Seduta n.71 del 16/03/2005 

LXXI Seduta

(Pomeridiana)

Mercoledì 16 marzo 2005

Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

della Vicepresidente Lombardo

La seduta è aperta alle ore 16 e 47.

SANJUST, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 2 febbraio 2005 (66), che è approvato.

Continuazione della discussione generale congiunta del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A), del disegno di legge "Bilancio per l'anno 2005 e per gli anni 2005-2007" (92/A) e delle "Note di programma" (Progr. n. 4/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la prosecuzione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 91/A, 92/A e del programma numero 4/A. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente, rivolgo un saluto ai colleghi, agli stimati Assessori e alle colleghe in Aula, visto che ho il privilegio di inaugurare i lavori del pomeriggio. Intanto credo che sia doveroso, e lo faccio con convinzione, rivolgere un plauso alla Commissione bilancio e al presidente Secci per il lavoro svolto. Sono state settimane intense caratterizzate da un impegno e un rigore apprezzabili. Credo, inoltre, che si debba fare un passo indietro per ricordare e sottolineare un aspetto non secondario: nella nostra Sardegna, caduto il velo dell'apparenza, si è presentata una realtà ben diversa da quella che il centrodestra voleva far credere ai sardi.

La tredicesima legislatura è nata con un genoma modificato, il ritardo, lo sottolineo, è tutto vostro colleghi del centrodestra perché una rigorosa finanziaria vi avrebbe dato lustro se l'aveste attuata nella precedente legislatura. Ricordo, quindi, a me stessa innanzitutto, che abbiamo ereditato una Sardegna disperata; la situazione in questi primi otto mesi di legislatura sotto il profilo economico si è ulteriormente deteriorata e non poteva essere altrimenti viste le premesse che erano nei fatti. Le nuove povertà sono cresciute. E' quindi necessario che la maggioranza attui, come priorità, interventi per fronteggiare l'emergenza, per ridare fiducia alle imprese, specialmente a quelle piccole e soprattutto alle migliaia di giovani disoccupati che oggi aspirano perfino ad un lavoro precario sottopagato. Addirittura mi risulta che per un compenso di cinque euro al giorno, per tempi limitatissimi, i giovani si contendano lavori, se li vogliamo chiamare così, come la distribuzione della pubblicità nelle cassette della posta dei condomini.

In questo contesto c'è un evidente arretramento civile e sociale anche delle donne che, paradossalmente più preparate dei coetanei maschi, sono quelle più facilmente escluse da un mercato del lavoro viziato anche dal valore falsamente positivo attribuito al precariato. Da esponente dei Socialisti Democratici Italiani non posso accettare, accogliendo i numerosi e pressanti appelli di intere categorie, la riduzione dei finanziamenti previsti per i settori produttivi più colpiti dalla contingenza negativa. Gli appelli provengono, in particolare, dai pastori, dagli agricoltori, dagli artigiani e, permettetemi la sottolineatura, da chi opera negli ambiti strategici della cultura, dell'editoria e dell'informazione locale, un settore da tenere in considerazione per l'importante ruolo che svolge proprio nei piccoli centri, molto spesso sostituendosi ai grandi network, dando un contributo di specificità del quale non possiamo certamente fare a meno.

Non posso accettare uno stravolgimento del ruolo e della funzione del Piano straordinario per il lavoro. Penso che su questo Piano bisogna garantire ai comuni e ai soggetti interessati di poter disporre di denaro utilizzabile immediatamente, evitando i passaggi burocratici che rendono difficile l'utilizzo immediato dei fondi. Occorrono, questo sì, correttivi ed indirizzi precisi sull'impiego delle somme evitando storture e miopie programmatiche.

Sono e resto convinta, inoltre, dell'opportunità di dar vita, tutti insieme, alla legge sul reddito di cittadinanza. La manovra finanziaria compie un apprezzabile sforzo nel senso che, dopo anni di sprechi e di scelte irresponsabili, si pone l'obiettivo del risanamento della Regione. Chiama tutti a compiere dei sacrifici. E' però necessario ridurre ulteriormente l'impatto dell'indispensabile cura su una parte della società, quella più debole che ci onoriamo di rappresentare in quest'Aula. Una parte che ha subito, soprattutto negli ultimi anni, in quelli appena trascorsi, colpi su colpi. Per facilitare questa azione occorre agire anche sulle entrate della Regione previste dal Titolo III dello Statuto; sono soldi accumulatisi negli anni che lo Stato ci deve dare e che devono essere utilizzati da subito per far fronte all'indebitamento, in modo che il risanamento possa essere più graduale.

Per avere quanto ci spetta dobbiamo essere disponibili tutti, maggioranza ed opposizione, ad una mobilitazione istituzionale di popolo, guidata dal Presidente della Regione nei confronti del Governo. Andare a Roma con questa finalità, coinvolgendo le parti sociali e tutti coloro i quali intendono veramente cambiare le cose, è un onore per l'intera Assemblea.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue CALIGARIS.) Un ultimo aspetto è quello delle riforme. Come socialista, e quindi credo non vi sia dubbio, con profonde radici riformiste, sono convinta che le riforme debbano essere fatte. Però occorre gradualità ed anche evitare totalmente le forzature. La legge finanziaria deve contenere solo le prime indicazioni attuative di quanto previsto dal Documento di programmazione economica e finanziaria approvato dall'Assemblea. Del resto il programma della coalizione Sardegna Insieme è molto chiaro in proposito. Si è invece generato malessere tra i cittadini per un frainteso messaggio sostenuto anche dai mass media, che si debba fare tutto e subito. Quelle che vengono chiamate norme intruse è forse opportuno considerarle solo come indirizzi riformistici contenenti tempi e modalità dei successivi interventi legislativi.

Io sono certa da un lato che la maggioranza c'è, è forte ed è coesa, e tale resterà; per quanto concerne lo SDI, noi ci siamo e ci saremo. Il Consiglio, sono convinta, approverà una finanziaria a misura di cittadino e senza lacerazioni tra la base, i vertici delle categorie produttive e la classe politica, guadagnando un ampio consenso sociale.

Concludo con un'ultima considerazione, Presidente e colleghi, la vittoria del centrosinistra è avvenuta fondamentalmente perché la coalizione e il presidente Soru hanno acceso la luce della speranza e hanno rifondato un rapporto tra cittadini e politica; auspico quindi che questo nuovo sentimento di fiducia verso le istituzioni non venga meno e rivolgo un appello al senso di responsabilità delle opposizioni per un serio lavoro comune non viziato da climi pre-elettorali che si avvertono soffiare come venti che non sono certo portatori di serenità.

Perciò lavorare tutti insieme, dicevo, per quello che davvero è importante, senza questo sforzo si corre il rischio di allontanare i cittadini dall'appuntamento con le elezioni che sono veramente un momento di sintesi del rapporto con le istituzioni. Ciò sarebbe non solo un gravissimo errore ma, secondo me, lo dico modestamente, un pesante danno per la democrazia e per la rappresentanza messe già a dura prova dal sistema maggioritario.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, intendo aprire il mio intervento con delle considerazioni su tre punti che ritengo essenziali: il ritardo col quale viene presentata la manovra, il differenziale sulle dinamiche di sviluppo tra le Regioni più avanzate e la nostra, la politica dei tagli e le risorse aggiuntive.

Questa Giunta regionale, nonostante gli impegni assunti con i sardi in campagna elettorale, non è riuscita nell'intento di presentare la manovra finanziaria nei termini. Ha quindi già segnato una prima sconfitta rispetto a quello che mi sembra sia un obiettivo minimo, riuscendo per contro nell'intento opposto, quello di utilizzare i termini massimi di ritardo ricorrendo al terzo mese di esercizio provvisorio, e appare inevitabile che si arrivi anche oltre, cioè al quarto mese.

Ma quello che maggiormente colpisce è che l'Esecutivo è mancato clamorosamente nella fase di concertazione sia con le parti sociali che con le realtà istituzionali locali. Le proteste dei sindacati e dei settori produttivi ne sono la testimonianza più lampante. Oltretutto anche al proprio interno la coalizione del Presidente è attraversata da malumori e prese di distanza su diverse parti, evidentemente non condivise, della manovra.

Dico questo non già per evidenziare polemicamente le divisioni all'interno dell'alleanza di centrosinistra, che sono clamorosamente palesi, ma al contrario per sottolineare come ampi settori della stessa maggioranza evidenzino un malcontento generato dal mancato coinvolgimento nelle sintesi decisionali su molte parti della manovra. Un esempio su tutti: i fondi per le politiche attive del lavoro, sui quali non si possono addurre come giustificazione gli eventuali ritardi accumulati nei precedenti esercizi. Infatti questa manovra era stata presentata come innovativa, addirittura rivoluzionaria; in buona sostanza di innovativo e di rivoluzionario rileviamo solo un esagerato ricorso a tagli indiscriminati che colpiscono trasversalmente tutti i settori sociali e produttivi della nostra isola.

Del nuovo modello di Regione, del nuovo modo di governare non c'è alcuna traccia, tutto si riduce ad una mera manovra mirata a ridurre la spesa senza tener conto che il sistema Sardegna non è un albero da potare ma, al contrario, una pianta da innaffiare non facendo venir meno la linfa vitale che tiene insieme la sfera sociale ed economica dell'isola.

A proposito di quest'ultimo punto occorre rilevare come esista oggi un evidente differenziale di sviluppo tra i trend di crescita che fanno registrare le regioni più avanzate del nord Italia e i ritardi della nostra regione. Un quotidiano sardo ha recentemente presentato una ricerca che rivela come il gap fra il nord Italia e la Sardegna permanga e, addirittura, sia in aumento. Dalla ricerca è possibile evincere come, con l' attuale trend di crescita che registra la nostra regione, occorreranno circa cento anni per colmare tale divario.

Cari colleghi, se vogliamo davvero colmare ritardi imputabili al mancato sviluppo e al gap che ci differenzia rispetto alle zone d'Italia più avanzate, con serietà e determinazione dobbiamo inserire dei correttivi già in questa manovra. Se non interverremo, assegnando adeguate risorse ai settori strategici della nostra economia, la Sardegna perderà ulteriore terreno nei settori produttivi e nel sociale. C'è da chiedersi perché la Giunta non abbia pensato ad applicare una politica di risanamento che, seppure improntata sui tagli, prevedesse tempi più lunghi e sacrifici diluiti nel tempo. Con una politica di tagli più oculata, infatti, noi certamente saremmo stati nelle condizioni di assicurare da una parte il risanamento e dall'altra le risorse necessarie a quei settori produttivi oggi in crisi ma che, per le potenzialità che potrebbero esprimere, sarebbero in grado di entrare nei mercati ai più alti livelli di competitività.

Quando parlo di competitività delle nostre aziende non mi riferisco solo ad un confronto con le regioni più ricche d'Europa, ma anche con i paesi dell'est europeo recentemente entrati a far parte dell'Unione. Territori che, partendo da uno stadio di arretratezza, sottosviluppo e mancanza assoluta di infrastrutture, possono arrivare ad occupare posizioni forti di mercato avendo un grande potenziale umano e di risorse da sfruttare.

Noi non dobbiamo cadere nell'errore di pensare di essere soli, in un mondo ormai caratterizzato da forme incipienti di globalizzazione dei mercati abbiamo il dovere di caratterizzare la nostra produzione per qualità e originalità. In questo senso andrebbe fatto uno sforzo per incentivare la diversificazione delle nostre produzioni adattandole a nuove e vincenti strategie di mercato, vedasi per esempio la produzione del pecorino romano.

Sul problema del reperimento delle risorse finanziarie aggiuntive appare debole ed incerto il ricorso all'utilizzo delle risorse dei POR. Ci sono stati attribuiti dall'Unione Europea circa 700 milioni di euro, non certo per risanare il bilancio, ma per rilanciare la nostra economia attraverso nuovi investimenti. Questo fatto rivela la debolezza della manovra e la mancanza di idee precise su come pilotare la Sardegna fuori dalla crisi. Il pericolo che corriamo, se questa finanziaria verrà approvata senza i miglioramenti auspicati, è quello di colpire pesantemente settori nevralgici dello Stato sociale e dell'economia in genere.

Mi riferisco ai tagli per i trasferimenti agli enti locali, a quelli relativi ai finanziamenti per l'occupazione, la scuola, lo sport, la cultura, le pubbliche manifestazioni, le opere pubbliche, il trasporto pubblico locale, quello aereo, la formazione professionale, l'agricoltura, la pastorizia, la pesca, l'artigianato, il commercio. Tagli visibili, questi, a cui vanno aggiunti quelli invisibili, per esempio il depotenziamento dei piccoli ospedali o di altre strutture del servizio sanitario pubblico, e altro ancora.

Tagli indiscriminati e diffusi tali da apparire forsennati e, come ho già detto, privi di un disegno specifico dal quale origini un nuovo modello di sviluppo per la Sardegna. Modello che tutti auspichiamo e che ci attendevamo di esaminare in questa manovra. Mi chiedo cosa resterà dopo questa irrazionale politica di tagli. Dov'è il grande piano generale di sviluppo promesso? Dove sono le linee di indirizzo in base alle quali individuare le strategie necessarie al rilancio economico e produttivo?

Ma quale Sardegna vogliamo lasciare ai nostri figli? Una terra senza speranza dove è proibito sognare un futuro migliore e dove l'unica attenzione è riservata ad un rigido criterio ispirato ad una filosofia aziendalistica e vincolistica, priva di slanci sociali e di sensibilità solidaristica verso le categorie più deboli della nostra società?

Io credo che, al contrario, dobbiamo ispirare un senso di fiducia nel futuro, avendo però le idee chiare su quale futuro vogliamo per la nostra terra. I fatti hanno dimostrato che non è più tempo di monoculture, il fallimento del settore chimico lo dimostra ampiamente. Dobbiamo ripensare un modello produttivo che caratterizzi il sistema Sardegna. Il ricorso ad un modello rigidamente pianificato e fondato su un'economia derivata è stato un disastro, i famigerati poli di sviluppo industriale oltre a determinare il triste fenomeno della desertificazione delle zone interne, con i flussi ingenti di popolazione che si sono spostati verso i centri che potevano offrire maggiori occasione di lavoro, sono tutti entrati in una crisi che sembra non avere altra soluzione che la chiusura degli stessi siti industriali.

Non più sufficiente evocare la parola magica del turismo, quale ultima chimera, se non creiamo tutte le infrastrutture di supporto migliorando ad esempio i trasporti interni attraverso una rete di aeroporti di terzo livello; una rete in grado di collegare l'isola al suo interno e con l'esterno, migliorando il movimento di persone e merci e alleggerendo una rete viaria oggi collassata da un traffico che rallenta i collegamenti.

Penso ai voli low cost caratterizzati da efficienza e qualità a bassi costi, penso anche all'ammodernamento delle strutture portuali da adeguare ai livelli di competitività del mercato, favorendo il traffico passeggeri delle navi da crociera, che oggi non attraccano ai nostri scali perché non idonei a ricevere questo tipo di grandi navi.

Penso alle carenze dell'isola nel settore della ricettività alberghiera d'eccellenza, un fatto che rende impossibile accogliere flussi importanti di turisti, parte dei quali vengono giocoforza dirottati verso altre realtà più organizzate che dispongono di un'offerta caratterizzata da un migliore rapporto qualità - prezzo. Ma il problema, signor Assessore dei trasporti, non si ferma al traffico passeggeri, in quanto rimane irrisolto il nodo della continuità, in particolare quello della continuità territoriale per le merci che, tanto negativamente, incide sui costi delle produzioni sarde rendendole non competitive sui mercati.

Un'assenza che pesa come un macigno in questa manovra finanziaria è la mancanza di iniziative in materia di zona franca, che da sola se opportunamente utilizzata è in grado di creare un clima di investimenti positivo per tutta la regione. Va sottolineato, a questo proposito, che la Sardegna può rendere operative sei zone franche coincidenti con i porti di Cagliari, Portoscuso, Oristano, Portotorres, Golfo Aranci e Tortolì, ma fino ad ora non è stata avanzata alcuna proposta di delimitazione, con l'eccezione di Cagliari che ha indicato come delimitazione il sito portuale.

Si tratta di grandi opportunità che la Sardegna sta gettando al vento per mancanza di iniziative adeguate, basti pensare che in tutto il mondo molte zone caratterizzate da una diseconomia endemica hanno risolto il problema ricorrendo con successo a questo istituto. Voglio ricordare brevemente che il ricorso all'istituto della zona franca favorirebbe gli investimenti da parte di imprenditori capaci provenienti anche dall'esterno della nostra isola e, preferibilmente, anche da parte dei nostri emigrati che, forti della loro esperienza acquisita all'estero, potrebbero contribuire allo sviluppo della loro terra d'origine.

Attraverso la zona franca è possibile concorrere significativamente al riequilibrio delle differenze di sviluppo socio-economico in sintonia con lo statuto economico speciale, così come è accettato dall'Unione Europea per le Canarie ed altre isole dell'Europa.

Tutto questo è ancora insufficiente per mettere in evidenza il fatto che, al contrario di quanto enfaticamente dichiarato dalla maggioranza, in questa finanziaria non si trova traccia del famigerato piano regionale di sviluppo, il famoso cappello della legislatura destinato a partorire il nuovo "modello Sardegna". Tuttavia noi, in quanto esponenti dell'opposizione, non possiamo sottrarci al compito di indicare un modello alternativo, dobbiamo cioè farci promotori di una proposta che disegni il nuovo modello di sviluppo per la nostra isola.

Non possiamo attendere inerti che chi ha l'onore del governo avanzi le proprie proposte, noi vogliamo e possiamo indicare su quali settori strategici investire per rilanciare tutto il comparto economico e produttivo della Sardegna. Formuleremo una proposta che tenga conto dell'esigenza di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali dell'industria, quella chimica ma anche quella tessile, manifatturiera, lapidea e mineraria, in armonia con le mutate esigenze di mercato e con la necessità di ammodernamento delle infrastrutture. Di pari passo deve procedere la riforma del settore agricolo e dell'allevamento, economie millenarie e ricche di storia che possono farci fare un salto di qualità con produzioni di eccellenza.

Per questo comparto serve, oltre l'adozione di sostegni immediati, anche una pianificazione che permetta alle aziende agricole di assumere dimensioni più ampie. E' l'unico modo per affrontare un mercato sempre più difficile che tende a schiacciare le piccole realtà, quelle in cui è fondamentalmente organizzato il settore agro-pastorale dell'isola. Non si può lasciare questo settore strategico per la nostra economia nell'attuale degrado, dilaniato come è da una crisi senza precedenti.

Occorre un rilancio di strutture amministrative regionali che non solo siano al servizio dell'agricoltura e dell'allevamento, ma servano da guida, da lanterna alle aziende sarde che si inoltrano nel mare infido del mercato internazionale per avere indicazioni su quale tipo di prodotti siano affini alle esigenze del consumatore finale.

Tutto questo va accompagnato da un'intelligente politica di investimenti in materia di cultura, tutela dei valori identitari, patrimonio archeologico e formazione professionale, per fare in modo che in Sardegna nascano e si rafforzino le specializzazioni in settori nevralgici dell'economia, in linea con la necessità di dare risposte adeguate alla professionalità richiesta dal mercato del lavoro e in grado di esaltare la nostra specificità culturale, sociale e politica.

Per ultimo, è assolutamente necessario definire quale modello di turismo vogliamo adottare in Sardegna. Le bellezze paesaggistiche, soprattutto quelle delle nostre zone costiere non costituiscono più una differenza in nostro favore. Bisogna dilatare la stagione turistica allungandola con un'offerta variegata e di qualità, per fare ciò servono le necessarie strutture di supporto. I flussi di popolazione turistica si possono attrarre verso la nostra isola non solo grazie al mare, ma anche con offerte di turismo ambientale, culturale, gastronomico, congressuale, termale che, muovendo dalla nostra storia, cultura e tradizione, uniche al mondo, possano far conoscere la struggente bellezza delle zone interne della nostra isola e la nostra antica civiltà.

A supporto di questi settori dobbiamo creare le condizioni perché i trasporti e le fonti energetiche siano adeguati al processo di crescita economica; oggi paghiamo infatti altissimo il prezzo dell'inadeguatezza dei trasporti e della mancanza di energie alternative. L'attuale polemica fra eolico e metano lascia il tempo che trova se non ci si dota in tempi stretti di un piano energetico che sia un valido supporto per tutto il settore produttivo.

E' evidente che si tratta di ridisegnare un "modello Sardegna", ma noi come parlamentari eletti in questa Assemblea non possiamo sottrarci al dovere di indicare con quali linee di indirizzo economico e culturale vogliamo conseguire il benessere e la prosperità del nostro popolo. Ma come è possibile coniugare tutto questo con i tagli presenti in questo bilancio?

In conclusione mi preme sottolineare l'eccessivo ricorso a norme intruse che, surrettiziamente, in questa manovra finanziaria tendono a disegnare una nuova organizzazione regionale estromettendo clamorosamente le competenti Commissioni consiliari e introducendo un principio sicuramente destinato a creare conflitti istituzionali e crescente disagio nella stessa maggioranza.

Infine, se potessi esprimere in massima sintesi un giudizio sulla finanziaria oggi direi che sembra non esserci niente di nuovo sotto i cieli di Sardegna, anzi mi correggo, una novità c'è, la crisi economica che grazie a questa manovra da strisciante diventerà galoppante.

PRESIDENTE.. E' iscritto a parlare il consigliere Petrini. Poiché l'onorevole Petrini non è presente in Aula è dichiarato decaduto.

E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per fare poche considerazioni, spero utili, su questa manovra finanziaria a partire da un'affermazione fatta nel suo intervento dall'onorevole Matteo Sanna che lamentava l'eccessiva politica di tagli prevista all'interno della manovra finanziaria e assimilava, per capacità di effettuare tagli, la Giunta regionale e l'Assessore della programmazione ad un sarto.

La Giunta regionale io credo, invece, che abbia dovuto ricucire molti strappi e che abbia dovuto operare con criterio, raziocinio e competenza per annullare non un semplice solco, ma una buca profondissima scavata nei conti dal governo di centrodestra.

Certo, l'Assessore della programmazione ha impostato una politica, anche sartoriale, ma utile per rammendare, utile per ricucire e non solo per tagliare. La manovra finanziaria parte da una giusta consapevolezza, quella del pieno rispetto di quanto indicato nel Documento di programmazione economica e finanziaria che, se si vuole rammentarlo per tutti, aveva indicato in maniera chiara e precisa alcune direttrici programmatiche che rappresentavano delle priorità.

Fra le direttrici vi era il contenimento dell'indebitamento e il risanamento della forte sofferenza e del forte disagio finanziario, le politiche per l'emergenza sociale, le politiche per la ricerca, il turismo sostenibile, il potenziamento della base produttiva e del lavoro, il problema delle riforme, il problema dell'istruzione e in ultimo, ma non ultime, le politiche per lo sviluppo.

In questi obiettivi sono presenti naturalmente tutte le emergenze che oggi la Sardegna affronta e, in quegli obiettivi del Documento di programmazione economica e finanziaria, sono contenute le anticipazioni del programma regionale di sviluppo.

Allora, onorevole Sanna, proviamo a parlare un attimino di indebitamento del passato. Non ce n'è bisogno ma, per giusta memoria di tutti, rammentiamo che negli anni 2003-2004 vi è stato un rapporto debito-entrate correnti attorno al 54-55 per cento, a fronte di una situazione pregressa, mi pare quella dell'89-'90, con una Giunta di centrosinistra al governo, in cui questo rapporto era attorno al 14 per cento; quindi, un valore in negativo, naturalmente, più o meno quadruplicato.

Cari colleghi, sotto questo profilo io credo che la Giunta abbia scelto l'unica strada giusta e percorribile, cioè quella di riaprire un confronto con lo Stato per quanto riguarda l'attribuzione delle entrate, a partire dalle quote IRPEF ed IVA, sino al conseguente ricalcolo che ha effettuato, e giustamente, relativamente al contenimento e alla riduzione dei residui.

E' ovvio, è scontato persino che in una logica di risanamento di questo tipo si ponga un limite finanziario, cioè gli stanziamenti di spesa devono essere contenuti entro il dieci per cento in più rispetto alle entrate disponibili. Da ciò discende, in maniera perfettamente in linea rispetto al criterio di discontinuità che si è voluto seguire col passato, che pur prevedendo per l'annualità 2005 stanziamenti abbastanza simili a quelli previsti per l'annualità 2004, con questa scelta politica l'indebitamento però si è ridotto di ben il cinquanta per cento rispetto a quello autorizzato nel corso del 2004 stesso.

Certo, per l'immediato e per il futuro va ridefinito l'accordo di programma quadro col Governo sulle entrate regionali, con la revisione delle quote tributarie da riconoscersi alle regioni. Così come deve, da parte del Governo, essere data piena e totale attuazione a tutti gli accordi di programma. Assieme al rapporto col Governo io non vorrei venisse dimenticato che va immediatamente ricontrattato il rapporto con l'Europa.

Il centrosinistra, relativamente al rapporto con l'Europa, ha presentato una mozione la cui discussione, purtroppo, attenderà un po' di tempo viste le emergenze relative alla finanziaria; una mozione all'interno della quale si chiede al presidente Soru che rilanci l'esigenza, peraltro garantita e prevista negli accordi, che il Governo individui i due presidenti di regione, uno dei quali deve essere quello della Regione sarda, che abbiano titolo, così come previsto negli accordi, a partecipare a Bruxelles alla ricontrattazione del rapporto con l'Europa, non affidando questa ricontrattazione solo ed esclusivamente al potere centrale. Oggi sta di fatto che, contravvenendo alle prescrizioni contenute, non abbiamo a Bruxelles rappresentanza diretta, ci rappresentano il premier Berlusconi e l'onorevole Miccichè, ma l'onorevole Miccichè è quello stesso onorevole che già al momento del suo insediamento aveva decretato l'uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1.

Badate, La Sardegna è l'unica Regione che esce perché il suo PIL pro capite non è più contenuto entro il 75 per cento del PIL europeo, ma è pari al 75,41 per cento. Il PIL però viene calcolato sulla base del prodotto interno lordo maggiorato delle entrate derivanti dai trasferimenti europei. Trasferimenti europei che il precedente Governo di centrodestra non ha speso, per cui il calcolo del PIL di fatto è drogato. Il risultato che si ottiene, con questo calcolo, non è il prodotto interno lordo, ma di fatto è il reddito disponibile.

Ma vi è un'altra e forte anomalia tra le cause determinanti l'uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1, cioè il fatto che il calcolo del PIL non venga calcolato sulla base delle annualità più recenti , che sono anni di recessione economica, ma venga invece calcolato sul triennio 2000-2002, anni più floridi sotto il profilo economico.

Badate, l'uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1 può causare altri effetti che oggi non sono visibili; per esempio verranno ridotti anche gli aiuti di Stato in una percentuale, media, attorno al dieci per cento. Ma è ipotizzabile non riuscire a ricontrattare con l'Europa anche altri e nuovi parametri ponendo l'accento su nostri fattori di debolezza quali l'insularità, il livello di istruzione, la fruibilità dei servizi socio-culturali, la percentuale di disoccupati, le fonti di energia costose, un sistema di trasporti su rotaie totalmente arcaico? Io credo di sì, e credo che valga la pena spendere un minimo di energie in questa direzione.

Riprendo nel merito il discorso sulla finanziaria; si intuisce, si percepisce, aleggia nell'aria, che l'opposizione ha una segreta speranza: la segreta speranza che la maggioranza si sfaldi nel momento in cui dovesse essere richiesto il voto segreto. No, badate, non avverrà perché la maggioranza è in linea con le scelte del Governo, ma quand'anche non lo fosse pienamente avrebbe il coraggio di dire no a voce alta, di esprimere a voce alta la propria posizione, di manifestare il proprio dissenso ma non in maniera fraudolenta, utilizzando cioè il voto segreto al quale, come ben si sa, noi socialisti siamo stati sempre contrari.

Questa finanziaria io credo che sia stata impostata con una strategia precisa al fine di contenere le linee di un nuovo progetto di sviluppo, sulla base di una precisa volontà riformatrice. Volontà riformatrice, peraltro già annunciata in campagna elettorale, che parte dalla riscrittura dello Statuto, che è altro certamente rispetto alla finanziaria, rispetto alla quale abbiamo già fatto perlomeno una dichiarazione di volontà esplicitata e votata dal Consiglio regionale, per arrivare sino alla riforma degli enti. Badate, enti la cui riforma e razionalizzazione non è più procrastinabile nel tempo. La pensiamo quindi allo stesso modo, la filosofia è la stessa.

All'Assessore della programmazione, anche in tema di riforme, noi quindi diciamo un sì e lo diciamo in maniera molto forte, con una correzione: la finanziaria, a partire dalla riforma delle comunità montane, deve contenere le regole che definiscono le modalità della riforma e ne stabiliscono i tempi; deve poi farsi indietro e lasciare spazio alle competenti Commissioni di merito e, in particolare, alla Commissione per le riforme.

Voglio accennare, ciò detto, ancora a tre argomenti; e lo faccio rivolgendomi alla Giunta regionale in maniera forte e palese, non attraverso stratagemmi o atti che sono la negazione della democrazia, quali il voto segreto, . Un argomento è quello dell'agricoltura;è in atto una vertenza forte, una vertenza alla quale la Giunta regionale ha il dovere politico prima, ed etico subito dopo, di iniziare a dare risposte perchè l'agricoltura è un comparto strategico importante ed irrinunciabile per il nostro sistema economico, perchè tutti affondiamo le nostre radici culturali in esso .

Il presidente Soru, parlando con i pastori a Nuoro, ha accennato al fatto che oggi occorre cautelarsi dai danni causati dalle calamità naturali con le polizze assicurative, certo, così accade in altre regioni, ma è ben vero che in quelle regioni la Regione concorre con risorse proprie per pagare quasi interamente (l'ottanta, novanta per cento) i costi della polizza assicurativa. Dobbiamo appropriarci di questi sistemi moderni che servono a dare garanzie maggiori a tutti anche per il futuro.

Il secondo argomento è quello della cultura; abbiamo la sensazione, e stiamo effettuando una verifica più compiuta, che ci sia un eccessivo accentramento di risorse per territorio, con una marginalizzazione di alcuni rispetto ad altri; e non vorremmo neanche che si tornasse al principio dell'accentramento di risorse in capo all'Assessorato regionale e delle visite pietistiche da parte dei nostri amministratori che svolgono i loro pellegrinaggi verso la capitale per riuscire ad avere qualche euro in più.

In ultimo, ma non ultimo, l'ho lasciato alla fine proprio per l'importanza che riveste, l'argomento lavoro. Assessore, io non ho ancora ben compreso, e sinceramente ho l'esigenza di comprenderlo, se esiste un quadro, una tabella, che ci dimostri la spendibilità e la congruità dei fondi POR in quel settore, posto che in ogni caso i fondi Por dovrebbero costituire risorse aggiuntive e non sostitutive.

Io voglio rammentare infatti, relativamente al Piano per il lavoro, che le risorse assegnate all'articolo 19 per le quattro annualità (1999-2002) ammontavano a 657,92 milioni di euro. A tali risorse sono stati aggiunti cofinanziamenti pubblici e privati per altri 388 milioni di euro, di cui 320 milioni di euro pubblici e 60 milioni di euro privati. Il costo dei circa 5 mila interventi programmati era di 1046 miliardi di euro, che prevedeva 33.526 occupati.

Bene, si sono spesi solo 313 milioni di euro, cioè una somma pari al 29,97 per cento di quella programmata. Ma con questa percentuale di spendita si sono realizzati 9.876 posti di lavoro che corrispondono non ad una spendita del 29,97 per cento, bensì ad una spendita del 29,46 per cento. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che quello strumento utilizzato era ed è, fino a prova contraria, uno strumento efficace, uno strumento finanziario efficace, capace di creare posti di lavoro con poche risorse per occupati.

Allora, gli strumenti efficaci non vanno sostituiti da altri che lasciano maggiori campi di incertezza e di ambiguità, ma devono essere riproposti e riprogrammati con la massima determinazione possibile.

Ecco, non c'è una legge, Assessore, né la legge numero 488 del '92, né altre che abbiano prodotto oltre 10 mila nuovi occupati in Sardegna rispetto alle risorse spese, perchè il rapporto va sempre fatto tenendo conto di quanto ogni occupato ci costa. Tra l'altro, lo voglio richiamare giusto per memoria, questa è una normativa che consente alle nostre amministrazioni locali di dispiegare, ove ne avessero e ne hanno, le loro capacità di programmare lo sviluppo. Programmare lo sviluppo per una amministrazione locale significa programmarlo stando vicini alle esigenze dei propri cittadini, ma programmare lo sviluppo per le amministrazioni locali si traduce anche in una crescita culturale delle medesime.

Per questo io chiedo all'Assessore e alla Giunta regionale un momento di riflessione forte, un momento di riflessione che porti a ristabilire quantitativi di risorse assolutamente sufficienti. Insomma, abbiamo detto le cose che vanno bene, e sono tante, è tutta la filosofia che sottende la finanziaria; abbiamo elencato alcuni punti che vanno corretti e integrati e l'abbiamo fatto a voce chiara e forte perchè tutti sentano, comprese le opposizioni e i cittadini e non solo la Giunta regionale, e lo facciamo con la consapevolezza che questa è una manovra di parziale contenimento perchè dobbiamo risanare i danni del passato. La Giunta di centrodestra ha provocato in Sardegna tanti danni quanti ne ha provocato lo tsunami altrove.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, Assessori, colleghe e colleghi, la manovra di bilancio presentata dalla Giunta regionale, ed esitata dalla Commissione competente, si presenta all'esame di questo Consiglio regionale con un ritardo di oltre 5 mesi e secondo modi e tempi che influiscono negativamente sulla sua valenza strategica rispetto alle dinamiche economiche e sociali in atto.

E' già stato detto più volte in questo dibattito: il quarto mese di esercizio provvisorio appare inevitabile. Esercizio provvisorio che, come tutti quanti sappiamo, costituisce un fatto grave perchè produce effetti devastanti sull'economia della Sardegna e non solo per l'incertezza in cui tiene l'intero sistema economico, sociale ed associativo degli enti locali, ma perchè soprattutto annulla totalmente i benefici che la spesa pubblica potrebbe determinare su un'economia fortemente dipendente dal pubblico e in grande difficoltà.

La presenza nella legge finanziaria di importanti disposizioni su enti e personale, le cosiddette "norme intruse", non aiuta di certo a semplificare il passaggio assembleare della manovra. Siete responsabili di non volere capire le cause e le ragioni profonde del malessere di questa regione. Pensate che sia del tutto indifferente, non dico tanto rispetto all'opinione pubblica, ma rispetto agli interessi sociali, rispettare o non rispettare le leggi, tenere in conto o in dispregio le istituzioni autonomistiche.

Avevate annunciato trionfalmente la netta discontinuità con il passato. Mi chiedo: c'è discontinuità nell'avere presentato in quest'Aula il Documento di programmazione economica e finanziaria a dicembre e la manovra di bilancio a metà marzo? Di chi sono le responsabilità? Non certo, come nella scorsa legislatura, dell'assenza di una maggioranza politica e numerica. Non potete di certo trincerarvi dietro l'alibi della ingovernabilità e della instabilità politica.

Voi, come d'altronde noi, siete il prodotto di una legge elettorale che pur con tutti i suoi limiti ha però un grande pregio: quello di avere attribuito allo schieramento vincente i numeri per poter governare. Una maggioranza netta che negli ultimi dieci anni, almeno quelli che io ho potuto vivere in questo Consiglio regionale, non ha conosciuto precedenti. Pertanto, viste e considerate le diverse e favorevoli condizioni di partenza, mi sarei francamente aspettata, colleghi, ben altri risultati.

Questa manovra finanziaria si caratterizza principalmente per un'evidente carenza di visione strategica, in grado di dare respiro alle politiche regionali di sviluppo e di sostegno dell'economia sarda. E' prioritario pertanto porvi rimedio con una premessa alla manovra complessiva di bilancio, una premessa che indichi quali sono per questa Regione gli obiettivi generali del suo sviluppo, in modo tale da orientare i programmi di spesa al perseguimento degli obiettivi. Il problema è che voi non avete obiettivi di sviluppo. La legge da voi definita "salvacoste", e da noi ribattezza "bloccasviluppo", ne è la testimonianza più evidente.

Per non parlare poi dei tagli, troppi. Un colpo di forbice che pesa, per oltre 1000 miliardi di vecchie lire, in massima parte su lavoro, politiche sociali, cultura, istruzione e formazione. Stiamo attraversando, colleghi, una difficilissima congiuntura economica e sociale, tra le più gravi dell'ultimo ventennio. Davanti a tutto questo la Giunta regionale privilegia il metodo del distruggere, del non fare, rinunciando a una chiara strategia di sviluppo a breve e medio termine. Non bisogna infatti mai dimenticare che è fondamentale che le ragioni del rigore e del riequilibrio dei conti pubblici si coniughino con le politiche di crescita e di sviluppo nell'ottica sempre della concertazione.

Non si può infatti pensare di portare avanti un progetto di riforme sostanziali in campo economico, istituzionale e amministrativo senza un progetto condiviso, negando il ruolo e la funzione delle rappresentanze economiche e sociali, il cui coinvolgimento è indispensabile per preservare e salvaguardare la stessa coesione sociale.

E' una denuncia questa che non è solo dell'opposizione, ma anche delle parti sociali, delle organizzazioni di categoria e del mondo dell'impresa. Basti pensare alle prese di posizione della CISL, della UIL, della CNA, che hanno lanciato un appello a questo Consiglio regionale affinché intervenga per rimediare a un documento di bilancio che, usando le parole del segretario regionale della CISL, Mario Medde, fa acqua da tutte le parti ed è figlio della fretta, della negata concertazione e, soprattutto, dell'incoerenza.

Per non parlare poi dell'inutile appesantimento determinato dalla presenza di un numero spropositato di norme intruse; leggi estranee alla finanziaria che andrebbero affrontate e approfondite in specifiche norme di settore.

La Giunta regionale ha scelto di inserire nella finanziaria riforme importanti, sulla cui opportunità, sia chiaro, nessuno discute. E' il metodo che si contesta, in quanto ancora una volta si ravvisa una prevaricazione del ruolo dell'Assemblea. Le riforme devono essere fatte dal Consiglio, non dalla Giunta attraverso la finanziaria; finanziaria che, come recita l'articolo 13 della legge di contabilità della Regione: "Non può contenere norme di organizzazione degli uffici dell'amministrazione e degli enti sottoposti alla sua vigilanza, nonché disposizioni relative alle stato giuridico e economico del relativo personale dipendente".

Questo atteggiamento manifesta una incoerenza forte e singolare, oltre a denotare una disonestà intellettuale, visto e considerato che, come hanno giustamente ricordato anche sulla stampa il collega Balia e altri colleghi di Rifondazione Comunista, è stato proprio il centrosinistra a lottare duramente, nel corso della scorsa legislatura, contro le norme intruse, che costringono a un esame affrettato di problemi che invece richiedono attenta analisi.

Le riforme come quelle oggetto di questa finanziaria, per essere fatte bene, richiedono tempi che mal si conciliano con l'esigenza di approvare la manovra di bilancio, di cui la Sardegna ha urgente bisogno, nel più breve tempo possibile.

Appare del tutto evidente il prevalere della fretta di distruggere rispetto alla necessità di costruire un qualcosa di nuovo, di serio e di alternativo. Fa specie che tra le norme intruse, che tanto imbarazzo stanno creando a questa maggioranza, non compaia l'unica che avrebbe avuto ragione d'essere e su cui nessuno avrebbe certamente avuto niente da obiettare. Mi riferisco alla revisione della legge numero 25 del 1993, che definisce i criteri per i trasferimenti regionali agli enti locali e in particolare quelli di ripartizione del fondo per gli investimenti. Revisione resa necessaria dal bisogno di prevedere le dotazioni finanziarie per le nuove province, per le quali si voterà tra meno di due mesi, e in assenza della quale la ripartizione del fondo per gli investimenti avverrebbe soltanto tra le quattro vecchie province: il 39,2 per cento a Cagliari, il 25,5 per cento a Sassari, il 24,6 per cento a Nuoro e il 10,7 per cento ad Oristano. Per poter dotare le nuove province di fondi da destinare agli investimenti sarebbe necessario inserirle nel testo della legge, ricalcolando la percentuale di distribuzione.

Il rischio che i nuovi enti intermedi si rivelino delle scatole vuote è concreto, visto che i lunghi tempi di approvazione della finanziaria fanno sorgere seri dubbi sulla possibilità di mettere mano alla legge numero 25 prima dell'imminente scadenza elettorale. Per non parlare poi dell'assenza di finanziamenti aggiuntivi indispensabili più che mai in questa fase di avvio dei nuovi enti.

E' bene sottolineare da subito che c'è un enorme divario tra promesse, dichiarazioni programmatiche e proclami da una parte e fatti reali dall'altra, nonostante in questo dibattito si siano riscontrati molti arrampicatori di specchi, il più delle volte insaponati.

In campagna elettorale avete detto con grande enfasi, con grandi proclami, con grandi titoli sui giornali: "E' il momento del cambiamento". E' vero, avevate ragione, è il momento del cambiamento, ma del cambiamento in peggio. A sostegno di questa mia affermazione ci sono i pareri espressi dalle autonomie locali e dalle parti sociali. Volete e no registrare che non c'è una categoria che sostenga la vostra manovra finanziaria?

L'allargamento della base produttiva, la valorizzazione delle risorse locali e l'occupazione dovrebbero essere o no la preoccupazione principale della finanziaria e del bilancio e trovare nell'uso delle risorse pubbliche regionali la base di sostegno? Dovrebbero essere o no i cardini di una saggia politica di sviluppo? Eppure in questa finanziaria le leggi per le politiche attive del lavoro, per l'allargamento della base produttiva e per la creazione di nuova impresa risultano ridotte notevolmente nell'entità degli stanziamenti.

I sindaci compatti difendono i fondi della legge numero 37/98, sostenendo di utilizzarli non solo per costruire aiuole e piazze, ma per creare lavoro, cultura, per lenire il disagio sociale e soprattutto per cofinanziare i programmi POR . Fra i danni che il taglio dei fondi potrebbe causare c'è infatti la possibile perdita dei fondi europei. Quelle risorse sono infatti utilizzate come cofinanziamento del 10 per cento di progetti comunitari e da adesso, se non si raggiungerà l'80 per cento della spesa, Bruxelles toglierà le risorse.

Come ha sostenuto l'ANCI il rifinanziamento dell'articolo 19 della legge 37 è stato sterilizzato dalla manovra finanziaria della Giunta, che non ha assolutamente tenuto in debita considerazione la centralità del ruolo delle amministrazioni comunali che, sempre più, si stanno trasformando da soggetti erogatori di servizi in soggetti capaci di promuovere attivamente lo sviluppo del proprio territorio.

Gli enti locali sono stati esclusi dalla fase preparatoria della manovra, in violazione delle norme del Titolo V della Costituzione che affermano che enti locali e Regione sono parti equiordinate, pertanto avrebbero dovuto contribuire alla definizione degli obiettivi e delle possibilità di realizzare servizi. Questo comportamento è il frutto di una scelta politica ben precisa: considerare gli enti locali non parti equiordinate, ma parti sottomesse. Così come sono il frutto di scelte politiche ben precise i tagli all'istruzione, alla cultura, alla formazione, allo sport.

Colleghi, oggi di fronte a noi si aprono delle sfide che provengono dallo scenario internazionale, per cui la politica o, meglio, le istituzioni, e in particolare le Regioni devono attrezzarsi, devono ripensarsi in termini nuovi, devono abbandonare i vecchi schemi, devono rappresentare con forza la società che va avanti. La globalizzazione è una realtà con la quale dobbiamo fare i conti, perché investe non solo l'economia ma anche la dimensione sociale, le identità culturali e gli assetti politici e istituzionali.

La nuova sfida che si pone alla politica è di essere capace di individuare i rischi e le insidie dell'aspra competizione nell'economia globale, rischi e contraddizioni, regole ed istituzioni per prevenirli e governarli. Certo è che occorre avere forte la consapevolezza che se la globalizzazione dell'economia e dei mercati è un enorme potenziale di innovazioni e di sviluppo, la nuova frontiera dello sviluppo passa attraverso l'uguaglianza delle opportunità, che può essere garantita soltanto da un'alta qualità e quantità di sapere, indispensabile per padroneggiare trasformazioni sempre più rapide e un mondo senza confini.

Istruzione e formazione, quelle che voi state cercando di cancellare, quindi non possono che essere l'asse fondante del programma di innovazione che un Governo consapevole deve sempre più sapere mettere in campo.

Concludendo, colleghi, per noi questa manovra finanziaria richiede una sonora bocciatura, richiede di essere bocciata perché è una manovra finanziaria inadeguata e dannosa; inadeguata perché non dà nessuna risposta alle esigenze della Sardegna. C'è un mero mantenimento dell'esistente, anche senza equilibrio, senza un disegno strategico, senza nulla, ed è dannosa perché blocca ulteriormente lo sviluppo, perché bloccando ancora una volta la progettualità vincola, a causa del debito, risorse che andrebbero utilizzate per gli investimenti e le scelte per il futuro.

Penso che questa manovra finanziaria, ancora più che nel passato, nasca in solitudine, senza servirsi di uno strumento che è ormai da tutti riconosciuto come essenziale e irrinunciabile, quello della concertazione. Questa Giunta, ma in particolare questo Presidente non ha nessun interesse a sentire, ad ascoltare, a riportare all'interno della manovra le proposte che provengono dai sindacati, dagli enti locali, dal mondo produttivo e dalla sua stessa maggioranza. Una maggioranza costretta a dire solo "signorsì", altro che coraggio di dire "no", onorevole Balia! Io fino ad oggi non ho sentito alcun "no", ho visto soltanto una maggioranza che non deve e non può disturbare il manovratore, che non può concorrere alla definizione di obiettivi e strategie, prerogativa esclusiva dell'uomo solo al comando.

Una maggioranza ostaggio del suo Presidente e della minaccia continua: "o si fa così o tutti a casa". Noi non abbiamo nessuna speranza nel voto segreto, siamo più realisti del re, perché la paura di tornare a casa siamo sicuri prevarrà su tutto. Siamo convinti che la capacità di ascolto sia la capacità essenziale per poter ben governare e ben programmare. Mi auguro che da parte di questa maggioranza ci sia un forte sussulto di dignità, che prevalga il senso di responsabilità, ma non nei confronti di un Presidente, nei confronti dei sardi! Un sussulto di dignità che vi porti a trarre le dovute conseguenze nel caso giudichiate questa manovra dannosa per la nostra Isola.

Sono convinta che ci sia ancora il tempo per un minimo scatto di orgoglio. Se avete questo orgoglio respingete al mittente la manovra e fate sì che ci sia almeno un po' di concertazione con i soggetti che più volte ho richiamato nel mio intervento; soggetti che, sono convinta, meritino maggiore attenzione da parte di questo Governo regionale e in particolare del suo Presidente, che dovrebbe dimostrare di avere una sensibilità democratica.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU Franco Ignazio (U.D.C.). Onorevole Presidente del Consiglio, signori della Giunta, colleghi, in occasione della presentazione al Consiglio delle linee di governo del presidente Soru e della sua Giunta, presentazione che divenne immediatamente comunicazione del Presidente per l'attitudine tutta governatoriale di svuotare di ogni solennità qualunque rapporto con il Consiglio, tutti i colleghi della maggioranza intervenuti nel dibattito, nessuno escluso, sia pure con toni e modalità differenti, presentarono una loro lettura del consenso ricevuto più o meno in questi termini: la coalizione Sardegna Insieme ha fatto un programma elettorale, l'ha stampato in migliaia, in centinaia di migliaia di volantini, lo ha distribuito tra i sardi che lo hanno letto e si sono convinti che era il programma giusto (ricordo in particolare l'intervento appassionato dell'onorevole Sanna, uno dei più convinti), e in virtù di questo programma, hanno deciso di dare alla coalizione Sardegna Insieme e al presidente Soru il consenso e gli strumenti per governare.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

(Segue CUCCU FRANCO IGNAZIO.) Oggi però i pastori sono in agitazione permanente fino a minacciare di disertare le urne, gli agricoltori sono in rivolta, il tumulto sale tra gli artigiani perché gli stanziamenti della legge numero 51/93 non bastano a coprire i ritardi. E' in agitazione il mondo della formazione e della promozione locale, quello della scuola privata, sono in fermento gli operatori del settore identitario e del recupero culturale, i dipendenti regionali, taluni perché vedono chiusa ogni possibilità di progressione verticale, frutto di anni di lotte e di conquiste sindacali, talaltri perché hanno paura di essere privatizzati insieme ad alcuni enti strumentali regionali.

I sindaci, la maggior parte di quelli costieri sono preoccupati per una ragione, quelli montani per un'altra, tutti insieme, montani e costieri, per la riduzione dei trasferimenti ai comuni per le opere pubbliche. E mi fermo qui, credo ce ne sia abbastanza.

Dove sono allora tutti questi elettori sardi folgorati sulla strada delle elezioni dal programma elettorale stampato dalla coalizione di Sardegna Insieme, distribuito in centinaia di migliaia di esemplari e causa di un gratificante consenso? Forse nessuno gliel'aveva spiegato il programma, forse non l'avevano capito o forse, più semplicemente, non l'avevano letto e hanno votato per altre ragioni la coalizione di Sardegna Insieme.

Io credo che non conoscessero quel programma elettorale, che è stato riconosciuto e rivendicato da Sardegna Insieme come patrimonio comune, che non è riuscito a diventare progetto di governo comune in questa finanziaria, perché al di là delle affermazioni di facciata che vengono fatte durante il dibattito, basta prendere i pareri delle Commissioni consiliari che hanno espresso ognuna il parere di merito. Dopo la formula di rito: "Si condivide la proposta di finanziaria nel telaio, nell'impostazione, bla bla bla", seguono tutti i se, tutti i ma e tutti i però che disegnano un'altra finanziaria.

Vorrei citare, a campione, tra i pareri espressi dalle Commissioni consiliari, quello della Commissione agricoltura; è infatti il più genuino, il più sentito, il più sincero e il meno ambiguo nella formula. In questo parere si dice di condividere l'impostazione della finanziaria, però si invocano adeguati stanziamenti per i consorzi fidi in agricoltura, almeno un milione di euro l'anno, si chiedono fondi per il funzionamento del laboratorio di controllo del latte della Associazione regionale allevatori, l'Ara (), si confida che la Regione non operi un così deciso ridimensionamento dei trasferimenti finanziari ai consorzi di bonifica, si chiede il ripristino dei contributi regionali a favore delle organizzazioni professionali e agricole e delle organizzazioni agricole cooperativistiche, si ritiene indispensabile lo stanziamento di somme da destinare alla ricomposizione fondiaria delle aziende, si auspica il reperimento di risorse per la lotta biologica e per l'agricoltura biologica, si ritiene necessario l'aumento dello stanziamento previsto per le convenzioni con i centri di assistenza agricola e si evidenzia la necessità di un ulteriore incremento della disponibilità destinata al finanziamento dell'Ente foreste, si chiede l'incremento degli stanziamenti a favore del settore della pesca. Ancora è scritto che si è d'accordo con la manovra ma la parte riservata all'agricoltura occorre riscriverla, perchè non è quella che si vorrebbe. Sono i consiglieri di maggioranza ad aver espresso questo parere!

La verità è che questa finanziaria è costruita sulla centralità di tipo tolemaico di un "pensiero sorgente" che è quello del governatore, attorno al quale i più esperti e capaci consiglieri di maggioranza tentano di disporre in ordine, di farli girare, secondo una logica, i pianetini dei bisogni della società sarda, fino ad ora senza grande successo. E' questo il punto più debole di questa proposta di finanziaria.

Le riforme; io sono qui da otto mesi e non ho sentito un solo consigliere che, in uno dei suoi interventi, abbia detto di essere contrario alle riforme. Non ho capito per quale ragione da una parte si dice: "Noi le vogliamo, siete voi che non le volete", io non ho mai sentito affermare il contrario. Il fatto è che una riforma ha forza, ha legittimazione istituzionale quando è frutto di un preciso e ben individuato percorso di confronto, quando passa all'interno della Commissione consiliare competente, innanzitutto, quando concerta per strada tutti i suoi aspetti con quei protagonisti anche della società civile che sono più o meno toccati da quella riforma, quando arriva in Aula libera, senza blindature, per un confronto finale serrato, accompagnato da tutti gli apporti possibili, per una decisione che deve essere comunque ricondotta per ogni tassello ad una logica generale del grande mosaico dell'assetto istituzionale della Regione.

Voglio fare un solo esempio: le comunità montane. La minoranza ha presentato una proposta di legge, della quale anche io sono firmatario, seguendo la prassi parlamentare. La proposta di legge è stata assegnata alla Commissione autonomia, credo sia stata esaminata ed esitata dalla Commissione, questa è la procedura corretta perchè il Consiglio si occupi di un argomento di questa rilevanza.

La strada seguita dalla maggioranza, seppure l'esigenza fosse la medesima, è stata diversa. Una norma chiavistello all'interno di una finanziaria che di per sè, per il suo stesso essere strumento politico, nasce, cammina e si conclude blindata perchè è un voto che distingue le parti che si confrontano, è un voto che distingue chi ha vinto e chi ha perso le elezioni. Ecco perchè ci si lamenta per le disposizioni cosiddette intruse all'interno della finanziaria, perchè se effettivamente ciò che ci deve ispirare è lo "spirito di riforma", e non necessariamente far passare il pensiero del padrone, allora è giusto che il dibattito avvenga in maniera leale, serena, aperta. Io sarò il primo, lo dico a titolo personale, a sposare la sostanza di quelle tesi che dovessero convincermi, anche provenendo dalla maggioranza .

Io mi sarei aspettato, e credo sarebbe stato utile farlo, che il Presidente della Commissione competente destinasse più spazio all'aspetto politico del risanamento della finanza regionale, della riduzione dell'indebitamento, dei tagli necessari per raggiungere questo obiettivo. L'ha fatto egregiamente l'onorevole Balia, e gliene sono grato come new entry di questo Consiglio. Era importante quindi sottolineare l'aspetto politico, sul versante delle entrate, della vertenza con il Governo per le quote di ritorno dei tributi pagati nell'isola, della ricontrattazione della posizione della Sardegna nel contesto europeo.

Sarebbe stato opportuno forse, sempre sul versante delle entrate, fare una stima adeguata dei proventi derivanti dalla cartolarizzazione (minimali, indicati in 60 milioni di euro), ad occhio e croce, io non conosco la consistenza patrimoniale della Regione, pari forse ad un ventesimo, un trentesimo del valore patrimoniale che può essere destinato alla cartolarizzazione, a meno che non si voglia legalizzare la nascita di un canale di risorse che poi si sviluppa autonomamente e quindi produce risorse da gestire con meno riflettori accesi, diversamente da come può accadere quando se ne discute in Consiglio.

Quanto ai tagli necessari alla riduzione del debito, credo vadano fatte alcune brevi considerazioni. Primo, una politica di risanamento della finanza regionale non può "ammazzare il paziente", il sistema sardo non può essere spento, non si può dire a queste persone: "Per cinque anni rinunciate a vivere", il trattamento non può che essere graduale e deve essere condiviso; i sacrifici necessari a raggiungere questo obiettivo possono essere sostenuti con maggiore disponibilità, con la condivisione, perché no?, anche della minoranza, ma soprattutto di chi li deve fare, se nascono attraverso un confronto che cammina attraverso i canali tradizionali dentro e fuori dell'amministrazione regionale.

C'è stato rivolto su questi temi delle riforme, del risanamento, dei tagli un invito forte alla collaborazione e al confronto, c'è stato rivolto da un autorevole esponente della maggioranza, praticamente in apertura di dibattito, con un richiamo forte alla responsabilità comune; un richiamo di sicuro effetto sul piano dell'immagine. Il fatto è, mi dispiace che l'onorevole Cugini non sia in questo momento presente, che la misura della attenzione del Governo regionale alle posizioni della minoranza è leggibile anche oggi sui posti occupati tra i banchi della Giunta, ci sono tre Assessori, su dodici, presenti e il presidente Soru oggi non ha ascoltato (o almeno non l'ha fatto di presenza, quindi non è la stessa cosa),uno solo degli interventi della minoranza; questo significa, se mi passate un termine poco parlamentare, che "non gliele può fregare di meno".

Comunque di questo, colleghi della maggioranza, non ve ne facciamo carico, né vi facciamo torto, sappiamo perfettamente quanto stiate faticando per incidere voi stessi sulle posizioni che, di volta in volta, vengono assunte dal Governo regionale, figuriamoci se potete garantire un indice di ascolto anche piccolo alle posizioni che vengono dalla minoranza.

Comunque, signor Presidente, io credo che a questa vituperata finanziaria nonostante tutto qualche punto di merito possa essere in fondo riconosciuto, certamente quello di aver posto fine a gennaio, iniziando il suo percorso parlamentare, al "semestre di nessuno", quel particolare periodo del calendario che si vive talvolta dopo le elezioni quando dalle urne esce un cambio di mano nella guida del governo.

Il "semestre di nessuno" è un periodo di franchigia politica assoluta, durante il quale chi è subentrato può caricare tutti i mali della Sardegna sulle spalle di chi l'ha preceduto, può enunciare di aver pronta una soluzione per ogni problema ancora insoluto e dolersi, nel contempo, di non poter provvedere non avendo ancora il pieno controllo delle risorse, invocando quindi la successiva finanziaria. Però può permettersi intanto di promettere ai sardi rivolgimenti epocali, riforme straordinarie ed accelerazioni potenti sulla strada del benessere e dello sviluppo.

Noi non ricorderemo il vostro "semestre di nessuno" per le molte guasconate che abbiamo ascoltato in quei mesi con cristiana rassegnazione; noi lo ricorderemo certamente per l'incidente istituzionale del giuramento negato che gli avvenimenti di questo primo scorcio di legislatura accreditano sempre meno come un incidente e sempre più come un disconoscimento formale e sostanziale del ruolo del Consiglio, e come momento di scontro tra i più alti poteri istituzionali.

Noi ricorderemo il vostro "semestre di nessuno" per la maratona autunnale sul decreto salvacoste, così l'avete chiamato, portato avanti con caparbietà, fino a spingere sotto Natale l'approvazione del Dpef aprendo alla finanziaria un percorso di quattro mesi di esercizio provvisorio che ancora deve compiersi. Non lo ricorderemo nemmeno per questa finanziaria.

Il Gruppo U.D.C. ha presentato una proposta di legge elettorale, forse è questa la soluzione per la maggioranza e per la minoranza, che riequilibri i poteri tra il Governatore, chiunque esso sia, e il Consiglio, chiunque ne faccia parte come maggioranza o come minoranza. Una proposta di legge elettorale di rapida approvazione che consenta di andare il più presto possibile ad un nuova tornata elettorale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda Giuseppe. Ne ha facoltà.

FADDA Giuseppe (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghi e colleghe, in premessa, voglio esprimere il mio apprezzamento al Presidente e soprattutto a tutti gli Assessori che sono definiti corpi estranei o vittime. Io riconosco e rispetto invece il loro impegno e li considero degni compagni di viaggio.

Questa proposta di finanziaria si dice che mette la Sardegna in ginocchio; ma, cari colleghi, io ritengo che la Sardegna abbia già toccato il fondo, la crisi, il disastro, sono già in essere da parecchi anni, non è questa finanziaria che li sta creando. Questo disegno di legge vuole invertire la tendenza. E' vero, siamo qui da otto mesi, ma pretendere da noi la bacchetta magica credo che non sia possibile, così come ritengo prematuro stilare bilanci o emettere giudizi così severi e definitivi. Serve tempo e io confido che, nei cinque anni di legislatura, riusciremo a fare quello che ci siamo ripromessi di fare, quello che abbiamo promesso ai nostri elettori.

Quando un bilancio regionale presenta un così forte disavanzo, un eccessivo indebitamento, con spese correnti che superano le entrate, con una ingente massa finanziaria di fondi comunitari non utilizzati, diventa insostenibile e bisogna fare delle scelte. Tutti i consiglieri di maggioranza e minoranza riconoscono e sono consapevoli di questa grave crisi e però qui arrivano i distinguo, eppure io ritengo, da contabile, che non si poteva più andare avanti con questo sistema. Quindi, condivido la proposta della Giunta che è stata migliorata in terza Commissione e che potrà essere ulteriormente migliorata da quest'Aula. Naturalmente migliorare non significa stravolgerne l'impianto.

Quando noi di Rifondazione Comunista richiamiamo e sollecitiamo una maggiore attenzione sul Piano per il lavoro, non è per una pretesa di esclusiva rappresentanza, ma è per un fatto di coerenza e di rispetto verso le classi più deboli. Io sono convinto che tutte le forze politiche qui presenti hanno queste sensibilità, noi ne facciamo un problema di priorità. Quindi parlare di dimezzamento del passivo, perchè anche questo bilancio chiude con un passivo, significa che si sta approntando un risanamento graduale, quindi non è una cura da cavallo che uccide il malato, è un risanamento graduale che richiede sacrifici.

E' previsto lo stesso volume di finanziamenti dell'anno precedente e quindi c'è questa volontà di non lasciare che alla Sardegna sfugga questa possibilità di spendere i fondi comunitari entro il 2006; quindi non solo tagli, ma riduzione degli sprechi, e questo è un altro segnale forte di cambiamento.

Qui arriviamo alla necessità delle riforme; ma ritenete normale che questo Consiglio, avendo approvato la finanziaria e il bilancio a maggio dello scorso anno, approvando ora questo bilancio di previsione per il 2005, ma che potrebbe essere anche per il 2006, infatti, sia stato impegnato in Aula per otto mesi tra assestamenti, Dpef, finanziaria, bilancio?

Io ritengo che ci sia qualcosa che non va e che vadano modificati non solo i tempi, ma anche l'impostazione del bilancio regionale, semplificandola, rendendola leggibile, perché non è possibile avere questo marasma di residui, previsioni, competenza, cassa. Io ritengo che vadano semplificate le procedure per alleggerire l'impegno dell'Aula e rendere più proficua l'attività legislativa in modo che la Sardegna sia in grado di recuperare i forti ritardi, siamo sempre gli ultimi, nel recepire norme nazionali o comunitarie.

Io sono per il rispetto delle regole, ma se devo scegliere tra l'immobilismo, di quasi trent'anni, su riforme promesse e mai realizzate, trovo opportune anche queste cosiddette norme intruse. E' un segnale, che si è voluto dare con gli allegati alla legge finanziaria, che si vuole riformare questa Regione. Il bilancio non si compone solo di numeri, ma anche di scelte politiche, di ricerca del consenso, ma quando questa ricerca del consenso prevale sui numeri ecco che gli enti diventano carrozzoni portatori di spreco; tutti condividono la necessità di riformare, risanare e razionalizzare, ma se in concreto si mette mano alle riforme si parla subito di norme intruse. Io trovo opportune anche queste norme intruse, per quanto da perfezionare; se mai si inizia è anche demagogico parlare di riforme o di forzatura delle normative.

Io qui voglio fare un appello a tutto il Consiglio, la Sardegna vive una crisi generale in tutti i settori, parlare di un'agricoltura in crisi per i tagli alle risorse previsti in questa finanziaria non mi sembra realistico. L'indebitamento, la crisi di tutto il settore agro-pastorale viene da lontano, quindi la Sardegna è malata ma può essere risanata, serve però il contributo di tutti. Non si adotti una strategia ostruzionistica solo perché il centrosinistra l'ha fatto nella precedente legislatura. Io sento i colleghi che, quasi con gioia, sperano di arrivare al quinto mese di esercizio provvisorio così da sancire il fallimento di questa maggioranza.

Io credo che una riflessione si imponga alle nostre coscienze perché il danno noi lo stiamo procurando ai nostri conterranei, perché è certo che i problemi di occupazione, di studio, di salute e anche di prospettive non vengono risolti con queste forme di ostruzionismo.

Ho notato che il centrodestra ha usato per il presidente Soru termini quali cesarismo, monocrazia, dittatura, ricatto, furore isterico e, addirittura, ha descritto noi, esponenti della maggioranza, come sottomessi e appiattiti. Sarebbe auspicabile una scelta più misurata degli aggettivi per non scadere nell'offesa personale.

Io lancio una sfida al centrodestra perché sono consapevole che questa legge elettorale ha prodotto uno squilibrio che non credo sia addebitabile al presidente Soru o ad alcuno di noi, ma è comunque uno squilibrio che io ritengo vada corretto da tutti noi, maggioranza e minoranza. Quindi trasformiamo questa legislatura in una legislatura di riforme, dotiamoci di strumenti democratici, innovativi, io ritengo fisiologica l'alternanza in politica per cui domani potreste essere voi di nuovo maggioranza e anche a voi serviranno strumenti adeguati.

Io dico "collaboriamo insieme" nel rispetto ognuno dei propri ruoli, lavoriamo per realizzare quelle leggi che ammodernino la macchina regionale; è evidente che non possiamo fermarci, è una macchina che va aggiustata in corsa, la maggioranza ha il diritto dovere di governare, la minoranza quello di controllare e vigilare, ma insieme possiamo ridare fiducia e prospettive di un futuro migliore a tutti i sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Paolo Terzo. Poiché non è presente in Aula è decaduto. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi del Consiglio, questa discussione generale sulla finanziaria porta lo schieramento di sinistra a difendere il documento, quello di destra a sottolineare invece le cose poco chiare presenti nella finanziaria. E' vero, questo documento ha un obiettivo chiaro: riequilibrare lo sviluppo e, allo stesso tempo, promuovere il risanamento finanziario; è anche vero che si ha bisogno di percorsi e di indirizzi certi e che bisogna, come chiedeva appunto il collega Uras (questa è soprattutto la loro posizione) dare una chiara risposta al mondo del lavoro e a quello dell'occupazione, visti i numeri che sono allarmanti.

Non penso però che da questo Consiglio, da questa maggioranza, possa venire esitata una finanziaria, nel suo complesso, a misura di cittadini. Non sarebbero infatti cittadini di questo mondo se accettassero supinamente questa proposta di finanziaria, visti i 200 mila nuovi poveri presenti nella nostra regione, una cifra notevole che forse in nessun'altra parte d'Italia, se non in qualche angolo dell'Italia del sud, si può trovare.

Poi io mi auguro che questa finanziaria possa analizzare la situazione di quegli emarginati che molto spesso non trovano allocazione da nessuna parte; questa è una situazione che certo non è stata analizzata fino in fondo, perché questa finanziaria è nota al popolo sardo soprattutto come una finanziaria di tagli, tagli che hanno toccato comparti delicati come quello dell'agricoltura - ne ha parlato il collega Cuccu - che invece aveva bisogno di essere supportato finanziariamente perché è forse uno dei comparti strategici per lo sviluppo della Sardegna.

Non so se in questo dibattito troveremo soluzioni o, meglio, si troveranno delle soluzioni; il problema non attiene allo snellimento della finanziaria, il problema attiene al metodo. Il risanamento, che è uno dei punti strategici fondamentali della finanziaria voluta da questa Giunta, non si può attuare tutto d'un colpo; è come se una famiglia indebitata da oggi decidesse di non mangiare più fino al pagamento di tutti i debiti, i componenti di quella famiglia però, una volta pagati i debiti, forse non avranno più bisogno di mangiare perché saranno morti.

Io sono convinto che questa situazione porterà in Sardegna un ulteriore, profondo disagio rispetto a quello attuale, già di per sé consistente come si può riscontrare da tutti i sit in che vengono fatti di fronte a questo palazzo.

E' vero, Rifondazione Comunista ha posto l'accento sul tema per lei fondamentale del lavoro, su un Piano per il lavoro che, come ha detto il collega Uras, bisogna conservare, e del quale - vi dico la verità - io condivido lo spirito, e penso che anche per il mio partito sia così.

Noi nel corso del dibattito e anche nel proseguo dell'esame del provvedimento valuteremo le azioni presenti in questa finanziaria e cercheremo di avere un atteggiamento obiettivo, come quello che ci ha sempre contraddistinto in tutti i dibattiti effettuati in Aula. Analizzeremo i tagli, che sono la parte predominante e mi sembra strano che il Presidente, perché è sua questa finanziaria (credete, lo sanno tutti), non abbia udito i commenti negativi, quotidiani, provenienti da tutte le organizzazioni di categoria che credo abbiano inviato qualche messaggio a tutti i consiglieri di questo piccolo Parlamento. Ci sono pressioni, sia le organizzazioni di categoria che, anzitempo, hanno avvertito lo stato di disagio, sia gruppi "spontanei" di cittadini spingono per una rivisitazione della finanziaria, per portare la filosofia ispiratrice di questa finanziaria ad un cambio di rotta.

Il rigore severo, presente in questa finanziaria del Presidente, con cui si vuole affrontare il riordino e lo sviluppo della Sardegna non comporterà solo lacrime e sangue, ma - aggiungo io - anche forme di depressione irreversibile per chi perderà il posto di lavoro, e non saranno pochi.

Un collega dell'UDEUR ha definito questa finanziaria coerente (a me sembra che si riferisca, forse, a qualche altra finanziaria) e fa riferimento soprattutto ad un elemento che non può essere posto a raffronto con la finanziaria: l'esito elettorale. Nel corso della campagna elettorale il presidente Soru non ha parlato certamente di tutti i tagli che sono stati "cuciti" uno dietro l'altro in questa finanziaria, perché altrimenti il risultato elettorale, ne sono convinto, al di là della novità rappresentata dall'uomo, non sarebbe stato quello.

I colleghi della maggioranza non si sono accorti neanche di ciò che tutti avvertono, e cioè che il Presidente in ogni suo atto sminuisce e annulla le prerogative di questo Consiglio. Io pensavo che effettivamente un simile atteggiamento si potesse sopportare una volta, due volte, tre volte, ma non che costituisse una costante nel rapporto con il Consiglio regionale; e contro questo atteggiamento si sono elevate delle proteste soltanto da parte dell'opposizione. Io non ho visto, infatti, e non vedo nessuno della maggioranza che protesta contro il suo Presidente; forse lo fa in qualche segreta stanza, ma non abbiamo cognizione di un richiamo al rispetto dell'Aula.

Il Presidente sta portando nei confronti del Consiglio un attacco senza precedenti sminuendone le competenze; ne è un esempio, ultimo fra tutti, l'azione contro i vertici dell'ARST. E' opinione comune (è una questione quasi bambinesca) che se un organismo procede ad una nomina sarà lo stesso organismo, se del caso, a revocarla; invece la prepotenza, l'arroganza del nostro Presidente hanno fatto sì che rimuova anche ciò che non gli è consentito, portando oltretutto motivazioni appunto bambinesche, dato che l'ARST è l'unico ente che abbia chiuso in positivo il suo bilancio..

L'unico neo dell'attuale Consiglio di amministrazione è che il suo presidente è stato indicato da Alleanza Nazionale, forse è un provvedimento che il presidente Soru ha preso in un modo isterico, solo ed esclusivamente per una pulizia di carattere politico. Leggo sulla stampa, anche se vi viene soltanto accennato in modo soft, tutte le discrepanze che esistono fra Presidente, Giunta e maggioranza. I miei colleghi ripetono in un modo quasi ossessivo che questa maggioranza è coesa, è unita,che è presente una grande sintonia con la Giunta; eppure in tutti gli atti delle Commissioni la maggioranza pone l'accento sulle questioni che in questa finanziaria non vanno bene. Queste sottolineature bisogna farle, perché i colleghi della maggioranza non possono e non devono assumersi responsabilità che non hanno.

E' vero, la riforma elettorale li mette nella condizione di dire o sì o sì, o così o così, perché non possono dissentire da quanto scrive e dice il Presidente altrimenti si va tutti a casa. Leggo anche che i componenti della Giunta vengono umiliati dagli irragionevoli atteggiamenti di un Presidente che, individuato nella cosiddetta società civile, non risponde, non ha squadra, non ha appartenenza. Ecco perché, quando in questo periodo mi capita di dover parlare sulla eventuale ricerca di persone da proporre alla carica di presidente e di sindaco, propongo sempre all'attenzione del pubblico che mi ascolta l'indicazione di evitare di raccogliere dalla cosiddetta società civile le persone che poi devono amministrare perché questi, non avendo la cultura dell'appartenenza e la cultura politica, non hanno riferimenti e, quindi, ci troveremmo di fronte persone come il presidente Soru.

Io sono convinto che se i partiti che compongono questa maggioranza potessero scegliere di sostituire il Presidente, senza che il Consiglio decadesse, la scelta certo non ricadrebbe sul presidente Soru.

Le riforme; è inopportuno che le riforme possano essere incluse all'interno di questa finanziaria, non si è mai visto. Però io do anche un altro consiglio al collega Cugini; è vero che le riforme vanno fatte, perché ci vogliono, perché servono per il futuro della Regione, però con questo Presidente consiglierei di non farle perché, come dicevo prima, potrebbe essere pericoloso. Lui non risponde a nessuno, quindi non si sa e non è dato prevedere quale tipo di riforma potrebbe venir fuori.

In relazione alla questione dello sfascio economico a cui si è fatto cenno nell'intervento di qualche collega della maggioranza, io penso che sia quasi normale, da persone di buon senso, pensare che non sia uno sfascio economico frutto soltanto dell'ultima legislatura. E' un problema che viene da molto lontano, è un problema figlio di una cultura e di una filosofia del passato. Ho letto anche di una preoccupazione per il futuro che la Confartigianato ribadisce, soprattutto per quanto riguarda la legge numero 51 del '93; io penso quindi che sia utile, prima di procedere con decisioni che potrebbero creare un serio danno al sistema economico regionale, che l'Assemblea regionale acquisisca ogni dato sugli investimenti effettuati e sui benefici che ne sono derivati nei vari settori economici.

Ribadisco una preoccupazione per il futuro della legge numero 51, oggetto di una irreversibile crisi a causa delle scelte del presidente Soru il quale, non capendo il ruolo dell'artigianato e della microimprenditoria diffusa in Sardegna, non ha stanziato risorse sufficienti a garantire il funzionamento di questo strumento legislativo. Credo che mai come in questa occasione il dibattito sulla finanziaria offra un comune spunto di riflessione a maggioranza e opposizione.

Certo, sono diversi gli accenti e i toni, così i contenuti, perché diverse sono le sensibilità, diversi sono programmi, diverse le culture politiche di riferimento, ma il dato di fondo che emerge sempre più, anche all'interno della maggioranza, è che nessuna legge finanziaria può contenere solo tagli ed essere invece priva di scelte precise relative ai settori sui quali si vuole puntare per favorire lo sviluppo della Sardegna.

Il vero problema di cui discutiamo, in altre parole, è proprio questo; abbiamo assistito a tagli indiscriminati di risorse sia su tutti i settori produttivi, nessuno escluso, quelli in crisi e quelli con maggiori prospettive di crescita, dalla sanità all'agricoltura, all'industria, che su settori strategici della società sarda come scuola, ricerca e formazione.

Potremmo continuare a scorrere l'elenco che tutti i sardi ormai conoscono e che, giustamente, li porta a chiedersi e a chiedere poi a chi governa qual è il progetto di sviluppo che si ha in mente per la Sardegna.

Potrebbe essere, per le cifre che abbiamo di fronte, quello di una regione con conti in ordine, ma questo non c'entra nulla con la politica che ha il dovere morale e civile di proporre soluzioni ai problemi di una comunità, prevedendo possibilmente in anticipo, fatto reso ancora più necessario in una economia globalizzata, le tendenze dello sviluppo e selezionando quelle più compatibili con la nostra Regione.

Nella finanziaria, signor Presidente, non c'è niente di tutto questo, non c'è una scelta di campo in un solo settore produttivo, non c'è non dico un messaggio positivo, ma nemmeno una speranza. Può rappresentare una soluzione una finanziaria ricalcata sul modello di un'azienda nella quale si tagliano risorse a tutti i costi? No, perché nessuna azienda si vuole precludere la possibilità di stare sul mercato, possibilmente meglio. Oppure una finanziaria con l'obiettivo di ridurre gli sprechi? No, perché non è credibile che tutto fosse solo e soltanto uno spreco gigantesco di risorse pubbliche, i fatti oltretutto hanno dimostrato anche al Presidente il contrario, dalla sanità alla questione energetica; mi riferisco ai toni fondamentalisti utilizzati nel corso della campagna elettorale , poi corretti in corsa, relativamente al buco della sanità sarda, uno dei più ampi d'Italia, che non poteva chiaramente essersi formato in un solo esercizio, e alla rete del metano, diventata un buon progetto dopo essere stata definita inutile.

Ma allora che cos'è questa finanziaria se chiude tutte le porte dello sviluppo della Sardegna per i prossimi anni e non è nemmeno quella di una buona impresa? E' un progetto ideologicamente deviato e appunto fondamentalista, che mette in ginocchio l'economia della Sardegna come sostengono tutti, imprese e sindacati per una volta totalmente d'accordo, e rinvia le scelte ad un futuro indefinito con un gravissimo ritardo che la Sardegna non può permettersi.

Avremmo potuto e preferito discutere di qualche scelta, del perché l'eventuale taglio su un settore poteva essere utilmente indirizzato verso un altro settore, avremmo potuto fare meglio il nostro dovere di oppositori e di consiglieri regionali, invece dobbiamo dire no ad una finanziaria che a sua volta dice no a tutto e non dice nemmeno un sì. Una finanziaria del pregiudizio, della mancanza di progettualità, di indirizzi, di una visione moderna delle istituzioni e della politica.

Oggi in Sardegna è tutto bloccato, dagli investimenti turistici all'agricoltura, dalla sanità al lavoro, dalla scuola alla formazione, questa finanziaria sancisce e certifica questo blocco, esalta la cultura del non fare, mortifica le aspirazioni di tante parti vitali della società sarda, che non ci stanno a rinchiudersi nel declino e nella crisi, in questo è coerente a suo modo con il blocco politico che governa, costruito contro qualcuno e per battere qualcuno. Ma un minuto dopo aver vinto bisogna governare ed è qui che, fin dalla presentazione della prima finanziaria, si registra il completo fallimento di questo esecutivo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI Silvio (D.S.). Signor Presidente, indubbiamente il fatto che, se ho ben capito, gran parte del tempo che abbiamo a disposizione nell'arco dell'anno venga dedicato all'esame di documenti quali la finanziaria, il bilancio, il Dpef, l'assestamento di bilancio, impone una riflessione, soprattutto sulle diverse forme in cui è organizzata la democrazia.

Da qualche parte si dice che alcune forme che prevedono il rafforzamento degli esecutivi siano figlie di una lentezza e di una inefficacia del parlamentarismo come l'abbiamo ereditato e conosciuto nel secolo scorso. Io, pur considerandole entrambe forme legittime di rappresentanza democratica, naturalmente per tradizione e per cultura preferisco quella che vede il Parlamento al centro; io credo che dobbiamo dare anche una mano d'aiuto per smentire che democrazia e Parlamento non siano efficaci e capaci di incidere sulla realtà e che questa non possa avere gli stessi tempi della società e, anzi, possa anche precederla.

Per questo, probabilmente nei prossimi mesi, credo che dovremo cercare di trovare forme di lavoro che ci consentano da un lato di dare un contributo in un clima un tantino più esaltante di quello di stasera, o di altre volte, e da un altro di essere anche più rapidi e più efficaci senza impedire a nessuno, naturalmente, né minoranza né maggioranza, di poter dare fino in fondo il proprio contributo.

Ma, entrando nel merito delle questioni della finanziaria, io credo sia difficile dare un giudizio su questa finanziaria se si usano gli stessi parametri degli anni passati; alla discussione di quelle finanziarie ognuno di noi, qualunque posizione occupasse nella società, ha partecipato, grazie allo scambio che avveniva con le parti sociali presenti all'esterno del Consiglio regionale.

Però l'esame della manovra finanziaria ha rappresentato negli anni passati, e in particolare negli ultimi, un momento sicuramente non particolarmente alto, nel quale si faceva un patto che non doveva servire per irrobustire e arricchire la finanziaria, ma spesso soltanto per garantire la sopravvivenza di quella maggioranza, per darle qualche altro mese di tempo. Questa è una finanziaria (e quando non saremo d'accordo con il Presidente posso garantire che lo diremo, almeno per quanto ci riguarda, senza che siano altri ad invitarci a farlo) che va letta e vista come un pezzo di un'azione di governo che durerà cinque anni, piaccia o non piaccia.

Naturalmente il giudizio sulla manovra lo si può articolare, in positivo o in negativo, però non si può prescindere da questo, e cioè che è un tassello di un'azione di governo che durerà cinque anni. Questo la rende diversa dalle finanziarie del passato e le consente, anche per i giudizi negativi che su essa vengono espressi, sicuramente di non essere una finanziaria neutra o scialba.

Io non faccio un'esaltazione del risanamento come se fosse fine a se stesso, il risanamento è uno strumento, i giudizi su questo risanamento sono stati di varia natura, si è detto che è un risanamento di tipo aziendalistico, ma non riesco a capire cosa vi sia di insultante in questo, visto che anche in un Parlamento o nel Consiglio regionale i conti bisogna farli. Credo che il giudizio attenga all'idea che il risanamento e la qualificazione della spesa siano uno dei presupposti dello sviluppo.

Non sfugge a nessuno che questa finanziaria si cala in una società, quella sarda, caratterizzata da un malessere diffuso. Certo non è tutto colpa del centrodestra che ha governato in questi ultimi cinque anni, anche i vostri colleghi romani hanno dato una mano d'aiuto per rendere più difficile la situazione nella nostra Regione, così come naturalmente la congiuntura internazionale, il periodo di recessione cioè che gran parte dell'Europa, ma l'Italia in particolare, attraversa.

Credo che tutti siamo d'accordo nel ritenere, lo ricordava il collega Lai stamattina, che persino negli atteggiamenti culturali dei cittadini, è diventata quasi una costante, quasi un'altra pelle, l'idea che la spesa debba avere le caratteristiche che ha avuto sinora, mentre è chiaro Che il sistema Sardegna è bloccato, ingolfato.

Ho la sensazione che proprio a causa di questo blocco di un sistema che ha dato quello che poteva dare e non è in grado di dare niente di nuovo, forse anche risorse finanziarie nuove, superiori, non sarebbero efficaci, soprattutto in relazione agli investimenti, Siamo di fronte ad una Regione che è diventata alla fine solo uno sportello e non è in grado di selezionare la progettualità, di fare scelte che possano incidere e modificare effettivamente la realtà; una Regione che è capace di gestire solo quello che passa il convento.

Penso al Piano per il lavoro, sul quale torneremo perché immagino che sarà uno degli elementi del dibattito;io sono convinto che nella finanziaria le risorse per il Piano per il lavoro ci siano e siano anche superiori a quelle stanziate nel passato, e se non ci fossero sarebbe sicuramente un fatto grave, ma -perdonatemi il paradosso - è ancora più grave che ci siano in circolazione due o tre annualità del Piano per il lavoro che non sono state ancora spese.

Noi possiamo anche salvarci la coscienza riscrivendo qualche cifra in quei vecchi capitoli, ma è grave nei confronti di quella parte della società che aspetta quelle risposte che non si faccia niente per far sì che quei soldi si trasformino in posti di lavoro, in occasioni di lavoro, in occasioni di intrapresa. Quindi è evidente che anche su questioni come il Piano per il lavoro dire che possono essere meccanismi difficili quelli che proponiamo è dare una risposta parziale, perché i meccanismi attuali si sono rivelati inefficaci e inutili; si pone allora il problema di una discussione, tra tutti noi, su come modificare quei meccanismi, come rendere quelle norme attuabili e applicabili.

Oggi quindi dobbiamo procedere al risanamento del bilancio e alla qualificazione della spesa, la cura da cavallo non è indotta da una furia distruttiva, ma è una esigenza determinata dall'essere, per quanto un'isola, in Europa. E' chiaro inoltre che cambierà, anzi è già cambiata la nostra collocazione nella grande nazione europea, per cui il problema dell'autonomia finanziaria, il problema di un cambiamento di regime complessivo, il problema di poter avere una capacità di incidere sui processi o lo risolviamo oggi o non avremo mai più questa possibilità, almeno a medio termine, proprio per i nuovi attori, nostri concorrenti, che si affacciano sullo scenario non della globalizzazione, ma del nostro terreno di casa, del nostro cortile che è l'Europa.

Per questo, ne parlava questo pomeriggio Peppino Balia, una delle questioni che dobbiamo affrontare - e mi auguro che il Consiglio regionale sia chiamato presto a discuterne - è quella della autonomia finanziaria della Regione Sardegna e, quindi, delle sue entrate, e di una politica per le entrate che non può ripercorrere la strada del passato che prevedeva solo i trasferimenti, anch'essi comunque ancora compresi.

Oggi abbiamo un'occasione per riuscire a far sì che il risanamento avvenga forse riuscendo anche a spendere più di quello che abbiamo speso nel passato, ed è la disponibilità che abbiamo dei fondi comunitari del vecchio regime, dell'Obiettivo 1, per i quali mi sembra davvero risibile aprire una discussione sulla loro aggiuntività e non sostitutività e così via; e dopo quattro anni è indubbiamente difficile riuscire a stabilire quale scuola di pensiero abbia ragione

Questa è l'occasione che abbiamo, è un'occasione che naturalmente comporta per tutti, io credo che su questo nessuno abbia diritto di scherzarci, delle difficoltà; noi dovremo accelerare la spesa e qualificarla cinque, sei volte tanto rispetto al passato: non il doppio, cinque o sei volte. E' chiaro che questo comporta e comporterà dei problemi. Per questo motivo, io lo ribadisco in questa sede (non abbiamo niente da nascondere, sono le stesse cose dette nelle cosiddette riunioni segrete), credo che la maggioranza di centrosinistra debba fare una riflessione su come è avvenuta la concertazione e su come rimediare ai limiti che ci sono stati nel corso della concertazione.

Molte categorie sociali vivono un disagio, non solo quelle rappresentative della bieca reazione, ma anche quelle figlie della storia del movimento operaio e del solidarismo cattolico; non danno giudizi catastrofici o negativi, ma sono preoccupate. Sono le stesse categorie, non dobbiamo dimenticarlo, che negli anni, i migliori, in cui la politica sollecitava delle risposte dalla società sarda , hanno consentito la creazione di progettualità, la partecipazione di imprese, di lavoratori alla definizione di politiche che hanno prodotto risultati per questa Regione.

Solo nelle ultime stagioni non ci sarebbe stata programmazione negoziata, non ci sarebbero stati patti territoriali, se non ci fosse stata una larga e convinta partecipazione delle forze sociali. Io credo che ai limiti che ci sono stati dobbiamo porre rimedio. Stamattina ho letto in un'intervista, rilasciata da uno dei massimi dirigenti dell'Ulivo, l'onorevole Fassino, su "La Repubblica",un'affermazione nella quale ribadiva che processi importanti di trasformazione, di risanamento di un Paese non si possono fare se non sono pienamente coinvolte, non si parlava di consenso, quindi, le forze che sono protagoniste della società.

Questo non è un problema di programma o altro, questo fa parte della storia del centrosinistra, questa è una delle critiche più forti che abbiamo rivolto alle Giunte succedutesi nella precedente legislatura, soprattutto nell'ultima fase. Così come dobbiamo guardare - un ottimo lavoro è già stato fatto nella Commissione bilancio, e credo che vada continuato e, nei limiti del possibile, completato - anche a quell'associazionismo diffuso, in particolare quello legato alle manifestazioni della cultura e dell'identità sarda, che è appunto culturale, che è anche legato allo sport, che spesso rappresenta l'unica realtà aggregativa, non solo nei nostri paesi dell'interno, ma anche nei quartieri, spesso quelli più periferici, della nostra città.

Non è assistenza, è un modo della politica di aiutare se stessa, di finanziare, di contribuire alla crescita, certo, anche eliminando gli sprechi. Forse è la prima volta che vedo il bilancio della Regione nella sua interezza (prima di diventare consigliere naturalmente conoscevo i capitoli che ci interessavano), e vedo una Regione che si occupa di tutto, mentre credo che gran parte delle materie trattate vadano trasferite agli enti locali. Non può essere infatti la Regione che stabilisce la graduatoria delle sagre da finanziare o delle associazioni dilettantistiche che devono comprare le cose per poter svolgere un'attività. Questi aspetti della finanziaria li dobbiamo modificare.

Oggi la situazione data è questa e, in attesa delle modifiche, da fare in tempi brevi, è evidente che noi dobbiamo dedicare una particolare attenzione a queste cose, l'abbiamo già fatto in Commissione, anche bene, anche compiendo sacrifici, bisogna fare in modo comunque che le necessarie misure di risanamento siano ispirate da un principio di equità.

E' chiaro che l'accelerazione della spesa è resa difficile, perdonatemi la ripetizione, proprio dalla lentezza della spesa; lentezza della spesa che era ed è dovuta spesso ad una strumentazione farraginosa che costituisce appunto un ostacolo alla velocizzazione della medesima. Ecco perché non si può da una parte richiedere l'accelerazione della spesa se contemporaneamente, con la stessa forza, non si richiede anche un'accelerazione dei processi di riforma; mi riferisco soprattutto alla riforma della strumentazione regionale e alla realizzazione di un effettivo decentramento che sono la condizione indispensabile perché l'accelerazione della spesa avvenga.

Ecco perché condivido che in finanziaria sia previsto l'avvio, non delle riforme come veniva detto stamattina, ma di un processo irreversibile che si accompagni - perché altrimenti non si capirebbe, sarebbe una scommessa persa e sarebbe davvero una finanziaria di tagli - alla spendita, in questo caso e in questo periodo storico, dei fondi comunitari europei. Va ribadita l'esigenza non di varare le riforme, ma di accelerare e di stabilire un processo irreversibile di cambiamento rispetto a un ventennio di discussioni, di convegni, di iniziative, di disegni di legge, di proposte.

Basti pensare, per esempio, che riguardo al settore dell'agricoltura nella struttura portante del documento sono presenti proposte che ricordano quelle avanzate dagli Assessori dell'agricoltura dieci o quindici anni fa. Esiste cioè un patrimonio di iniziative, di proposte sul quale non solo all'esterno ma probabilmente anche in quest'Aula, ci sono state lunghe discussioni che, però, raramente hanno dato luogo a delle vere e proprie riforme. Da qui l'esigenza di una spinta forte e veloce, sulla quale non c'è, all'interno del centrosinistra, nessuna divisione, nessuna esitazione e nessun contrasto.

A fianco di questo processo naturalmente va ribadito, così come si è fatto e come si sta facendo, che fare le riforme è compito del Consiglio regionale, e da questo punto di vista io credo che per approssimazioni successive si stia arrivando a stabilire nella finanziaria i principi con i quali si assumono impegni e patti chiari per fare le riforme in tempi brevi o le riforme non si fanno. Io voglio dire che se viene dimostrato che nelle norme inserite in finanziaria ci sono elementi che potrebbero impedire al Consiglio regionale di fare le riforme o di farle operando in modo non corretto, io sarei disponibile a sostenere le ragioni di chi vuole cassare queste norme dalla finanziaria; non mi sembra però che questo stia avvenendo, anzi, mi sembra che la maggioranza stia riuscendo sempre di più a dare questa forte accelerazione senza niente togliere al ruolo e ai compiti del Consiglio regionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu che, poiché non è presente in Aula, è dichiarato decaduto. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi della Giunta, ho resistito alla voglia e alla tentazione di predisporre un intervento scritto, punto per punto,così come hanno fatto altri colleghi, seguendo gli articoli della finanziaria uno ad uno per contestare, laddove fosse stato possibile, ogni e qualsiasi cosa.

Non l'ho fatto perché ritengo che questo debba essere un confronto politico, se è vero come è vero che con questa finanziaria si ha l'intenzione o l'idea di cambiare, da oggi in poi, il modo di intendere lo sviluppo e quindi il sistema economico della nostra Sardegna. Negli interventi che si sono susseguiti nel corso della giornata, eccetto qualche eccezione (il collega Silvio Cherchi che mi ha preceduto e il collega Balia) ci si è limitati, centrodestra e centrosinistra, a dire l'uno il contrario dell'altro. C'è chi sostiene che è una buona finanziaria chi invece sostiene che è una finanziaria di tagli, una finanziaria che non progetta e così via, dando a mio parere in molti casi poco o niente di quel contributo che è indispensabile e necessario dare in questi momenti.

Sono sempre abituato ad affrontare i problemi concretamente e chiaramente, quindi dico che nessuno può ( non lo fa, seppure in modo soft, neanche il centrosinistra), negare che, al di sopra di tutto e di tutti, questa finanziaria privilegia in tutte le maniere i tagli, quindi il risanamento della spesa, il contenimento del debito, costi quel che costi.

Questa è una verità inconfutabile, si legge dagli atti, è evidenziata dai numeri, è confermata dalla continua difesa di ciò da parte della maggioranza. Ho già avuto modo di dirlo in Commissione, e lo ribadisco, che questa finanziaria è impostata seguendo un concetto aziendalistico del bilancio della cosa pubblica, un concetto ragionieristico della quadratura dei bilanci, che trascura nell'immediato del tutto, perché all'immediato si riferiscono i conti, i bisogni della gente, specialmente quelli delle classi meno abbienti.

La mancanza di investimenti, i tagli sui settori dell'economia e quant'altro, di fatto, si riversano sui cittadini meno abbienti, sulle classi sociali più povere, su coloro i quali non nell'immediato, ma nel medio termine, subiranno maggiormente le conseguenze negative della manovra. Una manovra che persegue, io l'ho sempre detto, un obiettivo encomiabile: il contenimento del debito, la riqualificazione della spesa pubblica, la chiusura di enti inutili che nulla erano, ma non tutti, se non dei carrozzoni che servivano solo a sperperare miliardi di risorse pubbliche. Il raggiungimento di questo obiettivo è, certamente, un fatto positivo, ma noi diciamo che sono sbagliati il metodo e i tempi con cui e in cui si vogliono perseguire e raggiungere questi obiettivi.

Questa finanziaria che si illude, perché di un'illusione si tratta, sulla base dei suoi presupposti, di poter gettare le basi per le riforme future della nostra Regione partendo dal contenimento del debito nel breve periodo non vede che questa scelta di politica economica potrà dare senz'altro frutti positivi nel medio periodo, mentre provocherà un collasso del sistema nel breve periodo.

Stamattina si è parlato un po' di tutto. Io mi sono domandato se questi tagli, e la stessa domanda poc'anzi se la poneva il collega Cherchi, non costituirebbero un danno irrimediabile se non fossero affiancati subito da un progetto di sviluppo che li giustificasse ; sono tagli che, di fatto, priveranno alcuni settori delle risorse necessarie alla loro sopravvivenza, almeno nel breve periodo. Ebbene, dalla lettura e dall'esame di tutta la manovra, il progetto non emerge, non c'è un segnale in questa direzione. Il segnale immediato è questo: contenimento della spesa, risanamento dei conti, poi si vedrà. E' questa mancanza di progettazione che non convince della bontà della manovra.

Non parlo del Piano per il lavoro e della "37", perché credo che stamattina e stasera da parte dei colleghi di Rifondazione Comunista, ma anche da parte di altri colleghi, sia stato detto a sufficienza quali saranno i risultati dei tagli, su quelle migliaia e migliaia di nostri concittadini impiegati grazie a questa legge, voluta e portata avanti caparbiamente negli anni scorsi dal centrosinistra, ma principalmente dai colleghi di Rifondazione, una legge che ha alleviato di non poco la disoccupazione in Sardegna.

Ci si è chiesti dove e come questa manovra possa contribuire ad alleviare l'ormai nuovamente galoppante disoccupazione che caratterizza la nostra regione? Qual è il progetto finale conseguente ai tagli più o meno giustificati che, nell'immediato, oppure a breve, può far sì che possa essere lenita questa grave piaga che caratterizza la Sardegna? Su questo sinceramente non c'è niente.

Ma perché, si chiede in modo soft, c'è stata poca concertazione? Se ci fosse stata una concertazione degna di questo nome prima della elaborazione della manovra, è chiaro ed evidente che le associazioni di categoria, i sindacati, le parti sociali, non avrebbero in alcun modo consentito che fosse portata avanti una manovra caratterizzata solo da tagli, . E' chiaro, caro collega Cherchi, è chiaro. In questi giorni ci si sta confrontando; la maggioranza, perché l'opposizione, malgrado tutte le pressioni, malgrado tutte le sollecitazioni e le insistenze portate avanti durante la discussione in Commissione, è riuscita solo in parte a sensibilizzare sul problema, sta portando avanti un'azione di pressing sulla Giunta, affinché si renda conto che non si può non sentire le parti sociali e non si può non tener conto delle esigenze di alcuni settori che sono vitali per la sopravvivenza della nostra economia. Settori immolati sull'altare del dio dei tagli, del dio della riqualificazione della spesa, con la politica di sviluppo sociale della Sardegna assoggettata ad un calcolo prettamente ragionieristico. . Questo è il discorso.

Io sono pronto a confrontarmi su questo tema, è un invito che ha rivolto all'Aula stamattina il collega Cugini, ma stiamo attenti agli atteggiamenti "buonistici". Io non ragiono su l'ieri, su quanto una certa opposizione, approfittando di quel famoso voto segreto e del fatto che non esisteva purtroppo una maggioranza qualificata, abbia concorso in maniera determinante, basta vedere gli atti della scorsa legislatura, a questo grave indebitamento.

Non bisogna dimenticare. Se dobbiamo confrontarci tutti assieme per risolvere i problemi che da sempre, non da oggi, non da cinque anni, ma da quindici, da vent'anni caratterizzano il nostro sistema, confrontiamoci, non possiamo infatti permetterci il lusso che la Sardegna esca dall'Obiettivo 1. L'ha chiesto Balia stamattina e io domando cosa si è fatto in quest'anno. Perché è un anno, non ci sono più scuse, come non ce n'erano per noi ieri, non ce ne sono per questo governo oggi. Cosa si è fatto in quest'anno, caro collega Balia e cari colleghi della Giunta, affinché la Sardegna non esca dall'Obiettivo 1? Una Sardegna che nei confronti dell'Europa e delle altre Regioni europee ha senz'altro un gap strutturale negativo, incontrovertibile che le consente e deve consentirle di stare dentro l'Obiettivo 1 checché ne pensi il signor Micciché, che in questo contesto parlamentare non rappresenta niente.

La Sardegna, è vero, ha superato la percentuale del 75 per cento del prodotto interno lordo, ma certamente grazie non all'attività di tutti i suoi settori produttivi, bensì grazie all'attività di un paio di grosse imprese di livello nazionale, che niente hanno a che fare con il nostro sviluppo, e che hanno fatto elevare il prodotto interno lordo, mentre settori come l'agricoltura, l'artigianato, il commercio, la piccola e media impresa e altri settori produttivi oggi in Sardegna languono e, in molti casi, ormai denotano una pericolosissima decadenza che può portare, credetemi, al collasso economico.

Cosa è stato fatto in quest'anno, come giustamente diceva l'onorevole Balia, per far valere l'insularità come punto di forza per la permanenza della Sardegna nell'Obiettivo 1? E' passato quasi un anno dall'insediamento di questa Giunta e non ci sono scusanti; bisogna smettere di continuare a dire che lo sfascio tragico dei conti pubblici è colpa dei cinque anni di amministrazione del centrodestra.

Parliamo di cose serie: il centrodestra quando, sei anni fa, ha iniziato a governare la Regione ha trovato un indebitamento pari quasi a 6 mila miliardi di vecchie lire, e si sta ripetendo il primo atto di quella commedia.

Ritornando alla manovra finanziaria, certamente è caratterizzata da queste benedette o maledette norme intruse, norme che riguardano la soppressione di enti, norme che riguardano riforme che non possono essere assolutamente proposte con due righe di un comma di un articolo della finanziaria, ma devono essere obbligatoriamente e doverosamente oggetto di discussione, di attenzione e di legiferazione da parte di questo Consiglio regionale, non possono certamente scaturire dalla volontà di una o due persone, che possono essere anche all'altezza di farlo essendo in Giunta, ma che non rappresentano certamente il Parlamento sardo.

Riemerge quindi il tema della mancanza del confronto, della mancanza della concertazione, del poco rispetto (è una parola grossa che non volevo usare) della democrazia, del poco rispetto della dignità di questo Consiglio regionale. Questo è un fatto grave, questo è un aspetto di cui il Consiglio regionale deve tenere conto, perchè deve riappropriarsi delle sue competenze, della sua valenza, della sua dignità, della sua azione parlamentare che deve essere al di sopra, dico al di sopra, della volontà dell'Esecutivo.

La politica sta qui, non nei numeri del bilancio e della finanziaria, che possono essere più o meno giustificati per far quadrare i conti, ma certamente non possono più di tanto arrecare beneficio alla comunità sarda nel breve periodo, forse in determinati casi arrecano più un danno, perché non sarebbe giustificata altrimenti l'azione continua di pressing condotta dai sindacati, principalmente quelli di sinistra, e dalle associazioni di categoria; non sono cose queste che dice il centrodestra o Nicola Rassu o un altro consigliere regionale.

Questa è la situazione, a meno che non si pensi che chi non sta dentro il palazzo del governo regionale non capisca niente e tutta l'intelligenza stia dentro quel palazzo, quasi che là dentro ci sia il Verbo incarnato, cosa che non è. Ricordo che quando questo Verbo è sceso sulla terra - io sono cattolico, credetemi - è stato preso e crocefisso sulla croce benché dicesse la verità, e quello era un figlio di Dio, poteva permetterselo. Dopo di lui non mi risulta che ci sia stato o ci sia un altro Messia.

Allora, dei problemi della Sardegna, delle esigenze del popolo sardo bisogna discuterne qua dentro, bisogna che ci si confronti qua dentro, bisogna che si ascolti la voce del Consiglio, perché la fretta molte volte porta a errori irrimediabili, la fretta molte volte porta anche ad arrecare danni incalcolabili.

A me non piace, non l'ho mai fatto, fare attacchi a livello personale perché rispetto le altre persone come credo di poter esigere il rispetto per la mia persona, ma quando uno governa ha la responsabilità del governo, si assume completamente la responsabilità e delle azioni di governo e delle azioni personali. Comunque sia questo è un governo che scaturisce, volente o nolente, da una elezione democratica, e per quanto sia stato eletto dal popolo un Governatore, esiste anche il Parlamento sardo, esiste anche il Consiglio regionale, che è il vero artefice delle sorti attuali, passate e future della nostra Isola. Non si può e non si deve in alcun modo, a qualsiasi costo, piegare la testa di fronte all'idea di una superiorità dell'Esecutivo, perché sarebbe la fine di tutto veramente; questo è il senso del mio intervento.

Per concludere ritengo che questa finanziaria non sia una finanziaria toccasana, così come la si vuole presentare, non sia una finanziaria che risolve o può risolvere i problemi della nostra Isola, non è attraverso i tagli e senza un progetto definito, credetemi, che si può programmare il futuro della nostra Sardegna. Dico che le riforme è necessario portarle in Aula e che sia l'Aula a deciderle; propongo che ci sia un confronto concreto, leale e corretto tra le due componenti dell'Aula, affinché ci si misuri su ciò che realmente deve essere contenuto nella finanziaria, non su norme intruse quindi. Credo che probabilmente, come è intenzione di tutti, si possa arrivare anche al risanamento e alla riqualificazione della spesa pubblica, al risanamento del debito, ma anche all'elaborazione di un documento che effettivamente contenga le linee di uno sviluppo della nostra Isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, questa è la prima manovra finanziaria di questa nuova maggioranza e lo è anche per tanti di noi che sono stati eletti per la prima volta in Consiglio regionale. Certo, tutti noi avremmo auspicato di trovarci in una condizione diversa da quella attuale, e cioè in una drammatica situazione finanziaria che nessuno ha il coraggio di negare e che è stata ereditata prevalentemente dalla precedente maggioranza di centrodestra. Questo dato di fatto limita, condiziona e mortifica la nostra volontà di cambiamento, di cui la Sardegna ha bisogno e in particolare le classi ed aree più deboli di essa, che si aspettano giustamente da noi risposte immediate e concrete.

A questo dato è necessario aggiungere il contesto italiano in cui tale situazione si determina, la recessione in cui il nostro Paese è stato cacciato dalle politiche liberiste e fallimentari del governo Berlusconi, la mancanza di politiche attive per il lavoro e lo sviluppo del Mezzogiorno, la legislazione antisociale che è stata praticata in questi anni e che ha prodotto una precarietà diffusa, colpendo soprattutto i giovani, le donne, gli immigrati, creando incertezza e malessere persino tra coloro che hanno un posto di lavoro e un reddito ad un punto tale da essere diventati un caso a livello europeo. Per cui è a me chiaro che ciò che noi oggi viviamo in Sardegna è figlio soprattutto del passato; un passato fatto di sperperi, clientelismo, indebitamento, mancata utilizzazione dei fondi comunitari e di ciò che il Governo centrale non ha fatto per il Paese ed in particolare per il Mezzogiorno e la Sardegna.

Ha quindi poco senso che oggi in maniera strumentale l'onorevole Capelli ed altri esponenti del centrodestra, che sono i principali responsabili di tale disastro, si strappino le vesti per dimostrare che i tagli che si devono fare siano il frutto della nostra cattiva volontà di mettere in ginocchio la Sardegna, come egli stesso letteralmente ha detto. Tra l'altro lei, onorevole Capelli, lo ha fatto in modo volgare, tacciando noi di estremismo, scomodando lo stalinismo, dicendoci che lei e i suoi amici volete ripartire dagli ultimi.

Voglio dirle che noi di Rifondazione Comunista consideriamo l'estremismo una malattia infantile da cui siamo immuni perché operiamo in modo maturo, serio e consapevole, che abbiamo fatto i conti in tempi non sospetti con lo stalinismo, che noi del P.R.C. siamo impegnati a tutelare gli interessi delle classi popolari e particolarmente degli strati più deboli della società sarda. Le assicuro che non abbiamo bisogno, su questi punti, di lezioni da parte di nessuno.

Se vuole interloquire con noi, onorevole Capelli, lo faccia in modo civile d'ora in poi, giudicandoci per quello che siamo: comunisti democratici, libertari, federalisti, non violenti ed altro, senza caricaturarci per favore, sapendo che di comunismi e di comunisti ce ne sono di vario tipo, così come è accaduto e accade in altre concezioni politiche.

Se io volessi usare le sue analisi e i suoi metodi per giudicare lei e i cattolici democratici, come amate definirvi, dovrei rozzamente elencare tutti gli errori, orrori e crimini che si sono commessi nel mondo nascondendosi dietro la croce e il cattolicesimo. Dovrei dirle, in altri termini, che lei è figlio ed erede diretto di Torquemada, dei torturatori della Santa Inquisizione, delle nefandezze delle crociate, di Papa Borgia e dei suoi figli, oltre che della gestione poco cristiana fatta da uomini di governo cattolicissimi. Ma io questo non glielo dico e non penso sia così, so ben distinguere la storia e le storie diverse dei cattolici e del cattolicesimo. Spero sia l'ultima volta che in quest'Aula lei cerchi maldestramente di squalificare e sminuire le nostre posizioni e convinzioni, e quelle della maggioranza o del Presidente, usando l'arma violenta, anticristiana, della denigrazione.

Il mio intervento, fatta questa obbligata parentesi, vuole tendere invece a dare un contributo teso a fornire per lo meno alcune risposte a temi fondamentali per la crescita civile e sociale della nostra Isola. Abbiamo detto più volte, noi della maggioranza, di guardare alle classi popolari, ai più poveri, alle zone interne, con particolare attenzione, oltre che alla salvaguardia della nostra identità e allo sviluppo di tutte le nostre risorse locali, l'abbiamo chiamato sviluppo autocentrato. Non basta dirlo, è necessario passare dalle parole ai fatti, in politica per me conta solo questo. Per questo ribadisco la correttezza e la strategicità della scelta del Piano straordinario per il lavoro, essendo straordinario il fenomeno della disoccupazione soprattutto tra i giovani e nelle aree interne, come affermato dai compagni del mio partito intervenuti precedentemente. Aggiungo solo che la dotazione di bilancio su questo punto è del tutto insufficiente e che deve essere chiarito in che modo i fondi comunitari in maniera certa raggiungano gli stessi obiettivi del Piano, dando un ruolo centrale ai comuni e alle parti sociali. Nella finanziaria ci sono altre questioni che devono essere tenute nella dovuta considerazione e che vanno assolutamente migliorate, altre che personalmente non condivido.

I tagli apportati in queste percentuali ad esempio sulla cultura e la lingua sarda sono inaccettabili, sono palesemente incoerenti con il nostro programma elettorale, danneggiano la Sardegna e il popolo sardo. L'identità, quel valore aggiunto di cui ha sempre parlato il presidente Soru, viene svilito e mortificato. Questa non è una battaglia solo del Partito Sardo d'Azione da sventolare in campagna elettorale o nei comizi domenicali, questa è l'essenziale lotta di un popolo privo ancora degli strumenti istituzionali adeguati, che noi dovremo rapidamente colmare col nuovo Statuto da discutere e da approvare al più presto; un popolo che vuole conquistarsi con grande dignità un posto nell'attuale mondo globalizzato, un mondo che tende a marginalizzare le diversità e a omologare tutto e tutti.

Va da sé che noi siamo per un mondo dove gli scambi, le aperture, il confronto, la multiculturalità siano patrimonio di tutta l'umanità; per questo ritengo che la parte della finanziaria che tratta l'argomento debba essere migliorata e rivista.

In questo discorso deve trovare una risposta adeguata la valorizzazione dei beni culturali, delle tante professionalità ormai esistenti in alcune aree di eccellenza che non sono patrimonio di quelle singole comunità, ma fanno parte di quella ricchezza regionale che qualifica la cultura sarda e soprattutto l'offerta turistica culturale e complessiva della nostra Isola. Guai a noi a dilapidare con scelte avventate il valore derivante dell'essere la nostra Isola un immenso museo a cielo aperto, circondato da un bellissimo mare con un popolo unico.

A queste considerazioni vorrei aggiungere lo sforzo che dobbiamo fare per le aree interne in una politica di riequilibrio territoriale che deve essere uno dei principali assi portanti del piano generale di sviluppo della Sardegna che andremo a discutere tra alcuni mesi. L'approccio che, secondo me, deve esserci a questo tema deve partire dal concetto adottato dall'Unione Europea per le aree in forte ritardo di sviluppo che si concretizza nell'Obiettivo 1 appunto. Noi dobbiamo trovare il modo di dotarci di una filosofia degli interventi pubblici in Sardegna considerando queste aree interne il nostro Obiettivo 1. In parte l'abbiamo fatto con la legge regionale numero 37, all'articolo 19, quando per almeno al 50 per cento abbiamo assegnato quei finanziamenti in quota fissa a tutti i comuni indipendentemente dalla popolazione residente. Si è trattato di una forma di contribuzione diseguale che si è rivelata giusta e necessaria ed è stata apprezzata in tutti i territori dell'Isola. Credo che questi elementi debbano essere tenuti in considerazione nelle riunioni che il Centro regionale di programmazione sta facendo nelle nuove province. ,

Altre questioni hanno sollevato tante perplessità anche nella maggioranza; alcune riguardano l'informazione e la piccola editoria in Sardegna, un tema centrale per una moderna società democratica su cui stiamo discutendo seriamente nella seconda Commissione di questo Consiglio regionale. Oppure i tagli alle associazioni tipo l'ANCI o alle imprese che sono la linfa vitale del nostro tessuto democratico e produttivo, o alle scuole civiche di musica che animano, soprattutto di cultura, diversi paesi delle zone interne. Così come si potevano affrontare meglio le questioni riguardanti la forestazione e il corpo forestale della Sardegna, dialogando con i sindacati e i comitati dei lavoratori, ricercando soluzioni che potevano essere scaglionate in più anni attraverso criteri giusti, trasparenti e condivisi.

Mi avvio a concludere anche perché altri compagni del mio Gruppo parleranno di altri temi che io per limiti di tempo non posso affrontare, ma che sono importanti come quelli che ho cercato di evidenziare in questo intervento. Devo però sottolineare che questa finanziaria ha creato molti contrasti e aspettative e che i cittadini della Sardegna stanno osservando bene ciò che noi facciamo e decidiamo. Nessuno credo voglia compiere scelte che tradiscano il ruolo e la dignità del nostro operato, rispettando il diritto di ciascuno di noi alla corretta rappresentanza politica. Noi ci teniamo a tutelare i più deboli e la trasparenza, per questo ci siamo astenuti dalla nomina ad esempio di un rappresentante negli enti, che in maniera furbesca qualcuno ha voluto interpretare come una rinuncia ad indicare da parte nostra personalità che per capacità e serietà avrebbero dato lustro a quegli enti facendo perseguire le loro finalità.

Noi non abbiamo condiviso il metodo, cioè l'assenza di criteri democratici che hanno fatto sì che ci sia stata una lottizzazione di questi enti degna solo del periodo peggiore della prima Repubblica, pare che questo stia continuando anche nelle nomine degli incarichi conseguenti a questo. Questo fatto è stato gravissimo ed ha aperto una ferita nei nostri rapporti, non credo possa ritenersi ancora chiuso.

Questo segnale è stato negativo e la gente, il nostro popolo, lo ha percepito. Dobbiamo invece dare un segnale opposto, positivo, di estrema coerenza. Per questo in una situazione così drammatica, con sacche di povertà e di bisogno così diffuse ed insopportabili, dove chiediamo a tutti di stringere la cinghia in un clima di generale austerità, dobbiamo dare da quest'Aula un segnale forte e chiaro che ormai assume, nel senso comune della gente, quello di un imperativo morale, parlo delle nostre indennità di cui ebbi già a dire nel mio primo intervento in Consiglio regionale.

Non è una questione che può trattare l'Ufficio di Presidenza, come mi rispose allora il presidente Spissu, è un problema squisitamente politico che noi dobbiamo avere il coraggio di trattare con chiarezza e senza reticenze di fronte all'opinione pubblica sarda. Comprendo le strumentalizzazioni e la demagogia che viene distribuita a piene mani sull'argomento in questo periodo, so anche che il problema è più vasto e complesso, so benissimo che la politica ha un costo e non si può fare a seconda della condizione sociale di ciascuno, ritornando ai tempi in cui la facevano i nobili e i ricchi borghesi, però non è giusto che noi, in quest'isola, con i drammi sociali e umani che abbiamo, percepiamo questa indennità e godiamo di privilegi che non hanno alcuna giustificazione e che sono offensivi per le fasce più deboli della nostra società.

Pertanto propongo che le indennità del Presidente della Giunta regionale, degli Assessori, dei consiglieri regionali, del Presidente del Consiglio, dei componenti l'Ufficio di presidenza, dei Presidenti di Commissione siano dimezzate, cioè ridotte del 50 per cento. Questo deve rappresentare un atto politico concreto di questo Consiglio che lancia una battaglia forte, una sfida contro i privilegi in tutti gli altri settori della società avendo l'autorevolezza morale per farlo. Questi fondi devono trovare allocazione in un capitolo specifico che apra anche in Sardegna, come si è fatto in altri Stati e si sta facendo in Campania ed altre Regioni, il discorso sul reddito di cittadinanza, che non è da intendersi come elemosina o assistenzialismo fine a se stesso, ma deve rappresentare l'opportunità per aprire una prospettiva di riscatto sociale e personale per decine di migliaia di nostri fratelli e conterranei che non ce la fanno a vivere e neppure a sopravivere. Per me questa proposta appartiene alla cultura della solidarietà di classe e umana, che qualsiasi paese, regione o politico, non può far finta di ignorare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Onorevole Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, abbiamo sentito in quest'Aula i discorsi e le aperture provenienti da illustri personaggi ed esponenti politici del centrosinistra; ovviamente si tratta di slogan predicati in quest'Aula. Parliamo invece del lavoro svolto innanzitutto dalla Commissione terza che è stato un ottimo lavoro, ma anche dalle altre Commissioni che hanno lavorato per portare un sunto delle materie di competenza allegando le proprie relazioni al documento finanziario.

Si dice: apriamo al dialogo, ma non siamo riusciti ad ottenere un bel niente sulla questione dell'edilizia scolastica che prescinde da qualsiasi colore e da qualsiasi partito presente in quest'Aula. Si parla di tutela dei ragazzi, di formazione, di tutela dell'università, tutti slogan che ad oggi non hanno trovato nessuna voce di copertura sia nella legge finanziaria, sia nel bilancio della Regione autonoma della Sardegna.

Abbiamo apportato, come è stato sottolineato da più colleghi, compresi anche molti dell'attuale maggioranza, tagli alle associazioni culturali, alla promozione sportiva e a quasi tutte le associazioni che fanno parte del settore della pubblica istruzione. Abbiamo detto che dobbiamo formare più laureati, che siamo al dieci per cento dei laureati in base ai residenti in Sardegna, però non stanziamo risorse aggiuntive per aumentare anche il numero delle lauree brevi al fine di creare occupazione. Ci riempiamo la bocca di slogan tipo "dobbiamo formare delle persone qualificate per poter procedere all'assunzione diretta", le Università in Sardegna oggi hanno delle chances molto importanti e noi dobbiamo perorarne le cause, non dobbiamo solo dire che siamo d'accordo su tutto e poi non vediamo quali istanze portare avanti.

A livello nazionale, nel settore sanitario, è stato accertato per esempio un fabbisogno pari a circa 40 mila infermieri professionali, fabbisogno colmato aprendo agli operatori provenienti da Paesi dell'est. Questo fatto mi può anche andar bene, ma il fabbisogno della Regione Sardegna si può sapere almeno a quanto ammonta, visto che i corsi parauniversitari prevedono trenta posti per Cagliari, trenta per Sassari e quindici per Nuoro?

Questo è un esempio. Ci riempiamo la bocca di inviti a spendere bene i soldi, a fare un serio programma di formazione professionale, perché non mettiamo in pratica, allora, anche i controlli per verificare quanti di coloro che hanno ottenuto dei fondi hanno poi proceduto ad effettuare il numero minimo di assunzioni richiesto dai bandi di gara a cui hanno partecipato?

Spendere meglio i soldi significa anche controllare la spendita; è inutile tagliare perchè si è contro la formazione, contro qualsiasi settore e quindi si cerca di sopprimere le voci relative. Io parto dal presupposto che non tutti siano dei lestofanti, io parto dal principio che tutti dovrebbero lavorare bene visto che i bandi li fa la Regione. Sono gli ispettori della Regione a dover verificare come vengono spesi i fondi assegnati. Parliamo tanto di dare soldi ai commercianti, agli artigiani e così via, spiegatemi dove sono le voci che prevedono gli incentivi per tali categorie.

Dai colleghi di Rifondazione mi sarei aspettato una maggiore difesa del Piano per il lavoro, una maggiore difesa della legge numero 36/98, perché qualche collega che oggi siede in Consiglio partecipava ai convegni sostenendo che occorreva applicare agli assunti il contratto nazionale; oggi mi dicono che leggi come la "36" comportano dei costi (è stato dichiarato in un comunicato stampa del Presidente della Regione e suppongo anche della maggioranza), perchè chi conosce la legge numero 36 sa che se non si applicano i contratti nazionali non si può attingere ai benefici previsti dalla stessa. Parliamo di emersione del lavoro nero! Io mi sto rivolgendo a partiti dell'attuale maggioranza che al governo nazionale sono all'opposizione, perchè quando ci si riempie la bocca di slogan, perché io così li definisco, bisogna far seguire alle parole la pratica.

(Interruzioni)

Ringrazio i colleghi per le stimolanti osservazioni.

Sia il collega Secci, che personalmente stimo, che altri esponenti della maggioranza, hanno detto che questa manovra verrà capita a lunga scadenza. Su questa affermazione non dovete dare spiegazioni a noi dell'opposizione, dovete darle a chi sta fuori e sta aspettando di vedere che cosa comporterà questa legge finanziaria.

Dite anche che i sindacati non hanno capito. Io non sono iscritto ad un sindacato, però dovete spiegare questo a coloro che dovrebbero sedere al tavolo della concertazione; concertazione che esaltavate in quest'Aula quando eravate all'opposizione, un'opposizione bellissima e degna di essere considerata tale, e ci rimproveravate di non concertare i provvedimenti con le parti sociali, con le associazioni di categoria e coniavate slogan tipo "non è passato per la "51" l'aumento di 100 mila euro".

Oggi dove è finita la difesa di tutti questi diritti che avete tutelato fino a ieri, a parole, in quest'Aula? La gente si attende delle risposte, visto che molte delle iniziative alle quali oggi state dando vita si discostano da quelle previste nel vostro programma elettorale. Parlate di valorizzare le risorse umane che collaborano con la Regione autonoma della Sardegna, ma non mi sembra che si sia andati in questa direzione; e sottolineo che i dipendenti regionali nei confronti della vecchia maggioranza non avevano mai manifestato. Mi auguro quindi che si trovi una soluzione.

Mi aspettavo un miglioramento anche dal punto da vista della certezza delle entrate relativamente agli enti che sono stati soppressi o sono in fase di soppressione, le aziende di soggiorno che giustamente passeranno ai comuni, mentre gli enti provinciali per il turismo (EPT) andranno alle Province. Abbiamo tagliato i finanziamenti alle Pro Loco, e spero si trovi una soluzione visto che qualche collega della maggioranza ha sottoposto questo tema nel corso di riunioni con i consiglieri di maggioranza, appunto. Fra quaranta giorni si terrà la sagra di Sant'Efisio e, ad oggi, a quel che ci hanno riferito le aziende di soggiorno, che in questa sede hanno espresso un giudizio non particolarmente positivo su riforme che si sarebbero dovute concordare, non vi è garanzia di certezza di entrate, non c'è neanche un impegno da parte della Giunta per dare al limite un euro con il quale organizzare la manifestazione.

Non si sta mettendo in pratica neanche ciò che abbiamo predicato o che stiamo divulgando tra la gente. Questi sono solo alcuni dei temi che, nel bene o nel male, sono emersi dalle varie riunioni che si sono tenute con la maggioranza.

Da una relazione elaborata dall'Api sarda che, congiuntamente all'Assessorato del lavoro, sta lavorando su una ipotesi di accordo per il varo del prossimo bando ex articolo 8, comma quattro, emerge che sulla base della legge numero 36 sono state presentate nel 2000 1574 istanze con il coinvolgimento di 5014 lavoratori; nel 2001 sono state presentate 1715 istanze coinvolgendo 6466 lavoratori; nel 2002 sono state presentate 2409 istanze con un totale di lavoratori coinvolti pari a 8465. In totale in questo triennio (non ho i dati 2003/2004 che la Giunta sicuramente invierà tra poco) 2000 - 2002 sono state presentate 5698 istanze per 19945 lavoratori, con un abbattimento del costo per lavoratore pari al 25 - 30 per cento..

La finanziaria, giustamente, può essere migliorata, noi non siamo contro per principio, su alcune delle tematiche che avete affrontato sicuramente ci troverete d'accordo. Non possiamo non concordare sulla necessità di risanare la spesa pubblica, di varare un bilancio della Regione nel quale la spendita non superi le entrate; i tagli vanno fatti, siamo d'accordo, però vediamoli, non acceleriamo o non diciamo, come è stato detto alle parti sociali, che la manovra è questa e non può essere cambiata. La manovra deve essere sempre discussa e votata da quest'Aula , quel famoso dialogo che si richiama ogni tanto bisogna anche metterlo in pratica.

Per esempio, io ho sentito, pare se ne stia parlando in Commissione trasporti, che si stanno tagliando delle tratte che collegano i piccoli paesi della Sardegna perchè ci sono pochi viaggiatori. Nella scorsa legislatura ci sono state delle discussioni, accese, sulla necessità di applicare, e la legge lo stabilisce, la continuità territoriale anche alle zone interne della Sardegna. I colleghi della sinistra, ricordo, hanno discusso a lungo su questo aspetto, documentandolo, e noi abbiamo preso per buone le cose che loro hanno detto e, grazie a Dio, quei piccoli comuni oggi sono collegati; ora, se dobbiamo operare una riqualificazione, benissimo, però, prima di procedere nei tagli discutetene almeno con le Commissioni competenti, cioè non fate calare queste cose dall'alto. Discutete quindi della materia, in questo caso con la Commissione trasporti, con la Commissione competente per trovare una soluzione magari alternativa alla vostra. Tutti i cittadini della Sardegna hanno dei diritti infatti che devono essere rispettati, da chiunque governi questa Regione.

Parliamo di agricoltura, parliamo degli allevatori; io vi confesso che sono stato ben felice quando ho appreso dalla stampa, non dall'Assessore, non dalla Giunta e neanche dalla maggioranza, dalla stampa, che finalmente si era raggiunto l'accordo su una integrazione del prezzo del latte di quattordici centesimi. Questo non reca danno alle politiche dell'opposizione; anzi, dimostra che il Consiglio e la maggioranza hanno rispetto di quelle categorie che aspettano risposte da tanto tempo.

Il problema è che leggendo la finanziaria e il bilancio non ho trovato una corrispondenza nelle cifre. Quindi, non parto da posizioni pregiudiziali, se vedo che i problemi dei nostri cittadini vengono risolti, va bene, da chiunque vengano risolti, l'importante è appunto che vengano risolti.

La trattativa fatta con il ministro Alemanno, che ha dichiarato che vi è la disponibilità dei fondi, mi va benissimo, però il fatto che si sta trattando, ciò che si sta trattando, va portato a conoscenza nella sede del potere legislativo, per non sminuire il ruolo del Consiglio. A volte succede, forse perchè questo bellissimo sistema elettorale ha consentito il formarsi di una maggioranza qualificata, che in Commissione le cose calino dall'alto, e spesso votiamo provvedimenti già adottati perché è scaduto il termine entro il quale ci saremmo dovuti pronunciare. E' chiaro che tutti cerchiamo di rispondere alle istanze che vengono portate in Commissione quando vanno a favore di chi le fa ; nella Commissione di cui io faccio parte, per esempio, abbiamo votato le delibere relative ai programmi dell'Assessorato della Pubblica Istruzione anche se erano scaduti i termini, perché era condivisibile l'obiettivo. Noi, infatti, non portiamo avanti un'opposizione fine a se stessa, fatta per principio.

Noi cercheremo di portare avanti le nostre richieste, come è giusto che sia, non faremo crociate su punti che non ci trovano concordi con la maggioranza, ed ovviamente i punti sui quali concordiamo li vedremo man mano che esamineremo l'articolato.

L'affermazione che più mi ha stupito, lo ripeto, è quella che pone l'accento sulle eccessive richieste che avanzerebbero i sindacati. Ora, i sindacati, nel bene o nel male, che ci piaccia o no, rappresentano gli iscritti che sono dei lavoratori, che hanno dei diritti ed è giusto che chi li rappresenta venga dalla maggioranza, venga dai Capigruppo in Consiglio regionale, venga dai singoli consiglieri a chiedere di tutelare un diritto; è il minimo che possono fare, se non fanno neanche le battaglie per le cause giuste!

Quando si è parlato in quest'Aula di obbligo formativo, e si è votato anche un ordine del giorno, sono state formulate diverse ipotesi, ma si è fatta anche demagogia. Ad oggi in questa manovra finanziaria non ci sono somme aggiuntive e non si capisce come si farà fronte al problema rappresentato da quei tremila ragazzi che sono rimasti fuori dalla formazione. Si parla di non applicare la legge Moratti nell'Isola. Noi in Commissione abbiamo voluto sentire l'Emilia Romagna dove la percentuale di disoccupati è del tre per cento, e dove la dispersione scolastica ha un costo bassissimo. Nonostante questi dati quel Governo regionale al tavolo delle trattative ha ottenuto sei milioni di euro, cioè più di noi, dal Ministero del lavoro, e un milione e duecentomila euro dal Ministero della pubblica istruzione. Noi abbiamo ottenuto ad oggi, a parole, cinque milioni di euro. Ma al tavolo delle trattative quando sono presenti tutte le Regioni che battono i pugni sul tavolo, ci siamo anche noi o no?

Io infatti quando ho sentito le cifre dell'Emilia ho avuto il dubbio che fossimo stati assenti in qualche seduta e quindi fossimo riusciti a racimolare almeno le risorse per far partire il corso base per quei ragazzi che sono rimasti fuori, che oggi la Giunta dovrebbe quantificare e darci anche i resoconti che abbiamo chiesto nelle Commissioni competenti. Non è molto, magari sarà un sei milioni - sette milioni di euro; ad oggi non conosciamo i dati perché l'attuale Giunta, il rappresentante di quell'Assessorato non ci ha trasmesso i dati ufficialmente richiesti in Commissione come risulta dal verbale.

Abbiamo discusso, come ho detto prima, l'accelerazione della spendita per l'edilizia scolastica; io mi auguro, da cittadino sardo, che i termini per la messa a norma degli edifici scolastici vengano prorogati, perché in caso contrario le risorse non sarebbero sufficienti, non rispetteremmo comunque i tempi e, oltre a preoccuparci di come saranno le scuole del domani, di ciò che lasceremo ai nostri figli, credo dovremmo preoccuparci anche che non cada un pezzo di scuola sulla loro testa oggi!

La prevenzione è importantissima e quando si stanziarono le risorse, in altre manovre finanziarie, pensando di avere dei riscontri immediati, il voto di quest'Aula fu unanime, non ci fu il voto a favore della maggioranza e quello contrario dell'opposizione, su temi così importanti non posso fare crociate in base alla parte politica che rappresento. I problemi dei bambini sono dei problemi...

PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo, consigliere Randazzo. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Colleghi del Consiglio, questo dibattito avrebbe dovuto avere in primo piano, e per quanto mi riguarda lo avrà, riflessioni e valutazioni prima ancora che sulla manovra finanziaria e di bilancio sul ruolo e sulle funzioni di questa nostra Assemblea legislativa, sulle stesse prerogative di ciascun consigliere regionale e sul ruolo, le competenze, e le funzioni del Presidente della Giunta e della Giunta stessa in una stagione nuova e diversa rispetto alla storia della nostra autonomia; riflessioni e valutazioni non dell'ultima ora o posticce, ma che sono nel DNA del movimento che rappresento e radicate nel nostro credo politico.

Un tale approccio al dibattito e al confronto è fondamentale, prima ancora del confronto sui numeri e sull'utilizzo delle risorse, sui quali torneremo nelle ulteriori fasi del dibattito, non perché meno importanti, ma certamente perché secondari rispetto ai valori della democrazia e della partecipazione. Valori che in questi primi dieci mesi di questa tredicesima legislatura sono stati conculcati, sacrificati sull'altare di un evidente autoritarismo che non appartiene alla nostra tradizione autonomistica e che finge, accentrandoli, di risolvere i problemi, ma tutto ciò invece li esaspera, anche quelli della quotidianità.

Quella che viviamo almeno sotto il profilo istituzionale e politico è una stagione che non appartiene alla nostra storia e alla nostra cultura; è, per usare un termine che ricorre in questa finanziaria, una stagione intrusa, in quanto non siamo stati capaci di darci nuove regole e principi, obiettivi che pure erano e sono riservati alle nostre autonome volontà e decisioni. Abbiamo perciò mutuato una forma di regione ed una forma di governo imposti dall'esterno, funzionali ad una concezione di uno Stato centralistico e centralizzato, e ad un autoritarismo che indebolisce la partecipazione alla democrazia e che porta a scelte e a decisioni monocratiche e personalizzate che, se non contrastate, mettono inevitabilmente in crisi la democrazia, le stesse rappresentanze e le stesse istituzioni popolari.

Io, e come me credo molti colleghi, ritengo che la politica non sia una piramide ma sia una rete: tutto il contrario di quello che sta avvenendo fino adesso!

E' il caso del Presidente della Regione che, come è configurato oggi giuridicamente, con il suo comportamento autonomo può determinare lo scioglimento anticipato dell'Assemblea elettiva, e questo stato di cose è un nostro errore, una nostra debolezza, intendendo per "nostro" l'intera classe politica e dirigente della Sardegna. E' un'anomalia, è una preoccupazione che ha avvertito recentemente anche il Presidente della Regione; mi ha fatto piacere, ho apprezzato che lo abbia riconosciuto pubblicamente, ma dal dire al fare, come dice il vecchio adagio, c'è di mezzo il mare!

I comportamenti, le decisioni e i provvedimenti contraddicono le sue affermazioni circa l'urgenza di ridefinire i poteri regionali nel loro complesso, anche avendo momentaneo riguardo alle norme a Statuto vigente in attesa della modifica della Carta costituzionale.

Gli atti hanno finora privilegiato scelte e decisioni autoritarie, rispetto a quelle della concertazione e della partecipazione istituzionale e sociale, che le prese di posizioni e le proteste delle varie rappresentanze hanno più volte denunciato, peraltro con scarsi risultati. E' un vizio di legittimazione politica e democratica che riscontriamo anche nella formazione e nei contenuti della manovra finanziaria, che ha perso la sua originaria connotazione di legge di bilancio e di programmazione economica e sociale per diventare un omnibus, che avevamo rifiutato nel tempo, sul quale far salire appunto le scelte autoritarie nei confronti del sistema e talvolta della stessa maggioranza.

Prendiamo le norme sul personale, sugli enti e sulle riforme, sono un'aberrazione politica e giuridica che ci confermano nella nostra convinzione, peraltro espressa in tempi non sospetti nella precedente legislatura, quando abbiamo avvertito l'opportunità se non la necessità di abolire la legge finanziaria ritenendo cogente il Dpef nei confronti del bilancio; così purtroppo non è, e vediamo oggi più che mai una legge finanziaria infarcita di norme che nulla hanno a che vedere con la legge di bilancio e che andrebbero e che vanno espulse dal dibattito in corso. Colleghi della maggioranza vi ricordate quando io ero Presidente in quest'Aula? Facevate le stesse richieste e le stesse proposte perché erano richieste e proposte serie.

Come quella degli enti che si vorrebbe commissariare; sacrificando, tutti, gli ordinari e democratici organi di amministrazione sull'altare di una pretesa riforma i cui principi devono essere ancora determinati e che sono di esclusiva competenza, non della Giunta, come ho sentito dire da parte di qualche collega, ma del Consiglio regionale della Sardegna. Andiamo verso una Sardegna terra di commissari, e non solo commissari di Polizia!

Non vorrei quindi che si ingenerasse nell'opinione pubblica un equivoco come quello che ha riguardato un noto personaggio politico nuorese che, eletto questore da questo Consiglio, nel suo paese ebbe le più grandi e calorose felicitazioni da parte di quanti erano in attesa del porto d'armi, pratica che appunto come questore pensavano che potesse sbrigare. Quanto è scritto nella relazione di maggioranza, quanto è stato detto dal relatore nella sua preoccupata e preoccupante esposizione, è la cartina di tornasole dell'insufficienza politica e programmatica della manovra finanziaria 2005, che è catastrofica per l'economia e per la comunità sarda in tutte le sue articolazioni e i cui effetti negativi si stanno manifestando in tutti i gangli vitali della società isolana.

Ho già avuto modo di dire in altre sedi che tutti condividiamo l'esigenza del risanamento dei conti regionali e del contenimento della spesa pubblica, ma a questo proposito vorrei chiedere alla Giunta, cortesemente, che nella replica ci dica quali sono i principi a cui si è ispirata per determinare l'indebitamento della Regione, perchè c'è una grande confusione.

Ho già avuto modo di dire che condividiamo l'esigenza del risanamento dei conti regionali, ma non condividiamo per niente i tagli con la scure indiscriminati, quelli che mettono in crisi, come è accaduto in questi dieci mesi, i settori portanti dell'economia, delle attività produttive, del sistema sociale della nostra Isola nel nome di un principio astratto ma dagli effetti devastanti, mistificatori e mistificanti della realtà e della verità, quello cioè di marcare, come è scritto nella relazione di proposta della finanziaria, ed è stato ribadito anche in quest'Aula, anche dal relatore di maggioranza, una netta discontinuità con l'azione svolta negli ultimi anni di Governo della passata legislatura.

Se la situazione delle finanze regionali fosse veramente disastrosa e fallimentare, come si sostiene, non sarebbe certamente il risultato di pochi anni di governo recente, ma quello derivante da lunghi periodi, gli ultimi venticinque anni, in cui le sorti della Sardegna sono state guidate da diversi governi, corresponsabili di quella che oggi una Giunta di centrosinistra chiama politica fallimentare di sperperi e di privilegi.

In occasione dell'esame del Dpef l'Assessore della Programmazione ci ha consegnato una tabella relativa alle entrate proprie della Regione ed illustrandole a noi, alle rappresentanze istituzionali e alle parti sociali, ha messo in risalto l'insufficienza dei trasferimenti finanziari dallo Stato alla Regione e ha denunciato la debolezza dell'azione politica rivendicativa della Regione.

Oggi, a distanza di pochi giorni, nella relazione ci si dice, con termini quasi soddisfatti e consolatori, che il Governo regionale sta dispiegando la sua azione al fine di rivendicare dallo Stato un giusto livello di compartecipazione tributaria, e che rispetto al contenzioso aperto sulla compartecipazione IRPEF lo Stato ha già riconosciuto le argomentazioni della Regione. Bene, peccato che non ci si dica quali questioni e quali azioni sono state affrontate e svolte sull'insieme del Titolo III dello Statuto, il perchè su queste tematiche la Giunta regionale non abbia ancora coinvolto l'intera Assemblea per condividere ragionamenti, scelte ed iniziative che in questa delicata e vitale materia per la stessa autonomia regionale non possono che essere unitarie se si vuole veramente vincere la battaglia.

Ci si accontenta, invece, primo, di mantenere lo status quo; secondo, di non tener conto in questa legge finanziaria degli effetti dell'azione che si sta dispiegando a livello statale; terzo, di ipotizzare che gli effetti si potranno riscontrare solo a partire dal 2006, dall'anno in cui, guarda caso, la Sardegna uscirà dall'Obiettivo 1 e non potrà più disporre dei fondi POR, quelli che inseriti nella manovra finanziaria e nel bilancio 2005, cari colleghi del Consiglio, danno l'illusione, confermata anche nella relazione di maggioranza, che le risorse complessivamente mobilitate nella manovra finanziaria sono pari a quelle del 2004, udite, udite! Peraltro nel Dpef per il 2006 sono previste entrate per 3 miliardi 315 milioni e 762 euro contro i 3 miliardi 560 milioni di euro del 2005, una riduzione di ben 244 milioni di euro.

Non vi è dubbio che siamo in presenza di una finzione contabile e ne prendiamo atto, come prendiamo atto, lo stanno purtroppo sperimentando in molti, che siamo invece in presenza di tagli dolorosi ed insopportabili dall'assetto complessivo della comunità sarda, anche perché al di là delle scarne ed inconsistenti enunciazioni non c'è stata e non c'è alcuna seria, credibile politica delle entrate, fortemente compromessa, tra l'altro, proprio dalla stessa filosofia della spesa che pone la Regione in una posizione di debolezza nei confronti dello Stato.

Quando ci sarà il Presidente della Regione coglierò una sua presenza per manifestare questo mio pensiero e per dire come questi tagli condanneranno la Sardegna nel rapporto Stato - Regione a non avere i soldi che ci spettano. Guardate che sto dicendo una cosa che credo di poter dire, perchè avendo contrattato le risorse finanziarie del 1983 alle quali tutti ci stiamo riferendo, vi assicuro che questa storia dei tagli ci punirà come ci ha punito la continuità territoriale, allorquando con grande orgoglio abbiamo detto: "Non abbiamo bisogno dei fondi dello Stato imponiamo gli oneri", tant'è vero che lo Stato ha tagliato i fondi per la continuità territoriale della Sardegna.

La tabella di cui parlavo poc'anzi, ovvero il quadro riassuntivo del gettito e delle quote I.V.A. riconosciute dallo Stato alla Regione, elaborato dall'Assessorato del bilancio, parte non a caso dal 1983; è l'anno in cui si chiude la prima e seria trattativa con il Governo e che generò la legge numero 122/83 di finanziamento delle competenze delle funzioni trasferite alla Regione in attuazione del D.P.R. 348 del 1979, vertenza che si chiuse dopo ben cinque anni di battaglie unitarie. Chi vi parla ne è testimone diretto perchè era allora Assessore competente in materia di finanze regionali.

Era quella una prima tappa di un percorso che avrebbe dovuto portare la Sardegna in posizione almeno paritaria rispetto alle altre Regioni a Statuto speciale più avanzate, la Sicilia e la Valle d'Aosta in primo luogo, che incassano interamente, come tutti sappiamo, tutti i tributi erariali riscossi nei loro territori. Sono passati oltre vent'anni da quella data e siamo praticamente ancora fermi alla tappa di partenza, e le risorse destinate alla Sardegna sono rimaste sempre agli stessi livelli con un alternarsi di incrementi, ed incrementi percentuali, nonostante i bisogni della Sardegna siano cresciuti da tempo, non solo negli ultimi cinque anni, in maniera esponenziale.

Concordo con chi sostiene l'esigenza di una ricerca di unità delle forze politiche sarde per attivare con lo Stato una vera vertenza politica, che non può però partire dalla piazza, in questo sono in totale disaccordo con quanti chiedono una protesta popolare davanti a Palazzo Chigi, ma deve avere alla base l'autorevolezza della Regione, della Sardegna intera che porta a Roma, al Governo, al Parlamento italiano, la forza delle scelte, delle decisioni autonome formate nel Parlamento sardo e nella coscienza civile di un intero popolo.

Dal 1983 ad oggi hanno governato la Regione tutti i partiti, anche quelli di oggi che hanno le radici e le matrici nelle forze politiche che governarono l'Italia e la Sardegna negli anni Ottanta; sulla base dei dati di questa tabella potremmo dare anche i voti e le pagelle, e se lo facessimo seriamente in tema di responsabilità faremmo significative scoperte e scopriremmo fantastici e macroscopici autogoal.

Su questi temi, sulle risorse proprie della Regione, sul Titolo III non si scherza, sui rapporti Stato - Regione io credo che dovremo fare un apposito dibattito per individuare e mettere a punto le necessarie strategie senza fughe in avanti, senza avanzare primogeniture e recriminazioni dannose ed improduttive. Vedete, in Parlamento, lo sappiamo tutti, la Sardegna ha una piccola rappresentanza non adeguata e debole, ed anche chi è stato ed è al Governo del Paese, sono stati parlamentari personaggi autorevoli, non ha avuto la capacità e la forza di un qualsiasi Miccichè che nella finanziaria dello Stato del 2004 all'articolo 51 ha fatto inserire ed approvare i commi 1 bis e 1 ter che riconoscono alla Regione Sicilia, per la definizione dei rapporti finanziari pregressi fino al 31 dicembre 2001, in applicazione di un protocollo firmato nel maggio del 2003, un impegno dello Stato per quindici anni dell'importo di 65 milioni di euro a decorrere dal 2004.

Ecco una delle ragioni per le quali abbiamo già detto che se la Giunta regionale non cambia rotta, se non abbandona questa linea perdente, perdente nei confronti dello Stato, perdente nei confronti del sistema economico e sociale della Sardegna, la proposta di legge finanziaria e il bilancio del 2005 non potranno avere il nostro consenso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà. L'onorevole Salis rinuncia. Poiché non sono presenti in Aula decade l'iscrizione a parlare dei consiglieri Liori, Pisano, Biancareddu.

E' iscritta a parlare la consigliera Barracciu. Ne ha facoltà.

BARRACCIU (D.S.). Signor Presidente, Assessori, colleghi e colleghe, le manovre finanziarie costituiscono un banco di prova decisivo per ogni Esecutivo, tanto più decisivo quanto più difficili sono le condizioni nelle quali si è costretti ad operare, e condizioni a dir poco difficili, o meglio disastrose, sono quelle nelle quali la Giunta si è trovata a dover formulare la propria proposta di manovra finanziaria. Situazione, è stato ripetuto più volte oggi, dove il livello di disavanzo creatosi ha totalmente ingessato il bilancio, e questo fatto, per quanto pedantemente ripetuto da questa maggioranza, non è un luogo comune, purtroppo, ma la nuda e cruda realtà dalla quale i nostri ragionamenti non possono prescindere.

Ripeto, quindi, una situazione finanziaria disastrosa con un indebitamento autorizzato dalle precedenti finanziarie pari a quasi la metà delle entrate totali e con rate di ammortamento tali da assorbire l'intera massa manovrabile; sappiamo di non aver fatto nessuna scoperta eclatante, né tanto meno di aver indicato vie e soluzioni mai pensate da altri, tant'è che sappiamo e diciamo e non nascondiamo che le stesse analisi, ed anche più o meno le stesse soluzioni, sono presenti nei vostri precedenti Dpef.

La differenza però tra noi e voi, ancora una volta, sta nella nostra capacità e coerenza politica di volere e sapere passare dalle enunciazioni di principio ad atti concreti. Tant'è che la nostra finanziaria, la nostra ripeto, né solo del Presidente, né della Giunta ma dell'intera maggioranza, nel suo impianto è stata annunciata e delineata nel Dpef approvato da questo Consiglio.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue BARRACCIU.) Pertanto, onorevole Capelli (ma è assente anche egli stasera) diabolico non è perseverare sulla finanziaria di cui stiamo discutendo, diabolico sarebbe scrivere e dire delle cose e farne poi altre, così come siete stati soliti fare voi, e non solo in materia finanziaria.

Così, la Giunta regionale è riuscita a presentare una finanziaria e un bilancio, pur non senza difficoltà, che concilia politiche di risanamento e politiche di sviluppo, dove si è finalmente ridimensionato il ricorso all'indebitamento, dimezzando già da quest'anno il ricorso al mutuo per coprire il disavanzo; condizione imprescindibile per tracciare le vie di uno sviluppo duraturo e strutturale per quest'Isola.

Questo difficile e da sempre auspicato obiettivo non è stato raggiunto principalmente, così come da voi affermato anche oggi in quest'Aula, semplicemente grazie a puri e semplici tagli; la Giunta ha portato avanti anche e soprattutto un lungo e certosino lavoro sul versante delle entrate, recuperandone per oltre un miliardo e cento milioni di euro, attraverso la cancellazione di settecentocinquanta milioni di residui di stanziamento, la riutilizzazione di circa duecentocinquanta milioni di fondi non utilizzati della legge numero 268, il recupero delle somme non utilizzate e dei fondi di rotazione giacenti presso le banche e la SFIRS.

Questo lavoro di recupero dei residui è importante, è importantissimo, e secondo noi è doppiamente meritorio, perchè da una parte si sono recuperate ingenti risorse finanziarie, altrimenti inutilmente ferme, per ridurre il disavanzo, e dall'altra fornisce finalmente un importante stimolo ed impulso alla capacità di spesa della Regione, e al controllo dell'impegno effettivo della Regione eliminando via via le somme non effettivamente impegnate, nel senso che appunto esse non corrispondono ad obblighi giuridici contrattuali definiti. Questa via è virtuosa, Assessore, e deve essere portata avanti con sempre maggiore efficacia nel tempo.

La proposta oggi in discussione è stata poi ampiamente e proficuamente esaminata in Commissione, dove il lavoro è continuato per circa quarantacinque giorni, migliorata e resa maggiormente equilibrata con il concorso importantissimo dei commissari della terza Commissione, tant'è che le riduzioni purtroppo necessarie non sono affatto indiscriminate ma frutto di scelte selettive.

Crediamo inoltre che alcuni miglioramenti potranno essere ancora fatti qui in quest'Aula con il concorso e il contribuito di tutti, naturalmente nel rispetto del limite stabilito già nel Dpef, limite che consente di finanziare la spesa pubblica con un disavanzo rispetto alle entrate disponibili di non oltre il dieci per cento, questo è il limite che è stato fissato nel Dpef, è una condizione importante, ed è una scelta politica sulla quale non si transige.

Non saranno, quindi, ammesse proposte di recupero di risorse che ripercorrano le disastrose strade da voi ampiamente ed esclusivamente percorse durante il vostro governo, quelle cioè del ricorso all'indebitamento; si tratterà eventualmente di rivedere alcune priorità e di risparmiare risorse in maniera diversa, e siamo qui per discutere anche questo.

Non omettiamo poi, colleghi, di rilevare che si è venuti incontro alle esigenze importantissime degli enti locali sia in termini finanziari, sia attraverso la possibilità di stornare le risorse per gli investimenti dalle spese che concorrono a raggiungere il massimale del patto di stabilità, a tutto vantaggio evidente dell'economia dei nostri comuni. Non dimentichiamo ancora che sempre in Commissione, con il concorso di tutti, sono state recuperate importanti somme per lo sport e per lo spettacolo, sono state accantonate le risorse per i cantieri comunali, ancora si è lavorato nella proposta di manovra, si è cercato di mantenere anche i finanziamenti per i settori produttivi, mi riferisco in particolare alla legge numero 51 e quindi all'artigianato, settore al quale sono state attribuite comunque più risorse degli anni precedenti. L'anno scorso furono stanziati 54 milioni di euro e quest'anno 70 milioni ; un'altra cosa molto importante, che segna una grande differenza rispetto all'approccio seguito nel passato, è l'accantonamento delle risorse per coprire il disavanzo in sanità prevedibile al 31/12/2004, in modo tale da evitare, così come è accaduto precedentemente, e anche l'anno scorso, manovre di assestamento difficili e dolorose che impongono tagli a capitoli su cui, nei vari settori, si creano aspettative.

Insomma, questa finanziaria è stata migliorata in Commissione, è stata resa maggiormente equilibrata attraverso le cose che ho segnalato ed altre ancora, a dimostrazione che era appunto una proposta, una proposta certamente rigorosa, ma non un diktat, non un diktat imposto dall'uomo solo al comando, è stata migliorata attraverso il lavoro della Commissione.

Se è vero, come è vero, che un'altra esigenza fondamentale è quella di spendere le risorse della Regione, è altrettanto vero che una conditio sine qua non per l'accelerazione della spesa e la sua riqualificazione è lo snellimento delle strutture burocratiche dell'Amministrazione regionale nel suo complesso. In questo senso ritengo, coerentemente con le posizioni del mio partito, che non sia assolutamente ardito che nella finanziaria si sia posto l'accento su questo delicato aspetto; è da tanti anni che si parla di riforme della Regione come elemento fondamentale ma, poi, nella realtà nulla di fatto è stato realizzato, nel senso della riforma della struttura regionale.

Noi le riforme, invece, non solo le annunciamo ma intendiamo anche farle, possibilmente con il concorso di tutto il Consiglio, ed è per questo che non riteniamo ardito ma utile l'inserimento in finanziaria non di norme di riforma, perchè non di questo si tratta, non sono norme di riforma, non sono leggi di riforma, ma di norme che semplicemente imprimono un'accelerazione ed indicano alcuni generali indirizzi di riforma; le leggi di riforma sono poi rimandate al lavoro consiliare.

Questa è in sintesi, ritengo, la finanziaria della necessità e della responsabilità; necessità e responsabilità a cui non intendiamo sottrarci ma assumerci totalmente. Per questo la sosterremo nell'interesse esclusivo dei sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà. Poiché non è presente in Aula è dichiarato decaduto. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che nella giornata di oggi siano venuti i primi importanti spunti di riflessione per affrontare un tema così rilevante come una legge finanziaria. In questi anni dell'autonomia regionale più volte si è tentato di dare alla finanziaria una veste funzionale alla parte che è chiamata al governo o all'opposizione.

Questa è la seconda vera manovra finanziaria di questa Giunta regionale, è la seconda importante azione economica che la Giunta regionale e questa maggioranza portano in quest'Aula. La prima manovra finanziaria, come voi sapete, è stata quella che ha tradotto in legge un'azione pianificatrice del territorio che ha bloccato, che ha consistentemente fermato l'economia della Sardegna.

Vorrei essere molto chiaro con i colleghi della maggioranza, perché credo che loro più di tutti abbiano la responsabilità di quel primo passo importante portato in quest'Aula, ma è altrettanto vero che quel passaggio è direttamente collegato a questa manovra finanziaria. Io vorrei cercare, con parole semplici, riguardando brevemente la storia di questo Consiglio regionale di questi ultimi anni, non solo di capire le responsabilità, ma soprattutto di capire se le entrate finanziarie di questa Regione debbano essere ancora fondate semplicemente ed esclusivamente su introiti derivanti da nuove tasse o da nuovi strumenti che regolino appunto gli introiti del bilancio regionale. Così non è colleghi.

La storia autonomistica della nostra Regione parla molto chiaro. Io cercherò quindi di riprendere alcuni concetti che l'assessore Pigliaru ha introdotto nella sua relazione, e poi ha portato in Commissione, per dimostrare come sia semplicemente falso, destituito di ogni fondamento quel richiamo che è stato fatto all'indebitamento.

L'onorevole Cugini, stamani, con la sua solita azione di "cuci e scuci" ha cercato di lavarsene le mani sostenendo che lui non può essere certo chiamato a rispondere dell'indebitamento passato, e che mai ha fatto qualcosa per incrementare quell'indebitamento. E' dimostrato, e io qui ho tutti gli emendamenti presentati nella precedente legislatura dalla opposizione, che l'indebitamento, se tale deve essere definito dall'assessore Pigliaru, è frutto solo ed esclusivamente degli emendamenti che l'allora opposizione presentò in quest'Aula. E bisogna, colleghi, avere il coraggio intellettuale di non scaricare le responsabilità su una classe dirigente che ha avuto la responsabilità di governo in questa Regione, ma dire semmai che il Consiglio regionale, nella sua storia, nessuno escluso, nessuno escluso, forse con qualche responsabilità maggiore in capo a qualche parte politica, ha una responsabilità precisa sull'indebitamento nella nostra Regione.

Io vorrei fare un distinguo, però, tra indebitamento e investimento, che sono due fatti diversi nell'economia di una regione e sono fatti diversi nella norma finanziaria che li contraddistingue. Voi sapete benissimo che il debito, il mutuo può essere contratto in questa Regione solo se finanzia un investimento, ed è lungimirante la delibera che la Giunta regionale ha assunto l'8 ottobre del 2004, dichiarando quelli che sono investimenti ammissibili al mutuo e quei mutui che invece non possono essere ammissibili nel bilancio economico della Regione. E cioè ha stabilito che dei mutui contratti negli anni passati, alcuni erano per investimenti, altri non erano giustificabili come tali. Dimostreremo , puntualmente, come su alcune questioni fondamentali, gli emendamenti che hanno giustificato quella contrazione di mutuo e di autorizzazione alla contrazione di mutuo erano stati presentati dalla opposizione.

Mi riferisco, colleghi della maggioranza, agli emendamenti sulla siccità: si passò da 250 a 500 miliardi, sapendo che i primi 250 miliardi erano previsti nelle entrate correnti, e che quindi potevano essere puntualmente utilizzati dal bilancio regionale. . E quell'emendamento l'Aula lo accolse, perché si giocava da una parte e dall'altra a sostituire il ruolo…

MARROCU (D.S.). Era un emendamento della Giunta!

PILI (F.I.). Collega Marrocu, lei sa di essere un firmatario di quell'emendamento, è un suo emendamento. La Giunta regionale, sbagliando, ripropose lo stesso emendamento che l'opposizione allora proponeva. Quindi c'è una condivisione, ma la primogenitura di quell'emendamento lei sa bene che ha la sua firma e quella del collega Cugini. E credo, colleghi, che sia lungimirante la delibera che l'assessore Pigliaru ha adottato nell'ottobre del 2004, che dice ciò che è investimento e ciò che investimento non è.

Colleghi, prima di entrare nel merito della finanziaria, se l'obiettivo era quello di ridurre l'indebitamento, io mi domando, assessore Pigliaru, se c'è una differenza tra quello che il Consiglio ha autorizzato e quello che realmente si è contratto con la delibera della Giunta regionale C'è una differenza sostanziale, nel senso che il Consiglio quando concede un'autorizzazione fa una previsione e dà alla Giunta il mandato, qualora queste risorse servano, di poter contrarre i mutui.

Io mi domando, voglio fare soltanto un breve elenco, se i fondi della siccità del 2002, i 500 miliardi, sono stati tutti utilizzati. Se non sono stati tutti utilizzati perché questa maggioranza non si assume l'onere di iscrivere una riduzione dell'autorizzazione di mutuo in questa finanziaria? E mi domando ancora se c'è un Piano straordinario per il lavoro che Rifondazione Comunista ha imposto a quest'Aula con l'ostruzionismo, pur sapendo che molte di quelle risorse non erano state spese. Ebbene, se molte di quelle risorse non sono state spese, qualcuno abbia il coraggio di cancellarle, di non assumersi la responsabilità politica di mantenerle. Ma vi ricordate, colleghi, la legge numero 1 del 2002, quella che sostitutiva la "28", che recuperava tutto il pregresso della legge 28, che serviva per finanziare l'imprenditorialità giovanile in quest'Isola?Vi siete forse dimenticati, colleghi, che i mille miliardi previsti derivavano da un mutuo contratto da questo Consiglio regionale? Parliamo di investimento o di debito?

E allora, prima di parlare di indebitamento, bisogna fare i necessari distinguo. Lo stesso accadde quando in quest'Aula si discusse uno stanziamento di 200 miliardi di lire per l'edilizia scolastica. Su quella proposta avanzata dalla Giunta di allora, presieduta dall'onorevole Floris, ci fu una nostra presa di coscienza e i 200 miliardi di quella proposta furono raddoppiati da emendamenti della opposizione. Colleghi, bisogna avere l'onestà intellettuale e politica di assumersi le responsabilità fino in fondo delle cose giuste e delle cose che sono forse meno giuste.

Colleghi, se è questo l'indebitamento, io se fossi al posto della opposizione me ne assumerei il merito, perché rimangiarsi oggi gli stanziamenti per l'edilizia scolastica, per l'imprenditorialità giovanile, per il Piano straordinario per il lavoro è ingeneroso nei confronti dei risultati che sono stati ottenuti. E se voi oggi li state disconoscendo, noi e io personalmente mi assumo la responsabilità di aver creato quei mutui, autorizzati col mio voto, col voto della maggioranza di quel Consiglio, per contrarre risorse finanziarie che servivano per creare sviluppo e occupazione.

Ma è altrettanto vero, colleghi, che la storia della Regione, l'onorevole Floris la richiamava a grandi linee, io la voglio focalizzare in maniera ancora più precisa, è caratterizzata dal Titolo III dello Statuto, che ha lasciato aperte alcune partite modificabili con legge ordinaria dello Stato. Cioè le norme sono rigide, esclusa la parte finanziaria del Titolo III, che viene lasciata alla contrattazione annuale; per esempio vengono definite annualmente le spettanze della Regione Sardegna sulle quote dell'I.V.A. .

Sapete in effetti che cosa è successo? Nel 1993, il Governo di allora, stabilì che la quota I.V.A. dell'anno fosse uguale a quella concordata per il 1992. E poco male. Dal 1995, però, sono state soppresse dal Governo nazionale tutte le imposte di fabbricazione su alcuni prodotti che costituivano la maggior parte del gettito delle entrate regionali. Nel 1996, e non mi pare che ci fosse un Governo caratterizzato da un colore comparabile con quello dell'attuale opposizione, il presidente del Consiglio dei Ministri era Romano Prodi e il presidente della giunta era Federico Palomba, l'aliquota di compartecipazione alla spesa sanitaria venne elevata dal 21 al 25 per cento. E la stessa compartecipazione alla spesa sanitaria nel 1997 passò dal 25 al 29 per cento, cioè venivano sottratte al bilancio della Regione risorse che erano prima in capo allo Stato e che poi dal Governo del centrosinistra sono state puntualmente rispedite al mittente.

Ma la cosa più grave, colleghi, avvenne nel 1998.. Chi non è attento e chi non ha seguito con puntualità quel passaggio avrà dimenticato che fu introdotta con un atto unilaterale del Governo, condiviso poi dal Governo regionale di allora, ripeto di centrosinistra, la norma che stabiliva che la quota I.V.A. fosse determinata in maniera automatica, tenendo conto del tasso di inflazione programmato. Mentre tutte le altre Regioni percepivano una quota pari a 9 decimi dell'I.V.A., il Governo nazionale di centrosinistra stabiliva che in Sardegna si poteva aumentare la quota di quel punticino di inflazione programmato.

Colleghi, credo che quel passaggio abbia svilito lo strumento di garanzia costituzionale riconosciuto allo Statuto autonomo della nostra Regione, fu un passaggio importante che condizionò tutti i Governi che da allora si succedettero, compreso quello di centrodestra che, richiamandosi a quanto previsto da quel Governo ribadì che era stato già previsto uno strumento di incremento del gettito dell'I.V.A.

Colleghi, voi oggi scegliete la strada di una finanziaria a senso unico, se io potessi decidere il comportamento delle opposizioni, ma non lo posso fare, però posso esternare la mia posizione, non presenterei un solo emendamento, vi consentirei di approvare il disegno di legge così come è stato esitato dalla Commissione perché la Sardegna, in ogni angolo, in ogni settore, possa giudicarvi per quello che la Commissione ha prodotto.

Forse sfugge a qualcuno il dato finale del 2005 comparato a quello del 2004; io lo voglio sinteticamente richiamare, perché non sfuggirà a nessuno che per gli enti locali sono stati stanziati 700 miliardi in meno, 346 milioni di euro in meno. Se è una comparazione corretta, che ci dà la dimensione di quello che succederà nella cellula fondamentale dello Stato, che è l'ente locale, che diventa cellula fondamentale anche per quanto riguarda la Regione, metteremo in ginocchio il sistema produttivo, metteremo in ginocchio la vera macchina amministrativa.

Ma quale riforma della Regione? La riforma della Regione sta non nel creare tutto quello che si sta creando con i progetti di e-government, o nell'introdurre in maniera intrusa riforme nella legge finanziaria. La vera riforma passa da un concetto di una Regione che non ordina a quello di una Regione che sa decentrare, che sa coordinare, che sa utilizzare gli enti locali come vero strumento di pianificazione, di gestione delle risorse finanziarie.

Altro che riformare la Regione! State portando avanti quel processo involutivo che degenera in una Regione centralista, che sottrae ai Comuni, qualsiasi potestà, qualsiasi strumento attraverso il quale gestire lo sviluppo economico della Sardegna.

Ebbene, se queste sono le intenzioni e se, come è stato detto, la prospettiva è quella di protestare perché qualcuno avrebbe fatto uscire la Regione sarda dall'Obiettivo 1, colleghi, io vi invito a rileggere l'intervento che l'onorevole Prodi fece dallo scranno, dove adesso è seduto il professor Pigliaru, nel corso del quale, nel silenzio di tutti, disse che era giusto che la Sardegna uscisse dall'Obiettivo 1. Volete che vi legga il passaggio, in cui dice che la Sardegna è cresciuta ed è giusto quindi che non abbia quei riconoscimenti sul piano economico-finanziario che le sono dovuti?

Diceva il professor Prodi: "Questo non è il caso della Sardegna, che in questi anni ha progredito nella scala di ricchezza continentale e secondo i criteri attuali l'Isola non sarebbe più tra le regioni meno sviluppate anche senza l'allargamento". Prodi, in quest'Aula, nel Consesso autonomistico per eccellenza, stabiliva, imponendo questo fatto alla Giunta di centrodestra di allora, ma soprattutto al centrosinistra, schiaffeggiandolo in quest'Aula, che la Sardegna non presentava più le condizioni richieste per rimanere nell'Obiettivo 1, anche senza l'allargamento.

Allora cosa c'entra Micciché, cosa c'entra il Governo Berlusconi che pure nel memorandum presentato dal Ministero degli esteri alla Commissione Europea proponeva di modificare il parametro dell'occupazione per consentire alla Sardegna di restare nell'Obiettivo 1? Qualcuno di voi ha sollevato un dito per dire a Prodi di accogliere o di consentire, nel vasto complesso normativo della Commissione Europea, l'introduzione del parametro dell'occupazione? Nessuno di voi ha fatto niente e anzi vi siete resi corresponsabili di un fatto che il Governo italiano ha cercato in tutti i modi di evitare, per la nostra battaglia, perché abbiamo criticato pesantemente lo stesso viceministro Micciché, perché nessuno di noi ha padroni, nessuno di noi può temere qualsiasi tipo di ripercussione politica nella gestione della propria azione istituzionale e autonomistica.

Colleghi, avete scelto di fare una finanziaria onnicomprensiva, avete messo anche l'accelerazione dei cantieri delle opere pubbliche e leggerò, durante la discussione della finanziaria, quello che disse l'onorevole Gian Valerio Sanna, allora esponente di spicco di un partito che guidava l'opposizione, ma era quello che dicevano anche tanti altri colleghi dell'opposizione di allora che rifiutava l'idea di una accelerazione delle opere pubbliche in Sardegna Oggi introducete lo stesso principio nella legge finanziaria.

Credo, colleghi, che sia davvero la dimostrazione di come la storia si ripete. E' una storia di irresponsabilità, non di responsabilità, perché se qualcuno pensa che una finanziaria di tagli possa facilitare una ripresa dell'economia della Sardegna si sbaglia di grosso. Questa è una finanziaria che inverte, sì, la tendenza rispetto al passato, quando tutti gli indicatori economici e occupazionali erano in crescita.

Abbiamo lasciato la Sardegna con due parametri, quello dell'occupazione e quello del prodotto intorno lordo, in crescita. Noi abbiamo la certezza che le due manovre finanziarie, quella del decreto "bloccasviluppo", trasformato poi in legge, e questa legge finanziaria metteranno davvero la Sardegna in ginocchio; per questo noi porteremo avanti la battaglia su questa manovra finanziaria per far capire, più che a quest'Aula, all'esterno, i danni che questa Giunta, questa finanziaria porteranno alla Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, io chiedo scusa se l'Aula sarà costretta ad ascoltare nuovamente un mio intervento, avendo già preso la parola stamattina, ma i tempi che ci siamo dati, non essendoci altri oratori mi portano a riprendere appunto la parola nella stessa giornata. Certo avrei gradito sentire una replica prima di questo intervento. Sono onorato della presenza della Giunta e dell'assessore Pigliaru, sarei stato felice anche se ci fosse stata una presenza politica, l'unica, della Giunta regionale in carica, cioè quella del presidente Soru, perché noi facciamo delle analisi tecniche che non possono essere scisse da delle analisi politiche in quest'Aula, perché la finanziaria non è solo numeri, o meglio sono anche dei numeri che devono tracciare una via su cui impostare delle scelte, ed ognuno si deve assumere la responsabilità delle scelte che propone per il governo della nostra Regione.

La costante assenza del Presidente, che comprendo possa essere impegnato in altre faccende sempre di interesse della Regione Sardegna, mi porta a chiedere la possibilità, Presidente del Consiglio, di poter inserire nello spazio vuoto fra i due schermi che segnalano l'orario e gli esiti della votazione una foto del Presidente, in modo tale che la sua presenza sia continua e possa in qualche modo porre rimedio alla sua continua assenza.

Si capiscono tutti gli impegni, si capisce l'impegno gravoso del Presidente della Regione ma qui stiamo discutendo una legge finanziaria, la prima presentata da questo Governo, che ritengo sia di notevole importanza, è forse l'atto più importante nell'ambito della programmazione regionale. Credo che sarebbe stato utile ascoltare tutti i colleghi, così come anch'io ho cercato di fare; ho seguito soprattutto l'intervento dell'onorevole Barracciu e l'ho trovato anche molto significativo, molto illuminante. Probabilmente è dovuto ad una mia non adeguata esposizione, o spiegazione, il fatto che abbia capito tutt'altro rispetto a quello che volevo significare dicendo che è diabolico perseverare, perseverare in decisioni, in scelte che se non si ha orecchio democratico non si riesce a tradurre.

Sono le voci della piazza, sono le voci dei sindacati, sono le voci dei colleghi, sono le voci delle Commissioni, sono i pareri dati dalle parti sociali e dagli enti locali ai quali voi avete dimostrato di essere sordi e forse anche in quel caso, anche in Commissione molti di voi hanno sentito ma non hanno ascoltato; però chi avesse pazienza nel corso della notte potrà rileggere quanto hanno dichiarato le parti sociali, quanto hanno dichiarato i colleghi presenti nelle Commissioni.

Qualche stralcio è stato letto in quest'Aula anche dal collega Cuccu quando ha riportato il parere della quinta Commissione, ma io vorrei riportare altre questioni attinenti maggiormente il mio territorio di provenienza; io qui rappresento certamente l'interesse della Regione sarda, ma in primis in questa veste rappresento anche l'interesse di un territorio, di elettori di quel territorio ai quali bisogna rispondere.

Quel territorio è rappresentato nell'ottava Commissione da alcuni consiglieri che sottoscrivono che il capitolo della cultura, dell'istruzione, dello sport, dello spettacolo va totalmente rivisitato. Vanno rivisitati i fondi per l'università (ma io non voglio entrare nel merito di questioni che discuteremo punto per punto), dovremo discutere dell'università diffusa, dovremo discutere dei fondi per l'università, del Consorzio 1, del Consorzio della Sardegna centrale, Tempio, Alghero e quant'altro; tutti continuiamo ad usare un termine più volte sentito in quest'Aula e da mesi ormai sulla bocca di tutti: "tagliati, tutti tagliati".

Poi sento dire che la Commissione, nella quale credo di avere garantito quanto meno la presenza, ha ripianato alcune situazioni, soprattutto sul capitolo inerente la cultura, lo sport e lo spettacolo. Quando arriveremo a questo capitolo ci guarderemo in faccia e dimostreremo che non abbiamo fatto niente di tutto quello che, come minoranza, ci eravamo proposti; o devo ricordarvi che gli emendamenti che sono passati sono quelli che velocemente vi siete affrettati a ricopiare riducendo la spesa? Non si sono raggiunti risultati quindi che rendessero giustizia a quelle classi deboli di cui vi riempite la bocca ma di cui non sapete rappresentare le esigenze, ma neanche io le so rappresentare perché forse è troppo lontano, questo palazzo, dalle vere esigenze delle classi deboli.

Poi vorrei chiedervi due secondi e leggervi un passaggio, apparso su "La Repubblica" di stamattina, dove qualcuno dice: "Ha demonizzato la concertazione, ma al di là delle formule un paese con 56 milioni di abitanti non si governa senza rendere protagonisti delle scelte i suoi attori principali. Se dovessimo vincere la prima cosa che faremo sarà chiamare a raccolta le grandi organizzazioni sociali per decidere insieme le dieci cose più importanti da fare". Sapete già chi lo dice? Lo dice il vostro segretario nazionale. Posso continuare, ma avrete sicuramente letto l'articolo in cui il segretario dei D.S. Fassino rivolge questa critica al Governo nazionale.

Io lo potrei anche sottoscrivere queste parole, sapete. Le sottoscriverei, ma rivolgendole al presidente Soru, e vorrei vedervi smentire il vostro segretario nazionale. Ma voi non lo fate perché non potete. Come potete negare che ci sono state interferenze del Presidente della Regione. Avete chiesto dodici sospensioni nel corso dei lavori in Commissione perché chiamati a rapporto dal Presidente della Giunta regionale; non tutti i rappresentanti della Commissione, ma diciamo quelli maggiormente presenti durante la Commissione, fra i trenta e passa che si sono alternati nel confronto con la minoranza, cioè non avete seguito nulla.

Detto questo, oltre a ribadire quanto già detto sulla correttezza del confronto che c'è stato in Commissione, che però mi sembra che in alcuni interventi si cerchi di smentire e, o, di farmi smentire, devo ricordare uno dei vostri emendamenti che è passato in Commissione; uno di quegli emendamenti, mirati, il collega Oppi li chiama emendamenti "marchetta"; che diversi fra noi, ricordo l'onorevole La Spisa, l'onorevole Diana, hanno chiesto ai componenti della minoranza di non fare.

Poichè noi dobbiamo contribuire a costruire una finanziaria nell'interesse generale non abbiamo presentato emendamenti "marchetta", anche perché poi la presenza di questi emendamenti scatenerebbe la presentazione di ulteriori emendamenti dello stesso genere. Però io richiamo il comma 11 dell'articolo 37, "Disposizioni varie", questo è un vostro emendamento che avete votato in Commissione, nel quale a valere sulle disponibilità recate sul capitolo 01067 UPB S01031 del bilancio della Regione per l'anno 2005 una quota pari ad euro 50 mila (e non ci sono soldi in finanziaria!) è destinata ai sensi dell'articolo 10 e quant'altro alla prosecuzione e rafforzamento del progetto di cooperazione internazionale con la Bielorussia già avviato nel campo della formazione professionale. Questo è il vostro contributo alla finanziaria! Questo non è un emendamento copiato da noi per farlo passare in Commissione! Questo non è un emendamento "marchetta"! Questo è un emendamento che dà risposta alle esigenze dello sviluppo della Sardegna, che dà risposta ai sacrifici che stiamo chiedendo ai sardi, che dà risposta a tutte le vostre affermazioni!

Allora, noi abbiamo proposto più volte di rivedere alcune situazioni, o devo ricordarvi, per esempio, che relativamente all'utilizzo dei fondi POR non posso essere d'accordo? Devo ricordare, come voi avete fatto, che la Sardegna è nell'Obiettivo 1 grazie, purtroppo devo dire, al fatto che due province della Sardegna, Oristano e Nuoro, hanno contribuito ad abbassare la percentuale del PIL che consente all'intera Sardegna di avere i benefici dell'Obiettivo 1?

La risposta che date nella vostra finanziaria, di questo, Assessore, ne abbiamo parlato in Commissione, è quella di chiedere adesso i maggiori sacrifici rimandando all'attuazione dei POR. Ma sapete benissimo che i POR, andando a bando, non danno le risposte necessarie, sapete benissimo che i territori, i poli della Sardegna assorbiranno le risorse dei POR e voi continuerete a mettere in ginocchio, sui sassolini, la Sardegna e ve assumerete la responsabilità.

Il collega Pili diceva che questa finanziaria, dopo gli opportuni confronti, dovrebbe essere votata ed esitata nel giro di qualche giorno, senza che l'opposizione presenti emendamenti. Voi però ci chiederete di presentare degli emendamenti e noi li presenteremo: emendamenti di merito, emendamenti rispettosi dell'equilibrio socio-economico della Sardegna, emendamenti soppressivi totali del Capo quinto e Capo quarto, emendamenti soppressivi totali della proposta di soppressione di alcuni enti inserita in finanziaria; proposta di soppressione che riteniamo giusto prevedere in apposito provvedimento di legge da vedersi nelle Commissioni competenti. Sono certo che condividerete questa linea, se è vero quello che avete detto stamattina sulla necessità di ripristinare la centralità del Consiglio, di misurarci in Consiglio sui progetti di legge, di esitare questi progetti di legge, e su questo potremmo anche concordare, in tempi certi.

Sono le stesse richieste che vi facevamo noi nel corso della passata legislatura e che voi non avete mai accettato; non avete mai accettato di parlare in quest'Aula con tempi certi, con modalità certe per superare alcune rigidità imposte dal Regolamento stesso del Consiglio regionale. Ma noi non faremo quel tipo di opposizione; noi accettiamo il confronto, accettiamo di misurarci all'interno delle regole democratiche e chiediamo a voi, che ne avete la maggiore responsabilità, che queste regole democratiche vengano rispettate.

Che cosa stiamo chiedendo? Non stiamo chiedendo niente di particolare; stiamo chiedendo che questo Consiglio svolga il suo ruolo, stiamo chiedendo che qualora qualcuno pensi di prevaricare il ruolo del Consiglio venga isolato. Non temiamo né le minacce, né di essere posti sotto sequestro e non soffriamo della sindrome di Stoccolma. Se qualcuno, a seguito della rivalutazione democratica del ruolo di questo Consiglio, intende dimettersi si dimetta, si dimettta tranquillamente, andremo a casa e ci confronteremo nuovamente. Può darsi che rivinciate, può darsi che vinciamo noi, ma avremo salvato la dignità di quest'Aula non nostra personale; noi passiamo, ci sono stati altri prima e ce ne saranno altri dopo, ma potremo consegnare a chi verrà dopo l'istituzione autonomistica della Sardegna nella pienezza della sua dignità.

Negli ultimi quattro anni non è mai stata presentata una finanziaria composta di 37 articoli e contenente tante e simili norme intruse; tutti abbiamo inserito norme intruse, ma non ci siamo mai permessi di inserire all'interno della finanziaria disegni o proposte di legge. Se voi farete passare o non dichiarerete prima che, per esempio, quanto proposto sulla modifica delle comunità montane presente in finanziaria non passerà, ma che ci si rifarà al progetto di legge, noi porteremo all'attenzione dell'Aula quel progetto di legge come emendamento alla finanziaria, staremo qui fino a maggio a discuterne. Così come porterò per esempio le proposte di legge sul personale, sulla riforma degli enti, sulla riforma dello IACP, sulle riforme proposte in finanziaria, proposte dall'onorevole Gian Valerio Sanna nella passata legislatura. Certo, oggi lui non vota, i suoi colleghi devono votare contro quelle proposte rispetto a quelle presenti in questa finanziaria.

Allora, presidente Secci, la Sardegna, e noi l'abbiamo richiesto più volte , ha bisogno di un patto di buona amministrazione; per fare i patti di buona amministrazione nell'interesse generale, l'abbiamo detto fin dall'apertura dei lavori di questa Assise in questa legislatura, noi siamo disponibili, l'U.D.C. è disponibile, le forze politiche di minoranza sono disponibili al confronto.

Sotterriamo l'ascia di guerra e scegliamo insieme la via più celere, più corretta, più democratica, più efficace per il bene di tutti i sardi; la campagna elettorale è lontana, verremo giudicati sulle azioni che proporremo e che faremo, non abdicheremo al nostro ruolo e non chiediamo che voi abdichiate al vostro, questo può essere un percorso di quest'Aula, ma badate bene che deve avvenire in un'Aula libera da condizionamenti, e chi intende condizionare il pensiero dei rappresentanti del territorio della Sardegna deve garantire di essere libero, di essere edotto sui principi democratici che governano quest'Aula.

Nel merito della finanziaria siamo entrati stamattina e ci rientreremo strada facendo, ma credo che ognuno di noi se si vuole che questo percorso sia duro sul merito, duro sul confronto, ma corretto e leale, sarà opportuno che misuri le dichiarazioni che deve fare, e sarà opportuno che si attenga ai fatti, sarà opportuno che si attenga al disegno di legge nel pieno rispetto delle posizioni politiche.

Si parla in maniera non corretta, non conoscendo i fatti, dell'indebitamento della Regione; chiunque sa che un indebitamento non si crea sicuramente nell'arco di una legislatura, come sa che nella passata legislatura c'è stata una rincorsa all'indebitamento. Probabilmente qualcuno che è intervenuto stamani o stasera non sa, per esempio, che la legge sull'emergenza alluvionale è arrivata in Aula con uno stanziamento previsto di 300 miliardi che è salito a 700 a seguito degli emendamenti presentati dalla minoranza di allora che faceva solo demagogia e per responsabilità di quella maggioranza, di quel sistema parlamentare.

Una responsabilità che ci portiamo dietro, la responsabilità di non aver saputo governare i propri numeri, perché quel sistema parlamentare non lo consentiva, perché con l'abuso del voto segreto qualcuno si nascondeva per i propri interessi personali, per la propria voglia di arrivare a sostituire qualcuno. Questo ha governato quell'Aula e noi ce ne facciamo carico, abbiamo pagato per questo, ma contiamo e siamo certi di non avere fatto pagare i sardi. Abbiamo già detto che gli investimenti potevamo farli soltanto con gli indebitamenti.

Abbiamo già detto anche che l'indebitamento è sempre possibile se si presenta un progetto che può avere credito. Presentate un progetto che possa avere credito e tutti insieme i sardi saranno ben felici di sottoscrivere quell'indebitamento perché sapranno comunque che si mira ad un interesse generale e non al solito interesse di pochi.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, per cortesia, concluda. CAPELLI (U.D.C.).Gli interessi di quei pochi non devono e non possono essere gli interessi generali dei sardi, l'interesse generale dell'intero Consiglio regionale. Se di questo si vorrà discutere, se qualche dichiarazione vostra o della Giunta potrà portare ad un confronto di questo tipo noi saremo qui pronti al confronto, pronti a dare il nostro contributo. Noi saremo qui comunque per cercare di far ragionare chi oggi rifiuta di ragionare e saremo comunque non al vostro fianco ma al fianco dei sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, io pensavo di fare in discussione generale un intervento di sintesi delle considerazioni, dei concetti, delle proposte emerse dagli interventi qualificati della maggioranza cui ancora seguiranno, quando parleranno i Capigruppo, ulteriori proposte di discussione nel merito; e invece mi trovo, ahimè, a svolgere un intervento come se fossimo all'inizio della discussione generale.

Non voglio togliere, con questo, nessun valore agli interventi fatti dai colleghi dell'opposizione che, evidentemente, hanno scelto di seguire una precisa direzione.

Non si può disconoscere però, l'hanno fatto alcuni, per la verità non tutti, la gravità della situazione finanziaria della Regione; è stata sottolineata la gravità della situazione finanziaria, si è detto che esiste il problema del risanamento della stessa, così come esistono i problemi del riordino della spesa e quello dell'avvio di un progetto di riforma che è annunciato da troppo tempo.

L'indebitamento, collega Pili, si è moltiplicato negli ultimi anni perché ha avuto un processo di accelerazione vertiginosa, certamente, negli ultimi cinque anni, ma aveva cominciato a crescere in maniera preoccupante, e già allora si parlava di preoccupazione per l'indebitamento, nella legislatura precedente all'ultima. E chi era in quest'Aula nella legislatura '94/'99 ha vissuto con preoccupazione i discorsi della maggioranza di allora sul trend in salita dell'indebitamento.

Però dire che non ci sono responsabilità o dire che le responsabilità sono delle opposizioni, colleghi, è una mistificazione che non può essere accettata. Non può essere accettato che qui si dica che noi abbiamo raggiunto 6 miliardi e oltre di indebitamento a causa dell'indebitamento autorizzato. Caro collega Pili, certo che c'è differenza tra il debito contratto e l'indebitamento autorizzato, ma chiunque conosca le regole della pubblica amministrazione sa che l'indebitamento autorizzato non si concretizza soltanto per la lentezza della spesa, non perché sia possibile operare diversamente, e che se si vuole ridurre quell'indebitamento autorizzato è necessario che si modifichino le poste di spesa a suo tempo previste e autorizzate.

Ma sarebbe stato un imbroglio contabile, questo sì, mettere risorse con il ricorso all'indebitamento salvo poi non spenderle per dire che si è risparmiato. Ma è questo il modo di amministrare i bisogni importanti, di dare risposte ai bisogni della nostra gente, di diminuire la disoccupazione, di far crescere e sviluppare il sistema delle imprese, di dare servizi sociali ai cittadini che siano adeguati e compatibili con una società moderna come penso tutti vogliamo?

Io penso che ci sarebbe molto da dire sull'argomento, ma e continueremmo a scaricarci addosso tutte le responsabilità. Io preferisco ancora provare a dare un taglio diverso al mio intervento. Non voglio ricordare che, all'inizio della scorsa legislatura (io non c'ero, ma seguivo attentamente i lavori) almeno la stampa ne aveva scritto, si parlava di avviare una stagione di riforme partendo dallo shock burocratico; immagine molto significativa per dire che il sistema Regione non funzionava e aveva bisogno di una riforma urgente e radicale. Non si è fatto nulla!

Oggi, in questa manovra finanziaria, si fanno i primi passi decisi, significativi, in quella direzione; passi che stanno creando dissenso, non ci sono dubbi su questo. Ma chi non ricorda quello che il presidente Soru disse prima delle elezioni, quando chiese il voto ai sardi in nome e per conto di questa maggioranza, e cioè che si candidava a rappresentare la Sardegna non per accontentare tutti ma per scontentare molti nella speranza di riuscire ad avviare un progetto che poi potesse accontentare veramente tutti; è questa la scommessa della quale noi ci sentiamo partecipi.

E, colleghi dell'opposizione, non umiliateci dicendo che siamo qui a scaldare la sedia, ad alzare la mano e ad ubbidire. Non ci dica, collega Capelli, che noi ci siamo fermati dodici volte in Commissione per subire le interferenze del presidente Soru. Quando il presidente Soru è venuto in Commissione lo abbiamo chiamato noi, le altre volte noi ci siamo incontrati, così come è normale in qualsiasi sistema democratico dove si deve partecipare per rappresentare non le proprie ragioni ma gli interessi generali, per valutare in maggioranza, in modo attento, in modo sensibile anche le proposte formulate nei molti emendamenti presentati dall'opposizione.

CAPELLI (U.D.C.). Non l'ho visto il Presidente in Commissione. Quando l'abbiamo chiamato?

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Noi l'abbiamo chiamato, alle nostre riunioni durante le interruzioni, l'aveva capito bene anche prima, onorevole Capelli, però glielo dico con molta franchezza. Certo, perché noi non ci sentiamo cosa diversa dal Presidente della Regione, non ci sentiamo strumento, e dovete pensare che questo sistema elettorale e questa legge elettorale, questo sistema di governo in quest'Aula, non sto parlando di altre cose, certamente non l'abbiamo voluto noi.

Se poi vogliamo un giorno discutere anche di quello in altra sede, in altra occasione, possiamo anche dire chi ha voluto l'affossamento di quella riforma elettorale che era stata proposta ed approvata all'unanimità dalla Commissione autonomia, presidente l'onorevole Emanuele Sanna, non torniamo su quanto successe allora per carità di patria!

Allora, cari colleghi, la situazione è talmente drammatica che non ammette che alcuno si chiami fuori. E io stasera, veramente, da parte di tutti quei colleghi che hanno detto che questa è una finanziaria di tagli, avrei voluto sentir dire in che modo alternativo si può proporre l'utilizzo di queste risorse. Io non ho la presunzione di dire che la nostra proposta sia la migliore, può darsi che ce ne sia anche una migliore della nostra; noi però abbiamo fatto uno sforzo, abbiamo cercato di capire, abbiamo cercato di approfondire le questioni e siamo arrivati alla conclusione, e non è tradizione che comincia oggi, che la manovra finanziaria non debba essere modificata in modo sostanziale dalla maggioranza.

Vorrei ricordare tutti gli interventi fatti in Commissione bilancio, della quale ho fatto parte negli ultimi tre anni da oppositore, dalla maggioranza di allora, e ci sono gli atti della Commissione che lo provano, per emendare le proposte della Giunta. E mi fermo qui!

Voglio invece riprendere una osservazione del presidente Floris sulla politica delle entrare. Non ci sono dubbi, infatti, che noi quest'anno chiudiamo la manovra finanziaria utilizzando - e non saranno disponibili per il futuro - 500 milioni di euro di risorse straordinarie. Se non investiamo velocemente, l'anno prossimo i tagli dovranno essere ben maggiori; e questa è una preoccupazione che non può riguardare soltanto la maggioranza e il governo di questa Regione.

Allora, l'unica strada possibile da seguire per trovare nuove risorse - non sono risorse che dobbiamo ricercare o per le quali dobbiamo fare chissà quali rivendicazioni - per l'intanto è solo quella di cercare di far riconoscere quello che ci è dovuto per legge statutaria.

Tutti sappiamo, perché è stato anche questo oggetto di discussione in quest'Aula quando abbiamo presentato la mozione sulle entrate, che lo Stato deve alla Regione Sardegna, per il mancato rispetto della legge 122 dell'83cui faceva riferimento l'onorevole Pili, , parecchi miliardi di euro di arretrati. E dallo Stato dovremmo avere tutti gli anni una cifra che va dai 6 agli 800 milioni di euro aggiuntivi, a legislazione vigente.

Questo è un problema all'attenzione di questa Regione, di questo Consiglio regionale, delle amministrazioni che si sono succedute da più di dieci anni, quindi mi chiedo che fine ha fatto negli ultimi cinque anni quanto previsto dall'intesa Stato - Regione dell'aprile del 1999 che attraverso un Accordo di programma quadro (APQ), così si chiamano se non ricordo male, istituiva una Commissione paritetica che verificasse l'attuazione dell'intesa.

PILI (F.I.). Non c'è mai stato nessun APQ sulle finanze.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si rilegga l'accordo Stato - Regione del 1999, onorevole Pili, e quando vorrà lo discuteremo insieme! Senza dimenticare che nella legislatura '94 - '99 la Regione ottenne, a riconoscimento parziale e provvisorio, a ristoro di quello che lo Stato doveva e che non trasferiva tutti gli anni, 1.200 miliardi delle vecchie lire.

Questa materia ha una storia, una storia che si è fermata al '99, una storia che forse va seguita in modo attento, coinvolgendo anche l'opposizione come noi oggi vogliamo fare e come faremo non appena avremo finito l'esame, la discussione e l'approvazione della legge finanziaria. Porteremo in Aula questo problema perché riteniamo che se c'è l'Intesa la sua attuazione debba essere un problema che riguarda tutti, una rivendicazione da portare avanti così come è stato fatto per i Piani di rinascita, così come è stato fatto per i problemi più importanti che la Sardegna ha vissuto nella sua crescita. Il Consiglio regionale unanimemente, a prescindere dalle appartenenze politiche deve rivendicare dallo Stato quello che è un nostro diritto, sacrosanto!

Allora anche su questo vi chiediamo, senza se e senza ma, e senza ricordare continuamente di chi sono le responsabilità dell'altro giorno, la disponibilità a concorrere con noi a rivendicare quello che ci è dovuto, perché se saremo uniti forse saremo più forti; se non si verificassero nel rapporto con il Governo tutte quelle difficoltà che gli Assessori e il Presidente vivono tutti i giorni e delle quali noi siamo a conoscenza, non sarebbe meglio per tutti probabilmente? Che senso ha il tanto peggio o il tanto meglio? Che senso ha pensare che si possa andare avanti danneggiando la Sardegna perché la responsabilità tanto è di Soru, della sua Giunta e della sua maggioranza?

Io penso che non convenga a nessuno e non convenga a nessuno perchè la gente vede e giudica speculazioni e tatticismi. Allora io penso, cari amici e colleghi, che noi dobbiamo impegnarci in questi dieci giorni - quindici giorni di lavoro o quanti saranno; non ci spaventa la fatica, ci spaventa la fatica inutile, ci spaventa la fatica che ci opprime e che nasce dal muro contro muro. Se la fatica deriva dalla ricerca di migliori spiegazioni, di migliori soluzioni dei problemi, dal tentativo di condividere gli obiettivi è una fatica che si può fare anche a lungo e non spaventerebbe in questo caso, onorevole Capelli, il ricorso al quarto mese di esercizio provvisorio; e anche sul perché si è arrivati a questo punto ci sarebbe da scrivere un'enciclopedia. Perché non ricordarsi che siamo stati qui insieme tre mesi, tre mesi e mezzo per discutere un provvedimento recante norme di provvisoria salvaguardia del sistema costiero che poteva essere, forse con la stessa profondità di discussione, esitato in un tempo minore?

(Interruzione del consigliere Capelli)

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Nel modo più assoluto onorevole Capelli, io alla democrazia ci credo, non devo insegnarla a lei, ma sono convinto che non la insegna neanche lei a me; sono convinto che il concetto di partecipazione democratica sia uguale per me e per lei.

Allora cari amici e colleghi dell'opposizione - e mi avvio a concludere - io spero che da adesso e sino alla presentazione degli emendamenti alla manovra finanziaria, attraverso il dialogo, si arrivi a dire che vanno tolte dalla finanziaria le norme intruse, per quanto anche queste inerenti il risanamento finanziario, e che le norme di riforma vengano varate attraverso le leggi di settore; leggi di settore, collega Floris, che è assente, che l'ordinamento regionale prevede abbiano la veste o di disegni di legge, quindi emanazione della Giunta, e di proposte di legge, quindi emanazione del Consiglio.

E le leggi le fa il Consiglio; e noi continueremo a seguire questo tipo di procedura, di sicuro, per un fatto non di legittimità formale, ma sostanziale.

Allora dico che occorre che si prenda atto, perché è un vincolo che noi abbiamo, che le entrate sono tot, che l'indebitamento autorizzato è tot, che quindi il quadro delle risorse finanziarie è questo ed è un quadro che richiede sacrificio. Nessuno nega che ci sia scontento, nessuno nega che forse non c'è stato un livello di interlocuzione adeguato, ma non per mancanza di volontà, per mancanza di accettazione delle modalità con cui trattare gli argomenti, perché nessuno accetta di trattare pensando che si devono ridurre alcune spese.

Tutti vorrebbero trattare per aumentarle le spese, ma questo non è possibile; allora se ci sarà una proposta che dice che noi abbiamo sbagliato su qualcosa, che noi dobbiamo orientare diversamente alcune riduzioni di spesa, ci si dica anche da dove è possibile recuperare le risorse.

In questo modo abbiamo lavorato e hanno lavorato i nostri predecessori in questo Consiglio regionale! Riconosciamoci reciprocamente, collega Pili, riconosciamo che il popolo sardo ha dato a questo Presidente, a questa Giunta e a questa maggioranza l'onere di governare. E' un onere grave in questo momento, forse più grave del passato, forse più difficile perché la corsa è limitata dai tanti ostacoli che ci sono sul cammino. Però io penso che non ci sia strada diversa se non quella di risanare, se non quella di riordinare, se non quella di correggere, se non quella di orientare la spesa verso l'unico interesse vero, quello della crescita economica del nostra Isola, che è condizione essenziale e primaria per dare soddisfazione a tutti i bisogni.

Abbiamo sempre detto che bisogna chiudere con l'assistenzialismo, però quando si comincia ad applicare il principio nella realtà non va bene! Abbiamo sempre detto che occorrono le riforme, quando si dice che ci deve essere un tempo definito perché alcune riforme si attuino, perché solo questo diciamo, no, bisogna fermarsi a ragionare! A ragionare su che cosa? Bisogna correre, ragionare e fare proposte per come fare queste riforme, per come attuare questo risanamento, per come attuare questo riordino! Allora non ci sarà il problema di chi corre più veloce, perchè tutti offriranno un contributo che verrà accettato e considerato valido da qualunque parte provenga, e di cui faremo tutti tesoro.

Se seguiremo questa strada penso che avremo dibattiti meno lunghi e più produttivi, apprezzati in questo anche dalla gente che ci guarda e non sempre ci giudica adeguati al livello e alla dignità di quest'Aula.

PRESIDENTE. I lavori riprenderanno domani mattina alle ore nove e trenta con gli interventi dei Capigruppo. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Ladu.

La seduta è tolta alle ore 21 e 22.