Seduta n.161 del 31/07/2001 

Seduta ClXI

Martedì, 31 luglio 2001

(Pomeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

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del Vicepresidente Carloni

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del Presidente Serrenti

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del Vicepresidente Carloni

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del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 16 e 47.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 25 luglio 2001, che è approvato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Randazzo, che aveva chiesto un giorno di congedo, è presente e partecipa ai lavori della seduta pomeridiana.

Continuazione della discussione del testo unificato delle proposte di legge nazionale Cossa - Cassano - Demontis - Fantola: "Istituzione dell'Assemblea costituente del popolo sardo" (1), Giunta Regionale: "Istituzione dell'Assemblea costituente regionale" (2), Sanna Giacomo - Manca: "Assemblea costituente del popolo sardo" (5) e Scano - Dettori Ivana - Pacifico: "Revisione straordinaria dello Statuto speciale per la Sardegna. Istituzione dell'assemblea costituente regionale" (7)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge nazionale 1, 2, 5 e 7/A.

E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Grazie Presidente, credo profondamente che in questo dibattito l'Aula stia ritrovando la dignità e il ruolo che le compete.

Vedete colleghi, ho trovato molta difficoltà nello scrivere, nel rileggere ed esternare il mio pensiero sull'argomento all'ordine del giorno.

Non ho invece trovato alcuna difficoltà nell'ascoltare tutti gli interventi fatti dai colleghi. Anzi, prendere appunti e rileggerli mi ha fatto facilmente e spero proficuamente riflettere. E` stato piacevole ed avvincente ascoltarvi e credo che questo sia il più alto segno di stima e di rispetto che in quest'Aula possiamo reciprocamente scambiarci, sia appunto ascoltarci, senza polemica, che sarebbe davvero fuori luogo in questo momento. Credo che quest'Aula stia ritrovando il suo ruolo e per questo, con grande rispetto, ho corretto e ricorretto i termini e i toni del mio intervento su questo delicatissimo argomento.

Non sarebbe stato, e, credo che non lo sia mai, rispettoso venire qui a leggere il proprio intervento scritto prima di aver ascoltato ciò che gli altri pensano.Non voglio limitare il mio ruolo in quest'Aula allo stare qui con un semplice atto di presenza fisica per poter comunque sostenere che ci sono, e rispetto anche le assenze, con le quali si vuole manifestare, come è sacrosanto diritto di ciascun consigliere, il dissenso da parte di una minoranza a cui rimane solo l'Aula, e forse è giusto così, per poter esprimere le sue opinioni, le sue proposte, giuste o sbagliate che siano, non pensando mai di rappresentare solo sé stessi, almeno per il rispetto che si deve avere per chi ci ha eletto, chi ha eletto me e chi ha eletto tutti voi, nessuno escluso, consentendoci di entrare qui dentro per poter rappresentare altri, un territorio, delle istanze, che ripeto sarebbe poco corretto ritenere marginali ed insignificanti.

Ebbene, dopo aver ascoltato tutti o quasi, credo di aver rafforzato le mie convinzioni a favore dell'Assemblea costituente e, quindi, della proposta di legge per l'introduzione nello Statuto dell'articolo 54 bis. Credo profondamente nella specificità del mandato per l'elaborazione del nuovo Statuto. Credo che diverse rappresentanze sociali - non se ne abbia male nessuno - non siano presenti tra noi, quelle rappresentanze sociali che debbono scrivere le regole. Credo nella specificità della nostra Isola e della nostra Regione - Nazione. Credo nella necessità per la nostra Regione di regole diverse da quelle delle altre regioni; credo nell'atto di distinzione che la stessa Assemblea costituente rappresenta nei confronti del Governo centrale.Quante volte molti di noi hanno sostenuto in quest'Aula che dobbiamo essere capaci di determinare il nostro futuro, quanti, io compreso, hanno condannato la dipendenza politica dall'oltre Tirreno!

Non accetto che le regole che noi sardi possiamo darci, sempre rispettose dei limiti costituzionali dello Stato Italiano, possano essere emendate da altri. Alcuni sostengono che abbiamo gli strumenti per farle noi queste regole; lo statuto appunto. Altri mi fanno riflettere sulla classificazione, fredda ed impietosa, che di noi ha fatto il collega Gianvalerio Sanna. Mi sono chiesto in quale categoria identificarmi.

Bene, mi accorgo, riflettendo, che per l'ennesima volta ci si è dimenticati di una categoria importante, fondamentale, determinante, degna di tutto il rispetto, la categoria degli umili.

E` difficile esserlo ed è difficile dichiarare i propri limiti, la differenza che esiste tra statista e politico. Io non sono uno statista. Tante, tantissime personalità - ripeto, e nessuno se ne abbia male, non sono presenti in quest'Aula. Sappiamo benissimo che molti studiosi, professionisti, intellettuali, statisti non saranno mai eletti in una competizione elettorale indirizzata alla composizione delle armate. Diverso è scrivere uno statuto, diverso è scrivere le regole, non essendo i giocatori a scriverle.

Questo forse ci insegnerà e mi insegnerà per il futuro che non si scrive una legge elettorale con l'istinto dell'autoconservazione, che non si scrive un regolamento a proprio uso e consumo. Lo Statuto della nostra Regione, del nostro futuro, non si basa su strategie politiche, sulla costruzione di una maggioranza contro questo, o contro quello, credo che noi tutti abbiamo bisogno che a scrivere le regole siano altri più liberi di noi; liberi dalla ricerca del consenso, liberi dalla volontà centralistica, liberi dalla contrapposizione quotidiana. Come farebbe questo Consiglio ad affrontare un così delicato problema, quello della riscrittura dello Statuto, se, solo per le pressioni esterne, siamo riusciti - me compreso - a partorire ben otto province? Se pensiamo che attuare la concertazione sia rispondere alle richieste di questo o di quell'altro? Se pensiamo che uno abbia maggiore rappresentatività solo perché è di Cagliari e non di Sassari, o di Nuoro o di Oristano, o perché - cosa ben più grave - ha un determinato cognome? .

Prendo anche atto dell'esistenza di una proposta di legge, come è stato annunciato dal collega Balia, del centrosinistra, che chiede che un Parlamento che ha dato la fiducia a un Governo il cui ministro per le riforme avete definito "il peggior nemico" del Meridione, Isole comprese, ci dia uno Statuto già confezionato.

Io, per ciò che mi riguarda, continuo a chiedere un atto forte di rivendicazione, di riconoscimento e di determinazione; accetto e sostengo il messaggio del Presidente Ciampi che ci ha detto: "Siate artefici e responsabili del vostro futuro". Nel contempo avremo l'opportunità, comunque, in questo Consiglio, di dare il nostro contributo e di decidere la via del nostro futuro. Noi abbiamo sicuramente una storia, una cultura, un passato diverso da quello delle altre Regioni, tanto ricco e tanto diverso da farci sentire Nazione. Io non mi sento politicamente ancora un "sardoeur", però aspiro ad esserlo. La nostra condizione è completamente diversa; per cultura imprenditoriale sicuramente non sono uno statalista, ma per cultura politica rifletto sulle nostre condizioni.

Voglio fare un piccolo passo indietro: ricordo lo Stato Italiano nel dopoguerra, lo Stato che ha dovuto assumere un ruolo di imprenditore nei settori cardine dell'economia: energia, trasporti, chimica, industria alimentare, industria di base, assistenza ed istruzione; uno Stato duramente provato dalla guerra che è dovuto intervenire per costruire le basi che costituissero il volano della ripresa, in mancanza di una imprenditorialità privata duramente messa alla prova dagli eventi bellici.

Nell'Italia di oggi dove vige la regola del mercato, ovviamente non è più concepibile lo statalismo, lo Stato imprenditore, è sufficiente aprire un testo di diritto pubblico, di diritto privato o amministrativo per capire quanto sia cambiato. In questo quadro però, è successo un fatto, si è creata un'Italia a due velocità; un centro nord infrastrutturato, cresciuto grazie anche al collegamento fisico con l'Europa, che ha facilitato il distacco a suo tempo dall'intervento statale e l'incrementarsi dell'iniziativa privata, e un Mezzogiorno però ancora al palo.In questo quadro, la nostra Isola, a mio avviso, è paragonabile ancora oggi a quell'Italia del dopoguerra, dove l'imprenditorialità privata non ha ancora trovato la sua identità, con un'organizzazione di mercato che emargina chi non è in grado di competere finanziariamente, con un sistema infrastrutturale che stenta ancora a prendere la giusta fisionomia.

Quindi, come intervenire? Il distacco dello Stato dal controllo e dalla guida dei punti fondamentali è sicuramente ancora prematuro, ma la nostra Regione come può intervenire? Nella veste che lo Stato ha ricoperto nell'immediato dopoguerra, ma, sicuramente in una maniera diversa. Deve essere una sorta di compagno di viaggio dell'imprenditoria nostrana; favorire il nascere di nuova imprenditoria, rivendicando anche i crediti che ancora oggi la Sardegna vanta nei confronti dello Stato Italiano. Nessuna impresa, nessun imprenditore, nessun finanziere locale, avrebbe potuto acquisire o pensare di acquisire gli stabilimenti per la produzione di energia, dell'ENEL, dell'ENICHEM, quindi, ci ritroviamo con un'ulteriore colonizzazione. Gli Spagnoli, gli Svizzeri, le multinazionali controllano le nostre centrali energetiche. Così come nessuno di noi ha potuto o voluto pensare di poter intervenire nel settore del credito, per evitare la svendita dei nostri istituti bancari. Tutto ciò non può favorire uno sviluppo locale, è una nuova forma di colonialismo - e qui concordo con chi, dalle pagine di un settimanale o quindicinale, sosteneva questo - colonialismo finanziario, energetico, controllo dei punti cardine, non più tentato con la forza della contrapposizione di eserciti o invasori, ma con la forza dell'economia dominante. Oggi non potrebbe più esistere la proprietà statale, ma ben potrebbe esistere una forma di compartecipazione pubblico-privato, che consenta alla nostra imprenditoria una corretta competizione e contrapposizione nei confronti dei nuovi colonialisti. Va sottolineato che non tutto comunque va comprato, ma che nel caso per esempio dell'energia va messa in conto la diminuzione del credito che la Sardegna vanta. La Sardegna e la Regione Sarda non devono partecipare con la loro offerta all'acquisizione di centrali ENEL, o ENICHEM, o di quant'altro, o della TIRRENIA, devono pretendere il trasferimento della proprietà, a parziale compenso dello sfruttamento al quale è stata sottoposta la nostra terra.

Qualsiasi imprenditore privato, ripeto, non sarebbe potuto intervenire o non sarebbe stato creduto nella possibilità dell'acquisizione per esempio del Credito industriale sardo, ma probabilmente nessuno ha pensato che questo fosse possibile. La Regione avrebbe dovuto dare impulso e costituire una garanzia a sostegno di iniziative private di questo genere, così come succede ed è successo nel Banco di Sardegna. Ed oggi nessuno può pensare di mandar via coloro che in un mercato libero hanno fatto la loro proposta e hanno acquisito quello che per loro non era altro che un ramo di impresa. Ma anche in questo caso si può ancora tutelare la Sardegna, in un regime di libera concorrenza. La Regione Sarda ha una finanziaria regionale, la Regione Sarda può acquisire il ramo d'impresa di quell'azienda. Nello sfruttamento delle risorse locali, la Regione Sarda può costruire il puntello sul quale la nuova imprenditoria, e la vecchia, possono costruire autonomamente il nostro futuro. In un mercato turistico, per esempio, che sempre di più è indirizzato verso le grandi ed elefantiache strutture, la nostra piccola impresa, ma grande nelle professionalità, non potrà mai competere con i colossi finanziari internazionali. Se non si vuole costruire un futuro per soli camerieri, l'istituzione deve direttamente partecipare e scommettere sugli investimenti a fianco all'imprenditoria locale.

Nello stesso settore delle infrastrutture è determinante insegnare fin da oggi, a chi verrà domani, il sistema di gestione privato delle stesse. Dobbiamo in pratica scommettere su noi stessi, aprendo comunque ai mercati internazionali, favorendo l'insediamento delle imprese esterne che costituiscono esse stesse scuola per i nostri giovani, ma non dimenticando di affiancare e sostenere l'attuale nucleo imprenditoriale sardo, che ancora oggi non ha sufficienti mezzi finanziari, ma eccezionali risorse umane represse dalla mancanza, appunto, degli strumenti finanziari, strutturali e infrastrutturali. La vera autonomia culturale, sociale e economica, si ottiene facendo crescere questo tessuto ed uscendone gradualmente, così come lo Stato italiano ha fatto in passato.

Per noi è ancora troppo presto, occorre ancora del tempo, per ottenere tutto ciò la struttura regionale deve essere capace di gestire con attenzione e idee chiare i fondi oggi a disposizione, non consentendo la colonizzazione economica della nostra Isola, che irreparabilmente porterebbe anche a una colonizzazione culturale, ma deve essere essa stessa attore principale nella costruzione dello sviluppo, consentendo ai nostri stessi uomini d'azienda, il controllo e la gestione dei punti cardine dello sviluppo ed attuando quelle giuste e convinte rivendicazioni nei confronti del Governo nazionale. Non dobbiamo pagare ciò che è già nostro.

Tutto questo credo abbia da fare questo Consiglio regionale. Se vogliamo abbiamo un gran lavoro da fare, forse recuperare anche quello perso, non aspettando però che altri decidano per noi. E` un atto di grande responsabilità, delegare noi, ad altri eletti, una parte importante per la costruzione della nostra storia, non mi sento assolutamente sminuito nel mio ruolo da tutto ciò, anzi spero che possa arricchirmi grazie a chi più di me, saprà essere statista sardo per i sardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, voglio iniziare questo mio breve intervento con una citazione storica. Il 31 gennaio del 1948, a cent'anni di distanza dai moti popolari del 1847, che avevano portato alla soppressione degli antichi istituti autonomistici e all'unificazione della Sardegna con gli stati della Penisola, veniva approvato lo Statuto speciale per la Sardegna che attribuiva alla nostra Regione l'autonomia entro l'unità politica della Repubblica Italiana, una ed indivisibile.

Mi fa piacere che questo concetto sia stato ribadito anche da alcuni fautori dell'Assemblea costituente, ed in particolare dall'onorevole Fantola. Si trattava di un risultato certo inferiore alle aspettative, ma pur sempre significativo che, come ha affermato Maria Rosa Cardia, ma l'hanno affermato anche altri storici, ed è comunque una nozione acquisita, grazie al principio autonomistico recava un importante contributo all'innovazione dello Stato in senso pluralista. Infatti, quel vento del sud che soffiò dalla Sardegna fu anche foriero di riforme per l'intera Nazione, concorse alla riforma costituzionale dello Stato aprendo una fase nuova della storia, non solo regionale ma anche nazionale, e questo è importante, perché viene dalla Sardegna, soprattutto dalla Sardegna.

Era maturata la coscienza politica di un popolo, il sardismo era diventato il modo di essere della coscienza politica dei sardi. Prova ne sia che lo stesso Emilio Lussu, che era stato il principale protagonista del Movimento dei combattenti nato nel 1919, subito dopo la grande guerra, e che era stato fondatore nel 1921 del Partito sardo d'Azione, contribuiva con il suo voto all'approvazione dello Statuto. Non era il massimo, ma era qualcosa, qualcosa di molto importante.

Negli oltre cinquant'anni trascorsi da allora, molta acqua è passata sotto i ponti. Nonostante i poteri attribuiti alla Sardegna e gli interventi dello Stato, previsti dall'articolo 13 dello Statuto, per favorirne la rinascita economica e sociale, le condizioni di arretratezza della Sardegna sono ancora notevoli.

Mentre l'integrazione europea, purtroppo non proprio della Sardegna, ma comunque l'integrazione europea, e la globalizzazione, sia pure con tutti i suoi limiti, che anche da ultimo abbiamo visto, talvolta tragici, sono ormai in atto, la Sardegna è tuttora penalizzata dall'isolamento. Soffre la crisi del fallimento dell'industrializzazione forzata alla quale è stata sottoposta, è afflitta dalla disoccupazione, dalle carenze nei trasporti interni ed esterni, dalla crisi idrica, dalla piaga degli incendi. Va aggiunto che la classe politica sarda attraversa una grave crisi anche e soprattutto morale - basti pensare a quanto è accaduto dopo le elezioni regionali del giugno del 1999 - ma anche la classe dirigente certamente non sta molto meglio. Perché poi alla fin fine la classe politica dovrebbe essere espressione di tutta la Regione, ma soprattutto della classe dirigente, ed essere a sua volta classe dirigente, e non sempre lo è.

Da questo punto di vista concordo in qualche modo con le espressioni infelici pronunziate dall'editore Zuncheddu, che ha detto che mediamente la classe dirigente politica è peggiore della società che la esprime. Non molto peggiore, ma certamente peggiore! La società complessivamente, almeno a mio avviso, è migliore, il che non significa accettare altre cose, come ad esempio il fatto che si possa agire senza regole, perché questo non è degno di uno Stato di diritto.

Peraltro, in questa situazione difficile di crisi vi sono anche segnali notevolmente positivi; nella società civile infatti si assiste ad una sorta di rinascita culturale, ad una riscoperta dei valori e delle tradizioni regionali e locali, di cui comincia a rendersi conto anche quella parte del mondo turistico che durante le vacanze approda in Sardegna non solo per goderne il mare e le spiagge. Si intravede la possibilità di un reale rilancio culturale e sociale della Sardegna, e questo è certamente un fenomeno positivo da incoraggiare e da valorizzare. Quindi, coinvolgimento della società civile! Giustissimo, niente di più giusto.

Ma come è un grave errore collegare l'arretratezza della Sardegna alle carenze dello Statuto regionale - qualcuno, mi pare Tore Sanna, stamattina ha detto: "dimostratemi che la situazione di arretratezza, di crisi in cui si trova la Sardegna è colpa dello Statuto regionale" - così sarebbe un gravissimo errore credere che la Sardegna possa rinascere solo convogliando queste energie che emergono dalla società sarda, nella creazione di un nuovo Statuto. Non basta!

E` vero che lo Statuto è invecchiato e va rivisto, è vero che da questo processo di revisione non possono e non devono essere tagliate fuori le energie e le risorse che emergono dalla società civile regionale, ma sarebbe illusorio pensare che la riscrittura dello Statuto, affidata a questa realtà, quantunque importante e fondamentale, possa rappresentare la panacea di tutti i mali dell'Isola. Soprattutto chi è stato scelto dai sardi per rappresentarli nella massima istituzione regionale non può sfuggire alle proprie responsabilità.

L'articolo 24 dello Statuto stabilisce in modo solenne che i consiglieri regionali rappresentano l'intera Regione, questa è un'affermazione importante, fondamentale, della quale non ci si deve mai dimenticare. L'articolo 27 attribuisce ai consiglieri regionali le funzioni legislative di competenza della Regione. L'articolo 28 comprende i consiglieri regionali tra i soggetti cui è rimessa l'iniziativa legislativa. L'articolo 54, infine, prevede che l'iniziativa di modifica dello Statuto può essere esercitata, oltre che dal Parlamento e dal Governo, nonché da almeno venti mila elettori, dal Consiglio regionale. Nessuna norma prevede l'istituzione di un'Assemblea costituente, né tanto meno prevede e consente che funzioni fondamentali come quella dell'iniziativa legislativa, specie in materia di revisione dello Statuto, possano essere delegate a soggetti diversi da quelli indicati dallo Statuto. Ed allora, è evidente che pretendere di istituire un'Assemblea costituente alla quale affidare la riscrittura dello Statuto regionale, è non solo una fuga in avanti, ma anche un modo di eludere le proprie responsabilità, un atto di rottura dell'impianto costituzionale vigente e questo non ci si dovrà mai stancare di ripeterlo. Questo è lo Stato di diritto.

Non solo, impedire come è stato impedito in quest'Aula, con la forza dei numeri, solo la forza dei numeri, al Consiglio regionale di aprire un dibattito sui contenuti della riforma dello Statuto regionale, ha concretato non solo una grave prevaricazione dei diritti e delle prerogative dei singoli consiglieri e dell'intero Consiglio, ma anche un atto gravemente illegittimo. Di fronte a questa situazione non è azzardato il riferimento all'articolo 50 dello Statuto, secondo cui il Consiglio regionale può essere sciolto quando compie atti contrari alla Costituzione o allo Statuto o gravi violazioni di legge. Il testo unificato delle proposte di legge, 1, 2, 5 e 7, è in contrasto appunto con la Costituzione e con lo Statuto, e comunque concreta una grave violazione di legge. Il potere di iniziativa legislativa appartiene infatti ai singoli consiglieri e al Consiglio, e non può essere delegato a chicchessia, nemmeno con legge. Anche su questo dico Repetita iuvant ripetendo una frase del collega ed amico, malgrado tutto, Pier Sandro Scano.

Il ché non significa escludere dal processo di revisione o di riscrittura dello Statuto la società civile, sia ben chiaro, lo ripeto ancora una volta, a cominciare dai sindaci che, in qualità di legittimi esponenti delle comunità locali, rappresentano la parte più fresca, più viva e più genuina della società, e questo va tenuto presente; ai rappresentanti delle parti sociali che rappresentano il mondo del lavoro, delle professioni, delle attività produttive, ai rappresentanti delle università, al mondo del volontariato, dell'ambientalismo, della cultura, delle tradizioni popolari eccetera. Se è vero che queste forze fondamentali e vitali della società sarda devono essere coinvolte, è anche vero che questo straordinario processo di revisione e di riforma va peraltro condotto nel rispetto della legge e dell'impianto costituzionale. Pensare diversamente significa legittimare una grave confusione di ruoli, creare pasticci - senza offesa per nessuno - se non cercare alibi, o da parte di qualcuno, come Tancredi, Don Ciccio Ferrara e Pietro Russo, ben noti personaggi del Gattopardo, creati dall'acuta mente di Giuseppe Tommasi di Lampedusa, far finta di voler cambiare tutto per fare in modo che rimanga tutto com'è.

Io non parlo di mala fede, dico soltanto che talvolta è anche un modo di illudere sé stessi, di prendersi in giro, e questo va detto e va sottolineato, perché si pensa in grande, o meglio si crede di pensare in grande, si pensa di poter cambiare tutto, qualcuno forse vuole far finta di cambiare tutto, ma comunque anche chi non vuole far finta, magari pensa che sia più comodo che di risolvere i problemi se ne occupino altri, che noi non ce la facciamo, che siamo assorbiti da altre cose, e così pensiamo di poterci scaricare la coscienza; ed invece non è così. Comportamenti del genere non possono essere accettati.

I singoli consiglieri e l'intero Consiglio devono avere uno scatto di dignità e mostrare un minimo di orgoglio; io qui mi riferisco a persone che stimo, come ad esempio l'ultimo che è intervenuto, il collega Capelli, che è un giovane, è un politico di breve corso fino adesso, forse non ha ancora acquisito i difetti che a lungo andare poi si cristallizzano, bene, mi dispiace che un giovane come Capelli spacchi il capello in quattro dicendo di non essere uno statista, ma non è neanche un politico, è un giovane che ha avuto consenso, che è stato eletto, che è pulito, che ha voglia di fare, ma non capisco perché debba delegare ad altri funzioni che è suo dovere esercitare, non è possibile accettare un comportamento di questo genere. Bisogna che ci sia realmente, ripeto, uno scatto di dignità, perché altrimenti l'unico scatto di dignità è quello di andarcene a casa, cari colleghi, lo dico a tutti, lo dico per primo a me stesso: se non siamo capaci di fare qualcosa in questa direzione, pensando che altri lo possano fare per noi, dobbiamo avere il coraggio di andarcene a casa! Questa è l'unica soluzione.

Il Consiglio, con il concorso delle componenti principali della società civile, deve elaborare un nuovo progetto di sviluppo che tenga conto appunto delle esigenze di progresso che vengono dalla comunità regionale e contrattare da pari a pari con lo Stato. Questo non lo vogliamo fare noi, crediamo di non poterlo fare noi e pensiamo che lo possa fare un'Assemblea costituente? Ma stiamo scherzando! Siamo noi che dobbiamo avere il coraggio di contrattare da pari a pari con lo Stato, sennò, ripeto, cambiamo mestiere.

Dobbiamo contrattare da pari a pari con lo Stato un nuovo modello di autonomia che garantisca realmente la continuità territoriale - cito alcuni temi, ma ce ne potrebbero essere tanti altri - che consenta di valorizzare la nuova economia, consenta la reale partecipazione alla vita pubblica con il ruolo di protagonisti delle autonomie locali, delle formazioni sociali, dei singoli cittadini; consenta reali rapporti con la nuova Europa; tuteli il lavoro, i valori del paesaggio, del territorio, dell'ambiente, garantisca le pari opportunità e via discutendo. Questo io credo che sia il nostro compito, il nostro dovere; credo, per stare su un piano molto semplice ed elementare, che la strada corretta che consente l'una cosa e l'altra, sia quella di presentare una proposta di legge che preveda ancora una volta la costituzione di una Commissione speciale del Consiglio regionale, e al tempo stesso di una sorta di consulta della società civile con tutte le rappresentanze - troviamo il modo di individuarle - che funga da consulente di questa Commissione consiliare, per la riscrittura dello Statuto. Ripeto, non è una cosa che, data la sua straordinarietà, i consiglieri regionali possono avere la presunzione di fare da soli, e quindi deve esserci il coinvolgimento delle componenti più importanti della società, ma nel rispetto della Costituzione. Questo credo che sia l'unico modo per risolvere il problema. E con questo io voglio ringraziare, nonostante la ferita inferta al Consiglio dieci giorni fa, impedendogli di esaminare le problematiche e i contenuti del nuovo Statuto, tutti coloro che in qualche modo si sono spesi con queste proposte di legge, perché comunque hanno dimostrato di volersi occupare del problema, e devo dire - non per farmi perdonare di qualcosa, ma perché ne sono convinto - che alcuni spunti sono da ritenere veramente interessanti. Però, cari colleghi, certi limiti, purtroppo, sia pure con grandi sforzi di ingegno, posso dire in qualche caso anche di acrobazia, non possono essere superati, vanno rispettati, più di tanto non possiamo pretendere. La strada corretta non è quella. A mio modesto avviso è l'altra. Io credo che comunque ci possano essere anche altre opinioni, l'importante è che non ci ingessiamo in un percorso che poi non ci porta da nessuna parte, perché non si vada incontro ad un nuovo fallimento, a nuove frustrazioni, che alla fine verrebbero addebitate proprio a questo Consiglio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi, vorrei partire da un articolo pubblicato da La Nuova Sardegna nei giorni scorsi proprio a firma dell'onorevole Dore, nel quale, manifestando le proprie paure, si lamentava , perché, fuori dal Palazzo, i duecento sindaci, le associazioni di categoria, la gente comune, il sindacato e quant'altro, stavano testimoniando la volontà che oggi sta emergendo in quest'Aula e lo stavano facendo nel modo più democratico e con la più assoluta serenità, con gli strumenti che solitamente si utilizzano in circostanze come questa. Quindi, sposare questo progetto non è un problema solo interno a quest'Aula, ma ormai emerge sempre di più fuori dall'Aula. C'è un movimento di popolo che ci dà anche la dimensione del livello di democrazia. Questo non deve far paura, né all'onorevole Dore, né a nessun consigliere regionale. Se dovessimo aver paura di queste cose dovremmo smettere di frequentare quest'Aula e dovremmo fare altro.

Siamo espressione di quella società civile che vive al di fuori di quest'Aula, che ci ha accordato la fiducia, per essere rappresentata; questo non vuol dire che chi è al di fuori, è comunque tagliato fuori. Chi è al di fuori dell'Aula ha il sacrosanto diritto di manifestare le proprie idee, di condividerle o no, e in questo caso si sta condividendo un progetto che ogni giorno, sempre più, ottiene maggiore consenso e trova un sempre maggiore favore alla sua attuazione.

Stamattina ho sentito parlare di invito al dialogo, ma più che un invito al dialogo era un invito al ripensamento, come se solo da una parte possano arrivare le cose più giuste e chi oggi ha abbracciato questo progetto stia certamente sbagliando e debba ripensarci.Credo che non sia questo né il modo, né il tono per aprire un confronto diverso da quello che nei giorni scorsi abbiamo conosciuto; credo che comunque i lavori di oggi abbiano evidenziato una moderazione diversa, una disponibilità differente dai giorni precedenti, e questo lo reputo un fatto positivo.

Ma il Consiglio regionale di una Regione come la nostra, della cui specialità tutti ci riempiamo la bocca - non facciamo altro che parlarne - che in cinquantatré anni non propone una modifica di carattere costituzionale, non può trovare una giustificazione nel fatto che i padri dell'autonomia non abbiano fatto nessuna modifica in questi cinquantatré anni, per il semplice motivo che in questi ultimi quattro o cinque anni sono state approvate diverse leggi di modifica costituzionale. Vorrei anche precisare che quelle modifiche costituzionali non le abbiamo approvate noi, sono state elaborate al di fuori di quest'Aula, sono state fatte nel Parlamento italiano, e noi passivamente le abbiamo subite, perché non siamo stati in grado di proporre nessun tipo di cambiamento. Se quindi la giustificazione vale per chi nei primi anni della storia dell'autonomia è stato all'interno di quest'aula, non può valere con il passare del tempo e più ci si avvicina all'attuale legislatura più responsabilità si hanno. Quindi non ritengo che questa sia una giustificazione, come non ritengo che sia una giustificazione il fatto che si sia accelerato, nei giorni scorsi, l'esame delle diverse proposte di legge istitutiva dell'Assemblea Costituente, dando tempi troppo ristretti per la discussione alla Commissione stessa. Questo non vuol dire né mostrare i muscoli, né tanto meno non avere cervello. Quei progetti di legge giacevano in Commissione da alcuni anni; si stava ripetendo un rito ben noto, e qualcuno dovrà spiegarci perché, senza invocare l'alibi della responsabilità della maggioranza, o della responsabilità dell'opposizione, perché quei progetti di legge erano di parte della maggioranza e di parte dell'opposizione.

Una cosa è certa: non si muovevano dalla Commissione. Nessuno aveva intenzione di prenderli in mano, di discuterli e di esitarli. Non c'era la volontà politica e credo che l'accelerazione sia stata imposta non certo da me o da Fantola o da Scano, che avevamo già evidenziato la necessità di ricorrere al Regolamento, ma da voi, prima con una petizione, poi con una mozione. Se mi si dà la possibilità, finalmente, di far emergere dalla polvere una proposta di legge nazionale depositata da tempo o ridepositata per meglio dire, come del resto hanno fatto altri, è ovvio che io colgo al balzo l'occasione e cerco in tutti i modi di arrivare alla realizzazione di un progetto nel quale mi riconosco appieno, perché come partito non mi sono inventato niente. Noi abbiamo incentrato l'ultimo congresso nazionale e tutti i congressi distrettuali su un tema specifico: l'Assemblea costituente. Il partito, venerdì scorso, ancora una volta, all'unanimità, ha votato per questo progetto, dal più giovane al più anziano dei dirigenti; non c'è stato un voto contrario, non c'è stata un'astensione, e non serve che gli organi di informazione cerchino di dare un'impostazione che non è quella rispondente al deliberato del mio partito.

Quindi, arrivati a questo punto, sono giustificazioni che non tengono, sono strumentalizzazioni che non lasciano spazio a niente. "Qual è la credibilità politica di questo centrodestra?" chiedeva qualcuno stamattina. A me, oggi, poco importa; sto trattando un argomento che non può essere circoscritto a un discorso di maggioranza e di opposizione. Questo tipo di strumentalizzazione non lo accettiamo, è una cosa completamente diversa, non si può pretendere di coinvolgere il mondo esterno al palazzo con una contrapposizione tra maggioranza e opposizione, su un argomento così importante come quello che si sta discutendo in quest'Aula oggi.

Qualcuno si lamenta della partecipazione, io mi lamento, invece, di ciò che negli anni addietro è accaduto, sia da parte del centrodestra che da parte del centrosinistra. Voglio ricordare, ad esempio, la bocciatura sonora, che la legge, sulla legge sulla lingua sarda, che era uno dei punti fondamentali del programma del Partito Sardo d'Azione, ha subìto in quest'Aula nella scorsa legislatura. C'era allora una maggioranza di centrosinistra. Così come voglio ricordare, il voto contrario dell'allora capogruppo del Movimento Sociale Italiano, l'onorevole Anedda sulla legge sulla zona franca. Ci sono gli atti parlamentari che lo dimostrano.

Ma oggi lo scenario è cambiato, vedo che alla fine arriva anche a livello nazionale un riconoscimento, insperato negli anni passati, per quanto riguarda le minoranze linguistiche. Abbiamo fatto di meglio, abbiamo approvato la legge sulla lingua nella passata legislatura, quasi in un modo insperato, quando il Gruppo consiliare del Partito Sardo d'Azione era rappresentato da tre consiglieri, e non da dodici come quando fu bocciata.

E allora vuol dire che c'è il tempo per ogni cosa, e c'è un momento della vita politica nel quale maturano i presupposti perché certi progetti si possano realizzare. E allora, questo progetto si può e si deve realizzare, con il convincimento che non si sta esautorando, non si sta mettendo fuori percorso, non si stanno portando via chissà in quale modo i poteri di quest'Aula, di ogni singolo consigliere. Non è questo un valido motivo per fare le barricate contro questa proposta di legge, perché non è così.

Le finzioni lasciamole da parte e si abbia la consapevolezza che battaglie di questo genere si possono anche perdere, ma si possono e si devono perdere nel modo più dignitoso, non nascondendosi dietro inciuci o pseudo tali, o dando l'immagine non reale di quella che è la volontà di un Consiglio regionale. Noi siamo all'opposizione, ma siamo dentro quella parte di Consiglio che vuole realizzare questo progetto, che è una cosa ben diversa, senza improvvisazioni.

Per quanto riguarda l'affidabilità di chi oggi vuole l'Assemblea costituente: l'affidabilità si dimostra nel voto e nel resto del percorso che questo progetto richiede. Vedremo nel resto nel percorso se quella affidabilità a cui molti di voi hanno fatto riferimento è un'affidabilità reale oppure è una finzione del momento. Io ritengo che sia una affidabilità reale, mi auguro che sia un'affidabilità reale, perché diversamente avrei problemi a sedere su questi banchi insieme a chi oggi sposa un progetto come questo, di alto contenuto, e domani dimostra di non condividerlo se non per superare un momento politico particolare che ritiene superabile sposando questo progetto.

Nel campo delle riforme - qualcuno diceva stamattina - contano i piccoli passi. E` vero, quando c'è un progetto strategico, ma se i piccoli passi sono quelli che sono davanti agli occhi di tutti, se il contributo che ognuno di noi è in grado di dare per migliorare la legislazione regionale, resta insieme alle altre proposte o disegni di legge, all'interno delle Commissioni in attesa che ci sia la volontà di discuterli ed approvarli, credo che i piccoli passi resteranno comunque piccoli passi, piuttosto piccoli, ma che di grandi dimensioni, di grandi opportunità, di grandi momenti come questo non si possa parlare. E noi, invece, vogliamo parlare di questo, vogliamo realizzare questo progetto per il semplice motivo che ciò che ho sentito dire stamattina da Felicetto Contu mi ha fatto enormemente piacere, non è la prima volta che lo sento, quindi non mi ha meravigliato. Mi ha meravigliato, invece, l'atteggiamento di molti colleghi in quest'Aula, il loro sorriso ironico, il loro atteggiamento provocatorio e irriguardoso rispetto al collega che parlava.

Solo qua dentro non ci si accorge che la cultura nazionalitaria sta crescendo; al di fuori di quest'Aula, in quest'isola, nell'isola a noi vicina, in Europa, la cultura nazionalitaria sta diventando un momento reale della vita politica e delle rivendicazioni di quelle nazioni senza Stato che da tempo attendono di occupare finalmente uno spazio più adatto a ciò che da sempre hanno rappresentato e vogliono rappresentare.

Ciò che sta accadendo in Europa non vuol dire che c'è una dissoluzione degli ideali e delle identità, qualche collega ultimamente l'ha toccato con mano insieme a me, ha visto che chi era democristiano è rimasto democristiano; chi era socialista ugualmente, ma questo non vuol dire non poter essere nazionalitari. I discorsi pedestri che qualcuno continua a fare, aggiunti a qualche sorriso di troppo, dimostrano quello che sto dicendo. Non si può giocare su queste cose, non ci si può adagiare, né si può scherzare. Sono cose reali, e il fatto stesso che nel Parlamento Europeo tutti questi partiti nazionalitari siano rappresentati in un unico Gruppo, e quindi da un unico soggetto, ne è l'ulteriore testimonianza, solo qua si tarda a far entrare questa idea. Non mi meraviglio, siamo arrivati per ultimi in tutte le cose e continueremo, ragionando in questo modo, ad arrivare sempre per ultimi. Ma anche qui arriverà, perché è un qualcosa che ormai sta entrando nella coscienza di chi vive in Sardegna, di chi opera, di chi soffre. E` la necessità di essere noi stessi, di non vergognarcene, ma di esserne orgogliosi, e su questo ritorneremo durante la discussione sulla Costituente, di questo sono consapevole, nei prossimi mesi, ma non per scopiazzare, amici miei, non per dire che ci diamo un programma catalano, sivigliano, basco, scozzese, irlandese, gallese o quant'altro, ma per cercare di capire che quei popoli che ho adesso citato vivono ed operano in Europa, in quell'Europa alla quale noi abbiamo sempre e comunque l'ambizione di partecipare, ma per essere partecipi bisogna essere soggetti attivi e non passivi come sino ad oggi siamo stati.

E il richiamarsi a questi valori non può far sorridere; il richiamarsi a questi valori ci deve riempire di orgoglio e di una volontà che sino a questo momento, purtroppo, non c'è stata.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Grazie Presidente, io voglio sottolineare le parole del collega Giacomo Sanna, e ricordando che solamente i paracarri stanno fermi nella vita…

SANNA EMANUELE (D.S.). Dipende da chi guida.

MURGIA (A.N.). Voglio anche dire che il collega Anedda, il nostro coordinatore regionale, ha presentato una proposta di legge sulla zona franca in Parlamento. Questo significa che c'è grande movimento anche dentro il mio Partito, se me lo consentite, che ha deciso di sposare in pieno la causa della comunità sarda. E` un salto culturale per noi importante, certamente dobbiamo migliorare non solo noi ma tutti quanti.

Ci sono improvvise accelerazioni, cari colleghi, nella vita politica e sociale, della cui portata spesso ci accorgiamo solo in un secondo momento, e questa legge, frutto di un lungo lavoro trasversale, un lungo lavoro anche appassionato, ne è l'esempio. Essa accoglie il contributo, come appare ovvio, di persone e culture diverse tra loro, in molti casi inconciliabili, ma che credono che solo una scelta straordinaria, una volontà particolare siano alla base di un miglioramento vero della nostra autonomia. Si tratta di una scelta di straordinaria democrazia, e come tale va rispettata, poiché nessuno deve ritenere di avere altre soluzioni migliori in tasca.

Questo Consiglio regionale certamente a maggioranza va a prendersi una responsabilità enorme, deve dimostrare oltretutto di essere molto migliore di come normalmente viene descritto, specialmente sulle pagine dei nostri quotidiani. Deve dimostrare di saper uscire dalla lunga ed estenuante emergenza che attanaglia tutti, destra, sinistra, centro ed anche i partiti autonomisti.

La Costituente, lo dico soprattutto a quelle forze di centrosinistra che non paiono per la verità troppo convinte, rappresenta una scelta condivisa anche da molte forze sociali, da una parte importante dei sindacati, dal mondo dell'impresa, da tante associazioni riconosciute o meno; dal mondo produttivo, quindi, più in generale, dal mondo della cultura. Solo per questo il fronte della Costituente potrebbe stare tranquillo, per una volta infatti la politica sembra essere in sintonia con quello che avviene fuori da quest'Aula, con la cosiddetta società civile, che, io lo voglio sottolineare, non sempre è migliore della classe politica. Questa è una feroce autocritica che noi siamo abituati a fare, che non sempre io trovo giusta.

Possono esservi certamente molti dubbi, e il fondato dilemma è che il Parlamento accolga o meno le nostre istanze, tuttavia l'argomentazione di chi dice che non è bene aprire conflitti con lo Stato non ci appare troppo solida. Chi dice, infatti, che sulla base di una vertenza come questa non possa nascere un rinnovato senso dell'autonomia, un maggiore entusiasmo nel sostenere le ragioni della nostra terra? Ed allora perché non abbiamo un minimo di coraggio nell'affrontare il tema del cambiamento? Noi tutti sappiamo che la Sardegna è un gigante malato, è una terra dalle straordinarie risorse che però mette in fuga gli imprenditori, che umilia i cittadini con una burocrazia malata e prepotente, con una classe politica che ha educato negli ultimi cinquant'anni ad elemosinare,e che ha fatto dell'assistenzialismo, in alcuni casi dell'arroganza, uno standard politico assodato.

Come ho già avuto modo di sostenere nel dibattito sulla mozione Balia, l'Assemblea costituente non è e non può essere la soluzione di ogni male, ma certamente è una indicazione chiara e molto netta. E` un segnale che hanno raccolto 150 sindaci, amministratori che dalle trincee dei territori fanno fronte comune per le riforme, che sanno che solo con uno sforzo straordinario e fuori dalla norma, anche appena incosciente, si può incidere sulla mentalità di tutti i sardi.

Si dice che venga esautorato il Consiglio regionale, è un vostro cavallo di battaglia, colleghi della sinistra. A parte che, come dimostra il testo della legge, non è così, il nodo della nuova autonomia sta nel coinvolgimento, nel dialogo serrato con tutta la società, nell'affrontare i problemi come una qualsiasi classe dirigente che non erge al proprio interno muri difensivi e protettivi, ma che si contamina, che rischia e che spera. Larghi settori del centrosinistra paiono non capirlo, e debbo dire che non apprezzo particolarmente certe parole, mi dispiace dirlo, spocchiose da parte di alcuni di voi, parole che non tengono in conto il rispetto che si deve avere per le opinioni degli altri.

E' quindi un dibattito che voi, a mio modo di vedere, conducete troppo rispettosi e fedeli verso un passato che ormai è finito, atteggiamento questo che costituisce un ostacolo al processo di modernizzazione della Sardegna. E` pur vero che il centrodestra sardo ha difficoltà, ma nel nostro campo la ricerca, anche ingenua, difficoltosa e non troppo chiara del cambiamento, rimane primaria. Noi ci poniamo il problema del futuro, voi invece volete una discussione ripiegata su se stessa, e persino autoreferenziale, ed anzi iquidate con sdegno la nostra proposta dicendo che l'Assemblea costituente è un alibi ed una via di fuga; e dimenticate che i settori più avanzati della nostra comunità la chiedono e la sostengono.

Questo dibattito poi si inserisce nel quadro più ampio dei temi dello sviluppo e della crescita delle regioni dentro il mercato globalizzato, come ha detto prima il collega Sanna, le cui affermazioni sottoscrivo in pieno, . Senza la certezza di essere all'altezza della sfida la Sardegna rischia di rimanere al palo, senza l'idea che solamente una specialità competitiva ed una identità moderna, fatta non solo di testimonianza, ma di donne e uomini che finalmente si mettono in cammino, la nostra isola e la sua classe dirigente rimarranno ferme in attesa che altri dall'esterno si facciano carico della risoluzione dei nostri mali.

E a proposito di altri - qui mi rivolgo in particolare alla Giunta e al Presidente della Giunta - rimane aperto il contenuto della nuova intesa tra Stato e Regione. E` un argomento vitale, poiché nelle questioni in agenda Alleanza Nazionale vuole che una serie di interventi altamente qualificati, ma l'abbiamo già detto ultimamente, riguardino tutte le zone svantaggiate dell'isola, nessuna esclusa,. Competere significa partire da eguali condizioni, su questo tessuto si basa un moderno sistema di aiuti a catena fondato sul principio di sussidiarietà; niente assistenzialismo, ma strumenti e strutture; sono queste le linee guida che debbono qualificare l'azione di chi governa la Sardegna e quindi del centrodestra.

Non debbono passare altri cinquant'anni perché ci sia sintonia tra la politica e ciò che gli istituti di ricerca sostengono, e cioè che la Sardegna migliora anche in termini di posti di lavoro. Non può esistere, quindi, un conflitto tra la parte produttiva dell'isola e la classe politica che governa, altrimenti chiedere che venga riconosciuta la specialità avrà poco valore, se esisterà sempre qualcuno che non saprà che farsene. Oggi approvare la legge istitutiva dell'Assemblea costituente, piaccia o non piaccia, ci pone di fronte a questi problemi, e la nostra soluzione, la nostra idea di sviluppo, delle regole nuove sono comunque problemi non più rimandabili, poiché dal '99 lo stato di crisi della Sardegna è tale da non ammettere altri ritardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Grazie, Presidente; la discussione che abbiamo fatto ieri e oggi, su un tema abbastanza difficile e complesso, sta dimostrando che si può produrre un dibattito anche alto, ma il livello alto del dibattito non sta determinando uno spostamento dalle posizioni iniziali. Quindi anch'io confermo le opinioni che abbiamo espresso nei giorni passati, riferite al contenuto, cercando di fare uno sforzo per trattare anche il merito, perché non concordo con la posizione del collega Scano che dice "Stiamo già parlando di contenuto, rendiamocene conto". No, non stiamo parlando di contenuto, stiamo parlando della modifica dell'articolo 54 e dello strumento per ridefinire successivamente il contenuto del nuovo Statuto.

Noi, che sosteniamo la valorizzazione del Consiglio, che siamo contrari alla elezione di un altro Consiglio regionale, sosteniamo la tesi che è possibile in quest'Aula elaborare il contenuto e fare in modo, che attraverso il confronto sul contenuto, si determini una convergenza che ora non c'è e non ci può essere perché non c'è contenuto. C'è solo una discussione sullo strumento da impiegare per affrontare il merito. Non è giusto dire che stiamo trattando del contenuto, e non è giusto nasconderci che quando passeremo alla trattazione del merito in quest'Aula emergeranno giustamente le differenze, giustamente, perché le differenze sono l'argomento principe della discussione che dobbiamo fare.

Noi sostenitori della non elezione di un nuovo Consiglio regionale diciamo che non dobbiamo chiedere il permesso al Parlamento nazionale per trattare la riforma dello Statuto; noi diciamo che la possiamo trattare autonomamente, subito, e lo possiamo fare se determiniamo tra di noi un percorso per affrontare le cose che si possono fare oggi. E a conclusione del mio ragionamento farò anche una proposta non concordata con i colleghi del centrosinistra, per stabilire come si possa discutere del contenuto in quest'Aula.

Il collega Fantola diceva, nel suo intervento, che con i provvedimenti del Governo nazionale di centrosinistra - bisogna dirlo - con il voto prevalentemente contrario del centrodestra nazionale - bisogna dirlo - le regioni hanno acquistato tutte le stesse competenze, e questo fatto ha determinato un appiattimento della nostra specificità. È vero, ma noi del centrosinistra sosteniamo che è giusto che le regioni ordinarie abbiano quelle competenze, perché è giusto che le regioni a statuto ordinario riscrivano il loro statuto, ed è giusto che il loro statuto non venga sottoposto al voto del Parlamento, se non qualora dovesse derogare le norme della Costituzione. E` giusto che le regioni a Statuto ordinario scrivano i loro Statuti, ed è giusto che vengano, come dice la legge, approvati in proprio, senza nessuna autorizzazione del Parlamento nazionale.

Ma che c'entra tutto questo con la discussione che stiamo facendo noi, che c'entra tutto questo con la nostra specificità? Mica aver dato alle regioni a Statuto ordinario queste competenze annulla la specificità della Sardegna. E aver determinato un'alta partecipazione del Consiglio regionale della Sardegna alla gestione delle risorse nazionali, è un fatto estremamente positivo. Perché Fantola lo interpreta come fatto negativo? Per quanto riguarda il Titolo quinto della Costituzione, Massimo, il centro destra al referendum potrebbe votare contro, e non so cosa farai tu. Però è quello il punto, non si può nascondere neanche questo aspetto. Ci sono due visioni della riforma generale dello Stato che si misurano, e avendo il centro destra votato contro la riforma del Titolo V in Parlamento, è prevedibile che si opponga in occasione del referendum a che la proposta venga accolta dall'elettorato nazionale.

E` prevedibile, però stiamo parlando di competenze che vengono trasferite tutte alle regioni ordinarie. Noi dobbiamo essere onesti, ed è per questo che non concordo con il collega Scano, dobbiamo parlare della specificità, parlando delle differenze. Quello che noi dobbiamo stabilire, cari colleghi, non è la ordinarietà. Non è quello che ci viene trasferito, ed è molto, che ci deve dividere, anche se voi siete già su un'altra posizione, quello che ci deve vedere partecipi alla discussione è il punto, che è merito e che non è stato trattato: la diversità. Noi dobbiamo scrivere la diversità, ossia noi dobbiamo fare in modo che la Sardegna rimanga diversa, questo è il punto; rimanga diversa dalle altre regioni, perché diversi siamo noi sardi.

Allora, la diversità che dobbiamo scrivere non è la modifica dell'articolo 54, ma è il contenuto del nuovo Statuto, della nuova specialità. Ed allora qualcuno mi può dire che abbiamo trattato, in questi due giorni, qualche argomento che conferma la nostra diversità dal resto dei nostri connazionali? No, quindi la diversità è il punto all'ordine del giorno, perché dire che noi abbiamo bisogno della continuità territoriale non è dire che vogliamo essere diversi, significa che vogliamo essere uguali ai lombardi, perché vogliamo gli stessi diritti; parlare del costo energetico non significa che vogliamo un trattamento diversificato perché vogliamo pagare meno la bolletta o perché introduciamo un meccanismo produttivo autonomo che ci distacca dalla produzione e dalla distribuzione nazionale; no, vogliamo essere uguali ai lombardi. Allora dobbiamo essere chiari tra di noi; nessuno ha introdotto nella discussione il problema del modo in cui possiamo salvaguardare la nostra diversità. Questo è il punto, e questo è il merito, ed il merito non è stato trattato.

Io condivido molte delle cose che si discutono, e capisco anche che, delle diverse proposte avanzate, è prevalsa quella dei colleghi Scano, Dettori e Pacifico, ma era, dal punto di vista del centro sinistra, normale che questo avvenisse, perché è normale che il centro sinistra abbia sul tema una visione più forte di quella del centro destra, perché è la storia che parla delle collocazioni dei singoli movimenti o della elaborazione culturale sul tema dell'autonomia.

Noi abbiamo un lungo elenco di padri dell'autonomia, lo stesso Pili deve richiamarsi a Lussu, perché non può richiamarsi ad uno del centro destra. Ed allora è normale che sia prevalsa quella tesi, perché quella è una tesi che viene dalla cultura dei progressisti, ed è quella che ha vinto, perché è il sangue più forte dei sardi che si è affermato nei confronti del sangue più debole della conservazione. Ed allora io penso che, è bene dirlo, alcune delle proposte in campo non erano accettabili. Ed allora dobbiamo dire che quando facciamo dei rilievi ai nostri colleghi del centro sinistra, li facciamo non perché hanno prodotto una iniziativa che fa emergere il tema, ma perché hanno coperto un limite che è presente nella elaborazione culturale del centro destra. E' tutta qui la differenza.

E non si può dire, per nascondere le difficoltà che incontreremo più avanti, che stiamo già parlando del merito, perché il merito ci divide, e i progressisti, quelli della cultura forte che vi hanno imposto il meccanismo, saranno con noi a sostegno del merito, perché bisogna scrivere la differenza. E la differenza è il punto della convergenza dei progressisti e del centro sinistra; la differenza è l'elemento discriminante tra noi e voi; noi progressisti e voi conservatori.

Ed allora il punto è scrivere la differenza. La differenza è un elemento di grande impegno culturale, perché vuol dire tolleranza, ma la differenza ha un principio fondamentale indiscutibile che è la democrazia. E quando parliamo della democrazia, e della tolleranza che essa comporta, è chiaro che le differenze sono un concetto del centro sinistra. E' così nel mondo, è così anche in Sardegna. Ed allora le differenze tra noi e voi sono tante, e per trovare una posizione unitaria bisogna fare un confronto molto approfondito sulle differenze che vogliamo mantenere, perché diversa è la cultura dei sardi, diverso è l'ambiente, persino la statura dei sardi è diversa da quella degli altri nostri concittadini nazionali. È la natura che è diversa.

Ed allora noi dobbiamo spingere a fondo il nostro ragionamento. Quali sono le differenze che bisogna mantenere, avendo presente che c'è stato, dal punto di vista dei trasferimenti del potere centrale, un livellamento? Quali sono le differenze? Io sono curioso di trattare questo argomento delle differenze, perché riflettendo sulle occasioni nelle quali l'abbiamo trattato, anche se in misura minima, e mi riferisco in particolare alla discussione sulla tutela della lingua sarda, io che sono un sardo gallurese, nazionale, europeo, ed avendo, anche per la cultura che deriva dalla mia militanza nel Partito comunista italiano, una visione mondiale dei processi economici e dei processi sociali, ho difficoltà a dire che tra noi, sulle differenze, ci troviamo d'accordo. Nel quadro di una concezione democratica fondata sulla partecipazione, sono gli ultimi, i più deboli, quelli che hanno maggiore bisogno, i differenti che noi dobbiamo rappresentare, non i ricchi, non Zuncheddu, del quale parleremo nei prossimi giorni e anche su questo punto ci misureremo, che devono trovare...

LOCCI (A. N.). Il tuo mondo non esiste più. Tu vuoi dire che la maggioranza dei sardi è ricca; ma ti rendi conto che sei fuori dal mondo?.

CUGINI (D.S.). Io sto dicendo una cosa diversa, sto dicendo che nella situazione sarda, in quella meridionale, e nel meridione del mondo, e noi ci siamo dentro, c'è una parte della società che vive di poco, e non è con la redistribuzione delle risorse che si risolve il problema. Intendo rappresentare i più deboli, e sono le loro differenze che dobbiamo rappresentare, e le differenze non possono essere rappresentate nei regimi totalitari o concentrando il potere negli esecutivi, secondo la concezione di cui voi siete portatori, ma con una partecipazione ampia e democratica ai processi di decisione. E allora lo Statuto deve approntare mezzi di tutela di tali differenze.

LOCCI (A.N.). Gli italiani sono impazziti, hanno votato tutti per Berlusconi, quindi sono impazziti tutti!

CUGINI (D.S.). Io sono anche disponibile a che vengano riaperte le iscrizioni a parlare, così i colleghi di Alleanza Nazionale partecipano al dibattito.

LOCCI (A.N.). Se parli tu! Carloni non voleva votare, dopo averti sentito voterà a favore. Ci stai dando una mano.

PRESIDENTE. Onorevole Locci, la prego. Io devo garantire a tutti di poter intervenire con serenità e senza interruzioni, per cui la prego, non interrompa più.

CUGINI (D.S.). Presidente Serrenti, stavamo parlando di tolleranza e ho avuto subito la risposta. Stavamo parlando di democrazia e ho avuto un'altra risposta, perché mi si dice: "Carloni voterà a favore", Carloni deciderà lui come votare, mica lo decidi tu!

LOCCI (A.N.). Me lo ha detto un attimo fa, per cui sorridevo di questo.

PRESIDENTE. Onorevole Locci, mi aveva appena detto che avrebbe smesso!

CUGINI (D.S.). Quando scriveremo le differenze dovremo scrivere della organizzazione, l'ha detto bene il collega Salvatore Sanna, dovremo scrivere delle differenze del funzionamento degli enti locali sardi, delle competenze che vogliamo trasferire ai livelli comunali e provinciali, del riordino che dovremo fare a livello istituzionale e quindi dovremo entrare nel merito. Però, devo dire che buona parte di questi argomenti possono essere trattati al di là di quello che stiamo discutendo oggi. Oggi stiamo discutendo solo di un punto, ed è quello che dicevo prima, delle differenze, non della ordinarietà, quella saremo chiamati a farla, e allora io penso che il tema delle differenze, lo ripeto, debba entrare nella discussione. Che cosa ci divide dagli altri, che cosa è la specificità, che cosa è l'autonomia in questo secolo? Questo lo dobbiamo scrivere. E lo scriviamo non perché qualcuno ci autorizza, ma perché vogliamo costruire un movimento, noi diciamo dal basso, che sostenga questa tesi. E allora l'appuntamento non è la risposta del Parlamento nazionale, qualunque essa sia, di accoglimento o meno, ma quello che noi faremo da qui ad allora.

Ormai è chiaro - stamattina ho visto una tabella, non fatta da noi - che i tempi richiesti sono medio-lunghi. Da qui ad allora dovremmo fare tutto quello che lo Statuto attuale prevede, dovremmo esercitare le competenze che ci sono assegnate col Titolo V. Come lo faremo? Nella prima Commissione, presidente Satta, lo faremo - questo lo dico per tutti - con la presenza del numero legale? Se chiederemo alla maggioranza di garantire il numero legale non lo faremo.

Allora il centrosinistra può cambiare la propria posizione e proporre che, per quanto riguarda l'attività della Commissione autonomia, al di là di chi deve assicurare il numero legale, faremo tutte le riforme che l'attuale riforma del Titolo V ci ha consente di fare, compreso l'esercizio delle funzioni che verranno trasferite dopo il referendum, e di ciò ci faremo carico.

Ecco, io propongo che, nella Commissione autonomia, si vada al di là delle posizioni di schieramento, che non si ponga la questione di chi deve garantire il numero legale e che il tema delle riforme (di questo si parlerà a settembre) abbia la precedenza assoluta, rispettando chiaramente anche le priorità indicate dalla Giunta, in modo tale che tutta quella parte di riforme arrivi in Aula rapidamente. E lì misureremo la volontà di tutti! Ma di questo si può discutere a settembre, e a settembre proporremo questa questione all'attenzione del centrosinistra e del Consiglio regionale.

Concludo sul concetto della diversità, che non è ancora stata posta in discussione, perché la diversità della quale io parlo non è la diversità che si può realizzare perché si cambia pelle frequentemente, o se il collega Pili preferisce, perché si cambia pelliccia molto frequentemente. No, l'abito, si dice, non fa il monaco, quindi è difficile nascondersi, anche in questa occasione. E allora la modifica dell'articolo 54 è lo strumento, il contenuto è tutto da scrivere e lo dobbiamo scrivere, a nostro giudizio, senza nessuna presunzione, con la partecipazione alta del centrosinistra, avendo già voi accolto la proposta dei colleghi progressisti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito che si è svolto in quest'aula ha dimostrato, se ancora ce n'era bisogno, che le esigenze delle riforme sono larghissimamente condivise e non sono più rinviabili. I grandi cambiamenti della società ci impongono di adeguare le regole, di rinnovarle per renderle capaci di assecondare quella società nuova, più dinamica e veloce che anche in Sardegna, come nel resto del mondo occidentale, si sta affermando. In questo senso l'unificazione delle proposte giunte all'esame dell'Aula in un'unica proposta rappresenta un fatto importante e positivo, perché esprime una forte volontà dei consiglieri regionali.

E' chiaro però, e a nessuno è sfuggito, che servono regole nuove per raggiungere alcuni obiettivi, anche questi condivisi, perché sono i sardi a chiederceli, obiettivi come la stabilità politica, come la maggiore autonomia dello Stato, come la crescita sociale diffusa. Anche per questo il nostro Gruppo ha sostenuto e sostiene la necessità dell'Assemblea costituente per riscrivere le regole della pacifica e proficua convivenza dei sardi.

Per riscrivere queste regole è necessario coinvolgere la società civile in tutte le sue articolazioni, le forze sociali, quelle culturali, le istituzioni non politiche, così come è necessario coinvolgere tutte le rappresentanze politiche insieme. Non si tratta, da parte nostra, di una affermazione scontata di principio, quanto di un metodo che intendiamo praticare. Le regole sono di tutti, perché tutti le applicheranno, per questo non possono essere fatte da una parte soltanto. Forze sociali, culturali, forze politiche presenti e non in Consiglio regionale, tutti i contenuti della grande riforma, tutte le proposte e le iniziative che la società civile ha già elaborato, devono essere recepite ora come un'idea utile, anzi preziosa base di partenza per i lavori della Costituente.

Dopo tanti anni di attesa, di dibattiti, oggi non sono ammessi ulteriori ritardi; il Consiglio regionale non può deludere le aspettative di cambiamento. Dobbiamo rispondere alle richieste che vengono dal basso, dalle imprese, dal sistema delle cooperative, dalle associazioni e dal terzo settore, patrimonio di tutti, non del centrodestra, né del centrosinistra. Dobbiamo difendere ed esaltare la particolarità della Sardegna, facendo sì che la sua specificità emerga anche nella carta costituzionale, nella carta delle regole. Sono necessari strumenti nuovi per una Regione nuova, capace di guardare oltre il mare, oltre il Mediterraneo, capace di inserirsi nei contesti mondiali dove la globalizzazione si è già affermata. Non avrebbe senso opporsi ai nuovi mutamenti, il ruolo della politica è alto ed altro. E` quello di chi deve prevedere i fenomeni, anticiparli, governarli, e mitigarne gli effetti. Per questo la Sardegna deve potersi sviluppare armonicamente e in modo solidale al suo interno, e noi dobbiamo essere capaci di inserire questi principi e questi correttivi ai fenomeni inevitabili, anche dentro la carta della nostra Costituzione.

L'espressione di una politica nuova deve passare anche per un nuovo sistema elettorale; la vecchia legge elettorale ha creato un Consiglio difficilmente governabile e questa situazione è sotto gli occhi di tutti. La nuova legge elettorale deve prevedere un sistema bipolare con un forte premio di maggioranza per la coalizione vincente. Deve al tempo stesso garantire la stabilità in funzione dell'alternanza e deve ancora dare voce alla specialità dei sardi attraverso un sistema proporzionale. Gettate le basi per un sistema elettorale nuovo sarà necessario porsi subito in sintonia con la nuova società sarda, capace di esaltare il naturale potere di attrazione economica e culturale della nostra isola. E' una direzione che ci impone di accelerare i tempi e di semplificare i modi delle decisioni della nostra burocrazia, di velocizzare la spesa pubblica.

Attraverso nuove regole concretamente i sardi dovranno avere un sistema politico autonomo e autorevole. L'autonomia non è un valore in sé, ma lo diviene quando è capace di esprimere un governo stabile. Mezzo secolo dopo la sua prima edizione la Sardegna sta per iniziare quel processo che la porterà a riscrivere la sua Carta costituzionale e stavolta non sarà solo il Parlamento italiano a farlo, ma anche un'assemblea di sardi. Se daremo all'assemblea che stiamo per far nascere gli strumenti e i principi più alti e condivisi dai sardi avremo assolto nel modo più autentico a quella funzione della quale siamo stati investiti: amministrare la nostra terra per farla crescere.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io ho seguito con molta attenzione e con impegno il dibattito che si è sviluppato ieri ed oggi, nel tentativo di rimettermi in discussione o quanto meno, se non fossi riuscito a rimettermi in discussione, in coerenza con la mia cultura morotea, di tentare di cercare un punto d'incontro.

Noi del centrosinistra siamo intervenuti in tanti e non vi comprendiamo quando dite che non siamo rispettosi, perché magari facciamo qualche battuta, ma la più grande dimostrazione di rispetto per voi e per quest'Aula è lo sforzo che abbiamo fatto e facciamo, di studiare, di riflettere, di prepararci e di dirvi le nostre idee rispettando le vostre.

Qualcuno dei colleghi è venuto a dirmi: "Se foste furbi votereste la proposta di legge nazionale". Forse aveva ragione, perché votando la proposta di legge nazionale, noi sottoscriveremmo che la Giunta, dicendo che questo Consiglio, e quindi la maggioranza che lo guida, non è in grado di scrivere lo Statuto, certifica il proprio fallimento. Ma noi non siamo furbi e cerchiamo di essere più coerenti che furbi.

Che cosa è, ci chiediamo, e vi chiediamo, questa proposta di legge nazionale, se non un messaggio che voi scrivete al Parlamento con il quale dite: "Siccome non siamo in grado di scrivere noi il progetto di Statuto, consentici caro Parlamento, di eleggere un'Assemblea costituente che lo scriva per noi e poi tu impegnati a non modificarlo". Questa è la sintesi. Io mi sono chiesto dove sono i punti di forza di questo ragionamento?

Dai vostri ragionamenti, che ho seguito con attenzione, ne emergono tre. La prima cosa che avete sottolineato è la partecipazione popolare. Ma che cosa è che può enfatizzare la partecipazione popolare all'Assemblea costituente che noi non possiamo oggi, come Consiglio regionale, promuovere? Il collega Scano ha detto che il voto è un momento di grande partecipazione popolare; è vero, ma c'è stata una grande partecipazione popolare anche quando si è votato questo Consiglio. D'altronde i temi delle riforme, delle procedure e dei contenuti, costituivano il capitolo fondamentale del nostro e forse anche del vostro programma elettorale. Cosa è cambiato?

Dite che il secondo punto di forza è che il Parlamento si impegna a non modificare le proposte della Costituente. Ma ammesso e non concesso che questo sia vero, voi sapete che siccome il Parlamento è la fonte originale di questo potere, anche se approvasse una legge costituzionale di quel genere, nell'approvare la legge costituzionale dello Statuto che eventualmente proporremmo, può modificarlo, perché è il potere originale. Questo dunque non è un punto di forza, è una finzione di forza!

Dite ancora: "Ma d'altronde cosa possiamo fare? In 50 anni non siamo riusciti a fare lo Statuto. Almeno proviamo con l'Assemblea costituente". Dovete dimostrarci, e non ce l'avete dimostrato, che l'Assemblea costituente, essendo eletta come è eletto il Consiglio regionale, avrà le virtù che questo Consiglio regionale non ha, e non i vizi che questo Consiglio regionale ha. Ecco perché dico che con tutta la buona volontà, con tutta l'attenzione, la proposta mi sembra debole. Dico anche chiaramente che non mi sembra così scandalosa, e non mi scandalizzo, ma non mi sembra né rivoluzionaria né eversiva, è una proposta come un'altra.

Forse, per la mia natura morotea, avrei potuto dirvi: "Troviamo un accordo, andiamo avanti, noi ci asteniamo, approviamo la proposta di legge, però subito dopo ci mettiamo a lavorare insieme, a tentare di scrivere lo Statuto in modo che quando si arriverà all'istituzione della Costituente, se non saremo riusciti a scrivere lo Statuto, la Costituente sarà il treno principale". Ma senza neppure tentare di scrivere insieme questo Statuto, la Costituente è una via di fuga dalle comuni responsabilità.

Ecco perché l'accordo che mi sarei sentito di proporre, e rimane aperto, oggi è difficilmente possibile non tanto per i contenuti della proposta di legge nazionale che sono una cosa modesta come a me sembra, né eversiva né rivoluzionaria ma neanche sconvolgente, ma per la gestione propagandistica, retorica, enfatica che ne avete fatto, per il privilegio che avete dato alla dimensione della propaganda rispetto ai contenuti, per le fratture che avete creato tra di noi in quest'Aula, in questa società, tra le forze sociali. Queste fratture vanno risanate con un dialogo e un confronto che sarebbe stato possibile in quest'Aula, ma la diserzione di gran parte di voi, non l'ha reso possibile.

Ecco allora, cari colleghi, che il mio rispetto è nell'attenzione, nel ragionamento e non capisco la maggioranza quando dice:" Questo Consiglio non è in grado di fare lo Statuto, chiediamo che ci autorizzino ad istituire l'Assemblea costituente". Posso capire che alcuni di noi dicano questo, posso anche capire che le forze sociali, i sindacati e gli enti locali, per la disistima crescente che possono avere nei confronti del Consiglio, possano dire: "Questo Consiglio non è in grado, istituiamo un altro Consiglio". Ma non capisco perché noi dobbiamo delegittimarci in questo modo e, senza precludere, come dicevo prima, l'ipotesi di un'Assemblea costituente, non tentiamo neppure!

Voi dite "Ci avete provate tante altre volte, non ci siete riusciti". Forse è vero, forse questo è un elemento di debolezza, ma ci abbiamo tentato, abbiamo discusso, abbiamo elaborato; c'è un patrimonio di cultura, di riflessioni, di proposte che non va svilito e va sviluppato. Forse su quelle proposte non siamo andati avanti perché volevamo evitare - questo lo dico con grande forza - di disperdere un elemento fondamentale della storia di questa autonomia che è l'unità delle forze autonomiste senza la quale siamo deboli, non volevamo rompere l'unità delle forze democratiche, non volevamo creare proprio sulla riforma dello Statuto una lacerazione tra istituzioni e società. Per questo io credo che la rottura che si sta consumando qua, che avete consumato nelle piazze enfatizzando la retorica e la propaganda, è una rottura che logora tutti noi, che logora la nostra unità. Io sono preoccupato, e non capisco il viso compiaciuto di chi di dice: "Avete perso". Ma che cosa abbiamo perso? Noi non perdiamo quando siamo coerenti con le nostre idee, perde la Sardegna se noi ci dividiamo, se rompiamo l'unità tra istituzioni e società, tra società e sindacati ed enti locali. In che cosa noi perdiamo?

Io sono preoccupato di questa grande responsabilità che vi state assumendo. Sono molto preoccupato perché voi sapete o dovreste sapere, e lo abbiamo sempre sperimentato, che la forza della Sardegna è solamente questa della nostra unità. La Lombardia non ha bisogno di queste cose, ha le imprese, ha i giornali e le banche, così il Veneto e il Piemonte, ma se noi perdiamo questa unità, questo rapporto tra le istituzioni e la società, e se noi gongoliamo perché i sindacati sono questa volta più dalla parte del centrodestra che dalla parte del centrosinistra, dove sta la soddisfazione? Stiamo perdendo tutti, stiamo perdendo la forza della nostra autonomia, della nostra resistenza, stiamo perdendo, questo sì, lo spirito della nostra nazionalità, se vogliamo chiamarla così, io credo che si debba chiamare così!

Ecco allora che, con grande preoccupazione, io vivo questo momento delicato, non perché voi voterete con una maggioranza ampia, perché alla fine, comunque, se non troveremo la strada per ricomporre e raggiungere posizioni unitarie, noi saremo tutti più deboli. Siamo partiti dicendo: "Rafforziamo l'autonomia" e finiremo per logorarla nei suoi fondamenti essenziali.

E` appena il caso di dire che la Giunta in questo caso ha dimostrato la sua pochezza, lo dico con amarezza, perché avendo proposto un disegno di legge sull'Assemblea costituente, l'ha cestinato dimostrando di aver una superficialità di fondo e di essersi messa al carro dei Fantola, dei riformatori, ma un Esecutivo, lo dico con un appello accorato, deve avere e dare anche a quest'Aula più garanzia, meno superficialità, meno propaganda, più meditazione. E chiedo ai colleghi riformatori che si sentono offesi ogni volta che qualcuno di noi avanza timidamente e cordialmente qualche critica: "Perché vi offendete?".

Quando vi chiediamo, ve l'hanno chiesto Gian Valerio Sanna e Silvio Lai, e forse ha fatto un accenno anche Pili, di spiegarci quali proposte riformiste avete fatto in questi anni di governo, di dirci quali sono i vostri progetti di riforma, in che cosa può consistere il contributo riformatore che voi volevate dare a questa Giunta e a questa Aula, perché vi offendete?

Perché quando diciamo che l'unico progetto di legge di riforma che è stato presentato è quello sull'abolizione dell'Esit di cui non si ha memoria, sembra che si tocchi qualcosa di intangibile? E` una sfida positiva, e il rispetto non è evitare di dirci in faccia le cose che pensiamo, il rispetto è dircele e cercare di capirci e di dialogare insieme.

Fantola dice: "Sono anni che parlo di Assemblea costituente e quindi il discorso sui contenuti io lo porto avanti". Ma dove stanno i contenuti? Anche lui ha preso la sua proposta di legge nazionale e l'ha cestinata. Dove stanno i contenuti? Avete persino evitato che prima, o contestualmente a questo dibattito, si parlasse in quest'Aula non dico dei contenuti del vero Statuto, ma che vivessimo questo momento di dibattito costituzionale, come un momento di presa di coscienza e ci interrogassimo sui problemi reali, sulla crisi dello Stato nazionale, su ciò che lo sostituirà, sulla debolezza dell'Unione Europea, sulla globalizzazione che sta avanzando, sui rischi per le regioni deboli e per le classi deboli di una globalizzazione che rischia di essere squilibrata e squilibrante e di creare nuovi poveri e nuove marginalità, per chiederci insieme se la Regione sarà un soggetto marginale o centrale nella nuova globalizzazione e a quali condizioni, per chiederci se c'è una mutazione nella democrazia, governata più dagli interessi che dalla partecipazione, se il problema del conflitto di interessi non incida anche sulla democrazia e sull'autonomia. Che cosa è la crisi dell'autonomia se non crisi della politica e crisi della democrazia? Dobbiamo chiederci anche, in questo nuovo scenario di globalizzazione, di mutazione, di crisi degli Stati, in che modo le regioni deboli pagano per esempio in termini di ambiente, diventando pattumiere dei paesi forti, o in termini di culture, che vengono cancellate dalle comunicazioni di massa ed omologate, o in termini di identità, in termini di marginalità economica. Allora l'autonomia che avremmo voluto e alla quale vogliamo pensare non è solo un sistema di competenze e di risorse, ma è anche un modo nuovo di concepire la Regione, una Regione che tuteli i diritti dei più deboli, delle classi più svantaggiate, e che voglia partecipare, non solo avere competenze ma partecipare al governo del Paese ed anche alla vita del Parlamento; è la tutela del patrimonio, della storia, della cultura, dell'identità. Ma di tutte queste cose non c'è stata la possibilità di parlare e non ho la possibilità di parlarne neanche ora perché i minuti scorrono veloci e non è più questa la sede per farlo.

Però, cari colleghi, voi mi consentirete un passaggio delicato che ho meditato a fondo prima di decidere di dirlo, e ne voglio parlare con pacatezza e, se ci riesco, con serenità. Non vorrei che questo clima diverso rispetto al passato, quando abbiamo sempre cercato l'unità tra di noi e con le altre forze politiche, dipendesse dal fatto che, per la prima volta nel dopoguerra, il Paese è governato da una maggioranza formata in grandissima parte, non esclusivamente, da forze estranee e talvolta ostili all'esperienza della nostra Costituzione, che non hanno vissuto l'esperienza della lotta di liberazione e che non hanno vissuto lo sforzo delle forze democratiche per costruire insieme una democrazia e una Costituzione che rafforzasse le fondamenta della democrazia.

Non vorrei, lo dico augurandomi io per primo di essere smentito e magari anche insultato perché ho osato dire queste cose, ma non vorrei che fossero apparse, nell'orizzonte della nostra vita politica nazionale, forze economiche che si impadroniscono delle istituzioni, che subordinano al liberismo e al mercato la persona e i diritti dei cittadini, forze che, in virtù del potere di comunicazione che hanno, mortificano la democrazia e la partecipazione, forze che, in virtù della forza che hanno nella gestione dello Stato, mal tollerano lo stesso dissenso.

Mi auguro di sbagliarmi, ma che cosa è, se non è questo, la politica dei primi cento giorni del governo Berlusconi, l'abolizione delle tasse di successione, il tentativo di esaltare la flessibilità del lavoro e la licenziabilità dei lavoratori, di aggredire i diritti dei lavoratori e lo Stato sociale, di far comparire l'uso della violenza nelle manifestazioni di piazza, di rimettere in campo politiche che mortificano o aggrediscono l'indipendenza della magistratura e che vogliono e vedono il trionfo degli interessi privati anche nel governo delle istituzioni? Se fosse vera la mia paura - e mi auguro di essere smentito e insultato per quello che ho detto - sarebbe il trionfo di una cultura autoritaria, costruita sul privato e sulla violenza, ed allora la nuova Costituzione che da quella cultura può derivare, sarà certamente una Costituzione che con il passato ha poco a che fare. Quando dite: " Con il passato noi non vogliamo avere niente a che fare" noi lo sappiamo che con il passato della liberazione, della Costituzione, della libertà dei diritti avete poco a che fare, ma cercate di non dimenticare quella lezione.

Allora io dico, ricordando il collega che mi ha detto: "Se foste furbi votereste", che certo noi corriamo un rischio……

(Interruzioni)

E non date dimostrazione di essere già voi in quella cultura, intolleranti.

(Interruzioni dai banchi del centrodestra)

Presidente se questo è un modo per farmi consumare i minuti, la prego di tenerne conto.

Presidenza del Vicepresidente CARLONI

(Segue SELIS.) Se questa è la cultura che si sta affermando, e mi auguro di sbagliarmi, allora i rischi, non solo per una futura riforma della Costituzione, ma per la possibilità di fare insieme statuti di autonomia che di autonomia non sono, sono rischi reali, perché se quella cultura fosse vera lo Statuto che voi ci proporrete, sarebbe uno Statuto di poca autonomia, di molta dipendenza, dipendenza da Roma, da Arcore, dai progetti di devolution della Lega di Bossi.

Questo pone a tutti noi dei problemi di coscienza, c'impone di decidere da che parte stiamo non tanto nella scelta delle procedure da seguire, ma da che parte stiamo nella scelta dei contenuti, nella scelta degli interessi e dei valori da tutelare, da che parte stiamo nel vivere la politica. Ecco perché io dico che la Costituente è poca cosa. Ecco perché dico che la gestione che ne avete fatto è pericolosa, perché diffonde illusioni, perché mina l'unità delle forze politiche, perché logora la classe dirigente, perché sta logorando la stessa unità delle forze autonomistiche, perché ha precluso fino ad ora e preclude il confronto sui contenuti, perché mentre oggi si discute la devolution si rinvia a tempi lunghi la possibilità di ragionare sulla nostra autonomia quando oggi invece dovremmo ragionare sulla nostra autonomia e essere protagonisti in questa fase cruciale della vita dello Stato.

Per questo motivo io credo che il nostro prestigio stia diminuendo, se è vero come è vero che particolari insulti ci arrivano anche da imprenditori, ai quali diciamo e mandiamo a dire che la libertà di opinione è un diritto assodato, la libertà di speculazione no, che le istituzioni governano anche l'uso del territorio. Per questo noi seguiremo la strada che ci siamo tracciati: partecipazione delle forze sociali, mobilitazione degli intellettuali, sintesi politica, proposta in Consiglio e proposta in Parlamento. E se arriverà l'Assemblea costituente, certamente non la temiamo e non la temeremo, perché in sede elettorale vi dimostreremo come la vostra maggioranza sia fittizia, basata sui ribaltoni, come la pochezza delle vostre idee verrà valutata dagli elettori, come la vostra poca autonomia sarà evidente a tutti i sardi. Se volete questa è una provocazione, ma vi prego di prenderla come una provocazione positiva, vi invitiamo cioè al confronto sulle idee, sui contenuti e sui progetti. Vi invitiamo a confrontarvi con noi in questa Aula e fuori da questa Aula, con le forze sociali e con gli enti locali, vi invitiamo a lavorare e a studiare di più, perché questo porterà anche noi a lavorare, a studiare e a confrontarci di più, vi invitiamo ad uscire dal silenzio che fino ad ora ha dimostrato tutto quello che sapete dire e che cosa sapete rappresentare in questa Aula.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

MASALA (A.N) Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, in questi due giorni mi sono sforzato di ascoltare con attenzione tutti gli interventi, compresi quelli che di tutto hanno parlato fuorché del tema all'ordine del giorno. Il dibattito mi è parso interessante, partecipato, a prescindere dal numero delle persone che vi hanno partecipato, spesso di alto livello, questo a prescindere dalla serenità o meno dalla quale alcuni interventi, invece, sono stati caratterizzati. L'intervento dell'onorevole Selis mi lascia totalmente indifferente, perché io sono convinto che non è democratico colui il quale, dalla mattina alla sera, dice a se stesso davanti allo specchio: "O quanto sono democratico", ma lo è solo chi rispetta l'opinione degli altri e non ricorre a mezzi e mezzucci per dimostrare la validità delle proprie tesi.

A distanza di un anno e mezzo da quando è stata insediata questa Giunta non è più possibile che si vada a dire che questa Giunta non ha ancora avanzato proposte di riforma, perché io sono in questo momento in credito nei confronti di tutti i miei colleghi della passata legislatura, di tutti i 5 anni, perché in 5 anni, onorevole Selis, lei che era Presidente del Consiglio lo sa, la precedente Giunta ha presentato solo una proposta di riforma, la legge quadro sugli enti, senza proporre la riforma della legge numero 1 presentata invece dalla Commissione.

Lei sa che le riforme realizzate nella precedente legislatura sono state fatte con la collaborazione determinante delle forze allora all'opposizione. Lei stesso, nel '98, nel discorso di auguri per la fine dell'anno, citò tre progetti di legge che erano stati approvati ed erano stati proposti tutti e tre dal Gruppo di Alleanza Nazionale.

Quindi, non è vero che oggi noi ci troviamo di fronte al buio totale per quanto riguarda la presentazione di proposte e che invece in passato avevamo il sole, la luce, la continuità delle proposte; non è così. Democrazia vuole dire rispetto, e vuole dire anche rispetto della verità.

Onorevole Selis, lei non ha vinto le elezioni nel '99, e quindi non può continuamente parlare di ribaltoni, non può continuamente parlare...

SECCI (Popolari-P.S.).E chi le ha vinte le elezioni?

MASALA (A.N.) La tolleranza! La tolleranza! Lei e voi avete sempre ricorso a questo stratagemma! Una interruzione, che io considero legittima e corretta, perché spesso è anche provocata dalle parole dette, non è sintomo di anti democraticità. Io non credo che voi non siate democratici per il solo fatto che mi interrompete. Così come voi non avete diritto di credere che l'onorevole Locci non sia democratico solo perché l'ha interrotta, è democratico anche lui, anche se l'ha interrotta, come è democratico lei che mi ha interrotto.

Per tornare ai contenuti, voglio sottolineare che la Giunta non è stata assente in questo dibattito, ha fatto la sua proposta che non ha buttato nel cestino. Io personalmente considero la proposta della Giunta, come del resto la proposta del Gruppo dei riformatori, molto più forte rispetto a quella che poi è prevalsa nel lavoro che è stato fatto in Commissione. Perché noi proponevamo che il Parlamento nazionale istituisse direttamente l'Assemblea costituente, qui invece prevediamo un altro percorso, ma l'obiettivo è comune; così come è emerso dal dibattito che è comune anche l'obiettivo di tutti i Gruppi, compresi quelli che sono contrari a questo tipo di procedimento, perché a me pare di aver colto da tutti gli interventi che l'obiettivo principale è condiviso, perché tutti ritengono che lo Statuto sia da riscrivere, e c'è disaccordo solo sul percorso che deve essere seguito per ottenere questo risultato. Ma questa divaricazione è estremamente rischiosa e bisogna evitarla, perché quando si parla di argomenti importanti, come quello della riscrittura delle regole fondamentali della Regione, dello Statuto ma anche delle altre regole che riguardano la vita della Regione, non ci si può dividere in questo modo, bisogna individuare un metodo che ci consenta di arrivare al massimo possibile di convergenza e, di fronte alle 4 proposte che erano presenti in questo Consiglio, è evidente che la Giunta non poteva non aderire alla proposta di inserimento dell'articolo 54 bis nello Statuto, che era la proposta in relazione alla quale c'era il massimo di convergenza.

Mi pare che sia abbastanza logico che, quando si pongono diverse tesi a confronto, ci si incontri sull'ipotesi sulla quale ci sono maggiori convergenze, perché non serve a nessuno la riforma del Titolo V della Costituzione se essa viene approvata con 4 voti di differenza, senza alcun voto favorevole dell'opposizione. Le riforme non si possono fare in questo modo, non le possiamo fare noi e non le possono fare a Roma, e noi non seguiamo l'esempio romano, dobbiamo cercare di avere il massimo di convergenza possibile.

Quindi, la proposta della Giunta non è stata buttata nel cestino, è stata unificata con la proposta che è stata fatta dall'onorevole Scano, perché i richiami ai principi dell'unità e dell'intangibilità dell'unità nazionale non sono nelle altre proposte, sono nella proposta della Giunta, il richiamo espresso a questo principio è nella proposta della Giunta, che è stato trasfuso nella proposta che noi abbiamo all'esame.

Qual è la caratteristica di questa proposta? E' l'attribuzione alla Regione, ad un'assemblea regionale, non soltanto di proporre lo Statuto, ma di riscriverlo. Il problema cioè è politico, è di principio, come è stato abbondantemente detto questa mattina, e non solamente giuridico. Qui si tratta di stabilire se deve o può essere spostato il luogo in cui si scrive lo Statuto da Roma a Cagliari; il problema di fondo è tutto qui, cioè se noi possiamo scrivere in Sardegna lo Statuto regionale della Sardegna, oppure se lo devono scrivere a Roma.

Sono state annunciate proposte di modifica dello Statuto. Avremo decine di proposte non solo dai parlamentari dell'Ulivo. Credete voi che i parlamentari della Casa delle Libertà rimarranno assenti in questa corsa sulle proposte di riforma statutaria? Faranno anche loro! Persino i parlamentari del mio Gruppo presenteranno delle proposte di riforma dello Statuto.

L'onorevole Pili dirà all'onorevole sottosegretario Cicu: "Ma perché la presenti oggi? Perché non l'hai fatto l'anno scorso?". E io dirò all'onorevole Anedda: "Perché non hai presentato la tua proposta in queste tre legislature?", glielo dirò con la massima lealtà, il che non vuole dire che non farà bene a presentarla ora. Le proposte verranno fatte, verranno esaminate, perché l'articolo 54 è in vigore, non viene soppresso oggi. L'articolo 54 dello Statuto continua a rimanere in vigore, per cui le proposte che verranno presentate, se la Commissione avrà la capacità di affrontarle, e io sono d'accordo con quello che ha detto l'onorevole Cugini, saranno esaminate, non è questo il problema. Però si tratta sempre di una proposta che viene avanzata al Parlamento nazionale; le loro proposte vanno al Parlamento nazionale, non ad un'Assemblea della Sardegna, espressione diretta del voto dei cittadini sardi. Non è una proposta fatta al Consiglio regionale, espressione del popolo sardo o all'Assemblea costituente sarda, ma al Parlamento nazionale, cioè lo Statuto verrà scritto a Roma e non a Cagliari. Ecco perché il problema non è giuridico, ma è politico come è stato detto dall'onorevole Felicetto Contu questa mattina.

Quali sono i problemi di fronte ai quali ci troviamo? Noi abbiamo problemi di rapporti sia con il Parlamento nazionale sia con il Consiglio regionale. Per quanto concerne i rapporti con il Parlamento nazionale, noi chiediamo di trasferire al Consiglio regionale il potere di istituire un'Assemblea che abbia potere legislativo di natura costituzionale. Questo è il senso dell'articolo 54 bis. Al Consiglio rimane il compito, se vorrà, di istituire l'Assemblea costituente, una volta che il Parlamento nazionale avrà approvato la legge. Quindi il Consiglio regionale, proprio perché da esso trae origine l'Assemblea costituente, rimane fonte di legittimazione dell'Assemblea medesima, perché essa viene istituita dal Consiglio, quindi la fonte della legittimazione dell'Assemblea costituente è proprio nel Consiglio. Altro che perdita di valore e di qualità del Consiglio! E' proprio il Consiglio che dà legittimazione all'Assemblea costituente la quale avrà esclusivamente la competenza di scrivere lo Statuto e quindi le riforme fondamentali della Regione al di fuori delle logiche di schieramento, delle quali il Consiglio invece risente. .

Il dibattito che si è sviluppato in questi due giorni e l'ultimo intervento dell'onorevole Selis dimostrano in modo plateale quanto questo Consiglio risenta delle logiche di schieramento. E' vero che l'Assemblea costituente verrà eletta dagli stessi partiti, dagli stessi sindacati, eccetera, ma è probabile che nella legge istitutiva sia prevista la partecipazione, per esempio, delle province, dei comuni. Io non so come verrà scritta questa legge; potranno esserci forme di rappresentatività diversa, cioè si potrà creare un organismo che riesca ad essere al di fuori di queste logiche, perché la condizione fondamentale perché si possano scrivere le regole è proprio questa, perché non si può chiedere a me di ridurre il numero dei consiglieri regionali, come non si potrà chiedere al Parlamento nazionale di ridurre il numero dei deputati.

PIRISI (D.S.). Allora torni a casa, Assessore! Andiamo a casa, è più dignitoso!

MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Anche il Presidente Berlusconi forse non riuscirà ad ottenere questo risultato. Devono essere altri a scrivere le regole per noi, non noi. Noi non ci autoridurremo mai, questa è la verità. C'è un rapporto tra le iniziative nazionali e le iniziative regionali, a livello nazionale c'è già la riforma del Titolo V della Costituzione su cui avremo forse a settembre il referendum. Ci sono inoltre alcuni disegni di legge di revisione costituzionale che verranno presentati fra un po' sulla cosiddetta devolution, cioè il trasferimento dei poteri dallo Stato alle Regioni. Quale sarà la conseguenza?

Si dice che la Regione attardandosi in questo perderà il treno delle riforme che si stanno facendo in campo nazionale, ma non è così, perché quelle vanno per conto loro! I poteri che deriveranno dal Titolo V della Costituzione se passerà il referendum, verranno assegnati alla Sardegna né più e né meno come alla Lombardia. La devolution, se verrà approvata, verrà approvata per la Lombardia come per la Sardegna, a prescindere dalla modifica o meno della Statuto. Sono livelli diversi, noi, come è stato detto dall'onorevole Cugini, dobbiamo individuare un altro aspetto. Io ho apprezzato molto quella parte del suo intervento che faceva riferimento a quelle che lui chiamava "le differenze", cioè alla specialità, perché credo che il compito dell'Assemblea costituente non sarà solo l'individuazione di altre materie da riservare eventualmente alla competenza della Regione, perché la specialità non è un fatto di quantità di competenze, ma soprattutto dovrà definire le forme e le condizioni particolari di autonomia, così come previsto dall'articolo 116 della Costituzione, perché noi non sappiamo - è stato denunciato anche questo - se esistono ancora margini di specialità, li dobbiamo individuare, perché non sappiamo quali siano le nuove ragioni di specialità. Saranno le stesse di prima, saranno diverse? Il fatto che la Sardegna sia al centro del Mediterraneo e che sia un'isola europea, oltre che italiana, ha un significato? Potrà avere un ruolo diverso nei rapporti anche commerciali con gli Stati dell'Africa settentrionale, per esempio? Sono tutti interrogativi che io mi pongo e che pongo all'Assemblea. La Sardegna potrà avere una nuova diversa collocazione, un nuovo diverso ruolo in questo contesto europeo?

Questi sono temi di ricerca, d'indagine, di approfondimento da parte dell'Assemblea costituente, per cui, fermo restando il principio, perché è stato scritto, della indivisibilità della Repubblica si dovrà ridisegnare il rapporto tra la Regione e lo Stato. Io oggi non sono in grado di dire se, per esempio, questo rapporto sarà tra la Regione e lo Stato italiano, oppure tra la Regione Sardegna e le altre Regioni che tutte insieme formano lo Stato federale italiano. Non so se esistano le condizioni perché si possa instaurare questo tipo di rapporto. Sulla base dell'esperienza storica questa soluzione potrebbe attuarsi. È materia d'indagine. Abbiamo sentito altre volte anche in questa Aula proposte di questo tipo. Quando si parlerà di contenuti, è auspicabile che su ogni punto che verrà affrontato si formino maggioranze diverse, proprio perché se noi avremo un'Assemblea nella quale, su ciascun punto di merito, si formino maggioranze diverse, vorrà dire che da quell'Assemblea sarà finalmente scomparsa la logica delle appartenenze e si potranno scrivere regole veramente serie.

PRESIDENTE. Grazie assessore Masala. Sono terminati gli interventi. Metto in votazione il passaggio agli articoli. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari- P.S.). Il Regolamento mi consente di prendere la parola per dichiarazione di voto, ma non voglio fare una dichiarazione di voto, voglio solo cogliere questa opportunità per scusarmi con l'onorevole Masala dell'interruzione e per precisare che, siccome noi siamo un'assemblea politica, facciamo politica. Il compito dell'Assessore e della Giunta non è quello di presentare le riforme, ma è quello di governare la maggioranza e portare in porto le riforme.

Il vostro dovere è assolto non quando un Assessore presenta al Consiglio i disegni di legge di riforma, altrimenti ci potreste anche inondare di proposte, il vostro compito è assolto quando la maggioranza, d'intesa con la Giunta, è presente in Commissione, lavora, porta in porto le riforme e le rende operative. Quindi, il nostro giudizio critico sull'attività non riguarda l'attività di elaborazione da ufficio studi, è un giudizio politico, è un giudizio che sintetizzo in questo modo: in materia di riforme la Giunta non ha una maggioranza omogenea che le consenta di portare a compimento le riforme essenziali. Questa assoluta incapacità di avere una maggioranza omogenea e di portare avanti le riforme, state cercando di colmarla con un'attività propagandistica - lo dico benevolmente - e con l'esaltazione che avete fatto dell'Assemblea costituente in termini propagandistici, per coprire questa incapacità. Questo è il senso delle mie parole. Il capo della maggioranza è il Presidente Floris al quale va naturalmente in primo luogo tutta la critica. E` una critica politica, non è rivolta ai funzionari che elaborano i disegni di legge.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

IBBA (F.S.D.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENZA. Sul passaggio agli articoli?

(Interruzioni)

Non è possibile votare a scrutinio segreto perché ha già parlato per dichiarazione di voto l'onorevole Selis.

(Interruzioni)

Ha domandato di parlare il consigliere Selis.

SELIS (Popolari-P.S.). Io non ho fatto una dichiarazione di voto, ho colto l'occasione per chiedere scusa all'assessore Masala dell'interruzione. (Interruzioni)

PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Selis era una sorta di escamotage. E' stato chiesto il voto segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 66

Votanti 66

Maggioranza 34

Favorevoli 46

Contrari 20

Il Consiglio approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - TUNIS - VARGIU.)

Si dia lettura del Titolo.

PIANA, Segretario:

Titolo

Procedura di adozione del nuovo Statuto speciale per la Sardegna mediante istituzione dell'Assemblea costituente sarda

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul Titolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

PIANA, Segretario:

Art. 1

1. Al Titolo VII della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), è aggiunto il seguente articolo:

"Art. 54 bis

Per l'adozione di un nuovo Statuto speciale ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione, il Consiglio regionale della Sardegna può deliberare, con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, l'istituzione di una Assemblea costituente regionale. In tal caso, il potere di iniziativa legislativa di cui all'articolo 71 della Costituzione e all'articolo 54 del presente Statuto è esercitato, nella materia statutaria, dall'Assemblea costituente regionale e il nuovo Statuto è adottato con le procedure stabilite dall'articolo 138 della Costituzione e dal presente articolo.

Il nuovo Statuto speciale non deve contrastare col principio di indivisibilità della Repubblica. Non si considerano contrastanti con l'indivisibilità della Repubblica le disposizioni statutarie volte a definire i rapporti tra Stato e Regione secondo principi federalisti in un quadro di solidarietà nazionale.

L'Assemblea costituente regionale è eletta a suffragio universale e diretto, con sistema proporzionale, secondo modalità disciplinate dalla legge istitutiva, che determina la composizione dell'Assemblea in un numero compreso fra i trenta e i sessanta componenti, stabilisce i casi di ineleggibilità e di incompatibilità e le norme fondamentali di organizzazione e di funzionamento dell'Assemblea. L'Assemblea costituente regionale elegge un Presidente ed un Ufficio di presidenza, composto secondo criteri di proporzionalità, e adotta un proprio regolamento interno.

Le proposte di legge in materia statutaria possono essere presentate all'Assemblea costituente regionale da ciascuno dei suoi componenti. Possono presentare proposte all'Assemblea costituente, entro trenta giorni dal suo insediamento, i consiglieri regionali e la Giunta regionale; sono trasmesse all'esame dell'Assemblea costituente le proposte di legge di iniziativa popolare in materia di revisione statutaria eventualmente presentate al Consiglio regionale entro il medesimo termine.

Entro sei mesi dall'insediamento l'Assemblea costituente regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti gli articoli del nuovo Statuto speciale e trasmette l'articolato al Consiglio regionale, che entro i successivi quarantacinque giorni ha facoltà di formulare osservazioni e proposte sul nuovo Statuto. Entro i successivi trenta giorni l'Assemblea costituente esamina le eventuali proposte modificative trasmesse dal Consiglio regionale, approva definitivamente il nuovo Statuto speciale a maggioranza assoluta dei propri componenti e lo trasmette al Parlamento. La legge regionale istitutiva può dettare norme in materia di perentorietà dei termini per le attività dell'Assemblea previste dal presente comma e dal comma sesto.

Qualora le Commissioni parlamentari competenti, durante l'esame antecedente la prima deliberazione di cui all'articolo 138 della Costituzione, formulino osservazioni sul nuovo Statuto, l'Assemblea costituente delibera entro trenta giorni dal ricevimento delle stesse, a maggioranza assoluta dei componenti, gli eventuali emendamenti e li trasmette alle Camere, dandone contestuale comunicazione al Consiglio regionale.

Le Camere possono approvare il nuovo Statuto speciale senza modificazioni rispetto al testo trasmesso dall'Assemblea costituente regionale, ovvero possono respingerlo.

La legge costituzionale di approvazione dello Statuto speciale non è sottoposta a referendum nazionale.

Con l'approvazione dello Statuto speciale da parte del Parlamento, l'Assemblea costituente regionale cessa le sue funzioni."

Presidente. a questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

PIANA, Segretario:

Emendamento sostitutivo parziale Biancareddu - Sanna Giacomo - Scano

1. L'ultimo comma dell'art. 54 bis è sostituito dal seguente:

"L'Assemblea Costituente resta in carica per dodici mesi dal suo insediamento, salvo che il Consiglio regionale, in relazione agli adempimenti di cui al comma 6, non ne deliberi, con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, la proroga per un periodo non superiore ai sei mesi. Decorsi i predetti termini, tutte le funzioni dell'Assemblea Costituente sono esercitate dal Consiglio regionale. Si applicano anche in tal caso le disposizioni di cui al presente articolo in ordine alla procedura di approvazione parlamentare del nuovo Statuto." (1)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, intervengo brevemente sul testo dell'articolo, che poi coincide con il testo della legge, partendo proprio dall'esame dell'emendamento che si è dato per illustrato. L'emendamento Biancareddu, Sanna, Scano introduce una modificazione abbastanza profonda e incisiva sul testo della legge, così come era stato presentato e così come è stato illustrato in questi due giorni. In buona sostanza, l'emendamento al progetto di legge dice che, qualora l'Assemblea costituente non compia il suo lavoro, che è quello di raccogliere materiali e di avanzare una proposta di nuovo Statuto entro un anno, può essere da questo Consiglio regionale ancora prorogata per sei mesi. Quindi si ipotizza che in un anno e mezzo questo lavoro possa non essere concluso, intendendo l'anno e mezzo da quando il Parlamento eventualmente voterà con procedimento rafforzato, cioè con due votazioni distinte e separate nel tempo, l'approvazione dell'istituzione dell'Assemblea costituente da parte di questo Consiglio regionale.

Con questo emendamento già si ipotizza una Costituente sfiduciata in partenza; si ipotizza una Costituente diffidata pregiudizialmente, diffidata per legge, perché nel momento stesso in cui si pensa di chiedere al Parlamento di autorizzarne l'istituzione, tanta è la fiducia in questo nuovo strumento, in questo Consiglio regionale bis, che si dovrebbe eventualmente costituire, che già lo si diffida. L'emendamento infatti dice sostanzialmente: "Non è che tu, cara Costituente che istituirò, possa traccheggiare, non è che tu possa tirare per le lunghe, non è che tu ti affianchi, come tutte le cose provvisorie di questo mondo, ma soprattutto di questa Regione che sono le più durature, al Consiglio. Ecco perché io stabilisco che durerai un anno. Ti potrò prorogare di sei mesi ma se, entro sei mesi, non avrai concluso, tutti a casa!". Quelli della Costituente, quelli che dovevano essere eletti in tutto questo grande consenso e tripudio di manifestazioni di volontà e di sentimenti, tutti a casa, e il potere torna a questo Consiglio regionale, il quale oggi non avrebbe la capacità di proporre uno Statuto, perché ha altro da fare. Siccome non l'hanno fatto gli altri in cinquant'anni, perché mai lo dovrebbe poter fare questo Consiglio! Però, se la Costituente, in un anno più sei mesi, non avrà fatto quello che deve fare, tutto torna a questo Consiglio. Cioè questo Consiglio, con una Costituente diffidata in partenza e per legge, con una Costituente già sfiduciata nel momento nel quale si pensa di istituirla, o meglio di proporre che si possa istituire, questo Consiglio tornerà nella pienezza dei suoi poteri.

Vedete, questa cosa la dice chiara sul fatto che, al di là delle grandi questioni, che pure sono state, tratteggiate, in qualche modo accennate, rimane...

PRESIDENTE. Prego i colleghi di consentire l'intervento, si sente male e disturba tutti quanti.

COGODI (R.C.). Si sente male! Chi si sente male? Qui si sente male il Consiglio! Perché si esprime male, si esprime così! Mentre fa una legge e dice che è una grande cosa, già non ci crede.

E poi c'è il testo originale dell'articolo, che poi è il testo della legge. Dopo la montagna, la grande montagna delle cose dette in questi due giorni, dire che è nato un topolino è dire troppo. Cos'è questo articolo di legge? L'avevamo già detto nei primi accenni di discussione generale. Dal nostro punto di vista, cosa è? Qui è previsto un articolo aggiuntivo all'articolo 54 dello Statuto. Intanto non ho capito perché un articolo aggiuntivo. Se è vero tutto quello che è stato detto dai presunti costituenti, perché un articolo aggiuntivo? Avrebbe dovuto essere un articolo sostitutivo. Perché se voi proponete un articolo aggiuntivo vuol dire che rimane in piedi anche l'articolo 54 attuale. Vuol dire che l'articolo 54 bis che, essendo bis, diventerà 55 o un comma aggiuntivo dell'articolo 54, aggiunge qualcosa lasciando invariato tutto quello che non è modificato da questo. Ma di abrogato qui non c'è nulla. C'è anche un'abrogazione implicita nel sistema normativo, lo so bene! Ma l'abrogazione implicita riguarda qualche passaggio, non può riguardare un intero articolo, perché, se un articolo deve essere superato, lo si abroga e si fa un articolo sostituivo di quello esistente.

Il fatto è che anche qui, secondo me, c'è una furbizia che ritengo non sia stata pienamente intesa da tutti. Perché in questa materia ci hanno lavorato in molti, e qualcuno beveva acqua, qualcuno beveva latte, qualche altro mangiava carne di volpe. E quelli che mangiavano carne di volpe sapevano bene che abrogare interamente, ex professo, esplicitamente tutto l'articolo 54 significa dire al Parlamento in modo chiaro, quindi meglio giocare sull'equivoco e dire "Bada, Parlamento nazionale, ti sto chiedendo che tu voti una legge che io ti propongo, con la quale legge tu ti privi di una tua prerogativa cioè del potere legislativo in materia costituzionale". Perché il potere legislativo, in materia di modifica dello Statuto, che è una legge costituzionale dello Stato, spetta al Parlamento e non è pensabile che io chieda al Parlamento nazionale di privarsi di una sua prerogativa. O almeno non glielo posso chiedere esplicitamente, perché come minimo neanche inizia il suo esame.

Allora glielo dite per vie traverse, con un articolo aggiuntivo, non dicendo esplicitamente quello che non possiamo dire, che una Regione, per quanto forte sia la nostra Regione, per quanto degnissima sia la nostra Regione, per quanto ascoltata sia la nostra Regione, soprattutto in materia giuridica e istituzionale, per le sue note capacità di elaborare e di produrre atti notevoli, nuovi statuti, riforme e quant'altro ha prodottonon può indurre il Parlamento della Repubblica a rinunciare ad un potere costituzionale, cioè quello dell'iniziativa legislativa, del quale il Parlamento non può autoespropriarsi. Ogni singolo parlamentare, se vuole, può rinunciare a proporre una legge, ma non ci può essere una legge dello Stato, fatta dallo stesso Parlamento che prevede che esso si autoprivi del potere legislativo. Lo capisce un bambino! Allora quelli che mangiano carne di volpe dalla mattina alla sera - non mi riferisco a Fantola, perché lui mangia pasticcini misti a rivoluzione il mattino presto - hanno ipotizzato questa cosa: "Facciamo un articolo aggiuntivo che, volendo giocare sull'equivoco, non intacca il potere di iniziativa legislativa del Parlamento nazionale.", perché è troppo evidente che non si può, e però "Facciamo finta, fra noi e con coloro ai quali dovremo parlarne, che per la modifica di una legge dello Stato italiano, qual è lo Statuto di autonomia, l'iniziativa possa essere esercitata solo dalla Regione". Completerò in seguito il discorso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano, ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Io nei miei menù preferisco il cinghiale e il porchetto, a dire la verità, non ho mai assaggiato la carne di volpe. Non abbiamo illustrato (i colleghi Biancareddu, Giacomo Sanna e io) l'emendamento, non per volerci sottrarre ad un dovere verso il Consiglio, ma perché già nel corso delle relazioni abbiamo largamente preannunciato questo emendamento e ne abbiamo anche spiegato il senso che può essere riassunto in due parole. Dal punto di vista tecnico giuridico è del tutto evidente che stiamo dicendo che vogliamo procedere in fretta. Per questo si pone un termine di dodici mesi, prorogabile in relazione agli adempimenti del comma sei, cioè all'interlocuzione con il Parlamento. Questo è il senso sostanziale. Il senso politico, desidero sottolinearlo, è che i proponenti dell'emendamento manifestano la volontà di tener conto delle preoccupazioni che sono state da più parti avanzate sul rapporto tra Consiglio regionale e Assemblea costituente.

Io colgo però anche l'occasione per dire che non c'è nei proponenti della legge, non c'è stata nel dibattito in Commissione, non c'è stata mi pare nel dibattito in Aula, l'idea di proporre l'Assemblea costituente perché il Consiglio regionale non è in grado di fare una proposta. Neanche per idea! Il Consiglio regionale è perfettamente in grado, si sta semplicemente dicendo che, siccome c'è da fare una scelta di fondo sul profilo della nuova autonomia sarda, è più opportuno chiamare in causa i cittadini.

Su questo tema ho concluso, voglio dire un'altra cosa rapidissima, sento l'esigenza di dirla. Io ho apprezzato molti ragionamenti svolti oggi da tanti colleghi che non condividono la proposta dell'Assemblea costituente, non sarei sincero se non dicessi che non ho parimenti apprezzato - lo dico a Gian Mario, al quale mi legano, al di là dell'Assemblea costituente, amicizia, stima ed anche molte affinità, culturali e politiche - il tentativo di ridurre questa materia ad uno scontro tra il centro destra e il centro sinistra, non perché non ci sia questo scontro, ma perché non c'è solo questo scontro, ci sono tante altre cose qui dentro e fuori di qui.

Noi pensiamo che sia una questione istituzionale, l'ho detto anche nel mio intervento stamattina, che come tale va trattata. Stiamo parlando della modifica della procedura per la revisione dello Statuto, non stiamo parlando di una scelta di civiltà addirittura tra democrazia e autoritarismo. Non mi pare che sia questo il contenuto del dibattito. Volevo dirlo proprio perché la stima e il rispetto esigono che le cose si dicano con molta pacatezza, ma anche con sincerità, anche quando si diverge.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Non chiedo la votazione a scrutinio segreto perché si faccia la verifica del numero legale. Chiedo il voto segreto per altri motivi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari - P.S.). Voglio fare solamente due osservazioni. La prima è questa: sul penultimo comma, "Le Camere possono approvare il nuovo Statuto speciale senza modificarlo rispetto al testo trasmesso all'Assemblea regionale, ovvero possono respingerlo", l'abbiamo già accennato, c'è divergenza tra i proponenti della proposta di legge nazionale e chi ha espresso delle perplessità su questa proposta. A me sembra, lo ripeto perché rimanga agli atti, che questo punto abbia solo un valore politico, perché le Camere possono anche approvare questo comma, però poi quando l'Assemblea costituente dovesse proporre alle Camere un testo di Statuto, con lo stesso potere originario, il Parlamento potrebbe modificarne il testo. Quindi questo comma ha un valore di proclama importante, per chi ci crede, ma io credo che non sia possibile che il Parlamento rinunci con una propria legge al proprio potere, perché il Parlamento può essere, in qualche modo, espropriato o avere il proprio potere ridotto solo da un'Assemblea costituente nazionale. Il Parlamento può votare questa legge e poi domani modificare comunque lo Statuto. Questa è una mia opinione, anche questo può essere un punto di divergenza, e lo diciamo perché rimanga agli atti.

Questo significa che, anche se il Parlamento votasse questo comma, secondo me, domani, con lo stesso potere che gli consente di approvare una legge costituzionale di questo genere, può approvare o respingere o modificare la proposta di legge di riforma dello Statuto presentata da un'eventuale Assemblea costituente o dal Consiglio regionale. Se così non fosse e se questo comma di questo articolo fosse talmente importante, credo che il giorno che dovessimo riuscire a scrivere il nuovo Statuto, (anche se mi pare che con le divisioni che si sono evidenziate in quest'Aula sarà difficile, ma noi ci proveremo con tutto il nostro impegno, e comunque se il Consiglio non lo volesse proporre, i parlamentari o i cittadini potrebbero inserire un uguale comma nella proposta di Statuto) credo che questo non cambierebbe nulla. Non potrebbe essere questo l'elemento determinante della qualità della legge.

Colgo l'occasione per sottolineare l'osservazione fatta con il solito stile pacato e sereno dal collega Scano, e lo ringrazio anche per le attestazioni che ricambio, vorrei però dire che non siamo stati noi a fare una gestione politica di questo tema, io credo neppure alcuni di voi, ma di fatto nella società è montata questa strumentalizzazione politica.Nel mio intervento ne ho addebitato la responsabilità alla maggioranza, e a mio avviso questo è un modo per coprire la scarsa capacità della maggioranza di proporre una propria proposta di riforma. Questa divaricazione è diventata talmente ampia che sembra difficile, ma bisognerà tentare, in altri momenti, una ricucitura sul piano stesso delle riforme e dell'intesa sulle riforme.

Presidenza del Presidente Serrenti

(Segue SELIS.) Detto questo, quando si parla delle riforme non si parla solamente di un percorso istituzionale da seguire; è evidente che dentro ogni dibattito istituzionale, quale questo, c'è un contenuto politico, e il contenuto politico è che in questo momento di trasformazione, con l'emergere di poteri e di forze politiche per me preoccupanti, l'influenza di queste forze politiche può incidere sulla stessa stabilità dei diritti di cittadinanza, di democrazia e di libertà.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 71

Astenuti 1

Maggioranza 36

Favorevoli 44

Contrari 27

Il Consiglio approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)

Passiamo alla votazione dell'articolo. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Onorevole Fadda, prima io faccio la mia dichiarazione di voto poi lei chiederà quello che vuole. Io adesso faccio la mia dichiarazione di voto dicendo con molta chiarezza che voteremo a favore della legge.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, mi scusi, voglio solo chiarire una cosa. Lei faccia pure il suo intervento, ma è chiaro che una volta che c'è stata una dichiarazione di voto non si può più chiedere la votazione a scrutinio segreto.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Non lo deve dire a me, lo deve dire all'onorevole Fadda.

FADDA (Popolari-P.S.). E' quello che stavo dicendo.

PRESIDENTE. Prego proceda, onorevole Sanna.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Ripeto che con piacere annunciamo il voto a favore della legge, dopo un percorso che forse appare anche breve, per la celerità con la quale è stata esaminata dall'Aula, ma voglio testimoniare due cose: la prima è che un collega oggi assente, appartenente al Gruppo Misto, mi ha pregato di dichiarare la sua adesione a questo progetto. Non è in aula, non può votare per i motivi che conoscete, parlo del collega Pinna, e quindi mi faccio carico di esprimere la sua volontà. La seconda cosa che voglio dire è che negli interventi che si sono succeduti, anche dopo ciò che ho dichiarato stasera, si è continuato a parlare di maggioranza anomala e a strumentalizzare un discorso che non appartiene alla forza politica alla quale appartengo. Noi, per la nostra storia, per quello che siamo stati e che saremo, siamo disposti a fare patti anche con il diavolo pur di arrivare alla realizzazione dei nostri progetti. Quindi questo non può meravigliare nessuno. Se domani ci fosse la possibilità di arrivare, per esempio, alla creazione di una zona franca fiscale, il Partito Sardo d'Azione non avrebbe remore sulle alleanze; se domani ci fosse la possibilità di arrivare a un'autonomia impositiva, il Partito Sardo d'Azione non avrebbe remore sulle alleanze. E' un progetto che fa parte della nostra storia e non deve meravigliare nessuno. Quindi rimando al mittente tutte le osservazioni che inopportunamente qualcuno ha voluto fare in quest'Aula. Siamo all'opposizione, continueremo a stare all'opposizione, una volta ho dichiarato che siamo l'unica forza politica di opposizione, non se ne dispiaccia il collega Cogodi, lo dimostreremo ancora di più la prossima settimana. Avremo la possibilità, la prossima settimana, di testimoniare quello che sto dicendo. Non sorrida, collega Pirisi, perché non ha molto da sorridere!

La prossima settimana le dimostreremo che siamo forza d'opposizione, anche se a lei non interessa e a me non interessa questo suo atteggiamento, le dimostreremo che parleremo in modo approfondito del tema del CIS, parleremo in modo approfondito della questione urbanistica di Castiadas, parleremo in modo approfondito di Telecom e, se non vi dispiace, di sanità. Questo è il lavoro che il Partito sardo da tempo sta preparando, lo metteremo in campo nel momento giusto e ritengo che il momento giusto sia arrivato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, era tanta la voglia di intervenire in discussione generale, ma ho preferito sentire gli interventi dei colleghi e debbo dire di aver appreso da alcuni di essi varie cose, per cui è mi stato utile ascoltare invece che intervenire. Mi riferisco principalmente agli interventi del collega Scano, del collega Pili e dei colleghi Giacomo Sanna e Masala, pur caratterizzati nella loro specificità dall'appartenenza politica di questi colleghi. Io voterò a favore di questo articolo, perché credo che sia la prima volta che in una norma proposta dal Consiglio regionale si cita l'autodeterminazione del nostro popolo, e cioè si dà delega al popolo sardo di costituirsi in Assemblea costituente per redigere il suo nuovo Statuto, e cioè per riscrivere quel patto fra il Governo centrale e il popolo sardo che cinquant'anni fa è stato disatteso sardo, quel patto che è stato sottoscritto col sangue della migliore generazione del popolo sardo, e che in questi cinquant'anni - mi consenta il Presidente della Giunta - nessun governo di nessun colore politico è stato in grado di riprendere in mano con orgoglio, di riproporre e di fare rispettare. Ma, scusate, che problemi ci sono a dare ai cittadini sardi una prerogativa democratica che è già insita nei principi di uno stato democratico, cioè il diritto all'autodeterminazione? E dico di più, che difficoltà c'è a dare al popolo sardo, che di autodeterminazione si è riempito la bocca da cinquant'anni, che difficoltà c'è in tutte le forze politiche, di sinistra e di destra, di centrosinistra e di centrodestra, moderate e progressiste, a dare al popolo quel ruolo che la democrazia che sta a fondamento della nostra Costituzione gli riconosce? Continuiamo ancora a fare del tema più importante che ci riguarda, della nostra autodeterminazione, del nostro riconoscimento come popolo, del nostro riconoscimento come nazione, un problema di schieramento politico, come se questo non riguardasse tutta la nazione sarda. Perché questo? Forse per questioni di primogenitura? O per qualche altro problema interno che si vuol nascondere? Perché ci si continua a nascondere dietro gli alibi? Perché continuiamo a dare questo esempio di disunità, di assoluta mancanza di compattezza su un tema così importante, che è stato portato all'esame delConsiglio senza porlo all'attenzione dei sardi, facendo passare questo come un dibattito politico qualunque, mentre si tratta di un evento storico che ha una portata che in questi ultimi cinquant'anni non ha avuto nessun altro provvedimento legislativo regionale. Io credo che sia necessario ritrovare una volta tanto, se non altro su temi così importanti, che toccano profondamente il nostro popolo, l'unità che è necessaria, nel rispetto di quel mandato che il nostro popolo ci ha dato. Discutere, confrontarsi; per altro questa è una prima fase della creazione di una Costituente, non è un dato definitivo, è una prima fase….

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la democrazia è una bella parola ed è anche molto facile esercitarla per chi ha avuto questa cultura in eredità. Chi, come me e tanti altri, per avvicinarsi al concetto di democrazia ha dovuto seguire un percorso difficile, o lottare, come è capitato purtroppo a tanti in Italia, o chi ha dovuto fare un percorso culturale a volte difficile, forse riesce ad apprezzare il valore di questa parola più di chi l'ha avuta in eredità senza doversela conquistare. E quindi non ci va bene che ci si accusi di arroganza, , come se noi volessimo riscrivere questo Statuto da soli, senza la partecipazione di alcuno. Mi si permetta almeno di considerare che alla riscrittura di questo Statuto in una Costituente si viene delegati con un sistema elettorale proporzionale e quindi con il massimo della democrazia.

La verità vera mi sembra sia che qualcuno crede che, con questa richiesta, si stia ledendo un diritto di primogenitura. Come si fa a dire che si vuole abrogare uno Statuto solo perché non si è partecipato a scriverlo, perché non si è partecipi di quel filone culturale che ne ha determinato la nascita? La verità vera è che questo Statuto oggi non è più adeguato alle esigenze della Sardegna. E mi si permetta anche, di affermare con orgoglio la volontà di partecipare alla riscrittura di queste regole. Per la prima volta, lo dico con orgoglio, noi faremo parte a pieno titolo di coloro che determineranno la nascita di nuove regole per lo sviluppo e la vita civile della Sardegna. E voglio rivolgere un invito anche all'opposizione perché nessuno sia escluso da questo processo, perché le regole devono essere di tutti, proprio per rispettare un principio fondamentale di democrazia. Tutti devono partecipare alla scrittura delle regole, perché di nessuno si possa dire per l'avvenire che non fa parte di un arco costituzionale o qualche altra infamia simile.. Mai più in Sardegna, mai più in Italia!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, si sarebbe anche potuto fare a meno di questa dichiarazione di voto, perché la nostra intenzione, ma anche le motivazioni, sono state, seppur brevemente, illustrate nel corso del dibattito, sia in fase di discussione generale, sia in fase di esame dell'articolo. Però continuano a ripetersi in quest'Aula delle cose che, se ancora si va avanti così, non so poi quando si potrà concludere. Che sia la destra a proclamare che questo provvedimento sarebbe un grande atto di autogoverno, uno strumento per dare al popolo la sovranità, un potenziamento della democrazia e quant'altro, è qualcosa che offende profondamente non dico la coscienza ma l'intelligenza anche minima di ognuno di noi. Avete detto, in questi giorni, che questa è materia istituzionale e non politica, e poi fate proclami politici di questo tenore qui, come li farete in ogni dove.

La verità è che questo provvedimento è di grande significato e portata politica; noi, quando dico noi intendo noi comunisti, della Rifondazione Comunista, per l'Assemblea Costituente in sé e per sé, non abbiamo mai manifestato alcuna opposizione pregiudiziale. Abbiamo contrastato invece l'uso che la destra ne ha fatto, che ne sta facendo e ne farà. Perché, badate, può esistere la politica senza istituzioni, ma non possono esistere istituzioni senza politica. Le massime istituzioni democratiche sono costituite dai rappresentanti degli interessi sociali, quindi sono il luogo principe della politica. Cos'è quest'altra fandonia che le istituzioni sono un fatto distinto dalla politica? Qui vivono e si contrastano e si incontrano, quando è possibile, gli interessi e la rappresentanza degli interessi sociali. Quindi è la politica al massimo livello che si esprime.

Questo provvedimento, nella sua ispirazione originaria, quella di derivazione sardista, muove da intendimenti nobili. I sardisti infatti pensavano davvero ad una mobilitazione istituzionale, sociale, politica e culturale, che desse forza a questa Regione, per far valere i suoi diritti; di questa nobile ed alta rivendicazione purtroppo si è impadronita la destra, all'interno di un cinico calcolo politico, che oggi riesce a marcare un punto a suo favore, lo riconosciamo! Così come riconosciamo che la sinistra oggi perde un punto, perde qualcosa. La destra marca un punto a suo favore, perché questa destra, che agisce in un modo e parla in un altro, che malgoverna questa Regione, che non vuole riforme, che vende e mette all'asta i pezzi pregiati dell'economia sarda, che nomina ambasciatori i Principi d'Ismaele, che stende i tappeti ai principi fasulli dei Principati degli speculatori, che usa lo stemma della Regione per dare il benvenuto a sua Altezza Serenissima di Monaco! Questa Regione, che così governa, così si atteggia, così si comporta, non esprime autonomia, autogoverno, non va incontro al popolo! Questa Regione che lascia indietro il popolo, la parte più debole, che non pensa a come creare posti di lavoro, questa Regione rappresentata da voi, dal governo della destra, dovrebbe parlare più sommessamente. Dovrebbe porsi magari qualche interrogativo, chiedere qualche contributo, non atteggiarsi in questo modo arrogante. Questo è! Siete figli della Lupa, è inutile che vogliate dimostrare, voi che siete là in fondo, che siete portatori di altri valori! E poi ci saranno i modi attraverso cui queste cose si manifesteranno! E siccome anche da quella parte non sono tutti uguali, qualcuno avrà modo di ricredersi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scano, per dichiarazione di voto.

SCANO (D.S.). Signor Presidente, io dichiaro il mio voto a favore. Colgo l'occasione della dichiarazione di voto per rispondere ad un problema serio che è stato posto, un problema di merito. Lo poneva il collega Selis, ed è una questione essenziale; perché nell'impianto della legge è importante - io ed altri siamo tornati più volte su questo punto - che il Parlamento non abbia il potere di emendabilità, per quanto riguarda la proposta di Statuto. Selis diceva: "Questa norma è inefficace perché il Parlamento, anche qualora la approvi, poi può sempre modificare la proposta". Io credo che si possa e si debba rispondere ricordando, come Gianmario sa bene, che il Parlamento può naturalmente autolimitarsi sempre, che si è infatti autolimitato per quanto riguarda gli statuti delle regioni ordinarie, e l'ha addirittura codificato nell'articolo 105 del Regolamento. L'articolo 105 del Regolamento della Camera dice: "Non sono ammessi emendamenti diretti a modificare le norme statutarie sottoposte ad approvazione né emendamenti o ordini del giorno volti a fissare condizioni o termini all'approvazione stessa". Naturalmente questo riguarda gli statuti ordinari; tuttavia è un punto importante al quale noi possiamo riferirci. Tra l'altro, la nostra proposta poggia su un lavoro riguardante l'articolo 123 della Costituzione, che è quello che stabilisce (per brevità non lo leggo) l'autonomia statutaria delle regioni. Naturalmente noi stiamo proponendo qualcosa in più, me ne rendo ben conto, ed è una cosa importante e innovativa, lungi da me l'intenzione di ridurla dentro le norme già esistenti. Però faccio notare, molto modestamente perché non è il mio campo, che una volta che il Parlamento approvasse la proposta di legge costituzionale che noi stiamo inviando, che dice "In tal caso il potere di iniziativa legislativa di cui all'articolo 71 della Costituzione e l'articolo 54 del presente Statuto è esercitato nella materia statutaria dall'Assemblea costituente regionale", a quel punto il potere di iniziativa su questa materia sarebbe in capo, per volontà del Parlamento, all'Assemblea costituente. In ogni caso, al di là dello stretto argomento formale e giuridico, ce n'è un altro, che il Parlamento, una volta che abbia deliberato su una materia così delicata e così complessa, essendo un organo serio, per coerenza e per serietà difficilmente potrebbe tornare indietro. Ma in ogni caso io credo, poi approfondiremo la materia, che sia sufficientemente argomentata e chiara anche la risposta sul piano formale e giuridico.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu, per dichiarazione di voto.

VARGIU (Patto Segni-Rif.Sardi). A nome del Gruppo dei Riformatori annuncio il voto favorevole del nostro Gruppo. Ed esprimo anche, a nome dell'intero Gruppo, soddisfazione per come si sono svolti i lavori su questa proposta di legge in Aula e per la capacità di dialogo che c'è stata in questo giorno e mezzo tra tutti coloro che siedono all'interno di quest'Aula.

Io credo che ci sia da fare una considerazione di grande importanza, e cioè che qui dentro non si è svolta, e non cesseremo di ripeterlo, una battaglia tra centrodestra e centrosinistra, né una battaglia come qualcuno - forse anche l'onorevole Selis e per una volta non gli ho sentito utilizzare l'equilibro che gli è solito - tra diversi modi di intendere i valori culturali, anzi direi che non si è svolta nessuna battaglia, nel senso che non c'è stata una battaglia, ma c'è stato un confronto di idee, io credo tra coscienze libere, su un argomento che non è tema di maggioranza e di opposizione, se non di maggioranza consiliare, cioè di maggioranza di coscienze libere che sul tema delle riforme si sono trovate d'accordo su una interpretazione. Io spero che quest'Aula liquidi definitivamente, con un voto favorevole complessivo, questo progetto di legge, e quando l'avrà liquidato non sarà se non la prima pietra di un cammino in cui poi questo Consiglio continua a essere chiamato dagli elettori che l'hanno votato, nei prossimi mesi, sia per l'opera di sollecitazione che deve essere svolta nei confronti del Parlamento nazionale perché questa legge diventi poi uno strumento in mano a questo Consiglio regionale, sia per tutte le operazioni che poi questo Consiglio stesso dovrà svolgere.

Credo che questa valutazione sia stata espressa anche da diversi colleghi che su questo argomento pure non erano d'accordo; e voglio sottolineare quanto ha detto nel suo intervento il collega Cugini che ha sottolineato due aspetti importantissimi, che sono stati per altro ribaditi da altri in quest'Aula, e cioè che la specialità della Sardegna è tutta da difendere, tutta da conservare, tutta da ricostruire se non vogliamo correre il rischio di diventare una regione ordinaria nel vero senso della parola, nel giro di breve tempo. La seconda valutazione, che pure è stata espressa dal collega Cugini, che ci trova assolutamente favorevoli e disponibili, è quella per cui la Commissione autonomia sui temi delle riforme dovrebbe diventare veramente una sede di dibattito tra le coscienze libere, le ottanta coscienze libere presenti in questo Consiglio, che dovranno trovare soluzioni sulle quali raggiungere il più largo consenso, e che per le riforme si possano costruire dei cammini che vadano al di là degli schieramenti di maggioranza e di opposizione perché il dibattito di questi giorni in Aula ci ha dimostrato che sulle regole non esistono steccati di maggioranza e di opposizione, ma esiste la volontà di tutti gli ottanta consiglieri di andare avanti e, per quanto riguarda la scelta degli strumenti, di aggregarsi nella maniera che ritengono più opportuna. Quindi, io credo che questi elementi di accordo che sono emersi dal dibattito in Aula vadano valorizzati nei giorni e nei mesi futuri e che l'impegno di tutte le forze che siedono in questo Consiglio debba andare in questa direzione, se vorremo dare una risposta che vada davvero nella direzione di quello che ci chiede chi ci ha votato e ci fa sedere in questi banchi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Salvatore per dichiarazione di voto.

SANNA SALVATORE (D.S.). Annuncio, signor Presidente, il mio voto contrario; mi pare che il clima, nonostante i tentativi che ci sono stati soprattutto nella giornata odierna da parte di alcuni intervenuti, non sia assolutamente migliorato. Mi riferisco a un clima che possa favorire la ricerca di un bene prezioso che non può essere asservito a ragionamenti di parte o strettamente connessi al momento contingente.

Non avverto questo clima, lo dico sinceramente, non lo avverto e chiaramente tutto questo non mi porta ad avere fiducia che, approvata questa legge, riusciamo invece a costruire questa prospettiva, qua dentro, ma anche e soprattutto fuori di qui.

Delle quattro proposte presentate - questo è un passaggio che voglio sottolineare, perché ho usato un termine che molti in Commissione hanno criticato- tre le avevo definite eversive, e continuo a considerarle tali, senza che questa affermazione crei alcun tipo di contrasto con quelle successive. Io invito tutti i colleghi ad andare a leggersi le tre proposte di legge e il disegno di legge della Giunta, la proposta di legge dei sardisti e quella dei riformatori, e vi invito a trovare un altro termine che sostituisca la parola "eversivo". Siamo andati avanti solo perché si è trovata la possibilità di percorrere una strada che dichiara in partenza di rientrare totalmente nell'alveo della più piena e perfetta costituzionalità. Un Governo regionale che presenta una proposta eversiva per me è un Governo regionale che si mette fuori dalle regole. Io non avrei avuto niente da eccepire se quella proposta di legge l'avesse presentata il gruppo di Alleanza Nazionale, era nel suo pieno diritto. Che l'abbia presentata il Governo regionale è un fatto che mi preoccupa e mi preoccupa ancora di più che, con ostinazione, l'assessore alle riforme venga in Aula non a dichiarare una posizione non dico di neutralità ma di distacco, ma viene in Aula a sostenere pesantemente certe ragioni e a dire anche cose che non sono pienamente esatte, perché io già in altre occasioni ho chiesto all'onorevole Masala di dirmi quali sono i suoi disegni di legge di riforma presentati e all'esame della prima Commissione. Siamo pronti a portare gli elenchi e a discutere per vedere se si tratta o no di vere riforme.

L'ultima considerazione che voglio fare è che io, contrariamente a quello che pensa il compagno Luigi Cogodi, non mi sento sconfitto dal voto di oggi; assolutamente! Sono convinto della giustezza delle posizioni che ho tentato di esprimere. Certo, noi, e lo dico soprattutto alla sinistra e al centro sinistra, abbiamo molto terreno da recuperare; abbiamo commesso l'errore di dare per scontate tante cose che scontate non erano e però è probabile che, se sapremo tornare a fare quello che noi sappiamo fare, che abbiamo sempre fatto tutti i giorni, stando in mezzo alla gente, interpretando i bisogni veri della gente, anche su questo tema noi riusciremo rapidamente a recuperare il terreno, perché io sono convinto di una cosa, cari colleghi: la specialità, la diversità, chiamatela come volete, si esalta innanzitutto nella capacità dell'autogoverno, nella capacità di utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione per risolvere i problemi della comunità sarda. Allora, in materia di autonomia e di autogoverno, soprattutto in questi ultimi tempi, mi pare che noi davvero abbiamo dato un segnale di diversità e di specialità molto negativi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Demuru per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ho avuto modo, già in Commissione, di esprimere il concetto di non contrarietà pregiudiziale all'istituzione di un'Assemblea costituente quale mezzo per riscrivere lo Statuto. La necessità e l'urgenza della riscrittura dello Statuto è condivisa dalla stragrande maggioranza di tutti noi e dei sardi che rappresentiamo.

Personalmente condivido anche l'opportunità e la necessità che tutta la società sarda, in tutte le sue varie articolazioni, partecipi direttamente e contribuisca attivamente al processo di costruzione delle nuove regole fondamentali della nostra Regione. Condivido anche l'urgenza di attuare quella grande riforma che viene riassunta dal concetto di federalismo interno. Voto contro questa proposta di legge di istituzione dell'Assemblea costituente perché, a mio parere, essa non soddisfa i requisiti di tempi certi e celeri per raggiungere l'obiettivo della riscrittura dello Statuto. Non soddisfa la necessità di garantire la diretta partecipazione di tutte le rappresentanze della società sarda; rischia, di contro, di costituire un freno e un rinvio sine die delle riforme di decentramento di poteri al sistema delle autonomie locali che anche i sindaci a gran voce reclamano. Questo è il motivo per cui io voto contro questa legge.

PRESIDENTE. Mi pare opportuno ricordare che stiamo votando ancora l'articolo, non siamo al voto finale della legge. Lo dico perché molti dei consiglieri intervenuti hanno fatto una dichiarazione di voto sulla legge.

Ha domandato di parlare il consigliere Frau per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo e la legge sono la stessa cosa, l'articolo è unico. Io non volevo intervenire, la penso in un certo modo, non volevo andare contro le posizioni del mio Gruppo, che con grande libertà e con grande democrazia consente a chiunque di poter intervenire e parlare. Quindi, non volevo intervenire e mi sarei comportato poi nel voto, così come ho sempre fatto, con coerenza, però, questa sera, in quest'Aula, mi sembra di essere ripiombato nei tempi bui, quando certi partiti volevano dare delle patenti di democrazia. Questo è successo questo pomeriggio. Siamo stati chiamati "Figli della Lupa"; ci è stato detto: " Non avete partecipato alla guerra di liberazione, non avete partecipato all'elaborazione della Costituzione". E' vero, perché molti di coloro i quali potevano prendere parte a quelle cose erano nelle patrie galere democratiche, o perché la rappresentanza era quella che era, però questo non deve comportare che dopo cinquant'anni delle forze differenti che sono rappresentate in modo consistente direi, grazie al popolo sovrano, grazie al popolo libero, non possano decidere o fare proposte. Poi nella massima democrazia (perché il termine è bello), nella massima democrazia ognuno di noi può votare e dire quello che vuole, però lasciamo fuori, cari amici, i vecchi fantasmi e gli archi costituzionali del passato, quando Tonino Frau era consigliere comunale di Sassari e solo perché rappresentante del Movimento sociale Italiano non poteva prendere parte alla composizione delle commissioni consiliari, ed abbiamo dovuto fare una grande battaglia, cari amici, per superare queste cose. Quindi, lasciamo perdere tutte queste cose, ognuno di noi dica come la pensa e poi, nella massima democrazia, votiamo.

Io, dicevo prima, faccio parte di un Gruppo che è libero e democratico al proprio interno, dove si discute, si parla e si decide. E io, da uomo libero, ho deciso da molto tempo di non votare a favore dell'Assemblea costituente. Per la verità non mi è mai piaciuto questo termine; la parola "costituente" ha un senso quando, a seguito di vicende particolari, come una guerra o una rivoluzione, dobbiamo costruire un nuovo ordinamento, e credo che non ci troviamo in questa situazione.

Quindi, io mi sono astenuto la volta scorsa e continuerò con coerenza ad astenermi anche questa sera, perché credo che noi, questa è la mia posizione, siamo rappresentanti di quel popolo di cui tanto si parla. Questa Assemblea costituente dovrebbe rappresentare il popolo, e noi, che ci siamo presentati alle elezioni, che abbiamo fatto una campagna elettorale, non siamo forse i rappresentanti del popolo? O forse questi trenta, quaranta, cinquanta, non so quanti faranno parte di questa Assemblea costituente, sono meglio di noi? Abbiamo conosciuto molti individui che predicavano e dicevano che se fossero arrivati qui avrebbero cambiato il mondo. O sono arrivati e non hanno lasciato traccia, oppure non sono mai arrivati, cari colleghi. Quindi, dicevo, i tempi, i costi, le lungaggini, mi convincono ancora di più a non credere nella bontà della proposta di legge in discussione, perché noi stiamo esautorando questo Consiglio regionale. E' vero che con il Regolamento vigente probabilmente non riusciremo mai a presentare al Parlamento la proposta di riforma dello Statuto; ma discutiamo anche di questo. Diamoci dei tempi e potremo sicuramente riscrivere quelle parti dello Statuto che hanno necessità di essere riviste.

Questo volevo dire, tirato per i capelli, che in questo periodo sono corti, ribadendo che mi asterrò nella votazione di questa proposta di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Presidente, colleghi, per l'onestà intellettuale e per il diritto di scegliere e di votare secondo coscienza, che regna nel nostro Gruppo, io voterò invece a favore della proposta di legge in discussione. E voterò a favore perché credo che l'Assemblea costituente, che riscriverà lo Statuto preciserà anche il ruolo del consigliere regionale, stabilendo la durata del suo mandato e precisandone i compiti, che non possono essere decisi da noi, ma credo che debbano essere decisi da altri, cioè dal popolo sardo. Io credo che la nostra Regione abbia delle specificità, che non sono solo culturali e linguistiche, ma sono anche, come sapete, dovute alle diverse condizioni di partenza, per questo noi non possiamo essere considerati uguali alla Lombardia, al Piemonte, ad altre regioni. Io credo che Bossi e il governo Berlusconi probabilmente faranno delle riforme e attribuiranno molte funzioni alle Regioni, ma noi non possiamo essere considerati uguali agli altri, perché siamo diversi e lo siamo culturalmente, ma lo siamo soprattutto perché partiamo da condizioni diverse di sviluppo: non abbiamo strutture, non abbiamo cose che altri hanno. Per questo la nostra specialità deve essere ben precisata in una proposta di statuto che non possa essere modificata dal Parlamento.

Detto questo, vorrei dire con molta pacatezza, con tolleranza, con il rispetto che ognuno di noi ha nei confronti dell'avversario, di colui che la pensa diversamente da noi, ma con la fermezza che è dovuta a chi ha il diritto di difendersi da accuse che non possiamo accettare: onorevole Selis, io la rispetto, rispetto anche le sue idee contrarie dalle mie, e rispetto perfino le sue bacchettate, ma la prego di credere che non ho non mai fatto fatica a credere nella democrazia, nelle regole democratiche; io so cos'è la tolleranza e non credo che Alleanza Nazionale oggi o che il Movimento Sociale prima rappresentassero un pericolo per l'unità nazionale. Noi siamo stati sempre fautori, sempre portatori di questo principio sano e importante dell'unità nazionale, della patria. Lei ha detto che il nostro partito era ostile alla Costituzione, ha detto una cosa grave. Lei sa che non è vero, perché lei ha fatto parte di un partito, la Democrazia Cristiana, il quale, non certo il Movimento Sociale Italiano, insieme agli altri partiti che si riconoscevano nel Patto Atlantico, fece un'associazione segreta che si chiamava Gladio, a difesa da un eventuale attacco da parte del Patto di Varsavia. Non era in pericolo la Costituzione o la patria o l'Italia o la nazione, perché Alleanza Nazionale oggi e l'M.S.I. di allora potessero in qualche modo attentare all'integrità nazionale, non c'era questo pericolo. E allora, perché queste accuse? Onorevole Salvatore Sanna, lei diceva prima: "Io avrei capito se questa proposta l'avesse fatta Alleanza Nazionale", perché l'ha definita una proposta eversiva. Veda, onorevole Sanna, per quanto a lei possa dispiacere, Alleanza Nazionale fa parte di questo governo di centrodestra e ne fa parte a tal punto da essere il secondo partito della maggioranza che sostiene questo governo, quindi che ci sia una proposta del centrodestra ispirata anche da Alleanza Nazionale, o condivisa comunque da Alleanza Nazionale, non deve scandalizzarla, è normale, in democrazia questo è.

Io mi auguro che al di là di queste polemiche, che francamente non riesco a capire, perché in fin dei conti tutti sentiamo l'esigenza di modificare questo Statuto, perché, badate, solo per l'insipienza, per l'incapacità, per la pochezza di vedute di coloro che nel '48 decisero di non accettare lo statuto della Sicilia, che io ho letto, solo per questo noi oggi ci troviamo a discutere di un nuovo Statuto. Questo non è stato fatto fino ad oggi, in 52 anni, mi auguro che venga fatto ora e che venga fatto in queste forme e in questo modo. Speriamo che questi costituenti scrivano uno Statuto che serva veramente a regalare alla Sardegna la specificità che merita. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). L'onorevole Corda si tranquillizzi, badi che oggi non è stata approvata l'istituzione dell'Assemblea costituente. Si è dato avvio a un percorso, che richiederà tempo e che a nostro avviso potrebbe incontrare una serie di difficoltà, una serie di ostacoli…

SANNA EMANUELE (D.S.). Soprattutto da parte dei suoi amici!

BALIA (F.S.D.). Soprattutto da parte di parlamentari, forse amici proprio dell'onorevole Corda, per cui, onorevole Masala, attendiamo di vedere quale sarà il dibattito che nel Parlamento si svilupperà, come si svilupperà e se e quali riscontri eventualmente verranno. Certo, in Consiglio regionale oggi si è in ogni caso avviato e definito un itinerario, lo si è avviato purtroppo su posizioni contrapposte, lo si è avviato senza risolvere i problemi che stavano alla radice e che potevano, invece, con un minimo di buona volontà essere risolti ricercando le opportune convergenze. Secondo me si è sprecata un'occasione, si è consumata così un'ipotesi creando una profonda spaccatura dentro il Consiglio regionale.

Io credo che questa sia in ogni caso una grossa responsabilità e bisognerà, in ogni caso, nel momento in cui parleremo del merito, perché oggi solo in qualche intervento si sono introdotti i principi, ma del merito non si è parlato, ricercare le necessarie convergenze se vogliamo che, Assemblea Costituente o meno, Consiglio regionale leso nella sua dignità o meno, dentro il Consiglio si sviluppi un dibattito serio e proficuo di risultati; se vogliamo che l'attività del Consiglio ritrovi occasioni per essere rilanciata, diversamente è solo un'occasione mancata. Abbiamo parlato della forma, manca per intero la sostanza; sulla forma vedremo poi chi avrà ragione; sulla sostanza ci misureremo e può essere, anzi sarà sicuramente così, che parti che oggi hanno votato in maniera uniforme dentro questo Consiglio regionale, domani sulla sostanza saranno profondamente divise e contrapposte. Per l'intanto, benché già nel precedente dibattito, quello sulla mozione, il centrodestra sia stato, da parte del centrosinistra e in più interventi, più volte sollecitato ad esprimersi su quali comportamenti terrà rispetto al referendum, ancora non vi sono state risposte. Già questo potrebbe essere motivo di profonda divisione a seconda delle scelte che il centrodestra in quel momento farà.

Per questi motivi naturalmente, signor Presidente, il voto del Gruppo dei Socialisti Uniti sarà contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Granella per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

GRANELLA (I DEMOCRATICI). Approfitto di questa occasione per confessare che sono stato contagiato. Questa assemblea onirica mi ha fatto vincere la mia riservatezza e devo confessare che anche io ho sognato, ho un sogno, un sogno forse strano per qualcuno, sogno una "Margherita". Una "Margherita" dove tutti e tutte le cose, strumenti e contenuti, abbiano il peso che meritano in partenza, , una "Margherita" la cui costituzione in Consiglio regionale non dipenda da posizioni precostituite ma da una tensione sincera e leale per costruire quanto la gente sarda ha sempre e soltanto sognato. E` una dichiarazione di voto, non sto divagando. Sogno una "Margherita" che contribuisca ad accrescere la dignità e l'organicità di questa nostra coalizione di centrosinistra, scoraggiando qualunque tentativo egemonico o personalistico o più semplicemente utilitaristico. Sono intervenuto per affermare che non condivido lo strumento dell'Assemblea Costituente e quindi voterò contro l'articolo. E non lo condivido per la mia cultura personale e per gli stessi motivi giuridici che l'avvocato Dore, del Gruppo dei Democratici, ha pienamente espresso nel suo intervento esaustivo.

Non lo approvo, ma mi riservo di fare il mio dovere di consigliere, insieme con il Gruppo dei Democratici, con la "Margherita" che sogno, e con tutto il centrosinistra, quando si tratterà di dare contenuti a questo strumento. Quando si tratterà, non solo di riempire di contenuti lo strumento, ma anche di vigilare perché non venga male utilizzato, e non venga utilizzato contro le aspettative legittime e i sogni dei sardi. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, io esprimo il mio voto contrario all'articolo ed anche alla legge nel suo complesso. Ma voglio dire con tutto il rispetto dovuto che gli ideologi dell'Assemblea Costituente stanno cercando di convincere il popolo sardo e noi tutti consiglieri regionali che finalmente quest'assemblea parlamentare si è confrontata su una grande questione culturale e politica. Finalmente - è il messaggio che viene trasmesso ai sardi - gli ottanta consiglieri, incapaci di varare riforme e di autoriformarsi - questo è il messaggio che si cerca di lanciare - hanno discusso, ma solo perché costretti da alcune illuminate avanguardie, di cose serie, di questioni pregnanti, di argomenti dirimenti.

Noi, care colleghe e colleghi, non stiamo per certificare con il voto la nostra incapacità a svolgere il ruolo e la funzione istituzionale per cui siamo stati eletti, non siamo chiamati a certificare con la nostra firma il fallimento della nostra funzione e la delegittimazione di questa Assemblea per manifesta incapacità dei suoi componenti. Al contrario, attraverso questo confronto che in qualche momento, ma solo in qualche momento, ha assunto anche le sembianze di una pubblica seduta di autocoscienza, abbiamo celebrato la nostra catarsi, il nostro rito di purificazione collettiva che, attraverso il varo della Costituente, ci monderà da tutti i nostri mali, dai torti inflitti ai sardi, dal tempo perso, dalle riforme non fatte, vedasi CO.CI.CO., Comunità Montane e quant'altro, dai ritardi gravissimi nella spendita delle risorse comunitarie, dalle risse e dagli sgambetti all'interno di questa maggioranza, dall'assenteismo della maggioranza stessa in Aula e nelle Commissioni.

L'adesione alla Costituente e il suo varo purificherà tutti, anche i reprobi del centrosinistra, e tutti i consiglieri regionali, così mondati, vestiranno abiti virginali ed assumeranno un'aura di candore come le comparse della pubblicità della Lavazza, fino alla fine della legislatura. E non è tanto inverosimile immaginare moltitudini di sardi che inneggiano alla scelta di questa Assemblea di costituirne una nuova, che possiamo chiamare, con un rimando storico di quelli veri, un'Assemblea dei sessanta, avente lo status di consiglieri regionali, con un adeguato supporto tecnico e giuridico, e con un'adeguata indennità.

Io credo che vada detto con estrema sincerità che il tutto sarà pagato dai contribuenti sardi, ed anche lautamente, cari colleghi, così come d'altronde noi siamo pagati. Ma non sarebbe più dignitoso per tutti, carissimi colleghi, per la nostra credibilità e per la nostra coscienza se voi, propugnatori della Costituente, trasformaste la vostra proposta nella richiesta di scioglimento di questo Consiglio regionale? Non sarebbe più serio e credibile agli occhi dell'opinione pubblica e del popolo sardo se, anziché proporre esosi doppioni, diceste: "Vista la nostra incapacità di fare il nostro dovere istituzionale, e cioè di riscrivere anche il nostro Statuto, con il concorso del popolo sardo, cediamo il passo ad altri perché noi siamo stati incapaci di farlo"? Ma come si può affermare, cari colleghi, di voler esaltare il Consiglio regionale dichiarando che altri dovranno fare ciò per cui noi siamo stati eletti?

Quest'Assemblea è stata rinnovata due anni fa e probabilmente per alcuni di noi non sono stati sufficienti per acquisire neppure l'aulico e alcune volte paludato linguaggio parlamentare. Ma quelli che in quest'Aula siedono da tanti anni, e che hanno fatto delle riforme enunciate ed annunciate la loro ragione di essere, mi spieghino perché, a colpi di maggioranza occasionale, cercano di aggregarci tutti nella delegittimazione di questa Assemblea. Un signore che di Costituente se ne intendeva ha affermato una ventina di anni fa: "Non basta fare sulla carta la migliore Costituzione del mondo" - si potrebbe dire anche lo Statuto - "se poi manca la volontà politica di applicarla". Questa è un'affermazione di Umberto Terracini, che è stato il Presidente dell'Assemblea costituente, di quella vera, che è nata, colleghi, dalla lotta al nazifascismo, e non tutti hanno scritto quella Costituzione, perché molti erano avversari della stessa.

LIORI (A.N.). Scusate se esistiamo!

PIRISI (D.S.). E` un richiamo storico, non lo possiamo cancellare collega!

LIORI (A.N.). Abbiamo diritto di esistere anche noi!

PIRISI (D.S.). Ma ci mancherebbe, e mi batterò perché voi possiate esprimere sempre il vostro punto di vista, gradirei che fosse reciproco anche per quanto mi riguarda.

Era comunque quella un'Assemblea costituente vera, nata da quella lotta, dove c'erano differenze grandi; ma "la volontà politica", continuava, "non la si può invocare come regalo da chi detiene il potere economico e politico". Le regole fondamentali non sono neutre, le regole fondamentali sono delle regole parziali, che portano contenuti.

Ma come si fa a pensare allora, che con la Costituente possano essere azzerate le differenze che anche qui dentro sono presenti? Come si fa a credere che esista un concetto di autonomia, di nazione sarda, di nazionalità, in forze e in partiti politici, il cui leader sardo viene scelto ad Arcore, fuori dalla Sardegna, perbacco?! In forze politiche che, senza arrossire e senza un moto di ribellione - altro che autonomia - accettano sempre la mediazione del proconsole immobiliare di Arcore?!

Come si fa, colleghi, a rilasciare patenti di nazionalitarismo a chi...

(Interruzioni)

PIRISI (D.S.) E` monco il concetto, un secondo. Grazie Presidente. Come si fa a rilasciare patenti di nazionalitarismo, di progressismo a chi piega la schiena di fronte ai padroni continentali e a far passare per conservatori gli aderenti alle forze politiche che storicamente sono state autonomiste e continuano ad esserlo?! Questa è una mistificazione, una fuga in avanti e, se me lo consentite, è un falsificare la contingenza storica e la storia tout court. Per questi motivi esprimo il mio voto contrario, e la ringrazio, Presidente, per il tempo concessomi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Spissu per dichiarazione di voto.

SPISSU (D.S.). Signor Presidente, io ho ascoltato con attenzione il dibattito di questi due giorni senza intervenire, avendo già avuto modo di esprimere la mia opinione nel dibattito che si era svolto in questo Consiglio il 5 di luglio. Devo dire che dopo due giornate di ascolto, e di ascolto totale, le argomentazioni che sono state usate a sostegno della legge che stiamo per votare non mi hanno ancora convinto. E non è che non sono stato convinto perché sono pregiudizialmente contrario, o perché io sia contrario per questioni di schieramento, o perché ritenga la Costituente più una cosa di destra che di sinistra.

Non è questo; non sono stato convinto dai due argomenti fondamentali che sono stati usati in tutti gli interventi. Il primo è quello che la Costituente sarebbe capace di mobilitare risorse, intelligenze e una grande partecipazione popolare, straordinaria, così come richiederebbe lo strumento, e non sono convinto di questo; non sono convinto che un'assemblea bis, eletta, provochi questo sommovimento, questa partecipazione, questo moto partecipativo popolare.

La seconda questione che non mi convince riguarda la conclamata, ripetuta e sottolineata incapacità del Consiglio regionalead approvare una proposta di riforma, sulla base del fatto che non essendo stato il Consiglio capace di riformare lo Statuto nei cinquantadue anni precedenti, non lo sarebbe neanche ora. Credo che questa sia un'affermazione pericolosa, pericolosa perché è diverso il contesto in cui questa discussione è maturata e si svolge. C'è un tempo per ogni cosa e questo sarebbe stato il tempo, per questo Consiglio regionale, di mettere mano allo Statuto, perché siamo in un contesto di discussione nazionale ed internazionale che questo ci consente di fare e questo ci costringe a fare.

Questa legge, infine, verrà approvata, se ci sarà, come pare, la maggioranza necessaria; avremo una legge che propone al Parlamento italiano l'istituzione di un'Assemblea costituente attraverso la modifica dell'articolo 54; domani chi ha sostenuto la Costituente sarà pronto a sbandierare non un sogno, onorevole Contu, ma un'illusione. Racconterete alla gente che si apre una grande prospettiva, si inizieranno a organizzare le liste per le elezioni, Assessore! E non si capisce perché l'Assemblea costituente dovrebbe essere meno di parte di questo Consiglio regionale, dato che le elezioni si faranno, in una competizione libera, democratica, in cui si richiede la partecipazione popolare, ci saranno liste che liberamente i cittadini e i partiti e i movimenti presenteranno, senza quote garantite per associazioni, organizzazioni sindacali o categorie; perché questa è un'Assemblea costituente che ha il rango di un'assemblea parlamentare di tipo legislativo, sebbene limitata alla materia di cui stiamo discutendo.

Anche questo deve essere chiaro, per evitare che da domani raccontiate in giro storie, e per evitare che tutti quelli che aderiscono al movimento per la Costituente si convincano di poterci entrare in quanto sindacalisti, o imprenditori, o rappresentanti di qualche condominio! Ci saranno libere e democratiche elezioni, e la competizione sarà la competizione anche per l'eventuale elezione di un'Assemblea costituente.

Io credo che, però, con la stessa pacatezza, sarà consentito a chi non crede nell'Assemblea costituente di avanzare, a quest'Aula e al popolo sardo, la proposta di una modifica dello Statuto, con i poteri che questo Consiglio ha, e con il coinvolgimento della società sarda che può essere mobilitata. Io penso che non ci sarà una sospensione dei poteri di questo Consiglio in attesa della Costituente, credo che la maggioranza che oggi voterà questa Costituente non ci potrà negare il diritto e il dovere di portare in quest'Aula e alla società sarda una proposta di modifica dello Statuto.

Non ci spaventa, Assessore Masala, pensare che si saranno molte proposte; ben vengano le proposte, credo che questo ci consentirà di meglio legiferare e di meglio produrre una buona legge.

Assessore Masala, le sue dichiarazioni in materia di prerogative parlamentari sono inquietanti; credo che le rileggeremo con calma quando verranno trascritte; credo che le sue parole, sì, siano eversive della logica parlamentare e del ruolo che il Parlamento e le assemblee regionali hanno in questa nazione. Io voterò contro naturalmente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto.

CUGINI (D.S.). Confermo che una parte di noi voterà contro, altri colleghi, invece, hanno dichiarato che voteranno a favore. Questo, in una discussione così complessa, è la conferma di una dialettica molto forte tra di noi e in quest'Aula. Ed in questa logica credo che debba essere vissuta anche la parte dell'intervento del collega Selis, che richiamava i grandi principi della partecipazione democratica alla discussione, parlando dell'evoluzione del Movimento Sociale in AN, in un partito che ora governa, anche con un vice Presidente.

Io penso che la discussione, collega Masala, debba essere inquadrata dal punto di vista politico ed anche storico, per evitare che riportiamo il dibattito e il confronto a momenti che tutti abbiamo considerato superati. C'è stata un'evoluzione che deve essere confermata, noi la riprenderemo poi nei prossimi mesi, però è la specialità che noi vogliamo mantenere, come centro sinistra, alla Sardegna, il punto che porterà alla verifica, perché è nelle cose. Questa maggioranza - nessuno si deve offendere - tende ad assumere posizioni che in qualche modo appaiono autoritarie.

Cosa sono le proposte di modifica al nostro Regolamento, richiamate nei giorni passati dal collega Fadda, se non un tentativo della maggioranza di ridurre i poteri delle minoranze? Non significa forse questo anche la proposta della riduzione del numero delle Commissioni, per farlo coincidere con il numero dei componenti delle Commissioni, e fare in modo che sia assicurata in ciascuna Commissione una più larga presenza dei consiglieri di maggioranza per colpire la minoranza? Tutto questo è motivo di preoccupazione. In più, è stato detto, gli esecutivi - non solo gli esecutivi di centro destra tutti gli esecutivi, anche quelli dei comuni - tendono ad esautorare le assemblee. Il sistema elettorale è una cosa, ma le competenze, poi, e i bilanciamenti, nelle assise democratiche, rappresentano un problema che noi ci dobbiamo porre; ed è una competenza, questa, che è già in capo alla nostra Regione.

Balia diceva: "Noi vorremmo sanare la rottura che voi avete provocato". Io ho avanzato un'ipotesi, molto parziale, ma in autunno, quando saremo chiamati a discutere in Aula la nostra proposta sulla specialità della nostra autonomia, è chiaro che dovremo misurarci sul merito e fare quella discussione che non abbiamo fatto sin qui, o che abbiamo fatto parzialmente.

Però il punto - lo dico anche per i colleghi della minoranza - in questo momento, non è più la funzione del Consiglio Regionale. Con la modifica dell'articolo 54, se la proposta dovesse essere accolta, si porrebbe una questione di grande dimensione politica, quella del rapporto tra la Regione sarda e il Parlamento nazionale; questa è la questione! Non è più solo il fatto che il Consiglio Regionale viene esautorato! Non è quello il punto, e non è quello che mi preoccupa. E` la questione del rapporto tra Parlamento nazionale, quindi il rapporto Stato - Regione sarda, qualora dovesse essere accolta la proposta che hanno fatto i colleghi. La vedremo e la verificheremo.

Noi dunque votiamo contro perché l'idea che sta passando in alcuni interventi è che l'autonomia è solo cassa - leggetevi l'intervento di Zuncheddu a Buddusò - l'autonomia non viene vista come autogoverno. Leggetevi l'intervento di Zuncheddu a Buddusò nel quale afferma: "Sta maturando tra di noi l'idea , di un recupero di una funzione anche politica". E aggiunge: "A molti consiglieri regionali - chiaramente si riferisce a quelli del centro sinistra, spero - non affiderei neanche un chiosco per vendere la Coca-Cola". E prosegue: "Ma come? Io che sono proprietario di un'area per costruire, devo chiedere le autorizzazioni? Ma che cos'è? - lui lo dice in sardo, io lo direi in gallurese - Questo è il Consiglio Regionale?". Noi saremo chiamati a discutere approfonditamente nelle prossime sedute anche questo tipo di questioni.

Ora, la vostra proposta passerà, ma i problemi che abbiamo evidenziato in questi due giorni rimarranno, e non si potrà sfuggire al compito di affrontarli; ed è per questo che noi vogliamo che quest'Aula continui a dibattere, per dare un contributo alto alla elaborazione della nuova specialità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MASIA (F.S.D.). Grazie signor Presidente; sarò breve. Voglio esprimere il mio punto di vista su questo argomento che, per quanto non nuovo, sicuramente mi ha appassionato molto, per i vari interventi che sono stati fatti in quest'Aula e naturalmente per tutto quello che dietro gli interventi si può leggere.

Una delle prime osservazioni che scaturisce dall'intervento di Corda, è che fa bene l'onorevole Corda a votare per l'Assemblea costituente; fa bene perché è coerente con la sua ultima proposta di legge e perché a questa maggioranza non riconosce la possibilità, stante le numerose assenze, di riuscire a dare uno Statuto a questa Regione.

Posso dire anche che fa bene questa maggioranza a cercare maggioranze diverse su temi di questa portata, se non fosse che lo fa per esistere, per mascherare la conclamata situazione di crisi e la sua ancora più evidente incapacità di Governare la nostra Regione. Io non sono convinto che si possa garantire attraverso questa legge uno Statuto alla Sardegna; io non ho fiducia nel fatto che vengano rispettati i tempi previsti da questa legge; sono convinto che il metodo che si sta impostando non coinvolgerà , in assoluto, i sardi.

Dicevo poco fa che ho apprezzato molto il livello del dibattito, ma ho apprezzato in particolare gli interventi che sono venuti dal centro sinistra; i colleghi che hanno profuso energia, e devo dire anche passione, per dimostrare che sono convinti delle proprie posizioni. Mentre non ho condiviso in assoluto le quattro proposte di legge che sono arrivate intempestive, in seguito a una mozione del centro sinistra che, con un'onestà intellettuale che a tutti deve essere riconosciuta, io credo che tendesse una mano verso tutto il Consiglio, per proporre un tema importante di dibattito a questo Consiglio, un tema annoso sempre rinviato, per restituirgli, con le capacità che questo centro sinistra non riconosce solo a se stesso, ma a tutto il Consiglio, la possibilità di fare politica e dare alla nostra Regione lo Statuto da tanto tempo atteso.

Io non condivido, dicevo, l'Assemblea costituente, e mi auguro, naturalmente, che sia ancora possibile discutere in merito al nuovo Statuto, proprio perché ho già visto che sono arrivate alcune proposte. Naturalmente ritengo che anche queste possano essere intempestive, ma sono dettate sicuramente dalla situazione. Io credo che proposte ne potranno arrivare ancora, probabilmente più approfondite, probabilmente tali da poter restituire a questa Assemblea la prerogativa di entrare nel merito di un così importante problema.

Io credo che all'interno di questa Assemblea esistano capacità che sono sicuramente all'altezza dei tempi e dei temi che la nostra Regione ogni giorno ci pone. Io ho paura che con questa legge, oggi, noi possiamo ancora andare incontro a delle strumentalizzazioni: sicuramente domani leggeremo che ha vinto una parte, e invece su questo argomento - l'abbiamo detto tutti - non ci sono maggioranze e opposizioni, non ci sono né vincitori né vinti; ci può essere soltanto la sconfitta della politica, al cui esercizio noi siamo chiamati.

Si è determinata una spaccatura all'interno di questo Consiglio, corriamo il rischio di determinare una forte spaccatura anche all'interno della nostra regione. Lo spessore e le capacità di questa sinistra hanno ancora una volta dimostrato che le riforme, le specialità della nostra autonomia che deve essere riconosciuta ai sardi, i contenuti dello Statuto, sono sicuramente patrimonio di questa parte, e noi sicuramente riusciremo a dimostrarlo nel più breve tempo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Deiana. Ne ha facoltà.

DEIANA (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, mi sembra che sia leale che io faccia una dichiarazione per distinguere la mia posizione da quella dei miei colleghi di Gruppo che voteranno contro l'articolo in esame.

Ho preso la parola dopo aver sentito il collega Giacomo Sanna esprimersi a favore della proposta di legge in discussione anche a nome del collega Pinna, che sicuramente in questo momento si trova in una situazione di disagio superiore a quello che noi stiamo vivendo in quest'aula. Il collega sta lottando per la gente che non ha lavoro, in una miniera, in uno di quei luoghi che caratterizzano la nostra regione, e che la rendono diversa dagli altri territori che non hanno il nostro patrimonio minerario, che rappresenta uno degli elementi di base che caratterizzano il territorio della Sardegna.

Questo mi porta a credere ancora di più nell'utilità dell'Assemblea costituente e mi porta a rivolgere un invito all'area politica a cui appartengo e dalla quale mi differenzio col mio voto. Mi accorgo che la dichiarazione del collega Pinna, pur a distanza, sta a significare che quando noi firmammo l'ordine del giorno numero 39, approvato il 5 luglio, invece di essere in sei a firmare quell'ordine del giorno, se il collega Pinna fosse stato presente, saremmo stati in sette. Il che mi conferma che chi ha proposto quell'ordine del giorno che poi è stato approvato, aveva ragione.

Quando si fa un invito all'unità su un tema così importante, questo non può prestarsi alla strumentalizzazione politica. Ognuno di noi vuole che il proprio partito, il proprio movimento, la propria area, siano sempre più forti elettoralmente, siano sempre vincenti. Per fare questo si usano strategie che possano portare alla vittoria, ma quando parliamo di documenti che riguardano la società intera, che riguardano le regole future di questo territorio, forse dovremmo avere il coraggio di abbandonare le strumentalizzazioni di parte, perché la Costituzione, perché lo Statuto, perché il l'Assemblea costituente sono più importanti dei nostri partiti e dei nostri movimenti, per questo possiamo, nell'esercizio delle funzioni che ci competono, adottare posizioni difformi da quelle dei Gruppi di appartenenza. Io rivolgo un invito alle parti a incontrarsi per trovare un modo, il più positivo possibile, per andare avanti perché possiamo finalmente avere un nuovo Statuto. E dopo questo voto che sicuramente sarà favorevole io penso sia necessario unconfronto politico a livello nazionale. Io sono stato, sin dall'inizio, all'interno della Democrazia Cristiana, moroteo, la Democrazia Cristiana non c'è più, ma io sono rimasto mentalmente moroteo; Gian Mario Selis era forse meno schierato di me all'interno di quella corrente, ma anche lui ha richiamato Moro. Ricordo l'azione di due grandi morotei: Paolo Dettori e Pietrino Soddu e ricordo quando Pietrino Soddu ebbe il veto da Roma a costituire un governo con la sinistra. Fu una grande delusione. Facciamo in modo che la proposta che quest'Aula approverà stasera, non abbia il veto dei nostri rappresentanti nel Parlamento romano, ma che si possa approvare una riforma che nobiliterà l'azione politica di questo Consiglio regionale. E non è cosa da poco perché stiamo andando a modificare l'articolo 54 della Costituzione. Questo dirà che noi abbiamo proprio le carte in regola per fare uno Statuto speciale, diverso da quello di tutte le altre regioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Satta. Ne ha facoltà.

SATTA (F.I.-Sardegna). Voglio fare un breve, anzi brevissimo intervento che capisco possa anche apparire ingenuo, naïf. Presiedendo la Prima Commissione mi sono reso conto del valore dei membri della Commissione, sia di una parte che dell'altra. I colleghi contrari alla Costituente hanno usato argomentazioni che non sono state condivise dagli altri membri, ma che erano serie. Io vorrei ringraziare tutti i membri che hanno partecipato e anche gli osservatori, per il dibattito che è stato approfondito, serio, ordinato e responsabile.

Io - questa è la parte forse ingenua, naïf, come dicevo - auspico che la parte che non è d'accordo con l'istituzione della Costituente possa comunque dare un contributo alla qualità della Costituente. Detto questo, annuncio il mio voto favorevole. Grazie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.

PIANA, Segretario:

Ordine del giorno Cogodi - Ortu - Vassallo

Il Consiglio Regionale

A conclusione della discussione sul progetto di legge n. 1-2-5-7/A relativo alla proposta avanzata al Parlamento nazionale di costituzione dell'Assemblea Costituente per la elaborazione di un nuovo Statuto di Autonomia,

premesso

- che la rivendicazione autonomistica sarda, con i suoi caratteri imprescindibili di specialità, è fondata storicamente:

a) sui valori positivi di riscatto dal giogo neo-colonialista, che hanno imposto, nel tempo, i poteri economici forti contro le prospettive di progresso dell'Isola in termini di equità e di libera esplicazione della propria cultura, in rapporto di solidarietà con tutte le regioni e tutti i popoli in via di sviluppo;

b) sul progetto fondamentale di emancipazione sociale, come leva e strumento di affermazione e sviluppo, sano ed equilibrato, di tutta la comunità regionale (il popolo sardo), da intendere non come destinatario virtuale, bensì come soggetto primario e protagonista reale di auto-governo e di intervento solidale e cooperativo nel più complessivo progetto di sviluppo umano nel contesto mediterraneo, europeo ed internazionale;

c) sull'obiettivo primario di contestazione del prevalente centralismo statale e di rivendicazione di poteri e risorse adeguati per il superamento del divario storico nei processi di sviluppo (cultura della Rinascita; nuova questione meridionale; diritto di intervento attivo sullo scenario globale con la potestà propria di un moderno federalismo democratico),

delibera

1) di elaborare, entro i prossimi 60 giorni, un proprio STATUTO INTERNO DEI DIRITTI COMUNI DEL CITtADINO IN SARDEGNA;

2) di approvare detto Statuto interno contestualmente al prossimo Bilancio annuale e pluriennale;

3) di impegnare la Giunta e le Commissioni consiliari, ognuna nell'ambito delle proprie competenze, ad avanzare le proprie proposte in merito, operando per acquisire prioritariamente i contributi qualificati delle forze sociali, culturali e del sistema delle Autonomie Locali impegnate e da impegnare sul tema;

4) di conformare detto Statuto interno ad un sistema di garanzie democratiche ed autonomistiche, che preveda i modi attraverso cui dare concreta ed immediata risposta ai diritti fondamentali del cittadino in Sardegna (in partenza anche in misura minima accettabile) nelle seguenti materie:

a) lavoro produttivo, sano e con prospettiva di stabilità;

b) sanità, assistenza e azioni positive ai diversamente abili;

c) istruzione, formazione ed elevamento culturale permanenti;

d) partecipazione sociale alla vita pubblica e assetto democratico e funzionale dell'intero Ordinamento autonomistico interno;

e) vincolo nell'uso delle risorse pubbliche all'integrale rispetto della normativa generale in materia di contratti collettivi, di sicurezza nel lavoro, di solubrità dell'ambiente, degli adempimenti previdenziali e fiscali;

f) modalità di tutela e di effettiva fruizione dei beni e dei prodotti culturali, ambientali e naturali della propria Terra.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'ordine del giorno.

COGODI (R.C.). Onestamente, Presidente e colleghi, l'ordine del giorno potrebbe anche ritenersi illustrato perché è di tale chiarezza ed evidenza che ognuno dei consiglieri regionali può apprenderne facilmente il significato e noi riteniamo anche il valore. E` un ordine del giorno che non contrasta in nulla con la proposta che la maggioranza del Consiglio, al di là di come si è costituita questa maggioranza, attorno all'idea di Costituente, ha proposto, non contrasta in nulla con l'ipotesi che il Consiglio regionale ha discusso e che, con la maggioranza che si è comunque costituita, si appresta a votare. Si è discusso molto, in questi due giorni ma anche nell'occasione precedente nella quale si è discussa la mozione su questo tema a seguito della richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio su questo tema, della relazione fra strumenti e contenuti, e debbo dire che, seppure con diversi accenti, pressoché tutti hanno convenuto che i contenuti, gli obiettivi, la sostanza delle cose deve essere definita necessariamente dal Consiglio regionale, deve essere precisata, deve essere proposta e fatta vivere non solo come forma ma come sostanza della nuova autonomia. Però quello che è rimasto in ombra finora è il contributo che ognuno dei consiglieri regionali, i gruppi consiliari, le forze politiche di maggioranza e di opposizione, chiunque concorda su questa finalità, debbono però cominciare a dare sul versante dei contenuti.

Si è detto anche oggi che in buona sostanza il nuovo Statuto di autonomia, quello che la Regione, al di là dello strumento, deve rivendicare, deve ottenere, di cui si deve dotare, è quello che definisca non solo la dimensione autonomistica ordinaria, ma la dimensione della specialità. Però di questa specialità pochi si avventurano a definire alcuni contorni, a precisarla, almeno in qualche modo a identificarla. E` una sorta di invocazione o di evocazione, questa specialità, che trova difficoltà ad essere rappresentata in concreto. Ecco allora il tentativo che noi abbiamo compiuto di dare un primo contributo per rispondere a questa esigenza. Non comprenderemmo, e credo pochi in Sardegna, di quel popolo in nome del quale qui tanto e bene si è detto, comprenderebbero un rifiuto di definire la nuova autonomia come una risposta migliore ai bisogni della società sarda.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

(Segue COGODI.) Poi si tornerà sul tema. Il concetto di autonomia di per sé non è più appagante per tutti, perché un tempo, è vero, gli autonomisti si distinguevano dai centralisti, così come i centralisti dagli autonomisti; oggi invece si potrebbe essere anche tutti autonomisti, però ben si intende che anche il valore dell'autonomia, cioè del livello locale di decisione, può essere giocato in diversi modi, può essere giocato in chiave, in modo e con finalità progressista, cioè autonomia uguale più democrazia e specialità uguale più autonomia, oppure la stessa autonomia può essere giocata in termini di localismo, di chiusura, di corporativismo, di egoismo, perfino di nuova forma autoritaria. C'è chi queste cose le studia e le rappresenta bene, oggi si parla di democrazia autoritaria, e quindi la democrazia in sé non è più una garanzia di partecipazione e di libertà in sé e per sé. Esiste una democrazia partecipata e una democrazia della libertà e della equità sociale e può esistere anche una democrazia diversamente condizionata di tipo autoritario, per cui l'autonomia in sé non è la soluzione del problema che più sta a cuore a molti di noi.

Ecco perché io non ho detto prima - voglio essere chiaro su questo - che noi ci sentiamo oggi o ci sentiremo sconfitti da questo voto del Consiglio - lo dico al compagno Tore Sanna - noi non ci sentiremo sconfitti. Ho detto un'altra cosa. In genere, benché siamo stanchi e la giornata sia stata impegnativa, io cerco di essere preciso nelle parole che uso; io ho detto che con questo voto la destra in Sardegna segnerà un punto di vantaggio, perché questa destra, che ha una concezione dell'autonomia diversa da quella che abbiamo noi, lo accennavo poc'anzi, pur con poco più della metà dei seggi di questo Consiglio regionale e non avendo, quindi, una grande forza, tuttavia, con l'apporto che deriva da una componente dello schieramento democratico, potrà dire di aver raggiunto l'obiettivo di quella Costituente che aveva deciso di proporre fin dal Forum di Aritzo. Non lo dico polemicamente, è la vicenda politica sarda. Quindi, la destra avrà un punto di vantaggio, riesce a realizzare un obiettivo; noi abbiamo aggiunto che questo obiettivo consentirà alla destra che governa in Sardegna, di continuare a governare senza fare riforme, perché, immessa nel binario morto della Costituente futura o futuribile, tutta la questione delle riforme, è chiaro che potrà continuare più comodamente - non sarà ugualmente comoda la situazione che ci sarà, da quel che si vede - potrà continuare a governare e, secondo quanto noi valutiamo politicamente e giudichiamo, anche a sgovernare.

Ecco perché ho detto che la destra marca un punto di vantaggio. E, cari colleghi e compagni della sinistra, noi prendiamo atto che marchiamo un punto di svantaggio, non una sconfitta, un punto di svantaggio. Perché le argomentazioni, le proposte, i ragionamenti che noi rappresentiamo, poiché non c'è mai nessuno che vince vincendo tutto, e perde perdendo tutto, in questo momento, in questo Consiglio regionale, nella rappresentanza attuale che noi vogliamo riconoscere e valorizzare del popolo sardo, non sono maggioritari.

Ecco perché noi, con l'ordine del giorno vorremmo, e le forze politiche si pronuncino, cominciare a dire per davvero quello che quasi tutti qui hanno detto, che l'autonomia, quella che pensiamo in modo migliore organizzata, con maggiori poteri, migliori garanzie, significa autogoverno vero, forte, efficiente del popolo sardo, in funzione dei suoi interessi. Ecco le ragioni della nostra proposta. Poniamo mano a una di quelle cose che questo Consiglio regionale deve fare, e che non è in contrasto, ma anzi rafforza l'idea di nuovo Statuto, il versante esterno, il rapporto con lo Stato, poniamo mano a redigere uno Statuto semplice dei diritti del cittadino in Sardegna, affinché ogni sardo sappia cosa gli tocca dell'autonomia, cosa gliene viene, qual è il vantaggio, noi diciamo anche minimo, che la risorsa autonomistica consente di avere come elemento di differenza in positivo, in materia di lavoro, in materia di sanità, di istruzione, di partecipazione sociale, di uso e di diritto all'uso delle risorse pubbliche, di fruizione effettiva dei beni e dei prodotti culturali. Sono i diritti fondamentali del cittadino; dire che l'autonomia in questa regione, anche come iniziale partecipazione minima, consente ad ogni cittadino in Sardegna, con uno Statuto dei diritti del cittadino in Sardegna, di avere alcuni diritti garantiti, rafforza l'idea di autonomia, crea quella mobilitazione e quell'affezione che forse oggi è troppo debole rispetto all'autonomia ed anche alla Regione costituita, e forse si acquista quella forza che è necessaria per vincere la grande battaglia per il nuovo Statuto.

L'ordine del giorno non è polemico, non vuole entrare in conflitto con nessuna delle ipotesi di Statuto che sono state avanzate, lo sottoponiamo perciò così, liberamente, non è stato neppure concordato né è stato oggetto di particolare approfondimento nell'ambito dell'opposizione. Lo proponiamo così com'è - i colleghi ne hanno copia, lo hanno letto e ne hanno conoscenza - a tutto il Consiglio, perché possa, se ritiene, approvarlo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione sull'ordine del giorno, ha facoltà di parlare il consigliere Biancareddu.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). La Commissione si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

FLORIS (C.S.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-sardegna). Presidente, chiedo il voto segreto, su questo ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Il collega Corona si è precipitato: "Al voto, al voto!". Io penso che questo ordine del giorno, se il collega Cogodi fosse d'accordo, possa essere sospeso, ed essere trasformato invece in una mozione che riprenda gli argomenti che sono contenuti nell'ordine del giorno, in modo tale da fare una discussione, che possa servire anche per rispondere a qualche considerazione che i colleghi del centrosinistra hanno fatto nel corso del dibattito.

Quindi io chiedo ai proponenti di ritirare l'ordine del giorno e di trasformarlo in una mozione, in modo tale che ci sia una partecipazione più forte alla discussione che meritano gli argomenti che vengono proposti alla nostra attenzione. Quindi, più che dire "Al voto, al voto", chiedo un attimo di riflessione per vedere se è possibile concordare su un'ipotesi di questo tipo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, io interpreto la richiesta di voto segreto del collega Corona come un desiderio forte di votare a favore dell'ordine del giorno senza che si sappia, e quindi, per delicatezza, di ciò lo ringrazio.

Tuttavia, siccome mi pare di capire, e i colleghi del Gruppo concordano, che, invece, le dichiarazioni politiche formali, quelle della Commissione che si rimette all'Aula, ma anche della Giunta che si rimette alla volontà dell'Aula, di fatto, indichino non una condivisione, perché sarebbe pretendere troppo, ma una disponibilità ad esaminare seriamente i contenuti che vengono proposti, credo che la proposta del collega Cugini sia una proposta accettabile, nel senso che riteniamo che la votazione su questo ordine del giorno possa essere sospesa, e i contenuti di questo documento ripresi, in un'interlocuzione tra le forze politiche, in una Commissione consiliare, o comunque dai Gruppi e dai consiglieri che condivideranno questa esatta dizione, o una dizione modificata, in un documento che possa avere l'approvazione del Consiglio.

Presidenza del Presidente Serrenti

(Segue COGODI.) Quindi con questo spirito e all'interno di questa situazione politica che si è manifestata, noi concordiamo sull'ipotesi di una sospensione dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, questo purtroppo non è possibile; lei può ritirare l'ordine del giorno e presentare una mozione.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Allora, l'ordine del giorno è ritirato, l'onorevole Cogodi si riserva, insieme agli altri firmatari, di presentare sull'argomento - forse dicendo le stesse cose - una mozione.

Ha domandato di parlare Consigliere Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto).Chiedo la votazione a scrutinio segreto sulla legge.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Le dichiarazioni di voto sulla legge non sono state fatte. Io ho precisato che le dichiarazioni di voto erano sull'articolo, pertanto sulla legge è stato chiesto il voto segreto, e si può procedere.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del testo unificato delle proposte di legge nazionale numero 1, 2, 5 e 7.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 70

Votanti 68

Astenuti 2

Maggioranza 35

Favorevoli 43

Contrari 25

Il Consiglio approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - FRAU.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.) Io voglio proporre all'Aula, per il tramite di una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo, l'inversione dell'ordine del giorno per discutere i provvedimenti concernenti le province e i precari. Quindi, chiedo la convocazione di una brevissima Conferenza dei Presidenti di Gruppo, però non vorrei trattenere i colleghi.

PRESIDENTE. Voglio farle questa proposta, onorevole Cugini, vista l'ora, se lei è d'accordo, domani mattina, il Presidente di turno che sarà l'onorevole Spissu, in apertura, riunirà la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.

Il Consiglio riprenderà domani alle ore 10; alle nove e mezza si riunirà la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.

La seduta è tolta alle ore 21 e 20.