Seduta n.259 del 06/03/1998 

CCLIX SEDUTA

(Antimeridiana)

Venerdì 6 marzo 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 11 e 05.

PIRAS, Segretario dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 4 marzo 1998 (255), che è approvato.

Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382)

PRESIDENTE. Ricordo all'Assemblea lo stato dei lavori. Abbiamo discusso l'articolo 16 e i relativi emendamenti, era rimasto in sospeso un solo intervento, quello dell'onorevole Pittalis, che non vedo in Aula, ma so che è presente, quindi chiedo se deve fare l'intervento o se rinuncia, perché poi siamo in fase di votazione. Prego i colleghi di prendere posto, ripeto che è in discussione l'articolo 16 e i relativi emendamenti.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, intanto approfitto del mio intervento sull'articolo 16 per chiarire quella che è la posizione del Gruppo di Forza Italia non solo sul merito della disposizione in questione, e degli emendamenti che sono stati presentati a questo articolo, ma anche a fugare ogni dubbio, ogni ipotesi anche di fraintendimento su quello che è l'atteggiamento seguito finora e che si seguirà anche nelle prossime ore e nei prossimi giorni nel corso della discussione di questa manovra di bilancio. Sia chiaro che la Giunta regionale e la maggioranza hanno la responsabilità, perché al governo non ci siamo noi; hanno la responsabilità e sul merito ed ha la responsabilità anche sui tempi, o se vogliamo sui ritardi con cui approda in quest'Aula questa manovra. Non si può pretendere che una manovra che arriva in Aula dopo cinque mesi possa essere licenziata a scatola chiusa nell'arco di due giorni. Lo avevamo con chiarezza preannunciato che noi di Forza Italia non avremmo fatto sconti di nessun genere, che avremmo esercitato fino in fondo le nostre prerogative di controllo, di ispezione, di denuncia in relazione agli indirizzi che questa maggioranza e questa Giunta hanno assunto e che, ribadiamo anche questa mattina, non ci piacciono né poco né punto. Allora, abbiamo rilevato una sorta di atteggiamento, che noi contestiamo nella forma e nella sostanza, da parte di settori della maggioranza che pretendono di addossare alle opposizioni il paventato ricorso al quarto mese di esercizio provvisorio, responsabilità, questa, che rimane in capo e nella sua interezza alla maggioranza di centro sinistra. Fatta questa premessa, noi a fronte di un atteggiamento che pretende di imporre tempi, ritmi e soluzioni dettate non da raziocinio e dalla normale dialettica politica ma da atteggiamenti che rasentano l'arroganza, la prepotenza e la prevaricazione, noi dell'opposizione rifonderemo con tutti gli strumenti che sono messi a nostra disposizione. Ieri la maggioranza ha voluto fare un atto di forza, imponendo tempi e ritmi che noi abbiamo definito assurdi, e a fronte di questo l'opposizione ha fatto il suo dovere, l'opposizione ha utilizzato tutti gli strumenti regolamentari ad evitare che su questa manovra potesse essere messo un coperchio. E allora, qual è l'atteggiamento da questo momento in poi? Signori, l'opposizione ha posto dei problemi, ha posto dei problemi seri, emendamenti correttivi, emendamenti per ridare, per correggere sicuramente delle disposizioni che a noi paiono inique per i settori produttivi, per il settore della pesca, dell'agricoltura, per il settore della piccola e media impresa in generale. Abbiamo proposto degli emendamenti correttivi, soprattutto per eliminare o ridurre comunque spese a favore di enti decotti, a favore di enti come l'EMSA che noi non riusciamo a capire, per esempio, perché da 14 miliardi si passi a 51 miliardi nell'arco di 15 giorni. E allora, siccome vi sono settori che attendono risposte, e noi abbiamo preso l'impegno chiaro, alla luce del sole per limitare gli effetti nefasti di questa manovra; se non abbiamo risposte a queste richieste, noi continueremo nel nostro lavoro sereno ma determinato di controllo. E non ci impaurisce il fatto che si proponga di andare ad oltranza in orario notturno, perché tutta l'opposizione è in questo compatta, e per quel che ci riguarda il Gruppo di Forza Italia, disposti ad andare a qualunque ora e in qualunque giorno, se questa è la posizione della maggioranza.

(Interruzione)

CASU (F.I.). Non si preoccupi, l'onorevole Casu era presente ieri notte fino alle 2 e mezza, stamattina alle 10 era qui. Ed è anche rientrato a Oristano ieri notte alle due e mezzo. Quindi per questa notte non mi preoccupo.

PRESIDENTE. Ci preoccupiamo dei giovani, è meglio. Continui onorevole Pittalis.

PITTALIS (F.I.). L'onorevole Casu ha dato esempio, ieri sera, a noi giovani soprattutto, della passione e dell'impegno politico e soprattutto della competenza che egli ha nella materia in discussione. Assicuro che l'onorevole Desiderio Casu è un punto di riferimento per noi, e se ha resistito lui sicuramente resisteremo anche noi che qualche anno in meno abbiamo. Ma non è questo il problema. Il problema è che se si vuole affrontare seriamente la discussione, l'approvazione di questa manovra, non riteniamo, e alla maggioranza è stato dato un grosso segnale, che non si può andare con i colpi di maggioranza come pretendeva, ma sulle questioni bisogna soffermarsi, bisogna discutere, così come su questo articolo 16 che a noi, così come è formulato non piace, non piace perché è una sorta di norma in bianco; che attribuisce un potere inusitato all'Assessore competente e si prefissa una quota non inferiore a lire 15 miliardi, non si spiega come queste somme devono essere utilizzate e impiegate, ed ecco perché, questo è l'esempio più lampante, di come questa manovra sia ispirata a criteri di genericità e non certo non risponde a concrete esigenze. E su queste questioni che hanno una rilevanza noi vorremo che non appartenga alla competenza esclusiva della Giunta la predisposizione del piano, ma su questo il Consiglio, attraverso la Commissione competente, deve poter interloquire. E per questo, con l'emendamento numero 115, abbiamo voluto proporre una sorta di controllo attraverso l'acquisizione del parere della Commissione consiliare. Limito il mio intervento in discussione regionale, riservandomi per la fase della dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.).Io credo che dopo un'ampia discussione che è durata qualche ora in merito all'articolo 16 le idee ce le siamo tutti chiarite. Volevo precisare, in relazione all'affermazione amichevole certamente, onorevole Montis, col quale nonostante militiamo in campi opposti, intratteniamo sempre dei rapporti amichevoli, forse anche affettivi, perché ci conosciamo da un bel po' di anni. Una cosa mi spinge, onorevole Montis, a stare qui seduto nell'aula per due ore, tre ore, quattro ore, o quanto dura la discussione, perché io ho assunto l'impegno oltre che con gli elettori con me stesso. Ed è questo di tentare, io sono convinto, può darsi che la mia valutazione non sia esatta, ma io sono convinto che in merito ai documenti finanziari ci siano molte cose da correggere. Io mi adopererò perché queste cose vengano corrette. Questo per la seppur modesta preparazione che io ho in materia, perché non avevo mai visto un bilancio della Regione autonoma della Sardegna sino a quando sono entrato qui in qualità di consigliere. E però i problemi delle aziende di erogazione private e pubbliche, è un problema che io ho affrontato parecchi anni fa. Comunque non appena sono entrato nel Consiglio regionale, la prima cosa che ho fatto, mi sono fatto dare un bilancio di previsione, e un rendiconto per vedere come era articolato il bilancio di previsione della Regione. Qualche volta ho assunto una posizione piuttosto ferma nell'applicazione della legge; io continuerò molto probabilmente ad assumerla, ma questo ha sempre la finalità di portare ad una finanziaria, a nostro avviso, la più corretta possibile. Ho visto che la maggioranza chiude le fila e, in base ai numeri, non fa passare niente. Questo ci dovrebbe scoraggiare, a me no. Io continuo la mia azione politica, la mia azione in relazione alle conoscenze tecniche degli argomenti che stiamo affrontando, poi i risultati non interessano. Mi interessa una cosa, ed è questa: la Regione autonoma...

PRESIDENTE. Onorevole Casu, le chiedo solo una informazione per precisare e per (?) tra di noi. Siccome lei aveva già parlato prima, questo suo intervento lo inquadriamo in sede di dichiarazione di voto?

CASU (F.I.). Sì, dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. C'è un problema procedurale, siccome siamo in sede di dichiarazione di voto, io ho detto che l'onorevole Pittalis può fare la dichiarazione di voto; l'onorevole Pittalis ha detto: prima parla l'onorevole Casu. Quindi siamo in sede di dichiarazione di voto. Era solo per capire la natura del suo intervento. Prego.

CASU (F.I.). Dicevo, l'onorevole Montis ed io siamo le persone, non più vecchie, perché non è di moda parlare in questo modo, meno giovani, mi suggerisce il collega Usai. Ecco, credetemi, io mi pongo, signor Presidente, voglio che lo senta il Presidente...volevo chiudere con questa affermazione, signor Presidente del Consiglio, colleghi, chiudo subito...

PRESIDENTE. No, non la sto richiamando per chiudere, la sto richiamando per fare un po' d'ordine. Con l'onorevole Tunis abbiamo chiarito la natura del problema. L'onorevole Bonesu mi faceva cenno prima che io le ridessi la parola, ma mi è sfuggito, e chiedeva il voto segreto sull' emendamento numero 152. Lo dico perché avendolo chiesto formalmente prego i colleghi che intervengono su questo emendamento di dichiarare solamente l'astensione.

CASU (F.I.). Stavo per chiudere con una riflessione, ed è questa: ho detto poc'anzi che io sto in aula due ore, tre ore, quattro ore, ma non è che rimanga sempre qui seduto. Se ho bisogno di andare a prendere un caffè vado e lo prendo, perché faccio anche una riflessione: la Regione autonoma della Sardegna ci paga; il mio scrupolo è quello di vedere se io riesco a produrre qualcosa in relazione a quanto la Regione autonoma Sardegna mi paga. Io credo, mi permetto di dirlo, molte volte manca il numero legale. Evidentemente non tutti i colleghi fanno questa riflessione. Grazie, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ricordo che è stato chiesto lo scrutinio segreto e chiedo a tutti i colleghi, proprio con lo spirito di ieri, cioè che il voto segreto si chiede all'inizio in modo tale da consentire il rispetto dello spirito della norma, se ci sono altre richieste di voto segreto vi pregherei di esprimerle ora, così abbiamo la sequenza dei voti e i colleghi sanno come comportarsi negli interventi per dichiarazione di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Sull'ordine dei lavori, signor Presidente, siccome devono essere votati diversi emendamenti o lei chiarisce su quali, perché su alcuni per esempio preannuncio che chiederò anch'io il voto segreto.

PRESIDENTE. Allora, riepiloghiamo brevemente la situazione: noi stiamo votando, prima di dare la parola all'onorevole Floris che l'ha chiesta per dichiarazione di voto, l'articolo 16. A questo articolo sono stati presentati e discussi gli emendamenti numero 114, soppressivo totale, 6 ,aggiuntivo, 7, aggiuntivo, 152, che è un emendamento all'emendamento numero 7, sul quale è stato chiesto il voto segreto, e 115 aggiuntivo. Quindi verrà messo in votazione prima l'emendamento numero 114, poi l'articolo e gli emendamenti aggiuntivi, ricordando che l'emendamento all'emendamento si vota prima dell'emendamento a cui si riferisce. E' stato chiesto il voto segreto sul 152, chiedo anche se ci sono altre richieste di voto segreto in modo tale che i colleghi si regolino nel non esprimersi sugli emendamenti su cui è stato chiesto il voto segreto.

Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (F.I.). Intendo richiedere il voto segreto a nome del Gruppo sugli emendamenti numero 114 e 115 e fare un ragionamento sull'emendamento numero 6. Lei ha detto che siamo in dichiarazione di voto sull'emendamento numero 152?

PRESIDENTE. Siamo in dichiarazione sull'articolo e sugli emendamenti e voteremo con questa sequenza: 114, soppressivo totale, articolo ed emendamenti aggiuntivi. Lei ha chiesto il voto segreto sul 114 e 115, il collega Bonesu sul 152, a questo punto il panorama mi sembra molto chiaro.

FLORIS (F.I.). Lei è stato chiarissimo, infatti io intendo intervenire sull'emendamento numero 6 sul quale non è stato chiesto il voto segreto, quindi ritengo di poter intervenire proprio per dichiarazione di voto su questo emendamento. Mi pare che sia stato presentato tra l'altro un sub emendamento aggiuntivo all'emendamento numero 6 riguardante la viabilità provinciale. Addirittura mi dicono che il sub emendamento presentato dal collega Tunis non è stato accettato. Io ho avuto modo ieri di parlare su questo emendamento numero 5 e mi sembra strano che possa essere destinata una somma di 5 miliardi "a favore della viabilità provinciale e/o a favore delle scuole di propria competenza". Cioè questo è uno dei classici esempi di come questa Giunta impegna delle cifre. Io ho parlato ieri degli emendamenti targati, realmente questa Giunta fa rimpiangere a noi consiglieri regionali il fatto di non presentare emendamenti targati, perché viene spontaneo chiedermi: 5 miliardi a favore di quali strade? Veramente riteniamo 5 miliardi sufficienti per le strade delle quattro province? Io sono veramente meravigliato, sono stupito, non basterebbero neanche per fare uno studio di progettazione sul ripristino delle strade già esistenti. Di più, siccome le strade sono in buone condizioni e sono sufficienti 5 miliardi per intervenire sul sistema viario in Sardegna si vuole aggiungere e/o, ma quella o la lascerei da parte perché meriterebbe un'altra considerazione, comunque dice "e a favore delle scuole di propria competenza". Allora io chiedo all'assessore Scano, che ritengo persona seria, come è possibile presentare un emendamento di questo genere. Questo è un emendamento della Giunta, non è un emendamento di un consigliere o di un Gruppo politico, perché 5 miliardi, dicevo prima non sufficienti per le strade, poi si aggiunge anche "e a favore delle scuole di propria competenza". Noi sappiamo che le scuole di competenza delle varie province sono numerose, non basterebbe sicuramente l'intera cifra, 5 miliardi, a favore delle scuole di competenza della provincia sulla città di Cagliari, allora veramente io pregherei la Giunta di integrare i 5 miliardi a favore della viabilità e/o delle scuole o addirittura di sdoppiare l'emendamento e mettere 20 miliardi per le strade, 20 miliardi per le scuole e possibilmente far capire a quali strade e a quali scuole questi finanziamenti venissero destinati, perché cosi facendo ritengo che il potere del Consiglio viene limitato non sapendo i signori consiglieri qui presenti a che fine andranno destinate queste cifre. Cioè manca da parte personale, non voglio coinvolgere nessun altro collega, ogni e qualsiasi possibilità di controllo sulla spesa regionale. Allora mi si dice che noi facciamo ostruzionismo, io penso che facessi male il compito, malissimo il compito di consigliere regionale se facessi passare questo emendamento senza doverlo per lo meno discutere, senza dover chiedere alla Presidenza o quanto meno all'Assessore che ha presentato questo emendamento quale possa essere la ratio e se lo stesso Assessore è convinto che questo emendamento possa essere sostenibile da parte di una Giunta. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Per dichiarare il voto contrario all'emendamento numero 6 che testimonia ulteriormente di come si vogliano affrontare i problemi di quest'isola con interventi che sono evidentemente fotografati ma soltanto per pochi, per chi sa esattamente a che cosa sono destinati, faccio solo notare che oggi un chilometro di asfalto, di strada fatta in un certo modo, ha delle valutazioni che rasentano il miliardo, ha delle valutazioni, il collega Secci dice che si possano anche manutenzionare, ma per il caso delle province, mi risulta che ben pochi siano gli interventi che possono essere fatti per semplici manutenzioni perché le strade genericamente sono talmente disastrate che vorrebbero rifatte da cima a fondo. Stavo dicendo che per rifare queste strade e per renderle degne di essere chiamate strade devono essere rifatte. Con 5 miliardi si fanno sì e no 5 chilometri di strade provinciali su un totale che credo si aggiri intorno ai 700 o 800 chilometri complessivi di gestione da parte della sola provincia di Cagliari e io immagino che questo non sia un finanziamento destinato a una sola provincia ma che sia destinato invece a tutte e quattro le province, cioè qui andremo a dover dire che la provincia di Cagliari per logiche immagino salvo che non ci siano appunto interventi fotografati che per la provincia di Cagliari debbano andare immagino, trattandosi più o meno della metà della superficie dell'intera Regione e della popolazione residente, la metà di questo stanziamento, cioè 2 miliardi e mezzo, per le altre tre province gli altri 2 miliardi e mezzo suddivisi in quote proporzionali. Io credo che questo sia un voler affrontare semplicemente per dire sto dando una risposta, ma che risposta è questa. E' una risposta che non può essere considerata certamente seria, se poi dobbiamo mettere dentro un capitolo che prevede anche interventi sulle scuole la stessa logica e lo stesso modo di intendere, questo è effettivamente un modo per dire ci sono i 5 miliardi nel bilancio per cui quando verrà l'amministrazione provinciale o i ragazzi a manifestare del liceo x qui sotto, state tranquilli ragazzi perché i soldi sono in bilancio, verranno quelli del liceo y e gli si dirà la stessa cosa, ma nessuno fa notare che la somma di questi soli due interventi non consente di poter incidere. Queste sono attività di sola ed esclusiva propaganda, sono fatte, come avevo avuto modo nel mio intervento in occasione dei PIA fatte soltanto per utilizzare la logica della moltiplicazione dei pani e dei pesci per accontentare tutti ed effettivamente non intervenire per nessuno, da ciò l'enunciazione e la previsione del voto negativo sull'emendamento numero 6. Sull'emendamento numero 7 contributo straordinario alle comunità montane, io devo ricordare che siamo ancora in attesa dei lavori sul tema delle comunità montane, un progetto di legge che dovrebbe restituire a questi istituti la loro logica funzionalità e continuiamo a fare interventi settoriali e continuano a esserci nell'ambito dei bilanci delle comunità montane voci di spesa per la quasi totalità sono assorbite da indennità e spese di esclusivo funzionamento e credo che ci dobbiamo anche porre un problema che è quello che non si possano continuare a prevedere enti che hanno solo il compito di pagare indennità e in particolare che non si possa permettere che a bilanci di questo genere con funzionalità zero, di continuarsi ad aumentare le indennità, credo che questo debba essere fatto sia per le comunità montane come per gli enti pubblici regionali, le indennità devono essere rapportare al livello di operatività dei consigli di amministrazione quindi alla capacità che hanno di effettuare proposte e di attirare capitali possibilmente che provengano dalla Comunità europea in pratica restituendo quella logica di efficienza che deve essere caratterizzata dalla iniziativa di amministratori pubblici che sempre più devono essere manager della cosa pubblica e sempre meno portatori esclusivamente di interessi di carattere clientelare e basta. Per cui anche sull'emendamento numero 7 voterò contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (P.S.d'Az.). Credo di poter affermare che sull'emendamento numero 6 c'è la testimonianza di un'incapacità di programmazione seria di un settore che è di vitale importanza come quello della viabilità nella nostra isola, basta pensare che il 90 per cento di movimentazione delle persone e delle merci avviene proprio su gomma e quindi utilizzando la viabilità che quest'isola si trascina appresso, purtroppo questa testimonianza nasconde forse altri scopi, come già qualcuno ha voluto affermare, perché destinare cinque miliardi complessivamente per gli interventi sulla viabilità e sulle scuole credo che sia più che irrisorio, il costo di una nuova strada con la caratteristica di strada provinciale oggi ha uno standard di circa 1 miliardo e mezzo a chilometro, il livello di manutenzione delle nostre strade li conosciamo tutti; se una provincia, per esempio quella di Sassari, che ha un patrimonio viario di 2200 chilometri di strade dovesse portare, secondo il nuovo codice della strada, standard di sicurezza non sarebbero sufficienti 90 o cento miliardi, questa dimensione la possiamo rapportare serenamente alle altre tre province, questo sta a dimostrare che la cifra che si vuole destinare complessivamente alle strade e alle scuole, cioè 5 miliardi, con questo emendamento ha un altro scopo che non è quello di un intervento capace di modificare la qualità della nostra viabilità, ma ha invece un altro obiettivo che posto all'interno dalla legge 25 poi un fondo indistinto qualcuno lo utilizzerà certamente per ben altri scopi, quindi faremo bene a non starci, come stiamo facendo, su questo emendamento, la volontà di sanare e intervenire su un problema di così grave portata come quello della viabilità e dell'edilizia scolastica mascherandolo e portando poi chissà dove la divisione dei cinque miliardi all'interno delle quattro realtà provinciali, questo non accontenta le province, anzi scontenta certamente le quattro amministrazioni, le mette in concorrenza, una guerra tra poveri che sui 5 miliardi non potrà mai accontentare nessuno e seppur questi danari venissero usati sulla viabilità e sull'edilizia scolastica per quanto riguarda la viabilità a parte qualche intervento così detto a carriola, e per quanto riguarda l'edilizia scolastica con qualche tinteggiatura si potrebbe accontentare solo qualche istituto.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 16 e dei relativi emendamenti. Iniziamo dall'emendamento numero 114 sul quale era stato richiesto il voto segreto.

Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 114

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 114.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 68

votanti 67

astenuti 1

maggioranza 34

favorevoli 25

contrari 42

(Il Consiglio non approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Metto in votazione l'articolo 16. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

FLORIS (F.I.). Presidente, per cortesia, quando si passa alle votazioni degli articoli e degli emendamenti la pregherei di alzare lo sguardo e di dare un'occhiata a tutta l'Aula, perché su questo emendamento era stata richiesta la controprova.

PRESIDENTE. Lo farò pregandovi di collaborare, qualcuno oltre che alzare la mano potrebbe anche alzare la voce.

Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Signor Presidente, siccome stiamo votando articoli ed emendamenti discussi magari due ore fa, chiederei alla cortesia del Presidente di ricordare i pareri della Commissione e della Giunta.

PRESIDENTE. Io ho la massima disponibilità a dare tutti i chiarimenti possibile però collaborate tutti nel senso di seguire, tutti, i lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Siccome siamo in fase di votazione pregherei di procedere, poi se ci sono problemi si discuteranno.

PRESIDENTE. Rimetto in votazione l'emendamento numero 6. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

E' stato presentato l'emendamento numero 7 e all'emendamento numero 7 è stato presentato l'emendamento numero 152. Sul 152 è stato chiesto il voto segreto dall'onorevole Bonesu. Ricordo che non era stato accolto né dalla Commissione né dalla Giunta.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 152.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 67

votanti 66

astenuti 1

maggioranza 34

favorevoli 30

contrari 36

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Metto in votazione l'emendamento numero 7. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Adesso è in votazione, con richiesta di scrutinio segreto da parte dell'onorevole Pittalis, l'emendamento numero 115 respinto dalla Commissione e dalla Giunta.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 115.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 65

astenuti 1

maggioranza 33

favorevoli 28

contrari 36

voti nulli 1

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Si dia lettura dell'articolo 17.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA

PIRAS, Segretario:

Art. 17

Banca dati piccoli comuni

1. Una quota pari a lire 100.000.000 dello stanziamento recato dal capitolo 04006 del bilancio regionale per ciascuno degli anni 1998, 1999 e 2000, è destinata quale contributo a favore dell'Associazione regionale dei Comuni della Sardegna (ANCI) per la realizzazione, d'intesa con la Consulta regionale dei piccoli comuni, della banca dati dell'osservatorio sulle problematiche degli enti locali di minore densità demografica.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Per ricordare, così come avevamo stabilito da parte sua ieri, che avevamo impostato un metodo di lavoro, cioè quello di fare la lettura del singolo emendamento, la discussione di quell'emendamento, la votazione di quell'emendamento e passare poi agli emendamenti successivi nello stesso ordine per questi articoli. Lei ieri ha detto che per l'articolo 16 ormai abbiamo fatto così e dall'articolo 17 continueremo nell'altro modo, sto cercando di capire se il metodo deve essere quello che lei ieri ha indicato o se ce n'è un altro diverso.

PRESIDENTE. Va bene, si dia lettura degli emendamenti, come ho detto prima, a partire dall'emendamento numero 64.

PIRAS, Segretario. Presidente, io non ho capito se devo leggere tutto l'emendamento oppure solo la parte iniziale?

PRESIDENTE. Non tolga questa gioia all'onorevole Casu, lo legga integralmente.

PIRAS, Segretario:



PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 64 ha facoltà di illustrarlo.

MASALA (A.N.). E' molto semplice, cioè mi chiedo come mai questa banca dati dell'osservatorio sulle problematiche degli enti locali debba essere affidata all'ANCI e non debba essere svolto direttamente dall'Assessorato degli enti locali. Cioè abbiamo un Assessorato, abbiamo una struttura amministrativa degli enti locali che dovrebbe essere già in possesso di questi dati e di tutte le problematiche che riguardano gli enti locali, cioè non ho capito la finalità di questo articolo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci.

SECCI (Popolari), relatore. Non lo accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Si rimette al parere del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Su questo emendamento, io mi dichiaro favorevole perché effettivamente l'articolo 17 mi sembra un brutto pasticcio perché si dispone lo stanziamento di 100 milioni per questa banca dati, altre volte è stato chiamato Osservatorio, ma non lo si finalizza direttamente a questa banca dati né all'associazione di piccoli comuni, Consulta regionale dei piccoli comuni che dovrebbe gestirlo, ma si finisce pre riversarlo dentro l'ANCI. Mi sembra che questo qui sia un tentativo di eludere il dettato di legge sulla ripartizione dei fondi destinati alle associazioni degli enti locali che ha precise regole, per cui all'ANCI compete una quota che credo a memoria è suppergiù di 100 milioni, invece, così facendo, si sottrarrebbero, anche lasciando i 400 milioni annui come ha provveduto la Commissione, si sottrarrebbero 100 milioni alle altre associazioni degli enti locali per destinarle all'ANCI. Quindi mi sembra che l'emendamento così concepito sia un volgare trucchetto per eludere un dettato di una legge esistente che assicura i contributi alle varie associazioni degli enti locali, secondo criteri che il Consiglio a suo tempo aveva determinato. Io non capisco perché, per esempio, questa banca dati debba essere gestita dall'ANCI e non, per esempio, dall'Uncem, considerato che gran parte, la totalità o quasi di questi comuni sono montani. Evidentemente l'Uncem è di minore gradimento della Giunta regionale e invece l'ANCI riscuote le piene simpatie. Questa è l'unica argomentazione che mi sembra perché non vedo nessuna logica per cui debba essere data questa banca dati per i piccoli comuni a una associazione che rappresenta soprattutto i grandi comuni. I piccoli comuni lamentano che l'ANCI non li rappresenta, che segue gli interessi dei grandi comuni, che anche gli interventi dell'ANCI sui corpi legislativi sono stati tutti interventi a favore dei grossi comuni, tenendo conto delle sole esigenze dei grandi comuni. Tanto che tutta la normativa, per esempio sulla gestione finanziaria dei comuni, sui poteri dei dirigenti, sono uniformati sullo schema di grande comune e non sono certamente uniformati sullo schema di comuni tipo Bardili, che ha 100 abitanti, di Silis che ne ha 180, e così via. Effettivamente mi sembra quindi che l'articolo 17, a parte la finalità che può essere condivisibile, adotta un meccanismo che assolutamente non è condivisibile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, colleghi, io sono certo che il provvedimento, malgrado gli appunti precisi, corretti, condivisibili, rappresentati dal collega Masala, nostro Capogruppo, e dal collega Bonesu non sortiranno alcun effetto. Compatta così come è la maggioranza, però devo ugualmente fare alcune osservazioni e sono le seguenti, oltre a quelle fatte dicevo molto precise: che, ed è anche un avviso, quando dovessimo poi per caso arrivare a governare questa Regione, questo provvedimento sottintende anche altri tipi di filosofia, perché si sta dando a lancio (?) oggi cento milioni, magari al prossimo assestamento qualche altra cifra, perché si rivelerà non sufficiente e magari ci troveremo anche i rappresentanti dell'ANCI nei corridoi a perorare la loro causa per essere sovvenzionati sempre più per svolgere compiti che a loro non competono. Credo che questo compito sia anche in contrasto coi compiti istituzionali di questa organizzazione. E allora, ancora una volta, qui non si vuole stravolgere la manovra, è un invito almeno su alcune cose che balzano evidenti: siamo un attimo più seri, siamo un attimo più corretti e abbiamo il coraggio, quando ci si fa rilevare alcune inesattezze, alcune imprecisioni, di dire correggiamo qualcosa che non è corretto, che non è fatto bene. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.

LIPPI (F.I.). Signor Presidente, il problema sollevato dal collega Bonesu ci è stato sottoposto in prima Commissione, durante l'audizione sulla manovra finanziaria

dalle associazioni che rappresentano i comuni in Sardegna, in particolare l'AICCRE, l'APL, la Lega delle autonomie locali e l'Uncem hanno fortemente criticato l'articolo 17 della finanziaria sia perché, come ricordava il collega Bonesu, con questa norma i contributi da ripartire fra le associazioni sarebbero ridotti da 400 a 100 milioni, sia anche perché l'affidamento alla sola ANCI dell'altra metà dello stanziamento, da destinare alla realizzazione di una banca dati sui piccoli comuni, veniva considerato come una posizione iniqua rispetto alle aspettative e alle esigenze che nelle altre associazioni si erano create.

Sul discorso della banca dati dei piccoli comuni, in senso lato e quindi prescindendo da quella che dovrebbe essere la gestione della stessa, è evidente che poco in contrario si avrebbe da dire. A più riprese abbiamo sempre sostenuto la necessità in Sardegna di una programmazione che provenisse dal basso, quindi che dai comuni investisse tutti gli enti intermedi, fino ad arrivare alla Regione e poi attraversare il mare per giungere fino al Governo nazionale. Il problema della Regione feudale, come l'abbiamo definita a più riprese, è un problema concreto che ritroviamo in pieno anche nella presentazione e nella stesura da parte della maggioranza e della Giunta di questa manovra finanziaria. Questo bilancio contraddittorio e scarsamente attendibile è certamente, a nostro giudizio, il frutto attendibile del settorialismo e del centralismo esasperati che hanno caratterizzato e che stanno caratterizzando l'assetto della Regione. La lotta alla disoccupazione, la promozione dello sviluppo sostenibile e la prospettiva europea presuppongono l'integrazione delle politiche delle azioni, una semplificazione legislativa e delle procedure, una programmazione operativa e negoziata, una amministrazione snella, efficiente, trasparente e di alto profilo professionale. Sembrerebbe strano, però val la pena ricordare che queste parole, che sono peraltro condivisibili rispetto alle linee di politica che il nostro partito e l'intero Polo sta portando da quattro anni a questa parte, però val la pena ricordare che queste sono le parole di un autorevole esponente della sinistra, l'onorevole Raggio, che venendo in audizione in prima Commissione e lasciando una memoria alla prima Commissione sostiene quello che il nostro movimento, l'intero Polo sostiene ormai da quattro anni. Vale la pena quindi aggiungere rispetto a quello che dice l'onorevole Raggio e ricordare ai colleghi dell'Ulivo che la Regione, così sostiene l'onorevole Raggio, invece scivola sempre più nella direzione opposta, quindi siete voi che la state facendo scivolare nella direzione opposta. Gli assessorati sono ormai dei veri e propri feudi incomunicanti e incontrollabili, la disarticolazione e la sovrapposizione delle materie hanno raggiunto il massimo della confusione, la nuova legislatura cresce disordinatamente sulla vecchia, la burocrazia è demotivata, posta a guardia di procedure sempre più farraginose, contraddittorie e al tempo stesso discrezionali. Il rapporto con gli amministratori privilegia la sudditanza sulla cittadinanza. La grande riforma della Regione - continua e ricorda l'onorevole Raggio in questo documento - viene continuamente promessa e continuamente insabbiata. Del processo calendarizzato di riforma della Regione, deliberato il 14 marzo scorso dalla Giunta presieduta dall'onorevole Palomba, non si ha più notizia, questo lo diciamo noi, evidentemente anche qualche altro esponente del partito della Quercia se lo ricorda e lo fa presente non solo al Consiglio, ma in particolar modo alla maggioranza che lui fuori da questo palazzo rappresenta. "Appare sempre più indispensabile un duplice approccio, quello che parte dai grandi disegni e quello che muove dalle piccole cose, è cioè indispensabile che iniziative legislative di riforma siano accompagnate da comportamenti politici e da atti amministrativi capaci di incidere da subito sul funzionamento dell'amministrazione e sul rapporto tra Regione, cittadini e autonomie locali". Su questo non si può che essere d'accordo, sposiamo in pieno quelle che sono le parole contenute in questo documento che ci è stato presentato dall'onorevole Raggio in prima Commissione. Sembrano più parole di un partito liberista, qual è quello di Forza Italia, quindi non si può che convenire sulla necessità della costituzione di una banca dati per piccoli comuni; il richiamo che vuole essere fatto in questa assemblea è che probabilmente la gestione della stessa dovrebbe essere una gestione più collegiale e non solo ed esclusivamente circoscritta all'associazione ANCI. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). signor Presidente, per dire che a dire il vero i colleghi che mi hanno preceduto in Commissione si erano espressi in maniera leggermente diversa dalle cose che hanno detto stamattina. Io non voglio costringere o non penso minimamente di costringere i colleghi a cambiare opinione, dico che possiamo dialetticamente argomentare come crediamo, però un minimo di coerenza la vorrei richiamare in quest'aula, e soprattutto vorrei invitare i colleghi a non voler assoggettare ad argomentazioni dialettiche un po' ardite le questioni importanti che i piccoli comuni e soprattutto gli amministratori dei piccoli comuni devono affrontare tutti i giorni. Se c'è una battaglia politica in atto in relazione alla manovra finanziaria e al bilancio la battaglia politica è legittima, però l'invito che rivolgo a tutti i colleghi di quest'aula è l'invito a non voler introdurre elementi di battagli politica legittima quando si discute di problemi che passano sulla pelle di amministratori di questi comuni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà. Prego però i colleghi di iscriversi durante il primo intervento, di rispettare il Regolamento visto che mi avete chiesto di esserne garante. Prego, onorevole Floris.

FLORIS (F.I.). Io leggo, l'emendamento numero 64, ovvero "l'articolo 17 è soppresso", non tanto in una funzione, così come ha richiamato Tore Sanna di passare sulla pelle degli amministratori, quanto su come un invito a voler estendere quella che è la problematica avanzata dall'articolo stesso. Ma quando parlo di estendere chiaramente non significa estenderlo nei termini solo economici, ma di estendere tutta la banca dati e la possibilità di accesso alla banca dati degli affari generali, non solo ai piccoli comuni, ma a tutti i comuni della Sardegna.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di consentire col silenzio che l'oratore prosegua nel suo intervento.

FLORIS (F.I.). Detto questo, voglio ricordare che in occasione di un convegno tenutosi sabato scorso da Forza Italia a Cagliari, si è parlato della Cagliari capitale del Mediterraneo. Mi direte: cosa c'entra Cagliari capitale del Mediterraneo con questo articolo 17 e con gli emendamenti. A mio avviso è pertinente il tema, infatti tra una delle priorità che si sono evidenziate nel corso del dibattito per creare una città capitale del Mediterraneo è emersa la necessità di essere collegati per via telematica con tutto il resto del mondo. E' chiaro che se noi riportiamo questo concetto a quella che è la necessità di collegare, anzi di dotare i piccoli comuni di banche dati a mio avviso bene faremo ad affrontare completamente e per via estensiva ed esaustiva tutto il processo del piano telematico. Non è sufficiente infatti collegarlo solamente per piccoli aspetti di carattere amministrativo, noi vorremmo che questo emendamento, cioè che questo articolo rientrasse in un progetto più ampio per cui qualsiasi piccolo comune può collegarsi con il cervello della Giunta regionale, dell'amministrazione regionale, cioè per questo motivo della banca dati, ma per tante altre necessità che esso possa avere. La Sardegna non farà un passo in avanti se non si qualifica per un aspetto, mi pare, di attuazione indispensabile, di quello che è un collegamento interno, viste anche le difficoltà che ci sono da parte non solo dei comuni centrali dell'Isola, dei comuni all'interno dell'Isola, ma di tutti i comuni di avere delle informazioni sufficienti. Ecco perché quando all'inizio della legislatura il presidente Palomba propose l'inserimento tra i punti prioritari, quello del piano telematico, noi abbiamo detto: finalmente qualcosa cambierà per la Sardegna. Invece vediamo che il piano telematico che l'articolo precedente a questo riguardava solo ed esclusivamente quote insignificanti per i comuni e per la predisposizione del piano di attuazione per i servizi pubblici, del miglioramento qualitativo e quantitativo per l'Assessorato regionale degli affari generali, adesso vediamo che il piano telematico si trasferisce nella banca dati dei piccoli comuni, però noi non conosciamo neanche quale sia lo sviluppo di questo piano telematico. Allo stato attuale mi pare che nella manovra di assestamento, o con la manovra di assestamento, oppure con il DPEF che ci presenterà l'assessore Scano, se si tenesse conto della necessità del piano telematico, così come l'abbiamo proposto, allora riteniamo che abbia senso l'emendamento presentato dai colleghi Masala, Boero, Biggio, Cadoni, Carloni, Frau, Liori, Locci, Sanna, immagino che sia Sanna Nivoli e non Tore Sanna, anche se Tore Sanna ha parlato a favore di questo emendamento, e dallo stesso collega Edoardo Usai. Nel senso che in questa manovra prossima ventura del piano economico finanziario della Regione Sardegna noi vorremmo vedere diverse centinaia di miliardi come punto qualificante per risolvere il problema del piano telematico in Sardegna. Senza telematica non ci si collega all'interno dell'Isola, senza telematica non ci si collega con il resto d'Italia, senza telematica non ci si collega con l'Europa e con il mondo. E allora come punto prioritario, io richiedo che nella prossima manovra il collega Scano, se ancora sarà collega, o l'assessore Scano, che comunque sarà presente nella Giunta regionale, voglia dedicare al punto specifico un notevole...

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Lui sta parlando dell'articolo 16, ma siamo già arrivati all'articolo 17.

FLORIS (F.I.). No, la prego, collega Sanna, se lei mi consente, vuol dire che lei è distratto, perché io parlavo...

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Lei sta parlando dell'articolo 16. FLORIS (F.I.). Ma guardi che lei, probabilmente, è troppo distratto perché parlava con il collega Lippi, io sto parlando dell'articolo 17 e dell'emendamento presentato numero 64.

SANNA SALVATORE (Progr.Fed.). La banca dati non è quella che pensa lei. E' un'altra cosa.

FLORIS (F.I.). Mi scusi, ma mi pare che la banca dati...

(Interruzioni)

FLORIS (F.I.). Posso riprendere, Presidente?

PRESIDENTE. Prosegua e si avvii a concludere.

FLORIS (F.I.). Probabilmente chi è responsabile di un piccolo comune ritiene che la banca dati serva al piccolo comune e che la stessa banca dati non deve essere collegata con il resto della Regione, se questa è la sua opinione, onorevole Sanna, se la tenga, perché noi riteniamo che il piano telematico comprenda la banca dati di tutti i comuni, se invece lei vuol fare una banca dati per il suo comune, o per il suo quartiere faccia pure, ma non è di interesse regionale. E allora dico che quest'articolo, la soppressione di quest'articolo non solo è necessaria, ma è indispensabile perché per i suoi quartieri di Villasimius pensi ad una banca dati personale e non sul conto del capitolo regionale. La ringrazio.

PRESIDENTE. La parola spetta all'onorevole Balletto. Per quanto riguarda l'interpretazione dell'articolo 77 è chiaro che è facile trovare artifici e arrampicarsi sugli specchi, in qualche caso è abbastanza difficile l'indicazione schematica, perché gli artifici retorici possono stabilire collegamenti tra qualunque cosa. Si sta parlando dell'umanità e quindi le cose sono tutte collegate tra di loro. Comunque chiedo il rispetto sostanziale dell'articolo 77 e anche possibilmente, perché i lavori siano più ordinati, che chi chiede di parlare lo faccia durante l'intervento del primo oratore, so benissimo che si riferisce alla discussione generale, ma per l'ordinato svolgersi dei lavori sarebbe opportuno seguire questa prassi sempre, per il bene dell'Assemblea nel suo insieme.

Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Presidente, a me viene da dire che i lavori questa mattina erano iniziati con una certa serenità e che evidentemente il clima si altera sempre perché ci sono interventi che in una qualche misura, non voglio dire che siano provocatori, ma in una qualche misura possono alterare la serenità che evidentemente sino a quel momento era stata dimostrata. Penso proprio che il collega Sanna abbia perso qualche passo dell'intervento del collega Floris, per cui il suo intervento non era certamente, a mio modo di vedere, giustificato. Comunque io voglio intervenire, e sarò brevissimo, sull'emendamento numero 65, che si riferisce alla parte finale dell'articolo 17, dove per l'individuazione dei comuni per i quali deve essere realizzata la banca dati vengono individuati nei comuni di minore densità demografica. Io penso che la specificazione che i comuni di minore densità demografica siano quelli costituiti da una popolazione fino a 1500 abitanti, sia un modo per indicare quali sono i comuni che devono far parte di questa operazione; perché non mi risulta che esistano altri criteri, ma se così fosse potrei essere benissimo corretto e ne prenderei piacevolmente atto, se esistano altri criteri che qualifichino e individuino i comuni a minore densità demografica. Perché detto così è evidentemente un dato molto soggettivo, un dato molto ampio per cui potrebbero essere qualificati piccoli anche il comune di Cagliari se fosse confrontato con quelli di Roma, Milano o New York, Londra e così via. Quindi bisogna capire che cosa voglia esattamente significare enti locali di minore densità demografica. La indicazione così come è data, che la provvidenza è rivolta alla realizzazione della banca dati in questi comuni, pone non pochi limiti all'individuazione dei soggetti destinatari della stessa norma. Io penso che, come dicevo prima, questo emendamento introduce un elemento di chiarezza oggettiva, si può discutere sul numero, sulla cifra di 1500 abitanti rideterminandola in una cifra inferiore o maggiore a seconda di quella che è l'ampiezza che si vuole dare, al concetto di comune minore densità demografica; però ritengo che sia opportuno che una fissazione numerica e oggettiva del fatto discriminante o meglio individuante del soggetto sia necessario che venga apposto in norma con chiarezza e determinazione obiettiva.

PRESIDENTE. Non avevo capito se l'onorevole Bertolotti avesse chiesto la parola. Prego onorevole Bertolotti.

BERTOLOTTI (F.I.). Ho chiesto la parola, signor Presidente, non avevo inizialmente la volontà di farlo, ma per due ordini di motivi. Scorrendo per esempio i giornali di oggi...

(Brusii in Aula)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di consentire con il silenzio la prosecuzione dei lavori.

BERTOLOTTI (F.I.). Io non chiedo attenzione perché capisco benissimo...

PRESIDENTE. Io sto chiedendo silenzio perché l'attenzione non è controllabile da parte di nessuna Presidenza.

BERTOLOTTI (F.I.). Era appunto quello che volevo dire. Dicevo, che scorrendo le pagine dei giornali in merito per esempio al discorso dei punti franchi e andando a vedere in particolare questo articolo 17, ma così come tutti gli altri articoli.

(Brusii in Aula)

PRESIDENTE. Io chiedo la cortesia di permettere l'ordinato svolgersi dei lavori.

BERTOLOTTI (F.I.). L'Assemblea è stanca forse sarebbe il caso di fare una piccola pausa.

PRESIDENTE. Meno collaborazione c'è e più i lavori vanno a rilento.

BERTOLOTTI (F.I.). Stavo dicendo che scorrendo oggi i giornali campeggia, al di là degli strali successivi alla mancata nascita dell'UDR di Cossiga, la notizia dei punti franchi; e viene spontaneo confrontare alcuni articoli della finanziaria, tra cui appunto l'articolo 17, con quello che è un problema su cui molti si sono battuti dentro quest'Aula e fuori di quest'Aula, verificare ripeto la congruità delle azioni di governo rispetto a quelle che sono le prospettive di sviluppo.

Presidente, io non riesco a continuare a parlare; qui non si tratta soltanto di richiamare i colleghi.

PRESIDENTE. Io sono stanco di richiamare ogni trenta secondi l'Aula al rispetto delle regole.

BERTOLOTTI (F.I.). Non so se in quel punto dell'Aula ci sia un audio diverso, ma qui c'è un tale fastidio dato dal sottofondo, se si vuole avere un po' di tempo per scambiare quattro chiacchiere la proposta è quella di una breve sospensione per consentire a tutti quanti di potersi rilassare per proseguire poi i lavori.

PRESIDENTE. Onorevole Bertolotti prosegua il suo intervento perché adesso c'è silenzio.

BERTOLOTTI (F.I.). Dicevo che oggi campeggia su tutta la stampa regionale il discorso dei punti franchi oltre a quello degli ultimi strali sul discorso di Cossiga. Viene logico quindi andare a verificare come l'azione di governo non sia conseguente, dal punto di vista del carattere economico, degli interventi che si vorrebbero porre in essere a quelle che sono le prospettive che a quest'Isola si stanno offrendo. La banca dati dei piccoli comuni è un servizio che viene individuato come gestione all'ANCI, che sicuramente lo cederà poi alle sue società di servizi, che dovrebbe avere credo il compito di supportare l'azione politica e sindacale di proposizione nell'ambito dell'organizzazione dei comuni su quelli che sono i dati che derivano dai piccoli comuni, quelli che più di altri hanno problemi di carattere di popolazione residente che si sta spostando in altre zone. A parte il fatto che probabilmente questi dati sono acquisibili da altri istituti, per esempio l'Istat o i vari osservatori che sono individuati, e che se si vuole dare fondi per far sopravvivere determinate strutture basta dirlo, non c'è bisogno di mascherarle con cose di altra natura, si dica che esistono delle strutture che hanno necessità, per poter andare avanti, di finanziamenti regionali, e si dica che i finanziamenti servono per far sopravvivere quelle strutture e non per adombrarli con servizi che probabilmente non hanno alcun senso e che creano soltanto doppioni ulteriori all'apparato regionale e postregionale. In questa finanziaria non è previsto niente per quello che riguarda i punti franchi; una cosa che facevano notare i diversi interventi sulla stampa è proprio il fatto che i punti franchi possono decollare solo se sono sostenuti da strutture nell'ambito della Regione, da infrastrutture meglio che possano garantire alle imprese che operano quei risparmi necessari per evitare di vanificare i risparmi fiscali che da questi iniziative possono derivare. Ebbene questa è un'altra delle cose che assolutamente manca, è un'altra delle cose che da a questa finanziaria un profilo decisamente basso, non adeguato alle possibilità di sviluppo di quest'Isola che dimostra qual è la capacità di governo del centro sinistra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Volevo intervenire, onorevole Presidente, sull'ordine dei lavori. In questo senso, poc'anzi il collega onorevole Floris stava facendo un suo intervento nei limiti dell'orario consentito; ad un certo punto è stato interrotto dal collega, onorevole Sanna, perché era fuori tema. Ma io mi chiedo se è mai possibile che quando uno sta svolgendo il suo intervento possa essere interrotto da un altro collega che lo accusa di essere fuori tema. Io mi pongo un grosso interrogativo e dico: ma questo pretesto, se lo vogliamo cogliere riusciamo a coglierlo sempre, ma non è che si crei un precedente grave, anzi gravissimo per cui ogni consigliere, nel momento in cui sta facendo un intervento non gradito ad altro consigliere, possa essere interrotto? Ecco, io vorrei sentire l'interpretazione che viene data dal Presidente in questa materia, perché risulta a me che ciascuno di noi è libero di esprimere le sue opinioni in Consiglio; non solo è libero ma non risponde neanche perché se sono opinioni espresse nel Consiglio non possono essere assunte per valutazioni di altro ordine. Ecco, evidentemente l'articolo in trattazione per il collega Floris riveste una importanza tale per cui meritava un discorso più ampio, ma nessuno credo abbia il diritto di stabilire, di valutare se le affermazioni, se il discorso che sta facendo il collega che interviene, è in linea con l'articolo o non è in linea con l'articolo. Ecco, mi piacerebbe molto sentire la valutazione che viene fatta dal Presidente in ordine a questo problema, che secondo me, può diventare notevolmente spinoso.

PRESIDENTE. Mi pare che non ci sia da dare nessuna interpretazione, le interruzioni sono sempre spiacevoli, non è che vengano solo da una parte, vengono purtroppo, troppo spesso anche lei, onorevole Casu, qualche volta ha sbraitato mentre altri colleghi intervenivano. E' successo a tutti o a quasi tutti, sono cose spiacevoli da evitare. Per quanto riguarda l'altro aspetto da lei sottolineato, non è vero che nessuno può sindacare il fatto che si sia in tema o no; c'è un articolo che consente alla Presidenza addirittura di richiamare, e dopo il richiamo duplice, prevede esattamente l'articolo che tolga anche la parola a chi sta intervenendo. Però la Presidenza non ha fatto questo, perché non intendeva farlo. Il problema è chiuso; non è un incidente di tale portata da comportare una discussione che è abbastanza superflua.

CASU (F.I.). La voglio ringraziare e dico: se questa è la valutazione espressa dal Presidente, io ritengo che non possa essere espressa da tutti i colleghi, diversamente, la discussione, il dibattito, diventa caotico.

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, è il comma 5 dell'articolo 77, l'abbiamo citato anche ieri e l'ho letto integralmente, non è che…

PITTALIS (F.I.). Presidente, questo non è il Parlamento dei paesi dell'est di vecchia memoria. Qui siamo in una libera assemblea e io la invito ancora una volta, Presidente, anche perché so che lei è persona saggia, non ci intimoriscono né gli avvertimenti, né gli inviti più o meno velati, e noi continuiamo nella nostra discussione e mi dispiace, Presidente, aver sentito ciò che ho sentito testé da lei che lei può interloquire sulle dichiarazioni che fa in aula un consigliere fino a togliergli la parola perché è o non è in argomento. Io, Presidente, qui ciascun consigliere può dire quel che gli pare, ed è un diritto costituzionale; questo io glielo voglio rammentare. D'accordo, io posso parlare anche del sesso degli angeli e lei, Presidente, se è funzionale all'argomento, non mi può impedire e non può vietare al sottoscritto di dire quello che gli pare. Io capisco che in questo clima di regime che il centrosinistra vuole imporre anche in Sardegna, questo io non lo consento e non lo consentirò mai, da uomo libero quale sono e ritengo anche di appartenere in questo consesso a una libera assemblea. E allora, Presidente, lei svolga giustamente il suo lavoro difficile, me ne rendo conto anche in questi momenti di conduzione dell'assemblea, ma si risparmi ogni riferimento a temi di questo genere. Noi siamo ipergarantisti, informati ai principi illuministici di libertà e su questo, signor Presidente, qualunque sia la risposta che lei si riserva in animo, io non le consento, nella maniera più assoluta, di interloquire o di intervenire nelle sue funzioni di Presidente sul contenuto delle dichiarazioni che rende un consigliere regionale. Io questo non glielo consento; lei non deve dire e sindacare un bel nulla. Questo è rimesso alla dialettica politica, al dibattito fra i diversi Gruppi e tra i consiglieri regionali. Lei deve limitarsi a condurre i lavori dell'Assemblea, altrimenti qui veramente si vuole imporre e si vuol mettere il bavaglio all'opposizione o si vuole censurare, ciò che diceva per esempio l'onorevole Floris, perché non piace all'onorevole Sanna. Ma stiamo scherzando? L'onorevole Floris, entrando nel merito dell'argomento, non diceva mica cose banali; sono cose che possono anche non piacere all'onorevole Sanna, ma metteva in evidenza lo spreco delle somme, perché far seguire all'articolo 16 approvato un articolo 17 è una spendita di risorse assolutamente inutile. O dobbiamo sentirci censurare opinioni espresse in questo modo perché non piacciono all'onorevole Sanna o non sono di gradimento al Presidente di questa assemblea? Noi su questo protestiamo formalmente, e, mi consenta Presidente, censuriamo anche questo modo di condurre i lavori. E vedete; nel documento che l'ANCI ha consegnato in Commissione, proprio richiamava, non a caso, quelli che erano stati impegni della Giunta regionale, proprio della creazione, nell'ambito del futuro piano telematico regionale, di un sistema informativo che colleghi Regione e enti locali con metodi di comunicazione, mezzi informatici e contenuti definitivi aperto ai sistemi informativi di matrice istituzionale infraregionale, nazionale e comunitaria. E allora questo che è un impegno posto a chiare lettere mal si concilia con quello che noi riteniamo sia una misura assolutamente inadeguata e insufficiente, se non probabilmente ancora destinata per mantenere in vita e per creare un'isola di privilegio nei confronti degli amici e degli amici degli amici. A parte la formulazione che è poco felice, perché parlare di densità demografica veramente lascia davvero perplessità, perché la densità è riferibile al territorio, se mal non ricordo, non avendo ora sotto gli occhi anche il vocabolario italiano, ma è il merito che sicuramente non ci soddisfa. Qui si vuole creare una banca dati dell'Osservatorio sulle problematiche degli enti locali, destinare i 100 milioni per ancora fare qualche studio su che cosa? Sui problemi che già gli enti locali conoscono? Sui problemi che l'ANCI già conosce? Qual è la finalità, qual è il fine di questa misura? Di una misura assolutamente assurda, di un contributo sottratto ad altri capitoli di bilancio che avrebbero potuto essere sicuramente rimpinguati per migliori esigenze anche per quel che riguarda gli stessi enti locali. Quindi noi siamo contrari a questo articolo così come formulato, perché è un contributo assolutamente inadeguato, insufficiente, occasionale, dettato da ragioni di bottega, non da serie ragioni programmatorie, e concludo questo mio intervento perché non consentiamo ulteriormente che sul merito degli interventi dei consiglieri regionali di questo gruppo si permetta il Presidente dell'Assemblea di richiamare. Accettiamo le critiche nella normale dialettica politica, ma non accettiamo rimproveri o censure e men che meno appunti sul modo di fare il dibattito.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Bonesu, intanto voglio sdrammatizzare dicendo che se c'è uno che può parlare del sesso degli angeli in tutta l'Assemblea forse sono io, perché sono l'unico credo ad aver letto un trattatello in latino di un tedesco proprio sul sesso degli angeli. Ma a parte questa battuta io non ho interrotto nessun oratore, applicando l'articolo 77. Citando Tacito direi: profecto dedimus grande patientia documentum (?). Ho accettato che non si applicasse rigorosamente, semplicemente mi sono limitato a leggere il testo del Regolamento, il comma 5 dell'articolo 77. Se questo significa conduzione sbagliata dell'Assemblea da parte mia e pretendere di censurare la mia presidenza io mi richiamo all'Aula e alla onestà intellettuale dell'Aula, se io sto commettendo scorrettezze. Mi pare proprio di no, mi pare di non meritare questa accusa, comunque se insistete su questa accusa io posso anche alzarmi, chiudere la seduta e andarmene. Non ho nessunissima difficoltà a fare questo, ma non credo che l'Aula sia molto solidale con queste censure nei miei confronti. Io ho deprecato il fatto che ci siano interruzioni, da qualunque parte provengano, e ho fatto il mio dovere facendo questo, e avendo letto il comma 5 dell'articolo 77 non ho né offeso nessuno, né violato la libertà di pensiero o di parola, ho semplicemente richiamato a una norma del Regolamento che non ho peraltro applicato in maniera meccanica e rigida. Quindi, francamente, sono stanco di polemiche gratuite ed è offensivo anche per me insistere su simili polemiche.

Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, visto che ci siamo cascati un paio di volte in questa discussione, sul comma 5 dell'articolo 77 probabilmente è necessario un chiarimento. Io do atto al Presidente di non aver applicato il quinto comma dell'articolo 77, quindi credo che nei discorsi che farò non c'è nessuna censura al Presidente, anzi faccio rilevare che quel potere di cui al quinto comma è un potere del Presidente. L'incidente è avvenuto perché un consigliere è entrato su una prerogativa che è del Presidente.

Quanto ai limiti dell'argomento mi sembra che il caso in oggetto evidenzi un problema, perché l'onorevole Floris, pur parlando dell'articolo 17, stava ponendo in correlazione con il già approvato articolo 16. Ora, mi sembra che il comportamento dell'onorevole Floris fosse corretto perché non possiamo interpretare l'argomento come una scatola chiusa, quindi le connessioni che l'oratore ritiene, nei limiti della logica, di dover estendere chiaramente mi sembra che rientrino nell'argomento e non siano passibili di censura. Quindi io invito il Presidente, che mi sembra, in questo non abbia minimamente ecceduto ad attenersi a questo criterio e ritenere ammissibili gli interventi che abbiano comunque relazione con l'argomento in trattazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (Progr. Fed.). Intervengo brevemente perché l'intervento del collega Pittalis, non è la prima volta che avviene nei confronti del presidente Zucca, mi è parso che sia andato un po' sopra i toni. Siccome non è la prima volta che è avvenuto mi permetto di esprimere al presidente Zucca tutto il sostegno della maggioranza di quest'Aula e di dire al collega Pittalis che forse è bene evitare di avvicinarsi all'insulto quando si esprimono opinioni, perché il confronto deve essere civile, se è possibile di merito, ognuno svolge il proprio ruolo e, soprattutto, personalmente non mi convince questo tentativo che si manifesta attraverso l'elevazione del tono della voce. Io preferisco il collega Pittalis con voce bassa, lo apprezzo di più, capisco meglio gli argomenti che sostiene. E poi aggiungo che noi mai, come Gruppo e come consiglieri di maggioranza, abbiamo tenuto atteggiamenti del tipo tenuti dal collega Pittalis nei confronti del collega Milia, perché se c'è un difetto da parte del Presidente Zucca è quello che effettivamente si presta molto volentieri a dirigere i lavori di quest'Aula. Avremmo preferito che ci fosse altrettanta disponibilità nello svolgere la funzione istituzionale e forse anche noi avremmo avuto l'occasione di esprimere qualche valutazione di merito su come le diverse presidenze conducono i lavori. Questo non è possibile, questo ci è impedito, perché la rinuncia a svolgere le funzioni e l'assenza da quest'aula è davvero il fatto che in questa occasione occorre censurare, perché darebbe invece la possibilità all'Assemblea di mettere a confronti diversi stili, diversi metodi nella gestione dei regolamenti. Spero che nel prosieguo dei lavori questo possa avvenire perché permette davvero di gestire con una maggiore partecipazione, con una maggiore correttezza istituzionale il nostro confronto.

Comunque, il presidente Zucca non è persona che si intimorisce, non è un cacciatore ma è uno che partecipa alla caccia al cinghiale, conosce le zone impervie della Sardegna, e quindi conosce molto bene gli uomini conoscendo anche gli animali. Penso che questa nostra discussione possa procedere senza che ci si proponga un metodo che noi non vogliamo accogliere perché siamo qui per svolgere un altro tipo di confronto politico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.

SERRENTI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, per dire che questa discussione, questo dibattito che si sta aprendo io mi auguro partecipato sugli stili, ci pone un obbligo, almeno per ciò che mi riguarda, per il nostro Gruppo, di esprimere anche noi la solidarietà al Presidente Zucca, del quale conosciamo la pazienza, la capacità e la correttezza. Però, onorevole Cugini, a me pare che l'intervento del collega Pittalis non fosse né offensivo né al di sopra delle righe. Credo che ognuno abbia il diritto di esprimersi con i toni della voce che possiede, cosa che mi pare abbia fatto con molto riguardo, e si è lamentato per qualcosa che non condivideva. Allora, io credo che bisogna stare più attenti, perché non si può prevaricare ogni cosa, perché alla fine questa opposizione dovrebbe pure stare zitta perché disturba. Se disturbiamo tanto io credo che potremmo anche metterci d'accordo e andare via, il che non mi sembra corretto. Noi vogliamo continuare a dare un contributo, sperando che questa maggioranza così coesa, così chiusa, accetti qualche buon suggerimento che viene dall'opposizione, perché mi pare, dagli emendamenti che abbiamo visto, soprattutto della maggioranza, che molte cose forse andrebbero riviste se ci fosse un pochino di apertura mentale.

Quindi, Presidente, rinnovandole la nostra solidarietà e la nostra stima, io credo che possiamo tornare più seriamente al dibattito sulle cose che invece dobbiamo discutere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, per sgombrare il campo, io rimango fermo nelle cose che ho detto perchè non sono avvezzo a rimangiarmi niente, però vorrei distinguere i due piani. Io le riconosco massima correttezza, le rinnovo anche i sensi della mia stima personale, e lei lo sa benissimo, voglio però precisare che sulle questioni regolamentari si può anche errare nell'assumere un'interpretazione, ma ritengo di essere nel giusto nel momento in cui ritengo che l'intervento di un consigliere regionale, e qualunque sia il senso, il merito e la sostanza, non possa costituire oggetto di sindacato solo in ossequio ad un principio di libertà di espressione e di precetti costituzionali ai quali mi sono richiamato. Voglio rassicurare il collega Cugini, spero che il mio tono di voce non gli faccia paura, ma faccio l'avvocato, sono abituato a parlare nelle aule giudiziarie, questo è il tono. Mi fa sorridere veramente che ancora l'onorevole Cugini forse non abbia inteso quello che ho detto prima, perché io non accetto, ma anche sul piano, lo dico simpaticamente, non mi si può dire di moderare il tono, altrimenti come giustamente dice l'onorevole Serrenti, mettiamoci il bavaglio, togliamo il disturbo e andiamocene. Non è questo, mi pare e non è utile neanche alla maggioranza, non è utile ad un sistema sul quale penso tutti quanti concordiamo se vogliamo creare i presupposti, anche perché quest'Assemblea possa in qualche modo rigenerarsi, affidare semplicemente alle estemporanee voluttà o dichiarazioni come queste che ho sentito dall'onorevole Cugini, perché non mi pare che ne vada, anzi, che ne vada della qualità della politica. Presidente, penso di aver chiarito e chiuso sul punto l'incidente.

PRESIDENTE. Passiamo a questo punto alla votazione dell'emendamento numero 64.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (F.I.). Per dichiarazione di voto. Vi prego, ritengo che, e invito i colleghi dell'opposizione e della maggioranza a voler esaminare l'emendamento soppressivo dell'articolo 17 con molta attenzione, non essendo stato presentato dal mio Gruppo io mi sento comunque di sostenerlo, perché l'entità della cifra proposta e la destinazione della stessa mi pare che debba essere riconsiderata nella manovra di assestamento che presenterà tra pochi mesi l'assessore Scano. Augurandomi sempre che in questa manovra di assestamento ci siano anche quei miglioramenti per quel che riguarda la rete di comunicazione tra i vari comuni.

PRESIDENTE. Per gentilezza, consentite all'oratore di concludere il suo intervento.

FLORIS (F.I.). Presidente, io ritengo che veramente l'intervento si potrebbe concludere in due secondi se non ci fosse l'interruzione continua, dovuta a quel brusio che c'è in Aula, lei ci ha spiegato ieri, cioè ci ha annunciato ieri che ci avrebbe fatto una dichiarazione, cioè un'illustrazione su quello che significa il termine brusio. Oggi ha parlato del sesso degli angeli, ma non ci ha parlato di brusio. Pertanto io la inviterei, onde dover ripetere errori o fare delle figure meschine ad illustrarci quello che significa il termine brusio che cancellerei, se fosse deprecabile, dal mio vocabolario. Detto questo, invito i colleghi della maggioranza a sostenere l'emendamento soppressivo e a rivedere invece il tutto nella manovra di assestamento in cui i piccoli comuni, i medi comuni, i grandi comuni, le città siano accomunate in un sistema di banca dati unico e non separato, uno rispetto agli altri. Tra l'altro non sappiamo neanche se questi finanziamenti vanno ad essere utilizzati per sistemi che possono essere interconnessi con quello che è il piano telematico generale della Regione Sardegna. E allora, o il progetto si fa unico, o il progetto è globale, per la telematica in Sardegna, altrimenti corriamo il rischio, così come esistono in Sardegna tanti pianeti, di avere tante banche dati che non possono essere connesse tra di loro. A questo scopo e solo ed esclusivamente a questo scopo, io chiedo che questo emendamento possa essere appoggiato dai colleghi della maggioranza, per una rivisitazione più ampia di quello che è il significato del sistema banca dati del piano telematico e della interconnessione che ci deve essere tra i diversi comuni, non solo sulla questione demografica, ma sull'intero complesso delle problematiche e degli interscambi possibili col sistema informatico. La ringrazio.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 64. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Si dia lettura dell'emendamento numero 65.

PIRAS, Segretario:



PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 65 ha facoltà di parlare il consigliere Masala.

MASALA (A.N.). Grazie Presidente. L'emendamento è volto a eliminare una indeterminatezza o se vogliamo un'imprecisione perché i comuni non si possono misurare per densità di popolazione perché la densità è riferita ad un territorio, può darsi che la densità del comune di Selargius, per stare vicino a Cagliari, sia molto più elevata di quella del comune di Cagliari, mentre invece credo che l'intendimento di chi ha proposto l'articolo fosse quello di indirizzarsi verso i comuni di minore popolazione. E' chiaro che io ho indicato questo "1500" a titolo indicativo, quindi su questo non esiste una rigidità del proponente, non so quale sia, perché non conosco le esigenze, quale sia la popolazione dei comuni ai quali effettivamente si intende riferire l'articolo 17.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (Popolari), relatore. Presidente, la Commissione non accoglie con una precisazione però che forse ha tratto in inganno e che in qualche maniera potrebbe anche veder riconsiderato l'emendamento. Nel testo dell'articolo 17 alla fine del testo si parla di "enti locali di minore densità demografica"; questo ha tratto in inganno, la parola giusta da utilizzare è "enti locali di minore entità demografica". Quindi è sempre legato al numero e non alla densità demografica. Quindi chiederei che questa parola in fase di coordinamento o adesso con emendamento orale, se fosse consentito, sia corretta nei termini giusti della proposta della Giunta che evidentemente per un errore materiale è stato scritto diversamente. Se l'emendamento rimane chiaramente il parere è di non accogliere.

PRESIDENTE. Grazie di questo contributo alla chiarezza, onorevole Secci; mi pare che sia chiaro il senso della precisazione di tipo linguistico. Vi è stato un uso improprio del termine densità che va sostituito in sede di coordinamento con un altro termine "minore entità demografica" anche se brutto in italiano speriamo che si trovi una formulazione italiana che rispecchi meglio l'idea.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Se il termine è quello l'emendamento si intende ritirato.

PRESIDENTE. Se l'emendamento viene ritirato non è più in essere quindi non c'è da discutere.

Ha domandato di parlare il consigliere Casu, però l'emendamento è stato ritirato. Su che cosa chiede di parlare?

CASU (F.I.). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Faccio mio l'emendamento perché questa "minore entità" non ha un significato preciso nella lingua italiana. Io non sono un professore di lettere, però ritengo che debba essere precisato in modo inequivocabile. Non si può parlare di "minore" o "maggiore", non è un'entità definita "maggiore" o "minore" è definita quando io dico o quando si dice nell'emendamento 1500, 2000, 3000 abitanti. Non posso dire "minore" o "maggiore", perché io credo che metteremmo in grave imbarazzo coloro che devono applicare il provvedimento. Ma se esiste la possibilità di determinare con precisione non capisco perché ci si rifiuti di fare questo, anche perché a questo arriva la maggioranza: rifiutarsi di inserire al posto delle parole "minore entità", numero minimo "1500 abitanti". Nella mente di chi ha redatto l'articolo di legge, il comma, ci sarà pure stato un riferimento ad una eventuale entità numerica, tiratela fuori per indicare nella legge una cosa che non dia luogo ad equivoci, quindi a problemi di interpretazione un domani. Per questa ragione faccio mio l'emendamento e chiedo anche la votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Per quanto riguarda l'emendamento numero 65 il parere della Giunta è contrario. Per quanto riguarda la sostituzione della parola "densità" con la parola "entità" invece anche a noi sembra giusto farlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (F.I.). Signor Presidente, naturalmente sono favorevole, anzi mi compiaccio che il collega Casu abbia fatto proprio l'emendamento perché era nel mio intendimento intervenire proprio sull'emendamento per farlo mio, ma non nel senso di Desiderio Casu, ma forse di tutto il Gruppo. Prima di parlare dell'emendamento mi vorrei soffermare su quella che è la continua e pedissequa posizione assunta dalla Giunta regionale per bocca del suo Assessore della programmazione e del bilancio. Accoglie con nonchalance veramente incredibile un emendamento verbale che chiaramente è frutto di un errore, perché questo bilancio sicuramente non è stato esaminato attentamente, per cui gli errori sono sulle parole, purtroppo quelli veniali, quelli più grossi, quelli mortali sono sui contenuti; però qualche errore veniale io capisco che lo possa accogliere con molta facilità l'Assessore. Quello che mi risulta veramente strano è che posto che venga accolto l'emendamento riferito alla densità, e sono d'accordo sul fatto che la densità è un parametro che assolutamente non era da considerare nell'emendamento come termine valido, in quanto la densità è il numero di abitanti per chilometro quadrato. Quindi è un parametro che assolutamente non era possibile che fosse presente in un emendamento di questo genere, io dico che sia ancora una volta deprecabile, ed uso un termine mi pare corretto, non mi pare che sia offensivo nei confronti di nessuno, perché qui adesso bisogna fare anche attenzione ai termini che si usano, ai sostantivi, agli aggettivi, agli avverbi, altrimenti si è sottoposti a censura, direi anche al tono della voce e quant'altro, come suggerisce correttamente il collega Usai, perché si sta sfuggendo a quella che è una richiesta mi pare logica, oltre che legittima di determinare che cosa significano piccoli comuni. Se l'emendamento non piace perché i 1500 abitanti sono considerati entità numericamente troppo elevata, benissimo, si chieda la correzione, su questo mi rendo disponibile e probabilmente anche il collega Casu, a trattare sul numero e sull'entità cui si riferisce con i 1500 abitanti. Ma mi pare veramente quasi supponente l'atteggiamento della Giunta, e a questo naturalmente si accomuna quasi come in un concerto, come in una sinfonia l'atteggiamento del Presidente della Commissione, che è chiaramente mal disposto nei confronti dell'opposizione in quanto lui è Presidente della Commissione di maggioranza, non della Commissione nella sua interezza; dicevo mi pare perlomeno supponente l'atteggiamento assunto da questi due componenti di questo Consiglio, Presidente della Commissione da una parte e Assessore dall'altra. La richiesta nostra di stabilire l'entità numerica perché altrimenti su questa entità numerica si va dai 10 abitanti, come si diceva precedentemente, fino, per una considerazione fatta dal collega Balletto, a considerare come piccole comune quello di Cagliari. Perché il piccolo è sempre in rapporto al grande, non esiste il grande se non esiste il piccolo. Allora, io vorrei sapere dall'assessore Scano per interpretazione autentica in base a quale considerazione rifiuta la presentazione di questo emendamento. Perché "piccola entità" noi vogliamo che l'entità sia determinata in questo Consiglio in modo da sapere a quali comuni devono andare questi finanziamenti, per quale comune si deve interessare l'associazione nazionale dei comuni d'Italia, naturalmente quella per la Sardegna, se deve interessarsi dei comuni di 3, 10, 100 abitanti oppure se si deve interessare dei comuni fino a 5000 abitanti. Se il termine 1500 abitanti è riduttivo, lo portiamo a 5000, 6000, 7000; se invece è troppo esagerato nel numero lo possiamo portare a 300. Allora, se ci danno questa spiegazione io penso che sicuramente con il collega Casu e con gli altri colleghi del Gruppo questo emendamento possa essere ritirato avendo una spiegazione autentica su che cosa significa comuni di piccoli entità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi di dire che questa parola che avete così inventato, entità, sicuramente non va bene; entità forse l'entità superiore. Ma detto questo, io credo che veramente sia strana la chiusura della Giunta e della maggioranza anche per quanto riguarda alcuni emendamenti che vogliono fare chiarezza e questo, credo, che questo emendamento, l'emendamento numero 65, voglia fare chiarezza, affinché poi non ci siano delle corse a richiedere la divisione di quei 100 milioni. Io vorrei ricordare, onorevole Presidente, che in Sardegna abbiamo 380 comuni, credo, uno più uno meno. Quali sono i piccoli comuni? Come facciamo a distinguere il grande dal piccolo comune? Io la proposta la farei prendendo in prestito la legge elettorale comunale, per esempio. Voi sapete che la legge elettorale comunale divide i comuni italiani in due gruppi. I comuni al di sopra dei 15 mila abitanti e quelli al di sotto. Nei comuni al di sopra dei 15 mila abitanti si va, per esempio, al ballottaggio del sindaco, nei comuni al di sotto dei 15 mila abitanti il sindaco viene eletto direttamente al primo turno. Ecco, quindi la differenza potrebbe essere questa: grandi comuni, i comuni al di sopra dei 15 mila abitanti, per i piccoli comuni al di sotto dei 15 mila abitanti. Però io dico che la necessità di mettere un limite credo che sia reale; avete fatto i calcoli: qui la posta è di 100 milioni. Ecco: 100 milioni diviso 380, eventualmente togliendo quei 10, 12 comuni della Sardegna con più di 15 mila abitanti, dà un certo risultato; 380 diviso per esempio, i comuni… però il concetto è sapere esattamente quanti comuni hanno diritto affinché l'ANCI possa realizzare d'intensa con la consulta regionale dei piccoli comuni questa banca dati. Io credo comunque che sia opportuno mettere un limite proprio per quantificare, per decidere una volta per tutti cosa si intenda per piccoli comuni. L'onorevole Masala l'ha detto anche prima, noi eravamo e siamo disponibili se 1500 non va bene o diminuire in 1500 abitanti per intendere un comune piccolo, oppure portarlo a un'altra soglia. Ma io credo che sia necessario dire con esattezza che cosa noi intendiamo per piccoli comuni. Credo che tutti abbiate letto, l'altro giorno, che nel continente italiano c'è un piccolo comune con 20 anime, è un comune a tutti gli effetti, e quello è un piccolo comune. Io credo che sia pertanto opportuno che nell'articolo si faccia chiarezza su questo. Ma dico, ciò che è strano, e concludo, è proprio la chiusura totale della Giunta della maggioranza inventando, usando un termine entità, che è molto generico, quando invece sarebbe necessario quantificare con esattezza. Io credo che pertanto l'emendamento debba restare e debba essere votato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, io non condivido la decisione dell'onorevole Casu di fare proprio l'emendamento, perché con la modifica da densità a entità, mi sembra che i problemi fossero risolti, perché non ha affatto ragione l'onorevole Frau quando dice che l'entità è qualcosa che si riferisce a entità superiore; esiste anche l'entità inferiore. Entità vuol dire la consistenza, l'essere. Entità è una estrazione dal verbo essere, per cui credo che il termine sia molto preciso e consenta l' indicazione di un tetto massimo, e chiaramente mi sembra una forzatura quando viene messa in una cifra fissa, perché questa banca dati deve studiare soprattutto l'evoluzione demografica dei comuni, e chiaramente questi comuni hanno una entità oggi e ne avranno una diversa domani, come ne hanno avuta una molto diversa in passato. Alcuni di questi comuni, vent'anni fa, per esempio avevano 2500 abitanti, oggi ne hanno 1000. Se mettiamo che questa banca dati fosse esistita vent'anni fa, scartando i comuni da 2500 abitanti che avevano già un segnale di forte decremento demografico, oggi non saremo in grado di capire perché sono arrivati a mille abitanti. E questo fenomeno, anzi, sta accelerando, per cui credo che la scelta dei comuni da contenere in banca dati non possa avere un criterio rigido, perché un comune di mille abitanti che sta aumentando di popolazione, può essere scartato dall'esame, mentre un comune di 3000 abitanti, che però ha una rapida diminuzione della popolazione, debba essere incluso in banca dati. Quindi il criterio è assolutamente scientifico di esame delle dinamiche demografiche e non può essere ancorato a un tetto fisso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Signor Presidente, io in relazione al fatto che ieri abbiamo concluso i lavori a tardissima ora, e quindi come tanti altri colleghi ho dormito molto poco, non sono estremamente attento e non riesco a seguire i lavori con la consueta e dovuta attenzione. In questa mia distrazione devo dire, con tutta onestà, che ho trovato un supporto, da parte del Presidente Zucca, al quale in questa circostanza evidentemente devo porgere il ringraziamento per la sopportazione che ha avuto in precedenza, e qui sotto questo aspetto, mi trovo leggermente in disaccordo con il collega Pittalis, in disaccordo tra virgolette, perché mi ha consentito, il Presidente Zucca, di intervenire in discussione generale sull'emendamento numero 65 quando invece ancora si parlava dell'emendamento numero 64. Io sono intervenuto, pensavo che fosse già stato votato, fosse già stato fatto tutto, e invece mi ritrovo di nuovo al punto di partenza e quindi colpa mia e grazie al Presidente Zucca che è stato così paziente che mi ha consentito invece di parlare. Allora, tornano sull'argomento, perché ne ho occasione, io l'emendamento orale lo condividerei nella misura in cui alla sostituzione della parola densità si sostituisce la parola entità, la quale però è ricollegata ad un parametro che ne preveda in maniera oggettiva la determinazione quantitativa. Quindi se questi parametri di riferimento esistono, in altre disposizioni normative, in regolamenti dello Stato e via dicendo, c'è il collegamento attraverso il quale si può individuare il numero oggettivo che qualifica il comune a bassa densità oppure ad alta densità. E' ovvio che la parola bassa densità e minore densità demografica non può andar bene perché, come è stato più volte ripetuto, affermato e asserito dai colleghi, la densità è un qualcosa che si ricollega a una misura di superficie in relazione al numero degli abitanti. Quindi è data da un rapporto. E questo, evidentemente, può essere in contrapposizione con le finalità della legge perché vorrebbe indicare quelli che sono gli abitanti del comune, inteso come città, paese e agglomerato, e non evidentemente con riferimento all'intero territorio. Quindi, come ho detto in precedenza, nell'intervento già fatto, si può discutere sull'entità oggettiva che l'emendamento dei colleghi di Alleanza Nazionale indicava in 1500, perché su questi si può dire che è troppo elevato o è troppo basso però una misura va individuata, sempre che non possa esistere un parametro oggettivo di riferimento, e in questo caso allora il problema a mio avviso sarebbe superato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.

SERRENTI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, io credo che l'emendamento numero 165, al di là del tetto di 1500 abitanti (ha ragione, poi, chi dice: perché non 1700?), però nella sostanza pone un problema, che è quello della ratio vera dell'articolo 17. Infatti, signor Presidente, non si capisce perché si debbano trasferire questi cento milioni a una associazione di enti locali, come l'ANCI, che dovrebbe spenderli per la banca dati dei piccoli comuni che nella buona sostanza sarebbe una sorta di osservatorio delle dinamiche demografiche. Io ho la sensazione che dietro l'articolo 17 ci sia un po' un problema di stile, di composizione complessiva della finanziaria. A me pare che si cerchi in modo non corretto di togliere trasparenza alla finanziaria stessa, trasferendo a enti, a istituzioni o ad altri, somme che vengono trasferite per una ragione e poi in realtà si vogliono trasferire per altre ragioni. Voglio dire, signor Presidente, che se vogliamo dare cento milioni, raddoppiando quasi, o forse anche di più, il contributo annuale che diamo all'ANCI, diamo cento milioni in più all'ANCI. Se riconosciamo che l'Associazione nazionale dei comuni ha bisogno di un contributo maggiore per svolgere le sue attività istituzionali diamogli più di cento milioni, però non contrabbandiamo cento milioni all'ANCI come un versamento che vale per i prossimi tre anni solo per fare questo osservatorio delle dinamiche demografiche, problema che esiste, badi bene, Presidente, problema che esiste tant' è che è nata di recente un'associazione, quella dei piccoli comuni, voglio ricordare che il Presidente, sindaco di Olzai, Bachisio Porru, un sindaco dell'Ulivo, un sindaco del centrosinistra e pidiessino, una persona però molto attiva che ha posto un problema molto serio, che è quello dello spopolamento dei piccoli comuni. Allora io credo che se davvero vogliamo spendere i danari con questo obiettivo, quello di tenere sotto controllo quali sono le ragioni vere, i meccanismi che determinano lo svuotamento, lo spopolamento delle zone interne della Sardegna, io credo che allora faremmo molto meglio a trasferire i cento milioni all'Associazione dei piccoli comuni. E faccio questa proposta, faccio un emendamento orale perché venga cancellata l'ANCI e i cento milioni vengano dati direttamente all'Associazione dei piccoli comuni, se la ragione è questa.

Se, invece, mi si obietta che il problema dei movimenti demografici riguarda tutto il territorio regionale, allora anche qua voglio ricordare, Presidente, che esistono enti locali di dimensioni sovraccomunali, come le province, che devono avere un ruolo. E qual è il ruolo migliore? Quello di tenere sotto controllo tutto ciò che avviene come fattori dell'economia, fattori demografici, all'interno di un'area più vasta che è quella dell'amministrazione comunale. Allora perché non chiedere alle quattro province e non all'Associazione delle province, l'UPS, ma alle quattro province, perché assieme producano un progetto per realizzare gli obiettivi che si vogliono realizzare e diamo loro quanto serve perché vengano realizzati.

Presidente, io invito la Giunta davvero a essere più chiara. Io credo che da parte dell'opposizione non si scandalizza nessuno: se vogliamo dare cento milioni in più all'ANCI, diamo cento milioni in più all'ANCI. Conosciamo tutti le attività meritorie che l'ANCI sta facendo. L'ANCI è un'associazione, come tutti sapete, dei comuni, dove ci sono i sindaci, coloro i quali sono impegnati nella politica in prima linea tutti i giorni. Altro che se li dobbiamo sostenere, ma facciamolo con chiarezza. Se vogliamo dare loro cento milioni glieli diamo, così come se vogliamo dare 5 miliardi alle province glieli diamo, ma non troviamo ragioni che poi sono surrettizie, sono un modo diverso per dare contributi magari agli amici che sono in questo o in quell'altro comune. Bisogna essere chiari e bisogna essere seri. Allora in invito davvero a evitare ogni ombra che possa cadere sulla distribuzione delle risorse perché tutti quanti possiamo entrare nel merito ed esprimere giudizi.

Rimane la mia richiesta di un emendamento orale per il trasferimento di questa somma o all'Associazione dei piccoli comuni oppure direttamente alle quattro province perché realizzino un progetto per realizzare gli obiettivi appunto che si vogliono realizzare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Intanto chiedo scusa per aver innescato questa discussione e chiedo scusa anche al collega Floris, solo per l'interruzione non per il merito. Io molto umilmente, sono intervenuto su questo argomento e la stessa umiltà però la chiederei ai colleghi consiglieri regionali quando parlano di alcuni problemi, chiedendo loro di approfondirli davvero. Ora, non è un problema di grande sostanza, perché cento milioni di contributi per tre anni, sono trecento milioni di contributi, però l'invito che rivolgo ai colleghi, appunto, è quello di prestare un po' più di attenzione quando si parla di queste cose. Insomma, la consulta dei piccoli comuni, collega Serrenti, è presieduta dal valente sindaco di Olzai, Bachisio Porru, che scrive gli editoriali sull'Unione Sarda, ed è una consulta volontaria tra piccoli comuni che hanno in particolare due problemi centrali: primo, il problema dello spopolamento; secondo, il problema dell'occupazione. Allora, la consulta si è costituita all'interno di un'associazione generale dei comuni, che si chiama ANCI, e non può operare per conto proprio, in via diretta, perché per scelta la consulta ha deciso di non costituirsi in associazione separata, ma di voler agire all'interno dell'associazione generale. E' questo un voler imbrogliare, un voler tenere le cose nell'ombra?

Il contributo è stato chiesto per portare avanti questo studio, questo osservatorio, e lo hanno scritto tutti i giornali, sono stati fatti convegni ai quali hanno partecipato molti colleghi che oggi sono qui e che quindi avrebbero dovuto conoscere le cose. Allora, qui non stiamo parlando né di piani telematici, né di chissà quali piani di informatizzazione, di collegamenti in rete, eccetera. Questi piccoli comuni, però, non possono essere classificati dal Consiglio regionale piccoli perché noi diciamo 1550 e grandi perché sono 1501. Ecco dove sta la difficoltà. Io l'ho detto al collega Masala, ad accogliere un parametro rigido e la dinamica nel suo complesso, ma la gestione di questi fondi è del tutto evidente che verrà fatta dalla consulta dei piccoli comuni, quella presieduta da Bachisio Porru, all'interno dell'ANCI. Non è un modo per distribuire soldi, voglio tranquillizzare il collega Frau, le diecimila lire a ciascun sindaco, perché cento milioni diviso 384 fa diecimila lire e sarebbe anche offensivo, quindi lo voglio tranquillizzare, verranno spesi nella loro unitarietà questi fondi per realizzare la costituzione di questo osservatorio che dovrà puntare essenzialmente a studiare le dinamiche demografiche e la correlazione tra le dinamiche demografiche, il fenomeno dello spopolamento e il problema della disoccupazione. Quindi, non è che ogni comune studierà la propria dinamica, il tutto verrà fatto su scala regionale. Il sindaco di Olzai, Bachisio Porru, e la consulta regionale dei piccoli comuni hanno a Olzai già presentato un primo studio fatto dall'Università di Cagliari, dall'Istituto di statistica, diretto dal professor Giuseppe Puggioni e dai suoi collaboratori, studio che è già stato pubblicato, ma quello è un primo punto di partenza, si vorrebbe mettere in piedi un osservatorio permanente. L'ultima battuta per tranquillizzare il collega Bertolotti che è preoccupato che questi soldi non vadano a finire ad associazioni collaterali di ricerca dell'Anci, stia tranquillo collega Bertolotti, anche questo è un problema che credo non avverrà, perché credo che la consulta dei piccoli comuni sia responsabile di quello che fa e quindi questi fondi li utilizzerà per gli scopi previsti nella richiesta di finanziamento che è stata portata avanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI (Progr. Fed.). Rubo solo due minuti per allargare un po' il campo dei piccoli comuni, di fatto nei mesi scorsi, proprio alla fine di gennaio si è tenuta la prima conferenza nazionale dei piccoli comuni naturalmente a livello nazionale quindi significa che i piccoli comuni a livello nazionale sono riconosciuti quelli al di sotto dei 15 mila abitanti, quindi con un dimensionamento decisamente differente da quello sardo, in quanto la situazione sarda è particolare per la polverizzazione dei centri abitati e quindi con un numero di abitanti molto, molto limitato. Introduco questa questione perché evidentemente questa prima conferenza organizzata dal CNEL, alla quale hanno aderito naturalmente tutte le associazioni, non soltanto l'Anci ma la Lega delle autonomie, l'Unci, tutte le associazioni che raggruppano comuni, province e comunità montane che sono in effetti le articolazioni territoriali a cui sovrintende in qualche misura la Regione, è stato un incontro questa prima conferenza particolarmente partecipata anche dai piccoli comuni della Sardegna ma anche di tutto il territorio nazionale perché ha posto l'attenzione delle istituzioni locali su alcuni problemi che tra non molto andranno a toccare anche la Sardegna, ne cito uno per tutti, per non rubare molto tempo, tutti i colleghi sanno che si sta andando verso la razionalizzazione della rete scolastica, ebbene invito tutti i colleghi a riflettere su cosa significa il termine razionalizzazione applicata ad una realtà come quella della Sardegna, per fare una sola ipotesi di lavoro moltissimi centri che, secondo noi, sono grossi comuni di 5 o 6 mila abitanti, rischiano di avere disarticolato tutto il sistema educativo e formativo proprio perché le direttive ministeriali vanno nella direzione di aggregare per grossi nuclei scolastici questa realtà che ora è polverizzata. Quindi gli effetti di questa polverizzazione territoriale sono di gran lunga gravi e saranno riscontrabili purtroppo già in tempi molto immediati. Quindi colgo questa occasione per porre il problema, come dire, sui problemi dei piccoli comuni e quindi di quasi tutta la realtà territoriale della Sardegna, occorre riflettere immediatamente a partire dal problema scuola.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 65. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (F.I.). Sì, abbiamo chiesto il voto segreto, ma io posso comunque intervenire per dichiarazione di voto, chiaramente devo motivare l'astensione. Innanzitutto reputo il collega Sanna, Tore Sanna, una persona molto intelligente, e sono sicuro che quando rivolge al sottoscritto le scuse per l'interruzione abbia detto scusa su tutto, perché è chiaro che sul merito il collega Tore Sanna non può sicuramente entrare e non deve chiedere scusa per niente. Per cui accetto le scuse sull'interruzione intendendo che assolutamente il collega Sanna non può entrare e non deve entrare nel merito di quello che un suo collega deve dire, così come mi guarderei io dal fare su un suo intervento. Per quel che concerne la motivazione addotta dai colleghi, io ritengo che se poco mi convinceva prima la destinazione sullo studio demografico, meno ne sono convinto adesso, in quanto ci si sofferma a dover studiare gli effetti cioè le cause, l'evento terminale diremo che è quello della spopolazione dei piccoli comuni e non ci si sofferma troppo su quelle che sono le cause e le cause sono certamente che il lavoro sui piccoli comuni non esiste, non esiste a sufficienza e pertanto la gente dai piccoli comuni deve emigrare verso altri comuni dove la possibilità di occupazione dovrebbe, tra virgolette, essere superiore, e questo di fatto sappiamo quanto è difficile trovare occupazione in tutto il territorio regionale, probabilmente anzi nei piccoli comuni esiste quel qualcosa in più da poter fare di quanto non si trovi oggi nelle grosse città e a questa mia affermazione voglio portare a sostegno i dati sulla disoccupazione della città di Cagliari che è arrivata al 50 per cento della disoccupazione giovanile, per cui non so se un giovane che si trasferisce da un piccolo comune della Sardegna ad un grosso comune della Sardegna quale può essere considerato da lui Cagliari, viene qua in attesa di trovare una soluzione per le proprie aspettative una soluzione occupazionale, e bene mi pare che farebbe a rimanere nel suo paese dove possibilità di occupazione forse ce ne sono in maniera superiore. Se questo vuol essere lo spirito, cioè se lo spirito vuol essere sullo studio delle cause che creano disoccupazione, emigrazione dai piccoli comuni verso altri comuni dell'isola o verso il continente, mi pare che i soldi siano spesi veramente male, e ancora peggio di quanto mi potessi aspettare, perché diverso è lo studio demografico di quella che è una situazione di un comune piccolo o grande che sia della Sardegna, altra cosa è finalizzare lo studio sulle cause della disoccupazione. Veramente sono state citate prima qui il sesso degli angeli, mi pare che questi cento milioni siano destinati allo studio del sesso degli angeli, in quanto sappiamo che la nuova occupazione non può essere studiata partendo dal basso, dal singolo comune, perché con cento milioni che cosa si studia? Si può studiare solamente la causa della disoccupazione ad Olzai e, trovata la causa, si cerca di cambiare quegli che sono gli effetti che producono disoccupazione, ma si cerca di intervenire con i cento milioni sul comune di Olzai per rimuovere le cause, cioè per trovare lo spunto di nuova occupazione, altrimenti che cosa troveremo? Ci troveremo di fronte ad uno studio sterile che non darà nessun risultato, che dovrebbe già essere presente, anzi che già è presente, nei programmi del Presidente della Giunta, motivo per cui questi cento milioni io trovo assurdo che vengano destinati ai piccoli comuni, che poi solo una quota di questi cento milioni dei duecento dei quali vengono riservati a questo bilancio dei piccoli comuni, lo trovo veramente immotivato nella sua collocazione in questo bilancio, lo ritengo estraneo al bilancio stesso e pertanto mi astengo dall'esprimere un voto per quanto riguarda l'articolo 17.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Intanto vorrrei precisare che non sono affatto preoccupato collega Sanna che questo finanziamento possa andare ad organizzazioni collaterali all'Anci delle quali anzi stimo l'operatività e ritengo che possano anzi trovare il motivo di esser potenziate soprattutto se concentrano la loro attenzione su quelli che possono essere problemi comuni alle amministrazioni comunali. Giustifico la mia astensione con un fatto, che al di là del fatto che appunto si vogliono dare questi finanziamenti all'Anci, reputo che a poca distanza, se questi sono i motivi che tendono a soddisfare con questo emendamento, cioè quelli dello studio sullo spopolamento e sui dati della disoccupazione nei piccoli comuni a poca distanza da una conferenza preannunciata sull'occupazione, mi sembra quasi una politica come quella degli imperi romani che chiamavano il popolo nei fori per farlo divertire e per fargli dimenticare che avevano fame. Qua invece si dice: studiate, studiate, così dimenticate che avete fame, così evitiamo anche di far capire quali sono le vere motivazioni che portano allo spopolamento e alle cause di disoccupazione, che sono la conclamata e riprovata assenza di un'azione di governo che sia capace di dare logiche di sviluppo a quest'Isola e direi anche di risolvere i problemi che riguardano la disoccupazione e lo spopolamento nei piccoli come nei grandi comuni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Per dichiarare, signor Presidente, un voto di astensione perché essendo un tema radicato nel territorio della Sardegna, e pertanto siamo consapevoli di queste problematiche, io ricordo che ho fatto anche il vicepresidente della prima Commissione ed in quella sede ricevemmo una delegazione di sindaci che lamentavano questi aspetti, cioè che determinati comuni correvano il rischio, nel tempo, di sparire. In quella sede noi li abbiamo invogliati a riunirsi, a costituire magari un comitato e ad essere sempre presenti. Debbo dire la verità probabilmente è stato lo stesso ANCI che, anziché lasciare che si muovessero per conto proprio, li ha regolamentati e quindi ha pensato di fare una banca dati e nello stesso tempo che potesse essere utile anche per altre cose. Non solo per dover valutare lo spopolamento dei comuni minori, ma probabilmente quelle strutture potrebbero essere utili per fare qualche altro studio magari comparato con altre realtà. La verità è che questi aspetti non riguardano soltanto i comuni dell'interno, del nuorese, ma lo spopolamento si ha ormai a tutti i livelli, compresi anche i comuni del Sulcis. Ricordo che il comune di Narcao per esempio, era uno di quelli che quando vi era sindaco mio fratello si applicava l'equo canone; cioè rispetto a tutti i comuni sardi in quel periodo vi era un aumento delle nascite e un aumento dei cittadini che richiedevano la residenza nel nostro territorio. Probabilmente era dovuto a concause, però una volta finito quel periodo del boom c'è un decremento sia delle nascite che delle persone che chiedono di potervi vivere. Allora mi dico, probabilmente prendendo spunto da questa situazione, debbo riconoscere che la mancanza del sindaco ha causato una situazione che è similare a quella che avviene nei centri più piccoli del nuorese. Il tema è abbastanza importante, la verità è che oltre a questi temi vi è il problema che i servizi dei piccoli comuni, a causa anche delle difficoltà economiche dei flussi finanziari, non sono in grado di poter assicurare un minimo per cui sarebbe necessario che potessero unirsi tra di loro non solo per trovare opportuni sistemi, bensì anche perché possano a somiglianza di quelli più dotati realizzare quei servizi con quelle attrezzature e con quel personale senza il quale non avrebbero potuto farlo. Signor Presidente, la verità è che sono concentrato sull'argomento e sono sicuro che non mi distrarrò anche se i colleghi tentano di farlo, anzi tramite il loro sorriso mi fanno capire che l'argomento lo comprendono e quindi è interessante. La verità è che, mi ripeto, la quota che è stata stabilita la ritengo equa, però probabilmente non riesco a capire se questi studi rimarranno tali per questo tipo di ricerche e non saranno estesi per altro. Ora poiché ho dei dubbi per come verranno condotte le fasi successive io, tutto ciò premesso, ritengo di essere perplesso sull'operazione stessa e quindi dichiaro un voto di astensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Io anticipo che il mio voto sarà favorevole per l'emendamento.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto su questo emendamento è stato chiesto il voto a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 65.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 59

astenuti 3

maggioranza 30

favorevoli 20

contrari 39

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FEDERICI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - TUNIS Gianfranco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si sono astenuti i consiglieri: BERTOLOTTI - FLORIS - TUNIS Marco.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Per chiedere la votazione a scrutinio segreto sull'articolo 17.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'articolo 17.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 67

votanti 67

maggioranza 34

favorevoli 40

contrari 27

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FEDERICI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)

Resta da da votare l'emendamento aggiuntivo numero 86, a firma Granara e più. Io mi pongo e pongo all'Aula l'interrogativo se sia il caso di votarlo adesso o alle 16 alla ripresa dei lavori. Nel caso che ci sia una collaborazione per accelerare i lavori, si può votare rapidamente; ma se questo impegno non c'è…

I lavori riprenderanno alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 13 e 57.