Seduta n.111 del 28/07/2005 

CXI Seduta

(Antimeridiana)

Giovedì 28 luglio 2005

Presidenza del Vicepresidente Fadda

La seduta è aperta alle ore 10 e 04.

SABATINI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 21 luglio 2005 (106) che è approvato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, per chiedere una sospensione, direi mezzora, della seduta perché mi pare che non ci siano le condizioni per lavorare.

PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni, la seduta è sospesa. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 05, viene ripresa alle ore 10 e 30.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, chiedo una ulteriore sospensione, se è possibile sino alle ore 12.

PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni sospendo la seduta che riprenderà alle ore 12.00.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 31, viene ripresa alle ore 12 e 03.)

Congedi

PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che i consiglieri regionali Contu, Licandro, La Spisa, Rassu, Sanciu e Sanjust hanno chiesto congedo per il 28 luglio 2005.

Poichè non vi sono opposizioni questi congedi si intendono accordati.

Consigliere Sanjust, prendo atto della sua presenza in Aula e considero il congedo revocato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, vorrei chiedere, se è possibile, un ulteriore quarto d'ora di sospensione dei lavori per consentire ai colleghi di arrivare in Aula.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni i lavori sono sospesi e riprenderanno alle ore 12 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 04, viene ripresa alle ore 12 e 34.)

Continuazione della discussione della proposta di legge Maninchedda - Orrù - Balia - Uras - Marracini - Sanna Francesco: "Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Misure di sostegno per i piccoli comuni" (89/A)

PRESIDENTE.. Riprendiamo i nostri lavori. Passiamo all'esame dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti:

Capo II

Comunità montane

Art. 4

Comunità montane

1. Il presente capo disciplina le modalità di costituzione, gli ambiti territoriali, i rapporti con gli altri enti e le funzioni delle comunità montane della Sardegna. Per quanto non previsto si applicano le disposizioni del decreto legislativo n. 267 del 2000.

2. Le comunità montane sono unioni di comuni, enti locali costituiti fra comuni, anche appartenenti a province diverse, per la valorizzazione delle zone montane e per l'esercizio associato delle funzioni comunali.

3. Un comune non può far parte contemporaneamente di una unione di comuni e di una comunità montana.

4. Le comunità montane:

a) gestiscono gli interventi speciali per la montagna stabiliti dalla normativa dell'Unione europea e dalla legge regionale e nazionale;

b) esercitano le funzioni proprie dei comuni, o ad essi conferite, che i comuni sono tenuti o decidono di esercitare in forma associata;

c) esercitano le funzioni ad esse delegate dalle province.

5. Le comunità montane adottano piani organici di sviluppo e valorizzazione del territorio montano. I piani stabiliscono gli obiettivi generali dell'azione della Comunità montana, individuano gli interventi speciali per la montagna, ai sensi del comma 4 dell'articolo 1 della Legge 31 gennaio 1994, n. 97 (Nuove disposizioni per le zone montane), indicando i tempi di attuazione e i criteri di valutazione e ne assicurano il raccordo con l'insieme delle funzioni esercitate dalla comunità. Con programmi annuali di attuazione sono approvati i progetti per la realizzazione degli interventi speciali. I piani organici ed i programmi annuali sono trasmessi all'Assessore competente in materia di enti locali ai fini della ripartizione del fondo per la montagna ai sensi dell'articolo 9.

EMENDAMENTO soppressivo parziale DEDONI - VARGIU - PISANO - CASSANO - RASSU - LADU - SANNA Matteo - DIANA - SANCIU - AMADU - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 5 dell'art. 4 le parole "I piani organici ed i programmi annuali sono trasmessi all'Assessore competente in materia di enti locali ai fini della ripartizione del fondo per la montagna ai sensi dell'articolo 9. " sono soppresse. (11)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 5 la frase: "I piani organici ed i programmi annuali sono trasmessi all'Assessore competente in materia di enti locali ai fini della ripartizione del fondo per la montagna ai sensi dell'articolo 9", è soppressa. (37)

EMENDAMENTO sostitutivo totale BIANCAREDDU - PILI - SANCIU - SANNA Matteo - MORO - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - AMADU

Art. 4

L'art. 4 è sostituito dal seguente:

Art. 4

Le Comunità montane della Regione previste dalle attuali leggi regionali sono soppresse.

Le Province succedono nei rapporti patrimoniali ed economico-fìnanziari delle comunità montane la cui sede ricade nel loro ambito territoriale.

Il personale delle comunità montane è trasferito alle nuove Province, fatte salve le opzioni secondo le ordinarie procedure di mobilità.

Le competenze e funzioni sinora attribuite alle comunità montane, ai sensi della legislazione nazionale e regionale, sono trasferite alle Province.

Le Province prevedono nel loro statuto l'istituzione, a norma dell'articolo 21 del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, di uno o più circondari che comprendano i comuni montani ricadenti nel loro territorio, individuati ai sensi della Legge regionale 17 agosto 1978, n. 52 (Delimitazione nei territori montani delle zone con caratteri omogenei).

I circondari dovranno essere obbligatoriamente sentiti ogni qualvolta si decida sulla destinazione dei finanziamenti derivanti da leggi nazionali o regionali per lo sviluppo della montagna e per le esigenze dei comuni montani. (66)

EMENDAMENTO sostitutivo totale FADDA Paolo - CUCCU Giuseppe - CUCCA - UGGIAS - SANNA Simonetta - COCCO

Art. 4

L'articolo 4 è sostituito dal seguente :

Art. 4

Valorizzazione delle comunità montane

1. La funzione di valorizzazione delle zone montane, secondo le finalità di cui alla legge 3 dicembre 1971, n° 1102 e successive modificazioni, è esercitata dalla Provincia.

2. I fondi assegnati alle comunità montane affluiscono nei bilanci delle Province nei cui territori sono comprese le relative aree.

3. Le Province provvedono alla ripartizione dei fondi, di cui al comma 2, fra le Unioni dei Comuni e le altre forme associative comprendenti Comuni classificati montani in base alla legge 1102 del 1971. Tali fondi permangono vincolati alla promozione dello sviluppo delle popolazioni residenti nei comuni montani, alla difesa del suolo ed alla protezione della natura delle rispettive zone, secondo le finalità previste nella stessa legge 3 dicembre 1971, n° 1102 e successive modificazioni. (79)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DEDONI - VARGIU - PISANO - CASSANO - RASSU - LADU - MURGIONI - SANNA Matteo - DIANA - AMADU - RANDAZZO - SANCIU

Art. 4

Il comma 2 dell'art. 4 è così sostituito:

"2. Le comunità montane sono unioni di comuni, enti locali dotati di autonomia statutaria, costituiti tra comuni, anche appartenenti a province diverse, per la valorizzazione delle zone montane e per l'esercizio associato delle funzioni comunali. Esercitano le funzioni attribuite dalla legge, previste dallo Statuto o comunque ad esse attribuite dai comuni.". (9)

EMENDAMENTO aggiuntivo DEDONI - VARGIU - PISANO - CASSANO - RASSU - LADU - MURGIONI - SANNA Matteo - DIANA - AMADU - RANDAZZO - SANCIU

Art. 4

Al comma 1 dell'art 4 dopo le parole "ambiti territoriali" è inserita la parola "omogenei". (8)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 1 dopo la parola "...territoriali" è aggiunta la parola "…omogenei". (33)

EMENDAMENTO aggiuntivo DEDONI - VARGIU - PISANO - CASSANO - RASSU - LADU - MURGIONI - SANNA Matteo - DIANA - AMADU - RANDAZZO - SANCIU

Art. 4

Al comma 4 dell'art .4 sono aggiunte le seguenti lettere:

d) esercitano le funzioni di ente di gestione dell'area naturale protetta eventualmente costituita dalla Regione nel proprio ambito territoriale;

e) esercitano la gestione in forma associata delle funzioni comunali dì protezione civile e antincendio sulla base delle direttive regionali e provinciali in materia;

f) concorre e partecipa all'elaborazione del Piano territoriale di coordinamento della Provincia formulando le indicazioni urbanistiche per il proprio territorio, ai sensi dell'art. 28 del D. Lgs. 267/2000. (10)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 4 sono aggiunte le seguenti lettere:

d) esercitano le funzioni di ente di gestione dell'area naturale protetta eventualmente costituita dalla Regione nel proprio ambito territoriale;

e) esercitano la gestione in forma associata delle funzioni comunali di protezione civile e antincendio sulla base delle direttive regionali e provinciali in materia;

f) concorre e partecipa all'elaborazione del Piano territoriale di coordinamento della Provincia formulando le indicazioni urbanistiche per il proprio territorio ai sensi dell'art. 28 del D. lgs. 267/2000. (36)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 2 dopo la parola "...enti locali" sono aggiunte le parole "…dotati di autonomia statutaria". (34)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 2 è aggiunto in fine il seguente capoverso:

"Le comunità montane esercitano le funzioni attribuite dalla legge, previste dallo Statuto o comunque ad esse attribuite dai comuni". (35)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 11 ha facoltà di illustrarlo.

DEDONI (Riformatori Sardi). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 37 ha facoltà di illustrarlo.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, colleghi e Assessori, con l'emendamento 37 al comma 5 che propone di cassare la frase: "I piani organici e i programmi annuali sono trasmessi all'Assessore competente in materia di enti locali ai fini della ripartizione del fondo per la montagna ai sensi dell'articolo 9", si intende rendere più snelle le procedure, in quanto il riparto deve essere definito sulla base dei parametri oggettivi previsti dal suddetto articolo 9.

Credo che questo emendamento fornisca un contributo per una definizione più puntuale delle procedure previste in legge.

Poiché riteniamo che l'emendamento non comporti modifiche di merito sostanziali degli obiettivi che la stessa proposta si pone, ne chiediamo l'accoglimento. .

PRESIDENTE. L'emendamento numero 66 si dà per illustrato. L'emendamento numero 79 si dà per illustrato.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 9 ha facoltà di illustrarlo.

DEDONI (Riformatori Sardi). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 8 ha facoltà di illustrarlo.

DEDONI (Riformatori Sardi). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 33 ha facoltà di illustrarlo.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, mi sto chiedendo se abbia un senso l'illustrazione, io pensavo che avremmo discusso questa legge! Molto sinteticamente, per meglio definire alcuni termini utilizzati nel corpo della legge, noi nell'emendamento proponiamo di inserire dopo la parola "territoriali" la parola "omogenei". Credo che sia opportuno l'inserimento del termine "omogenei", perché si evidenzia così la omogeneità dei territori; quando si parla di comunità montane, infatti, non conta soltanto il riferimento altimetrico, che comunque è inserito in legge, ma è importante e va sottolineata l'omogeneità geografica, l'omogeneità territoriale, l'omogeneità storica.

E' un ulteriore contributo per una migliore definizione della comunità montana stessa, del suo ruolo e delle sue funzioni. Credo sia legittimo quindi parlare di omogeneità fra territori che si uniscono per curare gli interessi del territorio stesso, per valutarne le istanze, per produrre iniziative di tipo economico, sociale e culturale.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 10 ha facoltà di illustrarlo.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, va sottolineato, che questo provvedimento non è il provvedimento soppressivo o modificativo delle comunità montane, sebbene ieri si siano "sprecate parole" sull'intervento del Presidente sull'unione dei comuni, e nel contesto dei vari interventi che si sono susseguiti in quest'Aula, sistematicamente si sia parlato di comunità montane. Il problema che abbiamo di fronte è quello di capire esattamente qual è la filosofia che si vuole porre in campo per le comunità montane, e a questo attiene l'illustrazione di questi emendamenti.

L'assessore Sanna l'altro giorno nel corso del suo intervento ha equiparato la montanità alla marginalità; questo assunto la dice lunga sulla necessità di revisione complessiva del sistema istituzionale locale e, quindi, anche dell'istituto delle comunità montane. Sulle comunità montane, giustamente lo poneva in risalto pochi attimi fa l'onorevole Capelli quando ha parlato di omogeneità, non è possibile ragionare solo in termini altimetrici, perché se così fosse io riterrei che in tutta la Sardegna non ci sia la possibilità di costituire comunità montane.

Le comunità montane hanno infatti un riferimento storico, culturale nelle vallate alpine e in alcuni siti dell'Appennino, ma certamente non in Sardegna, non in Sicilia; ma furono introdotte perché potevano essere un volano per lo sviluppo di servizi a favore di popolazioni che soffrivano situazioni di disagio, di difficoltà determinate dall'abitare un particolare territorio, e perché i servizi in quel territorio lo Stato, e per esso la Regione, non riusciva a garantirli; quando si attua una politica per la montagna, occorre garantire la presenza umana, ma la possibilità di permanenza in un territorio presuppone la presenza di servizi, garanzie di vivenza civile che consentano a quelle popolazioni di poter sopravvivere e produrre in determinate circostanze.

Noi, in Sardegna, lo ricordava l'assessore Sanna, viviamo un altro tipo di montanità: la marginalità di quelle che, genericamente, definiamo come zone interne. Zone interne nelle quali c'è uno spopolamento continuo dei comuni, non c'è una vivenza civile all'altezza dei tempi che viviamo, si subisce ancora il richiamo dell'inurbamento perché si pensa di poter avere più opportunità di lavoro, più occasioni, più possibilità di avere un avvenire più tranquillo per sé e per i propri figli.

Lo spopolamento, quindi, è un fattore estremamente negativo, disastroso, perché se in un territorio manca il presidio umano assistiamo, certamente, a un liquefarsi delle potenzialità espressive di quel territorio, delle attività e dei saperi che su quel territorio insistono.

Ebbene, se questa è la realtà, una soluzione a questi problemi della Sardegna non può essere quella prevista in questa proposta di legge. La montanità non può essere identificata solo con la Barbagia o con una parte esclusiva della Gallura; noi riteniamo infatti che sia un qualcosa di diverso e di più ampio di quello che è riconosciuto. Vorrei far capire qual è la filosofia che emerge dal dibattito.

Io chiedo se sia il caso di disegnare delle macchie di leopardo sulla cartina della Sardegna e pensare che alcuni comuni possano sopravvivere in quella dimensione di comunità montana, non potendosi aggregare con altri comuni montani o parzialmente montani per garantire alcuni servizi anche dove non sussista l'altimetria considerata.

Stiamo creando in effetti delle situazioni di grave disagio. Ma, vorrei aprire una parentesi e ricordare che, da quando è stata istituita, cioè almeno quindici anni, l'unione dei comuni e delle comunità montane ha chiesto a questo Consiglio regionale di ridimensionare il numero delle comunità montane, ma soprattutto la composizione delle giunte limitandola al presidente e quattro assessori.

Il Consiglio esitò una normativa in materia che venne rinviata dal Governo con osservazioni. Ora, tenuto conto che il presidente Soru è venuto qui a dire che era necessario ridurre il numero dei componenti le giunte e le assemblee, io mi chiedo se sia il caso che qualcuno qui ci dica di avere la soluzione dei problemi posti dal ridimensionamento degli enti, quando gli stessi enti da dieci, quindici anni avanzano questa richiesta a questo Consiglio regionale. A mio avviso è più opportuno fare riferimento, con attenzione, alla norma nazionale che, al punto in cui richiama unione dei comuni e unione dei comuni e delle comunità montane, lascia la possibilità di continuare ad erogare finanziamenti diretti alle comunità montane.

Quindi, anziché fare i tagliatori di teste, forse sarebbe stato più facile e più opportuno trovare un equo dimensionamento e dare l'opportunità alle zone svantaggiate di differenziarsi rispetto ad altre zone che tali non sono ; mentre in questa proposta stiamo mettendo tutti allo stesso livello. Stiamo dicendo che le unioni dei comuni montani sono uguali alle unioni di comuni di altre zone per cui, bene che vada, potranno avere un finanziamento residuale che può essergli dato dalla Regione qualora recuperi i finanziamenti a livello nazionale.

Se non vado errando c'è necessità, però, di una politica ben diversa, quella cui fanno riferimento il presidente Soru e la sua Giunta quando dicono che occorre una politica più forte, più penetrante, più incisiva per le zone interne, soprattutto per le aree con un alto tasso di spopolamento. Se questo è qual è la politica vera che si vuole porre in campo, quali sono le azioni concrete che la Giunta vuole porre in campo? Vuole magari privare le comunità montane di competenze già in atto, e che nell'emendamento 10 sono state elencate; azioni che le comunità montane già svolgono (servizio antincendio e altre), che costituiscono una garanzia per quei piccoli comuni che comunque hanno difficoltà a raccordarsi?

Mi avvio a concludere perché mi pare che stia scadendo il tempo a disposizione, e ribadisco che è necessario ripensare, ed in questa direzione va l'emendamento 10, alle capacità, alle potenzialità già sperimentate sul territorio da questi enti.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, le chiedo la cortesia di illustrare congiuntamente gli emendamenti numero 36, 34 e 35.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, era già mia intenzione procedere ad una illustrazione congiunta; comprendo infatti che è necessario recuperare del tempo visto che questa seduta, convocata per le ore dieci, è iniziata invece a mezzogiorno e mezza. sicuramente contribuiremo a recuperare questo ritardo, benché non sia dipeso da noi, tanto più che delle diciassette ore di lavoro previste fino ad oggi ne abbiamo utilizzato soltanto il trenta per cento.

Noi siamo qui dalle dieci ad aspettare che vi mettiate d'accordo. Non credo che l'illustrazione di questi emendamenti contribuirà o potrà dare un contributo concreto in tal senso, presumo infatti che questi emendamenti siano già stati scartati, pregiudizialmente, dalla maggioranza e dalla Giunta. Mi viene il dubbio, a questo punto, anche sull'utilità di questa discussione in Consiglio, si guadagnerebbe sicuramente più tempo se ci comunicaste direttamente quali proposte intendete o non intendete approvare.

Con questa premessa, Presidente, accogliendo volentieri il suo invito che, al di là dei regolamenti, è un invito corretto (almeno con qualcuno in quest'Aula i rapporti di correttezza istituzionale si possono ancora impostare), cerco di richiamare l'attenzione sull'emendamento 36 che aggiunge, per intenderci, alcune voci a quelle previste nell'articolo 4, comma 4, del testo esitato dalla Commissione.

Alla lettera d) si propone di inserire tra le funzioni da esercitare quelle di ente di gestione delle aree protette che eventualmente verranno costituite dalla Regione nell'ambito del proprio territorio. Il senso della proposta è di ribadire puntualmente in legge le funzioni che alcune comunità montane già esercitano su delega della Regione in base alla legge numero 31 dell'89, articolo 23, comma 8.

La lettera e) prevede invece che venga esercitata la gestione in forma associata delle funzioni comunali di protezione civile e antincendio sulla base delle direttive regionali e provinciali in materia. Questa è una esperienza già vissuta, con risultati positivi, in altre regioni. Per questo motivo, nell'illustrazione del 'emendamento precedente ho fatto riferimento alla necessità di introdurre il concetto di "aree omogenee"; aree omogenee anche in relazione alle problematiche da cui sono interessate. La forma associata garantisce tra l'altro - è un tema abbastanza attuale, e tale sarebbe dovuto essere sempre -efficacia e efficienza anche economica e quindi una maggiore razionalizzazione della spesa per i servizi richiamati.

Nella lettera f) chiediamo che le comunità montane concorrano e partecipino all'elaborazione del piano territoriale di coordinamento della provincia, formulando le indicazioni urbanistiche per il proprio territorio ai sensi dell'articolo 28 del decreto legislativo numero 267 del 2000.

Nella nostra proposta si recepisce inoltre anche quanto disposto dalla legge regionale numero 45 dell'89, agli articoli 16, 17 e 18, in particolare, articolo che detta le norme sulla formazione del piano urbanistico delle comunità montane.

L'emendamento numero 34 è forse ancora più significativo in quanto riconosce l'autonomia statutaria alle comunità montane. Questa attribuzione di autonomia statutaria è una conseguenza del fatto che le comunità montane sono, appunto, come abbiamo più volte ripetuto, unione di comuni, montani o parzialmente montani, anche appartenenti a province diverse, enti locali quindi che devono essere dotati di autonomia statutaria.. E qui ripropongo all'attenzione dei colleghi l'emendamento nel quale si richiede il rispetto degli ambiti omogenei.

Quindi, unione di comuni montani, o parzialmente montani, che valorizzi le zone montane e l'esercizio associato fra i vari comuni. Le comunità montane, noi tutti sappiamo, esercitano le funzioni previste dal comma 4 dell'articolo 4 della proposta in esame e quelle previste dall'articolo 27 del decreto legislativo numero 267 del 2000, cioè valorizzazione delle zone montane per l'esercizio di funzioni proprie, di funzione conferite, per l'esercizio associato delle funzioni comunali. Quindi, i servizi associati rappresentano, per le comunità montane, una funzione sussidiaria di secondaria importanza.

L'esercizio delle funzioni previste dalla legislazione nazionale e regionale pone la comunità montana in una posizione differente rispetto all'unione dei comuni, e questo è già stato detto anche nell'esame dell'articolato precedente. Inoltre, la stessa legge numero 142 del '90 sanciva appunto l'autonomia statutaria delle comunità montane.

La proposta che tiene anche conto della normativa statale, approvata dalla Camera e in attesa di passaggio al Senato, e ispirata dai principi della Costituzione favorisce l'esercizio in forma associata delle funzioni dei piccoli comuni e di quelli situati nelle zone montane, attribuendo a tali forme associative la medesima autonomia riconosciuta ai comuni.

A seguito del varo della legge numero 131 del 2003, ma soprattutto quando la riforma costituzionale sarà approvata in via definitiva, alle comunità montane e alle altre forme associative verrà riconosciuta la medesima autonomia dei comuni. e saranno. Le altre regioni d'Italia che hanno disciplinato la materia, hanno previsto l'autonomia statutaria delle comunità montane. Quindi appare più che mai opportuno, vista l'esperienza delle altre regioni, visti i richiami contenuti nella legge nazionale, visto anche che si condivide il principio, che le comunità montane siano dotate appunto di autonomia statutaria.

L'emendamento 35 sicuramente può essere considerato pleonastico in quanto abbiamo ritenuto opportuno ribadire quanto già previsto dal comma 1 dell'articolo 27 e dal comma 1 dell'articolo 28 del Testo Unico degli enti locali, e cioè che le comunità montane, a differenza dell'unione dei comuni, esercitano le funzioni attribuite dalla legge, previste dallo Statuto e comunque ad esse attribuite dai comuni.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Capelli, anche per aver rispettato il tempo. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Balia, relatore.

BALIA (Gruppo Misto), relatore. Signor Presidente, il parere è contrario sugli emendamenti numero 11, 37, 66, 9, 8, 33, 10, 36, 34 perché, in linea generale, non se ne condivide il merito. Si esprime parere contrario anche sull'emendamento 35 in quanto, come detto dall'onorevole Capelli, è un emendamento assolutamente pleonastico.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica-

SANNA, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). L'articolo in discussione disciplina le modalità di costituzione delle comunità montane, definisce cioè le unioni di comuni che attraverso procedure di adesione volontaria, si organizzano per l'esercizio delle funzioni legate alla gestione degli interventi speciali per la montagna.

Questo articolo è di una assoluta rilevanza, chiarisce infatti il senso del provvedimento relativamente al riconoscimento alle comunità locali del diritto di governare la loro specialità di comuni montani attraverso l'espressione di una classe dirigente locale, di una classe amministrativa locale che viene liberamente eletta o individuata attraverso procedure democratiche da quelle comunità, da quelle popolazioni. Riconosciamo, quindi, come è ampiamente sostenuto nella letteratura prodotta da certa cultura democratica, che andrebbe di tanto in tanto anche rivalutata, che chi è più direttamente coinvolto in una situazione di svantaggio possa produrre migliori iniziative, possa produrre migliori azioni di governo nell'interesse di quelle stesse comunità.

Noi, in questi giorni, abbiamo assistito a balletti di ogni genere, a dichiarazioni in cui riaffiorava puntualmente, costantemente, un'ossessione: colpire lo sperpero di risorse, determinato dai costi del funzionamento delle istituzioni democratiche, e delle indennità erogate ai soggetti che amministrano quelle istituzioni, cancellando quelle rappresentanze. E si mira a cancellarle, in qualche modo, perché le si vuole sostituire, ma chi le dovrebbe sostituire? Illuminati commissari? Un'idea centralistica del governo delle nostre autonomie locali? Chi dovrebbe sostituirle per fare meglio e per dare di più alle popolazioni?

Ma qualcuno è veramente convinto che si possa risanare il bilancio regionale, o pubblico in generale, cancellando una spesa di quattro - cinquemila euro di indennità e percepite dai consiglieri comunali a cui si affida una funzione di governo nelle unioni dei comuni anche montani?

Ma io vi faccio un elenco, che non ha fine, di sperperi presenti in altri settori. Mi verrebbe da citare, ne avete certamente sentito parlare, e con voi anche la Giunta, i cosiddetti "finalizzati aziendali", cioè pacchi di quattrini che vengono affidati ad enti di formazione che, in combutta con imprenditori, dopo aver fatto finta di preparare giovani da inserire nel mondo del lavoro, retribuendoli per due mesi e non per i venti mesi successivi, sperperati i soldi che hanno ricevuto, lasciano sul campo disoccupati. e .

Ma li leggiamo i giornali? Lo sperpero è quello e richiede una vigilanza costante, che derivi da una convinta partecipazione e da un controllo sociale operato dalle popolazioni attraverso i loro rappresentanti; rappresentanti che, prima di tutto, crescono, migliorano, si qualificano nelle nostre autonomie locali. Ma chi è la persona ossessionata dalle indennità percepite nel piccolo Consiglio comunale di Tresnuraghes, che considera quelle indennità come un gravame per il bilancio pubblico? Io non condivido questa opinione, anzi penso che molti nostri amministratori locali non siano pagati in proporzione al lavoro svolto per le loro comunità, per le loro popolazioni; è mia opinione invece che altri percepiscano molto di più, non per fare qualcosa, ma per fare danni.

In queste ore un contadino e la sua famiglia vengono sfrattati dal loro fondo perché la Regione, a causa di leggi di sostegno scritte con i piedi, per l'incapacità di difendere comunque quelle leggi di sostegno scritte con i piedi davanti all'Unione Europea, ha trasformato quelle aziende in un cumulo dì debiti. Debiti nei confronti di chi? Delle banche. Quali banche? Le banche tesoriere della Regione. E la Regione copre con fideiussioni l'esposizione delle aziende fino all'80 per cento dell'ammontare del debito. Oggi, però, un contadino di Decimoputzu, un tale Piras, è ricoverato in ospedale con un attacco di cuore, la famiglia è assediata da decine di carabinieri, ha l'ufficiale giudiziario in casa che gli sta portando via il fondo e l'abitazione, li buttano per la strada in una condizione di massima disperazione. Che cosa abbiamo risparmiato applicando questo procedimento? Un'azienda che vale diverse migliaia di euro viene venduta per diciottomila. Ma che cosa abbiamo risparmiato se poi la copertura prestata dalle fideiussioni farà scattare un trasferimento di risorse finanziarie dalla Regione alle banche? Abbiamo gettato nella disperazione una famiglia, un intero paese, persone, uomini e donne, non capitale umano, come si usa definirlo nei vari DPEF che si presentano. Non capitale umano, uomini e donne con sangue, carne, pensieri e affetti!

Non abbiamo risparmiato e, forse, non li abbiamo difesi perché mancava al loro fianco chi nelle amministrazioni locali avrebbe potuto organizzare anche una loro protesta, oppure una loro vertenza ben rispondente a obiettivi di rilancio di quel settore, di salvezza di quella attività economica, di quella piccola attività economica così diffusa nella nostra regione.

Noi dobbiamo credere che il rilancio di questa nostra economia e di questa nostra istituzione autonomistica passa attraverso l' elevazione del livello di competenza della classe dirigente che noi riusciremo a realizzare nelle nostre comunità se adotteremo una concezione dello sviluppo locale fondata su pratiche democratiche, sulla trasparenza, su comportamenti seri e non sulla vendita all'asta del patrimonio della Regione agli istituti di credito, a imprenditori che invece sono dei veri e propri pirati, ad altri soggetti che vivono solo per il profitto e per l'accumulazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, è la prima volta, in questi tredici mesi di partecipazione all'Assemblea legislativa sarda, che mi capita di assistere alla discussione su una proposta di legge in cui appare evidente che all'interno della maggioranza che governa, che ha il dovere di governare, non c'è un unico disegno. Questo causa, io credo in tutta l'Assemblea, un disagio e una difficoltà a entrare agilmente nella discussione.

L'articolo che in questo momento stiamo discutendo, infatti, disciplina ambiti e funzioni delle comunità montane; però ieri nel suo breve intervento il presidente Soru ha detto che non ci sarà una riduzione del numero delle comunità montane ma, più semplicemente, non ci sarà più alcuna comunità montana. Ci saranno soltanto delle unioni di comuni fra comuni della montagna. Eppure questo disegno di legge titola: "Norme per le unioni di comuni e le comunità montane", già nel titolo del dispositivo vengono individuati due soggetti differenti, distinti.

All'interno dell'articolato, inoltre, le unioni dei comuni vengono individuate all'articolo 2, capo primo, le comunità montane all'articolo 4, capo terzo. E dunque disegnala proposta di legge dice che le comunità montane sono previste, e se ne disciplinano infatti le modalità di formazione degli ambiti territoriali, le funzioni, gli organismi, non sono semplici associazioni di comuni della montagna.

Ancora, il presidente Soru ieri dichiarava che non ci sarà alcuna proliferazione di assessorati e di indennità, perché gli organi esecutivi -parlava delle unioni dei comuni - saranno composti da cinque persone e le indennità saranno commisurate a quelle previste per il comune con il maggior numero di abitanti. Non è così, all'interno di questa proposta di legge non è così.

Nella proposta licenziata dalla Commissione, all'articolo 8, comma 3, si stabilisce che gli organi esecutivi non possano essere composti da più di sei sembri oltre il presidente. Per gli altri organi, articolo 8, comma 4, si fa riferimento ai limiti previsti per i comuni di dimensione pari alla popolazione complessiva della comunità. E' evidente, è inevitabile, a questo punto, che se per la composizione, per le funzioni, per i limiti si fa riferimento a un comune che ha tanti abitanti quanti ne ha complessivamente la comunità, lo stesso principio valga anche per le indennità.

Si badi bene, la mia non è e non vuole essere una sparata qualunquistica contro incarichi o indennità, anzi personalmente nutro un disprezzo profondo per tutte le azioni che tendono, con questo argomento, a cercare facili, discutibili, evanescenti consensi elettorali. E dico anche che in proposito condivido tutte, nessuna esclusa, le osservazioni portate ieri sera sull'argomento dall'onorevole Marrocu, perché sono convinto che in una democrazia avanzata la politica abbia i suoi costi e che ogni incarico, ogni funzione debba avere un giusto riconoscimento anche economico, perché non ci siano differenti opportunità nell'accostarsi alla politica. Questo discorso vale però quando ci si trovi di fronte a funzioni che abbiano caratteristiche di utilità generale e siano in una qualche maniera giustificate.

Non mi sembra risponda a questi criteri il caso in discussione a fronte di comunità montane che hanno istituito l'assessorato della pesca e che hanno attivato i primi lotti di progetti per il museo del mare. Allora davvero è legittimo che nasca qualche interrogativo.

E' difficile pensare che su un piccolo territorio, come per esempio quello che costituisce la mia provincia, Oristano (è ora la terza per dimensione demografica, perché sia pure di poco è più grande di quella di Nuoro), gravitino le competenze di governo non solo di una giunta composta da sei assessori, ma anche quelle di quarantotto assessori della comunità montana.

Non è, il mio, un discorso contro gli incarichi e le prebende, ma è una ricerca della logica, della utilità, della razionalità anche se si può ricordare ancora - e questo lo sanno tutti quelli che sono andati in giro per i comuni a fare le liste per i partiti - che molto spesso l'assegnazione di un assessorato in comunità montana nei nostri comuni è il premio di consolazione per coloro che non sono entrati nella giunta comunale. Il risultato politico amministrativo di questa situazione è però che le comunità montane esistono, operano, si organizzano, si auto conferiscono il ruolo di ente intermedio e come tale agiscono molto spesso in contrapposizione con le amministrazioni provinciali, e si pongono come unico vero ente intermedio poiché sentono la specialità di essere emanazione diretta delle comunità locali.

Io ho vissuto questa esperienza col bando POR del 2001, quando, assessore alla programmazione della provincia di Oristano, pur essendo la provincia un soggetto escluso dalla elaborazione di iniziative legate al POR, ci sentimmo comunque in dovere di portare a conoscenza del territorio la relativa normativa. Bene, la presenza della provincia era vista non con sospetto, ma con ostilità, come se fosse un soggetto che si frapponesse fra i legittimi interessi delle comunità rappresentati dai sindaci, dalle comunità montane, e le risorse che invece appartenevano all'amministrazione regionale.

Ci fu una processione di alcune centinaia di sindaci che chiesero all'amministrazione regionale di escludere le amministrazioni provinciali da questo tipo di attività per cui, almeno nei nostri territori, il coordinamento della gran parte delle iniziative POR fu assunto dalle comunità montane. Quindi le comunità montane svolgevano le funzioni di enti intermedi.

Io dico, allora, che ci si deve interrogare sull'utilità pratica oggi del mantenimento del sistema delle comunità montane, visto che il territorio regionale è suddiviso non più in quattro province con territori molto grandi bensì in otto e la dimensione, a parte Cagliari e Sassari che hanno mantenuto una dimensione geografica apprezzabile, nelle altre sei province è notevolmente ridotta . Oristano non ha avuto riduzioni, ma era già piccola da prima, quindi si è mantenuta sullo standard delle altre, comprese le nuove. E, , a giudicare dagli emendamenti il dubbio sulla opportunità di mantenere in vita le comunità montane non ce l'ho solo io.

Io ho visto che gli emendamenti numero 79, 80, 81, 82, 83, sui quali non ho sentito il parere del relatore, ma il Presidente ha detto che l'ha espresso e sicuramente è così, dicono le stesse cose che io sto dicendo in questo momento. Sono emendamenti che cassano ogni riferimento all'esistenza delle comunità montane.

A questo punto io credo che si debba avere comunque il coraggio di attestare quanto emerge da questa situazione. La legge che stiamo esaminando più che una legge di riforma pare un progetto gattopardesco con il quale si vuole che tutto cambi perché niente cambi; c'è infatti un "esercito" di militanza nei territori derivato dai partiti politici al quale bisogna dire che essendoci le nuove province, le logiche che avevano tenuto in piedi il sistema delle comunità montane non reggono più, ci sono cioè delle poltroncine in meno per soddisfare le aspettative, le speranze, i calcoli, la partecipazione alla vita politica nelle comunità locali.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione gli emendamenti numero 11 e 37, identici.

Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione elettronica.

PRESIDENTE. Prego i consiglieri che appoggiano la richiesta di alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, CASSANO, PISANO, PETRINI, SANJUST, LOMBARDO, LADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 11 e 37.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LADU - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PISU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 59

Votanti 56

Astenuti 3

Maggioranza 29

Favorevoli 19

Contrari 37

(Il Consiglio non approva).

Emendamento numero 66. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, l'emendamento numero 66 è ritirato.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 79. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Chiedo il voto segreto.

Votazione segreta

PRESIDENTE. Indico la votazione segreta, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 79.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 62

Votanti 61

Astenuti 1

Maggioranza 31

Favorevoli 24

Contrari 36

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LADU - LAI - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - RANDAZZO - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuto il consigliere: MARRACINI.)

Metto in votazione l'emendamento numero 9 che, ricordo, il relatore e la Giunta non hanno accolto. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

La non approvazione dell'emendamento numero 9 comporta che decadono, avendo il medesimo contenuto, gli emendamenti numero 34 e 35.

Metto in votazione gli emendamenti numero 8 e 33, identici. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano.

(Non sono approvati)

Metto in votazione gli emendamenti numero 10 e 36, identici . Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano.

(Non sono approvati)

Metto ora in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Presidente, vorrei capire se in questo Consiglio regionale si applica il principio della correttezza e se c'è un ordine nei lavori. Abbiamo stabilito, nella Conferenza dei Capigruppo, anche quella tenuta l'altro giorno, che i lavori sarebbero proseguiti giovedì e quasi certamente venerdì mattina. Non comprendo perché ci siano delle Commissioni convocate per domani mattina. Certamente, si sconvocano, ma bisognerebbe evitare di convocarle, perché evidentemente questo significa che manca un minimo di interlocuzione. Comunque, se fosse necessario, noi, caro Presidente della Commissione, faremo in modo che stasera i lavori non si chiudano.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, in mancanza di un accordo unanime dei Capigruppo, è chiaro che durante i lavori del Consiglio non sono consentite riunioni delle Commissioni.

Sulla mancanza di spazi adeguati per i consiglieri

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Le chiedo scusa, Presidente, , ma approfitto della chiusura dei lavori per segnalarle che da oggi, a seguito delle ultime decisioni assunte dal Presidente del Consiglio, non è più possibile disporre dei nostri collaboratori e, non disponendo di spazi adeguati, non è consentito a noi consiglieri di svolgere al meglio la nostra funzione. Richiamo pertanto l'attenzione dei colleghi, dei Questori e sua, Presidente, perché si provveda ad una soluzione del problema .

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, farò presente la sua richiesta al Presidente e ai Questori. La seduta è tolta. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 30.



Allegati seduta

CXI Seduta

(Antimeridiana)

Giovedì 28 luglio 2005

Presidenza del Vicepresidente Fadda

La seduta è aperta alle ore 10 e 04.

SABATINI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 21 luglio 2005 (106) che è approvato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, per chiedere una sospensione, direi mezzora, della seduta perché mi pare che non ci siano le condizioni per lavorare.

PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni, la seduta è sospesa. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 05, viene ripresa alle ore 10 e 30.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, chiedo una ulteriore sospensione, se è possibile sino alle ore 12.

PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni sospendo la seduta che riprenderà alle ore 12.00.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 31, viene ripresa alle ore 12 e 03.)

Congedi

PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che i consiglieri regionali Contu, Licandro, La Spisa, Rassu, Sanciu e Sanjust hanno chiesto congedo per il 28 luglio 2005.

Poichè non vi sono opposizioni questi congedi si intendono accordati.

Consigliere Sanjust, prendo atto della sua presenza in Aula e considero il congedo revocato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, vorrei chiedere, se è possibile, un ulteriore quarto d'ora di sospensione dei lavori per consentire ai colleghi di arrivare in Aula.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni i lavori sono sospesi e riprenderanno alle ore 12 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 04, viene ripresa alle ore 12 e 34.)

Continuazione della discussione della proposta di legge Maninchedda - Orrù - Balia - Uras - Marracini - Sanna Francesco: "Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Misure di sostegno per i piccoli comuni" (89/A)

PRESIDENTE.. Riprendiamo i nostri lavori. Passiamo all'esame dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti:

Capo II

Comunità montane

Art. 4

Comunità montane

1. Il presente capo disciplina le modalità di costituzione, gli ambiti territoriali, i rapporti con gli altri enti e le funzioni delle comunità montane della Sardegna. Per quanto non previsto si applicano le disposizioni del decreto legislativo n. 267 del 2000.

2. Le comunità montane sono unioni di comuni, enti locali costituiti fra comuni, anche appartenenti a province diverse, per la valorizzazione delle zone montane e per l'esercizio associato delle funzioni comunali.

3. Un comune non può far parte contemporaneamente di una unione di comuni e di una comunità montana.

4. Le comunità montane:

a) gestiscono gli interventi speciali per la montagna stabiliti dalla normativa dell'Unione europea e dalla legge regionale e nazionale;

b) esercitano le funzioni proprie dei comuni, o ad essi conferite, che i comuni sono tenuti o decidono di esercitare in forma associata;

c) esercitano le funzioni ad esse delegate dalle province.

5. Le comunità montane adottano piani organici di sviluppo e valorizzazione del territorio montano. I piani stabiliscono gli obiettivi generali dell'azione della Comunità montana, individuano gli interventi speciali per la montagna, ai sensi del comma 4 dell'articolo 1 della Legge 31 gennaio 1994, n. 97 (Nuove disposizioni per le zone montane), indicando i tempi di attuazione e i criteri di valutazione e ne assicurano il raccordo con l'insieme delle funzioni esercitate dalla comunità. Con programmi annuali di attuazione sono approvati i progetti per la realizzazione degli interventi speciali. I piani organici ed i programmi annuali sono trasmessi all'Assessore competente in materia di enti locali ai fini della ripartizione del fondo per la montagna ai sensi dell'articolo 9.

EMENDAMENTO soppressivo parziale DEDONI - VARGIU - PISANO - CASSANO - RASSU - LADU - SANNA Matteo - DIANA - SANCIU - AMADU - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 5 dell'art. 4 le parole "I piani organici ed i programmi annuali sono trasmessi all'Assessore competente in materia di enti locali ai fini della ripartizione del fondo per la montagna ai sensi dell'articolo 9. " sono soppresse. (11)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 5 la frase: "I piani organici ed i programmi annuali sono trasmessi all'Assessore competente in materia di enti locali ai fini della ripartizione del fondo per la montagna ai sensi dell'articolo 9", è soppressa. (37)

EMENDAMENTO sostitutivo totale BIANCAREDDU - PILI - SANCIU - SANNA Matteo - MORO - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - AMADU

Art. 4

L'art. 4 è sostituito dal seguente:

Art. 4

Le Comunità montane della Regione previste dalle attuali leggi regionali sono soppresse.

Le Province succedono nei rapporti patrimoniali ed economico-fìnanziari delle comunità montane la cui sede ricade nel loro ambito territoriale.

Il personale delle comunità montane è trasferito alle nuove Province, fatte salve le opzioni secondo le ordinarie procedure di mobilità.

Le competenze e funzioni sinora attribuite alle comunità montane, ai sensi della legislazione nazionale e regionale, sono trasferite alle Province.

Le Province prevedono nel loro statuto l'istituzione, a norma dell'articolo 21 del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, di uno o più circondari che comprendano i comuni montani ricadenti nel loro territorio, individuati ai sensi della Legge regionale 17 agosto 1978, n. 52 (Delimitazione nei territori montani delle zone con caratteri omogenei).

I circondari dovranno essere obbligatoriamente sentiti ogni qualvolta si decida sulla destinazione dei finanziamenti derivanti da leggi nazionali o regionali per lo sviluppo della montagna e per le esigenze dei comuni montani. (66)

EMENDAMENTO sostitutivo totale FADDA Paolo - CUCCU Giuseppe - CUCCA - UGGIAS - SANNA Simonetta - COCCO

Art. 4

L'articolo 4 è sostituito dal seguente :

Art. 4

Valorizzazione delle comunità montane

1. La funzione di valorizzazione delle zone montane, secondo le finalità di cui alla legge 3 dicembre 1971, n° 1102 e successive modificazioni, è esercitata dalla Provincia.

2. I fondi assegnati alle comunità montane affluiscono nei bilanci delle Province nei cui territori sono comprese le relative aree.

3. Le Province provvedono alla ripartizione dei fondi, di cui al comma 2, fra le Unioni dei Comuni e le altre forme associative comprendenti Comuni classificati montani in base alla legge 1102 del 1971. Tali fondi permangono vincolati alla promozione dello sviluppo delle popolazioni residenti nei comuni montani, alla difesa del suolo ed alla protezione della natura delle rispettive zone, secondo le finalità previste nella stessa legge 3 dicembre 1971, n° 1102 e successive modificazioni. (79)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DEDONI - VARGIU - PISANO - CASSANO - RASSU - LADU - MURGIONI - SANNA Matteo - DIANA - AMADU - RANDAZZO - SANCIU

Art. 4

Il comma 2 dell'art. 4 è così sostituito:

"2. Le comunità montane sono unioni di comuni, enti locali dotati di autonomia statutaria, costituiti tra comuni, anche appartenenti a province diverse, per la valorizzazione delle zone montane e per l'esercizio associato delle funzioni comunali. Esercitano le funzioni attribuite dalla legge, previste dallo Statuto o comunque ad esse attribuite dai comuni.". (9)

EMENDAMENTO aggiuntivo DEDONI - VARGIU - PISANO - CASSANO - RASSU - LADU - MURGIONI - SANNA Matteo - DIANA - AMADU - RANDAZZO - SANCIU

Art. 4

Al comma 1 dell'art 4 dopo le parole "ambiti territoriali" è inserita la parola "omogenei". (8)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 1 dopo la parola "...territoriali" è aggiunta la parola "…omogenei". (33)

EMENDAMENTO aggiuntivo DEDONI - VARGIU - PISANO - CASSANO - RASSU - LADU - MURGIONI - SANNA Matteo - DIANA - AMADU - RANDAZZO - SANCIU

Art. 4

Al comma 4 dell'art .4 sono aggiunte le seguenti lettere:

d) esercitano le funzioni di ente di gestione dell'area naturale protetta eventualmente costituita dalla Regione nel proprio ambito territoriale;

e) esercitano la gestione in forma associata delle funzioni comunali dì protezione civile e antincendio sulla base delle direttive regionali e provinciali in materia;

f) concorre e partecipa all'elaborazione del Piano territoriale di coordinamento della Provincia formulando le indicazioni urbanistiche per il proprio territorio, ai sensi dell'art. 28 del D. Lgs. 267/2000. (10)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 4 sono aggiunte le seguenti lettere:

d) esercitano le funzioni di ente di gestione dell'area naturale protetta eventualmente costituita dalla Regione nel proprio ambito territoriale;

e) esercitano la gestione in forma associata delle funzioni comunali di protezione civile e antincendio sulla base delle direttive regionali e provinciali in materia;

f) concorre e partecipa all'elaborazione del Piano territoriale di coordinamento della Provincia formulando le indicazioni urbanistiche per il proprio territorio ai sensi dell'art. 28 del D. lgs. 267/2000. (36)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 2 dopo la parola "...enti locali" sono aggiunte le parole "…dotati di autonomia statutaria". (34)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO

Art. 4

Al comma 2 è aggiunto in fine il seguente capoverso:

"Le comunità montane esercitano le funzioni attribuite dalla legge, previste dallo Statuto o comunque ad esse attribuite dai comuni". (35)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 11 ha facoltà di illustrarlo.

DEDONI (Riformatori Sardi). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 37 ha facoltà di illustrarlo.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, colleghi e Assessori, con l'emendamento 37 al comma 5 che propone di cassare la frase: "I piani organici e i programmi annuali sono trasmessi all'Assessore competente in materia di enti locali ai fini della ripartizione del fondo per la montagna ai sensi dell'articolo 9", si intende rendere più snelle le procedure, in quanto il riparto deve essere definito sulla base dei parametri oggettivi previsti dal suddetto articolo 9.

Credo che questo emendamento fornisca un contributo per una definizione più puntuale delle procedure previste in legge.

Poiché riteniamo che l'emendamento non comporti modifiche di merito sostanziali degli obiettivi che la stessa proposta si pone, ne chiediamo l'accoglimento. .

PRESIDENTE. L'emendamento numero 66 si dà per illustrato. L'emendamento numero 79 si dà per illustrato.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 9 ha facoltà di illustrarlo.

DEDONI (Riformatori Sardi). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 8 ha facoltà di illustrarlo.

DEDONI (Riformatori Sardi). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 33 ha facoltà di illustrarlo.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, mi sto chiedendo se abbia un senso l'illustrazione, io pensavo che avremmo discusso questa legge! Molto sinteticamente, per meglio definire alcuni termini utilizzati nel corpo della legge, noi nell'emendamento proponiamo di inserire dopo la parola "territoriali" la parola "omogenei". Credo che sia opportuno l'inserimento del termine "omogenei", perché si evidenzia così la omogeneità dei territori; quando si parla di comunità montane, infatti, non conta soltanto il riferimento altimetrico, che comunque è inserito in legge, ma è importante e va sottolineata l'omogeneità geografica, l'omogeneità territoriale, l'omogeneità storica.

E' un ulteriore contributo per una migliore definizione della comunità montana stessa, del suo ruolo e delle sue funzioni. Credo sia legittimo quindi parlare di omogeneità fra territori che si uniscono per curare gli interessi del territorio stesso, per valutarne le istanze, per produrre iniziative di tipo economico, sociale e culturale.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 10 ha facoltà di illustrarlo.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, va sottolineato, che questo provvedimento non è il provvedimento soppressivo o modificativo delle comunità montane, sebbene ieri si siano "sprecate parole" sull'intervento del Presidente sull'unione dei comuni, e nel contesto dei vari interventi che si sono susseguiti in quest'Aula, sistematicamente si sia parlato di comunità montane. Il problema che abbiamo di fronte è quello di capire esattamente qual è la filosofia che si vuole porre in campo per le comunità montane, e a questo attiene l'illustrazione di questi emendamenti.

L'assessore Sanna l'altro giorno nel corso del suo intervento ha equiparato la montanità alla marginalità; questo assunto la dice lunga sulla necessità di revisione complessiva del sistema istituzionale locale e, quindi, anche dell'istituto delle comunità montane. Sulle comunità montane, giustamente lo poneva in risalto pochi attimi fa l'onorevole Capelli quando ha parlato di omogeneità, non è possibile ragionare solo in termini altimetrici, perché se così fosse io riterrei che in tutta la Sardegna non ci sia la possibilità di costituire comunità montane.

Le comunità montane hanno infatti un riferimento storico, culturale nelle vallate alpine e in alcuni siti dell'Appennino, ma certamente non in Sardegna, non in Sicilia; ma furono introdotte perché potevano essere un volano per lo sviluppo di servizi a favore di popolazioni che soffrivano situazioni di disagio, di difficoltà determinate dall'abitare un particolare territorio, e perché i servizi in quel territorio lo Stato, e per esso la Regione, non riusciva a garantirli; quando si attua una politica per la montagna, occorre garantire la presenza umana, ma la possibilità di permanenza in un territorio presuppone la presenza di servizi, garanzie di vivenza civile che consentano a quelle popolazioni di poter sopravvivere e produrre in determinate circostanze.

Noi, in Sardegna, lo ricordava l'assessore Sanna, viviamo un altro tipo di montanità: la marginalità di quelle che, genericamente, definiamo come zone interne. Zone interne nelle quali c'è uno spopolamento continuo dei comuni, non c'è una vivenza civile all'altezza dei tempi che viviamo, si subisce ancora il richiamo dell'inurbamento perché si pensa di poter avere più opportunità di lavoro, più occasioni, più possibilità di avere un avvenire più tranquillo per sé e per i propri figli.

Lo spopolamento, quindi, è un fattore estremamente negativo, disastroso, perché se in un territorio manca il presidio umano assistiamo, certamente, a un liquefarsi delle potenzialità espressive di quel territorio, delle attività e dei saperi che su quel territorio insistono.

Ebbene, se questa è la realtà, una soluzione a questi problemi della Sardegna non può essere quella prevista in questa proposta di legge. La montanità non può essere identificata solo con la Barbagia o con una parte esclusiva della Gallura; noi riteniamo infatti che sia un qualcosa di diverso e di più ampio di quello che è riconosciuto. Vorrei far capire qual è la filosofia che emerge dal dibattito.

Io chiedo se sia il caso di disegnare delle macchie di leopardo sulla cartina della Sardegna e pensare che alcuni comuni possano sopravvivere in quella dimensione di comunità montana, non potendosi aggregare con altri comuni montani o parzialmente montani per garantire alcuni servizi anche dove non sussista l'altimetria considerata.

Stiamo creando in effetti delle situazioni di grave disagio. Ma, vorrei aprire una parentesi e ricordare che, da quando è stata istituita, cioè almeno quindici anni, l'unione dei comuni e delle comunità montane ha chiesto a questo Consiglio regionale di ridimensionare il numero delle comunità montane, ma soprattutto la composizione delle giunte limitandola al presidente e quattro assessori.

Il Consiglio esitò una normativa in materia che venne rinviata dal Governo con osservazioni. Ora, tenuto conto che il presidente Soru è venuto qui a dire che era necessario ridurre il numero dei componenti le giunte e le assemblee, io mi chiedo se sia il caso che qualcuno qui ci dica di avere la soluzione dei problemi posti dal ridimensionamento degli enti, quando gli stessi enti da dieci, quindici anni avanzano questa richiesta a questo Consiglio regionale. A mio avviso è più opportuno fare riferimento, con attenzione, alla norma nazionale che, al punto in cui richiama unione dei comuni e unione dei comuni e delle comunità montane, lascia la possibilità di continuare ad erogare finanziamenti diretti alle comunità montane.

Quindi, anziché fare i tagliatori di teste, forse sarebbe stato più facile e più opportuno trovare un equo dimensionamento e dare l'opportunità alle zone svantaggiate di differenziarsi rispetto ad altre zone che tali non sono ; mentre in questa proposta stiamo mettendo tutti allo stesso livello. Stiamo dicendo che le unioni dei comuni montani sono uguali alle unioni di comuni di altre zone per cui, bene che vada, potranno avere un finanziamento residuale che può essergli dato dalla Regione qualora recuperi i finanziamenti a livello nazionale.

Se non vado errando c'è necessità, però, di una politica ben diversa, quella cui fanno riferimento il presidente Soru e la sua Giunta quando dicono che occorre una politica più forte, più penetrante, più incisiva per le zone interne, soprattutto per le aree con un alto tasso di spopolamento. Se questo è qual è la politica vera che si vuole porre in campo, quali sono le azioni concrete che la Giunta vuole porre in campo? Vuole magari privare le comunità montane di competenze già in atto, e che nell'emendamento 10 sono state elencate; azioni che le comunità montane già svolgono (servizio antincendio e altre), che costituiscono una garanzia per quei piccoli comuni che comunque hanno difficoltà a raccordarsi?

Mi avvio a concludere perché mi pare che stia scadendo il tempo a disposizione, e ribadisco che è necessario ripensare, ed in questa direzione va l'emendamento 10, alle capacità, alle potenzialità già sperimentate sul territorio da questi enti.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, le chiedo la cortesia di illustrare congiuntamente gli emendamenti numero 36, 34 e 35.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, era già mia intenzione procedere ad una illustrazione congiunta; comprendo infatti che è necessario recuperare del tempo visto che questa seduta, convocata per le ore dieci, è iniziata invece a mezzogiorno e mezza. sicuramente contribuiremo a recuperare questo ritardo, benché non sia dipeso da noi, tanto più che delle diciassette ore di lavoro previste fino ad oggi ne abbiamo utilizzato soltanto il trenta per cento.

Noi siamo qui dalle dieci ad aspettare che vi mettiate d'accordo. Non credo che l'illustrazione di questi emendamenti contribuirà o potrà dare un contributo concreto in tal senso, presumo infatti che questi emendamenti siano già stati scartati, pregiudizialmente, dalla maggioranza e dalla Giunta. Mi viene il dubbio, a questo punto, anche sull'utilità di questa discussione in Consiglio, si guadagnerebbe sicuramente più tempo se ci comunicaste direttamente quali proposte intendete o non intendete approvare.

Con questa premessa, Presidente, accogliendo volentieri il suo invito che, al di là dei regolamenti, è un invito corretto (almeno con qualcuno in quest'Aula i rapporti di correttezza istituzionale si possono ancora impostare), cerco di richiamare l'attenzione sull'emendamento 36 che aggiunge, per intenderci, alcune voci a quelle previste nell'articolo 4, comma 4, del testo esitato dalla Commissione.

Alla lettera d) si propone di inserire tra le funzioni da esercitare quelle di ente di gestione delle aree protette che eventualmente verranno costituite dalla Regione nell'ambito del proprio territorio. Il senso della proposta è di ribadire puntualmente in legge le funzioni che alcune comunità montane già esercitano su delega della Regione in base alla legge numero 31 dell'89, articolo 23, comma 8.

La lettera e) prevede invece che venga esercitata la gestione in forma associata delle funzioni comunali di protezione civile e antincendio sulla base delle direttive regionali e provinciali in materia. Questa è una esperienza già vissuta, con risultati positivi, in altre regioni. Per questo motivo, nell'illustrazione del 'emendamento precedente ho fatto riferimento alla necessità di introdurre il concetto di "aree omogenee"; aree omogenee anche in relazione alle problematiche da cui sono interessate. La forma associata garantisce tra l'altro - è un tema abbastanza attuale, e tale sarebbe dovuto essere sempre -efficacia e efficienza anche economica e quindi una maggiore razionalizzazione della spesa per i servizi richiamati.

Nella lettera f) chiediamo che le comunità montane concorrano e partecipino all'elaborazione del piano territoriale di coordinamento della provincia, formulando le indicazioni urbanistiche per il proprio territorio ai sensi dell'articolo 28 del decreto legislativo numero 267 del 2000.

Nella nostra proposta si recepisce inoltre anche quanto disposto dalla legge regionale numero 45 dell'89, agli articoli 16, 17 e 18, in particolare, articolo che detta le norme sulla formazione del piano urbanistico delle comunità montane.

L'emendamento numero 34 è forse ancora più significativo in quanto riconosce l'autonomia statutaria alle comunità montane. Questa attribuzione di autonomia statutaria è una conseguenza del fatto che le comunità montane sono, appunto, come abbiamo più volte ripetuto, unione di comuni, montani o parzialmente montani, anche appartenenti a province diverse, enti locali quindi che devono essere dotati di autonomia statutaria.. E qui ripropongo all'attenzione dei colleghi l'emendamento nel quale si richiede il rispetto degli ambiti omogenei.

Quindi, unione di comuni montani, o parzialmente montani, che valorizzi le zone montane e l'esercizio associato fra i vari comuni. Le comunità montane, noi tutti sappiamo, esercitano le funzioni previste dal comma 4 dell'articolo 4 della proposta in esame e quelle previste dall'articolo 27 del decreto legislativo numero 267 del 2000, cioè valorizzazione delle zone montane per l'esercizio di funzioni proprie, di funzione conferite, per l'esercizio associato delle funzioni comunali. Quindi, i servizi associati rappresentano, per le comunità montane, una funzione sussidiaria di secondaria importanza.

L'esercizio delle funzioni previste dalla legislazione nazionale e regionale pone la comunità montana in una posizione differente rispetto all'unione dei comuni, e questo è già stato detto anche nell'esame dell'articolato precedente. Inoltre, la stessa legge numero 142 del '90 sanciva appunto l'autonomia statutaria delle comunità montane.

La proposta che tiene anche conto della normativa statale, approvata dalla Camera e in attesa di passaggio al Senato, e ispirata dai principi della Costituzione favorisce l'esercizio in forma associata delle funzioni dei piccoli comuni e di quelli situati nelle zone montane, attribuendo a tali forme associative la medesima autonomia riconosciuta ai comuni.

A seguito del varo della legge numero 131 del 2003, ma soprattutto quando la riforma costituzionale sarà approvata in via definitiva, alle comunità montane e alle altre forme associative verrà riconosciuta la medesima autonomia dei comuni. e saranno. Le altre regioni d'Italia che hanno disciplinato la materia, hanno previsto l'autonomia statutaria delle comunità montane. Quindi appare più che mai opportuno, vista l'esperienza delle altre regioni, visti i richiami contenuti nella legge nazionale, visto anche che si condivide il principio, che le comunità montane siano dotate appunto di autonomia statutaria.

L'emendamento 35 sicuramente può essere considerato pleonastico in quanto abbiamo ritenuto opportuno ribadire quanto già previsto dal comma 1 dell'articolo 27 e dal comma 1 dell'articolo 28 del Testo Unico degli enti locali, e cioè che le comunità montane, a differenza dell'unione dei comuni, esercitano le funzioni attribuite dalla legge, previste dallo Statuto e comunque ad esse attribuite dai comuni.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Capelli, anche per aver rispettato il tempo. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Balia, relatore.

BALIA (Gruppo Misto), relatore. Signor Presidente, il parere è contrario sugli emendamenti numero 11, 37, 66, 9, 8, 33, 10, 36, 34 perché, in linea generale, non se ne condivide il merito. Si esprime parere contrario anche sull'emendamento 35 in quanto, come detto dall'onorevole Capelli, è un emendamento assolutamente pleonastico.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica-

SANNA, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). L'articolo in discussione disciplina le modalità di costituzione delle comunità montane, definisce cioè le unioni di comuni che attraverso procedure di adesione volontaria, si organizzano per l'esercizio delle funzioni legate alla gestione degli interventi speciali per la montagna.

Questo articolo è di una assoluta rilevanza, chiarisce infatti il senso del provvedimento relativamente al riconoscimento alle comunità locali del diritto di governare la loro specialità di comuni montani attraverso l'espressione di una classe dirigente locale, di una classe amministrativa locale che viene liberamente eletta o individuata attraverso procedure democratiche da quelle comunità, da quelle popolazioni. Riconosciamo, quindi, come è ampiamente sostenuto nella letteratura prodotta da certa cultura democratica, che andrebbe di tanto in tanto anche rivalutata, che chi è più direttamente coinvolto in una situazione di svantaggio possa produrre migliori iniziative, possa produrre migliori azioni di governo nell'interesse di quelle stesse comunità.

Noi, in questi giorni, abbiamo assistito a balletti di ogni genere, a dichiarazioni in cui riaffiorava puntualmente, costantemente, un'ossessione: colpire lo sperpero di risorse, determinato dai costi del funzionamento delle istituzioni democratiche, e delle indennità erogate ai soggetti che amministrano quelle istituzioni, cancellando quelle rappresentanze. E si mira a cancellarle, in qualche modo, perché le si vuole sostituire, ma chi le dovrebbe sostituire? Illuminati commissari? Un'idea centralistica del governo delle nostre autonomie locali? Chi dovrebbe sostituirle per fare meglio e per dare di più alle popolazioni?

Ma qualcuno è veramente convinto che si possa risanare il bilancio regionale, o pubblico in generale, cancellando una spesa di quattro - cinquemila euro di indennità e percepite dai consiglieri comunali a cui si affida una funzione di governo nelle unioni dei comuni anche montani?

Ma io vi faccio un elenco, che non ha fine, di sperperi presenti in altri settori. Mi verrebbe da citare, ne avete certamente sentito parlare, e con voi anche la Giunta, i cosiddetti "finalizzati aziendali", cioè pacchi di quattrini che vengono affidati ad enti di formazione che, in combutta con imprenditori, dopo aver fatto finta di preparare giovani da inserire nel mondo del lavoro, retribuendoli per due mesi e non per i venti mesi successivi, sperperati i soldi che hanno ricevuto, lasciano sul campo disoccupati. e .

Ma li leggiamo i giornali? Lo sperpero è quello e richiede una vigilanza costante, che derivi da una convinta partecipazione e da un controllo sociale operato dalle popolazioni attraverso i loro rappresentanti; rappresentanti che, prima di tutto, crescono, migliorano, si qualificano nelle nostre autonomie locali. Ma chi è la persona ossessionata dalle indennità percepite nel piccolo Consiglio comunale di Tresnuraghes, che considera quelle indennità come un gravame per il bilancio pubblico? Io non condivido questa opinione, anzi penso che molti nostri amministratori locali non siano pagati in proporzione al lavoro svolto per le loro comunità, per le loro popolazioni; è mia opinione invece che altri percepiscano molto di più, non per fare qualcosa, ma per fare danni.

In queste ore un contadino e la sua famiglia vengono sfrattati dal loro fondo perché la Regione, a causa di leggi di sostegno scritte con i piedi, per l'incapacità di difendere comunque quelle leggi di sostegno scritte con i piedi davanti all'Unione Europea, ha trasformato quelle aziende in un cumulo dì debiti. Debiti nei confronti di chi? Delle banche. Quali banche? Le banche tesoriere della Regione. E la Regione copre con fideiussioni l'esposizione delle aziende fino all'80 per cento dell'ammontare del debito. Oggi, però, un contadino di Decimoputzu, un tale Piras, è ricoverato in ospedale con un attacco di cuore, la famiglia è assediata da decine di carabinieri, ha l'ufficiale giudiziario in casa che gli sta portando via il fondo e l'abitazione, li buttano per la strada in una condizione di massima disperazione. Che cosa abbiamo risparmiato applicando questo procedimento? Un'azienda che vale diverse migliaia di euro viene venduta per diciottomila. Ma che cosa abbiamo risparmiato se poi la copertura prestata dalle fideiussioni farà scattare un trasferimento di risorse finanziarie dalla Regione alle banche? Abbiamo gettato nella disperazione una famiglia, un intero paese, persone, uomini e donne, non capitale umano, come si usa definirlo nei vari DPEF che si presentano. Non capitale umano, uomini e donne con sangue, carne, pensieri e affetti!

Non abbiamo risparmiato e, forse, non li abbiamo difesi perché mancava al loro fianco chi nelle amministrazioni locali avrebbe potuto organizzare anche una loro protesta, oppure una loro vertenza ben rispondente a obiettivi di rilancio di quel settore, di salvezza di quella attività economica, di quella piccola attività economica così diffusa nella nostra regione.

Noi dobbiamo credere che il rilancio di questa nostra economia e di questa nostra istituzione autonomistica passa attraverso l' elevazione del livello di competenza della classe dirigente che noi riusciremo a realizzare nelle nostre comunità se adotteremo una concezione dello sviluppo locale fondata su pratiche democratiche, sulla trasparenza, su comportamenti seri e non sulla vendita all'asta del patrimonio della Regione agli istituti di credito, a imprenditori che invece sono dei veri e propri pirati, ad altri soggetti che vivono solo per il profitto e per l'accumulazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, è la prima volta, in questi tredici mesi di partecipazione all'Assemblea legislativa sarda, che mi capita di assistere alla discussione su una proposta di legge in cui appare evidente che all'interno della maggioranza che governa, che ha il dovere di governare, non c'è un unico disegno. Questo causa, io credo in tutta l'Assemblea, un disagio e una difficoltà a entrare agilmente nella discussione.

L'articolo che in questo momento stiamo discutendo, infatti, disciplina ambiti e funzioni delle comunità montane; però ieri nel suo breve intervento il presidente Soru ha detto che non ci sarà una riduzione del numero delle comunità montane ma, più semplicemente, non ci sarà più alcuna comunità montana. Ci saranno soltanto delle unioni di comuni fra comuni della montagna. Eppure questo disegno di legge titola: "Norme per le unioni di comuni e le comunità montane", già nel titolo del dispositivo vengono individuati due soggetti differenti, distinti.

All'interno dell'articolato, inoltre, le unioni dei comuni vengono individuate all'articolo 2, capo primo, le comunità montane all'articolo 4, capo terzo. E dunque disegnala proposta di legge dice che le comunità montane sono previste, e se ne disciplinano infatti le modalità di formazione degli ambiti territoriali, le funzioni, gli organismi, non sono semplici associazioni di comuni della montagna.

Ancora, il presidente Soru ieri dichiarava che non ci sarà alcuna proliferazione di assessorati e di indennità, perché gli organi esecutivi -parlava delle unioni dei comuni - saranno composti da cinque persone e le indennità saranno commisurate a quelle previste per il comune con il maggior numero di abitanti. Non è così, all'interno di questa proposta di legge non è così.

Nella proposta licenziata dalla Commissione, all'articolo 8, comma 3, si stabilisce che gli organi esecutivi non possano essere composti da più di sei sembri oltre il presidente. Per gli altri organi, articolo 8, comma 4, si fa riferimento ai limiti previsti per i comuni di dimensione pari alla popolazione complessiva della comunità. E' evidente, è inevitabile, a questo punto, che se per la composizione, per le funzioni, per i limiti si fa riferimento a un comune che ha tanti abitanti quanti ne ha complessivamente la comunità, lo stesso principio valga anche per le indennità.

Si badi bene, la mia non è e non vuole essere una sparata qualunquistica contro incarichi o indennità, anzi personalmente nutro un disprezzo profondo per tutte le azioni che tendono, con questo argomento, a cercare facili, discutibili, evanescenti consensi elettorali. E dico anche che in proposito condivido tutte, nessuna esclusa, le osservazioni portate ieri sera sull'argomento dall'onorevole Marrocu, perché sono convinto che in una democrazia avanzata la politica abbia i suoi costi e che ogni incarico, ogni funzione debba avere un giusto riconoscimento anche economico, perché non ci siano differenti opportunità nell'accostarsi alla politica. Questo discorso vale però quando ci si trovi di fronte a funzioni che abbiano caratteristiche di utilità generale e siano in una qualche maniera giustificate.

Non mi sembra risponda a questi criteri il caso in discussione a fronte di comunità montane che hanno istituito l'assessorato della pesca e che hanno attivato i primi lotti di progetti per il museo del mare. Allora davvero è legittimo che nasca qualche interrogativo.

E' difficile pensare che su un piccolo territorio, come per esempio quello che costituisce la mia provincia, Oristano (è ora la terza per dimensione demografica, perché sia pure di poco è più grande di quella di Nuoro), gravitino le competenze di governo non solo di una giunta composta da sei assessori, ma anche quelle di quarantotto assessori della comunità montana.

Non è, il mio, un discorso contro gli incarichi e le prebende, ma è una ricerca della logica, della utilità, della razionalità anche se si può ricordare ancora - e questo lo sanno tutti quelli che sono andati in giro per i comuni a fare le liste per i partiti - che molto spesso l'assegnazione di un assessorato in comunità montana nei nostri comuni è il premio di consolazione per coloro che non sono entrati nella giunta comunale. Il risultato politico amministrativo di questa situazione è però che le comunità montane esistono, operano, si organizzano, si auto conferiscono il ruolo di ente intermedio e come tale agiscono molto spesso in contrapposizione con le amministrazioni provinciali, e si pongono come unico vero ente intermedio poiché sentono la specialità di essere emanazione diretta delle comunità locali.

Io ho vissuto questa esperienza col bando POR del 2001, quando, assessore alla programmazione della provincia di Oristano, pur essendo la provincia un soggetto escluso dalla elaborazione di iniziative legate al POR, ci sentimmo comunque in dovere di portare a conoscenza del territorio la relativa normativa. Bene, la presenza della provincia era vista non con sospetto, ma con ostilità, come se fosse un soggetto che si frapponesse fra i legittimi interessi delle comunità rappresentati dai sindaci, dalle comunità montane, e le risorse che invece appartenevano all'amministrazione regionale.

Ci fu una processione di alcune centinaia di sindaci che chiesero all'amministrazione regionale di escludere le amministrazioni provinciali da questo tipo di attività per cui, almeno nei nostri territori, il coordinamento della gran parte delle iniziative POR fu assunto dalle comunità montane. Quindi le comunità montane svolgevano le funzioni di enti intermedi.

Io dico, allora, che ci si deve interrogare sull'utilità pratica oggi del mantenimento del sistema delle comunità montane, visto che il territorio regionale è suddiviso non più in quattro province con territori molto grandi bensì in otto e la dimensione, a parte Cagliari e Sassari che hanno mantenuto una dimensione geografica apprezzabile, nelle altre sei province è notevolmente ridotta . Oristano non ha avuto riduzioni, ma era già piccola da prima, quindi si è mantenuta sullo standard delle altre, comprese le nuove. E, , a giudicare dagli emendamenti il dubbio sulla opportunità di mantenere in vita le comunità montane non ce l'ho solo io.

Io ho visto che gli emendamenti numero 79, 80, 81, 82, 83, sui quali non ho sentito il parere del relatore, ma il Presidente ha detto che l'ha espresso e sicuramente è così, dicono le stesse cose che io sto dicendo in questo momento. Sono emendamenti che cassano ogni riferimento all'esistenza delle comunità montane.

A questo punto io credo che si debba avere comunque il coraggio di attestare quanto emerge da questa situazione. La legge che stiamo esaminando più che una legge di riforma pare un progetto gattopardesco con il quale si vuole che tutto cambi perché niente cambi; c'è infatti un "esercito" di militanza nei territori derivato dai partiti politici al quale bisogna dire che essendoci le nuove province, le logiche che avevano tenuto in piedi il sistema delle comunità montane non reggono più, ci sono cioè delle poltroncine in meno per soddisfare le aspettative, le speranze, i calcoli, la partecipazione alla vita politica nelle comunità locali.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione gli emendamenti numero 11 e 37, identici.

Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione elettronica.

PRESIDENTE. Prego i consiglieri che appoggiano la richiesta di alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, CASSANO, PISANO, PETRINI, SANJUST, LOMBARDO, LADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 11 e 37.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LADU - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PISU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 59

Votanti 56

Astenuti 3

Maggioranza 29

Favorevoli 19

Contrari 37

(Il Consiglio non approva).

Emendamento numero 66. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, l'emendamento numero 66 è ritirato.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 79. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Chiedo il voto segreto.

Votazione segreta

PRESIDENTE. Indico la votazione segreta, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 79.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 62

Votanti 61

Astenuti 1

Maggioranza 31

Favorevoli 24

Contrari 36

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LADU - LAI - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - RANDAZZO - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuto il consigliere: MARRACINI.)

Metto in votazione l'emendamento numero 9 che, ricordo, il relatore e la Giunta non hanno accolto. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

La non approvazione dell'emendamento numero 9 comporta che decadono, avendo il medesimo contenuto, gli emendamenti numero 34 e 35.

Metto in votazione gli emendamenti numero 8 e 33, identici. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano.

(Non sono approvati)

Metto in votazione gli emendamenti numero 10 e 36, identici . Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano.

(Non sono approvati)

Metto ora in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Presidente, vorrei capire se in questo Consiglio regionale si applica il principio della correttezza e se c'è un ordine nei lavori. Abbiamo stabilito, nella Conferenza dei Capigruppo, anche quella tenuta l'altro giorno, che i lavori sarebbero proseguiti giovedì e quasi certamente venerdì mattina. Non comprendo perché ci siano delle Commissioni convocate per domani mattina. Certamente, si sconvocano, ma bisognerebbe evitare di convocarle, perché evidentemente questo significa che manca un minimo di interlocuzione. Comunque, se fosse necessario, noi, caro Presidente della Commissione, faremo in modo che stasera i lavori non si chiudano.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, in mancanza di un accordo unanime dei Capigruppo, è chiaro che durante i lavori del Consiglio non sono consentite riunioni delle Commissioni.

Sulla mancanza di spazi adeguati per i consiglieri

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Le chiedo scusa, Presidente, , ma approfitto della chiusura dei lavori per segnalarle che da oggi, a seguito delle ultime decisioni assunte dal Presidente del Consiglio, non è più possibile disporre dei nostri collaboratori e, non disponendo di spazi adeguati, non è consentito a noi consiglieri di svolgere al meglio la nostra funzione. Richiamo pertanto l'attenzione dei colleghi, dei Questori e sua, Presidente, perché si provveda ad una soluzione del problema .

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, farò presente la sua richiesta al Presidente e ai Questori. La seduta è tolta. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 30.