Seduta n.365 del 21/05/2003 

CCCLXV Seduta

Mercoledì 21 Maggio 2003

(Pomeridiana)

Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 16 e 36.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 15 aprile 2003 (359), che è approvato.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

FLORIS: "Interventi per la tutela e la valorizzazione delle espressioni musicali, artistiche e coreografiche delle tradizioni popolari della Sardegna". (439)

(Pervenuta il 13 maggio 2003 ed assegnata alla ottava Commissione.)

IBBA - BALIA - MASIA: "Istituzione delle Unità Operative di Prevenzione per l'attuazione dei programmi di screening finalizzati alla prevenzione del carcinoma della mammella e del relativo Registro dei Tumori". (440)

(Pervenuta il 15 maggio 2003 ed assegnata alla settima Commissione.)

SANNA Salvatore BALIA - BIANCU - COGODI - ORRU' - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO: "Indizione e svolgimento delle elezioni comunali e provinciali, scioglimento e commissariamento delle amministrazioni locali". (441)

(Pervenuta il 15 maggio 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

LICANDRO, Segretario:

Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla pericolosità dell'ex Lido Iride di Platamona. (623)

Interrogazione SANNA Salvatore - CALLEDDA - FALCONI - PINNA, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dell'Insar a seguito delle dimissioni dell'amministratore delegato. (624)

Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sull'ennesimo mancato pagamento degli stipendi ai dipendenti delle strutture private, San Giovanni Battista di Ploaghe, Policlinico Sassarese e COOP.A.S. (625)

Interrogazione RASSU, con richiesta di risposta scritta, sul blocco della movimentazione del bestiame bovino. (626)

Interrogazione VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creatasi presso l'Ente Foreste a seguito della requisizione di stabili di proprietà demaniali nell'isola dell'Asinara da parte del Sindaco di Porto di Torres. (627)

Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla autonomia della scuola in Sardegna. (628)

Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla assistenza specializzata scolastica nelle scuole della Sardegna. (629)

Interrogazione PIANA, con richiesta di risposta scritta, sui disagi causati ai passeggeri dal servizio pubblico di trasporto da e per l'aeroporto di Alghero-Fertilia. (630)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

LICANDRO, Segretario:

Interpellanza SPISSU - CUGINI - LAI - MORITTU sulla requisizione di alloggi nell'isola dell'Asinara. (365)

Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA sulla mancata attuazione dell'accordo di programma per l'area industriale di Tortolì-Arbatax ed il mancato finanziamento della cartiera. (366)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo il dibattito sulla mozione numero 109. Il primo iscritto a parlare era l'onorevole Randazzo. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Credo che sia necessario sospendere dieci minuti in attesa che i colleghi arrivino.

CORONA (F.I.-Sardegna). L'onorevole Randazzo ha rinunciato.

PRESIDENTE. C'è la proposta dell'onorevole Fadda di sospendere i lavori per dieci minuti, quindi possiamo accoglierla e i lavori riprendono alle 16 e 50. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 40, viene ripresa alle ore 16 e 52.)

Continuazione della discussione della mozione Spissu - Fadda - Balia - Cogodi - Sanna Giacomo - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orru' - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Vassallo di sfiducia alla Giunta regionale (109)

PRESIDENTE. L'onorevole Randazzo non è in Aula. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà. Invito i colleghi a prendere posto.

CORDA (A.N.). Presidente Pili, da quando è nato il suo governo i franchi tiratori non le hanno dato tregua, hanno organizzato agguati e la sua azione di governo è stata rallentata e in molti casi bloccata da innumerevoli trabocchetti. I franchi tiratori non godono del mio apprezzamento, tuttavia sono un segnale inequivocabile di una patologia che esiste, un malumore di una parte della maggioranza che provoca instabilità, incertezza e quindi gravi difficoltà a governare. Questa non è una patologia virale che si risolve da sola quando, immobili in attesa che il virus se ne vada, poi ne se va. E` una affezione che si risolve con una terapia conosciuta e ormai inderogabile: i partiti, i Gruppi, che ritirino le proprie delegazioni in Giunta, sono troppe e inaccettabili le anomalie.

Sapevamo che l'assessore Scarpa faceva parte del Nuovo Movimento, che è passato con l'U.D.R., che ultimamente si è dissociato anche dall'U.D.R. ed allora ci domandiamo: ma ora in quota a chi è? Niente di personale, assessore Scarpa, comprenderà che è un fatto di politica. Si sapeva che l'assessore Amadu - mi perdoni l'accostamento - era scapolo ed era perfino corteggiato da qualche partito, che ambiva evidentemente a ereditare i suoi voti. Invece no! Ed ecco il colpo di teatro, dal cilindro del prestigiatore è uscito un certificato di matrimonio, ma con un'altra anomalia: si era sposato, ma il nuovo consorte non lo sapeva e si era accasato senza che la famiglia che lo ha accolto ne fosse informata. Sembra una trama scritta da un buontempone, invece è la realtà purtroppo.

Comprenderete che in questa situazione non si va avanti; lo ripeto, noi chiediamo che i Gruppi, i partiti, richiamino le delegazioni in Giunta e partendo dal Presidente Pili, che per noi è irrinunciabile, si ricomponga una compagine di Governo con il criterio della rappresentatività e che abbia naturalmente il gradimento della maggioranza, di tutta la maggioranza e che ci sia finalmente una maggioranza politica e strategica capace di fare leggi che siano caratterizzanti del centrodestra, che facciano riforme - le più urgenti - compresa quella elettorale, l'unica che non deve essere di centrodestra, ma deve essere di tutti; purché sia in grado, questa legge, di dare un Presidente della Giunta e un Consiglio votato interamente dai sardi, non con listini bloccati, che sia stabile, autorevole e capace finalmente di risolvere tutti i problemi fino ad oggi irrisolti.

Che si riformi senza finzioni, ma per davvero, il Regolamento del Consiglio; ne ho sentito parlare anche prima in interventi di colleghi che mi hanno preceduto. Occorre uscire dagli infingimenti, dalle bugie, occorre avere uno slancio di sincerità e dire che questa maggioranza, che questo Consiglio non ha voluto riformare questo Regolamento che tutti criticano, perché se lo avesse voluto il Regolamento, nei punti più importanti che sono l'abolizione del voto segreto almeno per quanto riguarda la finanziaria, il contingentamento dei tempi degli interventi in Aula e la riduzione reale dello stipendio agli assenteisti per consentire alle Commissioni di lavorare, sono provvedimenti che se ci fosse stata la volontà da parte del Consiglio, da parte della maggioranza, avremmo potuto fare queste modifiche in tre ore. Neanche in tre giorni, in tre ore! E invece sono andate deserte le sedute della Giunta per il Regolamento, l'ha detto il Presidente in Aula, eravamo presenti io e il Presidente, mancavano tutti gli altri.

E allora quando si dice che si vuole abolire il voto segreto bisogna dire veramente quello che si pensa, che se fosse stata questa la volontà oggi il voto segreto non ci sarebbe più. E allora io dico che con un po' di buon senso tutto questo sarà possibile, ma occorre agire subito. Questo per quanto riguarda gli assetti, ora parliamo delle cose da fare, da fare subito ed entro un anno.

Per esempio un importante finanziamento della legge sui centri storici, ci sono migliaia di progetti senza fondi che, se finanziati, consentirebbero l'apertura di migliaia di cantieri in tutta la Sardegna, sono progetti già pronti e giacenti presso l'assessorato competente e presso i comuni. Questo sarebbe un modo per creare subito posti di lavoro; e poi, oltre tutto, si avrebbe il duplice risultato di creare migliaia di posti di lavoro e di abbellire i centri storici, in coerenza con la dichiarata vocazione di sviluppo nel settore del turismo.

Due, accelerare i lavori delle strade in costruzione e delle grandi opere, per esempio il collegamento dei bacini di raccolta dell'acqua, per non dire la "131, piuttosto che la "125" o la "130", o le strade che sono comunque in costruzione da troppi anni. Questo con nuovi cantieri, con tripli turni come avviene in tutta Europa, c'è poco da fare battute perché di queste cose è ridicolo che se ne debba parlare dopo cinquant'anni di governi regionali, è ridicolo che se ne debba parlare! Quindi zitti e ascoltate!

Occorre, Presidente, intervenire sulla continuità territoriale; si paga poco, è vero, ma è difficile trovare posto e non solo per i residenti, ma anche per eventuali turisti, molti dei quali per questa ragione rinunciano a venire in Sardegna. Occorre avviare, se lei non l'ha già fatto, ma probabilmente sì, accelerare in questo caso, le procedure per avere la continuità territoriale anche sulle navi e per le merci.

Presidente Pili, noi con questo voto le confermiamo la fiducia, certi che lei sia, se ben supportato, il miglior Presidente possibile anche per la prossima legislatura.

Confidiamo che vengano attuate subito le cose che chiediamo, a partire dall'avvicendamento degli assessori.

Noi non siamo abituati ad abbaiare alla luna per poi ritirarci in buon ordine con la coda tra le gambe, se così fosse non saremmo in Alleanza Nazionale. Noi non ci nascondiamo dietro il muretto a secco del voto segreto, qualunque iniziativa - ripeto - qualunque iniziativa almeno noi quattro, se necessaria la prenderemo a voto palese e lo faremo quindi guardandola in faccia, Presidente, essendo consapevoli che tutto quello che faremo lo faremo non per interesse personale, ma convinti di fare l'interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente e colleghi, noi da tempo abbiamo insistito per suggerire tra di noi, ma anche verso di voi, la considerazione che per noi questa non è una mozione come le altre, si tratterebbe semmai più propriamente di definirla una verifica in itinere della vostra agonia politica e così sarà.

Perché, vedete, noi partiamo dalla considerazione che la democrazia non è né un'etichetta né un distintivo né un modo per qualificarsi, è invece un sentimento attivo che opera e si alimenta ogni giorno dalla capacità che questo strumento ha di attingere dal consenso e dalla legittimazione le proprie azioni e le proprie decisioni.

Non l'abbiamo detto noi, lo dico ai colleghi che vengono da storie comuni, da sacrifici di nostri predecessori che su questo principio avevano costruito questa grande e straordinaria idea della democrazia moderna. E` per questo che a noi compete un dovere, in questa sede, un dovere morale primario che non è né attinente alle funzioni dei partiti né attinente agli atteggiamenti delle coalizioni, ma attiene alla dignità e alla coscienza individuale di ciascuno, se coscienza e dignità, qui dentro, si possiedono in pari modo, cioè quello di difendere entro i confini della responsabilità del mandato che abbiamo la peculiarità e i valori fondanti delle istituzioni che siamo chiamati ad interpretare; purtroppo così non è per tutti. C'è sembrato, nei confronti dei colleghi centristi, che si intravedesse una sorta di boa di viraggio determinante, importante, ma come capita nelle regate veliche la boa di viraggio può essere la vista dell'arrivo del successo, ma può essere anche il pericolo di un incidente, di un capovolgimento. E così mi sembra che sia stato; quella boa di viraggio ha rappresentato un arretramento che tradisce, colleghi cosiddetti centristi, una questione che a noi pare indissolubilmente il fondamento delle nostre ragioni politiche, cioè il fatto che le istituzioni e la politica non servono alle persone che sono benestanti, servono e sono utili soprattutto a coloro che stentano e faticano nella nostra società per avere una dignità di uomini e di lavoratori.

Voi pensate di corrispondere, con questo atteggiamento, a questo fondamento? Io so, a discapito di quello che va predicando il vostro Padre nazionale, che se dovessi chiedere sui temi della solidarietà e del sostegno a politiche che guardano agli ultimi di questa società un voto a qualunque collega dei Democratici di Sinistra, forse nel darmelo incondizionatamente non mi chiederebbero neppure le ragioni di questo consenso.

Voi invece non avete il coraggio neppure di votare coerentemente le cose che voi stessi andate dicendo da settimane e predicando ad ogni angolo di quest'Aula, perché i vostri compagni di viaggio vogliono verificare, prima di ogni altra cosa, dove sono le loro convenienze. Qua sta il discrimine, è inutile che ve lo diciamo e ve lo ripetiamo. C'è oggi una sorta di manicheismo politico che è diventato una filosofia nuova, che si sta diffondendo con grande rapidità; finora è riuscita a realizzare un miracolo di cui nessuno era stato ancora capace, ha separato il bene dal male, le crisi dalle parodie teatrali, la democrazia dalla illiberalità ed abuso, il nulla in un paese delle meraviglie. Sono andato a chiedermi, dal punto di vista culturale, che cosa significasse il manicheismo politico e ho trovato scritto che il manicheismo politico è figlio della deriva populista. Una casa editrice ha di recente pubblicato un saggio di Paul Tagar (?) sul populismo, mi piace leggerlo, riferendomi al Presidente Pili, traccia una differenza importante - lo dico a voi centristi in particolare, che dichiarate ad ogni pie' sospinto di avere una sensibilità e una "affinatezza" alle ragioni della cultura cattolica particolari e quasi esclusive - fa una differenza dentro la cognizione populista fra le leadership populiste e carismatiche e le leadership rappresentative democratiche e dice: "La relazione tra la leadership e la politica rappresentativa è molto complessa, si può dire che la leadership carismatica è personalizzata e contraria alla politica rappresentativa, perché in essa si attua un'inversione del rapporto fra il popolo e i suoi rappresentanti. Con la leadership carismatica si creano dei seguaci (come ha dimostrato stamattina Licandro) mentre nella politica rappresentativa i leader vengono scelti sulla base di coloro che rappresentano. Credendo che le istituzioni siano in ostaggio o di interessi organizzati o di voleri di un'elite liberale, il nuovo populismo attacca la politica rappresentativa contemporanea considerandola affetta da gravi disfunzioni, ma volendosi riservare gli stessi interessi e gli stessi voleri."

Questo è il significato che mi sembra particolarmente attagliato al comportamento del vostro Presidente; questo Presidente che è inamovibile, che è la causa del deragliamento e la ragione prima del vostro cadere nel precipizio politico nel quale siete, e allo stesso tempo è colui che alcuni di voi individuano come l'unico esclusivo referente di un possibile quanto improbabile risanamento della vostra condizione e della vostra agonia. In questo teatrino che avvilisce un sentimento antico, ma irrinunciabile per il futuro dei sardi, forse noi avremo persino le ragioni di intravedere dei vantaggi, lasciandovi andare in questa agonia e sapendo che normalmente un'agonia ha solo un obiettivo finale, e chi rimane nell'agonia ha solo un destino ineluttabile. Negate la democrazia, voi negate la democrazia di quest'Aula, facendo dire al Presidente Pili, pubblicamente, che se ne frega delle decisioni del Consiglio regionale. È un atto di una gravità incommensurabile, pari al livello del rispetto istituzionale che il Presidente Pili ha dimostrato finora, ma ancora più grave perché voi, che dite di rifarvi a una cultura politico democratica liberale di particolare rilievo, accogliete con silenzio! Parlate di staffette e di percorsi pilotati. Ci sono le ragioni di staffette che migliorino la qualità o sono le staffette degli accordi di potere, quelli che hanno iniziato questa turbolenta legislatura e che chiamavano, in ragione della governabilità, quegli atti che erano di mero tradimento e a distanza di anni possiamo dire che quella nobiltà non c'era allora, non c'è mai stata e non ci sarà, perché il tradimento è tradimento e il fallimento politico ha solo un nome con il quale venir chiamato.

Quindi credo che noi abbiamo solo un'ambizione, quella di verificare nei limiti di questa democrazia bloccata, bloccata da voi, la consapevolezza che chi parla in un certo modo si comporta poi in un altro. Vedete onorevole Floris ed onorevole Fantola, quando non c'è sincerità fra le parole, gli atti e i comportamenti che si seguono, non c'è mai uno sbocco che possa dare verità a nessuno. Se è vero che tutto è stato fatto per una diagnosi giusta e per l'avvio di una corretta terapia, il venir meno del vostro coraggio di andare fino in fondo comporta le stesse responsabilità di chi si è mostrato sordo al vostro richiamo per un cambiamento.

Dunque la mozione potrà portare un segno positivo anche per voi, ma porterà anche per intero il segno di una codardia e di una pavidità politica che vi tiene insieme fino alla fine, con questa agonia.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Sanna.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Sarà così che anche voi, con questa responsabilità, ma comunque accompagnati dal nostro pungolo e dalla nostra capacità di verifica, arriverete alla fine, ad un punto nel quale né Pili né nessun altro suo traduttore fedele potrà fare a meno di fare i conti con il giudice finale e la crisi democratica di questa Regione arriverà davanti ai cittadini della Sardegna che porteranno, speriamo, con il contributo della verità e del resoconto della vostra attività, al centro della politica e dei destini dei sardi di nuovo i valori di libertà.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Rinuncia. E` iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Signor Presidente, siamo in una condizione un po' paradossale perché una crisi che non è annunciata da noi, ma è una crisi annunciata da più parti, nessuna esclusa, del centrodestra oggi è una crisi negata. I più benevoli la chiamano crisi latente, oppure c'è una crisi insanabile, in mezzo tanti aggettivi, tutti differenti, poi ci sono i più bugiardi che la chiamano crisi presunta e poi quelli, invece, ottimisti, che la chiamano crisi mai aperta. Insomma una messe di aggettivi per una cosa che non ha più bisogno di aggettivi, perché che non ci sia niente di serio, niente di serio, né di politico né di prospettiva né legato al futuro né legato al presente, di serio di interessi che non siano i vostri interessi personali, non c'è più niente che vi unisce. Allora questa è una crisi senza aggettivi, è una crisi di un disegno politico, è una crisi di un disegno politico composto, perché non era nato così, è una crisi ormai dichiarata, evidente, di una prospettiva che non si è verificata.

E sono davvero necrofili quelli che tentano di rimetterla in qualche modo in piedi con presunte apparizioni che possono avvenire ad Aritzo o in altri luoghi mitici di questa maggioranza strana, che peraltro è una maggioranza che ha perso le elezioni e che si è formata in Aula con la compravendita con un disegno che aveva portato il Presidente Floris ad esserne il Presidente, ma non ha niente a che fare con la maggioranza che si era presentata alle elezioni. Allora, è una maggioranza che non esiste più quella delle elezioni ed è una maggioranza che non esiste più quella che è nata con la Presidenza Floris, seppellita ormai adesso dalla Presidenza Pili.

I rapporti tra di voi sono insanabili perché non c'è nient'altro, nient'altro tra di voi, sembrate tenuti insieme da una colla che sembra più un post - it, dove li mettono rimangono appesi per qualche minuto e poi cadono. Poi ci sono le soluzioni, anche queste non hanno aggettivi, ma sono più sostantivi, perché ci sono le dimissioni, c'è la crisi guidata, la crisi teleguidata, il rimpasto, il rimpastino, la verifica, insomma sembra un menù da rifiutare, in qualunque ristorante direi che non c'è nessuno disponibile a comprare un pasto fatto da questi ingredienti. La verità è che non è intervenuto ad oggi, dopo un mese, dopo tutte le dichiarazioni nei 55 lunghissimi giorni - lunghissimi per voi e per la Sardegna - della finanziaria, non è avvenuto un solo fatto politico, non è intervenuta una sola decisione che abbia modificato le condizioni di operatività di questa Giunta. Potete proporre ed opporre qualunque tipo di ingrediente, qualunque tipo di cibo, ma il menù è indigeribile, è indigeribile per voi, indigeribile per la maggioranza, indigeribile per tutti i sardi, indigeribile per quest'Aula, che infatti non viene neanche rispettata. Onorevole Corda, per parlare di cose da fare, mi scusi, era un po' ridicolo quell'elenco che lei ha fatto, bisogna avere anche chi le fa, chi le vuole fare, chi ci crede a quelle cose da fare, perché voi avete dimostrato la differenza tra fare politica e dirla soltanto, perché questa Giunta, questa esperienza è esattamente la differenza tra fare politica e dirla soltanto. Quell'elenco di opere da fare è lo stesso dall'inizio della legislatura e non è stato fatto assolutamente nulla.

CORDA (A.N.). Ridicolo sei tu!

PRESIDENTE. Onorevole Corda, per cortesia! Non sospendiamo niente. Prego, onorevole Lai, continui.

LAI (D.S.). Io continuo se le condizioni ci sono.

PRESIDENTE. No, stia tranquillo.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Corda, per cortesia, glielo sto chiedendo per cortesia! Prego onorevole Lai.

LAI (D.S.). Grazie Presidente, la ringrazio per la disponibilità e la qualità del suo lavoro. Dicevo che quell'elenco di opere da fare è lo stesso dall'inizio della legislatura e quindi uno benevolmente potrebbe dire che non è cambiato niente. La verità è che non solo qualcosa è cambiata, ma è cambiata in peggio perché si è fermato tutto. Non c'è un settore che abbia fatto un passo in avanti, non c'è un settore che sia riuscito ad avere un'evoluzione minima ed anche quei settori che avevano avuto in qualche modo uno slancio iniziale, che so, una legislazione innovativa, sono fermi, sono fermi dalla vostra incapacità di gestione anche di quelle leggi che erano state insieme costruite in quest'Aula.

Un altro collega ha fatto un'evocazione: "Fermali tutti Presidente", sembra quella pubblicità del gigante buono: "Gigante, pensaci tu". La verità è che il Presidente Pili non è né buono né un gigante, perché la sua bravura la sta dimostrando in questi quattordici o sedici mesi che siano, e che non sia un gigante lo si vede dalla qualità della politica e della gestione di questa maggioranza, che sta dimostrando efficacemente in Aula e sui giornali e sui media. Altro che gigante, gigante buono, altro che "fermali tutti Presidente"! Voi non avete fatto altro che bloccare tutto: industria, commercio, turismo, la cultura, la scuola; ci sono le scuole che si stanno fermando in questi giorni, ci sono gli insegnanti che stanno rifiutando di adottare i libri di testo e di fare gli scrutini perché non c'è una risposta sul fronte dell'organizzazione delle scuole per il prossimo anno. Ci sono blocchi dapertutto, c'è l'edilizia bloccata perché è bloccata la legge sul commercio, ci sono i commercianti bloccati perché è bloccata la legge sul commercio. Ma potrei fare un elenco infinito di queste cose. Il danno non è che non avete fatto niente, ma che avete bloccato tutto! E anche questa nenia del 152.000 voti! Li avete presi, anzi li ha presi Pili, perché voi non li avete presi, perché voi avete perso le elezioni, esattamente come li avrebbe presi Sgarbi o Gerry Scotti, cioè venduto come un detersivo, non votato perché bravo, perché la bravura l'abbiamo vista adesso, l'abbiamo vista in questi quattro anni e l'hanno vista anche gli elettori.

Basta con questa nenia, voi siete al potere non con il voto e il consenso degli elettori, ma purtroppo, purtroppo per quest'Aula, con il tradimento e con l'inganno. E siete anche consapevoli perché i compratori non difendono i comprati! In quest'Aula i compratori non difendono i comprati e i comprati si devono difendere da soli! Perché vi vergognate voi stessi, perché siete consapevoli di quello che è avvenuto all'inizio di questa legislatura e non avete un bilancio in grado di compensare quelle scelte, quelle carenze e quel danno iniziale che voi avete creato a questo istituto autonomistico! Il bilancio è fallimentare, i danni sono enormi e le contraddizioni sono evidenti; è un'esperienza di governo che non è legittimata dal consenso, è stata legittimata in Aula da un'alleanza con quelle condizioni e caratteristiche che ho detto e nel consenso dell'Aula per di più non viene restituito dall'Aula, perché nonostante le innumerevoli volte in cui questa maggioranza è andata sotto, l'Aula non ha avuto la possibilità di riavere a sé la possibilità di restituire o non restituire il consenso. Quindi, questa è una maggioranza che non è legittimata dal voto perché non era una maggioranza come quella che si è presentata alle elezioni, ed è una maggioranza che, pur essendo stata legittimata dall'Aula, non riconsegna all'Aula la sua legittimazione. Per questo noi la chiamiamo maggioranza abusiva, Presidente abusivo e Presidente non più legittimato. Se vuole essere legittimato è in Aula che deve riportare la sua legittimazione, dove l'ha avuta. Sino a quando non sarà eletto direttamente, sino a quando non avrà il consenso e la legittimazione popolare, che non sono quelle preferenze, sono la legittimazione popolare che avviene e viene data ad un Presidente che guida una coalizione e che così come tale si presenta alle elezioni.

Allora, io penso che questo bilancio sia un bilancio che è davanti agli occhi di tutti, la finanziaria dello scorso anno era quella delle norme urbanistiche intruse e quella del miliardo a testa dei consiglieri regionali, ve la ricordate? Qualcuno non se la ricorda più. Quella di quest'anno non ha bisogno neanche di essere raccontata. Insomma, in questa maggioranza i valori non ci sono, i metodi, quelli che conoscevamo per la politica, neanche, e i risultati men che meno. Allora mi chiedo: che cosa lega i valori dell'ispirazione cristiana, quella di tanti partiti di centro a questa Giunta? In che cosa si ritrovano se valori, metodi e risultati non solo coerenti con quell'ispirazione cristiana a cui si rifanno quei partiti che hanno permesso la nascita di questa Giunta regionale?

La crisi, caro Licandro, è vostra, non è nostra, l'avete detto anche voi, avete parlato di verifica, di apertura della crisi, di problemi, di azzeramento. La nostra mozione è soltanto una operazione verità. Noi volevamo che quella crisi annunciata da pezzi della maggioranza sui giornali venisse in Aula e venisse soprattutto raccontata ai cittadini. Io sono convinto che i media, i giornalisti sapranno raccontarla, sapranno raccontarla adeguatamente, sapranno raccontare che chi è minacciato in questi giorni oggi dice che, con malincuore, ponendo condizioni, voterà di nuovo e la voterà perché questa mozione è del centrosinistra.

Ma voi pensate davvero che i cittadini possano rimanere ancora settimane e mesi credendo che voi state facendo davvero la crisi? Che voi la state facendo con fini di miglioramento del Governo regionale? Concludo dicendo che questo è un Governo regionale subalterno, subalterno nelle idee, non ha un'idea guida, subalterno nella difesa degli interessi dei sardi, subalterno nelle decisioni che vengono da altre parti. Quella di oggi è solo la conferma di questa subalternità, è quella che state in qualche modo procedendo a realizzare, quella del rimpastino, che è la vostra vera prospettiva, che voi presenterete come un risultato grande per la Sardegna è soltanto la strada maestra della ricandidatura di Pili a Presidente e della rappresentazione reale di quello che è questa maggioranza e di chi la compone.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Velocemente anch'io ho alcune brevi considerazioni su questa mozione. Io credo che gli anni della legislatura che si avvia a conclusione sono stati senza dubbio, senza alcun dubbio, fra i peggiori della nostra sofferta autonomia. La politica non ha trovato spazio e crediamo e non abbiamo motivi per pensare che in futuro possa ritagliarsene qualcuno. Tutti ne patiamo il disagio e per tutti vi sono evidenti difficoltà, è inutile nasconderlo, anche per la stessa opposizione. Ma la situazione più drammatica è chiaramente nella maggioranza. Dopo quattro anni - per ammissione dello stesso partito di maggioranza relativa, alcune dichiarazioni nei giornali nelle settimane scorse lo riportavano - si è ancora alla ricerca di una comune piattaforma programmatica, dopo quattro anni; nel contempo gli alleati del Centro richiedevano nuovi programmi e nuovo Governo, tutto questo a confermare che le promesse e i sogni della montagna aritzese in questi anni sono rimasti tali, così come sono stati disattesi gli impegni assunti con i sardi.

Indubbiamente quello del centrodestra al Governo è un fallimento politico senza precedenti, una crisi profonda che ha coinvolto, minandola, la credibilità delle stesse istituzioni autonomistiche. Le dichiarazioni del Presidente della Giunta all'indomani del voto in Consiglio regionale sulle delicate questioni dell'acqua sono soltanto l'ultimo degli esempi in ordine di tempo. La verità è che però a difendere le prerogative e il ruolo del Consiglio non possono essere chiamati solo ed esclusivamente i consiglieri delle opposizioni. E' un dovere politico e civile che riguarda tutti indistintamente. Sarebbe quindi sufficiente la rozza sfida che il Presidente ha lanciato a quest'Aula perché quest'Aula votasse la sfiducia, ma nonostante tutto così non sarà perché Pili vi sfida, perché vi ha in gabbia e gioca come il gatto fa con il topo. Così facendo svuota il Consiglio dalla politica, priva i partiti del proprio ruolo, impoverisce e banalizza il confronto politico, mentre in Sardegna la crisi è reale, nei campi come nelle fabbriche, nelle famiglie come nelle aziende, tutti gli indicatori dello stato di salute del sistema Sardegna certificano il fallimento del vostro governo. Non una sola organizzazione, nessuna esprime consenso alle vostre azioni di governo, non una categoria si dice soddisfatta di un vostro provvedimento. Per qualche giorno anche i cosiddetti centristi si sono accodati a ciò che in Sardegna non solo le opposizioni sostengono da tempo. Cosa sostengono? Sostengono che Pili e il suo Governo sono arrivati al caffè senza passare per il dolce. Dopo qualche giorno di falsi proclami, di strumentali minacce, di prove muscolari, intimidazioni varie, lo stesso presidente Pili ha riportato i riottosi centristi all'interno del recinto, trasformando i pezzi del centro, del centrodestra nei peones sparigliati dalla prima ora, confermando quanto da tempo si sosteneva e cioè che dentro questa maggioranza ci sono troppi cartari senza carte; una maggioranza che non soltanto ha smarrito la strada della coerenza e del buon governo, ma che deve essersi completamente smarrita visto che tutti freneticamente ricercano qualcosa: chi cerca di ricostituire un pezzo di democrazia cristiana e questo potrebbe essere anche comprensibile per tutti gli orfani, cioè per tutti coloro che sono privi di una paternità di idealità e di identità; chi cerca le riforme che non ci sono; chi cerca i franchi tiratori; chi cerca una lista dove accasarsi, visto che ha trovato un assessorato, ma non un partito; in molti ricercano invece una verginità politica, una verginità irrimediabilmente compromessa giocando a inseguire i nazionalitari nell'area politica che gli appartiene. Ma ormai la misura è colma e l'appuntamento odierno dimostrerà che i centristi, e non, sono succubi degli schemi della politica italiana, allo stesso modo di come i valori dell'autonomia sono distanti da Pili, dalla sua Giunta e dalla sua maggioranza, così come il Governo dell'Isola è lontano dai bisogni e dalla necessità dei sardi.

Ma nonostante tutto questo Mauro Pili resterà in sella contro ogni logica e a dispetto delle più elementari regole della politica, paradossalmente rafforzato dai "penultimatum" di questi giorni, poco credibili perché strumentali, poco efficaci perché mai conseguenti. Non cambierà dunque né il Presidente e soprattutto resteranno i suoi modi e i suoi metodi; resterà improduttiva l'azione del Governo e continueranno ad essere fallimentari i suoi risultati.

E' vero dunque ciò che è stato affermato, che Pili rappresenta il miglior investimento politico delle opposizioni in vista delle prossime competizioni elettorali. Noi abbiamo troppa fiducia nei sardi per penare e per pensare che non comprendano ciò che il centrodestra ha rappresentato per la Sardegna. Una prospettiva è fallita, una speranza è abortita, e siamo certi che si potrà concretizzare un'alternativa che riempia il vuoto di politica sarda che caratterizza il vostro operato, che sarà possibile cioè realizzare un progetto identitario tale da poter restituire ai sardi quella speranza che oggi negate votando per Mauro Pili e per ciò che Pili presidente rappresenta: il tratto indelebile della subalternità politica, il segno tangibile della vostra stagione fallimentare di governo in Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Noi abbiamo presentato questa mozione come forze politiche di opposizione perché ci è sembrato e siamo convinti che si tratti di un atto politico doveroso, avendo lo scopo di portare nella sede istituzionale naturale, il Consiglio regionale appunto, quello scontro politico, perché di questo si tratta, che ha accompagnato sin qui, senza praticamente soluzione di continuità, questa maggioranza politica e questo quadro di governo sin dall'inizio della legislatura, in modo da portare ciascun soggetto politico di maggioranza, di opposizione, ma in modo particolare le forze politiche di maggioranza, ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla Sardegna, ai suoi problemi, alle sue difficoltà e anche alle sue opportunità, soprattutto se sceglierete, come sembra, di accompagnarla verso un lento e però inesorabile declino, perché questa è la vera, dura conseguenza dell'assenza di governo, cioè di quell'insieme fatto di progetto politico, di programma, di riforme, di atti amministrativi conseguenti, ciò che non c'è stato sinora, che non c'è e che sicuramente non si verificherà e non ci sarà da qui fino alla fine della legislatura, se ancora una volta cioè sceglierete di non affrontare i nodi politici veri che paralizzano la maggioranza e quindi l'intero sistema regionale come conseguenza diretta, rinviando a un fatidico chiarimento politico, che non ci sarà, e scegliendo quindi di galleggiare fra litigi, agguati, imboscate, rimpasti o rimpastini che dir si vogliano.

Vedete, c'è un tratto antico in questa vicenda che si è verificato tante volte, anche nel passato recente, ma non solo nei cinquant'anni di storia e passa della nostra autonomia. Tuttavia questo, lungi dal tranquillizzarci, ci dovrebbe tutti preoccupare di più, se è possibile, perché utilizzare metodi rituali, comportamenti antichi in una situazione che vede un quadro politico, istituzionale, economico, sociale profondamente modificato, è quanto di più sbagliato si possa fare oggi, in uno scenario in cui vige la competizione tra sistemi, tra sistemi nazionali e tra sistemi regionali, in uno scenario in cui cioè i ritardi, le inefficienze, l'inerzia politica e quindi l'assoluta mancanza di un disegno di prospettiva, qualsiasi disegno di prospettiva, pesano e peseranno come macigni non solo sul presente, ma anche sul futuro della società sarda.

L'autonomia speciale, come hanno via via sperimentato ormai molti cittadini sardi, le forze sociali, le imprese, le scuole, i servizi, si sta rivelando un boomerang, un freno, non un vantaggio, perché l'autonomia è innanzitutto assunzione di responsabilità da parte di una classe di governo; se questa assunzione di responsabilità non c'è, non si verifica, i poteri cioè di cui si dispone, i maggiori poteri di cui si dispone non vengono utilizzati, poiché nessuno lo farà per noi, si rivelerà appunto molto semplicemente una scelta autonoma certamente, liberamente assunta ma una scelta che porta alla marginalità, alla marginalità politica, istituzionale, sociale ed economica e nessuno farà nulla per aiutarci perché è una scelta nostra. Ora questo è il prezzo pesante che si paga per una legislatura che si avvia verso la conclusione con un timbro addosso che è difficilmente confutabile, onorevole Pili, o presidente Pili. Il timbro che si porta addosso è quello di una legislatura sprecata; sprecata sul piano dell'ammodernamento del nostro sistema istituzionale, dove anziché ricercare con determinazione obiettivi possibili e alla nostra portata ci si è opportunisticamente affidati all'araba fenice della Costituente; sprecata perché invece di dotarci di una legislazione più consona ai tempi e alle esigenze di una moderna società avanzata, decentrando razionalmente la gestione verso livelli istituzionali altri, dotandoci di un'amministrazione efficiente, si è scelta consapevolmente, e non casualmente, una nuova e anacronistica centralizzazione delle decisioni e una nuova e centralistica gestione dei programmi di spesa; sprecata, infine, perché strumenti straordinari, finanziari e programmatici quali il POR, quali l'intesa istituzionale Stato-Regione arrancano nelle secche politiche e amministrative del Governo e dell'Amministrazione regionale. Basti un esempio per tutti, perché il 40 per cento delle risorse è riversato sui PIT, ditemi se c'è un euro che sia stato accreditato ai centri che debbono attuare questi interventi. Ad oggi, nel 2003, non c'è un euro accreditato.

C'è qualcosa di antico in questa lunga telenovela sulla crisi, ma c'è anche qualche novità che io ritengo non del tutto positiva, quella di un Presidente inesistente; inesistente quale punto di riferimento per la sua maggioranza, quale punto di coagulo, di coordinamento, come elemento di stimolo che spinge in avanti la situazione, anche come elemento di riferimento per l'insieme delle forze politiche presenti in Consiglio regionale. Un Presidente virtuale, invece, onnipresente, che annuncia autostrade ultimate in dodici mesi, metanodotti che attraverseranno i fondali marini nei prossimi due anni, invasi collegati o reti idriche colabrodo ristrutturate in novanta giorni. Le posso fare un esempio, Presidente: lei ha annunciato al popolo, una decina di giorni fa, che metteva a disposizione 90 milioni di euro per completare le ristrutturazioni delle reti idriche di poco meno di duecento comuni, con una tempistica, mi consenta, almeno sospetta, tra l'altro una tempistica da Formula 1, amministrativa, perché quindici giorni per le domande, quindici giorni per le graduatorie, trenta giorni per appaltare le opere! La prima domanda che io pongo è: da quando partono i primi quindici giorni? Perché se partono fra due anni è inutile indicare novanta giorni in tutto. Ma poiché si riferisce a oltre duecento comuni che, badi, molto diligentemente nel mese di agosto dell'anno scorso hanno, in un mese, rimodulato i programmi, trovato le risorse per cofinanziare le opere, approvato i progetti esecutivi, presentato il tutto ed entro i primi di settembre hanno portato tutto qui. Voi avete finanziato a chi il 20, a chi il 30, a chi il 40 per cento delle opere; in base a questo si sono rifatti i progetti esecutivi sul 20 per cento, sul 30 per cento, adesso che cosa facciamo? Macchina indietro, blocchiamo tutto e aspettiamo l'esito della gara e ripartiamo daccapo? E' uno degli esempi in cui anziché accelerare si ritarderanno le cose, perché, come minimo, fino a quando la cosiddetta gara non verrà espletata non si ripartirà, perché tutti aspetteranno ovviamente per non spendere due volte.

Quindi parlo di Presidente virtuale, non si tratta ovviamente di un addebito di carattere personale, perché in questo vi sono delle ragioni che non sono poi difficilmente comprensibili.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Orrù.

ORRU' (D.S.). Perché è anche abbastanza semplice, o almeno sembra. La presidenza virtuale non ha tanto bisogno di fare; ha bisogno soprattutto di apparire, cioè di corrispondere in questo modo ai bisogni e alle aspettative di volta in volta più presenti nella società sarda, dare cioè un messaggio, come dire: "Abbiamo risolto il problema". Sfugge però puntualmente alle verifiche, quelle politiche che la sua maggioranza gli chiede, e soprattutto quella dei fatti, perché quando si chiede la verifica sui fatti la colpa è sempre degli altri, di quelli che c'erano prima, di quelli che ci sono oggi e forse anche di quelli che verranno dopo, ma non è mai la sua e non è mai quella invece di chi in primo luogo deve assumersi questa responsabilità.

Credo si tratti di un bilancio politico lusinghiero, però questo è ciò che l'attuale maggioranza può decidere di fare, continuare ad andare avanti, far finta che non sia successo nulla, galleggiare da qui alla fine della legislatura. Noi non siamo d'accordo, pensiamo che si possa fare altro, che si possa fare qualcosa di più produttivo, perché la Sardegna lo aspetta e se lo merita, però, badate, la responsabilità è nelle vostre mani, siete voi che dovete assumervi questa responsabilità, dopodiché è chiaro che ciascuno farà la propria parte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Granella. Ne ha facoltà.

GRANELLA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghe, colleghi, chiedo scusa se intervengo, chiedo scusa se sono in quest'Aula, che mi pare non serva a niente, per lo meno questo appare il programma di questo Governo, di questa maggioranza. L'Aula non conta, la politica, quella vera si fa in televisione, sui giornali; a questo punto avrei fatto risparmiare tanto, sono l'ultimo arrivato, ma avrei fatto risparmiare tanto alla Regione Sardegna restando a casa a guardare la TV e a leggere i giornali, per lo meno l'indennità per le trasferte se la sarebbero risparmiata!

Io parlo come hanno parlato finora tutti, cerco di trovare delle ragioni per questo mio sedere in Aula, cerco di capire dove posso incidere, e forse si può incidere raccogliendo, con la modestia che mi contraddistingue, con la scarsissima esperienza che ho di queste cose parlamentari, raccogliendo delle spigolature di quello che tutti quelli che mi hanno preceduto, soprattutto dalla parte del Governo, hanno detto anche in questa giornata, giornata in cui trattiamo e discutiamo di una mozione di sfiducia presentata dall'opposizione di cui faccio parte, una mozione di sfiducia alla Giunta regionale affinché prenda atto, anche lei e la maggioranza, della ormai insanabile crisi dei rapporti tra forze politiche che le hanno dato vita. Prenda atto che questa situazione si trascina ormai da lungo tempo senza che fatti politici, e sottolineo politici, siano intervenuti, perché io che ho studiato la politica sui libri, che mi sono fatto un'idea della politica, qua non me la ritrovo. Probabilmente ho sbagliato testi, oppure state sbagliando voi, signori. E' avvilente, paralizza tutto il lavoro del Consiglio regionale e del Governo regionale questa inattività, questo gioco di forza tra varie fazioni. Non posso più parlare di partiti, perché i partiti hanno poco valore in questo consesso. Quindi, dicevo, spigolando fra quanto è stato detto da gente autorevole, da colleghi autorevoli, mi ha colpito molto una frase di Forza Italia, dove qualcuno si lamenta, si stupisce per la singolarità dell'intromissione della minoranza nei problemi della maggioranza. Cosa deve fare la minoranza? Deve stare zitta? Deve tacere, stare contenta, stare al quia, non disturbare, come ho già sentito, il manovratore e sedersi nelle panche di legno dei vagoni di coda. Questo sarebbe il massimo perché chi governa possa governare, ma signori, perché non vi chiedete se effettivamente state espletando azioni di governo oppure state perpetuandovi o perpetuando altre persone che qua non sono, o sostenendo altre persone che qua non sono, in modo da occupare il posto per le eventuali prossime elezioni, se ci saranno. Dovreste pensar bene a queste elezioni che verranno, dovreste pensare che la popolazione sarda può anche essere in ritardo, vari ritardi che sono dovuti all'insularità, ma molti causati anche dal suo Governo, dal Governo regionale, è in ritardo, ma la popolazione sarda non è stupida, la popolazione sarda ha ricevuto promesse, talvolta promesse bellissime, dipinte in oro zecchino, ben presentate, che però sono ancora rimaste promesse, e non si può dire che questo Governo abbia iniziato oggi la sua attività, sono quattro anni che la Sardegna vive di promesse, qualcuno parla, qualcuno sempre dalla parte destra dello schieramento dice che è necessario finalmente dopo quattro anni invertire la rotta, ridare al Governo quell'immagine che la gente si aspettava e si aspetta. Qualcuno che dice che questa nuova classe dirigente, che finalmente è arrivata al potere, è arrivata al Governo non fa altro che ricalcare, accentuandola, le movenze della vecchia classe politica. Che cosa vuol dire questo? Se nella maggioranza nessuno è contento di quanto fa chi governa, che maggioranza è, signori? Non vedo in questo momento il Presidente, ma penso che mi sentirà o qualcuno glielo riferirà, dal basso infimo della mia posizione, della mia esperienza, mi permetto di dargli un consiglio, ma un consiglio serio, in questo momento glielo do da professionista, da uomo che ha vissuto e non da politico, per quel poco che sono, perché non dà le dimissioni prima che si arrivi a votare questa mozione di sfiducia, sistema le cose e riparte con serietà questa volta? Un po' di serietà le chiediamo, la chiedono tutti i sardi, la chiedo io personalmente che sono venuto qua per bere ad una fonte che credevo cristallina, che credevo ricca di sostanza e mi sono trovato con niente, con una fonte inaridita. Mi sono trovato senz'acqua, signori, datemi l'acqua, fatemi ricredere, fatemi credere che questa sia ancora la massima assemblea del popolo sardo, ridate dignità a questo locale, ridate dignità a voi stessi. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Presidente, colleghe e colleghi, vi ricordo che questa è la seconda mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra in meno di un anno, mozione che invita il Presidente Pili e la sua maggioranza a rassegnare le dimissioni.

La prima, lo ricorderete, fu presentata a seguito di una lunga ed annosa crisi, ma non mi pare che ad oggi questa crisi sia stata mai risolta, il cui fattore scatenante allora fu la questione Costa Smeralda che ha avuto, come sappiamo, un esito, un noto finanziere di origini libanesi trapiantato in America, un certo signor Barrack, a cui....

(Il Presidente sospende la seduta sino alle ore 18 per cattivo funzionamento dell'impianto di amplificazione.)

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 54, viene ripresa alle ore 18 e 01.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Onorevole Morittu, prego.

MORITTU (D.S.). Grazie, signor Presidente, dicevo con riferimento alla questione Costa Smeralda, che ha caratterizzato la prima nostra mozione di sfiducia, è una lunga crisi a tutt'oggi aperta e irrisolta, quella vicenda finì con un risultato che il signor Barrack, molto amico del Presidente del Consiglio Berlusconi, a cui aveva peraltro nel frattempo venduto un modesto appezzamento di quaranta ettari da destinare a parco della sua Villa Certosa, ha vinto la partita dell'acquisto delle proprietà della Costa Smeralda con buona pace di Alleanza Nazionale e di tutti i sostenitori della cordata che faceva riferimento all'ente regionale SFIRS.

Questa seconda mozione di sfiducia mette a nudo gli scontri di potere sulla questione commissariale… Presidente del Consiglio, per favore, faccia in modo... io non chiedo l'attenzione, ripeto, ma non amo le spalle… questa seconda mozione di sfiducia mette a nudo gli scontri di potere sulla gestione commissariale di enormi risorse finanziarie pubbliche, si parla di appalti, di progetti, di consulenze che ruotano soprattutto attorno alla questione acqua e alla questione delle risorse idriche. Stamattina abbiamo sentito in Aula alcuni interventi di autorevoli esponenti del centro e del centrodestra che ci hanno fatto capire che le questioni da noi poste non solo non sono strumentali ma hanno chiarito a tutti che la crisi non solo esiste e sta creando danni incalcolabili alla Sardegna, ma non se ne vede a tutt'oggi una via d'uscita. Noi ne abbiamo indicato una, che è la via maestra, quella delle dimissioni di una Giunta da tutti ritenuta inadeguata, inconcludente e dannosa per il sistema politico e istituzionale e per quello economico e sociale della Sardegna. I risultati dello sfascio sono sotto tutti gli occhi di tutti, la Giunta è inattiva da mesi mentre i cittadini, le imprese aspettano soluzioni e risposte ai loro problemi. Un sistema produttivo e industriale in grave crisi; peggiorano i dati sull'occupazione e sul fatturato delle imprese, le forze sociali annunciano anch'esse per la seconda volta in un anno uno sciopero generale contro la maggioranza e contro la Giunta. A fronte di questa devastante crisi politica e istituzionale, con un Presidente commissario che afferma pubblicamente con toni di sfida inauditi ed inediti che continuerà a disconoscere la volontà del Consiglio espressa per due volte con l'approvazione di ordini del giorno sulle questione idriche, a fronte di questi gravi atti e comportamenti che sono diventati davvero una vera e propria emergenza democratica, il collega Fantola ha parlato stamattina, seppure con un intervento che oserei definire sofferto e pieno di tormenti, di una scommessa, quella del centrodestra, certamente non vinta, di risultati complessivamente insoddisfacenti ma che comunque qualche risultato positivo è stato conseguito. Non ha naturalmente fatto cenno a questi fantomatici risultati positivi. Io non so se l'ha fatto per amore di sintesi o perché non gli veniva in testa alcun esempio, purtroppo questo dubbio ce lo dobbiamo tenere dentro fino al prossimo intervento nel quale speriamo che l'onorevole Fantola ci faccia questo elenco.

Ma i risultati positivi sono forse sul terreno della riforma? Non mi pare. Sono stati forse risolti i problemi che attanagliano da anni la società sarda, acqua, trasporti, energia? Non mi pare.

Eppure avete avuto una grande eredità sia di risorse che di strumenti, mi riferisco alle risorse finanziarie del POR e del governo nazionale e allo strumento dell'intesa del '99 che voi avete lasciato morire di inedia. Dunque quattro anni sprecati. Abbiamo invece appreso che il Presidente commissario, in occasione della kermesse di Forza Italia di qualche giorno fa, ha fatto il punto sull'attività dei suoi diciotto mesi di governo, naturalmente cercando di cancellare gli altri due anni, perché insomma, come dire, governava un altro che non gli è molto amico, ad oggi. E tra i tanti annunci sulle cose da fare entro un anno, addirittura si finisce la "131", si avvierà il metanodotto e così via, promettendo ha elencato alcuni risultati acquisiti alla sua Giunta e alla sua maggioranza. Il primo, la conquista della continuità territoriale; ha avocato a sé il merito della continuità territoriale aerea per passeggeri in Sardegna. Io davvero, insomma, non so definire diversamente dall'impudenza questo atteggiamento del Presidente commissario ben sapendo che la continuità territoriale è frutto di una battaglia del centrosinistra a livello nazionale e che il suo ritardo nell'applicazione è frutto della insipienza, della inconcludenza, della confusione del Presidente Pili innanzitutto, allora Presidente per qualche mese, che ne bloccò l'attuazione in una famosa conferenza dei servizi.

Non si parla poi dei ritardi che invece si stanno registrando sull'applicazione della continuità territoriale in continuum, cioè per il prossimo triennio; a tutt'oggi non conosciamo alcuna proposta da parte della Giunta regionale nonostante gli annunci che sono stati fatti, questi sì, roboanti, in occasione dell'incontro con gli emigrati ad Olbia mi pare nel gennaio di quest'anno. Entro una settimana la Giunta doveva mettere in campo la sua proposta, a tutt'oggi niente di tutto questo si è visto ed è in campo, e intanto il governo nazionale taglia le risorse sulla continuità territoriale dando modo ad altri centri della penisola e delle isole minori di poter utilizzare quel budget di 70 miliardi annui previsti per la continuità territoriale aerea passeggeri della Sardegna.

E niente si dice sulla continuità merci, non applicata dal 1999, che ha fatto registrare una perdita secca di 110 miliardi di lire di risorse nazionali ancora oggi non spese, e quindi perse, con buona pace di imprese che soffrono il gap della continuità nei trasporti per le loro merci e che oggi vediamo annaspare di fronte ad una congiuntura economica certamente non favorevole.

Insomma, il Presidente, di fronte a questo scippo non ha battuto ciglio, non appartiene alla cultura politica del Presidente Pili lo scontro, il confronto duro con il governo. Davvero non si conoscono proposte migliorative, quelle attese, quelle auspicate, l'aumento delle tratte per la continuità aerea verso altri aeroporti della penisola, così come sono stati promessi, né altre questioni attese naturalmente sul fronte della garanzia del diritto al trasporto; mi pare che ultimamente lo stesso giornale cagliaritano si è occupato più volte di questo problema. Né si parla naturalmente delle risorse necessarie per affrontare peraltro il miglioramento della continuità territoriale.

La verità è che siamo davvero in grandissimo ritardo su tutto, anche sulle questioni più semplici, quelle che avrebbero potuto in qualche misura dare un qualche lustro a questa maggioranza e a questa Giunta. Nel suo comizio in quell'occasione naturalmente si è ben guardato dall'elencare le sue numerose e brucianti sconfitte, sul Dpef del 2002, su quello del 2003, sulla finanziaria del 2002 e su quella del 2003.

Io non ho visto ancora oggi, nonostante i continui annunci di promesse fatte anche un giorno prima della riunione dei sindaci a Bonorva sulla "131", alcuna accelerazione di opera pubblica in Sardegna, non di un giorno sono state accelerate queste opere, si registrano piuttosto ritardi e ritardi davvero colpevoli. Né ho notizia di un certo modello di project financing che nella finanziaria del 2002 il Presidente Pili ha messo in campo come il nuovo modo di governare di questa maggioranza. Io non ho notizie di che cosa la Giunta stia facendo su questo versante, ma non mi pare che stiano facendo questioni positive, altrimenti le avrebbero sbandierate, come usano fare per tutte le questioni che non riescono a fare, immaginiamoci per quelle che possono avere un qualche risultato.

In queste occasioni che ho citato la Giunta Pili è andata sotto centinaia e centinaia di volte, né mi pare che sia stata fatta ad oggi alcuna riforma sul versante legislativo; una marea di leggi di riforma sulle quali la Sardegna registra un ritardo fortissimo, è ormai il fanalino da coda a livello nazionale (mi riferisco al trasporto pubblico locale, all'ARPA e così via) bèh, insomma, non mi pare che questo Presidente,

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Morittu.

MORITTU (D.S.). ...il Presidente Pili abbia profuso grande impegno sul versante legislativo. Qualche colpo di mano in finanziaria, in materia urbanistica, in materia di VIA, e così via. A me pare che il Presidente Pili continui a ragionare con la mentalità che aveva nel '93, quando faceva il sindaco di Iglesias, senza politica allora e senza partiti, con una città che era in mano ad un sindaco. In questa come in altre circostanze le forze del centro e del centrodestra appaiono, a me pare, senza progetto, senza identità di vedute, senza coraggio politico, continuano a soffrire mal di pancia, frutto più di astinenze personali di potere che d'altro.

Onorevole Floris, l'obbligo di parlare, di dire la verità a me pare che non basti. L'analisi chiara che lei ha fatto delle debolezze, dei difetti, delle carenze, delle inadeguatezze del giovane Presidente affetto da solitudine e cesarismo non basta. Fatta la diagnosi avanza una terapia: ci vuole un presidente centrista.

Onorevole Floris, per fare un presidente nuovo bisogna sfiduciare quello in carica, posto che lo stesso si rifiuta da tempo di prendere atto che la maggioranza che lo ha eletto non esiste più.

Sui giocatori professionisti di poker è meglio stendere un velo pietoso; più che giocatori di poker, caro onorevole Oppi, sarete considerati da oggi in avanti dai sardi dei bravi giocatori di rubamazzetto!

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, se dovessi coniare uno slogan oggi direi che questo sarebbe "niente di personale"; lo diceva l'onorevole Corda per l'assessore Scarpa, e lui, che è sempre così polemico, con questa affermazione naturalmente debbo dire che mi ha colpito. Allora inizio proprio così, non c'è niente di personale, né può esserci, naturalmente, niente di personale. C'è però che con questa mozione, questo naturalmente deve emergere cari colleghi, colleghi della maggioranza, cosiddetta maggioranza, noi vogliamo risvegliare le coscienze; quelle naturalmente che qui dentro vengono lasciate troppe volte da parte, e quelle che invece se qualche volta venissero ascoltate porterebbero a fare atti di dignità, atti di dignità conseguenti naturalmente.

Allora questa è una mozione contro Pili, contro il Presidente della Giunta, ma io dico che è principalmente contro questa maggioranza. E` contro questa maggioranza che non disdegna, come abbiamo visto, di votare con noi ad ogni ghiotta occasione, anche oggi è capitato e lo ha fatto, lo ha fatto in maniera abbondante.

Questa è una maggioranza inesistente perché non se ne conoscono proposte e progetti; è inconcludente perché non esiste un impegno che possa essere stato assolto, che in questo momento mi soggiunga, mi venga, e poi anche quello che più conta, è anche una maggioranza litigiosa. Lo è davanti a tutti e per di più anche capita di vedere, è stato denunciato particolarmente da voi, due o tre assessori intrusi perché non rappresentano che solo se stessi, sono presenti pure in questa Giunta. Allo stesso tempo però, pare che sia una maggioranza che pretende di governare la Sardegna, non basta; pare che sia una maggioranza che intende proporsi per la prossima legislatura ed è anche una maggioranza che ha il coraggio di raccontare ai sardi quello che non è. E di sicuro però in questo aspetto, lo possiamo dire, è pure molto brava.

Se dovessimo valutare il lavoro svolto da questo Consiglio, cioè da questa maggioranza che naturalmente ne ha la responsabilità, dagli Assessori, dai Presidenti delle commissioni e perché no, anche dal Presidente della Giunta, senza dovermi dilungare molto, ma è questo il messaggio che deve arrivare, sicuramente il voto non è insufficiente; come eravamo abituati alle elementari a sentirci dire dalla nostra maestra è uno zero spaccato, cioè proprio zero assoluto, niente. Questo vorremmo che fosse il voto da portare a conoscenza dei sardi, questo vorremmo che fosse il risultato del dibattito di oggi, di questa mozione, a prescindere naturalmente da quello che ne sarà il risultato.

Io ritengo che forse noi come opposizione avremmo dovuto pretendere oggi la presenza delle televisioni, per vedere quanti di questa maggioranza, basta guardarlo, sono presenti per difendere il proprio Presidente e per entrare in merito in particolare a quelle che sono le sfumature dei diversi interventi che sono pervenuti pure dal centrodestra e perché per quanto concludano con il voto che deve essere, lo dicono palesemente, contro questa mozione, ribadendo naturalmente la fiducia a Pili, non disdegnano dal differenziarsi, criticando naturalmente, perché non sono soddisfatti della loro rappresentanza in Giunta e non soltanto per i numeri naturalmente e, non sono nemmeno soddisfatti per i modi democratici con cui viene gestito il governo di questa Regione da parte del suo Presidente naturalmente che ne ha la responsabilità.

Dopo questa disastrosa finanziaria che lascerà il segno, non soltanto per quest'anno, ma probabilmente per molti anni a venire, noi ci aspettavamo atti conseguenti e ci pareva che alcuni consiglieri del centrodestra, più responsabili, avanzassero anche atti tali da determinare il cambiamento di questo governo.

Era, lo è stato detto, una crisi più volte annunciata, una crisi che era latente, io credo che lo sia ancora latente e che però io credo, proprio per quello che sto vedendo, continuerà ad accompagnarci fino al voto, ma non quello della mozione, quello delle prossime regionali da qui ad un anno. Allora noi che cosa chiediamo? Noi chiediamo, intanto facendo una domanda precisa all'onorevole Pili che è l'intestatario, quello a cui è indirizzata la nostra mozione: come può restare ancora lì ostaggio di chi minaccia, per alzare il prezzo poi, di chi vota anche palesemente contro le sue iniziative, lo abbiamo visto, non è che è soltanto nel voto segreto che avviene questo. Come può pensare che oggi chi dice di sostenerlo già da domani non gli tolga ancora il sostegno.

Noi non abbiamo, d'altronde è palese, che da proporre mozioni, ordini del giorno, qualunque cosa noi volessimo proporre dell'opposizione, siamo sicuri che verrà votata contro questa maggioranza, naturalmente con voti che provengono da quella parte. E` palese l'abbiamo visto, abbiamo perso il conto delle volte che questo è avvenuto. Noi del centrosinistra possiamo colpire questa Giunta e lei naturalmente Presidente come bersaglio, un bersaglio fisso, quando e come vogliamo, quasi - io dico - non c'è più gusto a farlo, perché non è come ci siamo divertiti nell'ultima finanziaria, probabilmente facendo male a noi stessi e facendo male anche alla Sardegna, non va bene.

E` stato detto anche dall'onorevole Floris che non è giusto avere questo tipo di atteggiamenti, ma qualcuno deve pure prenderne atto perché se questo avviene, sicuramente avviene proprio per quelle che sono le situazioni all'interno di questo Consiglio. Dicevo: non c'è più gusto e c'è chi si ricorda le serate della finanziaria di quest'anno finite nell'ilarità totale, compresi anche quelli naturalmente che ridevano, che ridevano a squarciagola proprio dalla vostra parte. Qualcuno ha gridato che era una vergogna, io dico che aveva ragione.

Naturalmente se mi fermassi a questa analisi il nostro sarebbe un gioco facile, mi sentirei ripetitivo, quasi noioso, come noioso credo che mi sembri questo dibattito oggi, perché sembra che non aggiunga niente di nuovo, è una tappa che pare che dovevamo percorrere, qualcuno l'ha già detto, è la seconda volta che andiamo a discutere una mozione di sfiducia.

Io però uno sforzo vorrei che venisse fatto, io vorrei che venisse colto qualcosa di nuovo, facendo tutti un pochettino di sintesi e, perché no, di riflessioni. Emerge, colleghi della maggioranza, che siete in assenza di proposte e che siete in particolare succubi di un gioco che è tutto impostato su una leadership per le prossime regionali. E` questo che va denunciato, è questo che voi dovete cercare di tirar fuori, al quale voi dovete in qualche modo reagire; fare fuori Pili per proporre un altro, questa è la realtà, ma è una realtà che non interessa noi, non interessa i sardi, perché in questo conflitto ci rimette soltanto la Sardegna. Si ingessa non solo la maggioranza, ma il governo della Regione in questo modo, ed io credo che a questo bisogna reagire.

Ed è questo che deve essere denunciato come io sto cercando di fare, ed è questo che deve portato a conoscenza di tutti i sardi, perché questo gioco non può più continuare. A noi, se dovessimo fare un ragionamento egoistico, partitico, di parte voglio dire, debbo dire che pure questo gioco ci va bene, ma come non denunciare tutto ciò che per questa situazione è fermo e bloccato, non si contano le leggi che attendono, che attendono di essere votate. Leggi importanti che aspettano di essere portate ad essere esecutive, sui trasporti, sull'urbanistica, sulla sanità, sulle attività produttive; si tratta soltanto di andarle a prendere; sono numerose per ogni singola Commissione. Ci siamo stancati di presentare leggi, intanto hanno ormai un destino, quello - l'ho già denunciato in un altro mio intervento - di morire per il semplice fatto che non c'è possibilità né di discuterle, né di poterle portare a dibattito in questo Consiglio per approvarle, per non approvarle, ma comunque per portare all'attenzione di sardi che esiste chi in qualche modo si interessa dei problemi della Sardegna.

Non si contano più queste leggi e tanti sono i settori che restano al palo in attesa di chiarezza e di un governo autorevole. Io vado a concludere, questa è una legislatura - è stato detto - che è sprecata, eppure io sono ancora convinto che all'interno di questo Consiglio esistono tante intelligenze. Purtroppo sono intelligenze sprecate; sono intelligenze che i sardi hanno mandato all'interno di questo Consiglio per poter essere rappresentati e però ci si ritrova che sono qui inutilizzate, che non producono, che non possono fare niente, se non sottostare a questo tipo di giochi che naturalmente non portano da nessuna parte. Non so, questa è la riflessione, se la polarizzazione nel quale molti credono stia facendo bene a questo Consiglio e alle prospettive che lo stesso naturalmente si vorrà dare nel breve e nel lungo termine. So però che sarebbe opportuno che da questo Consiglio vengano fuori proposte alternative a questo governo, a qualunque situazione di stallo nella quale noi ci troviamo e siamo candidati a rimanere se questa è la situazione. Voi fate quello che fate anche con arroganza, perché siete convinti che non esiste niente di alternativo ed è questa la denuncia fondamentale che deve venir fuori dal dibattito di questo mozione stasera. Si rischia in questo modo, come abbiamo visto, proprio perché c'è questa arroganza di attentare alla democrazia. Onorevole Pili non si è mai visto che tutto ciò che viene deciso da questo Consiglio debba essere disatteso e disatteso poi anche in maniera così palese.

Colleghi, è l'opportunità alternativa anche provvisoria che occorre sperimentare, forse farà in modo che qualche cosa cambi all'interno di questo Consiglio, bisogna uscire da questa palude ove sguazzano bene i professionisti della politica e perché no, anche come diceva il collega Morittu, i giocatori di poker.

Si dimetta onorevole Pili, vado a concludere, faccia questo atto di coraggio nei confronti di questo Consiglio; questa sarebbe la vera sfida, non quella che ha lanciato l'altro giorno nell'ultima trasmissione televisiva, sarebbe un modo per rimescolare, probabilmente, le carte, ma comunque è il modo prima di tutto di riscattare se stesso, perché così giovane non può essere così disperato nel mantenere questo incarico che lo porta sicuramente a morire da un punto di vista politico, a morire pian piano e poi per riscattare forse questa pessima e speriamo irripetibile dodicesima legislatura, improduttiva e dannosa per i sardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.-Sardegna). Colleghi io nonostante il disinteresse che avverto dentro l'Aula su questa mozione, resto ancora convinta della possibilità che questa discussione rappresenti un momento di chiarezza e soprattutto un momento di chiarezza per la coalizione di centrodestra e mi auguro anche per i sardi. Non mi sono piaciute le dichiarazioni del centrosinistra, ma non per partito preso, non mi sono piaciute perché le argomentazioni si sono rivelate banali e poco interessanti, sostanzialmente, per la soluzione dei problemi della nostra Isola. Si capiva dai vostri interventi che in realtà vi siete trovati senza argomentazioni sufficienti, con le armi spuntate, perché l'attacco come l'avevate previsto all'atto della presentazione della mozione in realtà si è rivelato senza fondamento politico per due ordini di motivi.

Il primo è che è paradossale, singolare che voi ci chiamiate a rispondere di ritardi ed inadempienze che sono datate dieci o venti anni fa e che, come ha ricordato stamattina il mio collega Corona, è solo dal 1999 che esiste un governo di centro destra in quest'Isola ed è il primo governo di centrodestra. E quindi le vostre sono state argomentazioni che si sono limitate ad un'aggressione sul piano ideologico e sulla linea di principio, ma certamente non con fondamento concreto, proprio per le responsabilità che voi avete oggettivamente rispetto al governo di questi anni nel passato.

Il secondo motivo per cui vi siete trovati senza argomentazioni sufficienti e con le armi spuntate è che in realtà, dal dibattito degli ultimi giorni, ed in particolare anche dal dibattito come si è sviluppato in Aula, questa coalizione ha dimostrato una onestà politica ed intellettuale che invece ci consente di affrontare i temi del cambiamento, i temi anche di una crisi innegabile di questa coalizione, di questa maggioranza in modo molto più sereno, partendo dalle diversità politiche e culturali che all'interno di questa coalizione ci sono, non l'ha mai negato nessuno, che sono politiche generali, ma sono anche soggettive, perché ciascuno di noi, come ricordava Fantola, ha una storia ed una appartenenza diversa. E debbo anche dire che non c'è, cari colleghi dell'opposizione, niente da scandalizzarsi sul fatto che l'U.D.C. abbia, insieme al Partito del Popolo Sardo, espresso delle posizioni pubbliche anche in dissenso da decisioni della maggioranza e della Giunta, perché questo è quello che ci caratterizza, la libertà di pensiero e di espressione. Ma vi scandalizza perché questa cultura della diversità, questa cultura della libertà in realtà non vi appartiene e tristemente va detto che forse non vi apparterrà ancora per molto tempo.

Il bipolarismo, per quanto ci riguarda, non è bipartitismo, e pertanto questo insieme di gruppi diversi rappresenta anche diversità che noi sappiamo essere sostanziali, ma noi abbiamo deciso, quando ci siamo messi insieme, di condividere le strategie, non dobbiamo condividere il desco o condividere le passeggiate, noi vogliamo ragionare e ragioniamo sulle strategie. Oggi si è parlato molto del tema dell'autonomia in quest'Aula, l'autonomia da Roma, si dice. Guardate, discuterne sarebbe una cosa seria e fondamentale per la nostra Sardegna, il problema è che qua dentro se ne discute e la politica ne discute soltanto in termini ideologici e strumentali ai fini elettorali e questo, ovviamente, non porta nessun risultato a casa. D'altro canto, se andiamo a guardare la storia della nostra Sardegna negli ultimi trent'anni, tutti i Presidenti della Regione hanno detto che avrebbero avuto con Roma un rapporto conflittuale, che avrebbero stabilito nuove regole, che tutto sarebbe cambiato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. In realtà nessuno ha portato a casa nulla per quest'Isola e tutte queste parole, valanghe di parole sull'autonomia, sulla contrapposizione con Roma della classe politica che ci ha preceduto ed in parte anche di questa classe politica, hanno impedito o non hanno consentito, in realtà, di utilizzare e di valorizzare a pieno le autonomie che lo Statuto ci concedeva. Nemmeno quello siamo riusciti a fare; di che si parla allora? Oppure, caro collega Sanna Giacomo, mi dispiace che non sia in Aula, forse ci dimentichiamo che una presidenza sardista c'è stata in quest'Isola, e non mi pare che abbia determinato delle svolte radicali nel rapporto con Roma. E forse, anche in virtù di quanto è successo durante il Governo con la presidenza sardista, il partito di cui fa parte il collega Sanna, è stato nel giro di pochissimi anni ridimensionato in modo drammatico, drasticamente ridimensionato dai propri elettori. Allora forse quello non è il modo, forse quello è un ulteriore modo di fare gazzosa nei confronti del popolo sardo.

Io trovo e Forza Italia trova che il presidente Pili, al contrario, ha dimostrato una capacità di dialogo col governo di Roma, senza subalternità alcuna, perché un conto sono i modi e un conto è la sostanza, e ha portato a casa risultati concreti, perché ha portato risorse finanziarie, ha portato poteri reali che sono in realtà poi serviti a dare un indirizzo diverso. Altre volte ho avuto modo di dire che il fatto che il presidente Pili abbia poi portato dei poteri reali, a volte in contrapposizione col Consiglio, dipende dal Consiglio. Il Consiglio ha evitato di legiferare e di assumersi alcune responsabilità che giustamente il presidente Pili si è assunto in prima persona.

Noi, caro collega Vassallo, non siamo per la politica dell'emergenza continua; noi non siamo per un Governo regionale obbligato ad inseguire e a rappezzare come meglio può gli eventi che vengono costruiti fuori dalla politica, perché questa è una cosa della quale siamo stati accusati stamattina. Noi riteniamo, come Forza Italia, di poterci e doverci assumere il ruolo di guida della politica; della politica del fare, della politica delle scelte strategiche per un futuro migliore di quest'Isola. Noi riteniamo che sia la politica a dover assumere le decisioni e quindi anche da questo punto di vista una delle accuse che c'è stata mossa: non abbiamo sentito a sufficienza le parti sociali, le parti produttive, le associazioni di volontariato; noi l'abbiamo fatto, perché da loro abbiamo rilevato le esigenze che ci sono. Ma questo, onorevole Floris, è diverso dalla sua idea di politica consociativa di sostanziale asservimento agli interessi dei gruppi forti in Sardegna, nel senso dei gruppi che contano, i gruppi imprenditoriali, i gruppi di volontariato, i gruppi del sindacato. Chiunque oggi ritenga di voler e dover avere l'ultima parola all'interno della politica di questa Regione, guardate ha una scelta ed una alternativa molto chiara: si candidi, proponga all'elettorato il suo programma e vediamo se l'elettorato accoglierà quel programma o non l'accoglierà. Non c'è un modo di gestire la politica fuori da qui senza sottoporsi al voto degli elettori e poi cercare di imporre a quelli che invece al voto degli elettori si sono sottoposti scelte che noi non condividiamo, perché anche su questo va fatto chiarezza. Anche questa è politica consociativa o non lo è a seconda delle scelte che si fanno. Chi vuole governare si candida e governa. Si candida al governo e se gli elettori glielo consentono governi.

Io dico basta con queste furberie e queste furbizie di tiro al piattello, dentro e fuori questo palazzo, perché questo è il modo per uccidere la Sardegna. Si parla di rispetto delle istituzioni, ma di quale rispetto stiamo parlando. Stamattina questo Consiglio ha votato contro un atto dovuto sulle dimissioni del consigliere Granara. Allora giochiamo sempre sul rispetto delle istituzioni. E perché mai il presidente Pili dovrebbe dimettersi rispettosamente per lasciare il passo a logiche di palazzo, disattendendo invece un voto di 152.000 persone che hanno ritenuto che debba stare qui a governare la Sardegna. L'elenco delle cose non fatte, colleghi dell'opposizione, è l'elenco della spesa, qualcosa noi l'abbiamo fatta, qualcosa il presidente Pili l'ha fatta, ha rotto la lobby dell'acqua, ha rotto il business dell'acqua come business di pochi.

PRESIDENTE. Concluda onorevole Pilo.

PILO (F.I. - Sardegna). Per farlo diventare un interesse collettivo e generale per la Sardegna. Ha dimostrato, su alcuni fatti specifici, che la spesa pubblica si può accelerare, e non è vero affatto che bisogna spendersi le risorse in progetti e riprogetti senza lasciare poi i fondi per le opere. E ha dimostrato, con la spesa europea, che finalmente noi possiamo diventare esempio nazionale in positivo sulla programmazione dei fondi europei. Allora, noi da questo punto di vista intendiamo, come Forza Italia, concentrarci sul fare e sul fare bene, sulle azioni di governo.

Gentile collega Floris, non se la prenda se le dico che ho trovato patetico il suo intervento. Come si fa a parlare di politica nuova se su cinque punti che sono stati illustrati in questo Consiglio, quattro sono veramente il vecchio del vecchio. È una politica muffita quella che ci viene oggi proposta. E si ricorda, onorevole Floris, quando lei, Presidente della Giunta, si è sentito rivolgere da me più volte, anche in riunioni di maggioranza, la domanda su quali sono i pochi punti sui quali noi facciamo la scommessa su questa legislatura. Beh, io la risposta dell'onorevole Presidente Floris la sto ancora aspettando, perché non l'ho avuta. Quindi, come si fa ad utilizzare due pesi e due misure a seconda di chi fa il Presidente? Il peso e la misura in politica nei confronti dei sardi deve essere uno solo.

Ben venga il fatto che Pili rappresenti l'antipolitica, se la politica è quella di trent'anni fa. Le ultime tre parole in chiusura. Mauro, mia nonna a te avrebbe dato un suggerimento. I proverbi rappresentano un sunto della saggezza popolare, prova a reinterpretare questo: dall'U.D.R. mi guardi Dio che dagli avversari mi guardo io.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, dopo questo intervento per la pace nella maggioranza che ha fatto l'onorevole Mariella Pilo, mi viene quasi da pensare che veramente i messaggi di pace che sono stati lanciati stamattina dai diversi oratori fossero aria fritta.

Presidente, ma insomma, lei dopo questo intervento e gli interventi che ci sono stati stamattina, se avesse un minimo di dignità dovrebbe alzarsi ed andarsene.

(Interruzioni)

PIRISI (D.S.). Ha ragione, forse non è il caso di usare parole grosse, la dignità qua non c'entra proprio nulla, si tratta semplicemente di prendere atto, perché chi avesse dignità a quest'ora, in quel posto, da tanto non ci sarebbe. La dignità non appartiene a questo centrodestra, collega Pilo, è merce che non vi appartiene, si tratta semplicemente di qualcosa delle quale vi riempite la bocca e che poi calpestate in ogni momento. In ogni momento dite di aver fatto la pace, vi presentate qua uniti ed invece poi date questa dimostrazione, questa sì triste agli occhi del popolo sardo, una maggioranza inesistente che con protervia si abbarbica ai propri posti di potere perché non ha niente da spendere e niente da dire sul piano della programmazione, sul piano delle realizzazioni, sul piano nel messaggio di etica, ma di che etica stiamo parlando? Ma lei parla e ci ha detto - e ci ritonerò dopo - che a noi opposizione non ci apparterebbe il concetto di libertà. Ma che parole allucinanti ho sentito stasera! Oggi il grande unto del signore lancia una nuova crociata stile 1948 e subito c'è qualcuno che coglie il messaggio ed addirittura ci viene a fare prediche di libertà. E` incredibile, siamo allo sfascio più totale e qualcuno sente il dovere di ergersi a farci lezioni di libertà.

Badate, signor Presidente, io qui volevo raccontare un piccolo episodietto che mi è successo ieri notte mentre rincasavo, un signore che ho incontrato in ascensore mi ha detto: "Ma riuscirete a mandarlo via?" io ho risposto: "Credo di no, pare si siano rimessi d'accordo" mi sbagliavo eh, la controprova ce l'ho avuta un attimo fa. Però, questo signore di rimando mi ha detto: "Ma com'è possibile, dopo le cose che hanno detto di Pili e le cose che Pili ha detto di Floris e le cose che si sono detti tra di loro, mi pare incredibile che continuino a rimanere uniti" però lui ha aggiunto: "E` veramente uno schifo!". Questo colloquio è avvenuto ieri notte e il signore di cui non conosco il nome ha detto ed usato quest'espressione: "Che schifo!". Questo episodio mi pare che esprima efficacemente il sentimento più autentico del popolo sardo, quello che il popolo sardo esprime nei confronti di questa fase politica, di questa maggioranza, di questa esperienza di governo e, chiedo scusa, signor Presidente, anche del suo Presidente. Esprime un senso di repulsione ed anche di schifo.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, il linguaggio di quel signore non è stato esattamente parlamentare, io me ne guardo bene, ma a lui era consentito, io non posso usare un linguaggio di questo tipo, però mi pare che rappresenti quel signore il senso comune, il comune sentire della gente, un giudizio che è ampiamente condiviso tra i sardi, anche se voi non ve ne rendete conto, tra i sardi è ampiamente diffuso. Vedete, se si arriva con la valigetta a comprare non soltanto parlamentari di quest'Aula ma anche voti, si può arrivare anche a comprarli nelle campagne elettorali prossime, regalando primariati, regalando promozioni, regalando direzioni generali e quant'altro, però nella competizione democratica è normale, non avreste scampo badate.

CORONA (F.I. - Sardegna). Qui non ci sono primari; sono lì. Nessuno di noi ha fatto carriera.

PRESIDENTE. Onorevole Corona, per cortesia. Onorevole Pirisi continui il suo intervento.

PIRISI (D.S.). Onorevole Corona, calma. Presidente, gradirei...

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi ci penso io, per cortesia continui il suo intervento. Consigliere Corona, se vuole intervenire può chiedere di parlare.

PIRISI (D.S.). Non ho detto che l'onorevole Corona ha i soldi e compra i voti, non l'ho detto questo!

Signor Presidente, questo giudizio che è comune e diffuso sentire tra i sardi dovrebbe indurre il Presidente a rassegnare le dimissioni, ma sappiamo che questo non avverrà, sappiamo, come già detto, che è abbarbicato ed avvinghiato a quella poltrona, alla poltrona di Presidente della Giunta, teleguidato ed eterodiretto, con buona pace dei proclami nazionalitari che abbiamo sentito anche poc'anzi. Signor Presidente, non dirò che è uno schifo questa fase della politica, è un'espressione non consona al linguaggio parlamentare, in quest'Aula siamo invece, come sappiamo, al fraseggio, siamo al linguaggio aulico, si parla di marchette, non detto da noi, si parla di giocatori di poker, si parla di partite truccate e quant'altro, però non mi pare che sia corretto che usi certe espressioni. Noi dobbiamo attenerci a comportamenti più consoni e confacenti alla funzione a cui siamo stati chiamati dal popolo sardo, siamo chiamati tutti al rispetto delle regole, quelle della buona educazione, del rispetto reciproco, del rispetto del mandato degli elettori, quella del rispetto della democrazia e delle sue regole. Onorevole Pilo… Ha abbandonato il campo! All'onorevole Pilo vorrei dire che democrazia significa rispetto delle regole che un popolo si è dato. Il presidente Pili le sta disattendendo tutte. Che lezioni di democrazia possono venire da un pulpito che si sta squalificando e sta squalificando anche quell'Aula, sta squalificando l'autonomia della nostra Regione? Io vorrei chiedere a voi - e vorrei una risposta senza che arrossiate, a meno che non ci siano i ceroni delle telecamere ad appannare e offuscare tutto - se questa maggioranza sta onorando il mandato che le è stato conferito dal popolo sardo. A lei, signor Presidente, che ci ricorda i 151.000 voti e rotti, arrotondati a 152.000 perché suona meglio, vorrei chiedere: ha onorato il mandato che le ha dato tutta questa gente, signor Presidente? Noi, opposizione, diciamo di no, ma è scontato; è meno scontato, però, che lei abbia creato, sia riuscito a creare un capolavoro nell'unire tutte le categorie dei sardi contro la politica di questa Giunta, contro questa Giunta e contro il Presidente che la esprime, che abbiano manifestato disapprovazione perché noi ci stiamo trovando in una condizione disperata e disperante: opere annunciate e non realizzate, messaggi mediatoci folgoranti. L'ho sentito anch'io, quando c'era Berlusconi, affermare: "Noi abbiamo fatto viaggiare i sardi con pochi soldi". Presidente Pili, ma lei quando ci ha messo mani ha tardato l'attuazione della continuità territoriale! L'ha fatto il centrosinistra questo, ma perché deve continuare a dire bugie dappertutto, perbacco? Quale l'acqua che lei ha portato, non se ne parla più dell'acqua che viene dalle miniere per capire come stanno andando le cose, non se n'è più parlato. Non era una grande opera faraonica quasi? Boh, finito tutto! Le reti continuano ad essere colabrodo, la SS 131 illuminata giorno e notte invece continua ad essere anch'essa nelle condizioni ordinarie nonostante i poteri e le risorse che il presidente Pili ha, insomma, dobbiamo dire molto sinceramente che ha fatto male e non si era mai verificato, in tutti i casi, che ci trovassimo in una condizione come quella attuale, dove le organizzazioni sindacali, come ricordato, stanno minacciando un altro sciopero generale, con la disoccupazione che è in aumento. Ieri abbiamo sentito dire: "Poverino!"

COGODI (R.C.). Non l'hanno minacciato, l'hanno già indetto per il 20 giugno.

PIRISI (D.S.). Certo, ci sarà un altro sciopero generale. Ieri ci si diceva: "Fatelo governare il presidente Pili, c'è quel prepotente dell'onorevole Floris che si è messo a governare al suo posto". Oggi la gente dice invece: "Mandatelo via, mandatelo via", ma ne tragga la conseguenze, presidente Pili. Noi sappiamo che lei sta lavorando per noi, non c'è nessun patto segreto, però la verità è questa, sta lavorando per il centrosinistra, per fare in modo, come diceva... Presidente, solo un attimo per finire.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pirisi.

PIRISI (D.S.). Finisco immediatamente, Presidente, richiamando l'intervento che ha fatto stamattina l'onorevole Floris. L'onorevole Floris ha detto: "Io ho fatto una diagnosi corretta e lei si è scagliato dedicandomi una conferenza stampa contro quello che le ha fatto vedere i mali che affliggono questa maggioranza e anche la Sardegna". Lei invece ha detto: "Si è scagliato contro di me", però io credo che i colleghi del centrodestra, che non accettano la visione di Forza Italia e neanche di Alleanza Nazionale, che a detta della signora Almirante è soltanto una comparsa nella scena politica attuale a livello nazionale, ma forse anche a livello locale, con buona pace dell'Assessore che ha la protesi della poltrona, io dicevo che l'onorevole Floris, dato che ha fatto una diagnosi giusta, dovrebbe essere conseguente, perché altrimenti, se oggi non se ne trarranno le conseguenze debite, si consegnerà ancora la Sardegna a un indecente spettacolo e a una politica che è dannosa per la Sardegna e per tutti i sardi. Noi crediamo, se la diagnosi che fa il centro del centrodestra è corretta, che devono essere conseguenti e liberare la Sardegna da quello che hanno ritenuto essere un gravissimo male.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, la politica è consenso non autoritarismo, è pluralismo non individualismo, è rispetto non personalismo. La politica è il complesso delle analisi, delle valutazioni, degli indirizzi e delle scelte che si formano attraverso la condivisione che nasce appunto dal confronto, dal dialogo, anche dal confronto talvolta duro e aspro, ma sempre rispettoso dei convincimenti altrui. La nostra non vuol essere una lezione per nessuno, so che parlo a consiglieri di vaste esperienze e conoscenze. Ho il dovere morale, non solo politico, di ricordare che questa è una maggioranza nata dalla condivisione di un progetto che puntava a un reale cambiamento nell'azione del Governo regionale, coniugando i valori della nuova autonomia e della difesa degli interessi della Sardegna con le esigenze di modernità e di efficienza, senza dimenticare la nostra storia, le nostre tradizioni secolari di impegno civile, di grande dignità, di tolleranza e di rispetto delle idee degli altri.

In più di un'occasione sono stati messi apertamente in evidenza i limiti, le contraddizioni, la scarsa incisività e la troppa disinvolta e autonoma azione di Governo regionale, l'assenza e la prevaricazione del principio di collegialità che non può essere garantito dalla sola semplice partecipazione all'attività gestionale. I numeri, i piccoli numeri, ai quali, con un ragionamento semplicistico, superficiale e talvolta irridente si è voluto fare riferimento, sono qui a testimoniare invece ed a consentire, come lo hanno consentito dall'inizio di questa legislatura, di essere il collante di questa maggioranza, l'humus che ha dato e dà linfa vitale a questa maggioranza. Non è questo un ragionamento come qualcuno, con fare sprezzante, ha definito retaggio del vecchio modo di fare politica. E' il ragionamento della politica che deve fare i conti con i numeri, soprattutto quando per governare si devono fare i governi di coalizione e i piccoli numeri sono necessari e determinanti per mettere su una maggioranza. I partiti del 3 per cento hanno sempre rappresentato la vita della maggioranza; lo è stato nelle legislature precedenti, signor Presidente, e lo è tuttora. Perché prima un partito del 3 per cento aveva titolo di pari dignità, oggi non più, ma addirittura lo si irride perché pone problemi politici. E' questo il problema politico di fondo, la maggioranza che sosteneva la Giunta regionale non esiste più; una componente politica è uscita dalla coalizione, insieme ai partiti di centro ha chiesto una nuova intesa politica e programmatica di innovazione e di cambiamento per rilanciare l'alleanza, renderla credibile e competitiva. Oggi quasi non esiste il governo democratico della Regione, governa il Commissario governatore, con poteri di deroga impressionanti e da far paura, perché ne va di mezzo la democrazia e il sistema delle regole poste a presidio della società e della sua organizzazione sociale economica e giuridica.

Noi, come Gruppo U.D.R. e Nazionalitari Sardi, non condividiamo la concezione del governatore autoritario di tipo coloniale, che contrasta con le convenzioni della democrazia repubblicana e con i principi del federalismo moderno e costituzionale. Il senso della politica, infatti, il servizio che ognuno di noi svolge per un fine sicuramente carico di principi, di ideali e di valori, per molti di noi non contiene rancori e risentimenti personali, avvezzi come siamo per formazione e cultura a non personalizzare le critiche. Ha ragione Berlusconi quando scinde il cittadino Berlusconi dal Presidente del Consiglio dei Ministri. I nostri ragionamenti politici, condivisibili o meno, sono e rimangono dei ragionamenti politici. Abbiamo ritirato la delegazione, abbiamo formulato proposte serie e percorribili, la maggioranza ha il dovere morale di affrontarle, discuterle, dare risposte concrete; è un problema tutto interno, la maggioranza deve dare subito le giuste soluzioni.

SANNA EMANUELE (D.S.). Avete ritirato la delegazione, ma non si ritira il delegato.

TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Non è il potere fine a se stesso. Il nostro obiettivo è la soluzione dei problemi che attanagliano la Sardegna, che vanno incancrenendosi giorno dopo giorno. Le devastazioni sociali ed economiche sono sotto gli occhi di tutti, una per tutte: abbiamo posto l'ambiente come elemento unico e caratterizzante dello sviluppo dell'economia della Sardegna in grado di farci competere a livello mondiale. Qualche settimana fa il nostro Gruppo ha sollevato per primo il problema, ci stiamo candidando ora, invece, ad accogliere senza colpo ferire le scorie nucleari. Una società francese è stata autorizzata dalla nostra Regione ad importare e a scaricate a Portovesme 8.000 tonnellate di rifiuti nocivi pericolosi. Non ci è stata data alcuna risposta, anzi ci sono state rivolte parole di critica.

La sfida del presidente Pili è certamente criticabile. L'invito palesemente provocatorio, per certi versi irriverente, del Presidente della Giunta al nostro Gruppo di votare la mozione di sfiducia è inaccettabile; la partita, infatti, è tutta interna, come già detto, e deve essere giocata e portata a conclusione all'interno della maggioranza secondo le regole della democrazia parlamentare e dei patti sottoscritti nel rispetto dei partiti e delle loro rappresentanze. Deve essere chiaro a tutti che l'UDR non ha mai usurpato posti di potere, ma ha sempre chiesto e perseguito e persegue il rispetto e la dignità dovutagli in forza della validità del progetto politico e della consistenza del contributo ideale e programmatico messo in campo.

In questa direzione è evidente che le singole componenti sono le sole legittimate a esprimere le proprie rappresentanze e nessuno è titolato ad assumere la cooptazione. Sono questioni non banali sulle quali si fondano le democrazie e le libertà politiche frutto di riflessioni meditate, non di sete di potere. Chi vince le elezioni deve governare, è condannato a governare; governare è difficile, bisogna farlo con rispetto e dignità. Chi vince, tuttavia, non può spazzare via i voti di chi magari per un pugno di consensi perde le elezioni. La maggioranza non è un oggetto al servizio di nessuno; è la libera scelta di soggetti politici diversi che si sono alleati perché condividono insieme un programma che dovrebbe essere fondato sulla reciproca lealtà di comportamenti e di obiettivi. Alzare o abbassare la mano e votare a comando, acriticamente, senza avere la possibilità o essere messi in condizione di partecipare alle scelte, soprattutto in materie importanti che attengono alla vita dei sardi, più che un atto di lealtà sarebbe un atto di vigliaccheria politica, il mancato esercizio del proprio dovere, una sorta di tradimento verso sé stessi e verso i propri elettori. Le sfide non servono a nessuno, caro Presidente, non approdano a nessuna spiaggia. Abbarbicarsi a concetti come nuova politica e vecchia politica non ci offende, anzi stimola la ricerca di tutti gli elementi positivi della storia delle politica che è comunque maestra di vita. La politica, infatti, non è tanto distributrice di potere, come affermavano Don Sturzo e La Pira, ma è essenzialmente regolatrice di civiltà. Le nostre non sono sfide, sono critiche oggettive e costruttive e le critiche costruttive sono state, sono e saranno sempre il sale della democrazia, rappresentano il modo saggio e avveduto di contribuire e aiutare a governare bene nell'interesse generale, non di un singolo o di una singola parte politica.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questa dimensione dunque si collocano il dibattito di oggi, le scelte del nostro Gruppo e le nostre decisioni. Qualunque sia la conclusione della mozione oggi in discussione, rimarranno tutte aperte le questioni politiche di fondo in seno alla maggioranza, sulle quali le risultanze della mozione non hanno evidentemente alcuna influenza dirimente.

Segna però un punto fermo per la sopravvivenza stessa di questa maggioranza. Il nostro Gruppo ha indicato il percorso, i partiti maggiori diano risposte compatibili e congrue, perché non solo noi, ma soprattutto i sardi vogliono avere certezza e buon governo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Io sono convinto che il centrosinistra abbia fatto bene a presentare la mozione di sfiducia alla Giunta regionale, in primo luogo perché la mozione consente di riportare il dibattito politico nella sede più appropriata - il Consiglio regionale - e consente, inoltre, di porre fine a una serie balletti, alle tante grida manzoniane che abbiamo sentito in questi giorni e che sono state riportate con ampio risalto dai mass media. Abbiamo assistito a tanti "penultimatum"; in questi giorni il gioco al massacro da parte delle forze politiche della maggioranza ha raggiunto livelli impensabili, soprattutto dopo che la lunga vicenda della manovra finanziaria ha posto in evidenza i limiti, la disomogeneità politica di questa sedicente maggioranza. Abbiamo visto episodi, durante questi mesi, di tutti i colori: Pili può essere annoverato nel guinness dei primati per quanto riguarda le bocciature in aula; abbiamo notato il venir meno di prassi consolidate nelle relazioni tra i partiti e all'interno anche dei reciproci accordi che le forze politiche di maggioranza normalmente si sono date. Ma di fronte a questa politica urlata noi assistiamo al fatto che abbiamo una Regione che è alla paralisi, una Regione ferma, che va avanti per inerzia e solo perché ci sono dei funzionari ed è una burocrazia che comunque procede anche in assenza di direzione politica, perché vi manca ed è venuto meno un progetto politico, è venuto meno un indirizzo, non sono chiari gli obiettivi che volete perseguire.

A me non appassiona tanto il discorso che è stato avanzato, se si tratta tra la maggioranza di una partita a poker e se alcuni vogliono fare dei bluff o se ci siano o meno in questa partita dei bari. A me interessa più la posta in gioco che voi state mettendo, una posta in gioco che non può ridursi alla lotta per brandelli di potere o per le spoglie rimaste dopo che questa Giunta ha operato la più grande lottizzazione che mai la storia autonomistica della Sardegna abbia conosciuto. Ma la posta in gioco reale è l'interesse della nostra regione, sono gli interessi dei sardi, i loro bisogni che vengono ritardati nella loro soluzione. Forse Pili non apre la crisi perché non è in grado di chiuderla e sa che non ha la chiusura dei tanti problemi che si sono aperti nella sua maggioranza, problemi che si sono evidenziati anche questa sera nel corso del dibattito attraverso l'intervento di autorevoli esponenti della maggioranza.

Io ritengo che se ci sia un modo per denominare l'attività di questa Giunta è il concetto di distanza. Questa è la Giunta della distanza. Una parte del Gruppo di A.N. prende la distanza dai propri Assessori, l'U.D.R. prende le distanze dall'assessore Scarpa, l'U.D.C. prende le distanze dall'assessore Amadu, ma direi che l'intera maggioranza prende le distanze da Pili ma soprattutto le realizzazioni, come ha detto stamani l'onorevole Fantola, sono distanti dalle aspettative che voi avete suscitato negli elettori. Ma io aggiungo che il vostro operare è distante dai bisogni dei sardi e che con voi la Sardegna è più distante dell'Europa, per cui questo è il concetto cardine che noi ci sentiamo di affermare sul vostro operato politico. Stamane due autorevoli esponenti della sedicente maggioranza hanno fatto alcune osservazioni. L'onorevole Fantola si è riferito alle differenze che esistono e si chiedeva, dal momento che la sua formazione politica è differente e diversa dalle altre, che cosa vi unisce? Io dico che vi unisce solo questa assetata lotta per il potere, vi unisce solo la divisione delle spoglie della nostra Regione e che il fatto che Fantola dica che nel vostro elettorato ci sia delusione, ci sia rabbia ma anche voglia di riscatto, sarebbe opportuno capire cos'è questo riscatto, se è il riscatto che magari vogliono ottenere alcune forze politiche che tengono in ostaggio il Presidente e che vogliono lucrare da una determinata rendita di posizione. L'altro intervento, quello dell'onorevole Floris che ha esordito facendo riferimento all'imperativo categorico, all'esigenza di far riferimento alla coscienza etica, richiama con queste espressioni proprio la personalità che più rappresenta l'imperativo categorico e richiama le lezioni kantiane, ma se mi consentite e, si parva licet componere magnis, se è possibile paragonare queste piccole vicende che si stanno svolgendo in quest'Aula rispetto a grandi insegnamenti, io ritengo che, rispetto alle tre grandi opere che Kant ha scritto, la "Critica della ragion pura", la "Critica della ragion pratica" e la "Critica del giudizio" che l'onorevole Floris forse ha ritenuto più interessante, la "Critica della ragion pratica" ed è proprio nella "Critica della ragion pratica" che viene definito il concetto di imperativo categorico come comando assoluto indicativo di moralità, come proprio quei principi universali che non dipendono da particolari oggetti, né dalla disposizione mentale dei singoli(?), ma io penso che forse parlando di imperativi si siano confusi gli imperativi categorici con gli imperativi ipotetici che Kant definisce che sono quelli subordinati al raggiungimento di un determinato fine e subordinati in regole dell'abilità e consigli della prudenza.

Ecco, le vostre vicende, secondo me, più che imperativi categorici sono imperativi ipotetici. Avete dato sfoggio talvolta di abilità, ma molte volte anche dei consigli della prudenza e proprio l'atteggiamento che voi state esercitando in occasione di questa mozione di sfiducia, secondo me, sono improntati non tanto sulla base di una forza morale, di un qualcosa che vi spinge ad una politica più alta quanto agli interessi soggettivi particolari, alle abilità e talvolta anche alla prudenza. Ma c'è anche nell'opera di Kant un altro riferimento, un riferimento che proprio è un'invocazione di un sognatore che è quello della pace perpetua. Io penso che tutto si possa parlare di questa maggioranza, che tutte le categorie appartengono alla maggioranza, esclusa la categoria della pace. Siete in una continua lotta, in una interminabile guerra per il potere e le stesse affermazioni durissime, che sono state rese stasera in Aula per esempio dall'onorevole Pili nei confronti di un altro partner della maggioranza, testimoniano come questa guerra non abbia fine. Poi ci auguriamo, proprio per il bene della nostra Isola, che questa Giunta si faccia da parte al più presto, che Pili e coloro che lo sostengono abbiano un sussulto di dignità per rassegnare le dismissioni, per liberare il campo e per dare la possibilità alla Sardegna di avere un governo autorevole, un governo che sappia rispondere alle esigenze della nostra Isola.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

SPISSU (D.S.). Il Presidente torna? O facciamo il dibattito senza il Presidente? Cosa è successo, ha lasciato in ostaggio gli Assessori?

SANNA EMANUELE (D.S.). Lo possiamo aspettare cinque minuti Presidente?

PRESIDENTE. Prego onorevole Sanna, il Presidente starà rientrando in Aula.

FADDA (La Margherita-D.L.). Aspettiamo cinque minuti che torni?

PRESIDENTE. Colleghi per cortesia.

SANNA EMANUELE (D.S.). Non c'è neanche un consigliere sui tavoli della Giunta.

FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Noi ascoltiamo con attenzione, volentieri.

PRESIDENTE. Prego onorevole Sanna.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il passo di portare in Aula la crisi è stato fatto da noi nei giorni scorsi nella piena consapevolezza che le forze dei Gruppi di opposizione non sono sufficienti per provocare la caduta di un Presidente che, pur essendo privo da molti mesi di una maggioranza, continua con allarmante protervia a paralizzare le nostre istituzioni autonomiste. Noi sappiamo, cari colleghi, di essere in minoranza e sappiamo anche che attorno a noi non si può oggi costruire una maggioranza alternativa a quella che si è costituita attraverso un percorso politico molto torbido all'inizio della legislatura. Una coalizione che si è progressivamente logorata ed infine disfatta con una drammatica resa dei conti in quest'Aula durante la recente sessione di bilancio. Abbiamo fatto il passo impegnativo della mozione di sfiducia, cari colleghi, avendo piena consapevolezza quindi che i nostri 35 voti non basteranno né per costringere alla resa l'onorevole Pili né per far nascere una nuova e più larga coalizione capace di governare l'ultimo anno di questa drammatica legislatura. Qualcuno ha anche detto nei giorni scorsi che la carta giocata della mozione di sfiducia temerariamente finirà col fare il gioco della disciolta maggioranza, consentendole se non di risorgere di mantenere comunque le leve del governo ibernando la crisi fino a quando questa coalizione di potere non troverà qualche sostenibile compromesso.

Vedete, cari colleghi, io ho parlato come voi nelle ultime settimane con tanti cittadini che ogni giorno seguono con crescente preoccupazione le vicende politiche della nostra Regione e anche le cronache del Consiglio regionale. Ho partecipato a diversi incontri popolari ed ovunque ho registrato la consapevolezza, signor Presidente, che questa crisi politica sta scivolando verso una crisi di carattere prevalentemente istituzionale, che rischia di trasformarsi anche in crisi di rappresentanza democratica. Insomma, se usciamo da questo palazzo si ha la conferma che, nella lunga esperienza del nostro istituto autonomistico, questo è uno dei passaggi più delicati e più rischiosi, perché a differenza di tanti altri momenti critici e di tante altre scomposizioni delle coalizioni che si sono alternate nel Governo della Sardegna dal 1949 ad oggi, adesso siamo in presenza di qualcosa di inesplorato, soprattutto sul terreno di rispetto delle regole che presiedono la vita di questa Assemblea e soprattutto sul terreno dei rapporti tra i due organi fondamentali della nostra Regione Autonoma.

Noi conosciamo la storia pluridecennale di questa istituzione e non dimentichiamo sia le pagine più feconde sia i momenti di caduta ed anche le tante zone d'ombra che hanno caratterizzato il cammino dell'autonomia sarda. In 54 anni questa istituzione ha visto 64 Presidenti incaricati da questo Consiglio di dare un Governo alla Sardegna, 22 volte l'incarico conferito dal Consiglio si è concluso con un fallimento, 42 Governi regionali si sono succeduti dalla nascita della Regione fino ad oggi. La media delle crisi e la loro durata sono di per sé impressionanti e ci dicono, cari colleghi, che i bizantinismi, i giochi di palazzo, le lotte di potere non sono una novità di questa stagione politica, le rotture delle coalizioni, le instabilità, i conflitti negli schieramenti, nei partiti, nei loro Gruppi dirigenti si sono negativamente riverberati nella vita del Consiglio, immiserendo la sua stessa funzione rappresentativa del popolo sardo. C'è anche tutto questo nella storia di questa Assemblea e il passato nel quale tutti i partiti nei quali oggi militiamo e dai quali proveniamo hanno avuto responsabilità di governo, fornisce a tutti noi, cari colleghi, seri motivi di riflessione anche autocritica. Detto questo, con la massima onestà intellettuale, io penso però che oggi siamo in presenza di qualcosa di inedito e di più preoccupante sul piano politico e soprattutto sul piano istituzionale. Oggi come non mai è in gioco il rapporto stesso di fiducia, la stessa delega democratica tra i sardi e il loro Parlamento regionale, non è solo mutata la cultura politica, la crisi di oggi è più allarmante, anche perché i principali protagonisti di questa fase politica hanno una gracile cultura istituzionale e zoppicano molto anche sul piano della sensibilità democratica.

Vedete, cari colleghi, anche noi abbiamo conosciuto l'esperienza e la sofferenza della instabilità e della coabitazione conflittuale in coalizioni di governo formate da molti partiti, ogni tanto anche in questa Aula qualcuno di voi ci ricorda provocatoriamente le vicende della passata legislatura, pensando di metterci la mordacchia sull'andamento di questa legislatura e sul fallimento di questa maggioranza nella quale è bene ricordarlo, per la prima volta, tutta la Destra sarda si sta cimentando con la prova del governo. Sì, anche l'undicesima legislatura è stata instabile e drammaticamente conflittuale. Noi abbiamo difeso la Presidenza di Federico Palomba, non abbiamo accettato né apripista né successori o succedanei in corso di legislatura, abbiamo difeso la Presidenza di Palomba che nasceva da un largo consenso popolare sul leader e sui partiti che lo sostenevano dopo il voto del 1994. Abbiamo difeso Palomba dai giochi di palazzo e anche dall'assalto dei poteri non legittimati dal consenso democratico che con una virulenza senza precedenti tentarono in quelli anni di piegare ai loro disegni le scelte delle nostre istituzioni democratiche. Non ci pentiamo e non rinneghiamo quella linea intransigente e limpida di condotta politica.

Detto questo però, Palomba si dimetteva quando nella sua maggioranza nascevano contrasti che producevano voti sfavorevoli del Consiglio regionale; Palomba come Franco Rais, come Mario Melis, come Mario Floris e tanti altri Presidenti non hanno sfidato le regole, il pronunciamento sovrano di quest'Assemblea che in un sistema parlamentare è la fonte che legittima il Capo dell'Esecutivo a governare e le crisi della Giunte Palomba sono state affrontate e risolte qui nell'Aula di via Roma non negli attici privati di via Roma, dove l'amministratore delegato di Forza Italia per la provincia sarda convoca, dispone ed impone le soluzioni da dare alla politica della Sardegna.

La Regione è da oltre un anno senza Governo e senza maggioranza, l'autonomia è umiliata, è paralizzata, è alla deriva. Il collega Fantola (non so se sia tornato in Aula) come sempre garbato, nei toni il collega Fantola è intrinsecamente moderato, ma stamattina ha superato se stesso nel camaleontismo politico. In alcuni passaggi non è stato solo eroico ed acrobatico, è stato semplicemente esilarante quando ha parlato di stabilità, di risultati straordinari non valorizzati, di voglia di riscatto di questa coalizione. Suvvia, caro collega Fantola, si può tentare di narcotizzare la pubblica opinione, di stendere un velo pietoso, ma non si può imbrogliare se stessi e sfidare il buon senso dei sardi oltre certi limiti. L'onorevole Pili non si dimette, ma non è solo un atto di arroganza e di disperazione, è un atto eversivo che calpesta le regole fondamentali della nostra democrazia autonomistica. Noi riportiamo con la mozione la politica e la crisi devastante in corso da molto tempo in quest'Aula e se non ci sarà un atto, per quanto tardivo, di responsabilità, noi porteremo la politica e la crisi nel cuore della società sarda per sollecitare la più ampia mobilitazione democratica. Non aspetteremo seduti sulla sponda del fiume, il vostro relitto politico è già passato; cosa farete? Difficile capire come e quando si concluderanno le vostre convulsioni. Ho ascoltato stamattina, come sempre con attenzione, l'intervento del collega Mario Floris. Il bene della Sardegna e di questa maggioranza, caro Mario, non coincidono più, lei ha paura di un chiarimento gattopardesco ed auspica una terapia adeguata, la terapia dipende molto anche da noi, dipende in particolare da quello che lei farà tra qualche ora.

L'onorevole Oppi deve ancora intervenire, lei, caro collega Oppi e il suo Gruppo, qui e in sedi politiche solenni avete dichiarato l'insostenibilità di questa situazione, l'ineludibilità dell'apertura della crisi formale. Lei ha gli strumenti, ha la responsabilità di aprire la crisi. Vedremo tra qualche ora se calerà il poker d'assi o se calerà qualcos'altro. Se calerà o se si calerà qualcos'altro per essere più esplicito.

Vedo che il tempo inesorabilmente trascorre. Noi abbiamo quindi fatto il nostro dovere di opposizione democratica.

PRESIDENTE. Concluda onorevole Sanna.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, qualcuno ci dice perché volete far cadere Pili? Guida una nave con l'ammutinamento dei marinai. Lasciatelo camminare e galleggiare fino al precipizio delle elezioni del prossimo anno. Noi non facciamo solo un calcolo politico e un calcolo elettorale, oltre che a noi stessi pensiamo alla Regione, tra un anno ci sarà una montagna di macerie, non possiamo giocare allo sfascio. Tra un anno la Sardegna sarà un campo bruciato, il Consiglio regionale sarà un guscio vuoto, un palazzo avvelenato senza anima e senza fiducia popolare. Se si dimette tenterà di fare un'altra Giunta, si accomodi, sarà un nido di vipere! Noi vi combatteremo ogni giorno con la massima intransigenza, se non ce la farà, onorevole Pili, sarà un bene per i sardi e si andrà alle elezioni prima della scadenza; noi siamo pronti. Questo sarebbe un epilogo traumatico ma comunque meno dannoso per la società e per l'autonomia sarda.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, le difficoltà della maggioranza sono innegabili, nessuno si sogna di nasconderle. Qui oggi e da tanto tempo si parla di ciò con accuse violente che spesso sconfinano nell'insulto. Nessuno però oggi, ha detto e mai il dibattito si è soffermato su questo punto, quali sono le cause che hanno portato a tutto ciò.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue BALLETTO.) Vogliamo parlare di legge elettorale, quella del passato, che avete fatto voi di centrodestra[T1] ? Vogliamo parlare di uso inappropriato che deborda sempre nell'abuso del Regolamento consiliare? Vogliamo parlare dell'occupazione sistematica dell'Aula con la presentazione di innumerevoli mozioni, con il ricorso sistematico al voto segreto, con la presentazione di migliaia di emendamenti alle leggi finanziarie al solo scopo di logorare una maggioranza debole? Questa è la vera eversione, onorevole Emanuele Sanna; questa è la vera eversione! Ma voi credete che tutto ciò non sia agli occhi e alla conoscenza dei sardi? E che voi, supposti carnefici, sarete la prima e la vera vittima del vostro comportamento in questa legislatura.

Ma che abbarbicarsi al potere, collega Pirisi! Oggi voi avete dato dimostrazione che quando un collega di maggioranza vuole dimettersi ed abbandonare un posto glielo avete impedito, questa è la vostra tradizione, perché questo siete voi.

Ed ancora, rivolgendomi sempre al collega Pirisi, forse il collega Pirisi non sa che molti medici, primari, sono diventati tali quando erano consiglieri regionali nelle scorse legislature e non c'era certo al governo, in maggioranza, l'attuale formazione e coalizione di centrodestra.

SANNA Emanuele (D.S.). E chi sono? Li citi. Li citi che siamo interessati a sapere chi sono i primari diventati tali da consiglieri regionali.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Il collega Tunis parla dei partiti minori, dei partiti che esprimono maggioranze molto modeste e che garantiscono la vita della stessa maggioranza.

Io direi che garantiscono la vita condizionata della maggioranza ed anche quello è uno degli elementi che concorre a mantenere o a non consentire che le coalizioni che hanno avuto il consenso possono svolgere in maniera appropriata il loro lavoro e misurarsi alla fine della legislatura con le altre forze politiche sulla base dei risultati che si sono ottenuti sulla base di una stabilità che dev'essere comunque assicurata.

Tradire il proprio voto, collega Tunis, ma lei sta tradendo il voto dell'U.D.R, o il voto di Forza Italia che lo ha eletto o quello di entrambi? Cerchiamo di essere seri una volta per tutte.

La discussione della mozione mi offre l'opportunità di effettuare un'analisi della situazione politica che si registra nella nostra Isola.

E` necessario preliminarmente porre l'accento sulle differenze sostanziali che dividono le politiche di impostazione di centrodestra da quelle di centrosinistra, che hanno caratterizzato ed influenzato la vita politica in Italia e in Sardegna. La differenza tra politica del dire e quella del fare è emersa sia in campo nazionale che in quello regionale in modo evidente; tralasciando quella nazionale desidero soffermarmi su quella regionale che soffre - è inutile negarlo - di una crisi profonda che trova motivazione e giustificazione in una serie di situazioni che in modo sintetico si possono così riassumere.

La legge elettorale che ho già richiamato, una aprioristica e premeditata costante ingiustificata opera di demolizione di qualsiasi iniziativa della maggioranza da parte dell'opposizione, che non ha mai offerto il proprio contributo in tema di legislazione, come sarebbe stato auspicabile e come solitamente avviene in altri contesti europei. Qua mi voglio rivolgere a temi fondamentali come quello dell'indebitamento che deve vedere coinvolte tutte le forze politiche, e quelle delle riforme che non sono solamente del centrodestra ma sono di tutti. Tornerò se avrò spazio e tempo residuo su questi temi.

Pur tuttavia in una situazione come questa e con i limiti che da questa situazione derivano, in concreto molte cose sono state attuate prima dal collega Floris ed adesso, in maniera egregia, dall'esecutivo capeggiato dal collega Mauro Pili. La valenza della operosità si misura con le iniziative e con i numeri, e questi ultimi dicono che tanto è stato fatto anche se c'è da fare, non abbiamo la pretesa di fare tutto e di fare tutto al meglio, ma di esserci impegnati sì, questo nessuno ce lo può negare.

La realizzazione della continuità territoriale; lasciamo perdere la paternità, è del centrodestra o è del centrosinistra, sta di fatto che in questa legislatura si è attuata anche se dev'essere migliorata, se dev'essere estesa ad altre rotte continentali e se dev'essere ancora completata con l'estensione al comparto delle merci.

E` un'opera ancora incompiuta, abbiamo fatto tanto, stiamo lavorando per migliorarla e il Presidente Pili non si è certamente sottratto.

Problematiche relative all'acqua. E` certamente merito di questo esecutivo aver saputo in pochissimo tempo portare all'importante processo di potenziamento della raccolta dell'acqua, della razionalizzazione della gestione ad esclusivo beneficio dell'utenza finale.

Con questi provvedimenti la legge obiettivo del 2001, l'accordo di programma quadro del 26 febbraio 2002, l'ordinanza del Ministro dell'Interno del 12 aprile 2002, non solo sono state reperite risorse aggiuntive per un miliardo e duecento milioni di euro, queste sì reali non come l'intesa di programma che era stata fatta nel mese di aprile del 1999 alla vigilia delle elezioni dell'attuale legislatura, ma si è dato anche avvio al processo di accelerazione dei lavori, si è proceduto al piano d'ambito e si è realizzata in tempi rapidissimi l'opera per l'utilizzo dell'acqua dalle miniere dell'Iglesiente; meno male che è piovuto perché sennò quell'acqua oggi la staremmo utilizzando! Il raccordo è stato fatto, le condotte esistono, dobbiamo forse tutti quanti andare a controllare se passa acqua? Se non ce n'è bisogno, mi sembra che sia del tutto ovvio che l'acqua non si utilizzerà, quella costituisce, ha costituito e costituirà per il futuro una riserva strategica.

Ma in tema di acqua va anche detto che è stata prevista ed è partita, è stata bandita la gara per la traversa che metterà in collegamento i bacini del nord con il Lago Omodeo e poi essere servita con le reti che già esistono, questo in cinquant'anni non è stato mai attuato e nessuna forza politica che ha governato è stata mai in grado di farlo. In questa legislatura è stato fatto.

Opere pubbliche; anche nel settore degli investimenti l'esecutivo si è distinto attraverso una sapiente e capace opera di governo, vanno qui ricordati gli investimenti per l'ampliamento e la riqualificazione degli aeroporti di Cagliari, Olbia e Costa Smeralda, lavori...

FADDA (La Margherita-D.L.). Ma che finanziamenti? E' tutto fermo!

BALLETTO (F.I. Sardegna). Macché tutto fermo! Quelli di Olbia sono finiti e quelli di Cagliari stanno per finire; ancora le risorse aggiuntive per potenziare il sistema viario sardo attraverso anche il supporto di adeguate risorse che sono state reperite.

Politiche del lavoro. Affermiamo che lo sviluppo promana dalle imprese e dalle nuove iniziative che esse se poste nelle condizioni sono in grado di assicurare; in questa direzione con l'emendamento che ha rifinanziato la legge 37 del 1998 praticamente non si è ottenuto di andare in quella direzione e si è in buona pratica consentito quell'ulteriore indebitamento di mille miliardi che è frutto appunto del finanziamento.

Tutto ciò è stato fatto in un contesto internazionale tragico, nella crisi dei mercati mondiali conseguenti ai tristi eventi e fatti dell'11 settembre 2001 e del conflitto, che ormai si è esaurito nella fase più virulenta ma che certamente porta e ha ancora degli strascichi per ciò che riguarda l'istituzione di una reale democrazia in Iraq.

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Balletto.

BALLETTO (F.I. Sardegna). E' indubbio che la recrudescenza dei rapporti conflittuali esistenti tra il Medio Oriente e l'Occidente, ulteriormente aggravati dalla escalation del terrorismo internazionale a seguito di quei tristi fatti e le grandi difficoltà cui vanno incontro i paesi guida dell'Unione Europea, la Germania e la Francia per i quali sono state avviate le procedure di infrazione, hanno condizionato fortemente l'economia mondiale addirittura in certi paesi segnando stati di recessione.

La nostra Isola, la nostra Sardegna è un paese che è avulso, che è al di fuori da tutto questo contesto.

Stamattina il collega Spissu ha ricordato che in Sardegna nel 2003, nel primo trimestre, il PIL è cresciuto dello 0,4 per cento; ci dà un'ottima notizia perché questo significa che su base annua il PIL è dell'1,6 per cento regionale in confronto a quello stimato dell'8 per cento.

Ma in questa legislatura (sto finendo Presidente, sono stati concessi a tutti trenta secondi in più, chiedo anch'io di poterli avere) ciò che è significativo è che pure in questa situazione la disoccupazione - ultimi dati Istat - è scesa al 17,9 per cento, quando siamo entrati noi a governare, nel 1999, era al 22 per cento.

Si registra una vitalità nel sistema delle imprese, tant'è vero che dal 1999 ad oggi ci sono incrementi del tasso di natalità sull'ordine del 2/3 per cento annuo; le ore di cassa integrazione sono diminuite, il reddito pro capite è aumentato. Di fronte a questi dati che sono dati dell'istat, non sono dati che vengono forniti da Forza Italia, noi diciamo che l'esecutivo ha lavorato bene, questa maggioranza per quanto sfilacciata ha fatto bene, non vediamo la ragione di una mozione di sfiducia in questo momento e ha fatto bene il Presidente Pili a non dimettersi. Forza Italia è tutta con il Presidente e con l'esecutivo che egli presiede.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). L'occasione del dibattito odierno consente finalmente di fare un po' di chiarezza.

In queste settimane in molti hanno prodotto disinformazione e alla fine un quadro molto complesso per l'opinione pubblica. La politica è un'arte difficile, non è un gioco di ultimatum e di penultimatum, non è una vicenda che si compone di sfide né di prevaricazioni, soprattutto da parte - quando queste sfide giungono - di chi predica bene e razzola male! Da parte di chi parla bene in pubblico, addirittura sembra un moralizzatore, e poi in Aula vota contro importanti provvedimenti.

Essere una forza politica responsabile significa non fare scelte sulla base delle emozioni del momento. Abbiamo la responsabilità del governo, non possiamo scherzare per la questione politica, che politicamente va affrontata. Lo dico a vantaggio di chi, pur avendo le maggiori responsabilità di governo, ha preferito un lungo mutismo e poi solo alcune scaramucce delle quali preferiamo non occuparci. Noi partiti dicCentro abbiamo assunto una ed una sola posizione; abbiamo detto che le cose non vanno bene. E l'abbiamo detto tempo fa, così come oggi lo ripetiamo, non abbiamo operato - per precisarlo questo con forza - alcun cambiamento di rotta. Dirò, anzi, abbiamo detto che questa maggioranza si compone di molte diversità che noi intendiamo salvaguardare; senza l'U.D.R. - il Presidente lo sa è una mia affermazione fissa - questa maggioranza non esiste. Ecco il nostro appello anche ieri, nel documento di ieri, lo ribadiamo e senza questa maggioranza, lo abbiano ben chiaro gli amici, non si va ad elezioni anticipate, non ci piacciono le minacce.

Riteniamo le elezioni anticipate un grave danno per l'Isola e pertanto cercheremo di non farle a tutti i costi, soprattutto con l'attuale legge elettorale; si dia pace quindi chiunque crede che non lavoreremo in Commissione per approntare una nuova e condivisa legge. Lo faremo e lo sapremo fare anche bene, attivando quel centro flessibile che alcuni contestano, ma se costretti dovremo ovviamente farlo pur di raggiungere quell'obiettivo che per noi resta fisso.

Ricordando che condividiamo l'impostazione dell'elezione diretta del Presidente, ma come abbiamo sempre ribadito in tutte le sedi, che la nostra cultura e la nostra tradizione sono proporzionaliste e per un efficace bilanciamento dei poteri; abbiamo posto i problemi politici prima di questa mozione e li riproponiamo. Abbiamo detto che la Giunta deve accelerare le sue procedure per essere all'altezza delle aspettative, che chiediamo una collegialità più concreta e continua; abbiamo proposto un azzeramento degli equilibri per poter decidere come riavviare una macchina il cui motore non gira nella pienezza delle sue potenzialità; manca una vera cultura di governo. Lo si dimostra anche quando si va ripetendo che il centro ha otto assessorati.

Ricordo che quando la Democrazia Cristiana - poi ci torno, troppo vituperata questa sera - in quest'Aula aveva il 42 per cento (non il 19) dei suffragi, aveva concesso ben sette assessorati agli alleati, quattro ai socialisti, due ai socialdemocratici ed uno ai repubblicani, ma i calcoli bisogna farli computando anche i parlamentari, le presidenze di province, i sindaci di capoluogo, le presidenze di commissione, di enti di grande rilevanza, abbiamo detto che il partito di maggioranza relativa si deve assumere l'onere di dare una risposta politica, lo ripeto, a questa che è ad ogni buon conto una crisi politica.

E rispondere politicamente vuol dire fornire una soluzione a quei problemi che abbiamo indicato e riuscire, quindi, a disegnare la prospettiva per la futura legislatura, una legislatura che noi non intendiamo subire con scelte preconfezionate, né con alcun equilibrio precostituito. Nessuno ci ha sculacciato, come è stato detto, anzi ho incontrato Follini che veramente mi ha baciato.

Detto questo, l'U.D.C. ad oggi ha solo un Gruppo consiliare perché gli organismi di partito si formeranno il 13 e il 14 giugno e noi siamo abituati a far assumere scelte di questo peso, cioè politiche, agli organi di partito; presiederà Follini. In ogni caso noi non intendiamo dare a nessuno rendite di posizione.

Le sinistre che oggi propongono la mozione parlano assai bene, ma hanno precisi obiettivi che noi non condividiamo, niente di quello che viene approvato va bene, se qualche provvedimento è apprezzabile allora è stato emendato dalle opposizioni, si vota contro i provvedimenti anche quando la logica richiederebbe il contrario, prova ne sia che le opposizioni sono anche loro responsabili di non aver votato in Aula il famoso provvedimento sulla prevenzione, di non aver tentato di vanificare il provvedimento del ripiano dei debiti delle A.S.L., per il quale peraltro abbiamo preferito agire e proprio in questi giorni a seguito del decreto approvato dal CIPE da parte del Ministro Tremonti, Dio lo voglia in gloria, dopo quindici mesi, è stato predisposto (iattura per l'Italia, e per la Sardegna in particolare) il provvedimento che tende a trasferire alle A.S.L. i denari per un ripiano, quindi dare garanzia a quei lavoratori, che voi avete sostenuto con forza in modo tale che da mesi non percepiscono il salario, quindi con un grande dinamismo, lo stesso dinamismo che un riferimento al dinamismo l'ha fatto recentemente di stampo pacifico, per chi ha detto che non sono dinamico! Ho voluto dire questo - quindi, a questo punto si dica - perché per cronaca faccio sapere che ho rassegnato con effetto immediato, a seguito delle critiche di questi giorni, le mie dimissioni dal Consiglio di amministrazione del parco geominerario, ma l'ho fatto perché come ho fatto in passato quando nominato Presidente dell'Ente Lirico dal Ministro del 1991, dal Ministro della Pubblica Istruzione, ho voluto buttare una pietra nello stagno per smuovere tutte le incrostazioni che c'erano e ci sono in questo Consiglio di incompatibilità, allora erano centinaia, io mi sono dimesso, gli altri non si sono dimessi.

Abbiamo fatto lo stesso, l'unica persona che ha capito il meccanismo a seguito di incontro al Consiglio comunale è stato Giampiero Pinna, con intelligenza ha detto: "E` un tentativo di smuovere", questi giorni finalmente sono conscio che c'è un'incompatibilità in quanto sono un eletto, sia al Consiglio comunale, mi sono dimesso e in settimana nomineremo i legittimi rappresentanti in modo che possa decollare il geoparco.

Per questo il nostro contegno ogni in quest'aula deve essere individuato solo come un richiamo ad una soluzione condivisa e non traumatica, ad una soluzione che eviti crisi distruttive e vuoti di governo. Se qualcuno pensa che si tratti di un venire meno alle esigenze esposte, che noi stiamo tornando sui nostri passi, sbaglia e sbaglia di grosso. Nessun dietro front! Nessun contrordine compagni! La nostra motivazione è la stessa ed ancora rimaniamo in attesa di una proposta politica seria, tanto più che la stessa posizione critica è stata espressa da parte di un altro partito di maggioranza. Corda ha detto stasera: "dobbiamo creare finalmente una maggioranza strategica", questo dice tutto; alcuni esponenti del quale hanno votato contro il più importante atto di governo della Giunta, e non solo, contro il disegno di legge elaborato da un loro collega di partito.

Se non è crisi politica questa, non so davvero cos'altro lo possa essere! Come dicevo: non è con le sfide che si risolvono i problemi ma con le scelte politiche, e il fatto che oggi non voteremo la mozione di opposizione non è un atto di debolezza o il venir meno delle difficoltà di cui ho parlato, non possiamo andare oltre presentando il bilancio della Regione con gravi ritardi, non possiamo non definire una verifica infinita iniziata da troppo tempo e non certo per responsabilità dei partiti del centro.

Il nostro voto oggi va letto come una pausa che noi offriamo alla maggioranza che si affronti la questione con energia, decisione e con la consapevolezza che i problemi vanno risolti immediatamente, e vanno risolti insieme, la gravità della questione allora rimane tutta sul piatto, tutta dinanzi a noi, sta al senso di responsabilità per risolverla per gli interessi della Sardegna.

Voglio concludere con alcune osservazioni lampo ad alcuni colleghi. Corda ha detto: "Una maggioranza strategica, cambio della delegazione però in Giunta", sa bene che non è praticabile questa strada e non certo per nostra responsabilità, primo. Pilo: non lo possiamo accettare. La classe politica degli anni a venire, precedenti, non ha ottenuto nulla nell'interlocuzione con i governi nessun risultato; voglio dire - ne cito uno di esempio - che per decenni le maggioranze di quegli anni hanno impedito il licenziamento delle maestranze con risorse che certo non intaccavano le casse della Regione. Il cavallo di battaglia è sempre stato quello che non poteva essere toccato un posto di lavoro; e i settori in crisi come il minerario, il metallurgico e il chimico considerati - e sono stati considerati allora - come risorse strategiche dalle società Montedison, Efin e Eni.

Voglio fare un'altra osservazione, e questa osservazione praticamente è di questo rituale che abbiamo da una parte e dall'altra, tutti hanno meriti e tutti hanno demeriti, io non voglio avere né meriti e né demeriti, però sappiate questo: per quanto riguarda i voti siamo tutti uguali, collega Lai, perché a seconda delle circostanze noi non votiamo questa mozione perché è del centrosinistra e voi non votate i provvedimenti che sono del centrodestra, siamo tutti quanti nella stessa barca, non ci sono differenziazioni forti. I voti, scusatemi, il centrodestra...

PRESIDENTE. Qualche secondo ancora onorevole Oppi.

OPPI (U.D.C.). I voti non valgono! I voti hanno una sola valenza, la notte dello spoglio, il giorno dopo sono tutti uguali. Questo va detto per chiare lettere, perché in altri tempi noi praticamente abbiamo ceduto a partiti, a colleghi, che erano irrilevanti in termini di consenso, abbiamo ceduto le presidenze della Giunta, altri incarichi eccetera. Contano i numeri, e siccome contano i numeri praticamente bisogna cercare tutti assieme in questa barca di non assumerci responsabilità e di non attribuirci meriti che non abbiamo.

Ultima risposta al collega Pirisi: i primariati li danno i direttori generali. Ti sei confuso, è un incarico di funzione, se il tuo riferimento è quello, è un incarico di funzione. Io ne conosco uno, l'ho dichiarato in quest'Aula, che ne ha fatto venti di primariati, ma era nel Sulcis Iglesiente, quindi, praticamente era per amore della verità e per dirlo, quando altri li hanno fatti i "primariati" erano i vecchi notabili che allora potevano nominare con senso di responsabilità, ma sulla capacità, uno o l'altro, gente seria. Bisogna togliere il potere ai direttori generali di poter nominare chi vogliono sulla base di un rapporto fiduciario.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Gian Mario Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita - D.L.). Signor Presidente e colleghi consiglieri, io credo che l'intervento del collega Oppi abbia dimostrato l'importanza della mozione, che era quella di portare il dibattito politico su quest'Aula e di dare centralità al Parlamento regionale. Mi pare che l'intervento del collega Oppi abbia confermato, ribadito ed enfatizzato anche, devo dire con onestà, gliene diamo atto, tutti gli elementi della crisi che sono nella maggioranza e che sono nella Giunta. Manca la collegialità, manca la cultura di Governo, c'è una crisi politica, eccetera. Direi che potremmo prendere noi questo intervento, rileggerlo e dire: "Beh, a questo punto il Presidente Pili che cosa aspetta? Cosa aspetta la maggioranza? Cosa aspetta la Giunta?" Tanto più che abbiamo detto e ribadiamo: noi non stiamo auspicando una crisi per un ribaltone che non vogliamo, che abbiamo subito e che condanniamo. Stiamo auspicando una crisi perché voi sistemiate le vostre faccende, i vostri conflitti, le vostre diatribe e governiate se siete in grado. Se non avete i numeri, le capacità, i programmi e le strategie allora andate a casa, riprendiamo e ridiamo voce agli elettori, ma non ho capito che cosa aspettate, perché mentre voi consumate i giorni, i mesi e gli anni in queste vostre diatribe attaccati alle vostre poltrone, ai vostri scambi, ai vostri mercati, la Sardegna va a fondo! Onorevole Balletto ma di che cifre parla quando c'è un crollo e un collasso dell'industria, dall'Enichem alla meccanica, alle piccole e medie industrie, quando c'è una crisi profonda dell'agricoltura che vive solo grazie ai sussidi regionali, quando c'è una stasi del turismo, quando c'è un indebitamento cronico, patologico, spaventoso della Regione Sarda, quando c'è una paralisi istituzionale che è davvero preoccupante ed è davvero la crisi e la morte dell'autonomia. Di che dati parlate? Se avete i numeri, la capacità, la serietà, l'efficità, costruite un governo ed andate avanti, sennò io non credo che noi possiamo tacere di fronte allo fascio di questa amministrazione regionale. Viviamo, signor Presidente, uno dei momenti meno felici della nostra Regione. Viviamo uno dei momenti più cupi della nostra Regione per la crisi economica, per la sfiducia degli imprenditori, per i giovani che hanno ripreso ad emigrare, per le istituzioni che sono paralizzate, per la violenza che aggredisce tutti i giorni gli amministratori locali e che forse prende esempio dal vostro disinteresse per le istituzioni. Viviamo un momento difficile. Difficile per la crisi dell'autonomia che è mortificata e svenduta; non abbiamo ancora sentito una parola seria sul problema delle scorie nucleari, sul problema delle entrate che non ci vengono pagate, neanche quelle costituzionalmente dovute, non solo quelle da contrattare, sui ritardi del rifinanziamento del piano di rinascita, sulle scatole vuote dei fondi che ogni tanto nelle vostre conferenze stampe romane e locali continuate a sbandierare; in questo momento la politica è mortificata dalla vostra incapacità e dalla vostra inadeguatezza; la politica è diventata un mercato. La politica è diventata uno scambio e un baratto, la politica ha perso la propria dimensione. Questi anni sono gli anni nella prima volta nella storia in cui la Sardegna non ha un motivo di speranza, un elemento strategico. Negli anni Cinquanta era l'autonomia, negli anni Sessanta e Settanta la programmazione, negli anni Ottanta l'intervento nel mezzogiorno, negli anni Novanta la programmazione dal basso, la programmazione negoziata, ma in questo momento qual è l'idea? Avete sostituito la programmazione con l'inaugurazione, siete esperti in tagli di nastri, siete esperti in cerimonie, siete esperti in sceneggiate, ma non un'idea hanno i sardi su cui scommettere, su cui contare e hanno ripreso perciò la strada dell'emigrazione. So che questo vi farà sorridere, perché voi sorridete sempre, come il vostro premier che sorride sempre, anche quando va ai funerali di Stato ha il sorriso stampato, chi non sorride sono i sardi, chi non sorride sono gli imprenditori, chi non sorride sono gli amministratori locali, chi non sorride sono i giovani, chi non sorride sono chi paga la vostra inadeguatezza e la vostra incompetenza. Che dire dei dati.

I dati sono su questo tavolo, sull'Aula, i ritardi nel bilancio, il debito che cresce, le riforme paralizzate, la spesa che non siete in grado di gestire, gli enti che avete, alla faccia della privatizzazione, moltiplicato e che vi state continuando a lottizzare. Il conflitto di potere; il Presidente Pili dice: io del Consiglio regionale me ne frego! E così come il suo capo attacca gli altri poteri dello Stato, lei attacca questo Consiglio! Lei attacca il Parlamento! Lei con un atto di arroganza quotidiana non dà risposte al deliberato di questo Consiglio. Ed allora, da questo punto di vista, io mi rivolgo ai colleghi del centro che so bene che sono nel centrodestra e non auspichiamo altre soluzioni, ma questo modo di comportarsi di questa Giunta e di questo Presidente è coerente con la storia della Democrazia Cristiana, una storia comune, coerente con il rispetto delle istituzioni? È coerente con la storia della rappresentanza e voi avete citato - io mi ritrovo - del proporzionale che vede nel Parlamento il centro stesso della democrazia, oppure non è un atto eversivo, un'aggressione ai poteri della rappresentanza e quindi dei sardi. Ed allora, dette queste cose, se le cose che avete detto e ribadito sono vere, se non sono solo una finzione e non sono solo una sceneggiata, allora prendete in mano la situazione, non per fare ribaltoni ma per sanare una situazione che è intollerabile, è dannosa, è critica per tutta l'intera Regione e per questa istituzione. Signor Presidente, la sfiducia potevamo presentarla o non presentarla, non ha molta importanza, perché la sfiducia è in quest'Aula, è esplicita, è nelle centinaia di votazioni contro, non solo a scrutinio segreto ma a scrutinio palese. La sfiducia è esplicita, detta, proclamata anche oggi in quest'Aula. La sfiducia è nella concertazione che avete bruciato e nei giudizi che su di voi hanno dato le forze sociali, imprenditoriali, sindacali e gli enti locali; la sfiducia è nei giovani che hanno ripreso l'emigrazione e negli imprenditori che dichiarano agli enti che voi gestite che non hanno fiducia in questa Giunta. La sfiducia è già nelle cose, è nella società, è nella crisi che vede con disimpegno il vostro arrogante possesso del potere. Se l'arroganza prevale sulla dignità, se gli interessi personali, i vostri interessi personali prevalgono sul bene comune, se la sfrontatezza di cui date prova prevale ancora sul pudore, allora tutto questo è una violenta occupazione del potere ed è un danno per il presente e per il futuro della Sardegna.

PRESIDENTE. A questo punto i lavori sono chiusi; si riprende domani mattina alle 10 con gli interventi dei Capigruppo. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Balia, seguono Cogodi ed Onida eccetera.

La seduta è tolta alle ore 19 e 57.


[T1] Probabile lapsus!



Allegati seduta

CCCLXV Seduta

Mercoledì 21 Maggio 2003

(Pomeridiana)

Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 16 e 36.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 15 aprile 2003 (359), che è approvato.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

FLORIS: "Interventi per la tutela e la valorizzazione delle espressioni musicali, artistiche e coreografiche delle tradizioni popolari della Sardegna". (439)

(Pervenuta il 13 maggio 2003 ed assegnata alla ottava Commissione.)

IBBA - BALIA - MASIA: "Istituzione delle Unità Operative di Prevenzione per l'attuazione dei programmi di screening finalizzati alla prevenzione del carcinoma della mammella e del relativo Registro dei Tumori". (440)

(Pervenuta il 15 maggio 2003 ed assegnata alla settima Commissione.)

SANNA Salvatore BALIA - BIANCU - COGODI - ORRU' - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO: "Indizione e svolgimento delle elezioni comunali e provinciali, scioglimento e commissariamento delle amministrazioni locali". (441)

(Pervenuta il 15 maggio 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

LICANDRO, Segretario:

Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla pericolosità dell'ex Lido Iride di Platamona. (623)

Interrogazione SANNA Salvatore - CALLEDDA - FALCONI - PINNA, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dell'Insar a seguito delle dimissioni dell'amministratore delegato. (624)

Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sull'ennesimo mancato pagamento degli stipendi ai dipendenti delle strutture private, San Giovanni Battista di Ploaghe, Policlinico Sassarese e COOP.A.S. (625)

Interrogazione RASSU, con richiesta di risposta scritta, sul blocco della movimentazione del bestiame bovino. (626)

Interrogazione VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creatasi presso l'Ente Foreste a seguito della requisizione di stabili di proprietà demaniali nell'isola dell'Asinara da parte del Sindaco di Porto di Torres. (627)

Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla autonomia della scuola in Sardegna. (628)

Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla assistenza specializzata scolastica nelle scuole della Sardegna. (629)

Interrogazione PIANA, con richiesta di risposta scritta, sui disagi causati ai passeggeri dal servizio pubblico di trasporto da e per l'aeroporto di Alghero-Fertilia. (630)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

LICANDRO, Segretario:

Interpellanza SPISSU - CUGINI - LAI - MORITTU sulla requisizione di alloggi nell'isola dell'Asinara. (365)

Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA sulla mancata attuazione dell'accordo di programma per l'area industriale di Tortolì-Arbatax ed il mancato finanziamento della cartiera. (366)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo il dibattito sulla mozione numero 109. Il primo iscritto a parlare era l'onorevole Randazzo. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Credo che sia necessario sospendere dieci minuti in attesa che i colleghi arrivino.

CORONA (F.I.-Sardegna). L'onorevole Randazzo ha rinunciato.

PRESIDENTE. C'è la proposta dell'onorevole Fadda di sospendere i lavori per dieci minuti, quindi possiamo accoglierla e i lavori riprendono alle 16 e 50. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 40, viene ripresa alle ore 16 e 52.)

Continuazione della discussione della mozione Spissu - Fadda - Balia - Cogodi - Sanna Giacomo - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orru' - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Vassallo di sfiducia alla Giunta regionale (109)

PRESIDENTE. L'onorevole Randazzo non è in Aula. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà. Invito i colleghi a prendere posto.

CORDA (A.N.). Presidente Pili, da quando è nato il suo governo i franchi tiratori non le hanno dato tregua, hanno organizzato agguati e la sua azione di governo è stata rallentata e in molti casi bloccata da innumerevoli trabocchetti. I franchi tiratori non godono del mio apprezzamento, tuttavia sono un segnale inequivocabile di una patologia che esiste, un malumore di una parte della maggioranza che provoca instabilità, incertezza e quindi gravi difficoltà a governare. Questa non è una patologia virale che si risolve da sola quando, immobili in attesa che il virus se ne vada, poi ne se va. E` una affezione che si risolve con una terapia conosciuta e ormai inderogabile: i partiti, i Gruppi, che ritirino le proprie delegazioni in Giunta, sono troppe e inaccettabili le anomalie.

Sapevamo che l'assessore Scarpa faceva parte del Nuovo Movimento, che è passato con l'U.D.R., che ultimamente si è dissociato anche dall'U.D.R. ed allora ci domandiamo: ma ora in quota a chi è? Niente di personale, assessore Scarpa, comprenderà che è un fatto di politica. Si sapeva che l'assessore Amadu - mi perdoni l'accostamento - era scapolo ed era perfino corteggiato da qualche partito, che ambiva evidentemente a ereditare i suoi voti. Invece no! Ed ecco il colpo di teatro, dal cilindro del prestigiatore è uscito un certificato di matrimonio, ma con un'altra anomalia: si era sposato, ma il nuovo consorte non lo sapeva e si era accasato senza che la famiglia che lo ha accolto ne fosse informata. Sembra una trama scritta da un buontempone, invece è la realtà purtroppo.

Comprenderete che in questa situazione non si va avanti; lo ripeto, noi chiediamo che i Gruppi, i partiti, richiamino le delegazioni in Giunta e partendo dal Presidente Pili, che per noi è irrinunciabile, si ricomponga una compagine di Governo con il criterio della rappresentatività e che abbia naturalmente il gradimento della maggioranza, di tutta la maggioranza e che ci sia finalmente una maggioranza politica e strategica capace di fare leggi che siano caratterizzanti del centrodestra, che facciano riforme - le più urgenti - compresa quella elettorale, l'unica che non deve essere di centrodestra, ma deve essere di tutti; purché sia in grado, questa legge, di dare un Presidente della Giunta e un Consiglio votato interamente dai sardi, non con listini bloccati, che sia stabile, autorevole e capace finalmente di risolvere tutti i problemi fino ad oggi irrisolti.

Che si riformi senza finzioni, ma per davvero, il Regolamento del Consiglio; ne ho sentito parlare anche prima in interventi di colleghi che mi hanno preceduto. Occorre uscire dagli infingimenti, dalle bugie, occorre avere uno slancio di sincerità e dire che questa maggioranza, che questo Consiglio non ha voluto riformare questo Regolamento che tutti criticano, perché se lo avesse voluto il Regolamento, nei punti più importanti che sono l'abolizione del voto segreto almeno per quanto riguarda la finanziaria, il contingentamento dei tempi degli interventi in Aula e la riduzione reale dello stipendio agli assenteisti per consentire alle Commissioni di lavorare, sono provvedimenti che se ci fosse stata la volontà da parte del Consiglio, da parte della maggioranza, avremmo potuto fare queste modifiche in tre ore. Neanche in tre giorni, in tre ore! E invece sono andate deserte le sedute della Giunta per il Regolamento, l'ha detto il Presidente in Aula, eravamo presenti io e il Presidente, mancavano tutti gli altri.

E allora quando si dice che si vuole abolire il voto segreto bisogna dire veramente quello che si pensa, che se fosse stata questa la volontà oggi il voto segreto non ci sarebbe più. E allora io dico che con un po' di buon senso tutto questo sarà possibile, ma occorre agire subito. Questo per quanto riguarda gli assetti, ora parliamo delle cose da fare, da fare subito ed entro un anno.

Per esempio un importante finanziamento della legge sui centri storici, ci sono migliaia di progetti senza fondi che, se finanziati, consentirebbero l'apertura di migliaia di cantieri in tutta la Sardegna, sono progetti già pronti e giacenti presso l'assessorato competente e presso i comuni. Questo sarebbe un modo per creare subito posti di lavoro; e poi, oltre tutto, si avrebbe il duplice risultato di creare migliaia di posti di lavoro e di abbellire i centri storici, in coerenza con la dichiarata vocazione di sviluppo nel settore del turismo.

Due, accelerare i lavori delle strade in costruzione e delle grandi opere, per esempio il collegamento dei bacini di raccolta dell'acqua, per non dire la "131, piuttosto che la "125" o la "130", o le strade che sono comunque in costruzione da troppi anni. Questo con nuovi cantieri, con tripli turni come avviene in tutta Europa, c'è poco da fare battute perché di queste cose è ridicolo che se ne debba parlare dopo cinquant'anni di governi regionali, è ridicolo che se ne debba parlare! Quindi zitti e ascoltate!

Occorre, Presidente, intervenire sulla continuità territoriale; si paga poco, è vero, ma è difficile trovare posto e non solo per i residenti, ma anche per eventuali turisti, molti dei quali per questa ragione rinunciano a venire in Sardegna. Occorre avviare, se lei non l'ha già fatto, ma probabilmente sì, accelerare in questo caso, le procedure per avere la continuità territoriale anche sulle navi e per le merci.

Presidente Pili, noi con questo voto le confermiamo la fiducia, certi che lei sia, se ben supportato, il miglior Presidente possibile anche per la prossima legislatura.

Confidiamo che vengano attuate subito le cose che chiediamo, a partire dall'avvicendamento degli assessori.

Noi non siamo abituati ad abbaiare alla luna per poi ritirarci in buon ordine con la coda tra le gambe, se così fosse non saremmo in Alleanza Nazionale. Noi non ci nascondiamo dietro il muretto a secco del voto segreto, qualunque iniziativa - ripeto - qualunque iniziativa almeno noi quattro, se necessaria la prenderemo a voto palese e lo faremo quindi guardandola in faccia, Presidente, essendo consapevoli che tutto quello che faremo lo faremo non per interesse personale, ma convinti di fare l'interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente e colleghi, noi da tempo abbiamo insistito per suggerire tra di noi, ma anche verso di voi, la considerazione che per noi questa non è una mozione come le altre, si tratterebbe semmai più propriamente di definirla una verifica in itinere della vostra agonia politica e così sarà.

Perché, vedete, noi partiamo dalla considerazione che la democrazia non è né un'etichetta né un distintivo né un modo per qualificarsi, è invece un sentimento attivo che opera e si alimenta ogni giorno dalla capacità che questo strumento ha di attingere dal consenso e dalla legittimazione le proprie azioni e le proprie decisioni.

Non l'abbiamo detto noi, lo dico ai colleghi che vengono da storie comuni, da sacrifici di nostri predecessori che su questo principio avevano costruito questa grande e straordinaria idea della democrazia moderna. E` per questo che a noi compete un dovere, in questa sede, un dovere morale primario che non è né attinente alle funzioni dei partiti né attinente agli atteggiamenti delle coalizioni, ma attiene alla dignità e alla coscienza individuale di ciascuno, se coscienza e dignità, qui dentro, si possiedono in pari modo, cioè quello di difendere entro i confini della responsabilità del mandato che abbiamo la peculiarità e i valori fondanti delle istituzioni che siamo chiamati ad interpretare; purtroppo così non è per tutti. C'è sembrato, nei confronti dei colleghi centristi, che si intravedesse una sorta di boa di viraggio determinante, importante, ma come capita nelle regate veliche la boa di viraggio può essere la vista dell'arrivo del successo, ma può essere anche il pericolo di un incidente, di un capovolgimento. E così mi sembra che sia stato; quella boa di viraggio ha rappresentato un arretramento che tradisce, colleghi cosiddetti centristi, una questione che a noi pare indissolubilmente il fondamento delle nostre ragioni politiche, cioè il fatto che le istituzioni e la politica non servono alle persone che sono benestanti, servono e sono utili soprattutto a coloro che stentano e faticano nella nostra società per avere una dignità di uomini e di lavoratori.

Voi pensate di corrispondere, con questo atteggiamento, a questo fondamento? Io so, a discapito di quello che va predicando il vostro Padre nazionale, che se dovessi chiedere sui temi della solidarietà e del sostegno a politiche che guardano agli ultimi di questa società un voto a qualunque collega dei Democratici di Sinistra, forse nel darmelo incondizionatamente non mi chiederebbero neppure le ragioni di questo consenso.

Voi invece non avete il coraggio neppure di votare coerentemente le cose che voi stessi andate dicendo da settimane e predicando ad ogni angolo di quest'Aula, perché i vostri compagni di viaggio vogliono verificare, prima di ogni altra cosa, dove sono le loro convenienze. Qua sta il discrimine, è inutile che ve lo diciamo e ve lo ripetiamo. C'è oggi una sorta di manicheismo politico che è diventato una filosofia nuova, che si sta diffondendo con grande rapidità; finora è riuscita a realizzare un miracolo di cui nessuno era stato ancora capace, ha separato il bene dal male, le crisi dalle parodie teatrali, la democrazia dalla illiberalità ed abuso, il nulla in un paese delle meraviglie. Sono andato a chiedermi, dal punto di vista culturale, che cosa significasse il manicheismo politico e ho trovato scritto che il manicheismo politico è figlio della deriva populista. Una casa editrice ha di recente pubblicato un saggio di Paul Tagar (?) sul populismo, mi piace leggerlo, riferendomi al Presidente Pili, traccia una differenza importante - lo dico a voi centristi in particolare, che dichiarate ad ogni pie' sospinto di avere una sensibilità e una "affinatezza" alle ragioni della cultura cattolica particolari e quasi esclusive - fa una differenza dentro la cognizione populista fra le leadership populiste e carismatiche e le leadership rappresentative democratiche e dice: "La relazione tra la leadership e la politica rappresentativa è molto complessa, si può dire che la leadership carismatica è personalizzata e contraria alla politica rappresentativa, perché in essa si attua un'inversione del rapporto fra il popolo e i suoi rappresentanti. Con la leadership carismatica si creano dei seguaci (come ha dimostrato stamattina Licandro) mentre nella politica rappresentativa i leader vengono scelti sulla base di coloro che rappresentano. Credendo che le istituzioni siano in ostaggio o di interessi organizzati o di voleri di un'elite liberale, il nuovo populismo attacca la politica rappresentativa contemporanea considerandola affetta da gravi disfunzioni, ma volendosi riservare gli stessi interessi e gli stessi voleri."

Questo è il significato che mi sembra particolarmente attagliato al comportamento del vostro Presidente; questo Presidente che è inamovibile, che è la causa del deragliamento e la ragione prima del vostro cadere nel precipizio politico nel quale siete, e allo stesso tempo è colui che alcuni di voi individuano come l'unico esclusivo referente di un possibile quanto improbabile risanamento della vostra condizione e della vostra agonia. In questo teatrino che avvilisce un sentimento antico, ma irrinunciabile per il futuro dei sardi, forse noi avremo persino le ragioni di intravedere dei vantaggi, lasciandovi andare in questa agonia e sapendo che normalmente un'agonia ha solo un obiettivo finale, e chi rimane nell'agonia ha solo un destino ineluttabile. Negate la democrazia, voi negate la democrazia di quest'Aula, facendo dire al Presidente Pili, pubblicamente, che se ne frega delle decisioni del Consiglio regionale. È un atto di una gravità incommensurabile, pari al livello del rispetto istituzionale che il Presidente Pili ha dimostrato finora, ma ancora più grave perché voi, che dite di rifarvi a una cultura politico democratica liberale di particolare rilievo, accogliete con silenzio! Parlate di staffette e di percorsi pilotati. Ci sono le ragioni di staffette che migliorino la qualità o sono le staffette degli accordi di potere, quelli che hanno iniziato questa turbolenta legislatura e che chiamavano, in ragione della governabilità, quegli atti che erano di mero tradimento e a distanza di anni possiamo dire che quella nobiltà non c'era allora, non c'è mai stata e non ci sarà, perché il tradimento è tradimento e il fallimento politico ha solo un nome con il quale venir chiamato.

Quindi credo che noi abbiamo solo un'ambizione, quella di verificare nei limiti di questa democrazia bloccata, bloccata da voi, la consapevolezza che chi parla in un certo modo si comporta poi in un altro. Vedete onorevole Floris ed onorevole Fantola, quando non c'è sincerità fra le parole, gli atti e i comportamenti che si seguono, non c'è mai uno sbocco che possa dare verità a nessuno. Se è vero che tutto è stato fatto per una diagnosi giusta e per l'avvio di una corretta terapia, il venir meno del vostro coraggio di andare fino in fondo comporta le stesse responsabilità di chi si è mostrato sordo al vostro richiamo per un cambiamento.

Dunque la mozione potrà portare un segno positivo anche per voi, ma porterà anche per intero il segno di una codardia e di una pavidità politica che vi tiene insieme fino alla fine, con questa agonia.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Sanna.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Sarà così che anche voi, con questa responsabilità, ma comunque accompagnati dal nostro pungolo e dalla nostra capacità di verifica, arriverete alla fine, ad un punto nel quale né Pili né nessun altro suo traduttore fedele potrà fare a meno di fare i conti con il giudice finale e la crisi democratica di questa Regione arriverà davanti ai cittadini della Sardegna che porteranno, speriamo, con il contributo della verità e del resoconto della vostra attività, al centro della politica e dei destini dei sardi di nuovo i valori di libertà.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Rinuncia. E` iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Signor Presidente, siamo in una condizione un po' paradossale perché una crisi che non è annunciata da noi, ma è una crisi annunciata da più parti, nessuna esclusa, del centrodestra oggi è una crisi negata. I più benevoli la chiamano crisi latente, oppure c'è una crisi insanabile, in mezzo tanti aggettivi, tutti differenti, poi ci sono i più bugiardi che la chiamano crisi presunta e poi quelli, invece, ottimisti, che la chiamano crisi mai aperta. Insomma una messe di aggettivi per una cosa che non ha più bisogno di aggettivi, perché che non ci sia niente di serio, niente di serio, né di politico né di prospettiva né legato al futuro né legato al presente, di serio di interessi che non siano i vostri interessi personali, non c'è più niente che vi unisce. Allora questa è una crisi senza aggettivi, è una crisi di un disegno politico, è una crisi di un disegno politico composto, perché non era nato così, è una crisi ormai dichiarata, evidente, di una prospettiva che non si è verificata.

E sono davvero necrofili quelli che tentano di rimetterla in qualche modo in piedi con presunte apparizioni che possono avvenire ad Aritzo o in altri luoghi mitici di questa maggioranza strana, che peraltro è una maggioranza che ha perso le elezioni e che si è formata in Aula con la compravendita con un disegno che aveva portato il Presidente Floris ad esserne il Presidente, ma non ha niente a che fare con la maggioranza che si era presentata alle elezioni. Allora, è una maggioranza che non esiste più quella delle elezioni ed è una maggioranza che non esiste più quella che è nata con la Presidenza Floris, seppellita ormai adesso dalla Presidenza Pili.

I rapporti tra di voi sono insanabili perché non c'è nient'altro, nient'altro tra di voi, sembrate tenuti insieme da una colla che sembra più un post - it, dove li mettono rimangono appesi per qualche minuto e poi cadono. Poi ci sono le soluzioni, anche queste non hanno aggettivi, ma sono più sostantivi, perché ci sono le dimissioni, c'è la crisi guidata, la crisi teleguidata, il rimpasto, il rimpastino, la verifica, insomma sembra un menù da rifiutare, in qualunque ristorante direi che non c'è nessuno disponibile a comprare un pasto fatto da questi ingredienti. La verità è che non è intervenuto ad oggi, dopo un mese, dopo tutte le dichiarazioni nei 55 lunghissimi giorni - lunghissimi per voi e per la Sardegna - della finanziaria, non è avvenuto un solo fatto politico, non è intervenuta una sola decisione che abbia modificato le condizioni di operatività di questa Giunta. Potete proporre ed opporre qualunque tipo di ingrediente, qualunque tipo di cibo, ma il menù è indigeribile, è indigeribile per voi, indigeribile per la maggioranza, indigeribile per tutti i sardi, indigeribile per quest'Aula, che infatti non viene neanche rispettata. Onorevole Corda, per parlare di cose da fare, mi scusi, era un po' ridicolo quell'elenco che lei ha fatto, bisogna avere anche chi le fa, chi le vuole fare, chi ci crede a quelle cose da fare, perché voi avete dimostrato la differenza tra fare politica e dirla soltanto, perché questa Giunta, questa esperienza è esattamente la differenza tra fare politica e dirla soltanto. Quell'elenco di opere da fare è lo stesso dall'inizio della legislatura e non è stato fatto assolutamente nulla.

CORDA (A.N.). Ridicolo sei tu!

PRESIDENTE. Onorevole Corda, per cortesia! Non sospendiamo niente. Prego, onorevole Lai, continui.

LAI (D.S.). Io continuo se le condizioni ci sono.

PRESIDENTE. No, stia tranquillo.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Corda, per cortesia, glielo sto chiedendo per cortesia! Prego onorevole Lai.

LAI (D.S.). Grazie Presidente, la ringrazio per la disponibilità e la qualità del suo lavoro. Dicevo che quell'elenco di opere da fare è lo stesso dall'inizio della legislatura e quindi uno benevolmente potrebbe dire che non è cambiato niente. La verità è che non solo qualcosa è cambiata, ma è cambiata in peggio perché si è fermato tutto. Non c'è un settore che abbia fatto un passo in avanti, non c'è un settore che sia riuscito ad avere un'evoluzione minima ed anche quei settori che avevano avuto in qualche modo uno slancio iniziale, che so, una legislazione innovativa, sono fermi, sono fermi dalla vostra incapacità di gestione anche di quelle leggi che erano state insieme costruite in quest'Aula.

Un altro collega ha fatto un'evocazione: "Fermali tutti Presidente", sembra quella pubblicità del gigante buono: "Gigante, pensaci tu". La verità è che il Presidente Pili non è né buono né un gigante, perché la sua bravura la sta dimostrando in questi quattordici o sedici mesi che siano, e che non sia un gigante lo si vede dalla qualità della politica e della gestione di questa maggioranza, che sta dimostrando efficacemente in Aula e sui giornali e sui media. Altro che gigante, gigante buono, altro che "fermali tutti Presidente"! Voi non avete fatto altro che bloccare tutto: industria, commercio, turismo, la cultura, la scuola; ci sono le scuole che si stanno fermando in questi giorni, ci sono gli insegnanti che stanno rifiutando di adottare i libri di testo e di fare gli scrutini perché non c'è una risposta sul fronte dell'organizzazione delle scuole per il prossimo anno. Ci sono blocchi dapertutto, c'è l'edilizia bloccata perché è bloccata la legge sul commercio, ci sono i commercianti bloccati perché è bloccata la legge sul commercio. Ma potrei fare un elenco infinito di queste cose. Il danno non è che non avete fatto niente, ma che avete bloccato tutto! E anche questa nenia del 152.000 voti! Li avete presi, anzi li ha presi Pili, perché voi non li avete presi, perché voi avete perso le elezioni, esattamente come li avrebbe presi Sgarbi o Gerry Scotti, cioè venduto come un detersivo, non votato perché bravo, perché la bravura l'abbiamo vista adesso, l'abbiamo vista in questi quattro anni e l'hanno vista anche gli elettori.

Basta con questa nenia, voi siete al potere non con il voto e il consenso degli elettori, ma purtroppo, purtroppo per quest'Aula, con il tradimento e con l'inganno. E siete anche consapevoli perché i compratori non difendono i comprati! In quest'Aula i compratori non difendono i comprati e i comprati si devono difendere da soli! Perché vi vergognate voi stessi, perché siete consapevoli di quello che è avvenuto all'inizio di questa legislatura e non avete un bilancio in grado di compensare quelle scelte, quelle carenze e quel danno iniziale che voi avete creato a questo istituto autonomistico! Il bilancio è fallimentare, i danni sono enormi e le contraddizioni sono evidenti; è un'esperienza di governo che non è legittimata dal consenso, è stata legittimata in Aula da un'alleanza con quelle condizioni e caratteristiche che ho detto e nel consenso dell'Aula per di più non viene restituito dall'Aula, perché nonostante le innumerevoli volte in cui questa maggioranza è andata sotto, l'Aula non ha avuto la possibilità di riavere a sé la possibilità di restituire o non restituire il consenso. Quindi, questa è una maggioranza che non è legittimata dal voto perché non era una maggioranza come quella che si è presentata alle elezioni, ed è una maggioranza che, pur essendo stata legittimata dall'Aula, non riconsegna all'Aula la sua legittimazione. Per questo noi la chiamiamo maggioranza abusiva, Presidente abusivo e Presidente non più legittimato. Se vuole essere legittimato è in Aula che deve riportare la sua legittimazione, dove l'ha avuta. Sino a quando non sarà eletto direttamente, sino a quando non avrà il consenso e la legittimazione popolare, che non sono quelle preferenze, sono la legittimazione popolare che avviene e viene data ad un Presidente che guida una coalizione e che così come tale si presenta alle elezioni.

Allora, io penso che questo bilancio sia un bilancio che è davanti agli occhi di tutti, la finanziaria dello scorso anno era quella delle norme urbanistiche intruse e quella del miliardo a testa dei consiglieri regionali, ve la ricordate? Qualcuno non se la ricorda più. Quella di quest'anno non ha bisogno neanche di essere raccontata. Insomma, in questa maggioranza i valori non ci sono, i metodi, quelli che conoscevamo per la politica, neanche, e i risultati men che meno. Allora mi chiedo: che cosa lega i valori dell'ispirazione cristiana, quella di tanti partiti di centro a questa Giunta? In che cosa si ritrovano se valori, metodi e risultati non solo coerenti con quell'ispirazione cristiana a cui si rifanno quei partiti che hanno permesso la nascita di questa Giunta regionale?

La crisi, caro Licandro, è vostra, non è nostra, l'avete detto anche voi, avete parlato di verifica, di apertura della crisi, di problemi, di azzeramento. La nostra mozione è soltanto una operazione verità. Noi volevamo che quella crisi annunciata da pezzi della maggioranza sui giornali venisse in Aula e venisse soprattutto raccontata ai cittadini. Io sono convinto che i media, i giornalisti sapranno raccontarla, sapranno raccontarla adeguatamente, sapranno raccontare che chi è minacciato in questi giorni oggi dice che, con malincuore, ponendo condizioni, voterà di nuovo e la voterà perché questa mozione è del centrosinistra.

Ma voi pensate davvero che i cittadini possano rimanere ancora settimane e mesi credendo che voi state facendo davvero la crisi? Che voi la state facendo con fini di miglioramento del Governo regionale? Concludo dicendo che questo è un Governo regionale subalterno, subalterno nelle idee, non ha un'idea guida, subalterno nella difesa degli interessi dei sardi, subalterno nelle decisioni che vengono da altre parti. Quella di oggi è solo la conferma di questa subalternità, è quella che state in qualche modo procedendo a realizzare, quella del rimpastino, che è la vostra vera prospettiva, che voi presenterete come un risultato grande per la Sardegna è soltanto la strada maestra della ricandidatura di Pili a Presidente e della rappresentazione reale di quello che è questa maggioranza e di chi la compone.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Velocemente anch'io ho alcune brevi considerazioni su questa mozione. Io credo che gli anni della legislatura che si avvia a conclusione sono stati senza dubbio, senza alcun dubbio, fra i peggiori della nostra sofferta autonomia. La politica non ha trovato spazio e crediamo e non abbiamo motivi per pensare che in futuro possa ritagliarsene qualcuno. Tutti ne patiamo il disagio e per tutti vi sono evidenti difficoltà, è inutile nasconderlo, anche per la stessa opposizione. Ma la situazione più drammatica è chiaramente nella maggioranza. Dopo quattro anni - per ammissione dello stesso partito di maggioranza relativa, alcune dichiarazioni nei giornali nelle settimane scorse lo riportavano - si è ancora alla ricerca di una comune piattaforma programmatica, dopo quattro anni; nel contempo gli alleati del Centro richiedevano nuovi programmi e nuovo Governo, tutto questo a confermare che le promesse e i sogni della montagna aritzese in questi anni sono rimasti tali, così come sono stati disattesi gli impegni assunti con i sardi.

Indubbiamente quello del centrodestra al Governo è un fallimento politico senza precedenti, una crisi profonda che ha coinvolto, minandola, la credibilità delle stesse istituzioni autonomistiche. Le dichiarazioni del Presidente della Giunta all'indomani del voto in Consiglio regionale sulle delicate questioni dell'acqua sono soltanto l'ultimo degli esempi in ordine di tempo. La verità è che però a difendere le prerogative e il ruolo del Consiglio non possono essere chiamati solo ed esclusivamente i consiglieri delle opposizioni. E' un dovere politico e civile che riguarda tutti indistintamente. Sarebbe quindi sufficiente la rozza sfida che il Presidente ha lanciato a quest'Aula perché quest'Aula votasse la sfiducia, ma nonostante tutto così non sarà perché Pili vi sfida, perché vi ha in gabbia e gioca come il gatto fa con il topo. Così facendo svuota il Consiglio dalla politica, priva i partiti del proprio ruolo, impoverisce e banalizza il confronto politico, mentre in Sardegna la crisi è reale, nei campi come nelle fabbriche, nelle famiglie come nelle aziende, tutti gli indicatori dello stato di salute del sistema Sardegna certificano il fallimento del vostro governo. Non una sola organizzazione, nessuna esprime consenso alle vostre azioni di governo, non una categoria si dice soddisfatta di un vostro provvedimento. Per qualche giorno anche i cosiddetti centristi si sono accodati a ciò che in Sardegna non solo le opposizioni sostengono da tempo. Cosa sostengono? Sostengono che Pili e il suo Governo sono arrivati al caffè senza passare per il dolce. Dopo qualche giorno di falsi proclami, di strumentali minacce, di prove muscolari, intimidazioni varie, lo stesso presidente Pili ha riportato i riottosi centristi all'interno del recinto, trasformando i pezzi del centro, del centrodestra nei peones sparigliati dalla prima ora, confermando quanto da tempo si sosteneva e cioè che dentro questa maggioranza ci sono troppi cartari senza carte; una maggioranza che non soltanto ha smarrito la strada della coerenza e del buon governo, ma che deve essersi completamente smarrita visto che tutti freneticamente ricercano qualcosa: chi cerca di ricostituire un pezzo di democrazia cristiana e questo potrebbe essere anche comprensibile per tutti gli orfani, cioè per tutti coloro che sono privi di una paternità di idealità e di identità; chi cerca le riforme che non ci sono; chi cerca i franchi tiratori; chi cerca una lista dove accasarsi, visto che ha trovato un assessorato, ma non un partito; in molti ricercano invece una verginità politica, una verginità irrimediabilmente compromessa giocando a inseguire i nazionalitari nell'area politica che gli appartiene. Ma ormai la misura è colma e l'appuntamento odierno dimostrerà che i centristi, e non, sono succubi degli schemi della politica italiana, allo stesso modo di come i valori dell'autonomia sono distanti da Pili, dalla sua Giunta e dalla sua maggioranza, così come il Governo dell'Isola è lontano dai bisogni e dalla necessità dei sardi.

Ma nonostante tutto questo Mauro Pili resterà in sella contro ogni logica e a dispetto delle più elementari regole della politica, paradossalmente rafforzato dai "penultimatum" di questi giorni, poco credibili perché strumentali, poco efficaci perché mai conseguenti. Non cambierà dunque né il Presidente e soprattutto resteranno i suoi modi e i suoi metodi; resterà improduttiva l'azione del Governo e continueranno ad essere fallimentari i suoi risultati.

E' vero dunque ciò che è stato affermato, che Pili rappresenta il miglior investimento politico delle opposizioni in vista delle prossime competizioni elettorali. Noi abbiamo troppa fiducia nei sardi per penare e per pensare che non comprendano ciò che il centrodestra ha rappresentato per la Sardegna. Una prospettiva è fallita, una speranza è abortita, e siamo certi che si potrà concretizzare un'alternativa che riempia il vuoto di politica sarda che caratterizza il vostro operato, che sarà possibile cioè realizzare un progetto identitario tale da poter restituire ai sardi quella speranza che oggi negate votando per Mauro Pili e per ciò che Pili presidente rappresenta: il tratto indelebile della subalternità politica, il segno tangibile della vostra stagione fallimentare di governo in Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Noi abbiamo presentato questa mozione come forze politiche di opposizione perché ci è sembrato e siamo convinti che si tratti di un atto politico doveroso, avendo lo scopo di portare nella sede istituzionale naturale, il Consiglio regionale appunto, quello scontro politico, perché di questo si tratta, che ha accompagnato sin qui, senza praticamente soluzione di continuità, questa maggioranza politica e questo quadro di governo sin dall'inizio della legislatura, in modo da portare ciascun soggetto politico di maggioranza, di opposizione, ma in modo particolare le forze politiche di maggioranza, ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla Sardegna, ai suoi problemi, alle sue difficoltà e anche alle sue opportunità, soprattutto se sceglierete, come sembra, di accompagnarla verso un lento e però inesorabile declino, perché questa è la vera, dura conseguenza dell'assenza di governo, cioè di quell'insieme fatto di progetto politico, di programma, di riforme, di atti amministrativi conseguenti, ciò che non c'è stato sinora, che non c'è e che sicuramente non si verificherà e non ci sarà da qui fino alla fine della legislatura, se ancora una volta cioè sceglierete di non affrontare i nodi politici veri che paralizzano la maggioranza e quindi l'intero sistema regionale come conseguenza diretta, rinviando a un fatidico chiarimento politico, che non ci sarà, e scegliendo quindi di galleggiare fra litigi, agguati, imboscate, rimpasti o rimpastini che dir si vogliano.

Vedete, c'è un tratto antico in questa vicenda che si è verificato tante volte, anche nel passato recente, ma non solo nei cinquant'anni di storia e passa della nostra autonomia. Tuttavia questo, lungi dal tranquillizzarci, ci dovrebbe tutti preoccupare di più, se è possibile, perché utilizzare metodi rituali, comportamenti antichi in una situazione che vede un quadro politico, istituzionale, economico, sociale profondamente modificato, è quanto di più sbagliato si possa fare oggi, in uno scenario in cui vige la competizione tra sistemi, tra sistemi nazionali e tra sistemi regionali, in uno scenario in cui cioè i ritardi, le inefficienze, l'inerzia politica e quindi l'assoluta mancanza di un disegno di prospettiva, qualsiasi disegno di prospettiva, pesano e peseranno come macigni non solo sul presente, ma anche sul futuro della società sarda.

L'autonomia speciale, come hanno via via sperimentato ormai molti cittadini sardi, le forze sociali, le imprese, le scuole, i servizi, si sta rivelando un boomerang, un freno, non un vantaggio, perché l'autonomia è innanzitutto assunzione di responsabilità da parte di una classe di governo; se questa assunzione di responsabilità non c'è, non si verifica, i poteri cioè di cui si dispone, i maggiori poteri di cui si dispone non vengono utilizzati, poiché nessuno lo farà per noi, si rivelerà appunto molto semplicemente una scelta autonoma certamente, liberamente assunta ma una scelta che porta alla marginalità, alla marginalità politica, istituzionale, sociale ed economica e nessuno farà nulla per aiutarci perché è una scelta nostra. Ora questo è il prezzo pesante che si paga per una legislatura che si avvia verso la conclusione con un timbro addosso che è difficilmente confutabile, onorevole Pili, o presidente Pili. Il timbro che si porta addosso è quello di una legislatura sprecata; sprecata sul piano dell'ammodernamento del nostro sistema istituzionale, dove anziché ricercare con determinazione obiettivi possibili e alla nostra portata ci si è opportunisticamente affidati all'araba fenice della Costituente; sprecata perché invece di dotarci di una legislazione più consona ai tempi e alle esigenze di una moderna società avanzata, decentrando razionalmente la gestione verso livelli istituzionali altri, dotandoci di un'amministrazione efficiente, si è scelta consapevolmente, e non casualmente, una nuova e anacronistica centralizzazione delle decisioni e una nuova e centralistica gestione dei programmi di spesa; sprecata, infine, perché strumenti straordinari, finanziari e programmatici quali il POR, quali l'intesa istituzionale Stato-Regione arrancano nelle secche politiche e amministrative del Governo e dell'Amministrazione regionale. Basti un esempio per tutti, perché il 40 per cento delle risorse è riversato sui PIT, ditemi se c'è un euro che sia stato accreditato ai centri che debbono attuare questi interventi. Ad oggi, nel 2003, non c'è un euro accreditato.

C'è qualcosa di antico in questa lunga telenovela sulla crisi, ma c'è anche qualche novità che io ritengo non del tutto positiva, quella di un Presidente inesistente; inesistente quale punto di riferimento per la sua maggioranza, quale punto di coagulo, di coordinamento, come elemento di stimolo che spinge in avanti la situazione, anche come elemento di riferimento per l'insieme delle forze politiche presenti in Consiglio regionale. Un Presidente virtuale, invece, onnipresente, che annuncia autostrade ultimate in dodici mesi, metanodotti che attraverseranno i fondali marini nei prossimi due anni, invasi collegati o reti idriche colabrodo ristrutturate in novanta giorni. Le posso fare un esempio, Presidente: lei ha annunciato al popolo, una decina di giorni fa, che metteva a disposizione 90 milioni di euro per completare le ristrutturazioni delle reti idriche di poco meno di duecento comuni, con una tempistica, mi consenta, almeno sospetta, tra l'altro una tempistica da Formula 1, amministrativa, perché quindici giorni per le domande, quindici giorni per le graduatorie, trenta giorni per appaltare le opere! La prima domanda che io pongo è: da quando partono i primi quindici giorni? Perché se partono fra due anni è inutile indicare novanta giorni in tutto. Ma poiché si riferisce a oltre duecento comuni che, badi, molto diligentemente nel mese di agosto dell'anno scorso hanno, in un mese, rimodulato i programmi, trovato le risorse per cofinanziare le opere, approvato i progetti esecutivi, presentato il tutto ed entro i primi di settembre hanno portato tutto qui. Voi avete finanziato a chi il 20, a chi il 30, a chi il 40 per cento delle opere; in base a questo si sono rifatti i progetti esecutivi sul 20 per cento, sul 30 per cento, adesso che cosa facciamo? Macchina indietro, blocchiamo tutto e aspettiamo l'esito della gara e ripartiamo daccapo? E' uno degli esempi in cui anziché accelerare si ritarderanno le cose, perché, come minimo, fino a quando la cosiddetta gara non verrà espletata non si ripartirà, perché tutti aspetteranno ovviamente per non spendere due volte.

Quindi parlo di Presidente virtuale, non si tratta ovviamente di un addebito di carattere personale, perché in questo vi sono delle ragioni che non sono poi difficilmente comprensibili.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Orrù.

ORRU' (D.S.). Perché è anche abbastanza semplice, o almeno sembra. La presidenza virtuale non ha tanto bisogno di fare; ha bisogno soprattutto di apparire, cioè di corrispondere in questo modo ai bisogni e alle aspettative di volta in volta più presenti nella società sarda, dare cioè un messaggio, come dire: "Abbiamo risolto il problema". Sfugge però puntualmente alle verifiche, quelle politiche che la sua maggioranza gli chiede, e soprattutto quella dei fatti, perché quando si chiede la verifica sui fatti la colpa è sempre degli altri, di quelli che c'erano prima, di quelli che ci sono oggi e forse anche di quelli che verranno dopo, ma non è mai la sua e non è mai quella invece di chi in primo luogo deve assumersi questa responsabilità.

Credo si tratti di un bilancio politico lusinghiero, però questo è ciò che l'attuale maggioranza può decidere di fare, continuare ad andare avanti, far finta che non sia successo nulla, galleggiare da qui alla fine della legislatura. Noi non siamo d'accordo, pensiamo che si possa fare altro, che si possa fare qualcosa di più produttivo, perché la Sardegna lo aspetta e se lo merita, però, badate, la responsabilità è nelle vostre mani, siete voi che dovete assumervi questa responsabilità, dopodiché è chiaro che ciascuno farà la propria parte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Granella. Ne ha facoltà.

GRANELLA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghe, colleghi, chiedo scusa se intervengo, chiedo scusa se sono in quest'Aula, che mi pare non serva a niente, per lo meno questo appare il programma di questo Governo, di questa maggioranza. L'Aula non conta, la politica, quella vera si fa in televisione, sui giornali; a questo punto avrei fatto risparmiare tanto, sono l'ultimo arrivato, ma avrei fatto risparmiare tanto alla Regione Sardegna restando a casa a guardare la TV e a leggere i giornali, per lo meno l'indennità per le trasferte se la sarebbero risparmiata!

Io parlo come hanno parlato finora tutti, cerco di trovare delle ragioni per questo mio sedere in Aula, cerco di capire dove posso incidere, e forse si può incidere raccogliendo, con la modestia che mi contraddistingue, con la scarsissima esperienza che ho di queste cose parlamentari, raccogliendo delle spigolature di quello che tutti quelli che mi hanno preceduto, soprattutto dalla parte del Governo, hanno detto anche in questa giornata, giornata in cui trattiamo e discutiamo di una mozione di sfiducia presentata dall'opposizione di cui faccio parte, una mozione di sfiducia alla Giunta regionale affinché prenda atto, anche lei e la maggioranza, della ormai insanabile crisi dei rapporti tra forze politiche che le hanno dato vita. Prenda atto che questa situazione si trascina ormai da lungo tempo senza che fatti politici, e sottolineo politici, siano intervenuti, perché io che ho studiato la politica sui libri, che mi sono fatto un'idea della politica, qua non me la ritrovo. Probabilmente ho sbagliato testi, oppure state sbagliando voi, signori. E' avvilente, paralizza tutto il lavoro del Consiglio regionale e del Governo regionale questa inattività, questo gioco di forza tra varie fazioni. Non posso più parlare di partiti, perché i partiti hanno poco valore in questo consesso. Quindi, dicevo, spigolando fra quanto è stato detto da gente autorevole, da colleghi autorevoli, mi ha colpito molto una frase di Forza Italia, dove qualcuno si lamenta, si stupisce per la singolarità dell'intromissione della minoranza nei problemi della maggioranza. Cosa deve fare la minoranza? Deve stare zitta? Deve tacere, stare contenta, stare al quia, non disturbare, come ho già sentito, il manovratore e sedersi nelle panche di legno dei vagoni di coda. Questo sarebbe il massimo perché chi governa possa governare, ma signori, perché non vi chiedete se effettivamente state espletando azioni di governo oppure state perpetuandovi o perpetuando altre persone che qua non sono, o sostenendo altre persone che qua non sono, in modo da occupare il posto per le eventuali prossime elezioni, se ci saranno. Dovreste pensar bene a queste elezioni che verranno, dovreste pensare che la popolazione sarda può anche essere in ritardo, vari ritardi che sono dovuti all'insularità, ma molti causati anche dal suo Governo, dal Governo regionale, è in ritardo, ma la popolazione sarda non è stupida, la popolazione sarda ha ricevuto promesse, talvolta promesse bellissime, dipinte in oro zecchino, ben presentate, che però sono ancora rimaste promesse, e non si può dire che questo Governo abbia iniziato oggi la sua attività, sono quattro anni che la Sardegna vive di promesse, qualcuno parla, qualcuno sempre dalla parte destra dello schieramento dice che è necessario finalmente dopo quattro anni invertire la rotta, ridare al Governo quell'immagine che la gente si aspettava e si aspetta. Qualcuno che dice che questa nuova classe dirigente, che finalmente è arrivata al potere, è arrivata al Governo non fa altro che ricalcare, accentuandola, le movenze della vecchia classe politica. Che cosa vuol dire questo? Se nella maggioranza nessuno è contento di quanto fa chi governa, che maggioranza è, signori? Non vedo in questo momento il Presidente, ma penso che mi sentirà o qualcuno glielo riferirà, dal basso infimo della mia posizione, della mia esperienza, mi permetto di dargli un consiglio, ma un consiglio serio, in questo momento glielo do da professionista, da uomo che ha vissuto e non da politico, per quel poco che sono, perché non dà le dimissioni prima che si arrivi a votare questa mozione di sfiducia, sistema le cose e riparte con serietà questa volta? Un po' di serietà le chiediamo, la chiedono tutti i sardi, la chiedo io personalmente che sono venuto qua per bere ad una fonte che credevo cristallina, che credevo ricca di sostanza e mi sono trovato con niente, con una fonte inaridita. Mi sono trovato senz'acqua, signori, datemi l'acqua, fatemi ricredere, fatemi credere che questa sia ancora la massima assemblea del popolo sardo, ridate dignità a questo locale, ridate dignità a voi stessi. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Presidente, colleghe e colleghi, vi ricordo che questa è la seconda mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra in meno di un anno, mozione che invita il Presidente Pili e la sua maggioranza a rassegnare le dimissioni.

La prima, lo ricorderete, fu presentata a seguito di una lunga ed annosa crisi, ma non mi pare che ad oggi questa crisi sia stata mai risolta, il cui fattore scatenante allora fu la questione Costa Smeralda che ha avuto, come sappiamo, un esito, un noto finanziere di origini libanesi trapiantato in America, un certo signor Barrack, a cui....

(Il Presidente sospende la seduta sino alle ore 18 per cattivo funzionamento dell'impianto di amplificazione.)

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 54, viene ripresa alle ore 18 e 01.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Onorevole Morittu, prego.

MORITTU (D.S.). Grazie, signor Presidente, dicevo con riferimento alla questione Costa Smeralda, che ha caratterizzato la prima nostra mozione di sfiducia, è una lunga crisi a tutt'oggi aperta e irrisolta, quella vicenda finì con un risultato che il signor Barrack, molto amico del Presidente del Consiglio Berlusconi, a cui aveva peraltro nel frattempo venduto un modesto appezzamento di quaranta ettari da destinare a parco della sua Villa Certosa, ha vinto la partita dell'acquisto delle proprietà della Costa Smeralda con buona pace di Alleanza Nazionale e di tutti i sostenitori della cordata che faceva riferimento all'ente regionale SFIRS.

Questa seconda mozione di sfiducia mette a nudo gli scontri di potere sulla questione commissariale… Presidente del Consiglio, per favore, faccia in modo... io non chiedo l'attenzione, ripeto, ma non amo le spalle… questa seconda mozione di sfiducia mette a nudo gli scontri di potere sulla gestione commissariale di enormi risorse finanziarie pubbliche, si parla di appalti, di progetti, di consulenze che ruotano soprattutto attorno alla questione acqua e alla questione delle risorse idriche. Stamattina abbiamo sentito in Aula alcuni interventi di autorevoli esponenti del centro e del centrodestra che ci hanno fatto capire che le questioni da noi poste non solo non sono strumentali ma hanno chiarito a tutti che la crisi non solo esiste e sta creando danni incalcolabili alla Sardegna, ma non se ne vede a tutt'oggi una via d'uscita. Noi ne abbiamo indicato una, che è la via maestra, quella delle dimissioni di una Giunta da tutti ritenuta inadeguata, inconcludente e dannosa per il sistema politico e istituzionale e per quello economico e sociale della Sardegna. I risultati dello sfascio sono sotto tutti gli occhi di tutti, la Giunta è inattiva da mesi mentre i cittadini, le imprese aspettano soluzioni e risposte ai loro problemi. Un sistema produttivo e industriale in grave crisi; peggiorano i dati sull'occupazione e sul fatturato delle imprese, le forze sociali annunciano anch'esse per la seconda volta in un anno uno sciopero generale contro la maggioranza e contro la Giunta. A fronte di questa devastante crisi politica e istituzionale, con un Presidente commissario che afferma pubblicamente con toni di sfida inauditi ed inediti che continuerà a disconoscere la volontà del Consiglio espressa per due volte con l'approvazione di ordini del giorno sulle questione idriche, a fronte di questi gravi atti e comportamenti che sono diventati davvero una vera e propria emergenza democratica, il collega Fantola ha parlato stamattina, seppure con un intervento che oserei definire sofferto e pieno di tormenti, di una scommessa, quella del centrodestra, certamente non vinta, di risultati complessivamente insoddisfacenti ma che comunque qualche risultato positivo è stato conseguito. Non ha naturalmente fatto cenno a questi fantomatici risultati positivi. Io non so se l'ha fatto per amore di sintesi o perché non gli veniva in testa alcun esempio, purtroppo questo dubbio ce lo dobbiamo tenere dentro fino al prossimo intervento nel quale speriamo che l'onorevole Fantola ci faccia questo elenco.

Ma i risultati positivi sono forse sul terreno della riforma? Non mi pare. Sono stati forse risolti i problemi che attanagliano da anni la società sarda, acqua, trasporti, energia? Non mi pare.

Eppure avete avuto una grande eredità sia di risorse che di strumenti, mi riferisco alle risorse finanziarie del POR e del governo nazionale e allo strumento dell'intesa del '99 che voi avete lasciato morire di inedia. Dunque quattro anni sprecati. Abbiamo invece appreso che il Presidente commissario, in occasione della kermesse di Forza Italia di qualche giorno fa, ha fatto il punto sull'attività dei suoi diciotto mesi di governo, naturalmente cercando di cancellare gli altri due anni, perché insomma, come dire, governava un altro che non gli è molto amico, ad oggi. E tra i tanti annunci sulle cose da fare entro un anno, addirittura si finisce la "131", si avvierà il metanodotto e così via, promettendo ha elencato alcuni risultati acquisiti alla sua Giunta e alla sua maggioranza. Il primo, la conquista della continuità territoriale; ha avocato a sé il merito della continuità territoriale aerea per passeggeri in Sardegna. Io davvero, insomma, non so definire diversamente dall'impudenza questo atteggiamento del Presidente commissario ben sapendo che la continuità territoriale è frutto di una battaglia del centrosinistra a livello nazionale e che il suo ritardo nell'applicazione è frutto della insipienza, della inconcludenza, della confusione del Presidente Pili innanzitutto, allora Presidente per qualche mese, che ne bloccò l'attuazione in una famosa conferenza dei servizi.

Non si parla poi dei ritardi che invece si stanno registrando sull'applicazione della continuità territoriale in continuum, cioè per il prossimo triennio; a tutt'oggi non conosciamo alcuna proposta da parte della Giunta regionale nonostante gli annunci che sono stati fatti, questi sì, roboanti, in occasione dell'incontro con gli emigrati ad Olbia mi pare nel gennaio di quest'anno. Entro una settimana la Giunta doveva mettere in campo la sua proposta, a tutt'oggi niente di tutto questo si è visto ed è in campo, e intanto il governo nazionale taglia le risorse sulla continuità territoriale dando modo ad altri centri della penisola e delle isole minori di poter utilizzare quel budget di 70 miliardi annui previsti per la continuità territoriale aerea passeggeri della Sardegna.

E niente si dice sulla continuità merci, non applicata dal 1999, che ha fatto registrare una perdita secca di 110 miliardi di lire di risorse nazionali ancora oggi non spese, e quindi perse, con buona pace di imprese che soffrono il gap della continuità nei trasporti per le loro merci e che oggi vediamo annaspare di fronte ad una congiuntura economica certamente non favorevole.

Insomma, il Presidente, di fronte a questo scippo non ha battuto ciglio, non appartiene alla cultura politica del Presidente Pili lo scontro, il confronto duro con il governo. Davvero non si conoscono proposte migliorative, quelle attese, quelle auspicate, l'aumento delle tratte per la continuità aerea verso altri aeroporti della penisola, così come sono stati promessi, né altre questioni attese naturalmente sul fronte della garanzia del diritto al trasporto; mi pare che ultimamente lo stesso giornale cagliaritano si è occupato più volte di questo problema. Né si parla naturalmente delle risorse necessarie per affrontare peraltro il miglioramento della continuità territoriale.

La verità è che siamo davvero in grandissimo ritardo su tutto, anche sulle questioni più semplici, quelle che avrebbero potuto in qualche misura dare un qualche lustro a questa maggioranza e a questa Giunta. Nel suo comizio in quell'occasione naturalmente si è ben guardato dall'elencare le sue numerose e brucianti sconfitte, sul Dpef del 2002, su quello del 2003, sulla finanziaria del 2002 e su quella del 2003.

Io non ho visto ancora oggi, nonostante i continui annunci di promesse fatte anche un giorno prima della riunione dei sindaci a Bonorva sulla "131", alcuna accelerazione di opera pubblica in Sardegna, non di un giorno sono state accelerate queste opere, si registrano piuttosto ritardi e ritardi davvero colpevoli. Né ho notizia di un certo modello di project financing che nella finanziaria del 2002 il Presidente Pili ha messo in campo come il nuovo modo di governare di questa maggioranza. Io non ho notizie di che cosa la Giunta stia facendo su questo versante, ma non mi pare che stiano facendo questioni positive, altrimenti le avrebbero sbandierate, come usano fare per tutte le questioni che non riescono a fare, immaginiamoci per quelle che possono avere un qualche risultato.

In queste occasioni che ho citato la Giunta Pili è andata sotto centinaia e centinaia di volte, né mi pare che sia stata fatta ad oggi alcuna riforma sul versante legislativo; una marea di leggi di riforma sulle quali la Sardegna registra un ritardo fortissimo, è ormai il fanalino da coda a livello nazionale (mi riferisco al trasporto pubblico locale, all'ARPA e così via) bèh, insomma, non mi pare che questo Presidente,

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Morittu.

MORITTU (D.S.). ...il Presidente Pili abbia profuso grande impegno sul versante legislativo. Qualche colpo di mano in finanziaria, in materia urbanistica, in materia di VIA, e così via. A me pare che il Presidente Pili continui a ragionare con la mentalità che aveva nel '93, quando faceva il sindaco di Iglesias, senza politica allora e senza partiti, con una città che era in mano ad un sindaco. In questa come in altre circostanze le forze del centro e del centrodestra appaiono, a me pare, senza progetto, senza identità di vedute, senza coraggio politico, continuano a soffrire mal di pancia, frutto più di astinenze personali di potere che d'altro.

Onorevole Floris, l'obbligo di parlare, di dire la verità a me pare che non basti. L'analisi chiara che lei ha fatto delle debolezze, dei difetti, delle carenze, delle inadeguatezze del giovane Presidente affetto da solitudine e cesarismo non basta. Fatta la diagnosi avanza una terapia: ci vuole un presidente centrista.

Onorevole Floris, per fare un presidente nuovo bisogna sfiduciare quello in carica, posto che lo stesso si rifiuta da tempo di prendere atto che la maggioranza che lo ha eletto non esiste più.

Sui giocatori professionisti di poker è meglio stendere un velo pietoso; più che giocatori di poker, caro onorevole Oppi, sarete considerati da oggi in avanti dai sardi dei bravi giocatori di rubamazzetto!

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, se dovessi coniare uno slogan oggi direi che questo sarebbe "niente di personale"; lo diceva l'onorevole Corda per l'assessore Scarpa, e lui, che è sempre così polemico, con questa affermazione naturalmente debbo dire che mi ha colpito. Allora inizio proprio così, non c'è niente di personale, né può esserci, naturalmente, niente di personale. C'è però che con questa mozione, questo naturalmente deve emergere cari colleghi, colleghi della maggioranza, cosiddetta maggioranza, noi vogliamo risvegliare le coscienze; quelle naturalmente che qui dentro vengono lasciate troppe volte da parte, e quelle che invece se qualche volta venissero ascoltate porterebbero a fare atti di dignità, atti di dignità conseguenti naturalmente.

Allora questa è una mozione contro Pili, contro il Presidente della Giunta, ma io dico che è principalmente contro questa maggioranza. E` contro questa maggioranza che non disdegna, come abbiamo visto, di votare con noi ad ogni ghiotta occasione, anche oggi è capitato e lo ha fatto, lo ha fatto in maniera abbondante.

Questa è una maggioranza inesistente perché non se ne conoscono proposte e progetti; è inconcludente perché non esiste un impegno che possa essere stato assolto, che in questo momento mi soggiunga, mi venga, e poi anche quello che più conta, è anche una maggioranza litigiosa. Lo è davanti a tutti e per di più anche capita di vedere, è stato denunciato particolarmente da voi, due o tre assessori intrusi perché non rappresentano che solo se stessi, sono presenti pure in questa Giunta. Allo stesso tempo però, pare che sia una maggioranza che pretende di governare la Sardegna, non basta; pare che sia una maggioranza che intende proporsi per la prossima legislatura ed è anche una maggioranza che ha il coraggio di raccontare ai sardi quello che non è. E di sicuro però in questo aspetto, lo possiamo dire, è pure molto brava.

Se dovessimo valutare il lavoro svolto da questo Consiglio, cioè da questa maggioranza che naturalmente ne ha la responsabilità, dagli Assessori, dai Presidenti delle commissioni e perché no, anche dal Presidente della Giunta, senza dovermi dilungare molto, ma è questo il messaggio che deve arrivare, sicuramente il voto non è insufficiente; come eravamo abituati alle elementari a sentirci dire dalla nostra maestra è uno zero spaccato, cioè proprio zero assoluto, niente. Questo vorremmo che fosse il voto da portare a conoscenza dei sardi, questo vorremmo che fosse il risultato del dibattito di oggi, di questa mozione, a prescindere naturalmente da quello che ne sarà il risultato.

Io ritengo che forse noi come opposizione avremmo dovuto pretendere oggi la presenza delle televisioni, per vedere quanti di questa maggioranza, basta guardarlo, sono presenti per difendere il proprio Presidente e per entrare in merito in particolare a quelle che sono le sfumature dei diversi interventi che sono pervenuti pure dal centrodestra e perché per quanto concludano con il voto che deve essere, lo dicono palesemente, contro questa mozione, ribadendo naturalmente la fiducia a Pili, non disdegnano dal differenziarsi, criticando naturalmente, perché non sono soddisfatti della loro rappresentanza in Giunta e non soltanto per i numeri naturalmente e, non sono nemmeno soddisfatti per i modi democratici con cui viene gestito il governo di questa Regione da parte del suo Presidente naturalmente che ne ha la responsabilità.

Dopo questa disastrosa finanziaria che lascerà il segno, non soltanto per quest'anno, ma probabilmente per molti anni a venire, noi ci aspettavamo atti conseguenti e ci pareva che alcuni consiglieri del centrodestra, più responsabili, avanzassero anche atti tali da determinare il cambiamento di questo governo.

Era, lo è stato detto, una crisi più volte annunciata, una crisi che era latente, io credo che lo sia ancora latente e che però io credo, proprio per quello che sto vedendo, continuerà ad accompagnarci fino al voto, ma non quello della mozione, quello delle prossime regionali da qui ad un anno. Allora noi che cosa chiediamo? Noi chiediamo, intanto facendo una domanda precisa all'onorevole Pili che è l'intestatario, quello a cui è indirizzata la nostra mozione: come può restare ancora lì ostaggio di chi minaccia, per alzare il prezzo poi, di chi vota anche palesemente contro le sue iniziative, lo abbiamo visto, non è che è soltanto nel voto segreto che avviene questo. Come può pensare che oggi chi dice di sostenerlo già da domani non gli tolga ancora il sostegno.

Noi non abbiamo, d'altronde è palese, che da proporre mozioni, ordini del giorno, qualunque cosa noi volessimo proporre dell'opposizione, siamo sicuri che verrà votata contro questa maggioranza, naturalmente con voti che provengono da quella parte. E` palese l'abbiamo visto, abbiamo perso il conto delle volte che questo è avvenuto. Noi del centrosinistra possiamo colpire questa Giunta e lei naturalmente Presidente come bersaglio, un bersaglio fisso, quando e come vogliamo, quasi - io dico - non c'è più gusto a farlo, perché non è come ci siamo divertiti nell'ultima finanziaria, probabilmente facendo male a noi stessi e facendo male anche alla Sardegna, non va bene.

E` stato detto anche dall'onorevole Floris che non è giusto avere questo tipo di atteggiamenti, ma qualcuno deve pure prenderne atto perché se questo avviene, sicuramente avviene proprio per quelle che sono le situazioni all'interno di questo Consiglio. Dicevo: non c'è più gusto e c'è chi si ricorda le serate della finanziaria di quest'anno finite nell'ilarità totale, compresi anche quelli naturalmente che ridevano, che ridevano a squarciagola proprio dalla vostra parte. Qualcuno ha gridato che era una vergogna, io dico che aveva ragione.

Naturalmente se mi fermassi a questa analisi il nostro sarebbe un gioco facile, mi sentirei ripetitivo, quasi noioso, come noioso credo che mi sembri questo dibattito oggi, perché sembra che non aggiunga niente di nuovo, è una tappa che pare che dovevamo percorrere, qualcuno l'ha già detto, è la seconda volta che andiamo a discutere una mozione di sfiducia.

Io però uno sforzo vorrei che venisse fatto, io vorrei che venisse colto qualcosa di nuovo, facendo tutti un pochettino di sintesi e, perché no, di riflessioni. Emerge, colleghi della maggioranza, che siete in assenza di proposte e che siete in particolare succubi di un gioco che è tutto impostato su una leadership per le prossime regionali. E` questo che va denunciato, è questo che voi dovete cercare di tirar fuori, al quale voi dovete in qualche modo reagire; fare fuori Pili per proporre un altro, questa è la realtà, ma è una realtà che non interessa noi, non interessa i sardi, perché in questo conflitto ci rimette soltanto la Sardegna. Si ingessa non solo la maggioranza, ma il governo della Regione in questo modo, ed io credo che a questo bisogna reagire.

Ed è questo che deve essere denunciato come io sto cercando di fare, ed è questo che deve portato a conoscenza di tutti i sardi, perché questo gioco non può più continuare. A noi, se dovessimo fare un ragionamento egoistico, partitico, di parte voglio dire, debbo dire che pure questo gioco ci va bene, ma come non denunciare tutto ciò che per questa situazione è fermo e bloccato, non si contano le leggi che attendono, che attendono di essere votate. Leggi importanti che aspettano di essere portate ad essere esecutive, sui trasporti, sull'urbanistica, sulla sanità, sulle attività produttive; si tratta soltanto di andarle a prendere; sono numerose per ogni singola Commissione. Ci siamo stancati di presentare leggi, intanto hanno ormai un destino, quello - l'ho già denunciato in un altro mio intervento - di morire per il semplice fatto che non c'è possibilità né di discuterle, né di poterle portare a dibattito in questo Consiglio per approvarle, per non approvarle, ma comunque per portare all'attenzione di sardi che esiste chi in qualche modo si interessa dei problemi della Sardegna.

Non si contano più queste leggi e tanti sono i settori che restano al palo in attesa di chiarezza e di un governo autorevole. Io vado a concludere, questa è una legislatura - è stato detto - che è sprecata, eppure io sono ancora convinto che all'interno di questo Consiglio esistono tante intelligenze. Purtroppo sono intelligenze sprecate; sono intelligenze che i sardi hanno mandato all'interno di questo Consiglio per poter essere rappresentati e però ci si ritrova che sono qui inutilizzate, che non producono, che non possono fare niente, se non sottostare a questo tipo di giochi che naturalmente non portano da nessuna parte. Non so, questa è la riflessione, se la polarizzazione nel quale molti credono stia facendo bene a questo Consiglio e alle prospettive che lo stesso naturalmente si vorrà dare nel breve e nel lungo termine. So però che sarebbe opportuno che da questo Consiglio vengano fuori proposte alternative a questo governo, a qualunque situazione di stallo nella quale noi ci troviamo e siamo candidati a rimanere se questa è la situazione. Voi fate quello che fate anche con arroganza, perché siete convinti che non esiste niente di alternativo ed è questa la denuncia fondamentale che deve venir fuori dal dibattito di questo mozione stasera. Si rischia in questo modo, come abbiamo visto, proprio perché c'è questa arroganza di attentare alla democrazia. Onorevole Pili non si è mai visto che tutto ciò che viene deciso da questo Consiglio debba essere disatteso e disatteso poi anche in maniera così palese.

Colleghi, è l'opportunità alternativa anche provvisoria che occorre sperimentare, forse farà in modo che qualche cosa cambi all'interno di questo Consiglio, bisogna uscire da questa palude ove sguazzano bene i professionisti della politica e perché no, anche come diceva il collega Morittu, i giocatori di poker.

Si dimetta onorevole Pili, vado a concludere, faccia questo atto di coraggio nei confronti di questo Consiglio; questa sarebbe la vera sfida, non quella che ha lanciato l'altro giorno nell'ultima trasmissione televisiva, sarebbe un modo per rimescolare, probabilmente, le carte, ma comunque è il modo prima di tutto di riscattare se stesso, perché così giovane non può essere così disperato nel mantenere questo incarico che lo porta sicuramente a morire da un punto di vista politico, a morire pian piano e poi per riscattare forse questa pessima e speriamo irripetibile dodicesima legislatura, improduttiva e dannosa per i sardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.-Sardegna). Colleghi io nonostante il disinteresse che avverto dentro l'Aula su questa mozione, resto ancora convinta della possibilità che questa discussione rappresenti un momento di chiarezza e soprattutto un momento di chiarezza per la coalizione di centrodestra e mi auguro anche per i sardi. Non mi sono piaciute le dichiarazioni del centrosinistra, ma non per partito preso, non mi sono piaciute perché le argomentazioni si sono rivelate banali e poco interessanti, sostanzialmente, per la soluzione dei problemi della nostra Isola. Si capiva dai vostri interventi che in realtà vi siete trovati senza argomentazioni sufficienti, con le armi spuntate, perché l'attacco come l'avevate previsto all'atto della presentazione della mozione in realtà si è rivelato senza fondamento politico per due ordini di motivi.

Il primo è che è paradossale, singolare che voi ci chiamiate a rispondere di ritardi ed inadempienze che sono datate dieci o venti anni fa e che, come ha ricordato stamattina il mio collega Corona, è solo dal 1999 che esiste un governo di centro destra in quest'Isola ed è il primo governo di centrodestra. E quindi le vostre sono state argomentazioni che si sono limitate ad un'aggressione sul piano ideologico e sulla linea di principio, ma certamente non con fondamento concreto, proprio per le responsabilità che voi avete oggettivamente rispetto al governo di questi anni nel passato.

Il secondo motivo per cui vi siete trovati senza argomentazioni sufficienti e con le armi spuntate è che in realtà, dal dibattito degli ultimi giorni, ed in particolare anche dal dibattito come si è sviluppato in Aula, questa coalizione ha dimostrato una onestà politica ed intellettuale che invece ci consente di affrontare i temi del cambiamento, i temi anche di una crisi innegabile di questa coalizione, di questa maggioranza in modo molto più sereno, partendo dalle diversità politiche e culturali che all'interno di questa coalizione ci sono, non l'ha mai negato nessuno, che sono politiche generali, ma sono anche soggettive, perché ciascuno di noi, come ricordava Fantola, ha una storia ed una appartenenza diversa. E debbo anche dire che non c'è, cari colleghi dell'opposizione, niente da scandalizzarsi sul fatto che l'U.D.C. abbia, insieme al Partito del Popolo Sardo, espresso delle posizioni pubbliche anche in dissenso da decisioni della maggioranza e della Giunta, perché questo è quello che ci caratterizza, la libertà di pensiero e di espressione. Ma vi scandalizza perché questa cultura della diversità, questa cultura della libertà in realtà non vi appartiene e tristemente va detto che forse non vi apparterrà ancora per molto tempo.

Il bipolarismo, per quanto ci riguarda, non è bipartitismo, e pertanto questo insieme di gruppi diversi rappresenta anche diversità che noi sappiamo essere sostanziali, ma noi abbiamo deciso, quando ci siamo messi insieme, di condividere le strategie, non dobbiamo condividere il desco o condividere le passeggiate, noi vogliamo ragionare e ragioniamo sulle strategie. Oggi si è parlato molto del tema dell'autonomia in quest'Aula, l'autonomia da Roma, si dice. Guardate, discuterne sarebbe una cosa seria e fondamentale per la nostra Sardegna, il problema è che qua dentro se ne discute e la politica ne discute soltanto in termini ideologici e strumentali ai fini elettorali e questo, ovviamente, non porta nessun risultato a casa. D'altro canto, se andiamo a guardare la storia della nostra Sardegna negli ultimi trent'anni, tutti i Presidenti della Regione hanno detto che avrebbero avuto con Roma un rapporto conflittuale, che avrebbero stabilito nuove regole, che tutto sarebbe cambiato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. In realtà nessuno ha portato a casa nulla per quest'Isola e tutte queste parole, valanghe di parole sull'autonomia, sulla contrapposizione con Roma della classe politica che ci ha preceduto ed in parte anche di questa classe politica, hanno impedito o non hanno consentito, in realtà, di utilizzare e di valorizzare a pieno le autonomie che lo Statuto ci concedeva. Nemmeno quello siamo riusciti a fare; di che si parla allora? Oppure, caro collega Sanna Giacomo, mi dispiace che non sia in Aula, forse ci dimentichiamo che una presidenza sardista c'è stata in quest'Isola, e non mi pare che abbia determinato delle svolte radicali nel rapporto con Roma. E forse, anche in virtù di quanto è successo durante il Governo con la presidenza sardista, il partito di cui fa parte il collega Sanna, è stato nel giro di pochissimi anni ridimensionato in modo drammatico, drasticamente ridimensionato dai propri elettori. Allora forse quello non è il modo, forse quello è un ulteriore modo di fare gazzosa nei confronti del popolo sardo.

Io trovo e Forza Italia trova che il presidente Pili, al contrario, ha dimostrato una capacità di dialogo col governo di Roma, senza subalternità alcuna, perché un conto sono i modi e un conto è la sostanza, e ha portato a casa risultati concreti, perché ha portato risorse finanziarie, ha portato poteri reali che sono in realtà poi serviti a dare un indirizzo diverso. Altre volte ho avuto modo di dire che il fatto che il presidente Pili abbia poi portato dei poteri reali, a volte in contrapposizione col Consiglio, dipende dal Consiglio. Il Consiglio ha evitato di legiferare e di assumersi alcune responsabilità che giustamente il presidente Pili si è assunto in prima persona.

Noi, caro collega Vassallo, non siamo per la politica dell'emergenza continua; noi non siamo per un Governo regionale obbligato ad inseguire e a rappezzare come meglio può gli eventi che vengono costruiti fuori dalla politica, perché questa è una cosa della quale siamo stati accusati stamattina. Noi riteniamo, come Forza Italia, di poterci e doverci assumere il ruolo di guida della politica; della politica del fare, della politica delle scelte strategiche per un futuro migliore di quest'Isola. Noi riteniamo che sia la politica a dover assumere le decisioni e quindi anche da questo punto di vista una delle accuse che c'è stata mossa: non abbiamo sentito a sufficienza le parti sociali, le parti produttive, le associazioni di volontariato; noi l'abbiamo fatto, perché da loro abbiamo rilevato le esigenze che ci sono. Ma questo, onorevole Floris, è diverso dalla sua idea di politica consociativa di sostanziale asservimento agli interessi dei gruppi forti in Sardegna, nel senso dei gruppi che contano, i gruppi imprenditoriali, i gruppi di volontariato, i gruppi del sindacato. Chiunque oggi ritenga di voler e dover avere l'ultima parola all'interno della politica di questa Regione, guardate ha una scelta ed una alternativa molto chiara: si candidi, proponga all'elettorato il suo programma e vediamo se l'elettorato accoglierà quel programma o non l'accoglierà. Non c'è un modo di gestire la politica fuori da qui senza sottoporsi al voto degli elettori e poi cercare di imporre a quelli che invece al voto degli elettori si sono sottoposti scelte che noi non condividiamo, perché anche su questo va fatto chiarezza. Anche questa è politica consociativa o non lo è a seconda delle scelte che si fanno. Chi vuole governare si candida e governa. Si candida al governo e se gli elettori glielo consentono governi.

Io dico basta con queste furberie e queste furbizie di tiro al piattello, dentro e fuori questo palazzo, perché questo è il modo per uccidere la Sardegna. Si parla di rispetto delle istituzioni, ma di quale rispetto stiamo parlando. Stamattina questo Consiglio ha votato contro un atto dovuto sulle dimissioni del consigliere Granara. Allora giochiamo sempre sul rispetto delle istituzioni. E perché mai il presidente Pili dovrebbe dimettersi rispettosamente per lasciare il passo a logiche di palazzo, disattendendo invece un voto di 152.000 persone che hanno ritenuto che debba stare qui a governare la Sardegna. L'elenco delle cose non fatte, colleghi dell'opposizione, è l'elenco della spesa, qualcosa noi l'abbiamo fatta, qualcosa il presidente Pili l'ha fatta, ha rotto la lobby dell'acqua, ha rotto il business dell'acqua come business di pochi.

PRESIDENTE. Concluda onorevole Pilo.

PILO (F.I. - Sardegna). Per farlo diventare un interesse collettivo e generale per la Sardegna. Ha dimostrato, su alcuni fatti specifici, che la spesa pubblica si può accelerare, e non è vero affatto che bisogna spendersi le risorse in progetti e riprogetti senza lasciare poi i fondi per le opere. E ha dimostrato, con la spesa europea, che finalmente noi possiamo diventare esempio nazionale in positivo sulla programmazione dei fondi europei. Allora, noi da questo punto di vista intendiamo, come Forza Italia, concentrarci sul fare e sul fare bene, sulle azioni di governo.

Gentile collega Floris, non se la prenda se le dico che ho trovato patetico il suo intervento. Come si fa a parlare di politica nuova se su cinque punti che sono stati illustrati in questo Consiglio, quattro sono veramente il vecchio del vecchio. È una politica muffita quella che ci viene oggi proposta. E si ricorda, onorevole Floris, quando lei, Presidente della Giunta, si è sentito rivolgere da me più volte, anche in riunioni di maggioranza, la domanda su quali sono i pochi punti sui quali noi facciamo la scommessa su questa legislatura. Beh, io la risposta dell'onorevole Presidente Floris la sto ancora aspettando, perché non l'ho avuta. Quindi, come si fa ad utilizzare due pesi e due misure a seconda di chi fa il Presidente? Il peso e la misura in politica nei confronti dei sardi deve essere uno solo.

Ben venga il fatto che Pili rappresenti l'antipolitica, se la politica è quella di trent'anni fa. Le ultime tre parole in chiusura. Mauro, mia nonna a te avrebbe dato un suggerimento. I proverbi rappresentano un sunto della saggezza popolare, prova a reinterpretare questo: dall'U.D.R. mi guardi Dio che dagli avversari mi guardo io.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, dopo questo intervento per la pace nella maggioranza che ha fatto l'onorevole Mariella Pilo, mi viene quasi da pensare che veramente i messaggi di pace che sono stati lanciati stamattina dai diversi oratori fossero aria fritta.

Presidente, ma insomma, lei dopo questo intervento e gli interventi che ci sono stati stamattina, se avesse un minimo di dignità dovrebbe alzarsi ed andarsene.

(Interruzioni)

PIRISI (D.S.). Ha ragione, forse non è il caso di usare parole grosse, la dignità qua non c'entra proprio nulla, si tratta semplicemente di prendere atto, perché chi avesse dignità a quest'ora, in quel posto, da tanto non ci sarebbe. La dignità non appartiene a questo centrodestra, collega Pilo, è merce che non vi appartiene, si tratta semplicemente di qualcosa delle quale vi riempite la bocca e che poi calpestate in ogni momento. In ogni momento dite di aver fatto la pace, vi presentate qua uniti ed invece poi date questa dimostrazione, questa sì triste agli occhi del popolo sardo, una maggioranza inesistente che con protervia si abbarbica ai propri posti di potere perché non ha niente da spendere e niente da dire sul piano della programmazione, sul piano delle realizzazioni, sul piano nel messaggio di etica, ma di che etica stiamo parlando? Ma lei parla e ci ha detto - e ci ritonerò dopo - che a noi opposizione non ci apparterebbe il concetto di libertà. Ma che parole allucinanti ho sentito stasera! Oggi il grande unto del signore lancia una nuova crociata stile 1948 e subito c'è qualcuno che coglie il messaggio ed addirittura ci viene a fare prediche di libertà. E` incredibile, siamo allo sfascio più totale e qualcuno sente il dovere di ergersi a farci lezioni di libertà.

Badate, signor Presidente, io qui volevo raccontare un piccolo episodietto che mi è successo ieri notte mentre rincasavo, un signore che ho incontrato in ascensore mi ha detto: "Ma riuscirete a mandarlo via?" io ho risposto: "Credo di no, pare si siano rimessi d'accordo" mi sbagliavo eh, la controprova ce l'ho avuta un attimo fa. Però, questo signore di rimando mi ha detto: "Ma com'è possibile, dopo le cose che hanno detto di Pili e le cose che Pili ha detto di Floris e le cose che si sono detti tra di loro, mi pare incredibile che continuino a rimanere uniti" però lui ha aggiunto: "E` veramente uno schifo!". Questo colloquio è avvenuto ieri notte e il signore di cui non conosco il nome ha detto ed usato quest'espressione: "Che schifo!". Questo episodio mi pare che esprima efficacemente il sentimento più autentico del popolo sardo, quello che il popolo sardo esprime nei confronti di questa fase politica, di questa maggioranza, di questa esperienza di governo e, chiedo scusa, signor Presidente, anche del suo Presidente. Esprime un senso di repulsione ed anche di schifo.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, il linguaggio di quel signore non è stato esattamente parlamentare, io me ne guardo bene, ma a lui era consentito, io non posso usare un linguaggio di questo tipo, però mi pare che rappresenti quel signore il senso comune, il comune sentire della gente, un giudizio che è ampiamente condiviso tra i sardi, anche se voi non ve ne rendete conto, tra i sardi è ampiamente diffuso. Vedete, se si arriva con la valigetta a comprare non soltanto parlamentari di quest'Aula ma anche voti, si può arrivare anche a comprarli nelle campagne elettorali prossime, regalando primariati, regalando promozioni, regalando direzioni generali e quant'altro, però nella competizione democratica è normale, non avreste scampo badate.

CORONA (F.I. - Sardegna). Qui non ci sono primari; sono lì. Nessuno di noi ha fatto carriera.

PRESIDENTE. Onorevole Corona, per cortesia. Onorevole Pirisi continui il suo intervento.

PIRISI (D.S.). Onorevole Corona, calma. Presidente, gradirei...

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi ci penso io, per cortesia continui il suo intervento. Consigliere Corona, se vuole intervenire può chiedere di parlare.

PIRISI (D.S.). Non ho detto che l'onorevole Corona ha i soldi e compra i voti, non l'ho detto questo!

Signor Presidente, questo giudizio che è comune e diffuso sentire tra i sardi dovrebbe indurre il Presidente a rassegnare le dimissioni, ma sappiamo che questo non avverrà, sappiamo, come già detto, che è abbarbicato ed avvinghiato a quella poltrona, alla poltrona di Presidente della Giunta, teleguidato ed eterodiretto, con buona pace dei proclami nazionalitari che abbiamo sentito anche poc'anzi. Signor Presidente, non dirò che è uno schifo questa fase della politica, è un'espressione non consona al linguaggio parlamentare, in quest'Aula siamo invece, come sappiamo, al fraseggio, siamo al linguaggio aulico, si parla di marchette, non detto da noi, si parla di giocatori di poker, si parla di partite truccate e quant'altro, però non mi pare che sia corretto che usi certe espressioni. Noi dobbiamo attenerci a comportamenti più consoni e confacenti alla funzione a cui siamo stati chiamati dal popolo sardo, siamo chiamati tutti al rispetto delle regole, quelle della buona educazione, del rispetto reciproco, del rispetto del mandato degli elettori, quella del rispetto della democrazia e delle sue regole. Onorevole Pilo… Ha abbandonato il campo! All'onorevole Pilo vorrei dire che democrazia significa rispetto delle regole che un popolo si è dato. Il presidente Pili le sta disattendendo tutte. Che lezioni di democrazia possono venire da un pulpito che si sta squalificando e sta squalificando anche quell'Aula, sta squalificando l'autonomia della nostra Regione? Io vorrei chiedere a voi - e vorrei una risposta senza che arrossiate, a meno che non ci siano i ceroni delle telecamere ad appannare e offuscare tutto - se questa maggioranza sta onorando il mandato che le è stato conferito dal popolo sardo. A lei, signor Presidente, che ci ricorda i 151.000 voti e rotti, arrotondati a 152.000 perché suona meglio, vorrei chiedere: ha onorato il mandato che le ha dato tutta questa gente, signor Presidente? Noi, opposizione, diciamo di no, ma è scontato; è meno scontato, però, che lei abbia creato, sia riuscito a creare un capolavoro nell'unire tutte le categorie dei sardi contro la politica di questa Giunta, contro questa Giunta e contro il Presidente che la esprime, che abbiano manifestato disapprovazione perché noi ci stiamo trovando in una condizione disperata e disperante: opere annunciate e non realizzate, messaggi mediatoci folgoranti. L'ho sentito anch'io, quando c'era Berlusconi, affermare: "Noi abbiamo fatto viaggiare i sardi con pochi soldi". Presidente Pili, ma lei quando ci ha messo mani ha tardato l'attuazione della continuità territoriale! L'ha fatto il centrosinistra questo, ma perché deve continuare a dire bugie dappertutto, perbacco? Quale l'acqua che lei ha portato, non se ne parla più dell'acqua che viene dalle miniere per capire come stanno andando le cose, non se n'è più parlato. Non era una grande opera faraonica quasi? Boh, finito tutto! Le reti continuano ad essere colabrodo, la SS 131 illuminata giorno e notte invece continua ad essere anch'essa nelle condizioni ordinarie nonostante i poteri e le risorse che il presidente Pili ha, insomma, dobbiamo dire molto sinceramente che ha fatto male e non si era mai verificato, in tutti i casi, che ci trovassimo in una condizione come quella attuale, dove le organizzazioni sindacali, come ricordato, stanno minacciando un altro sciopero generale, con la disoccupazione che è in aumento. Ieri abbiamo sentito dire: "Poverino!"

COGODI (R.C.). Non l'hanno minacciato, l'hanno già indetto per il 20 giugno.

PIRISI (D.S.). Certo, ci sarà un altro sciopero generale. Ieri ci si diceva: "Fatelo governare il presidente Pili, c'è quel prepotente dell'onorevole Floris che si è messo a governare al suo posto". Oggi la gente dice invece: "Mandatelo via, mandatelo via", ma ne tragga la conseguenze, presidente Pili. Noi sappiamo che lei sta lavorando per noi, non c'è nessun patto segreto, però la verità è questa, sta lavorando per il centrosinistra, per fare in modo, come diceva... Presidente, solo un attimo per finire.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pirisi.

PIRISI (D.S.). Finisco immediatamente, Presidente, richiamando l'intervento che ha fatto stamattina l'onorevole Floris. L'onorevole Floris ha detto: "Io ho fatto una diagnosi corretta e lei si è scagliato dedicandomi una conferenza stampa contro quello che le ha fatto vedere i mali che affliggono questa maggioranza e anche la Sardegna". Lei invece ha detto: "Si è scagliato contro di me", però io credo che i colleghi del centrodestra, che non accettano la visione di Forza Italia e neanche di Alleanza Nazionale, che a detta della signora Almirante è soltanto una comparsa nella scena politica attuale a livello nazionale, ma forse anche a livello locale, con buona pace dell'Assessore che ha la protesi della poltrona, io dicevo che l'onorevole Floris, dato che ha fatto una diagnosi giusta, dovrebbe essere conseguente, perché altrimenti, se oggi non se ne trarranno le conseguenze debite, si consegnerà ancora la Sardegna a un indecente spettacolo e a una politica che è dannosa per la Sardegna e per tutti i sardi. Noi crediamo, se la diagnosi che fa il centro del centrodestra è corretta, che devono essere conseguenti e liberare la Sardegna da quello che hanno ritenuto essere un gravissimo male.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, la politica è consenso non autoritarismo, è pluralismo non individualismo, è rispetto non personalismo. La politica è il complesso delle analisi, delle valutazioni, degli indirizzi e delle scelte che si formano attraverso la condivisione che nasce appunto dal confronto, dal dialogo, anche dal confronto talvolta duro e aspro, ma sempre rispettoso dei convincimenti altrui. La nostra non vuol essere una lezione per nessuno, so che parlo a consiglieri di vaste esperienze e conoscenze. Ho il dovere morale, non solo politico, di ricordare che questa è una maggioranza nata dalla condivisione di un progetto che puntava a un reale cambiamento nell'azione del Governo regionale, coniugando i valori della nuova autonomia e della difesa degli interessi della Sardegna con le esigenze di modernità e di efficienza, senza dimenticare la nostra storia, le nostre tradizioni secolari di impegno civile, di grande dignità, di tolleranza e di rispetto delle idee degli altri.

In più di un'occasione sono stati messi apertamente in evidenza i limiti, le contraddizioni, la scarsa incisività e la troppa disinvolta e autonoma azione di Governo regionale, l'assenza e la prevaricazione del principio di collegialità che non può essere garantito dalla sola semplice partecipazione all'attività gestionale. I numeri, i piccoli numeri, ai quali, con un ragionamento semplicistico, superficiale e talvolta irridente si è voluto fare riferimento, sono qui a testimoniare invece ed a consentire, come lo hanno consentito dall'inizio di questa legislatura, di essere il collante di questa maggioranza, l'humus che ha dato e dà linfa vitale a questa maggioranza. Non è questo un ragionamento come qualcuno, con fare sprezzante, ha definito retaggio del vecchio modo di fare politica. E' il ragionamento della politica che deve fare i conti con i numeri, soprattutto quando per governare si devono fare i governi di coalizione e i piccoli numeri sono necessari e determinanti per mettere su una maggioranza. I partiti del 3 per cento hanno sempre rappresentato la vita della maggioranza; lo è stato nelle legislature precedenti, signor Presidente, e lo è tuttora. Perché prima un partito del 3 per cento aveva titolo di pari dignità, oggi non più, ma addirittura lo si irride perché pone problemi politici. E' questo il problema politico di fondo, la maggioranza che sosteneva la Giunta regionale non esiste più; una componente politica è uscita dalla coalizione, insieme ai partiti di centro ha chiesto una nuova intesa politica e programmatica di innovazione e di cambiamento per rilanciare l'alleanza, renderla credibile e competitiva. Oggi quasi non esiste il governo democratico della Regione, governa il Commissario governatore, con poteri di deroga impressionanti e da far paura, perché ne va di mezzo la democrazia e il sistema delle regole poste a presidio della società e della sua organizzazione sociale economica e giuridica.

Noi, come Gruppo U.D.R. e Nazionalitari Sardi, non condividiamo la concezione del governatore autoritario di tipo coloniale, che contrasta con le convenzioni della democrazia repubblicana e con i principi del federalismo moderno e costituzionale. Il senso della politica, infatti, il servizio che ognuno di noi svolge per un fine sicuramente carico di principi, di ideali e di valori, per molti di noi non contiene rancori e risentimenti personali, avvezzi come siamo per formazione e cultura a non personalizzare le critiche. Ha ragione Berlusconi quando scinde il cittadino Berlusconi dal Presidente del Consiglio dei Ministri. I nostri ragionamenti politici, condivisibili o meno, sono e rimangono dei ragionamenti politici. Abbiamo ritirato la delegazione, abbiamo formulato proposte serie e percorribili, la maggioranza ha il dovere morale di affrontarle, discuterle, dare risposte concrete; è un problema tutto interno, la maggioranza deve dare subito le giuste soluzioni.

SANNA EMANUELE (D.S.). Avete ritirato la delegazione, ma non si ritira il delegato.

TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Non è il potere fine a se stesso. Il nostro obiettivo è la soluzione dei problemi che attanagliano la Sardegna, che vanno incancrenendosi giorno dopo giorno. Le devastazioni sociali ed economiche sono sotto gli occhi di tutti, una per tutte: abbiamo posto l'ambiente come elemento unico e caratterizzante dello sviluppo dell'economia della Sardegna in grado di farci competere a livello mondiale. Qualche settimana fa il nostro Gruppo ha sollevato per primo il problema, ci stiamo candidando ora, invece, ad accogliere senza colpo ferire le scorie nucleari. Una società francese è stata autorizzata dalla nostra Regione ad importare e a scaricate a Portovesme 8.000 tonnellate di rifiuti nocivi pericolosi. Non ci è stata data alcuna risposta, anzi ci sono state rivolte parole di critica.

La sfida del presidente Pili è certamente criticabile. L'invito palesemente provocatorio, per certi versi irriverente, del Presidente della Giunta al nostro Gruppo di votare la mozione di sfiducia è inaccettabile; la partita, infatti, è tutta interna, come già detto, e deve essere giocata e portata a conclusione all'interno della maggioranza secondo le regole della democrazia parlamentare e dei patti sottoscritti nel rispetto dei partiti e delle loro rappresentanze. Deve essere chiaro a tutti che l'UDR non ha mai usurpato posti di potere, ma ha sempre chiesto e perseguito e persegue il rispetto e la dignità dovutagli in forza della validità del progetto politico e della consistenza del contributo ideale e programmatico messo in campo.

In questa direzione è evidente che le singole componenti sono le sole legittimate a esprimere le proprie rappresentanze e nessuno è titolato ad assumere la cooptazione. Sono questioni non banali sulle quali si fondano le democrazie e le libertà politiche frutto di riflessioni meditate, non di sete di potere. Chi vince le elezioni deve governare, è condannato a governare; governare è difficile, bisogna farlo con rispetto e dignità. Chi vince, tuttavia, non può spazzare via i voti di chi magari per un pugno di consensi perde le elezioni. La maggioranza non è un oggetto al servizio di nessuno; è la libera scelta di soggetti politici diversi che si sono alleati perché condividono insieme un programma che dovrebbe essere fondato sulla reciproca lealtà di comportamenti e di obiettivi. Alzare o abbassare la mano e votare a comando, acriticamente, senza avere la possibilità o essere messi in condizione di partecipare alle scelte, soprattutto in materie importanti che attengono alla vita dei sardi, più che un atto di lealtà sarebbe un atto di vigliaccheria politica, il mancato esercizio del proprio dovere, una sorta di tradimento verso sé stessi e verso i propri elettori. Le sfide non servono a nessuno, caro Presidente, non approdano a nessuna spiaggia. Abbarbicarsi a concetti come nuova politica e vecchia politica non ci offende, anzi stimola la ricerca di tutti gli elementi positivi della storia delle politica che è comunque maestra di vita. La politica, infatti, non è tanto distributrice di potere, come affermavano Don Sturzo e La Pira, ma è essenzialmente regolatrice di civiltà. Le nostre non sono sfide, sono critiche oggettive e costruttive e le critiche costruttive sono state, sono e saranno sempre il sale della democrazia, rappresentano il modo saggio e avveduto di contribuire e aiutare a governare bene nell'interesse generale, non di un singolo o di una singola parte politica.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questa dimensione dunque si collocano il dibattito di oggi, le scelte del nostro Gruppo e le nostre decisioni. Qualunque sia la conclusione della mozione oggi in discussione, rimarranno tutte aperte le questioni politiche di fondo in seno alla maggioranza, sulle quali le risultanze della mozione non hanno evidentemente alcuna influenza dirimente.

Segna però un punto fermo per la sopravvivenza stessa di questa maggioranza. Il nostro Gruppo ha indicato il percorso, i partiti maggiori diano risposte compatibili e congrue, perché non solo noi, ma soprattutto i sardi vogliono avere certezza e buon governo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Io sono convinto che il centrosinistra abbia fatto bene a presentare la mozione di sfiducia alla Giunta regionale, in primo luogo perché la mozione consente di riportare il dibattito politico nella sede più appropriata - il Consiglio regionale - e consente, inoltre, di porre fine a una serie balletti, alle tante grida manzoniane che abbiamo sentito in questi giorni e che sono state riportate con ampio risalto dai mass media. Abbiamo assistito a tanti "penultimatum"; in questi giorni il gioco al massacro da parte delle forze politiche della maggioranza ha raggiunto livelli impensabili, soprattutto dopo che la lunga vicenda della manovra finanziaria ha posto in evidenza i limiti, la disomogeneità politica di questa sedicente maggioranza. Abbiamo visto episodi, durante questi mesi, di tutti i colori: Pili può essere annoverato nel guinness dei primati per quanto riguarda le bocciature in aula; abbiamo notato il venir meno di prassi consolidate nelle relazioni tra i partiti e all'interno anche dei reciproci accordi che le forze politiche di maggioranza normalmente si sono date. Ma di fronte a questa politica urlata noi assistiamo al fatto che abbiamo una Regione che è alla paralisi, una Regione ferma, che va avanti per inerzia e solo perché ci sono dei funzionari ed è una burocrazia che comunque procede anche in assenza di direzione politica, perché vi manca ed è venuto meno un progetto politico, è venuto meno un indirizzo, non sono chiari gli obiettivi che volete perseguire.

A me non appassiona tanto il discorso che è stato avanzato, se si tratta tra la maggioranza di una partita a poker e se alcuni vogliono fare dei bluff o se ci siano o meno in questa partita dei bari. A me interessa più la posta in gioco che voi state mettendo, una posta in gioco che non può ridursi alla lotta per brandelli di potere o per le spoglie rimaste dopo che questa Giunta ha operato la più grande lottizzazione che mai la storia autonomistica della Sardegna abbia conosciuto. Ma la posta in gioco reale è l'interesse della nostra regione, sono gli interessi dei sardi, i loro bisogni che vengono ritardati nella loro soluzione. Forse Pili non apre la crisi perché non è in grado di chiuderla e sa che non ha la chiusura dei tanti problemi che si sono aperti nella sua maggioranza, problemi che si sono evidenziati anche questa sera nel corso del dibattito attraverso l'intervento di autorevoli esponenti della maggioranza.

Io ritengo che se ci sia un modo per denominare l'attività di questa Giunta è il concetto di distanza. Questa è la Giunta della distanza. Una parte del Gruppo di A.N. prende la distanza dai propri Assessori, l'U.D.R. prende le distanze dall'assessore Scarpa, l'U.D.C. prende le distanze dall'assessore Amadu, ma direi che l'intera maggioranza prende le distanze da Pili ma soprattutto le realizzazioni, come ha detto stamani l'onorevole Fantola, sono distanti dalle aspettative che voi avete suscitato negli elettori. Ma io aggiungo che il vostro operare è distante dai bisogni dei sardi e che con voi la Sardegna è più distante dell'Europa, per cui questo è il concetto cardine che noi ci sentiamo di affermare sul vostro operato politico. Stamane due autorevoli esponenti della sedicente maggioranza hanno fatto alcune osservazioni. L'onorevole Fantola si è riferito alle differenze che esistono e si chiedeva, dal momento che la sua formazione politica è differente e diversa dalle altre, che cosa vi unisce? Io dico che vi unisce solo questa assetata lotta per il potere, vi unisce solo la divisione delle spoglie della nostra Regione e che il fatto che Fantola dica che nel vostro elettorato ci sia delusione, ci sia rabbia ma anche voglia di riscatto, sarebbe opportuno capire cos'è questo riscatto, se è il riscatto che magari vogliono ottenere alcune forze politiche che tengono in ostaggio il Presidente e che vogliono lucrare da una determinata rendita di posizione. L'altro intervento, quello dell'onorevole Floris che ha esordito facendo riferimento all'imperativo categorico, all'esigenza di far riferimento alla coscienza etica, richiama con queste espressioni proprio la personalità che più rappresenta l'imperativo categorico e richiama le lezioni kantiane, ma se mi consentite e, si parva licet componere magnis, se è possibile paragonare queste piccole vicende che si stanno svolgendo in quest'Aula rispetto a grandi insegnamenti, io ritengo che, rispetto alle tre grandi opere che Kant ha scritto, la "Critica della ragion pura", la "Critica della ragion pratica" e la "Critica del giudizio" che l'onorevole Floris forse ha ritenuto più interessante, la "Critica della ragion pratica" ed è proprio nella "Critica della ragion pratica" che viene definito il concetto di imperativo categorico come comando assoluto indicativo di moralità, come proprio quei principi universali che non dipendono da particolari oggetti, né dalla disposizione mentale dei singoli(?), ma io penso che forse parlando di imperativi si siano confusi gli imperativi categorici con gli imperativi ipotetici che Kant definisce che sono quelli subordinati al raggiungimento di un determinato fine e subordinati in regole dell'abilità e consigli della prudenza.

Ecco, le vostre vicende, secondo me, più che imperativi categorici sono imperativi ipotetici. Avete dato sfoggio talvolta di abilità, ma molte volte anche dei consigli della prudenza e proprio l'atteggiamento che voi state esercitando in occasione di questa mozione di sfiducia, secondo me, sono improntati non tanto sulla base di una forza morale, di un qualcosa che vi spinge ad una politica più alta quanto agli interessi soggettivi particolari, alle abilità e talvolta anche alla prudenza. Ma c'è anche nell'opera di Kant un altro riferimento, un riferimento che proprio è un'invocazione di un sognatore che è quello della pace perpetua. Io penso che tutto si possa parlare di questa maggioranza, che tutte le categorie appartengono alla maggioranza, esclusa la categoria della pace. Siete in una continua lotta, in una interminabile guerra per il potere e le stesse affermazioni durissime, che sono state rese stasera in Aula per esempio dall'onorevole Pili nei confronti di un altro partner della maggioranza, testimoniano come questa guerra non abbia fine. Poi ci auguriamo, proprio per il bene della nostra Isola, che questa Giunta si faccia da parte al più presto, che Pili e coloro che lo sostengono abbiano un sussulto di dignità per rassegnare le dismissioni, per liberare il campo e per dare la possibilità alla Sardegna di avere un governo autorevole, un governo che sappia rispondere alle esigenze della nostra Isola.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

SPISSU (D.S.). Il Presidente torna? O facciamo il dibattito senza il Presidente? Cosa è successo, ha lasciato in ostaggio gli Assessori?

SANNA EMANUELE (D.S.). Lo possiamo aspettare cinque minuti Presidente?

PRESIDENTE. Prego onorevole Sanna, il Presidente starà rientrando in Aula.

FADDA (La Margherita-D.L.). Aspettiamo cinque minuti che torni?

PRESIDENTE. Colleghi per cortesia.

SANNA EMANUELE (D.S.). Non c'è neanche un consigliere sui tavoli della Giunta.

FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Noi ascoltiamo con attenzione, volentieri.

PRESIDENTE. Prego onorevole Sanna.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il passo di portare in Aula la crisi è stato fatto da noi nei giorni scorsi nella piena consapevolezza che le forze dei Gruppi di opposizione non sono sufficienti per provocare la caduta di un Presidente che, pur essendo privo da molti mesi di una maggioranza, continua con allarmante protervia a paralizzare le nostre istituzioni autonomiste. Noi sappiamo, cari colleghi, di essere in minoranza e sappiamo anche che attorno a noi non si può oggi costruire una maggioranza alternativa a quella che si è costituita attraverso un percorso politico molto torbido all'inizio della legislatura. Una coalizione che si è progressivamente logorata ed infine disfatta con una drammatica resa dei conti in quest'Aula durante la recente sessione di bilancio. Abbiamo fatto il passo impegnativo della mozione di sfiducia, cari colleghi, avendo piena consapevolezza quindi che i nostri 35 voti non basteranno né per costringere alla resa l'onorevole Pili né per far nascere una nuova e più larga coalizione capace di governare l'ultimo anno di questa drammatica legislatura. Qualcuno ha anche detto nei giorni scorsi che la carta giocata della mozione di sfiducia temerariamente finirà col fare il gioco della disciolta maggioranza, consentendole se non di risorgere di mantenere comunque le leve del governo ibernando la crisi fino a quando questa coalizione di potere non troverà qualche sostenibile compromesso.

Vedete, cari colleghi, io ho parlato come voi nelle ultime settimane con tanti cittadini che ogni giorno seguono con crescente preoccupazione le vicende politiche della nostra Regione e anche le cronache del Consiglio regionale. Ho partecipato a diversi incontri popolari ed ovunque ho registrato la consapevolezza, signor Presidente, che questa crisi politica sta scivolando verso una crisi di carattere prevalentemente istituzionale, che rischia di trasformarsi anche in crisi di rappresentanza democratica. Insomma, se usciamo da questo palazzo si ha la conferma che, nella lunga esperienza del nostro istituto autonomistico, questo è uno dei passaggi più delicati e più rischiosi, perché a differenza di tanti altri momenti critici e di tante altre scomposizioni delle coalizioni che si sono alternate nel Governo della Sardegna dal 1949 ad oggi, adesso siamo in presenza di qualcosa di inesplorato, soprattutto sul terreno di rispetto delle regole che presiedono la vita di questa Assemblea e soprattutto sul terreno dei rapporti tra i due organi fondamentali della nostra Regione Autonoma.

Noi conosciamo la storia pluridecennale di questa istituzione e non dimentichiamo sia le pagine più feconde sia i momenti di caduta ed anche le tante zone d'ombra che hanno caratterizzato il cammino dell'autonomia sarda. In 54 anni questa istituzione ha visto 64 Presidenti incaricati da questo Consiglio di dare un Governo alla Sardegna, 22 volte l'incarico conferito dal Consiglio si è concluso con un fallimento, 42 Governi regionali si sono succeduti dalla nascita della Regione fino ad oggi. La media delle crisi e la loro durata sono di per sé impressionanti e ci dicono, cari colleghi, che i bizantinismi, i giochi di palazzo, le lotte di potere non sono una novità di questa stagione politica, le rotture delle coalizioni, le instabilità, i conflitti negli schieramenti, nei partiti, nei loro Gruppi dirigenti si sono negativamente riverberati nella vita del Consiglio, immiserendo la sua stessa funzione rappresentativa del popolo sardo. C'è anche tutto questo nella storia di questa Assemblea e il passato nel quale tutti i partiti nei quali oggi militiamo e dai quali proveniamo hanno avuto responsabilità di governo, fornisce a tutti noi, cari colleghi, seri motivi di riflessione anche autocritica. Detto questo, con la massima onestà intellettuale, io penso però che oggi siamo in presenza di qualcosa di inedito e di più preoccupante sul piano politico e soprattutto sul piano istituzionale. Oggi come non mai è in gioco il rapporto stesso di fiducia, la stessa delega democratica tra i sardi e il loro Parlamento regionale, non è solo mutata la cultura politica, la crisi di oggi è più allarmante, anche perché i principali protagonisti di questa fase politica hanno una gracile cultura istituzionale e zoppicano molto anche sul piano della sensibilità democratica.

Vedete, cari colleghi, anche noi abbiamo conosciuto l'esperienza e la sofferenza della instabilità e della coabitazione conflittuale in coalizioni di governo formate da molti partiti, ogni tanto anche in questa Aula qualcuno di voi ci ricorda provocatoriamente le vicende della passata legislatura, pensando di metterci la mordacchia sull'andamento di questa legislatura e sul fallimento di questa maggioranza nella quale è bene ricordarlo, per la prima volta, tutta la Destra sarda si sta cimentando con la prova del governo. Sì, anche l'undicesima legislatura è stata instabile e drammaticamente conflittuale. Noi abbiamo difeso la Presidenza di Federico Palomba, non abbiamo accettato né apripista né successori o succedanei in corso di legislatura, abbiamo difeso la Presidenza di Palomba che nasceva da un largo consenso popolare sul leader e sui partiti che lo sostenevano dopo il voto del 1994. Abbiamo difeso Palomba dai giochi di palazzo e anche dall'assalto dei poteri non legittimati dal consenso democratico che con una virulenza senza precedenti tentarono in quelli anni di piegare ai loro disegni le scelte delle nostre istituzioni democratiche. Non ci pentiamo e non rinneghiamo quella linea intransigente e limpida di condotta politica.

Detto questo però, Palomba si dimetteva quando nella sua maggioranza nascevano contrasti che producevano voti sfavorevoli del Consiglio regionale; Palomba come Franco Rais, come Mario Melis, come Mario Floris e tanti altri Presidenti non hanno sfidato le regole, il pronunciamento sovrano di quest'Assemblea che in un sistema parlamentare è la fonte che legittima il Capo dell'Esecutivo a governare e le crisi della Giunte Palomba sono state affrontate e risolte qui nell'Aula di via Roma non negli attici privati di via Roma, dove l'amministratore delegato di Forza Italia per la provincia sarda convoca, dispone ed impone le soluzioni da dare alla politica della Sardegna.

La Regione è da oltre un anno senza Governo e senza maggioranza, l'autonomia è umiliata, è paralizzata, è alla deriva. Il collega Fantola (non so se sia tornato in Aula) come sempre garbato, nei toni il collega Fantola è intrinsecamente moderato, ma stamattina ha superato se stesso nel camaleontismo politico. In alcuni passaggi non è stato solo eroico ed acrobatico, è stato semplicemente esilarante quando ha parlato di stabilità, di risultati straordinari non valorizzati, di voglia di riscatto di questa coalizione. Suvvia, caro collega Fantola, si può tentare di narcotizzare la pubblica opinione, di stendere un velo pietoso, ma non si può imbrogliare se stessi e sfidare il buon senso dei sardi oltre certi limiti. L'onorevole Pili non si dimette, ma non è solo un atto di arroganza e di disperazione, è un atto eversivo che calpesta le regole fondamentali della nostra democrazia autonomistica. Noi riportiamo con la mozione la politica e la crisi devastante in corso da molto tempo in quest'Aula e se non ci sarà un atto, per quanto tardivo, di responsabilità, noi porteremo la politica e la crisi nel cuore della società sarda per sollecitare la più ampia mobilitazione democratica. Non aspetteremo seduti sulla sponda del fiume, il vostro relitto politico è già passato; cosa farete? Difficile capire come e quando si concluderanno le vostre convulsioni. Ho ascoltato stamattina, come sempre con attenzione, l'intervento del collega Mario Floris. Il bene della Sardegna e di questa maggioranza, caro Mario, non coincidono più, lei ha paura di un chiarimento gattopardesco ed auspica una terapia adeguata, la terapia dipende molto anche da noi, dipende in particolare da quello che lei farà tra qualche ora.

L'onorevole Oppi deve ancora intervenire, lei, caro collega Oppi e il suo Gruppo, qui e in sedi politiche solenni avete dichiarato l'insostenibilità di questa situazione, l'ineludibilità dell'apertura della crisi formale. Lei ha gli strumenti, ha la responsabilità di aprire la crisi. Vedremo tra qualche ora se calerà il poker d'assi o se calerà qualcos'altro. Se calerà o se si calerà qualcos'altro per essere più esplicito.

Vedo che il tempo inesorabilmente trascorre. Noi abbiamo quindi fatto il nostro dovere di opposizione democratica.

PRESIDENTE. Concluda onorevole Sanna.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, qualcuno ci dice perché volete far cadere Pili? Guida una nave con l'ammutinamento dei marinai. Lasciatelo camminare e galleggiare fino al precipizio delle elezioni del prossimo anno. Noi non facciamo solo un calcolo politico e un calcolo elettorale, oltre che a noi stessi pensiamo alla Regione, tra un anno ci sarà una montagna di macerie, non possiamo giocare allo sfascio. Tra un anno la Sardegna sarà un campo bruciato, il Consiglio regionale sarà un guscio vuoto, un palazzo avvelenato senza anima e senza fiducia popolare. Se si dimette tenterà di fare un'altra Giunta, si accomodi, sarà un nido di vipere! Noi vi combatteremo ogni giorno con la massima intransigenza, se non ce la farà, onorevole Pili, sarà un bene per i sardi e si andrà alle elezioni prima della scadenza; noi siamo pronti. Questo sarebbe un epilogo traumatico ma comunque meno dannoso per la società e per l'autonomia sarda.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, le difficoltà della maggioranza sono innegabili, nessuno si sogna di nasconderle. Qui oggi e da tanto tempo si parla di ciò con accuse violente che spesso sconfinano nell'insulto. Nessuno però oggi, ha detto e mai il dibattito si è soffermato su questo punto, quali sono le cause che hanno portato a tutto ciò.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue BALLETTO.) Vogliamo parlare di legge elettorale, quella del passato, che avete fatto voi di centrodestra[T1] ? Vogliamo parlare di uso inappropriato che deborda sempre nell'abuso del Regolamento consiliare? Vogliamo parlare dell'occupazione sistematica dell'Aula con la presentazione di innumerevoli mozioni, con il ricorso sistematico al voto segreto, con la presentazione di migliaia di emendamenti alle leggi finanziarie al solo scopo di logorare una maggioranza debole? Questa è la vera eversione, onorevole Emanuele Sanna; questa è la vera eversione! Ma voi credete che tutto ciò non sia agli occhi e alla conoscenza dei sardi? E che voi, supposti carnefici, sarete la prima e la vera vittima del vostro comportamento in questa legislatura.

Ma che abbarbicarsi al potere, collega Pirisi! Oggi voi avete dato dimostrazione che quando un collega di maggioranza vuole dimettersi ed abbandonare un posto glielo avete impedito, questa è la vostra tradizione, perché questo siete voi.

Ed ancora, rivolgendomi sempre al collega Pirisi, forse il collega Pirisi non sa che molti medici, primari, sono diventati tali quando erano consiglieri regionali nelle scorse legislature e non c'era certo al governo, in maggioranza, l'attuale formazione e coalizione di centrodestra.

SANNA Emanuele (D.S.). E chi sono? Li citi. Li citi che siamo interessati a sapere chi sono i primari diventati tali da consiglieri regionali.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Il collega Tunis parla dei partiti minori, dei partiti che esprimono maggioranze molto modeste e che garantiscono la vita della stessa maggioranza.

Io direi che garantiscono la vita condizionata della maggioranza ed anche quello è uno degli elementi che concorre a mantenere o a non consentire che le coalizioni che hanno avuto il consenso possono svolgere in maniera appropriata il loro lavoro e misurarsi alla fine della legislatura con le altre forze politiche sulla base dei risultati che si sono ottenuti sulla base di una stabilità che dev'essere comunque assicurata.

Tradire il proprio voto, collega Tunis, ma lei sta tradendo il voto dell'U.D.R, o il voto di Forza Italia che lo ha eletto o quello di entrambi? Cerchiamo di essere seri una volta per tutte.

La discussione della mozione mi offre l'opportunità di effettuare un'analisi della situazione politica che si registra nella nostra Isola.

E` necessario preliminarmente porre l'accento sulle differenze sostanziali che dividono le politiche di impostazione di centrodestra da quelle di centrosinistra, che hanno caratterizzato ed influenzato la vita politica in Italia e in Sardegna. La differenza tra politica del dire e quella del fare è emersa sia in campo nazionale che in quello regionale in modo evidente; tralasciando quella nazionale desidero soffermarmi su quella regionale che soffre - è inutile negarlo - di una crisi profonda che trova motivazione e giustificazione in una serie di situazioni che in modo sintetico si possono così riassumere.

La legge elettorale che ho già richiamato, una aprioristica e premeditata costante ingiustificata opera di demolizione di qualsiasi iniziativa della maggioranza da parte dell'opposizione, che non ha mai offerto il proprio contributo in tema di legislazione, come sarebbe stato auspicabile e come solitamente avviene in altri contesti europei. Qua mi voglio rivolgere a temi fondamentali come quello dell'indebitamento che deve vedere coinvolte tutte le forze politiche, e quelle delle riforme che non sono solamente del centrodestra ma sono di tutti. Tornerò se avrò spazio e tempo residuo su questi temi.

Pur tuttavia in una situazione come questa e con i limiti che da questa situazione derivano, in concreto molte cose sono state attuate prima dal collega Floris ed adesso, in maniera egregia, dall'esecutivo capeggiato dal collega Mauro Pili. La valenza della operosità si misura con le iniziative e con i numeri, e questi ultimi dicono che tanto è stato fatto anche se c'è da fare, non abbiamo la pretesa di fare tutto e di fare tutto al meglio, ma di esserci impegnati sì, questo nessuno ce lo può negare.

La realizzazione della continuità territoriale; lasciamo perdere la paternità, è del centrodestra o è del centrosinistra, sta di fatto che in questa legislatura si è attuata anche se dev'essere migliorata, se dev'essere estesa ad altre rotte continentali e se dev'essere ancora completata con l'estensione al comparto delle merci.

E` un'opera ancora incompiuta, abbiamo fatto tanto, stiamo lavorando per migliorarla e il Presidente Pili non si è certamente sottratto.

Problematiche relative all'acqua. E` certamente merito di questo esecutivo aver saputo in pochissimo tempo portare all'importante processo di potenziamento della raccolta dell'acqua, della razionalizzazione della gestione ad esclusivo beneficio dell'utenza finale.

Con questi provvedimenti la legge obiettivo del 2001, l'accordo di programma quadro del 26 febbraio 2002, l'ordinanza del Ministro dell'Interno del 12 aprile 2002, non solo sono state reperite risorse aggiuntive per un miliardo e duecento milioni di euro, queste sì reali non come l'intesa di programma che era stata fatta nel mese di aprile del 1999 alla vigilia delle elezioni dell'attuale legislatura, ma si è dato anche avvio al processo di accelerazione dei lavori, si è proceduto al piano d'ambito e si è realizzata in tempi rapidissimi l'opera per l'utilizzo dell'acqua dalle miniere dell'Iglesiente; meno male che è piovuto perché sennò quell'acqua oggi la staremmo utilizzando! Il raccordo è stato fatto, le condotte esistono, dobbiamo forse tutti quanti andare a controllare se passa acqua? Se non ce n'è bisogno, mi sembra che sia del tutto ovvio che l'acqua non si utilizzerà, quella costituisce, ha costituito e costituirà per il futuro una riserva strategica.

Ma in tema di acqua va anche detto che è stata prevista ed è partita, è stata bandita la gara per la traversa che metterà in collegamento i bacini del nord con il Lago Omodeo e poi essere servita con le reti che già esistono, questo in cinquant'anni non è stato mai attuato e nessuna forza politica che ha governato è stata mai in grado di farlo. In questa legislatura è stato fatto.

Opere pubbliche; anche nel settore degli investimenti l'esecutivo si è distinto attraverso una sapiente e capace opera di governo, vanno qui ricordati gli investimenti per l'ampliamento e la riqualificazione degli aeroporti di Cagliari, Olbia e Costa Smeralda, lavori...

FADDA (La Margherita-D.L.). Ma che finanziamenti? E' tutto fermo!

BALLETTO (F.I. Sardegna). Macché tutto fermo! Quelli di Olbia sono finiti e quelli di Cagliari stanno per finire; ancora le risorse aggiuntive per potenziare il sistema viario sardo attraverso anche il supporto di adeguate risorse che sono state reperite.

Politiche del lavoro. Affermiamo che lo sviluppo promana dalle imprese e dalle nuove iniziative che esse se poste nelle condizioni sono in grado di assicurare; in questa direzione con l'emendamento che ha rifinanziato la legge 37 del 1998 praticamente non si è ottenuto di andare in quella direzione e si è in buona pratica consentito quell'ulteriore indebitamento di mille miliardi che è frutto appunto del finanziamento.

Tutto ciò è stato fatto in un contesto internazionale tragico, nella crisi dei mercati mondiali conseguenti ai tristi eventi e fatti dell'11 settembre 2001 e del conflitto, che ormai si è esaurito nella fase più virulenta ma che certamente porta e ha ancora degli strascichi per ciò che riguarda l'istituzione di una reale democrazia in Iraq.

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Balletto.

BALLETTO (F.I. Sardegna). E' indubbio che la recrudescenza dei rapporti conflittuali esistenti tra il Medio Oriente e l'Occidente, ulteriormente aggravati dalla escalation del terrorismo internazionale a seguito di quei tristi fatti e le grandi difficoltà cui vanno incontro i paesi guida dell'Unione Europea, la Germania e la Francia per i quali sono state avviate le procedure di infrazione, hanno condizionato fortemente l'economia mondiale addirittura in certi paesi segnando stati di recessione.

La nostra Isola, la nostra Sardegna è un paese che è avulso, che è al di fuori da tutto questo contesto.

Stamattina il collega Spissu ha ricordato che in Sardegna nel 2003, nel primo trimestre, il PIL è cresciuto dello 0,4 per cento; ci dà un'ottima notizia perché questo significa che su base annua il PIL è dell'1,6 per cento regionale in confronto a quello stimato dell'8 per cento.

Ma in questa legislatura (sto finendo Presidente, sono stati concessi a tutti trenta secondi in più, chiedo anch'io di poterli avere) ciò che è significativo è che pure in questa situazione la disoccupazione - ultimi dati Istat - è scesa al 17,9 per cento, quando siamo entrati noi a governare, nel 1999, era al 22 per cento.

Si registra una vitalità nel sistema delle imprese, tant'è vero che dal 1999 ad oggi ci sono incrementi del tasso di natalità sull'ordine del 2/3 per cento annuo; le ore di cassa integrazione sono diminuite, il reddito pro capite è aumentato. Di fronte a questi dati che sono dati dell'istat, non sono dati che vengono forniti da Forza Italia, noi diciamo che l'esecutivo ha lavorato bene, questa maggioranza per quanto sfilacciata ha fatto bene, non vediamo la ragione di una mozione di sfiducia in questo momento e ha fatto bene il Presidente Pili a non dimettersi. Forza Italia è tutta con il Presidente e con l'esecutivo che egli presiede.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). L'occasione del dibattito odierno consente finalmente di fare un po' di chiarezza.

In queste settimane in molti hanno prodotto disinformazione e alla fine un quadro molto complesso per l'opinione pubblica. La politica è un'arte difficile, non è un gioco di ultimatum e di penultimatum, non è una vicenda che si compone di sfide né di prevaricazioni, soprattutto da parte - quando queste sfide giungono - di chi predica bene e razzola male! Da parte di chi parla bene in pubblico, addirittura sembra un moralizzatore, e poi in Aula vota contro importanti provvedimenti.

Essere una forza politica responsabile significa non fare scelte sulla base delle emozioni del momento. Abbiamo la responsabilità del governo, non possiamo scherzare per la questione politica, che politicamente va affrontata. Lo dico a vantaggio di chi, pur avendo le maggiori responsabilità di governo, ha preferito un lungo mutismo e poi solo alcune scaramucce delle quali preferiamo non occuparci. Noi partiti dicCentro abbiamo assunto una ed una sola posizione; abbiamo detto che le cose non vanno bene. E l'abbiamo detto tempo fa, così come oggi lo ripetiamo, non abbiamo operato - per precisarlo questo con forza - alcun cambiamento di rotta. Dirò, anzi, abbiamo detto che questa maggioranza si compone di molte diversità che noi intendiamo salvaguardare; senza l'U.D.R. - il Presidente lo sa è una mia affermazione fissa - questa maggioranza non esiste. Ecco il nostro appello anche ieri, nel documento di ieri, lo ribadiamo e senza questa maggioranza, lo abbiano ben chiaro gli amici, non si va ad elezioni anticipate, non ci piacciono le minacce.

Riteniamo le elezioni anticipate un grave danno per l'Isola e pertanto cercheremo di non farle a tutti i costi, soprattutto con l'attuale legge elettorale; si dia pace quindi chiunque crede che non lavoreremo in Commissione per approntare una nuova e condivisa legge. Lo faremo e lo sapremo fare anche bene, attivando quel centro flessibile che alcuni contestano, ma se costretti dovremo ovviamente farlo pur di raggiungere quell'obiettivo che per noi resta fisso.

Ricordando che condividiamo l'impostazione dell'elezione diretta del Presidente, ma come abbiamo sempre ribadito in tutte le sedi, che la nostra cultura e la nostra tradizione sono proporzionaliste e per un efficace bilanciamento dei poteri; abbiamo posto i problemi politici prima di questa mozione e li riproponiamo. Abbiamo detto che la Giunta deve accelerare le sue procedure per essere all'altezza delle aspettative, che chiediamo una collegialità più concreta e continua; abbiamo proposto un azzeramento degli equilibri per poter decidere come riavviare una macchina il cui motore non gira nella pienezza delle sue potenzialità; manca una vera cultura di governo. Lo si dimostra anche quando si va ripetendo che il centro ha otto assessorati.

Ricordo che quando la Democrazia Cristiana - poi ci torno, troppo vituperata questa sera - in quest'Aula aveva il 42 per cento (non il 19) dei suffragi, aveva concesso ben sette assessorati agli alleati, quattro ai socialisti, due ai socialdemocratici ed uno ai repubblicani, ma i calcoli bisogna farli computando anche i parlamentari, le presidenze di province, i sindaci di capoluogo, le presidenze di commissione, di enti di grande rilevanza, abbiamo detto che il partito di maggioranza relativa si deve assumere l'onere di dare una risposta politica, lo ripeto, a questa che è ad ogni buon conto una crisi politica.

E rispondere politicamente vuol dire fornire una soluzione a quei problemi che abbiamo indicato e riuscire, quindi, a disegnare la prospettiva per la futura legislatura, una legislatura che noi non intendiamo subire con scelte preconfezionate, né con alcun equilibrio precostituito. Nessuno ci ha sculacciato, come è stato detto, anzi ho incontrato Follini che veramente mi ha baciato.

Detto questo, l'U.D.C. ad oggi ha solo un Gruppo consiliare perché gli organismi di partito si formeranno il 13 e il 14 giugno e noi siamo abituati a far assumere scelte di questo peso, cioè politiche, agli organi di partito; presiederà Follini. In ogni caso noi non intendiamo dare a nessuno rendite di posizione.

Le sinistre che oggi propongono la mozione parlano assai bene, ma hanno precisi obiettivi che noi non condividiamo, niente di quello che viene approvato va bene, se qualche provvedimento è apprezzabile allora è stato emendato dalle opposizioni, si vota contro i provvedimenti anche quando la logica richiederebbe il contrario, prova ne sia che le opposizioni sono anche loro responsabili di non aver votato in Aula il famoso provvedimento sulla prevenzione, di non aver tentato di vanificare il provvedimento del ripiano dei debiti delle A.S.L., per il quale peraltro abbiamo preferito agire e proprio in questi giorni a seguito del decreto approvato dal CIPE da parte del Ministro Tremonti, Dio lo voglia in gloria, dopo quindici mesi, è stato predisposto (iattura per l'Italia, e per la Sardegna in particolare) il provvedimento che tende a trasferire alle A.S.L. i denari per un ripiano, quindi dare garanzia a quei lavoratori, che voi avete sostenuto con forza in modo tale che da mesi non percepiscono il salario, quindi con un grande dinamismo, lo stesso dinamismo che un riferimento al dinamismo l'ha fatto recentemente di stampo pacifico, per chi ha detto che non sono dinamico! Ho voluto dire questo - quindi, a questo punto si dica - perché per cronaca faccio sapere che ho rassegnato con effetto immediato, a seguito delle critiche di questi giorni, le mie dimissioni dal Consiglio di amministrazione del parco geominerario, ma l'ho fatto perché come ho fatto in passato quando nominato Presidente dell'Ente Lirico dal Ministro del 1991, dal Ministro della Pubblica Istruzione, ho voluto buttare una pietra nello stagno per smuovere tutte le incrostazioni che c'erano e ci sono in questo Consiglio di incompatibilità, allora erano centinaia, io mi sono dimesso, gli altri non si sono dimessi.

Abbiamo fatto lo stesso, l'unica persona che ha capito il meccanismo a seguito di incontro al Consiglio comunale è stato Giampiero Pinna, con intelligenza ha detto: "E` un tentativo di smuovere", questi giorni finalmente sono conscio che c'è un'incompatibilità in quanto sono un eletto, sia al Consiglio comunale, mi sono dimesso e in settimana nomineremo i legittimi rappresentanti in modo che possa decollare il geoparco.

Per questo il nostro contegno ogni in quest'aula deve essere individuato solo come un richiamo ad una soluzione condivisa e non traumatica, ad una soluzione che eviti crisi distruttive e vuoti di governo. Se qualcuno pensa che si tratti di un venire meno alle esigenze esposte, che noi stiamo tornando sui nostri passi, sbaglia e sbaglia di grosso. Nessun dietro front! Nessun contrordine compagni! La nostra motivazione è la stessa ed ancora rimaniamo in attesa di una proposta politica seria, tanto più che la stessa posizione critica è stata espressa da parte di un altro partito di maggioranza. Corda ha detto stasera: "dobbiamo creare finalmente una maggioranza strategica", questo dice tutto; alcuni esponenti del quale hanno votato contro il più importante atto di governo della Giunta, e non solo, contro il disegno di legge elaborato da un loro collega di partito.

Se non è crisi politica questa, non so davvero cos'altro lo possa essere! Come dicevo: non è con le sfide che si risolvono i problemi ma con le scelte politiche, e il fatto che oggi non voteremo la mozione di opposizione non è un atto di debolezza o il venir meno delle difficoltà di cui ho parlato, non possiamo andare oltre presentando il bilancio della Regione con gravi ritardi, non possiamo non definire una verifica infinita iniziata da troppo tempo e non certo per responsabilità dei partiti del centro.

Il nostro voto oggi va letto come una pausa che noi offriamo alla maggioranza che si affronti la questione con energia, decisione e con la consapevolezza che i problemi vanno risolti immediatamente, e vanno risolti insieme, la gravità della questione allora rimane tutta sul piatto, tutta dinanzi a noi, sta al senso di responsabilità per risolverla per gli interessi della Sardegna.

Voglio concludere con alcune osservazioni lampo ad alcuni colleghi. Corda ha detto: "Una maggioranza strategica, cambio della delegazione però in Giunta", sa bene che non è praticabile questa strada e non certo per nostra responsabilità, primo. Pilo: non lo possiamo accettare. La classe politica degli anni a venire, precedenti, non ha ottenuto nulla nell'interlocuzione con i governi nessun risultato; voglio dire - ne cito uno di esempio - che per decenni le maggioranze di quegli anni hanno impedito il licenziamento delle maestranze con risorse che certo non intaccavano le casse della Regione. Il cavallo di battaglia è sempre stato quello che non poteva essere toccato un posto di lavoro; e i settori in crisi come il minerario, il metallurgico e il chimico considerati - e sono stati considerati allora - come risorse strategiche dalle società Montedison, Efin e Eni.

Voglio fare un'altra osservazione, e questa osservazione praticamente è di questo rituale che abbiamo da una parte e dall'altra, tutti hanno meriti e tutti hanno demeriti, io non voglio avere né meriti e né demeriti, però sappiate questo: per quanto riguarda i voti siamo tutti uguali, collega Lai, perché a seconda delle circostanze noi non votiamo questa mozione perché è del centrosinistra e voi non votate i provvedimenti che sono del centrodestra, siamo tutti quanti nella stessa barca, non ci sono differenziazioni forti. I voti, scusatemi, il centrodestra...

PRESIDENTE. Qualche secondo ancora onorevole Oppi.

OPPI (U.D.C.). I voti non valgono! I voti hanno una sola valenza, la notte dello spoglio, il giorno dopo sono tutti uguali. Questo va detto per chiare lettere, perché in altri tempi noi praticamente abbiamo ceduto a partiti, a colleghi, che erano irrilevanti in termini di consenso, abbiamo ceduto le presidenze della Giunta, altri incarichi eccetera. Contano i numeri, e siccome contano i numeri praticamente bisogna cercare tutti assieme in questa barca di non assumerci responsabilità e di non attribuirci meriti che non abbiamo.

Ultima risposta al collega Pirisi: i primariati li danno i direttori generali. Ti sei confuso, è un incarico di funzione, se il tuo riferimento è quello, è un incarico di funzione. Io ne conosco uno, l'ho dichiarato in quest'Aula, che ne ha fatto venti di primariati, ma era nel Sulcis Iglesiente, quindi, praticamente era per amore della verità e per dirlo, quando altri li hanno fatti i "primariati" erano i vecchi notabili che allora potevano nominare con senso di responsabilità, ma sulla capacità, uno o l'altro, gente seria. Bisogna togliere il potere ai direttori generali di poter nominare chi vogliono sulla base di un rapporto fiduciario.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Gian Mario Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita - D.L.). Signor Presidente e colleghi consiglieri, io credo che l'intervento del collega Oppi abbia dimostrato l'importanza della mozione, che era quella di portare il dibattito politico su quest'Aula e di dare centralità al Parlamento regionale. Mi pare che l'intervento del collega Oppi abbia confermato, ribadito ed enfatizzato anche, devo dire con onestà, gliene diamo atto, tutti gli elementi della crisi che sono nella maggioranza e che sono nella Giunta. Manca la collegialità, manca la cultura di Governo, c'è una crisi politica, eccetera. Direi che potremmo prendere noi questo intervento, rileggerlo e dire: "Beh, a questo punto il Presidente Pili che cosa aspetta? Cosa aspetta la maggioranza? Cosa aspetta la Giunta?" Tanto più che abbiamo detto e ribadiamo: noi non stiamo auspicando una crisi per un ribaltone che non vogliamo, che abbiamo subito e che condanniamo. Stiamo auspicando una crisi perché voi sistemiate le vostre faccende, i vostri conflitti, le vostre diatribe e governiate se siete in grado. Se non avete i numeri, le capacità, i programmi e le strategie allora andate a casa, riprendiamo e ridiamo voce agli elettori, ma non ho capito che cosa aspettate, perché mentre voi consumate i giorni, i mesi e gli anni in queste vostre diatribe attaccati alle vostre poltrone, ai vostri scambi, ai vostri mercati, la Sardegna va a fondo! Onorevole Balletto ma di che cifre parla quando c'è un crollo e un collasso dell'industria, dall'Enichem alla meccanica, alle piccole e medie industrie, quando c'è una crisi profonda dell'agricoltura che vive solo grazie ai sussidi regionali, quando c'è una stasi del turismo, quando c'è un indebitamento cronico, patologico, spaventoso della Regione Sarda, quando c'è una paralisi istituzionale che è davvero preoccupante ed è davvero la crisi e la morte dell'autonomia. Di che dati parlate? Se avete i numeri, la capacità, la serietà, l'efficità, costruite un governo ed andate avanti, sennò io non credo che noi possiamo tacere di fronte allo fascio di questa amministrazione regionale. Viviamo, signor Presidente, uno dei momenti meno felici della nostra Regione. Viviamo uno dei momenti più cupi della nostra Regione per la crisi economica, per la sfiducia degli imprenditori, per i giovani che hanno ripreso ad emigrare, per le istituzioni che sono paralizzate, per la violenza che aggredisce tutti i giorni gli amministratori locali e che forse prende esempio dal vostro disinteresse per le istituzioni. Viviamo un momento difficile. Difficile per la crisi dell'autonomia che è mortificata e svenduta; non abbiamo ancora sentito una parola seria sul problema delle scorie nucleari, sul problema delle entrate che non ci vengono pagate, neanche quelle costituzionalmente dovute, non solo quelle da contrattare, sui ritardi del rifinanziamento del piano di rinascita, sulle scatole vuote dei fondi che ogni tanto nelle vostre conferenze stampe romane e locali continuate a sbandierare; in questo momento la politica è mortificata dalla vostra incapacità e dalla vostra inadeguatezza; la politica è diventata un mercato. La politica è diventata uno scambio e un baratto, la politica ha perso la propria dimensione. Questi anni sono gli anni nella prima volta nella storia in cui la Sardegna non ha un motivo di speranza, un elemento strategico. Negli anni Cinquanta era l'autonomia, negli anni Sessanta e Settanta la programmazione, negli anni Ottanta l'intervento nel mezzogiorno, negli anni Novanta la programmazione dal basso, la programmazione negoziata, ma in questo momento qual è l'idea? Avete sostituito la programmazione con l'inaugurazione, siete esperti in tagli di nastri, siete esperti in cerimonie, siete esperti in sceneggiate, ma non un'idea hanno i sardi su cui scommettere, su cui contare e hanno ripreso perciò la strada dell'emigrazione. So che questo vi farà sorridere, perché voi sorridete sempre, come il vostro premier che sorride sempre, anche quando va ai funerali di Stato ha il sorriso stampato, chi non sorride sono i sardi, chi non sorride sono gli imprenditori, chi non sorride sono gli amministratori locali, chi non sorride sono i giovani, chi non sorride sono chi paga la vostra inadeguatezza e la vostra incompetenza. Che dire dei dati.

I dati sono su questo tavolo, sull'Aula, i ritardi nel bilancio, il debito che cresce, le riforme paralizzate, la spesa che non siete in grado di gestire, gli enti che avete, alla faccia della privatizzazione, moltiplicato e che vi state continuando a lottizzare. Il conflitto di potere; il Presidente Pili dice: io del Consiglio regionale me ne frego! E così come il suo capo attacca gli altri poteri dello Stato, lei attacca questo Consiglio! Lei attacca il Parlamento! Lei con un atto di arroganza quotidiana non dà risposte al deliberato di questo Consiglio. Ed allora, da questo punto di vista, io mi rivolgo ai colleghi del centro che so bene che sono nel centrodestra e non auspichiamo altre soluzioni, ma questo modo di comportarsi di questa Giunta e di questo Presidente è coerente con la storia della Democrazia Cristiana, una storia comune, coerente con il rispetto delle istituzioni? È coerente con la storia della rappresentanza e voi avete citato - io mi ritrovo - del proporzionale che vede nel Parlamento il centro stesso della democrazia, oppure non è un atto eversivo, un'aggressione ai poteri della rappresentanza e quindi dei sardi. Ed allora, dette queste cose, se le cose che avete detto e ribadito sono vere, se non sono solo una finzione e non sono solo una sceneggiata, allora prendete in mano la situazione, non per fare ribaltoni ma per sanare una situazione che è intollerabile, è dannosa, è critica per tutta l'intera Regione e per questa istituzione. Signor Presidente, la sfiducia potevamo presentarla o non presentarla, non ha molta importanza, perché la sfiducia è in quest'Aula, è esplicita, è nelle centinaia di votazioni contro, non solo a scrutinio segreto ma a scrutinio palese. La sfiducia è esplicita, detta, proclamata anche oggi in quest'Aula. La sfiducia è nella concertazione che avete bruciato e nei giudizi che su di voi hanno dato le forze sociali, imprenditoriali, sindacali e gli enti locali; la sfiducia è nei giovani che hanno ripreso l'emigrazione e negli imprenditori che dichiarano agli enti che voi gestite che non hanno fiducia in questa Giunta. La sfiducia è già nelle cose, è nella società, è nella crisi che vede con disimpegno il vostro arrogante possesso del potere. Se l'arroganza prevale sulla dignità, se gli interessi personali, i vostri interessi personali prevalgono sul bene comune, se la sfrontatezza di cui date prova prevale ancora sul pudore, allora tutto questo è una violenta occupazione del potere ed è un danno per il presente e per il futuro della Sardegna.

PRESIDENTE. A questo punto i lavori sono chiusi; si riprende domani mattina alle 10 con gli interventi dei Capigruppo. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Balia, seguono Cogodi ed Onida eccetera.

La seduta è tolta alle ore 19 e 57.


[T1] Probabile lapsus!