della maggioranza di esaminare nelle Commissioni consiliari competenti il problema.
Esamineranno loro, ovvero il Consiglio regionale, se è stata violata o non è stata violata, se si può recuperare o non si può recuperare la legittimazione del Consiglio regionale a decidere sul futuro dell'Isola, sul futuro di un territorio che merita attenzione e non demagogia.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, noi, come dicevo stamattina, e come hanno ripetuto molti colleghi nel corso del dibattito, abbiamo presentato questa mozione con l'unico intendimento di capire che cosa stava succedendo intorno all'istituzione e come dovessimo interpretare alcuni pesantissimi conflitti emersi in questi giorni.
La replica del Presidente Pili non ci ha convinto e non ha aggiunto alcun elemento a quelli che noi già conoscevamo. Ha confermato la sua totale ignoranza sull'iniziativa della società finanziaria regionale e il gravissimo conflitto emerso tra una partecipata della Regione e il suo azionista di riferimento. Non era nostro intendimento quello di tagliare le teste , ma in politica e nell'amministrazione della cosa pubblica ci sono atti che portano a conseguenze inevitabili, al di là della volontà e soprattutto prescindendo dalle relazioni personali.
Noi siamo convinti e ci siamo occupati di questa vicenda non per sostenere l'una o l'altra cordata; anzi continuiamo a essere, alla conclusione di questa discussione, assolutamente neutrali rispetto alle cordate in campo. Crediamo poco a molte delle affermazioni che sono state pronunciate oggi qui, relativamente alle turbative di aste che si potrebbero verificare a causa della nostra attenzione e con la nostra discussione, perché parliamo sempre di trattative fra privati, che si conducono privatamente, e che si conducono sulla base di un interesse privato. Non esiste un bando di gara, non esiste una Commissione giudicatrice che esamina i documenti, esiste uno squisito, esclusivo interesse privato di un venditore ed un esclusivo interesse privato di un compratore.
Noi ci siamo astenuti in tutti questi mesi dal pronunciare una parola sulla vicenda privata, se non per marcare i confini, secondo noi, politici di un'operazione economica che interessa il nostro territorio.
Siamo intervenuti e abbiamo chiesto di conoscere lo stato dei fatti nell'Assemblea parlamentare sarda, quando abbiamo appreso che una società della Regione si è mossa nella totale ignoranza da parte del Presidente della Regione. Ci siamo mossi cercando di capire quanto la potestà decisionale che sta in capo ai Comuni e alla Regione, per quanto riguarda le volumetrie concedibili in futuro, sia entrata in questa trattativa, e quanto l'abbia fatta entrare soprattutto non un privato che può raccontare le storie che vuole, ma una società finanziaria della Regione che può ipotecare pesantemente la decisione futura della Regione.
Noi non siamo favorevoli o contrari a cordate, non ce ne importa niente e non c'importa niente che delle cordate facciano parte sardi, se non per il fatto che siamo contenti che i sardi affrontino partite economiche così importanti e decisive. Il fatto che ci siano dei sardi non qualifica un'iniziativa che deve essere valutata, invece, in base alla qualità dell'intervento. E la qualità dell'intervento non è determinata, secondo noi, dal costo dell'investimento;la qualità dell'intervento, secondo noi, è determinata dalla capacità di salvaguardare il nostro ambiente e la nostra risorsa fondamentale.
Allora, non è chi costruisce di più, secondo noi, colui che meglio salvaguarda gli interessi della nostra Regione, ma chi rispetta meglio il nostro territorio costruendo di meno. questo, per noi, sul piano politico, è un valore aggiunto. Sulla base di questo noi ci siamo mossi e ci muoviamo. E le risposte del Presidente, che richiamano un passato nel quale io non ero presente e del quale non posso rispondere, servono soltanto, come fa Pittalis, a parlare d'altro. Le responsabilità sono quelle attuali e le assumiamo noi. E il fatto che nel passato siano state pronunciate affermazioni sbagliate, affermazioni diverse da quelle che pronunciamo qui, non significa per noi assolutamente niente.
Noi continuiamo a sostenere la medesima linea di salvaguardia e di tutela del nostro territorio e del nostro patrimonio, perché il punto politico ora come allora (allora nel Master Plan ed ora, quando parliamo di chi acquisisce questo patrimonio immobiliare) è l'uso del territorio e le volumetrie edificabili. L'uso che si vuole fare di questo grandioso patrimonio, che è il nostro unico bene. Questa è la filosofia che ci ha mosso ieri e che ci muove oggi.
Oggi, in questa sede, la politica e chi ha le maggiori responsabilità istituzionali doveva chiarire, e non ha chiarito. Ha riproposto gli interrogativi, le ombre e le preoccupazioni che noi avevamo.
Il Presidente Pili dice: "Rinviamo tutto! Approfondiamo, rimandiamo tutto in Commissione bilancio; non facciamo cadere teste!" Non è così.
La SFIRS ha aperto un conflitto pesante con il Consiglio regionale e con il Presidente di turno della Giunta - che si chiami Pili poco importa, qui non rilevano le relazioni tra persone, ma i corretti rapporti istituzionali - che si risolve - ripeto quello che ho detto stamattina - in un unico modo. Non servono approfondimenti, né Commissioni di inchiesta.
La direzione della SFIRS è azzoppata nella rappresentanza degli interessi che sono stati delegati dalla Regione. Allo stesso modo il nostro Presidente della Giunta regionale ha perduto, anche per effetto di questo conflitto, l'autorità necessaria per affrontare questa partita con l'autonomia e con l'equilibrio che servono. E' sulla base di questo che noi abbiamo presentato due ordini del giorno dai quali muoviamo pesanti critiche al Presidente della Giunta regionale e chiediamo la revoca del Consiglio d'amministrazione della SFIRS.
PRESIDENTE. Si dia lettura degli ordini del giorno numero 1, 2 e 3.
BIANCU, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO PITTALIS - MURGIA - CAPELLI - VARGIU - FLORIS - FOIS - CORONA sulla necessità di acquisire informazioni puntuali sul ruolo della SFIRS nella operazione di acquisto del patrimonio immobiliare posseduta dalla società Starwood.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito sulla mozione n. 79 relativa al ruolo della società finanziaria regionale SFIRS nell'operazione di acquisto da parte di una cordata sardo-veneta degli hotel Starwood e dei terreni del Master Plan;
RILEVATA la necessità di acquisire precise ed esaustive informazioni sul ruolo della SFIRS nell'operazione di che trattasi,
impegna i Presidenti delle Commissioni Bilancio e Industria
a convocare il Presidente della SFIRS e a riferire al Consiglio sull'esito dell'audizione. (1)
ORDINE DEL GIORNO SPISSU - SANNA GIAN VALERIO - DORE - BALIA - COGODI - SANNA GIACOMO sulla vicenda della vendita del patrimonio immobiliare della società Starwood (2)
IL CONSIGLIO REGIONALE
Riunito per l'esame della mozione n. 79, sentito il dibattito svoltosi in Aula conferma le preoccupazioni, gli interrogativi e la inconsistenza del ruolo svolto dal Governo Regionale nella conduzione dell'intera vicenda della vendita del patrimonio immobiliare posseduto dalla Società Starwood. Permangono, anche a seguito del dibattito, le zone d'ombra rappresentate nella mozione e l'ambiguo e contraddittorio ruolo svolto dalla SFIRS; l'aperto contrasto della sua azione con il ruolo della Giunta Regionale e della stessa Assemblea regionale sarda.
IL CONSIGLIO REGIONALE
conferma
la titolarità delle competenze proprie e delle Amministrazioni comunali e provinciali nella pianificazione ed uso del territorio che non può rientrare in alcuna trattativa fra privati e ancor meno in una sottintesa disponibilità delle finanziarie partecipate della Regione;
assume
la salvaguardia e la tutela del territorio e l'equilibrio fra insediamenti edilizi, la conservazione della sua qualità, come un elemento irrinunciabile delle proprie politiche di sviluppo economico e sociale della Sardegna;
esprime voti
affinché venga revocata la fiducia al Presidente della SFIRS ed al suo Consiglio di Amministrazione. (2)
ORDINE DEL GIORNO SPISSU - SANNA GIAN VALERIO - DORE - BALIA - COGODI - SANNA GIACOMO sulla vicenda della vendita del patrimonio immobiliare della società Starwood
IL CONSIGLIO REGIONALE
Riunito per l'esame della mozione n. 79, sentito il dibattito svoltosi in Aula conferma le preoccupazioni, gli interrogativi e la inconsistenza del ruolo svolto dal Governo Regionale nella conduzione dell'intera vicenda della vendita del patrimonio immobiliare posseduto dalla Società Starwood. Permangono, anche a seguito del dibattito, le zone d'ombra rappresentate nella mozione e l'ambiguo e contraddittorio ruolo svolto dalla SFIRS; l'aperto contrasto della sua azione con il ruolo della Giunta Regionale e della stessa Assemblea regionale sarda.
IL CONSIGLIO REGIONALE
conferma
la titolarità delle competenze proprie e delle Amministrazioni comunali e provinciali nella pianificazione ed uso del territorio che non può rientrare in alcuna trattativa fra privati e ancor meno in una sottintesa disponibilità delle finanziarie partecipate della Regione;
assume
la salvaguardia e la tutela del territorio e l'equilibrio fra insediamenti edilizi, la conservazione della sua qualità, come un elemento irrinunciabile delle proprie politiche di sviluppo economico e sociale della Sardegna;
valuta
l'azione della Giunta Regionale e del Presidente Pili inadeguata alla delicatezza e complessità delle questioni in campo. (3)
Sul Regolamento
PRESIDENTE. Colleghi, l'ordine del giorno numero 3, confligge, come certamente loro sanno, dal momento che ne hanno presentato anche un altro differente solo nel dispositivo, con l'articolo 118 del Regolamento che recita: "La mozione di fiducia o di sfiducia alla Giunta regionale o a un suo componente, le mozioni e gli ordini del giorno di censura politica devono essere motivati e sottoscritti da almeno un decimo dei componenti il Consiglio: non possono essere discussi prima di tre giorni dall'annuncio e sono votati sempre per appello nominale".
Il dispositivo dell'ordine del giorno numero 3 è certamente un dispositivo di censura nei confronti della Giunta regionale, pertanto o seguiamo la procedura prescritta dall'articolo 118 oppure devo invitare i colleghi a ritirarlo.
Ha domandato di parlare, sul Regolamento, il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, l'articolo 118 del Regolamento disciplina l'esame in Aula delle mozioni di sfiducia, e poi, nel contesto dello stesso articolo, prende in considerazione le mozioni e gli ordini del giorno di censura politica. La sfiducia e la censura sono quindi due categorie distinte. Può essere che in una censura sia contenuto implicitamente un giudizio politico talmente netto e definito da parte del Consiglio, da indurre il Presidente e la Giunta a dimettersi. La sfiducia è un atto esplicito di revoca. La censura è un giudizio dal quale possono conseguire (e coerentemente, logicamente, dovrebbero conseguire) le dimissioni. Ma non è che ogni critica alla Giunta, ogni giudizio politico di inadeguatezza rispetto alla delicatezza e complessità di una questione in campo costituisca di per sé né sfiducia, o censure politiche, perché se si fosse voluto esprimere sfiducia o censura politica si sarebbe scritto: "Il Consiglio dà la sfiducia"; "Il Consiglio esprime censura".
La censura, quando viene espressa da chi ha titolo per esprimerla, è già una sanzione, non è solo un giudizio. Se il dirigente critica l'operato di un componente del suo ufficio e richiama quel componente a essere più diligente, non l'ha censurato, perché la censura è l'atto formale col quale si commina una sanzione, cioè è un giudizio dato da chi lo può dare.
A me pare che onestamente questo ordine del giorno numero 3 in senso tecnico non configuri né una sfiducia e né una censura, bensì una critica politica che può essere benissimo svolta, rappresentata e votata dal Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Colleghi, una Giunta, questa o altre, possono essere sfiduciate e possono essere censurate; ci mancherebbe altro! Il problema del Presidente è che nell'applicazione del Regolamento deve seguire procedure diverse, perché una critica è una critica e necessita di procedure particolari, per ciò che riguarda la censura, invece, il Regolamento prevede una particolare disciplina. E quella contenuta nell'ordine del giorno è una censura.
Tuttavia, poiché forse i toni forti adoperati nel documento sono andati oltre le intenzioni, io propongo di votare i primi due ordini del giorno e poi valutare se c'è la possibilità di esprimere meglio il concetto senza rientrare nella previsione dell'articolo 118 del Regolamento. Domando inoltre se la mozione è stata ritirata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
spissu (d.s.). La mozione è ritirata e sostituita dagli ordini del giorno numero 2 e 3.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per illustrare l'ordine del giorno numero 1.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Gli ordini del giorno numero 2 e 3 non possono essere illustrati. Per esprimere il parere della Giunta sugli ordini del giorno 1 e 2 ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Il parere della Giunta è favorevole sul primo, contrario sul secondo.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Il mio Gruppo voterà a favore dell'ordine del giorno numero 1, pur rimanendo intatte le considerazioni espresse in occasione di questo dibattito. Non c'è bisogno, infatti, di ordini del giorno per stabilire quali sono i compiti dei consigli comunali, del Consiglio regionale, quali sono le nostre prerogative e quant'altro. Però ormai è diventata consuetudine mettere una firma in un ordine del giorno quasi nel desiderio di voler racchiudere in un documento i contenuti che di un dibattito che è stato ampio ed interessante.
Ma prendo la parola soprattutto perché il Presidente della Regione, nella sua replica, a conclusione dei lavori, ha evidenziato il contenuto del secondo comma della mozione, già sottolineato dalla minoranza, sostenendo che in questa operazione, la Starwood manterrebbe il controllo del 50 per cento dei terreni e dell'eventuale volumetria da concedere nell'ipotesi di approvazione del Master Plan. Non so se il Presidente della Giunta lo abbia detto perché si è riferito alla mozione o per conoscenza diretta. Ormai comunque credo che sia di dominio pubblico che gli americani non intendono mantenere neanche un centimetro di territorio e che se questo patto andrà avanti, se la cordata acquisterà tutto, e non ci saranno americani che tengano.
Lo dico perché in questo clima di confusione evidenziatoli concetto sia chiaro. Non credo che sia un segreto; ormai lo sanno tutti. Quindi eliminiamo il mito dell'onda americana che continua a rovesciarsi nel territorio della Sardegna.
spissu (d.s.). Nella gestione c'è.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). La gestione non c'entra niente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario sull'ordine del giorno numero 1.
Il dispositivo impegna i Presidenti delle Commissioni bilancio e industria a convocare il Presidente della SFIRS e a riferire. Badate, dopo ciò che il Presidente della SFIRS ha scritto, delle due l'una: o ha ragione e procede, o ha torto e va rimosso. Sicuramente non c'è nessuna ragione per svolgere alcuna audizione. Secondo me ha torto e va rimosso. Non parteciperei a un'audizione inutile e anche un tantino offensiva per la dignità del Consiglio.
Detto questo colgo l'occasione, sempre in sede di dichiarazione di voto, per svolgere una riflessione su ieri e una su oggi. Io provo molta curiosità intellettuale per la religione ismailita, e ho anche una grande stima per l'imprenditore Aga Khan e per il modello Costa Smeralda: un'operazione sicuramente straordinaria. Non mi piace però l'agiografia, non la geografia, l'agiografia, cioè la storia dei santi. Non è un genere che amo. Se non si è approvato il Master Plan nella scorsa legislatura - bisogna che qualcuno lo dica - non è perché il centrosinistra non l'ha voluto, ma perché in quel progetto di Master Plan l'edilizia residenziale costituiva l'80 per cento dell'investimento. E quando si è cominciato a discuterne è stato chiaro che da quelle percentuali non erano disposti a scendere per le loro esigenze finanziarie, se non in una misura minima. Questa è la verità. E un master Plan di quel genere non era all'altezza della storia e dell'immagine della Costa Smeralda.
Sull'oggi, un'altra riflessione: se la SFIRS è presente nell'affaire come operatore finanziario, ciò è conforme al suo statuto e alla sua ragione sociale, fa il suo mestiere, salvo la valutazione sul merito e sui risultati che farà chi ha il dovere di farla. Se la SFIRS è presente - è stato detto da altri, io lo voglio ribadire - perché il privato è convinto che la presenza della SFIRS possa significare benevolenza della Regione in materia urbanistica, allora è un altro conto. E sono motivate le affermazioni molto critiche, molto pesanti che sono state giustamente pronunciate.
Io poi ho in testa una domanda, che esprimo così come mi viene: se qui si scontrano gli interessi economici, i grandi interessi e le rappresentanze politiche di questi interessi, bene, questo è il Parlamento della Sardegna, ed è giusto che sia così. Ma io non sono sicuro che sia del tutto così; ho la sensazione che qui più che le cordate si scontrino gli echi, le aspirazioni, i lamenti, che in questo campo giochino non tanto i giocatori ma i tifosi, che si illudono di giocare essi stessi la partita. E allora questo non sarebbe lo stadio, ma il bar dello sport!
Io spero davvero di sbagliare, ma è difficile sfuggire all'impressione che questo sia, appunto, più che il luogo reale del confronto e della decisione, la camera dei rumori, delle allusioni, delle ripicche, dei messaggi obliqui, la camera, infine, della chiacchiera e dell'influenza.
Alla Giunta e alla maggioranza dedico una battuta finale: non ci si può sempre fare scudo con il passato - a parte che sul passato si può dire di tutto, di un segno e dell'altro - non è corretto farlo. Voi state governando, voi rispondete di questi tre anni. La responsabilità di questi tre anni ricade esclusivamente su di voi
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Satta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SATTA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, intervengo solo per due precisazioni, una dovuta all'onorevole Scano e l'altra all'onorevole Cogodi. Per quanto riguarda il Master Plan, quello presentato e che sarebbe stato rifiutato, perché non era più il Master Plan che dalla Costa Smeralda ci si aspettava, devo precisare che la percentuale di alberghi residenziali della Costa Smeralda che tutti ammirano, che tutti apprezzano, tutti decantano è dell'8 per cento; noi nel Master Plan l'abbiamo portata al 20 per cento. Questi sono dati oggettivi.
(Interruzioni)
Sì, prima era dell'8 per cento trattando siamo arrivati fino al 20 per cento, per cui la percentuale destinata ad attività alberghiero è molto più alta di quella esistente in Costa Smeralda, come rapporto tra residenziale e commerciale da una parte ed alberghiero dall'altra. Questa è la precisazione: quindi abbiamo portato la percentuale dall'8 al 20 per cento. Ciò nonostante non è stata accettata.
Seconda precisazione. Onorevole Cogodi, io sono veramente esterrefatto. Io penso che le sue affermazioni siano assolutamente inaccettabili soprattutto quando ci considera bugiardi . Il Master Plan è stato presentato non una ma tante volte. Il primo accordo riguardante il Master Plan risale al 1981, il secondo al 1983; allora si chiamava ancora piano di comparto. Successivamente nel 1986 (con la mia firma come progettista, e come amministratore delegato il dottor Renato Pisati, rappresentante della finanziaria Costa Smeralda) venne presentato ufficialmente alla Regione. Io sono pronto a mostrarle le lettere con il timbro della Regione, con il numero di protocollo. Successivamente proprio per aumentare la volumetria destinata ad alberghi dall'8 per cento al 20, furono presentati Master Plan nel 1989 (poco prima dell'approvazione della legge 45 del 1989) nel '94 (subito dopo l'approvazione dei piani territoriali paesistici) nel 1996 e infine nel 1998. Questo era dovuto. E preannuncio per la mozione numero 1 il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Ho capito che è inutile insistere perché ognuno qui può dire quello che vuole. Negli uffici della Regione autonoma della Sardegna nel 1998, convocai le parti e dissi: "Andiamo a vedere questo Master Plan al quale - si dice - la Regione da vent'anni nega di una risposta". Negli uffici della Regione, negli uffici della Sovraintendenza di Sassari, dove doveva essere presentato, non c'era nessun progetto. La lettera di cui parla il collega Satta sono richiesta di apertura di una trattativa politica. Il Presidente della Regione poc'anzi l'ha confermato. Credi almeno al tuo Presidente, il quale ti ha detto che si trattava di una trattativa politica, che si è ad un certo punto interrotta, finalizzata ad ottenere l'approvazione di un progetto. Perché una trattativa politica preliminare? Perché la domanda avanzata in via politica mirava a stravolgere i parametri, i criteri e la pianificazione paesistica - soprattutto il rispetto delle distanze del mare - cioè a poter fare tutto quello che i comuni mortali non potevano fare in questa Regione.
Però l'Aga Khan non è un comune mortale, tutti quelli che hanno comprato - e sono molti - dall'Aga Khan non sono comuni mortali, e quindi secondo voi possono non rispettare i criteri, le distanze e tutti i limiti posti dagli strumenti urbanistici. Poi, viva la buona volontà! Avete aumentato la percentuale destinata a residenza alberghiera dall'8 al 20 per cento, cioè prima volevate che il 92 per cento della volumetria fosse destinata a residenza privata, poi, bontà vostra, avete previsto che su 2400 ettari fosse destinato a residenza privata "solo" l'80 per cento.
In che cosa hanno sbagliato Cogodi e Scano nel dirvi questo? Se il 20 per cento della volumetria era destinato alla costruzione di alberghi, vuole dire che l'80 per cento era destinato alla costruzione di residenze private. Tutto ciò che avete sbandierato in questi anni erano solo fandonie: altro che servizi pubblici, aperti al pubblico, alberghi, imprese e quant'altro. Si trattava di ville e superville, di residenze private per l'80 per cento dell'intervento. Poi chi proprio vuole questo Master Plan e ha il potere di approvarlo lo approvi. Finora la Regione non l'ha approvato e neppure voi l'avete approvato, perché per approvarlo occorre entrare nel merito ed allora si vedrebbero meglio quegli aspetti che a un occhio non attento possono sfuggire.
Un ultimo concetto per concludere. Il Consiglio si appresta a votare un ordine del giorno presentato dalla maggioranza. Questo ordine del giorno porta anche la firma del Presidente Floris. Il Presidente Floris dice: "una firma nell'ordine del giorno si dà per usanza." Io non conosco usanze che prevedono l'obbligo di firma su documenti politici. Una firma si appone se si condivide quello che c'è scritto, se non si condivide non la si appone. Non è di secondaria importanza che sia vero quello che ha detto il Presidente Pili, o che sia vero quello che ha detto il Presidente Floris, o il già Presidente Floris.
Il Presidente Pili in Consiglio, in replica, ha affermato che gli americani si sono tenuti il 50 per cento".
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. I giornali. Ho riferito quanto riportato dai giornali.
COGODI (R.C.). Non possiamo venire in Consiglio per apprendere le informazioni dai giornali, i giornali li leggiamo tutti. Allora chiamiamo i direttori dei giornali a rispondere, non la Giunta. Qui comandano i direttori dei giornali:qui comanda la Giunta. Qui al Consiglio risponde la Giunta. Gli ordini del giorno, gli apprezzamenti e le censure noi li dobbiamo rivolgere alla Giunta, non ai direttori dei giornali. Il Presidente non può rispondere per quanto scrivono i giornali: non è possibile! Risponde per quanto sa e per quanto risulta dall'ufficio che svolge.
L'onorevole Floris sostiene: "non ci sono americani che tengano! La partita è 100 per cento; l'acquisto riguarda il 100 per cento". Non è indifferente questo, perché tra l'altro la SFIRS utilizza risorse pubbliche. Allora sta acquistando il 50 o sta acquistando il 100? Non è neanche chiara l'entità dell'operazione. Ma badate dire 100 o dire 50, non vuole dire due uova di gallina o un uovo di gallina, vuole dire 2400 ettari di Costa Smeralda o di territorio in Gallura destinati a essere eventualmente trattati con uno speciale intervento urbanistico; o 2400 ettari o 1200 ettari. La differenza non è di un'unghia, la differenza è di 1200 ettari.
PRESIDENTE. Ancora qualche secondo.
(Interruzione del consigliere Locci)
COGODI (R.C.). No, badate voi potete dire quello che volete. La misura della partecipazione della SFIRS non è indifferente. La partecipazione della SFIRS con le risorse della Regione non riguarda la proprietà privata. Dite quello che vi pare perché siete accecati dal potere e in parte anche dall'entità dell'affare. Però, la partecipazione della SFIRS, ente pubblico e potere pubblico che usa danari pubblici, non riguarda i privati, riguarda il pubblico, riguarda la Giunta, riguarda il Consiglio, riguarda la Regione. Potete dire quello che volete, però sapete bene che volete ancora confondere le idee. Non ci riuscirete.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente Pili, ho notato che lei non sfugge ai richiami della storicità, soprattutto per quanto riguarda le notizie riportate dalle rassegne stampa. Questa sera ci ha letto infatti un passaggio importante, superato dal tempo, che però ha voluto portare all'attualità in quest'Aula.
Io credo che la persona più sfortunata sia proprio il finanziera Tom Barrack che prima ha incontrato Palomba e poi ha incontrato lei, con identici risultati:niente ha ottenuto prima e niente sta ottenendo adesso. Penso che la strada percorsa fino ad oggi sia quella più sbagliata che un finanziere di alto livello come Tom Barrack abbia percorso sino a questo momento.
Intanto annunciamo il nostro voto contrario a questo ordine del giorno.
Continua a passare in secondo piano un fatto importante, per lo meno per noi, non marginale, e cioè che dopo anni di tappeti rossi stesi per americani, ismaeliti e quanti altri siano arrivati in quest'Isola, si ha il piacere di vedere l'imprenditoria sarda levare la testa, concorrere, senza che gli americani partecipino in alcun modo. Io l'ho detto nel mio intervento, l'ha chiarito ulteriormente l'onorevole Floris, intendo ripeterlo: la Starwood gestirà; quindi il sistema gestionale resterà quello che è in atto in questo momento. Non vi sarà nessuno stravolgimento, nessuna pazzia.
Il fatto positivo, quindi, lo rimarco per l'ennesima volta, è la presenza dell'imprenditoria sarda, in misura superiore a quella che ognuno di noi forse si sarebbe anche immaginato, tanto è vero che è presente in cordate differenti, dove partecipano personaggi che nell'inizio della vita della Costa Smeralda, hanno giocato un ruolo fondamentale, nonostante qualcuno li voglia dimenticare, personaggi che ritornano per concorrere per l'ennesima volta direttamente all'acquisto di quel patrimonio immobiliare che tutti conoscete.
Ed allora, non sviliamo anche gli elementi positivi, teniamo conto di una situazione reale che è cresciuta positivamente. Io mi auguro che nel proseguo della vita politica e amministrativa questi esempi di imprenditoria sarda siano sempre più numerosi, perché costituiscono elementi di crescita e motivi di orgoglio. Ma allo stesso tempo non può essere dimenticato che il Presidente Pili viaggia ormai per proprio conto e che il presidente della SFIRS non intende rispondere alle sia pur minime esigenze di conoscenza di chi quella carica, con un proprio decreto, l'ha nominato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Preannunzio il voto contrario del Gruppo I Democratici per la Margherita.
Le ragioni sono già state esposte da chi mi ha preceduto e sono da noi condivise. Considerata la situazione, non mi pare ragionevole ritenere che la convocazione del Presidente della SFIRS possa sortire alcun effetto; oltretutto sarebbe anche poco dignitoso. Siamo certi che il Presidente della SFIRS, se convocato, se avesse la bontà di venire in Consiglio per essere consultato, per rispondere alle domande, certamente non sarebbe in grado di spiegare o non vorrebbe spiegare le ragioni per le quali è stata privilegiata questa cordata a discapito dell'altra nella quale, come qualcuno ha opportunamente sottolineato, erano presenti imprenditori certamente non meno importanti ddi quelli facenti parte della cordata privilegiata.
Erano presenti anche imprenditori sardi, e soprattutto, almeno stando a ciò che è stato pubblicamente dichiarato, sembrava esserci una maggiore sensibilità verso i problemi della tutela dell'ambiente, che poi, alla fine dei conti, come è stato detto molto esattamente e molto opportunamente, è ciò che principalmente interessa e dovrebbe interessare noi tutti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (Gruppo Misto). Signor Presidente, rapidamente intervengo per esprimere il mio voto contrario all'ordine del giorno numero 1, anche perché, dopo quello che è avvenuto, dopo aver ricevuto i documenti che lei ci ha fornito attraverso il Presidente della Giunta, credo che sia del tutto inutile tenere questa audizione. E' stato detto di no al Presidente della Giunta, non so cosa potrebbe dirci di più il Presidente Meconcelli, caso mai sarebbe più utile, credo, un colloquio con l'ex Presidente Floris, che ha più notizie del Presidente della Giunta, come risulta dalle sue stesse dichiarazioni.
Io mi sono accorto, ascoltando gli interventi che si sono succeduti, che qualcuno qua non ha detto tutto quello che sa, non ha detto la verità, perché è vero che non dobbiamo entrare nelle trattative private, ma anche i privati quando trattano un affare lo dicono; qui, invece, siamo stati tenuti tutti quanti all'oscuro, con la scusa che le leggi bancarie impediscono alla SFIRS di fornire le informazioni al suo azionista principale. Io dico che questo è francamente assurdo, incomprensibile e allucinante.
Voglio raccontarvi un episodio che mi è accaduto il 28 aprile e che mi è ritornato in questi giorni alla memoria. Il 28 aprile io ero a Padova, alla festa dei sardi. La sera il circolo dei sardi ha organizzato una cena sarda, e in quell'occasione, ad un certo punto, la presidentessa del circolo dei sardi mi chiama e mi presenta una persona, un certo signor Tabaci, il cui nome ho letto e poi anche sui giornali. Questo signore che ho avuto il piacere di conoscere e di vedere solo in quella circostanza, mi ha tranquillamente riferito che stava trattando con altri soci per l'acquisto di terreni nella Costa Smeralda.
Quindi un imprenditore, che pure deve curare i suoi interessi, ne parla liberamente - naturalmente non siamo entrati nel merito della trattativa - senza porsi alcun problema. Mi ha chiesto anche cosa ne pensassi di quella eventualità, e io gli ho risposto che erano li ritenevo problemi privati e che per la Regione l'importante era che gli imprenditori rispettassero le leggi che essa stessa aveva approvato. Francamente io, anche ricordando questa vicenda, credo che si sia operato a compartimenti stagni, ognuno nella maggioranza nasconde all'altro quello che fa, questo è uno scadimento pericoloso delle nostre istituzioni, una sorta - l'abbiamo detto altre volte - di infeudamento delle stesse:"Questo spetta a me Alleanza Nazionale, e non ti dico niente perché lo sto trattando io, poi lo vedremo, e quindi tu, Presidente della Giunta regionale, non conti nulla, sei di un'altra forza politica; sarò io ad informare riservatamente eventualmente quelli che hanno determinato la mia nomina".
Insomma, è una vicenda inquietante, che si è svolta tutta all'insegna dell'improvvisazione, del dilettantismo, della scompostezza istituzionale, della mancanza totale di capacità di governare i processi di sviluppo. Allora la grande preoccupazione mia, e credo di molti altri in quest'Aula, ma anche dei sardi, è che a questa improvvisazione, a questo infeudamento delle istituzioni, a questa gestione del tutto singolare delle istituzioni della Sardegna stiamo affidando il bene più prezioso che abbiamo: il nostro ambiente e le sue ipotesi di valorizzazione. Credo che preoccuparcela situazione sia molto preoccupante, e non mi pare davvero opportuno sentire ancora il Presidente della SFIRS dopo quello che ha fatto.
Ribadisco invece, Presidente, la mia richiesta formulata nella seduta di ieri; chiedo che lei faccia propria la richiesta avanzata dal collega Pirastu, e a nome di tutto il Consiglio pronunci una sollecitazione, come altre volte ha fatto, ribadendo il diritto dei consiglieri, di tutto il Consiglio, di ottenere tutte le informazioni, così come previsto nei confronti degli enti e delle società controllate. O il Presidente della SFIRS chiede al Presidente della Giunta di secretare questi atti, altrimenti il Presidente della SFIRS deve consegnare tutto, perfino gli atti preparatori. Quindi la prego, Presidente, a tutela del diritto all'informazione di tutti i consiglieri, formalizzi questa richiesta a nome di tutto il Consiglio al Presidente della SFIRS.
PRESIDENTE. Come lei ricorderà io su questo punto mi sono già impegnato. Certo che siamo in un periodo un po' scomodo.
PINNA (Gruppo Misto). Bisogna che la formalizzi.
PRESIDENTE. Va bene. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, qualche considerazione rapidissima. Il Presidente della Giunta continua ad ammonirci leggendoci interviste ed articoli pubblicati sulla stampa, continua a ragionare volgendo lo sguardo e l'attenzione sempre verso il passato, trascurando il presente. L'onorevole Enzo Satta, nelle proprie dichiarazioni di voto, non ha fatto altro che confermare pienamente le affermazioni pronunciate sia dall'onorevole Cogodi sia dall'onorevole Scano. La Giunta del Presidente Palomba non ha esaminato gli elaborati tecnici del Master Plan perché non ne condivideva i presupposti politici che ad essi sottendevano.
(Brusio in Aula)
BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, io mi rifiuto di parlare con questo clima.
PRESIDENTE. Ha ragione. Colleghi, onorevole Corda, la prego.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Dicevo, la Giunta Palomba nella sua interezza, nella sua collegialità, la maggioranza di allora, non ne condividevano i presupposti. Il Master Plan, infatti prevedeva una volumetria riservata a resistenze private - così come peraltro l'onorevole Satta ha confermato - pari all'80 per cento che veniva considerata eccessiva. Soltanto il 20 per cento invece veniva riservato alle strutture alberghiere.
Peraltro, l'interlocuzione politica dell'allora Presidente Palomba, era propedeutica all'accordo di programma, accordo di programma che, se l'interlocuzione politica si fosse completata, onorevole Satta, sarebbe arrivato al dibattito in Consiglio regionale. Non vi è arrivato per la mancanza di quei presupposti originari a cui facevamo riferimento, mentre non possiamo, Presidente Pili, dimenticare che contrariamente ad allora questa Giunta regionale, attraverso l'inserimento di una norma nella legge finanziaria, tentò di svilire e svuotare di competenze il Consiglio regionale rispetto proprio all'espressione della sua volontà sul medesimo accordo di programma.
E infine, nessuno nega che la SFIRS abbia fra le proprie competenze anche quella di occuparsi dello sviluppo turistico. Il Consiglio regionale ne è ben consapevole, anche perché sono funzioni che lo stesso Consiglio regionale le ha attribuito. Si comprende anche che un altro ente, un altro livello rispetto a questo livello istituzionale, abbia e debba esercitare un certo potere discrezionale, ma noi ci chiediamo, ce lo chiedevamo con la mozione e continuiamo a chiedercelo adesso: non sarebbe stato in ogni caso opportuno (senza svelare alcun segreto, perché non era obbligatorio) che il Consiglio regionale discutesse e dibattesse sulla opportunità di un coinvolgimento diretto in una operazione del genere che vedeva una propria partecipata direttamente coinvolta, e in una fase successiva il Consiglio regionale stesso chiamato ad esprimere la propria posizione rispetto all'accordo di programma? Io credo di sì, e mi e parso di comprendere, nonostante tutto, che questa mia ipotesi, cioè questa opportunità di interlocuzione venisse condivisa dallo stesso Presidente Pili.
Questo io ho compreso. Evidentemente lo stesso Presidente Pili è rimasto insoddisfatto del comportamento che la SFIRS ha tenuto. Naturalmente il nostro voto non è favorevole all'ordine del giorno presentato dalla maggioranza.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare su questo ordine del giorno, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'ordine del giorno numero 2.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Chiedo il voto segreto su questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 2.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 60
Astenuti 1
Maggioranza 31
Favorevoli 28
Contrari 32
(Il Consiglio non approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - DETTORI - DIANA - DORE - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
PRESIDENTE. L'onorevole Spissu aveva chiesto precedentemente una breve sospensione sull'ordine del giorno numero 3. Sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 26, viene ripresa alle ore 21 e 37.)
PRESIDENTE. Essendo inammissibile, ai sensi dell'articolo 118 del Regolamento il precedente ordine del giorno, per la mancanza del prescritto numero di firme, è stato presentato un altro ordine del giorno, il numero 4, di uguale contenuto, con il prescritto numero di firme, che verrà posto in discussione alla ripresa dei lavori consiliari, dopo le ferie estive.
Si dia lettura dell'ordine del giorno numero 4.
BIANCU, Segretario:
Ordine del giorno Spissu - Sanna Gian Valerio - Dore - Balia - Cogodi - Sanna Giacomo - Dettori - Biancu - Masia sulla vicenda della vendita del patrimonio immobiliare della società Starwood
IL CONSIGLIO REGIONALE
Riunito per l'esame della mozione n. 79, sentito il dibattito svoltosi in Aula conferma le preoccupazioni, gli interrogativi e la inconsistenza del ruolo svolto dal Governo Regionale nella conduzione dell'intera vicenda della vendita del patrimonio immobiliare posseduto dalla Società Starwood. Permangono, anche a seguito del dibattito, le zone d'ombra rappresentate nella mozione e l'ambiguo e contraddittorio ruolo svolto dalla SFIRS; l'aperto contrasto della sua azione con il ruolo della Giunta Regionale e della stessa Assemblea regionale sarda.
IL CONSIGLIO REGIONALE
Conferma
la titolarità delle competenze proprie e delle Amministrazioni comunali e provinciali nella pianificazione ed uso del territorio che non può rientrare in alcuna trattativa fra privati e ancor meno in una sottintesa disponibilità delle finanziarie partecipate della Regione;
assume
la salvaguardia e la tutela del territorio e l'equilibrio fra insediamenti edilizi, la conservazione della sua qualità, come un elemento irrinunciabile delle proprie politiche di sviluppo economico e sociale della Sardegna;
valuta
l'azione della Giunta Regionale e del Presidente Pili inadeguata alla delicatezza e complessità delle questioni in campo. (4)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor presidente, volevo semplicemente chiedere a lei ed ai colleghi che si discuta e si approvi velocemente la legge di ulteriore finanziamento degli interventi sui centri storici. Su questa legge, costituita da un unico articolo, era stato assunto un impegno preciso da tutto il Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni la proposta è accolta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 316.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Masia, relatore.
MASIA (S.D.I. - S.U.), relatore. Signor Presidente, io avevo preparato una relazione. Mi rendo conto, però, che sarei poco ascoltato, nonostante l'importanza dell'argomento in discussione. Mi rimetto pertanto alla relazione scritta.
(La maggioranza abbandona l'Aula)
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, ha domandato di parlare?
COGODI (R.C.). Ho chiesto di acquisire il testo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, questa mattina avevamo, tutti insieme, in Aula, deciso di esaminare anche questo punto all'ordine del giorno, una volta conclusa la discussione sulla mozione. Lo abbiamo deciso insieme. Abbiamo anche sollecitato l'Assessore del bilancio perché risolvesse alcuni problemi di copertura finanziaria di questo provvedimento. Se ci sono altri problemi basta dirlo, non si vede perché alcuni di noi debbono restare in Aula, fare una sceneggiata e prendere atto che manca il numero legale. Questo è un provvedimento che aveva ricevuto un consenso unanime che possiamo, se c'è la volontà, licenziare rapidamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, questo provvedimento legislativo prevede uno stanziamento integrativo di 50 miliardi di lire gli interventi sui centri storici; una proposta di legge di grande rilevanza. Ora, pur avendo concordato di dare corso all'esame, alla discussione e all'eventuale approvazione di questa legge, la maggioranza in gran parte lascia l'Aula.
Questa non è una questione di fair play, di cortesia; approvare leggi, e soprattutto leggi di questa rilevanza, sui centri storici, non è una cortesia che si fa a qualcuno. È chiaro ed evidente che permanendo questa situazione, con la stragrande parte della maggioranza che lascia l'Aula, viene meno il numero legale. Allora delle due l'una. La questione che poneva il collega Spissu, che è una questione di relazioni politiche, di correttezza nelle relazioni politiche, ha già una sua validità di per sé; io aggiungo la considerazione che in ogni caso anche la nostra totale disponibilità sarebbe vanificata da questo atteggiamento della maggioranza, per cui anche se noi decidessimo di procedere il tutto si risolverebbe in una mera perdita di tempo. Si vede subito che sono presenti solo venti consiglieri regionali. Per cui chiedo di accertare preliminarmente se i signori consiglieri che hanno lasciato l'Aula per sostare nei locali antistanti intendono partecipare o no alla discussione di questa legge. Nella seconda ipotesi occorre prendere atto che non ci sono le condizione di procedibilità.
PRESIDENTE. Io non posso svolgere questo tipo di controllo perché tutti i comportamenti hanno valore politico. Se un consigliere sceglie di uscire dall'Aula io non posso sindacare questo tipo di scelta. L'unica cosa che posso fare è valutare se ci sono le condizioni per arrivare al voto con la presenza del numero legale.
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, quando l'onorevole Pirisi ha chiesto la parola poc'anzi, ingenerato nei colleghi il convincimento che la chiedesse con riferimento all'ordine del giorno che era stato appena presentato, cogliendoli di sorpresa e inducendoli prudentemente a guadagnare l'uscita, perché il disegno di legge, così come è stato...
PIRISI (D.S.). E' una vergogna quello che stai dicendo!
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Onorevole Pirisi, debbo chiedere il permesso a lei per parlare? Non lo so, Presidente; cosa devo fare?
PRESIDENTE. Lei deve parlare, ha chiesto la parola. Chiedo ai colleghi di non disturbare.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La ringrazio. Se poi, dopo che ho parlato, il collega Pirisi vorrà intervenire, io lo ascolterò volentieri e pazientemente, però intanto lo invito a sentire quello che ho da dire.
Quando l'Assessore della programmazione nel corso della serata è stato informato del fatto che era stata inserita all'ordine del giorno la proposta di legge numero 316, presola esaminato il testo, e dopo aver verificato che il provvedimento era privo di copertura finanziaria, ha doverosamente comunicato la notizia alla persona che si era rivolta a lui per questa incombenza. Adesso mi trovo un emendamento, frettolosamente preparato, che sottrae le risorse all'EMSA con il finanziamento che abbiamo approvato proprio ieri.
Quindi, se il Consiglio regionale ieri ha deciso di riservare i 25 milioni di Euro all'EMSA, è chiaro che queste somme non sono disponibili, se non sul piano teorico. Se poi il Consiglio avesse voluto sottrarre alla disponibilità della legge che è stata approvata ieri questa somma, avrebbe dovuto dirlo. Pertanto io ritengo corretto che questa proposta di legge rimanga all'ordine del giorno delle prossime sedute e che nel frattempo si apra una riflessione in ordine alla sua copertura finanziaria. Oggi come oggi, infatti, la copertura finanziaria, così come è stata individuata, seppur formalmente è corretta, si trova però nella indisponibilità morale di questo Consiglio, che ieri ha deciso di riservare questi soldi ad un'altra finalità.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, dopo quanto ha detto l'Assessore io ritengo la questione definita. Aprire adesso un dibattito su questo argomento non mi pare corretto. L'assessore ha detto che non c'è copertura finanziaria; pertanto l'argomento è, se non definito, rimandato a settembre; questo mi pare evidente. Pertanto le concedo solo un minuto per concludere.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, solo una battuta. L'assessore Masala ha invitato i consiglieri ad uscire dall'Aula quando è stata annunciata la discussione della legge sui centri storici. Allora noi non possiamo poi sentire quello che l'Assessore...
(Interruzione dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio)
PIRISI (D.S.). Con gesti eloquenti, Assessore. Basta esaminare quanto ripreso dalla telecamera per vedere che lei diceva ai suoi colleghi di andarsene.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E dopo che l'ho fatto? Ho commesso un delitto?
PIRISI (D.S.). Allora Presidente, nessuno ha chiesto che venissero utilizzati i fondi dell'EMSA, perché quando è stata presentata questa legge si faceva riferimento, mi pare, al capitolo 03 047, al Fondo Nuovi Oneri Legislativi. Evidentemente questo emendamento che è stato presentato dai colleghi del centro destra, cioè della sua parte Assessore.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, posso invitarla a concludere? Le ho dato l'opportunità di parlare ma adesso la prego di concludere.
PIRISI (D.S.). C'è la volontà manifesta ed esplicita - lo sappiano i comuni che aspettano da questa Regione risorse per gli interventi sui centri storici - da parte dell'Assessore della programmazione di non mettere a disposizione le risorse. Però questo lo deve spiegare meglio all'assessore Biancareddu che ha portato avanti questa iniziativ. Noi, per senso di responsabilità nei confronti dei comuni sardi e dei cittadini della Sardegna, abbiamo richiamato questo punto all'ordine del giorno.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E' scoperto lo stesso.
PIRISI (D.S.). Faceva parte dell'ordine del giorno di questa lunga tornata di Consiglio, e quindi lei aveva il dovere di trovare la copertura, egregio Assessore. Quindi è evidente, che c'è una volontà politica chiara, e spetta a lei risolvere questa contraddizione con i suoi colleghi di Giunta. Però quello a cui abbiamo assistito è un fatto scandaloso.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Noi prendiamo atto che l'opposizione sostiene un disegno di legge della maggioranza, e questo ci fa piacere.
PRESIDENTE. Io credo di dover chiudere i lavori qui.
Il Consiglio verrà convocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 21 e 56.
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