Seduta n.178 del 13/11/2001 

CLXXVIII SEDUTA

Martedì 13 Novembre 2001

Presidenza del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 12 e 51.

CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 16 ottobre 2001 (173) che è approvato.

Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale per illustrare le dichiarazioni programmatiche.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Giunta. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in queste settimane, in questi giorni, cittadini e colleghi di diverse parti politiche mi hanno incoraggiato ad andare avanti, ma con una insistente raccomandazione: "Stai attento, stai attento!".

Quel "stai attento", colleghi, mi tocca umanamente e, per altri aspetti, mi pesa. So bene che molti di voi, amichevolmente, vorrebbero mettermi in guardia da imboscate, trappole e congiure di palazzo; ma, perdonatemi, questo non è tempo di esitazioni e di paure. Perciò, presentandomi a voi, che in questi anni ho imparato ad apprezzare, sia sul piano personale che politico; vi chiedo non solo di aiutarmi a stare attento, ma soprattutto di aiutarmi ad andare avanti.

Noi dobbiamo avere la capacità di fare di più e, per questo, il coraggio di rischiare mettendo a disposizione anche le nostre personali carriere pur di avanzare una scommessa vera, concreta, nell'interesse della Sardegna.

Colleghi, amici, chiedetemi dunque di rischiare, chiedete a me, alla Giunta che vi proporrò di fare, di agire; di agire, di operare con motivazione, determinazione ed entusiasmo. Se dovessi sintetizzare l'azione di governo che mi propongo di svolgere la fisserei in tre parole chiave: motivazione, determinazione ed entusiasmo.

Se deve cambiare il modo di fare politica, deve cambiare prima di tutto l'approccio educativo, il nostro atteggiamento verso le nuove generazioni. I giovani sardi non possono vivere nell'incubo di "stare attenti", nella cultura del sospetto e della diffidenza, nella rassegnazione di chi pensa che non si può fare niente per migliorare le cose, di chi vive insomma nella convinzione di non poter mai essere protagonista.

Mi perdoneranno i cultori della grande politica e dei programmi altisonanti, ma, alle promesse e alle premesse rituali di ogni dichiarazione programmatica, preferisco anteporre quella che ritengo la più importante sfida per noi tutti dei prossimi anni: motivare le nostre future generazioni, renderle cioè pienamente consapevoli delle responsabilità che le attendono e metterle in grado di fabbricarsi la loro storia con le loro mani.

Non credo allo sviluppo economico e sociale senza un popolo che ne diventi protagonista. Un popolo capace di raccogliere e vincere le sfide del proprio tempo. In quest'ottica va riproposta la questione della scuola (in tutti i suoi gradi) e della formazione professionale.

Proprio partendo dalla mia giovane esperienza vorrei dire ai giovani sardi: "Alzate la mira verso le cose che contano, fate valere nello studio, nell'impegno civile, nello sport la forza dell'entusiasmo e della motivazione. Siate motivati, rispondete con consapevole impegno ai problemi che vi premono e che vi opprimono". Sta nascendo un mondo nuovo e molti giovani sardi già ne fanno parte viaggiando nell'information tecnology , investendo in Borsa e nella new economy, dietro l'esempio di ancor giovani e coraggiosi maestri.

Sono ragazzi nati e cresciuti in Sardegna, come tanti altri loro coetanei meno fortunati, ancora oggi in attesa di prima occupazione. Noi colleghi, classe dirigente, abbiamo il dovere di aiutare gli uni e, ancor di più, gli altri. Per questo motivo, nei prossimi giorni, se la Giunta - come spero - avrà la vostra fiducia, avanzerò al Ministro Moratti la proposta di sperimentare, a partire dalle scuole medie della Sardegna, l'insegnamento di una nuova materia: "la motivazione".

Un progetto inedito in Italia, ma che in alcuni paesi europei e negli Stati Uniti, è attuato con straordinari risultati. Dobbiamo cioè motivare la Sardegna, motivando i sardi.

Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, nel presentarvi il mio programma, il nostro programma, desidero innanzitutto rivendicare una lineare continuità con le scelte più significative e feconde della Giunta Floris. Si deve certamente anche all'azione del mio predecessore e dei suoi collaboratori, ai positivi rapporti che hanno saputo stabilire con le forze sociali dell'isola, se negli ultimi due anni tutti gli indicatori economici sono risaliti in misura rilevante, segnando una netta inversione di tendenza rispetto al recente passato.

Studi aggiornati attestano che nel 2001 la Sardegna ha fatto registrare il più alto indice di crescita tra le regioni meridionali. Sono nate 3.500 nuove imprese e sono stati creati circa 54.000 nuovi posti di lavoro, mentre la disoccupazione è scesa di 3,5 punti percentuali.

E' mio fermo proposito consolidare e sviluppare tutte le azioni che ci hanno portato a questi risultati. E sono sinceramente persuaso, al di là di ogni formalismo, che tutti coloro che hanno contribuito a realizzarli meritino la nostra riconoscenza. Ma, al di là della continuità, il programma di governo che desidero proporvi, è anche uno "scenario" sul futuro prossimo della nostra terra. Una "visione" che può diventare realtà se tutti insieme ci poniamo l'obiettivo del bene comune dei sardi e lo perseguiamo con tenacia.

Voglio usare, colleghi, parole semplici per dirvi cosa possiamo fare, come, quando e con chi possiamo reinterpretare la politica e i rapporti con i cittadini. Oggi noi siamo chiamati a svolgere in modo nuovo il compito antico di governare e di fare leggi per traghettare l'Isola nel terzo millennio, nel nuovo mondo della globalizzazione. E' un mondo fatto di velocità, mercati aperti, valori che viaggiano con i Bit, reti telematiche che connettono in tempo reale gli emisferi, imprese che fanno dell'intangibile il cuore del loro business, uomini e donne che fanno impresa con le loro idee rivoluzionari. Questo, onorevoli colleghi, è il mondo che sta là fuori. Un universo che spesso ci appare lontanissimo da quello della politica. E, in effetti, distanze enormi separano spesso la nostra visione delle cose dalla realtà quotidiana della scienza, della tecnica, della cultura, dell'economia e del lavoro. E` nostro dovere colmare la distanza, avvicinare la politica, non - come si dice genericamente - alla gente, ma ai cittadini, parlare non a una massa indistinta, ma a chi è titolare di diritti e di doveri.

La missione della politica è duplice: capire ed agire, parlare e fare; spesso noi parliamo e basta. Là fuori c'è chi ci guarda e presto sarà chiamato a giudicarci. Là fuori c'è chi ha riposto le sue speranze in noi tutti, nessuno escluso. Io non voglio tradire questa fiducia, e sono certo che è così anche per voi. Viviamo in una realtà che ha due volti: è globale e locale, efficiente e burocratizzata, rapida e lenta.E' quel mondo a due velocità dove chi ha scelto di fare la comoda parte della lumaca, presto sarà tagliato fuori dall'innovazione, dal benessere e da quella solidarietà che garantisce anche i più deboli e gli sconfitti.

Noi non possiamo permetterci di restare fermi. Noi vogliamo una Sardegna che cammina e va lontano, ma le chiavi della messa in moto sono qui, colleghi, in questo Consiglio regionale, e spetta noi girarle. Ad ognuno di noi spetta il compito di fare di più per rappresentare al meglio il voto, il sostegno, il consenso che ogni cittadino ci ha dato.

La legge elettorale dalla quale è nato questo Consiglio regionale non ha consentito la formazione di maggioranze ampie e coese, al contrario ha disarticolato il quadro politico rendendo più difficili i rapporti istituzionali e meno governabile la nostra Regione. Spetta a noi, alla maggioranza e alla minoranza, tentare di riportare la politica sul binario, tracciato dal corpo elettorale anche nelle recenti elezioni politiche, di un bipolarismo possibile che consenta di governare nella certezza dei numeri e di candidarsi dall'opposizione al governo delle istituzioni. Laddove ha fallito una legge elettorale bislacca e confusionaria deve tentare di riuscire la politica.

Colleghi, non la politica dei dogmi e delle ideologie, ma la politica delle soluzioni concrete.

E` qui che i partiti che hanno condiviso il progetto della Casa delle Libertà per il governo del Paese devono assumere il ruolo guida di una nuova autonomia della Sardegna, senza tuttavia accampare pretese egemoniche, anzi, aprendosi al dialogo con tutte quelle forze sinceramente autonomistiche e specialmente con quelle che si sono ritrovate nella battaglia comune per la Costituente.

Con questo spirito abbiamo dialogato, anzi, abbiamo iniziato a dialogare negli ultimi mesi con il Partito sardo d'Azione; abbiamo proposto al partito, che più incarna i valori della sardità, di stabilire con noi un patto programmatico che sapesse tradursi in una forte azione sinergica tra la Regione e lo Stato per mettere a segno quelle conquiste che la storia ci ha sempre negato.

Quella che ci è sembrata una cauta, limitata, ma sincera apertura verso la nostra coalizione, non si è tradotta, forse anche per i tempi stretti della crisi, in una intesa politico-programmatica; ne prendiamo atto con rammarico e con rispetto. Ai sardisti noi non rivolgiamo un appello interessato, ma una sincera esortazione a essere vigili ed attenti al processo di cambiamento che si è messo in moto nel Paese, anche per quanto riguarda la realizzazione di un federalismo interno e solidale.

Con uguale attenzione e rispetto vogliamo rivolgerci anche ai colleghi di altre parti politiche che hanno imboccato con noi il cammino impervio, ma suggestivo, della Costituente. Agli uni e agli altri diamo appuntamento alla prova dei fatti. Noi siamo convinti che quando il rapporto tra Stato e Regione sarà ridefinito, quella che poteva apparire come una semplice e strumentale attenzione numerica, si confermerà invece come una concreta, fattiva volontà politica di innescare in Sardegna un nuovo processo autonomistico. Comunque vadano le cose, non perderemo un minuto di tempo in attesa di apporti politici che pure sarebbero preziosi.

Abbiamo forze e, riteniamo, entusiasmo per andare avanti senza indugi, e intendiamo mobilitarle verso gli obiettivi più ambiziosi. Perciò, mentre da un lato chiederemo con forza ai Gruppi parlamentari della Casa delle Libertà di sostenere a livello nazionale la nostra battaglia per la Costituente, dall'altro lavoreremo intensamente, qui in Sardegna, per dare contenuti non solo istituzionali, ma anche economici, politici, sociali, culturali alla stessa battaglia.

Ai sardi interessa la continuità territoriale per i passeggeri e le merci, interessa un costo energetico al pari delle altre regioni italiane, interessa l'acqua nei campi e nei rubinetti di casa, proprio per fondare la loro autonomia, non sulle vuote parole di un dogma che non dà né pane né lavoro, ma su un'economia che cammina invece al passo con i tempi.

I giovani sardi chiedono di potere lavorare non per tre mesi all'anno o in cantieri di lavori socialmente utili, ma chiedono di poter essere utili al mondo del lavoro e all'economia della propria regione.

Il nostro, colleghi, è un popolo che chiede, silenziosamente qualche volta, di essere artefice del proprio destino civile e non soggetto passivo di un mero assistenzialismo. Insomma, è un popolo che vuole crescere per la sua libera determinazione lungo la via della modernità, facendo proprio l'orizzonte dell'unità nazionale e quello, ancora più vasto e promettente, dell'Unione europea. Per questo motivo guardiamo con fiducia, da sardi, da italiani, da europei, all'area mediterranea, dove possiamo giocare un ruolo originale proprio e per conto dell'Italia e dell'Europa. Siamo un popolo di soli un milione e seicento mila abitanti, ma abbiamo carte peculiari da mettere sul tavolo della competizione globale, dal turismo alle tecnologie avanzate della comunicazione.

E` questa, colleghi, la svolta dell'autonomismo concreto, dell'autonomia che diventa ideazione, realizzazione e gestione; l'avvio del Governo nazionale guidato dal Presidente Berlusconi coincide con la partenza quasi contestuale di questa esperienza di Governo. Dobbiamo avere la lungimiranza di raccordarci con i processi di cambiamento che il Governo imprimerà all'economia, alla modernizzazione dello Stato, alla realizzazione di un processo federale che possa vedere la Sardegna come modello concreto e autonomo di nuova Regione.

In quest'ottica ci muoveremo, stringendo con il Governo nazionale un patto per la modernità e per l'efficienza, ben sapendo che la partita si decide su questo, tanto a Cagliari quanto a Roma. Nei primi tre mesi di attività, la Giunta regionale si impegna a presentare un piano di dettaglio su obiettivi e tempi che andranno monitorati per verificarne gli effetti su ogni azione di governo sul sistema economico e sociale. Assumeremo impegni credibili, ci daremo priorità di governo, certezza di procedure, di azioni e tempi di realizzazioni assoggettati al cronometro della verifica.

Credo di sapere, onorevoli colleghi, quanto è difficile trovare il giusto punto d'incontro tra le aspirazioni legittime di buon governo e le difficoltà di rapporto tra il potere legislativo e quello esecutivo, tra la Giunta e il Consiglio. Mi limito a dire, che a questo punto della legislatura, lungi da cercare la parte vincente o quella perdente, prevale su tutto la necessità di trovare un minimo comune denominatore per non perdere tutti, per non bruciare la residua credibilità dei partiti, degli uomini e di un'intera classe dirigente regionale.

Ai colleghi che mi hanno consentito questo nuovo tentativo, e a coloro che hanno preferito un monito bianco, dico che i sardi non capirebbero ulteriori ritardi, nuovi incidenti di percorso. So che le insidie sono tantissime, ma le sfide che contano sono molte di più. Ognuno è chiamato, e sarà chiamato ad assumersi le proprie responsabilità. Occorre ristabilire rapporti più costruttivi tra Consiglio e Giunta, in modo che la necessaria distinzione tra legislativo e esecutivo non si risolva in una sorta di rottura pregiudiziale tra i due poteri, ma sulla linea di una sostanziale collaborazione nel segno degli interessi generali e del bene comune.

Per quanto dipenderà da me, colleghi, il dialogo e il confronto domineranno i rapporti tra Giunta e Consiglio regionale, senza per questo insidiare o compromettere in alcun modo la vitale dialettica tra maggioranza e opposizione. Questo richiedono tanto la regola democratica, correttamente intesa, quanto il bisogno che tutti, nessuno escluso, avvertono di rendere più produttiva la politica regionale.

Signor Presidente e onorevoli colleghi, come ho già detto il progetto che vi propongo vuole essere nello stesso tempo strategico e contingente nel segno della continuità, ma anche del cambiamento; ci sono innanzitutto cinque grandi questioni da affrontare con lo Stato: la revisione del Titolo terzo dello Statuto, la continuità territoriale dei passeggeri e delle merci, l'energia, le risorse idriche e l'Assemblea Costituente.

Accanto a queste ci sono cinque grandi sfide da giocare tutte in casa: la creazione in Sardegna di un modello d'eccellenza nell'innovazione; la semplificazione e l'accelerazione delle procedure burocratico-amministrative riqualificando la burocrazia regionale e affiancandola, laddove è necessario, con competenze tecniche esterne; la pianificazione territoriale contestuale allo sviluppo economico e alla programmazione negoziata; il project financing per utilizzare meglio le risorse disponibili e coinvolgere i capitali privati nelle grandi operazioni di sviluppo e, infine, accelerazione delle opere pubbliche in corso d'opera per rendere più efficiente il sistema Sardegna.

E infine cinque idee forza per lo sviluppo. Il turismo, inteso come volano di sviluppo per la piccola e media impresa, per il terziario, per l'agricoltura e l'artigianato; la riqualificazione dell'ambiente e delle produzioni agricole; la collocazione della Sardegna in stretta connessione con la Corsica come piattaforma ideale per i collegamenti economici e infrastrutturali tra la facciata europea e la facciata nord africana e mediorientale del Mediterraneo.

La realizzazione di una sorta di Silicon Valley con la predisposizione di un'offerta complessiva di servizi scientifici e tecnologici per l'innovazione, da rivolgere a tutti quei paesi in via di sviluppo dell'area mediterranea. E infine, ma non per ultimo, il rilancio della cultura sarda, il potenziamento della socialità e della famiglia alla ricerca di una crescita più armonica della comunità regionale che leghi insieme modernità e valori profondi della nostra tradizione.

Non posso, colleghi, per ovvie ragioni, illustrare dettagliatamente ogni singolo obiettivo, per questo allego un documento programmatico che vuole essere allo stesso tempo proposta di Governo e base di confronto. Voglio precisare che ho preferito concentrare l'attenzione su alcuni temi piuttosto che avventurarmi nell'impresa ardua, e forse vana, di affrontare contemporaneamente tutti i problemi della Sardegna. Questo però non vuol dire che ignoro o sottovaluto i problemi non evocati. Tutt'altro. L'obiettivo principale che il programma si prefigge è quello di far leva sui fattori fondamentali dello sviluppo per dare alla Sardegna testa e gambe.

Ciò vuol dire innanzitutto reperire ulteriori risorse finanziarie, cioè aprire con lo Stato un serrato confronto sui trasferimenti recuperando, finalmente, alle casse regionali tutti quegli introiti dovuti dalle imprese che operano in Sardegna, ma che hanno a Milano, Roma, Bologna, Firenze la propria sede legale. Si tratta di migliaia di miliardi che arricchiscono le casse di altre più fortunate Regioni a danno della nostra, dove si forma il reddito imponibile.

E' una partita che si dovrà giocare senza nessuna esitazione nei primi sei mesi di governo, ben sapendo che a metà anno dovremo mettere mano al bilancio per interrompere uno squilibrio sostanziale tra entrate e uscite. A questo si aggiunge il capitolo dei trasferimenti su IVA e gettito fiscale, che va rinegoziato portandolo ai livelli delle altre Regioni a Statuto speciale, come la Sicilia o la Valle d'Aosta.

In questo scenario diventa imprescindibile ridisegnare un nuovo Piano di rinascita che contenga nuovi poteri, che contenga nuove risorse per il governo dello sviluppo economico.

Altro tema da ribadire con forza sul tavolo del Governo è quello della continuità territoriale, con due obiettivi sostanziali. Il primo, consolidare il successo ottenuto dalla Giunta Floris con i collegamenti aerei, con l'introduzione in tempi rapidissimi delle tariffe agevolate. Il secondo, imporre a tutti i livelli della continuità territoriale, merci e passeggeri, l'onere del servizio pubblico, facendo della concorrenza il mezzo migliore per conquistare qualità e prezzo. E poi non c'è economia senza energia, e se l'energia ha costi in Sardegna del 40 per cento superiori alle altre regioni italiane, questo diventa un ostacolo insuperabile per qualsiasi sviluppo. Anche in questo caso occorre intervenire su due fronti. Il primo, contingente, puntando sullo sgravio fiscale per parificare finanziariamente il costo energetico alle altre realtà regionali; il secondo, strategico, puntando su un progetto di grande portata per la realizzazione di un nuovo metanodotto Algeria-Sardegna-Corsica-Europa. Una realizzazione possibile solo con il concorso del Governo italiano e di quello francese e con la vasta mobilitazione di capitali privati.

Insieme all'energia, lo sviluppo richiede risorse idriche adeguate. Occorre a questo fine un confronto serrato con lo Stato, ma partendo dal presupposto che la gestione della risorsa idrica è questione di primaria importanza e va affrontata guardando lontano, perché già dal 2030 la Sardegna sarà a rischio incombente di desertificazione. Risparmio d'acqua, riutilizzo, razionalizzazione dei consumi., per fare questo servono importanti opere e interventi radicali.

Alle conquiste da perseguire con lo Stato, dobbiamo affiancare poi le cinque grandi sfide da affrontare con le nostre sole forze, sfide che proprio per questo sono ancora più pungenti e per tutti impegnative. L'Italia sta per cambiare radicalmente il funzionamento della Pubblica Amministrazione e noi sardi abbiamo una straordinaria opportunità: non essere più inseguitori, ma apripista, non ultimi, ma primi, per quanto riguarda le regioni, in questa grandiosa operazione di ammodernamento.

L'idea è quella di una Regione digitale che funzioni avendo come unico riferimento il cittadino. Per questo occorre una inversione di processo, per cui non si punta più sulla cultura della norma e della procedura ma su quella del risultato. L'efficienza si costruisce motivando la classe dirigente e l'intera burocrazia della Regione, dando a tutti una missione da compiere, raggiungibile in tempi ragionevolmente stretti.

Dobbiamo insomma ricostruire l'immagine, la mentalità del funzionario pubblico, portando alla luce professionalità, esperienze e conoscenze che sono patrimonio dell'intera Regione. L'impegno, la competenza e lo spirito di iniziativa dovranno diventare, una volta per tutte, il metro su cui anche i dipendenti pubblici saranno valutati.

Almeno nella fase iniziale questo processo richiederà anche l'utilizzo delle migliori competenze esterne, italiane ed europee, non in alternativa, ma a sostegno della valorizzazione delle risorse interne. Ma non basta la burocrazia efficiente ed efficace se non si eliminano altri gravi ostacoli all'attuazione delle politiche di sviluppo.

Non si può stare a guardare quando leggi di settore finanziano per decine di miliardi insediamenti artigianali, turistici o agrozootecnici, ma le iniziative non decollano perché devono attendere per anni e anni le autorizzazioni urbanistiche. Non è pensabile che in Sardegna si finanziano i PIA, i PIT, i contratti d'area e di programma e questi restino bloccati per anni perché manca la necessaria valutazione urbanistica.

Bisogna far coincidere i due momenti. quindi o si velocizzano al massimo le procedure, oppure quando i comuni, le province, gli enti promuovono azioni di programmazione negoziata devono poter richiedere e ottenere dalla Regione una corsa privilegiata per tutto ciò che è sviluppo armonico e concertato. Questa corsia privilegiata può essere la variante urbanistica automatica e contestuale, fino ad arrivare alle concessioni edilizie.

Niente più denari regionali fermi, niente più tempi morti, ma tra finanziamenti e pianificazione territoriale una linea unitaria della Regione.

So, colleghi, quanto sarà difficile, ma noi abbiamo il compito di provarci avendo a cuore trasparenza e legalità, ma anche il preciso dovere di dare risposte alle imprese e soprattutto, è questo quel che più conta, alla moltitudine di disoccupati.

A questo si aggiunge il tema del project financing; avanzo, nel testo allegato a queste dichiarazioni programmatiche, alcune proposte operative, ma vorrei qui richiamare la vostra attenzione su un concetto base. L'Unione Europea rimborsa i fondi strutturali solo se la Regione è in grado di affiancare adeguate risorse private agli investimenti pubblici. Noi dobbiamo fare di quell'obbligo virtù. Possiamo spendere più fondi pubblici europei laddove non c'è possibilità di coinvolgere i privati, e possiamo utilizzare le capacità gestionali e i capitali privati per realizzare investimenti di pubblico interesse.

Altra questione, quella di imprimere maggiore efficienza al settore delle infrastrutture. Ci sono opere in Sardegna di rilevante importanza che da anni ed anni sono in corso di realizzazione e non si concludono mai. Anche in questo caso dobbiamo svoltare. Con verifiche legali, anche in seno all'Authority dei lavori pubblici, abbiamo accertato che si può introdurre l'istituto dell'accelerazione di opere pubbliche in corso d'opera, su quei cantieri dove, per ragioni diverse, si riterrà necessario precorrere i tempi di realizzazione, bisognerà dunque pattuire l'accelerazione degli stessi.

E` una proposta che avanziamo innanzitutto ai sindacati, perchè siano al nostro fianco attraverso il dialogo e la concertazione anche su iniziative di avanguardia. Sarebbe davvero un segno di grande vitalità del sistema Sardegna, vedere cantieri che lavorano giorno e notte per dare servizi e infrastrutture in tempi rapidi alla nostra economia e al nostro sviluppo.

Infine, le idee forza. Indichiamo il turismo come motore della crescita economica e sociale, capace di rianimare e irrobustire settori di primaria importanza come l'agricoltura, l'artigianato e il commercio, valorizzando la piccola e media impresa.

E poi l'ambiente e l'agricoltura. Dobbiamo restituire alle future generazioni una Sardegna rigogliosa di boschi e foreste, con l'ambiente incontaminato e non arso dalla siccità e dagli incendi. Per questo motivo occorre studiare un vasto piano che chiamiamo di "ricostruzione ambientale", che si concretizzi con la riforestazione e lo sviluppo agricolo razionale.

Su questo terreno la Sardegna più diventare pioniera nella lotta alla desertificazione e modello da esportare nelle aree del Mediterraneo a clima caldo-arido. La posizione geografica della Sardegna deve spingerci ad un asse forte con la vicina Corsica, forte perchè può avvalersi della convergenza di due dei quattro grandi paesi europei: l'Italia e la Francia. Un asse strategico internazionale, dunque, per obiettivi di primaria importanza come le autostrade del mare e i collegamenti infrastrutturali, da quello energetico, tra il Mediterraneo e l'Europa, a quello idrico.

Poi la grande scommessa scientifico-tecnologica impostata sul felice connubio tra ricerca e innovazione. Già oggi esistono le premesse per fare della Sardegna una piattaforma all'avanguardia nei settori più avanzati della ricerca (dal genoma all'information tecnology), una sorta di Silicon Valley del Mediterraneo, e qua naturalmente occorrerà rafforzare scelte già compiute e promuoverne di nuove. Alle idee forza dello sviluppo ne va aggiunta una di primaria importanza per la Sardegna che cambia, mi riferisco alla politica sociale e alla crescita culturale della nostra comunità. E mi riferisco più precisamente all'esigenza di reimpostare le politiche della famiglia, le politiche sociali per la scuola, la formazione professionale, la salute e l'assistenza ai più deboli. In questo campo dovremo puntare molto di più sul volontariato, sul privato sociale e sulle istituzioni spontanee delle società civili, laiche e cattoliche.

Non minore attenzione occorrerà riservare alle nostre migliori tradizioni e al patrimonio culturale ed artistico, vincendo anche le ultime resistenze centralistiche, rendendo ancora più incisiva l'azione dei poteri locali.

Consentitemi di aggiungere, onorevoli colleghi, che qualunque programma di governo regionale perderebbe senso e respiro politico se non assumesse, tra le sue opzioni fondamentali, l'adeguamento delle istituzioni autonomistiche all'incombente riforma federalista dello Stato, e all'avvio del processo costituente dell'Europa unita.

In questa prospettiva si colloca anche il progetto della Costituente sarda, voluto a larga maggioranza da questo Consiglio regionale abbattendo barriere che hanno lungamente diviso partiti e gruppi politici sardi. Se è stato difficile e tormentato il passaggio politico che ci ha portato a questa storica scelta, non meno difficile e impervio appare il cammino parlamentare che la Costituente sta imboccando proprio in questi giorni.

Tuttavia, pur conoscendo le difficoltà oggettive, pur sapendo dei contrasti politici che le rendono ancora più ostiche, io continuo a credere che la Costituente sia ancora la strada maestra per la riforma e il potenziamento reale della nostra autonomia. Io credo che si debba insistere per percorrerla fino in fondo, e confido che ciascuno di noi, della maggioranza e dell'opposizione, possa compiere davvero un ulteriore sforzo di buona volontà per evitare di erigere barricate intorno alle proprie posizioni, e cercare invece il dialogo e il confronto, perchè l'autonomia è di tutti e tutti insieme dobbiamo riformarla.

Signor Presidente ed onorevoli colleghi, questo è dunque, in sintesi, il programma della Giunta che sottopongo alla vostra approvazione. Come ho già detto, negli allegati alle dichiarazioni programmatiche troverete un'ampia e dettagliata documentazione.

Tengo a precisare che prima di stendere queste dichiarazioni ho cercato di fare tesoro dell'esperienza della Giunta presieduta dall'onorevole Floris, ho ascoltato, anche fuori dai convenevoli delle consultazioni ufficiali, numerosi esponenti del mondo della produzione, del lavoro, della cultura e della religione cattolica, ho chiesto consiglio a nostri autorevoli conterranei e a grandi amici della Sardegna. Insomma, se volete, da tutte queste persone "ho copiato". Ma se nella mia modestia potessi parafrasare un grande scienziato, direi che anche io ho cercato di "salire sulle spalle dei giganti per vedere più lontano"

E, tuttavia, sul lavoro preparatorio delle mie dichiarazioni si sono sentite, nei giorni scorsi, illazioni, delazioni, congetture ingiuriose al limite della diffamazione.

Perdonatemi, non me ne curo!

Alle insinuazioni vorrei piuttosto rispondere, ricordando a me stesso e a tutti noi, le battute conclusive di una delle più alte lezioni politiche della storia democratica dell'occidente. Eccole: "La politica consiste in un lento e tenace superamento di dure difficoltà da compiersi con passione e discernimento al tempo stesso. E` del tutto esatto, e confermato da ogni esperienza storica, che non si realizzerebbe mai ciò che è possibile se nel mondo non si aspirasse sempre all'impossibile. Ma colui che può farlo deve essere un capo e non solo questo, ma anche, in un senso assai poco enfatico del termine, un eroe. Ma pure coloro - e questo vale per me, cari colleghi - che non sono né capi né eroi devono armarsi di quella fermezza interiore che permette di resistere al naufragio di tutte le speranze; altrimenti non saranno in grado di realizzare neppure ciò che oggi è possibile. Soltanto chi è sicuro di non cedere, soltanto chi è sicuro di poter dire di fronte a tutte le difficoltà "Non importa, andiamo avanti.", può perseguire un sogno di cambiamento".

Colleghi, io vorrei trovare in quest'Aula, in ognuno di voi, la fermezza interiore, la forza per resistere al naufragio di tutte le speranze, vorrei trovare con voi l'entusiasmo per realizzare tutto ciò che è possibile, nell'interesse dei nostri giovani e della nostra Sardegna.

PRESIDENTE. Il Presidente Pili leggerà ora la lista relativa alla nomina dei nuovi Assessori della Giunta.

pili (F.I.-Sardegna), Presidente della Giunta. Presento e propongo al Consiglio la nomina dei seguenti Assessori:

- Onorevole Pietrino Fois, Assessore degli affari generali personale e riforma della Regione;

- Onorevole italo masala, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio;

- Onorevole Andrea biancareddu,Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica;

- Dottor emilio pani, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente;

- Onorevole felicetto contu, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;

- Avvocato Roberto frongia Assessore del turismo, artigianato e commercio;

- Onorevole silvestro ladu,Assessore dei lavori pubblici;

- Onorevole Giorgio la spisa, Assessore dell'industria;

- Dottor Matteo luridiana Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale;

- Onorevole beniamino scarpa, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport;

- Onorevole Giorgio oppi, Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale;

- Onorevole salvatore amadu, Assessore dei trasporti.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio sono terminati. Riprenderanno domani, mercoledì 14 novembre, alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 13 e 31.