Seduta n.206 del 26/02/2002
CCVI SEDUTA
Martedì, 26 Febbraio 2002
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
La seduta è aperta alle ore 10 e 41.
Licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 24 gennaio 2002, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Antonio Cappai ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 26 febbraio 2002, e il consigliere regionale Pasquale Onida ha chiesto di poter usufruire di congedo dal 26 febbraio al 1° marzo 2002. Poichè non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
Dai consiglieri PIANA - FRAU - SANNA NIVOLI - RASSU - CASSANO - CAPELLI - PILO - LOCCI - LIORI - CORONA - BUSINCO - RANDAZZO - MILIA - TUNIS: "Integrazioni alla legge regionale 22.12.1989, n. 45 (Norme per l'uso e la tutela del territorio)". (303)
(Pervenuta il 21 febbraio 2002 ed assegnata alla quarta Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione CASSANO sullo stato di crisi dei lavoratori impiegati nel Petrolchimico di Porto Torres". (416)
(Risposta scritta in data 21 febbraio 2002.)
"Interrogazione FRAU sulla paventata chiusura del polo petrolchimico di Porto Torres": (426)
(Risposta scritta in data 21 febbraio 2002.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
LICANDRO, Segretario:
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di immediato ripristino della stazione forestale di Alà dei Sardi". (437)
"Interrogazione FADDA - SANNA Emanuele - BALIA - DETTORI - PACIFICO - FALCONI - PIRISI - IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di svolgere adeguate indagini sui casi di leucemia che hanno provocato la morte di almeno dieci persone abitanti di Quirra". (438)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
LICANDRO, Segretario:
"Interpellanza MANCA - SANNA Giacomo sui ritardi nell'esecuzione della campagna vaccinale contro la 'blue tongue'". (217)
"Interpellanza SANNA Emanuele - FADDA - DORE - PACIFICO sullo scambio di alcune proprietà immobiliari tra ASL n. 8 e Comune di Cagliari". (218)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
LICANDRO, Segretario:
"Mozione SANNA Giacomo - MANCA sulla ricontrattazione del debito complessivo del comparto agricolo sardo". (59)
"Mozione SANNA Giacomo - SPISSU - FADDA - DORE - COGODI - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sul tentativo di accaparramento delle aree industriali costiere e sulle inadempienze in materia di zone franche, demanio e patrimonio pubblico". (60)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 295, 296 e del programma numero 31. Relatore di maggioranza il consigliere Balletto. Relatori di minoranza i consiglieri Secci, Cogodi e Giacomo Sanna.
.Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Signor Presidente, colleghi consiglieri, la Commissione Bilancio nella seduta del 12 febbraio 2002 ha approvato i disegni di legge numero 295, 296 e il programma numero 31, relativi alla manovra finanziaria 2002-2004, con il voto favorevole dei Gruppi della maggioranza e con il voto contrario dei Gruppi dell'opposizione.
I due disegni di legge si ispirano al Dpef recentemente approvato dal Consiglio regionale, il quale, come è noto, si impernia su due fondamentali linee guida: la prima costituita dall'esigenza di ripristinare una politica finanziaria improntata al rigore per il risanamento della finanza regionale; la seconda imperniata sull'analisi delle tematiche rivolte allo sviluppo del sistema economico e sociale della nostra Isola, nonchè sulle conseguenti scelte e priorità degli interventi.
Sotto il primo aspetto è di tutta evidenza che le risorse ordinarie attualmente disponibili per finanziare la spesa pubblica regionale soffrano di progressive riduzioni a seguito dei minori trasferimenti statali, e in prospettiva, delle minori assegnazioni provenienti dalla Unione europea. Questo fenomeno si manifesta con accresciuta preoccupazione proprio nel momento in cui, all'interno del nostro sistema socio-economico, appaiono sempre più evidenti e pressanti le richieste di intervento a sostegno del processo di sviluppo e non solo di quello.
La prima ed immediata constatazione, che si collega al rappresentato fenomeno, è quella secondo la quale le disponibilità complessive si dimostrano via via sempre più inadeguate e insufficienti a dare risposta e concretezza risolutiva a quelle esigenze che si dovrebbero soddisfare. Si pone così obbligatoriamente, in termini decisi e indifferibili, il problema di conciliare la necessità di dare attuazione agli interventi programmatori indicati dal Dpef, a contenuto economico e sociale, con le difficoltà oggettivamente presenti che discendono dal grave problema rappresentato dalla scarsità delle risorse.
I disegni di legge presentati dalla Giunta regionale ed oggi all'esame del Consiglio soffrono in maniera evidente questa preoccupazione, sicché tale stato di cose ha comportato l'assunzione di scelte condizionate, da una parte dall'esigenza di dare avvio a una non facile politica di contenimento della spesa e, dall'altra parte, dalla necessità di assicurare in ogni caso un sufficiente sostegno e, per quanto possibile, un valido impulso al sistema economico della Sardegna.
Il passaggio in Commissione, tuttavia, ha alterato questa forte caratterizzazione che contraddistingueva la manovra finanziaria nel suo complesso, poichè ad essa sono state apportate numerose correzioni che ne hanno modificato parzialmente, ma allo stesso tempo in maniera evidente, l'impostazione originaria. Basti ricordare, in proposito, che la legge finanziaria nel testo originario prevedeva un disavanzo d'amministrazione di competenza dell'esercizio 2002 pari a 933.754.000 Euro, mentre il testo approvato dalla Commissione evidenzia il più consistente disavanzo di 1.157.200.000 Euro.
Questa circostanza, rimarcata per altro da più parti, ripristina una pericolosa propensione all'indebitamento da parte delle forze politiche di maggioranza, ma per certi versi - mi sia consentito dirlo - anche da parte di quelle dell'opposizione, giacchè anch'esse hanno sostenuto con determinazione l'adozione di misure di incremento di spesa, dando adito così a nuovi e più preoccupanti timori sullo stato di salute della finanza regionale.
E` opportuno in proposito ricordare che l'indebitamento, almeno quello nominale, si attesta, per effetto dei disavanzi di amministrazione dei precedenti esercizi finanziari, non sanati dalla mancata contrazione dei mutui autorizzati, a complessivi 3.796.505.000 Euro, cui andrà ad aggiungersi l'ulteriore somma prevista dagli articoli 2 e 17 della legge finanziaria, pari a Euro 1.157.200.000 e portando così a un disavanzo complessivo di 5.744.998.000 Euro. Stiamo parlando di cifre che superano i diecimila miliardi di lire.
Sul tema del disavanzo e dell'indebitamento, la Commissione ha avuto modo di approfondire le relative problematiche. In particolare con riferimento ai residui passivi, il cui ammontare oggi sfiora il considerevole importo di 5.461.000.000 Euro, è stata affermata la necessità di procedere a una radicale azione di pulizia del bilancio consuntivo, attraverso l'eliminazione di quella parte di essi che, per i motivi più svariati, non rappresentano debito effettivo per l'amministrazione regionale. L'obbligo della loro rappresentazione nel bilancio, così per almeno una buona parte di essi, dà origine, infatti, a una esposizione debitoria fittizia, costituita da partite che non daranno mai seguito - e lo sottolineo - ad obbligazione di pagamento.
Ciò si manifesta a tutto discapito della chiara rappresentazione nel bilancio del debito complessivo effettivamente esistente a carico dell'amministrazione regionale. Sotto questo profilo non appaia superfluo rammentare che nell'ultimo decennio si è verificata un'abnorme proliferazione dei cosiddetti residui di stanziamento, allo scopo di mantenere in bilancio somme che l'amministrazione non era riuscita a impegnare negli esercizi di competenza e che altrimenti, in osservanza alla legge della contabilità regionale, sarebbero dovute essere recuperate in economia.
Questa prassi, con l'andare del tempo, si è rivelata oltre modo dannosa e deleteria, poiché attraverso il suo disinvolto uso si è mascherata l'insufficienza dell'azione politica collegata all'attività dell'Esecutivo, dissimulando allo stesso tempo l'incapacità dell'apparato amministravo e burocratico a sveltire la propria azione perché spesso impossibilitata - anche per cause ovviamente, va detto, indipendenti dalla propria volontà - a far coincidere il momento dell'impegno delle somme con quello dell'effettuazione dei relativi pagamenti ai destinatari della spesa pubblica.
La mancata "pulizia" del bilancio fa apparire quindi l'amministrazione regionale ancora più indebitata di quanto realmente essa non sia, con le conseguenti limitazioni che ne conseguono a tutto danno di un'efficace attività programmatoria e per la successiva individuazione degli stanziamenti negli stati di previsione della spesa, nei quali si articola il bilancio annuale.
E` possibile così affermare (in ciò supportati da stime ancora provvisorie effettuate dagli uffici della programmazione regionale) che attraverso l'accertamento della consistenza dei residui passivi e il recupero di quelli dichiarati insussistenti, si potrà ridurre il disavanzo amministrativo complessivo di un ammontare prossimo ai due miliardi di Euro (quattromila miliardi in vecchie lire), con l'effetto di liberare le risorse contabilmente intrappolate da questo meccanismo anomalo, ormai consolidatosi nel tempo.
Un ulteriore aspetto di rilievo, sul quale è stato incentrato il dibattito durante i lavori della Commissione, è quello inerente alla necessità di dare attuazione alle sempre più indefettibili esigenze di recuperare l'efficienza della spesa anche con riferimento alla tempestività di realizzazione dei programmi e alla conseguente messa in circolo nel sistema economico delle risorse pubbliche. Risorse queste che ora più che mai devono rivestire - preso atto della loro contrazione, nel rispetto del richiamato "patto di stabilità" - funzioni di volano nei confronti dei processi produttivi ed assumere sempre più la caratteristica di complementarità rispetto ai capitali di natura privata che, nel processo, devono in ogni caso trovare sempre più diffuso impiego.
Sono queste tematiche sempre enunciate, ma di fatto scarsamente perseguite dal Governo regionale di oggi, come da quelli del recente e del lontano passato. Una responsabilità, colleghi, che coinvolge tutti.
A questi interrogativi la finanziaria di quest'anno, con carattere innovativo tenta, in piena coerenza con le linee tracciate dal Dpef 2002-2004, di offrire risposte. Infatti essa prevede nuove forme di intervento con il coinvolgimento del capitale privato attraverso nuovi strumenti finanziari, quali per esempio il project-financing. Non vi è a questo punto, colleghi, chi non veda e non possa concordare sull'assoluta necessità - pur tra mille difficoltà correlate alle disfunzioni dell'apparato amministrativo della Regione, che si rivela sempre più inadeguato a stare al passo della grande evoluzione della società civile del nostro tempo, la cui velocità di mutamento è superiore nettamente alla capacità di adeguamento delle istituzioni - di imprimere una forte accelerazione ai processi di riforma dell'intero sistema.
Appare tuttavia evidente che le politiche di intervento che si imperniano sulla spesa pubblica, le cui dinamiche di crescita sembrano difficilmente contrastabili per effetto della contestuale crescita dei bisogni, debbano essere sostenute da ulteriori risorse, oggi per altro non disponibili anche a causa della ormai annosa contrazione delle entrate ordinarie della Regione.
Nel Dpef è stato evidenziato che le entrate ordinarie si compendiano in poco più di 2.840.500.000 Euro, a fronte di un fabbisogno, commisurato all'entità della spesa complessiva riferita all'esercizio finanziario 2001, di poco meno di 3.873.400.000 Euro. Sulla base di queste valutazioni si rende ancor più necessario attuare quella politica di rigore rivolta al contenimento della spesa di modesta se non di inesistente efficacia, nonché procedere al ridimensionamento di quegli stanziamenti, che per loro caratteristica mal si prestano a essere interamente erogati nel corso dell'esercizio di competenza a cui si riferiscono.
Ancora una volta è d'obbligo il richiamo ai residui passivi di stanziamento. In uno agli indicati rimedi la cui realizzazione è legata alla volontà politica, certamente potestà questa nella piena disponibilità della massima istituzione della Sardegna, occorrerà - per dare risposta ai sempre crescenti bisogni e alle conseguenti attività di intervento, da parte delle forze di maggioranza e di opposizione, tutte insieme - un deciso impegno per rinegoziare con lo Stato il Titolo III dello Statuto, nonché per adoperarsi ai fini della predisposizione del nuovo piano di rinascita, in modo da consentire l'adeguamento delle entrate in funzione delle già segnalate esigenze.
Infine, per concludere l'esame dell'aspetto in argomento, un cenno particolare merita la tematica discussa in Commissione riguardante l'esigenza del monitoraggio della spesa, del grado di realizzazione dei programmi e degli interventi finanziati con il bilancio pluriennale, ai fini della verifica dei risultati raggiunti rispetto agli obiettivi proposti. E` vero infatti che l'insufficiente verifica dei risultati conseguiti per effetto delle manovre precedenti, costituisce ancora un limite inaccettabile per la Regione, poiché essa rimane nelle condizioni di non potere individuare appieno i canali di spesa più produttivi e funzionali al perseguimento degli obiettivi che si era prefissa.
Fatta questa doverosa analisi, va pure detto che non tutto è ombra. Si intravedono nella manovra spiragli che aprono a nuove iniziative e a interventi concreti nella direzione dell'ampliamento della base produttiva, della valorizzazione delle risorse locali e delle politiche di emergenza per combattere la disoccupazione. Questo va affermato, anche se per esempio, per ciò che riguarda le politiche di emergenza per affrontare i problemi connessi al fenomeno della disoccupazione, mentre appare del tutto apprezzabile la scelta rivolta al potenziamento degli incentivi automatici, quali sono quelli rappresentati dagli alleggerimenti del costo del lavoro previsti dalla legge numero 36 del 1998, per le altre misure previste in legge finanziaria si rendono necessari ulteriori approfondimenti da lasciare al libero apprezzamento dell'Aula.
Il riferimento riguarda il rifinanziamento dell'articolo 19 della legge numero 37 del 1998 (il piano straordinario del lavoro) a sostegno del quale la Giunta ha presentato un emendamento per 171.980.147 Euro ma che richiede, doverosamente, alla luce dei risultati finora ottenuti, l'individuazione di più adeguati ed efficienti percorsi finalizzati a dare concreta attuazione agli obiettivi che con questa legge all'inizio si erano proposti, ma che ancora oggi appaiono solamente sperati piuttosto che concretamente raggiungibili.
Per quanto detto finora, l'elemento che caratterizza la manovra di questo anno è rappresentato dalla più ridotta consistenza delle risorse disponibili. Si è passati, infatti, da un bilancio del 2001 che prevedeva una dotazione complessiva di 6.409.000.000 di euro alle disponibilità attuali che ammontano a 6.122.198.000 euro, disponibilità ovviamente che assommano a tanto se si considera l'autorizzazione compresa nell'articolo 2 della legge finanziaria alla contrazione di mutui per 1.000.157.000 euro. Il che significa che l'intera spesa di quest'anno viene finanziata in debito per oltre 2.400 miliardi.
La causa di questo ridimensionamento deve ascriversi al fatto che nello scorso esercizio finanziario erano presenti risorse europee dei fondi POR, pari a 872 milioni di euro, mentre nell'attuale bilancio detti fondi si dimezzano, essendo prevista la sola annualità di competenza del 2002. Nello scorso esercizio, inoltre, erano stati recuperati alle entrate 361 milioni di euro per effetto della cancellazione di residui passivi ritenuti insussistenti. Nonostante ciò l'Esecutivo si è prodigato per mantenere inalterati, talvolta pure incrementandoli, gli stanziamenti rivolti al sostegno del tessuto imprenditoriale regionale, nella consapevolezza che la crescita socio-economica della Regione può realizzarsi soltanto con l'apporto decisivo del mondo della produzione.
In questa ottica si inquadrano le già ricordate disposizioni indirizzate al coinvolgimento del capitale privato, indicate dall'articolo 14, e le misure volte ad accelerare l'esecuzione delle opere pubbliche in corso di attuazione (articolo 11 della finanziaria). Per quest'ultima finalità è stato previsto uno stanziamento di 25.823.000 euro.
E` vero, infatti, che le principali leggi di sostegno a favore dei vari settori produttivi sono state rifinanziate destinando a esse considerevoli risorse. Tra queste si segnalano gli interventi nel settore dell'artigianato, che dai 67.931.000 euro dell'anno scorso è passato ai 70.071.000 Euro della proposta iniziale della finanziaria, e quindi allo stanziamento finale deciso in Commissione di 82.466.000 Euro.
Io non voglio polemizzare con nessuno, ma francamente non riesco a capire i motivi di doglianza e le lamentele della categoria degli artigiani, considerato che rispetto all'anno passato sono stati previsti ben 5 milioni di Euro in più e, rispetto alla manovra del 2000, addirittura 20 milioni di Euro in più, 40 miliardi di lire in più.
La verità è che i bisogni crescono e le esigenze del mondo socio-economico si fanno sempre più pressanti; una volta che si è concesso è difficile, anche con riferimento alle politiche di rigore volte al risanamento del bilancio, fare passi indietro. E' difficile perché le pressioni sono forti, perché l'opposizione sostiene quelle richieste e perché la maggioranza talvolta non ha forza sufficiente per andare avanti nella propria linea politica.
La Commissione inoltre ha mostrato particolare sensibilità nei confronti dei problemi rappresentati dalle associazioni degli enti locali. Gli interventi in questa direzione non solo hanno confermato gli stanziamenti globali dello scorso esercizio finanziario, ma ne hanno incrementato le dotazioni finali fino all'importo di 564 milioni e 451 mila Euro, nel quale sono compresi anche i fondi a fronte delle sofferenze.
La Commissione inoltre ha confermato lo stanziamento di 77.468.000 Euro per il 2002 e di 103.291.000 Euro per il 2003 a favore degli enti locali per l'attuazione del programma straordinario per l'edilizia scolastica.
Particolare interesse è stato rivolto al mondo della cultura, dello sport e delle attività a contenuto sociale e solidaristico indirizzate alle categorie più bisognose. Come sottolineato in altra parte della presente relazione, anche il settore relativo all'istruzione e alle attività culturali è stato - considerato che nel 2001 le relative dotazioni erano state straordinariamente influenzate dalle migliori disponibilità provenienti dalla ricordata doppia annualità del POR - oggetto di particolare attenzione. Gli stanziamenti sono stati sostanzialmente mantenuti ai livelli precedenti e, in talune circostanze, addirittura incrementati. Le molteplici attività facenti capo a tale contesto - quali, per esempio, la dispersione scolastica, le tradizioni popolari e di folclore, i consorzi di pubblica lettura, le attività teatrali e sportive - conducono a una serie di considerazioni in esito alle quali è agevole rilevare:
la mancanza di un piano organico di intervento, laddove effettivamente sia presente una cultura di livello che soddisfi a pieno le aspettative degli utenti;
l'abituale concessione di erogazioni che non si colleghino a programmi e obiettivi ben definiti,
la continua proliferazione di richieste senza che vi siano rigide regole di accesso ai contributi, da cui deriva, nonostante il largo impiego di risorse, spesso una insufficiente risposta per le esigenze più meritevoli.
Gli interventi appaiono così eccessivamente frammentati e non rispondenti...
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, le devo chiedere di concludere, il tempo a disposizione, come lei sa, è di venti minuti.
BALLETTO (F.I.- Sardegna). Presidente sto per concludere, però mi piacerebbe ricordare che qualche minuto di tolleranza viene accordato a tutti, e siamo nella fase della illustrazione della legge finanziaria.
PRESIDENTE. E` un problema di misura; lei sta parlando cinque minuti oltre il tempo che è consentito dal Regolamento. La prego di concludere.
BALLETTO (F.I.- Sardegna). Ho concluso grazie, la relazione è agli atti, chi vuole può leggerla..
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di minoranza.
SECCI (Popolari - P.S.), relatore di minoranza. Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, assessori e onorevoli colleghi. La manovra di bilancio presentata dalla Giunta regionale, esitata dalla Commissione competente, si presenta all'esame del Consiglio regionale con un ritardo di oltre quattro mesi, seguendo una metodica e una tempistica che da alcuni anni e per effetto di precise scelte del Governo regionale di centrodestra, ne riducono di fatto la portata, l'efficacia e la valenza strategica rispetto alle dinamiche economiche e sociali in atto.
Non è ininfluente, Presidente, motivare in maniera un po' più approfondita i concetti che ho appena espresso. Ogni tanto qualcuno sostiene che la Giunta regionale che abbiamo di fronte si è appena costituita, e quindi è stata costretta a fare i salti mortali per preparare un documento di programmazione economica finanziaria, e una manovra finanziaria adeguata in tempi brevi. Non è quindi ininfluente neppure ricordare che la maggioranza, che sostiene questa Giunta, è da tre anni la stessa, e le burrasche che ne hanno determinato l'ingovernabilità e i problemi di tenuta non sono certo attribuibili all'opposizione. Quindi rimane un carico di responsabilità che è ascrivibile totalmente alla maggioranza di governo.
Allora, con una legge finanziaria, Presidente, approvata a metà marzo, con l'adozione degli atti della Giunta sulle singole unità previsionali di base entro maggio o giugno di quest'anno, la predisposizione da parte dei direttori generali dei programmi operativi non sarà possibile - considerata la pausa estiva - prima del mese di settembre. Questo significa, onorevoli colleghi, contrariamente ai tanto sbandierati intenti di procedere una riduzione dei residui passivi, che ci troveremo al 31 dicembre 2002 con un ulteriore straordinario aumento di residui passivi, e cioè con la finanza pubblica regionale bloccata e con tutte le attese dei cittadini sardi, degli enti locali e degli enti operativi che non hanno potuto svolgere le loro funzioni, vanificate. Altro che accelerazione della spesa! Ci sono invece tutte le premesse per una accentuazione dei ritardi.
La manovra finanziaria si caratterizza principalmente per un profondo e grave profilo di incoerenza e contraddittorietà rispetto agli indirizzi, anch'essi parziali e frammentari, contenuti nel DPEF 2002-2004, con particolare riguardo:
a) all'evidente carenza di una visione strategica in grado di dare respiro alle politiche regionali di sviluppo e di sostegno dell'economia sarda;
b) alla mancanza di iniziative e di obiettivi coerenti, quanto indispensabili, per il risanamento della finanza regionale, sia in termini di riduzione dell'indebitamento, che di qualificazione della spesa e della sua dinamica.
Secondo una metodologia approssimativa e frammentaria, e per certi versi del tutto inedita, si è proceduto all'esame in Commissione del testo della finanziaria, svolgendo contemporaneamente una sua contrattazione in sede negoziale con le forze sociali e imprenditoriali, con evidente dispregio delle funzioni istituzionali dell'Assemblea legislativa regionale e protesi alla ricerca di un consenso pattizio sulle proposte finanziarie, che ne confermano la povertà strategica, quanto quelle di merito nel loro complesso.
La concertazione invocata per molto tempo e da molte parti, quale interfaccia più avanzato fra i bisogni della società organizzata e le istituzioni di programmazione, si è ridotta ed immiserita a semplice veicolo di mercificazione e a strumento di tacitazione delle potenziali e latenti tensioni sociali.
Particolare attenzione io chiedo che il Consiglio rivolga a un articolo che non è più previsto nel documento che è stato sottoposto all'Aula, nonostante costituisse parte fondante della manovra finanziaria. Mi riferisco all'articolo 1, una norma programmatica che fissava le basi, i capisaldi nei quali si sarebbe dovuta costituire la manovra finanziaria di quest'anno.
Il caposaldo principale era la ripartizione della manovra in due tempi; ma la Giunta, che non ce l'ha fatta a predisporla prima della fine dell'anno, ha preparato una manovra tecnica e ha rimandato a un assestamento (chiamata manovra di seconda fase) la chiusura del cerchio e quindi l'individuazione delle risorse necessarie per finanziare gli interventi che si ritenevano opportuni.
Nell'articolo 1 (la norma programmatica cessata), veniva prevista una serie di impegni che farebbe sorridere se la Sardegna non si trovasse nella situazione drammatica nella quale si trova.
Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge finanziaria, la Giunta regionale avrebbe dovuto infatti presentare all'esame del Consiglio una proposta di aggiornamento del piano generale di sviluppo, indicante sia un'analisi della situazione attuale, sia gli obiettivi e le direttrici di sviluppo a medio e a lungo termine.
La Giunta, in sostanza, nella sua proposta originaria, prendeva atto dell'inesistenza di un'analisi della situazione attuale, sia di strategie di sviluppo a medio e a lungo termine. Ma allora ci chiediamo e chiediamo alla Giunta: i DPEF di questi anni, tutte le analisi che sono state effettuate, a che cosa sono servite? Si parlava poi in questo articolo, che la Giunta ha avuto la benevolenza di eliminare, di verifica della consistenza dei residui, di semplificazione della spesa, di applicazione del principio di premialità, di ricorso ai soggetti esterni per diverse attività, di attuazione della riforma della Regione (poi vedremo quali di queste previsioni sono tuttora presenti nella manovra, e quali sono a nostro avviso pericolose se non addirittura illegittime, come cercheremo di dimostrare).
L'articolo continuava con una novità assoluta: il riferimento alla politica delle entrate. E in che cosa doveva consistere la novità nella politica delle entrate se non nella revisione del Titolo III dello Statuto e quindi nella ricontrattazione con lo Stato e nell'aumento di entrate derivanti da nuove imposizioni ai residenti e ai non residenti? Sulle nuove imposizioni ai residenti io mi preoccupo, perché significa probabilmente che più avanti, nel 2003-2004, per poter chiudere il bilancio regionale occorrerà veramente imporre nuove tasse ai cittadini se non si porrà freno allo spreco delle risorse pubbliche. Ma l'accenno alle imposizioni ai non residenti è divertente, perché si parla di tassa di ingresso, di tassa di soggiorno senza per altro fare riferimento a nessuna strumentazione.
L'altra caratteristica di questa finanziaria è l'assenza di leggi collegate. Ora, o non c'è bisogno di aggiornare, di adottare provvedimenti legislativi in materia di sviluppo, di assistenza alle imprese e di quant'altro, oppure evidentemente la Giunta regionale non ha grandi idee in questa direzione. Tant'è che noi interpretiamo gli adempimenti che erano previsti in questo articolo come una serie di intuizioni senza capo né coda, che al primo stormir di fronde, alla prima contestazione in Commissione la Giunta ha creduto bene di dover cancellare e togliere dalla partita.
L'altro argomento che ha trattato molto bene il presidente Balletto, anche se dimenticandola dimenticato - ma dalla sua parte probabilmente lo avrebbe fatto chiunque - di attribuire le responsabilità, è quello dell'indebitamento. Su un punto però, presidente Balletto, mi sento benevolmente di redarguirla, e cioè quando ha affermato - spero di aver inteso male - che la manovra finanziaria è stata peggiorata dall'intervento della Commissione.
Ora, che dica questo il Presidente della Commissione, che dovrebbe essere la massima garanzia del rispetto e della volontà consiliare, a me meraviglia anche per i miei trascorsi. Evidentemente se il presidente Balletto lo ha detto questa deve essere anche la convinzione della maggioranza.
Il problema dell'indebitamento comunque è l'aspetto più preoccupante della manovra finanziaria. E` ora di fare chiarezza, lo abbiamo detto in molti in Commissione bilancio e dobbiamo ripeterlo oggi con maggiore forza, sforzandoci di trovare strumenti (anche se penso, ahimè, che siamo ormai in ritardo per apportare correzioni alla manovra finanziaria) per frenare l'indebitamento, prima di finire sull'orlo del baratro.
Bisogna innanzitutto chiarire che l'indebitamento non è un qualcosa che ci si porta dietro da chissà quanto tempo. Non ci sono dubbi che, fino al 1999, parte dei disavanzi degli esercizi finanziari prevedevano anche l'autorizzazione al ricorso all'indebitamento per il pareggio del bilancio. Però non è ininfluente ricordare che al 31 dicembre 1999, la quantità di risorse finanziarie che erano necessarie per il ripiano dei disavanzi era di circa 2 miliardi di Euro, 4.000 miliardi di lire circa. Stando alle cifre che ha letto Balletto, invece, oggi, al 31 dicembre 2002 il disavanzo ammonta a 5 miliardi e 700 milioni di Euro. Significa che soltanto in tre anni si è più che raddoppiata l'esigenza…
(Interruzione del consigliere Pittalis)
SECCI (Popolari - P.S.), relatore di minoranza. Onorevole Pittalis, lei avrà facoltà di correggermi e sono sicuro che lo farà brillantemente, adesso però mi lasci dire. Comunque se c'è una cosa sulla quale, onorevole Pittalis, ex assessore Pittalis, è difficile bisticciare è sulle cifre quando queste sono agli atti. Sto utilizzando queste cifre per ricordare al Consiglio e alla Sardegna che la politica che la Giunta regionale con questa maggioranza sta portando avanti non è quella il annunciata nel Dpef e nella stessa relazione di Balletto di risanamento delle finanze regionali, ma è esattamente l'opposto, perché il risanamento finanziario non è una parola da utilizzare in Consiglio regionale o nelle dichiarazioni pubbliche, ma è la conseguenza di una serie di atti che devono essere compiuti.
E` troppo facile, Presidente Balletto, affermare che l'opposizione ha concorso nella reintroduzione dei fondi straordinari per l'occupazione, nella reintroduzione dei fondi per i cantieri comunali, nel ripristino dei fondi per l'edilizia scolastica e di tutta un'altra serie di spese che riteniamo indispensabili per la Sardegna. Forse il risanamento economico e finanziario andava cercato riducendo alcune fonti di spreco, che pure ci sono e che tradizionalmente si nascondono tra i vari capitali di spesa. Però non si può dire che la minoranza contribuisca ad accrescere l'indebitamento.
Voi nel tentativo di risanare le finanze avete cercato di tagliare indiscriminatamente le spese destinate alle fasce più deboli e noi non potevamo certamente seguirvi su quella strada. Ma l'aspetto più preoccupante in tema di indebitamento, Presidente, onorevoli colleghi, è che noi ci avviamo rapidamente, potrebbe essere nel 2003 al punto in cui non sarà più possibile far crescere l'indebitamento regionale per il raggiungimento del limite della rata pagabile, anche se teorica. Ma anche se teorica, dobbiamo ricordarci che costituisce un vincolo, perché è vero che non sono stati contratti mutui negli ultimi anni, perché la cassa era ridondante, ma anche questo non può essere motivo d'orgoglio per nessuno. E` certo che una volta che la rata teorica supera una certa soglia non è più possibile contrarre ulteriori debiti. E questo avverrà nel 2003.
Allora la nostra preoccupazione è questuala seguente: siccome la vita della nostra comunità andrà anche oltre il 2003, come si porrà rimedio alla necessità del pareggio di bilancio per gli esercizi successivi? Forse gravando di nuove tasse i cittadini? Forse è questa la politica della maggioranza e della Giunta attuale.
Un altro aspetto saliente, caratterizzante le politiche settoriali contenute nella manovra, è ascrivibile a una sostanziale quanto inspiegabile contrazione delle risorse messe a disposizione dei comparti dell'artigianato, del commercio, dell'agricoltura e dell'industria che si avvalgono per altro di un impianto normativo totalmente riconducibile all'esperienza e alle iniziative delle precedenti Giunte di centrosinistra. Non c'è quindi nulla di nuovo sotto il sole.
In questo contesto sono del tutto assenti nuove proposte legislative, così come mancano provvedimenti volti all'ammodernamento e all'innovazione legislativa degli strumenti vigenti, in grado di operare politiche pubbliche più efficaci e compatibili con il continuo mutare e con la stessa complessità delle dinamiche economiche nazionali, europee e mondiali. La manovra in esame, fra l'altro, incorre in una serie di violazioni di legge, a partire da quelle relative al rispetto della legge regionale numero 11 del 1983, fino all'inserimento di norme a carattere clientelare ed onnicomprensive, diventando così un mero contenitore di una serie infinita di norme intruse, relative anche a materie delegificate e contrattuali, e stranee e incongruenti col testo normativo in esame.
Qui, Presidente, onorevoli colleghi, vengono a galla una serie di elementi che io richiamo e che spero trovino la giusta attenzione del Consiglio regionale nella fase di esame degli emendamenti presentati alla manovra finanziaria. L'articolo 11, per esempio, prevede l'accelerazione delle opere pubbliche in corso; viene stanziato a questo scopo un importo di 25.823.000 euro, circa 50 miliardi di lire. Nessuno dubita che l'accelerazione delle opere di interesse regionale in corso sia un interesse di tutti, perché non vi è chi non veda che la celere realizzazione delle opere costituisce un oggettivo beneficio.
Noi abbiamo contestato e contestiamo (e penso che proporreremo un emendamento abrogativo) la forma con la quale è stata prevista la destinazione di queste risorse, perché riteniamo che in assenza totale di qualsiasi normativa legislativa non possano essere stabiliti i criteri e i metodi e i beneficiari di queste risorse con semplice delibera della Giunta regionale.
Credo non sia sfuggito a nessuno che si parla di opere in corso, quindi di opere appaltate secondo procedure concorsuali previste dalla legislazione nazionale o regionale. Mi chiedo e ci chiediamo allora come sia possibile che oggi venga introdotto un meccanismo premiante a lavori appaltati. Noi chiediamo, invece (e presenteremo un emendamento in questa direzione) che le risorse vengano destinate a questo scopo, che vengano trasferite al fondo nuovi oneri legislativi e che venga preparato dalla Giunta o preparato in Consiglio, se si vuole, un progetto di legge che in qualche maniera disciplini questa materia che è complessa e difficile. La soluzione proposta dalla Giunta appare, infatti, carente sotto il profilo della legittimità.
Un'altra caratteristica della manovra - e qui spaventa per come è stato posto il problema - è quella del ricorso diffuso a soggetti privati per risolvere i problemi dell'amministrazione. Il primo giudizio che sorge spontaneo è che questa Giunta e questa maggioranza evidentemente non nutrono nessuna fiducia nella struttura burocratica della Regione, e mi chiedo se questo sia possibile. Noi non abbiamo dubbi che esistano procedure farraginose, che ci siano meccanismi da accelerare, sacche di improduttività da rimuovere, ma esprimere un giudizio negativo di questa dimensione sulla struttura burocratica regionale è pericoloso oltre che ingiusto.
Secondo noi non è pensabile che si faccia ricorso ai privati, anche attraverso procedure di evidenza pubblica, quindi probabilmente anche attraverso l'affidamento diretto a società esperte della materia (e la cosa non lascia senza perplessità) per vendere i beni patrimoniali della Regione. Così come non capiamo come si possa fare ricorso ai privati per l'accertamento dei residui attivi e passivi che possono essere resi liberi (ed è una cosa, questa, certamente positiva) o ...
PRESIDENTE. Un secondo ancora, onorevole Secci.
SECCI (Popolari-P.S.), relatore di minoranza. ... o per il recupero dei ritardi nell'istruttoria delle pratiche nei vari settori, o ancora per il recupero dei crediti. Sono tutte attività, a nostro avviso, che devono essere assolutamente esercitate all'interno della struttura, devono essere governate all'interno della struttura, evidentemente trovando sistemi incentivanti, sistemi di qualificazione delle azioni del personale che probabilmente sono poco curate.
Ci sarebbero tante altre osservazioni da fare, mi piace ricordarne una: quella relativa al comma 12 dell'articolo 13. Mi auguro che si percossa considerare solo una leggerezza della Giunta regionale il riferimento all'adeguamento delle tariffe per i servizi di fognatura e di depurazione. Non si tratta, infatti, di bruscolini, bensì di una tassa, di una gabella che va ad incidere nelle tasche di ogni famiglia della nostra Regione.
Allora far riferimento, Assessore, a quanto riportato dall'accordo di programma quadro stipulato dalla Giunta regionale di centrosinistra con il Governo nazionale, che prevedeva l'aumento sino al cinque per cento di queste tariffe negli anni dal 2002 al 2005, non è scrivere quello che avete scritto voi nella legge finanziaria da noi corretta con un emendamento. Perché una cosa è prevedere aumenti fino al cinque per cento, con la Giunta che stabilisce attraverso un programma i costi aggiuntivi che devono assumere le società di gestione e le regole che devono essere adottate, altra cosa è trasferire tout court questo cinque per cento che, se non fossimo intervenuti noi, sarebbe costato molti miliardi alla nostra comunità.
Per non parlare poi, Assessore, Presidente, onorevole Balletto, dell'articolo che più di ogni altro caratterizza questa manovra finanziaria, l'articolo 20 "Istruzione e attività culturale". A questo articolo sono stati presentati ben 67 emendamenti, e sono stati approvati soltanto quelli approvati dalla maggioranza. Io come consigliere regionale mi vergogno di pensare che l'articolo 20 possa costituire elemento determinante delle politiche culturali e per l'istruzione della nostra Regione. Mi vergogno perché credo, al contrario di quanto sosteneva la collega Pilo in occasione della discussione in Aula del disegno di legge numero 144, quando affermava che il Consiglio era costretto a indicare settori specifici di intervento ed interventi specifici perché non si fidava della burocrazia, non si fidava della Giunta, che noi abbiamo il dovere in questo Consiglio regionale, anche se da opposizione, di fidarci della nostra burocrazia, di fidarci anche degli impegni legislativi assunti dalla Giunta regionale e non possiamo "sgorbiare" una proposta di finanziaria inserendo 100-150 emendamenti o quanti sono. Perché tanti saranno, Presidente Pili, quando si arriverà al voto finale sulla legge finanziaria, perché ci saranno 378 paesi della Sardegna che avranno una ragione per pretendere dalla Regione un intervento specifico su una materia che li riguarda.
Anche io, considerata la mia devozione per Santa Greca, dovrò presentare un emendamento per evitare che una delle sagre più grosse della Sardegna rimanga esclusa dai finanziamenti. Non vedo perché non debba riceverli, e tanti altri faranno lo stesso e continueremo a vergognarci.
In conclusione, signor Presidente, voglio sottolineare che il centrosinistra si impegnerà ad esaminare in dettaglio il complesso delle questioni sollevate, e ripropone all'attenzione dell'Assemblea e della società sarda, le proprie idee e i propri programmi in relazione allo sviluppo della Sardegna e al suo futuro. L'auspicato ciclo di crescita economica e sociale, invocato da molte forze politiche, pensiamo possa trovare riscontro in un confronto serrato e profondo sulla condizione complessiva della Sardegna e sugli strumenti per uscire dalla paralisi attuale. Il nostro impegno non sarà di meno sul terreno delle iniziative volte a rendere più difficile e impraticabile l'affermazione della deriva di delegittimazione della politica e di depotenziamento autonomistico conseguente alla leggerezza e alla irresponsabilità delle scelte finanziarie e di programma fin qui portate avanti dalla maggioranza di centrodestra.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi, relatore di minoranza.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, stamattina di buon ora, sfogliando i giornali pensavamo di apprendere qualche notizia positiva tra le tante spiacevoli che i quotidiani purtroppo riportano e debbono riportare.
Il Presidente della Commissione programmazione e bilancio annuncia ai sardi che la manovra finanziaria della Regione non piace quasi a nessuno, annuncia che la manovra è stata stravolta. E nella nota pubblica, che gli organi di informazione opportunamente diramano, riprendendo passi della relazione di questa presunta maggioranza, così si legge (parole e scrittura del Presidente della Commissione bilancio): "La finanziaria di quest'anno ripristina una pericolosa propensione all'indebitamento". "Ripristina"; infatti era stata in gran parte eliminata dall'opera di impostazione corretta del bilancio e dall'opera di risanamento che negli anni passati altri governi di questa Regione hanno saputo, se non completare, avviare e grandemente compiere. "Ripristina", cioè restituisce una condizione precedente di pericolosa propensione, cioè un pericolo, quindi un danno per la Regione. Questa è la vostra finanziaria, detto da voi.
Ancora, aggiunge il Presidente della Commissione: "Gli obiettivi iniziali sono stati profondamente modificati nel passaggio in Commissione". Cioè gli emendamenti che voi avete proposto, che la Giunta regionale ha proposto e che voi avete approvato, tutti col voto favorevole anche del Presidente della Commissione, tutti quegli emendamenti hanno stravolto la finanziaria, hanno fatto sì che arrivasse in Aula una finanziaria stravolta. Continua poi parlando di "abnorme proliferazione dei residui di stanziamento", che poi sono i residui passivi, circa 12 mila miliardi; e non si può che definire abnorme questa proliferazione dei residui, cioè fuori dalla norma, patologica.
Sottolineare poi la "grave diminuzione delle entrate", e "l'insufficiente verifica dei risultati", affermando che costituiscono un limite inaccettabile. Quindi da respingere, se le parole hanno un senso. Ho riportato non la critica dell'opposizione, perché allora qualcuno potrebbe dire: "Ma l'opposizione fa la sua parte, se non critica che opposizione è?" Ma ho riportato testualmente alcuni passaggi della relazione di maggioranza del Presidente di Commissione.
E se questi passaggi critici così severi provengono dalla maggioranza io mi domando che cosa dovrebbe dire l'opposizione. L'opposizione tuttavia dice innanzitutto che in voi vi è una grande confusione, che siete in preda al marasma, che avete la pretesa di affermare tutto e il contrario di tutto, che non avete la capacità di orientare la spesa regionale verso reali, durevoli e valide prospettive di sviluppo.
Noi abbiamo ripreso nella nostra relazione di minoranza, un'espressione, un concetto politico che potrebbe costituire un epitaffio per voi; voi avete inaugurato e vi applicate a perpetuare in questa Regione una vera e propria strategia del disordine. Voi siete l'espressione più preoccupante del disordine politico. Questo disordine politico genera, come ben si vede, disordine istituzionale, disordine contabile e disordine gestionale, ed il disordine programmato, strategico che voi perseguite è causa non ultima di un crescente malessere ed anche di disordine sociale e persino morale della società sarda. Siete responsabili non di non utilizzare una lira, siete responsabili di non voler capire le cause e le ragioni profonde del malessere di questa Regione.
Voi pensate che sia del tutto indifferente, non dico rispetto all'opinione pubblica, ma rispetto agli interessi sociali, rispettare o non rispettare le leggi, tenere in conto o in dispregio le istituzioni autonomistiche. Voi proseguite imperterriti, per il terzo anno consecutivo, ecco perché titoliamo il primo passaggio della nostra relazione: "Strategia del disordine, atto terzo" perché voi state recitando scientemente in quel vostro teatrino della politica, la parte di coloro che prendono i beni della Regione, le risorse finanziarie, le risorse umane, le risorse istituzionali e credono di poterne fare quello che vogliono, ma non è così! Se voi foste amministratori di una società privata (e vi vantate tanto di essere inclini all'efficienza del privato) sareste stati licenziati per scarso rendimento e per danno all'azienda.
Perché non presentate mai gli atti di programmazione, il DPEF, i bilanci preventivi quando debbono essere presentati? Il bilancio preventivo per il 2002 doveva essere presentato entro il 30 di settembre dello scorso anno e invece ad ottobre - novembre non avevate approvato neppure il DPEF, che è la corsia su cui il bilancio può camminare. Avete presentato il bilancio preventivo a gennaio. L'opposizione ha utilizzato in Commissione solo due settimane, il tempo strettamente necessario, neppure sufficiente ad una lettura completa di tutti gli atti che accompagnano il bilancio, mentre voi saccheggiavate la vostra stessa proposta con centinaia di emendamenti tanto da rendere incomprensibile il perché e abbiate avanzato una proposta iniziale. Di chi sono allora le responsabilità del ritardo? Della maggioranza o dell'opposizione?
E` la strategia del disordine, perché è nel disordine che può prosperare il clientelismo, è nel disordine che può prosperare la cattiva gestione delle risorse pubbliche. E` nella sottocultura dell'emendamento e non nella cultura della legislazione organica, nella cultura delle "leggine" ad hoc, della legislazione parziale e mirata che voi nascondete la vostra indole, principalmente applicata a soddisfare interessi particolaristici, danneggiando l'insieme degli interessi della Regione.
Bisogna perciò che noi indichiamo un cambio di rotta; e non è vero che bisogna cambiare rotta necessariamente, sempre e comunque, quando si cambia una maggioranza, perché anche questo è un alibi troppo "semplicistico". Certo, se cambia la maggioranza politica è chiaro che la nuova maggioranza avrà una diversa ispirazione, un diverso intendimento, un diverso programma, attuerà una politica diversa e migliore, perché peggiore della vostra è difficile. Ma dovete cambiare rotta anche voi se volete continuare in modo regolare, legittimo ad esercitare la funzione pubblica che esercitate.
In molti colleghi della maggioranza non è ancora entrata in testa l'idea che essere maggioranza non vuol dire essere padroni; essere maggioranza di governo vuole dire avere la responsabilità del Governo, non essere padroni della Regione per fare quello che si vuole, o, nel caso specifico, per tralasciare l'uso delle risorse, non approvando gli strumenti di programmazione e mantenendo un DPEF "bucato" come quello che ancora abbiamo quest'anno, senza curarsi di adeguarlo alle linee della programmazione generale, agli obiettivi generali dello sviluppo di questa Regione. Quel DPEF è bucato, l'avete bucato voi, sabotandolo per i vostri interessi di maggioranza.
E` necessario pertanto porvi rimedio con una relazione generale, con una premessa alla manovra complessiva di bilancio che indichi quali sono comunque per questa Regione gli obiettivi generali del suo sviluppo, in modo da orientare i programmi di spesa al perseguimento di quegli obiettivi. Il problema è che voi non avete obiettivi diversi da quelli di accontentare i vostri famigli. Ed è per questo che siete oggi sottoposti a una critica pubblica, severa, di tutte le formazioni sociali, da quelle imprenditoriali, della piccola - media impresa, a quella dei lavoratori, per non parlare dei disoccupati che, pur non essendo in sindacato, sono una forza sociale, anche se non li ascoltate mai e fate pure finta di non conoscerli.
Ecco perché noi diciamo che voi dovete cambiare rotta, che non potete pretendere più di esercitare il potere, il governo in questa Regione con questa arroganza, che non potete pensare che il patrimonio pubblico, a partire dalle risorse finanziarie che appartengono a tutti i sardi, possa essere gestito a vostra completa disposizione. Poi si vedrà, in sede di esame degli articolati, come questa strategia del disordine venga da voi utilizzata, perché non è un disordine casuale, è un disordine voluto, programmato, perseguito coscientemente. Un disordine che serve a creare tutte le condizioni per perseguire precisi obiettivi aziendali, clientelari, hobbistici, anziché l'interesse generale della Regione.
Noi vi diciamo perciò di ripensare e di accettare il nostro invito al cambiamento fin dalla discussione di questa finanziaria. Questa legislatura ormai si avvia verso il tratto finale del suo percorso e se non si mette mano ora ad alcune riforme non ci sarà più tempo o comunque sarà più difficile farle. Alcune questioni le dovete riprendere; ho fatto cenno, seppure fugace, alle politiche del lavoro: voi siete stati costretti, rispetto alla proposta iniziale, siete stati costretti dalla contestazione politica nostra, dell'opposizione, e siete stati costretti dalla contestazione sociale, principalmente dei sindacati dei lavoratori, a prevedere il proseguo ancora per una annualità dell'intervento straordinario per il lavoro. Quella novità che voi non volevate oggi c'è, ma è una novità parziale che voi sicuramente meditate di svuotare dall'interno, come avete svuotato dall'interno le altre leggi, le altre norme e gli altri stanziamenti in materia di lavoro. Perché quando una legge della Regione non è curata nella sua applicazione, viene totalmente vanificata.
Noi abbiamo approvato una legge con la quale questo Consiglio regionale ha messo nella disponibilità dei comuni della Sardegna, di tutti i 377 comuni della Sardegna, con criterio imparziale, oggettivo, senza clientelismi, e nella massima espressività dell'autonomia locale delle risorse. Spetterà ai singoli comuni valutare quale idea di sviluppo locale, quale proposta di occupazione in sede locale e territoriale potrà emergere. Questa è la grandezza e la generosità di quella legge, della legge per il lavoro, del suo articolo 19. E voi invece avete abbandonato i comuni, non gli avete fornito i supporti istruttori, non li avete orientati, non gli avete messo a disposizione quegli elementi indispensabili perché potessero operativamente crearsi nuove imprese, nuove occasioni di lavoro, nuovo sviluppo distribuito nella Regione.
Aumentare perciò i finanziamenti non è sufficiente; è necessario, ma non è sufficiente, perché il vostro intento è quello di boicottare le leggi per il lavoro per potere alla fine dire: "Non funzionano, non hanno funzionato". Ma se voi le boicottate come potranno mai funzionare? Ecco, allora la necessità di aggiornare, di migliorare, in questa circostanza, tutta la normativa per il lavoro con norme semplici, dove sia chiaro il destinatario, il tempo di attuazione, il risultato da conseguire, che è quello di avere in questa nostra Regione meno disoccupati, meno disperati, ed è anche più produzione, più imprese sane.
E' troppo facile dire: "Se diamo i danari alle imprese quelli sì che vengono spesi subito. Quindi spostiamo anche i danari della legge numero 37 del 1998, del piano per il lavoro, sulla legge numero 36 del 1998, concernente contributi alle imprese'". Certo, andate dai disoccupati e dategli i danari come li date alle imprese e vedrete se non li prendono! Andate, prendete tutti i finanziamenti previsti dalla legge numero 36, tutti i danari degli sgravi fiscali, tutti i danari anche dei nostri stipendi, se volete, tutti i danari della luce elettrica di quest'aula, portateli ai disoccupati e ditemi poi se non li prendono. Come vi permettete di dire e di scrivere che le leggi per il lavoro non funzionano e che funzionano solo quelle a favore delle imprese?
La realtà è che alle imprese concedete i finanziamenti mentre per i disoccupati prevedete marchingegni di impossibile funzionamento. Le leggi se non vengono assistite nella loro attuazione non producono effetti, e le può assistere solo chi ci crede. Voi non ci credete, ecco perché le boicottate. Su questo punto, in aula, nel corso di questa discussione, avremo modo di tornare perché, anche se non siete convinti, dovrete accettare di sbloccare i diversi finanziamenti che le leggi della Regione, non l'opposizione, hanno già previsto da anni a favore dei disoccupati per creare nuovo lavoro produttivo e nuove imprese in questa Regione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giacomo Sanna, relatore di minoranza.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto), relatore di minoranza. Presidente Biggio, colleghe e colleghi, ci troviamo oggi a relazionare su una legge finanziaria nata due volte, sulle linee di due DPEF bruciati, con il fondato timore che siano a rischio parti importanti di essa. Le attenzioni non sono rivolte ai contenuti della più importante legge di bilancio, ma alle relazioni e alle contromosse in caso di pesanti bocciature da parte dell'Aula. La partita non l'ha aperta l'opposizione, bensì il Presidente della Giunta.
Già da dicembre, infatti, per gli auguri di fine anno, egli aveva lanciato una sfida alla sua stessa maggioranza: "Non me ne andrò" - aveva detto - "anche se la finanziaria subirà bocciature ancora più pesanti di quelle a cui è andato incontro il documento di programmazione economica e finanziaria". Si era anche deciso di approntare una manovra in due tempi, in due fasi; oggi si torna alla monofase, ma il rischio di "scossa" per la Giunta rimane valido. Si era parlato anche di un bilancio tecnico seguito poi da un bilancio di assestamento, ipotizzando nuove entrate di provenienza statale e non.
Neppure nel mondo delle ipotesi tale soluzione è sopravvissuta, l'iniziativa è fallita per mano degli stessi proponenti; la norma programmatica che la conteneva (l'articolo 1) è stata infatti soppressa, testimonianza palese di pressappochismo, superficialità e di scarsa capacità. In molti hanno pensato che il bilancio in due tempi rappresentasse il tentativo di allungare quelli di permanenza del Presidente della Giunta. Interpretazioni che riguardano la maggioranza, ma che non appassionano l'opposizione tanto meno i lavoratori ed il mondo delle imprese.
Il confronto sulle misure di attuazione del programma di Governo è condizionato da tatticismi esasperati che caratterizzano anche questa legge finanziaria, pervenuta all'esame dell'Aula con immancabile ritardo, come è prassi ormai consolidata anche per il Governo di centrodestra in Sardegna, accompagnata da un clima politico, interno alla maggioranza, per nulla costruttivo e senza una chiara scelta sui temi dello sviluppo. Si ha la sensazione che sia l'ennesima finanziaria senza strategia, priva di contenuti, di soluzioni innovatrici e inadeguata a recuperare i ritardi che caratterizzano il sistema economico sardo. Trasporti, energia e credito sono destinati a restare nodi insoluti, paletti insormontabili che ci relegano al sottosviluppo. Le speranze di colmare il divario che ci divide dal resto d'Europa sembrano svanire con la permanenza della Sardegna nell'Obiettivo 1 dell'Unione Europea. L'inadeguatezza del sistema regionale ci espone al rischio concreto della perdita delle ingenti risorse a nostra disposizione, le ultime che ci derivano dalla nostra certificata condizione di regione sottosviluppata. L'allargamento dell'Unione ai paesi del centro e dell'est Europa ci impedisce infatti di usufruire di ulteriori, non perché i nostri indicatori dello sviluppo siano migliorati, o sia cresciuta la nostra competitività, ma soltanto perché il fondo della classifica del sottosviluppo europeo sarà più affollato e ai nuovi aderenti sono riservati gli ultimi posti utili per ottenere i fondi comunitari, nel frattempo in Sardegna ci permettiamo il lusso di continuare con le finanziarie di sempre, ricche di contraddizioni, clientele ed assistenzialismo vario, l'ultima approvata ne è l'esempio pratico, la sorte dei diciotto disegni di legge collegati sono la palese testimonianza dell'uso che maggioranza e Governo fanno degli strumenti programmatori; le scelte strategiche sono rinviate, dilatate nel tempo, nella forma e nella sostanza, ogni strumento è però utile per cercare di nascondere le responsabilità politiche e di Governo, per cercare ancora un consenso facile con gli slogan giusti ma vuoti di sostanza, capita così che la Giunta Pili proponga alla sua maggioranza di sostenere progetti ed iniziative che in precedenza avevano combattuto dai banchi dell'opposizione, lo stanziamento di 330 miliardi di lire per il piano per il lavoro significa questo: dal 1998 al 2002 i miliardi non spesi sono più di mille, ma la Giunta si preoccupa di assicurare le risorse senza neppure spiegare quale sia l'utilizzo che dei pochi fondi spesi è stato fatto.
Il nostro giudizio in proposito non è mutato, sono fondi per l'assistenzialismo, per quell'assistenzialismo che il centrodestra ha dichiarato di voler combattere e che invece perpetua negli atti di governo ad iniziare dalla sua finanziaria. Una legge sul lavoro che il '98 era nata sull'emergenza, su quell'emergenza che ancora oggi continua a rimanere viva per mancanza di idee, per mancanza di proposte, per mancanza di un piano di sviluppo seri, mentre invece non trovano risposte gli impegni solenni che la maggioranza ha assunto su questioni di straordinaria rilevanza. Quegli impegni assunti con i galluresi, con gli ogliastrini, con i sulcitani e con i territori del medio campidano.
Dove sono finite le nuove province? Nella finanziaria non vi è un solo euro per il loro funzionamento nonostante si sia concluuso positivamente il difficile e tortuoso iter legislativo e nonostante la preposta Commissione consiliare abbia già esitato l'apposita legge, un modo come un altro per esplicitare i reali intenti di questa Giunta e di autorevoli esponenti della maggioranza; le nuove province possono attendere, sono mutati il clima politico e soprattutto il colore della casacca del Presidente in carica. Il calcolo partitico in alcuni casi, quello personale, suggerisce cautela in luogo dell'ardore che aveva caratterizzato la discussione sulla legge istituiva, la Giunta faccia dunque chiarezza e soprattutto sia conseguente con quanto afferma, noi ribadiamo l'esigenza affinchè siano stanziati i fondi necessari per il funzionamento delle nuove province sarde, sfidiamo la Giunta e la maggioranza perché sia discussa in Aula la legge che ne sancisce l'avvio. Il ritardo con cui si procede è imputabile infatti alle incongruenze, alle contraddizioni e alle strumentalizzazioni della maggioranza di Governo, è tempo che emergano in tutta la loro gravità, è tempo che spieghino i perché dei sabotaggi e dei continui rinvii. Sono sufficienti gli esempi sugli stanziamenti al piano per il lavoro e a quelli per la mancata attribuzione dei fondi al funzionamento delle nuove province per comprendere il nostro livello di disagio politico, relazionare una finanziaria che non è attuazione di linee di Governo, è impresa difficile ma per l'opposizione non è un esercizio inutile, è l'occasione per rimarcare l'inderogabilità di un progetto di sviluppo credibile e realizzabile, è un'opportunità per riaffermare la validità di soluzioni, programmi e metodi alternativi, anche se è impresa ardua individuare il programma di questo Governo, dove risieda la politica di questa maggioranza, e alla luce degli ultimi accadimenti quale sia l'effettivo livello di autonomia decisionale della Giunta, le questioni delle aree industriali costiere, quelle delle autorizzazioni per la costruzione o l'ampliamento delle centrali, per la produzione di energia elettrica, sono cartine al tornasole di una nuova politica centralista dello Stato italiano. La Giunta e il suo Presidente non rappresentano un argine credibile, nessuno nega la validità di una collaborazione col Governo centrale, per chi amministra è una conseguenza ineluttabile, ma quando si privano di competenze le amministrazioni locali, quando si minaccia di privare la Sardegna di patrimoni realizzati con le nostre risorse, è lecito attendere azioni di tutela e di salvaguardia per i nostri interessi, non soltanto la vecchia autonomia, ma anche quella nuova è futuribile, sarà destinata al fallimento se la prima Istituzione della Sardegna non mette i sardi al primo posto, non solo negli slogan ma soprattutto nella quotidianità dell'agire politico. Sono carenze che oggi appalesano distanze politiche, sono deficit di sardismo difficile da colmare, anche per questo giudichiamo velleitario il tentativo di chi pretende di migliorare questa legge finanziaria nata male ed aggiustata peggio. Forse troppo ottimisticamente attendevamo un confronto alto sulle grandi scelte, sulle grandi questioni insolute della Sardegna, quello dell'autogoverno del territorio, dell'autonomia impositiva, di una più moderna fiscalità, del credito al servizio delle imprese, di soluzioni innovative per la risoluzione di cronici problemi, di settori vitali della nostra economia, abbiamo provato ad esempio a stimolare un confronto sulle possibili soluzioni del comparto agricolo, ci ritroviamo davanti i soliti fondi per le emergenze, per il risarcimento di danni subiti, di capi morti abbattuti e di raccolti distrutti dal troppo freddo o dalla siccità senza che in finanziaria vi sia una cifra, una riga che restituisca insieme alla dignità anche un filo di speranza al mondo della campagna, così è per l'artigianato e per il commercio; ci saremmo accontentati anche di un segno o di una cifra simbolica che testimoniasse una scelta nel verso della non dipendenza della Sardegna, sarebbe bastato forse lo stanziamento per l'istituzione dei parchi regionali, le battaglie fatte per evitare conseguenze del decreto Ronchi per il Gennargentu, si sono limitati alla protesta, non si è avuto il coraggio di andare avanti, di andare nel verso dell'autogoverno del territorio anche attraverso l'istituzione di parchi regionali riappropriandosi di un patrimonio che appartiene solo a noi. Nonostante la grande attualità non vi è una proposta per porre fine alle decennali inadempienze della Regione sui beni trasferiti e mai incamerati dalla ex Cassa per il Mezzogiorno, non una prospettiva per nuove competenze in materia di demanio a cominciare da quello marittimo, è la solita finanziaria, a noi non entusiasmano le battaglie sulle cifre, gli emendamenti in cui è scritto anche il beneficiario, gli scontri per tutelare categorie o privilegi, ci appassiona la politica, il confronto, e talvolta non disdegniamo neppure lo scontro.
In questa finanziaria abbiamo ricercato le ragioni per un confronto con la maggioranza, abbiamo ritrovato invece soltanto le ragioni del nostro non appartenervi, l'orgoglio di possedere un progetto alternativo, un programma e una politica differenti, la certezza che vale la pena battersi per restituire ai sardi quella speranza che voi oggi andate negando con la vostra legge finanziaria.
PRESIDENTE. I lavori si concludono così, per riprendere domani alle ore 10. 00 con l'inizio della discussione generale. La prima iscritta a parlare è la consigliera Lombardo.
La seduta è tolta alle ore 12 e 10.
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore dell'Industria all'interrogazione Cassano sullo stato di crisi dei lavoratori impiegati nel Petrolchimico di Porto Torres. (416)
In merito all'interrogazione in oggetto, l'Assessore dell'Industria On. Giorgio La Spisa fa presente che il 28 gennaio 2002 il Presidente della Giunta e lo stesso Assessore dell'Industria hanno convocato l'Osservatorio regionale per il settore chimico e preso in esame le molteplici problematiche che l'oggetto comporta, alla luce delle nuove decisioni legate all'Enichem che solo su precisa richiesta del Presidente e dell'Assessore dell'Industria, ha chiarito le sue reali intenzioni.
Secondo quanto dichiarato dai Dirigenti dell'impresa "Il core business" verrà trasferito ad una nuova società, la Polimeri Europa, il cui pacchetto di maggioranza sarà ceduto ad altra società; l'Enichem ha anche previsto la chiusura dell'impianto di Porto Torres e la vendita dell'impianto di cloro-soda di Macchiareddu, con l'impegno a non procedere a variazioni dei livelli occupativi.
A Porto Torres rimarranno attive e di proprietà dell'Enichem, le produzioni di olefine.
Si tratta di decisioni preoccupanti che non rassicurano sul futuro dei lavoratori impegnati nel settore, nonostante gli impegni verbali da parte di dirigenti dell'azienda.
Per questo il Presidente o l'Assessore dell'Industria hanno convocato per il giorno 7.02.2002, la segreteria tecnica dell'Osservatorio regionale per il settore chimico per esaminare gli emendamenti all'accordo di programma presentati dai vari componenti l'Osservatorio chimico stesso.
Entro la fine di Febbraio L'Accordo di programma per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna, che prevede azioni di risanamento e tutela dell'ambiente, investimenti e salvaguardia dell'occupazione, sarà presentato al Governo Nazionale, a cui è stato chiesto di attivare un tavolo di confronto, di procedere in tempi brevi all'attivazione dell'Accordo di Programma per la chimica e di emanare al più presto alcuni importanti provvedimenti, specifici per le imprese sarde, in particolare l'On. La Spisa ha chiesto l'abbattimento del 50% del costo di vettoriamento dell'energia elettrica.
L'Assessore dell'Industria ha intensificato il rapporto con il Governo Nazionale e al tavolo di confronto con lo stesso e l'ENI, a cui verranno portate le decisioni dell'Osservatorio regionale per la chimica, si affermerà in maniera chiara la necessità di:
1. mantenere in attività il maggior numero di produzioni;
2. un impegno preciso per il risanamento ambientale, supportato da investimenti finanziari consistenti per i prossimi anni;
3. una strategia di utilizzo del patrimonio immobiliare non finalizzata al massimo rendimento per l'Enichem, ma all'avvio di iniziative imprenditoriali che diano prospettive ai territori in cui saranno localizzate, per favorire l'avvio di piccole e medie imprese nei settori industriale e turistico.
Risposta scritta dell'Assessore dell'Industria all'interrogazione Frau sulla paventata chiusura del polo Petrolchimico di Porto Torres. (426)
In merito all'interrogazione in oggetto, l'Assessore dell'Industria On. Giorgio La Spisa fa presente che il 28 gennaio 2002 il Presidente della Giunta e lo stesso Assessore dell'Industria hanno convocato l'Osservatorio regionale per il settore chimico e preso in esame le molteplici problematiche che l'oggetto comporta, alla luce delle nuove decisioni legate all'Enichem che solo su precisa richiesta del Presidente e dell'Assessore dell'Industria, ha chiarito le sue reali intenzioni.
Secondo quanto dichiarato dai Dirigenti dell'impresa "Il core business" verrà trasferito ad una nuova società, la Polimeri Europa, il cui pacchetto di maggioranza sarà ceduto ad altra società; l'Enichem ha anche previsto la chiusura dell'impianto di Porto Torres e la vendita dell'impianto di cloro-soda di Macchiareddu, con l'impegno a non procedere a variazioni dei livelli occupativi.
A Porto Torres rimarranno attive e di proprietà dell'Enichem, le produzioni di olefine.
Si tratta di decisioni preoccupanti che non rassicurano sul futuro dei lavoratori impegnati nel settore, nonostante gli impegni verbali da parte di dirigenti dell'azienda.
Per questo il Presidente e l'Assessore dell'Industria hanno convocato per il giorno 7.02.2002, la segreteria tecnica dell'Osservatorio regionale per il settore chimico per esaminare gli emendamenti all'accordo di programma presentati dai vari componenti l'Osservatorio chimico stesso.
Entro la fine di Febbraio L'Accordo di programma per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna, che prevede azioni di risanamento e tutela dell'ambiente, investimenti e salvaguardia dell'occupazione, sarà presentato al Governo Nazionale, a cui è stato chiesto di attivare un tavolo di confronto, di procedere in tempi brevi all'attivazione dell'Accordo di Programma per la chimica e di emanare al più presto alcuni importanti provvedimenti, specifici per le imprese sarde, in particolare l'On. La Spisa ha chiesto l'abbattimento del 50% del costo di vettoriamento dell'energia elettrica.
L'Assessore dell'Industria ha intensificato il rapporto con il Governo Nazionale e al tavolo di confronto con lo stesso e l'ENI, a cui verranno portate le decisioni dell'Osservatorio regionale per la chimica, si affermerà in maniera chiara la necessità di:
1. mantenere in attività il maggior numero di produzioni;
2. un impegno preciso per il risanamento ambientale, supportato da investimenti finanziari consistenti per i prossimi anni;
3. una strategia di utilizzo del patrimonio immobiliare non finalizzata al massimo rendimento per l'Enichem, ma all'avvio di iniziative imprenditoriali che diano prospettive ai territori in cui saranno localizzate, per favorire l'avvio di piccole e medie imprese nei settori industriale e turistico.
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA MANCA - SANNA Giacomo sui ritardi nell'esecuzione della campagna vaccinale contro la "blue tongue".
I sottoscritti, premesso che:
- il 26 novembre 2001 l'Assessore regionale dell'igiene e sanità ha emanato il decreto n. 50 con il quale è resa obbligatoria nell'intero territorio della Sardegna la profilassi vaccinale contro la febbre catarrale per tutti i ruminanti della specie ovina, caprina, bovina e bufalina;
- da informazioni assunte dagli interroganti risulta che la campagna di vaccinazione contro la "blue tongue" procede con gravi ritardi ed è caratterizzata da penalizzanti carenze organizzative e da una inadeguata pianificazione; risulta, infatti, che non soltanto le siringhe e gli aghi monouso non vengano forniti con puntualità, ma che sia inadeguata e carente anche la distribuzione del vaccino nei diversi distretti del territorio;
- non è stata al momento prodotta alcuna documentazione riguardo alle numerose segnalazioni circa gli eventi collaterali imputabili alla somministrazione del vaccino, quali aborti, calo di produzione, casi di mortalità e più in generale, sui sintomi clinici riferibili alla blue tongue in animali vaccinati;
- è carente il collegamento fra gli operatori dell'Istituto Zooprofilattico della Sardegna e i veterinari che sul campo effettuano la vaccinazione, tanto che sembrerebbe che ad alcuni capi così detti "sentinella", individuati dall'IZS, sia stato somministrato il vaccino contro la "blue tongue";
- a tutt'oggi non è stato reso noto il protocollo di innocuità del vaccino, tanto che numerose indiscrezioni sembrano confermare che siano in corso vere e proprie prove sul campo;
- non si hanno informazioni riguardo l'andamento stagionale della malattia in Sardegna e in particolare sulla localizzazione, il numero e l'entità dei focolai,
chiedono di interpellare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
1) quale sia il numero degli animali fino ad oggi sottoposto a trattamento vaccinale, con il vaccino vivo attenuato prodotto dal "Veterinari Institute" di Oonderstepoot;
2) quali siano le percentuali delle vaccinazioni rispetto alle tre specie ricettive (ovini, bovini e caprini) e quale le percentuali delle vaccinazioni nei diversi distretti dell'Isola;
3) in quale periodo dell'anno si ritiene di completare e concludere la campagna vaccinale;
4) se la campagna vaccinale venga effettuata in parallelo con il monitoraggio del numero e dell'attività del "culicoides", così da evitare l'incontrollata diffusione del virus e scongiurare il potenziale pericolo della super virulentazione;
5) se si stiano eseguendo gli esami virologici sui "culicoides" catturati;
6) se siano documentati e, in caso di risposta affermativa, se non ritenga opportuno renderli noti, i casi di aborti, calo di produzione lattea e casi di mortalità riferibili alla "blue tongue" in animali vaccinati;
7) se esiste una omogenea segnalazione di effetti collaterali da parte di veterinari e allevatori dei diversi distretti dell'Isola;
8) se sia a conoscenza e, in caso di risposta affermativa, quali siano le spiegazioni riguardo alla documentata reinfezione di animali in due diverse ondate epidemiche. (217)
INTERPELLANZA SANNA Emanuele - FADDA - DORE - PACIFICO sullo scambio di alcune proprietà immobiliari tra ASL n. 8 e Comune di Cagliari.
I sottoscritti,
premesso che tra il Sindaco di Cagliari e il Direttore generale della ASL n. 8 è in fase di definizione un accordo che prevede lo scambio di importanti proprietà immobiliari nell'ambito degli interventi di riqualificazione dell'assistenza sanitaria nei grandi centri urbani ai sensi della Legge 23 dicembre 1998, n. 448;
ricordato che l'ipotesi di accordo prevede in particolare che:
a) il Comune di Cagliari si impegna a cedere all'ASL la proprietà del fabbricato sito in via Pola (ex mercato civico) e circa il 50 per cento dell'area sita in via Po (ex mattatoio comunale);
b) l'ASL n. 8 si impegna a cedere al Comune le vaste aree e gli immobili siti in Monte Claro ex Ospedale Psichiatrico, il fabbricato dell'ex Ospedale Marino con le relative pertinenze sul litorale del Poetto, due piani (5° e 6°) del Palazzo Civico di Via Sonnino;
sottolineato che gli ipotizzati scambi patrimoniali e immobiliari, anziché determinare auspicabili processi di razionalizzazione e di ottimale dislocazione territoriale dei servizi e delle attività istituzionali della ASL, rischiano invece di provocare una maggiore criticità e dispersione dei servizi di tutela della salute dei cittadini;
evidenziato che la ASL n. 8 deve garantire la prevenzione e l'assistenza sanitaria a circa 490.000 abitanti residenti in 30 Comuni dell'attuale provincia di Cagliari e che gran parte dei servizi di direzione amministrativa e dei presidi sanitari ad alta specializzazione pur essendo ubicati nella città capoluogo devono essere localizzati in modo da assicurare la massima fruibilità da parte di tutti gli utenti;
rilevato che gli scambi patrimoniali in discussione tra Comune di Cagliari e ASL n. 8 appaiono non solo di difficile realizzazione in tempi certi sotto il profilo tecnico-urbanistico, ma risultano sicuramente penalizzanti rispetto ai bisogni primari di tutte le comunità interessate e determineranno un sicuro incremento sia dei flussi di mobilità sia dei percorsi assistenziali degli utenti;
rimarcato che l'accordo proposto tra i due enti, ove si concretizzasse, anziché favorire processi di riqualificazione e di contenimento della spesa sanitaria, provocherebbe ulteriori oneri e un sicuro impoverimento patrimoniale per il bilancio della ASL n. 8;
ricordato che l'ASL n. 8, pur disponendo di un ingente patrimonio immobiliare e di vaste aree idonee per assolvere in maniera ottimale ai propri compiti istituzionali, fa massicciamente ricorso a onerose locazioni di edifici privati;
denunciato in particolare il fatto che per i soli uffici utilizzati per la Direzione Generale (Cagliari - Via Lo Frasso), per il Servizio Bilancio (Cagliari - Via G. Deledda), per il Centro Tumori (Cagliari - Viale Trento), per l'Igiene Pubblica e altri servizi (Cagliari - Via Peretti), per il Distretto di Quartu S.E. (Via Turati), la ASL spende una cifra superiore ai 5 miliardi all'anno;
ricordato inoltre che su circa 6.000 dipendenti dell'ASL n. 8 più di 1.000 svolgono la loro attività in uffici e presidi privati, dispersi nel tessuto urbano, con un ingiustificato spreco di risorse finanziarie e professionali e una conseguente inefficienza dei servizi;
sottolineato che una lungimirante politica di programmazione delle risorse e degli investimenti, finalizzata a dislocare in modo più equilibrato e diffuso in tutto il territorio i servizi primari dell'ASL e concentrando contemporaneamente tutti i servizi centrali dell'Azienda nel polo di Monte Claro (negli immobili ristrutturati e nella vasta area-parco disponibile) per renderli più facilmente raggiungibili sia da parte degli operatori che degli utenti, rappresenterebbe una straordinaria opera di razionalizzazione del sistema sanitario e insieme una misura straordinariamente efficace di autofinanziamento e di riduzione della spesa per la salute pubblica;
tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri regionali chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità per sapere:
1) se l'Assessorato regionale, nell'ambito delle sue specifiche competenze di programmazione e di controllo dell'attività e della utilizzazione delle risorse delle ASL, ha attentamente valutato le conseguenze non positive per la collettività e per la spesa pubblica che deriverebbero dall'attuazione del richiamato accordo di programma tra ASL n. 8 e Comune di Cagliari;
2) se l'Assessore e la Giunta regionale non ritengano di dover rapidamente intervenire per una opportuna revisione critica dell'accordo di programma in questione proponendo una saggia correzione che preveda:
a) la cessione (secondo le normative vigenti) al Comune di Cagliari sia dell'ex Ospedale Marino del Poetto sia degli spazi per uffici nel palazzo di Via Sonnino;
b) la concentrazione di tutti gli altri servizi amministrativi e sanitari della ASL col relativo personale negli immobili ristrutturati e potenziati e nelle aree attrezzate dell'ex Ospedale Psichiatrico valorizzando la funzione pubblica e le valenze storico-ambientali del colle di Monte Claro e contribuendo in questo modo anche alla riqualificazione urbana della città di Cagliari;
3) se l'Assessore e la Giunta regionale non ritengano di dover usare con maggiore determinazione tutte le leve istituzionali e finanziarie di cui dispongono per promuovere un processo di effettivo potenziamento dei servizi sanitari pubblici utilizzando nella maniera più corretta le risorse della Regione e delle ASL e affrancando queste ultime dalla perversa e costosa dipendenza dalle locazioni con società immobiliari private. (218)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di immediato ripristino della stazione forestale in Alà dei Sardi.
Il sottoscritto, premesso che:
a) il comune di Alà dei Sardi è il paese in tutta la Sardegna con il più alto valore in assoluto tra superficie boscata e territorio;
b) proprio per questi motivi, all'atto della istituzione del Corpo Forestale della Regione, si era proceduto ad individuare Alà dei Sardi quale Stazione di classe A, da coprire con venti guardie forestali, previste anche per servire le foreste viciniori;
c) nonostante gli impegni la Stazione è stata di fatto servita inizialmente da non più di quindici operatori, ridotti alla fine a non più di cinque unità;
d) con un atto unilaterale l'allora Presidente della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della difesa dell'ambiente, dispose con decreto 23 aprile 1999, n. 72, la chiusura totale della Stazione forestale di Alà dei Sardi;
e) l'assenza della Stazione forestale è alla radice di non pochi problemi che affliggono il territorio di Alà, con notevoli ripercussioni sullo sviluppo di tutte le attività connesse,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se non sia opportuno, anche alla luce di svariati incontri con gli amministratori locali che si sono dichiarati disponibili a reperire idonei locali, che in tempi brevissimi venga ripristinata in Alà dei Sardi la Stazione forestale di prima classe o, in subordine, che sia previsto il mantenimento di un recapito forestale con un presidio di uomini e il coordinamento in loco, indispensabile ai fini della tutela e salvaguardia dell'intero patrimonio boschivo e forestale di Alà dei Sardi e zone limitrofe. (437)
INTERROGAZIONE FADDA - SANNA Emanuele - BALIA - DETTORI - PACIFICO - FALCONI - PIRISI - IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di svolgere adeguate indagini sui casi di leucemia che hanno provocato la morte di almeno dieci persone abitanti di Quirra.
I sottoscritti,
VALUTATE le notizie che sono apparse recentemente sulla stampa e considerato che dalle stesse affiora una inquietante probabile correlazione tra l'uranio impoverito, che sarebbe contenuto in alcune munizioni utilizzate per esercitazioni nel poligono militare di Capo San Lorenzo, e il decesso, dai primi anni 90 ad oggi, di dieci abitanti di Quirra per tumore del sistema emolinfatico;
considerato che l'uranio impoverito, fortemente radioattivo, è certamente il responsabile di leucemie e di altre patologie tumorali;
considerato che il silenzio o le generiche smentite dei responsabili militari e del governo nazionale non hanno contribuito a fugare le giuste preoccupazioni non solo degli abitanti di Quirra ma di tutta la popolazione sarda allarmata per quanto sta accadendo;
avuta notizia che su tale argomento sarebbero in corso indagini ordinate sia dalla Procura militare che dalla Procura della Repubblica di Cagliari;
considerato che spetta alla Regione la salvaguardia della salute dei cittadini e la tutela ambientale del territorio dell'isola,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della sanità e l'Assessore regionale dell'ambiente per sapere:
- quali iniziative sono state intraprese dalla Giunta regionale per accertare se all'interno del poligono di Capo San Lorenzo si sperimentino o si sono utilizzate armi all'uranio impoverito;
- se siano state fatte, o si intendano fare, indagini epidemiologiche per stabilire le eventuali cause dei decessi su richiamati che per l'incidenza anomala, dieci su 150 abitanti della frazione di Quirra, e per il fatto che tutte le vittime lavoravano e vivevano nei pressi del poligono, alimentano dubbi e sospetti che vanno assolutamente chiariti e accertati;
- se si intende procedere urgentemente ad un accurato monitoraggio ambientale delle zone militari sottoposte ad esercitazioni;
- quali mezzi si intendano impiegare per l'eventuale bonifica dei siti e quali atti si accinge a compiere la Regione per accertare eventuali responsabilità in ordine ai gravissimi danni che l'utilizzo di tali armi parrebbe aver causato. (438)
MOZIONE SANNA Giacomo - MANCA sulla ricontrattazione del debito complessivo del comparto agricolo sardo.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che l'intero comparto agricolo sardo vive una drammatica situazione di crisi, il cui andamento produttivo risulta influenzato negativamente da una serie di avversità di carattere climatico e patologico di straordinaria gravità;
EVIDENZIATO CHE:
- i danni causati all'agricoltura sarda dalla siccità e dalle gelate, soltanto nell'ultima stagione, superano i 250 milioni di euro, suscettibili di variazioni in aumento, visto il perdurare della mancanza di piogge ed il conseguente aggravarsi della carenza della risorsa idrica;
- i dannosi effetti della prolungata siccità hanno conseguenze dirette sullo sviluppo vegetativo, sia scoraggiando o impedendo le coltivazioni irrigue, sia favorendo lo sviluppo di agenti patogeni delle colture e degli allevamenti;
RICORDATO che gli allevatori del comparto ovino sono costretti a ricorrere a consistenti integrazioni alimentari, con conseguente aggravio di costi di esercizio, ed il persistere dell'epidemia della "blue tongue" ha comportato la perdita di circa 700 mila capi, mentre sugli allevamenti bovini, oltre alle limitazioni sulla movimentazione, pesano le penalizzazioni derivanti dal diffondersi, fra i consumatori, della psicosi del morbo della BSE;
CONSTATATO che le organizzazioni COLDIRETTI, CONFAGRICOLTURA e CIA hanno richiesto la convocazione urgente del Tavolo Verde, ribadendo la drammaticità della situazione e la richiesta di interventi e di iniziative immediate e concrete;
RILEVATO che continua l'emorragia occupazionale nel settore, a causa delle profonde ristrutturazioni in corso, che espellono le aziende così dette marginali, e consolidano, invece, quelle più orientate al mercato;
SOTTOLINEATO che le aziende sarde sono da sempre penalizzate rispetto a quelle italiane ed europee, per i costi più elevati sostenuti per gli approvvigionamenti energetici, per i maggiori costi del trasporto delle merci, per un più elevato costo del denaro e per l'inefficienza del settore del credito;
RIMARCATO che le recenti vicende riguardanti gli interventi a favore delle aziende beneficiarie degli aiuti previsti dall'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1998, n. 44, testimoniano la precarietà ed il clima di totale incertezza che caratterizza il comparto;
CONSTATATO altresì che, stante la situazione attuale, l'indebitamento strutturale e gestionale delle aziende del settore agricolo difficilmente potrà essere colmato soltanto con i meccanismi virtuosi del mercato;
ACCERTATO che il debito complessivo dell'intero comparto agricolo sardo è quantificabile in circa 1.500 miliardi di lire,
impegna la Giunta regionale
1) ad aprire una vertenza con il sistema creditizio isolano per la ricontrattazione dei debiti del settore agricolo, riconducendoli ad un livello fisiologico rapportato all'attuale capacità di restituzione del sistema agricolo sardo;
2) a predisporre le opportune soluzioni tecniche adeguate alla portata delle crisi ed i necessari strumenti operativi, come ad esempio potrebbero essere quelli che prevedono una cartolarizzazione dell'indebitamento agricolo, attraverso tutti gli strumenti pubblici possibili;
3) a predisporre un progetto complessivo di sviluppo dell'agricoltura in Sardegna che punti alla rivitalizzazione delle imprese, secondo strategie produttive basate sulla ruralità moderna, sulle produzioni di elevata qualità e su una più adeguata ed efficiente infrastrutturazione del territorio. (59)
MOZIONE SANNA Giacomo - SPISSU - FADDA - DORE - COGODI - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio- SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sul tentativo di accaparramento delle aree industriali costiere e sulle inadempienze in materia di zone franche, demanio e patrimonio pubblico.
IL CONSIGLIO REGIONALE
Premesso che il disegno di legge A.C. n. 2032 (Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti), presentato il 28 novembre 2001, dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dal Ministro delle infrastrutture e trasporti, di concerto con quello dell'economia e finanze, è all'esame, in sede referente, delle Commissioni riunite trasporti e ambiente della Camera dei Deputati;
verificato che i termini per la presentazione degli emendamenti al testo di legge erano fissati per lunedì 11 febbraio 2002 alle ore 14.00;
appreso che il gruppo politico di Alleanza Nazionale ha presentato un emendamento al disegno di legge. n. 2032 che prevede che tutte le aree espropriate e attrezzate, le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, i depuratori, i collettori per lo smaltimento dei reflui, gli edifici realizzati nelle aree dei consorzi industriali, passino integralmente ai beni del demanio marittimo e dunque sotto l'amministrazione delle Autorità portuali;
PRESO ATTO che l'emendamento (secondo notizie della stampa) pare che sia stato considerato irricevibile dall'Ufficio di Presidenza della competente commissione parlamentare;
RILEVATO che nonostante il parere negativo della Commissione parlamentare sono in corso concreti tentativi di riportare sotto il controllo del demanio statale vaste e pregiate aree del territorio sardo di fondamentale interesse ambientale e produttivo;
verificato che la Regione sarda rischierebbe di perdere aree, strutture e infrastrutture il cui valore è quantificabile in 4 - 5 miliardi di Euro;
appreso inoltre che il personale attualmente in forza ai Consorzi ASI entrerebbe nei ruoli dell'Autorità Portuale, laddove questa sia istituita;
rilevato che il patrimonio di aree pubbliche, impianti e attrezzature dei consorzi industriali di Cagliari - Macchiareddu, Porto Torres, Olbia, Arbatax, Oristano e Portoscuso è stato costituito con la rilevante partecipazione della Regione Sarda, attraverso la erogazione di ingenti finanziamenti, si considerino ad esempio, le realizzazioni degli impianti del Tecnocasic, che hanno visto l'impiego di circa 600 miliardi di lire di risorse regionali;
RICORDATO con viva preoccupazione che circa 1500 ettari di terreno con numerosi fabbricati e un rilevante patrimonio immobiliare ricadenti nelle aree costiere del Consorzio Industriale di Macchiareddu di proprietà ex ANIC, acquisiti con fondi esclusivamente pubblici, sono stati nei mesi scorsi alienati dal Commissario liquidatore a società private costituite ad hoc a prezzi circa cinquanta volte inferiori a quelli di mercato, configurandosi come una spregiudicata operazione speculativa a danno in primo luogo degli enti locali territoriali e nella più assoluta inerzia della Giunta regionale;
rimarcato che le aree industriali costiere, hanno valenza strategica per l'intero sistema economico isolano, in considerazione dell'istituzione, in attuazione all'art. 12 dello Statuto Speciale di Autonomia, delle zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n.2913\1992 e n.2454\1993, nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Portovesme, Porto Torres, Arbatax ed in altri porti e aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili;
evidenziato che ai noti ritardi circa l'introduzione delle zone franche nei porti individuati dal disegno di legge n. 75 del 10 marzo 1998, si aggiungono alcune discutibili iniziative, quali ad esempio quelle dei commissari liquidatori della Cartiera di Arbatax, tendenti ad alienare, attraverso asta pubblica, aree di pertinenza della Cartiera, ricomprese nella delimitazione territoriale della relativa zona franca;
DENUNCIATO il fatto che con delibera del Commissario dell'Autorità Portuale di Cagliari (adottata il 21.01.2002 e di cui si è avuta notizia solo in questi giorni attraverso la stampa) è stata bloccata la cessione delle azioni a favore della RAS della Società Zona Franca di Cagliari con la conseguenza gravissima che non si può procedere nell'adozione dei provvedimenti indispensabili per avviare l'operatività delle zone franche;
evidenziato altresì, che le norme che si sta cercando di introdurre surrettiziamente al disegno di legge n. 2032, rappresentano di fatto il tentativo di scippare la Sardegna di professionalità, aree, impianti e attrezzature di rilevanza strategica per il corretto sviluppo economico dell'isola ed anche la testimonianza del perdurare delle politiche centralistiche e di stampo prettamente coloniale e padronale, praticate dallo Stato Italiano in danno della Sardegna e del suo popolo;
richiamato, ancora, il fatto che perdurano, in modo inammissibile, gravissime inadempienze politiche, giuridiche e istituzionali del Governo centrale, circa il rispetto dell'art. 14 dello Statuto di Autonomia, in materia di beni e diritti patrimoniali di natura immobiliare e di quelli demaniali nell'ambito del territorio regionale;
DENUNCIATO il fatto che, sulla base di circostanziate notizie riportate da un quotidiano sardo, l'emendamento parlamentare prima di essere consegnato a mano agli uffici del ministro Lunardi, sarebbe stato redatto in un noto studio cagliaritano dopo essere stato concordato con alcune forze politiche del Polo e con l'obiettivo dichiarato di consegnare all'Autorità portuale (attualmente commissariata) tutto il patrimonio del Consorzio industriale di Cagliari;
considerato che il silenzio dell'attuale Giunta regionale e del suo Presidente sulla vicenda, conferma nei fatti, l'atteggiamento di vera e propria sudditanza nel confronto con il Governo italiano, anche su questioni che compromettono gli interessi dell'isola ed i diritti del nostro popolo;
impegna la Giunta regionale
- a riferire la posizione della Giunta regionale rispetto alle norme riguardanti le aree demaniali della nostra Isola proposte in occasione dell'esame del disegno di legge n. 2032 nelle commissioni Trasporti e Ambiente della Camera dei Deputati, tendenti a scippare la Sardegna delle aree industriali costiere;
- ad attivare le opportune iniziative politiche affinché venga scongiurata la perdita del patrimonio dei consorzi industriali costieri della Sardegna e salvaguardati gli interessi della Regione sarda che ha destinato ingenti risorse per la realizzazione di impianti ed infrastrutture;
- a riferire la posizione della Giunta regionale, riguardo l'acquisizione delle competenze regionali e dei beni sul demanio, ivi compreso quello marittimo;
- a riferire sui ritardi che caratterizzano l'introduzione delle zone franche nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Portovesme, Porto Torres, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili già istituite con l'emanazione del disegno di legge n.75 del 10.03.1998, in attuazione all'art. 12 dello Statuto sardo e secondo le disposizione dei regolamenti CEE n. 2913\1992 e n. 2454\1993;
- a chiarire con la massima urgenza, in Consiglio, la posizione della Giunta regionale in ordine alle recenti iniziative e provvedimenti adottati dal Commissario dell'Autorità Portuale sulla zona franca di Cagliari. (60)
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